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I Big Data della Guerra (La distopia dei War Data)


I dati prodotti dalla guerra stanno diventando una risorsa strategica per procurement, operazioni militari e addestramento dell’IA. Ma è questo il mondo dove voglio crescere i miei figli?
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Volevo proporvi questo articolo in agosto: il formato coi video rifletteva proprio quello. Poi nel giro di qualche settimana sono arrivate altre notizie che mi hanno fatto allargare lo scope della newsletter e inevitabilmente ritardarne l'uscita.

Tutto è partito da un'inchiesta televisiva di Cecilia Sala per Chora Media, da lì ho espanso. Troverai anche un video in soggettiva di un soldato seguito da un drone, e chiuderò con un film breve (5 minuti) che racconta un mondo futuro possibile.

Da questo ci spostiamo a scenari di controllo e tecno-feudalismo.

Tutto questo per unire i puntini dei big data della guerra.

Nato troppo tardi per non dover trattare ogni film distopico come un documentario.
Nato troppo presto per avere un ologramma di Ana de Armas alla Blade Runner.
Nato giusto in tempo per farmi prendere a calci in culo dai Terminator.
- Anonimo su Reddit


Note personali


Scrivere questo articolo è stata una delle cose più conflittuali che abbia mai fatto: tantissimi miei valori si scontrano tra di loro. Mi stanno impedendo di prendere una decisione sulla modalità della guerra, mi impediscono di fare delle analisi lucide... condivido con voi la mia confusione 😀

Utopia vs Distopia


Piccolo salto indietro: gli autori di fantascienza sono spesso dei lucidi pensatori proponendoci mondi futuri possibili. Vi descrivo 3 filoni di fantascienza che mi sembra stiano diventando attuali.

Utopia


Col termine Utopia si intende una rappresentazione di un modello ideale di società. Utopia è come ci sognamo il futuro: Natura, zero malattie, robot che supportano l'uomo, che si può dedicare ai viaggi, viaggi spaziali... pensa a Star Trek.

Distopia


È l'opposto dell'Utopia: Controllo totale, il valore dell'essere umano è quasi zero e uscire dalle linee del governo comporta l'eliminazione. La letteratura del novecento ci ha donato dei capolavori, attuali adesso più ancora di quando sono stati pubblicati: Noi di Zamjatin, Brave New World di Huxley, Fahrenheit 451 di Bradbury e ovviamente l'apice 1984 di Orwell.
Anche il film Idiocracy ci mostra una forma di distopia.

Cyberpunk


Genere letterario che negli anni 80 ci segnalava alcune problematiche in arrivo. Il motto del cyberpunk è High tech, low life. Quindi Grandi Corporazioni con più potere di Singoli Stati, Governanti corrotti, condizioni di vita un passo sopra alla sopravvivenza nonostante una tecnologia avanzata che potrebbe migliorare la vita di tutti.

Ucraina: La guerra coi Droni


Iniziamo con due video su un'inchiesta televisiva su come è la guerra sul fronte Russia-Ucraina. Cecilia Sala (per Chora) fa un ottimo lavoro
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Dopo aver visto questi video sono rimasto disturbato e combattuto per giorni e ancora non ho metabolizzato la cosa. Troppe domande, troppe cose che contrastano tra di loro. Ve ne parlo sotto, prima fatevi un'idea voi guardando i video.

Il Ronzio che segnerà una generazione


Si parla della vita in trincea della prima Grande Guerra come una delle esperienze più segnanti per una generazione.

Posto un video breve in cui si vede chiaramente che questo nuovo tipo di guerra non solo si fa in trincea, ma ha anche un suono specifico che accenderà il PTSD, Disturbo da stress post-traumatico, per le generazioni future.

A me, seduto comodo in poltrona, accende paure ataviche, dal vivo deve essere devastante.

Comprare droni come su un videogioco


"In questo momento c'è un soldato ucraino, nascosto nella sua buca nella zona di nessuno che sta montando il proprio drone con un cacciavite e un pezzo di scotch, perché quello che gli hanno dato in consegna non vola dritto."

Questo è il punto di partenza che l'ex ministro della Difesa Ucraino Mykhailo Fedorov (segnate il nome, ne parliamo più sotto) ha usato per descrivere il problema che voleva risolvere: uno "zoo" di sistemi diversi, spesso inefficaci, comprati per qualche motivo e che i soldati in trincea erano costretti a moddare da soli.

È un classico: le decisioni dei superiori ricadono sul groppone di chi poi questi strumenti deve utilizzarli. Questo fa sempre nascere dubbi di corruzione, di poco coraggio nelle decisioni (dice il saggio che nessuno ha mai perso il lavoro per aver scelto IBM) e ovviamente di ignoranza.

Fedorov, classe 1991, prima del Ministero della Difesa dell'Ucraina ha guidato il Ministero della Digitalizzazione. Ha fatto l'unica mossa logica: la richiesta di acquisto di droni non nascerà dalla volontà di qualcuno ma dai dati di qualità raccolti sul campo.

Come funziona:


Non ci sono decisioni prese in alto che ricadono su tutti, ma si parte dalla fine. Si chiedono i requisiti tecnici: autonomia, portata, tipo di carico e da questi filtri appaiono i droni migliori.

Semplice a dirsi. Dietro, però, c'è un'infrastruttura di sistemi diversi che parlano tra loro. Te li presento in ordine: prima chi raccoglie i dati, poi chi li trasforma in acquisti, infine chi ci mette sopra l'intelligenza artificiale.

Raccolta: DELTA & eBaly


DELTA è il CRM della guerra. Raccoglie e integra informazioni da soggetti diversissimi tra loro (unità di ricognizione, funzionari civili, intelligence) oltre che da droni commerciali e militari e immagini satellitari. I dati geolocalizzati vengono mappati in tempo reale, insieme alle immagini delle risorse nemiche. (link su Wikipedia)

Dentro DELTA vive eBaly: crea un database di combattimento unico e verificato, dove ogni attacco è supportato da prove video. Questo non serve solo a "gamificare la morte" ma è materiale di addestramento per i modelli di intelligenza artificiale. Credo sia proprio il sistema che abbiamo visto nei video di Cecilia Sala.

Il procurement: DOT-Chain e Brave1


Tutta questa mole di dati verificati serve a un solo scopo: far arrivare le cose giuste a chi ne ha bisogno, in fretta. Annunciato il 7 luglio 2025 dal ministro della Difesa Rustem Umerov, DOT-Chain Defence è la piattaforma che lo rende possibile. DOT-Chain Defence è l'evoluzione di un sistema già operativo dal 2023 per i rifornimenti di cibo e vestiario. Con DOT-Chain, le unità militari selezionano, ordinano e prenotano autonomamente le attrezzature necessarie, visualizzano i tempi di consegna, forniscono feedback e ricevono risposte rapide. I produttori accreditati hanno un meccanismo chiaro per collaborare con lo Stato.

Lo Stato, dal canto suo, comprende le esigenze del fronte, decide sui dati (non sull'istinto), e supporta lo sviluppo dell'industria della difesa. (link)

A monte di tutto questo c'è Brave1: nato ad aprile 2023 come cluster governativo di coordinamento per la difesa (sovvenzioni, test, certificazioni), è diventato un player chiave nella definizione della strategia stessa di innovazione militare ucraina. Il suo marketplace, Brave1 Market, è arrivato due anni dopo, nell'aprile 2025.

Il cervello: Avengers AI Lab


Hai tantissimi dati verificati (eBaly), hai il modo di trasformarli in acquisti (DOT-Chain), hai la strategia (Brave1)... e hai l'IA, la tecnologia più calda del momento.

Metti tutto insieme e hai tutti i componenti per creare il dataset più spaventoso che esista: quello dei War Data. Avengers AI Lab è il laboratorio che lavora su quei dataset.

A tenere insieme fisicamente tutto questo, sul campo, c'è Mission Control: parte di DELTA, è il sistema di comando e controllo per le operazioni con droni, pianificazione missioni, gestione asset e frequenze, sincronizzazione tra unità, il tutto in tempo reale.

Tanti tasselli di un'unica macchina E questa macchina, come vedremo, fa gola a molti.

La Pareto efficienza della guerra.


Anche come viene distribuito il budget è particolare: l'80% va ai sistemi che hanno già dimostrato efficacia sul campo, il 20% resta riservato a tecnologie nuove, ancora da testare in condizioni reali.

Esattamente come si gestisce un portfolio in ambito finanziario: la parte "core" che genera risultati certi, la parte "growth" che sperimenta.

Cosa curiosa: questo ordine è stato firmato da Fedorov nelle sue ultime settimane da ministro della difesa.

Il che significa che, mentre a Kyiv si consumava lo scontro politico che lo avrebbe portato fuori dal ministero, lui firmava uno dei cambiamenti strutturali più radicali nella storia recente del procurement militare ucraino.

Questo enorme capitolo ci è utile per capire come il mondo userà l'expertise ucraina.

Regno Unito: Compra i dati del campo di battaglia ucraino

Cambiamo nazione: il Regno Unito è diventato il primo Paese ad accedere al vasto patrimonio di big data bellici dell’Ucraina, nell’ambito di una nuova “Partnership sull’IA” firmata lunedì dal primo ministro Andy Burnham e dal presidente Zelenskyy.

La Gran Bretagna utilizzerà il database di Avengers AI Labs dell’Ucraina per addestrare modelli di IA militare e sviluppare capacità di difesa.

In cambio dell’accesso ai dati, la Gran Bretagna fornirà tecnologia e ricercatori per valorizzare queste informazioni a beneficio della difesa reciproca, oltre a condividere dati riservati sui componenti dei missili da crociera SCALP.

Perché è importante


La partnership mostra come i dataset dei campi di battaglia stiano diventando risorse strategiche, ridefinendo il modo in cui gli alleati NATO affrontano i sistemi di difesa basati sull’IA. Quando si parla di fossato invalicabile... ecco qui un esempio moat. L'Ucraina e i suoi fornitori siedono su una pigna di oro e sangue.

Italia: Crosetto nomina Fedorov consulente per l'innovazione nella difesa


Una settimana fa l'ex ministro della Difesa Ucraino Mykhailo Fedorov (lo stesso di cui abbiamo parlato sopra) ha annunciato di aver accettato l'invito del ministro della Difesa Guido Crosetto a ricoprire il ruolo di consigliere per l'innovazione nella difesa. Non abbiamo molte altre informazioni

La mossa è interessante. Vi offro alcune letture superficiali:

  • Cerchiobottismo: L'italia supporta l'Ucraina ma supporta un po' meno Zelensky.
  • Fedorov è parte della cricca dei vari techbros che stanno vendendo macchine da guerra in tutto il mondo. Ha i contatti giusti con le persone che hanno enormi capitali e il cui modello di business è creare paura e vendere sistemi di controllo e morte.
  • Leonardo o qualche altra azienda collegata potrebbero fare parte della filiera degli armamenti globali.
  • Chissà se le quote obbligatorie del PIL da allocare in armamenti possano modellarsi in maniera diversa.


Medio Oriente: tutti corrono ai ripari


Già a marzo 2026, Zelensky aveva mandato squadre di militari ucraini in Qatar, Emirati Arabi e Arabia Saudita per aiutarli a difendersi dai droni iraniani, mentre altre unità supportavano gli USA in Giordania.

Qui non si vendono dati o software, ma expertise: la capacità di abbattere i droni iraniani con droni intercettori invece che con missili da un milione.

Vale la stessa logica di scambio vista con Londra: aiuto in cambio di aiuto, qui soprattutto sistemi Patriot per la stessa Ucraina.

USA: Videosorveglianza

Abbiamo parlato di paura, sistemi di controllo, TechBros senza controllo: potevamo non parlare degli USA?

Flock


Flock Safety, è un'azienda americana che produce e gestisce hardware e software di sorveglianza telecamere per la lettura targhe (ALPR), sistemi di rilevamento colpi armi da fuoco, droni e software che incrocia tutti questi dati. Lavora soprattutto con forze dell'ordine, associazioni di quartiere e proprietari privati negli USA: oggi copre oltre 5.000 comunità in 49 stati, con miliardi di scansioni di veicoli al mese. Ha una valutazione multimiliardaria e tra i primi finanziatori figurano fondi legati a Peter Thiel.

Ti sento criptoboomer ripetere queste frasi:

"Se non hai nulla da nascondere, non hai nulla da temere."

"La sicurezza viene prima della privacy."

"Preferisco essere ripreso che essere una vittima."

"Meglio prevenire che piangere le vittime dopo."

"Non è sorveglianza, è protezione."

Il prossimo capitolo è dedicato a te:

Le controversie principali - gli Abusi


Flock è stata fondata nel 2017 quindi non ha nemmeno 10 anni. È riuscita però già a far parlare di sé per vari motivi.

Fatemi postare la faccia di Surprised Pikachu.

  • Accuratezza dubbia: errori nella lettura targhe hanno portato a fermi, arresti e perquisizioni a mano armata di persone innocenti.
  • Abuso da parte delle forze dell'ordine. 28 casi accertati di agenti che hanno usato il sistema per stalkerare ex partner, coniugi o colleghe.
  • Nova/OS Investigate strumenti che incrociano dati ALPR con precedenti penali, numeri di previdenza sociale, email e contatti personali; il sistema crea di fatto una mappa permanente degli spostamenti di chiunque, non solo dei sospettati.
  • Uso per indagini sull'aborto. casi documentati (Texas) in cui le telecamere sono state usate per indagare su donne che avevano abortito, anche in stati dove è legale.
  • Collaborazione con ICE. dati condivisi (a volte inconsapevolmente da parte delle amministrazioni locali) per attività di enforcement sull'immigrazione.
  • E molto altro come si può leggere su Wikipedia nella deliziosa pagina dedicata all'azienda.


Propaganda nella cultura pop


Qualcuno ha fatto notare che nel film del 2008 the Dark Knight questa tecnologia era stata condannata e Batman (un anti-eroe, con metodi sopra le righe) brucia tutto il proprio datacenter per non farla cadere in mani sbagliate.

nel 2026 in Spider-Man Brand New Day invece c'è un software di riconoscimento facciale su tutta la città come un dato di fatto, pienamente accettato.

Abbiamo davvero accettato molte cose in questi anni.

De-flock


ci sono molti attivisti che danneggiano, oscurano, segnalano le telecamere di Flock.

Domanda legittima:


La domanda che potrebbe uscire è: "se l'uomo è per definizione prono all'abuso, non sarebbe saggio lasciare fare tutto alle AI? "

Ti rispondo con dei racconti ammonitori, due film e una storia vera.

3 Racconti ammonitori

Film: Slaughterbots


Questo film del 2019 è in inglese ma è chiarissimo anche se non si parla la lingua. Come ogni film di fantascienza è un Cautionary tale, racconto ammonitore.

Un futuro prossimo venturo possibile.
youtube.com/embed/O-2tpwW0kmU?…

Film: War games


WarGames (1983), diretto da John Badham, con Matthew Broderick e Ally Sheedy.

David Lightman, giovane hacker, si intrufola per errore in quello che crede essere il server di un'azienda di videogiochi, ma è in realtà WOPR il supercomputer del comando militare americano NORAD, progettato per simulare e gestire scenari di guerra nucleare.

Convinto di aver trovato un gioco chiamato "Global Thermonuclear War", David avvia una partita ma il sistema non distingue tra simulazione e realtà: comincia a preparare un vero attacco nucleare contro l'URSS, portando il mondo sull'orlo della Terza guerra mondiale.

È un classico della cultura pop sull'IA e il rischio dell'automazione militare.

Pone la discussione sulla domanda: "cosa succede quando lasciamo che sia una macchina a decidere se scatenare la fine del mondo?"

Realtà: La lezione di Stanislav Petrov


Questa storia è piuttosto famosa e cade a fagiuolo.

26 settembre 1983, notte fonda. In un bunker fuori Mosca, uno schermo segnala l'impensabile: cinque missili nucleari in arrivo dagli Stati Uniti.

Il tenente colonnello Stanislav Petrov è l'uomo di turno. Il protocollo gli impone di segnalare l'attacco ai superiori che a quel punto avrebbero ordinato una rappresaglia.

Petrov guarda i dati e non torna qualcosa: se gli USA avessero davvero voluto attaccare, perché solo cinque testate? Un vero attacco sarebbe stato massiccio, non un assaggio.

Aspetta a dare l'allerta.

Ha ragione: erano riflessi del sole su alcune nuvole, letti erroneamente dai satelliti sovietici come lanci missilistici.

Un uomo solo, con un protocollo che gli imponeva di fidarsi della macchina, ha scelto di fidarsi del proprio giudizio ed evitato, con ogni probabilità, una guerra nucleare globale.

Concludiamo


Come al solito le mie newsletter non sono lineari. L’articolo collega guerra in Ucraina, raccolta di dati militari, intelligenza artificiale e sorveglianza per mostrare come i dati stiano diventando un’infrastruttura strategica della guerra e del controllo. Il conflitto ucraino viene descritto attraverso l’uso dei droni e sistemi come DELTA, eBaly, DOT-Chain Defence, Brave1, Avengers AI Labs e Mission Control, che trasformano informazioni dal campo in procurement, coordinamento e dataset per l’addestramento dell’IA.

Questi “War Data” assumono valore internazionale: il Regno Unito cerca accesso ai dati ucraini, mentre la nomina di Mykhailo Fedorov come consulente italiano viene letta nel quadro dell’innovazione militare europea. Il discorso si estende poi alla sorveglianza civile statunitense attraverso Flock Safety, evidenziandone rischi, errori e abusi. Utopia, distopia e cyberpunk diventano categorie interpretative di questa evoluzione. Slaughterbots, WarGames e il caso Stanislav Petrov chiudono il ragionamento ponendo il problema centrale: delegare decisioni critiche alle macchine non elimina l’abuso o l’errore umano e può rendere le conseguenze ancora più gravi.

Un Abrazo,

Manolo

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Rendimenti ai massimi da decenni, torna l’allarme sul debito globale


Treasury, Gilt, Bund e titoli giapponesi sotto pressione mentre la nuova escalation ad Hormuz riaccende i timori sull’inflazione e spinge i mercati a scommettere su altri rialzi dei tassi in arrivo.

Le vendite di titoli di Stato si sono intensificate oggi sui principali mercati, spingendo il costo del debito di alcune delle maggiori economie mondiali ai livelli più alti da decenni. Il rendimento di un indice Bloomberg sul debito pubblico globale ha raggiunto il 3,72%, il livello più alto dalla metà del 2008.

Il rendimento del Treasury decennale americano, il principale riferimento per il mercato obbligazionario mondiale, è arrivato fino al 4,798%, il massimo dal gennaio 2025, mentre quello del trentennale si è portato intorno al 5,27%. In Giappone il decennale ha raggiunto il 3% per la prima volta dal 1996, mentre il quinquennale è salito al record del 2,26% e il biennale all'1,81%, il livello più alto da trentuno anni. Nel Regno Unito il rendimento del Gilt decennale ha toccato circa il 5,25%, il massimo dal 2008, mentre quello del trentennale è salito ai livelli più alti dal 1998. Il Bund tedesco decennale è arrivato intorno al 3,35%, il massimo da quindici anni.

A spingere i rendimenti sono stati sia i timori per la tenuta dei conti pubblici sia la ripresa degli scontri diretti tra Stati Uniti e Iran attorno allo Stretto di Hormuz, che ha fatto risalire i prezzi dell'energia e riportato l'inflazione al centro delle preoccupazioni degli investitori. Il Brent si è portato così intorno ai 92 dollari al barile e il West Texas Intermediate intorno agli 88 dollari, mentre il gas naturale europeo ha raggiunto i livelli più alti da circa 3 anni e mezzo. Rispetto ai livelli precedenti al conflitto, il Brent resta quasi il 30% più caro e l'aumento dei prezzi di alcuni carburanti raffinati è stato ancora maggiore.

Mercati obbligazionari

Il debito costa come non accadeva dal 2008

Una nuova ondata di vendite ha spinto i rendimenti dei titoli di Stato ai livelli più alti da decenni. A spingerli sono i timori sui conti pubblici delle grandi economie e lo shock energetico dello Stretto di Hormuz.

Grafica di FocusAmerica

Rendimento del debito pubblico globale
3,72%

Lo dice l'indice Bloomberg sul debito pubblico mondiale: è il livello più alto dalla metà del 2008, quando la crisi finanziaria stava per travolgere i mercati.

IIl costo del debitoTitoli IILo shock di HormuzHormuz IIIInflazione e tassiPrezzi IVDebito e precedentiDebito

Per ritrovare rendimenti così alti bisogna tornare molto indietro


Ogni barra parte da oggi e torna indietro fino all'ultima volta in cui quel titolo ha reso così tanto: più la barra è lunga, più il record è storico.

Nella stessa giornata il trentennale britannico è salito ai livelli più alti dal 1998, il quinquennale giapponese ha toccato il record del 2,26% e il trentennale americano si è portato intorno al 5,27%.

Dallo Stretto di Hormuz passa meno di un quarto del petrolio di prima


Prima del conflitto da qui passava circa un quinto del petrolio consumato nel mondo. Il traffico non si è fermato del tutto, ma le spedizioni restano fortemente limitate.

IRAN ARABIA SAUDITA EMIRATI OMAN IRAQ Golfo Persico Golfo di Oman Stretto di Hormuz

La rotta delle petroliere attraversa un passaggio largo una quarantina di chilometri nel punto più stretto, tra Iran e Oman. Le alternative via terra hanno capacità limitata e costi più alti.

−77%
Il crollo dei transiti tra l'ultimo trimestre del 2025 e il secondo trimestre del 2026, secondo le stime dell'agenzia americana per l'energia.

Brent
92 $
al barile, il riferimento per il greggio europeo

West Texas
88 $
al barile, il riferimento per il greggio americano

Rincaro
+30%
quasi il 30% in più rispetto ai prezzi precedenti al conflitto

Il gas naturale europeo ha raggiunto i prezzi più alti da circa tre anni e mezzo e per alcuni carburanti raffinati il rincaro è stato ancora maggiore.

L'inflazione non scende e i mercati si aspettano tassi più alti


L'indice PCE di fondo, che esclude energia e alimentari ed è la misura seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, resta da mesi ben sopra l'obiettivo del 2%.

In rosso la parte d'inflazione che supera l'obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve.

Area euro, agosto
3,3%▲
Era al 2,9% a luglio. A spingerla è stata soprattutto l'energia.

Area euro, inflazione di fondo
2,4%▼
Esclude alimentari ed energia ed è invece scesa.

La probabilità che i mercati assegnano a un rialzo dei tassi della Fed a settembre

Le scommesse sono cambiate dopo le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh. Nell'area euro i mercati considerano ormai quasi certo un altro aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.

Dietro i rendimenti c'è un debito che nessuno riesce a ridurre


Nelle grandi economie avanzate il debito pubblico vale ormai più di quanto il Paese produce in un anno.

La linea tratteggiata segna il 100% del prodotto interno lordo: in rosso la quota di debito che lo supera. Il debito giapponese prosegue oltre la scala.

Che cosa è successo ai mercati dopo gli shock del passato


Variazione dell'indice S&P 500 nei dodici mesi successivi all'evento. Su oltre trenta shock dal 1940 l'indice ha chiuso in rialzo nel 65% dei casi: le eccezioni sono state le grandi interruzioni delle forniture energetiche.

Fonti: Bloomberg, Energy Information Administration (Short-Term Energy Outlook, agosto 2026), Bureau of Economic Analysis, Eurostat, CME FedWatch, Carson Group. Mappa: Natural Earth. Dati aggiornati al 1° settembre 2026.

La scommessa sui tassi e il problema del debito


I mercati hanno cominciato a scommettere su una risposta più aggressiva delle Banche Centrali. Dopo le dichiarazioni della scorsa settimana del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh, gli operatori attribuiscono una probabilità di circa il 65% a un rialzo dei tassi già a settembre, contro circa il 40% una settimana prima. Nell'area euro, intanto, i mercati considerano ormai pressoché acquisito un altro aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea.

A rafforzare queste aspettative sono arrivati martedì i nuovi dati sull'inflazione dell'area euro: ad agosto il tasso annuo è salito al 3,3%, dal 2,9% di luglio, soprattutto per effetto dell'energia. L'inflazione di fondo, che esclude alimentari ed energia, è invece scesa al 2,4%.

Rendimenti obbligazionari più elevati si traducono in mutui e prestiti alle imprese più costosi e aumentano gli oneri sostenuti dai governi per rifinanziare il debito. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha però minimizzato il problema. A margine della riunione dei Ministri delle Finanze del G20 ad Asheville, in North Carolina, ha detto alla CNBC che quello americano rimane il mercato obbligazionario con la performance migliore al mondo, ricordando che il mese scorso Fitch Ratings ha confermato il rating AA+ sul debito federale.

Steve Englander, responsabile della ricerca sui cambi del G10 di Standard Chartered, ha osservato invece che essere il migliore non significa necessariamente andare bene e che il problema dei deficit riguarda ormai molti Paesi. Secondo Englander, la pressione al rialzo sui rendimenti potrebbe proseguire lungo tutta la curva, alimentata dai sei mesi di conflitto e dalla sentenza con cui il 20 febbraio la Corte Suprema ha dichiarato illegittimi i dazi imposti in base ai poteri di emergenza economica. La decisione, secondo la sua stima, ha eliminato circa il 40% delle entrate aggiuntive che Washington prevedeva di ottenere attraverso quelle tariffe.

Le stesse forze che spingono verso l'alto i tassi americani agiscono anche altrove. In molte economie avanzate, deficit crescenti, debito elevato e un'inflazione ancora persistente hanno rafforzato il timore che i governi non siano più in grado, o non abbiano intenzione, di rimettere in ordine i conti pubblici. Il debito federale lordo degli Stati Uniti ha superato ad agosto i 40.000 miliardi di dollari, oltre il 120% del prodotto interno lordo. In Francia il debito pubblico supera i 3.500 miliardi di euro e si colloca intorno al 117% del PIL, mentre quello giapponese rimane superiore al doppio delle dimensioni dell'economia.

A questo si aggiunge l'ondata di obbligazioni emesse dalle aziende tecnologiche per finanziare infrastrutture e sistemi di intelligenza artificiale, che aumenta la concorrenza per i capitali degli investitori. È "una questione globale", ha spiegato al New York Times Peter Schaffrik, strategist di RBC Capital Markets a Londra: secondo lui serve un fattore capace di imporre disciplina ai governi e quel ruolo sarà probabilmente svolto dallo stesso mercato obbligazionario.

In Europa la Francia è tra i Paesi osservati con maggiore attenzione dagli investitori, in vista delle elezioni presidenziali della primavera 2027. I mercati restano scettici sulla capacità dei principali candidati alla presidenza di presentare programmi credibili per ridurre il debito, mentre la tradizionale reputazione dei titoli francesi come porto relativamente sicuro si è deteriorata al punto che durante l'estate i loro rendimenti hanno superato quelli degli equivalenti titoli italiani.

Nel Regno Unito i rendimenti riflettono anche le preoccupazioni per i conti pubblici e l'attesa per le scelte del premier Andy Burnham, alla guida del governo dal luglio scorso. Secondo il Guardian, Burnham starebbe valutando una legge destinata a facilitare il ritorno sotto controllo pubblico delle società di servizi in difficoltà. Le tensioni si sono fatte sentire anche sull'azionario. Wall Street ha aperto in calo martedì e i principali indici sono rimasti in territorio negativo nelle prime ore di contrattazione, penalizzati dall'aumento dei rendimenti e del petrolio.

Hormuz, inflazione e precedenti storici


Quanto possa durare l'effetto di uno shock di questo tipo resta materia di dibattito. In un'analisi pubblicata da The Motley Fool su Yahoo Finance, Sean Williams riprende i dati raccolti da Ryan Detrick del Carson Group su oltre trenta shock di mercato dal 1940. In media, lo S&P 500 guadagna il 3% nell'anno successivo all'evento e chiude in rialzo nel 65% dei casi. Le eccezioni, osserva Williams, riguardano però soprattutto le grandi interruzioni delle forniture energetiche. Nei dodici mesi successivi alla crisi di Suez del 1956 e alla chiusura del canale, l'indice perse quasi il 12%, mentre dopo l'embargo petrolifero arabo del 1973, il calo fu del 35%.

È proprio il precedente energetico a rendere particolarmente delicata la situazione nello Stretto di Hormuz. Prima del conflitto attraverso questo passaggio transitavano più di 20 milioni di barili al giorno di petrolio greggio e altri liquidi, pari a circa un quinto del consumo mondiale. Il traffico è però già diminuito drasticamente: secondo la Energy Information Administration statunitense, nel secondo trimestre del 2026 i flussi sono scesi in media a 4,9 milioni di barili al giorno, rispetto ai 21,6 milioni dell'ultimo trimestre del 2025. Lo Stretto non è quindi completamente privo di traffico, ma le spedizioni restano fortemente limitate.

Anche negli Stati Uniti le pressioni sui prezzi non riguardano più soltanto l'energia. L'indice PCE di fondo che esclude le componenti più volatili come proprio l'energia ed il cibo e rappresenta la misura dell'inflazione seguita con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, è aumentato a luglio del 3,3% rispetto a un anno prima. Era al 3,3% anche a giugno, dopo il 3,5% di maggio e il 3,3% di aprile: livelli ancora nettamente superiori all'obiettivo del 2% della banca centrale.

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G20, gli Usa riaprono a Mosca: Bessent incontra Siluanov, gli europei protestano


Il Ministro delle Finanze russo Siluanov partecipa di persona per la prima volta ad una riunione del G20 dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina e ha incontrato il suo omologo statunitense Bessent.

Il G20 dei Ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali si è aperto lunedì ad Asheville, in North Carolina, con una presenza inattesa che ha dominato la prima giornata: quella di Anton Siluanov, Ministro delle Finanze russo, che ha partecipato di persona per la prima volta dall'invasione dell'Ucraina del 2022, su invito dell'Amministrazione Trump. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent lo ha incontrato a margine dei lavori, un segnale evidente della disponibilità americana a riaprire i canali con Mosca mentre la guerra in Ucraina continua.

Secondo un portavoce del Tesoro citato da Axios, Bessent e Siluanov hanno discusso del piano di pace di Donald Trump per l'Ucraina e delle relazioni economiche tra i due Paesi. Il Ministero delle Finanze russo ha riferito invece di un confronto sulle relazioni finanziarie bilaterali e sulla collaborazione all'interno del G20. La presenza di Siluanov non era stata annunciata pubblicamente e la Casa Bianca non aveva risposto alle domande sulla possibilità che fosse stato invitato.

La protesta europea e la foto senza i russi


La presenza del Ministro russo ha provocato immediate proteste tra i rappresentanti europei. Lars Klingbeil, vicecancelliere e Ministro delle Finanze tedesco, ha raccontato di aver affrontato Siluanov durante una delle prime sessioni, chiedendo alla Russia di porre fine alla guerra e ribadendo il proprio sostegno all'Ucraina. Kyiv non era invece rappresentata di persona ad Asheville: il Ministro delle Finanze ucraino Serhiy Marchenko è intervenuto in videoconferenza a una riunione del G7 organizzata a margine dalla Francia.

"Ricevere qui il Ministro delle Finanze russo manda un segnale che trovo preoccupante", ha detto Klingbeil ai giornalisti. "Avrei preferito una presa di posizione chiara da parte americana, perché non fosse ricevuto come un ospite normale". I rappresentanti europei hanno fatto sapere che non avrebbero partecipato alla tradizionale foto di famiglia insieme alla delegazione russa. Alla fine lo scatto è stato realizzato senza Siluanov.

Le tensioni non riguardano soltanto la presenza della Russia. Diversi rappresentanti europei hanno contestato anche l'esclusione del Sudafrica, Paese membro del G20 e maggiore economia africana in termini di Pil nominale, che il Dipartimento del Tesoro statunitense non ha invitato. Trump aveva annunciato già l'anno scorso che il Paese sarebbe rimasto fuori dalle riunioni del 2026, sulla base della falsa narrazione secondo cui i sudafricani bianchi sarebbero vittime di massacri indiscriminati e di espropri delle loro terre.

Debito, mercati e la stretta sull'Iran


Sul tavolo del vertice ci sono soprattutto l'economia globale e le conseguenze della guerra in Iran. Il Fondo Monetario Internazionale prevede per quest'anno un rallentamento della crescita mondiale e un aumento dell'inflazione, mentre il conflitto nel Golfo Persico, iniziato con gli attacchi americani di febbraio, ha sconvolto i flussi petroliferi e spinto verso l'alto i prezzi dell'energia.

Il debito pubblico americano ha intanto appena superato i 40mila miliardi di dollari e nelle ultime settimane Bessent ha sorpreso i mercati intervenendo sui cambi e aumentando i riacquisti di titoli di Stato nel tentativo di contenere i costi di finanziamento. Le misure hanno avuto finora effetti limitati e alcune delle mosse americane hanno irritato l'Unione Europea, anche per le ripercussioni sull'euro. "Un'economia globale solida non può reggersi su politiche che impoveriscono i vicini e soffocano la concorrenza leale di mercato", ha detto Bessent aprendo i lavori.

Washington vuole orasfruttare il G20 soprattutto per stringere ulteriormente il cerchio economico attorno a Teheran. Gli Stati Uniti hanno chiesto ai propri alleati di aderire alla "Operation Economic Outcast", la campagna lanciata dal Dipartimento del Tesoro statunitense per isolare l'economia iraniana e recidere i suoi legami finanziari internazionali. La settimana scorsa Bessent aveva avvertito che anche i Paesi che continueranno a mantenere rapporti economici con l'Iran potrebbero essere colpiti dalle sanzioni.

"Perché dovrei voler far saltare in aria il sistema finanziario globale?", ha detto il Segretario, lasciando intendere di aspettarsi che gli altri governi si adeguino per evitare una guerra economica più ampia. Ed almeno su questo fronte gli europei sono molto più vicini a Washington: la Commissione Europea ha accolto con favore la nuova stretta americana su Teheran e si è detta pronta a valutare ulteriori misure contro il regime iraniano.


Missione segreta della CIA a Mosca: il vero messaggio di Trump a Putin


La missione diplomatica di John Ratcliffe in Russia era talmente riservata che nemmeno alcuni alti funzionari della Casa Bianca ne erano al corrente. Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump ha inviato personalmente a Mosca il direttore della CIA, tenendo all'oscuro della missione e del messaggio da consegnare al Cremlino anche collaboratori fidati e vertici militari che normalmente sarebbero stati informati. Ratcliffe è arrivato martedì dalla Lettonia a bordo di un C-17 militare senza insegne e ha incontrato Sergei Naryshkin, direttore dell'intelligence estera russa. Il Cremlino ha precisato che non ha invece visto Vladimir Putin. La notizia del viaggio ha spinto i funzionari europei a cercare rapidamente informazioni sui colloqui.

Due funzionari europei, una volta informati, hanno riferito che Ratcliffe ha ribadito ai suoi interlocutori dell'intelligence russa l'impegno degli Stati Uniti nei confronti dell'Articolo 5 della NATO, in base al quale un attacco contro un Paese membro è considerato un attacco contro tutti. Il Wall Street Journal aveva già riportato che il direttore della CIA aveva avvertito Mosca di non attaccare Paesi dell'Alleanza.

La visita arriva dopo recenti valutazioni dell'intelligence secondo cui la Russia potrebbe mettere alla prova la NATO entro pochi anni. Funzionari europei hanno inoltre avvertito che Mosca avrebbe accumulato droni ucraini in vista di una possibile operazione sotto falsa bandiera contro gli Stati del fianco orientale. Trump, però, ha detto giovedì ai giornalisti di non essere preoccupato: Putin "non attaccherà territorio NATO".

Stati Uniti · Russia · NATO

Trump ha mandato il capo della CIA a Mosca con un messaggio riservato sull’Articolo 5

John Ratcliffe è arrivato a Mosca su un aereo militare senza insegne. Della missione non erano al corrente né alcuni alti funzionari della Casa Bianca né i vertici militari che di solito vengono informati.

Grafica di FocusAmerica 28 agosto 2026

La rotta della missione
Riga Mosca
Paesi NATO Russia e Bielorussia Ucraina e Moldova
Martedì. Un C-17 militare senza insegne decolla dalla Lettonia e porta a Mosca il direttore della CIA. Il viaggio non era stato annunciato.

La missione in tre numeri

1
Sola persona incontrata
Sergei Naryshkin, direttore dell’intelligence estera russa

0
Incontri con Putin
Il Cremlino ha precisato che il presidente russo non lo ha ricevuto

2030
L’anno che l’Europa teme
Quando Mosca potrebbe tornare in grado di attaccare la NATO

1

La missione

Un viaggio costruito per non lasciare tracce


Trump ha tenuto la missione dentro un cerchio ristretto: ne sono rimasti fuori anche i vertici militari che di solito vengono avvisati.

Quando
Martedì, con arrivo dalla Lettonia

Come
A bordo di un C-17 militare senza insegne

Chi ha incontrato
Sergei Naryshkin, direttore dell’intelligence estera russa

Chi non ha visto
Vladimir Putin

Chi lo sapeva
Nemmeno alcuni alti funzionari della Casa Bianca, collaboratori fidati e vertici militari

Chi l’ha saputo dopo
Gli europei, che hanno cercato in fretta informazioni sui colloqui

2

Il messaggio

Che cosa Ratcliffe ha detto ai russi


Quattro punti, consegnati di persona al capo dell’intelligence estera russa.

1

L’Articolo 5 resta in piedi
Gli Stati Uniti continuano a considerare un attacco contro un Paese membro come un attacco contro tutta l’Alleanza.

2

Non attaccate i Paesi della NATO
Un avvertimento che il direttore della CIA aveva già fatto arrivare a Mosca nelle settimane precedenti.

3

Chiudete i rapporti con l’Iran
Niente più legami economici o di sicurezza con Teheran, mentre Washington rafforza le sanzioni contro il regime.

4

E un’apertura sull’Ucraina
I due hanno parlato di una possibile ripresa dei negoziati. Secondo Kyrylo Budanov i colloqui diretti potrebbero ripartire a settembre.

3

Gli inviati

Trump ha già provato con quattro emissari


Prima di Ratcliffe, ogni canale aperto dalla Casa Bianca si è fermato senza risultati.

