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Ai Dem non basta più il messaggio economico per vincere


Secondo il giornalista americano il partito si illude che basti il messaggio economico giusto, mentre gli elettori votano sui temi culturali. E l'agenda dell'abbondanza non colma il divario

I democratici conoscono già i nomi dei candidati capaci di vincere tra gli elettori senza laurea, ma preferiscono innamorarsi di figure che incarnano un'idea. Lo sostiene il giornalista americano Matthew Yglesias, una delle voci più note dell'area moderata del Partito Democratico, in un'analisi pubblicata sulla sua newsletter Slow Boring.

Il caso più recente per Yglesias è quello di Graham Platner, il candidato democratico al Senato nel Maine che si è da poco ritirato dopo un'accusa di violenza sessuale. I sondaggi durante la campagna lo davano in forte difficoltà tra gli elettori senza laurea, anche quando batteva con ampio margine la senatrice repubblicana uscente Susan Collins tra i laureati dello Stato. Per il giornalista non c'è nulla di sorprendente: è un democratico che corre contro una repubblicana e i democratici vanno male tra i bianchi senza laurea.

Platner avrebbe forse battuto Collins anche senza lo scandalo, scrive Yglesias, ma non per un particolare richiamo sulla classe operaia: il Maine è uno Stato che Kamala Harris aveva vinto con un buon margine nel 2024, un anno difficile per i democratici a livello nazionale. Il punto, per lui, è un altro: un network di operatori politici e giornalisti simpatizzanti era riuscito a creare entusiasmo attorno a Platner perché erano loro a essere entusiasti dell'idea di Platner.

I democratici che vincono davvero tra gli elettori operai hanno nomi e cognomi. Yglesias li elenca: governatori come Josh Shapiro in Pennsylvania e Gretchen Whitmer in Michigan, parlamentari come Elissa Slotkin, Jared Golden, Ruben Gallego e Mark Kelly. Vengono considerati noiosi, eppure vincono. Se il partito si entusiasmasse per loro invece che per i candidati-simbolo, a suo giudizio farebbe molta meno fatica a farli sembrare interessanti.

Midterm 2026 · Il dibattito democratico
I democratici sanno già chi vince tra gli operai, ma preferiscono i candidati-simbolo

Dopo il ritiro di Graham Platner nel Maine, il giornalista Matthew Yglesias accusa il suo partito: l’entusiasmo va a chi incarna un’idea, non a chi vince davvero tra gli elettori senza laurea.
Grafica di FocusAmerica 11 luglio 2026

I democratici che vincono tra gli elettori senza laurea
Josh ShapiroPennsylvania Gretchen WhitmerMichigan Elissa SlotkinMichigan Jared GoldenMaine Ruben GallegoArizona Mark KellyArizona

Governatore della Pennsylvania
Eletto nel 2022 con circa 15 punti di vantaggio in uno Stato che nel 2024 ha votato per Trump.

Vengono considerati noiosi, eppure vincono, scrive Yglesias: se il partito si entusiasmasse per loro invece che per i candidati-simbolo, farebbe meno fatica a farli sembrare interessanti.

Il caso Platner
L’entusiasmo era per l’idea di Platner, non per i suoi voti
Il candidato si è ritirato dalla corsa al Senato del Maine dopo un’accusa di violenza sessuale. Per Yglesias la sua parabola era leggibile fin dall’inizio. Tocca ogni punto per i dettagli.

Un network ha costruito l’attesa+
Operatori politici e giornalisti simpatizzanti hanno creato entusiasmo attorno a Platner perché erano loro, per primi, entusiasti dell’idea che il candidato incarnava.

I sondaggi raccontavano un’altra storia+
Batteva la senatrice repubblicana Susan Collins con ampio margine tra i laureati, ma era in forte difficoltà tra gli elettori senza laurea: il profilo tipico di un democratico, non un richiamo speciale sulla classe operaia.

Il Maine non era una prova di forza+
Platner avrebbe forse battuto Collins anche senza lo scandalo, scrive Yglesias, ma perché Kamala Harris aveva vinto lo Stato con un buon margine nel 2024, un anno difficile per i democratici a livello nazionale.

La corrente dell’abbondanza
L’abbondanza fa approvare le leggi, ma non può fare da bandiera
Il movimento che chiede di costruire più case allentando le regole urbanistiche è una storia di successo legislativo. Proprio per questo, sostiene Yglesias, non può diventare il marchio dei moderati.

Cosa ha ottenuto
Molte leggi nei parlamenti statali, riforme locali sulla zonizzazione e ora una legge federale sulla casa, appena entrata in vigore senza la firma di Trump.
Senato 85–5 Camera 358–32

Perché non basta
Quei voti sono in gran parte bipartisan: una vittoria di tutti non può marchiare una sola fazione. E la casa resta lontana dai temi che pesano di più nell’opinione pubblica.

Il nodo culturale
Molti elettori vedono il partito come culturalmente estraneo
Il vero ostacolo dei democratici, per Yglesias, non è il messaggio economico: è l’immagine che una parte dell’elettorato si è fatta del partito.
Come appaiono i democratici a questi elettori

1Praticano discriminazioni contro i bianchi
2Non vogliono far rispettare la legge
3Hanno idee bizzarre su sesso e genere

Gli attacchi repubblicani più efficaci colpiscono più temi insieme: deboli sull’immigrazione irregolare perché ostili alla legge, con idee strane sull’identità di genere e insieme morbidi sulla criminalità.
L’errore è doppio, avverte Yglesias: il messaggio economico giusto non farà sparire i temi culturali, e abbracciare l’abbondanza non basta per sembrare diversi senza toccare i veri tabù elettorali.

I due principi
Aiutare i poveri e dare a ogni territorio la sua politica culturale
Se potesse guidare da solo la politica dei moderati, Yglesias partirebbe da qui.

1
Aiutare i poveri
Distingue i moderati dai repubblicani, ma anche dalla sinistra più radicale, che a suo giudizio pensa più a colpire i ricchi che ad aiutare chi sta in basso.

2
Tenere insieme posizioni culturali diverse
Sui grandi valori morali i politici dovrebbero rispecchiare i propri elettori, non provare a guidarli con forza.

San Francisco
Un progressista sui temi culturali come Scott Wiener dovrebbe essere il benvenuto tra i moderati.

Politica economica: costruire più case

Louisiana
Serve un conservatore sui valori come l’ex governatore John Bel Edwards.

Politica economica: espandere il Medicaid

A ogni territorio la sua politica culturale e, su quella base, una buona politica economica.

Il banco di prova
In Michigan la primaria si è ridotta a una scelta tra i due poli
La corsa per il Senato che Yglesias segue da mesi mostra il problema in pratica. Si vota il 4 agosto.

1
Haley StevensEstablishment
Deputata sostenuta dai vertici del partito, ma con uno dei profili elettorali più deboli tra i parlamentari democratici dello Stato.

2
Abdul El-SayedSinistra
Il candidato dell’area di Bernie Sanders. Per Yglesias troppo a sinistra per uno Stato in bilico.

3
Mallory McMorrowRitirata il 5 luglio
La preferita di Yglesias, a lungo favorita. L’hanno affondata errori suoi: uno scontro poco avveduto con un influente commentatore di sinistra e i vecchi messaggi cancellati in cui denigrava il Michigan.

Fonte Elaborazione FocusAmerica sull’analisi di Matthew Yglesias (Slow Boring). Ritiri e primarie: AP, CNN, NPR. Voti sulla legge federale per la casa: Congresso degli Stati Uniti.

La corrente di pensiero al centro dell'analisi è quella dell'abbondanza (in inglese abundance), che punta a rimuovere i vincoli burocratici e urbanistici che frenano la costruzione di case, la produzione di energia e le infrastrutture. In pratica coincide soprattutto con il movimento YIMBY, dall'inglese Yes In My Back Yard, sì nel mio cortile, che chiede di costruire più abitazioni allentando le regole locali sulla zonizzazione. Su questo piano, per Yglesias, è una storia di successo: i suoi sostenitori hanno fatto approvare molte leggi nei parlamenti statali, riforme locali e ora una legge federale sulla casa.

L'abbondanza però non funziona come bandiera identitaria per la corrente moderata, sostiene il giornalista, perché è troppo lontana dai temi che contano di più nell'opinione pubblica. Buona parte di quelle leggi è bipartisan, cioè votata da entrambi i partiti, il che la rende poco utile come marchio di una singola fazione.

Il vero ostacolo dei democratici, per Yglesias, è che molti elettori percepiscono il partito come dominato da persone culturalmente estranee, che praticano discriminazioni contro i bianchi, non vogliono far rispettare la legge e hanno idee bizzarre su sesso e genere. Gli attacchi repubblicani più efficaci, spiega, colpiscono più temi insieme: i democratici sarebbero deboli sull'immigrazione irregolare perché ostili all'applicazione della legge e desiderosi di una sostituzione della popolazione bianca, oppure avrebbero idee strane sull'identità di genere e insieme sarebbero morbidi sulla criminalità.

L'errore più comune dei democratici di oggi, secondo Yglesias, è credere che, se solo trovassero il messaggio economico giusto, gli elettori smetterebbero di dare peso ai temi culturali. Ma se i democratici stessi tengono molto a quei temi, allora possono tenerci anche gli elettori indecisi. Una parte del partito, avverte, vuole fare lo stesso errore al contrario: pensa che abbracciare l'abbondanza permetta di apparire diversi senza toccare i veri tabù elettorali.

Se potesse guidare da solo la politica dei moderati, scrive Yglesias, si baserebbe su due principi: aiutare i poveri e tenere insieme posizioni culturali diverse. Il primo distingue i moderati dai repubblicani, ma anche dalle correnti più radicali della sinistra, che a suo giudizio sembrano concentrate più sul colpire i ricchi che sull'aiutare chi sta in basso.

La sua polemica con l'ala sinistra del partito, quella che si riconosce in Bernie Sanders, Zohran Mamdani e Alexandria Ocasio-Cortez, riguarda soprattutto il modo di fare politica. È diventata troppo espressiva, a suo avviso, più interessata a mostrare le proprie idee che a capire cosa serve davvero per vincere e governare.

Sul secondo principio Yglesias va oltre gran parte dei moderati di oggi. Sui grandi valori morali e culturali i politici dovrebbero rispecchiare i propri elettori, non provare a guidarli con forza. Un politico molto a sinistra sui temi culturali come Scott Wiener, che rappresenta San Francisco, dovrebbe essere il benvenuto tra i moderati, ma il partito dovrebbe anche cercare figure come l'ex governatore John Bel Edwards, un democratico conservatore sui valori, da candidare in Stati come la Louisiana. A ogni territorio la sua politica culturale e, su quella base, una buona politica economica: più case a San Francisco, l'espansione del Medicaid, il programma pubblico di assistenza sanitaria per i più poveri, in Louisiana.

Un esempio concreto è la primaria per il Senato in Michigan, che Yglesias segue da mesi. L'establishment del partito si è schierato con la deputata Haley Stevens, che però ha uno dei profili elettorali più deboli tra i parlamentari democratici dello Stato. La sinistra ha puntato su Abdul El-Sayed, per il giornalista troppo a sinistra per uno Stato in bilico. Il suo preferito era una terza candidata, la senatrice statale Mallory McMorrow, che per un lungo periodo è stata anche la favorita.

McMorrow non è stata rovinata dal ritrovarsi stretta tra i due poli, spiega Yglesias, ma da una serie di errori suoi: uno scontro poco avveduto con un influente commentatore di sinistra e soprattutto la scoperta di vecchi messaggi cancellati in cui denigrava il Michigan. In uno Stato del Midwest dalle forti radici locali, essere colti a prendere in giro il proprio Stato pesa molto. Alla fine la corsa si è ridotta a una scelta tra Stevens ed El-Sayed.

Quello che Yglesias chiede alla sua parte politica è di rispettare la varietà degli Stati Uniti e di provare a competere in tutto il paese invece di cancellarsi a vicenda. A chi ha come passione cambiare l'opinione pubblica più che rispecchiarla, consiglia di cercarsi un altro mestiere lontano dalla politica elettorale.


Graham Platner si ritira dalla corsa al Senato nel Maine


Graham Platner ha ritirato la propria candidatura al Senato per il Maine nella serata di mercoledì (la notte in Italia), con un video di 11 minuti pubblicato sui social. La decisione arriva due giorni dopo che una donna che aveva frequentato in passato lo ha accusato pubblicamente di violenza sessuale, un'accusa che lui definisce falsa. Il Partito Democratico del Maine ha ora tempo fino al 27 luglio per scegliere il candidato che a novembre sfiderà la senatrice repubblicana Susan Collins in una delle corse decisive per il controllo del Senato.

"Crediamo che perché il movimento continui non possa essere io e per questo sospendiamo le attività della campagna", ha detto Platner nel video, in cui ha definito le accuse parte di una strategia dell'establishment per "esercitare una pressione strutturale su di noi" e ha ripetuto che il ritiro "non è assolutamente un'ammissione di colpa". Ha spiegato che, se fosse rimasto in corsa, avrebbe perso la possibilità di raccogliere fondi e di accedere ai dati sugli elettori, dopo che i vertici democratici al Senato avevano minacciato di tagliargli le risorse. Secondo il Washington Post, la forma dell'annuncio era una condizione posta dallo stesso Platner: aveva detto ai collaboratori più fedeli che avrebbe sospeso la campagna solo se avesse potuto dire tutto ciò che voleva.

My name might be on the ballot right now, but that ballot line belongs to the people of Maine. pic.twitter.com/RKVyLU76tm
— Graham Platner for Senate (@grahamformaine) July 9, 2026


La crisi è precipitata lunedì, quando Jenny Racicot, una donna che ha raccontato di aver frequentato Platner in modo discontinuo per due anni, lo ha accusato di essere entrato in casa sua senza invito e ubriaco una notte alla fine del 2021 e di averla costretta a un rapporto mentre lei gli diceva di fermarsi. Platner ha negato, ma nel giro di 48 ore i suoi principali sostenitori gli hanno chiesto di ritirarsi. "Alla luce di queste accuse molto serie, gli ho raccomandato di farsi da parte", ha detto martedì il senatore Bernie Sanders, il suo sponsor più influente. Lo stesso giorno una seconda ex fidanzata ha raccontato al Washington Post che Platner rimuoveva ripetutamente il preservativo durante i rapporti senza il suo consenso.

Era l'ultimo capitolo di una serie di scandali iniziata a ottobre: un tatuaggio simile a un simbolo nazista, poi coperto, vecchi post su Reddit in cui minimizzava le violenze sessuali, messaggi sessualmente espliciti inviati ad altre donne dopo il matrimonio e accuse di comportamenti violenti da parte di alcune ex fidanzate. Platner, un allevatore di ostriche di 41 anni ed ex Marine, aveva attribuito quei comportamenti a problemi di salute mentale e allo stress post-traumatico legato al servizio militare e fino a questa settimana aveva conservato il sostegno di gran parte della sinistra del partito, compresi Sanders ed Elizabeth Warren.

Stati Uniti · La corsa al Senato nel Maine
La caduta di Graham Platner, accusa dopo accusa

Per undici mesi il candidato democratico del Maine era sopravvissuto a un tatuaggio simile a un simbolo nazista, ai vecchi post su Reddit e alle rivelazioni delle ex fidanzate. Un'accusa di stupro lo ha travolto in due giorni. Ora il partito ha meno di tre settimane per scegliere chi sfiderà Susan Collins.
Grafica di FocusAmerica

Giorni di campagna
323

Giorni per il crollo
2

dal lancio del 19 agosto 2025 al video con cui ha sospeso la campagna
dall'accusa pubblica di Jenny Racicot all'annuncio del ritiro

Nel giro di 48 ore dall'accusa i suoi principali sostenitori, Bernie Sanders compreso, gli avevano già chiesto di farsi da parte.

La ricostruzione in quattro capitoli
1Gli scandali2Le 48 ore3E ora?4La posta

Undici mesi sul filo
Cinque momenti che avrebbero affondato qualsiasi campagna. La sua era sopravvissuta a tutti, fino a luglio.
Tocca una tappa per il dettaglio

19 ago 2025
Il lancio della campagna

L'allevatore di ostriche ed ex Marine, 41 anni, si candida contro Susan Collins da outsider anti-establishment: nei primi nove giorni raccoglie oltre un milione di dollari.

16 ott 2025
Riemergono i vecchi post su Reddit

La CNN riporta alla luce anni di commenti poi cancellati, compresi post in cui Platner minimizzava le violenze sessuali. Nel giro di dieci giorni si dimettono la direttrice politica e il responsabile della campagna.

20 ott 2025
Il tatuaggio simile a un simbolo nazista

In un podcast Platner rivela di avere sul petto un teschio simile al Totenkopf delle SS. Dice di non averne mai conosciuto il significato e lo fa coprire il giorno dopo.

mag–giu 2026
Le rivelazioni delle ex fidanzate

Wall Street Journal e New York Times raccontano i messaggi sessualmente espliciti inviati ad altre donne dopo il matrimonio e le relazioni segnate da comportamenti instabili e aggressivi.

9 giu 2026
La vittoria alle primarie

Nonostante gli scandali, Platner vince la nomination democratica conservando il sostegno della sinistra del partito, da Bernie Sanders a Elizabeth Warren.

Il crollo, giorno per giorno
Dall'accusa di Jenny Racicot al video del ritiro sono bastate 48 ore perché il partito gli voltasse le spalle.

lunedìlun
6
luglio

L'accusa di violenza sessuale
Politico pubblica il racconto di Jenny Racicot: una notte alla fine del 2021 Platner sarebbe entrato in casa sua senza invito e ubriaco e l'avrebbe costretta a un rapporto mentre lei gli diceva di fermarsi. Lui nega e annulla alcuni eventi elettorali.

martedìmar
7
luglio

Il partito lo scarica
Schumer, Warren e infine Sanders gli chiedono di farsi da parte, mentre i vertici minacciano di tagliare fondi e accesso ai dati sugli elettori. Una seconda ex racconta al Washington Post altri rapporti non consensuali.

mercoledìmer
8
luglio

Il video del ritiro
In un video di 11 minuti Platner sospende la campagna e definisce le accuse una strategia dell'establishment. Meno di un'ora dopo Troy Jackson lancia la propria candidatura.

«Alla luce di queste accuse molto serie, gli ho raccomandato di farsi da parte»Bernie Sanders · martedì 7 luglio
Gli hanno chiesto di ritirarsi
Chuck SchumerKirsten GillibrandBernie SandersElizabeth WarrenRo KhannaZohran Mamdaniil Partito Dem. del Maine

Due scadenze per salvare la corsa
Il ritiro formale va depositato entro il 13 luglio; poi i delegati democratici avranno due settimane per scegliere il successore.

8 lug
annuncio del ritiro

13 lug
ritiro formale

27 lug
convention dem

3 nov
voto di midterm

Ritiro formale
13 luglio

Il termine di legge entro cui Platner deve depositare il ritiro perché il partito possa sostituirlo sulla scheda elettorale.

La convention
27 luglio

Entro le 17 (le 23 in Italia) un'assemblea di delegati democratici sceglierà il nuovo candidato.

Già in corsa per la successione

Troy Jackson
Ex presidente del Senato statale, vicino alle posizioni di Platner

Jordan Wood
Ex capo di gabinetto della deputata Katie Porter

Dan Kleban
Cofondatore del birrificio Maine Beer Company

David Costello
Terzo alle primarie di giugno, rientrato in corsa

Valutano la candidatura

Nirav Shah
Ex numero due dei CDC, l'agenzia federale per la sanità pubblica

Shenna Bellows
Segretaria di Stato del Maine, sovrintende alle elezioni

Perché il Maine è decisivo per il Senato
I democratici devono strappare quattro seggi ai repubblicani senza perderne nessuno. Il Maine è tra le occasioni migliori.

51 · maggioranza

Il Senato oggi

47
53

Se i democratici strappano 4 seggi

47

49

democraticiseggi da strapparerepubblicani
Con quattro seggi in più i democratici arriverebbero a 51, la soglia della maggioranza. Il Maine è tra i pochi stati dove il seggio repubblicano è considerato contendibile.

L'obiettivo
4
i seggi che i democratici devono strappare ai repubblicani a novembre per riconquistare il Senato, senza perderne nessuno

L'avversaria

il mandato consecutivo che Susan Collins cerca il 3 novembre: finora ha respinto ogni tentativo democratico di toglierle il seggio

Il precedente
+7
i punti di vantaggio con cui Kamala Harris ha vinto il Maine alle presidenziali del 2024

Fonte: Politico, Washington Post, CNN, Portland Press Herald · Dati aggiornati al 9 luglio 2026

Platner ha detto che depositerà il ritiro formale, richiesto per legge entro il 13 luglio perché il partito possa sostituirlo sulla scheda, solo dopo aver ricevuto garanzie che il processo di selezione sarà "aperto, trasparente e democratico". Il Partito Democratico del Maine, che nei giorni scorsi lo aveva accusato di provare a condizionare la scelta del successore, ha votato per tenere una convenzione, cioè un'assemblea di delegati che sceglierà il nuovo candidato entro la scadenza delle 17 del 27 luglio (le 23 in Italia). Nel frattempo il comitato nazionale che finanzia le campagne democratiche per il Senato ha aperto un fondo per raccogliere donazioni da trasferire al futuro candidato.

Meno di un'ora dopo l'annuncio, Troy Jackson, ex presidente del Senato statale del Maine e boscaiolo della contea rurale di Aroostook, ha lanciato la sua candidatura. È considerato il più vicino alle posizioni di Platner e il deputato progressista californiano Ro Khanna si è già schierato con lui, ma Jackson ha detto alla NBC che non vorrebbe il sostegno dell'ex candidato: "Quando si è arrivati a un'accusa credibile di violenza sessuale, quella è stata la linea rossa". Si sono candidati anche Jordan Wood, ex capo di gabinetto della deputata Katie Porter, e Dan Kleban, cofondatore del birrificio Maine Beer Company, mentre David Costello, terzo nella primaria vinta da Platner a giugno, ha annunciato il suo rientro in corsa. Valutano la candidatura anche Nirav Shah, ex numero due dei Centers for Disease Control and Prevention, l'agenzia federale per la sanità pubblica, e Shenna Bellows, la segretaria di Stato del Maine, la carica che sovrintende alle elezioni. L'attore Patrick Dempsey, il cui nome era circolato tra i possibili sostituti, ha escluso una candidatura.

Per i democratici il Maine è un tassello essenziale nel tentativo di riconquistare il Senato: a novembre devono strappare quattro seggi ai repubblicani senza perderne nessuno dei propri. Collins cerca il sesto mandato in uno stato che Kamala Harris ha vinto con 7 punti di vantaggio nel 2024 e finora ha sempre respinto i tentativi democratici di toglierle il seggio.


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Il boom del fracking sta finendo dopo aver reso gli Stati Uniti il primo produttore di petrolio della storia


La produzione rallenta e l'automazione sostituisce gli operai dei pozzi. La crisi di Hormuz mostra l'eredità di vent'anni di trivellazioni: non l'indipendenza energetica, ma molta più sicurezza

Il fracking, la tecnica di estrazione che in vent'anni ha trasformato gli Stati Uniti nel più grande produttore di petrolio della storia, sta perdendo slancio: il petrolio facile da estrarre scarseggia, la produzione cresce a ritmi sempre più lenti e l'automazione sta sostituendo gli operai dei pozzi come in passato aveva fatto con i minatori del carbone. Secondo un'analisi pubblicata su Politico da Mike Soraghan, giornalista che segue il settore energetico da oltre un decennio, il boom ha reso il paese più ricco e più sicuro, ma ha distribuito benefici e danni in modo molto disuguale. La sua eredità principale non è l'indipendenza energetica promessa da molti, ma una sicurezza negli approvvigionamenti molto maggiore di prima.

Il termine corretto è "fratturazione idraulica" e non indica un nuovo tipo di trivellazione, ma una fase della costruzione di un pozzo: dopo la perforazione, un fluido carico di sostanze chimiche viene pompato sottoterra a pressioni così alte da fratturare la roccia, che libera petrolio o gas. La tecnica esiste da più di un secolo. Già nell'Ottocento le squadre facevano esplodere dinamite nei pozzi, la prima fratturazione commerciale risale al 1949 e nel 1969 il governo federale provò perfino a far esplodere una bomba nucleare sottoterra per aumentare la produzione (funzionò, ma il gas era troppo radioattivo per essere usato).

La svolta arrivò alla fine degli anni Novanta, quando il petroliere texano George Mitchell riuscì a sfruttare le formazioni di scisto, rocce profonde che l'industria aveva sempre considerato troppo costose in rapporto ai profitti, orientando le trivelle in orizzontale per moltiplicare i punti da fratturare. "Continuavano a dirmi che stavo perdendo tempo", disse a Politico nel 2010 Mitchell, morto nel 2013. "Be', ha funzionato". Le aziende produssero prima un eccesso di gas naturale e poi applicarono lo stesso metodo al petrolio, rendendo più economici la benzina, l'elettricità e quasi tutto ciò che è fatto di plastica.

La produzione americana di petrolio toccò il suo minimo sotto un presidente petroliere, il repubblicano George W. Bush, e iniziò la scalata sotto il democratico Barack Obama. Bush contribuì però a rimuovere un ostacolo normativo: la legge sull'energia del 2005 impedì all'EPA, l'agenzia federale per la protezione dell'ambiente, di regolamentare il fracking, con una norma nota come "Halliburton Loophole". La produzione di gas iniziò a salire nel 2006 e quella di petrolio pochi anni dopo. Gli Stati Uniti sono diventati il primo produttore mondiale alla fine del primo mandato di Trump e hanno continuato a battere record sotto Joe Biden, fino a estrarre ogni giorno più petrolio dell'Arabia Saudita e più di qualsiasi paese nella storia.

A livello nazionale l'industria petrolifera è saldamente repubblicana e i suoi critici sono per lo più democratici, ma la politica energetica si decide negli Stati e la maggior parte dei governatori democratici ha promosso le trivellazioni. L'eccezione è Andrew Cuomo, che nel 2014 vietò il fracking nello Stato di New York con un ordine esecutivo. In Colorado John Hickenlooper, ex geologo, vinse un seggio al Senato dopo aver raccontato di aver bevuto un sorso di fluido da fracking a una riunione con gli amministratori delegati del settore. A livello federale l'idea di un divieto non ha mai avuto seguito: Obama incluse l'aumento della produzione di gas nelle sue politiche sul clima e nel 2024 Kamala Harris dovette difendersi in Pennsylvania dagli attacchi di Trump per le sue vecchie richieste di vietare la tecnica, una cosa che un presidente comunque non può fare.

Tra il 2003 e il 2017 sono morti sul lavoro 1.566 operai petroliferi, a un tasso sei volte superiore alla media nazionale secondo i Centers for Disease Control, l'agenzia federale per la salute pubblica. Le trivellazioni hanno inoltre provocato terremoti, rovinato terreni agricoli e contaminato l'acqua potabile di alcune abitazioni al punto da renderla infiammabile. Tre casi di inquinamento delle falde, in Texas, a Dimock in Pennsylvania e a Pavillion in Wyoming, tutti raccontati nel documentario Gasland candidato all'Oscar, definirono i fronti della battaglia ambientale. Nel caso texano l'EPA aprì nel 2010 una rara azione d'emergenza contro la società Range Resources, che aveva trivellato un pozzo a circa 600 metri da quello d'acqua di un'abitazione, ma la abbandonò due anni dopo senza spiegazioni.

"Il fracking è un esempio perfetto di qualcosa in cui ci sono beneficiari netti e perdenti netti. E purtroppo la società spesso non si prende cura dei perdenti", ha detto a Politico Christopher Knittel, economista del Massachusetts Institute of Technology. Uno studio che Knittel ha condotto con altri tre studiosi, pubblicato nel 2019, ha calcolato che in media i benefici superano i costi, con un guadagno di circa 2.500 dollari l'anno per famiglia. I proprietari di casa hanno però avuto una probabilità di trarne vantaggio da cinque a sette volte superiore rispetto agli affittuari: i nuovi posti di lavoro portati da un boom estrattivo aumentano gli stipendi di chi ha un mutuo a tasso fisso, ma fanno salire gli affitti dei pensionati a reddito fisso.

La guerra con l'Iran, che ha chiuso lo Stretto di Hormuz bloccando i flussi di petrolio dal Golfo Persico, ha mostrato quanto vale questa produzione interna. Alcuni paesi, come l'India e il Pakistan, hanno affrontato carenze di carburante; negli Stati Uniti i prezzi alla pompa sono saliti, ma non ci sono stati razionamenti né code chilometriche ai distributori. Secondo un recente rapporto della Federal Reserve, la banca centrale americana, uno shock petrolifero come quello di quest'anno avrebbe tagliato l'occupazione di quasi il 2% se fosse avvenuto negli anni Settanta, mentre oggi l'effetto "è essenzialmente nullo". Un altro studio della Fed stima che tra il 2010 e il 2015 il settore abbia aggiunto più dell'1% al prodotto interno lordo.

Il presidente vede nella crisi un'occasione commerciale. "Comprate petrolio dagli Stati Uniti d'America. Ne abbiamo in abbondanza", ha detto ad aprile, scrivendo poi su Truth Social, il suo social network, che "gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio salgono guadagniamo molto". Allo stesso tempo ha minacciato i fornitori di benzina con un'indagine federale sui prezzi gonfiati.

Per Knittel la sostituzione del carbone con il gas nelle centrali elettriche, resa possibile dal fracking, è stata il principale motore del calo delle emissioni americane di gas serra, più del solare, dell'eolico e delle auto elettriche. Daniel Raimi, del centro studi Resources for the Future, ha ricordato però a Politico che il boom ha alimentato anche la petrolchimica e le esportazioni di gas naturale liquefatto e ha tenuto bassi i prezzi del petrolio, tutte cose che aumentano le emissioni: nel complesso, ha detto, il bilancio climatico "non è affatto chiaro".

Andy Walz, uno dei principali dirigenti della compagnia petrolifera Chevron, ha detto a Politico che d'ora in poi "tutti vorranno privilegiare la sicurezza energetica" e che questo potrebbe portare più rinnovabili, anche se nessun paese abbandonerà del tutto i combustibili fossili: piuttosto diversificherà le forniture per non dipendere da un solo fornitore. L'Agenzia internazionale dell'energia prevede paesi sempre meno disposti a dipendere dagli altri per qualsiasi cosa. Alcuni si stanno già muovendo: in Uruguay quasi il 99% dell'elettricità viene da fonti rinnovabili. Se il mondo accelererà sui veicoli elettrici mentre gli Stati Uniti resteranno ancorati ai combustibili fossili, l'industria americana rischia di ritrovarsi isolata. "Mi chiedo se non siamo come Cuba", ha detto Raimi: "avremo le nostre vecchie auto a benzina in giro per le strade mentre il resto del mondo sfreccia sulle elettriche".


L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti lanciano il terzo attacco in una settimana


Gli Stati Uniti hanno lanciato nella serata americana di sabato, la notte in Italia, il terzo round di attacchi contro l'Iran in una settimana, dopo che le forze iraniane hanno colpito la GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che attraversava lo Stretto di Hormuz. Poco prima dell'annuncio americano le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano dichiarato chiuso lo stretto "fino a nuovo ordine", accusando gli Stati Uniti di interferire nel passaggio. Il Comando centrale americano (Centcom), che dirige le operazioni in Medio Oriente, ha detto di aver colpito circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti missilistici e di droni, depositi di munizioni e reti di comunicazione: in totale, i tre round di questa settimana hanno colpito più di 300 obiettivi.

Secondo Centcom un membro civile dell'equipaggio risulta disperso, mentre l'incendio a bordo e i gravi danni alla sala macchine hanno impedito alla nave di proseguire la navigazione. L'equipaggio ha abbandonato la nave e si trova su una scialuppa di salvataggio. L'Iran ha sostenuto di aver sparato un colpo di avvertimento dopo che "diverse navi hanno tentato di viaggiare lungo una rotta non approvata" ignorando le indicazioni di transitare nelle acque territoriali iraniane e ha avvertito che risponderà con forza a qualsiasi ritorsione americana.

L'Iran ha risposto ai nuovi bombardamenti lanciando missili balistici contro la base aerea Prince Hassan in Giordania e contro la base di Al-Udeid in Qatar: nella base giordana ha sostenuto di aver distrutto un centro di comando e alcuni hangar per droni. L'esercito regolare iraniano ha annunciato attacchi con droni contro una batteria di missili Patriot, un deposito di munizioni e un sito radar in Kuwait, oltre che contro impianti radar e di comunicazione americani in Bahrein. I media di stato iraniani hanno riferito anche di attacchi contro il porto di Duqm, in Oman, dove si trovano snodi logistici della marina americana. Il Qatar ha detto di aver intercettato i colpi diretti contro il suo territorio, mentre Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno riferito di attacchi con missili e droni in corso di intercettazione. In Iran la televisione di stato ha riferito di esplosioni lungo tutta la costa meridionale, dai poli energetici di Bushehr e Asalouyeh ai porti di Bandar Abbas e Jask.

"L'Iran ha fatto una pessima scelta. Ora paga", ha scritto sui social il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Venerdì il presidente Trump aveva detto che il cessate il fuoco concordato a giugno "è finito", pur confermando che i colloqui con Teheran sarebbero proseguiti. In un post su Truth Social aveva poi minacciato di colpire l'Iran con "1.000 missili" già puntati nel caso in cui il regime tentasse di assassinarlo, aggiungendo che l'esercito americano è pronto da almeno un anno a "decimare e distruggere tutte le aree dell'Iran".

Dall'inizio della guerra l'Iran sostiene che le sue acque territoriali siano l'unica rotta percorribile attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale. Per questo spara contro le navi che seguono il corridoio vicino alla costa dell'Oman, protetto dalla marina americana, mentre il centro dello stretto, dove le navi passavano prima della guerra, è considerato pericoloso per il rischio di mine posate dai militari iraniani. Il traffico giornaliero è crollato: giovedì lo hanno attraversato solo 22 navi, contro le oltre 130 al giorno di prima del conflitto, secondo la società di dati marittimi Kpler. Il Brent, il petrolio di riferimento internazionale, ha chiuso la settimana vicino ai 76 dollari al barile, circa il 5% sopra i livelli prebellici, comunque lontano dal picco di quasi 120 dollari toccato nelle fasi peggiori della guerra.

