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Capire il Fediverso: come ActivityPub sta ridisegnando i social network


Negli ultimi anni un nuovo termine ha iniziato a farsi strada nelle discussioni sulle alternative ai social network tradizionali: Fediverso. Ma che cos'è esattamente? Come funziona il protocollo ActivityPub che ne è alla base? E quali piattaforme ne fanno parte?

Cos'è il Fediverso?

connessioni del fediverso
La parola Fediverso nasce dall'unione di federazione e universo. Indica una rete di server indipendenti (chiamati istanze) che possono comunicare tra loro.

A differenza dei social network tradizionali come Facebook o X (Twitter), controllati da un'unica azienda, il Fediverso è decentralizzato:

  • Chiunque può gestire il proprio server.
  • Ogni istanza stabilisce regole e moderazione autonome.
  • Gli utenti possono interagire tra server diversi.

Il risultato è un ecosistema aperto e distribuito, anziché una singola piattaforma centralizzata.

Il cuore del sistema: come funziona ActivityPub


ActivityPub è uno standard aperto sviluppato dal W3C, il consorzio che definisce molti degli standard del Web. Questo protocollo stabilisce il modo in cui i server del Fediverso comunicano tra loro.

Alla base di ActivityPub ci sono due concetti fondamentali.

1. Attori (Actors)


Ogni utente, gruppo o persino bot viene considerato un attore.

Esempio: @utente@mastodon.uno

2. Attività (Activities)


Ogni azione viene descritta come un'attività:

  • Pubblicare un contenuto → Create
  • Seguire qualcuno → Follow
  • Mettere un "mi piace" → Like
  • Condividere un contenuto → Boost


Un esempio pratico


Immaginiamo che tu sia registrato sul mastodon.uno e voglia seguire una persona sul pixelfed.uno.

  1. Clicchi su "Segui".
  2. Il mastodon.uno invia una richiesta Follow a pixelfed.uno.
  3. Pixelfed.uno conferma la richiesta.
  4. I nuovi contenuti dell'utente su pixelfed.uno vengono automaticamente consegnati a mastodon.uno.

Tutto questo avviene tramite protocolli standard del Web, come HTTP e JSON, in modo simile alle moderne API.

Il modello Inbox e Outbox


ActivityPub utilizza una struttura molto semplice:

  • Outbox: il luogo da cui un utente invia le proprie attività.
  • Inbox: il luogo in cui un utente riceve attività dagli altri.

Ogni server gestisce queste caselle e distribuisce i contenuti alle altre istanze della federazione.

I vantaggi di ActivityPub

logo activitypub
L'utilizzo di uno standard aperto offre numerosi benefici:

  • Decentralizzazione: nessun punto di controllo unico.
  • Interoperabilità: piattaforme diverse possono comunicare tra loro.
  • Autonomia degli utenti: ciascuno può scegliere il server più adatto alle proprie esigenze.
  • Resilienza: l'intera rete non dipende da una singola azienda o infrastruttura.


Le principali piattaforme del Fediverso Italiano


Il Fediverso non è una singola piattaforma, ma un insieme di servizi interoperabili.

🐘 Mastodon: mastodon.uno


Piattaforma di microblogging, spesso paragonata a Twitter/X. È il progetto più conosciuto del Fediverso.

📷 Pixelfed: pixelfed.uno


Social network dedicato alle immagini, considerato una valida alternativa a Instagram.

🎥 PeerTube: peertube.uno


Piattaforma decentralizzata per la condivisione di video, alternativa a YouTube.

✍️ WriteFreely: noblogo.org


Sistema di blogging minimalista e federato.

💬 Lemmy: diggita.com


Piattaforma per comunità e discussioni, simile a Reddit.

🎵 Funkwhale: funkwhale.it


Servizio federato per l'ascolto e la condivisione di musica.

Perché il Fediverso è importante oggi


Sempre più persone cercano alternative alle grandi piattaforme digitali a causa di:

  • Problemi di privacy.
  • Algoritmi opachi che influenzano la visibilità dei contenuti.
  • Crescente commercializzazione delle interazioni online.
  • Dipendenza da poche grandi aziende tecnologiche.

Il Fediverso propone un approccio differente: aperto, comunitario, interoperabile e indipendente.

Le sfide da affrontare


Nonostante le sue potenzialità, il Fediverso presenta anche alcune difficoltà:

  • Una curva di apprendimento iniziale per i nuovi utenti.
  • Politiche di moderazione differenti tra le varie istanze.
  • Un'esperienza utente talvolta frammentata rispetto alle piattaforme centralizzate.


Conclusioni


Il Fediverso non rappresenta soltanto un'alternativa ai social network esistenti: propone un cambiamento radicale nel modo in cui concepiamo la comunicazione online.

Grazie ad ActivityPub, è possibile costruire una rete aperta e interoperabile che restituisce agli utenti il controllo dei propri dati, delle proprie comunità e delle proprie relazioni digitali.

In un'epoca dominata dalle Big Tech, il Fediverso dimostra che un Web più libero, distribuito e partecipativo non solo è possibile, ma esiste già.

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UE, rassicurazioni sul carburante aereo: “Nessuna carenza in Europa”


Il commissario europeo ai Trasporti: scorte stabili, nessun segnale di shortage nel breve periodo, ma attenzione ai prezzi del jet fuel

Al momento non si registra alcuna carenza di carburante per l’aviazione in Europa e non vi sono indicazioni che possano far presagire una situazione di criticità nel prossimo futuro. È quanto ha dichiarato il commissario europeo ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, in un’intervista rilasciata a Reuters e riportata dall'Ansa.

Secondo quanto riferito dal commissario, il sistema di approvvigionamento europeo del jet fuel si mantiene stabile, anche grazie alla presenza di scorte di emergenza nei diversi Stati membri. Una condizione che, ha sottolineato, contribuisce a garantire la continuità operativa del traffico aereo nel continente.

Tzitzikostas ha tuttavia evidenziato come la situazione presenti elementi di forte eterogeneità tra i diversi vettori e mercati, con impatti non uniformi sul settore. La principale criticità, al momento, non riguarda la disponibilità fisica del carburante, bensì l’andamento dei prezzi del jet fuel, in crescita e in grado di incidere sulle strategie operative delle compagnie aeree.

In alcuni casi, ha spiegato il commissario, l’aumento dei costi potrebbe portare le compagnie a rivedere o cancellare alcune rotte considerate non sostenibili dal punto di vista economico. Una dinamica che, secondo Bruxelles, riguarda soprattutto specifiche tratte e non configura un problema sistemico per il trasporto aereo europeo.

Tra i fattori di attenzione indicati vi è anche il contesto geopolitico internazionale, con particolare riferimento alle tensioni in aree strategiche per il commercio energetico globale. In tale quadro, il commissario ha ribadito l’importanza di una stabilizzazione delle condizioni internazionali e della riapertura di snodi logistici fondamentali.

Nonostante ciò, la Commissione europea sottolinea che il sistema energetico e logistico dell’Unione si presenta al momento resiliente, con un livello di stabilità giudicato adeguato a fronteggiare eventuali oscillazioni di mercato nel breve periodo.

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Il Senato approva 70 miliardi di dollari per la polizia dell'immigrazione


Dopo una maratona di 18 ore, il Senato supera le divisioni interne sul fondo da 1,8 miliardi voluto da Trump per risarcire gli alleati perseguitati politicamente. Il testo passa ora alla Camera.

Il Senato ha approvato nella notte tra giovedì e venerdì un pacchetto da 70 miliardi di dollari per finanziare le agenzie federali dell'immigrazione, superando le divisioni nella maggioranza repubblicana dopo una maratona di votazioni durata 18 ore. Il voto finale, 52 a 47, ha visto schierati i repubblicani contro i democratici, con l'unica eccezione di Lisa Murkowski dell'Alaska, unica repubblicana a votare contro. Il testo passa ora alla Camera, che dovrebbe esaminarlo la prossima settimana.

La legge finanzia l'ICE, la polizia dell'immigrazione, e la polizia di frontiera per i prossimi tre anni, fino alla fine del mandato del presidente Trump, proteggendo le due agenzie da futuri blocchi di bilancio.

A tenere il voto in ostaggio per settimane non sono stati però i democratici, ma la resistenza interna allo stesso partito repubblicano contro il cosiddetto fondo "anti-weaponization" da 1,8 miliardi di dollari. Si tratta di un meccanismo voluto dalla Casa Bianca per risarcire le persone che si ritengono perseguitate politicamente dal governo federale. I critici, repubblicani inclusi, lo considerano un fondo utilizzabile a discrezione dell'amministrazione per premiare gli alleati del presidente, compresi coloro che hanno preso parte all'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021.

Durante la seduta, iniziata giovedì pomeriggio e conclusa alle 5 del mattino (le 11 in Italia), i repubblicani hanno respinto a fatica diversi tentativi di eliminare il fondo. Il primo voto, su una proposta del leader democratico Chuck Schumer per sopprimerlo, è rimasto aperto per ore: tre senatori repubblicani, tra cui Bill Cassidy della Louisiana, non riuscivano a decidere come votare. Cassidy, che il mese scorso ha perso le primarie del suo partito dopo lo scontro con Trump, alla fine ha votato contro l'emendamento democratico. Insieme al senatore democratico Cory Booker ha però presentato un parere legale in cui definisce il fondo "una minaccia per la nostra democrazia costituzionale" e "un piano deliberatamente concepito per trasformare degli insurrezionalisti in vittime".

Anche il senatore Thom Tillis della North Carolina, che lascerà il Congresso a fine mandato, ha provato a far vietare il fondo per legge con un emendamento che trasferiva i fondi a un programma anti-frode del Dipartimento della Giustizia. La proposta ha raccolto il sostegno di oltre dieci colleghi repubblicani. "Se il Dipartimento della Giustizia dice che il fondo non verrà usato, perché non approfittarne per metterlo nero su bianco?", ha dichiarato Tillis. Alla fine Cassidy e Tillis hanno comunque votato a favore del testo finale, rassicurati dal procuratore generale facente funzione Todd Blanche, che aveva garantito ai senatori: "non andremo avanti con il fondo, punto". Il presidente Trump, però, mercoledì si era rifiutato di confermare che l'abbandono fosse definitivo. "Per quanto mi riguarda, era una cosa bellissima", ha detto alla CNN. Tutti gli emendamenti per eliminare il fondo sono stati respinti: il meccanismo resta quindi in vigore e la sua sorte dipende ora dalla volontà del presidente, non dalle rassicurazioni del suo procuratore generale.

I democratici avevano bloccato i fondi già a gennaio, dopo che a Minneapolis due manifestanti, Renee Good e Alex Pretti, erano stati uccisi da agenti federali durante le proteste contro le operazioni dell'ICE. L'opposizione chiedeva una serie di riforme vincolanti, tra cui l'obbligo di identificazione per gli agenti e un maggiore ricorso ai mandati giudiziari. Il blocco aveva portato il Dipartimento per la Sicurezza Interna a una paralisi di bilancio record, rimasto senza fondi per oltre settanta giorni tra febbraio e aprile. L'ICE e la polizia di frontiera restano tuttora senza finanziamenti regolari.

La maggioranza repubblicana ha usato una manovra procedurale complessa per aggirare l'ostruzionismo democratico e approvare il testo senza alcun voto dell'opposizione. "Avremmo chiuso ore fa se non avessimo dovuto gestire le questioni legate al fondo", ha ammesso il leader della maggioranza John Thune poco prima di mezzanotte.

La seduta è stata anche l'occasione per votare altri emendamenti che hanno rivelato le fratture interne al partito. Sei senatori repubblicani hanno votato con i democratici per impedire l'uso di fondi pubblici per costruire una sala da ballo alla Casa Bianca, un progetto voluto dal presidente: l'emendamento è stato respinto, ma ha mostrato il disagio di una parte della maggioranza. È stato invece bocciato un emendamento repubblicano per inserire nel testo il "Save America Act", la legge sull'obbligo di documento d'identità per votare fortemente voluta da Trump, con quattro repubblicani, tra cui Mitch McConnell e Susan Collins, che hanno votato contro insieme a tutti i democratici.

Con l'approvazione del Senato, la palla passa ora alla Camera. Se il testo verrà confermato senza modifiche, diventerà probabilmente l'ultima grande vittoria legislativa del presidente prima delle elezioni di metà mandato di novembre.

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Maturità 2026, online le commissioni d'esame: mancano 13 giorni al primo scritto


Per la prima volta in vigore la riforma che riduce i componenti da sette a cinque. Gli esami al via il 18 giugno

Da oggi gli studenti che affronteranno la Maturità 2026 possono conoscere i nomi dei commissari che li esamineranno. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha pubblicato online le commissioni d'esame, consultabili all'indirizzo matesami.pubblica.istruzione.it.

Sono 527.607 gli studenti coinvolti, 513.479 interni e 14.128 esterni, ripartiti tra licei (273.854), istituti tecnici (167.136) e istituti professionali (86.617). Le commissioni sono 13.989 per 27.884 classi abbinate. È il primo anno di applicazione della riforma che riduce i componenti da sette a cinque: un presidente esterno, due commissari esterni e due interni.

Gli esami iniziano giovedì 18 giugno alle 8.30 con la prova di italiano, comune a tutti gli indirizzi. Il 19 giugno è la volta della seconda prova, diversa per ciascun percorso di studi: al Classico sarà il Latino, allo Scientifico, comprese le opzioni Scienze applicate e Sportivo, la Matematica, al Linguistico la Lingua e cultura straniera 1, alle Scienze umane la materia caratterizzante dell'indirizzo.

Per l'opzione Economico-sociale la prova riguarderà Diritto ed Economia politica. All'Artistico sarà incentrata sulle discipline progettuali dei singoli indirizzi, mentre nei licei Musicale e Coreutico verterà rispettivamente su Teoria, analisi e composizione e su Tecniche della danza. Negli istituti tecnici il decreto individua Economia aziendale per Amministrazione, finanza e marketing e Discipline turistiche e aziendali per Turismo.

Il colloquio orale, previsto dalla riforma introdotta con il DL 127/2025, verterà su quattro discipline individuate dal MIM.

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Ruben Gallego punta sui sindacati mentre i Dem si preparano al 2028


Il senatore dell'Arizona propone un salario minimo di 20 dollari l'ora e la contrattazione di settore per raddoppiare gli iscritti ai sindacati, posizionandosi al centro del partito democratico

Il senatore democratico Ruben Gallego ha annunciato mercoledì un pacchetto di proposte per rafforzare i sindacati americani, mentre nel suo partito è già cominciata la corsa verso le presidenziali del 2028. Il piano prevede un salario minimo di 20 dollari l'ora, un nuovo programma per l'occupazione, controlli antitrust più severi e la contrattazione di settore. Secondo il senatore dell'Arizona queste misure raddoppierebbero la quota di lavoratori del settore privato iscritti a un sindacato.

La contrattazione di settore è la proposta più originale del pacchetto. Oggi negli Stati Uniti i sindacati trattano i contratti con ogni singola azienda o catena. Con un sistema di contrattazione di settore, invece, i rappresentanti dei lavoratori negozierebbero salari, benefici e condizioni di lavoro per tutti gli addetti di un intero comparto. Gallego non ha precisato quanti lavoratori sarebbero coinvolti, ma ha detto che partirebbe probabilmente dagli impiegati dei fast food, dai fattorini e da altre professioni a bassa retribuzione.

Gallego ha citato i sistemi già esistenti in Germania e Svezia, dove non c'è un salario minimo perché i lavoratori sono tutelati da accordi validi per l'intero settore. "La contrattazione di settore è una mossa importante", ha detto il senatore in un'intervista a NOTUS. "Ma non avrà senso per ogni comparto". Sul tema dei prezzi, Gallego ha legato la sua proposta alla lotta all'inflazione: "Per affrontare davvero l'inflazione bisogna aumentare i salari. Questa è una risposta a quel problema". Il piano sarà presentato davanti al sindacato dei lavoratori delle telecomunicazioni, la Communications Workers of America.

L'annuncio sembra pensato per collocare Gallego in una posizione intermedia tra le correnti del partito democratico. I democratici più centristi hanno evitato di sostenere un salario minimo a 20 dollari, mentre Gallego si è fermato prima delle misure più radicali proposte da colleghi alla sua sinistra, come la tassa sui miliardari avanzata dal senatore del Vermont Bernie Sanders.

Eletto al Senato per la prima volta nel 2024, Gallego ha 46 anni e ha alimentato le ipotesi di una candidatura presidenziale con una nuova proposta sull'energia e con numerose interviste ai media nazionali. La lista dei democratici che si preparano a correre per la Casa Bianca nel 2028 si è allargata in fretta. Anche se le elezioni di midterm del 2026 sono ancora lontane mesi, governatori, senatori e deputati democratici stanno già costruendo i programmi delle loro possibili campagne presidenziali.

Altri esponenti del partito hanno già presentato proposte economiche in vista di una probabile candidatura. A marzo il senatore Chris Van Hollen del Maryland ha illustrato un piano che eliminerebbe del tutto l'imposta federale sul reddito per chi guadagna meno di 46.000 dollari l'anno. Nello stesso mese il senatore Cory Booker del New Jersey ha proposto un taglio delle tasse per le famiglie a reddito medio. "Il messaggio economico è la cosa più importante che i democratici devono capire e impostare bene. Gli elettori delle primarie dovrebbero sostenere chi lo fa meglio", ha detto Celinda Lake, sondaggista democratica. "È la questione più grande per tutti i potenziali candidati del 2028".

Le proposte di Gallego non hanno alcuna possibilità di passare alla Camera dei rappresentanti né al Senato, entrambi controllati dai repubblicani. La contrattazione di settore incontrerebbe inoltre una forte resistenza dal mondo delle imprese. I sostenitori affermano che una maggiore presenza sindacale farebbe crescere le retribuzioni in generale, mentre i conservatori sostengono da tempo che gli accordi validi per tutto il settore finirebbero per comprimere i salari, impedendo ai lavoratori di trattare con le singole aziende. La contrattazione di settore "impedisce ai datori di lavoro di attrarre i migliori talenti offrendo più dei concorrenti", ha scritto in un documento l'Institute for the American Worker, un centro studi di orientamento conservatore, ricordando che negli Stati Uniti i lavoratori ottengono in genere aumenti maggiori cambiando impiego anziché aspettando un ritocco dello stipendio dove già lavorano.

Dalla sua sinistra Gallego sarà probabilmente criticato per non essere andato abbastanza lontano contro il potere concentrato delle grandi aziende tecnologiche. A differenza di Van Hollen, il senatore dell'Arizona non ha ancora sostenuto un piano di Sanders per raccogliere oltre 4 mila miliardi di dollari con una tassa sul patrimonio dei circa mille miliardari americani. Lunedì Sanders ha anche chiesto una tassa una tantum del 50 per cento sulle azioni delle principali aziende di intelligenza artificiale.

Gallego ha detto di non essere ancora pronto a sostenere quella proposta. "Non sarei contrario. Devo studiarla meglio", ha spiegato. "Vogliamo essere sicuri di non ostacolare l'innovazione, ovviamente. Ma si può sostenere che parte dei profitti dell'intelligenza artificiale sia in realtà venuta dal bene pubblico".

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FondItalia, 19,5 mln per la formazione: coinvolte oltre 6.700 imprese e 91mila lavoratori


In crescita adesioni e risorse destinate ai percorsi finanziati. Micro e piccole imprese protagoniste della domanda formativa

Oltre 19,5 milioni di euro impegnati per sostenere la formazione continua dei lavoratori e quasi 6.800 imprese coinvolte in tutta Italia. È il bilancio dei primi 16 mesi di attività dell’Avviso FEMI 2025.01 di FondItalia, il Fondo Interprofessionale promosso da UGL e FederTerziario, che dal dicembre 2024 all’aprile 2026 ha finanziato percorsi formativi destinati a 91.448 lavoratori.

Secondo i dati diffusi dal Fondo, dall’apertura del primo Sportello, il 3 dicembre 2024, fino all’approvazione dell’ottavo, avvenuta il 14 aprile 2026, sono stati approvati progetti che hanno interessato 6.768 imprese distribuite sull’intero territorio nazionale, per un totale di 19.876 moduli formativi. Nello stesso periodo, la dotazione economica dell’Avviso è passata dagli iniziali 8 milioni di euro agli attuali 30 milioni, evidenziando una crescita costante delle risorse messe a disposizione e della partecipazione delle aziende.

L’analisi territoriale mostra una maggiore concentrazione delle attività nel Nord Italia, dove si registra il 52% delle imprese coinvolte, pari a 3.529 aziende, e il 54% dei lavoratori beneficiari, per un totale di 49.558 persone. Seguono il Sud e le Isole con 1.678 imprese e 21.487 lavoratori, mentre il Centro conta 1.561 imprese e 20.403 lavoratori. Una distribuzione che riflette la diversa densità del tessuto produttivo nazionale, ma che conferma al tempo stesso una diffusione significativa degli interventi formativi in tutte le aree del Paese.

Sul fronte dimensionale, la partecipazione è trainata dalle micro e piccole imprese, che rappresentano l’85% del totale delle aziende coinvolte. In particolare, le microimprese costituiscono da sole il 45% del campione, con 3.011 realtà aderenti. Le medie imprese si attestano all’11%, mentre le grandi aziende rappresentano il 4%.

Per quanto riguarda i comparti economici, i maggiori livelli di partecipazione si registrano nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, con 1.484 imprese coinvolte, seguito dal manifatturiero con 1.457 aziende e dalle costruzioni con 918. Presenze rilevanti emergono anche nei servizi di alloggio e ristorazione, nelle attività amministrative e di supporto e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche. Coinvolgimento significativo, seppur più contenuto, anche nei settori della sanità e assistenza sociale, dei trasporti e della logistica e dell’ICT.

Tra le principali aree formative richieste dalle imprese figurano la salute e sicurezza sul lavoro, lo sviluppo delle competenze trasversali e la gestione aziendale. In particolare, i moduli dedicati alla sicurezza hanno raggiunto quota 6.059, confermando la centralità dei temi legati alla tutela dei lavoratori e agli obblighi normativi. Parallelamente, cresce l’interesse verso percorsi orientati all’innovazione organizzativa e al rafforzamento delle competenze manageriali e relazionali.

“I numeri emersi dopo 16 mesi di attività confermano in modo chiaro la capacità del Fondo di rispondere in maniera concreta alle esigenze formative del sistema produttivo italiano”, ha dichiarato il presidente di FondItalia, Francesco Franco. “Oltre 19,5 milioni di euro impegnati, 6.768 imprese coinvolte e più di 91mila lavoratori raggiunti rappresentano il segnale di una domanda crescente di formazione continua da parte delle imprese”.

Sulla prospettiva futura è intervenuto anche il direttore di FondItalia, Egidio Sangue, sottolineando la volontà del Fondo di garantire continuità agli interventi di sostegno alla formazione. Alla luce dell’elevata partecipazione registrata, l’Avviso FEMI 2025.01 è stato prorogato fino al termine del 2026, con la previsione di ulteriori Sportelli fino al dodicesimo, la cui approvazione è prevista per il 19 novembre 2026.

Le priorità individuate dall’Avviso riguardano l’aggiornamento delle competenze professionali, l’adozione di nuovi modelli organizzativi, la trasformazione digitale, lo sviluppo delle competenze personali e linguistiche, i processi di internazionalizzazione e le iniziative collegate alla transizione ecologica.

FondItalia opera nell’ambito del sistema dei Fondi Interprofessionali previsti dalla Legge 388 del 2000. Attraverso l’adesione al Fondo, le imprese possono destinare alla formazione dei propri dipendenti lo 0,30% dei contributi obbligatori versati all’INPS, finanziando percorsi di aggiornamento professionale e qualificazione delle competenze senza costi aggiuntivi.

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Non volevi l'IA? Spiace


Più IA, ma anche più iniziativa indipendente, Amazon vuole James Bond tutto per sé e forse vedremo Steam Machine prima della fine dell'anno
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Crystal Dynamics entra a gamba tesa nel dibattito sull'IA, ora dobbiamo farcela andare bene. Proviamo a risponsdere alla domanda: Chi ha paura di GTA 6? e una disamina dello State of Play. In più abbiamo visto in anteprima il nuovo videogioco punta e stira con protagonisti Sherlock e Whatson.


News index


- La remaster di Tomb Rider e l’IA: Crystal Dynamics dice asset “sostituiti o perfezionati”
+ I dev di TurtleWoW aprono il loro studio di sviluppo e sono al lavoro su un MMO
- Vedremo Steam Machine e Steam Frame prima della fine dell’anno
+ Mina the Hollower vende 300.000 copie in 3 giorni
- Runescape arriva su PlayStation dopo 25 anni
+ Più James Bond, visto che funziona, ma niente IO Interactive
- Chi ha paura di GTA 6? Tutti, che domande

La remaster di Tomb Rider e l’IA: Crystal Dynamics dice asset “sostituiti o perfezionati” - Sulla pagina Steam di Tomb Raider: Legacy of Atlantis è apparsa una nota che conferma l'uso dell'IA da parte dello studio di sviluppo per realizzare il gioco. La nota afferma anche che qualsiasi elemento creato con l'ausilio dell'IA è stato "sostituito o perfezionato da esseri umani al fine di preservare la visione creativa e artistica del team di sviluppo". Un rappresentante di Crystal Dynamics ha dichiarato a Eurogamer che l'azienda "sfrutta strumenti di IA per aiutare i nostri team a sviluppare idee in modo più rapido ed efficiente". La notizia è rilevante per quel "o perfezionato", cosa che implica il crollo di un'altra barriera in fatto di sviluppo di videogiochi e IA. Fino a ora la norma era che se uno studio di sviluppo ha usato l'IA per iterare asset più in fretta doveva dirlo, ma con la garanzia che nel prodotto finito c'erano solo asset realizzati a mano. Questo non vale più: ora possono esserci asset realizzati dall'IA e rifiniti da un umano.

I dev di TurtleWoW aprono il loro studio di sviluppo e sono al lavoro su un MMO - Il team di sviluppo dietro a Turtle Wow, il server privato di World of Warcraft recentemente chiuso da Blizzard, ha formato il suo studio di sviluppo: Moonwhisper Games. Il primo progetto dello studio sarà un MMO che gli sviluppatori hanno definito "un'impresa enorme". L'annuncio a arriva meno di un mese dopo la chiusura di Turtle WoW, che è stato uno dei progetti di server privati ​​più popolari per l'MMO di Blizzard, offrendo server modificati per Classic WoW e supportando al contempo nuovi contenuti originali.

Vedremo Steam Machine e Steam Frame prima della fine dell’anno - Valve ha detto in un comunicato che la sua nuova linea di hardware, Steam Machine e Steam Frame, "sarà disponibile quest'estate". Non è stato annunciato alcun prezzo. Lo sappiamo perché i due dispositivi sono stati menzionati durante una presentazione di espansione del programma "Verified" di Steam, che certifica i giochi che funzionano correttamente sull'hardware di Valve.

Mina the Hollower vende 300.000 copie in 3 giorni - Mina the Hollower è il videogioco con il punteggio più alto su Metacritic del 2026 e ha venduto 300.000 copie nei primi tre giorni di uscita. Sean Velasco, co-fondatore e direttore dello studio di sviluppo Yacht Club Games, ha detto a Bloomberg di essere entusiasta dell'accoglienza della critica e che le ottime vendite significano che Yacht Club può continuare a operare senza tagli o investimenti esterni. L'anno scorso, i dirigenti di Yacht Club avevano dichiarato annunciato che Mina the Hollower rappresentava un momento cruciale per il loro studio. Lo sviluppo del gioco ha richiesto più di sei anni, costringendo lo studio a sospendere un secondo progetto pianificato e a consumare gran parte delle sue riserve di liquidità. Yacht Club, di proprietà dei suoi co-fondatori e con circa 15 dipendenti, fa affidamento sui ricavi di Mina the Hollower per continuare a operare.

Runescape arriva su PlayStation dopo 25 anni - Jagex ha annunciato che RuneScape: Dragonwilds, il suo titolo survival open-world lanciato in Early Access su Steam lo scorso anno, arriverà su PlayStation 5 entro la fine dell'anno. Il prezzo è attualmente di 29,99 euro, ma gli abbonati a PlayStation Plus Extra e Premium potranno giocarlo gratuitamente al lancio. La notizia è rilevante perché è la prima volta in 25 anni di vita dell'universo RuneScape che un gioco della serie approda su console. Dragonwilds non è l'originale e iconico MMORPG "RuneScape", ma ha venduto più di un milione di copie su Steam, a dimostrazione del potere di influenzare il mercato che ha ancora la community di RuneScape.

Più James Bond, visto che funziona, ma niente IO Interactive -Sarà Amazon Game Studios a occuparsi della pubblicazione dei prossimi videogiochi di James Bond: lo ha detto il direttore generale del settore gaming di Amazon. Questa decisione fa seguito al successo planetario di 007 First Light, sviluppato e autopubblicato da IO Interactive. Amazon è diventata comproprietaria della proprietà intellettuale di James Bond nel marzo 2025 e sta lavorando alla prossima iterazione cinematografica dell'agente segreto più famoso d'Inghilterra. L'obiettivo sembra proprio essere quello di incamerare il 100% dei profitti anche nel settore videoludico.