Steve Witkoff
Inviato speciale, mandato a Mosca più volte

Nessun accordo

Jared Kushner
Il genero del presidente, affiancato a Witkoff

Nessun accordo

Marco Rubio e Keith Kellogg
Il Segretario di Stato e l’allora inviato per l’Ucraina hanno visto entrambe le parti

Nessun accordo

Il vertice in Alaska
Agosto 2025. Per mesi Washington aveva spinto Kyiv a cedere le zone del Donetsk che la Russia non aveva conquistato

Nessun accordo

John Ratcliffe
Agosto 2026. Il canale passa all’intelligence: i contatti consolidati tra CIA e servizi russi, più la vicinanza personale a Trump

In corso

4

L’orizzonte

Quanto tempo separa l’Europa dal prossimo test russo


Le rassicurazioni pubbliche e le valutazioni dell’intelligence raccontano due tempi diversi.

Oggi
La guerra ibrida

Entro pochi anni
Il test dell’Alleanza

2030
L’esercito ricostruito

Droni, attacchi informatici e persino pacchi esplosivi contro i Paesi che sostengono Kyiv. I funzionari europei osservano che questa pressione cresce e che può far scoppiare una crisi molto più ampia senza che nessuno dichiari guerra.

Tre letture dello stesso rischio

“Putin non attaccherà territorio NATO”
Donald Trump, giovedì ai giornalisti: dice di non essere preoccupato

“Il rischio di un’invasione diretta è attualmente basso”
Andris Kulbergs, primo ministro lettone: il livello di minaccia militare per il Paese non è cambiato

“Putin ha una straordinaria tolleranza al rischio”
J.C. Lintzenich, German Marshall Fund: ma difficilmente scommetterà su azioni che possono mettere in pericolo lo Stato russo

Fonte Ricostruzione del Wall Street Journal; dichiarazioni di funzionari europei e statunitensi e del Cremlino; German Marshall Fund. Dati aggiornati al 28 agosto 2026.

Tra Ucraina e Iran, Trump cambia inviato e strategia?


Ratcliffe ha discusso con il suo omologo russo anche della possibile ripresa dei negoziati per porre fine all'invasione russa dell'Ucraina. Poco dopo Kyrylo Budanov, capo dell'ufficio presidenziale ucraino, ha detto che i colloqui diretti tra i due Paesi potrebbero ripartire a settembre. Ma il direttore della CIA avrebbe inoltre chiesto ai russi di non mantenere più legami economici o di sicurezza con l'Iran, mentre l'Amministrazione Trump cerca di intensificare la campagna di sanzioni contro Teheran.

Il presidente sembra comunque aver cambiato il proprio inviato dopo che i precedenti round negoziali, affidati ad altri inviati, non sono riusciti a fermare la guerra. Negli ultimi mesi Mosca ha intensificato gli attacchi contro l'Ucraina, rafforzato il sostegno al regime iraniano e resistito ai tentativi americani di migliorare i rapporti economici. Trump aveva inviato più volte a Mosca l'inviato speciale Steve Witkoff, poi affiancato dal genero Jared Kushner. Anche il Segretario di Stato Marco Rubio e l'ex inviato per l'Ucraina Keith Kellogg avevano incontrato rappresentanti delle due parti.

Il vertice in Alaska dell'agosto 2025, risultato di questi sforzi negoziali, però non aveva prodotto alcun accordo, anche se per mesi l'Amministrazione Trump aveva spinto Kyiv ad accettare la cessione unilaterale di territori orientali della regione di Donetsk nel Donbass che la Russia non aveva conquistato.

Ratcliffe ha già ottenuto in passato risultati nei rapporti con il Cremlino, tra cui la liberazione di ostaggi americani, e combina i tradizionali canali di comunicazione tra la CIA e i servizi russi con la sua vicinanza personale a Trump. Ha costruito il messaggio e lo ha consegnato personalmente perché Mosca comprendesse che gli sforzi per arrivare alla pace non distolgono Trump dagli impegni di sicurezza verso l'Europa, ha spiegato al Journal J.C. Lintzenich, ex alto funzionario dell'intelligence oggi al German Marshall Fund. "Putin ha una straordinaria tolleranza al rischio ed è persino disposto ad alzare il livello dello scontro per costringere l'altra parte a ridurlo, ma difficilmente scommetterà su azioni che potrebbero mettere in pericolo lo Stato russo".

I Paesi baltici rassicurano, ma l'Europa guarda al 2030


I leader del fianco orientale della NATO hanno cercato di ridimensionare i timori di una imminente aggressione russa. "Al momento non c'è motivo di preoccuparsi", ha detto in un video sui social il primo ministro lettone Andris Kulbergs. "Il livello di minaccia militare per la Lettonia non è cambiato. Il rischio di un'invasione diretta è attualmente basso". I funzionari europei osservano però che la Russia continua a condurre una guerra ibrida sempre più intensa contro gli alleati dell'Ucraina, attraverso droni, attacchi informatici e persino pacchi esplosivi: azioni che potrebbero innescare una crisi più ampia.

Secondo valutazioni americane ed europee, il Cremlino sta rivedendo i propri piani per un eventuale attacco militare contro la NATO dopo le enormi perdite subite in Ucraina, la carenza di armamenti e le difficoltà economiche. In Europa molti temono però che entro il 2030 la Russia possa tornare a rappresentare una minaccia convenzionale più seria, una volta ricostituite le proprie forze, mentre i Paesi europei saranno ancora impegnati a rafforzare le rispettive capacità militari, nonostante l'aumento delle spese militari.


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La Cina riunisce il fronte che sfida l'Occidente


Al vertice della Shanghai Cooperation Organization il leader cinese riceve Putin e Pezeshkian proprio mentre ad Asheville si riunisce il G20. Il meeting della SCO mette in scena il peso crescente della Cina e la crescente dipendenza di Russia e Iran da Pechino.

Mentre i Ministri delle Finanze del G20 si riunivano ad Asheville, dall'altra parte del mondo il presidente cinese Xi Jinping ha mostrato di muoversi in un'orbita tutta sua. Il leader cinese è arrivato lunedì a Bishkek, capitale del Kirghizistan, per il ventiseiesimo vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO), l'organizzazione formata da dieci Paesi, tra cui Cina, Russia, India e Iran, che quest'anno compie 25 anni. Insieme a Xi Jinping sono arrivati, tra gli altri, il premier indiano Narendra Modi, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Gli ultimi due guidano i Paesi che più dipendono da Pechino per resistere alle pressioni economiche occidentali.

Nessun Paese è stato più importante della Cina nel sostenere le economie e, indirettamente, gli sforzi bellici di Russia e Iran. Pechino ha ridotto l'efficacia dei tentativi americani ed europei di piegarli attraverso la pressione economica, sfruttando il proprio peso di primo importatore mondiale di greggio e di principale esportatore di beni. Il mese scorso Xi Jinping ha potuto ignorare la minaccia di Donald Trump di infliggere un "D-Day economico" ai Paesi che offrono un'ancora di salvezza a Teheran; minacce analoghe contro gli acquirenti di petrolio russo non erano mai state seguite da misure contro la Cina.

"Dopo l'ultimo anno, Trump ha un problema di credibilità di fondo con Xi", spiega al New York Times Julian Gewirtz, che nell'Amministrazione Biden è stato direttore per la Cina e Taiwan al Consiglio per la Sicurezza Nazionale. "Sia le sue minacce sia le sue rassicurazioni sembrano a Pechino, come ha detto un altro leader mondiale, scritte a matita".

Vertice SCO · Bishkek, 31 agosto - 1 settembre 2026

L'orbita di Xi: come la Cina mantiene in piedi le economie di Mosca e Teheran


Mentre i ministri delle Finanze del G20 si riuniscono ad Asheville, a Bishkek si vede l'altro sistema: Pechino compra il greggio che nessun altro compra, apre corridoi che aggirano le sanzioni e allarga il commercio. Su una cosa sola non si espone: la difesa militare dei suoi partner.

Grafica di FocusAmerica

La mappa

Quattro flussi, un solo centro di gravità


In blu i dieci Paesi membri della Shanghai Cooperation Organization, in tinta più chiara la Cina. Si vede un flusso alla volta: scegli una voce della legenda o tocca una linea sulla mappa.


Bishkek
Mosca
Cina
Hormuz
Teheran
New Delhi

  • Greggio verso la Cina
  • Rotta iraniana interrotta
  • Rifornimenti alla Russia
  • Nuova rotta artica


Greggio verso la Cina. Il petrolio russo vale circa un quinto delle importazioni cinesi e arriva via oleodotto e dai porti del Pacifico; dal Kazakistan una seconda conduttura entra direttamente nello Xinjiang.

Rotta iraniana interrotta. Dopo il blocco navale americano e la chiusura di Hormuz, gli sbarchi di greggio iraniano in Cina sono scesi da 1.140.000 a 340.000 barili al giorno.

Rifornimenti alla Russia. India, Kazakistan e Bielorussia hanno spedito benzina a Mosca dopo i raid ucraini sulle raffinerie; dall'Iran arrivano i droni Shahed e gli impianti per produrli in territorio russo.

Nuova rotta artica. A metà agosto la prima portacontainer cinese ha percorso la rotta del Mare del Nord, presentata da Mosca come l'inizio di una cooperazione più ampia nell'Artico.

Le linee indicano la direzione dei flussi, non il tracciato esatto delle rotte.

ILa reteRete IIL'ancora di salvezzaAncora IIIIl limiteLimite

La rete che Pechino ha costruito in venticinque anni


Nata a Shanghai nel 2001 da un forum sui confini fra Cina, Russia e Asia centrale, la SCO oggi riunisce dieci Paesi e copre un'area che va dalla Bielorussia al Mar Cinese Orientale.

25

Anni dalla fondazione, avvenuta a Shanghai nel 2001

10

Paesi membri a pieno titolo, dopo l'ingresso della Bielorussia

26

Vertici dei capi di Stato dal 2001: l'ultimo è quello di Bishkek

106mld $

Interscambio record fra Cina e Asia centrale nel 2025

2001

Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan fondano l'organizzazione a Shanghai.

2017

Entrano India e Pakistan: due rivali nucleari attorno allo stesso tavolo.

2023

Entra l'Iran, che trova nella SCO una sponda politica contro le sanzioni americane.

2024

Entra la Bielorussia, primo membro europeo e canale di rifornimento per Mosca.

L'ancora di salvezza: Pechino è il compratore di ultima istanza


Pechino acquista oltre il 90 per cento del greggio che l'Iran riesce ancora a esportare. Dopo gli attacchi del 28 febbraio e la chiusura dello Stretto di Hormuz, però, anche questo canale si è quasi prosciugato.

Marzo 2026

1.140.000

−70%

Agosto 2026

340.000

Barili al giorno di greggio iraniano sbarcati nei porti cinesi prima della guerra

Barili al giorno dopo il blocco navale americano e la chiusura di Hormuz

→Iran → Cina

Greggio iraniano arrivato in Cina, barili al giornoStime Kpler sugli sbarchi mensili, 2026

Marzo1.140.000

Giugno361.000

Luglio329.000

Agosto340.000

→Russia → Cina

2.370.000
barili al giorno

Il greggio russo importato dalla Cina a marzo, il 14 per cento in più rispetto a un anno prima. La Russia è il primo fornitore di Pechino.

→Russia → India

1.820.000
barili al giorno

Il greggio russo arrivato in India ad agosto, quasi il 30 per cento in meno in un mese: i barili che Delhi lascia finiscono in Cina.

Scorte in Cina

1.240.000.000
barili di scorte

Le riserve cinesi accumulate ad aprile, un record: sono il cuscinetto che permette a Pechino di reggere l'urto della guerra.

Il limite: Pechino apre il portafoglio, non l'arsenale


La SCO ha anche una dimensione militare, ma la Cina non impegna le proprie Forze Armate per difendere Iran e Russia. Continua a chiedere il dialogo, mentre allarga gli scambi e fornisce tecnologie utilizzabili anche sul campo di battaglia.

Che cosa offre

  • Il mercato di sbocco: assorbe oltre il 90 per cento del greggio esportato dall'Iran, mentre il petrolio russo vale circa un quinto delle sue importazioni.
  • I corridoi dell'Asia centrale, diventati canali decisivi per le importazioni e i pagamenti della Russia.
  • Le tecnologie a duplice uso e un interscambio commerciale che continua a crescere.
  • Una sponda politica nelle sedi internazionali contro le sanzioni occidentali.


Che cosa nega

  • Qualsiasi impegno militare a difesa dell'Iran, entrato nella SCO nel 2023, o della Russia.
  • Garanzie di sicurezza vincolanti: la SCO non è un'alleanza difensiva come la NATO.
  • Un'esposizione diretta sul dossier iraniano: Xi non vuole bruciare l'incontro con Trump.
  • La rottura della fragile tregua commerciale con gli Stati Uniti.


L'agenda di Xi JinpingDal vertice di Bishkek alla Casa Bianca

31 agosto

Bishkek

Vertice di due giorni e visita di Stato in Kirghizistan.

Settembre

Egitto

Visita di Stato: una tappa che rafforza il profilo di statista globale.

Settembre

India

Visita di Stato a Delhi, che intanto ha ripreso a comprare greggio russo.

Entro un mese

Washington

Il negoziato per prolungare la tregua economica con Trump.

«Trump si è chiuso da solo in un angolo»: l'Amministrazione fatica a conciliare la pressione sull'Iran e la tregua commerciale con la Cina.

Julian Gewirtz, già direttore per la Cina al Consiglio per la Sicurezza Nazionale

Il punto. Il potere cinese in questa partita è commerciale, non militare: finché Pechino compra il greggio che nessun altro può comprare, la pressione economica occidentale su Mosca e Teheran resta a metà strada.

Fonti: Kpler e Vortexa (flussi e scorte petrolifere), dogane cinesi, Segretariato della Shanghai Cooperation Organization, Reuters, New York Times. Dati aggiornati al 1° settembre 2026.

Un vertice in vista della visita alla Casa Bianca


A Bishkek Xi Jinping intende consolidare la propria immagine di leader delle nazioni non occidentali e contrapporsi a quella che definisce l'egemonia americana, ma difficilmente si esporrà troppo sul dossier iraniano. Tra meno di un mese è infatti atteso a Washington, dove proverà a prolungare la fragile tregua economica con gli Stati Uniti. Prima farà tappa in Egitto e in India per visite di Stato: una sequenza di incontri che, secondo gli analisti, punta a rafforzarne il profilo di statista globale proprio mentre Trump sta logorando sempre di più i rapporti degli Stati Uniti con molti Paesi alleati. "Xi sembra vedere l'opportunità di mostrare che la Cina ha amici e opzioni in tutto il mondo esattamente nel momento in cui Washington si sta alienando molti dei suoi alleati", osserva Gewirtz.

Il vertice dello SCO mette inoltre in evidenza i limiti della guerra economica guidata dagli Stati Uniti. I Paesi dell'Asia centrale sono diventati, infatti, canali cruciali per le importazioni e i pagamenti della Russia, aiutandola ad aggirare le restrizioni occidentali, e rappresentano anche una rotta alternativa per l'Iran sottoposto alle sanzioni americane. India, Kazakistan e Bielorussia sono tra i Paesi che nelle ultime settimane hanno spedito benzina alla Russia, dopo che gli attacchi ucraini a lungo raggio hanno colpito duramente le raffinerie russe. L'India, che aveva ridotto gli acquisti di greggio russo sotto la pressione di Trump e delle nuove sanzioni contro i grandi gruppi petroliferi di Mosca, ha ripreso ad aumentarli quando la guerra americana contro l'Iran ha sconvolto i mercati.

La Cina resta il principale importatore del greggio di entrambi i Paesi. Le sanzioni occidentali le hanno consentito di acquistare petrolio russo a prezzi scontati, attenuando al tempo stesso gli effetti del blocco dello Stretto di Hormuz. L'Iran, dal canto suo, ha fornito alla Russia i droni Shahed dopo l'invasione dell'Ucraina del 2022 e l'ha aiutata a costruire impianti per produrli direttamente sul territorio russo.

Il potere di Xi Jinping ha però un limite preciso. La SCO ha anche una dimensione militare, ma Pechino non intende impegnare le proprie Forze Armate per difendere altri Paesi membri come l'Iran, entrato nell'organizzazione nel 2023, o la Russia. La Cina continua invece a invocare il dialogo e la fine dei conflitti, mentre amplia gli scambi commerciali e fornisce tecnologie che possono essere impiegate anche sul campo di battaglia. Secondo diversi analisti, Xi considera il coinvolgimento degli Stati Uniti nelle guerre altrui una delle cause principali del declino sempre più forte della potenza americana.

L'intesa con Putin, dai visti alle rotte artiche


Nell'incontro bilaterale di lunedì Xi Jinping ha elogiato le prospettive "sempre più luminose" dei rapporti con la Russia. Putin ha rilanciato proponendo di voler rendere permanente il regime di esenzione dal visto tra i due Paesi, che nel primo semestre dell'anno ha contribuito a far crescere i flussi turistici del 43%. Il presidente russo ha inoltre ricordato il primo viaggio di linea di una nave portacontainer cinese lungo la rotta artica del Mare del Nord, avvenuto a metà agosto e presentato come il preludio a una cooperazione più ampia nell'Artico.

Anche la sede del vertice riflette i nuovi equilibri regionali. Il Kirghizistan, ex repubblica sovietica un tempo saldamente inserita nella sfera d'influenza di Mosca, è sempre più legato economicamente a Pechino. In serata i leader hanno assistito alla cerimonia inaugurale dei Giochi mondiali nomadi, ospitata in uno stadio costruito per l'occasione.

Quando Xi arriverà a Washington, Trump cercherà probabilmente la sua collaborazione sull'Iran e sulla Corea del Nord, ma non è affatto certo che la otterrà. "Trump si è chiuso da solo in un angolo", conclude Gewirtz. "L'Amministrazione fatica a conciliare due obiettivi apparentemente inconciliabili: aumentare la pressione sull'Iran e mantenere in piedi la tregua commerciale con la Cina".

Questa voce è stata modificata (1 giorno fa)

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Garmin JL Audio A60


Garmin, il più grande produttore al mondo di elettronica nautica, annuncia oggi le nuove sorgenti JL Audio® A60 e JL Audio A60-H.
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Le nuove sorgenti audio JL audio A60 e A60H sono progettate per offrire un’esperienza audio di livello superiore attraverso due differenti soluzioni: un’elegante versione con display integrato dal design moderno e una più compatta e senza schermo, pensata per l’installazione nascosta.

Grazie all’integrazione delle più avanzate tecnologie audio Garmin, tra cui il Digital Signal Processing (DSP) ed Easy Tune,tramite la rinnovata app Garmin Audio, le nuove unità consentono di configurare e gestire con precisione il set-up dell’impianto di bordo e controllare fino a quattro zone indipendenti. La musica rimane sempre a portata di mano grazie alla possibilità di intervenire sull’impianto tramite telecomandi dedicati, l’app Garmin Audio sul proprio smartphone o gli smartwatch Garmin compatibili della serie quatix®.

Una nuova esperienza audio a bordo - Le nuove JL Audio A60 introducono lo streaming Bluetooth™ LE, sviluppato per offrire audio di alta qualità e una maggiore chiarezza del suono direttamente dai dispositivi smart compatibili. A questo si aggiunge il DSP integrato, che ottimizza il segnale per migliorare l’esperienza di ascolto e, allo stesso tempo, contribuisce a proteggere i diversi componenti dell’impianto attraverso una corretta gestione della potenza trasmessa a speaker e subwoofer. La tecnologia Audio Multi-Zone™ permette inoltre di gestire fino a quattro zone in modo indipendente, adattando volume e tuning alle diverse aree dell’imbarcazione. La configurazione dell’impianto viene ulteriormente semplificata da Easy Tune, disponibile attraverso la nuova app Garmin Audio, che consente di ottimizzare rapidamente le impostazioni del sistema.

Sulla versione JL Audio A60, l’interazione con il sistema avviene attraverso un nuovo display a colori da 2,95 pollici, progettato per garantire una visualizzazione definita e un’ottima leggibilità anche alla luce diretta del sole. Il controllo dell’audio non è tuttavia limitato alla plancia: grazie alla connettività wireless è infatti possibile gestire la riproduzione da diversi punti dell’imbarcazione attraverso l’app Garmin Audio o gli smartwatch Garmin compatibili.

Le nuove unità sono inoltre compatibili con lo standard NMEA 2000®, consentendo l’integrazione con i display multifunzione Garmin e con il telecomando cablato JL Audio NRX-300. A completare la dotazione è presente un sintonizzatore DAB integrato, che permette di usufruire delle trasmissioni Digital Audio Broadcasting e offre una ricezione radio più chiara e affidabile rispetto ai tradizionali segnali analogici AM/FM.

Design moderno e massima integrazione - Progettata per adattarsi alle più recenti tendenze di design, JL Audio A60 presenta un’estetica raffinata e contemporanea, pensata per integrarsi armoniosamente con le plance più moderne. Per le installazioni in cui si desidera ridurre al minimo l’ingombro sulla console, JL Audio A60-H propone invece una soluzione completamente nascosta. Il sistema è stato sviluppato per integrarsi direttamente con i display Garmin, lasciando la plancia più pulita ed essenziale senza rinunciare alle funzionalità e alla qualità audio della piattaforma A60.

Entrambi i modelli sono stati progettati specificamente per l’utilizzo in ambiente marino e vantano certificazioni IPX6 e IPX7, che ne assicurano la resistenza all’acqua e alle condizioni tipiche della navigazione, tra cui l’esposizione al sale e ai raggi UV, per garantire affidabilità e durata anche nelle condizioni più impegnative.

Le nuove sorgenti JL Audio A60 e JL Audio A60-H sono disponibili da subito a un prezzo consigliato al pubblico di 499,99 € IVA inclusa.

garmin.com

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JBL Cove: nuovi speaker Wi-Fi multi-room con Dolby Atmos


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JBL amplia la propria offerta dedicata all’audio domestico con JBL Cove, una nuova gamma di speaker Wi-Fi multi-room progettata per portare musica e intrattenimento in più ambienti della casa. Il sistema comprende tre modelli, JBL Cove M1, JBL Cove P1 e JBL Cove X1, gestibili tramite l’app JBL One e utilizzabili singolarmente, in coppia stereo oppure all’interno di una configurazione audio più estesa.

La piattaforma è stata sviluppata per adattarsi a stanze e modalità di ascolto differenti, con una configurazione in tre passaggi e la possibilità di usare alcune funzioni anche senza aprire l’app. Accanto alla riproduzione musicale in tutta la casa, JBL Cove offre inoltre l’integrazione con le soundbar JBL Bar Series MK2 compatibili, ampliando il sistema verso l’home theater e l’audio Dolby Atmos.

JBL Cove M1, P1 e X1: tre speaker per esigenze diverse


La nuova gamma JBL Cove parte dal modello M1, lo speaker Wi-Fi più compatto e versatile della famiglia. Pensato per l’ascolto quotidiano in casa, integra tre tweeter e un woofer. Può funzionare da solo, essere abbinato a un secondo esemplare per creare una coppia stereo oppure entrare a far parte di un impianto multi-room.

JBL Cove P1 aggiunge la portabilità. È alimentato a batteria, raggiunge un’autonomia dichiarata fino a 14 ore e può essere ricaricato semplicemente riposizionandolo sulla docking station. La certificazione IP56 ne aumenta la flessibilità di utilizzo, mentre la configurazione con quattro tweeter, uno dei quali orientato verso l’alto, e un woofer consente di supportare l’audio Dolby Atmos.

Al vertice della gamma si colloca JBL Cove X1, progettato per offrire un suono tridimensionale e avvolgente in tutta la stanza. Utilizza quattro tweeter, compreso un driver up-firing, e due woofer. Anche questo modello supporta Dolby Atmos e può essere impiegato singolarmente, in stereo o in un sistema JBL Cove distribuito in più ambienti.

Tutti e tre gli speaker adottano un design a due vie e condividono le principali tecnologie di ottimizzazione sviluppate da JBL. Cambiano invece dimensioni, configurazione dei driver e destinazione d’uso: M1 punta sulla compattezza, P1 sulla libertà di spostamento e X1 su una riproduzione più ampia e immersiva.

Calibrazione automatica, Constant Sound Field e AI Sound Boost


Il posizionamento di uno speaker può influire sensibilmente sulla resa sonora. Per ridurre la necessità di regolazioni manuali, JBL Cove combina tre tecnologie che lavorano in modo coordinato. La calibrazione automatica analizza l’ambiente e adatta le prestazioni dello speaker alla sua posizione, lasciando maggiore libertà nella scelta del punto in cui collocarlo.

La tecnologia Constant Sound Field è pensata per mantenere il suono equilibrato e uniforme all’interno della stanza. AI Sound Boost, invece, interviene per ridurre al minimo la distorsione anche quando si aumenta il volume. Queste funzioni sono presenti su Cove M1, P1 e X1 e operano sia nell’uso del singolo diffusore sia nelle configurazioni più articolate.

Come funziona il sistema audio multi-room JBL Cove


Gli speaker JBL Cove si collegano alla rete Wi-Fi domestica e vengono gestiti tramite l’app JBL One. Dall’app è possibile personalizzare l’audio, accedere ai servizi musicali e creare gruppi di speaker per riprodurre lo stesso contenuto in più stanze.

La gestione rimane flessibile anche quando si desidera ascoltare musica in un solo ambiente. Non occorre modificare ogni volta i gruppi, riconfigurare i dispositivi o fermare la riproduzione: è sufficiente avviare lo streaming nella stanza scelta. La configurazione iniziale richiede tre passaggi e, secondo le informazioni diffuse da JBL, non obbliga a creare un account.

Rispetto a un tradizionale speaker Bluetooth, l’impiego del Wi-Fi permette di distribuire l’audio in tutta la casa senza mantenere un collegamento diretto con un unico dispositivo. La musica può quindi continuare anche se lo smartphone cambia stanza o riceve una chiamata. La maggiore larghezza di banda consente inoltre la riproduzione di audio senza perdita di dati e lo streaming diretto dai servizi compatibili, senza mantenere il telefono nella catena di riproduzione.

Music Follows Me sposta l’audio da una stanza all’altra


Una delle funzioni centrali del sistema è Music Follows Me, sviluppata per trasferire rapidamente la musica o l’audio del televisore da una stanza all’altra. Tenendo premuto il pulsante Moment, il suono viene spostato sullo speaker desiderato senza dover utilizzare lo smartphone o aprire l’app JBL One.

Lo stesso pulsante supporta Spotify Tap, che permette di accedere a Spotify con un solo tocco. È presente anche il controllo vocale integrato con Alexa+, anche se al lancio questa funzione sarà disponibile esclusivamente negli Stati Uniti.

Sul fronte della connettività e dei servizi, la gamma supporta Wi-Fi, Bluetooth, AirPlay 2, Google Cast, Roon Ready, Spotify Connect, TIDAL Connect e Qobuz Connect. La scelta tra collegamento wireless diretto, streaming tramite rete domestica e servizi musicali integrati permette di adattare il sistema alle diverse sorgenti utilizzate in casa.

Integrazione con le soundbar JBL Bar Series MK2


JBL Cove non è limitato alla musica multi-room. Gli speaker possono integrarsi con le soundbar JBL Bar Series MK2, nello specifico con i modelli Bar 300, 500, 800, 1000 e 1300MK2. Tramite JBL One, gli speaker compatibili possono essere aggiunti alla soundbar e configurati come canali posteriori, creando un sistema Dolby Atmos più avvolgente per film, serie TV e altri contenuti.

Al lancio questa possibilità riguarda JBL Cove M1 e JBL Cove P1. JBL Cove X1 risulta invece compatibile con le Bar MK2 esclusivamente per la riproduzione musicale multi-room. In questo modo lo stesso ecosistema può gestire sia l’ascolto distribuito nelle varie stanze sia una configurazione dedicata all’home cinema, nei limiti previsti per ciascun modello.

Prezzi e disponibilità di JBL Cove in Italia


Gli speaker JBL Cove saranno disponibili da ottobre 2026 nelle colorazioni bianca e nera, sul sito JBLStore.it e presso i principali rivenditori di elettronica. JBL Cove M1 costerà 229,99 euro, mentre il modello portatile JBL Cove P1 sarà proposto a 449,99 euro. Il prezzo di JBL Cove X1 sarà invece di 499,99 euro.

Con tre modelli differenziati per dimensioni, configurazione audio e modalità d’uso, la gamma punta a costruire un unico ecosistema JBL per la musica in tutta la casa. Alla gestione multi-room tramite JBL One si affiancano la calibrazione automatica, le tecnologie Constant Sound Field e AI Sound Boost, il supporto Dolby Atmos sui modelli P1 e X1 e l’integrazione con le soundbar compatibili.

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FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90: nuovo design e Wi-Fi 7 a IFA 2026


Il FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90 debutta ufficialmente a IFA 2026 inaugurando una nuova generazione di router FRITZ!. Il dispositivo introduce un design completamente rinnovato, un sistema per nascondere e proteggere i cavi e una piattaforma di rete compatibile sia con le connessioni DSL sia con la fibra ottica.

Il nuovo modello integra inoltre il Wi-Fi 7 tri-band, con una velocità complessiva dichiarata fino a 12,2 Gbit/s, porte Ethernet multi-gigabit e il supporto agli standard DECT e Zigbee. Il FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90 può quindi funzionare anche come centro di controllo per la telefonia e i dispositivi della casa intelligente.

Un nuovo design minimalista per i FRITZ!Box


Uno degli elementi centrali del FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90 è il nuovo design esterno, sviluppato combinando semplicità, robustezza e flessibilità di installazione. La forma riprende volutamente il concetto di “Box” e permette di posizionare il router in verticale su uno scaffale, direttamente sul pavimento oppure a parete.

Il sistema di montaggio integrato è compatibile anche con i fori già utilizzati da modelli precedenti, come il FRITZ!Box 7590. In questo modo è possibile sostituire il vecchio router senza dover necessariamente modificare la predisposizione presente sulla parete.

Anche l’interfaccia fisica è stata semplificata. Sul dispositivo sono presenti un solo pulsante e un unico LED, una scelta pensata per mantenere l’aspetto del router essenziale e ordinato.

Il nuovo design è stato sottoposto a diversi test di robustezza per garantire affidabilità nel tempo. Il FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90 è inoltre già candidato al German Design Award e sarà mostrato dal vivo dal 4 all’8 settembre presso lo stand 111, nel padiglione 7c di IFA.

Gestione dei cavi e 11 antenne integrate


Un’altra novità riguarda il sistema di gestione dei cavi. Le connessioni vengono instradate attraverso una struttura interna che permette di mantenere i cavi protetti e nascosti alla vista, facilitando l’inserimento del router in ambienti domestici e professionali.

Le porte sono state spostate nella parte inferiore dell’involucro. Questa soluzione ha permesso di riservare la parte superiore alle 11 antenne integrate, posizionate per offrire una trasmissione stabile indipendentemente dal tipo di installazione scelto.

La disposizione delle antenne è progettata per gestire contemporaneamente numerosi dispositivi mobili, mantenendo una copertura Wi-Fi ampia anche quando il router viene montato a parete o collocato in verticale.

Raffreddamento passivo e consumi ridotti


All’interno del nuovo router FRITZ!Box è presente un sistema di raffreddamento passivo che dissipa il calore senza utilizzare una ventola attiva. L’assenza della ventola contribuisce anche a limitare i consumi energetici del dispositivo.

Il consumo medio dichiarato è di 12 watt. Secondo i dati forniti, il FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90 è il modello più efficiente mai sviluppato da FRITZ! nella propria classe di prestazioni dedicata alle connessioni DSL e in fibra ottica.

Un solo router per fibra ottica e DSL


Il FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90 è un dispositivo multi-broadband progettato per funzionare direttamente sulle connessioni in fibra ottica oppure sulle linee DSL. Può essere utilizzato su reti in fibra con o senza ONT esterno, proseguendo il percorso tecnologico avviato con i modelli FRITZ!Box Pro.

Per le connessioni in fibra ottica sono supportati lo standard GPON fino a 2,5 Gbit/s e quello AON fino a 1 Gbit/s. In alternativa, il router può essere collegato a un modem o terminale ONT esterno attraverso la porta WAN da 2,5 Gbit/s.

La sezione DSL comprende invece il supporto alla tecnologia 35b Supervectoring, con velocità fino a 300 Mbit/s. La compatibilità con entrambe le tipologie di rete consente di utilizzare lo stesso dispositivo anche in caso di passaggio futuro da una linea DSL a una connessione in fibra ottica.

Wi-Fi 7 tri-band fino a 12,2 Gbit/s


La connettività wireless è affidata al Wi-Fi 7 tri-band, distribuito sulle frequenze da 2,4, 5 e 6 GHz. La velocità complessiva può raggiungere i 12,2 Gbit/s, suddivisa tra le tre bande disponibili.

Sulla banda a 6 GHz il router raggiunge 5.760 Mbit/s con configurazione 2×2 e canali con larghezza di banda fino a 320 MHz. La banda a 5 GHz mette a disposizione altri 5.760 Mbit/s attraverso una configurazione 4×4, mentre quella a 2,4 GHz arriva a 688 Mbit/s con configurazione 2×2.

Il supporto alla tecnologia MLO, Multi-Link Operation, permette ai dispositivi compatibili di sfruttare più collegamenti wireless per migliorare velocità, stabilità e gestione del traffico. Il Wi-Fi Mesh consente invece di integrare altri dispositivi FRITZ! compatibili, estendendo la copertura della rete e mantenendo un’unica infrastruttura wireless.

Porte Ethernet multi-gigabit e collegamenti USB


Per le connessioni cablate, il FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90 mette a disposizione una porta WAN/LAN da 2,5 Gbit/s, una seconda porta LAN da 2,5 Gbit/s e due porte LAN Gigabit.

Questa configurazione permette di collegare dispositivi compatibili con reti multi-gigabit, come computer, server domestici e sistemi NAS, oltre agli apparecchi che utilizzano ancora collegamenti Gigabit Ethernet.

È presente anche una porta USB destinata al collegamento di supporti di memoria e stampanti. Le unità di archiviazione possono essere gestite attraverso le funzionalità FRITZ!NAS incluse nel sistema operativo del router.

Telefonia e smart home con DECT e Zigbee


Oltre alla gestione della rete, il nuovo FRITZ!Box può essere utilizzato come hub per la telefonia e la smart home. La sezione telefonica supporta collegamenti DECT, IP/SIP e una porta analogica.

L’integrazione degli standard DECT ULE e Zigbee consente di collegare e controllare dispositivi per la gestione dell’energia, del riscaldamento e dell’illuminazione. Il router può quindi diventare il punto centrale di una rete domestica intelligente, sia in casa sia in ufficio.

La configurazione iniziale può essere effettuata attraverso la MyFRITZ!App, mentre la gestione delle funzioni di rete, telefonia e automazione domestica è affidata a FRITZ!OS 8.50.

Il sistema operativo include anche VPN, parental control, media server, accesso Wi-Fi per gli ospiti e funzioni per la condivisione dei file tramite FRITZ!NAS.

Una nuova nomenclatura per riconoscere i modelli FRITZ!Box


Con il FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90 viene introdotto anche un nuovo sistema di denominazione dei router. La nomenclatura indica innanzitutto il tipo di connessione supportata, utilizzando termini come Fiber, DSL, Cable, Mobile o WAN.

La combinazione numerica successiva permette invece di identificare la generazione Wi-Fi e la serie del prodotto. Il nome DSL/Fiber 7-90 segnala quindi la compatibilità con le linee DSL e in fibra ottica, la presenza del Wi-Fi 7 e il posizionamento del dispositivo all’interno della gamma.

Come gli altri modelli del marchio, anche il nuovo FRITZ!Box è sviluppato e prodotto in Europa. Informazioni su disponibilità commerciale e prezzo non sono state indicate.

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FRITZ! a IFA 2026: nuovi FRITZ!Box, Wi-Fi 7 e smart home


FRITZ! porta a IFA 2026 una nuova generazione di FRITZ!Box, accompagnata da soluzioni dedicate alla fibra ottica, alle reti mobili 5G, al Wi-Fi Mesh e alla gestione intelligente della casa. Le novità presentate celebrano anche i 40 anni dell’azienda e comprendono il nuovo FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90, il FRITZ!Box 5630 XGS, il FRITZ!Box 6835 5G e il ripetitore FRITZ!Repeater 6700 Pro.

L’ecosistema viene ampliato anche sul fronte software e smart home. Il prossimo FRITZ!OS 8.50 introduce nuove funzioni dedicate alla sicurezza, alla gestione della connessione e all’accessibilità, mentre la MyFRITZ!App guadagna strumenti per la diagnostica intelligente della rete. Completano le novità la presa connessa FRITZ!Smart Energy 201 e il termostato per radiatori FRITZ!Smart Thermo 303.

FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90 inaugura il nuovo design


Il principale protagonista della presenza di FRITZ! a IFA 2026 è il FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90, presentato in anteprima mondiale. Il router inaugura una nuova generazione di prodotti caratterizzata da un design completamente riprogettato e candidato al German Design Award.

L’impostazione estetica diventa più essenziale, con un solo pulsante e un unico LED. Un sistema integrato permette inoltre di organizzare e nascondere i cavi, mantenendoli all’interno di una struttura protetta. Il progetto comprende anche una nuova gestione termica, sviluppata per favorire un funzionamento efficiente dal punto di vista energetico.

Sul piano della connettività, il FRITZ!Box DSL/Fiber 7-90 può essere utilizzato direttamente sia con la fibra ottica sia con una linea DSL. Supporta le connessioni GPON fino a 2,5 Gbit/s, AON fino a 1 Gbit/s e DSL con tecnologia 35b Supervectoring fino a 300 Mbit/s. Può essere collegato anche a un modem per fibra ottica ONT attraverso la porta WAN da 2,5 Gbit/s.

La rete wireless si basa sul Wi-Fi 7 tri-band, con una velocità complessiva dichiarata fino a 12,2 Gbit/s. Il router raggiunge 5.760 Mbit/s sulla banda a 6 GHz, altri 5.760 Mbit/s sui 5 GHz e 688 Mbit/s sui 2,4 GHz. La dotazione cablata comprende una porta WAN/LAN da 2,5 Gbit/s, una seconda porta LAN da 2,5 Gbit/s e due porte Gigabit Ethernet.

