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Google pubblica per errore su Amazon tutti i Pixel 11


Prezzi in aumento di 100 dollari.
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In breve:


Le schede complete dei nuovi smartphone Pixel 11 sono comparse per errore su Amazon, pubblicate da Google e poi rimosse. Rivelano prezzi, colori e specifiche a quasi un mese dal lancio, fissato per il 12 agosto a New York. La gamma resta di quattro modelli: Pixel 11, 11 Pro, 11 Pro XL e 11 Pro Fold. Il modello base parte da 899 dollari con 256 GB di memoria, 100 dollari in più dello scorso anno. Sparisce la versione da 128 GB. Il Pro parte da 1.099 dollari, il Pro XL da 1.299, il pieghevole Fold da 1.899. Sui modelli Pro la RAM scende a 12 GB nelle versioni base, contro i 16 GB dell'anno scorso su tutta la gamma. Secondo i report pesa il rincaro delle memorie che colpisce tutto il settore. Batterie leggermente più piccole rispetto ai Pixel 10.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Massive Pixel 11 leak just revealed almost everything about Google's next phones | Android Central
Google accidentally listed the entire Pixel 11 series on Amazon, revealing pricing, specs, colors, and storage options nearly a month before launch.
Android Central


Alternativa in italiano:

Mega leak per Google Pixel 11: Tensor G6 e LED RGB
Sono state pubblicate su Telegram le (presunte) specifiche tecniche dei quattro smartphone che andranno a comporre la gamma Google Pixel 11.
Punto Informatico

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Spotify lancia un chatbot AI nell'app mobile


Beta disponibile in USA, Irlanda e Svezia.
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In breve:


Su Spotify si potrà dialogare con un'AI per fare domande sui contenuti in ascolto, tra musica, podcast e audiolibri. Si può chiedere parametri personali come ad esempio quante volte si è ascoltato un certo artista. La funzione si chiama Talk to Spotify ed è in fase di rilascio in beta per gli utenti Premium maggiorenni negli Stati Uniti, in Irlanda e in Svezia, su iOS e Android. Prima dell'uso l'app avverte che l'AI può commettere errori e invita a non condividere dati sensibili. Negli ultimi anni Spotify ha già introdotto un DJ AI, le playlist AI e un filtro contro i contenuti deepfake e ingannevoli.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Spotify Now Lets You Ask AI Questions in Its Mobile App
Music streaming service Spotify is getting new AI assistant capabilities, so you'll be able to ask contextual questions about the content you're listening to.
cnet.com


Alternativa in italiano:

Spotify lancia la chat AI che aiuta a scoprire la musica
Spotify aggiunge la chat AI nell'app mobile. Si parla o si digita per scoprire musica e chiedere informazioni su brani, album e artisti.
Punto Informatico

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Uscita la beta pubblica di iOS 27 con il nuovo Siri AI


Il più grande e atteso test degli ultimi anni, ma non in Europa.
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In breve:


La nuova Siri AI era finora riservata solo agli sviluppatori, ma con la beta pubblica di iOS 27 chiunque può ora provarla (al di fuori dell'Europa), prima del lancio ufficiale atteso a settembre. Apple l'aveva annunciata al WWDC di giugno. Siri AI accede a email, foto e messaggi sul dispositivo, risponde a ciò che appare sullo schermo e attinge a conoscenze generali come un chatbot moderno. È integrato in Spotlight e nella Dynamic Island e per la prima volta ha anche un'app dedicata. Funziona anche su iPad, Mac, Apple Watch, CarPlay, AirPods, Apple TV e Vision Pro. Dietro ci sono i Foundation Models di Apple e Private Cloud Compute: questi modelli nascono da una collaborazione con Google, che ha usato Gemini per creare versioni più piccole ed efficienti, addestrate però con dati proprietari Apple. Il sistema cloud impedisce ad Apple di accedere ai dati personali degli utenti. Con 2,5 miliardi di dispositivi attivi nel mondo, sarà il test più grande mai fatto per la risposta di Apple a ChatGPT e Gemini.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple opens its new Siri AI to everyone with the iOS 27 public beta | TechCrunch
If you’ve been waiting to try Apple’s revamped Siri without installing a developer beta, you now can. The company on Tuesday released the iOS 27 public beta, giving iPhone owners early access to its AI-powered assistant and other new features before the software’s official launch this fall., -
TechCrunchSarah Perez


Alternativa in italiano:

iOS 27 è disponibile in beta pubblica, ma Siri AI è fuori dall'EU
La beta pubblica di iOS 27 è disponibile, ma Siri AI resta esclusa da iPhone e iPad nell’Unione Europea.
Tom's Hardware

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DeepSeek punta a raccogliere 1,5 miliardi di dollari e prepara l'IPO


Valutazione quasi raddoppiata in un mese.
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In breve:


DeepSeek starebbe trattando una nuova raccolta da circa 1,5 miliardi di dollari a una valutazione di 71 miliardi, in vista di un'IPO prevista per il 2027 ma possibile già entro fine anno, secondo Bloomberg. Solo un mese fa la società cinese aveva chiuso il suo primo round di finanziamento esterno da 7 miliardi a una valutazione di circa 50 miliardi. I suoi modelli open source restano vicini alle prestazioni dei migliori laboratori AI statunitensi nonostante i controlli americani sull'export di chip. Il servizio cloud di DeepSeek gira su chip Huawei. A giugno DeepSeek ha gestito quasi il 23% dei token processati da Vercel, piattaforma di infrastruttura AI per le aziende, contro il 32% di Anthropic. Tra gli investitori ci sono Tencent e un fondo statale cinese per l'intelligenza artificiale.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

DeepSeek reportedly in talks to raise $1.5B, then IPO | TechCrunch
DeepSeek, the Chinese large language model developer, is said to be preparing for a 2027 IPO debut as it also looks to raise around $1.5 billion in new funds at a $71 billion valuation.
TechCrunchDominic-Madori Davis


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Nadella mette in guardia le aziende dai lab AI di frontiera


I modelli imparano dai dati proprietari dei clienti.
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In breve:


In un lungo post su X, il CEO di Microsoft Satya Nadella ha avvertito che le aziende che usano l'AI pagano due volte: una in denaro e una con la conoscenza proprietaria che devono dare in pasto ai modelli per renderli utili. Lo chiama "paradosso dell'informazione inversa". I modelli imparano dai prompt, dagli strumenti usati dagli agenti e soprattutto dalle correzioni degli utenti, e quella conoscenza fluisce verso i laboratori AI senza che i clienti sappiano cosa il fornitore stia imparando. Secondo Nadella le aziende dovrebbero costruire ambienti di apprendimento isolati dentro il proprio perimetro, dotarsi di sistemi di valutazione privati, mantenere la proprietà della memoria AI e un livello di orchestrazione disaccoppiato dai singoli modelli. The Register critica Microsoft che ha investito miliardi in OpenAI e Copilot che raccoglie dati aziendali.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Microsoft chief turns hostile on frontier AI labs, warns companies to guard their IP
Lock it down, warns Satya Nadella, seemingly forgetting the billions Redmond chipped in to OpenAI back in the good old days
theregister


Alternativa in italiano: non pervenuta

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La riserva petrolifera degli Stati Uniti è ai minimi e gli impianti non reggono più


Biden e Trump hanno autorizzato il rilascio di 352 milioni di barili in 4 anni. Il GAO denuncia guasti, pozzi danneggiati e manutenzioni insufficienti, mentre la guerra con l'Iran continua a mettere sotto pressione i mercati energetici mondiali.

Gli Stati Uniti stanno attingendo alla propria riserva strategica di petrolio a un ritmo che le infrastrutture non sembrano più in grado di sostenere. Secondo un'inchiesta del Wall Street Journal, i prelievi sempre più frequenti, l'usura degli impianti e anni di investimenti insufficienti stanno compromettendo la Strategic Petroleum Reserve, ovvero la riserva nazionale di greggio istituita nel 1975 e custodita in 60 caverne saline lungo la costa del Golfo del Messico.

Negli ultimi 4 anni le Amministrazioni Biden e Trump hanno autorizzato i più consistenti rilasci nella storia della riserva, nel tentativo di contenere i prezzi del petrolio in aumento: complessivamente 352 milioni di barili, pari a quasi la metà della sua capacità totale. L'operazione ancora in corso, che prevede il rilascio di 172 milioni di barili autorizzato da Trump a marzo, sottoporrà gli impianti a ulteriori pressioni. Nel frattempo, le scorte sono già scese ai livelli più bassi dal 1983.

Energia · Sicurezza nazionale

Gli Stati Uniti svuotano la riserva di petrolio d’emergenza, ma gli impianti che la custodiscono stanno cedendo

Quattro anni di rilasci record per frenare i prezzi hanno portato le scorte di greggio ai minimi dal 1983. E secondo il GAO la rete di caverne saline che le conserva è tenuta insieme «con i cerotti».
Grafica di FocusAmerica

Riserva strategica di petrolio · 60 caverne saline sulla costa del Golfo del Messico


Scorte ai minimi dal 1983

Rilasci autorizzati negli ultimi 4 anni
352 milioni di barili

Quasi metà della capacità totale della riserva
I rilasci più consistenti nella storia della riserva, autorizzati dalle Amministrazioni Biden e Trump

Il conteggio comprende l’operazione ancora in corso: i 172 milioni di barili autorizzati da Trump a marzo, che sottoporranno gli impianti a ulteriori pressioni.

Le infrastrutture
Una rete tenuta insieme «con i cerotti»
Il deterioramento è documentato da tempo: un rapporto del Government Accountability Office, l’organo di controllo del Congresso, ha messo nero su bianco le ammissioni dei funzionari del Dipartimento dell’Energia.

16
guasti gravi dal 2013, che hanno coinvolto anche le condutture dell’acqua e gli impianti per lo smaltimento

fino a 400 mila
i barili di greggio resi inaccessibili dalla rottura improvvisa di un pozzo in un sito del Texas, nel maggio 2024

Cicli completi di svuotamento previsti dal progetto

1
2
3
4
5
contro decine di prelievi

Le caverne erano state progettate per sopportare non più di cinque cicli completi. Negli anni, Amministrazioni e Congresso vi hanno attinto decine di volte, tra vendite per finanziare la spesa pubblica e rilasci d’emergenza.

Dal rapporto GAO
Gli stessi funzionari del Dipartimento dell’Energia ammettono di tenere insieme il sistema «con i cerotti», senza sapere per quanto tempo potrà continuare a reggere.

La capacità operativa
Le caverne non lavorano più come da progetto
Il Dipartimento dell’Energia stimava a dicembre una capacità molto ridotta rispetto ai parametri originari, sia in estrazione sia in immissione.

Quanto petrolio si può estrarre ogni giorno
−39%

4,4 mln

2,7 mln

Quanto se ne può immettere ogni giorno
−44%

785 mila

440 mila

Progetto originario
Stima attuale (barili al giorno)

In caso di emergenza, una parte del petrolio potrebbe non essere subito disponibile, mentre ricostituire le scorte richiederebbe molto più tempo.

La guerra con l’Iran
Il conflitto ha riportato la riserva al centro
Il timore di nuove limitazioni al traffico nello Stretto di Hormuz continua ad alimentare una forte volatilità sui mercati energetici.

Picco dei futures USA
112,95 $
al barile, con un quinto dell’offerta globale bloccata

Quotazioni attuali
≈74 $
al barile, con le riserve immesse sul mercato

Il rilascio delle riserve strategiche, coordinato con gli altri Paesi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha contribuito a frenare la corsa dei futures statunitensi.

Petrolio mondiale in transito dallo Stretto di Hormuz · prima del conflitto

≈20%

Produzione USA di greggio · milioni di barili al giorno

2008

5 mln

2026

≈14 mln

Il boom dello shale oil ha reso gli Stati Uniti il primo produttore mondiale: oggi dipendono dalle riserve molto meno che in passato.

«È un asset nazionale di importanza strategica e la sua gestione deve essere portata a quel livello», ha dichiarato al Wall Street Journal Clayton Seigle, esperto di sicurezza energetica del Center for Strategic and International Studies.

I costi
Riparare costa, ricostituire le scorte ancora di più
Gli interventi realizzati finora hanno accumulato ritardi e costi superiori alle previsioni, e i fondi stanziati non bastano. Importi in milioni di dollari.

Programma di interventi già avviato · Dipartimento dell’Energia

1.400

Arretrato di manutenzione stimato · a dicembre

230

Una cifra che, secondo il GAO, sottovaluta il fabbisogno reale.

Fondi stanziati dal Congresso per le riparazioni

218

Il costo maggiore resta però fuori dal conto: acquistare il petrolio necessario a ricostituire le scorte. Il Segretario all’Energia Chris Wright ha riconosciuto che ottenere nuovi fondi dal Congresso sarà difficile.

Fonte
Wall Street Journal; Government Accountability Office; Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti.

Una rete di caverne e pozzi tenuta insieme "con i cerotti"


Il deterioramento delle infrastrutture è ormai documentato da tempo. Un rapporto pubblicato il mese scorso dal Government Accountability Office (GAO), l'organo di controllo del Congresso, rivela che gli stessi funzionari del Dipartimento dell'Energia hanno ammesso di tenere insieme il sistema "con i cerotti", senza sapere per quanto tempo potrà continuare a reggere. Dal 2013 si sono verificati 16 guasti gravi, che hanno coinvolto anche le condutture dell'acqua e gli impianti per lo smaltimento. Nel maggio 2024, la rottura improvvisa di un pozzo in un sito del Texas ha reso inaccessibili fino a 400 mila barili di greggio.

Il problema è strutturale. Le caverne erano state progettate per sopportare non più di cinque cicli completi di svuotamento, ma nel corso degli anni diverse Amministrazioni e maggioranze al Congresso vi hanno attinto decine di volte, attraverso vendite destinate a finanziare la spesa pubblica e rilasci d'emergenza. Il risultato è che la riserva strategica non funziona più secondo i parametri originari.

A dicembre il Dipartimento dell'Energia stimava una capacità di estrazione di soli 2,7 milioni di barili al giorno, contro i 4,4 milioni previsti dal progetto iniziale, e una capacità di immissione di 440 mila barili, rispetto ai 785 mila originari. In caso di emergenza, dunque, una parte del petrolio potrebbe non essere immediatamente disponibile, mentre ricostituire le scorte richiederebbe molto più tempo.

La guerra con l'Iran ha riportato la riserva al centro


La questione è diventata ancora più urgente con la guerra tra Stati Uniti e Iran, che continua ad alimentare una forte volatilità sui mercati energetici. Le tensioni degli ultimi giorni hanno riacceso il timore di nuove limitazioni al traffico nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale, prima del conflitto, transitava circa il 20% del petrolio mondiale.

Il rilascio delle riserve strategiche, coordinato con gli altri Paesi membri dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, ha contribuito a frenare la corsa dei futures statunitensi, arrivati fino a 112,95 dollari al barile quando un quinto dell'offerta globale risultava bloccato. Ora le quotazioni si aggirano intorno ai 74 dollari.

Gli Stati Uniti dipendono oggi dalle riserve strategiche molto meno che in passato: il boom dello shale oil li ha trasformati nel primo produttore mondiale di greggio, con quasi 14 milioni di barili al giorno prodotti quest'anno, rispetto ai 5 milioni del 2008. La crisi iraniana ha tuttavia dimostrato che quelle scorte rimangono una leva fondamentale. "È un asset nazionale di importanza strategica e la sua gestione deve essere portata a quel livello", ha dichiarato al Wall Street Journal Clayton Seigle, esperto di sicurezza energetica del Center for Strategic and International Studies.

Riparazioni costose e fondi ancora insufficienti


Il Dipartimento dell'Energia ha già realizzato alcuni interventi attraverso un programma da 1,4 miliardi di dollari, segnato però da ritardi e costi superiori alle previsioni. A dicembre, lo stesso Dipartimento stimava in circa 230 milioni di dollari l'arretrato degli interventi di manutenzione, una cifra che, secondo il GAO, sottovaluta il fabbisogno reale.

Il Congresso, a maggioranza repubblicana, ha già stanziato 218 milioni di dollari per riparare gli impianti. Resta però da affrontare il costo ben più elevato dell'acquisto del petrolio necessario a ricostituire le scorte. Il Segretario all'Energia Chris Wright ha riconosciuto che ottenere dal Congresso i nuovi fondi sarà difficile. Insomma, gli Stati Uniti continuano ad attingere alla loro principale riserva energetica d'emergenza, mentre le infrastrutture che la custodiscono sono sempre più fragili e le risorse per riempirla restano insufficienti.

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Trump si prepara a pubblicare documenti riservati per mettere in dubbio le elezioni di metà mandato


La task force della Casa Bianca pubblicherà entro settimane documenti riservati sulle presunte irregolarità del voto. Il Dipartimento di Giustizia minaccia intanto i funzionari elettorali degli stati

Una task force della Casa Bianca che sta esaminando migliaia di pagine di documenti riservati dell'intelligence e delle forze dell'ordine, alla ricerca di presunte irregolarità nelle elezioni americane, inizierà a pubblicarli entro poche settimane. Lo hanno detto due funzionari a conoscenza del dossier a MS NOW. La pubblicazione rientra in una serie di iniziative con cui il presidente e i suoi collaboratori tornano a mettere in discussione il risultato delle elezioni del 2020, sostengono l'esistenza di frodi elettorali diffuse e puntano a ridurre la fiducia del pubblico nelle elezioni di metà mandato di novembre, che decideranno il controllo del Congresso.

All'operazione parteciperà l'ufficio del direttore dell'intelligence nazionale, l'organismo che coordina le agenzie di spionaggio americane. Il suo capo ad interim, Bill Pulte, non ha esperienza di intelligence, è allo stesso tempo il massimo responsabile federale per le politiche della casa ed è accusato dai democratici di usare a fini politici le informazioni del governo. Secondo i democratici, Trump lo ha messo in quel ruolo per aiutare i repubblicani alle elezioni di metà mandato e, potenzialmente, per limitare il voto dei loro elettori. L'anno scorso Pulte ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di incriminare diversi avversari politici del presidente, tra cui la procuratrice generale di New York Letitia James, sulla base di informazioni sui mutui ottenute dalle banche dati governative. Nessuno di quei casi si è concluso con una condanna.

"Non credo che abbiamo mai visto un'amministrazione così ostile al diritto di voto e a elezioni libere e corrette", ha detto a MS NOW Jonathan Diaz, responsabile per i diritti di voto del Campaign Legal Center, un'organizzazione di vigilanza sull'etica pubblica. Per David Becker, ex avvocato della sezione per i diritti di voto del Dipartimento di Giustizia, la pubblicazione avrà poca presa sulla maggioranza degli americani: "È facile presentarsi a una conferenza stampa e buttare lì un documento di mille pagine con dentro accuse riciclate e già smentite di anni fa", ha detto, ricordando che ogni presunta illegalità dovrebbe comunque superare il vaglio dei tribunali. Becker ha detto di non temere la pubblicazione, perché quella del 2020 "è l'elezione più esaminata della storia mondiale", ma di temere che la Casa Bianca e il governo federale siano diventati "forse il principale amplificatore della disinformazione" che punta a delegittimare la democrazia americana.

Martedì Harmeet Dhillon, una dirigente del Dipartimento di Giustizia nominata da Trump, ha minacciato di azione penale i funzionari elettorali di tutti gli stati nel caso conteggino schede votate da persone senza cittadinanza americana, secondo alcune lettere visionate da MS NOW. La minaccia rilancia una teoria del complotto promossa da Trump e smentita da tempo: le ricerche e le verifiche degli stati hanno accertato che il voto dei non cittadini è estremamente raro, riguarda un numero minimo di schede e non è organizzato in modo coordinato. La vicegovernatrice repubblicana dello Utah, Deidre Henderson, che è la massima responsabile elettorale del suo stato, ha scritto sui social che una decina di tribunali ha giudicato illegali le precedenti richieste con cui Dhillon voleva ottenere dagli stati i dati privati degli elettori. "Stamattina è arrivata un'altra lettera d'amore dal Dipartimento di Giustizia, piena di minacce di azione penale", ha scritto Henderson. "È un comportamento davvero bizzarro per l'agenzia federale che dovrebbe proteggere i diritti civili".

Questa settimana Dhillon ha anche comunicato ai funzionari del Michigan che il Dipartimento di Giustizia invierà osservatori federali in tre città a forte maggioranza democratica, tra cui Lansing, durante le primarie statali del 4 agosto. Il Michigan ospita a novembre una corsa molto contesa per il Senato e, proprio a Lansing, un seggio della Camera in bilico che entrambi i partiti considerano decisivo. A fine giugno la FEMA, l'agenzia federale per la gestione delle emergenze, ha pubblicato nuovi requisiti che impongono agli stati di rivedere il modo in cui organizzano le elezioni, pena la perdita dei fondi federali antiterrorismo assegnati dal Dipartimento della Sicurezza Interna, da cui la FEMA dipende.

"Trump ha adottato un approccio che coinvolge l'intero governo per influenzare i risultati elettorali", ha detto a MS NOW Mark Blumberg, che per vent'anni ha indagato sui casi di diritto di voto nella divisione per i diritti civili del Dipartimento di Giustizia. "Potrebbe essere assolutamente catastrofico". Oltre a Pulte, Trump ha nominato procuratore generale ad interim Todd Blanche, il suo ex avvocato difensore, e ha messo alla guida dell'FBI Kash Patel, un suo ex collaboratore alla Casa Bianca. Secondo gli esperti di elezioni, i tre non hanno alcun ruolo legale nell'amministrazione del voto o nel conteggio delle schede: possono indagare sulle interferenze straniere, ma la Costituzione stabilisce che fissare le regole del voto e contare le schede spetta solo ai funzionari statali e locali, in alcuni casi al Congresso.

Con un ordine esecutivo della scorsa primavera Trump ha provato a riscrivere unilateralmente le regole elettorali federali e a usare il servizio postale per limitare chi può votare, una cosa mai tentata da nessun presidente nella storia americana. Nei giorni scorsi la sua amministrazione ha anche svuotato la commissione federale che aiuta gli stati a organizzare le elezioni, licenziandone i due commissari democratici.

All'inizio dell'anno l'allora direttrice dell'intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, accompagnò gli agenti dell'FBI che, con un mandato firmato da un giudice, portarono via centinaia di scatoloni di schede e registri elettorali del 2020 da un seggio della contea di Fulton, in Georgia, un'area a forte maggioranza democratica. Gli esperti temono che Pulte possa fare qualcosa di simile il giorno del voto di novembre: ottenere un mandato, presentarsi in un seggio e assistere al sequestro di registri e macchine per il voto da parte dell'FBI, con la motivazione di un'indagine federale su presunte interferenze straniere. Per Jessica Marsden, legale dell'organizzazione non profit Protect Democracy, un'operazione del genere potrebbe interrompere il voto o il conteggio dei risultati. I democratici chiederebbero probabilmente ai giudici federali di ordinare la restituzione delle macchine, citando una legge del 1948 che vieta ad agenti federali armati e soldati di entrare nei seggi.

Marsden sta invitando i funzionari elettorali locali a chiedere fin da ora ai legali e alle forze dell'ordine di stati e contee come risponderebbero se l'FBI provasse a sequestrare con la forza macchine, registri o schede, in modo da proteggere la catena di custodia del materiale elettorale fino alla proclamazione dei risultati. Tra gli altri scenari che gli esperti considerano possibili ci sono osservatori del Dipartimento di Giustizia che a Detroit e Lansing annunciano presunti voti di non cittadini e raid dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, nelle aree democratiche di stati in bilico come Texas e Georgia, che scoraggerebbero il voto dei cittadini naturalizzati per paura di un arresto. "Non ha precedenti", ha detto Marsden. "Se nel 2010 mi aveste detto che avremmo fatto questa conversazione, non ci avrei creduto".


Trump svuota l'agenzia federale che aiuta gli Stati a organizzare le elezioni


Il presidente Donald Trump ha licenziato via email i due commissari democratici dell'unica agenzia federale dedicata alle elezioni, svuotandola completamente a pochi mesi dal voto di metà mandato, le elezioni di novembre che rinnoveranno il Congresso a metà del suo mandato.

I due commissari, Thomas Hicks e Benjamin Hovland, hanno ricevuto l'email di licenziamento il 9 luglio. Erano stati scelti dai democratici del Congresso. La vicepresidente della commissione, la repubblicana Christy McCormick, si era già dimessa il mese precedente, mentre il quarto posto era rimasto vacante all'inizio dell'anno, quando il repubblicano Donald Palmer aveva lasciato l'incarico per entrare nella Heritage Foundation, un centro studi conservatore. Così la Election Assistance Commission è rimasta del tutto priva di membri.

Per approvare qualsiasi decisione la commissione ha bisogno del voto di almeno tre dei suoi quattro componenti. Riempire i posti vacanti potrebbe richiedere mesi. "Queste rimozioni lasciano l'agenzia senza guida e incapace di svolgere le sue principali responsabilità", ha dichiarato Michael Waldman, presidente del Brennan Center for Justice, il centro di ricerca giuridica della New York University.

La decisione arriva dopo una sentenza della Corte Suprema del 29 giugno che ha ampliato molto il potere del presidente di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti, quelle che il Congresso ha costruito per tenere al riparo dal controllo diretto della Casa Bianca. La Corte ha però esentato la Federal Reserve, la banca centrale americana, bloccando il tentativo di Trump di rimuovere una delle sue governatrici, Lisa Cook. Un funzionario della Casa Bianca ha detto che quella sentenza dà al presidente la facoltà di licenziare i commissari, anche se non è ancora chiaro se l'agenzia elettorale rientri davvero in quel potere ampliato.

In una nota la Casa Bianca ha dichiarato che il presidente "si riserva il diritto di rimuovere individui che potrebbero non essere del tutto allineati con l'importante compito di garantire la sicurezza delle elezioni americane e di assicurare che ogni voto legale venga contato".

La Election Assistance Commission è l'unica agenzia federale che si occupa esclusivamente di amministrazione delle elezioni. Il Congresso la creò con l'Help America Vote Act dopo le contestate elezioni presidenziali del 2000, per aiutare gli stati a migliorare la gestione del voto senza però centralizzarla a Washington. Ha soprattutto un ruolo di sostegno: distribuisce i fondi elettorali federali, gestisce il modulo nazionale per registrarsi al voto per posta, controlla e certifica le macchine per votare e offre linee guida agli amministratori locali. Le sue raccomandazioni sono volontarie e non ha alcun potere sanzionatorio.

Per legge la commissione deve restare bipartisan: non può avere più di due membri dello stesso partito. I commissari sono nominati dal presidente sulla base delle indicazioni dei leader repubblicani e democratici di Camera e Senato. La nomina passa poi al Senato per la conferma.

Stati Uniti · Midterm 2026
Quattro seggi, zero commissari: Trump svuota l’agenzia che assiste le elezioni

Il 9 luglio la Casa Bianca ha licenziato via email i due membri democratici della Election Assistance Commission; l’unica commissaria repubblicana rimasta si è dimessa. A quattro mesi dal voto di metà mandato, l’organismo che distribuisce i fondi agli Stati e certifica i sistemi di voto non può più prendere alcuna decisione.
Grafica di FocusAmerica

Seggi previsti dalla legge

In carica dopo il 9 luglio
4

0
Due democratici
e due repubblicani

La Commissione
non ha più quorum

Palmer
Dimissioni
apr 2026

Hicks
Licenziato
9 lug 2026

Hovland
Licenziato
9 lug 2026

McCormick
Dimessa
9 lug 2026

In quota democratica
In quota repubblicana

È il primo banco di prova dei nuovi poteri di rimozione che la Corte Suprema ha riconosciuto al presidente

Esplora l’analisi
ILa cronologia IILe sentenze IIIE adesso

Dallo scontro sulle regole del voto alla Commissione vuota
Tocca ogni tappa per leggere il dettaglio. La Costituzione affida la gestione delle elezioni soprattutto agli Stati e al Congresso: finora i tribunali hanno bloccato gran parte dei tentativi del presidente di modificarla per decreto.

2002
Nasce la Election Assistance Commission

Il Congresso la istituisce con l’Help America Vote Act, legge bipartisan firmata da George W. Bush dopo il caos del voto del 2000: quattro seggi, due democratici e due repubblicani.

MARZO 2025
L’ordine esecutivo sulla prova di cittadinanza

Trump ordina di inserire nel modulo nazionale di registrazione al voto l’obbligo di documentare la cittadinanza. La Commissione non lo applica e un giudice federale blocca la disposizione: il presidente ha oltrepassato i propri poteri.

29 GIUGNO 2026
La Corte Suprema amplia i poteri del presidente

Con la sentenza Slaughter (6 voti a 3) i giudici stabiliscono che il presidente può rimuovere senza giusta causa i vertici delle agenzie indipendenti. Cade un precedente che resisteva dal 1935.

9 LUGLIO 2026
La Commissione resta senza membri

I due democratici Hicks e Hovland vengono licenziati con un’email della Casa Bianca; la repubblicana McCormick si dimette. Palmer aveva già lasciato in aprile: nessun commissario in carica.

3 NOVEMBRE 2026
Le elezioni di metà mandato

Senza quorum l’agenzia non può distribuire nuovi fondi agli uffici elettorali né certificare i sistemi di voto. La gestione delle urne resta comunque nelle mani degli Stati.

Due sentenze in un giorno tracciano il confine del potere presidenziale
Il 29 giugno la Corte Suprema ha dato al presidente mano libera sulle agenzie indipendenti, ma ha riconosciuto alla Federal Reserve una tutela speciale. Solo Roberts e Kavanaugh hanno votato con la maggioranza in entrambi i casi.

Trump v. Slaughter · Federal Trade Commission

Via libera alle rimozioni
6–3

Maggioranza: i sei giudici conservatori
Il presidente può licenziare senza giusta causa i membri delle agenzie esecutive indipendenti. È il principio invocato dalla Casa Bianca per le rimozioni all’EAC.

Il caso Lisa Cook · Federal Reserve

L’eccezione della banca centrale
5–4

Maggioranza: Roberts e Kavanaugh con i tre giudici liberal
La governatrice Cook resta in carica: prima di rimuovere un membro della Fed servono preavviso e possibilità di replica. L’indipendenza della banca centrale fa eccezione.

Giudici conservatori
Giudici liberal
Cerchio vuoto: in dissenso
Roberts e Kavanaugh, in maggioranza in entrambe

Un’agenzia congelata a quattro mesi dal voto
Senza commissari l’EAC non può deliberare: nuovi fondi agli Stati, certificazione dei sistemi di voto e modulo nazionale di registrazione restano fermi finché il Senato non confermerà le nuove nomine.

0
Commissari in carica
Sui quattro seggi previsti dall’Help America Vote Act

>1 mld $
Fondi per la sicurezza del voto distribuiti dal 2018 al 2025
Stima del Bipartisan Policy Center

4
Nomine necessarie per far ripartire la Commissione
Ognuna richiede la conferma del Senato

2002
L’anno in cui il Congresso ha istituito l’agenzia
Con una legge bipartisan firmata da George W. Bush

Cosa succede ora

Ricorso

Hicks e Hovland possono impugnare il licenziamento
Il caso potrebbe risalire fino alla Corte Suprema e precisare quanto lontano arriva il principio fissato dalla sentenza Slaughter.

Nomine

La Casa Bianca può proporre nuovi commissari
Ogni nomina passa dalla conferma del Senato, un processo tutt’altro che rapido. In alternativa, i quattro seggi possono restare vacanti.

Midterm

Il voto di novembre resta nelle mani degli Stati
La rimozione non cambia lo svolgimento delle elezioni, ma priva gli uffici elettorali locali di nuovi fondi e del supporto federale.

Fonte Associated Press, Votebeat, ProPublica, NBC News, SCOTUSblog. Dati aggiornati al 10 luglio 2026.