Chi ha paura di GTA 6? Tutti, che domande - Dallo State of Play è emerso un quadro chiarissimo: nessuno vuole mettersi anche solo in prossimità dell’uscita del nuovo colosso firmato Rockstar. I AAA in uscita il prossimo settembre sono: Wolverine di Insomniac, Control Resonant, il nuovo Onimusha, il nuovo Silent Hill, The Blood of Dwanwalker, Dawn of Wars 4, e il gioco di Halloween, solo per menzionare i più importanti. Tutti rigorosamente ad almeno un mese o più di distanza dal 19 novembre, giorno in cui GTA 6 arriverà su PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Di recente, abbiamo visto fenomeni simili sia all’avvento di Hollow Knight Silksong, sia al debutto in Early Access di Subnautica 2. La dimensione dei rinvii, però, è sempre stata minore (poche settimane) e il monopolio sul periodo di uscita è sempre stato relativo. Ora parliamo di due mesi interi dedicati a GTA.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Mina the Hollower - Il gioco della speranza per gli autori di Shovel Knight è un gioiellino. Meccanicamente, narrativamente e artisticamente Mina the Hollower è capace di conquistare anche il più avverso al nuovo corso del retro gaming. Ha controlli intuitivi, meccaniche nuove ma approcciabili, una progressione organica e un mondo di personalità. Anche se lo stile grafico vi tiene lontani, se siete alla ricerca di una grande avventura dove mettere alla prova il vostro ingegno e i vostri tempi di reazione la troverete nell’ultima fatica di Yacht Club Games.

868-BACK - Era il protagonista della recensione di settimana scorsa, e ora è uscito. Il roguelike sperimentale firmato Michael Brough sarà il test definitivo di arguzia e prontezza, e sarà capace di mettere ai ferri corti anche il più audace videogiocatore. Nei panni di un hacker dovrete bypassare virus, raccogliere risorse, creare build e sfruttare le mega-corporation che stanno distruggendo il mondo. Il gioco non avrà pietà di voi, ma quando lo batterete vi sentirete il re di tutti gli hacker.

River City Saga: Journey to the West - Gli amanti della mitologia cinese saranno felici di provare il gioco che trasforma in un roguelike il viaggio mitico di Sun Wukong, Zhu Bajie, Sha Wujing e Tang Sanzang. Il tono è comedy, la grafica in pixel art e la progressione è quella di un roguelite. Non c’è che da provarlo per capire il suo fascino.

The 7th Guest remake - Bill Gates ha definito The 7th Guest “il nuovo standard dell’intrattenimento interattivo” quando è uscito nel 1993. Insieme a Myst è stato una delle killer app che ha portato alla diffusione del CD Rom e ora è stato rifatto da zero per le piattaforme (e il pubblico) moderno. É un murder mystery con elementi horror che va oltre la nostalgia e prova a ricordare al mondo perché il gioco ha avuto così tanto successo.


Crushed in Time: l'anteprima dell'avventura punta-e-stira


E se il meta-videogioco fosse giocabile?

I videogiochi stanno diventando così meta, che la prossima avventura di Sherlock e Watson è un viaggio nel tempo tra le varie fasi di sviluppo del loro stesso videogioco. Si chiama Crushed in Time ed è uno spin-off di There Is No Game, il titolo punta e clicca da oltre un milione di copie vendute dello studio francese Draw Me a Pixel.

Tutto comincia al party di lancio proprio di Crushed in Time, quando, pochi minuti dopo l’uscita, il gioco riceve un review-bombing a causa dell’assenza di un personaggio. Chi gioca viene quindi risucchiato per fare da “narratore” nell’avventura dei due detective che ora hanno la missione di scoprire cosa è successo al personaggio del loro gioco.

Il gameplay è “stretchy”, questo vuol dire che, all’interno delle classiche vignette da gioco narrativo, ci sono una marea di oggetti interagilibi in modo elastico. Tramite dei puntini bianchi sarà possibile allungare mobili, porte, persone, oggetti e tutta una serie di altre cose per risolvere enigmi di ogni genere. Nel livello introduttivo è stato mostrato un enigma che prevedeva di prendere un pomello che da una porta e lanciarlo verso un cassetto per poi collegare un telefono alla corrente e così smuovere il pigro Sherlock dalla sua poltrona.

Il gioco è completamente doppiato e i personaggi sono responsivi alle azioni di chi gioca, soprattutto quando coinvolgono la loro faccia: si può schiaffeggiare Holmes quando fa troppo il supponente, un’ottima scelta di design da parte di Draw me a Pixel. Il gioco avrà una serie di aiuti “leggeri” per spiegare agli utenti direzioni e meccaniche degli Enigmi ma, come tengono a specificare gli sviluppatori, “il gioco e i suoi enigmi seguono sempre una logica, una struttura ancorata al mondo reale”.

Il potenziale unico e creativo del gioco, però, starà tutto nel mondo in cui le varie fasi di sviluppo verranno utilizzate a livello di gameplay e narrativo. “Visiterete l’alpha del gioco, la beta, e molti altri stadi di sviluppo precedenti”. Ci hanno mostrato il ritorno a un livello in cui le hotbox non erano solo visibili ma facevano parte degli enigmi. “Non giocherete a un videogioco, sarete bloccati dentro un videogioco” dicono gli sviluppatori. “Il vostro obiettivo sarà influenzare la storia e il mondo di gioco per aiutare i protagonisti a risolvere il caso.

Il gioco uscirà il 10 giugno e avrà una durata di circa 7-10 ore, a seconda dell’ingegno e dell’inventiva dell’utente. Sappiamo che ci saranno sei modi diversi di manipolare gli oggetti e nuovi personaggi che saranno fondamentali e completamente interagibili. Ora non resta che provare la nuova avventura punta e clicca “allungabile” di Draw me a Pixel per capire se il meta-videogioco riesce a intrattenere e stupire.


State of Play: tutti gli annunci dello showcase di Sony


Nel caso ve lo foste perso, ecco tutti gli annunci che Sony ha portato al suo State of Play

Ace Combat 8: Wings of Theve


Il simulatore di combattimento aereo di Bandai Namco arriva su PS5 il 2 ottobre di quest'anno. Promette una campagna vecchio stile e nuove manovre tattiche per affrontare aerei nemici e bersagli terrestri, oltre a scontri con colossali aerei da trasporto continentali e navi terrestri.

Bancho The Chef


Bancho The Chef è un simulatore di cucina che incontra un RPG in un prequel standalone di Dave the Diver. Chi gioca dovrà preparare piatti che soddisfino i clienti per accrescere la reputazione di ristoranti in tutto il mondo, imparando le tecniche segrete dei maestri culinari di ogni località.

Control Resonant


Control Resonant uscirà in tutto il mondo su PlayStation 5 il 24 settembre. Per festeggiare l'annuncio, Remedy ha pubblicato un nuovo Story Trailer, che offre uno sguardo più approfondito sul comparto narrativo. Per addentrarsi nella Manhattan distorta del gioco, Dylan dovrà padroneggiare sia le sue abilità in continua evoluzione sia il potere primordiale della sua arma mutaforma, l'Aberrant.

Dune: Awakening


Dune: Awakening, il survival game open world ambientato in uno degli universi più iconici della fantascienza, arriverà su PlayStation 5 il 22 settembre. Questa versione definitiva del gioco include una nuova modalità per giocatore singolo, un nuovo capitolo della trama e innumerevoli altre aggiunte e miglioramenti.

God of War Laufey


Il prossimo capitolo della leggendaria saga di God of War avrà come protagonista Laufey, la madre di Atreus morta all'inizio del GoW 2018. Faye, guerriera e moglie di Kratos, per salvare coloro che ama dovrà combattere nell'aldilà degli dei, in una terra infestata da una magia pericolosa. Abbiamo visto altre divinità mongole ed egizie in quello che si prospetta un capitolo di netto ampliamento per la saga.

Marvel Tōkon: Fighting Souls


MARVEL Tōkon: Fighting Souls ha presentato tre nuovi personaggi: Magneto, Green Goblin, Carnage e il Dottor Destino formano i Cavalieri del Destino, che influenzeranno gli eventi nella Modalità Episodio del gioco.

Marvel's Wolverine


Insomniac Games ha offerto uno sguardo brutale, violento e ricco di azione alla sua prossima avventura per giocatore singolo, Marvel's Wolverine. Oltre a un'analisi più approfondita delle feroci tecniche di combattimento di Logan, lo studio ha mostrato in anteprima alcuni dei personaggi che si potranno incontrare come membri della squadra mutante Team X. Tra questi, la potente telecineta Jean Grey, con cui Logan si allea per sconfiggere i Reavers, i mutanti cibernetici cacciatori di mutanti.

Kemuri


Unseen è uno studio di sviluppo con sede a Tokyo, guidato da Ikumi Nakamura, che oggi ha svelato il suo nuovo progetto: l'avventura soprannaturale Kemuri, in arrivo su PS5 nel 2027. Nel caotico mondo di Kemuri City, vita e morte coesistono. I giocatori si confronteranno con il paranormale mentre esplorano una vasta città verticale, attraversando tetti, vicoli e rovine nascoste da soli o in cooperativa online con un massimo di altri due giocatori, e stringeranno legami con potenti yokai che sbloccheranno nuove abilità e costumi.

Onimusha: Way of the Sword


Onimusha: Way of the Sword uscirà il 25 settembre su PS5 e una demo di questa avventura soprannaturale a base di combattimenti con la spada è già disponibile. La demo per PS5 include circa 30 minuti della storia iniziale e permette di prendere la mano con le tecniche essenziali del gioco, come la parata, la deviazione, l'Issen, l'armamento Oni, l'assorbimento delle anime e altro ancora. Se anche questo gioco sarà di qualità, come è probabile, Capcom potrebbe cementare il 2026 come uno dei suoi anni d'oro.

Phantom Blade Zero


L'action RPG frenetico sarà il protagonista di uno State of Play dedicato più avanti quest'estate, che approfondirà le caratteristiche, le meccaniche e la storia per preparare i fan al lancio previsto per il 29 ottobre.

Rayman Legends Retold


Rayman Legends Retold è una rivisitazione in 3D dell'iconico platform multiplayer di Ubisoft, in uscita su PS5 il 1° ottobre, con nuovi contenuti e colpi di scena narrativi. Personaggi completamente doppiati, colonna sonora ampliata, gameplay nuovo e migliorato, con una selezione di livelli di ritorno, un nuovo regno misterioso e quattro nuovi livelli musicali... e ovviamente, fino a quattro giocatori in cooperativa locale. É al lavoro su questo progetto anche il nostrano Ubisoft Milan.

Silent Hill: Townfall


Silent Hill: Townfall ha una data di uscita: 24 settembre. Per celebrare l'evento, l'horror per PS5 ha presentato un nuovo personaggio e un trailer di gameplay durante lo State of Play. In questo gioco viene presentata Zoe, un'abitante di St. Amelia con cui Simon (il protagonista) inizialmente entra in contatto tramite il suo dispositivo CRTV, e una nuova, terrificante creatura che lo perseguiterà nell'oscurità dell'Altro Mondo.

Stuntman: Hollywood


Velocità, pericolo e spettacolo si fondono mentre, nei panni di uno stuntman, i giocatori di Stuntman: Hollywood dovranno rivivere momenti iconici ispirati ai grandi campioni di incassi con protagoniste delle vetture famose. Ogni film è diviso in episodi, e ogni episodio è un livello unico con il proprio veicolo e specifiche meccaniche di gioco. Da un episodio all'altro, l'ambiente, il ritmo, gli obiettivi e le scene cambiano. Le vere protagoniste sono le auto: dalla Delorean a Kit, il roster presentato è una chicca per i fan del cinema anni '80.

Tomb Raider: Legacy of Atlantis


Crystal Dynamics e il co-sviluppatore Flying Wild Hog torneranno alle origini di Lara in Tomb Raider: Legacy of Atlantis, in arrivo su PS5 il 12 febbraio. In concomitanza con l'annuncio del rinvio della data di uscita, Amazon Game Studios ha presentato un breve trailer dei momenti salienti, che include segmenti di gameplay dell'iconica Valle Perduta in Perù e il ritorno di alcuni volti familiari.

Until Dawn 2


Until Dawn 2 sarà un'esperienza a sé stante, con un cast completamente nuovo, un mondo inedito da esplorare e decisioni che plasmeranno la storia. In questo sequel, una squadra di cacciatori di fantasmi si dirige verso un'isola tropicale abbandonata per l’episodio di debutto finanziato da una rete televisiva. Intrighi e pericoli attendono chi gioca al lancio il prossimo anno.


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Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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Il debito pubblico americano continua a salire


Secondo il Bipartisan Policy Center il governo americano toccherà il nuovo limite stabilito dal Congresso tra la fine dell'inverno e la metà dell'estate del prossimo anno. Per evitare il default servirà una nuova legge approvata dal prossimo Congresso che sarà eletto a novembre.

Il governo degli Stati Uniti raggiungerà il tetto del debito di 41.100 miliardi di dollari già il prossimo anno, probabilmente tra la fine dell'inverno e la metà dell'estate. Lo prevede il Bipartisan Policy Center in un'analisi pubblicata giovedì 4 giugno. Le stime dell'istituto indipendente sono considerate un punto di riferimento a Washington sul tema della sostenibilità del debito federale.

Il centro studi ha analizzato i dati più recenti sui flussi di cassa federali per stimare quando il Paese rischierà di trovarsi di nuovo senza margini per poter onorare i propri impegni finanziari. La scorsa estate i repubblicani avevano alzato il limite di 5.000 miliardi di dollari con il "One Big Beautiful Bill Act", la grande legge di bilancio voluta dal presidente Donald Trump.

Ora il prossimo Congresso che verrà eletto a novembre e lo stesso Trump dovranno approvare una nuova legge per aumentare ulteriormente il tetto o sospenderlo del tutto, per evitare un default senza precedenti del debito americano che, secondo molti economisti, avrebbe conseguenze pesanti sull'economia mondiale.

Finanza pubblica · Dati

Il debito americano verso il sorpasso del record del dopo guerra


Nell'anno fiscale 2026 il debito federale detenuto dal pubblico ha raggiunto il 101% del PIL. Secondo il Congressional Budget Office, entro il 2029 supererà il precedente record del 1946 — e intanto il tetto del debito torna a incombere già nel 2027.

Congressional Budget Office · Bipartisan Policy Center Anni fiscali 1940–2036

Anno fiscale 2026
101%

vs

Record 1946
106,1%

Debito detenuto dal pubblico in rapporto al PIL
Il record precedente toccato all'uscita dalla seconda guerra mondiale

Il CBO prevede il sorpasso del record precedente già intorno al 2029

Esplora i dati
1 La traiettoria 2 Il tetto del debito

La serie storica

Ottant'anni di debito, dal picco bellico al nuovo massimo


Debito federale detenuto dal pubblico in percentuale del PIL, per anno fiscale. Tocca o sfiora il grafico per leggere il dato di ogni anno.

Dato storico (CBO/OMB)
Proiezione CBO, feb. 2026
Record 1946: 106,1%

Il debito del 1946 era il risultato di una guerra mondiale, e si ridusse rapidamente con l'arrivo della pace. Quello di oggi cresce in tempo di pace: il CBO lo prevede al 120% del PIL già nel 2036, senza alcuna inversione di rotta in vista.

Le scadenze

La corsa verso il tetto del debito


Stima preliminare del Bipartisan Policy Center pubblicata il 4 giugno 2026, basata sui flussi di cassa del Tesoro fino a maggio.

Luglio 2025
Il Congresso alza il tetto di 5.000 miliardi di dollari
La legge di spesa voluta da Trump porta il limite da 36.100 a 41.100 miliardi.

Oggi · Giugno 2026
Oltre metà del nuovo margine è già stata consumata
In undici mesi il debito pubblico soggetto a questo limite è già cresciuto di 2.900 miliardi di dollari.

Tardo inverno – metà estate 2027
Gli Stati Uniti raggiungeranno di nuovo il tetto
Senza un nuovo intervento del Congresso, il Tesoro dovrà attingere alle riserve di cassa — circa 950 miliardi attesi a fine anno fiscale 2026 — e alle "misure straordinarie".

6–9 mesi dopo · La "data X"
Esaurite le misure straordinarie, rischio default
A quel punto il governo federale non potrebbe più onorare tutti i propri obblighi finanziari in modo puntuale e integrale.

Le tre incognite sulla data

29 mld $
Costi stimati dal Pentagono per il conflitto con l'Iran

166 mld $
Rimborsi dei dazi giudicati illegittimi dalla Corte Suprema, più interessi

−23%
Calo del gettito da imposte societarie, contro il +5% di redditi e lavoro

Fonti Congressional Budget Office (Monthly Budget Review FY2025; Budget and Economic Outlook 2026–2036, febbraio 2026); OMB Historical Tables; Bipartisan Policy Center, "When Will We Reach the Debt Limit (Again)?", 4 giugno 2026. Elaborazione: FocusAmerica.

Le "misure straordinarie" del Tesoro


Quando il limite viene raggiunto, il Dipartimento del Tesoro ricorre alle cosiddette "misure straordinarie": vale a dire, utilizza le riserve di liquidità disponibili e adotta manovre contabili temporanee per continuare a pagare le obbligazioni del governo senza superare formalmente il tetto del debito. Secondo il Bipartisan Policy Center, questi strumenti garantiscono un margine aggiuntivo di sei-nove mesi prima del momento critico.

Per i membri del Congresso americano, però, votare a favore di un nuovo aumento del debito è sempre più rischioso sul piano politico. Il debito federale ha ormai ampiamente superato il Prodotto Interno Lordo e la preoccupazione degli elettori per deficit e conti pubblici fuori controllo continua a crescere.

Un debito che pesa sempre di più


All'inizio dell'anno il Congressional Budget Office aveva previsto che il debito pubblico federale salirà da oltre il 100% del PIL di quest'anno al 120% entro un decennio, ben oltre il precedente record del 106% raggiunto nel 1946, subito dopo la seconda guerra mondiale.

Nel frattempo, secondo un nuovo sondaggio del Pew Research Center, è aumentata rispetto a un anno fa anche la quota di adulti americani che considera il deficit in aumento come un problema grave. Gli Stati Uniti si avviano a chiudere l'anno fiscale in corso spendendo circa 2.000 miliardi di dollari in più rispetto alle entrate.

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OnlyFans, incassa oltre 270mila euro ma percepisce anche la Naspi: denunciata


La verifica fiscale ha ricostruito compensi non dichiarati e l'incasso di un sussidio di disoccupazione

Secondo quanto dichiarato dall'agenzia di stampa Adnkronos, avrebbe percepito l'indennità di disoccupazione Naspi mentre realizzava consistenti guadagni attraverso la piattaforma OnlyFans, senza dichiarare al fisco i relativi redditi. Per questo una content creator residente nell'Alto Polesine è stata denunciata dalla Guardia di Finanza della Tenenza di Lendinara, al termine di un'attività di controllo fiscale che ha portato alla ricostruzione di oltre 270 mila euro di compensi non dichiarati tra il 2021 e il 2023.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti delle Fiamme Gialle, la giovane avrebbe omesso di indicare nelle dichiarazioni fiscali i proventi derivanti dagli abbonamenti e dai contenuti a pagamento pubblicati sulla nota piattaforma online dedicata ai contenuti per adulti. Gli investigatori hanno quantificato in oltre 270 mila euro i redditi non dichiarati nel triennio oggetto di verifica.

Nel corso dell'attività ispettiva, circa 120 mila euro sarebbero stati successivamente regolarizzati dalla stessa contribuente mediante la presentazione tardiva della dichiarazione dei redditi. Restano tuttavia contestate le violazioni in materia di imposte dirette e Iva relative ai compensi non dichiarati.

L'aspetto ritenuto più rilevante dagli inquirenti riguarda però la contemporanea percezione dell'indennità di disoccupazione. Gli accertamenti avrebbero infatti evidenziato che, mentre incassava i proventi derivanti dall'attività svolta online, la donna beneficiava della Naspi per un importo complessivo di circa 16 mila euro.

Alla luce delle risultanze investigative, la content creator è stata denunciata all'autorità giudiziaria con l'ipotesi di indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. Il reato prevede, in caso di condanna, la reclusione da sei mesi a tre anni, oltre alla revoca del beneficio e alla restituzione delle somme percepite.

La Guardia di Finanza ha inoltre contestato l'applicazione della cosiddetta "tassa etica", l'addizionale introdotta dalla normativa fiscale per i soggetti che producono, distribuiscono o commercializzano materiale pornografico.

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Come Trump ha preso il controllo delle agenzie regolatorie americane


Il presidente interviene direttamente su fusioni, approvazioni farmaceutiche e licenze televisive, ribaltando una prassi di decenni che teneva la Casa Bianca lontana dalle agenzie indipendenti

Nell'agosto 2024, in una riunione nello Studio Ovale per discutere l'acquisizione da 13 miliardi di dollari di Interpublic Group da parte di Omnicom, il presidente Donald Trump prese il telefono e chiamò in viva voce un suo amico, l'amministratore delegato di Newsmax Chris Ruddy. La fusione tra i due colossi era una pratica di routine, di quelle che storicamente vengono gestite dallo staff della Federal Trade Commission senza coinvolgere la Casa Bianca. Ruddy, alla guida di un canale televisivo conservatore, sosteneva di essere vittima di un boicottaggio pubblicitario e chiese al presidente della FTC Andrew Ferguson di bloccare l'operazione, oppure di imporre alle due aziende un fondo da 250 milioni di dollari per compensare Newsmax e altre parti danneggiate. Trump rise della richiesta, definendola "bullshit". Ferguson disse di no e lasciò chiudere il deal.

L'episodio, ricostruito dal Wall Street Journal grazie a fonti coinvolte nella telefonata, è solo l'esempio più vistoso di un cambiamento profondo che sta investendo il sistema regolatorio degli Stati Uniti. Trump è entrato direttamente nelle decisioni delle agenzie federali, comprese quelle indipendenti che il Congresso aveva creato proprio per tenerle al riparo dalla politica della Casa Bianca. Funzionari ed ex commissari di varie amministrazioni dicono che è estremamente inusuale che un presidente si occupi nel dettaglio delle istruttorie regolatorie, e i predecessori evitavano accuratamente di esprimersi prima della conclusione delle stesse.

Poche settimane dopo il ritorno alla Casa Bianca, Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone per la prima volta alle agenzie indipendenti di sottoporre i principali regolamenti all'ufficio del budget della Casa Bianca. Ha poi licenziato i commissari democratici di diverse agenzie, compresa la FTC, che ora ha solo due commissari su cinque, entrambi repubblicani. La Corte Suprema sta riesaminando proprio in queste settimane se il presidente possa rimuovere senza giusta causa figure di questo tipo.

Le aziende ormai aggirano i funzionari delle agenzie e si rivolgono direttamente al presidente. Le dichiarazioni di lobbying rivolte alla Casa Bianca sono cresciute del 70% nel 2025, secondo un'analisi di Bloomberg Government sui registri federali. Alcuni capi delle agenzie incoraggiano apertamente questo coinvolgimento. "Penso che sia un bene che si coinvolga e abbia discussioni con i diversi amministratori delegati", ha detto Brendan Carr, presidente della Federal Communications Commission, che vigila sulle comunicazioni delle reti televisive.

Il caso più clamoroso riguarda la Food and Drug Administration. Il presidente ha recentemente rimosso il commissario Marty Makary, in gran parte per la sua riluttanza a eseguire gli ordini della Casa Bianca. Il licenziamento è arrivato pochi giorni dopo un incontro tra Trump e dirigenti dell'industria del tabacco che spingevano per accelerare le approvazioni dei prodotti da svapo aromatizzati, una delle questioni su cui Makary si era scontrato con la Casa Bianca. Il 30 aprile, poco prima di quell'incontro, una controllata di Reynolds American aveva versato 5 milioni di dollari a un super PAC pro-Trump. Stacey Kennedy, amministratrice delegata di Philip Morris International per gli Stati Uniti, ad aprile ha partecipato a un evento di raccolta fondi da un milione di dollari a persona nella tenuta vinicola di Trump in Virginia.

Il podcaster Joe Rogan ha proposto via messaggio a Trump l'approvazione di un farmaco psichedelico, ricevendo come risposta: "Sembra ottimo. Vuoi l'approvazione della FDA? Facciamolo". Diverse aziende farmaceutiche hanno ingaggiato lobbisti per rivolgersi direttamente ai consiglieri del presidente. A maggio, la biotech Replimune Group ha incontrato funzionari della Casa Bianca dopo mesi di scontro con Makary su un nuovo farmaco contro il melanoma. Anche l'amministratore delegato di United Airlines Scott Kirby ha presentato a Trump la sua proposta di acquistare American Airlines per creare un "campione nazionale": il presidente ha detto a CNBC di essere contrario alla fusione e meno di una settimana dopo United ha abbandonato il progetto.

Brendan Carr è entrato nella Federal Communications Commission nel 2012 e ha lavorato per anni sui dossier tecnici delle telecomunicazioni prima di diventare presidente con Trump. Cresciuto in un sobborgo benestante della Virginia ed educato nelle scuole private, ha adottato negli ultimi anni una postura più populista vicina al movimento MAGA: i colleghi raccontano che occasionalmente arriva in ufficio con gli stivali da cowboy. Sua moglie Machalagh Carr è stata capo di gabinetto dello speaker della Camera Kevin McCarthy e ha contribuito alla risalita politica di Trump dopo il 6 gennaio. Carr stesso visita Mar-a-Lago tre o cinque volte ogni inverno, è stato visto indossare una spilla d'oro con il profilo del presidente e briefa regolarmente Trump e i suoi collaboratori sulle decisioni prima di prenderle.

Sotto la guida di Carr la FCC ha approvato operazioni che mettono in tensione le sue stesse regole. Nel 2024 Trump ha fatto causa a Paramount per 10 miliardi di dollari, poi saliti a 20, accusando CBS News di aver manipolato un'intervista con la sua avversaria Kamala Harris. La causa è arrivata mentre Paramount aveva bisogno dell'approvazione della FCC per la fusione con Skydance, controllata dal figlio dell'alleato di Trump Larry Ellison. Dopo un evento al Kennedy Center nel dicembre 2024, i dirigenti di Paramount riferirono ai loro contatti di essersi sentiti minacciati da Carr sul fatto che la fusione non sarebbe passata senza una transazione con il presidente. Una persona vicina a Carr ha negato la minaccia. A luglio, Paramount ha accettato di pagare 16 milioni di dollari per chiudere la causa di Trump, sapendo di non poter ottenere altrimenti il via libera al deal. Il denaro è andato alla futura biblioteca presidenziale e alle spese legali.

A marzo, la FCC ha approvato l'acquisto di un'emittente rivale da parte di Nexstar Media Group, il cui amministratore delegato Perry Sook è descritto come politicamente conservatore. L'operazione porterebbe la nuova entità a coprire circa l'80% delle famiglie americane con un televisore, ben oltre il tetto del 39% fissato dalla stessa FCC. L'approvazione è arrivata mentre alcune emittenti di Nexstar avevano sospeso temporaneamente la trasmissione del programma "Jimmy Kimmel Live!" dell'ABC, in protesta per una battuta del conduttore sulle reazioni di Trump e altri all'omicidio di Charlie Kirk. Otto stati e l'emittente satellitare DirecTV hanno fatto causa per bloccare l'operazione su basi antitrust. Un giudice federale ad aprile ha sospeso la fusione, contro cui Nexstar ha presentato appello.

Ad aprile, Carr ha annunciato l'apertura di un'istruttoria sulle licenze televisive dell'ABC, controllata da Disney. La decisione è arrivata il giorno dopo che Trump aveva chiesto sui social il licenziamento di Kimmel per un'altra battuta, questa volta sulla first lady Melania Trump. Carr ha detto che la revisione è collegata alle iniziative di diversità, equità e inclusione di Disney. La FCC ha aperto anche un'indagine su una stazione ABC di Houston per un'intervista al deputato democratico texano James Talarico nel programma "The View" e sul fatto che il programma possa essere considerato un notiziario. A un evento per donatori alla Casa Bianca, Trump si è vantato che il suo presidente della FCC stesse facendo un buon lavoro nel controllare i media e "tenerli responsabili", citando ripetutamente Carr davanti ai presenti. Anche alcuni repubblicani, tra cui il senatore del Texas Ted Cruz, hanno criticato il suo approccio, sostenendo che potrebbe ritorcersi contro i conservatori quando i democratici torneranno al potere.