Il nuovo modello funziona anche come hub per la smart home, grazie al supporto degli standard DECT ULE e Zigbee. Sono presenti inoltre telefonia DECT, IP/SIP e analogica, una porta USB per supporti di memoria e stampanti e le funzioni integrate in FRITZ!OS, tra cui VPN, parental control, media server, FRITZ!NAS e rete Wi-Fi per gli ospiti.

FRITZ!Box 5630 XGS per la fibra fino a 10 Gbit/s


La gamma di router FRITZ!Box per fibra ottica si amplia con il FRITZ!Box 5630 XGS. Il nuovo modello supporta lo standard XGS-PON e può essere utilizzato con connessioni fino a 10 Gbit/s. In alternativa, è possibile collegarlo a un modem ONT tramite l’interfaccia WAN da 2,5 Gbit/s.

Il Wi-Fi 7 opera sulle bande a 5 e 2,4 GHz, rispettivamente con velocità fino a 2.880 e 688 Mbit/s. Per i collegamenti cablati sono disponibili una porta WAN/LAN da 10 Gbit/s e tre porte LAN da 1 Gbit/s, alle quali si aggiunge una porta USB 3.0.

Non mancano il supporto al Wi-Fi Mesh, la telefonia tramite DECT, IP/SIP e porta analogica, oltre alle funzioni smart home basate su DECT ULE. Il FRITZ!Box 5630 XGS affianca il FRITZ!Box 5690 XGS e contribuisce a completare la gamma dell’azienda per le connessioni in fibra ad alta velocità.

Per le reti GPON e AON rimangono invece disponibili il FRITZ!Box 5690 Pro, dotato anche di supporto DSL e Wi-Fi 7 tri-band, il modello 5690 e il più compatto 5630.

FRITZ!Box 6835 5G unisce rete mobile e Wi-Fi 7


Tra le novità presentate a IFA trova spazio anche il FRITZ!Box 6835 5G, un router compatto pensato per offrire l’accesso a Internet attraverso le reti mobili 5G e 4G. Può essere impiegato in assenza di una connessione fissa sufficientemente veloce, in aree con una copertura limitata della banda larga oppure come soluzione di backup.

Il modem integrato raggiunge velocità dichiarate fino a 2 Gbit/s in download e 900 Mbit/s in upload. Sono supportate sia le reti 5G standalone sia quelle non-standalone, oltre alla tecnologia Dynamic Spectrum Sharing. Il dispositivo accetta una nano-SIM tradizionale e supporta anche le eSIM.

La connessione wireless sfrutta il Wi-Fi 7 dual-band, con velocità fino a 2.880 Mbit/s sui 5 GHz e 688 Mbit/s sui 2,4 GHz. Per i dispositivi cablati sono presenti una porta LAN da 2,5 Gbit/s e una da 1 Gbit/s.

L’alimentazione tramite USB-C consente di utilizzare il router anche con un power bank, rendendolo adatto tanto agli ambienti fissi quanto all’impiego in mobilità. Il sistema integrato aiuta inoltre a individuare il posizionamento più favorevole rispetto alla cella della rete mobile.

Attraverso la funzione FRITZ! Failsafe, il FRITZ!Box 6835 5G può essere abbinato a un altro FRITZ!Box per intervenire come connessione di riserva in caso di problemi sulla linea principale in fibra, DSL o via cavo.

FRITZ!Repeater 6700 Pro raggiunge i 18 Gbit/s


Il nuovo FRITZ!Repeater 6700 Pro amplia la famiglia di ripetitori Wi-Fi 7 del produttore. La configurazione quad-band utilizza quattro unità radio: una sulla frequenza a 6 GHz, due sulla banda a 5 GHz e una sui 2,4 GHz.

Le tre bande principali possono raggiungere fino a 5.760 Mbit/s ciascuna, mentre quella a 2,4 GHz arriva a 688 Mbit/s. La velocità dati complessiva dichiarata raggiunge così i 18 Gbit/s.

La connettività cablata comprende una porta LAN da 10 Gbit/s e una da 2,5 Gbit/s. Il ripetitore supporta il Wi-Fi Mesh, può funzionare con qualsiasi router wireless e, quando viene associato a un dispositivo dotato di WPS, adotta automaticamente nome e password della rete esistente. La FRITZ!App Wi-Fi può essere utilizzata per trovare il punto più adatto in cui posizionarlo all’interno dell’abitazione.

Le novità di FRITZ!OS 8.50 e MyFRITZ!App


Il prossimo aggiornamento FRITZ!OS 8.50 introdurrà diverse funzioni dedicate alla sicurezza e alla gestione della rete domestica. Tra queste figura il filtraggio DNS, accompagnato dalla prioritizzazione automatica del traffico Internet per rendere più affidabili le applicazioni in tempo reale.

FRITZ! prevede anche un ampliamento della funzione Failsafe, progettata per mantenere disponibile l’accesso alla rete quando si verifica un’interruzione della connessione principale. Per FRITZ!Fon arriva invece la “Simple Mode”, una modalità semplificata rivolta alle persone anziane che comprende anche le chiamate di emergenza automatiche.

La MyFRITZ!App introduce Smart Check, uno strumento che esegue in background una diagnostica intelligente del FRITZ!Box. In questo modo gli utenti possono ricevere suggerimenti per ottimizzare il segnale Wi-Fi e migliorare il posizionamento dei dispositivi. Dall’app sarà possibile accedere anche alle pagine dello shop, all’assistenza e al chatbot FRITZ!.

Un’altra novità riguarda la funzione Matter Bridge del FRITZ!Box 5690 Pro. Questa permette di integrare i dispositivi FRITZ! Smart Home e i prodotti compatibili di altri marchi nelle piattaforme Matter, comprese Apple Home, Google Home e Amazon Alexa, abilitandone anche il controllo vocale.

FRITZ!Smart Energy 201 per controllare i consumi


Il catalogo dedicato alla casa connessa accoglie la FRITZ!Smart Energy 201, una presa intelligente compatta il cui lancio sul mercato è previsto per ottobre 2026. Il dispositivo permette di controllare manualmente o automaticamente l’alimentazione degli apparecchi collegati e di misurarne e registrarne i consumi energetici.

La presa supporta carichi fino a 16 A e 3.680 W, mentre il consumo dichiarato del dispositivo rimane inferiore a 0,2 W. Il collegamento alla rete domestica avviene tramite DECT con crittografia integrata.

La configurazione può essere eseguita utilizzando la FRITZ!App Smart Home o il FRITZ!Box. I dispositivi collegati possono essere gestiti sia in casa sia da remoto attraverso smartphone, PC, notebook o tablet. Utilizzando FRITZ!Smart Gateway e FRITZ!Box 5690 Pro è disponibile anche il controllo vocale attraverso i principali controller Matter.

FRITZ!Smart Thermo 303 gestisce il riscaldamento


Il nuovo FRITZ!Smart Thermo 303 è un termostato intelligente per radiatori progettato per controllare il riscaldamento e ridurne i costi. Le dimensioni compatte ne facilitano l’installazione anche sulle valvole collocate in punti difficili da raggiungere.

Il termostato permette di programmare le diverse fasi di riscaldamento, visualizzare l’andamento della temperatura nelle ultime 24 ore e richiamare cinque temperature preimpostate tramite un pulsante dedicato. La funzione di avvio adattivo anticipa il riscaldamento per raggiungere la temperatura desiderata all’orario stabilito.

Sono disponibili anche il rilevamento delle finestre aperte, la protezione antigelo e anticalcare, la modalità Boost e il blocco dei pulsanti. Il controllo può avvenire tramite FRITZ!Smart Control 440, FRITZ!Fon, FRITZ!App Smart Home o interfaccia del FRITZ!Box. Il modello è pienamente compatibile con FRITZ!Smart Thermo 302 e utilizza tre batterie per garantire una lunga autonomia.

Con le novità presentate a IFA 2026, FRITZ! rinnova quindi la propria offerta per la casa digitale, estendendo il Wi-Fi 7 alle connessioni in fibra, DSL e 5G e affiancando ai nuovi router ulteriori strumenti per migliorare la copertura di rete, controllare i consumi e gestire il riscaldamento domestico.

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Trecentomila italiani con Parkinson: il carico assistenziale che mette alla prova il SSN.


Per le persone con Parkinson, l’integrazione tra neurologia, riabilitazione, logopedia e servizi sociali resta disomogenea sul territorio, rendendo la continuità della presa in carico variabile da un’area all’altra del Paese.

In Italia vivono circa 300 mila persone con malattia di Parkinson, insieme a circa 600 mila familiari coinvolti nella gestione quotidiana della patologia. Il dato dell’Istituto superiore di sanità fotografa una pressione assistenziale destinata a crescere: l’invecchiamento della popolazione amplia infatti la platea dei cittadini esposti alle malattie neurodegenerative.

La rivelazione di Dario Franceschini, che ha reso pubblica il 31 agosto 2026 la propria diagnosi di Parkinson ricevuta sei anni prima, ha riportato l’attenzione pubblica su una condizione spesso raccontata solo attraverso i sintomi più visibili, come tremore, rigidità e lentezza dei movimenti. La malattia comprende però anche disturbi del sonno, dell’umore, dell’equilibrio, della parola, della deglutizione e delle funzioni cognitive. La sua gestione non può perciò esaurirsi nella visita neurologica o nella prescrizione farmacologica.

L’Italia è tra i Paesi europei più anziani. Secondo le previsioni demografiche Istat, nello scenario mediano la quota di residenti con almeno 65 anni potrebbe arrivare al 34,6% entro il 2050, mentre la popolazione complessiva scenderebbe dagli attuali circa 59 milioni a 54,7 milioni. Il Parkinson non è una conseguenza inevitabile dell’età, ma la prevalenza aumenta sensibilmente nelle fasce più anziane.

Una malattia da gestire nel tempo


Non esiste, al momento, una terapia in grado di arrestare o invertire con evidenza consolidata la progressione del Parkinson. Le cure disponibili possono ridurre molti sintomi e migliorare l’autonomia, ma richiedono aggiustamenti continui nel corso della malattia.

La levodopa resta uno dei pilastri della terapia farmacologica. Con il passare del tempo, tuttavia, alcune persone sviluppano fluttuazioni motorie, periodi nei quali l’effetto del farmaco si riduce o cambia, e movimenti involontari chiamati discinesie. Nei pazienti selezionati, dopo una valutazione specialistica multidisciplinare, possono essere considerate terapie infusionali continue oppure la stimolazione cerebrale profonda, nota come DBS.

La DBS non è una cura e non è indicata per tutti. È una procedura neurochirurgica che può contribuire a controllare tremore, rigidità, lentezza, discinesie e fluttuazioni motorie in persone con caratteristiche cliniche compatibili. L’accesso dipende dalla presenza di équipe esperte, dalla valutazione neurologica e neuropsicologica, dai percorsi regionali e dalla capacità dei servizi di garantire controlli dopo l’intervento.

Il problema, per molte famiglie, non è soltanto sapere che una tecnologia esiste. È capire dove rivolgersi, quanto sia accessibile e quale continuità di presa in carico sia assicurata vicino a casa.

Ricerca: molte piste, nessuna scorciatoia


La ricerca internazionale sul Parkinson resta intensa. Gli studi esplorano strategie dirette contro l’aggregazione dell’alfa-sinucleina, proteina coinvolta nei meccanismi della malattia; farmaci destinati a modulare infiammazione, metabolismo cellulare e funzione mitocondriale; terapie genetiche e nuovi sistemi di somministrazione dei farmaci.

I risultati, però, invitano alla cautela. L’exenatide, farmaco agonista del recettore GLP-1 già impiegato nel diabete di tipo 2 e studiato come possibile trattamento in grado di modificare il decorso del Parkinson, non ha dimostrato benefici rispetto al placebo nel trial clinico di fase 3 EXENATIDE-PD3. Lo studio non ha rilevato un rallentamento della progressione né un miglioramento significativo dei principali parametri clinici.

Il dato non chiude la ricerca sui meccanismi metabolici e neuroinfiammatori, ma chiarisce un punto: al momento non è corretto presentare l’exenatide come terapia neuroprotettiva imminente. Analoga prudenza serve per gli anticorpi diretti contro l’alfa-sinucleina. La via resta oggetto di sperimentazione, ma alcuni programmi clinici non hanno raggiunto gli obiettivi attesi.

Il linguaggio più accurato, dunque, è parlare di «ricerca su trattamenti potenzialmente modificanti il decorso», non di cure capaci di proteggere i neuroni già disponibili o prossime alla pratica clinica.

La cura oltre l’ospedale


Il Parkinson richiede una presa in carico continuativa. Neurologo, medico di medicina generale, fisioterapista, logopedista, terapista occupazionale, psicologo, nutrizionista, infermiere e assistente sociale possono avere ruoli diversi lungo il decorso della malattia. La qualità dell’assistenza dipende dalla capacità di collegare tali figure, non dalla loro semplice presenza in strutture separate.

La riabilitazione è una componente importante del trattamento: attività fisica adattata, fisioterapia, lavoro sull’equilibrio, terapia occupazionale e logopedia possono contribuire a mantenere funzionalità, autonomia e partecipazione sociale. Le modalità, la frequenza e gli obiettivi devono però essere personalizzati, in relazione ai sintomi, allo stadio della patologia e alle condizioni della persona.

Il Piano nazionale della cronicità ha posto l’accento sull’organizzazione dei percorsi assistenziali per le patologie di lunga durata. Sul territorio, tuttavia, la concreta disponibilità di PDTA, assistenza domiciliare, riabilitazione e servizi sociali resta legata alle scelte regionali e aziendali. Per una famiglia, tale differenza può tradursi in tempi diversi per ottenere una visita, difficoltà nell’accesso a un centro per i disturbi del movimento o necessità di ricorrere a prestazioni private.

La carenza di dati nazionali omogenei rende complicato costruire una graduatoria affidabile tra Regioni. Ma è proprio qui che si colloca uno dei nodi principali: non basta avere terapie efficaci se il percorso per raggiungerle è frammentato, oneroso o dipendente dalla mobilità sanitaria.

Caregiver, lavoro e silver economy


Attorno a ogni persona con Parkinson ruota spesso un sistema informale composto da coniugi, figli, parenti e assistenti familiari. Il peso aumenta quando avanzano problemi di mobilità, cadute, disturbi cognitivi, difficoltà comunicative o perdita di autonomia nelle attività quotidiane. L’ISS stima circa 600 mila familiari coinvolti accanto alle 300 mila persone che convivono con la malattia.

Il tema si collega alla trasformazione più ampia della silver economy, vale a dire l’insieme di consumi, servizi e tecnologie legati alla longevità. Secondo una stima del Centro studi Confindustria, la spesa direttamente generata in Italia dagli over 65 vale circa 200 miliardi di euro. La cifra descrive la domanda espressa da quella fascia della popolazione, non il valore complessivo di tutte le imprese attive nei servizi destinati agli anziani.

Dispositivi indossabili, telemedicina, sensori per il monitoraggio dei sintomi e soluzioni per la sicurezza domestica possono sostenere la vita quotidiana, purché siano validate, accessibili e integrate nei servizi. Sense4Care, per esempio, ha sviluppato STAT-ON, un dispositivo indossabile per il monitoraggio prolungato dei sintomi motori nel Parkinson. L’azienda è uno spin-off della Universitat Politècnica de Catalunya, non del Politecnico di Milano.

Resta aperta anche la partita del lavoro di cura. Secondo Assindatcolf, nel 2024 i lavoratori domestici iscritti regolarmente all’INPS erano 817.400, in calo rispetto ai 975.200 del 2021. Il comparto include colf e badanti e non coincide con il fabbisogno complessivo di assistenza, molto più ampio anche per effetto dell’irregolarità e della domanda non soddisfatta.

La crescita dei bisogni legati alle patologie neurodegenerative non produce automaticamente assistenza migliore o occupazione tutelata. Servono formazione specifica sulle malattie croniche, contratti regolari, servizi domiciliari, supporto ai caregiver e una relazione stabile tra professionisti della cura e sistema sanitario.

Il Parkinson, in altre parole, non interpella soltanto la neurologia. Chiama in causa l’organizzazione della sanità territoriale, il welfare familiare, il lavoro di assistenza e la capacità di costruire servizi adatti a una popolazione che invecchia.

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Scorpion EXO 1500 Carbon Air: il casco GT tra carbonio, comfort e innovazione


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Il nuovo Scorpion EXO 1500 Carbon Air raccoglie l’eredità del celebre EXO 1400 e rinnova la proposta del marchio nel segmento Gran Turismo, combinando una calotta in carbonio, soluzioni dedicate al comfort e una dotazione pensata per affrontare lunghi viaggi e spostamenti quotidiani.

Scorpion amplia la propria gamma di caschi integrali con il nuovo EXO 1500 Carbon Air, un modello progettato per offrire maggiore stabilità aerodinamica e una migliore silenziosità durante la guida. Il casco si rivolge soprattutto a chi percorre molti chilometri in moto, ma le sue caratteristiche lo rendono adatto anche al commuting e agli spostamenti di tutti i giorni.

Evoluzione del precedente EXO 1400, il nuovo modello mantiene l’impostazione Gran Turismo introducendo una struttura aggiornata, un sistema di ventilazione evoluto e diverse soluzioni destinate a migliorare vestibilità e praticità d’uso.

Calotta Ultra TCT Carbon e omologazione ECE R22.06


La calotta dello Scorpion EXO 1500 Carbon Air è realizzata in Ultra TCT Carbon, una tecnologia sviluppata per contenere il peso e garantire un assorbimento progressivo dell’energia in caso di impatto. Il casco rispetta la normativa ECE R22.06, lo standard europeo attualmente previsto per l’omologazione dei caschi da moto.

Per adattarsi alle diverse conformazioni della testa, la calotta viene prodotta in tre misure fisiche, coprendo complessivamente le taglie comprese tra XS e XXL. Questa scelta consente di mantenere proporzioni più equilibrate tra dimensioni esterne, imbottiture interne e taglia selezionata.

Il lavoro svolto sull’aerodinamica punta inoltre a migliorare la stabilità alle velocità più elevate e a ridurre le turbolenze. Una caratteristica particolarmente importante per un casco GT, destinato anche ai trasferimenti autostradali e ai viaggi di lunga durata.


Le versioni Onyx, Solid e Platted


La gamma prevede differenti finiture estetiche. Tra queste si distingue lo Scorpion EXO 1500 Carbon Air Onyx, caratterizzato da una trama asimmetrica sfaccettata che crea un particolare effetto tridimensionale sulla superficie della calotta.

A questa configurazione si affiancano le versioni Solid e la variante Platted. Quest’ultima viene proposta con una visiera a specchio coordinata inclusa nella dotazione di serie, pensata per completare lo stile del casco senza richiedere l’acquisto separato dell’accessorio.

Visiera Ellip-Tec II e Pinlock 120 inclusa


La visiera principale Ellip-Tec II appartiene alla classe ottica 1 ed è dotata di trattamento antigraffio. Il meccanismo consente di rimuoverla e sostituirla rapidamente, facilitando le operazioni di pulizia e l’eventuale installazione di una visiera differente.

La dotazione comprende una lente antiappannamento Pinlock 120 XLT MaxVision, progettata per mantenere una visuale più chiara quando cambiano temperatura e umidità. Nella confezione è presente anche una visiera fumé aggiuntiva, che affianca quella trasparente utilizzabile nella guida quotidiana.

All’interno della calotta trova posto il visierino parasole Speedview II. Il sistema introduce una regolazione micrometrica dell’altezza, attraverso la quale il motociclista può adattare la posizione del visierino alle proprie esigenze e alle diverse condizioni di luce.

Airfit e interni KwikWick III per il comfort


Una delle caratteristiche distintive dello Scorpion EXO 1500 Carbon Air è il sistema Airfit, che permette di gonfiare i guanciali interni per personalizzare maggiormente la calzata. La pressione può essere regolata in base alla forma del viso e alle preferenze del motociclista, migliorando il sostegno laterale e la stabilità del casco.

Gli interni KwikWick III sono realizzati con materiali antibatterici e possono essere completamente rimossi per agevolare lavaggio e manutenzione. Sono presenti anche le scanalature KwikFit, studiate per facilitare l’inserimento delle aste degli occhiali senza compromettere il comfort.

La gestione dei flussi d’aria è affidata a un sistema di ventilazione avanzato, pensato per favorire il ricambio dell’aria all’interno della calotta. Deflettore nasale e sottogola contribuiscono invece a limitare l’ingresso di aria indesiderata, soprattutto durante la guida alle velocità più sostenute.

Chiusura One Touch e sistema di emergenza


La chiusura utilizza una fibbia a sgancio rapido One Touch, progettata per rendere più immediate le operazioni di apertura e regolazione. Il casco integra inoltre un sistema di estrazione rapida di emergenza, attraverso il quale i guanciali possono essere rimossi più facilmente in caso di necessità.

La dotazione dello Scorpion EXO 1500 Carbon Air comprende anche una sacca protettiva e una scatola realizzata su misura. Il casco è infine coperto da una garanzia di cinque anni.

Con la combinazione tra calotta Ultra TCT Carbon, visiera di classe ottica 1, lente Pinlock 120, visierino regolabile e sistema Airfit, il nuovo Scorpion EXO 1500 Carbon Air porta nel segmento dei caschi Gran Turismo una dotazione completa, sviluppata per accompagnare il motociclista tanto nei lunghi viaggi quanto nell’utilizzo quotidiano.

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Honda Forza 750 2027: nuovi colori per il maxi scooter


Honda aggiorna il suo maxi scooter di punta introducendo nuove colorazioni per il Forza 750 2027. Come già avvenuto per X-ADV 750 e NC750X, anche in questo caso le novità riguardano esclusivamente l’estetica, mentre dotazione e caratteristiche tecniche rimangono invariate rispetto al model year 2025.

La gamma cromatica comprende ancora la livrea Mat Warm Ash Metallic, alla quale si aggiungono due nuove proposte. La prima è la Gunmetal Black Metallic, caratterizzata da un look completamente nero, mentre la seconda è la Mat Iridium Gray Metallic, basata su una tonalità grigia opaca.

Motore da 58,6 CV e cambio DCT


Il Honda Forza 750 2027 conserva il motore capace di sviluppare una potenza di 58,6 CV, abbinato al cambio a doppia frizione DCT. Questa trasmissione permette di gestire automaticamente i cambi di marcia, mantenendo al tempo stesso le caratteristiche tipiche di una soluzione sequenziale.

Il maxi scooter Honda viene proposto anche in una versione depotenziata per patente A2, ampliando così la platea dei motociclisti che possono guidarlo.

La gestione elettronica comprende cinque riding mode, attraverso i quali è possibile adattare il comportamento del veicolo alle diverse condizioni di utilizzo. Sono presenti anche il traction control regolabile su tre livelli e il cruise control, pensato per mantenere una velocità costante durante i trasferimenti più lunghi.

Display TFT con Honda RoadSync


La dotazione del nuovo Forza 750 comprende uno schermo TFT a colori da 5 pollici con connettività Honda RoadSync. Il sistema consente di collegare lo smartphone e accedere alle relative funzioni compatibili direttamente dalla strumentazione.

Il display è posizionato dietro il parabrezza regolabile elettricamente, che può essere adattato in base alle esigenze del conducente. Il frontale conserva il gruppo ottico con luci diurne a LED e indicatori di direzione integrati, introdotto con il model year 2025.

Ciclistica e dotazione del Forza 750 2027


La struttura del maxi scooter Honda rimane basata su un telaio tubolare in acciaio. Il comparto sospensioni comprende una forcella upside-down e un forcellone in alluminio abbinato alla sospensione Pro-Link.

Le ruote hanno un diametro di 17 pollici all’anteriore e 15 pollici al posteriore. L’impianto frenante utilizza pinze ad attacco radiale, una configurazione che completa l’impostazione ciclistica del modello.

Per quanto riguarda la praticità, il vano sottosella può contenere un casco integrale. Sul manubrio è inoltre presente una presa USB, utile per alimentare o ricaricare i dispositivi compatibili durante gli spostamenti.

Con l’aggiornamento 2027, il Honda Forza 750 mantiene quindi le caratteristiche tecniche e l’equipaggiamento già disponibili dal model year 2025, affiancandoli alle nuove colorazioni Gunmetal Black Metallic e Mat Iridium Gray Metallic.

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Kawasaki Z500 e Z500 SE 2027: nuovi colori per le naked A2


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Kawasaki Z500 e Z500 SE 2027: nuovi colori per le naked A2


Kawasaki aggiorna la propria gamma di naked di media cilindrata presentando le nuove Z500 e Z500 SE model year 2027. L’impostazione tecnica e il caratteristico stile Sugomi restano invariati, mentre le principali novità riguardano le colorazioni e le grafiche introdotte per distinguere le nuove versioni.

La Kawasaki Z500 2027 sarà disponibile nella combinazione Ebony / Metallic Carbon Gray, caratterizzata da tonalità scure. La più accessoriata Kawasaki Z500 SE 2027 potrà invece essere scelta in due differenti configurazioni cromatiche: Candy Persimmon Red / Metallic Carbon Gray oppure Pearl Blizzard White / Candy Lime Green Type 3 / Ebony.

La base meccanica resta quella già conosciuta. Entrambi i modelli sono equipaggiati con un motore bicilindrico da 451 cc, capace di sviluppare una potenza di 45 CV. Una configurazione pensata anche per chi dispone della patente A2 e cerca una naked con dimensioni compatte e una posizione di guida orientata al controllo.

Il propulsore è inserito all’interno di un telaio a traliccio, progettato per favorire la maneggevolezza e la centralizzazione delle masse. La sella si trova a 785 mm da terra, un’altezza contenuta che facilita l’appoggio dei piedi. La posizione di guida attiva e il manubrio largo completano un’impostazione sviluppata per offrire comfort e controllo durante la guida.

Sulle Kawasaki Z500 e Z500 SE 2027 è presente anche la frizione Assist & Slipper. Il sistema riduce lo sforzo necessario per azionare la leva e contribuisce a limitare i saltellamenti o il possibile bloccaggio della ruota posteriore durante le scalate più decise.



Strumentazione LCD sulla Z500 e display TFT sulla Z500 SE


Una delle principali differenze tra le due versioni riguarda la strumentazione. La Kawasaki Z500 utilizza un display LCD, mentre la Z500 SE adotta uno schermo TFT con tachimetro e contagiri digitali.

La strumentazione della versione SE comprende inoltre l’indicatore della marcia inserita con shift lamp, due contachilometri parziali e le informazioni relative ai consumi istantanei e medi. Entrambe le moto supportano la connettività con lo smartphone tramite Rideology App, attraverso la quale è possibile accedere alle funzionalità compatibili direttamente dal proprio dispositivo mobile.

Con il model year 2027, Kawasaki mantiene quindi inalterate le caratteristiche tecniche delle due naked, concentrando l’aggiornamento sulle nuove combinazioni cromatiche. La gamma continua a essere articolata nella Z500 con strumentazione LCD e nella Z500 SE con display TFT, entrambe dotate del bicilindrico da 451 cc e compatibili con la patente A2.

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Labate: «L’elezione di Trump è stata la vera sfortuna di Meloni. A lui piace dare ordini »


La prima conversazione di The 51st è con Tommaso Labate, giornalista e conduttore di Realpolitik su Rete 4. Da Trump a Meloni, dalla nuova destra all’algoritmo, fino alla tenuta delle democrazie occidentali.
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L’America ha uno strano talento: riesce a diventare familiare anche a chi la guarda da migliaia di chilometri di distanza. Conosciamo i suoi presidenti prima ancora che entrino alla Casa Bianca, impariamo nomi di Stati e contee nei quali probabilmente non metteremo mai piede, trascorriamo notti davanti alle mappe elettorali aspettando che qualcuno assegni la Pennsylvania e discutiamo delle sue crisi con la sensazione che, prima o poi, finiranno per riguardare anche noi. A volte succede. Altre volte ci convinciamo che sia successo.

Per cominciare The 51st serviva qualcuno abituato a guardare la politica senza fermarsi alla politica. Tommaso Labate, conduttore di Realpolitik su Rete 4 e firma del Corriere della Sera, da anni racconta il potere italiano cercandolo anche dove le telecamere non sempre arrivano: nei rapporti personali, nelle ambizioni, nelle rivalità, nei caratteri e in tutto ciò che accade prima che una decisione diventi una dichiarazione ufficiale. È uno sguardo inevitabilmente destinato a incrociare anche l’America, perché ormai è difficile raccontare fino in fondo ciò che accade a Roma senza domandarsi, almeno qualche volta, che cosa sia già accaduto a Washington.

Quando gli si chiede perché gli italiani seguano con tanta attenzione la politica americana, però, Labate non tira fuori la geopolitica. Tira fuori il basket: «Un appassionato di politica italiano segue la politica americana come un appassionato di basket segue l’NBA». C’è più spettacolo, certo, ma soprattutto c’è quell’effetto di trascinamento che parte da Oltreoceano e finisce spesso per raggiungere l’Europa: Clinton e la Terza Via negli anni Novanta, Bush jr e una nuova destra negli anni successivi.

Oggi quell’onda ha un nome inevitabile: Donald Trump. Eppure, per Labate, sarebbe un errore pensare che tutto cominci e finisca con lui. Trump è piuttosto «l’ovvio risultato dell’avvento dell’algoritmo dei social nel gioco delle opinioni pubbliche occidentali» e, se non ci fosse stato lui, sostiene, «sarebbe arrivato un altro».

È da qui che parte la prima conversazione di The 51st: dall’America di Trump per arrivare all’Italia di Giorgia Meloni, dalla nuova “destra-destra” alla capacità delle istituzioni di sopravvivere agli uomini che temporaneamente le occupano, dal giornalismo travolto dalla velocità dei social fino a una parola, Occidente, che continuiamo a utilizzare come se il Novecento non fosse mai davvero terminato.

Ma c’è anche un’altra America, quella che non entra nelle categorie politiche e che appartiene ai ricordi. Quella di Labate passa da New York, dagli hamburger del Meatpacking, dal gospel di Harlem, dalle viste sulla High Line e dalle feste sotterranee di Williamsburg. È l’America che, scherza, lo ha portato a credere fino all’ultimo persino nella vittoria di Kamala Harris: «E poi è ovvio che prendi cantonate».

Forse è proprio da questa distanza tra l’America che analizziamo e quella che immaginiamo che vale la pena cominciare.


Dieci domande a Tommaso Labate. La prima parte da una contraddizione. L’ultima da un’America che, vista da questa parte dell’Atlantico, continuiamo a non vedere.

1. Se dovesse spiegare l’America di oggi attraverso una sola contraddizione, quale sceglierebbe?

“L’idea stessa di libertà: il paese occidentale a libertà illimitate si è trasformato nel paese delle libertà negate, a cominciare da quella di espressione”.

2. L’Italia guarda alla politica americana con un’attenzione quasi sproporzionata rispetto alla distanza che ci separa: seguiamo primarie, convention, swing states e dibattiti presidenziali come se una parte di quelle elezioni riguardasse anche noi. È soltanto una conseguenza del peso degli Stati Uniti o c’è qualcosa della politica americana che noi italiani continuiamo a cercare anche nella nostra?

“Un appassionato di politica italiano segue la politica americana come un appassionato di basket segue l’NBA: c’è più spettacolo, a cominciare dall’elezione del presidente. E poi c’è spesso un effetto trascinamento che parte da Oltreoceano: l’elezione di Clinton rappresentò negli anni Novanta il vero inizio di quella terza via della sinistra che prese corpo in Europa con Blair; quella di Bush jr diede corpo a una nuova destra”.

3. Prima della politica, però, c’è l’America personale. Qual è la sua? C’è un luogo, un viaggio, una persona o un momento che ha cambiato il suo modo di guardare gli Stati Uniti?

“Se sono il tipico italiano che sbaglia le previsioni sulle elezioni USA, quello che è stato convinto fino all’ultimo della vittoria persino di una candidata debole come Kamala Harris, la colpa è di New York. Il mio viaggio negli States rimane quello: la ricerca del nuovo miglior hamburger del Meatpacking, il gospel di Harlem, le viste mozzafiato sulla High Line, le feste sotterranee di Williamsburg. E poi è ovvio che prendi cantonate”.

4. Dieci anni fa Donald Trump poteva ancora essere raccontato come un’anomalia della politica americana. Oggi, dopo due vittorie presidenziali e una trasformazione profonda del Partito Repubblicano, ha ancora senso parlare di “fenomeno Trump”, oppure Trump è ormai soltanto il nome che diamo a qualcosa che esiste indipendentemente da lui?

“Trump è l’ovvio risultato dell’avvento dell’algoritmo dei social nel gioco delle opinioni pubbliche occidentali. Se non ci fosse stato lui, sarebbe arrivato un altro. E passerà presto lui, come sarebbe passato presto l’altro”.

5. Già nel 2016 lei scriveva dei “trumpisti d’Italia”, quando ancora non sapevamo fino a che punto Trump avrebbe trasformato la politica americana. Dieci anni dopo, quanto del trumpismo ha davvero attraversato l’Atlantico? E quanto della politica italiana di oggi sarebbe riconoscibile nell’America contemporanea?

“Trump è il leader della nuova destra-destra mondiale. E rappresenta il sogno della destra-destra di superare il centrodestra. Oggi in Italia la sua emanazione non è più Salvini ma Vannacci. Vale come per i social: un influencer è meglio di uno vecchio che ha raggiunto la saturazione dei suoi followers”.

6. Per mesi Giorgia Meloni è sembrata la leader europea con le maggiori possibilità di parlare a Donald Trump, quasi un ponte naturale tra Washington e Bruxelles. Oggi quel rapporto appare molto più logorato. Che cosa si è rotto davvero tra Meloni e Trump: un rapporto personale, una convergenza politica o l’illusione che Roma potesse tenere insieme due sponde dell’Atlantico sempre più distanti?

“Questa l’unica cosa che avevo indovinato: la vera sfortuna di questa legislatura di Giorgia Meloni non è stata il referendum sulla giustizia ma l’elezione di Trump. Con una democratica alla Casa Bianca, avrebbe continuato a costruire la sua nuova destra europea conservando gli ottimi rapporti che aveva con Joe Biden; The Donald l’ha ricacciata all’indietro, spingendola a cercare un dialogo che non poteva essere diverso da com’è stato. Perché a Trump piace dare ordini; non conosce altre vie di discussione”.
Governo italiano
7. Lei racconta da anni la politica anche attraverso ciò che accade fuori dalle dichiarazioni ufficiali: rapporti personali, telefonate, ambizioni, rivalità, caratteri. Con Trump questa dimensione sembra essere diventata parte dello stesso esercizio del potere. Quanto possono resistere le istituzioni quando la politica diventa così profondamente legata alla personalità di chi, temporaneamente, le occupa?

“La solidità di una democrazia si dimostra dal quando le sue radici siano più forti del taglialegna armato di sega elettrica. E per esempio la Corte Suprema, anche sui dazi, si è dimostrata più solida delle volontà di Trump”.

8. Dopo dieci anni di Trump, esiste il rischio che anche il giornalismo si sia abituato all’eccezione? Cose che nel 2016 avrebbero dominato le prime pagine per giorni oggi sembrano talvolta attraversare un ciclo di notizie in poche ore. È cambiata la politica americana o è cambiata la nostra soglia dello stupore?

“La prima trascina la seconda. I social danno l’impressione che succedano sempre troppe cose e tutte inedite. La gran parte di queste, alla fine, rientrano come il dentifricio nel tubetto. Prendiamo i dazi: l’effetto collaterale del primo annuncio di Trump è stato gettare un pezzo di mondo nella disperazione. E invece siamo tutti ancora vivi”.

9. Per gran parte del dopoguerra abbiamo pronunciato la parola “Occidente” quasi come se Europa e Stati Uniti appartenessero naturalmente allo stesso spazio politico, culturale e perfino morale. Nel 2026 quella parola descrive ancora qualcosa di reale o continuiamo a utilizzarla soprattutto perché non ne abbiamo ancora trovata un’altra?

“Occidente non è la direzione della bussola o la parte sinistra della carta geografica del libro delle scuole elementari. È il luogo dello spazio in cui ci sono elezioni libere, in cui chi vince governa, in cui la stampa può esprimersi senza minacce, in cui l’opinione pubblica è matura abbastanza per scegliere consapevolmente se e che cosa votare nel segreto dell’urna. Tutto questo è il lascito del Novecento; se varrà ancora alla fine del secolo, nessuno può dirlo con certezza”.

10. Qual è l’America che dall’Europa non riusciamo ancora a vedere?

“Quella che non abbiamo mai visto con chiarezza: quella della pena di morte, per fortuna sempre meno diffusa; quella delle armi in mano a chiunque; quella del successo o dell’insuccesso portati all’estremo. Abbiamo pensato di essere simili, abbiamo pensato di essere come le puntate di Beautiful, di essere semplicemente in ritardo rispetto alla loro programmazione, che prima o poi sarebbe arrivata anche qua. Per fortuna non è così, non è mai stato così”.

Labate, alla fine, lascia sul tavolo un dubbio più interessante di una risposta. Per decenni abbiamo guardato gli Stati Uniti convinti che fossero qualche anno avanti a noi, come se l’Atlantico fosse soltanto il ritardo con cui la stessa storia sarebbe arrivata in Europa. Poi cita Beautiful, sorride dell’equivoco e lo liquida in poche parole: «Per fortuna non è così, non è mai stato così».

Forse abbiamo passato troppo tempo a chiederci quando saremmo diventati americani e troppo poco a domandarci perché non lo siamo mai diventati.

The 51st comincia da qui: non dà una risposta sull’America ma fornisce una distanza, quella che separa un Paese da tutto ciò che abbiamo immaginato guardandolo da lontano.


The 51st: le interviste di Focus America


Parliamo tantissimo degli Stati Uniti, probabilmente più di quanto ci rendiamo conto e ormai lo facciamo con la naturalezza con cui si parla di qualcosa che ci appartiene. Seguiamo le loro elezioni, conosciamo i candidati, discutiamo delle decisioni della Casa Bianca e della Corte Suprema, osserviamo quello che succede nelle università e nella Silicon Valley e qualche volta finiamo per sapere chi governa la California senza avere la minima idea di chi governi la provincia accanto alla nostra.