La settimana era iniziata con gli attacchi iraniani a tre navi commerciali nello stretto, tra cui una petroliera saudita e una nave qatariota che trasportava gas naturale liquefatto, attacchi che l'Iran non ha rivendicato. Gli Stati Uniti avevano risposto con due giorni di bombardamenti su più di 170 obiettivi militari iraniani, tra i più intensi dall'inizio della guerra: secondo il ministero della Salute iraniano almeno 17 persone sono state uccise e la televisione di stato ha identificato almeno otto dei morti come soldati. L'Iran aveva reagito lanciando missili e droni contro Kuwait, Bahrein e, per la prima volta dall'inizio della tregua, la Giordania. Washington aveva poi lanciato un ultimatum, chiedendo a Teheran di dichiarare pubblicamente aperti tutti i canali dello stretto e di impegnarsi a non sparare più contro le navi civili. Funzionari americani avevano raccontato che l'Iran aveva attribuito gli attacchi alle navi a un'unità fuori controllo delle Guardie rivoluzionarie.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato sabato a Muscat il suo omologo dell'Oman per discutere del passaggio nello stretto, senza esiti chiari: i due paesi hanno concordato di proseguire i colloqui a livello tecnico e politico. L'Oman ha fatto circolare una proposta per amministrare lo stretto insieme all'Iran, con la possibilità di imporre commissioni sulle navi in transito. A poco più di tre settimane dall'accordo iniziale di pace, che prevedeva di negoziare un'intesa più ampia entro 60 giorni, lo stretto è diventato il principale punto di scontro tra i due paesi, mentre gli obiettivi dichiarati della guerra, a partire dallo smantellamento del programma nucleare iraniano, sono passati in secondo piano.

La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha promesso sabato di vendicare il padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio nell'attacco con cui Stati Uniti e Israele hanno aperto la guerra, definendo la vendetta un dovere "certo e innegabile". È la sua prima dichiarazione pubblica dopo il funerale del padre, durato una settimana e culminato giovedì con la sepoltura a Mashhad. Khamenei non appare in pubblico da quando è succeduto al padre all'inizio di marzo: secondo funzionari iraniani e israeliani sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di guerra.


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Due milioni di dollari a Trump dal gruppo coreano colpito dai dazi americani


Il pagamento ricevuto da Base Group, legato a un progetto sul golf, emerge dalla dichiarazione dei redditi del presidente. Una società collegata al gruppo sta contestando i dazi antidumping imposti dal Dipartimento del Commercio.

Base Group, principale investitore di una società sudcoreana dell'alluminio che contesta i dazi imposti dal Dipartimento del Commercio su alcune esportazioni verso gli Stati Uniti, ha versato lo scorso anno 2 milioni di dollari alla holding di Donald Trump. Il pagamento è emerso per la prima volta dalla dichiarazione patrimoniale annuale del presidente, pubblicata alla fine di giugno.

Il documento offre una spiegazione piuttosto vaga: la somma sarebbe collegata a una "lettera d'intenti" e rappresenterebbe una "commissione di sviluppo non rimborsabile". Interpellate dal New York Times, la società e la famiglia Trump hanno riferito che il versamento riguarda un progetto golfistico non ancora annunciato.

Conflitti d’interesse · Gli affari esteri del presidente

Coinvolto in un contenzioso sui dazi americani, un gruppo coreano ha versato 2 milioni alla holding di Trump

Il versamento di Base Group — principale investitore di Korea Aluminium, società dell’alluminio sotto indagine del Dipartimento del Commercio — compare nella dichiarazione patrimoniale del presidente. La Trump Organization lo attribuisce a un progetto golfistico non ancora annunciato e nega ogni legame con il contenzioso.

Grafica di FocusAmerica 15 luglio 2026

La cifra al centro del caso
0
Dollari

versati nel 2025 alla holding di Donald Trump, indicati nella dichiarazione patrimoniale come una «commissione di sviluppo non rimborsabile» legata a una «lettera d’intenti».

Base Group nega di aver violato le norme commerciali statunitensi. La Trump Organization definisce «pura finzione» ogni legame tra il pagamento e i dazi.

Il rapporto

Quasi dieci anni per avvicinare la famiglia Trump


Prima del versamento, una lunga rete di relazioni commerciali.

Da anni
Base Group distribuisce in esclusiva in Corea del Sud i vini a marchio Trump.

Lo scorso febbraio
Eric Trump ospite nella sede di Base Group a Seul: al centro dell’incontro, come aumentare gli scambi commerciali tra Corea e Stati Uniti.

2025
Il pagamento da 2 milioni di dollari alla holding del presidente.

La proporzione

Due milioni sono una frazione minima degli incassi del presidente


Nel 2025 la holding di Trump ha dichiarato entrate per oltre 2,24 miliardi di dollari. Il pagamento coreano ne è appena una scheggia.

Redditi dichiarati nel 2025 2,24 mld $

Criptovalute 1,4 mld Altri redditi 715 mln Attività estere 125 mln
Dentro le attività estere

Attività estere in 13 Paesi 125 mln $

Regno Unito, India, Qatar, Arabia Saudita, Romania, Turchia, Vietnam, Emirati… 2 mln
Base Group

Il pagamento vale meno di un millesimo dei redditi dichiarati dal presidente nel 2025. Una somma modesta per la holding; per Korea Aluminium, in gioco c’è un dazio che potrebbe salire al 105%.

Il contenzioso

Il dazio su Korea Aluminium potrebbe quasi quadruplicare


Una vicenda che parte da Washington nel 2022 e non è ancora chiusa. Apri ogni tappa per i dettagli.

Le posizioni delle parti

Fonte New York Times; dichiarazione patrimoniale del presidente (U.S. Office of Government Ethics), luglio 2026. Valori dichiarati, non profitti, arrotondati. Il New York Times non ha trovato prove di interventi del presidente o della famiglia a favore delle due società.

Un rapporto coltivato da quasi dieci anni


Base Group cerca da quasi un decennio di consolidare i rapporti con la famiglia Trump. La società distribuisce in esclusiva in Corea del Sud i vini a marchio Trump e, più recentemente, ha ospitato Eric Trump nella propria sede centrale a Seul. Durante l'incontro, avvenuto a febbraio, si è discusso di come incrementare gli scambi commerciali tra Corea del Sud e Stati Uniti, secondo quanto riferito da un dirigente del gruppo.

Queste iniziative coincidono con le difficoltà di Korea Aluminium, società collegata a Base Group, che ha ridotto le esportazioni verso gli Stati Uniti dopo che il Dipartimento del Commercio ha stabilito che alcune aziende sudcoreane hanno aggirato i dazi sull'alluminio prodotto in Cina. Il New York Times non ha trovato prove che Trump o un membro della sua famiglia siano intervenuti presso funzionari americani in favore delle due società. Base Group, da parte sua, nega di aver violato le norme commerciali statunitensi.

Alan Garten, responsabile legale della Trump Organization, ha assicurato al quotidiano che il pagamento non ha alcun legame con il contenzioso commerciale. "Operiamo da decenni nel golf, nell'ospitalità e nel settore immobiliare e abbiamo concluso transazioni con innumerevoli aziende in tutto il mondo", ha dichiarato. "Qualsiasi insinuazione secondo cui questa operazione sarebbe stata motivata da ragioni diverse da legittime considerazioni commerciali è pura finzione".

Gli affari esteri della holding del presidente


Il caso si inserisce in un quadro senza precedenti nella storia americana moderna. Trump conserva interessi economici personali in quasi trenta iniziative imprenditoriali all'estero. Prima del suo primo mandato, lui e la famiglia si erano impegnati a non sottoscrivere nuovi accordi internazionali durante la presidenza. Una promessa che però è stata abbandonata all'inizio del secondo mandato.

I 2 milioni versati da Base Group rappresentano soltanto una piccola parte degli almeno 125 milioni di dollari incassati nel 2025 dalla holding del presidente attraverso attività in tredici Paesi, tra cui Regno Unito, India, Qatar, Arabia Saudita, Romania, Turchia, Vietnam ed Emirati Arabi Uniti. Una somma comunque modesta rispetto ad altre fonti di reddito: nello stesso anno, gli affari nel settore delle criptovalute avrebbero fruttato al presidente 1,4 miliardi di dollari.

Storici ed ex funzionari interpellati dal New York Times sottolineano che rapporti finanziari diretti di questa portata tra un presidente e soggetti stranieri non hanno precedenti. George W. Bush vendette la propria quota nella squadra di baseball dei Texas Rangers mentre valutava la candidatura alla Casa Bianca; Ronald Reagan liquidò le proprie partecipazioni azionarie; Calvin Coolidge non volle neppure acquistare una casa. "Non ho mai visto nulla di simile", ha dichiarato Peter J. Wallison, già consigliere della Casa Bianca e funzionario del Dipartimento del Tesoro durante l'Amministrazione Reagan. "Crea conflitti di interesse e rende difficile per un presidente decidere, oppure rischia di condizionarne le scelte".

Il dazio potrebbe salire al 105%


Il contenzioso risale almeno al 2022, quando il Dipartimento del Commercio dell'Amministrazione Biden avviò un'indagine sulle aziende sudcoreane sospettate di aiutare i produttori cinesi ad aggirare i dazi sull'alluminio. Nel 2023 l'indagine concluse che Pechino cercava di eludere le misure antidumping facendo transitare i propri prodotti attraverso società coreane. Due anni dopo furono introdotti dazi specifici su alcune importazioni provenienti da fornitori sudcoreani, tra cui proprio la Korea Aluminium, le cui vendite negli Stati Uniti ne hanno risentito.

Il mese scorso il Dipartimento del Commercio ha comunicato di aver ricevuto da un'associazione americana del settore una richiesta di estensione dei dazi, senza fare alcun riferimento ai rapporti con il presidente. Nei giorni scorsi l'agenzia ha inoltre adottato una decisione preliminare che porterebbe al 105% l'aliquota sulle esportazioni di Korea Aluminium, quasi quattro volte il livello attuale. La decisione definitiva però non è ancora stata presa.

La Casa Bianca respinge ogni sospetto. "Non esistono conflitti di interesse", ha dichiarato al New York Times il portavoce Kush Desai. Emily Davis, portavoce dell'International Trade Administration del Dipartimento del Commercio, ha definito questi procedimenti "quasi giudiziari e apolitici", escludendo qualsiasi interferenza politica.

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Heave Ho 2 è un ibrido che funziona tra friendslop e rage-game: la recensione


Non sono molti i giochi che hanno il coraggio di fare il party game assurdo e sfidare la competizione della grande N: Heave Ho 2 è uno di loro
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La premessa di Heave Ho 2 è molto semplice: un gruppo di curiose pallotte con due braccia (minimo 2 massimo 4) deve tenersi per mano per raggiungere la fine di ogni livello e mollare qualche scorreggia ben piazzata nel frattempo. É un gioco a tre bottoni: uno per aggrappare la mano destra alle superfici, uno per aggrappare la sinistra e un altro (il joystick) per controllare la direzione delle braccia.

Non c’è una storia, non c’è progressione e non ci sono fronzoli: Heave ho 2 è una party game fatto e finito con l’obiettivo esplicito di scatenare risate quando, inevitabilmente, la catena umana si romperà e partiranno gli insulti per capire di chi è la colpa. Questo è il suo obiettivo e, dopo una prova in due e in quattro usando una Nintendo Switch, si può dire che lo raggiunge in pieno. Ha qualche elemento di rage game tra i suoi ingranaggi, cosa che nel 90% dei casi aumenta il numero di risate, ma occhio a quel 10%, una vostro ospite potrebbe accumulare non poca frustrazione.

In un mondo di Meccha Chamelion, Peak, Rv There Yet e una lunga serie di altri titoli per far divertire un gruppo di amici, perché scegliere Heave Ho 2? Un fattore di attrattiva è indubbiamente il suo multiplayer locale: non servono quattro persone ognuna con la sua copia del gioco per divertirsi: basta un padrone di casa con abbastanza controller. Un altro punto forte è la semplicità: la cooperazione richiesta è unicamente limitata ai riflessi necessari a premere 2 bottoni a tempo, nient’altro. Ci sono un sacco di livelli di difficoltà crescente che non durano più di 2 minuti ciascuno (almeno all’inizio) e le ambientazioni cambiano piuttosto in fretta: in tre serate il gioco è pressoché concluso.

A remargli contro c’è, per via delle poche cose che possono fare i personaggi, un gameplay che potrebbe iniziare ad annoiare dopo un’oretta. Ogni tanto, poi, è come se il gioco volesse fare troppo rumore tra le grida dei suoi personaggini la colonna sonora a base di voci ridicole e tutti i suoi effetti sonori: c’è una po’ il rischio sovra-stimolazione se si è in quattro e si parla tanto, ma il sonoro è assolutamente irrilevante per superare i livelli, disattivarlo non toglierà nulla all’esperienza.

In conclusione, Heave Ho 2 è un party game che non ha paura di essere apertamente stupido, in puro stile Devolver, e ha tutto quello che serve per risollevare le sorti di una serata che si sta arenando. Forse non riuscirà a portare sulle sue spalle il peso di un’intera rimpatriata visto il rischio ripetitività, ma vi darà una mano a divertirvi con i vostri invitati. Se la passione per il titolo di Le Cartel Studio dovesse esplodere, si può anche andare avanti online sia nella modalità cooperativa sia in quella versus.
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Colorado, un ex predicatore che afferma di aver ucciso a 7 anni ha vinto le primarie GOP


Victor Marx sostiene anche di praticare esorcismi al telefono e di aver salvato 40mila donne e ragazze dalla tratta. Secondo il New York Times, la sua ascesa è il sintomo di una radicalizzazione che non risparmia neppure i democratici.
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Victor Marx, ex predicatore pentecostale ora diventato politico, ha vinto giovedì scorso le primarie repubblicane per la carica di governatore del Colorado, nonostante sostenga di aver ucciso un uomo per la prima volta quando aveva 7 anni, su ordine di un patrigno violento, e si sia rifiutato di chiarire se abbia ucciso altre persone da adulto. Nel corso della sua vita è stato arrestato almeno 2 volte per condotta molesta, ha raccontato di aver terrorizzato uno psichiatra minacciando di ucciderlo e ha spiegato al giornalista del Colorado Kyle Clark di essere in grado di praticare esorcismi al telefono.

Molti dei particolari più clamorosi della sua biografia, tuttavia, non hanno trovato riscontri. I cronisti che hanno cercato tracce dell'omicidio che Marx dice di aver commesso da bambino non ne hanno trovate. Il suo sito sosteneva inoltre che avesse salvato dalla tratta sessuale oltre 40mila donne e ragazze: incalzato sulla cifra, Marx l'ha ridimensionata con una risposta surreale, parlando di "più di una e meno di un mucchio".

Ma tutte queste incongruenze non hanno intaccato la sua popolarità nella base elettorale repubblicana. Charlie Kirk ha firmato la prefazione del suo libro del 2024, The Dangerous Gentleman. Il suo sito ha venduto per 99 dollari una guida alla "guerra spirituale", completa di istruzioni per scacciare i demoni. Marx e la moglie sono stati inoltre coinvolti in quella che appare come una società di marketing multilivello specializzata nella vendita di vitamine.

Lui si definisce un "operatore umanitario ad alto rischio" e racconta di essersi spinto nelle zone di guerra per compiere missioni cristiane di salvataggio. Anche la sua storia familiare contribuisce alla costruzione del personaggio: suo padre si chiamava davvero Karl Marx e inventò una disciplina denominata "karate cajun", nella quale il figlio sostiene di aver raggiunto il settimo dan.

Secondo quanto afferma Michelle Goldberg sul New York Times l'ascesa di Marx mostra che cosa può accadere quando gli elettori, spinti da una visione sempre più apocalittica della politica, smettono di considerare decisive la competenza e l'eleggibilità. Una volta innescata, la radicalizzazione è difficile da controllare e può travolgere anche chi pensava di poterla sfruttare. Nel suo libro Marx si presenta come un uomo qualunque e formula una previsione che, dopo la sua vittoria, suona anche come un avvertimento: "In un futuro molto vicino ci saranno migliaia di persone come me nel mondo".

Il panico tra i repubblicani del Colorado


Marx ha sconfitto per circa 2.500 voti la senatrice statale Barbara Kirkmeyer, sostenuta dall'establishment del partito, nella più combattuta primaria repubblicana per la carica di governatore nella storia del Colorado. In uno Stato ormai dominato dai democratici, i repubblicani nutrivano già poche speranze di riconquistare il governatorato. La preoccupazione principale riguarda però le competizioni locali e per il Congresso: un candidato di punta come Marx, temono i dirigenti del partito, potrebbe trascinare verso la sconfitta l'intera lista dei candidati repubblicani.

★Primarie repubblicane · Colorado · 9 luglio 2026
Colorado, primarie repubblicane per il governatore
Victor Marx vince per meno di mezzo punto su Barbara Kirkmeyer. Corsa assegnata da Associated Press
Focus America

CandidatoVoti%

Victor Marx
Vincitore

208.345
39,86%

Barbara Kirkmeyer

205.931
39,40%

Scott Bottoms

108.444
20,75%

522.720voti totali
>95% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press

La rivoluzione della destra radicale sembra così aver iniziato a divorare se stessa. Due anni fa l'area MAGA aveva conquistato il Partito Repubblicano del Colorado, portando alla presidenza statale Dave Williams, noto per le sue posizioni apertamente antigay. Eppure, neppure questo gruppo ha dato il suo endorsement a Marx. Secondo Jimmy Sengenberger, editorialista conservatore del Denver Gazette, molti dei fedelissimi di Williams avevano scelto Scott Bottoms, deputato statale dell'ultradestra e a sua volta pastore, ma con un profilo meno eccentrico. Bottoms si è però fermato al terzo posto alle primarie.

Chuck Broerman, dirigente repubblicano della contea di El Paso, attribuisce il successo di Marx soprattutto alla sua abilità nel marketing e al crescente disprezzo degli elettori per i politici di professione. "Victor Marx si è venduto benissimo come outsider, come risposta all'angoscia di una parte dei repubblicani del Colorado", ha spiegato al quotidiano, sottolineando la vastità del suo seguito sui social e l'effetto valanga generato online. Marx, ha aggiunto, "ha creato un veicolo nel quale le persone hanno potuto riversare la propria energia emotiva".

Secondo il New York Times, dinamiche simili stanno però emergendo anche nelle primarie democratiche. In Texas, la sessuologa Maureen Galindo, accusata di antisemitismo, è riuscita ad arrivare al ballottaggio per un seggio alla Camera. Anche dopo aver proposto di incarcerare i sionisti, ha raccolto il 36% dei voti prima di essere sconfitta. A New York, la socialista Darializa Avila Chevalier ha battuto il progressista Adriano Espaillat, costringendo altri esponenti democratici a prendere le distanze dalle sue posizioni più estreme, compreso il rifiuto di affermare che gli assassini debbano essere incarcerati.

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Trump dopo cinque mesi di guerra con l'Iran non sa come uscirne


Il cessate il fuoco è collassato, il pedaggio su Hormuz è stato annunciato e ritirato in un giorno e per il Pentagono i costi del conflitto possono arrivare a 100 miliardi di dollari

La guerra tra Stati Uniti e Iran doveva durare tra le quattro e le sei settimane ed è arrivata alla ventesima. Il cessate il fuoco mediato dal presidente a giugno è collassato tra attacchi notturni reciproci, martedì è ripartito il blocco navale americano contro i porti iraniani e le stime interne del Pentagono indicano che il conflitto potrebbe costare agli Stati Uniti fino a 100 miliardi di dollari, il triplo della cifra riconosciuta finora in pubblico.

Lunedì il presidente aveva annunciato un pedaggio del 20% sui carichi delle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, il passaggio obbligato per il petrolio del Golfo Persico, in cambio della protezione americana dagli attacchi iraniani. Martedì lo ha cancellato dopo le telefonate dei leader arabi del Golfo, che non volevano pagarlo. L'annuncio contraddiceva la posizione della sua stessa amministrazione, secondo cui i pedaggi erano una violazione del diritto internazionale. Trump ha coperto la retromarcia dicendo ai giornalisti che quei paesi faranno "massicci investimenti" negli Stati Uniti, senza dare alcun dettaglio.

Secondo un'analisi del New York Times, il presidente ha trovato nell'Iran un avversario che non si piega agli strumenti con cui ha ottenuto risultati altrove, dalle pressioni sugli alleati della NATO alle minacce di dazi contro i partner commerciali. "Ha incontrato un paese che non è disposto a giocare secondo le sue regole, cioè piegarsi, baciare l'anello e dirgli quanto è bravo", ha detto al giornale Vali Nasr, professore alla Johns Hopkins University che ha consigliato presidenti e segretari di Stato sul Medio Oriente. "Non credo che abbia una strategia sull'Iran", ha detto Abbas Milani, direttore degli studi iraniani all'università di Stanford: "Affronta queste cose d'istinto e con due obiettivi contraddittori. Da una parte continua a dire di voler fare un accordo e rendere l'Iran un'economia fiorente, dall'altra minaccia di annientarne la civiltà".

A giugno, quando aveva firmato il cessate il fuoco, Trump aveva elogiato i negoziatori iraniani definendoli "persone molto razionali", "forti" e "intelligenti". La settimana scorsa li ha chiamati "feccia" e "gente malata". Ai giornalisti che gli chiedevano cosa fosse cambiato in tre settimane ha risposto: "Li ho conosciuti". La tregua era peraltro un accordo limitato: doveva fermare i combattimenti per 60 giorni per permettere di negoziare i nodi veri, a partire dal futuro del programma nucleare iraniano, e non ha retto nemmeno fino a quella scadenza.

La partita è ormai una gara di resistenza, secondo un'analisi del Wall Street Journal: ciascuno dei due paesi aspetta che l'altro ceda per primo. Trump vorrebbe chiudere prima delle elezioni di metà mandato di novembre, in cui si rinnovano la Camera e un terzo del Senato, e prima che i prezzi della benzina tornino a salire. Teheran scommette di poter resistere al blocco navale più a lungo, nonostante un'economia già in caduta libera, senza però provocare un'escalation che lascerebbe a Trump solo le opzioni militari più estreme. Il petrolio Brent, il riferimento internazionale, è salito martedì a 84,73 dollari al barile, in aumento di oltre l'11% in due giorni; all'inizio della guerra aveva superato i 100 dollari.

Negli ultimi due mesi le forze americane hanno scortato più di 800 navi lungo la rotta meridionale dello stretto, vicino alla costa dell'Oman. Con la fine della tregua le Guardie rivoluzionarie iraniane sono riuscite a colpire e mettere fuori uso alcune navi su quella rotta con missili e droni, uccidendo e ferendo membri degli equipaggi. Caccia, droni ed elicotteri americani intercettano gran parte dei colpi, ma quelli lanciati dalla costa iraniana a distanza ravvicinata arrivano troppo in fretta per essere fermati. Gli Stati Uniti hanno inoltre scorte limitate di intercettori, i missili che servono ad abbattere quelli iraniani, un vincolo che rende rischioso per Trump prolungare il conflitto.

La stima interna del Pentagono sul costo complessivo della guerra è tra 80 e 100 miliardi di dollari, ha rivelato NBC News, il triplo dei circa 30 miliardi comunicati finora al Congresso. La cifra comprende oltre 30 miliardi per ricostruire le basi americane danneggiate dagli attacchi iraniani, di cui quasi uno solo per le strutture in Bahrein, la sostituzione di più di 40 aerei colpiti e il ripristino delle scorte di munizioni. Il Pentagono, rimasto a corto di fondi, ha chiesto al Congresso uno stanziamento supplementare di 68 miliardi, ma i parlamentari finora hanno mostrato poco interesse ad approvarlo e accusano il Dipartimento della Difesa di nascondere i costi reali. "È molto frustrante per il popolo americano che non si riesca ad avere una risposta chiara su quanto costi questa guerra", ha detto il senatore indipendente Angus King.

"Finché non muoiono americani, l'Iran sarà una questione secondaria per la maggior parte degli americani", ha detto al New York Times Elliott Abrams, ex funzionario per la sicurezza nazionale in diverse amministrazioni repubblicane, secondo cui la guerra non ha travolto l'agenda del presidente. Per Aaron David Miller, ex negoziatore americano per il Medio Oriente, il precedente è invece quello di Jimmy Carter, la cui presidenza fu segnata dalla crisi degli ostaggi in Iran del 1979-81: "L'Iran ha consumato e macchiato l'eredità di un presidente e potrebbe benissimo macchiare o rovinare quella di un altro".


L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti lanciano il terzo attacco in una settimana


Gli Stati Uniti hanno lanciato nella serata americana di sabato, la notte in Italia, il terzo round di attacchi contro l'Iran in una settimana, dopo che le forze iraniane hanno colpito la GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che attraversava lo Stretto di Hormuz. Poco prima dell'annuncio americano le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano dichiarato chiuso lo stretto "fino a nuovo ordine", accusando gli Stati Uniti di interferire nel passaggio. Il Comando centrale americano (Centcom), che dirige le operazioni in Medio Oriente, ha detto di aver colpito circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti missilistici e di droni, depositi di munizioni e reti di comunicazione: in totale, i tre round di questa settimana hanno colpito più di 300 obiettivi.

Secondo Centcom un membro civile dell'equipaggio risulta disperso, mentre l'incendio a bordo e i gravi danni alla sala macchine hanno impedito alla nave di proseguire la navigazione. L'equipaggio ha abbandonato la nave e si trova su una scialuppa di salvataggio. L'Iran ha sostenuto di aver sparato un colpo di avvertimento dopo che "diverse navi hanno tentato di viaggiare lungo una rotta non approvata" ignorando le indicazioni di transitare nelle acque territoriali iraniane e ha avvertito che risponderà con forza a qualsiasi ritorsione americana.

L'Iran ha risposto ai nuovi bombardamenti lanciando missili balistici contro la base aerea Prince Hassan in Giordania e contro la base di Al-Udeid in Qatar: nella base giordana ha sostenuto di aver distrutto un centro di comando e alcuni hangar per droni. L'esercito regolare iraniano ha annunciato attacchi con droni contro una batteria di missili Patriot, un deposito di munizioni e un sito radar in Kuwait, oltre che contro impianti radar e di comunicazione americani in Bahrein. I media di stato iraniani hanno riferito anche di attacchi contro il porto di Duqm, in Oman, dove si trovano snodi logistici della marina americana. Il Qatar ha detto di aver intercettato i colpi diretti contro il suo territorio, mentre Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno riferito di attacchi con missili e droni in corso di intercettazione. In Iran la televisione di stato ha riferito di esplosioni lungo tutta la costa meridionale, dai poli energetici di Bushehr e Asalouyeh ai porti di Bandar Abbas e Jask.

"L'Iran ha fatto una pessima scelta. Ora paga", ha scritto sui social il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Venerdì il presidente Trump aveva detto che il cessate il fuoco concordato a giugno "è finito", pur confermando che i colloqui con Teheran sarebbero proseguiti. In un post su Truth Social aveva poi minacciato di colpire l'Iran con "1.000 missili" già puntati nel caso in cui il regime tentasse di assassinarlo, aggiungendo che l'esercito americano è pronto da almeno un anno a "decimare e distruggere tutte le aree dell'Iran".

Dall'inizio della guerra l'Iran sostiene che le sue acque territoriali siano l'unica rotta percorribile attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale. Per questo spara contro le navi che seguono il corridoio vicino alla costa dell'Oman, protetto dalla marina americana, mentre il centro dello stretto, dove le navi passavano prima della guerra, è considerato pericoloso per il rischio di mine posate dai militari iraniani. Il traffico giornaliero è crollato: giovedì lo hanno attraversato solo 22 navi, contro le oltre 130 al giorno di prima del conflitto, secondo la società di dati marittimi Kpler. Il Brent, il petrolio di riferimento internazionale, ha chiuso la settimana vicino ai 76 dollari al barile, circa il 5% sopra i livelli prebellici, comunque lontano dal picco di quasi 120 dollari toccato nelle fasi peggiori della guerra.

La settimana era iniziata con gli attacchi iraniani a tre navi commerciali nello stretto, tra cui una petroliera saudita e una nave qatariota che trasportava gas naturale liquefatto, attacchi che l'Iran non ha rivendicato. Gli Stati Uniti avevano risposto con due giorni di bombardamenti su più di 170 obiettivi militari iraniani, tra i più intensi dall'inizio della guerra: secondo il ministero della Salute iraniano almeno 17 persone sono state uccise e la televisione di stato ha identificato almeno otto dei morti come soldati. L'Iran aveva reagito lanciando missili e droni contro Kuwait, Bahrein e, per la prima volta dall'inizio della tregua, la Giordania. Washington aveva poi lanciato un ultimatum, chiedendo a Teheran di dichiarare pubblicamente aperti tutti i canali dello stretto e di impegnarsi a non sparare più contro le navi civili. Funzionari americani avevano raccontato che l'Iran aveva attribuito gli attacchi alle navi a un'unità fuori controllo delle Guardie rivoluzionarie.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato sabato a Muscat il suo omologo dell'Oman per discutere del passaggio nello stretto, senza esiti chiari: i due paesi hanno concordato di proseguire i colloqui a livello tecnico e politico. L'Oman ha fatto circolare una proposta per amministrare lo stretto insieme all'Iran, con la possibilità di imporre commissioni sulle navi in transito. A poco più di tre settimane dall'accordo iniziale di pace, che prevedeva di negoziare un'intesa più ampia entro 60 giorni, lo stretto è diventato il principale punto di scontro tra i due paesi, mentre gli obiettivi dichiarati della guerra, a partire dallo smantellamento del programma nucleare iraniano, sono passati in secondo piano.

La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha promesso sabato di vendicare il padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio nell'attacco con cui Stati Uniti e Israele hanno aperto la guerra, definendo la vendetta un dovere "certo e innegabile". È la sua prima dichiarazione pubblica dopo il funerale del padre, durato una settimana e culminato giovedì con la sepoltura a Mashhad. Khamenei non appare in pubblico da quando è succeduto al padre all'inizio di marzo: secondo funzionari iraniani e israeliani sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di guerra.


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Vance accusa Israele: "Una campagna d'influenza per prolungare la guerra con l'Iran"


Il vicepresidente americano denuncia nel podcast di Joe Rogan un'operazione israeliana per orientare l'opinione pubblica statunitense e far naufragare i negoziati con Teheran, mentre il cessate il fuoco vacilla sempre di più.

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha accusato alcuni settori del governo israeliano di star finanziando una campagna d'influenza per orientare l'opinione pubblica americana e sabotare i negoziati con l'Iran. "Ci sono persone all'interno del loro sistema — lo sappiamo senza alcun dubbio — che stanno cercando di manipolare e modificare l'opinione pubblica americana per far continuare la guerra all'infinito", ha dichiarato durante una conversazione di tre ore con il podcaster Joe Rogan. "Non per raggiungere un obiettivo, ma semplicemente per prolungarla all'infinito".

Le accuse di Vance segnano una nuova escalation nella frattura, ormai sempre più pubblica, tra Washington e il suo principale alleato in Medio Oriente ed arrivano inoltre in un momento particolarmente delicato: il cessate il fuoco con Teheran, che lo stesso Vance ha contribuito a negoziare il mese scorso, si sta sgretolando ogni giorno che passa tra nuovi attacchi iraniani contro le navi commerciali e raid americani, proseguiti per il quinto giorno consecutivo.

Influenzare l'opinione pubblica americana


Israele ha stanziato centinaia di milioni di dollari per consolidare negli Stati Uniti il sostegno alla guerra e migliorare la propria immagine nel mondo. Uno dei contratti è stato affidato a Brad Parscale, già responsabile in passato della campagna elettorale di Trump: il Wall Street Journal ne quantifica il valore complessivo in 45 milioni di dollari, mentre i documenti depositati ai sensi del Foreign Agents Registration Act e citati da Time indicano un compenso di 1,5 milioni al mese.

Nella sua intervista, Vance ha richiamato proprio l'articolo di Time, secondo il quale una parte di quei fondi sarebbe stata impiegata per finanziare influencer online che lo avevano attaccato. "Quando apro Time e scopro che esiste una vera e propria campagna d'influenza straniera, finanziata per far naufragare l'accordo al quale stavo lavorando, e che molte delle persone pagate mi attaccavano in modo completamente disonesto, la mia risposta è: andate all'inferno", ha affermato il vicepresidente. Poi ha aggiunto: "Io rappresento prima di tutto gli americani".

Da parte sua, Parscale ha respinto le accuse sui social: "Le affermazioni secondo cui avrei attaccato il memorandum o l'Amministrazione Trump sono false. Non esiste un solo elemento di prova che dimostri che io abbia agito contro l'amministrazione".

La frattura generazionale nel mondo conservatore


Le parole di Vance acquistano particolare rilievo perché provengono dall'uomo che molti considerano l'erede politico di Trump e che il presidente ha incaricato di negoziare la fine del conflitto. Veterano della guerra in Iraq, il vicepresidente, 41 anni, ha costruito la propria carriera proprio sull'opposizione alle "guerre infinite": nel 2023, quando era senatore, si schierò contro gli aiuti all'Ucraina e all'inizio di quest'anno ha sostenuto la via diplomatica con l'Iran, salvo poi allinearsi a Trump quando il presidente ha deciso di intervenire militarmente.

Dietro il nuovo scontro si intravede però una frattura più profonda nel campo conservatore. Il sostegno a Israele, per decenni considerato un caposaldo della politica repubblicana, viene ora sempre più contestato da una generazione più giovane, convinta che gli interessi israeliani non coincidano necessariamente con quelli americani. L'attivista conservatore Bob Vander Plaats descrive un vero divario generazionale: la Generazione Z guarda a Israele soprattutto attraverso una lente politica, mentre gli elettori più anziani continuano a farlo attraverso una lente biblica.

Anche sui media conservatori questa frattura è ben presente: Tucker Carlson denuncia da settimane quella che definisce "la guerra di Israele", Megyn Kelly ha avvertito il proprio pubblico che nessun americano dovrebbe morire per un Paese straniero e lo stesso Rogan, che aveva sostenuto Trump nel 2024, ha rotto pubblicamente con il presidente dopo la decisione di entrare in guerra contro l'Iran.

La crescente irritazione di Trump


Anche Trump ha manifestato una crescente insofferenza nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusandolo di aver continuato le operazioni militari di Israele in Libano permettere a rischio i negoziati. Vance, da parte sua, non si aspetta che questi negoziati seguano un percorso lineare: "Sarà tutto complicato, con molte interruzioni e altrettante ripartenze".

La sua conclusione, tuttavia, non lascia spazio ad alcuna ambiguità: "In questo momento Israele sta perdendo la battaglia per l'opinione pubblica negli Stati Uniti d'America. È un fatto semplice ed evidente". E i sondaggi più recenti sembrano dargli ragione: secondo il Pew Research Center, il 62% degli americani ha un'opinione sfavorevole del governo israeliano, contro il 32% che lo giudica positivamente. Un sondaggio Quinnipiac rileva inoltre che il 48% degli elettori ritiene che Washington sostenga eccessivamente Israele, la quota più alta registrata dal 2017. Nello stesso sondaggio appena il 20% esprime un giudizio favorevole su Netanyahu.

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Come l'Iran ha trasformato una sconfitta militare in una vittoria strategica


Su War on the Rocks due esperti di sicurezza sostengono che Teheran ha preparato per vent'anni una guerra diversa: sopravvivere, imporre costi e negoziare da una posizione di forza

Diciannove settimane dopo l'inizio della guerra contro Stati Uniti e Israele, l'Iran detta le condizioni della pace. È la tesi di un'analisi pubblicata su War on the Rocks, sito americano specializzato in sicurezza nazionale, firmata da Pnina Shuker, ricercatrice del Jerusalem Institute for Security and Strategy, e da Andrew Milburn, ufficiale dei Marines in pensione con un passato nelle operazioni speciali. Secondo i due autori, Washington e Gerusalemme hanno combattuto una guerra fatta di potenza militare, mentre Teheran ne ha preparata per vent'anni un'altra, costruita attorno a un obiettivo più stretto: sopravvivere abbastanza a lungo da imporre costi crescenti agli avversari e trasformare la resistenza in leva negoziale.

