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La rassegna stampa di mercoledì 6 maggio 2026


Trump mette in pausa l'operazione nello Stretto di Hormuz mentre i prezzi del petrolio calano. Primarie decisive in Indiana e Ohio, con vittorie per i candidati sostenuti dal presidente

Questa è la rassegna stampa di mercoledì 6 maggio 2026

Trump sospende l'operazione "Project Freedom" nello Stretto di Hormuz


Il presidente Trump ha annunciato martedì sera la sospensione dell'operazione militare statunitense nello Stretto di Hormuz, citando "grandi progressi" verso un accordo con l'Iran. La decisione arriva dopo che i prezzi del petrolio sono calati e le azioni sono salite in seguito al cambio di rotta del presidente.

Fonti: New York Times, The Hill, Bloomberg

I candidati sostenuti da Trump vincono le primarie repubblicane in Indiana


Almeno cinque dei sette sfidanti sostenuti da Trump hanno sconfitto i senatori statali repubblicani in carica che si erano opposti al suo piano di ridistribuzione dei collegi elettorali. La vittoria rappresenta un importante successo per il presidente che aveva minacciato di far fuori i legislatori che avevano contrastato i suoi desideri.

Fonti: The Guardian, New York Times, The Hill

Vivek Ramaswamy vince le primarie per governatore dell'Ohio


L'imprenditore e candidato presidenziale del 2024 Vivek Ramaswamy ha ottenuto la nomination repubblicana per governatore dell'Ohio, sconfiggendo Casey Putsch. Ramaswamy affronterà la democratica Amy Acton nelle elezioni generali di novembre per sostituire il governatore Mike DeWine, che ha raggiunto il limite di mandati.

Fonti: Bloomberg, BBC, The Hill

Sherrod Brown e Jon Husted si sfideranno per il Senato dell'Ohio


Il democratico Sherrod Brown e il repubblicano Jon Husted hanno vinto le rispettive primarie per il Senato dell'Ohio, preparando il terreno per quella che dovrebbe essere una delle corse più competitive e costose delle elezioni di medio termine. Il seggio è una delle priorità democratiche nel tentativo del partito di riconquistare il controllo del Senato.

Fonti: The Guardian, The Hill

Marco Rubio tiene il primo briefing alla Casa Bianca come segretario di Stato


Il segretario di Stato Marco Rubio ha tenuto martedì il suo primo briefing stampa alla Casa Bianca, sostituendo temporaneamente la portavoce Karoline Leavitt in congedo di maternità. Durante l'incontro, Rubio ha difeso l'operazione nello Stretto di Hormuz e ha affrontato le crescenti preoccupazioni per l'aumento dei prezzi del carburante, sostenendo che gli Stati Uniti sono in una posizione "molto fortunata".

Fonti: The Guardian, The Hill

La polizia dell'Illinois indagherà su una sparatoria mortale dell'ICE


La polizia statale dell'Illinois ha annunciato che esaminerà la sparatoria di Silverio Villegas-Gonzalez avvenuta la scorsa estate durante una repressione dell'immigrazione illegale nell'area di Chicago. L'incidente è parte delle controverse operazioni di espulsione dell'amministrazione Trump che hanno suscitato preoccupazioni sui diritti civili.

Fonti: New York Times

Un gruppo repubblicano lancia una campagna da 8 milioni di dollari contro i tagli di Musk


Un gruppo guidato da repubblicani sta investendo 8 milioni di dollari nelle elezioni di medio termine per contrastare i tagli agli aiuti proposti da Elon Musk attraverso il suo "Doge". L'iniziativa emerge come una potenziale vulnerabilità per il partito di Trump nei distretti in bilico.

Fonti: Financial Times

I democratici del Michigan mantengono la maggioranza al Senato statale


Il democratico Chedrick Greene ha vinto l'elezione speciale per il Senato del Michigan, preservando la stretta maggioranza del suo partito nella camera. Con la vittoria di Greene nel 35° distretto, il vantaggio democratico si espande da 19-18 a 20-18, facilitando il percorso per far avanzare la legislazione.

Fonti: The Hill, ABC News

La FDA approva alcune sigarette elettroniche aromatizzate dopo le pressioni di Trump


L'agenzia per i farmaci ha approvato martedì la commercializzazione di quattro sigarette elettroniche aromatizzate prodotte dalla compagnia Glas Inc., in quello che l'agenzia descrive come uno sforzo per ridurre l'uso di questi prodotti tra i minorenni. L'approvazione arriva dopo le segnalazioni di pressioni dell'amministrazione Trump sull'agenzia.

Fonti: The Hill

Il ministro degli esteri iraniano si reca in Cina per colloqui diplomatici


Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato la sua controparte cinese Wang Yi a Pechino, in una visita che mette in evidenza gli stretti legami tra i due partner strategici. L'incontro avviene a pochi giorni dall'arrivo previsto di Trump nella capitale cinese, evidenziando le connessioni geopolitiche tra il conflitto iraniano e le relazioni USA-Cina.

Fonti: Bloomberg, ABC News

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

Questa voce è stata modificata (1 giorno fa)

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Meta analizzerà altezza e struttura ossea per identificare se gli utenti sono minorenni


A partire dai contenuti che pubblicano gli utenti.
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In breve:


Meta userà un sistema di intelligenza artificiale per individuare account di utenti sotto i 13 anni su Facebook e Instagram. Il controllo analizza foto e video pubblicati dagli utenti cercando segnali generali come altezza e struttura ossea, senza identificare una persona specifica, e li combina con testi, commenti, bio, didascalie e riferimenti come compleanni o classe scolastica. Se l’account viene considerato sotto l’età minima, viene disattivato finché l’utente non completa la verifica dell’età. La mossa arriva dopo una multa da 375 milioni di dollari in New Mexico.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta will use AI to analyze height and bone structure to identify if users are underage | TechCrunch
The visual analysis system is now operating in select countries, but Meta says it’s working toward a broader rollout.
TechCrunchAisha Malik

Riassunto completo:


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Musk vs OpenAI: settimana 2, nuove verifiche dell'età di Meta, un robot da compagnia del creatore di Roomba


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon mercoledì,
oggi leggeremo insieme un articolo del Wall Street Journal che riassume cosa è accaduto durante la seconda settimana di maxi processo tra Musk e OpenAI. Poi parleremo delle nuove verifiche dell'età di Meta; del robot da compagnia di Colin Angle, il co-creatore di Roomba, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 317 - Mercoledì 6 maggio
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Inizia la seconda settimana del megaprocesso di Elon Musk contro OpenAI


Legge
È iniziata la seconda settimana del processo di Musk contro OpenAI con la testimonianza di Greg Brockman, presidente e cofondatore della società. I legali di Musk hanno insistito sui suoi interessi economici: la sua quota in OpenAI varrebbe circa 30 miliardi di dollari e Brockman possiede partecipazioni in aziende che lavorano con OpenAI. Musk sostiene di avere versato 38 milioni di dollari a un progetto nato come non profit e poi trasformato in una struttura orientata al profitto. Chiede di rimuovere Altman e Brockman, annullare la riorganizzazione societaria e trasferire fino a 180 miliardi di dollari alla parte non profit. OpenAI replica che Musk conosceva e appoggiava l’evoluzione commerciale del progetto, ma avrebbe cambiato posizione dopo non essere riuscito a ottenere il controllo della società. Qualche giorno fa Musk avrebbe inviato un messaggio privato ad Altman per patteggiare ma quest'ultimo non accettava le sue richieste, così Musk ha replicato che "entro il weekend sarete i leader più odiati al mondo."
~
Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Meta analizzerà altezza e struttura ossea per identificare se gli utenti sono minorenni


Intelligenza Artificiale
Meta userà un sistema di intelligenza artificiale per individuare account di utenti sotto i 13 anni su Facebook e Instagram. Il controllo analizza foto e video pubblicati dagli utenti cercando segnali generali come altezza e struttura ossea, senza identificare una persona specifica, e li combina con testi, commenti, bio, didascalie e riferimenti come compleanni o classe scolastica. Se l’account viene considerato sotto l’età minima, viene disattivato finché l’utente non completa la verifica dell’età. La mossa arriva dopo una multa da 375 milioni di dollari in New Mexico.
~
Fonte: TechCrunch
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Il pioniere del famoso aspirapolvere Roomba lancia un robot AI da compagnia


Robotica
Colin Angle, cofondatore di iRobot e tra i creatori del famoso Roomba, ha presentato Familiar, un robot domestico pensato per fare compagnia. Ha quattro zampe, dimensioni simili a un piccolo cane e un aspetto volutamente non identico a un animale reale o a un umano. Non parla ma emette suoni, ascolta le frasi delle persone e usa l’intelligenza artificiale per adattare nel tempo il proprio comportamento alla casa e alle abitudini degli utenti. Il progetto nasce nella nuova società Familiar Machines & Magic, fondata dopo l’uscita di Colin Angle da iRobot nel 2024. Gli impieghi riguardano la compagnia per anziani e il supporto emotivo in generale.
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Fonte: AP News
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La solitudine

Possiamo pensare che i robot da compagnia possano avere grande adozione soltanto nella fascia di età più anziana ma...
[solo per supporter]

Il Roomba

L'aspirapolvere Roomba nasce nel 2002 dentro iRobot, azienda del MIT che fino ad allora lavorava più su robot militari...
[solo per supporter]

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Uber vuole trasformare i suoi milioni di autisti in una rete di dati da rivendere alle aziende


Intelligenza Artificiale
Uber vuole trasformare la propria rete di autisti in una gigantesca infrastruttura di raccolta dati per i veicoli autonomi. L’idea nasce da AV Labs, programma annunciato a gennaio 2026 e oggi limitato a poche auto gestite direttamente dall’azienda e dotate di sensori. In futuro, però, Uber ha intenzione di estendere il modello agli autisti: se anche solo una parte dei suoi milioni di veicoli montasse kit di sensori, la società raccoglierebbe molte più scene di traffico reale di una normale flotta autonoma. Quei dati servirebbero ad aziende come Wayve per addestrare modelli, testare software in simulazione su corse reali e interrogare una “AV cloud” già classificata.
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Fonte: TechCrunch
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Amazon sta trasformando i suoi magazzini nel prossimo AWS


Business
Amazon ha lanciato Amazon Supply Chain Services, una piattaforma che vende ad altre aziende la logistica costruita in vent’anni per sé stessa: magazzini, preparazione ordini, trasporto via mare, aereo e camion, fino alla consegna finale. È una mossa simile, almeno nella logica, ad AWS: trasformare un’infrastruttura interna enorme in un servizio per il mercato. Il punto forte è la scala: secondo ShipMatrix, la sua rete di consegna dell’ultimo chilometro muove più pacchi di UPS, FedEx e del servizio postale USA. Il servizio sarà aperto anche a chi vende su canali concorrenti come Walmart, Shopify o TikTok Shop.
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Fonte: The Wall Street Journal
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Letture interessanti


In lingua inglese.

OpenAI vuole quotarsi in borsa. Prima, però, Sarah Friar deve far crescere l'azienda.


wsj.com (eng)

Se potessi creare il mio GitHub


matduggan.com (eng)

SpaceX ha speso oltre 15 miliardi di dollari su Starship e ora corre per rendere i lanci spaziali frequenti come i voli di linea


thenextweb.com (eng)

Curiosi casi di ingegneria finanziaria nel settore biotech


owlposting.com (eng)


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Notizie veloci


In lingua inglese.

Coinbase licenzierà il 14% del personale


techcrunch.com (eng)

SpaceX avvia i lavori per la costruzione di un impianto solare destinato ad alimentare i data center spaziali


notateslaapp.com (eng)

OpenAI rilascia GPT-5.5 Instant, un nuovo modello predefinito per ChatGPT


techcrunch.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/JstGCPsj9wg?…

Come le aziende tech ti dicono bugie


Questa collaborazione tra due dei più grandi tech youtuber del pianeta non presenta teorie complottiste; piuttosto spiega molto chiaramente come la corsa all'upgrade delle prestazioni sia oramai diventata un piccolo teatro.

Vedi video su youtube.com (eng - 24:46)

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Inizia la seconda settimana del megaprocesso di Elon Musk contro OpenAI


In breve:


È iniziata la seconda settimana del processo di Musk contro OpenAI con la testimonianza di Greg Brockman, presidente e cofondatore della società. I legali di Musk hanno insistito sui suoi interessi economici: la sua quota in OpenAI varrebbe circa 30 miliardi di dollari e Brockman possiede partecipazioni in aziende che lavorano con OpenAI. Musk sostiene di avere versato 38 milioni di dollari a un progetto nato come non profit e poi trasformato in una struttura orientata al profitto. Chiede di rimuovere Altman e Brockman, annullare la riorganizzazione societaria e trasferire fino a 180 miliardi di dollari alla parte non profit. OpenAI replica che Musk conosceva e appoggiava l’evoluzione commerciale del progetto, ma avrebbe cambiato posizione dopo non essere riuscito a ottenere il controllo della società. Qualche giorno fa Musk avrebbe inviato un messaggio privato ad Altman per patteggiare ma quest'ultimo non accettava le sue richieste, così Musk ha replicato che "entro il weekend sarete i leader più odiati al mondo."

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Wall Street Journal - Elon Musk Megatrial Kicks Off Second Week With Scrutiny of OpenAI Exec’s Finances

Riassunto completo:


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Il pioniere del famoso aspirapolvere Roomba lancia un robot AI da compagnia


Non parla ma emette suoni e si adatta con il tempo, grazie all'IA.
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In breve:


Colin Angle, cofondatore di iRobot e tra i creatori del famoso Roomba, ha presentato Familiar, un robot domestico pensato per fare compagnia. Ha quattro zampe, dimensioni simili a un piccolo cane e un aspetto volutamente non identico a un animale reale o a un umano. Non parla ma emette suoni, ascolta le frasi delle persone e usa l’intelligenza artificiale per adattare nel tempo il proprio comportamento alla casa e alle abitudini degli utenti. Il progetto nasce nella nuova società Familiar Machines & Magic, fondata dopo l’uscita di Colin Angle da iRobot nel 2024. Gli impieghi riguardano la compagnia per anziani e il supporto emotivo in generale.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Roomba pioneer aims to crack the household market again with an AI-powered pet robot
The robotics pioneer who helped unleash the Roomba vacuum is now betting that you might one day replace your beloved dog or cat with a plush robot that follows you around your home and adapts to your daily habits.
AP NewsMatt O’Brien

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Uber vuole trasformare i suoi milioni di autisti in una rete di dati da rivendere alle aziende


Sarebbe la rete più grande al mondo.
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In breve:


Uber vuole trasformare la propria rete di autisti in una gigantesca infrastruttura di raccolta dati per i veicoli autonomi. L’idea nasce da AV Labs, programma annunciato a gennaio 2026 e oggi limitato a poche auto gestite direttamente dall’azienda e dotate di sensori. In futuro, però, Uber ha intenzione di estendere il modello agli autisti: se anche solo una parte dei suoi milioni di veicoli montasse kit di sensori, la società raccoglierebbe molte più scene di traffico reale di una normale flotta autonoma. Quei dati servirebbero ad aziende come Wayve per addestrare modelli, testare software in simulazione su corse reali e interrogare una “AV cloud” già classificata.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Uber wants to turn its millions of drivers into a sensor grid for self-driving companies | TechCrunch
Praveen Neppalli Naga, Uber’s chief technology officer, revealed the plan in an interview at TechCrunch’s StrictlyVC event in San Francisco on Thursday night, describing it as a natural extension of a nascent program the company announced in late January called AV Labs.
TechCrunchConnie Loizos

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Amazon sta trasformando i suoi magazzini nel prossimo AWS


A potrebbe diventare il player più grande già da subito.

In breve:


Amazon ha lanciato Amazon Supply Chain Services, una piattaforma che vende ad altre aziende la logistica costruita in vent’anni per sé stessa: magazzini, preparazione ordini, trasporto via mare, aereo e camion, fino alla consegna finale. È una mossa simile, almeno nella logica, ad AWS: trasformare un’infrastruttura interna enorme in un servizio per il mercato. Il punto forte è la scala: secondo ShipMatrix, la sua rete di consegna dell’ultimo chilometro muove più pacchi di UPS, FedEx e del servizio postale USA. Il servizio sarà aperto anche a chi vende su canali concorrenti come Walmart, Shopify o TikTok Shop.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Wall Street Journal - Amazon Built a Massive Supply Chain for Itself. Now It’s for Hire.

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Inizia la seconda settimana del megaprocesso di Elon Musk contro OpenAI


Ci sono già tante tensioni.

In breve:


È iniziata la seconda settimana del processo di Musk contro OpenAI con la testimonianza di Greg Brockman, presidente e cofondatore della società. I legali di Musk hanno insistito sui suoi interessi economici: la sua quota in OpenAI varrebbe circa 30 miliardi di dollari e Brockman possiede partecipazioni in aziende che lavorano con OpenAI. Musk sostiene di avere versato 38 milioni di dollari a un progetto nato come non profit e poi trasformato in una struttura orientata al profitto. Chiede di rimuovere Altman e Brockman, annullare la riorganizzazione societaria e trasferire fino a 180 miliardi di dollari alla parte non profit. OpenAI replica che Musk conosceva e appoggiava l’evoluzione commerciale del progetto, ma avrebbe cambiato posizione dopo non essere riuscito a ottenere il controllo della società. Qualche giorno fa Musk avrebbe inviato un messaggio privato ad Altman per patteggiare ma quest'ultimo non accettava le sue richieste, così Musk ha replicato che "entro il weekend sarete i leader più odiati al mondo."

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Wall Street Journal - Elon Musk Megatrial Kicks Off Second Week With Scrutiny of OpenAI Exec’s Finances

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Il bizzarro podcast di Robert Kennedy Jr.


Il segretario alla Salute ha lanciato un podcast che nelle prime due puntate ospita uno chef televisivo e il pugile Mike Tyson, mentre il movimento MAHA mostra segnali di crisi.

Robert Kennedy Jr., segretario alla Salute e ai Servizi Umani degli Stati Uniti, ha lanciato il mese scorso un podcast presentato come parte di una "nuova era di radicale trasparenza nel governo". Nel video di lancio aveva promesso di affrontare le cause profonde dell'epidemia di malattie croniche, sostenendo che gli americani sono stati spinti per decenni a fidarsi del sistema sanitario mentre i loro figli si ammalavano sempre di più. Il programma, secondo le sue intenzioni, avrebbe ospitato medici indipendenti, scienziati e protagonisti dell'innovazione medica. Le prime due puntate hanno preso una direzione diversa.

L'avvio del Secretary Kennedy Podcast, da non confondere con il precedente RFK Jr. Podcast su temi simili, arriva in una fase difficile per il movimento MAHA, l'acronimo che riunisce i sostenitori della linea di Kennedy sulla salute pubblica. Secondo quanto riportato, la Casa Bianca ha chiesto a Kennedy di moderare i toni contro i vaccini in vista delle elezioni di metà mandato e il comitato politico MAHA PAC sarebbe a corto di fondi. Il presidente Trump ha ritirato la candidatura di Casey Means, influencer della salute e alleata stretta di Kennedy, alla carica di Surgeon General, l'ufficiale sanitario più alto in grado del paese. Un giudice federale ha inoltre sciolto il gruppo di consulenti sui vaccini scelto da Kennedy, ritenendo i suoi membri non qualificati.

Forse non a caso, nelle prime due puntate Kennedy evita il tema dei vaccini e si concentra sull'alimentazione, privilegiando ospiti famosi rispetto a contenuti di politica sanitaria. Il dipartimento della Salute non ha risposto alle richieste di commento di Wired, che ha pubblicato l'analisi a firma di Emily Mullin.

Il primo episodio è dedicato a un'intervista con Robert Irvine, chef noto per i suoi programmi su Food Network. Irvine racconta il suo lavoro a Fort Hood, base militare in Texas, dove ha contribuito a riformare la mensa con un'iniziativa privata chiamata 42 Bistro, basata su cibi freschi e poco lavorati. Sostiene di aver abbattuto i costi negoziando con i fornitori e che la qualità del servizio attira "file fuori dalla porta". Non spiega quale fosse il menù precedente né dettaglia i nuovi piatti, oltre a citare pollo a basso contenuto di sodio e melone a fette. Irvine aveva già collaborato con le forze armate durante l'amministrazione Biden per introdurre pasti pronti più sani, un dettaglio che nel podcast non viene menzionato. Negli anni passati il conduttore era stato al centro di un'inchiesta giornalistica che aveva rivelato esagerazioni nel suo curriculum, tra cui la presunta preparazione della torta nuziale di Carlo e Diana. Irvine produce inoltre una linea di barrette proteiche, FitCrunch, contenenti ingredienti del tipo che molti nutrizionisti sconsigliano.

Nell'intervista Irvine sostiene che mangiare bene è soprattutto questione di scelte intelligenti nella spesa. L'affermazione ignora però l'andamento dei prezzi. Secondo il dipartimento dell'Agricoltura statunitense, a marzo i prezzi di manzo e vitello erano superiori di oltre il 12 per cento rispetto a marzo 2025, il pollame era cresciuto dell'1,5 per cento e le verdure fresche del 7,5 per cento. I costi alimentari sono attesi in aumento di quasi il 3 per cento nel corso dell'anno e proprio le proteine animali, centrali nella nuova piramide alimentare proposta dall'amministrazione, sono tra i prodotti più colpiti dai rincari. Irvine attribuisce le cattive abitudini alimentari soprattutto alla mancanza di educazione, ma né lui né Kennedy citano altri fattori chiave come il costo, l'accessibilità e il tempo necessario per preparare i pasti. I cibi confezionati e ultra-processati restano popolari perché convenienti, a lunga conservazione e a basso costo per caloria, e le ricerche mostrano che molti adulti continuano a consumarli pur sapendo che non dovrebbero.

Il secondo episodio dura appena quindici minuti e ospita il pugile Mike Tyson, presentato da Kennedy come uno dei suoi "eroi", senza riferimenti alla condanna per stupro ai danni di una minorenne che Tyson scontò nei primi anni Novanta. Tyson era già apparso in uno spot trasmesso durante il Super Bowl, in linea con il movimento MAHA, dedicato al "cibo vero". Nell'intervista racconta di essere cresciuto in un quartiere dove i cibi ultra-processati erano una "prelibatezza", perché la sua famiglia non aveva soldi per altro, e ricorda la sorella morta poco oltre i vent'anni per un infarto legato all'obesità. Descrive inoltre comportamenti alimentari che ricordano i disturbi tipici degli sport con limiti di peso, dicendo di smettere di mangiare quando non si trova in forma. Non viene menzionata la dieta vegana che il pugile ha seguito per anni per migliorare la propria salute.

.@MikeTyson is fighting for a healthier America.

Watch #TheSecretaryKennedyPodcast ⬇️ pic.twitter.com/Kyt3Kx7b5d
— Secretary Kennedy (@SecKennedy) April 29, 2026


Quando Kennedy chiede come aiutare le persone che vivono nei quartieri urbani senza accesso a cibo fresco, riconoscendo l'esistenza dei cosiddetti deserti alimentari, Tyson risponde che servono più mentori che insegnino a mangiare in modo corretto. La conoscenza nutrizionale e il sostegno di familiari e amici sono effettivamente importanti per cambiare abitudini, ma il podcast non si spinge oltre questo livello generico. Mancano consigli pratici sulla preparazione dei pasti o suggerimenti su proteine a basso costo. Kennedy, soprattutto, non fornisce mai una definizione di cibo "processato" o "ultra-processato", pur indicandoli come il principale nemico, e non indica quali ingredienti evitare. Le barrette FitCrunch dello stesso Irvine rientrerebbero con ogni probabilità nella categoria.

Medici e autorità sanitarie raccomandano da decenni una dieta più sana e gli americani sanno in larga maggioranza che dovrebbero alimentarsi meglio. Resta da capire in che modo il podcast del segretario alla Salute possa contribuire concretamente a questo obiettivo, considerato anche che Kennedy ha dichiarato di nutrirsi soltanto di carne e cibi fermentati.

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L'intelligenza artificiale non sembra più una bolla


I ricavi del settore dell'intelligenza artificiale stanno raggiungendo le aspettative gonfiate degli ultimi anni. Gli agenti autonomi che scrivono codice hanno trasformato il mercato e ribaltato il dibattito sulla bolla.

Sei mesi fa il settore dell'intelligenza artificiale sembrava una bolla pronta a scoppiare. Le aziende investivano centinaia di miliardi di dollari, in gran parte presi a prestito, per costruire nuovi data center senza una strada chiara verso la redditività. Oggi lo scenario è completamente diverso e una sola azienda incarna il cambiamento: Anthropic, fino a poco tempo fa considerata la concorrente minore di OpenAI, sta crescendo più velocemente di qualsiasi impresa nella storia del capitalismo. I suoi ricavi aumentano molto più rapidamente di quelli di Zoom durante la pandemia, di Google nei primi anni Duemila e persino di Standard Oil durante la Gilded Age. Se il ritmo attuale dovesse continuare, all'inizio del prossimo anno Anthropic incasserebbe più denaro di qualsiasi altra azienda al mondo.

A raccontare questa svolta è un'analisi pubblicata sull'Atlantic. La causa del cambiamento si riassume in due parole: Claude Code. Quando Anthropic ha rilasciato l'aggiornamento del suo prodotto di punta a novembre, l'intelligenza artificiale ha attraversato una soglia invisibile, passando da gadget interessante a tecnologia capace di cambiare la vita. Con Claude Code una squadra di agenti autonomi può prendere il controllo del computer di un utente e completare in pochi minuti o ore compiti di programmazione che prima richiedevano giorni o settimane di lavoro umano. Spesso il prodotto finale necessita di poche correzioni, se non nessuna.

Ethan Mollick, codirettore del Generative AI Lab dell'università della Pennsylvania, ha dichiarato all'Atlantic che si tratta di un salto qualitativo: per anni ci sono stati chatbot capaci soprattutto di parlare, ora sono arrivati agenti capaci di agire.
L'accelerazione Anthropic — FocusAmerica

Intelligenza artificiale

L'accelerazione di Anthropic:
la crescita più rapida nella storia del capitalismo


In due mesi il run rate annuale è raddoppiato. La svolta porta un nome — Claude Code — e sta trascinando con sé l'intero settore tecnologico, dai chip al cloud.

Fonte: The Atlantic Maggio 2026

Run rate annualizzato

Due mesi fa
$14 mld
Stima dei ricavi sui 12 mesi successivi

Oggi
$30 mld
Più del doppio in soli 60 giorni

Se il ritmo continuasse, all'inizio del 2027 Anthropic fatturerebbe più di qualsiasi altra azienda al mondo

Esplora i dati
1 Accelerazione 2 Onda d'urto 3 Lavoro 4 Dibattito

La curva del run rate

Da rivale minore a protagonista: il salto in due mesi


Anthropic, fino a poco tempo fa considerata un’inseguitrice di OpenAI, ha più che raddoppiato la stima dei ricavi annualizzati tra l’inizio e la fine del primo trimestre 2026.

Miliardi di dollari · Run rate annualizzato

2 mesi fa

$14 mld

Oggi

$30 mld

Il dettaglio
Nel primo trimestre 2026 Anthropic è cresciuta 4 volte di più di quanto Google abbia fatto in 3 anni durante il suo periodo di massima espansione, secondo Jim VandeHei di Axios.

Confronti storici di crescita

Anthropic — 2026Run rate $14 → $30 mld in 2 mesi

Zoom — pandemia 2020Crescita pandemica

Google — primi anni DuemilaEspansione del motore di ricerca

Standard Oil — Gilded AgeAscesa del monopolio petrolifero

L'onda d'urto sul settore

La domanda IA traina cloud, chip e infrastrutture


Crescita dei ricavi anno su anno, dati aggiornati a febbraio 2026. La spinta arriva soprattutto dalle aziende di intelligenza artificiale.