L’America, del resto, ha sempre avuto questo curioso privilegio: essere lontanissima e riuscire comunque a stare ovunque.

È nei film con cui siamo cresciuti, nella musica che abbiamo ascoltato, nelle università che abbiamo sognato, nelle piattaforme che apriamo appena svegli e negli oggetti che teniamo in tasca. È nelle discussioni sui diritti, sulla tecnologia, sull’intelligenza artificiale, sulla libertà di espressione e naturalmente nella politica, che dagli Stati Uniti arriva in Europa con una puntualità sorprendente, qualche volta sotto forma di idea e altre volte sotto forma di problema.

Da questa vicinanza un po’ assurda nasce The 51st, la nuova rubrica di interviste di Focus America.

Il nome parte da un dato che non richiede grandi competenze di geopolitica: gli Stati Uniti sono cinquanta. Eppure, periodicamente, nella storia americana qualcuno ha immaginato il cinquantunesimo, un nuovo territorio, una nuova stella sulla bandiera, un altro pezzo da aggiungere alla mappa.

The 51st prende sul serio quell’immagine soltanto per il tempo necessario a capovolgerla, perché qui non ci sarà nessun nuovo Stato. Nessun governatore, nessun senatore, nessuna capitale e, cosa probabilmente ancora più grave per gli americani, nessuna elezione da organizzare.

Il cinquantunesimo sarà un punto di osservazione.

Un luogo che non esiste sulle mappe e che proprio per questo può trovarsi ovunque: a Washington come a Roma, a Charlottesville come a Bruxelles, davanti alla scrivania di un professore o nel taccuino di un giornalista. Un posto immaginario dal quale osservare gli altri cinquanta e provare a capire l’America senza pretendere che ogni risposta debba necessariamente arrivare dall’America stessa.

Perché gli Stati Uniti che conosciamo in Europa sono anche il risultato di una gigantesca sovrapposizione di immagini. Ci sono l’America della CNN e quella di Fox News, quella di Hollywood e quella delle università, Wall Street e la provincia, Washington e la Silicon Valley, le campagne presidenziali e le serie televisive. C’è l’America che abbiamo visitato e quella nella quale non siamo mai stati, quella che ammiriamo e quella che critichiamo, qualche volta con la curiosa sicurezza di chi, pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza, è convinto di aver capito tutto.

The 51st partirà proprio da questo dubbio: quanto conosciamo davvero gli Stati Uniti e quanto, invece, conosciamo l’idea che ci siamo fatti degli Stati Uniti?

Per cercare qualche risposta serviranno persone diverse e, soprattutto, serviranno persone che non siano obbligate a essere d’accordo. Americani, italiani ed europei; giornalisti, studiosi, analisti, protagonisti della politica, delle istituzioni, della cultura e della tecnologia. Alcuni racconteranno l’America dall’interno, altri la osserveranno da questa parte dell’Atlantico e altri ancora avranno trascorso abbastanza tempo tra i due mondi da sapere che le distanze più interessanti non si misurano in chilometri.

I primi quattro ospiti annunciati raccontano già, in fondo, quale sarà lo spirito della rubrica, ma sono soltanto l’inizio di un elenco destinato ad allungarsi nelle prossime settimane.

Ci sarà Larry J. Sabato, fondatore e direttore del Center for Politics dell’Università della Virginia e una delle voci più riconoscibili nell’analisi della politica e delle elezioni americane. Con lui ci sarà Kyle Kondik, managing editor di Sabato’s Crystal Ball, osservatore delle mappe elettorali, degli equilibri politici e di quella complicatissima macchina che ogni due anni ricorda al mondo che negli Stati Uniti la campagna elettorale non finisce praticamente mai.

Dall’altra parte dell’Atlantico arriverà invece Tommaso Labate, giornalista, conduttore di Realpolitik su Mediaset e osservatore della politica italiana, il quale ci fornirà una prospettiva particolarmente adatta a una rubrica che vuole capire non soltanto come l’America racconta se stessa, ma anche cosa succede quando a guardarla sono occhi abituati a un altro continente.

Ci sarà poi Iacopo Luzi, italiano che vive negli Stati Uniti da undici anni e che dell’America ha imparato a conoscere tanto lo sguardo di chi arriva dall’Europa quanto quello di chi, giorno dopo giorno, ha finito per chiamarla casa. Corrispondente dalla Casa Bianca, collabora con Sky TG24, La Stampa, Adnkronos e diversi media dell’America Latina, dopo essere stato per anni corrispondente per Voice of America. La sua è forse una delle prospettive che meglio raccontano lo spirito di The 51st: abbastanza italiana da continuare a osservare gli Stati Uniti con gli occhi di chi viene dall’altra parte dell’Atlantico, abbastanza immersa nell’America da sapere che, vista da dentro, è quasi sempre più complicata di come appare da lontano.

Sono i primi quattro nomi di The 51st, non gli unici. Altri ospiti, italiani, europei e americani, si aggiungeranno nelle prossime settimane, portando con sé nuove storie, competenze e soprattutto nuovi modi di guardare lo stesso Paese.

Quattro persone, quattro punti di osservazione diversi e nessuna necessità di arrivare alla stessa conclusione. Sarebbe anzi piuttosto deludente se accadesse.

Si parlerà inevitabilmente di Trump e di ciò che verrà dopo Trump, di elezioni e Congresso, di Casa Bianca e Corte Suprema, ma Washington non diventerà la comoda scorciatoia attraverso cui spiegare un Paese di oltre trecento milioni di persone. Ci sarà spazio per la società, le università, il diritto, la tecnologia, l’intelligenza artificiale, l’informazione, la cultura e per quelle trasformazioni che sembrano improvvise soltanto perché spesso iniziamo a guardarle quando sono già avvenute.

Ci sarà soprattutto una domanda che accompagnerà The 51st: che cosa continuiamo a non capire dell’America?

È una domanda volutamente semplice e probabilmente destinata a ricevere risposte incompatibili tra loro. Ed è proprio questo il punto, perché l’obiettivo non sarà costruire una teoria definitiva sugli Stati Uniti, ma mettere una voce dopo l’altra e vedere che cosa succede quando l’immagine cambia insieme alla persona che la racconta.

Anche il percorso inverso farà parte della conversazione. Perché mentre l’Europa osserva ossessivamente l’America, l’America continua a costruirsi una propria idea dell’Europa, e tra le due sponde dell’Atlantico sopravvive da decenni un rapporto fatto di ammirazione, irritazione, dipendenza, imitazione e incomprensioni. Siamo abbastanza vicini da condizionarci e abbastanza lontani da fraintenderci, che forse è una delle ragioni per cui continuiamo ad avere così tante cose da dirci.

The 51st proverà a stare esattamente in quello spazio, evitando per quanto possibile interviste costruite come interrogatori e domande scritte soltanto nell’attesa della frase perfetta da mettere nel titolo. Ogni ospite avrà domande pensate per la sua storia e il suo lavoro, mentre alcune torneranno, intervista dopo intervista, perché sarà interessante scoprire come la stessa America possa cambiare completamente a seconda di chi la sta guardando.

Alla fine, dietro un nome volutamente provocatorio, rimane un’idea piuttosto semplice: gli Stati Uniti hanno già cinquanta luoghi dai quali raccontare se stessi e Focus America proverà ad aggiungerne uno dal quale osservarli.

Non avrà confini, non avrà una capitale e non avrà cittadini. Esisterà soltanto per il tempo di una domanda e di una risposta, poi scomparirà e riapparirà con l’ospite successivo, ogni volta in un posto leggermente diverso.

Non sarà il cinquantunesimo Stato.

Sarà The 51st.


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Soluzioni integrate Honda


Navigare è sempre più piacevole per il comfort dei mezzi moderni e l’affidabilità dei fuoribordo. Oggi con le soluzioni integrate si ottimizza tutto, dalla sicurezza ai consumi e perfino l’assistenza.
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La crescente richiesta di scafi sempre più grandi e pluri-motorizzati ha spinto i cantieri nautici e i costruttori di motori fuoribordo a proporre soluzioni ad hoc, chiavi in mano, in una configurazione integrata. Scafo e motore non sono legati solo dal rapporto peso/potenza, ma da diversi parametri difficilmente gestibili dall’utente finale. Il combo risulta quindi la soluzione ideale per chi desidera che barca e propulsione, siano equilibrati, fatti l’uno per l’altra. Il diportista cerca la massima versatilità, comfort, dotazioni tecnologiche e prestazioni, senza rinunciare alla sostenibilità e alla riduzione delle emissioni. Una navigazione fluida e progressiva, silenziosa e con basse vibrazioni, ma anche consumi contenuti e un comportamento del mezzo prevedibile nelle diverse condizioni di mare e di carico, sono condizioni irrinunciabili, anche per il proprietario di un piccolo natante.

Del resto, le normative ambientali stanno diventando sempre più severe, rendendo fondamentale l'ottimizzazione dell'intero sistema propulsivo, compresa l'elica. Una configurazione non correttamente dimensionata non compromette soltanto le prestazioni, ma influisce anche sui consumi e può incidere sul rispetto degli standard richiesti in alcuni mercati. L’utente di oggi e il pescatore non fa eccezione, abbraccia con entusiasmo questa filosofia e non si accontenta per il suo scafo di un semplice fuoribordo. Ecco perché diventa fondamentale la configurazione integrata dell'intero pacchetto barca-motore, compresa la scelta dell'elica.

L’esperto - Vincenzo Paduano, Italy Sales & Boatbuilder Manager di Honda Marine Europe, spiega: “Il motore fuoribordo deve essere configurato specificamente per ogni imbarcazione e per le esigenze del proprietario, sia dal punto di vista estetico sia in termini di potenza, prestazioni e modalità di utilizzo. Solo un approccio sistemico, che consideri motore, piede, elica e scafo come un insieme, permette di ottenere la massima efficienza e il migliore trasferimento della potenza.". In Italia le collaborazioni con cantieri come Oromarine, Marco Polo, Solemar, Highfield e Lilybeaum consentono di integrare il fuoribordo fin dalle prime fasi della progettazione dello scafo, valorizzando la filosofia progettuale di ciascun costruttore. Le prestazioni vengono ottimizzate grazie alla scelta del motore più adatto in termini di potenza, dimensioni, peso, geometria, altezza di installazione, timoneria, comandi remoti, strumentazione ed elica. Successivamente l'imbarcazione viene collaudata in mare per verificare velocità, assetto, consumi, comportamento dinamico ed equilibrio generale, apportando tutte le regolazioni necessarie per raggiungere le migliori prestazioni. Anche l'elica viene oggi considerata un componente essenziale dell'intero sistema: diametro, passo e geometria delle pale devono essere selezionati con estrema precisione affinché il motore lavori nel corretto intervallo di giri anche nelle reali condizioni di utilizzo. Un ulteriore vantaggio delle configurazioni integrate è rappresentato dalla capillare rete di concessionari Honda presente in tutto il Mediterraneo e nel resto d'Europa, capace di assicurare assistenza, diagnosi, ricambi e, se necessario, la sostituzione completa di componenti come il piede del motore.”.
Anche il pescatore sportivo pretende la massima efficienza e affidabilità.Anche il pescatore pretende la massima efficienza e affidabilità.
honda.it


English version

Honda Integrated Solutions

Boating is becoming increasingly enjoyable thanks to the comfort of modern vessels and the reliability of outboard motors. Today, integrated solutions optimize everything—from safety and fuel efficiency to maintenance support. The growing demand for larger, multi-engine hulls has driven boatyards and outboard manufacturers to offer bespoke, turnkey, integrated solutions. Hull and engine are linked not merely by the power-to-weight ratio, but by a range of parameters that are often difficult for the end-user to manage. Consequently, this combined package is the ideal solution for those seeking a perfectly balanced boat and propulsion system—a match made for each other. Recreational boaters seek maximum versatility, comfort, advanced technology, and performance, without compromising on sustainability or emissions reduction. A smooth, progressive ride—quiet and low-vibration—combined with fuel efficiency and predictable handling across varying sea and load conditions, are essential requirements, even for owners of smaller craft. Moreover, increasingly strict environmental regulations make optimizing the entire propulsion system—propeller included—crucial. An improperly sized configuration not only compromises performance but also impacts fuel consumption and can affect compliance with standards in certain markets. Today’s user—including the angler—enthusiastically embraces this philosophy and is no longer satisfied with just any outboard for their boat. This is why the integrated configuration of the entire boat-and-engine package, including the choice of propeller, is so vital.

The Expert - Vincenzo Paduano, Italy Sales & Boatbuilder Manager at Honda Marine Europe, explains: “An outboard motor must be specifically configured for each boat and the owner's needs, considering aesthetics as well as power, performance, and intended use. Only a systemic approach—viewing the engine, lower unit, propeller, and hull as a unified whole—allows for maximum efficiency and optimal power transfer.” In Italy, partnerships with boatbuilders such as Oromarine, Marco Polo, Solemar, Highfield, and Lilybeaum enable the outboard to be integrated from the earliest stages of hull design, thereby enhancing each manufacturer's design philosophy. Performance is optimized by selecting the most suitable engine in terms of power, dimensions, weight, geometry, mounting height, steering system, remote controls, instrumentation, and propeller. Subsequently, the boat undergoes sea trials to verify speed, trim, fuel consumption, dynamic behavior, and overall balance, with any necessary adjustments made to achieve peak performance. The propeller is also now considered an essential component of the entire system: diameter, pitch, and blade geometry must be selected with extreme precision to ensure the engine operates within the correct RPM range under real-world usage conditions. A further advantage of these integrated configurations is Honda’s extensive dealer network across the Mediterranean and the rest of Europe, capable of providing service, diagnostics, spare parts, and—if necessary—the complete replacement of components such as the engine's lower unit.

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Hinge lancia Signals: nuovi segnali per premiare riflessione e impegno nelle relazioni


Hinge lancia Signals, una nuova funzione pensata per valorizzare riflessione, autenticità e impegno, aiutando gli utenti a costruire relazioni più significative
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Hinge, l’app di dating pensata per essere cancellata, porta anche in Italia Signals, un nuovo badge che compare sul profilo e valorizza gli utenti che dimostrano attenzione e costanza nell’utilizzo della piattaforma. La nuova funzione nasce dall’idea che siano i piccoli gesti a poter favorire il passaggio dal match a un appuntamento reale: dedicare tempo alla lettura di un profilo prima di inviare un “Mi piace”, lasciare un commento significativo, rispondere ai Like ricevuti e mantenere attive le conversazioni. Signals rende così più evidente l’impegno reciproco, aiutando gli utenti a riconoscere quei comportamenti che possono contribuire a creare connessioni più autentiche e, potenzialmente, arrivare a un nuovo incontro nella vita reale.

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Come funziona Signals


Per ottenere un badge Signals, gli utenti devono avere un profilo completo, un account attivo e in regola da almeno sette giorni e aver completato la verifica tramite selfie. È inoltre necessario aver dimostrato attenzione nelle attività recenti, attraverso almeno tre dei comportamenti che la community considera più significativi. Tra questi rientra il tempo dedicato all’esplorazione di un profilo prima di inviare un “Mi piace”, così come la possibilità di accompagnare il Like con un commento specifico, in grado di favorire l’avvio di una conversazione. Hinge considera rilevante anche l’interazione con i “Mi piace” ricevuti, rispondendo all’interesse degli altri utenti per arrivare a un potenziale match o interrompere l’interazione quando non emerge un interesse reciproco. A questi comportamenti si aggiungono la capacità di mantenere attive le conversazioni con i match e, soprattutto, la conferma di un appuntamento avvenuto realmente. L’obiettivo è premiare quei segnali di coinvolgimento che possono trasformare l’esperienza sull’app in un incontro concreto e in una connessione più significativa.

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Il badge Signals riflette l’attività degli ultimi 30 giorni e viene aggiornato quotidianamente in base all’attività recente. Gli utenti possono vedere il badge Signals quando visualizzano gli altri profili nel loro feed “Scopri”. È possibile scegliere, nelle impostazioni, se mostrare o meno il proprio badge Signals sul proprio profilo. La funzionalità è disponibile per gli utenti di tutto il mondo.

Individuare le potenzialità


“Le persone sono stanche dei giochetti, di aspettare ore per ricevere una risposta a un messaggio, di decifrare segnali contraddittori e di fingere che non gli importi. La nostra ricerca dimostra invece che gli utenti sono pronti per qualcosa di più onesto, in cui lo sforzo venga valorizzato. Signals rende visibile questa attenzione: così è più facile trovare chi si riconosce in questo impegno su Hinge”, ha dichiarato Logan Ury di Hinge.


Signals si basa sul lavoro costante di Hinge per creare funzionalità che incoraggino e riconoscano l’impegno sincero durante l’intera esperienza utente sull’app. Attraverso aggiornamenti regolari come “Date Ideas” e “Convo Starters” (disponibili nei mercati anglofoni), Hinge si impegna ad aiutare gli utenti a farsi conoscere e a costruire interazioni che li condurranno al prossimo appuntamento.

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Hinge lancia "Opinioni su di te": la nuova funzione che permette agli amici di migliorare il tuo profilo


Quando si parla di relazioni e dating, ci si rivolge sempre a un’altra persona per un confronto. Molto prima di un primo appuntamento, la maggior parte di noi ha già chiesto agli amici un parere su una foto del profilo, ha discusso su come rispondere a una domanda per presentarsi o ha chiesto aiuto per affrontare uno dei tanti momenti che accompagnano il mettersi in gioco.

I consigli sulla vita sentimentale


Secondo una ricerca dell'App di dating Hinge, infatti, il 79% di chi frequenta siti di incontri si rivolge ad amici e familiari per chiedere consigli sulla propria vita sentimentale. Le persone che ci conoscono meglio spesso ci aiutano a vedere e a condividere quelle parti di noi che sono più difficili da esprimere a parole.

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Il supporto di familiari ed amici


Hinge lancia “Opinioni su di te”, una nuova funzionalità che permette di invitare le persone che ci conoscono meglio a condividere brevi riflessioni autentiche direttamente sul profilo tramite testo, voce, video e foto. Per la prima volta, amici e familiari potranno contribuire nel far conoscere direttamente ai potenziali partner la personalità di un utente: il senso dell'umorismo, il modo in cui si illumina quando parli di qualcosa che ama o come si comporta con gli amici.
Fonte Hinge: screenshot della nuova funzionalitàFonte Hinge: screenshot della nuova funzionalità

Perché “Opinioni su di te”


Su Hinge, i suggerimenti per il profilo aiutano a esprimere la personalità, ma non sempre gli utenti sanno cosa condividere con gli altri: il 71% di essi, dichiara Hinge,chiedono aiuto con il proprio profilo, ma solo il 46% lo cerca davvero. Le persone che possono aiutare maggiormente, di solito, sono proprio lì accanto: l’amico che sa esattamente cosa ci fa ridere, il familiare che ci ha visto crescere e cambiare in ogni fase della vita sanno già cosa dire, hanno solo bisogno di un posto dove dirlo.

«Il dating è sempre stato un lavoro “di squadra”, ma fino ad ora non c’era un modo semplice per consentire alle persone che ci conoscono meglio di partecipare alla creazione del profilo su Hinge, ha affermato Ben Celebicic di Hinge - opinioni su di te dà spazio a chi è sempre al nostro fianco mentre cerchiamo l’anima gemella e offre ai potenziali partner un’idea più completa e autentica di chi siamo prima ancora di incontrarsi».


Come funziona “Opinioni su di te”


Nella sezione “Modifica profilo” del proprio profilo Hinge, gli utenti troveranno un’opzione per aggiungere “Opinioni su di te”. Cliccandoci sopra, gli utenti troveranno un link unico da inviare a chiunque faccia parte della loro vita, come amici, familiari o persone della loro cerchia più intima;

  • non è necessario avere un account Hinge per inviare un'opinione;
  • il link scade dopo 72 ore o quando 10 persone hanno risposto utilizzando questo link unico, a seconda di quale delle due condizioni si verifichi per prima.

Chi riceve il link sceglie uno spunto a cui rispondere e può inviare una risposta sotto forma di testo, foto, nota vocale o video:

  • una volta ricevute le risposte, l’utente su Hinge esamina ciascuna di esse e può sceglierne fino a tre da mostrare sul proprio profilo;
  • le “Opinioni su di te” possono essere sostituite o eliminate in qualsiasi momento, consentendo al profilo di evolversi di pari passo con l’utente.



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Un nuovo punto di contatto

“Opinioni su di te” si inserisce nel quadro dell'impegno costante di Hinge per aiutare le persone ad esprimersi in modo autentico. Grazie a funzionalità come “Your World Prompts”, “Prompt Feedback” e “Match Note”, Hinge si impegna a facilitare gli iscritti alla piattaforma nel raccontare la propria storia in un modo che rispecchi davvero la loro personalità. Dal 15 luglio scorso la funzione “Opinioni su di te” è disponibile per tutti gli utenti di Hinge in tutto il mondo.

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In Massachusetts l'ottantenne Markey è il favorito alle primarie Dem


Si vota oggi per il Senato: Markey è avanti a doppia cifra in tutti i sondaggi. In palio anche tre seggi alla Camera, dove due deputati di lungo corso sono sfidati da sinistra.

Gli elettori democratici del Massachusetts scelgono oggi, martedì 1° settembre, il candidato al Senato per le elezioni di metà mandato di novembre. Il senatore Ed Markey, 80 anni, difende il seggio dal deputato Seth Moulton, 47, in una sfida che rovescia il copione visto per tutto il 2026. Questa volta è il candidato più anziano a correre da progressista, mentre lo sfidante più giovane si presenta come l'alternativa moderata. In uno degli Stati più democratici del Paese la primaria decide di fatto chi sarà il prossimo senatore. Le urne chiudono alle 20 locali (le 2 di notte in Italia).

Markey arriva al voto da favorito. Nella nostra media, il senatore è avanti di circa 30 punti, 64,3% a 35,7%. Un sondaggio della Suffolk University di Boston lo dà al 52% contro il 38% di Moulton, mentre una rilevazione di Public Policy Polling arriva a 53% contro 22%. L'età, considerata la sua maggiore vulnerabilità, non sembra pesare. Per il 49% degli intervistati da Suffolk non fa alcuna differenza e solo l'11% dice che non voterebbe il senatore per questo motivo.

"I sondaggi sono completamente sbagliati, non ci si può fidare. Quello che conta in queste elezioni è chi va a votare", ha detto Moulton ai giornalisti negli ultimi giorni di campagna. Il deputato spera in una sorpresa simile a quelle già viste quest'anno. Le primarie del 2026 hanno tolto il seggio a 13 parlamentari in carica, compresi due senatori repubblicani, Bill Cassidy in Louisiana e John Cornyn in Texas.

Secondo Decision Desk HQ, nel ciclo elettorale in corso ci sono state finora 21 primarie democratiche in cui un parlamentare anziano, sfidato da un candidato molto più giovane, è rimasto sotto l'80% dei voti, quasi sempre con lo sfidante ad attaccare da sinistra. Moulton è invece il primo a correre alla destra dell'eletto raccogliendo una quota significativa di consensi, una posizione che in uno degli Stati più a sinistra del Paese lo rende sfavorito.

Sondaggi · Massachusetts

Markey arriva al voto con quasi 30 punti di vantaggio su Moulton

Quota di Markey e Moulton nella media giornaliera dei sondaggi della primaria democratica per il Senato in Massachusetts, calcolata sui soli voti ai due candidati. L’uscente Markey, in Senato dal 2013, non è mai sceso sotto il 58 per cento: il deputato Moulton ha ridotto il distacco da 24,3 a 16,7 punti fra la fine di ottobre e i primi di maggio, poi in quattro mesi se l’è visto tornare a 28,7 (64,3 contro 35,7). I pallini chiari sono le singole rilevazioni, le righe tratteggiate la convention democratica e il primo dei tre dibattiti.

30% 40% 50% 60% 70% 9 mesi 6 mesi 3 mesi voto 30 maggio: la convention 8 luglio: primo dibattito Markey 64,3 Moulton 35,7
La media si ferma al 28 agosto 2026, giorno dell’ultimo sondaggio. Si vota oggi, 1 settembre.

Le quote pubblicate dagli istituti raccontano un’altra corsa, perché gli indecisi passano dal 35 per cento del novembre 2025 al 7 di fine agosto: lì Markey sale dal 34 al 65 per cento e sembra raddoppiare i consensi. Sui soli voti ai due candidati la sua quota si muove di sei punti: quel raddoppio è in gran parte un terzo dell’elettorato che nel frattempo ha scelto.

Fonte Elaborazione di Focus America su 14 sondaggi della primaria democratica raccolti dal New York Times, aggiornati al 1 settembre 2026. Le quote sono ricalcolate sui soli voti ai due candidati rimasti in corsa, perché la quota di indecisi cambia troppo da istituto a istituto: non sono confrontabili con le percentuali pubblicate. Le medie giornaliere sono stimate con un filtro di Kalman a livello locale: ogni sondaggio pesa per la dimensione del campione e per l’effetto casa dell’istituto, e i due istituti di parte pesano la metà. Il lisciamento è lo stesso per le due linee.

Markey
Moulton

Markey è il membro del Congresso in carica da più tempo dopo il repubblicano Chuck Grassley. Fu eletto alla Camera nel 1976, prima ancora che Moulton nascesse, e nel 2013 passò al Senato vincendo l'elezione speciale indetta dopo la nomina di John Kerry a segretario di Stato. In mezzo secolo a Washington si è costruito una reputazione da progressista. Con la deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha scritto il Green New Deal, il piano di investimenti pubblici per la transizione ecologica. Sostiene inoltre il Medicare for All, la proposta di un sistema sanitario pubblico universale che sostituirebbe le assicurazioni private. Nel 2020 aveva già respinto una sfida generazionale battendo 55% a 45% l'allora deputato Joe Kennedy III, esponente della più celebre dinastia politica dello Stato.

Al fianco del senatore si sono schierati i nomi più noti della sinistra del partito: Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, che sabato hanno chiuso la campagna con lui a Boston, la deputata Ayanna Pressley e Ocasio-Cortez, il cui appoggio è però arrivato solo nelle ultime settimane. Markey ha promesso che questo sarà il suo ultimo mandato e respinge l'argomento anagrafico. "Non è la tua età, è l'età delle tue idee. E quanto a idee sono sempre stato il più giovane del mondo", ha detto alla CNN.

Moulton, ex ufficiale dei Marine con una laurea in fisica a Harvard, ha combattuto in Iraq per quattro turni ed è entrato alla Camera nel 2014 battendo alle primarie un deputato democratico in carica. Da allora si è costruito un profilo da ribelle interno. Nel 2018 guidò un tentativo fallito di togliere a Nancy Pelosi la guida dei democratici alla Camera e nel 2019 corse per pochi mesi per la Casa Bianca. Nel 2024 fu tra i primi democratici al Congresso a chiedere il ritiro di Joe Biden dopo la pessima prova nel dibattito con Trump. Il Boston Globe, il principale quotidiano dello Stato, lo ha appoggiato scrivendo che un partito invecchiato e diviso ha bisogno di rinnovarsi e che Moulton è il candidato migliore per guidare quel cambiamento. Con lui si è schierata anche la governatrice del New Jersey Mikie Sherrill, sostenuta in passato dal suo comitato politico Serve America.

Il cuore della campagna dello sfidante è il ricambio generazionale. Markey ha compiuto 80 anni a luglio e chiuderebbe l'eventuale nuovo mandato a 86. Moulton sostiene che sia troppo anziano per altri sei anni, un argomento che fa leva sul ricordo della rinuncia tardiva di Biden nel 2024 e della sconfitta contro Trump. "Sarà difficile per gli elettori indipendenti dell'Ohio o del Texas votare per un democratico se pensano che rappresenti un partito di ottantenni", ha detto il deputato alla CNN.

Sul profilo di Moulton pesa soprattutto una frase del novembre 2024. Dopo la sconfitta di Kamala Harris, il deputato dichiarò al New York Times di non volere che le sue due figlie venissero "travolte su un campo da gioco da un atleta maschio o ex maschio" e accusò i democratici di avere troppa paura di offendere qualcuno sui temi transgender. Quelle parole gli costarono le dimissioni del responsabile della sua campagna e le critiche della governatrice Maura Healey. Moulton ha poi espresso rammarico e nell'ultimo dibattito ha detto, con qualche esitazione, che gli atleti transgender dovrebbero poter gareggiare. Markey, che difende apertamente la loro partecipazione allo sport, lo accusa di aver tradito i ragazzi trans con quei commenti.

I tre dibattiti televisivi sono stati aspri per due candidati dello stesso partito. Moulton ha accusato Markey di comparire più volte nei documenti del caso di Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per reati sessuali, accanto a lobbisti a lui legati. Non ha però fornito prove di contatti diretti e il senatore, che ha negato qualsiasi rapporto, ha definito l'accusa riprovevole. Markey ha attaccato a sua volta lo sfidante per oltre un milione di dollari investiti dalla sua famiglia in aziende della difesa con interessi davanti alla commissione Forze armate della Camera, di cui Moulton fa parte. La vicenda era stata rivelata a giugno da WBUR, emittente radiofonica pubblica di Boston. I due si sono rinfacciati anche i voti militari. Moulton ha ricordato che Markey votò nel 2002 per autorizzare la guerra in Iraq, dove lui stesso ha combattuto, una scelta che il senatore ha poi definito un errore. Markey ha sostenuto che Moulton abbia votato "un bilancio da mille miliardi" di dollari per la guerra con l'Iran, ma l'accusa è in gran parte infondata, perché il deputato ha approvato la legge di indirizzo della difesa e non gli stanziamenti veri e propri.

Sulle politiche le distanze sono minime. Entrambi si definiscono progressisti, vogliono abolire l'ICE, l'agenzia federale che esegue arresti ed espulsioni degli immigrati irregolari, e chiedono la fine della guerra con l'Iran. La differenza più netta riguarda la sanità. Markey vuole il Medicare for All, mentre Moulton preferisce una public option, un'assicurazione pubblica che competerebbe con quelle private senza sostituirle. Sull'energia il senatore rilancia il Green New Deal e lo sfidante propone invece di investire sulla fusione nucleare, una tecnologia sperimentale che promette elettricità senza gas serra.

Le primarie di oggi assegnano di fatto anche tre seggi della Camera. Nell'8° distretto il deputato Stephen Lynch, 71 anni e in carica dal 2001, affronta Patrick Roath, un avvocato di 39 anni che lo ha superato nella raccolta fondi (1,3 milioni di dollari contro 910.000) e ha ottenuto l'appoggio del Boston Globe. Lynch, ex operaio ed espressione dell'ala sindacale più moderata del partito, nel 2010 votò contro la riforma sanitaria di Obama. È stato inoltre l'unico democratico dello Stato a sostenere il Laken Riley Act, la legge che consente la detenzione senza cauzione degli immigrati irregolari accusati di furto o reati violenti. Dietro Roath c'è soprattutto Leaders We Deserve, il gruppo cofondato dall'attivista David Hogg per portare giovani progressisti al Congresso.

Nel 1° distretto, nell'ovest dello Stato, il 77enne Richard Neal, alla Camera da 19 mandati e democratico più alto in grado nella commissione che scrive le leggi fiscali, se la vede con Jeromie Whalen, un insegnante di 39 anni che gli rimprovera i finanziamenti dei comitati aziendali e chiede il Medicare for All. Neal aveva in cassa 3,2 milioni di dollari per le ultime settimane, oltre 80 volte i 39.000 dello sfidante. Il finale di campagna si è concentrato sui precedenti di Whalen per guida in stato di ebbrezza, riportati dal New York Post, un tabloid conservatore. Whalen ha accusato Neal di essere dietro la pubblicazione della storia.

Nel 6° distretto, lasciato libero da Moulton, il favorito è Dan Koh, ex stretto collaboratore di Joe Biden e del sindaco di Boston Marty Walsh. Koh ha raccolto 4,7 milioni di dollari, ha il sostegno di Biden e Kamala Harris e ha beneficiato di 1,8 milioni di spese esterne, in parte arrivate da Think Big, un comitato indipendente favorevole all'intelligenza artificiale. Nel 2018 perse una primaria per la Camera per appena 145 voti. La sua principale rivale è Tram Nguyen, deputata statale dell'ala progressista sostenuta tra gli altri da Pressley. Corre anche l'imprenditore John Beccia, che si è quasi interamente autofinanziato con 4,5 milioni. L'ultimo sondaggio pubblico, commissionato a inizio agosto dalla campagna di Koh, lo dava avanti 35% a 20% su Nguyen.

A novembre gli elettori del Massachusetts voteranno anche su un quesito che eliminerebbe le primarie di partito in favore di un sistema come quello della California, dove tutti i candidati corrono insieme e i primi due, indipendentemente dal partito, si sfidano alle elezioni generali. Quella di oggi potrebbe quindi essere l'ultima primaria di questo tipo nello Stato.


Iran, la guerra che doveva essere breve: sei mesi di guerra non hanno piegato Teheran


Doveva essere una guerra rapida. Ma sei mesi dopo i massicci raid aerei lanciati da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, il 28 febbraio, il conflitto continua e l'Amministrazione Trump ha sostituito alla guerra militare una guerra economica. Secondo gli analisti sentiti dal New York Times, il risultato rischia però di non cambiare: gli obiettivi americani restano poco chiari, la credibilità di Washington si è già indebolita e il bilancio strategico appare negativo. A pagare il prezzo più alto sono gli iraniani comuni, stretti tra la pressione degli Stati Uniti e quella dei propri governanti.

Il primo giorno di guerra Donald Trump aveva promesso agli iraniani che "l'ora della vostra libertà è vicina". Oggi la sua Amministrazione cerca di impoverire ulteriormente il Paese, nella speranza che la popolazione si rivolti contro un regime repressivo e sempre più militarizzato. "La guerra non ha raggiunto gli obiettivi americani", ha ammesso senza mezzi termini al New York Times Sanam Vakil, direttrice del programma Medio Oriente e Nord Africa di Chatham House. La Repubblica islamica è sopravvissuta, controlla di fatto lo Stretto di Hormuz e ha rafforzato la propria influenza nella regione, mentre alcuni dei Paesi che Teheran bombardava pochi mesi fa cercano ora di ricucire i rapporti.

Suzanne Maloney, responsabile della politica estera alla Brookings Institution, è ancora più netta: "Abbiamo fatto molti danni all'Iran, ma ne sono usciti più forti di prima". I vicini di Teheran, osserva, hanno concluso che devono trovare un modo per convivere con un regime che non se ne andrà facilmente. Nel frattempo si è indebolita molto la credibilità americana tra gli alleati, insieme alla reputazione di Trump come presidente deciso a evitare guerre lunghe e costose in Medio Oriente. "Questa guerra ha davvero inghiottito la presidenza Trump", ha aggiunto Maloney.

Iran · Sei mesi di guerra

I bombardamenti non hanno piegato l’Iran, ora Washington punta sul collasso economico

A sei mesi dai raid del 28 febbraio il regime iraniano è ancora in piedi e controlla di fatto lo Stretto di Hormuz. L’Amministrazione Trump ha cambiato arma: al posto delle bombe, le sanzioni. Il prezzo più alto lo pagano gli iraniani comuni.

Grafica di FocusAmerica 28 agosto 2026

181 giorni di guerra
L’economia iraniana dopo sei mesi di conflitto

Inflazione annua
84%

Rial per un dollaro
2.000.000

Secondo la banca centrale iraniana. I prezzi degli alimentari salgono ogni settimana.
Il minimo storico della valuta. I beni importati sono schizzati e alle pompe di benzina si fa la coda.

Il regime è sopravvissuto ai raid e ha rafforzato la propria influenza nella regione. «Abbiamo fatto molti danni all’Iran, ma ne sono usciti più forti di prima», dice Suzanne Maloney della Brookings Institution.

1La cronologia

Sei mesi di una guerra che doveva durare poche settimane


Tocca ogni tappa per leggere che cosa è successo.

28 febbraio 2026 Comincia «Operation Epic Fury»+

Un attacco a sorpresa di Stati Uniti e Israele uccide la Guida Suprema Ali Khamenei e molti dei suoi collaboratori. Il figlio Mojtaba resta ferito gravemente: oggi è il suo successore.

Le settimane successive I raid distruggono aviazione e Marina+

I bombardamenti danneggiano pesantemente anche il programma missilistico iraniano. Ma la popolazione non si solleva e la leadership non si spacca.

La risposta di Teheran Lo Stretto di Hormuz si chiude+

Le forze iraniane ripristinano molti lanciarazzi, colpiscono basi americane e alleati regionali di Washington e bloccano di fatto lo Stretto, provocando uno shock economico globale.

7 luglio Trump dichiara «finito» il Memorandum+

È l’intesa di giugno che lo stesso presidente americano aveva firmato. Oggi Teheran chiede almeno di tornare a quel testo per riaprire una trattativa.

17 agosto Il Memorandum scade formalmente+

Da quel momento tra Washington e Teheran non resta nessuna cornice negoziale, né sullo Stretto né sul programma nucleare.

Lunedì scorso Bessent apre la guerra economica+

Il Segretario al Tesoro annuncia «Operation Economic Outcast»: sanzioni secondarie contro chiunque commerci con l’Iran. «È una campagna sostenuta per far crollare ogni ultima opzione dell’Iran».

Il conto umano della guerra

Migliaia
Gli iraniani uccisi, bambini compresi, secondo stime difficili da verificare

18
I militari americani morti dall’inizio del conflitto

36
I prigionieri politici giustiziati in Iran, secondo Amnesty International

2Il bilancio

Cinque obiettivi, nessuno raggiunto


Quello che la guerra doveva ottenere, e quello che è successo davvero.

0 / 5
Gli obiettivi dichiarati che Washington ha raggiunto in sei mesi. In due casi il risultato è opposto a quello cercato.

Gli iraniani si rivoltano contro il regime
Non avvenuto
Nessuna sollevazione. La repressione è diventata più dura: almeno 36 prigionieri politici giustiziati dall’inizio della guerra, secondo Amnesty International.