Quando a giugno è stato firmato il memorandum d'intesa, il presidente Donald Trump ha dichiarato che l'accordo con l'Iran era "completo". La risposta di Teheran è stata continuare a colpire e imporre una sorta di pedaggio sulla rotta marittima più importante del mondo, mentre espandeva la sua influenza in Iraq. Il risultato è stato una tregua fragile durante la quale, scrivono gli autori, l'Iran ha negoziato da una posizione di forza maggiore di quella che aveva prima della guerra.

Il bilancio militare, riconoscono Shuker e Milburn, sembra una sconfitta netta per Teheran. La Guida suprema Ali Khamenei è stato ucciso nei primi attacchi, l'arsenale missilistico è sceso da circa 2.500 a 1.000-1.200 missili, i lanciatori funzionanti da 480 a un centinaio, la marina convenzionale ha cessato di esistere e le infrastrutture per l'arricchimento dell'uranio sono fuori uso. "Sulla carta" è stata una batosta, ammettono i due analisti, ma gli Stati Uniti e Israele volevano la resa dell'Iran e la caduta del regime, mentre Teheran voleva qualcosa di più limitato: sopravvivere. E ci è riuscito.

Nel 2005 il centro strategico delle Guardie rivoluzionarie, il corpo militare che affianca l'esercito regolare iraniano, aveva formalizzato la dottrina della "difesa a mosaico": una struttura di comando decentralizzata, pensata per sopravvivere proprio agli attacchi di decapitazione con cui questo conflitto si è aperto. "Abbiamo avuto due decenni per studiare le sconfitte dei militari americani subito a est e a ovest di noi. Abbiamo incorporato le lezioni di conseguenza", disse il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi all'inizio della campagna.

Lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita gran parte del petrolio mondiale, era il cuore della strategia iraniana. Secondo l'analisi, l'amministrazione americana ha sottovalutato la disponibilità di Teheran a chiudere lo stretto e avrebbe probabilmente potuto impedirne la chiusura se avesse posizionato navi nella zona fin dall'inizio. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu lo ha ammesso alla CBS: "C'è voluto un po' perché capissero quanto fosse grande quel rischio".

L'Iran non ha sfidato la superiorità aerea americana e israeliana, ma ha colpito i sistemi che la rendevano possibile: aerocisterne, radar, nodi di comunicazione e piattaforme di comando. I suoi droni e missili costavano poche migliaia di dollari l'uno, mentre gli intercettori usati per fermarli ne costavano milioni. Le salve prolungate hanno consumato scorte di intercettori che non potevano essere ricostituite in tempo. La distruzione della flotta convenzionale iraniana, aggiungono gli autori, ha risolto il problema sbagliato: la minaccia al traffico commerciale veniva da mine, missili, droni e piccole imbarcazioni d'attacco, come l'Ucraina aveva già dimostrato contro la Russia nel Mar Nero.

La flotta di petroliere iraniane è passata da circa 70 navi nel 2020 a quasi 550 nel 2025, un'infrastruttura costruita per aggirare le sanzioni e sostenuta dalle raffinerie cinesi, che da sole assorbivano circa il 90% delle vendite estere di petrolio iraniano e garantivano quasi metà del bilancio statale. Sul fronte dell'informazione il regime ha usato anche animazioni generate con l'intelligenza artificiale per costruire una narrativa di resilienza rivolta pure al pubblico americano: i sondaggi negli Stati Uniti mostravano poca voglia di un conflitto prolungato e una forte opposizione all'invio di truppe di terra.

Gli attacchi ai paesi del Golfo avevano un obiettivo politico: mostrare ai partner regionali di Washington che sostenere la campagna aveva un prezzo. Dopo il colpo al terminal petrolifero degli Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Arabia Saudita hanno chiuso il loro spazio aereo agli aerei militari americani. Il caso più chiaro, scrivono gli autori, è stato "Project Freedom", il piano di Trump per scortare le petroliere attraverso lo stretto: l'Arabia Saudita, citando la scarsa coerenza della strategia americana, ha rifiutato basi e spazio aereo nonostante l'intervento personale del presidente. Il piano è stato accantonato. Gli Emirati, che insieme ai sauditi hanno assorbito migliaia di colpi iraniani durante la guerra, sono usciti dall'OPEC e hanno minacciato di lasciare la Lega Araba. Dopo la fine dei combattimenti, Riad e Abu Dhabi hanno inviato delegazioni di condoglianze a Teheran per il funerale di Khamenei.

Il negoziato, secondo i due analisti, ha certificato il risultato. Washington è passata dalla richiesta di resa incondizionata ad accettare che la scorta di uranio arricchito resti in Iran, mentre Teheran ha indurito le sue posizioni, aggiungendo alle richieste di prima della guerra le riparazioni di guerra e il ritiro delle forze americane dalle aree vicine al Paese. La sequenza dell'accordo firmato questa settimana è la prova più chiara: prima che l'Iran debba sciogliere un solo nodo, dalla scorta nucleare al programma missilistico ai gruppi armati alleati, gli Stati Uniti tolgono il blocco navale, ritirano le forze, concedono deroghe alle sanzioni che sbloccano i ricavi petroliferi e rendono trasferibili i beni iraniani congelati. Solo a quel punto, secondo il testo stesso dell'intesa, partono i negoziati su tutto il resto.

I costi economici del conflitto dureranno oltre il cessate il fuoco. La lunga interruzione del traffico attraverso Hormuz ha fatto salire i prezzi dell'energia e ha bloccato i flussi di fertilizzanti, elio e plastiche da cui dipendono industrie e consumatori in tutto il mondo, Stati Uniti compresi, con conseguenze sui prezzi alimentari globali che potrebbero durare fino al 2027. Il petrolio Brent resta circa 20 dollari sopra i livelli di prima della guerra.

Per Israele il bilancio è ancora più duro. Non era parte dei colloqui e, secondo i suoi stessi funzionari, non aveva nemmeno visto il testo dell'accordo con cui dovrà convivere. Hizballah, colpito ma non distrutto, ottiene dai termini dell'intesa una protezione dagli attacchi israeliani e potrà essere riarmato con il sostegno iraniano, mentre il programma missilistico che Israele considera una minaccia esistenziale non viene toccato. I paesi del Golfo che Gerusalemme sperava di avvicinare hanno fatto l'opposto, mantenendo o approfondendo i rapporti con Teheran e allontanando l'ipotesi di allargare gli Accordi di Abramo, le intese di normalizzazione tra Israele e alcuni paesi arabi. Quando Netanyahu ha spinto per colpire Beirut mettendo a rischio l'accordo, Trump lo avrebbe chiamato per dirgli che senza la protezione americana "sarebbe in prigione".

L'Iran ha ottenuto ciò per cui combatteva, concludono Shuker e Milburn: il regime è intatto, il denaro in arrivo può ricostruire il programma nucleare e l'arsenale missilistico, la chiusura dello stretto resta una carta da giocare di nuovo se Teheran deciderà che Washington non rispetta i patti. Gli autori citano lo storico militare britannico Basil Liddell Hart, per cui l'obiettivo della guerra è ottenere una pace migliore: giudicata con questo metro, scrivono, la guerra non ha raggiunto il suo scopo né per gli Stati Uniti né per Israele. È finita, ma a condizioni scritte a Teheran.


L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti lanciano il terzo attacco in una settimana


Gli Stati Uniti hanno lanciato nella serata americana di sabato, la notte in Italia, il terzo round di attacchi contro l'Iran in una settimana, dopo che le forze iraniane hanno colpito la GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che attraversava lo Stretto di Hormuz. Poco prima dell'annuncio americano le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano dichiarato chiuso lo stretto "fino a nuovo ordine", accusando gli Stati Uniti di interferire nel passaggio. Il Comando centrale americano (Centcom), che dirige le operazioni in Medio Oriente, ha detto di aver colpito circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti missilistici e di droni, depositi di munizioni e reti di comunicazione: in totale, i tre round di questa settimana hanno colpito più di 300 obiettivi.

Secondo Centcom un membro civile dell'equipaggio risulta disperso, mentre l'incendio a bordo e i gravi danni alla sala macchine hanno impedito alla nave di proseguire la navigazione. L'equipaggio ha abbandonato la nave e si trova su una scialuppa di salvataggio. L'Iran ha sostenuto di aver sparato un colpo di avvertimento dopo che "diverse navi hanno tentato di viaggiare lungo una rotta non approvata" ignorando le indicazioni di transitare nelle acque territoriali iraniane e ha avvertito che risponderà con forza a qualsiasi ritorsione americana.

L'Iran ha risposto ai nuovi bombardamenti lanciando missili balistici contro la base aerea Prince Hassan in Giordania e contro la base di Al-Udeid in Qatar: nella base giordana ha sostenuto di aver distrutto un centro di comando e alcuni hangar per droni. L'esercito regolare iraniano ha annunciato attacchi con droni contro una batteria di missili Patriot, un deposito di munizioni e un sito radar in Kuwait, oltre che contro impianti radar e di comunicazione americani in Bahrein. I media di stato iraniani hanno riferito anche di attacchi contro il porto di Duqm, in Oman, dove si trovano snodi logistici della marina americana. Il Qatar ha detto di aver intercettato i colpi diretti contro il suo territorio, mentre Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno riferito di attacchi con missili e droni in corso di intercettazione. In Iran la televisione di stato ha riferito di esplosioni lungo tutta la costa meridionale, dai poli energetici di Bushehr e Asalouyeh ai porti di Bandar Abbas e Jask.

"L'Iran ha fatto una pessima scelta. Ora paga", ha scritto sui social il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Venerdì il presidente Trump aveva detto che il cessate il fuoco concordato a giugno "è finito", pur confermando che i colloqui con Teheran sarebbero proseguiti. In un post su Truth Social aveva poi minacciato di colpire l'Iran con "1.000 missili" già puntati nel caso in cui il regime tentasse di assassinarlo, aggiungendo che l'esercito americano è pronto da almeno un anno a "decimare e distruggere tutte le aree dell'Iran".

Dall'inizio della guerra l'Iran sostiene che le sue acque territoriali siano l'unica rotta percorribile attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale. Per questo spara contro le navi che seguono il corridoio vicino alla costa dell'Oman, protetto dalla marina americana, mentre il centro dello stretto, dove le navi passavano prima della guerra, è considerato pericoloso per il rischio di mine posate dai militari iraniani. Il traffico giornaliero è crollato: giovedì lo hanno attraversato solo 22 navi, contro le oltre 130 al giorno di prima del conflitto, secondo la società di dati marittimi Kpler. Il Brent, il petrolio di riferimento internazionale, ha chiuso la settimana vicino ai 76 dollari al barile, circa il 5% sopra i livelli prebellici, comunque lontano dal picco di quasi 120 dollari toccato nelle fasi peggiori della guerra.

La settimana era iniziata con gli attacchi iraniani a tre navi commerciali nello stretto, tra cui una petroliera saudita e una nave qatariota che trasportava gas naturale liquefatto, attacchi che l'Iran non ha rivendicato. Gli Stati Uniti avevano risposto con due giorni di bombardamenti su più di 170 obiettivi militari iraniani, tra i più intensi dall'inizio della guerra: secondo il ministero della Salute iraniano almeno 17 persone sono state uccise e la televisione di stato ha identificato almeno otto dei morti come soldati. L'Iran aveva reagito lanciando missili e droni contro Kuwait, Bahrein e, per la prima volta dall'inizio della tregua, la Giordania. Washington aveva poi lanciato un ultimatum, chiedendo a Teheran di dichiarare pubblicamente aperti tutti i canali dello stretto e di impegnarsi a non sparare più contro le navi civili. Funzionari americani avevano raccontato che l'Iran aveva attribuito gli attacchi alle navi a un'unità fuori controllo delle Guardie rivoluzionarie.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato sabato a Muscat il suo omologo dell'Oman per discutere del passaggio nello stretto, senza esiti chiari: i due paesi hanno concordato di proseguire i colloqui a livello tecnico e politico. L'Oman ha fatto circolare una proposta per amministrare lo stretto insieme all'Iran, con la possibilità di imporre commissioni sulle navi in transito. A poco più di tre settimane dall'accordo iniziale di pace, che prevedeva di negoziare un'intesa più ampia entro 60 giorni, lo stretto è diventato il principale punto di scontro tra i due paesi, mentre gli obiettivi dichiarati della guerra, a partire dallo smantellamento del programma nucleare iraniano, sono passati in secondo piano.

La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha promesso sabato di vendicare il padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio nell'attacco con cui Stati Uniti e Israele hanno aperto la guerra, definendo la vendetta un dovere "certo e innegabile". È la sua prima dichiarazione pubblica dopo il funerale del padre, durato una settimana e culminato giovedì con la sepoltura a Mashhad. Khamenei non appare in pubblico da quando è succeduto al padre all'inizio di marzo: secondo funzionari iraniani e israeliani sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di guerra.


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Huawei MatePad Pro Max è ufficiale: il nuovo tablet ultra sottile e leggero punta tutto su potenza e autonomia


Huawei amplia la sua gamma di tablet con il nuovo MatePad Pro Max, un dispositivo premium che punta su design ultra sottile e leggero, prestazioni di alto livello e funzionalità avanzate per produttività, creatività e intrattenimento
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Huawei ha annunciato il nuovissimo MatePad Pro Max. Il tablet è caratterizzato da un design ultra leggero e sottile, un display OLED flessibile PaperMatte da 13.2 pollici, una produttività equiparabile a quella di un PC e una vasta gamma di strumenti dedicati alla creatività. Huawei MatePad Pro Max è stato progettato per offrire un'esperienza di smart working ancora più professionale grazie a un tablet flagship potente, versatile ed elegante. Che si tratti di gestire attività complesse, sostenere periodi di lavoro prolungati o supportare l’intero flusso creativo dall’ispirazione alla produzione di contenuti, il dispositivo consente di fare molto grazie a un'esperienza d'uso fluida e potente.

LG Sound Suite arriva in Italia: audio surround con Dolby Atmos FlexConnect
La soluzione permette di creare un impianto home theater flessibile, adattando automaticamente il suono alla disposizione degli speaker per un’esperienza immersiva e personalizzata
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Ultra-sottile, leggero ma incredibilmente robusto


Per migliorare la portabilità dei tablet a grande schermo, MatePad Pro Max sfrutta al massimo ogni millimetro di spazio interno grazie a un innovativo design dei componenti e a un'architettura interna minimalista. Il risultato è una rivoluzionaria architettura che ridefinisce il concetto di sottigliezza per un tablet: nella versione PaperMatte Edition esso pesa appena 509g e ha uno spessore di soli 4.7 mm. Nonostante il design ultrasottile, il devcie garantisce un'elevata affidabilità grazie a una scocca in lega di alluminio, a una struttura interna con travi portanti e a giunzioni a incastro rinforzate, caratteristiche che lo rendono il primo tablet del settore a ottenere la certificazione TÜV Rheinland Ultra-thin Bending Resistance.
Il MatePad Pro Max da diverse prospettiveIl MatePad Pro Max da diverse prospettive

Un display premium, immersivo e senza notch


Per quanto riguarda il display il tablet vanta una cornice ultra-sottile di soli 3.55 mm e un rapporto schermo-corpo del 94%, offrendo un'esperienza visiva priva di bordi. Il display OLED flessibile PaperMatte da 13.2" con risoluzione 3K eccelle nella riduzione dei riflessi e nel comfort visivo, tale da aggiudicarsi la certificazione TÜV Rheinland Full Care Display 5.0.

Prestazioni, audio, colori realistici e autonomia


Rispetto al precedente modello, il MatePad Pro Max offre prestazioni complessive superiori del 20% e una dissipazione del calore migliorata del 30%. Sul fronte audio, il tablet è dotato di un sistema a sei altoparlanti con crossover e un'innovativa unità bassi a quattro driver, capace di riprodurre bassi profondi per un'esperienza d'ascolto incredibilmente immersiva. La batteria ad alto contenuto di silicio da 9.760 mAh garantisce un'autonomia che copre fino a 13,6 ore di utilizzo (dati Huawei). Inoltre, MatePad Pro Max è il primo tablet a introdurre la tecnologia Huawei True-to-Color Camera che, combinata con la fotocamera posteriore ultra-HD da 50 MP, assicura una precisione millimetrica nella fedeltà e nella riproduzione dei colori.
Il tablet è dotato di un sistema a sei altoparlanti con crossover e un'innovativa unità bassi a quattro driverIl tablet è dotato di un sistema a sei altoparlanti con crossover e un'innovativa unità bassi a quattro driver

Un salto di qualità per la produttività e la creatività


MatePad Pro Max eleva la produttività mobile a un nuovo livello, offrendo un'efficienza straordinaria. L'esperienza è completata dalla tastiera HUAWEI Glide, caratterizzata da un layout full-size a sei righe con una corsa dei tasti di 1.8 mm e dotata di un ampio touchpad attivo su tutta la superficie, che supporta il clic in ogni suo punto per offrire un'esperienza d'uso e d'interazione del tutto simile a quella di un laptop. Realizzata con materiali in lega leggera ad alta resistenza, la tastiera sfoggia un design ultrasottile e minimalista, impreziosito da un'innovativa custodia a scomparsa per la stilo che unisce ricarica e custodia in un'unica soluzione.
MatePad Pro Max eleva la produttività mobile a un nuovo livello grazie alla tastiera, caratterizzata da un layout full-size a sei righeMatePad Pro Max eleva la produttività mobile a un nuovo livello grazie alla tastiera, caratterizzata da un layout full-size a sei righe
L'applicazione GoPaint continua a mettere a disposizione strumenti creativi di livello professionale, mentre Notes offre uno spazio semplice e intuitivo per prendere appunti in totale libertà.

Nothing Phone (4b) ufficiale: Snapdragon, AMOLED 120 Hz e AI
Nothing Phone (4b) porta l’esperienza Nothing a un nuovo livello con processore Snapdragon, display Super AMOLED a 120 Hz, fotocamera da 50 MP con stabilizzazione ottica (OIS) e le nuove funzionalità Essential AI.
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Disponibilità e prezzi


MatePad Pro Max è ufficialmente disponibile per l'acquisto su Huawei Store al prezzo di 1299 euro. Durante il periodo di lancio, e fino al 31 luglio, al prodotto saranno applicati 100 euro di sconto con in omaggio la M-Pencil Pro. Il prodotto include anche una tastiera.

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LG Sound Suite arriva in Italia: il nuovo sistema audio surround modulare con Dolby Atmos FlexConnect


LG ha annunciato la disponibilità sul mercato italianodi LG Sound Suite. Si tratta dell’innovativo sistema audio domestico modulare che porta l’esperienza audio da cinema in salotto, grazie all’integrazione della tecnologia Dolby Atmos FlexConnect. Quest’ultima permette di ricreare un audio avvolgente e ben bilanciato adattando il suono in base alla posizione di tutti gli elementi del sistema LG Sound Suite, liberando l’utente dalle configurazioni tradizionali che richiedono l’installazione dei diffusori in posti ben precisi della stanza.
Il cuore tecnologico del sistema è la soundbar all-in-one H7Il cuore tecnologico del sistema è la soundbar all-in-one H7
Il sistema LG Sound Suite si compone di un set di elementi wireless separati che possono essere combinati ed espansi nel tempo creando fino a 50 configurazioni possibili. Il cuore tecnologico del sistema è la soundbar all-in-one H7, che, grazie al processore α11 Gen3 con motore neurale, analizza generi e suoni, separando voci, musica ed effetti per elaborare l’audio con straordinaria precisione. La soundbar è stata progettata per ricreare tutto il coinvolgimento dei contenuti Dolby Atmos anche quando è da sola, grazie a ben 20 unità audio integrate fra cui 4 woofer e 8 radiatori passivi.
Gli speaker sono utilizzabili come satelliti surround e speaker Bluetooth indipendentiGli speaker sono utilizzabili come satelliti surround e speaker Bluetooth indipendenti
Completano il sistema, gli speaker wireless M7 ed M5 - rispettivamente da 2.1.1 e 1.1.1 canali, utilizzabili come satelliti surround, ma anche come speaker Bluetooth indipendenti - e il subwoofer wireless W7 - dotato di un’unità da 8 pollici e una risposta in frequenza fino a 25Hz -, che danno vita a un suono chiaro, ricco e con bassi profondi. Tutti i componenti di LG Sound Suite sono dotati di diffusori Peerless, punto di riferimento nell'acustica di alta gamma da oltre un secolo.

LG Swing ufficiale: il nuovo smart monitor che trasforma casa e lavoro
Grazie al design versatile e alle funzionalità smart integrate, il dispositivo punta a ridefinire il modo di utilizzare gli spazi domestici per produttività, intrattenimento e vita quotidiana
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Con LG Sound Suite si può partire da un assetto compatto e scalare fino a un sistema a 13.1.7 canali. È possibile, infatti, creare il proprio sistema home cinema partendo proprio dalla soundbar H7, che funziona da hub Dolby Atmos FlexConnect a cui possono successivamente abbinare ulteriori diffusori della gamma Sound Suite, rendendo compatibile qualunque TV in commercio con questa tecnologia.
L'installazione dei diversi elementi è incredibilmente semplice grazie alla connettività Bluetooth e Wi-FiL'installazione dei diversi elementi è incredibilmente semplice grazie alla connettività Bluetooth e Wi-Fi
Se si dispone di un TV compatibile con Dolby Atmos FlexConnect – fra cui i nuovissimi OLED evo AI G6 e C6, oppure G5 e C5 - è possibile collegare i diffusori surround direttamente al TV, anche senza la soundbar H7, in modo da arricchire la dinamica del suono e renderla più appagante minimizzando gli ingombri. L'installazione dei diversi elementi è incredibilmente semplice: grazie alla connettività Bluetooth e Wi-Fi, i componenti si abbinano e si integrano senza cavi. Tutto il sistema può essere gestito e controllato dall’app LG ThinQ, da cui si può avviare la configurazione Dolby Atmos FlexConnect, regolare il bilanciamento audio e intervenire su ciascuno dei singoli elementi audio.

vivo X Fold6 in Italia nel 2026: il pieghevole con fotocamera premium
vivo X Fold6 si prepara a entrare nella scena degli smartphone pieghevoli premium: il nuovo modello vivo punta su fotografia avanzata, design raffinato e tecnologie di nuova generazione. L’arrivo in Italia nel 2026 potrebbe segnare una nuova fase per il mercato foldable
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Tre tecnologie esclusive che arricchiscono l’esperienza audio di LG Sound Suite:

  • Sound Follow, basata su tecnologia ultra-wideband (UWB), regola automaticamente il punto di ascolto ottimale in base alla posizione dell'utente, indipendentemente da dove sono collocati gli altoparlanti;
  • Room Calibration Pro analizza le caratteristiche acustiche dell'ambiente e applica un'elaborazione basata sull'intelligenza artificiale per ottimizzare il suono in ogni punto della stanza;
  • AI Sound Pro+ trasforma l'audio stereo in suono surround multicanale, operando una separazione degli oggetti grazie all’AI che mantiene voci, musica ed effetti sonori chiari e bilanciati, adattando l'audio al tipo di contenuto.

LG Sound Suite è disponibile in Italia su LG Online Shop e nei migliori negozi di elettronica di consumo da oggi ai seguenti prezzi:

  • Soundbar all-in-one H7: 999 euro
  • Speaker wireless M7: 399 euro
  • Speaker wireless M5: 249 euro
  • Subwoofer wireless W7: 599 euro


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Trump pronto ad accusare la Cina di interferenze elettorali nel suo discorso di stanotte


Secondo la CBS, il presidente intende accusare Pechino di aver compromesso i dati degli elettori e la CIA di avergli nascosto l’informazione nel primo mandato. La Casa Bianca non conferma.

Il discorso che Donald Trump terrà questa notte dovrebbe contenere accuse finora inedite di interferenze cinesi nelle elezioni americane del 2020. Lo riferisce CBS News. Secondo le fonti della rete televisiva americana, il presidente sosterrà che Pechino ha compromesso i dati degli elettori statunitensi e che la CIA ne era al corrente, senza però condividere l’informazione con lui durante il primo mandato.

Interpellata sul contenuto del discorso, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha risposto: ”Come al solito, fonti anonime speculano su ciò che il presidente Trump dirà stanotte. La verità è che nessuno sa ancora cosa dirà, ed è per questo che tutti dovrebbero sintonizzarsi”.

Trump ha annunciato il suo discorso all’inizio della settimana rivelando pochi dettagli, ma ha lasciato chiaramente intendere che il tema centrale saranno proprio le elezioni del 2020. Il presidente sostiene da anni, senza fondamento, che lui abbia perso le elezioni del 2020 a causa di frodi diffuse.

Ad ascoltarlo stanotte in platea dovrebbero esserci diversi membri del suo gabinetto, tra cui i vertici di CIA, FBI, Office of the Director of National Intelligence e Dipartimento per la Sicurezza Interna.

Il ruolo cinese nelle elezioni 2020


Sul ruolo della Cina nelle presidenziali del 2020 l’intelligence americana si è però già espressa, con conclusioni piuttosto chiare. In un rapporto pubblicato all’inizio del 2021, il National Intelligence Council concluse con un alto grado di certezza che Pechino non aveva tentato di influenzare l’esito del voto, ritenendo che né una vittoria di Biden né una di Trump fosse “abbastanza vantaggiosa per la Cina da rischiare di essere colta a interferire“. Le agenzie di intelligence stabilirono inoltre che la Cina non interferì né con le infrastrutture elettorali né con il conteggio dei voti.

Nello stesso documento il responsabile dell’intelligence per il cyberspazio espresse però una posizione diversa: riteneva, con moderata certezza, che la Cina avesse cercato di indebolire la corsa alla rielezione di Trump, soprattutto attraverso i social media e le dichiarazioni ufficiali. Anche lui concordava, tuttavia, sul fatto che il regime cinese non avesse interferito con i processi elettorali americani.

In un rapporto separato dell’aprile 2020, declassificato nel 2022 ma in gran parte oscurato, lo stesso ufficio rilevò che l’intelligence cinese aveva “analizzato i dati di registrazione degli elettori di più Stati americani“, con l’obiettivo di condurre analisi dell’opinione pubblica in vista del voto.

Il documento non spiegava come la Cina fosse riuscita ad ottenere quei dati, né quanto fossero sensibili, ma in molti Stati una parte delle informazioni sugli elettori registrati è pubblica. Le sezioni non oscurate del documento non contengono però alcuna accusa a Pechino di aver manipolato i dati o interferito con le procedure di voto.

Il rapporto del 2021 attribuiva invece alla Russia tentativi di denigrare la campagna di Biden e all’Iran azioni contro quella di Trump, senza però affermare che nessuno dei due Paesi avesse attaccato direttamente le infrastrutture elettorali. Nessun attore straniero, concludeva il documento, aveva tentato di alterare registrazioni al voto, operazioni di voto o conteggio dei voti: per l’intelligence, una manipolazione su larga scala sarebbe stata facilmente rilevata dai sistemi di sorveglianza fisica e informatica sui seggi e dagli audit post-elettorali.

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L’Odissea di Nolan tra macelleria razionalista e la vertigine del racconto omerico


Se i film precedenti di Nolan sembravano anticipare questo film, è anche vero che la sua Odissea assume in sé molti elementi tipicamente nolaniani.

L’Ulisse di Nolan non è un avventuriero o un geniale eroe, ma un uomo perseguitato. Un Ulisse del dolore e della fatica, la cui tragedia, da quando è rimasto intrappolato nel destino deciso per lui dagli dèi, consiste nell’essersi visto sottrarre il tempo che avrebbe dovuto impiegare per la sua vita privata e famigliare. Odissea è, quindi, ancora una volta un viaggio attraverso il tempo, come già Memento o Oppenheimer, in cui passato e presente si intrecciano nel filo di una catastrofe annunciata e inevitabile. Nell’adattamento di Nolan è facile leggere il racconto dell’impossibile ritorno dalla guerra di un veterano divorato dal senso di colpa e dallo stress post-traumatico, mentre la guerra stessa, come sfida alla civiltà e all’umanità, continua a far risuonare il proprio orrore ben oltre lo spegnersi dell’ultima brace tra le rovine. È un film che sicuramente mette ancora una volta alla prova la hybris dell’autore, come fece Kubrick con il suo mai realizzato Napoleon (e che, da giovane, aveva sognato di adattare l’Iliade, rinunciando poi all’idea perché riteneva impossibile rappresentare degnamente gli dèi dell’Olimpo), in questo ennesimo prototipo di cinema ibrido, nato dalle sue ossessioni tecnologiche, sospeso tra l’età dell’oro della pellicola analogica in 70 mm e il futuro del grande spettacolo (con il formato IMAX nativo utilizzato per la prima volta per un intero lungometraggio). I dodicimila versi del poema omerico, che da millenni alimentano inconsapevolmente il nostro immaginario, d’altronde hanno già influenzato profondamente il cinema “odissiaco” di Nolan, da Inception a Interstellar, entrambi racconti di eroi che attraversano tempo e spazio nel tentativo di ritornare a casa. Si ha quindi un effetto alla Tenet, generato da una sensazione di déjà-vu. Questa storia – in fondo la prima di tutte le storie mai raccontate – Nolan l’aveva già narrata. Anzi, più di una volta.

Ma vale anche il contrario. Se alcuni (tutti?) film precedenti di Nolan sembravano anticipare questo, la sua Odissea assume in sé molti elementi tipicamente nolaniani, già sviluppati nelle opere precedenti. Il film organizza, ad esempio, una circolazione di oggetti, feticci e amuleti, invenzione narrativa cara al regista e già presente nei suoi lavori passati. È il caso del bastoncino che designa i giovani destinati alla guerra, passando da Robert Pattinson a Elliot Page, poi da Page a Matt Damon, fino a ritornare inevitabilmente a Pattinson. Lo stesso accade con la spilla raffigurante Atena che Penelope affida a Ulisse: un totem della memoria che gli indica la strada. Vengono in mente l’orologio e il bracciale che padre e figlia si scambiano in Interstellar, oppure la trottola di DiCaprio in Inception, che lo lega al ricordo della moglie e funge al tempo stesso da bussola, permettendogli di distinguere il sogno dalla realtà. Insomma, nei film precedenti di Nolan c’era già molta Odissea e in questa Odissea c’è molto dei film precedenti di Nolan.

Come era forse lecito aspettarsi, però, l’adattamento omerico è inevitabilmente una sfida per un regista ossessionato dal reale, dalla storia e dalla scienza, al punto da soffocare spesso ogni slancio della fantasia. Spaventato quanto lo era in Inception nel rappresentare la natura fumosa e visionaria dei sogni, Nolan evita di mostrare esplicitamente gli dèi, gli inferi, i mostri e la magia (e quando lo fa raggiunge le vette più alte). Viene in mente Ceronetti nella sua straordinaria invettiva contro i macellai razionalisti che – a suo dire – scannavano il Cantico dei Cantici, «appendendo ai ganci del loro frigorifero l’erotismo, il linguaggio, la malattia, la morte, il sacro, il destino umano, la storia, tutto». Squartato diligentemente il testo omerico e terminato il lavoro esegetico, si possono vendere al pubblico i suoi tagli più pregiati. Nonostante la maestria del regista, è difficile provare un vero brivido davanti al Ciclope smarrito di Nolan, alla sua Scilla evanescente o ai Lestrigoni trasformati in austeri automi, se le loro apparizioni non sembrano altro che fastidiosi impedimenti che rimandano costantemente il momento in cui Ulisse, impaziente, potrà impugnare lo xiphos. E d’altronde Nolan continua ad avere difficoltà a raccontare i personaggi femminili, ridotti a figure stereotipate: dalla mater dolorosa dalle labbra tremanti di Penelope, nonostante gli sforzi di Anne Hathaway, fino a una Calipso affidata a Charlize Theron in wellness retreat alle Maldive.

Attraverso una narrazione fatta di continui flashback, l’Odissea di Ulisse viene raccontata ora da Menelao, suo antico compagno d’armi, ora riaffiora dalla memoria dello stesso eroe, che sull’isola di Calipso recupera gradualmente i ricordi dopo anni di oblio. Il film pone l’enfasi sulla tradizione orale fin dalla scena iniziale, nella quale l’aedo Demodoco (Travis Scott, in una delle tante strizzatine d’occhio pop) batte il bastone sul tavolo del banchetto dei Proci per dare inizio al racconto omerico, rivolgendosi contemporaneamente agli ascoltatori della finzione e agli spettatori in sala. È un racconto kata moiran quello di Nolan, rispettoso e reverente, ma allo stesso tempo è un racconto che mette in dubbio se stesso, che sfida l’ambiguità della parola con la «verità» dell’immagine (terreno sempre scivoloso). Anche il poema ci chiede un atto di fiducia quando Ulisse diventa il primo narratore della propria impresa e nessuno - né i Feaci né il lettore - possiede strumenti per verificare ciò che dice. Nolan rende esplicita questa ambiguità e la trasforma nel motore del film. Non esistono storie completamente vere. Esistono soltanto storie che riescono a sembrare vere. E forse è proprio questa la funzione del mito, del cinema e della narrazione in generale: non riprodurre fedelmente la realtà, ma costruire un’esperienza di verità che continui a parlarci, a sedurci, magari a ingannarci. In questo senso Nolan sembra suggerire che la menzogna non è un incidente del racconto: è la sua condizione originaria. Ogni storia è una selezione, un’omissione, un’interpretazione. Non esiste un narratore perfettamente affidabile, perché non esiste uno sguardo capace di contenere integralmente la realtà. Ogni memoria è incompleta, ogni testimonianza è deformata dall’emozione, dall’interesse, dalla paura o semplicemente dal tempo.

Penelope interroga chiunque sostenga di aver incontrato Ulisse, ma non crede davvero a nessuno. Sa che ogni narratore modifica inevitabilmente ciò che racconta. Telemaco costruisce la propria ricerca passando da un testimone all’altro, confrontando versioni differenti degli stessi fatti nella speranza che, dalle loro contraddizioni, emerga almeno un frammento di verità. Nel film quasi nessuno vede direttamente gli eventi che cerca di comprendere. Tutto arriva attraverso la parola degli altri. Ogni personaggio è costretto ad affidarsi a testimonianze, voci, ricordi, confessioni, leggende. E tutti, senza eccezione, diffidano di ciò che ascoltano. In The Prestige la magia era una menzogna a cui il pubblico voleva credere. E ancora ne Il cavaliere oscuro l’origine del Joker viene tenuta nascosta da una cortina di invenzioni retoriche, continuamente riscritta da versioni contraddittorie. L’Odissea di Nolan conduce tutte queste riflessioni al loro approdo naturale.

