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HONOR 600 Series debutta ufficialmente: smartphone premium di fascia media con AI avanzata


La nuova HONOR 600 Series punta a ridefinire la fascia media premium con intelligenza artificiale avanzata, comparto fotografico evoluto e design elegante
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Honor ha presentato la nuovissima serie Honor 600. Progettati per una nuova generazione di creators, i nuovi smartphone combinano l'esclusiva AI Image to Video 2.0, con una fotocamera notturna da 200MP ultra-chiara di punta. La serie, inoltre, integra una batteria da 6.400mAh , processori Snapdragon e un display ultra-luminoso da 6,57 pollici, tutti alloggiati nel design più raffinato della storia di Number Series.

Ridefinire la creatività mobile


Al centro della capacità creativa c'è l'AI Image to Video 2.0, alimentata dal primo modello di generazione video multimodale unificato del settore - un sistema che integra la generazione, il montaggio e la comprensione dei video in un unico flusso di lavoro senza soluzione di continuità. In particolare, è possibile combinare fino a tre immagini con istruzioni in linguaggio naturale per produrre sequenze video di 3-8 secondi, definire frame sia di apertura sia di chiusura e accedere alla più ampia libreria di modelli cinematografici del settore per film stilizzati.

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Il caro vita spinge sempre più italiani a cercare sconti e promozioni online. Tra alert di prezzo, cashback e comparatori, cambia il modo di risparmiare nel 2026
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Un potente sistema di telecamere notturne


Basandosi sull'eredità di immagini ultra-nitide da 200 megapixel di Honor 400 Series, la serie 600 affronta la sfida più difficile della fotografia mobile: l'imaging notturno. Al riguardo, la telecamera notturna ultra-chiara da 200 megapixel offre una sensibilità luminosa superiore del 24% rispetto alla precedente generazione, mentre una fotocamera ultra-larga da 12Mp, un sensore di temperatura colore dedicato e una telecamera frontale da 50Mp completano la base hardware. Nella versione Pro, una fotocamera Telephoto Camera periscopio da 50MP 3.5X spinge fino a uno zoom 120x. La fedeltà del colore è garantita dall'esclusivo AI Color Engine, una soluzione collaborativa multicamera che debutta nella fascia media premium, che corregge in modo intelligente il bilanciamento del bianco, per toni realistici direttamente dall'otturatore. Una suite completa di algoritmi AI notturni potenziati dall'AI Cloud Enhancement unisce il sistema: fotografia notturna migliorata con AI su uno zoom da 0,6 a 10 volte, ritratti notturni migliorati con AI e effetti bokeh multiforma (Pro), AI Super Zoom 2.0 con intervallo di attivazione esteso, e SuperMoon 2.0 sul modello Pro per composizioni lunari drammatiche con chiarezza in primo piano.



Honor 600 arancione

Design premium e durata della batteria


Una batteria più grande tipicamente significa un dispositivo più robusto. La Serie 600 rifiuta questo compromesso e grazie alla maestria dell'intaglio a freddo integrato di alta qualità, il dispositivo è scolpito in un corpo unico senza cuciture. Una struttura in metallo satinato e opaco per un design che è indiscutibilmente premium. Disponibile in tre colori sgargianti: arancione, bianco dorato e nero, c'è una tonalità per soddisfare ogni stile. All'interno di questo profilo sottile, la tecnologia di impilamento, leader nel settore consente una batteria da 6.400mAh, senza aggiungere spessore o peso rispetto alla generazione precedente. Un motore di programmazione delle batterie AI ottimizza dinamicamente la distribuzione della potenza tra comunicazione, elaborazione e risposta tattile, consentendo una durata di due giorni anche in condizioni d'uso impegnative, dichiara l'azienda. La ricarica si adatta a ogni scenario: 80W Wired Honor SuperCharge in tutta la serie, 50W Wireless SuperChargeon e 27W Wired Reverse Charging su entrambi i modelli. Una durata di cinque anni, con fino a 1.600 cicli di carica, garantisce la salute a lungo termine della batteria durante tutto il ciclo di vita del prodotto.



Honor 600 Pro

8.000nit Display ultra-luminoso


La Serie Honor 600 alza il livello visivo con un display da 6,57 pollici che raggiunge una luminosità massima di 8.000 nit, 458ppi e frequenza di aggiornamento a 120Hz. La modalità Sunlight, secondo i dati forniti da Honor, mantiene la chiarezza all'aperto grazie a una curva di luminosità migliorata, una gestione termica ottimizzata e una regolazione dinamica della luminosità. In aggiunta, la tecnologia Eye Comfort Display bilancia questa brillantezza con il comfort visivo a lungo termine attraverso l'intelligente ottimizzazione della luminosità e del colore. Un'esposizione di queste capacità richiede una protezione altrettanto robusta: resistenza all'acqua e alla polvere IP68, IP69 e IP69K, insieme alla certificazione 5 stelle Premium Performance di SGS per Drop & Crush, garantiscono che il dispositivo resista a spruzzi, polvere, cadute e all'imprevedibilità della vita quotidiana.

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Prestazioni di punta e integrazione con Apple


Alla base dell'intera esperienza, HONOR 600 funziona su Snapdragon 7 Gen 4 con il 27% di potenza della CPU e il 30% di aumento della GPU per un gaming potente e prestazioni fluide ogni giorno. Il modello 600 Pro si avvicina allo Snapdragon 8 Elite sulla tecnologia di processo 3nm, ottenendo miglioramenti del 45% della CPU e del 44% della GPU - una vera risposta di punta per applicazioni impegnative e multitasking. La Serie 600 si estende oltre sé stessa come perfetta compagna dell'ecosistema Apple: OneHop aggiornato consente la sincronizzazione delle notifiche Honor-iPhone, la condivisione di file con un solo tocco con iPhone e Mac, la condivisione di hotspot e la visualizzazione dei messaggi su Apple Watch. Le note Honor e i file del telefono sono accessibili su Mac come file locali, collegando Android e Apple per una produttività senza soluzione di continuità tra le piattaforme.

Dettagli prezzi e offerte


Honor 600 Series è disponibile per l'acquisto su Honor.com e nei principali rivenditori autorizzati. I prezzi variano dai 430 euro della variante Lite a 1000 euro della variante top di gamma Pro.


Alert di prezzo, cashback e offerte: come gli italiani combattono il caro vita


In un contesto segnato dal caro vita e dalla crescente pressione sulle spese quotidiane, il risparmio non è più soltanto una conseguenza dell’acquisto online, ma una vera e propria strategia di gestione economica personale. Oggi gli italiani pianificano di più, confrontano i prezzi con maggiore attenzione e monitorano nel tempo le variazioni di costo prima di decidere quando acquistare. È un cambiamento culturale che riflette un consumatore sempre più consapevole, informato e pragmatico.

Si acquista quando conviene


L’aumento dei costi fissi - dall’energia ai carburanti, passando per mutui, affitti e spese domestiche - ha inevitabilmente modificato il rapporto con i consumi. In questo scenario, il confronto dei prezzi è diventato uno strumento centrale nelle decisioni d’acquisto e gli alert di prezzo rappresentano sempre più una forma di pianificazione: non si acquista più solo quando emerge un bisogno, ma quando il prezzo è percepito come realmente conveniente.

La tecnologia la categoria più attenzionata


L’analisi degli alert impostati dagli utenti di Trovaprezzi.it nei primi mesi del 2026 evidenzia con nitidezza questa evoluzione. Le categorie più monitorate restano quelle legate alla tecnologia, a partire da smartphone ed elettronica di consumo. La sola categoria “Cellulari e Smartphone” ha registrato oltre 5.900 alert nel periodo analizzato del 2026, confermandosi tra le aree su cui gli utenti mostrano la maggiore sensibilità al prezzo.

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Tra i prodotti più monitorati compaiono alcuni degli smartphone di fascia alta più desiderati dagli utenti della piattaforma, come iPhone 17, iPhone 17 Pro, Samsung Galaxy S25, Samsung Galaxy S25 Ultra, Samsung Galaxy S26 Ultra, Google Pixel 10 Pro e Xiaomi 15T Pro. Si tratta di acquisti ad alto impegno economico, che spesso vengono monitorati per settimane o addirittura mesi in attesa del momento giusto. Questo comportamento rivela un consumatore che non rinuncia necessariamente alla tecnologia, ma che ha imparato a gestire l’acquisto in modo più razionale. L’alert di prezzo diventa così una sorta di “acquisto differito”: l’interesse per il prodotto nasce immediatamente, mentre la decisione finale viene rimandata fino a quando il prezzo scende sotto la soglia ritenuta accettabile.

Cresce l'interesse per salute, benessere e cura personale


Accanto alla tecnologia emerge però un secondo fenomeno particolarmente interessante: la crescente attenzione verso categorie legate alla salute, al benessere e alla cura personale. Nei primi mesi del 2026 i “Prodotti per il Viso” hanno raggiunto quasi i 2.000 alert, seguiti da “Profumi” e “Prodotti per il Corpo”. Anche categorie come integratori e farmaci da banco mostrano una crescita significativa dell’attenzione al prezzo. Questo è probabilmente uno dei segnali più rilevanti del cambiamento in atto. Negli ultimi anni il risparmio si è progressivamente esteso dalla logica del grande acquisto occasionale a una gestione continua delle spese ordinarie. Se in passato il confronto prezzi era associato soprattutto all’acquisto di grandi elettrodomestici o prodotti tecnologici costosi, oggi viene utilizzato anche per contenere i costi anche nelle categorie che rientrano nella routine quotidiana.

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Anche il confronto con gli anni precedenti conferma questa trasformazione. Nel 2024 e nel 2025 gli alert impostati nel medesimo periodo erano fortemente concentrati su grandi elettrodomestici, climatizzazione e prodotti legati alla casa. Nel 2025, ad esempio, la categoria “Cucine e Piani Cottura” aveva superato i 10.000 alert, segno di quanto il tema dei consumi energetici e delle spese domestiche fosse centrale nelle decisioni d’acquisto degli italiani. Nel 2026, pur restando centrale la tecnologia, si osserva invece un ampliamento dell’attenzione verso prodotti di uso più frequente, legati alla salute, alla cura della persona e al benessere quotidiano. È il segnale di un consumatore che cerca di recuperare margini di risparmio non solo sui grandi acquisti, ma anche sulle spese ricorrenti.

Un risparmio consapevole


In parallelo, l’evoluzione degli alert mostra come gli italiani abbiano sviluppato un rapporto via via più maturo con gli strumenti digitali. L’e-commerce non viene più vissuto esclusivamente come luogo dello sconto occasionale, ma come un ecosistema informativo che consente di osservare l’andamento dei prezzi, confrontare offerte e prendere decisioni più consapevoli. Il risparmio, in altre parole, non è più solo opportunistico: è guidato dai dati. In quest’ottica, gli alert di prezzo assumono quasi il ruolo di indicatori del clima economico percepito dai consumatori; essi raccontano un’Italia che continua a desiderare tecnologia, prodotti di qualità e beni premium, ma che allo stesso tempo cerca di difendere il proprio potere d’acquisto attraverso strumenti di monitoraggio, confronto e pianificazione. Il punto centrale non è tanto spendere meno, quanto acquistare meglio. E probabilmente è proprio questa la trasformazione più significativa del consumatore digitale contemporaneo: non più passivo davanti alle oscillazioni del mercato, ma attivo, strategico e sempre più determinato a decidere sulla base dei dati.


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Un giudice congela il fondo da 1,8 miliardi voluto da Trump per indennizzare i suoi sostenitori


La giudice Leonie Brinkema ha sospeso il fondo "anti-strumentalizzazione" della Casa Bianca fino al 12 giugno. Tra i potenziali beneficiari ci sono anche gli assalitori di Capitol Hill.

Una giudice federale ha temporaneamente bloccato venerdì 29 maggio il fondo da quasi 1,8 miliardi di dollari creato dall'amministrazione Trump per indennizzare i sostenitori del presidente che sostengono di essere stati colpiti dalla giustizia sotto Joe Biden. La giudice Leonie Brinkema del tribunale federale dell'Eastern District of Virginia, ad Alexandria, ha vietato all'amministrazione "qualsiasi ulteriore azione" per costituire o gestire il cosiddetto Anti-Weaponization Fund, compreso il trasferimento di denaro, l'esame delle richieste e l'erogazione di pagamenti.

L'ordinanza resterà in vigore almeno fino al 12 giugno, data fissata dalla giudice per una nuova udienza in cui si discuterà l'eventuale prolungamento del blocco. Brinkema ha motivato la sospensione con la necessità di mantenere lo status quo e impedire che le risorse fossero "irreversibilmente erogate" prima dell'esame della richiesta di un'ordinanza restrittiva temporanea avanzata dai ricorrenti.

Il fondo, annunciato dal Dipartimento di giustizia il 18 maggio, è dotato di 1,776 miliardi di dollari. La cifra precisa rimanda all'anno della dichiarazione d'indipendenza americana, il 1776, in una scelta che Le Monde ha letto come una forma di appropriazione partigiana dello Stato federale. La gestione è affidata a una commissione di cinque membri che dovrà essere nominata dall'attorney general facente funzione Todd Blanche. Il Dipartimento aveva annunciato l'intenzione di trasferire le risorse entro sessanta giorni dall'annuncio iniziale e non ha ancora indicato i nomi dei commissari.

Tra i potenziali beneficiari ci sono centinaia di sostenitori di Trump processati per la partecipazione all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, l'azione con cui un migliaio di persone tentò di impedire la certificazione della vittoria di Joe Biden alle presidenziali del 2020. Il presidente, tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025, ne ha graziati oltre un migliaio. I termini usati per definire i destinatari del fondo, "lawfare" e "weaponization", indicano nel lessico trumpiano le indagini e i procedimenti penali avviati contro Trump e i suoi alleati.

Il fondo nasce come strumento di chiusura di una causa che Trump aveva avviato contro l'Internal Revenue Service per la fuga di notizie sulle sue dichiarazioni fiscali durante il primo mandato. In quella causa Trump, insieme ai figli Eric e Donald Jr, chiedeva dieci miliardi di dollari di danni. L'accordo annunciato dal Dipartimento di giustizia prevede che i tre ricevano "scuse formali", ma nessun risarcimento economico né altra forma di indennizzo. La causa è stata ritirata da Trump prima che un giudice federale potesse decidere se respingerla; il Congresso non ha mai autorizzato il fondo.

La causa accolta da Brinkema è stata promossa dal gruppo Democracy Forward per conto di un insieme di ricorrenti che sostengono di essere stati colpiti, secondo le parole del ricorso, "dall'amministrazione Trump-Vance in quanto avversari ideologici o politici" e di non poter quindi accedere al fondo. Tra loro c'è Andrew Floyd, ex procuratore federale che ha dichiarato di essere stato licenziato per il suo lavoro sui casi del 6 gennaio, e un professore della California arrestato durante una protesta contro un'operazione di espulsione di migranti. Almeno altre due cause sono state depositate contro il fondo.

Il Dipartimento di giustizia si è detto "estremamente fiducioso" sulla legalità del fondo e ha citato come precedente un accordo dell'era Obama. Quell'accordo, però, era stato approvato da un giudice, mentre il fondo Trump non lo è. "Non permetteremo che le preferenze politiche dei giudici interferiscano con i nostri sforzi di restituire giustizia alle vittime del lawfare", ha dichiarato un portavoce del dipartimento. Blanche ha sostenuto che non ci sono requisiti partigiani per accedere alle compensazioni, ma secondo i ricorrenti il fondo, per i suoi stessi termini, è disponibile soltanto per chi sostiene di essere stato preso di mira da amministrazioni "democratiche".

Il fondo ha provocato critiche anche all'interno del Partito repubblicano, in particolare per la possibilità che gli autori dell'assalto del 6 gennaio ricevano pagamenti finanziati dai contribuenti. Hillary Clinton, candidata democratica alla presidenza nel 2016, ha definito lo strumento una "cassa nera per premiare gli alleati" di Trump con il denaro dei contribuenti. Skye Perryman, presidente di Democracy Forward, ha sostenuto che "nessuna amministrazione ha l'autorità di spendere denaro pubblico attraverso un programma di ricompense politiche che il Congresso non ha mai autorizzato".

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Un giudice ordina di togliere il nome di Trump dal Kennedy Center


Il giudice Cooper stabilisce che solo il Congresso può cambiare il nome dell'istituzione culturale di Washington e sospende la chiusura per i lavori di ristrutturazione

Un giudice federale ha ordinato venerdì 29 maggio di rimuovere il nome del presidente Donald Trump dalla facciata del Kennedy Center di Washington e ha temporaneamente sospeso la chiusura per due anni della celebre sala da spettacolo, decisa dal consiglio di amministrazione per avviare un'ampia ristrutturazione. Poche ore dopo Trump ha annunciato sul suo social network Truth di voler lavorare con il Congresso per trasferire all'organo legislativo il controllo dell'istituzione.

Il giudice distrettuale Christopher Cooper, nominato a suo tempo dal presidente Barack Obama, ha stabilito in una sentenza di 94 pagine che lo statuto del Kennedy Center è "chiarissimo" nel prevedere che la struttura porti il nome di John F. Kennedy. "Il Congresso ha dato il nome al Kennedy Center e solo il Congresso può cambiarlo", ha scritto il giudice. Cooper ha ordinato che le 18 lettere aggiunte al portico anteriore dell'edificio vengano rimosse entro due settimane, insieme a ogni riferimento a Trump sul sito internet e sui materiali ufficiali.

Il consiglio di amministrazione del centro, presieduto dallo stesso Trump e composto da persone scelte dal presidente, aveva votato nel dicembre 2025 per rinominare l'istituzione "Donald J. Trump and the John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts". Meno di un giorno dopo erano comparse sulla facciata in marmo le nuove lettere. Il Kennedy Center è stato creato per legge dal Congresso nel 1964, poco dopo l'assassinio di Kennedy, come memoriale vivente dedicato al presidente democratico.

Cooper ha anche bloccato in via provvisoria la chiusura del centro per due anni, prevista a partire da luglio 2026 dopo le celebrazioni per il 250esimo anniversario degli Stati Uniti. Il giudice ha definito il piano di ristrutturazione "nebuloso" e ha scritto che "nessuno dei membri del consiglio aveva informazioni sufficienti prima della riunione del 16 marzo per prendere una decisione ponderata sulla chiusura del centro". La decisione, ha concluso il magistrato, rappresenta una violazione del "dovere di prudenza" da parte del consiglio.

La causa era stata presentata a marzo dalla deputata democratica dell'Ohio Joyce Beatty, membro di diritto del consiglio di amministrazione, a cui erano stati tolti i diritti di voto lo scorso anno. "La sentenza di oggi conferma giustamente che gli sforzi di questa amministrazione per rinominare e chiudere il centro non hanno alcuna base legale", ha dichiarato Beatty in un comunicato. "Il Kennedy Center è un'istituzione che appartiene al popolo americano, non a Donald Trump. Ha profanato questo memoriale sacro per la sua vanità".

Trump ha reagito alla sentenza con un lungo messaggio su Truth Social. "A meno che non sia libero di fare ciò che so fare meglio di chiunque altro, riportare in vita questa istituzione fisicamente, finanziariamente e artisticamente, non ho alcun interesse a continuare un viaggio senza speranza", ha scritto il presidente, di 79 anni. Trump ha quindi annunciato che lavorerà con il Congresso per "trasferire questa istituzione in declino" all'organo legislativo, accusando i democratici di preferire la morte del centro a una sua trasformazione.

Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025, il Kennedy Center ha vissuto un periodo di forti tensioni. Il presidente, che durante il primo mandato aveva ignorato l'istituzione, ha sostituito il consiglio di amministrazione con propri alleati e si è fatto nominare presidente del consiglio. La programmazione ha preso una direzione più conservatrice e diversi artisti hanno cancellato i loro spettacoli per protesta. Il compositore Philip Glass ha rinunciato alla prima mondiale della sua nuova sinfonia.

In vista della chiusura prevista per luglio, il calendario degli spettacoli era già stato fortemente ridimensionato. Diverse produzioni di Broadway in programma al centro erano state cancellate. La National Symphony Orchestra, legata al Kennedy Center, ha dovuto cercare altre sedi a Washington per le proprie esibizioni. La direzione aveva inoltre avviato il licenziamento della maggior parte del personale dedicato alla programmazione, mantenendo solo una squadra minima per il periodo dei lavori.

Roma Daravi, vicepresidente per le pubbliche relazioni del Kennedy Center, ha annunciato in una email inviata a NPR che il centro presenterà appello contro la sentenza. "Esamineremo la decisione con attenzione, ma la realtà resta che il centro richiede un restauro urgente e significativo, una verità che persino l'attore della causa riconosce", ha scritto Daravi. La portavoce ha ricordato che 257 milioni di dollari sono già stati stanziati dal Congresso su iniziativa di Trump per finanziare i lavori.

Il direttore esecutivo del centro, Matt Floca, promosso da Trump a marzo, aveva difeso in tribunale la decisione di chiudere completamente l'edificio durante i lavori, sostenendo che ci fossero "evidenti efficienze" anche dal punto di vista finanziario. In sede di testimonianza Floca ha però ammesso di non aver commissionato studi che confrontassero i costi di una ristrutturazione con il centro aperto e una con il centro chiuso. Cooper ha autorizzato la prosecuzione dei lavori di riparazione, riconoscendo che la necessità di interventi è "evidente", ma ha imposto al consiglio di valutare con maggiore prudenza l'ipotesi di chiusura. Le parti dovranno presentare un aggiornamento entro il 5 giugno.

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Anthropic a Milano, la fabbrica di Optimus, la base lunare, il meglio della settimana


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon sabato,
questa settimana ci sono stati avvenimenti importanti come lo sbarco di Anthropic a Milano, insieme a una valutazione che tocca quasi il "trillion" di dollari, e come la nuova fabbrica di Tesla Optimus, ma ci sono state anche molte release di prodotto: l'Oura Ring 5, gli occhiali smart con display "a01" della XREAL, e tanto altro ancora. L'editoriale invece è un invito al vibe coding e anche una mia riflessione personale su come si trasformerà. Buona lettura!

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Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.
Computer screen displaying code and text

Dobbiamo vibe codare ora perché dopo costerà troppo


Gli agenti AI, voglio dire, potranno iniziare a comportarsi come gli esseri umani. Vi ricordate il sito Rent A Human dove gli agenti cercano e pagano esseri umani per compiere dei task? Gli agenti potranno avere un portafoglio, una voce propria, potranno unirsi per creare un'agenzia di realizzazione siti web e proporti un preventivo su misura che, attenzione, potrebbe raggiungere le stesse cifre di un "preventivo umano" oggi.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano


Startup
Anthropic ha raccolto 65 miliardi di dollari in un nuovo round raggiungendo così una valutazione di 965 miliardi, vicino alla soglia dei mille miliardi e sopra OpenAI secondo Bloomberg. Il finanziamento è stato guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital. Inoltre Anthropic sta aprendo un ufficio a Milano, il sesto in Europa, per seguire clienti italiani e sviluppatori più da vicino. Ha già iniziato a collaborare con gruppi italiani come Generali, Unipol, Enel, Pirelli e JAKALA; tra gli utilizzatori citati ci sono Satispay e Bending Spoons.
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Fonte: Il Sole 24 Ore

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È iniziata la costruzione della mega fabbrica di Optimus in Texas: 27mila robot al giorno


Spazio
Tesla ha iniziato in Texas la costruzione della fabbrica dedicata a Optimus: le riprese del 27 maggio mostrano la prima struttura in acciaio già montata nel Campus a nord della Gigafactory Texas. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 10 milioni di robot l’anno, circa 27 mila al giorno, ma la partenza sarà graduale: i primi Optimus saranno prodotti tra luglio e agosto nello stabilimento di Fremont e usati nelle fabbriche Tesla per compiti semplici e raccolta dati. La linea ad alto volume in Texas dovrebbe arrivare dall’estate 2027. Il piano richiede miliardi di dollari e una nuova filiera di produzione di componenti come attuatori, sensori e sistemi AI abbastanza affidabili per lavorare in ambienti reali.
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Fonte: Teslarati
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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La NASA sta preparando la costruzione di una base lunare


Spazio
La NASA sta preparando le prime attività di una futura base lunare: vuole mandare sulla Luna dei droni — il programma si chiama "MoonFall." Arriveranno prima di Artemis IV, missione con astronauti prevista non prima del 2028. I droni mapperanno il terreno con una precisione al centimetro (le foto attuali hanno una precisione di un metro). Cercheranno ghiaccio d’acqua nelle zone in ombra vicino ai poli e analizzeranno possibili siti di atterraggio. A fine missione potranno restare sul posto come punti di riferimento o primi nodi di comunicazione.
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Fonte: Ars Technica
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XREAL presenta a01, la versione più economica dei suoi smart glasses con display


Tecnologia
XREAL ha presentato a01, smart glasses con display pensati per abbassare il prezzo d’ingresso della gamma. Costano 299 dollari negli Stati Uniti, contro i 449 dollari degli XREAL 1S, e arrivano a luglio. Non sono autonomi: si collegano a smartphone, console portatili o altri dispositivi e mostrano davanti agli occhi uno schermo virtuale. Hanno display HDR10 da 1.600 nit, oscuramento elettrocromatico, peso di 62 grammi e montatura frontale intercambiabile. Il limite principale è il campo visivo da 50 gradi, più stretto rispetto ai modelli superiori.
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Fonte: 9to5Google
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Drew Houston lascerà la carica di CEO di Dropbox dopo 19 anni


Big tech
Drew Houston lascerà la guida operativa di Dropbox dopo 19 anni, una delle startup più notevolevi uscite da Y Combinator. Per una fase sarà co-CEO insieme ad Ashraf Alkarmi, oggi responsabile prodotto, che poi diventerà unico amministratore delegato. Houston resterà presidente esecutivo e vuole avviare un nuovo progetto legato all’IA. Dropbox ha oltre 18 milioni di utenti paganti, ma la crescita si è quasi fermata: nel 2025 i ricavi sono leggermente calati e la società vale poco più di 6 miliardi di dollari, circa metà del valore al debutto in Borsa del 2018. Dropbox punta su una nuova funzione AI di nome "Dash" per cercare e organizzare file e contenuti sparsi tra più app — secondo gli analisti potrebbe riportare in alto l'azienda.
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Fonte: CNBC
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Oura lancia il suo smart ring più piccolo di sempre


Tecnologia
Oura ha presentato Oura Ring 5, il suo anello intelligente più piccolo: secondo l’azienda è più compatto del 40% rispetto al modello precedente, ma mantiene sensori e precisione delle misurazioni. Costa 399 dollari nelle finiture standard e 499 dollari nelle versioni oro e argento spazzolato; le spedizioni partono il 4 giugno. Arrivano anche nuove funzioni software per analisi di sonno, respirazione, temperatura e attività in tempo reale, disponibili anche su Oura Ring 3 e 4. Negli Stati Uniti l’app offrirà inoltre risposte sanitarie e accesso a professionisti tramite Counsel Health. Oura ha superato 5,5 milioni di anelli venduti, prepara una possibile quotazione e vale 11 miliardi di dollari.
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Fonte: CNBC
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Presentata la Ferrari Luce disegnata dallo storico designer di Apple Jony Ive: non è andata bene


Tecnologia
Ferrari ha presentato Luce, la sua prima supercar elettrica da 640.000 dollari, disegnata con Jony Ive e Marc Newson. Il design ha diviso il pubblico: linee pulite, superfici lisce, angoli arrotondati, tetto quasi tutto in vetro e corpo in alluminio l’hanno fatta sembrare a molti più un prodotto tech che una Ferrari tradizionale. Dopo il lancio, le azioni Ferrari sono scese di circa il 6%. Luce usa un sistema audio che genera un rombo artificiale dentro e fuori la macchina durante l’accelerazione.
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Fonte: Forbes
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Lo stato delle auto elettriche

Chi si sta allontanando? Sono tantissime le aziende che hanno rinviato o ridimensionato e di seguito citiamo...
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Meta lancia un'app simile a Reddit chiamata Forum


Big tech
Meta ha lanciato Forum, un’app separata per usare i gruppi Facebook in un ambiente più simile a Reddit. Dopo l’accesso con Facebook, l’app importa gruppi, profilo e attività dell’utente; i post pubblicati su Forum restano visibili anche dentro Facebook. Si può partecipare alle discussioni anche con un soprannome. La schermata principale mette al centro i thread dei gruppi e include Ask, una scheda AI che risponde alle domande usando contenuti emersi in comunità diverse. Forum ha anche un assistente per aiutare gli amministratori nella gestione e moderazione dei gruppi. Meta aveva già provato un’app separata per i gruppi nel 2014, poi chiusa nel 2017.
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Fonte: TechCrunch
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Una mossa interessante

I dati confermano che Facebook è in mezzo a una grande crisi, è uno dei punti che viene fuori spesso è che "l'unica...
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Il post del CEO di ClickUp dopo aver licenziato il 22% dei dipendenti


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L'azienda di smart ring Oura ha presentato in via riservata la documentazione per l'IPO


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Video della settimana

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Tools per Google Flow


Parliamo spesso di Google Flow perché è un tool ottimo per generare video in semplicità. "Tools" è una nuova feature interessante che permette di personalizzare gli strumenti di editing a partire da prompt.

Vedi video su youtube.com (eng - 1:10)

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Dobbiamo vibe codare ora perché dopo costerà troppo


Sono le 14:12 al The Social Hub di Firenze Belfiore, io e Leonardo abbiamo appena finito una partita a ping pong e stiamo salendo le scale per trovare un tavolo al primo piano dove lavorare.

Ci sediamo, Leo mi parla di un'app che ha appena vibe codato che serve a gestire i turni di lavoro della sua ragazza; poi un'app per i podcast; poi un'app per gestire le altre app — insomma, alla fine erano sei o sette.

