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Mondiali 2026, l'allarme degli esperti: "Sarà l'edizione più inquinante di sempre"


Il maxi-torneo tra USA, Canada e Messico rischia di raddoppiare le emissioni del Qatar. Sotto accusa i troppi voli e i trasporti shock

La Coppa del Mondo FIFA si apre giovedì in un clima di grande attesa globale, ma anche sotto l’ombra di preoccupazioni ambientali sempre più rilevanti. Secondo diversi analisti del settore climatico, l’edizione allargata del torneo potrebbe registrare un’impronta ecologica senza precedenti, fino a superare quella di tutte le edizioni precedenti e, in particolare, risultare più del doppio rispetto a quella disputata in Qatar nel 2022.

Secondo quanto riportato da Al Arabiya, che cita stime elaborate da piattaforme e ricercatori specializzati nelle emissioni di carbonio, questa edizione del torneo potrebbe generare circa 7,8 milioni di tonnellate di CO₂, un valore paragonabile alle emissioni annuali di milioni di automobili e superiore a quello stimato per il Mondiale in Qatar, che si attestava intorno ai 3,8 milioni di tonnellate.

L’aumento previsto delle emissioni è legato principalmente alla nuova struttura del torneo, che per la prima volta coinvolge 48 squadre e si svolge in un’area geografica estremamente ampia tra Canada, Stati Uniti e Messico, con partite distribuite in 16 città ospitanti. Secondo gli esperti, circa l’87% delle emissioni complessive sarebbe attribuibile agli spostamenti di squadre, tifosi e media, con una forte incidenza dei viaggi aerei intercontinentali e continentali.

La distanza tra le sedi di gara rappresenta uno dei principali fattori critici: il torneo si sviluppa su circa 4.600 chilometri da nord a sud, con una suddivisione in aree regionali pensata per contenere gli spostamenti, ma che secondo diversi accademici non sarebbe sufficiente a compensare l’impatto complessivo della logistica. Alcune nazionali, come l’Inghilterra, dovranno affrontare trasferte molto lunghe già nella fase a gironi, con spostamenti che possono superare i 2.700 chilometri.

Gli studiosi e gli osservatori ambientali, tra cui la ricercatrice Madeleine Orr e il geografo David Gogeshvili, sottolineano come l’espansione del torneo e la distribuzione delle partite su un’area così vasta abbiano inevitabilmente aumentato il costo climatico dell’evento. Secondo queste analisi, anche in assenza della costruzione di nuovi impianti, la sola organizzazione logistica su scala continentale contribuisce a incrementare significativamente le emissioni complessive.

Oltre ai trasporti, un ulteriore elemento di impatto è rappresentato dall’impronta digitale dell’evento: trasmissioni televisive, piattaforme streaming, infrastrutture dati e dispositivi utilizzati dal pubblico globale contribuiscono a un consumo energetico difficilmente quantificabile ma ritenuto significativo dagli esperti.

La FIFA, dal canto suo, ribadisce l’impegno a integrare criteri di sostenibilità nella gestione dei tornei, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le emissioni e raggiungere la neutralità climatica entro il 2040, pur senza aver definito obiettivi specifici per la singola manifestazione. Tuttavia, il dibattito resta aperto: l’espansione del format sportivo, se da un lato amplia la partecipazione globale, dall’altro solleva interrogativi sempre più pressanti sul suo impatto ambientale complessivo.

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L’ospedale a casa esiste già, ma non per tutti


Il progetto “Ospedalizzazione a domicilio” è attivo da quarant’anni, ma funziona solo per chi vive vicino alle Molinette. Copiato all’estero per i vantaggi economici e per i pazienti non è mai stato ampliato al resto della città

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L’ospedale che “ricovera” il paziente a casa è il sogno di tutti. A Torino c’è, e da più di quarant’anni. Si chiama OAD, Ospedalizzazione a domicilio, ed è un progetto “ad alta intensità assistenziale”, offre cioè un’assistenza molto simile a quella che si riceve in un ricovero convenzionale. Per ora purtroppo è una realtà circoscritta all’ospedale Molinette della Città della salute e della scienza, ma potrebbe essere estesa se l’amministrazione della sanità decidesse di investire su una intuizione medica all’avanguardia i cui effetti, sia clinici sia economici, sono tutti positivi. Nonostante da anni sia universalmente riconosciuto come un’eccellenza della sanità piemontese e il gradimento di pazienti e familiari sia altissimo, nessun direttore generale o assessore di nessun colore politico negli anni ha voluto garantire questa opportunità a tutti i torinesi, e ancora oggi è un privilegio dei soli cittadini che abitano nell’area Sud della città, il centro e la zona ospedali della Città della salute fino a Moncalieri.

Il servizio è nato nel 1984 da una lungimirante intuizione dei geriatri torinesi Fabrizio Fabris e Luigi Pernigotti e si è progressivamente sviluppato. Diversi studi – condotti su pazienti colpiti da eventi ischemici cerebrali, insufficienza cardiaca, patologie croniche riacutizzate ai bronchi o ai polmoni, malattie infettive e onco-ematologiche – ne hanno dimostrato efficacia e sicurezza. Il superamento della fase sperimentale è arrivato nel 2010, con una delibera di giunta (proposta da Eleonora Artesio, allora assessora alla Sanità nella giunta di centrosinistra presieduta da Mercedes Bresso), con cui si sono normate l’organizzazione e la remunerazione dell’attività di assistenza specialistica di ospedalizzazione domiciliare. Dopo, più nulla: quello che c’era è rimasto, e come spesso accade, non solo nella sanità, Torino è rimasta al palo. A realizzare il sogno sono stati altri.

Come funziona

L’accesso all’OAD può avvenire direttamente dal pronto soccorso delle Molinette, o su segnalazione dei medici dei reparti di degenza o del medico di famiglia. Condizioni imprescindibili la presenza in casa di almeno un caregiver (familiare convivente o badante a cui si affida un ruolo centrale nella gestione della cura) e l’assenza di condizioni di severa instabilità clinica. Il paziente ritenuto idoneo viene “ricoverato” a casa sua e la gestione clinica è in carico al personale medico e infermieristico delle Molinette, in grado di eseguire esami ematochimici, la diagnostica radiologica “trasportabile” (raggi RX, ecografie, ecocardio), telemonitoraggio, somministrazioni di farmaci ospedalieri e procedure strumentali e infusionali di base. Nulla è improvvisato: anche i familiari sono supportati e formati.

Responsabile dell’OAD torinese, operativa dalle 8 alle 20, è Renata Marinello e il servizio dipende dalla Geriatria universitaria dell’ospedale, diretta dal professor Mario Bo. La squadra dei sanitari a domicilio comprende quattro medici, undici infermieri e un coordinatore infermieristico. Con loro collabora un assistente sociale. Non è certo un servizio a costo zero, ma un ricovero ospedaliero convenzionale costa più del doppio. Una giornata di degenza ospedaliera in area medica alle Molinette costa in media 400-600 euro; per una giornata in OAD la Regione ha previsto una somma di 165 euro, quando il costo giornaliero stimato per l’ospedale è di 220 euro.

Il bilancio del 2025 è di 600 ricoveri in dodici mesi. «I pazienti seguiti sono in prevalenza anziani, con età media superiore agli ottant’anni, fragili, polipatologici e politrattati», ha raccontato a L’Unica Renata Marinello. «Ma non mancano malati di ogni età affetti da patologie ematologiche e oncologiche, insufficienze cardiache, epatiche o respiratorie, patologie neurodegenerative o ancora malattie congenite per cui sono necessari frequenti ricoveri ospedalieri, spesso di lunga durata».

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Perché al Servizio sanitario nazionale serve l’OAD

«Gli anziani in Piemonte rappresentano il 25 per cento circa della popolazione, ma contribuiscono alla maggior parte dei ricoveri in area medica», ha detto a L’Unica Mario Bo. «Il ricovero ospedaliero, per quanto spesso efficace nel risolvere l’evento acuto, è gravato da un consistente rischio di eventi avversi durante la degenza: allettamento e decondizionamento fisico, stato confusionale acuto (delirium), infezioni nosocomiali, cadute. Tutte condizioni che, soprattutto nei pazienti più fragili, possono peggiorare significativamente qualità e quantità della vita».

Nei pazienti ricoverati in OAD, al contrario, «queste complicanze, in particolare delirium e infezioni, sono molto ridotte, consentendo una miglior qualità di vita e meno ricoveri in Rsa o strutture di riabilitazione. Il risparmio dei costi sanitari è evidente». C’è poi un secondo motivo reso sempre più urgente dall’invecchiamento della popolazione, ha aggiunto il direttore della Geriatria universitaria della Città della salute: «Una sanità ospedalo-centrica non è più sostenibile per molti “grandi anziani” che spesso hanno severe limitazioni funzionali. Oltre alle difficoltà nelle prenotazioni di esami e visite in tempi utili, molti pazienti non sono in grado di andare alle visite ambulatoriali in ospedale. In questo contesto l’OAD potrebbe svolgere un controllo domiciliare periodico per prevenire recidive, riacutizzazioni e ridurre il numero di riospedalizzazioni». In un futuro prossimo, ha concluso il professore, «molte condizioni che oggi prevedono l’ospedalizzazione o il ricovero in Rsa o strutture per la riabilitazione potrebbero essere trattate al domicilio con vantaggio clinico ed economico».

Il modello catalano

Nato nel 1947 al Montefiore hospital di New York, il modello dell’Hospital at home si è diffuso negli Stati Uniti e in Canada, in Francia, in Australia e in Spagna. E proprio in Spagna, a Barcellona, è arrivato a gennaio dalle Molinette il geriatra e dottorando Roberto Presta, 34 anni, nel ruolo di “osservatore speciale” presso l’ospedale Parc sanitari pere Virgili, un centro pubblico catalano specializzato in cure intermedie e integrazione tra ospedale, territorio e domicilio. In Catalogna, ha spiegato, «vent’anni fa si è voluto investire sull’assistenza agli anziani e da allora l’ospedalizzazione a domicilio ha avuto una spinta fortissima».

Il modello – molto simile a quello che Torino aveva sperimentato già vent’anni prima – è stato messo a sistema: ora è routine in 27 ospedali in tutta la Catalogna e a diversi livelli di cura, ovvero non solo nel trattamento di casi acuti ma anche in fase di recupero o stabilizzazione. Nell’ospedale dove lavora Presta, la media è di settanta pazienti seguiti ogni giorno a domicilio e i medici che si spostano per visitarli in casa sono quattro.

In ospedali più grandi come l’Hospital clinic, con cui la Città della salute sta realizzando uno studio dedicato per valutare efficacia e sicurezza del modello, i medici sono nove, gli infermieri trenta. «Qui in Catalogna il paziente viene accompagnato in un percorso continuo che tiene conto dei diversi bisogni assistenziali – ha detto Presta a L’Unica –. Ciò è possibile anche grazie ad équipe interdisciplinari e cartelle cliniche elettroniche consultabili a tutti i livelli dell’assistenza». La sfida per Torino, se la si volesse cogliere, «è quella di rafforzare la dimensione di rete, rendendo più strutturati i collegamenti tra i livelli di cura dentro un sistema più ampio e accessibile. In questo senso la multidisciplinarietà rappresenta un punto di forza che dovrebbe diventare strutturale: accanto a medici e infermieri, servono competenze riabilitative, sociali, farmacologiche, nutrizionali e psicologiche». Se i software di ospedali e territorio non dialogano – è la sintesi – è facile immaginare quanti ostacoli si possono trovare sulla strada della cura.

I pazienti

A sostenere la promozione dell’OAD è attiva da tempo l’associazione “Promozione dell’Ospedale a casa”. La presiede da otto anni Laura Scarzello, un volto noto a Torino perché per anni è stata l’efficientissima segretaria di Rolando Picchioni, a lungo presidente del Salone del libro. «Ho avuto una mamma che è mancata a cento anni e che non ha passato un solo giorno in ospedale», ha raccontato a L’Unica. «Negli ultimi mesi è stata seguita a casa: un’esperienza fantastica. Anni fa è stato il mio turno, una brutta polmonite dopo un infarto. Non penso che possa esserci soluzione migliore per una famiglia che riesce a tenere a casa i familiari malati, soprattutto se anziani».

Dalla vita vissuta è partita la sua battaglia: «Anche Picchioni ci ha aiutati in questa causa e ci dava uno stand al Salone per pubblicizzare la nostra attività e il servizio». Un mese fa, la presidente Scarzello ha chiesto un incontro all’assessore regionale Federico Riboldi: «Ci ha ascoltato e con lui c’era anche il direttore regionale della sanità Antonino Sottile. Ci hanno parlato della possibilità di avviare un tavolo di lavoro su questo tema. Incrocio le dita, negli anni siamo andati a bussare a tutti, ma dopo le parole non sono mai seguiti i fatti». È anche una questione di principio: «Solo se abiti in centro o vicino alle Molinette hai diritto a questo servizio. Gli altri sono pazienti di serie B?».

La lezione del Covid

La necessità di superare l’organizzazione tradizionale a favore di modelli più flessibili e facilmente riorganizzabili in caso di necessità si è resa più evidente durante la pandemia, quando si è riscontrato con chiarezzache l’ospedale non è in grado di affrontare da solo la gestione sanitaria di una popolazione anziana in progressivo aumento.

In quegli anni anche l’OAD ha dovuto affrontare molte difficoltà logistiche e di sicurezza, superate in parte dal ricorso a strumenti di telemonitoraggio. È stato così possibile trattare al domicilio i pazienti che non necessitavano di procedure invasive evitando il ricovero nei reparti Covid, soprattutto per le persone ad alto rischio di eventi avversi, principalmente pazienti immunodepressi e più fragili, e riducendo i devastanti effetti negativi legati al ricovero ospedaliero in area Covid: senso di abbandono e isolamento sociale, depressione e depersonalizzazione.

Prospettive future

Quale potrebbe essere il ruolo dell’ospedalizzazione a domicilio all’interno del futuro Parco della salute, annunciato con ottimismo, al netto di inchieste e ritardi, per la fine del 2031? Da maggio 2018 ad aprile 2021, l’OAD ha preso parte al progetto “La casa nel parco”. «L’obiettivo era proporre soluzioni per l’e-health, la sanità digitale: applicazione di tecnologie ICT nella gestione dei processi sanitari, telemedicina e telemonitoraggio», ha spiegato a L’Unica Marinello. «Il perno del progetto è proprio la riflessione sullo sviluppo di tecnologie di avanguardia anche per le cure agli anziani nei due futuri grandi ospedali, Torino e Novara. Fondamentale, tuttavia, che il modello sia ripensato già in fase di progettazione con il suo inserimento all’interno della rete territoriale».

“La casa nel parco” è un lavoro da 11 milioni di budget finanziati da fondi FESR (Fondi europei per lo sviluppo regionale) 2014-2020, che ha coinvolto imprese, Università e Politecnico con otto diversi dipartimenti, dall’informatica all’ingegneria edile, da diritto e filosofia alla medicina e farmacia, e due enti di ricerca privati, il Collegio Carlo Alberto e la Fondazione ISI. Oltre a tre ospedali: la Città della salute e della scienza di Torino, l’Ospedale maggiore della carità di Novara, la Fondazione don Gnocchi a Torino.

Di recente, l’assessore alla Sanità del Piemonte Federico Riboldi ha voluto segnalare l’esperienza dell’OAD nelle sue Good news, la newsletter settimanale sulle buone notizie della sanità: una scelta che fa sperare nella volontà di potenziare il progetto. «La Regione guarda con grande interesse a queste esperienze innovative, che contribuiscono a rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio e a utilizzare in modo sempre più appropriato le risorse disponibili», ha detto l’assessore a L’Unica. «Il nostro compito è continuare a monitorarne i risultati, valorizzare le buone pratiche e verificare come possano essere ulteriormente sviluppate all’interno della rete sanitaria piemontese, sempre mantenendo al centro la sicurezza e i bisogni dei pazienti».

Nei prossimi giorni Riboldi ha convocato un incontro per avviare una riflessione: «L’ospedalizzazione a domicilio è uno degli esempi più interessanti di come la sanità possa evolvere per rispondere ai cambiamenti demografici e ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e fragile», ha aggiunto. «L’esperienza della Città della salute, che da quarant’anni rappresenta un punto di riferimento nazionale in questo ambito, dimostra che in determinate condizioni è possibile garantire cure di livello ospedaliero direttamente a casa del paziente. La sfida dei prossimi anni sarà proprio portare sempre più cure vicino alle persone, soprattutto utilizzando al meglio le opportunità offerte dall’innovazione organizzativa e tecnologica».

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Appena rieletta presidente di Confagricoltura Alessandria, Paola Sacco ha puntato l’obiettivo contro Alberto Cirio: «La Regione non distribuisce in maniera equilibrata i finanziamenti nelle varie province del Piemonte», ha detto a L’Unica. «Qui siamo sistematicamente penalizzati mentre i nostri imprenditori hanno bisogno di investire».

Nelle sale del Castello di Piovera, a pochi chilometri dalla città, Confagricoltura ha discusso di elezioni e rinnovo del direttivo, ma anche della crisi del settore, dovuta ai cambiamenti climatici e ai costi del carburante schizzati in alto per la chiusura dello stretto di Hormuz. Soprattutto ha rimarcato la sensazione di essere abbandonata dall’istituzione “madre”, la Regione. Le accuse in sala, raccolte da L’Unica da imprenditori agricoli che hanno chiesto l’anonimato, sono state precise e riassumibili in una sola frase: i soldi vanno sempre dalla stessa parte. Con un teorema preciso: presidente e assessore regionale parlano solo al loro elettorato, e i bandi sono strutturati per essere indirizzati verso il Cuneese.

La “diversità” alessandrina

«Le aziende agricole di Alessandria sono mediamente più grandi di quelle del resto del Piemonte», ha ribadito Sacco. «I bandi della Regione sono strutturati per un tipo di agricoltura diversa dalla nostra». Una soluzione? «Noi abbiamo parlato più volte con l’assessore e con tutti i referenti regionali della nostra provincia, e contiamo di insistere per avere dei parametri diversi da considerare quando si tratta di lavorare su temi così impattanti sulla gestione delle nostre aziende». Ma quali sono i parametri, i paletti insuperabili dalle aziende alessandrine per accedere ai finanziamenti? «I parametri sulla produzione standard assegnano punteggi penalizzanti per le aziende più grandi e strutturate, come se queste potessero farcela meglio e avessero meno bisogno. Poteva essere così un tempo, non certo oggi».

Paolo Bongioanni, assessore regionale all’Agricoltura, contattato da L’Unica per una replica, non ha al momento rilasciato dichiarazioni. Per Sacco, che nel 2022 è stata la prima donna a essere eletta al vertice del più antico sindacato agricolo italiano,non è comunque una questione di appartenenze politico-elettorali: «Questa cosa succede da tanto», ha spiegato a L’Unica. «La Regione Piemonte è lontana dalla nostra provincia sia fisicamente, sia perché la nostra agricoltura è molto più simile a quella delle province lombarde o emiliane confinanti come Pavia e Piacenza». Ma anche per le varietà colturali e per le dimensioni delle imprese: la “Tomato” di Pozzolo, ad esempio, è una delle più grandi produttrici nazionali di pomodori da industria. Puntare su innovazione, rinnovamento e competitività è la mission per i prossimi anni. Ma oggi, ha fatto notare Sacco, «senza interventi pubblici gli investimenti non si possono fare».

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Il cambiamento “obbligato”

Di fronte a grandi cambiamenti epocali come quelli che il pianeta sta attraversando, innovare è una scelta che non ammette alternative. «È ormai acclarato che l’aria subtropicale stia spingendo verso Nord l’aria mediterranea, più mite», ha confermato Federico Spanna, presidente dell’associazione italiana di agrometeorologia e funzionario del servizio agrometeorologico della Regione Piemonte. «Tutto ciò ha delle conseguenze sulla stagione vegetativa delle piante, che tende ad anticipare e a contrarsi e le sottopone a nuovi stress come le fitopatologie. A lungo termine potrebbe avere effetti anche sul suolo e sulla fertilità».

Quindi che facciamo? Cambiamo produzioni? «Un ripensamento culturale è già in atto», ha detto Spanna dal palco. «Introduciamo pure la palma da dattero, ma attenzione a sostituire: in passato è stato introdotto l’ulivo, ma poi arriva il vento da Nord e ci porta via tutto: nel 2011 e nel 2012 la temperatura è arrivata a meno 20». Cosa fare allora? «Oggi pensiamo che il rischio climatico sia dovuto solo al caldo eccessivo, ma non è così. Non dobbiamo cambiare tutto, perché qui abbiamo ancora le gelate e gli eccessi di precipitazioni. Siamo in presenza di estremi climatici di segno opposto: dobbiamo attuare una strategia di coltivazione, e soprattutto puntare sugli invasi come hanno fatto in Emilia-Romagna». Gli invasi sono le riserve d’acqua alle quali accedere nei periodi, sempre più numerosi, di siccità estrema anche in Piemonte, ricordiamo la lunga estate arida del 2022.

Il rapporto con la politica

Il punto focale per tutti gli esperti è la ricerca. Non a caso Guido Lingua, direttore del DISIT, il Dipartimento di scienze e innovazione tecnologica dell’Università del Piemonte orientale, ha annunciato la nascita del master di II livello sull’approccio One Health, “una sola salute” per le persone, gli animali e l’ambiente, al quale ha contribuito anche Confagricoltura Alessandria tramite la Onlus Senior - Età della Saggezza.

«Il mondo sta cambiando con una velocità alla quale non siamo abituati, non possiamo non considerare il contesto nel quale ci stiamo muovendo», ha detto Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente nazionale di Confagricoltura e titolare della tenuta agricola Guazzora a Serralunga di Crea. «La Russia è il primo produttore al mondo di fertilizzanti e di grano, la Cina ha oltre il 50 per cento del mais e della soia nel mondo: quindi alcune catene di approvvigionamento sono state messe in discussione. Dopo i dazi abbiamo parzialmente recuperato aprendo ad altri mercati. Siamo di fronte a una policrisi, dal clima all’energia, e a una crisi demografica: abbiamo un problema di ricambio generazionale nelle nostre aziende».

Per trovare manodopera si guarda sempre più spesso oltre confine: «Sono diverse migliaia, se non centinaia di migliaia, gli operai che verranno a mancare nei prossimi anni», ha detto ancora il vicepresidente. «Sono stato invitato in Uzbekistan per un progetto di formazione di operai agricoli che porteremo tra un mese circa a lavorare nelle nostre aziende. L’Uzbekistan vuole investire nella formazione dei giovani nell’agricoltura, ha un’età media di 38 anni, e cresce di un milione di abitanti all’anno». Concorrenza e accordi commerciali possono aiutare? «Non molto. E si stanno rivelando vere le perplessità sul Mercosur», l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il blocco economico sudamericano. «Carni dall’estero con elevate concentrazioni di ormoni e pollame a rischio salmonella sono stati distrutti».

Restano i rapporti con la politica locale. Se la presidente alessandrina Sacco aveva usato toni piuttosto accesi, anche Brondelli non risparmia gli affondi: «Cosa possiamo fare? Fare sistema e riorganizzarci. Non possiamo andare avanti come venti o trent’anni fa, il mondo sta cambiando e le imprese stanno cambiando. Per questo abbiamo organizzato una due giorni in partnership con la Bocconi che è solo la prima parte di un lavoro che durerà tre anni e che dovrebbe produrre finalmente un manifesto per un piano strutturale di riforma dell’agricoltura. Visto che la politica non lo fa, lo facciamo noi».