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Pesca a Strascico più Sostenibile?


In Spagna, è in corso una sperimentazione volta a valutare una tecnologia di pesca che potrebbe contribuire a ridurre l’impatto ambientale della pesca con reti a strascico.
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Per evitare possibili discrepanze legate al confronto tra diverse imbarcazioni, durante la sperimentazione viene utilizzato un unico peschereccio commerciale a strascico di fondo. L'imbarcazione opererà inizialmente con porte semipelagiche e successivamente con porte convenzionali. Lo svolgimento delle due fasi in successione immediata e nelle stesse aree di pesca riduce al minimo gli effetti della variabilità stagionale, ambientale e spaziale, garantendo un confronto affidabile tra le due configurazioni degli attrezzi.

La sperimentazione è particolarmente rilevante per le attività di pesca a strascico di fondo nel Mediterraneo che hanno come specie bersaglio importanti risorse commerciali, tra cui il gambero rosa (Parapenaeus longirostris), il nasello europeo (Merluccius merluccius), la triglia di fango (Mullus barbatus), il calamaro di Coindet (Illex coindetii), il gambero rosso (Aristeus antennatus), il sugarello (Trachurus trachurus), la canocchia (Squilla mantis) e il pagello fragolino (Pagellus erythrinus).

"Durante le operazioni di pesca, i ricercatori valuteranno i tassi di cattura, la composizione del pescato, la geometria dell'attrezzo, il comportamento delle porte dello strascico e l'efficienza operativa. L'obiettivo è determinare se le porte semipelagiche possano ridurre gli impatti ambientali senza compromettere le prestazioni di pesca o la praticità delle normali operazioni commerciali", ha spiegato Sergi Tudela, responsabile della pesca e coordinatore dell'Unità Tecnica per il Mediterraneo Occidentale della GFCM (Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo).

La nave da ricerca per la pesca e l'oceanografia è Emma Bardán, gestita dalla Segreteria Generale della Pesca della Spagna, svolge un ruolo fondamentale nella sperimentazione. L'imbarcazione realizzerà mappe ad alta risoluzione del fondale marino prima e dopo le operazioni di pesca con entrambe le tipologie di porte, consentendo un confronto diretto dei loro effetti sull'ambiente marino. Inoltre, monitorerà la trasparenza dell'acqua durante le operazioni di pesca per valutare la quantità di sedimenti sollevati da ciascun tipo di porta.

Il progetto è realizzato nell'ambito del programma GFCM MedSea4Fish e contribuisce direttamente all'attuazione della Strategia GFCM 2030, fornendo prove scientifiche a sostegno dell'adozione di tecnologie di pesca a minore impatto ambientale. I risultati contribuiranno a orientare le future decisioni sulla gestione della pesca, con l'obiettivo di conciliare la tutela degli ecosistemi marini con attività di pesca produttive e resilienti in tutto il Mediterraneo.

ENGLISH VERSION

Mediterranean field trial tests enhanced trawl technology to reduce seabed impact while sustaining fishing performance

A new scientific field trial is underway off the coast of Alicante, Spain, to evaluate an enhanced fishing technology that could help reduce the environmental footprint of bottom trawl fisheries while sustaining the catch performance that commercial fishers rely on.

The project will evaluate the performance of semi-pelagic trawl doors compared with conventional trawl doors. Designed to operate slightly above the seabed, semi-pelagic doors – also known as flying doors – have the potential to reduce direct contact with the seafloor and limit sediment disturbance while maintaining the horizontal opening and stability required for efficient fishing operations.

This collaborative initiative brings together the General Secretariat for Fisheries of the Ministry of Agriculture, Fisheries and Food of Spain and the General Fisheries Commission for the Mediterranean (GFCM) of the Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO), with the participation of the Spanish Institute of Oceanography, which is leading the field activities.

A step towards sustainable trawling

To avoid potential discrepancies associated with comparing different vessels, a single commercial bottom trawl vessel is being used throughout the trial, first operating with semi-pelagic doors and then with conventional doors. Conducting both phases in immediate succession and in the same fishing grounds minimizes the effects of seasonal, environmental and spatial variability, ensuring a robust comparison between the two gear configurations.

The trial is particularly relevant to Mediterranean bottom trawl fisheries targeting commercially important species such as deep-water rose shrimp (Parapenaeus longirostris, European hake (Merluccius merluccius), red mullet (Mullus barbatus), broadtail shortfin squid (Illex coindetii), blue and red shrimp (Aristeus antennas), Atlantic horse mackerel (Trachurus trachurus), mantis shrimp (Squilla mantis) and common pandora (Pagellus erythrinus).

“During the fishing operations, researchers will assess catch rates, catch composition, gear geometry, trawl door behaviour and operational efficiency. The objective is to determine whether semi-pelagic doors can reduce environmental impacts without compromising fishing performance or the practicality of day-to-day commercial operations”, explained Sergi Tudela, Fishery Officer and Coordinator of the GFCM Western Mediterranean Technical Unit.

The fisheries and oceanographic research vessel Emma Bardán, operated by the Spanish General Secretariat for Fisheries, plays a key role in the trial. The vessel will produce high-resolution maps of the seabed before and after trawling with both door types, providing a direct comparison of their effects on the marine environment. It will also monitor water clarity during fishing operations to assess how much sediment is disturbed by each type of trawl door.

The project is carried out under the GFCM MedSea4Fish programme and directly contributes to the implementation of the GFCM 2030 Strategy by providing scientific evidence to support the adoption of lower-impact fishing technologies. Its findings will help inform future fisheries management decisions aimed at balancing healthy marine ecosystems with productive and resilient fisheries across the Mediterranean.

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Biden annuncia il memoir sulla sua presidenza, in uscita dopo le midterm


"Promise Me, America" esce il 17 novembre e racconta la pandemia, le guerre e la scelta di ricandidarsi e poi ritirarsi. Tra i democratici c'è chi teme un ritorno di attenzione sull'ex presidente

L'ex presidente Joe Biden ha annunciato mercoledì 15 luglio, con un video sui social, la pubblicazione di un libro di memorie sui suoi quattro anni alla Casa Bianca. Il volume si intitola "Promise Me, America" e uscirà il 17 novembre, due settimane dopo le elezioni di metà mandato ("midterm") con cui si rinnova il Congresso.

Nel video Biden ha detto che il libro parla "delle sfide che abbiamo affrontato come nazione" e "delle decisioni che ho preso e del perché le ho prese": la risposta alla pandemia di Covid-19, l'economia, le guerre in Afghanistan e in Ucraina e il ripristino della democrazia dopo l'assalto al Congresso dei sostenitori di Donald Trump del 6 gennaio 2021. L'ex presidente ha aggiunto che il libro spiegherà "perché ho scelto di candidarmi alla rielezione e perché ho scelto di farmi da parte".

La casa editrice Little, Brown and Company ha detto all'Associated Press che Biden è stato aiutato da una piccola squadra editoriale, come quasi tutti i suoi predecessori, e che farà un tour promozionale con interviste. L'editore non ha rivelato i dettagli economici dell'accordo, anche se i contratti per i memoir presidenziali valgono di solito almeno sette cifre. Dai tempi di Harry Truman, negli anni Cinquanta, quasi tutti i presidenti americani hanno pubblicato un libro sui loro anni alla Casa Bianca.

I’ve written a book about my time as President. It’s called PROMISE ME, AMERICA. It’s coming out November 17th and is available for preorder now. t.co/uMINr9efxS@littlebrown pic.twitter.com/yzWfZyD31A
— Joe Biden (@JoeBiden) July 15, 2026


Il partito democratico resta diviso sull'eredità di Biden e molti attribuiscono alla sua ostinazione a cercare un secondo mandato il ritorno alla Casa Bianca del presidente Trump. I vertici del partito vogliono che la campagna per le midterm, in cui puntano a riconquistare il controllo del Congresso, resti concentrata su Trump e sul suo operato e temono che eventuali anticipazioni o iniziative promozionali prima del voto riportino l'attenzione sull'ex presidente.

Biden aveva rivelato per errore l'esistenza del libro il mese scorso, durante una tappa del tour promozionale del memoir della moglie Jill, dicendo al pubblico che sarebbe uscito a settembre. L'episodio aveva creato malumori tra i democratici, che da mesi cercano di voltare pagina rispetto all'ex presidente.

Biden, che compirà 84 anni tre giorni dopo l'uscita del libro, si ritirò dalla corsa presidenziale nell'estate del 2024, dopo la pessima prova nel dibattito televisivo di giugno contro Trump che fece crollare i suoi consensi e sollevò dubbi sulla sua lucidità. Al suo posto corse la vicepresidente Kamala Harris, che perse nettamente. Harris ha poi definito "avventatezza" aver lasciato che Biden decidesse da solo se ricandidarsi.

La salute di Biden, il più anziano presidente della storia americana, è stata oggetto di speculazioni per gran parte del mandato e lui e i suoi consiglieri sono stati accusati sia da democratici sia da repubblicani di averne nascosto i problemi. La moglie Jill, nel suo memoir "View from the East Wing" pubblicato a giugno, ha scritto che durante il dibattito il marito le sembrò così debole e disorientato da farle temere un ictus, mentre la Casa Bianca aveva inizialmente parlato di un raffreddore. Nel 2025 era uscito "Original Sin" dei giornalisti Jake Tapper e Alex Thompson, dedicato al declino dell'allora presidente e a come venne tenuto nascosto.

Lindy Li, ex responsabile della raccolta fondi del partito democratico, ha detto a Fox News che il libro riaprirà ferite che i democratici faticano a superare dalla sconfitta del 2024 e rilancerà la domanda sul perché a Biden non fu chiesto di farsi da parte prima.

Nel video Biden ha detto di passare molto tempo con la famiglia e di essere in cura per il cancro alla prostata che gli è stato diagnosticato nel 2025: "sta andando davvero bene", ha detto. Il titolo del nuovo libro richiama "Promise Me, Dad", il memoir del 2017 dedicato al figlio Beau, morto di tumore al cervello, mentre il primo libro, "Promises to Keep", era uscito per sostenere la sua candidatura presidenziale del 2008. Negli ultimi mesi il figlio Hunter, che a inizio luglio ha vinto una causa per diffamazione, è diventato un difensore attivo dell'eredità della famiglia sui social e nei podcast.


Il figlio di Biden vince 1,7 milioni di dollari in una causa per diffamazione


Un giudice federale ha condannato venerdì Patrick Byrne, ex amministratore delegato di Overstock.com, un sito americano di commercio elettronico, a pagare 1,7 milioni di dollari di danni punitivi a Hunter Biden per averlo diffamato. Byrne, alleato del presidente Trump che negò la vittoria di Joe Biden alle elezioni del 2020 e finanziò i tentativi di ribaltarne il risultato, aveva accusato il figlio dell'ex presidente di aver chiesto all'Iran una tangente da 800 milioni di dollari, senza mai riuscire a sostenere la sua versione in tribunale.

Byrne aveva raccontato in un'intervista che nell'autunno del 2021 Hunter Biden avrebbe offerto all'Iran, in cambio di 800 milioni di dollari, di convincere il padre, allora presidente, a sbloccare 8 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati e a mostrarsi accomodante nei negoziati sul nucleare tra i due paesi. Hunter Biden lo ha citato in giudizio per diffamazione nel 2023, sostenendo che Byrne avesse diffuso e ripetuto quelle affermazioni sapendo che erano false, con lo scopo di sottoporlo a molestie e intimidazioni.

Il giudice distrettuale Stephen Wilson, nominato durante la presidenza di Ronald Reagan, ha scritto nella sua ordinanza che Byrne si era difeso dicendo di ritenere vera la storia perché gliel'aveva raccontata un funzionario del governo iraniano. Ma quel funzionario non aveva mai sostenuto di aver avuto contatti diretti con Hunter Biden e Byrne non ha mai fornito al tribunale alcuna prova documentale che potesse rendere credibile il racconto. Nel corso della causa, ha aggiunto il giudice, sono emerse "ampie prove" che Byrne sapesse che la storia era falsa e che gran parte del racconto sull'incontro segreto con il funzionario iraniano fosse inventata.

Il processo con giuria era fissato per ottobre, ma Byrne non si è presentato in aula e ha licenziato il suo principale avvocato, ritardando il procedimento a spese di Hunter Biden e del tribunale. Il giudice lo ha quindi dichiarato sconfitto a tavolino, una sanzione prevista dal diritto americano per chi disobbedisce ripetutamente agli ordini della corte.

Nella decisione di venerdì Wilson ha scritto che "le prove sono chiare e convincenti" che Byrne "ha compiuto una falsificazione intenzionale con cosciente disprezzo" dei diritti di Hunter Biden e che la sua diffamazione "è andata ben oltre la semplice negligenza". Byrne aveva continuato ad amplificare le accuse anche dopo l'avvio della causa e aveva incoraggiato i suoi follower sui social a diffonderle. Il giudice ha riconosciuto a Hunter Biden 1 dollaro di danni simbolici, come richiesto dallo stesso Biden, oltre a 1,7 milioni di danni punitivi. Ha inoltre ordinato a Byrne di pagare entro due settimane circa 35 mila dollari di sanzioni già imposte in precedenza, con una penale di mille dollari per ogni giorno di ritardo.

"I danni punitivi da 1,7 milioni di dollari sono il minimo, non il massimo, di quanto Byrne deve per la sua condotta", ha detto al Guardian Bryan Sullivan, avvocato di Hunter Biden, secondo cui Byrne aveva di fatto accusato il suo cliente di "tradimento" e ora un giudice ha stabilito che ogni singola accusa era inventata. "Se Byrne sceglierà di ripetere una qualsiasi di quelle affermazioni, torneremo in tribunale", ha aggiunto.

Byrne si era dimesso da amministratore delegato di Overstock.com nel 2019, dopo la diffusione di notizie su una sua relazione con Maria Butina, condannata negli Stati Uniti come spia russa.

La sentenza arriva mentre Hunter Biden si sta costruendo un seguito online con post sui social dedicati a politica, salute mentale e recupero dalle dipendenze, a cui si aggiunge l'annuncio di una serie di saggi sulla piattaforma Substack. Negli ultimi giorni della sua presidenza il padre gli aveva concesso la grazia per le condanne federali per possesso di armi e reati fiscali.


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Gli “errori” di Demartini e il crac dei risparmiatori


L’ex ad della Banca d’Asti celebra le cifre dei suoi vent’anni di gestione, ma liquida come uno sbaglio la strategia che ha bruciato i risparmi di ventimila astigiani

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C’è un filo invisibile, ironico e decisamente cinico, che unisce la leggendaria catena di montaggio di Detroit alle colline del Monferrato. Henry Ford – che non era esattamente l’ultimo arrivato in fatto di quattrini e che per molti ha praticamente inventato il capitalismo moderno – nel 1913 fece un miracolo: ridusse i tempi di fabbricazione della Model T, la prima auto popolare di tutti i tempi, da dodici ore a novantatré minuti. Ma il suo vero colpo di genio fu un altro: capì che per vendere auto serviva qualcuno in grado di comprarle.

Inventò così il “fordismo”, raddoppiando i salari dei suoi operai a cinque dollari al giorno e trasformandoli in suoi clienti. Un salario minimo ante litteram dove tutti guadagnavano e l’auto diventava il pilastro della neonata classe media. In sintesi: metto i soldi in tasca a chi non ne ha, così poi tornano a me. Un cerchio perfetto. Sembra che il celebre industriale amasse ripetere che «anche un errore può rivelarsi utile per raggiungere un obiettivo».

Proprio la parola “errore” è diventata il leitmotiv di un’altra storia, decisamente più provinciale ma non meno clamorosa, che ha scosso le fondamenta astigiane. Il 22 giugno di quest’anno, dopo anni passati tra arrampicate sugli specchi, scuse creative e rimpalli di responsabilità, la verità è finalmente venuta a galla. Il teatro della confessione non è stato un austero consiglio di amministrazione, bensì un dibattito (al quale L’Unica era presente) sul palco della festa annuale alla Casa del Popolo. Qui Carlo Demartini, ex amministratore delegato della Banca d’Asti, commentando il crollo dei titoli dell’istituto, ha pronunciato la parola magica: «È stato un errore».

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Il primo prodotto di OpenAI, la tastiera per Codex, il primo modello di Thinking Machines


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon giovedì,
oggi parleremo di due prodotti di OpenAI: la tastiera per gli utenti di Codex e lo speaker domestico. Poi vedremo il primo modello di Thinking Machines, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Il primo dispositivo di OpenAI sarà uno speaker senza schermo


Tecnologia
Il primo prodotto hardware di OpenAI sarà uno smart speaker senza schermo, con batteria ricaricabile per portarlo di stanza in stanza, secondo Bloomberg. Controllerà gli elettrodomestici smart, riprodurrà musica, risponderà a messaggi e domande usando ChatGPT. Ha camera e sensori per capire il contesto attorno a sé, più elementi meccanici che si muovono da soli per sembrare vivo. Attingerà a email e dati personali per conoscere il proprietario e diventare più proattivo nel tempo. Per parlare userà una versione avanzata della nuova modalità vocale GPT-Live, che ascolta e parla contemporaneamente. Al design lavorano Jony Ive e il suo studio LoveFrom, dopo l'acquisizione di io Products per 6,5 miliardi di dollari. La presentazione prevista quest'anno e la vendita nel 2027, ma Apple ha fatto causa per furto di segreti industriali e chiede un'ingiunzione che potrebbe bloccare le vendite.
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Fonte: Bloomberg.com
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OpenAI lancia una tastiera da 230 dollari per gestire gli agenti Codex


Intelligenza Artificiale
Da una collaborazione con Work Louder è nata una tastiera luminosa da 230 dollari per gestire gli agenti di coding di Codex. Si chiama Codex Micro: ha tasti che si illuminano per mostrare lo stato degli agenti, scorciatoie personalizzabili per le azioni più frequenti, un joystick per avviare i flussi di lavoro comuni e una manopola che regola quanto tempo e potenza di calcolo un agente dedica a un compito. Si configura dall'app desktop di ChatGPT.
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Fonte: TechCrunch
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Thinking Machines pubblica Inkling, il suo primo modello open-weight


Intelligenza Artificiale
Il primo modello AI di Thinking Machines si chiama Inkling ed è open-weight, quindi scaricabile e modificabile liberamente. La startup è stata fondata da Mira Murati dopo l'uscita da OpenAI. Il modello ha 975 miliardi di parametri totali ma ne attiva circa 41 miliardi per ogni compito, ed è addestrato su 45mila miliardi di token di testo, immagini, audio e video, anche se per ora risponde solo in testo. L'azienda ammette che non è il modello più potente in circolazione ma è una base che le aziende possono addestrare e adattare da sole tramite la piattaforma di personalizzazione Tinker. In un progetto con il fondo Bridgewater, un modello open riaddestrato sui dati finanziari interni ha raggiunto l'84,7% nei test di ragionamento finanziario, battendo i modelli proprietari a un quattordicesimo del costo. La scommessa è che l'AI adattata dalle singole organizzazioni possa battere i modelli generici di OpenAI, Anthropic e Google.
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Fonte: TechCrunch
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New York vieta i nuovi data center AI per un anno


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New York è il primo stato USA a vietare la costruzione di nuovi data center hyperscale da 50 megawatt o più di potenza. La governatrice ha firmato un ordine esecutivo che blocca i cantieri per un massimo di un anno — il motivo sono i consumi energetici. Le bollette residenziali medie dello stato sono salite di quasi il 68% dal 2019 e, secondo la governatrice, questi impianti rischiano di superare la capacità della rete elettrica. I residenti apprezzano la misura con il 46% che la considera positiva per lo stato e il 21% di contrari. I repubblicani statali la contestano perché congela gli investimenti e toglie le decisioni alle comunità locali, e un senatore della Pennsylvania ha commentato che così "vince la Cina". Il blocco sarà revocato quando saranno pronti standard e regole per la costruzione.
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Fonte: CNBC
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Un hacker ha svelato come Suno ha fatto scraping illegale da YouTube e Deezer


Legge
Suno è uno dei più grandi generatori di musica AI. Un hacker ha violato l'azienda e ha condiviso con la testata indipendente 404 Media codice sorgente del 2023-2024 con le istruzioni di scraping. I file mostrano milioni di brani presi da YouTube Music, Deezer, Genius, Pond5, Jamendo, Freesound, IMSLP e da podcast via RSS. Tra i numeri, oltre 2 milioni di clip da YouTube Music, 152.000 ore di brani taggati e circa 1 milione di ore di podcast da 420.000 show. Il codice indica anche l'uso di proxy di Bright Data per estrarre brani da YouTube. L'hacker afferma di aver avuto accesso a email, numeri di telefono e dati di pagamento Stripe di centinaia di migliaia di utenti. È entrato con il worm Shai-Hulud tramite un dipendente. Suno parla di un incidente limitato risalente a novembre 2025 e dice che riguardava codice obsoleto, che nessun dato sensibile è stato compromesso e che non era tenuta ad avvisare gli utenti. L'azienda è già sotto causa dell'industria discografica e nei procedimenti ha ammesso di essersi addestrata su "essenzialmente tutti i file musicali di qualità ragionevole" disponibili sul web aperto sostenendo che sia fair use.
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Fonte: 404 Media
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Ecco il video di presentazione della tastiera hardware di OpenAI, disegnata attorno a chi sviluppa tramite Codex.

Vedi video su youtube.com (eng - 2:15)

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Hack Reveals Suno AI Music Generator Scraped YouTube, Deezer, and Genius


The AI music generation tool Suno scraped millions of songs and lyrics from YouTube Music, Deezer, and Genius, as well as from the stock music libraries Pond5, Jamendo, Freesound, the International Music Score Library Project, and podcasts via RSS feeds, according to a hacker who breached the company and shared data about Suno’s training libraries with 404 Media. The hacker was also able to access user information for hundreds of thousands of Suno’s customers, as well as Stripe payment information, they said.

The hacked data is a rare look at exactly how AI models and tools are built. Suno is one of the largest AI music generation tools on the internet, and has been the subject of several major lawsuits from the record industry, which accused the company of training on millions of copyrighted songs. As part of these legal proceedings, Suno previously admitted that it was trained on “essentially all music files of reasonable quality that are accessible on the open internet,” which included a total of “tens of millions of recordings.” Suno has been making the argument that it is allowed to train on copyrighted works as fair use in those cases, one of which has been settled.

The lawsuits have made clear that Suno did train on huge amounts of copyrighted works, but the hacked data shared with 404 Media sheds more light on how Suno scraped songs from the internet and where it took them from. The Recording Industry Association of America accused Suno of ripping songs directly from YouTube; the hacked data seen by 404 Media confirms this.

The hacked material includes source code that appears to be from 2023 and 2024 that includes scraping instructions and details about the scope of at least some of the scraping. For example, the comments in one file note that they will pull from “genius_hq, youtube_music, freesound, jamendo, imp, deezer, ytm_tagged,” and that “non-music will be filtered out.” A file called “youtube_music” notes that at the time the file was last updated, it had ingested “2,013,545 music clips.” Another file contains comments about different datasets Suno had created, which included “113,879 hours of youtube_music,” “17,615 hours of genius_hq,” “410 hours of free sound,” “19,514 hours of imslp,” “3,726 hours of jamendo,” “62,117 hours of pond5_music,” “12,287 hours of deezer,” “152,162 hours of ytm_tagged,” and “103 hours of musescore_lyrics.” In total, this is at least decades worth of music.

Other code the hacker shared with 404 Media appeared to look specifically for vocals by searching specifically for acapella versions of songs on YouTube. The code also suggested that Suno was using proxies to scrape songs from YouTube through a company called Bright Data, which sells scraping tools, infrastructure, and data services. Additional code shows that with the help of an online tool called PodcastIndex, Suno identified 420,000 different podcasts that had at least five, 30-minute episodes and sought to download roughly 1 million hours of podcasts.

It is unclear from the files seen by 404 Media exactly how Suno scraped files from each of the other platforms. Pond5 is a stock music and sound effects library owned by Shutterstock in which customers pay to access songs individually or can access a limited number of songs per month with a subscription. Pond5 claims it has 2.5 million music tracks; Suno’s data suggests that it scraped a substantial amount of the entire library. Genius, meanwhile, does not host songs directly on its website but allows Apple Music subscribers to play music through the website or to play samples of songs through Apple Music.

In one of its lawsuit filings, Suno said that its “training data includes essentially all music files of reasonable quality that are accessible on the open internet, abiding by paywalls, password protections, and the like, combined with similarly available text descriptions,” and that it was “constructed by showing the program tens of millions of instances of different kinds of recordings gathered from publicly available sources.”

“For Suno specifically, this process involved copying decades worth of the world’s most popular sound recordings and then ingesting those copies into Suno’s AI models so they can generate outputs that imitate the qualities of genuine human sound recordings,” the RIAA wrote in its lawsuit against Suno. “And to make matters worse, Suno obtained those copies in the first instance by unlawfully ‘stream ripping’ them from the popular streaming platform YouTube, and circumventing the technological measures designed specifically to prevent such unauthorized copying.”

In a statement, a Suno spokesperson said “As we have stated in public filings and disclosures, Suno’s AI models have been trained on publicly available music files and related metadata accessible on third-party websites on the open Internet. In November of 2025, we determined that Suno had been the subject of a limited security incident that was quickly contained. At the time, we immediately conducted an investigation and verified that the incident primarily involved outdated source code that is no longer in use at Suno and that no sensitive personal information was compromised. Importantly, Suno does not have access to customers’ full credit card numbers in Stripe.”

“Based on the limited nature of the customer information believed to be involved, we determined that individual notifications were not warranted under applicable privacy laws,” the Suno spokesperson added. Suno also sent a training data disclosure required under California law.

The hacker, ellie.191, told 404 Media they breached the company by hacking an individual employee using the Shai-Hulud worm, a supply chain attack that allowed hackers to harvest GitHub and cloud service credentials. They said they also accessed Suno’s customer list, which included customers’ emails and/or phone numbers and Stripe payment details, depending on what they used to login. The hacker provided a sample of some of the customers, some of whom confirmed to 404 Media they had used their phone number to sign up for Suno and said they were never notified of a breach. The hacker told 404 Media they had no specific motivation for hacking Suno and said “I like to hack anything and everything.”

404 Media has previously reported on leaked materials that showed Nvidia and Runway ML scraped YouTube en masse. For the most part, AI companies no longer deny training on copyrighted materials and instead make the argument that they are allowed to scrape artists’ work under fair use carveouts in copyright law.

Last month, The Atlantic reported on several music databases that are widely used in AI training, consisting of millions of tracks: “Three of the datasets I found are distributed as a list of links to songs on YouTube or Spotify. AI developers download the actual audio using tools that automate the job, some of which allow developers to bypass logins, advertisements, and mechanisms that might earn money or subscribers for creators. Such tools violate the terms of service of these platforms. (The fourth dataset, the Free Music Archive collection, is distributed with MP3s.),” the author of The Atlantic piece wrote. It is unclear whether Suno used any of these datasets.

The Suno spokesperson added that the company has worked to try to prevent users from generating songs that sound like existing songs. One of the contentions of several of the lawsuits was that Suno could be used to output songs that are nearly indistinguishable from existing works. “Our goal has always been to help people create original new music, not replicate someone else’s. That’s why we build our models around what we call ‘Original Creation, By Design.’ For example, we intentionally do not use artist names as a category of training metadata because we want our models to help people create brand new songs, not music that replicates other artists’ existing work,” the spokesperson said. “We believe artists deserve both new opportunities and strong protections. That's why we've invested in safeguards designed to help prevent impersonation, and other forms of misuse, while continuing to develop technologies for AI identification.”

Mikey Shulman, the CEO and founder of Suno, said on a podcast last year that he believes the “majority of people don’t enjoy the majority of the time they spend making music.”


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Thinking Machines pubblica Inkling, il suo primo modello open-weight


La startup di Mira Murati scommette sulla personalizzazione.
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In breve:


Il primo modello AI di Thinking Machines si chiama Inkling ed è open-weight, quindi scaricabile e modificabile liberamente. La startup è stata fondata da Mira Murati dopo l'uscita da OpenAI. Il modello ha 975 miliardi di parametri totali ma ne attiva circa 41 miliardi per ogni compito, ed è addestrato su 45mila miliardi di token di testo, immagini, audio e video, anche se per ora risponde solo in testo. L'azienda ammette che non è il modello più potente in circolazione ma è una base che le aziende possono addestrare e adattare da sole tramite la piattaforma di personalizzazione Tinker. In un progetto con il fondo Bridgewater, un modello open riaddestrato sui dati finanziari interni ha raggiunto l'84,7% nei test di ragionamento finanziario, battendo i modelli proprietari a un quattordicesimo del costo. La scommessa è che l'AI adattata dalle singole organizzazioni possa battere i modelli generici di OpenAI, Anthropic e Google.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Thinking Machines amps up its bet against one-size-fits-all AI with its first open model, Inkling | TechCrunch
It's the company's first public proof point after a year and a half spent building AI infrastructure largely out of public view., Open source AI is booming, according to Hugging Face CEO Clem Delangue. The company has grown into something like a GitHub for AI in recent years, where AI builders can share and download open models and datasets, now used by roughly half the Fortune 500. Delangue has seen the same story play out again and again: companies start out on frontier APIs, but as they scale, the costs push them towards open source models. On this episode of TechCrunch's Equity podcast, Rebecca Bellan talked to Delangue about why the open vs closed source fight matters in the wake of Anthropic’s halted Fable release, and why he's worried about the possibility that a handful of big companies could end up controlling everything. Chapters: 00:00 Intro 00:33 Breaking down open source growth data 04:34 What's driving the open source resurgence 08:47 Who’s using Hugging Face, and how? 10:28 China overtakes the US in open model downloads 16:34 Safety, access, and the risk of AI power concentration 24:03 Hugging Face's approach to legal risk 28:00 Turning down Nvidia 31:47 Underinvested opportunities: local AI, bio, robotics
TechCrunchConnie Loizos


Alternativa in italiano: non pervenuta

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New York vieta i nuovi data center AI per un anno


Primo stato USA a imporre la moratoria.
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In breve:


New York è il primo stato USA a vietare la costruzione di nuovi data center hyperscale da 50 megawatt o più di potenza. La governatrice ha firmato un ordine esecutivo che blocca i cantieri per un massimo di un anno — il motivo sono i consumi energetici. Le bollette residenziali medie dello stato sono salite di quasi il 68% dal 2019 e, secondo la governatrice, questi impianti rischiano di superare la capacità della rete elettrica. I residenti apprezzano la misura con il 46% che la considera positiva per lo stato e il 21% di contrari. I repubblicani statali la contestano perché congela gli investimenti e toglie le decisioni alle comunità locali, e un senatore della Pennsylvania ha commentato che così "vince la Cina". Il blocco sarà revocato quando saranno pronti standard e regole per la costruzione.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

New York becomes first U.S. state to impose AI data center ban
New York became the first state to ban construction of 'hyperscale' AI data centers, for one year, after Gov. Kathy Hochul signed an executive order Tuesday.
CNBCPaxton Honerkamp


Alternativa in italiano:

New York blocca i nuovi data center per un anno: stop a consumi per IA
Leggi su Sky TG24 l'articolo New York blocca i nuovi data center per un anno: stop ai consumi per l'IA
Sky TG24

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Un hacker ha svelato come Suno ha fatto scraping illegale da YouTube e Deezer


Compromessi anche i dati di migliaia di utenti.
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In breve:


Suno è uno dei più grandi generatori di musica AI. Un hacker ha violato l'azienda e ha condiviso con la testata indipendente 404 Media codice sorgente del 2023-2024 con le istruzioni di scraping. I file mostrano milioni di brani presi da YouTube Music, Deezer, Genius, Pond5, Jamendo, Freesound, IMSLP e da podcast via RSS. Tra i numeri, oltre 2 milioni di clip da YouTube Music, 152.000 ore di brani taggati e circa 1 milione di ore di podcast da 420.000 show. Il codice indica anche l'uso di proxy di Bright Data per estrarre brani da YouTube. L'hacker afferma di aver avuto accesso a email, numeri di telefono e dati di pagamento Stripe di centinaia di migliaia di utenti. È entrato con il worm Shai-Hulud tramite un dipendente. Suno parla di un incidente limitato risalente a novembre 2025 e dice che riguardava codice obsoleto, che nessun dato sensibile è stato compromesso e che non era tenuta ad avvisare gli utenti. L'azienda è già sotto causa dell'industria discografica e nei procedimenti ha ammesso di essersi addestrata su "essenzialmente tutti i file musicali di qualità ragionevole" disponibili sul web aperto sostenendo che sia fair use.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Hack Reveals Suno AI Music Generator Scraped YouTube, Deezer, and Genius
Hacked source code reveals how Suno scraped decades worth of music and podcasts from the internet to train its AI tool.
404 Media


Alternativa in italiano: non pervenuta


Hack Reveals Suno AI Music Generator Scraped YouTube, Deezer, and Genius


The AI music generation tool Suno scraped millions of songs and lyrics from YouTube Music, Deezer, and Genius, as well as from the stock music libraries Pond5, Jamendo, Freesound, the International Music Score Library Project, and podcasts via RSS feeds, according to a hacker who breached the company and shared data about Suno’s training libraries with 404 Media. The hacker was also able to access user information for hundreds of thousands of Suno’s customers, as well as Stripe payment information, they said.

The hacked data is a rare look at exactly how AI models and tools are built. Suno is one of the largest AI music generation tools on the internet, and has been the subject of several major lawsuits from the record industry, which accused the company of training on millions of copyrighted songs. As part of these legal proceedings, Suno previously admitted that it was trained on “essentially all music files of reasonable quality that are accessible on the open internet,” which included a total of “tens of millions of recordings.” Suno has been making the argument that it is allowed to train on copyrighted works as fair use in those cases, one of which has been settled.

The lawsuits have made clear that Suno did train on huge amounts of copyrighted works, but the hacked data shared with 404 Media sheds more light on how Suno scraped songs from the internet and where it took them from. The Recording Industry Association of America accused Suno of ripping songs directly from YouTube; the hacked data seen by 404 Media confirms this.

The hacked material includes source code that appears to be from 2023 and 2024 that includes scraping instructions and details about the scope of at least some of the scraping. For example, the comments in one file note that they will pull from “genius_hq, youtube_music, freesound, jamendo, imp, deezer, ytm_tagged,” and that “non-music will be filtered out.” A file called “youtube_music” notes that at the time the file was last updated, it had ingested “2,013,545 music clips.” Another file contains comments about different datasets Suno had created, which included “113,879 hours of youtube_music,” “17,615 hours of genius_hq,” “410 hours of free sound,” “19,514 hours of imslp,” “3,726 hours of jamendo,” “62,117 hours of pond5_music,” “12,287 hours of deezer,” “152,162 hours of ytm_tagged,” and “103 hours of musescore_lyrics.” In total, this is at least decades worth of music.

Other code the hacker shared with 404 Media appeared to look specifically for vocals by searching specifically for acapella versions of songs on YouTube. The code also suggested that Suno was using proxies to scrape songs from YouTube through a company called Bright Data, which sells scraping tools, infrastructure, and data services. Additional code shows that with the help of an online tool called PodcastIndex, Suno identified 420,000 different podcasts that had at least five, 30-minute episodes and sought to download roughly 1 million hours of podcasts.