Leonardo è uno sviluppatore senior — lo era già quando ci siamo conosciuti per lavorare insieme quattordici anni fa — ma quindi ha bisogno dell'IA?

Beh, certo. Ma parliamo di Haider — qui l'amicizia è ancora più storica, mi ha visto nascere — figura certamente senior ma nel mondo del cinema, è un regista. Haider ha fatto scrivere a Cursor milioni di righe di codice — sì, milioni — e poi si parla di miliardi di token. Ha tirato su una piattaforma così grande e con così tante funzionalità che sembrava uno di quei prototipi che disegnavo anni fa su Framer troppo belli per essere veri — ma questo lo è.

Chiaro, ad oggi devi avere conoscenza di come si scrive codice, altrimenti puoi accumulare debito tecnico, ma non è qui che voglio andare.

Prepariamoci, lo sto per dire: siamo in una bolla dentro la bolla, forse. In realtà non mi è mai piaciuta come definizione ma rende l'idea. Hai sempre voluto sviluppare un sito, servizio o cosa che sia? Fallo adesso, anzi, potresti già essere un po' in ritardo e ti spiego perché.

Sono sicuro che tantissimi non hanno idea di che ordine di grandezza sia "milioni di righe di codice," ma è una cosa folle, basti pensare che Wordpress stesso è costruito su circa 1,03 milioni di righe di codice. Proprio come c'è stato un momento anarchico per l'addestramento degli LLM — non c'erano regolamentazioni sull'utilizzo appropriato dei contenuti e tutti hanno fatto quello che volevano — adesso siamo un po' nella fase in cui stiamo spingendo oltre le possibilità dei data center, così una persona anche non avvezza a scrivere codice può sviluppare un intero impero online pagando 80 euro al mese di Cursor.

In realtà gli americani li hanno già dato un nome, “inference whales”: utenti che, con abbonamenti fissi da 20 o 200 dollari, consumano quantità enormi di calcolo. Business Insider ha raccontato casi in cui utenti di Claude Code arrivavano a generare costi teorici da decine di migliaia di dollari con abbonamenti da 200 dollari. Subito dopo sia Anthropic che Cursor hanno iniziato a mettere limiti e costi al consumo (ecco perché è già un po' troppo tardi).

La verità è che adesso abbiamo anche trovato modi per farli pagare meno questi token: è migliorata la tecnologia e stiamo cercando di ottimizzare i costi. Ma il punto è che fino a adesso abbiamo giocato con le spade di legno, di fronte a un portone più grande di noi, quello dell'IA agentica e, un giorno, dell'AGI, dove le spade invece sono di acciaio puro e pesanti quanto i costi del loro sostentamento.

L'IA conversazionale è ancora gestibile ma agenti che scrivono codice per te, fanno review, fanno marketing, ecc. quei costi non saranno più come adesso, dove con un tier da 80 euro mese puoi sviluppare un social network o un app per la tua ragazza.

Vorrei chiudere con una speculazione personale: gli agenti AI faranno sempre meglio; Meta e Google stanno lavorando per trasformare le loro piattaforme pubblicitarie in sistemi completamente gestiti da agenti — significa che tu ti limiti a dire che clienti vuoi e gli agenti disegnano, scrivono e pianificano tutte le campagne per te. Allo stesso modo la costruzione di siti web: è chiaro che se tu ad oggi sei un consulente o hai un'agenzia che sviluppa siti web devi pivottare verso una realtà in grado di orchestrare l'IA per altri perché presto gli agenti svilupperanno siti web molto meglio di te e dei tuoi colleghi.

Ed ecco il punto a cui volevo arrivare: sviluppare un sito web, un'app o una piattaforma in futuro, quando la tecnologia sarà più matura, potrebbe costare quanto oggi costano delle figure umane. Gli agenti AI, voglio dire, potranno iniziare a comportarsi come gli esseri umani. Vi ricordate il sito Rent A Human dove gli agenti cercano e pagano esseri umani per compiere dei task? Gli agenti potranno avere un portafoglio, una voce propria, potranno unirsi per creare un'agenzia di realizzazione siti web e proporti un preventivo su misura che, attenzione, potrebbe raggiungere le stesse cifre di un "preventivo umano" oggi.

Che ci piaccia o no, questa è la realtà e, se hai sempre sognato di sviluppare quell'app, quel sito web, fallo adesso. In Haider e Leo ho visto tanta libertà ma, prima ancora, la dimensione del divertimento; mai come oggi abbiamo avuto questa possibilità, la possibilità di costruire prodotti tecnologici complessi, in pochi giorni, dalla tua cameretta.


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Dobbiamo vibe codare ora perché dopo costerà troppo


Forse, lo stesso prezzo di un'agenzia oggi.

Sono le 14:12 al The Social Hub di Firenze Belfiore, io e Leonardo abbiamo appena finito una partita a ping pong e stiamo salendo le scale per trovare un tavolo al primo piano dove lavorare.

Ci sediamo, Leo mi parla di un'app che ha appena vibe codato che serve a gestire i turni di lavoro della sua ragazza; poi un'app per i podcast; poi un'app per gestire le altre app — insomma, alla fine erano sei o sette.

Leonardo è uno sviluppatore senior — lo era già quando ci siamo conosciuti per lavorare insieme quattordici anni fa — ma quindi ha bisogno dell'IA?

Beh, certo. Ma parliamo di Haider — qui l'amicizia è ancora più storica, mi ha visto nascere — figura certamente senior ma nel mondo del cinema, è un regista. Haider ha fatto scrivere a Cursor milioni di righe di codice — sì, milioni — e poi si parla di miliardi di token. Ha tirato su una piattaforma così grande e con così tante funzionalità che sembrava uno di quei prototipi che disegnavo anni fa su Framer troppo belli per essere veri — ma questo lo è.

Chiaro, ad oggi devi avere conoscenza di come si scrive codice, altrimenti puoi accumulare debito tecnico, ma non è qui che voglio andare.

Prepariamoci, lo sto per dire: siamo in una bolla dentro la bolla, forse. In realtà non mi è mai piaciuta come definizione ma rende l'idea. Hai sempre voluto sviluppare un sito, servizio o cosa che sia? Fallo adesso, anzi, potresti già essere un po' in ritardo e ti spiego perché.

Sono sicuro che tantissimi non hanno idea di che ordine di grandezza sia "milioni di righe di codice," ma è una cosa folle, basti pensare che Wordpress stesso è costruito su circa 1,03 milioni di righe di codice. Proprio come c'è stato un momento anarchico per l'addestramento degli LLM — non c'erano regolamentazioni sull'utilizzo appropriato dei contenuti e tutti hanno fatto quello che volevano — adesso siamo un po' nella fase in cui stiamo spingendo oltre le possibilità dei data center, così una persona anche non avvezza a scrivere codice può sviluppare un intero impero online pagando 80 euro al mese di Cursor.

In realtà gli americani li hanno già dato un nome, “inference whales”: utenti che, con abbonamenti fissi da 20 o 200 dollari, consumano quantità enormi di calcolo. Business Insider ha raccontato casi in cui utenti di Claude Code arrivavano a generare costi teorici da decine di migliaia di dollari con abbonamenti da 200 dollari. Subito dopo sia Anthropic che Cursor hanno iniziato a mettere limiti e costi al consumo (ecco perché è già un po' troppo tardi).

La verità è che adesso abbiamo anche trovato modi per farli pagare meno questi token: è migliorata la tecnologia e stiamo cercando di ottimizzare i costi. Ma il punto è che fino a adesso abbiamo giocato con le spade di legno, di fronte a un portone più grande di noi, quello dell'IA agentica e, un giorno, dell'AGI, dove le spade invece sono di acciaio puro e pesanti quanto i costi del loro sostentamento.

L'IA conversazionale è ancora gestibile ma agenti che scrivono codice per te, fanno review, fanno marketing, ecc. quei costi non saranno più come adesso, dove con un tier da 80 euro mese puoi sviluppare un social network o un app per la tua ragazza.

Vorrei chiudere con una speculazione personale: gli agenti AI faranno sempre meglio; Meta e Google stanno lavorando per trasformare le loro piattaforme pubblicitarie in sistemi completamente gestiti da agenti — significa che tu ti limiti a dire che clienti vuoi e gli agenti disegnano, scrivono e pianificano tutte le campagne per te. Allo stesso modo la costruzione di siti web: è chiaro che se tu ad oggi sei un consulente o hai un'agenzia che sviluppa siti web devi pivottare verso una realtà in grado di orchestrare l'IA per altri perché presto gli agenti svilupperanno siti web molto meglio di te e dei tuoi colleghi.

Ed ecco il punto a cui volevo arrivare: sviluppare un sito web, un'app o una piattaforma in futuro, quando la tecnologia sarà più matura, potrebbe costare quanto oggi costano delle figure umane. Gli agenti AI, voglio dire, potranno iniziare a comportarsi come gli esseri umani. Vi ricordate il sito Rent A Human dove gli agenti cercano e pagano esseri umani per compiere dei task? Gli agenti potranno avere un portafoglio, una voce propria, potranno unirsi per creare un'agenzia di realizzazione siti web e proporti un preventivo su misura che, attenzione, potrebbe raggiungere le stesse cifre di un "preventivo umano" oggi.

Che ci piaccia o no, questa è la realtà e, se hai sempre sognato di sviluppare quell'app, quel sito web, fallo adesso. In Haider e Leo ho visto tanta libertà ma, prima ancora, la dimensione del divertimento; mai come oggi abbiamo avuto questa possibilità, la possibilità di costruire prodotti tecnologici complessi, in pochi giorni, dalla tua cameretta.

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La rassegna stampa di sabato 30 maggio 2026


I giudici federali fermano i piani di Trump sul Kennedy Center e sul fondo anti-weaponization, mentre cresce la pressione sull'immigrazione con la marcia indietro sulle green card, le proteste a Delaney Hall e un rapporto Brookings che stima in 668.000 i posti di lavoro persi

Questa è la rassegna stampa di sabato 30 maggio 2026

Un giudice ordina la rimozione del nome di Trump dal Kennedy Center


Il giudice distrettuale Christopher Cooper ha stabilito che il consiglio del Kennedy Center ha agito oltre i propri poteri intitolando l'istituzione al presidente, dando alla Casa Bianca due settimane per rimuovere il nome dall'edificio e bloccandone al tempo stesso la chiusura per i lavori di ristrutturazione. Trump ha reagito annunciando l'intenzione di affidare la gestione del centro al Congresso, segnalando un passo indietro rispetto al piano di riqualificazione.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, Axios

Un giudice sospende il fondo da 1,8 miliardi anti-weaponization e riapre la causa di Trump contro l'IRS


La giudice federale Leonie Brinkema in Virginia ha bloccato temporaneamente i trasferimenti e i pagamenti dal fondo da 1,8 miliardi di dollari creato dall'amministrazione per risarcire chi sostiene di essere stato indagato impropriamente, mentre un'altra giudice ha riaperto la causa da 10 miliardi del presidente contro il fisco americano dopo accuse di "frode" sull'accordo che l'aveva chiusa. Secondo il Wall Street Journal, i consiglieri di Trump starebbero valutando se rinunciare al fondo in cambio del via libera ai finanziamenti per le politiche migratorie.

Fonti: Wall Street Journal, Bloomberg, New York Times

Trump firma un ordine esecutivo che dimezza i vaccini raccomandati per i bambini


Il presidente ha sposato un'analisi del Dipartimento della Salute guidato da Robert F. Kennedy Jr. che invita i Centers for Disease Control a ridurre quasi della metà i vaccini raccomandati per ogni bambino americano. Tra le vaccinazioni che potrebbero essere rimosse dal calendario figurano quelle contro epatite A, epatite B, meningite, rotavirus, influenza e Covid-19.

Fonti: The Guardian, ABC News

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna fa marcia indietro sulla stretta delle green card


Dopo l'annuncio della scorsa settimana secondo cui la maggior parte dei richiedenti la residenza permanente avrebbe dovuto lasciare gli Stati Uniti e presentare la domanda dall'estero, il Department of Homeland Security ha precisato che la nuova policy si applicherà solo a una minoranza di casi. Restano comunque ostacoli significativi per gli immigrati che in passato sono stati nel Paese senza documenti o che hanno avuto interruzioni nei propri visti, alimentando confusione tra i potenziali interessati.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal

Trump rinvia la decisione sulla tregua con l'Iran mentre alcuni cittadini americani restano feriti in Kuwait


Il presidente non ha ancora deciso sul nuovo piano di cessate il fuoco con Teheran nonostante la riunione nella Situation Room di venerdì, mentre un missile balistico iraniano ha colpito una base aerea in Kuwait causando lievi ferite ad alcuni americani e seri danni a due droni MQ-9 Reaper. L'ala più dura del regime di Teheran sta intanto cercando di far deragliare l'eventuale intesa attraverso manifestazioni, comunicati ufficiali e pressioni interne.

Fonti: Bloomberg, New York Times

Un nuovo raid statunitense nel Pacifico contro un'imbarcazione sospettata di narcotraffico, oltre 200 morti dall'inizio della campagna


Il Comando Sud delle forze armate ha ucciso tre persone in un nuovo attacco contro una barca accusata di trasportare droga nel Pacifico orientale, il terzo della settimana, portando il bilancio complessivo della campagna a oltre duecento vittime secondo il Guardian. Anche in questo caso l'esercito ha definito l'imbarcazione "operata da un'organizzazione terroristica designata" senza fornire prove a sostegno dell'accusa.

Fonti: The Guardian, The Hill, ABC News

Al vertice di Shangri-La Hegseth elogia l'alleanza con l'Asia e attacca i partner europei


Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha aperto il summit sulla sicurezza di Singapore dichiarando che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono "migliori che da anni", pur invitando gli alleati ad aumentare la spesa militare per contrastare il riarmo di Pechino. Nello stesso intervento ha elogiato i partner asiatici e criticato quelli europei, evitando però riferimenti diretti alla guerra con l'Iran e alla questione di Taiwan secondo Bloomberg.

Fonti: Financial Times, Bloomberg

Un rapporto della Brookings stima in 668.000 i posti di lavoro persi a causa delle retate ICE


Secondo uno studio della Brookings Institution, l'inasprimento delle operazioni dell'Immigration and Customs Enforcement nelle città americane nell'ultimo anno ha provocato la perdita di 668.000 posti di lavoro, con un "effetto raggelante" che ha colpito le economie locali, le imprese e anche i lavoratori nati negli Stati Uniti. Il dato si somma all'allarme del capo economista di Moody's Analytics Mark Zandi, secondo cui il Paese è "scomodamente vicino" alla recessione e una nuova impennata del greggio potrebbe innescare la contrazione.

Fonti: Bloomberg

Trump appoggia Pam Evette per il governatorato del South Carolina e mette in difficoltà la deputata Mace


Il presidente ha sostenuto la vicegovernatrice Pamela Evette nella corsa repubblicana per la guida del South Carolina, snobbando la deputata Nancy Mace che da tempo aspirava all'incarico. Evette è stata una delle principali sostenitrici del ridisegno dei collegi congressuali dello Stato in chiave repubblicana in vista delle elezioni di metà mandato.

Fonti: New York Times, The Hill

La polizia statale del New Jersey sostituisce gli agenti federali davanti al centro per migranti di Delaney Hall


La governatrice Mikie Sherrill e l'attorney general Jennifer Davenport hanno annunciato che le forze di polizia statali subentreranno agli agenti federali nelle funzioni di ordine pubblico fuori dal contestato centro detentivo del New Jersey, istituendo una "zona di protesta pacifica" dopo giorni di scontri tra manifestanti e agenti federali. Nello stesso giorno l'ex capo della Polizia di Frontiera Greg Bovino ha rilanciato il sostegno agli agenti ICE invitandoli a "scatenare l'inferno" sui dimostranti.

Fonti: The Guardian, New York Times, The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Perché la sanità americana costa così tanto e funziona così male


Gli Stati Uniti spendono oltre il 17 per cento del PIL in sanità, un terzo in più dei paesi simili, eppure 1 adulto su 4 resta senza assicurazione almeno una volta in quattro anni.

Gli Stati Uniti spendono per la sanità più di qualsiasi altro paese ricco: oltre il 17% del Prodotto Interno Lordo, contro una media di circa il 12% nei Paesi avanzati comparabili. Il dato sorprendente è che gli americani non usano i servizi sanitari più di europei, giapponesi o canadesi. Il sovraccosto deriva quasi interamente dai prezzi unitari. Secondo un'analisi di Matt Bruenig pubblicata dal People's Policy Project, l'eccesso di spesa si concentra in tre voci: costi amministrativi superflui, prezzi dei farmaci e rendite incassate dai fornitori sanitari.

Il sistema non riesce nemmeno a coprire formalmente l'intera popolazione. Le stime ufficiali del tasso di non assicurati appaiono basse perché misurano un singolo momento dell'anno. Seguendo gli stessi individui per quattro anni con i dati della Survey of Income and Program Participation emerge invece che circa 1 americano su 5 vive almeno un mese senza copertura sanitaria. Tra gli adulti non anziani la quota sale a 1 su 4, mentre per anziani e bambini la copertura resta più stabile grazie a Medicare e Medicaid.

L'altro grande problema è il continuo passaggio da una polizza all'altra, il cosiddetto "insurance churn". Cambiare lavoro, ridurre le ore a part-time, superare la soglia di reddito per i sussidi Medicaid, compiere 26 anni, laurearsi, divorziare o cambiare città comportano quasi sempre una transizione assicurativa. Ogni cambio fa ripartire da zero la franchigia annuale e il tetto massimo di spesa di tasca propria, anche per chi nei mesi precedenti aveva già speso migliaia di dollari.

Sanità Usa · Il paradosso della spesa

Pagare di più, per curarsi di meno


Gli Stati Uniti destinano alla sanità oltre il 17% del Pil, contro il 12% dei Paesi avanzati comparabili. Eppure gli americani non usano più servizi degli altri: il sovrapprezzo nasce quasi interamente dai prezzi più elevati, mentre un sistema frammentato lascia scoperto un cittadino su cinque.

Analisi di Matt Bruenig — People's Policy Project Dati: SIPP e Congressional Budget Office

Spesa sanitaria Usa
17%

contro

Media Paesi avanzati
12%

del Pil: il livello più alto tra i Paesi ricchi
la quota di Pil destinata alla sanità nei Paesi comparabili

A parità di utilizzo dei servizi sanitari, il divario di circa 5 punti di Pil è quasi tutto sovrapprezzo

Esplora in dettaglio
1 Il divario 2 La copertura 3 Chi paga 4 Lo spreco

La vera causa dei costi

Gli americani spendono di più, anche senza curarsi di più


Gli americani non vanno dal medico più spesso di europei, giapponesi o canadesi. La maggiore spesa sanitaria non nasce quindi da un uso più intenso del sistema, ma dal prezzo molto più alto di visite, esami, farmaci e cure.

Livello dei Paesi comparabili Sovrapprezzo Usa (~5 punti)

12% spesa dei Paesi avanzati comparabili
17% spesa degli Stati Uniti

05%10%15%20% del Pil

Dove si concentra il sovrapprezzo

1
Costi amministrativi
Burocrazia che assorbe risorse senza produrre cure.

2
Prezzi dei farmaci
I più alti al mondo, per una precisa scelta politica.

3
Rendite dei fornitori
Margini incassati dagli operatori sanitari.

Il sovrapprezzo americano si concentra in tre voci principali: costi amministrativi, prezzi dei farmaci e rendite dei fornitori. Tutte legate ai prezzi unitari, non a un maggior consumo di cure.

Coperti, ma a metà

Le statistiche ufficiali sottostimano i non assicurati


I tassi ufficiali appaiono bassi perché fotografano un singolo istante dell'anno. Seguendo le stesse persone per quattro anni, il quadro cambia radicalmente.

1 su 5
Tra tutti gli americani: hanno avuto almeno un mese senza copertura nell'arco di 4 anni

1 su 4
Tra gli adulti non anziani: la quota di chi resta scoperto sale ancora

Per anziani e bambini la copertura resta invece più stabile, grazie ai programmi federali Medicare e Medicaid.

L'altro problema: il churn assicurativo

Ogni cambiamento di vita comporta quasi sempre il passaggio da una polizza assicurativa all'altra.

Cambio lavoro Passaggio al part-time Soglia di reddito Medicaid 26° compleanno Laurea Divorzio Trasloco

Ogni transizione azzera la franchigia annuale e il tetto di spesa di tasca propria, anche per chi nei mesi precedenti aveva già speso migliaia di dollari in assicurazioni sanitarie.

Il modello aziendale

L'onere dell'assicurazione ricade sulle imprese — e lo Stato aiuta di più chi guadagna di più


La maggior parte degli assicurati lo è mediante il proprio datore di lavoro. Una polizza pesa migliaia di dollari l'anno, e l'esenzione fiscale che la accompagna cresce con il reddito.

Quanto costa una polizza sanitaria aziendale

9.300 $
polizza singola, all'anno

27.000 $
polizza familiare, all'anno

+17,30 $
costo orario aggiuntivo per la copertura familiare

Un sussidio fiscale alla rovescia

Quota del costo della polizza sanitaria coperta dallo Stato attraverso l'esenzione fiscale dei premi aziendali.

Lavoratori a basso reddito 14,2%

Lavoratori più ricchi 41,9%

025%50%

Un sussidio che aumenta con il reddito è l'esatto contrario di una politica redistributiva. Lo stesso vale per i conti FSA, dove i fondi non spesi vengono persi: circa 4 miliardi di dollari l'anno passano così dai dipendenti alle aziende.

Il livello di troppo

Un intermediario privato che non aggiunge valore


Dopo l'Obamacare gli assicuratori non valutano più il rischio né fissano i prezzi: amministrano un sistema regolato dallo Stato, ma vengono pagati a prezzo pieno.

Quota trattenuta su ogni dollaro ricevuto

Assicuratori privati

15–20%

Medicare tradizionale

2%

Costi amministrativi degli ospedali

Sistema attuale

19%

Sistema single-payer

12%

Oltre il 50% in più rispetto a un sistema single-payer come quello degli altri Paesi avanzati.

La proposta

Far collassare il livello intermedio in un unico assicuratore pubblico eliminerebbe del tutto i non assicurati, il churn, le franchigie proibitive e il sussidio regressivo. Come tappa intermedia, Bruenig propone di estendere la copertura di Medicare almeno a tutti i bambini.

Fonte Matt Bruenig / People's Policy Project. Dati: Survey of Income and Program Participation (SIPP) e Congressional Budget Office. Analisi 2026.

Avere un'assicurazione stabile non garantisce di potersi curare. Le polizze americane prevedono ticket, franchigie e coassicurazioni elevate, che spesso scoraggiano dal rivolgersi ai medici. La conseguenza sono cure rinviate, debiti sanitari e fatture esorbitanti. Bruenig nota che nella parte più povera della distribuzione dei redditi americana la spesa sanitaria di tasca propria è enorme: si tratta in molti casi di persone la cui annata economica è stata azzerata da una singola fattura medica catastrofica.

Una buona parte di chi è assicurato lo è tramite il datore di lavoro. Qui interviene il governo federale con un sussidio fiscale poco discusso. I premi delle assicurazioni aziendali sono esenti da imposta sul reddito, da contributi Medicare e da contributi Social Security. Il risultato è che lo Stato copre il 14,2 per cento del costo della polizza per i lavoratori a basso reddito e il 41,9 per cento per i più ricchi: un sussidio crescente con il livello di reddito, esattamente il contrario di una politica redistributiva.

Lo stesso meccanismo regressivo vale per i Flexible Spending Account e gli Health Savings Account, conti personali su cui i lavoratori versano denaro al lordo delle tasse per pagare spese mediche. I FSA hanno regole rigide: i fondi non spesi entro l'anno vengono persi e finiscono al datore di lavoro, con un trasferimento netto stimato in circa 4 miliardi di dollari l'anno dai dipendenti alle aziende. Gli HSA invece sono perpetui e godono di un triplo vantaggio fiscale unico: versamenti, rendimenti e prelievi sono tutti esentasse. Bruenig osserva che per i contribuenti più ricchi e informati questi conti si trasformano in strumenti previdenziali aggiuntivi, mentre i lavoratori meno attenti spesso dimenticano di avere un HSA dopo aver cambiato impiego e lasciano che le commissioni di gestione delle banche lo svuotino.

Negli ultimi anni anche Medicare e Medicaid sono stati ampiamente privatizzati. Una quota crescente dei beneficiari è gestita da assicuratori privati che si inseriscono tra lo Stato e gli ospedali, attraverso i programmi Medicare Advantage e Medicaid Managed Care. Praticamente tutti i grandi gruppi del settore, da Kaiser a UnitedHealth, da Cigna a Humana, Aetna e Anthem, sono stati indagati dalla giustizia americana per frode: in genere per aver gonfiato i rischi sanitari dei propri assistiti al fine di ottenere rimborsi federali più alti.

Il modello aziendale americano scarica sulle singole imprese l'onere di organizzare l'assicurazione sanitaria. Una polizza singola costa in media 9.300 dollari l'anno, una familiare 27.000. Per un lavoratore a 30 ore settimanali la copertura familiare equivale a un costo orario aggiuntivo di 17,30 dollari. È la ragione per cui molti datori di lavoro a basso salario costruiscono turni sotto le 30 ore, soglia oltre la quale scatta l'obbligo di offrire l'assicurazione. Il risultato è una distorsione massiccia dell'organizzazione del lavoro in interi settori dell'economia.

Per i lavoratori il legame tra impiego e sanità ha effetti collaterali pesanti. Gli aumenti salariali vengono ridotti o cancellati per finanziare i premi assicurativi in continua crescita. Cambiare datore di lavoro è più costoso perché significa cambiare anche copertura. Essere licenziati o scioperare comporta penalità economiche maggiori rispetto a contesti in cui la sanità è universale, indebolendo la posizione contrattuale dei dipendenti.

Gli assicuratori privati trattengono tra il 15 e il 20 per cento di ogni dollaro che ricevono. Il Medicare tradizionale, gestito direttamente dallo Stato, fa lo stesso lavoro con un costo amministrativo del 2 per cento secondo le stime del Congressional Budget Office. La differenza, scrive Bruenig, è puro spreco: una rendita che non aggiunge alcun valore.

Dopo l'Obamacare il ruolo degli assicuratori privati è diventato ancora meno giustificabile. La legge ha vietato di calcolare i premi sulla base delle condizioni preesistenti, ha imposto un pacchetto minimo di prestazioni essenziali senza tetti annuali o vitalizi e ha fissato per legge il margine massimo di overhead e profitto al 15-20 per cento dei ricavi. Gli assicuratori non valutano più il rischio, non disegnano più i prodotti e non fissano più i prezzi: sono diventati amministratori privati di un sistema regolato dallo Stato, pagati a prezzo pieno per un lavoro che lo Stato potrebbe svolgere a una frazione del costo.

Sul fronte dei fornitori i problemi sono due: rendite e costi amministrativi. Gli Stati Uniti pagano i farmaci più di qualunque altro paese al mondo, in parte per via del sistema dei brevetti ma soprattutto per una scelta politica. Gli altri Stati, pur rispettando gli stessi brevetti, impongono prezzi più bassi attraverso controlli formali o negoziazione monopsonistica. Washington non fa né l'una né l'altra cosa. I costi amministrativi degli ospedali americani sono pari al 19 per cento, oltre il 50 per cento in più rispetto a quanto sarebbero in un sistema single-payer, dove si fermerebbero al 12 per cento.

La proposta della sinistra americana è da tempo nota: collassare il livello intermedio del sistema in un unico assicuratore pubblico che offra un piano universale ad alto valore attuariale. Una soluzione del genere eliminerebbe il problema dei non assicurati, il churn assicurativo, le franchigie proibitive, il sussidio fiscale regressivo per le polizze aziendali, gli assicuratori privati e l'obbligo per i datori di lavoro di gestire la sanità. Bruenig, consapevole che un cambiamento radicale appare oggi politicamente difficile, ha proposto in passato un'estensione di Medicare a tutti i bambini come tappa gradualista intermedia, in vista di una primaria programmatica del 2028 che ha già iniziato a far emergere proposte da più aree politiche.

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Scandalo forniture militari a Kiev: sigilli a fondi UkrArmoTech per sistemi difettosi


Sotto la lente della magistratura ucraina triangolazioni con l'estero e ricarichi fino al 230% sui mezzi destinati al fronte

Il Tribunale ha disposto il sequestro di circa 2,1 miliardi di grivnie nei confronti della società UkrArmoTech, fornitore di sistemi di guerra elettronica per le Forze Armate ucraine, nell’ambito di un’indagine su presunte irregolarità negli appalti militari e sulla fornitura di equipaggiamenti ritenuti inefficaci sul campo di battaglia.

Secondo quanto riportato da Insider UA, l’inchiesta si concentra sulla produzione e fornitura dei sistemi di guerra elettronica MOROK 5, installati su veicoli blindati destinati alle unità operative ucraine. Gli investigatori ipotizzano che tali sistemi siano stati venduti a prezzi maggiorati e che, in base a test preliminari, non avrebbero dimostrato efficacia sufficiente nel contrasto ai droni FPV impiegati sul fronte.

Le autorità competenti sostengono inoltre che il costo dei telai utilizzati per l’integrazione dei sistemi, provenienti da Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e Cina, sarebbe stato incrementato tra il 15% e il 230% attraverso una rete di società intermediarie con sede nella Repubblica Ceca.

Nell’ambito della stessa indagine, gli inquirenti ipotizzano che il direttore dell’azienda avrebbe prelevato oltre 14 milioni di dollari attraverso conti bancari in Repubblica Ceca, mentre il suo vice sarebbe coinvolto nell’utilizzo dei medesimi conti per spese personali, tra cui l’acquisto di un motore Ferrari dal valore di circa 24.000 euro.