Alla Federal Trade Commission, Ferguson incontra la Casa Bianca con una frequenza senza precedenti: nei primi tre mesi del 2025 ha avuto dieci riunioni alla Casa Bianca, lo stesso numero che la presidente uscente Lina Khan, sotto Joe Biden, aveva avuto nel suo ultimo intero anno di mandato. Lo scorso anno, quando Mark Zuckerberg ha fatto pressioni per fermare il processo antitrust contro Meta, Trump ha chiesto a Ferguson di trovare un accordo. Il presidente della FTC ha chiesto un incontro con Trump e, con un pitch deck in mano, lo ha convinto a non intervenire e a lasciare che il caso andasse in tribunale, spiegando che Meta non era disposta a pagare i 30 miliardi di dollari richiesti dall'agenzia. Trump ha dato il via libera e a novembre Meta ha vinto in tribunale. Ex commissari della FTC dicono che è straordinario che un presidente dell'agenzia debba convincere il capo dello Stato della fondatezza di un procedimento antitrust.

Nel primo mandato di Trump, il presidente della FTC Joe Simons aveva talvolta rifiutato di seguire gli ordini della Casa Bianca: quando Trump chiese all'agenzia di indagare sul presunto bias contro i conservatori delle piattaforme social, Simons rispose che il suo mandato non comprendeva la libertà di parola politica. Ferguson invece ha accolto quel filone. A febbraio ha inviato all'amministratore delegato di Apple Tim Cook una lettera in cui sostiene che il prodotto Apple News potrebbe violare la legge federale promuovendo contenuti liberal e sopprimendo voci di testate conservatrici. Ferguson stesso descrive pubblicamente l'agenzia con una formula che alcuni avvocati antitrust giudicano svilente per il ruolo storico della FTC: "la Trump-Vance FTC".

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Tonno rosso: arrivano i controlli antimafia, ma le quote restano ai soliti pochi


L’Italia introduce per la prima volta controlli antimafia lungo la filiera del tonno rosso, ma la struttura del mercato resta saldamente nelle mani di una ristretta élite di armatori.
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Tonno rosso: arrivano i controlli antimafia, ma le quote restano ai soliti pochi
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Il governo italiano ha introdotto per la prima volta nella filiera della pesca del tonno rosso i controlli antimafia sui proprietari effettivi dei pescherecci. La misura arriva dopo mesi di pressioni pubbliche e parlamentari, eppure lascia irrisolto il nodo centrale: la concentrazione delle quote di pesca in mano a pochissimi operatori. Mentre la specie si riprende nel Mediterraneo grazie ai limiti imposti negli anni scorsi, il sistema di assegnazione delle licenze continua a premiare chi già controlla il mercato, blindando posizioni di rendita e lasciando fuori le piccole marinerie.

La novità normativa riguarda le verifiche sui titolari delle società che operano nella cattura del tonno rosso, un segmento ad altissimo valore aggiunto dove ogni esemplare può valere decine di migliaia di euro sul mercato giapponese. Per la prima volta, il decreto di ripartizione delle quote richiama esplicitamente il codice antimafia e prevede controlli tramite la banca dati nazionale (Bdna) su tutti i sistemi industriali di pesca al tonno rosso.

Fino a oggi, l’assenza di controlli strutturali ha permesso infiltrazioni e un consolidato sistema di relazioni tutt’altro che trasparenti, con imprese riconducibili ad ambienti mafiosi che gestivano flotte e quote. Tra queste c’è l’«Angelo Catania», peschereccio di Gela controllato dalla Azzurra Pesca, che ha continuato a ottenere la quota più consistente di tonno rosso anche dopo la condanna definitiva per associazione mafiosa del suo armatore, Emanuele Catania. La vicenda è stata ricostruita da IrpiMedia nell’inchiesta «Tonno rosso: l’Italia introduce i controlli antimafia, ma l’oligopolio resta intatto».

L'inserimento delle verifiche antimafia rappresenta un passo avanti sul piano della legalità formale, ma non incide sulla struttura del mercato. Le quote nazionali, distribuite in base a criteri storici, restano nelle mani di una manciata di armatori siciliani e sardi, che insieme controllano oltre l'80% del pescato italiano, secondo l’elaborazione di IrpiMedia su dati del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf).

L'oligopolio delle quote e il blocco delle nuove entrate


Il sistema di assegnazione delle quote europee si basa sul principio della stabilità relativa: ogni Stato membro riceve una percentuale fissa del totale ammissibile di catture, calcolata in base alle performance storiche. L’Italia detiene poco meno di un quinto delle quote mediterranee (terza dopo Spagna e Francia), ma all'interno del Paese la distribuzione segue logiche che cristallizzano gli equilibri esistenti.

Chi pescava negli anni Novanta, prima del crollo delle popolazioni ittiche e dell'introduzione delle restrizioni, ha visto riconosciuti i propri diritti anche quando la risorsa è tornata abbondante. Il risultato è un mercato chiuso, dove l'ingresso di nuovi operatori è praticamente impossibile.

Per le piccole marinerie italiane, soprattutto quelle del Sud, il tonno rosso rappresenta un'opportunità economica irraggiungibile. Le barche artigianali, che potrebbero praticare una pesca più selettiva e meno impattante, restano escluse da un sistema che premia le grandi tonnare industriali e le flotte dotate di reti a circuizione, cui vanno circa i due terzi del contingente italiano di tonno rosso. Una concentrazione confermata anche dall’ultima ripartizione delle quote, in cui 20 imbarcazioni a circuizione si dividono oltre 4.200 tonnellate su 6.182 complessive, secondo l'indagine di IrpiMedia. La concentrazione delle quote in poche mani genera anche distorsioni nei prezzi: gli operatori dominanti possono negoziare direttamente con i compratori giapponesi, tagliando fuori i piccoli produttori e determinando le condizioni di vendita senza concorrenza reale.

La ripresa del tonno rosso e le contraddizioni del modello italiano


Dal punto di vista biologico, il tonno rosso del Mediterraneo vive una fase di ripresa spettacolare. Le misure di conservazione adottate dalla Commissione internazionale per la conservazione dei tunnidi dell'Atlantico hanno funzionato: lo stock è tornato a livelli di sostenibilità, e le quote complessive sono aumentate negli ultimi anni. Tuttavia, l'Italia fatica a trasformare tale successo ecologico in un'opportunità per modernizzare la filiera. Mentre altri Paesi mediterranei hanno rivisto i criteri di assegnazione per favorire una maggiore pluralità di operatori, il modello italiano mantiene intatta la logica della rendita storica.

L'introduzione dei controlli antimafia risponde a una necessità reale, ma rischia di diventare un alibi per non affrontare la riforma del sistema. Le verifiche sui titolari delle licenze possono bloccare alcuni casi evidenti di infiltrazione, ma non toccano la struttura oligopolistica che rende la filiera vulnerabile. Un mercato concentrato è per definizione più esposto a pratiche poco trasparenti, perché i controlli si diluiscono su pochi soggetti potenti, capaci di influenzare le autorità locali e di resistere alle pressioni normative. La vera trasparenza richiederebbe una redistribuzione delle quote, magari attraverso meccanismi di rotazione o aste pubbliche, ma tale ipotesi resta fuori dall'agenda politica.

Il peso della filiera italiana nel contesto europeo


Nel quadro europeo, l'Italia si colloca tra i principali Paesi pescatori di tonno rosso, insieme a Spagna e Francia. Tuttavia, mentre Madrid ha avviato discussioni per rivedere i criteri di accesso alle quote e Parigi ha introdotto meccanismi di sostegno per le piccole flotte, Roma continua a difendere lo status quo. Le lobby degli armatori siciliani hanno storicamente esercitato un'influenza determinante sulle scelte del ministero dell'Agricoltura e della pesca, bloccando ogni tentativo di riforma. Il risultato è un paradosso: l'Italia celebra la ripresa della specie, ma impedisce che tale ripresa si traduca in una maggiore equità distributiva.

Per le imprese italiane escluse dal sistema, le opzioni sono limitate. Alcune hanno tentato di ottenere quote attraverso accordi con operatori esteri, altre hanno spostato le attività in Tunisia o in Malta, dove le regole di accesso sono meno rigide. La fuga di competenze e capitali verso altri mercati rappresenta una perdita secca per l'economia italiana, soprattutto nelle regioni costiere dove la pesca tradizionale è un pilastro occupazionale. La mancanza di ricambio generazionale nelle marinerie testimonia un sistema che non offre prospettive ai giovani, preferendo difendere le posizioni dei pochi che già controllano il mercato.

Le domande de L'Analista


I nuovi controlli antimafia basteranno a rendere più trasparente una filiera dominata da pochi armatori, o senza una riforma delle quote resteranno un intervento cosmetico?

L’Italia userà la ripresa del tonno rosso per ridare spazio alla pesca artigianale e aprire il mercato, oppure continuerà a proteggere un sistema fondato sulla rendita storica e sulla concentrazione del potere economico?

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Cina, robot sferra un calcio a un bimbo durante uno show


Il piccolo è illeso, ma scoppia la polemica sulla sicurezza e i ritardi nei soccorsi.
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Un robot umanoide impegnato in una dimostrazione pubblica ha colpito con un calcio un bambino durante uno spettacolo in una località turistica della regione autonoma dello Xinjiang, nel nord-ovest della Cina. L'episodio, ripreso da alcuni presenti e successivamente diffuso sui social media, ha attirato l'attenzione per il coinvolgimento di un minore durante una performance dedicata alla presentazione delle capacità motorie della macchina.

Nel video si osserva il bambino nelle immediate vicinanze dell'area destinata all'esibizione mentre il robot esegue una sequenza di movimenti ispirati alle arti marziali. Nel corso della dimostrazione, uno dei calci effettuati dall'umanoide raggiunge il piccolo, che si trova a breve distanza dalla zona operativa del dispositivo.


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Secondo quanto riferito dalla madre del bambino ai media locali, il minore non avrebbe riportato ferite né conseguenze fisiche in seguito all'impatto. La donna ha tuttavia espresso critiche sulla gestione dell'accaduto, sostenendo che il personale presente sul posto non sarebbe intervenuto con sufficiente rapidità dopo l'incidente.

Le circostanze esatte dell'episodio non sono state chiarite nel dettaglio. Alcuni organi di informazione cinesi riportano che il robot sarebbe stato controllato manualmente da un operatore incaricato del parco turistico durante la performance. Non risultano, al momento, comunicazioni ufficiali che confermino eventuali malfunzionamenti tecnici o errori operativi.

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L'Obama Presidential Center apre a Chicago: un obelisco da 850 milioni di dollari


Il museo dedicato al primo presidente nero degli Stati Uniti apre il 19 giugno a Chicago: obelisco di granito alto 70 metri, replica dello Studio Ovale e campus gratuito da 20 acri.

Il centro presidenziale dedicato a Barack Obama aprirà al pubblico il 19 giugno a Chicago, più di dieci anni dopo che l'ex presidente scelse la sua città per ospitare il progetto. Costato circa 850 milioni di dollari, il complesso si estende su quasi 20 acri (8 ettari) nel South Side, il quartiere dove Barack e Michelle Obama hanno vissuto a lungo. La Fondazione Obama lo ha finanziato interamente con donazioni private.

La spesa è lievitata in modo netto rispetto alla stima iniziale, che parlava di 350 milioni di dollari. Il cuore del centro è un obelisco di granito alto 70 metri e quasi privo di finestre, che ospita il museo dedicato al presidente degli Stati Uniti. La forma insolita gli è valsa diversi soprannomi: qualcuno lo chiama l'"Obamalisk", altri lo paragonano a un'astronave della saga di Star Wars.

La cerimonia di inaugurazione si tiene il 18 giugno e sarà trasmessa in diretta. Dal 19 al 21 giugno è in programma un fine settimana di festeggiamenti aperti al pubblico, con musica dal vivo, stand gastronomici, aree per i tifosi delle squadre di Chicago e attività per le famiglie. Barack e Michelle Obama sono attesi in città per l'apertura. I biglietti per il museo sono già esauriti per il primo fine settimana.

Il museo racconta sia la dimensione politica sia quella personale di Obama. È il primo del suo genere a essere interamente digitale: rinuncia ai documenti ufficiali esposti sotto vetro e punta invece su installazioni tecnologiche e interattive che ripercorrono le campagne elettorali, i momenti chiave della presidenza e la vita alla Casa Bianca. Una delle attrazioni principali è la riproduzione esatta dello Studio Ovale, dove i visitatori possono sedersi dietro una copia a grandezza naturale della "Resolute Desk", la scrivania presidenziale. Il suo minimalismo contrasta con le dorature care al presidente Donald Trump, che ne ha aggiunte molte fin dal suo ritorno alla Casa Bianca.

Al primo piano sono esposti oggetti della giovinezza del presidente, tra cui il calco della sua mano, mentre i piani successivi ricostruiscono la vittoria alle elezioni del 2008 e i risultati del suo mandato. In mostra ci sono anche alcuni abiti indossati da Michelle Obama, una decina circa protetti da vetrine, compreso il vestito nero e rosso disegnato da Narciso Rodriguez che l'ex first lady indossò la sera della vittoria del 2008 a Chicago.

In cima alla torre svettano enormi lettere di pietra che riproducono un passaggio di un discorso pronunciato da Obama nel 2015 a Selma, in Alabama, città simbolo del movimento per i diritti civili. Sempre in alto si trova una sala panoramica con vista su Chicago, da cui i visitatori possono guardare la città letteralmente attraverso le parole del discorso. All'esterno una statua della coppia presidenziale, di poco più grande del naturale, accoglie i visitatori, mentre un ristorante propone un "Obama Burger" a 15,50 dollari.

Alcuni numeri danno la misura del progetto. Il museo, a pagamento, prevede circa 600.000 visitatori all'anno, mentre le aree gratuite del campus potrebbero attirarne fino a un milione. La "Presidential Reading Room", la sala di lettura di una nuova sede della biblioteca pubblica di Chicago all'interno del complesso, raccoglie circa 3.500 titoli scelti personalmente dagli Obama. Sono esposte 440 diverse spille delle campagne elettorali e 28 opere d'arte commissionate a 30 artisti. Nei giardini del campus c'è anche un apiario con un alveare.

Gran parte del campus è gratuita e aperta a tutti: comprende la sede della biblioteca pubblica di Chicago, un campo da basket regolamentare, un'area giochi, uno spazio per picnic con griglie, installazioni artistiche e ampie zone verdi. L'ingresso al museo costa invece 30 dollari per gli adulti dai 12 anni in su e 26 per i residenti dell'Illinois, mentre per i bambini dai 3 agli 11 anni il prezzo è di 23 dollari, ridotto a 15 per i residenti dello Stato. L'accesso è gratuito ogni martedì per i residenti dell'Illinois e sempre per insegnanti dello Stato, militari in servizio, veterani e soccorritori di Chicago.

"È un'eredità viva, che respira, perché la nostra speranza è che le persone riportino il cambiamento nelle loro comunità", ha dichiarato a NBC News Valerie Jarrett, amministratrice delegata della Fondazione Obama ed ex stretta consigliera dell'ex presidente alla Casa Bianca. Michael Strautmanis, responsabile delle relazioni istituzionali della fondazione, ha spiegato all'agenzia France-Presse che l'obiettivo non è celebrare "una porzione ristretta e particolare" dell'eredità di Obama ma "ispirare nuovi leader". L'architetto Billie Tsien lo ha definito "il segno distintivo di una presidenza particolare".

I primi giudizi sono contrastanti. Il New York Times ha definito l'architettura "fredda e respingente", mentre il Washington Post ha parlato di una "frattura temporale". Il presidente Donald Trump, che non apprezza né Obama né l'architettura moderna, lo ha paragonato a un bidone della spazzatura. Obama stesso ha respinto l'idea di aver costruito un "monumento alla mia eredità": "È una porta d'ingresso verso la vostra", ha detto. Trump, dal canto suo, ha manifestato l'intenzione di erigere una Trump Presidential Library a Miami, con un proprio Studio Ovale e un aereo Air Force One.

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Huawei Watch Fit 5 recensione: tutto quello che devi sapere prima di acquistarlo


Il dispositivo si presenta come uno degli smartwatch più interessanti della sua fascia di prezzo, grazie a un design curato, un display AMOLED luminoso, funzioni avanzate per il monitoraggio della salute e un'autonomia superiore alla media
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Con la serie HUAWEI WATCH FIT 5, Huawei alza l'asticella nel segmento degli smartwatch di fascia media e lo fa su due fronti che raramente viaggiano insieme: tecnologia avanzata e leggerezza estrema. Il risultato è quello di due wearable che al polso quasi non si sentono, ma che sotto la scocca nascondono molto più di quanto il profilo sottile lasci immaginare. Il Fit 5 in particolare, oggetto di questa review, si presenta con un display AMOLED da 1,82 pollici, un'interfaccia ricca di personalizzazioni e un sistema di posizionamento che promette una precisione GPS superiore nella localizzazione. Il suo peso quasi impercettibile di soli 27g, abbinato a un profilo di 9,5 mm che scompare sotto il polsino di una camicia senza lasciare traccia fanno la differenza tra un dispositivo che si dimentica di indossare e uno che si nota ad ogni movimento. Nella review che segue cercheremo di esplorare più in dettaglio le caratteristiche del nuovo, sorprendente, smartwatch di Huawei che il brand propone a 199 euro (con coupon di sconto pari a 40 euro fino al 30 giugno) e la garanzia Care Protezione Schermo per 12 Mesi gratuita.

Configurazione e utilizzo


Sul piano software, il Watch Fit 5 gira su HarmonyOS 6.1 — il sistema operativo proprietario di Huawei — e si connette allo smartphone tramite Bluetooth 6.0. Il primo passo per l'attivazione è l'installazione dell'app Huawei Health, hub centrale per la gestione del dispositivo e l'analisi di tutti i dati raccolti. L'App, per i noti motivi dell'embargo non è disponibile sul Google Play Store, e gli utenti Android dovranno scaricarla tramite il codice QR incluso nella confezione oppure ricorrere a store alternativi come Huawei AppGallery, Galaxy Store di Samsung o App Mall di Xiaomi. Chi è nel mondo Apple non ha questo problema: Huawei Health è regolarmente disponibile sull'App Store.



Screenshot dell'App Huawei (versione Android). Molte funzioni sono gestibili direttamente dallo smartphone attraverso questa interfaccia

Una volta configurato, l'orologio si abbina rapidamente tramite l'app o mediante il codice QR sul quadrante. L'esperienza, però, non è identica su tutte le piattaforme. Su iOS le limitazioni si fanno sentire: le notifiche sono meno personalizzabili, rispondere ai messaggi dal polso non è possibile e l'app di navigazione Petal Maps — non installabile su iPhone per l'assenza dell'AppGallery — rende di fatto inutilizzabile la navigazione turn-by-turn sull'orologio. Gli utenti Android non hanno questi problemi, ma anche qui vale una considerazione onesta: l'ecosistema AppGallery resta contenuto rispetto a Google Play, e questo si traduce in un'esperienza app complessivamente meno ricca rispetto ai principali concorrenti con Wear OS o WatchOS. Tuttavia, come vedremo in seguito, questo wearable Huawei ha tutto ciò che serve ad uno smartwatch moderno per configurarsi come un ottimo alleato per il monitoraggio delle attività quotidiane e come supporto al rilevamento dei alcuni parametri fondamentali per la nostra salute.



I profili del Watch Fit 5 sono realizzato con cura maniacale. La corona (a destra) può essere premuta o ruotata e consente di accedere ad una serie di funzioni

Design e Display


Lo spessore davvero limitato del Watch Fit 5 è la prima cosa che si nota mettendo lo smartwatch al polso. Infatti, con i suoi 9,5 mm di spessore (esclusa l'area del sensore) e 27 grammi circa (senza cinturino) il Watch Fit 5 stabilisce un nuovo punto di riferimento per la categoria, soprattutto in considerazione delle sue funzionalità da sportwatch evoluto. La costruzione, solida e sorprendentemente premium, vanta una scocca in lega di alluminio e retro in composito di fibra polimerica. Al centro c'è il display OLED da 1,82 pollici, quasi privo di cornici, con risoluzione 480×408 pixel, che da solo vale buona parte dell'upgrade rispetto alla generazione precedente. La luminosità di picco dichiarata dal brand rimane sui 2.500 nit: questo valore rende generalmente efficace la lettura di dati sportivi o notifiche anche sotto il sole diretto. Ciononostante, quando le info visualizzate includono solo testo la difficoltà di visione aumenta; per leggere i contenuti più facilmente, è bastato ruotare leggermente il polso e cambiare angolazione dello schermo rispetto ai raggi solari. Un ruolo fondamentale in questo contesto è rappresentato dal favorevole rapporto schermo-corpo del 79%, il quale si traduce in bordi spessi da 1,8 mm a 2 mm che vanno a migliorare la visibilità e l'efficienza del display. La protezione dello schermo è affidata alla resistenza della vetroceramica e l'assemblaggio con la scocca crea un unico corpo solido, sapientemente smussato.



Lo schermo è assemblato alla cassa senza soluzione di continuità, una soluzione stilistica pratica ed elegante

L'interazione fisica con il dispositivo avviene principalmente tramite il touchscreen capacitivo, reattivo e preciso. Sul lato della cassa è presente una corona rotante che risponde anche alla pressione per la navigazione nei menu — un elemento che aggiunge fisicità all'esperienza d'uso e risulta particolarmente utile durante l'attività sportiva, quando le mani sudate rendono il touch meno affidabile.

Caratteristiche e principali funzioni


Sotto la scocca sottile del Watch Fit 5 si celano una serie di novità tecnologiche utili da sapere, soprattutto per chi valuta il passaggio dalla precedente serie 4. In primis il sistema TruSense, rivisitato rispetto alla generazione precedente, è la piattaforma su cui poggia l'intera esperienza di monitoraggio. Nella fattispecie, oltre ad accelerometro, giroscopio, barometro, magnetometro e sensore di luminosità ambientale, troviamo il sensore di temperatura cutanea e un modulo cardiaco potenziato con 6 LED e 6 fotodetettori. Quest'ultimo dettaglio non è secondario, perchè la maggiore densità ottica si traduce in letture di frequenza cardiaca e saturazione dell'ossigeno (SpO₂) più stabili e affidabili, sia a riposo sia sotto sforzo. Durante i miei test i valori sono risultati coerenti e plausibili, senza impennate anomale, un fenomeno che ho visto affliggere alcuni modelli concorrenti.



Da sinistra verso destra: al termine della sessione di allenamento, Watch Fit 5 propone un breve periodo di recupero ed esercizi di stretching

Peccato che manchi l'ECG, una funzione che Huawei ha riservato alla variante Pro della serie. Nel Fit 5 è invece presente l'analisi delle aritmie tramite onda di polso certificata, attivabile in modalità continua o al presentarsi della necessità, una caratteristica che fino a poco tempo fa era appannaggio di dispositivi medici dedicati.



I dati forniti durante l'allenamento sono ben leggibili l'intensità è caratterizzata da specifici colori

Sul fronte sportivo, i numeri parlano chiaro: oltre 100 modalità supportate, con un livello di dettaglio che va ben oltre il semplice conteggio dei passi. Oltre al rilevamento automatico dell'attività, molto veloce nel mio caso, per il trail running il dispositivo dispone anche di navigazione attiva con mappa zoomabile, profilo altimetrico e velocità corretta per la pendenza. Per il ciclismo, altra novità, il sistema calcola potenza virtuale, cadenza virtuale e inclinazione in tempo reale, ed offre la piena compatibilità con i dispositivi di altre marche. In particolare:

  • pendenza in tempo reale: il dispositivo non si limita a mostrare l'inclinazione istantanea del tratto che si sta percorrendo, ma calcola anche la pendenza media e il range complessivo del percorso. Il dato più interessante è però la velocità e distanza 3D, ottenuta incrociando i dati di pendenza con quelli di movimento: un calcolo che restituisce valori molto più accurati rispetto alla semplice misurazione orizzontale;
  • potenza virtuale è forse la funzione più sofisticata del pacchetto ciclismo: in assenza di un misuratore di potenza fisico — accessorio che sui pedali o sulla pedivella può costare diverse centinaia di euro — il Fit 5 stima la potenza erogata in tempo reale combinando un numero sorprendente di variabili: dati antropometrici dell'utente, parametri della bicicletta, frequenza cardiaca, velocità, variazioni di quota e persino condizioni ambientali come temperatura e velocità del vento. Il risultato offre un riferimento concreto e continuo per chi vuole allenarsi con criterio senza investire in hardware aggiuntivo;
  • cadenza virtuale: attraverso l'analisi dei micro-movimenti del polso durante la pedalata, il sistema ricostruisce algoritmicamente il ritmo di pedalata in tempo reale. Anche in questo caso, si tratta di una stima, ma nella pratica fornisce un dato sufficientemente affidabile per mantenere la cadenza ottimale durante gli allenamenti, senza sensori aggiuntivi da montare sulla bici.


I mini-allenamenti guidati. Trenta esercizi brevi, avviabili in qualsiasi momento senza attrezzatura, accompagnati dall'animazione di un pandaI mini-allenamenti guidati. Trenta esercizi brevi, avviabili in qualsiasi momento senza attrezzatura, accompagnati dall'animazione di un panda
Un capitolo a parte merita la funzione mini-allenamento: 30 esercizi brevi guidati da un simpatico panda animato. Potrebbe sembrare un vezzo, ma nella pratica quotidiana la funzione si rivela uno strumento genuinamente utile, consequenze di stretching e mobilizzazione per spalle, collo, polsi e caviglie eseguibili ovunque, ed uno schermo che reagisce anche ai periodi di inattività prolungata. Nella periodo durante il quale ho sottoporto il Watch Fit 5 al test i mini-allenamenti sono stati quelli che hanno fatto la differenza nei momenti meno prevedibili come durante un lungo viaggio in treno, una pausa tra due riunioni, un pomeriggio seduti alla scrivania. L'animazione è simpatica, forse troppo giocosa per certi contesti, ma la funzione ha un suo perchè che condivido pienamente.



Screenshot del monitoraggio del sonno: l'App fornisce un report completo e chiaro da interpretare

Il monitoraggio del sonno aggiunge un livello di dettaglio in più rispetto al già ottimo FIT 4 Pro. Le fasi classiche — leggero, profondo, REM — vengono rilevate con continuità, integrate da frequenza cardiaca, SpO₂ e frequenza respiratoria. La novità più utile, per periodi di sonno inferiori a 3 ore, è il rilevamento autonomo dei sonnellini diurni: i riposi brevi vengono registrati e analizzati separatamente, con un riepilogo dedicato. Per chi pratica il pisolino pomeridiano con regolarità, è un'aggiunta genuinamente pratica. La funzione di Rilevamento di respiro nel sonno, attiva in background, monitora i pattern respiratori notturni segnalando possibili episodi di apnea. I risultati non sostituiscono una diagnosi medica, ma rappresentano un primo indicatore utile da portare, se necessario, ad un professionista.



Tanti i parametri per il monitoraggio della salute contrassegnati da gadget che rendono immediata la lettura

Il monitoraggio della salute


Se c'è un ambito in cui Huawei ha costruito nel tempo un vantaggio competitivo reale, è il monitoraggio della salute. Non si tratta di una singola funzione di punta, ma di un ecosistema di rilevazioni che nel Fit 5 raggiunge una maturità difficile da trovare in questa fascia di prezzo. Tra queste: il monitoraggio continuo dello stress, il tracciamento del sonno avanzato, il conteggio dei passi, la stima delle calorie ed il rilevamento automatico dell'umore. Quest'ultima funzione, insieme alla funzione che rileva il sonnellino, rappresenta uno dei segnali più chiari di come Huawei stia spostando l'attenzione dal semplice dato fisico verso una lettura più olistica del benessere quotidiano. Chiude il quadro il monitoraggio dell'attività quotidiana: passi, distanza, minuti di attività e stima delle calorie bruciate vengono registrati in modo continuo e visualizzati in modo chiaro nell'app Huawei Health. Funzioni ormai standard, certo, ma eseguite con la cura e la coerenza che ormai contraddistinguono l'intera piattaforma salute di Huawei.
La gamma di colori disponibile per il Watch Fit 5La gamma di colori disponibile per il Watch Fit 5

Batteria


L'autonomia è spesso il tallone d'Achille degli smartwatch più evoluti. Il Watch Fit 5 prova a cambiare questa narrativa e nelle mie due settimane di test, con monitoraggio continuo della frequenza cardiaca attivato, utilizzo del GPS durante gli allenamenti, AOD sempre attivo e display alla massima luminosità, lo smartwatch ha raggiunto egregiamente i sette giorni di autonomia, in linea con le dichiarazioni ufficiali per l'utilizzo tipico. Un'autonomia mostra un valore solido difficile da trovare in questa fascia di prezzo, e permette di partire senza l'ansia del caricabatterie nello zaino. La ricarica avviene tramite aggancio magnetico wireless — nessun connettore da infilare, nessuna orientamento da indovinare. Il sistema funziona con la semplicità pragmatica che caratterizza l'ecosistema Huawei: circa 60 minuti per una carica completa, sufficienti a ricaricare completamente il dispositivo.
Watch Fit 5 dispone dell'App Curve Pay, che consente i pagamenti contactless direttamente dal polso
Sul fronte dei pagamenti, il modulo NFC è finalmente operativo anche sulla serie Fit 5, una novità attesa da molti utenti. Il servizio utilizzato è Curve, che funziona in modo affidabile nella maggior parte delle transazioni quotidiane, anche se i tempi di elaborazione sono leggermente più lunghi rispetto a quanto si registra su Google Pay o Apple Pay. Il tasto inferiore apre di default il menu degli allenamenti, ma è completamente personalizzabile: supporta pressione singola e doppia, permettendo — ad esempio — di avviare un pagamento con Curve con un solo gesto, senza toccare lo schermo.