It is unclear from the files seen by 404 Media exactly how Suno scraped files from each of the other platforms. Pond5 is a stock music and sound effects library owned by Shutterstock in which customers pay to access songs individually or can access a limited number of songs per month with a subscription. Pond5 claims it has 2.5 million music tracks; Suno’s data suggests that it scraped a substantial amount of the entire library. Genius, meanwhile, does not host songs directly on its website but allows Apple Music subscribers to play music through the website or to play samples of songs through Apple Music.

In one of its lawsuit filings, Suno said that its “training data includes essentially all music files of reasonable quality that are accessible on the open internet, abiding by paywalls, password protections, and the like, combined with similarly available text descriptions,” and that it was “constructed by showing the program tens of millions of instances of different kinds of recordings gathered from publicly available sources.”

“For Suno specifically, this process involved copying decades worth of the world’s most popular sound recordings and then ingesting those copies into Suno’s AI models so they can generate outputs that imitate the qualities of genuine human sound recordings,” the RIAA wrote in its lawsuit against Suno. “And to make matters worse, Suno obtained those copies in the first instance by unlawfully ‘stream ripping’ them from the popular streaming platform YouTube, and circumventing the technological measures designed specifically to prevent such unauthorized copying.”

In a statement, a Suno spokesperson said “As we have stated in public filings and disclosures, Suno’s AI models have been trained on publicly available music files and related metadata accessible on third-party websites on the open Internet. In November of 2025, we determined that Suno had been the subject of a limited security incident that was quickly contained. At the time, we immediately conducted an investigation and verified that the incident primarily involved outdated source code that is no longer in use at Suno and that no sensitive personal information was compromised. Importantly, Suno does not have access to customers’ full credit card numbers in Stripe.”

“Based on the limited nature of the customer information believed to be involved, we determined that individual notifications were not warranted under applicable privacy laws,” the Suno spokesperson added. Suno also sent a training data disclosure required under California law.

The hacker, ellie.191, told 404 Media they breached the company by hacking an individual employee using the Shai-Hulud worm, a supply chain attack that allowed hackers to harvest GitHub and cloud service credentials. They said they also accessed Suno’s customer list, which included customers’ emails and/or phone numbers and Stripe payment details, depending on what they used to login. The hacker provided a sample of some of the customers, some of whom confirmed to 404 Media they had used their phone number to sign up for Suno and said they were never notified of a breach. The hacker told 404 Media they had no specific motivation for hacking Suno and said “I like to hack anything and everything.”

404 Media has previously reported on leaked materials that showed Nvidia and Runway ML scraped YouTube en masse. For the most part, AI companies no longer deny training on copyrighted materials and instead make the argument that they are allowed to scrape artists’ work under fair use carveouts in copyright law.

Last month, The Atlantic reported on several music databases that are widely used in AI training, consisting of millions of tracks: “Three of the datasets I found are distributed as a list of links to songs on YouTube or Spotify. AI developers download the actual audio using tools that automate the job, some of which allow developers to bypass logins, advertisements, and mechanisms that might earn money or subscribers for creators. Such tools violate the terms of service of these platforms. (The fourth dataset, the Free Music Archive collection, is distributed with MP3s.),” the author of The Atlantic piece wrote. It is unclear whether Suno used any of these datasets.

The Suno spokesperson added that the company has worked to try to prevent users from generating songs that sound like existing songs. One of the contentions of several of the lawsuits was that Suno could be used to output songs that are nearly indistinguishable from existing works. “Our goal has always been to help people create original new music, not replicate someone else’s. That’s why we build our models around what we call ‘Original Creation, By Design.’ For example, we intentionally do not use artist names as a category of training metadata because we want our models to help people create brand new songs, not music that replicates other artists’ existing work,” the spokesperson said. “We believe artists deserve both new opportunities and strong protections. That's why we've invested in safeguards designed to help prevent impersonation, and other forms of misuse, while continuing to develop technologies for AI identification.”

Mikey Shulman, the CEO and founder of Suno, said on a podcast last year that he believes the “majority of people don’t enjoy the majority of the time they spend making music.”


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OpenAI lancia una tastiera da 230 dollari per gestire gli agenti Codex


Edizione limitata firmata insieme a Work Louder.
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In breve:


Da una collaborazione con Work Louder è nata una tastiera luminosa da 230 dollari per gestire gli agenti di coding di Codex. Si chiama Codex Micro: ha tasti che si illuminano per mostrare lo stato degli agenti, scorciatoie personalizzabili per le azioni più frequenti, un joystick per avviare i flussi di lavoro comuni e una manopola che regola quanto tempo e potenza di calcolo un agente dedica a un compito. Si configura dall'app desktop di ChatGPT.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Amid hardware legal battle, OpenAI releases a $230 keyboard for Codex | TechCrunch
OpenAI, which is in the middle of a legal battle with Apple over hardware trade theft allegations, just released a light-up keyboard designed to be paired with its agentic coding app.
TechCrunchLucas Ropek


Alternativa in italiano:

OpenAI presenta Codex Micro, console per gli agenti AI
OpenAI apre gli ordini di Codex Micro, controller da 230 dollari per gestire agenti e attività Codex.
Tom's Hardware

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Il primo dispositivo di OpenAI sarà uno speaker senza schermo


Progettato da Jony Ive, in vendita dal 2027.
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In breve:


Il primo prodotto hardware di OpenAI sarà uno smart speaker senza schermo, con batteria ricaricabile per portarlo di stanza in stanza, secondo Bloomberg. Controllerà gli elettrodomestici smart, riprodurrà musica, risponderà a messaggi e domande usando ChatGPT. Ha camera e sensori per capire il contesto attorno a sé, più elementi meccanici che si muovono da soli per sembrare vivo. Attingerà a email e dati personali per conoscere il proprietario e diventare più proattivo nel tempo. Per parlare userà una versione avanzata della nuova modalità vocale GPT-Live, che ascolta e parla contemporaneamente. Al design lavorano Jony Ive e il suo studio LoveFrom, dopo l'acquisizione di io Products per 6,5 miliardi di dollari. La presentazione prevista quest'anno e la vendita nel 2027, ma Apple ha fatto causa per furto di segreti industriali e chiede un'ingiunzione che potrebbe bloccare le vendite.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI’s First Device Will Be Home Speaker Built as AI Companion - Bloomberg
OpenAI’s much-anticipated push into consumer devices is slated to begin with a mobile, screen-free smart speaker designed to be a new type of home computer for the AI era, according to people familiar with the matter.
Bloomberg.com


Alternativa in italiano:

Ecco il primo dispositivo OpenAI: speaker AI con parti mobili
OpenAI starebbe sviluppando uno speaker AI senza schermo, mobile e dotato di fotocamera, atteso nel 2027.
Tom's Hardware

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L'elettorato americano si sposta a sinistra in vista delle midterm


Nello studio 2026 di Echelon Insights la sinistra fedele cresce di 5 punti e il vantaggio della destra sull'immigrazione scende da 36 a 6, mentre i conservatori moderati hanno poca voglia di votare
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L'elettorato americano si sta spostando a sinistra a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, quando si rinnovano la Camera e un terzo del Senato. Lo mostra l'edizione 2026 di Political Tribes, lo studio con cui l'istituto Echelon Insights divide gli elettori americani in otto "tribù" politiche: in un anno il gruppo più a sinistra è cresciuto dal 16 al 21 per cento dell'elettorato e il vantaggio della destra sull'immigrazione si è quasi azzerato, mentre i conservatori moderati, in movimento verso i democratici, sono tra i meno motivati ad andare a votare.

Echelon Insights è un istituto di area repubblicana fondato dai sondaggisti Kristen Soltis Anderson e Patrick Ruffini. Lo studio si basa su un sondaggio condotto tra il 18 e il 22 giugno su 1.003 elettori considerati probabili votanti, chiamati a scegliere tra coppie di affermazioni opposte: nove domande sui temi sociali, nove su quelli economici e sei sul rapporto con l'establishment, cioè la fiducia in esperti, politici, giornalisti e istituzioni internazionali. Un'analisi statistica raggruppa poi gli intervistati in otto tribù, dalla Loyal Left, la sinistra fedele ai democratici, alla Loyal Right, la destra fedele ai repubblicani.

La Loyal Left, liberal sia sui temi sociali sia su quelli economici, è oggi la tribù più numerosa e vale il 21 per cento dell'elettorato, cinque punti in più in un anno. La crescita avviene a spese del centro e del centrosinistra, con quattro gruppi in calo: gli Electability Democrats, di sinistra ma distanti dalle posizioni più impopolari come il taglio dei fondi alla polizia, gli American Institutionalists, convinti che il sistema americano nel complesso funzioni, i giovani della tribù Young and Disillusioned (un punto in meno ciascuno) e i centristi ottimisti dei Middle American Optimists, che cedono tre punti.

Midterm 2026 · L'elettorato in movimento
L'America si sposta a sinistra, ma il centro resta a casa

A quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, lo studio Political Tribes di Echelon Insights fotografa un elettorato che scivola a sinistra: la tribù più progressista è diventata la più numerosa, il vantaggio repubblicano sull'immigrazione è quasi sparito e i conservatori moderati, decisivi a novembre, sono i meno motivati ad andare alle urne.
Grafica di FocusAmerica

Il segnale più netto
Il vantaggio della destra sull'immigrazione si è quasi azzerato

+14

2021

+36

2024

+6

Oggi

Punti di vantaggio di «rafforzare la sicurezza al confine» su «rendere più facile immigrare legalmente» come risposta all'immigrazione irregolare

In due anni i repubblicani hanno perso 30 punti sul tema che portava i loro elettori alle urne

Esplora lo studio
ILe tribù IIL'economia IIIChi si sposta IVChi vota

Otto gruppi, un solo vincitore
La sinistra fedele ai democratici è diventata la tribù più numerosa
In un anno la Loyal Left, liberal sui temi sociali e su quelli economici, ha guadagnato cinque punti. La crescita avviene a spese del centro e del centrosinistra, con quattro gruppi in calo.

Giugno 2025
16%

Giugno 2026
21%

Quota della tribù sull'elettorato dei probabili votanti
La Loyal Left vale oggi più di un elettore probabile su cinque

Chi perde terreno

Middle American Optimists
I centristi più ottimisti dell'elettorato americano

−3 pt

Electability Democrats
Di sinistra, ma lontani dalle posizioni più impopolari

−1 pt

American Institutionalists
Convinti che il sistema americano nel complesso funzioni

−1 pt

Young and Disillusioned
Giovani, in prevalenza donne, distanti dall'establishment

−1 pt

La conferma nelle altre misure

47%+4
Il quadrante liberal
Elettori a sinistra sia sull'economia sia sui temi culturali, dal 43% di un anno fa

34%+3
Il Labor Party ipotetico
Sanità universale e tasse sui ricchi: il livello più alto mai registrato dal 2019

20%−10
Il Nationalist Party ipotetico
Contrasto all'immigrazione irregolare: era al 30% nel giugno 2024

Labor e Nationalist sono partiti ipotetici del test con cui Echelon chiede agli elettori quale forza sceglierebbero in un sistema a cinque partiti.

Nove domande, otto vittorie
Sull'economia le risposte di sinistra prevalgono quasi ovunque
Tra i probabili votanti restano ampie le maggioranze a favore di tasse più alte sui redditi elevati, sanità garantita dal governo e salario minimo più generoso.

Alzare le tasse sui redditi sopra i 250.000 dollari
66%

Garantire a tutti la copertura sanitaria spetta al governo federale
62%

Portare il salario minimo federale a 20 dollari l'ora
57%

Le regole sulle imprese proteggono l'interesse pubblico
57%

050100%

L'unico punto rimasto alla destra
L'idea che con il duro lavoro si riesca ad andare avanti prevale ancora, ma il margine si è ridotto da +19 punti nel 2021 a +5 oggi.

Le tribù in movimento
Tre gruppi scivolano verso i democratici con margini a due cifre
Il confronto tra il voto presidenziale del 2024 e le intenzioni di voto per il Congresso mostra dove i repubblicani stanno perdendo consenso.

Moderate Right
18 pt verso i dem

Conservatori che si fidano degli esperti, sostengono il libero scambio e approvano il matrimonio gay

2024

R +75

Oggi

R +57

New Republican Populists

«Sanità pubblica per tutti, aborto per nessuno»: di sinistra sull'economia, di destra sui temi sociali

14 punti
L'ampiezza dello spostamento verso i democratici rispetto al voto del 2024

Young and Disillusioned
19 pt verso i dem

La tribù più giovane e più anti-establishment tra quelle che nel 2024 votarono per Kamala Harris

2024

D +32

Oggi

D +51

Margini tra i due partiti all'interno di ciascuna tribù: R = vantaggio repubblicano, D = vantaggio democratico. Le lunghezze delle barre sono confrontabili solo all'interno della stessa scheda.

Il centro demotivato
Chi si sta spostando è anche chi ha meno voglia di votare
I due poli fedeli restano i più mobilitati. La Moderate Right combina invece una disponibilità al voto fragile con la motivazione più bassa: un divario di 24 punti, il più ampio tra le otto tribù.

Loyal Left

Quasi certi di votare

86%

Molto motivati

75%

Loyal Right

Quasi certi di votare

79%

Molto motivati

63%

Moderate Right
Divario di 24 punti

Quasi certi di votare

66%

Molto motivati

42%

Anche le altre due tribù in movimento restano ai margini: si dicono quasi certi di votare il 51% dei New Republican Populists e il 53% della Young and Disillusioned, le quote più basse dello studio.
Il peso delle tribù fedeli

55%
Dei consensi repubblicani viene dalla Loyal Right
Tra gli elettori con la più alta propensione al voto

46%
Dei consensi democratici viene dalla Loyal Left
Tra gli elettori con la più alta propensione al voto

Intenzioni di voto per il Congresso
Democratici +6

51

45

DemocraticiRepubblicani

Fonte
Echelon Insights, «2026 Political Tribes»; sondaggio su 1.003 probabili elettori condotto dal 18 al 22 giugno 2026; analisi di Patrick Ruffini. I confronti annuali si riferiscono all'edizione 2025 dello studio.

I "quadranti" ideologici, la seconda lente dello studio, confermano la tendenza: il gruppo liberal, a sinistra sia sull'economia sia sui temi culturali, è passato in un anno dal 43 al 47 per cento. Lo stesso vale per il test sulla democrazia multipartitica, con cui Echelon chiede dal 2019 agli americani quale partito sceglierebbero se il sistema ne offrisse cinque: il Labor Party, partito ipotetico che promette sanità universale e tasse sui ricchi, è salito dal 31 al 34 per cento, il livello più alto mai registrato.

Il dato più netto riguarda l'immigrazione. Alla domanda se l'immigrazione irregolare vada affrontata rendendo più facile immigrare legalmente o rafforzando la sicurezza al confine, gli americani sceglievano la seconda opzione con un margine di 14 punti nel 2021, salito a 36 nel 2024; oggi quel margine è sceso a 6 punti. Ruffini, in un'analisi pubblicata nella sua newsletter, lo considera la prova principale dell'opinione pubblica "termostatica", cioè della tendenza degli elettori a percepire come eccessive le politiche del partito al governo e a spostarsi nella direzione opposta, anche se secondo lui può pesare il successo del presidente Donald Trump nel chiudere il confine. In entrambe le letture, scrive, i repubblicani hanno perso l'immigrazione come tema capace di portare i loro elettori alle urne.

Anche il Nationalist Party, il partito ipotetico del test multipartitico che fa del contrasto all'immigrazione irregolare la sua prima bandiera, è sceso dal 30 per cento del giugno 2024 al 20 di oggi. Il quadrante populista, che unisce posizioni di sinistra sull'economia e di destra sui temi sociali, è calato per la prima volta da quando la serie esiste, dal 22 al 18 per cento in un anno.

Sui temi economici la sinistra è in vantaggio in otto domande su nove. Il 66 per cento degli intervistati vuole alzare le tasse sui redditi sopra i 250.000 dollari, il 62 per cento ritiene che garantire a tutti una copertura sanitaria spetti al governo federale, il 57 per cento porterebbe il salario minimo federale a 20 dollari l'ora e una quota analoga pensa che le regole sulle imprese servano a proteggere l'interesse pubblico. La destra prevale solo sulla convinzione che con il duro lavoro si riesca ad andare avanti, ma anche lì il margine si è ridotto da 19 punti nel 2021 a 5 oggi.

Il conservatorismo economico si è stabilizzato dopo il forte calo dell'anno scorso, ma resta ai minimi degli ultimi anni. Durante l'amministrazione Biden questo orientamento non aveva aiutato i democratici, che gli elettori ritenevano responsabili dell'andamento dell'economia. Ora che alla Casa Bianca ci sono i repubblicani, scrive Ruffini, sono i democratici a poterne approfittare: lo spostamento alimenta l'ascesa dei candidati socialisti che corrono nelle primarie democratiche.

In vista di novembre tre tribù si stanno spostando verso i democratici con margini a due cifre. La Moderate Right, i conservatori moderati che si fidano degli esperti, sostengono il libero scambio, approvano il matrimonio gay e riconoscono che le donne incontrano ancora ostacoli, aveva votato Trump con 75 punti di margine nel 2024 e oggi dà ai repubblicani un vantaggio di 57 punti nelle intenzioni di voto per il Congresso, 18 in meno. I New Republican Populists, che lo studio riassume nella formula "Medicare for all, abortions for none" (sanità pubblica per tutti, aborto per nessuno), si sono spostati di 14 punti. La Young and Disillusioned, tribù giovane e in prevalenza femminile, la più anti-establishment tra quelle che nel 2024 votarono per Kamala Harris, è passata da un margine democratico di 32 punti a uno di 51.

La disponibilità a votare premia però i due poli: nella Loyal Left l'86 per cento si dice quasi certo di andare alle urne e il 75 per cento si dichiara molto motivato, mentre la Loyal Right è al 79 e al 63 per cento. La Moderate Right combina invece una probabilità di voto del 66 per cento con una motivazione del 42: un divario di 24 punti, il più ampio tra le otto tribù, con una motivazione di 31 punti più bassa di quella degli Electability Democrats, il gruppo speculare sul fronte democratico. Lo studio parla di "Demotivated Middle", un centro demotivato: anche i New Republican Populists e la Young and Disillusioned, le altre due tribù in movimento, dichiarano una probabilità di voto tra le più basse (51 e 53 per cento).

Per Ruffini i repubblicani arrivano alle elezioni di metà mandato con il compito di rimotivare e riconquistare i conservatori lontani dal mondo MAGA, perché tra chi va davvero a votare le tribù fedeli pesano più del loro peso demografico: tra gli elettori con la più alta propensione al voto, il 55 per cento dei consensi repubblicani arriva dalla Loyal Right e il 46 per cento di quelli democratici dalla Loyal Left. Nel complesso, le intenzioni di voto per il Congresso danno i democratici avanti di sei punti, 51 a 45.

Su un punto le otto tribù si somigliano: il costo della vita è il primo problema del paese per sette gruppi su otto, con un picco del 46 per cento tra i giovani della Young and Disillusioned. L'eccezione è la Loyal Left, che al primo posto mette la corruzione politica, indicata dal 30 per cento, davanti al costo della vita e allo stato della democrazia.


Una socialista Dem prova a vincere in Wisconsin, uno Stato in bilico


Francesca Hong vuole dimostrare che una socialista-democratica può vincere anche in uno Stato in bilico. La deputata statale democratica del Wisconsin, 37 anni, figlia di immigrati coreani ed ex ristoratrice, è tra i candidati di punta alle primarie per la nomination a governatore, in uno Stato che il presidente Trump ha vinto nel 2024. Se arrivasse fino in fondo sarebbe la prima governatrice socialista-democratica nella storia degli Stati Uniti. Un reportage del New York Times racconta la sua campagna come il test più rischioso per un movimento in piena crescita.

In questo ciclo elettorale gli elettori progressisti, furiosi con una dirigenza democratica che considerano vecchia, tiepida e legata agli interessi delle grandi aziende, hanno fatto cadere diversi parlamentari uscenti nelle primarie. Candidati che si definiscono socialisti hanno vinto le primarie per la Camera a New York, Denver e Filadelfia e il termine, da cui i politici americani un tempo prendevano le distanze, è diventato popolare a sinistra. Hong viene spesso paragonata a Zohran Mamdani, il sindaco socialista-democratico di New York. C'è però una differenza sostanziale: Mamdani ha vinto in una città molto liberale, mentre Hong deve convincere operai, allevatori e coltivatori di mirtilli rossi in zone conservatrici, dove sta portando la sua campagna.

Una parte dei democratici teme che la sua candidatura regali l'elezione ai repubblicani. Sono convinti che gli avversari useranno le sue dichiarazioni più controverse, compresi vecchi post sui social in cui chiedeva di abolire la polizia, e che gli elettori moderati e conservatori del Wisconsin respingeranno in massa una socialista, compromettendo anche il tentativo democratico di conquistare il parlamento statale. "Questo non è l'anno per mettere alla prova una socialista democratica. Questo non è New York", ha detto al New York Times Joe Wineke, ex presidente del partito nello Stato. Anche i repubblicani sperano di sfidarla: per il presidente del partito in Wisconsin, Brian Schimming, "in entrambi i partiti direbbero che è il nostro scenario migliore".

Hong ha lasciato il college per lavorare nei ristoranti di Madison, passando da lavapiatti a chef, e nel 2016 ha aperto un suo locale, chiuso nel 2024 per difficoltà economiche. Continua a lavorare come cuoca e barista anche durante la campagna. A maggio è stata citata in giudizio per quasi 30.000 dollari di debiti sulla carta di credito, che ha poi saldato, e ha risposto dicendosi "delusa che il debito venga dipinto come una colpa morale, soprattutto quando le persone non possono permettersi le basi della vita quotidiana". Le sue origini operaie sono al centro di una candidatura che presenta come una lotta tra gli americani comuni e le élite del denaro. Il suo messaggio e la sua abilità online le hanno dato presa sui giovani, anche se si aspetta di risultare indietro rispetto ai rivali nei bilanci di raccolta fondi in uscita a luglio.

La sua carta migliore con gli elettori repubblicani è l'opposizione ai data center che alimentano il boom dell'intelligenza artificiale e che molti residenti accusano di divorare terra, acqua, elettricità e sgravi fiscali senza dare quasi nulla in cambio. Secondo un sondaggio di febbraio della Marquette Law School, un istituto universitario del Wisconsin, per il 70% dei residenti dello Stato i costi dei data center superano i benefici e lo pensa anche il 55% dei repubblicani. Hong è stata l'unica candidata democratica a sostenere una moratoria di un anno sulle nuove costruzioni, un piano che chiama "Control-Alt-Delete". "È un modo per iniziare a parlare di avidità e controllo delle grandi aziende", ha detto in un'intervista. "Il Wisconsin non è in vendita a Big Tech". A Wisconsin Rapids, dove un progetto di data center da 89 ettari sul sito di una cartiera chiusa ha mobilitato i residenti, anche elettori repubblicani parlano di votare per lei.

Il malcontento economico nello Stato va oltre i data center. A marzo il 56% degli intervistati da Marquette disapprovava l'operato del presidente e una maggioranza relativa riteneva che i dazi stessero danneggiando l'economia e gli agricoltori. Gli alleati di Hong citano la disuguaglianza dei redditi in crescita, i prezzi delle case aumentati bruscamente dal 2020 e i costi ospedalieri tra i più alti del paese. L'economia del Wisconsin va ancora bene per alcuni indicatori, con una disoccupazione sotto la media nazionale, ma più di un terzo degli abitanti indica il costo della vita come il problema principale, ha detto al New York Times Jason Stein, presidente del centro studi indipendente Wisconsin Policy Forum, secondo cui ci sono segnali che gli elettori siano pronti a uno spostamento a sinistra.

La nomination però non è affatto scontata. I democratici si presentano in sei per la successione al governatore uscente Tony Evers, che si ritira, e tra i favoriti ci sono l'ex vice-governatore Mandela Barnes, sconfitto nella corsa al Senato del 2022, la vice-governatrice in carica Sara Rodriguez e la senatrice statale Kelda Roys. Barnes e Rodriguez sostengono di avere idee altrettanto trasformative per i lavoratori, ma di essere più eleggibili di Hong: "Vogliono qualcuno che alla fine vinca", ha detto Rodriguez. Sul tema dei data center Barnes ha finito per chiedere anche lui una pausa in attesa di regole, mentre Rodriguez propone più regolamentazione senza moratoria. Il probabile candidato repubblicano è il deputato Tom Tiffany.

Il Wisconsin ha una tradizione socialista antica: alla fine dell'Ottocento Milwaukee elesse una serie di sindaci socialisti detti "delle fogne", per la loro attenzione alle opere pubbliche come i sistemi fognari. Negli ultimi decenni lo Stato ha oscillato tra conservatori duri come il senatore Ron Johnson e l'ex governatore Scott Walker e liberali convinti come la senatrice Tammy Baldwin. Hong sostiene di avere più cose in comune con gli elettori operai di Trump che con l'establishment democratico: "Ho il vantaggio di non essere una politica di carriera".


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Abdul El-Sayed, il progressista che in Michigan corre contro entrambi i partiti


Sostenuto da Sanders, Ocasio-Cortez e dal sindacato dell'auto, l'ex direttore della sanità di Detroit sfida l'establishment Dem e la lobby filoisraeliana. Sarebbe il primo senatore musulmano

Abdul El-Sayed, 41 anni, ex direttore della sanità pubblica di Detroit, è in vantaggio di misura nella maggior parte dei sondaggi per le primarie democratiche del Senato in Michigan, in programma il 4 agosto. Quando è entrato in corsa nell'aprile del 2025 molti nello stato lo consideravano una comparsa: nel 2018 aveva perso le primarie per governatore con 22 punti di distacco. Un reportage di Time, che lo ha seguito per due giorni di campagna nella penisola superiore del Michigan, racconta come la sua corsa anti-establishment abbia sorpreso il partito, spinto fuori dalla gara la senatrice statale Mallory McMorrow e conquistato l'appoggio di Bernie Sanders, di Alexandria Ocasio-Cortez e della United Auto Workers, il principale sindacato dell'auto.

Al dibattito televisivo di Mackinac Island, il raduno primaverile dell'establishment politico dello stato, El-Sayed ha proposto una tassa del 7 per cento sul patrimonio dei miliardari, il Medicare for All, cioè un sistema sanitario pubblico universale, e un'applicazione più dura delle leggi antitrust contro le aziende che si accordano per alzare i prezzi. A un certo punto ha sfidato gli altri candidati ad alzare la mano se non avevano mai ricevuto un assegno da Blue Cross Blue Shield of Michigan, la più grande assicurazione sanitaria dello stato e sponsor del dibattito: è stato l'unico a farlo, tra le risate del pubblico. Accanto a lui c'era la deputata Haley Stevens, la candidata preferita di Chuck Schumer, il capogruppo democratico al Senato.

La corsa in Michigan è diventata un test della divisione tra i democratici sulla risposta al secondo mandato di Trump: una parte del partito sostiene che gli stati in bilico si vincono rassicurando gli elettori moderati, un'altra pensa che la prudenza sia diventata un ostacolo e che gli elettori vogliano candidati disposti a sfidare i poteri consolidati. Il seggio è cruciale, perché senza il Michigan la strada dei democratici per riconquistare il Senato si complica molto. L'ex presidente del partito democratico dello stato Lon Johnson, che appoggia Stevens, ha detto a Time che la base progressista del Michigan è consistente "ma non basta per vincere". El-Sayed risponde con la storia elettorale recente dello stato, che nel 2016 scelse Sanders alle primarie democratiche e poi votò per Trump, nel 2020 per Biden e nel 2024 di nuovo per Trump: per lui gli elettori non chiedono un centrismo calibrato ma qualcuno che scuota lo status quo. El-Sayed attribuisce parte della sua ascesa nei sondaggi anche alle proteste per la guerra con l'Iran, che a suo dire ha confermato il messaggio della campagna: i gruppi di interesse radicati distorcono la politica americana.

La linea di frattura principale della primaria è Israele. Stevens riceve un consistente sostegno finanziario dall'AIPAC, la principale lobby filoisraeliana americana, ed è favorevole a continuare la vendita di armi americane a Israele. El-Sayed dice che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza, un'accusa avanzata da diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani e respinta da Israele, dal governo americano e dagli altri paesi del G7. Il tema pesa in Michigan, lo stato con la più grande concentrazione di arabi e musulmani del paese: la rabbia delle comunità arabo-americane verso l'amministrazione Biden per la guerra a Gaza ha spaccato la coalizione democratica nel 2024, tra elettori rimasti a casa e altri passati a Trump. El-Sayed, che se eletto sarebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti, pensa che molti di quegli elettori si possano riconquistare se il partito fa i conti con ciò che li ha allontanati.

Martedì, nel primo dibattito dopo il ritiro di McMorrow, Stevens ha risposto agli attacchi sui suoi legami con la lobby filoisraeliana ricordando le sue critiche recenti a Benjamin Netanyahu. Poche ore prima il primo ministro israeliano, informato di quelle critiche dalla CNN, aveva detto che Stevens "sta probabilmente cercando di giustificare l'antisemitismo". Per El-Sayed quell'attacco era in realtà un favore politico: Netanyahu, ha detto, non la stava attaccando davvero, ma cercava di allontanare da lei l'immagine di sostenitrice convinta delle politiche israeliane.

Gli avversari considerano l'alleanza con Hasan Piker la sua più grande vulnerabilità. Piker è uno streamer di sinistra che trasmette su Twitch, una piattaforma di dirette video, e ha più di 8 milioni di follower sui social: è stato criticato per aver detto che "l'America si è meritata l'11 settembre" e che voterebbe "per Hamas invece che per Israele ogni singola volta". El-Sayed ha fatto campagna con lui nei campus universitari del Michigan, dove le loro dirette hanno contribuito alla sua ascesa. Ha rifiutato più volte di prenderne le distanze: a Time ha detto che l'establishment non capisce quanto siano impopolari quegli attacchi e che molti elettori vedono in lui "un democratico che non finge".

Figlio di immigrati egiziani cresciuto a Bloomfield Hills, un sobborgo benestante a nord di Detroit, El-Sayed ha una laurea in medicina alla Columbia e un dottorato in sanità pubblica a Oxford, dove ha studiato da borsista Rhodes. È stato direttore della sanità di Detroit mentre la città usciva dalla bancarotta e poi della contea di Wayne, dove ha contribuito a un programma che cancellerà centinaia di milioni di dollari di debiti sanitari. A convincerlo a candidarsi è stato un messaggio della deputata progressista Rashida Tlaib all'inizio del 2025, quando il senatore democratico del Michigan Gary Peters decise di non ricandidarsi: "Habibi, questa sembra tua", gli scrisse.

La vittoria di Zohran Mamdani a New York a novembre ha trasformato la sua campagna, perché ha reso credibile l'idea che si potesse vincere. Mamdani gli aveva chiesto consigli prima di lanciare la propria corsa, ma El-Sayed respinge il paragone: "Non sono un socialista", dice, anche se molte delle sue proposte coincidono con l'agenda dei suoi sostenitori socialisti-democratici. Più che sostituire il capitalismo, che considera un buon modo di allocare le risorse su scala piccola e locale, vuole limitare le concentrazioni di potere che secondo lui lo hanno distorto.

Il probabile candidato repubblicano, l'ex deputato Mike Rogers, lo attacca da più di un mese con video che lo definiscono estremista e disonesto, dedicando molta meno attenzione a Stevens: un segno che i repubblicani lo considerano l'avversario più plausibile a novembre. La portavoce del comitato repubblicano per il Senato ha detto che El-Sayed vuole esportare in Michigan il "corridoio comunista" di New York. Molti democratici temono che quel bagaglio politico sia facile da sfruttare, ma El-Sayed prevede di battere Rogers di 7 punti. Del suo stesso partito non pensa molto meglio: sui democratici che hanno abbandonato la richiesta di abolire l'ICE, l'agenzia federale che si occupa delle espulsioni degli immigrati, risponde che "molti democratici sono deboli e codardi". E di Schumer, che sostiene Stevens, dice che dopo la vittoria alle primarie dovranno incontrarsi, ma che per quell'incontro ha "molto poco interesse".


Le primarie in Michigan si vincono online


La primaria democratica per il Senato in Michigan, in programma il 4 agosto, è diventata la corsa più "online" degli Stati Uniti. I tre candidati, tutti millennial, passano gran parte del tempo a conquistare l'attenzione sui social più che a stringere mani per lo Stato. È la prova generale di un modo nuovo di fare campagna, basato su quella che gli americani chiamano "economia dell'attenzione": l'idea che vincere un'elezione significhi prima di tutto catturare lo sguardo del pubblico sul web. Lo racconta un reportage di Politico dalla Mackinac Island, dove i candidati si sono ritrovati per il primo dibattito televisivo statewide.

La posta in gioco va oltre il Michigan. Se a novembre i democratici perdessero il seggio contro il probabile candidato repubblicano Mike Rogers, riconquistare la maggioranza al Senato diventerebbe quasi impossibile, e i repubblicani lo sanno. Il Senate Leadership Fund, il super PAC vicino al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, ha già prenotato 45 milioni di dollari di spot per Rogers in autunno. Un super PAC è un comitato che può raccogliere e spendere somme illimitate a favore di un candidato, purché non coordinato direttamente con la sua campagna.

La primaria deciderà anche quale Partito Democratico uscirà dalle elezioni di medio termine, dopo la seconda sconfitta contro il presidente Donald Trump e con una base che chiede un cambiamento netto. Due dei tre candidati, l'ex funzionario della sanità pubblica Abdul El-Sayed e la senatrice statale Mallory McMorrow, hanno chiesto un ricambio nella leadership del partito. El-Sayed ha detto di essere l'unico candidato la cui vittoria non andrebbe bene a Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, e McMorrow ha chiesto a Schumer di farsi da parte. La terza candidata, la deputata Haley Stevens, ha invece l'endorsement di Schumer e il sostegno dell'establishment democratico del Michigan. I tre si dividono anche su come limitare l'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, e sulla sanità: El-Sayed sostiene il "Medicare for All", un sistema sanitario pubblico universale, mentre McMorrow e Stevens preferiscono l'opzione pubblica, cioè un'assicurazione statale che affianca quelle private senza sostituirle.

Una vittoria progressista in Michigan rafforzerebbe la pressione sui vertici del partito. Proprio questa settimana i candidati sostenuti dal sindaco socialista-democratico di New York Zohran Mamdani hanno vinto tre primarie in città, battendo tra gli altri il deputato Adriano Espaillat, presidente del gruppo dei deputati ispanici al Congresso, e infliggendo un colpo a Schumer e al leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries. Un successo della sinistra anche in Michigan indicherebbe che l'ondata populista di sinistra, ribattezzata da alcuni "Tea Party democratico", può contare anche fuori dalla New York più progressista. Il tema pesa molto in Michigan, lo Stato con la più alta percentuale di elettori arabo-americani e con una base sempre più critica verso Israele.