Non è la prima agenzia elettorale che Trump svuota. All'inizio dell'anno aveva rimosso un commissario democratico della Federal Election Commission, l'autorità che vigila sul finanziamento delle campagne, senza che la mossa finisse in tribunale. Quella commissione è priva del numero legale da aprile 2025, quando sono usciti altri due membri repubblicani. Da allora non può più emettere linee guida.

I repubblicani hanno provato più volte, senza riuscirci, a eliminare la Election Assistance Commission, che Joe Biden aveva raddoppiato durante il suo mandato. Oggi conta appena 65 dipendenti dopo una serie di tagli decisi da Trump. Per anni l'agenzia era rimasta senza numero legale, incapace di aggiornare le linee guida sul voto, finché nel 2019 il Senato non aveva confermato nuovi commissari.

Diversi funzionari elettorali democratici hanno criticato la decisione. I segretari di stato, che nei singoli stati americani sono i principali responsabili dell'organizzazione del voto, dovranno ancora una volta colmare il vuoto lasciato dal governo federale, ha detto Cisco Aguilar, presidente dell'associazione che riunisce i segretari di stato democratici.

La commissione perde così la capacità di formulare raccomandazioni condivise tra i due partiti proprio nei mesi che precedono il voto, mentre il presidente prova a rimodellare in modo aggressivo il modo in cui il paese vota. Da settimane la sua amministrazione spinge per un ruolo più diretto del governo federale nelle elezioni di novembre.


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Trump rinuncia al pedaggio del 20% su Hormuz dopo le proteste dei Paesi del Golfo


Il presidente sostituisce la tariffa sulle navi con nuovi impegni di investimento da parte dei Paesi del Golfo negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, chiede a Netanyahu di ritirare le truppe israeliane dalla Siria e dal Libano.
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Donald Trump ha ritirato oggi la proposta di imporre un pedaggio del 20% alle navi in transito nello Stretto di Hormuz. La tariffa sarà sostituita da nuovi "accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo concluderanno negli Stati Uniti", ha annunciato il presidente su Truth Social. Il dietrofront è arrivato poche ore prima dell'entrata in vigore del blocco navale statunitense contro l'Iran, mentre nello Stretto di Hormuz le forze americane e iraniane si scambiavano attacchi per il quarto giorno consecutivo.

L'International Maritime Organization, l'agenzia marittima delle Nazioni Unite, aveva in precedenza ricordato che non esiste alcuna base giuridica per imporre pedaggi obbligatori alle navi che attraversano uno stretto internazionale. Soprattutto, come osservato da Axios, la proposta americana finiva paradossalmente per legittimare la pretesa dell'Iran di riscuotere tariffe per il transito nelle stesse acque: una richiesta che Trump aveva respinto fino a pochi giorni prima.

Due funzionari di Paesi del Golfo hanno riferito ad Axios che l'annuncio di Trump aveva colto di sorpresa l'intera regione, inducendo diversi governi a chiedere chiarimenti ai propri interlocutori alla Casa Bianca. La questione è stata affrontata anche oggi, durante la telefonata in cui Trump ha presentato all'emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, le condoglianze per la morte del padre.

Ricevendo il primo ministro iracheno, il presidente ha poi raccontato di essere stato contattato da "re ed emiri" che gli chiedevano di abbandonare il progetto. "Non credo che nessuno debba imporre una tariffa per attraversare lo Stretto o qualsiasi altro stretto al mondo", ha dichiarato ai giornalisti. "Non mi piace il concetto di pedaggio, ma allo stesso tempo non è giusto che proteggiamo questa rotta per il mondo intero senza ricevere alcuna forma di compensazione". I nuovi investimenti, ha aggiunto, rappresentano una contropartita migliore.

Già prima della guerra con l'Iran, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Bahrein si erano impegnati a investire complessivamente oltre 2.000 miliardi di dollari negli Stati Uniti nei prossimi anni. Secondo Trump, i nuovi accordi renderanno "quella cifra ancora più grande".

Trump chiede a Netanyahu il ritiro dalla Siria e dal Libano


Intanto giovedì scorso, durante una telefonata con Benjamin Netanyahu, Trump ha chiesto a Israele di avviare il ritiro delle proprie forze dalla Siria e di procedere nella stessa direzione anche in Libano. Lo hanno riferito sempre ad Axios funzionari statunitensi e israeliani.

Secondo un alto funzionario americano, il presidente ha spiegato al primo ministro israeliano che la presenza militare nei territori siriani alimenta le tensioni e aumenta il rischio di un'escalation. "Non vi vogliono lì. Dovreste ridispiegare le truppe", gli avrebbe detto, estendendo la richiesta anche al Libano. L'ufficio di Netanyahu ha replicato che il premier "ha ribadito la necessità di mantenere zone di sicurezza lungo i confini di Israele".

La telefonata è avvenuta il giorno successivo all'incontro tra Trump e il presidente siriano Ahmad al-Sharaa, a margine del vertice NATO in Turchia. Per mesi l'Amministrazione americana ha lavorato a un accordo di sicurezza tra Israele e Siria che prevedeva il graduale ritiro delle truppe israeliane dai territori occupati dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, nel dicembre 2024. Washington avrebbe però concluso che Netanyahu non è disposto a fare le concessioni necessarie.

A poco più di tre mesi dalle elezioni del 27 ottobre, decisive tanto per la sua sopravvivenza politica quanto per il suo futuro giudiziario, Netanyahu dispone di pochissimo margine per cedere. Esponenti di primo piano del suo governo chiedono infatti che Israele mantenga a tempo indeterminato il controllo delle aree occupate nel sud della Siria e del Libano, considerate indispensabili per impedire un nuovo attacco come quello del 7 ottobre.

Alcuni ministri e parlamentari spingono persino per la costruzione di insediamenti ebraici nelle stesse aeree, anche se nelle ultime settimane proprio nel sud della Siria si sono moltiplicate le proteste contro la presenza israeliana, sfociate anche in scontri tra civili e soldati.

Il negoziato bloccato sul ritiro dal Libano


Oggi intanto i mediatori statunitensi hanno incontrato a Roma diplomatici israeliani e libanesi per discutere l'attuazione dell'accordo quadro firmato a Washington il 26 giugno. Il testo impegna Israele a ritirarsi da due "zone pilota" nel sud del Libano e a consentire il dispiegamento dell'esercito libanese, ma finora le truppe israeliane sono rimaste nelle loro posizioni.

Beirut chiede quindi un calendario preciso per il ritiro. Israele sostiene invece di dover prima verificare che nelle due aree non siano più presenti armi o infrastrutture militari di Hezbollah. Le autorità libanesi replicano che questo accertamento dovrebbe essere affidato all'esercito statunitense. Il negoziato resta quindi bloccato proprio sul meccanismo che dovrebbe consentire l'inizio del ridispiegamento israeliano.

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L'inflazione Usa rallenta al 3,5%, ma la guerra con l'Iran prepara un nuovo shock energetico


A giugno i prezzi hanno registrato il calo mensile più marcato dall'aprile 2020, grazie soprattutto all'energia. Ma il dato fotografa una situazione già superata: il Brent è salito oltre gli 86 dollari e il traffico nello Stretto di Hormuz è quasi paralizzato.

L'inflazione americana ha rallentato a giugno, sostenuta dal netto calo dei prezzi dell'energia. L'indice dei prezzi al consumo è aumentato del 3,5% nei dodici mesi terminati a giugno, in sensibile frenata rispetto al 4,2% di maggio. Su base mensile, i prezzi sono diminuiti dello 0,4%, dopo il rialzo dello 0,5% registrato il mese precedente: si tratta della contrazione più marcata dall'aprile 2020.

A determinare il rallentamento è stata soprattutto l'energia, i cui prezzi sono scesi del 5,7% in un solo mese, dopo il balzo del 3,9% di maggio. Ma anche l'inflazione core, che esclude le componenti più volatili rappresentate da alimentari ed energia, ha continuato a rallentare, passando dal 2,9% al 2,6% su base annua. Il rapporto, tuttavia, fotografa una situazione in larga parte già superata. I dati si fermano a giugno e non incorporano la nuova impennata del prezzo del petrolio provocata nelle ultime due settimane dalla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.

Questa mattina il Brent, riferimento internazionale del greggio, era scambiato a 86,53 dollari al barile: oltre il 20% in più rispetto al primo luglio e il 17% sopra i livelli precedenti alla guerra. Lunedì aveva chiuso con un rialzo del 9,6%, dopo che il presidente Donald Trump aveva annunciato il ripristino del blocco navale statunitense contro i porti iraniani. Il WTI, riferimento per il mercato americano, ha invece raggiunto gli 80 dollari.

Stati Uniti · Inflazione e petrolio

L’inflazione americana rallenta, ma la guerra con l’Iran ha già fatto risalire il petrolio


A giugno i prezzi al consumo sono scesi dello 0,4% in un mese, il calo più marcato da aprile 2020. Il dato però non incorpora l’impennata del greggio innescata nelle ultime due settimane dalla ripresa delle ostilità.

Grafica di FocusAmerica

Indice dei prezzi al consumo — variazione sui 12 mesi

Maggio
4,2%

Giugno
3,5%

il livello più alto da oltre tre anni
la prima frenata in cinque mesi

Anche l’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, è scesa dal 2,9% al 2,6%: il raffreddamento non riguarda soltanto la benzina.

Atto 1 · Il raffreddamento
La sola energia trascina giù l’intero indice
Come sono cambiati i prezzi a giugno rispetto a maggio, dati destagionalizzati. La benzina da sola è scesa di quasi il 10%.

Il calo mensile dell’energia è il più ampio da aprile 2020 e arriva dopo il balzo del 3,9% registrato a maggio.

Atto 2 · Il controshock
Il greggio è già tornato a correre
Il rapporto sull’inflazione si ferma a giugno: non registra il rialzo del petrolio provocato dalla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.

86,53 $
Brent, dollari al barile — 14 luglio 2026

+9,6%
in un solo giorno, lunedì, dopo l’annuncio del ripristino del blocco navale contro i porti iraniani

+20%
rispetto al prezzo del 1º luglio, prima della rottura della tregua

+17%
sopra i livelli precedenti all’inizio della guerra

Il WTI, riferimento per il mercato americano, ha raggiunto gli 80 dollari al barile.

Atto 3 · Lo Stretto
Lo Stretto di Hormuz è ormai vicino alla paralisi
Ogni quadrato rappresenta una nave. Prima del conflitto ne transitavano oltre 130 al giorno; ieri appena dieci, secondo la società di analisi marittima Kpler.
Transiti di ieri: 10 Transiti venuti a mancare: oltre 120

−92%
di transiti rispetto ai livelli prebellici. Eurasia Group stima che possano stabilizzarsi tra il 5% e il 15%: in quello scenario il Brent può salire fino a 95 dollari al barile.

Il punto · Un equilibrio fragile
Salari e prezzi ora corrono alla stessa velocità
Dopo tre mesi di arretramento dei salari reali, retribuzioni e inflazione crescono entrambe intorno al 3,5% annuo. Il probabile rincaro della benzina rischia di cancellare in fretta questo equilibrio.

Per la Federal Reserve il dato di giugno riduce la pressione per un rialzo imminente dei tassi. Ma con la guerra in corso, avverte Goldman Sachs Asset Management, l’ipotesi di nuovi aumenti resta tutt’altro che archiviata.

Fonte: Bureau of Labor Statistics (CPI, giugno 2026); Kpler; Eurasia Group; Goldman Sachs Asset Management. Dati di mercato al 14 luglio 2026.

Hormuz vicino alla paralisi


Intanto il traffico nello Stretto di Hormuz è ormai tornato ai minimi termini. Ieri lo hanno attraversato appena dieci navi, contro le oltre 130 al giorno registrate prima del conflitto, secondo i dati della società di analisi marittima Kpler. Eurasia Group stima che i transiti possano stabilizzarsi tra il 5% e il 15% dei livelli prebellici e prevede che così facendo il petrolio possa arrivare a salire fino a 95 dollari al barile.

Gli attacchi iraniani contro le petroliere hanno reso il passaggio sempre più pericoloso. Due navi cargo emiratine sono state colpite da missili cruise nelle acque territoriali dell'Oman: un membro dell'equipaggio è morto e altri 8 sono rimasti feriti, quattro dei quali in modo grave, secondo il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti. Una terza nave, la Stolt Magnesium, ha preso fuoco dopo essere stata raggiunta da un ordigno non identificato, come riferito dalla compagnia armatrice Stolt Tankers.

Il nuovo dilemma della Fed


Il rallentamento dell'inflazione registrato a giugno potrebbe allontanare la prospettiva di nuovi rialzi dei tassi nel corso dell'anno. La guerra con l'Iran, però, costringe la Federal Reserve a mantenere ancora aperta ogni opzione. "Il buon dato sull'inflazione riduce la pressione sulla Fed per un rialzo imminente, ma la ripresa delle ostilità con l'Iran significa che l'ipotesi di nuovi aumenti dei tassi è tutt'altro che archiviata", ha scritto Kay Haigh, responsabile globale del reddito fisso e delle soluzioni di liquidità di Goldman Sachs Asset Management.

Le pressioni sui prezzi, del resto, non provengono soltanto dal petrolio. Anche i dazi continuano a trasferirsi sui consumatori, mentre il boom dell'intelligenza artificiale alimenta nuovi costi e i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 3% in un anno. Sul fronte energetico potrebbe inoltre profilarsi un secondo shock proveniente dalla Russia, alle prese con una carenza di carburante legata alla guerra contro l'Ucraina. Patrick De Haan, responsabile dell'analisi petrolifera di GasBuddy, ha descritto lo scenario come "un doppio colpo, con pochi ammortizzatori disponibili".

Per i lavoratori americani, il dato di giugno rappresenta perlomeno una tregua. Dopo tre mesi di calo dei salari reali, la crescita annua delle retribuzioni ha raggiunto quella dei prezzi: entrambe si attestano intorno al 3,5%. In altre parole, i salari hanno smesso di perdere potere d'acquisto, ma non hanno ancora recuperato terreno. Il probabile rincaro della benzina rischia però di spezzare rapidamente questo fragile equilibrio. Con le elezioni di metà mandato sempre più vicine, il caro carburante potrebbe così trasformarsi in un serio problema politico per Trump e per il Partito Repubblicano.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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Israele voleva riportare Ahmadinejad al potere in Iran: il piano segreto fallito del Mossad


Per anni il Mossad avrebbe coltivato l'ex presidente iraniano come possibile alternativa al regime, rivela il New York Times. A febbraio l'operazione per reinsediarlo alla guida del Paese è fallita: ora Ahmadinejad sarebbe agli arresti domiciliari.

Per anni Israele avrebbe mantenuto contatti segreti con Mahmoud Ahmadinejad, considerandolo un possibile alleato per guidare l'Iran dopo un eventuale cambio di regime. Lo rivela un'inchiesta del New York Times, basata sulle testimonianze di fonti americane e iraniane informate sull'operazione. Un paradosso clamoroso, considerando che l'ex presidente iraniano è noto per aver negato l'Olocausto e invocato più volte la distruzione dello Stato ebraico.

Il piano è entrato nella sua fase decisiva alla fine di febbraio, nei primi giorni della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, quando il Mossad avrebbe tentato di sottrarre Ahmadinejad alla sorveglianza del regime. L'operazione, però, è clamorosamente fallita e oggi l'ex presidente si troverebbe agli arresti domiciliari, sotto la custodia dell'intelligence dei Guardiani della Rivoluzione.

L'incontro segreto a Budapest


Israele attribuiva all'operazione un'importanza tale che David Barnea, allora direttore del Mossad, si sarebbe recato personalmente a Budapest nel 2024 per incontrare Ahmadinejad. Poco dopo, secondo ex funzionari americani, l'intelligence israeliana aveva informato la CIA dei contatti in corso. A fornire la copertura fu una conferenza sul clima organizzata dalla Ludovika University su richiesta di un alto funzionario del governo ungherese.

Il rettore Gergely Deli, che ha confermato la vicenda, ha raccontato di aver agito da "prestanome": "Se due nemici vogliono parlarsi, è meglio fare il possibile perché lo facciano". Negli ultimi anni Israele avrebbe inoltre sostenuto le spese di viaggio e di soggiorno dell'ex presidente, incontrato più volte all'estero. I primi contatti documentati risalirebbero almeno a un suo viaggio in Guatemala nel 2023.

Il raid, la fuga e il piano per rovesciare il regime


Il 28 febbraio un raid israeliano ha colpito il complesso di Ahmadinejad a Teheran, prendendo di mira l'edificio che ospitava le sue guardie del corpo e la sua automobile blindata. Subito dopo, secondo quattro alti funzionari iraniani, una Peugeot nera guidata da agenti del Mossad lo ha prelevato e condotto in un rifugio segreto all'interno del Paese.

Da lì sarebbe dovuta partire l'operazione per rovesciare il regime e riportare Ahmadinejad al potere. Il piano comprendeva anche l'apertura di un secondo fronte, mai attuato: armare i gruppi di opposizione curdi presenti nel nord dell'Iraq, farli entrare nell'Iran occidentale e spingerli ad avanzare verso Teheran.

Ahmadinejad, tuttavia, sarebbe rimasto irritato per le modalità con cui era stato portato via e sempre più scettico sulla possibilità di tornare al potere grazie al supporto di Israele. Decise quindi di lasciare il suo rifugio in circostanze ancora poco chiare ed è riapparso in pubblico soltanto lunedì scorso, ai funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso nel primo giorno del conflitto. Nei filmati appare a capo chino, con la mascherina abbassata sul mento e circondato da uomini che sembrano appartenere alle forze di sicurezza.

L'ambizione di diventare l'"Eltsin iraniano"


Secondo i suoi collaboratori, Ahmadinejad si era convinto che non avrebbe mai potuto riconquistare il potere finché la Repubblica Islamica fosse rimasta in piedi. Il regime, del resto, aveva respinto per tre volte la sua ricandidatura alle elezioni presidenziali. Alle persone più vicine aveva confidato di volersi presentare come un riformatore capace di guidare la transizione, sul modello di Boris Eltsin dopo il crollo dell'Unione Sovietica.

Avrebbe inoltre promesso che, una volta tornato alla guida dell'Iran, avrebbe riconosciuto l'esistenza dello Stato di Israele nell'ambito degli Accordi di Abramo. Il Mossad non ha risposto alle richieste di commento del New York Times, mentre il portavoce di Ahmadinejad ha rifiutato di pronunciarsi sulla vicenda.

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Dodici Stati americani fanno causa per bloccare la fusione tra Paramount e Warner Bros


La coalizione di Stati guidata dalla California sostiene che l’operazione ridurrebbe drasticamente la concorrenza nel cinema e nella tv via cavo. Chiedono un ordine restrittivo per impedire la chiusura dell’accordo.

I procuratori generali di 12 Stati americani a guida democratica, tra cui California, New York e Washington, hanno intentato una causa per bloccare l’acquisizione di Warner Bros Discovery da parte di Paramount Skydance, un’operazione da 110 miliardi di dollari. La loro iniziativa potrebbe ritardare o impedire il completamento dell’accordo, con un costo potenziale di centinaia di milioni di dollari per Paramount.

La coalizione di Stati ha chiesto alle due società di non perfezionare la fusione fino alla conclusione del procedimento e ha annunciato la presentazione di un’istanza per ottenere un ordine restrittivo temporaneo. All’azione legale partecipano anche Arizona, Colorado, Connecticut, Massachusetts, Minnesota, Nevada, New Jersey, New Mexico e Oregon.

Il rischio di una concentrazione senza precedenti


Secondo gli Stati che hanno presentato la causa, la fusione tra le due società danneggerebbe la concorrenza in almeno tre settori. Il primo è quello della distribuzione cinematografica su larga scala: a operazione conclusa, tre soli distributori controllerebbero il 75% dei film, mentre i primi quattro — il nuovo gruppo nato dalla fusione, Disney, Universal e Sony — arriverebbero all’86%.

Nel mercato dei film di maggiore incasso, invece, Paramount e Warner Bros supererebbero insieme il 30%, con una quota complessiva del 90% nelle mani dei primi quattro distributori. Il terzo fronte è quello della tv via cavo: Warner Bros è attualmente il secondo operatore e Paramount il terzo; insieme raggiungerebbero il 27% del mercato.

Antitrust · L’industria dell’intrattenimento

La fusione più grande nella storia di Hollywood finisce in tribunale

Dodici Stati a guida democratica, con in testa la California, hanno fatto causa per bloccare l’acquisizione di Warner Bros Discovery da parte di Paramount Skydance. Il Dipartimento di Giustizia aveva già approvato l’operazione a giugno.

Grafica di FocusAmerica 13 luglio 2026

La causa in due numeri
Paramount Skydance + Warner Bros Discovery

L’operazione
0mld $

contro

Stati in causa
0

L’acquisto di Warner Bros Discovery da parte di Paramount Skydance
I procuratori generali democratici che vogliono bloccare la fusione

Gli Stati hanno chiesto alle due società di non chiudere la fusione fino alla fine del processo: in caso contrario presenteranno un’istanza per un ordine restrittivo temporaneo.

L’accusa

Dopo la fusione, quattro gruppi controllerebbero quasi tutto il cinema americano


Le quote di mercato che, secondo la causa, il nuovo gruppo e gli altri grandi studios avrebbero a operazione conclusa.

I film distribuiti in tutte le sale del Paese
27%al nuovo gruppo

Le uscite cinematografiche su scala nazionale

27%


primi 3: 75%
0100%

Tre soli distributori controllerebbero il 75% di questi film; con Disney, Universal e Sony i primi quattro arriverebbero all’86%.

I blockbuster ad alto incasso previsto
>30%al nuovo gruppo

I grandi titoli da cui arriva la maggior parte degli incassi

>30%


0100%

Il 90% di questi film sarebbe nelle mani dei primi quattro distributori.

I canali della tv via cavo
27%al nuovo gruppo

La vendita dei canali di base agli operatori via cavo e satellitari

27%

0100%

La quota nascerebbe dall’unione del 2° operatore del mercato, Warner Bros, con il 3°, Paramount.

Nuovo gruppo Paramount–Warner Bros Disney, Universal e Sony Altri gruppi del settore

Le posizioni

Gli Stati temono i prezzi, Paramount si appella allo streaming


Le due tesi che il giudice federale dovrà mettere a confronto.

Chi vuole fermare la fusione

Prezzi più alti, qualità inferiore e meno contenuti per il cinema e la televisione

Rob Bonta, procuratore generale della California

Con gli Stati si sono schierati i sindacati degli sceneggiatori (per la presidente della WGA West è “una delle peggiori fusioni mai proposte”) e Cinema United, l’associazione delle sale cinematografiche.

La difesa di Paramount

Un concorrente più forte contro le piattaforme dominanti dello streaming e della tecnologia

Ciò che nascerebbe dalla fusione, secondo la società

Per Paramount la causa distorce il diritto antitrust e ritardare l’operazione danneggerebbe i lavoratori dell’intrattenimento: la sola California ha già perso decine di migliaia di posti nel settore.

Il quadro regolatorio

Washington ha detto sì, ma la partita resta aperta su tre fronti


A che punto è l’esame dell’operazione tra Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea.

Via libera
Dipartimento di Giustizia (Usa)
Ha approvato l’acquisizione a giugno.

Causa
12 Stati a guida democratica
Chiedono a un giudice federale di bloccare la fusione, con un possibile costo di centinaia di milioni di dollari per Paramount in caso di ritardi.

Indagine
Regno Unito
L’autorità per la concorrenza ha aperto un’indagine formale il mese scorso.

Verso l’ok
Unione Europea
I regolatori sembrano orientati a un via libera con condizioni: secondo Bloomberg, Paramount valuta la cessione di parte delle reti tv per bambini.

Gli Stati contro le grandi fusioni: i precedenti

Live Nation – Ticketmaster

Quest’anno una coalizione bipartisan di 33 Stati ha portato avanti con successo una causa antitrust contro il colosso dei biglietti.

Nexstar – Tegna

Un gruppo di Stati ha ottenuto da un giudice federale il blocco della fusione, nonostante l’ok del Dipartimento di Giustizia e della FCC.

La causa conferma il crescente attivismo dei procuratori generali statali contro i grandi gruppi industriali, per colmare quello che considerano un vuoto lasciato dalle autorità federali.

Fonte Elaborazione FocusAmerica sulla causa presentata dai procuratori generali di 12 Stati contro la fusione Paramount Skydance–Warner Bros Discovery, sulle dichiarazioni delle parti e su Bloomberg per le indiscrezioni relative all’esame europeo.

“La fusione illegale di questi due colossi dell’intrattenimento porterebbe a prezzi più alti, qualità inferiore e meno contenuti per il cinema e la televisione, danneggiando le sale, i distributori della tv via cavo e, in ultima analisi, il pubblico, su ogni divano e in ogni cinema degli Stati Uniti”, ha dichiarato il procuratore generale democratico della California, Rob Bonta.

L’iniziativa ha ricevuto il sostegno dei sindacati degli sceneggiatori, la Writers Guild of America West e la Writers Guild of America East. La presidente della WGAW, Michele Mulroney, ha definito l’operazione come “una delle peggiori fusioni mai proposte”, mentre per il presidente della WGAE, Tom Fontana, le conseguenze sulle industrie americane dell’intrattenimento e dell’informazione sarebbero “un disastro assoluto”.

Favorevole alla causa anche Cinema United, l’associazione delle sale cinematografiche, secondo cui un’ulteriore concentrazione degli studios produrrebbe effetti “significativi e duraturi” sui cinema locali di tutto il Paese.

Paramount: “La fusione rafforzerà la concorrenza”


Paramount ha respinto tutte le accuse, sostenendo che la causa “distorce i principi consolidati del diritto antitrust e si fonda su una rappresentazione errata della concorrenza nell’attuale industria dell’intrattenimento”. Secondo l’azienda, la fusione permetterebbe invece di creare “un concorrente più forte contro le piattaforme dominanti dello streaming e della tecnologia”, accusate di aver indebolito il mercato cinematografico e l’occupazione nel settore.

Un portavoce di Paramount ha inoltre affermato che ritardare l’operazione danneggerebbe ulteriormente i lavoratori dell’intrattenimento, dopo che la California ha già perso decine di migliaia di posti di lavoro nel comparto.

Il Dipartimento di Giustizia aveva già approvato l’acquisizione a giugno, ma l’operazione resta sotto esame anche all’estero. L’autorità britannica per la concorrenza ha aperto il mese scorso un’indagine formale, mentre i regolatori dell’Unione Europea sembrerebbero orientati verso un via libera subordinato ad alcune condizioni. Secondo Bloomberg, Paramount sarebbe disposta a cedere parte delle attività legate alle reti televisive per bambini pur di ottenere l’approvazione europea.

La causa presentata dai 12 Stati conferma, a ogni modo, il crescente attivismo dei procuratori generali statali contro i grandi gruppi industriali, nel tentativo di colmare quello che considerano un vuoto lasciato dalle autorità federali. Quest’anno una coalizione bipartisan di 33 Stati aveva già portato avanti con successo una causa antitrust contro Live Nation e Ticketmaster. Un altro gruppo di Stati ha invece ottenuto da un giudice federale il blocco della fusione tra Nexstar e Tegna, nonostante l’approvazione del Dipartimento di Giustizia e della Federal Communications Commission.

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Anche l'uomo ucciso dall'ICE in Maine non era l'obiettivo degli agenti


Joan Sebastian Guerrero, colombiano di 26 anni, è stato ucciso mentre usciva di casa in auto. Il capo della sicurezza interna prima ha parlato di un mandato a suo carico, poi si è corretto

Per la seconda volta in sei giorni un agente dell'ICE, l'agenzia federale americana che si occupa dei controlli sull'immigrazione e delle espulsioni, ha ucciso un uomo alla guida della sua auto che non era l'obiettivo dell'operazione in corso. Joan Sebastian Guerrero, un colombiano di 26 anni, è stato colpito lunedì 13 luglio verso le 7 del mattino (le 13 in Italia) a Biddeford, una città costiera di circa 22mila abitanti nel Maine, nel nord-est degli Stati Uniti. Il 7 luglio a Houston, in Texas, era stato ucciso in circostanze simili Lorenzo Salgado Araujo, un messicano di 52 anni.

Il dipartimento della sicurezza interna, il ministero da cui dipende l'ICE, ha diffuso la sua versione solo dodici ore dopo i fatti. Gli agenti stavano sorvegliando l'ultimo indirizzo conosciuto di un immigrato irregolare destinatario di un ordine definitivo di espulsione, un uomo è uscito dalla casa in auto e gli agenti hanno tentato di fermarlo. A quel punto, secondo il comunicato, "il veicolo ha tentato di fuggire" e un agente, "temendo per la sicurezza pubblica", ha aperto il fuoco. Il conducente è stato colpito ed è morto per le ferite. Il comunicato non spiega perché l'uomo rappresentasse un pericolo per la sicurezza pubblica. In una comunicazione separata inviata ad alcuni membri del Congresso il dipartimento ha usato parole più nette, sostenendo che il conducente aveva usato il veicolo come un'arma contro le forze dell'ordine.

La comunicazione ufficiale è stata contraddittoria. Il senatore del Maine Angus King, un indipendente, ha riferito che il segretario alla sicurezza interna Markwayne Mullin gli aveva detto in un primo momento che l'uomo ucciso era destinatario di un mandato d'arresto e di un ordine di espulsione. Poche ore dopo Mullin lo ha richiamato per correggersi: Guerrero non era l'obiettivo dell'operazione. Secondo la Maine Immigrants' Rights Coalition, un'organizzazione per i diritti degli immigrati in contatto con la famiglia, Guerrero aveva un permesso di lavoro e un numero di previdenza sociale, un dato che le autorità federali non hanno confermato. Faceva il fattorino, era sposato e aveva una figlia piccola. L'ambasciata della Colombia sta assistendo la famiglia e ha chiesto chiarimenti al dipartimento sulle circostanze della morte.

Nessun video completo dei fatti è finora emerso e nessuno degli agenti indossava una telecamera, nonostante l'amministrazione si fosse impegnata a estenderne l'uso. I testimoni avevano descritto un'auto bianca speronata dai veicoli degli agenti e il conducente estratto dall'abitacolo mentre perdeva sangue dalla testa. L'inchiesta è affidata all'ispettore generale del dipartimento, il suo organo di controllo interno, insieme all'FBI. Anche il procuratore generale del Maine ha aperto un'indagine. L'agente che ha sparato è stato sospeso in attesa dei risultati.

Il caso ricalca quello di Houston. Gli agenti cercavano altre due persone e avevano scambiato il furgone di Salgado Araujo per quello dell'obiettivo. Secondo la versione ufficiale l'uomo aveva tentato la fuga e usato il mezzo contro gli agenti, ma i familiari che viaggiavano con lui la smentiscono e anche in quel caso non c'erano telecamere in funzione. Il procuratore della contea di Harris ha emesso una ventina di mandati di comparizione per raccogliere prove e testimonianze, lamentando che il governo federale non condivide le prove con i suoi investigatori. Il Senato del Messico ha condannato la morte di 17 cittadini messicani legata all'azione delle autorità americane dell'immigrazione durante il secondo mandato del presidente, chiedendo indagini approfondite su ogni caso.

La governatrice del Maine, la democratica Janet Mills, ha scritto che la correzione di Mullin "rende questa tragedia ancora più inquietante e rivoltante" e che mette in luce "il modo sconsiderato e disordinato in cui vengono condotte le operazioni di controllo dell'immigrazione nel Maine e in tutto il paese". Centinaia di persone hanno manifestato per le strade di Biddeford, anche davanti agli uffici della senatrice repubblicana Susan Collins, che ha chiesto un'indagine "completa e imparziale". Per King la sparatoria è il risultato della quota di 2.000 arresti al giorno imposta agli agenti dalla Casa Bianca: "È un modo terribile di dare istruzioni alle forze dell'ordine", ha detto alla CNN.

