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OpenAI valuta tagli drastici ai prezzi per battere Anthropic


La mossa anticipa una guerra sui token AI.
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In breve:


OpenAI starebbe valutando tagli drastici al prezzo dei token in previsione di una mossa analoga da parte di Anthropic, secondo il Wall Street Journal. La pressione arriva dai clienti aziendali, con manager sempre più insofferenti ai costi dell'AI — una criticità che lo stesso Sam Altman ha definito "un problema enorme". Lo scenario si complica perché entrambe le società perdono già miliardi a causa dei costi computazionali, e tagliare i prezzi comprimerebbe ulteriormente i margini. La settimana in cui escono queste indiscrezioni, OpenAI ha depositato in modo riservato la documentazione per la quotazione in borsa; Anthropic lo aveva fatto in precedenza. Nel frattempo, Anthropic ha superato OpenAI in valutazione per la prima volta, spinta dall'adozione di Claude Code tra gli sviluppatori.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Exclusive | OpenAI Considers Drastic Price Cuts, Anticipating War for Users With Anthropic - WSJ
The company might lower prices for tokens, the central unit for gauging AI costs, though the discussions are still in flux, The company might lower prices for tokens, the central unit for gauging AI costs, though the discussions are still in flux
The Wall Street JournalKeach Hagey and Berber Jin


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Trump vuole che gli americani guadagnino una parte del fatturato delle aziende AI


Sta per incontrare 12-15 top executive del settore.
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In breve:


Per la seconda volta in una settimana, Trump ha dichiarato di voler convocare i principali CEO del settore AI per discutere come le aziende possano cedere quote agli americani. L'idea — ancora senza un meccanismo definito — prevede che il governo riceva azioni gratuitamente, da distribuire ai cittadini, eventualmente tramite i cosiddetti Trump accounts. OpenAI aveva già proposto qualcosa di simile: Sam Altman aveva suggerito a Trump, nel gennaio 2025, di donare azioni per finanziare un fondo pubblico sull'AI, proposta che l'amministrazione aveva però respinto vedendola come una mossa per raccogliere capitali. Anche Anthropic ha pubblicato un documento da 14 pagine sull'argomento, senza però sostenere politiche specifiche.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

For a Second Time, Trump Muses About Americans Sharing in A.I. Wealth

nytimes.com


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Gli ordini per le azioni di SpaceX sono già quattro volte oltre la disponibilità


La più grande quotazione della storia.
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In breve:


L'IPO di SpaceX ha già raccolto ordini per oltre quattro volte le azioni disponibili, secondo fonti vicine all'operazione. La raccolta ordini per gli investitori istituzionali si chiude mercoledì dopo la chiusura di Wall Street; il prezzo è fissato a 135 dollari per azione, per un totale di 555,6 milioni di azioni e una raccolta attesa di circa 75 miliardi di dollari. La valutazione implicita è di 1.800 miliardi di dollari. Il pricing è previsto per l'11 giugno, con le negoziazioni che partono il giorno successivo su Nasdaq e Nasdaq Texas con il simbolo SPCX. Se confermata, si tratterebbe della più grande IPO della storia, superando quella di Saudi Aramco del 2019 da 29,4 miliardi di dollari.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

SpaceX IPO Is Said to Be More Than Four Times Oversubscribed

bloomberg.com


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Primo paziente trattato con la terapia per ringiovanire le cellule dell'occhio


Trial di fase 1 su perdita della vista irreversibile.
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In breve:


Life Biosciences ha somministrato per la prima volta "ER-100" a un paziente, una terapia genica sperimentale progettata per invertire l'invecchiamento delle cellule retiniche e ripristinare la vista persa per glaucoma o danni al nervo ottico. La terapia — sviluppata dal genetista di Harvard David Sinclair e approvata dalla FDA a gennaio 2026 — inietta un virus modificato nelle cellule gangliari della retina per attivare tre geni che riportano le cellule a uno stato più giovane, controllati da un interruttore genetico legato all'assunzione di un antibiotico. Il trial di fase 1 coinvolgerà fino a 18 partecipanti, con follow-up di almeno cinque anni, e si concentra soprattutto sulla sicurezza. Diversi scienziati definiscono la sperimentazione "straordinariamente ad alto rischio": tra i pericoli noti, la possibilità che la riprogrammazione genica trasformi alcune cellule in cellule cancerose.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

World First: Patient Receives High-Risk Therapy to Make Cells Young Again : ScienceAlert
An eagerly awaited and controversial clinical trial to 'wind back the clock' on aging cells in the eye and restore them to a more youthful state has officially begun.
ScienceAlertCarly Cassella


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Mondiali 2026, inizia l’era delle 48 squadre: il calcio cambia volto


Al via la prima Coppa del Mondo allargata. Più nazionali, più partite e nuove opportunità per il calcio globale, tra entusiasmo e interrogativi sul futuro del torneo

Il conto alla rovescia è terminato. I Mondiali 2026 segnano l’inizio di una nuova epoca per il calcio internazionale, con una formula che rivoluziona la competizione più prestigiosa del pianeta. Per la prima volta nella storia saranno infatti 48 le nazionali partecipanti, sedici in più rispetto alle ultime edizioni.

Organizzata da Stati Uniti, Canada e Messico, la manifestazione si presenta come la più grande di sempre. Un torneo destinato a battere ogni record per numero di squadre, partite disputate e pubblico coinvolto, confermando la volontà della FIFA di ampliare ulteriormente i confini del calcio mondiale.

L’allargamento della competizione rappresenta una svolta significativa soprattutto per molte federazioni che, fino a oggi, avevano poche possibilità di qualificarsi. Il nuovo format offre spazio a Paesi emergenti e realtà calcistiche in crescita, garantendo una rappresentanza geografica più ampia e una maggiore inclusione delle diverse aree del mondo.

La riforma voluta dal presidente della FIFA Gianni Infantino nasce proprio con questo obiettivo: rendere il Mondiale un evento sempre più globale. Un cambiamento che permetterà a milioni di tifosi di vedere la propria nazionale protagonista sul palcoscenico più importante del calcio internazionale.

Accanto all’entusiasmo, però, non mancano i dubbi. Molti osservatori si interrogano sulla qualità complessiva della competizione e sull’impatto che un numero così elevato di partecipanti potrebbe avere sull’equilibrio tecnico del torneo. Il rischio, secondo alcuni analisti, è quello di assistere a partite molto sbilanciate nella fase iniziale o a un calendario eccessivamente lungo per squadre e giocatori.

Anche il numero delle gare subirà un incremento significativo, trasformando il Mondiale in un evento ancora più esteso sotto il profilo sportivo e mediatico. Una scelta che porterà inevitabilmente benefici economici grazie all’aumento dei diritti televisivi, delle sponsorizzazioni e dell’interesse commerciale generato dalla competizione.

Al di là delle valutazioni, una cosa appare certa: il Mondiale 2026 rappresenta un punto di svolta. Il calcio internazionale entra in una nuova dimensione, più ampia e inclusiva, ma anche più complessa da gestire.

Sarà il campo, come sempre, a dare le risposte definitive. Perché al di là dei numeri e delle strategie, saranno le emozioni, le sorprese e le storie che nasceranno durante il torneo a stabilire se questa rivoluzione avrà davvero arricchito la manifestazione più amata dagli appassionati di tutto il mondo.

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L'influenza culturale di Trump sta cedendo


Dai fischi al Madison Square Garden agli artisti che si ritirano dai concerti per il 250esimo, passando per podcasters delusi e atleti imbarazzati: l'influenza culturale di Trump si sta indebolendo

I tifosi dei New York Knicks hanno sommerso di fischi il presidente Trump quando è apparso sul maxischermo del Madison Square Garden durante Gara Tre delle finali NBA. "È ridicolo che sia venuto a questa partita", ha detto l'analista ESPN Stephen A. Smith, lamentando i controlli di sicurezza rafforzati e le lunghe code che la presenza presidenziale ha creato attorno allo stadio. New York è una roccaforte democratica e un'accoglienza ostile era prevedibile, ma l'episodio è il sintomo di un fenomeno più ampio: secondo il Wall Street Journal, l'influenza culturale del presidente mostra segni di cedimento su più fronti.

Il momento di massimo splendore culturale di Trump era arrivato attorno al suo secondo insediamento. La star country Carrie Underwood aveva cantato alla cerimonia, dopo che il rapper Snoop Dogg si era esibito a una delle feste inaugurali. Podcaster e influencer che lo avevano spinto verso la Casa Bianca lo osannavano senza riserve, mentre atleti professionisti festeggiavano le giocate con la "Trump shuffle", un balletto mimico diventato virale.

Ora diversi artisti si sono ritirati da una serie di concerti per il 250esimo anniversario degli Stati Uniti organizzata da Freedom 250, un gruppo vicino al presidente, per preoccupazioni legate ai suoi legami politici. La presa di Trump sul John F. Kennedy Center for the Performing Arts ha incontrato un ostacolo: il mese scorso un giudice ha ordinato di rimuovere il suo nome dal centro e ha bloccato il piano di chiuderlo per ristrutturazione. Il presidente ha fatto un passo indietro, dicendo che avrebbe lasciato il centro al Congresso.

Dopo la defezione degli artisti, Trump ha deciso di fare da headliner all'evento di apertura, cancellando il resto della lineup. Su Truth Social ha scritto di essere "l'uomo che attira un pubblico molto più grande di Elvis ai suoi tempi d'oro e lo fa senza una chitarra".

I sondaggi registrano un calo di popolarità del presidente e crescono le preoccupazioni per la sua gestione dell'economia. Diversi podcaster di peso che lo avevano sostenuto con entusiasmo hanno preso le distanze per la guerra in Iran e per il modo in cui l'amministrazione ha gestito i documenti su Epstein, tra le altre questioni.

"Non riesco a immaginare di andare là fuori a cantare 'Easy like Sunday morning' praticamente a un raduno MAGA quando vedo quello che sta succedendo", ha detto al Wall Street Journal Brent Carter, co-cantante principale del gruppo funk e soul Commodores. La band aveva firmato per esibirsi alla serie di concerti di Freedom 250 e si è ritirata dopo aver visto le reazioni negative online.

Secondo alcuni osservatori, il problema per Trump è che l'appeal controculturale che il movimento MAGA offriva un tempo è più difficile da sfruttare dalla Casa Bianca, dove il presidente è al centro del sistema contro cui aveva promesso di ribellarsi. "La cultura è anti-establishment e lui si sta comportando come se facesse parte dell'establishment", ha detto al Wall Street Journal Rachel Janfaza, fondatrice di The Up and Up, un'azienda di ricerca apartitica focalizzata sulla Generazione Z.

La Casa Bianca ha respinto l'idea che il presidente abbia perso forza culturale. È il marchio democratico, ha detto il portavoce Davis Ingle, a essere "nella toilette perché sono deboli, woke e mettono sempre gli americani per ultimi". Una portavoce di Freedom 250, Danielle Alvarez, ha liquidato le critiche secondo cui la fiera sarebbe diventata troppo politica, insistendo sul fatto che si tratta di una celebrazione dell'eccezionalismo americano: "Non si è mai trattato di artisti o celebrità".

Altri indicano nelle fratture della coalizione trumpiana la causa del raffreddamento dell'aria di festa, specie sugli interventi militari all'estero. Raquel Debono è diventata famosa negli ambienti repubblicani per i suoi cocktail party per single di destra nell'East Village di Manhattan. Aveva coniato lo slogan "Make America Hot Again" per un gruppo di conservatori giovani, attraenti e alla moda. La lista delle cose che Debono voleva dal secondo mandato di Trump includeva più espulsioni di immigrati clandestini e "essere al sicuro nella metropolitana". Quello che sente di avere ottenuto è una nuova guerra in Medio Oriente: "Mi chiedo solo, che diavolo, perché siamo in guerra?".

Una chat di gruppo che tiene con altre giovani conservatrici si è animata di recente. "Una delle ragazze scrive: 'Voi pensate di essere America First o MAGA?'", ha detto, "e ci sto pensando molto". Tra le domande che si pone: "Posso ancora ascoltare Megyn Kelly?". La popolare podcaster aveva fatto campagna per Trump per poi rompere con lui sulla guerra in Iran. Debono, che continua a sostenere il presidente, dice che il movimento MAGA non è più divertente come una volta: "Sono tutti impazziti".

Sui campi da football, le dimostrazioni di orgoglio MAGA non ricevono più la stessa accoglienza di un tempo. La scorsa stagione almeno sei giocatori della NFL avevano eseguito la "Trump dance" dopo un touchdown, spingendo la lega a dichiarare di non avere "nessun problema" con quella danza politica. Ma quei balletti, dice l'analista sportiva del conservatore Daily Wire Lynden Blake, sono arrivati quando il presidente "non aveva ancora dovuto prendere grandi decisioni che dessero fastidio alla gente". Blake non crede che Trump abbia perso la cultura sportiva, ma nella NFL l'abbraccio del presidente sta generando nuove resistenze.

Il quarterback dei New York Giants Jaxson Dart si è trovato al centro di una bufera culturale dopo essere apparso sul palco con Trump nel nord dello stato di New York il mese scorso. Un compagno di squadra lo ha attaccato online e lo spogliatoio dei Giants avrebbe discusso la questione internamente per calmare le tensioni.

Il commissioner della NBA Adam Silver ha difeso la presenza presidenziale alla partita dei Knicks durante la trasmissione prepartita di ESPN, ricordando che prima della politica Trump era "un genuino tifoso dei Knicks" che si vedeva spesso a bordo campo negli anni passati. Silver ha riconosciuto il "disagio" delle misure di sicurezza aggiuntive per i tifosi, ma ha notato che lo stadio era pieno ben prima della palla a due. "È il benvenuto qui", ha detto Silver riferendosi a Trump, invitato dal proprietario dei Knicks e donatore repubblicano James Dolan. "Ciò che rende lo sport così speciale, specie quando ci sono così tante cose che dividono le persone, è che è qualcosa che abbiamo in comune e dovremmo cercare quelle cose che abbiamo in comune e costruire su quelle".

Trump ha ancora diversi eventi nel suo calendario estivo, a partire da un incontro di Ultimate Fighting Championship sul prato sud della Casa Bianca per il suo ottantesimo compleanno, domenica. Ha anche organizzato una gara di IndyCar del Freedom 250 Grand Prix per le strade del centro di Washington. E nonostante i fischi, a Madison Square Garden il presidente ha raggiunto un primato storico: secondo la lega è il primo presidente in carica ad assistere alle finali NBA.

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Salta la riforma dei medici di famiglia: stop al decreto sulle Case di comunità


Il provvedimento avrebbe previsto il passaggio di parte dei medici al rapporto di dipendenza con il SSN. Bertolaso pronto alle dimissioni

Si ferma la riforma della medicina territoriale voluta dal governo. Salta il decreto che avrebbe ridisegnato il ruolo dei medici di famiglia, prevedendone una maggiore integrazione nelle Case di comunità, uno dei pilastri della riforma dell'assistenza territoriale prevista dal PNRR. Per una parte dei medici era previsto anche il passaggio al rapporto di dipendenza con il Servizio sanitario nazionale. Lo stop era stato anticipato da RaiNews.

La decisione, comunicata agli assessori regionali alla Sanità, segna una battuta d'arresto per un progetto che aveva acceso il confronto tra governo, Regioni e rappresentanze dei medici. Il ministero della Salute assicura però che il percorso di riforma non si interrompe e che resta confermato l'obiettivo di rafforzare l'assistenza sul territorio, portando i medici di medicina generale sempre più al centro delle Case di comunità.

Il testo, illustrato nei mesi scorsi dal ministro Orazio Schillaci e successivamente rielaborato dalle Regioni, non era mai approdato formalmente in Consiglio dei ministri. Aveva però incontrato la forte opposizione dei sindacati di categoria, che contestavano il metodo e chiedevano di essere coinvolti nella definizione delle nuove regole. Alle resistenze dei medici si sono aggiunte tensioni all'interno della maggioranza, con una parte del centrodestra favorevole a un ripensamento del progetto.

L'ipotesi ora è quella di sostituire il decreto con un accordo condiviso con le organizzazioni di categoria, da tradurre successivamente in un provvedimento normativo o nella nuova convenzione della medicina generale.

Lo stop ha provocato reazioni opposte: soddisfazione tra i sindacati dei medici di famiglia, che chiedono l'apertura immediata di un tavolo di confronto, e critiche dalle opposizioni, che parlano di una maggioranza divisa e denunciano l'esclusione del Parlamento dal dibattito. Tra i più contrari alla frenata l'assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso, che, secondo quanto si apprende, avrebbe annunciato le dimissioni da vicecoordinatore della Commissione Salute delle Regioni.

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Mondiali 2026: scommesse record, stime globali a 43 miliardi di euro


Il boom negli USA e il nuovo format a 104 partite spingono il business del betting. Superato il primato di Qatar 2022

Gli Stati Uniti si preparano a diventare il principale motore del mercato globale delle scommesse sportive in occasione dei Mondiali di calcio del 2026, organizzati congiuntamente da Canada, Stati Uniti e Messico. Secondo le stime della società di servizi finanziari Macquarie, il volume complessivo delle puntate a livello mondiale potrebbe raggiungere i 43 miliardi di euro, stabilendo un nuovo record assoluto per la competizione calcistica più seguita al mondo.

La previsione segnala un incremento significativo rispetto ai circa 30 miliardi di euro registrati durante l'edizione del 2022 in Qatar, che deteneva il precedente primato. Secondo quanto riportato dall'Agi, a sostenere questa crescita concorrono diversi fattori, tra cui l'ampliamento del torneo da 32 a 48 nazionali e l'aumento delle partite in calendario, che passeranno da 64 a 104.

Particolare attenzione è rivolta agli Stati Uniti, dove il settore delle scommesse sportive ha conosciuto una rapida espansione negli ultimi anni grazie alla progressiva liberalizzazione del mercato in numerosi Stati federali. Secondo le analisi riportate da Macquarie, circa il 65% della popolazione statunitense avrà la possibilità di scommettere legalmente sugli eventi sportivi durante il torneo, una quota sensibilmente superiore rispetto al 40% registrato nel 2022.

L'ampia diffusione delle piattaforme digitali, unita alla crescente familiarità del pubblico americano con le scommesse sportive, rappresenta uno degli elementi chiave alla base delle previsioni di crescita. Il Mondiale del 2026 offrirà inoltre una copertura mediatica senza precedenti sul territorio statunitense, favorito dal ruolo di Paese ospitante e dalla presenza di un numero maggiore di incontri distribuiti nell'arco della manifestazione.

A incidere sulle stime contribuisce anche la collocazione geografica del torneo. Gli orari delle partite risulteranno generalmente favorevoli per milioni di appassionati in Europa, America Latina e Africa, ampliando ulteriormente il bacino globale degli spettatori e dei potenziali scommettitori.

Se le previsioni dovessero essere confermate, il Mondiale del 2026 segnerebbe un nuovo punto di riferimento per l'industria delle scommesse sportive, consolidando il peso crescente del mercato statunitense all'interno di un settore che continua a espandersi su scala internazionale.

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La Reaganomics portò una crescita che oggi possiamo solo sognare


L'economista che ispirò i tagli alle tasse di Reagan e Thatcher difende la sua ricetta sull'Economist: i benefici non andarono solo ai ricchi e la crescita arrivò al 4 per cento l'anno

I tagli alle tasse di Ronald Reagan e Margaret Thatcher produssero negli anni Ottanta una crescita economica che le grandi economie di oggi possono solo sognare. È la tesi che l'economista americano Arthur Laffer sostiene in un intervento pubblicato sull'Economist, in cui difende la cosiddetta Reaganomics dall'accusa più frequente, quella di aver favorito solo i più ricchi: i benefici, scrive, "non sono semplicemente gocciolati verso il basso: sono sgorgati a fiotti".

Si tratta di un articolo di opinione e Laffer non è un osservatore neutrale. È stato capo economista dell'Office of Management and Budget, l'ufficio della Casa Bianca che prepara il bilancio federale, e ha fatto parte del comitato di consulenza economica di Reagan dal 1981 al 1989. Soprattutto, è l'inventore della "curva di Laffer", la teoria che racconta di aver disegnato su un tovagliolo da cocktail nel 1974: l'idea è che tagliare le aliquote possa ripagarsi da solo, perché stimola la crescita e fa emergere redditi prima schermati dal fisco, abbastanza da aumentare le entrate dello Stato. Fu la stessa Thatcher, inizialmente scettica sui tagli immediati, a soprannominare quella ricetta "Lafferismo". L'articolo è quindi la rivendicazione, da parte del suo principale ideologo, della stagione economica fatta di tasse più basse, meno regole e moneta più solida.

