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FRITZ! compie 40 anni: la storia dell’azienda berlinese che ha trasformato la casa digitale


FRITZ! compie 40 anni e celebra quattro decenni di attività nel settore delle reti domestiche e della connettività. Nata a Berlino nel 1986, l’azienda ha accompagnato alcune delle trasformazioni più importanti avvenute nel mondo delle telecomunicazioni, contribuendo a rendere più semplici e accessibili tecnologie inizialmente riservate soprattutto agli utenti esperti.

Nel corso degli anni, FRITZ! è diventata uno dei marchi europei più riconoscibili nel mercato dei modem, dei router Wi-Fi e delle soluzioni per la casa connessa. Oggi sono oltre 25 milioni i FRITZ!Box utilizzati nel mondo, mentre i prodotti dell’azienda sono disponibili in più di 40 Paesi.

Alla base di questa crescita c’è una filosofia rimasta sostanzialmente invariata: sviluppare dispositivi facili da configurare, sicuri e affidabili, supportandoli nel tempo attraverso aggiornamenti software gratuiti. Una strategia che ha permesso al marchio berlinese di costruire un ecosistema sempre più completo, capace di comprendere connettività, telefonia, rete Mesh e dispositivi per la smart home.

Dalla nascita a Berlino alla prima FRITZ!Card


La storia di FRITZ! comincia nel 1986 a Berlino. In quel periodo le comunicazioni digitali e le reti informatiche erano molto più complesse rispetto a oggi e richiedevano spesso conoscenze tecniche specifiche.

L’obiettivo iniziale dell’azienda era proprio quello di rendere queste tecnologie più semplici da utilizzare, sia negli ambienti domestici sia in quelli professionali. Un passaggio importante arriva nel 1995 con il lancio della FRITZ!Card, una soluzione progettata per facilitare l’accesso ai servizi di comunicazione digitale.

Il prodotto contribuì a far conoscere il marchio anche al di fuori degli ambienti più tecnici, anticipando quella ricerca della semplicità che sarebbe poi diventata una delle caratteristiche principali dell’intera gamma FRITZ!.

Il debutto del FRITZ!Box cambia il networking domestico


La vera svolta arriva nel 2004 con la presentazione del primo FRITZ!Box. Il dispositivo nasce con l’obiettivo di riunire in un unico prodotto diverse funzioni che, fino a quel momento, potevano richiedere apparecchi separati.

Il FRITZ!Box integra infatti modem, router wireless e centralino telefonico, semplificando la gestione della connessione internet e della telefonia domestica. Con le generazioni successive, la piattaforma si è evoluta ulteriormente, trasformandosi anche in un centro di controllo per la smart home.

Questa impostazione ha avuto un ruolo importante nello sviluppo del networking domestico moderno. Il router non è più soltanto il dispositivo che permette di collegarsi a internet, ma diventa il punto centrale dal quale controllare la rete Wi-Fi, i telefoni, i dispositivi connessi e diversi prodotti intelligenti presenti nell’abitazione.

Wi-Fi Mesh, ripetitori e connessioni in fibra ottica


Con la diffusione di smartphone, tablet, smart TV, console e dispositivi IoT, la necessità di avere una rete stabile in ogni stanza è diventata sempre più importante. Per rispondere a questa esigenza, FRITZ! ha ampliato progressivamente la propria gamma con i FRITZ!Repeater e con le soluzioni Wi-Fi Mesh.

La tecnologia Mesh consente ai diversi dispositivi di rete di lavorare insieme, creando un’unica rete wireless e distribuendo il segnale in maniera più uniforme all’interno della casa. L’obiettivo è ridurre le zone con una copertura debole e permettere agli utenti di spostarsi tra le stanze senza dover cambiare manualmente rete Wi-Fi.

L’azienda ha inoltre seguito l’evoluzione delle infrastrutture di telecomunicazione introducendo diversi FRITZ!Box per la fibra ottica, affiancati ai modelli dedicati alle connessioni DSL, via cavo e mobili.

Parallelamente sono arrivati i prodotti FRITZ! Smart Home, sviluppati per gestire alcune funzioni dell’abitazione direttamente attraverso la rete domestica. Il catalogo comprende soluzioni per il controllo dei consumi, della temperatura e di altri dispositivi connessi.

Aggiornamenti e assistenza sviluppati internamente


Uno degli elementi che caratterizzano l’ecosistema FRITZ! è il supporto software fornito attraverso aggiornamenti gratuiti. Nel corso del ciclo di vita dei prodotti, gli update possono introdurre nuove funzioni, migliorare le prestazioni e intervenire sulla sicurezza della rete.

Anche il supporto tecnico viene gestito internamente. Secondo l’azienda, questo approccio permette di mantenere un contatto più diretto con gli utenti e di utilizzare le segnalazioni ricevute per migliorare sia i prodotti già disponibili sia quelli delle generazioni successive.

Lo sviluppo continua a essere concentrato a Berlino, mentre la produzione avviene in Europa. FRITZ! presenta questo modello come una garanzia di controllo sulla qualità e come un contributo alla costruzione di una maggiore autonomia tecnologica europea.

Il cambio di proprietà e il nuovo management


Il 2024 ha rappresentato un passaggio importante nella storia dell’azienda. I fondatori hanno lasciato la gestione per raggiunti limiti di età, aprendo una nuova fase caratterizzata dall’ingresso di una nuova proprietà e di un nuovo management.

Il cambiamento non ha modificato il posizionamento del marchio, che continua a concentrarsi sullo sviluppo di tecnologie di rete semplici, sicure e supportate nel tempo.

Nello stesso periodo è stato avviato il progetto dello shop online ufficiale, successivamente lanciato nel 2025 attraverso il sito dell’azienda. Il negozio digitale permette agli utenti di acquistare direttamente alcuni prodotti dell’ecosistema FRITZ!.

L’impegno per la sovranità digitale europea


In occasione del quarantesimo anniversario, FRITZ! ha sottolineato anche il proprio impegno nel campo della sovranità digitale. Il concetto riguarda la possibilità per cittadini, aziende e istituzioni europee di mantenere un maggiore controllo sulle tecnologie utilizzate e sui dati che transitano attraverso le reti.

In questo contesto, il router assume un ruolo centrale. Tutti i dispositivi della casa connessa comunicano infatti attraverso la rete domestica, rendendo sicurezza, aggiornamenti e trasparenza particolarmente importanti.

Fin dalla sua fondazione, FRITZ! sostiene la diffusione di standard aperti e la libertà di scelta delle apparecchiature utilizzate dagli utenti. Attraverso la fondazione della VTKE, l’azienda ha partecipato al percorso che ha portato all’introduzione del principio del modem libero in Germania.

Con la SAFENet Alliance, l’impegno si estende alla protezione e alla stabilità delle reti domestiche. FRITZ! partecipa inoltre allo sviluppo degli standard internazionali attraverso organizzazioni come il Broadband Forum e la Wi-Fi Alliance.

L’obiettivo dichiarato è favorire l’interoperabilità tra dispositivi diversi, migliorare la sicurezza e creare condizioni più trasparenti per i consumatori europei.

I festeggiamenti per i 40 anni di FRITZ!


Le celebrazioni per i 40 anni di FRITZ! accompagneranno l’intero 2026 e coinvolgeranno clienti, collaboratori e partner commerciali.

Uno degli appuntamenti principali sarà la partecipazione a IFA Berlino, la manifestazione internazionale dedicata all’elettronica di consumo che si svolge proprio nella città in cui l’azienda è nata.

FRITZ! sarà presente nel Padiglione 7.2c, Stand 111, dove potrà mostrare le novità dedicate alla connettività e alla casa digitale. La partecipazione a IFA rappresenterà anche un’occasione per ripercorrere quarant’anni di innovazione, dalla prima FRITZ!Card fino agli attuali sistemi Mesh, ai router per la fibra e alle soluzioni per la smart home.

Dopo quattro decenni, la missione rimane quella definita agli inizi dell’attività: trasformare tecnologie di rete complesse in strumenti semplici da utilizzare nella vita quotidiana.

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Huawei prepara nuovi FreeClip: gli auricolari open-ear diventano gioielli


Huawei FreeClip si preparano ad accogliere un nuovo modello. Il prossimo componente della famiglia di auricolari open-ear Huawei sarà presentato ufficialmente il 14 luglio 2026 e punterà ancora di più sull’incontro tra tecnologia, comfort e moda.

Il dispositivo riprenderà il particolare design a clip che ha reso riconoscibile la gamma, introducendo però materiali e finiture più ricercati. L’obiettivo dichiarato da Huawei è trasformare gli auricolari in un vero accessorio da indossare, capace di svolgere una funzione tecnologica senza rinunciare all’aspetto estetico tipico di un gioiello.

Il nuovo modello sarà disponibile su HUAWEI Store a partire dal giorno della presentazione. Al momento, però, l’azienda non ha ancora comunicato il nome commerciale definitivo, il prezzo di listino e tutti i dettagli tecnici.

Da HUAWEI FreeClip a una nuova categoria di auricolari


La storia della gamma è iniziata nel 2023 con il lancio delle prime HUAWEI FreeClip. Rispetto ai tradizionali auricolari true wireless, questo modello ha introdotto una struttura aperta che non entra completamente nel condotto uditivo.

I due elementi principali sono collegati dal caratteristico C-bridge, un archetto flessibile progettato per adattarsi alla forma dell’orecchio. La soluzione permette di mantenere l’auricolare in posizione lasciando il canale uditivo libero, così da continuare a percepire i rumori provenienti dall’ambiente circostante.

Questo approccio rende gli auricolari open-ear particolarmente adatti agli spostamenti quotidiani, al lavoro, alle attività all’aperto e alle situazioni in cui è importante conservare una certa consapevolezza di ciò che accade intorno.

Con le successive HUAWEI FreeClip 2, il produttore ha portato avanti la stessa impostazione, lavorando sul comfort, sulla qualità del suono e sulla capacità degli auricolari di adattare l’ascolto ai diversi scenari di utilizzo.

Il mercato degli auricolari open-ear continua a crescere


Gli auricolari open-ear stanno diventando una categoria sempre più importante nel settore dell’audio personale. Il loro principale elemento distintivo è la possibilità di ascoltare musica, podcast e chiamate senza isolarsi completamente dall’ambiente.

Secondo i dati riportati da Huawei, tra il 2024 e il 2025 la famiglia FreeClip si è posizionata al primo posto mondiale per numero di spedizioni nel segmento degli auricolari a clip. Un risultato che ha contribuito a rendere questo particolare formato più conosciuto anche al di fuori del pubblico interessato ai dispositivi audio tradizionali.

La crescita del settore ha inoltre portato diversi produttori a sviluppare soluzioni alternative agli auricolari in-ear, con modelli che utilizzano archetti, clip o sistemi a conduzione dell’aria per mantenere libero il canale uditivo.

Huawei intende continuare a differenziare la propria proposta attraverso un design che combina tecnologia ed estetica. Il nuovo componente della gamma FreeClip nasce proprio con questa impostazione e punta a rendere l’auricolare una parte visibile dello stile personale di chi lo indossa.

Il nuovo Airy C-bridge punta su materiali e finiture ricercati


Una delle principali novità sarà rappresentata dall’Airy C-bridge, evoluzione dell’archetto ergonomico utilizzato sugli attuali FreeClip.

La nuova struttura combinerà un silicone liquido delicato sulla pelle con una particolare lavorazione della superficie. Huawei utilizzerà un processo di verniciatura a spruzzo progettato per creare una texture luminosa, morbida al tatto e capace di riflettere la luce in modi differenti.

La finitura richiede complessivamente 22 processi di miscelazione e spruzzatura della vernice. Il risultato dichiarato è una superficie dall’aspetto metallico, lucido e brillante, sviluppata per richiamare le lavorazioni utilizzate nell’alta gioielleria.

Non si tratterà quindi soltanto di un nuovo colore applicato alla struttura esistente. Il produttore ha lavorato sul trattamento dei materiali per ottenere una maggiore profondità visiva e rendere il C-bridge uno degli elementi centrali del design.

L’archetto conserverà comunque la flessibilità necessaria per adattarsi all’orecchio. Il nuovo modello dovrebbe quindi mantenere la vestibilità stabile e leggera che caratterizza la serie, anche durante un utilizzo prolungato.

Audio e funzioni smart derivati da HUAWEI FreeClip 2


Il lavoro svolto sull’estetica non dovrebbe comportare cambiamenti radicali nell’architettura audio. Huawei ha infatti anticipato che il nuovo dispositivo erediterà le principali tecnologie introdotte con HUAWEI FreeClip 2.

Al centro del sistema acustico sarà presente un driver a doppio diaframma, progettato per riprodurre frequenze alte definite e bassi più profondi. Questa soluzione dovrà compensare una delle principali difficoltà degli auricolari open-ear, che devono trasmettere il suono senza sigillare completamente l’orecchio.

Il dispositivo conserverà anche le funzioni intelligenti di ascolto adattivo. Il sistema potrà quindi regolare alcuni parametri della riproduzione in base all’ambiente e alle condizioni di utilizzo, cercando di mantenere una resa sonora comprensibile anche in presenza di rumori esterni.

Huawei non ha ancora fornito informazioni complete sull’autonomia, sulla connettività, sulla resistenza ad acqua e polvere o sulle eventuali nuove funzioni software. Questi dettagli saranno probabilmente comunicati durante la presentazione ufficiale del 14 luglio.

Un accessorio audio pensato anche per la moda


Con il prossimo modello, Huawei vuole rafforzare il legame tra auricolari wireless e accessori di moda. La struttura a clip rimane infatti ben visibile sull’orecchio e può essere personalizzata più facilmente rispetto a un tradizionale auricolare in-ear.

A confermare questa direzione è anche la collaborazione con Les Néréides, marchio francese conosciuto per i suoi gioielli e accessori decorativi. In occasione del lancio saranno disponibili alcuni charm esclusivi da applicare agli auricolari, pensati per aggiungere un ulteriore elemento di personalizzazione.

Il nuovo dispositivo si inserirà così in una tendenza che vede wearable e accessori tecnologici diventare sempre più simili a oggetti di design. Smartwatch, smart ring e auricolari non vengono più progettati soltanto in base alle funzioni, ma anche considerando il modo in cui si abbinano all’abbigliamento e allo stile personale.

Disponibilità e promozione di lancio


Il nuovo modello della famiglia HUAWEI FreeClip sarà disponibile su HUAWEI Store a partire dal 14 luglio 2026.

Prima del lancio, gli utenti possono registrarsi sullo store ufficiale Huawei per ricevere un coupon del valore di 40 euro, utilizzabile durante l’acquisto, tramite la pagina dedicata: HUAWEI Store.

La promozione prevede inoltre la possibilità di ricevere in omaggio i charm realizzati in collaborazione con Les Néréides.

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Fipsas e Lni insieme per il triennio


Accordo per intensificare le attività su subacquea, pesca sportiva e nuoto pinnato nelle sezioni e delegazioni della LNI. Al centro della collaborazione la protezione ambientale, la sicurezza e la formazione nautica, con FIPSAS partner della campagna Lni “Eliche responsabili”.
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Firmata al CONI l’intesa tra Lega Navale Italiana e FIPSAS

È stato firmato ieri, presso la Sala dei Presidenti del CONI, il Protocollo d’intesa tra la Lega Navale Italiana e la FIPSAS – Federazione Italiana Pesca Sportiva Attività Subacquee e Nuoto Pinnato.

L’accordo, di durata triennale, rafforza la collaborazione avviata da tempo sul territorio tra le due organizzazioni e definisce un quadro operativo per iniziative congiunte nel campo delle attività subacquee, della pesca sportiva e del nuoto pinnato. L’obiettivo è ampliare la diffusione delle discipline federali all’interno delle Sezioni e Delegazioni della Lega Navale Italiana, coinvolgendo in particolare giovani, studenti e persone con disabilità.

Alla presentazione sono intervenuti Luciano Buonfiglio, Presidente del CONI, Donato Marzano, Presidente della Lega Navale Italiana, e Ugo Claudio Matteoli, Presidente della FIPSAS e della CIPS, Confederazione Internazionale della Pesca Sportiva.

Tra le attività al centro dell’accordo, iniziative ambientali federali come Pulifondali e Pulispiagge, che già vedono la partecipazione di Sezioni della Lega Navale Italiana affiliate alla FIPSAS. Il Protocollo include inoltre l’impegno comune sulla sicurezza in mare, con particolare riferimento alla prevenzione degli infortuni provocati da natanti ed eliche. In questo ambito, FIPSAS aderisce come partner istituzionale alla campagna della Lega Navale Italiana “Eliche responsabili”, che sarà presentata il prossimo 24 luglio a Napoli.

Uno dei punti centrali dell’intesa riguarda la formazione. LNI e FIPSAS si impegnano a favorire attività didattiche, anche finalizzate al rilascio di specifiche brevettazioni, e a creare all’interno delle Sezioni LNI una rete di istruttori e formatori, secondo gli obiettivi didattici delle due organizzazioni e degli standard tecnici federali.

Il Protocollo prevede, infine, l’utilizzo delle basi nautiche e delle sedi della Lega Navale Italiana per realizzare progetti sportivi, formativi, ambientali e sociali congiunti. Una rete nazionale che potrà contare sulla capillarità della LNI, presente con 249 Sezioni e Delegazioni in tutta Italia, e sulle competenze tecniche e sportive della FIPSAS nelle discipline della pesca sportiva, della subacquea e del nuoto pinnato.

«Lo sport non è solo attività agonistica, ma anche educazione, impegno e rispetto dell’ambiente. La pesca sportiva, le attività subacquee e il nuoto pinnato contribuiscono da sempre alla crescita del Paese, formando donne e uomini consapevoli del valore dei territori, del mare e delle acque interne. Questo accordo rafforza un percorso comune fondato sulla passione, sulla responsabilità e sulla volontà di trasmettere soprattutto ai giovani l’importanza di applicarsi, senza cercare scorciatoie, per raggiungere risultati concreti», afferma Luciano Buonfiglio, Presidente del CONI.

«La firma di questo accordo conferma la linea di azione della Lega Navale Italiana di intensificare la collaborazione con le federazioni sportive acquatiche per sviluppare attività concrete sul territorio», dichiara Donato Marzano, Presidente della Lega Navale Italiana. «Le nostre Sezioni e Delegazioni sono un patrimonio operativo diffuso in tutta Italia e, grazie all’intesa con la FIPSAS, potranno rafforzare le attività di formazione nautica, pratica sportiva, tutela ambientale e inclusione, con particolare attenzione alla subacquea. I nostri soci, non solo atleti ed in particolare i gruppi subacquei della LNI, rappresentano una presenza importante per il monitoraggio e la salvaguardia degli ambienti marini e lacustri», conclude Marzano.

Alle parole del Presidente della Lega Navale Italiana, Donato Marzano, hanno fatto eco quelle di Ugo Claudio Matteoli, Presidente della FIPSAS e della CIPS: «La sottoscrizione di questo protocollo d’intesa riveste una grandissima importanza, in quanto ci darà la possibilità sia di far conoscere le nostre attività formative e sportive a un numero sicuramente significativo di Sezioni e Delegazioni della Lega Navale Italiana, sia di rafforzare ulteriormente la collaborazione già in essere con alcune di loro. Diverse Sezioni risultano infatti già affiliate alla FIPSAS, sotto la cui egida operano con grande dinamismo e determinazione, dimostrando, molto spesso, anche un notevole senso di appartenenza. Riprova ne sia anche il loro immancabile e decisivo impegno in gran parte delle iniziative di carattere ambientale promosse dalla FIPSAS. Una su tutte Pulifondali e Pulispiagge, in occasione della quale le Sezioni della Lega Navale Italiana sono sempre in prima linea per fornire il loro preziosissimo contributo».

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Treno o autostrada, il viaggio è un’odissea


Quattro mesi di lavoro sulla linea ferroviaria Genova-Milano, e i bus sostitutivi finiscono sulle autostrade intasate dai cantieri

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Alessandro Borghese ha scelto di trasformare le code lungo l’Autostrada A7 Genova-Milano in una guida gastronomica. Lo chef a giugno ha annunciato una puntata del programma televisivo “4 Ristoranti” che si concentra proprio sui locali a pochi passi dal casello, quelli da raggiungere «quando il viaggio si allunga, i minuti diventano ore e lo stomaco mormora».

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È una battuta, ma non troppo. Da anni la tratta che collega il capoluogo ligure e quello lombardo – come, più in generale, la maggior parte delle autostrade della Liguria – è interessata da cantieri e lavori che aumentano i tempi di percorrenza, bloccando auto e camion nel traffico.

Nei mesi estivi la situazione è resa ancor più complessa dal flusso di turisti che raggiungono Genova, le località costiere o gli imbarchi per i traghetti. L’estate 2026 non rappresenta un’eccezione, anzi. E i disagi riguardano anche il mezzo di trasporto che in questi anni ha rappresentato una valida alternativa agli spostamenti in A7: il treno.

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Se si tocca un albero, il paese insorge


Da Cuneo al Roero, ogni motosega che si avvicina a un filare accende una protesta. Ma dietro lo scontro tra cittadini e amministrazioni c’è una domanda più scomoda: chi deve decidere quando un albero va abbattuto?

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C’è un copione che nel Roero, ormai, si ripete a ogni stagione. Un’amministrazione annuncia il taglio di un gruppo di alberi per ragioni di sicurezza, per un cantiere, per una richiesta arrivata dai privati. Una parte della cittadinanza insorge, nascono comitati, partono esposti e petizioni. L’amministrazione risponde che gli alberi erano malati, o pericolosi, o semplicemente “di troppo”. E nessuno, alla fine, resta contento.