El-Sayed e McMorrow dedicano gran parte della campagna all'economia dell'attenzione, un approccio che secondo molti definirà il futuro delle campagne elettorali americane. Nel 2024 Trump, da sempre abile nel catturare l'attenzione, ha vinto anche grazie alla scelta di puntare sui nuovi media e sui creatori di contenuti su YouTube e Twitch, le piattaforme seguite dai giovani uomini. Sull'altro fronte Mamdani è passato da sconosciuto a sindaco della più grande città americana sfornando video di strada molto cliccati, una tattica adottata anche da El-Sayed.

I numeri dei follower raccontano due strategie opposte. Su X El-Sayed ha circa 136.700 follower, McMorrow oltre 226.500, mentre Stevens ne ha meno di 30.000. La campagna di Stevens accusa gli avversari di puntare troppo sui commenti dei social invece che sulle urne. Per ora la scommessa premia El-Sayed, l'unico dei tre ad aver già corso a livello statale, nel 2018 contro la governatrice Gretchen Whitmer: i sondaggi lo danno primo, con Stevens seconda e McMorrow terza a distanza.

La svolta per El-Sayed è arrivata in aprile, quando ha fatto campagna insieme a Hasan Piker, popolare streamer di estrema sinistra con milioni di follower. Dopo che McMorrow lo aveva criticato per le sue parole sull'11 settembre, i consensi di El-Sayed hanno iniziato a salire. Piker ha detto a Politico che quella mossa è stata "probabilmente l'errore di tutta questa campagna". Lo streamer è una figura controversa anche tra i democratici: ha detto una volta che "l'America si è meritata l'11 settembre", salvo poi scusarsi, e ha condannato la risposta israeliana a Gaza in termini che alcuni hanno definito antisemiti, accusa che lui respinge dicendo di criticare il governo israeliano e non l'identità ebraica. McMorrow ha paragonato Piker a Nick Fuentes, personaggio dichiaratamente di estrema destra e antisemita.

El-Sayed è cresciuto dentro l'economia dell'attenzione. Ha lavorato per Crooked Media, la società di podcast fondata da ex collaboratori di Barack Obama, è stato collaboratore della CNN e ha poi creato una propria casa di produzione per il suo podcast. Dopo la sconfitta del 2024 ha cambiato registro, passando dal professore universitario di Oxford che parlava di "capitalismo razziale" al personaggio in versione "bro": mostra i muscoli, si fa riprendere mentre fa sci nautico e ciclismo e si avvolge nella bandiera americana. Una delle sue frasi più note è la rilettura della celebre battuta di Michelle Obama: "Quando loro vanno in basso, noi non andiamo in alto, li trasciniamo nel fango e li soffochiamo". Il suo patrimonio è salito fino a 1,66 milioni di dollari, ma ha rinviato la pubblicazione della dichiarazione patrimoniale a dopo la primaria.

McMorrow ha invece costruito la sua notorietà sui social prima ancora di entrare in politica. Era diventata un volto nazionale nel 2022 con un discorso virale in cui replicava alle accuse infondate dei repubblicani che la definivano una "groomer", termine con cui i conservatori indicano chi adesca minori. In passato ha lavorato come direttrice creativa per Gawker, sito di gossip oggi chiuso, e come designer per la Mattel sulle automobiline Hot Wheels. I suoi video continuano a funzionare: uno sulla pubblicità del canale sportivo NFL RedZone ha raccolto quasi due milioni di visualizzazioni, un altro sui prezzi personalizzati in base ai dati degli utenti quasi sei milioni. Un gruppo esterno a lei vicino, Yes MI Action Committee, ha previsto di spendere almeno sette milioni di dollari per sostenerla. La sua dimestichezza con il web le si è però ritorta contro: la CNN ha riportato vecchi tweet cancellati in cui criticava il Michigan e l'America profonda, tra cui uno in cui si lamentava del clima dello Stato. Stevens ha subito attaccato, accusandola di parlare male dei cittadini che aspira a rappresentare.

Stevens ha scelto la strada opposta e resta volutamente fuori dalla gara per l'attenzione. Ha un percorso politico tradizionale: è stata la prima parlamentare millennial del Michigan al Congresso e ha conquistato un collegio storicamente repubblicano. I suoi video non diventano virali e quando lo fanno è di solito per immagini che la mettono in difficoltà, come quando è stata contestata alla convention del partito statale in aprile per la sua posizione su Israele e sull'AIPAC, la potente lobby filo-israeliana. Nelle ultime settimane l'establishment del Michigan si è compattato attorno a lei, forse per timore di una vittoria di El-Sayed: oltre all'appoggio di Schumer, ha incassato l'endorsement dell'ex senatrice Debbie Stabenow e una foto con la senatrice Elissa Slotkin, che però resta neutrale. Anche il braccio elettorale dei repubblicani al Senato la prende di mira con video che la ritraggono in modo goffo.

Il tema di Israele e dell'AIPAC attraversa l'intera campagna. Secondo il consulente democratico Rob Flaherty, ex vice della campagna di Kamala Harris nel 2024, in Michigan si è creata una "tempesta perfetta": due candidati molto online, uno podcaster e l'altra abile creatrice di contenuti, una candidata più tradizionale come Stevens e un dibattito acceso sull'AIPAC, in una corsa che riguarda l'identità stessa del partito. Al dibattito McMorrow ha cercato una via di mezzo, dicendo che "le persone non possono permettersi di aspettare una rivoluzione che potrebbe non arrivare mai", mentre El-Sayed ha replicato che "la rivoluzione di sicuro non arriverà se non lottiamo per ottenerla". Il momento più discusso è stato il silenzio di Stevens su una domanda sui contributi dell'AIPAC: secondo il New York Times ha parlato per 160 parole senza mai rispondere.


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La fissazione di Trump per la bellezza maschile allarmava i suoi collaboratori


La giornalista Maggie Haberman ha detto al podcast "Talk Easy" che il presidente è diventato più esplicito nel secondo mandato e che il sindaco di New York Zohran Mamdani rientra nel suo tipo

Maggie Haberman, corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca e tra le giornaliste che seguono Donald Trump da più tempo, ha detto in un'intervista pubblicata domenica dal podcast "Talk Easy" che il presidente ha "una fissazione e una fascinazione per l'aspetto maschile". La sua predilezione per gli uomini attraenti e per la mascolinità classica è nota da tempo, ma nel primo mandato, ha raccontato la giornalista, aveva allarmato molte persone della sua amministrazione.

Il conduttore Sam Fragoso le ha chiesto direttamente se l'interesse del presidente per l'aspetto degli uomini vada oltre la semplice ammirazione. Fragoso ha ricordato che Trump ha descritto diversi uomini della sua amministrazione come "usciti direttamente dal casting", li ha definiti belli e affascinanti e ha elogiato le doti fisiche del golfista Arnold Palmer. Il conduttore ha poi chiesto con ironia se Trump "celebri il Pride dopo giugno", riferendosi al mese dell'orgoglio LGBT. "Non so se Donald Trump abbia mai celebrato il Pride, punto", ha risposto Haberman. "Ma di certo ha una fissazione e una fascinazione per l'aspetto maschile."

Haberman ha detto che questa attenzione è cresciuta nel secondo mandato. "Era qualcosa che nel primo mandato aveva sorpreso molte persone della sua amministrazione e lui è diventato molto più esplicito. Di certo in campagna elettorale e adesso", ha aggiunto.

Fragoso ha chiesto in particolare dell'apparente infatuazione del presidente per Zohran Mamdani, il sindaco socialista-democratico di New York. Trump lo ha invitato nello Studio Ovale, ma lo ha anche definito "un bastardo comunista duro e puro". "Parla molto anche dell'aspetto delle donne", ha risposto Haberman. "Ma sì, Mamdani è generalmente considerato un uomo giovane e di bell'aspetto e penso che il presidente abbia un tipo su quel fronte".

Haberman ha appena pubblicato "Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump", scritto con il collega del New York Times Jonathan Swan. Il libro racconta il primo anno del secondo mandato di Trump e le differenze tra l'amministrazione attuale e quella del primo mandato.

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Trump chiede all'ICE di riprendere i controlli stradali un giorno dopo lo stop


Il presidente sconfessa su Truth Social il Segretario alla Sicurezza Interna Markwayne Mullin, che aveva sospeso i fermi dei veicoli dopo l'uccisione di due uomini da parte degli agenti in Texas e nel Maine.
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Donald Trump ha chiesto all'Immigration and Customs Enforcement (ICE) di riprendere i controlli stradali, appena un giorno dopo che la sua stessa Amministrazione ne aveva ordinato la sospensione. In un messaggio pubblicato oggi su Truth Social, il presidente ha definito i fermi dei veicoli "uno degli strumenti anticrimine più importanti ed efficaci" dell'agenzia, avvertendo: "Se vi rinunciamo, facciamo il gioco dei criminali".

Nel post, Trump elogia gli agenti e sostiene che "la criminalità in America è in forte calo, in molti casi ai minimi da decenni". Torna poi ad attaccare la politica migratoria di Joe Biden, che a suo dire avrebbe permesso l'ingresso nel Paese di 25 milioni di persone senza controlli. "I democratici radicali vorrebbero che questo tornasse ad accadesse, ma non succederà sotto la mia Amministrazione", scrive, invitando l'ICE a riprendere le sue operazioni, pur agendo con "buon senso e giudizio".

L'intervento contraddice apertamente una decisione presa dai vertici della sua Amministrazione poche ore prima. Ieri il Segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin aveva ordinato agli agenti di sospendere "immediatamente" i fermi dei veicoli. La misura era arrivata dopo un colloquio con la senatrice repubblicana del Maine Susan Collins, che aveva chiesto a Mullin di interrompere "tutti i controlli non urgenti".

Una pausa per addestrare nuovamente gli agenti


Il provvedimento riguardava specificamente l'Enforcement and Removal Operations (ERO), la divisione dell'ICE incaricata degli arresti e dei rimpatri per motivi di immigrazione, ma non l'unità che conduce le indagini penali. La sospensione avrebbe dovuto essere temporanea ed era stata disposta in attesa che gli agenti ricevessero un nuovo addestramento sulle tecniche da adottare durante i fermi stradali.

All'origine della decisione originale c'erano due sparatorie letali avvenute in meno di una settimana. Il 7 luglio, a Houston, un agente ha ucciso Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano di 52 anni, durante un controllo stradale mentre l'ICE cercava un'altra persona. Lunedì, a Biddeford, nel Maine, un altro agente ha ucciso Joan Sebastian Guerrero, cittadino colombiano di 26 anni. In entrambi i casi, l'uomo colpito non era l'obiettivo dell'operazione.

Secondo il Dipartimento della Sicurezza interna, nel Maine l'agente ha aperto il fuoco "temendo per la sicurezza pubblica", mentre Guerrero tentava di fuggire dirigendo l'auto verso di lui. Una ricostruzione contestata dalle associazioni per i diritti degli immigrati che sottolineano invece che Guerrero, padre di una bambina di tre anni, possedeva un permesso di lavoro e un numero di previdenza sociale. L'agente coinvolto è stato sospeso e l'FBI ha assunto la conduzione dell'indagine.

Nessuno dei due agenti coinvolti nelle sparatorie indossava una bodycam. Dopo l'uccisione a Minneapolis, lo scorso gennaio, dei cittadini statunitensi Renee Good e Alex Pretti, il Dipartimento aveva promesso di dotare rapidamente il personale di telecamere indossabili. A distanza di mesi, tuttavia, la distribuzione non è stata ancora completata. I due senatori del Maine, la repubblicana Susan Collins e l'indipendente Angus King, chiedono da tempo che le bodycam diventino obbligatorie e sostengono che l'agenzia non possa essere lasciata libera di indagare su se stessa.

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Nughes e il Maestrale


Il forte maestrale che ha sferzato tutta la costa dell’oristanese non ha fermato un centinaio di garisti iscritti alla nona edizione del trofeo Anda. Il migliore è stato Salvatore Nughes.
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Si è svolta il 16 maggio, nel Golfo di Oristano, la nona edizione del trofeo Anda, organizzata dall’omonimo sodalizio di Arborea guidato dal Paolo Zuddas. Non è facile per un piccolo club mettere su una competizione, incastrandola in un calendario agonistico fittissimo. Ma l’Anda c’è riuscita e con successo, visto il numero di partecipanti, scesi in campo sulla spiaggia di Arborea. La formula è quella a picchetto, individuale, in un'unica manche dalle 18:00 alle 24:00. Quest’anno il meteo ha fatto i dispetti e, caso più unico che raro, per il giorno della gara la costa ovest dell’isola era sferzata da una maestralata d’insolita violenza. Tanto potente era l’azione combinata di vento e onde che la gara si è disputata sulla spiaggia di Sassu, dove gli oltre 100 garisti hanno sofferto solo relativamente il condizionamento della posidonia vagante. Certo il NW 5 ha inevitabilmente “frenato” i lanci e limitato il raggio di azione, almeno nelle prime due ore della gara.

La gara - Mai visto un mare così a Sassu! C’è chi ha optato per le canne pesanti, altri hanno insistito con un assetto medio leggero; i più, vista la formula a due canne, hanno scelto un approccio misto. In linea di massima la maggior parte ha utilizzato zavorre di almeno 150 grammi. Verso le 22:00, quando mancavano ancora 2 ore alla fine, si è registrata l’attenuazione dei fenomeni meteo e l’azione di pesca è diventata molto meno impegnativa. Per una volta a Sassu la gara non era in catch & release, quindi potevano essere trattenuti solo i pesci con misura minima da tabella Sardegna, ad esempio mormore e orata a cm 20, occhiate a 15. Questo ha in parte determinato dei carnieri con poche catture, ma tanto è bastato per stilare una classifica finale. Dopo la pesatura del pescato, che si è svolta in contemporanea con la cena ristoratrice presso la sede dell’Anda sul lungomare di Arborea, il trofeo è stato meritatamente assegnato a Salvatore Nughes (Poseidon 1984), grazie a un carniere di 11 prede. A ruota, con un pesce in meno, si è piazzato Mario Piras, del medesimo club algherese, il quale ha preceduto sul podio Salvatore Matzuzzi del J Casting Team di Cagliari. Alla bella premiazione, composta di attrezzatura e prodotti tipici del territorio (vini, formaggi, miele…), sostenuta dai vari sponsor fra i quali Latte Arborea, Cooperativa Produttori e Veret Italia, è seguita la lotteria.
Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Dazi fino al 100% contro chi acquista energia russa: la legge voluta da Graham per colpire Mosca


Il disegno di legge promosso dal defunto senatore repubblicano Lindsey Graham consentirebbe a Trump di colpire i cinque maggiori Paesi importatori di petrolio e gas russi. Cina e India sono i principali bersagli di questa proposta di legge.

Un gruppo bipartisan di senatori ha presentato ieri un disegno di legge per attribuire al presidente Donald Trump il potere di imporre dazi fino al 100% ai cinque maggiori acquirenti di energia russa, a cominciare da Cina e India. Il provvedimento, denominato Sanctioning Russia Act of 2026, porta la firma del defunto senatore Lindsey Graham e punta a privare Mosca delle entrate utilizzate per finanziare l'invasione dell'Ucraina.

Il testo prende di mira i cinque principali Paesi importatori di petrolio e gas russi. Secondo il senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal, che lo ha elaborato insieme a Graham, grazie a questo provvedimento Trump potrebbe colpire anche le persone che favoriscono la vendita di energia russa. Il testo di legge prevede inoltre nuove sanzioni contro soggetti russi attivi nei settori della difesa, dell'energia e della finanza, oltre che contro la cosiddetta "flotta ombra", la rete di vecchie petroliere utilizzata da Mosca per aggirare le restrizioni internazionali.

Da parte sua Blumenthal ha indicato Cina, India, Slovacchia, Ungheria e Azerbaigian come i cinque principali importatori di greggio russo nel 2025. Per il gas naturale, invece, i primi cinque acquirenti sono stati Cina, Francia, Giappone, Ungheria e Belgio. Gli ultimi quattro Paesi sarebbero però esentati, perché stanno riducendo le importazioni dalla Russia e ciascuno di loro ha acquistato meno del 15% del gas complessivamente esportato da Mosca.

Guerra in Ucraina · Congresso USA

Dazi fino al 100% a chi compra l’energia russa: l’ultima legge di Lindsey Graham

Un gruppo bipartisan di senatori ha presentato il Sanctioning Russia Act of 2026: darebbe a Trump il potere di colpire con i dazi i cinque maggiori importatori di petrolio e di gas russi, a cominciare da Cina e India, per privare Mosca delle entrate che finanziano l’invasione dell’Ucraina.

Grafica di FocusAmerica 15 luglio 2026

Dazio massimo previsto sugli acquirenti di energia russa

Prime bozze
500%

Testo finale
500%

Su qualsiasi acquirente di petrolio, gas o uranio russi: oltre 60 Paesi nel mirino
Solo sui cinque maggiori importatori di petrolio e di gas

Se approvata, sarebbe la prima volta che il Congresso autorizza esplicitamente i dazi come strumento di pressione geopolitica, e non come risposta a pratiche commerciali considerate sleali.

Esplora la legge
IIl meccanismo III Paesi colpiti IIIGli ostacoli

Il meccanismo

Due leve per prosciugare le entrate di Mosca


La legge combina dazi contro i Paesi che comprano energia russa e sanzioni dirette contro l’economia di guerra del Cremlino.

Prima leva · I dazi
Fino al 100% sulle importazioni

Trump potrebbe imporli ai cinque maggiori acquirenti di petrolio e di gas russi, per spingerli a interrompere i rapporti energetici con Mosca. Nel mirino anche le persone che favoriscono la vendita di energia russa.

Seconda leva · Le sanzioni

Nuove misure contro i soggetti russi attivi in tre settori chiave:

Difesa Energia Finanza
Flotta ombra
Colpita anche la rete di vecchie petroliere con cui Mosca aggira le restrizioni internazionali.

Il compromesso con la Casa Bianca
Senatori dei due partiti e Casa Bianca hanno negoziato per oltre un anno. L’amministrazione si è opposta agli automatismi imposti dal Congresso, chiedendo per Trump la massima libertà negoziale: il testo finale è un compromesso sostenuto da repubblicani, democratici e Casa Bianca. Secondo lo staff presidenziale Trump è favorevole, ma il presidente, interpellato, si è limitato a rispondere: «Ne stiamo ancora discutendo».

I Paesi colpiti

Colpiti i grandi importatori, esentati i Paesi che riducono gli acquisti


I cinque principali acquirenti di greggio e di gas russi nel 2025, indicati dal senatore Richard Blumenthal.

Petrolio
Principali importatori di greggio russo

Gas naturale
Principali importatori di gas russo

Esentato chi ha comprato meno del 15% del gas esportato da Mosca e sta riducendo gli acquisti.

Esposto ai dazi Esentato

Due casi particolari
La Cina è l’unico Paese esposto ai dazi su entrambi i fronti, petrolio e gas. L’Ungheria compare in entrambe le liste, ma è nel mirino solo per il greggio: per il gas rientra tra gli esentati.

Gli ostacoli

Un percorso in salita tra Camera e dubbi sui poteri di Trump


Perché l’approvazione non è scontata. Tocca ogni passaggio per i dettagli.

Senato Thune valuta quando portare il testo in aula+

L’approvazione sarebbe anche un omaggio a Graham, morto a 71 anni per una dissezione aortica. Il leader della maggioranza: «Lindsey era l’uomo che guidava tutto questo, la forza trainante».

Camera La regola del blue slip complica l’iter+

Secondo la Costituzione, le leggi che generano entrate tramite dazi o altri strumenti fiscali devono avere origine alla Camera dei Rappresentanti, dove l’esito della misura resta incerto.

Fronte democratico Chi è più vicino a Kyiv teme poteri eccessivi per la Casa Bianca+

Alcuni democratici particolarmente vicini all’Ucraina temono che la legge attribuisca a Trump un potere troppo ampio: dopo la bocciatura, da parte della Corte Suprema, dei poteri d’emergenza usati per i dazi del «Liberation Day», il testo gli darebbe una base legale più solida.

Il rischio secondo gli esperti
Per Edward Fishman, ex responsabile delle sanzioni USA, oggi al Council on Foreign Relations, i nuovi poteri «potrebbero non essere usati come dovrebbero, cioè per fare pressione sulla Russia, ma piuttosto come uno strumento per scatenare nuove guerre commerciali contro amici e nemici».
Secondo Fishman, per colpire Mosca sarebbero più efficaci sanzioni secondarie contro raffinerie, banche e operatori petroliferi che rendono possibili gli scambi.

Fonte Sanctioning Russia Act of 2026; dichiarazioni del sen. Richard Blumenthal sui dati 2025 e sul perimetro delle prime bozze (oltre 60 Paesi, via CNN e The Hill); Wall Street Journal. Luglio 2026.

Una svolta legislativa per il Congresso


Se approvata, la legge rappresenterebbe una svolta: si tratterebbe, infatti, della prima volta che il Congresso autorizza esplicitamente l'impiego dei dazi come strumento di pressione geopolitica, anziché come risposta a pratiche commerciali considerate sleali.

Senatori di entrambi i partiti e rappresentanti della Casa Bianca hanno lavorato al provvedimento per oltre un anno. Le prime versioni erano molto più severe e prevedevano dazi fino al 500% sui beni provenienti da qualsiasi Paese che acquistasse petrolio, gas, uranio o altri prodotti russi. La Casa Bianca si è però opposta a meccanismi automatici imposti dal Congresso, chiedendo che fosse lasciata a Trump la massima libertà negoziale.

La versione definitiva nasce quindi da un compromesso che, secondo fonti vicine al dossier, ha alla fine ottenuto il sostegno di repubblicani, democratici e Casa Bianca. I senatori intendono approvare la misura anche per rendere omaggio a Graham, morto a 71 anni per una dissezione aortica, secondo quanto stabilito dai medici legali. Lo staff presidenziale ha fatto sapere che Trump sostiene il disegno di legge, anche se il presidente, interpellato direttamente, si è limitato a rispondere: "Ne stiamo ancora discutendo".

I dubbi sull'uso dei nuovi poteri


Il testo però fornirebbe anche a Trump una base legislativa più solida per imporre nuovi dazi, dopo che quest'anno la Corte Suprema aveva bocciato il ricorso alla legge sui poteri d'emergenza utilizzata dal presidente nell'aprile 2025 per introdurre unilateralmente i dazi del cosiddetto "Liberation Day".

Alcuni esperti temono che gli ampi poteri attribuiti alla Casa Bianca possano quindi essere utilizzati per finalità diverse da quelle immaginate dal Senato. "Potrebbero non essere usati come dovrebbero, cioè per fare pressione sulla Russia, ma piuttosto come uno strumento per scatenare nuove guerre commerciali contro amici e nemici", ha, ad esempio, dichiarato al Wall Street Journal Edward Fishman, ex alto funzionario statunitense responsabile delle sanzioni e oggi direttore del programma di geoeconomia del Council on Foreign Relations.

Secondo Fishman, se l'obiettivo fosse davvero quello di danneggiare Mosca, sarebbe più efficace imporre sanzioni secondarie agli acquirenti del greggio russo e agli intermediari che rendono possibili gli scambi, come raffinerie, banche e operatori petroliferi. I dazi secondari previsti dalla proposta di legge colpirebbero invece tutte le importazioni provenienti da un determinato Paese, con l'obiettivo di spingerlo a interrompere i rapporti energetici con Mosca. "Sospetto che la Casa Bianca abbia infine deciso di sostenere il testo perché si è resa conto che concederà a Trump un margine di manovra molto più ampio sui dazi", ha aggiunto.

Gli esponenti democratici favorevoli al provvedimento sostengono che siano stati proprio i dazi secondari imposti all'India lo scorso anno a ridurne gli acquisti di energia russa. Fishman ritiene invece che abbiano inciso soprattutto le sanzioni varate nel 2025 dall'Amministrazione Trump contro Rosneft e Lukoil, due delle maggiori compagnie petrolifere russe, insieme alla minaccia di colpire con sanzioni secondarie le banche e le raffinerie indiane.

Il difficile passaggio al Congresso


Se la versione precedente del provvedimento godeva di un vasto consenso bipartisan, il nuovo testo potrebbe invece incontrare l'opposizione di alcuni esponenti democratici particolarmente vicini all'Ucraina, preoccupati proprio del fatto che la legge possa attribuire a Trump un potere eccessivo nell'impiego dei dazi.

A complicare l'iter parlamentare c'è anche la cosiddetta regola del blue slip: secondo la Costituzione, le proposte di legge che generano entrate attraverso dazi o altri strumenti fiscali devono avere origine alla Camera dei Rappresentanti. Il destino della misura dipenderà quindi anche dalla Camera, dove il suo esito resta incerto.

Il leader della maggioranza al Senato, il repubblicano del South Dakota John Thune, ha comunque dichiarato di stare valutando quando portare il testo in aula. "Lindsey era l'uomo che guidava tutto questo, la forza trainante. Ma ci sono altri senatori fortemente interessati, quindi sarebbe importante riuscire a trovare una strada per arrivare fino in fondo", ha detto.

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La Cina detta le condizioni alla Russia: il muro di Pechino sul gasdotto Power of Siberia 2


Un'inchiesta del Wall Street Journal descrive una Russia sempre più subordinata a Pechino: impone condizioni durissime sul progetto energetico e avvia rapporti con l'élite che potrebbe guidare il Paese dopo la fine della presidenza di Putin.

La Russia di Vladimir Putin è ormai il partner minore della Cina di Xi Jinping, che ne orienta le scelte secondo i propri interessi, con cautela e senza mai ostentare pubblicamente la propria superiorità per non umiliare Mosca e il suo presidente. È il quadro tracciato da un'inchiesta del Wall Street Journal, basata su colloqui con funzionari dei due Paesi e analisti. Secondo il quotidiano statunitense, Pechino non si sta limitando più a coltivare Putin e la sua cerchia più stretta: sta anzi già costruendo rapporti con i funzionari e gli esponenti dell'élite destinati a determinare il futuro della Russia dopo la sua uscita di scena.

L'esempio più significativo è il gasdotto Power of Siberia 2, il progetto con cui Gazprom spera di compensare almeno in parte la perdita del mercato europeo. Alla vigilia della visita di Stato di Putin a Pechino del 19 e 20 maggio 2026, la delegazione russa arrivata in anticipo, guidata dall'amministratore delegato di Gazprom Alexei Miller, si è scontrata con un muro.

Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, i funzionari cinesi hanno chiarito che daranno il via libera alla costruzione soltanto se Mosca venderà il gas allo stesso prezzo praticato sul mercato interno russo, che è in larga parte sussidiato dal bilancio pubblico russo. Avrebbero inoltre intimato alla delegazione di non sollevare nuovamente la questione fino a quando la Russia non sarà pronta ad accettare le condizioni di Pechino. Tra i 42 accordi e dichiarazioni firmati da Putin il giorno successivo non figurava infatti alcun documento sul gasdotto.

"Xi ha ricevuto Putin come un imperatore riceve un ospite nel proprio castello e poi lo ha rimandato a casa con la coda tra le gambe", ha dichiarato al quotidiano Jörg Wuttke, imprenditore tedesco con una lunga esperienza nei rapporti tra Cina e Russia. Secondo Wuttke, Pechino non ha alcun incentivo economico ad accettare le richieste russe: sul mercato mondiale vi è un'ampia disponibilità di gas naturale liquefatto e la domanda cinese di gas importato, anche grazie al gigantesco sviluppo delle energie rinnovabili, dovrebbe raggiungere il picco a metà degli anni Trenta. "Perché dovrebbe vincolarsi a un gasdotto che richiederà cinque o sei anni di lavori e aumenterà la sua dipendenza dalla Russia, quando può acquistare gas da qualsiasi altro Paese?", osserva.

Geopolitica · L’asse Mosca-Pechino

Nel rapporto con la Cina, la Russia è ormai il partner minore

Xi Jinping orienta le scelte di Mosca senza mai umiliarla in pubblico: detta le condizioni sul gas, incassa concessioni finanziarie e coltiva già le élite del dopo-Putin. I numeri dello squilibrio secondo un’inchiesta del Wall Street Journal.

Grafica di FocusAmerica

Lo squilibrio commerciale tra i due Paesi

Quanto pesa la Cina per Mosca
≈40%

vs

Quanto pesa la Russia per Pechino
<4%

dell’interscambio commerciale russo: nel 2013, al primo incontro tra Xi e Putin, era circa il 10%
del commercio estero cinese: Mosca resta un fornitore di petrolio e gas, a prezzi fortemente scontati

Un rapporto di dipendenza di circa dieci a uno, che rende il legame con Pechino ormai indispensabile alla sopravvivenza di Mosca.

Il dossier gas

Power of Siberia 2, il gasdotto che Pechino continua a rinviare


Gazprom conta sul progetto per compensare almeno in parte la perdita del mercato europeo. Ma è la Cina a dettare tempi e condizioni. Tocca le tappe per i dettagli.

Settembre 2025 Gazprom annuncia un «memorandum vincolante»+

Durante una visita di Putin in Cina, l’amministratore delegato Alexei Miller presenta l’intesa come una svolta nei negoziati. L’annuncio però è rivolto solo ai giornalisti russi e non contiene alcun dettaglio sul punto decisivo, il prezzo del gas. Pechino non confermerà mai l’accordo.

19 maggio 2026 La delegazione russa si scontra con un muro+

Alla vigilia della visita di Stato di Putin, i funzionari cinesi pongono a Miller la loro condizione: il gas va venduto allo stesso prezzo praticato sul mercato interno russo, in larga parte sussidiato dal bilancio pubblico. E intimano di non sollevare più la questione finché Mosca non sarà pronta ad accettare.

20 maggio 2026 Putin firma 42 accordi. Nessuno riguarda il gasdotto+

Tra i documenti siglati a Pechino non figura alcun testo su Power of Siberia 2. «Xi ha ricevuto Putin come un imperatore riceve un ospite nel proprio castello e poi lo ha rimandato a casa con la coda tra le gambe», ha dichiarato al quotidiano l’imprenditore tedesco Jörg Wuttke.

Il bilancio della visita di Stato

Due giorni di colloqui, una lunga lista di firme. E un’assenza che pesa più di tutto il resto.

42
accordi e dichiarazioni firmati da Putin a Pechino

0
documenti sul gasdotto Power of Siberia 2

Concessioni e porte chiuse

Mosca cede sullo yuan, ma le banche cinesi che contano restano chiuse


L’isolamento finanziario costringe la Russia a rivedere posizioni difese per anni, senza ottenere in cambio l’accesso alle istituzioni guidate da Pechino.

SCO
Banca di sviluppo della Shanghai Cooperation Organisation

Dopo oltre un decennio di opposizione, Putin dà il via libera allo yuan come valuta principale dell’istituto, destinato a finanziare progetti in Asia centrale: la regione che il Cremlino considera il proprio «estero vicino».

Mosca cede
AIIB
Asian Infrastructure Investment Bank

Per effetto delle pressioni occidentali, la Russia resta fuori dalla banca multilaterale con sede a Pechino.

Russia esclusa
NDB
New Development Bank (BRICS)

Mosca è esclusa anche dall’istituto dei BRICS, che ha sede a Shanghai.

Russia esclusa

La strategia dell’attesa

Perché Pechino può permettersi di lasciare Mosca in sospeso


Il tempo lavora per la Cina, su tutti i tavoli: dal gas alla successione al Cremlino.

1
Il gas non manca

Sul mercato mondiale c’è ampia disponibilità di gas naturale liquefatto: Pechino può comprare da qualsiasi altro Paese, senza vincolarsi a un gasdotto che richiede cinque o sei anni di lavori e aumenta la sua dipendenza dalla Russia.

2
La domanda cinese di gas ha già il picco in vista

Anche grazie al gigantesco sviluppo delle rinnovabili, la domanda cinese di gas importato dovrebbe raggiungere il picco a metà degli anni Trenta.

3
Il dopo-Putin è già in agenda

Pechino costruisce rapporti con i funzionari e le élite destinati a guidare la Russia dopo l’uscita di scena di Putin. In Russia crescono intanto i casi di spionaggio cinese, che Mosca evita di rendere pubblici per non compromettere un rapporto ormai vitale.

«È meglio continuare a lasciare i russi in attesa. Aspettare che la loro situazione economica peggiori ulteriormente e che si ritrovino in ginocchio: a quel punto accetteranno condizioni ancora più vantaggiose per la Cina pur di vendere il proprio gas».Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino

Fonte Elaborazione FocusAmerica su un’inchiesta del Wall Street Journal basata su colloqui con funzionari cinesi e russi e analisti, luglio 2026.

Le promesse di Gazprom e il prezzo dell'isolamento


Non è la prima volta che Power of Siberia 2 si rivela un miraggio. Nel settembre 2025, durante una precedente visita di Putin in Cina, Miller aveva annunciato la firma di un "memorandum giuridicamente vincolante" per la costruzione del gasdotto, presentandolo come una svolta nei negoziati. L'annuncio, tuttavia, era stato rivolto soltanto ai giornalisti russi e non conteneva alcun dettaglio sulle condizioni dell'intesa, a cominciare dalla questione decisiva del prezzo del gas. Pechino, inoltre, non ha mai confermato l'accordo.

Nel frattempo, la Cina continua a ottenere concessioni sostanziali dalla Russia. Per oltre un decennio Putin si era opposto all'adozione dello yuan come valuta principale della Banca di Sviluppo della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), destinata a finanziare progetti in Asia centrale, una regione che il Cremlino considera parte del proprio "estero vicino". Nell'ultimo anno, però, riferiscono al Wall Street Journal consiglieri del governo cinese e diplomatici, Xi Jinping è riuscito a ottenere il via libera di Putin.

L'isolamento finanziario ha costretto Mosca a rivedere la propria posizione e ora la Russia è pronta a dare il via libera, chiedendo in cambio garanzie affinché le sue operazioni non vengano ostacolate dalle sanzioni occidentali. Altre istituzioni a guida cinese restano però inaccessibili: per effetto delle pressioni occidentali, la Russia è stata esclusa sia dall'Asian Infrastructure Investment Bank di Pechino sia dalla New Development Bank dei BRICS, con sede a Shanghai.

Anche i numeri del commercio tra i due Paesi mostrano la portata dello squilibrio. Quando Xi incontrò Putin per la prima volta, nel 2013, la Cina rappresentava circa il 10% dell'interscambio commerciale russo; da allora quella quota è quadruplicata. La Russia, al contrario, vale meno del 4% del commercio cinese e rimane essenzialmente solo un fornitore di materie prime, soprattutto petrolio e gas venduti a prezzi fortemente scontati rispetto il resto del mondo.

Pechino si prepara già al dopo-Putin


All'interno della Russia emergono sempre più casi di spionaggio cinese e tentativi di reclutamento di funzionari di medio livello. Mosca, tuttavia, evita di renderli pubblici o persino di discuterne apertamente con Pechino, per timore di compromettere un rapporto ormai indispensabile per la propria sopravvivenza. Ma la verità è che Pechino si sta già muovendo per capire chi potrebbe prendere il posto di Vladimir Putin e come sfruttare la situazione a proprio vantaggio.