L'argomento parte dalle aliquote massime sui redditi. Quando Reagan entrò alla Casa Bianca nel 1981, l'aliquota più alta negli Stati Uniti era al 70 per cento; quando uscì nel 1989 era al 28. In Gran Bretagna Thatcher la portò dall'83 per cento del 1979 al 40 del 1990. Per Laffer questi cali furono "a dir poco incredibili": la quota di reddito marginale che un contribuente ricco poteva tenersi dopo le tasse passò negli Stati Uniti dal 30 al 72 per cento, un aumento del 140 per cento. "Negli anni Ottanta furono rimosse le catene che tenevano a bada la prosperità", scrive.

Il termine di paragone è il decennio precedente, segnato dalla stagflazione, cioè la combinazione di economia ferma e prezzi in forte aumento che seguì l'abbandono del sistema di Bretton Woods, il quale ancorava le monete all'oro. Nel decennio fino al 1982 i prezzi al dettaglio britannici crebbero in media del 14 per cento l'anno, mentre la crescita reale si fermava all'1,6 per cento e la disoccupazione era al 5,3 per cento. "Labour isn't working", cioè il Labour non funziona, ma anche il lavoro non funziona, recitava lo slogan della campagna che portò Thatcher al potere. Una situazione simile, scrive Laffer, riguardava anche gli Stati Uniti.

Secondo Laffer i tagli cambiarono i comportamenti di imprese e lavoratori. Con aliquote al 70-80 per cento prosperavano le grandi aziende capaci di gestire le deduzioni fiscali e di pagare i dipendenti con benefit esenti da imposte e note spese, mentre "l'imprenditorialità era una rarità". Con le aliquote più basse i dipendenti migliori chiesero stipendi in contanti, accumularono capitale e lasciarono le grandi aziende per fondarne di proprie, mentre le imprese esistenti si riorganizzarono e le startup "si moltiplicarono come conigli". "La crescita esplose e l'inflazione si smaterializzò", scrive: tra il 1982 e il 1988 il Pil britannico crebbe in media del 4 per cento l'anno, l'inflazione si dimezzò al 4 per cento e l'America "fece altrettanto bene". La tesi dei critici, secondo cui i tagli ai più ricchi avrebbero prodotto al massimo un effetto "trickle-down", cioè uno sgocciolamento di benefici dall'alto verso il basso, era per lui "infondata": una crescita del 4 per cento è "un'onda travolgente".

Tra il 1980 e il 2000 negli Stati Uniti furono creati circa 40 milioni di posti di lavoro, un aumento di oltre il 40 per cento, scrive Laffer. L'indice di Borsa Dow Jones si moltiplicò per circa quindici volte tra il 1982 e il 2000 e la diffusione di massa dell'investimento in azioni fece crescere la ricchezza delle famiglie. Il reddito mediano delle famiglie salì del 12 per cento durante il boom di Reagan e del 15 durante quello di Bill Clinton, con una frenata solo nei primi anni Novanta, quando il presidente George H.W. Bush alzò le aliquote massime. In Gran Bretagna i salari settimanali mediani aumentarono del 26 per cento durante il governo Thatcher e gli adulti che possedevano azioni passarono da 3 a 11 milioni.

Laffer riconosce anche gli errori dei due leader. Nel primo mandato Thatcher tagliò le tasse pagate da pochissimi, portando l'aliquota massima al 60 per cento, ma alzò l'Iva pagata da tutti, con il risultato di un aumento netto della pressione fiscale e di una crescita "inesistente" nei primi due anni e mezzo. Reagan scelse invece di diluire il suo primo taglio in tre fasi tra il 1981 e il 1983 e nel frattempo l'economia soffrì: la recessione del 1981-82 fu "giustamente considerata la peggiore dalla Depressione". Solo a metà degli anni Ottanta, quando entrambi tagliarono le tasse senza più esitazioni, le due economie iniziarono a correre.

La prova decisiva, per Laffer, è che i successori di partiti rivali confermarono quelle politiche: "l'imitazione è la più sincera forma di adulazione" e il democratico Clinton e il laburista Tony Blair non riportarono mai le aliquote massime ai livelli precedenti, che negli anni Novanta non superarono il 40 per cento. La crescita forte continuò, con una media del 3,9 per cento l'anno negli Stati Uniti tra il 1993 e il 2000 e del 3,3 per cento in Gran Bretagna nello stesso periodo. Numeri, conclude, "lontani anni luce" da quelli miseri di cui le grandi economie devono accontentarsi oggi.

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Ance Roma - Acer, Francesca De Sanctis eletta presidente: prima donna alla guida dell’associazione


Cambio al vertice costruttori romani: mandato fino al 2030, subentra ad Antonio Ciucci in una fase di forte trasformazione del settore edilizio

Francesca De Sanctis è stata eletta nuova presidente di Ance Roma – Acer, l’Associazione dei costruttori edili di Roma e provincia. Con la sua nomina, De Sanctis diventa la prima donna a guidare l’associazione nella sua storia.

La nuova presidenza subentra ad Antonio Ciucci e resterà in carica fino al 2030.

Amministratore delegato della De Sanctis Costruzioni S.p.A., la neopresidente vanta un percorso consolidato all’interno del sistema associativo. Nel quadriennio precedente ha ricoperto la carica di vicepresidente di Ance Roma – Acer con delega ai lavori pubblici, mentre a livello nazionale è stata vicepresidente del gruppo Giovani di Ance tra il 2009 e il 2015, con delega alle opere pubbliche.

Nel corso della sua attività associativa ha promosso iniziative di confronto tra imprese e istituzioni, tra cui il format “Un caffè con”, avviato nel 2022, dedicato al dialogo tra operatori del settore, amministrazioni pubbliche e stazioni appaltanti su investimenti e trasformazioni urbane.

Dopo l’elezione, De Sanctis ha espresso soddisfazione per l’incarico, sottolineando il ruolo centrale dell’associazione nel comparto delle costruzioni e l’intenzione di proseguire nel percorso di consolidamento e innovazione, anche alla luce dei principali cantieri legati al Giubileo e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Numerosi i messaggi di congratulazioni istituzionali. L’assessore ai Lavori Pubblici di Roma Capitale Ornella Segnalini ha definito la nomina “storica”, sottolineando la competenza e l’esperienza della neopresidente e la continuità del dialogo istituzionale sui temi delle opere pubbliche.

Analoghe congratulazioni sono arrivate dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che ha evidenziato la rilevanza dell’incarico in una fase cruciale per lo sviluppo infrastrutturale del territorio, esprimendo fiducia nella capacità della nuova guida di rafforzare la collaborazione tra istituzioni e sistema delle imprese.

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I Dem non sono più interessati a limitare le armi


Dopo gli ultimi episodi di violenza politica i democratici non rilanciano le proposte sulle armi: pesano l'opposizione repubblicana e il timore dello scontro prima del voto di metà mandato.

I parlamentari democratici hanno smesso di considerare il controllo delle armi una loro priorità, nonostante l'aumento della violenza politica negli Stati Uniti. Dopo il terzo apparente tentativo di assassinio contro il presidente Donald Trump alla fine di aprile e l'uccisione dell'attivista di destra Charlie Kirk a settembre, hanno condannato l'escalation di violenza ma non hanno chiesto di portare avanti alcuna delle loro proposte sulle armi. Lo riferisce il sito di informazione NOTUS, che ha raccolto le testimonianze di diversi parlamentari.

Legislare sulle armi al Congresso è diventato quasi impossibile e i due partiti si sono trincerati nelle rispettive posizioni. I repubblicani continuano a mobilitare il loro elettorato contro qualsiasi restrizione, mentre i democratici sostengono che servano interventi contro la violenza ma mostrano poca voglia di affrontare uno scontro così politicizzato a ridosso delle elezioni di metà mandato.

Nel 2022 il Congresso aveva approvato un'ampia riforma bipartisan sulla sicurezza delle armi, il Bipartisan Safer Communities Act. La legge ha rafforzato i controlli sui precedenti per chi ha meno di 21 anni, ha vietato l'acquisto di armi alle persone condannate per violenza domestica e ha finanziato gli Stati che applicano le cosiddette leggi red flag, che consentono di togliere le armi a chi è ritenuto pericoloso, oltre a programmi per la salute mentale degli studenti.

Il senatore Chris Murphy, del Connecticut, guidò quelle trattative dopo una serie di stragi, tra cui quella in una scuola elementare di Uvalde, in Texas, dove furono uccisi 19 bambini e due adulti. "La triste realtà di questo tema è che non ne parliamo se non in presenza di una sparatoria di massa", ha detto Murphy a NOTUS.

Il deputato Maxwell Frost, della Florida, ex direttore nazionale dell'organizzazione per il controllo delle armi March For Our Lives, ha sostenuto che i democratici non dovrebbero aspettare di tornare in maggioranza per agire. "Si parla molto di toni, e credo che sia una parte del problema, ma la quantità di violenza politica negli Stati Uniti non è paragonabile a quella di altri Paesi. Dovremmo parlare anche degli strumenti della violenza politica", ha dichiarato. Il senatore Mark Kelly, dell'Arizona, la cui moglie, l'ex deputata Gabby Giffords, fu colpita alla testa in un attentato e oggi guida un'organizzazione contro la violenza armata, ha insistito sul legame tra violenza politica e abuso delle armi.

Aneesa McMillan, responsabile della comunicazione dell'organizzazione di Giffords, ha spiegato a NOTUS che il gruppo lavora soprattutto nei parlamenti statali, mentre a livello federale il dibattito si è arenato. Vorrebbe vedere i senatori democratici tornare a occuparsi del tema al Congresso, proprio mentre il partito si interroga su come rispondere alla violenza politica. Il senatore Chris Van Hollen, del Maryland, ha aggiunto che le comunità americane convivono ogni giorno con la minaccia della violenza armata.

Alcuni esponenti del partito stanno assumendo posizioni più morbide sul possesso di armi, soprattutto negli Stati e nei collegi rurali. Graham Platner, favorito per la nomination democratica al Senato nel Maine, veterano militare e possessore di armi, si è detto contrario al divieto delle armi d'assalto come gli AR-15. Joe Baldacci, senatore statale del Maine e favorito nelle primarie per sostituire il deputato Jared Golden, si è opposto alle leggi red flag, mentre la deputata statale del Colorado Shannon Bird ha votato contro una proposta per vietare le armi d'assalto.

Il cambiamento avviene mentre la struttura delle lobby delle armi si sta trasformando. La National Rifle Association attraversa un calo storico degli iscritti e gravi difficoltà finanziarie. Gruppi come Gun Owners of America e la National Shooting Sports Foundation, associazione di categoria dell'industria delle armi, stanno rafforzando la loro presenza a Washington.

Larry Keane, vicepresidente della National Shooting Sports Foundation, ha detto a NOTUS che il modo in cui i democratici hanno pubblicizzato la legge del 2022 ha allontanato i repubblicani da qualsiasi collaborazione futura. "Le mosse del senatore Murphy e dell'amministrazione Biden, che hanno enfatizzato il Bipartisan Safer Communities Act, hanno lasciato l'amaro in bocca a molti repubblicani", ha affermato. Il senatore John Cornyn, del Texas, che aveva contribuito a guidare quell'iniziativa bipartisan, ha perso la corsa per la rielezione in una primaria anche a causa delle critiche per il suo ruolo nel negoziato.

La maggior parte dei democratici interpellati continua a sostenere misure come le leggi red flag e un divieto federale delle armi d'assalto, ma ammette che non sono più una priorità nel clima politico attuale. "Conosciamo le realtà politiche", ha detto il senatore Dick Durbin, dell'Illinois, numero due dei democratici al Senato. Il deputato Mike Thompson, della California, che ha guidato gli sforzi del partito alla Camera, ha osservato che i repubblicani sono allineati alla NRA e che per questo è molto difficile procedere. La senatrice Tammy Duckworth, dell'Illinois, è stata ancora più netta: con un Congresso paralizzato, ha detto, un divieto delle armi d'assalto non passerà mai.

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“Arrivata qui senza ginocchiere né scorciatoie”: Meloni attacca il M5S alla Camera


Duro scontro in Aula sul rispetto di genere. La premier rivendica il proprio percorso: “Vi dà fastidio che la prima donna sia di destra”
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Un duro botta e risposta sul tema della rappresentanza femminile e del percorso politico ha infiammato l’Aula della Camera durante le repliche della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a seguito del dibattito sulle comunicazioni in vista del prossimo Consiglio Europeo.

Al centro della polemica, la ferma reazione della premier alle parole del capogruppo del Movimento 5 Stelle, Francesco Silvestri, e alle passate critiche sollevate dall’esponente del Partito Democratico, Laura Boldrini.

La replica in Aula e l'attacco al Movimento 5 Stelle


Prendendo la parola con toni accesi, la presidente del Consiglio ha respinto le accuse delle opposizioni, rivendicando con forza la legittimità e l'indipendenza del proprio percorso istituzionale. Meloni ha espresso aperto dissenso per i termini utilizzati durante il dibattito parlamentare, definendoli lesivi della dignità femminile. “La collega Boldrini si è indignata perché ci si rivolgeva alla sottoscritta dicendo 'signor presidente'. Mi chiedo se questo sia davvero il punto del rispetto delle donne. O sia piuttosto quello di ascoltare un collega che mi dice che ho indossato delle ginocchiere.”

Rivolgendosi direttamente all'esponente del M5S, la premier ha poi aggiunto: “Collega Silvestri, quello che voi non riuscite ad accettare è che c'è una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie.”


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Il nodo della leadership femminile


L'intervento del capo del Governo si è concluso con una riflessione di natura prettamente politica sul ruolo della leadership femminile in Italia. Meloni ha sferrato un affondo finale contro i banchi dell'opposizione, attribuendo le tensioni in Aula a una difficoltà ideologica della sinistra nel gestire il primato storico della destra alla guida dell'esecutivo.

“Vi dà fastidio che la prima donna presidente del Consiglio sia arrivata dalla destra perché voi non siete stati capaci di proporla”, ha chiosato la premier prima di lasciare la parola agli altri interventi.

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La Cina investe 295 miliardi nei data center: avranno (quasi) solo chip nazionali


Il piano cinese punta all'80% di chip prodotti internamente entro il 2028, ma la capacità produttiva di SMIC e Huawei rappresenta un ostacolo.

Pechino sta delineando una strategia monumentale da circa 2.000 miliardi di yuan, equivalenti a 295 miliardi di dollari, per la creazione di una rete nazionale di data center dedicati all’intelligenza artificiale. Questo ambizioso progetto quinquennale, coordinato dalla Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma, mira a integrare le infrastrutture di calcolo del Paese in un’unica rete entro il 2028. La gestione operativa sarà affidata ai colossi statali China Mobile e China Telecom, con un finanziamento sostenuto massicciamente dal debito sovrano e da titoli di Stato speciali. Se si considerano anche i necessari aggiornamenti della rete elettrica per supportare queste strutture, l'investimento complessivo potrebbe superare la soglia dei 5.000 miliardi di yuan, sottolineando l'importanza strategica che il governo cinese attribuisce alla propria sovranità tecnologica.

Il cuore del piano risiede nell'obbligo di utilizzare tecnologie nazionali per almeno l'80% delle componenti, includendo i semiconduttori avanzati di fornitori locali come Huawei. Questa scelta protezionistica esclude di fatto i leader globali Nvidia e AMD, vincolando però lo sviluppo della rete alla reale capacità produttiva interna. Attualmente, la fonderia SMIC rappresenta il pilastro della produzione, ma deve affrontare limiti fisici significativi. Il suo processo produttivo più avanzato, il nodo N+2 a 7 nanometri, opera già con un utilizzo superiore al 93%. Questa saturazione lascia pochissimo spazio di manovra per soddisfare la crescente domanda di chip certificati dal governo, creando un collo di bottiglia che potrebbe rallentare l'intera tabella di marcia del progetto. Oltre alla produzione dei processori, la Cina deve fare i conti con la scarsità di memorie ad alta larghezza di banda (HBM), componenti essenziali per gli acceleratori di classe Ascend di Huawei. Nonostante Huawei abbia distribuito circa 812.000 chip lo scorso anno, la sua catena di fornitura fatica a sostenere i ritmi necessari per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di fatturato fissati per il 2026. Le stime attuali suggeriscono che i fornitori cinesi riusciranno a coprire solo il 76% della domanda interna di chip IA entro il 2030.

Le recenti restrizioni imposte da Pechino, che vietano l'uso di hardware straniero nei progetti statali e impongono la rimozione di componenti Nvidia e Intel dai lavori in corso, costringono il settore a una corsa contro il tempo per colmare un divario tecnologico stimato tra i cinque e i dieci anni rispetto ai leader mondiali. Le perplessità non mancano nemmeno all'interno dell'industria cinese stessa. Zhao Haijun, co-CEO di SMIC, ha avvertito che una crescita eccessiva della capacità produttiva, senza un mercato pronto ad assorbirla, rischia di lasciare i data center inutilizzati, paragonando l'operazione alla costruzione di autostrade in assenza di traffico. Inoltre, la superiorità prestazionale dell'hardware straniero rimane un fattore determinante nelle applicazioni reali. Un esempio emblematico è rappresentato dal caso DeepSeek: inizialmente orientata verso l'hardware Huawei per l'addestramento dei propri modelli, l'azienda è dovuta tornare all'uso di soluzioni Nvidia per gestire i carichi di lavoro più complessi. Questo episodio evidenzia come la Cina debba ancora superare sfide tecniche imponenti per competere ai massimi livelli nel campo dell'intelligenza artificiale generativa.

Fonte: www.tomshardware.com

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PS Plus: Final Fantasy XVI guida le novità del catalogo giochi di giugno


Sony rinnova la strategia per il PlayStation Plus con nuovi titoli spalmati nel mese, tra cui spicca Final Fantasy XVI di Square Enix.
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Sony ha annunciato un importante cambiamento nella gestione del catalogo giochi di PlayStation Plus per il mese di giugno. La multinazionale giapponese ha infatti deciso di adottare una strategia di distribuzione più articolata, diluendo l'arrivo delle nuove proposte nel corso di diverse settimane. Sebbene gli utenti in diverse regioni riceveranno l’intero pacchetto di novità in un’unica soluzione prevista per il 16 giugno, per i mercati di Stati Uniti, Regno Unito e Giappone la distribuzione avverrà in maniera graduale. Questa mossa segue il recente inserimento di una collezione dedicata a Destiny 2, confermando l'impegno di Sony nell'arricchire l'offerta dedicata agli abbonati dei livelli Extra e Premium.

Il vero protagonista di questo aggiornamento mensile è senza dubbio Final Fantasy XVI, disponibile per tutti gli abbonati a partire dal 16 giugno su PlayStation 5. Si tratta di un titolo di rottura per la storica saga di Square Enix, essendo il primo capitolo principale a presentarsi come un action RPG puro. Il gioco abbandona infatti il classico sistema di combattimento a turni per abbracciare dinamiche in tempo reale, offrendo un’esperienza più moderna e dinamica. Oltre alla celebre saga fantasy, il catalogo si espanderà ulteriormente con titoli di rilievo come Kingdom Come: Deliverance. Questo gioco di ruolo open world approderà su PS Plus il 23 giugno , portando con sé un’esperienza realistica di stampo medievale.

Nella stessa data, gli utenti potranno immergersi anche nelle atmosfere narrative di Life is Strange: Double Exposure. Il mese si concluderà poi il 30 giugno con l'introduzione di Farming Simulator 25, Blades of Fire e l'MMORPG Black Desert, tutti disponibili in versione PlayStation 5. Non mancano infine le proposte per gli amanti dei classici e dei ritmi frenetici. Gli abbonati negli Stati Uniti e nel Regno Unito possono già accedere a Sonic X Shadow Generations, che include una versione rimasterizzata dell'originale Sonic Generations. Per i membri del livello Premium, la proposta si arricchisce con Gitaroo Man, l'iconico rhythm game nato originariamente su PlayStation 2 e ora riproposto in versione PS4 e PS5 a partire dal 16 giugno.

Fonte: www.engadget.com

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Intel spiega Project Firefly: così vuole cambiare il mercato dei laptop low-cost


Con i processori Wildcat Lake e il design Firefly, Intel trasforma i PC mainstream ispirandosi all'efficienza produttiva degli smartphone.

Intel ha svelato i dettagli di Project Firefly, un'iniziativa ambiziosa volta a trasformare radicalmente il mercato dei laptop di fascia medio-bassa. L'obiettivo principale del progetto è porre fine all'era dei computer economici che sembrano sistemi obsoleti, offrendo invece dispositivi moderni e reattivi anche a prezzo budget. Al centro di questa visione troviamo i nuovi processori Intel Core Series 3, noti come Wildcat Lake. Intel riconosce che gli utenti mainstream sono estremamente attenti al rapporto qualità-prezzo, ma non per questo disposti a rinunciare a una buona autonomia, tempi di risposta rapidi e una connettività completa.