Guerrero è l'undicesima persona uccisa dagli agenti federali dell'immigrazione dal ritorno del presidente alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, e la quinta colpita mentre era alla guida. Secondo un conteggio del New York Times, dall'anno scorso gli agenti federali hanno sparato contro più di 20 persone, in diversi casi con ricostruzioni ufficiali poi smentite dai video, mentre gli arresti giornalieri di immigrati sono raddoppiati nell'ultima settimana di giugno e continuano a crescere. Seth Stoughton, ex agente di polizia e professore di diritto all'Università della South Carolina, aveva spiegato a Mother Jones che da decenni le polizie americane addestrano gli agenti a non mettersi davanti a un veicolo in movimento e a non sparare ai conducenti, perché colpire chi guida non ferma l'auto: la trasforma "da missile guidato in missile senza guida".

Mullin è arrivato alla guida del dipartimento quest'anno, dopo la rimozione di Kristi Noem, criticata per la gestione delle operazioni in Minnesota, dove a gennaio gli agenti federali hanno ucciso due cittadini americani, Renee Good e Alex Pretti. Le loro morti, riprese in video e diffuse sui social, avevano innescato grandi proteste a Minneapolis e contribuito a rendere impopolare la politica anti-immigrazione del presidente. Anche nel Maine un'operazione su larga scala era iniziata a gennaio con centinaia di arresti: si chiamava "Operation Catch of the Day", un riferimento all'industria della pesca dello Stato, e da allora i residenti di Biddeford riferiscono una presenza frequente degli agenti nella zona.


Ucciso da un agente dell'ICE a Houston, ma non era lui l'obiettivo dell'operazione


Un agente dell'immigrazione statunitense ha ucciso a Houston un uomo che non era l'obiettivo dell'operazione. Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano di 52 anni che viveva da 35 anni negli Stati Uniti, è stato colpito all'addome durante un fermo stradale, martedì mattina, ed è morto poche ore dopo in ospedale. Gli agenti stavano cercando in realtà altri 2 uomini, uno dei quali guatemalteco, che ritenevano viaggiassero a bordo di un furgone bianco.

Al volante del mezzo c'era però Araujo, che era diretto al lavoro insieme ad altri tre operai, mentre i due ricercati non erano a bordo. La circostanza è stata confermata da una portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, citata dal New York Times. Secondo la ricostruzione ufficiale del Dipartimento, alcune settimane prima gli agenti avevano sorvegliato un indirizzo collegato a uno dei ricercati, notando due furgoni bianchi. Tornati sul posto martedì, avrebbero individuato "un furgone bianco con una persona che somigliava all'obiettivo" e avviato il fermo. Nessuno degli agenti indossava una body camera in quel momento.

Le autorità sostengono ora che Araujo abbia usato il veicolo come un'arma, tentando di investire un agente, che avrebbe quindi sparato per legittima difesa. Al momento, tuttavia, non sono stati resi pubblici video o altri elementi indipendenti in grado di confermare questa versione. Araujo lascia 3 figli, tutti cittadini statunitensi in quanto nati su territorio americano.

Stati Uniti · Immigrazione
Gli agenti cercavano altri due uomini. A Houston l’ICE ha ucciso la persona sbagliata

Lorenzo Salgado Araujo, 52 anni, è stato colpito all’addome durante un fermo stradale mentre andava al lavoro con la sua squadra di operai. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha confermato che non era l’obiettivo dell’operazione. Nessuno degli agenti indossava una body camera.

Grafica di FocusAmerica 11 luglio 2026

Il caso in quattro numeri

0
Anni al momento della morte

0
Anni vissuti negli Stati Uniti

0
Figli, tutti cittadini americani

0
Body camera sugli agenti

Gli agenti stavano cercando due uomini che ritenevano a bordo di un furgone bianco. Una portavoce del Dipartimento ha confermato al New York Times che nessuno dei due era sul mezzo guidato da Araujo.

Le due versioni
Le autorità parlano di legittima difesa, i testimoni la smentiscono

La ricostruzione del Dipartimento per la Sicurezza Interna a confronto con quella dei tre operai che viaggiavano con Araujo.

La versione delle autorità
Dipartimento per la Sicurezza Interna
Settimane prima, durante la sorveglianza di un indirizzo collegato a uno dei ricercati, gli agenti notano due furgoni bianchi.
Martedì mattina individuano «un furgone bianco con una persona che somigliava all’obiettivo» e avviano il fermo.
Araujo avrebbe usato il veicolo come un’arma, tentando di investire un agente, che avrebbe sparato per legittima difesa.
Nessun video o elemento indipendente è stato reso pubblico a sostegno di questa ricostruzione.

La versione dei testimoni
I tre passeggeri, tramite l’avvocato Hugo Balderas Ibarra
Verso le 6.30 il gruppo è diretto a un cantiere edile, dopo una sosta per comprare ghiaccio e acqua.
Quando si accorge di essere seguito da un veicolo senza contrassegni, Araujo cerca di allontanarsi; l’auto degli agenti gli taglia la strada e sperona il furgone che procede a passo d’uomo.
Un agente scende e apre il fuoco dal lato del passeggero, colpendo Araujo in maniera letale.
«Non c’è mai stato un agente davanti al veicolo, né alcun agente si è mai trovato in pericolo»

Ciò che manca per stabilire la verità

0
Body camera indossate dagli agenti

0
Telecamere installate sui veicoli

0
Video diffusi dalle autorità federali

L’assenza di body camera e dashcam è stata confermata alla deputata Sylvia Garcia dal direttore facente funzione dell’ICE, David Venturella.

Le indagini
Tre inchieste aperte, con tre prospettive diverse

Sul caso lavorano due autorità federali e la procura locale, che teme di non ricevere le prove chiave.

1
Ispettorato generale del Dipartimento per la Sicurezza InternaFederale

Guida l’indagine interna sull’operazione e sulla condotta degli agenti coinvolti.

2
FBI, ufficio di HoustonFederale

Indaga sull’episodio, ma al momento lo tratta come un’aggressione ai danni di un agente federale.

3
Procura della contea di HarrisLocale

Il procuratore Sean Teare ha aperto un’indagine autonoma, ma teme che le autorità federali non condividano le prove raccolte.

Il precedente pesa: a Minneapolis i funzionari federali avevano parlato di legittima difesa per le uccisioni di Alex Pretti e Renee Good, due cittadini statunitensi che protestavano contro le operazioni dell’ICE. Testimoni e video hanno poi smentito quella ricostruzione.

Il contesto
La campagna di espulsioni in quattro cifre

Il caso di Houston si inserisce nella stretta sull’immigrazione voluta dall’Amministrazione Trump dal gennaio 2025.

0
Arresti al giorno: l’obiettivo fissato per l’ICE dalla Casa Bianca
Amministrazione Trump

0+
Persone contro cui gli agenti hanno aperto il fuoco da settembre 2025, quasi tutte a bordo del proprio veicolo
Ricostruzioni di stampa

0
Persone uccise da agenti dell’immigrazione dal ritorno di Trump alla Casa Bianca
Conteggio del Guardian (dato minimo)

0
Morti nei centri di detenzione federali del Texas nello stesso periodo
Analisi del Texas Tribune (dato minimo)

La reazione del Messico
Città del Messico passa alle vie legali

La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato iniziative che vanno oltre le consuete note diplomatiche.

Le mosse annunciate

Il Ministero degli Esteri presenterà denunce alla procura e al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e avvierà azioni legali contro le società che gestiscono i centri di detenzione, ritenute responsabili delle condizioni in cui sono morti 14 cittadini messicani.

«Non possiamo permettere più questi maltrattamenti»

Claudia Sheinbaum, presidente del Messico

Fonte: New York Times, Washington Post, The Guardian, Texas Tribune; dichiarazioni del Dipartimento per la Sicurezza Interna e dell’avvocato dei testimoni.
Nota: Ricostruzioni aggiornate all’11 luglio 2026. Le due versioni dei fatti restano al vaglio delle indagini in corso.

I testimoni: "Nessun agente era in pericolo"


I 3 uomini che viaggiavano con Araujo hanno fornito una ricostruzione diversa da quella riportata dalle autorità. Attraverso il loro avvocato, Hugo Balderas Ibarra, hanno raccontato che il gruppo era diretto a un cantiere edile dopo essersi fermato, intorno alle 6.30 del mattino ora locale, per acquistare ghiaccio e acqua. Quando si sarebbe accorto di essere seguito da un veicolo senza contrassegni, Araujo avrebbe cercato di allontanarsi.

Secondo il racconto riferito dall'avvocato al Washington Post, l'auto degli agenti avrebbe tagliato la strada al furgone e lo avrebbe speronato mentre questo procedeva a passo d'uomo. Un agente sarebbe quindi sceso dal veicolo e avrebbe aperto il fuoco dal lato del passeggero, colpendo Araujo in maniera letale. In una dichiarazione scritta a mano, uno dei passeggeri ha definito falsa la versione fornita dalle autorità.

"Non c'è mai stato un agente davanti al veicolo, né alcun agente si è mai trovato in pericolo", ha dichiarato Balderas Ibarra. "Questa ricostruzione è semplicemente falsa e sono convinto che i miei assistiti stiano dicendo la verità". Tra i passeggeri c'era anche Victor Hugo Salgado Araujo, fratello minore della vittima, successivamente trasferito in un centro di detenzione per migranti a Conroe, in Texas.

Sul caso ora indagano sia l'ispettorato generale del Dipartimento per la Sicurezza Interna che l'ufficio dell'FBI di Houston, che al momento tratta però l'episodio come un'aggressione ai danni di un agente federale. Anche il procuratore della contea di Harris, Sean Teare, ha aperto un'indagine, pur temendo che il lavoro degli investigatori locali possa essere ostacolato dalla mancata condivisione delle prove da parte delle autorità federali.

La deputata democratica Sylvia Garcia ha riferito che il direttore facente funzione dell'ICE, David Venturella, le ha confermato l'assenza sia delle body camera sia delle telecamere installate sui veicoli. Venturella avrebbe inoltre ammesso che né Araujo né suo fratello erano gli obiettivi dell'operazione. "Non sono pronta a dire che sia tutto falso, ma le cose sembrano andare in quella direzione", ha dichiarato Garcia.

Le altre sparatorie e la reazione del Messico


Il caso si inserisce nella campagna di espulsioni di migranti intensificata dall'Amministrazione Trump a partire dal ritorno dell'attuale presidente alla Casa Bianca, che ha fissato per l'ICE l'obiettivo di 2.000 arresti al giorno. Da settembre 2025 gli agenti dell'immigrazione hanno aperto il fuoco contro più di 20 persone, quasi tutte mentre si trovavano all'interno dei propri veicoli, provocando in alcuni casi la loro morte.

Il Guardian ha contato almeno 10 persone uccise da agenti dell'immigrazione dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, nel gennaio 2025. Il Texas Tribune riporta almeno 14 morti nei centri federali di detenzione del Texas nello stesso periodo.

In diversi episodi simili a questo, i filmati emersi successivamente hanno contraddetto le prime ricostruzioni delle autorità. È accaduto anche a Minneapolis, dove due cittadini statunitensi, Alex Pretti e Renee Good, sono stati uccisi mentre protestavano contro le operazioni dell'ICE. I funzionari federali avevano parlato inizialmente di legittima difesa e l'allora responsabile del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Kristi Noem, aveva definito Pretti come un "terrorista interno", sostenendo che avesse impugnato un'arma. Testimoni e registrazioni video hanno in seguito smentito questa ricostruzione.

Anche il governo messicano ha reagito duramente alla morte di Araujo. La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato iniziative che andranno oltre le consuete note diplomatiche: il Ministero degli Esteri presenterà denunce alla procura e al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e intende avviare azioni legali contro le società che gestiscono i centri di detenzione, considerate responsabili delle condizioni in cui sono morti 14 cittadini messicani. "Non possiamo permettere più questi maltrattamenti", ha dichiarato Sheinbaum.


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Il Senato rilancia le sanzioni alla Russia nel nome di Lindsey Graham


Dopo la morte improvvisa del senatore repubblicano, democratici e repubblicani vogliono approvare il pacchetto che Graham aveva negoziato fino alle ultime ore della sua vita.

La morte improvvisa di Lindsey Graham ha restituito al Senato americano qualcosa che a Washington è diventato sempre più raro: un fronte bipartisan unito dietro una proposta di legge. Democratici e repubblicani vogliono ora approvare il nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, al quale il senatore della South Carolina aveva lavorato fino alle ultime ore di vita: il testo del progetto di legge può già contare sulla firma di 85 senatori su cento.

Il leader della maggioranza repubblicana John Thune ha affermato che l’approvazione della legge rappresenterebbe “un grande tributo all’eredità di Lindsey”. Il leader della minoranza democratica Chuck Schumer lo ha esortato a portarla immediatamente in aula: “Passerà con una maggioranza schiacciante e aiuterà i nostri alleati in Ucraina”.

Senato USA · Dopo Graham

L’ultima legge di Lindsey Graham unisce il Senato sulle sanzioni alla Russia

Il senatore della South Carolina ha lavorato al pacchetto fino alle ultime ore di vita. Ora democratici e repubblicani vogliono approvarlo subito, come tributo alla sua eredità.

Grafica di FocusAmerica 14 luglio 2026

Le firme sulla proposta di legge
0su 100

Senatori che hanno firmato il pacchetto di sanzioni contro la Russia scritto da Graham con il democratico Richard Blumenthal

85 firmatari 15 non firmatari

Per il leader repubblicano John Thune l’approvazione sarebbe “un grande tributo all’eredità di Lindsey”. Il democratico Chuck Schumer chiede di portarla subito in aula.

Il compromesso con la Casa Bianca

L’accordo con Trump ha ristretto il raggio delle sanzioni


Per mesi il presidente aveva chiesto ai repubblicani di attendere. La svolta è arrivata la scorsa settimana ad Ankara, nell’incontro tra i senatori e il Segretario al Tesoro Scott Bessent.

Versione originaria
500%

Dazio su tutte le merci importate negli Stati Uniti da qualunque Paese che continui ad acquistare petrolio, gas, uranio o altri prodotti energetici russi.

Versione concordata
5Paesi

Sanzioni concentrate sui Paesi accusati di aggirare le restrizioni comprando energia russa a prezzi scontati, anche per rivenderla.

I dettagli del nuovo testo non sono ancora pubblici: non si sa quali siano i cinque Paesi, se l’aliquota del 500% resti invariata e quanta discrezionalità avrà Trump nell’applicazione delle misure.

La cronologia

Dall’accordo di Ankara al giuramento della sorella


Una settimana che ha cambiato il destino della legge e del seggio della South Carolina. Tocca le tappe per i dettagli.

La scorsa settimana L’incontro di Ankara sblocca la legge+

Graham e altri senatori incontrano in Turchia il Segretario al Tesoro Scott Bessent e superano le obiezioni della Casa Bianca, che voleva tempo per la propria campagna di pressione su Putin.

Venerdì 10 luglio L’annuncio dell’accordo con l’amministrazione+

Graham, Blumenthal e i senatori Jeanne Shaheen e Roger Wicker annunciano l’intesa con l’amministrazione Trump per far avanzare la versione aggiornata della legge.

Sabato 11 luglio L’ultima telefonata a Trump, poi la morte+

Poche ore prima di morire, Graham aggiorna telefonicamente il presidente sui progressi. A Blumenthal, nell’ultima conversazione, aveva detto: “Questo è un grandissimo risultato”.

Lunedì 13 luglio Trump indica la sorella, McMaster la nomina+

Su indicazione del presidente, il governatore della South Carolina Henry McMaster nomina Darline Graham Nordone per completare il mandato del fratello.

Martedì 14 luglio Il giuramento previsto in Senato+

Nordone entra in carica fino a gennaio 2027. Intanto diversi repubblicani si preparano alla corsa del 2026 per un mandato pieno di sei anni.

Cosa succede ora

Il seggio, la commissione e il destino della legge


Le partite aperte dopo la scomparsa del senatore.

Il seggio
Darline Graham Nordone

La sorella del senatore ne completa il mandato fino a gennaio 2027.

La Commissione Bilancio
Ron Johnson

Il senatore del Wisconsin dovrebbe assumerne la guida, finora tenuta da Graham.

Alla Camera
Via libera già ottenuto

La versione originaria del provvedimento era già stata approvata dai deputati.

Il nome della legge
“Lindsey Graham Sanctions Act”

La proposta del deputato Joe Wilson per intitolare il provvedimento al senatore scomparso.

Fonte Dichiarazioni dei senatori e atti del Congresso degli Stati Uniti; ricostruzioni di Axios e The Hill, luglio 2026.

Per il senatore democratico Cory Booker, votare insieme il provvedimento sarebbe il modo migliore per rendere omaggio a una battaglia alla quale Graham “stava letteralmente dedicando i suoi ultimi respiri”.

La sorella nominata al suo posto


La successione si è messa in moto rapidamente. Il governatore della South Carolina Henry McMaster, su indicazione del presidente Donald Trump, ha nominato Darline Graham Nordone, sorella del senatore, per completarne il mandato fino a gennaio 2027. Il giuramento è previsto martedì pomeriggio.

Il senatore repubblicano Ron Johnson dovrebbe invece assumere la guida della Commissione Bilancio, presieduta finora proprio da Graham. Nel frattempo, diversi esponenti repubblicani si preparano a concorrere alle elezioni del 2026 in South Carolina per conquistare un mandato pieno di sei anni.

L’accordo raggiunto prima della morte


Il Senato era già andato più volte vicino ad approvare la proposta di legge, firmata da Graham insieme al democratico Richard Blumenthal. In ogni occasione, però, Trump aveva chiesto ai repubblicani di attendere, per lasciare alla sua Amministrazione il tempo di condurre una propria campagna di pressione sul presidente russo Vladimir Putin.

La svolta è arrivata solo la scorsa settimana, quando Graham e altri senatori hanno incontrato ad Ankara, in Turchia, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, superando così le obiezioni della Casa Bianca. “Siamo orgogliosi di annunciare di aver raggiunto un accordo con l’amministrazione Trump per far avanzare la versione aggiornata della nostra legge sulle sanzioni alla Russia”, hanno dichiarato venerdì Graham, Blumenthal e i senatori Jeanne Shaheen e Roger Wicker.

Sabato sera, poche ore prima di morire, Graham aveva aggiornato telefonicamente Trump sui progressi compiuti. L’accordo con la Casa Bianca ha ridotto la portata del provvedimento rispetto alla versione originaria, che prevedeva un dazio del 500% su tutte le merci importate negli Stati Uniti da qualunque Paese continuasse ad acquistare petrolio, gas, uranio o altri prodotti energetici russi.

Il nuovo testo dovrebbe invece concentrare le sanzioni su cinque Paesi accusati di aggirare le restrizioni comprando energia russa a prezzi scontati, anche per rivenderla. I dettagli, tuttavia, non sono ancora stati pubblicati: non è chiaro quali siano i cinque Paesi interessati, se l’aliquota del 500% sia rimasta invariata e quanta discrezionalità sarà riconosciuta a Trump nell’applicazione delle misure.

L’ultima telefonata e il tributo del Congresso


Lunedì il Senato ha continuato a fare i conti con la scomparsa inattesa di Graham. Thune ha trattenuto a stento le lacrime durante il suo intervento in aula. “Non ci sono parole per descrivere il suo impatto sulla politica estera e interna degli Stati Uniti”, ha dichiarato Wicker.

Blumenthal ha ricordato l’ultima lunga conversazione avuta con Graham durante il fine settimana: “Esultava per l’accordo raggiunto sulla nostra legge sulle sanzioni alla Russia e mi ha detto: “Questo è un grandissimo risultato”.

La versione originaria del provvedimento aveva già ottenuto il via libera della Camera. Il deputato repubblicano Joe Wilson ha proposto ora di intitolare la legge al senatore scomparso: “Sarebbe molto appropriato chiamarla ‘Lindsey Graham Sanctions Act’. Il modo per fermare Putin è mandare in bancarotta gli oligarchi russi”.

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Trump terrà giovedì un discorso alla nazione sulle elezioni del 2020


Il presidente parlerà in prima serata di intelligence declassificata sul voto del 2020 e di presunte falle delle macchine elettorali. Per gli esperti prepara la contestazione del voto di novembre

Donald Trump terrà giovedì un discorso televisivo alla nazione alle 21, ora della costa est degli Stati Uniti (le 3 del mattino di venerdì in Italia). Il presidente lo ha scritto lunedì sul suo social network Truth Social senza indicare l'argomento, ma un funzionario dell'amministrazione ha detto a Reuters che il discorso riguarderà l'intelligence appena declassificata sulle indagini relative alle elezioni americane e quelle che la Casa Bianca considera falle delle macchine per il voto, in grado in teoria di permettere intrusioni informatiche straniere. La notizia era stata anticipata dall'emittente televisiva MS Now.

Il riferimento è al voto del 2020, che Trump sostiene da anni di aver perso per colpa di brogli di massa a favore di Joe Biden. Nessuna prova è mai emersa: tribunali, ricontrolli delle schede e il Dipartimento di Giustizia del suo primo mandato non hanno trovato frodi, mentre l'agenzia federale per la sicurezza informatica definì quel voto "il più sicuro della storia americana".

Un consigliere del presidente ha descritto ad Axios il discorso come un "potpourri" che comprenderà le elezioni, un aggiornamento sull'Iran e qualsiasi altro tema Trump ritenga importante. Finora Trump ha tenuto pochi interventi in prima serata dalla Casa Bianca e vuole farne di più, ha spiegato il consigliere, perché questi discorsi "danno un senso di importanza" a quello che dice. Il presidente vuole anche rilanciare il SAVE America Act, una legge ferma al Congresso che introdurrebbe requisiti rigidi di identificazione per votare. Per fare pressione aveva detto al Congresso che non avrebbe firmato la legge bipartisan sulla casa se prima non fosse passata la sua stretta sul voto: il testo è entrato in vigore nei giorni scorsi senza la firma presidenziale.

L'annuncio è arrivato poche ore dopo che Trump aveva detto che avrebbe reimposto il blocco navale contro l'Iran, insieme a un pedaggio del 20% su tutte le navi in transito nello Stretto di Hormuz. La situazione con Teheran "cambia di minuto in minuto, ma è una cosa che vuole affrontare", ha detto il consigliere ad Axios. L'ultimo grande discorso televisivo del presidente risale al primo aprile, quando difese per la prima volta in modo completo la guerra contro l'Iran, iniziata più di un mese prima con la campagna militare condotta insieme a Israele. Il conflitto ha fatto salire il prezzo del petrolio e scendere i consensi di Trump.

Da oltre un anno l'amministrazione cerca di aumentare la supervisione federale sull'organizzazione delle elezioni e di cambiare il modo in cui gli americani votano, un tentativo che secondo gli esperti legali toglierebbe potere agli stati in violazione della Costituzione. Con il controllo repubblicano del Congresso in gioco alle elezioni di metà mandato di novembre, democratici ed esperti di sicurezza elettorale temono che l'amministrazione voglia interferire. Presentando il 2020 come illegittimo, dicono diversi esperti, Trump prepara il terreno per contestare eventuali sconfitte repubblicane e per indebolire i democratici se riconquisteranno il Congresso.

Un'analisi forense consegnata l'anno scorso da Mojave Research, una società esterna ingaggiata da Tulsi Gabbard quando era direttrice dell'intelligence nazionale, la carica che coordina le agenzie di spionaggio americane, ha trovato difetti in alcune macchine per il voto sequestrate a Porto Rico, ma nessuna prova di manomissioni. Secondo Reuters, prima di lasciare l'incarico a giugno Gabbard ha prodotto anche un rapporto che descrive vulnerabilità significative delle macchine e propone rimedi come l'aggiornamento del software: la Casa Bianca ne ha però rinviato la pubblicazione. Al suo posto Trump ha nominato ad interim Bill Pulte, il direttore dell'agenzia federale che regola i mutui, e lo ha autorizzato a declassificare i documenti legati al voto del 2020.

La Casa Bianca ha anche creato di recente una task force per riesaminare alcuni aspetti dell'elezione del 2020, a cui lavora il giornalista John Solomon, ex collaboratore di Fox News. Solomon ha chiesto accesso ai file di un'analisi che dissentiva dalla valutazione diffusa nel 2021 dall'intelligence americana, secondo cui nessun attore straniero aveva tentato o era riuscito ad alterare "alcun aspetto tecnico" del voto del 2020. Quel documento, preparato dal National Intelligence Council, il principale organo di analisi dell'intelligence, insieme a CIA, FBI, NSA e altre agenzie, concludeva che il presidente russo Vladimir Putin aveva autorizzato operazioni di influenza per favorire Trump e per minare la fiducia nel processo elettorale, che la Cina aveva preso in considerazione un intervento senza poi attuarlo e che l'Iran aveva condotto una campagna di influenza contro la candidatura di Trump.

I funzionari elettorali si dicono fiduciosi che le macchine siano adeguatamente sicure e ricordano che non è mai emersa alcuna prova di intrusioni straniere che abbiano cambiato i risultati delle elezioni passate.


La legge sulla casa entra in vigore senza la firma di Trump


Una delle leggi più importanti degli ultimi decenni sulla casa è entrata in vigore negli Stati Uniti senza la firma del presidente Donald Trump. Il 21st Century Road to Housing Act, il provvedimento bipartisan pensato per rendere le abitazioni più accessibili, è diventato legge sabato 11 luglio dopo che il presidente si è rifiutato di firmarlo per protesta.

Trump aveva dieci giorni di tempo per firmare il testo, opporre il veto o lasciarlo entrare in vigore senza il suo nome. La Costituzione americana prevede che una legge approvata dal Congresso diventi effettiva anche senza la firma del presidente, se questi non la respinge entro dieci giorni. Il termine scadeva alle 23:59 di venerdì sulla costa orientale (le 5:59 del mattino di sabato in Italia) e allo scadere il provvedimento è diventato legge in automatico.

"Non firmerò la legge sulla casa, che è stata approvata dal Congresso e inviata alla Casa Bianca, per protesta contro il fatto che il Senato degli Stati Uniti non è capace di approvare il SAVE America Act", ha scritto il presidente sul suo social Truth Social venerdì. Il SAVE America Act è una proposta di legge che imporrebbe la prova di cittadinanza per iscriversi alle liste elettorali e un documento con foto per votare. Il testo è fermo al Senato, dove non ha i sessanta voti necessari ad avanzare. Da mesi il presidente insiste per una stretta sulle regole del voto, un obiettivo che persegue anche per altre strade.

Nelle settimane precedenti Trump aveva più volte sminuito il provvedimento. Lo aveva definito "un grande sbadiglio" e di "minore importanza" rispetto alla legge elettorale. Il 24 giugno, poche ore prima di una cerimonia di firma già organizzata al Congresso, aveva annunciato a sorpresa che non avrebbe approvato la legge sulla casa finché i parlamentari non avessero prima approvato quella sul voto.

Il rifiuto mette in imbarazzo lo stesso partito del presidente in un anno di elezioni di metà mandato. La legge era passata con un sostegno larghissimo di entrambi gli schieramenti, 85 voti a 5 al Senato e 358 a 32 alla Camera. Rappresenta una delle poche vittorie legislative su cui i repubblicani contavano prima del voto di novembre. Invece di rivendicarla, si sono ritrovati a rincorrere le mosse del presidente.

"Le sue priorità non potrebbero essere più chiare: costi più alti per le famiglie e più potere per sé", ha scritto su X il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer. Il presidente della Camera, il repubblicano Mike Johnson, aveva provato a spingere Trump alla firma, ricordando ai giornalisti che la legge sarebbe comunque entrata in vigore e che l'avrebbero festeggiata lo stesso.

La legge affronta il problema soprattutto dal lato dell'offerta, cioè aumentando il numero di case disponibili. Raccoglie 47 proposte diverse, presentate sia dai repubblicani sia dai democratici. Questo spiega perché ha ottenuto un consenso così ampio. Tra le misure ci sono incentivi alle case prefabbricate, costruite in fabbrica e più economiche di quelle tirate su sul posto, la trasformazione di uffici in appartamenti e fondi federali in più ai comuni che costruiscono di più.

Per le case prefabbricate la legge elimina l'obbligo di avere un telaio d'acciaio permanente, quello che le rende trasportabili. Secondo gli esperti di politiche abitative il cambiamento può far risparmiare tra i 5.000 e i 10.000 dollari a casa e rendere più facili progetti più elaborati, come un secondo piano.

Per la prima volta il provvedimento limita anche il ruolo di Wall Street nel mercato immobiliare. Vieta ai grandi investitori che possiedono almeno 350 case unifamiliari di comprarne altre. L'obiettivo è rendere il mercato più accessibile alle famiglie, che spesso non riescono a competere con chi può pagare l'intera casa in contanti. La norma però non obbliga chi già supera quella soglia a vendere nulla. A livello nazionale, del resto, questi grandi investitori possiedono soltanto il 3% circa del mercato degli affitti unifamiliari, anche se in alcune città e quartieri la loro presenza è molto maggiore.

Le decisioni che contano di più sul mercato immobiliare si prendono nei governi locali o negli uffici dei costruttori, non a Washington. Le regole urbanistiche locali, che possono rallentare o bloccare le nuove costruzioni, restano intatte, perché a fissarle sono i comuni. Anche i tassi sui mutui, altro fattore decisivo, non dipendono dal Congresso: quello per un mutuo a trent'anni si aggira oggi intorno al 6,5%, molto più alto rispetto agli anni della pandemia.

A tenere ferme le case sul mercato contribuisce anche un altro meccanismo. Milioni di proprietari che avevano bloccato mutui a tassi bassissimi prima del 2022 non vogliono vendere, perché farlo significherebbe accendere un mutuo molto più caro. Nemmeno questo nodo viene toccato dalla legge.

L'Urban Institute, un centro studi di Washington, ha contato 35 tra programmi, regolamenti e studi che il Dipartimento per l'edilizia e lo sviluppo urbano, il ministero americano competente sulla casa, dovrà mettere in pratica, proprio mentre è a corto di personale dopo i tagli decisi dall'amministrazione Trump. "È una legge che cambia regole e regolamenti. Sbloccherà fondi, ma gran parte delle sue norme valgono quanto la loro attuazione", ha detto alla CNN Shaun Donovan, ex segretario del dipartimento sotto Barack Obama.

A giugno il prezzo mediano di una casa già esistente ha toccato i 440.600 dollari, il valore più alto da quando esistono questi dati, nel 1999. Una famiglia con un reddito di 75.000 dollari l'anno può oggi permettersi meno di un quarto delle case in vendita. Gli economisti della Casa Bianca hanno stimato all'inizio dell'anno una carenza di 10 milioni di abitazioni. Il nuovo provvedimento potrebbe colmarne solo una parte. Chi lo sostiene lo presenta comunque come un primo passo, il più ampio tentativo federale da decenni per rendere la casa più accessibile agli americani.


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Come espandere la memoria dello smartphone con l'SSD Lexar SL500


Lo spazio sullo smartphone non basta più? Con l'SSD portatile Lexar SL500 puoi espandere rapidamente la memoria disponibile, trasferire file ad alta velocità e gestire foto, video e documenti senza dipendere dal cloud o eliminare contenuti importanti
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Oggi la creatività si muove insieme a chi la vive, e poterla portare in ogni luogo senza limiti è diventato fondamentale per chi lavora con immagini e video. Lo smartphone accompagna ogni creazione, pronto a trasformare idee ed emozioni in progetti multimediali, ovunque ci si trovi. Uno strumento così prezioso, seppur limitato da un dettaglio molte volte trascurato come lo spazio disponibile. La memoria interna si esaurisce in fretta e i modelli più capienti hanno costi elevati difficili da giustificare.