Conclusioni


Con la nuova serie Watch Fit5, Huawei è partita da una base già molto solida — quella del Watch Fit 4 Pro, che aveva già convinto su autonomia, GPS e monitoraggio della salute. I nuovi wearable, tuttavia, sono stati oggetti di interventi mirati tra i quali un display più luminoso e quasi privo di bordi, una ricarica più rapida, sensori potenziati, metriche sportive più dettagliate e, finalmente, i pagamenti NFC tramite Curve. Il risultato è uno smartwatch più maturo, più completo e più piacevole da usare ogni giorno. Detto questo, è giusto evidenziare che la Watch Fit 5 rappresenta un'efficace evoluzione della release precedente, e non di una vera a propria trasformazione. Chi viene dai Watch Fit 4 troverà miglioramenti reali, ma difficilmente si sentirà costretto a cambiare orologio nell'immediato, a meno che tra i e le novità non ci siano elementi che si aspettava da tempo. Per chi invece si avvicina alla serie Fit per la prima volta, il discorso cambia radicalmente. In questo caso, infatti, il watch Fit 5 si candida con convinzione tra i migliori smartwatch fitness compatti attualmente disponibili sul mercato; la qualità costruttiva è eccellente e l'autonomia supera tranquillamente quella della maggior parte dei concorrenti diretti. L'ecosistema salute di Huawei continua a distinguersi per la profondità delle analisi offerte: dati e insight che reggono il confronto con dispositivi venduti a prezzi significativamente più alti. Ed è così che a 199 euro, questo smartwatch rappresenta uno dei rapporti qualità-prezzo più convincenti della categoria. Non è perfetto: l'ecosistema app rimane il punto debole strutturale, e le limitazioni su iOS sono un limite reale per una fetta di utenti — ma su quasi tutti gli altri fronti Huawei dimostra ancora una volta di saper costruire smartwatch belli da indossare, affidabili nell'uso sportivo e nel monitoraggio della salute.

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Maine, tre donne accusano il candidato Dem di comportamenti inappropriati


Un'inchiesta del New York Times raccoglie le testimonianze di tre donne che descrivono relazioni "tossiche", episodi di intimidazione fisica e bugie sul tatuaggio di stampo nazista. Il candidato respinge le accuse.

Tre donne che in passato hanno avuto relazioni sentimentali con Graham Platner, candidato democratico al Senato per il Maine, lo descrivono come un uomo affascinante, ma allo stesso tempo capace di umiliare le donne e, almeno in un caso, di intimidirle fisicamente. Le loro testimonianze sono al centro di un'inchiesta esclusiva del New York Times, che si basa su interviste con oltre venticinque persone, tra cui sei ex fidanzate del candidato.

Platner, 41 anni, veterano di guerra e ostricoltore, ha raccontato già in campagna elettorale il proprio passato segnato dal disturbo da stress post-traumatico, dalla depressione e dall'alcol, presentando la sua vita come una storia di guarigione e riscatto. Le nuove rivelazioni complicano però questa narrazione e preoccupano i democratici, che considerano il seggio del Maine decisivo per riconquistare il Senato. La sua probabile avversaria è la senatrice repubblicana uscente Susan Collins.

Maine · Corsa al Senato 2026

Il candidato e le sue ex: l'inchiesta che fa paura ai democratici nel Maine


Tre ex fidanzate di Graham Platner lo descrivono come un uomo capace di umiliare le donne e, almeno in un caso, di intimidirle fisicamente. La campagna del candidato contesta le accuse più gravi, ma su un punto non arriva la smentita.

Inchiesta esclusiva del New York Times Oltre 25 persone intervistate

Lo accusano
3

vs

Lo difendono
3

Ex fidanzate che raccontano umiliazioni subite e, almeno in un caso, intimidazioni fisiche

Ex fidanzate che lo descrivono come un compagno gentile e premuroso

Il New York Times ha sentito in totale 6 ex fidanzate del candidato, nell'ambito di un'inchiesta basata su interviste con oltre 25 persone

Esplora l'inchiesta
1 Le voci 2 Le accuse 3 Cronologia 4 La sfida

Le testimonianze critiche

Tre donne, tre relazioni, un ritratto che si ripete


Tocca ogni nome per leggere il suo racconto. Le tre donne hanno frequentato Platner in periodi diversi della sua vita.

1

Lyndsey Fifield
40 anni · attivista conservatrice della Virginia

2013–15

È la testimonianza più dettagliata. Racconta che Platner, soprattutto quando beveva, la afferrava per le spalle fino a lasciarle segni, la trascinò fuori da un taxi per il polso e, durante un litigio, le torse un braccio dietro la schiena chiudendola in una camera da letto.

«Non mi ha mai colpita, mai presa a pugni»

Fifield ha lavorato per la Heritage Foundation e per la campagna di Nikki Haley nel 2024. Nega motivazioni politiche; secondo il New York Times non risultano legami con la campagna di Susan Collins.

2

Jenny Racicot
Esponente democratica del Maine

2019–21

Sostiene che il candidato «non rispetta le donne». Nel 2021, racconta, Platner si presentò ubriaco a casa sua dopo che lei gli aveva chiesto esplicitamente di non farlo.

3

Terza testimone
Ha chiesto l'anonimato

«Mi sono sentita un danno collaterale del mondo che gli ruota attorno»

L'altra versione

Altre tre ex fidanzate, contattate dal New York Times attraverso lo staff della campagna elettorale, difendono Platner e lo descrivono invece come un compagno gentile e premuroso.

Accusa per accusa

Cosa la campagna nega, cosa non smentisce, cosa il candidato ammette


La mappa delle contestazioni a confronto con le risposte ufficiali raccolte dal New York Times.

Intimidazioni fisiche
La campagna nega

Accusa: prese per le spalle una sua ex fidanzata fino a lasciare segni, trascinamento fuori da un taxi, braccio torto dietro la schiena e porta bloccata dall'esterno.

Il New York Times non è stato in grado di verificare in modo indipendente nessuno di questi episodi.

Le frasi sullo stupro come «dominanza»
Lo staff non smentisce

Secondo Fifield, Platner ripeteva che lo stupro era una questione di potere e che avrebbe «stuprato» un intruso in casa per dimostrare la propria dominanza.

Interpellato dal giornale, lo staff del candidato non ha smentito.

La consapevolezza sul tatuaggio nazista
La campagna nega

Fifield sostiene che Platner conoscesse il significato del teschio tatuato sul petto: lo chiamava «il mio Totenkopf». In autunno il candidato aveva dichiarato di averlo scoperto solo dai giornalisti.

Abuso di alcol e altri comportamenti
Il candidato ammette

Platner riconosce di aver abusato «troppo spesso con l'alcol» e di essere stato «un fidanzato tutt'altro che perfetto» in «un periodo molto buio» della propria vita. Ogni caratterizzazione ulteriore, aggiunge, è «falsa e politicamente motivata».

ContestaSmentita ufficiale
Non smentisceNessuna negazione
AmmetteRiconosciuto dal candidato

La sequenza dei fatti

Dalle relazioni alle rivelazioni: dieci anni in sei tappe


Tocca un evento per i dettagli.

2013–2015
La relazione con Lyndsey Fifield

Platner studia alla George Washington University. A questo periodo risalgono gli episodi di intimidazione fisica raccontati dalla donna.

2019–2021
La relazione con Jenny Racicot

Nel 2021 Platner si presenta ubriaco a casa della donna, che gli aveva chiesto di non farlo. «Non rispetta le donne», dirà al New York Times.

2023
Il matrimonio con Amy Gertner

Platner si sposa. Secondo Wall Street Journal e New York Times, però, ancora nel 2025 avrebbe scambiato messaggi a sfondo sessuale con altre donne.

Autunno 2025
Il caso del tatuaggio nazista

Il candidato dichiara di aver scoperto solo dai giornalisti il significato del teschio tatuato sul petto. Fifield sostiene il contrario: già all'epoca lo chiamava «il mio Totenkopf».

Una settimana fa
Le rivelazioni sui messaggi del 2025

Wall Street Journal e New York Times riportano l'esistenza dei messaggi a sfondo sessuale inviati a altre donne, cosa avvenuta quando Platner era già sposato da due anni.

L'inchiesta
Il New York Times pubblica le testimonianze delle sue ex

Le voci critiche di tre ex fidanzate, insieme ad altre interviste. La campagna contesta le accuse più gravi.

Perché tutto questo conta

Un seggio che può decidere il controllo del Senato


Platner ha costruito la sua candidatura su una storia di guarigione e riscatto. Le nuove rivelazioni complicano quella narrazione.

41
Anni. Veterano di guerra e ostricoltore

PTSD
Ha raccontato in campagna il disturbo post-traumatico, la depressione e l'abuso di alcol

2023
Anno del matrimonio con Amy Gertner

Graham Platner
Democratico
Candidato al Senato

vs

Susan Collins
Repubblicana
Senatrice uscente, probabile avversaria

La posta in gioco

I democratici considerano il seggio del Maine come decisivo per riconquistare il Senato. Per questo le rivelazioni sul loro candidato preoccupano il Partito ben oltre i confini dello Stato del Maine.

Fonte Inchiesta del New York Times basata su interviste con oltre 25 persone, tra cui sei ex fidanzate di Graham Platner. Le accuse di violenza fisica non sono state verificate in modo indipendente dal quotidiano newyorkese e sono contestate dalla campagna del candidato.

Le accuse di Lyndsey Fifield


La testimonianza più dettagliata è quella di Lyndsey Fifield, 40 anni, attivista conservatrice della Virginia, che ha frequentato Platner tra il 2013 e il 2015, quando lui studiava alla George Washington University. Fifield racconta che Platner, soprattutto quando beveva, la afferrava per le spalle fino a lasciarle segni e che una volta la trascinò fuori da un taxi prendendola per il polso.

In un'altra occasione, durante un litigio, le avrebbe torto un braccio dietro la schiena e l'avrebbe chiusa in una camera da letto, bloccando la porta dall'esterno. La donna precisa però: "Non mi ha mai colpita, mai presa a pugni". La campagna di Platner "contesta con forza" le accuse di violenza fisica e il New York Times afferma di non essere stato in grado di verificare in modo indipendente questi episodi.

Fifield riferisce però anche frasi che il candidato avrebbe ripetuto spesso: lo stupro, per lui, era una questione di potere, e avrebbe "stuprato" un eventuale intruso in casa "per dimostrare la propria dominanza". Su questo punto lo staff del candidato, interpellato dal giornale, non ha smentito.

Secondo Fifield, inoltre, Platner sapeva perfettamente che il tatuaggio sul suo petto, un teschio con le ossa incrociate, era un simbolo nazista: lo chiamava "il mio Totenkopf" e scherzava sulla sua origine. Il candidato aveva invece dichiarato lo scorso autunno di averlo scoperto soltanto dai giornalisti. Anche su questo aspetto la campagna di Platner respinge la ricostruzione della sua ex fidanzata.

Il New York Times sottolinea comunque il profilo politico di Fifield, che ha lavorato in passato per la Heritage Foundation e collaborato con la campagna presidenziale di Nikki Haley nel 2024. Per la campagna di Platner si tratta di "un'operativa repubblicana di lungo corso". Lei nega di aver agito per ragioni politiche e, secondo il New York Times, non risultano legami con la campagna di Collins.

Le altre testimonianze


Le altre due testimonianze arrivano da Jenny Racicot, esponente democratica del Maine che ha frequentato Platner tra il 2019 e il 2021, e da una terza donna che ha chiesto l'anonimato. Racicot sostiene che il candidato "non rispetta le donne" e racconta che nel 2021 si presentò ubriaco a casa sua dopo che lei gli aveva chiesto di non presentarsi.

La terza donna dice di essersi sentita "un danno collaterale del mondo che gli ruota attorno". Altre tre ex fidanzate, contattate dal New York Times tramite lo staff elettorale del candidato, hanno invece difeso Platner, descrivendolo come un compagno gentile e premuroso.

La difesa del candidato


In una dichiarazione rilasciata al New York Times, Platner ha ammesso di aver abusato "troppo spesso con l'alcol" e di essere stato "un fidanzato tutt'altro che perfetto" in "un periodo molto buio" della sua vita. "Mi assumo la responsabilità di tutto questo", ha aggiunto, "ma ogni caratterizzazione che vada oltre è falsa e, credo, politicamente motivata".

Le nuove rivelazioni si sommano però a quelle della scorsa settimana, quando il Wall Street Journal e di nuovo il New York Times hanno riportato che Platner, sposato dal 2023 con Amy Gertner, avrebbe scambiato messaggi a sfondo sessuale con altre donne ancora nel 2025.

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Arma dei Carabinieri, Mattarella: “Presidio insostituibile delle comunità e della sicurezza democratica”


Nel messaggio per il 212° anniversario dell’Arma, il Capo dello Stato richiama servizio, sacrificio e vicinanza ai cittadini

Un riconoscimento al ruolo svolto dall’Arma dei Carabinieri nella storia repubblicana e un omaggio al sacrificio dei suoi appartenenti. In occasione del 212° anniversario della fondazione dell’Arma, celebrato nei giorni in cui ricorre anche l’80° anniversario della Repubblica italiana, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo.

Nel testo, il Capo dello Stato ripercorre il contributo assicurato dall’Arma sin dalle fasi iniziali della vita repubblicana, sottolineandone il ruolo nella transizione che ha portato al consolidamento delle istituzioni democratiche. Mattarella evidenzia in particolare il legame storico tra i Carabinieri e le comunità locali, definendolo un elemento essenziale dell’azione svolta quotidianamente sul territorio.

Il Presidente richiama inoltre la funzione di garanzia della sicurezza pubblica affidata all’Arma, considerata condizione necessaria per l’esercizio delle libertà riconosciute dalla Costituzione. Nel messaggio viene rimarcato come l’attività dei Carabinieri continui a rappresentare un contributo significativo alla sicurezza collettiva e alla convivenza civile, nel segno della professionalità e dei valori che caratterizzano il Corpo.

Un passaggio è dedicato anche all’impegno internazionale dell’Arma. Mattarella sottolinea la presenza dei Carabinieri nelle missioni di pace alle quali partecipa l’Italia, evidenziando il lavoro svolto nei contesti di crisi geopolitica e nei teatri di conflitto in collaborazione con le altre Forze Armate nazionali e alleate. Un’attività che, osserva il Capo dello Stato, ha raccolto nel tempo apprezzamento sia da parte delle autorità locali sia delle popolazioni dei Paesi interessati.

Particolare rilievo assume il riferimento al sacrificio delle donne e degli uomini dell’Arma. Nel suo messaggio, il Presidente richiama le figure del Maresciallo Carlo Legrottaglie, del Carabiniere Sebastiano Marrone, del Sottotenente Marco Piffari, del Maresciallo Valerio Daprà e dell’Appuntato Scelto Davide Bernardello, esprimendo la riconoscenza dell’intera comunità nazionale e la vicinanza alle loro famiglie.

In conclusione, Mattarella rivolge ai Carabinieri in servizio e in congedo, nonché ai loro familiari, un messaggio di gratitudine per l’impegno quotidiano e per i sacrifici affrontati nell’espletamento del servizio. Il Presidente formula quindi gli auguri dell’intera Repubblica all’Arma, ribadendo il valore delle Forze Armate e delle istituzioni democratiche del Paese.

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La terapia del naso all'insù: se perdersi nella bellezza guarisce i pensieri


Dalle case di ringhiera ai cieli stellati, così il vagabondaggio urbano e l'immaginazione diventano la chiave per ritrovare la quiete
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Ci sono sere in cui i pensieri si affollano nella testa e nessuna distrazione sembra sufficiente a scacciarli. In questi momenti non serve altro che uscire a camminare lasciandosi guidare dalla curiosità, senza una meta precisa, con il naso all’insù come Gian Burrasca.

Alzare lo sguardo nei centri storici significa trovare oltre le finestre socchiuse e i balconi fioriti, soffitti affrescati, cortili nascosti, frammenti di bellezza inattesa e dettagli che raccontano vite lontane. È in quel momento che, a volte, la mente comincia a liberarsi trovando un po’ di quiete e l'immaginazione prende il sopravvento.

È così che inizia a liberarsi la mente; quando guardandosi intorno si vede qualcosa di bello e si inizia a fantasticare sulla vita che si potrebbe fare vivendo in una casa di ringhiera a Milano o in un appartamento sui vicoli che portano a Campo de’ fiori a Roma; liberare la testa pensando ad una vita che non è propria o, a come potrebbe essere la propria vita, se si fossero fatte scelte diverse, a volte, aiuta anche a risolvere il problema che turbava la mente.

Passeggiare immaginando cosa ci sia oltre quel soffitto che si vede dalla strada è un esercizio per la quiete mentale e un istinto innato per la ricerca del bello da parte dell'essere umano.

Una sera d'estate, una sera di quelle tiepide che però non fanno dormire, fa uscire e passeggiare per le vie del centro come si fosse un personaggio di un libro, prima si guarda per terra, i fiori che sfidano il cemento, poi si guardano i clienti dei bar; chi straniero e chi no, chi più giovane e chi più vecchio e ci si sofferma a sognare su chi saranno o chi sono stati, poi si accende una sigaretta, perché a volte, anche chi non fuma in questi casi ha bisogno del tabacco e lo sguardo volge in alto, tra le Bouganvillea, le erbe rampicanti e il falso gelsomino che incorniciano insieme le finestre dei vecchi palazzi che aprono uno spiraglio sui soffitti a cassettoni, a volta e affrescati i quali, riempiono la mente di storie e fantasie che fanno tornare bambini e, a volte, fanno anche sentire di vivere in un'altra realtà, alla fine poi, dopo essersi soffermati ed aver finito la sigaretta, lo sguardo spesso si alza al cielo stellato, come conclusione di una storia raccontata a se stessi, che però svolge una funzione catartica e liberatoria.

E’ quindi importante a volte non dare per scontato l'utilità di una passeggiata al chiaro di luna, che riesce, a volte, a rendere le idee più chiare.

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Gli Stati Uniti sanzionano il presidente cubano Díaz-Canel e la famiglia Castro


Il dipartimento del Tesoro ha colpito anche la moglie del presidente, il figlio e un nipote di Raúl Castro e diverse istituzioni dell'isola, mentre Trump minaccia di "occuparsi" di Cuba.

Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto sanzioni economiche al presidente cubano Miguel Díaz-Canel, a sua moglie Lis Cuesta Peraza e ad altri tre individui legati alla famiglia Castro. Le misure congelano gli eventuali beni detenuti negli Stati Uniti e vietano alle imprese e ai cittadini americani di intrattenere rapporti commerciali con le persone colpite, pena a loro volta di ritorsioni.

Díaz-Canel era già stato sanzionato nel luglio 2025 dal dipartimento di Stato, che lo accusa di aver represso le manifestazioni del 2021. Tra i nuovi sanzionati c'è Alejandro Castro Espín, unico figlio di Raúl Castro e di Vilma Espín. Castro Espín, ex consigliere della Commissione cubana per la difesa e la sicurezza nazionale, fu uno dei protagonisti dei negoziati segreti che nel 2015 portarono al ripristino delle relazioni diplomatiche tra Cuba e Stati Uniti. Era presente all'Avana nel marzo 2016 quando Raúl Castro accolse l'allora presidente americano Barack Obama.

Nell'elenco compare anche Raúl Alejandro Castro Calis, figlio di Castro Espín e quindi nipote dell'ex presidente. Raúl Castro, 95 anni, non ha più cariche ufficiali ma resta al centro delle decisioni sul futuro dell'isola comunista. Un altro nipote, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, che secondo media americani ha un ruolo nei difficili negoziati in corso da mesi tra i due Paesi, non è invece tra le persone colpite. Anche il figliastro del presidente cubano, Miguel Anido Cuesta, figlio di Lis Cuesta Peraza, compare nella lista.

Le nuove sanzioni colpiscono anche il ministero cubano delle Forze armate rivoluzionarie, l'Istituto per l'amicizia con i popoli che promuove gli scambi culturali, l'agenzia Amistur Cuba che gestisce il turismo specializzato sull'isola e i Comitati di difesa della rivoluzione. Nelle settimane precedenti il Tesoro aveva già sanzionato diversi ministri, generali e i servizi di intelligence cubani.

Il pacchetto di misure arriva dopo che il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che amplia le sanzioni contro l'isola. Trump ha intensificato le minacce di azione militare contro Cuba dopo aver rimosso il leader venezuelano Nicolás Maduro lo scorso gennaio e aver ordinato un blocco energetico che ha interrotto le forniture di carburante. Il risultato sono stati blackout diffusi, carenze alimentari e un collasso economico sull'isola di 9,6 milioni di abitanti.

Il mese scorso Washington ha annunciato l'incriminazione penale di Raúl Castro per una vicenda risalente al 1996. Il governo americano impone inoltre un blocco petrolifero di fatto e Cuba, sotto embargo dal 1962, attraversa la fase di tensione più acuta con gli Stati Uniti degli ultimi anni. I pagamenti con carte Visa e Mastercard sull'isola sono stati sospesi e diversi gruppi alberghieri internazionali si sono ritirati dalla gestione di circa un centinaio di strutture turistiche, in gran parte legate al conglomerato militare Gaesa.

Il Grupo de Administración Empresarial S.A., noto come Gaesa, è gestito dalle Forze armate rivoluzionarie cubane ed era già stato colpito da sanzioni americane. Il segretario di Stato Marco Rubio, di origini cubane e da sempre tra gli oppositori più severi del governo dell'Avana, ha dichiarato che le entità e le persone sanzionate "dirigono o finanziano il regime e i suoi sforzi per mobilitare i movimenti rivoluzionari radicali negli Stati Uniti e nel mondo". Rubio ha aggiunto di voler proseguire "lo smantellamento del cartello militare che ha accaparrato tutto il potere economico a Cuba a vantaggio di una piccola cerchia di élite del regime".

Interrogato nello Studio Ovale sul fatto se le sanzioni mirassero ad accelerare il collasso dell'economia cubana, Trump ha risposto di volere "semplicemente che sia un Paese ben gestito, capace di sfamare il suo popolo". Il presidente ha aggiunto che il Paese "è affamato, non ha energia, non ha petrolio, non ha denaro, non ha nulla" ma possiede "un magnifico pezzo di terra" dove "si potrebbero costruire splendidi resort turistici". Alla domanda se Cuba sia vicina al collasso, Trump ha risposto che è "in qualche modo già collassata" e che la Casa Bianca "se ne occuperà appena avremo finito" con le operazioni militari in Iran. Ha concluso: "Mi piace fare una cosa alla volta".

Richard Feinberg, ex consigliere per la sicurezza nazionale americana per l'America latina e professore emerito di economia politica internazionale all'università della California a San Diego, ha dichiarato all'Associated Press che è "piuttosto improbabile" che il presidente cubano e gli altri sanzionati abbiano beni negli Stati Uniti. Per Feinberg le sanzioni "potrebbero essere viste come preliminari a un intervento o come un aumento della pressione sul regime per raggiungere un accordo", e la retorica di Trump e Rubio "potrebbe portare in entrambe le direzioni".

Díaz-Canel ha reagito su X accusando Trump di nuove "dichiarazioni minacciose contro Cuba" e affermando che le misure "mirano a rafforzare il blocco e ad acuire il conflitto tra Cuba e Stati Uniti". Il ministro degli esteri Bruno Rodríguez ha definito le sanzioni l'ultimo esempio del "piano interventista" americano per dipingere Cuba come una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Lis Cuesta Peraza ha scritto sulla stessa piattaforma che è "quasi un onore" essere nella lista. Le sanzioni contro capi di Stato e loro familiari hanno precedenti: in passato gli Stati Uniti hanno colpito l'ex presidente sudanese Omar al-Bashir e l'ex presidente zimbabwese Robert Mugabe e più recentemente Maduro e la moglie.

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Revolut, storico avvicendamento alla guida tecnologica: lascia il co-fondatore Yatsenko


Il CTO manterrà un ruolo strategico nel board. Dal 1° luglio la direzione dell'area tech della fintech passerà a Donato Lucia

Cambio ai vertici di Revolut. Vlad Yatsenko, co-fondatore e direttore tecnico (CTO) della fintech britannica, lascerà il proprio incarico operativo a partire dal 1° luglio 2026, segnando una delle più significative transizioni manageriali nella storia dell'azienda. Contestualmente, Yatsenko entrerà a far parte del consiglio di amministrazione come direttore non esecutivo, mantenendo così un ruolo strategico all'interno del gruppo.

Secondo quanto riportato da VC News, la responsabilità dell'area tecnologica sarà affidata a Donato Lucia, attuale responsabile del settore tecnologico di Revolut, che assumerà la guida delle attività di sviluppo e innovazione della società.

La decisione rappresenta un passaggio rilevante per la società fondata nel 2015 da Vlad Yatsenko e da Nik Storonsky. Fin dalla nascita dell'azienda, Yatsenko ha ricoperto il ruolo di direttore tecnico, contribuendo alla progettazione dell'infrastruttura tecnologica che ha sostenuto la rapida crescita di Revolut nei mercati internazionali.

Il manager continuerà tuttavia a essere coinvolto nelle attività della fintech attraverso il nuovo incarico nel consiglio di amministrazione, garantendo continuità nella definizione delle strategie aziendali e mettendo a disposizione dell'organizzazione l'esperienza maturata nel corso di oltre un decennio di sviluppo del gruppo.

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Open Surfcasting Duo Fium'Orbu Castellu Oriente


Una tre giorni ricca di entrecôte e jambon fromage, alla scoperta delle spiagge corse di Ghisonaccia, dove si è svolta una stupenda gara internazionale. Un resoconto completo di chi ha partecipato al contest e di sicuro vorrà tornarci.
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foto in alto: Daniela Mameli (Fishing team Sardegna) con una bella spigola pescata durante la gara.