La leadership iraniana si spacca
Non avvenuto
La successione è già avvenuta: al posto di Ali Khamenei c’è il figlio Mojtaba, considerato più vicino ai Guardiani della Rivoluzione e meno avverso al rischio.

Lo Stretto di Hormuz torna aperto
Non avvenuto
Lo Stretto resta chiuso di fatto e a controllarlo è Teheran. Lo shock sui traffici marittimi non si è riassorbito.

L’Iran resta isolato nella regione
Effetto opposto
Alcuni dei Paesi che Teheran bombardava pochi mesi fa cercano ora di ricucire i rapporti. L’influenza iraniana nella regione è cresciuta, non diminuita.

Una guerra rapida, senza pantani in Medio Oriente
Effetto opposto
Sei mesi dopo il conflitto continua e la credibilità americana tra gli alleati si è indebolita. «Questa guerra ha davvero inghiottito la presidenza Trump», dice Suzanne Maloney.

Con le nuove sanzioni i funzionari americani fingono di combattere ancora, invece di fingere di aver vinto.

Jeremy Shapiro, ex funzionario del Dipartimento di Stato, oggi allo European Council on Foreign Relations

3Lo shock globale

Dallo Stretto chiuso passano sei milioni di barili al giorno in meno


Da Hormuz esce circa un quarto del petrolio scambiato via mare. Da quando l’Iran lo controlla, i flussi sono crollati.

IRANARABIA SAUDITAEMIRATIOMANGOLFO PERSICOGOLFO DI OMANSTRETTO DI HORMUZ

In rosso la rotta delle petroliere in uscita dal Golfo Persico. La banda piena indica i flussi attuali, l’alone quelli precedenti alla guerra.

1° trimestre 202520,4 mln

4° trimestre 202520,7 mln

1° trimestre 202614,6 mln

Milioni di barili al giorno di petrolio greggio e prodotti raffinati in transito nello Stretto di Hormuz. Fonte: EIA, Global Energy Security Data, maggio 2026.

85 dollari
Il prezzo medio del Brent atteso dall’EIA per il terzo trimestre del 2026

103 giorni
Quelli passati nel 2026 con la benzina americana sopra i 4 dollari al gallone: non accadeva dal 2022

−1,6 milioni
I barili al giorno di domanda mondiale in meno previsti per il 2026 dall’Agenzia internazionale per l’energia

Perché conta a Washington Il prezzo della benzina è la variabile che lega la guerra al voto. Con le elezioni di metà mandato in programma a novembre, lo strangolamento economico dell’Iran ha per la Casa Bianca il vantaggio di essere graduale e di abbassare la temperatura del conflitto.

4La nuova arma

Dalle bombe alle sanzioni


«Operation Economic Outcast» colpisce chiunque commerci con Teheran.

Ogni quadrato è un bersaglio del primo elenco diffuso dall’ufficio sanzioni del Tesoro: oltre 60 tra entità, persone e navi.

I settori colpiti dalle sanzioni secondarie

Petrolio
Oro
Aviazione
Asset digitali

Il problema Bessent non ha chiarito quanto durerà la campagna né quale sia l’obiettivo finale: il crollo del regime, la riapertura di Hormuz o il ritorno al tavolo. «Se non definisci il cambiamento di comportamento che vuoi, le sanzioni come coercizione falliscono», osserva Esfandyar Batmanghelidj della Bourse & Bazaar Foundation.
Dove porta la guerra economica

Fase 1
Guerra aerea
Dal 28 febbraio. Sei mesi di raid non hanno rovesciato il regime.

Fase 2
Stallo
Hormuz chiuso, nessun negoziato, blocchi laschi da entrambe le parti.

Fase 3
Guerra economica
Da questa settimana. Sanzioni al posto delle bombe.


Se le sanzioni falliscono, a Washington resta il ritorno ai bombardamenti

Il rischio Se invece la pressione economica funziona, può spingere Teheran a forzare il blocco navale. «È più probabile che sia il preludio a un altro round di guerra militare», avverte Ali Vaez dell’International Crisis Group.

Fonti New York Times (analisi e dichiarazioni degli esperti); Banca centrale dell’Iran (inflazione e cambio); Amnesty International (esecuzioni); Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (sanzioni); EIA, Global Energy Security Data e Short-Term Energy Outlook, maggio e agosto 2026 (flussi nello Stretto, prezzi di greggio e benzina); Agenzia internazionale per l’energia, agosto 2026 (domanda mondiale). Confini e coste da Natural Earth. Dati aggiornati al 28 agosto 2026.

Il regime sopravvive e Washington cambia arma


"Operation Epic Fury" era cominciata con un attacco a sorpresa che ha ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e molti dei suoi collaboratori, ferendo gravemente il figlio Mojtaba, oggi suo successore. Settimane di bombardamenti hanno distrutto gran parte dell'aviazione e della Marina iraniane e danneggiato pesantemente il suo programma missilistico, ma la popolazione non si è sollevata e la leadership non si è spaccata. Le forze iraniane hanno ripristinato molti lanciarazzi, colpito basi americane e alleati regionali di Washington e chiuso di fatto lo Stretto, provocando uno shock economico globale. Sono morte diverse migliaia di iraniani, bambini compresi, secondo stime difficili da verificare, oltre a 18 militari americani.

Lunedì il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato "Operation Economic Outcast", una campagna pensata per isolare ulteriormente l'Iran e aggravare la crisi di un'economia già devastata: sanzioni secondarie estese a chiunque commerci con Teheran, dal petrolio all'oro, dall'aviazione agli asset digitali, e un primo elenco di oltre 60 entità, persone e navi colpite dall'ufficio sanzioni del Tesoro. "È una campagna sostenuta per far crollare ogni ultima opzione dell'Iran", ha detto Bessent. "La campagna che iniziamo oggi acquisterà forza ogni giorno che passa e non finirà finché questo regime non sarà solo".

Al di là dei richiami retorici al D-Day e alla caduta del Muro di Berlino, Bessent non ha però chiarito quanto durerà la guerra economica, con quali strumenti verrà condotta e soprattutto quale sia l'obiettivo finale: il crollo del regime, la riapertura di Hormuz o il ritorno al tavolo negoziale sullo Stretto e sul programma nucleare. "Non c'è un'articolazione chiara degli obiettivi americani", ha osservato Esfandyar Batmanghelidj della Bourse & Bazaar Foundation di Londra. "Ma se non definisci il cambiamento di comportamento che vuoi, le sanzioni come coercizione falliscono".

L'Iran, già bersaglio di migliaia di sanzioni, difficilmente si arrenderà per qualche misura aggiuntiva. Secondo gli analisti è più probabile che reagisca intensificando gli attacchi contro le navi nel Golfo e gli alleati americani, aprendo la strada a un nuovo ciclo di bombardamenti. "La capacità di far male all'Iran è chiara", ha detto Sina Toossi del Center for International Policy di Washington. "Il percorso dal dolore alla capitolazione o al collasso invece non lo è". Ali Vaez, direttore del progetto Iran dell'International Crisis Group, individua due rischi nella nuova strategia: se dovesse fallire, a Washington potrebbe restare soltanto il ritorno all'escalation militare, mentre se dovesse funzionare, potrebbe spingere Teheran a cercare di forzare il blocco navale. "In entrambi i casi non produrrà ciò che l'Amministrazione sembra volere, cioè usare le sanzioni come alternativa alla guerra. È più probabile che sia il preludio a un altro round di guerra militare".

Uno stallo che rischia di riaprire il conflitto


La leadership iraniana, sempre più dominata dai militari, considera i sacrifici della popolazione come un atto di patriottismo e persino di martirio ed è diventata ancora più spietata nella repressione del dissenso: secondo Amnesty International, almeno 36 prigionieri politici sono stati giustiziati dall'inizio della guerra. Il presidente Masoud Pezeshkian e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf hanno avvertito dei rischi di ridurre la popolazione alla fame, ma sulla trattativa la linea non cambia: Teheran chiede almeno il ritorno al Memorandum di giugno, firmato da Trump, che il presidente americano ha dichiarato "finito" già il 7 luglio e che è formalmente scaduto il 17 agosto.

Il nuovo leader Mojtaba Khamenei è considerato più vicino ai Guardiani della Rivoluzione e meno avverso al rischio rispetto al padre. Dalla nomina, però, non è mai apparso in pubblico: il suo ufficio ha diffuso soltanto un video non datato e l'ultimo comunicato risale al 9 agosto, alimentando persino interrogativi sulle sue condizioni. Così per ora la situazione resta relativamente statica, una sorta di "strana guerra" segnata da blocchi piuttosto laschi in entrambe le direzioni. Lo strangolamento economico ha, dal punto di vista di Washington, il vantaggio di essere graduale e difficile da misurare e consente di abbassare la temperatura del conflitto in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Lo stallo resta però rischioso. "Alla Casa Bianca cresce l'idea che con questa Repubblica Islamica non si possa trattare. È un momento pericoloso, con Teheran e Washington che concludono entrambe che nessun accordo è possibile", ha detto Ellie Geranmayeh dello European Council on Foreign Relations. Jeremy Shapiro, ex funzionario del Dipartimento di Stato e oggi nello stesso centro studi, non capisce perché Trump non abbia imboccato nessuna delle possibili vie d'uscita da una guerra impopolare: con nuove sanzioni, ha osservato, i suoi funzionari "fingono di combattere ancora invece di fingere di aver vinto", oppure di ammettere di aver perso.

La speranza svanita e il rial a due milioni


All'inizio della guerra una parte degli iraniani più critici nei confronti del proprio governo aveva visto nei bombardamenti la possibilità di un futuro diverso. Sei mesi dopo, quella speranza ha lasciato il posto al cinismo sulle intenzioni americane, dopo che Trump ha minacciato di cancellare la civiltà iraniana e riportare il Paese "all'età della pietra" e dopo che i raid hanno colpito acciaierie, impianti petrolchimici, ponti e siti storici.

La preoccupazione principale è ormai la sopravvivenza economica del Paese. Secondo la banca centrale, l'inflazione è salita all'84%; i prezzi dei generi alimentari aumentano ogni settimana e persino le uova sono diventate proibitive per molte famiglie. Il rial, la valuta iraniana, ha toccato un minimo storico di circa 2 milioni per dollaro e il costo dei beni importati è schizzato. Il timore che il governo intervenga sul prezzo della benzina, pesantemente sussidiata, ha provocato lunghe code ai distributori.

Un aumento similare nel 2019 aveva scatenato enormi manifestazioni, mentre le proteste di gennaio, poi represse con la forza, erano cominciate dopo un crollo del rial. Molti temono ora una nuova ondata di disordini. Washington punta a ottenere con la pressione economica ciò che sei mesi di bombardamenti non hanno ottenuto. Ma finora la leadership iraniana ha dimostrato di essere disposta a trasferire il costo della resistenza sulla popolazione, proprio sulla parte del Paese che più ne subisce le conseguenze e meno può determinarne le scelte.


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Trump valuta attacchi periodici contro l'Iran nello Stretto di Hormuz


Il CENTCOM propone raid limitati per impedire a Teheran di ricostruire radar e missili antinave. Il piano, finora frenato dalla Casa Bianca, torna d'attualità dopo la nuova escalation di questi giorni

Donald Trump e i suoi principali collaboratori starebbero valutando una serie di attacchi limitati nello Stretto di Hormuz per impedire all'Iran di ricostruire i radar e i sistemi missilistici con cui finora avevano minacciato le navi in transito. Lo scrive Axios, citando tre funzionari statunitensi. Secondo le fonti del sito statunitense, il piano è stato elaborato nell'ultima settimana dal CENTCOM, il comando militare responsabile delle operazioni americane in Medio Oriente, e ha il sostegno del Segretario alla Difesa Pete Hegseth. Trump non lo aveva approvato prima dello scambio di attacchi con l'Iran dello scorso fine settimana, ma la nuova escalation potrebbe indurlo a dare il via libera.

L'obiettivo, ha spiegato uno dei funzionari, sarebbe quello di ridurre il rischio di attacchi iraniani contro le petroliere, le navi della Marina e gli aerei dell'Air Force. La fonte ha definito la strategia come "tagliare l'erba": colpire periodicamente le capacità militari iraniane per impedire a Teheran di ricostituirle. La Casa Bianca non ha confermato il piano, limitandosi a dichiarare: "Il presidente mantiene tutte le opzioni a sua disposizione. Gli iraniani vogliono un accordo, ma arrivano sempre con un giorno di ritardo e un dollaro in meno".

Iran · Stretto di Hormuz

«Tagliare l’erba»: il piano per colpire l’Iran ogni volta che ricostruisce

Il CENTCOM, il comando americano per il Medio Oriente, propone attacchi limitati e periodici nello Stretto di Hormuz. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha già dato il via libera, Trump non ha ancora firmato.

Grafica di FocusAmerica1° settembre 2026

Lo Stretto oggi

Da due mesi la Marina americana scorta le petroliere lungo la costa dell’Oman. Dall’altra sponda, l’Iran rimette in funzione i radar.


IranOmanEmirati Arabi UnitiBandar AbbasQeshmLarakGolfo PersicoGolfo dell’OmanCorridoio scortatodalla Marina americana50 kmN
Corridoio scortato Sistemi iraniani in ricostruzione Larak, colpita nel fine settimana

Fase 1. L’Iran ricostruisce radar, difese aeree e missili antinave. Il ciclo in tre fasi: l’Iran ricostruisce radar e missili antinave, gli Stati Uniti colpiscono prima che tornino operativi, il corridoio resta aperto. Poi si ricomincia.

15Transiti al giorno nello Stretto in agosto.Su circa 130 al giorno prima della guerra
50Le navi che Washington vuole far passare ogni notte entro metà settembre.Su circa 130 al giorno prima della guerra
91,52Dollari al barile toccati dal Brent lunedì, in rialzo del 2%.Sul picco di 126 dollari raggiunto in primavera

La dottrina

Un attacco non chiude la partita: la riapre ogni volta


Il piano del CENTCOM non punta a un colpo decisivo, ma a un intervento che si ripete a intervalli regolari.

Fase 1

Gli Stati Uniti degradano le difese iraniane


Due mesi di raid, sminamento e convogli scortati hanno ridotto la capacità iraniana di colpire le petroliere.

Fase 2

L’Iran le ricostruisce


Per il CENTCOM Teheran sta rimettendo in funzione radar, difese aeree e missili antinave per tornare a colpire con precisione.

Fase 3

Gli Stati Uniti colpiscono di nuovo


Attacchi limitati e ripetuti, per continuare a far uscire dal Golfo decine di petroliere al giorno.

Poi si ricomincia: è il ciclo che un funzionario americano ha definito «tagliare l’erba».

Come ci siamo arrivati

I cinque passaggi che hanno riportato il piano sul tavolo di Trump


Tocca una voce per aprire il dettaglio.

Ultimi due mesiGli Stati Uniti prendono il controllo di gran parte dello Stretto

Raid contro le capacità militari iraniane, sminamento condotto con scarsa visibilità e convogli accompagnati lungo la rotta. Il traffico è risalito, ma resta a 15 transiti al giorno contro i circa 130 di prima della guerra.

Giorni scorsiL’Iran lancia un missile antiaereo contro un F‑35 americano

Il caccia era di scorta alle navi nello Stretto. Il missile non si è avvicinato abbastanza da rappresentare una minaccia, ma per i funzionari americani dimostra che Teheran sta ricostituendo il proprio apparato militare.

Fine settimanaGli Stati Uniti colpiscono l’isola iraniana di Larak

Secondo il CENTCOM le forze iraniane si preparavano a lanciare razzi con mine navali dentro lo Stretto.

Domenica notteL’Iran risponde con missili balistici sulle basi in Giordania

Otto missili contro basi che ospitano forze statunitensi. Né le autorità americane né quelle giordane hanno segnalato danni significativi.

Lunedì 31 agostoTrump annuncia la rappresaglia: gli Stati Uniti «colpiranno duro»

Lo ha detto a Fox News. Il Brent è salito del 2%, fino a 91,52 dollari al barile. Il piano del CENTCOM, fermo alla Casa Bianca, torna sul tavolo.

La catena decisionale

Il piano ha attraversato tutto il Pentagono. Manca solo la firma del presidente


Fatto
CENTCOM

Ha elaborato il piano nell’ultima settimana: colpire radar, difese aeree e missili antinave.

Fatto
Pete Hegseth

Il segretario alla Difesa lo ha approvato e trasmesso alla Casa Bianca diversi giorni fa.

Frenata
Casa Bianca

Avvisata, con il capo di Stato Maggiore Dan Caine, che potrebbero servire attacchi periodici. La scorsa settimana era orientata al no, per non alimentare l’escalation.

In sospeso
Donald Trump

Non ha ancora firmato. Dopo i missili iraniani sulla Giordania potrebbe dare il via libera.

«Il presidente mantiene tutte le opzioni a sua disposizione»
La Casa Bianca ad Axios, 31 agosto 2026

FonteAxios (31 agosto 2026) per il piano e le dichiarazioni; Wall Street Journal e Lloyd’s List Intelligence per il traffico marittimo; Investing.com per il prezzo del Brent. Coste da Natural Earth.
NotaIl corridoio segue il canale meridionale lungo la costa dell’Oman ed è una rappresentazione schematica; le posizioni dei sistemi iraniani sono indicative.

Negli ultimi due mesi le Forze Armate statunitensi hanno progressivamente assunto il controllo di gran parte dello Stretto attraverso una campagna volta a degradare le capacità militari iraniane, un'operazione di sminamento condotta con scarsa visibilità e un sistema per accompagnare le navi lungo la rotta. Il dispositivo ha ridotto la capacità dell'Iran di colpire le petroliere e ha consentito il passaggio di più traffico e maggiori quantità di petrolio, indebolendo così la leva di Teheran sul passaggio attraverso cui, in condizioni normali, transitava una quota cruciale del greggio mondiale.

Il CENTCOM ritiene però ora che l'Iran stia ricostruendo radar, difese aeree e sistemi missilistici antinave per recuperare la capacità di colpire con precisione. A far aumentare la preoccupazione è stato, nei giorni scorsi, il lancio di un missile antiaereo iraniano contro un F-35 statunitense impegnato a proteggere le navi nello Stretto. Il missile non si è avvicinato abbastanza da rappresentare una minaccia per il velivolo, ma secondo i funzionari americani l'episodio dimostra che Teheran sta cercando di ricostituire il proprio apparato militare. Il CENTCOM ha quindi avvertito Hegseth, il capo di Stato Maggiore Dan Caine e la Casa Bianca che potrebbero essere necessari attacchi periodici per continuare a far uscire dal Golfo, con un livello di sicurezza accettabile, decine di petroliere al giorno.

Hegseth ha appoggiato il piano e lo ha trasmesso alla Casa Bianca diversi giorni fa. La scorsa settimana, però, l'Amministrazione era ancora orientata a non autorizzarlo, proprio per evitare una nuova escalation con l'Iran. Il quadro sarebbe cambiato nella notte tra domenica e lunedì, quando Teheran ha lanciato missili balistici contro basi statunitensi in Giordania in risposta ai raid americani sull'isola iraniana di Larak.

Gli Stati Uniti avevano colpito forze iraniane che, secondo il CENTCOM, si preparavano proprio a lanciare razzi con mine navali nello Stretto. Gli attacchi iraniani contro le basi in Giordania non hanno provocato danni significativi, secondo le autorità statunitensi e giordane. Il giorno dopo Trump ha dichiarato a Fox News che gli Stati Uniti risponderanno a questi ultimi attacchi e "colpiranno duro" le forze iraniane.


Trump: Hormuz è riaperto. Ma i numeri raccontano una ripresa a metà


Lo Stretto di Hormuz è stato la carta più forte dell'Iran dall'inizio della guerra, alla fine di febbraio. Negli ultimi due mesi, però, funzionari americani sostengono che l'esercito statunitense abbia progressivamente eroso quella leva, fino a controllare di fatto gran parte del passaggio. "Lo Stretto è aperto. La risposta iraniana è molto blanda. Non vogliono che torniamo a colpirli. È tutta lì la partita, il resto non conta", ha detto Donald Trump ad Axios in un'intervista telefonica giovedì.

Quello che sei mesi fa era cominciato come un'operazione per degradare le capacità missilistiche iraniane e distruggere ciò che restava del programma nucleare si è così trasformato in uno scontro a tempo indeterminato per il controllo del più importante snodo energetico del mondo. Quando la guerra è iniziata, lo Stretto era aperto, il petrolio scorreva senza interruzioni e il Brent valeva circa 72 dollari al barile. Nelle prime 72 ore l'Iran ha annunciato la chiusura del passaggio e minacciato di attaccare le petroliere in transito.

Dietro le quinte, secondo funzionari israeliani e americani, l'allora comandante della Marina dei Guardiani della rivoluzione, il generale Alireza Tangsiri, diede l'ordine che fece precipitare la situazione: posare mine navali nel Traffic Separation Scheme, il principale corridoio internazionale dello stretto. Tangsiri è stato poi ucciso il 26 marzo, quasi quattro settimane dopo, in un raid israeliano a Bandar Abbas.

Gli attacchi alle navi e la minaccia delle mine hanno bloccato il traffico commerciale. Nei due mesi successivi il prezzo del Brent è salito fino a 126 dollari e Trump ha accettato il cessate il fuoco dell'8 aprile anche per l'aumento del prezzo della benzina negli Stati Uniti, esattamente il tipo di pressione economica che Teheran voleva esercitare. La riapertura dello Stretto era il perno del Memorandum d'Intesa firmato il 17 giugno, ma il passaggio non si è mai riaperto completamente e l'accordo è presto naufragato.

Iran · La partita nello Stretto

Washington dice di aver riaperto Hormuz. Il traffico dice un’altra cosa

Sei mesi di guerra hanno trasformato lo snodo energetico più importante del mondo in un corridoio a bassa intensità. La Marina americana scorta i convogli lungo la costa dell’Oman e rivendica il controllo del passaggio, ma chi monitora le petroliere conta una frazione delle navi di prima.
Grafica di FocusAmerica Agosto 2026

I transiti giornalieri nello Stretto di Hormuz sono scesi da circa 130 prima della guerra a 15 in agosto. Il Brent è passato da 72 a 126 dollari al barile ed è oggi vicino ai 90. Le esportazioni iraniane di greggio e condensati sono crollate da oltre 2,2 milioni di barili al giorno in febbraio a circa 280.000 in maggio. Dal corridoio principale sono stati rimossi oltre 200 oggetti simili a mine: solo 11 erano vere mine.


Il canale protetto dagli Stati Uniti
La rotta voluta dall’Iran
Le 15 navi che passano ogni giorno

Le due parti hanno cercato di imporre rotte diverse: l’Iran vicino alla propria costa, gli Stati Uniti lungo un canale che costeggia l’Oman, dove si è concentrata la maggior parte degli attacchi. Coste da Natural Earth; i corridoi sono una rappresentazione schematica.

Navi in transito nello Stretto, al giorno

Prima della guerra
130

Agosto 2026
15

Media dei passaggi fino a fine febbraio
Media di agosto, Wall Street Journal

Oggi
Prima della guerra

Ogni barra è una nave. Lloyd’s List Intelligence, che usa come riferimento una media prebellica di 85 transiti al giorno, il 23 agosto ne ha contati appena 3.

«Lo Stretto è aperto. La risposta iraniana è molto blanda»
Donald Trump, ad Axios

Le due contabilità
Quanto di quello che passava prima passa ancora oggi
Ogni fonte misura lo stesso stretto con il proprio metro. Riportando tutte le stime alla loro stessa base prebellica, la distanza tra Washington e chi conta le navi diventa evidente.

0Quota dei livelli prima della guerra100%

Che cosa è stato rimosso dal corridoio principale

Oggetti simili a mine
Vere mine navali

Sommozzatori, Navy SEAL, droni subacquei e contractor privati hanno tirato su oltre 200 oggetti. Secondo funzionari americani soltanto 11 erano mine, e poche erano state posate correttamente.

Il prezzo della guerra
Il petrolio non è arrivato a 150 dollari, ma tutto quello che gli sta intorno costa di più
Le previsioni più nere non si sono avverate: i modelli non avevano tenuto conto delle rotte alternative per far uscire il greggio dal Golfo né del calo delle importazioni cinesi.

Prezzo del Brent in dollari al barile. I tre valori sono quelli citati dalle fonti: la linea tra i punti è indicativa.

Le esportazioni iraniane di greggio e condensati

Barili al giorno. Il blocco navale americano dei porti iraniani ha tolto a Teheran quasi nove decimi delle proprie vendite.

Come ci siamo arrivati
Da operazione contro il programma nucleare a scontro per il controllo del passaggio
Tocca una data per aprire il dettaglio.

Il conto
Quanto costa tenere aperto lo Stretto
Le cifre ufficiali e quelle che circolano dentro il Pentagono non coincidono.

Fonti Axios, Wall Street Journal, Lloyd’s List Intelligence, CENTCOM, Clarksons Research, NBC News, Human Rights Activists News Agency, Amnesty International · agosto 2026
Nota Le stime sul traffico marittimo sono in contrasto tra loro: i valori riportati sono quelli dichiarati da ciascuna fonte.

Washington riapre il canale, ma i tracker frenano l'ottimismo


Da allora l'esercito americano ha lavorato per riaprire autonomamente la rotta. Una task force statunitense, insieme agli Emirati Arabi Uniti, ha cominciato a scortare le navi lungo il canale meridionale, garantendo copertura aerea e intercettando droni e missili da crociera iraniani. Una campagna di bombardamenti durata due settimane ha ridotto la capacità dei Guardiani di colpire le imbarcazioni in transito, mentre Washington ha ripristinato il blocco navale dei porti iraniani.

Le operazioni di sminamento hanno coinvolto sommozzatori della Marina, Navy SEAL, droni subacquei e di superficie e contractor privati: dal corridoio principale sono stati rimossi oltre 200 oggetti simili a mine, ma secondo funzionari americani soltanto 11 erano vere mine e poche erano state posate correttamente. "Le rotte internazionalmente riconosciute nello Stretto sono libere dalle mine iraniane", ha comunque dichiarato l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM, in un video pubblicato giovedì sera.

Cooper ha aggiunto che negli ultimi mesi le forze americane hanno assistito quasi 1.500 navi mercantili che trasportavano circa 750 milioni di barili di greggio. "L'Iran è stato avvisato che qualsiasi nave o imbarcazione che posi nuove mine sarà immediatamente e sistematicamente distrutta", ha avvertito Cooper. Trump ha poi rilanciato lo stesso messaggio su Truth Social.

L'Iran continua comunque ad attaccare le navi, anche se con una capacità di mira limitata: secondo un funzionario americano, soltanto il 2% delle imbarcazioni transitate nell'ultimo mese è stato colpito. Il traffico nel canale meridionale sarebbe così salito a 20-30 petroliere per notte, per una media di 9-10 milioni di barili, vale a dire circa la metà dei volumi prebellici. Esperti del mercato petrolifero e società che monitorano le petroliere dubitano però che i flussi siano così elevati, mentre i funzionari americani sostengono che i tracker li stiano sottostimando. Le periodiche segnalazioni di petroliere colpite continuano inoltre ad alimentare dubbi sulla reale sicurezza del passaggio.

I dati raccolti dal Wall Street Journal descrivono infatti una situazione meno rosea. Il traffico attraverso lo Stretto, che prima della guerra era in media di circa 130 navi al giorno, è sceso a 15 al giorno in agosto, tra gli attacchi iraniani e il blocco americano dei porti di Teheran. Lloyd's List Intelligence, che utilizza come riferimento una media prebellica di 85 transiti quotidiani, ne ha contati appena 3 il 23 agosto. Le due parti hanno cercato di imporre rotte diverse: l'Iran vicino alla propria costa, gli Stati Uniti lungo un canale che costeggia l'Oman, dove si è concentrata la maggior parte degli attacchi. Le esportazioni iraniane di greggio e condensati, secondo il Journal, sono allo stesso tempo scese a circa 280.000 barili al giorno a maggio, dagli oltre 2,2 milioni di febbraio.

Le previsioni di un prezzo del petrolio oltre i 150 dollari non si sono avverate, anche perché i modelli non avevano tenuto pienamente conto delle rotte alternative per far uscire il greggio dal Golfo e della riduzione delle importazioni cinesi. Il Brent resta comunque vicino ai 90 dollari, la benzina americana è passata da 2,98 a circa 4 dollari al gallone e la riserva strategica statunitense è scesa sotto i 300 milioni di barili, ai livelli più bassi dal 1983. Secondo Clarksons Research, noleggiare una superpetroliera dal Golfo alla Cina costa ormai oltre 500.000 dollari al giorno, più del doppio rispetto a prima della guerra.

L'operazione americana mostra comunque segnali di progresso. Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Kuwait hanno aderito, l'Arabia Saudita dovrebbe seguire e Washington spera che il Qatar cominci presto a far transitare le proprie metaniere lungo la rotta protetta. Entro metà settembre gli Stati Uniti puntano ad ampliare il canale principale in modo che almeno 50 navi possano entrare e uscire dal Golfo ogni notte, con l'obiettivo di riportare le esportazioni al 60-70% dei livelli prebellici.

Teheran cerca mediatori, Trump non vuole trattare


Due fonti regionali hanno detto ad Axios che negli ultimi giorni l'Iran ha mostrato un rinnovato interesse per i negoziati. Domenica il comandante dell'esercito pakistano Asim Munir è stato visto a Teheran nel tentativo di rilanciare la mediazione, seguito nei giorni successivi dal Ministro degli Esteri dell'Oman e, giovedì, dal primo ministro del Qatar, arrivato su richiesta iraniana. In pubblico, però, Teheran non ha cambiato posizione: chiede che gli Stati Uniti applichino il Memorandum e presentino condizioni per la riapertura dello stretto.

Trump, per ora, sostiene di non voler trattare. "Non voglio incontrarli, sono loro a volerlo. In realtà stanno implorando un accordo", ha scritto giovedì su Truth Social. L'inviato americano Steve Witkoff continua però a parlare con i qatarioti e con gli altri mediatori: i negoziatori americani vogliono capire se il blocco, la pressione economica e il crescente vantaggio nello stretto finiranno per ammorbidire la posizione di Teheran. Per Washington il Memorandum del 17 giugno non è più rilevante e i colloqui tra Oman e Iran su una nuova gestione dello Stretto vengono trattati come un elemento secondario.

La guerra ha, intanto, già ridisegnato gli equilibri della regione. Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno firmato il 7 agosto alla Mecca un patto di difesa collettiva, mentre gli attacchi contro più di 20 siti americani, compresa la base navale in Bahrein, hanno spinto il Pentagono a rivedere l'intera presenza militare statunitense nel Golfo. Il costo dell'operazione, secondo il segretario alla Difesa Pete Hegseth, aveva raggiunto 37,5 miliardi di dollari a luglio, prima dell'ultima ondata di raid, mentre stime interne del Pentagono riportate da NBC News, che includono la riparazione delle basi e il rimpiazzo di aerei e munizioni, arrivano a 80-100 miliardi.

In Iran sono morte più di 3.600 persone secondo la Human Rights Activists News Agency. Dall'inizio della guerra hanno perso la vita anche 18 militari americani, mentre Amnesty International aveva documentato almeno 28 civili uccisi nei Paesi arabi del Golfo fino al 3 giugno.


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Peste suina, norme insostenibili per i piccoli allevatori


Le nuove misure rischiano di colpire soprattutto chi pratica il pascolo brado. Il caso di Valli Unite, la cooperativa che produceva salumi e ha deciso di abbandonare l’allevamento di maiali

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Se vi piace camminare per sentieri tra Liguria e Piemonte, vi sarà capitato di vedere dei cartelli con le istruzioni per evitare la diffusione della peste suina, come cambiarsi o disinfettare le scarpe a fine passeggiata o evitare di abbandonare il sentiero. Si tratta di “buone prassi” che non prevedono sanzioni e si basano sul fatto che la trasmissione di questo virus avviene non soltanto tra cinghiali infetti, ma anche tramite veicoli, vestiti, calzature, attrezzature venute a contatto con carcasse o escrementi di cinghiali. Perciò gli escursionisti che percorrono la campagna a piedi, in mountain bike, con moto da cross o a cavallo possono essere inconsapevoli agenti di diffusione di questa malattia altamente contagiosa. Proibire queste attività però sarebbe un grave colpo per il turismo delle zone rurali.

La PSA, peste suina africana, colpisce esclusivamente i cinghiali e i maiali. Non si trasmette all’uomo, né con il contatto diretto né con il consumo di carne proveniente da un animale infetto. Tuttavia, sugli animali ha un tasso di mortalità che sfiora il 100 per cento. Se il problema rimanesse circoscritto ai cinghiali, probabilmente non susciterebbe grande preoccupazione, considerato il moltiplicarsi della loro popolazione e i danni che arrecano all’agricoltura. Invece, se il virus colpisce un maiale domestico, per l’allevamento che lo ospita le conseguenze sono pesanti, a partire dall’abbattimento dei capi, e altrettanto pesanti sono le ripercussioni per l’intero comparto produttivo che dalla trasformazione del maiale ricava un valore notevole, a partire dai salumi pregiati.

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La FTC fa causa ad Amazon, il Pentagono lancia ChatGPT militare, Runway presenta Solaris


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon martedì,
l'antitrust americano è tornato a colpire: la FTC e 22 stati accusano Amazon di aver gonfiato le aste pubblicitarie con dei "trucchi" che hanno generato 20 miliardi di dollari. Poi parleremo delle versioni militari di ChatGPT e Grok lanciate dal Pentagono; vedremo Solaris, la novità appena presentata da Runway, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Le news di oggi, selezionate a mano.

La FTC e 22 stati fanno causa ad Amazon per aste pubblicitarie gonfiate


Legge
Secondo l'accusa Amazon ha alzato di nascosto il prezzo minimo richiesto per piazzare annunci pubblicitari sulla piattaforma e ha gonfiato i costi all'insaputa degli inserzionisti, per un danno di almeno 20 miliardi di dollari. Le aste pubblicitarie assegnano in frazioni di secondo gli spazi accanto ai risultati di ricerca: in questo modo gli inserzionisti competono con le offerte dei competitor per far comparire i propri annunci. Amazon avrebbe inserito offerte proprie (e non dei competitor) nelle aste per gonfiare i prezzi e avrebbe cercato di nasconderle. L'intervento avrebbe riguardato fino all'80% delle aste per i prodotti sponsorizzati e i costi più alti si sarebbero trasferiti sui prezzi pagati dai consumatori. La FTC chiederà decine di miliardi di dollari di danni. Amazon nega le accuse e sostiene che il costo medio per clic è rimasto stabile dal 2019 al 2024.
~
Fonte: Reuters
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Il Pentagono lancia versioni militari di ChatGPT e Grok


Intelligenza Artificiale
I due strumenti si chiamano ChatGPT Mil e Grok for Government e arrivano su GenAI.mil, il portale centralizzato del Dipartimento della Difesa che dà accesso ai modelli AI commerciali senza far passare i dati sensibili dai canali consumer (è anche esente dalla raccolta dati ai fini di addestramento). Il portale è stato lanciato l'anno scorso con Google Gemini e ha già registrato oltre 1,7 milioni di utenti unici sui 3 milioni di dipendenti del dipartimento. ChatGPT Mil offre chat, file, progetti e altro, e servirà per lavoro non classificato come attività amministrative, logistica, pianificazione e policy. Grok for Government arriva tramite Starshield AI di SpaceX (una rete satellitare sicura basata sulla tecnologia Starlink) e secondo il Pentagono permetterà di eseguire missioni più rapidamente in numerosi contesti operativi.
~
Fonte: TechCrunch
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Runway ha presentato Solaris


Intelligenza Artificiale
Runway definisce Solaris un "Interface World Model": genera le schermate fotogramma per fotogramma in tempo reale, come un video, invece di scrivere codice. Il sistema risponde ai comandi dell'utente e ogni pulsante porta a una nuova schermata generata al momento. Secondo l'azienda supera i grandi modelli linguistici di frontiera nella creazione di nuove interfacce, misurata sulla fedeltà del layout e sulla conservazione dei contenuti indicati dall'utente. Solaris estende i world model GWM-1 presentati da Runway a dicembre 2025, che simulano ambienti e generano contenuti in tempo reale per mondi virtuali esplorabili, avatar e robotica. Le richieste di accesso anticipato sono aperte.
~
Fonte: Glitchwire
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È stato rilasciato OpenClaw 2.0


Intelligenza Artificiale
OpenClaw è una piattaforma di agenti AI installabile direttamente sul dispositivo (il progetto è stato inglobato da OpenAI). L'aggiornamento è stato sviluppato in modo interamente crowdsourced da 933 contributor, di cui 569 alla prima partecipazione e, secondo la fondazione, è il più grande update nella storia del progetto. Nello specifico, le configurazioni tecniche sono state spostate fuori dal processo di installazione, semplificate o eliminate per rendere il primo avvio più rapido. Il browser è stato ricostruito da zero: è l'interfaccia dove gli utenti assegnano compiti agli agenti e seguono i lavori in corso. Le nuove Shared Cloud Sessions permettono a più agenti di subentrare su attività in corso mantenendo tutto il contesto. Arrivano anche la ricerca nelle conversazioni precedenti, schede che mostrano l'avanzamento dei task in tempo reale e una funzione per condividere le credenziali con un agente senza mostrarle nella chat.
~
Fonte: Mashable
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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L'UE designa ChatGPT, Reddit e Roblox come "piattaforme molto grandi"


Legge
I tre servizi (ChatGPT, Reddit e Roblox) hanno dichiarato di raggiungere almeno 45 milioni di utenti mensili nell'Unione Europea: è la soglia che fa scattare la designazione prevista dal Digital Services Act. Da qui hanno quattro mesi per rispettare gli obblighi aggiuntivi: devono valutare e ridurre i rischi di diffusione di contenuti illegali, limitare gli effetti negativi sui minori e sul benessere fisico e mentale degli utenti e contenere i rischi per i diritti fondamentali, i processi elettorali e la sicurezza pubblica. La Commissione europea supervisionerà il rispetto delle regole e otterrà poteri investigativi sulle funzionalità dei servizi. Ai fini del DSA ChatGPT è classificato come motore di ricerca online, mentre Reddit e Roblox sono piattaforme online perché permettono agli utenti di diffondere al pubblico contenuti di terzi.
~
Fonte: Reuters
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Interruzione di Microsoft Outlook segnalata da migliaia di utenti lunedì


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Il business pubblicitario di OpenAI raggiunge 1 miliardo di dollari di ricavi annualizzati


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Runway presenta Solaris


Runway alza ancora l'asticella e presenta Solaris, il suo primo "Interface World Model": un modello pensato per capire e generare interfacce utente in tempo reale, come veri e propri mondi interattivi.