Spesso questa fascia di mercato riceve tecnologie datate con minimi aggiornamenti, ma con Wildcat Lake l'azienda punta a invertire questa tendenza progettando l'intero sistema attorno a un obiettivo di costo specifico. Per raggiungere questo traguardo, Intel ha deciso di trarre ispirazione dalla catena di approvvigionamento degli smartphone e dei tablet. Il mercato dei dispositivi mobili vanta volumi di produzione più elevati, componenti più economici e cicli di sviluppo decisamente più rapidi rispetto alla filiera tradizionale dei PC. Project Firefly agisce quindi come un modello di riferimento o una ricetta che i produttori possono personalizzare. Questo approccio riduce drasticamente i tempi di sviluppo, permettendo ai partner di creare design unici, con diversi chassis e configurazioni di porte, partendo da una base solida e già ottimizzata. Un esempio concreto della validità di questo metodo è rappresentato da Lenovo, che è riuscita a portare sul mercato un design basato su Firefly in meno di tre mesi, dimostrando l'efficienza operativa del programma. Sotto la scocca, il processore Wildcat Lake adotta un design monolitico invece di una struttura a più chip, una scelta strategica per ridurre i costi di produzione. La configurazione della CPU prevede 2 core ad alte prestazioni e 4 core ad alta efficienza energetica, affiancati da una NPU ottimizzata per il supporto all'intelligenza artificiale ibrida. Intel ha inoltre integrato soluzioni ingegneristiche innovative derivate dal mondo mobile, come dissipatori di calore più sottili, codec audio di derivazione telefonica e il cosiddetto Core Logic Module.

Quest'ultimo combina il processore con due chip di memoria pre-verificati, semplificando ulteriormente la progettazione della scheda madre per i produttori e garantendo prestazioni stabili. La flessibilità di Project Firefly non si limita solo ai componenti interni. I prototipi mostrati vantano chassis in metallo ultra-sottili, spessi appena 12,9 millimetri, con sistemi di raffreddamento che eliminano le griglie di aspirazione sul fondo per un design più pulito ed elegante. Nonostante la sottigliezza, la piattaforma garantisce una dotazione completa di porte, inclusi HDMI, USB-A e USB-C con supporto Thunderbolt. Grandi nomi del settore come Dell, HP, Acer e ASUS sono già al lavoro per implementare questa tecnologia nei loro prossimi modelli.

Fonte: videocardz.com

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Siri avrà un'app dedicata su iOS 27: Craig Federighi spiega perché


Il Senior Vice President di Apple spiega perché Siri diventa un'app dedicata per migliorare la gestione delle conversazioni IA su iOS 27.
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In occasione della WWDC, Apple ha annunciato un'applicazione dedicata per Siri all'interno del nuovo sistema operativo iOS 27. Questa mossa rappresenta un apparente cambio di rotta rispetto alla strategia comunicativa adottata in precedenza, quando i vertici di Cupertino avevano descritto l'intelligenza artificiale come un elemento "invisibile" nei dispositivi targati Apple, criticando l'approccio dei chatbot esterni, definiti come meri componenti aggiuntivi dell'esperienza utente. Craig Federighi, Senior Vice President of Software Engineering di Apple, ha fornito chiarimenti preziosi su questa decisione, spiegando come l'introduzione di un'app centralizzata risponda a precise esigenze pratiche degli utenti.

Federighi ha affrontato la questione durante un incontro con la stampa presso l'Apple Park, sottolineando che la scelta è maturata analizzando il modo in cui le persone interagiscono effettivamente con l'intelligenza artificiale. La necessità emersa è quella di poter tornare facilmente a conversazioni passate, consultarle o proseguirle in un secondo momento con estrema semplicità. Nel contesto dell'ecosistema Apple, l'interfaccia più naturale e intuitiva per gestire questo tipo di attività è risultata essere un'applicazione specifica posizionata sulla schermata Home. Nonostante la natura di hub autonomo, Federighi ha ribadito che Siri rimane uno strumento conversazionale profondamente integrato nell'esperienza d'uso, capace di comprendere ciò che accade sullo schermo e di interagire direttamente con i documenti aperti senza costringere l'utente a uscire dal proprio flusso operativo.

La nuova app Siri in iOS 27 punta dunque a offrire il meglio di entrambi i mondi: la comodità di un archivio centrale per le interazioni con l'IA e la potenza di un'assistente che opera all'interno delle attività quotidiane. Questa trasformazione permette a Siri di evolversi in un agente intelligente più capace, in grado di competere con soluzioni leader del mercato come ChatGPT, Claude e Gemini. L'integrazione con la Dynamic Island e le nuove capacità di comprensione del contesto rendono Siri uno strumento proattivo, non limitato a un ambiente isolato ma esteso a ogni documento o attività che l'utente desidera perfezionare o revisionare. Infine, Apple non ha trascurato l'aspetto della sicurezza e della riservatezza dei dati. La nuova implementazione includerà funzionalità mirate alla protezione della privacy, come la possibilità di impostare l'eliminazione automatica delle conversazioni dopo un periodo di tempo limitato. Questo approccio riflette la volontà dell'azienda di mantenere standard di privacy elevati, differenziandosi dai concorrenti nel modo in cui l'intelligenza artificiale viene integrata nel software. Attualmente, la versione beta di iOS 27 è accessibile agli sviluppatori tramite una lista d'attesa nelle impostazioni, mentre il rilascio della beta pubblica è previsto per il mese di luglio.

Fonte: www.macrumors.com

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Malattie rare, a Roma il 15 e 16 giugno il primo Summit nazionale al Ministero della Salute


Gemmato: "L'Italia è pronta a fare la sua parte per costruire un percorso condiviso"

Si terrà il 15 e 16 giugno prossimi, presso l’Auditorium del Ministero della Salute in viale Giorgio Ribotta 5, a Roma, il 1° Summit nazionale sulle politiche per le malattie rare, dedicato al tema “Strategie per l’innovazione della governance e dei processi del settore delle malattie rare”.

A darne notizia è il Ministero della Salute attraverso un comunicato pubblicato sul proprio sito istituzionale, nel quale viene illustrato il percorso che accompagnerà l’iniziativa e gli obiettivi individuati per il confronto tra i principali attori coinvolti nel comparto.

L’evento nasce con l’intento di creare uno spazio di dialogo strutturato e operativo tra istituzioni, Parlamento, comunità scientifica, Regioni, mondo della ricerca, associazioni dei pazienti e industria, con l’obiettivo di consolidare una visione condivisa sulle politiche dedicate alle malattie rare e contribuire alla definizione delle future strategie nazionali ed europee.

Secondo quanto evidenziato dal Ministero, il Summit si inserisce in un contesto caratterizzato dalla crescente complessità dei bisogni assistenziali e dalla necessità di garantire maggiore equità nei percorsi di cura e nell’accesso alle innovazioni terapeutiche. In quest’ottica, i lavori saranno orientati all’individuazione di soluzioni e modelli di governance in grado di rafforzare il sistema di presa in carico delle persone affette da patologie rare.

Al centro del dibattito, sottolinea il dicastero, resterà la persona con i suoi bisogni clinici, sociali e assistenziali lungo tutto l’arco della vita, in una prospettiva che mira a integrare gli aspetti sanitari con quelli legati all’inclusione e al supporto delle famiglie.

Nel comunicato, il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato evidenzia il ruolo svolto dall’Italia nel settore delle malattie rare, ricordando come il Paese abbia sviluppato nel tempo un modello riconosciuto a livello internazionale grazie alla presenza di una rete qualificata di centri specializzati, competenze scientifiche di elevato livello e un consolidato coinvolgimento delle associazioni dei pazienti.

Secondo Gemmato, il Summit rappresenta inoltre un’occasione per rafforzare il contributo italiano al dibattito europeo sul tema, favorendo una maggiore integrazione tra gli Stati membri nella condivisione di dati, competenze e risorse. Tra gli obiettivi indicati vi è anche la promozione di un percorso comune volto a garantire un accesso più uniforme alle diagnosi precoci e alle terapie innovative per i cittadini europei.

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Resident Evil Veronica: il producer Yoshiaki Hirabayashi svela più dettagli sul remake


Yoshiaki Hirabayashi conferma la visuale in terza persona e un gameplay fedele a Resident Evil 2 per Resident Evil Veronica.
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Durante la Summer Game Fest 2026, Capcom ha finalmente alzato il velo su uno dei progetti più attesi dagli appassionati della sua saga horror per eccellenza: Resident Evil Veronica. Il remake del celebre capitolo originariamente uscito nel 2000, precedentemente noto con il titolo di "Code Veronica", approderà nel corso del 2027 su PC, PlayStation 5, Xbox Series S/X e Nintendo Switch 2. In occasione del lancio, il produttore Yoshiaki Hirabayashi ha partecipato a una tavola rotonda con la stampa specializzata, dissipando immediatamente i dubbi emersi online riguardo alla possibile adozione di una prospettiva in prima persona, confermando invece il ritorno della visuale classica sopra la spalla.

Hirabayashi ha chiarito che Resident Evil Veronica sarà un'esperienza interamente in terza persona, seguendo la fortunata scia dei recenti rifacimenti della serie. Il nucleo del gameplay si ispirerà direttamente a quanto i giocatori hanno potuto apprezzare nel remake di Resident Evil 2, ponendo un forte accento sulla gestione oculata delle risorse e su un loop di survival horror puro. Claire Redfield tornerà come protagonista assoluta in una veste che rispecchia fedelmente la sua evoluzione narrativa: situata cronologicamente a soli tre mesi dagli eventi di Raccoon City, la giovane non è ancora l'agente esperto che i fan hanno conosciuto in capitoli cronologicamente successivi, ma una sopravvissuta determinata che fa affidamento sugli insegnamenti del fratello Chris e su una straordinaria forza d'animo.

Una delle curiosità maggiori sollevate durante l'incontro ha riguardato il cambio di nome, con la rimozione della parola "Code" dal titolo originale. Il produttore ha spiegato che Capcom considera questo capitolo alla stregua di un titolo numerato principale e la scelta di semplificare il nome in "Veronica" risponde alla volontà di uniformarsi allo stile dei titoli più recenti della serie. La decisione di tornare indietro nella linea temporale, dopo il successo del remake del quarto capitolo, è stata dettata dal desiderio del team di approfondire l'arco narrativo di Claire, offrendo quello che viene definito come il modo definitivo per vivere il suo viaggio personale attraverso l'orrore. Il progetto è attualmente nelle mani di un team di veterani guidato dal director Yasuhiro Anpo e dal co-director Kazunori Kadoi, già autori dei pluripremiati remake di Resident Evil 2 e Resident Evil 4. Sebbene non siano stati rivelati dettagli specifici su nuovi contenuti narrativi, Hirabayashi ha descritto il gioco come una "reimmaginazione" che rispetta profondamente l'opera originale, sfruttando le tecnologie moderne per trasformare la vecchia telecamera fissa in una moderna esperienza dinamica capace di regalare scoperte inedite anche ai fan di vecchia data.

Fonte: wccftech.com

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Logitech Mobi Fold: il primo mouse pieghevole che entra in tasca


Logitech lancia Mobi Fold, un mouse wireless compatto con batteria da 32 giorni, design ambidestro e supporto per il multi-pairing.
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Logitech ha ufficialmente presentato il Mobi Fold, un innovativo mouse wireless proposto al prezzo di 79,99 euro che introduce un concetto rivoluzionario di portabilità grazie al suo design pieghevole. Pensato specificamente per chi lavora regolarmente in mobilità, come nei bar, negli aeroporti o in spazi di coworking, questo dispositivo mira a offrire un'alternativa confortevole al trackpad del laptop senza l'ingombro di un mouse tradizionale. La struttura dotata di una cerniera meccanica permette al Mobi Fold di trasformarsi da un compatto blocco di soli 66 x 22 mm in un mouse ambidestro di dimensioni standard. Una volta aperto, il dispositivo raggiunge una lunghezza di 122 mm, offrendo un'ergonomia studiata per ridurre l'affaticamento dell'avambraccio durante le sessioni di lavoro prolungate.

L'innovazione del Mobi Fold non risiede solo nel formato fisico, ma anche nell'integrazione intelligente tra hardware e software. L'atto di aprire o chiudere il dispositivo funge infatti da interruttore per l'accensione e lo spegnimento. Per evitare clic accidentali durante la chiusura, Logitech ha implementato un piccolo modello di intelligenza artificiale interno capace di ignorare la pressione dei tasti mentre la cerniera è in movimento. Esternamente, il mouse è protetto da una guaina in silicone resistente alla polvere, mentre la meccanica interna è stata progettata per garantire una longevità eccezionale, stimata in circa quindici anni di utilizzo quotidiano. Sotto il profilo tecnico, il dispositivo pesa solo 79 grammi e monta un sensore ottico PixArt PAW3222 da 4.000 DPI. Al posto della rotella tradizionale, Logitech ha inserito un pannello a sfioramento che supporta lo scorrimento adattivo, permettendo sia una lettura lenta riga per riga sia uno scorrimento inerziale veloce.

L'area touch include inoltre due tasti programmabili tramite il software proprietario Logi Options+, mentre i tasti principali sinistro e destro utilizzano interruttori con tecnologia quiet-click per garantire la massima silenziosità negli ambienti pubblici. La connettività è affidata alla tecnologia Bluetooth Low Energy 5.0, che consente l'associazione contemporanea con un massimo di tre dispositivi, permettendo di passare facilmente tra un computer, un tablet e uno smartphone. Il Mobi Fold è inoltre il primo prodotto del marchio a ricevere la certificazione Google Fast Pair, facilitando la connessione immediata con Chromebook e dispositivi Android. L'autonomia della batteria interna da 100 mAh raggiunge i 32 giorni con una ricarica completa; in caso di emergenza, un solo minuto di ricarica tramite USB-C garantisce ben 22 ore di utilizzo. Tuttavia, va notato che il cavo di ricarica non è incluso nella confezione di vendita.

Oltre al modello standard, disponibile globalmente nella colorazione Graphite e in versioni Lilac e Off-White per mercati selezionati, Logitech propone una versione business a 89,99 dollari. Quest'ultima include il ricevitore Logi Bolt USB-C per connessioni più sicure e una garanzia estesa a due anni. Questa novità segue il recente annuncio della tastiera da gaming G512 X con tecnologia TMR Analog, confermando l'impegno costante dell'azienda nell'evoluzione degli accessori tecnologici per ogni tipo di utenza.

Fonte: www.gizmochina.com

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Fable di Anthropic ha troppi limiti di sicurezza, dicono gli esperti di cybersecurity


Il nuovo modello IA per la cybersecurity di Anthropic, Fable, è ritenuto troppo restrittivo da diversi esperti di cybersicurezza.

Anthropic ha recentemente rilasciato Fable, presentato come una versione pubblica e limitata del suo potente modello di intelligenza artificiale dedicato alla cybersecurity, Mythos. Tuttavia, il debutto non è stato accolto favorevolmente da tutta la comunità tecnica. Numerosi ricercatori e professionisti della sicurezza informatica hanno infatti espresso forti perplessità riguardo alle restrizioni implementate da Anthropic, ritenute eccessivamente rigide per permettere uno svolgimento efficace del lavoro di analisi e difesa digitale. Esperti del settore, tra cui Valentina Palmiotti di IBM X-Force, hanno evidenziato come Fable tenda a rifiutare sistematicamente qualsiasi richiesta che sia anche solo latamente legata all'ambito informatico. Situazioni paradossali si verificano quando il sistema blocca operazioni quotidiane e del tutto innocue, come la lettura di un post su un blog tecnico o la richiesta di una semplice revisione del codice.

Quando un comando attiva i protocolli di protezione, l'IA interrompe la conversazione segnalando potenziali rischi legati alla sicurezza informatica o a temi biologici, impedendo di fatto l'esecuzione di compiti standard di ingegneria del software. Le motivazioni dietro queste barriere risiedono nella volontà di Anthropic di prevenire l'uso della propria tecnologia per lo sviluppo di malware o armi biologiche, una preoccupazione che l'azienda nutre da tempo. Tuttavia, l'attuale implementazione dei filtri appare a molti esperti come approssimativa e basata su semplici parole chiave. Matt Suiche, veterano della cybersecurity, ha spiegato che se viene chiesto al modello di scrivere codice sicuro seguendo le migliori pratiche, il sistema spesso declassa automaticamente la sessione a una versione meno potente dell'IA, interpretando erroneamente il contesto tecnico come un tentativo di violazione.

Nonostante il malumore, alcuni osservatori considerano comprensibile questo approccio iniziale estremamente cauto. Secondo diversi esperti, è probabile che Anthropic affinerà questi parametri nel tempo attraverso una collaborazione più stretta con i professionisti del settore. Al momento, l'azienda offre una parziale soluzione tramite il Cyber Verification Program, un percorso di accreditamento che consente ai ricercatori approvati di utilizzare gli strumenti IA con un numero inferiore di limitazioni. Resta però da vedere quanto velocemente questi modelli riusciranno a distinguere tra una minaccia reale e le legittime necessità operative degli esperti di difesa.

Fonte: techcrunch.com

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Samsung Galaxy S27 appare nel database GSMA: il flagship del 2027 è già pronto?


Samsung Galaxy S27 fa capolino nel database della GSMA con modello SM-S952U: ecco cosa sappiamo sul nuovo smartphone flagship di Samsung
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Sebbene manchi ancora molto tempo al suo debutto ufficiale, la linea Samsung Galaxy S27 inizia già a delinearsi chiaramente. Il modello base del Galaxy S27 è infatti apparso per la prima volta nel database GSMA con il codice identificativo SM-S952U. Questo avvistamento rappresenta il primo segnale tangibile del fatto che lo sviluppo della serie flagship prevista per il 2027 è già in corso. La presenza del suffisso "U" nel numero di modello suggerisce che il colosso coreano stia già lavorando attivamente sulle varianti destinate al mercato statunitense, uno dei territori più importanti per i suoi prodotti.

Le registrazioni presso il database GSMA sono solitamente considerate tra i primi indicatori attendibili dell'esistenza i nuovi smartphone, in quanto sono passaggi necessari per l'attribuzione dei codici IMEI e per le certificazioni internazionali. Analizzando le tempistiche degli anni precedenti, è interessante notare come i riferimenti ai modelli Galaxy S26 Edge e Galaxy S26 Ultra fossero apparsi nello stesso registro in un periodo del tutto analogo lo scorso anno. Questo dettaglio conferma che la tabella di marcia di Samsung sta procedendo esattamente secondo i piani prestabiliti, senza ritardi nella fase di progettazione della nuova gamma. Sotto il profilo delle specifiche tecniche, sebbene il database non riveli dettagli hardware più precisi, le prime indiscrezioni permettono già di tracciare un profilo del dispositivo.
Il listing di Samsung Galaxy S27. Fonte: Smartprix
Il Galaxy S27 standard dovrebbe mantenere una filosofia orientata alla compattezza, con un display Dynamic AMOLED 2X da circa 6,3" e frequenza di aggiornamento variabile a 120Hz. Per quanto riguarda le prestazioni, si prevede che Samsung continuerà la sua collaudata strategia a doppio processore, utilizzando a seconda dei mercati i futuri chip Exynos 2700 e Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro, accompagnati da una configurazione di base che potrebbe partire da 12GB di RAM e 256GB di memoria interna. Le novità più interessanti potrebbero riguardare il modello Ultra e l'eventuale introduzione di una variante Pro.

Le voci suggeriscono che il Galaxy S27 Ultra riceverà un importante aggiornamento estetico, con la possibile rimozione di una fotocamera posteriore per liberare spazio a favore di una batteria più capiente. Inoltre, si parla dell'integrazione di magneti interni per il supporto nativo allo standard Qi2, eliminando la necessità di cover magnetiche. Infine, una possibile versione Pro potrebbe arricchire l'offerta con un teleobiettivo da 50MP e zoom ottico 3,5x, consolidando la leadership di Samsung nel settore fotografico in vista del lancio previsto per i primi mesi del 2027.

Fonte: www.gizmochina.com

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Trump ai giornalisti: "Adoro l'inflazione", mentre la guerra con l'Iran si allarga


Così il presidente ha commentato l'aumento dei prezzi al consumo salito al 4,2%, il massimo da tre anni. Trump lega il dato alla guerra contro Teheran, proprio mentre gli Stati Uniti preparano la terza notte consecutiva di raid. I democratici: "grazie dello spot".

"Adoro l'inflazione". Donald Trump ha risposto così ai giornalisti che ieri, nello Studio Ovale, gli chiedevano se fosse preoccupato per l'indice dei prezzi al consumo, salito al 4,2% su base annua, il livello più alto degli ultimi 3 anni. Il presidente americano ha collegato il dato alla guerra contro l'Iran e ha previsto che l'inflazione "scenderà di botto" appena il conflitto sarà finito.

"Sapete cosa adoro davvero? Adoro l'inflazione. Sapete perché? Perché appena questa guerra sarà finita, ora posso dirlo, sappiate che stiamo portando via milioni di barili di petrolio. Nessuno lo sa. Sapete chi non lo sapeva? L'Iran, fino a questo momento".

Reporter: Are you concerned, Mr. President, about the latest inflation number which came out this morning?