CoreWeaveAffitto chip e data center

+168%

MicronProduzione chip · ricavi quasi triplicati

~3×

Google CloudServizi cloud

+48%

MicrosoftCloud Azure

+39%

AmazonAWS

+24%

OpenAIRicavi annualizzati · dic-feb

~+20%

La domanda è ora così alta che le infrastrutture non bastano più. Anthropic ha limitato l'uso dei suoi strumenti nelle ore di punta; OpenAI ha ritirato l'app per la generazione video per liberare capacità di calcolo. Persino il quarto miglior chip Nvidia, uscito nel 2022, costa oggi più di 3 anni fa.

L'effetto sul lavoro

Da chatbot ad agenti: la soglia invisibile è stata attraversata


Con Claude Code l'IA è passata da gadget interessante a tecnologia che cambia la vita: agenti autonomi prendono il controllo dei computer e completano in minuti compiti che richiedevano giorni.


Software prodotto dal team SemiAnalysis a parità di personale

90%
Quota del lavoro di un dottorato in informatica che Claude può svolgere

+50%
Aziende USA con almeno un abbonamento IA — da ~25% a oltre la metà

−10%
Forza lavoro tagliata da Meta. Zuckerberg: "Una persona, oggi, basta"

L'esperimento METR · Sviluppatori con vs senza IA

Anno scorso
−20%

Test ripetuto
+20%

Un anno fa i programmatori che usavano l'IA erano il 20% più lenti dei colleghi. Ripetuto con gli strumenti aggiornati, il risultato si è ribaltato: il 20% più veloci. Stima probabilmente prudente: alcuni sviluppatori più assidui si sono rifiutati di partecipare al test senza IA.

Per anni abbiamo avuto chatbot capaci soprattutto di parlare. Ora sono arrivati agenti capaci di fare.
Ethan Mollick · Generative AI Lab, Penn

Bolla o nuova economia?

Le due tesi sul futuro dell'accelerazione


Anthropic prevede di creare profitti nel 2028, OpenAI nel 2030. La domanda è se il ritmo attuale sia sostenibile fino a quegli anni.

▲ Tesi rialzista
Ogni lavoro intellettuale può essere sostituito a tendere

  • Tutti i lavori di conoscenza condividono la stessa struttura: leggere, applicare, produrre, verificare
  • La programmazione è solo l'inizio dello spettro
  • Diritto, finanza, consulenza e marketing sono più vicini al codice che alla narrativa
  • Gli agenti già lavorano di notte e consegnano i risultati al mattino


▼ Tesi ribassista
Il boom resterà confinato al codice

  • Programmare ha condizioni ideali per l'IA: dati abbondanti, esiti oggettivi
  • Memorie legali e campagne di marketing non hanno benchmark oggettivi
  • Le aziende stanno costruendo data center per una domanda che potrebbe non arrivare mai
  • Paragone con la bolla del mercato immobiliare USA del 2006-2007


Lo studio MIT · 3.000 compiti reali da colletti bianchi
Quota di compiti completati al livello di un dirigente

Metà 2024

50%

Inizio 2026

65%

2029 (proj.)

80-95%

Si tratta di compiti che a un umano richiederebbero 3-4 ore di lavoro. La proiezione 2029 è la stima degli autori dello studio sull'attuale ritmo di miglioramento.

Fonte The Atlantic — analisi sulla crescita di Anthropic e dell'industria IA. Dati: SemiAnalysis, Goldman Sachs, MIT, METR, Epoch AI, Axios. Crescita ricavi cloud comunicata dalle aziende a febbraio 2026.

Le conseguenze per i settori che dipendono dal software sono enormi. Jordan Nanos, membro dello staff tecnico della società di ricerca sui semiconduttori SemiAnalysis, ha raccontato che il suo piccolo team produce oggi quattro volte più software rispetto allo scorso anno, pur avendo lo stesso numero di dipendenti. Tim Fist, direttore delle politiche per le tecnologie emergenti all'Institute for Progress, ha detto di sentirsi quasi ridicolo a portare avanti il proprio dottorato in informatica perché Claude può svolgere il novanta per cento del lavoro. Meta ha annunciato il licenziamento del dieci per cento della propria forza lavoro e Mark Zuckerberg ha spiegato agli investitori che progetti che richiedevano grandi squadre possono ora essere completati da una sola persona molto talentuosa.

Lo scorso anno il think tank Model Evaluation & Threat Research aveva condotto un esperimento in cui sviluppatori venivano assegnati casualmente a svolgere compiti con o senza intelligenza artificiale. Con sorpresa generale i programmatori che usavano l'IA risultavano il venti per cento più lenti, in parte perché passavano molto tempo a correggere gli errori del software. Recentemente gli stessi ricercatori hanno ripetuto l'esperimento con gli strumenti più aggiornati e il risultato si è ribaltato: gli sviluppatori con l'IA hanno completato i compiti circa il venti per cento più velocemente. La stima è probabilmente prudente, perché alcuni utilizzatori più assidui si sono rifiutati di partecipare al secondo test pur di non rinunciare ai loro strumenti abituali.

Le aziende non hanno più dubbi sull'investire in questi prodotti. Secondo una stima la quota di imprese americane con almeno un abbonamento a pagamento a uno strumento di intelligenza artificiale è passata da circa un quarto all'inizio del 2025 a oltre la metà oggi. Ricercatori di Goldman Sachs che hanno intervistato quaranta società di software a metà aprile hanno rilevato che molte stanno superando i budget iniziali per l'IA di ordini di grandezza, con alcune che già spendono fino al dieci per cento dei costi totali del lavoro tecnico. Gabriela Borges, analista del software di Goldman Sachs, ha dichiarato all'Atlantic che la velocità con cui le aziende stanno adottando questi strumenti è sorprendente, perché di solito le imprese impiegano molto più tempo dei consumatori ad adattarsi alle nuove tecnologie.

L'economia del settore si è capovolta. Sei mesi fa gli investimenti in data center sembravano correre più della domanda, oggi la domanda cresce così rapidamente che le aziende non hanno l'infrastruttura fisica per soddisfarla. Anthropic ha dovuto limitare l'uso dei suoi strumenti durante le ore di punta e OpenAI ha ritirato la sua applicazione per la generazione di video per liberare capacità di calcolo. I semiconduttori sono talmente richiesti che persino il quarto miglior chip di Nvidia, uscito nel 2022, costa oggi più di tre anni fa.

Negli ultimi due mesi il run rate annuale di Anthropic, ovvero la stima dei ricavi dei prossimi dodici mesi calcolata sul mese corrente, è passato da quattordici a trenta miliardi di dollari. Come ha osservato Jim VandeHei di Axios, nel primo trimestre di quest'anno Anthropic è cresciuta quattro volte di più di quanto abbia fatto Google in tre anni nel periodo di massima espansione. I ricavi annualizzati di OpenAI sono aumentati di quasi il venti per cento da dicembre a febbraio. Google, Microsoft e Amazon hanno comunicato a febbraio una crescita dei ricavi del cloud rispettivamente del quarantotto, trentanove e ventiquattro per cento rispetto all'anno precedente, spinta soprattutto dalle aziende di IA. CoreWeave, società che affitta chip e spazio nei data center, ha visto i ricavi annuali crescere del centosessantotto per cento e quelli del produttore di chip Micron sono quasi triplicati. Azeem Azhar, analista di settore molto citato, ha dichiarato all'Atlantic che questo ritmo non è normale e che persino i più convinti sostenitori dell'IA sono stati colti di sorpresa dalla velocità di crescita.

I modelli alla base di tutto questo continuano a migliorare. All'inizio di aprile Anthropic ha annunciato Mythos, un nuovo modello così potente da non essere stato rilasciato al pubblico. Mythos ha superato praticamente ogni parametro di valutazione, completando compiti complessi di programmazione e risolvendo problemi di livello universitario in vari campi. Il modello ha anche scoperto vulnerabilità informatiche rimaste nascoste per decenni, motivo per cui la sua diffusione è stata limitata. Il GPT-5.5 appena rilasciato da OpenAI non è molto distante. Jean-Stanislas Denain, ricercatore senior di Epoch AI, ha dichiarato all'Atlantic che già prima di Mythos si vedeva una forte accelerazione nei progressi del settore.

Restano però voci critiche. Le principali aziende di IA, comprese OpenAI e Anthropic, incassano molto ma non sono ancora redditizie: stanno spendendo tutto e oltre per coprire lo sviluppo dei modelli successivi. Anthropic prevede di diventare profittevole nel 2028 e OpenAI nel 2030. La domanda è se l'attuale ritmo di crescita sia sostenibile per quegli anni.

La tesi pessimista parte dall'idea che lo sviluppo software sia diverso dal resto del lavoro intellettuale. Programmare comporta enormi quantità di dati di addestramento, una gamma relativamente limitata di esiti possibili e risultati valutabili in modo oggettivo: condizioni ideali per l'automazione tramite IA. Una memoria legale o una campagna di marketing non possono essere confrontate con un parametro oggettivo di eccellenza ed esistono pochi dati specifici per addestrare i sistemi su questi compiti. Paul Kedrosky, managing partner di SK Ventures e research fellow del MIT, sostenitore della tesi della bolla, ha dichiarato all'Atlantic che anche se i lavoratori intellettuali useranno l'IA per alcune mansioni, l'impatto non sarà paragonabile a quello visto sui programmatori. Le aziende stanno investendo ancora più denaro in chip e infrastrutture in vista di una domanda futura: se il boom resterà confinato alla programmazione, quando i nuovi data center saranno pronti non ci saranno abbastanza clienti per ripagarli. Kedrosky paragona la situazione al mercato immobiliare americano del 2006 e 2007, quando l'eccesso di domanda spinse a costruire più case di quante la gente potesse permettersi.

Una scuola di pensiero opposta sostiene che la maggior parte dei lavori intellettuali condivide la stessa struttura di base e può quindi essere automatizzata. Un gruppo di analisti di SemiAnalysis ha argomentato che ogni lavoro di conoscenza, programmazione inclusa, si compone di quattro elementi: leggere informazioni, applicare conoscenze esistenti, produrre un output strutturato e verificarlo rispetto a uno standard. La programmazione ha qualità che facilitano l'IA, come la quantità di dati disponibili e gli standard oggettivi di verifica, ma questo non rende il campo unico. Mollick ha spiegato all'Atlantic che esiste uno spettro, con la programmazione a un'estremità e attività dagli esiti difficili da giudicare, come la narrativa breve, all'altra: gran parte del lavoro intellettuale come diritto, finanza, consulenza e marketing si colloca nel mezzo, e molte mansioni di queste professioni sono probabilmente più vicine al lato della programmazione.

Uno studio del MIT ha provato a quantificare la capacità dei sistemi di IA di svolgere circa tremila compiti reali da colletti bianchi, come la progettazione di un programma educativo o la creazione di un piano di lancio di un prodotto. I risultati venivano valutati da esperti umani e considerati completi se ritenuti adatti a essere inviati a un dirigente senza modifiche. A metà del 2024 i modelli più avanzati riuscivano a completare il cinquanta per cento di compiti che a un umano avrebbero richiesto tre o quattro ore, poco più di un anno dopo la quota era salita al sessantacinque per cento. A questo ritmo gli autori stimano che i sistemi di IA saranno in grado di completare tra l'ottanta e il novantacinque per cento dei compiti basati sul testo entro il 2029. Matthias Mertens, coautore dello studio, ha dichiarato all'Atlantic che il ritmo di miglioramento non è veloce come quello visto nella programmazione, ma resta comunque molto rapido.

Lo studio considerava solo i chatbot. Gli strumenti agentici come Claude Cowork sono in grado di prendere il controllo del computer di un lavoratore e svolgere una serie di compiti non legati alla programmazione, dalla creazione di presentazioni PowerPoint all'invio di email fino alla pianificazione di riunioni. Azhar ha raccontato all'Atlantic che quando il suo team prepara il lancio di un prodotto fa generare ai propri agenti un panel di clienti artificiali rappresentativi della clientela reale, organizza con loro un focus group, ne ricava un rapporto e lo trasforma in una lista di miglioramenti specifici. Tutto questo avviene mentre i responsabili dormono e il risultato li attende al risveglio. Si tratta, ha detto, di un processo che prima richiedeva un'intera squadra e mesi di tempo, e che ora viene ripetuto tre volte alla settimana.

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Trump avverte: "Kiev perde territori nonostante le armi USA, serve la pace"


Il tycoon loda l'abilità diplomatica di Zelensky ma sollecita un cambio di rotta: "Negoziati necessari per fermare l'avanzata russa"

Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla situazione in Ucraina riaccendono l’attenzione internazionale sul conflitto in corso. Secondo quanto riportato da Slavyangrad, Trump ha affermato che le forze ucraine “stanno perdendo territori”, delineando un quadro critico dell’andamento militare sul campo.

Sempre secondo Slavyangrad, nel corso delle sue osservazioni il presidente ha sottolineato come Kiev continui a sostenere le proprie operazioni militari grazie alle forniture di armamenti provenienti dagli Stati Uniti, anche attraverso i Paesi membri della NATO. Un elemento che evidenzia il ruolo centrale del supporto occidentale nella capacità operativa ucraina, ma che solleva al contempo interrogativi sulla durata e sull’efficacia di tale sostegno nel lungo periodo.

Trump ha inoltre descritto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky come un “uomo astuto”, riconoscendone le abilità nel mantenere il supporto internazionale a favore di Kiev. La dichiarazione, riportata ancora dalla fonte Slavyangrad, si inserisce in un contesto diplomatico complesso, in cui i rapporti tra Washington e Kiev continuano a rappresentare un elemento chiave per gli sviluppi del conflitto.

Il presidente statunitense ha infine ribadito l’impegno degli Stati Uniti verso una soluzione pacifica della crisi, lasciando intendere la disponibilità a percorrere canali negoziali per una possibile de-escalation. Tuttavia, non sono stati forniti dettagli concreti su eventuali iniziative diplomatiche o tempistiche.

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Inizia dai Compiti Difficili: La Guida Definitiva al Metodo Eat That Frog


Ogni mattina hai una rana da mangiare. È quel compito importante che rimandi da giorni. Scopri perché il cervello lo evita e come un protocollo in 5 passi può cambiarti la giornata — senza forza di volontà.

Era il 2004. Brian Tracy pubblicava un libro con un titolo assurdo: "Eat That Frog"Mangia quella rana.

La metafora viene da una citazione attribuita a Mark Twain:

"Mangia una rana viva la mattina presto e non ti succederà niente di peggio per il resto della giornata."


Da allora, quel libro è diventato uno dei manuali di produttività più venduti al mondo. Milioni di persone lo usano ogni giorno. Ma la domanda vera è un'altra: perché funziona davvero? Non per ispirazione. Non per magia. Per neuroscienze.

In questo articolo ti spiego esattamente come funziona il meccanismo, come identificare la tua rana e come costruire un protocollo pratico per farlo ogni mattina — senza forza di volontà.


Cos'è Realmente il Problema


Permettimi di farti una domanda diretta.

C'è qualcosa che stai rimandando in questo momento? Qualcosa di importante, che sai che dovresti fare, ma che ogni giorno finisce nella seconda metà della to-do list — o peggio, che non ci finisce nemmeno?

Se la risposta è sì, non è pigrizia. Non è mancanza di motivazione. È neurobiologia.

Il cervello ha un sistema di gestione delle risorse cognitive molto preciso. La mattina, dopo il sonno, la corteccia prefrontale — quella responsabile delle decisioni, della pianificazione e del controllo degli impulsi — è al massimo della sua efficienza. Ogni decisione presa, ogni distrazione subita, ogni notifica aperta consuma quello che i neuroscienziati chiamano ego depletion: l'esaurimento progressivo delle risorse decisionali.

Il risultato? Quella rana che alle 9 di mattina avresti potuto mangiare in 25 minuti, alle 15:00 sembra un dinosauro impossibile da affrontare.

Non è cambiato il compito. Sei cambiato tu.


Perché Rimandi Proprio Quello che Conta


Qui entra in gioco un altro meccanismo cerebrale: l'evitamento esperienziale.

Il cervello percepisce i compiti ad alto impatto — quelli che richiedono concentrazione vera, creatività, decisioni difficili — come fonti di incertezza. E l'incertezza attiva la stessa risposta neurologica di una minaccia fisica: l'amigdala si accende, il sistema limbico cerca una via di fuga.

Così fai tre cose urgenti e inutili. Apri le email. Guardi i social. Ti dici che lo farai dopo pranzo, quando sei più fresco.

Il problema è che questo evitamento non allevia il disagio. Lo amplifica. Ogni ora che passa senza aver affrontato il compito principale genera un carico cognitivo aggiuntivo — il cervello non smette di pensarci. È quello che la psicologa Bluma Zeigarnik ha dimostrato già nel 1927: i compiti incompleti rimangono attivi nella memoria di lavoro e consumano risorse mentali in modo continuativo.

In pratica: non stai riposando mentre rimandi. Stai pagando un affitto mentale su qualcosa che non hai ancora fatto.


Come Riconoscere la Tua Rana


La rana non è sempre il compito più difficile della giornata. A volte è il più scomodo. A volte è solo quello che ha più impatto sul risultato finale.

Usa questi tre segnali per identificarla:

SegnaleDomanda da fartiAzione immediata
La evitiCosa sto rimandando da più di 3 giorni?Mettila come primo blocco della giornata
Conta davveroCosa sposta concretamente il risultato?Falla prima di qualsiasi urgenza esterna
Fa pauraCosa temo di iniziare?Riducila a un blocco da 25 minuti

Un test pratico: alla fine della giornata, qual è la cosa che senti di NON aver fatto? Quella è la tua rana. E con ogni probabilità, è anche quella che hai rimandato da stamattina.


La Differenza tra Urgente e Importante


Stephen Covey, nel suo Le 7 Regole per Avere Successo, ha descritto uno dei modelli più utili per capire come gestiamo il tempo: la matrice delle priorità.

Esistono quattro categorie di attività:

  • Importante e urgente — le crisi, le scadenze, le emergenze
  • Importante e non urgente — la strategia, la formazione, i progetti chiave ← qui vive la rana
  • Non importante e urgente — le email, le notifiche, le richieste degli altri
  • Non importante e non urgente — i social, le distrazioni, le perdite di tempo

La rana quasi sempre vive nel secondo quadrante: è importante, ma non urgente — quindi non urla. Non ti manda notifiche. Non ti stressa con scadenze immediate. Per questo finisce sempre dopo le cose "urgenti" che in realtà non spostano nulla.

Il paradosso è questo: più tempo passi nel quadrante delle urgenze, più crisi generi — e meno tempo hai per le cose che contano davvero.


Il Metodo Eat That Frog: Come Funziona Davvero


Brian Tracy ha costruito il suo metodo attorno a un principio neuroscientificamente solido: fare la cosa più importante per prima, quando le risorse cognitive sono al massimo.

Ma c'è una parte del metodo che viene spesso ignorata.

Tracy non dice semplicemente "fai la cosa difficile". Dice: sceglila il giorno prima. Questo dettaglio cambia tutto.

Perché? Perché se devi decidere cosa fare al mattino mentre sei ancora a metà caffè, stai già consumando le tue risorse decisionali. Se invece la rana è già identificata la sera prima, la mattina puoi semplicemente eseguire — senza deliberare.

Meno decisioni mattutine = più energia per il lavoro che conta.


Il Protocollo della Prima Ora


Questo non è un consiglio generico. È un sistema replicabile in 5 passi esatti:

La sera prima:

  1. Identifica UN solo compito prioritario per la mattina successiva. Scrivilo su carta o in un file dedicato.
  2. Prepara tutto il materiale necessario: tab aperti, documenti, note. Rimuovi ogni attrito in anticipo.

La mattina:

  1. Niente email, niente social, niente news prima del primo blocco di lavoro. Zero. Nemmeno uno sguardo.
  2. Lavora 25 minuti sulla rana — focus totale, modalità aereo se necessario.
  3. Solo dopo aver iniziato, concediti una pausa: un caffè, una canzone. Te la sei guadagnata.

Il punto critico non è completare tutto. È iniziare. Una volta che il cervello è in moto su un compito, l'effetto Zeigarnik si inverte: invece di consumare risorse per ricordartelo, inizia a spingere verso il completamento. L'inerzia lavora per te, non contro di te.

Se non hai 25 minuti, usane 10. L'obiettivo della prima sessione è rompere la resistenza iniziale, non finire.


Gli Errori più Comuni (e Come Evitarli)


Errore #1 — Scegliere la rana al mattino
Come spiegato sopra, decidere cosa fare mentre sei già nel mezzo della giornata è già una sconfitta. La rana si sceglie la sera prima. Sempre.

Errore #2 — Confondere "difficile" con "importante"
Non è la stessa cosa. Un compito può essere difficile e irrilevante. La rana è il compito che sposta il risultato — anche se tecnicamente non è il più complesso.

Errore #3 — Aprire email prima del primo blocco
Le email sono la trappola perfetta: sembrano lavoro, ma sono lavoro degli altri. Ogni email letta prima del primo blocco è un momento in cui hai ceduto l'agenda della tua giornata a qualcun altro.

Errore #4 — Aspettare "il momento giusto"
Il momento giusto non esiste. Esiste il momento in cui sei disposto ad iniziare nonostante l'imperfetto. Aspettare la condizione perfetta è solo procrastinazione con un vestito elegante.

Errore #5 — Avere troppe rane
Se hai cinque priorità, non ne hai nessuna. Una rana al giorno. Il resto è urgenza.


Quando la Rana Sembra Troppo Grande


Alcune rane sono così grandi che anche solo guardarle crea paralisi. In questi casi, il problema non è la mancanza di volontà — è la mancanza di un punto d'ingresso chiaro.

La soluzione è quello che i ricercatori chiamano implementation intention: invece di dire "lavorerò al progetto X", dici "alle 9:00 di martedì aprirò il documento Y e scriverò i primi tre paragrafi".

La specificità disinnesca la resistenza cerebrale. Il cervello non deve più decidere cosa fare — deve solo eseguire un'istruzione già definita.

Se il compito sembra insormontabile, dividilo nella sua prima azione fisica concreta. Non "scrivi il report" ma "apri il documento e scrivi il titolo". Non "chiama il cliente difficile" ma "cerca il suo numero e salvalo sullo schermo".

La prima azione concreta è la chiave che apre tutto il resto.


Il Collegamento con la Procrastinazione


Iniziare dai compiti difficili non è solo una tecnica di produttività. È uno degli strumenti più efficaci per spezzare il ciclo della procrastinazione cronica.

La procrastinazione non è pigrizia. È una risposta emotiva a compiti percepiti come minacciosi, noiosi o ansiogeni. Ogni volta che rimandi, stai rinforzando il messaggio implicito: "questo compito è pericoloso, meglio evitarlo."

Ogni volta che invece lo affronti — anche solo per 10 minuti — mandi al cervello il segnale opposto: "ce la faccio." Questo accumulo graduale di piccole vittorie mattutine ricostruisce nel tempo quella che i neuroscienziati chiamano autoefficacia percepita: la fiducia concreta nelle proprie capacità.

Non stai solo completando un compito. Stai riscrivendo il tuo modello di te stesso.


Domande Frequenti


Devo sempre iniziare dal compito più difficile?
No. Devi iniziare dal compito più importante che stai evitando. A volte è difficile, a volte è solo scomodo. La parola chiave non è "difficile" — è "rimandato da troppo tempo".

E se la giornata è già piena di urgenze fin dal mattino?
Le urgenze arrivano sempre. Per questo la rana va fatta prima di aprire email, messaggi e notifiche. Una volta che hai mangiato la rana, le urgenze possono arrivare: hai già fatto la cosa che conta.

E se non ho 25 minuti liberi?
Riduci a 10. Poi a 5. L'obiettivo iniziale è rompere l'inerzia, non completare tutto in una sessione. Un cervello che ha iniziato è neurobiologicamente diverso da uno che non ha ancora iniziato.

Perché farlo al mattino e non la sera?
Perché la mattina hai meno attriti, meno richieste esterne e il massimo di energia decisionale. La sera il serbatoio è vuoto — e quella rana sembrerà più pesante del doppio.

Cosa faccio se non riesco a identificare la mia rana?
Chiediti: "Se potessi fare solo una cosa oggi, quale avrebbe il maggiore impatto sul mio obiettivo più importante?" Quella è la rana.


Risposta breve: Iniziare dai compiti difficili significa affrontare per prima la cosa più importante — e più scomoda — della giornata. Funziona perché sfrutta il picco di energia decisionale del mattino e svuota la testa dal peso psicologico del rimando.


Ricapitolando


Il metodo Eat That Frog funziona perché è costruito su tre pilastri neurobiologici solidi:

  • Energia cognitiva al picco — il mattino è il momento migliore per i compiti che richiedono concentrazione vera
  • Effetto Zeigarnik invertito — iniziare sposta il carico mentale da peso passivo a spinta attiva verso il completamento
  • Autoefficacia accumulata — ogni piccola vittoria mattutina rafforza la fiducia nelle proprie capacità

Non hai bisogno di motivazione extra. Non hai bisogno di svegliarti alle 5. Hai bisogno di un sistema: scegli la rana la sera prima, proteggila dalla prima distrazione, inizia entro i primi 30 minuti della giornata.

Il resto segue da solo.


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La forza di volontà dura 43 minuti: smettila di farci affidamento


Sintesi: La Strategia dell'Autocontrollo


Il Problema: La forza di volontà è una risorsa finita (Ego Depletion, Baumeister) e basare i piani su di essa porta al fallimento a causa della Fallacia della Pianificazione.

Le Soluzioni Strategiche:


  • Implementation Intentions: Automatizza le azioni con lo schema "Se capita X, allora faccio Y" (+91% di successo).
  • Environment Design: Modifica l'ambiente fisico per eliminare le tentazioni a monte.


💡 Conclusione: L'efficienza non nasce dallo sforzo, ma dal design intelligente del contesto.
Era un lunedì mattina. Ero in aereo, camicia nuova, riunione importante all'atterraggio.

A metà volo, un bottone che vola via.

Non perché fossi fuori forma — ma avevo preso +5 kg rispetto al mio peso, e quella camicia non aveva intenzione di fingere il contrario. Quella mattina ho deciso: basta. Nutrizionista, piano alimentare, disciplina totale.

Per tre mesi sono stato impeccabile. Pesavo tutto. Zero aperitivi, zero dolci. A 75 kg esatti mi sono guardato allo specchio e ho pensato: "Ce l'ho fatta."

Due mesi dopo ero esattamente dove avevo iniziato.

Quello che mi ha colpito non era essere ricaduto. Era capire perché. Non avevo perso la voglia. Non ero diventato pigro. Avevo esaurito qualcosa che non sapevo fosse esauribile.

Non importa quanta forza di volontà tu abbia. Se il sistema non c'è, prima o poi la batteria si scarica — e torni al punto di partenza. Ecco cosa dice la scienza, e cosa fare invece.

L'esperimento che ha cambiato tutto


Nel 1998, Roy Baumeister e i suoi colleghi alla Case Western Reserve University condussero un esperimento rimasto un classico della psicologia sociale.

I partecipanti venivano divisi in due gruppi. Di fronte a entrambi: un piatto con biscotti freschi appena sfornati e un piatto di ravanelli. Al primo gruppo era permesso mangiare i biscotti. Al secondo — solo i ravanelli. Nessun biscotto.

Qualche minuto dopo, entrambi i gruppi venivano messi di fronte a un puzzle geometrico impossibile da risolvere. Il tempo che ci mettevano a rinunciare era la misura.