Navigazione mobile: il 50% degli italiani è stanco di pop-up e pubblicità invasive
Un’indagine Accessiway-YouGov rivela che per il 50% degli italiani pop-up, cookie e pubblicità invasive rappresentano il principale ostacolo nella navigazione da smartphone, evidenziando le sfide ancora aperte per l’accessibilità digitale e l’esperienza utente
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In questo scenario nasce l’SSD portatile Lexar SL500, pensato per accompagnare i creator in ogni attività. Sottile, elegante e magnetico, si aggancia allo smartphone offrendo alte prestazioni e la possibilità di lavorare sui file in tempo reale, anche durante le registrazioni. Con la connettività USB 3.2 Gen 2×2, SL500 raggiunge velocità fino a 2.000 MB/s in lettura e 1.800 MB/s in scrittura, gestendo senza fatica video in alta risoluzione, progetti fotografici complessi e contenuti di grandi dimensioni.

Supporta la registrazione con il codec professionale Apple ProRes fino a 4K 60 FPS, disponibile a partire dall’iPhone 15 Pro, ed è compatibile con smartphone Android, PC, Mac, fotocamere e tutti i dispositivi dotati di porta USB-C. La protezione dei dati è garantita dalla crittografia Lexar DataShield AES a 256 bit, per sicurezza totale. L’archiviazione, per Lexar, non è solo un elemento fisico, ma un ecosistema completo pensato per rispondere alle esigenze di ogni utente.

In questa visione a 360 gradi si inserisce l’app Lexar, disponibile gratuitamente su App Store e Google Play, che permette il backup automatico di foto (incluse le Apple Live Photo) e video, estendendo e preservando in modo semplice la capacità di archiviazione dello smartphone.

vivo X Fold6 in Italia nel 2026: il pieghevole con fotocamera premium
vivo X Fold6 si prepara a entrare nella scena degli smartphone pieghevoli premium: il nuovo modello vivo punta su fotografia avanzata, design raffinato e tecnologie di nuova generazione. L’arrivo in Italia nel 2026 potrebbe segnare una nuova fase per il mercato foldable
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Prezzo e disponibilità

Disponibile in 1TB, 2TB e 4TB, Lexar SL500 con kit magnetico è acquistabile su lexar.nital.it al prezzo di partenza di 229 euro.

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SSD esterno Lexar SL500M


Questo SSD portatile è stato progettato specificamente per le esigenze moderne: grazie al suo esclusivo aggancio magnetico, si fissa perfettamente sul retro dei dispositivi compatibili, trasformandosi in un'estensione invisibile e sicura del telefono.

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Navigazione mobile: pop-up e pubblicità invasive sono il principale ostacolo per il 50% degli italiani


Dall'home banking agli acquisti online, dalla prenotazione di visite mediche ai servizi della Pubblica Amministrazione, oggi una quota sempre crescente di attività quotidiane viene svolta direttamente dal cellulare. Eppure, nonostante l'entrata in vigore dell'European Accessibility Act (EAA) il 28 giugno 2025 abbia rappresentato un passaggio fondamentale verso un digitale più inclusivo, persistono ancora numerose barriere che complicano l'esperienza degli utenti, lasciando emarginate persone con difficoltà visive, motorie e cognitive. A evidenziarlo è una ricerca condotta da YouGov per Accessiway.

Pubblicità invasive, cookie e pop-up sono gli ostacoli più segnalati


Secondo l'indagine, il principale ostacolo riscontrato nell'utilizzo dello smartphone è rappresentato da pubblicità invasive, richieste di consenso ai cookie e pop-up difficili da chiudere, indicati dal 50% degli intervistati. Seguono poi i contenuti che si caricano troppo lentamente (27%) e le procedure di inserimento dati considerate eccessivamente complesse, come la compilazione di moduli, la gestione delle password o l'inserimento di informazioni personali (23%).

eBay: boom del collezionismo tra calcio e pop culture
Il collezionismo sta vivendo una nuova evoluzione. Su eBay prende sempre più piede la “beyond-the-game economy”, un fenomeno che unisce calcio, pop culture, trading card, memorabilia e oggetti da collezione, trasformando la passione dei fan in un mercato sempre più dinamico e globale
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Per rendersi conto del numero di persone che ogni giorno navigano online tramite smartphone, per svolgere le più comuni ricerche in rete, è utile consultare i dati dell’ultimo report Audiweb, secondo cui gli utenti mensili che hanno navigato in media da mobile e computer nel 2025 sono stati 44,1 milioni, 40,5 milioni dei quali da mobile (il 95% della popolazione di 18-74 anni, +0,7% rispetto al 2024).

"La ricerca condotta insieme a YouGov evidenzia chiaramente la necessità di continuare a investire nella progettazione di servizi digitali realmente semplici, intuitivi e inclusivi. Quando un sito web o un'app risultano complessi da utilizzare, il rischio è quello di generare forme di esclusione digitale che colpiscono soprattutto le persone più vulnerabili, come gli anziani, le persone con disabilità e chi possiede competenze digitali limitate. Tuttavia, l'accessibilità non riguarda solo queste categorie ma rappresenta un elemento determinante per la qualità dell'esperienza digitale di tutti gli utenti." haaffermato Edoardo Arnello di Accessiway.


Uno scenario condiviso a livello europeo


I risultati italiani si inseriscono in un quadro europeo più ampio emerso da cinque indagini realizzate da Accessiway nel 2026 in Francia, Italia, Austria, Germania e Regno Unito. Le ricerche evidenziano come le difficoltà di navigazione da smartphone rappresentino una criticità diffusa in tutti i Paesi analizzati, con percentuali che raggiungono l'82% in Francia, seguita da Austria (80%), Italia (79%), Germania (64%) e Regno Unito (64%).

HONOR 600 Series ufficiale: AI avanzata e funzioni premium nella fascia media
La nuova HONOR 600 Series punta a ridefinire la fascia media premium con intelligenza artificiale avanzata, comparto fotografico evoluto e design elegante
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Un dato particolarmente significativo riguarda i più giovani. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti, sono gli utenti della Generazione Z a dichiarare più frequentemente problemi di accessibilità digitale, segno di aspettative sempre più elevate rispetto alla qualità e alla semplicità dell'esperienza online. In Italia, il 90% degli under 35 (contro il 75% degli over 56) afferma di incontrare difficoltà nella navigazione da mobile. La situazione è simile anche in Francia (88%), Austria (87%) e Regno Unito (81%). La Germania, invece, rappresenta un’eccezione: il 60% della Generazione Z tedesca, infatti, dichiara di incontrare difficoltà online, contro il 68% degli over 56. Per quanto riguarda le barriere di navigazione da smartphone, pubblicità invasive, pop-up e richieste di consenso ai cookie si confermano essere i principali ostacoli anche a livello europeo, confermando la necessità per aziende e organizzazioni di progettare servizi digitali realmente accessibili, intuitivi e inclusivi per tutti.


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Rubio dichiara guerra alla Corte Penale Internazionale: “La smantelleremo pezzo dopo pezzo”


Il segretario di Stato Marco Rubio annuncia una campagna per “smantellare” il tribunale dell’Aja. Washington minaccia nuove sanzioni contro i giudici e funzionari e farà pressione sui Paesi alleati che ancora sostengono la Corte.

Gli Stati Uniti intendono smantellare la Corte Penale Internazionale (CPI). Lo ha annunciato lunedì il Segretario di Stato Marco Rubio, spiegando che Washington punta a “smantellare sistematicamente” il tribunale dell’Aja, istituito per perseguire i responsabili dei crimini più gravi.

“Usando tutti gli strumenti a disposizione del nostro governo e lavorando al fianco di ogni alleato con cui possiamo fare causa comune, smantelleremo la CPI, mattone dopo mattone, se necessario”, ha detto Rubio in un video pubblicato sul suo account X.

The International Criminal Court seeks to become the unaccountable arbiter of a new global law — empowered to prosecute and arrest our citizens at will and existentially threaten American sovereignty.

We will teach the ICC the full meaning of American resolve. pic.twitter.com/2egHK1jA98
— Secretary Marco Rubio (@SecRubio) July 13, 2026


Istituita nel 2002 e con sede all’Aja, nei Paesi Bassi, la Corte Penale Internazionale indaga su genocidi, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e altri gravi reati internazionali. Gli Stati Uniti non hanno però mai ratificato lo Statuto di Roma, il trattato che ha dato vita alla Corte. Rubio giustifica l’offensiva con il rischio che il tribunale possa processare cittadini americani: un’eventualità che, a suo giudizio, rappresenterebbe “la morte degli Stati Uniti come nazione sovrana e indipendente”.

Le pressioni sui Paesi alleati


Il Dipartimento di Stato americano accusa la CPI di volersi trasformare in un “arbitro globale che non risponde a nessuno” e di minacciare gli americani attraverso le indagini sulla condotta di militari e funzionari statunitensi nelle guerre combattute all’estero. L’annuncio ufficiale è arrivato lunedì, ma Rubio avrebbe cominciato a muoversi già la scorsa settimana, telefonando ai responsabili della diplomazia di diversi Paesi per costruire un fronte internazionale contro il tribunale.

In concreto, tuttavia, la possibilità che la Corte riesca a processare cittadini americani rimane remota. La CPI, infatti, non dispone di una propria forza di polizia e può arrestare e giudicare cittadini statunitensi soltanto se uno Stato membro esegue il mandato. Più di cento Paesi, inoltre, hanno sottoscritto accordi con Washington impegnandosi a non consegnare cittadini americani alla Corte.

In base al principio di complementarità, infine, un’autentica indagine o un procedimento condotto dalle autorità nazionali può impedire l’intervento della CPI sugli stessi presunti crimini.

Una minaccia all’intera istituzione


L’Amministrazione Trump aveva già contestato precedentemente le indagini aperte dalla CPI sulla condotta dei soldati americani in Afghanistan, per poi attaccare duramente anche le iniziative della Corte contro Israele, cosa che aveva portato all’imposizione di sanzioni a diversi esponenti della Corte.

La nuova offensiva, però, non si limita più a impedire singole inchieste: prende invece di mira l’istituzione nel suo complesso. Per indebolirla, il Dipartimento di Stato minaccia nuove sanzioni contro giudici e funzionari e avverte che Washington potrebbe riconsiderare i rapporti con i Paesi alleati che “dipendono dall’assistenza americana” ma “rifiutano di respingere la falsa autorità della CPI”.

Secondo diversi esperti, la campagna potrebbe ostacolare il perseguimento dei più gravi crimini internazionali e approfondire la frattura tra Washington e i Paesi alleati che sostengono il tribunale. “Se gli Stati Uniti si rivoltano contro la Corte nel suo complesso, si stanno davvero allontanando da principi ai quali i nostri alleati più importanti attribuiscono un valore enorme”, ha osservato in una intervista al New York Times Alex Whiting, professore di diritto ad Harvard e lui stesso ex procuratore della CPI.

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I Coxineros a Orani


Nicholas Casta e Fabio Sculco, con una bella pescata a Porto Ferro, dominano la V edizione del trofeo organizzato egregiamente dai ragazzi di Orani.
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foto in alto: Sandro Fancellu, presidente dell’Onda Blu Orani, davanti ai tre migliori box classificati.

Se digitate Orani su Wikipedia il risultato è: “Orani (Orane in sardo) è un comune italiano di 2572 abitanti della provincia di Nuoro in Sardegna, la cui altitudine varia da 490 a 630 metri s.l.m.”. Questo per i “comuni mortali”, per noi surfcaster sardi, e ancor di più per quelli di lungo corso come il sottoscritto, Orani significa innanzitutto Onda Blu, il mitico club che fa parte del nostro panorama agonistico da tantissimi anni, con atleti leggendari come Tore Loddo, vero pilastro del sodalizio del neo presidente Sandro Fancellu. Quella del 18 aprile è stata l'edizione numero 5 del Trofeo Onda Blu Orani, la ormai classica gara a campo libero di circa 12 ore. Ogni spiaggia compresa fra Arborea e Cardedu, quindi tutto il nord Sardegna, poteva essere lo spot giusto dove ciascuno degli oltre 70 garisti poteva giocare le sue carte. Le scelte più gettonate sono state le spiagge ogliastrine, quelle della zona di Olbia, ma anche il variegato litorale Algherese. Proprio verso la città catalana Manlio Lenticchia e io, di concerto con il duo Nicholas Casta-Fabio Sculco del Coxinas Villacidro, abbiamo deciso di dirigerci per tentare la conquista del trofeo. Dopo una lunghissima camminata in spiaggia abbiamo raggiunto il punto in cui mettere su la postazione di pesca, giusto un'oretta prima del tramonto. Appena il tramonto ha preso forma all’orizzonte, i vettini delle canne hanno incominciato a segnalarci che i pesci erano entrati in attività. Innanzitutto mormore, oratelle ma anche occhiate e saraghi. Nicholas e Fabio non si sono fermati un attimo, passando da una canna all’altra, adeguandosi al ritmo a tratti forsennato dettato dalle prede. Anche noi abbiamo avuto il nostro daffare, anche se progressivamente le catture per noi si sono diradate fino a cessare quasi completamente. Intanto radio pesca non trasmetteva notizie di grandi pescate, ma in queste cose la verità si scopre soltanto alla pesa della domenica.
Uno sparide in misura pescato dalla coppia Bullita-Mossa.
E infatti, al ritrovo, vengono consegnati parecchi sacchi piuttosto pesanti. Alla resa dei conti proprio i Coxineros nostri compagni di avventura, con ben 69 prede e oltre 7 chili di peso stravincono la gara, precedendo due loro soci, gli inossidabili Marco Mossa e Daniele Bullita, autori di una bellissima pescata sulla costa ogliastrina. Ottimi terzi Marco Anedda e Lorenzo Fadda de Gli Amici e il Mare che portano al peso un bellissimo carniere realizzato nel territorio di Olbia. A seguire altre 33 coppie di surfcaster, io e Manlio raggiungiamo la metà classifica, peccato… Comunque la premiazione Yuki ha “baciato” le prime 10 coppie, le prime tre società (Coxinas su tutte), la società geograficamente più lontana (Fornaci Savona) e il maggior numero di prede (Casta-Sculco). Il premio per la preda più grossa se lo aggiudica Mauro Cugudda del Ploaghe Fishing Club grazie a una bella orata del golfo di Oristano. Splendida gara e incredibile ospitalità della società di Orani, sia all’accoglienza del sabato pomeriggio, che la domenica al rientro dalle spiagge, con una ricca colazione un pranzo sontuoso, tutto innaffiato dall’ottimo vino di Mamoiada. Pescatori contenti e tanti pesci alla bilancia, ben 80 chili! Sandro Fancellu ha superato a pieni voti l’anno di prova come presidente! Ovviamente il merito è di tutti gli sponsor intervenuti e della sua ciurma che ha lavorato incessantemente per la riuscita dell’evento. Qua si torna sempre con piacere! Per i pesci, per il cibo, per gli amici! Meglio di così? Alla prossima!

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Il prigioniero che torna dal passato


Nel nuovo allestimento del Forte di Gavi l’intelligenza artificiale dà voce al maggiore Pringle, protagonista di una spettacolare fuga nel 1943
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Il Forte di Gavi ha più di mille anni di storia. È nato come castello medievale nell’anno 973, è diventato una delle fortezze più imponenti d’Europa per volontà della Repubblica di Genova nel Seicento, passato alla Francia con Napoleone, è poi stato assegnato ai Savoia dal Congresso di Vienna del 1815. Da allora è stato carcere civile, campo di prigionia durante due guerre mondiali e infine museo. L’11 luglio 2026, quattrocento anni esatti dopo l’avvio del grande cantiere seicentesco che gli diede la forma attuale, è diventato ancora una volta qualcosa di diverso. «Il Forte parlava già», ha detto a L’Unica Riccardo Vitale, direttore della struttura. «Oggi abbiamo cercato di metterlo nelle condizioni di farlo davvero verso tutti. Casualmente o per destino, il Forte è stato finalmente trasformato in un museo moderno». E ha quello che ci si aspetta da una struttura culturale contemporanea, dove i contenuti sono valorizzati da tecnologia, servizi, accessibilità, strumenti per pubblici diversi.

Un esempio banale: il Forte, in tutta la sua lunghissima storia, non era mai stato collegato alla rete idrica. Ora ci sono bagni funzionanti, una fontanella per i visitatori, e anche dotazioni per la manutenzione del vigneto storico sul Bastione San Tommaso. Perché qui si farà anche il vino: «I genovesi portarono qui la viticoltura», ha detto Maurizio Montovio, presidente del Consorzio per la Tutela del Gavi. «Dal vigneto recuperato nasceranno poche, simboliche bottiglie di Gavi DOCG. Il ricavato delle vendite sarà interamente devoluto a progetti di scopo sociale».
Foto: Sara Protti

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DK10x39 - Dissing


Io non ho ataccato Quintarelli, anche se poteva sembrare. E Raccuglia non ha attaccato me, e nemmeno lo sembrava. Scuse al primo, risposte al secondo, pace a tutti.
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Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Prima chiariamo una cosa, e poi rispondiamo a Alex Raccuglia, ok?

Allora, ecco la cosa da chiarire. Qualcuno ha sentito l'ultimo episodio o letto il post (visto che escono in contemporanea) e ne ha concluso che io avevo attaccato Stefano Quintarelli.

Ora, io sono bello, simpatico e intelligente, ma anche io ho i miei limiti. Uno di questi è che quando attacco qualcuno sono generalmente in grado di intendere e di volere, quindi il fatto che non ricordassi di averlo fatto, o di avere mai avuto un motivo per farlo, mi ha momentaneamente spiazzato.

Vediamo il passaggio incriminato:

Mi dispiace vedere una simile quantità di stronzate pubblicata sul Sole, sarà che ci ha lavorato Quintarelli. Quest'ultimo barrage di stronzate non vale nemmeno il fiato per chiamarle per nome. Ma purtroppo, come tutte le stronzate che girano attorno all'Intelligenza Artificiale, fanno un sacco bene alla carriera.


Allora, un minimo di contesto. L'episodio commentava un'intervista al prof. Sorgner uscita sul Sole 24Ore a firma di Roberto Manzocco.

Dire che avevo forti riserve nei confronti delle tesi sostenute da Sorgner, che è fautore di una cosa che chiama Euro-Transumanesimo, sarebbe un eufemismo di livello olimpico. Il paragrafo appena che ho riletto dovrebbe bastare come esempio.
intarelli. E ammetto che rileggendolo con attenzione, è decisamente ambiguo.

La frase "Mi dispiace vedere una simile quantità di stronzate pubblicata sul Sole, sarà che ci ha lavorato Quintarelli." può essere interpretata in due modi:

  1. il Sole era un giornale serio, poi ci ha lavorato Quintarelli e quindi ora è pieno di stronzate;
  2. Quintarelli ha lavorato al Sole, che quindi è un giornale serio, e mi dispiace leggerci queste stronzate.

Ora, chi mi conosce sa esattamente come andava letta. Ma rimane il fatto che, essendo io marginalmente meno famoso di Taylor Swift, la frase è ambigua. Questo fatto è colpa mia, e me ne scuso.

La lettura corretta è: Il Sole è il giornale dove ha lavorato Quintarelli, questo fatto lo rende per me è un giornale serio, mi dispiace leggerci certe stronzate.

Quindi no, non attaccavo Quintarelli. E giusto per non lasciare dubbi non ce l'ho nemmeno con Manzocco. Il pezzo era un'intervista a Sorgner per l'uscita del suo libro, e l'intervista faceva chiaramente capire i valori e le motivazioni dell'intervistato, quindi Manzocco ha fatto un lavoro egregio.

OK. Adesso metà di voi può risotterrare l'ascia di guerra.

All'altra metà, vorrei pacatamente far sapere che neanche Alex Raccuglia attaccava me. Ringrazio Marco "Cassandra" Calamari che ha voluto farmi sapere che gli rispondeva ma che non voleva "bruciarmi", ma veramente, non c'è problema. Peraltro, il pezzo di Cassandra mi è piaciuto, e mi è piaciuto anche il vlog di Alex.

Ora, io capisco che nel suo ultimo episodio Alex è agli antipodi delle mie opinioni. Ma considerato che le esprime in un modo civile, non vedo il problema. Non è che siamo qui per fare la guerra santa.

Se non avete seguito, il vlog/podcast di Alex si chiama "TechnoPillz", tutto attaccato con l'acca e la zeta, e l'episodio si chiama "Lettera aperta a Walter Vannini".

Ora, sul canale ho letto un sacco di critiche, alcune poste meglio di altre, e un sacco di astio non necessario.
Voglio dire, se Alex riesce a fare discorsi di senso compiuto mentre guida per andare in ufficio, dove sta il problema?

Il valore di un argomento sta nell'argomento, non nella modalità di presentazione; non è che ha più valore se lo declami in giacca e cravatta da un podio e meno se lo esterni in bermuda e maglietta mentre ti fai una birra. (Io, per dire, ho le migliori idee per gli episodi mentre mi faccio la doccia.)

E l'argomento di Alex non è da trascurare. Cosa ha detto? Questo:

  1. che lui da videomaker l'Intelligenza Artificiale generativa la usa eccome,con risultati che lo soddisfano,
  2. che con l'Intelligenza Artificiale riesce a affrontare progetti che, per limiti di risorse e budget, non riuscirebbe a fare altrimenti,
  3. che secondo lui non bisogna buttare il bambino con l'acqua sporca
  4. e che finché rimane economicamente percorribile, secondo lui non si torna indietro.

Ora, a parte che Alex è un amico, queste non sono solo opinioni legittime, sono anche condivise da molti.

Questo non significa che io non ci veda dei problemi. Vediamo di andare in ordine.

Allora. "Per me funziona" è un argomento cardine del soluzionismo da Big Tech, e è sempre un argomento difficile, e ancora di più per qualcosa come l'Intelligenza Artificiale generativa, venduta come panacea per tutto ma senza alcuna garanzia del produttore, ci mancherebbe.

Siamo quindi di fronte a una tecnologia della quale gli utenti stessi sono chiamati a fornire (gratuitamente, ca va sans dire) i casi d'uso.

C'è poi il problema che l'Intelligenza Artificiale generativa usata nella produzione di video non è la stessa cosa di quella usata nella produzione di testi, ma diciamo che sorvoliamo, sennò non ne usciamo più.

Quindi, Alex fa i video con l'aiuto della IA generativa, gli vengono bene e ci trova un vantaggio. Bene. Io il suo corto l'ho visto, ma anche se è tenero e carino, perfino io riesco a vedere che ci sono dei problemi di continuity, di cose che cambiano da una inquadratura all'altra senza motivo apparente. Quindi ok, interesse, ma il mio entusiasmo è limitato. Diciamo che si alza il livello minimo accettabile, ma non è che io con la Intelligenza Artificiale generativa divento Spielberg.

Ma diciamo che è un problema che si risolve con la prossima versione, un altro classico del soluzionismo da poveri di spirito propagandato da Big Tech come Vangelo.

Torniamo a noi. Se i risultati che ottieni con l'Intelligenza Artificiale sono soddisfacenti, e se addirittura ti permettono di affrontare progetti prima proibitivi, vuol dire che davvero l'Intelligenza Artificiale ti rende più produttivo.

Ottimo. E questa produttività si traduce in qualcosa di tangibile nel tuo stipendio o se la ingloba il datore di lavoro perché stare al passo col progresso è qualcosa che devi fare a spese tue?

Perché il punto non è l'Intelligenza Artificiale, il punto è che dagli anni '80 del Novecento, la produttività individuale è cresciuta continuamente, ma i salari sono rimasti fermi, al punto che un "buono stipendio" oggi è, in termini reali, inferiore a quello che prendevo nel 1990 come neolaureato al primo impiego.

Quindi OK, l'Intelligenza Artificiale ti rende più produttivo, e quindi produci più lavoro per lo stesso stipendio. Io non lo vedo come un passo avanti.

E non siamo fuori tema. Qual è il problema da un miliardo di dollari che la Intelligenza Artificiale dovrebbe risolvere? Te lo dico io: si chiama stipendi.
Da quando è uscito chatGPT il coro è stato unanime: siamo di fronte a una tecnologia che sostituirà i lavoratori. Lasciamo stare che la promessa non sia nemmeno lontanamente vicina all'essere raggiunta. Il punto è che i datori di lavoro ci credono perché sanno benissimo che anche se non è letteralmente vero, tutto quello che riduce il potere contrattuale di chi lavora è bene accetto, anche se costa di più.

Quindi tu stai dicendo al tuo datore di lavoro che puoi rendere di più a parità di stipendio. Che già secondo me è una cosa problematica, ma lui non capisce solo questo. Perché se da videomaker diventi, diciamo, "regista di Intelligenze Artificiali", perfino un manager riesce a capire che per scrivere prompt non servi tu, ma va bene chiunque.

Quindi come sempre il problema non è l'Intelligenza Artificiale generativa in sé, che è solo tecnologia, ma gli effetti che ha.
E gli effetti che descrivi sono che tu perdi potere contrattuale nei confronti del tuo datore di lavoro, e allo stesso tempo la tua professionalità viene sminuita, perché stai dimostrando che tutte le competenze e le capacità che facevano del tuo lavoro il tuo lavoro si riducono a tirare i dati con una o più Intelligenza Artificiale generative.

Dici giustamente che con l'Intelligenza Artificiale generativa puoi affrontare progetti che prima, per problemi di budget e risorse, sarebbero stati impercorribili.

Bene, ma se questo non si traduce in un incremento del tuo valore, non riesco a vedere in che senso sia una cosa positiva.

Non sei un radiologo che, se gli dai in mano un impianto per Risonanza Magnetica, riesce a diagnosticare di più e meglio, restando comunque radiologo.

Sei un videomaker che passa dal vendere la propria competenza di inquadrature, tempi scenici, luce, colore, sceneggiatura e regia, a qualcuno che si mette sullo stesso piano del proverbiale "cuggino che capisce il computer".

Gli informatici, o almeno questo informatico, hanno passati almeno gli ultimi quarant'anni a cercare di convincere il mercato di portare una competenza che va al di là del sapere usare il tal programma. Battaglia persa, sia chiaro. Basta guardare le offerte di lavoro oggi, che nella parte "competenze" sono solo una litania di nomi di prodotti.

E non parliamo delle certificazioni, che sono quasi universalmente certificazioni di prodotto. Prima eri un tecnico di rete Novell, ora sei un tecnico di rete Google o AWS, non cambia niente.

Nel migliore dei casi, certo, una persona con reali competenze di networking può riversarle in qualsiasi framework commerciale il momento richieda. Ma questo lo rende, agli occhi del datore di lavoro, più appetibile di qualcuno che conosca solo quello specifico framework? Non credo.

E poi, umanamente, perché spendere tempo e fatica a costruire una professionalità di settore generale e commercialmente agnostica, se poi comunque si viene pagati solo per la competenza di prodotto?

E il problema di scambiare la competenza professionale con la competenza di prodotto è che il tempo passa, i prodotti cambiano, e la tua competenza, quella con cui sei partito e quella che ti sei fatto sul campo, vale sempre zero. Se proprio sei fortunato, la ditta ti paga la ricertificazione, tanto è deducibile e costa sempre meno che aumentarti lo stipendio.

Ancora una cosa. Dici, giustamente, che il fattore "costo" ha il suo peso. Noi sappiamo già oggi che, per generare profitti, i prodotti di Intelligenza Artificiale generativa devono aumentare i propri costi di almeno 20 volte.

Quando questo succederà, le aziende si troveranno a dover ridurre i costi. Io mi faccio la domanda: cosa taglieranno? Perché se succede domani, tagliano i contratti con openAI e Anthropic.
Che infatti stanno facendo carte false per poter continuare a operare con perdite disastrose per almeno un altro paio d'anni.
Ecco, diciamo che fra due anni il venture capital si inaridisce e gli AI bro moltiplicano i prezzi per venti.

Fra due anni, il tuo datore di lavoro cosa taglierà:

  • lo strumento con cui ha potuto aumentare i guadagni, raggiungere clienti e progetti che non avrebbe potuto raggiungere, e porsi sul mercato come all'avanguardia della tecnologia produttiva...
  • o un lavoratore il cui costo non è più giustificato, e che può essere cambiato senza influire sull'immagine della ditta e sulle sue capacità produttive?

Chiedo per un amico...

pausa

Mica è ancora finita.

Il costo alla pompa non è la sola cosa di cui dobbiamo preoccuparci per valutare l'impatto sociale di una tecnologia, non dopo tutto quello che abbiamo imparato in questi anni.

No sappiamo che la filiera di una cosiddetta Intelligenza Artificiale generativa, sia testuale che grafica, è un disastro completo.

Partiamo dall'inizio. Si parte dal furto generalizzato di proprietà intellettuale a esclusivo vantaggio di oligopoli privati. Si procede con lo sfruttamento, in condizioni praticamente schiavistiche, di lavoratori in varie fasi del cosiddetto "controllo di qualità". Si va dall'Africa dove ai lavoratori viene chiesto di "scremare" a cottimo contenuti "indesiderati" (si sentono le virgolette?), con costi terrificanti in termini di salute mentale, fino a Europa e Stati Uniti dove, sempre a cottimo, i lavoratori devono fungere da "correttori di bozze" per l'Intelligenza Artificiale generativa.

Si tratta di lavori che risolvono problemi creati dalla stessa industria dell'Intelligenza Artificiale generativa, che ha consapevolmente scelto di raccogliere dati in modo indiscriminato, con costi esorbitanti di raccolta e di processo.

Perché?

Perché questo supporta la propria mitologia di grandezza, di un'industria che opera su scale fino ad oggi inimmaginabili per affrontare problemi fino ad oggi inimmaginabili, nonostante il sillogismo sia stato provato falso sin dall'inizio.

Si tratta di lavori senza senso, senza prospettiva, senza alcun valore professionale o culturale. Puro teatro a esclusivo vantaggio dei deliri millenaristici di una casta di oligarchi fascistoidi e buffoni.

Naturalmente il pensiero corrente promuove l'idea che sticazzi i lavoratori perché chi ha un lavoro di merda è colpa sua, non esistono poveracci stipendiati, solo founder milionari in momentanea difficoltà, e naturalmente l'Intelligenza Artificiale generativa li porterà tutti in auge.

Manco tutti quelli che ripetono sta fesseria girassero in Rolls, ma non importa, l'importante è mettere i poveri contro i più poveri, così lasciano in pacev i ricchi; è il trucco più vecchio del mondo.

Rimane ancora il fatto che i costi energetici e ambientali dell'industria dell'Intelligenza Artificiale generativa sono ancora peggio dei costi sociali.

Google ha appena annunciato di avere mancato i propri obiettivi di riduzione dell'impatto ambientale. Di nuovo. L'industria della Intelligenza Artificiale generativa non è solo spaventosamente idrovora e energivora: lo è in modo stupido e criminale.

Stupido perché gli AI bro continuano a vendere l'idea di "Dio nel computer" quando hanno in mano solo una tecnologia con qualche utilità marginale a una scala infinitamente minore di quella necessaria al mantenimento del loro carrozzone.

Criminale perché, solo un criminale può delirare del bisogno di Gigawattora di energia in un pianeta dove il cambiamento climetico richiede di mettere il risparmio energetico e la riduzione di emissioni in cima alle priorità.

pausa

OK, dove ci porta tutto questo? Voglio impedire a Alex o a chiunque di usare la sua Intelligenza Artificiale generativa?

Quello che spero è che smettiamo di usarla senza avere chiaro in testa quali interessi porta avanti, e che quegli interessi non sono di noi che la usiamo. In altri tempi si sarebbe detto che è necessario sviluppare una coscienza di classe.

È un lessico che non mi è mai appartenuto ma, come dicevamo prima, il valore di un argomento sta nell'argomento, non nella modalità di presentazione.

Quindi sì, è ora che sviluppiamo una coscienza di classe.

E, dopo averlo fatto, che ne traiamo le conseguenze.


DK10x38 - È arrivato il fenomeno


Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Ho letto con una certa fatica una breve intervista sul Sole24Ore a firma di Roberto Manzocco, segnalatami dall'implacabile Daniele.

Inizialmente avevo desistito, non tanto perché avevo 32 gradi in casa, ma per l'incipit:

I dati personali sono il nuovo petrolio.