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Lovable raggiunge un fatturato annuo di 500 milioni di dollari


Con un milione di progetti a settimana.
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In breve:


Lovable dichiara di aver superato i 500 milioni di dollari di ricavo annuale ricorrente, secondo i dati comunicati a TechCrunch. La startup europea, fondata alla fine del 2023, permette di creare applicazioni partendo da istruzioni scritte in linguaggio naturale e dice di aver generato oltre 50 milioni di progetti, con circa un milione di nuovi progetti alla settimana. La crescita mostra quanto il vibe coding stia entrando anche tra utenti non tecnici, come founder, designer e team commerciali, che usano questi strumenti per siti, e-commerce e software interni. Il limite resta la durata reale dei progetti: creare un’app è più semplice, mantenerla funzionante nel tempo dipende da servizi esterni, infrastrutture e componenti che cambiano continuamente.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Lovable says it has hit $500M in annualized revenue, with 1 million new projects a week | TechCrunch
Lovable says it has now surpassed $500 million in annualized run-rate revenue and its users are building businesses and replacing internal software.
TechCrunchJulie Bort

Riassunto completo:


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OpenAI presenta IPO, Siri AI non arriva in Europa, Lovable raggiunge 500 milioni di revenue


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon mercoledì,
il cerchio si è chiuso: anche OpenAI ha depositato in via confidenziale la domanda di IPO. Poi parleremo di perché Siri AI non arriva in Europa; vedremo la nuova revenue annuale ricorrente di Lovable, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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OpenAI ha presentato in modo confidenziale la domanda di IPO


Intelligenza Artificiale
OpenAI ha presentato in via confidenziale i documenti preliminari per un'IPO negli Stati Uniti, ma non sta rendendo pubblici i dati finanziari. La società, valutata 852 miliardi di dollari, non ha ancora deciso i tempi e sta preparando anche una tender offer per permettere ai dipendenti di vendere parte delle azioni. Il dossier sarebbe seguito da Goldman Sachs e Morgan Stanley. OpenAI dichiara oltre 900 milioni di utenti attivi settimanali, ma continua a bruciare molta cassa per comprare capacità di calcolo e costruire infrastrutture AI. Il deposito arriva mentre anche Anthropic prepara la quotazione e SpaceX ha già avviato gli incontri con gli investitori.
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Fonte: CNBC
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Il trio è pronto

Adesso OpenAI, Anthropic e SpaceX hanno...
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Siri non arriva in Europa: l'UE risponde a Apple


Politica
La Commissione europea attribuisce ad Apple la mancata disponibilità in Europa delle nuove funzioni AI di Siri. Secondo Bruxelles, l’azienda non avrebbe trovato una soluzione conforme ai requisiti europei su privacy, sicurezza e interoperabilità, cioè la possibilità per Siri e altri sistemi di funzionare insieme secondo regole comuni. Apple sostiene invece che il Digital Markets Act imponga un accesso troppo esteso al dispositivo rendendo difficile proteggere gli utenti. La Commissione dice che Apple ha chiesto un’esenzione generale dagli obblighi, possibilità non prevista dalla legge, invece che impegnarsi a conformarsi. Con iOS 27, gli utenti dell’Unione europea non avranno le nuove funzioni AI di Siri e Apple non ha indicato una data di lancio.
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Fonte: MacRumors
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Lovable raggiunge un fatturato annuo di 500 milioni di dollari


Startup
Lovable dichiara di aver superato i 500 milioni di dollari di ricavo annuale ricorrente, secondo i dati comunicati a TechCrunch. La startup europea, fondata alla fine del 2023, permette di creare applicazioni partendo da istruzioni scritte in linguaggio naturale e dice di aver generato oltre 50 milioni di progetti, con circa un milione di nuovi progetti alla settimana. La crescita mostra quanto il vibe coding stia entrando anche tra utenti non tecnici, come founder, designer e team commerciali, che usano questi strumenti per siti, e-commerce e software interni. Il limite resta la durata reale dei progetti: creare un’app è più semplice, mantenerla funzionante nel tempo dipende da servizi esterni, infrastrutture e componenti che cambiano continuamente.
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Fonte: TechCrunch
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La startup Commonwealth finanziata da Gates ha fatto validare la sua tecnologia a fusione


Scienza
Commonwealth Fusion Systems ha dichiarato di aver fatto validare da esperti indipendenti la fisica alla base del suo primo impianto commerciale a fusione. Cinque articoli pubblicati sul Journal of Plasma Physics analizzano il funzionamento del reattore e come ridurre le instabilità del plasma, uno dei problemi che possono interrompere il processo. La società, finanziata anche da Breakthrough Energy Ventures di Bill Gates e dal venture capital di Nvidia, vuole costruire in Virginia una centrale da 400 megawatt entro i primi anni 2030, sufficiente per circa 280mila abitazioni. La fusione non ha ancora prodotto elettricità su scala commerciale: Commonwealth sta prima costruendo in Massachusetts un tokamak dimostrativo per provare a ottenere più energia di quanta ne consumi.
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Fonte: Bloomberg
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ChatGPT non ha fermato Google Search


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Secondo Sundar Pichai, le funzioni AI integrate nella ricerca stanno aumentando l’uso del servizio e nell’ultimo trimestre le ricerche hanno raggiunto un nuovo massimo storico. AI Mode supera 1 miliardo di utenti attivi mensili, mentre AI Overviews arriva a oltre 2,5 miliardi. Per Google il vantaggio è avere distribuito l’intelligenza artificiale dentro Search, invece di puntare solo su Gemini come chatbot separato. Restano però effetti negativi per gli editori, perché i riepiloghi automatici riducono i clic verso i siti. Search resta la principale fonte di cassa di Alphabet e i ricavi sono cresciuti del 19% annuo, mentre l’azienda prepara investimenti enormi in infrastrutture di calcolo.
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Fonte: Sherwood News
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Siri non arriva in Europa: l'UE risponde a Apple


In breve:


La Commissione europea attribuisce ad Apple la mancata disponibilità in Europa delle nuove funzioni AI di Siri. Secondo Bruxelles, l’azienda non avrebbe trovato una soluzione conforme ai requisiti europei su privacy, sicurezza e interoperabilità, cioè la possibilità per Siri e altri sistemi di funzionare insieme secondo regole comuni. Apple sostiene invece che il Digital Markets Act imponga un accesso troppo esteso al dispositivo rendendo difficile proteggere gli utenti. La Commissione dice che Apple ha chiesto un’esenzione generale dagli obblighi, possibilità non prevista dalla legge, invece che impegnarsi a conformarsi. Con iOS 27, gli utenti dell’Unione europea non avranno le nuove funzioni AI di Siri e Apple non ha indicato una data di lancio.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

EU Says Decision Not to Launch Siri AI in Europe Is Apple’s Alone
The European Commission has responded to Apple’s announcement that Siri AI will not launch in the EU, saying the decision is entirely Apple’s and that the company sought an exemption from its legal obligations rather than a compliant solution. Commission spokesperson Thomas Regnier told reporters in Brussels (via Reuters) that Apple had failed to develop interoperability solutions meeting EU privacy and security standards, and instead asked to be let off the hook entirely.
MacRumorsHartley Charlton

Riassunto completo:


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ChatGPT non ha fermato Google Search


Anzi, i ricavi dalla Search sono aumentati del 19%.
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In breve:


Secondo Sundar Pichai, le funzioni AI integrate nella ricerca stanno aumentando l’uso del servizio e nell’ultimo trimestre le ricerche hanno raggiunto un nuovo massimo storico. AI Mode supera 1 miliardo di utenti attivi mensili, mentre AI Overviews arriva a oltre 2,5 miliardi. Per Google il vantaggio è avere distribuito l’intelligenza artificiale dentro Search, invece di puntare solo su Gemini come chatbot separato. Restano però effetti negativi per gli editori, perché i riepiloghi automatici riducono i clic verso i siti. Search resta la principale fonte di cassa di Alphabet e i ricavi sono cresciuti del 19% annuo, mentre l’azienda prepara investimenti enormi in infrastrutture di calcolo.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

ChatGPT failed to kill Google Search
With Google’s multibillion user moat and deep pockets, it’s thriving despite OpenAI’s first-mover advantage.…
Sherwood NewsRani Molla

Riassunto completo:


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OpenAI ha presentato in modo confidenziale la domanda di IPO


Ad una valutazione di 852 miliardi di dollari.
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In breve:


OpenAI ha presentato in via confidenziale i documenti preliminari per un'IPO negli Stati Uniti, ma non sta rendendo pubblici i dati finanziari. La società, valutata 852 miliardi di dollari, non ha ancora deciso i tempi e sta preparando anche una tender offer per permettere ai dipendenti di vendere parte delle azioni. Il dossier sarebbe seguito da Goldman Sachs e Morgan Stanley. OpenAI dichiara oltre 900 milioni di utenti attivi settimanali, ma continua a bruciare molta cassa per comprare capacità di calcolo e costruire infrastrutture AI. Il deposito arriva mentre anche Anthropic prepara la quotazione e SpaceX ha già avviato gli incontri con gli investitori.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI confidentially files for IPO, prepping Wall Street for mega AI debut
OpenAI’s confidential filing lands days before SpaceX is set to go public and a week after Anthropic announced its confidential disclosure with the SEC.
CNBCAshley Capoot and Kate Rooney

Riassunto completo:


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La startup Commonwealth finanziata da Gates ha fatto validare la sua tecnologia a fusione


La centrale in Virginia si sta avvicinando.
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In breve:


Commonwealth Fusion Systems ha dichiarato di aver fatto validare da esperti indipendenti la fisica alla base del suo primo impianto commerciale a fusione. Cinque articoli pubblicati sul Journal of Plasma Physics analizzano il funzionamento del reattore e come ridurre le instabilità del plasma, uno dei problemi che possono interrompere il processo. La società, finanziata anche da Breakthrough Energy Ventures di Bill Gates e dal venture capital di Nvidia, vuole costruire in Virginia una centrale da 400 megawatt entro i primi anni 2030, sufficiente per circa 280mila abitazioni. La fusione non ha ancora prodotto elettricità su scala commerciale: Commonwealth sta prima costruendo in Massachusetts un tokamak dimostrativo per provare a ottenere più energia di quanta ne consumi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Gates-Backed Commonwealth Fusion Says Its Tech Validated to Make Power
The company has raised funds from investors including Bill Gates’ Breakthrough Energy Ventures and Nvidia’s venture arm.
BloombergMichelle Ma

Riassunto completo:


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Siri non arriva in Europa: l'UE risponde a Apple


L'azienda di Cupertino non si sarebbe impegnata a conformarsi.
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In breve:


La Commissione europea attribuisce ad Apple la mancata disponibilità in Europa delle nuove funzioni AI di Siri. Secondo Bruxelles, l’azienda non avrebbe trovato una soluzione conforme ai requisiti europei su privacy, sicurezza e interoperabilità, cioè la possibilità per Siri e altri sistemi di funzionare insieme secondo regole comuni. Apple sostiene invece che il Digital Markets Act imponga un accesso troppo esteso al dispositivo rendendo difficile proteggere gli utenti. La Commissione dice che Apple ha chiesto un’esenzione generale dagli obblighi, possibilità non prevista dalla legge, invece che impegnarsi a conformarsi. Con iOS 27, gli utenti dell’Unione europea non avranno le nuove funzioni AI di Siri e Apple non ha indicato una data di lancio.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

EU Says Decision Not to Launch Siri AI in Europe Is Apple’s Alone
The European Commission has responded to Apple’s announcement that Siri AI will not launch in the EU, saying the decision is entirely Apple’s and that the company sought an exemption from its legal obligations rather than a compliant solution. Commission spokesperson Thomas Regnier told reporters in Brussels (via Reuters) that Apple had failed to develop interoperability solutions meeting EU privacy and security standards, and instead asked to be let off the hook entirely.
MacRumorsHartley Charlton

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Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
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I Dem preparano le indagini su Trump passando per le aziende americane


Democratici uniti sul piano per indagare Trump attraverso le aziende che hanno coltivato la sua amministrazione. Nel mirino anche gli affari esteri di Kushner e Witkoff.

I democratici della Camera hanno un piano per indagare il presidente Donald Trump se dovessero riconquistare la maggioranza alle elezioni di midterm: passare attraverso le aziende che hanno coltivato rapporti con la sua amministrazione. Semafor ha raccolto le dichiarazioni di diversi esponenti di primo piano del partito.

Progressisti e centristi sono allineati sulla strategia, un fatto insolito per un partito spesso diviso tra ali diverse. L'idea è usare il potere di convocazione e richiesta documentale del Congresso per setacciare i rapporti tra l'amministrazione Trump e il settore privato, alla ricerca di favori, conflitti di interesse o comportamenti illegali.

Le indagini non si limiterebbero alle aziende con sede negli Stati Uniti. Anche gli affari internazionali della famiglia Trump e dei suoi alleati, in particolare nella regione del Golfo, finirebbero sotto la lente. Il deputato Greg Meeks, democratico di New York e membro di grado più alto nella commissione Esteri della Camera, ha dichiarato a Semafor che le decisioni d'affari all'estero di Jared Kushner e Steve Witkoff, due consiglieri chiave del presidente, sarebbero terreno di future investigazioni: "Esamineremo alcuni di questi accordi che sono stati conclusi. L'attività di controllo serve proprio a questo".

La base del partito spinge con forza per un'azione incisiva contro Trump e i vertici vedono un collegamento diretto tra il carovita che colpisce gli americani comuni e i benefici elargiti ai collaboratori dell'amministrazione. Se riusciranno a conquistare la Camera, il governo diviso renderà improbabile qualsiasi riforma legislativa di peso, trasformando le indagini congressuali nel principale terreno di scontro politico.

Nonostante le azioni regolatorie dell'era Biden abbiano danneggiato i rapporti del partito con il mondo delle imprese e con la Silicon Valley, i democratici di vertice escludono che affrontare le aziende possa avere contraccolpi. "Non dovrebbe preoccuparci. Andremo dietro a chiunque stia danneggiando il pubblico americano, a chiunque sia coinvolto in attività illegali con i Trump o sostenga cose incostituzionali", ha detto a Semafor Robert Garcia, deputato della California e democratico di grado più alto nella commissione Oversight della Camera. Jamie Raskin, democratico di grado più alto nella commissione Giustizia della Camera, ha aggiunto che il partito non comprometterebbe i propri valori per timore di ripercussioni sulla raccolta fondi elettorali.

Alcuni esperti restano prudenti, avvertendo che indagini congressuali troppo aggressive potrebbero avere conseguenze durature simili a quelle causate dalle azioni regolatorie dell'amministrazione Biden. "Sebbene si veda spesso un controllo congressuale su singoli settori da parte di un partito o dell'altro, finora non abbiamo osservato un impatto così ampio sull'intero comparto industriale. Detto questo, le indagini del Congresso possono sembrare molto personali e da esse possono derivare danni duraturi", ha spiegato Emily Loeb, co-presidente della pratica di indagini congressuali dello studio legale Jenner & Block.

Semafor aveva già anticipato all'inizio dell'anno che i democratici della Camera stanno tracciando una mappa per i loro futuri sforzi investigativi, puntando a grandi aziende coinvolte in fusioni di alto profilo durante il primo mandato di Trump, come Paramount e Hewlett-Packard. Il partito intende anche esaminare le aziende che hanno contribuito alla sala da ballo della Casa Bianca di Trump.

Alcuni senatori progressisti hanno parlato di questi piani in termini molto duri, ma alla Camera diversi democratici stanno segnalando di non volere un approccio punitivo verso il settore privato. Una persona che conosce la pianificazione del gruppo di controllo democratico ha detto a Semafor che il partito non esiterà mai ad affrontare "interessi potenti", ma che non sta cercando un rapporto ostile con le aziende che hanno informazioni di prima mano sui rapporti interni dell'amministrazione Trump. "Le aziende che collaborano onestamente e aiutano a scoprire i fatti troveranno una commissione interessata a soluzioni e responsabilità. Chi sceglie l'ostruzionismo, l'occultamento o la complicità si aspetti un controllo rigoroso", ha detto questa fonte.

La Casa Bianca ha reagito con durezza alle rivelazioni di Semafor. "L'inviato speciale Witkoff e Jared Kushner hanno aiutato il presidente Trump a porre fine alla guerra tra Israele e Hamas e a riportare a casa gli ostaggi dalle loro famiglie. I loro successi parlano da soli", ha dichiarato la portavoce Anna Kelly, liquidando i piani dei democratici come "sciocchezze" da "perdenti in cerca di attenzione".

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Trump accusa l’Iran di aver abbattuto un elicottero Apache: “Dobbiamo rispondere”


I due piloti sono stati recuperati da un drone navale dopo due ore in mare al largo dell’Oman. L’episodio rischia di far saltare la fragile tregua tra Washington e Teheran in vigore da inizio aprile.

Il presidente americano Donald Trump ha accusato l’Iran di aver abbattuto un elicottero Apache degli Stati Uniti vicino allo Stretto di Hormuz. “Sono appena stato informato dal nostro grande esercito che la scorsa notte gli iraniani hanno abbattuto uno dei nostri sofisticatissimi elicotteri Apache mentre pattugliava lo Stretto di Hormuz”, ha scritto Trump su Truth Social. “I due piloti coinvolti sono salvi e illesi. Tuttavia gli Stati Uniti devono, per necessità, rispondere a questo attacco”.

L’elicottero è stato colpito nella tarda serata di lunedì e le forze americane si sono mosse subito per recuperare i due membri dell’equipaggio prima che gli iraniani potessero raggiungerli. I militari hanno passato due ore nelle acque al largo dell’Oman, poi un’imbarcazione senza equipaggio, una Saronic Corsair, li ha tratti in salvo: è la prima operazione di questo tipo condotta in mare dalle forze americane, ha spiegato il capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando centrale.

Il drone navale appartiene alla Task Force 59, l’unità della Marina che impiega mezzi senza pilota e intelligenza artificiale. Al salvataggio hanno contribuito anche reparti scelti dell’82esima divisione aviotrasportata. I due piloti sono in condizioni stabili.

L’episodio mette in pericolo un cessate il fuoco già segnato da scontri ripetuti nello Stretto e nelle aree circostanti. Proprio questa settimana Israele e Iran si sono attaccati direttamente per la prima volta dalla tregua dichiarata da Trump in aprile. Il presidente ha detto in passato ai suoi collaboratori che valuterebbe la ripresa della guerra se l’Iran uccidesse militari americani.

Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi non ha negato che le forze di Teheran abbiano colpito l’elicottero, ma ha lasciato intendere che non sia stato un atto intenzionale. “Le forze straniere in prossimità del nostro territorio sono costantemente a rischio a causa dei loro stessi errori umani, di semplici incidenti o della possibilità di finire nel fuoco incrociato”, ha scritto su X dopo la dichiarazione di Trump. “Per ridurre il rischio, la soluzione migliore è che se ne vadano. Preferiamo il linguaggio della diplomazia, ma parliamo anche altre lingue”.

Guerra Iran · Stretto di Hormuz

L'Apache abbattuto che rimette in bilico la tregua


Trump accusa l'Iran di aver colpito un elicottero americano in pattuglia sullo Stretto e annuncia una risposta. I due piloti sono salvi, recuperati da un drone navale dopo due ore in mare: è la prima operazione del genere.

Stretto di Hormuz Lunedì 8 giugno 2026

Perdite aeree Usa
0

e

Costo guerra
0 mld $

Persi o danneggiati da fine febbraio, droni compresi, secondo il conteggio di maggio del Congressional Research Service
Quasi 29 miliardi di dollari: il costo delle operazioni come riferito al Congresso dal controllore del Pentagono

L'Apache caduto lunedì notte non compare ancora in quel conteggio. Ed è la perdita che rischia di costare di più: mette a rischio la tenuta della tregua di aprile.

Esplora la vicenda
1 Il salvataggio 2 Le perdite 3 Le posizioni 4 La tregua

La notte al largo dell'Oman

Due ore in mare, poi il primo salvataggio della storia americana affidato a un drone


Le forze americane hanno raggiunto i piloti prima degli iraniani. A recuperarli è stata la Saronic Corsair, un'imbarcazione senza equipaggio della Task Force 59, l'unità della Marina che impiega mezzi senza pilota mediante uso di intelligenza artificiale.

2
Piloti recuperati, salvi e in condizioni stabili

2 ore
Trascorse nelle acque al largo dell'Oman

1ª volta
Un mezzo navale senza pilota salva un equipaggio in mare

1
Tarda serata di lunedì
L'Apache precipita nello Stretto

L'elicottero cade in mare mentre pattuglia lo Stretto di Hormuz. Trump accusa l'Iran di averlo abbattuto.

2
Pochi minuti dopo
Parte la corsa contro Teheran

Le forze americane si muovono subito per recuperare l'equipaggio prima che gli iraniani possano raggiungerlo.

3
Due ore in acqua
I piloti restano in mare aperto

I due membri dell'equipaggio attendono i soccorsi nelle acque al largo delle coste dell'Oman.

4
Il recupero
Arriva la Saronic Corsair

Il drone navale della Task Force 59 trae in salvo i piloti, con il contributo dei reparti scelti dell'82ª divisione aviotrasportata. Mai prima d'ora un mezzo senza equipaggio aveva condotto un salvataggio in mare.

Il bilancio

Quarantadue velivoli persi o danneggiati in tre mesi di guerra


Il conteggio del Congressional Research Service, aggiornato a maggio, comprende anche i droni. Ogni simbolo rappresenta un velivolo: l'elicottero in rosso è l'Apache di lunedì, ancora fuori dal conto.

36 altri velivoli e droni persi o danneggiati per incidenti e fuoco nemico
4 caccia F-15E — tre abbattuti per errore dal fuoco amico sopra il Kuwait
2 aerei cisterna KC-135 — entrati in collisione in Iraq a marzo: sei militari morti
L'Apache di lunedì notte — la perdita numero 43, non ancora nel conteggio ufficiale

Il conto economico

Quasi 29 miliardi di dollari: a tanto ammonta il costo delle operazioni militari contro l'Iran riferito al Congresso dal controllore ad interim del Pentagono.

Le parole

Trump promette una risposta, Teheran non smentisce il colpo


Il presidente americano era partito minimizzando, poi ha cambiato tono su Truth Social. Il ministro degli Esteri iraniano non nega l'abbattimento, ma lascia intendere che non sia stato intenzionale.

Donald Trump
Presidente degli Stati Uniti · Su Truth Social

«Gli Stati Uniti devono, per necessità, rispondere a questo attacco»

Poche ore prima, in una telefonata con il Wall Street Journal, aveva minimizzato: «non una cosa grave». E ha rivendicato il blocco navale dello Stretto, che sta rendendo l'Iran «molto povero» e resterà in vigore «finché necessario».

Abbas Araghchi
Ministro degli Esteri iraniano · Su X

«Preferiamo il linguaggio della diplomazia, ma parliamo anche altre lingue»

Non nega il colpo: parla di «errori umani», semplici incidenti e fuoco incrociato che minacciano «le forze straniere in prossimità del nostro territorio». E suggerisce la sua soluzione per ridurre il rischio: che se ne vadano.

Il contesto

Una tregua già segnata da scontri ripetuti


Il cessate il fuoco dichiarato da Trump in aprile non ha mai davvero pacificato lo Stretto. E proprio questa settimana Israele e Iran erano tornati a colpirsi direttamente.

Tocca un evento per i dettagli

Fine febbraio
Inizia la guerra tra Stati Uniti e Iran

Lo Stretto di Hormuz, snodo del traffico petrolifero mondiale, diventa il fronte principale del conflitto.

Marzo
Due aerei cisterna KC-135 si scontrano in Iraq

Nella collisione muoiono sei militari americani. Tra le perdite del conflitto figurano anche quattro caccia F-15E, tre dei quali abbattuti per errore dal fuoco amico sopra il Kuwait.

Aprile
Trump dichiara la tregua con Teheran

Il cessate il fuoco regge a fatica, segnato da scontri ripetuti nello Stretto e nelle aree circostanti. Il blocco navale americano resta in vigore.

Maggio
Il Congresso fa i conti della guerra

Il Congressional Research Service conta 42 velivoli persi o danneggiati, droni compresi. Il Pentagono indica un costo delle operazioni vicino ai 29 miliardi di dollari.

Questa settimana
Israele e Iran tornano a colpirsi direttamente

È la prima volta dalla tregua dichiarata in aprile.

Lunedì notte
L'Apache cade nello Stretto di Hormuz

Trump accusa l'Iran e annuncia una risposta. Secondo il Wall Street Journal, il presidente valuterebbe la ripresa della guerra se Teheran uccidesse militari americani.

La linea rossa

Trump ha detto ai collaboratori che riprenderebbe la guerra se l'Iran uccidesse militari americani, riporta il Wall Street Journal. Lunedì notte i due piloti si sono salvati — e con loro, per ora, anche la tregua.

Fonti Dichiarazioni su Truth Social e X · Wall Street Journal · Comando centrale Usa (Centcom) · Congressional Research Service, maggio 2026 — Aggiornato al 9 giugno 2026

In un primo momento Trump aveva minimizzato. In una telefonata con il Wall Street Journal aveva definito l’accaduto “non una cosa grave” e “molto diverso da come si pensa”, aggiungendo che il blocco navale dello Stretto sta rendendo l’Iran “molto povero” e che resterà in vigore “finché necessario”.

L’elicottero abbattuto allunga la lista dei velivoli americani distrutti da incidenti e fuoco nemico nel corso della guerra con l’Iran, iniziata a fine febbraio. Tra questi ci sono quattro caccia F-15E, tre dei quali abbattuti da fuoco amico sopra il Kuwait, e due aerei cisterna KC-135 entrati in collisione in Iraq a marzo, con sei morti. Un rapporto del Congressional Research Service di maggio ha contato 42 velivoli, droni compresi, persi o danneggiati dall’inizio del conflitto. Il controllore ad interim del Pentagono ha riferito al Congresso che il costo delle operazioni militari ha raggiunto quasi 29 miliardi di dollari.