I risultati erano netti: chi aveva dovuto resistere ai biscotti abbandonava il puzzle molto prima. Non perché fosse meno intelligente. Non perché fosse meno motivato. Ma perché aveva già speso una parte delle sue risorse cognitive nel semplice atto di non mangiare quello che aveva di fronte.

Baumeister chiamò questo fenomeno ego depletion: la forza di volontà funziona come un muscolo. Si affatica. E quando è affaticato, le sue prestazioni calano — in qualsiasi ambito.

Questa scoperta ha cambiato il modo in cui la psicologia studia il comportamento umano. Non siamo macchine razionali con accesso illimitato all'autocontrollo. Siamo organismi biologici con riserve finite, che si esauriscono attraverso l'uso.

Perché la forza di volontà è sopravvalutata come strategia


La ricerca di Baumeister ha aperto un campo enorme. Studi successivi hanno mostrato che la forza di volontà viene consumata non solo da resistenze fisiche, ma da:

  • Decisioni ripetute — ogni scelta, anche piccola, erode le riserve (il fenomeno del decision fatigue)
  • Soppressione emotiva — cercare di non mostrare quello che senti richiede autocontrollo
  • Attenzione sostenuta — concentrarsi a lungo depleta le stesse risorse del self-control
  • Gestione del conflitto — contenere la frustrazione in una riunione difficile costa quanto resistere ai biscotti

Il giudice israeliano Shai Danziger ha documentato questo fenomeno nel mondo reale: analizzando oltre 1.000 udienze di libertà condizionale, ha trovato che i detenuti che comparivano davanti alla commissione al mattino presto ricevevano libertà condizionale nel 65% dei casi. Quelli che comparivano a fine sessione quasi 0%. Stessi criteri, stessi reati — riserve cognitive completamente diverse.

La forza di volontà non è un difetto di carattere. È una risorsa biologica che si depleta con l'uso.

Il problema non è quanta ne hai. Il problema è che la stai usando come se fosse infinita.

La fallacia della pianificazione: perché i tuoi piani continuano a fallire


C'è un secondo meccanismo che si sovrappone all'ego depletion — e lo rende ancora più pericoloso.

Daniel Kahneman, premio Nobel per l'economia e autore di Thinking, Fast and Slow, lo chiama fallacia della pianificazione: quando pianifichiamo il futuro, tendiamo sistematicamente a sopravvalutare le nostre risorse disponibili e a sottovalutare gli ostacoli che incontreremo.

In pratica: costruisci i tuoi piani con la versione migliore di te in mente. Quella riposata, motivata, senza distrazioni. E poi affidi l'esecuzione alla versione reale — quella stanca, sovraccarica, che ha già preso cinquanta decisioni prima che tu arrivi al momento critico.

Questo è esattamente quello che mi è successo con il nutrizionista.

Per tre mesi ho funzionato perfettamente. Avevo un obiettivo chiaro (75 kg), una pressione esterna (il professionista che mi monitorava), e un ricordo vivido della camicia. Quella struttura temporanea faceva il lavoro al posto della forza di volontà.

Quando quella struttura è sparita — obiettivo raggiunto, pressione allentata, memoria sbiadita — non restava nulla. Solo la mia forza di volontà esaurita a reggere un comportamento che non aveva altre fondamenta.

Il piano funzionava. Il sistema non esisteva.

La differenza tra un piano e un sistema


Un piano dice: voglio fare X.
Un sistema dice: quando succede Y, faccio automaticamente X.

Questa distinzione — apparentemente sottile — è la differenza tra chi mantiene le abitudini nel lungo periodo e chi ricomincia da zero ogni tre mesi.

Peter Gollwitzer, professore di psicologia alla New York University, ha dedicato trent'anni a studiare esattamente questa differenza. La sua ricerca sulle implementation intentions — letteralmente, "intenzioni di implementazione" — ha mostrato qualcosa di notevole.

Partecipanti a cui veniva chiesto di formulare l'obiettivo come "mi allenerò di più" avevano tassi di successo paragonabili al gruppo di controllo. Partecipanti a cui veniva chiesto di specificare quando, dove e come"se è martedì mattina e mi sveglio, allora metto le scarpe da ginnastica prima ancora di toccare il telefono" — avevano tassi di successo medi del 91% più alti.

Stessa motivazione. Stesso obiettivo. Risultato completamente diverso.

Perché? Perché l'implementation intention automatizza la decisione. Il cervello non deve attingere alle sue riserve di autocontrollo per decidere se fare o non fare. Ha già deciso. In un momento in cui l'energia cognitiva era alta. La risposta comportamentale diventa quasi riflessiva.

Come spiegano le ricerche di Ann Graybiel al MIT sui gangli basali — che abbiamo esplorato la settimana scorsa nel dettaglio del meccanismo cerebrale delle abitudini — il cervello è progettato per automatizzare i comportamenti ripetuti. Il compito non è aumentare la forza di volontà. È creare le condizioni perché l'automatismo si installi.

Environment design: cambia il campo da gioco


Il secondo strumento — complementare alle implementation intentions — è l'environment design.

Il principio è semplice: il comportamento che conta non è quello che scegli consapevolmente. È quello che fai di default quando sei stanco, distratto, o semplicemente non stai pensando.

James Clear, in Atomic Habits, chiama questo "rendere visibile il comportamento desiderato e invisibile quello indesiderato." L'idea: invece di aumentare la forza di volontà, abbassa l'attrito per il comportamento che vuoi e alzalo per quello che non vuoi.

Esempi concreti:

  • Vuoi allenarti la mattina? Metti le scarpe da ginnastica davanti alla porta la sera prima. Non accanto all'armadio — davanti alla porta.
  • Vuoi leggere invece di scrollare? Lascia il libro sul cuscino. Carica il telefono in un'altra stanza.
  • Vuoi mangiare meno dolci? Non comprarli. Non è forza di volontà: è rimuovere la decisione dall'equazione.

La ricerca è chiara: l'ambiente fisico predice il comportamento in misura molto maggiore di quanto riconosciamo. Non perché siamo deboli. Ma perché il cervello prende continuamente scorciatoie cognitive — e l'ambiente decide quale scorciatoia prendere.

Modificare l'ambiente è la strategia più efficiente disponibile, perché funziona anche quando la batteria è scarica.

Il protocollo in 3 passi


Ecco la sequenza operativa.

Passo 1 — Mappa i tuoi momenti ad alta depletion
Identifica le 3 finestre della giornata in cui la tua forza di volontà è storicamente al minimo. Per la maggior parte delle persone: dopo le riunioni di metà mattina, il rientro a casa nel pomeriggio, e la sera dopo cena. Quelli non sono i momenti per installare nuove abitudini difficili. Sono i momenti per sistemi automatici.

Passo 2 — Costruisci un if-then per ogni comportamento target
Per ogni abitudine che vuoi costruire, formula: "Se [contesto specifico], allora [azione specifica]." Ancora meglio: usa l'habit stacking — aggancia l'abitudine nuova a una che hai già. "Dopo il caffè del mattino, faccio 5 minuti di lettura." Nessuna decisione richiesta.

Passo 3 — Riprogetta un solo elemento dell'ambiente questa settimana
Non la dieta. Non la routine completa. Un elemento. Quello che triggera il comportamento che vuoi eliminare o installare. Cambia la sua visibilità, la sua posizione fisica, la sua accessibilità. Un cambiamento solo, misurato nei risultati.

Questa è la sfida della settimana — per i membri Cambia+ c'è il protocollo completo con mappa interattiva dei trigger e checklist per l'environment redesign. Puoi accedervi qui.

Cosa ci dice la neurobiologia


Quando smettiamo di usare la forza di volontà come strategia principale e iniziamo a costruire sistemi, stiamo lavorando con il cervello invece che contro di esso.

La corteccia prefrontale — la parte del cervello deputata al controllo cosciente, alla pianificazione e all'autocontrollo — è anche la più energeticamente costosa. È l'ultima a svilupparsi evolutivamente, la prima a cedere sotto stress o fatica.

I gangli basali, al contrario, gestiscono i comportamenti automatizzati con un consumo energetico minimo. Non hanno bisogno di motivazione. Non si affaticano. Una volta che una routine è installata a questo livello, si esegue praticamente da sola.

L'obiettivo non è usare di più la corteccia prefrontale. È trasferire gradualmente i comportamenti importanti ai circuiti automatici — attraverso ripetizione in contesti stabili, implementation intentions, e design dell'ambiente.

Questo è ciò che Ann Graybiel al MIT ha documentato in decenni di ricerca sui topi e successivamente confermato negli esseri umani: le abitudini consolidate liberano la corteccia prefrontale per i problemi che richiedono davvero pensiero cosciente.

La trappola dell'obiettivo raggiunto


C'è un ultimo punto che vale la pena esplicitare — perché è quello che mi ha fatto ricadere, e che probabilmente hai vissuto anche tu.

Quando raggiungiamo un obiettivo, il cervello riduce la pressione motivazionale. Il desiderio che ci ha spinto si allenta. Questa è la sua funzione normale: il sistema di ricompensa si regola.

Il problema è costruire un sistema che dipende dall'obiettivo non ancora raggiunto come fonte di energia. Quando l'obiettivo scompare — perché lo hai raggiunto, o perché hai smesso di crederci — il sistema crolla.

I sistemi duraturi non dipendono dall'obiettivo. Dipendono dal processo — da abitudini ancorate a contesti stabili che continuano a funzionare indipendentemente da come ti senti quel giorno.

Come emerge anche da chi ha analizzato il lato oscuro del miglioramento personale: la differenza tra chi esegue e chi rimanda non è il livello di motivazione. È la presenza o assenza di un sistema che funziona anche quando la motivazione non c'è.


FAQ


La forza di volontà davvero si esaurisce, o è solo una teoria controversa?
L'ego depletion di Baumeister ha attraversato un momento di critica scientifica intorno al 2016, quando alcuni meta-analisi ne hanno messo in discussione la dimensione dell'effetto. Tuttavia, il consenso attuale è che l'effetto esiste — è forse meno drammatico di quanto i primi studi suggerissero, ma reale. La conclusione pratica rimane: affidarsi esclusivamente alla forza di volontà è una strategia fragile, indipendentemente dalla dimensione esatta dell'effetto.

Quanto tempo ci vuole per costruire un'abitudine senza forza di volontà?
Lo studio più rigoroso su questo tema — pubblicato da Phillippa Lally dell'University College London — ha monitorato 96 persone per 12 settimane e trovato che il tempo mediano per automatizzare un'abitudine era 66 giorni, con una variazione da 18 a 254 giorni. Il mito dei 21 giorni è falso. Ma la variabilità enorme suggerisce qualcosa di importante: non è una questione di tempo, è una questione di contesto stabile e ripetizione. Un approfondimento completo si trova qui.

Cosa fare nei momenti in cui la forza di volontà è davvero azzerata?
Proprio per questo esistono i sistemi. L'obiettivo dell'environment design e delle implementation intentions è rendere il comportamento desiderato quello di default — il comportamento pigro, quello che non richiede decisione. Nei momenti di depletion totale, l'unica strategia che funziona è quella che non richiede energia cognitiva.

Posso aumentare la mia forza di volontà con la pratica?
Ricerche di Muraven e Baumeister suggeriscono che — analogamente a un muscolo — la forza di volontà può migliorare con esercizio progressivo. Ma questo non cambia la conclusione strategica: costruire sistemi è più affidabile che puntare sulla forza bruta, esattamente come costruire un'auto è più efficiente che correre più forte.

L'environment design funziona per tutti i tipi di abitudine?
Sì, ma con sfumature. Per abitudini con un forte componente fisica (alimentazione, esercizio, sonno), l'ambiente fisico è determinante. Per abitudini cognitive o emotive (concentrazione, gestione dello stress, meditazione), sono più rilevanti le implementation intentions e i rituali di contesto. La guida Cambia+ di questa settimana distingue i due casi con un protocollo specifico.


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Il silenzio tra due fuochi: la realtà psicologica vista da dentro l’Iran


La vita tra guerra e controllo autoritario causa una particolare condizione psicologica.
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Articolo di Bahareh Sahebi, tradotto da Laura Carlevero, pubblicato originariamente con il titolo «Il silenzio tra due fuochi: la realtà psicologica dentro l’Iran» su Global Voices il 26 marzo 2026 e ripubblicato ai sensi della licenza Creative Commons Attribuzione 3.0. La sintesi audio è un adattamento redazionale a cura de «L'Analista».

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Il silenzio tra due fuochi la realta psicologica dentro lIran
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Sintesi audio: per ogni dato e riferimento fa fede il testo.

di Bahareh Sahebi

Mentre i missili israeliani ed americani colpiscono l'Iran, nel paese la vita quotidiana prosegue sotto la visibile presenza delle forze di sicurezza. A partire dalle proteste scoppiate lo scorso 28 dicembre, i gruppi per i diritti umani riportano un aumento delle pattuglie armate e dei posti di blocco sulle principali strade e incroci cittadini.

Soldati e membri della milizia Basij armati di fucili militari fermano le auto, interrogano i pedoni e, in molti casi, chiedono di sbloccare i cellulari per verificare messaggi, foto e social media.

Molti iraniani oggi vivono tra due fuochi convergenti: dall'alto la minaccia di bombardamenti indiscriminati e missili dalla guerra crescente da parte di Israele e degli Stati Uniti; dal basso la pressione costante di uno stato che continua ad arrestare, uccidere e intensificare i controlli sulla popolazione.

Quello che spesso viene tralasciato nei discorsi geopolitici è l'ambiente psicologico che si crea a causa di queste condizioni. Quando i civili vivono in condizioni sia di guerra che di governo autoritario, i comportamenti si riorganizzano puntando alla sopravvivenza. Fanno attenzione a cosa dire, dove andare, di chi avere fiducia e quando restare in silenzio. Quello che, dall'esterno, appare come passività, può invece essere la tranquilla logica di sopravvivenza in condizioni dove un singolo messaggio, conversazione od associazione può avere conseguenze che cambiano la vita.

In queste condizioni, il silenzio può diffondersi nella società in una maniera spesso non compresa dall'esterno. Se esprimere dissenso può portare a punizioni od isolamento, molte persone restano in silenzio anche se intimamente in disaccordo. Nel tempo, questo crea un'immagine di consenso pubblico dove nessuno esiste veramente.

Le dichiarazioni del capo della magistratura iraniana, trasmesse alla televisione di stato, hanno lanciato un avvertimento: “Tutti coloro che diranno o faranno qualcosa in linea con il volere dei regimi americano e sionista saranno considerati essere dalla parte del nemico e trattati secondo i principi islamici rivoluzionari vigenti in periodo di guerra.” Altri avvertimenti sono stati indirizzati agli espatriati, suggerendo agli iraniani all'estero che “simpatizzare, sostenere o cooperare” con la guerra statunitense-israeliana contro il Paese potrebbe portare a confisca delle proprietà in Iran e conseguenze legali in caso di ritorno.

Le vite al di là della geopolitica


Molte delle discussioni internazionali in merito all'Iran si concentrano sulla geopolitica e le lotte di potere locali. All'interno del paese, però, la vita di ogni giorno è regolata da qualcosa di molto più immediato. La popolazione deve affrontare guerra e repressione vivendo in un'economia tesa ed affrontando difficoltà crescenti per soddisfare le necessità di base.

I momenti come questi non sono solo crisi geopolitiche. Sono crisi psicologiche. Le decisioni prese da governi ed eserciti rimodellano l'ambiente in cui milioni di persone comuni devono pensare, parlare e sopravvivere mentre il loro destino viene gestito da decisioni ben al di fuori del loro controllo.

Nel tempo, queste situazioni rimodellano i comportamenti. Le persone imparano a controllare il proprio ambiente verificando i rischi, evitando le conversazioni che potrebbero attirare l'attenzione e misurando con attenzione le parole. I sociologi lo chiamano comportamento adattivo di sopravvivenza. I singoli adattano le proprie azioni non perché siano d'accordo con le forze al potere, ma perché il costo della sfida è troppo alto.

Nonostante gli sforzi dello stato a favore dell'unità interna durante la guerra, molti segmenti della popolazione continuano a rifiutare la Repubblica Islamica. Però, in un paese dove il dissenso può comportare l'incarcerazione o la condanna a morte, il silenzio non può venire frainteso con il consenso. La paura composta da repressione e guerra sopprime l'espressione pubblica.

Tra due pericoli


Nella maggior parte delle guerre i civili temono i campi di battaglia. Nei regimi autoritari, temono il loro stesso governo. Oggi, in Iran, i due pericoli esistono in contemporanea.

Lo stato iraniano praticamente non ha fornito nessuna protezione significativa ai civili durante il conflitto. Non ci sono ripari pubblici diffusi, non c'è un sistema nazionale funzionante di riparo antiaereo e, in molte zone, nemmeno sirene di allarme per avvisare la popolazione dell'arrivo dei missili. Per molti residenti il primo avviso di un attacco imminente è sentire o vedere l'esplosione.

In alcune città i residenti raccontano di riunioni notturne sui tetti per guardare i missili che solcano il cielo, convinti che l'aria aperta possa offrire una maggiore possibilità di sopravvivenza rispetto all'essere intrappolati nel crollo degli edifici. Questo è il tipo di calcoli che i civili sono costretti a fare quando i bombardamenti da parte degli USA e di Israele sono indiscriminati e lo stato non offre protezione.

Il paese sta ancora anche ricuperando lo shock delle esecuzioni avvenute durante le proteste di gennaio e febbraio, quando le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro i dimostranti in diverse città. Le famiglie sono ancora in lutto. Le comunità stanno ancora processando le violenze. In quest'atmosfera, la paura e il dolore danno forma alla risposta della popolazione ai nuovi pericoli della guerra.

Per molti iraniani, le bombe che oggi cadono un giorno finiranno. Le guerre finiscono. Gli attacchi aerei cessano. Ma la minaccia rappresentata dalla Repubblica Islamica persiste da quasi mezzo secolo. Lo stato ha ripetutamente risposto alle crisi con arresti, esecuzioni e controlli intensificati. Per chi vive nel paese, queste storie danno forma all'esperienza di vita del momento.

Fuori dal paese il loro silenzio viene speso frainteso. Nei commenti dei global media ed online, l'assenza di una visibile protesta di opposizione in Iran durante la guerra, mentre le manifestazioni organizzate dal governo vengono amplificate dal totale controllo dello stato sull'informazione interna, è stata interpretata come dimostrazione che gli iraniani non stanno cercando un cambiamento politico e si stanno schierando a fianco del governo a fronte di un nemico esterno.

Ma il silenzio pubblico raramente corrisponde ad un accordo. Quando esprimere dissenso comporta il rischio di venire imprigionati, subire violenza, o venire uccisi, il popolo nasconde le proprie opinioni in pubblico, specialmente in tempo di guerra, ed esprime le proprie ben diverse opinioni solamente in privato. Gli studiosi della politica descrivono questa dinamica come falsificazione delle preferenze.

Pericolo ed incertezza


Dall'inizio della guerra il governo ha ripetutamente imposto interruzioni delle comunicazioni e gravi restrizioni ad internet. Buona parte della popolazione ha scarso accesso all'informazione al di fuori di quelli che sono i suoi immediati intorni. In questa situazione, anche la coscienza di base risulta frammentata. Molta dell'informazione che esce dall'Iran ora viaggia in piccoli segmenti: brevi video, un messaggio vocale inviato sommessamente tramite un contatto fidato, un breve testo che conferma che qualcuno è al sicuro.

Il flusso di informazioni che circonda il conflitto si è interrotto. Le discussioni pubbliche si sono irrigidite, suddividendosi in schieramenti narrativi contrapposti, plasmati da presupposti e lealtà differenti. I commentatori interpretano gli eventi secondo cornici ideologiche, evidenziando fatti che rafforzano le loro posizioni e tralasciando quelli che la complicano.

Eventi complessi vengono ridotti a storie semplificate volte a mobilitare il pubblico anziché informarlo. In questo processo, la sofferenza dei civili diventa secondaria alla narrativa costruita attorno ad essa.

Le discussioni che si sviluppano all'estero possono essere distanti dalla vita quotidiana. in Iran la popolazione affronta interruzioni di energia, strade militarizzate, tensioni economiche e la costante incertezza di ciò potrebbe portare il giorno seguente. Le famiglie si preoccupano per i parenti che vivono in altre città e che non possono raggiungere. I messaggi non vengono consegnati. Le voci corrono più in fretta delle informazioni affidabili.

Dietro a queste discussioni si sviluppano le vite della gente comune, raramente visibili nei dibattiti geopolitici. Una bambina a Bushehr va a scuola portandosi dietro l'ansia, cosciente che la sua classe potrebbe diventare bersaglio di un attacco missilistico da parte di Israele o degli USA. Una madre a Tehran passa da farmacia a farmacia alla ricerca dei farmaci chemioterapici che mantengono vivo suo figlio, ma che oggi sono diventati introvabili o insostenibili.

Per molte famiglie queste non sono astratte discussioni politiche. Sono realtà che si formano giorno per giorno. Chi vive in Iran, oggi, non è un personaggio di una discussione geopolitica. È un essere mano che affronta pericoli straordinari ed incertezze. Per gli iraniani, oggi, la vita viene vissuta esattamente in questo ambiente psicologico.

Articolo di Bahareh Sahebi, tradotto da Laura Carlevero, pubblicato originariamente con il titolo «Il silenzio tra due fuochi: la realtà psicologica dentro l’Iran» su Global Voices il 26 marzo 2026 e ripubblicato ai sensi della licenza Creative Commons Attribuzione 3.0. La sintesi audio è un adattamento redazionale a cura de «L'Analista».

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Trump tra guerra e trattativa: l'Iran attacca le navi nel Golfo, ma il presidente esita a rispondere


Teheran ha colpito navi militari e commerciali nel primo giorno dell'operazione "Project Freedom", pensata per riaprire lo Stretto di Hormuz. La Casa Bianca valuta una rappresaglia, ma teme una nuova escalation.

Donald Trump deve ancora decidere se ordinare nuovi raid contro l'Iran o ignorare le provocazioni di Teheran e continuare a puntare sulla trattativa, mentre funzionari statunitensi e israeliani citati da Axios ritengono che il presidente possa alla fine autorizzare la ripresa delle ostilità entro la settimana, se lo stallo dovesse proseguire.

Ieri le forze iraniane hanno lanciato missili da crociera contro due navi della Marina statunitense nello Stretto di Hormuz. Hanno colpito anche obiettivi commerciali nella regione e negli Emirati Arabi Uniti, come ha riferito al Wall Street Journal il comandante del Central Command, l'ammiraglio Brad Cooper. Il Central Command ha risposto affondando con elicotteri Apache i motoscafi iraniani che disturbavano il traffico marittimo. Ma oggi il Ministero della Difesa degli Emirati ha denunciato un nuovo attacco iraniano con missili e droni, respinto dai sistemi di difesa aerea.

Gli attacchi sono arrivati poche ore dopo l'avvio di "Project Freedom", l'operazione con cui Washington intende fornire aiuto alle navi commerciali per attraversare lo Stretto di Hormuz in sicurezza. Un alto funzionario dell'amministrazione, riferisce Axios, aveva avvertito Teheran domenica del lancio imminente di questa operazione, chiedendo di non interferire. L'avvertimento è coinciso con il post pubblicato la sera stessa da Trump su Truth Social, in cui il presidente prometteva una risposta dura in caso contrario.

Secondo il Wall Street Journal, Trump aveva confidato ai collaboratori la propria frustrazione: il blocco navale imposto il 13 aprile, pur efficace contro l'economia iraniana, non ha spinto Teheran a cedere sul proprio programma nucleare. Il presidente ha quindi valutato diverse opzioni militari, dal colpire il restante 25% degli obiettivi iraniani nella lista del Pentagono all'autorizzare scorte navali per le petroliere, e alla fine ha scelto la via intermedia del lancio di "Project Freedom".
Lo stallo di Trump sull'Iran — FocusAmerica

Crisi Usa-Iran · Il dilemma di Trump

Trump tra due fuochi:
la settimana decisiva per la guerra


Cessate il fuoco sempre più fragile, attacchi iraniani nello Stretto di Hormuz, "Project Freedom" che non decolla. Funzionari Usa e israeliani citati da Axios ritengono che il presidente possa autorizzare la ripresa delle ostilità entro la settimana, se lo stallo dovesse proseguire.

Fonti: Axios · Wall Street Journal Aggiornato 5 maggio 2026

Stato del conflitto
Cessate il fuoco che regge a fatica, mentre Trump valuta se ordinare nuovi raid o ignorare le provocazioni di Teheran
Decisione finale attesa entro 7 giorni

Via diplomatica
Negoziato tramite il Pakistan
Teheran sostiene che ci siano stati progressi. Hegseth e Caine ridimensionano gli scontri.

Via militare
Ripresa delle ostilità
Pressione interna tra i repubblicani. Possibilità di colpire il 25% degli obiettivi restanti nella lista del Pentagono.

Esplora la crisi
1 Hormuz 2 Cronologia 3 Le voci 4 Le opzioni

Project Freedom in stallo

L'operazione lanciata per riaprire lo Stretto di Hormuz non sta producendo i risultati attesi


Washington avrebbe dovuto scortare le navi commerciali nello Stretto. Le compagnie di navigazione, però, non si fidano: i transiti sotto bandiera Usa restano bloccati.

Transiti navali sotto bandiera Usa

Prime 24h
2
sole navi attraversano lo Stretto

Giorno seguente
0
nessun transito registrato

Annunciate
100+
navi in fila secondo Hegseth

2
NAVI USA
colpite da missili cruise iraniani

25%
OBIETTIVI
non ancora colpiti nella lista del Pentagono

13 apr
BLOCCO NAVALE
imposto da Trump, efficace ma non risolutivo

7 apr
CESSATE IL FUOCO
ancora in vigore ma sotto pressione costante

Il blocco navale, pur efficace contro l'economia iraniana, non ha spinto Teheran a cedere sul programma nucleare. Trump ha quindi scelto la via intermedia di "Project Freedom" tra le altre opzioni sul tavolo.

— Ricostruzione del Wall Street Journal

3 settimane di crisi

Dal blocco navale al primo scontro post-tregua


Tocca un evento per leggere il dettaglio. Il pallino rosso indica la giornata in corso.

13 Aprile
Trump impone il blocco navale all'Iran

Misura efficace contro l'economia iraniana ma incapace, secondo il Wall Street Journal, di spingere Teheran a cedere sul nucleare.

7 Aprile
Entra in vigore il cessate il fuoco

Il cessate il fuoco entra in vigore e regge per qualche settimana. Trump, davanti agli scontri successivi, eviterà di dichiarare violazioni iraniane: segnale che intende sorvolare sulle provocazioni iraniane.

Domenica
Avvertimento Usa a Teheran via Truth Social

Un alto funzionario informa l'Iran del lancio imminente di "Project Freedom" e chiede di non interferire. La sera Trump pubblica su Truth Social un post che promette una risposta dura in caso di violazioni.

Ieri
Missili iraniani contro due navi Usa nello Stretto

Forze iraniane lanciano missili cruise contro due unità della Marina statunitense. Colpiti anche obiettivi commerciali e gli Emirati Arabi Uniti. Il Central Command risponde affondando con elicotteri Apache i motoscafi iraniani.

Oggi
Nuovo attacco iraniano respinto dagli Emirati

Il Ministero della Difesa di Abu Dhabi denuncia un attacco con missili e droni, respinto dai sistemi di difesa aerea. Trump definisce gli scontri una "mini guerra" e una "piccola deviazione".