"La Cina ha un'occasione davvero straordinaria per trasformare la Russia in una sorta di gigantesco Laos o Pakistan: un Paese molto più dipendente da Pechino, molto più legato a essa e sempre più incline a considerarla un modello", afferma Alexander Gabuev, sinologo e direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino.

Anche sul gasdotto, secondo Gabuev, la strategia cinese è ormai evidente: "È meglio continuare a lasciare i russi in attesa. Aspettare che la loro situazione economica peggiori ulteriormente e che si ritrovino in ginocchio: a quel punto accetteranno condizioni ancora più vantaggiose per la Cina pur di vendere il proprio gas".

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Ottocast per l’estate 2026: 6 accessori smart per auto e camper


Durante i viaggi estivi l’auto diventa spesso uno spazio nel quale si trascorrono molte ore. Navigazione, musica, sicurezza e intrattenimento assumono quindi un ruolo importante, soprattutto nelle lunghe percorrenze, durante le soste in autostrada o nei viaggi in famiglia.

Per rispondere a queste esigenze, Ottocast ha selezionato sei dispositivi dedicati alla connettività e all’infotainment di auto e camper.

La proposta comprende dash cam, telecamere per controllare i sedili posteriori, adattatori per CarPlay wireless, sistemi basati su Android e display universali destinati anche ai veicoli meno recenti. I prodotti possono essere utilizzati per aggiornare un sistema multimediale già presente oppure per aggiungere uno schermo completo alle auto che ne sono sprovviste.

OttoSafe Cam combina dash cam e CarPlay wireless


Tra i dispositivi dedicati alla sicurezza si trova OttoSafe Cam, un accessorio che integra una dash cam e un adattatore CarPlay wireless all’interno dello stesso prodotto.

La telecamera registra con una risoluzione 2K QHD e dispone di un campo visivo regolabile fino a 130 gradi. La presenza della visione notturna permette di riprendere la strada anche quando l’illuminazione è ridotta, ad esempio durante gli spostamenti serali o all’interno delle gallerie.

Un accelerometro integrato rileva eventuali urti e blocca automaticamente la clip interessata, evitando che venga sovrascritta dalle registrazioni successive. Il sistema emette anche un avviso vocale e consente di visualizzare i filmati direttamente attraverso lo schermo dell’infotainment.

OttoSafe Cam può funzionare come telecamera anche senza collegare lo smartphone. È sufficiente alimentare il dispositivo per avviare la registrazione del percorso. La funzione Live Road View permette inoltre di osservare in tempo reale la strada davanti al veicolo sul display dell’auto.

È disponibile anche una modalità di sorveglianza del parcheggio attiva per 24 ore, che richiede l’installazione di un kit hardwire opzionale. Il prezzo consigliato è di 139,99 euro, con la possibilità di scegliere un pacchetto che comprende una scheda microSD da 64 GB.

Cabin Care controlla i sedili posteriori dallo schermo dell’auto


Per chi viaggia con bambini, Ottocast propone Cabin Care, un sistema che unisce un adattatore CarPlay wireless a una telecamera interna con risoluzione Full HD.

La videocamera offre un angolo di ripresa di 150 gradi e trasmette le immagini dei sedili posteriori direttamente sul display dell’auto. Il flusso video viene mostrato in tempo reale, senza registrare le immagini e senza caricarle su servizi cloud.

La visione a infrarossi permette di controllare l’abitacolo anche durante i viaggi notturni. Attraverso la modalità split-screen è possibile mantenere aperta la navigazione e, nello stesso momento, visualizzare ciò che accade nella parte posteriore dell’auto.

Nella confezione sono presenti due sistemi di montaggio. La telecamera può essere fissata con una cinghia intorno all’appoggiatesta oppure tramite una clip applicata alle aste del poggiatesta.

Il prezzo consigliato di Cabin Care è di 109 euro.

OttoAibox P3 Pro trasforma l’infotainment in un sistema Android


Per aggiungere applicazioni e servizi di streaming al display dell’auto, la proposta più completa della gamma è OttoAibox P3 Pro. Il dispositivo utilizza un processore Snapdragon 6225, affiancato da 8 GB di memoria RAM e 128 GB di spazio di archiviazione.

Una volta collegato a un sistema compatibile, il box permette di utilizzare lo schermo dell’infotainment come un dispositivo Android. È possibile scaricare applicazioni dal Google Play Store, usare servizi di navigazione e accedere a piattaforme come YouTube e Netflix. La riproduzione dei contenuti video è destinata alle soste o all’utilizzo da parte dei passeggeri.

L’interfaccia OttoDrive OS 3.0 include una modalità giorno e notte automatica e consente di gestire due applicazioni contemporaneamente attraverso lo split-screen. In questo modo, ad esempio, è possibile mantenere visibile la mappa mentre viene selezionata la musica.

Lo slot per schede SIM e il supporto a CloudSIM consentono al dispositivo di collegarsi alla rete senza utilizzare necessariamente l’hotspot dello smartphone. Questa configurazione riduce il consumo della batteria del telefono e permette al box di funzionare con una connessione dati indipendente.

OttoAibox P3 Pro viene proposto al prezzo consigliato di 219,99 euro.

Play2Video Ultra integra Netflix, YouTube e Prime Video


Una soluzione più compatta è rappresentata da Play2Video Ultra, un adattatore con alcune applicazioni già installate. Il sistema comprende Netflix, YouTube, IPTV e Prime Video, alle quali possono essere aggiunte fino a cinque applicazioni attraverso l’App Hub.

A differenza di un tradizionale box Android aperto, Play2Video Ultra utilizza un ambiente software chiuso. L’obiettivo è offrire un sistema controllato, limitando l’installazione a una selezione definita di applicazioni.

La connessione con il veicolo avviene tramite Bluetooth 5.4 e Wi-Fi dual-band. Dopo la prima configurazione, il collegamento viene effettuato automaticamente quando si accende l’auto.

Gli aggiornamenti software vengono distribuiti in modalità FOTA tramite l’applicazione OttoPilot. Il prezzo consigliato è di 79 euro.

OttoScreen AI porta CarPlay e Android Auto sui veicoli senza display


Non tutte le auto dispongono di uno schermo multimediale integrato. Per i veicoli più datati e per alcuni camper, Ottocast propone OttoScreen AI, un display universale plug-and-play da 11,4 pollici.

Il sistema supporta CarPlay wireless, Android Auto e Android 15. Può quindi essere utilizzato per la navigazione, la musica, le applicazioni e i comandi vocali anche sui veicoli precedenti al 2016, normalmente privi di queste tecnologie.

L’installazione non richiede la sostituzione dell’autoradio. Il display può essere collegato a una porta USB oppure all’alimentazione del veicolo. La connessione a Internet può essere fornita dallo smartphone o da un hotspot Wi-Fi portatile.

Anche in questo caso è presente la modalità split-screen, utile per mantenere aperta la navigazione mentre si controllano altre funzioni. Il dispositivo utilizza un processore octa-core, accompagnato da 4 GB di RAM e 32 GB di memoria interna.

Il prezzo consigliato di OttoScreen AI è di 159,99 euro.

Mini Pico rende wireless CarPlay e Android Auto cablati


Chi possiede già un’auto con CarPlay o Android Auto cablato può eliminare il collegamento fisico dello smartphone utilizzando Mini Pico.

L’adattatore sfrutta il Wi-Fi 6 e il Bluetooth 5.4 per collegare automaticamente il telefono al sistema di infotainment quando viene avviato il veicolo. Non aggiunge nuove applicazioni allo schermo, ma converte la connessione originale da cablata a wireless.

Un pulsante integrato permette di passare rapidamente da uno smartphone all’altro. La funzione può essere utile quando la stessa automobile viene utilizzata da più persone, anche con dispositivi Android e iPhone differenti.

Il connettore USB inclinato di 90 gradi è progettato per occupare meno spazio vicino alla presa dell’auto. Mini Pico supporta inoltre gli aggiornamenti FOTA e viene commercializzato al prezzo consigliato di 49 euro.

Soluzioni differenti per aggiornare auto e camper


La gamma estiva Ottocast comprende prodotti destinati a esigenze diverse. OttoSafe Cam e Cabin Care si concentrano sulla visualizzazione e sul controllo di ciò che accade fuori e dentro il veicolo.

OttoAibox P3 Pro e Play2Video Ultra aggiungono applicazioni e servizi multimediali ai sistemi compatibili, mentre OttoScreen AI permette di installare un display anche su auto e camper che ne sono sprovvisti.

Mini Pico rappresenta invece la soluzione più semplice per chi dispone già di CarPlay o Android Auto, ma vuole utilizzare il sistema senza collegare ogni volta lo smartphone con un cavo.

Fondata a Hong Kong nel 2009, Ottocast sviluppa dispositivi dedicati alla connettività automotive ed è presente in oltre 50 Paesi. La sua offerta comprende adattatori wireless, sistemi di infotainment, schermi universali e accessori progettati per integrare navigazione, intrattenimento e funzioni di sicurezza all’interno del veicolo.

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Musk ha violato la legge del Wisconsin con gli assegni da un milione di dollari agli elettori


La commissione elettorale ha inviato due denunce alla procura, che può incriminare Musk per corruzione elettorale dopo gli assegni distribuiti nella corsa alla Corte Suprema statale del 2025

Elon Musk ha probabilmente violato la legge del Wisconsin quando ha distribuito assegni da un milione di dollari ad alcuni elettori durante la campagna per la Corte Suprema statale del 2025. Lo ha stabilito la commissione elettorale del Wisconsin, un organo bipartisan composto da tre democratici e tre repubblicani, che la settimana scorsa ha trasmesso due denunce alla procura della contea di Brown. I procuratori possono ora decidere se incriminare il miliardario per corruzione elettorale e hanno 40 giorni di tempo per riferire alla commissione.

La commissione ha votato 5 a 1 giovedì, in una seduta a porte chiuse, come ha riferito la sua portavoce Emilee Miklas. La mozione approvata dice che ci sono elementi sufficienti per ritenere che Musk abbia violato la legge statale con un post sui social media in cui offriva un milione di dollari a chi aveva votato all'elezione per la Corte Suprema, "per indurli a votare in quell'elezione". Le due denunce, riservate per legge, sono state presentate da elettori di Milwaukee e di Green Bay, la città della contea di Brown dove Musk consegnò gli assegni durante un comizio pochi giorni prima del voto. Il procuratore distrettuale della contea, il repubblicano David Lasee, non ha risposto alle richieste di commento, come non lo hanno fatto i portavoce di Musk.

In Wisconsin i giudici della Corte Suprema statale vengono eletti direttamente dai cittadini. Nel 2025 Musk, fondatore di SpaceX e amministratore delegato di Tesla, fu tra i protagonisti del tentativo di ribaltare la maggioranza progressista della corte: insieme ai gruppi che finanziava spese almeno 20 milioni di dollari a sostegno di Brad Schimel, il candidato appoggiato dai repubblicani. Schimel perse di 10 punti contro Susan Crawford, la candidata sostenuta dai democratici. La corsa costò in totale più di 100 milioni di dollari ed è stata l'elezione giudiziaria più costosa della storia americana.

Tre elettori del Wisconsin ricevettero gli assegni da un milione di dollari, due dei quali di persona al comizio di Green Bay. Due settimane prima del voto il comitato di azione politica di Musk, America PAC, aveva anche offerto 100 dollari agli elettori che firmavano una petizione contro i "giudici attivisti" o che convincevano qualcun altro a firmarla.

La vittoria di Crawford mantenne la corte in mano ai progressisti. La loro maggioranza è poi salita a 5 giudici contro 2 con la vittoria, quest'anno, di Chris Taylor, un'altra candidata sostenuta dai democratici. Un mese dopo la sconfitta Musk annunciò che avrebbe speso molto meno in campagne politiche.

Gli avvocati di Musk sostennero nel 2025 che le donazioni erano un esercizio della libertà di espressione e che limitarle avrebbe violato sia la costituzione del Wisconsin sia quella federale. Nei documenti depositati in tribunale scrissero che i pagamenti erano "destinati a generare un movimento dal basso in opposizione ai giudici attivisti, non a sostenere o contrastare esplicitamente alcun candidato".

La spesa di Musk in quella campagna ha già prodotto una causa civile, intentata dal Wisconsin Democracy Campaign, un gruppo di vigilanza sulla trasparenza politica, che chiede di vietargli per sempre di offrire pagamenti in denaro agli elettori dello stato. La causa, pendente nella contea di Brown, accusa Musk e due gruppi da lui finanziati di aver violato i divieti di corruzione elettorale e di lotterie non autorizzate. Prima del voto anche il procuratore generale del Wisconsin, un democratico, aveva fatto causa per impedire la consegna degli assegni a due elettori, ma i tribunali statali gli diedero torto.

America PAC aveva usato una tattica quasi identica prima delle presidenziali del 2024, offrendo un milione di dollari al giorno agli elettori del Wisconsin e di altri sei stati in bilico che firmavano una petizione a difesa del Primo e del Secondo emendamento della Costituzione, quelli che tutelano la libertà di espressione e il possesso di armi. In quel caso un giudice della Pennsylvania stabilì che i procuratori non avevano dimostrato che si trattasse di una lotteria illegale e permise all'iniziativa di continuare fino al giorno delle elezioni.

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Motorola Edge 70 Max è ufficiale: lo smartphone premium punta su batteria, autonomia record e prestazioni al top


Motorola amplia la propria gamma premium con Edge 70 Max, uno smartphone che punta su autonomia, prestazioni elevate e un comparto hardware di ultima generazione. Ecco tutte le caratteristiche, le novità e cosa cambia rispetto alla generazione precedente

Motorola ha svelato oggi il nuovo edge 70 max, smartphone potente e dal design molto accattivante. Alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Gen 5, l'edge 70 max offre un display luminoso Quad HD+ (2K), un sistema audio Hi-Res, una potente batteria da 7100mAh, un sistema di fotocamere di livello professionale, il tutto racchiuso in un design realizzato in vetro premium durevole.
Il processore Snapdragon 8 Gen 5 assicura velocità di picco fino a 3,8 GHz e di un aumento del 36% nelle prestazioni della CPUIl processore Snapdragon 8 Gen 5 assicura velocità di picco fino a 3,8 GHz e di un aumento del 36% nelle prestazioni della CPU

Prestazioni premium


Grazie al processore Snapdragon 8 Gen 5, motorola promette sessioni di gioco e streaming ultra-fluidi, con colori brillanti e transizioni perfette. Inoltre, ledge 70 max garantisce le funzionalità di intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo in modo rapido ed efficiente. Lo smartphone, inoltre, vanta un nuovo sistema di raffreddamento a camera di vapore con metallo liquido per regolare il calore prodotto durante le alte prestazioni. La memoria LPDDR5X fino a 8Gb assicura grande reattività e multitasking senza interruzioni, mentre 256, 512 GB o 1 TB regalano spazio in abbondanza per le app, i giochi e i contenuti multimediali.

Come espandere la memoria dello smartphone con Lexar SL500
Lo spazio sullo smartphone non basta più? Con l’SSD portatile Lexar SL500 puoi espandere rapidamente la memoria disponibile, trasferire file ad alta velocità e gestire foto, video e documenti senza dipendere dal cloud o eliminare contenuti importanti
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Audio e Video


Questo smartphone è dotato dell'unico display Quad HD+ (2K) della categoria, con il 77% di pixel in più rispetto al Full HD, per visioni più nitide e realistiche. La tecnologia Extreme AMOLED offre un contrasto potenziato e i 7000 nit di luminosità di picco (dichiarati dal brand) forniscono un'elevatissima intensità cromatica anche alla luce diretta del sole. La certificazione Pantone Validated assicura che ogni tonalità sia fedele alla realtà e con la frequenza di aggiornamento a 144Hz, lag e scie sullo schermo diventano un ricordo del passato. Musica, serie TV e film avranno la qualità audio che meritano, grazie ai doppi altoparlanti stereo e al sistema audio certificato Hi-Res. Dolby Atmos regala un suono immersivo multidimensionale e Snapdragon Sound è progettato per offrire una qualità audio premium con connettività Bluetooth.

Autonomia di un livello superiore


Motorola edge 70 max è dotata di una batteria al silicio-carbonio da 7100mAh sottile ma potente. La ricarica TurboPower da 90W garantisce energia per tutto il giorno in soli 6 minuti e, per una ricarica rapida senza cavi, la ricarica wireless magnetica Qi2 da 25W si integra perfettamente nella routine quotidiana delle persone.
Il retro in vetro opaco resiste ai riflessi fastidiosi e alle impronte digitali

Design e resistenza


La forma incontra l’innovazione: una cornice in alluminio di grado aeronautico conferisce robustezza al dispositivo, mentre il vetro premium opaco sul retro regala un'eleganza moderna e pulita. In collaborazione con Pantone Color Institute, edge 70 max è disponibile nei colori Aqua Gray, Dark Shadow e Ice Melt, soddisfa gli standard militari di durabilità ed è progettato per resistere a cadute fino a 1,8 metri, mentre le certificazioni IP68 e IP69 offrono una protezione superiore contro polvere, sporco, sabbia e acqua ad alta pressione.

Scatti da professionista


Il nuovo smartphone integra un sistema fotografico versatile con sensore principale Sony LYTIA da 50 MP stabilizzato otticamente, fotocamera ultrawide con funzione Macro e sensore frontale da 32 MP capace di registrare video in 4K. Il comparto fotografico è supportato dall'intelligenza artificiale, che ottimizza automaticamente colori, dettagli e tonalità della pelle, migliorando la qualità degli scatti e adattando le immagini allo stile fotografico dell'utente senza richiedere regolazioni manuali.

Prezzi e disponibilità


motorola edge 70 max sarà disponibile con un prezzo di partenza di 899 euro per la versione 8/256GB. La disponibilità in Italia sarà comunicata successivamente. Fino al 15 agosto, coloro che acquistano edge 70 max tramite motorola.com/it potranno usufruire di un'offerta speciale di lancio che comprende un bundle con Moto Buds Loop (valore 129 euro) e un caricatore Duo da 125W (valore 59 euro).

CONSIGLIATO DA TECHPERTUTTI

Motorola Edge 70


Il Motorola Edge 70 è lo smartphone perfetto per chi cerca l'eleganza assoluta senza rinunciare alla sostanza. Motorola ha fatto centro trovando il perfetto equilibrio tra estetica e autonomia.

  • 🪶 Design ultrasottile e leggero:
  • ☀️ Display pOLED da 4500 nits
  • 🛡️ Resistenza estrema IP69 e Military Standard


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Come espandere la memoria dello smartphone con l'SSD Lexar SL500


Oggi la creatività si muove insieme a chi la vive, e poterla portare in ogni luogo senza limiti è diventato fondamentale per chi lavora con immagini e video. Lo smartphone accompagna ogni creazione, pronto a trasformare idee ed emozioni in progetti multimediali, ovunque ci si trovi. Uno strumento così prezioso, seppur limitato da un dettaglio molte volte trascurato come lo spazio disponibile. La memoria interna si esaurisce in fretta e i modelli più capienti hanno costi elevati difficili da giustificare.

Navigazione mobile: il 50% degli italiani è stanco di pop-up e pubblicità invasive
Un’indagine Accessiway-YouGov rivela che per il 50% degli italiani pop-up, cookie e pubblicità invasive rappresentano il principale ostacolo nella navigazione da smartphone, evidenziando le sfide ancora aperte per l’accessibilità digitale e l’esperienza utente
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Per fotografi, videomaker e appassionati questo significa trasferimenti continui o compromessi sulla qualità, proprio quando la libertà creativa dovrebbe essere totale. Anche gli SSD esterni tradizionali spesso non sono la giusta risposta perché possono limitare la mobilità, con cavi e unità pendenti che finiscono per occupare una mano o una tasca, rendendo meno pratico lavorare in movimento.

Prestazioni elevate e mobilità senza compromessi per foto e video


In questo scenario nasce l’SSD portatile Lexar SL500, pensato per accompagnare i creator in ogni attività. Sottile, elegante e magnetico, si aggancia allo smartphone offrendo alte prestazioni e la possibilità di lavorare sui file in tempo reale, anche durante le registrazioni. Con la connettività USB 3.2 Gen 2×2, SL500 raggiunge velocità fino a 2.000 MB/s in lettura e 1.800 MB/s in scrittura, gestendo senza fatica video in alta risoluzione, progetti fotografici complessi e contenuti di grandi dimensioni.

Supporta la registrazione con il codec professionale Apple ProRes fino a 4K 60 FPS, disponibile a partire dall’iPhone 15 Pro, ed è compatibile con smartphone Android, PC, Mac, fotocamere e tutti i dispositivi dotati di porta USB-C. La protezione dei dati è garantita dalla crittografia Lexar DataShield AES a 256 bit, per sicurezza totale. L’archiviazione, per Lexar, non è solo un elemento fisico, ma un ecosistema completo pensato per rispondere alle esigenze di ogni utente.

In questa visione a 360 gradi si inserisce l’app Lexar, disponibile gratuitamente su App Store e Google Play, che permette il backup automatico di foto (incluse le Apple Live Photo) e video, estendendo e preservando in modo semplice la capacità di archiviazione dello smartphone.

vivo X Fold6 in Italia nel 2026: il pieghevole con fotocamera premium
vivo X Fold6 si prepara a entrare nella scena degli smartphone pieghevoli premium: il nuovo modello vivo punta su fotografia avanzata, design raffinato e tecnologie di nuova generazione. L’arrivo in Italia nel 2026 potrebbe segnare una nuova fase per il mercato foldable
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Prezzo e disponibilità

Disponibile in 1TB, 2TB e 4TB, Lexar SL500 con kit magnetico è acquistabile su lexar.nital.it al prezzo di partenza di 229 euro.

CONSIGLIATO DA TECHPERTUTTI

SSD esterno Lexar SL500M


Questo SSD portatile è stato progettato specificamente per le esigenze moderne: grazie al suo esclusivo aggancio magnetico, si fissa perfettamente sul retro dei dispositivi compatibili, trasformandosi in un'estensione invisibile e sicura del telefono.

  • 🧲 Esclusivo aggancio magnetico per smartphone e dispositivi compatibili
  • ⚡ Velocità estrema USB 3.2 Gen2x2 fino a 2000 MB/s in lettura
  • 🎮 Compatibilità universale perfetta


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Samsung SSD 990 ufficiale: fino a 7.250 MB/s e consumi ridotti


Samsung amplia la propria gamma di unità di archiviazione con il nuovo Samsung SSD 990, una soluzione NVMe progettata per aggiornare computer desktop e notebook compatibili. Il nuovo modello utilizza l’interfaccia PCIe 4.0 ed è disponibile nelle capacità da 1 TB e 2 TB, con caratteristiche adatte all’utilizzo quotidiano, al gaming e alla gestione di contenuti ad alta risoluzione.

Tra gli elementi principali figurano una velocità di lettura sequenziale che può raggiungere i 7.250 MB/s e un’efficienza energetica migliorata fino al 38% rispetto al Samsung 990 PRO. Il produttore punta quindi a combinare trasferimenti rapidi, tempi di caricamento ridotti e consumi più contenuti.

Samsung SSD 990: velocità fino a 7.250 MB/s


Il nuovo Samsung SSD 990 utilizza un’interfaccia PCIe 4.0 x4 compatibile con il protocollo NVMe 2.0. Il formato scelto è M.2 2280, diffuso sulle schede madri desktop e sui notebook dotati di uno slot compatibile.

Le prestazioni cambiano leggermente in base alla capacità. La versione da 1 TB raggiunge una velocità di lettura sequenziale dichiarata fino a 7.150 MB/s, mentre il modello da 2 TB arriva fino a 7.250 MB/s. La velocità di scrittura sequenziale raggiunge invece i 6.450 MB/s su entrambe le varianti.

Questi valori consentono di ridurre i tempi necessari per trasferire file di grandi dimensioni, come video ad alta risoluzione, librerie fotografiche, progetti grafici e cartelle contenenti numerosi documenti. Le prestazioni possono inoltre contribuire a velocizzare l’avvio del sistema operativo e il caricamento dei programmi installati sull’unità.

Il Samsung SSD 990 utilizza memoria Samsung V-NAND e un controller proprietario sviluppato dall’azienda. La combinazione tra memoria, controller e tecnologia Intelligent TurboWrite viene impiegata per gestire le operazioni di scrittura più impegnative.

Prestazioni casuali per applicazioni e videogiochi


Samsung ha comunicato anche i valori relativi alle prestazioni casuali, espressi in IOPS. Questo parametro indica il numero di operazioni di lettura o scrittura che l’unità riesce a gestire in un secondo e può incidere sulla reattività del sistema durante l’avvio delle applicazioni o il caricamento di numerosi file di piccole dimensioni.

Il modello da 1 TB raggiunge fino a 700.000 IOPS in lettura casuale e 1.100.000 IOPS in scrittura. La versione da 2 TB arriva invece fino a 850.000 IOPS in lettura e 1.200.000 IOPS in scrittura.

Le prestazioni casuali risultano rilevanti nell’utilizzo quotidiano del computer, perché sistemi operativi, programmi e videogiochi accedono frequentemente a numerosi file differenti. Il nuovo SSD può quindi essere impiegato su computer destinati alla produttività, al gaming e alla creazione di contenuti.

Capacità da 1 TB e 2 TB


Samsung propone il nuovo SSD 990 nelle capacità da 1 TB e 2 TB. La versione da 1 TB può essere utilizzata come unità principale per sistema operativo, programmi e documenti, mentre quella da 2 TB offre più spazio per librerie multimediali, progetti creativi e videogiochi di grandi dimensioni.

Secondo la stima fornita dall’azienda, il modello da 2 TB può contenere fino a 30 videogiochi di grandi dimensioni, considerando una capacità media di circa 64 GB per titolo. Il calcolo è basato su una dimensione media di 64,3 GB, ricavata da 12 titoli inclusi nella classifica “Best of 2025: New Releases” di Steam.

La disponibilità di maggiore spazio risulta utile soprattutto per i giochi moderni e per chi lavora con filmati in 4K, fotografie RAW, progetti grafici o file audio di grandi dimensioni.

La capacità effettivamente disponibile può risultare inferiore rispetto a quella indicata, poiché una parte dello spazio viene utilizzata per file di sistema e operazioni interne di manutenzione.

Efficienza energetica migliorata fino al 38%


Uno degli aspetti su cui Samsung è intervenuta riguarda l’efficienza energetica. Rispetto al Samsung 990 PRO, il nuovo SSD 990 offre un miglioramento dichiarato fino al 38% nel rapporto tra prestazioni e consumi.

Nei test interni condotti sul modello da 2 TB, il Samsung SSD 990 ha raggiunto valori pari a 1.686 MB/s per watt in lettura e 1.697 MB/s per watt in scrittura. Il Samsung 990 PRO aveva invece registrato rispettivamente 1.221 e 1.255 MB/s per watt.

Una migliore efficienza permette all’unità di raggiungere velocità elevate utilizzando meno energia. Questo aspetto può essere rilevante nei notebook, dove i consumi incidono sull’autonomia, e nei computer desktop compatti, nei quali è importante controllare temperature e dissipazione.

Samsung Magician per la gestione dell’unità


Il nuovo SSD è compatibile con Samsung Magician, il software sviluppato dall’azienda per la gestione delle proprie unità di archiviazione.

Il programma permette di monitorare lo stato dell’SSD, gestire la migrazione dei dati e accedere alle funzioni di ottimizzazione delle prestazioni. Può inoltre essere utilizzato per verificare le condizioni dell’unità e gestire le funzioni di protezione dei dati supportate.

Crittografia, resistenza e garanzia


Il Samsung SSD 990 supporta la crittografia hardware AES a 256 bit, lo standard TCG Opal 2.0 e la funzione Encrypted Drive basata sul protocollo IEEE 1667.

La resistenza dichiarata è pari a 400 TBW per il modello da 1 TB e 800 TBW per quello da 2 TB. Il valore TBW, acronimo di Total Bytes Written, indica la quantità complessiva di dati che può essere scritta sull’unità.

Samsung offre una garanzia limitata di tre anni oppure fino al raggiungimento del valore TBW indicato, a seconda di quale condizione si verifichi per prima.

Specifiche tecniche del Samsung SSD 990


  • Interfaccia: PCIe 4.0 x4, NVMe 2.0
  • Formato: M.2 2280
  • Memoria: Samsung V-NAND
  • Controller: controller proprietario Samsung
  • Capacità: 1 TB e 2 TB
  • Lettura sequenziale: fino a 7.150 MB/s sul modello da 1 TB e 7.250 MB/s sul modello da 2 TB
  • Scrittura sequenziale: fino a 6.450 MB/s
  • Lettura casuale: fino a 700.000 IOPS sul modello da 1 TB e 850.000 IOPS sul modello da 2 TB
  • Scrittura casuale: fino a 1.100.000 IOPS sul modello da 1 TB e 1.200.000 IOPS sul modello da 2 TB
  • Software: Samsung Magician
  • Resistenza: 400 TBW per 1 TB e 800 TBW per 2 TB
  • Garanzia: tre anni o fino al raggiungimento del TBW previsto


Prezzo e disponibilità del Samsung SSD 990


Il nuovo Samsung SSD 990 è disponibile dal 14 luglio 2026 nelle versioni da 1 TB e 2 TB.

Il prezzo consigliato al pubblico parte da 289,90 euro per il modello da 1 TB, mentre la variante da 2 TB viene proposta a 569,90 euro.

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Lindsey Graham è stato il politico per eccellenza di quest'epoca


Per Anne Applebaum il senatore incarnava quest'epoca: da patriota atlantista a collaboratore opportunista di Trump, con la causa dell'Ucraina come ultimo legame con i vecchi ideali

Lindsey Graham, il senatore repubblicano della South Carolina morto improvvisamente sabato sera, è stato a suo modo il politico per eccellenza di quest'epoca. Lo scrive la storica e giornalista Anne Applebaum in un'analisi pubblicata sull'Atlantic, in cui ricostruisce la parabola di un uomo che per metà carriera incarnò il patriottismo americano e la difesa delle alleanze democratiche, per poi trasformarsi, a suo giudizio, in un collaboratore rumoroso e opportunista del presidente.

Graham era nato e cresciuto in una piccola città della South Carolina. Quando i genitori morirono, lui non aveva ancora trent'anni: pagò gli studi a sé e alla sorella minore grazie a una borsa dell'ROTC, il programma che forma gli ufficiali della riserva nelle università americane, e poi allo stipendio dell'aeronautica militare. Divenne avvocato militare, prestò servizio nella Germania Ovest durante la Guerra fredda e rimase nella riserva per vent'anni, lavorando in Iraq e in Afghanistan anche da senatore. "L'aeronautica è stata una delle cose migliori che mi siano mai capitate", disse nel 2015. "Mi ha dato uno scopo più grande di me. Mi ha messo in compagnia di patrioti".

Come il suo amico John McCain, ricorda Applebaum, Graham credeva che l'America dovesse stare al centro di una vasta alleanza democratica. L'autrice racconta di averlo incontrato proprio in quel contesto, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco e in altri incontri euro-americani che il senatore frequentava con regolarità. Nel 2014 si era descritto all'Atlantic come un politico pragmatico e lontano dagli slogan populisti: "So che Washington è rotta, ma quello che è rotto è che tutti urlano e nessuno cerca di aggiustarla. Io ci sto provando".

Quando Donald Trump si affacciò alla politica americana, secondo Applebaum, Graham lo riconobbe subito per quello che era: il portavoce di un'ideologia estranea, radicalmente diversa dal patriottismo idealista che lui aveva praticato fin dall'infanzia. Nel 2015 lo definì "un istigatore d'odio razziale, uno xenofobo e un fanatico religioso" che doveva "andare all'inferno", oltre che "uno svitato". Trump, scrive l'autrice, in privato derideva i militari che Graham amava chiamandoli "fessi e perdenti" e metteva al centro della sua politica le falsità, il cinismo e l'avidità personale.

Dopo la vittoria di Trump, Graham rimase per un periodo in silenzio. Applebaum racconta di averlo visto nella primavera del 2016 a una di quelle conferenze in Europa: le sembrò troppo depresso per parlare. Poi, come molti altri repubblicani, prese la decisione di abbandonare i suoi ideali e di diventare, nelle parole dell'autrice, un "collaboratore" chiassoso e opportunista, un termine che lei accosta ai comportamenti di chi ha vissuto sotto occupazione politica o ha attraversato un cambio di regime. Giocava a golf con il presidente, lo giustificava in televisione e lo sostenne mentre smontava le alleanze che Graham aveva difeso per tutta la vita. Nel 2021 si rifiutò di votare per la sua condanna nel processo di impeachment seguito all'assalto al Campidoglio e al tentativo di rovesciare il risultato delle elezioni.

Le motivazioni di Graham restano per Applebaum un mistero: forse desiderava la vicinanza al potere, forse temeva di perdere il seggio al Senato e con quello ogni rilevanza. In fondo, scrive, doveva sapere di stare tradendo gli ideali della sua giovinezza.

Nel secondo mandato di Trump la sua posizione si era fatta, sempre secondo l'autrice, ancora più strana. Coerente con la vecchia idea dell'America come difensore delle democrazie, Graham sostenne l'Ucraina dopo l'invasione russa del 2022 e chiese il trasferimento di armi americane a Kyiv, con poco effetto su un presidente che, scrive Applebaum, ha maltrattato il presidente ucraino, ha fermato le forniture di armi nella speranza di costringere l'Ucraina alla resa e ha legami personali e d'affari di lunga data con la Russia. Graham fece comunque dieci viaggi in Ucraina, l'ultimo concluso il giorno prima di morire, e ripropose così tante volte la sua legge di sanzioni contro Mosca che il testo era diventato, nelle parole dell'autrice, una specie di barzelletta, l'"Aspettando Godot" del Congresso: sempre presentato, mai accettato da un presidente che non voleva creare problemi ai suoi amici russi. Allo stesso tempo continuava a compiacere Trump, appoggiando ogni giravolta della sua difesa contraddittoria della guerra americana in Iran.

Forse, conclude Applebaum, Graham capiva a qualche livello di aver tradito il codice morale con cui era cresciuto e forse per questo mantenne il suo attaccamento alla causa ucraina. Con la sua morte, per l'autrice, tace una delle poche voci nell'orbita di Trump che conservava ancora un legame con la vecchia Repubblica americana.


È morto Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina


Il senatore repubblicano Lindsey Graham è morto sabato sera all’età di 71 anni. Ad annunciarlo questa mattina è stato il suo ufficio, secondo cui il senatore della South Carolina è stato stroncato da una malattia “breve e improvvisa”, sulla quale non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Statement from the Office of U.S. Senator Lindsey Graham (R-South Carolina). pic.twitter.com/CQ5yVvqTH1
— Lindsey Graham (@LindseyGrahamSC) July 12, 2026


Ieri sera i soccorritori erano intervenuti nella sua abitazione di Capitol Hill, a Washington, dopo una chiamata per un arresto cardiaco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni radio della polizia ottenute da NBC News. Alcune immagini esaminate dall’emittente mostrano i paramedici mentre trasportano una persona in barella verso un’ambulanza, circondata da auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco.