La tentazione, di fronte a queste storie, è cercare i cattivi: sindaci che odiano il verde, ruspe pronte a tutto. Ma la realtà è meno comoda e più interessante. Quasi mai si tratta di malafede (ad esempio, un sospetto che serpeggia è che certi Comuni taglino alberi sani e maturi non per reale necessità, ma per accedere a fondi, dal PNRR o da programmi analoghi, destinati a nuove piantumazioni. Gli esperti che L’Unica ha coinvolto per questo articolo, di fronte a questa ipotesi, si sono limitati a registrarla senza avallarla, per cui rimane una voce e come tale va trattata).

Più spesso c’entrano la fretta, la paura delle responsabilità e, in certi casi, una certa povertà di cultura ambientale, quella per cui appena un albero sembra un problema, lo si fa sparire. Per capire dove stia il punto, conviene partire da alcuni casi concreti.

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Anthropic lancia Reflection, l'ex CEO di GitHub presenta Entire, Blue Origin di Bezos vale 130 miliardi


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon venerdì,
oggi vedremo una nuova feature in beta di nome Reflection, lanciata da Anthropic; parleremo di una grande alternativa a GitHub, arrivata proprio dall'ex CEO dell'azienda; vedremo la nuova valutazione di Blue Origin di Jeff Bezos, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 361 - Venerdì 10 luglio
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Anthropic lancia Reflection in versione beta


Intelligenza Artificiale
Reflection è la nuova dashboard in beta di Claude che mostra come l'utente utilizza il chatbot. Analizza le conversazioni su periodi di uno, tre, sei o dodici mesi e riassume su cosa hai passato più tempo, con grafici dell'andamento delle chat e la suddivisione per tipo di attività. Presto mostrerà anche il tempo totale trascorso con Claude. Permette di impostare ore di silenzio e promemoria per fare pause. Suggerisce come lavorare meglio, per esempio creando un progetto invece di rispiegare il contesto a ogni chat. Non rientrano nel report le chat in incognito, i file degli strumenti collegati e le conversazioni su temi di salute. Gli argomenti sensibili compaiono solo in forma generale. È disponibile in beta per utenti Free, Pro e Max con la funzione di memoria attivata.
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Fonte: cnet.com
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L'ex CEO di GitHub lancia Entire


Startup
GitHub fa fatica a reggere il traffico generato dagli agenti AI. L'ex CEO della piattaforma ha risposto con una nuova rete di hosting Git per un mondo in cui il codice lo scrivono soprattutto i bot. Si chiama Entire e sfrutta la natura decentralizzata di Git, che i grandi hub centralizzati hanno di fatto sacrificato. Permette di fare il mirror dei propri repo GitHub (pubblici o privati) su una rete parallela, così gli agenti lavorano senza sovraccaricare l'infrastruttura usata per il deployment reale. Include anche una CLI che traccia prompt, risposte e modifiche ai file per ogni sessione AI e mostra cosa è cambiato e perché. Entire dichiara di gestire 2,1 milioni di push e 570.000 clone all'ora. Il concorrente lanciato il mese scorso da SpaceX si chiama Cursor Origin e si ferma a 81.000 push e 296.000 clone orari. Nei prossimi mesi il codice della rete sarà reso open source con possibilità di self-hosting.
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Fonte: theregister
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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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Blue Origin di Bezos vale 130 miliardi di dollari


Finanza
Blue Origin ha raccolto circa 10 miliardi di dollari nel suo primo round di finanziamento esterno. La valutazione arriva a 130 miliardi. Bezos mette 2 miliardi di tasca sua, il fondo Coatue Management circa 4, e sui restanti 4 c'è forte domanda da parte di altri grandi investitori. Il round arriva un mese dopo la quotazione in borsa di SpaceX, che ha raccolto quasi 86 miliardi ed è ora valutata 2 trilioni di dollari. Blue Origin compete con SpaceX su razzi pesanti, lander lunari e internet satellitare, ma resta molto indietro. A maggio il razzo New Glenn è esploso su una rampa di lancio in Florida durante un test. L'azienda dice di voler tornare a volare entro fine 2026.
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Fonte: CNBC
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Il browser DuckDuckGo blocca ora gli annunci video su YouTube


Internet
Il browser DuckDuckGo ora blocca la maggior parte degli annunci video durante la riproduzione, compresi quelli di YouTube. Il blocco usa le liste open-source di filtri di uBlock Origin, insieme a regole aggiuntive proprie per migliorare la compatibilità. È attivo per impostazione predefinita su iPhone, Windows e Mac. Su Android arriverà presto in automatico, ma si può già abilitare dalle impostazioni. DuckDuckGo avverte che il buffering può allungarsi e che è possibile riscontrare qualche irregolarità.
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Fonte: Engadget
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Meta sperimenta occhiali smart che registrano tutto in continuo


Privacy
Meta starebbe testando occhiali smart che scattano foto ogni pochi secondi, in continuazione, senza alcuna attivazione da parte dell'utente. Lo riporta il Financial Times sulla base di fonti interne. La funzione si chiama "super-sensing" e serve all'AI integrata per ricordare la giornata, per esempio dove hai lasciato le chiavi o cosa hai detto. Gli attuali Ray-Ban Meta generalmente accendono un LED frontale quando registrano ma per questo prototipo non è previsto. Internamente si discute su come gestire i dati. Una proposta prevede di conservare solo i metadati e non le foto, ma anche i metadati includono informazioni sensibili come la posizione esatta e il numero seriale del dispositivo. Meta ha detto a Gizmodo di non commentare prototipi interni e di essere "impegnata a sviluppare tecnologie con la privacy integrata fin dall'inizio". Pesano i precedenti: video degli utenti usati per addestrare l'AI di Meta erano finiti a contractor umani per la revisione e includevano momenti privati come rapporti sessuali e dati bancari. Meta starebbe valutando anche il riconoscimento facciale negli occhiali smart.
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Fonte: Gizmodo
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Letture interessanti


In lingua inglese.

L'«isteria» si impadronisce del mercato immobiliare di San Francisco mentre la ricchezza dell'IA aumenta


nytimes.com (eng)

Ownership


registerspill.thorstenball.com (eng)

L'AI può rispondere alla domanda da 3 trilioni di dollari?


techcrunch.com (eng)

Il nuovo spot di Google immagina una Dichiarazione d'Indipendenza scritta con l'aiuto dell'AI


techcrunch.com (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

Il Garante della privacy italiano multa il proprietario di Character.AI per carenze nei controlli sull'età


reuters.com (eng)

Un gruppo guidato dal New York Times chiede al tribunale di sanzionare OpenAI nella disputa sul copyright


reuters.com (eng)

Meta pianifica miliardi per il primo data center AI in Canada, il più grande fuori dagli USA


apnews.com (eng)

Tool del giorno

L'AI che vive dentro la tua tastiera


Acti (selezionata da Google AI Startups) è un tool molto interessante: è la prima tastiera agentica per smartphone: tieni premuta la barra spaziatrice, digiti quello che vuoi fare e l'AI lo esegue — senza cambiare app e animando direttamente la tastiera. Cercare ristoranti, condividere la posizione, creare contenuti personalizzati: tutto direttamente mentre scrivi. Disponibile su iOS e Android.

Link: openacti.com

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Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.

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Blue Origin di Bezos vale 130 miliardi di dollari


Prima raccolta esterna nella storia dell'azienda.
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In breve:


Blue Origin ha raccolto circa 10 miliardi di dollari nel suo primo round di finanziamento esterno. La valutazione arriva a 130 miliardi. Bezos mette 2 miliardi di tasca sua, il fondo Coatue Management circa 4, e sui restanti 4 c'è forte domanda da parte di altri grandi investitori. Il round arriva un mese dopo la quotazione in borsa di SpaceX, che ha raccolto quasi 86 miliardi ed è ora valutata 2 trilioni di dollari. Blue Origin compete con SpaceX su razzi pesanti, lander lunari e internet satellitare, ma resta molto indietro. A maggio il razzo New Glenn è esploso su una rampa di lancio in Florida durante un test. L'azienda dice di voler tornare a volare entro fine 2026.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Bezos' Blue Origin valued at $130 billion in first fundraising round
Bezos' Blue Origin is raising outside capital in a round valuing the rocket company at $130 billion, sources told CNBC's Andrew Ross Sorkin.
CNBCAnnie Palmer


Alternativa in italiano:

Blue Origin punta a raccogliete 10ì miliardi di dollari nel primo round di finanziamento – teleborsa.ansa.it
(Teleborsa) - La società Blue Origin, azienda aerospaziale che fa capo a Jeff Bezos, sta raccogliendo circa 10 miliardi di dollari nel suo primo round di finanziamento esterno, che valuta l'intero complesso aziendale 130 miliardi di dollari.Bezos, che sinora ha sempre finanziato l'azienda con la ven
ANSA Teleborsa

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Anthropic lancia Reflection in versione beta


In beta per utenti free, Pro e Max.
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In breve:


Reflection è la nuova dashboard in beta di Claude che mostra come l'utente utilizza il chatbot. Analizza le conversazioni su periodi di uno, tre, sei o dodici mesi e riassume su cosa hai passato più tempo, con grafici dell'andamento delle chat e la suddivisione per tipo di attività. Presto mostrerà anche il tempo totale trascorso con Claude. Permette di impostare ore di silenzio e promemoria per fare pause. Suggerisce come lavorare meglio, per esempio creando un progetto invece di rispiegare il contesto a ogni chat. Non rientrano nel report le chat in incognito, i file degli strumenti collegati e le conversazioni su temi di salute. Gli argomenti sensibili compaiono solo in forma generale. È disponibile in beta per utenti Free, Pro e Max con la funzione di memoria attivata.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic's 'Reflection' Beta Tracks Your Habits to Improve How You Use Claude
Anthropic on Thursday announced a new beta feature for Claude to help you better understand and reflect on your usage of the AI tool. It gives you access to a visual dashboard to see how you've interacted with the chatbot, and how you could better optimize your time using it,…
cnet.com


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il browser DuckDuckGo blocca ora gli annunci video su YouTube


Attivo di default su iPhone, Windows e Mac.
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In breve:


Il browser DuckDuckGo ora blocca la maggior parte degli annunci video durante la riproduzione, compresi quelli di YouTube. Il blocco usa le liste open-source di filtri di uBlock Origin, insieme a regole aggiuntive proprie per migliorare la compatibilità. È attivo per impostazione predefinita su iPhone, Windows e Mac. Su Android arriverà presto in automatico, ma si può già abilitare dalle impostazioni. DuckDuckGo avverte che il buffering può allungarsi e che è possibile riscontrare qualche irregolarità.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

DuckDuckGo Browser Can Now Block Video Ads, Including YouTube's
DuckDuckGo will now block video ads by default in its browser.
Engadget


Alternativa in italiano:

DuckDuckGo sfida YouTube e blocca gli spot su iPhone e Mac
DuckDuckGo introduce il blocco degli annunci video di YouTube su iPhone e Mac, usando liste uBlock Origin e regole proprie nel browser.
Tom's Hardware

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Meta sperimenta occhiali smart che registrano tutto in continuo


Un prototipo senza LED di segnalazione attivo.
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In breve:


Meta starebbe testando occhiali smart che scattano foto ogni pochi secondi, in continuazione, senza alcuna attivazione da parte dell'utente. Lo riporta il Financial Times sulla base di fonti interne. La funzione si chiama "super-sensing" e serve all'AI integrata per ricordare la giornata, per esempio dove hai lasciato le chiavi o cosa hai detto. Gli attuali Ray-Ban Meta generalmente accendono un LED frontale quando registrano ma per questo prototipo non è previsto. Internamente si discute su come gestire i dati. Una proposta prevede di conservare solo i metadati e non le foto, ma anche i metadati includono informazioni sensibili come la posizione esatta e il numero seriale del dispositivo. Meta ha detto a Gizmodo di non commentare prototipi interni e di essere "impegnata a sviluppare tecnologie con la privacy integrata fin dall'inizio". Pesano i precedenti: video degli utenti usati per addestrare l'AI di Meta erano finiti a contractor umani per la revisione e includevano momenti privati come rapporti sessuali e dati bancari. Meta starebbe valutando anche il riconoscimento facciale negli occhiali smart.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta Is Toying With the Idea of Smart Glasses That Record Everything, All the Time
Meta seems to think there's no such thing as a bad idea when it comes to smart glasses.
GizmodoJames Pero


Alternativa in italiano: non pervenuta

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L'ex CEO di GitHub lancia Entire


Un'alternativa a GitHub centrata sul vibe coding.
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In breve:


GitHub fa fatica a reggere il traffico generato dagli agenti AI. L'ex CEO della piattaforma ha risposto con una nuova rete di hosting Git per un mondo in cui il codice lo scrivono soprattutto i bot. Si chiama Entire e sfrutta la natura decentralizzata di Git, che i grandi hub centralizzati hanno di fatto sacrificato. Permette di fare il mirror dei propri repo GitHub (pubblici o privati) su una rete parallela, così gli agenti lavorano senza sovraccaricare l'infrastruttura usata per il deployment reale. Include anche una CLI che traccia prompt, risposte e modifiche ai file per ogni sessione AI e mostra cosa è cambiato e perché. Entire dichiara di gestire 2,1 milioni di push e 570.000 clone all'ora. Il concorrente lanciato il mese scorso da SpaceX si chiama Cursor Origin e si ferma a 81.000 push e 296.000 clone orari. Nei prossimi mesi il codice della rete sarà reso open source con possibilità di self-hosting.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Former GitHub CEO launches competitor designed for the age of vibe coding
As GitHub struggles to manage AI load, challengers take aim, Reg Reader Research
theregister


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Trump agita la "minaccia comunista" perché non ha più carte da giocare


L'ex segretario al Lavoro scrive sul Guardian che il presidente, in difficoltà su economia, politica estera e immigrazione, ricorre alla vecchia tattica del maccartismo in vista del voto di novembre

Trump è tornato ad accusare i democratici di comunismo perché non ha più argomenti da spendere in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. È la tesi di Robert Reich, ex segretario al Lavoro degli Stati Uniti e professore emerito di politiche pubbliche all'Università della California a Berkeley, in un articolo pubblicato sul Guardian.

Secondo Reich, il presidente non può puntare sull'economia, perché i prezzi continuano a crescere più in fretta dei salari e la maggior parte degli americani si sta impoverendo. Non può puntare sulla politica estera, perché per l'autore la guerra in Iran è stata una debacle, i dazi un fallimento e la promessa di chiudere la guerra in Ucraina "il primo giorno" non è stata mantenuta. Non può puntare nemmeno sull'immigrazione, perché le retate e le espulsioni di massa sono diventate impopolari. Rimasto senza altri temi, scrive Reich, Trump ricorre al più vecchio dei luoghi comuni della destra americana: accusare i democratici, soprattutto la nuova generazione di giovani politici in ascesa, di essere comunisti.

Midterm 2026 — un’arma vecchia di ottant’anni
La nuova caccia ai «rossi» non spaventa più l’America

Rimasto senza argomenti su economia, politica estera e immigrazione, Trump accusa di comunismo la nuova generazione di democratici. Ma l’etichetta ha perso la sua forza: nella Gen Z il socialismo è visto con più favore del capitalismo.
Grafica di FocusAmerica Luglio 2026

Gen Z (18–29 anni) — quota di giudizi favorevoli

Socialismo
53%

vs

Capitalismo
45%

L’etichetta che Trump usa contro i nuovi democratici
Il sistema che, per Reich, ha deluso i più giovani

Sondaggio Cato Institute / Morning Consult, giugno 2026

Nella stessa fascia d’età perfino il «comunismo» divide quasi a metà: 38% favorevole contro il 36% contrario.

Quattro chiavi di lettura
1Perché solo ora 2Il precedente 3Le etichette della Gen Z 4La vera paura

Una strategia per esclusione
Per Robert Reich, ex segretario al Lavoro degli Stati Uniti, Trump agita lo spettro comunista perché gli altri temi della campagna si sono esauriti.

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EconomiaFronte chiuso
I prezzi crescono più in fretta dei salari e la maggior parte degli americani si sta impoverendo.

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Politica esteraFronte chiuso
La guerra in Iran si è rivelata una debacle, i dazi un fallimento e la promessa di chiudere la guerra in Ucraina «il primo giorno» non è stata mantenuta.

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ImmigrazioneFronte chiuso
Le retate e le espulsioni di massa sono diventate impopolari.

Resta un solo argomento ↓

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L’accusa di comunismoUnica carta
Rivolta ai democratici emergenti come Zohran Mamdani e Alexandria Ocasio-Cortez, popolari perché sfidano le grandi aziende e la corruzione della politica.

«Puoi essere un comunista o puoi essere un patriota. Non puoi essere entrambe le cose.»Donald Trump — Mount Rushmore, 3 luglio 2026

Dal maccartismo a Trump, il filo di Roy Cohn
L’accusa di comunismo fu l’arma repubblicana contro il New Deal. Tocca le tappe per esplorare la parabola: dal trionfo del 1946 al crollo del 1954, fino a oggi.

1946
Le midterm presentate come «battaglia tra repubblicanesimo e comunismo»

I repubblicani conquistano entrambe le camere del Congresso. Il Wisconsin manda Joe McCarthy al Senato e la California elegge alla Camera un giovane Richard Nixon.

1950
McCarthy lancia la caccia alle streghe

Il senatore del Wisconsin costringe i cittadini a «fare i nomi» di presunti sovversivi: le accuse rovinano migliaia di carriere.

1953
Giustiziati i coniugi Rosenberg, condannati per spionaggio

L’accusa è costruita dall’avvocato Roy Cohn, poi principale consulente legale di McCarthy e, decenni dopo, mentore di Donald Trump.

1954
«Non ha nemmeno un senso di decenza?»

Nelle udienze televisive contro l’esercito, la domanda dell’avvocato Joseph Welch fa crollare la popolarità di McCarthy: censurato dal Senato, morirà di alcolismo a 48 anni.

2026
Trump rilancia l’allarme comunista al Mount Rushmore

Aprendo le celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti, il presidente avverte di una «recrudescenza della minaccia comunista» e prende di mira i nuovi democratici.

Per la Gen Z il socialismo batte il capitalismo
Quota di giudizi favorevoli per ciascuna etichetta: tra i 18–29enni il socialismo supera il capitalismo, e perfino il comunismo non è più un tabù.

Gen Z (18–29 anni) Tutti gli adulti

Socialismo
Gen Z53%
Tutti37%

Capitalismo
Gen Z45%
Tutti52%

Comunismo
Gen Z38%
Tutti21%

Cato Institute / Morning Consult, 25–26 giugno 2026 — 2.253 adulti statunitensi

Anche nei campus il vento è cambiato
Tra gli studenti universitari il 67% associa alla parola «socialismo» un giudizio positivo o neutro; per «capitalismo» la quota si ferma al 40%.
Socialismo67%
Capitalismo40%
Axios – Generation Lab, ottobre 2025 — 1.574 studenti universitari

La paura vera non è il comunismo
Quando pensano al futuro del paese, gli americani temono soprattutto la corruzione e gli abusi di potere ai vertici del governo.

56%
degli americani teme che gli Stati Uniti possano smettere di essere un paese libero entro i prossimi 50 anni.

0100%

Una paura bipartisan
Democratici65%
Repubblicani54%

«Trump non si cura né del capitalismo né del comunismo: la sua unica convinzione salda è nell’antica ideologia chiamata narcisismo.»Robert Reich — The Guardian

FonteRobert Reich, The Guardian; Cato Institute / Morning Consult (25–26 giugno 2026, 2.253 adulti); Axios – Generation Lab (ottobre 2025, 1.574 studenti universitari).
NotaI giudizi «favorevoli» indicano la quota di intervistati con un’opinione positiva dell’etichetta; nel sondaggio Axios la quota comprende anche i giudizi neutri.

Venerdì il presidente ha aperto le celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti con un discorso al Mount Rushmore in cui ha avvertito di una "recrudescenza della minaccia comunista nella nostra terra, anche da parte di nuovi arrivati nel nostro paese che abbracciano idee totalmente opposte al nostro stile di vita". "Puoi essere un comunista o puoi essere un patriota. Non puoi essere entrambe le cose", ha detto Trump.

Da anni, ricorda Reich, il presidente prova a spaventare gli americani parlando dei democratici che propongono l'assistenza sanitaria pubblica per tutti, gli asili universali, l'università pubblica gratuita e tasse più alte sui super ricchi per finanziarle. Senza successo, secondo l'autore, perché la maggioranza degli americani sostiene queste proposte.

L'accusa di comunismo, ricostruisce Reich, fu l'arma usata dopo le due guerre mondiali per colpire la sinistra americana, con cacce alle streghe che rovinarono molte carriere. Negli anni Cinquanta rese famoso il senatore del Wisconsin Joe McCarthy, che costringeva i cittadini a "fare i nomi" di presunti sovversivi. Il maccartismo, scrive l'autore, fu un sottoprodotto del tentativo repubblicano di smantellare il New Deal, il programma di riforme economiche e sociali degli anni Trenta: il partito presentò le elezioni di metà mandato del 1946 come una "battaglia tra repubblicanesimo e comunismo" e il presidente del comitato nazionale repubblicano disse che la burocrazia federale era piena di "burattini rosa".