Trump: No, I love it. I love the inflation. pic.twitter.com/vktX6C9lbk
— Acyn (@Acyn) June 10, 2026


Le sue parole rischiano però di pesare sui repubblicani, preoccupati che il malcontento per il carovita possa compromettere le loro fragili maggioranze in entrambe le camere del Congresso alle elezioni di novembre. I democratici hanno rilanciato subito il video. "La gente non può permettersi di sfamare le proprie famiglie. Per lui la vostra fatica è una barzelletta", ha scritto su X il governatore dell'Illinois JB Pritzker. Lo stratega democratico Jon Cooper ha commentato che ormai "gli spot elettorali si scrivono da soli".

Guerra Usa-Iran · Inflazione e Trump

«Adoro l'inflazione»: la guerra all'Iran fa correre i prezzi, Trump festeggia


A maggio i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono saliti del 4,2% su base annua, il massimo da 3 anni. Quasi tutto l'aumento viene dall'energia, rincarata con il conflitto in Iran. Il presidente liquida senza mezzi termini il dato e rivendica il petrolio «sottratto» all'Iran — ma il suo stesso Segretario all'Energia lo smentisce.

Bureau of Labor Statistics · maggio 2026 Dichiarazioni del 10 giugno, Studio Ovale

Inflazione USA
0,0%

vs

Senza l'energia
0,0%

Indice dei prezzi al consumo, maggio 2026 su maggio 2025. Sopra il 4% per la prima volta dal 2023
Inflazione core, esclusi energia e alimentari: in linea con le attese

L'energia da sola spiega oltre il 60% dell'aumento complessivo dei prezzi

Esplora i dati
1 I prezzi 2 Le frasi 3 La guerra 4 Le ricadute

Mese per mese

È l'energia a trascinare i prezzi, a partire dal primo mese di guerra


Variazione mensile dell'indice dei prezzi al consumo americano: l'energia corre molto più veloce dell'indice generale dei prezzi a partire da marzo, il primo mese pieno di conflitto.

Marzo · primo mese pieno di guerra

Energia

+10,9%

Tutti i prezzi

+0,9%

Aprile

Energia

+3,8%

Tutti i prezzi

+0,6%

Maggio

Energia

+3,9%

Tutti i prezzi

+0,5%

Energia — benzina, elettricità, gas
Indice generale — tutti i beni e servizi

Lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso alle petroliere da fine febbraio. Tolti energia e alimentari, l'inflazione core resta al 2,9%: il carovita americano è, quasi per intero, il prezzo della guerra.

Dichiarazioni e verifiche

Cosa ha detto Trump nello Studio Ovale, e cosa risulta davvero


Le affermazioni del presidente del 10 giugno, messe a confronto con i fact check di Reuters e con i dati di mercato.

Stiamo portando via milioni di barili di petrolio all'Iran. Nessuno lo sa.
Donald Trump · 10 giugno
Verifica
Il Segretario all'Energia Chris Wright, in audizione al Congresso, afferma di non saperne nulla. I militari Usa hanno scortato petroliere attraverso Hormuz: un'operazione già nota, a cui Trump probabilmente si riferiva secondo un funzionario militare.

Il greggio è sceso a 85 dollari al barile.
Donald Trump · 10 giugno
Verifica
Lo stesso giorno il Brent chiudeva a circa 93 dollari, in rialzo dell'1,8% proprio per i nuovi raid. Subito dopo l'inizio della guerra era arrivato a toccare i 117 dollari a marzo.

Abbiamo distrutto 22 navi iraniane in piena notte, senza luci, perché non hanno radar.
Donald Trump · 10 giugno
Verifica
L'episodio non ha conferme indipendenti: l'operazione rivendicata dal presidente non è stata documentata né dettagliata ufficialmente.

Appena la guerra sarà finita, l'inflazione scenderà di botto.
Donald Trump · 10 giugno
Contesto
Plausibile in parte: l'energia spiega oltre il 60% dell'aumento. Ma intanto il risparmio delle famiglie americane è al minimo dal 2022 e i rincari hanno già eroso gran parte degli aumenti salariali.

L'escalation

Tre notti consecutive di raid, e la minaccia contro Kharg


Mentre Trump parla di inflazione, il conflitto si allarga: dal cessate il fuoco di aprile, ormai svuotato di significato, alle prime vittime civili del blocco navale.

Fine febbraio
Scoppia la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Lo Stretto di Hormuz viene di fatto chiuso alle petroliere: i prezzi dell'energia schizzano alle stelle.

Aprile
Viene raggiunto un accordo di cessate il fuoco. Per Teheran i nuovi raid americani lo hanno ormai reso «privo di significato».

9-10 giugno
Due notti consecutive di raid Usa: esplosioni a Qeshm, Bandar Abbas, Minab e Sirik. L'Iran risponde colpendo basi americane in Kuwait e Bahrein e dichiara Hormuz chiuso a ogni imbarcazione (gli Usa smentiscono).

Oggi
Trump minaccia di prendere il controllo dell'isola di Kharg, principale snodo dell'export petrolifero iraniano, e «il controllo totale» dei mercati di petrolio e gas dell'Iran.

Oggi
L'India annuncia la morte di tre marinai in un attacco americano a una petroliera: si tratta delle prime vittime accertate tra gli equipaggi civili del blocco navale.

Sui due lati dell'Atlantico

La guerra inizia a presentare il conto: all'Europa con l'aumento dei tassi, a Trump con le midterm


Oggi la BCE ha alzato i tassi di 25 punti base, il primo rialzo dal 2023, per frenare l'inflazione alimentata dal caro energia. Negli Stati Uniti, intanto, il carovita diventa la principale arma elettorale dei democratici in vista del voto di novembre.

Le ricadute in Europa · La stretta BCE

+25
Punti base: primo rialzo BCE dal 2023

2,25%
Nuovo tasso sui depositi

3,2%
Inflazione eurozona a maggio, ben sopra l'obiettivo del 2%

Le ricadute negli Stati Uniti
La gente non può permettersi di sfamare le proprie famiglie. Per lui la vostra fatica è una barzelletta. JB Pritzker · Governatore dell'Illinois (D)

A novembre si vota per il Congresso e i repubblicani difendono maggioranze sempre più fragili in entrambe le camere. Per i democratici la frase di Trump è già materiale da campagna elettorale: «Gli spot elettorali — dice lo stratega Jon Cooper — ormai si scrivono da soli».

Fonti Bureau of Labor Statistics (CPI maggio 2026), Reuters, CNBC, CNN, Banca Centrale Europea. Dichiarazioni di Donald Trump del 10 giugno 2026, Studio Ovale. Aggiornato all'11 giugno 2026.

La smentita del Segretario all'Energia


Nelle stesse dichiarazioni, Trump ha rivendicato anche la distruzione di 22 navi iraniane "in piena notte, senza luci, perché non hanno radar". Ha poi sostenuto che gli Stati Uniti stanno sottraendo di nascosto milioni di barili di petrolio all'Iran e che proprio per questo il prezzo del greggio sarebbe sceso a 85 dollari al barile.

Non è però chiaro che cosa intendesse il presidente con il petrolio "sottratto". Come riporta Reuters, il Segretario all'Energia Chris Wright ha dichiarato durante un'audizione al Congresso di non sapere nulla di milioni di barili portati via all'Iran. Ha spiegato tuttavia che i militari americani hanno scortato alcune petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz e che il traffico petrolifero tra Iran e Oman è cresciuto "in modo molto significativo" nell'ultima settimana. Un funzionario militare ha poi confermato che Trump si riferiva probabilmente proprio a questa operazione, già nota.

La guerra si allarga


Oggi comunque Trump è tornato a parlare dell'Iran, annunciando su Truth Social che gli Stati Uniti colpiranno il Paese "molto duramente" anche nella giornata odierna, per la terza notte consecutiva. Il presidente ha minacciato anche di prendere il controllo dell'isola di Kharg, principale snodo dell'export petrolifero iraniano, promettendo di assumere "il controllo totale dei loro mercati di petrolio e gas", come già avvenuto in Venezuela.

L'ultimo raid notturno è durato circa quattro ore, con esplosioni segnalate a Qeshm, vicino allo Stretto di Hormuz, e nelle città meridionali di Bandar Abbas, Minab e Sirik, secondo i media iraniani. Teheran ha risposto con due ondate di attacchi contro basi americane in Kuwait e Bahrein e ha dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz a ogni tipo di imbarcazione, circostanza smentita dai militari statunitensi. Per il Ministero degli Esteri iraniano, i nuovi raid hanno reso "privo di significato" il cessate il fuoco raggiunto in aprile.

Intanto il governo indiano ha annunciato la morte di tre marinai indiani in un attacco americano contro una petroliera: sono le prime vittime accertate tra gli equipaggi civili nel blocco navale imposto per privare l'Iran dei ricavi petroliferi. La guerra pesa anche sull'Europa: la Banca Centrale Europea ha alzato oggi i tassi di interesse di 25 punti base, il primo rialzo dal 2023, proprio per rispondere all'inflazione alimentata dal conflitto.

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Napoli, deceduto il docente Stefano Addeo: era ricoverato dopo un tentato suicidio


Il professore di tedesco, 66 anni, era stato sospeso dall'insegnamento per un post controverso sulla figlia della premier Meloni

È morto all’ospedale del Mare di Napoli Stefano Addeo, 66 anni, docente di tedesco sospeso in seguito a una vicenda social che lo aveva reso oggetto di forte attenzione pubblica. L’uomo era ricoverato in terapia intensiva dal 10 maggio scorso dopo un tentativo di suicidio. Il decesso è avvenuto per arresto cardiaco, secondo quanto riferito da fonti ospedaliere.

Secondo quanto riportato da RaiNews, Addeo si trovava in condizioni critiche da settimane. Dopo il gesto autolesivo, era stato inizialmente soccorso sul posto e trasferito in ospedale cosciente e non in pericolo di vita immediato, ma il quadro clinico si sarebbe successivamente aggravato fino al decesso.

Il professore era stato al centro dell’attenzione mediatica nel giugno 2025, quando aveva pubblicato un post sui social network contenente frasi ritenute offensive e in particolare un riferimento alla figlia della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’episodio aveva suscitato ampie polemiche e portato alla sua sospensione dall’insegnamento presso un istituto superiore della provincia di Napoli.

In seguito alla diffusione del contenuto, Addeo aveva presentato scuse pubbliche, definendo il gesto “scritto d’impulso”, pur ribadendo le proprie posizioni politiche. La vicenda aveva avuto ulteriore eco dopo il suo primo tentativo di suicidio, avvenuto nei giorni successivi alla polemica, quando era stato soccorso in tempo.

Sull’episodio e sul decesso sono stati informati i carabinieri, che hanno a loro volta messo al corrente l’autorità giudiziaria. La salma è stata restituita ai familiari. Le autorità competenti stanno completando gli accertamenti di rito.

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Il Pentagono cambia le religioni riconosciute e scatena le proteste dei mormoni


Hegseth ha ridotto da 211 a 31 le confessioni riconosciute per i cappellani militari. Dopo le proteste dei mormoni la lista è stata corretta, ma restano escluse alcune chiese protestanti liberali

Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha ridotto da 211 a 31 il numero delle confessioni religiose riconosciute ufficialmente per l'assegnazione dei cappellani militari, i religiosi che assistono spiritualmente i membri delle forze armate. La decisione, voluta dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha provocato una serie di proteste, a partire da quelle dei mormoni, e ha costretto il Pentagono a rivedere la lista, creando però nuove esclusioni, come ricostruisce il New York Magazine.

Fino a oggi il Pentagono seguiva un approccio molto inclusivo all'assistenza spirituale: se c'era una domanda di cappellani di una certa fede, per quanto piccola o marginale, il dipartimento cercava di soddisfarla. Hegseth ha detto a marzo che questo sistema ha "annacquato" il contenuto teologico dei servizi di cappellania, trasformando i cappellani in una sorta di "terapeuti" che offrono "auto-aiuto" invece di consigli morali fondati sulla parola di Dio. Da qui il taglio drastico delle confessioni riconosciute.

Le proteste più forti contro il cambiamento non sono arrivate da un gruppo escluso dalla lista, ma da uno rimasto dentro. La maggior parte delle 31 voci era composta da denominazioni cristiane indicate con il prefisso "Christian": "Christian - Baptist", "Christian - Catholic", "Christian - Non Denominational" e così via. A una sola fede mancava quel prefisso: la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, cioè i mormoni. "Qualcuno sa dirmi perché la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è stata lasciata fuori dalla lista delle chiese cristiane?", ha scritto su X il senatore repubblicano Mike Lee, che appartiene a quella chiesa.

Molti evangelici conservatori non considerano i mormoni autenticamente cristiani. Tra questi c'è Doug Wilson, il mentore spirituale di Hegseth e fondatore della Communion of Reformed Evangelical Churches, la denominazione ultraconservatrice neocalvinista a cui appartiene il segretario alla Difesa. Come ha ricordato il sito Talking Points Memo, Wilson ha scritto che "il mormonismo non è cristiano" ed è "un falso vangelo". In aprile, sul suo blog, Wilson ha ringraziato un cappellano dell'esercito per la segnalazione su quella che il religioso definiva la "tendenza preoccupante" dell'aumento dei cappellani mormoni, con l'auspicio che Wilson usasse la sua influenza per fare qualcosa contro questa "eresia".

Le critiche hanno spinto il Pentagono a una seconda riclassificazione, arrivata secondo le insinuazioni di Lee anche con una spinta del presidente Trump. La nuova lista ha eliminato tutti i prefissi "Christian" e ha elencato le denominazioni con il loro nome: ora la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni compare tra le 31 fedi riconosciute accanto a cattolici, anglicani ed episcopaliani, Assemblee di Dio e testimoni di Geova.

La correzione ha però creato un altro problema. La nuova lista ha eliminato la categoria "Christian-Other", che raccoglieva le altre chiese cristiane, sostituendola con "Christian (Nondenominational)". Di conseguenza alcune denominazioni importanti non sono più riconosciute: la Christian Church (Disciples of Christ), la United Church of Christ, che comprende gran parte degli eredi dei congregazionalisti, e la Unitarian Universalist Association. Sono tre comunità apertamente liberali e con un peso storico notevole negli Stati Uniti: quattro presidenti americani sono stati unitariani, tre discepoli e due congregazionalisti. I loro fedeli nelle forze armate ora non possono chiedere i servizi di un cappellano della propria confessione.

La revisione della lista non è l'unico modo in cui le convinzioni religiose di Hegseth stanno entrando al Pentagono. Il segretario ha inaugurato funzioni religiose mensili nella sede del dipartimento, una novità senza precedenti. Le funzioni non sono aperte al pubblico e almeno due sono state officiate da ministri della sua stessa denominazione, quella fondata da Wilson.

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Bill Gates ascoltato dal Congresso Usa sui rapporti con Epstein: "Non avrei mai dovuto incontrarlo"


Audizione a porte chiuse davanti alla commissione di sorveglianza della Camera. Gates: "Mai assistito a comportamenti criminali"

Bill Gates è stato ascoltato a porte chiuse dalla commissione di sorveglianza della Camera Usa sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein. "Non avrei mai dovuto incontrarlo", avrebbe dichiarato nella sua dichiarazione iniziale, secondo quanto riporta l'ANSA, prima di rispondere alle domande dei deputati.

Gates e il finanziere si sarebbero frequentati per circa tre anni, con l'obiettivo, secondo quanto riferito da Gates, di ottenere donazioni per la fondazione benefica creata con l'ex moglie Melinda. Gates ha ribadito di non aver mai assistito a comportamenti criminali da parte di Epstein né di aver avuto indizi sulle sue attività illecite, e ha negato di aver mai molestato alcuna ragazza o di essere mai stato nelle proprietà del finanziere.

Secondo quanto riferito, Gates avrebbe inoltre raccontato di aver avuto paura di interrompere i rapporti perché Epstein era a conoscenza di alcune sue relazioni extraconiugali e minacciava di usarle contro di lui. "Ha usato queste informazioni per farmi pressioni affinché riprendessi i contatti con lui. Non ci è riuscito, ma ciò dimostra alcuni dei modi in cui ha cercato di sfruttarmi per portare avanti i suoi obiettivi", avrebbe dichiarato.

Gates non risulta accusato di alcun illecito, ma compare in alcune foto diffuse dal Dipartimento di Giustizia legate al caso. Ha dichiarato di aver conosciuto Epstein nel 2011, dopo la condanna del finanziere per favoreggiamento della prostituzione minorile, tramite una collaboratrice della Gates Foundation. Il miliardario ha ammesso di aver accettato quella conoscenza "senza fare i dovuti controlli", precisando di non aver mai voluto essere "amico" di Epstein nonostante le avance di quest'ultimo. Ha affermato di aver interrotto i rapporti nel 2014, quando i donatori promessi da Epstein non si sono mai concretizzati.

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Trump dice "amo l'inflazione" mentre i prezzi salgono


Il presidente ha definito "ottimi" i dati sui prezzi e ha previsto che caleranno alla fine della guerra con l'Iran. I repubblicani temono il contraccolpo alle elezioni di metà mandato di novembre

Donald Trump ha detto di amare l'inflazione. Mercoledì, nello Studio Ovale, un giornalista gli ha chiesto se fosse preoccupato dai nuovi dati sui prezzi al consumo, che a maggio sono saliti del 4,2% su base annua, il ritmo più veloce da tre anni, e se il dato potesse danneggiare i repubblicani alle elezioni di novembre. "No, mi piace, i numeri erano ottimi", ha risposto il presidente. "Sapete cosa amo davvero? Amo l'inflazione". Poi ha ripetuto la sua previsione: i prezzi caleranno non appena finirà la guerra contro l'Iran. "Quando sarà finita, vedrete il petrolio tornare dov'era prima. Scenderà come un sasso".

L'aumento dell'inflazione dipende in gran parte proprio dal conflitto. La chiusura da parte di Teheran dello Stretto di Hormuz, il passaggio tra Iran e Oman da cui transita gran parte del petrolio del Golfo, ha fatto salire i costi di benzina, fertilizzanti e altri beni. Trump ha definito la guerra una deviazione e l'ha sempre presentata come una questione di sicurezza nazionale.

Reporter: Are you concerned, Mr. President, about the latest inflation number which came out this morning?

Trump: No, I love it. I love the inflation. pic.twitter.com/vktX6C9lbk
— Acyn (@Acyn) June 10, 2026


Il presidente ha poi rivelato di aver autorizzato un piano per far transitare in segreto alcune petroliere attraverso lo stretto, proprio per il timore di costi più alti e di un'inflazione crescente. "Per me ne è valsa la pena", ha detto, definendo l'operazione un successo. Ha aggiunto una serie di affermazioni confuse: "Abbiamo portato via milioni di barili di petrolio, milioni di barili ogni notte. Nessuno lo sa. Sapete chi non lo sa? L'Iran, fino a questo momento". Ha parlato anche di 22 navi spostate una notte "a notte fonda, senza luci" e ha concluso: "Ecco perché il petrolio è a 85 dollari al barile". Non è chiaro che cosa intendesse e CNBC ha chiesto chiarimenti alla Casa Bianca e al Dipartimento dell'Energia. Il segretario all'Energia Chris Wright, in un'audizione al Congresso, ha detto di non sapere nulla di milioni di barili portati via dall'Iran e ha spiegato che i militari americani hanno aiutato alcune petroliere ad attraversare lo stretto, dove il traffico è aumentato "in modo molto significativo" nell'ultima settimana, ha riferito l'agenzia Reuters.

Le parole di Trump pesano perché il presidente ha vinto le elezioni del 2024 in gran parte grazie alla promessa di abbassare l'inflazione. Da allora il suo indice di gradimento, anche sulla gestione del costo della vita, è sceso al livello più basso della sua carriera politica. I repubblicani temono che il malcontento dei consumatori costi loro le strette maggioranze in entrambe le camere del Congresso alle elezioni di metà mandato di novembre, perché il costo della vita resta la prima preoccupazione degli elettori.

I democratici hanno subito rilanciato sui social il video delle dichiarazioni. "Il suo disprezzo per voi non conosce limiti", ha scritto su X Chuck Schumer, il capo dei democratici al Senato. Il governatore dell'Illinois JB Pritzker ha aggiunto: "La gente non riesce a sfamare le proprie famiglie. Le vostre difficoltà per lui sono uno scherzo". Non è la prima frase del genere: a maggio Trump aveva detto "non penso alla situazione finanziaria degli americani", spiegando di pensare "a una cosa sola: non possiamo lasciare che l'Iran abbia un'arma nucleare".

Il dato complica anche il lavoro di Kevin Warsh, il nuovo presidente della Federal Reserve, la banca centrale americana, che la prossima settimana guiderà la sua prima riunione di politica monetaria. Gli economisti si aspettano tassi di interesse fermi tra il 3,5% e il 3,75%, ma avvertono che un'inflazione persistente potrebbe costringere la Fed ad alzarli: l'esatto contrario dei tagli che Trump chiede da quando è tornato alla Casa Bianca. Secondo Stephen Brown, capo economista per il Nord America di Capital Economics citato dalla BBC, l'aumento di maggio da solo non basta però a dare argomenti a chi nel comitato della Fed vuole alzare i tassi.