Nonostante le presunte irregolarità oggetto di verifica giudiziaria, secondo gli atti citati dagli investigatori, parte delle forniture sarebbe stata comunque consegnata alle forze armate e impiegata in aree operative.

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Editoriale 6/26


Dopo vari annunci rimasti disattesi, è finalmente arrivata l’ufficialità: RecFishing è operativa. Attraverso questa app, il pescatore sportivo è tenuto a dichiarare l’eventuale cattura, durante la sessione giornaliera di pesca, di una delle quattro specie monitorate: lampuga, alalunga, tonno rosso e pesce spada. L’obiettivo è raccogliere dati utili per consentire, in futuro, una gestione più precisa e consapevole della risorsa ittica. Accogliamo positivamente questo ambizioso progetto e apprezziamo il fatto che l’obbligo riguardi esclusivamente i pescatori che operano dalla barca. È inoltre importante che la dichiarazione possa essere effettuata al termine dell’attività di pesca e non necessariamente durante lo svolgimento della stessa.

La pesca da terra, invece, resta esclusa dal monitoraggio, probabilmente perché le specie interessate difficilmente vengono catturate da chi pesca dalla riva. Tuttavia, durante la lunga fase di sviluppo dell’app e fino alla definizione chiara del suo ambito di applicazione, molti appassionati e operatori, hanno vissuto momenti di forte preoccupazione. Il numero dei pescatori da terra rappresenta infatti la grande maggioranza dei praticanti della pesca sportiva. Un eventuale obbligo esteso anche a loro avrebbe rischiato di scoraggiare la categoria, con possibili ripercussioni non solo sulla pratica sportiva, ma anche su un intero tessuto economico diffuso e radicato su tutto il territorio italiano, senza dimenticare le inevitabili conseguenze sociali.

Fatta questa riflessione, possiamo tirare un sospiro di sollievo e prepararci al prossimo monitoraggio: quello relativo alla pesca del tonno rosso, in partenza da metà mese. Quest’anno la quota disponibile aumenterà del 17%, passando da 22 a 26 tonnellate. Forse questo ci consentirà di guadagnare qualche settimana in più di pesca. Non è molto, ma potrebbe essere un segnale che si stia andando nella direzione giusta.


ULTIM’ORA. E’ nata una fase transitoria, istituita dal Masaf su richiesta Fipsas, prevista fino al 31/12/2026, per trovare soluzioni alle riscontrate criticità (possesso di smartphone e difficoltà all’uso di RecFishing). In pratica, fino a nuove comunicazioni, resiste solamente l’obbligo di registrare e dichiarare la cattura o il rilascio delle 4 specie in osservazione.


POST EDITORIALE


Carta canta ma ad aggiornarsi è lenta

Per lo scrivente oggi è il 25/05/2026, voi leggerete tra qualche giorno.

Per chi ancora avesse qualche dubbio circa l'uso dell'applicazione RecFishing ricordiamo:

  • per la pesca dalla riva, vige solo l'obbligo della comunicazione al Sian (Masaf)
  • per la pesca dalla barca, vige solo l'obbligo della comunicazione al Sian (Masaf)
  • per la pesca in barca delle 4 specie in osservazione (alalunga, lampuga, spada, tonno rosso) vige l'obbligo della comunicazione al Sian (Masaf); l'obbligo di attivare RecFishing e registrare la cattura o il rilascio nell'app.
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Bait Twin Needle Stonfo


Con l’arrivo della primavera inizia anche la stagione della pesca dei serra dalla spiaggia, con il trancio di muggine. La preparazione dell’innesco è fondamentale per ottenere degli inganni il più possibile realistici e catturanti. Stonfo propone il Baiting twin needle, un sistema formato da un doppio ago, in acciaio inox. Un ago è fisso mentre il secondo può essere fissato alla distanza desiderata, variandola da 5 a 15 millimetri. Il Baiting twin needle è utile anche per l’innesco di sardine, cozze, gamberi, cannolicchi. Il funzionamento è semplice: grazie a una vite si bloccano i due aghi alla distanza desiderata; si infila l’esca negli aghi e successivamente si infila l’amo già legato al bracciolo finale; si blocca il tutto con alcuni giri di filo elastico e si estrae l’esca dal Baiting twin needle. Un sistema semplice e veloce per preparare bocconi molto catturanti.

stonfo.com

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IA, la Cina al centro della scena globale durante l’Expo mondiale 2026


Le imprese europee rafforzano i legami industriali con Pechino tra innovazione tecnologica e nuove strategie globali

La Cina si conferma protagonista nello sviluppo globale dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie avanzate. È questo il messaggio emerso nel corso dell’Expo mondiale sull’intelligenza artificiale 2026, appuntamento internazionale che ha riunito istituzioni, imprese e rappresentanti del settore tecnologico per discutere delle prospettive future dell’innovazione digitale e della cooperazione economica internazionale.

Secondo quanto riportato dalla Xinhua News Agency, il presidente della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina, Jens Eskelund, ha evidenziato il ruolo di primo piano assunto da Pechino nel campo delle applicazioni di intelligenza artificiale, della produzione intelligente e dell’integrazione delle catene di approvvigionamento globali. Nel suo intervento, Eskelund ha sottolineato come la Cina rappresenti oggi uno dei principali poli mondiali per lo sviluppo tecnologico e industriale.

Nel corso dell’evento, il dirigente europeo ha osservato che il mercato cinese continua a mantenere una forte attrattiva per numerose aziende europee, soprattutto nei comparti ad alto contenuto tecnologico. La crescita degli investimenti e l’espansione delle collaborazioni industriali riflettono, secondo gli osservatori presenti all’Expo, la crescente interconnessione tra l’economia cinese e le filiere produttive europee.

L’Expo mondiale sull’intelligenza artificiale ha dedicato ampio spazio ai progressi della Cina nel settore dell’AI applicata all’industria manifatturiera, alla logistica avanzata e ai sistemi di automazione. Diverse aziende cinesi hanno presentato piattaforme basate su algoritmi di apprendimento automatico, robotica industriale e gestione intelligente dei dati, confermando la strategia del Paese orientata a rafforzare la leadership tecnologica nei prossimi anni.

L’evento ha inoltre rappresentato un’occasione di confronto sulle prospettive della cooperazione economica internazionale in un contesto segnato dalla trasformazione tecnologica e dalle nuove sfide geopolitiche. In questo scenario, la Cina punta a consolidare la propria posizione come hub strategico per l’innovazione e per lo sviluppo delle tecnologie emergenti.

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La Casa Bianca non ha ancora diffuso i risultati dell'ultima visita medica di Trump


Il presidente si è sottoposto martedì ai controlli al Walter Reed e ha scritto che è andato tutto benissimo, ma la Casa Bianca non ha ancora pubblicato il riassunto dei risultati.

La Casa Bianca non ha ancora diffuso un riassunto dei risultati dell'ultima visita medica del presidente Donald Trump, effettuata martedì al Walter Reed National Military Hospital. Non ha fatto sapere se e quando il documento sarà pubblicato. Un funzionario ha detto di aspettarsi un resoconto "nei prossimi giorni".

Lo stesso presidente ha scritto su Truth Social a metà giornata di martedì di aver appena terminato il suo controllo semestrale al Walter Reed e che era andato tutto benissimo. "Grazie ai grandi medici e allo staff", ha aggiunto.

Il presidente si era già sottoposto a controlli al Walter Reed in aprile e in ottobre dello scorso anno. La Casa Bianca non ha voluto chiarire se Trump, che il mese prossimo compirà 80 anni, continuerà a fare visite mediche semestrali invece di una sola volta l'anno. In ottobre la visita si era svolta di sabato e il riassunto era stato diffuso il lunedì successivo.

La visita di questa settimana comprendeva i consueti controlli odontoiatrici e medici annuali, aveva spiegato in precedenza la Casa Bianca. All'inizio del mese il presidente si era recato anche da un dentista in Florida.

Dopo i controlli precedenti, il medico Barbabella aveva definito "eccellenti" le condizioni fisiche del presidente. In ottobre aveva affermato che l'età cardiaca di Trump risultava di circa 14 anni inferiore rispetto alla sua età anagrafica.

A dicembre la Casa Bianca aveva fatto sapere che il presidente si era sottoposto a esami di imaging avanzato dell'addome e dell'apparato cardiovascolare per ragioni preventive. Trump aveva detto ai giornalisti di non avere idea di che cosa fosse stato esaminato durante la visita di ottobre, salvo poi precisare al Wall Street Journal di essersi sottoposto a una TAC e non a una risonanza magnetica, come aveva dichiarato in un primo momento.

A luglio, dopo che il presidente era stato visto con le caviglie gonfie, Barbabella aveva spiegato che gli era stata diagnosticata una condizione "benigna e comune" chiamata insufficienza venosa cronica, che si verifica quando le vene delle gambe faticano a riportare il sangue al cuore. Il medico aveva precisato che l'unità medica della Casa Bianca non aveva trovato alcun segno di patologie come la trombosi venosa profonda.

Nello stesso periodo Barbabella aveva attribuito una macchia sulla mano del presidente, visibile in molte fotografie, a un livido dovuto all'uso di aspirina e alle frequenti strette di mano.

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Maxi-stangata a Temu: multa da 200 milioni per prodotti irregolari e fuori norma


Bruxelles sanziona il marketplace per il mancato stop a prodotti illegali. Replica del gruppo: "Misura sproporzionata"

La Commissione europea ha inflitto a Temu una sanzione da 200 milioni di euro nell’ambito del Digital Services Act (DSA), contestando alla piattaforma la mancata identificazione e gestione dei rischi sistemici legati alla vendita di prodotti illegali e potenzialmente pericolosi per i consumatori. Secondo l’esecutivo europeo, il marketplace non avrebbe adottato misure adeguate per valutare e mitigare tali rischi, con conseguenze dirette sulla sicurezza degli utenti nell’Unione europea.

La notizia è stata diffusa da Sky TG24, che riporta come la decisione della Commissione chiuda un procedimento formale avviato nell’ottobre 2024 e confermi le criticità emerse nelle indagini preliminari del 2025. Bruxelles ha inoltre concesso alla piattaforma un termine fino al 28 agosto 2026 per presentare un piano di adeguamento e correggere le violazioni contestate, mentre l’intero iter prevede ulteriori passaggi di valutazione da parte del Comitato europeo per i servizi digitali e della stessa Commissione.

Nel merito delle contestazioni, le autorità europee evidenziano che la valutazione dei rischi effettuata da Temu nel 2024 sarebbe risultata insufficiente perché basata su analisi generiche del settore e non su dati specifici relativi alla piattaforma. Le verifiche condotte anche tramite attività di “mystery shopping” avrebbero inoltre rilevato una presenza significativa di prodotti non conformi, tra cui caricabatterie non sicuri e giocattoli contenenti sostanze chimiche oltre i limiti consentiti o caratterizzati da rischi strutturali.

Il quadro normativo di riferimento è il DSA, che impone alle piattaforme online di grandi dimensioni l’obbligo di identificare, valutare e mitigare i rischi sistemici connessi ai propri servizi, in particolare quando coinvolgono la vendita di beni o contenuti potenzialmente dannosi.

Temu ha contestato la decisione, definendo la sanzione “sproporzionata” e sottolineando la propria collaborazione con le autorità europee durante tutto il procedimento. L’azienda sostiene inoltre che le conclusioni si basino su una valutazione del 2024 e non riflettano gli aggiornamenti successivi ai propri sistemi di controllo e sicurezza.

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$$$-CACHING


Aumentano i prezzi della Steam Deck, vendite da record per AAA e indie, doppia recensione e un pizzico di delusione: è tempo di battere cassa
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Aumentano ancora i prezzi per i videogiocatori: l'apocalisse della ram sembra non avere fine, ma molti titoli continuano a vendere tantissimi e siamo così a corto di idee che un'espansione per The Witcher 3 fa notizia. Doppia recensione questa settimana (Echo Generation 2 e 868-BACK) e, se ve lo steste chiedendo, non ho ancora parlato di Destiny perché sto aspettando l'ultimo aggiornamento (9 giugno) che sarà il protagonista di un numero speciale tutto dedicato al videogioco che mi ha cambiato la vita.


News index


- Steam Deck aumenta di prezzo: ora costa 200 euro in più
+ Star Citizen raggiunge un miliardo di dollari di finanziamenti
- Unreal Engine 6 e qui e la sua tech demo è Rocket League (?)
+ Paralives sbanca al botteghino
- L’IA che sta terrorizzando i giocatori su Forza Horizon 6
+ Forza Horizon 6 ha già venduto 5 milioni di copie
- 10 miliardi di carte Pokémon all’anno non bastano
+ Siamo così a corto di idee che un'espansione per The Witcher 3 fa notizia

Steam Deck aumenta di prezzo: ora costa 200 euro in più - La Steam Desk da 1 terabyte ora costa 780 euro, prima ne costava 570. La notizia ha shoccato i videogiocatori di mezzo mondo perché, facendo una media degli aumenti nelle varie regioni, si tratta di un rincaro del 50%. Chissà se e a che prezzo uscirà la tanto attesa Steam Machine, l’ibrido Console-Pc che Valve cerca di far decollare da più di un decennio.

Star Citizen raggiunge un miliardo di dollari di finanziamenti - L’ MMORPG spaziale lanciato inizialmente su Kickstarter nel 2012, ha ufficialmente superato il miliardo di dollari di crowdfunding. Il traguardo è stato raggiunto grazie a un massiccio contributio di 9,6 milioni di dollari arrivato in un solo giorno durante un evento di presentazione delle nuove navi in arrivo all'interno del gioco. La storia di Star Citizen merita un approfondimento completo perché il gioco è ancora in fase di sviluppo e non è ancora uscito, così come la sua campagna per giocatore singolo Squadron 42.

Unreal Engine 6 e qui e la sua tech demo è Rocket League (?) - Epic ha annunciato ufficialmente il suo prossimo motore grafico, Unreal Engine 6, all'interno di un nuovo trailer di Rocket League. Il trailer ha anche suggerito che il gioco verrà in qualche modo unito a Fortnite e ad altri titoli di Epic in un unico launcher. La mossa è stata inquadrata come una sorta di tappabuchi perché Unreal Engine 5 è stato rilasciato nel 2022, e in tanti lamentano i suoi problemi e la sua "poca" malleabilità. Il motivo per cui Rocket League è stato scelto per l'annuncio è, probabilmente, il fatto che al momento, il gioco è ancora fermo a Unreal Engine 3.

Paralives sbanca al botteghino - Paralives è il concorrente indipendente di The Sims e è appena arrivato in Accesso Anticipato. Nel giorno del suo debutto, dicono gli sviluppatori, ha venduto 250.000 copie e ha fatto registrare un picco di 73.000 giocatori contemporanei. stato lanciato ieri in Accesso Anticipato su Steam facendo registrare immediatamente delle ottime vendite. Quante? Il team di sviluppo ha annunciato che in 8 ore ha venduto più di 250.000 copie, che sono moltissime considerando che parliamo di una produzione indipendente, non paragonabile a quella di un The Sims o di un altro colosso come inZoi

L’IA che sta terrorizzando i giocatori su Forza Horizon 6 - Si chiama Bowie Knife 99 ed è particolarmente aggressiva. É un drivatar (l’ia che governa uno degli avversari controllati dal computer) e capita spesso che speroni l’auto del giocatore o si posizioni di traverso per farlo sbandare. I Drivatar di Forza Horizon 6, però, sono basati su account di giocatori reali e si comportano semplicemente imitandone lo stile di gioco durante le corse che avvengono nel mondo aperto del gioco. Finora, però, nessun giocatore si è fatto avanti per rivendicare la paternità del nickname bowie knife99 e il nome utente su Xbox è attualmente privato, il che significa che non ci sono informazioni sulle sue origini reali.

Forza Horizon 6 ha già venduto 5 milioni di copie - Per la sorpresa di nessuno, Forza Horizon 6 ha venduto 5 milioni di copie e non è ancora uscito su PlayStation 5 dove il gioco precedente ha venduto 3,5 milioni di unità in meno di un mese. Su Xbox e PC 1,7 milioni di utenti hanno acquistato la premium Edition (che costa il doppio) per giocare una settimana prima. I guadagni stimati si aggirano, a 10 giorni dal lancio, intorno ai 325 milioni di dollari. Altri 3 milioni di persone hanno giocato al lancio grazie al loro abbonamento a Game Pass Ultimate, l’unico livello che permette l’accesso ai nuovi giochi al day one. Un’altra buona notizia in fatto di vendite: James Bond First Light, il nuovo gioco di IO Interactive, ha venduto 1.5 milioni di copie in 24 ore tra i complimenti della critica.

10 miliardi di carte Pokémon all’anno non bastano - The Pokémon Company ha annunciato che dal lancio del suo GCC nel 1996, ha stampato oltre 85 miliardi di carte. Più del 10% di queste è stato prodotto solo nell'ultimo anno. A maggio 2025, TPCI aveva distribuito 75 miliardi di carte, il che significa che ne ha prodotte altre 10 miliardi negli ultimi 12 mesi. A maggio 2021, un anno dopo l'inizio della pandemia, la produzione totale di carte Pokémon era di “solo” 34,1 miliardi. Questo vuol dire che nei cinque anni successivi è stato stampato più del doppio del numero totale di carte mai prodotte fino a quel momento. Eppure, a quanto pare, l’aumento della produzione non ha fatto alcunché per rallentare il caos e la speculazione.

Siamo così a corto di idee che un'espansione per The Witcher 3 fa notizia - CD Projekt ha annunciato i dettagli della nuova espansione in sviluppo per di The Witcher 3 intitolata Songs of the Past. Il CEO Michał Nowakowski ha paragonato la grandezza dell'espansione a quella precedente, Blood & Wine, ma si è rifiutato di svelare alcunché sul prezzo e sul perché ill DLC non sarà disponibile per le console di vecchia generazione come la PS4. The Witcher 3 ha venduto oltre 65 milioni di copie dal suo lancio nel 2015, ma è un videogioco stanco e non è invecchiato benissimo. Eppure i fan della serie, affamati di contenuti e delusi da Netflix, sono andati in visibilio. In un raro momento di trasparenza dell'azienda, però, sappiamo quanti sviluppatori stanno lavorando su quale progetto dentro CD Projekt.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Bubsy 4D - Nessuno si ricorda di Bubsy, un personaggio dei platformer del secolo scorso, ma in tanti stanno apprezzando il suo ritonro in veste 3D. Bubsy 4D (per distinguersi dal mal-ricevuto Bubsy 3D del 1996) è un platformer vecchio stile con la giusta dose di stranezza e prevedibilità. è per chi è alla ricerca di una veste nuova e piu comoda per un'esperienza vintage. E il gioco fa benissimo il suo lavoro.

Romestead - Antica Roma, orde di zombie, meccaniche da RPG crafting e co-op fino a otto giocatori: la ricetta di Romestead convince e la sua pixel art merita. Il gioco ha fatto il suo debutto in Early Access e promette molti piu contenuti per la 1.0: quello che c'è diverte e intrattiene, soprattutto i boss, quindi, se amate il setting e le meccaniche che il titolo mescola (se vi piace Vallheim lo adorerete) allora andrete sul sicuro.

Yerba Buena - Questo puzzle game in prima persona rischia di far smattare chi gioca nel migliore dei modi possibili. La sua premessa è l'utilizzo di un'arma per muovere di tutto, dalle auto ai piani dei palazzi, che trasferisce le proprietà fisiche di un oggetto all'altro rendendo una cabriolet un trmpolino, una scrivania un ascensore e l'intero piano di un edificio permeabile alle scrivanie. Provare per credere: questo è per chi vuole un gameplay sperimentale.

Enter the Chronosphere - La particolarità di questo roguelike è che tutto si muove (nemici e proiettili compresi) quando chi gioca si muove. Il meccanismo è preciso e permette un livello di micro-management senza pari. Ha una struttura arcade, mondi generati proceduralmente e tante armi da scoprire e modificare. è consigliato per chi è alla ricerca di una sfida insolita e di spessore.


Echo Generation 2 ha ottime vibe, ma niente di nuovo - recensione


Ci sono due segmenti di pubblico a cui il gioco piacerà, uno a cui non dirà nulla e un altro che potrebbe apprezzarlo solo a determinate condizioni

Echo Generation 2 è un gioco divertente, con personalità e capace di incuriosire non poco chi lo prova. Purtroppo, a livello narrativo, meccanico e di progressione non offre niente di originale. Strutturalmente è un cardgame lineare con deckbuilding e una componente rpg molto leggera. Il suo motto è “il connubio perfetto tra Slay the Spire e Stranger Things” e in effetti ha le atmosfere paranormali anni’80 dello show di Netflix e le battaglie a suon di carte della hit australiana, solo che si limita ad affiancare le sue fonti di ispirazione principali senza mai fonderle davvero.

Il cast di personaggi principali è variegato e ognuno ha il suo deck (da ampliare e potenziare) con carte generiche (comuni a più personaggi) e carte uniche. Già nei primi livelli passare da una a tre carte per turno (con combo legate a effetti di stato e tipologie di armi diverse) è divertente ma, come in tutto il resto del gioco, si fa fatica a trovare qualcosa di nuovo e meccanicamente emozionante a cui aggrapparsi. Lo stesso si può dire per la storia: se non avete mai visto Stranger Things e vi appassiona il retro sci-fi, Echo Generation 2 vi farà divertire. Se invece avete visto o giocato ai prodotti a cui questo gioco fa riferimento, farete fatica a trovare una scintilla che faccia la differenza.

A suo favore c’è la grande varietà di stili di gioco disponibili che allo scoccare di ogni ora (la durata media di ciascun capitolo) costringono chi gioca a rinfrescarsi la memoria su sinergie, combo e meccaniche di break dei nemici. Dei mazzi, quello di Annata Z a tema zombie ci è piaciuto molto perché inizia a carburare molto in fretta. Tutti, però, prendono vita dopo i primi due o tre scontri perché arrivano nuove carte e punti abilità già nei primi minuti di ogni livello. Esplorare i livelli premia con carte, abilità passive e soldi (con cui comprare altre carte) in un flusso di gioco che non annoia, ma non incanta.

Echo Generation delude davvero solo su un aspetto: i nemici. Sono variegati per forme e dimensioni, ma hanno tutti lo stesso attacco. Ogni cattivo ha le sue animazioni, ma a livello pratico ogni attacco si riduce a un quick time event e a una percentuale della salute di chi gioca che sparisce. Ogni combattimento, quindi, diventa non uno scontro ma un management della propria salute aspettando di fare abbastanza danni al nemico per abbatterlo.

Echo Generation 2 non è un gioco fatto male, non ha una brutta storia, non delude a livello meccanico e non frustra nel suo level design o nella sua progressione. Purtroppo non stupisce in nessuna di queste categorie e non emoziona nemmeno quando tutte le sue componenti si mescolano in singoli istanti di gameplay pivotali.

Se vi manca Stranger Things e non avete mai giocato a Slay the Spire, Echo Generation 2 vi farà divertire sul serio perché tutti i suoi modi di gestire l’azione con le carte vi risulteranno nuovi e affascinanti. Se adorate Slay the Spire e non avete mai visto Stranger Things, allora vi farà piacere avere una nuova ambientazione con focus narrativo per il vostro cardgame preferito. Se, per disgrazia, non ne potete più di Stranger Things e avete già consumato Slay the Spire 2, purtroppo il nuovo titolo di Cococucumber non ha tantissimo da offrirvi.

Echo Generation 2 sembra progettato apposta per la sezione “se ti è piaciuto questo allora gioca a…” del Game Pass dove sarà disponibile al day one. Sembra fatto per essere molto simile ad alcune cose ben precise in modo da non spostare nemmeno di un millimetro l’utente dalla sua comfort zone. I videogiochi per staccare il cervello servono, ma stupisce che il modello del prodotto di intrattenimento riempitivo per tenere un utente su una piattaforma sia già arrivato anche su Game Pass che sta diventando, nel bene e nel male, il vero Netflix dei videogiochi.


868-BACK è un videogioco purissimo: la recensione


Chi è alla ricerca di una sfida d'autore dovrebbe dare una possibilità al nuovo progetto (quasi) solitario di Michael Brough

É raro che un videogioco voglia solo fare solo il videogioco di questi tempi. C’è chi vuole fare il videogioco e il film, o il videogioco e lo spazio sociale, o il videogioco e lo showcase artistico. 868-BACK, invece, è un videogioco che fa solo il videogioco, ed è stato creato da un autore la cui missione è sperimentare con le interfacce rese possibili dal medium. Michael Brough è la mente dietro 868-HACK (il primo capitolo di questa serie risalente a 10 anni fa) e Vertex Dispenser ed è famoso perché i suoi titoli sono un’esplorazione delle possibilità di questa forma espressiva.

868-BACK è un roguelike puro, quindi a ogni morte si ricomincia da capo. L’obiettivo della faccina sorridente che rappresenta chi gioca è quello di hackerare dei server e per farlo deve sconfiggere virus, estrarre informazioni e sfruttare al meglio i suoi programmi. Il gioco ha una velocità estremamente variabile perché nemici e ambienti non agiscono in tempo reale, ma reagiscono alle mosse dell’utente. Muoversi nella griglia per estrarre un informazione, per esempio, può far nascere un nemico o apparire un ostacolo. Sta a chi gioca valutare scenari e conseguenze possibili di ogni mossa.

Ogni server è composto da una serie di stanze in cui rubare informazioni e sconfiggere i nemici. Per fare breccia serve una valuta che si raccoglie in ogni livello, e più informazioni si recuperano più nemici compaiono. Passare da una stanza all’altra di un server non fa sparire i virus e l'attivazione di una delle abilità speciali (ce ne sono 36 diverse) non è così comune perché è legata alle risorse, altre valute da raccogliere nei livelli. Ci sono 68 regole speciali, chiamate Device, che alterano il comportamento di un server e queste, mescolate ai Programmi, garantiscono run sempre e comunque diverse.

“Ognuna delle mie variabili è rivoluzionaria, niente aumenti dell’attacco del 2% o cose simili” ha detto Brough in un’intervista. “Vedrete tanti riferimenti al mondo dell’elettronica, criptovalute prese in giro, mega pubblicità, AI dappertutto, vibe probing (al posto del vibe coding) e, in generale, un mondo governato dalle mega-corporation”. L’atmosfera è piacevolmente ribelle, irriverente e coerente con la leggerissima storia del gioco che il gioco si propone di raccontare.

Il gioco è frutto del lavoro in quasi solitaria di Brough che, sulla fine, ha ricevuto il supporto di Finji, l’editore di Tunic, un altro solo-project incredibilmente di successo. Se il gioco vi intriga è importante che sappiate una cosa prima di provarlo: è difficile. Non frustrante, non macchinoso e non cervellotico, solo difficile. Per riuscire ad arrivare in fondo al vostro primo server ci metterete decine di tentativi, per arrivare in fondo a una serie di server potreste impiegarci settimane.

Questo è il bello di 868-BACK: è una sfida che si può affrontare un boccone alla volta, senza fretta e anche un paio di livelli alla volta. Lo raccomando a chi vuole un’avventura che procede lentamente ma solidamente, a chi ha la pazienza di sperimentare con tutti i giocattoli messi a disposizione dallo sviluppatore, a chi ha bisogno di una sfida che bruci lentamente, a chi cerca un modo di fare un po’ di esercizi con il cervello e a tutti gli appassionati di tecnologia e informatica perché le citazioni sono davvero di alto livello.

Vale la pena di ribadirlo perché è fondamentale per evitare frustrazioni e ira: 868-BACK è un gioco complesso che richiede concentrazione e strategia per dare soddisfazione. É come se fosse la versione il più accelerata e immediata possibile di un gioco a turni, ma con una serie di variabili deliziosamente delirante. Se accetterete la sua sfida avrete una bella scalata che vi aspetta, ma la vetta in cima non vi deluderà.


Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
youtube.com/embed/jjj2xk3456g?…


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Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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Washington e Teheran trattano: ipotesi di fondo da 300 miliardi per la ricostruzione post-conflitto


Secondo il New York Times, in discussione un meccanismo finanziario nell’ambito dei colloqui indiretti tra Usa e Iran

Si delinea un possibile nuovo quadro negoziale tra Stati Uniti e Iran che, secondo quanto riportato dal New York Times, includerebbe la creazione di un fondo dal valore di circa 300 miliardi di dollari destinato a Teheran. L’iniziativa, ancora in fase preliminare e oggetto di discussione tra le parti, sarebbe concepita come parte integrante di un più ampio accordo volto a ridurre le tensioni e stabilizzare l’area dopo mesi di instabilità regionale.

Secondo le informazioni pubblicate dal quotidiano statunitense, il fondo sarebbe stato inizialmente presentato dalla parte iraniana come una forma di compensazione per le ingenti distruzioni attribuite al conflitto che ha coinvolto Stati Uniti e Israele. Le stime dei danni complessivi richiesti da Teheran oscillerebbero, tra i 300 miliardi e fino a 1 trilione di dollari.

Fonti citate dal giornale americano riferiscono tuttavia che Washington starebbe valutando una riformulazione del meccanismo finanziario, orientandolo verso la struttura di un “fondo di investimento internazionale” piuttosto che di un risarcimento diretto. Questa impostazione avrebbe l’obiettivo di renderne più sostenibile l’architettura politica e giuridica nell’ambito di un eventuale accordo multilaterale.

Il New York Times aggiunge inoltre che la proposta sarebbe stata promossa nell’ambito di un canale negoziale sostenuto da consiglieri del presidente Donald Trump, tra cui Steve Witkoff e Jared Kushner, impegnati in contatti informali finalizzati a favorire un’intesa con Teheran dopo mesi di tensioni e conflitto nella regione.