Anche i democratici segregazionisti del Sud parteciparono alla campagna. Il senatore del Mississippi Theodore Bilbo, membro del Ku Klux Klan, definì opera di "comunisti del Nord" l'impegno dei sindacati multirazziali per i diritti civili, mentre il deputato John Elliott Rankin, tra i fondatori della commissione della Camera sulle attività antiamericane, chiamò "un complotto comunista" la campagna di sindacalizzazione nel Sud, temendo che avrebbe esteso il diritto di voto ai neri. La tattica funzionò: nel 1946 i democratici persero il controllo di entrambe le camere del Congresso, il Wisconsin mandò McCarthy al Senato e la California elesse alla Camera un giovane avvocato repubblicano che aveva già imparato a usare la paura dei "rossi", Richard Nixon.

La parabola di McCarthy si chiuse nel 1954, durante le udienze televisive sulle sue accuse di scarsa sicurezza contro l'esercito americano. Quando il senatore sostenne che un giovane avvocato dello studio di Joseph Welch, il legale dell'esercito, era comunista, Welch lo interruppe chiedendogli: "Non ha nemmeno un senso di decenza?". La popolarità di McCarthy crollò quasi da un giorno all'altro: censurato dai colleghi del Senato ed emarginato dal suo partito, morì di alcolismo a 48 anni. Il suo principale consulente legale in quelle udienze era Roy Cohn, l'avvocato che aveva fatto condannare per spionaggio i coniugi Julius ed Ethel Rosenberg, giustiziati nel 1953. Anni dopo Cohn sarebbe diventato il mentore di Trump e per Reich è questo il filo che lega il maccartismo al presidente, che di quell'epoca conserva probabilmente i primi ricordi politici.

Il problema, per Reich, è che i democratici emergenti che Trump vuole screditare non hanno nulla a che fare con il comunismo e poco anche con il socialismo. Zohran Mamdani, Alexandria Ocasio-Cortez, Katie Wilson a Seattle, Melat Kiros in Colorado e decine di altri, scrive l'autore, sono popolari perché sfidano le grandi aziende, attaccano la corruzione della politica da parte dei grandi finanziatori e si occupano dei problemi concreti degli americani comuni.

Le etichette, aggiunge Reich, spaventano comunque sempre meno. In un sondaggio di Axios e Generation Lab tra i giovani americani, il 67% associa alla parola "socialismo" un giudizio positivo o neutro, contro il 40% per "capitalismo". Un sondaggio del Cato Institute, un centro studi americano, rileva che nella generazione Z il socialismo (53%) è visto con più favore del capitalismo (45%). Reich lo spiega con le condizioni materiali dei più giovani, che non possono permettersi una casa, faticano a pagare l'assicurazione sanitaria, affrontano un mercato del lavoro difficile e rinviano la creazione di una famiglia: per l'autore il capitalismo americano li ha delusi. La stessa indagine del Cato Institute rileva che il 56% degli americani teme che gli Stati Uniti possano smettere di essere un paese libero entro i prossimi 50 anni a causa della corruzione e degli abusi di potere ai vertici del governo.

Per queste ragioni Reich dubita che la nuova caccia ai "rossi" aiuterà i repubblicani alle elezioni di metà mandato. Quando pensano al sistema americano nel suo complesso, scrive, gli americani sembrano più preoccupati dal "neofascismo" di Trump che dal socialismo o dal comunismo. Il presidente, conclude l'autore, non ha una vera ideologia e non si cura né del capitalismo né del comunismo: la sua unica convinzione salda è "nell'antica ideologia chiamata narcisismo".


Trump esalta l'eccezionalismo americano al Mount Rushmore per i 250 anni degli Stati Uniti


Donald Trump ha celebrato la vigilia dei 250 anni dell'indipendenza degli Stati Uniti con un discorso a Mount Rushmore, il monumento nazionale del South Dakota dove sono scolpiti nel granito i volti di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln. Il presidente ha descritto gli Stati Uniti come la nazione di maggior successo mai esistita nella storia e allo stesso tempo ha definito i suoi avversari politici comunisti "senza Dio" e "malvagi". Il discorso è durato circa mezz'ora ed è iniziato poco dopo le 23 di venerdì sulla costa est degli Stati Uniti (le 5 del mattino di sabato in Italia), prima dei fuochi d'artificio sopra il monumento.

Trump ha definito il comunismo "la più grande minaccia per il nostro paese, incluse la Prima guerra mondiale, la Seconda guerra mondiale, Pearl Harbor o persino l'11 settembre" e "l'esatto opposto della vita, della libertà e della ricerca della felicità: è morte, tirannia e ricerca del male". Ha avvertito che nel paese c'è "una recrudescenza della minaccia comunista", alimentata anche da "nuovi arrivati nel nostro paese che abbracciano idee totalmente opposte al nostro stile di vita e al nostro grande successo". Poi ha posto un'alternativa secca: "Potete essere fedeli a Karl Marx o potete essere fedeli all'America. Potete essere comunisti o potete essere patrioti. Non potete essere entrambe le cose". In chiusura ha detto che "il Partito Comunista è fatto di immigrati irregolari, criminali e di tutti quelli che non vogliono lavorare" e ha promesso che "l'America non sarà mai un paese comunista".

Fireworks 🤝 Mount Rushmore

A tradition returns.

Happy 250th Birthday, America. 🇺🇸 pic.twitter.com/vc880RUXD6
— US Department of the Interior (@Interior) July 3, 2026


Da settimane Trump usa l'etichetta di comunista contro diversi candidati democratici in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, in cui i repubblicani partono sfavoriti almeno alla Camera. L'attacco punta soprattutto all'ala socialista-democratica del Partito Democratico, che sta crescendo nelle primarie e trova ascolto tra gli elettori progressisti. Sulle elezioni Trump ha detto: "Possiamo perdere le elezioni di metà mandato solo se ci permettiamo di perderle, se siamo sciocchi, stupidi e imprudenti". Ha chiesto al Congresso di approvare il SAVE America Act, la legge da lui voluta che imporrebbe regole più severe di identificazione degli elettori rendendo più difficile votare, e di abolire il filibuster, la regola che al Senato richiede una maggioranza di 60 voti su 100 per approvare la maggior parte delle leggi. Se il Congresso farà queste due cose, ha detto, "non perderemo un'elezione per 100 anni".

"L'identità di una nazione è il destino di una nazione", ha detto Trump nella prima parte del discorso, quella dedicata all'eccezionalismo americano: gli Stati Uniti sono "la repubblica più antica della terra", con "il popolo più libero della terra" e la Costituzione "più giusta e duratura". Secondo il presidente negli ultimi anni c'è stato "un tentativo innegabile" di cambiare il carattere del paese, di "alienarci dalla nostra storia" e di "rendere impossibile persino rispondere alla domanda: cosa significa essere americano". Sull'appartenenza alla nazione ha detto: "Non dovete essere nati qui, ma dovete amare ciò che abbiamo costruito, dovete amare il nostro paese".

Trump aveva già parlato a Mount Rushmore esattamente sei anni prima, il 3 luglio 2020, alla fine del suo primo mandato, mentre il paese era attraversato dalla pandemia e dalle proteste seguite alla morte di George Floyd. Allora aveva messo in guardia da un "nuovo fascismo di estrema sinistra". Sei anni dopo, dallo stesso palco, il nemico ideologico è cambiato.

Una tempesta con fulmini e grandine grande come palline da ping pong ha colpito il monumento poche ore prima del discorso, costringendo gli spettatori a ripararsi e fermando il programma per oltre due ore. Prima di atterrare Trump ha sorvolato due volte Mount Rushmore con il nuovo Air Force One, il Boeing 747 regalato dal governo del Qatar e valutato circa 400 milioni di dollari. I fuochi d'artificio erano i primi al monumento da sei anni: sul terreno federale sono in gran parte sospesi dal 2009 per il rischio di incendi e Trump li aveva già riportati, tra le critiche, nel 2020. L'evento è stato organizzato da Freedom 250, l'organizzazione creata dall'amministrazione per le celebrazioni dell'anniversario.

Alla vigilia della visita la Casa Bianca ha rilanciato l'idea di aggiungere il volto di Trump al monumento. "Non ci sarebbe aggiunta migliore all'iconico Mount Rushmore del 45° e 47° presidente degli Stati Uniti, Donald Trump", ha detto al Washington Post la portavoce Taylor Rogers. Cinque settimane fa il presidente ha pubblicato sul suo social Truth Social fotomontaggi del proprio volto accanto ai quattro presidenti. I responsabili del monumento sostengono però da anni che sulla montagna non c'è più roccia scolpibile e nel discorso Trump non ha toccato l'argomento.

Sabato il presidente parlerà di nuovo a Washington, sul National Mall, prima di uno spettacolo pirotecnico da record con più di 850.000 fuochi d'artificio. In chiusura del discorso a Mount Rushmore ha guardato proprio alle celebrazioni del 4 luglio: "Questo non è una fine, è solo l'inizio dell'età dell'oro dell'America".


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Intel Nova Lake: trapelano i dettagli sulle GPU integrate Xe3P


I futuri processori Intel Nova Lake per notebook e desktop utilizzeranno le GPU integrate Xe3P, con configurazioni fino a 12 core grafici.

I futuri processori Intel Nova Lake per dispositivi portatili e desktop integreranno la nuova architettura grafica Xe3P, basata sulla tecnologia "Celestial". Nuove indiscrezioni, condivise dal leaker Jaykihn, confermano quanto già precedentemente annunciato da Intel: la gamma mobile Nova Lake-H e una specifica variante desktop Nova Lake-S saranno equipaggiate con un comparto grafico fino a 12 core Xe3P, promettendo un netto salto prestazionale per le GPU integrate.

  • I chip mobile Intel Nova Lake-H e una versione desktop Nova Lake-S integreranno fino a 12 core grafici basati sull'architettura Xe3P (Celestial).
  • La variante desktop richiederà due fasi VRM VCCGT, suggerendo una sezione grafica insolitamente potente per una CPU socketed.
  • I primi prodotti della famiglia Nova Lake sono attesi sul mercato entro la fine dell'anno, con una distribuzione di massa nel primo trimestre dell'anno successivo.


Dettagli sulle configurazioni Nova Lake-H e Nova Lake-S


La linea di processori mobile Nova Lake-H includerà diversi modelli dotati di 12 core grafici Xe3P. Queste soluzioni andranno a sostituire i design Panther Lake mobile, che si fermano a 12 core Xe3, mentre le varianti di fascia più bassa di Nova Lake manterranno configurazioni ridotte da 4 Xe o 2 Xe.

Per quanto riguarda il settore desktop, la gamma Nova Lake-S presenterà un singolo modello con 12 core Xe3P. Questa CPU, secondo le indiscrezioni già emerse in precedenza, offrirà una configurazione con 4 P-core, 8 E-core e 4 E-core a basso consumo.

Yes. Nova Lake -H has a 12 Xe segment, and Nova Lake -S has a 12 Xe SKU.

These are Xe3p.
— Jaykihn (@jaykihn0) April 24, 2026


Un dettaglio tecnico rilevante per la variante desktop riguarda l'alimentazione: il chip richiederà infatti due fasi VRM VCCGT dedicate alla GPU. Questa scelta progettuale indica la presenza di un blocco grafico decisamente più esigente e prestante rispetto agli standard solitamente adottati da Intel per i processori desktop su socket.

L'architettura Celestial e il supporto software


La sigla Xe3P identifica l'architettura grafica nota con il nome in codice Celestial (C-Series). Sebbene la declinazione per schede video dedicate (dGPU) di questa architettura potrebbe non raggiungere mai il mercato consumer come scheda standalone, Intel ha già confermato l'uso di Xe3P per gli acceleratori data center "Crescent Island" e per i PC di prossima generazione. Il supporto software è già in fase di sviluppo: Intel ha avviato l'integrazione dei driver Linux per Nova Lake-P con grafica Xe3P_LPG nei rami pubblici del codice, confermando la concretezza del progetto.

Intel non ha ancora ufficializzato le specifiche complete, le frequenze di clock o il supporto alle memorie per la gamma Nova Lake. Il debutto dei primi prodotti sul mercato è previsto entro la fine dell'anno in corso, mentre la commercializzazione su larga scala prenderà il via nel corso del primo trimestre dell'anno successivo.

Fonte: VideoCardz.com

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Il nuovo libro di JD Vance racconta soprattutto la sua devozione a Trump


In "Communion" il vicepresidente racconta la sua conversione al cattolicesimo. Per Rolling Stone il libro rivela il contrasto tra la fede che professa e la lealtà assoluta al presidente

JD Vance ha pubblicato "Communion", il suo secondo libro di memorie, dedicato alla conversione al cattolicesimo. Secondo un'analisi di Stephen Rodrick pubblicata su Rolling Stone, il libro rivela soprattutto la contraddizione centrale del vicepresidente americano: professa una fede che mette Dio sopra ogni cosa, ma la sua carriera politica è costruita sulla lealtà assoluta al presidente.

Vance, ex ateo, è cattolico da sette anni e nel libro presenta la sua religione come un cristianesimo riflessivo, plasmato da Agostino e Tommaso d'Aquino. Da Agostino, il santo che ha scelto come patrono e che cita nove volte, riprende l'idea dell'ordo amoris, il corretto ordine degli amori: politica, ambizione e nazione sono ambiti legittimi, ma nessuno deve mai prendere il posto di Dio. Per Rodrick il trumpismo premia l'esatto contrario: la lealtà al capo, il rancore al posto della misericordia e la vittoria totale al posto della virtù.

La storia di Vance è nota: padre assente, madre tossicodipendente, un'infanzia difficile a Middletown, in Ohio, riscattata grazie alla nonna e raccontata nel 2016 in "Hillbilly Elegy", diventato un testo di riferimento per i conservatori. Poi i Marines, la facoltà di legge di Yale e la carriera nel venture capital accanto al miliardario Peter Thiel, che ha finanziato con 15 milioni di dollari la sua campagna per il Senato. A 40 anni è il vicepresidente più giovane dai tempi di Richard Nixon, che lo diventò a 37. All'epoca del primo libro era però un oppositore di Trump: definì la sua campagna del 2016 "eroina culturale" per la classe operaia bianca e scrisse su Twitter di trovarlo "riprovevole" perché spaventava immigrati e musulmani a cui teneva, aggiungendo che "Dio vuole di meglio da noi".

Meno di dieci anni dopo, durante la campagna del 2024, Vance ha accusato la comunità haitiana di Springfield, in Ohio, di rapire e mangiare gli animali domestici, una storia falsa: gli haitiani erano nel paese legalmente grazie a un programma di protezione temporanea. Alla CNN che lo incalzava sulle sue affermazioni rispose: "Stiamo creando una storia". Da vicepresidente ha definito "estremista di sinistra squilibrata" Renee Good, la donna uccisa il 9 gennaio a Minneapolis dagli agenti dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, mentre aggirava in auto un agente a bassissima velocità, e ha detto che la sua morte era "una tragedia di cui è lei stessa responsabile". Entrambe le affermazioni erano false.

In sette anni da cattolico Vance ha attaccato due papi e ha detto ai fedeli americani di non guardare al Vaticano per indicazioni politiche. Nel libro rifiuta anche la dottrina della Chiesa secondo cui le cattive azioni possono portare all'inferno, sostenendo che il destino eterno sia predeterminato da Dio. Quando, dopo l'inizio della guerra con l'Iran, papa Leone ha scritto che Dio "non è mai dalla parte di chi ha brandito la spada", Vance ha invitato il pontefice "a stare attento quando parla di questioni di teologia" e a un evento di Turning Point USA, l'organizzazione giovanile conservatrice, ha invocato la tradizione agostiniana della guerra giusta. Il National Catholic Reporter ha ricordato che Leone, prima di diventare vescovo, guidava l'ordine agostiniano nel mondo e ha scritto la sua tesi di dottorato proprio su Agostino.

Sull'Ucraina, un caso da manuale di guerra giusta secondo la dottrina agostiniana, Vance disse a Steve Bannon, mentre i soldati russi si ammassavano al confine, che non gli importava "davvero cosa succede all'Ucraina". Da senatore si oppose al pacchetto di aiuti da 60 miliardi di dollari del 2024 con un articolo sul New York Times. Nell'aprile 2025, nello Studio Ovale, accusò Volodymyr Zelensky di ingratitudine verso gli aiuti americani e gli consigliò di "dire grazie", mentre il presidente gli ripeteva che "non hai le carte". Sedici mesi dopo, scrive Rodrick, Putin non mostra alcun interesse per un negoziato e l'Ucraina ha colpito la Russia con attacchi di droni che l'hanno messa in una posizione più forte di allora.

Nel 2021 Vance aveva definito "sataniche" alcune componenti dell'istruzione americana, aveva invitato i conservatori ad "attaccare le università" e aveva indicato come modello la campagna di Viktor Orbán per portare gli atenei ungheresi sotto il controllo del governo. Lo scorso aprile è volato a Budapest a fare campagna per Orbán cinque giorni prima delle elezioni, definendolo "uno dei grandi difensori della civiltà occidentale": Orbán ha perso nettamente. Poche settimane prima aveva fatto visita a papa Francesco, dopo averne criticato nel libro le posizioni sull'immigrazione: il pontefice è morto il giorno seguente. Sull'Iran, dopo aver firmato in Svizzera il memorandum d'intesa che ha chiuso la guerra, ha detto a un podcaster conservatore che l'indicazione del presidente era usare l'accordo per "riempire di nuovo l'economia mondiale del petrolio" e poi vedere come rispondeva Teheran.

Vance ha anche ammesso che la frase del 2021 sulle "gattare senza figli, infelici delle proprie vite" fu "una delle cose più stupide che abbia mai detto": tra le donne americane il suo gradimento è al 35%, contro il 55% di giudizi negativi. Sostiene che volesse solo dire che la cultura americana scoraggia i figli insegnando che il successo professionale conta di più, un argomento curioso, nota Rodrick, per un uomo la cui carriera gli ha fruttato un patrimonio stimato da Forbes in circa 12 milioni di dollari.

Nel libro Vance scrive di essere "costantemente terrorizzato all'idea che le cose si sgretolino" e che la sua vita "somiglia molto spesso a una favola" destinata presto a finire. Per Rodrick è questo bisogno di un'ancora a spiegare la trasformazione politica: dopo le critiche a "Hillbilly Elegy", accusato di colpevolizzare i poveri, Vance ha cercato la salvezza in Trump, di cui oggi molti lo considerano il possibile erede. Il mese scorso, alla fondazione dedicata a Nixon, ha detto che se il Watergate accadesse oggi "sarebbe una storia da 12 ore circa" e si è paragonato all'ex presidente: "Giovane senatore, vicepresidente, scrive libri di successo, è odiato dai media. Suona un po' come JD Vance". La conclusione di Rodrick è che Dio può anche essere nel cuore di Vance, ma sul trono siede Donald Trump.


L’Iran seppellisce Khamenei: il regime esce dalla guerra più forte e più radicale


L’Iran sta celebrando il funerale di Stato dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema uccisa il 28 febbraio nei raid con cui Stati Uniti e Israele hanno dato il via alla guerra. A quattro mesi di distanza, però, le esequie non certificano il collasso del regime auspicato inizialmente da Washington e Tel Aviv, ma al contrario la sua sopravvivenza e il consolidamento di una nuova generazione di leader più giovane, più intransigente e ormai saldamente al potere.

Ieri decine di migliaia di persone si sono radunate nel complesso di preghiera Grand Mosalla, a Teheran, dove la bara avvolta nella bandiera iraniana è stata esposta accanto a quelle dei familiari uccisi nello stesso attacco. Tra la folla sventolavano bandiere rosse, simbolo della vendetta nell’islam sciita, mentre alcuni manifestanti portavano i ritratti del nuovo Leader Supremo, Mojtaba Khamenei, figlio ed erede dell’ayatollah, rimasto finora lontano dalla scena pubblica.

Una leadership più giovane, dura e organizzata


Dopo mesi di attacchi sferrati da due tra gli eserciti più potenti del mondo, la Repubblica Islamica appare indebolita sul piano economico e militare, ma politicamente parlando è più compatta e più aggressiva. Secondo funzionari ed esperti citati dal Washington Post, il regime avrebbe anche avviato una nuova campagna di esecuzioni contro oppositori e critici interni. Allo stesso tempo continua a colpire a intervalli regolari nel Golfo Persico e mantiene una forte capacità di pressione sullo Stretto di Hormuz.

“L’Iran forse è più debole quanto a situazione economica, industrie e alcune capacità strategiche, ma il punto è che ci troviamo di fronte a un Iran nuovo, più audace e sicuro di sé”, ha dichiarato al quotidiano americano Raz Zimmt, responsabile della ricerca sull’Iran all’Institute for National Security Studies israeliano.

La nuova gerarchia controlla meglio le leve dello Stato, ha imparato la lezione dalle guerre americane in Iraq e Afghanistan e ha dimostrato finora di saper usare con maggiore efficacia diplomazia, deterrenza e propaganda online. Al suo vertice c’è Mojtaba Khamenei, ferito nello stesso raid che ha ucciso il padre e da allora protetto in bunker e luoghi sicuri per timore di un attentato.

Secondo gli esperti, è lui a prendere le decisioni strategiche, affiancato da un “collettivo” di dirigenti rappresentanti la linea dura del regime:

  • Mohammad Bagher Zolghadr, nuovo segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ed ex comandante delle Guardie rivoluzionarie;
  • Ahmad Vahidi, oggi alla guida dello stesso corpo;
  • Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema.

Le figure di estrazione civile, come il presidente Masoud Pezeshkian e il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, sarebbero state invece progressivamente marginalizzate.