La chiamano “Ile de beauté”, in italiano “isola della bellezza”, ma la Corsica è molto di più. Per noi sardi è la nostra cugina e tanti conterranei negli anni si sono trasferiti oltre le Bocche di Bonifacio. Infatti abbondano fra i corsi molti dei nostri cognomi “tradizionali” come Murgia o Fois. Per quanto riguarda il surfcasting il legame è ancora più forte: a scorrere l’albo doro della Coppa dei Campioni, organizzata dal cagliaritano Hippocampus Club e dal locale Ombrine d’Or, si incontrano spesso i nomi di atleti sardi che si sono affermati sulle spiagge corse. A cominciare dal trio Roberto Accardi, Giulio Toni e Carlo Secci (HCC), per proseguire con Giuseppe Orro, Pino Canu e Antonio Dalu (Terranoa Olbia) e Antonio Careddu, Maurizio Interlandi e Samuele Pischedda (Ondalunga Calangianus), per finire con e Andrea Marongiu e Giuseppe Gianberduca (Circolo nautico Karel). Molti surfcaster sardi, una battuta di pesca all’anno in Corsica hanno l’abitudine di farla e finalmente, da un paio di anni c’è una bella competizione di grande fascino e altrettanto successo. Si tratta del “Open Duo Surfcasting Fium’Orbu Castellu Oriente”, organizzato dal Surfcasting Club Ghisonaccia, capitanato da Ghjuvan’ Santu Le Mao, e composto da un bellissimo gruppo di uomini, donne e giovanissimi, tutti accomunati dalla comune passione per il surf. La mia personalissima esperienza si è articolata in tre giorni indimenticabili che vi voglio descrivere.
L’autore (a dx) con il presidente della società organizzatrice, Ghjuvan’ Santu Le Mao, posano nella spiaggia di Quarcione
La partenza - È il 24 aprile, il giorno dopo del mio 58° compleanno, diciamo che questo viaggio-soggiorno-gara in Corsica è il mio autoregalo. Parto con il mio “pandino” Fiat carico a palla già alle 7:00 del mattino da casa alla volta di Santa Teresa Gallura per imbarcarmi sul traghetto, ma sono sveglio dalle 4! Dopo tanti anni di agonismo le gare mi fanno ancora questo effetto, adrenalina a mille e sonno zero. Dopo oltre un’ora finalmente sono sul traghetto, la traversata fino a Bonifacio dura un’oretta, non tanto, ma io non vedo l’ora di arrivare in terra corsa. Finalmente si sbarca e via, si riparte direzione Ghisonaccia, sulla costa est, ma senza correre, qua non si scherza con i limiti di velocità. In mattinata si è svolta la parte pratica dello stage di lancio con Biagio Morra, forse farò in tempo a seguire la lezione teorica del pomeriggio. Arrivo a destinazione attorno alle 13:00, la reception dell’albergo è chiusa a quest’ora, quindi vado a fare la conoscenza di Maurizio Perdossi del Top Casting Toscana con cui farò coppia nella gara di domani. Con lui conosco anche il suo socio Alessio Banchini, al campeggio Perla di mare. Mi rifocillano con un’ottima carbonara, un caffè, quattro chiacchere e poi di nuovo in marcia. Prendo possesso della stanza e riparto subito per il mare, ho troppa voglia di bagnare le lenze in un posto sconosciuto. Seguo per una decina di minuti lo stage di Biagio, ma il richiamo del surfcasting è troppo forte. Ghjuvan mi indica le spiagge del campo gara, probabilmente sbaglio qualcosa ma finisco comunque al mare. Lo spot è invaso di tronchi giganteschi, ma va bene comunque. La prima cattura, una mormora appena in misura, mi esalta, e con il buio arrivano anche diversi saraghi fasciati. Realizzo un carniere discreto, tutto sommato torno in albergo soddisfatto. La doccia lava via le ultime briciole di adrenalina, appena a letto crollo immediatamente e… buonanotte ai suonatori!
L’ombrina, preda abituale nelle spiagge corse, soprattutto prima del tramonto.
La gara - Il 25 aprile è il giorno della gara. Alle 10:00 c’è il raduno pregara, si respira già l’atmosfera elettrica della competizione. Lo stand della Veret con le novità attira l’attenzione di molti e, non poteva essere altrimenti, anche del sottoscritto, che in questi casi qualcosa “deve” comprare! Fra gli iscritti tantissimi atleti sardi, secondi come numero solo ai locali, ma anche qualche coppia del continente. Poi francesi e qualche altro straniero. Una volta estratti i settori abbiamo giusto un paio d’ore per pranzare e partire in campo gara. Io pranzo con gli amici del Maestrale Porto Torres, opto per una entrecôte carissima ma altrettanto squisita. La mia gara, dalle 15:00 alle 23:00 si svolgerà a Plage de Quarcione, a sud di Ghisonaccia. Il nostro picchetto è il 14, siamo “bandierina” perché i settori sono proprio con 14 postazioni, una novità assoluta. Comunque dobbiamo farci circa 400-500 metri a piedi, portandoci appresso come al solito lo stret-to necessario. In mare, a una quarantina di metri da riva, abbiamo un tavolato piatto e basso, non si incagIia per ora. Proviamo a variare le distanze di lancio, d’altronde peschiamo con due canne a testa, e Maurizio riesce a catturare una leccia stella. Provo a forzare il lancio anche io e subito allamo una discreta ombrina, la mia prima ombrina corsa! Rilancio e ne faccio un’altra, Maurizio ne spiaggia una anche lui, ma subito dopo perde la quarta a pochi metri da riva.



Sono state tantissime le lecce stella pescate, appena prima del tramonto, tutte di ottima taglia, come quella di Nolhann Tena (Surfcasting Club Biscarrosse). I due portacolori del Maestrale Porto Torres, Alessandro Deriu, con una razza e Daniela Pasca con una leccia stella.

Col buio le ombrine spariscono, e allora con una canna provo ad accorciare il tiro. Intercetto così un branco di boghe, in mezzo alle quali riesco a ingannare anche un pagello di discrete dimensioni. Anche Maurizio tira fuori pesci e il carniere cresce. Quando manca meno di mezz’ora alla tromba di fine gara faccio un tentativo a 10-20 metri da riva con un “3x100” con tre belle arenicole. Dopo 5 minuti la canna vibra e si piega decisa, spiaggio la quarta ombrina della nostra gara! Con l’ultimo lancio porto a terra l’ultima boga. Alla fine consegniamo un sacco con 25 prede valide, niente male, potremmo aver fatto risultato. Arrivo al raduno post gara un po’ tardi, ma in tempo per mangiare un piatto del vitello di latte che è stato cucinato per ore, una prelibatezza! Scopro che alla pesa ci hanno scartato tre pesci, siamo terzi di settore, a meno di 50 punti dai secondi, e undicesimi assoluti in classifica generale, a 300 punti dai secondi! Quando si arriva così vicini rimane un po’ di amaro in bocca, ma siamo comunque contentissimi! E ci siamo pure divertiti. La bilancia decreta la vittoria di Nicholas Binucelli e Claudio Grossi (Diamond Club Viareggio), davanti a Francesco Lotto e Claudio Conte (Il Cormorano Ladispoli) e Michael Meloni e Manuela Pasquali (HCC), sardi! Le prime sei posizioni in classifica sono occupate da surfer italiani, poi ci siamo noi all’11° posto, chiudono la premiazione al 12° Alessandro Deriu e Daniela Pasca (Maestrale Porto Torres). Gabriella Carta e Daniela Mameli (Fishing Team Sardegna) vincono fra le coppie femminili, Simona Salonis, in coppia con Roberto Salonis (4 Mori), riceve il premio per la sua spigola, la preda più grossa del Trofeo, Michael e Manuela totalizzano il maggior numero di catture. Insomma un’egemonia sarda in terra di Corsica! La festa continua dopo la premiazione fino all’alba.
Il podio assoluto, con Lotto e Conte (Il Cormorano Ladispoli), Bonucelli e Grossi (Diamond Viareggio) e Pasquali, Meloni (Hippocampus Cagliari).Marlene Chassereau Lopes, Liliana Lopez, Gabriella Carta, Daniela Mameli e Elodie Hanscotte con Julia Pouyau, sul podio come migliori box femminili.Ancora l’autore, premiato insieme a Maurizio Perdossi come undicesimi classificati.
Un bilancio positivo - Il 26 Aprile è tempo di tornare a casa. Con gli amici toscani andiamo a pranzare in uno dei tanti ristorantini de La Ghisonaccia, e ripeto l’esperienza dell’entrecôte, anche stavolta mi alzo da tavola decisamente soddisfatto. Sulla via del ritorno rivedo le splendide cale che avevo costeggiato venerdì, tutte mi invitano a fare un paio di lanci, ma perderei la nave, e domani si lavora. Una crêpe jambon-fromage mi fa compagnia nella traversata per Santa Teresa; è bellissimo tornare in Sardegna, anche perché sbarco con una certezza: in Corsica ci torno!

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Lotta alla Pesca Illegale


A dieci anni di distanza: come le misure dello Stato di approdo stanno escludendo le catture illegali (INN) dai mercati.
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Dieci anni fa, la lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) ha raggiunto una tappa fondamentale con l'entrata in vigore dell'Accordo della FAO sulle Misure dello Stato di Approdo (PSMA). Il PSMA è il primo accordo internazionale giuridicamente vincolante specificamente concepito per contrastare la pesca INN, rendendo molto più difficile l'accesso ai mercati del pesce catturato illegalmente e affrontando direttamente gli incentivi che alimentano questa pratica. Nel Mediterraneo e nel Mar Nero, la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM) ha tradotto questi impegni globali in azioni regionali. La regione attua misure chiave degli Stati di approdo già dal 2008, in particolare promuovendo l’uso di tecnologie quali i sistemi di monitoraggio delle navi (VMS), la cui installazione è ora obbligatoria sulle flotte nazionali. La CGPM ha inoltre istituito un elenco delle navi IUU e conduce programmi di ispezione congiunti.

Una pietra miliare per il monitoraggio nel Mar Nero: installati transponder VMS avanzati su tutta la flotta turca.


Quest'anno è stato compiuto un importante passo avanti nell'ambito dei progetti finanziati dal GEF «Gestione della pesca e basata sugli ecosistemi per il Mar Nero» (FishEBM Black Sea) e “Pesca e gestione basata sugli ecosistemi per l’economia blu del Mediterraneo” (FishEBM Med): entro la fine del 2026, oltre 850 imbarcazioni, la maggioranza della flotta da pesca industriale turca, saranno dotate di transponder avanzati del sistema di monitoraggio delle navi (VMS). La Turchia gestisce la più grande flotta peschereccia e registra la produzione di catture più elevata nell’area di applicazione della GFCM. L’installazione dei nuovi dispositivi, insieme all’inaugurazione del Centro di controllo della pesca del Mar di Marmara a Yalova l’8 maggio 2026, segna un significativo passo avanti nel rafforzamento della capacità regionale di monitoraggio, controllo e sorveglianza (MCS). I dispositivi forniranno alle autorità dati operativi in tempo reale, tra cui posizione, velocità e rotta, consentendo il tracciamento in tempo reale delle imbarcazioni. Genereranno inoltre avvisi quando le imbarcazioni operano in zone di pesca soggette a restrizioni o svolgono attività in cui la pesca è vietata. I dispositivi forniranno alle autorità dati operativi in tempo reale, tra cui posizione, velocità e rotta, consentendo il monitoraggio in tempo reale delle imbarcazioni. Genereranno inoltre avvisi quando le imbarcazioni operano in zone soggette a restrizioni di pesca o svolgono attività in cui la pesca è vietata.

Sfruttare la tecnologia VMS per un controllo realmente regionale


I paesi della regione hanno deciso di adottare la nuova tecnologia VMS poiché consente alle autorità di sorvegliare vaste zone che altrimenti sarebbero difficili da controllare. La GFCM ha condotto studi pilota per garantire che i paesi scelgano la tecnologia più adatta alle loro esigenze. Inoltre, facilita l'installazione di nuovi dispositivi sulle flotte nazionali. Nell'ambito del progetto FishEBM MED, il Montenegro e l'Albania sono pronti a installare i dispositivi sulle loro flotte di piccola scala entro la fine dell'anno. Colmare le lacune nell’applicazione delle norme richiede solide capacità di monitoraggio, controllo e sorveglianza (MCS). Ispettori e funzionari della pesca provenienti da tutta la regione si sono riuniti per approfondire la loro conoscenza degli strumenti MCS in occasione di tre corsi di formazione della GFCM tenutisi a Malta, in Spagna e in Turchia. Durante i corsi, i funzionari hanno anche lavorato alla definizione di una metodologia più armonizzata per valutare meglio la pesca INN, dato che il fenomeno rimane difficile da definire con precisione. Formazione MCS a Malaga, Spagna ©FAO-GFCM/Carlos Díaz Martin Parallelamente, Albania, Georgia e Ucraina hanno avviato iniziative per sviluppare piani d’azione nazionali volti a combattere, scoraggiare ed eliminare la pesca INN (NPOA-IUU), individuando le misure giuridiche e istituzionali necessarie per allineare i quadri nazionali agli standard regionali e alle migliori pratiche internazionali. La Turchia è pronta a lanciare a breve il proprio NPOA-IUU.

Trasformare gli impegni in risultati concreti


A dieci anni dall’entrata in vigore del PSMA, i paesi del Mediterraneo e del Mar Nero continuano a onorare gli impegni internazionali con risultati misurabili. La pressione di pesca nella regione è diminuita di circa il 50% dal 2013 e gli stock sovrasfruttati si trovano al livello più basso mai registrato nelle serie temporali valutate. Questi progressi riflettono anni di cooperazione, impegno e investimenti in sistemi di gestione e controllo più efficaci. Informazioni sulla GFCM La GFCM è un'organizzazione regionale di gestione della pesca che opera nell'ambito della FAO, la cui competenza si estende a tutte le acque marine del Mediterraneo e del Mar Nero. Il suo obiettivo principale è garantire la conservazione e l'uso sostenibile delle risorse marine viventi, nonché lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura. I membri della GFCM comprendono 24 parti contraenti (Albania, Algeria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Egitto, Unione Europea, Francia, Grecia, Israele, Italia, Libano, Libia, Malta, Monaco, Montenegro, Marocco, Romania, Slovenia, Spagna, Repubblica Araba Siriana, Tunisia, Turchia, Ucraina) e cinque parti non contraenti cooperanti (Bosnia-Erzegovina, Georgia, Giordania, Moldavia, Arabia Saudita).

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Storia di un sindaco ex comunista nel paese della Madonna


Claudio Montaldo ha vinto di nuovo le elezioni a Ceranesi, il comune dove sorge la Madonna della Guardia, la basilica cara ai genovesi
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Diavolo e acqua santa, preghiere e discussioni, tenacia sostenuta dalla politica e (per chi ci crede) benedetta dalla Madonna. C’è un po’ di tutto questo nella storia che ha visto Claudio Montaldo, figura di spicco della sinistra ligure, diventare di nuovo sindaco di Ceranesi, borgo della Valpolcevera, sede del Santuario della Guardia e di grandi fabbriche oggi sempre in lotta per mantenere quei lavori che le grandi multinazionali provano a spezzettare o distruggere.

A Ceranesi la campagna elettorale era arrivata dopo una querelle degna di una metropoli. E così sono partite coltellate (politiche) dritte al cuore, tradimenti a sorpresa, dimissioni a catena di assessori e consiglieri. Vicende più personali che politiche, «riconducibili alla frustrazione di queste persone che non si sono mai espresse nel merito», aveva spiegato Montaldo in un’intervista a Primocanale. «Qualcuno di loro ha anche ribadito spesso che abbiamo lavorato bene, allora mi chiedo perché l’abbiano fatto. Si tratta di argomentazioni inesistenti, volevano che io prendessi posizione contro un consigliere che ci ha sempre sostenuto, mi imputano di non averlo tagliato».

Tradimenti, ex voto e schede elettorali

La frattura è diventata insanabile, fino alle dimissioni del sindaco – il giorno di Santo Stefano – seguite dalla decisione di ricandidarsi per queste elezioni appena archiviate. «È andata bene», ha detto il sindaco a L’Unica – forte del suo 59,2 per cento – prima di tornare in ufficio a firmare le carte rimaste indietro.

Intanto, se in Valpolcevera i suoi sostenitori festeggiano, qualcuno penserà che anche la Madonna si sia data da fare. Perché Ceranesi, 3.800 abitanti, è il comune del Santuario della Guardia, luogo da rispettare e visitare per tutti i genovesi, laici o religiosi che siano: per ringraziare, per raccomandare soprattutto bambini e marinai. Perché a Ceranesi – come pure a Genova – quando si deve ottenere qualcosa di importante, si accordano laici e cattolici, parroci e cardinali, sindaci e sindacati. E, quando è il caso, qualcuno si spinge fino alla Guardia, come tutti chiamano il Santuario. Perché, dopo i tradimenti e le coltellate, arriva sempre il momento di fare un passo lassù, dopo otto chilometri di salita. Magari per rilassarsi, o per confermare che la Madonna a volte interviene.

Tutto era cominciato una mattina di tanti secoli fa. È il 29 agosto del 1490 quando Benedetto Pareto, contadino di Livellato, borgo lì vicino, sta pascolando il suo gregge sul monte Figogna. D’improvviso appare la Madonna e gli chiede di costruire una piccola cappella. Lui è scettico, teme di non avere i soldi per farlo, quasi rinuncia, ma poi cade da un albero: si ritrova in fin di vita, ma la Madonna lo salva. Il contadino e la moglie certificano da un notaio che l’apparizione è vera, molti si offrono per aiutare. Il Santuario della Madonna della Guardia diventa per tutti solo “la Guardia”. Da allora ci sarà una seconda apparizione, nasceranno due piccole chiese, la stanza degli ex voto e soprattutto la fede incrollabile di una città. Fino al 1890, quando viene costruita la basilica attuale.

Da allora è nata la tradizione genovese per cui almeno una volta nella vita bisogna raggiungere la Guardia: il santuario che spicca in cima alla collina, quasi a proteggere Valpolcevera con le sue grandi fabbriche fiorenti negli anni Sessanta e Settanta e poi incalzate dalla crisi e dalla globalizzazione che a poco a poco le hanno erose. Sono tanti quelli che si fanno a piedi, o più spesso in macchina, gli otto chilometri che portano dalla Madonna che, con la sua storia popolare, da più di un secolo ha un suo spazio anche in Vaticano: nel 1917, infatti, la città di Genova donò una statua a papa Benedetto XV, genovese della famiglia Della Chiesa.
Ceranesi, il Santuario della Guardia
Dai vertici a un municipio di paese

Montaldo – che nella vita è stato vicesindaco di Genova, assessore regionale e membro della direzione nazionale del Partito democratico – è vissuto ai piedi del Santuario per sedici anni, dal 1983 al 1999. E ora abita sulla collina di fronte, a dieci minuti di macchina. Per capire bene perché uno come lui, che a Genova e in Liguria ha ricoperto tutti i ruoli di spicco, abbia scelto Ceranesi per continuare la sua attività politica, bisogna tornare alla battaglia, alle sciabolate con cui i suoi fedelissimi hanno provato a detronizzarlo. Perché? Faceva troppo il sindaco movimentista, ha raccontato, uno che lavora senza soste e si occupa di molti problemi: «Dicevano che mi occupavo di tutto e troppo», ha detto a L’Unica. «Ma il fatto è che il sindaco è la persona che per prima impatta con i problemi dei cittadini. E di questo si dovrebbe tenere conto qui, sul territorio ma anche nella Città metropolitana e a Roma. Perché la scelta, l’attenzione al vivere in un luogo che viene accudito e amato è fondamentale».

Montaldo, in politica, aveva cominciato presto: da adolescente si era iscritto alla FGCI, l’organizzazione giovanile del Partito comunista italiano (PCI). Suo padre, operaio e partigiano, la mattina comprava L’Unità, il giornale del partito, e la sera la portava a casa. «E io leggevo», ha ricordato. «E quando in Grecia sono arrivati i colonnelli, io ragazzotto, ho deciso di iscrivermi alla FGCI, di seguire a modo mio le idee di famiglia che erano diventate mie». È solo l’inizio di una lunga storia politica. Dopo la FGCI era arrivato il PCI, che si sarebbe trasformato in Partito democratico della sinistra (PDS) e poi in Democratici di sinistra (DS). È stato eletto segretario di Genova, l’ultimo del PCI. Poi, con il PDS, sceglieranno ancora lui per la segreteria regionale.

«Mi consideravano migliorista», ha detto. «Ma non era una diversità ideologica, diciamo che tra D’Alema e Veltroni mi sentivo più simile a Veltroni. Tutto qui». Da segretario entra nel consiglio di amministrazione di AMGA (Gas) e poi in altre aziende. «Mi è servito per capire come funzionavano dall’interno e poi per spiegarle», ha raccontato. Ma il suo destino politico è l’amministrazione della città: vicesindaco per un anno con Adriano Sansa, poi per altri cinque con Beppe Pericu. C’è un aneddoto che spiega bene che tipo di politico sia Claudio Montaldo: negli ultimi giorni del 1997, Genova è travolta e sconvolta da una nevicata terribile che imbianca e ghiaccia tutto. Piazza De Ferrari è deserta: lui è lì, a prendersi i rimbrotti dei pochi cittadini, quando qualcuno gli chiede come mai fosse rimasto, risponde semplicemente: «Ero di turno». Ecco, il carattere è questo.

Dal Comune era passato alla Regione: dieci anni, nei quali era stato nominato e poi riconfermato assessore alla Sanità: un groviglio che prova a districare. Poi la scelta: basta, si cambia mondo.

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Una sfida diversa

La prima volta di Montaldo candidato sindaco a Ceranesi, quattro anni fa, aveva lasciato tutti stupiti. Ma che ci fa qui, uno con quella carriera? «È stato un caso», ha detto. «Mi hanno chiesto se fossi disponibile a candidarmi a sindaco. Questi sono posti che conosco bene, mi son detto: perché no?». C’era (e c’è) un mucchio da fare, a partire dalle frane che minacciano l’abitato e poi la strada per il santuario. O lo scuolabus: «Ogni anno investiamo 180 mila euro per portare i bambini da casa a scuola e ritorno, ma sono frazioni sparse sul territorio, lo scuolabus è importante».

«Per me è stata una nuova sfida», ha aggiunto. «Perché governare una zona piccola non è facile come sembra. Intanto comporta un rapporto quotidiano con i cittadini che ti rovesciano tante idee per colmare necessità. E poi ogni giorno vai in giro, lavori e ascolti». La delusione del mandato interrotto? Montaldo non perde il sorriso. «Guardiamo un po’ i fatti. Nel 2022 ho preso 880 voti, tutti gli altri insieme non sono arrivati a superare i 300. Questa volta ne ho persi un po’, mi sono fermato a 839. E poi sono state elette due donne e una spero di convincerla a farmi da vice o da assessore».

Nessuna tentazione di tornare a Genova? «No, questa è una bella dimensione e poi mi son dato un obiettivo: lavorare perché la politica regionale e nazionale riconsideri il ruolo dei Comuni. Sono il primo contatto con i cittadini, eppure è stato calcolato che fra sette anni avremo il 46 per cento in meno del personale». Ma se la gente non sa che c’è chi lavora per obiettivi concreti, per migliorare la vallata, si allontana. Non va a votare, si disinteressa. «Ne ho parlato anche con il rettore della basilica, Andrea Robotti, 47 anni: giovane e con la mente aperta», ha raccontato Montaldo.

Intanto, la Madonna sorride e sembra ringraziare chi nella stanza degli ex voto ha lasciato un ricordo per mostrare la sua riconoscenza. E come se la caverà il sindaco laico? Lui dice benissimo, tra pellegrini, abitanti, il rettore. E non teme nuovi agguati? No: in fondo lui è il sindaco della Madonna ed è appena tornato superando un tradimento. Chi oserebbe mettersi contro?

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Nessuno avrebbe potuto pronosticare risultati simili. Forse nemmeno i fondatori, per quanto animati da intenzioni serie, si sarebbero aspettati di superare mille allievi e una trentina di docenti in poco più di cinque lustri. Negli anni Novanta creare una scuola di fumetto era un’idea pionieristica, quasi visionaria. Una scommessa ambiziosa che, anno dopo anno, ha saputo conquistare sempre più spazio diventando una realtà radicata nel territorio. Per questo non è eccessivo affermare che parlare della Scuola di Fumetto di Asti equivalga a parlare del fumetto astigiano: nelle vesti di insegnanti o in quelle di allievi, chiunque si occupi di fumetto ad Asti è passato da quei banchi.

Le radici del progetto

Ma per capire come si è arrivati fin qui bisogna risalire il fiume del tempo al 1996, quando i primi semi del progetto germogliano dall’amicizia del giornalista Enzo Armando con Luigi Piccatto e Gino Vercelli, disegnatori di Sergio Bonelli Editore, la più grande casa editrice specializzata d’Italia, quella di Tex e Dylan Dog. «All’epoca esisteva una scuola di fumetto gestita dalla Regione in Sicilia, mentre quelle di Torino e Milano erano private», ha raccontato Armando a L’Unica. «Noi non eravamo in grado di creare una scuola privatamente. Decidemmo così di presentare all’amministrazione comunale un progetto preparato con Emanuele Pozzi, un uomo di finanza appassionato di fumetti, ma fu bocciato». Passano due anni di silenzio, l’idea della scuola sembra eclissarsi, poi il telefono di Armando squilla: «Era Salvatore Leto, dirigente comunale del Centro Giovani di Asti. Ci convocò per comunicarci che, tra i progetti da attivare, aveva recuperato dal cassetto il nostro».

E così, mentre Dylan Dog spopola in edicola e le convention del settore cominciano a moltiplicarsi sulle tracce del Salone Internazionale di Lucca – destinato a trasformarsi nell’attuale kermesse di “Lucca Comics and Games” – tra il 1998 e il 1999 si materializza la prima classe della Scuola di Fumetto di Asti, unico esempio italiano di didattica della “nona arte” a gestione comunale. Piccatto e Vercelli insegnano le tecniche di disegno, Armando si occupa di storia e linguaggio del fumetto, mentre il braccio operativo del Comune di Asti si chiama Denise Passarino. È lei a guidare la macchina dietro le quinte, spaziando dalla programmazione agli aspetti burocratici.

Dopo quasi trent’anni, i suoi ricordi di quel periodo sono ancora nitidi: «Seguivo l’amministrazione del Centro Giovani sotto tutti i profili, sia quelli organizzativi che quelli economici», ha raccontato a L’Unica. «Avevamo progetti musicali, culturali, laboratori creativi, una sala computer e un auditorium. Era un luogo vivo, in cui i giovani mettevano il loro talento al servizio della cittadinanza». L’ambiente ideale per diventare la casa natale della Scuola di Fumetto: «A scuola i ragazzi trovavano uno spazio dove esprimere un talento che non potevano esprimere altrove. E lo facevano con due disegnatori d’eccellenza».
Foto: Scuola di Fumetto e Animazione di Asti
Il contatto con i professionisti

Agli inizi il numero delle richieste di iscrizione è talmente elevato da rendere necessaria una selezione preliminare. In un tempo in cui entrare in contatto con i professionisti non era semplice, Passarino ricorda come gli aspiranti allievi si trovassero al cospetto degli insegnanti senza sentirsi giudicati, ma ricevendo consigli e valutazioni costruttive. Sono tra i primi segnali della bontà del progetto, di come la scuola abbia saputo intercettare un’esigenza sotterranea.

Negli anni la crescita è vertiginosa, scaturita progressivamente in una realtà sempre più articolata. Mentre il corso base evolve da anno singolo in biennio, l’offerta formativa si amplia con l’aggiunta di nuovi percorsi didattici per adulti e bambini: manga, umoristico, acquerello e illustrazione sono i principali, ciascuno gestito da un professionista del settore. Nel corso del tempo verranno avviate collaborazioni con pezzi da novanta del fumetto italiano: ad Asti sono arrivati disegnatori del calibro di Sergio Zaniboni (a lungo matita principe di Diabolik), Giuseppe Palumbo (autore capace di passare dalla produzione autoriale a quella da edicola) e Luigi Corteggi (il più celebre art director del fumetto italiano, autore di centinaia di copertine per Kriminal e Satanik), ma anche sceneggiatori come Antonio Serra, Pasquale Ruju e Claudio Chiaverotti, tutte firme di primissimo livello della Bonelli.

Con il tempo, lo staff di insegnanti vedrà l’inserimento di nomi astigiani come Sergio Ponchione (copertinista di Linus e autore di una rivisitazione di Popeye inserita in una raccolta americana premiata con un Eisner Award, l’Oscar del fumetto assegnato a San Diego), Elena Pianta (disegnatrice Bonelli e Disney) e Federica Di Meo, considerata la più importante mangaka italiana. Al termine di ogni annata, la cerimonia di consegna dei diplomi e un volumetto con i lavori realizzati durante l’anno celebrano il percorso degli allievi, rinnovando una tradizione ormai consolidata.
Foto: Scuola di Fumetto e Animazione di Asti
Il ricordo di Luigi Piccatto (1954-2023)

Secondo Armando, «senza Piccatto e Vercelli tutto questo non sarebbe mai avvenuto. In particolare, nelle prime annate buona parte degli allievi si iscriveva grazie alla presenza di Luigi». È stato così anche per Renato Riccio, allievo della scuola a metà anni Duemila. «Avere a pochi chilometri un corso dove insegnava un artista che amavo su Dylan Dog ha fatto la differenza», ha detto a L’Unica il disegnatore alessandrino, che certamente non avrebbe mai immaginato che, dietro l’angolo, lo aspettava il salto della barricata. Perché Riccio sarebbe diventato il collaboratore più fedele di Piccatto: «Cominciai a frequentare lo studio di Luigi già durante il periodo della scuola», ha raccontato. «Se respirare quell’atmosfera era emozionante, mettere le mani sulle tavole originali diventava una responsabilità da far tremare le gambe. All’inizio, però, svolgevo compiti minori: solo in un secondo momento sono arrivato a ricoprire le mansioni principali come l’inchiostrazione e il disegno degli sfondi». Un impegno portato avanti senza sosta fino al 2023, quando il destino ha strappato via Piccatto in un’alba di metà marzo.

Di sicuro il maestro di Dylan Dog è stato il primo a convertire la scuola in un’opportunità lavorativa. Emma Martinelli, Luca Bosio, Walter Riccio, Matteo Santaniello, Francesco Scrimaglio: sono tanti gli allievi arruolati da Piccatto nel suo staff, giovani senza esperienza entrati nella dimensione del professionismo dalla porta principale. Molti di loro, terminata l’esperienza da assistenti, hanno continuato a correre con le proprie gambe: Andrea Broccardo collabora con diversi editori americani su titoli come Spider-Man e Star Wars, mentre Giulia Massaglia e Stefania Caretta firmano i disegni di Diabolik. Lo stesso Renato Riccio prosegue il suo percorso in Bonelli con Dylan Dog e Martin Mystère. Ma ci sono altri allievi che, pur non transitando dallo studio di Piccatto, hanno fatto carriera: è il caso di Alessio Moroni, attivo in pianta stabile sul fantasy Dragonero, o di Marco Mastrazzo, illustratore di copertine pittoriche per i colossi americani Marvel e Dc Comics. Difficile trovare un’altra realtà italiana con un numero così alto di allievi diventati professionisti.