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Gli americani danno la colpa a Trump per il caro vita


Un sondaggio di Strength In Numbers e Verasight: il 58% pensa che le scelte del presidente abbiano peggiorato l'economia. Il 41% lo ritiene il principale responsabile dei prezzi alti.

Il 58% degli americani ritiene che le scelte politiche del presidente Donald Trump abbiano peggiorato l'economia da quando si è insediato, contro il 21% che pensa il contrario. È quanto emerge da un sondaggio di Strength In Numbers e Verasight, condotto su 1.520 adulti tra il 18 e il 19 maggio 2026 con un margine di errore di 2,7 punti.

Il dato politicamente più rilevante è lo spostamento delle responsabilità. Il 41% degli intervistati indica Trump e la sua amministrazione come i principali responsabili del caro vita, contro il 16% che incolpa ancora Joe Biden e l'amministrazione precedente. Seguono le grandi aziende e i loro dirigenti, citati dall'11%, poi i democratici al Congresso con l'8% e i repubblicani al Congresso con il 4%.

Sull'economia il giudizio è nettamente negativo. Il 35% approva l'operato del presidente e il 60% lo disapprova. La sua valutazione su prezzi e inflazione ha toccato un minimo storico nelle rilevazioni dello stesso istituto. Il 39% degli intervistati indica i prezzi come il singolo problema più importante del Paese, la quota più alta mai registrata per qualsiasi tema, e il 62% li colloca tra i tre principali problemi.
Il conto economico di Trump — FocusAmerica

Midterm 2026 · Sondaggio economia

Il conto economico di Trump, secondo gli americani


Il 58% dice che le sue scelte hanno peggiorato l'economia. E ormai la colpa del caro vita non è più di Biden: è diventata sua. Un malessere che diventa personale — e politico.

Strength In Numbers / Verasight 1.520 adulti · 18-19 maggio 2026 · ±2,7 punti

«Le scelte di Trump hanno…»

58%
…peggiorato l'economia

vs

21%
…migliorato l'economia

Sull'operato economico del presidente: 35% approva, 60% disapprova

Esplora i dati
1Il verdetto 2Le colpe 3La stretta 4Lo scarto

Un giudizio trasversale

Sull'economia il bilancio è peggiore delle attese, per quasi tutti


Alla domanda se Trump stia facendo meglio o peggio del previsto, la risposta è nettamente negativa — e non risparmia neppure la sua base elettorale.

«Sull'economia, Trump sta facendo…»

Peggio 64% Meglio 30%

Di cui 45% «molto peggio» 6% nessuna opinione

Le crepe nel consenso

71%
Degli indipendenti boccia il suo operato economico

29%
Dei repubblicani ammette: «sta facendo peggio»

39%
Indica i prezzi come il problema n.1 del Paese

Non è un caso isolato: altri istituti di sondaggio confermano lo stessot trend

33%

Quinnipiac
Approvazione economia · minimo storico per Trump

71%

Fox News
Disapprovazione sull'economia

64%

NYT / Siena
Disapprovazione sull'economia

57%

CBS / YouGov
Si sente penalizzato dalle sue politiche

A chi va la colpa del caro vita

La colpa si è spostata: oggi il responsabile è Trump, non più Biden


A inizio mandato gli americani attribuivano ancora a Biden la responsabilità dell'inflazione. Nel 2026 l'opinione pubblica si è capovolta.

Trump e la sua Amministrazione

41%

Biden e l'Amministrazione precedente

16%

Grandi aziende e dirigenti

11%

Democratici al Congresso

8%

Repubblicani al Congresso

4%

Lo spostamento

Trump viene ritenuto responsabile del caro vita più del doppio rispetto a Biden. Un giudizio che si è consolidato mese dopo mese: dazi ed espulsioni di massa hanno spinto al rialzo i prezzi proprio dei beni che le famiglie acquistano ogni giorno.

Quando il dato diventa il portafoglio

Il malessere è diventato personale: quasi metà degli americani sta peggio di prima


Rispetto a quando Trump si è insediato, la bilancia delle finanze familiari pende nettamente verso il «peggio».

«Come stanno andando le tue finanze personali, rispetto all'inizio del mandato?»

Peggio 47% Meglio 23%

Di cui 23% «molto peggio» Uguale 28%

69%
Ha rinunciato a un acquisto nell'ultimo mese a causa degli alti costi. Il 61% è preoccupato per le finanze della propria famiglia.

Le spese che pesano di più (% preoccupati)

Generi alimentari

82%

Utenze domestiche

73%

Sanità e assicurazioni

68%

Risparmi

65%

Casa

60%

Tra domanda sociale e agenda repubblicana

Gli americani chiedono più redistribuzione. La legge voluta da Trump va nella direzione opposta


Le misure più popolari tra gli elettori favoriscono ceto medio e lavoratori. La One Big Beautiful Bill, secondo il CBO, trasferisce invece i benefici soprattutto verso l'alto.

Cosa chiedono gli elettori

35%
Taglio tasse per ceto medio e lavoratori

29%
Più tasse su redditi alti e aziende

23%
Regole più severe contro gli aumenti dei prezzi

Cosa ha fatto la legge · stime CBO

+2,7%
Reddito netto del 10% più ricco entro il 2034

−3,1%
Reddito netto del 10% più povero

+10,9 mln
Americani senza assicurazione sanitaria a fine decennio

L'effetto guadagno/perdita stimato dal CBO (entro il 2034)

10% più povero −3,1%

10% più ricco +2,7%

−5%0+5%

La conseguenza politica

+10
Vantaggio democratico sul voto per la Camera

38%vs27%
«Si preoccupano di persone come me»: Dem vs Rep

Fonte Strength In Numbers / Verasight, sondaggio su 1.520 adulti (18-19 maggio 2026, ±2,7 punti). Conferme da Quinnipiac, Fox News, NYT/Siena, CBS/YouGov. Stime fiscali: Congressional Budget Office.

Anche rispetto alle aspettative iniziali il bilancio è negativo. Solo il 30% ritiene che Trump stia facendo meglio del previsto sull'economia, mentre il 64% dice peggio, di cui il 45% molto peggio. Tra gli elettori indipendenti il giudizio negativo sale al 71%. Persino tra i repubblicani il 29%, quasi uno su tre, afferma che il presidente sta facendo peggio delle attese, una crepa significativa nella sua base.

Il malessere riguarda anche le finanze personali. Il 47% afferma di stare peggio rispetto a quando Trump si è insediato, mentre solo il 23% sta meglio e il 28% è nella stessa situazione. Il 23% dichiara di stare molto peggio, circa il triplo dell'8% che dice di stare molto meglio. Il 61% si dice preoccupato per la situazione finanziaria della propria famiglia e il 51% è più in ansia rispetto a un anno fa. Più di due terzi, il 69%, hanno rinunciato a un acquisto nell'ultimo mese a causa del costo.

Tra le spese che pesano di più ci sono i generi alimentari. L'82% degli americani è in qualche misura preoccupato per il loro prezzo, con il 49% che li indica come una fonte di forte stress. Seguono le utenze domestiche, che preoccupano il 73%, poi la sanità e l'assicurazione sanitaria con il 68%, i risparmi con il 65% e la casa con il 60%.

I dati non sono isolati. Quinnipiac ha rilevato un'approvazione sull'economia al 33%, il minimo storico per Trump nei suoi due mandati, Fox News una disapprovazione sull'economia al 71% e il New York Times insieme al Siena College una disapprovazione del 64%. Un sondaggio di CBS e YouGov ha trovato il 14% di americani che si sente personalmente avvantaggiato dalle politiche del presidente e il 57% che si sente penalizzato.

Lo spostamento delle responsabilità verso Trump si è consolidato nel tempo. Nei primi mesi del secondo mandato gli americani attribuivano ancora più colpe a Biden per l'inflazione. Già da aprile 2025 la maggioranza indicava le politiche di Trump come principali responsabili dello stato dell'economia e in autunno il distacco si era ampliato. Nel 2026 l'opinione pubblica si è stabilizzata su questo giudizio.

Sul fronte delle soluzioni, gli americani chiedono soprattutto prezzi più bassi al supermercato. L'84% pensa che generi alimentari più economici aiuterebbero, di cui il 64% molto. Seguono salari più alti, indicati dal 47%, affitti e costi della casa più bassi con un altro 47%, premi assicurativi sanitari più bassi con il 44% e un taglio delle tasse federali con il 42%.

Quando si passa dalle aspettative alle politiche concrete, le preferenze vanno verso la redistribuzione. Il 35% indica un taglio delle tasse per le famiglie del ceto medio e dei lavoratori, il 29% un aumento delle tasse sui redditi alti e sulle aziende e il 23% una regolamentazione più severa contro gli aumenti ingiustificati dei prezzi. Più indietro ci sono la riduzione del deficit con il 20%, un salario minimo federale più alto con il 16% e gli investimenti pubblici nell'edilizia popolare con il 14%.

Queste preferenze sono quasi l'opposto di quanto approvato dai repubblicani con la legge di bilancio della scorsa estate, la One Big Beautiful Bill. Secondo le stime del Congressional Budget Office, la legge aumenterebbe la ricchezza dei più abbienti e ridurrebbe quella dei più poveri. Il 10% più ricco guadagnerebbe il 2,7% di reddito al netto delle imposte entro il 2034, mentre il 10% più povero perderebbe il 3,1%. L'ufficio stima anche 10,9 milioni di americani in più senza assicurazione sanitaria entro la fine del decennio.

Alla domanda su quale partito si preoccupi di più "di persone come loro", il 38% indica il Partito democratico e il 27% quello repubblicano, mentre il 23% non sceglie nessuno dei due. Nel sondaggio i democratici sono in vantaggio di dieci punti sul voto per la Camera in vista delle elezioni di medio termine di novembre.

Quando Trump si è insediato nel gennaio 2025 aveva ereditato un'economia in ripresa, con inflazione in calo e mercato del lavoro solido. Da allora i dazi globali hanno fatto salire il prezzo dei beni importati e le espulsioni di massa hanno ridotto la manodopera in agricoltura, edilizia e ristorazione, facendo aumentare i costi proprio nei settori più percepiti dalle famiglie. La legge di bilancio ha inoltre tagliato mille miliardi di dollari di fondi per Medicaid, per i sussidi alimentari e per altri programmi federali. L'inflazione è risalita al 3,8% e la benzina è aumentata del 50% in un anno.

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Trump vuole legare la fine della guerra con l’Iran al riconoscimento di Israele


Il presidente americano chiede che Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi arabi normalizzino i rapporti con Israele in cambio dell’accordo con l’Iran. Il Medio Oriente ha reagito con scetticismo e silenzio.

Donald Trump intende rendere il riconoscimento di Israele da parte di diversi Paese del Medio Oriente e dell’Asia meridionale una condizione preliminare per chiudere la guerra con l’Iran. Il presidente americano ha lanciato la proposta lunedì sui social, lasciando però perplessa gran parte della regione. Molti analisti dicono di non aver compreso nemmeno la logica dell’iniziativa.

Per Trump l’adesione agli Accordi di Abramo, l’intesa del 2020 che prevede la normalizzazione dei rapporti diplomatici con Israele, “dovrebbe essere obbligatoria”. Ma metà dei Paesi citati, tra cui Egitto, Giordania e Turchia, ha già relazioni diplomatiche con Israele. L’altra metà, compresi Arabia Saudita, Qatar e Pakistan, non sembra in alcun modo intenzionata a stabilirle a breve.

Una proposta che spiazza la regione


Il nesso tra la guerra con l’Iran, iniziata il 28 febbraio con i bombardamenti americani e israeliani, e il riconoscimento di Israele resta difficile da decifrare. Il conflitto non offre infatti alcun incentivo evidente alla normalizzazione. Il Qatar, al contrario, aveva fatto pressioni proprio per evitare l’escalation.

“È semplicemente bizzarro”, ha dichiarato al New York Times Yoel Guzansky, ricercatore dell’Institute for National Security Studies dell’Università di Tel Aviv. “Che collegamento c’è tra un accordo con l’Iran e tutto questo? Sono sinceramente perplesso”. Due diplomatici occidentali nella regione, parlando in forma anonima, hanno detto che nessuno sta prendendo davvero sul serio l’idea.

Una portavoce della Casa Bianca, interpellata sul rapporto tra i negoziati con l’Iran e l’espansione degli Accordi di Abramo, non ha risposto direttamente e ha rimandato alle parole pronunciate da Trump mercoledì. In quell’occasione il presidente aveva detto che l’intesa con Teheran poteva dipendere dal riconoscimento di Israele da parte di Arabia Saudita e Qatar. “Penso che quei Paesi ce lo debbano”, aveva affermato. “Non sono sicuro che dovremmo fare l’accordo, se non firmano”.

L’Arabia Saudita resta il vero obiettivo


Per Israele il traguardo principale sarebbe la normalizzazione con l’Arabia Saudita, la più grande economia araba e sede dei luoghi più sacri dell’islam. Riyadh non riconosce formalmente Israele e da anni lega ogni apertura alla creazione di uno Stato palestinese indipendente. L’attuale governo israeliano, il più a destra nella storia del paese, si oppone però con forza a questa prospettiva.

“L’Arabia Saudita non sarà spinta a una decisione storica che ignora lo Stato palestinese”, ha dichiarato l’analista politico saudita Salman al-Ansari. “Il nostro impegno per la soluzione a due Stati non è uno slogan e non è merce di scambio”.

La verità è che il tono usato da Trump è apparso più vicino a un ordine che a una richiesta diplomatica. Eppure riconoscere Israele, una scelta mai popolare tra le opinioni pubbliche arabe, è diventato ancora più difficile dopo le guerre condotte da Israele a Gaza, in Libano e in Iran dall’attacco di Hamas dell’ottobre 2023.

Il silenzio di Israele e il no del Pakistan


Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non ha commentato pubblicamente la proposta. Il governo si è limitato a dichiarare che “Israele punta ad ampliare il cerchio della pace”. Ma con le elezioni israeliane attese in autunno e il futuro politico di Netanyahu ancora incerto, una svolta diplomatica di questa portata appare lontana.

Intanto, Trump ha suggerito anche che il Pakistan, che ha mediato tra Washington e Teheran, dovrebbe aderire agli Accordi di Abramo. La risposta di Islamabad è stata però un netto rifiuto. Il Ministro della Difesa Khawaja Muhammad Asif ha detto in televisione che l’adesione contrasterebbe con le “ideologie fondamentali” del Paese. Maleeha Lodhi, ex ambasciatrice pakistana negli Stati Uniti, ha definito la mossa un tentativo maldestro di spostare l’attenzione dai negoziati.

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I Dem lanciano alla Camera un gruppo contro la corruzione mirato a Trump


Crow, Ocasio-Cortez e Levin guidano il nuovo End Corruption Caucus, con cinque priorità legislative e una risoluzione che condanna la corruzione. Nessun repubblicano ha aderito.

Tre deputati democratici della Camera degli Stati Uniti hanno lanciato un nuovo gruppo parlamentare dedicato alla lotta alla corruzione, chiamato End Corruption Caucus. L'iniziativa, i cui dettagli sono stati anticipati alla testata MS NOW, nasce dalla crescente irritazione dei parlamentari verso il presidente Donald Trump, accusato di usare la propria carica per arricchirsi.

A guidare il gruppo sono Jason Crow del Colorado, Alexandria Ocasio-Cortez di New York e Mike Levin della California, tre deputati che coprono lo spettro del partito dall'ala centrista a quella progressista. Al momento hanno aderito sei parlamentari, tutti democratici: oltre ai tre promotori, anche Wesley Bell del Missouri, Chris Deluzio della Pennsylvania e Chris Pappas del New Hampshire. Nessun repubblicano si è unito al gruppo.

Alla base dell'iniziativa ci sono due motivi di frustrazione concreti. Il primo è un fondo da 1,8 miliardi di dollari destinato a finanziare accordi giudiziari, voluto da Trump. Il secondo sono le migliaia di operazioni in borsa effettuate dal presidente, per un valore complessivo di centinaia di milioni di dollari.

Il gruppo indica cinque priorità legislative in una lettera che ne illustra gli obiettivi: porre fine all'influenza del denaro opaco, dei comitati di azione politica aziendali e dei gruppi di interesse; rafforzare i meccanismi di responsabilità nel governo; chiudere le porte girevoli che permettono a chi lascia incarichi pubblici di diventare lobbista; vietare le interferenze straniere nelle elezioni; fermare l'uso politico degli apparati dello Stato. I tre promotori presentano anche una risoluzione parlamentare che condanna la corruzione in ogni sua forma.

"La corruzione sta avvelenando la nostra politica", ha dichiarato Crow. "Dalla disastrosa sentenza Citizens United fino al presidente che usa la sua carica per arricchire sé stesso e la sua famiglia, la nostra democrazia sta cedendo sotto l'influenza dei donatori miliardari e dei gruppi di interesse." Crow ha aggiunto che combattere la corruzione serve a "abbassare i prezzi, ristabilire la fiducia e aiutare le famiglie che lavorano".

Ocasio-Cortez ha collegato il tema alla sfiducia dei cittadini verso le istituzioni. "L'influenza dei grandi capitali in politica è una delle ragioni principali per cui gli americani comuni faticano a fidarsi delle nostre istituzioni e del nostro lavoro al Congresso", ha detto. "È tempo di mettere al primo posto gli americani e di lavorare seriamente per ripristinare la fiducia e l'integrità del nostro modo di legiferare."

Levin ha usato toni ancora più netti. "In nessun altro momento della storia americana abbiamo visto una corruzione così dilagante nella nostra politica", ha affermato. "Abbiamo un presidente che usa la carica per arricchire sé stesso, la sua famiglia e i suoi amici." Per Levin occorre "affrontare questa corruzione a viso aperto, chiamare i potenti a rispondere delle loro azioni e fare in modo che il governo torni a lavorare per i cittadini".

Il caucus riprende una versione precedente del gruppo anticorruzione, nato nel 2020 e rimasto inattivo per anni. La lotta alla corruzione è uno dei punti centrali della campagna democratica in vista delle elezioni di medio termine di novembre. Il gruppo anticipa le priorità legislative e di controllo che i democratici intenderebbero perseguire se conquistassero la maggioranza alla Camera.

Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca i democratici hanno ripetutamente denunciato quella che considerano una corruzione diffusa nell'amministrazione. Le accuse vanno dall'uso del Dipartimento di Giustizia contro avversari politici, come la procuratrice generale di New York Letitia James, ai casi di conflitto di interessi all'interno della famiglia presidenziale, a partire dal genero Jared Kushner, che è al tempo stesso imprenditore e inviato di pace degli Stati Uniti. Alcuni resoconti hanno inoltre sollevato il sospetto di abuso di informazioni privilegiate, dopo che il presidente ha effettuato negli ultimi mesi una serie di operazioni in borsa su società direttamente toccate dalle decisioni della sua amministrazione. La Casa Bianca ha ripetutamente sostenuto che tutto è regolare.

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Travolse e uccise lo scippatore dopo il furto della borsa: chiesto l’ergastolo


Il magistrato invoca il carcere a vita per la 65enne di Viareggio. La perizia psichiatrica: "Era lucida"

Secondo quanto riferito dall'ANSA, il pubblico ministero ha chiesto la condanna all’ergastolo per la donna di 65 anni, Cinzia Dal Pino, imputata per l’omicidio di un uomo di 52 anni, avvenuto nel settembre 2024 a Viareggio, in provincia di Lucca. Al centro del procedimento giudiziario vi è la ricostruzione dei fatti avvenuti dopo il furto della borsa della donna: secondo l’accusa, l’imputata avrebbe inseguito il presunto autore dello scippo e lo avrebbe investito più volte con il suv che stava guidando, provocandone la morte.

La richiesta della Procura è stata formulata nel corso dell’udienza davanti alla Corte d’Assise. Per l’accusa, l’azione contestata sarebbe stata volontaria e reiterata, maturata immediatamente dopo il furto subito dalla donna lungo una strada del centro cittadino. Gli inquirenti ritengono che l’investimento non sia stato un gesto accidentale, ma una condotta intenzionale culminata nel decesso dell’uomo.

Nel corso dell’udienza è stato inoltre affrontato il tema delle condizioni psichiche dell’imputata. La perizia psichiatrica disposta dal tribunale ha escluso la presenza di un vizio di mente al momento dei fatti. Gli esperti incaricati dalla Corte hanno concluso che la donna fosse pienamente capace di intendere e di volere quando si verificò l’episodio.

La relazione tecnica, depositata alla fine di aprile, è entrata tra gli atti del procedimento ed è stata richiamata durante la discussione dell’accusa. La valutazione peritale rappresentava uno dei passaggi centrali del dibattimento, anche in considerazione della gravità delle contestazioni mosse dalla Procura.

Secondo la ricostruzione emersa nelle indagini, il furto della borsa sarebbe avvenuto pochi minuti prima dell’investimento mortale. Dopo essersi accorta dello scippo, la donna avrebbe raggiunto il presunto responsabile alla guida del proprio veicolo. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e gli accertamenti tecnici effettuati dagli investigatori hanno costituito elementi rilevanti nel quadro accusatorio presentato in aula.

La difesa dell’imputata ha sostenuto nel corso del processo una diversa interpretazione della dinamica, chiedendo una valutazione complessiva del contesto emotivo e delle circostanze immediate successive al furto. La decisione finale spetterà ora alla Corte d’Assise, chiamata a pronunciarsi al termine del procedimento.

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Mamdani crea a New York una Commissione per l'Efficienza del Governo


Il sindaco Zohran Mamdani ha annunciato la COGE, il cui nome richiama il DOGE di Trump e Musk. La commissione rivedrà lo statuto cittadino con dieci udienze pubbliche.

Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha annunciato la creazione di una commissione incaricata di rendere più efficiente il modo in cui il comune spende i soldi pubblici. Si chiama Commission on Government Efficiency, in sigla COGE, e il nome richiama da vicino il Department of Government Efficiency, il DOGE voluto dal presidente Donald Trump e guidato da Elon Musk.

"Questa Commissione troverà il modo di far lavorare la nostra città in maniera più intelligente, più rapida ed efficiente per le persone che lavorano", ha scritto Mamdani in un messaggio pubblicato su X. "I newyorkesi meritano un governo cittadino attento ai loro soldi quanto lo sono loro stessi".

Il richiamo al DOGE è inevitabile, ma i due progetti partono da premesse opposte. Quello di Musk era nato per tagliare la spesa federale e ridurre la burocrazia. Musk aveva dichiarato che avrebbe tagliato 2.000 miliardi di dollari di spesa, ma ha lasciato l'incarico dopo essere entrato in conflitto con i ministri e dopo che alcune delle sue iniziative erano state bloccate dai tribunali. Il DOGE è oggi un progetto concluso.

La COGE sarà guidata da Patrick Gaspard, ex direttore esecutivo del Comitato nazionale democratico ed ex ambasciatore degli Stati Uniti in Sudafrica, che in passato ha collaborato anche con l'ex sindaco di New York David Dinkins. Mamdani ha proposto come direttrice esecutiva Ann Cheng. Fanno parte della commissione anche Marco Carrion, Henry Garrido, Susan Kang, Kapil Longani, Ruth Messenger, Thomas Moore, Ana Oliveira, Dawn Pinnock, Carlina Rivera, Esther Rosario, Marc Shaw, Barika Williams, Emma Wolfe e Kathryn Wylde.

Il compito della commissione sarà esaminare lo statuto della città di New York, modernizzare la macchina amministrativa e individuare le riforme necessarie a tenere il passo con i bisogni dei cittadini. La COGE punta a rimuovere le "barriere burocratiche superate" che rallentano i progetti infrastrutturali e ritardano i servizi, e a garantire alle agenzie comunali gli strumenti per gestire i programmi in modo efficiente, migliorando anche le pratiche di bilancio. Sono previste 10 udienze pubbliche in tutta la città, la prima il 9 giugno, per raccogliere proposte di modifica allo statuto. Le proposte saranno poi sottoposte agli elettori a novembre.

"I newyorkesi meritano un governo che lavori duramente quanto loro e che sia attento ai loro soldi quanto lo sono loro", ha dichiarato Mamdani. "Per troppo tempo la burocrazia si è messa di traverso rispetto alle case, ai trasporti, all'assistenza all'infanzia e ai servizi pubblici di cui la città ha bisogno. Ridare fiducia nel governo parte dal dimostrare che il governo può davvero funzionare".

Mamdani, che si definisce socialista democratico, ha puntato soprattutto sull'aumento delle tasse per coprire un ampio deficit di bilancio e finanziare un programma progressista che comprende autobus gratuiti, asili nido gratuiti e un ambizioso piano di edilizia popolare. In passato ha però detto che intende ridurre alcuni finanziamenti ad agenzie comunali sovradimensionate, tra cui il dipartimento dell'istruzione, e in campagna elettorale ha promesso di riformare il sistema degli appalti per far risparmiare denaro alla città.

Questo mese il sindaco ha presentato un bilancio da 124,7 miliardi di dollari, che include 4 miliardi di aiuti dallo stato di New York. Mercoledì il parlamento statale ad Albany ha approvato una nuova tassa sulle seconde case pensata per raccogliere 500 milioni di dollari a sostegno della città.

"Le agenzie comunali devono risolvere alcune delle sfide più complesse che i newyorkesi affrontano, eppure troppo spesso sono frenate da vincoli superati e requisiti inutili", ha dichiarato Cheng. "Modernizzare lo statuto è l'occasione per trasformare il modo in cui il governo cittadino svolge il suo lavoro".

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Drone russo colpisce un palazzo in Romania: prima volta con feriti su suolo Nato


Un drone Shahed ha colpito un condominio a Galați, ferendo due persone tra cui un minore. Von der Leyen: "Superato un altro limite"

Per la prima volta dall'inizio della guerra un attacco russo provoca feriti su territorio Nato. Un drone Shahed ha colpito il tetto di un condominio a Galați, nel sudest della Romania, ferendo due persone, tra cui un minore. Lo ha reso noto il ministero della Difesa rumeno, secondo quanto riporta La Stampa. Dopo l'incursione, due F-16 rumeni sono decollati per monitorare lo spazio aereo.

L'episodio è avvenuto durante gli attacchi russi notturni contro i porti ucraini sul Danubio, in particolare la città di Izmail. Bucarest ha definito l'accaduto "una grave e pericolosa escalation".

La reazione europea è stata immediata. "La guerra di aggressione della Russia ha oltrepassato un altro limite. Un'incursione di droni russi ha colpito un'area densamente popolata in Romania, ferendo dei civili. Su territorio dell'Ue." ha scritto su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, esprimendo piena solidarietà con Bucarest.

Dura anche la reazione italiana. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito l'attacco "una pericolosa e irresponsabile escalation che non può essere tollerata", esprimendo solidarietà al popolo rumeno e ribadendo che "la sicurezza di un membro dell'Alleanza e dell'Unione Europea è la sicurezza di tutti noi".

La Francia ha convocato l'ambasciatore russo. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha definito l'accaduto "un atto irresponsabile" e un tentativo di intimidazione. Parigi collega l'episodio ai recenti bombardamenti russi contro civili ucraini e alle minacce rivolte ai diplomatici europei in Russia.

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Alert di prezzo, cashback e offerte: come gli italiani combattono il caro vita


Il caro vita spinge sempre più italiani a cercare sconti e promozioni online. Tra alert di prezzo, cashback e comparatori, cambia il modo di risparmiare nel 2026
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In un contesto segnato dal caro vita e dalla crescente pressione sulle spese quotidiane, il risparmio non è più soltanto una conseguenza dell’acquisto online, ma una vera e propria strategia di gestione economica personale. Oggi gli italiani pianificano di più, confrontano i prezzi con maggiore attenzione e monitorano nel tempo le variazioni di costo prima di decidere quando acquistare. È un cambiamento culturale che riflette un consumatore sempre più consapevole, informato e pragmatico.

Si acquista quando conviene


L’aumento dei costi fissi - dall’energia ai carburanti, passando per mutui, affitti e spese domestiche - ha inevitabilmente modificato il rapporto con i consumi. In questo scenario, il confronto dei prezzi è diventato uno strumento centrale nelle decisioni d’acquisto e gli alert di prezzo rappresentano sempre più una forma di pianificazione: non si acquista più solo quando emerge un bisogno, ma quando il prezzo è percepito come realmente conveniente.

La tecnologia la categoria più attenzionata


L’analisi degli alert impostati dagli utenti di Trovaprezzi.it nei primi mesi del 2026 evidenzia con nitidezza questa evoluzione. Le categorie più monitorate restano quelle legate alla tecnologia, a partire da smartphone ed elettronica di consumo. La sola categoria “Cellulari e Smartphone” ha registrato oltre 5.900 alert nel periodo analizzato del 2026, confermandosi tra le aree su cui gli utenti mostrano la maggiore sensibilità al prezzo.

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Tra i prodotti più monitorati compaiono alcuni degli smartphone di fascia alta più desiderati dagli utenti della piattaforma, come iPhone 17, iPhone 17 Pro, Samsung Galaxy S25, Samsung Galaxy S25 Ultra, Samsung Galaxy S26 Ultra, Google Pixel 10 Pro e Xiaomi 15T Pro. Si tratta di acquisti ad alto impegno economico, che spesso vengono monitorati per settimane o addirittura mesi in attesa del momento giusto. Questo comportamento rivela un consumatore che non rinuncia necessariamente alla tecnologia, ma che ha imparato a gestire l’acquisto in modo più razionale. L’alert di prezzo diventa così una sorta di “acquisto differito”: l’interesse per il prodotto nasce immediatamente, mentre la decisione finale viene rimandata fino a quando il prezzo scende sotto la soglia ritenuta accettabile.