La smentita al racconto di Trump


Il rapido consolidamento del nuovo potere smentisce le affermazioni del presidente Donald Trump, secondo cui la guerra avrebbe prodotto un “cambio di regime” e favorito l’ascesa di pragmatici disposti ad accettare le richieste americane. Al vertice del G7 in Francia, il mese scorso, Trump aveva descritto i nuovi dirigenti iraniani come “intelligenti” e “molto meno radicalizzati” dei precedenti.

Secondo funzionari ed esperti, però, le sue minacce di annientare la civiltà iraniana, in un Paese di oltre 90 milioni di abitanti, hanno ottenuto l’effetto opposto: hanno rafforzato i falchi e indebolito i moderati che un decennio fa erano stati decisivi nei negoziati sul nucleare con l’Amministrazione Obama.

La nuova leadership ha giocato con freddezza le sue carte. Bloccando il traffico delle petroliere nello Stretto di Hormuz e colpendo senza scrupolo gli alleati di Washington nel Golfo, Teheran ha conquistato una leva economica decisiva per ottenere concessioni dagli Stati Uniti.

Con il Memorandum d’Intesa preliminare firmato il 17 giugno a Versailles, l’Amministrazione Trump ha così accettato di sbloccare fino a 25 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, a condizione che Teheran rispetti gli impegni assunti. Pur avendo espresso riserve sull’accordo, Mojtaba Khamenei lo ha lasciato passare e ne ha approfittato per colpire l’avversario: l’Iran, ha detto, ha firmato “per compassione e buona volontà”, mentre Trump lo ha fatto “per disperazione”.

“Sono pieni di sicurezza”, ha commentato un funzionario europeo in contatto regolare con Teheran. “Hanno capito che il controllo dello Stretto di Hormuz è una leva enorme e credono davvero di poter dettare le condizioni”. Il funerale resta comunque una prova delicata per il nuovo Leader Supremo. È il primo grande raduno pubblico dall’inizio della guerra e su Mojtaba Khamenei, fotografato pochissime volte in vita sua, grava la pressione di mostrarsi.

“La sua assenza al funerale del padre sarebbe interpretata da molti, dentro e fuori l’Iran, come prova di debolezza personale, incapacità fisica o addirittura di morte”, ha spiegato al Washington Post Norman Roule, ex funzionario della CIA ed esperto del Paese. Un diplomatico iraniano, che ha parlato in forma anonima, ha però giudicato improbabile una sua apparizione, per il timore che Stati Uniti o Israele tentino di ucciderlo o scoprire dove si sta nascondendo.


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La Danimarca è pronta a difendere ogni centimetro della Groenlandia


Ad Ankara il presidente ha ribadito che l'isola dovrebbe passare sotto controllo americano. La premier Mette Frederiksen risponde che non è in vendita e che i groenlandesi decidono da soli

Il presidente statunitense Donald Trump è tornato a chiedere che la Groenlandia passi sotto il controllo degli Stati Uniti. La Danimarca ha risposto che l'isola non è in vendita e che difenderà ogni centimetro del proprio territorio.

Trump ha parlato al suo arrivo al vertice della NATO, l'Alleanza atlantica, ad Ankara, in Turchia. Martedì 7 luglio ha detto che la Groenlandia dovrebbe essere sotto la tutela degli Stati Uniti e ha accusato la Danimarca di non investire abbastanza in quel territorio, che è autonomo ma fa parte del regno danese. Il giorno dopo ha ripetuto lo stesso concetto: "La Groenlandia è un grosso problema per noi. Ci serve per la protezione del mondo, non solo degli Stati Uniti, ed è molto importante. Non aiuta la Danimarca".

La prima ministra danese Mette Frederiksen ha replicato ai giornalisti a margine del vertice. Ha detto che la Groenlandia non è in vendita e che i suoi abitanti hanno il diritto di decidere da soli il proprio futuro. Alla domanda su come reagirebbe se l'isola venisse attaccata ha risposto che difenderà il regno di Danimarca e che il paese è pronto a difendere ogni centimetro della NATO, compreso il proprio territorio.

"Siamo uno Stato sovrano e abbiamo bisogno che tutti rispettino la nostra integrità territoriale e la nostra sovranità", ha detto Frederiksen, che ha definito l'articolo 5 "la nostra assicurazione". Si tratta della clausola di difesa collettiva della NATO, per cui un attacco armato contro un membro dell'Alleanza è considerato un attacco contro tutti.

A gennaio Trump aveva evocato la possibilità di usare la forza militare per prendere il controllo dell'isola. In risposta la Danimarca aveva preparato piani per far saltare in aria le piste degli aeroporti groenlandesi in caso di invasione statunitense, come aveva rivelato nei mesi scorsi il New York Times. La stessa Frederiksen si era chiesta apertamente per quanto tempo ancora gli Stati Uniti sarebbero rimasti un alleato.

A marzo il vicepresidente statunitense JD Vance aveva visitato la base spaziale di Pituffik, l'installazione militare degli Stati Uniti in Groenlandia. Durante quella visita aveva accusato la Danimarca di investire poco nella sicurezza dell'isola e aveva descritto il territorio come strategico di fronte alla crescente attività militare di Russia e Cina nella regione artica.

Negli ultimi mesi Trump ha ridimensionato le minacce più dure e Washington ha puntato sul negoziato per aumentare la propria influenza. Gli Stati Uniti hanno chiesto l'accesso ad altre tre basi militari sull'isola, un potere di veto di fatto sui principali accordi di investimento e l'apertura di un consolato più grande a Nuuk, la capitale groenlandese.

L'Unione europea ha appoggiato pubblicamente la Danimarca e la Groenlandia. Olof Gill, portavoce della Commissione europea, il braccio esecutivo dell'Unione, ha detto che le decisioni sul futuro dell'isola spettano ai groenlandesi e ai danesi. Ha aggiunto che l'integrità territoriale, la sovranità nazionale e l'inviolabilità dei confini sono principi fondamentali del diritto internazionale.

In un'intervista Frederiksen ha collegato la vicenda al tema dell'autonomia strategica europea, l'idea che l'Europa debba essere in grado di difendersi da sola senza dipendere dagli Stati Uniti. Ha detto di condividere il segnale arrivato da Washington: gli europei devono farsi carico di una quota maggiore della spesa per la difesa comune. Per lei il riarmo del continente è indispensabile.

La crisi sulla Groenlandia ha avvicinato la Danimarca alla Francia. Frederiksen ha descritto la cooperazione franco-danese come sempre più stretta sul piano politico e militare e ha citato l'acquisto del sistema di difesa aerea SAMP/T, prodotto da Francia e Italia, come uno dei maggiori investimenti mai fatti dalla Danimarca. Con il presidente francese Emmanuel Macron, ha aggiunto, condivide l'obiettivo di approfondire l'integrazione europea di fronte alla guerra della Russia contro l'Ucraina.

Nonostante le tensioni la Danimarca continua a comprare armamenti americani, compresi i caccia F-35. Frederiksen ha raccontato di aver detto ai propri esperti e ai militari "Comprate, comprate, comprate!", per il timore che nei prossimi anni possa succedere qualcosa contro un paese della NATO. Allo stesso tempo vuole aiutare l'Europa a costruire una base industriale della difesa più solida.

La Danimarca ha adottato anche un modello che consiste nel finanziare direttamente linee di produzione di armi in Ucraina, avviato nel 2024. Ora prevede di ospitare parte di quella produzione sul proprio territorio e ad Ankara ha firmato con Kiev un nuovo accordo di difesa, in particolare sui droni. Frederiksen ha detto di ritenere che l'Europa non sia in grado di difendersi senza l'Ucraina.

La posizione danese resta ferma su due punti: la Groenlandia non è in vendita e la sua sovranità non si tocca. Allo stesso tempo la crisi con Washington ha spinto la Danimarca ad accelerare sul rafforzamento della difesa europea e sul legame con la Francia.


Trump rilancia sulla Groenlandia e minaccia di ritirare le truppe dall'Europa


Il presidente Donald Trump ha rilanciato al vertice della NATO la richiesta che la Groenlandia passi sotto il controllo degli Stati Uniti e ha minacciato di ritirare tutti i soldati americani dall'Europa se gli alleati continueranno a opporsi. Lo ha detto martedì ad Ankara, in Turchia, dove è arrivato per l'incontro annuale dell'alleanza atlantica.

La Groenlandia "dovrebbe essere controllata dagli Stati Uniti, non dalla Danimarca", ha detto Trump ai giornalisti durante un incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il rifiuto europeo di assecondare le sue mire, ha aggiunto, è quello che ha danneggiato il suo rapporto con la NATO. La Danimarca, di cui la Groenlandia fa parte, non spende abbastanza per l'isola, ha sostenuto, mentre per Washington è importante perché "circondata da navi cinesi e russe", un'affermazione che gli esperti hanno smentito.

Trump ha minacciato di ritirare l'intero contingente americano dall'Europa, dove gli Stati Uniti tengono circa 68.000 militari. A maggio l'amministrazione aveva già annunciato il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania, dopo le critiche del cancelliere tedesco Friedrich Merz alla guerra americana in Iran. Pochi giorni fa la Casa Bianca aveva bloccato un piano del Pentagono, il ministero della difesa americano, per ridurre ancora le forze nel continente.

Gli europei devono stare attenti a immigrazione ed energia, ha avvertito Trump parlando in generale del continente, altrimenti "non avrete più un'Europa". L'Europa, ha detto, "è un posto molto diverso da com'era vent'anni fa". Poi ha concluso la parte dell'incontro aperta ai giornalisti.

La richiesta sulla Groenlandia aveva già fatto sprofondare la NATO in una crisi a gennaio, quando Trump aveva preteso il controllo dell'isola per motivi di sicurezza nazionale e non aveva escluso l'uso della forza militare per annetterla. La tensione era rientrata a fine mese, dopo che il presidente e il segretario generale della NATO Mark Rutte avevano annunciato l'intesa su un "quadro per un accordo futuro" e ritirato la minaccia di dazi contro gli alleati europei. Da allora un gruppo di lavoro con rappresentanti di Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia discute come procedere e il governo di Copenaghen conta di trovare una soluzione entro fine anno.

La prima ministra danese Mette Frederiksen ha ribadito, poche ore dopo le parole di Trump, che la Groenlandia non è in vendita e che gli alleati devono rispettare la sovranità del regno danese. Il ministro degli esteri groenlandese Múte Egede ha detto che il futuro dell'isola deve deciderlo il suo popolo. Il presidente finlandese Alexander Stubb ha risposto a CNBC che l'alleanza conta già sette paesi artici se in gioco c'è la sicurezza dell'Artico e ha ricordato che la Finlandia ha addestrato un milione di soldati in condizioni artiche.

Trump ha criticato di nuovo gli alleati europei per non averlo sostenuto nella guerra contro l'Iran. Italia, Germania e Francia hanno rifiutato di aiutare, ha detto Trump, che si è chiesto perché gli Stati Uniti spendano "centinaia di miliardi di dollari" per paesi che non ricambiano. Alla vigilia del vertice aveva già rimproverato agli europei la mancanza di lealtà, mentre Washington e Teheran restano in un fragile cessate il fuoco.

Il rilancio sulla Groenlandia riporta al centro dello scontro tra Washington e l'Europa un'isola artica vasta e quasi disabitata, che la Danimarca amministra e che gli Stati Uniti considerano cruciale per la propria sicurezza.


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Trump chiederà alla Corte Suprema di riesaminare la sentenza sullo ius soli


Il presidente parla di cartelli che vendono la cittadinanza al confine con il Messico. Ma la Corte non riesamina un caso già deciso dal 1965 e ha ribaltato una sua sentenza una sola volta, nel 1956

Il presidente Trump ha annunciato mercoledì che chiederà alla Corte Suprema di riesaminare la sentenza con cui i giudici hanno bocciato il suo ordine esecutivo contro lo ius soli, il principio per cui chi nasce negli Stati Uniti è automaticamente cittadino americano. È una richiesta quasi certamente destinata a fallire: la Corte non accetta di riesaminare un caso già discusso e deciso dal 1965.

Il 30 giugno la Corte aveva stabilito, con sei voti a favore e tre contrari, che la cittadinanza per quasi tutti i bambini nati su suolo americano è garantita dal Quattordicesimo emendamento della Costituzione. La decisione ha respinto l'ordine esecutivo firmato da Trump il 20 gennaio 2025, il giorno del suo insediamento, che negava i documenti di cittadinanza ai figli di immigrati irregolari o privi di documenti. "La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica", ha scritto nella sentenza il presidente della Corte John Roberts.

In un post sul suo social network Truth Social, Trump ha scritto che lungo il confine meridionale e in Messico starebbero comparendo cartelli e cartelloni pubblicitari che promuovono lo ius soli con "consegne a partire da 4.000 dollari" e che "miliardi di dollari verranno guadagnati illegalmente con questa truffa, con la cittadinanza concessa a chiunque sia disposto a pagare". "La cittadinanza americana non è in vendita", ha aggiunto, annunciando che chiederà "immediatamente" un riesame perché i giudici "distruggeranno l'America se non cambiano la loro decisione assolutamente folle". Fino a mercoledì sera i legali dell'amministrazione non avevano però depositato alcuna richiesta alla Corte.

Il presidente sembrava riferirsi a un servizio di Fox News su un ospedale del Texas che aveva pubblicizzato con cartelloni in Messico dei "pacchetti parto" nel sud dello Stato. Il governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott, ha ordinato un'indagine sulla struttura, che ha fatto sapere di aver ritirato quei materiali pubblicitari.

Le regole della Corte Suprema permettono alle parti di chiedere un nuovo esame di un caso già deciso nel merito, ma i giudici accolgono queste richieste molto di rado. L'ultima volta è successo nel 1965 e in tutta la sua storia la Corte ha ribaltato una propria decisione dopo un riesame una sola volta, nel 1956, in un caso sulla giurisdizione dei tribunali militari sui coniugi civili dei soldati, secondo Stephen Vladeck, professore di diritto alla Georgetown University.

La sentenza sullo ius soli ha chiuso una battaglia che Trump portava avanti da più di dieci anni e che ha usato a lungo come strumento politico. Il presidente, che aveva assistito di persona alle udienze del caso, ha continuato ad attaccare la Corte per la decisione e subito dopo il verdetto ha chiesto al Congresso di intervenire con una legge, sostenendo a torto che non serva una modifica della Costituzione.

Nei giorni scorsi il tema era tornato al centro dell'attenzione per una vicenda legata al Mondiale di calcio: Trump aveva telefonato al presidente della FIFA, Gianni Infantino, per protestare contro il cartellino rosso dato a Folarin Balogun, attaccante della nazionale americana nato negli Stati Uniti mentre i genitori, nati in Nigeria e residenti a Londra, erano in viaggio nel paese. La FIFA aveva annullato la squalifica, ma lunedì gli Stati Uniti hanno perso comunque la partita contro il Belgio.

Questa settimana Trump ha chiesto alla Corte Suprema anche di riconsiderare il rifiuto, deciso il 29 giugno, di esaminare il suo ricorso contro il verdetto che lo ha giudicato civilmente responsabile di abusi sessuali e diffamazione nei confronti della scrittrice E. Jean Carroll. Mercoledì un giudice federale di Manhattan ha ordinato che i 5 milioni di dollari depositati da Trump nel 2023 a garanzia del risarcimento, più circa 800.000 dollari di interessi, vengano versati a Carroll nonostante la richiesta pendente.


La Corte Suprema boccia Trump sullo ius soli, mentre approva i divieti per le atlete transgender


La Corte Suprema ha respinto oggi l'ordine esecutivo con cui Donald Trump voleva cancellare la cittadinanza di nascita per i figli degli immigrati irregolari, riaffermando il principio secondo cui quasi chiunque nasca sul territorio degli Stati Uniti è cittadino americano. La decisione, presa con 5 voti contro 4, rappresenta una sconfitta pesante per una delle politiche simbolo del secondo mandato del presidente. A dissentire sono stati tre giudici conservatori, Clarence Thomas, Neil Gorsuch e Samuel Alito. Un quarto giudice conservatore, Brett Kavanaugh, si è unito alla maggioranza per bloccare l'ordine, ma fondando la propria posizione su una legge federale più che sulla Costituzione.

La cittadinanza per nascita è garantita dal Quattordicesimo Emendamento, approvato nel 1868 dopo la Guerra civile per assicurare la cittadinanza agli ex schiavi. Il testo stabilisce che "tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, e soggette alla loro giurisdizione" sono cittadine americane. Lo scontro legale si è concentrato proprio su quella formula, "soggette alla giurisdizione", che l'amministrazione Trump voleva interpretare in senso restrittivo. Il presidente della Corte, John Roberts, ha scritto per conto della maggioranza che i bambini nati negli Stati Uniti da genitori irregolari o presenti temporaneamente nel Paese sono cittadini fin dalla nascita. "La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica", ha scritto Roberts, aggiungendo: "Manteniamo quella promessa oggi".

Corte Suprema · Fine mandato 2026

La cittadinanza di nascita resta nella Costituzione

Con 6 voti contro 3, i giudici hanno respinto l'ordine esecutivo di Donald Trump che voleva negare la cittadinanza ai figli degli immigrati irregolari. Confermato un principio in vigore dal 1868.

Grafica di FocusAmerica Caso Trump v. Barbara


0
anni di principio

1868
Il Quattordicesimo Emendamento entra in Costituzione dopo la Guerra civile

2026
La Corte ribadisce: chi nasce sul suolo americano è cittadino americano

Dopo oltre un secolo e mezzo il principio regge: l'ordine di Trump non è mai entrato in vigore

Esplora la decisione
1Il verdetto 2La posta in gioco 3L'altra giornata

Come si è spaccata la Corte


6 giudici hanno bloccato l'ordine, 3 hanno dissentito. 5 hanno motivato il proprio no sulla Costituzione; Brett Kavanaugh si è unito alla maggioranza, ma basandosi su una legge federale.

6–3
Maggioranza contro l'ordine.
Opinione scritta dal presidente John Roberts.

Maggioranza
6 giudici

Roberts
Sotomayor
Kagan
Barrett
Jackson
Kavanaugh

Dissenso
3 giudici

Thomas
Alito
Gorsuch

Il voto sfumato di Kavanaugh. Il giudice conservatore ha votato per bloccare l'ordine, ma ha precisato che a suo avviso viola una legge federale del 1940, non direttamente la Costituzione.


La cittadinanza era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica. Manteniamo quella promessa oggi.

John Roberts · Presidente della Corte Suprema

Cosa sarebbe successo senza la sentenza


Secondo un documento depositato da decine di docenti, l'ordine esecutivo di Trump avrebbe escluso dalla cittadinanza centinaia di migliaia di bambini ogni anno, fino a una massa di milioni entro metà secolo.

250.000/anno
Bambini che ogni anno avrebbero perso la cittadinanza alla nascita

1898
L'anno del precedente Wong Kim Ark, confermato dalla sentenza

5milioni
Persone nate negli USA ma escluse dalla comunità politica entro il 2045, secondo le stime depositate — molte delle quali sarebbero rimaste apolidi

2026Proiezione: 5 milioni entro il 2045

Gli studiosi avevano avvertito che la misura avrebbe creato una casta permanente di persone nate e cresciute negli Stati Uniti ma stabilmente prive di diritti, con il rischio di espulsioni di massa.

Le altre due decisioni dello stesso giorno


L'ultima giornata del mandato annuale ha prodotto altri due verdetti di peso, su sport e finanziamenti elettorali.

6–3

Sport
Via libera ai divieti per le atlete transgender
La Corte dà ragione agli Stati che vietano alle atlete trans di gareggiare nelle squadre femminili. La decisione rafforza le restrizioni già in vigore in 27 Stati.

6–3

Elezioni
Eliminati i tetti alla spesa dei partiti
Partiti e candidati potranno acquistare insieme spazi pubblicitari senza limiti. Nel breve periodo l'effetto avvantaggerà i repubblicani.

6 su 13
È la sesta sconfitta in tredici mesi per chi difende i diritti delle persone transgender davanti alla Corte Suprema

Fonte: sentenze Trump v. Barbara, West Virginia v. B.P.J. e NRSC v. FEC, Corte Suprema degli Stati Uniti; documento dei docenti depositato in giudizio; ricostruzione FocusAmerica. Tutte e tre le decisioni sono state prese con 6 voti contro 3. Sulla cittadinanza, cinque giudici hanno motivato il no su basi costituzionali, Kavanaugh su una legge federale.

L'ordine di Trump e il rischio di una generazione senza cittadinanza


Trump aveva firmato l'ordine esecutivo nel gennaio 2025, nel primo giorno del suo secondo mandato. Il provvedimento, intitolato "Proteggere il significato e il valore della cittadinanza americana", puntava a negare la cittadinanza automatica ai bambini nati da genitori entrati illegalmente negli Stati Uniti o presenti con un visto temporaneo, come quelli per studio, lavoro o turismo. L'ordine non è mai entrato in vigore, perché diversi tribunali federali lo avevano bloccato giudicandolo incompatibile con la Costituzione.

La sentenza conferma anche il precedente storico del 1898, quando la Corte ha riconosciuto la cittadinanza americana a Wong Kim Ark, nato a San Francisco da immigrati cinesi. Da allora il principio della cittadinanza per nascita è rimasto saldo, con poche eccezioni, come i figli dei diplomatici stranieri. L'Smministrazione Trump sosteneva invece che il Quattordicesimo emendamento fosse stato frainteso per oltre un secolo e che i suoi autori non avessero mai voluto estendere la cittadinanza ai figli di persone prive di una residenza stabile negli Stati Uniti.