I tentativi di riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico delle petroliere sono finora falliti e analisti e dirigenti del settore avvertono che nelle prossime settimane potrebbe arrivare un nuovo shock petrolifero abbastanza forte da scuotere i mercati finanziari. Anche se Trump e Teheran trovassero presto un accordo, servirebbero mesi per rimettere in moto le forniture e le interruzioni dovrebbero durare per tutto il 2026.


L'inflazione americana torna sopra il 4%, è il livello più alto da tre anni


L'inflazione negli Stati Uniti ha superato il 4% per la prima volta in tre anni. A maggio l'indice dei prezzi al consumo è salito del 4,2% su base annua, in accelerazione rispetto al 3,8% di aprile, riferisce il Dipartimento del Lavoro. Su base mensile i prezzi sono cresciuti dello 0,5%, poco meno del mese precedente.

A spingere i prezzi è soprattutto l'energia. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran continua a strozzare i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz e la benzina, rincarata del 40,5% in un anno, è salita di un ulteriore 7% nel solo mese di maggio. È il terzo mese consecutivo in cui la guerra fa salire i prezzi per i consumatori americani. Gli aumenti si vedono anche alla cassa del supermercato. I costi più alti di trasporto e logistica spingono i prezzi alimentari: la carne bovina è aumentata di oltre il 10% in un anno, i pomodori del 32%, la lattuga del 25%. Le tariffe aeree sono cresciute del 26,7%.

L'inflazione core, che esclude cibo ed energia e che gli economisti osservano per capire le pressioni reali sui prezzi, resta più contenuta: è salita del 2,9% su base annua, contro il 2,8% di aprile, e dello 0,2% sul mese, circa la metà del ritmo precedente. Per ora, quindi, i costi energetici non si stanno riversando in massa sul resto dell'economia. Un segnale d'allarme però c'è: l'inflazione dei prezzi del settore dei servizi, che include gli affitti e non dipende né dai dazi né dal petrolio, viaggia stabilmente sopra il 3%.

Il dato pesa sul presidente Donald Trump, che in campagna elettorale aveva promesso di abbassare il costo della vita. La Casa Bianca sostiene che si tratti di una fiammata temporanea dell'inflazione, destinata a rientrare quando finiranno le ostilità, ma una fine al momento non si vede. Gli americani intanto perdono fiducia: il sentiment dei consumatori, secondo l'ultima rilevazione dell'Università del Michigan, ha toccato questa primavera un nuovo minimo storico.

FocusAmerica · Inflazione Stati Uniti

L'inflazione USA torna a correre: +4,2% a maggio


Indice dei prezzi al consumo (CPI), variazione sui 12 mesi. Si tratta del dato più alto da aprile 2023, trainato dallo shock energetico legato al conflitto con l'Iran.


Inflazione generale
(mag 2026, su anno)
▲ da 3,8% (apr)


Inflazione core
(esclusi cibo ed energia)
▲ da 2,8% (apr)


Prezzi dell'energia
(su anno)
▲ da 17,9% (apr)

Andamento 12 mesiAndamento Le componenti (mag 2026)Componenti

Indice generale Core (esclusi cibo ed energia) Core (- cibo, energia)

* Il dato di ottobre 2025 non è mai stato pubblicato a causa dello shutdown del governo federale.

Variazione dei prezzi sui 12 mesi terminati a maggio 2026, per componente. Le barre non rappresentano quote di un totale.

Fonte: Bureau of Labor Statistics (CPI-U, dati non destagionalizzati) Aggiornato al 10 giugno 2026

Il primo esame di Warsh


Il rapporto mette subito alla prova Kevin Warsh, il nuovo presidente della Federal Reserve, che la prossima settimana guiderà la sua prima riunione di politica monetaria da quando ha sostituito Jerome Powell, rimasto nel board come governatore. I mercati si aspettano tassi invariati, ma conteranno i segnali sulle mosse successive. Prima della nomina Warsh si era detto aperto a tagliare i tassi, una posizione che l'inflazione in risalita potrebbe costringerlo ad abbandonare. Alcuni alla Fed spingono già nella direzione opposta: il governatore Christopher Waller ha dichiarato a una conferenza a Francoforte di non poter "più escludere rialzi dei tassi se l'inflazione non rallenta presto".

Il timore degli economisti è che gli americani si convincano che i prezzi alti siano ormai permanenti: una convinzione che tende ad auto avverarsi, perché i lavoratori chiedono aumenti e le imprese ritoccano i listini in anticipo. Le aspettative di inflazione di lungo periodo rilevate dall'Università del Michigan sono infatti già salite al 3,9%, ben oltre i livelli pre-pandemia. Joe Brusuelas, capo economista di RSM, prevede che l'inflazione "continuerà a salire lentamente verso il 4,5%". E secondo Krishna Guha di Evercore ISI sull'economia americana si stanno sovrapponendo "tre distinte ondate inflazionistiche: dai dazi, dal petrolio e ora dagli investimenti in intelligenza artificiale".


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IA, il Cdm approva i decreti: prende forma il modello italiano


Dalla cybersicurezza alla formazione, definito il quadro operativo per l'applicazione delle nuove norme

Secondo quanto riferito dall'ANSA, il Consiglio dei ministri (CdM) ha approvato i decreti attuativi destinati a dare piena applicazione, a livello nazionale, al quadro normativo sull'intelligenza artificiale delineato dal Regolamento europeo sull'IA e dalla legge n. 132 del 2025. Le misure sono state illustrate nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi alla quale hanno preso parte numerosi esponenti dell'esecutivo, delineando l'impianto della futura governance italiana dell'intelligenza artificiale e gli ambiti nei quali la tecnologia potrà essere utilizzata.

L'approvazione dei provvedimenti rappresenta uno dei passaggi centrali del percorso di recepimento e attuazione delle norme europee. I decreti, che dovranno ora essere esaminati dalle commissioni parlamentari competenti, dalla Conferenza delle Regioni e dalle autorità indipendenti interessate, definiscono sia i poteri delle autorità nazionali incaricate della vigilanza sia le regole per l'impiego dell'intelligenza artificiale in settori considerati particolarmente sensibili, tra cui sicurezza pubblica, giustizia, lavoro, istruzione e ricerca.

Nel corso della conferenza stampa, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha sottolineato come l'Italia si candidi a essere il primo Paese a dotarsi di una disciplina nazionale organica dedicata all'intelligenza artificiale. Tra gli elementi evidenziati figura l'introduzione di una specifica disciplina sulla responsabilità civile per i danni eventualmente causati dai sistemi di IA, tema considerato centrale nel nuovo assetto normativo.

Particolare attenzione è stata dedicata alla struttura di governance individuata dal Governo. I decreti attribuiscono un ruolo di coordinamento all'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) e all'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), che opereranno sotto la regia della Presidenza del Consiglio. Secondo quanto illustrato durante l'incontro con la stampa, il sistema prevede inoltre il coinvolgimento di altre istituzioni e autorità di vigilanza, tra cui Banca d'Italia, Consob, Ivass e il Garante per la protezione dei dati personali, con funzioni di cooperazione, controllo e intervento nei rispettivi ambiti di competenza.

Uno dei capitoli più rilevanti riguarda l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nelle attività di sicurezza e di contrasto alla criminalità. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha precisato che il nuovo quadro normativo non contempla forme di sorveglianza di massa né l'impiego generalizzato di grandi banche dati biometriche. L'uso dell'IA sarà consentito in circostanze specifiche, quali la prevenzione di reati legati al terrorismo o la ricerca di persone scomparse, attraverso procedure che prevedono la richiesta del questore e l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria. Analoghe garanzie sono previste per gli utilizzi successivi alla commissione di un reato.

Sul versante giudiziario, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha evidenziato che ogni attività di rilevazione biometrica dovrà essere sottoposta al controllo della magistratura. Le procedure saranno attivabili su richiesta del pubblico ministero e con autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, salvo i casi di urgenza, nei quali sarà prevista una successiva convalida giudiziaria. Lo stesso ministro ha inoltre annunciato l'introduzione di una nuova fattispecie penale destinata a colpire chi progetta, realizza o gestisce sistemi di intelligenza artificiale senza adottare le necessarie misure di sicurezza, qualora da tali condotte derivi un concreto pericolo per la sicurezza delle persone o dello Stato.

Ampio spazio è stato dedicato anche alle ricadute dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. La ministra del Lavoro Marina Calderone ha illustrato le disposizioni che vietano l'impiego esclusivo di sistemi automatizzati per decisioni che incidono direttamente sul rapporto di lavoro, come assunzioni, licenziamenti, modifiche contrattuali o sanzioni disciplinari. Il decreto attribuisce inoltre un ruolo centrale alla formazione e all'aggiornamento professionale dei lavoratori, prevedendo interventi finalizzati ad accompagnare la transizione digitale e a valutare l'impatto dell'IA sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Nell'ambito dell'istruzione, il ministro Giuseppe Valditara ha annunciato l'inserimento esplicito dell'intelligenza artificiale nei percorsi formativi dei licei, con una revisione di alcune discipline e un rafforzamento delle competenze digitali. Il Ministero dell'Istruzione ha previsto uno stanziamento complessivo di 300 milioni di euro destinato alla formazione dei docenti e alla diffusione delle tecnologie basate sull'IA nelle attività didattiche.

Per quanto riguarda università e ricerca, la ministra Anna Maria Bernini ha sottolineato il ruolo strategico attribuito agli atenei e agli enti di ricerca nello sviluppo dell'ecosistema nazionale dell'intelligenza artificiale. Le nuove disposizioni puntano al rafforzamento delle competenze specialistiche, alla valorizzazione della ricerca scientifica, al trasferimento tecnologico e alla sperimentazione di applicazioni innovative, con l'obiettivo di sostenere una crescita responsabile del settore.

Nel corso della conferenza stampa è emersa con chiarezza la linea di fondo che ispira l'intervento normativo del Governo. L'intelligenza artificiale viene definita come uno strumento al servizio dell'uomo e non come un soggetto autonomo di diritto. Tale impostazione, più volte richiamata dai membri dell'esecutivo, si traduce nella volontà di coniugare innovazione tecnologica, tutela dei diritti fondamentali e controllo pubblico, all'interno di un modello che il Governo definisce antropocentrico.

Dal punto di vista delle risorse economiche, è stato ricordato che la legge n. 132 del 2025 ha previsto uno stanziamento di un miliardo di euro per sostenere lo sviluppo delle politiche nazionali sull'intelligenza artificiale. Tra le novità già introdotte dalla normativa figura inoltre il reato relativo alla diffusione illecita di deepfake, misura che l'esecutivo considera uno degli strumenti principali per contrastare gli abusi derivanti dall'impiego delle nuove tecnologie.

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La guerra in Ucraina sta durando di più della Prima guerra mondiale


Il conflitto ha raggiunto i 1.569 giorni, superando la durata della Grande guerra. Trincee, fronti congelati e nuove tecnologie: le analogie e le differenze tra le due guerre

La guerra in Ucraina è diventata più lunga della Prima guerra mondiale. Giovedì il conflitto ha raggiunto i 1.569 giorni, più di quattro anni e tre mesi, superando la durata della Grande guerra. Quando il presidente russo Vladimir Putin ordinò l'invasione nel febbraio 2022, era convinto che il paese sarebbe caduto in pochi giorni. L'Ucraina respinse invece l'assalto iniziale e il conflitto si trasformò in una guerra di logoramento che dura ancora oggi.

I negoziati di pace sono fermi e la guerra non mostra segni di una fine vicina. Secondo i sondaggi, circa metà degli ucraini ritiene che non finirà prima del prossimo anno, un esito che la avvicinerebbe a un'altra soglia: la durata della Seconda guerra mondiale, che durò sei anni. Molti ucraini sostengono inoltre che la guerra sia in realtà cominciata nel 2014, quando le truppe russe occuparono la Crimea.

Il paragone tra i due conflitti, ricorrente fin dai primi mesi dell'invasione per gli assalti di fanteria e le perdite elevate, è al centro di un'analisi del New York Times. Gli storici avvertono che il confronto ha dei limiti: le due guerre mondiali coinvolsero molti eserciti su più teatri e questo rende difficile comparare perdite e potenza di fuoco. L'Ucraina, inoltre, non esisteva come stato durante la Prima guerra mondiale. Per lo storico ucraino Yaroslav Hrytsak, la guerra in Ucraina è però destinata, come la Grande guerra, a essere uno dei conflitti più rilevanti della storia europea moderna: entrambe hanno trasformato la geopolitica del continente, ridisegnando le alleanze militari e spingendo un riarmo che in Europa non si vedeva da decenni.

Le somiglianze partono dalla fase iniziale. Nel 1914 i tedeschi lanciarono un'offensiva rapida verso Parigi sperando in una vittoria veloce. Le forze russe avevano lo stesso obiettivo quando puntarono su Kiev nel 2022. In entrambi i casi gli attaccanti arrivarono vicini al bersaglio, ma furono respinti. Entrambe le guerre si sono poi assestate su un fronte in gran parte congelato. Quando, alla fine del 2022, i soldati in Ucraina cominciarono a ripararsi in trincee e bunker, gli storici parlarono di un ritorno alla guerra di trincea della Prima guerra mondiale: truppe separate da poche centinaia di metri, assalti preceduti da sbarramenti di artiglieria, fanteria all'attacco delle postazioni nemiche. "In generale, quando il fronte si congela, si torna alla Prima guerra mondiale", ha detto al New York Times Michel Goya, ex colonnello francese e storico militare, secondo cui in entrambi i casi è stata l'intensità del fuoco di artiglieria a costringere gli eserciti a scavare.

I droni hanno poi cambiato questo equilibrio. Le reti di trincee aperte sono diventate insicure, perché i droni sorvegliano il campo di battaglia giorno e notte e colpiscono con una precisione superiore a quella dei colpi di artiglieria. I soldati ucraini raccontano che la sopravvivenza dipende ormai dallo scavare rifugi più piccoli e più profondi: bunker per pochi uomini, difficili da individuare dal cielo e abbastanza profondi da resistere agli attacchi. Al posto delle linee di trincee contrapposte separate da una stretta terra di nessuno c'è oggi un'area contesa ampia chilometri e disseminata di rifugi, una "kill zone" dove ogni movimento viene subito preso di mira dai droni. I grandi assalti di massa di un secolo fa sono diventati quasi impossibili e sono stati sostituiti da attacchi condotti da uno o due soldati alla volta. Anche i carri armati, introdotti nel 1916 e ancora temuti nei primi anni di guerra, vengono ormai usati di rado, perché le loro dimensioni li rendono bersagli facili.

La scala della distruzione resta invece simile. Le immagini dei droni da ricognizione mostrano scene che ricordano i campi di battaglia della Prima guerra mondiale: alberi spezzati, case in rovina, campi crivellati dai crateri delle granate. Le perdite sono difficili da confrontare, vista la differenza di scala: un secolo fa milioni di soldati combattevano su più fronti, oggi le forze in campo si contano in centinaia di migliaia. Nella Prima guerra mondiale morirono tra i 9 e gli 11 milioni di soldati, contro circa mezzo milione finora in Ucraina. Diversi analisti militari, tra cui l'ammiraglio francese Pierre Vandier, uno dei massimi comandanti della NATO, sostengono però che i droni abbiano reso il campo di battaglia ucraino letale a livelli paragonabili a quelli della Grande guerra.

I combattimenti sono così logoranti che le avanzate russe sono state a tratti più lente di quelle delle battaglie più bloccate della Prima guerra mondiale. L'offensiva russa su Pokrovsk, città dell'Ucraina orientale conquistata di recente, è avanzata in media di circa 70 metri al giorno, meno che nella battaglia della Somme, secondo un'analisi del Center for Strategic and International Studies, un centro studi di Washington.

La domanda è ora se una delle due parti riuscirà a rompere lo stallo. Nella Prima guerra mondiale gli Alleati prevalsero combinando la pressione economica sulla Germania, attraverso un rigido blocco navale, con la pressione militare di offensive continue. La strategia ucraina ricorda in parte quell'approccio: gli attacchi con i droni agli impianti petroliferi russi puntano a ridurre la capacità di Mosca di finanziare la guerra, mentre sul fronte Kiev, che non ha gli uomini per replicare le offensive di un secolo fa, ha riempito il campo di battaglia di piccoli droni d'attacco nella speranza di infliggere all'esercito russo perdite insostenibili. "Questa è la Prima guerra mondiale, ma con i droni", ha detto lo storico Hrytsak.

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La filosofia del Disclosure Day: da Spielberg a Jean-Luc Nancy


“Disclosure” è anche “Déclosion”, come intesa da Jean-Luc Nancy nella sua “decostruzione del cristianesimo”: un tema fondamentale che Steven Spielberg tocca nel suo nuovo film.

“Disclosure”, ovviamente, nel senso di rivelazione di notizie tenute a lungo nascoste sull’esistenza di forme di vita extraterrestre intelligenti. Speranza che agita le fantasie (e le teorie del complotto) di milioni di ufologi, appassionati, sognatori, gente convinta che dietro agli svolazzi luminosi che si vedono in cielo ci sia qualcosa - e qualcuno - di più (e Steven Spielberg è uno di loro). Ma “Disclosure” è anche “Déclosion”, come intesa da Jean-Luc Nancy nella sua “decostruzione del cristianesimo”, che è un altro tema fondamentale che Spielberg tocca nel suo nuovo film, mettendo in discussione la tenuta delle religioni abramitiche. La dischiusura per Nancy vuol dire aprire un recinto, eliminare una chiusura, che è la “chiusura della metafisica”, confutare il compimento di questa totalità che si pensa conclusa nella sua autoreferenza. È in questione, scrive letteralmente Nancy, «l’altro che eccede ogni determinazione in un altro qualunque, con una grande o con una piccola a». Non soltanto «l’alter - l’altro di due - ma l’alienus, l’allos, l’altro da tutti e l’insensato»

Questa venuta dell’alienus, in entrambi i casi (in Spielberg come in Jean-Luc Nancy), avviene tramite due linguaggi solo apparentemente differenti: la matematica e il suono. La capacità di “comprendere” i numeri e gli idiomi diventa essenziale per poter comunicare. Matematica, nel senso dell’alogon della diagonale del quadrato, «figura emblematica della nascita del vero sapere», dimensione «estrema, eccessiva e necessaria del logos». E poi, appunto, il suono, come già utilizzato in À l’écoute per caratterizzare la venuta dell’altro. Perché «la presenza sonora arriva», scrive Nancy, e ogni essere si rivela solo nella misura in cui risuona. Di un suono che fa coincidere il suo invio e la sua ricezione, in una risonanza che inevitabilmente finisce per svanire. Prima dello svanire, però, c’è la chiamata. Il messaggio da consegnare. Ma il dio del cinema secondo Spielberg - e qui si torna a Heidegger, a quello che scriveva a proposito dell’ultimo dio - trova il suo dispiegamento essenziale, primordiale, antecedente al sonoro, «nel cenno (im Wink), tanto nell’irruzione e nell’assenza della venuta (dem Anfall und Ausbleib der Ankunft), quanto nella fuga degli dei passati e nella loro segreta metamorfosi». Nell’occhio che si chiude e si riapre. È quindi un dio “che winkt”, che fa cioè un segno senza significato, un cenno di invito o di saluto, che strizza l’occhio. Quella strizzata d’occhio che, sottolinea Nancy, «resta e resterà sempre da tradurre, che non avrà mai un proprio senso compiuto, determinato o saturato».

La percezione simultanea di immagine e suono, visione e udito, audio e video avviene in mancanza di un reale centrale, è un movimento che non produce alcuna appropriazione della realtà, ma un ritrarsi da essa, emancipandosi: «il vedere non sa niente dei miei occhi, così come il senso delle parole trascende decisamente l’acustica» (Gérard Granel). Arriviamo quindi al cinema, in cui il corpo «non è né un mezzo né un ostacolo: esso è piuttosto totalmente fuori campo, anche quando entra nell’immagine». In questa riflessione c’è già tutto Spielberg, già tutto quello che il regista ci dice con questo suo Disclosure Day, che non a caso si apre con una soggettiva nel bel mezzo di un match di wrestling. Lo sguardo viene fin da subito malmenato, preso a pugni. Viene chiarito allo spettatore che ciò che gli verrà richiesto è uno sforzo atletico dell’occhio prolungato e faticoso. Ma soprattutto, con questa prima “trasmigrazione”, capiamo che non siamo più davvero in controllo di nulla, che il cinema ci proietta «nel luogo stesso dell’apparire delle cose, senza essere al centro di esse, né di fronte a esse come un soggetto». In un luogo non localizzato ma localizzante. Nessuno dei protagonisti di Disclosure Day è infatti davvero nella posizione di comandare le proprie azioni: sono tutti “posseduti”, veicoli per una volontà altrui che viene loro imposta (una metafora tanto puntuale quanto spietata del mestiere dell’attore). E così lo spettatore, che cambia continuamente punto di vista su ciò che sta osservando a seconda di ciò che l’autore vuole fargli vedere. L’unico davvero “in charge” è appunto il regista, che si muove sinuosamente su questo campo da gioco, plana dall’alto sulle cose, volteggia attorno ai suoi protagonisti, guidandoli verso una via di fuga nelle situazioni più difficili, facendoli comparire e scomparire dal campo del visibile.