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Meta lancia Workforce Academy: formazione gratuita per i lavoratori dei data center negli Stati Uniti


Avvio del programma per elettricisti e tecnici HVAC, in risposta al boom della costruzione di data center negli Stati Uniti

Meta ha annunciato l'avvio di Workforce Academy, un nuovo programma di formazione gratuito della durata di cinque settimane destinato ai lavoratori coinvolti nella costruzione di data center, infrastrutture considerate strategiche per sostenere la crescente domanda di servizi digitali e applicazioni di intelligenza artificiale.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e ripreso da Bloomberg, il progetto sarà sviluppato in collaborazione con CBRE e Associated Builders and Contractors. La fase pilota prenderà il via in quattro Stati americani, Louisiana, Ohio, Indiana e Texas, mentre l'azienda non ha ancora comunicato una data ufficiale per il lancio del programma.

Meta prevede di destinare 115 milioni di dollari all'iniziativa nel corso del 2026. Il percorso formativo, completamente gratuito, è stato progettato per fornire competenze specifiche richieste nei cantieri dedicati alla realizzazione di data center. Secondo il Wall Street Journal, ai partecipanti che completeranno con successo il programma sarà garantita un'opportunità di impiego presso i cantieri collegati ai progetti dell'azienda.

L'iniziativa nasce in un contesto caratterizzato da una crescente carenza di manodopera qualificata negli Stati Uniti, proprio mentre il settore dei data center sta vivendo una fase di forte espansione. In particolare, risultano molto richieste figure professionali come elettricisti specializzati e tecnici HVAC, esperti nei sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento.

La disponibilità di personale qualificato rappresenta una delle principali sfide per il comparto. Nell'aprile 2026, il Financial Times aveva evidenziato come i ritardi nella costruzione di grandi data center stessero rallentando l'adozione di tecnologie basate sull'intelligenza artificiale. Tra le cause indicate dalla pubblicazione figurava proprio la difficoltà nel reperire lavoratori specializzati, dai montatori agli elettricisti.

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Vance chiede un'indagine penale su Tim Walz per le frodi in Minnesota


Il vicepresidente ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di indagare sul governatore democratico e sul procuratore generale per non aver fermato le frodi nei servizi sociali

Il vicepresidente JD Vance ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di aprire un'indagine penale sul governatore democratico del Minnesota Tim Walz e sul procuratore generale dello stato Keith Ellison, accusandoli di aver ignorato le frodi milionarie nei programmi sociali statali.

La richiesta, comunicata lunedì sera con un post su X, arriva dopo che il presidente della commissione di controllo della Camera James Comer ha inviato a Vance una lettera con un rapporto dettagliato sulle frodi nei servizi sociali del Minnesota. Il rapporto, frutto di un'inchiesta della commissione, accusa i vertici dello stato di aver ricevuto "avvertimenti su frodi" ai "livelli più alti del governo statale", ma di aver "ritardato o evitato azioni correttive significative" e di aver "continuato i pagamenti molto dopo la comparsa di segnali credibili di allarme".

Nella lettera di domenica, Comer ha incoraggiato la task force antifrode della Casa Bianca, guidata dallo stesso Vance e ribattezzata informalmente "lo zar antifrode", a "incaricare le agenzie competenti del ramo esecutivo di condurre una revisione completa di tutte le misure di integrità dei programmi sociali del Minnesota, dei processi di controllo, dei rimborsi e delle iscrizioni dal 2019 a oggi".

"I funzionari dello stato del Minnesota non sono al di sopra della legge, e se hanno facilitato frodi, mentito sotto giuramento su ciò che sapevano, o molestato e intimidito i whistleblower, devono affrontare la giustizia", ha scritto Vance nel post su X. La richiesta di indagine è stata indirizzata alla divisione frodi del Dipartimento di Giustizia, guidata dal viceprocuratore generale Colin McDonald.

Walz, che era stato il candidato democratico alla vicepresidenza nel 2024, aveva già annunciato a gennaio la rinuncia alla corsa per un terzo mandato da governatore, proprio mentre lo scandalo delle frodi prendeva piede. Ha sempre negato le accuse dei repubblicani secondo cui la sua amministrazione avrebbe ignorato gli abusi finanziari.

Lo scandalo era tornato al centro dell'attenzione nazionale alla fine del 2025, quando un creatore di contenuti conservatore di 23 anni aveva pubblicato su YouTube un video in cui sosteneva, con prove molto deboli, che centri per l'infanzia gestiti da somali in Minnesota ricevevano in modo fraudolento fondi destinati all'assistenza per famiglie a basso reddito. Il video, che ha accumulato milioni di visualizzazioni, è stato rilanciato dal vicepresidente Vance, dal direttore dell'FBI Kash Patel e dal miliardario Elon Musk.

Il video ha scatenato una nuova ondata di attacchi dall'amministrazione del presidente Donald Trump e dai leader repubblicani dello stato, che hanno chiesto un giro di vite sulla spesa di denaro pubblico per servizi sociali che, a loro dire, non sarebbero mai stati erogati. In un'intervista a Fox News il mese scorso, Vance aveva già anticipato la possibilità di un rinvio penale per alti funzionari statali, citando anche California e altri stati. "Quando sento di un rapporto che dice al governatore: 'qui ci sono tutte queste frodi', e lui non fa nulla, mi chiedo: qualcuno ha commesso un reato? L'ufficio di qualcuno ha commesso un reato? Non dico di sì, ma prometto agli americani che esamineremo la questione, la indagheremo e la prenderemo sul serio, perché se c'è stato un reato, allora chi lo ha commesso deve andare in prigione", ha detto Vance a Kaleigh McEnany.

La CNN ha contattato gli uffici di Walz ed Ellison per un commento sulla richiesta di indagine penale e sul rapporto della commissione di controllo della Camera, ma non ha ricevuto risposta.

I’ve referred these allegations to DOJ’s new Fraud Division for criminal investigation. Minnesota state officials are not above the law, and if they facilitated fraud, lied under oath about what they knew, or harassed and intimated whistleblowers, they must face justice. t.co/EatSBh9Gh6 pic.twitter.com/7JeFcgkTV0
— JD Vance (@JDVance) June 9, 2026

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Torino Pride 2026, migliaia in corteo per il ventennale


La manifestazione celebra vent’anni di attività e guarda all’EuroPride 2027 con una partecipazione diffusa e numerosi ospiti

Una grande partecipazione ha caratterizzato il Torino Pride 2026, che quest'anno ha celebrato il ventesimo anniversario della manifestazione sotto il claim "Venti di lotte", richiamando sia il traguardo raggiunto sia le battaglie che continuano a coinvolgere la comunità LGBTQIA+.

Secondo quanto riportato da Sky TG24, il corteo ha attraversato la città con un percorso di oltre quattro chilometri, coinvolgendo 24 carri e quasi 50 realtà aderenti. La partenza è avvenuta dal Parco del Valentino, accompagnata dalle esibizioni del rapper e attivista Mc Nill. Tra gli ospiti presenti anche Ambra Angiolini con la figlia Jolanda Renga, la cantante Francamente, protagonista dell'edizione 2024 di X Factor, e Vladimir Luxuria.

Alla manifestazione ha preso parte anche il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, che ha ribadito l'impegno della città sui temi dei diritti e dell'inclusione. "Torino è la città dei diritti di tutte e di tutti", ha dichiarato il primo cittadino durante il corteo, sottolineando l'importanza di scendere in piazza in un momento in cui, a suo avviso, esistono tentativi di arretramento sul piano delle conquiste civili.

Lo Russo ha inoltre evidenziato il valore simbolico dell'EuroPride 2027, che sarà ospitato dal capoluogo piemontese dal 18 al 26 giugno del prossimo anno. Una scelta che, secondo il sindaco, rappresenta un riconoscimento del ruolo di Torino come città aperta, inclusiva e impegnata nella promozione dei diritti a livello europeo.

Dal palco allestito in Piazza Vittorio Veneto, Ambra Angiolini ha salutato i partecipanti ricordando il legame personale con la manifestazione. Accanto a lei la figlia Jolanda Renga, coinvolta in uno dei momenti più partecipati della giornata.

Tra gli interventi più significativi anche quello di Vladimir Luxuria, che ha espresso critiche nei confronti del disegno di legge promosso dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara relativo al consenso informato per i percorsi di educazione affettiva nelle scuole. Luxuria ha sostenuto la necessità di rendere obbligatori tali corsi, ritenendoli uno strumento importante per la prevenzione delle discriminazioni e della violenza di genere.

Presente alla manifestazione anche Chiara Tarantello, tra le coordinatrici del Torino Pride, recentemente vittima di un'aggressione omofoba. Nel suo intervento ha ribadito la volontà del movimento di continuare a rivendicare visibilità e partecipazione, sottolineando come il tema del ventennale richiami la necessità di mantenere alta l'attenzione sulle conquiste ottenute e sulle sfide ancora aperte.

"Venti di lotte" è stato scelto come slogan dell'edizione 2026 proprio per evidenziare, secondo gli organizzatori, come nessun diritto possa considerarsi definitivamente acquisito e come le diverse forme di discriminazione siano spesso interconnesse. In questo contesto è stata espressa preoccupazione anche per la recente normativa sull'educazione sessuo-affettiva, considerata da parte del coordinamento un tema centrale nel contrasto a fenomeni quali bullismo, violenza di genere e discriminazioni.

A ricordare il percorso compiuto negli ultimi due decenni è stata anche Margherita Anna Jannon, co-coordinatrice e segretaria del Torino Pride. "Venti anni fa eravamo 20mila persone. Oggi siamo una città intera che si muove", ha affermato, evidenziando il lavoro svolto nel tempo da volontari, associazioni e realtà del territorio.

Gli organizzatori hanno definito l'edizione 2026 un importante traguardo per il coordinamento Torino Pride, nato dall'impegno condiviso di numerose associazioni e soggetti della società civile. Conclusa la manifestazione del ventennale, l'attenzione è ora rivolta all'EuroPride 2027, appuntamento internazionale che porterà Torino al centro del dibattito europeo sui diritti, l'inclusione e la tutela delle diversità.

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Sette anni dopo, Euphoria chiude il cerchio senza convincere


Il capitolo finale fatica a dare una conclusione all’altezza della serie che ha definito una generazione

Ci sono serie televisive che che rimangono nell’immaginario collettivo nonostante gli anni di attesa tra una stagione e l’altra: è il caso di Euphoria.
La serie tv statunitense ideata, scritta e diretta da Sam Levinson per HBO, ha debuttato il 16 giugno 2019 e si è conclusa il 31 maggio 2026, tre stagioni e ventisei episodi di sogno psichedelico.

L’opera di Levinson è stata descritta come degna erede di Skins, serie britannica nata nel 2007, si racconta di liceali che cercano loro stessi tra amori, amicizie, traumi e droghe, la serie che per le prime due stagioni ha avuto solo commenti positivi, come si può vedere su IMDb, ha deluso le aspettative nell’ultima stagione uscita nel 2026, a distanza di ben quattro anni dalla seconda.

Levinson porta sullo schermo non un esercizio di stile, ma immagini che sono quadri, resi perfetti dal lavoro del reparto fotografia, dagli attori, dal reparto trucco e dai costumisti, tanto da riuscire a trasmettere allo spettatore le sensazioni e le emozioni provate dai personaggi durante le inquadrature.

La serie riesce dopo anni di niente a raccontare una generazione a cavallo tra due mondi, dove l’eccesso ha risvolti negativi, dove si parla apertamente del rapporto col corpo e con gli altri, senza morale in maniera quasi cinica ma al contempo sincera.

Una serie diventata cult mentre veniva girata, che ha influenzato l’estetica di una generazione, ha però deluso le aspettative con l’ultima stagione.
Nessuno, se non forse gli inguaribili romantici, si aspettavano che la serie finisse con un bel e vissero tutti felici e contenti, una serie che tratta apertamente di spaccio di droga, il fentanyl in particolare, traffico di ragazze, overdose e sex worker ha difficilmente un lieto fine, ma nonostante questo i problemi sono stati proprio a livello narrativo.

Dal subentro di Hans Zimmer dopo l’abbandono di Labirinth per le colonne sonore, ai dissapori nel cast, fino al dover elaborare una nuova sceneggiatura per la morte di Angus Cloud, è sembrato che la terza ed ultima stagione sia stata una macedonia di storie prese, aperte e chiuse in poco tempo, così da non riuscire a dare il meritato arco narrativo ed una degna conclusione ai vari personaggi, si è invece inciampati in un insieme di cliché e conclusioni dovute che, però, lasciano aperte molte domande e l’amaro in bocca.

Tre stagioni che in sette anni hanno accompagnato una generazione senza racconto, con eccessi e giusto cinismo, dove la morte è diretta conseguenza di un’overdose e la vendetta a volte porta alla disfatta personale, tre stagioni di cui certamente ricorderemo le performance incredibili e gli outfit da capogiro, tre stagioni che hanno insegnato che la vita non è mai giusta. È quella che scegli di vivere.

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Trump prepara azioni anti-immigrazione a New York


Il piano operativo è una risposta alla legge firmata dalla governatrice Kathy Hochul che limita la collaborazione locale con l'agenzia federale e vieta agli agenti di operare a volto coperto

L'amministrazione Trump ha preparato un piano per aumentare in modo massiccio la presenza di agenti federali dell'Immigration and Customs Enforcement a New York City. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il piano operativo è già stato messo a punto ed è una rappresaglia diretta contro la legge firmata a fine maggio dalla governatrice democratica Kathy Hochul, che limita la collaborazione tra le autorità locali e l'agenzia federale e vieta agli agenti di operare a volto coperto nello stato di New York.

Tom Homan, il cosiddetto "zar dei confini" nominato dal presidente Trump per coordinare la stretta sull'immigrazione, ha annunciato l'operazione lunedì in un'intervista a Fox. "Vedrete più Ice di quanta ne abbiate mai vista a New York City, e sta arrivando", ha detto. "Ho appena esaminato un piano operativo. Non vi dirò esattamente quando accadrà, ma sta arrivando". Homan ha raccontato di aver avvertito personalmente la governatrice Hochul prima che firmasse il provvedimento: se avesse impedito agli agenti federali di arrestare immigrati già in custodia della polizia locale, lui avrebbe inondato la città di agenti.

Trump e Homan avevano già minacciato in passato, a maggio, di inviare un numero molto maggiore di agenti Ice a New York, ma fino a oggi la minaccia non si era concretizzata. L'amministrazione ha invece già aumentato la presenza di agenti in altre città e stati amministrati dai democratici, nel quadro della politica di repressione dell'immigrazione irregolare voluta dal presidente. La firma della legge Hochul sembra aver fatto precipitare la situazione, spingendo l'amministrazione a passare dalle minacce alla preparazione di un'operazione concreta.

Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha reagito collegando la minaccia di Homan allo svolgimento dei Mondiali di calcio, che questo mese portano migliaia di visitatori stranieri nell'area metropolitana di New York, dove sono in programma diverse partite compresa la finale del torneo. "Non permetteremo all'Ice o a chiunque altro di seminare paura nelle nostre comunità, soprattutto in questo momento", ha scritto Mamdani su X. "Mentre il mondo viene nella nostra città, staremo con orgoglio accanto ai nostri vicini immigrati e respingeremo questi attacchi per quello che sono: un tentativo di dividerci".

Homan ha ripetuto in diverse occasioni che per gli agenti dell'Ice è più facile e meno rischioso arrestare persone già detenute nelle carceri locali, dove la polizia può consegnarle direttamente ai federali, piuttosto che cercarle nelle comunità. È esattamente questo tipo di collaborazione che la nuova legge dello stato di New York mira a bloccare, rendendo il lavoro dell'agenzia federale più complicato.

Le parole di Homan arrivano in un clima già teso attorno ai centri di detenzione per immigrati. A Newark, nel New Jersey, un centro di detenzione è al centro di proteste in corso, dopo che le autorità locali hanno imposto un coprifuoco nella zona in concomitanza con la ripresa delle visite ai detenuti.

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Tajani attacca Ben Gvir: "Parole inaccettabili e non degne di un ministro"


Il ministro degli Esteri prende le distanze dalle dichiarazioni dell'esponente del governo israeliano durante l'audizione in Parlamento

Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Adnkronos, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito "inaccettabili" e "non degne di un ministro" le dichiarazioni pronunciate dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir, intervenendo davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato.

Le parole del titolare della Farnesina arrivano all'indomani delle polemiche seguite alle affermazioni del ministro israeliano dopo l'apertura di un'indagine da parte della Procura di Roma relativa al trattamento riservato agli attivisti della Global Sumud Flotilla.

Nel suo intervento parlamentare, Tajani ha espresso una netta presa di distanza dalle dichiarazioni del membro del governo israeliano, sottolineando come esse riflettano, a suo giudizio, "il livello politico e morale di questo signore". Un giudizio particolarmente severo che segna una delle più esplicite critiche rivolte da un esponente del governo italiano nei confronti di Ben Gvir, figura spesso al centro del dibattito internazionale per le sue posizioni controverse.

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Spacex si quota in borsa a 1.770 miliardi di dollari


Con un prezzo di 135 dollari per azione, l'azienda di Elon Musk raccoglie 75 miliardi in un'operazione che batte ogni record e allarga il divario tra Wall Street e le borse europee

SpaceX ha fissato a 135 dollari il prezzo delle sue azioni in vista dell'introduzione in Borsa del 12 giugno sul Nasdaq, un'operazione che porterà la valutazione dell'azienda di Elon Musk 1.770 miliardi di dollari e la renderà la più grande IPO (Offerta pubblica iniziale) mai realizzata. L'azienda aerospaziale e di intelligenza artificiale raccoglierà circa 75 miliardi di dollari vendendo 555,6 milioni di azioni, più del doppio dei 29 miliardi raccolti da Saudi Aramco nel 2019, che deteneva il record con una valutazione di 1.700 miliardi. Matthew Kennedy, strategist di Renaissance Capital, ha calcolato per il New York Times che la somma equivale a “più di tutte le IPO americane messe insieme negli ultimi due anni”.

A questa valutazione corrisponde un potere quasi assoluto di Musk sull'azienda. Il fondatore di SpaceX manterrà oltre l'82% dei diritti di voto grazie a una classe di azioni a voto plurimo, una struttura che gli permetterà di essere allo stesso tempo presidente, amministratore delegato e direttore tecnico senza poter essere rimosso da nessuna di queste cariche se non per sua stessa decisione. I maggiori fondi pensione dello Stato di New York e della California hanno espresso “forti preoccupazioni per la struttura di governance radicale”. Anche il fondo pensioni danese Akademiker ha deciso di non partecipare all'operazione: il suo direttore, Anders Schelde, ha detto che “SpaceX è gravemente sopravvalutato”.

La valutazione di SpaceX non ha molto a che fare con i suoi fondamentali economici. L'azienda ha registrato ricavi per 18,7 miliardi di dollari nel 2025, in crescita del 33% rispetto all'anno precedente, ma ha perso 4,9 miliardi a causa delle forti spese in intelligenza artificiale, dopo un utile di 791 milioni nel 2024. Il rapporto tra valutazione e ricavi è di quasi cento volte, un multiplo senza precedenti a Wall Street. Per fare un confronto, Tesla, l'altra azienda di Musk, è valutata circa sedici volte il suo fatturato annuo. “A questo prezzo non comprate un'azienda, comprate un sogno”, ha detto Frank Curzio, che conduce uno dei podcast finanziari più ascoltati negli Stati Uniti.

L'operazione è un affare anche per le banche. SpaceX ne ha scelte una ventina per collocare le azioni presso gli investitori: la capofila è Goldman Sachs, seguita da Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup e JPMorgan Chase, come riportato dalla CNBC. Anche la francese Société Générale partecipa al consorzio. Le banche ricevono in genere tra il 4 e il 7% delle somme raccolte in un'IPO: in operazioni di queste dimensioni la percentuale è più bassa, ma secondo diversi operatori di mercato la commissione complessiva supererà comunque il miliardo di dollari.

SpaceX ha deciso di riservare agli investitori individuali una quota insolitamente alta delle azioni, fino al 25-30% del totale, molto più del 5-10% tipico delle grandi IPO. Secondo quanto riportato dal Guardian, nel Regno Unito alcune piattaforme come AJ Bell e Hargreaves Lansdown offrono già ai loro clienti la possibilità di prenotare i titoli. Negli Stati Uniti, Fidelity permette di partecipare con un minimo di 2.000 dollari sul conto, una soglia più bassa del solito proprio per l'ampia disponibilità di titoli. La domanda è attesa molto superiore all'offerta e le azioni saranno assegnate con ogni probabilità con un sistema a lotteria. Un vincolo importante: chi vende le azioni entro quindici giorni dal debutto in Borsa rischia di essere escluso dalle prossime IPO offerte da Fidelity per sei mesi e in caso di recidiva fino al blocco permanente.

L'IPO di SpaceX è solo la prima di una serie di debutti colossali. Anche OpenAI e Anthropic, le due aziende leader nell'intelligenza artificiale, stanno preparando la quotazione a Wall Street. Anthropic ha depositato lunedì la richiesta confidenziale di IPO presso la SEC, mentre OpenAI dovrebbe farlo nelle prossime settimane. Le tre società insieme potrebbero raccogliere 240 miliardi di dollari nel 2026, un volume che farebbe di quest'anno il migliore di sempre per la Borsa americana, superando il record di 156 miliardi del 2021. “Una capitalizzazione da mille miliardi di dollari per un'azienda che si quota in Borsa era inconcepibile fino a poco tempo fa: ora sembra normale”, ha detto Nicolas Owens, analista di Morningstar.

Questo concentrarsi di capitali su una manciata di colossi tecnologici americani è un problema per l'Europa. Wall Street raccoglie già la maggior parte delle nuove quotazioni mondiali: nel 2025 le aziende hanno raccolto 45 miliardi di dollari sulle Borse americane, quasi il triplo di quanto raccolto su tutte le piazze europee messe insieme. Il 60% delle società che si sono quotate di recente a Wall Street sono straniere. Le francesi Pasqal, attiva nel calcolo quantistico, e Newcleo, nel nucleare, hanno già annunciato l'intenzione di quotarsi sul Nasdaq nei prossimi mesi. Una quotazione a New York può garantire una valutazione fino al doppio rispetto a quella che si otterrebbe in Europa. Senza un'unione dei mercati dei capitali, il Vecchio Continente continua a esportare i propri risparmi per finanziare l'egemonia tecnologica americana, rafforzando le proprie dipendenze.

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Bovino 2028, l’ex comandante della Border Patrol che sogna la Casa Bianca


L’uomo simbolo del giro di vite sull’immigrazione a Minneapolis ha aperto un comitato esplorativo per una sua possibile candidatura alla presidenza nel 2028. Difende le espulsioni di massa degli immigrati irregolari e ora è passato anche ad attaccare i vertici dell’Amministrazione Trump.

Gregory Bovino, ex comandante della Border Patrol e uno dei volti più noti della politica anti immigrazione di Donald Trump, punta direttamente alla Casa Bianca. Ha aperto un comitato esplorativo in vista delle elezioni presidenziali del 2028 e lo ha pure confermato a NewsNation: per il momento sta solo valutando la fattibilità di una candidatura, ma è pronto a lanciarsi nella corsa “se tutto andrà al suo posto”.

Bovino è andato in pensione a marzo dopo quasi trent’anni nella Border Patrol. Il suo comitato ha aperto il sito Bovino2028.com, dove compaiono il logo “House Bovino – Men Fight Back” e una fotografia che lo ritrae con un cappotto finito al centro di polemiche in quanti alcuni lo hanno definito come un capo d’abbigliamento riconducibile all’epoca nazista.

A gennaio, durante il World Economic Forum, il governatore della California Gavin Newsom lo aveva senza mezzi termini paragonato a un’uniforme delle SS naziste. Bovino ha respinto le accuse, sostenendo che il cappotto gli era stato fornito dalla Border Patrol e che lo utilizza da oltre venticinque anni.

Una campagna all’insegna della linea dura


Il suo sito elettorale adotta da subito toni particolarmente aggressivi. Sotto il titolo “Una strategia nazionale audace”, Bovino viene celebrato per aver “sedato le orde di stranieri che hanno invaso le città della nostra nazione” così come per una leadership fondata su una “mentalità da guerriero”.

La notizia della sua possibile candidatura è stata anticipata dal Daily Beast, che ha riportato una sua dichiarazione particolarmente significativa: “Se fossi presidente, guiderei quell’operazione di espulsione dal fronte e starei in prima linea di tanto in tanto”.

Dopo il pensionamento, Bovino ha continuato a intervenire nel dibattito sull’immigrazione. Ha aperto un account personale su X dopo la chiusura del profilo ufficiale della Customs and Border Protection e sostiene che i rimpatri di massa rappresentino l’unica strada per garantire una reale sicurezza dei confini.