Cresce l'interesse per salute, benessere e cura personale


Accanto alla tecnologia emerge però un secondo fenomeno particolarmente interessante: la crescente attenzione verso categorie legate alla salute, al benessere e alla cura personale. Nei primi mesi del 2026 i “Prodotti per il Viso” hanno raggiunto quasi i 2.000 alert, seguiti da “Profumi” e “Prodotti per il Corpo”. Anche categorie come integratori e farmaci da banco mostrano una crescita significativa dell’attenzione al prezzo. Questo è probabilmente uno dei segnali più rilevanti del cambiamento in atto. Negli ultimi anni il risparmio si è progressivamente esteso dalla logica del grande acquisto occasionale a una gestione continua delle spese ordinarie. Se in passato il confronto prezzi era associato soprattutto all’acquisto di grandi elettrodomestici o prodotti tecnologici costosi, oggi viene utilizzato anche per contenere i costi anche nelle categorie che rientrano nella routine quotidiana.

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Anche il confronto con gli anni precedenti conferma questa trasformazione. Nel 2024 e nel 2025 gli alert impostati nel medesimo periodo erano fortemente concentrati su grandi elettrodomestici, climatizzazione e prodotti legati alla casa. Nel 2025, ad esempio, la categoria “Cucine e Piani Cottura” aveva superato i 10.000 alert, segno di quanto il tema dei consumi energetici e delle spese domestiche fosse centrale nelle decisioni d’acquisto degli italiani. Nel 2026, pur restando centrale la tecnologia, si osserva invece un ampliamento dell’attenzione verso prodotti di uso più frequente, legati alla salute, alla cura della persona e al benessere quotidiano. È il segnale di un consumatore che cerca di recuperare margini di risparmio non solo sui grandi acquisti, ma anche sulle spese ricorrenti.

Un risparmio consapevole


In parallelo, l’evoluzione degli alert mostra come gli italiani abbiano sviluppato un rapporto via via più maturo con gli strumenti digitali. L’e-commerce non viene più vissuto esclusivamente come luogo dello sconto occasionale, ma come un ecosistema informativo che consente di osservare l’andamento dei prezzi, confrontare offerte e prendere decisioni più consapevoli. Il risparmio, in altre parole, non è più solo opportunistico: è guidato dai dati. In quest’ottica, gli alert di prezzo assumono quasi il ruolo di indicatori del clima economico percepito dai consumatori; essi raccontano un’Italia che continua a desiderare tecnologia, prodotti di qualità e beni premium, ma che allo stesso tempo cerca di difendere il proprio potere d’acquisto attraverso strumenti di monitoraggio, confronto e pianificazione. Il punto centrale non è tanto spendere meno, quanto acquistare meglio. E probabilmente è proprio questa la trasformazione più significativa del consumatore digitale contemporaneo: non più passivo davanti alle oscillazioni del mercato, ma attivo, strategico e sempre più determinato a decidere sulla base dei dati.


La fine della wellness obsession: perché gli italiani stanno abbandonando la cultura della performance


Per anni il benessere è stato raccontato solo come obiettivi da raggiungere, calorie da tracciare e routine da ottimizzare, Oggi qualcosa è cambiato: secondo la ricerca “The Wellbeing Flow”, realizzata da Ipsos Doxa in occasione del lancio della nuova Huawei Watch Fit 5 Series, l’85% degli italiani prende decisioni legate al proprio benessere seguendo l’umore del momento. Un dato che fotografa una trasformazione molto più profonda del wellness trend, secondo cui gli italiani non stanno più cercando la performance perfetta, ma un modo sostenibile per gestire la propria energia mentale. Non a caso, il 61% dichiara di voler mantenere abitudini sane “senza diventare ossessivo”, mentre l’approccio ultra-performativo basato sul tracking estremo sopravvive ormai solo in una nicchia (7%). La wellness culture si sta allontanando dall’idea di ottimizzazione continua per avvicinarsi a un nuovo bisogno collettivo: il 28% si riconosce invece nella cosiddetta “soft life”, un approccio che privilegia il sentirsi più leggeri, più presenti e meno sotto pressione.

Gli italiani vogliono capire quando sono mentalmente scarichi


La ricerca mostra come il linguaggio stesso del wellbeing sia cambiato. Oggi non si parla più solo di passi, calorie o allenamenti, ma di “social battery”, “brain fog”, “wellness snacking” e “bed rot”. Segnali di una società che sta trasformando il benessere in una questione emotiva prima ancora che fisica. Gli italiani vogliono capire quando sono mentalmente scarichi, quando hanno bisogno di staccare, quando la mente è in overload e quando invece riescono finalmente a sentirsi lucidi e presenti. Tra gli indicatori che nostri connazionali desiderano monitorare di più riguardano la sfera mentale ed energetica: il 41% vorrebbe comprendere meglio la propria stabilità emotiva, il 39% monitorare la reale energia fisica e il 31% migliorare la qualità del recupero e del sonno.

La differenze generazionali


In questo scenario emerge una distanza culturale molto netta tra Millennials e Gen Z. I primi sembrano vivere il wellbeing come una forma di equilibrio pragmatico: cercano pianificazione flessibile (58%), desiderano una tecnologia capace di guidarli senza essere invasiva (28%) e sono la generazione più attenta alla propria “social battery”, cioè alla gestione dell’energia sociale e relazionale.

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La Gen Z, invece, vive il benessere come un pendolo emotivo. È la generazione che più alterna estremi apparentemente opposti: da una parte il “bed rot”, ovvero il rifugiarsi a letto senza fare nulla per recuperare energie (15%), dall’altra workout ad alta intensità (14%), utilizzati come valvola di sfogo mentale. Non è contraddizione: è un nuovo modo di regolare le proprie energie. Per la Gen Z il benessere non è più una routine stabile, ma una continua oscillazione tra spegnersi e riaccendersi e infatti il 37% si aspetta dalla tecnologia un approccio più empatico, capace di adattarsi a queste esigenze quotidiane anziché imporre schemi fissi.

Il benessere si consuma a piccole dosi


Anche il modo di ricaricarsi racconta questa trasformazione. I Millennials cercano soprattutto natura (42%), pratiche di riequilibrio mentale come yoga, meditazione e respirazione profonda (20%) e rituali più strutturati. La Gen Z preferisce invece esperienze brevi, immediate e leggere: piccoli momenti di “wellness snacking” (34%), attività playful e ludiche capaci di offrire sollievo emotivo immediato (33%) . Il benessere diventa qualcosa da consumare a piccole dosi durante la giornata, più vicino a una pausa mentale che a una disciplina rigida.

Un cambiamento che sta ridefinendo anche il ruolo della tecnologia


Se i primi wearable servivano principalmente a misurare, oggi le persone (37%) chiedono dispositivi capaci di comprendere stress, recupero, energia e stati emotivi. Non basta più contare i passi: serve una tecnologia che sappia interpretare il modo in cui ci sentiamo.
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Secondo i dati diffusi da Trovaprezzi.it, l’interesse verso i modelli AI-centric è più che raddoppiato negli ultimi due anni, arrivando a rappresentare il 27% delle ricerche online nel settore mobile
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Con il concept “Spark Your Vibes”, Huawei ridefinisce il concetto di wellbeing tecnologico, spostando l’attenzione dalla performance continua a un approccio più equilibrato e sostenibile. La Watch Fit 5 Series integra funzioni avanzate per il monitoraggio di sonno, stress e frequenza cardiaca insieme a strumenti più intuitivi come mini-workout e tracking emotivo, adattandosi ai ritmi quotidiani delle persone. Centrale anche l’autonomia prolungata della batteria, pensata per accompagnare uno stile di vita sempre più dinamico. Il wearable si propone così come un alleato flessibile del benessere personale, in linea con una nuova visione della salute mentale e fisica meno rigida e più autentica.


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Whitmer dice che non si candiderà nel 2028, poi fa marcia indietro


La governatrice del Michigan ha escluso una corsa alla Casa Bianca in un'intervista a Detroit, salvo correggere il tiro poche ore dopo: "Non bisogna mai dire mai".

La governatrice del Michigan Gretchen Whitmer ha escluso una candidatura alla presidenza nel 2028, salvo poi correggere il tiro nel giro di poche ore. "Ci sarà un gruppo nutrito di persone che si candideranno alla presidenza", ha detto in un'intervista all'emittente WJBK-TV di Detroit, aggiungendo: "Io non sarò una di loro nel 2028, questo ve lo posso dire".

La precisazione è arrivata in serata, durante una conferenza sulle politiche pubbliche organizzata sull'isola di Mackinac, in Michigan. Whitmer ha spiegato di voler "correggere quanto detto" e ha attenuato le parole precedenti: "Non avrei mai pensato di candidarmi a governatrice, quindi dovrei sapere che non bisogna mai dire mai".

Whitmer è alla fine del suo secondo mandato, che si concluderà entro la fine di quest'anno. I limiti di mandato le impediscono di ricandidarsi per la terza volta alla guida dello Stato. Da tempo viene indicata, insieme a più di una decina di altri democratici di primo piano, tra i possibili contendenti per il 2028.

Una persona vicina alla governatrice, che ha parlato in forma anonima, ha suggerito che le prime dichiarazioni non rappresentassero una chiusura definitiva della porta sul 2028. Whitmer, secondo questa fonte, tende a concentrarsi su ciò che ha davanti nell'immediato e non sulle competizioni politiche di anni futuri, e non è il tipo di persona che dice "mai".

Il mandato di Whitmer ha però conosciuto alcuni passaggi controversi. Un viaggio a Washington nel 2025 ha irritato diversi democratici, dopo che la governatrice aveva tenuto un discorso individuando punti in comune con il presidente Donald Trump per poi apparire al suo fianco nello Studio Ovale. Una foto, diventata virale, la ritraeva mentre si copriva il volto con alcune cartelline durante quell'incontro.

Circa un anno fa, mentre Whitmer e la senatrice del Michigan Elissa Slotkin alimentavano le voci su una possibile candidatura di due donne dello Stato in bilico, due operatori democratici vicini alla governatrice si erano detti scettici sul fatto che lei portasse davvero avanti una campagna presidenziale.

Il possibile campo democratico per il 2028 comprende diversi governatori, tra cui Wes Moore del Maryland, Josh Shapiro della Pennsylvania, Andy Beshear del Kentucky, Gavin Newsom della California e JB Pritzker dell'Illinois. Anche Moore, come Whitmer, ha negato di volersi candidare alla presidenza. "Non mi candido alla presidenza", aveva dichiarato l'anno scorso alla trasmissione "Meet the Press" di NBC News.

Le smentite, però, non bastano a escludere un politico dalle liste dei possibili candidati. Nel 2006 l'allora senatore Barack Obama aveva detto a "Meet the Press" che non si sarebbe candidato, salvo poi vincere la nomination democratica e la presidenza appena due anni dopo. La senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren aveva affermato nel 2018 di non avere "alcuna intenzione" di candidarsi, per poi lanciare una campagna per la nomination del 2020.

Nelle stesse dichiarazioni a WJBK, Whitmer ha spiegato di affidarsi ai consigli di altri ex amministratori su come passare dalla vita pubblica a quella privata. "Ho ricevuto consigli da persone che hanno fatto questa transizione, che fosse la mia amica Gina Raimondo, con cui mi sono seduta ieri sera per un po', Pete Buttigieg o Paul Ryan, con cui ho parlato spesso. Il consiglio che tutti danno è prendersi un po' di tempo, ed è quello che farò", ha detto la governatrice. Raimondo è stata governatrice del Rhode Island e segretaria al Commercio, Buttigieg ex segretario ai Trasporti e Ryan speaker repubblicano della Camera tra l'ottobre 2015 e il gennaio 2019. Buttigieg e Raimondo compaiono anch'essi nelle liste dei possibili candidati alla presidenza tra due anni.

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Notebook gaming MSI 2026: arrivano in Italia Titan, Raider, Stealth e Cyborg


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MSI rinnova la sua gamma di notebook gaming e porta ufficialmente in Italia le nuove serie Titan, Raider, Stealth e Cyborg, pensate per chi cerca prestazioni elevate sia nel gioco sia nella creazione di contenuti. La nuova lineup punta su componenti di ultima generazione, con processori Intel Core Ultra 200HX e GPU Laptop NVIDIA GeForce RTX Serie 50, affiancati da sistemi di raffreddamento aggiornati, display ad alto refresh rate e soluzioni pensate per rendere l’esperienza più fluida, potente e gestibile anche nelle sessioni più intense.

Il messaggio è abbastanza chiaro: MSI vuole rafforzare la propria presenza nel segmento dei portatili gaming ad alte prestazioni, coprendo fasce diverse di mercato. Da una parte ci sono i modelli più estremi, come MSI Titan 18 e Raider 18 Max, pensati per chi vuole una macchina desktop replacement senza troppi compromessi. Dall’altra troviamo soluzioni più accessibili come Cyborg 15 e Cyborg 15 Max, che puntano a migliorare il rapporto tra prestazioni, portabilità e prezzo.

Nuovi notebook gaming MSI: più potenza con Intel Core Ultra e RTX Serie 50


La principale novità della nuova generazione di notebook gaming MSI 2026 riguarda la piattaforma hardware. I modelli più avanzati possono contare sui processori Intel Core Ultra 200HX, pensati per offrire un livello di potenza elevato nelle applicazioni più impegnative, dal gaming AAA al rendering, passando per streaming, montaggio video e attività creative.

A questi processori si affiancano le GPU Laptop NVIDIA GeForce RTX Serie 50, che rappresentano il cuore grafico della nuova gamma. MSI parla di una potenza combinata fino a 270 W sui modelli più performanti, un dato che lascia intuire la volontà del brand di spingere molto sul fronte delle prestazioni reali, non solo sulla scheda tecnica.

Il lavoro non si è però concentrato soltanto sulla potenza pura. MSI ha infatti dichiarato di aver ottimizzato anche il funzionamento delle ventole, con l’obiettivo di offrire un’esperienza più silenziosa e confortevole anche sotto carico. Si tratta di un dettaglio importante, perché su un notebook gaming moderno non basta avere una CPU e una GPU potenti: serve anche un sistema termico capace di gestire bene temperature, rumore e stabilità nel tempo.
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MSI Raider 16: prestazioni elevate in un formato più gestibile


Tra i modelli più interessanti della nuova gamma c’è sicuramente MSI Raider 16, un notebook gaming da 16 pollici che punta a unire potenza, display veloce e maggiore praticità nell’uso quotidiano. Il nuovo Raider 16 integra processori Intel Core Ultra 200HX e GPU Laptop NVIDIA GeForce RTX Serie 50, offrendo quindi una base hardware adatta sia ai gamer più esigenti sia ai creator che lavorano con software pesanti.

Uno degli aspetti più curati riguarda il sistema di raffreddamento. MSI ha ridisegnato la scheda madre rendendola più compatta, così da creare più spazio per ventole di dimensioni maggiori. L’obiettivo è aumentare il flusso d’aria mantenendo un regime di rotazione più basso, riducendo quindi il rumore complessivo. Secondo l’azienda, il Raider 16 è stato progettato per mantenere il rumore delle ventole sotto i 50 dBA anche durante le sessioni di gioco più intense.

La gestione termica è stata migliorata anche attraverso una curva di funzionamento più progressiva, pensata per evitare picchi improvvisi e fastidiosi. È un dettaglio che può fare la differenza nell’uso reale, soprattutto quando si passa rapidamente da carichi leggeri a sessioni di gioco, esportazione video o applicazioni 3D.

Il nuovo Raider 16 propone inoltre un display QHD+ a 240 Hz, una scelta molto interessante per chi cerca un buon equilibrio tra definizione e fluidità. La risoluzione superiore al Full HD consente di avere immagini più nitide, mentre il refresh rate elevato torna utile nei giochi competitivi e nei titoli più veloci.

MSI ha lavorato anche sulla praticità. Il telaio è più sottile rispetto al passato e il portatile diventa più semplice da trasportare. Inoltre, il pannello di accesso rapido permette di intervenire su memoria e SSD allentando soltanto due viti, senza dover rimuovere completamente il fondo del notebook. Per chi vuole aggiornare il proprio laptop nel tempo, è una soluzione molto comoda.
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Titan 18 e Raider 18 Max: i modelli da 18 pollici per chi vuole il massimo


La gamma MSI include anche i nuovi notebook gaming da 18 pollici, con Titan 18 e Raider 18 Max. Questi modelli sono pensati per chi cerca prestazioni da fascia altissima e preferisce uno schermo più grande, ideale non solo per giocare, ma anche per lavorare su contenuti video, grafica, editing e multitasking avanzato.

Il nuovo MSI Titan 18 si posiziona come una delle proposte più estreme della lineup. Grazie ai processori Intel Core Ultra 200HX, può arrivare a una potenza fino a 220 W dedicata alla CPU. È un dato importante, perché indica una forte attenzione alla continuità prestazionale, soprattutto nei carichi lunghi e complessi.

Uno dei punti di forza del Titan 18 è il display. MSI ha scelto un pannello Mini LED UHD+ a 240 Hz, certificato VESA DisplayHDR 1000 True Black. Questo significa che il portatile punta a offrire non solo fluidità elevata, ma anche un livello di qualità visiva molto alto, con luminosità, contrasto e resa delle scene HDR pensati per un’esperienza premium.

Anche il Raider 18 Max entra nella categoria dei notebook gaming di fascia alta, con uno schermo ampio e una dotazione pensata per chi non vuole scendere a compromessi. Rispetto ai modelli più compatti, questi notebook sono chiaramente meno orientati alla mobilità estrema, ma offrono una superficie di lavoro più generosa e una piattaforma hardware adatta a sostituire un PC desktop in molti scenari.
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Cyborg 15 e Cyborg 15 Max: più prestazioni nella fascia entry-level gaming


La nuova serie MSI Cyborg 15 è stata riprogettata per migliorare sia le prestazioni sia la qualità del display. È una delle novità più interessanti per chi cerca un notebook gaming entry-level ma non vuole rinunciare a una scheda tecnica moderna.

Il nuovo Cyborg 15 Max può arrivare fino a 100 W di TGP, con una potenza totale di sistema fino a 130 W tra processore Intel Core 200H e GPU Laptop NVIDIA GeForce RTX Serie 50. MSI sottolinea che il salto prestazionale è legato anche al sistema termico Cooler Boost aggiornato, ora dotato di doppie ventole e tre heatpipe.

Rispetto alla generazione precedente, l’aumento del TGP è del 122%, un dato che dovrebbe tradursi in prestazioni grafiche più solide, soprattutto nei giochi più impegnativi. Naturalmente, come sempre, le prestazioni effettive dipenderanno anche dalla configurazione scelta, dalla gestione termica e dal profilo energetico utilizzato, ma l’evoluzione rispetto ai vecchi modelli sembra netta.

Anche il display è stato aggiornato. Il nuovo Cyborg 15 offre un pannello Full HD a 144 Hz con copertura sRGB al 100%, una caratteristica utile non solo per il gaming, ma anche per chi crea contenuti e vuole colori più ricchi e accurati. Non siamo davanti a un pannello pensato per il professionista del colore più esigente, ma per la fascia di appartenenza è una scelta interessante.

MSI ha migliorato anche la connettività. Il nuovo Cyborg integra tre porte USB-A e una porta USB-C con supporto alla ricarica da 100 W e uscita DisplayPort. Da segnalare anche la presenza di porte HDMI e RJ-45 sul retro dello chassis, una scelta poco comune nella fascia entry-level ma molto utile per tenere la postazione più ordinata.

Il tutto è racchiuso in un telaio da circa 2 kg e 21 mm di spessore. Questo rende il Cyborg 15 più semplice da trasportare rispetto a molti notebook gaming tradizionali, pur mantenendo una dotazione pensata per giocare e lavorare in mobilità.
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Offerte MSI per l’Italia: NordVPN e garanzia extra


Per accompagnare il lancio dei nuovi notebook gaming MSI in Italia, l’azienda ha previsto due iniziative promozionali dedicate agli utenti italiani. La prima è l’Early Bird Bundle, attiva dal 1 giugno al 15 luglio 2026, che consente a chi acquista un notebook selezionato di ottenere 1 anno di abbonamento a NordVPN.

La seconda iniziativa è Review & Receive, disponibile dal 1 giugno al 15 ottobre 2026. In questo caso, registrando il prodotto, è possibile ottenere 1 anno di garanzia extra MSI Core Plus, che estende la copertura standard del notebook.

Le due promozioni sono indipendenti ma cumulabili nei rispettivi periodi di validità. Questo significa che, acquistando un modello compatibile e rispettando le condizioni previste, gli utenti possono ottenere sia l’abbonamento a NordVPN sia l’estensione di garanzia.

Prezzi e disponibilità in Italia


I nuovi notebook gaming MSI arriveranno in Italia presso rivenditori selezionati con prezzi differenti in base alla serie e alla configurazione. MSI Raider 18 Max sarà disponibile a partire da 4.099 euro, mentre MSI Raider 16 partirà da 2.999 euro.

Il modello più esclusivo della gamma, MSI Titan 18, sarà disponibile a partire da 5.999 euro. I nuovi Cyborg 15 e Cyborg 15 Max avranno invece un prezzo di listino a partire da 1.549 euro, posizionandosi come le soluzioni più accessibili della lineup gaming. Infine, il nuovo MSI Stealth 16 sarà proposto a partire da 3.199 euro.

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Napoli oltre la realtà: il racconto di un mondo sospeso tra fede, teatro e sopravvivenza


Tra San Gennaro, Maradona e la Smorfia, Marino Niola decifra l’anima irripetibile della città più magnetica d’Italia
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Napoli è la città dove quasi ogni legge fisica che regola l'universo conosciuto non solo è disattesa, ma ne viene proposta una alternativa che fa vivere gli esseri umani dall'alba al tramonto, il napoletano è la lingua degli dei. Nessuno fino ad oggi si era interrogato in maniera sistematica sul come ciò possa avvenire e perché.

Marino Niola usa la sua potentissima lente di antropologo navigato per mettere in fila alcuni degli eventi miracolosi che avvengono ogni giorno, anzi ogni minuto, nella capitale del Mediterraneo: il luogo in cui è stato scritto l'unico libro anche per chi mai ha imparato a leggere (la Smorfia), la città del nobile italiano divenuto attore con il titolo più lungo (Antonio De Curtis alias Totò, il Principe della risata), il luogo dove il rapporto tra il mondo dei vivi e quello dei morti è costante e proficuo.

Dove San Gennaro, il santo patrono, è ritenuto più potente del Messia stesso, capace di perdonare sempre dai peccati chi gli si affida a corpo morto e di proteggere gli abitanti dalla minaccia del Vesuvio. Quello che possiede il tesoro con il valore più elevato di qualsiasi casa ancora regnante al mondo. Niola ha un'intuizione fulminante quando rintraccia l'origine in nuce di Gomorra, raccontata solo decine di anni dopo da Saviano, già nel bestseller degli Anni novanta Io speriamo che me la cavo di Marcello D'Orta con i temi scolastici grammaticalmente scombiccherati dei suoi piccoli alunni.

E poi via con Maradona prodigio calcistico in campo che rifiuta cento miliardi per trasferirsi alla Juventus, i fratelli De Filippo a teatro, Pino Daniele "nero a metà". I viaggiatori di ogni secolo che restano incantati da quella che appare essere una malia inarrestabile composta dal cibo, i colori, gli odori e i suoni. Quando la mappatura genetica dell'essere umano sarà completata in tutto e per tutto, si scoprirà che nascere e vivere a Napoli comporta una modificazione irreparabile di un gene, e nessuno (per fortuna) può farci nulla. Anche la matematica deve sottomettere alla sua logica: in nessun luogo del mondo è possibile offendere una persona appellandola con un numero.

Perché come ha scritto Curzio Malaparte: " (...) è la sola città del mondo antico che non sia perita come Ilio, come Ninive, come Babilonia (...) Napoli è una Pompei che non è stata mai sepolta. Non è una città: è un mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alla superficie del mondo moderno".

Marino Niola
LA CAPITALE DELL'ANIMA

Perché Napoli è un'eccezione
Raffaello Cortina Editore 2026

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TP-Link Archer 8: arriva il primo router Wi-Fi 8 del futuro


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TP-Link ha annunciato ufficialmente Archer 8, il primo router dell'azienda basato sul nuovo standard Wi-Fi 8, una tecnologia progettata per migliorare non solo la velocità, ma soprattutto la qualità dell'esperienza quotidiana nelle reti domestiche moderne. Il dispositivo rappresenta il primo passo di una strategia più ampia che porterà sul mercato una gamma completa di prodotti Wi-Fi 8, comprendente sistemi Mesh, extender e router da viaggio.

Presentato a Milano il 28 maggio 2026, TP-Link Archer 8 è stato sviluppato seguendo le specifiche emergenti dello standard IEEE 802.11bn, con l'obiettivo di offrire connessioni più affidabili, stabili e reattive anche negli ambienti domestici più complessi e affollati di dispositivi connessi.

Perché il Wi-Fi 8 punta sulla qualità dell'esperienza


Negli ultimi anni le abitazioni si sono trasformate in ecosistemi digitali sempre più complessi, con smartphone, smart TV, console, computer, videocamere di sicurezza e dispositivi IoT che condividono la stessa rete. In questo scenario, la semplice velocità massima teorica non è più sufficiente per garantire una connessione efficiente.

Secondo TP-Link, il nuovo Archer 8 è stato progettato proprio per affrontare alcune delle problematiche più comuni delle reti domestiche moderne, come la congestione causata da molti dispositivi collegati contemporaneamente, la perdita di prestazioni tra stanze differenti, il roaming mesh non ottimale e gli aumenti di latenza durante attività come gaming online, streaming video e videoconferenze.

I primi test mostrano miglioramenti concreti


TP-Link ha effettuato una serie di test interni confrontando le prime implementazioni Wi-Fi 8 con soluzioni basate su Wi-Fi 7, simulando condizioni reali di utilizzo domestico. I risultati preliminari evidenziano miglioramenti significativi in diversi aspetti fondamentali delle prestazioni di rete.

Tra i dati più interessanti emerge un incremento fino al 33% nella velocità di trasmissione dei dati, ottenuto grazie a miglioramenti nella modulazione e nella codifica del segnale. Anche il throughput beneficia delle nuove tecnologie, con un aumento fino al 24% nelle situazioni in cui la qualità del segnale varia tra i diversi flussi spaziali.

Le prestazioni migliorano anche negli ambienti caratterizzati da forti interferenze wireless, dove i test hanno evidenziato incrementi fino al 15% tra access point multipli. Nei contesti multi-piano, invece, il nuovo sistema di antenne e le ottimizzazioni supportate dall'intelligenza artificiale consentono miglioramenti che arrivano fino al 30% con un singolo dispositivo collegato e tra il 10% e il 20% in scenari multi-device.

A completare il quadro troviamo una maggiore sensibilità in ricezione sulle bande 5 GHz e 6 GHz, con guadagni compresi tra 1 e 3 dB che contribuiscono a garantire una copertura più stabile in tutta l'abitazione.
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Design premium e tecnologie avanzate


Oltre alle innovazioni sul fronte della connettività, TP-Link Archer 8 introduce anche una nuova filosofia progettuale. Il router si distingue per un design minimalista e moderno caratterizzato da finiture micro-texturizzate, linee curate e una luce frontale discreta che ne valorizza l'estetica.

Sotto la scocca trovano spazio diverse soluzioni tecnologiche avanzate, tra cui un sistema evoluto di dissipazione del calore, un'architettura ottimizzata delle antenne, miglioramenti RF e funzioni basate sull'intelligenza artificiale dedicate alla gestione della rete. L'obiettivo è garantire connessioni affidabili e prestazioni elevate anche nelle abitazioni più esigenti.

La roadmap TP-Link per il Wi-Fi 8


Archer 8 non sarà un prodotto isolato. TP-Link ha già delineato una roadmap che punta a costruire un ecosistema completo basato sul nuovo standard Wi-Fi 8.

Il lancio di Archer 8 è previsto per ottobre 2026, mentre nel primo trimestre del 2027 arriverà Deco 8, il nuovo sistema Mesh Wi-Fi 8. Successivamente debutteranno Roam 8, pensato per l'utilizzo in mobilità, oltre a extender e adattatori compatibili con la nuova tecnologia.

Un assaggio del networking domestico di domani


Con Archer 8, TP-Link vuole anticipare l'evoluzione delle reti domestiche puntando su aspetti che incidono concretamente sull'esperienza degli utenti: stabilità, copertura, latenza ridotta e gestione intelligente dei dispositivi connessi. Sebbene il debutto commerciale sia ancora previsto tra alcuni mesi, il nuovo router rappresenta già una delle prime dimostrazioni concrete delle potenzialità del Wi-Fi 8, una tecnologia destinata a diventare il nuovo punto di riferimento per la connettività domestica nei prossimi anni.

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Philips Evnia lancia il monitor 4K QD-OLED che punta ai gamer più esigenti


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Philips Evnia amplia la propria gamma di monitor dedicati ai videogiocatori con il nuovo Philips Evnia 32M2N8900P, un modello da 31,5 pollici che combina la qualità visiva della tecnologia QD-OLED di quarta generazione con la fluidità di un refresh rate fino a 240 Hz. Pensato per gli appassionati di gaming competitivo ma anche per creator e professionisti che lavorano con contenuti visivi, questo monitor punta a offrire immagini dettagliate, colori accurati e tempi di risposta estremamente ridotti.

Il nuovo monitor sarà disponibile a partire da giugno al prezzo consigliato di 1.099 euro e include una garanzia di tre anni che copre anche eventuali problemi di burn-in dei pixel, un aspetto particolarmente importante per chi utilizza un pannello OLED per molte ore al giorno.