Il governo invocava anche la necessità di fermare il cosiddetto "turismo della nascita", cioè l'ingresso nel Paese di donne straniere intenzionate a partorire sul suolo americano per garantire la cittadinanza ai figli. Il rappresentante dell'amministrazione davanti alla Corte aveva avvertito: "Siamo in un mondo nuovo, dove 8 miliardi di persone sono a un volo di distanza dall'avere un figlio cittadino americano".

Secondo un documento presentato alla Corte e firmato da decine di docenti, l'ordine avrebbe privato della cittadinanza circa 250.000 bambini ogni anno, fino a raggiungere 5 milioni di persone entro il 2045. Molti sarebbero rimasti apolidi, perché i genitori non avrebbero potuto trasmettere loro la propria cittadinanza. Gli studiosi avevano avvertito che la misura avrebbe creato una sorta di casta permanente, composta da persone nate e cresciute negli Stati Uniti ma escluse stabilmente dalla comunità politica, con il rischio di costose espulsioni di massa.

Trump aveva seguito la vicenda da vicino: ad aprile si era presentato personalmente all'udienza, diventando il primo presidente in carica ad assistere a una discussione davanti alla Corte Suprema, e nelle settimane successive aveva attaccato ripetutamente i giudici. A maggio aveva scritto che una "decisione negativa sulla cittadinanza di nascita" sarebbe stata "economicamente insostenibile" per il Paese.


Sentenza Trump vs Barbara
Il testo completo della sentenza della Corte sulla cittadinanza per nascita

25-365_4hdj.pdf
880 KB

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Atlete transgender e finanziamenti elettorali: le altre decisioni della Corte


Nello stesso giorno, l'ultimo del mandato annuale, la Corte ha dato ragione agli Stati che vietano alle atlete transgender di gareggiare nelle squadre sportive femminili. La decisione riguarda due leggi dell'Idaho e del West Virginia, ma rafforza la posizione dei 27 Stati che hanno introdotto restrizioni simili. A scrivere la sentenza è stato ancora Kavanaugh: "La Costituzione non impone alle scuole di stabilire l'idoneità per gli sport femminili sulla base dell'identità di genere anziché del sesso biologico". I giudici hanno stabilito che né la Costituzione né il Title IX, la legge federale del 1972 che vieta le discriminazioni di sesso nelle scuole, obbligano gli Stati ad ammettere le atlete trans nelle competizioni femminili.

Le due cause erano state promosse da Becky Pepper-Jackson, studentessa delle superiori del West Virginia, e da Lindsay Hecox, iscritta all'università in Idaho. Entrambe sostenevano che i divieti le discriminassero in base al sesso. Pepper-Jackson aveva fatto causa nel 2021, quando aveva 11 anni, per poter entrare nella squadra di atletica della scuola media; i tribunali le avevano dato ragione e nel frattempo ha vinto un titolo statale nel getto del peso. Dopo la sentenza di oggi, non potrà più gareggiare nella squadra femminile.

I tre giudici progressisti hanno condiviso con la maggioranza l'idea che queste leggi non violino il Title IX, ma hanno criticato i colleghi per aver chiuso troppo rapidamente la causa, senza lasciare ai tribunali inferiori il tempo di accertare i fatti. Sonia Sotomayor ha scritto che la maggioranza "infligge un sacrificio a chi sfavorisce" senza concedere l'esame completo richiesto dalla Costituzione. È la sesta sconfitta in tredici mesi per chi difende i diritti delle persone transgender davanti alla Corte Suprema. Negli ultimi mesi i giudici avevano già autorizzato il divieto di arruolamento per i militari trans, confermato il divieto di alcune terapie mediche per i minori e dato ragione all'amministrazione in altri casi riguardanti questa comunità.

Trump ha salutato con entusiasmo la sentenza della Corte Suprema sugli atleti transgender, scrivendo su Truth Social:

“GRANDE VITTORIA: La Corte Suprema degli Stati Uniti ha appena DECISO CONTRO LA PARTECIPAZIONE DEGLI UOMINI AGLI SPORT FEMMINILI. Wow! Questo mette fine a quella situazione ridicola!!! Il presidente DONALD J. TRUMP”


Nello stesso giorno, la Corte ha anche eliminato i limiti alla spesa che i partiti possono sostenere in coordinamento con i propri candidati. La decisione rende più semplice per partiti e candidati acquistare insieme spazi pubblicitari e, nel breve periodo, avvantaggia i repubblicani, che hanno accumulato oltre 100 milioni di dollari in più rispetto ai democratici in vista delle elezioni di metà mandato.

Trump ha pubblicato un post su Truth Social anche per elogiare la sentenza della Corte Suprema sui limiti alla spesa elettorale, definendola una grande vittoria per il Partito Repubblicano. "La Corte Suprema ha appena abolito le restrizioni alla spesa politica!" ha scritto Trump. "UNA GRANDE VITTORIA PER I REPUBBLICANI e, cosa ancora più importante, per il Primo Emendamento!".

Le tre sentenze chiudono un mandato annuale segnato da decisioni molto diverse tra loro: nei giorni scorsi la Corte aveva ampliato il potere di Trump sulle agenzie indipendenti, proteggendo però l'autonomia della Federal Reserve, e in precedenza aveva già bocciato gran parte dei suoi dazi.


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Trump e Meloni si ignorano al vertice NATO di Ankara


Il presidente ha evitato la premier prima della foto di gruppo ad Ankara, dopo settimane di attacchi. Lei dice di non rimpiangere nulla e difende la scelta di non concedere le basi contro l'Iran

Al vertice NATO di Ankara, in Turchia, mercoledì 8 luglio Donald Trump è passato accanto a Giorgia Meloni senza salutarla, poco prima della foto di gruppo dei leader, mentre la presidente del Consiglio guardava altrove. Il gesto arriva al culmine di settimane di attacchi del presidente contro la premier italiana, nati dal rifiuto di Roma di concedere le basi militari italiane agli Stati Uniti durante la guerra con l'Iran.

Meloni era considerata una delle alleate più strette di Trump in Europa ed era stata l'unica tra i capi di governo europei a partecipare al suo insediamento nel gennaio 2025. I rapporti si sono rovinati a partire da marzo, quando l'Italia ha negato agli aerei militari americani diretti in Medio Oriente il permesso di atterrare nella base di Sigonella, in Sicilia. Ad aprile è arrivata la prima critica pubblica di Trump, dopo che Meloni lo aveva rimproverato per i suoi attacchi a papa Leone, che aveva condannato la guerra in Iran.

Il mese scorso, al G7 in Francia, Trump ha sostenuto che Meloni lo avesse implorato per un selfie, un'accusa che la premier ha definito "completamente inventata" dicendosi "sconvolta" e rispondendo che "l'Italia e io non imploriamo mai". Domenica il presidente ha pubblicato sul suo social Truth un'immagine falsa in cui Meloni lo guarda sorridente dal basso, con la scritta "serve un ordine restrittivo".

Martedì Trump aveva abbassato i toni. Interrogato da un giornalista su quel post ha risposto "non so", per poi aggiungere: "in realtà è una persona per bene". Il presidente ha spiegato che il rapporto si è "un po' rovinato" dopo che Meloni si è "rifiutata" di aiutare gli Stati Uniti a riaprire lo Stretto di Hormuz e a contrastare la minaccia nucleare iraniana, concludendo: "mi piace, penso che sia davvero una persona per bene, ma credo che abbia fatto un errore".

Nella conferenza stampa al termine del vertice, Meloni ha detto di non avere ripensamenti sul capitale politico investito nel rapporto con Trump: "non rimpiango assolutamente nulla di ciò che ho fatto". La premier ha spiegato di aver fatto "questo investimento politico" per la sua "convinzione nell'unità dell'Occidente" e ha aggiunto che non si tratta di "una strategia adottata con l'arrivo di Trump", ma dell'approccio che tiene con tutti i suoi interlocutori. Meloni ha ricordato che con il presidente restano punti in comune, dall'immigrazione all'opposizione a quella che ha definito "cultura woke". "Le cose vanno come si è visto, ma non cambio idea", ha concluso.

Sulla questione delle basi, all'origine dello scontro tra Roma e Washington, Meloni ha ribadito la posizione italiana: "rispettiamo i nostri impegni, come fanno le nazioni serie, ma avevamo detto che non avremmo partecipato ad attacchi contro l'Iran e non abbiamo partecipato ad attacchi contro l'Iran". La premier ha anche criticato l'azione militare congiunta di Stati Uniti e Israele, i cui raid contro l'Iran sono ripresi in questi giorni, e ha chiesto più negoziati di pace con Teheran: "credo che l'opzione militare non abbia prodotto risultati particolarmente concreti".


Trump chiede agli alleati NATO più lealtà


Il presidente Donald Trump arriva al vertice della NATO che si apre martedì e mercoledì ad Ankara, in Turchia, con una richiesta che nessun grafico può soddisfare: non più soldi dagli alleati, ma lealtà. La questione della spesa militare, che per anni lo ha visto attaccare gli europei, è stata risolta al summit dell'anno scorso, quando i paesi dell'alleanza si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Ora il presidente rimprovera ad alcuni alleati di non averlo sostenuto nella guerra contro l'Iran, che ha lanciato insieme a Israele senza consultarli.

"Non abbiamo bisogno dei loro soldi, non abbiamo bisogno di niente", ha detto Trump. "Voglio solo lealtà". Pochi giorni prima del vertice il presidente ha definito "ridicolo" e "unilaterale" il rapporto tra gli Stati Uniti e la NATO, scrivendo sul suo social Truth Social che gli alleati "non c'erano quando serviva a noi". Ha ripetuto di poter provare a far uscire gli Stati Uniti dall'alleanza, un passo che però richiederebbe l'approvazione del Congresso.

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha passato gran parte dei suoi quasi due anni alla guida dell'alleanza cercando di tenere ancorati gli Stati Uniti, l'alleato senza il quale l'organizzazione non può funzionare. La sua arma principale è stata l'adulazione. Il mese scorso alla Casa Bianca ha mostrato un grafico intitolato in lettere dorate "The Trump Trillion", con cui attribuiva al presidente i 1.200 miliardi di dollari spesi dagli alleati europei e dal Canada dal 2017. Ha ricordato anche le decine di migliaia di posti di lavoro creati negli Stati Uniti e i 300 miliardi di dollari di ordini europei di materiale militare, tutti meriti del "leader del mondo libero".

Trump è rimasto impassibile. Aveva già minacciato di lasciare la NATO, valutato il ritiro delle truppe americane dall'Europa e promesso di prendersi la Groenlandia, territorio semiautonomo della Danimarca, un paese alleato. Ha detto che avrebbe saltato il vertice se non fosse stato ospitato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, uno dei pochi leader stranieri che sembra stimare.

Il vero problema dell'alleanza non è più il denaro ma la capacità di trasformarlo in forze militari, proprio mentre i paesi europei temono un possibile attacco della Russia. Il mese scorso il Pentagono, il ministero della Difesa americano, ha sorpreso gli alleati annunciando che avrebbe ridotto il numero di soldati, navi da guerra, aerei e droni da mettere a disposizione in caso di attacco a uno di loro. Trump ha inviato messaggi contraddittori sul fatto che le truppe americane vengano aumentate o ridotte, mentre la Russia sonda le difese europee con voli di droni vicino alle basi militari di più paesi.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha alzato i toni con gli alleati. In un incontro dei ministri della Difesa a Bruxelles ha definito la NATO poco più di una "tigre di carta" che vive di una "malsana dipendenza" dalle forze americane e ha annunciato una revisione della presenza militare statunitense in Europa. Voleva annunciare al vertice altri ritiri di soldati, ma il piano è stato bloccato dopo il passaggio alla Casa Bianca. Hegseth ha rimproverato agli alleati di non aver aiutato gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran, anche se non erano stati informati in anticipo né era stato chiesto loro un sostegno, se non quando Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale.

Secondo un editoriale del Financial Times, la NATO è oggi allo stesso tempo più forte e più debole rispetto a diciotto mesi fa. È più forte perché, grazie soprattutto alla pressione di Trump, i membri non americani hanno speso nel 2025 139 miliardi di dollari in più rispetto al 2024 e stanno investendo nel riarmo. È più debole perché è crollata la fiducia nel fatto che l'Amministrazione americana difenderebbe gli alleati in caso di attacco. In teoria resta possibile un grande accordo transatlantico, in cui gli europei si prendono la responsabilità della difesa convenzionale del continente e gli Stati Uniti mantengono l'ombrello nucleare. Ma pochi credono che Trump metterebbe a rischio la sua residenza di Mar-a-Lago per salvare Varsavia. Germania, paesi nordici e baltici spendono molto, mentre Francia e Regno Unito restano indietro.

Il vertice segna anche l'ascesa della Turchia dentro l'alleanza. Per anni molti alleati hanno guardato Ankara con diffidenza per l'acquisto di un sistema di difesa aerea russo e per lo stallo imposto all'ingresso della Svezia nella NATO. Ora Trump dice di partecipare al summit solo per Erdogan, che ha chiamato "un amico" e "un leader coi fiocchi". La Turchia ha il secondo esercito più grande dell'alleanza e il controllo dello stretto del Bosforo, mentre la sua industria delle armi è diventata preziosa via via che l'Europa si riarma di fronte al disimpegno americano. Trump ha lasciato intendere un'apertura sulla vendita dei caccia F-35, finora negati ad Ankara proprio per l'acquisto del sistema russo S-400.

La nuova vicinanza ha spinto i leader europei a tacere sull'arretramento democratico in Turchia, dove le autorità hanno fermato più di 200 persone per motivi di sicurezza prima del vertice e dove il principale rivale di Erdogan, il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, è in carcere dal 2025 con accuse di corruzione che respinge. "Gli europei non vogliono più tensioni con la Turchia, non vogliono avere quella conversazione", ha dichiarato al Washington Post Asli Aydintasbas, ricercatrice della Brookings Institution.

Rutte vuole trasformare il summit in una vetrina di accordi commerciali, con un forum dell'industria della difesa e annunci di intese da miliardi di dollari, nella speranza che Trump veda l'alleanza come qualcosa di positivo. I diplomatici europei puntano a un incontro breve, con molta cerimonia e poche dichiarazioni congiunte che possano mettere in evidenza le divisioni. Ma la richiesta di lealtà avanzata dal presidente resta difficile da mettere su un grafico.


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Un giudice ordina che Trump paghi 5,8 milioni di dollari a E. Jean Carroll


La somma era depositata in tribunale dal 2023, quando una giuria giudicò Trump responsabile di abusi sessuali e diffamazione. Respinto anche il suo ultimo tentativo di bloccare il pagamento

Un giudice federale di Manhattan ha ordinato mercoledì 8 luglio di versare alla scrittrice E. Jean Carroll i circa 5,8 milioni di dollari che Donald Trump aveva depositato in tribunale dopo la condanna civile per abusi sessuali e diffamazione. Il presidente ha presentato subito appello, ma in serata la corte d'appello federale ha respinto la sua richiesta di bloccare il trasferimento del denaro.

La vicenda nasce dal verdetto del maggio 2023, quando una giuria di Manhattan ha stabilito che Trump aggredì sessualmente Carroll nel 1996 nel camerino di un grande magazzino di lusso di New York e la diffamò dopo che lei raccontò l'episodio pubblicamente. Il verdetto lo condannava a pagare 2 milioni di dollari per l'aggressione e 3 milioni per le dichiarazioni diffamatorie. Carroll, oggi 82enne, ex giornalista e autrice di una rubrica di consigli sulla rivista Elle, aveva reso pubbliche le accuse in un libro di memorie uscito nel 2019, durante il primo mandato di Trump. Il presidente ha sempre negato tutto, sostenendo di non averla mai conosciuta e dicendo in un'intervista che "non è il mio tipo".

Carroll ha potuto fare causa grazie a una legge dello stato di New York che ha riaperto per un periodo la possibilità di agire in giudizio per abusi sessuali avvenuti molti anni prima. Circa sei settimane dopo il verdetto Trump ha depositato la somma in un conto controllato dal tribunale, in attesa dell'esito degli appelli. Da allora i tribunali hanno respinto tutti i suoi ricorsi e il 29 giugno la Corte Suprema, di cui fanno parte tre giudici nominati dallo stesso Trump, ha rifiutato senza voti contrari di esaminare il caso, rendendo definitiva la condanna. Con gli interessi accumulati, i 5 milioni iniziali sono diventati circa 5,8.

Il 6 luglio Trump ha chiesto alla Corte Suprema di riconsiderare il rifiuto, una richiesta che viene accolta molto raramente, e martedì i suoi avvocati hanno domandato al giudice Lewis Kaplan di non ordinare il pagamento finché quella petizione resta pendente. Secondo i legali, l'esborso causerebbe al presidente un danno irreparabile, perché Carroll ha detto più volte di voler donare tutto il denaro che otterrà da lui e, una volta distribuiti ad altri, quei fondi sarebbero difficilmente recuperabili.

Kaplan ha respinto questi argomenti. Nel documento che accompagna la decisione ha scritto che "l'imputato rinvia questa causa da anni" ed è ora che "paghi quanto stabilito dalla sentenza". Il giudice ha aggiunto che, nell'improbabile caso in cui la Corte Suprema cambiasse idea e ribaltasse la condanna, Trump potrebbe fare causa per recuperare i fondi versati per errore.

Entro un'ora dall'ordine i legali di Trump hanno fatto ricorso alla corte d'appello del Secondo Circuito, il tribunale federale di secondo grado di New York, chiedendo di sospendere il trasferimento del denaro. In serata la giudice Eunice Lee ha respinto la richiesta: la corte esaminerà comunque il merito dell'appello e in teoria potrebbe ordinare a Carroll di restituire la somma. Un portavoce del team legale di Trump ha parlato di "caccia alle streghe" e di una "farsa finanziata dai democratici", annunciando nuovi ricorsi.

I legali di Carroll hanno scritto alla corte d'appello che la loro assistita "ha aspettato più di tre anni perché il verdetto di una giuria fosse pagato" e che "non dovrebbe aspettare oltre". L'avvocata che guida il team, Roberta Kaplan, non è parente del giudice.

Per Trump resta aperto un secondo fronte con la scrittrice: nel gennaio 2024 un'altra giuria di Manhattan lo ha condannato a pagarle 83,3 milioni di dollari per averla diffamata mentre era presidente. Quella condanna è stata confermata in appello, ma la sua esecuzione è sospesa in attesa che la Corte Suprema decida se occuparsene. Nella nuova petizione i suoi avvocati sostengono che chiederanno alla Corte di riconoscergli l'immunità presidenziale in quel caso e che, se venisse concessa, potrebbe indebolire anche il verdetto da 5 milioni.

Intanto Carroll è finita a sua volta sotto indagine: a fine maggio CNN e New York Times hanno rivelato che il dipartimento di Giustizia, il ministero della Giustizia americano, ha aperto un'inchiesta penale per accertare se la scrittrice abbia mentito sotto giuramento nelle deposizioni contro Trump.

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AEG presenta la nuova gamma di cantinette vino Total Black: microclima perfetto e design premium


AEG presenta la nuova gamma di cantinette vino Total Black, una soluzione pensata per gli appassionati e gli intenditori che cercano il perfetto equilibrio tra design, tecnologia e conservazione
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In Italia la cultura del vino è parte integrante dello stile di vita e del modo in cui viene vissuta la convivialità. È un patrimonio fatto di tradizione, territorio e savoir-faire, che si riflette nel gustare una buona bottiglia durante una cena tra amici o nelle occasioni più speciali.

eBay: boom del collezionismo tra calcio e pop culture
Il collezionismo sta vivendo una nuova evoluzione. Su eBay prende sempre più piede la “beyond-the-game economy”, un fenomeno che unisce calcio, pop culture, trading card, memorabilia e oggetti da collezione, trasformando la passione dei fan in un mercato sempre più dinamico e globale
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


In questo contesto, la corretta conservazione appare un fattore imprescindibile per preservare il valore, l’identità e le caratteristiche distintive di ogni etichetta. Per rispondere a queste esigenze, AEG ha introdotto la nuova gamma di cantinette vino, progettata per garantire condizioni perfette e una ottimale integrazione estetica negli ambienti cucina contemporanei: un equilibrio tra tecnologia avanzata, controllo climatico e design essenziale, pensato per esaltare ogni collezione e assecondare l’evoluzione dell’odierno consumo di vino.

Le cantinette AEG sono progettate per ricreare le condizioni ideali delle migliori cantine traducendo i cinque principi fondamentali della conservazione del vino in soluzioni tecnologiche concrete e integrate:

  • la stabilità della temperatura è garantita dall’interazione tra compressori ad alta efficienza, termostati evoluti, pannelli altamente isolanti e porte in triplo vetro, che proteggono il vino da sbalzi termici potenzialmente dannosi;
  • l’umidità controllata viene mantenuta attraverso sistemi che favoriscono il corretto equilibrio igrometrico, preservando l’integrità dei tappi in sughero ed evitando fenomeni di ossidazione;
  • la protezione dalla luce e dai raggi UV è assicurata da vetri trattati anti-UV, interni scuri e illuminazione LED priva di emissioni ultraviolette, così da salvaguardare aromi, colore e struttura del vino;
  • l’assenza di vibrazioni è ottenuta grazie a compressori progettati per ridurre le sollecitazioni meccaniche, ammortizzatori dedicati e appositi ripiani in legno che mantengono le bottiglie in condizioni di assoluta stabilità;
  • la qualità dell’aria, infine,è garantita da un sistema di ventilazione e filtraggio continuo che assicura un ricambio costante, mantenendo l’ambiente fresco, pulito e privo di odori.