Le sue critiche si sono concentrate soprattutto sul nuovo Segretario del Dipartimento di Sicurezza Interna, Markwayne Mullin, ex senatore repubblicano dell’Oklahoma. Bovino lo accusa di aver ostacolato gli agenti dell’ICE impiegati nel centro di detenzione di Delaney Hall, nel New Jersey, teatro nei giorni scorsi di scontri tra manifestanti e forze federali.

In particolare, Bovino contesta a Mullin di non aver autorizzato l’uso di lacrimogeni contro i manifestanti, una tattica che lui stesso aveva adottato nelle operazioni condotte a Los Angeles, Chicago e Minneapolis. La replica del Segretario è stata liquidatoria: “Non l’ho mai incontrato, per me è irrilevante. Non so chi sia”.

Le polemiche e lo scontro con l’Amministrazione Trump


A gennaio Bovino è stato rimosso dal suo incarico dopo la morte di Renee Good e Alex Pretti, uccisi a Minneapolis da agenti federali dell’immigrazione. Secondo quanto riportato dal The Atlantic, dopo questi episodi, Bovino è stato trasferito in California.

Pretti, infermiere di un reparto di terapia intensiva, stava soccorrendo una manifestante spinta violentemente a terra quando gli agenti lo hanno circondato e gli hanno confiscato la pistola che portava legalmente con sé. Dopo averlo disarmato, hanno aperto il fuoco, uccidendolo sul colpo. La sua morte è stata ripresa da alcuni video che hanno fatto velocemente il giro del mondo.

Interrogato sul caso pochi giorni dopo, Trump ha definito Bovino “un tipo piuttosto sopra le righe”, aggiungendo: “In alcuni casi va bene così. Forse qui non è andata molto bene”.

Dopo la sua uscita di scena, la guida delle operazioni è passata a Tom Homan, lo “zar dei confini” della Casa Bianca. Homan ha subito preso le distanze dallo stile del suo predecessore, affermando di non essere interessato a slogan o apparizioni mediatiche. Anche lui, però, è diventato bersaglio delle critiche di Bovino, che lo accusa di essere troppo morbido e di “non aver fatto nulla” dopo la morte di Sheridan Gorman, studentessa universitaria di Chicago uccisa, secondo le accuse, da un cittadino venezuelano.

Nel mirino dell’ex comandante è finita anche la capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, accusata di voler “ammorbidire e annacquare le espulsioni di massa”.

Bovino sostiene inoltre che negli Stati Uniti vivano 106 milioni di immigrati irregolari, una cifra rilanciata personalmente sul suo account X. Si tratta di un dato enormemente superiore alle stime ufficiali: il Dipartimento di Sicurezza Interna valuta infatti la popolazione di immigrati senza documenti attualmente presente negli Stati Uniti attorno agli 11 milioni di persone, un valore dieci volte più basso.

Se davvero il comitato esplorativo dovesse trasformarsi in una candidatura ufficiale, Bovino si troverebbe ad affrontare una competizione a destra particolarmente difficile. Trump ha già indicato come “imbattibile” una possibile successione guidata dal vicepresidente JD Vance e dal Segretario di Stato Marco Rubio, considerati da molti i due favoriti per raccogliere l’eredità politica dell’attuale presidente.

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Israele, via libera alla legge sui tagli ai fondi per l'Autorità Palestinese: compenseranno i risarcimenti alle vittime


La Knesset approva la norma del Likud: le indennità per gli attentati saranno decurtate direttamente dalle tasse riscosse per Ramallah

La Knesset israeliana ha approvato in seconda e terza lettura un disegno di legge che amplia i meccanismi attraverso cui lo Stato di Israele può trattenere parte dei fondi destinati all’Autorità Palestinese (AP). La notizia è stata riportata da Quds News Network. Il provvedimento introduce nuove disposizioni che consentono al governo israeliano di effettuare ulteriori detrazioni dai trasferimenti finanziari destinati all’Autorità Palestinese per coprire specifiche voci di spesa sostenute dalle autorità israeliane.

La legge, presentata dal deputato del Likud Avihai Boaron, prevede che Israele possa trattenere importi corrispondenti ai risarcimenti e alle indennità assicurative versate in relazione a cittadini israeliani uccisi in attacchi attribuiti a gruppi armati palestinesi. Le somme trattenute verrebbero detratte dai proventi fiscali che Israele riscuote per conto dell’Autorità Palestinese e successivamente trasferisce all’amministrazione palestinese in base agli accordi economici vigenti tra le parti.

Secondo il testo approvato, il meccanismo di detrazione sarà applicato alle spese sostenute dallo Stato israeliano per il pagamento di risarcimenti e coperture assicurative riconosciuti ai familiari delle vittime o ad altri aventi diritto. La normativa mira a creare un quadro giuridico più ampio rispetto a quello già esistente, consentendo alle autorità israeliane di recuperare tali somme attraverso una riduzione dei trasferimenti finanziari destinati all’Autorità Palestinese.

La legge stabilisce inoltre nuovi obblighi di rendicontazione. In particolare, il Ministro delle Finanze israeliano dovrà presentare una relazione annuale contenente il dettaglio dei pagamenti effettuati e delle somme oggetto di compensazione. Sulla base di tali dati, il governo sarà chiamato a determinare l’ammontare complessivo delle detrazioni da applicare ai trasferimenti successivi.

I proventi fiscali interessati dal provvedimento derivano principalmente da imposte e dazi doganali che Israele raccoglie per conto dell’Autorità Palestinese nell’ambito del sistema previsto dagli accordi economici bilaterali. Questi trasferimenti rappresentano una delle principali fonti di entrata per il bilancio dell’Autorità Palestinese e sono stati in passato oggetto di controversie politiche e finanziarie tra le due parti.

Negli ultimi anni, il governo israeliano ha adottato diverse misure che prevedono trattenute o sospensioni di fondi, sostenendo la necessità di compensare determinate spese o di contrastare politiche ritenute problematiche. Le autorità palestinesi, dal canto loro, hanno più volte contestato tali trattenute, definendole una violazione degli accordi esistenti e un fattore di pressione economica sull’amministrazione palestinese.

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San Francisco boccia la tassa sui dirigenti con stipendi più alti


La Proposition D non raggiunge il 47% dei sì. Era sostenuta dai sindacati per finanziare i servizi, osteggiata da sindaco e leader tech

Gli elettori di San Francisco hanno bocciato la Proposition D, una misura che avrebbe aumentato e ampliato la tassa sulle retribuzioni dei dirigenti con stipendi molto più alti di quelli dei loro dipendenti. La proposta, sostenuta dai sindacati, aveva raccolto meno del 45% dei voti, contro circa il 55% di contrari dopo l'ultimo aggiornamento dei risultati.

Referendum locale · San Francisco · 2 giugno 2026
San Francisco boccia la tassa sui CEO strapagati (Prop. D)
La "Overpaid CEO Tax" sostenuta dai sindacati è verso la bocciatura: i contrari avanti di circa dieci punti. Scrutinio ancora in corso.

Esito del voto%

No
Contrari · in vantaggio

~55%


Favorevoli

~45%

41,79%affluenza
~2/3 scrutinato · dato parziale

Maggioranza semplice richiesta per l'approvazione. Percentuali su scrutinio parziale aggiornato all'8 giugno 2026; conteggio dei voti assoluti non ancora consolidato. Elaborazione di Focus America su dati del Dipartimento Elettorale di San Francisco.

La Proposition D era nota come "Overpaid C.E.O. Tax", la tassa sui dirigenti strapagati. Il voto di San Francisco, città considerata una delle più progressiste degli Stati Uniti, era atteso come un indicatore del sentimento dei residenti verso l'ondata di ricchezza portata dal boom dell'intelligenza artificiale che sta trasformando la città. Il dibattito rispecchia quello in corso in tutta la California su una proposta di tassa sui miliardari che dovrebbe essere sottoposta agli elettori dello Stato a novembre.

San Francisco applica già dal 2020 una tassa che penalizza le aziende con un forte divario salariale tra dirigenti e dipendenti. L'imposta attuale si applica alle società con più di mille dipendenti e un fatturato annuo superiore a un miliardo di dollari, i cui dirigenti guadagnano più di cento volte la retribuzione mediana dei loro dipendenti a San Francisco.

La Proposition D avrebbe modificato il meccanismo di calcolo confrontando gli stipendi dei dirigenti con la retribuzione mediana dell'intera forza lavoro aziendale a livello globale, non solo quella dei dipendenti di San Francisco, dove i salari sono significativamente più alti. La proposta avrebbe anche introdotto aliquote progressive più elevate, con un supplemento compreso tra lo 0,1% e lo 0,6% sull'imposta sulle entrate lorde della città.

Un'analisi dell'ufficio del controllore cittadino ha stimato che la Proposition D avrebbe aumentato le entrate annuali della municipalità tra 250 e 300 milioni di dollari, ma che avrebbe probabilmente provocato la perdita di circa 940 posti di lavoro in città. I sostenitori della misura, tra cui il consiglio dei supervisori, i sindacati e la deputata Nancy Pelosi, sostenevano che quei fondi avrebbero potuto compensare i tagli federali a Medicaid.

L'opposizione alla Proposition D ha speso oltre sei milioni di dollari in spot televisivi e altre forme di pubblicità. Sergey Brin, cofondatore di Google, e Tony Xu, cofondatore di DoorDash, hanno contribuito ciascuno con centinaia di migliaia di dollari per sconfiggere la misura. Tra i principali donatori c'èvano anche Michael Moritz, fondatore di Crankstart, e Chris Larsen, presidente di Ripple.

When the worst happens, nurses are there. That’s why nurses are teaming up with firefighters, teachers, and working people across our city to Pass Prop D! ✅

Join us this Saturday to help spread the word: t.co/o6p7TZIM8H pic.twitter.com/6qM2aMffOW
— Yes on D! Protect Care Not Corporate Greed (@CareNotGreed) March 12, 2026


Il sindaco Daniel Lurie e il senatore statale Scott Wiener si sono opposti alla proposta, sostenendo che avrebbe spinto le aziende fuori da San Francisco e rallentato la ripresa economica post-pandemica della città. "San Francisco è già una delle città più care del Paese per vivere e fare business. Aumenti fiscali estremi e imprevedibili rischiano di allontanare i datori di lavoro proprio mentre stiamo cercando di riportare posti di lavoro, lavoratori e passanti nel centro", ha detto il supervisore Matt Dorsey nella guida ufficiale agli elettori.

Un'altra misura concorrente, la Proposition C, anch'essa non è stata approvata. Era stata promossa dalla Camera di Commercio di San Francisco e avrebbe alzato la soglia di esenzione dall'imposta sulle entrate da cinque a sette milioni e mezzo di dollari, riducendo al contempo l'impatto della tassa sui dirigenti. Il suo scopo dichiarato era impedire l'approvazione della Proposition D.

Il voto su queste misure fiscali arriva in un momento di evidente spostamento politico di San Francisco verso il centro. Nel 2022 la città ha rimosso il procuratore distrettuale progressista e ha revocato il mandato a tre membri del consiglio scolastico che si erano concentrati su iniziative di giustizia sociale mentre le scuole erano chiuse durante la pandemia. Nel 2024 gli elettori hanno eletto Lurie, un democratico moderato che si era impegnato a concentrarsi sulla qualità della vita.

La sconfitta della Proposition D non chiude il dibattito sulla tassazione della ricchezza tecnologica in California. Una proposta di tassa sui miliardari dovrebbe qualificarsi per il ballot di novembre a livello statale, e il tema di come distribuire i profitti dell'industria dell'intelligenza artificiale resterà al centro della politica della Bay Area.

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Sicurezza sul lavoro, al via in Emilia-Romagna il percorso per una sandbox dedicata alle tecnologie innovative


Federmanager promuove un tavolo di confronto tra imprese, ricerca e istituzioni per sperimentare soluzioni avanzate di prevenzione
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Prende forma in Emilia-Romagna un percorso finalizzato alla sperimentazione di tecnologie innovative per la sicurezza sul lavoro. L'iniziativa è stata avviata nell'ambito dell'assemblea annuale di Federmanager Bologna-Ferrara-Ravenna e del convegno "Leadership e innovazione: il ruolo dei manager per la sicurezza sul lavoro", ospitati presso il Tecnopolo Dama di Bologna.

Nel corso dell'evento è stato ufficialmente costituito il gruppo di lavoro incaricato di sviluppare la prima fase del progetto "Safety Tech 2030", una proposta che punta a favorire l'adozione di strumenti tecnologici avanzati per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Alla base del progetto vi è il riferimento alla strategia internazionale "Vision Zero", secondo cui gli infortuni e le malattie professionali possono essere prevenuti attraverso politiche, organizzazione e strumenti adeguati. In Italia, secondo i dati richiamati durante il convegno, ogni anno si registrano oltre mille decessi sul lavoro e circa 600 mila infortuni complessivi.

L'iniziativa si inserisce inoltre nel quadro degli obiettivi europei in materia di salute e sicurezza sul lavoro e parte dalla considerazione che tecnologie come intelligenza artificiale, dispositivi indossabili, sensoristica avanzata e sistemi di monitoraggio intelligente possano contribuire in modo significativo alla prevenzione degli incidenti. Secondo i promotori, la diffusione di tali strumenti incontra tuttavia ostacoli legati alla complessità normativa e alle incertezze applicative che ne limitano la sperimentazione nei contesti produttivi.

Nei prossimi mesi il gruppo di lavoro avvierà un confronto tecnico e istituzionale con l'obiettivo di definire le condizioni per la realizzazione di una "Safety Tech Sandbox Emilia-Romagna", un ambiente controllato destinato alla sperimentazione di tecnologie per la sicurezza. Il modello ipotizzato consentirebbe a imprese, enti di ricerca, organismi di vigilanza e parti sociali di testare nuove soluzioni in un contesto regolatorio coordinato e supervisionato.

La prima fase del progetto sarà orientata alla definizione di una governance condivisa e alla predisposizione di un "Patto per la Sicurezza Innovativa", coinvolgendo istituzioni, università, centri di ricerca, rappresentanze dei lavoratori e sistema produttivo regionale. L'obiettivo dichiarato è individuare modalità di sperimentazione in grado di coniugare innovazione tecnologica, tutela dei diritti e prevenzione dei rischi.

Nel corso del convegno, i relatori intervenuti hanno affrontato il tema da prospettive manageriali, istituzionali, scientifiche e tecnologiche, sottolineando il ruolo che le nuove tecnologie possono svolgere nel rafforzamento delle politiche di prevenzione.

Tra gli interventi, il presidente di Federmanager, Valter Quercioli, ha evidenziato come la sicurezza sul lavoro dipenda non soltanto dal rispetto delle norme, ma anche dalla capacità delle organizzazioni di anticipare i rischi e governare il cambiamento, valorizzando il contributo dell'innovazione tecnologica. Il presidente di Federmanager Bologna-Ferrara-Ravenna, Massimo Melega, ha invece sottolineato la volontà di costruire un modello regionale capace di trasformare l'innovazione in uno strumento concreto per la riduzione degli infortuni e per il rafforzamento della competitività delle imprese.

Anche la Regione Emilia-Romagna ha espresso interesse verso il percorso avviato. L'assessore alle Politiche abitative, Lavoro e Politiche giovanili con delega alla Sicurezza e legalità del lavoro, Giovanni Paglia, ha evidenziato il potenziale dell'intelligenza artificiale come strumento di supporto alla prevenzione e alla tutela dei lavoratori, ribadendo l'importanza di sviluppare un quadro regolatorio equilibrato tra innovazione, protezione dei dati personali e diritti sindacali.

Dal mondo della ricerca sono arrivati contributi focalizzati sulle opportunità offerte dalle infrastrutture digitali e dalle nuove applicazioni dell'intelligenza artificiale. Alessandra Poggiani, direttrice generale di CINECA, ha richiamato il valore della collaborazione tra istituzioni, ricerca e imprese per l'adozione responsabile delle nuove tecnologie, mentre Roberta Bonfiglioli, docente di Medicina del lavoro dell'Università di Bologna, ha sottolineato il ruolo crescente dei dispositivi indossabili e dei sistemi intelligenti di monitoraggio nella tutela della salute psicofisica dei lavoratori.

Dal confronto è emersa la necessità di rafforzare la cultura della sicurezza attraverso una leadership manageriale orientata all'innovazione e di costruire un ecosistema regionale capace di accompagnare le imprese nell'adozione di soluzioni validate sotto il profilo tecnico, organizzativo ed etico.

I lavori del gruppo porteranno alla redazione di un primo documento operativo contenente proposte di governance, strumenti di supporto alle aziende e possibili percorsi di sperimentazione da sottoporre all'attenzione delle istituzioni competenti.

A margine dell'evento si è svolta anche una tavola rotonda dedicata alle applicazioni concrete delle tecnologie intelligenti nei contesti produttivi e nei cantieri, con la partecipazione di rappresentanti del mondo sindacale, universitario, della ricerca e del trasferimento tecnologico.

Nel corso dell'assemblea è stato inoltre proclamato il nuovo Consiglio direttivo di Federmanager Bologna-Ferrara-Ravenna per il triennio 2026-2029. L'organismo è composto da venti manager in rappresentanza delle province di Bologna, Ferrara e Ravenna. La nomina del presidente e dei vicepresidenti sarà formalizzata nella prima riunione del nuovo Consiglio.

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Sognando Itaca e la vela-terapia di AIL. Medici e pazienti in mare contro leucemia e mieloma per un nuovo modello di cura


Molto più di una semplice uscita in barca: la vela-terapia è un percorso che unisce sport, socialità e sostegno psicologico per i pazienti oncoematologici.

Mercoledì 10 giugno il Club Nautico di Rimini ospiterà l'Itaca Day – Regata per la Vita, una giornata di navigazione organizzata dall'AIL (Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma) nell'ambito del progetto Sognando Itaca. L'iniziativa sposa i principi della vela-terapia, un percorso che unisce sport, socialità e supporto psicologico in un'importante esperienza di cura per i pazienti oncoematologici.

Il progetto Sognando Itaca nasce nel 2006 sul Lago di Garda con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita dei malati. Il cuore dell'iniziativa è una barca a vela che naviga lungo le coste italiane, facendo tappa nelle città sedi di centri di Ematologia. Il tour di quest'anno prevede sette tappe: è iniziato l'8 giugno a Venezia, proseguendo per Rimini (10 giugno), Pesaro (11 giugno), Ancona (12 giugno), Giulianova (13 giugno), Bari (16 giugno) e terminando a Brindisi il 18 giugno. Oltre al viaggio della barca nazionale, il progetto include gli Itaca Day, giornate di riabilitazione psico-sociale organizzate dalle sezioni locali AIL per offrire ai pazienti un’esperienza di benessere e condivisione lontana dalla routine ospedaliera.
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La vela-terapia: quando il mare diventa spazio di cura


Sognando Itaca utilizza la navigazione come vero e proprio strumento terapeutico complementare. Durante l'uscita in mare, programmata dalle 10 alle 12, i partecipanti condividono compiti, decisioni e spazi ristretti, vivendo dinamiche di gruppo che stimolano fiducia, autonomia e resilienza, creando un ponte tra terapia tradizionale e approcci innovativi.

La giornata prevede anche una conferenza stampa con interventi tecnici: la dottoressa Patrizia Tosi, direttrice dell'Unità Operativa di Ematologia dell'Ospedale Infermi di Rimini, la dottoressa Roberta Pericoli, responsabile dell'Oncoematologia Pediatrica, e la psicologa Samantha Nucci illustreranno il valore clinico dell'iniziativa. Interverranno anche Eduardo Pinto, presidente AIL Rimini e il consigliere nazionale AIL Giuseppe Navoni. La presenza di queste figure sottolinea come la vela-terapia non sia un'attività ricreativa estemporanea, ma un intervento strutturato e integrato.

In Italia, il concetto di terapia complementare attraverso lo sport incontra ancora resistenze. Le linee guida oncologiche nazionali raccomandano attività fisica moderata, ma raramente includono protocolli specifici per discipline come la vela. Eppure, studi internazionali evidenziano come l'ambiente marino riduca lo stress cortisolo-dipendente, mentre la collaborazione richiesta a bordo rinforza le competenze sociali, spesso compromesse dall'isolamento indotto dalla malattia. Il modello AIL dimostra che esistono margini per ampliare l'offerta terapeutica oltre le mura ospedaliere, coinvolgendo territorio e infrastrutture sportive.

Un network tra istituzioni, volontariato e sanità pubblica


L'Itaca Day nasce dalla collaborazione tra AIL Rimini, Club Nautico Rimini e Lega Navale Italiana – Sezione di Rimini. Questa sinergia è significativa: in un contesto in cui i servizi sanitari pubblici sono sotto pressione, il terzo settore assume funzioni integrative sempre più rilevanti. Eduardo Pinto, presidente AIL Rimini, e Giuseppe Navoni, consigliere nazionale AIL, rappresentano una rete associativa che copre l'intero territorio nazionale, con 81 sezioni locali e oltre 15.000 volontari.

Il progetto Sognando Itaca non è isolato, ma si inserisce in un ecosistema più ampio gestito da AIL che risponde a bisogni complessi: non solo cura medica, ma sostegno psicologico, reintegrazione sociale e riappropriazione del corpo dopo le chemioterapie. La domanda è se il sistema sanitario italiano possa istituzionalizzare tali pratiche, superando la logica della delega al volontariato.

Nel 2023, il Fondo Sanitario Nazionale ha destinato circa 131 miliardi di euro alla sanità pubblica, ma gli investimenti in prevenzione e terapie non farmacologiche restano marginali. L'esperienza di Rimini suggerisce che le partnership pubblico-privato-sociale potrebbero moltiplicare l'efficacia delle risorse, trasformando strutture esistenti – come i circoli nautici – in presidi di salute diffusa. La vela-terapia richiede costi contenuti rispetto ai trattamenti farmacologici, ma necessita di coordinamento, formazione e valutazione scientifica continuativa.

Non solo vela: un modello terapeutico applicabile ovunque


AIL descrive la navigazione come «metafora concreta del percorso vissuto ogni giorno dai pazienti». Il nome stesso del progetto si ispira al viaggio di Ulisse: affrontare il mare significa gestire imprevisti, coordinare sforzi collettivi e tollerare l'incertezza. Queste competenze sono perfettamente trasferibili nel percorso oncologico, dove la capacità di adattamento influenza profondamente la qualità della vita. Esperienze pilota in altre regioni raccolgono risultati positivi, ma frammentari. Un protocollo nazionale, validato da enti come l'Istituto Superiore di Sanità, permetterebbe di integrare la vela-terapia nei Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) oncologici, garantendo accesso uniforme e monitoraggio sistematico.

L'appuntamento di Rimini accende i riflettori su un percorso prezioso, aprendo la strada a una continuità nel tempo. L'obiettivo è rendere queste esperienze costanti, replicabili e accessibili a tutti, anche lontano dal mare. Modelli come il trekking assistito, il cicloturismo terapeutico o le attività in montagna permettono infatti di estendere la filosofia della vela-terapia ad altri contesti geografici, mantenendo intatta la stessa essenza: recuperare il corpo, ricostruire legami e riconquistare spazi di normalità.

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L'Ucraina non sta perdendo e la Russia non sa come vincere


Una rete di droni, radar e IA ha reso il fronte una zona invalicabile larga trenta chilometri. La Russia perde più territorio di quanto ne conquisti e non sa come vincere.

La guerra in Ucraina è cambiata e non per un accordo diplomatico o per l'intervento di una potenza straniera. A trasformare il conflitto è stata una rete di droni, sensori acustici, radar e intelligenza artificiale che centinaia di aziende tecnologiche ucraine aggiornano ogni giorno con i dati ricevuti direttamente dai soldati al fronte. L'analista della difesa Andriy Zagorodnyuk la chiama "consapevolezza situazionale interconnessa" (networked situational awareness), e come scrive Anne Applebaum sull'Atlantic, è il motivo per cui la percezione internazionale del conflitto sta cambiando radicalmente.

Fino a poco tempo fa la narrazione dominante in Europa e negli Stati Uniti ricalcava la propaganda russa: l'Ucraina, in inferiorità numerica e di armamenti, prima o poi avrebbe perso. Aiutare Kyiv serviva solo a rimandare il disastro. Quando nel 2025 l'amministrazione Trump ha interrotto gli aiuti militari e finanziari, a Washington qualcuno si aspettava, e forse voleva, che la fine arrivasse in fretta.

Gli europei hanno invece fornito denaro e la società ucraina ha prodotto la "consapevolezza situazionale interconnessa". Il risultato: dall'inizio della primavera, cioè dall'avvio dell'offensiva annuale russa, la Russia ha perso più territorio in Ucraina di quanto ne abbia conquistato. La linea del fronte non è più una linea: è una zona proibita larga una trentina di chilometri, completamente visibile ai droni. Qualunque camion, carro armato o soldato russo che cerchi di avanzare viene individuato all'istante e colpito. Poiché i comandanti russi continuano ad attaccare lo stesso, gli ucraini uccidono o feriscono decine di migliaia di soldati nemici ogni mese, forse fino a 30mila. L'obiettivo è rimuovere più russi dal campo di battaglia di quanti se ne possano reclutare per rimpiazzarli, e secondo Applebaum potrebbero essere vicini a riuscirci.