Qualità d'immagine elevata grazie al QD-OLED di quarta generazione


Uno degli elementi più interessanti del Philips Evnia 32M2N8900P è senza dubbio il suo pannello QD-OLED 4K UltraClear con risoluzione 3840 x 2160 pixel. La combinazione tra tecnologia Quantum Dot e OLED permette di ottenere neri profondi, un contrasto elevato e colori particolarmente vividi.

La presenza di una profondità colore reale a 10 bit consente di visualizzare sfumature più naturali e transizioni cromatiche più uniformi. Questo si traduce in una migliore resa sia durante le sessioni di gioco sia nelle attività di editing fotografico e video.

A supportare la qualità visiva troviamo anche la certificazione DisplayHDR True Black 500, che migliora la gestione delle scene scure, e la tecnologia Ultra Wide Color, progettata per ampliare la gamma cromatica mantenendo una riproduzione accurata dei colori.

Particolarmente interessante la copertura colore dichiarata del 99,5% dello spazio DCI-P3 e del 97,7% Adobe RGB, caratteristiche che rendono il monitor adatto anche a chi lavora con contenuti professionali e necessita di una fedele riproduzione cromatica.

Gaming fluido grazie al refresh rate di 240 Hz


Per chi gioca a titoli competitivi, la fluidità rappresenta un fattore fondamentale. Philips Evnia 32M2N8900P integra un refresh rate fino a 240 Hz, capace di aggiornare l'immagine 240 volte al secondo e offrire una maggiore nitidezza nei movimenti più rapidi.

A completare il pacchetto troviamo un tempo di risposta dichiarato di appena 0,03 ms, una specifica che contribuisce a ridurre al minimo gli effetti di ghosting e motion blur.

La compatibilità con NVIDIA G-SYNC aiuta inoltre a eliminare fenomeni come tearing e stuttering, garantendo una visualizzazione più stabile quando il frame rate varia durante il gameplay.

Non mancano alcune funzioni dedicate espressamente ai gamer, tra cui Smart Crosshair, Smart Sniper, Shadow Boost e Stark Shadow Boost, strumenti che permettono di migliorare la visibilità nelle aree più scure e ottimizzare la precisione nei titoli competitivi.
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Ambiglow e AmbiScape rendono il setup ancora più immersivo


Philips continua a investire anche sull'immersione visiva grazie alla tecnologia AI-enhanced Ambiglow. Il sistema analizza in tempo reale ciò che viene visualizzato sullo schermo e adatta automaticamente l'illuminazione posteriore per amplificare il coinvolgimento durante il gioco.

L'esperienza viene ulteriormente ampliata con AmbiScape, una piattaforma accessibile tramite il software Philips Evnia Precision Center che permette di collegare fino a dieci luci smart compatibili con lo standard Matter.

Grazie alla funzione Link with AmbiScape, l'illuminazione ambientale può sincronizzarsi con le immagini visualizzate sul monitor, trasformando l'intera postazione gaming in un ambiente dinamico e personalizzato.

Connettività moderna per PC, console e laptop


Il Philips Evnia 32M2N8900P è stato progettato per adattarsi ai moderni setup multi-dispositivo. Sul fronte della connettività troviamo infatti HDMI 2.1, DisplayPort 2.1 e una porta USB-C con alimentazione fino a 65W, ideale per collegare notebook e workstation tramite un unico cavo.

Per chi utilizza più sistemi contemporaneamente è disponibile anche un pratico KVM Switch integrato, che permette di controllare due dispositivi utilizzando una sola tastiera e un solo mouse.

La funzione MultiView amplia ulteriormente la versatilità del monitor, risultando particolarmente utile per streamer, content creator e professionisti che lavorano su configurazioni dual-PC.

Maggiore comfort nelle sessioni prolungate


Oltre alle prestazioni, Philips ha dedicato particolare attenzione al comfort visivo. La tecnologia SoftBlue riduce fino al 50% l'emissione della luce blu ad alta energia direttamente a livello del pannello, contribuendo ad affaticare meno la vista durante le lunghe sessioni davanti allo schermo.

Sul fronte audio, il monitor integra due altoparlanti da 5 Watt con supporto DTS Sound, una soluzione che offre audio surround virtuale, bassi migliorati e dialoghi più chiari senza la necessità di utilizzare diffusori esterni.

Disponibilità e prezzo


Il nuovo Philips Evnia 32M2N8900P sarà disponibile sul mercato italiano a partire da giugno 2026 con un prezzo consigliato al pubblico di 1.099 euro.

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Un drone russo colpisce un palazzo in Romania, due civili feriti


Nella notte un drone carico di esplosivo si è schiantato su un edificio a Galați, città rumena vicino al confine ucraino. È il primo caso di cittadini rumeni feriti da un drone russo dall'inizio della guerra.

Un drone russo si è schiantato nella notte sul tetto di un palazzo residenziale a Galați, città della Romania sud-orientale vicina al confine con l'Ucraina, ferendo due persone. L'impatto ha provocato un incendio in un appartamento al decimo piano e ha costretto all'evacuazione circa 70 residenti dello stesso palazzo. I due feriti sono una donna, che ha riportato ustioni di primo grado, e un ragazzo di 14 anni, soccorso per un attacco di panico. Entrambi erano riusciti a lasciare autonomamente l'appartamento in fiamme prima dell'arrivo dei soccorsi. Mai prima d'ora civili rumeni erano rimasti feriti da un attacco condotto con droni russi.

A renderlo noto è stato il Ministero della Difesa rumeno. Questo episodio è avvenuto mentre durante la notte, la Russia ha ripreso a colpire con droni obiettivi civili e infrastrutture in Ucraina, a poca distanza dal confine con la Romania. Uno dei velivoli è entrato nello spazio aereo rumeno e si è schiantato sull'edificio. Il viceministro dell'Interno Raed Arafat, responsabile delle emergenze, ha spiegato all'emittente Digi24 che l'impatto ha coinvolto due vani scala del palazzo e danneggiato anche cinque automobili.

L'intero carico esplosivo del drone è detonato al momento dell'impatto. Dalla base aerea di Fetești si sono alzati in volo due caccia F-16 e un elicottero, autorizzati ad abbattere il bersaglio, ma i radar hanno perso il contatto con il velivolo a sud della città prima che potesse essere intercettato. Il portavoce del Ministero della Difesa, il colonnello Cristian Popovici, ha dichiarato ad Antena 3 CNN che il drone era entrato nello spazio aereo nazionale all'1:54 di notte e si era diretto verso la zona orientale di Galați.
Galați, il tabù che si rompe — FocusAmerica

Fianco orientale NATO · Guerra in Ucraina

Galați, il tabù che si rompe


Un drone russo si è schiantato su un palazzo residenziale a Galați ferendo due civili: non era mai successo prima in Romania. È la 28ª violazione dello spazio aereo rumeno dal 2022, mentre l'escalation accelera lungo tutto il fianco orientale della NATO.

Romania · NATO Galați, Romania sud-orientale

Stanotte
2
Civili feriti a Galați, per la prima volta in Romania a causa di droni russi

Il pattern
28
Violazioni dello spazio aereo rumeno dal febbraio 2022 a oggi

Quasi una violazione su quattro si è concentrata nei primi mesi del 2026

Esplora in dettaglio
1L'attacco 2Il fronte 3Escalation 4La NATO

La notte di Galați

Drone con carico esplosivo detona sul tetto di un palazzo al decimo piano


Un drone entrato dall'Ucraina si è schiantato su un edificio residenziale nella zona orientale della città, innescando un incendio e l'evacuazione dell'intero stabile.

~70
Residenti evacuati

10°
Piano dell'incendio

5
Auto danneggiate

2
Vani scala colpiti

1º Ferito
Una donna con ustioni di primo grado

2º Ferito
Un ragazzo di 14 anni, soccorso per un attacco di panico

La sequenza della notte

01:54 ora locale
Il drone entra nello spazio aereo rumeno, diretto verso la zona orientale di Galați.

Decollo
Dalla base di Fetești si alzano due caccia F-16 e un elicottero, autorizzati ad abbattere il bersaglio.

Contatto perso
I radar perdono il velivolo a sud della città prima che possa essere intercettato.

Impatto
Il drone colpisce il tetto dello stabile: l'intero carico esplosivo detona, l'incendio divampa al decimo piano.

Il fronte del Danubio

Galați e Izmail, due porti separati da un fiume e da un confine NATO


La città rumena si trova di fronte al più grande porto fluviale ucraino, spesso bersaglio degli attacchi russi. Prima erano solo i detriti dei droni abbattuti a oltrepassare il confine; ora lo fanno anche i droni stessi.

◀ Ovest Est ▶

Danubio

Romania
membro NATO + UE

Ucraina
sotto attacco la stessa notte

Galați
estremità sud-orientale del Paese
Punto d'impatto

Izmail
più grande porto fluviale ucraino · bersaglio frequente

La linea rossa è la traiettoria del drone, da est verso ovest · ~650 km di confine condiviso tra i due Paesi sul Danubio

1ª volta
Mai prima d'ora civili rumeni erano stati feriti da un drone russo

Precedente
Già ad aprile un drone era caduto in una zona abitata vicino a Galați

Una soglia dopo l'altra

Dai detriti ai civili feriti: ogni incursione alza l'asticella


Le violazioni dello spazio aereo rumeno non solo si stanno moltiplicando, ma diventano sempre più gravi. In poco più di un anno si è passati dai frammenti di droni caduti ai primi civili feriti da un drone russo.

28
Violazioni dal febbraio 2022

~28%
Concentrate nei primi mesi del 2026

La scala dell'escalation

1

Dal 2022 · più volte Bassa
Detriti di droni sul territorio
Frammenti di droni caduti sul territorio rumeno durante gli attacchi a Odesa e ai porti sul Danubio

2

Aprile 2026 Media
Danni a una proprietà
Un drone precipita vicino a Galați, colpendo un palo della luce e un edificio

3

Questa notte Massima
Civili feriti
Due persone soccorse, l'intero palazzo evacuato: una soglia mai superata prima

Il fianco orientale della NATO

Le violazioni dello spazio aereo dei Paesi NATO sono triplicate in un anno


Galați non è un caso isolato: l'intero confine orientale dell'Alleanza Atlantica è sempre più sotto pressione. Le incursioni attribuite alla Russia crescono, ma le risposte restano per lo più simboliche.

6

prima

18

nel 2025

Violazioni dello spazio aereo NATO attribuite alla Russia · ×3 in un solo anno
Articolo 4 invocato — consultazioni urgenti tra alleati

Polonia
droni abbattuti a settembre

Estonia
spazio aereo violato

Un'escalation grave e irresponsabile: il fianco orientale dell'Alleanza Atlantica è sempre più sotto pressione, ma alle condanne finora non sono seguiti provvedimenti reali.
Sintesi della posizione di Bucarest e della NATO

Fonti Ministero della Difesa e Ministero degli Esteri rumeni; NATO; Digi24, Antena 3 CNN. Dati sulle violazioni dello spazio aereo dall'inizio dell'invasione russa (febbraio 2022).

Galați, Izmail e il fronte del Danubio


Galați si trova all'estremità sud-orientale della Romania, proprio di fronte al confine ucraino. Sull'altra sponda del Danubio sorge Izmail, sede del più grande porto ucraino sul fiume e bersaglio frequente degli attacchi russi. Quasi nello stesso momento in cui il drone si schiantava sull'edificio residenziale in Romania, le autorità ucraine hanno riferito che anche tutta l'area portuale di Izmail era finita sotto attacco.

Il Ministero degli Esteri rumeno ha definito l'accaduto un'escalation "grave e irresponsabile" da parte della Russia. Bucarest ha informato dell'incidente il Segretario Generale della NATO e ha chiesto di accelerare la consegna di sistemi anti-drone. Anche la stessa Alleanza Atlantica ha condannato l'attacco: il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha fatto sapere di essersi messo in contatto con le autorità rumene.

Il fianco orientale della NATO sotto pressione


La Romania, Paese membro sia della NATO sia dell'Unione europea, condivide con l'Ucraina circa 650 km di confine. Dall'inizio dell'invasione russa su vasta scala, detriti di droni russi sono caduti più volte sul territorio rumeno durante gli attacchi contro Odesa e i porti ucraini sul Danubio. Ad aprile, un drone era precipitato in una zona abitata vicino a Galați, danneggiando un palo della luce e una costruzione residenziale. Il presidente Nicușor Dan aveva definito quell'episodio il primo caso in cui un drone russo aveva provocato danni a una proprietà sul territorio rumeno.

Secondo i dati del Ministero della Difesa, dall'inizio dell'invasione russa nel febbraio 2022 i droni russi hanno violato lo spazio aereo rumeno 28 volte, l'ultima proprio con l'attacco di Galați di questa notte. Circa il 28% di queste violazioni si è concentrato nei primi mesi del 2026. Le incursioni non riguardano soltanto la Romania, ma si inseriscono in una dinamica più ampia lungo tutto il fianco orientale dell'Alleanza.

Nel 2025 le violazioni dello spazio aereo NATO attribuite alla Russia sono passate da 6 a 18 in un solo anno. In due casi, Polonia ed Estonia, i Paesi coinvolti hanno invocato l'Articolo 4 del Trattato del Nord Atlantico, che prevede consultazioni urgenti tra gli alleati. Nel settembre dello stesso anno i caccia della NATO hanno abbattuto diversi droni russi entrati nello spazio aereo polacco durante un attacco all'Ucraina. Anche in quel caso l'Alleanza ha denunciato il comportamento "totalmente pericoloso" di Mosca senza però prendere alcun provvedimento reale.

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DK 10x33 - De inopia studii


Sapete cos'ho da dire, in merito alla nuova enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV? Assolutamente niente.
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Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Sapete cos'ho da dire, in merito alla nuova enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV?

Assolutamente niente.

Vedete, io non ho entrature in Vaticano che mi passano in anticipo la bozza sotto embargo assoluto.

Non ho la pretesa di leggermi 200 pagine di dottrina e di capire più dell'uno per cento dei riferimenti, faccio già fatica con qualche banale passo dei Vangeli nella Bibbia di Enzo Bianchi.

E non ho nemmeno la faccia di appoggiarmi a un modello linguistico per citare encicliche e fare il vaticanista da social.

Ma soprattutto non guardo a San Pietro quando si tratta di etica, e men che meno quando si parla di Intelligenza Artificiale.

Uno dei problemi del dibattito sull'Intelligenza Artificiale è il costante e strumentale scivolamento nella metafisica, e le conseguenze politiche di questo scivolamento. E la fede non mi sembra il punto di partenza più adatto per parlare di scienza, tecnologia e politica.

Il Papa è liberissimo di avere qualsiasi opinione ritenga su qualsiasi argomento, e ognuno è libero di farne il proprio riferimento, ma per me, di sacro, c'è innanzitutto la separazione fra Stato e Chiesa, e quindi fra politica e fede.

Quindi non cercherò di spiegare a nessuno se la Chiesa sia pro o contro l'Intelligenza Artificiale, pro o contro i signori del tech, e quale significato possa avere una Intelligenza Artificiale umanista per una religione organizzata.

Vi suonerà strano, ma non ho davvero nessuna opinione in merito.

Non ho opinioni sul contenuto, ma ne ho sull'atto.

Partiamo dai fondamentali.

Un'enciclica è in primis un documento di marketing, di posizionamento strategico.

Questo non intende essere una critica. Un libro che lessi moltissimi anni fa si intitolava "Gesù lava più bianco - Ovvero come la Chiesa inventò il marketing". Era di un pubblicitario sui generis, Bruno Ballardini, e riconosceva una cosa che quasi tutti tralasciano per concentrarsi sul contenuto dottrinale: la Chiesa fa sempre comunicazione strategica, e la fa meglio e con maggiore consapevolezza di qualsiasi società di comunicazione. Non è un caso che sia in giro da duemila anni.

A quelle che sono di volta in volta le sue controparti secolari la Chiesa dice da sempre: eravamo qui prima di voi, e state sicuri che saremo ancora qui dopo di voi, ragion per cui il vostro potere e il vostro denaro non possono comprarci; al massimo, se ci mettiamo d'accordo, potete avere la nostra cauta e temporanea vicinanza. Volete davvero fare i conti senza l'oste?

E così, mentre i techbro blaterano ai quattro venti le loro allucinazioni millenaristiche, mentre l'Europa ha come sola risposta ai modelli linguistici statunitensi un modello linguistico francese, mentre ogni manager e ogni azionista si inebria all'idea di avere il lavoro senza i lavoratori, mentre l'idea stessa di lavoro umano viene messa in discussione, e milioni di persone vedono svanire ogni certezza di futuro...

arriva la Chiesa a dire "però sostituire il lavoro con l'Intelligenza Artificiale, bruciare risorse come se non ci fosse un domani, seminare insicurezza sociale e automatizzare la guerra non è bello, forse servirebbe pensarci meglio".

Occorre riconoscere che è una mossa da maestri.

Anche perché, stando a quanto dicono i commenti sui giornali, non è che Papa Leone abbia detto qualcosa di nuovo. Sono gli stessi argomenti che girano da quando è apparso chatGPT, e nemmeno tutti, e nemmeno quelli più duri.

E siccome è una mossa da maestri, si fa perfino fatica a notare che Papa Leone, in effetti, non prende nessuna posizione precisa pro o contro: dice che ci sono potenzialità, dice che ci sono rischi.

Grazie, Graziella, proprio.

Una posizione, è precisa: l'Enciclica afferma che l'Intelligenza Artificiale rappresenta il futuro. Ma occhio: questa è la proposizione di vendita dei techbro.

Il fatto che Papa Leone apra dando per scontata quella proposizione di vendita non è un atto politico. Per la politica spicicola ci sono i cardinali, al massimo.

Un Papa in un'Enciclica detta la linea. Definisce il contesto che da quel momento in poi delimita quello che è accettabile e il modo in cui ne parleremo. L'enciclica costruisce la finestra di Overton.

Il Papa sta dicendo "signori della Silicon Valley, avete questi giocattoli tecnologici e un sacco di soldi e potere. Noi di potere ne sappiamo qualcosa, benvenuti. Ora possiamo parlare."

C'è da ammirare la nonchalance con cui quelli che a tutti gli effetti sono idolatri che in altri tempi avrebbero avuto un posto sul rogo vengono riconosciuti come interlocutori.

Ma tant'è, e di colpo la Chiesa si posiziona come l'interlocutore necessario in un dialogo in cui fin qui gli Stati hanno brillato per la loro insipienza.

Non è cinismo, è quello che la Chiesa fa da sempre, e sicuramente da quando ha spintaneamente rinunciato al potere temporale, scoprendo di poter avere molto più peso senza.

Perché c'è anche un'altra cosa che sta passando sotto traccia. Tutti citano, giustamente, la coincidenza di date fra l'uscita di questa Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV e quella della Rerum Novarum di Papa Leone XIII.

Stesso nome di Papa, stessa data, gli esegeti ci vanno a nozze, la Chiesa è maestra di riferimenti e citazioni, non se le fa certo scrivere da chatGPT.

Ma in un momento in cui l'opposizione ai modelli linguistici sta risvegliando la partecipazione della società civile in risposta al torpore della classe politica e alla rapacità della classe imprenditoriale, a me viene in mente che proprio nella Rerum Novarum una cosa veniva messa bene in chiaro: che il socialismo non era la risposta ai conflitti nel mondo del lavoro. Me lo spiegò l'insegnante di religione, al liceo.

E in un mondo dove la disuguglianza economica sta raggiungendo livelli conosciuti solo nell'Ancien Régime, non mi stupisce che la Chiesa prenda posizione: qualsiasi potere è un buon interlocutore, tranne il potere delle masse, che hanno il vizio di parlare di diritti universali, di eguaglianza; difficile parlare di potere con chi sostiene che non ci dovrebbe essere altro potere che quello del popolo sovrano. È gente senza timor di dio, e il Buon Pastore ha bisogno di un gregge.

Dice ma sei anticlericale. Certo che sono anticlericale, ho cervello e una memoria.

Il cervello mi serve per ricordare che negli affari secolari la Chiesa gioca sempre con entrambe le parti. E la memoria mi ricorda che Benedetto XV definì la I Guerra Mondiale "inutile strage", ma nel 1917, dopo quattro anni e milioni di caduti; il suo successore Pio XI, firmò i Patti Lateranensi con Mussolini, dittatore fascista con un passato socialista e anticlericale. Sotto il Papa successivo Pio XII, dopo il 1945 la Chiesa offrì alloggio e vie di fuga in Sudamerica a centinaia di gerarchi nazisti e fascisti, mentre il Papa si occupava di scomunicare i cristiani comunisti e di ribadire che tanto il Comunismo quanto il Capitalismo erano minacce all'ordine e all'equilibrio del focolare, che le donne erano chiamate a preservare.

Più recentemente, Papa Giovanni Paolo II, è universalmente acclamato per avere sostenuto (e per molti contribuito a causare) la caduta dei regimi comunisti in Polonia e nel resto dei Paesi della Cortina di Ferro; ma è lo stesso Papa che strinse sorridente la mano del dittatore fascista Pinochet, e girò la testa dall'altra parte mentre la CIA e i suoi sgherri massacravano i preti che in Sud America prendevano troppo alla lettera l'appoggio verbale della Chiesa alla Teologia della Liberazione.

Potremmo andare avanti quanto vogliamo, ma sono solo esempi. Vale quello che ho detto all'inizio: non guardo verso San Pietro quando si tratta di scienza, etica o politica.

Quello che mi interessa è vedere quello che succederà adesso. Se tutti cadranno nel trappolone e si limiteranno a commentare pro o contro qualsiasi cosa sembri una proposta nell'Enciclica, restando rigidamente dentro la finestra di Overton papale, o se finalmente avremo dei politici capaci di considerare i diritti e le necessità dei propri elettori e di andare oltre le affermazioni di principio di chi comunque vada, con cristiana compassione per le vittime, si siederà sempre a fianco del vincitore.

Ho finito, ma una piccola comunicazione di servizio: LUG d'Italia e altri interessati, mettetevi in contatto con il LUG di Pordenone per organizzare un gruppo d'acquisto per il libro di Weizenbaum.

Entro la fine di settimana prossima sapremo date di uscita, prezzi e quant'altro. Restate in ascolto, e naturalmente rimane aperto l'invito a chi vuole essere con noi al Linux Day a Pordenone il prossimo 24 ottobre.

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Norvegia e Francia firmano l’accordo di "Narvik”: cooperazione rafforzata e impegno di difesa reciproca


Oslo rafforza l’asse con Parigi: cooperazione militare estesa e nuovo dialogo europeo sulla sicurezza strategica

Norvegia e Francia hanno firmato oggi un ampio accordo di cooperazione militare e strategica che introduce, tra i suoi elementi principali, un impegno di sostegno reciproco tra i due Paesi in caso di necessità, anche sul piano militare. La notizia è stata resa nota da GeoConfirmed e successivamente confermata dalle autorità norvegesi e francesi al termine degli incontri istituzionali svoltisi nella capitale francese.

L’intesa, denominata “Accordo di Narvik”, è stata firmata a Parigi dal ministro della Difesa norvegese Tore O. Sandvik e dal ministro francese delle Forze Armate Sébastien Lecornu, alla presenza del primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e del presidente francese Emmanuel Macron. Il nome richiama la storica cooperazione militare tra i due Paesi durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare nella battaglia di Narvik del 1940, considerata una delle prime vittorie alleate contro la Germania nazista.

Secondo quanto dichiarato dal governo norvegese, l’accordo rappresenta un rafforzamento strutturale della cooperazione bilaterale nel settore della difesa e della sicurezza europea. Il testo prevede una più stretta collaborazione operativa nel Nord Europa e nell’Artico, con particolare attenzione alla pianificazione congiunta, alle esercitazioni militari, allo stoccaggio anticipato di equipaggiamenti e alla capacità di risposta rapida in caso di crisi.

Nel corso della presentazione ufficiale, il primo ministro Jonas Gahr Støre ha definito l’intesa “un cambio di passo” nelle relazioni strategiche tra Oslo e Parigi, sottolineando come il deterioramento del quadro internazionale abbia spinto la Norvegia a rafforzare la propria rete di alleanze europee accanto alla tradizionale cooperazione con la NATO e gli Stati Uniti.

L’accordo include inoltre capitoli dedicati alla sicurezza marittima, alla lotta contro le minacce ibride, alla cybersicurezza, alla cooperazione spaziale, al sostegno all’Ucraina e allo sviluppo dell’industria della difesa. Particolare rilievo assume il coordinamento nel Nord Atlantico e nelle regioni artiche, aree considerate strategiche sia da Oslo sia da Parigi.

Parallelamente alla firma dell’intesa bilaterale, la Norvegia ha annunciato la propria adesione a un processo di consultazione promosso dalla Francia sul ruolo della deterrenza nucleare europea. Insieme ad altri nove Paesi alleati, tra cui Germania, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca, Oslo parteciperà a colloqui destinati a valutare in che modo le capacità nucleari francesi possano contribuire alla sicurezza del continente.

L’iniziativa, lanciata dal presidente Emmanuel Macron nei mesi scorsi, mira ad aprire un dialogo strategico europeo sul tema della deterrenza in un contesto internazionale segnato dalla guerra in Ucraina, dalla crescente pressione militare russa e dall’evoluzione degli equilibri geopolitici globali.

Il governo norvegese ha tuttavia precisato che la partecipazione al processo non modifica la propria linea storica sulle armi nucleari. Oslo ha ribadito che non verranno ospitate armi nucleari sul territorio nazionale in tempo di pace e che continueranno a essere sostenute le politiche di controllo degli armamenti e non proliferazione.

Per la Norvegia, l’Accordo di Narvik si inserisce in una più ampia strategia di “diversificazione della sicurezza”, attraverso cui il Paese nordico sta consolidando i rapporti bilaterali con le principali potenze militari europee. Negli ultimi mesi Oslo aveva già concluso accordi analoghi con Regno Unito e Germania.

Secondo il ministro della Difesa Tore O. Sandvik, i tre accordi contribuiscono a formalizzare un sistema di cooperazione più stretto con le maggiori forze armate dell’Europa occidentale, rafforzando la capacità di deterrenza e la sicurezza nazionale norvegese in un contesto internazionale definito “il più grave dalla fine della Seconda Guerra Mondiale”.

Durante la visita ufficiale a Parigi, il primo ministro Støre ha inoltre incontrato il presidente Emmanuel Macron per discutere di cooperazione europea, sicurezza energetica, difesa comune e sostegno all’Ucraina. Le due parti hanno confermato la volontà di ampliare ulteriormente il partenariato strategico franco-norvegese avviato negli ultimi anni.

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L’epidemia francese che preoccupa gli allevatori


Alla fiera dell’Agricoltura di Parigi, per la prima volta, sono stati esclusi i bovini per evitare il contagio da dermatite nodulare. Nel Cuneese non ci sono casi, ma le associazioni chiedono la massima attenzione
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Gli allevatori del Cuneese hanno una nuova preoccupazione. Si chiama LSD, Lumpy skin desease, dermatite nodulare bovina. È una malattia crudele: i primi sintomi sono febbre e noduli sulla pelle e sulle mucose, il 10 per cento dei contagiati muore, i sopravvissuti non guariscono del tutto, ma dimagriscono, soffrono di sterilità, sono soggetti ad aborti.

È una patologia virale classificata di categoria A, la più grave nella normativa europea. Una valutazione che aggiunge dramma al dramma: se in un allevamento si manifesta un caso, si devono abbattere tutti gli animali, sani o malati che siano, inoltre si bloccano tutti gli spostamenti di animali in un’area che comprende una zona di protezione di 20 chilometri e una zona di sorveglianza di 50. Il virus, non trasmissibile all’uomo, si diffonde tra i bovini tramite gli insetti che si nutrono di sangue. Ed è risaputo che zecche e zanzare, nei mesi estivi, si moltiplicano e non conoscono frontiere.

Le origini del virus

Endemica nell’Africa sub-sahariana, nel corso degli ultimi decenni la dermatite nodulare ha lentamente risalito le latitudini, fino a essere segnalata per la prima volta al di fuori dell’Africa nel 1989 in Israele, poi in Europa nei Balcani (2016-17) e infine, nel giugno 2025, in un allevamento estensivo di bovini in Sardegna. Dall’isola alcuni animali infetti sono arrivati in Lombardia, dove le misure adottate hanno circoscritto velocemente il focolaio.

Oltre che in Sardegna e Lombardia, casi di LSD si sono verificati la scorsa estate in Francia, specialmente nel Sud-Ovest e nella Savoia. Dai pascoli francesi di Albertville a quelli della Valle d’Aosta la distanza è breve. E infatti lì a luglio i dati ufficiali parlavano di 29 alpeggi interessati, con 107 allevamenti e 2.380 capi coinvolti.

Dalla fine del 2025 a oggi l’emergenza è rientrata, grazie ai vaccini e anche perché le stagioni fredde fanno scomparire gli insetti: le notizie ufficiali a gennaio 2026 indicavano che in Italia gli unici focolai attivi erano in Sardegna, e anche quelli sono stati dichiarati estinti poco dopo, con la rimozione delle zone di restrizione.

La Francia è stata colpita più duramente, tanto che quest’anno per la prima volta in sessantadue anni al Salone dell’Agricoltura di Parigi per precauzione non c’erano bovini in esposizione. Pochi giorni prima, massicce proteste degli agricoltori avevano bloccato con i trattori il centro di Parigi e le autostrade. L’epidemia di LSD è stata l’elemento scatenante di un malcontento già diffuso per la firma del trattato Mercosur di libero scambio tra Unione europea e Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay; nonché per una crisi di redditività strutturale del settore.