Prossima settimana
Vertice Trump–Xi rischia di essere oscurato dalla crisi con l'Iran

Bessent ha chiesto a Pechino di convincere Teheran ad allentare la presa su Hormuz. Ma il Ministero del Commercio cinese ha appena ordinato a 5 raffinerie di non rispettare le sanzioni Usa sul petrolio iraniano.

Le posizioni a Washington

Una sola crisi, 4 letture diverse


All'interno dell'Amministrazione e del fronte repubblicano, lo stallo viene giudicato in modo molto differente. Tocca per espandere ogni posizione.

Attesa

Donald Trump
Presidente degli Stati Uniti
«Una mini guerra, una piccola deviazione che sta funzionando molto bene.»

Davanti a un gruppo di piccoli imprenditori alla Casa Bianca, Trump minimizza gli scontri. Non dichiara che Teheran ha violato il cessate il fuoco: segnale di disponibilità a sorvolare sulle provocazioni iraniane. Ai suoi collaboratori, secondo il Wall Street Journal, ha confidato la propria frustrazione per uno stallo che non sblocca il dossier nucleare.

De-escal.

Pete Hegseth · Dan Caine
Segretario alla Difesa · Capo di Stato Maggiore
«Le mosse di Teheran restano sotto la soglia che giustificherebbe la ripresa di operazioni di combattimento su larga scala.»

Il Pentagono ridimensiona gli scontri. Hegseth attribuisce gli attacchi a iniziative autonome del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche, non sempre allineate con i negoziatori iraniani. Conferma che Washington comunica con Teheran sia apertamente sia attraverso canali riservati. Le Forze Armate, precisa, sono comunque pronte a riprendere la guerra se Trump lo ordinerà.

Escalation

Lindsey Graham
Senatore repubblicano (South Carolina)
«Un attacco breve, forte e doloroso. Il comportamento iraniano non è quello di un regime che cerca soluzioni diplomatiche.»

Sostenitore convinto dell'intervento militare in Iran, Graham accusa Teheran di aver violato il cessate il fuoco e chiede una risposta dura. La sua posizione rappresenta la pressione del fronte repubblicano interno sul presidente.

Negoziato

Abbas Araghchi
Ministro degli Esteri iraniano
«I negoziati con gli Stati Uniti, mediati dal Pakistan, stanno facendo progressi.»

Il capo della diplomazia iraniana sostiene la pista del dialogo e invita l'Amministrazione Trump a non lasciarsi trascinare di nuovo nel "pantano". Nel frattempo, però, le forze iraniane continuano a colpire navi e infrastrutture nello Stretto e negli Emirati.

Cosa c'era sul tavolo

Le tre opzioni militari valutate da Trump

Frustrato dallo stallo, il presidente ha esaminato un ventaglio di mosse prima di optare per la via intermedia. Una sola, finora, è stata effettivamente lanciata.

1

Colpire il restante 25% degli obiettivi
Completare la lista di siti iraniani predisposta dal Pentagono. Opzione più aggressiva, sostenuta dal fronte repubblicano interno guidato da Graham.

2

"Project Freedom"Scelta
Operazione di assistenza alle navi commerciali per attraversare lo Stretto in sicurezza. Via intermedia, lanciata dopo l'avvertimento iraniano via Truth Social.

3

Scorte navali per le petroliere
Coinvolgimento diretto della Marina statunitense nella protezione del traffico petrolifero. Opzione scartata in favore di una formula più contenuta.

L'incognita Pechino
La Cina sabota la richiesta americana

5
raffinerie cinesi a cui Pechino ha ordinato di non rispettare le sanzioni Usa sul petrolio iraniano

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha esortato la Cina a convincere Teheran ad allentare la presa su Hormuz. La mossa del Ministero del Commercio cinese rende improbabile un'accoglienza favorevole — proprio mentre si avvicina il vertice Trump-Xi.

Fonti Axios, Wall Street Journal, conferenza stampa Pentagono. Dichiarazioni di Trump, Hegseth, Caine, Graham e Araghchi. Aggiornamento al 5 maggio 2026.

La Casa Bianca prende tempo


Alla Casa Bianca, davanti a un gruppo di piccoli imprenditori, Trump ha minimizzato gli scontri di ieri definendoli una "mini guerra" e una "piccola deviazione" che, a suo dire, sta funzionando "molto bene". In particolare, il presidente non ha dichiarato che Teheran ha violato il cessate il fuoco entrato in vigore il 7 aprile, segnale che è disposto a sorvolare sugli scontri.

Nella conferenza stampa tenutasi oggi, anche il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il capo di Stato Maggiore, il generale Dan Caine, hanno ridimensionato le azioni iraniane e ribadito che il cessate il fuoco regge. Caine ha detto che le mosse di Teheran restano sotto la soglia che giustificherebbe la ripresa di operazioni di combattimento su larga scala. Hegseth le ha attribuite a iniziative autonome del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche, non sempre allineate con i negoziatori iraniani, e ha aggiunto che gli Stati Uniti comunicano con Teheran sia apertamente sia attraverso canali riservati. Entrambi hanno precisato che le forze armate sono pronte a riprendere la guerra, se Trump lo ordinerà.

Sul fronte interno, però, la pressione cresce. Il senatore repubblicano Lindsey Graham, sostenitore dell'intervento militare in Iran, ha detto che, secondo lui, Teheran ha violato il cessate il fuoco e ha invitato Trump a rispondere con un attacco "breve, forte e doloroso", perché il comportamento iraniano, a suo giudizio, non è quello di un regime che vuole cercare una soluzione diplomatica.

Le navi restano ferme, Pechino osserva


Per ora l'operazione americana non sta comunque producendo i risultati attesi. Nelle prime 24 ore solo due navi battenti bandiera statunitense hanno attraversato lo Stretto, mentre il giorno successivo non ne è passata nessuna. Hegseth ha parlato di centinaia di navi in fila, pronte a transitare, ma le compagnie di navigazione sembrano non fidarsi delle rassicurazioni di Washington.

Allo stesso tempo, il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha sostenuto che i negoziati con gli Stati Uniti, mediati dal Pakistan, stanno facendo progressi, e ha invitato l'Amministrazione Trump a non lasciarsi trascinare di nuovo nel "pantano".

La nuova crisi rischia anche di oscurare il vertice della prossima settimana tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Il sSegretario al Tesoro Scott Bessent ha infatti esortato Pechino a convincere Teheran ad allentare la presa sullo Stretto. La scorsa settimana, però, il Ministero del Commercio cinese ha ordinato a 5 raffinerie cinesi di non rispettare le sanzioni statunitensi legate ai loro rapporti con il settore petrolifero iraniano: un segnale che rende improbabile un'accoglienza favorevole della richiesta americana.

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Giornata Nazionale della Pediatria: "Società adultocentrica, nascite ai minimi storici"


A Roma confronto tra esperti, istituzioni e associazioni. SIP: "Il pediatra è anche garante dei diritti dell'infanzia"

In un'Italia con le nascite ai minimi storici e una crescente pressione sulle famiglie, il pediatra sta assumendo un ruolo che va oltre la dimensione clinica. Non solo medico dell'infanzia, ma figura chiamata a leggere le trasformazioni sociali e le nuove fragilità dei bambini. È questo il messaggio al centro della Giornata Nazionale della Pediatria, in programma oggi, 5 maggio 2026, all'Auditorium del Ministero della Salute a Roma, promossa dalla Società Italiana di Pediatria.

Il titolo scelto per l'edizione di quest'anno "Il pediatra che sarà… in un mondo adultocentrico" pone una domanda che va oltre la clinica: quale spazio resta oggi all'infanzia nelle politiche pubbliche, nei servizi e nelle priorità del Paese.

Il punto di partenza è un dato demografico ormai strutturale. Le nascite in Italia sono scese sotto le 355mila unità annue, un nuovo minimo storico, in un contesto in cui il tema della denatalità resta spesso ai margini del dibattito pubblico.

Nel corso della giornata la Società Italiana di Pediatria insiste su un punto: la pediatria non è solo una disciplina clinica. Il pediatra viene descritto come una figura sempre più "di frontiera", chiamata a leggere i cambiamenti sociali prima ancora che sanitari. Non solo cura, ma interpreta i bisogni evolutivi, accompagna le famiglie e si confronta quotidianamente con fragilità nuove: salute mentale, disuguaglianze sociali, impatto del digitale e difficoltà educative.

L'iniziativa si svolge alla presenza del Ministro della Salute Orazio Schillaci e del Sottosegretario Marcello Gemmato, insieme a rappresentanti del mondo scientifico e delle principali associazioni del settore pediatrico e sanitario. Le conclusioni sono affidate a Pietro Ferrara, vicepresidente SIP.

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Gli Emirati lasciano l'Opec. Il Mediterraneo torna centrale


L'uscita degli Emirati dall'OPEC segna il tramonto dei vecchi monopoli petroliferi. L'Italia al bivio: esposta alla volatilità dei prezzi, ma proiettata verso un ruolo guida nel Mediterraneo, che torna a essere il centro nevralgico della sicurezza energetica europea.

L'addio degli Emirati Arabi Uniti all'Opec segna la fine di un'illusione: quella che il prezzo del petrolio potesse ancora essere governato da un tavolo comune. Abu Dhabi ha scelto di affrancarsi dai vincoli produttivi imposti dal cartello, spalancando la strada a una competizione aperta tra produttori mediorientali in cui l'Italia, per geografia e dipendenza energetica, si trova in prima linea. Mentre il mercato globale dell'energia è sotto pressione per la crisi dello Stretto di Hormuz e le tensioni tra Iran e Stati Uniti, il Mediterraneo torna a essere l'epicentro di una partita in cui le imprese italiane devono ridefinire strategie e alleanze.

Gli Emirati producono circa 3,2 milioni di barili al giorno, ma le loro riserve tecnicamente estraibili superano i 100 miliardi di barili. Restare nell'Opec significava rinunciare a incrementare la produzione oltre le quote concordate, proprio mentre la domanda asiatica — Cina e India in testa — continua a crescere. La scelta di Abu Dhabi non è ideologica: è una mossa commerciale che punta a conquistare quote di mercato sottraendole all'Arabia Saudita e, soprattutto, a garantirsi margini di manovra quando Riad cerca di sostenere i prezzi tagliando l'offerta. Per l'Italia, questo vuol dire una cosa semplice: il petrolio diventa più economico a breve termine, ma meno prevedibile nel medio.

La dipendenza italiana dal greggio mediorientale non è un dettaglio tecnico, è un vincolo strutturale. Nel 2025 il 42% delle importazioni petrolifere italiane è arrivato da paesi del Golfo, con l'Iraq primo fornitore seguito dall'Arabia Saudita. La rottura dell'Opec apre scenari contrastanti: da un lato, una maggiore disponibilità di barili potrebbe calmierare i prezzi al consumo, alleggerendo la bolletta energetica delle famiglie e delle imprese manifatturiere; dall'altro, la volatilità aumenta. Senza un coordinamento tra produttori, il rischio è che oscillazioni improvvise dei prezzi travolgano settori industriali — dalla chimica alla logistica — che dipendono da contratti a termine e previsioni stabili.

Lo Stretto di Hormuz e il nodo iraniano


L'uscita emiratina arriva mentre lo Stretto di Hormuz, arteria attraverso cui transita un quinto del petrolio mondiale, è teatro di crescenti tensioni. L'Iran ha intensificato le minacce di blocco del passaggio in risposta alle sanzioni americane rinnovate dall'amministrazione statunitense. Teheran controlla militarmente la sponda nord dello Stretto e dispone di capacità missilistiche e navali sufficienti a rendere credibile la minaccia. Per l'Italia, che importa greggio prevalentemente via mare attraverso rotte che toccano il Canale di Suez e poi il Mediterraneo, ogni interruzione del flusso da Hormuz si traduce in un aumento immediato dei costi di trasporto e in una corsa agli approvvigionamenti alternativi.

Il governo italiano ha finora puntato sulla diversificazione, rafforzando i legami con l'Azerbaijan e la Libia, ma le quantità in gioco non sono paragonabili. L'Algeria fornisce gas, non petrolio sufficiente a compensare eventuali shock mediorientali. E la Libia resta un partner instabile, con una produzione che oscilla tra i 900mila e 1,2 milioni di barili al giorno a seconda degli equilibri interni. Gli Emirati, liberi dai vincoli Opec, potrebbero diventare un fornitore più flessibile per l'Europa, ma solo se Roma si muove in anticipo sulle capitali concorrenti.

Il ruolo dell'Eni e il Mediterraneo orientale


L'Eni ha asset produttivi in quasi tutti i paesi del Nord Africa e mantiene partnership storiche con Abu Dhabi attraverso joint venture nel settore upstream. L'uscita degli Emirati dall'Opec offre all'azienda italiana margini per negoziare contratti di fornitura più ampi, meno vincolati alle logiche di contingentamento che Riad ha sempre imposto al cartello. Ma la partita non si gioca solo sul petrolio. Il gas naturale liquefatto rappresenta la vera frontiera strategica: gli Emirati stanno espandendo la capacità di esportazione di GNL, e l'Italia — con i suoi rigassificatori a Piombino, Rovigo e il futuro impianto di Gioia Tauro — può posizionarsi come hub di redistribuzione verso il centro Europa.

Il Mediterraneo orientale offre un'altra carta da giocare: i giacimenti di gas scoperti tra Cipro, Egitto e Israele potrebbero ridurre la dipendenza italiana dal metano russo, ma richiedono infrastrutture e accordi politici che tardano ad arrivare. Il gasdotto EastMed, che dovrebbe collegare Israele all'Italia attraverso la Grecia, è fermo per mancanza di finanziamenti europei. Intanto, la Turchia moltiplica le perforazioni esplorative nelle acque cipriote, complicando ogni tentativo di coordinamento regionale. L'uscita emiratina dall'Opec dimostra che chi non si muove per tempo rischia di restare ai margini delle nuove catene di approvvigionamento.

Le domande de L'Analista


L'Italia è davvero in grado di sfruttare la maggiore disponibilità di greggio emiratino, oppure le imprese italiane resteranno ancorate a contratti con i fornitori tradizionali, perdendo l'occasione di diversificare a condizioni migliori?

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Cina, Russia e Corea del Nord hanno usato la guerra in Iran per studiare le armi americane


Le tre potenze rivali stanno osservando in tempo reale capacità e limiti dell’arsenale statunitense, dai missili Tomahawk ai sistemi Patriot, mentre Washington consuma in poche settimane scorte che richiederanno anni per essere ricostituite.

Cina, Russia e Corea del Nord stanno sfruttando la guerra tra Stati Uniti e Iran come un’occasione rara: osservare in combattimento reale alcune delle armi americane più avanzate e individuarne i punti deboli. Lo scrive il Wall Street Journal in un’analisi sulle implicazioni del conflitto per i tre principali rivali strategici di Washington.

I tre Paesi hanno visto all’opera per la prima volta il missile di precisione PrSM, lanciato da piattaforme mobili, e il nuovo drone d’attacco a basso costo Lucas. Hanno inoltre assistito al rapido consumo di munizioni chiave dell’arsenale Usa, dai Tomahawk a lungo raggio agli intercettori Patriot. E hanno, soprattutto, osservato con piacere come i droni iraniani, economici e prodotti in serie, siano riusciti a colpire basi americane e alleati del Golfo pesantemente fortificati.

Interrogato dal Congresso su cosa stia imparando Pechino da questo conflitto, l’ammiraglio Samuel Paparo, comandante delle forze americane nel Pacifico, ha risposto: "Credo abbiano visto la potenza delle armi piccole e a basso costo". Una lezione che pesa anche in vista di un possibile scenario di guerra contro Taiwan.
Il laboratorio Iran — FocusAmerica

Operazione Epic Fury · Analisi

Il laboratorio Iran:
cosa stanno imparando Cina, Russia e Corea del Nord dal conflitto


Per la prima volta i tre rivali strategici di Washington osservano in combattimento reale alcune delle armi americane più avanzate. E vedono il loro arsenale consumarsi a velocità record davanti a droni iraniani da poche decine di migliaia di dollari.

Fonti: Wall Street Journal · CSIS · CENTCOM 39 giorni di campagna aerea e missilistica

Obiettivi colpiti
13.000
In Iran dal 28 febbraio, secondo il Central Command statunitense

vs

Tempo di ricostruzione
6 anni
Per riportare l'arsenale americano ai livelli pre-conflitto

Per 4 dei 7 sistemi chiave, il consumo ha superato il 50% delle scorte

Esplora l'analisi
1 Scorte 2 Osservatori 3 Asimmetria 4 Novità

Munizioni consumate in 39 giorni

Quanto si sono svuotati i depositi americani


Stime del Center for Strategic and International Studies sui 7 sistemi d'arma più impiegati nella campagna contro l'Iran, rispetto alle scorte pre-belliche del Pentagono.

THAAD Intercettori antimissile
~61%

Stock pre-guerra: 360Consumati: ~290

Patriot PAC-3 Intercettori antiaerei
~61%

Stock pre-guerra: 2.330Consumati: fino a 1.430

PrSM Missili di precisione · debutto
>45%

Lanciati da HIMARSRange oltre 500 km

SM-3 Intercettori navali AEGIS
>30%

Difesa antimissile balisticaLanciati da cacciatorpediniere

Tomahawk Missili cruise
~27%

Stock pre-guerra: 3.100Consumati: oltre 850

JASSM-ER Missili stealth lanciati dall'aria
~23%

Stock pre-guerra: 4.400Consumati: oltre 1.000

SM-6 Missili polivalenti navali
~10%

Difesa aerea + antiaereaSistema più moderno

Il Pentagono sminuisce il rischio: gli Stati Uniti non rischiano di restare senza munizioni in questo conflitto. Ma per ricostituire l'arsenale potrebbero servire fino a sei anni, e la vera finestra di vulnerabilità si apre proprio nel Pacifico occidentale.

Le tre lezioni in tempo reale

Cosa hanno imparato i tre rivali strategici di Washington


Il Wall Street Journal ricostruisce le diverse priorità con cui Pechino, Mosca e Pyongyang osservano la campagna americana. Tocca per esplorare ciascuna posizione.

Cina
L'arena come laboratorio vivente

Parte dell'arsenale militare iraniano nasce da reverse engineering su tecnologia cinese o usa componenti cinesi. Pechino punta ad ottenere il prima possibile i dati operativi del conflitto per testare le proprie armi contro la difesa americana avanzata, soprattutto in vista di un possibile scenario di guerra contro Taiwan.

«Credo vedano la potenza delle munizioni piccole e a basso costo».
Amm. Samuel Paparo, comandante forze USA nel Pacifico

10.000
Droni Shahed prodotti al mese da Teheran


Scenario in cui Pechino vede l'arsenale USA

Russia
Lezioni utili dall'Ucraina alla NATO

Mosca osserva come si comportano le armi USA contro i droni iraniani che condividono molta tecnologia con quelli russi. Dopo l'invasione dell'Ucraina, Mosca ha comprato migliaia di Shahed e avviato una propria produzione, già usata in sciami con missili ipersonici per saturare i Patriot forniti all'Ucraina.

«Molto di ciò che i russi stanno preparando per una guerra in Europa possono impararlo adesso in Medio Oriente».
Nicole Grajewski, Sciences Po

2
Radar THAAD distrutti tra Giordania ed Emirati

2022
Anno di avvio import droni iraniani da parte russa

Corea del Nord
La conferma del deterrente nucleare

Per Pyongyang la lezione è la più diretta: il conflitto rafforza l'idea che le armi nucleari siano l'unico vero deterrente contro un attacco esterno. Lo stesso parallelo arriva, capovolto, da Washington — dove il Segretario alla Difesa Hegseth indica la Corea del Nord come giustificazione dell'azione contro Teheran.

«La Corea del Nord è la lezione. Tutti pensavano che non dovesse avere un'arma nucleare».
Pete Hegseth, Segretario alla Difesa USA

2019
Ultimo anno di colloqui USA sul disarmo

Mar '26
Discorso di Kim sulla scelta «giusta»

Il calcolo dei costi

Quando un drone iraniano da poche migliaia di dollari abbatte un sistema da centinaia di milioni


È la lezione che Pechino, Mosca e Pyongyang stanno mettendo nero su bianco. Confronto tra il valore degli asset americani colpiti e quello dei sistemi iraniani impiegati.

Sistema USA distrutto
Radar AN/TPY-2 THAAD
~$500-1.000 mln
Per unità · Muwaffaq Salti, Giordania

Arma iraniana
Drone Shahed-136
$20-60.000
Per unità monouso

Rapporto: fino a 50.000 a 1 in favore dell'attaccante

Difesa USA
Intercettore PAC-3 Patriot
~$4 mln
Per missile

Arma iraniana
Drone Shahed-136
$35.000
Costo medio

Rapporto: 114 a 1 in favore dell'attaccante

Difesa USA
Intercettore THAAD
~$15,5 mln
Per lancio · 150+ usati nel 2025

Arma iraniana
Missile balistico
~$100.000
Stima media costo missile classe Shahab

Rapporto: oltre 150 a 1 in favore dell'attaccante

La conclusione del Wall Street Journal

Cina, Russia e Corea del Nord ora sanno con maggiore precisione cosa accumulare, sviluppare e proteggere per sopravvivere ai primi giorni di un eventuale conflitto con Washington. La lezione non è solo teorica: vale per Taiwan, per la NATO orientale, per la penisola coreana.

Le novità testate sul campo di battaglia

Tre debutti sotto gli occhi dei rivali


Il conflitto ha portato in combattimento per la prima volta sistemi pensati per scenari ben diversi da quello iraniano, in particolare il Pacifico occidentale e la guerra a basso costo.

Esordio PrSM Increment 1 4 marzo 2026

Missile balistico di precisione lanciato da sistemi lanciamissile HIMARS. Sviluppato per contrastare le capacità A2/AD cinesi nel Pacifico, è stato impiegato per la prima volta contro obiettivi iraniani — un test che la Cina ha potuto osservare in tempo reale.

500+ kmRange operativo
$1,6-3,5 mlnCosto unitario
45Prodotti nel 2026

Esordio Drone LUCAS 28 febbraio 2026

Drone d'attacco monouso ricavato dal reverse engineering dello Shahed-136 iraniano. La risposta americana — economica e scalabile — alla logica della guerra a basso costo che gli avversari stanno perfezionando.

~$35.000Costo unitario
800 kmRange
~18 kgCarico esplosivo

Stress test F-5 iraniano contro Patriot 25 aprile 2026

Un caccia iraniano F-5, vecchio di decenni, ha eluso a bassa quota il sistema antimissile Patriot e bombardato una base USA in Kuwait. La dimostrazione che improvvisazione e tempismo possono ancora battere sistemi integrati di alto livello.

10+Siti radar colpiti
7Paesi del Golfo coinvolti
$5+ mldStime danni totali

Fonti Wall Street Journal · Center for Strategic and International Studies (rapporto del 21 aprile 2026, autori Mark F. Cancian e Chris H. Park) · CENTCOM · CNN · ABC News. Stime sulle scorte ricavate da documenti di bilancio del Pentagono. Analisi del 2 maggio 2026.

Parte dell'armamento militare iraniano nasce da reverse engineering su tecnologia cinese o utilizza componenti cinesi. Per questo Pechino punta ad accedere il prima possibile ai dati operativi del conflitto, ha spiegato al Wall Street Journal Nadia Helmy, esperta di Cina all’Università egiziana di Beni Suef. "L’arena iraniana funziona come un laboratorio vivente per testare l’efficacia della tecnologia cinese contro armi occidentali avanzate", ha detto.

Anche Mosca sta ricavando dal conflitto insegnamenti preziosi. La Russia osserva come le armi americane si comportano contro i droni iraniani che condividono molta tecnologia con quelli russi: informazioni utili sia per la guerra in Ucraina sia per un eventuale futuro scontro militare con i Paesi NATO. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, Mosca ha comprato migliaia di droni Shahed iraniani e ha poi avviato una propria produzione di questi droni. In Ucraina ha già usato sciami di droni combinati con missili ipersonici per saturare e distruggere unità Patriot.

Nel conflitto in corso, i droni iraniani sarebbero riusciti a colpire anche il sistema di difesa Thaad, un altro intercettore statunitense di fascia alta. Secondo due fonti citate dal Wall Street Journal, avrebbero già distrutto radar Thaad in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. “Molto di ciò su cui i russi si stanno preparando per una guerra in Europa possono impararlo adesso in Medio Oriente”, ha dichiarato al quotidiano americano Nicole Grajewski, esperta di relazioni tra Russia e Iran a Sciences Po.

Per Pyongyang la lezione è ancora più diretta: il conflitto rafforza l’idea che le armi nucleari siano l’unico vero deterrente contro un attacco esterno. In un discorso pronunciato a marzo, Kim Jong Un ha ribadito che la scelta di non rinunciare all’arsenale atomico si è dimostrata “giusta”. La Corea del Nord non tiene colloqui formali sul disarmo nucleare con Washington dal 2019. Lo stesso parallelo, ma in senso opposto, è stato tracciato dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha indicato Pyongyang come argomento a sostegno dell’azione militare contro Teheran: “La Corea del Nord è la lezione. Tutti pensavano che non dovesse avere un’arma nucleare”.

Dall’inizio dell’operazione Epic Fury, il 28 febbraio, gli Stati Uniti hanno colpito oltre 13.000 obiettivi in Iran, eliminando i vertici di Teheran, infrastrutture militari chiave e più di 150 mezzi navali, secondo il Central Command. Ma il costo per le scorte americane è stato molto alto. Secondo un rapporto del Center for Strategic and International Studies, per quattro delle sette munizioni chiave, il consumo ha già superato il 50% delle scorte prebelliche.. Tra queste ci sarebbero più di 1.000 missili Tomahawk e tra 190 e 370 intercettori Patriot. Ricostituire del tutto l’arsenale offensivo e difensivo americano potrebbe richiedere fino a sei anni.

Il Pentagono nega però che ci siano problemi. Il portavoce Sean Parnell ha dichiarato che le Forze Armate americane "hanno tutto ciò che serve per agire nel momento e nel luogo scelti dal presidente". Anche il rapporto del CSIS conferma che gli Stati Uniti non rischiano di restare senza munizioni se il cessate il fuoco dell’8 aprile dovesse finire improvvisamente. Il problema riguarda piuttosto le guerre future: grazie all'Iran, ora Cina, Russia e Corea del Nord ora sanno con maggiore precisione cosa accumulare, sviluppare e proteggere per sopravvivere ai primi giorni di un eventuale conflitto con Washington.

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Meloni contro le foto fake: "Generate con l'IA per colpirmi"


La premier denuncia sui social la circolazione di scatti manipolati: "Ingannano i cittadini. Verificate prima di credere"

In un post pubblicato sui propri social, la premier ha denunciato la circolazione, negli ultimi giorni, di alcune fotografie manipolate che la ritrarrebbero in situazioni non reali. Le immagini, secondo quanto dichiarato, sarebbero state create con tecniche di generazione artificiale e diffuse online con l’intento di danneggiarne l’immagine pubblica. Nel messaggio, Meloni ha sottolineato come, pur riconoscendo ironicamente una certa “qualità” nella realizzazione di almeno uno dei contenuti, resti centrale la questione della disinformazione e dell’uso strumentale di tecnologie avanzate.

Il passaggio chiave del post riguarda proprio il rischio sistemico legato ai cosiddetti deepfake: contenuti audiovisivi alterati o interamente sintetici, capaci di simulare con elevato realismo volti, espressioni e contesti. La presidente del Consiglio ha evidenziato come tali strumenti possano “ingannare, manipolare e colpire chiunque”, ampliando il perimetro della vulnerabilità ben oltre la sfera politica o istituzionale.