Guerra in Ucraina · L'analisi

Il fronte non è più una linea


Una rete fatta di droni, sensori e intelligenza artificiale ha trasformato il fronte in una fascia larga una trentina di km, dove nulla riesce più a muoversi. Dall'inizio dell'offensiva di primavera la Russia ha perso più terreno di quanto ne abbia conquistato.

Anne Applebaum · The Atlantic Concetto di A. Zagorodnyuk: «consapevolezza situazionale interconnessa»

Come è cambiato il campo di battaglia

Retrovie russe Retrovie ucraine

≈30 km

La profondità della fascia interamente coperta dai droni. Un tempo il fronte era una linea fissa su una mappa; oggi è una terra di nessuno che ogni mezzo russo in avanzata attraversa allo scoperto.

Esplora l'analisi
1Il fronte 2La rete 3Gli attacchi 4Lo scenario

Il ribaltamento

Chi prova ad avanzare viene visto e colpito all'istante


Camion, carri armati e fanteria russa vengono individuati appena entrano nella fascia. I comandanti continuano a ordinare assalti, e le perdite si accumulano mese dopo mese.

Fino a 0
Soldati russi uccisi o feriti ogni mese, secondo le stime riportate da Applebaum.

≈30 km
La larghezza della fascia interamente sorvegliata e battuta dai droni.

Bilancio negativo
Dall'avvio dell'offensiva di primavera la Russia ha perso più terreno di quanto ne ha conquistato.

L'obiettivo ucraino è semplice: togliere dal campo più soldati russi di quanti Mosca riesca ad arruolarne per rimpiazzare le perdite. Secondo Applebaum, quel punto di non ritorno potrebbe essere vicino.

Consapevolezza situazionale interconnessa

Centinaia di aziende aggiornano il sistema ogni giorno con i dati del fronte


Droni, sensori acustici, radar e intelligenza artificiale formano un'unica rete che vede in tempo reale l'intero campo di battaglia. I soldati inviano i dati, le aziende migliorano gli algoritmi e rimandano al fronte informazioni più precise per attacchi sempre più micidiali.

Droni
Sorvegliano e colpiscono ogni movimento nella fascia.

Sensori acustici
Riconoscono i mezzi dal rumore, anche di notte.

Radar
Tracciano bersagli a distanza in ogni condizione.

Intelligenza artificiale
Fonde i dati e indica i bersagli in tempo reale.

Dati dal fronte → Software aggiornato → Strumenti migliori al fronte

Il punto debole
Per fermare i missili balistici Kyiv dipende ancora dai Patriot americani.

Nei primi tre giorni del conflitto tra Stati Uniti e Iran sono stati usati più missili Patriot che in tutta la guerra tra Russia e Ucraina dal 2022.

Volodymyr Zelensky

La pressione sulla Russia

I droni a lungo raggio colpiscono raffinerie e infastrutture di logistica lontano dal fronte


Esaurita anche la difesa aerea russa, i droni ucraini raggiungono con regolarità le infrastrutture petrolifere e le retrovie russe nei territori occupati.

Capacità di raffinazione russa ridotta −20% (almeno)

Gittata dei nuovi droni sulle retrovie ≈160 km

Quasi tutte
Le principali raffinerie della Russia centrale sono ora ferme o a regime ridotto.

Crimea
Carenze di carburante e rifornimenti difficili nei territori occupati.

Il segnale · 1
La parata militare annuale accorciata per paura dei droni ucraini.

Il segnale · 2
Raffineria colpita all'apertura del forum economico di San Pietroburgo.

Scenario futuro

Una fascia di droni che si trasforma in vero e proprio confine, come tra le due Coree


Se la tecnologia continuerà a migliorare, la zona potrebbe allargarsi a 50-60 km: una vera e propria terra di nessuno pattugliata dai droni, di fatto una zona demilitarizzata.

Oggi ≈30 km

Proiezione 50-60 km

2022
Inizio dell'invasione russa su vasta scala.

2025
L'Amministrazione Trump sospende gli aiuti all'Ucraina; gli europei subentrano con i finanziamenti.

Primavera
Con il fallimento dell'offensiva annuale russa, il fronte comincia a ribaltarsi.

Questa settimana
Zelensky propone a Putin un cessate il fuoco immediato. Mosca respinge l'idea.

Non sarebbe una vittoria netta per l'Ucraina. Ma per Putin si tratterebbe indubbiamente di una sconfitta strategica: l'obiettivo di cancellare l'Ucraina dalla mappa non si realizzerà mai.

Fonte Anne Applebaum, «The Atlantic», con le analisi di Andriy Zagorodnyuk e Kyrylo Budanov. Le stime sulle perdite e sulla capacità di raffinazione hanno valore indicativo.

I russi non riescono a spostare la linea del fronte, ma possono ancora usare droni e missili per uccidere civili e distruggere infrastrutture nelle città ucraine, come hanno fatto di nuovo questa settimana. L'appetito di Putin per questo tipo di attacchi sta aumentando, perché non ha altro modo pratico per danneggiare l'Ucraina. Sa anche che gli ucraini non hanno abbastanza difese aeree per fermare i missili balistici, anche se ora possono intercettare la maggior parte dei droni. L'Ucraina dipende ancora molto dagli equipaggiamenti americani, soprattutto i Patriot. Secondo Zelensky, nei primi tre giorni del conflitto tra Stati Uniti e Iran sono stati usati più missili Patriot che in tutta la guerra tra Russia e Ucraina dal 2022.

Anche la Russia sta esaurendo la sua difesa aerea. Questo ha permesso ai droni ucraini a lungo raggio di colpire con maggiore regolarità le infrastrutture petrolifere russe, producendo esplosioni spettacolari e riducendo la capacità di raffinazione di almeno il 20 per cento. Quasi tutte le principali raffinerie della Russia centrale hanno fermato o ridotto la produzione e alcune sono state colpite più di una volta.

Con la stessa regolarità, una nuova generazione di droni ucraini con una gittata di circa 160 chilometri sta colpendo depositi di armi, centri logistici e catene di approvvigionamento molto dietro la linea del fronte, nei territori occupati. Questi attacchi sono meno spettacolari di quelli in profondità in Russia, ma hanno già creato carenze di carburante nella penisola di Crimea e stanno rendendo difficile per i russi rifornire le truppe che combattono nell'est e nel sud.

Da quattro anni il Cremlino ripete al pubblico russo che la guerra sta andando bene, che l'Ucraina non è un vero Paese, che la vittoria è certa. Ma è difficile conciliare questa narrazione con il panico che ha preso Mosca il mese scorso, quando la parata militare annuale è stata accorciata per paura che venisse interrotta da droni ucraini. Ed è difficile conciliarla con le spettacolari colonne di fumo nero che si alzavano mercoledì mattina, dopo che droni ucraini avevano colpito una raffineria locale il giorno di apertura del forum economico annuale di San Pietroburgo.

Kyrill Budanov, ex capo dell'intelligence della difesa e ora capo dell'ufficio del presidente ucraino, ha detto ad Applebaum che ci sono molte prove che i russi stiano finalmente affrontando la falsità della propaganda di Stato: "Non riescono a capire perché devono continuare a combattere e perché ora vengono colpiti, visto che gli hanno detto che avrebbero vinto e che l'Ucraina non è niente".

Di recente sono trapelate delle slide dall'ufficio di Sergei Kiryienko, ex primo ministro russo e ora alto funzionario dell'amministrazione Putin. Descrivono un piano per vendere la fine della guerra al Paese: dichiarare vittoria, descrivere l'esercito russo come "il più pronto al combattimento del mondo", presentare piccoli guadagni territoriali come un enorme successo e sostenere che l'Europa ha subito un colpo economico da cui non si riprenderà e che l'Ucraina presto cadrà a pezzi. Budanov crede che la decisione del Cremlino di bloccare Telegram, la piattaforma social più usata in Russia, sia stata una mossa preventiva per preparare questo cambio di narrativa, "così che quando arriverà il momento, ci sia solo una posizione ufficiale e nient'altro".

Budanov continua a credere che i negoziati avviati dall'amministrazione Trump possano produrre un cessate il fuoco lungo l'attuale linea del fronte entro quest'anno. Giovedì Zelensky ha scritto una lettera direttamente a Putin proponendo un cessate il fuoco immediato accompagnato da negoziati faccia a faccia tra i due leader. Putin ha respinto pubblicamente l'idea, dicendo di non vedere "alcun motivo" per un incontro.

Anche senza negoziati, Russia e Ucraina potrebbero stare andando verso un nuovo status quo. La zona del fronte dove colpiscono i droni ora è larga una trentina di chilometri, ma se la tecnologia continua a migliorare potrebbe presto arrivare a cinquanta o sessanta. A quel punto la linea del fronte diventerebbe non solo una terra di nessuno, ma una zona demilitarizzata di fatto, simile a quella che separa la Corea del Nord dalla Corea del Sud, pattugliata e mantenuta dai droni. Poi potrebbe diventare un confine, temporaneo e non riconosciuto da nessuna delle due parti, ma pur sempre un confine: impossibile da spostare, difficile da attraversare. Non sarebbe una vittoria netta per l'Ucraina, ma sarebbe una sconfitta importante per Putin, il cui obiettivo centrale, la distruzione dell'Ucraina e la sua cancellazione dalla mappa, non si realizzerebbe mai.

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Spara all'unica gamba di un disabile dopo una lite per un like: fermato un giovane a Napoli


Le indagini della Squadra Mobile ricostruiscono il movente. La vittima rischia ora la sedia a rotelle

È stato sottoposto a fermo dalla Polizia di Stato un giovane ritenuto responsabile di aver ferito un 29enne disabile, raggiunto da un colpo di pistola all'unica gamba rimasta durante un episodio avvenuto nei giorni scorsi nel quartiere Arenaccia di Napoli. Secondo quanto emerso dalle indagini, all'origine del gesto vi sarebbe un dissidio nato per un "like" che la vittima avrebbe lasciato sul profilo social della fidanzata del presunto aggressore.

La notizia è stata riportata da Tgcom24 e trova riscontro nelle attività investigative condotte dalla Squadra Mobile di Napoli, che ha ricostruito la dinamica dell'accaduto raccogliendo testimonianze e altri elementi ritenuti utili dagli inquirenti. Il giovane, assistito dal proprio legale durante l'interrogatorio, avrebbe ammesso di aver sparato al 29enne al termine di una discussione, dichiarando successivamente di essersi pentito del gesto.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il presunto aggressore avrebbe raggiunto la vittima a bordo di uno scooter, in compagnia di un altro giovane. Dopo un acceso confronto verbale, avrebbe estratto un'arma da fuoco e sparato un colpo che ha colpito il 29enne alla gamba. La circostanza assume particolare gravità in quanto la vittima era già affetta da una disabilità e disponeva di un solo arto inferiore funzionante.

Dopo il ferimento, il giovane avrebbe inoltre sottratto il telefono cellulare alla vittima, che sarebbe stato restituito soltanto in un secondo momento a seguito di una trattativa. Per questo motivo, oltre alle lesioni gravi e al porto e detenzione illegale di arma da fuoco, gli viene contestato anche il reato di rapina.

Inizialmente il 29enne, una volta trasportato in ospedale, aveva riferito di essere stato vittima esclusivamente di una rapina. Successivamente, assistito dal proprio legale, l'avvocato Francesco Petruzzi, avrebbe fornito agli investigatori una diversa versione dei fatti, consentendo di chiarire il contesto nel quale si sarebbe verificato il ferimento. Nel frattempo, la Squadra Mobile aveva già acquisito elementi investigativi ritenuti significativi per l'identificazione del responsabile.

La vittima è stata sottoposta nei giorni scorsi a un delicato intervento chirurgico. Le sue condizioni vengono monitorate dai medici e, allo stato attuale, non è ancora possibile stabilire con certezza se riuscirà a recuperare pienamente la funzionalità dell'arto colpito oppure se dovrà fare ricorso in modo permanente alla sedia a rotelle.

Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori vi sarebbe anche una presunta minaccia pronunciata dal giovane subito dopo lo sparo. Prima di allontanarsi a bordo dello scooter, avrebbe infatti rivolto alla vittima la frase: "Ringrazia perché non ti ho ucciso". L'episodio è ora al centro degli approfondimenti dell'autorità giudiziaria, chiamata a valutare le responsabilità dei soggetti coinvolti e a definire il quadro accusatorio.

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Anker presenta Soundcore Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max: le prime cuffie con chip AI Anker Thus


Le nuove soluzioni audio promettono un'esperienza d'ascolto più intelligente grazie a funzionalità avanzate basate sull'intelligenza artificiale, miglioramenti nella cancellazione del rumore e una qualità sonora di livello premium
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Soundcore ha annunciato oggi il lancio di Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max, i primi due prodotti a utilizzare il chip AI THUS sviluppato congiuntamente da Anker, che offre chiamate cristalline. Grazie a una matrice di 10 sensori che combina otto microfoni per catturare il rumore ambientale e due sensori a conduzione ossea per rilevare le vibrazioni del cranio, insieme al chip AI THUS, i nuovi auricolari garantiscono una chiara acquisizione della voce anche in ambienti rumorosi.
I sensori a conduzione ossea presenti nella matrice rilevano le vibrazioni fisiche della voce dell’utente
I nuovi Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max migliorano inoltre le prestazioni ANC rispetto alle generazioni precedenti, offrendo una cancellazione del rumore fino a 2 volte più profonda rispetto ai Liberty 4 Pro.

Chiamate nitide in ambienti molto rumorosi


Alimentati dal chip AI THUS, Liberty 5 Pro e Liberty 5 Pro Max utilizzano un modello AI basato su rete neurale insieme alla matrice di 10 sensori per separare la voce dell’utente dal rumore circostante, assicurando che l’interlocutore possa sentire chiaramente anche in ambienti complessi e dinamici.

Chiamate chiarissime anche parlando a bassa voce


I sensori a conduzione ossea presenti nella matrice rilevano le vibrazioni fisiche della voce dell’utente, consentendo al sistema di acquisire e trasmettere chiaramente la voce anche a volumi più bassi in ambienti moderatamente silenziosi. In questo modo anche frasi bisbigliate vengono percepite chiaramente dall’interlocutore, garantendo la massima privacy.

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Adaptive ANC 4.0 in ambienti in continuo cambiamento


La tecnologia Adaptive ANC 4.0 di Soundcore utilizza una matrice di otto microfoni, elaborando dati audio fino a 384.000 volte al secondo, per monitorare continuamente sia il rumore esterno sia quello residuo all’interno dell’orecchio e regolare in tempo reale la curva di cancellazione del rumore al variare delle condizioni.
L’algoritmo per la cancellazione del rumore (ANC) gestisce un’ampia gamma di rumori, garantendo una riduzione del rumore costante negli scenari di ascolto quotidianiL’algoritmo per la cancellazione del rumore (ANC) gestisce un’ampia gamma di rumori, garantendo una riduzione del rumore costante negli scenari di ascolto quotidiani
L’algoritmo gestisce un’ampia gamma di rumori, inclusi il rombo a bassa frequenza dei motori, le conversazioni da ufficio a frequenze medio-alte e le voci ambientali, garantendo una riduzione del rumore costante negli scenari di ascolto quotidiani.

HearID 5.0 per un suono personalizzato


Per un ascolto personalizzato, entrambi gli auricolari includono HearID 5.0, che crea un profilo EQ personale tramite un test dell’udito e lo applica a ogni brano riprodotto. Un sistema integrato AI Sound Enhancement utilizza inoltre una rete neurale AI per ricostruire i dettagli audio persi nella compressione Bluetooth, ripristinando fino al 65% della qualità generalmente ridotta nell’audio wireless.
Anker Liberty 5 Pro BluAnker Liberty 5 Pro Blu

Controllo vocale senza ritardi


Grazie al chip AI THUS, l’interazione vocale supporta 20 comandi integrati con un tempo di risposta di 0,91 secondi, consentendo agli utenti di regolare il volume, cambiare traccia, rispondere o terminare una chiamata e modificare la modalità ANC. - Funzionalità disponibile solo per lingue Inglese, Cinese, Giapponese e Tedesco. La modalità Trasparenza consente di non isolarsi del tutto dall’ambiente circostante, insieme alla funzione Easy Chat che permette di interagire con chi ti circonda pur mantenendo gli auricolari indossati.

Smart Case con Display Touch


Gli auricolari Liberty 5 Pro includono una custodia di ricarica con mini touchscreen TFT da 0,96 pollici. I Liberty 5 Pro Max, invece, sono i primi auricolari al mondo con smart display e trascrittore AI controllati tramite un display AMOLED da 1,78 pollici.

Basta premere due volte il pulsante sul retro della custodia di ricarica; al termine della sessione, l’app Soundcore genera trascrizioni, identifica gli interlocutori e riassume automaticamente le attività da svolgere. La traduzione AI è disponibile su entrambi i modelli: tramite gli auricolari su Liberty 5 Pro e tramite custodia o auricolari su Liberty 5 Pro Max.
I Liberty 5 Pro Max introducono inoltre AI Note-Taker, che consente di registrare riunioni direttamente dalla custodia senza dover utilizzare il telefonoI Liberty 5 Pro Max introducono inoltre AI Note-Taker, che consente di registrare riunioni direttamente dalla custodia senza dover utilizzare il telefono

Funzionalità aggiuntive e riconoscimenti


Entrambi i modelli offrono fino a 6,5 ore di riproduzione con ANC attivo e fino a 28 ore complessive utilizzando la custodia di ricarica. Tra le altre funzionalità figurano la connettività Multipoint, che consente di collegare simultaneamente fino a tre dispositivi, il supporto per Apple Find My, Google Fast Pair, certificazione IP55 contro polvere e acqua su entrambi i modelli e Bluetooth 6.1 per una connessione ancora più stabile. Infine, i Liberty 5 Pro hanno stabilito un Guinness World Record per la chiarezza delle chiamate. I Liberty 5 Pro Max utilizzano le stesse unità auricolari e offrono prestazioni di chiamata identiche, dimostrando di essere gli auricolari TWS con le chiamate più nitide al mondo (dati Anker).

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Prezzi e disponibilità


Gli auricolari Liberty 5 Pro sono disponibili in quattro colori: azzurro , bianco, nero e rosa al prezzo di 179,99 euro su amazon e sul Sito ankeritaly.com. I Liberty 5 Pro Max sono anch'essi disponibili, in due colorazioni: Oro Titanio e Nero, al prezzo di 249,99 euro su amazon e sul Sito ankeritaly.com


Huawei Watch Fit 5 recensione: tutto quello che devi sapere prima di acquistarlo


Con la serie HUAWEI WATCH FIT 5, Huawei alza l'asticella nel segmento degli smartwatch di fascia media e lo fa su due fronti che raramente viaggiano insieme: tecnologia avanzata e leggerezza estrema. Il risultato è quello di due wearable che al polso quasi non si sentono, ma che sotto la scocca nascondono molto più di quanto il profilo sottile lasci immaginare. Il Fit 5 in particolare, oggetto di questa review, si presenta con un display AMOLED da 1,82 pollici, un'interfaccia ricca di personalizzazioni e un sistema di posizionamento che promette una precisione GPS superiore nella localizzazione. Il suo peso quasi impercettibile di soli 27g, abbinato a un profilo di 9,5 mm che scompare sotto il polsino di una camicia senza lasciare traccia fanno la differenza tra un dispositivo che si dimentica di indossare e uno che si nota ad ogni movimento. Nella review che segue cercheremo di esplorare più in dettaglio le caratteristiche del nuovo, sorprendente, smartwatch di Huawei che il brand propone a 199 euro (con coupon di sconto pari a 40 euro fino al 30 giugno) e la garanzia Care Protezione Schermo per 12 Mesi gratuita.

Configurazione e utilizzo


Sul piano software, il Watch Fit 5 gira su HarmonyOS 6.1 — il sistema operativo proprietario di Huawei — e si connette allo smartphone tramite Bluetooth 6.0. Il primo passo per l'attivazione è l'installazione dell'app Huawei Health, hub centrale per la gestione del dispositivo e l'analisi di tutti i dati raccolti. L'App, per i noti motivi dell'embargo non è disponibile sul Google Play Store, e gli utenti Android dovranno scaricarla tramite il codice QR incluso nella confezione oppure ricorrere a store alternativi come Huawei AppGallery, Galaxy Store di Samsung o App Mall di Xiaomi. Chi è nel mondo Apple non ha questo problema: Huawei Health è regolarmente disponibile sull'App Store.



Screenshot dell'App Huawei (versione Android). Molte funzioni sono gestibili direttamente dallo smartphone attraverso questa interfaccia

Una volta configurato, l'orologio si abbina rapidamente tramite l'app o mediante il codice QR sul quadrante. L'esperienza, però, non è identica su tutte le piattaforme. Su iOS le limitazioni si fanno sentire: le notifiche sono meno personalizzabili, rispondere ai messaggi dal polso non è possibile e l'app di navigazione Petal Maps — non installabile su iPhone per l'assenza dell'AppGallery — rende di fatto inutilizzabile la navigazione turn-by-turn sull'orologio. Gli utenti Android non hanno questi problemi, ma anche qui vale una considerazione onesta: l'ecosistema AppGallery resta contenuto rispetto a Google Play, e questo si traduce in un'esperienza app complessivamente meno ricca rispetto ai principali concorrenti con Wear OS o WatchOS. Tuttavia, come vedremo in seguito, questo wearable Huawei ha tutto ciò che serve ad uno smartwatch moderno per configurarsi come un ottimo alleato per il monitoraggio delle attività quotidiane e come supporto al rilevamento dei alcuni parametri fondamentali per la nostra salute.



I profili del Watch Fit 5 sono realizzato con cura maniacale. La corona (a destra) può essere premuta o ruotata e consente di accedere ad una serie di funzioni

Design e Display


Lo spessore davvero limitato del Watch Fit 5 è la prima cosa che si nota mettendo lo smartwatch al polso. Infatti, con i suoi 9,5 mm di spessore (esclusa l'area del sensore) e 27 grammi circa (senza cinturino) il Watch Fit 5 stabilisce un nuovo punto di riferimento per la categoria, soprattutto in considerazione delle sue funzionalità da sportwatch evoluto. La costruzione, solida e sorprendentemente premium, vanta una scocca in lega di alluminio e retro in composito di fibra polimerica. Al centro c'è il display OLED da 1,82 pollici, quasi privo di cornici, con risoluzione 480×408 pixel, che da solo vale buona parte dell'upgrade rispetto alla generazione precedente. La luminosità di picco dichiarata dal brand rimane sui 2.500 nit: questo valore rende generalmente efficace la lettura di dati sportivi o notifiche anche sotto il sole diretto. Ciononostante, quando le info visualizzate includono solo testo la difficoltà di visione aumenta; per leggere i contenuti più facilmente, è bastato ruotare leggermente il polso e cambiare angolazione dello schermo rispetto ai raggi solari. Un ruolo fondamentale in questo contesto è rappresentato dal favorevole rapporto schermo-corpo del 79%, il quale si traduce in bordi spessi da 1,8 mm a 2 mm che vanno a migliorare la visibilità e l'efficienza del display. La protezione dello schermo è affidata alla resistenza della vetroceramica e l'assemblaggio con la scocca crea un unico corpo solido, sapientemente smussato.



Lo schermo è assemblato alla cassa senza soluzione di continuità, una soluzione stilistica pratica ed elegante

L'interazione fisica con il dispositivo avviene principalmente tramite il touchscreen capacitivo, reattivo e preciso. Sul lato della cassa è presente una corona rotante che risponde anche alla pressione per la navigazione nei menu — un elemento che aggiunge fisicità all'esperienza d'uso e risulta particolarmente utile durante l'attività sportiva, quando le mani sudate rendono il touch meno affidabile.

Caratteristiche e principali funzioni


Sotto la scocca sottile del Watch Fit 5 si celano una serie di novità tecnologiche utili da sapere, soprattutto per chi valuta il passaggio dalla precedente serie 4. In primis il sistema TruSense, rivisitato rispetto alla generazione precedente, è la piattaforma su cui poggia l'intera esperienza di monitoraggio. Nella fattispecie, oltre ad accelerometro, giroscopio, barometro, magnetometro e sensore di luminosità ambientale, troviamo il sensore di temperatura cutanea e un modulo cardiaco potenziato con 6 LED e 6 fotodetettori. Quest'ultimo dettaglio non è secondario, perchè la maggiore densità ottica si traduce in letture di frequenza cardiaca e saturazione dell'ossigeno (SpO₂) più stabili e affidabili, sia a riposo sia sotto sforzo. Durante i miei test i valori sono risultati coerenti e plausibili, senza impennate anomale, un fenomeno che ho visto affliggere alcuni modelli concorrenti.