La gestione della temperatura è un elemento chiave sia per la corretta conservazione sia per l’espressione ottimale del vino al momento del servizio. Per l’invecchiamento la temperatura ideale deve essere compresa tra i 12 e i 14°C, indipendentemente dalla tipologia di vino. Il servizio, invece, richiede temperature differenti in base all’etichetta. Per rispondere a queste necessità, le nuove cantinette AEG sono dotate di configurazioni Single Zone e Dual Zone. Non solo; Champagne, spumanti e formati speciali di bottiglie richiedono maggiore spazio e una gestione più flessibile. Il sistema Perfect Shelving prevede quindi una cavità ottimizzata e ripiani estensibili in legno di alta qualità, progettati per accogliere tutte le principali bottiglie da 750 ml senza compromettere lo spazio disponibile e senza danneggiare le etichette. La spaziatura ottimizzata tra i ripiani consente di organizzare le collezioni con ordine ed eleganza.
L’apertura Push2Open senza maniglia L’apertura Push2Open senza maniglia
Il modello 8000 Perfect Shelving BI60 Dual Zone è la cantina da incasso a colonna più capiente della gamma, progettata con due zone di temperatura indipendenti. Può ospitare fino a 26 bottiglie di diverse tipologie grazie a tre ripiani estraibili su guide telescopiche che garantiscono un accesso semplice e flessibile. Il range di temperatura da 5 a 20°C permette sia il servizio dei vini bianchi e spumanti sia la conservazione ottimale dei rossi. Completano la dotazione l’illuminazione dimmerabile LED laterale, l’interfaccia TFT Full Touch da 2.9’’, la modalità dedicata all’invecchiamento Cellar Aging, cheassicura condizioni ottimali per la maturazione del vino, l’apertura Push2Open senza maniglia e una rumorosità contenuta di soli 38 dB(A).

Streaming e Pay TV: gli italiani hanno 3 abbonamenti
Il mercato dello streaming continua a crescere in Italia: ogni famiglia ha in media 3 abbonamenti tra piattaforme digitali e Pay TV
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Il modello 8000 Perfect Shelving BI45 Single Zone, invece, è la nuova versione da incasso a colonna compatta da 45 cm, progettata per integrarsi perfettamente nelle cucine contemporanee. A partire da settembre 2026, la gamma si arricchirà delle nuove cantine vino a colonna da 178 cm, disponibili nelle finiture Glossy e Matt, progettate per offrire la massima capacità di stoccaggio verticale e soddisfare le collezioni enologiche più importanti. Questi modelli sono dotati di ben 3 zone di temperatura indipendenti, un'interfaccia TFT Full Touch da 2.9’’, e un design handle-free con sistema Push2Open, che prevede anche la chiusura automatica di sicurezza se la porta non viene aperta subito.


eBay: dal calcio alla pop culture, esplode la "beyond-the-game economy" del collezionismo


Quella del 2026 è decisamente un’estate ad alta intensità calcistica. Dopo la chiusura dei principali campionati nazionali, la passione per il calcio non si è fermata e continua, grazie anche alla Coppa del Mondo, a vivere nelle conversazioni, negli outfit, nei ricordi dei grandi campioni e negli oggetti che permettono ai tifosi di sentirsi parte di una storia più ampia. Dalle maglie vintage alle carte sportive, dai palloni ai memorabilia, il calcio esce dal campo e diventa sempre più cultura pop, stile personale e collezionismo.

È l’essenza della “Beyond-the-game economy”, una tendenza globale intercettata da eBay che vede gli appassionati guardare (e acquistare) oltre l’evento fisico, alla ricerca di un legame tangibile e nostalgico con la storia del calcio, tra memorabilia, oggetti da collezione e maglie vintage. Prendendo in analisi esclusivamente il mese di maggio 2026, gli utenti globali sulla piattaforma di eBay hanno cercato la parola “calcio” più di 3.200 volte all’ora.

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In vista dei Mondiali 2026 aumentano le truffe online: secondo Kaspersky circolano falsi biglietti ed email scam con promesse di premi fino a 500.000 dollari. Ecco cosa sapere per difendersi
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Sulla popolare piattaforma di e-commerce e aste online questa passione prende forma sia attraverso l’esperienza tradizionale del marketplace, sia attraverso eBay Live, la piattaforma di shopping interattivo in diretta che connette acquirenti e venditori in tempo reale all’interno dell’ecosistema sicuro e affidabile di eBay, contribuendo a rendere il collezionismo sportivo un’esperienza più dinamica, partecipativa e community-driven. Sul marketplace, l’entusiasmo dei tifosi e dei collezionisti si traduce in intenzioni d’acquisto concrete e dinamiche: in particolare, è stata rilevata una crescita di +840% nel numero di oggetti venduti legati ai campionati mondiali di calcio nel mese di maggio 2026 rispetto a gennaio dello stesso anno: si cercano soprattutto carte sportive (+780%), palloni (+640%) e maglie da calcio (+510%).

Il calcio è da sempre uno dei territori in cui passione, memoria e identità si incontrano. Su eBay vediamo questa energia trasformarsi in domanda per oggetti capaci di raccontare storie: dalle card sportive ai memorabilia, fino alle maglie vintage - ha commentato Lorenzo Leonardi di eBay Live - eBay risponde a questo interesse con una doppia esperienza: da un lato il marketplace tradizionale, che offre ampiezza, varietà e possibilità di scoperta; dall’altro eBay Live, che rende l’acquisto più interattivo, permettendo agli appassionati di vedere gli articoli presentati dal vivo, interagire con i venditori e condividere la propria passione con una community di persone con gli stessi interessi.”


Quando il calcio diventa stile


L’ascesa del “Bloke Core”, trend che ha sdoganato le divise calcistiche nel guardaroba di tutti i giorni, si arricchisce oggi di una declinazione nostalgica: a maggio 2026, eBay ha registrato un vero e proprio boom nell’“Archival Sportswear” trainato dalla ricerca di autenticità e reference storiche, con un interesse particolarmente forte per il merchandising dei campionati mondiali (+770%) e per le maglie vintage delle edizioni passate (+205%). Non manca l’attenzione per i dettagli rétro: crescono le ricerche per i loghi storici (“club crest” +45%) e trionfa la cultura “Terrace” (degli spalti) d’ispirazione britannica anni ‘70 e ‘80: le ricerche di “terrace sneaker” sono infatti cresciute del 100%, accompagnate dal ritorno delle scarpe con suola in gomma (+15%).
Fonte: eBayFonte: eBay
Al centro di questa nuova wave ci sono le vintage jersey di cinque icone assolute, le cui maglie risultano le più desiderate dai collezionisti di tutto il mondo: Ronaldinho, Pelé, Xavi, Diego Maradona e Ronaldo Nazário. Campioni leggendari che continuano a influenzare profondamente il gusto dei “fashion enthusiast” contemporanei. Per i propri outfit quotidiani, gli utenti reinterpretano la tendenza “Bloke Core” in chiave urban, mixando l'ispirazione sportiva a elementi tipici dello streetwear:

  • must-have versatili: crescono le ricerche per i pantaloncini atletici (+110%) e per le intramontabili polo shirt (+45%);
  • volumi: si impongono le maglie da calcio oversize (+35%) abbinate a jeans “baggy” (+30%);
  • modelli cult: crescono anche le calzature simbolo di questa estetica, come le Adidas Gazelle (+20%) e Spezial (+15%) ed il mondo Puma soccer (+15%).


I calciatori più cercati


Se la moda vintage consente di esprimere la propria unicità attraverso pezzi unici del passato, la ricerca di cimeli calcistici risponde a un analogo bisogno di connessione emotiva. Su piattaforme come eBay, questo legame è oggi particolarmente evidente: il pubblico cerca sempre di più i nomi che hanno reso la storia del calcio leggendaria. L’analisi dei dati evidenzia infatti l'attuale competizione mondiale orienti l’interesse delle persone principalmente verso i profili degli attaccanti più iconici che hanno segnato la storia recente e passata del calcio; confrontando i dati di maggio 2026 con il medesimo periodo del 2025, le ricerche su eBay legate ad atleti come Luis Diaz, Lionel Messi, Diego Maradona, Cristiano Ronaldo e alcuni altri, hanno registrato incrementi significativi. Inoltre, un altro ex-calciatore che ha assistito ad un’impennata nelle ricerche è Ronaldinho: l’uscita del documentario Netflix a lui dedicato, a marzo 2026, ha innescato un balzo delle ricerche globali di maglie del fuoriclasse brasiliano di oltre il 140% in un solo mese. Questo fenomeno conferma quanto lo streaming agisca da volano per il mercato dei memorabilia.
Fonte: eBayFonte: eBay

La passione per le carte e memorabilia sportivi prende vita su eBay Live


Su eBay, il calcio si condivide in nuovi formati: con eBay Live, l'intrattenimento dello streaming si unisce alle dinamiche dell'e-commerce, dando vita a un'esperienza interattiva e coinvolgente. Gli appassionati possono partecipare ad aste in diretta, scoprire trading card, maglie e memorabilia unici e confrontarsi con una community di collezionisti e tifosi attraverso una live chat sincronizzata con i rilanci in tempo reale. Tra i seller italiani specializzati più attivi sulla piattaforma spiccano Sporty Cards IT, specializzato in carte sportive e oggetti da collezione, Cards Hub, punto di riferimento per gli appassionati di trading card e memorabilia, e Break Machine IT, che anima le dirette con aste e contenuti dedicati al mondo delle card sportive: realtà che contribuiscono a trasferire il valore simbolico dello sport nella vita quotidiana degli appassionati, trasformando la passione calcistica in un'esperienza di condivisione e collezionismo.


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Razer Hammerhead V3 X HyperSpeed: nuovi auricolari wireless per Xbox e PlayStation


Razer Hammerhead V3 X HyperSpeed arrivano ufficialmente anche per Xbox e PlayStation, portando nel mondo console una proposta pensata per chi cerca auricolari compatti, wireless e adatti sia al gaming sia all’uso quotidiano. La nuova linea è stata progettata per offrire un audio stabile, una latenza molto bassa e una gestione più flessibile della connessione tra console, smartphone, PC e dispositivi portatili.

Il punto centrale di questi nuovi auricolari gaming wireless è la doppia connettività. Da una parte c’è la tecnologia Razer HyperSpeed Wireless a 2,4 GHz, sviluppata per ridurre il ritardo tra ciò che accade sullo schermo e ciò che si sente negli auricolari. Dall’altra c’è il Bluetooth 5.3, utile per collegarsi rapidamente a smartphone, tablet, notebook e altri dispositivi compatibili. In questo modo gli Hammerhead V3 X HyperSpeed non restano legati solo alla console, ma possono diventare anche un paio di auricolari da usare durante la giornata.

Audio a bassa latenza per il gaming su console


La latenza è uno degli aspetti più importanti quando si parla di audio da gaming. Nei giochi competitivi, anche un piccolo ritardo può rendere meno precisa la percezione di un colpo, di un passo o di un’azione improvvisa. Con la connessione wireless a 2,4 GHz, Razer punta proprio a offrire un ascolto più immediato e sincronizzato, pensato per chi gioca su console e vuole mantenere una buona reattività senza dover usare cuffie cablate o headset più ingombranti.

Custodia HyperSpeed e doppia connessione


Una delle soluzioni più interessanti è la custodia HyperSpeed, che non serve soltanto per ricaricare gli auricolari, ma funziona anche come ricevitore wireless. Collegandola alla console o a un dispositivo compatibile, permette di utilizzare la connessione a 2,4 GHz e allo stesso tempo mantiene la praticità tipica degli auricolari true wireless. È una scelta che rende il prodotto più ordinato da usare, soprattutto per chi alterna sessioni su console, gaming portatile e ascolto da smartphone.

Gli Hammerhead V3 X HyperSpeed per Xbox e gli Hammerhead V3 X HyperSpeed per PlayStation supportano anche la tecnologia Razer SmartSwitch Dual Wireless, pensata per passare dalla connessione HyperSpeed al Bluetooth in modo più fluido. Questo significa, ad esempio, poter giocare su console e poi spostarsi sullo smartphone senza dover riconfigurare tutto ogni volta. È un dettaglio pratico, ma importante per chi usa gli stessi auricolari in contesti diversi durante la giornata.

Autonomia fino a 35 ore


Sul fronte dell’autonomia, Razer dichiara fino a 10 ore di utilizzo con una singola ricarica, a cui si aggiungono altre 25 ore tramite la custodia di ricarica. Complessivamente si arriva quindi fino a 35 ore di autonomia, un valore pensato per coprire sessioni di gioco prolungate, spostamenti e utilizzo quotidiano senza dover ricaricare troppo spesso.

Audio spaziale su Xbox, PlayStation e PC


Non manca il supporto all’audio spaziale, una funzione sempre più richiesta nel gaming perché aiuta a percepire meglio la direzione dei suoni. Gli auricolari sono ottimizzati per Windows Sonic su Xbox, 3D Audio su PlayStation e THX Spatial Audio su PC. In base alla piattaforma utilizzata, l’obiettivo è rendere l’esperienza più immersiva, soprattutto nei giochi in cui il posizionamento sonoro può fare la differenza.

Design compatto e resistenza IPX4


Il design resta compatto e pensato per l’uso in mobilità. Gli auricolari hanno una certificazione IPX4, quindi resistono agli schizzi d’acqua e al sudore leggero. Non sono pensati per immersioni o utilizzi estremi, ma questa protezione li rende più adatti anche a un uso fuori casa, durante gli spostamenti o in situazioni quotidiane meno controllate. I controlli touch integrati permettono inoltre di gestire le funzioni principali senza dover intervenire sempre dal dispositivo collegato.

Prezzo e disponibilità


Razer propone quindi una soluzione che cerca di unire due mondi: quello delle cuffie gaming a bassa latenza e quello degli auricolari true wireless da usare tutti i giorni. Gli Hammerhead V3 X HyperSpeed sono pensati per chi gioca su console ma non vuole necessariamente indossare un headset tradizionale, magari perché cerca qualcosa di più leggero, meno ingombrante e facile da portare con sé.

Il prezzo ufficiale per entrambe le versioni è di 109,99 euro. I Razer Hammerhead V3 X HyperSpeed for Xbox e i Razer Hammerhead V3 X HyperSpeed for PlayStation sono disponibili su Razer.com e presso rivenditori selezionati.

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Huawei MatePad Pro Max debutta in Italia: tablet ultrasottile con display OLED PaperMatte da 13,2 pollici


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Huawei MatePad Pro Max arriva ufficialmente in Italia e punta a inserirsi nella fascia più alta del mercato tablet con una proposta pensata per chi cerca un dispositivo grande, potente e allo stesso tempo facile da portare con sé. Il nuovo modello combina un design estremamente sottile, un display OLED flessibile PaperMatte da 13,2 pollici, strumenti per la produttività e funzioni dedicate alla creatività, con l’obiettivo di offrire un’esperienza vicina a quella di un PC portatile.

Il nuovo tablet Huawei è stato progettato per rispondere alle esigenze di chi lavora spesso in mobilità, gestisce documenti, prende appunti, disegna, modifica contenuti o ha bisogno di uno schermo ampio senza rinunciare alla leggerezza. Huawei lo presenta come un dispositivo flagship, quindi come un prodotto di fascia alta, pensato per unire smart working, intrattenimento e creazione di contenuti in un unico formato.

Design ultrasottile e peso ridotto


Uno degli aspetti più importanti di HUAWEI MatePad Pro Max è il design. Nella versione PaperMatte Edition, il tablet pesa appena 509 grammi e ha uno spessore di soli 4,7 millimetri. Si tratta di numeri particolarmente interessanti per un dispositivo con schermo da oltre 13 pollici, perché permettono di avere un’ampia area di lavoro senza ritrovarsi tra le mani un prodotto pesante o scomodo da trasportare.

Per raggiungere questo risultato, Huawei ha lavorato sull’architettura interna del dispositivo, ottimizzando lo spazio occupato dai componenti. L’azienda definisce questa soluzione Huawei Cloud Falcon, una struttura pensata per ridurre lo spessore senza compromettere la solidità complessiva del tablet.

Nonostante il profilo molto sottile, la resistenza resta un punto centrale. La scocca è realizzata in lega di alluminio e integra una struttura interna con travi portanti e giunzioni rinforzate. Secondo quanto dichiarato da Huawei, la resistenza alla flessione aumenta del 60% rispetto a HUAWEI MatePad Pro 13.2” 2025. Il dispositivo ha inoltre ottenuto la certificazione TÜV Rheinland Ultra-thin Bending Resistance, pensata proprio per valutare la robustezza dei prodotti ultrasottili.

Display OLED PaperMatte da 13,2 pollici


Il display è uno dei punti più rilevanti del nuovo Huawei MatePad Pro Max. Il tablet utilizza un pannello OLED flessibile PaperMatte da 13,2 pollici con risoluzione 3K, pensato per offrire immagini definite, colori realistici e una visione più confortevole anche durante sessioni prolungate.

La tecnologia PaperMatte nasce per ridurre i riflessi e migliorare la leggibilità dello schermo, soprattutto in ambienti molto illuminati o quando si lavora per molte ore su testi, immagini e documenti. Huawei ha applicato un processo di incisione nanometrica ad alta precisione al pannello Flexible OLED, con l’obiettivo di mantenere una buona nitidezza pur offrendo una superficie meno soggetta ai riflessi rispetto ai display tradizionali.

Il design frontale è quasi tutto schermo. Le cornici misurano 3,55 millimetri e il rapporto schermo-corpo arriva al 94%, una scelta che rende l’esperienza visiva più immersiva e moderna. Il display è inoltre certificato TÜV Rheinland Full Care Display 5.0, un elemento pensato per chi cerca maggiore attenzione al comfort visivo durante l’uso quotidiano.

Prestazioni migliorate e autonomia fino a 13,6 ore


Sul fronte delle prestazioni, Huawei dichiara un miglioramento del 20% rispetto a HUAWEI MatePad Pro 13.2” 2025. Anche la dissipazione del calore cresce del 30%, un dato importante per un tablet così sottile, soprattutto quando viene usato con applicazioni più impegnative o in multitasking.

La batteria ad alto contenuto di silicio ha una capacità di 9.760 mAh e promette fino a 13,6 ore di utilizzo. Questo dato rende il tablet adatto a una giornata di lavoro, studio o intrattenimento, riducendo la necessità di ricariche frequenti durante la giornata.

Anche il comparto audio è stato curato. Huawei MatePad Pro Max integra un sistema a sei altoparlanti con crossover e una unità bassi a quattro driver. L’obiettivo è offrire un suono più pieno e coinvolgente, utile sia per la visione di contenuti multimediali sia per videochiamate, presentazioni e lavoro da remoto.

La parte fotografica include una fotocamera posteriore ultra-HD da 50 MP e la tecnologia Huawei True-to-Color Camera, pensata per migliorare la fedeltà nella riproduzione dei colori. Si tratta di una funzione utile soprattutto per chi lavora con immagini, contenuti visivi o documenti in cui la precisione cromatica può fare la differenza.

Produttività più vicina a quella di un laptop


Huawei punta molto sulla produttività. MatePad Pro Max è pensato per chi vuole usare il tablet non solo per guardare contenuti, ma anche per scrivere, organizzare attività, prendere appunti, creare presentazioni e gestire più finestre contemporaneamente.

L’esperienza viene completata dalla tastiera HUAWEI Glide, inclusa con il prodotto. La tastiera offre un layout full-size a sei righe, una corsa dei tasti di 1,8 mm e un ampio touchpad attivo su tutta la superficie. Questo significa che il clic può essere effettuato in qualsiasi punto del touchpad, rendendo l’interazione più simile a quella di un computer portatile.

La tastiera integra anche una custodia a scomparsa per la stilo, che permette di trasportare e ricaricare la penna in modo più ordinato. Grazie alla cerniera magnetica flessibile, tablet e tastiera possono essere aperti con un unico movimento, avvicinando l’esperienza d’uso a quella di un notebook compatto.

Tra le funzioni software, Huawei cita Live Multitask, pensata per rendere più rapida la gestione delle finestre e ridurre i passaggi ripetitivi durante la navigazione tra le app. Per la creatività restano centrali anche GoPaint, dedicata al disegno digitale, e HUAWEI Notes, pensata per appunti, annotazioni e gestione dei contenuti scritti.

L’abbinamento con HUAWEI M-Pencil Pro rende il tablet interessante anche per illustratori, creator, studenti e professionisti che lavorano spesso con schizzi, bozze, firme digitali o note scritte a mano.

Prezzo, disponibilità e promozione di lancio


HUAWEI MatePad Pro Max è disponibile da oggi su Huawei Store al prezzo di 1.299 euro. Durante il periodo di lancio, valido fino al 31 luglio, Huawei applica uno sconto di 100 euro e include in omaggio HUAWEI M-Pencil Pro. La tastiera è già compresa nella confezione del prodotto.

Per i clienti che acquistano il tablet su Huawei Store sono previsti anche due servizi gratuiti nei primi 12 mesi. Il primo è Huawei Care – Protezione Schermo, che include una sostituzione dello schermo senza costi aggiuntivi in caso di danno accidentale. Il secondo è PaperMatte Display Care, che comprende la rimozione di sporco e micrograffi superficiali dallo schermo, oltre a un controllo generale delle funzionalità del dispositivo.