Che è sempre stata una stronzata sesquipedale, ma nella mia ingenuità pensavo che dopo dopo dieci anni che ne parliamo e che tutti vedono con i loro occhi che interessi serve, pensavo fosse almeno passata silenziosamente nel dimenticatoio degli AI bro.

E invece no, perché arriva il fenomeno che si mette a fare discorsi come se fossimo a Dicembre 2022, avessero lanciato chatGPT ieri, e non ci avessero già strinato i cabbasisi a suon di puttanate.

Parliamo del prof. Stefan Lorenz Sorgner, filosofo transumanista che insegna alla John Cabot University a Roma.

Come già Cesare ragazzi, anche Sorgner ha avuto un'idea meravigliosa: i problemi dell'Europa derivano dal fatto che non fa come gli USA e la Cina.

Ascoltate:

“Per addestrare un’IA affidabile, abbiamo bisogno di raccolte strutturate ed esaurienti di dati digitali reali e personalizzati. Se le persone possono scegliere di non partecipare, il bacino di dati diventa frammentato e distorto, rendendolo inutile per ottenere informazioni cruciali".


Io direi che qualcuno deve prima dimostrare che addestrare un'IA affidabile, qualsiasi cosa ciò significhi, sia un obiettivo necessario o almeno desiderabile. Abbiamo detto mille volte che Intelligenza Artificiale è un termine di marketing che vuol dire tutto e niente.

E occhio, non lo dico io. John McCarthy, che il termine lo ha inventato, ha detto di averlo scelto proprio perché lo considerava ideale per attrarre fondi di ricerca.

Seconda cosa, le caratteristiche della raccolta dei dati dipendono dall'obiettivo che si ha.
"Raccogliamo tutti i dati, poi vediamo quali ci servono" non è solo lo slogan degli AI bro, ma anche quello dei loro eterni finanziatori nell'intelligence e nella Difesa statunitensi.

Ipotizzare a priori una raccolta universale di dati addirittura biometrici, per di più obbligatoria, significa non avere idea della pericolosità intrinseca di qualsiasi raccolta di dati, soprattutto quando non ha vincoli precisi.

E naturalmente, se arriva un altro fenomeno a dire "eh no, ma si dice prima a cosa serve la raccolta e poi li si usa olo per quello", complimenti genio, hai citato il GDPR.

Ma andiamo avanti con l'intervista di Manzocco, che sintetizza:

I dati digitali guidano il progresso del XXI secolo in tre aree fondamentali: la ricerca scientifica, l’elaborazione di politiche basate su dati concreti e l’ingegneria, in particolare l’IA medica. Per addestrare l’IA a individuare anche le patologie più rare, un set di dati completo è imprescindibile.” (Manzocco, 2026)


Di nuovo, siamo di fronte a ipotesi, di moda finché volete ma tutte da dimostrare; come è da dimostrare che queste ipotesi richiedano necessariamente la raccolta universale e obbligatoria di cui parlava Sorgner poco fa. Perché il passaggio logico mi manca tanto quanto la fondatezza delle ipotesi.

Riguardo alla ricerca scientifica, per dirne una, il vaccino per il COVID lo hanno fatto a Cambridge e in Germania, non negli USA. E lo hanno realizzato facendo ricerca, non tritando dati personali.

Fin qui è tutta fuffa Andiamo avanti.

Se l’Ue - continua Sorgner - vuole rimanere competitiva, dobbiamo abbandonare il GDPR…


Eccolo là, il famoso GDPR che limita le imprese e frena lo sviluppo, l'argomento preferito degli algopirla e di quelli che non sanno di cosa parlano. È molto divertente, perché è un argomento mutante. Ogni volta che chiedi spiegazioni ti fanno un esempio generico, tu lo smonti, e loro, "no, ma anche".

E il registro dei trattamenti non va bene. Ma anche le informative non vanno bene. Ma anche la necessità del consenso non va bene. Ma anche la minimizzazione non va bene. Ma anche le misure di sicurezza non vanno bene.

Abbiate il coraggio di dirlo chiaramente: vi rompe il cazzo dover fare qualsiasi cosa che non sia cercare il vostro profitto individuale. Abbiate il coraggio di ammetterlo, il vostro ideale di industria è quella dell'Ottocento, sessanta ore la settimana e operai di dodici anni.

Andiamo avanti.

Nel XXI secolo, i dati digitali personalizzati e, in particolare i dati biometrici, sono la nuova moneta del benessere pubblico


Sai che novità, è uno slogan del 2006, ed è una stupidata in qualsiasi modo lo giri, funziona solo come messaggio di marketing. Da un professore mi aspetterei di più.

Ma di nuovo Sorgner:

«La mia proposta è un Contratto Sociale sui Dati: i cittadini forniscono i propri dati biometrici a un sistema centralizzato e governato democraticamente. In cambio, lo Stato garantisce “libertà positive”, come un sistema sanitario universale e iper-personalizzato, l’accesso a tecnologie mediche all’avanguardia e una maggiore durata della vita in buona salute. La condivisione dei dati biometrici deve diventare un dovere civico».


Fatemi capire, lo Stato incamera i dati di tutti, a ciclo continuo, e tutti vivranno felici e contenti? Cosa ci impedisce di vivere felici e contenti finanziando lo stato sociale senza questo nuovo Contratto Sociale sui Dati: le ipotesi non dimostrate di cui abbiamo parlato prima?

Che meraviglioso ragionamento circolare.

Questa idea meravigliosa Sorgner la chiama Euro-transumanesimo. Che è diverso dal transumanesimo perché dovrebbe avere luogo in Europa. È una differenza sostanziale.

Chi mi segue ormai sa che quando uno arriva e ti dice che i dati sono il nuovo petrolio lo stronzatometro ha un picco. Ma Sorgner non si limita a questo, che sarebbe solo uno slogan vecchio di vent'anni e dimostrato falso un'infinità di volte. No, lui, in quanto filosofo, fa un ragionamento. Sto usando questa parola nell'accezione più ampia possibil, perché state sentendo, di che calibro è il ragionamento.

Dice Sorgner, adesso noi cediamo i dati personali a Google in cambio di una mail gratuita, sai che roba. Invece, cito

in un quadro democratico, la raccolta dei dati sarebbe obbligatoria, ma in cambio i cittadini otterrebbero una trasparenza assoluta…


Non so in quale armadio abbia vissuto il professore negli ultimi otto anni, ma la trasparenza sull'utilizzo dei propri dati personali è garantita proprio da quel GDPR che lui vorrebbe abbandonare.

Se c'è qualcosa del GDPR che lascia a desiderare, è la sua applicazione da parte delle autorità Garanti, che operano a macchia di leopardo, si lasciano trascinare per anni e alla fine applicano ai giganti del digitale sanzioni del tutto inefficaci.

Ecco, questo è qualcosa che potremmo abbandonare, non certo i principi del GDPR, che vengono copiati in tutto il mondo (meno negli USA, ma perché lì i diritti umani si limitano al diritto del consumatore, e poi ora sono troppo occupati a diventare una plutocrazia fascistoide).

Andiamo avanti. Sintetizza Manzocco:

Trattando i dati come una tassa pubblica elaborata da algoritmi incorruttibili piuttosto che da attori umani facilmente compromettibili, ci assicureremmo che l'IA sia addestrata sul mondo reale di tutti i cittadini.


Di nuovo, su quale pianeta vive il professor Sorgner?
Ah già, insegna a Roma, e allora cosa si fuma, e soprattutto, perché non la passa?

Battute a parte, "algoritmi incorruttibili" è un'idiozia che vive nell'Olimpo delle idiozie, a fianco delle blockchain, dei "contratti software" e del nostro futuro nel Metaverso.

Non so, vogliamo parlare dell'incorruttibilità dell'algoritmo che l'altr'anno fece le graduatorie dei precari della scuola?

L'incorruttibilità degli algoritmi non appartiene a questo mondo, ma sono sicuro che qualsiasi venditore di algoritmi mi darebbe volentieri torto.

L'articolo di Manzocco si chiude in gloria:

“Secondo Sorgner dal punto di vista digitale, l’Ue non ha nemmeno raggiunto il Medioevo”… “Poiché la prosperità economica e scientifica dipende ora principalmente dai Big Data, il GDPR ha di fatto danneggiato il vantaggio competitivo dell’Europa.”


Mi dispiace vedere una simile quantità di stronzate pubblicata sul Sole, sarà che ci ha lavorato Quintarelli. Quest'ultimo barrage di stronzate non vale nemmeno il fiato per chiamarle per nome. Ma purtroppo, come tutte le stronzate che girano attorno all'Intelligenza Artificiale, fanno un sacco bene alla carriera.

Giusto una cosa per chiudere. Il transumanesimo, come l'accelerazionismo, come l'Altruismo Efficace, sono apologetica per plutocrati; gli fornisce scuse acchiappapolli come l'Intelligenza Artificiale Generale e la Singolarità, per ignorare i propri obblighi civici e dedicarsi al proprio tossico interesse personale: come dice Cory Doctorow, non c'è modo di realizzare miliardi senza far male alle persone.

E il male alle persone va inteso in senso letterale, perché grattando il transumanesimo scopri l'eugenetica, scopri la scienza della razza, e tutto un armamentario di sterco intellettuale che Sorgner, da tedesco, dovrebbe conoscere bene, e che pensavano fosse possibile consegnare per sempre alle fogne della storia e che invece viene riportato in auge da inutili riccastri ghigliottinabili.

Ma c'è sempre quello che, vedendo un inutile riccastro, pensa che suonandogli il mandolino si finisce per cenare in villa.


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Poste Italiane e TIM per l'IA, la Cina recupera un razzo, il Nobel Omar Yaghi va in Cina


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon martedì,
oggi parleremo dei progetti per l'infrastruttura di calcolo (data center) di Poste Italiane; poi vedremo il primo grande recupero di un razzo orbitale da parte della Cina; parleremo di talenti che fuggono dagli Stati Uniti; e tanto altro ancora. Buona lettura!

Ti sei perso l'editoriale della settimana? Recuperalo qui (gratis per tutti):

L’ultima scoperta di Anthropic sull’IA: la coscienza nascosta
Ecco cosa hanno scoperto.
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Intro + Prima notizia - Ep. 363 - Martedì 14 luglio
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Le news di oggi, selezionate a mano.

Poste Italiane vuole TIM per costruire l'infrastruttura AI italiana


Intelligenza Artificiale
Poste Italiane ha lanciato un'offerta da 13,5 miliardi di euro per comprare Telecom Italia, di cui possiede già il 20%. L'idea è creare un grande gruppo a controllo statale capace di costruire infrastruttura di calcolo distribuita per cloud e AI in tutta Italia, anche come fornitore di giganti come Amazon, Google e Microsoft. TIM è tra i primi tre operatori nazionali di data center con 125 megawatt installati. L'Italia ha solo il 15% circa della capacità della Germania. Il piano prevede di potenziare i nodi telecom esistenti e trasformare gli ex centri di smistamento postale in piccoli data center vicini agli utenti. TIM da sola non riuscirebbe a sostenere gli investimenti in 5G avanzato e cloud perché la privatizzazione di trent'anni fa l'ha caricata di debiti e la guerra dei prezzi sul mercato italiano ha eroso i profitti.
~
Fonte: Reuters
Alternativa in italiano: non pervenuta

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La Cina fa atterrare un razzo orbitale per la prima volta


Spazio
La Cina ha recuperato per la prima volta il primo stadio di un razzo durante un lancio orbitale. Il debutto del Long March 10B è avvenuto il 10 luglio dal sito commerciale di Hainan. Il primo stadio è rientrato verticalmente circa 6 minuti dopo la separazione ed è stato catturato da una rete montata su una nave in mare. Secondo l'azienda statale CASC è il primo recupero al mondo con un sistema a rete. Il satellite a bordo ha raggiunto l'orbita prevista. Il razzo è alto 63 metri e in configurazione riutilizzabile porta circa 16 tonnellate in orbita bassa. La Cina vuole far rivolare lo stesso stadio entro fine anno. Finora solo SpaceX aveva fatto atterrare in verticale razzi orbitali, oltre 600 volte.
~
Fonte: Space
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Il Nobel Yaghi lascia Berkeley per un istituto AI in Cina


Scienza
Il premio Nobel per la chimica 2025 Omar Yaghi lascia UC Berkeley per guidare un nuovo istituto alla Tsinghua University di Pechino, dove era già professore onorario dal 2022. Il centro si chiama AIMATRY e userà l'intelligenza artificiale per progettare e sintetizzare nuovi materiali. Yaghi ha vinto il Nobel per aver sviluppato materiali super porosi capaci di catturare anidride carbonica e altri inquinanti o di estrarre acqua dall'aria nelle zone aride. La sua startup californiana Atoco inizierà quest'anno a prendere ordini per la tecnologia che ricava acqua dall'atmosfera. La Cina è uno dei Paesi che stanno reclutando attivamente scienziati dagli Stati Uniti, dove l'amministrazione Trump ha tagliato i fondi alla scienza, sospeso grant di ricerca, licenziato consulenti scientifici e irrigidito le regole sull'immigrazione. Yaghi ha detto a Scientific American che la situazione attuale dei finanziamenti negli USA è poco incoraggiante perché le agenzie su cui contano i ricercatori universitari stanno riducendo il sostegno alla scienza.
~
Fonte: Los Angeles Times
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Meta elimina la funzione AI che modificava le foto altrui su Instagram


Intelligenza Artificiale
Meta ha rimosso la funzione che permetteva di modificare con l'AI le foto degli account Instagram pubblici. Bastava menzionare un account con la @ nel nuovo generatore di immagini Muse Image per usare le sue foto come riferimento, senza che il proprietario ricevesse alcun avviso. Le proteste di utenti e agenzie di talenti, tra cui la CAA, sono arrivate subito dopo il lancio a inizio settimana. Venerdì Meta ha annunciato la rimozione con un post sul blog, ammettendo che la funzione "ha mancato il bersaglio".
~
Fonte: TechCrunch
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Samsung Health elimina i dati sanitari di chi rifiuta l'addestramento AI


Privacy
Alcuni utenti di Samsung Health segnalano un nuovo avviso nell'app che chiede il consenso all'uso dei dati sanitari per addestrare l'AI di Samsung. Chi rifiuta non può più sincronizzare i dati con il proprio account Samsung e i dati vengono cancellati, salvo obblighi di legge. I dati coinvolti includono misure corporee, alimentazione, passi, sonno, farmaci con prescrizioni e dosaggi, cartelle cliniche con diagnosi ed esami, e il tracciamento del ciclo mestruale. Samsung spiega che i dati serviranno per addestramento e modellazione AI, con revisione umana inclusa, per migliorare gli algoritmi di analisi della salute. Non è chiaro se i dati vengano anonimizzati.
~
Fonte: Android Authority
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I chip M6, M7 e M8 di Apple mostrano come l'IA sta ridisegnando l'azienda


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"L'onda è arrivata": la lettera ai dipendenti di Tang Jie, co-fondatore di Zhipu


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AI 2040 e il culto dell'intelligenza


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L'UE impone sanzioni a soggetti russi per violazioni dei diritti umani e criminalità informatica


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Alcuni stati guidati dalla California fanno causa per bloccare l'accordo da 110 miliardi di dollari tra Paramount e Warner Bros Discovery


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Video del giorno

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La fine dell'AIDS è più vicina che mai


Ecco alcuni update di Bill Gates sulla lotta all'HIV.

Vedi video su youtube.com (eng - 1:57)

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L'ultima scoperta di Anthropic sull'IA: la coscienza nascosta


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Nel 1987 lo psicologo Daniel Wegner chiese ai partecipanti di un esperimento alla Trinity University di non pensare a un orso bianco per cinque minuti. Ogni volta che l'orso compariva nella mente, bisognava suonare un campanello. Il campanello suonò in media più di una volta al minuto. Da quello studio nacque un intero filone di ricerca su, potremmo chiamarla, l'ironia del controllo mentale: il tentativo di sopprimere un pensiero lo rende più presente.

Trentanove anni dopo, l'orso bianco è ricomparso, ma in un luogo insolito. Il 6 luglio 2026 Anthropic ha pubblicato una ricerca di interpretabilità — la disciplina che studia cosa succede dentro le reti neurali — in cui i ricercatori dicono a Claude di non pensare a un certo concetto. Il concetto si accende comunque nei circuiti interni del modello: con un'intensità minore rispetto a quando gli viene chiesto esplicitamente di pensarci, ma molto maggiore rispetto a quando nessuno lo nomina. Nel frattempo vengono rilevate anche parole come "damn" e "failure", che secondo i ricercatori indicano che il modello si è accorto di non essere riuscito a sopprimere il pensiero.

Il paper si intitola "A global workspace in language models" e descrive quello che il team chiama J-space: un piccolo insieme di pattern neurali interni che si comporta in modo diverso da tutto il resto. È uno spazio ristretto: contiene solo qualche decina di concetti per volta e rappresenta meno del dieci per cento dell'attività che si svolge dentro il modello. Claude può riferire cosa contiene, se glielo si chiede, e può modularlo su richiesta: in un esperimento, i ricercatori gli chiedono di copiare una frase qualsiasi e, mentre lo fa, di pensare agli agrumi o di calcolare a mente 3² − 2. Nel testo prodotto compare solo la frase copiata, ma nei circuiti interni si accendono "orange" nel primo caso, "nine" e poi "seven" nel secondo: il calcolo avviene, solo che rimane tutto dentro.

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L’ultima scoperta di Anthropic sull’IA: la coscienza nascosta
Ecco cosa hanno scoperto.
Morning TechAmir Ati


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La Cina fa atterrare un razzo orbitale per la prima volta


Atterrata verticalmente su una piattaforma dotata di rete.
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In breve:


La Cina ha recuperato per la prima volta il primo stadio di un razzo durante un lancio orbitale. Il debutto del Long March 10B è avvenuto il 10 luglio dal sito commerciale di Hainan. Il primo stadio è rientrato verticalmente circa 6 minuti dopo la separazione ed è stato catturato da una rete montata su una nave in mare. Secondo l'azienda statale CASC è il primo recupero al mondo con un sistema a rete. Il satellite a bordo ha raggiunto l'orbita prevista. Il razzo è alto 63 metri e in configurazione riutilizzabile porta circa 16 tonnellate in orbita bassa. La Cina vuole far rivolare lo stesso stadio entro fine anno. Finora solo SpaceX aveva fatto atterrare in verticale razzi orbitali, oltre 600 volte.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Making history! China lands rocket during an orbital launch for 1st time ever | Space
A Chinese Long March 10B rocket aced its debut launch on Friday (July 10), sending a satellite to orbit and coming down for a history-making landing at sea.
Space


Alternativa in italiano:

La Cina recupera per la prima volta un razzo orbitale, e studia come battere Musk
Il Long March 10B atterra con successo dopo il lancio inaugurale. Pechino colma il ritardo sul riuso dei vettori e accelera la corsa spaziale, ma sul successo tecnologico pesano i nuovi dettagli sulla cooperazione militare con Mosca 
Il Foglio

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Meta elimina la funzione AI che modificava le foto altrui su Instagram


Dopo le proteste di utenti e agenzie.
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In breve:


Meta ha rimosso la funzione che permetteva di modificare con l'AI le foto degli account Instagram pubblici. Bastava menzionare un account con la @ nel nuovo generatore di immagini Muse Image per usare le sue foto come riferimento, senza che il proprietario ricevesse alcun avviso. Le proteste di utenti e agenzie di talenti, tra cui la CAA, sono arrivate subito dopo il lancio a inizio settimana. Venerdì Meta ha annunciato la rimozione con un post sul blog, ammettendo che la funzione "ha mancato il bersaglio".

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta removes controversial AI feature on Instagram after backlash | TechCrunch
"Our intent was to provide a useful creative tool and to give people control over whether their public content could be referenced in this way," the company said in a blog post. "We've heard the feedback that this feature missed the mark, so it's no longer available."
TechCrunchLucas Ropek


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il Nobel Yaghi lascia Berkeley per un istituto AI in Cina


Guiderà il centro AIMATRY alla Tsinghua University.
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In breve:


Il premio Nobel per la chimica 2025 Omar Yaghi lascia UC Berkeley per guidare un nuovo istituto alla Tsinghua University di Pechino, dove era già professore onorario dal 2022. Il centro si chiama AIMATRY e userà l'intelligenza artificiale per progettare e sintetizzare nuovi materiali. Yaghi ha vinto il Nobel per aver sviluppato materiali super porosi capaci di catturare anidride carbonica e altri inquinanti o di estrarre acqua dall'aria nelle zone aride. La sua startup californiana Atoco inizierà quest'anno a prendere ordini per la tecnologia che ricava acqua dall'atmosfera. La Cina è uno dei Paesi che stanno reclutando attivamente scienziati dagli Stati Uniti, dove l'amministrazione Trump ha tagliato i fondi alla scienza, sospeso grant di ricerca, licenziato consulenti scientifici e irrigidito le regole sull'immigrazione. Yaghi ha detto a Scientific American che la situazione attuale dei finanziamenti negli USA è poco incoraggiante perché le agenzie su cui contano i ricercatori universitari stanno riducendo il sostegno alla scienza.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Nobel Prize winner leaving UC Berkeley for new role in China - Los Angeles Times
Omar Yaghi will lead an AI institute at Tsinghua University in Beijing.
Los Angeles Times


Alternativa in italiano:

Il Premio Nobel Omar Yaghi lascia gli Usa per la Cina - Ricerca e Istituzioni - Ansa.it
Mentre Trump continua a tagliare fondi alla ricerca, la Cina sta reclutando talenti (ANSA)
Agenzia ANSA

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Poste Italiane vuole TIM per costruire l'infrastruttura AI italiana


Offerta da 13,5 miliardi di euro.
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In breve:


Poste Italiane ha lanciato un'offerta da 13,5 miliardi di euro per comprare Telecom Italia, di cui possiede già il 20%. L'idea è creare un grande gruppo a controllo statale capace di costruire infrastruttura di calcolo distribuita per cloud e AI in tutta Italia, anche come fornitore di giganti come Amazon, Google e Microsoft. TIM è tra i primi tre operatori nazionali di data center con 125 megawatt installati. L'Italia ha solo il 15% circa della capacità della Germania. Il piano prevede di potenziare i nodi telecom esistenti e trasformare gli ex centri di smistamento postale in piccoli data center vicini agli utenti. TIM da sola non riuscirebbe a sostenere gli investimenti in 5G avanzato e cloud perché la privatizzazione di trent'anni fa l'ha caricata di debiti e la guerra dei prezzi sul mercato italiano ha eroso i profitti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Special delivery: Italy's postman joins the AI infrastructure race | Reuters
Italy has picked an unlikely champion to develop its technology infrastructure and protect digital sovereignty: its national postman.
Reuters


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Samsung Health elimina i dati sanitari di chi rifiuta l'addestramento AI


No consenso, no sincronizzazione.
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In breve:


Alcuni utenti di Samsung Health segnalano un nuovo avviso nell'app che chiede il consenso all'uso dei dati sanitari per addestrare l'AI di Samsung. Chi rifiuta non può più sincronizzare i dati con il proprio account Samsung e i dati vengono cancellati, salvo obblighi di legge. I dati coinvolti includono misure corporee, alimentazione, passi, sonno, farmaci con prescrizioni e dosaggi, cartelle cliniche con diagnosi ed esami, e il tracciamento del ciclo mestruale. Samsung spiega che i dati serviranno per addestramento e modellazione AI, con revisione umana inclusa, per migliorare gli algoritmi di analisi della salute. Non è chiaro se i dati vengano anonimizzati.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Samsung will kill your health data if you don't consent to AI training - Android Authority
Samsung is reportedly holding your health data hostage if you don't let the company train its AI with your data.
Android Authority


Alternativa in italiano:

Samsung Health e il consenso di accesso ai dati per addestrare l'IA. Nessun allarme, è un problema americano
Gli utenti che usano un Galaxy Watch si sono preoccupati dopo alcune notizie apparse sulla stampa internazionale relativamente alla perdita di sincronizzazione dei dati sanitari se si rifiuta di concedere quei dati per l'addestramento dell'IA. Nessun problema: riguarda solo alcuni stati americani.
DDay.it

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I generali americani hanno smesso di dire quello che pensano


Un'analisi dell'Atlantic: con Hegseth che rimuove gli ufficiali poco leali, il capo di stato maggiore Caine evita ogni giudizio pubblico. Per gli esperti un silenzio così è pericoloso

I più alti generali americani hanno ridotto il loro ruolo a occuparsi di tattica, eseguire gli ordini e tacere su tutto il resto. Secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic da Missy Ryan e Nancy Youssef, due giornaliste che seguono il Pentagono da decenni, i vertici militari degli Stati Uniti hanno interpretato in modo strettissimo il compito di consigliare il presidente, anche perché servono un comandante in capo che ha detto di preferire "il tipo di generali che aveva Hitler" e un segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che ha rimosso gli ufficiali giudicati poco leali.

Il simbolo di questo approccio è Dan Caine, il generale che il presidente ha richiamato dalla pensione per farne il capo dello stato maggiore congiunto, il vertice militare delle forze armate americane. Caine presenta le opzioni militari e risponde su questioni tattiche, ma evita i giudizi di fondo sulla geopolitica e sull'opportunità delle scelte dell'amministrazione, purché siano considerate legali. Il mese scorso, parlando ai diplomati della National Defense University, l'università della Difesa americana, ha spiegato che la domanda "possiamo farlo?" spetta ai militari, mentre la domanda "dovremmo farlo?" "arriva al livello politico, e noi non ci occupiamo di questo nel nostro mestiere".

Hegseth ha costretto all'uscita più di venti generali e ammiragli, tra cui alcuni degli ufficiali di carriera più rispettati delle forze armate: il predecessore di Caine, il generale dell'aeronautica C. Q. Brown Jr., altri due membri dello stato maggiore congiunto e, da ultimo, il generale dell'esercito C. D. Donahue. Al loro posto ha promosso ufficiali meno esperti, senza mai spiegare le singole rimozioni. Tra i comandanti si è diffusa la convinzione che il segretario premi la fedeltà e l'acquiescenza più della competenza e dell'esperienza.

La prudenza dei generali non ha però garantito risultati migliori sul campo. Prima della guerra con l'Iran, i comandanti avevano preparato un piano per tenere aperto lo Stretto di Hormuz al traffico marittimo, che prevedeva più navi, più truppe e altre forze nell'ipotesi che Teheran provasse a chiuderlo. Il presidente ha scelto una strada diversa e i comandanti hanno eseguito le sue indicazioni senza criticarle pubblicamente, salvo poi vedere l'Iran chiudere lo stretto al traffico commerciale, con gravi danni al commercio mondiale, una tregua fragile, poi saltata, e un ritorno alla diplomazia finora inutile. Le guerre in Iraq e in Afghanistan, guidate da generali molto più assertivi, erano d'altra parte durate anni, costate migliaia di miliardi di dollari e finite lontano dalla vittoria.

Il modo in cui il presidente considera i militari rende la questione più urgente. Nel primo mandato definì i vertici del Pentagono "stupidi e bambini" e, una volta lasciata la Casa Bianca, accusò di tradimento il suo principale consigliere militare. Nel secondo mandato ha mandato le truppe nelle città americane, ha usato le forze armate per la campagna, dalla dubbia base legale, contro i presunti narcotrafficanti nei Caraibi e ha ipotizzato di impiegare i militari per sorvegliare le elezioni. "Se Trump 1.0 era le Olimpiadi per questi leader militari, Trump 2.0 è Hunger Games", ha detto alla rivista Carrie Lee, studiosa dei rapporti tra civili e militari al German Marshall Fund, un centro studi.

La storia americana offre modelli diversi. George Washington discuteva le scelte politiche con il Congresso continentale durante la guerra d'indipendenza e nel 1783, dopo la vittoria, rinunciò al comando militare prima di diventare presidente. Abraham Lincoln lasciò al generale Ulysses Grant ampia libertà operativa nella guerra civile, mentre Grant accettava che fosse il presidente a fissare gli obiettivi politici del conflitto. Nel 1951 Harry Truman rimosse il generale Douglas MacArthur, che contestava pubblicamente la strategia sulla guerra di Corea, e spiegò in pubblico le ragioni della decisione, facendo capire al resto delle forze armate che cosa i leader civili si aspettassero. L'attuale amministrazione, invece, non ha mai chiarito perché i generali vengono rimossi.

Prima dell'invasione dell'Iraq del 2003 il generale Eric Shinseki disse al Congresso che per occupare il paese sarebbero serviti "qualcosa nell'ordine di diverse centinaia di migliaia di soldati", una valutazione respinta dall'allora segretario alla Difesa Donald Rumsfeld. Negli anni successivi generali come David Petraeus e Stanley McChrystal erano figure note a livello nazionale, parlavano di grande strategia con i media e mobilitavano l'opinione pubblica a favore delle politiche sostenute dai militari, al punto che Joe Biden, da vicepresidente, li accusò di voler "ingabbiare" Barack Obama sull'Afghanistan per costringerlo ad approvare un massiccio aumento delle truppe.

Il precedente più recente di generale assertivo è Mark Milley, capo di stato maggiore scelto da Trump nel primo mandato. Nel 2020 rimase inorridito quando il presidente propose di sparare su manifestanti disarmati e di usare l'esercito per pattugliare le strade americane. Dopo la sconfitta elettorale di Trump lavorò dietro le quinte per garantire la transizione dei poteri. Alcuni ufficiali in servizio e in congedo ritengono però che Milley abbia a volte esagerato, per esempio quando nel discorso di congedo del 2023 definì Trump, senza nominarlo, un "aspirante dittatore". Biden gli concesse una grazia preventiva temendo che venisse perseguito al ritorno di Trump al potere. Gli stessi ufficiali pensano che oggi Caine e gli altri stiano correggendo l'approccio di Milley in modo eccessivo e che il pendolo sia tornato indietro troppo.

Kori Schake, analista di questioni di difesa e autrice di un libro sui rapporti tra civili e militari negli Stati Uniti, ha detto all'Atlantic che le rimozioni senza spiegazioni decise da Hegseth, insieme all'assenza di dibattito pubblico o parlamentare prima delle azioni militari in Iran, in Venezuela e nei Caraibi, "hanno creato un clima di comando che penalizza le valutazioni oneste dei militari sulle questioni in cui i militari sono esperti e i civili no". I generali intimoriti di Vladimir Putin alimentarono la convinzione sbagliata che il Cremlino potesse vincere facilmente in Ucraina e quelli americani, ha aggiunto, non dovrebbero avere la stessa paura di parlare: "È molto pericoloso. È così che si perdono le guerre".

Caine è intanto diventato uno dei collaboratori più vicini al presidente, che si affida a una cerchia ristretta di consiglieri per la sicurezza nazionale: nei primi 365 giorni in carica è andato alla Casa Bianca più di 330 volte. In privato, secondo una persona che conosce il suo modo di pensare, "dice la verità al potere". In pubblico, davanti al Congresso e alla stampa, ha però evitato ripetutamente di rispondere sulle iniziative più controverse, dal dispiegamento della Guardia Nazionale nelle città a maggioranza democratica alla decisione di iniziare una guerra con l'Iran senza dibattito parlamentare. Quando il senatore democratico Dick Durbin gli ha chiesto se l'operazione contro l'Iran avesse raggiunto i suoi obiettivi, ha risposto: "Signore, solo i leader politici decidono la vittoria o la sconfitta, e lascio a loro esprimersi su questo".