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La scuola oggi

Oggi la scuola appartiene ancora al Comune di Asti, ma dal 2019 viene gestita dall’Associazione ATF, presieduta dallo stesso Armando con la direzione artistica di Marco Avoletta, un allievo della prima edizione. Oltre a lui, tanti altri ex studenti continuano a essere legati alla scuola: Moroni è diventato docente dietro sua stessa richiesta, Barbara Fantaguzzi insegna acquerello, Letizia Veiluva illustrazione, Evelina Forno ha tenuto a battesimo il corso di manga per ragazzi oggi curato da Marco La Sala. Tutte figure che contribuiscono a tramandare lo spirito della scuola: «Oltre a fornire le basi del disegno, cerchiamo di inculcare l’aspetto professionale», ha spiegato Armando. «L’ambiente è disteso, amicale: quando gli insegnanti sono appassionati è più facile interagire».

Dopo 25 anni di gestione totale, anche Passarino continua a fare la sua parte: «Il Comune fornisce gli spazi, offre supporto operativo e si occupa della comunicazione. Da questo punto di vista rappresenta un segno di continuità. Nel corso del tempo abbiamo cambiato sette sedi, organizzato la trasferta in pullman a Lucca Comics per dodici anni e gli allievi hanno fondato le associazioni Alfa e Compagnia del Fumetto. Ogni percorso ha creato sinergie nuove, fondendo un processo di miglioramento interno e contaminazioni con altre realtà».
Foto: Scuola di Fumetto e Animazione di Asti
Quel progetto sgorgato alle soglie del 2000 è ormai diventato un’istituzione, un brand riconosciuto anche oltre i confini astigiani. Certamente una delle chiavi del successo è stata la componente sociale, quella spinta che trasforma la passione in un momento di aggregazione e di condivisione. Armando fa notare che «tutti gli ex allievi della scuola ricordano la loro classe. Molti di loro sono rimasti in contatto, si conoscono anche se hanno frequentato annate diverse perché il fumetto fa da collante. In fondo, è una passione di nicchia: partecipando alla scuola, gli allievi possono trovare altre persone con cui parlarne. Le classi cementano amicizie unite da un medium, annullando le barriere dell’età e della provenienza».

Probabilmente il risultato più prezioso della Scuola di Fumetto di Asti sta proprio qui. Non tanto nei diplomi consegnati o nelle carriere avviate, ma nei legami che ha saputo intrecciare. A ben vedere, il tratto in comune di quasi tutte le storie è proprio l’incontro: può essere quello tra futuri colleghi o tra appassionati con cui condividere un interesse che là fuori sembra non appartenere a nessuno, ma cambia poco. In qualsiasi caso, è il segno più marcato di una realtà partita come luogo di formazione e arrivata a essere una grande comunità. Una realtà capace di creare un senso di appartenenza, come qualsiasi vera scuola. Forse più di qualsiasi altra scuola.

Per avere maggiori informazioni sulla Scuola di Fumetto e Animazione di Asti puoi consultare questo sito.

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Condannati a usare le auto, Langhe e Roero scoprono la “mobility poverty”


ConTrasporto è una cooperativa di Guarene costituita nel 2024 per sopperire alle carenze del trasporto pubblico
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Nelle Langhe e nel Roero la libertà di movimento ha ancora un prezzo fisso: una macchina in garage. Chi non ce l’ha – perché è troppo giovane per guidare, troppo anziano per farlo ancora, o semplicemente perché non può permetterselo – si trova di fatto tagliato fuori. Fuori dai servizi, dal lavoro, dalla vita sociale. È un problema antico che ha un nome relativamente recente: mobility poverty, povertà di mobilità. E nella fascia collinare intorno ad Alba e Bra è un problema molto visibile, per chi vuole guardare con attenzione.

Una geografia ostile ai pendolari

Le colline tra il Tanaro e il Po disegnano un paesaggio tra i più celebrati d’Europa, patrimonio Unesco da oltre un decennio. Ma per chi ci vive e lavora, quella bellezza ha anche il rovescio di strade tortuose, crinali che separano frazioni dai centri urbani, e una rete di trasporto pubblico pensata per altre epoche e altri bisogni. I comuni dell’Albese e del Braidese sono disseminati su un territorio vasto, fatto di realtà vive ma distanti dai poli di servizi. Raggiungere un presidio sociale, un supermercato, un ufficio pubblico o semplicemente un posto di lavoro in città, senza un mezzo proprio, è nella maggior parte dei casi impossibile in tempi ragionevoli.

Il trasporto pubblico locale serve soprattutto le direttrici principali e gli orari scolastici. Chi lavora su turni, chi ha un appuntamento medico nel pomeriggio, chi vuole partecipare a un corso serale, a una riunione, a un concerto, non trova risposta. E così ogni famiglia accumula una, due, tre automobili, con tutto il peso economico che questo comporta: assicurazione, carburante, manutenzione (e tralasciando qui l’impatto sull’ambiente). Per i bilanci familiari più fragili, quella soglia non è superabile.
Foto: Pexels
Quando non muoversi diventa esclusione

La mobility poverty non è semplicemente la mancanza di un mezzo di trasporto. È qualcosa di più sottile e pervasivo: si tratta di un fenomeno che tocca la capacità stessa delle persone di immaginare e pianificare i propri spostamenti. Chi non ha accesso alla mobilità finisce per adattare i propri bisogni e le proprie ambizioni a ciò che è “alla propria portata”: rinuncia al lavoro lontano da casa, non accede a servizi sanitari con la stessa frequenza di chi ha un’auto, si isola progressivamente. Gli anziani soli nelle frazioni collinari, i giovani che aspettano la patente come una liberazione, i lavoratori a basso reddito che devono scegliere tra mantenere un’automobile e pagare l’affitto: sono loro il volto locale di questa povertà silenziosa.

Il paradosso è che la mobilità rurale si trova stretta in una spirale difficile da invertire: meno abitanti si spostano con i mezzi pubblici, meno conveniente diventa mantenere tali mezzi, e dunque l’offerta si riduce ulteriormente, alimentando la dipendenza dal mezzo privato.

Un modello cooperativo per rompere il cerchio

È a partire da questa diagnosi che è nata “ConTrasporto”, cooperativa di consumo con sede a Guarene, nel Roero, costituita nel luglio 2024 dopo anni di sperimentazione sul campo. Il concept era stato elaborato a partire dal 2016 nell’ambito di progetti sostenuti dalla Compagnia di san Paolo e dalla Città metropolitana di Torino, sperimentato nelle valli di Lanzo e in area Canavese, e ha impiegato quasi un decennio per trovare la forma giuridica più adatta.

La scelta della cooperativa di consumo non è casuale. In Italia il trasporto pubblico può essere erogato solo nell’ambito del trasporto pubblico locale con requisiti di accesso inaccessibili per piccoli soggetti locali. Oppure come NCC (Noleggio con conducente), con vincoli che lo rendono inadatto a un servizio flessibile: l’autista deve sempre partire dalla propria rimessa, deve avere un veicolo dedicato esclusivamente al servizio, deve superare un esame complesso che le Camere di Commercio richiedono anche quando la legge regionale prevederebbe un’esenzione per i soci di cooperative di autisti. Aggirare questi ostacoli legali senza violare la normativa ha richiesto anni di lavoro con giuristi, fiscalisti ed esperti di mobilità.

Il modello ConTrasporto funziona invece come un servizio riservato ai propri associati: i cittadini si iscrivono alla cooperativa, pagano la quota di iscrizione e come soci possono prenotare una navetta a chiamata con un autista oppure condividere un passaggio con un altro socio. Il servizio è riservato ai soci ed è gratuito nel limite dei talenti, cioè dei “punti” che i soci possono guadagnare in diversi modi.

«Il servizio è strutturato per bacini di circa venticinque chilometri di diametro, ciascuno orientato verso un attrattore principale, tipicamente una stazione ferroviaria o un ospedale, con l’obiettivo di collegare le frazioni alle linee di forza del trasporto pubblico senza sovrapporsi a esse», ha spiegato a L’Unica Lucia Savino, presidente di ConTrasporto.
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Alcuni esempi

Il primo passo è diventare soci: una tessera da venticinque euro, una richiesta inviata tramite il sito della cooperativa, e poi ci si prenota con almeno due giorni di anticipo, via telefono o Whatsapp. Il costo del viaggio varia in base ai chilometri. Al momento la cooperativa dispone di tre furgoncini da otto posti (uno dei quali elettrico) e di quattro autisti.

I casi concreti raccontano meglio di qualsiasi definizione a chi serve questo servizio. Il primo accordo strutturato è nato con l’ASL CN2, che aveva un problema preciso: l’ospedale “Michele e Pietro Ferrero” di Verduno sorge in una posizione geograficamente scomoda, difficile da raggiungere senza un’automobile per chi non abita ad Alba. «Da questa necessità è nata la nostra cooperativa», ha spiegato Savino. «I veri destinatari sono tutte le persone che vivono e lavorano sul territorio: i pazienti che devono recarsi a Verduno per una visita, ma anche chi lavora al Ferrero su turni e non se la sente di guidare dopo una notte di lavoro».

Vuoi avere maggiori informazioni sul servizio di ConTrasporto? Puoi consultare questo link.

Un secondo esempio viene dal Comune di Montà: quattro bambini non riuscivano a raggiungere il punto di raccolta dello scuolabus perché abitavano troppo lontano dalle fermate. Prima dell’accordo con ConTrasporto, erano i genitori a doverli accompagnare ogni mattina. Ora ci pensa la cooperativa.

Il terzo caso ha a che fare con lo sport, e dice qualcosa di preciso su chi rischia di restare escluso quando la mobilità manca. Grazie a un contributo di Banca di Cherasco, ConTrasporto trasporta le giovani atlete dell’ASD Volley Cherasco – ragazze minorenni che abitano in frazioni e comuni periferici – verso le palestre di Cherasco e della frazione di Roreto per gli allenamenti pomeridiani. «Aiutiamo famiglie che altrimenti dovrebbero fare i salti mortali – ha aggiunto Savino –. Ma soprattutto permettiamo alle ragazze di non rinunciare a un’attività che amano».

Sono storie minime, nel senso positivo: non cambiano il mondo, ma cambiano la giornata di chi le vive. E proprio nella loro specificità mostrano dove il sistema pubblico non arriva. Il nodo economico però rimane aperto. «Spesso abbiamo corse con un solo passeggero», ha ammesso Savino. «Per noi così non è sostenibile, né dal punto di vista economico né da quello ambientale. L’obiettivo è riuscire a unire più richieste in un unico spostamento». È la sfida strutturale di qualsiasi servizio a chiamata: la domanda cresce lentamente, e finché non raggiunge una massa critica, i costi fissi pesano più dei ricavi. Per questo la cooperativa sta esplorando accordi con le aziende del territorio, proponendo piani di mobilità casa-lavoro per i dipendenti, nella convinzione che siano gli utenti sistematici, quelli che viaggiano ogni giorno, a garantire la tenuta economica del modello.

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Le domande che restano aperte

Il progetto ha il pregio di esistere e di avere alle spalle una storia di sperimentazioni reali, non solo di buone intenzioni. Eppure i nodi irrisolti sono numerosi. Il primo, che si aggiunge all’aspetto economico già menzionato, è quello della sostenibilità economica nella fase di avvio: il piano di startup per un singolo bacino prevede costi nell’ordine dei centomila euro, che richiedono il sostegno di soggetti finanziatori esterni – fondazioni, enti pubblici, unioni di Comuni – difficili da mobilitare in tempi brevi e con continuità.

Il secondo nodo riguarda la domanda: un servizio a chiamata cresce lentamente, perché le persone devono conoscerlo, fidarsi, modificare le proprie abitudini di spostamento. Senza una fase intensa di promozione e attivazione del territorio, il rischio è che i mezzi girino in parte vuoti troppo a lungo.

Il terzo riguarda il quadro normativo nazionale, che non prevede ancora un ruolo specifico per i servizi di trasporto rurale e non incentiva soluzioni ibride come questa. Il contesto europeo, come nota lo stesso team di ConTrasporto, è caratterizzato dall’assenza di politiche comunitarie dedicate alla mobilità rurale.

Restano infine le domande politiche: sono i Comuni, le unioni dei Comuni, la Regione Piemonte disposti a riconoscere la mobility poverty come una priorità da affrontare con strumenti nuovi? Finora le risposte sono state frammentate, legate a singoli progetti e finanziamenti occasionali. Per chi vive sulle colline del Roero o delle Langhe senza un’auto, nel frattempo, ogni giorno conta.

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Settantatré passi verso il futuro e l’amore incondizionato che solo un animale può dare. Tanto è bastato a Martina, una bambina con sindrome di Angelman e con tratti autistici, per rompere il guscio dell’isolamento e sfidare la propria immobilità solo per raggiungere “l’abbraccio” di un cane.

Martina, all’età di quattro anni, non aveva ancora mai camminato in autonomia. Eppure, attraverso l’incontro e la relazione con Gilda, una Golden Retriever, è accaduto quello che la sola fisioterapia faticava a ottenere: «Dopo un lungo percorso durato anni, abbiamo finalmente contato insieme alla mamma 73 passi in autonomia per andare verso il cane. È stata la motivazione che l’ha spinta ad aprirsi nella relazione con gli altri e a camminare», ha raccontato a L’Unica Maria Grazia Daquarti, fondatrice con il marito Roberto Crepaldi dell’associazione “Un cane per sorridere”.

Non è una favola, ma uno dei tanti capitoli scritti nella storia dell’associazione, che il 13 maggio scorso ha celebrato un traguardo importante. Fondata nel 2006, questa realtà alessandrina con sede a Mirabello, nel cuore del Monferrato, ha saputo trasformare un profondo amore per i cani in una disciplina scientifica rigorosa, diventando un faro per il progetto regionale Interventi assistiti con gli animali (IAA).

Oltre la pet therapy

Alla base di tutto c’è il superamento del concetto di semplice “compagnia animale” a favore di un rigore certificato. «Un tempo, fino al 2015, queste attività si chiamavano genericamente pet therapy. Poi il Ministero della Salute ha riconosciuto questa disciplina scientifica, ha emanato le linee guida e ha identificato il percorso formativo per i professionisti, univoco in tutta Italia», ha spiegato Daquarti, che è anche educatrice cinofila.

Oggi l’associazione opera attraverso équipe multidisciplinari iscritte al portale nazionale Digital pet, garantendo che ogni intervento sia gestito da esperti certificati (coadiutori, medici veterinari comportamentalisti, responsabili di attività). La magia, secondo la fondatrice dell’associazione, ha in realtà una base biologica precisa: «Non è qualcosa di magico, non è qualcosa di poetico, ma è qualcosa di neurofisiologico quello che accade». Quando si interagisce con un cane calmo, il corpo reagisce: si abbassa il cortisolo (l’ormone dello stress) e aumentano endorfine e ossitocina, i neurotrasmettitori del benessere e del legame affettivo.

Il cane parte del percorso di cura

Il raggio d’azione dell’associazione è vastissimo e tocca le realtà più fragili del territorio alessandrino. Da quindici anni l’èquipe è una presenza fissa all’Ospedale infantile di Alessandria, collaborando con pazienti pediatrici, tra cui quelli affetti da patologie neuropsichiatriche. Ma è forse negli hospice di Casale Monferrato e Alessandria che il lavoro dei cani rivela la sua potenza più nuda e profonda.

«Il cane ha un ruolo di supporto emotivo molto importante per le persone nel loro fine vita», ha detto ancora Daquarti. In questi luoghi di confine, l’animale funge da ponte: facilita la comunicazione dove il dolore la blocca e riaccende ricordi positivi in chi sta per andarsene, ma anche tra chi resta. Il beneficio è circolare: «Diverse volte mi è capitato di vedere il caregiver aprirsi in un pianto liberatorio abbracciando il cane dopo la morte del proprio caro». Anche il personale sanitario ne trae giovamento, trovando nella presenza del cane una pausa rigenerante dallo stress della routine quotidiana.

I progetti

L’unicità di “Un Cane per Sorridere” risiede anche nella sua capacità di innovare. Con il progetto AmicoCane, nato insieme all’associazione nel 2006, la onlus entra nelle scuole dell’infanzia e primarie per insegnare il rispetto del cane come essere senziente. Recentemente, la sfida si è spostata nei licei, come l’Istituto Balbo e l’Umberto Eco, dove la “cogestione” ha visto centinaia di adolescenti confrontarsi con gli esperti. L’approccio è volutamente informale ma denso di contenuti: «Portiamo una tematica innovativa importante, seria, ma in una maniera molto insolita, molto soft, alleggerita anche dalla presenza accogliente dei nostri cani. Ci sediamo per terra con loro in classe».

Ma il progetto più intimo è forse quello nato dalla sofferenza personale della fondatrice: il gruppo di auto-mutuo aiuto per il pet loss, creato in memoria di Gilda, la Golden Retriever che per quindici anni è stata compagna di vita e di lavoro e che, tra gli altri, ha fatto la differenza nella storia della piccola Martina. «Il lutto per un animale è un lutto delegittimato dalla società. Il nostro dolore è sottovalutato da tutti», ha commentato la fondatrice. In questo spazio, chi ha perso un animale può trovare comprensione e sostegno, trasformando la perdita in un momento di condivisione.

Sei un giornalista che vive nella zona di Alessandria e vorresti scrivere per L’Unica? Mandaci una proposta di articolo a info@lunica.email

Il futuro e l’etica della reciprocità

Per “Un Cane per Sorridere”, il benessere non può mai essere a senso unico. I cani dell’associazione non sono “strumenti”, ma partner che vivono in famiglia e la cui salute psicofisica è monitorata costantemente da veterinari esperti. «Ci occupiamo del benessere dell’essere umano, ma ci occupiamo anche del benessere del cane. Lo scambio affettivo reciproco è importantissimo», ha spiegato Daquarti.

Per guardare al futuro e sostenere i progetti gratuiti nelle strutture pubbliche, l’associazione ha recentemente lanciato “Monfidog”: una serie di escursioni educative e sociali sui sentieri del Monferrato. È un modo per raccogliere fondi, ma anche per insegnare ai proprietari di cani a vivere la natura e la relazione in modo corretto.

In vent’anni, Maria Grazia e Roberto hanno costruito una realtà dove la formazione d’eccellenza (in collaborazione con diversi enti del territorio, dalle scuole agli ospedali) incontra la sensibilità più pura. Perché, come ha ricordato la stessa Daquarti, il senso ultimo di tutto questo lavoro sta in un bisogno primordiale: «La relazione con l’animale appaga il bisogno di sentirsi amati e questa sensazione resiste sempre, anche quando ci avviciniamo alla fine, negli ultimi giorni di vita».

Questa puntata di L’Unica Alessandria termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

I vostri messaggi

“Una bella idea per raccontare una comunità ormai fuori dal cono dell’attenzione delle testate nazionali. Il racconto di storie vicine, che si muovono in luoghi noti, che raccontano problemi di molti creano vicinanza, partecipazione, appartenenza e voglia di cambiamento”.

— Giulio S.

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La rassegna stampa di venerdì 5 giugno 2026


Il Senato salva il fondo da 1,8 miliardi per gli alleati di Trump, la Camera approva nuovi aiuti all'Ucraina sfidando il presidente, John Bolton verso il patteggiamento per i documenti classificati e Hezbollah respinge la tregua mediata dagli Stati Uniti

Questa è la rassegna stampa di venerdì 5 giugno 2026

Il Senato salva il fondo da 1,8 miliardi per gli alleati del presidente Trump durante la maratona di voti


Nel corso del voto-a-rama sul pacchetto di riconciliazione da 70 miliardi destinato al finanziamento dell'ICE, il Senato ha respinto per 49-50 l'emendamento del leader democratico Chuck Schumer che avrebbe bloccato il fondo "anti-weaponization" da 1,8 miliardi pensato per indennizzare gli alleati del presidente. Il dissenso interno ai repubblicani si è allargato, con sei senatori che hanno votato contro la nuova sala da ballo della Casa Bianca e tre che hanno bocciato la nomina temporanea di Bill Pulte all'intelligence.

Fonti: The Guardian, The Wall Street Journal, The Hill

La Camera approva nuovi aiuti militari all'Ucraina, diciotto repubblicani sfidano il presidente Trump


Con 226 voti a favore e 195 contrari, la Camera ha approvato una legge che autorizza nuovi finanziamenti militari all'Ucraina e sanzioni contro segmenti chiave dell'economia russa, scavalcando le obiezioni della leadership repubblicana. Si tratta della seconda rottura della settimana sulla politica estera del presidente: il giorno prima la Camera aveva approvato per la prima volta una risoluzione sui poteri di guerra per fermare l'azione militare contro l'Iran.

Fonti: The New York Times, The Guardian, The Hill

John Bolton verso il patteggiamento per la cattiva gestione di documenti classificati


L'ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump, diventato negli anni uno dei suoi critici più aspri, ha accettato di dichiararsi colpevole di un capo d'imputazione per detenzione illegale di documenti sensibili e di pagare una multa superiore a 2 milioni di dollari. Il Dipartimento di Giustizia chiede una pena detentiva, che potrebbe arrivare fino a cinque anni in base alla decisione del giudice in sede di sentenza.

Fonti: The Wall Street Journal, The Guardian

Tre senatori repubblicani votano contro la nomina temporanea di Bill Pulte a capo dell'intelligence


I senatori Bill Cassidy, Susan Collins e Lisa Murkowski si sono uniti ai democratici nel sostenere un emendamento per impedire a Pulte di assumere ad interim la guida della National Intelligence mentre continua a dirigere la Federal Housing Finance Agency. Il presidente Trump ha precisato che l'incarico sarà solo temporaneo e ha affidato a Pulte il compito di indagare su presunte "elezioni truccate", riprendendo le accuse infondate di brogli.

Fonti: The Hill, Bloomberg, The Guardian

L'ex procuratrice generale Bondi: Todd Blanche era "al comando" della gestione dei file di Jeffrey Epstein


Davanti alla commissione di vigilanza della Camera, l'ex procuratrice generale Pam Bondi ha dichiarato che Todd Blanche, il vice procuratore che il presidente Trump intende nominare al suo posto, era "al comando" della discussa diffusione dei documenti sul caso Epstein. Bondi ha aggiunto di non sapere "fino a che punto" il presidente fosse a conoscenza dei crimini di Epstein e Ghislaine Maxwell prima che la vicenda diventasse pubblica.

Fonti: The Guardian, The Hill

SpaceX si prepara all'IPO record da 75 miliardi di dollari, Wall Street in fermento


Banche e borse statunitensi si stanno contendendo il collocamento storico della società di razzi di Elon Musk, con il numero uno di JPMorgan Jamie Dimon pronto a presentare l'operazione direttamente agli investitori. Fino a un quarto dell'offerta da 75 miliardi sarà riservato ai piccoli risparmiatori: si tratterebbe della più grande quotazione mai realizzata.

Fonti: Financial Times, The New York Times

L'ex segretario Becerra avanza alle primarie democratiche per il governatore della California


L'ex segretario alla Sanità Xavier Becerra ha conquistato uno dei due posti per la corsa generale di novembre al governatorato della California, mentre il commentatore di Fox News Steve Hilton, sostenuto dal presidente Trump, e il miliardario Tom Steyer si contendono il secondo. Il presidente intanto ha messo in dubbio senza prove i tempi lunghi di scrutinio nello Stato, una mossa che secondo gli analisti rischia di minare la fiducia nei risultati di novembre.

Fonti: The Hill, The New York Times, NYT California Races

Hezbollah respinge la tregua mediata dagli Stati Uniti, stallo anche nei negoziati con l'Iran


La milizia libanese sostenuta da Teheran ha rifiutato la tregua mediata dall'Amministrazione Trump, mentre Israele ha colpito il Libano meridionale poco prima dell'entrata in vigore prevista del cessate il fuoco. Sul fronte iraniano, un nuovo sondaggio Economist/YouGov mostra che il 68 percento degli americani vuole la fine "il prima possibile" del conflitto, e il presidente si è detto "onorato" di incontrare la guida suprema in caso di accordo.

Fonti: Semafor, The Hill, Bloomberg

Il presidente Trump destina quasi 700 milioni di dollari al settore del carbone


L'Amministrazione ha annunciato un pacchetto di sostegno da quasi 700 milioni alle imprese del carbone, attivando anche poteri d'emergenza in tempo di guerra previsti dal Defense Production Act. La mossa rappresenta un nuovo passo nella strategia energetica dichiarata dal presidente, che punta a rilanciare la produzione di combustibili fossili nonostante il calo strutturale della domanda interna.

Fonti: Semafor, The Hill

L'Amministrazione Trump stringe la morsa su Cuba, le catene alberghiere internazionali si ritirano


Le nuove restrizioni economiche imposte dall'Amministrazione Trump sull'isola stanno producendo effetti tangibili, con un numero crescente di gruppi alberghieri internazionali che annuncia l'uscita dal mercato cubano. Parallelamente, il Dipartimento del Tesoro ha colpito con sanzioni mirate il presidente Miguel Díaz-Canel, segnalando un'ulteriore stretta diplomatica nei confronti dell'Avana.

Fonti: The New York Times, Bloomberg

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Oggi è così


TL;DR: la rassegna di oggi non ci sarà perché ho la febbre. Il testo che segue è stato scritto probabilmente all'apice della mia temperatura corporea quindi si richiede una buona dose di pazienza, grazie mille.

Il termometro in casa mia è sempre stato carico tutto l'anno e scarico quando serve — un pensiero tocca una parete del mio cervello e corre indietro: forse ha un significato? Una sorta di segno della provvidenza? No, è semplicemente scarico.

Sono le 00:38, ho appena terminato una telefonata con la guardia medica. È sempre rassicurante chiamare un addetto al mestiere e rendersi conto che è soltanto un piccolo virus e che non sto morendo.

«Prenda pure la Tachipirina 1000» sento farfugliare a basso volume nelle cuffie, ma non l'ho ancora presa. Il servizio di continuità assistenziale della Regione Toscana è ai limiti del brainrot: a un certo punto la voce auto generata non-AI (un transcript reader) ha iniziato letteralmente a delirare, mentre mi tenevo gli occhi in mano da quanto mi bollivano.

È assurdo che serva una malattia per fermarmi e scrivere due righe, perché nel frattempo abbiamo raggiunto i 5.000 iscritti, la 500esima rassegna, i primi brand deals, e anche una convenzione per tutti i membri di The Social Hub di Firenze Belfiore sull'utilizzo di Morning Tech Plus che non vi avevo ancora comunicato.

È strano scrivere con la febbre, soprattutto a così tante persone, ed oltretutto sto notando che la mia "penna" sta venendo influenzata dallo stile di Andy Weir che sto leggendo adesso — Project Hail Mary.

Ve lo consiglio, non tanto per lo svolgimento della trama, che se ci capite un po' di narrativa può a tratti risultare banale, anzi, "hollywoodiana" o "netflixiana", ma per la scrittura e il "dietro le quinte": la quantità di dati scientifici a sostegno del viaggio interstellare del professor Grace — interpretato da Ryan Gosling nella recentissima uscita nelle sale, è impressionante — rende tutto così realistico. Uno Sci-Fi come non si vedeva da tempo.

Il "dietro le quinte" invece è ancora più affascinante: Andy Weir è lo stesso autore di "The Martian" — nell'omonimo film, interpretato da Matt Damon — un romanzo scritto praticamente insieme alla sua community di 3mila lettori del suo blog.

Andy è un programmatore diventato scrittore. Ai tempi ha contribuito al codice di Warcraft II ma poi è stato licenziato per "bassa performance" e si è dedicato interamente al suo blog dove ha pubblicato gratuitamente un capitolo al mese di The Martian. La community di scienziati e nerd dunque lo correggeva, aggiungeva dettagli, dava spiegazioni, e così lui affinava ogni capitolo dicendo: «Questo lo pubblico così ma cambierà dopo i vostri feedback».

Poi gli hanno chiesto di metterlo su Kindle e non poteva rilasciarlo gratis quindi lo ha messo a 0,99$. Nel giro di due settimane ha scalato le classifiche mondiali, è stato contattato da una grande casa editrice e il resto è storia.

Che bello insomma... lo facciamo anche noi? È chiaro che faccio parte del 50% della popolazione che sotto sotto vuole scrivere un romanzo.

Il senso di questo testo, in ordine, era:

  1. Dirvi che oggi non c'è la rassegna
  2. Parlarvi di Andy Weir
  3. Darvi uno scorcio di come me la passo (non vi scrivevo da tanto)

Ma adesso dobbiamo andare verso una chiusa. Una chiusa, purtroppo, un po' amara.

Due giorni fa è venuta a mancare Carola Frediani, alla giovane età di 51 anni, grande giornalista e fondatrice di una delle newsletter tech più seguite d'Italia, Guerre di Rete. Un tumore l'ha raccolta e l'ha portata via nel giro di pochi mesi, senza avvisare e senza mezze parole, senza nemmeno il tempo di reagire. Nel frattempo però ha tirato sù una grande redazione e il suo bambino, Guerre di Rete, rimarrà, insieme a una larga community.

In un mondo di contenuti "ruffiani", fast, doppiogiochisti, apprezzo ampiamente tutti coloro che invece valorizzano il pensiero in sé, la discussione, la conoscenza dei fatti, proprio come Carola e la sua community.