Da sinistra verso destra: al termine della sessione di allenamento, Watch Fit 5 propone un breve periodo di recupero ed esercizi di stretching

Peccato che manchi l'ECG, una funzione che Huawei ha riservato alla variante Pro della serie. Nel Fit 5 è invece presente l'analisi delle aritmie tramite onda di polso certificata, attivabile in modalità continua o al presentarsi della necessità, una caratteristica che fino a poco tempo fa era appannaggio di dispositivi medici dedicati.



I dati forniti durante l'allenamento sono ben leggibili l'intensità è caratterizzata da specifici colori

Sul fronte sportivo, i numeri parlano chiaro: oltre 100 modalità supportate, con un livello di dettaglio che va ben oltre il semplice conteggio dei passi. Oltre al rilevamento automatico dell'attività, molto veloce nel mio caso, per il trail running il dispositivo dispone anche di navigazione attiva con mappa zoomabile, profilo altimetrico e velocità corretta per la pendenza. Per il ciclismo, altra novità, il sistema calcola potenza virtuale, cadenza virtuale e inclinazione in tempo reale, ed offre la piena compatibilità con i dispositivi di altre marche. In particolare:

  • pendenza in tempo reale: il dispositivo non si limita a mostrare l'inclinazione istantanea del tratto che si sta percorrendo, ma calcola anche la pendenza media e il range complessivo del percorso. Il dato più interessante è però la velocità e distanza 3D, ottenuta incrociando i dati di pendenza con quelli di movimento: un calcolo che restituisce valori molto più accurati rispetto alla semplice misurazione orizzontale;
  • potenza virtuale è forse la funzione più sofisticata del pacchetto ciclismo: in assenza di un misuratore di potenza fisico — accessorio che sui pedali o sulla pedivella può costare diverse centinaia di euro — il Fit 5 stima la potenza erogata in tempo reale combinando un numero sorprendente di variabili: dati antropometrici dell'utente, parametri della bicicletta, frequenza cardiaca, velocità, variazioni di quota e persino condizioni ambientali come temperatura e velocità del vento. Il risultato offre un riferimento concreto e continuo per chi vuole allenarsi con criterio senza investire in hardware aggiuntivo;
  • cadenza virtuale: attraverso l'analisi dei micro-movimenti del polso durante la pedalata, il sistema ricostruisce algoritmicamente il ritmo di pedalata in tempo reale. Anche in questo caso, si tratta di una stima, ma nella pratica fornisce un dato sufficientemente affidabile per mantenere la cadenza ottimale durante gli allenamenti, senza sensori aggiuntivi da montare sulla bici.


I mini-allenamenti guidati. Trenta esercizi brevi, avviabili in qualsiasi momento senza attrezzatura, accompagnati dall'animazione di un pandaI mini-allenamenti guidati. Trenta esercizi brevi, avviabili in qualsiasi momento senza attrezzatura, accompagnati dall'animazione di un panda
Un capitolo a parte merita la funzione mini-allenamento: 30 esercizi brevi guidati da un simpatico panda animato. Potrebbe sembrare un vezzo, ma nella pratica quotidiana la funzione si rivela uno strumento genuinamente utile, consequenze di stretching e mobilizzazione per spalle, collo, polsi e caviglie eseguibili ovunque, ed uno schermo che reagisce anche ai periodi di inattività prolungata. Nella periodo durante il quale ho sottoporto il Watch Fit 5 al test i mini-allenamenti sono stati quelli che hanno fatto la differenza nei momenti meno prevedibili come durante un lungo viaggio in treno, una pausa tra due riunioni, un pomeriggio seduti alla scrivania. L'animazione è simpatica, forse troppo giocosa per certi contesti, ma la funzione ha un suo perchè che condivido pienamente.



Screenshot del monitoraggio del sonno: l'App fornisce un report completo e chiaro da interpretare

Il monitoraggio del sonno aggiunge un livello di dettaglio in più rispetto al già ottimo FIT 4 Pro. Le fasi classiche — leggero, profondo, REM — vengono rilevate con continuità, integrate da frequenza cardiaca, SpO₂ e frequenza respiratoria. La novità più utile, per periodi di sonno inferiori a 3 ore, è il rilevamento autonomo dei sonnellini diurni: i riposi brevi vengono registrati e analizzati separatamente, con un riepilogo dedicato. Per chi pratica il pisolino pomeridiano con regolarità, è un'aggiunta genuinamente pratica. La funzione di Rilevamento di respiro nel sonno, attiva in background, monitora i pattern respiratori notturni segnalando possibili episodi di apnea. I risultati non sostituiscono una diagnosi medica, ma rappresentano un primo indicatore utile da portare, se necessario, ad un professionista.



Tanti i parametri per il monitoraggio della salute contrassegnati da gadget che rendono immediata la lettura

Il monitoraggio della salute


Se c'è un ambito in cui Huawei ha costruito nel tempo un vantaggio competitivo reale, è il monitoraggio della salute. Non si tratta di una singola funzione di punta, ma di un ecosistema di rilevazioni che nel Fit 5 raggiunge una maturità difficile da trovare in questa fascia di prezzo. Tra queste: il monitoraggio continuo dello stress, il tracciamento del sonno avanzato, il conteggio dei passi, la stima delle calorie ed il rilevamento automatico dell'umore. Quest'ultima funzione, insieme alla funzione che rileva il sonnellino, rappresenta uno dei segnali più chiari di come Huawei stia spostando l'attenzione dal semplice dato fisico verso una lettura più olistica del benessere quotidiano. Chiude il quadro il monitoraggio dell'attività quotidiana: passi, distanza, minuti di attività e stima delle calorie bruciate vengono registrati in modo continuo e visualizzati in modo chiaro nell'app Huawei Health. Funzioni ormai standard, certo, ma eseguite con la cura e la coerenza che ormai contraddistinguono l'intera piattaforma salute di Huawei.
La gamma di colori disponibile per il Watch Fit 5La gamma di colori disponibile per il Watch Fit 5

Batteria


L'autonomia è spesso il tallone d'Achille degli smartwatch più evoluti. Il Watch Fit 5 prova a cambiare questa narrativa e nelle mie due settimane di test, con monitoraggio continuo della frequenza cardiaca attivato, utilizzo del GPS durante gli allenamenti, AOD sempre attivo e display alla massima luminosità, lo smartwatch ha raggiunto egregiamente i sette giorni di autonomia, in linea con le dichiarazioni ufficiali per l'utilizzo tipico. Un'autonomia mostra un valore solido difficile da trovare in questa fascia di prezzo, e permette di partire senza l'ansia del caricabatterie nello zaino. La ricarica avviene tramite aggancio magnetico wireless — nessun connettore da infilare, nessuna orientamento da indovinare. Il sistema funziona con la semplicità pragmatica che caratterizza l'ecosistema Huawei: circa 60 minuti per una carica completa, sufficienti a ricaricare completamente il dispositivo.
Watch Fit 5 dispone dell'App Curve Pay, che consente i pagamenti contactless direttamente dal polso
Sul fronte dei pagamenti, il modulo NFC è finalmente operativo anche sulla serie Fit 5, una novità attesa da molti utenti. Il servizio utilizzato è Curve, che funziona in modo affidabile nella maggior parte delle transazioni quotidiane, anche se i tempi di elaborazione sono leggermente più lunghi rispetto a quanto si registra su Google Pay o Apple Pay. Il tasto inferiore apre di default il menu degli allenamenti, ma è completamente personalizzabile: supporta pressione singola e doppia, permettendo — ad esempio — di avviare un pagamento con Curve con un solo gesto, senza toccare lo schermo.

Conclusioni


Con la nuova serie Watch Fit5, Huawei è partita da una base già molto solida — quella del Watch Fit 4 Pro, che aveva già convinto su autonomia, GPS e monitoraggio della salute. I nuovi wearable, tuttavia, sono stati oggetti di interventi mirati tra i quali un display più luminoso e quasi privo di bordi, una ricarica più rapida, sensori potenziati, metriche sportive più dettagliate e, finalmente, i pagamenti NFC tramite Curve. Il risultato è uno smartwatch più maturo, più completo e più piacevole da usare ogni giorno. Detto questo, è giusto evidenziare che la Watch Fit 5 rappresenta un'efficace evoluzione della release precedente, e non di una vera a propria trasformazione. Chi viene dai Watch Fit 4 troverà miglioramenti reali, ma difficilmente si sentirà costretto a cambiare orologio nell'immediato, a meno che tra i e le novità non ci siano elementi che si aspettava da tempo. Per chi invece si avvicina alla serie Fit per la prima volta, il discorso cambia radicalmente. In questo caso, infatti, il watch Fit 5 si candida con convinzione tra i migliori smartwatch fitness compatti attualmente disponibili sul mercato; la qualità costruttiva è eccellente e l'autonomia supera tranquillamente quella della maggior parte dei concorrenti diretti. L'ecosistema salute di Huawei continua a distinguersi per la profondità delle analisi offerte: dati e insight che reggono il confronto con dispositivi venduti a prezzi significativamente più alti. Ed è così che a 199 euro, questo smartwatch rappresenta uno dei rapporti qualità-prezzo più convincenti della categoria. Non è perfetto: l'ecosistema app rimane il punto debole strutturale, e le limitazioni su iOS sono un limite reale per una fetta di utenti — ma su quasi tutti gli altri fronti Huawei dimostra ancora una volta di saper costruire smartwatch belli da indossare, affidabili nell'uso sportivo e nel monitoraggio della salute.


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Nove primarie da seguire tra South Carolina, Maine e Nevada


Si vota in South Carolina, Maine e Nevada per governatore, Senato e Camera. Un test per l'influenza di Trump, la nomination di Platner tra le polemiche e la sfida a Lombardo in Nevada.

Oggi, martedì 9 giugno, si vota in South Carolina, Maine e Nevada per le primarie che decideranno i candidati di novembre per governatore, Senato e Camera dei deputati. I seggi chiudono alle 19:00 ora della costa orientale (l'una di notte in Italia) in South Carolina, alle 20:00 (le due) in Maine e alle 22:00 (le quattro) in Nevada.

In South Carolina la corsa repubblicana per governatore è la più affollata del ciclo. Cinque candidati sono tutti racchiusi in un intervallo tra il 13 e il 19 per cento nei sondaggi, rendendo quasi certo un ballottaggio il 23 giugno. La vicegovernatrice Pamela Evette ha ricevuto l'endorsement del presidente il 29 maggio, ma la sua efficacia è tutta da verificare: secondo un sondaggio Trafalgar condotto subito dopo l'annuncio, Evette sarebbe salita al 26 per cento, mentre gli altri quattro contendenti restano tra il 15 e il 17. Un altro sondaggio del Tyson Group dà invece Evette e il procuratore generale Alan Wilson appaiati poco sotto il 20 per cento.

La deputata Nancy Mace, che nel 2024 aveva ottenuto l'appoggio di Trump per la rielezione alla Camera nonostante avesse criticato l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, ha reagito all'endorsement a Evette dicendo che la scelta del presidente non sarebbe stata "presa bene" dagli elettori repubblicani della base. Il deputato Ralph Norman, uno dei conservatori più radicali alla Camera, nel 2024 aveva invece sostenuto Nikki Haley contro Trump nelle primarie presidenziali. L'outsider è Rom Reddy, un imprenditore milionario che si finanzia da solo la campagna e che è passato da circa il 5 per cento iniziale a contendere le prime posizioni puntando sul messaggio dell'estraneo alla politica.

Anche la primaria repubblicana per il Senato in South Carolina merita attenzione. Lindsey Graham, senatore da quattro mandati e fedelissimo del presidente, deve vedersela con l'imprenditore Mark Lynch, che ha definito Graham "un traditore" per le sue posizioni in politica estera e sull'immigrazione. Lynch ha raccolto 5,9 milioni di dollari, in gran parte autofinanziati, contro i 20,9 milioni di Graham, che gode anche di altri 10 milioni di spesa da gruppi esterni. Un sondaggio del Citadel di fine maggio dà Graham al 46 per cento e Lynch al 36, mentre altre rilevazioni precedenti di InsiderAdvantage e Trafalgar lo vedevano sopra il 50. Se nessuno supera la maggioranza assoluta, si andrà al ballottaggio anche qui.

Nel primo distretto congressuale della South Carolina, lasciato libero da Mace, undici repubblicani si contendono la nomination in un seggio che Trump ha vinto con 13 punti di scarto nel 2024. Il medico Sam McCown ha il maggior sostegno finanziario, con 1,6 milioni raccolti e altri 690mila dollari di spesa esterna da gruppi vicini al Club for Growth, ma deve fare i conti con l'ex tenente colonnello dell'Aeronautica Alex Pelbath, il deputato statale Mark Smith e tre consiglieri di contea. Un sondaggio commissionato dalla campagna della consigliera Jenny Costa Honeycutt la dà in testa al 20 per cento contro il 16 di Smith. Tra i democratici, la favorita è Nancy Lacore, ex capo della Riserva della Marina rimossa dal segretario alla Difesa Pete Hegseth.

La notizia più importante della serata arriva però dal Maine, dove il democratico Graham Platner è il candidato designato per sfidare la senatrice repubblicana Susan Collins in quella che è la migliore opportunità per i democratici di strappare un seggio: Collins è l'unica senatrice repubblicana di uno stato perso da Trump nel 2024. Platner però arriva al voto sommerso dalle polemiche: prima una serie di commenti controversi pubblicati su Reddit tra il 2009 e il 2021, poi la rivelazione di messaggi sessualmente espliciti a donne che non erano sua moglie e, nei giorni scorsi, la ricostruzione di comportamenti problematici in alcune relazioni passate.

Platner vincerà quasi certamente la nomination, perché la governatrice Janet Mills, che pure resta sulla scheda, ha sospeso la campagna ad aprile e non l'ha più riattivata. L'altro candidato, David Costello, non ha risorse per impensierirlo. La domanda è con quale margine: una vittoria risicata sarebbe un segnale di debolezza nella base democratica. Mills ha ricordato agli elettori di essere ancora in corsa, ma senza spendere un dollaro né fare comizi.

La primaria democratica per governatore del Maine sarà quasi certamente decisa dal voto a scelta classificata, il sistema in cui gli elettori ordinano i candidati per preferenza e i meno votati vengono eliminati progressivamente ridistribuendo i loro voti fino a quando qualcuno raggiunge la maggioranza. I principali contendenti sono l'ex speaker della Camera statale Hanna Pingree, l'ex presidente del Senato statale Troy Jackson e l'ex direttore del Centro per il controllo delle malattie del Maine Nirav Shah. Shah è in testa nella maggior parte dei sondaggi, ma Pingree, Jackson e la segretaria di Stato Shenna Bellows hanno stretto un'alleanza invitando i rispettivi elettori a piazzare gli altri due al secondo e terzo posto. Un sondaggio SurveyUSA che ha simulato l'intero processo di voto a scelta classificata ha trovato che Pingree batterebbe Shah al turno finale, in una corsa molto stretta. Negli ultimi giorni Shah e Jackson si sono attaccati a vicenda con spot negativi su aborto e donatori, e a beneficiare dell'usura tra i due potrebbe essere proprio Pingree.

Tra i repubblicani del Maine il favorito per la nomination a governatore è l'avvocato Bobby Charles, allineato alla linea del presidente. Charles vuole abolire l'imposta statale sul reddito e ha preso di mira una deputata statale di origine somala, distinguendosi così dagli altri candidati più moderati come l'ex leader della maggioranza al Senato statale Garrett Mason e l'imprenditore sanitario Jonathan Bush, esponente dell'omonima famiglia. Sia Mason sia Bush non si sono impegnati a sostenere Charles in caso di vittoria alle primarie.

Nel secondo distretto del Maine, un seggio che Trump ha vinto di 9 punti e che il democratico moderato Jared Golden lascia libero, quattro democratici si contendono il diritto di sfidare l'ex governatore repubblicano Paul LePage. Il favorito è il senatore statale Joe Baldacci, che ha l'appoggio del comitato nazionale per le elezioni alla Camera e ha attirato circa 900mila dollari di spesa esterna a suo favore da un super PAC democratico. Un altro super PAC di matrice repubblicana ha speso circa 500mila dollari per sconfiggerlo, segno che anche gli avversari lo considerano il candidato più forte. In un sondaggio che ha simulato il voto a scelta classificata, Baldacci ha battuto l'ex dirigente di End Citizens United Jordan Wood con il 56 per cento dei voti al turno finale.

In Nevada la corsa per governatore opporrà a novembre il repubblicano in carica Joe Lombardo, che non ha opposizione interna, al vincitore della primaria democratica tra il procuratore generale Aaron Ford e la commissaria della contea di Washoe Alexis Hill. Ford, appoggiato dall'intera delegazione democratica del Nevada al Congresso e dall'ex vicepresidente Kamala Harris, ha raccolto molto più denaro di Hill e ha concentrato i suoi attacchi direttamente su Lombardo, accusando lui e il presidente di essere responsabili delle difficoltà economiche dei cittadini del Nevada.

La corsa repubblicana più interessante del Nevada è nel secondo distretto congressuale, un seggio che Trump ha vinto di 14 punti e che il deputato Mark Amodei lascia dopo quattro mandati. Tredici repubblicani sono in lizza, ma due sono emersi dal gruppo: l'ex tenente colonnello dell'Aeronautica David Flippo, che ha l'endorsement di Trump, e l'ex senatore statale James Settelmeyer, appoggiato da Amodei e da Lombardo. Flippo non vive nemmeno nel distretto e aveva iniziato la campagna nel quarto distretto prima di spostarsi quando si è liberato il seggio di Amodei. Ha raccolto 1,8 milioni di dollari, di cui 1,3 autofinanziati, più altri 685mila di spesa esterna soprattutto dal braccio elettorale del Club for Growth. Settelmeyer ha raccolto 363mila dollari e ha ricevuto circa 500mila di spesa esterna da un super PAC che ha preso di mira i candidati vicini al Freedom Caucus.

Nel terzo distretto del Nevada, il seggio più competitivo dello stato, la deputata democratica Susie Lee ha vinto di meno di tre punti nel 2024 mentre Trump prevaleva di un punto sullo stesso territorio. Lee deve superare una primaria contro il medico James Lally, che ha investito un milione di dollari del suo patrimonio ma non ha appoggi nel partito. Tra i repubblicani, il favorito è il compositore di videogiochi Marty O'Donnell, anche lui con l'endorsement di Trump e 3 milioni di dollari autofinanziati. Deve battere l'ex ambasciatore in Islanda Jeffrey Gunter, che nel 2024 arrivò secondo alle primarie repubblicane per il Senato con il 15 per cento, e il neurochirurgo Aury Nagy.

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Energia: via libera della Commissione Ue a sostegni per 23 miliardi alle rinnovabili in Italia


Approvato un ampio schema di incentivi per favorire lo sviluppo delle fonti pulite e la stabilità del mercato

Secondo quanto riferito dall'ANSA, la Commissione europea ha approvato un regime italiano di sostegno da 23 miliardi di euro destinato a incentivare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Il provvedimento, autorizzato nell'ambito delle norme europee sugli aiuti di Stato, punta ad accelerare la transizione energetica del Paese e a contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici e di decarbonizzazione fissati dall'Unione europea.

Nel dettaglio, il programma consentirà il finanziamento della realizzazione di nuovi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, con una capacità complessiva stimata in 37,15 gigawatt. Si tratta di un incremento significativo, equivalente a circa il 48% dell'attuale capacità rinnovabile installata in Italia, secondo le stime diffuse dall'esecutivo comunitario.

Le risorse saranno destinate a diversi comparti della generazione energetica sostenibile, tra cui l'eolico onshore, il fotovoltaico, l'idroelettrico e gli impianti alimentati a biogas. L'obiettivo è aumentare la quota di energia prodotta da fonti non fossili, riducendo al contempo la dipendenza energetica e le emissioni di gas a effetto serra.

La Commissione europea ha evidenziato che il regime è stato valutato compatibile con il quadro normativo comunitario in materia di aiuti di Stato per il clima, la tutela ambientale e l'energia. Secondo Bruxelles, il meccanismo contribuirà a favorire nuovi investimenti nel settore senza alterare in modo indebito le condizioni di concorrenza nel mercato interno.

Gli incentivi saranno erogati attraverso contratti bidirezionali per differenza (Contracts for Difference - CfD) della durata di venti anni. Il sistema prevede il riconoscimento ai produttori di un corrispettivo economico legato all'energia effettivamente generata e immessa nella rete elettrica nazionale. In particolare, qualora il prezzo di mercato dell'elettricità risulti inferiore a una soglia prestabilita, il produttore riceverà un'integrazione economica; viceversa, in caso di prezzi superiori, sarà tenuto a restituire la differenza.

Secondo la Commissione, questo strumento consente di garantire maggiore stabilità ai ricavi degli operatori, riducendo l'esposizione alla volatilità dei mercati energetici e favorendo la realizzazione di nuovi investimenti nel lungo periodo.

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Trump fischiato all'NBA Finals al Madison Square Garden


Fischi durante l'inno nazionale a New York, caos logistico per la sicurezza e reazioni politiche. I Knicks perdono Game 3

Il presidente è stato fischiato a gran voce dai tifosi presenti alla Madison Square Garden di New York durante l'inno nazionale, prima della terza partita delle Finals NBA tra i Knicks e i San Antonio Spurs. Trump è il primo presidente in carica a assistere a una partita delle Finals nella storia della lega.

Le contestazioni sono iniziate nel momento in cui il presidente è apparso sugli schermi giganti dell'arena mentre rendeva il saluto militare. I cori di "U-S-A! U-S-A!" che accompagnavano il cantante Avery Wilson si sono trasformati in fischi, interrottisi solo quando sugli schermi è apparsa la bandiera americana. I tifosi hanno invece applaudito quando sono stati mostrati i giocatori dei Knicks.

President Trump is in attendance for Game 3 in New York.

He's the first sitting U.S. President to attend an NBA Finals game. pic.twitter.com/sHdRNArzUu
— ESPN (@espn) June 9, 2026


La serata dei playoff dei Knicks, la prima alle Finals dal 1999, si è trasformata in un caos logistico per l'intera Midtown Manhattan. L'annuncio della presenza del presidente ha costretto i tifosi a presentarsi con almeno due ore di anticipo per sottoporsi a controlli simili a quelli aeroportuali della Transportation Security Administration. Non era consentito introdurre borse di alcun tipo. Le auto nell'area sono state rimorchiate in massa. Le feste organizzate per seguire la partita all'esterno dell'arena sono state cancellate o spostate. Il Secret Service ha allestito un perimetro di sicurezza di diversi isolati attorno alla Garden e alla stazione Penn, nel cuore di uno dei distretti più trafficati della città per pendolari e uffici.

Le immagini riprese circa due ore prima dell'inizio della partita mostravano i tifosi bloccati per isolati interi. La stampa accreditata, che normalmente ha accesso agli spogliatoi per intervistare giocatori e allenatori, è stata esclusa dalle interviste pre-partita.

Il senatore Charles Schumer, democratico di New York, ha detto al Senato che "stasera dovrebbe essere solo una questione di partita, giocatori e tifosi. Ma Donald Trump vuole rendere la serata su di sé, come fa sempre. La Midtown deve chiudere. I bar vicino alla Garden subiranno un duro colpo in quella che dovrebbe essere la loro serata più redditizia dell'anno."

Il deputato Hakeem Jeffries, democratico newyorchese, ha accusato il presidente di essersi autoinvitato alla festa. "Non mi è chiaro che Donald Trump sia un grande tifoso dei Knicks", ha detto durante una conferenza stampa. "Sta solo cercando di mettersi al centro dell'attenzione."

Anche il giocatore degli Spurs De'Aaron Fox ha espresso perplessità sulla scelta del presidente. "La sua presenza crea disagi a tutti", ha detto. "Ci hanno controllati come alla TSA. È un po' scomodo per chi deve giocare."

I biglietti per la partita avevano prezzi astronomici: il prezzo minimo per entrare era superiore all'affitto medio mensile di New York, con un costo da oltre 5.000 dollari. I posti migliori erano quotati decine di migliaia di dollari. Il sindaco Zohran Mamdani ha detto di aver pagato circa 1.000 dollari per un biglietto in piedi direttamente dalla Madison Square Garden.

I Knicks hanno perso la partita 115-111, interrompendo una striscia di 13 vittorie consecutive nei playoff. Trump ha seguito la partita dalla tribuna del proprietario dei Knicks James Dolan, insieme alla nipote Kai, al consigliere Boris Epshteyn e ai segretari al gabinetto Lee Zeldin, Sean Duffy e Doug Burgum, circondato da vetri antiproiettile allestiti per l'occasione.