Il “dispositivo” che i personaggi impugnano, quell’ettagono in acciaio damasco che permette loro di viaggiare nel tempo e nello spazio, di alterare e condizionare la visione degli altri sulla realtà, è il cinema stesso. Il dispositivo cinematografico che ci inganna, permettendo allo spettatore di proiettare se stesso - e le persone che ama - sul volto di perfetti sconosciuti, di muoversi libero da ogni soggettività come da ogni proprietà. Spielberg utilizza un “teatro di posa”, un grande stabilimento in cui poter costruire un vero e proprio set cinematografico, come ambientazione per la scena cruciale del suo film, in cui il team di scienziati/informatici guidato da Colman Domingo diventa la rappresentazione di una troupe che compone la scena e si appresta a filmarla, con gli spettatori inermi - seduti sulle loro sedie - che attendono di vivere quest’ulteriore esperienza di metempsicosi da vivi. È in quel momento di fuga totale dall’esperienza terrena, trasfigurata attraverso l’animazione digitale, che Spielberg ci conduce nella casa di Hänsel e Gretel. Da buon “fabelman” qual è, ci invita a entrare nel suo immaginario, offrendoci prima un punto di accesso rassicurante e poi - una volta varcata la soglia - rivelandoci quello che davvero c’è sempre stato dietro a queste fiabe: l’infanzia negata, il trauma della violenza, la perdita dell’innocenza. Tutto condensato in un’unica sequenza che è un supercut della sua filmografia.

Ma non è ancora quella la fine del film. Perché “consumatosi” il cinema, sbriciolatosi sotto la presa ferrea di chi lo impugna come uno scettro, non rimane altro da fare che affrontare il reale in tutta la sua desolazione e in tutta la sua confusione. Il mondo da tempo sul crinale di una terza guerra mondiale, l’estinzione della razza umana non più come ipotesi. E torniamo a Nancy: non ha più senso a questo punto guarire i mali del mondo attuale con un ritorno alla religione, poiché «si tratta di comprendere come siamo già usciti dal religioso». Bisogna domandarsi quindi nuovamente che cosa, senza negare la religione ma senza neanche tornare a essa, «potrebbe condurci verso un avvenire che non sarebbe più né cristiano, né anti-cristiano, né monoteista né ateista o politeista, ma capace di andare proprio al di la di tutte queste categorie (dopo averle rese tutte possibili)». Il cinema, in questo senso, ci spiega Spielberg, può avere la forza di “cambiare la programmazione”, sconvolgere il palinsesto, fermare l’escalation di notizie belliche sempre più preoccupanti per affermare una propria verità che rimette in discussione tutte le altre. Che siamo piccoli e insignificanti. Non siamo padroni del nostro sguardo, del nostro corpo, figuriamoci del mondo intero che cerchiamo inutilmente di dominare. Il cinema ci rimette nella giusta prospettiva, facendoci uscire fuori da noi stessi e proiettandoci in un altrove molto più esteso, in una dimensione in cui la guerra tra esseri umani non ha più motivo di esistere. Per compiere questo salto, però, non basta chiudere gli occhi e far finta che nulla sia successo, ma riconoscere la sofferenza che causiamo e abbiamo causato. Guardare negli occhi l’altro - ma in questo caso l’altro siamo sempre noi - a cui abbiamo fatto del male. Il regista winkt. La strizzata d’occhio chiude lo sguardo fenomenologico. «L’occhio non vede più ma segnala». E sta a noi cogliere quel segnale.
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Orrore nel Milanese, anziano ucciso e dato alle fiamme: arrestato il figlio


Tragedia a Cinisello Balsamo. Il 47enne, bloccato dai carabinieri nell'appartamento, avrebbe usato liquido infiammabile

Un uomo di 47 anni è stato arrestato con l'accusa di aver ucciso il padre di 73 anni all'interno dell'abitazione familiare a Cinisello Balsamo, nell'hinterland milanese. Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, l'uomo avrebbe cosparso l'anziano genitore di liquido infiammabile per poi appiccare le fiamme, provocandone il decesso.

La notizia è stata diffusa da Adnkronos, che riferisce come l'intervento dei carabinieri sia avvenuto nelle prime ore del mattino in seguito alla segnalazione di un incendio in corso in un appartamento situato in via Casati. Sul posto sono intervenuti i militari dell'Arma, supportati dal personale della Sezione Radiomobile di Sesto San Giovanni, che hanno tentato di contenere il rogo utilizzando gli estintori in dotazione prima dell'arrivo dei vigili del fuoco.

Una volta entrati nell'abitazione, i soccorritori si sono trovati di fronte a una scena drammatica. All'interno dell'appartamento è stato rinvenuto il corpo dell'uomo di 73 anni, deceduto a seguito delle gravissime conseguenze dell'incendio. Le prime attività investigative avrebbero consentito di concentrare immediatamente l'attenzione sul figlio della vittima, presente sul luogo dei fatti al momento dell'intervento delle forze dell'ordine.

Secondo quanto emerso nelle prime fasi dell'indagine, il quarantasettenne avrebbe dapprima colpito il padre con un oggetto contundente. Successivamente avrebbe versato sulla vittima del liquido infiammabile, appiccando quindi il fuoco. Saranno gli accertamenti tecnici e medico-legali a chiarire con precisione la successione degli eventi e le cause esatte del decesso.

L'uomo è stato individuato all'interno dell'abitazione, bloccato dai carabinieri e posto in arresto. Gli investigatori stanno inoltre approfondendo il contesto familiare e personale in cui sarebbe maturato l'episodio. Secondo le prime informazioni disponibili, il quarantasettenne sarebbe verosimilmente affetto da disturbi della personalità, circostanza che dovrà essere verificata e valutata nell'ambito delle indagini e degli eventuali accertamenti sanitari disposti dall'autorità giudiziaria.

Sul luogo della tragedia sono intervenuti il medico legale, gli specialisti della Sezione Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri di Milano e il pubblico ministero della Procura di Monza, che coordina le indagini. Gli inquirenti stanno procedendo con i rilievi tecnici e con la raccolta di ogni elemento utile a ricostruire in maniera dettagliata la dinamica dei fatti.

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Amazfit presenta Balance Ultra e Balance 3: i nuovi smartwatch per l’allenamento ibrido


I dispositivi integrano strumenti avanzati per il monitoraggio di attività fisica, recupero e benessere, offrendo un’esperienza sempre più completa per sportivi e appassionati di fitness
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Amazfit ha lanciato la sua ultima serie di orologi sportivi premium: Balance Ultra e Balance 3 nelle versioni in titanio e acciaio inossidabile. La serie è pensata per chi pratica regolarmente sport ibridi, tra cui l'HYROX, che richiede preparazione sia dal punto di vista della resistenza che della forza.

Allenamento ibrido con tecnologia Amazfit


Gli ultimi orologi sportivi Amazfit offrono un avanzato sistema di allenamento ibrido. Grazie a questo sistema, gli atleti hanno accesso, tra le altre cose, a una libreria con numerosi allenamenti ibridi già pronti che li preparano, ad esempio, alle gare HYROX. I programmi possono essere visualizzati e modificati nell'app Zepp e inviati direttamente ai modelli Balance Ultra e Balance 3, insieme a un cronometro che conta alla rovescia il tempo per ogni esercizio.
Un'anteprima degli allenamenti in corso, insieme al tempo trascorso, è disponibile sia sullo schermo dell'orologio sia nell'app Zepp .Un'anteprima degli allenamenti in corso, insieme al tempo trascorso, è disponibile sia sullo schermo dell'orologio sia nell'app Zepp
Training Balance offre un ulteriore supporto. Questa soluzione permette di sapere in che misura il nostro ultimo allenamento si è concentrato sullo sviluppo della forza o sul miglioramento della resistenza. Una panoramica delle proporzioni tra i due tipi di esercizio su un arco temporale settimanale e più lungo consente di comprendere meglio la direzione in cui si sta orientando l'allenamento.
Con la funzione Training Balance, gli sportwatch forniscono anche consigli su come concentrarsi maggiormente sulla forza, sulla resistenza o sul recupero Con la funzione Training Balance, gli sportwatch forniscono anche consigli su come concentrarsi maggiormente sulla forza, sulla resistenza o sul recupero

Monitoraggio completo del recupero


Balance Ultra e Balance 3 offrono inoltre un sistema avanzato per il monitoraggio dei processi di recupero. Il cuore del sistema è la tecnologia Hybrid Charge. Questa soluzione utilizza per l'analisi i dati relativi al carico di allenamento, ai livelli di energia Bio Charge (consumata da tutte le attività e ricostituita principalmente durante il sonno) e al Life Load, che tiene conto della valutazione soggettiva dell'atleta, come l'umore al risveglio, il benessere mentale, l'intensità del lavoro o il tipo di pasti consumati. I dati fisiologici quali la qualità e la durata del sonno, la frequenza cardiaca a riposo, il recupero della frequenza cardiaca, la variabilità della frequenza cardiaca, il consumo massimo di ossigeno o la soglia del lattato, combinati con le informazioni soggettive relative al proprio benessere, forniscono un quadro più completo, consentendo una valutazione più accurata dei livelli di affaticamento e di recupero.

Sony Xperia 1 VIII ufficiale: nuova IA per foto e video migliori
Sony Xperia 1 VIII debutta con una nuova generazione di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale pensate per migliorare automaticamente foto e video
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Strategie HYROX e pacer virtuale


I nuovi modelli Amazfit ampliano ulteriormente le tre modalità HYROX (Allenamento, PFT, Gara) con la possibilità di creare strategie personalizzate per specifiche competizioni HYROX. Nell'app Zepp, gli atleti possono scegliere di gareggiare, ad esempio, a Berlino, Barcellona, Londra o Varsavia. Sulla base dei dati precaricati relativi alla mappa del percorso, che tengono conto della lunghezza effettiva della pista e delle dimensioni delle ROX Zone, nonché del tipo di gara e del tempo di arrivo previsto, gli sportwatch calcolano i tempi specifici per ogni tratto di corsa e ogni stazione di allenamento.
Gli ultimi orologi Amazfit offrono inoltre un'analisi dettagliata e multidimensionale subito dopo il completamento di una gara HYROXGli ultimi orologi Amazfit offrono inoltre un'analisi dettagliata e multidimensionale subito dopo il completamento di una gara HYROX
Il pacer virtuale disponibile sull'orologio non solo cronometra ogni fase della corsa e degli esercizi e tiene traccia del punteggio complessivo, ma consente anche di monitorare i progressi rispetto alla strategia prevista: l'atleta può vedere in tempo reale quanti secondi sta guadagnando o perdendo rispetto al piano.

Analisi avanzata della gara


Con gli ultimi orologi Amazfit l'atleta può verificare il tempo totale trascorso correndo, il tempo impiegato per gli esercizi e il tempo trascorso nella ROX Zone. Inoltre, egli può controllare il tempo impiegato per ogni chilometro percorso e per ogni stazione singolarmente, insieme alle informazioni sulla frequenza cardiaca media e massima e al tempo di arrivo complessivo.
Gli ultimi orologi Amazfit, pur essendo dotati di numerose funzionalità che offrono un supporto avanzato agli appassionati di sport misti, rimangono leggeriGli ultimi orologi Amazfit, pur essendo dotati di numerose funzionalità che offrono un supporto avanzato agli appassionati di sport misti, rimangono leggeri

Design su misura per gli sport ibridi


Il modello Balance Ultra, con una batteria che garantisce fino a 30 giorni di autonomia, pesa 57 g, mentre il Balance 3 nelle versioni in acciaio inossidabile e titanio pesa rispettivamente 62 g e 55 g. Il peso ridotto di entrambi i modelli garantisce un elevato comfort durante l'allenamento di corsa e gli esercizi con i pesi. Il display, protetto dai graffi grazie al vetro zaffiro, mantiene la piena funzionalità anche quando le mani sono sudate o l'atleta si allena indossando i guanti (pratica sempre più diffusa durante le gare HYROX). La batteria, dotata di GPS di precisione, ha un'autonomia di due giorni, il che elimina il rischio di interrompere l'allenamento e il monitoraggio del recupero.

Polaroid Go Generation 3 ufficiale: la fotocamera istantanea per la Gen Z | TechPerTutti
Pensata per una Generazione Z che riscopre il valore dei momenti autentici, la Polaroid Go Generation 3 combina design portatile, semplicità d’uso e il fascino senza tempo della fotografia analogica
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Il display AMOLED da 1,5 pollici, con una luminosità che raggiunge i 3000 nit, garantisce una comoda visualizzazione dei parametri anche in pieno sole. Chi invece preferisce correre di sera può avvalersi della torcia integrata. Il GPS dual-band, che supporta sei sistemi satellitari, assicura una misurazione accurata della distanza e del ritmo. Le mappe offline integrate offrono un ulteriore supporto. Il nuovo processore garantisce, tra le altre cose, una generazione 2,5 volte più veloce e un aggiornamento delle mappe 12 volte più veloce. La resistenza dell'intera struttura è confermata da certificati di livello militare.
L'app Zepp è stata ulteriormente migliorata con un'interfaccia analitica più approfonditaL'app Zepp è stata ulteriormente migliorata con un'interfaccia analitica più approfondita

Ecosistema ibrido


Balance Ultra e Balance 3 funzionano con l'ultima versione di Zepp OS 6 e in combinazione con l'app gratuita Zepp. L'ampia compatibilità offerta dagli ultimi modelli di orologi può essere facilmente ampliata all'interno dell'ecosistema aperto e ibrido di Amazfit, che offre accesso a centinaia di applicazioni, tra cui Jet Lag Manager, che aiuta l'organismo ad adattarsi alle gare HYROX in diversi fusi orari. L'ecosistema consente inoltre la sincronizzazione dei dati con le principali piattaforme di fitness: Strava, adidas Running, Komoot, TrainingPeaks, Relive, Apple Health, Google Health Connect o Intervals.icu. Balance Ultra e Balance 3 possono essere abbinati agli accessori Amazfit (ad es. Helio Ring, Helio Strap) e ai dispositivi di altre marche che offrono, tra l'altro, fasce cardio, misuratori di potenza e misuratori di cadenza. L'ultima serie Balance rimane inoltre compatibile con i dispositivi Stryd.

Disponibilità e prezzo


Balance Ultra e Balance 3 supportano oltre 180 modalità sportive e offrono anche la funzione di pagamento NFC. Entrambi i modelli sono disponibili per l'acquisto su amazfit.com e tramite i partner ufficiali. Amazfit Balance Ultra è disponibile esclusivamente nella versione in titanio e vanta una batteria a lunga durata fino a 30 giorni (dati Amazfit), con un prezzo di 599 euro. Il prezzo di Amazfit Balance 3 è di 449 euro per la versione in titanio e di 349 euro per quella in acciaio inossidabile. Entrambi i modelli sono dotati di una batteria che garantisce fino a tre settimane di autonomia con una singola ricarica.


Sony Xperia 1 VIII ufficiale: arriva la nuova IA che migliora automaticamente foto e video


Sony ha recentemente annunciato il lancio del suo ultimo smartphone di punta, Xperia 1 VIII. Il device sfrutta la tecnologia AI per migliorare la fotografia suggerendo utili impostazioni della fotocamera come tonalità di colore, selezione della modalità di scatto ed effetti bokeh ottimizzati in base alla scena e al soggetto.

Esperienza fotografica migliorata


Il nuovo Assistente fotografico AI basato su Xperia Intelligence è progettato per rendere la fotografia un’esperienza ancora più piacevole. Basta puntare la fotocamera sul soggetto e l'assistente riconoscerà automaticamente la scena combinando vari fattori, come il soggetto stesso e le condizioni meteorologiche, per suggerire diverse opzioni per l'immagine, tra cui tonalità di colore, effetti ottici ed effetti bokeh.

La fotocamera con teleobiettivo è dotata di un sensore di immagine da 1/1,56 pollici, circa quattro volte più grande rispetto a quello del modello precedente, in grado di garantire immagini nitide e dettagliate anche in condizioni di scarsa illuminazione. Inoltre, l'elaborazione RAW multi-frame è applicata a tutti gli obiettivi, ampliando contemporaneamente la gamma dinamica (HDR) ed eseguendo la riduzione del rumore in condizioni di scarsa illuminazione. Questo metodo limita efficacemente la perdita di dettaglio nelle alte luci e nelle ombre, migliorando la precisione della riproduzione dei colori nelle scene ad alto contrasto.

Riprogettato e realizzato per ispirare


Il nuovo design ORE si ispira ai materiali naturali, con i colori delle quattro nuove opzioni che traggono ispirazione dalle pietre preziose grezze: Graphite Black, Iolite Silver, Garnet Red e Native Gold. Incorporando un design della fotocamera che sfrutta il nuovo teleobiettivo, insieme a una lavorazione di nuova concezione applicata ai materiali utilizzati sui lati, sul retro e su tutto il corpo, è stato ottenuto un design uniforme e coerente. Le sottili texture della superficie offrono una sensazione confortevole al tatto e una presa migliorata. Xperia 1 VIII mantiene il tradizionale pulsante dedicato per lo scatto, che offre un'esperienza fotografica simile a quella di una vera fotocamera, inoltre il jack audio da 3,5 mm continua a supportare l'audio di alta qualità tramite cuffie cablate, offrendo una spettacolare qualità del suono ereditata dal DNA del WALKMAN.

Gli altoparlanti stereo Full-Stage


Xperia 1 VIII è dotato di unità altoparlanti di nuova concezione, identiche a sinistra e a destra, per offrire ulteriori miglioramenti nelle prestazioni stereo. Questi altoparlanti producono bassi più profondi e frequenze alte più estese, creando al contempo un palcoscenico sonoro più ampio e profondo. Le voci e gli strumenti vengono riprodotti con maggiore chiarezza e pienezza sonora, come se le esibizioni musicali e le scene dei film si svolgessero proprio davanti a te, per un'esperienza audio coinvolgente e immersiva.

DJI Osmo Pocket 4P: la nuova camera compatta per creator e videomaker
DJI Osmo Pocket 4P debutta come nuova soluzione compatta per creator e videomaker, puntando su qualità video premium, stabilizzazione avanzata e design tascabile
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prestazioni elevate unite ad una grande autonomia


Alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Elite Gen 5 di Qualcomm, Xperia 1 VIII ha una maggiore velocità di elaborazione e prestazioni aumentate del 20%. Dal rapido avvio delle app al multitasking senza interruzioni, fino a un gameplay accattivante e alla creazione di contenuti immediata, questa potente piattaforma offre velocità, prestazioni ed efficienza di nuova generazione. Secondo i dati Sony, la lunga durata della batteria copre fino a due giorni e 4 anni di utilizzo. In questo contesto, oltre alle attività quotidiane come la navigazione sui social media e sui siti web, l'ottimizzazione dell'elaborazione è stata recentemente applicata anche all'utilizzo di app di mappe ad alto consumo energetico, ottenendo ulteriori riduzioni nel consumo di batteria complessivo.

Una custodia progettata


Xperia 1 VIII può essere protetto con la custodia opzionale, realizzata in materiale traslucido studiato per esaltare il design del dispositivo ispirato all'arte ORE. È inoltre dotata di un pratico supporto integrato, che consente il posizionamento sia verticale che orizzontale, garantendo una visione confortevole dei video. Inoltre, il materiale è resistente all'ingiallimento, per mantenere un aspetto ottimale nel tempo.


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Infantino elogia Trump dicendo che il Mondiale senza di lui "sarebbe stato impossibile"


Il presidente della FIFA minimizza i visti negati ad arbitri e giocatori: "Rilassatevi". L'ONU chiede agli Stati Uniti di rivedere in profondità l'applicazione della politica migratoria

Il presidente della FIFA Gianni Infantino ha elogiato Donald Trump alla vigilia del Mondiale di calcio 2026, che inizia oggi, giovedì 11 giugno, con Messico-Sudafrica allo stadio Azteca di Città del Messico. "Senza il suo impegno e il suo coinvolgimento sarebbe stato impossibile organizzare un Mondiale negli Stati Uniti", ha detto Infantino in conferenza stampa mercoledì. "Ha capito subito la portata del Mondiale e il suo impatto e ha dato istruzioni all'amministrazione di aiutarci". Il torneo è ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico, ma la maggior parte delle partite si gioca su suolo americano.