Trent’anni al Congresso e il rapporto con Trump


Graham sedeva al Congresso da oltre trent’anni. Dopo una breve esperienza nel Congresso della South Carolina, era stato eletto prima alla Camera dei Rappresentanti nel 1994 e poi al Senato nel 2002. Riconfermato nel 2008, nel 2014 e nel 2020, presiedeva la Commissione Bilancio del Senato ed era candidato a un nuovo mandato nelle elezioni di quest’anno.

La legge della South Carolina prevede ora la necessità di convocare nuove primarie speciali repubblicane quando, come in questo caso, un candidato scelto attraverso le primarie muore prima delle elezioni generali. Il partito dovrà quindi selezionare con una nuova consultazione elettorale chi sostituirà Graham sulla scheda elettorale di novembre.

Considerato uno dei principali alleati del presidente Donald Trump, ne aveva sostenuto la linea sulla maggior parte dei dossier, pur prendendone talvolta le distanze, soprattutto in politica estera. I due erano stati rivali alle primarie repubblicane del 2016, prima di riconciliarsi. “È eccezionale, è stato al mio fianco per molto tempo”, aveva dichiarato Trump il mese scorso durante un comizio organizzato a sostegno del senatore. “Dopo quella battaglia siamo diventati grandi amici e mi ha aiutato come pochi altri al Senato”.

Questa mattina Trump ha reagito alla notizia della sua morte improvvisa con il seguente post pubblicato su Truth Social:

Il senatore Lindsey Graham, una delle persone e dei senatori più straordinari che abbia mai conosciuto, è morto. Era sempre al lavoro ed era un autentico patriota americano. Lindsey ci mancherà moltissimo!!! SEGUIRANNO DETTAGLI E INFORMAZIONI SULLE ESEQUIE. Che tristezza! Presidente DONALD J. TRUMP

President Trump releases a statement following the passing of US Senator Lindsey Graham. pic.twitter.com/y9on145ifd
— Faytuks Network (@FaytuksNetwork) July 12, 2026


L’ultimo viaggio a Kyiv


Graham era appena rientrato dall’Ucraina, dove venerdì aveva incontrato a Kyiv il presidente Volodymyr Zelensky. Oggi avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Meet the Press di NBC News. Il sostegno all’Ucraina era stato negli ultimi anni una delle sue principali battaglie politiche.

Good meeting with U.S. Senator Lindsey Graham @LindseyGrahamSC in Kyiv. This is already his 10th visit to our country, and we appreciate this support.

I'm grateful to Lindsey for recognizing our warriors. The stronger Ukraine is on the battlefield, the greater the chances that… pic.twitter.com/bgZjjgIqu1
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 10, 2026


Insieme al senatore democratico Richard Blumenthal, Graham era infatti il primo firmatario di una proposta di legge che prevedeva pesanti sanzioni contro la Russia e dazi fino al 500% sui Paesi che avessero continuato ad acquistare petrolio, gas e uranio russi.

Proprio venerdì, dalla capitale ucraina, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con la Casa Bianca sul provvedimento, che era rimasto bloccato per oltre un anno. Quell’annuncio, da lui descritto come l’ultimo passo prima dell’approvazione della legge, è stato il suo ultimo atto politico.

Durante l’incontro, Zelensky lo aveva anche aggiornato sull’intesa politica raggiunta con Trump nel corso del vertice NATO ad Ankara per concedere all’Ucraina le licenze necessarie a produrre i sistemi Patriot, un accordo strenuamente sponsorizzato proprio dal senatore repubblicano della North Carolina.

Questo il commento del Ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha alla notizia della sua morte:

Sono addolorato per la scomparsa del senatore Lindsey Graham, che era appena stato a Kyiv per la sua decima visita in Ucraina. Il senatore Graham è stato un vero amico dell'Ucraina e una delle voci più forti a sostegno della nostra lotta contro l'aggressione russa. È stato inflessibile nel chiedere con forza sanzioni più severe contro la Russia e nel fornire all'Ucraina le capacità necessarie per difendere il nostro popolo. La sua leadership, la sua convinzione e il suo impegno incrollabile per l'Ucraina non saranno mai dimenticati.

Saddened by the passing of Senator @LindseyGrahamSC, who was just in Kyiv on his tenth visit to Ukraine.

Senator Graham was a true friend of Ukraine and one of the strongest voices in support of our struggle against Russia's aggression.

He was unwavering in advocating for…
— Andrii Sybiha 🇺🇦 (@andrii_sybiha) July 12, 2026


Il suo legame con Israele


Graham era anche uno dei più convinti sostenitori di Israele al Congresso degli Stati Uniti. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si era recato più volte nel Paese, difendendone il diritto alla sicurezza e sostenendo una linea particolarmente dura contro Hamas e l’Iran.

La sua opposizione al regime iraniano era infatti altrettanto netta: a febbraio, durante una manifestazione a Monaco, aveva sventolato la bandiera pre-1979 con il Leone e il Sole, schierandosi apertamente “con il popolo iraniano contro l’ayatollah assassino”.

Non meraviglia dunque il fatto che la notizia della sua morte abbia già suscitato numerose reazioni in Israele. Il presidente Isaac Herzog lo ha ricordato come “un faro di chiarezza morale” e un autentico difensore dell’alleanza tra i due Paesi. Il Ministro della Difesa Israel Katz lo ha invece definito “un vero amico dello Stato di Israele” e uno dei suoi sostenitori più forti e costanti.


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L'ICE sospende quasi tutti i fermi dei veicoli dopo due sparatorie letali


La direttiva è stata impartita dal Segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin dopo un colloquio con la senatrice repubblicana Susan Collins. La sospensione sarà però solo temporanea: prima di riprendere le operazioni, gli agenti dovranno ricevere un nuovo addestramento.

L'Immigration and Customs Enforcement ha sospeso la maggior parte dei fermi di veicoli su tutto il territorio nazionale, dopo che due operazioni condotte in Texas e nel Maine si sono concluse, nell'arco di una settimana, con l'uccisione di due persone che non erano obiettivo dei raid anti immigrazione. La decisione, riferita ad ABC News da fonti a conoscenza della direttiva, è stata presa dal Segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin dopo un colloquio con Susan Collins, senatrice repubblicana del Maine. Collins ha confermato di aver chiesto al Segretario di "interrompere tutti i fermi di veicoli non urgenti".

La sospensione non riguarda però l'intera agenzia. Secondo altre fonti, si applica nel dettaglio solo alla Enforcement and Removal Operations, vale a dire la divisione incaricata degli arresti e dei rimpatri per violazioni civili delle leggi sull'immigrazione, ma non alla divisione Homeland Security Investigations, che conduce invece le indagini penali per conto dell'ICE. Restano esclusi dal blocco anche i sospettati con precedenti per reati gravi o violenti, nei confronti dei quali sarà ancora possibile ricorrere al fermo del veicolo.

Nella maggior parte dei casi, gli agenti dovranno ora attendere che la persona ricercata lasci l'abitazione o il luogo di lavoro e fermarla a piedi. Il cambiamento è comunque rilevante: intercettare un veicolo consentiva infatti di seguire e arrestare una persona lontano dalla sua abitazione, nella quale gli agenti non possono entrare senza un mandato giudiziario. La sospensione resterà in vigore finché Mullin non avrà approvato il nuovo protocollo e gli agenti sul campo non avranno completato l'addestramento previsto.

L'uccisione di Joan Sebastian Guerrero nel Maine


La decisione arriva dopo la sparatoria avvenuta lunedì mattina, intorno alle 7 del mattino ora locale, a Biddeford, nel Maine. Un agente dell'ICE ha ucciso Joan Sebastian Guerrero, cittadino colombiano di 26 anni, mentre la squadra tentava di fermare il veicolo che il giovane stava guidando.

Guerrero non era però la persona ricercata dagli agenti dell'ICE. A chiarirlo è stato il senatore indipendente del Maine Angus King, che ha riferito di averlo appreso direttamente da Mullin durante una telefonata. Gli agenti cercavano invece un altro uomo, destinatario di un ordine definitivo di espulsione dagli Stati Uniti. Il Dipartimento della Sicurezza interna ha poi confermato che nessuna delle due persone uccise nel Maine e in Texas era l'obiettivo dell'operazione in cui ha perso la vita.

Secondo un portavoce dell'ICE, gli agenti stavano "sorvegliando in modo mirato l'ultimo indirizzo conosciuto di uno straniero irregolare destinatario di un ordine definitivo di espulsione". Quando l'uomo ricercato ha lasciato l'abitazione a bordo di un veicolo, gli agenti hanno tentato di fermarlo. "Il veicolo ha cercato di fuggire e, temendo per la sicurezza pubblica, un agente ha esploso un colpo con la propria arma", ha dichiarato l'agenzia.

L'ufficio del procuratore generale del Maine ha fornito una ricostruzione più netta, sostenendo che "il sospetto ha tentato di fuggire dirigendo il veicolo verso l'agente ed è stato colpito a morte". L'ICE, tuttavia, non ha affermato esplicitamente che Guerrero avesse cercato di investire gli agenti, come invece aveva fatto in altri episodi analoghi.

Il precedente di Houston


Sei giorni prima, il 7 luglio, un agente dell'ICE aveva ucciso a Houston Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano. Anche in quel caso la persona colpita non era l'obiettivo dell'operazione degli agenti anti immigrazione. In quel caso, secondo l'ICE, Salgado Araujo avrebbe cercato di speronare un agente con l'auto.

La famiglia però contesta veementemente questa versione e chiede la diffusione di eventuali immagini che mostrino quanto è successo. Alla domanda sulla presenza di registrazioni effettuate con le body camera, il Dipartimento della Sicurezza interna ha risposto che gli agenti coinvolti non ne erano dotati, attribuendo la mancata fornitura alle interruzioni delle forniture provocate dagli shutdown del governo federale voluti dai democratici per bloccare i finanziamenti all'ICE.

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Riflessi in Laguna


Se la spigola, nei mesi che anticipano l’estate, dimostra di essere volubile e lunatica, noi non dobbiamo esser da meno e adattare di conseguenza la nostra tecnica. Ecco come affronta una giornata di spinning alla spigola Sergio Tarantola, appassionato e esperto di questa tecnica.
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foto in alto: l’autore, ben protetto dalle nuvole di zanzare sempre presenti in laguna all’alba e al tramonto, solleva una bella spigola per uno scatto veloce prima del rilascio.

di Sergio Tarantola

La "Regina", cioè la nostra incredibile, lunatica e incomprensibile spigola, è molto attiva in inverno, presente un po’ dappertutto, in mare, a ridosso delle foci dei fiumi, nelle aree portuali. Ma con l’arrivo del caldo e con l’innalzamento della temperatura del mare non sparisce mica. Anzi, nel periodo che precede i mesi più afosi dell’anno, si sposta, cerca nuovi punti di caccia, perché con le schiuse della primavera d’insetti e uova, sente il bisogno di cambiare la sua dieta. E come se desiderasse nuovi sapori, a lei preclusi durante i lunghi mesi invernali nei quali si limita a cacciare poche specie di prede e cioè quelle che trova nei complicati ambienti della stagione fredda. È per questo motivo che la si trova più all’interno nei delta dei fiumi e nelle ampie lagune. Da sempre gli ambienti salmastri e fluviali che comunicano con il mare sono il suo regno ed è lì che adoro cercarla e diventare come lei attento, silenzioso, preciso e soprattutto "variabile". Cosa intendo definendo la spigola "variabile"? È la sua capacità di variare dieta nella ricerca di piccoli pesci, gamberi, granchi, vermi, crostacei, uova, ecc.


Cattura multipla per Sergio e Marco Andrea Pacifico. Uno scorcio di un canale; il modo migliore per sondare questi spot è muovendosi in belly boat.

Ecco, se vogliamo anche in questi mesi avere qualche strike dobbiamo prima di tutto capire cosa sta cercando (ecco cosa intendo con "essere variabile") in quel preciso momento. In sostanza è proprio questa la cosa che più mi affascina del pescare la spigola. Provare artificiali e gomme sempre nuove, rende tutto più divertente. Se poi azzecchi quella giusta per formato, colore, rumore, puoi diventare anche selettivo, attirando esemplari di dimensioni più importanti, che a volte sembra che abbiano la laurea per come riescono a evitare il nostro inganno. Sarà l'ambiente nel quale mi ritrovo nel cercarla, circondato da ecosistemi a volte poco battuti dall'uomo e quindi meno "disturbati". O l'incontro con animali e uccelli che non avrei mai visto nel loro ambiente, ma solo in documentari o video, che mi rende un tutt’uno con la natura. Quindi con le mie esperienze di pesca alla spigola cerco tutto questo, ogni volta che organizzo la mia uscita settimanale.

Assetto variabile - A inizio maggio, con il mio compagno di avventure di pesca Marco Andrea Pacifico, abbiamo deciso di avventurarci in una nuova zona della Sardegna dove non eravamo mai stati a pesca. Con noi avevamo tanta attrezzatura. Infatti, non esiste un’unica configurazione canna, mulinello, esca che possa andar sempre bene. Personalmente ho sfruttato soprattutto una canna in due pezzi giapponese, da 10-42 grammi che mi permetteva di usare esche come minnow, wtd, crank e gomme con teste piombate, insomma, un po’ di tutto. Su di essa montavo un mulinello 2500 per le gomme e uno appena più grande (3000) con le esche dure. Marco si è affidato alle sue monopezzo americane, con diverse grammature a seconda dello spot che andavamo a insidiare. Tutti e due abbiamo usato del trecciato PE 0,8 e un finale in fluorocarbon dello 0,28. Per quanto riguarda i colori e le tipologie di esche utilizzate non saprei cosa dire, perché potrei scrivere un romanzo. In tre giorni di spinning, tra gomme e hardbaits, credo di aver usato almeno 100 esche diverse. Per fortuna la nostra curiosità è stata ripagata con diverse catture di spigole di discrete dimensioni in diversi spot, che avevamo solo immaginato osservandoli dal satellite e da foto del posto. Tutte le catture fatte sono state liberate con cura, perché negli anni abbiamo imparato che è meglio contare su 100 spigole liberate all'anno che zero prese nel successivo. E comunque, sul mio profilo Instagram trovate tutte le catture e i successivi rilasci.

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Pesca da Riva a Salerno


Domenica 12 luglio, in una bellissima giornata d'estate si è concluso il fantastico e coinvolgente torneo di pesca da riva Acsi (Associazione centri sportivi italiani), organizzato dall'Asd Fisherman Club Salerno.

Terza ed ultima fase di un torneo che a stretto giro su un campo gara sempre uguale e caratterizzato da un mix di condizioni adatte a vari tipi di pesca, ha assegnato il titolo di ''campione'' con un sistema a punti progressivo con classifica a 10, cioè dove i primi 10 di giornata vedevano premiato il loro impegno con punti extra per concorrere alla vittoria assoluta.

La prima prova ha visto l'affermazione di uno dei paladini di casa, Ettore Della Rocca (Fisherman Club Salerno Asd) che sfruttava l'alta presenza di predatori e pesci di fondo con la tecnica della bombarda semi affondante per aggiudicarsi la prova con ben 1500 grammi di pescato.

La seconda prova invece ha premiato gli esperti del colpo, in particolare della pesca al cefalo. Infatti si aggiudicava la prova un'altro beniamino di casa, Manuel Migalia (Fisherman Club Salerno Asd) che di buona lena e con caparbietà catturava un mix di cefali di taglia che gli hanno valso la vittoria di giornata.

Terza prova ricca di pesci, che tuttavia davano non pochi grattacapi ai partecipanti che non riuscivano a concludere le catture piu' importanti . Infatti la presenza di cefali di grossa taglia ha sorpreso i convenuti tanto da non adeguare la tecnica in modo efficace e perdere la maggior parte dei pesci allamati. Comunque a imbroccare la giornata giusta, seppur di pochi grammi, è stato il buon Aniello Vitiello (Lenza Stabiese Asd) che col suo carniere andava ad aggiudicarsi la prova.

Conti alla mano, il comitato organizzatore ha stilato la complessa classifica in pochi attimi al banchetto giuria e dato via alla fase finale, cioè alla premiazione della giornata, seguita dalla bellissima e folkloristica premiazione degli assoluti per poi dare sfogo agli esausti concorrenti, in un mini banchetto con bibite e buffet per tutti.

Un torneo combattuto sin dall'inizio, dove i migliori si sono dati battaglia a suon di pesci. A vincere in questi casi, non è sempre l'eccellenza, ma la costanza e infatti la caparbietà e la costanza di 3 piazzamenti al secondo posto di giornata hanno premiato come campione assoluto del Torneo Acsi Salerno 2026, l'abilissimo e sempre concentrato Pasquale Di Dario (Barracuda Asd) che ha dimostrato le sue qualità senza ombra di dubbio, totalizzando ben 27 punti torneo e 2775 grammi di pescato totale, distanziando il secondo classificato Martino Miranda (Lenza stabiese Asd) a 20 punti e l'ottimo ma sfortunato campione uscente, il bravissimo Manuel Miraglia in forza al Fisherman club Salerno il quale, solo per un po' di sfortuna nell'aver perso un paio di cefali nella terza prova, non si aggiudicava prova e torneo.

Onore al merito dei tre abili pescatori saliti sul podio assoluto con foto e festeggiamenti vari e un rinvio alla prossima edizione del torneo più avvincente e combattuto di tutto il sud Italia.

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Danilo Galimi Mondiale


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Le selettive provinciali, nel surfcasting, sono solo il primo passo per chi vuole arrivare agli italiani e, perché no, ambire ai mondiali. Ma il livello tecnico è altissimo perché il regolamento, basato sull’utilizzo di un’unica canna, sul catch and release e sulla misurazione dei pesci con una speciale (e complicata…) tabella di conversione, impone di affinare la propria tecnica, sia in pesca che nel lancio. Lo stesso regolamento permette comunque, anche in questi anni nei quali vediamo un impoverimento dei nostri mari, di stilare classifiche che evidenziano la bravura del pescatore, minimizzando il fattore fortuna. Nella provincia di Cagliari sono state disputate le prime due manche. La prima, organizzata dai ragazzi del Coxinas, si è svolta a Torregrande il 28 febbraio scorso. È stata dominata da un astro nascente del surfcasting, capace di conquistare, quest’anno la tanto ambita maglia azzurra per i prossimi mondiali. Stiamo parlando del giovane e già fortissimo Danilo Galimi, portacolori dell’Hippocampus Cagliari. Dietro di lui, a Torregrande si sono piazzati Claudio Stocchino (Hcc) e Matteo Piras (Coxinas). La seconda manche, organizzata dal J casting team Cagliari, si è svolta al Poetto l’11 aprile. È stata vinta da Riccardo Chessa (JCasting), davanti a Mario Ruggiu (Hcc) e Gianmarco Soddu (Hcc), con Danilo che comunque ha timbrato il cartellino con un prezioso primo di settore. Alla luce di questi risultati, dopo le prime due manche comanda Danilo Galimi che scappa veloce quasi fosse una gazzella, inseguito da un branco di leoni: ben 6 atleti del J Casting Team di Cagliari con a capo Riccardo Chessa. I giochi, per il successo finale, sono comunque apertissimi e per avere un quadro più preciso, si dovrà aspettare settembre, quando riprenderanno le selettive.
Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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HUAWEI FreeClip 2 S ufficiali: design gioiello, audio adattivo e custodia porta-accessori


Huawei amplia la propria gamma di auricolari open-ear con i nuovi HUAWEI FreeClip 2 S, un modello che combina ascolto a orecchio aperto, leggerezza e un design ispirato al mondo della gioielleria. Presentati ufficialmente il 14 luglio 2026, arrivano sul mercato italiano in due colorazioni e introducono una custodia di ricarica riprogettata, capace di accogliere anche piccoli accessori.

I nuovi auricolari raccolgono l’eredità dei primi FreeClip, lanciati nel 2023 con una particolare struttura a clip pensata per mantenere libero il condotto uditivo. Questo approccio permette di ascoltare musica, podcast e chiamate senza isolarsi completamente dai rumori circostanti, una caratteristica utile durante gli spostamenti, in ufficio o nelle attività quotidiane.

Con HUAWEI FreeClip 2 S, il produttore interviene soprattutto su materiali, finiture e gestione intelligente dell’audio, mantenendo il caratteristico archetto Airy C-bridge e il peso contenuto del precedente modello.

Un design ispirato a perle e madreperla


L’aspetto estetico rappresenta uno degli elementi centrali dei nuovi HUAWEI FreeClip 2 S. Il modello viene proposto nelle colorazioni blu e argento. La prima richiama i riflessi delle perle blu, mentre la seconda riprende le sfumature luminose della madreperla argentata.

Anche la custodia di ricarica segue questa impostazione. La superficie arrotondata e riflettente viene realizzata attraverso oltre 100 processi di precisione, studiati per ottenere una forma simmetrica e una finitura uniforme. Una volta aperta, la custodia mostra i due auricolari disposti affiancati, con un’impostazione che ricorda quella di un piccolo portagioie.

Huawei ha inoltre ampliato del 20% lo spazio interno utilizzabile. Oltre agli auricolari, la custodia può quindi contenere piccoli orecchini o accessori di dimensioni compatibili. Questa modifica non dovrebbe incidere in maniera significativa sull’ingombro complessivo, mantenendo il dispositivo facilmente trasportabile in borsa o in tasca.

Auricolari leggeri con archetto Airy C-bridge


Ogni auricolare pesa 5,1 grammi, un valore pensato per favorire l’utilizzo prolungato. La struttura a clip distribuisce il peso sui lati dell’orecchio e non richiede l’inserimento di gommini all’interno del condotto uditivo.

L’archetto Airy C-bridge è realizzato in silicone liquido e, secondo i dati comunicati da Huawei, risulta più morbido del 25% rispetto a quello utilizzato sulla prima generazione di FreeClip. Per ottenere la finitura metallica a specchio vengono impiegati 22 processi di miscelazione e applicazione della vernice.

Questa soluzione consente di mantenere una struttura flessibile, necessaria per adattare la clip alla forma dell’orecchio, senza rinunciare all’effetto lucido che caratterizza il nuovo modello.

Audio adattivo basato sull’intelligenza artificiale


Sul piano tecnico, gli auricolari open-ear Huawei integrano un chip audio di terza generazione e un processore NPU dedicato alle funzioni di intelligenza artificiale. Il sistema analizza in tempo reale l’ambiente circostante e interviene automaticamente sul volume e sulla riproduzione della voce.

La regolazione adattiva utilizza un rilevamento bidirezionale che prende in considerazione sia il rumore ambientale sia l’intensità della sorgente sonora. Il volume può quindi aumentare in luoghi rumorosi, come una metropolitana o una strada trafficata, e ridursi quando ci si sposta in un ambiente più silenzioso.

L’obiettivo è mantenere un livello d’ascolto uniforme senza richiedere continue regolazioni manuali. L’utente può comunque scegliere fra tre livelli di intervento, adattando il comportamento degli auricolari alle proprie preferenze.

Il sistema comprende anche una tecnologia di miglioramento adattivo della voce, sviluppata per rendere più comprensibili dialoghi, audiolibri, podcast e telefonate. Si tratta di una funzione particolarmente importante su un prodotto open-ear, perché l’assenza di isolamento passivo lascia entrare una maggiore quantità di suoni esterni.

Driver a doppio diaframma per voci e basse frequenze


Gli HUAWEI FreeClip 2 S utilizzano un driver a doppio diaframma, progettato per gestire sia le frequenze legate alle voci sia la riproduzione dei bassi. Questa configurazione punta a offrire una resa più completa nonostante il formato aperto degli auricolari.

Il design open-ear, infatti, presenta esigenze diverse rispetto ai tradizionali auricolari in-ear. Non creando una chiusura all’interno del condotto uditivo, richiede un controllo più preciso della direzione del suono e delle frequenze basse. Huawei abbina quindi il nuovo driver agli algoritmi di elaborazione adattiva per mantenere la riproduzione chiara in differenti condizioni ambientali.

Prezzo e disponibilità in Italia


I nuovi HUAWEI FreeClip 2 S sono disponibili in Italia dal 14 luglio 2026 su Huawei Store e presso i principali rivenditori di elettronica di consumo. Il prezzo di listino è di 229 euro.

Fino al 17 agosto 2026 è possibile utilizzare sullo store Huawei il coupon ACSFREECLIP2S, che prevede uno sconto di 30 euro. Con l’acquisto viene inoltre fornito un paio di charm firmati Les Néréides, pensati per personalizzare ulteriormente l’aspetto degli auricolari.

Nella confezione commerciale è incluso anche il servizio HUAWEI Loss Care. Durante i primi 12 mesi dall’acquisto, in caso di smarrimento o danneggiamento accidentale di un singolo auricolare, il servizio consente di ottenere uno sconto del 50% sull’acquisto del ricambio.

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Ex Westinghouse, un buco nero lungo venticinque anni


Dal progetto faraonico dell’archistar Mario Bellini, mai realizzato, all’accordo tra Esselunga e Politecnico per un centro congressi da cinquemila posti
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Questa è la storia di una biblioteca civica mai costruita. È l’incredibile racconto su un “buco nero” di Torino, un’area industriale dismessa – descritta dalle cronache cittadine come “ex Westinghouse” –, che da venticinque anni aspetta di avere una destinazione, tra inchieste giudiziarie, cambi di proprietà, progetti stracciati, proteste popolari.

Si tratta di circa 40 mila metri quadrati situati in una zona centrale di Torino. È un vasto terreno a fianco del Palazzo di Giustizia “Bruno Caccia” (progetto Albertini-Gregotti-Cagnardi, inaugurato nel 2001). È a poca distanza dalla grande galleria in vetro e acciaio della stazione di Porta Susa (progettata dal gruppo francese AREP con Silvio D’Ascia e Agostino Magnaghi), da cui dal 2013 partono i treni dell’alta velocità. È all’ombra del grattacielo Intesa Sanpaolo, alto 166 metri (ideato da Renzo Piano) e inaugurato nel 2015. Era prevista la costruzione di una torre di vetro alta sette piani, collocata sulle onde di una struttura di cristallo.
Fonte: Google Maps
Quello della nuova Biblioteca Centrale Civica di Torino – presentato il 27 marzo 2001 al Teatro Gobetti alla presenza del suo ideatore, l’architetto e designer milanese Mario Bellini – era un plastico stupendo. E tale è rimasto.

«Doveva essere un fiore all’occhiello per la città», ha commentato con L’Unica il professor Valentino Castellani, ex sindaco di Torino che in quelle settimane era al termine del suo secondo mandato. «Faceva parte di un ambizioso programma di recupero per molte aree della “Spina 2”, individuate dal piano regolatore firmato da Vittorio Gregotti e Augusto Cagnardi». La “Spina 2” è un’area che si estende lungo corso Inghilterra, da corso Vittorio Emanuele II a piazza Statuto.«Eravamo convinti che fosse necessaria una grande biblioteca, intesa come centro culturale cittadino e perciò lanciammo un concorso internazionale». Al bando parteciparono 175 studi di architettura e la spesa stimata era di 233 miliardi di lire (pari oggi a circa 184 milioni di euro): si coltivava la speranza di finire i lavori entro «l’anno confine» del 2006, in tempo per le Olimpiadi invernali.

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Siri AI disponibile in beta pubblica, DeepSeek prepara l'IPO, il chatbot AI di Spotify


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon mercoledì,
è appena iniziato uno dei test più grandi e delicati della storia di Apple: Siri AI, in versione beta pubblica. Poi parleremo dell'IPO di DeepSeek; vedremo il nuovo chatbot AI di Spotify, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 364 - Mercoledì 15 luglio
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Uscita la beta pubblica di iOS 27 con il nuovo Siri AI


Intelligenza Artificiale
La nuova Siri AI era finora riservata solo agli sviluppatori, ma con la beta pubblica di iOS 27 chiunque può ora provarla (al di fuori dell'Europa), prima del lancio ufficiale atteso a settembre. Apple l'aveva annunciata al WWDC di giugno. Siri AI accede a email, foto e messaggi sul dispositivo, risponde a ciò che appare sullo schermo e attinge a conoscenze generali come un chatbot moderno. È integrato in Spotlight e nella Dynamic Island e per la prima volta ha anche un'app dedicata. Funziona anche su iPad, Mac, Apple Watch, CarPlay, AirPods, Apple TV e Vision Pro. Dietro ci sono i Foundation Models di Apple e Private Cloud Compute: questi modelli nascono da una collaborazione con Google, che ha usato Gemini per creare versioni più piccole ed efficienti, addestrate però con dati proprietari Apple. Il sistema cloud impedisce ad Apple di accedere ai dati personali degli utenti. Con 2,5 miliardi di dispositivi attivi nel mondo, sarà il test più grande mai fatto per la risposta di Apple a ChatGPT e Gemini.
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Fonte: TechCrunch
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DeepSeek punta a raccogliere 1,5 miliardi di dollari e prepara l'IPO


Intelligenza Artificiale
DeepSeek starebbe trattando una nuova raccolta da circa 1,5 miliardi di dollari a una valutazione di 71 miliardi, in vista di un'IPO prevista per il 2027 ma possibile già entro fine anno, secondo Bloomberg. Solo un mese fa la società cinese aveva chiuso il suo primo round di finanziamento esterno da 7 miliardi a una valutazione di circa 50 miliardi. I suoi modelli open source restano vicini alle prestazioni dei migliori laboratori AI statunitensi nonostante i controlli americani sull'export di chip. Il servizio cloud di DeepSeek gira su chip Huawei. A giugno DeepSeek ha gestito quasi il 23% dei token processati da Vercel, piattaforma di infrastruttura AI per le aziende, contro il 32% di Anthropic. Tra gli investitori ci sono Tencent e un fondo statale cinese per l'intelligenza artificiale.
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Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

Scopri di più

Spotify lancia un chatbot AI nell'app mobile


Intelligenza Artificiale
Su Spotify si potrà dialogare con un'AI per fare domande sui contenuti in ascolto, tra musica, podcast e audiolibri. Si può chiedere parametri personali come ad esempio quante volte si è ascoltato un certo artista. La funzione si chiama Talk to Spotify ed è in fase di rilascio in beta per gli utenti Premium maggiorenni negli Stati Uniti, in Irlanda e in Svezia, su iOS e Android. Prima dell'uso l'app avverte che l'AI può commettere errori e invita a non condividere dati sensibili. Negli ultimi anni Spotify ha già introdotto un DJ AI, le playlist AI e un filtro contro i contenuti deepfake e ingannevoli.
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Fonte: cnet.com
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Google pubblica per errore su Amazon tutti i Pixel 11


Tecnologia
Le schede complete dei nuovi smartphone Pixel 11 sono comparse per errore su Amazon, pubblicate da Google e poi rimosse. Rivelano prezzi, colori e specifiche a quasi un mese dal lancio, fissato per il 12 agosto a New York. La gamma resta di quattro modelli: Pixel 11, 11 Pro, 11 Pro XL e 11 Pro Fold. Il modello base parte da 899 dollari con 256 GB di memoria, 100 dollari in più dello scorso anno. Sparisce la versione da 128 GB. Il Pro parte da 1.099 dollari, il Pro XL da 1.299, il pieghevole Fold da 1.899. Sui modelli Pro la RAM scende a 12 GB nelle versioni base, contro i 16 GB dell'anno scorso su tutta la gamma. Secondo i report pesa il rincaro delle memorie che colpisce tutto il settore. Batterie leggermente più piccole rispetto ai Pixel 10.
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Fonte: Android Central
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Nadella mette in guardia le aziende dai lab AI di frontiera


Intelligenza Artificiale
In un lungo post su X, il CEO di Microsoft Satya Nadella ha avvertito che le aziende che usano l'AI pagano due volte: una in denaro e una con la conoscenza proprietaria che devono dare in pasto ai modelli per renderli utili. Lo chiama "paradosso dell'informazione inversa". I modelli imparano dai prompt, dagli strumenti usati dagli agenti e soprattutto dalle correzioni degli utenti, e quella conoscenza fluisce verso i laboratori AI senza che i clienti sappiano cosa il fornitore stia imparando. Secondo Nadella le aziende dovrebbero costruire ambienti di apprendimento isolati dentro il proprio perimetro, dotarsi di sistemi di valutazione privati, mantenere la proprietà della memoria AI e un livello di orchestrazione disaccoppiato dai singoli modelli. The Register critica Microsoft che ha investito miliardi in OpenAI e Copilot che raccoglie dati aziendali.
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Fonte: theregister
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Ecco l'azienda appena quotata in borsa e sostenuta da Bezos che sta ricreando il sole e le stelle


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La tecnologia più umana mai creata


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La canzone più trasmessa dalle radio australiane è un prodotto dell'IA generativa?


theguardian.com (eng)

Su cosa ci resterà da lavorare?


normaltech.ai (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

SpaceX si prepara al tredicesimo volo di prova di Starship, previsto per questa settimana


arstechnica.com (eng)

Microsoft corregge un record di 622 vulnerabilità, inclusi due zero-day attualmente sotto attacco


thehackernews.com (eng)

Apple in trattative con una startup che comprime i modelli AI per farli girare su iPhone


cnbc.com (eng)

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iOS 27: le 5 novità da vedere subito


iOS 27 è appena uscito in versione pubblica ma in Europa non lo possiamo usare. Ecco alcune novità che per adesso possiamo vedere solo tramite video.

Vedi video su youtube.com (eng - 15:18)

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Google pubblica per errore su Amazon tutti i Pixel 11


Prezzi in aumento di 100 dollari.
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In breve:


Le schede complete dei nuovi smartphone Pixel 11 sono comparse per errore su Amazon, pubblicate da Google e poi rimosse. Rivelano prezzi, colori e specifiche a quasi un mese dal lancio, fissato per il 12 agosto a New York. La gamma resta di quattro modelli: Pixel 11, 11 Pro, 11 Pro XL e 11 Pro Fold. Il modello base parte da 899 dollari con 256 GB di memoria, 100 dollari in più dello scorso anno. Sparisce la versione da 128 GB. Il Pro parte da 1.099 dollari, il Pro XL da 1.299, il pieghevole Fold da 1.899. Sui modelli Pro la RAM scende a 12 GB nelle versioni base, contro i 16 GB dell'anno scorso su tutta la gamma. Secondo i report pesa il rincaro delle memorie che colpisce tutto il settore. Batterie leggermente più piccole rispetto ai Pixel 10.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Massive Pixel 11 leak just revealed almost everything about Google's next phones | Android Central
Google accidentally listed the entire Pixel 11 series on Amazon, revealing pricing, specs, colors, and storage options nearly a month before launch.
Android Central


Alternativa in italiano:

Mega leak per Google Pixel 11: Tensor G6 e LED RGB
Sono state pubblicate su Telegram le (presunte) specifiche tecniche dei quattro smartphone che andranno a comporre la gamma Google Pixel 11.
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