Nel suo intervento, Meloni ha inoltre posto l’accento sulla disparità tra chi dispone di strumenti e visibilità per difendersi e chi, invece, può trovarsi esposto senza adeguate tutele. “Io posso difendermi. Molti altri no”, ha osservato, indicando implicitamente una criticità che riguarda cittadini comuni, categorie professionali e soggetti più fragili.

A chiusura del messaggio, la premier ha richiamato a una responsabilità condivisa nell’ecosistema digitale, sintetizzata in una raccomandazione: verificare l’autenticità dei contenuti prima di considerarli attendibili e, soprattutto, prima di condividerli. Un invito che si inserisce in un dibattito più ampio sulla necessità di rafforzare gli strumenti di verifica, alfabetizzazione mediatica e regolamentazione delle tecnologie emergenti.

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Gli attentati in Pakistan rallentano un progetto minerario americano


Il 31 gennaio una serie di attacchi coordinati ha colpito la provincia del Balochistan, dove Washington punta sulla miniera di rame e oro di Reko Diq. Il gruppo separatista Bla controlla porzioni crescenti del territorio.

Il 31 gennaio una serie di attacchi coordinati ha colpito la provincia pakistana del Balochistan e ha messo a rischio uno dei principali investimenti minerari americani all'estero. Lo ricostruisce un'inchiesta del New York Times, basata su immagini verificate e su interviste a membri del governo provinciale e dei gruppi insurrezionali.

In un solo giorno, il Baluchistan Liberation Army, Bla, ha colpito la capitale Quetta e le strade che portano alla miniera di Reko Diq, una delle maggiori riserve non sfruttate di rame e oro al mondo. Nella zona della residenza del primo ministro del governo provinciale, un attentatore suicida ha fatto esplodere un'autobomba. Altri assalti hanno preso di mira banche e snodi viari della città. La strada principale verso Reko Diq è stata bloccata in più punti.

"Questo tipo di attacco richiede un certo grado di sostegno popolare, controllo territoriale e potenza di fuoco", ha dichiarato al New York Times Abdul Basit, esperto di militanza nell'Asia meridionale con sede a Singapore. "Realizzarlo in pieno giorno senza queste componenti non è possibile".

Un investimento strategico per Stati Uniti e Pakistan


Reko Diq è destinata a diventare il principale asset della partnership mineraria tra Stati Uniti e Pakistan. L’investimento americano è stato approvato dall’Export-Import Bank, ma ora lo sviluppo del progetto subirà un rallentamento. La canadese Barrick Mining Corporation, che ne possiede il 50%, ha annunciato uno slittamento fino alla metà del 2027, motivato dai problemi di sicurezza in Pakistan.

Il quadro è reso ancora più instabile dal conflitto in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran. I funzionari pakistani temono che un vuoto di potere nell'Iran orientale consenta a gruppi come il Bla di rifornirsi più facilmente, muoversi più liberamente lungo il confine poroso e attaccare i convogli che trasportano minerali e operatori. Nel Balochistan hanno guadagnato terreno anche altri due gruppi armati: Tehreek-e-Taliban Pakistan, noto come Taliban pakistani, e la filiale regionale dello Stato islamico.

Le radici dell'insurrezione e la risposta del governo


Il Balochistan è la più grande delle 4 province pakistane, estesa quanto la Germania, ma è anche la più povera. L'insurrezione dei baluci è nata nel 1948, un anno dopo l'indipendenza del Pakistan, quando il nuovo Stato annetté la regione nonostante le richieste di autogoverno. Da allora il movimento si alimenta del senso di sovranità perduta e della convinzione, diffusa tra i baluci, che l'élite pakistana e le aziende straniere saccheggino le risorse locali, offrendo lavori sottopagati nelle miniere, trattenendo i ricavi e senza investire in infrastrutture, scuole o sanità.

Dal 2021 al 2025 gli attacchi terroristici e le vittime nella provincia sono più che triplicati, secondo il Pak Institute for Peace Studies, centro di ricerca con sede a Islamabad. Solo nel luglio 2025 ne sono stati registrati 150. Il governo ha risposto con una repressione manu militari che, secondo le organizzazioni per i diritti umani, colpisce anche gli attivisti politici. Le autorità ammettono che 195 persone sono scomparse nella provincia nell'estate scorsa, mentre le associazioni dei diritti umani denunciano numeri molto più alti.

"La situazione è fuori controllo", ha ammesso al New York Times Abdul Malik Baloch, ex primo ministro della provincia. "Il governo provoca invece di cercare di placare gli animi". Il primo ministro in carica Sarfraz Bugti ha però escluso il dialogo con i militanti: "La violenza ci ha portato solo sangue e sottosviluppo. Non possiamo negoziare con la canna del fucile".

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Alba in Adriatico


È solo un presentimento! Quando sai che le condizioni di pesca sono ottimali, la speranza si accende, e diventa sempre più insistente quando ti rendi conto che tutto si muove per il meglio. E non ti meravigli se succede, se il presentimento diventa realtà, e il tuo sogno si avvera.
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foto in alto: l’autore con un magnifico tonno alletterato.

Ci sono uscite che iniziano prima ancora di salire in barca. È quella sensazione che ti accompagna già dalla sera prima, quando sai che le condizioni sono giuste e che là fuori qualcosa si muoverà. Da Pila partiamo all’alba, con il mare calmo e una luce ancora incerta. A bordo con me Michele e Mauro. Rotta verso il largo, occhi attenti e strumentazione sotto controllo: in queste situazioni, più che cercare il pesce, si cercano i segnali. E i segnali arrivano. Gabbiani in attività, continui tuffi, acqua che si increspa in modo anomalo. La mangianza è attiva e ben visibile. Riduciamo subito l’andatura e ci posizioniamo per non disturbare il branco, mantenendo la distanza giusta per effettuare lanci lunghi ed efficaci. Per l’occasione ho deciso di testare un setup nuovo, pensato proprio per questo tipo di pesca veloce e dinamica: Criminal Popping g 60-120 abbinata a Tica Talisman 5500. Un’accoppiata che si è dimostrata subito equilibrata, con una buona riserva di potenza e ottima gestione degli artificiali. In acqua vanno i nuovi Vultus 90 e le gomme Crazy Tuna, lavorati con recuperi rapidi alternati a jerkate decise, fondamentali per imitare il comportamento del foraggio in fuga durante le mangianze.
Michele mentre combatte un instancabile alletterato ormai al game over.
La prima azione arriva improvvisa. Michele è il primo ad avere il contatto: un attacco violento, deciso, di quelli che fanno pensare a un pesce importante, probabilmente un grosso tonno rosso. L’esca viene colpita con cattiveria, ma il pesce non resta ferrato. Un episodio tipico nelle fasi più concitate della mangianza, quando la competizione alimentare porta ad attacchi rapidi e spesso imprecisi. Resta però la conferma che sotto il branco si muovono predatori di livello. L’attività è alta e continuiamo a lavorare l’area con attenzione. Pochi minuti dopo arriva la mia occasione. Su un lancio lungo, appena il Vultus tocca l’acqua l’attacco è fulmineo. Ferrata immediata e il pesce parte deciso, sfruttando tutta la sua velocità. La canna lavora in progressione, il mulinello gestisce senza incertezze le fughe più energiche. Il combattimento è breve ma intenso. Quando il pesce arriva sotto il gommone, il riflesso non lascia dubbi: è un tonno alletterato. Una cattura che ripaga l’attesa e conferma l’efficacia del lavoro fatto in acqua.
Jury, felicissimo, con la preda della giornata.
La mattinata prosegue seguendo gli spostamenti della mangianza, alternando fasi molto attive ad altre più tranquille. In queste situazioni diventa fondamentale leggere il mare, anticipare i movimenti del branco e mantenere sempre un approccio discreto. Dal punto di vista tecnico, l’attrezzatura si è dimostrata pienamente adeguata: buona capacità di lancio, reattività e affidabilità anche sotto stress. Elementi essenziali quando si affrontano pesci veloci e combattivi come tunnidi e affini. Ma oltre agli aspetti tecnici, resta soprattutto l’esperienza.Il momento dell’attacco, la ferrata, il pesce che parte deciso. L’adrenalina che sale e il silenzio che si rompe all’improvviso. Sono questi gli istanti che rendono lo spinning sulle mangianze una delle forme di pesca più coinvolgenti in assoluto. Un’uscita breve, ma intensa. Di quelle che bastano a ricordarti perché, ogni volta, vale la pena essere lì… prima dell’alba.

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Leader Trend, Meloni boom di follower ad aprile, segnali di ripresa per Renzi e Bonelli, Salis protagonista su Instagram


Analisi Arcadia: la Premier sfiora mezzo milione di nuovi contatti. In ripresa Renzi e Bonelli, exploit di Silvia Salis su Instagram

Nel mese di aprile, il monitoraggio della dinamica dei fandom social dei principali leader politici italiani, elaborato nell’ambito dell’analisi mensile Leader Trend dell’agenzia di comunicazione Arcadia, restituisce un quadro articolato dell’attenzione digitale e delle reazioni dell’opinione pubblica online.

L’analisi, basata su una serie di KPI relativi agli account social, misura sia la crescita delle community sia il livello di interazione e sentiment generato da dichiarazioni, posizionamenti e attività comunicative dei leader.

Crescita dei fandom: Meloni in testa, Vannacci accelera


Il dato più rilevante riguarda la performance di Giorgia Meloni, i cui canali social registrano una crescita significativa: nel solo mese di aprile, il fandom della presidente del Consiglio ha guadagnato poco meno di mezzo milione di nuovi follower. Un incremento che consolida ulteriormente la sua centralità nel panorama digitale politico italiano.

Accanto a questo dato, emerge l’espansione marcata di Roberto Vannacci, con un aumento consistente soprattutto su Instagram e Facebook. Il leader di Futuro Nazionale ha superato, per numero di nuovi follower acquisiti nel mese, figure di primo piano come Elly Schlein e Giuseppe Conte.

Segnali di ripresa si registrano anche per Matteo Renzi, che torna a crescere superando lo stesso Conte, e per Angelo Bonelli. Quest’ultimo, in particolare, ottiene un risultato rilevante su Instagram, probabilmente legato alla forte esposizione mediatica derivante dalla partecipazione al podcast Pulp, che ha generato un’elevata polarizzazione del dibattito online.

Engagement: Meloni domina i like


Sul fronte dell’engagement, il primato resta saldamente nelle mani di Giorgia Meloni. I suoi account social totalizzano complessivamente oltre 7 milioni di like nel mese di aprile, confermando una capacità di mobilitazione digitale superiore rispetto agli altri leader monitorati.

Frequenza di pubblicazione: Calenda il più attivo


Per quanto riguarda la produzione di contenuti, è l’account X (ex Twitter) di Carlo Calenda a distinguersi per volume: ben 323 post pubblicati tra il 1° e il 30 aprile, un dato che evidenzia una strategia comunicativa basata su un’elevata frequenza e presenza costante nel dibattito online.

Hate Parade: crescono i commenti negativi


L’analisi include anche la consueta “Hate Parade”, che misura la variazione percentuale dei commenti negativi sulle pagine Facebook dei leader rispetto al mese precedente. Ad aprile, il maggiore incremento è attribuito a Carlo Calenda, con un +33%, seguito da Roberto Vannacci con un +28%. Si tratta di indicatori che segnalano un aumento della polarizzazione e delle reazioni critiche nei confronti delle rispettive attività comunicative.

Focus locale: il caso Silvia Salis


All’interno del report trova spazio anche un approfondimento dedicato alla sindaca di Genova, Silvia Salis. Nel solo mese di aprile, Salis registra un incremento superiore ai 310 mila nuovi follower, un dato particolarmente rilevante nel panorama locale. La crescita più consistente si concentra su Instagram, con oltre 238 mila nuovi iscritti, delineando un trend che, pur destinato probabilmente a stabilizzarsi, evidenzia un forte interesse nei confronti della sua figura.

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Kamala Harris compra casa a Malibu


L'ex vicepresidente ha acquistato una villa da 8,15 milioni di dollari a Point Dume. I residenti la interpretano come segnale di ritiro, mentre i sondaggi la danno favorita per le primarie democratiche.

Kamala Harris ha comprato una villa da 8,15 milioni di dollari a Malibu in California e nel quartiere quasi nessuno crede che si candiderà di nuovo alla presidenza. La casa di 370 metri quadrati si trova a Point Dume, un'enclave esclusiva della costa californiana, e secondo Politico i residenti leggono l'acquisto come un segnale di ritiro dalla vita politica più che come trampolino per una nuova corsa elettorale.

L'ex vicepresidente, sconfitta da Donald Trump nel 2024, resta una figura centrale del Partito democratico. I sondaggi la collocano in cima o vicino al vertice nelle preferenze per le primarie presidenziali del 2028. Harris stessa ha detto pubblicamente che sta riflettendo su una nuova candidatura. Ha mantenuto un profilo visibile con un tour promozionale del suo libro che ha registrato il tutto esaurito e parteciperà come ospite principale a una raccolta fondi politica in Nevada, uno Stato chiave nelle elezioni americane.

Il quartiere di Point Dume ospita una concentrazione rara di celebrità. Vi hanno avuto casa Bob Dylan, Barbra Streisand, Anthony Kiedis, Sergey Brin, Julia Roberts e re Abdullah II di Giordania. La villa di Harris ha quattro camere da letto, vista panoramica sull'oceano, un green privato per il golf, una vasca per l'immersione in acqua fredda e una sauna. Si trova a poca distanza dalla residenza di Brin, cofondatore di Google, che vale circa 50 milioni di dollari.

Proprio l'ostentazione di lusso rappresenta il primo problema politico secondo diversi consulenti interpellati da Politico. Reed Galen, cofondatore del Lincoln Project, il super PAC contrario a Trump, ha dichiarato che è difficile immaginare qualcosa di più distante dagli americani comuni di una proprietà da otto milioni circondata da ville da cinquanta milioni a Malibu. Il riferimento storico è al caso di Mitt Romney, candidato repubblicano alla presidenza nel 2012, il cui ascensore privato per automobili da 55.000 dollari diventò per i democratici il simbolo della sua distanza dalla classe media americana.

Non tutti gli analisti concordano. Marc Adelman, consulente politico con clienti nel settore dell'intrattenimento, ha detto a Politico che l'acquisto di una casa non smentisce affatto l'ipotesi di una candidatura. Secondo Adelman, Harris è ancora pienamente nel gioco politico e considera seriamente una nuova corsa. Persone vicine all'ex vicepresidente confermano che la decisione non è stata presa.

Matt Littman, consulente politico ed ex autore di discorsi del presidente Joe Biden, ha sostenuto a Politico che possedere una residenza appartata ha senso indipendentemente dalle ambizioni elettorali. Littman ha osservato che è preferibile acquistare una propria casa di villeggiatura piuttosto che dipendere dalla generosità dei donatori politici, una pratica che a suo giudizio andrebbe evitata. Ha aggiunto che Malibu, come luogo di soggiorno, batte largamente alternative come il ranch texano di un ex presidente.

Other potenziali candidati alla presidenza per il 2028 possiedono più di una residenza. Il governatore dell'Illinois JB Pritzker, miliardario, ha posseduto una casa per le vacanze alle Bahamas, una sul lago di Ginevra in Wisconsin chiamata Casa del Sueño e proprietà equestri in Wisconsin e Florida. Il governatore della California Gavin Newsom ha acquistato una villa da 9,1 milioni di dollari nella contea di Marin alla fine del 2024, in aggiunta a una residenza nell'area di Sacramento.

Diversi presidenti americani hanno avuto residenze fuori Washington. Richard Nixon possedeva una tenuta sul mare a San Clemente, George W. Bush un ranch a Crawford in Texas, Trump utilizza Mar-a-Lago a Palm Beach come buen retiro.

La nuova casa di Harris si trova a circa 29 chilometri dall'abitazione di Brentwood di proprietà del marito Doug Emhoff dal 2012. La residenza di Brentwood, di circa 325 metri quadrati, ha generato problemi di sicurezza e traffico per i vicini. Persone vicine alla coppia hanno spiegato che la strada stretta su cui si affaccia, con auto parcheggiate lungo i bordi, rende complicata la protezione adeguata dell'ex vicepresidente. Emhoff continua a possedere quella casa, che resta un punto d'appoggio in città.

Il dato politico del quartiere contraddice una percezione diffusa tra alcuni residenti. Branden Williams, agente immobiliare di lusso intervistato da Politico, ha definito Point Dume un quartiere trumpiano e ha espresso scontento per l'arrivo di Harris come vicina. Ha anche fatto riferimento al periodo in cui Harris era procuratrice distrettuale di San Francisco, sostenendo che avrebbe rovinato la città. I dati elettorali raccontano però una storia diversa: nelle elezioni del 2024, il seggio che comprende il nuovo quartiere di Harris ha votato in larghissima maggioranza per lei contro Trump.

Esiste comunque una corrente di spostamento a destra in alcuni ambienti benestanti della zona. Brin, secondo recenti notizie, si è progressivamente avvicinato a posizioni conservatrici dopo anni di sostegno a cause progressiste. Nel quartiere ha vissuto in passato anche Robert F. Kennedy Jr.

Un portavoce di Harris ha rifiutato di commentare la vicenda.

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Fate Prima (Seconda puntata)


La politica è tale quando decide. Il solo fattore della stabilità indebolisce la rappresentanza

Chi ha letto la prima puntata potrebbe averla interpretata come un attacco frontale al governo in carica. Sarebbe una lettura comoda. E, soprattutto, sbagliata.

Non è questo il punto.

Il punto è un altro, più strutturale, più profondo: la forma che la politica italiana assume quando smette di decidere.

Quello che abbiamo descritto non è un giudizio su un esecutivo specifico. È la fotografia di un ciclo. Un ciclo che si è reso visibile subito dopo il referendum, quando – in pochi – avevamo indicato una via alternativa, radicale ma lineare:

dimettersi.

Andare al voto.

Oppure, se proprio necessario, esorcizzare un governo tecnico dichiarandolo per ciò che è e circoscrivendone la durata: fine legislatura, mandato chiaro, responsabilità definite.

Non è andata così.

Si è scelta una terza via, quella più tipicamente italiana: non decidere apertamente e lasciare che la soluzione emerga per stratificazione.

Oggi quella stratificazione è diventata visibile. Non più solo nei retroscena, ma nel chiacchiericcio sempre meno sommerso della politica e dei politologi.

Prende forma un’ipotesi che fino a poco tempo fa sarebbe stata considerata eccentrica, se non provocatoria:

un governo “Salis”, sostenuto da una convergenza trasversale che vede nel baricentro di Forza Italia – o, più precisamente, nei berluscones – l’elemento di stabilizzazione di un centro-sinistra moderato.

Un’operazione che, se letta senza infingimenti, presenta caratteristiche già viste.

Non è un governo politico nel senso classico.

Non è un governo tecnico nel senso dichiarato.

È qualcosa di diverso:

un governo tecnico mascherato da politico.

La storia recente offre precedenti. Non serve nemmeno scomodare archetipi lontani: basta ricordare il caso di Siena, dove dinamiche formalmente politiche hanno finito per coprire esigenze di stabilizzazione sistemica ben più profonde.

La logica è sempre la stessa:

- si costruisce una figura simbolicamente forte, ma funzionalmente neutra;

- si aggregano attorno ad essa forze che, in condizioni ordinarie, sarebbero alternative;

- si sposta il baricentro dalla rappresentanza alla gestione;

- si riduce il conflitto visibile per aumentare la capacità di tenuta.

Il risultato è un ibrido.

Un esecutivo che non nasce per attuare un programma, ma per tenere insieme un sistema.

Ed è qui che torna il senso della prima puntata.

“Fate prima” non era – e non è – un invito alla caduta di qualcuno.

È un invito a rendere esplicito ciò che già si sta formando.

Perché il rischio non è il cambio di governo.

Il rischio è la trasformazione silenziosa della forma di governo.

Quando la politica abdica alla decisione, il sistema si difende costruendo soluzioni di equilibrio. Ma queste soluzioni, per loro natura, tendono a sottrarsi al confronto democratico pieno. Si presentano come inevitabili. Tecniche. Necessarie.

E invece sono scelte.

Scelte che ridefiniscono gli assetti:

- tra maggioranza e opposizione;

- tra rappresentanza e amministrazione;

- tra politica e tecnocrazia.

Un “governo Salis” – al netto dei nomi, che in Italia contano meno delle funzioni – rappresenterebbe esattamente questo passaggio:

la normalizzazione del governo tecnico dentro una veste politica.

Non un’eccezione, ma un modello.

E allora la questione torna ad essere quella iniziale.

Se questa è la traiettoria, tanto vale dirlo.

Se questa è la soluzione, tanto vale formalizzarla.

Ancora una volta: fate prima.

Prima a chiarire la natura delle scelte.

Prima a restituire trasparenza al sistema.

Prima a evitare che le forme si svuotino lasciando intatte solo le funzioni.

Perché una democrazia può reggere anche governi tecnici.

Può reggere anche grandi coalizioni.

Fa più fatica a reggere

le finzioni prolungate.

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L'Iowa torna contendibile nel 2026: la crisi dell’agricoltura mette in difficoltà i repubblicani


Dazi, chiusure di strutture sanitarie e costi in aumenti spingono gli analisti a classificare come incerte sia la corsa per il governatore che quella per due seggi alla Camera in uno Stato vinto da Trump con 13 punti alle elezioni di novembre 2024.

L’Iowa torna contendibile nel 2026, nonostante Donald Trump lo abbia vinto con 13 punti di vantaggio nel 2024 e la sua delegazione congressuale a Washington sia composta interamente da repubblicani. In vista del voto di novembre 2026, gli analisti classificano ora come incerte sia la corsa per il governatore che due delle quattro sfide per i seggi della Camera dei Rappresentanti. Lo Stato era stato in larga parte abbandonato dai democratici: nel 2023 il Comitato Nazionale Democratico gli aveva persino tolto il tradizionale primo posto nel calendario delle primarie presidenziali, interrompendo una consuetudine durata quasi mezzo secolo.

A spiegare il nuovo equilibrio è soprattutto la crisi economica che colpisce le aree rurali. I dazi voluti dall’Amministrazione Trump hanno frenato per un anno il commercio delle materie prime agricole, mentre a seguito della guerra in Iran sono aumentati i prezzi di carburanti, fertilizzanti e altri beni essenziali. A questo si aggiungono le recenti chiusure di alcune strutture sanitarie, che costringono i pazienti a percorrere distanze sempre maggiori per curarsi, in uno Stato dove i casi di tumore sono in aumento. Democratici e parte della classe medica attribuiscono quelle chiusure ai tagli ai finanziamenti federali per la sanità approvati su iniziativa repubblicana. "È una tempesta perfetta di sofferenza", ha dichiarato Sue Dvorsky, ex presidente del Partito Democratico dell’Iowa.
Iowa contendibile — FocusAmerica

Midterm 2026 · Iowa

L'Iowa torna contendibile:
tre sfide aperte in uno Stato dato per perso dai democratici


Trump ha vinto lo Stato con 13 punti nel 2024, la attuale delegazione al Congresso è interamente repubblicana. Ma gli analisti classificano ora come incerte la corsa per il governatore e 2 seggi alla Camera. Dietro la svolta, una crisi economica nelle aree rurali e l'effetto dei dazi.

Fonti: Cook Political Report · National Journal · Iowa Secretary of State Aggiornamento: maggio 2026

IOWA

3
Sfide ora classificate come incerte: governatore e 2 seggi alla Camera

+13
Punti di vantaggio di Trump nel 2024 in Iowa

2006
L'ultima volta che l'Iowa ha eletto un governatore democratico

Esplora le sfide
1 Panoramica 2 Governatore 3 Camera 4 Senato

Le 4 corse federali e statali

3 sfide su 4 sono ora considerate incerte


Di seguito i rating di Cook Political Report e National Journal per le principali sfide elettorali dell'Iowa nel 2026.

Governatore
Reynolds (R) si ritira · Sand (D) vs vincitore primarie repubblicane

In bilico

Camera — 1° distretto
Miller-Meeks (R) cerca la rielezione · Bohannan (D) lo sfida

In bilico

Camera — 3° distretto
Nunn (R) cerca la rielezione · Trone Garriott (D) lo sfida

In bilico

Senato
Ernst (R) si ritira · Hinson (R) probabile candidata repubblicana

Probabilmente R

Elettori registrati in Iowa · 1° aprile 2026

Repubblicani 701.962
Indipendenti 595.859
Democratici 503.365

I repubblicani mantengono un vantaggio di registrazione di oltre 198.000 elettori sui democratici. Ma gli indipendenti — quasi 596.000 — superano i democratici e potrebbero essere decisivi a novembre.

La sfida più aperta

Reynolds si ritira dopo 15 anni di governatorato repubblicano


Per la prima volta dal 2006 la corsa è aperta senza un candidato uscente. Sui due fronti: il democratico Rob Sand corre senza sfidanti per le primarie. Tra i repubblicani, primarie affollate e divisive il 2 giugno.

Democratico
Rob Sand
Revisore dei conti dello Stato. Unico democratico attualmente eletto a una carica statale.
13,2 mln $
Cash a disposizione

vs

Repubblicano (favorito)
Randy Feenstra
Deputato federale del 4° distretto. Affronta primarie contro 4 sfidanti.
3,2 mln $
Cash a disposizione

Il divario finanziario
maggiore liquidità
Sand entra nella corsa con 4 volte la cassa a disposizione del suo probabile rivale repubblicano. Sondaggi interni di entrambi i partiti, citati da Cook Political Report, lo darebbero in vantaggio di alcuni punti su Feenstra.

Evoluzione del rating Cook Political Report

Mag '25
Solido R

Lug '25
Probabile R

Dic '25
Possibile R

Apr '26
In bilico

I 2 seggi sotto osservazione

2 distretti, 2 deputati repubblicani in cerca di rielezione


Nel primo trimestre del 2026, entrambi gli sfidanti democratici hanno superato i loro avversari nella raccolta fondi. Tocca una scheda per i dettagli.

1

1° distretto · Iowa centro-sud
La sfida più incerta

Uscente · R
Mariannette Miller-Meeks
Eletta nel 2020 con 6 voti di scarto

vs

Sfidante · D
Christina Bohannan
Professoressa di diritto, Università dell'Iowa

È la terza candidatura consecutiva di Bohannan. Nel 2024 fu sconfitta da Miller-Meeks per circa 800 voti. La deputata uscente è abituata a vincere con margini estremamente stretti — al primo mandato nel 2020 si impose con 6 voti su quasi 394.000 schede.

3

3° distretto · Des Moines
Include la capitale dello Stato

Uscente · R
Zach Nunn
Punta sull'immagine bipartisan

vs

Sfidante · D
Sarah Trone Garriott
Pastora luterana, senatrice statale

Nunn rivendica un piazzamento tra i primi dieci nell'indice di bipartitismo del Lugar Center e della Georgetown University per il 2023. Cita l'intervento per difendere posti di lavoro nel Dipartimento dell'Agricoltura durante i tagli del DOGE guidato da Elon Musk. Incontrerà il vicepresidente Vance durante la sua prossima visita nello Stato.

La sfida più dura — e cosa la rende possibile

Il seggio al Senato e i fattori dietro la svolta


Per il seggio lasciato libero da Joni Ernst i democratici sono meno ottimisti. Ma il quadro generale racconta una "tempesta perfetta" che spiega il riposizionamento dell'intero Stato.

Senato — Seggio Ernst

Probabile sfidante · D
Josh Turek
Deputato statale, ex medagliato paralimpico (basket in carrozzina)

Probabile candidata · R
Ashley Hinson
Deputata federale del 2° distretto. Favorita alle primarie GOP

Cook Political Report: Probabilmente R

"Una tempesta perfetta di sofferenza"

Dazi e crisi agricola — Le tariffe Trump hanno frenato per un anno il commercio delle materie prime agricole, colpendo l'economia rurale dello Stato.