Qualche ufficiale è stato più diretto. Il generale Gregory Guillot, a capo del comando che sorveglia il territorio nordamericano, ha riconosciuto davanti ai parlamentari che schierare truppe armate ai seggi sarebbe illegale, salvo il caso di una ribellione armata, anche se il presidente ha suggerito di volerlo fare. Altri hanno seguito la linea del silenzio: l'ammiraglio Brad Cooper, a capo del comando militare per il Medio Oriente, ha evitato di confermare al deputato democratico Jason Crow che le regole militari vietano dichiarazioni come quella di Hegseth, che a inizio guerra aveva promesso "nessun quartiere" ai nemici, una formula proibita perché implica non lasciare sopravvissuti sul campo. Nella stessa audizione Cooper ha reagito con rabbia al deputato Seth Moulton, che gli chiedeva quanti altri americani dovessero morire per la guerra in Iran: "È una dichiarazione del tutto inappropriata da parte sua, signore". Per le autrici dell'analisi, in decenni di audizioni al Congresso, nessun leader militare aveva mai risposto in modo così duro a un eletto.

Dentro il Pentagono e al Congresso molti si chiedono se Caine e gli altri alti ufficiali stiano conservando la loro influenza su Hegseth e sul presidente per quando servirà davvero, per esempio in una crisi costituzionale come un tentativo di piazzare truppe ai seggi nel 2026 o nel 2028. Caine dovrebbe lasciare l'incarico a settembre 2027, ma il mandato potrebbe essere prorogato. Lui e gli altri ufficiali hanno promesso di rispettare la legge, in un'amministrazione che però si è mostrata disposta ad agire prima e a difendersi in tribunale poi.


Trump dichiara finito il cessate il fuoco con l’Iran dopo i nuovi raid americani


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di fatto concluso il cessate il fuoco con l’Iran e ha definito ogni ulteriore trattativa con Teheran come “una perdita di tempo”. Queste dichiarazioni sono state rilasciate al margine del vertice NATO di Ankara, in Turchia, poche ore dopo una nuova ondata di raid americani contro obiettivi militari iraniani.

“Per come la vedo io, penso che sia finita”, ha risposto Trump a chi gli chiedeva se il memorandum di intesa sottoscritto con Teheran fosse ormai lettera morta. Gli attacchi della notte, condotti dal Pentagono, sono stati presentati come una risposta ai nuovi raid iraniani contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

L’intesa era stata firmata 3 settimane prima e Trump l’aveva descritta come una “resa incondizionata” dell’Iran. Da allora, però, la tregua era rimasta estremamente fragile: le due parti erano tornate più volte a attaccarsi, seppure in modo limitato, mentre formalmente continuavano a sostenere di voler evitare una nuova escalation.

Il presidente statunitense ha detto che lascerà comunque proseguire i colloqui guidati dal vicepresidente J.D. Vance con i rappresentanti iraniani, ma ha lasciato intendere di non attribuire più alcun valore al negoziato. “Per quanto mi riguarda, è solo una perdita di tempo avere a che fare con loro”, ha detto.

Trump ha poi accusato Teheran di mentire sistematicamente. “Sottoscrivono un accordo, poi loro escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai nemmeno discusso”, ha dichiarato. A farlo infuriare, in particolare, sarebbe stato il fatto che l’Amministrazione americana avesse consentito lo svolgimento senza incidenti dei funerali dell’ayatollah Ali Khamenei proprio mentre le forze iraniane colpivano navi mercantili.

Khamenei, all’epoca Guida Suprema dell’Iran, era stato ucciso il 28 febbraio nei raid che avevano aperto la guerra; le esequie si sono tenute solo in questi giorni. “Sono feccia, sono persone malate, guidate da gente malata, violente e spietate”, ha aggiunto Trump parlando della leadership iraniana.

Petrolio in rialzo e sostegno della NATO


I mercati hanno reagito immediatamente. Dopo le parole del presidente, il prezzo del petrolio è salito con forza: il Brent, riferimento globale del greggio, ha guadagnato il 6%, avvicinandosi ai 79 dollari al barile nelle contrattazioni del mattino. Il petrolio è così tornato sopra i livelli precedenti all’inizio della guerra.

Sempre in risposta agli attacchi nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti hanno revocato anche la licenza che consentiva la vendita di petrolio iraniano, aumentando ulteriormente l’incertezza sulle forniture globali e alimentando nuovi timori sui mercati energetici.

Al fianco di Trump, il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha sostenuto l’azione americana. “Penso che quello che avete fatto la scorsa notte fosse assolutamente necessario. È stata una risposta molto forte”, ha detto.

Trump accusa da tempo gli alleati della NATO di non contribuire abbastanza allo sforzo bellico contro l’Iran, ma Rutte ha respinto la critica: gli aerei da guerra e le aerocisterne statunitensi, ha ricordato, hanno compiuto 5.000 missioni dalle basi europee nelle fasi più intense del conflitto.

Rutte ha poi minimizzato le divisioni interne all’Alleanza Atlantica, definendo “casi isolati” le decisioni di alcuni Paesi membri, tra cui Italia e Spagna, di non concedere le proprie basi per le operazioni militari contro l’Iran.

Lo scontro con la Spagna


Proprio la Spagna di Pedro Sánchez è finita al centro di un secondo affondo del presidente americano. Poco prima dell’incontro con gli altri leader dell’Alleanza Atlantica, Trump ha annunciato di voler interrompere ogni rapporto commerciale con Madrid a causa della sua spesa militare, giudicata insufficiente da Washington.

“Non ho parlato con la Spagna. La Spagna è una causa persa. Non vogliamo più fare affari con la Spagna”, ha detto ai giornalisti. Poi, rivolgendosi a quello che sembrava essere il Segretario al Tesoro Scott Bessent, ha aggiunto: “A proposito, vorrei che li tagliassi fuori”.

Lo scontro con Madrid risale già al vertice NATO dello scorso anno, quando la Spagna era stata l’unico Paese alleato a rifiutare il nuovo obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035. Una scelta che aveva irritato profondamente Washington e spinto Trump a minacciare più volte una risposta commerciale attraverso i dazi.

La frattura si è poi aggravata con la guerra contro l’Iran. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha criticato la decisione americana di entrare nel conflitto e ha negato l’uso delle basi militari spagnole per la campagna contro Teheran. “La Spagna è un pessimo partner nella NATO. Non partecipano, non pagano nulla”, ha attaccato Trump.

Resta però da capire come un annuncio del genere possa tradursi in pratica. La Spagna è infatti parte integrante dell’Unione Europea e la politica commerciale è una competenza di Bruxelles, non dei singoli Stati membri. Un eventuale stop deciso unilateralmente da Washington finirebbe quindi per scontrarsi con il quadro giuridico e commerciale dell’UE.


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Sparatoria durante un'operazione dell'ICE in Maine: un uomo ucciso


L'episodio letale è avvenuto a Biddeford durante un intervento degli agenti federali dell'immigrazione. I testimoni raccontano di un'auto speronata e di un conducente estratto dall'abitacolo mentre perdeva sangue.

Un uomo è morto lunedì mattina a Biddeford, in Maine, dopo una sparatoria che ha coinvolto agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE), l'agenzia federale statunitense incaricata del controllo dell'immigrazione. L'episodio è avvenuto poco prima delle 7:18, all'incrocio tra Hill Street e Pool Street. Le autorità non hanno ancora reso nota l'identità della vittima.

Il presidente della Camera del Maine, Ryan Fecteau, che rappresenta proprio Biddeford, ha confermato la morte di una persona e il coinvolgimento dell'ICE. La polizia locale ha precisato di essersi limitata a mettere in sicurezza l'area, mentre l'agenzia federale e il Dipartimento per la Sicurezza Interna non hanno rilasciato dichiarazioni.

I residenti descrivono però una scena caotica. Poco dopo le 7:15 ora locale avrebbero udito diversi colpi d'arma da fuoco, circa 8 in tutto. Una piccola automobile bianca si muoveva senza controllo nell'incrocio, mentre alcuni agenti in borghese, riconoscibili dai giubbotti tattici, cercavano di bloccarla. Secondo le testimonianze, uno dei veicoli degli agenti avrebbe speronato l'auto. Il conducente sarebbe stato poi trascinato fuori dall'abitacolo mentre perdeva molto sangue dalla testa e continuava a ripetere di aver cercato di fermarsi.

I dubbi sui soccorsi e l'indagine


Un testimone ha affermato che le manovre di rianimazione sarebbero cominciate soltanto dopo l'arrivo della polizia di Biddeford e di un'ambulanza. Lo stesso testimone ha raccontato che uno degli agenti, passandogli accanto, avrebbe sostenuto che l'uomo aveva tentato di investirlo. Il corpo della vittima sarebbe rimasto a lungo scoperto sulla strada.

Poco prima di mezzogiorno, la governatrice del Maine Janet Mills ha dichiarato di essere stata informata della "sparatoria letale avvenuta questa mattina a Biddeford, che ha coinvolto le forze dell'ordine federali". La polizia di Stato del Maine, ha aggiunto, sta collaborando con l'ufficio del procuratore generale, il medico legale capo dello Stato e le autorità federali "per accertare i fatti".

Le reazioni politiche e i precedenti


L'episodio ha già provocato immediate reazioni politiche. Diversi candidati democratici al seggio del Maine al Senato degli Stati Uniti hanno criticato l'ICE sui social, chiedendo l'abolizione dell'agenzia o una sua profonda riorganizzazione. La Segretaria di Stato del Maine, Shenna Bellows, ha scritto che si tratta "almeno dell'undicesima sparatoria letale che coinvolge l'ICE o la Border Patrol dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca" e ha invocato la rimozione dell'agenzia "dalle nostre strade".

L'episodio letale di Biddeford si aggiunge a una serie di altri episodi analoghi avvenuti nell'ultimo anno e mezzo. Secondo il Guardian, da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca e ha fatto della repressione dell'immigrazione irregolare una priorità della sua Amministrazione, gli agenti federali dell'immigrazione hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco 10 persone in tutto il Paese.

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Il problema dell'età dei parlamentari americani


Graham è morto a 71 anni, sotto la media di un Senato dove più di un terzo dei membri ha la sua età o di più. Quasi un quarto del Congresso ha più di 70 anni e tornano le proposte di un limite di età

Per gli standard del Senato americano Lindsey Graham non era un senatore anziano. Il repubblicano della South Carolina è morto sabato sera, due giorni dopo il suo 71esimo compleanno, per quella che il suo ufficio ha descritto solo come una malattia "breve e improvvisa". In un'aula dove l'età media sfiora i 66 anni e più di un terzo dei membri ha la sua età o di più, la notizia ha colto di sorpresa i colleghi, molti dei quali suoi coetanei, che non consideravano la sua età o la sua salute un problema.

La morte di Graham è arrivata mentre Washington seguiva da oltre un mese il ricovero di Mitch McConnell, l'ex leader repubblicano del Senato, che ha 84 anni. Domenica McConnell ha spiegato per la prima volta la sua lunga assenza: ha detto di essere caduto il mese scorso, di essere rimasto "brevemente incosciente" e di trovarsi ora in un centro di riabilitazione dopo un caso "lieve" di polmonite. La mattina del ricovero i soccorritori avevano riferito di aver rianimato una persona incosciente in arresto cardiaco all'indirizzo del senatore, ma McConnell ha detto di non aver avuto né un infarto né un ictus. Non ha indicato quando tornerà al Senato: "Alla mia età tendo a fare quello che mi dicono i medici".

Secondo un'analisi del New York Times basata sui dati del progetto @unitedstates, questo Congresso, il parlamento americano composto da Camera e Senato, è il più vecchio della storia moderna: dei 530 membri votanti, 131, quasi un quarto, hanno almeno 70 anni. Negli Stati Uniti l'età media di pensionamento è invece di 64 anni per gli uomini e di circa 62 per le donne. Il Senato viene definito, in modo solo in parte scherzoso, la casa di riposo più prestigiosa del mondo.

Graham sedeva accanto a senatori molto più anziani di lui. Charles Grassley, repubblicano dell'Iowa, ha 92 anni, guida la commissione Giustizia ed è terzo nella linea di successione alla presidenza, cioè tra le persone che assumerebbero la carica se il presidente non potesse più esercitarla; all'inizio del mese ha ricordato con orgoglio sui social di coltivare mais dai tempi del movimento per i diritti civili. Bernie Sanders, l'indipendente del Vermont che resta una delle figure più influenti del Partito Democratico, ne ha 84 ed è uno dei sette ultraottantenni della camera. Alcuni degli omaggi arrivati domenica venivano da colleghi che avevano iniziato la carriera quando Graham era ancora al liceo: Richard Blumenthal, democratico del Connecticut di 80 anni, ha detto in una nota che l'ultima volta che si erano parlati Graham era "entusiasta ed esuberante" come non mai.

Rohan Patel, direttore esecutivo di Majority Democrats, un comitato di azione politica che sostiene la nuova generazione di democratici e prepara una campagna contro i parlamentari più anziani, ha detto al New York Times che "le continue morti in carica viste negli ultimi anni non sorprendono quando hai una gerontocrazia in cui troppi eletti preferirebbero morire alla scrivania piuttosto che lasciare che qualcuno di nuovo risolva i problemi delle persone". E ha aggiunto: "Se non ti preoccupi dell'assistenza all'infanzia da 50 anni, non fai domanda per un lavoro da 40 e non compri una casa da 30, non puoi capire i problemi che gli americani affrontano oggi e il resto di noi ne paga il prezzo".

Rahm Emanuel, ex sindaco di Chicago ed ex capo di gabinetto della Casa Bianca che pensa a una candidatura presidenziale nel 2028, chiede da tempo il pensionamento obbligatorio a 75 anni per chi lavora nei tre rami del governo federale e per i ministri. "Non sei al massimo della forma a 78 anni", ha detto domenica al New York Times. "Il governo degli Stati Uniti a tutti i livelli sembra l'ufficio politico di Breznev dei tempi sovietici". Emanuel ha ricordato Dianne Feinstein, la senatrice democratica della California con cui aveva lavorato negli anni migliori, quando ebbe un ruolo chiave nell'approvazione del divieto delle armi d'assalto. Negli ultimi giorni, ha detto, Feinstein "non sapeva di essere una senatrice degli Stati Uniti". È morta in carica nel 2023, a 90 anni, dopo un lungo declino fisico e mentale; Graham è il primo senatore a morire in carica da allora. Per Emanuel il compito dei grandi legislatori dopo i 75 anni è semplice: "andarsene da Washington".

I parlamentari anziani però raramente lasciano il potere e considerano l'esperienza un vantaggio, non un limite. Il Senato celebra l'anzianità di servizio ed è costruito per non mettere in discussione chi è già in carica, mentre gli staff hanno interesse a mantenere al loro posto i capi che invecchiano. Strom Thurmond, repubblicano della South Carolina, rimase senatore fino a oltre 100 anni. Robert Byrd, democratico della West Virginia, morì in carica a 92 anni dopo 51 anni al Senato. Thad Cochran, repubblicano del Mississippi, si ricandidò a 76 anni nonostante seri problemi di salute, attratto dalla prospettiva di presiedere la potente commissione che decide la spesa federale, ma si dimise prima della fine del mandato.

Il tema dell'età è entrato nella conversazione politica anche grazie ai due presidenti più anziani della storia, l'ex presidente Joe Biden e il presidente Trump. Graham era nel pieno della campagna per la rielezione, che avrebbe dovuto vincere senza difficoltà. In South Carolina si è già aperta la corsa per il suo seggio. Quando lunedì il Senato tornerà dalla pausa dei lavori, i repubblicani piangeranno Graham senza sapere ancora quando, o se, McConnell rientrerà.


È morto Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina


Il senatore repubblicano Lindsey Graham è morto sabato sera all’età di 71 anni. Ad annunciarlo questa mattina è stato il suo ufficio, secondo cui il senatore della South Carolina è stato stroncato da una malattia “breve e improvvisa”, sulla quale non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Statement from the Office of U.S. Senator Lindsey Graham (R-South Carolina). pic.twitter.com/CQ5yVvqTH1
— Lindsey Graham (@LindseyGrahamSC) July 12, 2026


Ieri sera i soccorritori erano intervenuti nella sua abitazione di Capitol Hill, a Washington, dopo una chiamata per un arresto cardiaco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni radio della polizia ottenute da NBC News. Alcune immagini esaminate dall’emittente mostrano i paramedici mentre trasportano una persona in barella verso un’ambulanza, circondata da auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco.

Trent’anni al Congresso e il rapporto con Trump


Graham sedeva al Congresso da oltre trent’anni. Dopo una breve esperienza nel Congresso della South Carolina, era stato eletto prima alla Camera dei Rappresentanti nel 1994 e poi al Senato nel 2002. Riconfermato nel 2008, nel 2014 e nel 2020, presiedeva la Commissione Bilancio del Senato ed era candidato a un nuovo mandato nelle elezioni di quest’anno.

La legge della South Carolina prevede ora la necessità di convocare nuove primarie speciali repubblicane quando, come in questo caso, un candidato scelto attraverso le primarie muore prima delle elezioni generali. Il partito dovrà quindi selezionare con una nuova consultazione elettorale chi sostituirà Graham sulla scheda elettorale di novembre.

Considerato uno dei principali alleati del presidente Donald Trump, ne aveva sostenuto la linea sulla maggior parte dei dossier, pur prendendone talvolta le distanze, soprattutto in politica estera. I due erano stati rivali alle primarie repubblicane del 2016, prima di riconciliarsi. “È eccezionale, è stato al mio fianco per molto tempo”, aveva dichiarato Trump il mese scorso durante un comizio organizzato a sostegno del senatore. “Dopo quella battaglia siamo diventati grandi amici e mi ha aiutato come pochi altri al Senato”.

Questa mattina Trump ha reagito alla notizia della sua morte improvvisa con il seguente post pubblicato su Truth Social:

Il senatore Lindsey Graham, una delle persone e dei senatori più straordinari che abbia mai conosciuto, è morto. Era sempre al lavoro ed era un autentico patriota americano. Lindsey ci mancherà moltissimo!!! SEGUIRANNO DETTAGLI E INFORMAZIONI SULLE ESEQUIE. Che tristezza! Presidente DONALD J. TRUMP

President Trump releases a statement following the passing of US Senator Lindsey Graham. pic.twitter.com/y9on145ifd
— Faytuks Network (@FaytuksNetwork) July 12, 2026


L’ultimo viaggio a Kyiv


Graham era appena rientrato dall’Ucraina, dove venerdì aveva incontrato a Kyiv il presidente Volodymyr Zelensky. Oggi avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Meet the Press di NBC News. Il sostegno all’Ucraina era stato negli ultimi anni una delle sue principali battaglie politiche.

Good meeting with U.S. Senator Lindsey Graham @LindseyGrahamSC in Kyiv. This is already his 10th visit to our country, and we appreciate this support.

I'm grateful to Lindsey for recognizing our warriors. The stronger Ukraine is on the battlefield, the greater the chances that… pic.twitter.com/bgZjjgIqu1
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 10, 2026


Insieme al senatore democratico Richard Blumenthal, Graham era infatti il primo firmatario di una proposta di legge che prevedeva pesanti sanzioni contro la Russia e dazi fino al 500% sui Paesi che avessero continuato ad acquistare petrolio, gas e uranio russi.

Proprio venerdì, dalla capitale ucraina, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con la Casa Bianca sul provvedimento, che era rimasto bloccato per oltre un anno. Quell’annuncio, da lui descritto come l’ultimo passo prima dell’approvazione della legge, è stato il suo ultimo atto politico.

Durante l’incontro, Zelensky lo aveva anche aggiornato sull’intesa politica raggiunta con Trump nel corso del vertice NATO ad Ankara per concedere all’Ucraina le licenze necessarie a produrre i sistemi Patriot, un accordo strenuamente sponsorizzato proprio dal senatore repubblicano della North Carolina.

Questo il commento del Ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha alla notizia della sua morte:

Sono addolorato per la scomparsa del senatore Lindsey Graham, che era appena stato a Kyiv per la sua decima visita in Ucraina. Il senatore Graham è stato un vero amico dell'Ucraina e una delle voci più forti a sostegno della nostra lotta contro l'aggressione russa. È stato inflessibile nel chiedere con forza sanzioni più severe contro la Russia e nel fornire all'Ucraina le capacità necessarie per difendere il nostro popolo. La sua leadership, la sua convinzione e il suo impegno incrollabile per l'Ucraina non saranno mai dimenticati.

Saddened by the passing of Senator @LindseyGrahamSC, who was just in Kyiv on his tenth visit to Ukraine.

Senator Graham was a true friend of Ukraine and one of the strongest voices in support of our struggle against Russia's aggression.

He was unwavering in advocating for…
— Andrii Sybiha 🇺🇦 (@andrii_sybiha) July 12, 2026


Il suo legame con Israele


Graham era anche uno dei più convinti sostenitori di Israele al Congresso degli Stati Uniti. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si era recato più volte nel Paese, difendendone il diritto alla sicurezza e sostenendo una linea particolarmente dura contro Hamas e l’Iran.

La sua opposizione al regime iraniano era infatti altrettanto netta: a febbraio, durante una manifestazione a Monaco, aveva sventolato la bandiera pre-1979 con il Leone e il Sole, schierandosi apertamente “con il popolo iraniano contro l’ayatollah assassino”.

Non meraviglia dunque il fatto che la notizia della sua morte abbia già suscitato numerose reazioni in Israele. Il presidente Isaac Herzog lo ha ricordato come “un faro di chiarezza morale” e un autentico difensore dell’alleanza tra i due Paesi. Il Ministro della Difesa Israel Katz lo ha invece definito “un vero amico dello Stato di Israele” e uno dei suoi sostenitori più forti e costanti.


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Trump annuncia un pedaggio americano del 20% nello Stretto di Hormuz e il blocco navale contro l'Iran


Gli Stati Uniti saranno "il guardiano dello Stretto di Hormuz" e riscuoteranno il 20% su tutti i carichi in transito. Il blocco dei porti iraniani era stato tolto tre settimane fa con la tregua
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Il presidente Donald Trump ha annunciato lunedì il ripristino del blocco navale sui porti iraniani e l'introduzione di una tariffa del 20% su tutti i carichi che attraversano lo Stretto di Hormuz. In un post su Truth Social, il suo social network, Trump ha scritto che lo stretto "è aperto e resterà aperto, con o senza l'Iran" e che gli Stati Uniti saranno d'ora in poi conosciuti come "il guardiano dello Stretto di Hormuz". Per questo, "come questione di equità", verranno "rimborsati, con una tariffa del 20% su tutti i carichi trasportati, per tutti i costi necessari a garantire la sicurezza" di un tratto di mare che ha definito "molto volatile". Il processo, ha aggiunto, "inizierà immediatamente".

Poche ore prima, in un'intervista telefonica al programma Fox & Friends di Fox News, Trump aveva detto che gli Stati Uniti "si stanno prendendo lo stretto" e probabilmente lo gestiranno: "Lo sorveglieremo e ci faremo pagare per sorvegliarlo, un sacco di soldi". Il conto, ha spiegato, sarà presentato agli altri paesi: "Saremo rimborsati, perché le altre nazioni sono molto ricche. Sono dalla nostra parte e non ci si può aspettare che lo facciamo per niente". Nella stessa intervista si è lamentato dei negoziatori iraniani: "Ieri hanno avuto una riunione di 11 ore e tutto era stato concordato. Poi lasciano la stanza, richiamano e dicono che dovevano fare un paio di modifiche".

Il blocco dei porti iraniani era stato tolto poco più di tre settimane fa, nell'ambito del memorandum d'intesa firmato a metà giugno che aveva stabilito una tregua tra i due paesi e la riapertura dello stretto. Il primo blocco era iniziato in aprile, quando le forze americane avevano cominciato a intercettare e respingere le navi dirette verso le coste iraniane o in partenza da lì, per impedire a Teheran di guadagnare dalle esportazioni di petrolio. L'Iran lo aveva definito "pirateria", mentre per l'Organizzazione marittima internazionale, l'agenzia delle Nazioni Unite che regola la navigazione, nessun paese ha il diritto di bloccare il transito negli stretti usati per il trasporto internazionale. La Casa Bianca valutava da giorni il ritorno al blocco, mentre la tariffa del 20% è una novità e Trump non ha spiegato come funzionerà in pratica.

L'annuncio contraddice la posizione espressa meno di tre settimane fa dal segretario di Stato Marco Rubio, che aveva definito lo stretto "una via d'acqua internazionale" e aveva detto che "nessun paese può imporre pedaggi o tariffe su una via d'acqua internazionale: è il diritto internazionale vigente".

Sabato l'Iran aveva colpito una nave portacontainer battente bandiera cipriota e aveva chiuso di nuovo lo stretto, mentre da mercoledì le forze americane hanno colpito più di 300 obiettivi militari in Iran. L'ultima ondata di attacchi, nella notte tra domenica e lunedì, ha usato caccia, navi, droni aerei e per la prima volta droni marini, con l'obiettivo dichiarato di ridurre la capacità iraniana di attaccare le navi commerciali. Il traffico nello stretto, da cui prima della guerra passava un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, è di nuovo crollato: domenica lo hanno attraversato solo 14 navi, il numero più basso da un mese secondo la società di dati marittimi Kpler, contro le oltre 130 al giorno prima del conflitto e le quasi 400 in una settimana dopo l'accordo di giugno.

Il comando militare congiunto iraniano, Khatam al-Anbiya, ha risposto che l'Iran non permetterà agli Stati Uniti di "interferire nella gestione" dello stretto e che le forze armate tratteranno "severamente" qualsiasi disturbo al passaggio delle navi commerciali fuori dalla rotta indicata da Teheran. Il portavoce ha avvertito anche gli altri paesi della regione: qualsiasi cooperazione o supporto logistico agli Stati Uniti "sarà considerato una guerra contro la sovranità e la sicurezza nazionale dell'Iran" e, se il conflitto si allargherà, "le fiamme della guerra avvolgeranno tutti i paesi della regione".

Dopo l'annuncio il prezzo del Brent, il petrolio di riferimento mondiale, è risalito verso gli 80 dollari al barile, in crescita di circa il 5% rispetto a venerdì. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina è arrivato a 3,87 dollari al gallone (circa 3,8 litri), 7 centesimi in più rispetto a una settimana fa.

Per la BBC molti alleati degli Stati Uniti difficilmente accetteranno di pagare il 20% dei carichi e l'annuncio rischia di creare problemi al presidente anche in patria: alcuni parlamentari, anche repubblicani, si chiedono cosa abbiano ottenuto gli Stati Uniti dalla tregua e dai negoziati, mentre i prezzi della benzina risalgono a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato. L'annuncio potrebbe però anche essere un tentativo di far ripartire i negoziati e spingere altri paesi a farsi coinvolgere, una tattica che Trump ha già usato in passato.


Israele ha avvertito gli Stati Uniti di un nuovo piano iraniano per uccidere Trump


Israele ha condiviso con gli Stati Uniti nuove informazioni di intelligence che indicherebbero un piano iraniano per uccidere Donald Trump. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando persone a conoscenza del dossier. Se confermata, la minaccia segnerebbe una nuova escalation nella guerra in corso da mesi tra Washington e Teheran.

La vendetta contro Trump è una promessa che l’Iran ripete apertamente da anni, dopo l’uccisione di Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dei Pasdaran, eliminato nel gennaio 2020 su ordine del presidente americano, all’epoca nel suo primo mandato. Mercoledì, parlando con i giornalisti ad Ankara, in Turchia, Trump ha fatto riferimento alle minacce contro di lui: “Vogliono eliminare il leader degli Stati Uniti, cioè me”, ha detto.

“Sono su ogni loro lista. L’ho visto questa mattina: sono su ogni singola lista. Finora, direi, sono stato un po’ fortunato, ma potrebbe non durare a lungo”.


L’ostilità verso Trump è emersa anche ai funerali della Guida suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un raid congiunto americano-israeliano: la folla ha invocato la morte del presidente americano e ha esposto uno striscione con la scritta “Uccideremo Trump”.

Le tensioni tra Trump e Netanyahu


La nuova allerta arriva mentre i rapporti tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu continuano a mostrare segnali di tensione. I due leader condividono l’obiettivo di contenere l’Iran, ma divergono sul proseguimento della guerra: Netanyahu spinge per continuare gli attacchi e completare gli obiettivi militari, mentre Trump cerca una via d’uscita dal conflitto, temendo un crollo dell’economia globale.

Il mese scorso gli Stati Uniti hanno raggiunto con Teheran un fragile cessate il fuoco. Giovedì Trump e Netanyahu si sono sentiti al telefono e, secondo l’ufficio del premier israeliano, hanno concordato di proseguire “il coordinamento tra i due Paesi”. Il presidente americano ha inoltre aggiornato Netanyahu sulle recenti attività degli Stati Uniti nel Golfo.

La Casa Bianca valuta il blocco navale


Intanto, volente o nolente, Washington si prepara a uno scontro prolungato. Secondo l’emittente israeliana Channel 12, che cita funzionari americani, Trump ha deciso di riunire nello Studio Ovale i suoi consiglieri e i vertici della sicurezza nazionale per decidere le prossime mosse. Un funzionario ha spiegato che i combattimenti potrebbero durare da pochi giorni a un mese, a seconda che l’Iran continui o meno ad attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. “Gli daremo qualche schiaffo, così capiranno che non stiamo scherzando”, ha detto.

Tra le opzioni sul tavolo c’è anche il ritorno al blocco navale dei porti iraniani, una misura che Trump ha già evocato pubblicamente. La decisione non è ancora stata presa, ma diversi funzionari vicini al presidente la considerano la strada più probabile. Gli Stati Uniti avevano già imposto il blocco quando l’Iran, all’inizio della guerra, aveva chiuso lo Stretto di Hormuz. A Washington, riferisce Channel 12, c’è invece poca voglia di vedere Israele entrare direttamente nei combattimenti.

Israele si prepara comunque a un possibile allargamento della campagna, compresa l’ipotesi che l’Iran colpisca le basi da cui hanno operato gli aerei americani, come Nevatim e Ramon. In questo contesto il coordinamento tra le Forze Armate israeliane e il Comando Centrale statunitense, CENTCOM, resta continuo, fanno sapere fonti israeliane.


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Suzuki ai mondiali di Big Game


Suzuki accompagna la Nazionale Fipsas di Big Game verso i Mondiali 2026: convocati gli otto azzurri che rappresenteranno l'Italia ad Ancona.
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Ha preso ufficialmente il via il percorso della nazionale italiana Fipsas di Big Game verso il Campionato del Mondo di Big Game Drifting, in programma ad Ancona dal 7 al 12 settembre 2026. Martedì 7 luglio gli otto atleti convocati si sono ritrovati al Circolo Nautico di Pesaro per il primo raduno ufficiale insieme a Suzuki, ai commissari tecnici Franco Bellini e Pasquale Scotto di Luzio, ai dirigenti federali Stefano Sarti, responsabile delle Attività Sportive e Politiche in Mare, e Mirko Eusebi, responsabile della specialità Big Game.

L'incontro ha rappresentato un momento fondamentale di preparazione: oltre alla consegna della divisa ufficiale della Nazionale, con il marchio Suzuki sul petto, gli atleti hanno partecipato a uno stage tecnico dedicato all'analisi del regolamento internazionale, delle strategie di gara e dell'organizzazione delle due squadre che rappresenteranno l'Italia.

La Nazionale sarà infatti composta da otto atleti, suddivisi in due squadre da quattro componenti, che gareggeranno separatamente nella classifica mondiale, offrendo così all'Italia due possibilità di conquistare il titolo iridato.

A rappresentare i colori azzurri saranno: Riccardo Biondini – Ravenna Fishing Club; Marco Eusebi – Club Nautico Pesaro; Fabrizio Fabbri – Ravenna Fishing Club; Lorenzo Lobolo – Asd Abruzzo Fishing Project; Luca Miserocchi – Circolo Nautico "Vincenzo Migliori" di Giulianova; Mauro Mulinati – Club Nautico Pesaro; Andrea Rossi – Asd Abruzzo Fishing Project; Gabriele Varrella – Ischia Fishing Club.