Nuove soluzioni Huawei per la connettività


Insieme al nuovo tablet, Huawei introduce su Huawei Store anche nuove soluzioni dedicate alla connettività domestica e mobile. HUAWEI WiFi Mesh 3+ è un sistema mesh Dual-Band Wi-Fi 6 con velocità fino a 3.000 Mbps, pensato per offrire una copertura stabile in tutta la casa. Il dispositivo punta su configurazione semplificata, privacy, sicurezza e pacchetti adatti a diverse esigenze abitative.

Per chi ha bisogno di una connessione anche fuori casa, arriva anche HUAWEI 4G Mobile WiFi 3, un router portatile con Wi-Fi dual-band, supporto fino a 32 utenti contemporaneamente, batteria da 3.000 mAh e compatibilità con l’app HUAWEI AI Life.

HUAWEI WiFi Mesh 3+ è disponibile su Huawei Store al prezzo di 129 euro, con 10 euro di sconto fino al 5 agosto. HUAWEI 4G Mobile WiFi 3 è invece acquistabile a 139 euro, con 50 euro di sconto sempre fino al 5 agosto.

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Samsung e l’evoluzione degli smartphone pieghevoli: sempre più sottili, leggeri e resistenti


Gli smartphone pieghevoli Samsung sono cambiati molto negli ultimi anni. Se all’inizio il formato foldable veniva visto soprattutto come una novità tecnologica, oggi il lavoro dell’azienda si concentra su un obiettivo più concreto: rendere questi dispositivi più comodi da usare ogni giorno, più sottili da portare con sé e allo stesso tempo più resistenti nel tempo.

Il punto centrale non è soltanto avere uno schermo che si apre e si chiude. Nei pieghevoli Galaxy, il design è diventato una parte fondamentale dell’esperienza d’uso. Ogni elemento, dalla cerniera alla struttura interna, dai materiali esterni al display flessibile, contribuisce a creare un dispositivo che deve essere compatto quando è chiuso, ma ampio e funzionale quando viene aperto.

Il formato pieghevole nasce proprio da questa idea: offrire la praticità di uno smartphone tradizionale, ma con uno schermo più grande quando serve. In questo modo il dispositivo può essere usato per leggere documenti, guardare video, gestire più app contemporaneamente, giocare o lavorare in mobilità con maggiore spazio a disposizione. La sfida, però, è rendere tutto questo possibile senza aumentare troppo peso, spessore e fragilità.

Per questo Samsung ha lavorato in modo progressivo sulla struttura dei suoi Galaxy pieghevoli. Ridurre lo spessore non significa semplicemente assottigliare la scocca, ma ripensare l’intero equilibrio del dispositivo. Il peso deve essere distribuito bene tra le due metà, l’apertura deve risultare fluida e il telefono deve dare una sensazione di solidità sia chiuso sia aperto. È un lavoro di precisione, perché nei pieghevoli ogni millimetro conta.

Uno degli elementi più importanti resta la cerniera dei pieghevoli Samsung, vero cuore meccanico del design foldable. È il componente che permette al telefono di aprirsi e chiudersi più volte al giorno, ma è anche quello che incide sulla stabilità del dispositivo nelle diverse angolazioni. Una cerniera più evoluta consente non solo un movimento più naturale, ma anche un utilizzo più versatile, ad esempio quando lo smartphone viene appoggiato su una superficie per videochiamate, foto, contenuti video o attività in multitasking.

La resistenza della cerniera è un aspetto altrettanto importante. Nei dispositivi pieghevoli, infatti, il movimento ripetuto nel tempo è una delle prove più difficili da superare. Samsung lavora su meccanismi progettati per sopportare aperture e chiusure continue, cercando di mantenere nel tempo la stessa fluidità e stabilità percepite nei primi giorni di utilizzo. Questo è uno dei passaggi più delicati per trasformare il pieghevole da prodotto particolare a smartphone realmente adatto alla quotidianità.

Accanto alla cerniera, un ruolo decisivo è svolto dai materiali avanzati. Nei pieghevoli moderni è necessario trovare un equilibrio tra leggerezza e protezione. La struttura deve essere abbastanza solida da resistere alle sollecitazioni di tutti i giorni, ma non così pesante da rendere il dispositivo scomodo da usare o da portare in tasca. Per questo vengono utilizzati materiali rinforzati per la scocca e soluzioni pensate per migliorare la resistenza all’usura.

Anche il display interno richiede un lavoro specifico. I vetri ultra-sottili utilizzati nei dispositivi pieghevoli devono riuscire a sopportare piegature ripetute, mantenendo una buona qualità visiva e una risposta al tocco precisa. È uno degli aspetti più complessi di questa categoria, perché lo schermo deve essere flessibile, ma anche piacevole da usare per attività come navigazione, lettura, produttività e intrattenimento.

La durabilità degli smartphone pieghevoli, però, non dipende solo dai materiali scelti. Samsung sottopone i suoi dispositivi a test pensati per simulare l’utilizzo reale nel tempo. Le prove di apertura e chiusura servono a verificare l’affidabilità della cerniera, mentre altri controlli riguardano la resistenza a urti, sollecitazioni e usura quotidiana. L’obiettivo è garantire prestazioni stabili anche dopo un utilizzo intenso e prolungato.

Questa attenzione alla resistenza è fondamentale perché i pieghevoli vengono utilizzati in scenari molto diversi. C’è chi li usa per lavorare, chi per guardare contenuti, chi per gestire app affiancate, chi per leggere o creare foto e video. In tutti questi casi, il dispositivo deve restare pratico e affidabile, senza dare la sensazione di essere un prodotto delicato da trattare con troppa cautela.

L’evoluzione dei pieghevoli Samsung mostra quindi come design e affidabilità siano ormai strettamente collegati. Uno smartphone più sottile non è davvero migliore se perde solidità, così come un dispositivo resistente non risulta convincente se è troppo ingombrante. La direzione scelta da Samsung è quella di unire portabilità, ergonomia e robustezza, rendendo il formato pieghevole sempre più vicino alle esigenze dell’uso quotidiano.

Il risultato è una categoria di prodotti che continua a maturare. I Galaxy pieghevoli non puntano più soltanto sull’effetto sorpresa dello schermo flessibile, ma su un’esperienza più completa: un telefono compatto quando serve praticità, più ampio quando servono spazio e produttività, e progettato per resistere meglio nel tempo. È proprio questo equilibrio tra sottigliezza, leggerezza e durabilità a rendere gli smartphone pieghevoli sempre più centrali nel futuro del mobile.

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Sony IER-M500: nuovi monitor in-ear per il palco con isolamento elevato e fit stabile


Sony amplia la sua gamma audio professionale con i nuovi IER-M500, monitor in-ear pensati per musicisti, artisti, tecnici del suono e performer che cercano un ascolto preciso durante prove ed esibizioni live. Si tratta di auricolari progettati per offrire una vestibilità sicura, un buon isolamento passivo e una resa sonora affidabile anche in contesti rumorosi come il palco.

Il nuovo modello nasce dall’esperienza di Sony nel settore audio professionale e si inserisce in un ecosistema più ampio dedicato alla produzione musicale. L’azienda, infatti, copre diverse fasi del processo creativo: dalla registrazione con microfoni professionali, al mixing e mastering con cuffie da studio come le MDR-M1, fino alle tecnologie di distribuzione audio come il 360 Reality Audio. Con gli IER-M500, Sony punta ora anche sul monitoraggio in-ear per le performance dal vivo.

Monitor in-ear pensati per musicisti e live performer


Gli IER-M500 sono stati sviluppati per rispondere a una necessità molto concreta: permettere agli artisti di ascoltare con chiarezza la propria performance, anche quando l’ambiente intorno è pieno di rumore. Durante un concerto o una prova, infatti, il monitoraggio diventa fondamentale per mantenere il controllo su voce, strumenti, ritmo e dinamica.

Sony li propone come una soluzione adatta sia a chi si sta avvicinando al mondo delle esibizioni dal vivo, sia a musicisti e professionisti che hanno bisogno di un sistema di ascolto stabile e coerente. Non si tratta quindi di semplici auricolari per l’ascolto quotidiano, ma di monitor in-ear progettati per un uso più tecnico e continuativo.

Vestibilità stabile anche durante le esibizioni


Uno degli aspetti centrali dei Sony IER-M500 è la vestibilità. Quando si è sul palco, un auricolare che si muove o che perde aderenza può diventare un problema concreto. Per questo Sony ha lavorato sulla forma, sul bilanciamento del peso e sul sistema di stabilizzazione.

Gli auricolari integrano supporti di stabilizzazione originali Sony e vengono forniti con adattatori auricolari ad isolamento acustico in quattro misure diverse. In questo modo ogni utente può trovare la combinazione più adatta alla forma del proprio orecchio. La presenza di una sottile parete in poliuretano contribuisce a migliorare sia il comfort sia l’isolamento dal rumore esterno.

Per aumentare ulteriormente la stabilità durante il movimento, nella confezione sono inclusi anche ganci auricolari flessibili e clip. Una dotazione utile soprattutto per chi canta, suona strumenti in movimento o affronta performance particolarmente dinamiche.

Isolamento acustico elevato per ascoltare meglio sul palco


Gli IER-M500 adottano una struttura completamente sigillata, pensata per ridurre l’ingresso dei rumori esterni. Questo aspetto è importante in ambito live, dove batteria, amplificatori, pubblico e impianto audio possono rendere difficile un ascolto preciso.

Un isolamento passivo efficace permette all’artista di percepire meglio ciò che sta suonando o cantando, senza dover alzare eccessivamente il volume del monitoraggio. Questo può aiutare anche a ridurre l’esposizione sonora complessiva, contribuendo a proteggere l’udito durante sessioni lunghe o ripetute.

La struttura interna degli auricolari lavora insieme a un’ampia camera acustica e a un driver dinamico. L’obiettivo è offrire bassi profondi ma controllati, alte frequenze definite e una riproduzione sufficientemente dettagliata per cogliere attacchi, armonie e sfumature della performance.

Compatibilità Hi-Res Audio e monitoring più preciso


Secondo Sony, i nuovi monitor in-ear sono compatibili con l’Hi-Res Audio e sono in grado di riprodurre una gamma ampia di frequenze, dalle basse alle alte. Questo li rende adatti non solo al palco, ma anche alle prove e ad alcuni contesti di lavoro in studio, dove la precisione del monitoring può fare la differenza.

Il progetto è stato sviluppato anche con il contributo di ingegneri del suono specializzati nel monitoring live. Tra questi viene citato Noel Edwards, professionista che ha lavorato nei tour di artisti di fama internazionale. Il suo coinvolgimento conferma l’orientamento professionale del prodotto, pensato per chi cerca un ascolto affidabile e costante durante le esibizioni.

Design resistente, cavo rimovibile e colori traslucidi


Oltre alla resa sonora, Sony ha curato anche la resistenza. Gli IER-M500 sono progettati per affrontare condizioni tipiche del palco, come sudore, umidità e utilizzo intensivo. Questo li rende più adatti a un contesto live rispetto a un paio di auricolari tradizionali.

Il cavo rimovibile misura circa 1,6 metri ed è pensato per sopportare collegamenti e scollegamenti frequenti. La possibilità di rimuovere il cavo è una caratteristica importante per chi usa gli auricolari spesso, perché consente una gestione più pratica e può rendere più semplice la manutenzione nel tempo.

Gli auricolari saranno disponibili in tre finiture traslucide: trasparente, nero e una variante con combinazione rosso e blu. La chiara distinzione tra lato sinistro e destro è un dettaglio utile soprattutto nei contesti live, dove indossare rapidamente il monitor corretto può fare la differenza.

Materiali più attenti all’ambiente


Sony segnala anche un’attenzione alla sostenibilità. Le plastiche utilizzate negli IER-M500 contengono il 35% di materiale circolare, una scelta pensata per ridurre l’impiego di plastica vergine di origine fossile.

È un dettaglio che non cambia la natura professionale del prodotto, ma aggiunge un elemento interessante per chi valuta anche l’impatto ambientale dei dispositivi che utilizza.

Disponibilità dei Sony IER-M500


I nuovi Sony IER-M500 saranno disponibili a partire da agosto 2026 nelle varianti trasparente, nero, rosso e blu. Al momento Sony li presenta come una soluzione per artisti, musicisti e tecnici del suono che cercano monitor in-ear universali, stabili e adatti alle esigenze del palco.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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A Pesca con SeaDoo Fish Pro


La profonda evoluzione delle moto d’acqua dimostra come l'innovazione tecnologica e la versatilità si sposino oggi con scafi specialistici e una forte cultura del rispetto ambientale per gli ecosistemi marini.
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PESCA GROSSA IN MARE APERTO O AL LAGO:
IL PWC DIVENTA IL NUOVO ALLEATO DEI PESCATORI PIÙ ESIGENTI

Un modo alternativo, rapido e incredibilmente efficace per vivere la propria passione e navigare in totale libertà. I PWC (Personal Water Craft) stanno vivendo una vera e propria metamorfosi che ridefinisce l'approccio alla pesca sportiva. Non più considerati soltanto come mezzi da divertimento estivo per compiere evoluzioni sottocosta, questi veicoli rappresentano oggi una scelta matura e specialistica per raggiungere rapidamente le migliori secche e gli "hot spot" più isolati. A guidare questa evoluzione globale è il gruppo canadese BRP (Bombardier Recreational Products), il cui marchio Sea-Doo detiene una leadership assoluta, firmando ben tre moto d'acqua su quattro tra quelle che solcano i mari e i laghi europei.

Fishpro Sport: l'alleato definitivo per la pesca sportiva. Per chi ha la pesca nel sangue, la versatilità dei moderni PWC si concretizza in un modello progettato specificamente per le esigenze dei pescatori: il Sea-Doo FishPro Sport. Questa imbarcazione interamente allestita stravolge le regole del gioco grazie a una stabilità dello scafo senza precedenti, che consente di muoversi a bordo in totale sicurezza anche in presenza di onda. Per gli amanti dell'esplorazione e della ricerca dei banchi di pesce, il sistema iDF (Intelligent Debris-Free) è un'autentica rivoluzione: permette infatti di invertire il flusso dell'idrogetto semplicemente premendo un pulsante sul manubrio, liberando la turbina da alghe o cime galleggianti senza dover scendere in acqua o interrompere l'azione di pesca. Il FishPro Sport esce di serie equipaggiato con un ecoscandaglio Garmin di ultima generazione per individuare con precisione fondali e prede, portacanne integrati posizionati strategicamente, sedile ottimizzato per agevolare i movimenti e una grande borsa frigo posteriore LinQ, studiata appositamente per conservare il pescato o le esche. Una flotta poliedrica che, partendo dai modelli da puro divertimento come la Spark fino alle ammiraglie da viaggio come l'Explorer Pro, trova nel FishPro lo strumento perfetto in grado di trasformare ogni battuta di pesca in un'esperienza su misura, efficiente e adrenalinica.

Oltre lo stereotipo: la cultura della responsabilità. La crescita del settore moto d’acqua naviga di pari passo con un fermo impegno etico riassunto nel programma "Responsible Rider" che vale anche per chi pratica la pesca. Si tratta di una campagna di sensibilizzazione globale promossa da BRP per scardinare i vecchi pregiudizi legati al disturbo e alla pericolosità dei PWC, promuovendo una convivenza armoniosa sulle vie d'acqua attraverso tre pilastri essenziali: la sicurezza personale, la tutela dell'ambiente e il rispetto delle comunità. Per gli amanti della pesca, questo significa una gestione consapevole della velocità e del rumore nelle zone di traina, un'attenzione maniacale alla pulizia delle acque per proteggere la fauna marina, l'uso imprescindibile del giubbotto di salvataggio e del cordoncino di sicurezza (Safety Lanyard), e il massimo rispetto per le altre imbarcazioni all'ancora o i subacquei. L'obiettivo è chiaro: navigare sicuri e pescare rispettando la natura per scelta e mentalità.


La tecnologia al servizio del controllo. Il controllo del mezzo, la stabilità in piedi durante i combattimenti con le prede e la facilità di conduzione sono supportati da soluzioni tecnologiche all'avanguardia ideate per azzerare lo stress e aumentare la sicurezza. Tra i brevetti esclusivi spicca l'iBR (Intelligent Brake & Reverse), il primo sistema di frenata e retromarcia elettronico sul mercato, capace di ridurre sensibilmente gli spazi di arresto e facilitare le manovre di precisione vicino alle scogliere o durante l'ormeggio. Inoltre, la navigazione sulle lunghe distanze è facilitata dall'ampio display touchscreen da 10,25 pollici con cartografia Navionics integrata e connettività smart, che permette di monitorare la rotta, tenere sotto controllo i parametri del mezzo e rimanere sempre in contatto con i propri compagni di navigazione.

sea-doo.com

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Ecco perché il Maina ha chiuso senza colpevoli


La sentenza della Corte dei Conti che ha assolto il commissario Camisola e i revisori dei conti ricostruisce la crisi progressiva e inarrestabile della casa di riposo

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Il finale della commedia – se non fosse che parliamo di anziani e soldi pubblici – è scritto nelle 98 pagine della sentenza numero 90 emessa dalla Corte dei Conti il 23 giugno scorso: tutti assolti. Al centro della scena la casa di riposo “Maina-Città di Asti”, tra le più grandi strutture italiane di questo tipo, che a dicembre 2022 ha chiuso definitivamente i battenti lasciando a spasso 120 dipendenti e trasferendo di fretta 130 anziani ospiti, tra le grida di «vergogna» e la finta incredulità di molti.

Il Maina era sepolto dai debiti, tutti sapevano benissimo il perché ma nessuno parlava: adesso, finalmente, dopo decenni di silenzio, è stata la magistratura contabile a scoperchiare il vaso di Pandora. L’ex commissario straordinario Giuseppe Carlo Camisola e i revisori dei conti Luisa Amalberto, Simone Callegher e Massimo Striglia escono a testa alta dall’aula della sezione giurisdizionale per la Regione Piemonte.

Situazione insanabile, nessun colpevole

Nessuna condanna e azzerata la richiesta monstre di risarcimento per danno erariale da 1.326.377,95 euro avanzata dalla procura contabile. I giudici – nella sentenza che L’Unica ha potuto visionare – lo mettono nero su bianco all’interno del corposo documento: gli imputati, scrivono, «operarono con onestà, diligentemente e nel pieno mandato della Regione».

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La rassegna stampa di giovedì 9 luglio 2026


Gli Stati Uniti colpiscono l'Iran per il secondo giorno nello Stretto di Hormuz mentre salta il cessate il fuoco, il ritiro di Graham Platner getta nel caos i democratici in Maine e Trump apre agli attacchi ucraini in Russia tra le tensioni al vertice NATO

Questa è la rassegna stampa di giovedì 9 luglio 2026

Gli Stati Uniti colpiscono l'Iran per il secondo giorno nello Stretto di Hormuz


Il presidente Trump ha dichiarato concluso il cessate il fuoco con l'Iran e ha ordinato una seconda giornata di attacchi contro obiettivi iraniani vicino allo Stretto di Hormuz, colpendo per la prima volta in mesi anche infrastrutture all'interno del Paese. Teheran ha risposto con lanci verso le basi americane in Kuwait e Bahrein e ha ribadito che la via d'acqua resterà aperta solo alle proprie condizioni. Trump ha sostenuto che alcuni funzionari iraniani lo avrebbero contattato per trattare, ma da Teheran non è arrivata alcuna conferma.

Fonti: Axios, Financial Times, BBC News

Graham Platner ritira la candidatura al Senato in Maine


Il candidato democratico Graham Platner ha sospeso la corsa al Senato in Maine dopo un'accusa di violenza sessuale che respinge, lasciando il partito senza un nome per sfidare la repubblicana Susan Collins in una delle sfide più importanti delle elezioni di metà mandato. In un video Platner ha attaccato il "sistema dei media" e "l'establishment politico", mentre i vertici democratici ne avevano chiesto il ritiro immediato. I democratici hanno tempo fino al 27 luglio per scegliere un nuovo candidato.

Fonti: The New York Times, Axios, The Wall Street Journal

Trump appoggia gli attacchi ucraini in profondità nel territorio russo


L'Amministrazione ha compiuto una svolta a sostegno di Kiev, con il presidente Trump che ha dato il via libera agli attacchi ucraini in profondità dentro la Russia e ha aperto alla produzione di intercettori Patriot per rafforzare la difesa aerea ucraina. Il cambio di rotta ha rassicurato gli alleati europei della NATO, resi nervosi dalle posizioni oscillanti di Washington sul conflitto.

Fonti: The Wall Street Journal, Financial Times, Semafor

Tensioni al vertice NATO, Trump minaccia di interrompere gli scambi con la Spagna


Al summit della NATO in Turchia il presidente Trump ha alternato attacchi e aperture verso gli alleati, minacciando di interrompere gli scambi commerciali con la Spagna prima di rivolgere un raro elogio all'alleanza. Il tono altalenante ha alimentato l'incertezza tra i partner europei sul reale impegno americano.

Fonti: The New York Times, Semafor

Un giudice ordina il versamento dei 5 milioni di dollari a E. Jean Carroll


Un giudice federale ha disposto che i 5 milioni di dollari di risarcimento a carico del presidente Trump vengano liberati a favore della scrittrice E. Jean Carroll, dopo che una giuria lo aveva riconosciuto responsabile di abuso sessuale e diffamazione. La decisione arriva dopo il rifiuto della Corte Suprema di esaminare il ricorso del presidente.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal, BBC News

Il Secret Service sconsiglia a Trump di volare sull'Air Force One donato dal Qatar


Il Secret Service ha raccomandato al presidente Trump di non lasciare il vertice NATO in Turchia a bordo del nuovo Air Force One donato dal Qatar, spingendolo a rientrare con il vecchio velivolo per precauzione di sicurezza. Lo scambio riaccende gli interrogativi sui lavori di adeguamento del nuovo aereo.