Il caso più clamoroso degli ultimi giorni riguarda l'arbitro somalo Omar Artan, respinto sabato all'aeroporto di Miami dopo un interrogatorio di 11 ore e poi escluso dal torneo dalla FIFA. Il dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, ha sostenuto che l'arbitro è "legato a persone sospettate di appartenere a organizzazioni terroristiche". La Somalia, i cui cittadini sono colpiti da un divieto di viaggio verso gli Stati Uniti deciso dall'amministrazione Trump, ha difeso "l'integrità" del suo arbitro e ha assicurato che il suo visto era regolare. Artan, considerato il miglior arbitro africano, ha dichiarato al New York Times che "il più grande sogno" della sua vita è andato in frantumi.

Infantino ha definito la vicenda "un peccato". "Non controlliamo tutto", ha detto. "Ci proviamo, discuteremo, parleremo, vedremo. Forse a volte è bene anche stare tranquilli, rilassarsi". Poi ha precisato: "Quando dico di stare tranquilli non intendo non fare nulla. Lavoriamo dietro le quinte. Non siamo i re del mondo che possono comandare su governi e forze di polizia: siamo un'organizzazione sportiva".

L'attaccante iracheno Aymen Hussein è stato trattenuto per quasi sette ore all'aeroporto di Chicago, mentre il fotografo ufficiale della nazionale irachena, Talal Salah, è stato respinto nonostante un visto valido. L'attaccante svizzero Breel Embolo, privato la settimana scorsa dell'autorizzazione a entrare negli Stati Uniti per una condanna giudiziaria, ha poi ottenuto il visto e raggiungerà i compagni venerdì.

L'Iran ha ricevuto i visti per i giocatori e per lo staff tecnico, che disputeranno le prime tre partite negli Stati Uniti, ma la squadra dovrà avere la sua base in Messico ed entrare e uscire dal territorio americano entro 24 ore per ogni gara. Diversi accompagnatori si sono visti negare il visto, tra cui il presidente della federazione iraniana Mehdi Taj. La federazione ha inoltre accusato gli Stati Uniti di averle tolto la quota di biglietti riservata ai suoi tifosi. Infantino ha presentato la vicenda come un successo: "Quando dicevano che sarebbe stato impossibile per l'Iran venire al Mondiale, ho promesso che sarebbero venuti, anche se avessi dovuto guidare io l'autobus da Teheran", ha detto secondo The Athletic.

Mercoledì l'alto commissario dell'ONU per i diritti umani, Volker Türk, ha chiesto a Washington di rivedere "in profondità" l'applicazione della sua politica migratoria. "Spero davvero che ci sia una riflessione profonda su come l'applicazione delle politiche migratorie tocca i diritti umani e la dignità umana", ha detto in una conferenza stampa a Ginevra. La FIFA ha spiegato in un comunicato, Le Monde, che "non interviene nelle procedure di immigrazione del paese ospitante, compreso il rilascio dei visti".

In passato la FIFA si è comportata diversamente, ha ricordato la BBC: nel 1966 il governo britannico valutò di negare l'ingresso alla Corea del Nord, ma fece marcia indietro dopo che la federazione calcistica inglese lo avvertì che il paese rischiava di perdere il Mondiale, mentre nel 2023 l'Indonesia perse l'organizzazione del Mondiale Under 20 per essersi rifiutata di far entrare Israele.

Infantino ha difeso anche i prezzi dei biglietti, oggetto di indagini avviate dai procuratori generali di California, New Jersey, New York e Texas con l'accusa di essere stati gonfiati artificialmente. Il presidente della FIFA ha liquidato le inchieste come basate su "tre, non 3.000" reclami e ha difeso il sistema dei prezzi dinamici, che variano in base alla domanda, sostenendo che la richiesta di biglietti è stata "senza precedenti, di un fattore dieci o più".

Trump, che ha detto di voler assistere ad alcune partite, non sarà presente venerdì a Los Angeles alla prima gara giocata su suolo americano, tra Stati Uniti e Paraguay: accanto a Infantino in tribuna d'onore ci sarà il segretario di Stato Marco Rubio. Infantino, che conosce il presidente americano dal suo primo mandato e ha partecipato alla sua cerimonia di insediamento nel gennaio 2025, gli ha consegnato a dicembre un "premio per la pace" creato per l'occasione dalla FIFA. "Non rimpiango nulla", ha risposto a chi gli chiedeva della scelta degli Stati Uniti come principale paese ospitante. "Ho un ottimo rapporto con il presidente Trump e ne sono molto felice".

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L'ultimo grande affresco di Emmanuel Carrère: la Storia rinasce dalle ceneri di una famiglia


Dal funerale della madre Hélène a un'Europa in frantumi, il nuovo capolavoro dello scrittore francese è un'epopea intima da Nobel
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Quando siamo bambini amiamo i nostri genitori, crescendo li giudichiamo, e poi, con un po’ di fortuna, li perdoniamo. Questa citazione da Oscar Wilde potrebbe essere la cifra riassuntiva dell’ultimo romanzo dello scrittore francese Emmanuel Carrère, ma condensare le oltre quattrocento pagine del suo libro in una proposizione è riduttivo oltre che impervio. Perché la vicenda dei suoi genitori e della famiglia Carrère-d’Encausse affonda nel cuore dell’Europa attraversando più di due secoli passando anche per l’Italia, decenni di peripezie, rovesci economici, nobili decaduti, ricchezze dilapidate mentre la cartina dell’Europa cambia, i regimi e le ideologie esplodono, le guerre cessano.

Ma proprio quando sembra che stia per scoppiare la pace definitiva e il benessere in tutto il mondo arrivano Putin, Trump e il turbocapitalismo dei brand che inghiotte le vicende dei protagonisti. Quando la Storia sembrerebbe finita, ricomincia. La parola giusta per definirli è apolidi, anche quando acquisiscono una cittadinanza lasciando quella di nascita o decidendo di stabilirsi in un paese (nel caso della madre Hélène quella francese ma era nata in Georgia) restano prigionieri della loro inquietudine.

La narrazione si apre con il racconto del funerale della madre, segretaria a vita dell’Accademia di Francia, scomparsa a più di novant’anni nel 2023. È l’attivatore che Carrère incosciamente aspettava per tentare di fare pace con sé stesso e mettere ordine nella sua vita, tirando i fili, scavando nei cassetti di famiglia collocando ogni oggetto nella sua casella della memoria. L’autore è spietato con i crimini del Comunismo sovietico e con ogni forma di dittatura, ironico quando racconta il presidente Macron che non suda anche quando ci sono quaranta gradi. E poi ci sono oligarchi, spie, russi che piangono perché non potranno più acquistare un telefono marca Apple e scopini del cesso in oro massiccio.

Dopo aver vagato anche nei cimiteri di mezza Europa decifrando lapidi sbiadite alla ricerca delle proprie origini la memoria del padre comincia a deteriorarsi, non prima di aver donato al figlio una scatola di legno. Anche se smettesse di scrivere dopo questa opera, solo per averla portata a compimento, Carrère merita il prossimo nobel per la letteratura senza se e senza ma.

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Non potrai usare la nuova AI su iPhone per questa legge UE


Siri AI non arriverà in UE perché Apple ha paura delle regolamentazioni. Secondo me ha torto

Apple ha presentato le novità che arriveranno su iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 in autunno, le prossime versioni dei suoi sistemi operativi.
Una delle parti predominanti della presentazione è stata la nuova versione di Siri, Siri AI, un cambiamento drastico di Siri che acquisisce molte nuove funzionalità. In Italia e in UE però, non potremo usarla, e per Apple la colpa è della regolamentazione UE. Parliamone.

Ciao! Sono Martino e parlo del rapporto tra intelligenza artificiale e società, e di altre cose. Mi trovi anche sui social come @oradecima (Instagram, Bluesky, YouTube).

Vedremo:

  • cosa è Siri AI
  • perché Apple non si fida a portarla in UE
  • cosa vuole l'UE e perché
  • altre occasioni in cui Apple ha fatto questo giochino
  • infine vedremo degli esempi degli ultimi anni in cui l'UE ha ottenuto ciò che voleva

La tesi a cui arriveremo è che secondo me l’UE fa delle richieste dai principi legittimi e che i comunicati di Apple cercano invece di dipingerle come dannose, perché gli conviene.


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Putin approva nuove misure patrimoniali per i russi che vivono all'estero


Mosca firmerà la confisca di conti e immobili per i russi emigrati che diffamano l'esercito o invocano sanzioni contro il Cremlino

Il presidente russo Vladimir Putin avrebbe firmato una legge che introduce la possibilità di sequestrare beni e conti bancari appartenenti a cittadini russi che hanno lasciato il Paese e che siano stati riconosciuti responsabili di determinati illeciti amministrativi considerati contrari agli interessi della Federazione Russa.

La notizia è stata riportata da Colonel Cassad, piattaforma di informazione e analisi politica russa che segue regolarmente gli sviluppi della politica interna e della sicurezza nazionale del Paese.

Secondo quanto riferito, la normativa consentirebbe alle autorità di procedere al congelamento o al sequestro di proprietà, depositi bancari e altri beni situati sul territorio russo appartenenti a cittadini residenti all'estero che siano stati sanzionati per specifiche violazioni amministrative.

Tra le condotte interessate dalla nuova legislazione figurerebbero la cosiddetta "diffamazione dell'esercito russo", l'invito all'adozione di sanzioni contro la Federazione Russa e la promozione o l'esposizione di simboli nazisti. Le disposizioni si inseriscono nel più ampio quadro normativo introdotto da Mosca negli ultimi anni per contrastare attività ritenute lesive della sicurezza nazionale, dell'ordine pubblico e degli interessi dello Stato.

La misura riguarderebbe in particolare i cittadini russi che, pur avendo lasciato il Paese, continuano a possedere beni, proprietà immobiliari, partecipazioni finanziarie o conti bancari in Russia. In tali casi, le autorità competenti potrebbero adottare provvedimenti cautelari o esecutivi sui patrimoni riconducibili ai soggetti interessati.

Secondo le informazioni diffuse da Colonel Cassad, la legge entrerà in vigore nel mese di settembre, dopo il completamento delle procedure previste dall'ordinamento russo per l'applicazione delle nuove disposizioni.

L'iniziativa rappresenta un ulteriore passo nell'inasprimento degli strumenti giuridici a disposizione dello Stato nei confronti di cittadini accusati di attività considerate contrarie agli interessi nazionali. I sostenitori della misura la descrivono come un meccanismo volto a garantire l'effettiva esecuzione delle sanzioni amministrative anche nei confronti di persone residenti all'estero. I critici, invece, ritengono che il provvedimento possa avere implicazioni significative per la libertà di espressione e per i diritti patrimoniali dei cittadini russi emigrati.

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Al Cardinal Massaia mancano settanta medici


Infermieri e specialisti lasciano il Sistema sanitario nazionale, ma il problema è strutturale: i neolaureati pronti a entrare nella sanità pubblica sono sempre meno. Asti è penultima in Italia per carenza di medici specialisti
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Al pronto soccorso dell’ospedale Cardinal Massaia di Asti i problemi diventano pesantissimi nei periodi festivi. Se l’ondata di caldo non sembra per il momento aver creato particolari disagi, molti ricordano ancora il caos del Natale scorso, quando dal 23 dicembre al 6 gennaio si contarono 2.694 accessi, una media di 180 pazienti al giorno nell’unico presidio della provincia attivo ventiquattr’ore su ventiquattro per urgenze ed emergenze, a copertura di un bacino d’utenza di 207 mila abitanti. A gestire quei flussi, un organico già provato da anni di emorragia silenziosa. Al Cardinal Massaia mancano 70 medici, coperti in parte ricorrendo ai cosiddetti gettonisti – professionisti ingaggiati a contratto temporaneo – impiegati principalmente in anestesia, pronto soccorso e radiologia.

Il fenomeno non è nuovo, ma ha accelerato in modo preoccupante. «Il personale che resta porta sulle spalle un carico sempre più insostenibile: turni massacranti, ferie non godute, impossibilità di garantire la piena sicurezza assistenziale», ha detto a L’Unica Enrico Mirisola, segretario provinciale di Nursing up ad Asti. Secondo il sindacalista, il divario economico tra pubblico e privato è al cuore del problema: i gettonisti che coprono i buchi dell’organico pubblico guadagnano significativamente di più rispetto a un dipendente ASL a parità di competenze.

«Non riconoscere la professione dal punto di vista retributivo rappresenta un ulteriore smacco per chi lavora ogni giorno sotto pressione», ha aggiunto Mirisola, che invita a non ridurre il problema alla sola fuga verso il privato. C’è una crisi parallela, altrettanto grave, che si consuma a monte:la continua riduzione dell’accesso ai corsi di laurea in infermieristica ha ristretto il bacino di neolaureati pronti a entrare nella sanità pubblica. Il risultato è un rapporto oggi insostenibile: ogni mille uscite dal sistema, si contano appena trecento nuovi ingressi. «È una carenza strutturale ormai destinata ad aumentare se non si prendono seri provvedimenti a livello nazionale», ha avvertito il sindacalista. «È necessario rendere attrattiva la professione, oggi più che mai».

I numeri dell’ASL di Asti tra il marzo 2025 e il marzo 2026 fotografano l’entità del problema: a fronte di 57 nuove assunzioni – 49 delle quali a tempo indeterminato – si contano 40 cessazioni per dimissioni o trasferimenti. Un saldo che, pur positivo sulla carta, non basta a invertire la tendenza né a colmare il vuoto accumulato negli anni precedenti.

Una crisi nazionale

Il quadro locale riflette una crisi sistemica che attraversa l’intero Paese. Nei soli primi nove mesi del 2024, oltre 20 mila infermieri hanno lasciato volontariamente il Servizio sanitario nazionale (SSN), con un incremento del 170 per cento rispetto all’anno precedente. Negli ultimi quattro anni la sanità pubblica italiana ha perso 43 mila infermieri e 7 mila medici. Uno studio della UIL proietta che tra il 2026 e il 2030 andranno in pensione oltre 66 mila infermieri e 35.600 medici, con un saldo annuo negativo che nessun piano di assunzioni attuale è in grado di colmare.

Le cause sono strutturali. L’aziendalizzazione del sistema sanitario ha prodotto decenni di contenimento della spesa sul personale: stipendi fermi, carichi di lavoro crescenti, rischio di burnout elevato. Uno stipendio lordo di circa 1.800 euro mensili per un infermiere ospedaliero, a fronte di responsabilità enormi e di un’escalation di aggressioni, aumentate del 37 per cento nel solo primo trimestre del 2025. Il risultato è che lavorare nel SSN è diventato, per molti, insostenibile.

In Piemonte il saldo è impietoso. Secondo i dati diffusi dal Partito democratico, dal 2021 al 2023 si sono registrate 1.156 cessazioni; le 96 assunzioni del 2024 non bastano a colmare il vuoto. Oltre il 58 per cento dei medici che lascia il sistema pubblico regionale lo fa per dimissioni volontarie, non per pensionamento. Il sindacato Nursind ha stimato che in Piemonte manchino all’appello circa 6 mila infermieri, e che nel 2024 sia stato raggiunto solo il 30 per cento dell’obiettivo di nuove assunzioni fissato dalla Regione.

Asti paga un prezzo particolarmente salato. Nella classifica annuale de Il sole 24 ore sulla qualità della vita del 2026, la provincia astigiana si colloca alla penultima posizione in Italia per dotazione di medici specialisti: 106esima su 107 province esaminate, con 20,2 specialisti ogni diecimila abitanti contro una media nazionale di 29,5. Il presidente dell’Ordine dei medici di Asti, Claudio Lucia, ha stimato che all’interno dell’ASL di Asti manchino più di un centinaio di specialisti.

Una carenza che si traduce in liste di attesa sempre più lunghe e in soluzioni emergenziali sempre più creative: nell’estate del 2025, per garantire le visite ambulatoriali di dermatologia al Cardinal Massaia, l’ASL ha dovuto reclutare un primario da Alessandria per due giorni a settimana, l’ex primario locale in pensione per le urgenze e una specialista di origini astigiane in servizio a Palermo, disposta a tornare in città per una o due settimane al mese. «Abbiamo attivato tutte le soluzioni possibili per superare la grave carenza di personale», ha commentato il direttore generale dell’ASL AT, Giovanni Gorgoni. Ma per Mirisola si tratta di rattoppi che non affrontano il problema alla radice: «Finché non si interverrà in modo strutturale sulle retribuzioni e sull’organizzazione del lavoro, continueremo a perdere professionisti», ha detto a L’Unica. «E chi resta lo fa a scapito della propria salute».

Mirisola ha segnalato un altro nodo critico spesso ignorato dal dibattito pubblico: quello delle Rsa. Sul territorio astigiano sono presenti 64 residenze sanitarie assistenziali per anziani, la cui tenuta dipende in parte dal contributo di infermieri del pubblico che svolgono attività in libera professione al di fuori del loro orario istituzionale. «La collaborazione degli infermieri che hanno messo a disposizione la propria esperienza è stata fondamentale per garantire assistenza qualificata agli anziani ospiti, contribuendo anche a ridurre i ricoveri ospedalieri non necessari», ha spiegato il sindacalista. Una sinergia che, se venisse meno per effetto di norme restrittive sull’esclusività del rapporto di lavoro, priverebbe le strutture per anziani di un presidio difficilmente sostituibile.

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La rinuncia alle cure

Le conseguenze di questa crisi ricadono sui cittadini in modo diretto. Nel 2024 sono stati 392 mila i piemontesi che hanno rinunciato a curarsi, con un aumento superiore al 40 per cento rispetto agli anni precedenti. Le liste di attesa per visite specialistiche si estendono in alcuni casi oltre i 18 mesi. Chi può permetterselo, si rivolge al privato. Chi non può, aspetta o rinuncia. Le liste di attesa smettono così di essere un disservizio episodico e diventano uno strumento di selezione silenziosa, che trasforma un diritto costituzionale in un privilegio di mercato.

A denunciarlo sono quasi cinquanta associazioni, sindacati, ordini professionali e comitati civici che, a maggio 2026, sono tornati in piazza a Torino per chiedere un cambio di rotta alla Regione Piemonte, mettendo al centro le liste di attesa, la carenza di personale e il rischio di una progressiva privatizzazione strisciante della sanità pubblica. «L’incremento di professionisti che valutano l’uscita dal sistema è un campanello d’allarme serio per la tenuta dell’assistenza», ha ribadito Mirisola. «Per questo continuiamo a chiedere alla Regione scelte strutturali che restituiscano dignità, prospettive e valore al nostro personale».

La crisi della sanità astigiana non è un’anomalia locale. È il punto di arrivo di scelte politiche nazionali e regionali che per anni hanno trattato la salute come una voce di costo da comprimere, anziché come un investimento e un diritto. E finché il numero di chi entra nella professione resterà una frazione di chi la abbandona, e finché le condizioni di lavoro nel pubblico non miglioreranno, medici e infermieri continueranno a scegliere un’altra strada, lasciando i reparti e i pazienti sempre più soli.

Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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Tre anni dopo Torino torna in piazza a difesa della salute pubblica. Era il 27 maggio del 2023 quando le proteste erano salite fino al quarantesimo piano del grattacielo, la sede della Regione Piemonte al Lingotto. Era un sabato, il presidente della Regione Alberto Cirio (Forza Italia) non c’era, ma aveva orecchie lunghissime, pronto ad annotare ogni sintomo di dissenso. In quel caso ne aveva ben ragione: dodicimila piemontesi in marcia dalle Molinette a piazza Piemonte sotto la regia del neonato Comitato per il diritto alla tutela della salute e alle cure erano un sintomo che non si poteva ignorare. Un successo al di sopra delle aspettative: medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici, comuni cittadini, intellettuali e commercianti, associazioni di pazienti e del terzo settore, molti rappresentanti dell’opposizione in ordine sparso.

Mancava un anno, allora, alle elezioni regionali (che Cirio avrebbe vinto con il 56,1 per cento dei voti) e il governatore era intenzionato a incassare senza inciampi l’atout della gestione della pandemia, a suo dire vincente, controllata in prima persona come “commissario straordinario” dopo aver relegato nel ruolo di spalla l’assessore leghista Luigi Genesio Icardi. La protesta sortì il suo effetto e da lì nacque l’Osservatorio per le assunzioni in sanità.

Il 23 maggio, ancora un sabato, il Comitato tornerà sotto al grattacielo, che questa volta sarà punto di partenza (alle 14) e non di arrivo. La conta (per ora hanno aderito 42 organizzazioni) dirà se l’onda di protesta, cresciuta con l’indignazione per Gaza, rinnovata con la partecipazione al referendum sul lavoro e ancor più con quella sulla riforma della giustizia, raggiungerà la stessa intensità confermando così che la rivendicazione dei propri diritti, in particolare quello alla salute come vuole l’articolo 32 della Costituzione, è ormai entrata nel DNA della città e dei piemontesi.