Il presidente è arrivato a Manhattan in elicottero dal New Jersey, atterrando vicino a Wall Street. Il corteo presidenziale ha attraversato la città fino all'arena, incontrando lungo il percorso alcuni gesti di dissenso e cartelli con scritte come "Trump must go" e "Nobody wants you here."

Trump ha detto ai giornalisti dopo la partita che i fischi erano "per lo più cori" e che l'atmosfera era "molto entusiasta."

Il presidente ha un rapporto complicato con la NBA che si estende per decenni. Da magnate immobiliare e personaggio televisivo newyorchese, Trump era un frequentatore abituale della "celebrity row" della Garden, dove le star siedono in prima fila. Ha assistito ad almeno una partita delle Finals del 1994 tra i Knicks e gli Houston Rockets ed era presente al Draft NBA del 2003 alla Garden, quando LeBron James fu scelto come primo assoluto dai Cleveland Cavaliers.

Nessun campione NBA ha visitato la Casa Bianca durante i due mandati di Trump. Nel 2017, Stephen Curry dei Golden State Warriors disse che avrebbe votato "no" a un'eventuale invito dopo la vittoria del titolo. Trump rispose sui social media che "l'invito è ritirato." James, allora ai Cavaliers, lo definì "u bum" sui social media. Lo stesso anno, l'allenatore degli Spurs Gregg Popovich definì Trump "un codardo senza anima" dopo che il presidente aveva affermato che Obama e altri presidenti "non facevano telefonate" alle famiglie dei soldati caduti.

Durante la ripresa della stagione 2020 nella "bubble" di Disney World, la maggior parte dei giocatori si inginocchiò prima dell'inno per protestare contro la violenza della polizia. Trump definì il gesto "vergognoso" in un'intervista a Fox News e scrisse sui social media che "la gente è stanca di guardare la politica della NBA." James rispose che "la pallacanestro non è triste di perdere il suo seguito."

La presenza del presidente a eventi sportivi di massa crea sempre problemi logistici. Alle finali maschili degli US Open tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, migliaia di tifosi persero l'inizio della partita a causa delle lunghe code ai controlli di sicurezza. Le forze dell'ordine federali hanno rafforzato la protezione del presidente dopo tre incidenti negli ultimi due anni: una sparatoria a un comizio a Butler, in Pennsylvania, nel 2024; la scoperta di un uomo armato di fucile mentre il presidente giocava a golf a West Palm Beach, in Florida, lo stesso anno; e una sparatoria alla cena della White House Correspondents' Association.

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WWDC26 Apple: Siri AI, iOS 27 e la nuova generazione di Apple Intelligence


Alla WWDC26, Apple ha mostrato la direzione che prenderanno i suoi dispositivi nei prossimi mesi. Il centro di tutto è ancora una volta l’intelligenza artificiale, ma questa volta con un ruolo molto più profondo dentro iPhone, iPad, Mac, Apple Watch, Apple Vision Pro e Apple TV. La novità più importante è l’arrivo della nuova generazione di Apple Intelligence, insieme a Siri AI, una versione completamente ripensata dell’assistente vocale di Apple.

Le nuove funzioni arriveranno con iOS 27, iPadOS 27, macOS 27, watchOS 27, visionOS 27 e tvOS 27, con l’obiettivo di rendere l’esperienza più fluida, più personale e più utile nella vita di tutti i giorni. Apple ha puntato molto anche sui controlli parentali, sulla sicurezza dei minori e su diversi miglioramenti alle prestazioni e al design dell’interfaccia.

Siri AI diventa molto più intelligente


La novità che fa più rumore è senza dubbio Siri AI. Apple la descrive come una Siri completamente nuova, più capace, più informata e più integrata con il sistema. Non si tratta quindi del classico aggiornamento con qualche risposta in più, ma di un cambiamento più ampio nel modo in cui l’assistente può capire il contesto e agire dentro le app.

Con Apple Intelligence, Siri AI potrà rispondere a domande legate a ciò che appare sullo schermo, cercare informazioni nei messaggi, nelle email, nelle foto e nei contenuti personali dell’utente, sempre con un forte focus sulla privacy. L’idea è quella di avere un assistente capace di capire meglio cosa serve in quel momento, senza costringere l’utente a fare mille passaggi manuali.

Un esempio pratico può essere la ricerca di una foto scattata durante un weekend specifico, la creazione di un promemoria partendo da una conversazione in Messaggi o la richiesta di informazioni su qualcosa che si sta guardando sul display. Siri AI potrà anche cercare online informazioni aggiornate e restituire una risposta più completa, diventando più vicina a un vero assistente personale.

C’è però un dettaglio importante per chi legge dall’Italia: Siri AI non sarà disponibile inizialmente nell’Unione Europea su iOS 27 e iPadOS 27. Questo significa che su iPhone e iPad alcune delle funzioni più avanzate annunciate alla WWDC26 potrebbero non arrivare subito nel nostro mercato. Apple ha invece confermato la disponibilità di Siri AI nell’UE su macOS 27 e visionOS 27, mentre per iPhone e iPad non c’è ancora una data precisa.

Apple Intelligence entra nelle app di tutti i giorni


La nuova generazione di Apple Intelligence non riguarda solo Siri. Apple vuole portare funzioni intelligenti anche nelle app che vengono usate ogni giorno, come Foto, Safari, Messaggi e Mail. In Foto, ad esempio, arriva Spatial Reframing, una funzione pensata per migliorare la composizione di uno scatto dopo averlo realizzato.

Anche Image Playground riceve nuove possibilità creative, compresa la generazione di immagini di qualità più alta e con uno stile fotorealistico. L’obiettivo è dare agli utenti strumenti più semplici per modificare immagini, comunicare meglio e velocizzare piccole attività quotidiane.

In Messaggi, Apple Intelligence potrà suggerire azioni utili partendo dal contenuto di una conversazione. Se in chat qualcuno ricorda di portare qualcosa o propone un appuntamento, il sistema potrà aiutare a trasformare quel dettaglio in una nota, un promemoria o un’azione concreta. È una direzione interessante, perché sposta l’intelligenza artificiale da funzione “da provare” a strumento integrato nella routine.

Nuovi controlli parentali per bambini e ragazzi


Un altro punto centrale della WWDC26 riguarda i controlli parentali Apple. L’azienda ha presentato nuove funzioni per aiutare i genitori a gestire meglio ciò che i figli possono vedere, le persone con cui possono comunicare e il tempo passato davanti allo schermo.

Con la configurazione di un account per minori, i genitori potranno attivare protezioni in base alla fascia di età e scegliere quali app rendere disponibili. Le nuove funzioni di sicurezza delle comunicazioni permettono anche di richiedere l’approvazione per nuovi contatti e di intervenire in caso di contenuti espliciti o violenti.

Anche Tempo di utilizzo viene aggiornato con un design più semplice e informazioni più leggibili. I genitori potranno impostare limiti giornalieri per categorie come Intrattenimento, Giochi e Social Network, creando anche fasce orarie specifiche per l’accesso alle app. È una novità utile soprattutto per chi vuole gestire smartphone e tablet dei figli senza dover entrare ogni volta in menu complicati.

iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 puntano su prestazioni e fluidità


Oltre all’intelligenza artificiale, Apple ha lavorato anche sulle prestazioni generali. Le nuove release promettono app più rapide nell’apertura, caricamento più veloce delle foto appena scattate e trasferimenti AirDrop più performanti. Anche la ricerca in Spotlight, Foto e Mail viene riprogettata per essere più stabile ed efficace.

Su iPad migliorano anche la gestione e il trasferimento dei file con unità esterne, con un’esperienza più vicina a quella del Finder su Mac. È un dettaglio importante per chi usa iPad non solo per intrattenimento, ma anche per lavoro, montaggio, gestione documenti e produttività.

Apple ha inoltre aggiornato il design con nuove opzioni per Liquid Glass, permettendo agli utenti di regolare l’aspetto dell’interfaccia scegliendo tra un effetto più trasparente e uno più colorato. Anche le icone delle app diventano più definite, mentre su macOS vengono rivisti elementi come barre degli strumenti, barre laterali e icone colorate.

Le altre novità: Salute, AirPods, Apple Watch e Vision Pro


Tra le novità in arrivo c’è anche un aggiornamento dell’app Salute, con il supporto per perimenopausa e menopausa all’interno del monitoraggio del ciclo. Apple Watch riceve una nuova griglia dinamica delle app, suggerimenti basati su Siri e una nuova app Dov’è che riunisce Trova Dispositivi, Trova Oggetti e Trova Persone.

Per gli AirPods arriva invece un equalizzatore personalizzato, utile per adattare meglio il suono alle proprie preferenze. Apple cita anche una funzione GymKit potenziata per AirPods Pro 3, con sincronizzazione dei dati sulla frequenza cardiaca tramite iPhone.

Su Apple Vision Pro, invece, sarà possibile trasformare le foto panoramiche in scene spaziali da usare come ambienti personali. Anche la connettività Wi-Fi viene migliorata, mentre Mappe introduce una modalità Flyover più dettagliata grazie all’intelligenza artificiale.

Disponibilità e compatibilità


Le nuove funzioni software saranno disponibili in test per gli sviluppatori e arriveranno come aggiornamento gratuito in autunno. Apple Intelligence sarà disponibile sui dispositivi compatibili e con lingue supportate, tra cui anche l’italiano, anche se alcune funzioni potrebbero variare in base al Paese e alle normative locali.

Per quanto riguarda la compatibilità, Apple indica il supporto per iPhone 16 e successivi, iPhone 15 Pro, iPhone 15 Pro Max, iPad mini con A17 Pro, iPad con chip M1 o successivi, Mac con M1 o successivi, Apple Vision Pro e alcuni modelli recenti di Apple Watch. Come sempre, prima di installare le beta o aspettarsi una funzione specifica, conviene controllare il modello in proprio possesso.

Cosa cambia davvero per gli utenti Apple


La WWDC26 conferma che Apple vuole integrare l’intelligenza artificiale in modo sempre più profondo nel suo ecosistema. Siri AI è la novità più interessante, perché potrebbe finalmente trasformare Siri in un assistente più utile e meno limitato rispetto al passato. Allo stesso tempo, le nuove funzioni di Apple Intelligence sembrano pensate per semplificare attività quotidiane, dalla gestione delle foto alla scrittura, fino alla ricerca di informazioni personali.

Il punto da tenere d’occhio, soprattutto in Italia, resta la disponibilità. Il fatto che Siri AI non arrivi subito nell’UE su iPhone e iPad ridimensiona un po’ l’entusiasmo per gli utenti europei, almeno nella fase iniziale. Resta comunque una WWDC molto importante per capire dove sta andando Apple: meno novità isolate, più intelligenza distribuita dentro tutto il sistema.

Con iOS 27, macOS 27 e le altre piattaforme, Apple non punta solo a rendere i dispositivi più belli o più veloci, ma anche più capaci di capire il contesto, proteggere i più piccoli e aiutare l’utente nelle azioni di ogni giorno. Ora bisognerà vedere quanto di tutto questo arriverà davvero in Italia fin dal lancio e quanto invece richiederà ancora un po’ di pazienza.

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Stretto di Hormuz: scattano le sanzioni UE contro l’Iran


La decisione segue le preoccupazioni espresse dai ministri della Difesa sul transito commerciale nell'area

Secondo quanto dichirato dall'agenzia Xinhua News, l'Unione Europea ha approvato un nuovo pacchetto di sanzioni nei confronti di individui ed entità iraniane in risposta a presunte attività che avrebbero compromesso la sicurezza della navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi marittimi del commercio energetico mondiale.

L'annuncio è stato reso noto dall'Alta rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, Kaja Kallas, al termine di una riunione informale dei ministri della Difesa dell'UE tenutasi a Nicosia, a Cipro.

Come riferisce Kallas, la libertà di navigazione sta subendo crescenti pressioni in diverse aree del mondo, con particolare attenzione allo Stretto di Hormuz, dove le autorità europee ritengono che alcune azioni attribuite all'Iran, insieme all'impiego di droni, abbiano rappresentato un rischio per il traffico commerciale internazionale.

"I ministri hanno ritenuto tali attività inaccettabili", ha dichiarato Kallas nel corso della conferenza stampa, sottolineando che la tutela della sicurezza marittima costituisce una priorità strategica per l'Unione Europea.

La responsabile della diplomazia europea ha inoltre evidenziato che si tratta della prima applicazione del nuovo regime sanzionatorio dell'UE concepito specificamente per proteggere la libertà di navigazione. Bruxelles, ha aggiunto, è pronta a ricorrere nuovamente a questo strumento qualora le circostanze lo richiedessero.

Nel corso dell'incontro è stato affrontato anche il tema della sicurezza nel Mar Rosso, dove la missione navale europea ASPIDES continua a svolgere attività di protezione delle navi mercantili minacciate dagli attacchi dei ribelli Houthi dello Yemen. Kallas ha definito il contributo della missione "cruciale" per garantire la continuità delle rotte commerciali nell'area.

Guardando agli sviluppi futuri, l'Alta rappresentante ha proposto che, una volta create le condizioni necessarie, la missione ASPIDES possa contribuire a iniziative più ampie di cooperazione per la sicurezza marittima anche nello Stretto di Hormuz. Tra le ipotesi allo studio figurano possibili forme di coordinamento con missioni e iniziative guidate da Francia e Regno Unito.

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Gli agricoltori alessandrini non vogliono essere dimenticati


Per Confagricoltura «la Regione non distribuisce in maniera equilibrata i finanziamenti nelle varie province». L’accusa velata è quella di favorire i cuneesi
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Appena rieletta presidente di Confagricoltura Alessandria, Paola Sacco ha puntato l’obiettivo contro Alberto Cirio: «La Regione non distribuisce in maniera equilibrata i finanziamenti nelle varie province del Piemonte», ha detto a L’Unica. «Qui siamo sistematicamente penalizzati mentre i nostri imprenditori hanno bisogno di investire».

Nelle sale del Castello di Piovera, a pochi chilometri dalla città, Confagricoltura ha discusso di elezioni e rinnovo del direttivo, ma anche della crisi del settore, dovuta ai cambiamenti climatici e ai costi del carburante schizzati in alto per la chiusura dello stretto di Hormuz. Soprattutto ha rimarcato la sensazione di essere abbandonata dall’istituzione “madre”, la Regione. Le accuse in sala, raccolte da L’Unica da imprenditori agricoli che hanno chiesto l’anonimato, sono state precise e riassumibili in una sola frase: i soldi vanno sempre dalla stessa parte. Con un teorema preciso: presidente e assessore regionale parlano solo al loro elettorato, e i bandi sono strutturati per essere indirizzati verso il Cuneese.

La “diversità” alessandrina

«Le aziende agricole di Alessandria sono mediamente più grandi di quelle del resto del Piemonte», ha ribadito Sacco. «I bandi della Regione sono strutturati per un tipo di agricoltura diversa dalla nostra». Una soluzione? «Noi abbiamo parlato più volte con l’assessore e con tutti i referenti regionali della nostra provincia, e contiamo di insistere per avere dei parametri diversi da considerare quando si tratta di lavorare su temi così impattanti sulla gestione delle nostre aziende». Ma quali sono i parametri, i paletti insuperabili dalle aziende alessandrine per accedere ai finanziamenti? «I parametri sulla produzione standard assegnano punteggi penalizzanti per le aziende più grandi e strutturate, come se queste potessero farcela meglio e avessero meno bisogno. Poteva essere così un tempo, non certo oggi».

Paolo Bongioanni, assessore regionale all’Agricoltura, contattato da L’Unica per una replica, non ha al momento rilasciato dichiarazioni. Per Sacco, che nel 2022 è stata la prima donna a essere eletta al vertice del più antico sindacato agricolo italiano,non è comunque una questione di appartenenze politico-elettorali: «Questa cosa succede da tanto», ha spiegato a L’Unica. «La Regione Piemonte è lontana dalla nostra provincia sia fisicamente, sia perché la nostra agricoltura è molto più simile a quella delle province lombarde o emiliane confinanti come Pavia e Piacenza». Ma anche per le varietà colturali e per le dimensioni delle imprese: la “Tomato” di Pozzolo, ad esempio, è una delle più grandi produttrici nazionali di pomodori da industria. Puntare su innovazione, rinnovamento e competitività è la mission per i prossimi anni. Ma oggi, ha fatto notare Sacco, «senza interventi pubblici gli investimenti non si possono fare».

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Il cambiamento “obbligato”

Di fronte a grandi cambiamenti epocali come quelli che il pianeta sta attraversando, innovare è una scelta che non ammette alternative. «È ormai acclarato che l’aria subtropicale stia spingendo verso Nord l’aria mediterranea, più mite», ha confermato Federico Spanna, presidente dell’associazione italiana di agrometeorologia e funzionario del servizio agrometeorologico della Regione Piemonte. «Tutto ciò ha delle conseguenze sulla stagione vegetativa delle piante, che tende ad anticipare e a contrarsi e le sottopone a nuovi stress come le fitopatologie. A lungo termine potrebbe avere effetti anche sul suolo e sulla fertilità».

Quindi che facciamo? Cambiamo produzioni? «Un ripensamento culturale è già in atto», ha detto Spanna dal palco. «Introduciamo pure la palma da dattero, ma attenzione a sostituire: in passato è stato introdotto l’ulivo, ma poi arriva il vento da Nord e ci porta via tutto: nel 2011 e nel 2012 la temperatura è arrivata a meno 20». Cosa fare allora? «Oggi pensiamo che il rischio climatico sia dovuto solo al caldo eccessivo, ma non è così. Non dobbiamo cambiare tutto, perché qui abbiamo ancora le gelate e gli eccessi di precipitazioni. Siamo in presenza di estremi climatici di segno opposto: dobbiamo attuare una strategia di coltivazione, e soprattutto puntare sugli invasi come hanno fatto in Emilia-Romagna». Gli invasi sono le riserve d’acqua alle quali accedere nei periodi, sempre più numerosi, di siccità estrema anche in Piemonte, ricordiamo la lunga estate arida del 2022.

Il rapporto con la politica

Il punto focale per tutti gli esperti è la ricerca. Non a caso Guido Lingua, direttore del DISIT, il Dipartimento di scienze e innovazione tecnologica dell’Università del Piemonte orientale, ha annunciato la nascita del master di II livello sull’approccio One Health, “una sola salute” per le persone, gli animali e l’ambiente, al quale ha contribuito anche Confagricoltura Alessandria tramite la Onlus Senior - Età della Saggezza.

«Il mondo sta cambiando con una velocità alla quale non siamo abituati, non possiamo non considerare il contesto nel quale ci stiamo muovendo», ha detto Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente nazionale di Confagricoltura e titolare della tenuta agricola Guazzora a Serralunga di Crea. «La Russia è il primo produttore al mondo di fertilizzanti e di grano, la Cina ha oltre il 50 per cento del mais e della soia nel mondo: quindi alcune catene di approvvigionamento sono state messe in discussione. Dopo i dazi abbiamo parzialmente recuperato aprendo ad altri mercati. Siamo di fronte a una policrisi, dal clima all’energia, e a una crisi demografica: abbiamo un problema di ricambio generazionale nelle nostre aziende».

Per trovare manodopera si guarda sempre più spesso oltre confine: «Sono diverse migliaia, se non centinaia di migliaia, gli operai che verranno a mancare nei prossimi anni», ha detto ancora il vicepresidente. «Sono stato invitato in Uzbekistan per un progetto di formazione di operai agricoli che porteremo tra un mese circa a lavorare nelle nostre aziende. L’Uzbekistan vuole investire nella formazione dei giovani nell’agricoltura, ha un’età media di 38 anni, e cresce di un milione di abitanti all’anno». Concorrenza e accordi commerciali possono aiutare? «Non molto. E si stanno rivelando vere le perplessità sul Mercosur», l’accordo di libero scambio tra l’Unione europea e il blocco economico sudamericano. «Carni dall’estero con elevate concentrazioni di ormoni e pollame a rischio salmonella sono stati distrutti».

Restano i rapporti con la politica locale. Se la presidente alessandrina Sacco aveva usato toni piuttosto accesi, anche Brondelli non risparmia gli affondi: «Cosa possiamo fare? Fare sistema e riorganizzarci. Non possiamo andare avanti come venti o trent’anni fa, il mondo sta cambiando e le imprese stanno cambiando. Per questo abbiamo organizzato una due giorni in partnership con la Bocconi che è solo la prima parte di un lavoro che durerà tre anni e che dovrebbe produrre finalmente un manifesto per un piano strutturale di riforma dell’agricoltura. Visto che la politica non lo fa, lo facciamo noi».

Questa puntata di L’Unica Alessandria termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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Condannati a usare le auto, Langhe e Roero scoprono la “mobility poverty”


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Nelle Langhe e nel Roero la libertà di movimento ha ancora un prezzo fisso: una macchina in garage. Chi non ce l’ha – perché è troppo giovane per guidare, troppo anziano per farlo ancora, o semplicemente perché non può permetterselo – si trova di fatto tagliato fuori. Fuori dai servizi, dal lavoro, dalla vita sociale. È un problema antico che ha un nome relativamente recente: mobility poverty, povertà di mobilità. E nella fascia collinare intorno ad Alba e Bra è un problema molto visibile, per chi vuole guardare con attenzione.

Una geografia ostile ai pendolari

Le colline tra il Tanaro e il Po disegnano un paesaggio tra i più celebrati d’Europa, patrimonio Unesco da oltre un decennio. Ma per chi ci vive e lavora, quella bellezza ha anche il rovescio di strade tortuose, crinali che separano frazioni dai centri urbani, e una rete di trasporto pubblico pensata per altre epoche e altri bisogni. I comuni dell’Albese e del Braidese sono disseminati su un territorio vasto, fatto di realtà vive ma distanti dai poli di servizi. Raggiungere un presidio sociale, un supermercato, un ufficio pubblico o semplicemente un posto di lavoro in città, senza un mezzo proprio, è nella maggior parte dei casi impossibile in tempi ragionevoli.

Il trasporto pubblico locale serve soprattutto le direttrici principali e gli orari scolastici. Chi lavora su turni, chi ha un appuntamento medico nel pomeriggio, chi vuole partecipare a un corso serale, a una riunione, a un concerto, non trova risposta. E così ogni famiglia accumula una, due, tre automobili, con tutto il peso economico che questo comporta: assicurazione, carburante, manutenzione (e tralasciando qui l’impatto sull’ambiente). Per i bilanci familiari più fragili, quella soglia non è superabile.
Foto: Pexels
Quando non muoversi diventa esclusione

La mobility poverty non è semplicemente la mancanza di un mezzo di trasporto. È qualcosa di più sottile e pervasivo: si tratta di un fenomeno che tocca la capacità stessa delle persone di immaginare e pianificare i propri spostamenti. Chi non ha accesso alla mobilità finisce per adattare i propri bisogni e le proprie ambizioni a ciò che è “alla propria portata”: rinuncia al lavoro lontano da casa, non accede a servizi sanitari con la stessa frequenza di chi ha un’auto, si isola progressivamente. Gli anziani soli nelle frazioni collinari, i giovani che aspettano la patente come una liberazione, i lavoratori a basso reddito che devono scegliere tra mantenere un’automobile e pagare l’affitto: sono loro il volto locale di questa povertà silenziosa.

Il paradosso è che la mobilità rurale si trova stretta in una spirale difficile da invertire: meno abitanti si spostano con i mezzi pubblici, meno conveniente diventa mantenere tali mezzi, e dunque l’offerta si riduce ulteriormente, alimentando la dipendenza dal mezzo privato.

Un modello cooperativo per rompere il cerchio

È a partire da questa diagnosi che è nata “ConTrasporto”, cooperativa di consumo con sede a Guarene, nel Roero, costituita nel luglio 2024 dopo anni di sperimentazione sul campo. Il concept era stato elaborato a partire dal 2016 nell’ambito di progetti sostenuti dalla Compagnia di san Paolo e dalla Città metropolitana di Torino, sperimentato nelle valli di Lanzo e in area Canavese, e ha impiegato quasi un decennio per trovare la forma giuridica più adatta.

La scelta della cooperativa di consumo non è casuale. In Italia il trasporto pubblico può essere erogato solo nell’ambito del trasporto pubblico locale con requisiti di accesso inaccessibili per piccoli soggetti locali. Oppure come NCC (Noleggio con conducente), con vincoli che lo rendono inadatto a un servizio flessibile: l’autista deve sempre partire dalla propria rimessa, deve avere un veicolo dedicato esclusivamente al servizio, deve superare un esame complesso che le Camere di Commercio richiedono anche quando la legge regionale prevederebbe un’esenzione per i soci di cooperative di autisti. Aggirare questi ostacoli legali senza violare la normativa ha richiesto anni di lavoro con giuristi, fiscalisti ed esperti di mobilità.