Effetto guerra in Iran — Aumento dei prezzi di carburanti, fertilizzanti e altri beni essenziali per gli agricoltori dello Stato.

Chiusure sanitarie — In uno Stato con tumori in aumento, alcune strutture sanitarie hanno chiuso di recente. Democratici e parte della classe medica le legano ai tagli federali alla sanità.

È una tempesta perfetta di sofferenza. — Sue Dvorsky, ex presidente del Partito Democratico dell'Iowa

Fonti Cook Political Report (rating aggiornato 9 aprile 2026), National Journal, Iowa Secretary of State (registrazione al voto al 1° aprile 2026), Iowa Ethics and Campaign Disclosure Board (raccolta fondi) · Elaborazione FocusAmerica · Aggiornamento al 2 maggio 2026.

La corsa per il governatore


La sfida per il governatore è la più aperta. La governatrice repubblicana Kim Reynolds ha rinunciato a un terzo mandato, lasciando per la prima volta dal 2006 la competizione aperta senza un candidato uscente in carica. Tra i repubblicani, la battaglia per le primarie ha già messo in luce divisioni profonde. Il deputato Randy Feenstra, che rappresenta le contee più conservatrici dello Stato, era finora il favorito, ma fatica a imporsi e diversi esponenti del partito dubitano della sua capacità di vincere.

"Il deputato Feenstra è sotto di 12 punti rispetto a Rob Sand", ha sostenuto Adam Steen, ex direttore del dipartimento dei servizi amministrativi dell’Iowa, durante un dibattito che Feenstra ha disertato. Anche Todd Blodgett, attivista repubblicano del nord dello Stato che ha lavorato alla Casa Bianca di Reagan, e Rich Schwarm, ex presidente del Partito repubblicano dell’Iowa, hanno espresso dubbi sulla competitività del candidato e sulla mobilitazione dell’elettorato repubblicano in autunno. Lo staff di Feenstra però respinge le critiche e rivendica una carriera elettorale senza sconfitte.

Sul fronte democratico, Rob Sand, oggi l’unico esponente democratico eletto a una carica statale, quella di revisore dei conti dello Stato dell'Iowa, corre senza sfidanti per la nomination e può quindi dedicarsi già alla sfida di novembre. La sua strategia punta a intercettare gli indipendenti e una parte dell’elettorato repubblicano deluso: cita spesso la Bibbia, possiede due pistole, va a caccia di cervi in autunno e apre i suoi eventi facendo cantare al pubblico alcune strofe di America the Beautiful. Gli indipendenti potrebbero essere decisivi a novembre: in base ai dati della registrazione al voto, al 1 aprile l’Iowa contava 701.962 elettori repubblicani registrati, 503.365 democratici e 595.859 indipendenti.

I democratici sono meno ottimisti, invece, di poter vincere il seggio al Senato lasciato libero dalla senatrice repubblicana Joni Ernst. A guidare la corsa per la nomination democratica è Josh Turek, deputato statale ed ex medagliato paralimpico nel basket in carrozzina, che dovrebbe sfidare la deputata repubblicana Ashley Hinson. Cook Political Report classifica la sfida come "probabilmente repubblicana".

Due seggi alla Camera sotto osservazione


Le due corse alla Camera considerate incerte riguardano invece i seggi dei deputati repubblicani Zach Nunn e Mariannette Miller-Meeks, entrambi in cerca di rielezione. Un segnale della mobilitazione democratica arriva dalla raccolta fondi: nei primi tre mesi del 2026, i loro probabili sfidanti hanno superato entrambi gli uscenti repubblicani. Nunn, che incontrerà Vance durante la prossima visita del vicepresidente nello Stato, rivendica un piazzamento tra i primi dieci nell’indice di bipartitismo del Lugar Center e della Georgetown University per il 2023.

Cita inoltre, come prova del suo peso a Washington, l’intervento che nel 2025 ha salvato posti di lavoro al Dipartimento dell’Agricoltura durante i tagli del Dipartimento dell'Efficienza Governativa guidato da Elon Musk. A sfidarlo nel distretto che include anche la capitale Des Moines è Sarah Trone Garriott, pastora luterana e senatrice statale democratica.

Nell’altro distretto contendibile, che copre l’Iowa centrale e meridionale, ci riprova per la terza volta la democratica Christina Bohannan, professoressa di diritto all’Università dell’Iowa, sconfitta nel 2024 per circa ottocento voti. Miller-Meeks, che ha rifiutato un’intervista, è però già abituata a vincere con margini stretti: ha ottenuto il suo primo mandato nel 2020 con soli 6 voti di scarto su quasi 394.000 schede conteggiate.

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XXXVI Memorial Magrini


Oristano ospiterà, dal 28 maggio al 1 giugno, la trentaseiesima edizione del Memorial Magrini. La più classica e storica gara di surfcasting italiana è da sempre organizzata dai ragazzi dell’Hippocampus club Cagliari, capitanati da Claudio Murtas. La prima serata sarà dedicata al Bigger Fish, competizione dove vince la preda più grossa. Nella giornata di venerdì chi vorrà potrà partecipare allo stage di lancio tecnico con il campione del mondo Biagio Morra. Sabato 30 e domenica 31 maggio si disputeranno le due manche del trofeo, con la formula a picchetto singolo, nelle spiagge di Sassu e Arborea. Come ormai da alcuni anni, il campo base sarà la comoda struttura del Resort Horse Country, ad Arborea. magrini@hippocampusclub.it
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Chi prenota prima le case vacanza nei borghi italiani? I dati (e gli algoritmi) parlano chiaro


Secondo l'analisi di Ruralis su 574 strutture in tutta Italia, i turisti stranieri prenotano le case vacanza nei borghi con quasi tre settimane di anticipo rispetto agli italiani.
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Nel settore degli affitti brevi, chi arriva prima vince. E a farlo meglio, almeno quando si parla di borghi italiani, sono i turisti stranieri. È quanto emerge dall'analisi interna di Ruralis, che gestisce 574 strutture su tutto il territorio nazionale. I dati relativi alle prenotazioni per il periodo aprile-giugno 2026 mostrano una differenza netta: gli ospiti internazionali prenotano con una finestra media di 99 giorni di anticipo, contro gli 80 giorni degli italiani. Quasi tre settimane di vantaggio che, tradotte in occupazione effettiva, possono fare la differenza tra una stagione piena e una a mezzo ritmo.

Kaspersky: oltre 1 milione di conti bancari compromessi
Il nuovo report Kaspersky rivela oltre 1 milione di conti bancari compromessi e un aumento significativo del furto di credenziali, segnando una crescita delle minacce finanziarie nel panorama digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

La mappa dei mercati: chi prenota, quanto e con quanto anticipo


Sul fronte del volume, il mercato domestico guida ancora con circa il 59% delle prenotazioni totali. Tra gli stranieri, gli Stati Uniti si confermano il mercato più attivo con il 12%, seguiti da Germania (9%) e Francia (8%). Il restante 13% è distribuito tra altri mercati europei e internazionali. Tuttavia, se si incrocia il dato del volume con quello dell'anticipo, il quadro cambia radicalmente. A prenotare con maggiore anticipo sono, infatti:

  • Regno Unito: 128 giorni;
  • Australia: 116 giorni;
  • Germania: 112 giorni;
  • Paesi Bassi: 108 giorni;
  • Repubblica Ceca: 103 giorni;
  • Italia: 80 giorni.

È chiaro come questi dati non siano semplicemente una curiosità statistica, ma rivelano che l’ospite straniero, pianificando con ben quattro mesi di anticipo, ha quasi sempre aspettative precise, ha già scelto la destinazione in modo consapevole e tende a completare il soggiorno senza cancellazioni dell'ultimo minuto. Ancora una volta, i dati Ruralis confermano questo profilo: le strutture con politica di cancellazione moderata o flessibile e classificate come "entire home", ovvero intera proprietà esclusiva e non stanza privata, sono quelle che performano meglio tra le top 50 più prenotate.

I filtri che convertono: cosa cerca davvero chi prenota


Forse il dato più interessante dal punto di vista tecnologico riguarda i filtri di ricerca più utilizzati per il periodo primaverile. Ruralis ha analizzato il comportamento degli utenti sulle principali piattaforme e il risultato ribalta un luogo comune: per le destinazioni nei borghi, non è la posizione geografica a fare la differenza, ma l'esperienza promessa dall'annuncio.

I tre elementi più cercati, nell'ordine:

  1. Piscina o idromassaggio
  2. Vigneti e attività a contatto con la natura
  3. Vista mare

Sono tutti filtri esperienziali, non logistici. Chi cerca un borgo non digita "vicino a Roma" o "in Toscana": cerca cosa farà durante il soggiorno, non solo dove dormirà. Per un proprietario, questo significa che ottimizzare l'annuncio con le parole chiave e le foto giuste ha un impatto diretto sulla visibilità algoritmica sulle piattaforme di prenotazione.

DJI Osmo Pocket 4: nuove funzionalità di imaging
DJI Osmo Pocket 4 alza il livello dell’imaging portatile con nuove tecnologie video e funzionalità avanzate pensate per creator, vlogger e appassionati di contenuti digitali
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Il vantaggio competitivo è una questione di timing (e di dati)


Incrociando tutti i dati — anticipo delle prenotazioni, provenienza internazionale, filtri di ricerca e performance delle strutture — Ruralis traccia una finestra operativa chiara per i proprietari. Le strutture che performano meglio tra le top 50 più prenotate hanno due caratteristiche in comune: politica di cancellazione moderata o flessibile e classificazione come entire home, ovvero proprietà esclusiva.

“Quello che emerge con chiarezza per questa primavera è che i mercati esteri si muovono prima e con una disponibilità di spesa più alta. Di conseguenza, un proprietario che ha l'annuncio aggiornato e il calendario aperto in questo periodo ha un vantaggio competitivo concreto rispetto a chi aspetta l'estate per prepararsi", spiega Nicolas Verderosa di Ruralis.


Un patrimonio da valorizzare (anche con i dati)


Il quadro che emerge dalla ricerca di Ruralis va oltre la semplice analisi stagionale. In Italia esistono centinaia di migliaia di case nei borghi inutilizzate per gran parte dell'anno. Metterle a reddito attraverso gli affitti brevi significa non solo intercettare una domanda in crescita, ma anche preservare il valore dell'immobile nel tempo. E oggi, chi sa leggere i dati di prenotazione — anticipi, nazionalità, filtri di ricerca — ha uno strumento in più per farlo in modo efficace.


Kaspersky: oltre 1 milione di conti bancari compromessi, cresce il furto di credenziali


In un contesto in cui le minacce informatiche nel settore finanziario si sono progressivamente orientate verso il furto di credenziali e il riutilizzo dei dati, nel corso dell’ultimo anno oltre un milione di conti bancari online sono stati compromessi. Gli autori degli attacchi stanno infatti abbandonando i tradizionali malware bancari per PC, affidandosi sempre più al social engineering e ai mercati del dark web, mentre il malware finanziario per dispositivi mobili continua a diffondersi. Informazioni dettagliate sulle attuali tendenze delle minacce informatiche nel settore finanziario sono disponibili nel nuovo report Kaspersky.

Phishing finanziario


Il phishing finanziario tradizionale non è scomparso. Nel 2025, le pagine che imitano i negozi online hanno dominato il panorama (48,5%, con un aumento del 10,3% rispetto al 2024), seguite dalle banche (26,1%, in calo del 16,5%) e dai sistemi di pagamento (25,5%, in crescita del 6,2%). Il calo del phishing bancario potrebbe indicare che questi servizi stanno diventando più difficili da imitare con successo, spingendo i truffatori verso modalità più semplici per accedere alle finanze private. Gli attaccanti stanno inoltre adattando le proprie campagne alle abitudini digitali regionali: in particolare, in Medio Oriente il phishing finanziario è fortemente concentrato sull’e-commerce (85,8%), segno di una forte dipendenza da esche legate alla vendita online. In Africa, invece, prevale il phishing bancario (53,75%), suggerendo possibili lacune nella sicurezza degli account. L’America Latina presenta una distribuzione più equilibrata, con una maggiore incidenza sia dell’e-commerce (46,3%) sia degli attacchi alle banche (42,25%). In Asia-Pacifico e in Europa, invece, si osserva una distribuzione più uniforme tra tutte e tre le categorie, indice di strategie di attacco diversificate.
Fonte Kaspersky: distribuzione dei casi rilevati di pagine di phishing finanziario per categoria (banche/negozi online/sistemi di pagamento), a livello globale e per regione, 2025

Malware finanziario


Nel 2025 è proseguito il calo degli utenti colpiti da malware finanziari per PC, anche perché sempre più persone utilizzano dispositivi mobili per gestire le proprie finanze. Parallelamente, però, gli attacchi alle app bancarie mobili sono aumentati significativamente: nel 2025 si è registrato un incremento di 1,5 volte rispetto all’anno precedente.
Fonte Kaspersky: andamento del numero di utenti vittime di malware bancario tradizionale per PC, al mese, 2023–2025

Minacce finanziarie e dark web


Accanto al malware finanziario tradizionale, gli infostealer hanno avuto un ruolo sempre più rilevante nel favorire la criminalità finanziaria, sia su PC sia su dispositivi mobili. Questi malware raccolgono credenziali di accesso, cookie, numeri di carte bancarie, frasi seed dei portafogli crittografici e dati di compilazione automatica da browser e applicazioni. Tali informazioni vengono poi utilizzate dagli aggressori per l’appropriazione indebita di account o per frodi bancarie dirette. I dati Kaspersky evidenziano un forte aumento dei rilevamenti di infostealer: sui PC, a livello globale, si è registrata una crescita del 59% tra il 2024 e il 2025 (in Europa la crescita è stata del 48%), alimentando così gli attacchi basati sulle credenziali.

Apple WWDC 2026 torna la settimana dell’8 giugno: cosa aspettarsi
La Worldwide Developers Conference di Apple torna la settimana dell’8 giugno. L’evento dedicato agli sviluppatori porterà novità su iOS, macOS, AI e sull’intero ecosistema Apple
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Secondo Kaspersky Digital Footprint Intelligence (DFI), nel 2025 oltre un milione di conti bancari online, appartenenti alle 100 banche mondiali più grandi, sono stati compromessi tramite infostealer, con credenziali condivise liberamente sul dark web. I Paesi con il numero mediano più elevato di conti compromessi per banca sono India, Spagna e Brasile. Inoltre, il 74% delle carte di pagamento compromesse da infostealer e pubblicate sul dark web, identificate dal team DFI nel 2025, risultava ancora valido a marzo 2026. Ciò significa che gli attaccanti possono continuare a utilizzare carte rubate anche mesi o anni dopo il furto.
Fonte Kaspersky: il numero mediano di conti compromessi per banca nei primi 10 paesi
Il dark web è diventato un punto nevralgico per la criminalità informatica in ambito finanziario. Le credenziali rubate e le carte bancarie raccolte dagli infostealer vengono aggregate, riorganizzate e vendute su queste piattaforme, mentre i kit di phishing vengono offerti come servizi pronti all’uso. Si crea così un ecosistema autosufficiente, in cui il furto di dati e le frodi si alimentano a vicenda, rendendo gli attacchi scalabili e accessibili anche a truffatori poco esperti”, ha commentato Polina Tretyak, Kaspersky Digital Footprint Intelligence Analyst.


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Sciopero scuola il 6 e 7 maggio: nel mirino le prove Invalsi


Sciopero di due giorni con diverse sigle coinvolte. Il 6 maggio manifestazione davanti al Ministero dell’Istruzione a Roma

Due giorni di sciopero della scuola, il 6 e 7 maggio, coincidono con le prove Invalsi e potrebbero bloccarne lo svolgimento in molte scuole primarie. Docenti, personale ATA e dirigenti incrociano le braccia con modalità diverse a seconda delle sigle sindacali.

La protesta è guidata da Cobas, Usb e altre sigle sindacali di base, che contestano apertamente i test Invalsi, definiti “inutili e dannosi”. I sindacati puntano esplicitamente a impedirne lo svolgimento, accusando i test di aver diffuso nelle scuole la pratica del teaching to test a scapito della didattica attiva.

Il 6 maggio è previsto anche uno sciopero breve che riguarda i docenti della scuola primaria impegnati nelle prove Invalsi, limitato alle attività connesse ai test, come correzione e inserimento dei dati. Nella stessa giornata è prevista anche una manifestazione a Roma, alle ore 10, davanti al Ministero dell’Istruzione.

Le rivendicazioni vanno oltre i test. I sindacati contestano la riforma degli istituti tecnici e professionali, che prevede la riduzione del percorso da cinque a quattro anni, e criticano il rinnovo contrattuale, giudicato insufficiente rispetto all’aumento del costo della vita. Tra le richieste anche nuove assunzioni, maggiore attenzione al sostegno per gli studenti con disabilità e opposizione all’autonomia differenziata.

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La Florida approva il gerrymandering della mappa elettorale


Il governatore ha approvato una ridefinizione dei collegi che porterebbe il vantaggio repubblicano da 20-8 a 24-4. Già depositato un ricorso che parla di uno dei gerrymandering più estremi della storia americana.

Il governatore della Florida Ron DeSantis ha firmato lunedì la legge che ridisegna i collegi elettorali per la Camera dei Rappresentanti, una modifica che potrebbe consegnare ai repubblicani fino a quattro seggi aggiuntivi alle elezioni di metà mandato di novembre. La firma è arrivata pochi giorni dopo l'approvazione del testo da parte del Parlamento statale, controllato dai repubblicani, e ha innescato immediatamente un ricorso in tribunale.

DeSantis ha annunciato la firma con un post sulla piattaforma X, accompagnato dall'immagine dei nuovi collegi. La nuova mappa modifica 21 dei 28 distretti congressuali della Florida. Attualmente la delegazione dello Stato è composta da 20 repubblicani e 8 democratici, un equilibrio definito quattro anni fa da una mappa già voluta da DeSantis. Con il nuovo disegno, il vantaggio repubblicano potrebbe salire a 24 seggi su 28.

I quattro deputati democratici i cui collegi vengono ridisegnati sono Kathy Castor, Jared Moskowitz, Darren Soto e Debbie Wasserman Schultz. Tutti e quattro hanno annunciato l'intenzione di ricandidarsi, anche se alcuni stanno valutando di correre in distretti diversi rispetto a quelli attuali. Moskowitz ha detto a Politico che, pur non avendo preso una decisione definitiva, se si candidasse sceglierebbe il 25esimo distretto, una zona costiera del sud della Florida con molti elettori ebrei che comprende circa metà del suo collegio attuale. È un'area che alle presidenziali del 2024 ha votato per Donald Trump, ma che alcuni consulenti repubblicani considerano ancora contendibile.

La nuova mappa raggruppa gli elettori democratici di Orlando in un unico distretto, costringendo i deputati Soto e Maxwell Frost a contendersi gli stessi elettori. Nell'area di Tampa Bay i collegi passano da due a tre, rafforzando il 13esimo distretto repubblicano della deputata Anna Paulina Luna e indebolendo quello democratico della Castor. Gli elettori democratici di Miami vengono concentrati in tre distretti stretti lungo la costa. Il seggio della Wasserman Schultz, figura storica del Comitato Nazionale Democratico, viene di fatto cancellato.

Il ricorso è stato depositato presso un giudice statale dall'organizzazione per i diritti civili Equal Ground Education Fund insieme a un gruppo di 19 elettori della Florida, assistiti dallo studio legale Elias Law Group. La causa chiede al tribunale di bloccare la nuova mappa e di ripristinare quella approvata nel 2022. I ricorrenti sostengono che il governatore e il Parlamento abbiano violato gli standard anti-gerrymandering approvati dagli elettori, secondo cui i collegi non possono essere ridisegnati per finalità partigiane o per favorire o danneggiare i deputati in carica. Nel testo del ricorso si legge che il piano del 2026, secondo i parametri tradizionali del gerrymandering partigiano, è uno dei più estremi della storia americana e che statistiche di questo tipo non si verificano per caso, ma sono il prodotto di scelte deliberate compiute da professionisti con strumenti sofisticati e un obiettivo partigiano dichiarato.

Il riferimento normativo è l'emendamento Fair Districts, approvato dagli elettori della Florida nel 2010, che vieta di disegnare collegi per favorire o sfavorire un partito o un deputato in carica. Gli avvocati di DeSantis hanno sostenuto che questi standard non vadano più applicati perché lo scorso anno la Corte Suprema della Florida ha stabilito che le tutele per le minoranze contenute nello stesso emendamento non dovevano essere seguite in modo rigido. Secondo la difesa del governatore, l'emendamento costituirebbe un pacchetto unitario che non può essere scomposto. Un alto collaboratore di DeSantis ha ammesso la settimana scorsa di aver utilizzato dati politici nel processo di disegno dei collegi, una possibile violazione degli standard Fair Districts.

DeSantis chiede una nuova mappa dall'estate scorsa. Tra le motivazioni indicate ci sono la crescita della popolazione della Florida e la possibilità che la Corte Suprema federale limiti l'uso del fattore etnico nel disegno dei collegi. La nuova mappa, però, si basa sugli stessi dati del censimento del 2020 utilizzati per quella precedente, già approvata da tribunali statali e federali. La Florida non aveva mai effettuato una ridefinizione dei collegi a metà decennio senza un ordine giudiziario, nonostante in passato abbia conosciuto fasi di forte crescita demografica.

L'ufficio del governatore sostiene che la nuova mappa sia stata disegnata in modo neutrale rispetto all'etnia. Questa impostazione ha portato a una significativa riformulazione di un distretto del sud della Florida che era stato della deputata Sheila Cherfilus-McCormick, dimessasi all'inizio di questo mese. I democratici contestano la tesi della neutralità etnica e indicano la Florida centrale, dove gli elettori ispanici, in maggioranza di origine portoricana, sono stati divisi tra più collegi.

La decisione della Corte Suprema federale sul caso della Louisiana, arrivata la scorsa settimana mentre i parlamentari della Florida discutevano la nuova mappa, ha indebolito con un voto di 6 a 3 la parte del Voting Rights Act del 1965 che consentiva ai legislatori di disegnare i collegi per garantire la rappresentanza delle minoranze etniche. La legge resta formalmente in vigore, ma diventa più difficile chiedere ai tribunali di ridisegnare i distretti a tutela delle minoranze. DeSantis ha indicato come esempio di gerrymandering razziale a favore degli elettori afroamericani il vecchio Distretto 20, che si estendeva tra le contee di Broward e Palm Beach. Il nuovo Distretto 20 è interamente compreso nella contea di Broward.

L'iniziativa della Florida si inserisce in una più ampia battaglia nazionale sulla ridefinizione dei collegi in vista delle elezioni di metà mandato. Trump ha chiesto agli Stati a guida repubblicana di ridisegnare le mappe per favorire il proprio partito. Il Texas è stato il primo a muoversi, seguito dalla risposta di Stati a guida democratica come la California. Alla Camera dei Rappresentanti i repubblicani hanno attualmente un vantaggio di 217 a 212 sui democratici, con un deputato indipendente e cinque seggi vacanti.

I tempi per un intervento dei tribunali sono stretti. Le iscrizioni ufficiali alle candidature per la Camera in Florida si aprono l'8 giugno a mezzogiorno e si chiudono il 12 giugno alla stessa ora. Il leader della minoranza democratica alla Camera Hakeem Jeffries ha attaccato duramente la nuova mappa, accusando DeSantis di cercare l'appoggio di Trump dopo la sconfitta delle sue ambizioni presidenziali nel 2024. Anche all'interno del Partito Repubblicano alcuni esponenti temono che il ridisegno aggressivo possa rivelarsi un boomerang, mettendo a rischio diversi deputati repubblicani al pari di quelli democratici.

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Provincia, il tempo ritrovato tra lavoro e vita


Nei piccoli centri equilibrio concreto, ambizione silenziosa e mestieri che resistono: un modello attuale e sostenibile
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C’è un tempo diverso, nei piccoli paesi di provincia. Non è solo una questione di lentezza, ma di misura: le giornate sembrano dilatarsi quel tanto che basta per farci entrare dentro tutto, il lavoro e la vita, senza che l’uno divori l’altra. Qui il concetto di equilibrio non è una formula da manuale, ma una pratica quotidiana. Si lavora, certo, ma si riesce ancora a pranzare a casa, a salutare per nome chi si incontra per strada, a chiudere la bottega con la luce che cala senza la sensazione di aver perso qualcosa altrove.

Il cosiddetto work-life balance, spesso inseguito nelle grandi città come un miraggio, nei paesi assume una forma concreta. Non perché manchino le difficoltà — il lavoro non è mai facile, ovunque — ma perché il contesto restituisce un senso di proporzione. Il tempo non è soltanto produttività: è relazione, è comunità, è appartenenza. E in questo equilibrio imperfetto ma autentico si ritrova una qualità della vita che sfugge alle statistiche.

Eppure, sarebbe un errore pensare che la provincia sia sinonimo di rinuncia o di ambizione ridotta. L’ambizione, quella vera, non dipende dalla geografia ma dalla volontà. È una forza silenziosa che può nascere ovunque, anche in una strada secondaria o in una piazza poco trafficata. Aprire un’attività in un piccolo paese è spesso un atto di coraggio, ma anche di visione: significa credere che si possa creare valore lì dove si è, senza dover necessariamente partire.
C’è qualcosa di profondamente contemporaneo in questa scelta. In un’epoca che spinge alla mobilità continua, restare — o tornare — diventa quasi rivoluzionario. Non si tratta di chiudersi, ma di radicarsi. Di costruire qualcosa di proprio, con una dimensione umana, dove il cliente non è un numero ma un volto conosciuto. È un modo diverso di intendere il successo: meno appariscente, forse, ma più duraturo.

E poi ci sono i mestieri, quelli che portano con sé il profumo del tempo. Le botteghe artigiane resistono come piccoli presìdi di identità: c’è Francesco Pierini, originario di Andria che ha trasformato l’arte di calzolaio, che ripara scarpe consumate restituendo loro una seconda vita, in un sogno realizzato; il sarto che cuce su misura non solo abiti, ma storie e chi è appassiona di moda e crea da una passione un negozio, come Deborah Foti che a Montecatini Terme e Pescia ha creato il suo negozio, Memiorà, dove segue e guida le clienti come se fossero figlie tra abiti ideati da lei e grandi brand. Figure che sembrano appartenere a un’altra epoca e che invece continuano a essere incredibilmente attuali. Non è solo nostalgia: è il riconoscimento di un sapere che non può essere sostituito.

Il ritorno alle origini è un grande espediente letterario, molti sono gli esempi nel cinema e nella letteratura, in cui i protagonisti tornano nei luoghi d’infanzia lasciandosi alle spalle la vita frenetica della città, riscoprendo quindi la spontaneità della vita ed il tempo lento e dilatato come in Chiamami col tuo nome romanzo di Andrè Aciman, nel quale i due protagonisti si cercano e si ritrovano in una dimensione romantica incorniciata dalle scogliere della Liguria di ponente; The Dressmaker di Rosalie Ham, romanzo gotico ambientato a Dungatar un piccolo paese australiano nel quale la protagonista Tilly, facendo ritorno, riporta a galla vecchie ferite, rancori e segreti, sconvolgendo gli equilibri della comunità col suo talento; e, infine, Nuovo Cinema Paradiso, di Giuseppe Tornatore, lungometraggio in cui un regista affermato torna con la mente al suo paese in Sicilia, dove ha scoperto il cinema e tra nostalgia e rimpianti si confronta con scelte sbagliate ed affetti dimenticati.