Vedi video su youtube.com (eng - 1:23)

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La FTC e 22 stati fanno causa ad Amazon per aste pubblicitarie gonfiate


Danni contestati per oltre 20 miliardi di dollari.
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In breve:


Secondo l'accusa Amazon ha alzato di nascosto il prezzo minimo richiesto per piazzare annunci pubblicitari sulla piattaforma e ha gonfiato i costi all'insaputa degli inserzionisti, per un danno di almeno 20 miliardi di dollari. Le aste pubblicitarie assegnano in frazioni di secondo gli spazi accanto ai risultati di ricerca: in questo modo gli inserzionisti competono con le offerte dei competitor per far comparire i propri annunci. Amazon avrebbe inserito offerte proprie (e non dei competitor) nelle aste per gonfiare i prezzi e avrebbe cercato di nasconderle. L'intervento avrebbe riguardato fino all'80% delle aste per i prodotti sponsorizzati e i costi più alti si sarebbero trasferiti sui prezzi pagati dai consumatori. La FTC chiederà decine di miliardi di dollari di danni. Amazon nega le accuse e sostiene che il costo medio per clic è rimasto stabile dal 2019 al 2024.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Amazon sued by FTC, 22 US states over ad sales practices | Reuters
Amazon.com illegally raised prices for advertisers by surreptitiously raising the minimum price required to place ads that ‌promote their products, the U.S. Federal Trade Commission alleged in a lawsuit filed in federal court Monday.
Reuters


Alternativa in italiano:

La Ftc vuole intentare una causa contro Amazon: il titolo perde il 3% a Wall Street | MilanoFinanza News
La Commissione e oltre 20 Stati accusano il gigante dell'e-commerce di aver guadagnato miliardi manipolando i prezzi degli annunci sulla sua piattaforma di vendita al dettaglio
MF Milano Finanza

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L'UE designa ChatGPT, Reddit e Roblox come "piattaforme molto grandi"


Quindi soggette a forti regolazioni.
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In breve:


I tre servizi (ChatGPT, Reddit e Roblox) hanno dichiarato di raggiungere almeno 45 milioni di utenti mensili nell'Unione Europea: è la soglia che fa scattare la designazione prevista dal Digital Services Act. Da qui hanno quattro mesi per rispettare gli obblighi aggiuntivi: devono valutare e ridurre i rischi di diffusione di contenuti illegali, limitare gli effetti negativi sui minori e sul benessere fisico e mentale degli utenti e contenere i rischi per i diritti fondamentali, i processi elettorali e la sicurezza pubblica. La Commissione europea supervisionerà il rispetto delle regole e otterrà poteri investigativi sulle funzionalità dei servizi. Ai fini del DSA ChatGPT è classificato come motore di ricerca online, mentre Reddit e Roblox sono piattaforme online perché permettono agli utenti di diffondere al pubblico contenuti di terzi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

ChatGPT, Reddit, Roblox to adhere to EU's "very large platform" rules | Reuters
The European Commission on Monday said ChatGPT, Reddit and Roblox will need ​to adhere to the EU regulations ‌for very large online platforms and search engines.
Reuters


Alternativa in italiano: non pervenuta

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È stato rilasciato OpenClaw 2.0


Il più grande aggiornamento nella storia del progetto.
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In breve:


OpenClaw è una piattaforma di agenti AI installabile direttamente sul dispositivo (il progetto è stato inglobato da OpenAI). L'aggiornamento è stato sviluppato in modo interamente crowdsourced da 933 contributor, di cui 569 alla prima partecipazione e, secondo la fondazione, è il più grande update nella storia del progetto. Nello specifico, le configurazioni tecniche sono state spostate fuori dal processo di installazione, semplificate o eliminate per rendere il primo avvio più rapido. Il browser è stato ricostruito da zero: è l'interfaccia dove gli utenti assegnano compiti agli agenti e seguono i lavori in corso. Le nuove Shared Cloud Sessions permettono a più agenti di subentrare su attività in corso mantenendo tutto il contesto. Arrivano anche la ricerca nelle conversazioni precedenti, schede che mostrano l'avanzamento dei task in tempo reale e una funzione per condividere le credenziali con un agente senza mostrarle nella chat.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenClaw 2.0: How to try the updated AI agent, what’s new
Do you hear that? That’s the sound of thousands of Mac Minis all crying out at once.
MashableMatt Binder


Alternativa in italiano:

OpenClaw 2.0 semplifica la configurazione e migliora l'app
Dopo circa due mesi di sviluppo e oltre 16.000 modifiche è stata rilasciata la versione 2.0 di OpenClaw, popolare piattaforma per agenti AI.
Punto Informatico

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Runway ha presentato Solaris


Il modello disegna ogni schermata in tempo reale.
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In breve:


Runway definisce Solaris un "Interface World Model": genera le schermate fotogramma per fotogramma in tempo reale, come un video, invece di scrivere codice. Il sistema risponde ai comandi dell'utente e ogni pulsante porta a una nuova schermata generata al momento. Secondo l'azienda supera i grandi modelli linguistici di frontiera nella creazione di nuove interfacce, misurata sulla fedeltà del layout e sulla conservazione dei contenuti indicati dall'utente. Solaris estende i world model GWM-1 presentati da Runway a dicembre 2025, che simulano ambienti e generano contenuti in tempo reale per mondi virtuali esplorabili, avatar e robotica. Le richieste di accesso anticipato sono aperte.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Runway's Solaris Turns Any Prompt Into a Functioning Interface, No Code Required — Glitchwire
The video AI company's new Interface World Model generates interactive UIs frame by frame, outperforming frontier LLMs on structural accuracy and information retention.
Glitchwire


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il Pentagono lancia versioni militari di ChatGPT e Grok


Accesso per 3 milioni di dipendenti della Difesa.
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In breve:


I due strumenti si chiamano ChatGPT Mil e Grok for Government e arrivano su GenAI.mil, il portale centralizzato del Dipartimento della Difesa che dà accesso ai modelli AI commerciali senza far passare i dati sensibili dai canali consumer (è anche esente dalla raccolta dati ai fini di addestramento). Il portale è stato lanciato l'anno scorso con Google Gemini e ha già registrato oltre 1,7 milioni di utenti unici sui 3 milioni di dipendenti del dipartimento. ChatGPT Mil offre chat, file, progetti e altro, e servirà per lavoro non classificato come attività amministrative, logistica, pianificazione e policy. Grok for Government arriva tramite Starshield AI di SpaceX (una rete satellitare sicura basata sulla tecnologia Starlink) e secondo il Pentagono permetterà di eseguire missioni più rapidamente in numerosi contesti operativi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Pentagon now has its own version of ChatGPT and Grok | TechCrunch
Versions of OpenAI's ChatGPT and SpaceXAI's Grok will join Google's Gemini on the Pentagon's central portal for AI tools.
TechCrunchKirsten Korosec


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Ho Realizzato uno Spot da 10k€ Gratis con l'AI


Uno spot da €10.000 realizzato in un pomeriggio con l'AI: le due strade che ho provato, quella che funziona davvero e i dettagli dove il risultato fa ancora schifo.

youtube.com/embed/rS_0mA_0JQ8?…
Oggi pomeriggio, in un paio d'ore, ho realizzato uno spot del mio studio legale. Con la strada classica avrei dovuto chiamare un'agenzia, una troupe, un direttore della fotografia, mettere in conto 5 giorni di riprese e un budget di almeno €10.000. L'ho fatto da solo, alla scrivania. E in questo articolo ti spiego esattamente come, compresi gli errori che ho fatto all'inizio e i punti dove il risultato fa ancora schifo, perché non è tutto oro quello che luccica. Ma quello che funziona sta cambiando completamente le regole del gioco.

Sgombriamo subito il campo da quello che non funziona


Ci sono un sacco di video su YouTube, soprattutto sui profili ufficiali di alcune piattaforme, che ti fanno vedere risultati pazzeschi, dei veri e propri film. E quindi ci vendono tutti un po' l'idea del «scrivi una cosa e ti realizzi Hollywood a casa tua spendendo €3 di token». Ad oggi non è esattamente così: i passaggi sono un po' più complessi di quelli che ti fanno vedere.

Però le potenzialità sono pazzesche, e la cosa importante è un'altra: questi sistemi stanno abbattendo un muro che è stato lì per un sacco di anni. Da una parte le produzioni professionali, con troupe, persone e telecamere da migliaia di euro. Dall'altra tutto quello che facevamo noi comuni mortali. E anche se avevi un sacco di soldi per la produzione, poi dovevi conoscere Premiere, i VFX, le animazioni, insomma un sacco di cose che oggi vengono fatte scrivendo un prompt.

Le due strade per realizzare lo spot


Andiamo nel pratico. Hai principalmente due strade, e io le ho provate entrambe.

La prima, quella più complessa ma anche quella che ti vendono di più nei tutorial che trovi in giro, è passare da Claude Code: connetti Xfield tramite MCP, così Claude può generare direttamente sulla piattaforma, e poi discuti con l'ultimo modello di Claude. Gli dici «guarda, io vorrei realizzare questo video, voglio utilizzare me come personaggio, voglio metterci questa cosa, creami lo script» e lui parte.

Connettere Xfield a Claude è veramente semplicissimo: vai sul sito di Xfield, copi l'indirizzo del server, clicchi su OpenCloud Customize e si apre la schermata di Claude dove inserisci l'indirizzo, dai un nome alla connessione e fai «aggiungi». A quel punto si apre il login di Xfield, metti le tue credenziali e sei connesso: da qualunque chat di Claude puoi generare qualsiasi immagine o video ti venga in mente, e Claude inizia a creare i prompt da mandare a Xfield.

Ti dico com'è andata a me, onestamente: questa strada mi ha fatto spendere un botto di token di Claude, perché il modello consuma tantissimo, e soprattutto un botto di crediti su Xfield. Ti sto parlando di 1500 crediti, per risultati che a mio parere non sono perfetti. Le scene erano valide, ma valide singolarmente, e quindi hanno richiesto un lavoro di assemblaggio in fase di editing. Insomma, non mi ha fatto impazzire.

La seconda strada è lavorare direttamente su Xfield. Se non sai cos'è: si tratta di un sito che raccoglie diversi motori di generazione di immagini e video, con un sacco di preset già pronti. Tutto il mondo AI in un unico posto, e questo rende le cose molto più semplici. È la strada che mi ha dato il risultato migliore, lo spot in formato epico, e me l'ha fatto fare più o meno in 20 minuti. Tra l'altro sono contento che Xfield abbia contribuito a realizzare questo contenuto: è una piattaforma che uso da un sacco di tempo, perché avere tutto quanto lì è infinitamente comodo, dai video verticali UGC ai video di presentazione prodotto fino al cambio faccia sulle foto.

La vera differenza la fa il concetto del video


Qualunque strada tu scelga, il punto vero è un altro, e te lo dico perché all'inizio l'ho sbagliato anch'io. Tutto quello che è cinema è fatto di scene. Quello che dà dinamismo, quello che ti fa percepire un girato come un film o uno spot di alto livello, è avere tante scene, tanti take. E per avere un buon risultato con le AI serve esattamente la stessa cosa.

Quindi bisogna studiare il concetto del video, studiare la sceneggiatura e immaginarla come tanti take diversi. Non puoi semplicemente dirgli «fammi un film». Il posto migliore per fare questo lavoro rimane comunque Claude: apri una sessione, in chat o in Claude Code è abbastanza indifferente, gli dici cosa vuoi creare e gli chiedi di darti l'idea della sceneggiatura dei vari take. In questo modo sai esattamente cosa andare a generare.

Come ho costruito lo spot, passo per passo


Poi c'è una prima enorme distinzione: se vuoi utilizzare te stesso, o comunque qualcuno di reale, devi prima addestrare un modello con la tua faccia. E questa è la parte più difficoltosa, perché nella generazione video è molto facile che l'AI si discosti da quel modello.

Poi c'è la scena. Nel mio caso era il Tribunale di Milano, e quindi ho dovuto caricare diverse foto, ovviamente utilizzabili, per generare le varie ambientazioni: l'esterno sulla scala, l'atrio, e poi dentro l'aula.

Su Xfield il flusso è questo: apri un nuovo progetto in Cinema Studio, carichi le tue foto e realizzi il tuo avatar. Fatto quello, carichi le foto della location. A questo punto usi il director AI che c'è dentro la piattaforma e gli chiedi di generare lui il prompt che genera il video. Questa cosa va fatta, perché se scrivi direttamente in linguaggio naturale non ottieni il risultato che desideri. Per i prompt io uso anche una skill ufficiale creata da Xfield, da caricare su Claude.

Il risultato è stato buono al primo colpo, sinceramente. Nel video ci sono io, la location è corretta, l'aula del Tribunale di Milano è esattamente quella. Questo è stato davvero impressionante, e ho pure risparmiato un sacco di crediti rispetto alla prima strada. Quello che devi comunque fare alla fine, una volta generate le scene, è un montaggio professionale, perché senza quello il risultato non regge.

Dove fa ancora schifo, te lo dico onesto


Ci sono dettagli su cui il risultato fa schifo: alcuni dettagli delle mani, alcuni dettagli degli oggetti. Per un risultato veramente perfetto dovresti renderizzare a parte le singole cose che vuoi inserire nel video, su Xfield o su un'altra piattaforma, e poi metterle dentro il prompt con specifiche precise. Più dettagli inserisci, più il prompt diventa preciso.

E tieni conto di una cosa: lo spot che ho fatto è stato realizzato con ⟨Seedance⟩ 2.0, ed è già uscito ⟨Seedance⟩ 2.5, che ha fatto un salto epocale. Questa è la peggiore AI che useremo mai: da qui in poi migliora e basta.

Il paradosso dei video veri


Questi sistemi, te lo dico, fanno paura. Come ha detto Mosseri, il capo di Instagram, tutti noi iniziamo ad avere bisogno di qualcosa di reale, perché questa roba ti fa vedere cose che oggettivamente non esistono. Io qualche anno fa avevo fatto una previsione: le piattaforme avrebbero inserito dei tag per riconoscere i contenuti generati con l'intelligenza artificiale.

Credo che quella previsione fosse giusta, ma al contrario. Sarà molto più facile individuare i video veri, perché l'AI è troppo brava a fare quelli finti, non so se mi sono spiegato. E credo che a breve avremo sui telefoni e sulle videocamere dei sistemi che metteranno degli stamp sulle cose reali, permettendo alle piattaforme di dirci cosa è reale e cosa no.

Detto questo, la cosa pazzesca resta un'altra. Quello per cui ti servivano una valanga di soldi e una valanga di competenze oggi diventa sempre più facile e alla portata di tutti. Uno spot da €10.000 fatto in un pomeriggio da uno solo, senza troupe e senza sapere una riga di Premiere: due anni fa era impensabile.

E se in questo momento stai pensando «ok Giuseppe, ma io non so un cazzo di Claude Code», tranquillo, nessun problema: si impara da principiante in poco tempo, e ti assicuro che ne vale la pena. Tu intanto fatti una domanda concreta: qual è la prima cosa che produrresti, oggi, se il budget non fosse più il problema?

Guarda il video su YouTube

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X scopre 200 account cinesi che spingevano le proteste contro i data center


La rete cercava di amplificare le paure per bollette e consumi energetici, ma i sondaggi mostrano che l'opposizione alle infrastrutture per l'AI è già ampiamente diffusa negli Stati Uniti.

Circa 200 account riconducibili a una presunta fabbrica di bot cinesi hanno cercato di spingere gli americani a opporsi ai data center per l'intelligenza artificiale, ha reso noto X giovedì sera. Il team di sicurezza della piattaforma ha indagato su profili sospettati di partecipare a operazioni di influenza provenienti dalla Cina e ne ha individuati 200.000. Tra questi, circa 200 pubblicavano contenuti "in un modo che potrebbe manipolare un dibattito legittimo sulla politica americana in materia di intelligenza artificiale ed energia". I post sostenevano che i data center mettessero sotto pressione la rete elettrica e facessero aumentare le bollette e comprendevano "vignette che ritraevano i gestori dei data center mentre si arricchiscono a spese del pubblico".

The X Safety team conducted an investigation into suspected Chinese inauthentic accounts involved in influence operations:

We identified a bot farm of approximately 200,000 accounts. Within this farm, we found 200 accounts posting in a manner that could manipulate a legitimate… pic.twitter.com/Mj0SqerdlH
— Global Government Affairs (@GlobalAffairs) August 28, 2026


Il Congresso cerca la mano di Pechino


I repubblicani al Congresso indagano da mesi sulle campagne di influenza degli avversari stranieri, convinti che Pechino stia cercando di rallentare Washington nella corsa ai sistemi di intelligenza artificiale più avanzati. Il 4 giugno i presidenti della Commissione Energia e Commercio della Camera hanno scritto al direttore dell'FBI Kash Patel e ai consiglieri della Casa Bianca per la scienza e la tecnologia chiedendo un briefing sulle presunte operazioni di propaganda di Cina, Russia e Iran contro lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e l'espansione dei data center. La lettera citava diversi rapporti, tra cui uno secondo il quale le campagne di opposizione avrebbero ritardato o bloccato progetti per circa 45,8 miliardi di dollari nella sola Virginia.

A giugno OpenAI aveva reso noto di aver smantellato due reti clandestine collegate alla Cina che utilizzavano ChatGPT per produrre contenuti destinati a influenzare il dibattito americano sui consumi energetici dell'intelligenza artificiale e sui dazi nel settore tecnologico. Una delle due generava, a partire da richieste scritte in cinese semplificato, vignette sulle bollette gonfiate dai data center, secondo uno schema analogo a quello delle immagini ora segnalate da X. Le campagne non avevano ottenuto una diffusione significativa, ma indicavano il tentativo di attori stranieri di sfruttare le preoccupazioni economiche degli americani.

Propaganda e opinione pubblica

I bot cinesi non spiegano la rivolta americana contro i data center


X ha individuato duecento account cinesi che spingevano gli americani a opporsi ai data center per l'intelligenza artificiale. Ma l'opposizione era già maggioritaria: in quattro mesi è cresciuta di dodici punti ed è oggi trasversale ai tre schieramenti.

Grafica di FocusAmerica30 agosto 2026


Su circa 200.000 account cinesi non autentici individuati da X, 200 pubblicavano contenuti sui data center. I contrari a un data center nella propria zona sono passati dal 49% di febbraio-marzo al 61% di giugno-luglio (Annenberg Public Policy Center); i favorevoli sono scesi dal 21% al 14%. L'opposizione riguarda il 69% dei democratici, il 54% dei repubblicani e il 53% degli indipendenti. Per Economist/YouGov, il 24% degli americani giudica i nuovi data center un bene per il Paese e il 47% un male.


L'indagine di X, 28 agosto 2026

Account individuati
0

Quelli sui data center
0

Profili cinesi non autentici trovati dal team di sicurezza della piattaforma
Pubblicavano contenuti sui data center e sulla politica energetica americana

1 su 1.000Ogni punto vale 200 account. Uno solo, in rosso, riguardava i data center.

Il salto

In quattro mesi i contrari sono passati dal 49% al 61%


Quota di americani che si dichiara contraria o favorevole alla costruzione di un data center nella propria zona. Rilevazioni dell'Annenberg Public Policy Center su 1.320 adulti.

Nessuna eccezione

L'opposizione è maggioritaria in tutti e tre gli schieramenti


Contrari a un data center nella propria zona, per appartenenza politica. Tocca una riga per evidenziare il dato.

Il giudizio sul Paese

Solo un americano su quattro considera i data center un bene


Risposte alla domanda se la costruzione di nuovi data center faccia bene o male agli Stati Uniti. Sondaggio Economist/YouGov su 1.536 adulti, 21-24 agosto 2026.

Come ci siamo arrivati

Tre mesi di allarmi, sondaggi e inchieste


Tocca una data per aprire la scheda.

Duecento account non spostano dodici punti di opinione pubblica in quattro mesi. La propaganda straniera, se ha agito, si è innestata su un malcontento che era già maggioritario e che attraversa i due partiti.

Fonti: X, Global Government Affairs (28 agosto 2026); Annenberg Public Policy Center, University of Pennsylvania (1.320 adulti, 16 giugno - 19 luglio 2026); Economist/YouGov (1.536 adulti, 21-24 agosto 2026); Data Center Watch; Axios; OpenAI.

Un'opposizione che esisteva già


Democratici e repubblicani sostengono però sempre più spesso moratorie sui data center e, a livello locale, hanno fatto propria la logica del "non nel mio cortile" nei confronti di queste enormi infrastrutture. La resistenza è diventata un rischio finanziario per l'intero settore, osserva Madison Mills di Axios: diverse banche di Wall Street hanno citato di recente l'opposizione politica tra i rischi per un comparto che, per continuare a crescere, ha bisogno di nuovi impianti e di una capacità di calcolo sempre maggiore.

Per Jim Prosser, consulente di comunicazione della Silicon Valley ed ex responsabile della comunicazione aziendale di Twitter, la tesi della "operazione psicologica cinese" è il nuovo argomento con cui le grandi aziende tecnologiche cercano di cambiare la conversazione sui data center, una strategia che giudica "preoccupante e frustrante". "Se riesci a mettere d'accordo Greg Abbott e Kathy Hochul su qualcosa, probabilmente non è un'operazione psicologica cinese e probabilmente non è un'allucinazione collettiva", ha detto ad Axios, riferendosi al governatore repubblicano del Texas e alla governatrice democratica di New York. "Se sei un venture capitalist di Atherton o Menlo Park che spiega come dovrebbe sentirsi qualcuno in Ohio e in Ohio non ci sei mai stato, il problema sei tu".

I sondaggi confermano almeno l'ampiezza dell'opposizione. Il 61% degli americani è contrario alla costruzione di nuovi data center nella propria zona, secondo una rilevazione dell'Annenberg Public Policy Center della University of Pennsylvania pubblicata il 12 agosto e condotta tra giugno e luglio: 12 punti in più rispetto alla precedente indagine dello stesso centro, svolta tra febbraio e marzo. L'opposizione è maggioritaria tra i democratici (69%), ma anche tra i repubblicani (54%) e gli indipendenti (53%). Un sondaggio Economist/YouGov pubblicato martedì va nella stessa direzione: solo il 24% degli americani considera i nuovi data center un bene per il Paese, mentre il 47% li considera un male.

Sui social circolano inoltre numerosi video di residenti che partecipano in massa alle riunioni dei consigli locali per opporsi alla costruzione dei data center. L'eventuale propaganda cinese si è quindi innestata su un malcontento già esistente, che i 200 account individuati da X non bastano da soli a spiegare.

Questa voce è stata modificata (2 giorni fa)

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Sony e Warner fanno causa ad Anthropic per il copyright musicale


Gli editori accusano la società di aver usato senza autorizzazione decine di migliaia di composizioni per addestrare Claude e chiedono fino a 150.000 dollari per ogni opera violata.

Sony Music Publishing e Warner Chappell Music, le divisioni editoriali dei due gruppi musicali, hanno depositato nella tarda serata di venerdì una causa contro Anthropic davanti al tribunale federale della California settentrionale. Il ricorso indica tra i destinatari della causa anche l'amministratore delegato Dario Amodei e il cofondatore Benjamin Mann e definisce la condotta della società, che sviluppa i modelli di intelligenza artificiale Claude, "uno dei più grandi e più sfacciati furti di proprietà intellettuale della storia, tuttora in corso". Anthropic non ha commentato.

La causa si distingue dalle precedenti per la sua portata. Sony e Warner sostengono infatti che Anthropic abbia addestrato i propri modelli senza autorizzazione utilizzando "decine di migliaia" di composizioni protette dal diritto d'autore, mentre le azioni intentate finora riguardavano cataloghi più limitati: quella di BMG, per esempio, contesta la violazione del copyright su 493 composizioni. Nelle 48 pagine del ricorso, i legali accusano Anthropic di aver condotto "una campagna sfacciata di torrenting, scraping e download illegali di opere protette su scala massiccia" per sviluppare la serie di modelli Claude e "trarne profitti enormi". Sostengono inoltre che la società abbia estratto testi di canzoni anche da archivi autorizzati come Musixmatch e LyricFind.

I ricorrenti chiedono fino a 150.000 dollari di risarcimento per ogni opera violata, oltre a 25.000 dollari per ogni rimozione delle informazioni sul copyright. Con questa causa tutte e tre le major discografiche hanno ora contenziosi aperti contro Anthropic: anche Universal è in causa contro la società dal 2023 insieme a Concord e ABKCO.

Il precedente da 1,5 miliardi di dollari


L'accusa di aver utilizzato materiale piratato non è nuova per Anthropic. Nel settembre 2025 la società aveva accettato di pagare 1,5 miliardi di dollari ad autori ed editori di libri per chiudere un contenzioso sul copyright, in quella che è stata definita la più grande transazione di questo tipo nella storia degli Stati Uniti. Il diritto d'autore musicale, spiega Sara Fischer di Axios, è strutturato in modo da poter esporre le società di intelligenza artificiale a più cause per la stessa canzone.

Un brano comprende infatti diverse componenti tutelate separatamente, tra cui il testo, la composizione e la registrazione, i cui diritti possono essere detenuti da artisti, editori musicali ed etichette. Le canzoni pubblicate commercialmente, ciascuna con il proprio copyright registrato, offrono inoltre ai ricorrenti una base solida per chiedere i danni statutari, cioè risarcimenti stabiliti dalla legge che non richiedono di dimostrare in tribunale l'entità della perdita economica subita.

L'industria musicale ha una lunga storia di battaglie giudiziarie sul diritto d'autore, dagli anni di Napster e LimeWire in poi, e questa causa apre un nuovo fronte di uno scontro che potrebbe protrarsi per anni. Per Anthropic, che ha già pagato una somma considerevole per chiudere il contenzioso con autori ed editori di libri, la frammentazione dei diritti musicali rappresenta un rischio ulteriore: una stessa canzone può dare origine a più rivendicazioni distinte, presentate da diversi titolari dei diritti.

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Cuba accelera le riforme economiche sotto la pressione di Trump


Le imprese private potranno importare ed esportare senza più passare dallo Stato, mentre gli investitori stranieri assumere direttamente.

Cuba si prepara ad allentare alcuni dei controlli più rigidi sulla sua economia comunista. Le imprese private potranno così commerciare direttamente con le aziende straniere, mentre gli investitori esteri potranno assumere lavoratori senza passare attraverso un'agenzia statale e avranno maggiori possibilità di sviluppare progetti immobiliari sull'isola. Le misure, che potrebbero entrare in vigore già questa settimana, traducono in legge le riforme approvate a giugno e arrivano mentre l'Amministrazione Trump sta aumentando sempre di più la pressione sul Paese, con un blocco petrolifero in vigore da gennaio e nuove sanzioni.

Carlos Luis Jorge Méndez, vice Ministro del Commercio Estero e degli Investimenti Esteri, ha spiegato in un'intervista esclusiva a USA Today all'Avana che si tratta di alcune delle più importanti tra le 176 riforme economiche approvate all'unanimità dall'Assemblea Nazionale il 18 giugno. Secondo Méndez, segnano un cambiamento destinato a durare, non un nuovo esperimento temporaneo con l'impresa privata. "Questo rafforza l'idea che Cuba si stia aprendo", ha detto. "È un processo reale, è per davvero. Non è una manovra retorica".

Le imprese private potranno così gestire direttamente importazioni ed esportazioni e, salvo alcune eccezioni, importare liberamente i beni di cui hanno bisogno. Sarà, inoltre, eliminato l'obbligo per gli investitori stranieri di assumere lavoratori attraverso lo Stato cubano e verranno ampliati i diritti degli stranieri nello sviluppo di progetti immobiliari. Tutte le riforme dovrebbero essere tradotte in legge entro la fine dell'anno.

Le cautele sulla reversibilità delle riforme


Quando furono annunciate a giugno, le misure furono accolte favorevolmente da alcuni analisti e imprenditori statunitensi e cubani, mentre il governo americano le liquidò come un’operazione di facciata. John Kavulich, presidente dello U.S.-Cuba Trade and Economic Council, associazione commerciale che si occupa dei rapporti con Cuba dal 1994, ha detto a USA Today che la direzione intrapresa rappresenta “una buona traiettoria”. Ha però avvertito che, senza una modifica della Costituzione, le riforme restano reversibili, come dimostrato da alcune aperture introdotte durante il disgelo con l’Amministrazione Obama e successivamente ritirate.

“La Costituzione cubana dovrà essere adeguata e non c’è molto tempo per farlo”, ha aggiunto Kavulich. Méndez sostiene invece che le trasformazioni in corso stiano modificando il funzionamento dell’economia cubana “in modo così profondo che sarà molto difficile tornare indietro”. La svolta arriva in una fase di forte tensione con Washington. I colloqui diretti tra i due Paesi si sono interrotti, ha confermato Méndez, e potranno riprendere soltanto se verrà individuato un terreno comune. “Manteniamo la nostra posizione, ma siamo disposti a continuare il dialogo”, ha detto.

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I 7 Libri Che Ti Rendono Pericolosamente Intelligente


Sette libri che non ti danno nozioni: ti riscrivono il cervello. La truffa delle previsioni, il test di Linda, il resulting e il discorso dei due pesciolini.

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Praticamente tutti leggiamo per due motivi. O per intrattenerci e passare il tempo, quindi romanzi, oppure per informarci e accumulare nozioni. E nel secondo caso, nella stragrande maggioranza dei casi, poi nella nostra vita non cambia veramente nulla. Lo so perché è successo a me per un sacco di anni, prima del 2020. Poi ho scoperto che ci sono pochissimi libri che ti rendono pericolosamente più intelligente: ti riscrivono letteralmente il cervello, cambiano come pensi, come decidi e come vedi quello che gli altri non vedono nemmeno. In questi anni ho letto centinaia di libri e ne ho selezionati sette.

Il truffatore che non ha previsto niente


Parto con una storia. Sei tranquillo a casa tua e ti arriva un WhatsApp anonimo: il mercato salirà. Tu dici "ma che cazzo?", poi una settimana dopo quelle azioni sono salite davvero. Il mese dopo un altro messaggio: scenderanno. E scendono. E poi un altro, e un altro. A quel punto ti arriva la proposta di mettere i tuoi soldi in un fondo speciale. Ce li metti. Due mesi dopo non ci sono più, ovviamente.

Il trucco è semplice. Il truffatore prende 10.000 contatti. A metà scrive che il mercato sale, a metà che scende. Il mese dopo riscrive solo ai 5.000 per cui la previsione era giusta, li divide di nuovo, e va avanti così finché gli restano in mano 100-200 persone convinte che lui non sbagli un colpo. Costo dell'operazione, oggi, zero. E lui non ha previsto niente.

Questa storiella, purtroppo vera, viene da Giocati dal caso di Nassim Taleb. E il punto non è la truffa: è che il mercato reale produce lo stesso risultato senza nessun truffatore. Taleb ti fa l'esempio di 10.000 fondi gestiti da computer volutamente incompetenti: anno dopo anno, i sopravvissuti, anche se non capiscono un cazzo di investimenti, verranno acclamati come profeti. E nessuno penserà al 99,9% che non c'è riuscito.

La lezione: quando vedi un risultato straordinario, chiediti quanti erano i contendenti alla partenza. Se una su 10 ci azzecca, ok. Se una su 10.000, quel risultato non vale niente. E vale anche con te stesso: metti in una colonna quello che hai controllato tu e nell'altra il caso, il tempismo, la botta di culo. E una frase del libro mi è rimasta impressa: "Nessuno accetta il caso nel proprio successo, soltanto nel proprio fallimento".

La domanda che ha fregato l'85% degli studenti di Stanford


Ti faccio la domanda, hai 10 secondi. Linda ha 31 anni, è schietta, brillante, laureata in filosofia. Da studentessa era ossessionata dalla giustizia sociale. Qual è l'opzione più probabile? A: Linda fa la cassiera in banca. B: Linda fa la cassiera in banca ed è attiva nel movimento femminista della sua città.

Hai risposto B? Come l'89% delle persone. Ed è assurdo, perché ogni cassiera femminista è comunque una cassiera: B non può essere più probabile di A. Questa domanda è stata fatta a dottorandi di Stanford, gente che studia la probabilità di mestiere: l'85% l'ha sbagliata. Il problema è che la nostra testa non valuta le probabilità, valuta quanto una storia suona bene. E "cassiera femminista" è una storia migliore di "cassiera". Ti assicuro che l'ho sbagliata anch'io.

Il libro è Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman. Un librone pazzesco, ti avviso: complesso, ci ho messo veramente tempo a digerirlo, è un manuale applicato di psicologia e decision making. Kahneman ha vinto il Nobel per l'economia nel 2002, ed è già una barzelletta, perché di mestiere lui fa lo psicologo. Quello che ti insegna è che la parte lenta del cervello, quella che dovrebbe controllare tutto il resto, alla fine non controlla: firma senza farci attenzione. La tua testa costruisce una storia perfetta sui pochissimi pezzi che ha, senza dirti che ce ne sono centinaia che non ha.

L'uomo che si era innamorato della tastiera


Non so se conosci Mike Lazaridis, l'inventore del BlackBerry. Nell'estate del 2009 il BlackBerry rappresentava metà del mercato mondiale degli smartphone. Nel 2014, l'1%. Cos'è successo? Mike si era innamorato della tastiera fisica, guardava i milioni di persone che la usavano e diceva "dai, cazzo, è l'idea del secolo". Non vedeva i miliardi di persone che volevano uno schermo.

Questa storia viene da Pensaci ancora di Grant, e la frase chiave del libro è: "Le nostre convinzioni diventano prigioni che costruiamo da soli". Grant dice che quando difendiamo le nostre ragioni indossiamo tre abiti: il predicatore, che difende l'idea come fosse sacra; l'accusatore, che attacca chi la pensa diversamente; il politico, che ti dice quello che vuoi sentire. E lui stesso ammette di aver preso l'idea da un ricercatore che si chiama Tetlock — che guarda caso è l'autore del quinto libro. Grant aggiunge la quarta maschera, quella dello scienziato: quello che non ha ragione per il gusto di aver ragione, ma testa le proprie convinzioni.

E c'è un'altra cosa che ti cambia il modo di pensare: i problemi non li hanno i principianti assoluti, perché sanno di non sapere. Il problema arriva quando passi da principiante a dilettante, quando ne sai abbastanza da sentirti arrivato ma non sei arrivato da nessuna parte. Cambiare idea vuol dire che stai crescendo. Non te lo dimenticare mai, per favore.

La peggior scelta della storia della NFL, che non lo era


Primo febbraio 2015, il Super Bowl. Mancano 24 secondi, Seattle sta perdendo di quattro punti, la palla è a un metro dalla linea che darebbe la vittoria. In campo c'è Lynch, soprannominato Beast Mode, fatto apposta per quel singolo metro. Tutto lo stadio sa già come andrà. E invece l'allenatore fa lanciare, gli avversari intercettano, partita finita. Il giorno dopo: la peggior scelta della storia della National Football League.

Con questa storia si apre Decidere, una scommessa di Annie Duke. E lei te la ribalta subito: in tutta quella stagione, da quella stessa identica posizione, erano stati tentati più di 60 lanci e nessuno era stato intercettato. Zero. L'allenatore non aveva preso una decisione stupida: aveva preso la decisione più logica sui dati che aveva, ed era stata semplicemente sfortuna.

I giocatori di poker a questa tendenza danno pure un nome: resulting, giudicare una scelta dal suo risultato, quindi dopo. Lo fai ogni volta che dici "io lo sapevo che era una cattiva idea". E ti rende più stupido, perché stai studiando quella che è semplicemente fortuna e la stai chiamando strategia. Il titolo del primo capitolo dice tutto: la vita è poker, non scacchi. Negli scacchi vedi tutto; nel poker e nella vita c'è quello che non sai. Puoi giocare la mano perfetta e perdere lo stesso.

Gli esperti e lo scimpanzé con le freccette


Ti ricordi Tetlock? Il suo libro è Superforecasting e purtroppo è l'unico dei sette che non c'è in italiano. Ma una sua frase la conosci già: gli esperti ci azzeccano meno di uno scimpanzé che lancia freccette a caso. Viene da una ricerca vera: 20.000 volontari, oltre 1 milione di previsioni, e la scoperta che il 2% di quella gente prevedeva il futuro meglio degli esperti pagati per farlo. Smonta tutto il business delle previsioni, soprattutto nel mondo finanziario.

Conan Doyle e le fate di cartone


È il 1917 e due ragazzine di un villaggio inglese fotografano delle fate vicino a un ruscello. Peccato che fossero ritagli di cartone tenuti su con due spilloni. E ci casca Arthur Conan Doyle, l'inventore di Sherlock Holmes, che poi ci mette tutta la vita a difendere l'autenticità di quelle foto. Il punto è che Doyle gli spilloni li vedeva, li vedrebbe chiunque. Solo che li reinterpretava: l'ombelico delle fate, il cordone che le collega alla madre. Un uomo normalmente intelligente avrebbe detto: a me sembra disegnato su cartone.

Questo lo spiega David Robson ne La trappola dell'intelligenza, e la tesi di fondo è che l'intelligenza non ti rende più imparziale: ti rende più bravo a difendere le tue tesi. Si chiama ragionamento motivato.

Come se ne esce? Con lo strumento più strano del libro, basato sul paradosso di Salomone: siamo molto più bravi a dare consigli sui problemi degli altri che sullo stesso identico problema quando è nostro, dove possiamo ciurlare nel manico per mesi ("ciurlare nel manico" è una frase di mia moglie, vuol dire tergiversare). Il trucco: scrivi la decisione in terza persona, col tuo nome. "Non so se lasciare questo lavoro" diventa "Giuseppe non sa se lasciare questo lavoro. Cosa dovrebbe fare?". Sembra una scemenza, ma funziona in modo strabiliante: sposti il problema fuori dal tuo ego e di colpo lo vedi.