Mi auguro di seguire sempre il suo esempio e poi, dai, lo scriviamo questo Sci-Fi italiano? L'AI, ma più precisamente l'idea di AGI, sta aprendo scenari per l'umanità che dovremmo cavalcare adesso, alla Asimov maniera no?

Tante condoglianze alla famiglia, amici e colleghi di Carola, e spero con tutto me stesso di stare meglio domani per fornirvi la rassegna del sabato. Se così non dovesse essere, ci vediamo lunedì!

EDIT: ci ho messo un'ora a scrivere questo testo e nel frattempo mi sono anche addormentato dieci minuti. Non riesco più a leggerlo, gli occhi si chiudono e la testa bolle. Amir out.

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Google da record: raccoglie 85 miliardi di dollari per l'intelligenza artificiale


La società madre di Google supera le aspettative degli investitori con una vendita azionaria senza precedenti destinata alle infrastrutture IA.

Alphabet, la holding a cui fa capo Google, ha scosso il mercato finanziario globale annunciando un’operazione di raccolta di capitali senza precedenti. Inizialmente l’azienda prevedeva di immettere sul mercato una prima tranche di azioni per un valore di 40 miliardi di dollari. Tuttavia, la domanda degli investitori è stata così elevata da spingere il totale della prima vendita a 45 miliardi. Questo successo rappresenta solo l'inizio di una strategia più ampia che prevede la vendita di ulteriori 40 miliardi nel prossimo trimestre, portando il totale complessivo a 85 miliardi di dollari. Una cifra che polverizza il precedente record storico di 70 miliardi stabilito dal colosso petrolifero brasiliano Petroleo Brasileiro nel 2010.

Tra i principali acquirenti spicca il nome della Berkshire Hathaway di Warren Buffett, che ha investito ben 10 miliardi di dollari nell'operazione. La partecipazione di un investitore noto per la sua prudenza e per la ricerca di valore reale conferma la solidità finanziaria di Alphabet: nel solo primo trimestre dell'anno, la società ha registrato ricavi per 110 miliardi di dollari, con una crescita del 22% su base annua. Questi numeri dimostrano che Alphabet è un'azienda estremamente in salute capace di generare profitti elevati mentre si lancia in nuove frontiere tecnologiche. Il ricavato di questa operazione è destinato quasi interamente allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Il CEO Sundar Pichai ha spiegato che questi fondi serviranno a supportare la crescente domanda da parte di imprese e consumatori, finanziando infrastrutture critiche e nuovi data center.

Si stima che Alphabet spenderà tra i 180 e i 190 miliardi di dollari nei data center entro la fine dell'anno, confermando l'IA come la priorità assoluta del gruppo. Questa mossa mira a consolidare la posizione di vantaggio competitivo di Google in un settore che sta ridefinendo i paradigmi dell'informatica moderna. Il successo di Alphabet invia un segnale potente all'intero ecosistema tecnologico, fungendo da apripista per le future quotazioni in borsa di aziende come Anthropic, SpaceX e OpenAI. Indica che il mercato pubblico ha un'enorme fame di investimenti legati all'intelligenza artificiale e che i grandi capitali istituzionali sono pronti a scommettere cifre astronomiche. Con quasi 8 trilioni di dollari di spesa previsti nel settore per i prossimi cinque anni, la vera sfida sarà capire se i mercati pubblici riusciranno a sostenere questo ritmo di assorbimento dei capitali nel lungo periodo. Per ora, il record di Alphabet suggerisce che la fiducia degli investitori è più solida che mai.

Fonte: techcrunch.com

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Samsung lancia i nuovi Odyssey 2026: monitor gaming fino a 6K in 3D a 330 Hz


La gamma Odyssey di Samsung si arricchisce con cinque nuovi monitor pensati per i gamer: si va dagli OLED G8 ai G6, fino i monitor 3D.

Samsung ha ufficialmente svelato la sua nuova line-up di monitor da gaming Odyssey per il 2026, consolidandosi in un mercato sempre più competitivo che vede protagonisti calibri come Alienware, Asus e Gigabyte. La nuova offerta del colosso coreano comprende cinque modelli inediti, distribuiti tra le famiglie Odyssey G8, OLED G8 e Odyssey OLED G7, con dimensioni che spaziano dai 27 ai 32 pollici. La vera innovazione risiede nell'integrazione di risoluzioni altissime, che raggiungono lo standard 6K, e in una gestione dinamica della frequenza di aggiornamento pensata per soddisfare le diverse esigenze dei videogiocatori moderni. I modelli di punta Odyssey G8, dotati di pannelli IPS, si distinguono per la straordinaria densità di pixel e la versatilità d'uso. Il modello da 27 pollici (G80HF) offre una risoluzione 5K (5120 x 2880), garantendo una nitidezza di 218 PPI. La sua caratteristica più interessante è il supporto alla tecnologia "dual-mode": l'utente può scegliere se godere della massima definizione a 180 Hz o passare a una risoluzione 1440p per spingere il refresh rate fino a ben 360 Hz.

Il fratello maggiore da 32 pollici (G80HS) alza ulteriormente l'asticella con una risoluzione nativa 6K (6,144 x 3,456) e una frequenza di 165 Hz, che può essere commutata in modalità 3K per raggiungere i 330 Hz. Entrambi i monitor vantano una luminosità di picco di 400 nits e una connettività all'avanguardia con porte HDMI 2.1 e DisplayPort 2.1. Per i gamer più esigenti, la serie Odyssey OLED G8 introduce due varianti da 27 e 32 pollici equipaggiate con pannelli QD-OLED. Questi schermi mantengono una risoluzione 4K standard, ma puntano tutto sulla reattività estrema e sulla qualità cromatica, grazie a un tempo di risposta quasi istantaneo di 0,03 ms e una frequenza di aggiornamento di 240 Hz. Con una luminosità di picco che raggiunge i 1.000 nits e il pieno supporto ad AMD FreeSync Premium Pro, questi monitor sono progettati per chi non vuole scendere a compromessi tra fedeltà visiva e prestazioni pure. Una nota di merito va alla porta USB-C integrata con Power Delivery da 96W, ideale per i gamer che utilizzano laptop ad alte prestazioni.

Infine, la gamma si completa con l'Odyssey OLED G7 da 32 pollici, un pannello che fa della flessibilità il suo punto di forza grazie alla doppia modalità operativa: permette infatti di giocare in 4K a 165 Hz oppure di dare priorità alla fluidità competitiva in 1080p a 330 Hz. Per quanto riguarda il posizionamento commerciale, Samsung ha definito prezzi che riflettono l'esclusività tecnologica di questi dispositivi: si parte dai 949,99 dollari per il G8 da 27 pollici, arrivando ai 1.599,99 dollari per la versione 6K. I modelli OLED si attestano tra i 1.099,99 e i 1.299,99 dollari.

Fonte: www.tomshardware.com

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Pokémon Champions debutta su mobile il 17 giugno con supporto al cross-play


Pokémon Champions approda su smartphone con salvataggi condivisi tra Nintendo Switch e dispositivi mobili Android e iOS.

Pokémon Champions, titolo esclusivamente dedicato alle lotte competitive dei mostriciattoli tascabili che ha debuttato lo scorso aprile su Nintendo Switch e su Nintendo Switch 2, si prepara a conquistare il mercato mobile.

A partire dal prossimo 17 giugno, i possessori di dispositivi iOS e Android potranno finalmente immergersi nelle lotte del franchise, portando l'esperienza di gioco ovunque si trovino. Questa espansione segna un passo importante per il brand, che ora offre una flessibilità senza precedenti agli allenatori di tutto il mondo che desiderano competere in mobilità.

Una delle caratteristiche più rilevanti di questo lancio è l'integrazione totale tra le diverse piattaforme di gioco. The Pokémon Company ha infatti confermato il supporto completo sia al cross-play che al cross-save. Coloro che hanno già iniziato la propria scalata verso il successo sulle console domestiche potranno proseguire l'avventura su smartphone senza perdere alcun progresso. Sarà sufficiente collegare la versione mobile al medesimo account Nintendo per sincronizzare istantaneamente i dati di salvataggio, permettendo così di sfidare avversari indipendentemente dal dispositivo utilizzato, sia esso un tablet, uno smartphone o una console portatile.

Sotto il profilo del gameplay, Pokémon Champions si ispira alla tradizione del franchise, focalizzandosi intensamente sulle dinamiche di combattimento a turni.

Il titolo è compatibile con Pokémon Home, consentendo ai giocatori di trasferire i mostriciattoli catturati nei capitoli precedenti della serie o in Pokémon GO. Oltre alla possibilità di reclutare nuovi Pokémon direttamente all'interno del gioco, gli utenti potranno cimentarsi in battaglie classificate competitive, modalità casual per un divertimento immediato, lobby private e grandi tornei online.

Ogni vittoria permetterà di accumulare punti preziosi, essenziali per potenziare le statistiche dei propri compagni di squadra, modificare il set di mosse e sbloccare esclusivi elementi estetici.

Per celebrare il debutto su mobile, gli sviluppatori hanno annunciato una promozione speciale dedicata a tutta la community: tutti gli allenatori che effettueranno l'accesso a Pokémon Champions tra il 16 giugno e il 1° settembre riceveranno gratuitamente un esemplare di Raichu. Il bonus include anche due megapietre che permetteranno al Pokémon di accedere alla megaevoluzione, trasformandosi in Mega Raichu X o Mega Raichu Y.

Fonte: Engadget

Questa voce è stata modificata (4 settimane fa)
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John Ternus avrebbe ridimensionato la roadmap dei prodotti Apple Vision


Secondo l'analista Ming-Chi Kuo, Apple si concentrerà solo su due modelli di occhiali smart, eliminando i futuri successori del Vision Pro.

Il panorama della realtà estesa di Apple sta subendo una trasformazione radicale sotto la guida di John Ternus. Secondo le ultime indiscrezioni fornite dall'analista Ming-Chi Kuo, l'azienda di Cupertino avrebbe deciso di ridimensionare drasticamente la propria tabella di marcia relativa ai prodotti Vision. Quella che una volta sembrava essere una linea densa di dispositivi indossabili, composta da almeno sette diversi modelli in varie fasi di sviluppo, è stata ora ridotta a soli due progetti principali, segnando un netto cambio di rotta nella strategia a lungo termine della compagnia. Al centro di questa ristrutturazione ci sarebbe la mano di John Ternus, il successore di Tim Cook alla guida di Apple. Ternus avrebbe autorizzato una revisione completa della divisione, eliminando ogni riferimento ai futuri successori dell'attuale Apple Vision Pro.

Al momento, la nuova roadmap si focalizza esclusivamente su due tipologie di occhiali intelligenti. Il primo dispositivo, atteso per il 2027, consiste in un paio di occhiali dotati di intelligenza artificiale ma privi di display integrato. Il secondo prodotto, previsto per il 2029, sarà invece un visore AR/XR più avanzato, dotato di lenti con tecnologia a guida d'onda ottica per la visualizzazione di contenuti digitali. Questa notizia giunge in un momento di incertezza riguardo al futuro dei visori di fascia alta. Mentre Kuo suggerisce un abbandono dei successori del Vision Pro, altre fonti autorevoli come Mark Gurman di Bloomberg indicano che Apple stia ancora lavorando su una versione più sottile e leggera del visore da 3.499 dollari, con un possibile lancio tra il 2028 e il 2029. La discrepanza tra queste previsioni potrebbe indicare che i piani per un nuovo Vision Pro siano ancora in una fase embrionale o che la compagnia stia valutando se integrare queste funzionalità direttamente nei futuri occhiali smart.

Il drastico ridimensionamento della roadmap riflette una visione più pragmatica e focalizzata sull'integrazione dell'intelligenza artificiale e su formati più leggeri e indossabili quotidianamente. Con l'avvicinarsi della WWDC, l'attenzione degli esperti è ora rivolta a visionOS 27, con la speranza che il software possa fornire indizi più concreti sulle ambizioni reali di Apple nel settore della realtà aumentata. Sebbene il Vision Pro rimanga un prodotto tecnologicamente impressionante, la scelta di Ternus sembra privilegiare la portabilità e l'uso dell'IA rispetto alla complessità dei visori tradizionali, definendo un nuovo percorso per il futuro tecnologico di Cupertino.

Fonte: 9to5mac.com

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NVIDIA RTX Spark non è un esperimento: in programma anche N2X e N3X


Jensen Huang svela i piani per i chip N2X e N3X, puntando a un'intelligenza artificiale locale capace di rispondere a ogni comando vocale.

Durante il Computex 2026 a Taipei, il CEO di Nvidia Jensen Huang ha delineato una visione per i chip RTX Spark che va ben oltre la semplice produzione di hardware. L'azienda ha confermato che RTX Spark non rappresenta un esperimento isolato, ma l'inizio di un percorso pluriennale che vedrà la nascita di almeno altre due generazioni di processori, denominate N2X e N3X.

L'obiettivo è ambizioso e quasi fantascientifico: trasformare i personal computer in macchine intelligenti simili ai sistemi di Star Trek o ai droidi di Star Wars, capaci di interagire vocalmente e risolvere problemi complessi in totale autonomia. Huang ha spiegato che il cuore di questa trasformazione risiede nell'integrazione tra intelligenza artificiale e hardware . Citando scene iconiche della cultura pop, come l'ingegnere Scotty che parla a un mouse in Star Trek IV o l'instancabile R2-D2 di Guerre Stellari, il CEO ha sottolineato il desiderio di poter semplicemente camminare verso il proprio PC Windows e dire: "Ciao, fai qualcosa".

A rendere possibile questi sviluppi è una collaborazione iniziata circa tre anni fa con Microsoft, che punta a rendere ogni dispositivo, dal laptop all'aspirapolvere, un'entità basata sull'IA con cui è possibile dialogare in modo naturale per gestire attività quotidiane e professionali.

Uno degli aspetti più innovativi del discorso di Huang riguarda la possibilità di controllare il proprio computer da remoto. il CEO di Nvidia immagina uno scenario in cui, anche senza trovarsi fisicamente davanti alla macchina, si possa inviare un messaggio tramite WhatsApp al proprio "R2-D2" digitale per chiedergli di modificare una specifica slide di PowerPoint o convertire un file in PDF e rispedirlo a un indirizzo mail.

La scelta di puntare sull'elaborazione locale anziché sul cloud non è solo una questione di privacy dei dati, ma anche di convenienza economica. Secondo Huang, possedere la capacità di calcolo è come avere un elettrodomestico: una volta acquistato, l'uso quotidiano è gratuito, evitando i costi ricorrenti degli assistenti basati su cloud.

Tuttavia, questa tecnologia d'avanguardia richiederà un investimento iniziale significativo. Le prime generazioni di RTX Spark, equipaggiate con una memoria RAM fino a 128GB per gestire agenti IA da 120 miliardi di parametri, dovrebbero posizionarsi in una fascia di prezzo intorno ai 3.000 dollari.

Nonostante il costo elevato per gli utenti pionieri, Nvidia prevede di scalare l'architettura verso il basso, offrendo versioni a partire da 16GB di RAM. L'azienda intende espandere ed estendere questa famiglia di processori per molto tempo, consolidando la propria posizione nel mercato dei chip per laptop consumer e ridefinendo radicalmente il concetto di personal computing.

Fonte: TheVerge


NVIDIA annuncia RTX Spark: il processore che sfida Apple e apre le porte ai personal AI computer


Al GTC Taipei, Jensen Huang ha scelto parole molto semplici per annunciare qualcosa di potenzialmente rivoluzionario: "Per quarant'anni abbiamo aperto app, cliccato, digitato... Con RTX Spark e Microsoft Windows, chiedi — e il PC fa il lavoro". Dietro questa frase c'è un chip tutto nuovo: RTX Spark è il rumoreggiato e attesissimo processore consumer di NVIDIA, che mira a cambiare le regole del gioco in un mercato Windows che guarda sempre più all'intelligenza artificiale.

RTX Spark unisce una GPU NVIDIA Blackwell RTX con 6.144 CUDA core e una CPU NVIDIA Grace a 20 core sviluppata con MediaTek, attraverso un'interconnessione diretta NVLink-C2C. Il SoC supporta fino a 128 GB di memoria unificata, eliminando i colli di bottiglia che nei sistemi tradizionali rallentano il passaggio di dati tra processore e scheda grafica.
Il risultato è fino a 1 petaflop di potenza AI su un laptop da 14 millimetri di spessore e meno di 1,5 chilogrammi.

Non solo potenza: la svolta è una vera IA locale


Gli agenti AI sono finora rimasti confinati al cloud, con modelli molto più limitati pensati per girare in locale in mancanza di hardware abbastanza potente e sicuro sui dispositivi personali. RTX Spark risolve entrambi i problemi, consentendo di eseguire modelli linguistici da 120 miliardi di parametri con un contesto di 1 milione di token direttamente in locale.
Sul fronte sicurezza, NVIDIA e Microsoft hanno costruito un'infrastruttura nativa per Windows composta da nuovi Primitivedi sicurezza per identità e contenimento degli agenti, e dal runtime NVIDIA OpenShell, che permette all'utente di stabilire cosa ogni agente può fare, quali dati può toccare e cosa non deve mai uscire dal dispositivo.
Progetti come OpenClaw e Hermes Agent di Nous Research sono già tra i primi a integrare questa architettura nelle loro app Windows.

Creativi e gamer: nessuno escluso


RTX Spark, però, non è un chip pensato solo per chi lavora con agenti AI, ma porta l'intero ecosistema RTX su formato mobile: rendering di scene 3D da 90 GB, montaggio video in 12K 4:2:2, generazione video AI in 4K, gaming in 1440p a oltre 100 fps con ray tracing, DLSS e NVIDIA Reflex.

Adobe ha annunciato una riscrittura profonda di Photoshop e Premiere ottimizzata per la piattaforma, con prestazioni fino a due volte più veloci su AI, editing, color correction ed effetti. La nuova pipeline di Premiere sfrutta la memoria unificata e TensorRT per il rendering in tempo reale, mentre il nuovo motore di Photoshop porta compositing GPU-accelerato, filtri live e HDR nativi. Gli aggiornamenti partiranno in parallelo all'uscita dei dispositivi.

Tra i cento software provider già a bordo figurano Blackmagic Design, ComfyUI, OTOY e llama.cpp, con sviluppatori di giochi come Remedy Entertainment, Riot Games, NetEase e Xbox.

Quando uscirà


I laptop RTX Spark arriveranno in tagli da 14 a 16 pollici con display tandem OLED color-accurate e G-SYNC, chassis in alluminio fresato e autonomia per l'intera giornata.
Affiancati da desktop compatti ultra-efficienti, saranno disponibili questo autunno da ASUS, Dell, HP, Lenovo, Microsoft Surface e MSI, con Acer e GIGABYTE a seguire.

Fonte: NVIDIA


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Il movimento che vuole curare l'America smontando le grandi aziende


Barry Lynn e i suoi seguaci, i neo-brandeisiani, hanno conquistato l'agenda economica del Partito democratico. Lina Khan è arrivata alla FTC. Ma i risultati sotto Biden sono stati modesti.

Su l'Atlantic, il giornalista Jonathan Chait racconta come un'unica corrente di pensiero abbia preso il controllo dell'agenda economica del Partito democratico. La definisce neo-brandeisiana, dal nome del giurista progressista Louis Brandeis, e ne identifica il padre intellettuale in Barry Lynn, fondatore dell'Open Markets Institute.

La concentrazione del potere economico nelle mani di poche grandi aziende è "il problema politico ed economico del nostro tempo" e causa "quasi ogni male della società di oggi". Lynn lo scrive nel suo libro del 2020 Liberty from All Masters e lo ripete da decenni. Ai monopoli attribuisce non solo i prezzi alti, ma anche "la crescente disuguaglianza di ricchezza e potere politico", "l'ascesa della destra radicale", "il crescere del razzismo e dell'omofobia", "gli attacchi al diritto all'aborto" e "il collasso dei mezzi di informazione".

Lynn ha sviluppato questa visione negli anni Novanta come giornalista economico, ossessionato dal potere di Walmart sui suoi fornitori. Nel 2001 è entrato nel think tank New America Foundation e nel 2011 ha avviato il programma Open Markets dedicato alle politiche antitrust. La sua prima assunzione fu Lina Khan, neolaureata in scienze politiche al Williams College, incaricata di studiare Amazon.

Khan è poi diventata il volto pubblico del movimento. A Yale ha scritto un saggio sulla rivista di diritto dell'università in cui sosteneva che la dottrina antitrust dominante, concentrata sui prezzi al consumatore, non riusciva a cogliere i rischi posti dalla posizione di Amazon. Nel 2016, insieme a Lynn, ha incontrato la senatrice democratica Elizabeth Warren, che poco dopo ha tenuto un discorso a New America in cui descriveva l'anti-monopolismo come "uno dei principi fondativi della nazione".

I neo-brandeisiani hanno costruito una rete di pubblicazioni amiche: il Washington Monthly, l'American Prospect (oggi diretto da David Dayen), the Nation, the Intercept, the New Republic, Democracy e Harper's. Chait definisce questa rete "una sorta di cartello" e nota l'ironia di un movimento anti-monopolio che ha conquistato un segmento decisivo del dibattito intellettuale di sinistra.

Le loro idee si sono diffuse rapidamente durante il primo mandato di Donald Trump, quando i democratici cercavano una spiegazione totalizzante per la sconfitta del 2016. La teoria neo-brandeisiana offriva una narrazione semplice: il partito aveva perso la classe operaia per colpa delle grandi imprese e bastava combatterle per riconquistarla. Secondo Chait, questo permetteva ai liberali culturali "di evitare la dolorosa necessità di abbandonare alcune posizioni impopolari del partito" per recuperare gli elettori delusi.

Con l'elezione di Joe Biden, il movimento è passato dall'opposizione al governo. Khan è stata nominata a capo della Federal Trade Commission, l'autorità antitrust e per la concorrenza. Jonathan Kanter, altro neo-brandeisiano, è stato messo alla guida della divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia. Tim Wu è entrato alla Casa Bianca come consigliere su tecnologia e concorrenza. Nel 2021 Biden ha firmato un ordine esecutivo che impegnava l'intera amministrazione contro la concentrazione del potere economico.

La FTC di Khan ha riscritto le linee guida sulle fusioni imponendo standard più severi, ha provato senza successo a bloccare acquisizioni di Microsoft e Meta e ha vietato le clausole di non concorrenza nei contratti di lavoro, provvedimento poi bloccato in tribunale. Il risultato più significativo, secondo Chait, è stato "scoraggiare un numero maggiore di fusioni con la minaccia della pressione regolatoria".

Eppure, secondo l'analisi pubblicata sull'Atlantic, "in base a qualunque misura oggettiva i neo-brandeisiani hanno fallito". Daniel Crane, docente di diritto all'Università del Michigan, ha analizzato i dati e ha concluso che "sul piano statistico i neo-brandeisiani non hanno aumentato l'applicazione dell'antitrust, e per molti aspetti sono stati meno rigorosi delle amministrazioni precedenti". Anche uno studio della Progressive Policy Institute, firmato da Diana Moss, ha rilevato risultati misti.

Moss, ex direttrice dell'American Antitrust Institute, ha detto a Chait che l'errore del movimento è considerare l'antitrust "non come applicazione del diritto, ma come uno strumento politico generale per risolvere molti problemi, economici, politici e sociali". L'antitrust, sostiene Moss, "non ha quel potere, per la semplice ragione che la concentrazione delle imprese non è la causa profonda di ogni problema".

Anche la critica al Big Tech, secondo Chait, sbaglia diagnosi. Un mercato concentrato si traduce in prezzi alti, scarsa innovazione o poche scelte. Il settore tech, invece, "trabocca di prodotti nuovi, popolari ed economici, spesso gratuiti". Facebook, che Lynn aveva attaccato per la sua posizione dominante, ha perso quote a favore di TikTok. Il problema delle grandi piattaforme, scrive Chait, "non è la loro struttura concentrata, ma il fatto che molti dei loro prodotti danneggiano i consumatori e la società nel suo complesso".

Il movimento ha avuto anche la sfortuna di arrivare al potere durante la fiammata inflazionistica post-pandemia. La dottrina neo-brandeisiana non è pensata per abbassare i prezzi: Lynn ha apertamente criticato "la fissazione del Partito democratico sull'abbassamento dei prezzi" e difende le piccole imprese che, non potendo sfruttare economie di scala, devono vendere a costi più alti. Quando l'amministrazione Biden ha capito che l'inflazione stava erodendo il consenso, ha provato a scovare cartelli sui prezzi nelle stazioni di servizio, nella logistica e nella grande distribuzione, con scarso successo.

Nonostante i risultati modesti, i neo-brandeisiani sostengono di aver vinto. Zephyr Teachout, ex presidente del consiglio direttivo di Open Markets, ha scritto nel 2024 che gli ultimi quattro anni hanno mostrato "quanto possa essere potente il movimento nel risolvere problemi reali". Lynn ha dichiarato che Biden "ha distrutto le fondamenta intellettuali del sistema di controllo monopolistico privato" e ha guidato "il più grande periodo di applicazione anti-monopolio nella storia degli Stati Uniti".

Quando Chait ha chiesto a Lynn di indicare effetti positivi concreti, il leader del movimento ha elencato azioni, non risultati. Alla seconda domanda ha risposto che le riforme di Biden semplicemente "non hanno avuto abbastanza tempo". È la stessa difesa usata da Michael Tomasky in un saggio sul New Republic. Ma Chait obietta che, se davvero fosse avvenuta una trasformazione di portata storica, "almeno qualche debole tremito sarebbe stato avvertito dall'opinione pubblica". La popolarità di Biden è invece crollata presto e non si è più ripresa.

Secondo Chait, la fede del movimento "assomiglia più a una religione che a una teoria economica". Nel podcast di Ezra Klein, alla domanda se ci fossero problemi non risolvibili attaccando la concentrazione delle imprese, Teachout ha risposto inizialmente che "l'anti-monopolio non può risolvere problemi rilevanti di razzismo nel paese", per poi ritrattare poche frasi dopo.

I neo-brandeisiani vogliono ora riproporre l'agenda di Biden, ma "più forte e con un candidato più giovane". Hanno saldato l'alleanza con la sinistra culturale del partito: Teachout ha appoggiato Zohran Mamdani, il neo-eletto sindaco di New York, e Khan ha lavorato nella sua squadra di transizione, entrando poi nell'amministrazione comunale. Il tour "Fighting Oligarchy" di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez ha rilanciato gli stessi temi. AOC ha sostenuto che "la Rivoluzione americana fu contro i miliardari del loro tempo".

J.D. Vance e Steve Bannon sono stati definiti "Khanservatives" per la loro ammirazione verso l'ex presidente della FTC. A una conferenza del 2025 Bannon ha detto a Khan "tu sei la mia ragazza, ti rivogliamo, sei la migliore", e lei ha risposto "contiamo su di te per mantenere viva la battaglia dell'ala populista". Open Markets ha elogiato tre nomine del presidente Trump come "moderatamente o fortemente in sintonia" con la filosofia antitrust di Khan e Kanter.

Ma l'idea che il presidente Trump condivida obiettivi populisti con i neo-brandeisiani si è rivelata, secondo Chait, "ingenua". L'antitrust trumpiano serve a piegare le aziende al consenso politico verso il presidente. Andrew Ferguson, scelto dal presidente per la FTC, ha intimidito critici dell'amministrazione. Gail Slater, che alla divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia stava applicando la legge in modo ragionevole, è stata rimossa.

L'unica vittoria politica dell'alleanza destra-sinistra contro la concentrazione, secondo Chait, è stata controproducente. A marzo, al Senato si discuteva una proposta bipartisan per stimolare la costruzione di case. Il presidente Trump e Warren hanno spinto un emendamento al ROAD to Housing Act che vietava alle grandi società di affittare un numero elevato di case unifamiliari. Brian Schatz, senatore democratico delle Hawaii e promotore del provvedimento originario, aveva suggerito che si trattasse di un errore di redazione. Ma Warren ha confermato che il divieto era voluto. L'effetto, scrive Chait, è "ridurre l'offerta e far salire il costo per chi affitta": il contrario dell'obiettivo dichiarato della legge.

L'agenda dell'abbondanza, la proposta di costruire più case e infrastrutture per abbassare i prezzi sostenuta da un'altra corrente riformista del Partito democratico, è stata liquidata da Lynn come un piano "per ingraziarsi i buoni oligarchi, perché ci proteggano finché la tempesta MAGA non sarà passata". Khan ha detto sostanzialmente la stessa cosa.

Più in generale, racconta Chait, gli operatori della rete neo-brandeisiana descrivono i critici interni come "fronte commerciale, manovra di miliardari o truffa per vendere libri". Hanno iniziato a chiamare i democratici non allineati "la classe Epstein", basandosi sul fatto che Reid Hoffman, donatore di cause liberali moderate, conosceva Jeffrey Epstein. Subito dopo lo scontro con Warren, Schatz è stato descritto come "un megafono del private equity".