Una differenza salta all’occhio: nel suo secondo mandato Cirio è scomparso dai radar del mondo sanitario e non certo perché l’assessore Federico Riboldi (Fratelli d’Italia) abbia dimostrato di aver migliorato la situazione: dal disastro del CUP, il Centro unico di prenotazione, ai conti in rosso profondo delle ASL, alla cacciata del commissario della Città della salute Thomas Schael, l’elenco dei problemi è chilometrico. Piuttosto, perché mettere in ombra il rappresentante del partito della presidente del Consiglio è una mossa che Cirio non può permettersi. Peraltro, la campagna elettorale per le elezioni politiche previste nel 2027 ha subìto un’accelerazione post-referendum, Forza Italia fibrilla e il presidente del Piemonte, vicepresidente di Forza Italia, è uno dei pochi nomi spendibili nel segno del rinnovamento centrista voluto da Arcore.

Così, per la regola dei vasi comunicanti, anche il quadro politico in Piemonte si sta facendo molto fluido, con le elezioni 2027 per il rinnovo dell’amministrazione comunale del capoluogo a giocare un ruolo niente affatto secondario, mentre in tutti i piani del grattacielo si scommette che il secondo mandato di Cirio si concluderà in ogni caso prima del termine del 2029 con la fuga dalle Langhe a Roma. Anche se, con la sconfitta del centrodestra al referendum per la giustizia, le variabili sugli sbocchi futuri del governatore si sono moltiplicate.

Una marcia “contro l’abbandono”

Con tutte le sue falle, nazionali e regionali, la sanità sarà protagonista della campagna elettorale per le elezioni dell’anno prossimo. Il fronte del Comitato torna dunque a lanciare la sfida e Torino punta a confermarsi teatro sperimentale di alleanze allargate in difesa del bistrattato Servizio sanitario nazionale. Con la CGIL (non ci sono CISL e UIL) scenderanno in piazza l’organizzazione dei Medici ospedalieri ANAAO, gli Ordini dei medici e degli odontoiatri di Torino, degli psicologi, delle professioni infermieristiche. Per la prima volta ci sarà anche la FIMMG, la Federazione dei medici di medicina generale che tre anni fa non c’era ma che ora è sul piede di guerra per la riforma che vuole trasformarli in dipendenti pubblici. E ci saranno le femministe di Rete+194 Voci e Se non ora quando, determinate a contrastare i progetti anti-aborto del vicepresidente della Regione Maurizio Marrone.

Alla protesta hanno aderito anche il Tribunale dei diritti del malato, Camminare insieme, Gruppo Abele, Volere la luna e il Comitato piemontese delle associazioni per la salute mentale. Pazienti e professionisti, e anche comitati di quartiere come quello nato contro la chiusura del poliambulatorio di via Le Chiuse. «In tre anni, dalla Regione non sono arrivate le risposte che aspettavamo. Tocca quindi di nuovo ai cittadini difendere la sanità pubblica», ha detto il segretario regionale CGIL Giorgio Airaudo alla conferenza stampa di presentazione, a cui L’Unica era presente. Lunedì hanno annunciato la loro presenza anche i sindaci del PD e hanno aderito anche Alleanza verdi-sinistra e Movimento cinque stelle: «La manifestazione vuole chiedere conto alla regione delle proprie responsabilità», ha dichiarato il segretario metropolitano del PD Marcello Mazzù.

“Quando tutto sarà privato saremo privati di tutto” era il claim della manifestazione del 2023, al quale quest’anno si è aggiunto lo slogan “Contro l’abbandono”: il filo rosso che accomuna tutte le voci della protesta.

Un abbandono dai molti volti. Quello dei 391 mila cittadini che – secondo la Fondazione GIMBE – nel 2024 hanno rinunciato a curarsi in Piemonte.
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Quello di chi insegue inutilmente una visita e un esame e finisce per pagare di tasca propria nei centri privati, senza essere informato che esiste la possibilità di costringere il sistema pubblico a garantire le prestazioni. Quello delle 15 mila famiglie con parenti non autosufficienti senza sostegno e dei 9 mila che aspettano un posto in convenzione in RSA, tanto che a Torino sono comparse società che propongono assistenza legale per chi rischia di dilapidare il patrimonio in rette non dovute, mentre la Federconsumatori studia per avviare una class action. La gravità delle condizioni delle persone non autosufficienti «è il vero paradigma dell’abbandono e dell’impoverimento», ha detto Eleonora Artesio, ex assessora alla Sanità della giunta Bresso (2005-2010), una delle anime più attive del Comitato.

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A questi si aggiungono i volti dei malati di salute mentale; delle donne che vorrebbero consultori quando ne mancano più di cento in Piemonte; degli stranieri con residenza elettiva a cui si chiedono fino a 2 mila euro per la quota di iscrizione al Servizio sanitario nazionale, una vergogna a cui finora non si è ancora trovato rimedio. «Una donna non ha potuto permettersi le cure necessarie dopo il trapianto di reni ed è tornata in dialisi», hanno raccontato gli attivisti del GRIS, il Gruppo regionale immigrati e salute che sarà al grattacielo.

Ma le facce del corteo saranno anche quelle degli operatori della sanità, quindi medici, infermieri, tecnici. I numeri diffusi dal Comitato sono impietosi: mancano oltre 10 mila professionisti. Dopo qualche buon risultato ottenuto dall’Osservatorio delle assunzioni nato proprio dopo la marcia del 2023 sotto la regia di Cirio, con la gestione Riboldi la frequenza degli incontri, e con questa i risultati, si sono ridotti drasticamente, «non più di tre o quattro appuntamenti in due anni», ha raccontato a L’Unica Massimo Esposto, segretario generale della Funzione pubblica della CGIL. «È evidente che all’assessore Riboldi non interessa affatto l’Osservatorio, uno strumento in cui invece aveva dimostrato di credere il suo presidente».

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Le cifre

Secondo gli organizzatori, in Piemonte mancano 800 medici ospedalieri, 450 medici di famiglia, 130 pediatri, oltre 6 mila infermieri e 2.600 tra operatori sanitari e amministrativi. «Le assunzioni fatte, salvo il turnover, non sono sufficienti», ha sottolineato ancora Airaudo. «Potete immaginare quale differenza, per un’azienda come la Città della salute, possa mai esserci con due infermieri in più in un anno. Eppure questi sono i numeri: fra il 2023 e il 2024 sono stati assunti trecento professionisti, appena ottanta infermieri per tutto il Piemonte, in media due per ciascuno dei trenta ospedali piemontesi». E ancora: solo nove tecnici di laboratorio e un tecnico di radiologia in più per tutta la regione. Carenze che hanno fatto lievitare le ore di straordinario. «Trecentomila ore accumulate in un anno solo alla Città della salute, con i fondi per le prestazioni aggiuntive già esauriti a febbraio, poi rifinanziati con 5 mila e fra qualche mese probabilmente di nuovo esauriti», ha previsto Esposto.

A queste cifre va aggiunto, fatto tutt’altro che secondario, il bilancio negativo degli ispettori dello SPRESAL, il Servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro. «La prova che questa amministrazione ignora la cultura della prevenzione», ha accusato Airaudo.

«Grazie all’Osservatorio abbiamo avuto 630 medici in più», ha incalzato Chiara Rivetti, segretaria regionale dei medici ospedalieri ANAAO. «Ma non possono essere sufficienti: nel servizio pubblico mancano psichiatri, neurologi, radiologi, medici di pronto soccorso, medici di famiglia». Da una diversa angolatura analizza la carenza il presidente dell’Ordine dei medici e odontoiatri di Torino Guido Giustetto: «Secondo una recente indagine OCSE il numero dei medici in Italia è superiore alla media europea, ma non ci sono più sanitari disposti a lavorare in condizioni in cui non riescono a garantire la qualità della cura. Se ne vanno dal pubblico o non ci entrano neppure. Medici di pronto soccorso, ad esempio, e medici di famiglia, schiacciati da un carico burocratico eccessivo e da un numero di pazienti enorme già dall’inizio della carriera. In questo modo manca il tempo della cura».

La strada verso la privatizzazione

Per tutti, il nemico si chiama privatizzazione: un processo irreversibile che la politica, nazionale e regionale, non sa e non vuole arrestare. In questa direzione piazzare qui e là “cavalli di Troia” che facilitino l’arrivo dei privati resta un metodo efficace, seppure in modalità sabauda, più discreta e sotterranea di quella lombarda.

L’ultimo in ordine di tempo è il bando per l’affidamento global service (il committente pubblico o privato assegna a un unico operatore economico la gestione integrata di una pluralità di servizi) per aprire gli ospedali di comunità di Torino, venti posti ciascuno all’Amedeo di Savoia, al Valdese e nei due all’Astanteria Martini. Un contratto di ventiquattro mesi, prolungabile di sei, oltre 13 milioni. «Il modello è esattamente quello utilizzato negli anni Novanta per le RSA, le case di riposo», ha spiegato a L’Unica Massimo Esposto. «Manca il personale e si ricorre alle cooperative. Ma scordiamoci che una volta affidato il servizio alle cooperative si torni indietro. Il modello resterà quello ed è così, a piccoli passi, che i servizi territoriali, anello indispensabile del sistema pubblico, finiranno per essere gestiti dai privati».

Per la Regione è una strada obbligata. Lo stesso direttore regionale della sanità Antonino Sottile, durante un incontro recente a cui era presente anche l’assessore Riboldi, ha dichiarato che «case e ospedali di comunità devono essere aperti. Con chi, è irrilevante». A Cuneo la gestione sarà probabilmente di AMOS, società a totale partecipazione pubblica, con un fatturato di 70 milioni di euro e 1.800 dipendenti, che fornisce servizi tecnico-amministrativi e di supporto alle aziende sanitarie. Applica in diversi casi contratti di diritto privato, un aspetto che negli ultimi anni ha sollevato molte critiche come L’Unica ha raccontato a marzo.

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Il direttore regionale non ha alcun imbarazzo a confermare. «Certamente non ho difficoltà a ribadire che le case e gli ospedali di comunità devono essere aperti a qualsiasi condizione», ha confermato a L’Unica. «Posso anche non essere un fan di AMOS ma se il personale non c’è, da qualche parte devo trovarlo».

Ci sarebbero molti altri indicatori, a partire dall’aumento delle assicurazioni sanitarie integrative che, più sono diffuse, più aumentano le franchigie. «Una pessima deriva, perché si allarga sempre di più la forbice tra chi può permettersi le cure e chi no», ha sottolineato Rivetti. Da tempo, nel mondo sanitario piemontese, si parla poi di un incremento significativo di autorizzazioni all’apertura di strutture private, cliniche, poliambulatori, per non parlare delle RSA. L’Unica ha chiesto i numeri alla direzione regionale, che in oltre due settimane non è riuscita a fornire i dati. «Sono le ASL a concedere le autorizzazioni – ha risposto Sottile –. Difficile fare una comparazione, ci stiamo lavorando». Non resta che attendere fiduciosi.

Le case della comunità

Sulle 82 previste, soltanto 69 case della comunità – le nuove strutture socio-sanitarie territoriali che offrono assistenza di prossimità gratuita – saranno completate entro la data utile per ottenere i contributi, a fine maggio. E meno della metà, secondo il Comitato, saranno realmente operative. Dovrebbero essere strutture aperte sette giorni su sette, 24 ore su 24, ma il quadro attuale prevede un orario dalle 8 alle 20 dal lunedì al venerdì: solo una per distretto sarà aperta h24 nei giorni festivi. E anche in questo caso il problema è il personale. «Per aprirle si stanno spostando infermieri da altri servizi, in particolare dall’assistenza domiciliare indispensabile per le persone fragili», ha denunciato il sindacato. E sugli ospedali di comunità solo 17 su 27 saranno pronti entro fine maggio.

Del ruolo dei medici di medicina generale all’interno delle case di comunità ha parlato nella conferenza stampa Aldo Mozzone, consigliere dell’Ordine dei medici di Torino, iscritto alla FIMMG. «Abbiamo l’opportunità di potenziare la risposta di cure sul territorio. Ma deve essere ben chiaro cosa i medici sono chiamati a fare e finora non lo sappiamo», ha detto. Su questo punto, ha aggiunto Giustetto, «l’assenza di governance da parte della politica è totale».

Claudio Delli Carri è il segretario regionale del sindacato Nursing up, (5 mila iscritti fra infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici) che quest’anno non sarà in piazza con il resto del Comitato. «Condividiamo tutti i punti della protesta», ha detto a L’Unica. «Ma questa volta non siamo nelle condizioni di partecipare». Punti di vista diversi, evidentemente, ma il giudizio sulla sanità piemontese non è meno severo: «Mai vista una situazione così grave, neppure negli anni del “commissariamento” [il Piemonte è entrato in piano di rientro il 20 luglio 2010 e ne è uscito ufficialmente il 21 marzo del 2017, ndr]. La carenza di infermieri ha raggiunto livelli drammatici e siamo piuttosto certi che alcune case di comunità garantiranno solo poche ore di apertura. Altro che h24».

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— Lucia G.

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L'arrivo di Claude Fable 5, Bending Spoons che presenta l'IPO, il primo data center sottomarino


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Buon giovedì,
ne parlano tutti, è arrivato il "surrogato" di Mythos: Claude Fable 5. Poi parleremo della domanda di IPO di Bending Spoons; vedremo il primo data center sottomarino alimentato a vento in Cina; e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 340 - Giovedì 11 giugno
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Il podcast
Notizie spiegate a voce, no AI. Ogni giorno.
Durata media: 10 minuti.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Anthropic rilascia Claude Fable 5


Intelligenza Artificiale
Anthropic ha rilasciato Claude Fable 5, primo modello pubblico derivato da Mythos, finora limitato a pochi partner per ragioni di sicurezza. Il modello è pensato per sviluppo software, analisi di immagini e lavoro tecnico, ma nelle aree considerate più rischiose, come cybersicurezza, biologia e chimica, blocca la risposta e rimanda a Claude Opus 4.8. L’accesso passa da Claude API e piani Enterprise a consumo: fino al 22 giugno sarà incluso in alcuni abbonamenti, poi serviranno crediti. Anthropic dice di aver testato i guardrails per oltre 1.000 ore contro tentativi di aggiramento. Il prezzo è di 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 in uscita, circa il doppio di Opus 4.8.
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Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Bending Spoons ha presentato la documentazione per l’IPO


Business
Bending Spoons ha presentato alla SEC la documentazione per quotarsi al Nasdaq. Il gruppo italiano, fondato nel 2013, è cresciuto comprando piattaforme digitali già esistenti come Evernote, Meetup, WeTransfer, Vimeo, Eventbrite e AOL, per riorganizzarle e aumentarne ricavi e redditività. Nel primo trimestre 2026 ha registrato 601 milioni di dollari di ricavi e 27,5 milioni di utile netto, contro 259 milioni di ricavi e una perdita di 112,2 milioni nello stesso periodo del 2025. Una parte rilevante delle entrate arriva da abbonamenti ricorrenti, elemento che rende più prevedibili gli incassi futuri agli occhi degli investitori.
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Fonte: Wired Italia

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Il primo data center sottomarino alimentato a vento è entrato in funzione in Cina


Tecnologia
In Cina è entrato in funzione il primo data center sottomarino alimentato da energia eolica marina. L’impianto si trova a oltre 10 chilometri dalla costa di Shanghai, 10 metri sotto il mare, e ha una capacità di 24 megawatt. Usa l’elettricità di un parco eolico offshore vicino a Lingang e sfrutta l’acqua di mare per raffreddare i server, riducendo di oltre un quinto i consumi rispetto a un centro dati tradizionale e limitando l’uso di acqua dolce. Il progetto vale 236 milioni di dollari.
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Fonte: The Guardian
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Seattle ha vietato la costruzione di nuovi data center per un anno


Legge
Seattle ha bloccato per un anno la costruzione di nuovi data center, con voto unanime del consiglio comunale. La pausa servirà a definire regole su consumo elettrico, impatto sulla rete, bollette, ambiente e uso del suolo urbano. La decisione arriva dopo la stima del Seattle Times secondo cui cinque nuovi data center potrebbero assorbire fino a un terzo dell’attuale fabbisogno elettrico della città. Il provvedimento nasce anche dalla pressione di lavoratori tech e gruppi ambientalisti, che collegano l’espansione dell’AI a consumi energetici crescenti e tagli al personale. Restano possibili ampliamenti dei data center già esistenti, fino a 20 megawatt aggiuntivi durante l’anno di moratoria.
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Fonte: The Guardian
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Il data center spaziale di Musk è più largo di un Boeing 747


Spazio
SpaceX ha mostrato AI1, il primo satellite pensato per eseguire carichi di lavoro AI in orbita. Opererà a circa 600 chilometri di quota, avrà una potenza media di 120 kilowatt e, una volta aperto, raggiungerà 70 metri di larghezza, più dell’apertura alare di un Boeing 747-8. L’obiettivo è spostare parte del calcolo AI nello spazio, sfruttando energia solare e hardware modulare compatibile con chip di fornitori diversi. Il problema principale resta il raffreddamento: nel vuoto il calore deve essere disperso tramite radiazione, quindi AI1 userà grandi radiatori liquidi dispiegabili. SpaceX ha già presentato un piano per arrivare fino a un milione di satelliti-data center, ma il progetto resta controverso per costi, guasti e complessità tecnica.
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Fonte: Tom's Hardware
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


In lingua inglese.

Apple vince l'IA lato consumer di default


spyglass.org (eng)

Cosa si prova a lavorare con Mythos


oneusefulthing.org (eng)

L'ultima resistenza dell'iPhone


stratechery.com (eng)

WWDC26 — le cose piccole


oneberri.com (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

La prossima missione lunare della NASA è una macchina di Rube Goldberg piena di criticità


futurism.com (eng)

Il nuovo robot da magazzino Proteus di Amazon è completamente autonomo


engadget.com (eng)

Apple sta apportando delle modifiche al suo controverso design Liquid Glass


techcrunch.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/QONgJurkigk?…

Artemis III


Ecco il video di presentazione della missione Artemis III: il terzo astronauta a partire da sinistra è il nostro connazionale Luca Palermitano.

Vedi video su youtube.com (eng - 1:26)

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Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.


Anthropic rilascia Claude Fable 5


In breve:


Anthropic ha rilasciato Claude Fable 5, primo modello pubblico derivato da Mythos, finora limitato a pochi partner per ragioni di sicurezza. Il modello è pensato per sviluppo software, analisi di immagini e lavoro tecnico, ma nelle aree considerate più rischiose, come cybersicurezza, biologia e chimica, blocca la risposta e rimanda a Claude Opus 4.8. L’accesso passa da Claude API e piani Enterprise a consumo: fino al 22 giugno sarà incluso in alcuni abbonamenti, poi serviranno crediti. Anthropic dice di aver testato i guardrails per oltre 1.000 ore contro tentativi di aggiramento. Il prezzo è di 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 in uscita, circa il doppio di Opus 4.8.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic releases Claude Fable, a version of Mythos, days after warning AI is becoming too dangerous
Anthropic is releasing Claude Fable 5, its first Mythos-class model available to the public. The model comes with guardrails that block responses in high-risk areas like cybersecurity and biology.
TechCrunchRebecca Bellan

Riassunto completo:


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Seattle ha vietato la costruzione di nuovi data center per un anno


Dopo un'inchiesta del Seattle Times.
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In breve:


Seattle ha bloccato per un anno la costruzione di nuovi data center, con voto unanime del consiglio comunale. La pausa servirà a definire regole su consumo elettrico, impatto sulla rete, bollette, ambiente e uso del suolo urbano. La decisione arriva dopo la stima del Seattle Times secondo cui cinque nuovi data center potrebbero assorbire fino a un terzo dell’attuale fabbisogno elettrico della città. Il provvedimento nasce anche dalla pressione di lavoratori tech e gruppi ambientalisti, che collegano l’espansione dell’AI a consumi energetici crescenti e tagli al personale. Restano possibili ampliamenti dei data center già esistenti, fino a 20 megawatt aggiuntivi durante l’anno di moratoria.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Seattle enacts year-long ban on new AI datacenters
Home city of Amazon and Microsoft passes moratorium as backlash against energy-guzzling AI infrastructure grows
The GuardianGuardian staff reporter

Riassunto completo:


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Anthropic rilascia Claude Fable 5


Una versione di Mythos ma con guardrails.
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In breve:


Anthropic ha rilasciato Claude Fable 5, primo modello pubblico derivato da Mythos, finora limitato a pochi partner per ragioni di sicurezza. Il modello è pensato per sviluppo software, analisi di immagini e lavoro tecnico, ma nelle aree considerate più rischiose, come cybersicurezza, biologia e chimica, blocca la risposta e rimanda a Claude Opus 4.8. L’accesso passa da Claude API e piani Enterprise a consumo: fino al 22 giugno sarà incluso in alcuni abbonamenti, poi serviranno crediti. Anthropic dice di aver testato i guardrails per oltre 1.000 ore contro tentativi di aggiramento. Il prezzo è di 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 in uscita, circa il doppio di Opus 4.8.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic releases Claude Fable, a version of Mythos, days after warning AI is becoming too dangerous
Anthropic is releasing Claude Fable 5, its first Mythos-class model available to the public. The model comes with guardrails that block responses in high-risk areas like cybersecurity and biology.
TechCrunchRebecca Bellan

Riassunto completo:


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