Molti allevatori contestavano l’abbattimento generalizzato degli animali in presenza di un focolaio, evento percepito come troppo radicale, sintomo di una mancanza totale di empatia verso creature senzienti. Di fronte alle proteste, lo Stato francese aveva optato – obtorto collo – per la vaccinazione dei bovini. Il problema è che la vaccinazione rende più difficile l’esportazione: il Codice terrestre dell’Organizzazione mondiale per la salute animale – il documento che definisce gli standard internazionali per la sanità pubblica veterinaria – conferisce la qualifica di Paese o zona indenne da LSD soltanto se non si sono mai verificati casi, oppure se sono trascorsi dai due ai tre anni dopo la fine delle vaccinazioni. Un bel danno.

La situazione locale

Il Piemonte ha nell’allevamento bovino uno dei suoi punti di forza, rappresentato anche dalla presenza di 161.200 capi di razza piemontese. In particolare, nella provincia di Cuneo si concentrano il 54 per cento dei bovini e il 38 per cento degli allevatori di tutto il Piemonte, circa 4.200 aziende e 415 mila capi.

Pur non essendoci stati focolai, l’attenzione è alta. Secondo gli uffici tecnici della Regione Piemonte, interpellati da L’Unica, «l’attuale quadro epidemiologico riduce drasticamente il rischio di introdurre bovini infetti dalla Francia e quindi di diffondere la malattia sul territorio piemontese; restano alte le misure di controllo adottate, tra le quali obbligo di trattamenti antiparassitari sui bovini francesi destinati in Italia e controlli clinici all’arrivo nei nostri allevamenti per accertare la presenza di eventuali lesioni riferibili a LSD».

In accordo con le associazioni di categoria la Regione, alla luce del numero di focolai presenti in Francia a fine del 2025, aveva richiesto al Ministero della Salute l’autorizzazione all’acquisto del vaccino per la vaccinazione di massa dei bovini piemontesi. «La Commissione europea, alla quale il ministero ha trasmesso per competenza la richiesta di parere, ha negato l’autorizzazione, ritenendo basso il rischio e quindi non giustificato l’impatto di un piano di vaccinazione», hanno aggiunto dagli uffici tecnici. «Nel caso di un peggioramento del quadro epidemiologico con la ripresa di nuovi focolai in Francia, la Regione è pronta a riproporre la richiesta e dispone di un piano per la vaccinazione di tutti i capi degli allevamenti piemontesi».

I dati non tranquillizzano gli allevatori

Giorgio Arnaudo ha un allevamento a conduzione familiare a Demonte, in Valle Stura: cento capi all’anno macellati, alpeggio e pascolo dalla primavera all’autunno, cura dei prati per garantire una grande varietà di erbe, ciclo completo vacca-vitello, cioè bovini che nascono direttamente nella sua azienda. «L’anno scorso eravamo preoccupati per la situazione oltre confine, ma anche per la blue tongue», in italiano “lingua blu”, una malattia infettiva dei ruminanti trasmessa da moscerini, meno grave della LSD, ha raccontato a L’Unica. «Avevo focolai di questa infezione a poche centinaia di metri dalla mia azienda e ho scelto di vaccinare, ma ho dovuto farlo a mie spese e di mia iniziativa. Per la maggior parte di noi allevatori, la vaccinazione resta l’unica via efficace: di fronte a malattie così gravi, i benefici superano i problemi».

Il veterinario Sergio Capaldo, fondatore de “La Granda”, associazione che raggruppa oltre sessanta allevatori, uniti dall’adozione di un disciplinare di produzione rigoroso per quanto riguarda benessere animale e alimentazione, ha detto a L’Unica che «la questione della dermatite nodulare, come accade per molte altre malattie trasmesse fra animali, non è destinata a scomparire del tutto. In Italia il servizio sanitario veterinario è capillare, attento, e le stalle sono sottoposte a verifiche costanti e mirate. È un sistema che, pur non essendo perfetto, garantisce una sorveglianza continua».

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I rapporti internazionali

Il blocco delle esportazioni francesi ha avuto pesanti conseguenze sulla nostra filiera della carne, dato che dalla Francia arriva il 63,6 per cento del nostro fabbisogno di bovini, i cosiddetti broutards (vitelloni da ingrasso). Il nostro Paese è infatti importatore dalla Francia (secondo i dati ISMEA, a settembre 2025 oltre 637 mila capi) e in minor misura da Irlanda, Repubblica Ceca, Polonia. Nei primi otto mesi del 2025 le importazioni di bovini vivi avevano registrato un calo del 5,3 per cento. Capaldo ha ricordato che «il blocco dei movimenti di animali dalla Francia la scorsa estate ha causato una forte carenza di bovini. Data la crescente domanda di carne da parte di Paesi del Nord Africa – Tunisia, Marocco, Algeria, e anche Turchia – il mercato ne è stato abbastanza sconvolto».

Per la diffusione della LSD, Arnaudo ha chiamato in causa il commercio internazionale di bovini vivi su larga scala: «Com’è arrivata la malattia in zone isolate come la Savoia? Quella è una zona montuosa dove gli allevamenti tendono a esportare piuttosto che a importare e non ci sono grandi flussi di animali che possano giustificare l’arrivo di un vettore. Credo che la risposta stia nei mezzi di trasporto», ha detto. «Questo traffico intenso di navi e camion verso i Paesi arabi del Nord Africa che importano bovini vivi dall’Europa fa sì che i mezzi di trasporto – che frequentano zone dove queste malattie sono endemiche – viaggino con gli insetti portatori del virus, diffondendolo. In inverno scompaiono ma in estate proliferano e, complice il cambiamento climatico, colonizzano nuovi territori».

Tra l’Unione europea e il Marocco è in vigore dai primi anni 2000 un trattato di libero scambio che comprende prodotti agricoli e zootecnici. La loro domanda di vitelli e buoi è cresciuta in concorrenza con la nostra. Una tempesta perfetta per gli allevamenti piemontesi che si basano sull’acquisto di vitelli da ingrassare, con aumenti dei prezzi nello scorso luglio anche del 30 per cento. Se gli animali scarseggiano, i grandi allevamenti italiani si rivolgono all’Irlanda o all’Est Europa, senza guardare tanto per il sottile. Le piccole aziende, impossibilitate a reggere i costi, spariscono, sostituite da “industrie della carne” da 20 o 30 mila capi. Spesso dietro queste realtà non c’è cultura agricola, ma grandi capitali che hanno bisogno di essere movimentati. Questi colossi macellano e rimpiazzano centinaia di capi a settimana e non possono fermarsi, a prescindere dai rischi sanitari.

Gli allevatori come Arnaudo, che praticano il ciclo chiuso con i vitelli che nascono e crescono in azienda e l’alimentazione a base di prati stabili e cereali, non solo garantiscono la qualità, ma svolgono una funzione di presidio del territorio utile alla collettività. Il pascolo ha conseguenze positive essenziali per il contenimento del dissesto idrogeologico, per il mantenimento della biodiversità. Gli allevamenti di piccola scala che seguono questo modello produttivo necessiterebbero quindi di essere sostenuti. La PAC (Politica Agricola Comune) dell’Unione europea prevede un sostegno alla riproduzione a ciclo chiuso indirizzata alle vacche nutrici, che si traduce in un’erogazione alle aziende piemontesi di circa 15 milioni di euro all’anno e rappresenta l’intervento più importante per la zootecnia da carne nella nostra Regione. Resta da capire quanto riescano a beneficiarne i piccoli allevamenti, spesso in difficoltà anche semplicemente nel portare avanti le pratiche burocratiche necessarie.

Per Arnaudo il futuro si presenta con un grande punto interrogativo: «Ho un figlio di vent’anni e un genero di venticinque che stanno iniziando ora a lavorare in questo settore. Sono preoccupato per loro: si troveranno a combattere in un mondo che va contro la logica, che li costringe a competere con allevamenti da 15 mila capi. Da una parte i consumatori chiedono “meno farmaci” e più benessere animale, dall’altra il mercato spinge verso un commercio globale che porta malattie e stress nelle grandi stalle, costringendo di fatto all’uso massiccio di medicinali».

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In una città come Genova, dove il mugugno è un tratto identitario e la vita notturna è spesso percepita come statica, portare una forma d’arte giovane e dirompente come la stand-up comedy è una scommessa ambiziosa. Ad accoglierla è stato un collettivo di giovani under 40 del territorio genovese (e non solo), Li Evito Male, che da quattro anni hanno colonizzato la scena cittadina, uno spettacolo – anzi un open mic, un microfono aperto – alla volta.

Noemi Sanfilippo, membro del consiglio direttivo del collettivo Li Evito Male, ha raccontato a L’Unica come questa realtà stia provando a scardinare i ritmi di una città complessa. «È stata una sfida fin dall’inizio», ha spiegato Sanfilippo, sottolineando le difficoltà logistiche dell’impresa. «Genova è una città difficile in cui fare esibizioni all’aperto, anche d’estate... Un po’ di mugugno e di problemi a organizzare ci sono, i permessi costano molto e quindi poi non diventa sostenibile». Eppure, l’esigenza di portare qualcosa di diverso era troppo forte per essere frenata.

Le origini

Tutto è nato dalla necessità di colmare un vuoto. Come ha raccontato Sanfilippo, «il progetto è nato dall’incontro tra Francesco Solari e Jimmy Alpaca [nome d’arte di Dimitri La Rosa, ndr] che si sono conosciuti a un corso e si sono trovati a non avere tanti posti in cui andare a provare i pezzi perché a Genova ce n’erano pochi». Da qui, l’idea di creare uno spazio proprio per dare voce a una nuova generazione. «Hanno detto: potremmo cominciare a organizzare noi così da avere un po’ più di spazio e dare spazio anche ad altri emergenti per provare, fare schifo eventualmente e migliorare, sperimentare».
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Il primo appuntamento ufficiale risale al marzo del 2022, e da allora il collettivo è cresciuto, accogliendo nuovi membri e strutturandosi. Oggi il direttivo è composto da Noemi Sanfilippo, Andrea Bruzzone e Francesco Solari, con il supporto operativo costante di Jimmy Alpaca. Ma tra i nomi dei comici che tutte le settimane si esibiscono ci sono moltissimi altri artisti, tra i veterani (Carlo Poggi, Lorenzo Bozzi, Roberto Gentile, Chiara Benzi, Matteo Dagnino, Marina Talamonti) e chi è alle prime armi.

Il successo a teatro e il bando regionale

Uno dei momenti di svolta è stato il recente approdo nei grandi spazi cittadini, reso possibile dalla vittoria di un bando della Regione Liguria. «Il 13 marzo scorso abbiamo fatto la nostra prima data ufficiale a teatro nell’ambito del progetto “Stand-up di periferia” che abbiamo realizzato dopo aver vinto il bando di Regione». Il risultato è stato sorprendente per la scena locale: «Siamo andati sold out. Abbiamo portato 450 persone in sala ed è stato davvero molto emozionante, anche perché noi in questi anni abbiamo cercato di costruire una piccola comunità».

Questo progetto non si è limitato agli spettacoli, ma ha puntato dritto sulla formazione gratuita per i giovani. «Abbiamo organizzato da una parte degli eventi grandi e poi degli open mic dedicati ai ragazzi che si sono iscritti ai corsi di scrittura con noi. Abbiamo attivato anche tre giorni di workshop con professionisti come Paul Genovese (Paolo Guria), Pietro Casella e Serena Bongiovanni». L’obiettivo era abbattere le barriere economiche che spesso ostacolano chi vuole avvicinarsi all’arte. «Tanti di noi hanno speso tanti soldi per formarsi, volevamo dare una possibilità ai giovani di fare un percorso formativo di qualità gratuitamente».

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Un’arte democratica

In un contesto economico difficile, Li Evito Male ha fatto una scelta di campo precisa: mantenere l’accessibilità totale. «Ci sono poche cose in città per i giovani e quasi niente è gratuito», ha osservato Sanfilippo. «E siccome il tempo non è dei migliori crediamo che sia importante che invece l’arte riesca a essere in qualche modo accessibile». La filosofia del collettivo è quella di creare un ambiente dove il pubblico non debba fare sacrifici per partecipare. «Ci piace l’idea che alle nostre serate uno possa venire senza per forza dover rinunciare a qualcosa. Venire lì, godersi una bella serata spensierata tra amici, farsi due risate e via così. Vedere che si cresce insieme, sia sul palco che fuori dal palco, è proprio bello. Abbiamo la nostra fanbase che ci segue sempre, i nostri affezionati».

Oltre il mugugno

Portare un linguaggio nuovo come quello della stand-up a Genova ha richiesto tempo e pazienza. «All’inizio era difficile perché non c’era proprio tanto la cultura del linguaggio della stand-up in città e il pubblico si è dovuto abituare anche al ritmo della serata». Gli open mic, per loro natura imprevedibili, sono stati la palestra per questo processo. «C’è un po’ di tutto: la persona che prova per la prima volta o una persona che sono cent’anni che lo fa. Ma magari poi c’è quello di media esperienza, come posso essere io, che prova il pezzo scritto dieci minuti prima e comunque non va».

Nonostante i momenti difficili, oggi il collettivo gestisce circa dieci serate al mese, espandendosi in tutta la Liguria, da Sanremo ad Albenga.
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Genova sulla mappa della comicità nazionale

Il lavoro del collettivo ha iniziato ad attirare l’attenzione di grandi nomi e di comici da tutta Italia. Noemi racconta con orgoglio che «ci sono tante richieste da parte di artisti che vogliono venire a provare da tutta Italia, anche da Roma, persino dalla Sardegna e – ha aggiunto, citando il collega Solari – finalmente Genova è sulla mappa». Sul palco de Li Evito Male sono passati sia big come Antonio Ornano, sia comici emergenti, in un mix che è diventato il marchio di fabbrica del gruppo. «Ci piace proporre e dare spazio anche a comici emergenti, il nostro format solitamente è dare spazio a tre comici emergenti affiancati da tre professionisti».

Le ambizioni del collettivo non si fermano qui. Nell’autunno del 2025 è stato lanciato il canale YouTube ufficiale per dare visibilità digitale ai comici. «L’idea è sempre quella: dare spazio a tutti, liberamente e gratuitamente. Abbiamo fatto questo investimento e per il momento sta andando bene».

Li Evito Male
Li Evito Male è la stand-up che nasce dal basso: dal 2022 portiamo serate a Genova e in giro per l’Italia, dando palco ai comici emergenti. Il nostro simbolo è il palombaro: si parte dal fondo e si risale in scena, in una Genova che ribolle. 🪸✨ 📍 Iscriviti al canale per non perderti i nostri nuovi video 🎤 Sei un* comic* e vuoi esibirti? Scrivi a: lievitomale21@gmail.com
YouTube


E per l’estate 2026? «L’idea è quella di riproporre un piccolo tour per l’Italia, come già avevamo fatto nell’estate del 2025: a metà luglio partiremo», ha annunciato Sanfilippo, ricordando con ironia l’esperienza dell’anno scorso tra Emilia-Romagna e Marche. «È stato super divertente, a tratti tragicomico, ma è stata un’esperienza importante per il gruppo».

L’invito è chiaramente quello a rimanere sintonizzati. «Dal futuro de Li Evito Male bisogna aspettarsi tante belle novità». Quel che è certo è che l’impegno messo in campo sta dando i suoi frutti. «Ci teniamo tantissimo all’aspetto relazionale. La gratificazione più grande? Vedere che l’impegno e il buon cuore che ci mettiamo venga riconosciuto».

Per restare informati sui prossimi eventi di Li Evito Male potete consultare le pagine Instagram o Facebook del collettivo.

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Quando Genova diventa Paperopoli


Dalla Disney ai fumetti realistici: gli autori genovesi che hanno popolato le strade della Liguria con i loro personaggi
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Genova è una delle capitali del fumetto italiano. Intanto perché sono tantissimi gli autori di grande livello genovesi, o comunque liguri. E poi perché la città stessa compare spesso nelle storie disegnate e non solo nelle storie realistiche. A partire dal mondo Disney, tanto che Paperopoli – la città di Paperino e compagni – invece che nell’immaginario Stato del Calisota dove l’hanno collocata gli autori americani, potrebbe tranquillamente essere in provincia di Genova.

Se negli Stati Uniti Walt Disney pensava essenzialmente ai disegni animati, con i fumetti tenuti sempre in seconda battuta nella grande produzione della sua azienda, in Europa e in particolare in Italia le cose sono andate diversamente. L’Italia, infatti, è da decenni la principale produttrice al mondo di fumetti Disney, e le storie degli autori italiani sono tradotte in tutto il mondo.

Genova, in tutto questo, ha da sempre un ruolo di primo piano. Già negli anni Cinquanta, infatti, sono due ex repubbliche marinare a ospitare le scuole principali del fumetto disneyano italiano: quella veneziana con Romano Scarpa, Luciano Gatto e in seguito Giorgio Cavazzano e Giorgio Pezzin, e quella genovese-rapallese con Giovan Battista Carpi e Giulio Chierchini (i genovesi) e Luciano Bottaro e Carlo Chendi (i rapallesi). Alcuni sono stati autentici Maestri Disney, titolari di uno stile personale tramandato a numerosi allievi. Carpi (1927-1999) negli ultimi anni di vita si era dedicato a formare nuovi artisti alcuni dei quali genovesi, come Andrea Freccero (attuale supervisore artistico di Topolino), Marco Mazzarello, Francesco D’Ippolito o comunque assimilati, come il novese Sergio Cabella o Enrico Faccini, nato a Santa Margherita Ligure, diventati a loro volta moderni Maestri Disney.

Questo spiega perché – nonostante l’ambientazione delle storie disneyane sia, in teoria, statunitense – Genova e la Liguria siano apparse spesso nelle storie dei topi e dei paperi più famosi del mondo.

Quanto dista Genova da Paperopoli?

Un primo segnale, quasi un presagio di quanto sarebbe successo in seguito, appare nel 1942, in una pietra miliare nella storia del fumetto: Paperino e l’oro del pirata (1942), prima avventura di Donald Duck apparsa su un comic book (un albo a fumetti) e non a strisce sui quotidiani com’era abitudine negli Stati Uniti, e prima storia disegnata da Carl Barks, l’artista che avrebbe dato vita all’universo di Paperopoli, creando personaggi come Paperon de’ Paperoni e i Bassotti. Nella storia compare un pappagallo antropomorfo, Yellow Beak, che nella traduzione italiana diventa Bacicin Parodi, nome classicamente genovese, per un’idea di un altro grande del fumetto italiano: Guido Martina, destinato a diventare uno dei più bravi e prolifici sceneggiatori di storie disneyane, torinese di Carmagnola ma con casa in Liguria.

La prima citazione diretta di Genova – sempre a opera di Barks – appare nella pagina d’apertura di Paperino e le spie atomiche (1951), un’anomala storia (i comprimari sono tutti umani, solo Paperino e i nipotini sono animali antropomorfi) ambientata in Costa Azzurra. Genova è indicata in un cartello stradale (accanto alle ben più lontane Parigi, Ginevra e Tolone).
Paperi in Costa Azzurra, di Carl Barks
Per vedere davvero Genova e le sue strade in un fumetto Disney bisognerà aspettare ancora qualche anno e la storia Paperino e la scoperta dell’Italia (1956), dei già citati Guido Martina e Luciano Bottaro. Quest’ultimo, essendo di Rapallo, la disegnerà con grande efficacia e realismo. Nella storia, che porta i Paperi su e giù per il Paese, Genova viene spesso citata visto che Cristoforo Colombo era genovese e il ricchissimo Paperone è “parsimonioso” (per usare un termine politicamente corretto) come il più tipico dei zenesi.

Non è finita: in Paperino e la notte del saraceno (1983) del milanese Marco Rota (storia pubblicata non sul settimanale Topolino ma su un album cartonato, simile a quelli usati per le storie di Asterix), Paperone trova la mappa di un tesoro nascosto nella lontana e per lui esotica Varigotti. Parte per l’Italia con Paperino e il trio di nipotini Qui-Quo-Qua e atterra all’aeroporto Cristoforo Colombo. Curiosità, la storia fu anche tradotta in latino, nell’ambito di un’iniziativa speciale condotta da Disney insieme allo European Languages Institute.

Per i cinquecento anni dalla scoperta dell’America, infine, il genovese Giulio Chierchini scrive, disegna e colora (è stato il primo fra gli autori di Topolino a colorare personalmente i suoi disegni) la storia Paperin Pestello e la via delle Indie (1992) ambientata a Genova prima della spedizione di Colombo, con Paperino (Paperin Pestello) guardiano della Lanterna e il ricco Paper Batta de’ Palanche (Paperone).

I Paperi sono stati a Genova anche in tempi più recenti, nella prima puntata della storia Zio Paperone e il Giro da capogiro, preparata per il Giro d’Italia del 2020 e pubblicata in maggio nonostante il rinvio all’autunno della corsa per la pandemia. Nelle tavole, disegnate da Marco Mazzarello, genovese con radici a Mornese, nel Basso Piemonte, compaiono il porto, il Matitone e la Lanterna. Tutti fedeli al vero e riconoscibilissimi.

Genova da Dago a Martin Mystère

Creato nel 1981 dal talentuoso sceneggiatore sudamericano Robin Wood (1944-2021) per i disegni dell’argentino Alberto Salinas, Cesare Renzi è un nobile nella Venezia del Cinquecento. A causa di un complotto ordito dal rivale principe Bertini, la sua famiglia è massacrata e disonorata con l’accusa di essere al soldo del sultano turco. Trovato dai pirati saraceni mentre galleggiava sul mare con una daga piantata nella schiena, il giovane Cesare sarà ribattezzato Dago e inizierà una serie infinita di avventure che lo porterà a contatto con la storia reale del XVI secolo.

Dago è un grande avventuriero che vive straordinarie vicende in tutta l’Europa del tempo: non poteva che essere al centro anche delle più rilevanti questioni genovesi, a partire dalla congiura dei Fieschi del 1547 contro il governo di Andrea Doria.

Dago non a caso è stato lanciato da autori sudamericani: è raro infatti che gli autori italiani del fumetto realistico ambientino le loro storie in Italia: i popolarissimi personaggi della Sergio Bonelli Editore sono quasi sempre anglosassoni: Tex, Zagor, Martin Mystère e Julia sono statunitensi, Dylan Dog inglese, Nathan Never vive un futuro lontano ma in quelli che adesso sono gli Stati Uniti.

Tuttavia Martin Mystère, lo studioso di “mysteri” irrisolti come la fine di Atlantide e la presenza degli Ufo, è stato spesso in Italia. Nei primi anni Novanta, ad esempio, il suo creatore Alfredo Castelli (1947-2024) lo aveva fatto trasferire a Firenze per dar vita a un ciclo di storie intitolato Mysteri italiani. Genova all’epoca era apparsa solo di scorcio, ma nella storia Il tredicesimo segno del 1994 (testi di Castelli e Alessandro Russo, disegni di Franco Devescovi) gli autori hanno dato alla città un ruolo fondamentale, collocando nel Teatro della Corte, a due passi dalla stazione di Brignole, la sede italiana della S.O. Communications, l’azienda multinazionale del principale “cattivo” della serie Seergej Orloff (amico, poi nemico, poi di nuovo amico, adesso non si sa, nelle storie attuali è in corso una complessa sottotrama dedicata al personaggio).
Sede italiana S.O. Communications
Grazie a due sceneggiatori genovesi, Luca Barbieri e Sergio Badino, Martin Mystère è tornato recentemente a Genova. Nell’albo Il segreto della Superba (2023, testi di Barbieri, disegni di Marco Foderà) indaga in un “mystero” che coinvolge le civiltà perdute di Atlantide e Mu, in un omaggio appassionato alla città e alle storie più classiche della serie.

Nell’avventura in due parti Le ombre di Venezia e Le 103 meridiane, uscite a gennaio e febbraio di quest’anno (testi di Badino e disegni di Riccardo Chiereghin) che inizia a Venezia e si conclude a Genova, Martin si occupa di “mysteri” che coinvolgono Cristoforo Colombo e il Castello d’Albertis che per l’occasione ha ospitato una mostra – chiusa qualche settimana fa – con esposti i disegni originali di Chiereghin.

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La criminologa con un fidanzato (e un autore) genovesi

Un altro personaggio della Bonelli, la criminologa Julia Kendall, creata dallo sceneggiatore genovese Giancarlo Berardi, ha da anni un fidanzato genovese, il poliziotto Ettore Cambiaso (stesso cognome di vari genovesi celebri come gli artisti del Cinquecento Giovanni e Luca e il calciatore della Juventus Andrea).

La sua prima volta a Genova (vacanza romantica diventata un’indagine) è nella storia La Superba (2015), scritta da Berardi con Mantero e disegnata da Luigi Copello. Ma, secondo Berardi, l’altro suo personaggio famoso, Ken Parker, pur vivendo storie nel West, può in qualche modo essere considerato zeneze.
Uno stralcio della storia di Julia Kendall
«Ken, oltre che un figlio del Sessantotto, è stato una metafora per raccontare la vita e le problematiche sociali del mio Paese, della mia città, e perfino del mio quartiere», ha raccontato l’autore in un’intervista di due anni fa a Il Secolo XIX. «La storia intitolata Sciopero è ispirata a un avvenimento simile avvenuto a Sampierdarena. Possiamo definire Ken “un genovese nel West”, usava anche genovesismi come “diamoci d’attorno” ma io assicuravo a Sergio Bonelli che era perfetto italiano».

Chiudiamo questa breve (e incompleta) carrellata sulla Genova dei fumetti auspicando un’avventura nella città ottocentesca di Zagor, l’eroe della foresta di Darkwood creato dallo stesso editore Sergio Bonelli (che quando sceneggiava si firmava Guido Nolitta) e dal disegnatore di Recco Gallieno Ferri.

In una lunga saga del 2011 Zagor andava in Europa a combattere il vampiro Bela Rakosi nella sua Transilvania e per tornare in America salpava da Genova: possibile che non gli sia successo nulla nella Superba?

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La leggenda reale del settimino di Cessole


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Quasi tutti gli abitanti della valle Bormida hanno ricordi di famiglia legati al Setmein, il “settimino”. Teodoro Negro – l’erborista di Cessole – è una figura di grande significato per questi luoghi e proprio da lui è iniziata la lunga storia del Toccasana, il liquore distillato con trentasette erbe diventato marchio commerciale quando già da tempo era riconosciuto come rimedio naturale per curare malesseri digestivi ma, spesso, anche per confortare quando gli anni e i giorni di fatiche si facevano difficili da gestire.

L’indirizzo del Setmein è sempre stato in regione Sant’Alessandro, al di là del fiume Bormida. Oggi vi si arriva attraversando il ponte e percorrendo quella che prima si chiamava via Roma, ma nel frattempo è diventata via Commendator Teodoro Negro Erborista Setmein. Fin qui sono giunte generazioni di persone, moltissime con la corriera, la linea di autobus che consentiva di percorrere la distanza a chi non sapeva guidare o veniva da troppo lontano per spostarsi a piedi o in bicicletta.
Foto: Claudia Patrone
La fiducia dei contadini

Lì, in un ingresso che fungeva da anticamera dietro alle grandi vetrate, si radunava spesso una piccola folla fiduciosa, uomini, donne e bambini, in attesa che quell’ometto piccolo di statura si affacciasse con il suo sorriso dalla porta della bottega, indovinando quasi sempre al primo sguardo quale fosse il problema che li aveva portati da lui. «Qui non è cambiato quasi niente, perché abbiamo voluto conservare l’antica atmosfera dove io stessa sono cresciuta», ha detto la dottoressa Enrica Maria Marchioni, figlia di Piera Matilde Negro e nipote del Setmein, che L’Unica ha incontrato nel vecchio laboratorio.

Enrica ha ereditato un luogo ricco di memoria quasi magico – nel senso evocativo del termine – insieme a una predisposizione all’ascolto e al desiderio di aiutare gli altri a stare meglio. Lei è farmacista, ma pratica l’erboristeria proprio in una declinazione di cura a tutto tondo. La mamma era figlia unica, era la dottoressa di famiglia del paese, ma aveva subito unito alla disciplina scientifica i saperi benèfici del padre.
Fonte: Google Maps
Non ci sono dubbi che Teodoro Negro fosse depositario di un istinto e una percezione speciali, fin da giovanissimo. Nato il 22 febbraio 1910, fu settimino nel senso duplice: vide la luce prematuro al settimo mese di gestazione, ma era anche il settimo di dodici figli. Nel suo destino si rivelarono molto presto le doti che la tradizione popolare attribuiva a quelli come lui. Fra tutte, la capacità naturale di guarire molte malattie, ma anche di poter intervenire con la sua energia taumaturgica nell’allontanare il male sotto ogni forma: nello stato di salute degli individui, nel mantenere condizioni climatiche fondamentali per la vita contadina, nel salvare un animale da un pericolo drammatico per l’andamento della cascina, nell’affrontare le incertezze del lavoro durante la guerra, nel dare suggerimenti per chi perdeva il cane o non ritrovava più un anello prezioso, se la mucca non stava bene o a chi chiedeva una pietosa risposta su quanto tempo sarebbe sopravvissuto un familiare ammalato.

La ricerca sulle erbe

Era un uomo che “sentiva”. «Magari entrava uno nello studio e lui invece diceva che un altro, che ancora aspettava fuori, poteva avere più bisogno», ha raccontato la nipote. «Porgeva anche solo la mano alle persone ed era in grado di capirle». Studiò con una maestra di Roccaverano, quindi dai padri scolopi a Carcare, nell’entroterra savonese, per poi approdare all’Università di Pavia, dove fu tra i primi a ottenere il diploma in Erboristeria, che all’epoca era abbinato alla facoltà di Agraria. «Non era un “guaritore” e non amava questa parola», ha precisato Enrica Maria Marchioni. Ma era dotato di notevole sensibilità ed empatia, che gli permettevano di vedere la natura e le condizioni della gente nel complesso: oggi si definirebbe un approccio olistico.