Per Chait la conclusione è netta: Lynn "crede genuinamente al suo racconto monomaniacale" e considera i monopoli "una sorta di forza hegeliana che spiega il movimento e il significato della storia". Il problema, scrive il giornalista, è che "le loro teorie non incarnano la verità perfetta, e quindi la lacerazione del Partito democratico può accadere, ma la parte della salvezza non arriverà mai".

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Cronos: Lazarus, trapelato il nuovo progetto di Bloober Team. Annuncio alla Summer Game Fest?


Il seguito di Cronos: The New Dawn potrebbe essere un'espansione imminente, con immagini e dettagli emersi prima dell'annuncio ufficiale.
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La Summer Game Fest è da sempre il palcoscenico ideale per i grandi annunci del settore videoludico, e l'edizione del 2026 non sembra fare eccezione. Al centro dell'attenzione nelle ultime ore è finito Bloober Team, lo studio polacco celebre per le sue atmosfere horror, a causa di una fuga di notizie che riguarda il suo prossimo progetto. Si tratterebbe di Cronos: Lazarus, un titolo che ha iniziato a circolare online dopo la comparsa di alcuni materiali promozionali e riferimenti inaspettati su testate internazionali, alimentando la curiosità di fan e addetti ai lavori. I primi indizi concreti su Lazarus sono emersi attraverso un articolo di riepilogo pubblicato da IGN, dove il nome è apparso in una lista di titoli previsti per l'evento IGN Live. Sebbene il riferimento sia stato rimosso tempestivamente dalla testata, la rapidità della rete ha permesso di catturare l'informazione.

Poco dopo, sono apparse online immagini che sembrano essere key art e screenshot di gioco, confermando ulteriormente l'esistenza del progetto e suggerendo un annuncio ufficiale ormai imminente durante i vari showcase previsti per la settimana del Summer Game Fest. Riguardo alla natura di Cronos: Lazarus, l'ipotesi più accreditata non punta a un sequel completo, bensì a un corposo DLC per Cronos: The New Dawn. Questa teoria è supportata da diverse ragioni logistiche e di business. Innanzitutto, i tempi di sviluppo per un nuovo capitolo principale sarebbero eccessivamente brevi, considerando che lo studio ha lanciato il titolo originale solo lo scorso settembre. Un ciclo di produzione di un solo anno è improbabile per un team delle dimensioni e delle ambizioni di Bloober, rendendo l'opzione di un contenuto aggiuntivo molto più plausibile.

Attualmente, Bloober Team è impegnato su più fronti di alto profilo, inclusa l’atteso (e ancora misterioso) remake del primo capitolo di Silent Hill. Tuttavia, la divisione interna che ha dato i natali a Cronos sembra aver trovato il modo di capitalizzare le idee rimaste in sospeso durante la produzione del primo capitolo. Anche se lo studio aveva inizialmente negato di avere dei piani per un sequel, non ha mai escluso dei DLC narrativi per l'originale. Resta ora da capire quale sarà l'evento specifico in cui Cronos: Lazarus verrà svelato ufficialmente, con la promessa di riportare i giocatori nelle inquietanti atmosfere sci-fi horror che hanno caratterizzato il titolo originale.

Fonte: wccftech.com

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Crisi GoPro: l'azienda avverte sul rischio chiusura per la carenza di chip


La carenza di memorie causata dal boom dell'IA e la concorrenza mettono a dura prova il celebre marchio di action camera GoPro e il suo futuro.

GoPro, l’azienda che ha dato vita al mercato delle moderne action camera, ha inviato una comunicazione che ha scosso il settore hi-tech. In un documento depositato all'inizio di giugno e citato dai colleghi di Digital Camera World, la società ha manifestato sostanziali dubbi sulla propria capacità di continuare a operare in futuro. La rivelazione arriva in un momento di estrema vulnerabilità per il produttore, stretto in una morsa tra il declino costante dei volumi di vendita e l'impennata dei costi di produzione. La dichiarazione non rappresenta una resa immediata, ma è un avvertimento pubblico obbligatorio per le società quotate, segnalando la necessità urgente di una svolta strategica o di nuovi capitali per evitare il collasso .

Uno degli ostacoli principali che GoPro si trova ad affrontare è la crisi globale dei semiconduttori, oggi alimentata dalla domanda senza precedenti di chip per l'intelligenza artificiale. Sebbene le videocamere GoPro non dispongano di memoria interna di archiviazione, costringendo gli utenti ad acquistare separatamente le schede microSD, i loro processori richiedono comunque memorie RAM per l'elaborazione dei flussi video. L'industria dell'IA sta assorbendo l'intera produzione mondiale di memorie, portando i prezzi alle stelle e rendendo le forniture estremamente scarse per i produttori di elettronica di consumo. Questa situazione ha un impatto diretto sui costi di produzione di GoPro, che si ritrova a dover pagare cifre molto più elevate per componenti essenziali in un momento in cui la liquidità è già limitata. A complicare ulteriormente il quadro è il contesto competitivo. Per anni, GoPro ha dominato il mercato incontrastata, ma oggi deve fare i conti con smartphone sempre più sofisticati che rendono superflua una fotocamera aggiuntiva per molti consumatori. Contemporaneamente, marchi agguerriti come DJI e Insta360 hanno eroso la sua quota di mercato offrendo prodotti innovativi, dai droni ai sistemi di stabilizzazione avanzati. Nonostante DJI debba affrontare restrizioni legislative in alcuni mercati chiave come quello statunitense, la pressione dei competitor resta soffocante.

I dati finanziari confermano il momento critico: dopo una perdita netta di 432,3 milioni di dollari registrata nel 2024, le vendite dei mesi di aprile e maggio hanno mostrato un ulteriore rallentamento. Per sopravvivere a questa tempesta perfetta, GoPro ha dichiarato esplicitamente che dovrà ottenere nuove fonti di finanziamento o concludere un'operazione strategica significativa. In mancanza di queste opzioni, la società potrebbe essere costretta a ridimensionare drasticamente le proprie attività, ristrutturarsi o, nello scenario peggiore, cessare del tutto le operazioni ricorrendo alla protezione delle leggi fallimentari federali. Sebbene l'azienda abbia precisato che non sono stati ancora avviati piani formali di fallimento, l'incertezza che circonda il futuro di un marchio così iconico evidenzia quanto sia diventato fragile l'equilibrio per i produttori di hardware specializzato in un mercato dominato dai giganti dell'IA.

Fonte: www.tomshardware.com

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Robot Phone: Honor svela nuovi dettagli sullo smartphone più innovativo del 2026


Honor svela i dettagli del Robot Phone: un sistema gimbal a tre assi, sensore da 200MP e tecnologie AI avanzate in collaborazione con ARRI.
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Honor ha recentemente condiviso nuovi e affascinanti dettagli riguardanti l'Honor Robot Phone, il suo nuovo smartphone che promette di ridefinire il concetto di registrazione video da mobile. Presentato inizialmente come prototipo durante il MWC 2026, l'Honor Robot Phone incarna la visione del futuro della telefonia secondo il brand cinese. Honor ha chiarito che il Robot Phone nasce con l'obiettivo primario di rendere la creazione di contenuti video professionali accessibile a tutti, superando i limiti imposti dai moduli fotografici convenzionali. Secondo il team di imaging di Honor, il dispositivo è stato concepito fin dall'inizio come uno strumento "video-first", ponendo le basi per un'esperienza d'uso radicalmente diversa da quella dei telefoni di attuale generazione.

Il cuore di questa innovazione è la fotocamera con gimbal motorizzato a tre assi posizionato sulla parte superiore del dispositivo. La struttura ospita un sensore da 200 MP, in grado di ruotare sia in avanti che all'indietro per adattarsi a ogni condizione di ripresa. Per elevare la qualità delle immagini a standard cinematografici, Honor ha stretto una partnership con ARRI, un nome di primo piano nel settore delle ottiche cinematografiche. Grazie a questa collaborazione, il Robot Phone integra tecnologie di imaging avanzate, tra cui il tracciamento del soggetto tramite intelligenza artificiale, l'assistenza allo scatto e movimenti di camera automatizzati che simulano l'operato di un regista esperto. Oltre all'hardware d'eccellenza, l'Honor Robot Phone punta fortemente sull'automazione per semplificare la vita degli utenti meno esperti. Il dispositivo include infatti strumenti di editing video potenziati dall'intelligenza artificiale e template di ripresa preimpostati che permettono di catturare filmati fluidi e cinematici senza la necessità di regolazioni manuali complesse.

James Li, CEO di Honor, ha confermato che il lancio ufficiale del prodotto è previsto per il terzo trimestre del 2026. L'obiettivo è quello di fornire uno strumento che, pur essendo tecnologicamente avanzato, risulti intuitivo, permettendo a chiunque di produrre contenuti di alta qualità con estrema facilità. Lo sviluppo di una tecnologia così complessa ha richiesto un impegno ingegneristico notevole, durato circa un anno solo per la fase di ricerca. Gli ingegneri hanno dovuto progettare un motore compatto personalizzato e risolvere le criticità legate alla stabilità e alle forze rotazionali del gimbal integrato. Nonostante i dubbi iniziali sulla robustezza di un meccanismo dotato di parti mobili, Honor assicura che il modello di prima generazione vanta già una resistenza alle cadute paragonabile a quella dei suoi attuali smartphone di punta. Sebbene ci sia ancora margine di miglioramento per quanto riguarda la resistenza all'acqua, l'azienda ha ribadito che la durabilità rimarrà una priorità assoluta nello sviluppo delle generazioni future.

Fonte: www.gizmochina.com

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Ucraina-Russia, Zelensky scrive a Putin: proposta di incontro diretto e cessate il fuoco durante i negoziati


Suggeriti Svizzera, Turchia o un paese arabo come sede del confronto, con possibili garanzie internazionali in una fase successiva

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha reso pubblica una lettera aperta indirizzata al presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, nella quale propone l'avvio di negoziati diretti tra le due parti e un incontro personale finalizzato a discutere le condizioni per una possibile conclusione del conflitto in corso.

Nel documento, diffuso attraverso i canali ufficiali della presidenza ucraina, Zelensky afferma la disponibilità di Kiev a sospendere le operazioni militari per la durata dei colloqui attraverso un cessate il fuoco completo, che verrebbe monitorato dagli Stati Uniti. La proposta viene presentata come una misura volta a creare le condizioni necessarie per un dialogo politico senza ulteriori escalation sul terreno.

Tra i punti indicati nella lettera figurano inoltre uno scambio totale dei prigionieri detenuti dalle due parti e il ritorno dei civili e dei minori che, secondo la posizione ucraina, sono stati trasferiti dalla Russia o dai territori occupati nel corso della guerra. Tali misure vengono descritte come possibili iniziative preliminari volte a favorire un clima di fiducia reciproca prima dell'avvio di negoziati più ampi.

Il presidente ucraino propone che l'eventuale incontro possa svolgersi in un paese terzo considerato neutrale. Tra le possibili sedi vengono menzionate la Svizzera, la Turchia e un paese arabo. In una fase successiva, secondo quanto indicato nella lettera, Stati Uniti e paesi europei potrebbero essere coinvolti nel processo negoziale con il ruolo di garanti di eventuali accordi raggiunti.

La comunicazione di Zelensky si concentra principalmente sulla possibilità di aprire un nuovo canale diplomatico diretto tra Kiev e Mosca dopo oltre due anni di guerra e numerosi tentativi di mediazione internazionale che non hanno prodotto una soluzione condivisa del conflitto.

Nella parte conclusiva del documento, il presidente ucraino sottolinea che la disponibilità al dialogo non modifica la posizione di Kiev sul piano militare. La lettera precisa infatti che, qualora non si giungesse all'avvio di trattative o non emergessero progressi concreti sul fronte diplomatico, l'Ucraina continuerà le proprie operazioni militari.

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Cinema: "Scary Movie 6" sfida i tabù del presente, la parodia horror torna in sala


Il cast originale gioca con la nostalgia e la comicità scorretta, muovendosi in equilibrio precario tra risate libere e rigidi limiti odierni

È uscito a distanza di venticinque anni dal primo film e di tredici dall'ultimo, Scary Movie 6, nelle sale italiane dal 4 giugno.
La saga cinematografica che segue il filone della parodia horror non ha certo bisogno di presentazioni; tornano protagonisti il cast originale formato da Anna Faris, Marlon Wayans, Regina Hall e Shawn Wayans.

Dal primo momento in cui è uscita la notizia di un nuovo capitolo, il film è stato oggetto di grandi aspettative da parte del pubblico per quanto riguarda la comicità irriverente che, oggi, si scontra a cielo aperto con il mondo del politically correct imperversante. È in questo contesto che si sviluppano battute divertenti ma un po' tirate rispetto allo stile al quale si era abituati: la sala risuonava di risate ma si poteva percepire che l'atto non era dovuto ai complessi giochi di parole o ad una scrittura particolarmente raffinata, bensì al non essere più abituati ad un tipo di comicità senza sovrastrutture, semplice, che usa parolacce e parole volgari e che non teme di risultare scomoda.

Davanti ad un pubblico che si è evoluto tra sensibilità sempre più rigide, pronomi improbabili e una comicità spesso sterilizzata per paura di offendere qualcuno, tutto finisce per sembrare più trasgressivo e quindi, in ultima analisi, più divertente.

Il film, nel complesso, funziona e riesce a intrattenere per tutta la sua durata. Alcune gag colpiscono nel segno e il ritorno del cast storico rappresenta senza dubbio uno dei punti di forza della pellicola. Tuttavia si ha spesso l'impressione che gli autori abbiano dovuto muoversi entro confini ben precisi, evitando di spingersi fino in fondo nella satira feroce che aveva reso celebri i primi capitoli.

La sensazione è quella di una comicità che prova a essere scorretta ma che, allo stesso tempo, teme continuamente di oltrepassare una linea invisibile. Questo finisce per togliere spontaneità a molte scene e rende alcune battute meno incisive di quanto avrebbero potuto essere. Scary Movie 6 rimane quindi un film piacevole, capace di regalare momenti di autentico divertimento, ma anche l'ennesima dimostrazione di come il clima culturale attuale abbia in parte smussato gli angoli di una saga nata proprio per non avere limiti.

Non mancano le citazioni da The Substance a Megan, citando anche Weapons e Longlegs e ovviamente Scream, creando un collage di genere che invita lo spettatore a cercare tutti gli elementi da poter riconoscere.

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Trump frena l'eolico offshore e blocca la rinascita di New Bedford


Il porto del Massachusetts doveva diventare il cuore dell'industria eolica americana. Dopo gli stop del presidente, conta una sola installazione e poche speranze di vederne altre

Il porto di New Bedford, in Massachusetts, doveva diventare il cuore dell'industria eolica offshore americana. Oggi, dopo gli interventi del presidente Donald Trump per fermare i progetti delle pale eoliche in mare, la città conta una sola installazione e poche prospettive di vederne altre. Lo racconta un reportage di Politico sulla città dove sorge Vineyard Wind, il più grande impianto di energia rinnovabile costruito a est del Mississippi.

Vineyard Wind ha completato la costruzione e ha iniziato a generare elettricità nell'Atlantico. Le sue 62 turbine produrranno energia sufficiente a coprire circa il 7 per cento del fabbisogno annuo del Massachusetts, e secondo i dati federali sull'energia nei primi quattro mesi dell'anno la produzione eolica nel New England è cresciuta di oltre un terzo, anche se la maggior parte delle turbine del progetto è ancora in fase di test. Doveva essere il primo di una lunga serie. Potrebbe restare il solo costruito a New Bedford.

New Bedford è una città abitata da una popolazione di origine portoghese, latina e capoverdiana, con un tasso di disoccupazione e di famiglie povere da tempo superiore alla media dello Stato. È il porto da pesca commerciale con i ricavi più alti degli Stati Uniti. Un secolo e mezzo fa era il centro mondiale della caccia alle balene e da qui partì Herman Melville per il viaggio raccontato in "Moby Dick". L'eolico offshore doveva essere il rilancio economico per una città dove le case da pescatori e le fabbriche abbandonate costeggiano il lungomare.

La storia di New Bedford con l'eolico in mare comincia nel 2001, quando lo sviluppatore Jim Gordon propose di installare 130 turbine eoliche nel Nantucket Sound, ribattezzando il progetto Cape Wind. Il Massachusetts investì 113 milioni di dollari nel terminal marittimo della città, trasformando un vecchio sito da bonificare in un'area logistica per i progetti eolici. Cape Wind si scontrò però con la forte opposizione del defunto senatore Ted Kennedy, di suo nipote Robert F. Kennedy Jr., oggi segretario alla Salute, e dell'imprenditore conservatore William Koch, che sostenevano che le turbine avrebbero rovinato l'ecosistema marino e la vista sulla costa. Sommerso dai contenziosi, il progetto fu abbandonato nel 2017.

A cambiare il quadro fu Vineyard Wind. Nel 2018 il progetto firmò un contratto ventennale per vendere energia ai gestori del Massachusetts a un prezzo così basso che gli Stati lungo tutta la costa orientale corsero a sottoscriverne di propri. Quando Joe Biden vinse le presidenziali del 2020, l'eolico offshore divenne il centro della sua strategia per il clima. La sua amministrazione autorizzò undici progetti con l'obiettivo di alimentare 10 milioni di abitazioni entro il 2030, presentandolo come un modo per tagliare le emissioni, creare lavoro e sostenere l'economia delle comunità portuali colpite dalla deindustrializzazione.

Per qualche tempo New Bedford sembrò dare ragione a quella strategia. Oltre a Vineyard Wind, un secondo progetto chiamato New England Wind raggiunse un'intesa per vendere energia al Massachusetts e per usare la città come area logistica. Un'azienda danese che produce gru per le navi di installazione promise di costruire una fabbrica in città. Un terzo progetto, SouthCoast Wind, scelse New Bedford come centro operativo e fece firmare un accordo a un'azienda italiana che avrebbe prodotto cavi sottomarini di trasmissione sui terreni di una centrale a carbone dismessa in un comune vicino.

Le cose hanno iniziato a complicarsi quasi subito. Nell'estate del 2024 una pala di una turbina di Vineyard Wind si staccò e precipitò in mare. Frammenti di vetroresina arrivarono sulle spiagge di Nantucket e Martha's Vineyard. 72 pale già installate dovettero essere smontate e sostituite per difetti di fabbricazione, con pale di ricambio importate dalla Francia per problemi di controllo qualità in una fabbrica canadese del costruttore GE Vernova. Altri progetti come New England Wind e SouthCoast Wind si sono ritrovati a fare i conti con l'inflazione successiva al Covid, che li ha costretti ad alzare i costi e a cancellare i contratti di fornitura con il Massachusetts nel tentativo di ottenere condizioni finanziarie migliori. Vineyard Wind invece è sopravvissuto, perché aveva già bloccato i prezzi con i suoi fornitori.

Il colpo decisivo è arrivato con il ritorno di Trump alla Casa Bianca. Il presidente ha fatto della lotta all'eolico offshore una bandiera del suo secondo mandato. Ha eliminato i crediti d'imposta per il settore e ha tentato di stracciare i permessi per i progetti futuri. Il primo giorno del suo secondo mandato ha bloccato le nuove concessioni e ha ordinato la revisione di quelle esistenti. Il 4 luglio ha firmato una legge che elimina gradualmente i crediti d'imposta per i progetti di energia rinnovabile. A fine 2025 ha emanato un ordine per fermare i lavori a Vineyard Wind e ad altri quattro progetti più a sud lungo la costa atlantica, in nome della sicurezza nazionale. I tribunali hanno respinto l'argomento che le turbine fossero una minaccia per la sicurezza e hanno permesso ai lavori di proseguire. "Vi dico con orgoglio che proveremo a non far costruire alcuna pala eolica negli Stati Uniti", ha detto il presidente ai giornalisti a marzo, durante un evento alla Casa Bianca.

Vineyard Wind ha fatto causa, ha vinto e ha portato a termine la costruzione, ma il danno più ampio era ormai fatto. Lo stop ai lavori si è rivelato estremamente costoso e ha spaventato gli investitori dietro gli altri progetti eolici offshore. Nei documenti depositati in tribunale, Vineyard Wind ha stimato di aver perso 2 milioni di dollari al giorno durante l'interruzione, durata 36 giorni. Un dirigente del settore, che ha chiesto a Politico di restare anonimo per parlare liberamente, ha detto che gli sviluppatori dell'eolico offshore non possono permettersi quel livello di rischio politico e potrebbero non tornare negli Stati Uniti nemmeno dopo l'uscita di scena di Trump.

Oggi nel paese ci sono sei grandi progetti che hanno completato la costruzione, come Vineyard Wind, o sono in fase di realizzazione. Insieme genereranno energia sufficiente a rifornire circa 2,5 milioni di abitazioni, molto meno dei 10 milioni che Biden si era posto come obiettivo. Per i progetti successivi le prospettive sono cupe: New England Wind e SouthCoast Wind sono in tribunale per contestare i tentativi di Trump di annullare i permessi rilasciati dall'amministrazione precedente. Altri hanno già rinunciato: tre progetti hanno recentemente concordato con l'amministrazione di restituire le proprie concessioni federali.

Per New Bedford l'eredità è ambigua. Quasi un decennio di lavori per costruire il primo grande progetto del paese ha contribuito ad attrarre oltre un miliardo di dollari di investimenti nel porto locale e ha portato in città migliaia di operai edili che hanno riempito ristoranti e alberghi. Un rapporto presentato da Vineyard Wind allo Stato ha concluso che circa 3.700 persone hanno lavorato direttamente al progetto, generando 1,9 miliardi di dollari in salari e investimenti locali. Il sindaco Jon Mitchell stima che il progetto abbia stimolato circa 1,2 miliardi di dollari di investimenti portuali nell'ultimo decennio, permettendo alla città di accedere a sovvenzioni come quelle per il dragaggio che altrimenti non avrebbe ottenuto.

I leader locali speravano però che, una volta avviati abbastanza progetti lungo la costa atlantica, sarebbe arrivata una fabbrica di turbine o un altro impianto produttivo, qualcosa di permanente capace di dare una stabilità economica a una comunità le cui sorti dipendono dal prezzo delle capesante. Non è accaduto. Costruire impianti eolici offre infatti solo lavoro temporaneo. I tentativi del presidente di fermare i progetti in corso rendono improbabile la realizzazione di nuovi impianti nel prossimo futuro. "Ci siamo sostanzialmente rassegnati a non vedere alcun progetto andare avanti per il resto dell'amministrazione Trump", ha detto Mitchell a Politico. A New Bedford, conclude il giornale, l'eolico offshore ha lasciato in mare elettricità verde e sulla terraferma una serie di banchine modernizzate che serviranno il porto per i decenni a venire: più di quanto la città avesse, ma meno di quanto sperava di ottenere.

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Cresce la tensione in Albania per il resort della famiglia Trump che minaccia l’isola di Zvërnec.


Il progetto immobiliare legato a Jared Kushner e Ivanka Trump, genero e figlia del presidente americano Donald Trump, sta infiammando le piazze albanesi.
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Il resort della famiglia Trump che minaccia l’isola di Zvërnec
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In Albania, sull'isola di Zvërnec – ex base militare situata in una laguna protetta – è in cantiere un mega resort da 10mila camere finanziato con oltre un miliardo di dollari. Nonostante l'area sia una zona umida popolata da fenicotteri e tartarughe marine, i mezzi pesanti sono già al lavoro. Il progetto immobiliare legato a Jared Kushner e Ivanka Trump, genero e figlia del presidente americano Donald Trump, sta infiammando le piazze albanesi. A Tirana migliaia di cittadini hanno sfilato davanti alla sede del governo al motto «la patria non è in vendita», mentre sul cantiere di Zvërnec, nel distretto di Valona, guardie private hanno sbarrato l’accesso alla spiaggia con recinzioni sormontate da filo spinato e si sono registrati scontri con i manifestanti.

Tra spiagge protette e modifiche normative sospette


Il primo ministro albanese Edi Rama difende l’operazione come un’occasione per fare dell’Albania «una destinazione turistica invidiata», evocando migliaia di nuovi posti di lavoro e un impatto significativo sul Pil, mentre la procura speciale anticorruzione SPAK ha aperto un’inchiesta sui cambi di status dell’area protetta e sui passaggi di proprietà dei terreni che hanno reso possibile il progetto. Per l'Italia, il caso albanese suona familiare. Le battaglie per preservare tratti di costa ancora incontaminati attraversano da decenni il dibattito pubblico italiano, dalla Sardegna alla Puglia, fino alle coste siciliane. La pressione immobiliare sul litorale adriatico, in particolare, ha spesso visto scontrarsi interessi economici e necessità di tutela paesaggistica.

Patto migranti al capolinea: l’Albania punta all’Europa
Tirana accelera verso Bruxelles, ma il Premier albanese gela Roma: nessun rinnovo per l’accordo sui migranti. L’integrazione europea del 2030 non è più l’unico ostacolo alla tenuta dei centri di Gjader e Shengjin.
L'AnalistaRedazione L’Analista


L'Albania rappresenta oggi uno degli ultimi lembi di Adriatico ancora largamente libero dalla cementificazione intensiva, una risorsa ambientale che riguarda direttamente anche il bacino italiano. Se il progetto di Kushner dovesse procedere, potrebbe segnare una svolta irreversibile per l'equilibrio ecologico dell'intera area adriatica meridionale, influenzando flussi migratori di specie protette che interessano anche le acque italiane.

I costi ambientali dietro la promessa di migliaia di nuovi posti di lavoro


Le proteste albanesi pongono una domanda che l'Italia conosce bene: quale modello di sviluppo turistico perseguire? La promessa di migliaia di posti di lavoro e miliardi di investimenti esteri si scontra con la perdita irreversibile di patrimonio naturale e paesaggistico. Rama ha negato che il progetto finale includa aree protette e ha sottolineato che lo studio di impatto ambientale non è ancora completato. Tuttavia, le immagini di mezzi pesanti che demoliscono strutture nella zona di Zvërnec e le violenze delle guardie private contro gli attivisti hanno alimentato la sfiducia. Due società di sicurezza privata hanno perso la licenza per abuso delle loro funzioni, un dipendente è stato arrestato, quindici manifestanti fermati. Il capo della polizia locale è stato rimosso per cattiva gestione dell'ordine pubblico.
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Per il turismo italiano, il caso albanese rappresenta anche un potenziale problema di competitività. L'Adriatico albanese, con i suoi costi contenuti e le spiagge ancora poco urbanizzate, ha già iniziato ad attrarre flussi turistici che prima si dirigevano verso le coste italiane. Un mega resort da 10mila camere, sostenuto da capitali americani e qatarioti, potrebbe accelerare una concorrenza già tangibile, soprattutto nei segmenti di mercato medio-alto.

L'investimento stimato supera i quattro miliardi di euro: una cifra che, per dare un termine di paragone, equivale a circa un terzo dell'intero Pil annuale albanese. L'impatto sul tessuto economico e sociale locale sarebbe dirompente, con rischi di trasformazione accelerata che potrebbero produrre squilibri territoriali simili a quelli vissuti da alcune regioni italiane negli anni del boom turistico.

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Gaza, il dramma invisibile dei dispersi: migliaia di persone ancora sotto le macerie


Mancano i mezzi per rimuovere i detriti. Le ONG stimano oltre 9.500 irreperibili, tra cui moltissimi bambini e donne

Nella Striscia di Gaza, il numero delle persone disperse a seguito del conflitto in corso dall’ottobre 2023 continua a rappresentare una delle principali emergenze umanitarie. Secondo diverse organizzazioni locali per i diritti umani, migliaia di individui risultano tuttora irreperibili, in molti casi ritenuti presumibilmente sepolti sotto le macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti.

Le stime diffuse da alcune ONG operanti sul territorio indicano numeri significativamente elevati di dispersi, tra cui donne e minori, mentre le operazioni di recupero risultano rallentate dalla distruzione diffusa delle infrastrutture e dalla scarsità di mezzi pesanti necessari alla rimozione delle macerie. Le Nazioni Unite e diverse organizzazioni umanitarie hanno evidenziato come la quantità di detriti accumulati nella Striscia renda estremamente complessa l’identificazione e il recupero dei corpi.

Secondo quanto riportato da Quds News Network, che cita a sua volta fonti locali tra cui la Gaza-based Al-Dameer Association for Human Rights, il numero dei dispersi potrebbe superare le 9.500 unità, con una parte consistente ritenuta intrappolata sotto le macerie. Le stesse fonti riferiscono inoltre difficoltà operative persistenti nel recupero dei resti umani a causa delle restrizioni sull’ingresso di attrezzature pesanti.

Le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio segnalano che migliaia di famiglie non hanno ancora potuto dare sepoltura ai propri cari, mentre le operazioni di ricerca proseguono in condizioni estremamente complesse. In alcuni casi, secondo tali rapporti, il recupero dei corpi avviene solo in aree parzialmente accessibili o durante cessate il fuoco temporanei, senza tuttavia riuscire a coprire l’intera estensione delle zone colpite.

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