In questi luoghi, il gesto ripetuto diventa esperienza, e l’esperienza diventa valore. C’è una bellezza discreta nel vedere mani esperte all’opera, nel sapere che dietro ogni oggetto c’è una storia, un volto, una competenza costruita nel tempo. E forse è proprio questa continuità tra passato e presente a rendere la vita di provincia così profondamente romantica.

Non è un romanticismo ingenuo, ma consapevole. Sa delle difficoltà, delle opportunità che a volte mancano, delle scelte che pesano. Ma proprio per questo riesce a dare senso a ciò che resta: il tempo condiviso, il lavoro fatto con cura, la possibilità di costruire qualcosa che non sia soltanto utile, ma anche significativo.

In fondo, la provincia non è un luogo minore. È uno spazio diverso, dove il tempo, l’ambizione e il lavoro si intrecciano in modo più umano. E forse, oggi più che mai, è proprio da qui che si può ripartire.

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Sinagoghe e case ebraiche imbrattate con svastiche a New York


Cinque luoghi vandalizzati in poche ore nel quartiere di Forest Hills e Rego Park. La polizia di New York cerca almeno quattro sospetti. Il sindaco Mamdani: "Atto di odio antisemita per seminare paura".

Svatische scritte come "Heil Hitler" sono comparse all'alba di lunedì su sinagoghe, abitazioni private e un'auto nel quartiere di Queens, a New York. La polizia sta cercando almeno quattro persone responsabili di una serie coordinata di atti vandalici a sfondo antisemita avvenuti nell'arco di poche ore in cinque luoghi diversi della zona, abitata da una numerosa comunità ebraica.

L'episodio più grave ha colpito la sinagoga Congregation Machane Chodosh, nel quartiere di Forest Hills. La svastica è stata dipinta proprio sopra una targa commemorativa dedicata ai sopravvissuti della Notte dei cristalli, il pogrom nazista del 1938 contro gli ebrei tedeschi considerato da molti storici l'inizio della Shoah. La targa ricorda le congregazioni i cui membri furono uccisi perché ebrei. La sinagoga era stata costruita proprio da rifugiati tedeschi scampati alle persecuzioni naziste, ha ricordato il rabbino Yosef Mendelson. Si tratta del primo episodio del genere subito dalla congregazione in sedici anni.

A circa un miglio di distanza, intorno all'una e mezza di notte, le telecamere di sicurezza hanno ripreso quattro persone mentre imbrattavano un'abitazione privata a Forest Hills. Anche il Rego Park Jewish Center, un'altra sinagoga della zona, è stato preso di mira: sui muri esterni sono comparse svastiche e la scritta "Hitler" in vernice rossa. L'edificio ospita anche un asilo per bambini in età prescolare e un centro per anziani. Altre svastiche sono state dipinte su una porta di garage e sul finestrino di una casa vicina.

I numeri della polizia di New York indicano un'escalation preoccupante. Pur rappresentando solo il 10 per cento della popolazione cittadina, gli ebrei sono stati il bersaglio del 60 per cento dei crimini d'odio registrati nell'ultimo mese. Secondo dati della polizia citati da Le Monde, gli episodi antisemiti sono aumentati del 182 per cento tra gennaio 2025 e gennaio 2026 nella metropoli, che ospita la più grande comunità ebraica al di fuori di Israele.

Il sindaco Zohran Mamdani, democratico, ha condannato l'accaduto definendosi "inorridito e indignato". In un messaggio pubblicato sui social media ha scritto che non si tratta di semplice vandalismo ma di un atto deliberato di odio antisemita pensato per generare paura. Ha aggiunto che non c'è posto per l'antisemitismo a Queens né altrove in città e si è detto solidale con i vicini ebrei, la cui sicurezza, dignità e appartenenza non sono negoziabili. La task force della polizia dedicata ai crimini d'odio sta indagando.

La posizione di Mamdani sulla questione è oggetto di forti tensioni con parte della comunità ebraica della città. Il sindaco, sostenitore della causa palestinese e autore in passato di dichiarazioni che hanno definito Israele un "regime di apartheid", è stato accusato da membri della comunità ebraica di alimentare con le sue posizioni politiche l'aumento dell'antisemitismo, accusa che Mamdani respinge. In un commento sui social media, un gruppo locale ha sostenuto che il sindaco non prende sul serio l'aumento dei casi di antisemitismo.

Julie Menin, presidente del consiglio comunale di New York e prima persona ebrea a ricoprire questa carica, ha visitato i luoghi vandalizzati insieme ad altri consiglieri comunali. Ha dichiarato che quando i rabbini e i fedeli sono arrivati per pregare quella mattina, invece di trovare la consueta comunità accogliente si sono trovati davanti segnali terrificanti di odio e minacce di violenza. Menin ha sottolineato la necessità di intensificare il lavoro educativo per contrastare questo tipo di odio, soprattutto quando si manifesta attraverso simboli nazisti.

Anche il leader della minoranza democratica alla Camera, Hakeem Jeffries, e il senatore Chuck Schumer hanno condannato gli atti vandalici. Jeffries ha definito l'episodio una "vandalizzazione antisemita coordinata" e ha sostenuto che i simboli nazisti e l'ideologia mortifera che rappresentano non possono mai essere normalizzati. Schumer ha parlato di un fatto che si è verificato nel cuore di una delle comunità ebraiche più storiche di Queens.

L'episodio si inserisce in una serie di azioni antisemite che negli ultimi mesi hanno colpito la comunità ebraica di New York. Sono stati presi di mira parchi giochi, luoghi di culto e la metropolitana. A gennaio, due adolescenti erano stati arrestati e accusati di crimini d'odio dopo che decine di svastiche erano state dipinte su un parco giochi di Brooklyn.

I graffiti non sono stati rimossi immediatamente per consentire alle indagini di procedere e sono stati cancellati nel corso della giornata di lunedì. Al momento non sono stati effettuati arresti.

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Russia, Putin sempre più nei bunker: il 70% del tempo dedicato alla guerra


Fonti FT: il leader si isola in strutture protette a Krasnodar e Valdai. Drastico calo delle uscite pubbliche

Il presidente russo Vladimir Putin trascorre una quota crescente del proprio tempo operativo in strutture sotterranee altamente protette, concentrando la propria attività sulla gestione diretta della guerra. È quanto emerge da ricostruzioni pubblicate dal Financial Times, basate su fonti vicine al Cremlino e a servizi d’intelligence europei.

Secondo tali fonti, negli ultimi mesi si sarebbe registrato un cambiamento significativo nelle abitudini del leader russo: Putin e il suo nucleo familiare avrebbero ridotto drasticamente la permanenza nelle tradizionali residenze nei pressi di Mosca e nella regione di Valdai, privilegiando invece la permanenza prolungata in bunker sotterranei, anche nell’area meridionale di Krasnodar.

Il rafforzamento delle misure di sicurezza attorno al presidente appare strettamente connesso a un contesto percepito come sempre più instabile. Le stesse fonti riferiscono di un incremento delle preoccupazioni per possibili minacce, tra cui attacchi mirati e tentativi di destabilizzazione interna, che avrebbero contribuito ad accentuare il ricorso a infrastrutture protette.

In questo quadro, si inserisce anche un mutamento nello stile di governo. Il Financial Times evidenzia come Putin stia dedicando la maggior parte del proprio tempo, circa il 70%, alla conduzione delle operazioni militari e al monitoraggio quotidiano dell’andamento del conflitto. Le fonti descrivono un coinvolgimento diretto e dettagliato, con attenzione anche a elementi operativi minori, come la situazione nei centri abitati più piccoli.

Il restante tempo sarebbe destinato ad attività istituzionali, tra cui incontri diplomatici e dossier economici, che tuttavia appaiono oggi secondari rispetto alla gestione della guerra.

Parallelamente, si osserva una contrazione delle apparizioni pubbliche del presidente. Rispetto all’anno precedente, le uscite ufficiali risultano sensibilmente diminuite, mentre una parte della comunicazione istituzionale continuerebbe a essere veicolata tramite contenuti registrati.

Analisti citati dalla stampa internazionale interpretano questa evoluzione come un segnale di crescente isolamento decisionale, accompagnato da una centralizzazione delle scelte strategiche nelle mani del presidente.

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Pensionati a scuola, faccia a faccia tra generazioni


Ad Alessandria il progetto “Linee di dialogo”: un gruppo di over 60 incontra i ragazzi per discutere del rispetto tra generi ed età diversi
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Si può fare. Si possono insegnare il rispetto, la condivisione, l’accoglienza, attraversando i conflitti e trasformandoli in dialogo. Lo aveva intuito Paulo Freire, il grande pedagogista brasiliano, quando, nei suoi anni di esilio, scrisse che nessuno educa nessuno, e nessuno si educa da solo: gli esseri umani si educano insieme, in relazione con il mondo. Non una lezione, dunque, ma un incontro.

Ed è esattamente da un incontro che è nato il progetto “Linee di dialogo - voci silenziose, giovani e anziani in dialogo per raccontare e trasformare il conflitto di genere”. Un’idea insolita: lo SPI di Alessandria (il sindacato pensionati della CGIL) ha portato un gruppo di over 60 al CIOFS, il Centro italiano opere femminili salesiane, una scuola professionale che, nonostante il nome, è frequentata anche da allievi maschi. Qui, guidati da un educatore e un artista, i pensionati hanno lavorato insieme agli studenti sul tema del rispetto tra ragazze e ragazzi e tra generazioni diverse.

L’incontro tra generazioni

I quattordicenni Amenta, Nicolas, Giulia e Selvete – insieme a Maurizio, Emilia e Patrizia, di qualche decennio più “grandi” – sono così diventati i protagonisti di un video che racconta i giorni degli incontri: i pensionati tornati sui banchi di scuola con carta colorata e forbici per creare immagini ed esempi, i dialoghi con i ragazzi, il cerchio umano fatto tenendosi mano nella mano, la speranza che le differenze di genere non diventino conflitto.
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«Quando abbiamo iniziato a immaginare questo progetto, avevamo un’intuizione semplice ma, allo stesso tempo, molto ambiziosa: creare uno spazio in cui generazioni diverse potessero incontrarsi davvero, senza ruoli predefiniti, senza etichette, senza la necessità di “dover dire la cosa giusta”. Uno spazio in cui fosse possibile ascoltare e ascoltarsi». Cecilia Garrone, giovane segretaria dello SPI CGIL, ha raccontato così l’idea a L’Unica. «Oggi, dopo questo percorso, possiamo dire che quell’intuizione si è trasformata in qualcosa di concreto, di vivo. Non solo un progetto, ma un’esperienza che ha lasciato tracce nelle persone che l’hanno attraversata».

“Linee di dialogo” non è un insieme di concetti “buonisti” dove si immagina un mondo da guardare con gli occhiali rosa. «Il conflitto non è qualcosa da evitare o da nascondere, ma qualcosa da attraversare», ha aggiunto Garrone. «E se viene affrontato in un contesto sicuro, accompagnato e rispettoso, può diventare una straordinaria occasione di crescita. In questo senso, lavorare sul tema della violenza di genere non ha significato solo parlarne in modo diretto, ma anche interrogarsi su tutto ciò che la precede: il linguaggio, gli stereotipi, i ruoli sociali, le aspettative che spesso diamo per scontate».

Non immaginate un tavolo con anziani che parlano come i professori e gli allievi fermi ad ascoltare. I ragazzi hanno portato domande, fragilità, il bisogno di essere ascoltati. «I pensionati hanno invece portato esperienza, memoria, ma soprattutto la capacità di mettersi in gioco senza giudizio», ha spiegato Garrone. «E in questo incontro è successo qualcosa di importante: le distanze si sono accorciate, le diffidenze iniziali si sono sciolte, e si è creata una relazione autentica. Credo che questo sia uno degli elementi più forti del progetto: aver dimostrato che la relazione tra generazioni non è solo possibile, ma necessaria. In una società che spesso separa, che divide per età, per ruoli, per appartenenze, creare spazi di incontro significa ricostruire comunità».

In gioco si è messo Giorgio Annone, responsabile di Linealab, l’agenza che ha realizzato il progetto e il video. «Questo è un percorso aperto, non completamente predefinito», ha detto a L’Unica. «Ci interessava lavorare su qualcosa di più sottile: il modo in cui stiamo nelle relazioni, il modo in cui ci parliamo, il modo in cui il conflitto si manifesta e si trasforma. E soprattutto ci interessava farlo mettendo davvero in relazione due mondi che spesso restano separati: quello dei ragazzi e quello degli adulti. Non in una forma simbolica, ma concreta».

Al centro c’è un’idea precisa: tutto passa attraverso il linguaggio. «L’intuizione centrale è stata questa: che il tema non fosse la violenza in sé, ma il linguaggio quotidiano attraverso cui la violenza passa, a volte in modo evidente, a volte in modo molto più sottile».

Parole e immagini

Salvatore Falzone ha costruito i percorsi come educatore e Fabio Orioli, responsabile del progetto artistico, li ha trasformati in piccoli sentieri creativi. Al progetto hanno partecipato la direttrice del CIOFS Maria Marcinnò e l’insegnante Alessia Travaino. «È stato impegnativo per la burocrazia, sono tutti ragazzi molto giovani, e non nascondo che ero piuttosto preoccupata. Ma il risultato è stato incredibile», ha detto ancora Garrone. «Il corpo, l’arte, la scrittura sono diventati strumenti per entrare in contatto con sé stessi e con gli altri: portare questo progetto in una scuola professionale è stata una scelta precisa. Crediamo che sia fondamentale investire proprio in quei contesti dove spesso arrivano meno opportunità di questo tipo. Non perché siano “più problematici”, ma perché hanno bisogno, come tutti, di spazi di riconoscimento, di ascolto, di crescita. E la risposta dei ragazzi ci ha dimostrato che questa scelta è stata giusta».

Non è un caso che l’iniziativa nasca in seno a un sindacato pensionati. Lo SPI CGIL porta con sé una genealogia precisa: quella dei corsi delle 150 ore, nati negli anni Settanta all’interno della CGIL per garantire il diritto all’istruzione degli operai. Il sindacato che entra a scuola non per rivendicare, ma per costruire cultura – questa volta inter-generazionale e di genere – è una forma di continuità con quella stagione, aggiornata alla contemporaneità.

Le istituzioni, tra annunci e contraddizioni

Alla presentazione del video c’erano i rappresentanti del Comune di Alessandria, che ha partecipato al progetto. «Linee di dialogo dimostra che quando la società civile e le istituzioni camminano insieme, il silenzio si rompe e il conflitto diventa evoluzione», ha commentato Roberta Cazzulo, assessora alle Politiche sociali e Pari opportunità. «Il cambiamento non si può basare solo sulle sanzioni, ma deve essere culturale, deve fondarsi sull’educazione al rispetto di genere partendo proprio dalle nuove generazioni. Quando mettiamo in dialogo memorie e linguaggi differenti, stimoliamo quell’empatia e responsabilità collettiva che sono l’unico vero antidoto alla violenza».

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Proprio qui si apre una contraddizione difficile da ignorare. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito integra l’educazione all’affettività e all’empatia nei programmi di educazione civica, ma di fatto respinge l’idea di una materia autonoma, chiedendo di introdurre il consenso informato dei genitori per le attività sessuo-affettive. Un ostacolo per la realizzazione di qualsiasi iniziativa, mentre le notizie di cronaca travolgono ogni visione ottimistica. Nel frattempo, Paesi come la Svezia hanno reso l’educazione relazionale e sessuale curricolare dal 1955.

E forse la soluzione inizia da qui, dai piccoli passi in una scuola professionale di provincia, dove i ragazzi creano un ambiente in cui tutti si sentono riconosciuti. «Non possiamo pensare che basti un laboratorio per cambiare le cose, ma possiamo dire che è possibile iniziare un percorso», ha detto Garrone. È esattamente questa la logica del processo di civilizzazione: lenta, fragile, eppure reale.

A fare una promessa è stata Antonella Albanese, segretaria nazionale di SPI CGIL: «Linee di dialogo non si esaurisce qui: è solo l’inizio di un progetto più ampio per il futuro, pronto a crescere e a trasformarsi in nuove esperienze. Abbiamo l’ambizione di coinvolgere sempre di più i giovani e il mondo della scuola, su temi capaci di avvicinare e mettere in relazione le diverse generazioni», ha detto dal palco.

«In fondo – ha concluso Garrone – è proprio da qui che si costruisce una cultura del rispetto: non dalle parole più giuste, ma dalle relazioni più vere».

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Mattoncino su mattoncino viene su un grande mondo, quello di Lego. A dire il vero, più che un mondo è un universo con molte sfaccettature: gioco per bambini o per incalliti collezionisti, strumento di comunicazione e socializzazione, può diventare espressione artistica oppure, addirittura, essere leva imprenditoriale. Dal 9 maggio, a Savigliano, Lego sarà anche una mostra. Una di quelle che cambiano il modo di osservare. Si chiama “Monumentini”, e sarà allestita a Palazzo Muratori Cravetta.

Una mostra dove i monumenti italiani non sembrano più distanti o addirittura irraggiungibili: diventano accessibili. Con i mattoncini si mette in atto un ribaltamento sottile, ma evidente. La Mole Antonelliana, il Duomo di Milano o la Fontana di Trevi non perdono importanza nella versione in scala. Al contrario, acquistano chiarezza. Come se togliere grandezza restituisse senso.

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Costruire, smontare, ricostruire

L’autore dei “monumentini” è Luca Petraglia, artista milanese, classe 1991. «Da un certo giorno non ho più smesso di costruire e i mattoncini Lego sono diventati la mia arte», ha raccontato a L’Unica. Quel “certo giorno” risale a quando era bambino, quando una scatola aperta per caso è diventata un gioco irrinunciabile. Tutto il percorso artistico di Petraglia è all’insegna della continuità e di un mantra inesauribile: «Costruire è tanto importante quanto smontare e poi ricostruire».

Le opere sono interpretazioni fedeli. Petraglia lavora sulla struttura, sulla geometria, sull’equilibrio degli edifici. Elimina il superfluo, trattiene l’essenziale. È una forma di sintesi, più che di riproduzione.
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«Mi è sempre piaciuto riprodurre le città», ha detto ancora. Infatti, ciò che emerge dal suo lavoro non è una sequenza di monumenti isolati, ma un vero sistema che si sviluppa in una sorta di geografia culturale. In ogni città, anche la più piccola, c’è un edificio che la rappresenta: spesso è una chiesa, un centro, un punto di riferimento per gli abitanti.

Il lavoro di Petraglia parte proprio da lì, dalla funzione dei luoghi, prima ancora che dalla loro forma. Ma un altro elemento attraversa tutte le opere: il tempo. Costruire con i Lego significa accettare una lentezza inevitabile. Non esistono scorciatoie. Ogni errore impone di tornare indietro, smontare e rifare. È un processo che assomiglia più all’artigianato che alla produzione di una multinazionale del gioco. E infatti Petraglia lavora per stratificazione, per tentativi. Nel suo studio, passa anche quindici ore al giorno tra i mattoncini. Un dato che più che stupire, spiega: dietro all’apparente leggerezza del risultato c’è una disciplina rigorosa.

A volte può succedere che il contesto che accoglie la mostra amplifichi il messaggio. Fino a domenica 3 maggio i “monumentini” di Petraglia sono esposti nell’Imbiancheria del Vajro, a Chieri, sulla collina torinese. Non è una sala neutra, ma uno spazio che porta con sé una storia industriale, una memoria concreta. Qui i “monumentini” dialogano con macchinari, filature e, ancora una volta, trasformazioni. Anche la ciminiera distrutta nel 2019 è ritornata, ricostruita in miniatura. Non come nostalgia, ma come presenza.
Foto: Profilo Facebook di Luca Petraglia
Non soltanto bambini

Il pubblico risponde: famiglie, curiosi e persone che forse non entrerebbero mai in una mostra di architettura. Gli appassionati, ovviamente, rappresentano la parte più rilevante. Del resto, ci sarà un motivo se esistono in tutto il mondo gruppi organizzati di giocatori. Anche a Cuneo, dove dal 2016 i soci di Alter Lego organizzano incontri per ritrovarsi e costruire ogni volta nuove esperienze marchiate Lego, alternando mostre (l’ultima il 29 marzo alle Gallerie del territorio a Madonna dell’Olmo) alle attività di sostegno per i bambini ricoverati in ospedale.

Ma l’azienda danese che dal 1932 costruisce i mattoncini ha fondamenta ben più solide di quelle in plastica bucherellata. Nel 2025 ha chiuso con ricavi in crescita a doppia cifra e utili in aumento. Un dato in forte controtendenza, quando una parte consistente del settore giocattoli rallenta tra inflazione, contrazione dei consumi e cambiamento delle abitudini. Questo proprio perché Lego non è soltanto un produttore di giocattoli ma un ecosistema con set per bambini, collezioni per adulti, collaborazioni con grandi franchise, prodotti sempre più complessi e segmentati. Non esiste più un solo pubblico. Esistono pubblici diversi, con esigenze diverse.

Negli ultimi anni il segmento degli adulti è diventato centrale. Non è un dettaglio. È un cambio di paradigma. Il mattoncino non è più solo gioco, ma esperienza. Costruire diventa un’attività che ha a che fare con il tempo libero, con la concentrazione, perfino con il benessere. In questo senso Lego intercetta una domanda nuova: quella di attività manuali, lente, in un contesto sempre più digitale.

Se ti interessa partecipare alla mostra “Monumentini” a Savigliano a questo link trovi tutte le informazioni necessarie.

Un “gioco serio” per i manager

Che Lego non sia solo montare mattoncini su mattoncini lo sanno bene i manager che hanno sperimentato il metodo Lego serious play, pensato per aiutare a lavorare sulle idee attraverso modelli tridimensionali. L’obiettivo? Migliorare comunicazione, creatività e capacità di affrontare problemi complessi. Chi utilizza questo metodo lo spiega in modo diretto: costruire con le mani permette di «rendere visibili concetti che altrimenti resterebbero astratti». Un approccio che, a prima vista, può sembrare paradossale: usare un gioco per affrontare temi complessi come strategia, identità aziendale o gestione dei conflitti.

«È un metodo sviluppato 22 anni fa e che ha portato alla creazione di uno spin-off della Lego. È una strategia che mira a sbloccare un potenziale che altrimenti rimarrebbe inespresso», ha spiegato a L’Unica Per Kristiansen, manager danese che ha divulgato in Piemonte questa metodologia. «Tutti lavorano con l’idea di fare bene, ma non sempre riescono a trovare le parole per dirlo. Con questo percorso acquisiscono una voce. Il principio è semplice. I partecipanti costruiscono con i mattoncini modelli che rappresentano idee, problemi o scenari. Non si parte da una discussione astratta, ma da un oggetto concreto. Con i Lego i bambini costruiscono la loro realtà e il concetto vale anche per gli adulti: i mattoncini sono una metafora. Questo permette di rispondere anche alle domande più difficili, come ad esempio: chi sei?».

La risposta non arriva dalle parole, ma da ciò che si costruisce. «Sì, perché quello scenario che realizziamo dice chi siamo, chi vorremmo essere, chi sono i nostri antagonisti. Così, sul piano del business, emerge anche che cosa manca all’azienda, quali valori». Il lavoro si sviluppa in gruppo. Ogni partecipante costruisce il proprio modello, ma il passaggio decisivo arriva alla fine, quando tutto viene unito. «La riunione si conclude con una sintesi: si crea un’unica struttura, un paesaggio che unisce tutte le creazioni e in qualche modo le comprende. Ci sono fili che collegano i lavori: è lì che emerge la visione comune». Il metodo viene utilizzato in contesti diversi: dal team building al problem solving, fino alla simulazione di scenari complessi. «Può essere utile per valutare situazioni reali. Ad esempio, se crolla la borsa: quali sono le conseguenze possibili?».

Gioco, formazione, arte: tutti i volti dei mattoncini

Poi c’è la sostenibilità. Tema centrale, ma anche delicato. Lego ha investito in materiali alternativi alla plastica tradizionale, in processi produttivi più efficienti, in un racconto aziendale che mette al centro la responsabilità ambientale. Non è un percorso concluso, ma è diventato un elemento identitario. Tutto questo spiega la crescita, ma non basta ancora. Lego è uno dei pochi prodotti che riesce a stare contemporaneamente in più dimensioni. È gioco, ma anche collezione. È passatempo, ma anche strumento educativo. È oggetto, ma anche linguaggio.

E qui torniamo a ciò che si vedrà in mostra a Savigliano. Il lavoro di Luca Petraglia è una dimostrazione concreta di questa trasformazione. I mattoncini diventano architettura, racconto, interpretazione. Non perdono la loro natura, ma la estendono. Che cosa resta dopo aver visitato la mostra? Non solo la meraviglia tecnica o la precisione dei dettagli. Ma la sensazione che costruire sia ancora uno dei modi più concreti per capire il mondo.

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La rassegna stampa di martedì 5 maggio 2026


Gli Stati Uniti e l'Iran si scontrano nel Golfo Persico minacciando la tregua, mentre Trump affronta tensioni interne e la Corte Suprema accelera le decisioni elettorali

Questa è la rassegna stampa di martedì 5 maggio 2026

Gli Stati Uniti e l'Iran si scontrano nel Golfo Persico


Le forze statunitensi e iraniane hanno scambiato colpi di fuoco nel Golfo Persico lunedì, con l'Iran che ha attaccato strutture petrolifere degli Emirati Arabi Uniti e gli Stati Uniti che hanno colpito imbarcazioni veloci iraniane. L'escalation minaccia una tregua di quattro settimane e ha fatto aumentare i prezzi del petrolio mentre Washington tenta di riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale.

Fonti: BBC News, Financial Times, Bloomberg

Trump discuterà il caso di Jimmy Lai nel summit con Xi Jinping


Il presidente Donald Trump ha annunciato che solleverà il caso dell'ex magnate dei media di Hong Kong Jimmy Lai, attualmente incarcerato, nel suo prossimo summit con il leader cinese Xi Jinping. La questione aggiunge un potenziale punto di attrito a un'agenda già complicata dalla guerra in Iran e dalle tensioni commerciali.

Fonti: Bloomberg

Una persona viene colpita dal Secret Service vicino al Monumento di Washington


Gli agenti del Secret Service hanno sparato a un uomo lunedì pomeriggio vicino al Monumento di Washington dopo che questi aveva estratto un'arma e aperto il fuoco. L'episodio è avvenuto poco dopo il passaggio del corteo del vicepresidente JD Vance nella zona.

Fonti: Bloomberg, The Guardian

La Corte Suprema accelera la decisione sulla mappa elettorale della Louisiana


La Corte Suprema ha deciso di velocizzare l'attuazione della sua recente sentenza che invalida la mappa congressuale della Louisiana, abbreviando i normali 32 giorni a disposizione. La decisione consente allo stato di ridisegnare i distretti prima delle elezioni di medio termine, suscitando critiche dalla giudice Ketanji Brown Jackson.

Fonti: New York Times, The Hill

L'amministrazione Trump richiede i nomi dei lavoratori elettorali della Georgia del 2020


Il Dipartimento di Giustizia sta utilizzando il potere investigativo federale per richiedere i nomi dei lavoratori elettorali della Georgia che hanno partecipato alle elezioni del 2020. L'iniziativa sembra volta a riesaminare le affermazioni smentite secondo cui i Democratici avrebbero rubato le elezioni del 2020.

Fonti: New York Times

I prezzi della benzina aumentano di 30 centesimi nell'ultima settimana


I prezzi nazionali della benzina sono aumentati di oltre 30 centesimi nell'ultima settimana, raggiungendo una media di oltre 4,45 dollari al gallone. L'aumento coincide con l'inizio degli sforzi militari statunitensi per scortare le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.