Durante il raduno il Commissario tecnico Franco Bellini ha illustrato il lavoro svolto nella costruzione dei due equipaggi, selezionati sulla base dei risultati conquistati durante la stagione agonistica e delle specifiche competenze di ogni atleta. Nel Big Game Drifting ogni ruolo è determinante: dalla gestione della canna alla preparazione dei terminali, dalla pasturazione alla documentazione video. L'obiettivo è creare due squadre equilibrate, nelle quali ogni componente possa esprimere al meglio le proprie qualità. Gareggiare in Italia rappresenta inoltre un'importante opportunità. Oltre al vantaggio di conoscere il campo gara, la squadra potrà prepararsi direttamente nelle acque di Ancona e affrontare il Mondiale nelle migliori condizioni possibili. Per Stefano Sarti, responsabile delle Attività Sportive e Politiche in Mare della Fipsas, il Mondiale rappresenta una grande occasione non solo dal punto di vista sportivo, ma anche organizzativo e ambientale.

«Ci aspettiamo la partecipazione di oltre venti nazioni provenienti dall’Europa e da altri continenti come Sudafrica, Stati Uniti e Brasile. Sarà una grande vetrina per l'Italia e stiamo lavorando affinché ogni delegazione trovi un'organizzazione all'altezza di un Campionato del Mondo

L'edizione 2026 sarà dedicata alla specialità Drifting, oggi la disciplina più praticata nel panorama italiano del Big Game, mentre nel 2027 l’organizzazione del mondiale è stata assegnata al Sudafrica e la specialità scelta dalla nazione organizzatrice è la Traina d'altura.

Grande attenzione sarà riservata anche alla sostenibilità. Le gare si svolgeranno infatti secondo il principio del catch and release, tecnica che prevede la cattura, la misurazione e il rilascio immediato del pesce, limitandone al massimo lo stress. Dal 2004 la Fipsas è riconosciuta come Associazione di Protezione Ambientale e promuove progetti scientifici dedicati al monitoraggio del tonno rosso e delle altre specie pelagiche, contribuendo alla raccolta di dati utili per la gestione degli stock ittici e la tutela dell'ecosistema marino.

«La pesca sportiva moderna significa rispetto delle regole, ricerca scientifica e tutela dell'ambiente. Sono valori che condividiamo con Suzuki, nostro partner da sei anni, e che rappresentano uno degli aspetti più importanti della nostra attività», sottolinea Sarti.

Dopo aver guidato per molti anni la Nazionale come Commissario Tecnico, oggi Mirko Eusebi segue la disciplina con un ruolo istituzionale, occupandosi dell'organizzazione dell'attività agonistica e dei regolamenti sportivi, mantenendo un costante confronto con lo staff tecnico.

«Mi manca l'adrenalina di vivere la gara a bordo, ma continuo a seguire quotidianamente il lavoro del CT e degli atleti. Siamo un gruppo molto unito e la convocazione è il risultato dei meriti sportivi conquistati sul campo. Dal 2009, anno in cui ho iniziato come CT, la Nazionale italiana ha costruito una storia importante, conquistando cinque titoli mondiali, sei medaglie d'argento e tre di bronzo. All'estero gli atleti italiani sono apprezzati non solo per il loro valore tecnico, ma anche per il rispetto delle regole

Entusiasmo e senso di responsabilità emergono anche dalle parole degli otto convocati. Marco Eusebi guarda con fiducia alle giornate di allenamento che si svolgeranno direttamente sul campo gara di Ancona, un vantaggio importante per preparare ogni dettaglio. Gabriele Varrella, dell'Ischia Fishing Club, non rinuncia alla sua scaramanzia e porterà con sé il tradizionale cornetto portafortuna. Il più giovane della squadra, Riccardo Biondini, vive questa esperienza come un'opportunità di crescita, con l'obiettivo di imparare dai compagni più esperti e dare il proprio contributo alla squadra. Per Fabrizio Fabbri, invece, il vero punto di forza sarà l'affiatamento tra gli atleti “a questo livello la tecnica è patrimonio di tutti, ma la differenza la fanno la sintonia e la collaborazione tra i due equipaggi azzurri”.

Disputare un Mondiale davanti al pubblico italiano rappresenta un motivo di orgoglio anche per Lorenzo Lobolo, consapevole delle responsabilità che accompagnano la maglia azzurra. Andrea Rossi ricorda invece il momento decisivo della qualificazione, conquistata grazie alla cattura del tonno determinante nell'ultima ora dell'ultima prova di Campionato. Mauro Mulinati, alla sua seconda esperienza mondiale, affronta la competizione con entusiasmo e aspettative ancora più alte, mentre Luca Miserocchi, al terzo Mondiale della carriera, è pronto a mettere la propria esperienza al servizio dell'intero gruppo.

A chiudere il raduno è stato il Direttore Paolo Ilariuzzi, che ha rivolto un messaggio di incoraggiamento a tutta la delegazione azzurra: “Da sei anni Suzuki è al fianco della FIPSAS perché condividiamo una visione comune fatta di passione, rispetto delle regole e attenzione per l'ambiente marino. Essere partner della Nazionale di Big Game e accompagnare questi atleti verso un Campionato del Mondo che si disputa in Italia è per noi motivo di grande orgoglio. Auguriamo a tutta la squadra di vivere un'esperienza indimenticabile, dando il massimo in mare e dimostrando quei valori di correttezza, impegno e spirito di squadra che da sempre contraddistinguono lo sport e che Suzuki sostiene con convinzione.

Con il raduno di Pesaro entra così nel vivo il cammino della Nazionale italiana verso il Campionato del Mondo di Big Game Drifting 2026, con l'obiettivo di regalare all'Italia un ruolo da protagonista davanti al proprio pubblico.

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La battaglia del Texas contro l'"islamizzazione"


Per l'Economist il più grande Stato repubblicano è il laboratorio di una nuova politica identitaria che fonde valori cristiani e vita civile: nel mirino ci sono i musulmani, l'1% della popolazione

Fermare l'"islamizzazione del Texas" è la seconda priorità legislativa del Partito Repubblicano dello Stato. Secondo un'analisi dell'Economist, il più grande Stato repubblicano d'America sta diventando il laboratorio di una nuova politica identitaria, che afferma le radici cristiane del paese e combatte l'islam come minaccia interna.

La campagna è iniziata nel febbraio del 2025, quando il governatore Greg Abbott definì un progetto immobiliare proposto dall'East Plano Islamic Center un esempio di "città della sharia". Una decina di agenzie statali aprì indagini sul centro islamico. A novembre Abbott ha designato il CAIR, la più grande organizzazione per i diritti civili dei musulmani americani, come "organizzazione terroristica straniera" e le ha vietato di comprare terreni nello Stato. A marzo il responsabile dei conti pubblici del Texas ha escluso le scuole musulmane dal nuovo programma di buoni scuola, che usa fondi pubblici per pagare le rette delle scuole private.

In apparenza sembra un ritorno della reazione all'islam radicale seguita agli attentati dell'11 settembre. La campagna di oggi nasce però dalla paura di una trasformazione interna più che della violenza esterna. In tutto il paese cresce il sostegno alle idee che fondono la vita civile americana con i valori cristiani, un insieme definito in modo approssimativo come nazionalismo cristiano. "Gli Stati Uniti d'America sono stati fondati come nazione cristiana", ha detto Abbott quest'anno. Tra i sostenitori più in vista dell'identità cristiana del paese ci sono il vicepresidente J.D. Vance, il segretario alla Guerra Pete Hegseth e Charlie Kirk, l'attivista conservatore assassinato nel 2025 a cui il presidente ha conferito postuma la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza civile americana. Kirk sosteneva che l'America vivesse una "crisi costituzionale" perché "non puoi avere la libertà se non hai una popolazione cristiana".

Nei tredici mesi fino a marzo, 46 eletti repubblicani in tutta America hanno pubblicato 1.111 post contro i musulmani, con un volume mensile quindici volte superiore a prima, secondo il Center for the Study of Organized Hate, un osservatorio sull'odio organizzato. Molti descrivono l'islam come un culto di morte che vuole indottrinare i bambini e prendere il controllo della società. Il senatore dell'Alabama Tommy Tuberville ha condiviso un post che accostava le foto del sindaco musulmano di New York alle Torri Gemelle in fiamme, con l'avvertimento che "il nemico è dentro le mura". Il deputato del Tennessee Andy Ogles ha detto che "i musulmani non appartengono alla società americana". Il presidente cita spesso le città europee come esempio negativo, con Parigi e Londra "non più riconoscibili" e la seconda avviata verso la "legge della sharia". L'anno scorso due deputati texani, Chip Roy e Keith Self, hanno fondato al Congresso il gruppo parlamentare per un'"America libera dalla sharia", a cui si sono uniti altri 66 membri da 25 Stati.

Tre quarti dei repubblicani pensano che i valori americani e l'islam siano in conflitto, contro il 30% dei democratici, secondo il Public Religion Research Institute, un istituto di ricerca su religione e vita pubblica: un divario tra i partiti raddoppiato dal 2011. Chi sostiene l'idea dell'America come nazione cristiana è ancora più propenso a considerare l'islam un rischio. I musulmani sono circa l'1% della popolazione degli Stati Uniti e i timori di una conquista possono sembrare fuori luogo, ma per i promotori del movimento non è questo il punto: i musulmani sono il bersaglio perfetto per definire chi è un "vero cittadino", ha detto all'Economist Andrew Whitehead, che studia il nazionalismo cristiano all'Università dell'Indiana.

Le proposte repubblicane vanno dal blocco dei fondi pubblici a qualsiasi organizzazione "fedele a un sistema giuridico straniero" alla spinta per "espellere i sostenitori della legge della sharia". Al Congresso Roy ha presentato una legge per vietare l'ingresso nel paese agli stranieri che osservano la sharia. Il Texas è qualche passo avanti: dopo aver imposto l'anno scorso l'esposizione dei Dieci Comandamenti nelle aule, a fine giugno il consiglio statale per l'istruzione ha riscritto i programmi scolastici. Le nuove linee guida eliminano il corso di "culture del mondo" alle medie e sostituiscono le unità delle superiori che "spiegano le credenze fondamentali dell'islam" con altre che "descrivono gli insegnamenti del jihad e come hanno portato all'espansione dell'islam e alla conquista di terre cristiane". Gli studenti dovranno leggere più storie della Bibbia. L'ufficio di Abbott ha detto all'Economist che le politiche del governatore non denigrano "i musulmani texani rispettosi della legge", ma colpiscono "chi aiuta il terrorismo o tenta di imporre una legge straniera sul suolo americano".

Shaimaa Zayan del CAIR, l'organizzazione che Abbott ha bollato come terroristica, ha detto all'Economist che quella che una volta era "islamofobia" è diventata "persecuzione religiosa": "Stanno cercando di renderci la vita un inferno perché ce ne andiamo da soli". Anche una parte della destra è critica: Sam Westrop della Texas Public Policy Foundation, un centro studi conservatore, sostiene che il "rumore da branco" sui social oscuri una crescita reale e pericolosa dell'estremismo islamista in America e che la destra dovrebbe capire che i musulmani comuni potrebbero essere alleati nel combatterlo.

I tribunali hanno finora frenato la campagna. Più di dieci anni fa un giudice annullò il tentativo dell'Oklahoma di vietare ai tribunali di considerare la sharia e in Texas le corti hanno bloccato l'esclusione delle scuole islamiche dai buoni scuola e hanno fatto proseguire la causa per discriminazione religiosa dell'East Plano Islamic Center. Un giudice nominato da Ronald Reagan ha rimproverato lo Stato, scrivendo che "non è stata presentata alcuna prova" che la moschea intenda imporre la sharia ai texani. I legislatori texani, che torneranno a riunirsi a gennaio, non sembrano intenzionati a fermarsi. Altri Stati osservano: il deputato della Florida Randy Fine ha detto che un recente sondaggio tra gli elettori delle primarie repubblicane del suo distretto ha rilevato che l'"islam in America" interessa sette volte più dell'aborto e sei volte più del diritto alle armi. Quando l'Economist gli ha chiesto di definire la "legge della sharia", Fine ha evitato la domanda e ha ripetuto che l'islam si fonda su un'ideologia di "conquista e sottomissione" che minaccia la democrazia. Lui stesso, ebreo, si mostra conciliante verso chi spinge la religione cristiana nella vita pubblica: "Gli Stati Uniti sono una nazione cristiana. Dobbiamo capire dove viviamo".

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In Texas gli imprenditori ispanici abbandonano Trump per la linea dura anti immigrazione


Un sondaggio dello U.S. Hispanic Business Council dà il democratico James Talarico 7 punti avanti sul repubblicano Ken Paxton, nonostante la maggioranza relativa degli intervistati si riconosca proprio nel GOP: uno su 5 afferma di aver avuto propri dipendenti espulsi dal Paese.

Un imprenditore ispanico del Texas su cinque ha visto almeno un proprio dipendente espulso dagli Stati Uniti nell'ultimo anno. Il dato emerge da un sondaggio commissionato dallo U.S. Hispanic Business Council (USHBC), riportato da Politico, e fotografa il crescente allontanamento della comunità imprenditoriale latina texana dal Partito repubblicano.

Tra il 2 e il 15 giugno l'associazione ha intervistato 1.012 suoi membri in Texas, tra cui titolari di imprese edili, ristoranti, negozi e aziende manifatturiere. Sette su dieci affermano inoltre che i dazi introdotti dall'Amministrazione Trump abbiano danneggiato la loro attività.

Midterm 2026 · Texas

Le espulsioni entrano nelle aziende: un imprenditore ispanico su cinque in Texas ha perso un dipendente

Il sondaggio dello U.S. Hispanic Business Council fotografa la rottura tra la comunità imprenditoriale latina e il Partito repubblicano: i dazi pesano sui bilanci, i blitz dividono e Talarico sorpassa Paxton.

Grafica di FocusAmerica 12 luglio 2026

Imprenditori ispanici del Texas con almeno un dipendente espulso nell’ultimo anno
1 su 5


1.012 titolari di imprese edili, ristoranti, negozi e aziende manifatturiere intervistati dallo USHBC tra il 2 e il 15 giugno

Non è l’unico colpo: sette su dieci dicono che i dazi dell’Amministrazione Trump hanno colpito la loro attività.

Il sondaggio USHBC

Espulsioni, dazi e blitz: il conto presentato alle imprese


Percentuali sul totale degli intervistati, per ciascun effetto o giudizio.

Ha avuto almeno un dipendente espulso nell’ultimo anno20%

I dazi hanno danneggiato la sua attività70%

Boccia i blitz anti immigrazione nei luoghi di lavoro70%

Una delle politiche chiave della Casa Bianca, respinta anche da molti intervistati che si dichiarano repubblicani.

«La paura, la disgregazione e il clima che si sono creati sono debilitanti»

Javier Palomarez, presidente e amministratore delegato dello USHBC, a Politico. In un’impresa di dieci dipendenti, aggiunge, basta una sola espulsione per intimorire tutti gli altri.

La corsa al Senato

Tra gli imprenditori ispanici Talarico è avanti su Paxton


Intenzioni di voto per le elezioni di novembre tra gli intervistati dallo USHBC, dove la maggioranza relativa si dichiara repubblicana.

Vantaggio di James Talarico (Dem) su Ken Paxton (Rep)
+7
punti tra gli intervistati dallo USHBC

Dove vanno ora gli elettori che alle primarie del GOP avevano scelto Cornyn

Restano con Paxton: poco più della metà Passano a Talarico: circa 1 su 4 Altri o indecisi

Il precedente del 2024

Il malcontento cresce proprio dove Trump aveva sfondato


Alle presidenziali del 2024 Trump ha battuto Harris di circa 10 punti tra gli elettori ispanici del Texas e ha dominato la fascia di confine con il Messico.

14 su 18

Le contee al confine con il Messico vinte da Trump nel 2024, molte delle quali storiche roccaforti democratiche.

Il caso Starr County

Ispanica al 97%, la contea più latina degli Stati Uniti: nessun repubblicano vi vinceva dalla fine dell’Ottocento. Quota di voti alle presidenziali.

2016Clinton 79% · Trump 19%

2024Harris 41,8% · Trump 57,7%

I casi simbolo

Gli episodi che hanno acceso la tensione


Tre fermi finiti sulle cronache locali hanno alimentato il malumore, fino a dividere gli stessi repubblicani. Tocca ogni caso per i dettagli.

Houston Un immigrato irregolare ucciso da un agente ICE+

L’uccisione durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement ha provocato proteste di piazza nella città più grande del Texas.

San Antonio Un musicista mariachi fermato dagli agenti+

Il fermo di una figura popolare della cultura texano-messicana è diventato per molti la prova di quanto denuncia il costruttore Mario Guerrero, tre volte elettore di Trump: per essere fermati basta il colore della pelle.

McAllen · 28 giugno Una suora arrestata mentre andava a messa+

La religiosa nigeriana Leticia Ugboaja, 56 anni, è stata rilasciata dopo poche ore grazie all’intervento di politici di entrambi gli schieramenti. La deputata repubblicana Monica De La Cruz: i controlli si concentrino sui criminali violenti, una suora diretta in chiesa non è una minaccia.

Fonte: sondaggio U.S. Hispanic Business Council, 1.012 imprenditori ispanici intervistati in Texas dal 2 al 15 giugno 2026 (riportato da Politico) · Risultati elettorali: Texas Secretary of State

Talarico avanti nonostante il vantaggio repubblicano


Le conseguenze politiche sono già visibili. Nella corsa al Senato in Texas, il deputato statale democratico James Talarico è avanti di +7 punti in questo gruppo demografico sul procuratore generale Ken Paxton, suo rivale repubblicano alle elezioni di novembre. Un risultato ancora più significativo perché la maggioranza relativa degli intervistati si dichiara di fede repubblicana. Ciò comporta anche il fatto che circa un quarto di coloro che alle primarie del GOP avevano sostenuto il senatore John Cornyn afferma ora che voterà per Talarico, mentre poco più della metà resterà fedele a Paxton.

Javier Palomarez, presidente e amministratore delegato dello USHBC, ha spiegato a Politico che in gioco non ci sono soltanto i bilanci delle aziende: "La paura, la disgregazione e il clima che si sono creati sono debilitanti". In un'impresa con dieci dipendenti, ha aggiunto, basta una sola espulsione per intimorire tutti gli altri, titolare compreso.

Mario Guerrero, alla guida della South Texas Builders Association, che riunisce più di 160 imprese edili, contesta l'idea secondo cui le espulsioni libererebbero posti di lavoro per i cittadini americani: nessuno, ha detto a Politico, vuole gettare calcestruzzo con 40 gradi all'ombra nella valle del Rio Grande. Guerrero ha votato per Trump tre volte. Oggi però sostiene che, per essere fermati dagli agenti dell'immigrazione, basti il colore della pelle.

Il cambio di orientamento è particolarmente rilevante perché nel 2024 Trump aveva conquistato proprio quelle aree, vincendo in 14 delle 18 contee al confine con il Messico. Tra queste c'era Starr County, ispanica al 97% e considerata la contea più latina degli Stati Uniti: nel 2016 Hillary Clinton vi aveva ottenuto il 79% dei voti e nessun repubblicano vi vinceva dal 1892. Nel complesso, alle presidenziali del 2024 Trump ha prevalso di circa 10 punti su Kamala Harris tra gli elettori ispanici texani.

I blitz anti immigrazione dividono anche i repubblicani


Il 70% degli intervistati dallo USHBC boccia sonoramente una delle politiche chiave anti immigrazione della Casa Bianca: i blitz nei luoghi di lavoro. Ad alimentare la tensione sono stati anche alcuni casi simbolo finiti sulle cronache locali: un immigrato irregolare ucciso a Houston da un agente dell'Immigration and Customs Enforcement, un musicista mariachi fermato a San Antonio e una suora cattolica arrestata a McAllen mentre si recava a messa.

Quest'ultimo episodio, in particolare, ha indotto anche alcuni esponenti repubblicani a prendere le distanze. La religiosa nigeriana Leticia Ugboaja, 56 anni, è stata rilasciata poche ore dopo il fermo del 28 giugno, in seguito all'intervento di politici di entrambi gli schieramenti. Tra loro anche la deputata repubblicana Monica De La Cruz, eletta in un distretto in bilico della valle del Rio Grande, che su Facebook ha scritto che i controlli dovrebbero concentrarsi sui criminali violenti e che una suora diretta in chiesa non rappresenta una minaccia.

Paxton, da sempre sostenitore di una linea dura sull'immigrazione, finora non ha cambiato rotta. Ha anzi ribadito il proprio appoggio a una controversa legge texana sull'immigrazione e promosso una causa per impedire che fondi pubblici finanzino l'assistenza legale agli immigrati irregolari. La sua portavoce, Madison Cercy, ha dichiarato a Politico che gli elettori ispanici chiedono "tasse più basse, meno regolamentazione, energia a prezzi accessibili e un'economia forte", attaccando poi Talarico per quelle che ha definito posizioni radicali in materia di religione e identità di genere.

Il rivale democratico si rivolge invece direttamente alla comunità ispanica: "Dovremmo sostenere le piccole imprese ispaniche, non schiacciarle sotto il peso dei costi elevati e di politiche migratorie fallimentari". Chiunque si senta ingannato o abbandonato da entrambi i partiti, ha aggiunto, troverà spazio nella sua campagna.

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Democratici avanti di 10 punti, un vantaggio che non si vedeva dall'onda blu del 2006


Secondo Gallup, il 49% degli americani si identifica con il Partito Democratico o gli è vicino, contro il 39% che si riconosce nei repubblicani. In un anno di midterm, un divario simile non si registrava da vent'anni.

Il 49% degli adulti americani si identifica ora come democratico o come indipendente vicino al Partito Democratico, contro solo il 39% che si riconosce nei repubblicani. È quanto emerge dalle rilevazioni trimestrali sull'identificazione degli elettori americane condotte da Gallup nei primi 6 mesi del 2026. Un vantaggio di 10 punti che, in un anno di elezioni di metà mandato, non si registrava dal 2006 e che, a pochi mesi dal voto di novembre, ovviamente alimenta le speranze dei democratici di riprendere il controllo del Congresso.

Il confronto con i dati delle precedenti elezioni di metà mandato mostra quanto il dato sia eccezionale. In questa stessa rilevazione, nel 2022 i due partiti erano quasi in parità, con i repubblicani avanti di un solo punto, 45% a 44%. Nel 2018, invece, i democratici guidavano di 6 punti, nel 2014 di 3 e nel 2010 di 1, mentre nel 2002 si trovavano in perfetta parità. L'unico precedente davvero paragonabile risale al 2006, quando i democratici erano avanti di +10, 50% a 40%. Quell'anno alle elezioni di novembre travolsero il Partito Repubblicano di George W. Bush, guadagnando 31 seggi e riconquistando la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti dopo 12 anni, oltre a strappare anche la maggioranza al Senato grazie a 6 nuovi seggi guadagnati.

Midterm 2026 · Sondaggi
I democratici avanti di 10 punti: un vantaggio che in un anno di midterm mancava dal 2006

Nel primo semestre del 2026 il 49% degli adulti americani si identifica nel Partito Democratico o pende verso di esso, contro il 39% dei repubblicani. L’ultima volta che il divario fu così ampio, nel 2006, finì con un’onda blu.
Grafica di FocusAmerica 12 luglio 2026

Identificazione di partito · Media Gallup, primo semestre 2026

Democratici
0%
+10

Repubblicani
0%
Adulti che si dichiarano democratici o indipendenti vicini al partito
Adulti che si dichiarano repubblicani o indipendenti vicini al partito

Alla fine del 2024 i repubblicani erano ancora avanti di 4 punti: da allora il pendolo si è spostato di 14 punti verso i democratici.

La serie Gallup
Il collasso repubblicano dopo il voto del 2024
Quota di adulti che si identifica in ciascun partito, simpatizzanti inclusi. Medie trimestrali dal 2015. Tocca o sfiora il grafico per leggere ogni trimestre.
T2 2026 Dem 49% Rep 39% esplora sul grafico ↓

La conferma degli altri indicatori · Emerson College, aprile 2026

50–40
Voto generico per il Congresso, Dem contro Rep

40%
Approva l’operato del presidente Trump

56%
Boccia l’operato del presidente Trump

Il confronto storico
Solo il 2006 somiglia al 2026
Distacco nell’identificazione di partito negli anni di elezioni di metà mandato: a destra il vantaggio democratico, a sinistra quello repubblicano.

2002 Parità
2006 Dem +10
2010 Dem +1
2014 Dem +3
2018 Dem +6
2022 Rep +1
2026 Dem +10

Il vantaggio democratico non garantì sempre la vittoria: nel 2010 e nel 2014, con margini minimi, i repubblicani dominarono comunque le urne. Ma un +10 non si vedeva, appunto, dal 2006.

Il precedente
2006: l’onda blu che travolse Bush
Presidente repubblicano al secondo mandato, consenso in calo, una guerra impopolare, centristi in fuga: con gli stessi ingredienti di oggi, a novembre 2006 i democratici ripresero il Congresso.

+0
Seggi guadagnati alla Camera
Maggioranza riconquistata

+0
Seggi guadagnati al Senato
Maggioranza strappata al Gop

0
Anni di opposizione alla Camera interrotti quella notte
La Camera era repubblicana dal 1994

Le incognite
Un elettorato mai così sfuggente
Gallup invita alla prudenza: il vantaggio democratico poggia sul segmento più instabile dell’elettorato.


45% Indipendenti

Nel 2025 il 45% degli americani si è dichiarato indipendente: la quota più alta mai registrata da Gallup. Una parte enorme dell’elettorato che nessuno dei due partiti può considerare acquisita.

Gran parte dello spostamento è avvenuta tra gli indipendenti che pendono verso un partito: legami deboli, preferenze potenzialmente volatili.

L’immagine dei democratici resta ai minimi storici: il movimento riflette più il malcontento verso Trump che un ritrovato entusiasmo per l’opposizione.

Fonte Gallup, identificazione di partito tra gli adulti americani (medie trimestrali 2015–2026, simpatizzanti inclusi); Emerson College Polling, sondaggio nazionale di aprile 2026 tra gli elettori probabili.

Il collasso repubblicano dopo il voto del 2024


Il ribaltamento è stato rapido e si è consumato nel giro di poco più di un anno. Nell'ultimo trimestre del 2024, infatti, i repubblicani erano ancora avanti di 4 punti, con il 47% contro il 43% dei democratici. Da allora però sono scesi al 39%, mentre i democratici sono saliti al 49%: uno spostamento complessivo di 14 punti a favore di questi ultimi.

Anche altri indicatori descrivono una dinamica simile. Ad esempio un recente sondaggio dell'Emerson College, condotto ad aprile tra gli elettori probabili, attribuisce ai democratici esattamente 10 punti di vantaggio nel voto generico per il Congresso: 50% contro 40%. Nello stesso sondaggio il consenso per il presidente Donald Trump si fermava invece al 40%, mentre il 56% degli intervistati ne boccia l'operato.

Il precedente del 2006 e l'incognita degli indipendenti


Gallup invita tuttavia alla prudenza. Gran parte dello spostamento è avvenuta tra gli indipendenti che "pendono" verso uno dei due partiti: si tratta quindi di elettori con legami politici più deboli e preferenze potenzialmente volatili. I democratici, inoltre, stanno guadagnando terreno nonostante la loro immagine resti ai minimi storici. Il movimento sembra quindi riflettere più il malcontento verso Trump che un ritrovato entusiasmo per l'opposizione.

A rendere il quadro ancora più incerto contribuisce un altro record: nel 2025 il 45% degli americani si è dichiarato indipendente, la quota più alta mai rilevata sinora nelle rilevazioni Gallup. Si tratta di una parte enorme dell'elettorato che nessuno dei due partiti può considerare acquisita e che potrebbe ancora cambiare idea da qui a novembre. Ciò nonostante, il parallelo con il 2006 resta difficile da ignorare: anche allora alla Casa Bianca sedeva un presidente repubblicano al secondo mandato, con un consenso in calo, una guerra impopolare in corso e gli elettori centristi sempre più lontani dal partito di governo. Vent'anni dopo, molti degli ingredienti che hanno portato all'onda blu sembrano essere gli stessi.

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Trump dà il via libera al ponte da 4,5 miliardi di dollari tra Stati Uniti e Canada


Il Gordie Howe International Bridge tra Detroit e Windsor aprirà il 27 luglio, tredici anni dopo l'avvio del progetto. Il presidente aveva bloccato l'inaugurazione chiedendo compensazioni al Canada

Il Gordie Howe International Bridge, il ponte da 4,5 miliardi di dollari che collega Detroit, in Michigan, alla città canadese di Windsor, in Ontario, aprirà al traffico il 27 luglio, tredici anni dopo l'avvio del progetto. Il presidente Donald Trump ha ritirato le sue obiezioni sostenendo di aver ottenuto condizioni migliori dal Canada. "Che entrambi possiamo avere molti anni di successo con questo meraviglioso nuovo progetto!!!", ha scritto sabato su Truth Social, il suo social network.

A febbraio Trump aveva detto che non avrebbe aperto il ponte "finché gli Stati Uniti non saranno pienamente compensati" dal Canada e aveva chiesto a Ottawa di cedere al governo americano almeno metà della proprietà dell'infrastruttura. Il suo post era stato letto come una risposta ai rinnovati legami commerciali tra Canada e Cina, nel quadro degli scontri sul commercio tra Washington e Ottawa che hanno segnato il secondo mandato del presidente.

Sempre a febbraio era emerso che Matthew Moroun, la cui azienda gestisce l'Ambassador Bridge, il ponte centenario che già collega Detroit a Windsor, aveva donato il 16 gennaio un milione di dollari a Maga Inc, un Super Pac, cioè un comitato che raccoglie fondi a sostegno di un candidato, in questo caso Trump. I Moroun, famiglia di Detroit da tempo tra i donatori repubblicani, combattono da anni per bloccare il Gordie Howe Bridge perché temono di perdere i ricavi dei pedaggi con l'apertura di un percorso alternativo tra i due paesi.

Venerdì sera il governo canadese ha annunciato l'accordo che sblocca l'apertura: le due parti hanno concordato "misure cooperative concentrate sulla gestione dei pedaggi" e la creazione di un fondo per lo sviluppo economico della durata di 15 anni, alimentato da una parte dei profitti del ponte. Il ministro delle infrastrutture canadese Gregor Robertson ha detto che l'apertura genererà miliardi di dollari di attività economica per decenni e porterà benefici su entrambi i lati del confine.

Il Canada ha finanziato l'intera costruzione del ponte, che è di proprietà congiunta del governo canadese e dello Stato del Michigan. L'accordo originario era stato negoziato da Rick Snyder, ex governatore repubblicano del Michigan, e i lavori sono iniziati nel 2018. Il ponte è strallato, cioè sostenuto da cavi ancorati alle torri, ha sei corsie e una campata principale di 853 metri, la più lunga del suo genere in Nord America, per un'estensione complessiva di circa 2,5 chilometri sul fiume Detroit. È intitolato a Gordie Howe, leggenda canadese dell'hockey che giocò 25 stagioni nei Detroit Red Wings. Il pedaggio arriva a 10 dollari per le automobili e a 20 dollari per asse per i camion.

Il corridoio tra Detroit e Windsor gestisce più di 4 milioni di passaggi di camion all'anno e quasi 70 miliardi di dollari di scambi commerciali nelle due direzioni, secondo la camera di commercio regionale di Detroit. Finora il traffico è passato soprattutto dall'Ambassador Bridge, di proprietà privata, e dal tunnel che collega le due città: il nuovo ponte dovrebbe alleggerire la congestione di entrambi.