Che cos'è l'acqua?


Il settimo non è un libro. Sono meno di 4.000 parole, un discorso di 20 minuti fatto ai laureandi di un college americano. Lo trovi in una raccolta che si chiama Questo è l'acqua, ed è di David Foster Wallace.

Inizia così: due giovani pesciolini nuotano tranquilli e incrociano un pesce più anziano che dice "ciao ragazzi, com'è l'acqua oggi?". I due nuotano ancora un po', si guardano e dicono: "Che cos'è l'acqua?". Wallace non ti lascia interpretare, te lo dice lui: le realtà più ovvie sono spesso le più difficili da vedere e da raccontare. E questo discorso tiene insieme tutti e sette i libri, perché Wallace dice a quei ragazzi che il vero valore dell'università è imparare a pensare: non prendere per buono tutto quello che il mondo ti propina. Il discorso finisce ripetendo una cosa ovvia: questa è l'acqua, questa è l'acqua. È uno dei testi che mi ha veramente cambiato la vita e mi ha portato qui oggi.

Nessuno di questi libri funziona se non li leggi


E questa è l'unica cosa che conta davvero. Scegline uno, quello che ti ha punto di più leggendo fin qui, e parti da lì. Io ti ho fatto la mia selezione dopo centinaia di libri: in quale di questi errori ti sei riconosciuto di più?

Guarda il video su YouTube

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Il direttore della CIA ha proposto un vertice a tre tra Trump, Putin e Zelensky


Il direttore della CIA ha avanzato l'ipotesi durante la missione riservata a Mosca. Washington vede nell'FSB un possibile canale per riaprire i negoziati, mentre Kyiv teme una nuova offensiva russa.

Il direttore della CIA John Ratcliffe ha proposto un incontro a tre tra il presidente statunitense Donald Trump, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante il suo viaggio riservato compiuto martedì a Mosca, nel tentativo di rilanciare gli sforzi per porre fine alla guerra. Lo ha rivelato Axios, citando due fonti informate. È la prima volta che Ratcliffe interviene personalmente nei difficili negoziati in corso per un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. La missione serviva anche a capire se i vertici dell'intelligence russa potessero contribuire a convincere Putin a riprendere i negoziati mediati dagli Stati Uniti.

A Mosca Ratcliffe ha incontrato i suoi omologhi Sergey Naryshkin, direttore dell'SVR, il servizio di intelligence estera russo, e Alexander Bortnikov, direttore dell'FSB, il servizio di sicurezza interno. Secondo il New York Times, ha consegnato a Bortnikov "una valutazione cupa" dell'andamento della guerra e ha esortato la Russia a raggiungere un accordo prima che la sua situazione peggiori. Le fonti di Axios aggiungono che Ratcliffe è uscito dall'incontro convinto che Bortnikov sia un interlocutore costruttivo, in grado di contribuire alla ripresa degli sforzi diplomatici.

Trump ha definito la visita "ordinaria amministrazione" e ha precisato che non aveva lo scopo di mettere in guardia Mosca da un eventuale attacco russo contro il territorio dei Paesi della NATO. CNN e CBS News, citando persone informate sui colloqui, sostengono però che Ratcliffe abbia effettivamente trasmesso quell'avvertimento. Naryshkin ha confermato pubblicamente l'incontro, definendolo "parte regolare del lavoro". La CIA non ha commentato.

La proposta di un vertice a tre e lo scetticismo di Kyiv


Venerdì funzionari americani hanno informato Zelensky dei colloqui di Mosca e della proposta di un vertice trilaterale, un'ipotesi che l'Amministrazione Trump aveva già avanzato in passato. Zelensky si era detto disponibile, mentre Putin l'aveva respinta categoricamente. Il presidente ucraino ha ringraziato gli Stati Uniti per "il tono della conversazione con la Russia" e ha affermato che l'Amministrazione Trump "sta portando avanti una visione realistica di ciò che va fatto e ottenuto".

Kyiv resta però molto scettica sulle reali intenzioni di Putin. Pavlo Palisa, vice capo di gabinetto dell’ufficio di Zelensky, ha detto venerdì ai giornalisti che il presidente russo avrebbe ordinato ai suoi vertici militari di preparare diversi scenari operativi per una nuova offensiva nel nord dell’Ucraina, con le regioni di Kyiv e Chernihiv tra le possibili direttrici principali. Palisa ha tuttavia precisato che, al momento, non si osservano segnali della formazione di una forza d’attacco destinata a operare in quella zona.

I negoziati mediati da Washington sono però fermi da metà febbraio, ovvero da quando è iniziata la guerra con l'Iran, e da allora gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner hanno tenuto colloqui separati con le delegazioni russa e ucraina, ottenendo ben pochi progressi. Kyrylo Budanov, capo di gabinetto dell'ufficio di Zelensky, ha detto giovedì ai media locali che i colloqui diretti tra Russia e Ucraina potrebbero riprendere a settembre.


Missione segreta della CIA a Mosca: il vero messaggio di Trump a Putin


La missione diplomatica di John Ratcliffe in Russia era talmente riservata che nemmeno alcuni alti funzionari della Casa Bianca ne erano al corrente. Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump ha inviato personalmente a Mosca il direttore della CIA, tenendo all'oscuro della missione e del messaggio da consegnare al Cremlino anche collaboratori fidati e vertici militari che normalmente sarebbero stati informati. Ratcliffe è arrivato martedì dalla Lettonia a bordo di un C-17 militare senza insegne e ha incontrato Sergei Naryshkin, direttore dell'intelligence estera russa. Il Cremlino ha precisato che non ha invece visto Vladimir Putin. La notizia del viaggio ha spinto i funzionari europei a cercare rapidamente informazioni sui colloqui.

Due funzionari europei, una volta informati, hanno riferito che Ratcliffe ha ribadito ai suoi interlocutori dell'intelligence russa l'impegno degli Stati Uniti nei confronti dell'Articolo 5 della NATO, in base al quale un attacco contro un Paese membro è considerato un attacco contro tutti. Il Wall Street Journal aveva già riportato che il direttore della CIA aveva avvertito Mosca di non attaccare Paesi dell'Alleanza.

La visita arriva dopo recenti valutazioni dell'intelligence secondo cui la Russia potrebbe mettere alla prova la NATO entro pochi anni. Funzionari europei hanno inoltre avvertito che Mosca avrebbe accumulato droni ucraini in vista di una possibile operazione sotto falsa bandiera contro gli Stati del fianco orientale. Trump, però, ha detto giovedì ai giornalisti di non essere preoccupato: Putin "non attaccherà territorio NATO".

Stati Uniti · Russia · NATO

Trump ha mandato il capo della CIA a Mosca con un messaggio riservato sull’Articolo 5

John Ratcliffe è arrivato a Mosca su un aereo militare senza insegne. Della missione non erano al corrente né alcuni alti funzionari della Casa Bianca né i vertici militari che di solito vengono informati.

Grafica di FocusAmerica 28 agosto 2026

La rotta della missione
Riga Mosca
Paesi NATO Russia e Bielorussia Ucraina e Moldova
Martedì. Un C-17 militare senza insegne decolla dalla Lettonia e porta a Mosca il direttore della CIA. Il viaggio non era stato annunciato.

La missione in tre numeri

1
Sola persona incontrata
Sergei Naryshkin, direttore dell’intelligence estera russa

0
Incontri con Putin
Il Cremlino ha precisato che il presidente russo non lo ha ricevuto

2030
L’anno che l’Europa teme
Quando Mosca potrebbe tornare in grado di attaccare la NATO

1

La missione

Un viaggio costruito per non lasciare tracce


Trump ha tenuto la missione dentro un cerchio ristretto: ne sono rimasti fuori anche i vertici militari che di solito vengono avvisati.

Quando
Martedì, con arrivo dalla Lettonia

Come
A bordo di un C-17 militare senza insegne

Chi ha incontrato
Sergei Naryshkin, direttore dell’intelligence estera russa

Chi non ha visto
Vladimir Putin

Chi lo sapeva
Nemmeno alcuni alti funzionari della Casa Bianca, collaboratori fidati e vertici militari

Chi l’ha saputo dopo
Gli europei, che hanno cercato in fretta informazioni sui colloqui

2

Il messaggio

Che cosa Ratcliffe ha detto ai russi


Quattro punti, consegnati di persona al capo dell’intelligence estera russa.

1

L’Articolo 5 resta in piedi
Gli Stati Uniti continuano a considerare un attacco contro un Paese membro come un attacco contro tutta l’Alleanza.

2

Non attaccate i Paesi della NATO
Un avvertimento che il direttore della CIA aveva già fatto arrivare a Mosca nelle settimane precedenti.

3

Chiudete i rapporti con l’Iran
Niente più legami economici o di sicurezza con Teheran, mentre Washington rafforza le sanzioni contro il regime.

4

E un’apertura sull’Ucraina
I due hanno parlato di una possibile ripresa dei negoziati. Secondo Kyrylo Budanov i colloqui diretti potrebbero ripartire a settembre.

3

Gli inviati

Trump ha già provato con quattro emissari


Prima di Ratcliffe, ogni canale aperto dalla Casa Bianca si è fermato senza risultati.

Steve Witkoff
Inviato speciale, mandato a Mosca più volte

Nessun accordo

Jared Kushner
Il genero del presidente, affiancato a Witkoff

Nessun accordo

Marco Rubio e Keith Kellogg
Il Segretario di Stato e l’allora inviato per l’Ucraina hanno visto entrambe le parti

Nessun accordo

Il vertice in Alaska
Agosto 2025. Per mesi Washington aveva spinto Kyiv a cedere le zone del Donetsk che la Russia non aveva conquistato

Nessun accordo

John Ratcliffe
Agosto 2026. Il canale passa all’intelligence: i contatti consolidati tra CIA e servizi russi, più la vicinanza personale a Trump

In corso

4

L’orizzonte

Quanto tempo separa l’Europa dal prossimo test russo


Le rassicurazioni pubbliche e le valutazioni dell’intelligence raccontano due tempi diversi.

Oggi
La guerra ibrida

Entro pochi anni
Il test dell’Alleanza

2030
L’esercito ricostruito

Droni, attacchi informatici e persino pacchi esplosivi contro i Paesi che sostengono Kyiv. I funzionari europei osservano che questa pressione cresce e che può far scoppiare una crisi molto più ampia senza che nessuno dichiari guerra.

Tre letture dello stesso rischio

“Putin non attaccherà territorio NATO”
Donald Trump, giovedì ai giornalisti: dice di non essere preoccupato

“Il rischio di un’invasione diretta è attualmente basso”
Andris Kulbergs, primo ministro lettone: il livello di minaccia militare per il Paese non è cambiato

“Putin ha una straordinaria tolleranza al rischio”
J.C. Lintzenich, German Marshall Fund: ma difficilmente scommetterà su azioni che possono mettere in pericolo lo Stato russo

Fonte Ricostruzione del Wall Street Journal; dichiarazioni di funzionari europei e statunitensi e del Cremlino; German Marshall Fund. Dati aggiornati al 28 agosto 2026.

Tra Ucraina e Iran, Trump cambia inviato e strategia?


Ratcliffe ha discusso con il suo omologo russo anche della possibile ripresa dei negoziati per porre fine all'invasione russa dell'Ucraina. Poco dopo Kyrylo Budanov, capo dell'ufficio presidenziale ucraino, ha detto che i colloqui diretti tra i due Paesi potrebbero ripartire a settembre. Ma il direttore della CIA avrebbe inoltre chiesto ai russi di non mantenere più legami economici o di sicurezza con l'Iran, mentre l'Amministrazione Trump cerca di intensificare la campagna di sanzioni contro Teheran.

Il presidente sembra comunque aver cambiato il proprio inviato dopo che i precedenti round negoziali, affidati ad altri inviati, non sono riusciti a fermare la guerra. Negli ultimi mesi Mosca ha intensificato gli attacchi contro l'Ucraina, rafforzato il sostegno al regime iraniano e resistito ai tentativi americani di migliorare i rapporti economici. Trump aveva inviato più volte a Mosca l'inviato speciale Steve Witkoff, poi affiancato dal genero Jared Kushner. Anche il Segretario di Stato Marco Rubio e l'ex inviato per l'Ucraina Keith Kellogg avevano incontrato rappresentanti delle due parti.

Il vertice in Alaska dell'agosto 2025, risultato di questi sforzi negoziali, però non aveva prodotto alcun accordo, anche se per mesi l'Amministrazione Trump aveva spinto Kyiv ad accettare la cessione unilaterale di territori orientali della regione di Donetsk nel Donbass che la Russia non aveva conquistato.

Ratcliffe ha già ottenuto in passato risultati nei rapporti con il Cremlino, tra cui la liberazione di ostaggi americani, e combina i tradizionali canali di comunicazione tra la CIA e i servizi russi con la sua vicinanza personale a Trump. Ha costruito il messaggio e lo ha consegnato personalmente perché Mosca comprendesse che gli sforzi per arrivare alla pace non distolgono Trump dagli impegni di sicurezza verso l'Europa, ha spiegato al Journal J.C. Lintzenich, ex alto funzionario dell'intelligence oggi al German Marshall Fund. "Putin ha una straordinaria tolleranza al rischio ed è persino disposto ad alzare il livello dello scontro per costringere l'altra parte a ridurlo, ma difficilmente scommetterà su azioni che potrebbero mettere in pericolo lo Stato russo".

I Paesi baltici rassicurano, ma l'Europa guarda al 2030


I leader del fianco orientale della NATO hanno cercato di ridimensionare i timori di una imminente aggressione russa. "Al momento non c'è motivo di preoccuparsi", ha detto in un video sui social il primo ministro lettone Andris Kulbergs. "Il livello di minaccia militare per la Lettonia non è cambiato. Il rischio di un'invasione diretta è attualmente basso". I funzionari europei osservano però che la Russia continua a condurre una guerra ibrida sempre più intensa contro gli alleati dell'Ucraina, attraverso droni, attacchi informatici e persino pacchi esplosivi: azioni che potrebbero innescare una crisi più ampia.

Secondo valutazioni americane ed europee, il Cremlino sta rivedendo i propri piani per un eventuale attacco militare contro la NATO dopo le enormi perdite subite in Ucraina, la carenza di armamenti e le difficoltà economiche. In Europa molti temono però che entro il 2030 la Russia possa tornare a rappresentare una minaccia convenzionale più seria, una volta ricostituite le proprie forze, mentre i Paesi europei saranno ancora impegnati a rafforzare le rispettive capacità militari, nonostante l'aumento delle spese militari.


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Trump di nuovo all'attacco dei media: nel mirino NBC News e i sondaggi


Trump chiede alla FCC di punire la giornalista Kristen Welker di NBC News per aver parlato di "risultati misti" nei suoi endorsement e di indagare sui "sondaggi falsi". Ma l'agenzia federale non ha il potere di sanzionare i giornalisti per le loro opinioni.

Donald Trump ha alzato nuovamente il tiro contro la stampa americana. In una serie di post pubblicati ieri mattina su Truth Social, il presidente ha chiesto alla Federal Communications Commission (FCC), l'agenzia federale che assegna e vigila sulle licenze radiotelevisive, di punire una delle giornaliste più note della NBC News e di intervenire contro i sondaggi diffusi dai media, a poche settimane dalle elezioni di metà mandato di novembre.

Il bersaglio principale è Kristen Welker, conduttrice del programma di approfondimento politico "Meet the Press". Parlando a WRC-TV, l'emittente affiliata a NBC News di Washington, Welker aveva detto che Trump "peserà molto sul risultato dei repubblicani in queste midterm" e aveva ricordato che i candidati da lui sostenuti nelle primarie avevano ottenuto "risultati misti". La giornalista aveva anche ricordato il successo recente di Darline Graham, nominata ad interim al Senato dopo la morte, a luglio, del fratello Lindsey e vincitrice martedì, con l'appoggio del presidente, del ballottaggio delle primarie repubblicane in South Carolina per quel seggio.

Trump ha reagito definendo Welker la "conduttrice impopolare" del "fu grande Meet the Press" e sostenendo che i candidati da lui appoggiati avrebbero vinto tra il 98% e il 100% delle volte. "A causa di questa inesattezza intenzionale, sarà segnalata alla FCC per un richiamo o una punizione", ha scritto il presidente, chiedendosi "come si possa permettere a qualcuno di dire una cosa simile usando frequenze pubbliche concesse gratuitamente".

In realtà, quest'anno una serie di candidati sostenuti da Trump ha perso le rispettive primarie o elezioni speciali. NBC News ha subito difeso Welker, premiata nel corso della sua carriera ed elogiata da esponenti di entrambi gli schieramenti per la moderazione del dibattito presidenziale del 2020 tra Trump e Joe Biden. "Kristen è una delle migliori del settore e le siamo accanto", ha dichiarato all'AFP un portavoce della rete.

I rapporti tra Trump e Welker sono tesi da tempo. A giugno il presidente aveva interrotto bruscamente un'intervista con la giornalista, alzandosi e lasciando la stanza dopo un acceso scambio sulla sua tesi secondo cui le primarie per il governatore della California sarebbero state truccate. "O sei disonesta o sei stupida", le aveva detto prima di andarsene.

Nel mirino anche i sondaggi


Nella stessa serie di post Trump ha attaccato anche le rilevazioni demoscopiche. "I sondaggi falsi usati dai nostri media corrotti sono fuori controllo, e bisogna fare qualcosa. FCC vieni in soccorso!", ha scritto. Diversi sondaggi recenti gli attribuiscono il livello di gradimento più basso dei suoi due mandati. L'ultima rilevazione Reuters/Ipsos lo colloca al 33%, mentre il sostegno alla guerra in Iran è sceso al 31% e il prezzo della benzina è salito da meno di 3 a oltre 4 dollari al gallone dall'inizio del conflitto.

La FCC, tuttavia, non ha alcuna autorità sugli istituti demoscopici e sulle università che realizzano i sondaggi, nè può esercitare un controllo analogo sulle televisioni via cavo o sulla carta stampata. In settimana Trump aveva attaccato anche la giornalista Maggie Haberman del New York Times, definendola una "stalker" per aver rivelato che il presidente salterà la cerimonia di Ground Zero per il venticinquesimo anniversario dell'11 settembre. Trump andrà invece al Pentagono, dove sarà l'oratore principale, mentre al memoriale di New York i politici non possono tenere discorsi dal 2012.

Lo scontro con le emittenti finisce in tribunale


L'offensiva contro i media sgraditi va avanti da mesi. Trump ha fatto causa a diversi giornali, tra cui il Wall Street Journal e il New York Times, e ha disposto tagli ai finanziamenti federali per i media pubblici. Nel frattempo la FCC, guidata da Brendan Carr, ha aumentato la pressione sulle emittenti.

"Spero che il presidente Brendan Carr e le brave persone della sua Commissione prendano molto sul serio questa minaccia al nostro Paese", ha scritto Trump ieri. Diverse grandi emittenti hanno però portato la FCC in tribunale, sostenendo che queste pressioni costituiscano una forma di ritorsione politica incompatibile con il Primo Emendamento della Costituzione, che tutela la libertà di parola e di stampa.

L'Amministrazione, però, non può revocare una licenza alla NBC News nel suo complesso: la FCC concede infatti le licenze alle singole stazioni che utilizzano lo spettro radiotelevisivo, non ai network nazionali. Può intervenire, quindi, solo sulle emittenti locali soggette alla sua giurisdizione, comprese quelle possedute da NBC Universal, ma soltanto nei limiti previsti dalla legge. La stessa Commissione sottolinea inoltre che il Primo Emendamento e il Communications Act limitano fortemente la sua possibilità di intervenire sui contenuti editoriali.

Anche per questo i margini per punire direttamente Welker sono molto ridotti. La FCC precisa sul proprio sito di non poter "impedire la trasmissione di alcun punto di vista". Secondo un paper pubblicato nel 2025 dallo Yale Journal on Regulation, la Corte Suprema ha di recente ribadito che la legge americana "non conferisce alla FCC il potere di vietare i discorsi controversi".


Darline Graham vince il ballottaggio in South Carolina e ferma la serie di sconfitte di Trump


La senatrice Darline Graham ha vinto il ballottaggio delle primarie repubblicane in South Carolina con il 52% dei voti contro il 48% del deputato Ralph Norman, con il 99% delle schede scrutinate. È la vittoria che il presidente Donald Trump cercava da settimane, dopo una lunga serie di candidati da lui sostenuti battuti alle primarie. Il seggio in gioco è quello del fratello di Graham, il senatore Lindsey Graham, morto l'11 luglio a 71 anni per una dissezione aortica.

In South Carolina, come in molti Stati del Sud, chi non supera il 50% dei voti alla primaria non ottiene la candidatura: i due più votati tornano alle urne due settimane dopo per un ballottaggio (in inglese runoff). L'11 agosto Darline Graham era arrivata prima con circa il 32%, Norman secondo con circa il 25%, davanti al deputato Russell Fry e all'ex governatore Mark Sanford.

Ballottaggio repubblicano · South Carolina

Darline Graham vince per 18.000 voti il ballottaggio per il seggio al Senato del fratello Lindsey

L’Associated Press assegna alla senatrice uscente Darline Graham la candidatura repubblicana con 18.069 voti di vantaggio, poco meno di cinque punti, sul deputato federale Ralph Norman, con il 99 per cento delle schede scrutinate. Graham occupa il seggio lasciato dal fratello Lindsey Graham, morto a luglio, ed è sostenuta da Donald Trump: a novembre parte favorita nell’elezione speciale in uno stato solidamente repubblicano.

Darline Graham 52,4%
Senatrice uscente · 193.396 voti

Ralph Norman 47,6%
Deputato federale per il quinto distretto · 175.327 voti

368.723 voti conteggiati 99% scrutinato

Graham in vantaggio Norman in vantaggio
ColumbiaCharlestonGreenvilleRock Hill Margine in voti15.0005.0001.000

Norman è primo in 12 contee su 46, tutte nell’angolo nordoccidentale dello stato: l’Upstate attorno a Greenville, dove guadagna 17.043 voti, e la contea di York, cuore del suo distretto. Graham vince le altre 34 e recupera quasi tutto sulla costa: nella sola contea di Horry, quella di Myrtle Beach, prende 16.841 voti più di lui.

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 4:57 italiane del 26 agosto 2026 con lo scrutinio al 99 per cento. Ballottaggio delle primarie repubblicane del 25 agosto 2026 per l’elezione speciale al Senato in South Carolina.

Graham ha 62 anni e non è mai stata eletta a nessuna carica pubblica. Ha diretto la Commissione per i ciechi del South Carolina e a luglio è stata nominata senatrice dal governatore repubblicano Henry McMaster su indicazione di Trump, a seguito della morte del fratello. È la prima donna a rappresentare il South Carolina al Senato. Ora punta al mandato pieno di sei anni, che scade nel 2033.

Trump si è esposto per lei più che per qualsiasi altro candidato repubblicano quest'anno. Venerdì è andato di persona a un comizio a Myrtle Beach, lunedì ha tenuto un comizio telefonico e nei giorni precedenti ha pubblicato una serie di messaggi di sostegno su Truth Social. "Le ho chiesto io di farlo, sono stato io a farla entrare in tutto questo", ha detto ai sostenitori collegati lunedì sera. "Devo assicurarmi che ce la faccia, perché non ci sarà nessuno migliore di lei."

MAGA Inc., il comitato che raccoglie fondi senza limiti di spesa a sostegno del presidente, ha messo più di 825mila dollari in telefonate e messaggi agli elettori repubblicani nel fine settimana, la prima volta quest'anno che la macchina politica di Trump attinge alle sue riserve, che superano i 400 milioni di dollari. Nelle due settimane di campagna per il ballottaggio Graham e i gruppi che la sostenevano hanno speso più di 7 milioni di dollari in spot televisivi, contro i 2 milioni del suo avversario, secondo la società di rilevazione AdImpact. I conti depositati fino al 5 agosto raccontano una campagna povera di donazioni: Graham aveva raccolto meno di 350mila dollari, Norman poco più di 900mila, di cui 400mila prestati da lui stesso.

I soldi e il comizio si sono visti nei risultati per contea. Graham ha stravinto nella contea di Horry, quella di Myrtle Beach dove il presidente era andato a fare campagna e ha tenuto in tutta la parte orientale dello Stato, compresa la contea di Charleston. Norman ha vinto solo nelle contee nordoccidentali intorno al suo collegio, tra cui Greenville, la zona più conservatrice dello Stato e quella che lo aveva portato al secondo posto due settimane fa.

La candidatura di Graham aveva diviso i repubblicani dello Stato, con diversi comitati di contea e attivisti locali schierati con Norman. Molti elettori consideravano una forma di nepotismo il passaggio del seggio dal fratello alla sorella e le contestavano l'assenza di qualsiasi esperienza politica. La settimana scorsa, in un dibattito televisivo, alla domanda se Taiwan e il Mar Cinese Meridionale fossero questioni di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti aveva risposto che la sicurezza nazionale non è il suo campo, pur dicendosi a favore delle forze armate. I registri elettorali dello Stato mostrano inoltre che non ha votato né alle primarie presidenziali del 2024 né alle presidenziali del 2016. Sanford, che di solito non fa endorsement, aveva appoggiato Norman dicendo che la posta in gioco era troppo alta per restare fuori.

Graham ha risposto alle critiche rivendicando la propria estraneità alla politica. "Ora i critici dicono che non dovrei candidarmi al Senato. Dicono che non sono una politica. Sapete cosa rispondo? Colpevole", ha detto al comizio di Myrtle Beach, ricordando che neanche Trump era stato eletto a una carica pubblica prima di diventare presidente. Martedì sera, davanti ai sostenitori riuniti a Columbia, ha detto che il South Carolina è "davvero terra di Trump" e ha definito il sostegno del presidente decisivo per la sua vittoria.

Norman, 73 anni, deputato dal 2017 e membro del gruppo più conservatore della Camera, ha ammesso la sconfitta a Rock Hill dicendo che non avrebbe potuto fare niente di diverso, ma si è lamentato della scelta del presidente di schierarsi. "Le sue politiche sono buone. Non ho mai capito perché si sia messo in questa corsa", ha detto, mentre i suoi sostenitori fischiavano.

Il fratello aveva lasciato una eredità elettorale complicata. Lindsey Graham aveva vinto la primaria di giugno con il 56% dei voti, un risultato basso per chi era senatore da quattro mandati, raggiunto solo dopo che lui e i suoi alleati avevano speso più di 18 milioni di dollari. Una parte della base più fedele a Trump non gli aveva mai perdonato il sostegno alla riforma dell'immigrazione e ai rivali del presidente nelle primarie del 2016, al punto che nel 2023 era stato fischiato sul palco di un comizio del presidente vicino alla sua città.

Trump ha vinto anche il secondo ballottaggio della serata, in Oklahoma, dove l'ex senatore statale Mike Mazzei si è imposto sul procuratore generale dello Stato Gentner Drummond nella primaria repubblicana per il governatore, con un vantaggio inferiore al mezzo punto percentuale quando l'agenzia Associated Press ha assegnato la corsa. A giugno, in un campo di nove candidati, Drummond era arrivato primo con il 26,25% e Mazzei secondo con il 25,97%.

A dividere i repubblicani dello Stato è stato un impianto per la lavorazione dell'alluminio da 4 miliardi di dollari finanziato da una società degli Emirati Arabi Uniti, un progetto a cui Trump tiene molto. Molti abitanti dell'Oklahoma sono contrari per la proprietà straniera e per i consumi di elettricità che l'impianto comporta e Drummond aveva fatto ricorso per bloccarlo. Mazzei era passato dalla contrarietà al sostegno poche settimane prima della primaria di giugno e il presidente lo aveva appoggiato su Truth Social lo stesso giorno. Nel video registrato per il ballottaggio Trump lo aveva definito un "repubblicano finto" e aveva attaccato l'avversario chiamandolo "un RINO totale", la sigla con cui negli Stati Uniti si accusa qualcuno di essere repubblicano solo di nome.

Mazzei, che guida una società di consulenza finanziaria, ha promesso di eliminare l'imposta sul reddito dello Stato in sei anni e di abolire l'imposta sugli immobili per chi ha più di 65 anni. Ha finanziato quasi da solo la propria campagna, prestandole più di 11 milioni di dollari a fronte di circa 1,4 milioni raccolti dai donatori. A novembre sfiderà la deputata statale democratica Cyndi Munson in uno Stato che Trump ha vinto nel 2024 con il 66% dei voti.

Le due vittorie interrompono una serie di sconfitte che aveva incrinato il controllo del presidente sul partito. I candidati che aveva sostenuto sono stati battuti in almeno dieci primarie quest'anno, sei solo ad agosto, con risultati pesanti in Iowa, Georgia, Tennessee, Florida e Wyoming. In Michigan Amir Hassan ha perso contro Tom Smith, un avversario che aveva già chiuso la propria campagna. Secondo un conteggio della CNN, quelle dieci sconfitte sono tante quante quelle del 2018, del 2020 e del 2024 messe insieme, mentre nel 2022 i candidati sostenuti dall'allora ex presidente sconfitti alle primarie erano stati dodici. Domenica Trump aveva difeso il proprio bilancio scrivendo su Truth Social che il suo sostegno resta potente come sempre e che per i candidati battuti era quasi impossibile vincere, ma si era sentito in obbligo di appoggiarli.

Jordan Ragusa, professore di scienze politiche al College of Charleston, ha detto al Wall Street Journal che il risultato del South Carolina conferma il peso del presidente dentro il partito e che, nonostante qualche segnale di indebolimento, resta lui a decidere chi vince nelle competizioni repubblicane. Anche quando i suoi candidati perdono, del resto, a vincere sono quasi sempre altri politici che si dichiarano trumpiani.

Martedì si votava anche in Georgia, dove l'ex presidente del consiglio scolastico della contea di Gwinnett, Everton Blair Jr., si è imposto nel ballottaggio dell'elezione suppletiva per il seggio alla Camera del deputato democratico David Scott, morto in aprile a 80 anni dopo dodici mandati. Blair ha battuto Marcye Scott, figlia del deputato, e resterà in carica solo fino a gennaio: non si candida per il mandato pieno, per cui i democratici hanno scelto la deputata statale Jasmine Clark. Con il suo arrivo e con quello di Aisha Wahab, che la settimana scorsa ha vinto la suppletiva per il seggio californiano dell'ex deputato Eric Swalwell, la maggioranza repubblicana alla Camera scende a quattro seggi (oggi i repubblicani sono 218 e i democratici 212).

A novembre Graham sfiderà la democratica Annie Andrews, pediatra di Charleston e attivista per il controllo delle armi, in uno Stato che non elegge un senatore democratico dal 1998 e che Trump ha vinto nel 2024 con oltre 18 punti di vantaggio. Decision Desk HQ, l'istituto che raccoglie e analizza i risultati elettorali americani, considera il seggio probabilmente repubblicano.


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#07 ARE WE HUMAN or are we prompters? - Quel pasticciaccio brutto di OpenAI


L'incidente di OpenAI è stato ben più grave di quanto pensassimo. Lo ripercorriamo insieme per capire di cosa dobbiamo avere timore.

OpenAI ha pubblicato molte più informazioni sull'incidente nel quale dei modelli AI hanno violato in autonomia una piattaforma terza, Hugging Face. I dettagli emersi rendono la situazione più preoccupante di come sembrava, ma forse non per i motivi che pensi. La analizziamo insieme qui sotto.

Questo articolo fa parte di ARE WE HUMAN or are we prompters?, la mia newsletter per The Bunker Magazine.

Leggi l’articolo completo su The Bunker Magazine →

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Lake America: Google si adegua, Apple e MapQuest no


L'ordine di Trump che ribattezza il lago Ontario divide le mappe digitali: Google si adegua, Apple e MapQuest mantengono il nome storico. Il premier dell'Ontario Doug Ford paragona la decisione a uno sketch del Saturday Night Live.

La decisione di Donald Trump di ribattezzare il lago Ontario "Lake America" ha aperto un nuovo fronte, questa volta tra le aziende tecnologiche. L'ordine esecutivo, firmato il 27 agosto, nel pieno della guerra commerciale con il Canada e dopo settimane di minacce del presidente in questo senso, incarica il Dipartimento dell'Interno degli Stati Uniti di aggiornare i registri geografici federali e sottolinea che le zone più profonde del lago si trovano in territorio statunitense. I fornitori di mappe digitali si sono così trovati davanti a una scelta: adeguarsi al nuovo nome o mantenere quello storico. Le risposte sono state molto diverse. Google ha già aggiornato le sue mappe, Apple per ora no, mentre MapQuest ha rifiutato apertamente di farlo.

Una verifica condotta domenica da Axios su Google Maps mostra la dicitura "Lake America" sia da mobile sia da desktop, mentre Apple Maps continua a indicare "Lake Ontario". Google ha spiegato sabato di aver recepito gli aggiornamenti del Geographic Names Information System, il database federale dei nomi geografici, e di aver modificato le mappe "per riflettere i cambi di nome nelle fonti governative ufficiali".

L'aggiornamento, tuttavia, non è uniforme in tutto il mondo: gli utenti negli Stati Uniti vedono "Lake America", quelli in Canada "Lake Ontario", mentre nel resto del mondo compare la doppia dicitura "Lake Ontario (Lake America)". L'azienda ha precisato che la scelta segue "la nostra politica di lunga data per i corpi idrici i cui nomi variano da Paese a Paese".

How the Geographic Names Information System (GNIS) Lake Ontario/Lake America name change in the US will appear on Google Maps pic.twitter.com/nFw80TwaqH
— News from Google (@NewsFromGoogle) August 30, 2026


Non è la prima volta che Google adotta questo criterio. Lo aveva già fatto con il Golfo del Messico, indicato come "Golfo d'America" negli Stati Uniti dopo un precedente ordine esecutivo di Trump. In quell'occasione il Messico aveva minacciato un'azione legale.

MapQuest si oppone, il Canada protesta


La presa di posizione più netta è arrivata da MapQuest, un sito che offriva mappe online quasi dieci anni prima della nascita di Google Maps. Poche ore dopo la firma dell'ordine esecutivo, l'azienda ha annunciato il proprio rifiuto con un post su X che ha superato 4,7 milioni di visualizzazioni. Poi ha rilanciato: "Non cambieremo il nome del lago Ontario. Chiamatelo come volete, fate pure con calma", ha scritto, mettendo online anche un generatore che consente agli utenti di ribattezzare il lago a piacere.

We're not changing the name of Lake Ontario. Name it whatever you want at your leisure: t.co/E2I0Ezd57W

(tag us so we can see your work 🙂) pic.twitter.com/x8lIAMt6ab
— MapQuest (@MapQuest) August 27, 2026


La reazione politica è arrivata subito dopo la firma dell'ordine, soprattutto dal Canada. Il premier dell'Ontario Doug Ford, ospite domenica di "This Week" sulla ABC, ha paragonato la mossa a uno sketch del "Saturday Night Live". "Nessuno lo chiamerà mai Lago America. È il lago Ontario da centinaia di anni e continuerà a essere il lago Ontario. È semplicemente folle", ha detto Ford.


Trump ribattezza il Lago Ontario "Lake America": la ritorsione dopo la rottura con il Canada


Donald Trump ha firmato oggi un ordine esecutivo che rinomina il Lago Ontario in "Lake America". Il presidente dà così seguito alla minaccia lanciata dopo il crollo dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada, falliti venerdì scorso dopo due settimane di trattative serrate: da sabato sono scattati dazi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi e il primo ministro Mark Carney ha annunciato dazi speculari, "dollaro per dollaro", in vigore dall'8 settembre.

Nei giorni scorsi Trump aveva scritto più volte sui social del cambio di nome, sostenendo in un post che l'America non "si aspetta di fare ancora molti affari con l'Ontario", e aveva pubblicato immagini del lago già ribattezzato "Lake America". "Gli Stati Uniti sono i più grandi protettori dei Grandi Laghi, compreso il corpo idrico attualmente noto come Lago Ontario", ha scritto Trump nell'ordine.

"Il Lago continuerà a svolgere un ruolo centrale nel plasmare il futuro dell'America e l'economia globale. In riconoscimento di questa fiorente risorsa economica e della sua importanza cruciale per l'economia della nostra Nazione e per il suo popolo, dispongo che il Lago sia ufficialmente rinominato Lake America".

EFFECTIVE IMMEDIATELY: Lake Ontario is renamed to LAKE AMERICA! 🇺🇸 pic.twitter.com/ZFww8PexiW
— The White House (@WhiteHouse) August 27, 2026


Il provvedimento incarica il Segretario all'Interno Doug Burgum e il suo Dipartimento di aggiornare entro 30 giorni il Geographic Names Information System, la banca dati federale dei nomi geografici, e impone a tutti gli organi del governo federale di chiamare da ora in poi il lago "Lake America". A sostegno della decisione l'ordine cita gli investimenti americani sul lago e il fatto che, trovandosi le acque più profonde in territorio statunitense, gli Stati Uniti rivendicherebbero la maggior parte del suo volume.

Non è chiaro se il presidente abbia l'autorità per rinominare un corpo idrico condiviso tra due nazioni, come aveva già fatto a gennaio 2025 con un ordine analogo che trasformava il Golfo del Messico in "Golfo d'America". Il confine tra i due Paesi passa in mezzo al lago e l'ordine non può certo obbligare il Canada ad adottare il nuovo nome: la Ministra dell'Industria canadese Mélanie Joly aveva già risposto martedì, quando il cambio era ancora una minaccia, "Lo chiameremo sempre Lago Ontario. Punto". Il lago, tra l'altro, si chiamava Ontario molto prima che nascesse l'omonima provincia, istituita nel 1867: il nome viene dall'irochese "Ontarí'io", di solito tradotto "grande lago".


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Back to School, 8 italiani su 10 scelgono la tecnologia per studiare: cresce la spesa delle famiglie


Il Back to School cambia le abitudini delle famiglie italiane: per 8 italiani su 10 la tecnologia è ormai indispensabile per studiare, mentre aumenta la spesa per dispositivi e strumenti hi-tech
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Lo zaino degli studenti è sempre più hi-tech. Se fino a pochi anni fa libri, quaderni e cancelleria concentravano gran parte della spesa per il rientro a scuola, oggi tablet, laptop e connessione internet sono diventati strumenti sempre più importanti per affrontare il percorso formativo. Un ecosistema digitale che si traduce in una voce di spesa sempre più rilevante per le famiglie italiane. A fotografare questa evoluzione è una nuova indagine dell’Osservatorio Shopping di DoveConviene, l’app dedicata allo shopping e al risparmio. In vista dell’imminente ritorno tra i banchi, l’analisi ha preso in esame abitudini, percezioni e comportamenti d’acquisto dei genitori di studenti di ogni ordine e grado, oltre a quelli degli universitari.