L’essenza della sua esperienza erano le erbe: era ancora adolescente quando aveva scoperto quella passione, percorrendo in lungo e in largo le colline delle Langhe astigiane per conoscerle, raccoglierle e catalogarle. Aveva terreni che coltivava con piante officinali ed era anche un rabdomante che fece scavare decine di pozzi artesiani nei punti dove percepiva energie e vibrazioni. Ed è inutile sottolineare quanto questo potere fosse determinante nell’aiutare famiglie e contadini.

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Soprattutto, Teodoro non era da solo. «La nonna con le erbe creava i quadri che impreziosivano le pareti dello studio e collaborava con un’integrazione fondamentale a supporto dell’attività», ha evidenziato Marchioni. Nel retrobottega, fra i cimeli del passato, è ancora un oggetto di valore e studio l’erbario a valigetta del Setmein, con il quale era solito svolgere le sue lezioni itineranti nelle scuole e in tutta la provincia. Il legame con la natura era la chiave. La natura vegetale, animale e umana.

«Le sue mani erano un ponte con qualcosa di universale, è difficile da spiegare», ha detto la nipote farmacista, che nel suo percorso scientifico è riuscita a esprimere gli stessi effetti medicamentosi che eroga a chi entra in erboristeria. «Sono due mondi molto uniti e il nonno l’ha sempre sostenuto. È enorme il cambiamento della società rispetto ai suoi anni, ma non è diverso il malessere delle persone. Guardarle e parlare con loro è il primo passo, adesso come ieri. Non tutti hanno problemi, qui arrivano anche i turisti. Il mio impegno è cercare di capire: che cosa si aspettano quando entrano? Le tisane sono personalizzate e sono miscelate per rispondere a quella domanda».

Zona di passaggio storico o luogo evocativo, l’Erboristeria Negro vive di una forza tradizionale che non si è spenta. Qui si sono verificati piccoli grandi miracoli di umanità che hanno alimentato una sorta di devozione per nonno Teodoro, che resiste ancora oggi in tanti ricordi di famiglia.

La nascita del “Toccasana”

Molte volte lui sapeva, capiva senza parlare. «Sentiva anche le necessità di qualcuno che non era fisicamente qui – ha raccontato ancora la nipote –. Un familiare o un conoscente portavano un oggetto di sua proprietà, una maglietta, poi tornavano a casa con un’idea di come poteva essere risolta la situazione che gli avevano sottoposto». Un decotto o un infuso specifico per ogni problema veniva preparato con quelle erbe selezionate e avvolte in un pacchetto di carta marrone, che quando si usciva di qui erano la promessa di una soluzione sicura.

Il Toccasana Negro nacque così: «Furono i clienti a dargli il nome: quelli che mettevano le erbe dalle proprietà digestive a macerare nel vino bianco secco, in modo che diventasse un liquore». La base era il marrubio, «una pianta perenne aromatica amarissima», ha spiegato Marchioni. Nessuno dubitava che quel sapore fosse troppo forte o potesse non funzionare. Nel tempo, il prodotto commerciale venne realizzato dai parenti di Cessole che vendevano vino: costruirono l’opificio, dove divenne il liquore famoso di oggi. Successivamente passò di mano aziendale e ora è un marchio del gruppo Toso di Cossano Belbo, nel tratto cuneese della valle omonima ma solo una collina più in là: si chiama tuttora Toccasana Teodoro Negro.

«È suo e di tutti», ha sintetizzato l’attuale titolare dell’erboristeria. Che ha ereditato un mestiere antico trovando il modo di declinarlo in un linguaggio contemporaneo: «Bisogna interpretare i tempi, oltre alle persone: una tisana troppo amara non incontrerebbe più il gusto di questi nostri giorni, in cui se vogliamo trovare le risposte le cerchiamo su Google. Ma sono sicura che, insieme al mio sapere farmaceutico, ci sono ingredienti che da sempre sono indispensabili; l’ascolto, il dialogo, il tempo speso senza fretta».

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LEGO Batman L’Eredità del Cavaliere Oscuro - Recensione


Quando ho avviato LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro su PC avevo un dubbio molto semplice: sarebbe stato “solo” un altro gioco LEGO simpatico, oppure TT Games sarebbe riuscita davvero a costruire qualcosa di più ambizioso? Dopo le prime ore passate tra tetti, vicoli bagnati dalla pioggia, Batmobile e criminali da stendere a colpi di Batarang, la risposta mi è sembrata abbastanza chiara. Questo non è un semplice ritorno di Batman in versione mattoncino. È uno dei giochi LEGO più maturi, curati e sorprendenti degli ultimi anni.

Il titolo, sviluppato da TT Games e pubblicato da Warner Bros. Games, arriva su PC tramite Steam ed Epic Games Store, oltre che su PlayStation 5 e Xbox Series X|S. Il gioco è classificato PEGI 7, ed è giocabile in singolo o in cooperativa locale a due giocatori . Già da questi dettagli si capisce la direzione: un gioco accessibile, adatto anche ai più giovani, ma con una struttura più ricca rispetto al classico “rompi tutto, raccogli mattoncini e vai avanti”.
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La cosa che mi ha colpito subito è il modo in cui il gioco racconta Batman. LEGO Batman L’Eredità del Cavaliere Oscuro non prende una sola versione del personaggio e la copia in formato LEGO, ma prova a cucire insieme decenni di film, fumetti, serie TV e videogiochi. Si parte dalle origini di Bruce Wayne, dal suo addestramento con la Lega delle Ombre, e si arriva pian piano alla costruzione della leggenda del Cavaliere Oscuro. Infatti, il gioco è mix che unisce momenti iconici della storia di Batman con il classico umorismo LEGO , e questa impostazione funziona perché non prende mai troppo sul serio se stessa, ma allo stesso tempo non ridicolizza il personaggio.

Il risultato è una storia che sa essere leggera senza diventare banale. Ci sono gag visive, battute stupide al punto giusto e situazioni volutamente esagerate, ma sotto la superficie resta l’amore per Batman. Si sente nelle citazioni, negli outfit, nei veicoli, nei villain e persino nei piccoli dettagli della città. È un gioco pensato chiaramente per chi è cresciuto con il Batman di Tim Burton, con la trilogia di Nolan, con i cartoni animati o con la serie Arkham, ma riesce a essere leggibile anche per chi conosce il personaggio solo di nome.

Il paragone con Batman Arkham è inevitabile. Anzi, è il primo pensiero che viene in mente appena si entra nel combattimento. Gli scontri sono molto più dinamici rispetto ai vecchi giochi LEGO: Batman concatena pugni, schivate, contrattacchi e gadget con un ritmo più fisico, più “croccante”, quasi da action moderno. Non siamo davanti alla stessa profondità dei capitoli Rocksteady, ma l’ispirazione è chiara e, soprattutto, piacevole da giocare.
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Pad alla mano, il sistema funziona perché resta immediato. Non serve studiare combinazioni complicate, ma non si ha nemmeno la sensazione di premere sempre lo stesso tasto a caso. I Batarang servono per stordire o distrarre i nemici, il Bat-artiglio permette di agganciarli, il rampino aiuta negli spostamenti e il gel esplosivo torna utile negli enigmi ambientali. Inoltre, sono presenti gadget specifici per gli altri personaggi, come lo spray a schiuma di Jim Gordon, il lancia-cavo di Robin, l’Hackarang di Batgirl e la frusta di Catwoman . Questa varietà rende le missioni meno piatte, perché ogni personaggio ha un ruolo preciso.

Una delle scelte migliori, secondo me, è proprio il roster più contenuto. Invece di buttare dentro cento personaggi quasi uguali, TT Games ha preferito puntare su Batman, Robin, Nightwing, Batgirl, Jim Gordon, Catwoman e Talia al Ghul, ognuno con abilità ed equipaggiamento unici . All’inizio può sembrare una limitazione, soprattutto per chi ama sbloccare una montagna di personaggi nei giochi LEGO, ma in pratica funziona. Batgirl ha il lato hacker, Catwoman è più agile e furtiva, Robin e Nightwing danno ritmo agli enigmi e agli scontri, Gordon è più buffo ma sorprendentemente utile. Si perde qualcosa in quantità, ma si guadagna in identità.
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Anche Gotham City open world è una delle parti più riuscite. La città è divisa in quattro isole, si sviluppa in verticale e in profondità, e include luoghi iconici come Arkham Asylum, Ace Chemicals, i giardini botanici di Gotham e la Wayne Tower. Esplorarla con il rampino e l’aliante è molto divertente, soprattutto perché il gioco ti spinge continuamente a salire sui tetti, cambiare direzione, buttarti nel vuoto e planare tra un edificio e l’altro. Gotham è cupa, piovosa e piena di atmosfera, ma resta sempre filtrata dallo stile LEGO, quindi anche il momento più dark trova spazio per una battuta o una situazione assurda.

Nel gioco sono presenti più Batmobili e Batmoto ispirate a varie incarnazioni del personaggio, dalla serie TV del 1966 alla Batmobile gotica del film del 1989, fino al Tumbler della trilogia del Cavaliere Oscuro . Guidare per Gotham è una piccola gioia da fan. Non tutto è perfetto, perché in alcune fasi l’open world tende a riempirsi di attività abbastanza classiche, ma l’impatto iniziale è fortissimo. È una città costruita per farsi esplorare, fotografare mentalmente e svuotare poco alla volta da collezionabili, sfide e crimini da fermare.

La componente da “collectathon” è enorme. Ci sono costumi, ricompense, attività secondarie, oggetti per la Batcaverna e tanti dettagli pensati per chi ama completare tutto. In totale, sono disponibili più di 100 diversi abiti per i personaggi giocabili e di una Batcaverna che si espande durante la campagna, con gadget da potenziare, trofei, dossier tramite Batcomputer e oggetti LEGO per personalizzare gli ambienti . Questa parte mi è piaciuta molto perché dà un senso di crescita costante: non si va avanti solo per vedere la prossima missione, ma anche per rendere più personale il proprio Batman.

Dove il gioco perde un po’ di brillantezza è nelle attività secondarie meno curate. La campagna principale è nettamente la parte migliore, mentre alcune missioni dell’open world sembrano più riempitive e ripetitive.
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Sul fronte tecnico, la versione PC merita un discorso a parte. Non bisogna farsi ingannare dallo stile LEGO: questo gioco può essere più pesante del previsto. La pagina Steam indica Windows 11, 16 GB di RAM e 50 GB di spazio come requisiti, con una configurazione minima pensata per 1080p a 30 FPS con upscaling e Frame Generation, mentre quella consigliata punta al 1440p a 60 FPS con DLSS, FSR o XeSS in modalità Quality e Frame Generation . In altre parole, non è il classico LEGO leggerissimo da far girare ovunque senza pensarci.

Visivamente, però, il salto si vede. I personaggi sembrano veri mattoncini lucidi, con riflessi, texture e piccoli dettagli sulle superfici. Gotham ha una bella illuminazione, tanti elementi a schermo e un’atmosfera più ricca rispetto ai vecchi capitoli.

La mia impressione è che su PC serva trovare il giusto equilibrio. Meglio non partire subito con tutto al massimo, soprattutto se si punta a un frame rate stabile. Il gioco resta godibilissimo anche scendendo di qualche dettaglio, e anzi conviene privilegiare la fluidità, perché combattimenti, planate e guida funzionano meglio quando la risposta ai comandi è pulita.

Un altro punto molto positivo è l’accessibilità, infatti troviamo un'interfaccia personalizzabile, con modalità daltonismo, assistenza al combattimento, mira assistita, accessibilità uditiva e motoria, oltre a comandi completamente modificabili per tastiera, mouse e controller . Tutte queste impostazioni sono per me importanti, perché rende l’esperienza davvero adatta a pubblici diversi, non solo ai fan più esperti.

La cooperativa locale è un’aggiunta perfetta per lo spirito del gioco. Si può giocare da soli oppure in due con schermo condiviso, con un giocatore nei panni di Batman e l’altro in quelli di un alleato. Interessante che il secondo giocatore può entrare e uscire dalla partita in qualsiasi momento . Peccato solo per l’assenza della cooperativa online, che secondo me su un titolo del genere sarebbe stata comodissima, soprattutto su PC, ma la formula da divano resta coerente con la tradizione LEGO.

Tirando le somme, LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro per PC è uno di quei giochi che riescono a parlare a pubblici diversi. È abbastanza semplice per chi vuole divertirsi senza stress, abbastanza ricco per chi ama completare tutto, abbastanza nostalgico per chi conosce ogni versione di Batman e abbastanza moderno per chi cercava un LEGO meno automatico del solito. Non reinventa l’action open world, e nelle attività secondarie qualche ripetizione si sente, ma quando mette insieme storia, combattimento, umorismo e fan service riesce davvero a brillare.

Non è un Arkham vero e proprio, e forse non vuole esserlo fino in fondo. È piuttosto un modo più leggero, colorato e accessibile di vivere quel tipo di esperienza. La parte migliore è che non sembra una parodia svogliata: dietro ogni costume, veicolo, gag e citazione si percepisce rispetto per il Cavaliere Oscuro. È un gioco pieno di affetto, e questa cosa si sente.

RECENSIONE SMARTPULSE
smartpulse.it

LEGO® Batman™: L'Eredità del Cavaliere Oscuro
gioco PC • Gotham open world • combattimenti stile Arkham • co-op locale
Il voto premia una Gotham open world ricca di atmosfera, il combattimento più dinamico e vicino alla serie Arkham, l’umorismo LEGO e il grande fan service dedicato a Batman. Qualche attività secondaria ripetitiva e alcune incertezze tecniche su PC gli impediscono di arrivare ancora più in alto.

VOTO COMPLESSIVO
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Best Choice Smartpulse

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VOTO /10

smartpulse.it
Valutazione della redazione Smartpulse su PC

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È iniziata la costruzione della mega fabbrica di Optimus in Texas: 27mila robot al giorno


In uno spazio di 148mila metri quadrati.
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In breve:


Tesla ha iniziato in Texas la costruzione della fabbrica dedicata a Optimus: le riprese del 27 maggio mostrano la prima struttura in acciaio già montata nel Campus a nord della Gigafactory Texas. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 10 milioni di robot l’anno, circa 27 mila al giorno, ma la partenza sarà graduale: i primi Optimus saranno prodotti tra luglio e agosto nello stabilimento di Fremont e usati nelle fabbriche Tesla per compiti semplici e raccolta dati. La linea ad alto volume in Texas dovrebbe arrivare dall’estate 2027. Il piano richiede miliardi di dollari e una nuova filiera di produzione di componenti come attuatori, sensori e sistemi AI abbastanza affidabili per lavorare in ambienti reali.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Tesla’s dedicated Optimus factory construction officially underway at Giga Texas
Tesla’s dedicated factory for building up to ten million Optimus units is officially under construction at Gigafactory Texas. Drone footage released on May 27 by Giga Texas observer Joe Tegtmeyer captures the significant milestone of the first steel structure officially standing at Tesla’s new Optimus factory on the North Campus of the facility. Phase two […]
TESLARATIJoey Klender

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Oura lancia il suo smart ring più piccolo di sempre


È l'Oura Ring 5.
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In breve:


Oura ha presentato Oura Ring 5, il suo anello intelligente più piccolo: secondo l’azienda è più compatto del 40% rispetto al modello precedente, ma mantiene sensori e precisione delle misurazioni. Costa 399 dollari nelle finiture standard e 499 dollari nelle versioni oro e argento spazzolato; le spedizioni partono il 4 giugno. Arrivano anche nuove funzioni software per analisi di sonno, respirazione, temperatura e attività in tempo reale, disponibili anche su Oura Ring 3 e 4. Negli Stati Uniti l’app offrirà inoltre risposte sanitarie e accesso a professionisti tramite Counsel Health. Oura ha superato 5,5 milioni di anelli venduti, prepara una possibile quotazione e vale 11 miliardi di dollari.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Oura is launching its smallest smart ring yet, shrinking wearable design by 40%
Oura, the smart ring maker, is set to launch what it says will be the smallest smart ring available in the growing wearables market.
CNBCIan Thomas

Riassunto completo:


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Anthropic apre a Milano, 27mila robot Optimus al giorno, presentato Oura Ring 5


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon venerdì,
oggi parleremo di Anthropic che non solo raggiunge quasi i mille miliardi di valutazione, ma apre la sesta sede europea a Milano; poi parleremo della mega fabbrica di Tesla Optimus in Texas; del nuovo Oura Ring 5, il più piccolo della gamma, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Le news di oggi, selezionate a mano.

Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano


Startup
Anthropic ha raccolto 65 miliardi di dollari in un nuovo round raggiungendo così una valutazione di 965 miliardi, vicino alla soglia dei mille miliardi e sopra OpenAI secondo Bloomberg. Il finanziamento è stato guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital. Inoltre Anthropic sta aprendo un ufficio a Milano, il sesto in Europa, per seguire clienti italiani e sviluppatori più da vicino. Ha già iniziato a collaborare con gruppi italiani come Generali, Unipol, Enel, Pirelli e JAKALA; tra gli utilizzatori citati ci sono Satispay e Bending Spoons.
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Fonte: Il Sole 24 Ore

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È iniziata la costruzione della mega fabbrica di Optimus in Texas: 27mila robot al giorno


Spazio
Tesla ha iniziato in Texas la costruzione della fabbrica dedicata a Optimus: le riprese del 27 maggio mostrano la prima struttura in acciaio già montata nel Campus a nord della Gigafactory Texas. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 10 milioni di robot l’anno, circa 27 mila al giorno, ma la partenza sarà graduale: i primi Optimus saranno prodotti tra luglio e agosto nello stabilimento di Fremont e usati nelle fabbriche Tesla per compiti semplici e raccolta dati. La linea ad alto volume in Texas dovrebbe arrivare dall’estate 2027. Il piano richiede miliardi di dollari e una nuova filiera di produzione di componenti come attuatori, sensori e sistemi AI abbastanza affidabili per lavorare in ambienti reali.
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Fonte: Teslarati
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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Oura lancia il suo smart ring più piccolo di sempre


Tecnologia
Oura ha presentato Oura Ring 5, il suo anello intelligente più piccolo: secondo l’azienda è più compatto del 40% rispetto al modello precedente, ma mantiene sensori e precisione delle misurazioni. Costa 399 dollari nelle finiture standard e 499 dollari nelle versioni oro e argento spazzolato; le spedizioni partono il 4 giugno. Arrivano anche nuove funzioni software per analisi di sonno, respirazione, temperatura e attività in tempo reale, disponibili anche su Oura Ring 3 e 4. Negli Stati Uniti l’app offrirà inoltre risposte sanitarie e accesso a professionisti tramite Counsel Health. Oura ha superato 5,5 milioni di anelli venduti, prepara una possibile quotazione e vale 11 miliardi di dollari.
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Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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SpaceX costruirà la rete militare sensor-to-shooter statunitense


Big Tech
La US Space Force ha assegnato a SpaceX un contratto da 2,29 miliardi di dollari per costruire la Space Data Network, una rete militare di comunicazione in orbita bassa. Servirà a trasferire rapidamente dati da satelliti e sensori spaziali verso sistemi di comando e piattaforme operative, per collegare osservazione, tracciamento e puntamento quasi in tempo reale. La rete userà tecnologie derivate da Starlink e probabilmente da Starshield, la versione governativa e militare di SpaceX. I satelliti saranno collegati tra loro tramite laser nello spazio.
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Fonte: Ars Technica
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il Trump Phone dorato ha ricevuto pessime recensioni


Tecnologia
Il Trump Phone T1, smartphone dorato da 500 dollari di Trump Mobile, ha ricevuto recensioni negative dopo i primi invii a testate giornalistiche e content creator. Secondo CNET, il telefono reale non corrisponde alle immagini promozionali: schermo più piccolo, design diverso e dubbi sull’origine. Il sito parlava di “made in USA”, ma sulla confezione compaiono formule più vaghe come “assembled in USA”. I test infatti indicano prestazioni simili a un HTC U24 Pro 5G, prodotto dalla taiwanese HTC. I recensori segnalano anche informazioni mancanti su processore, aggiornamenti software, sicurezza, rete, batteria e fotocamera. Trump Mobile dice di avere dato priorità ai media e attribuisce i ritardi alle difficoltà produttive e all’alta domanda.
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Fonte: The Daily Beast
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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L'IPO di SpaceX e i data center nello spazio


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Oltre il prompt: Claude Code


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Cosa stanno facendo Apple e Google alle tue notifiche push


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Evitare la morte nella strada di mattoni gialli


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Ecco come potrebbe apparire il rinnovamento di Siri per iOS 27 di Apple


engadget.com (eng)

I siti web hanno un nuovo metodo per spiare i visitatori: analizzare l'attività delle loro SSD


arstechnica.com (eng)

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Trump Phone - Hands on


Questo è uno dei pochi video hands on sul Trump Phone, device che è stato distrutto dalla critica sia prima che dopo la sua uscita.

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Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.


Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano


In breve:


Anthropic ha raccolto 65 miliardi di dollari in un nuovo round raggiungendo così una valutazione di 965 miliardi, vicino alla soglia dei mille miliardi e sopra OpenAI secondo Bloomberg. Il finanziamento è stato guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital. Inoltre Anthropic sta aprendo un ufficio a Milano, il sesto in Europa, per seguire clienti italiani e sviluppatori più da vicino. Ha già iniziato a collaborare con gruppi italiani come Generali, Unipol, Enel, Pirelli e JAKALA; tra gli utilizzatori citati ci sono Satispay e Bending Spoons.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano
La società che ha creato l’AI Claude ottiene un nuovi finanziamento che alza la valutazione complessiva a 965 miliardi di dollari.
Il Sole 24 ORE

Riassunto completo:


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SpaceX costruirà la rete militare sensor-to-shooter statunitense


Appoggiandosi a Starlink e Starshield.
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In breve:


La US Space Force ha assegnato a SpaceX un contratto da 2,29 miliardi di dollari per costruire la Space Data Network, una rete militare di comunicazione in orbita bassa. Servirà a trasferire rapidamente dati da satelliti e sensori spaziali verso sistemi di comando e piattaforme operative, per collegare osservazione, tracciamento e puntamento quasi in tempo reale. La rete userà tecnologie derivate da Starlink e probabilmente da Starshield, la versione governativa e militare di SpaceX. I satelliti saranno collegati tra loro tramite laser nello spazio.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

US Space Force confirms SpaceX will build sensor-to-shooter targeting network
We aren’t trading speed for scale; we are demanding both,” says the military’s program manager.
Ars TechnicaStephen Clark

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Il Trump Phone dorato ha ricevuto pessime recensioni


Schermo più piccolo, design diverso e dubbi sull'origine.
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In breve:


Il Trump Phone T1, smartphone dorato da 500 dollari di Trump Mobile, ha ricevuto recensioni negative dopo i primi invii a testate giornalistiche e content creator. Secondo CNET, il telefono reale non corrisponde alle immagini promozionali: schermo più piccolo, design diverso e dubbi sull’origine. Il sito parlava di “made in USA”, ma sulla confezione compaiono formule più vaghe come “assembled in USA”. I test infatti indicano prestazioni simili a un HTC U24 Pro 5G, prodotto dalla taiwanese HTC. I recensori segnalano anche informazioni mancanti su processore, aggiornamenti software, sicurezza, rete, batteria e fotocamera. Trump Mobile dice di avere dato priorità ai media e attribuisce i ritardi alle difficoltà produttive e all’alta domanda.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Trump’s ‘Golden’ Phone Hit With Savage Reviews
The $500 device has received a gag-inducing comparison.
The Daily BeastCameron Adams

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Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano


Secondo Bloomberg, è già sopra OpenAI.
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In breve:


Anthropic ha raccolto 65 miliardi di dollari in un nuovo round raggiungendo così una valutazione di 965 miliardi, vicino alla soglia dei mille miliardi e sopra OpenAI secondo Bloomberg. Il finanziamento è stato guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital. Inoltre Anthropic sta aprendo un ufficio a Milano, il sesto in Europa, per seguire clienti italiani e sviluppatori più da vicino. Ha già iniziato a collaborare con gruppi italiani come Generali, Unipol, Enel, Pirelli e JAKALA; tra gli utilizzatori citati ci sono Satispay e Bending Spoons.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano
La società che ha creato l’AI Claude ottiene un nuovi finanziamento che alza la valutazione complessiva a 965 miliardi di dollari.
Il Sole 24 ORE

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Bruxelles usa la linea dura del Digital Services Act e infligge a Temu una stangata da 200 milioni


Migliaia di articoli immessi in circolazione senza verifiche adeguate sulla conformità alle normative di sicurezza dell'Ue.
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Digital Services Act: multa a Temu di 200 milioni
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La Commissione europea ha inflitto una sanzione da 200 milioni di euro a Temu, la piattaforma di e-commerce del gruppo cinese PDD Holdings, per gravi carenze nella valutazione dei rischi dei prodotti venduti sul mercato europeo. L'accusa è precisa: migliaia di articoli — tra cui caricabatterie non conformi ai test di sicurezza elettrica e giocattoli per neonati con sostanze chimiche oltre i limiti di legge — immessi in circolazione senza che la piattaforma avesse identificato, analizzato e valutato diligentemente i rischi sistemici derivanti dalla loro offerta, come imposto dall'articolo 34 del Digital Services Act. È la sanzione più alta mai inflitta ai sensi del DSA, il regolamento entrato in vigore nel 2024 per imporre responsabilità dirette alle piattaforme digitali, superando i 120 milioni comminati a X di Elon Musk nel dicembre 2025. Temu ha tempo fino al 28 agosto 2026 per presentare alla Commissione un piano d'azione correttivo: in caso di mancato adeguamento rischia ulteriori sanzioni. Per l'Italia, dove Temu ha registrato una crescita di utenti del 340% nel 2025 secondo i dati di SimilarWeb, la decisione di Bruxelles rappresenta una protezione concreta: ogni giorno migliaia di consumatori italiani ricevono pacchi da magazzini cinesi senza sapere se i prodotti acquistati rispettano gli standard europei su materiali tossici, sicurezza elettrica, protezione dei minori.
youtube.com/embed/kv6RQ34q82k?…

La portata della sanzione e il meccanismo del DSA


Il Digital Services Act introduce un principio rivoluzionario: le piattaforme non sono più semplici intermediari neutrali, ma attori responsabili di ciò che vendono o diffondono. Nel caso di Temu, la Commissione ha accertato che l'azienda non disponeva di sistemi adeguati per identificare prodotti potenzialmente pericolosi prima di metterli in vendita. Giocattoli con piccole parti staccabili, apparecchi elettrici senza certificazioni CE, cosmetici con sostanze vietate dal regolamento REACH: la lista emersa durante le ispezioni condotte tra febbraio e aprile 2026 documenta oltre 15.000 inserzioni problematiche solo sul mercato italiano. La multa equivale al 4% del fatturato globale annuo di PDD Holdings, entro il limite massimo del 6% previsto dal DSA per le violazioni gravi delle piattaforme di grandissime dimensioni. Un segnale forte, dopo mesi in cui le piattaforme cinesi avevano risposto alle richieste di conformità con modifiche superficiali e ritardi sistematici.

Per le aziende italiane del commercio elettronico, la decisione cambia gli equilibri competitivi. Mentre operatori come Yoox o Privalia devono sottostare a controlli rigorosi su ogni fornitore, Temu aveva operato in una zona grigia: spedizioni dirette dalla Cina, prezzi stracciati grazie all'esenzione doganale per pacchi sotto i 150 euro, nessuna verifica preventiva. Ora il DSA impone parità: tutti devono garantire che i prodotti venduti in Europa rispettino le stesse regole. L'Autorità garante della concorrenza italiana aveva già aperto un'istruttoria nel marzo 2025 per pratiche commerciali scorrette, ma senza gli strumenti sanzionatori del regolamento europeo. La multa di Bruxelles arriva dove le autorità nazionali non potevano arrivare da sole.

I controlli alla frontiera, per ora molto blandi


La sanzione a Temu solleva una contraddizione ancora aperta. Il DSA attribuisce alle piattaforme la responsabilità di valutare i rischi, ma i prodotti entrano fisicamente in Europa attraverso dogane che non hanno risorse per ispezionare milioni di piccoli pacchi. Nel 2025, secondo i dati dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, solo nei primi venti giorni di gennaio 2026 Malpensa ha già perso oltre trenta voli cargo dalla Cina per effetto della tassa sui mini-pacchi — un segnale che il flusso è imponente e difficilmente controllabile. La maggior parte delle spedizioni passa senza verifiche fisiche, affidata alla buona fede dichiarativa dei venditori. Il DSA sposta l'onere della prova sulle piattaforme, ma non risolve il problema strutturale: come verificare realmente la composizione chimica di un rossetto venduto a 2 euro o la sicurezza di un caricabatterie USB a 1,50 euro quando il margine di profitto è così ridotto da scoraggiare qualsiasi investimento in controlli di laboratorio?

La Commissione sta finanziando un progetto pilota con laboratori accreditati in cinque Stati membri, tra cui l'Italia, per testare a campione i prodotti più venduti sulle piattaforme cinesi. Contestualmente, la riforma doganale europea abolirà dal 1° luglio 2026 l'esenzione per i pacchi sotto i 150 euro, applicando un dazio fisso di 3 euro per spedizione fino al 2028, quando entrerà in vigore il regime permanente. La combinazione tra responsabilità digitale delle piattaforme e controlli fisici potenziati potrebbe chiudere la forbice tra normativa e realtà, ma richiede investimenti che finora nessuno Stato membro ha stanziato in misura adeguata.

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