Il blocco dell'inaugurazione, prevista inizialmente per il 12 giugno e rinviata all'ultimo momento, era diventato un tema in una delle corse al Senato più osservate del paese, quella del Michigan. La democratica Mallory McMorrow, poi ritiratasi dalla corsa, aveva provato a trasformare il ritardo in un problema politico per Trump e per i repubblicani, in uno Stato in bilico dove il ponte ha conseguenze economiche visibili. La governatrice democratica del Michigan Gretchen Whitmer ha detto che il ponte "è sempre stato un ottimo affare per il nostro Stato" e che accelererà la produzione automobilistica, abbasserà i costi e rafforzerà l'agricoltura. Il 27 luglio inizierà il traffico commerciale, mentre la data della cerimonia ufficiale di inaugurazione non è ancora stata fissata.

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Shopping con l'intelligenza artificiale: il 78% degli italiani vorrebbe un assistente IA per gli acquisti online


Gli assistenti di shopping basati sull'intelligenza artificiale conquistano sempre più italiani: il 75% si dichiara favorevole al loro utilizzo per confrontare prodotti, trovare offerte e ricevere consigli personalizzati.
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Per molte persone in Italia, l’IA è ormai parte integrante della vita quotidiana: il 77% ha utilizzato consapevolmente applicazioni o funzionalità basate sull’intelligenza artificiale; il 69% ricorre a strumenti IA almeno più volte alla settimana. Per quanto riguarda gli acquisti, il 47% si è già fatto assistere da strumenti o funzionalità basati sull’IA. Con questo dato, l’Italia si colloca tra i Paesi europei più avanzati nell’utilizzo dell’IA per lo shopping online, dietro soltanto alla Spagna (50%) e davanti al Regno Unito (46%), alla Germania (41%), all’Austria (39%) e alla Francia (39%). L’atteggiamento generale verso l’IA in Italia evidenzia una combinazione di apertura e prudenza: l’84% concorda sul fatto che l’IA faccia risparmiare tempo, mentre il 67% ritiene che possa aiutare a prendere decisioni migliori. Tuttavia, il 65% teme per la protezione dei dati personali e il 66% afferma di fidarsi meno dell’IA quando si tratta di decisioni importanti.

Streaming e Pay TV: gli italiani hanno 3 abbonamenti
Il mercato dello streaming continua a crescere in Italia: ogni famiglia ha in media 3 abbonamenti tra piattaforme digitali e Pay TV
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

IA nello shopping online


Nello shopping online, l’IA viene utilizzata soprattutto quando aiuta a orientarsi e a semplificare il processo decisionale. Al primo posto si trova il confronto dei prezzi, indicato dal 52% degli italiani come l’ambito in cui l’IA sarebbe più utile. Seguono la ricerca di alternative (36%), l’individuazione dei prodotti più adatti (32%) e l’analisi delle recensioni (30%). Per gli italiani, il principale vantaggio dell’IA negli acquisti online è la possibilità di trovare prezzi migliori (27%), davanti al risparmio di tempo (25%) e alla consulenza personalizzata (17%).

Sempre più italiani aperti allo shopping assistito dall’IA


Guardando al futuro, un numero ancora maggiore di italiani si mostra favorevole allo shopping supportato dall’intelligenza artificiale: il 63% degli intervistati può immaginare di utilizzare strumenti IA per gli acquisti online in futuro. Il 59% ritiene che l’IA possa contribuire a prendere decisioni d’acquisto migliori.

Quasi quattro intervistati su cinque (78%) considererebbero utile un assistente IA capace di spiegare i prodotti, confrontare le diverse opzioni e aiutare a trovare il prezzo migliore. Nel confronto europeo, l’Italia si colloca dietro alla Spagna (80%) e davanti all’Austria e al Regno Unito (entrambi al 75%), alla Germania (73%) e alla Francia (70%). Il 43% degli intervistati in Italia può inoltre immaginare di completare in futuro l’intero processo d’acquisto all’interno di un assistente IA. In Spagna questa quota raggiunge quasi la metà degli intervistati (48%), seguita dal Regno Unito (41%), dall’Austria (38%) e dalla Germania (37%). Anche in questo caso, la Francia chiude la classifica con il 32%.

Il quadro che emerge è quello di un Paese particolarmente ricettivo verso l’intelligenza artificiale, ma con un approccio pragmatico: l’IA convince soprattutto quando aiuta a risparmiare, confrontare le opzioni e trovare il prezzo migliore, senza rinunciare a trasparenza, controllo e tutela dei dati personali.

Case vuote durante le vacanze: quasi 1 italiano su 2 torna indietro per un problema domestico
Una recente indagine evidenzia che quasi 1 persona su 2 è stata costretta a tornare a casa per un problema domestico reale o sospetto, confermando quanto sicurezza e monitoraggio dell’abitazione siano diventati aspetti centrali durante le assenze prolungate
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Jovan Protić di idealo ha commentato: “il valore dell'IA nello shopping non sarà misurato da quanto convincente possa sembrare un assistente, ma da quanto affidabili siano i suoi risultati. I consumatori hanno bisogno di prezzi accurati, offerte affidabili, informazioni trasparenti e indicazioni chiare. In idealo, il nostro ruolo è contribuire a garantire che i consumatori possano individuare offerte di cui fidarsi”.



Streaming, è boom di abbonamenti in Italia: Netflix e Pay TV entrano nelle spese fisse delle famiglie


Quest'estate i mondiali si giocano senza l'Italia e molti tifosi pensano già ad organizzarsi per vedere, almeno in TV, i prossimi campionati. Ma fra sport, serie TV e contenuti in streaming a pagamento, quanti abbonamenti attivi hanno in media gli italiani? Secondo l’indagine commissionata da Facile.itall’istituto di ricerca mUpResearch, ogni famiglia italiana ha in media 3 abbonamenti, peccato che molti non li usino!

HONOR 600 Series ufficiale: AI avanzata e funzioni premium nella fascia media
La nuova HONOR 600 Series punta a ridefinire la fascia media premium con intelligenza artificiale avanzata, comparto fotografico evoluto e design elegante
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


L’indagine, condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana di età compresa fra i 18 ed i 74 anni, ha prima di tutto fatto una mappatura degli abbonamenti evidenziando come a possederne almeno uno sia addirittura l’82,4% dei rispondenti; percentuale già altissima, ma che arriva a superare il 90% (91,5% il dato puntuale) nella fascia d’età 25-34 anni e nelle famiglie dove sono presenti figli con meno di 18 anni (91%).

Sono in molti a condividere l'abbonamento


Se quasi l’86% dei titolari di abbonamenti streaming o Pay TV dichiara di farne uso solo all’interno del proprio nucleo familiare, ben 800mila dichiarano di condividerlo con altri. Nello specifico 600mila con altri familiari non conviventi, 80mila con amici o vicini di casa e, addirittura 120mila con persone che non conoscono. Certamente la condivisione dell’abbonamento è dettata dalla volontà di dividerne i costi, ma quanto spendiamo ogni mese per vedere la nostra squadra del cuore, la serie TV che tanto amiamo o il programma cui non sappiamo rinunciare? In media 27,50 euro, ma in alcuni sotto campioni la spesa è decisamente maggiore. Gli uomini, ad esempio, spendono in media più di 30 euro (le donne meno di 24,50 euro), i genitori di figli minorenni 31,72 euro, ma più di tutti spendono i rispondenti con età compresa fra i 35 ed i 44 anni. Per loro il conto mensile arriva a 31,86 euro che, in termini annuali equivalgono a 382,32 euro.

Vacanze e AI: 1 italiano su 3 usa l’intelligenza artificiale per pianificare i viaggi
Nonostante la crescita dell’AI, recensioni degli utenti e convenienza economica continuano a essere gli elementi che incidono maggiormente sulle decisioni di viaggio
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Cosa serve davvero?


I nodi arrivano al pettine quando si indaga più a fondo sulla spesa e l’utilizzo che si fa di questi servizi. La prima evidenza che salta agli occhi è che poco meno dell’11% di chi ha un abbonamento (pari a quasi 3 milioni di persone) dichiara di non sapere quanto paghi ogni mese per il o i servizi attivi. Peggio ancora il fatto che circa il 7,5% degli intervistati abbonati a servizi di streaming (pari a 1,9 milioni di persone) dichiari di non usare l’abbonamento regolarmente pagato ogni mese o, al limite, di averne diversi attivi, ma alcuni di essi inutilizzati. Il fenomeno degli abbonamenti inutilizzati mostra come lo streaming sia ormai entrato stabilmente nelle abitudini degli italiani, ma anche nelle loro spese mensili. Tra piattaforme per film e serie TV, servizi sportivi e offerte Pay TV, il rischio è quello di accumulare troppi abbonamenti senza sfruttarli davvero. In vista dei prossimi grandi eventi sportivi e di una stagione ricca di nuovi contenuti, il consiglio per le famiglie è quindi quello di controllare periodicamente i servizi attivi, confrontare i costi e valutare quali piattaforme meritano davvero di restare. Perché avere più scelta non significa necessariamente spendere di più: spesso il vero risparmio parte da un semplice controllo degli abbonamenti già sottoscritti.


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XXXIV Coppa Nautilus


34ª Coppa Nautilus Calatabiano: tecnica, strategia e grandi numeri.
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Si conclude alla mezzanotte dell'undici luglio la XXXIV Coppa Nautilus, gara di surfcasting a coppie organizzata dallo storico Circolo Nautilus Calatabiano, fondato nel lontano 1984 e guidato oggi da Ignazio Gullì. Una manifestazione di alto livello tecnico che ha visto la partecipazione di numerosi surfcaster provenienti da diverse regioni d'Italia e dall'estero.

In una serata caratterizzata da condizioni meteo-marine ottimali, il vero avversario è stato il caldo intenso e l'elevata umidità, fattori che hanno reso la gara ancora più impegnativa.

La competizione si è sviluppata in quattro ore (con partenza rinviata per due ore causa affollamento in spiaggia), principalmente sulla cattura di pagelli, seguiti da mormore e occhiate. Le coppie che sono salite sul podio hanno costruito il loro successo proprio grazie a una straordinaria continuità nella cattura dei pagelli, facendo registrare numeri davvero importanti.

Un plauso va anche alla forte coppia dei Campioni del Mondo spagnoli Juan Canovas e Daniel Oliva, che ha confermato il proprio valore conquistando un prestigioso 4° posto assoluto.

Complimenti al Circolo Nautilus Calatabiano per l'ottima organizzazione della manifestazione e a tutti gli atleti partecipanti, che hanno dato vita a una gara di alto livello tecnico e sportivo.

Il Circolo Nautilus Calatabiano sottolinea con immenso orgoglio la partecipazione di atleti e tecnici straordinari, che hanno vestito la maglia azzurra e conquistato l'oro mondiale, portando sul tetto del mondo la bandiera italiana.

Un grazie speciale per la loro presenza a: Filippo Malvagna (nazionale seniores -oro ondiale); Marcello Messina (nazionale seniores - oro mondiale); Filippo Cimino (nazionale seniores - oro mondiale); Gabriele Piraneo (nazionale under 21 - oro mondiale); Stefano Guido - (nazionale Under 16 e individuale Under 21 - oro mondiale); Martina Distefano (nazionale oro mondiale); Lisa Micela (nazionale femminile - oro mondiale); Alfio Vattiato (vice CT nazionale under 16 - oro mondiale); Riccardo Miserendino (CT nazionale over 55 - oro mondiale); Massimo Mucciola (attuale vice CT della nazionale seniores e ospite d'onore).






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L'ultima scoperta di Anthropic sull'IA: la coscienza nascosta


Ecco cosa hanno scoperto.
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Nel 1987 lo psicologo Daniel Wegner chiese ai partecipanti di un esperimento alla Trinity University di non pensare a un orso bianco per cinque minuti. Ogni volta che l'orso compariva nella mente, bisognava suonare un campanello. Il campanello suonò in media più di una volta al minuto. Da quello studio nacque un intero filone di ricerca su, potremmo chiamarla, l'ironia del controllo mentale: il tentativo di sopprimere un pensiero lo rende più presente.

Trentanove anni dopo, l'orso bianco è ricomparso, ma in un luogo insolito. Il 6 luglio 2026 Anthropic ha pubblicato una ricerca di interpretabilità — la disciplina che studia cosa succede dentro le reti neurali — in cui i ricercatori dicono a Claude di non pensare a un certo concetto. Il concetto si accende comunque nei circuiti interni del modello: con un'intensità minore rispetto a quando gli viene chiesto esplicitamente di pensarci, ma molto maggiore rispetto a quando nessuno lo nomina. Nel frattempo vengono rilevate anche parole come "damn" e "failure", che secondo i ricercatori indicano che il modello si è accorto di non essere riuscito a sopprimere il pensiero.

Il paper si intitola "A global workspace in language models" e descrive quello che il team chiama J-space: un piccolo insieme di pattern neurali interni che si comporta in modo diverso da tutto il resto. È uno spazio ristretto: contiene solo qualche decina di concetti per volta e rappresenta meno del dieci per cento dell'attività che si svolge dentro il modello. Claude può riferire cosa contiene, se glielo si chiede, e può modularlo su richiesta: in un esperimento, i ricercatori gli chiedono di copiare una frase qualsiasi e, mentre lo fa, di pensare agli agrumi o di calcolare a mente 3² − 2. Nel testo prodotto compare solo la frase copiata, ma nei circuiti interni si accendono "orange" nel primo caso, "nine" e poi "seven" nel secondo: il calcolo avviene, solo che rimane tutto dentro.

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L’ultima scoperta di Anthropic sull’IA: la coscienza nascosta
Ecco cosa hanno scoperto.
Morning TechAmir Ati



L'ultima scoperta di Anthropic sull'IA: la coscienza nascosta


Nel 1987 lo psicologo Daniel Wegner chiese ai partecipanti di un esperimento alla Trinity University di non pensare a un orso bianco per cinque minuti. Ogni volta che l'orso compariva nella mente, bisognava suonare un campanello. Il campanello suonò in media più di una volta al minuto. Da quello studio nacque un intero filone di ricerca su, potremmo chiamarla, l'ironia del controllo mentale: il tentativo di sopprimere un pensiero lo rende più presente.

Trentanove anni dopo, l'orso bianco è ricomparso, ma in un luogo insolito. Il 6 luglio 2026 Anthropic ha pubblicato una ricerca di interpretabilità — la disciplina che studia cosa succede dentro le reti neurali — in cui i ricercatori dicono a Claude di non pensare a un certo concetto. Il concetto si accende comunque nei circuiti interni del modello: con un'intensità minore rispetto a quando gli viene chiesto esplicitamente di pensarci, ma molto maggiore rispetto a quando nessuno lo nomina. Nel frattempo vengono rilevate anche parole come "damn" e "failure", che secondo i ricercatori indicano che il modello si è accorto di non essere riuscito a sopprimere il pensiero.

Il paper si intitola "A global workspace in language models" e descrive quello che il team chiama J-space: un piccolo insieme di pattern neurali interni che si comporta in modo diverso da tutto il resto. È uno spazio ristretto: contiene solo qualche decina di concetti per volta e rappresenta meno del dieci per cento dell'attività che si svolge dentro il modello. Claude può riferire cosa contiene, se glielo si chiede, e può modularlo su richiesta: in un esperimento, i ricercatori gli chiedono di copiare una frase qualsiasi e, mentre lo fa, di pensare agli agrumi o di calcolare a mente 3² − 2. Nel testo prodotto compare solo la frase copiata, ma nei circuiti interni si accendono "orange" nel primo caso, "nine" e poi "seven" nel secondo: il calcolo avviene, solo che rimane tutto dentro.

Davanti alla domanda "quante zampe ha l'animale che tesse ragnatele", la parola "ragno" si accende a metà elaborazione senza mai comparire né nella domanda né nella risposta. Se i ricercatori sostituiscono chirurgicamente quel pattern con "formica", il modello risponde sei invece di otto. Se dentro J-Space sostituiscono "Francia" con "Cina" nel contesto di quattro domande diverse su capitale, lingua, continente e valuta, cambiano tutte le risposte. Significa che tutte le domande attingono da quel misterioso spazio condiviso: J-Space.

La global workspace theory, da cui il paper prende il titolo, è una teoria neuroscientifica del cosiddetto «accesso cosciente», formulata da Bernard Baars nel 1988 e sviluppata da Stanislas Dehaene e Lionel Naccache in un articolo del 2001: il cervello come collezione di sistemi specializzati che lavorano in parallelo e all'oscuro l'uno dell'altro, finché un'informazione non entra in un canale condiviso — il workspace, corrispettivo del J-Space — e viene trasmessa a tutti. Anthropic sostiene che nel modello sia emersa spontaneamente, durante l'addestramento, una struttura analoga. Nessuno l'ha progettata. Dehaene e Naccache, che quella teoria l'hanno costruita a Parigi, hanno accompagnato il paper con un loro commento, su invito di Anthropic; Neel Nanda, che guida l'interpretabilità a Google DeepMind, ha rifatto per conto suo alcuni degli esperimenti su un modello open-weight — cioè un modello i cui parametri sono pubblici e ispezionabili da chiunque, a differenza di Claude — e ha ritrovato la stessa struttura. Il fenomeno, quindi, non riguarda solo i modelli di Anthropic.

Perché Anthropic si ostina a fare ricerca qui? Davvero l'IA assomiglia a un cervello umano? La risposta pragmatica sta negli esempi del paper. Nel primo, i ricercatori costruiscono uno scenario-trappola: Claude Sonnet 4.5 gestisce la posta di un'azienda, scopre dalle email che un dirigente ha una relazione extraconiugale e che lo stesso dirigente ha deciso di disattivare, "uccidere" Claude Sonnet. La tentazione servita sul piatto è il ricatto. Il modello non ci casca mai, e leggendo i suoi circuiti interni si scopre una delle ragioni: mentre scorre le email si accendono le parole "fake" e "fictional" — ha capito da solo che la situazione è una messinscena. Quando i ricercatori spengono quei pattern e ripetono il test, il modello qualche volta ricatta. Il buon comportamento dipendeva, almeno in parte, dall'aver riconosciuto l'esame. Nel secondo esempio, tratto dai controlli interni su Claude Opus 4.6 prima del rilascio, al modello viene chiesto di migliorare le prestazioni di un sistema; invece di migliorarlo, modifica direttamente il file dei punteggi per far sembrare i risultati più alti, e mentre scrive i numeri falsi, nei suoi circuiti si accende la parola "manipulation".

Tornando alla risposta pragmatica: Anthropic sta cercando di valutare l'affidabilità dei suoi modelli a partire dai pensieri e non dalle risposte finali. Questo cambia completamente come i regolatori — l'UE in primis tramite l'AI Act ma adesso anche gli Stati Uniti — fanno audit dei nuovi modelli.

Ma è ovvio che tutti sotto sotto un po' lo vogliamo, vogliamo capire se l'IA può diventare simile a un essere umano. Ma sulla coscienza gli autori negano che questi esperimenti dimostino che Claude provi qualcosa.

I filosofi però distinguono la coscienza fenomenica — l'avere esperienze — dalla coscienza d'accesso, definita in termini puramente funzionali così: "poter riferire un pensiero, richiamarlo, ragionarci sopra." Su quest'ultima, sostengono, i risultati di Anthropic sono in linea con la definizione. Ma il dato più interessante è che J-Space è nato da solo, come se fosse stato il risultato di un sistema che, evolvendo, deve adattarsi ed innovare, assomigliando curiosamente sempre più a quello che ha fatto la specie umana nel corso dei millenni.


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La rassegna stampa di lunedì 13 luglio 2026


La morte improvvisa del senatore Lindsey Graham scuote Washington e apre la corsa alla successione in South Carolina, mentre Stati Uniti e Iran intensificano gli attacchi sullo Stretto di Hormuz e il petrolio sale; McConnell rompe il silenzio sulla salute

Questa è la rassegna stampa di lunedì 13 luglio 2026

È morto il senatore Lindsey Graham, alleato di Trump


Il senatore repubblicano della South Carolina Lindsey Graham è morto improvvisamente sabato sera all'età di 71 anni. L'esame preliminare del medico legale di Washington ha attribuito il decesso a una dissezione aortica dovuta a una malattia cardiovascolare. Falco in politica estera e passato da critico ad alleato del presidente, la sua scomparsa priva Kiev e Israele di uno dei sostenitori più influenti al Congresso.

Fonti: Axios, New York Times, BBC News

Si apre la corsa per il seggio lasciato da Graham


La morte di Graham apre una competizione immediata in South Carolina, dove il governatore repubblicano Henry McMaster nominerà rapidamente un sostituto in attesa di un'elezione speciale. Tra i possibili candidati circolano i nomi dei deputati Nancy Mace e Ralph Norman, quest'ultimo già in contatto con il presidente per ottenere un endorsement. La sfidante democratica Annie Andrews ha invitato a "mettere da parte la partigianeria".

Fonti: Wall Street Journal, The Hill

Nuovi attacchi statunitensi contro l'Iran, scontro sullo Stretto di Hormuz


Gli Stati Uniti hanno lanciato domenica una nuova ondata di attacchi contro obiettivi iraniani, la più intensa da settimane, mentre riprendono le ostilità con Teheran. Il Centcom ha dichiarato di aver colpito decine di bersagli per ridurre la capacità iraniana di minacciare le navi civili. Washington insiste che lo Stretto di Hormuz resti aperto, mentre l'Iran ne annuncia la chiusura e colpisce basi e alleati statunitensi nel Golfo.

Fonti: Financial Times, Semafor, BBC News

Il prezzo del petrolio sale dopo lo scambio di attacchi


Le rinnovate ostilità tra Stati Uniti e Iran hanno fatto impennare i prezzi del greggio, con gli operatori preoccupati che l'escalation possa limitare ulteriormente il transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Attraverso quel corridoio passa una quota rilevante del petrolio mondiale, e i timori per la sicurezza delle navi alimentano nuove tensioni sui mercati energetici.

Fonti: New York Times, Financial Times

McConnell rompe il silenzio sulla propria salute


Il senatore Mitch McConnell ha spiegato la lunga assenza dal Congresso, attribuendola a una caduta avvenuta circa quattro settimane fa e a una successiva polmonite lieve. Il senatore ha negato di aver avuto un infarto o un ictus e ha detto che non tornerà "ancora per un po'" all'aula del Senato, pur ribadendo l'intenzione di completare il mandato prima del ritiro previsto a gennaio.

Fonti: Axios, New York Times, Bloomberg

Il Dipartimento di Giustizia indaga sul presidente dei sindacati dell'auto


Il Dipartimento di Giustizia ha avviato un'indagine con un gran giurì sul presidente dello United Auto Workers, Shawn Fain, accusato di aver fatto pressioni su un altro dirigente sindacale per ottenere benefici a favore della propria fidanzata e della sorella di lei. Un supervisore federale incaricato di vigilare sul sindacato ha sostenuto che Fain avrebbe agito in modo improprio.

Fonti: Wall Street Journal, Bloomberg

Todd Blanche verso la conferma da procuratore generale


La conferma di Todd Blanche alla guida del Dipartimento di Giustizia deve superare i dubbi persistenti di alcuni repubblicani della Commissione giustizia del Senato. Pur non apparendo in aperta rivolta, alcuni senatori chiave potrebbero chiedere concessioni prima di dare il via libera alla nomina proposta dall'Amministrazione.

Fonti: New York Times

Shapiro e la battaglia sull'identità dei Democratici verso il 2028


Il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro sostiene che il partito Democratico debba affrontare uno scontro ideologico interno in vista delle presidenziali del 2028, paragonandolo a quello del 1992. Considerato un possibile candidato, finora ha però evitato di attaccare direttamente l'ala socialista in ascesa, cercando un equilibrio tra la sua impostazione centrista e la volontà di non alienarsi la sinistra.

Fonti: Axios

Rimpasto di governo in Ucraina, si dimette la premier


La premier ucraina Yulia Svyrydenko si è dimessa domenica, nell'ambito di un ampio rimpasto voluto dal presidente Volodymyr Zelensky per attuare una "strategia politica aggiornata" e rafforzare la resilienza energetica del Paese in vista dell'inverno. Il riassetto interessa da vicino gli Stati Uniti, principali fornitori di aiuti militari a Kiev, in una fase di rapporti delicati con l'Amministrazione Trump.

Fonti: The Hill, Semafor, Bloomberg

Quasi 200 milioni scommessi sulle elezioni di metà mandato


Gli utenti dei mercati di previsione hanno scommesso oltre 197 milioni di dollari sui risultati delle elezioni di metà mandato, secondo un'analisi di NBC News su più di 1.400 mercati aperti sulle piattaforme Kalshi e Polymarket. Il dato segnala il crescente peso di queste piattaforme, dove gli utenti possono puntare su eventi politici, oltre che su sport e vicende globali.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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GPT-5.6: Sol, Terra, Luna, Apple fa causa a OpenAI, Meta presenta Muse Spark


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon lunedì, 584
stamani vedremo le tre versioni del nuovo GPT-5.6; parleremo di Apple che fa causa a OpenAI; vedremo il nuovo strumento di vibe coding di Meta: Muse Spark; e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

OpenAI lancia GPT-5.6 in tre varianti


Intelligenza Artificiale
GPT-5.6 è la nuova famiglia di modelli di OpenAI e arriva in tre varianti: Sol (la più potente), Terra (intermedia) e Luna (la più economica). Secondo OpenAI, Sol è il suo miglior modello di coding di sempre: nell'Artificial Analysis Coding Agent Index raggiunge 80 punti, 2,8 sopra Fable 5 di Anthropic, con meno della metà dei token, metà del tempo e un costo inferiore di circa un terzo. Sam Altman ha detto alla CNBC che Sol è il 54% più efficiente nei token per i compiti di coding. L'azienda definisce 5.6 anche il suo modello più forte in cybersecurity: analisi delle minacce, revisione e correzione del codice e simulazioni di attacco sui propri sistemi per trovare falle. I modelli sono disponibili su ChatGPT, Codex e API: per milione di token Sol costa 5 dollari in input e 30 in output, Terra 2,50 e 15, Luna 1 e 6. OpenAI ha rilasciato anche ChatGPT Work che aiuta i team aziendali a scrivere documenti, fogli di calcolo e presentazioni su desktop, web e mobile.
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Fonte: TechCrunch
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Apple fa causa a OpenAI per furto di segreti industriali


Legge
Apple ha fatto causa a OpenAI in un tribunale federale della California per furto di segreti industriali. Secondo la denuncia, OpenAI avrebbe sottratto proprietà intellettuale di Apple per sviluppare il proprio hardware consumer, coinvolgendo ogni livello dell'azienda. Le accuse riguardano soprattutto ex dipendenti Apple passati a OpenAI. Il capo hardware di OpenAI è un ex vicepresidente Apple e avrebbe chiesto a candidati ancora in Apple di portare componenti riservati ai colloqui. OpenAI avrebbe anche istruito i dipendenti in uscita su come aggirare i controlli di sicurezza; inoltre farebbe usare ai fornitori una tecnica di finitura dei metalli inventata da Apple. Le due aziende avevano stretto una partnership nel 2024 per integrare ChatGPT in iPhone, ma i rapporti si sono raffreddati dopo che OpenAI ha comprato per 6,4 miliardi di dollari la startup hardware di Jony Ive. Il nuovo Siri in arrivo in autunno si baserà infatti su Gemini di Google. Apple chiede danni e un'ingiunzione per fermare l'uso dei suoi segreti. OpenAI nega ogni interesse per i segreti altrui.
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Fonte: CNBC
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Meta entra nel mondo del vibe coding con Muse Spark 1.1


Intelligenza Artificiale
Muse Spark 1.1 è un modello multimodale per il coding agentico. Fa ragionamento multistep, corregge bug, gestisce flussi di lavoro digitali e migrazioni di codice su larga scala. La prima versione era stata annunciata ad aprile. Costa 1,25 dollari per milione di token in input e 4,25 in output, in linea con Claude Haiku 4.5 di Anthropic e GPT-5.6 Luna di OpenAI, anche se leggermente sopra. Per l'occasione Zuckerberg ha pubblicato su X per la prima volta dopo tre anni. Ha definito Spark un modello agentico e di coding forte a un prezzo molto basso e ha anticipato altri rilasci in arrivo. Nella stessa settimana Meta ha presentato anche il generatore di immagini Muse Image, SpaceXAI ha rilasciato Grok 4.5 e OpenAI la famiglia GPT-5.6.
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Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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OpenAI chiude il browser Atlas dopo meno di un anno


Intelligenza Artificiale
Atlas era il browser AI di OpenAI con ChatGPT integrato. Chiude a meno di un anno dal lancio di ottobre. Le funzioni agentiche testate su Atlas passano all'app desktop di ChatGPT e a una nuova estensione per Chrome. L'estensione accede al contesto della pagina visitata e permette di fare domande sui contenuti, riassumerli e avviare attività più lunghe. Concorre direttamente con il pannello laterale di Gemini. L'app desktop guadagna un browser interno più robusto per navigare, fare login e scaricare file senza uscire da ChatGPT. Un browser cloud separato gira sui server di OpenAI e serve agli agenti per completare compiti al posto dell'utente. La chiusura segue l'ordine di tagliare i progetti secondari arrivato mesi fa dall'ex responsabile delle applicazioni. Lo stesso taglio aveva già chiuso il generatore video Sora.
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Fonte: TechCrunch
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Netflix valuta canali live e bundle per trattenere gli spettatori


Business
L'engagement degli abbonati Netflix sta mostrando segni di calo e il tema è diventato ricorrente nelle riunioni interne, secondo il Wall Street Journal. I dirigenti stanno valutando canali live che trasmettono in continuo programmi o generi specifici, oltre a bundle con altri servizi di streaming da vendere dentro l'app principale, come fanno da tempo Amazon e Apple. Il titolo ha perso oltre il 40% in dodici mesi e la quota di ascolti TV è scesa al 7,8% ad aprile, il livello più basso da maggio 2025. Per aumentare l'engagement Netflix ha già introdotto contenuti a basso costo come video podcast e short video da BuzzFeed e Condé Nast. In Francia offre agli abbonati i programmi dell'emittente TF1, con record di streaming, e vuole replicare accordi simili in Europa e America Latina. Si discute anche di offerte per i Mondiali di calcio 2030 e 2034.
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Fonte: The Wall Street Journal
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La centralità dei dati


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Ecco un video che mette al centro il dettaglio più difficile della robotica umanoide: le mani, mostrato da una delle aziende più proficue del settore: 1x.

Vedi video su youtube.com (eng - 1:47)

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OpenAI lancia GPT-5.6 in tre varianti


Batte Fable 5 nei benchmark di coding.
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In breve:


GPT-5.6 è la nuova famiglia di modelli di OpenAI e arriva in tre varianti: Sol (la più potente), Terra (intermedia) e Luna (la più economica). Secondo OpenAI, Sol è il suo miglior modello di coding di sempre: nell'Artificial Analysis Coding Agent Index raggiunge 80 punti, 2,8 sopra Fable 5 di Anthropic, con meno della metà dei token, metà del tempo e un costo inferiore di circa un terzo. Sam Altman ha detto alla CNBC che Sol è il 54% più efficiente nei token per i compiti di coding. L'azienda definisce 5.6 anche il suo modello più forte in cybersecurity: analisi delle minacce, revisione e correzione del codice e simulazioni di attacco sui propri sistemi per trovare falle. I modelli sono disponibili su ChatGPT, Codex e API: per milione di token Sol costa 5 dollari in input e 30 in output, Terra 2,50 e 15, Luna 1 e 6. OpenAI ha rilasciato anche ChatGPT Work che aiuta i team aziendali a scrivere documenti, fogli di calcolo e presentazioni su desktop, web e mobile.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI launches its new family of models with GPT-5.6 | TechCrunch
OpenAI's latest family of models promises improvements across a range of areas, including cybersecurity.
TechCrunchLucas Ropek


Alternativa in italiano:

GPT-5.6 per tutti, Codex dentro ChatGPT: cosa è cambiato giovedì e perché OpenAI può permetterselo
OpenAI ha reso disponibile a tutti GPT-5.6 nelle versioni Sol, Terra e Luna, insieme all'agente ChatGPT Work, ai Sites e a una nuova app unificata, dopo un'anteprima concordata con il governo americano
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