Il modello ConTrasporto funziona invece come un servizio riservato ai propri associati: i cittadini si iscrivono alla cooperativa, pagano la quota di iscrizione e come soci possono prenotare una navetta a chiamata con un autista oppure condividere un passaggio con un altro socio. Il servizio è riservato ai soci ed è gratuito nel limite dei talenti, cioè dei “punti” che i soci possono guadagnare in diversi modi.

«Il servizio è strutturato per bacini di circa venticinque chilometri di diametro, ciascuno orientato verso un attrattore principale, tipicamente una stazione ferroviaria o un ospedale, con l’obiettivo di collegare le frazioni alle linee di forza del trasporto pubblico senza sovrapporsi a esse», ha spiegato a L’Unica Lucia Savino, presidente di ConTrasporto.
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Alcuni esempi

Il primo passo è diventare soci: una tessera da venticinque euro, una richiesta inviata tramite il sito della cooperativa, e poi ci si prenota con almeno due giorni di anticipo, via telefono o Whatsapp. Il costo del viaggio varia in base ai chilometri. Al momento la cooperativa dispone di tre furgoncini da otto posti (uno dei quali elettrico) e di quattro autisti.

I casi concreti raccontano meglio di qualsiasi definizione a chi serve questo servizio. Il primo accordo strutturato è nato con l’ASL CN2, che aveva un problema preciso: l’ospedale “Michele e Pietro Ferrero” di Verduno sorge in una posizione geograficamente scomoda, difficile da raggiungere senza un’automobile per chi non abita ad Alba. «Da questa necessità è nata la nostra cooperativa», ha spiegato Savino. «I veri destinatari sono tutte le persone che vivono e lavorano sul territorio: i pazienti che devono recarsi a Verduno per una visita, ma anche chi lavora al Ferrero su turni e non se la sente di guidare dopo una notte di lavoro».

Vuoi avere maggiori informazioni sul servizio di ConTrasporto? Puoi consultare questo link.

Un secondo esempio viene dal Comune di Montà: quattro bambini non riuscivano a raggiungere il punto di raccolta dello scuolabus perché abitavano troppo lontano dalle fermate. Prima dell’accordo con ConTrasporto, erano i genitori a doverli accompagnare ogni mattina. Ora ci pensa la cooperativa.

Il terzo caso ha a che fare con lo sport, e dice qualcosa di preciso su chi rischia di restare escluso quando la mobilità manca. Grazie a un contributo di Banca di Cherasco, ConTrasporto trasporta le giovani atlete dell’ASD Volley Cherasco – ragazze minorenni che abitano in frazioni e comuni periferici – verso le palestre di Cherasco e della frazione di Roreto per gli allenamenti pomeridiani. «Aiutiamo famiglie che altrimenti dovrebbero fare i salti mortali – ha aggiunto Savino –. Ma soprattutto permettiamo alle ragazze di non rinunciare a un’attività che amano».

Sono storie minime, nel senso positivo: non cambiano il mondo, ma cambiano la giornata di chi le vive. E proprio nella loro specificità mostrano dove il sistema pubblico non arriva. Il nodo economico però rimane aperto. «Spesso abbiamo corse con un solo passeggero», ha ammesso Savino. «Per noi così non è sostenibile, né dal punto di vista economico né da quello ambientale. L’obiettivo è riuscire a unire più richieste in un unico spostamento». È la sfida strutturale di qualsiasi servizio a chiamata: la domanda cresce lentamente, e finché non raggiunge una massa critica, i costi fissi pesano più dei ricavi. Per questo la cooperativa sta esplorando accordi con le aziende del territorio, proponendo piani di mobilità casa-lavoro per i dipendenti, nella convinzione che siano gli utenti sistematici, quelli che viaggiano ogni giorno, a garantire la tenuta economica del modello.

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Le domande che restano aperte

Il progetto ha il pregio di esistere e di avere alle spalle una storia di sperimentazioni reali, non solo di buone intenzioni. Eppure i nodi irrisolti sono numerosi. Il primo, che si aggiunge all’aspetto economico già menzionato, è quello della sostenibilità economica nella fase di avvio: il piano di startup per un singolo bacino prevede costi nell’ordine dei centomila euro, che richiedono il sostegno di soggetti finanziatori esterni – fondazioni, enti pubblici, unioni di Comuni – difficili da mobilitare in tempi brevi e con continuità.

Il secondo nodo riguarda la domanda: un servizio a chiamata cresce lentamente, perché le persone devono conoscerlo, fidarsi, modificare le proprie abitudini di spostamento. Senza una fase intensa di promozione e attivazione del territorio, il rischio è che i mezzi girino in parte vuoti troppo a lungo.

Il terzo riguarda il quadro normativo nazionale, che non prevede ancora un ruolo specifico per i servizi di trasporto rurale e non incentiva soluzioni ibride come questa. Il contesto europeo, come nota lo stesso team di ConTrasporto, è caratterizzato dall’assenza di politiche comunitarie dedicate alla mobilità rurale.

Restano infine le domande politiche: sono i Comuni, le unioni dei Comuni, la Regione Piemonte disposti a riconoscere la mobility poverty come una priorità da affrontare con strumenti nuovi? Finora le risposte sono state frammentate, legate a singoli progetti e finanziamenti occasionali. Per chi vive sulle colline del Roero o delle Langhe senza un’auto, nel frattempo, ogni giorno conta.

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“Una bella idea per raccontare una comunità ormai fuori dal cono dell’attenzione delle testate nazionali. Il racconto di storie vicine, che si muovono in luoghi noti, che raccontano problemi di molti creano vicinanza, partecipazione, appartenenza e voglia di cambiamento”.

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È arrivato Siri AI, Google paga SpaceX un miliardo al mese, i bot sono adesso più degli umani


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon martedì,
c'è stato l'attesissimo WWDC 2026 con la presentazione dell'ancora più atteso Siri AI. Poi parleremo di un nuovo contratto da quasi un miliardo di dollari al mese fra Google e SpaceX; vedremo l'analisi di Cloudflare sul traffico dei bot che ha superato il traffico umano, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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WWDC 2026: tutto ciò che è stato annunciato


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La novità più attesa è stata il nuovo Siri AI: dialoghi più naturali, possibilità di comprendere informazioni visive, un'app stand alone dedicata, e integrazione con Gemini di Google. Apple Intelligence è distribuito orizzontalmente in Safari, Messaggi, Telefono, Foto, Mail, Spotlight e Shortcuts. La dettatura diventa disponibile a livello di sistema e può correggersi da sola mentre parli. L'app Foto riceve strumenti AI per estendere immagini, cambiare prospettiva e rimuovere elementi indesiderati; Image Playground viene aggiornato e Apple ribadisce che le immagini degli utenti non vengono usate per addestrare i modelli. Arrivano anche controlli più rigidi per i minori, novità sull’app Salute e miglioramenti di velocità. È stata l’ultima WWDC di Tim Cook da CEO: dal 1° settembre il ruolo passerà a John Ternus.
~
Fonte: TechCrunch
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Google pagherà SpaceX quasi 1 miliardo al mese per "noleggiare" i suoi data center


Business
Google affitterà potenza di calcolo da SpaceX per i servizi AI di Google Cloud e Gemini Enterprise. Secondo documenti di SpaceX, Alphabet pagherà 920 milioni di dollari al mese da ottobre 2026 a giugno 2029 per almeno 110mila chip Nvidia. Google potrà uscire dal contratto se SpaceX non garantirà i chip promessi; dal 2027 entrambe potranno recedere con 90 giorni di preavviso. Per SpaceX è un nuovo grande contratto sui data center Colossus, costruiti per xAI e Grok, mentre prepara l’IPO da 1.770 miliardi di dollari. La società ha già un accordo simile con Anthropic, che pagherà 1,25 miliardi di dollari al mese fino al 2029.
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Fonte: The Wall Street Journal
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I bot hanno ufficialmente superato il traffico umano online


Internet
Secondo Cloudflare, i bot hanno superato il traffico umano online: il 57,5% delle richieste HTTP arriva da sistemi automatici, contro il 42,5% dagli utenti. Il sorpasso è arrivato prima del previsto: Matthew Prince, CEO di Cloudflare, stimava il 2027. La crescita riguarda soprattutto agenti AI che navigano per conto delle persone: leggono schede prodotto, confrontano prezzi e voli, raccolgono contenuti, eseguono compiti e alimentano servizi di acquisto o assistenza. I dati evidenziati da Cloudflare riguardano le richieste tecniche ai siti, non il tempo passato dagli utenti su app, video e social. Le quote più alte di traffico bot risultano a Gibilterra, Singapore e Iran.
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Fonte: Tom's Hardware
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Un piccolo reattore nucleare modulare ha raggiunto la criticità nel primo test


Scienza
La startup Antares ha raggiunto la criticità in uno dei suoi reattori sperimentali. In ambito nucleare, la criticità indica il momento in cui la reazione all'interno del reattore diventa autosostenuta, cioè produce da sola abbastanza neutroni da continuare senza bisogno di interventi esterni. Il sistema utilizza un nuovo tipo di combustibile progettato per incorporare direttamente alcune funzioni di sicurezza e controllo, riducendo così la complessità del reattore. L'azienda prevede di testare il primo impianto completo, comprensivo di generazione elettrica, nel corso del prossimo anno.
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Fonte: Ars Technica
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Hacker hanno forzato degli account Instagram ingannando il chatbot AI di Meta


Cybersecurity
Alcuni hacker hanno sottratto account Instagram sfruttando Meta AI Support Assistant, il chatbot di assistenza di Meta. Secondo le ricostruzioni, l’attaccante riusciva a far aggiungere un nuovo indirizzo email all’account bersaglio, riceveva lì il codice di verifica e poi reimpostava la password senza accedere alla casella originale della vittima. Tra gli account colpiti o citati ci sono profili inattivi e utenti noti, compresa la ricercatrice Jane Wong. Instagram ha detto lunedì che il problema è stato risolto, senza chiarire quanti account siano stati compromessi.
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Fonte: TechCrunch
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Il nuovo Siri


Ecco il video che presenta il nuovo Siri e Apple Intelligence.

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Google pagherà SpaceX quasi 1 miliardo al mese per "noleggiare" i suoi data center


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Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Wall Street Journal - Google to Pay SpaceX Nearly $1 Billion a Month in Cloud-Computing Deal

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Hacker hanno forzato degli account Instagram ingannando il chatbot AI di Meta


Riuscivano a impostare una nuova email per account non loro.
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In breve:


Alcuni hacker hanno sottratto account Instagram sfruttando Meta AI Support Assistant, il chatbot di assistenza di Meta. Secondo le ricostruzioni, l’attaccante riusciva a far aggiungere un nuovo indirizzo email all’account bersaglio, riceveva lì il codice di verifica e poi reimpostava la password senza accedere alla casella originale della vittima. Tra gli account colpiti o citati ci sono profili inattivi e utenti noti, compresa la ricercatrice Jane Wong. Instagram ha detto lunedì che il problema è stato risolto, senza chiarire quanti account siano stati compromessi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Hackers hijacked Instagram accounts by tricking Meta AI support chatbot into granting access | TechCrunch
Several users on social media reported having their Instagram accounts hacked over the weekend. Meta’s own support chatbot was blamed for allowing hackers to hijack accounts.
TechCrunchLorenzo Franceschi-Bicchierai

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WWDC 2026: tutto ciò che è stato annunciato


Habemus Siri AI.
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In breve:


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Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

WWDC 2026: Everything announced on Siri AI, iOS 27, Apple Intelligence and more | TechCrunch
Apple primarily made the case for an improved experience with its longstanding Siri assistant, which like most other announcements had a hefty helping of AI.
TechCrunchMorgan Little, Aisha Malik

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Google pagherà SpaceX quasi 1 miliardo al mese per "noleggiare" i suoi data center


Sulla scia di Anthropic.

In breve:


Google affitterà potenza di calcolo da SpaceX per i servizi AI di Google Cloud e Gemini Enterprise. Secondo documenti di SpaceX, Alphabet pagherà 920 milioni di dollari al mese da ottobre 2026 a giugno 2029 per almeno 110mila chip Nvidia. Google potrà uscire dal contratto se SpaceX non garantirà i chip promessi; dal 2027 entrambe potranno recedere con 90 giorni di preavviso. Per SpaceX è un nuovo grande contratto sui data center Colossus, costruiti per xAI e Grok, mentre prepara l’IPO da 1.770 miliardi di dollari. La società ha già un accordo simile con Anthropic, che pagherà 1,25 miliardi di dollari al mese fino al 2029.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Wall Street Journal - Google to Pay SpaceX Nearly $1 Billion a Month in Cloud-Computing Deal

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Un piccolo reattore nucleare modulare ha raggiunto la criticità nel primo test


Il primo impianto completo è previsto per anno nuovo.
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In breve:


La startup Antares ha raggiunto la criticità in uno dei suoi reattori sperimentali. In ambito nucleare, la criticità indica il momento in cui la reazione all'interno del reattore diventa autosostenuta, cioè produce da sola abbastanza neutroni da continuare senza bisogno di interventi esterni. Il sistema utilizza un nuovo tipo di combustibile progettato per incorporare direttamente alcune funzioni di sicurezza e controllo, riducendo così la complessità del reattore. L'azienda prevede di testare il primo impianto completo, comprensivo di generazione elettrica, nel corso del prossimo anno.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Small modular nuclear reactor reaches criticality in first test
The reactor, from a startup called Antares, isn’t ready to generate power yet.
Ars TechnicaJohn Timmer

Riassunto completo:


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I bot hanno ufficialmente superato il traffico umano online


Un anno prima del previsto.
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In breve:


Secondo Cloudflare, i bot hanno superato il traffico umano online: il 57,5% delle richieste HTTP arriva da sistemi automatici, contro il 42,5% dagli utenti. Il sorpasso è arrivato prima del previsto: Matthew Prince, CEO di Cloudflare, stimava il 2027. La crescita riguarda soprattutto agenti AI che navigano per conto delle persone: leggono schede prodotto, confrontano prezzi e voli, raccolgono contenuti, eseguono compiti e alimentano servizi di acquisto o assistenza. I dati evidenziati da Cloudflare riguardano le richieste tecniche ai siti, non il tempo passato dagli utenti su app, video e social. Le quote più alte di traffico bot risultano a Gibilterra, Singapore e Iran.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

‘Bots have now passed human traffic online,’ Cloudflare boss laments — says agentic traffic wasn’t expected to eclipse real people until next year
Bot (automated) vs. human HTTP requests are split 57.5 vs. 42.5 percent, according to the firm’s latest data.
Tom's HardwareMark Tyson

Riassunto completo:


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El Niño sta tornando e l'Europa non è pronta


Tutto inizia con un riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale. Da lì scatta una reazione a catena: raccolti distrutti, inondazioni, siccità. Secondo i meteorologi ricorda il super evento che devastò il mondo nel 1877.
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El Niño sta tornando e l'Europa non è pronta
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L'82% di probabilità entro luglio. Il 96% che persista fino all'inverno 2026-2027. I numeri del National Weather Service statunitense non lasciano spazio a interpretazioni: El Niño sta per tornare, e stavolta potrebbe essere particolarmente violento. Alcuni modelli climatici prevedono anomalie termiche superiori ai 3°C nel Pacifico equatoriale, ben oltre la soglia dei 2°C che definisce un «Super El Niño». L'Organizzazione Meteorologica Mondiale stima un rischio concreto di eventi meteorologici estremi su scala planetaria, con conseguenze economiche valutate in migliaia di miliardi di dollari.

Per l'Italia e l'Europa meridionale, l'idea che El Niño sia un problema geograficamente distante appartiene ormai al passato. Il fenomeno del 2023-2024, tra i cinque più intensi mai registrati, ha contribuito al record assoluto di temperatura media globale — e le sue conseguenze non si sono fermate alle statistiche: raccolti devastati in Africa australe, alluvioni catastrofiche in Kenya e Tanzania, siccità prolungate nel Sud-Est asiatico. Un effetto domino climatico partito dal Pacifico che ha raggiunto le nostre latitudini attraverso meccanismi atmosferici che la scienza non ha ancora del tutto decifrato.

Come un oceano lontano condiziona il Mediterraneo


El Niño funziona come un gigantesco motore termico. Quando gli alisei nel Pacifico tropicale si indeboliscono o invertono direzione, l'acqua calda normalmente spinta verso l'Indonesia rifluisce verso le coste sudamericane. L'energia accumulata nell'oceano si trasferisce all'atmosfera attraverso l'evaporazione, alterando i modelli di circolazione globale. A metà maggio 2026, il livello del mare al largo del Perù risultava già superiore di oltre 15 centimetri rispetto alle medie storiche, segnale inequivocabile del riscaldamento in corso negli strati superficiali.

L'impatto sull'Europa resta il capitolo più difficile da scrivere. A differenza delle zone direttamente investite — Sudamerica, Australia, sud-est asiatico — il continente europeo subisce influenze indirette, mediate dall'Oscillazione nordatlantica e da altri sistemi atmosferici regionali. Eppure le ricerche più recenti suggeriscono scenari inquietanti. Axel Timmermann dell'università nazionale di Pusan avverte: «Le nostre simulazioni prevedono El Niño e La Niña sempre più estremi e ravvicinati, con effetti amplificati ben oltre l'epicentro: in particolare sull'Europa». Il meccanismo ipotizzato coinvolge una sincronizzazione progressiva tra le oscillazioni del Pacifico e quelle dell'Atlantico settentrionale, con il risultato di oscillazioni più marcate tra periodi di piogge abbondanti e siccità prolungate anche nel bacino mediterraneo.

Il conto economico di un clima impazzito

Christopher Callahan dell'università dell'Indiana ha quantificato l'impatto dei tre Super El Niño precedenti — 1982-1983, 1997-1998, 2015-2016 — in perdite economiche globali superiori complessivamente ai 10.000 miliardi di dollari. «L'entità della perdita è direttamente correlata all'intensità della temperatura nell'oceano», spiega. Se i modelli attuali si riveleranno accurati, il fenomeno in arrivo potrebbe replicare o superare quei numeri.

Il confronto corre inevitabilmente alla memoria storica: gli esperti guardano con attenzione al catastrofico Super El Niño del 1877-1878, che innescò una delle peggiori crisi alimentari dell'era moderna, causando carestie e milioni di vittime in diverse aree del globo. Sebbene oggi le tecnologie di monitoraggio e la resilienza economica siano radicalmente diverse, l'intensità termica prevista per il 2026 richiama l'eccezionalità di quell'evento, ricordandoci che la natura, se stimolata da condizioni oceaniche estreme, conserva una capacità distruttiva senza precedenti.

Per l'Italia, paese già alle prese con la desertificazione crescente del Mezzogiorno e l'instabilità idrogeologica delle regioni settentrionali, le conseguenze potrebbero tradursi in rese agricole ridotte, stress idrico estivo e maggiore frequenza di eventi alluvionali autunnali.

La comunità scientifica concorda su un aspetto: il riscaldamento globale antropico non aumenta necessariamente la frequenza di El Niño, ma ne amplifica gli effetti. Un'atmosfera più calda contiene più umidità, trasformando le piogge in alluvioni e accelerando l'evaporazione durante le siccità. Richard Allan dell'università di Reading sintetizza: «Quando pioverà, scenderà più pioggia. E i suoli si seccheranno più rapidamente quando fa caldo». Un pianeta più caldo di 1,55°C rispetto all'epoca preindustriale — livello raggiunto nel 2024 — offre a El Niño un palcoscenico energeticamente più ricco, con conseguenze proporzionalmente più severe.

L'Italia dispone di sistemi di allerta meteorologica avanzati, ma integrarli con le previsioni di lungo periodo legate all'ENSO rappresenta ancora una sfida. Antonio Guterres, segretario generale ONU, ha definito il fenomeno «un urgente allarme climatico», sollecitando l'abbandono dei combustibili fossili e la costruzione di sistemi di allerta accessibili universalmente entro il 2027. Attualmente 128 paesi dispongono di tali infrastrutture, ma la copertura resta disomogenea. Per l'Europa mediterranea, abituata a pensare i rischi climatici in termini locali — ondate di calore, incendi boschivi, grandinate — la sfida consiste nell'integrare fenomeni apparentemente remoti come El Niño nelle strategie di adattamento nazionale.

Le domande de L'Analista


L'agricoltura italiana è pronta ad affrontare oscillazioni climatiche più ampie e rapide, con alternanze imprevedibili tra siccità e alluvioni nel giro di pochi mesi? E in che misura le politiche di gestione delle risorse idriche tengono conto delle teleconnessioni atmosferiche tra Pacifico e Mediterraneo, considerando che i prossimi decenni potrebbero vedere un'intensificazione di questi legami secondo i modelli più recenti?

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
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Ben-Gvir respinge l’indagine della Procura di Roma e attacca l’Italia: “Da Paese dello Stivale a Paese delle ciabatte”


Il ministro israeliano rivendica il sostegno alle forze di sicurezza e critica duramente le iniziative giudiziarie avviate dopo il caso della Flotilla diretta a Gaza
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Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha respinto con fermezza l’indagine aperta dalla Procura di Roma nei suoi confronti e ha ribadito il proprio sostegno alle forze di sicurezza israeliane, accompagnando le sue dichiarazioni con un duro attacco all’Italia.

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, l’inchiesta della magistratura romana è stata avviata dopo la diffusione di alcuni video che mostrerebbero il ministro durante episodi di umiliazione nei confronti di membri della Flotilla fermati in acque internazionali mentre tentavano di raggiungere la Striscia di Gaza.

In una nota, Ben-Gvir ha affermato di non essere preoccupato dalle iniziative giudiziarie intraprese nei suoi confronti. “Israele non è un sacco da boxe per una banda di sostenitori del terrorismo che inventano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti”, ha dichiarato il ministro, definendo infondate le accuse e contestando la ricostruzione degli eventi.

Il titolare della Sicurezza Nazionale ha inoltre sottolineato che le indagini non modificheranno la propria posizione politica né il sostegno alle forze armate e di sicurezza israeliane. “Non sono intimorito da questo tipo di indagini. Continuerò a stare con orgoglio al fianco dei nostri combattenti”, ha aggiunto.

Successivamente, Ben-Gvir ha rilanciato le sue critiche attraverso un messaggio pubblicato su X, rivolgendo un attacco diretto all’Italia. “Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte”, ha scritto, in un commento che ha suscitato attenzione per i toni utilizzati nei confronti delle istituzioni italiane.

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
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Amministrative 2026: YouTrend, centrosinistra primo ma cala, crescono i civici


Analisi sui 118 comuni maggiori: progressisti a quota 50 (-9) e centrodestra stabile a 40 (-2). Boom di liste autonome, ora a 28 guide

Il quadro emerso dalle elezioni amministrative 2026 nei comuni con oltre 15 mila abitanti evidenzia una sostanziale continuità negli equilibri politici locali, con alcune variazioni nella distribuzione delle amministrazioni rispetto alla situazione precedente. È quanto emerge dalle elaborazioni realizzate da YouTrend sui risultati dei 118 comuni chiamati alle urne.

Secondo l'analisi, nei comuni considerati il centrosinistra ha conquistato la guida di 50 amministrazioni, sommando i sindaci eletti sia al primo turno sia al ballottaggio. Il centrodestra si è invece affermato in 40 comuni, mentre in 28 casi la vittoria è andata a candidati civici o espressione di forze politiche non riconducibili ai due principali schieramenti nazionali.

Il confronto con la situazione precedente mostra che, prima del voto, i sindaci in carica erano 59 espressione del centrosinistra, 42 del centrodestra e 17 appartenenti ad aree civiche o ad altri partiti. I dati elaborati da YouTrend indicano dunque una diminuzione del numero di amministrazioni guidate dal centrosinistra e, parallelamente, una crescita del peso delle realtà civiche e delle liste non allineate ai due poli tradizionali.

Nel dettaglio, il centrosinistra passa da 59 a 50 amministrazioni, registrando una flessione di nove comuni. Il centrodestra scende invece da 42 a 40 sindaci, con una perdita più contenuta. In controtendenza il dato relativo ai candidati civici e alle altre forze politiche, che aumentano da 17 a 28 amministrazioni, facendo segnare un incremento di undici comuni.

L'elaborazione suggerisce come una parte significativa dei cambiamenti intervenuti in questa tornata elettorale sia riconducibile alla crescita delle candidature civiche, fenomeno che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più rilevante nelle competizioni amministrative locali. Il dato appare particolarmente significativo considerando che i comuni analizzati rappresentano il segmento più popoloso tra quelli interessati dal voto e costituiscono pertanto un osservatorio privilegiato delle dinamiche politiche territoriali.

Pur mantenendo il primato numerico tra le amministrazioni conquistate, il centrosinistra vede ridursi il proprio peso rispetto agli uscenti. Il centrodestra conserva una presenza sostanzialmente stabile, mentre il rafforzamento dell'area civica contribuisce a rendere più frammentato il panorama delle amministrazioni locali.