Fonti: The Hill

Il Senato repubblicano propone un miliardo di dollari per il Secret Service


Un importante senatore repubblicano ha proposto di spendere fino a un miliardo di dollari per aggiustamenti e aggiornamenti della sicurezza del Secret Service degli Stati Uniti, inclusi fondi per la sala da ballo pianificata dal presidente Trump alla Casa Bianca.

Fonti: Bloomberg

Elon Musk e la SEC raggiungono un accordo per 1,5 milioni di dollari


La Securities and Exchange Commission ha raggiunto un accordo con Elon Musk riguardo alla divulgazione tardiva della sua partecipazione in Twitter. Musk pagherà una penale civile di 1,5 milioni di dollari per risolvere il caso che l'accusava di aver nascosto i suoi acquisti di azioni del social media.

Fonti: New York Times, The Hill

Il Dipartimento dell'Educazione avvia un'indagine su un college femminile


Il Dipartimento dell'Educazione ha aperto un'indagine del Titolo IX contro il Smith College, un'università privata femminile del Massachusetts, per l'ammissione di donne transgender e per aver concesso loro l'accesso agli spazi riservati alle donne.

Fonti: The Hill

Il Met Gala 2026 celebra il tema "Costume Art"


Si è svolto lunedì il Met Gala 2026 con il tema "Costume Art", esplorando la moda come forma d'arte incarnata. L'evento ha visto la partecipazione di celebrità come Beyoncé, che ha fatto il suo ritorno, insieme a molte altre star che hanno sfilato sul tappeto rosso del Metropolitan Museum of Art.

Fonti: BBC News, New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Grande azienda di data center sospende gli investimenti in Medio Oriente a causa della guerra in Iran


Nuovi impegni risultano troppo rischiosi.
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In breve:


Pure DC, società che gestisce data center, ha sospeso le decisioni su nuovi investimenti in Medio Oriente finché non sarà più chiaro l’impatto della guerra con l’Iran. Il CEO Gary Wojtaszek ha citato rischi per la sicurezza degli impianti, aumento dei costi dell’energia e possibili ritardi nella costruzione di nuovi data center per l’intelligenza artificiale. Un sito dell’azienda ad Abu Dhabi è stato colpito da schegge durante un attacco iraniano. Pure DC non abbandona l’area: continua a pianificare progetti futuri, compresa l’espansione a Riad, ma per ora evita nuovi impegni.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Major data center company pauses investment decisions in Middle East amid Iran war, CEO tells CNBC
Regional uncertainty hangs over the previously booming AI infrastructure and data center sector in the region.
CNBCKai Nicol-Schwarz and Sawdah Bhaimiya

Riassunto completo:


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Hackerati servizi usati dalla Pubblica Amministrazione italiana ad opera di un gruppo cinese


Dietro l’operazione ci sarebbe il noto gruppo Salt Typhoon.

In breve:


Sistemi Informativi, società di IBM Italia che gestisce infrastrutture IT per pubbliche amministrazioni e grandi aziende, è stata colpita da un attacco informatico. IBM dice di avere individuato e contenuto l’incidente e di avere avviato le verifiche, mentre il sito della società è rimasto irraggiungibile. Le prime ricostruzioni attribuiscono l’operazione a Salt Typhoon, gruppo collegato alla Cina e associato ad attività di spionaggio contro governi, telecomunicazioni e infrastrutture critiche. Non sono stati resi pubblici gli strumenti usati nell’intrusione.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Cybersecurity360 - Attacco a Sistemi Informativi: la PA italiana è fragile, la Cina colpisce

Riassunto completo:


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Zuckerberg attribuisce vendite lente alla guerra e licenziamenti ai costi dell'IA


Il titolo è sceso dell'8%.

In breve:


Zuckerberg ha appena spiegato ai dipendenti in un meeting interno i motivi del calo dell’8% del titolo Meta dopo i risultati del primo trimestre. Secondo lui, il mercato ha reagito all’aumento degli investimenti in data center e infrastrutture per l’AI e alla previsione di una crescita più lenta nel secondo trimestre. Ha collegato il rallentamento dei ricavi della pubblicità alla guerra tra Stati Uniti e Iran, iniziata a fine febbraio, perché petrolio e carburanti più cari possono ridurre gli acquisti non essenziali. Ha poi giustificato i licenziamenti previsti a maggio con i costi dell’AI: più soldi a server e calcolo, meno risorse per il personale.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Wall Street Journal - Mark Zuckerberg Blames Slower Sales on War, Layoffs on AI Costs in Meeting

Riassunto completo:


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Hackerata PA italiana, Meta acquista startup di robotica, ByteDance presenta farmaco AI-designed


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon martedì,
c'è stato un nuovo attacco della cinese Salt Typhoon al governo italiano, questa volta riguarda i servizi usati dalla Pubblica Amministrazione. Poi parleremo della startup di robotica che ha acquisito Meta; vedremo la prima terapia AI-designed che porta ByteDance, la società madre di TikTok, nel settore dei farmaci, e tanto altro ancora. Buona lettura!

Sei nella versione Free
Significa che non vedi il podcast, i commenti dell'autore, non hai accesso all'app, agli editoriali in anteprima e visualizzi la pubblicità.

Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima Notizia - Ep. 316 - Martedì 5 maggio
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I nostri supporter ascoltano il podcast mentre vanno a lavoro, fanno colazione o si preparano per iniziare la giornata.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Hackerati servizi usati dalla Pubblica Amministrazione italiana ad opera di un gruppo cinese


Cybersecurity
Sistemi Informativi, società di IBM Italia che gestisce infrastrutture IT per pubbliche amministrazioni e grandi aziende, è stata colpita da un attacco informatico. IBM dice di avere individuato e contenuto l’incidente e di avere avviato le verifiche, mentre il sito della società è rimasto irraggiungibile. Le prime ricostruzioni attribuiscono l’operazione a Salt Typhoon, gruppo collegato alla Cina e associato ad attività di spionaggio contro governi, telecomunicazioni e infrastrutture critiche. Non sono stati resi pubblici gli strumenti usati nell’intrusione.
~
Fonte: Cybersecurity360

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Meta acquista una startup di robotica


Robotica
Meta ha acquisito Assured Robot Intelligence (ARI), startup che sviluppa software per robot umanoidi, per una cifra non comunicata. Il team entrerà in Superintelligence Labs, la divisione AI avanzata di Meta guidata dal giovane Alexandr Wang. ARI lavora su sistemi che permettono ai robot di muoversi e agire meglio in case, uffici o altri spazi reali, dove devono evitare persone, riconoscere oggetti e adattarsi a situazioni non sempre prevedibili. La startup stava già sviluppando modelli per robot capaci di svolgere attività fisiche, comprese faccende domestiche.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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ByteDance (TikTok) presenta la prima terapia AI-designed ed entra nel settore farmacologico


Intelligenza Artificiale
ByteDance, la società di TikTok, entra nel settore farmaceutico con Anew Labs, unità che usa modelli di intelligenza artificiale per progettare farmaci. Al congresso dell’American Association of Immunologists ha presentato un farmaco candidato contro IL-17, una proteina coinvolta in malattie autoimmuni come la psoriasi. L’obiettivo è creare una compressa orale che possa fare parte del lavoro oggi svolto da anticorpi iniettabili, più complessi da somministrare e produrre. Anew Labs ha anche presentato AnewOmni, un sistema addestrato su oltre 5 milioni di strutture biologiche per progettare molecole terapeutiche. La terapia contro IL-17 è però ancora in fase preclinica: non è stata testata sugli esseri umani.
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Fonte: The Next Web
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Grande azienda di data center sospende gli investimenti in Medio Oriente a causa della guerra in Iran


Politica
Pure DC, società che gestisce data center, ha sospeso le decisioni su nuovi investimenti in Medio Oriente finché non sarà più chiaro l’impatto della guerra con l’Iran. Il CEO Gary Wojtaszek ha citato rischi per la sicurezza degli impianti, aumento dei costi dell’energia e possibili ritardi nella costruzione di nuovi data center per l’intelligenza artificiale. Un sito dell’azienda ad Abu Dhabi è stato colpito da schegge durante un attacco iraniano. Pure DC non abbandona l’area: continua a pianificare progetti futuri, compresa l’espansione a Riad, ma per ora evita nuovi impegni.
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Fonte: CNBC
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Zuckerberg attribuisce le vendite lente alla guerra e i licenziamenti ai costi dell'IA


Intelligenza Artificiale
Zuckerberg ha appena spiegato ai dipendenti in un meeting interno i motivi del calo dell’8% del titolo Meta dopo i risultati del primo trimestre. Secondo lui, il mercato ha reagito all’aumento degli investimenti in data center e infrastrutture per l’AI e alla previsione di una crescita più lenta nel secondo trimestre. Ha collegato il rallentamento dei ricavi della pubblicità alla guerra tra Stati Uniti e Iran, iniziata a fine febbraio, perché petrolio e carburanti più cari possono ridurre gli acquisti non essenziali. Ha poi giustificato i licenziamenti previsti a maggio con i costi dell’AI: più soldi a server e calcolo, meno risorse per il personale.
~
Fonte: The Wall Street Journal
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Letture interessanti


In lingua inglese.

Ghostty sta lasciando GitHub


mitchellh.com (eng)

Se l'intelligenza artificiale è in grado di modellare le cellule, la scienza può fornire cure


time.com (eng)

Uno studio rivela che i chatbot AI più amichevoli tendono maggiormente al complottismo


theguardian.com (eng)

Il software sta mangiando il mondo (ma stavolta davvero)


x.com (eng)


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Notizie veloci


In lingua inglese.

Anthropic sta lanciando una società AI per le aziende da 1,5 miliardi di dollari insieme a Blackstone e Goldman Sachs


qz.com (eng)

Fuga di notizie sul Pixel 11 rivela nuovo hardware della fotocamera, dettagli sul Tensor G6 e altre specifiche


9to5google.com (eng)

Ticketmaster è stata giudicata colpevole di aver operato in regime di monopolio


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Meta acquista una startup di robotica


Si chiama Assured Robot Intelligence e produce software per robot.
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In breve:


Meta ha acquisito Assured Robot Intelligence (ARI), startup che sviluppa software per robot umanoidi, per una cifra non comunicata. Il team entrerà in Superintelligence Labs, la divisione AI avanzata di Meta guidata dal giovane Alexandr Wang. ARI lavora su sistemi che permettono ai robot di muoversi e agire meglio in case, uffici o altri spazi reali, dove devono evitare persone, riconoscere oggetti e adattarsi a situazioni non sempre prevedibili. La startup stava già sviluppando modelli per robot capaci di svolgere attività fisiche, comprese faccende domestiche.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta buys robotics startup to bolster its humanoid AI ambitions | TechCrunch
Meta bought humanoid startup Assured Robot Intelligence to beef up its AI models for robots, the company said.
TechCrunchJulie Bort

Riassunto completo:


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ByteDance (TikTok) presenta la prima terapia AI-designed ed entra nel settore farmacologico


Insieme a un sistema AI che progetta molecole terapeutiche.
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In breve:


ByteDance, la società di TikTok, entra nel settore farmaceutico con Anew Labs, unità che usa modelli di intelligenza artificiale per progettare farmaci. Al congresso dell’American Association of Immunologists ha presentato un candidato farmaco contro IL-17, una proteina coinvolta in malattie autoimmuni come la psoriasi. L’obiettivo è creare una compressa orale che possa fare parte del lavoro oggi svolto da anticorpi iniettabili, più complessi da somministrare e produrre. Anew Labs ha anche presentato AnewOmni, un sistema addestrato su oltre 5 milioni di strutture biologiche per progettare molecole terapeutiche. La terapia contro IL-17 è però ancora in fase preclinica: non è stata testata sugli esseri umani.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

ByteDance’s Anew Labs presents first AI-designed therapy as TikTok parent enters drug discovery race
ByteDance’s drug unit showed an AI-designed IL-17 inhibitor at a Boston conference. The molecule targets interactions pharma called undruggable. Only trials will tell.
The Next WebAllison Steffens Herrera

Riassunto completo:


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Made in Italy, un'eccellenza alimentare dipendente alle forniture estere


Dal metano ai fertilizzanti, fino al carrello della spesa: così le tensioni nel Golfo colpiscono un sistema agroalimentare italiano ancora fortemente dipendente dall’estero.

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Sintesi audio: per ogni dato e riferimento fa fede il testo.

L'onda d'urto parte dal Golfo Persico, attraversa i listini energetici e dei concimi, per abbattersi direttamente sugli scaffali della grande distribuzione europea. E l'Italia si trova in prima linea. La Banca d'Inghilterra ha da poco quantificato nel sette per cento l'inflazione alimentare attesa entro fine anno, ma sarebbe un errore considerare l'emergenza un problema esclusivamente d'Oltremanica. Con la sua dipendenza strutturale dalle importazioni energetiche e agricole, l'Italia è esposta agli stessi spietati meccanismi di trasmissione dei listini. Anzi, in alcuni settori nevralgici la vulnerabilità tricolore è persino maggiore.

Il passaggio dal prezzo del gas al carrello della spesa non è lineare, ma segue una catena precisa. Le tensioni geopolitiche nel Golfo – dove si concentra una quota rilevante della produzione mondiale di gas naturale liquefatto – spingono verso l'alto i prezzi dell'energia. Da lì l'effetto si propaga: i fertilizzanti azotati, la cui produzione dipende dal metano, diventano più costosi. Le aziende agricole vedono lievitare i costi di produzione. I margini si comprimono. E alla fine è il consumatore a pagare, sia direttamente tramite la bolletta, sia indirettamente attraverso il cibo. Per l'Italia, dove il settore agroalimentare rappresenta oltre il 15% del PIL e dove la bilancia energetica è strutturalmente in deficit, ogni oscillazione nei mercati globali si traduce in pressione immediata sui conti delle famiglie e delle imprese.

Fertilizzanti, il costo della dipendenza


L'Unione europea importa circa la metà dei fertilizzanti azotati che utilizza. L'Italia, con una produzione interna ridotta all'osso dopo la chiusura di diversi impianti negli anni Duemila, dipende ancora di più dall'estero. Quando i prezzi del gas salgono, come accaduto nel 2022 e come sta accadendo ora, molti stabilimenti europei riducono la produzione o chiudono temporaneamente. Il mercato si contrae, le importazioni aumentano, i prezzi esplodono. Gli agricoltori italiani, già alle prese con margini risicati, si trovano schiacciati tra costi in salita e prezzi al dettaglio che non possono salire abbastanza in fretta da compensare le perdite. La conseguenza non è solo inflazione, ma anche abbandono delle colture meno redditizie, concentrazione della produzione, perdita di biodiversità agricola.

Il paradosso è che l'Italia possiede una delle filiere agroalimentari più pregiate al mondo, ma è incapace di proteggerla dalle oscillazioni dei mercati globali. La pasta, il pomodoro, il vino: prodotti che incarnano l'identità nazionale e che generano miliardi di euro di export ogni anno. Eppure bastano poche settimane di tensione in Medio Oriente per mettere a rischio l'equilibrio economico di interi distretti produttivi. A pesare sono scelte politiche e industriali precise: la rinuncia a una strategia energetica autonoma, la mancanza di stoccaggi adeguati, l'assenza di strumenti di copertura per le imprese più piccole.

L'impatto si scarica su un comparto già fragile. La guerra in Ucraina aveva anticipato le criticità attuali, svelando la debolezza logistica nazionale. La chiusura dei canali a Est ha frenato l'afflusso di mais e cereali grezzi. Senza quei carichi, le stalle che sostengono l'export dei formaggi e salumi DOP faticano a reggersi in piedi. La somma delle crisi internazionali prosciuga i bilanci. Lo dimostrano i dati di un recente studio del Centro Studi Divulga: dall'inizio del conflitto, i costi correnti per le aziende del settore primario hanno registrato un balzo del 21%.

La resilienza come strategia, non come slogan


L'Italia ha iniziato a diversificare le forniture di gas dopo il 2022, aumentando gli acquisti di GNL dall'Algeria, dall'Azerbaigian, dagli Stati Uniti. Ma la dipendenza dal metano resta elevata, e con essa la vulnerabilità. Di fronte a simili scossoni, la risposta istituzionale è stata finora reattiva, mai preventiva. Quando i prezzi salgono si interviene con sussidi, bonus, crediti d'imposta. Tutte misure necessarie nell'immediato, ma che non risolvono il problema alla radice.

Sul fronte agricolo, la transizione verso pratiche meno dipendenti dai fertilizzanti chimici procede a rilento. L'agricoltura rigenerativa per ripristinare la vitalità dei suoli, l'alternanza delle semine per non esaurire il terreno, l'impiego di compost e digestato — concimi naturali ricavati, rispettivamente, dai residui organici e dagli scarti degli impianti a biogas: tutte tecniche che riducono la dipendenza dai mercati globali e migliorano la sostenibilità ambientale. Ma richiedono investimenti, formazione, tempo. E soprattutto esigono una visione di lungo periodo che in Italia, tra governi che cambiano e priorità che si rincorrono, fatica a consolidarsi. Nel frattempo, ogni nuova fiammata geopolitica si traduce in una nuova ondata inflazionistica, con effetti distributivi che penalizzano soprattutto le fasce più deboli della popolazione.

Le domande de l'Analista


Perché si continua a finanziare l'emergenza con sgravi temporanei, anziché investire gli stessi fondi nella costruzione di impianti nazionali per i fertilizzanti?

Spagna e Francia tutelano il mercato con ampie reti di stoccaggio per cereali ed energia. Per quale motivo il sistema italiano sconta ancora un simile ritardo infrastrutturale?

L'agritech e i concimi alternativi possono ridurre la dipendenza dal gas. Ma chi finanzierà i capitali necessari alla transizione, se le piccole imprese non riescono ad accedere al credito?

Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)
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Hormuz, la Marina USA affonda sei motovedette iraniane. Teheran colpisce gli Emirati


Trump ha lanciato l'operazione Project Freedom per scortare le navi commerciali. La Marina americana affonda 6 imbarcazioni iraniane, mentre missili e droni di Teheran hanno colpito il territorio degli Emirati Arabi Uniti.

La Marina americana ha aperto il fuoco nello Stretto di Hormuz per rompere il blocco iraniano al traffico commerciale. Teheran ha risposto colpendo gli Emirati Arabi Uniti per la prima volta in un mese. L’escalation riporta Washington e Teheran sull’orlo della guerra aperta, a meno di un mese dall'inizio del cessate il fuoco di inizio aprile.

Ieri il presidente Donald Trump aveva annunciato Project Freedom, l’iniziativa per “guidare” le navi commerciali attraverso lo Stretto, avviata poi questa mattina. La risposta iraniana è arrivata subito: i Pasdaran hanno minacciato di aprire il fuoco contro qualunque imbarcazione transitasse senza coordinarsi con la marina di Teheran.

L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM, ha riferito che, subito dopo l’inizio dell’operazione, l’Iran ha lanciato missili cruise contro navi della Marina americana e droni contro navi commerciali. Le forze statunitensi avrebbero intercettato tutti gli ordigni e affondato 6 piccole imbarcazioni iraniane, anche con l’impiego di elicotteri militari. Nel Golfo, ha aggiunto Cooper, sono stati schierate diverse cacciatorpediniere per assistere il transito delle navi, mentre gli Stati Uniti hanno aperto un corridoio sicuro sotto un “ombrello difensivo”.

Da Teheran è arrivata invece una versione opposta. I Pasdaran hanno smentito il passaggio di qualunque nave nello Stretto e hanno ribadito che le imbarcazioni in violazione delle regole iraniane saranno fermate con la forza. In un comunicato, le Forze Armate iraniane hanno accusato gli Stati Uniti di mettere a rischio la sicurezza delle navi presenti nel Golfo con le loro “azioni aggressive”.

Intanto dall'altra parte dello Stretto, Abu Dhabi ha annunciato di aver intercettato 15 missili e 4 droni provenienti dall'Iran, fra cui 12 missili balistici e 3 missili cruise. 3 cittadini indiani sono rimasti feriti nel corso dell'attacco. Un drone ha però incendiato un impianto di stoccaggio di carburanti a Fujairah, principale porto petrolifero del Paese sul Golfo dell’Oman. Il Regno Unito ha segnalato anche la presenza di un incendio nella sala motori di un cargo al largo di Dubai e una seconda nave in fiamme lungo la costa emiratina. Abu Dhabi ha attribuito a Teheran “la piena responsabilità di questi attacchi”. L’Iran non ha rivendicato nessuna delle due azioni.
Hormuz, Project Freedom — FocusAmerica

La nuova crisi dello Stretto di Hormuz

Lo Stretto in fiamme:
Marina americana e Iran riprendono a scontrarsi


La Marina americana apre il fuoco per rompere il blocco iraniano nello Stretto di Hormuz. Teheran risponde colpendo per la prima volta in un mese gli Emirati. Il Brent vola di oltre 5 punti percentuali.

FocusAmerica 4 maggio 2026

Mercati petroliferi · Variazione di giornata

Brent
$ 114,06
+5,45%
Ancora sotto i 126,41 dollari toccati giovedì 30 aprile

WTI
$ 105,67
+3,5%
Risposta immediata dei mercati al conflitto

Cessate il fuoco a rischio a meno di un mese dall'inizio

Esplora la giornata
1 Sul campo 2 Le due versioni 3 Mercati 4 Cronologia

Project Freedom · Bilancio operativo

Le forze in campo dopo l'avvio dell'operazione


Le cifre comunicate dal CENTCOM nelle prime ore di Project Freedom, l'iniziativa annunciata da Trump per scortare il traffico commerciale attraverso lo Stretto.

Marina USA
6
Motovedette iraniane affondate
Anche con elicotteri militari

Difesa
100%
Ordigni iraniani intercettati
Missili cruise + droni

Schieramento
Cacciatorpediniere
Schierate per il "corridoio sicuro"
Sotto "ombrello difensivo" Usa

Vittime
1 cargo
Sudcoreano della HMM colpito
Esplosione e incendio nello Stretto

Attacco agli Emirati Arabi Uniti

Primo attacco diretto in un mese
Abu Dhabi attribuisce a Teheran "la piena responsabilità". L'Iran non rivendica.

Missili balistici

12

Missili cruise

3

Droni

4

Feriti

3

Narrazioni a confronto

Washington e Teheran raccontano quanto avviene nello Stretto in modo opposto


Sulle stesse poche ore di operazioni, i due Paesi offrono versioni inconciliabili.

Stati Uniti
CENTCOM · Casa Bianca

"Il controllo militare americano sullo Stretto è assoluto."

L'ammiraglio Brad Cooper rivendica l'intercettazione di tutti gli ordigni iraniani.

Trump rivendica l'affondamento delle motovedette iraniane: "L'unica cosa che gli è rimasta".

Washington apre un corridoio sicuro sotto "ombrello difensivo" e invita Seul a unirsi.

Iran
Pasdaran · Forze Armate

"Nessuna nave è transitata. Le imbarcazioni che violeranno lo Stretto saranno fermate con la forza."

I Pasdaran smentiscono il passaggio di qualunque imbarcazione attraverso lo Stretto.

Teheran accusa Washington di mettere a rischio la sicurezza del Golfo con "azioni aggressive".

L'Iran non rivendica l'attacco agli Emirati, pur essendo stato additato come responsabile.

L'impatto sui prezzi

Il petrolio reagisce subito: Brent oltre i 114 dollari


Le tensioni nello Stretto fanno schizzare in alto il prezzo del greggio. Il governo statunitense chiede a Pechino di intervenire su Teheran.

Quotazioni di giornata

Brent
$ 114,06
+5,45%
Riferimento europeo

WTI
$ 105,67
+3,5%
Riferimento USA

Brent · ultimi 7 giorni di mercato
$ al barile

Tocca i punti per vedere i dettagli

$

Massimo
$126,41

Oggi
$114,06

Variazione 7gg
+0,2%

L'asse diplomatico

Il Dipartimento del Tesoro USA chiede a Pechino di fare pressioni su Teheran. Il dossier sarà sul tavolo del vertice Trump-Xi della prossima settimana.

Washington presenterà al Consiglio di Sicurezza ONU una risoluzione contro mine e "pedaggi" iraniani nello Stretto.

L'obiettivo è coprire diplomaticamente i Paesi terzi disposti allo sminamento — citati Germania e Stati scandinavi.

Le tappe

Come è precipitata la giornata


Tocca un evento per leggerne i dettagli.

Inizio aprile 2026
Cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran

L’intesa sospende la fase più acuta del conflitto, ma la tregua resta fragile: durerà meno di un mese.

Ieri
Trump annuncia l'operazione "Project Freedom"

Il presidente comunica via Truth Social l'iniziativa per "guidare" le navi commerciali attraverso lo Stretto, di fatto rompendo il blocco iraniano.

Oggi · prime ore
Inizia l'operazione. Pasdaran minacciano una risposta

I Guardiani della Rivoluzione avvertono: chiunque transiti senza coordinarsi con la Marina iraniana sarà fermato con la forza.

Oggi · scontro
Missili e droni contro le navi USA

L'Iran lancia missili cruise contro le unità della Marina americana e droni contro i mercantili. Il CENTCOM rivendica l'intercettazione di tutti gli ordigni e l'affondamento di 6 imbarcazioni iraniane.

Oggi · Golfo
L'Iran colpisce gli Emirati

Abu Dhabi intercetta 15 missili e 4 droni. Un drone incendia un impianto di stoccaggio di carburanti a Fujairah, principale porto petrolifero del Paese sul Golfo dell'Oman.

Oggi · mercati
Petrolio in rialzo: Brent +5,45%, WTI +3,5%

Il Brent chiude a 114,06 dollari al barile, in forte rialzo rispetto alla seduta precedente ma ancora sotto il picco di 126,41 dollari toccato il 30 aprile. Bessent chiede a Pechino di fare pressione su Teheran, mentre la crisi nello Stretto di Hormuz si prepara a entrare nell’agenda del vertice Trump-Xi della prossima settimana.

Fonti CENTCOM · Pasdaran · Casa Bianca · Truth Social · Fox News · Autorità Emirati Arabi Uniti · Dati Brent: EIA/FRED, Trading Economics, Investing.com. Aggiornamento al 4 maggio 2026.

Trump, su Truth Social, ha sostenuto che l’unica nave danneggiata finora sia un cargo sudcoreano della compagnia HMM, colpito da un’esplosione e da un incendio nello Stretto. Il presidente ha invitato Seul a unirsi alla missione per liberare l’area e ha rivendicato l’affondamento di sei motovedette iraniane, definite “l’unica cosa che gli è rimasta”.

Sul piano diplomatico, Washington intende presentare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una risoluzione per condannare la posa di mine marine e l’istituzione di “pedaggi” iraniani nello Stretto di Hormuz. Un alto funzionario dell’Amministrazione ha spiegato che l’obiettivo di questa proposta di risoluzione è quello di dare copertura ai Paesi terzi disposti a dare una mano per sminare lo stretto, citando in particolare Germania e Stati scandinavi. “Vogliamo dimostrare che il passaggio è sicuro”, ha detto la fonte.

Intanto il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha assicurato a Fox News che il controllo militare americano sullo Stretto è “assoluto”, ma allo stesso tempo ha chiesto alla Cina di fare pressione su Teheran per porre fine alla crisi. La questione, ha anticipato Bessent, sarà sul tavolo del vertice fra Trump e Xi Jinping che si terrà la prossima settimana.

Infine, i mercati hanno reagito alle nuove tensioni con un balzo del prezzo del greggio. Il Brent è salito di oltre il 5,5%, toccando i 114,45 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate ha guadagnato il 3,5%, fermandosi a 105,67 dollari. Giovedì scorso il Brent aveva sfiorato i 126 dollari, quasi un record negli ultimi 4 anni.

Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)

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