La tecnologia parte del programma formativo


Il dato che emerge chiaramente è che, nel 2026, i device sono una componente integrante del percorso scolastico: per l’80% degli intervistati sono indispensabili (44%) o molto importanti (36%) per l’apprendimento. Quando si parla di strumenti essenziali, non emerge un unico dispositivo dominante: a “vincere” è il tablet (29%), seguito da laptop (26%) e connessione internet (23%), molto vicini nelle preferenze dei nuclei familiari, a conferma di come oggi lo studio si fondi su un ecosistema digitale sempre più articolato.

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Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Il costo reale del back to school digitale


In parallelo all’importanza della dotazione tecnologica, cresce anche la percezione del suo impatto economico. Nel contesto del generale aumento del costo della vita, l’83% dei rispondenti ritiene infatti che la spesa sia aumentata negli ultimi cinque anni. Ciononostante, le cifre investite restano relativamente contenute: per il 71% delle famiglie l'esborso si concentra sotto i 300 euro, mentre il 16% spende tra 300 e 499 euro e solo il 13% supera i 500 euro. Tenere il budget sotto controllo sembra quindi essere la priorità, nella ricerca di un equilibrio tra necessità educative, qualità e sostenibilità della spesa.

Un investimento da gestire con attenzione


Sebbene la tecnologia sia ormai considerata indispensabile per lo studio, le famiglie italiane prestano grande attenzione al budget. Per il 96% degli intervistati promozioni e offerte influenzano, in misura diversa, le decisioni d’acquisto, mentre il 47% approfitta di sconti e promozioni del periodo estivo. Il 34% preferisce invece pianificare la spesa con largo anticipo, mentre solo il 19% acquista a ridosso dell’inizio delle lezioni o per esigenze improvvise. Il contenimento dei costi resta quindi una priorità: il 67% punta su promozioni e sconti per gestire il budget destinato alla tecnologia, mentre il 24% dichiara di aver rinunciato ad altre spese personali o familiari per acquistare dispositivi destinati allo studio. Allo stesso tempo, emerge una logica di investimento: il 16% è disposto a spendere di più per prodotti affidabili e duraturi, considerandoli un investimento sul percorso formativo.

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Ci si informa online, ma si acquista in negozio


Quando si tratta di scuola, i consumatori non vogliono farsi trovare impreparati. Ma dove si informano? Soprattutto online: i volantini digitali sono di gran lunga il canale prediletto (54%), seguiti a distanza da comparatori (35%), motori di ricerca (32%) e marketplace (22%). Gli strumenti di intelligenza artificiale, come ChatGPT o Copilot, stanno entrando (anche) in questa conversazione: già l’8% degli intervistati li utilizza in fase di ricerca. Un dato ancora contenuto, ma che segnala l’ingresso dell’IA tra le fonti utilizzate per orientarsi nelle decisioni di spesa. Pur collezionando informazioni sul web, quasi tre quarti delle famiglie continuano a fare compere nel mondo reale: per lo più nei negozi fisici specializzati in elettronica (67%), a cui si aggiunge il 6% che sceglie ipermercati e supermercati. Il percorso d'acquisto appare quindi sempre più ibrido: la scelta si costruisce online, ma la finalizzazione avviene prevalentemente nel punto vendita fisico.

Una decisione di famiglia, più che di brand


Non sorprende, considerando la minore età e la dipendenza economica della maggior parte degli studenti, che gli acquisti siano un “affare di famiglia”. Nel 41% dei casi la scelta del prodotto è infatti condivisa, mentre nel 38% è il genitore ad avere l’ultima parola. Colpisce invece il peso marginale del brand: soltanto il 4% degli intervistati considera la marca come il principale driver d’acquisto. Ad incidere in maniera ben più significativa sono promozioni e sconti (30%), prezzo (23%) e caratteristiche tecniche (23%). Un dato che conferma come convenienza e funzionalità abbiano oggi un peso decisamente superiore rispetto alla notorietà del marchio.

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HONOR Pad X9 Max: display da 13 pollici e batteria da 10.100 mAh per l'intrattenimento portatile


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Honor ha presentato Pad X9 Max, un tablet elegante e potente con ampio display, progettato per offrire una visione immersiva, prestazioni che durano per tutta la giornata e strumenti evoluti per la produttività. Con un peso di 618 g e un profilo ultrasottile di 6,72 mm, Pad X9 Max combina un display da 13 pollici, con una capiente batteria da 10.100 mAh, il tutto racchiuso in un design raffinato e portatile.

Un grande display racchiuso in un design raffinato e portatile


Al centro del Pad X9 Max si trova il Max Display da 13 pollici, con risoluzione 2,5K e frequenza di aggiornamento di 120 Hz, progettato per garantire nitidezza, ampiezza e fluidità durante la fruizione di contenuti di intrattenimento. Con una risoluzione di 2500 × 1560 pixel, una densità di 228 PPI e il supporto fino a 1,07 miliardi di colori, il display riproduce ogni contenuto con ricchezza di dettagli e profondità.
Il formato da 13 pollici offre una superficie di lavoro più ampiaIl formato da 13 pollici offre una superficie di lavoro più ampia
La luminosità massima raggiunge i 700 nit (dati Honor), assicurando una visione confortevole anche in ambienti ben illuminati, mentre la frequenza di aggiornamento di 120 Hz garantisce fluidità nello scorrimento e nella riproduzione di contenuti. Il formato da 13 pollici offre una superficie di lavoro più ampia rispetto ai tablet di dimensioni inferiori, creando un’esperienza visiva più aperta e coinvolgente senza compromettere la portabilità.

Questa esperienza visiva è racchiusa in un dispositivo progettato secondo il principio per cui un buon design deve eliminare il superfluo e valorizzare ciò che conta davvero. Il telaio interamente in metallo del Pad X9 Max è realizzato a partire da un unico blocco di lega di alluminio ed è caratterizzata da un pannello posteriore uniforme, una raffinata finitura sabbiata e angoli delicatamente arrotondati, che conferiscono al dispositivo un aspetto armonioso e strutturato. Con uno spessore di 6,72 mm e un peso di 618 g, il tablet offre una netta sensazione di comfort.

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Intrattenimento, produttività e prestazioni


Per supportare le attività quotidiane di intrattenimento, lavoro e studio, il Pad X9 Max combina funzionalità reattive per il multitasking con un’ampia capacità di archiviazione. La tecnologia RAM Turbo assegna in modo intelligente le risorse di archiviazione per ampliare la RAM effettiva, offrendo un’esperienza di memoria equivalente a 18 GB, composta da 6 GB di RAM e 12 GB virtuali, insieme a 256 GB di memoria interna. La memoria può essere ulteriormente ampliata tramite microSD fino a 2 TB, offrendo agli utenti più spazio per raccolte multimediali, documenti e file creativi.
Honor Pad X9 Max integra una Max Battery da 10.100 mAhHonor Pad X9 Max integra una Max Battery da 10.100 mAh
Un tablet con un display così ampio necessita di un’autonomia all’altezza. Pad X9 Max integra una Max Battery da 10.100 mAh, che supporta fino a 16 ore di riproduzione video continua, 13 ore di lettura di documenti, 12 ore di scrittura di appunti con Notes e fino a 73 ore di riproduzione musicale (dati Honor). Per chi lascia il tablet in standby tra una sessione e l’altra, il dispositivo può rimanere inattivo fino a 90 giorni con una sola ricarica. Quando è necessario ricaricarlo, la tecnologia SuperCharge da 45 W contribuisce a ridurre i tempi di attesa.

Prestazioni audiovisive IMAX Enhanced


Pad X9 Max supporta l’esperienza IMAX Enhanced, portando su un dispositivo portatile un intrattenimento ancora più cinematografico. L’esperienza si sviluppa attorno a quattro elementi fondamentali: qualità delle immagini, suono immersivo, formato ampliato e contenuti esclusivi.
Honor Pad X9 Max ha ottenuto le certificazioni Hi-Res Audio e Hi-Res Audio WirelessHonor Pad X9 Max ha ottenuto le certificazioni Hi-Res Audio e Hi-Res Audio Wireless
Per quanto riguarda l’audio, il tablet è dotato di un sistema quad-speaker supportato dagli algoritmi audio proprietari di HONOR e consente un incremento del volume fino al 200%, per una scena sonora più potente. Pad X9 Max ha inoltre ottenuto le certificazioni Hi-Res Audio e Hi-Res Audio Wireless, mentre l’elaborazione audio DTS aggiunge profondità spaziale sia durante l’ascolto tramite gli altoparlanti sia con le cuffie. I contenuti IMAX Enhanced sono disponibili attraverso le piattaforme di streaming supportate, tra cui Disney+.

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Connettività fluida tra dispositivi


Pad X9 Max è progettato per funzionare perfettamente con dispositivi e piattaforme differenti. Honor Connect consente il trasferimento di file tra dispositivi di marchi diversi basati su iOS, HarmonyOS, Android, Windows e macOS.

Prezzo e disponibilità


HONOR Pad X9 Max è disponibile nella colorazione Gray. Sarà disponibile in due configurazioni di memoria. La versione da 4 + 128 GB è proposta al prezzo di 399,90 euro, mentre la versione da 6 + 256 GB è disponibile al prezzo di 499,90 euro. Entrambe le configurazioni includono in bundle una tastiera e, acquistando su HONOR.com, è possibile usufruire di un coupon sconto di 50 euro.

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Gli Stati Uniti vogliono controllare il sud della Groenlandia


Washington chiede la sovranità sulle future basi e ha ispezionato la vecchia pista di Narsarsuaq, dove chi vive vicino teme ora di essere sfollato. Intanto le miniere di terre rare attirano gli investitori vicini al presidente.

Da sette mesi rappresentanti di Danimarca e Groenlandia stanno negoziando a Washington con l'Amministrazione Trump i termini di un'espansione della presenza militare statunitense sull'isola più grande del pianeta, abitata da appena 56mila persone. Secondo la ricostruzione di El País, gli Stati Uniti hanno chiesto la piena sovranità sui territori destinati a ospitare le future basi militari, con uno status simile a quello delle basi britanniche a Cipro. Una condizione che i rappresentanti danesi e groenlandesi non intendono per ora accettare.

La strategia americana si fonda sull'accordo bilaterale di difesa firmato con Copenaghen nel 1951, che consente, su richiesta, di ampliare la presenza militare statunitense. A marzo il generale Gregory Guillot, a capo del Comando Settentrionale degli Stati Uniti, ha informato il Senato dell'intenzione di creare tre nuove "zone di difesa" per sorvegliare i sottomarini nucleari russi e contrastare l'influenza cinese nell'Artico.

Artico · Groenlandia

Gli Stati Uniti vogliono tre nuove basi in Groenlandia, e la sovranità sui terreni

Da sette mesi Danimarca, Groenlandia e Amministrazione Trump trattano a Washington. Gli americani chiedono per le future basi uno status simile a quello delle basi britanniche a Cipro: per ora Copenaghen e Nuuk rispondono di no.

Grafica di FocusAmerica 30 agosto 2026

Che cosa si sta trattando a Washington

Oggi
La richiesta americana
Groenlandia Base
Il terreno resta groenlandese

Groenlandia Base
Il terreno passa agli Stati Uniti

Oggi le basi americane stanno su terreno groenlandese, in forza dell’accordo di difesa firmato con la Danimarca nel 1951. Washington chiede invece che i terreni delle future basi passino sotto sovranità statunitense, fuori dalla giurisdizione di Nuuk: lo stesso status di Akrotiri e Dhekelia, britanniche dentro Cipro dal 1960.

7 mesi
Di trattative a Washington, senza intesa

3
Nuove zone di difesa chieste, oltre all’unica base attiva

56.000
Abitanti sull’isola più grande del mondo

La mappa

Le basi che Washington vuole, e i giacimenti che ha accanto


Tocca un punto per leggere la scheda. Delle tre nuove zone di difesa la ricostruzione di El País ne indica per nome una sola, Narsarsuaq: sta nella punta meridionale, a poche decine di chilometri dai giacimenti di terre rare.

L’isola

Il riquadro rosso, ingrandito
20 km

Base americana attiva Base da riaprire Giacimento di terre rare Centro abitato

Narsarsuaq Base da riaprire

Base aerea costruita dagli americani nel 1941 e abbandonata nel 1958. A maggio personale dei Marines e dell’ambasciata statunitense in Danimarca ha ispezionato la pista, il porto in acque profonde e le vecchie strutture. Nel villaggio restano una quarantina di abitanti.

Narsarsuaq

Il villaggio si svuota proprio mentre i Marines vengono a vederlo


Residenti prima e dopo la chiusura dell’aeroporto, il 17 aprile. Ogni quadrato è una persona.

150
Abitanti fino alla primavera

40
Abitanti rimasti oggi

Chi è rimasto Chi se n’è andato

1941 I soldati americani costruiscono la pista+

Nome in codice Bluie West One. Lo scalo diventa cruciale per il trasferimento degli aerei verso i fronti europeo e nordafricano: oltre 10.000 velivoli vi fanno rifornimento o vengono riparati. Il villaggio nasce intorno alla pista.

1958 Gli Stati Uniti se ne vanno+

Si lasciano alle spalle macerie, rottami, migliaia di fusti arrugginiti e i pannelli di amianto del vecchio ospedale militare, distrutto da un incendio negli anni Settanta e mai bonificato.

17 aprile 2026 L’aeroporto chiude, e con lui l’albergo+

Il traffico passa al nuovo scalo di Qaqortoq, aperto il giorno prima. Narsarsuaq viene declassata a eliporto e l’albergo chiude lo stesso giorno. Da allora dei circa 150 residenti ne restano una quarantina.

Maggio 2026 I Marines ispezionano la vecchia base+

Quattro settimane dopo il declassamento, personale dei Marines e dell’ambasciata statunitense in Danimarca visita la pista, il porto in acque profonde e le altre strutture della base abbandonata.

«Perderemo le nostre case e dovremo lasciare il posto in cui abbiamo vissuto e lavorato tutta la vita»

Ole Guldager, storico e archeologo, curatore del museo della base. Ha dedicato allo studio di Narsarsuaq gran parte dei suoi 58 anni.

Terre rare

La stessa legge blocca un giacimento e ne lascia passare un altro


Contenuto medio di uranio nella risorsa, in parti per milione. Dal 2021 la legge groenlandese vieta l’estrazione quando supera le 100 ppm.

Tanbreez Si può scavare 10–20 ppm

Kvanefjeld Fermo dal 2021 250–350 ppm

0 100 ppm
limite di legge 400

Il divieto sull’uranio non ferma Tanbreez, purché l’attività mineraria punti ad altri minerali. Kvanefjeld, dove l’uranio sta due o tre volte sopra la soglia, resta fermo da quando nel 2021 il partito ecologista Inuit Ataqatigiit ha vinto le elezioni promettendo il divieto. È per questo che l’attenzione di Washington si è spostata sul giacimento vicino.

120 mln $
Il prestito che l’agenzia federale statunitense per il credito all’esportazione è pronta a concedere a Critical Metals, la società newyorkese che ha preso Tanbreez.

Il 41% del costo stimato del progetto, 290 milioni.

500 mln €
Quanto l’Unione Europea dovrebbe investire sull’isola nel prossimo bilancio pluriennale, secondo il relatore del Parlamento europeo Barry Andrews: il doppio di oggi.

Il 30 luglio il governo groenlandese ha inviato un «serio avvertimento» a Greenland Energy, società texana vicina a Trump che voleva trivellare nell’est dell’isola senza permessi. Il progetto è slittato all’inverno del 2027.

Sette mesi

Dalla minaccia di gennaio all’immagine social di agosto


Come la pretesa americana sulla Groenlandia si è spostata dalla forza al tavolo negoziale, senza mai essere ritirata.

Gennaio «Con le buone o con le cattive»+

Trump, che nel primo mandato aveva provato a comprare la Groenlandia, minaccia di prenderne il controllo. La tensione si attenua quando diversi alleati europei inviano contingenti militari sull’isola e la crisi passa sul terreno diplomatico.

21 gennaio, Davos Trump esclude l’uso della forza+

Dopo un incontro con il segretario generale della NATO Mark Rutte annuncia una «cornice per un futuro accordo» sulla Groenlandia e ritira la minaccia di dazi contro diversi Paesi europei.

Marzo Il piano arriva al Senato+

Il generale Gregory Guillot, a capo del Comando Settentrionale, annuncia l’intenzione di creare tre nuove zone di difesa per sorvegliare i sottomarini nucleari russi e contrastare l’influenza cinese nell’Artico.

Luglio, vertice NATO di Ankara La pretesa resta sul tavolo+

Trump ribadisce che la Groenlandia «dovrebbe essere controllata dagli Stati Uniti e non dalla Danimarca», mentre a Washington i negoziatori danesi e groenlandesi continuano a rifiutare la cessione di sovranità.

Inizio agosto «Hello, Greenland»+

Il presidente pubblica sui social un’immagine in cui la sua figura gigantesca incombe su un insediamento artico, accompagnata da due parole: «Hello, Greenland».

Fonte Ricostruzione di El País; Critical Metals Corp ed EXIM Bank per il prestito e il costo del progetto; Greenland Airports per le date degli scali; Atto n. 20 del 2021 e stime di riserva per le concentrazioni di uranio. Cartografia: Natural Earth.

Narsarsuaq, il villaggio che aspetta i Marines


Una delle tre basi che Washington vorrebbe riaprire è quella di Narsarsuaq, nel sud dell'isola. Il villaggio nacque intorno alla pista costruita in tempi record dai soldati americani durante la Seconda guerra mondiale. La base aerea, nome in codice Blue West One, era uno scalo cruciale per il trasferimento degli aerei militari verso i fronti europeo e nordafricano: oltre 10mila velivoli vi fecero rifornimento o furono sottoposti a riparazioni.

Gli Stati Uniti la abbandonarono nel 1958, lasciandosi alle spalle macerie, rottami, migliaia di fusti arrugginiti e i pannelli di amianto del vecchio ospedale militare, distrutto da un incendio negli anni Settanta e mai bonificato. L'aeroporto civile che ne ha preso il posto è stato chiuso in aprile, dopo l'apertura di un nuovo scalo a Qaqortoq, il capoluogo regionale. Da allora il villaggio si sta svuotando: dei circa 150 residenti precedenti ne restano una quarantina e l'albergo ha chiuso lo stesso giorno dell'aeroporto.

È in questo vuoto che intende tornare l'America di Trump. A maggio, quattro settimane dopo il declassamento dell'aeroporto a eliporto, personale dei Marines e dell'ambasciata statunitense in Danimarca ha ispezionato la pista, il porto in acque profonde e le altre strutture della vecchia base. Ole Guldager, storico e archeologo che ha dedicato gran parte dei suoi 58 anni allo studio del luogo in cui è cresciuto e che cura il museo della base, teme ora che il ritorno dei militari possa costringere i residenti rimasti ad andarsene: "Perderemo le nostre case e dovremo lasciare il posto in cui abbiamo vissuto e lavorato tutta la vita".

Guldager ricorda che nel 1953, durante l'espansione della base di Pituffik, l'unica che Washington mantiene ancora sull'isola, nel nord-ovest, decine di famiglie inuit furono trasferite con la forza a 130 km dalle loro case. Trump, che durante il primo mandato aveva tentato di acquistare la Groenlandia dalla Danimarca, all'inizio dell'anno ha minacciato di prenderne il controllo "con le buone o con le cattive". La tensione si è attenuata a gennaio, dopo l'arrivo in Groenlandia di contingenti militari inviati da diversi alleati europei e il successivo passaggio della crisi sul terreno diplomatico.

Il 21 gennaio, a Davos, Trump ha escluso l'uso della forza e, dopo un incontro con il Segretario Generale della NATO Mark Rutte, ha annunciato una "cornice per un futuro accordo" sulla Groenlandia, ritirando anche la minaccia di dazi contro diversi Paesi europei. Non ha però mai rinunciato alla pretesa americana sul controllo dell'isola: al vertice NATO di luglio ad Ankara ha ribadito che la Groenlandia "dovrebbe essere controllata dagli Stati Uniti e non dalla Danimarca". All'inizio di agosto ha di nuovo pubblicato sui social un'immagine in cui una sua figura gigantesca incombe su un insediamento artico, accompagnata dal messaggio "Hello, Greenland".

Terre rare e petrolio, gli affari della cerchia del presidente


Nel sud, vicino alle fattorie di Qassiarsuk, si trova Kvanefjeld, uno dei più grandi giacimenti mondiali di terre rare e uranio. Il suo sfruttamento è bloccato da quando, 5 anni fa, il partito ecologista Inuit Ataqatigiit vinse le elezioni promettendo di vietare l'estrazione dell'uranio. L'attenzione di Washington si è così spostata su Tanbreez, un altro grande giacimento di terre rare situato a pochi km di distanza.

Le analisi disponibili indicano una concentrazione di uranio di circa 10-20 parti per milione, nettamente inferiore alla soglia di 100 prevista dalla legge groenlandese: il divieto sull'uranio non impedisce quindi lo sfruttamento del giacimento, purché l'attività mineraria sia diretta all'estrazione di altri minerali e non dell'uranio. La diplomazia americana si è adoperata per evitare che il progetto finisse in mani cinesi e ne ha favorito il passaggio alla società newyorkese Critical Metals, con il sostegno dell'agenzia federale statunitense per il credito all'esportazione, pronta a concedere un prestito fino a 120 milioni di dollari.

El País riferisce inoltre di segnali di interesse da parte di investitori legati alla cerchia del presidente, tra cui Donald Trump Jr. Il 30 luglio il governo groenlandese ha invece inviato un "serio avvertimento" a Greenland Energy, società texana anch'essa vicina a Trump, che intendeva avviare trivellazioni nell'est dell'isola senza i permessi necessari. Il progetto è stato rinviato all'inverno del 2027.

Anche l'Unione Europea sta cercando di ritagliarsi uno spazio. Barry Andrews, eurodeputato irlandese e relatore del Parlamento Europeo per i rapporti con la Groenlandia, ha scritto a El País che "non possiamo più fidarci degli Stati Uniti" e sostiene il raddoppio degli investimenti europei sull'isola, fino a 500 milioni di euro nel prossimo bilancio pluriennale. La danese Christel Schaldemose, vicepresidente del Parlamento europeo, chiede invece che l'UE diventi il partner preferenziale della Groenlandia, lasciando però ai groenlandesi ogni decisione sullo sfruttamento delle risorse.

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Lightroom Classic 15.5: nuove regolazioni Bordo e Sfumatura per le maschere AI


Agosto 2026: nuovi controlli Bordo e Sfumatura per le maschere AI di Lightroom Classic. Una novità per rifinire con maggiore precisione le selezioni di cielo, soggetto e sfondo, riducendo aloni e rendendo gli interventi più naturali. Un aggiornamento che migliora il flusso di lavoro.
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Con l'aggiornamento di agosto 2026[1], Adobe introduce in¤Lightroom Classic una novità che, almeno per chi utilizza spesso le maschere AI, può fare davvero la differenza.

Sto parlando dei nuovi controlli Bordo (Edge) e Sfumatura (Feather) applicabili alle maschere generate automaticamente, una funzione già presente in Adobe Camera Raw da qualche mese e che, finalmente, arriva anche in Lightroom Classic.

I nuovi controlli Bordo e Sfumatura sono stati introdotti anche nella versione desktop di Lightroom[2].

Perché Camera Raw riceve nuove funzionalità prima di Lightroom?
Nei giorni scorsi ho letto questo interessante articolo che prova a dare una risposta del disallineamento delle funzioni tra Adobe Camera Raw e Lightroom Classic, pur condividendo lo stesso motore di sviluppo.

Leggi l'articolo su "The Lightroom Queen"

Perché è una novità importante?


Fino a oggi le maschere AI per cielo, soggetto, sfondo e persone funzionavano generalmente molto bene, ma in alcune situazioni lasciavano margini di miglioramento. Ad esempio in questi casi:

  • alberi contro il cielo;
  • capelli mossi dal vento;
  • dettagli architettonici complessi;
  • bordi con elevato contrasto.

In questi casi potevano comparire piccoli aloni o selezioni non perfettamente aderenti ai contorni del soggetto. Ora è possibile intervenire direttamente sulla maschera con i due nuovi controlli:

Bordo (Edge)


Permette di espandere o ridurre la selezione, adattandola meglio ai contorni reali dell'immagine. È particolarmente utile per eliminare aloni e imperfezioni lungo i margini delle maschere.

Sfumatura (Feather)


Consente di ammorbidire la transizione tra l'area selezionata e l'area non selezionata, ottenendo interventi più naturali e meno evidenti.
Lightroom Classic 15.5 - Pannello regolazioni Sfumatura e BordoLightroom Classic 15.5 - Pannello regolazioni Sfumatura e Bordo

Un aggiornamento che migliora il flusso di lavoro


Si tratta di controlli apparentemente semplici ma che permettono di ridurre il ricorso a maschere aggiuntive o a correzioni manuali.

Nella fotografia di paesaggio, ad esempio, può aiutare a rendere più credibili gli interventi sul cielo evitando i classici bordi troppo netti. Nel ritratto, invece, consente di gestire meglio capelli e contorni del soggetto senza dover rifinire manualmente ogni selezione.
Lightroom Classic 15.5 - Maschera cieloLightroom Classic 15.5 - Maschera cielo

Vale la pena aggiornare?


Assolutamente sì.

Non siamo di fronte a un miglioramento rivoluzionario ma a uno di quei miglioramenti che si apprezzano nell'uso quotidiano e che fanno risparmiare tempo ad ogni sessione di sviluppo.

Adobe continua a lavorare al sistema di maschere intelligente. L'arrivo dei controlli Bordo e Sfumatura in Lightroom Classic[3] allinea le funzionalità presenti in Camera Raw e rappresenta un ulteriore passo avanti verso selezioni sempre più precise e naturali.

Per conoscere le novità introdotte in Lightroom Classic consulta la pagina ufficiale di Adobe con l'elenco delle nuove funzionalità e miglioramenti.

Adobe: Novità di Lightroom Classic

Anche se personalmente aspetto sempre qualche giorno a installare ogni nuovo aggiornamento così che, se emergono dei bug, nel frattempo vengono corretti da Adobe.

Cosa ne pensi dei nuovi controlli Bordo e Sfumatura introdotti nella versione Classic e desktop di Lightroom?

👋 A presto,
Giovanni


  1. Adobe Community - Lightroom Classic v15.5 is Here: Better Masking Controls, Render to DNG, and More;
  2. The Lightroom Queen - What’s New in Lightroom Classic 15.5, Mobile & Desktop (August 2026)?;
  3. Novità di Lightroom Classic - Pagina ufficiale di Adobe con l'elenco delle nuove funzionalità e migliormenti rilasciati;

📌Mi trovi anche su Bluesky o Threads e qualche volta su Instagram.

Tags: Lightroom | Adobe | RAW

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La blacklist del Pentagono contro Anthropic, l'agente always-on di OpenAI, OpenAI taglia Cursor


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon lunedì,
oggi parleremo di una decisione legale importante: un giudice ha dichiarato illegale la blacklist del Pentagono contro Anthropic. Poi vedremo l'agente always-on a cui sta lavorando OpenAI; parleremo dello stop alla fornitura dei modelli di OpenAI verso Cursor; e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 385 - Lunedì 31 agosto
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Un giudice dichiara illegale la blacklist del Pentagono contro Anthropic


Legge
Un giudice federale di San Francisco ha stabilito che il Dipartimento della Difesa ha violato il Primo emendamento: la designazione di Anthropic come rischio per la catena di fornitura è stata considerata una ritorsione a causa delle critiche pubbliche dell'azienda alle posizioni del governo sull'AI. Il Pentagono aveva designato Anthropic a marzo, dopo il fallimento delle trattative sull'uso militare dei modelli Claude: Anthropic chiedeva garanzie che la tecnologia non fosse usata per armi completamente autonome o sorveglianza di massa interna. La designazione vietava agli appaltatori della difesa US di usare la tecnologia di Anthropic e ha reso l'azienda la prima statunitense colpita pubblicamente da questa misura. Anthropic ha fatto causa in due tribunali (San Francisco e Washington); la causa a Washington è ancora in corso e fino alla sua conclusione la designazione resta tecnicamente in vigore.
~
Fonte: CNBC
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OpenAI sta sviluppando un agente always-on


Intelligenza Artificiale
Il codice della funzione, chiamata "Persistent mode", è stata scoperto perché è comparso nel repository GitHub della versione a riga di comando di Codex. Le funzioni che appaiono lì tendono ad arrivare in seguito anche nella versione desktop. In questa modalità l'agente lavorerebbe senza interruzioni finché l'utente non lo mette in pausa manualmente. Un'opzione di "reasoning effort" permetterebbe di scegliere quanta potenza di calcolo concedere al modello, per evitare di consumare troppi token durante la notte. Il codice mostra anche una funzione di nome "Proactivity": l'agente si creerebbe da solo nuovi compiti dopo aver completato la richiesta iniziale, senza input umano.
~
Fonte: Gizmodo
Alternativa in italiano: non pervenuta

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OpenAI smetterà di fornire i suoi modelli a Cursor di SpaceX


Big tech
Il motivo per cui OpenAI vuole interrompere la condivisione dei propri modelli con Cursor è che dice di non poter essere sicura che SpaceX possa rispettare i termini di servizio, perché in passato le aziende di Elon Musk hanno violato i contratti. La data proposta per lo spegnimento è il 12 novembre 2026. Musk ha risposto su X scrivendo "non potrebbe importarmene meno" e ha definito Sam Altman e il presidente di OpenAI Greg Brockman "inaffidabili". I due sono in conflitto da anni: la causa di Musk da 150 miliardi di dollari contro OpenAI per il presunto tradimento della missione nonprofit è arrivata a processo quest'anno e una giuria federale ha dato torto a Musk perché il caso è stato presentato troppo tardi. Nel frattempo Anthropic, che ha una partnership in corso con SpaceX, aumenterà la potenza di calcolo per supportare i suoi modelli Claude dentro Cursor.
~
Fonte: Reuters
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Alcune star di Hollywood sono approdate sui microdrama per smartphone


Intrattenimento
Le microdrama sono serie girate per lo smartphone con episodi di pochi minuti: le trame in stile soap opera e i colpi di scena finali spingono a pagare per l'episodio successivo. Il format è nato in Cina e negli Stati Uniti i ricavi raggiungeranno 1,5 miliardi di dollari quest'anno secondo le stime di Omdia. James Franco ha recitato in "Love, Lies & Frank" sulla piattaforma Shortical: è una delle prime microserie prodotte con il nuovo contratto sindacale SAG-AFTRA per i microdrama a basso budget. "Screen Time" di Issa Rae per PineDrama (l'app di microdrama di TikTok) ha superato 150 milioni di visualizzazioni. L'attore Taye Diggs ha recitato e prodotto "Off Limits & All Mine" per la piattaforma CandyJar. Jesse Tyler Ferguson di "Modern Family" sta preparando una commedia musicale sugli zombie per la piattaforma aTwist. Kim Kardashian e la madre Kris Jenner hanno investito nella piattaforma di microdrama GammaTime. Gli studios cercano modi più economici e veloci di produrre contenuti e molti attori e tecnici di Hollywood si trovano attualmente senza lavoro.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: non pervenuta

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xAI accusata in tribunale di aver addestrato Grok su materiale pedopornografico


Legge
La denuncia arriva da una donna che nei primi anni 2000, in età prescolare, ha subito violenze orientate alla produzione di immagini pedopornografiche vendute online. Il Canadian Centre for Child Protection l'ha avvertita di aver identificato su xAI materiale generato dall'AI che la raffigura. Secondo la causa le sue immagini, catalogate da anni con codici hash (impronte digitali che permettono di riconoscere file noti), facevano parte del dataset usato per le capacità di generazione di immagini e video di Grok. I termini di Grok trattano di default i post pubblici su X come dati di addestramento; e non escludono esplicitamente pedopornografia e immagini intime non consensuali. La proposta di class action coprirebbe tutte le vittime le cui foto d'infanzia sono state usate per generare materiale abusivo con Grok. La donna chiede la distruzione di tutto il materiale pedopornografico generato da Grok e conservato sui server e il blocco di qualsiasi output sessualizzato. Il risarcimento potrebbe coinvolgere tutte le vittime che si fanno avanti.
~
Fonte: Ars Technica
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


In lingua inglese.

Meta attacca Anthropic ma è anche uno dei suoi maggiori clienti


nytimes.com (eng)

Gli scienziati stanno usando l'IA per replicare gli esperimenti di ricerca


nytimes.com (eng)

I modelli piccoli sono arrivati


calv.info (eng)

Perché Stripe ha acquisito una società di routing di modelli AI? (Indizio: per costruire una banca)


thefinancialengineer.substack.com (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

Il consorzio Advent-Stripe avrebbe abbandonato il tentativo di acquisire PayPal, riporta Bloomberg News


reuters.com (eng)

Google accetta di chiudere con un accordo da 353 milioni di dollari la causa degli sviluppatori di app nel Regno Unito


reuters.com (eng)

Ex membro dello staff della Casa Bianca sanzionato per insider trading


apnews.com (eng)

Sito del giorno

AI in Design Report 2026


Designer Fund e Foundation Capital hanno pubblicato l'AI in Design Report 2026, un'indagine su oltre 900 designer in più di 60 paesi per capire come l'intelligenza artificiale sta trasformando strumenti, mestiere e team.

Link: stateofaidesign.com

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xAI accusata in tribunale di aver addestrato Grok su materiale pedopornografico


Prima causa di questo tipo contro l'azienda.
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In breve:


La denuncia arriva da una donna che nei primi anni 2000, in età prescolare, ha subito violenze orientate alla produzione di immagini pedopornografiche vendute online. Il Canadian Centre for Child Protection l'ha avvertita di aver identificato su xAI materiale generato dall'AI che la raffigura. Secondo la causa le sue immagini, catalogate da anni con codici hash (impronte digitali che permettono di riconoscere file noti), facevano parte del dataset usato per le capacità di generazione di immagini e video di Grok. I termini di Grok trattano di default i post pubblici su X come dati di addestramento; e non escludono esplicitamente pedopornografia e immagini intime non consensuali. La proposta di class action coprirebbe tutte le vittime le cui foto d'infanzia sono state usate per generare materiale abusivo con Grok. La donna chiede la distruzione di tutto il materiale pedopornografico generato da Grok e conservato sui server e il blocco di qualsiasi output sessualizzato. Il risarcimento potrebbe coinvolgere tutte le vittime che si fanno avanti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Elon Musk’s xAI used child porn to train Grok models, lawsuit says - Ars Technica
xAI accused of training Grok on real and AI-generated child pornography.
Ars Technica


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Alcune star di Hollywood sono approdate sui microdrama per smartphone


Tra queste, James Franco, Issa Rae e Kim Kardashian.
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In breve:


Le microdrama sono serie girate per lo smartphone con episodi di pochi minuti: le trame in stile soap opera e i colpi di scena finali spingono a pagare per l'episodio successivo. Il format è nato in Cina e negli Stati Uniti i ricavi raggiungeranno 1,5 miliardi di dollari quest'anno secondo le stime di Omdia. James Franco ha recitato in "Love, Lies & Frank" sulla piattaforma Shortical: è una delle prime microserie prodotte con il nuovo contratto sindacale SAG-AFTRA per i microdrama a basso budget. "Screen Time" di Issa Rae per PineDrama (l'app di microdrama di TikTok) ha superato 150 milioni di visualizzazioni. L'attore Taye Diggs ha recitato e prodotto "Off Limits & All Mine" per la piattaforma CandyJar. Jesse Tyler Ferguson di "Modern Family" sta preparando una commedia musicale sugli zombie per la piattaforma aTwist. Kim Kardashian e la madre Kris Jenner hanno investito nella piattaforma di microdrama GammaTime. Gli studios cercano modi più economici e veloci di produrre contenuti e molti attori e tecnici di Hollywood si trovano attualmente senza lavoro.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Hollywood celebs are getting into microdrama apps | TechCrunch
Several Hollywood celebs are ditching the massive eight-figure checks and exotic movie sets for a rising format: microdramas.
TechCrunchLauren Forristal


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OpenAI smetterà di fornire i suoi modelli a Cursor di SpaceX


La manovra scatterà il 12 novembre.
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In breve:


Il motivo per cui OpenAI vuole interrompere la condivisione dei propri modelli con Cursor è che dice di non poter essere sicura che SpaceX possa rispettare i termini di servizio, perché in passato le aziende di Elon Musk hanno violato i contratti. La data proposta per lo spegnimento è il 12 novembre 2026. Musk ha risposto su X scrivendo "non potrebbe importarmene meno" e ha definito Sam Altman e il presidente di OpenAI Greg Brockman "inaffidabili". I due sono in conflitto da anni: la causa di Musk da 150 miliardi di dollari contro OpenAI per il presunto tradimento della missione nonprofit è arrivata a processo quest'anno e una giuria federale ha dato torto a Musk perché il caso è stato presentato troppo tardi. Nel frattempo Anthropic, che ha una partnership in corso con SpaceX, aumenterà la potenza di calcolo per supportare i suoi modelli Claude dentro Cursor.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI to cut off AI models for SpaceX-owned Cursor, escalating feud with Musk | Reuters
OpenAI said on Friday ‌that it plans to stop providing AI models to Cursor, the coding-tool company now owned by Elon Musk's SpaceX, marking a further escalation in the bitter rivalry between OpenAI CEO Sam Altman and Musk.
Reuters


Alternativa in italiano:

OpenAI non si fida di Musk e rescinde il contratto con Cursor (update)
OpenAI ha rescisso il contratto sottoscritto con Cursor, in quanto l'azienda californiana non è certa che SpaceX rispetterà i termini di servizio.
Punto Informatico