Fonti: The Hill, ABC News

Seconda persona uccisa in una settimana da una task force federale a Memphis


Una seconda persona in pochi giorni è stata uccisa a Memphis da agenti di una task force federale, mentre le autorità del Tennessee indagano su entrambe le sparatorie. In Texas i parlamentari chiedono un'inchiesta indipendente dopo un'altra sparatoria mortale che ha coinvolto un agente dell'ICE, con i familiari della vittima che reclamano chiarezza.

Fonti: ABC News, The Hill

Timori d'inflazione alla prima riunione della Fed guidata da Warsh


I verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve indicano che alcuni membri sarebbero favorevoli a possibili rialzi dei tassi, mentre crescono i timori d'inflazione alla prima riunione presieduta da Kevin Warsh. A pesare è anche l'aumento dei prezzi del petrolio innescato dalla riacutizzazione del conflitto con l'Iran.

Fonti: Financial Times, Financial Times

Trump chiederà alla Corte Suprema di riesaminare la sentenza sulla cittadinanza per nascita


Il presidente Trump ha annunciato che chiederà alla Corte Suprema di riesaminare il caso sulla cittadinanza acquisita per nascita, un'eventualità considerata improbabile. L'ultima volta che i giudici hanno concesso una nuova udienza dopo aver deciso un caso risale al 1965, e in una sola occasione la Corte ha poi ribaltato la propria posizione.

Fonti: The New York Times

Le nomination agli Emmy 2026, in testa "The Pitt" e "Hacks"


Sono state annunciate le candidature agli Emmy 2026, con le serie "The Pitt" e "Hacks" in testa per numero di nomination. Non sono mancate sorprese ed esclusioni eccellenti, da Jon Hamm ad Ariana Madix, nella tornata che assegna i principali riconoscimenti della televisione americana.

Fonti: The New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Arriva GPT-Live, rilasciato Grok 4.5, il primo satellite a energia nucleare


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon giovedì,
oggi vedremo due nuove release: GPT-Live che rende le conversazioni vocali più naturali e Grok 4.5, paragonato da Musk a Opus di Anthropic. Poi parleremo anche del primo satellite commerciale a energia nucleare, già in orbita, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

OpenAI presenta GPT-Live


Intelligenza Artificiale
Due nuovi modelli vocali di OpenAI, GPT-Live-1 e GPT-Live-1 mini, sono disponibili da mercoledì per utenti di tutto il mondo. Ascoltano e parlano in contemporanea, in tempo reale. A maggio OpenAI aveva già rilasciato tre modelli audio per sviluppatori con obiettivi simili: agenti vocali più conversazionali capaci di completare compiti in tempo reale.
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Fonte: Reuters
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SpaceXAI lancia Grok 4.5


Intelligenza Artificiale
Grok 4.5 è il nuovo modello di xAI, rilasciato mercoledì. Il prezzo via API è 2 dollari per milione di token in input e 6 in output, contro i 5/25 dollari di Opus 4.7 di Anthropic. xAI dichiara che il modello usa i token in modo due volte più efficiente rispetto ai predecessori, e Musk lo descrive come più veloce paragonandolo a Opus sia in costi che rapidità. Sui benchmark risulta competitivo con i modelli top, ma non il migliore in assoluto. Il rilascio arriva il giorno prima di GPT 5.6 di OpenAI, previsto per giovedì.
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Fonte: TechCrunch
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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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Il primo satellite commerciale a energia nucleare è ora in orbita


Spazio
Il 7 luglio un Falcon 9 di SpaceX ha portato in orbita il primo satellite commerciale con un sistema di alimentazione nucleare. A bordo c'è un dispositivo che converte in elettricità le particelle emesse dal decadimento radioattivo del trizio (un isotopo dell'idrogeno) senza celle solari. Lo ha costruito la società City Labs e lo chiama NanoTritium. Per ora è una missione dimostrativa: il satellite usa ancora i pannelli solari per le operazioni ordinarie, ma City Labs vuole sviluppare il sistema per fornire energia continua dove la luce solare non arriva, come nelle zone in ombra permanente ai poli della Luna. Il lancio fa parte della missione rideshare Transporter-17, partita dal Vandenberg Space Force Base in California con altri 80 payload a bordo. Il progetto è finanziato dal Dipartimento della Difesa statunitense.
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Fonte: Space
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Il giudice approva l'accordo SEC-Musk sulle azioni Twitter ma esprime forti dubbi


Legge
Nel 2022 Musk comprò una quota rilevante di Twitter senza comunicarlo nei tempi previsti dalla legge, risparmiando secondo la SEC circa 150 milioni di dollari perché acquistò le azioni prima che la notizia diventasse pubblica. La SEC lo aveva citato in giudizio per questa violazione. L'accordo approvato mercoledì impone al trust di Musk un pagamento di 1,5 milioni di dollari: e il fatto che Musk non risponde personalmente e non è tenuto a restituire il vantaggio economico ottenuto. La giudice ha approvato l'accordo dichiarando di avere "significative perplessità" e di vedere "segnali d'allarme" come nessun obbligo di restituzione del denaro, accordo con il trust anziché con Musk direttamente, e la coincidenza tra la firma e le dimissioni del responsabile dell'enforcement SEC.
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Fonte: Reuters
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La Cina valuta di bloccare l'accesso estero ai suoi modelli AI più potenti


Intelligenza Artificiale
La Cina sta valutando se bloccare l'accesso straniero ai modelli AI più potenti sviluppati da aziende come Alibaba e ByteDance. Secondo Reuters, le autorità hanno avviato discussioni con alcune società per esplorare opzioni come il divieto di rilascio pubblico o la restrizione all'uso domestico. Finora le aziende cinesi avevano distribuito i propri modelli in versione open-weight, pubblicando liberamente i pesi scaricabili, e avevano guadagnato terreno globale nonostante un ritardo medio di sette mesi rispetto ai migliori modelli americani. Ma ci sono tensioni: Alibaba ha vietato internamente l'uso di Claude Code dopo che uno sviluppatore ha trovato nel software codice nascosto che cercava di rilevare utenti cinesi. Anthropic ha confermato che quel codice era stato inserito a marzo per contrastare la distillazione, una pratica con cui si usano le risposte di un modello avanzato per migliorarne uno più debole. A febbraio, Anthropic aveva già accusato DeepSeek e altre aziende cinesi di aver generato 16 milioni di scambi con Claude tramite circa 24.000 account fraudolenti.
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Fonte: TIME
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Dietro i licenziamenti di Xbox: la strategia di streaming che ha fallito


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Le persone che prospereranno nell'era dell'AI


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Meta vuole che i suoi occhiali AI sembrino meno inquietanti. La sua strategia AI dice il contrario.


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Memoria a grafo per gli agenti AI


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Il governo federale ordina alle aziende di veicoli autonomi di smettere di ostacolare i soccorritori


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Il primo satellite commerciale a energia nucleare è ora in orbita


Lanciato su un Falcon 9 con altri 80 payload.
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In breve:


Il 7 luglio un Falcon 9 di SpaceX ha portato in orbita il primo satellite commerciale con un sistema di alimentazione nucleare. A bordo c'è un dispositivo che converte in elettricità le particelle emesse dal decadimento radioattivo del trizio (un isotopo dell'idrogeno) senza celle solari. Lo ha costruito la società City Labs e lo chiama NanoTritium. Per ora è una missione dimostrativa: il satellite usa ancora i pannelli solari per le operazioni ordinarie, ma City Labs vuole sviluppare il sistema per fornire energia continua dove la luce solare non arriva, come nelle zone in ombra permanente ai poli della Luna. Il lancio fa parte della missione rideshare Transporter-17, partita dal Vandenberg Space Force Base in California con altri 80 payload a bordo. Il progetto è finanziato dal Dipartimento della Difesa statunitense.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

SpaceX just launched the 1st-ever nuclear-powered commercial satellite | Space
A satellite aboard SpaceX's Transporter-17 rideshare mission is the first commercially designed and operated spacecraft to harness nuclear energy in orbit.
Space


Alternativa in italiano:

La svolta nucleare nello spazio: SpaceX lancia il primo satellite commerciale a trizio. Addio pannelli solari?
SpaceX lancia BOHR, il primo satellite commerciale alimentato da una batteria nucleare al trizio di City Labs. Una svolta economica e tecnologica che elimina la dipendenza dai pannelli solari nello spazio profondo.
Scenari Economici

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OpenAI presenta GPT-Live


Modelli vocali che ascoltano e parlano in simultanea.
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In breve:


Due nuovi modelli vocali di OpenAI, GPT-Live-1 e GPT-Live-1 mini, sono disponibili da mercoledì per utenti di tutto il mondo. Ascoltano e parlano in contemporanea, in tempo reale. A maggio OpenAI aveva già rilasciato tre modelli audio per sviluppatori con obiettivi simili: agenti vocali più conversazionali capaci di completare compiti in tempo reale.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI launches GPT-Live voice models that listen and speak simultaneously | Reuters
OpenAI on Wednesday launched GPT-Live, ​a new family ‌of voice models capable of listening ​and speaking ​simultaneously in real time.
Reuters


Alternativa in italiano:

OpenAI, con GPT-Live le conversazioni vocali con ChatGPT ancora più naturali e fluide
Intelligenza Artificiale
macitynet.it

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Il giudice approva l'accordo SEC-Musk sulle azioni Twitter ma esprime forti dubbi


Multa da 1,5 milioni su un vantaggio stimato di 150.
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In breve:


Nel 2022 Musk comprò una quota rilevante di Twitter senza comunicarlo nei tempi previsti dalla legge, risparmiando secondo la SEC circa 150 milioni di dollari perché acquistò le azioni prima che la notizia diventasse pubblica. La SEC lo aveva citato in giudizio per questa violazione. L'accordo approvato mercoledì impone al trust di Musk un pagamento di 1,5 milioni di dollari: e il fatto che Musk non risponde personalmente e non è tenuto a restituire il vantaggio economico ottenuto. La giudice ha approvato l'accordo dichiarando di avere "significative perplessità" e di vedere "segnali d'allarme" come nessun obbligo di restituzione del denaro, accordo con il trust anziché con Musk direttamente, e la coincidenza tra la firma e le dimissioni del responsabile dell'enforcement SEC.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

US judge approves Elon Musk settlement with SEC despite misgivings, 'red flags' | Reuters
A federal judge on Wednesday approved the U.S. Securities and Exchange Commission's settlement with Elon Musk over his ‌purchase of Twitter shares, despite expressing "significant misgivings" about the "red flags" the accord raised.
Reuters


Alternativa in italiano: non pervenuta

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SpaceXAI lancia Grok 4.5


Musk lo ha chiamato "Opus-class model".
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In breve:


Grok 4.5 è il nuovo modello di xAI, rilasciato mercoledì. Il prezzo via API è 2 dollari per milione di token in input e 6 in output, contro i 5/25 dollari di Opus 4.7 di Anthropic. xAI dichiara che il modello usa i token in modo due volte più efficiente rispetto ai predecessori, e Musk lo descrive come più veloce paragonandolo a Opus sia in costi che rapidità. Sui benchmark risulta competitivo con i modelli top, ma non il migliore in assoluto. Il rilascio arriva il giorno prima di GPT 5.6 di OpenAI, previsto per giovedì.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

SpaceXAI releases Grok 4.5, which Elon describes as an 'Opus-class model' | TechCrunch
Elon Musk's tech company released the newest version of Grok on Wednesday, promising a cheaper, more efficient alternative to other powerful AI models., When it comes to achieving artificial general intelligence (AGI), large language models just don’t have what it takes. That gap, it turns out, might be filled by gaming data. That's the bet behind General Intuition, a Bezos-backed, New York-based startup valued at $2.3 billion that just closed a $320 million round with Coatue, Eric Schmidt, and researchers at MIT and Google DeepMind joining its list of investors. On this episode of TechCrunch's Equity podcast, General Intuition CEO Pim de Witte joins Rebecca Bellan to dig into why world models trained on gaming data might be the next big leap in physical AI, how the company spun out of gaming platform Medal TV, and where the ethical red lines are when your models could end up being used for defense applications. Subscribe to Equity on YouTube, Apple Podcasts, Overcast, Spotify and all the casts. You also can follow Equity on X and Threads, at @EquityPod.Chapters00:00 Intro1:04 General Intuition's $320M round and its star-studded backers2:23 Pre-training on games instead of text6:02 Medal TV's proprietary data and real-world robotics demo9:38 Turning down an OpenAI acquisition offer to build a generational company11:05 The co-founders behind the DIAMOND world model paper14:11 Finding data gold beyond gaming, and why YouTube video falls short19:44 Defense red lines, ethics, and building jobs through Nerve25:46 Outro
TechCrunchLucas Ropek


Alternativa in italiano: non pervenuta

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La Cina valuta di bloccare l'accesso estero ai suoi modelli AI più potenti


Coinvolte Alibaba, ByteDance e Z.ai nelle discussioni.
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In breve:


La Cina sta valutando se bloccare l'accesso straniero ai modelli AI più potenti sviluppati da aziende come Alibaba e ByteDance. Secondo Reuters, le autorità hanno avviato discussioni con alcune società per esplorare opzioni come il divieto di rilascio pubblico o la restrizione all'uso domestico. Finora le aziende cinesi avevano distribuito i propri modelli in versione open-weight, pubblicando liberamente i pesi scaricabili, e avevano guadagnato terreno globale nonostante un ritardo medio di sette mesi rispetto ai migliori modelli americani. Ma ci sono tensioni: Alibaba ha vietato internamente l'uso di Claude Code dopo che uno sviluppatore ha trovato nel software codice nascosto che cercava di rilevare utenti cinesi. Anthropic ha confermato che quel codice era stato inserito a marzo per contrastare la distillazione, una pratica con cui si usano le risposte di un modello avanzato per migliorarne uno più debole. A febbraio, Anthropic aveva già accusato DeepSeek e altre aziende cinesi di aver generato 16 milioni di scambi con Claude tramite circa 24.000 account fraudolenti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

China May Restrict Access to Its Most Powerful AI Models
China spent years accused of stealing American AI. Now it wants to protect its own.
TIMEHarry Booth


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Sedici anni per la morte del bracciante Satnam Singh


Il caso riaccende il dibattito sulla necessità di controlli più stringenti nel settore agroalimentare e sull'urgenza di riformare le leggi sull'immigrazione per contrastare lo sfruttamento sistematico.

La Corte d'Assise di Latina ha condannato a sedici anni di reclusione Antonello Lovato, il datore di lavoro accusato di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di Satnam Singh. Il bracciante indiano di 31 anni morì il 19 giugno 2024, circa trentasei ore dopo un incidente sul lavoro avvenuto il 17 giugno in un'azienda agricola di Borgo Santa Maria, nelle campagne pontine: agganciato da un macchinario avvolgiplastica trainato da un trattore, rimase con il braccio destro tranciato e le gambe gravemente schiacciate. Invece di allertare i soccorsi, Lovato lo caricò su un furgone con l'arto poggiato in una cassetta della frutta e lo abbandonò davanti a casa sua. Trasportato solo in un secondo momento in elisoccorso all'ospedale San Camillo di Roma, morì per un'emorragia dovuta alla recisione delle vene del braccio e delle gambe.

Il collegio, riconosciute le attenuanti generiche, ha inflitto la pena dopo una lunga camera di consiglio: la Procura aveva chiesto 22 anni. Oltre alla reclusione, per Lovato è scattata l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, l'interdizione legale durante l'esecuzione della pena e la condanna al risarcimento dei danni alle parti civili, con provvisionali immediatamente esecutive fino a 120mila euro; la Corte ha inoltre accolto la richiesta di risarcimento del Comune di Latina, costituitosi parte civile. Tra le parti civili ammesse al processo figuravano anche la compagna della vittima, Soni Soni, i familiari di Satnam Singh, i Comuni di Latina e Cisterna, la Regione Lazio, l'Inail e i sindacati Flai Cgil e Cgil.

Il caso ha aperto anche un secondo procedimento, ancora in corso, per caporalato: sono imputati lo stesso Antonello Lovato e il padre Renzo Lovato, quest'ultimo già indagato dal 2019 per sfruttamento del lavoro nella cooperativa agricola di famiglia, la Agrilovato — indagine che coinvolgeva complessivamente sedici persone ed era stata rivelata dal Post subito dopo la morte di Singh. Nel marzo 2025 il Ministero delle imprese e del made in Italy ha disposto lo scioglimento dell'Agrilovato, già sotto amministrazione giudiziaria.

Deceduto in queste circostanze, Singh è diventato il simbolo nazionale della battaglia contro il caporalato.

Amendolara, caporalato e aziende senza terra: il sistema dello sfruttamento
Il rogo di Amendolara del 1° giugno non è un episodio isolato. È il punto più visibile di un sistema che va dal Bangladesh alle campagne toscane, dove «aziende senza terra» reclutano braccianti con contratti formalmente regolari. Quando arriva un’ispezione, tutto appare a posto. Ma dietro c’è altro.
L'Analista QuotidianoMariza Cibelle Dardi

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Un terzo degli americani pensa che Israele abbia commesso un genocidio a Gaza


Sondaggio AP-NORC: un terzo degli americani e metà dei democratici parla di genocidio a Gaza. E il centrista Rahm Emanuel attacca Netanyahu a Tel Aviv: il rapporto con Washington è "a un bivio"

Circa un terzo degli adulti americani, tra cui circa la metà dei democratici, pensa che Israele abbia commesso un genocidio contro i palestinesi durante la guerra a Gaza, secondo un sondaggio condotto tra l'11 e il 17 giugno dall'Associated Press insieme al centro di ricerca NORC su oltre 3.000 adulti, di cui più di 1.000 ebrei. Dopo decenni di sostegno condiviso da entrambi i partiti, l'appoggio degli americani a Israele si sta erodendo, con un'opposizione crescente tra i democratici e segnali di divisione tra i repubblicani. L'accusa di genocidio è stata mossa da alcune organizzazioni per i diritti umani ed è respinta con forza da Israele e dal governo americano.

Circa 2 americani su 10 escludono che si tratti di genocidio, mentre la metà dice di non sapere abbastanza per esprimersi. Tra gli adulti ebrei il 30% parla di genocidio, mentre il 49% lo esclude.

La fine di un consenso bipartisan
«Genocidio a Gaza»: lo pensa un americano su tre

Dopo decenni di appoggio condiviso dai due partiti, il sostegno degli Stati Uniti a Israele si sta erodendo: i democratici sono sempre più critici e anche tra i repubblicani compaiono le prime crepe.
Grafica di FocusAmerica

«Le azioni militari israeliane a Gaza costituiscono un genocidio contro i palestinesi?»
Risposte degli adulti americani


0%
Parla di genocidio

No
0%
Lo esclude

Non sa
0%
Non si esprime

Metà degli americani preferisce non pronunciarsi. Ma tra chi prende posizione, prevale chi parla di genocidio: 31% contro 20%.

Quattro chiavi di lettura
01La parola
«genocidio» 02La svolta
democratica 03Le crepe
repubblicane 04I leader
a confronto

Chi parla di genocidio, gruppo per gruppo
Quota di chi risponde «sì» alla domanda se Israele abbia commesso un genocidio contro i palestinesi durante la guerra a Gaza.

Democratici
52%

Tutti gli adulti americani
31%

Adulti ebrei
30%

Repubblicani sotto i 45 anni
circa 20%

Repubblicani
13%

Repubblicani sopra i 45 anni
circa 10%

Le barre sono in scala 0–100. Gli adulti ebrei sono anche il gruppo che più esclude l’accusa: il 49% risponde «no», contro il 20% della media nazionale.

I democratici hanno cambiato idea sul sostegno a Israele
Quota di democratici d’accordo con ciascuna affermazione: confronto tra gennaio 2024, con Biden alla Casa Bianca, e giugno 2026.

«Gli Stati Uniti sono troppo favorevoli agli israeliani»
+13 punti

45
58

«Gli Stati Uniti non sostengono abbastanza i palestinesi»
+13 punti

49
62

«Gli Stati Uniti dovrebbero fare di più per i palestinesi» — democratici sopra i 45 anni
+18 punti

39
57

Gennaio 2024
Giugno 2026
Valori in % dei democratici

Lo spostamento non riguarda solo i giovani: anche il 51% dei democratici ebrei giudica gli Stati Uniti troppo favorevoli a Israele.

Le prime crepe nel fronte repubblicano
La maggioranza dei repubblicani difende ancora Israele, ma la richiesta di un sostegno maggiore è crollata in due anni.

Repubblicani che vorrebbero aumentare il sostegno americano a Israele

Gennaio 2024
39%

Giugno 2026
15%

Con Biden alla Casa Bianca
Con Trump alla Casa Bianca

60%
Considera «adeguato» l’attuale sostegno americano a Israele
Circa 2 repubblicani su 10 lo giudicano invece eccessivo

13%
Parla di genocidio contro i palestinesi
Contro il 52% dei democratici

2x
Il divario generazionale sull’accusa di genocidio
La condivide circa il 20% degli under 45 e circa il 10% dei più anziani

1/3
Gli americani per cui Israele è una questione personalmente molto importante
Ma il tema pesa a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato

Netanyahu e Mamdani, due volti che dividono
Giudizio degli adulti americani sul primo ministro israeliano e sul sindaco di New York, critico dichiarato di Israele.

Benjamin Netanyahu
Primo ministro di Israele

Opinione favorevole20%
Opinione sfavorevole38%
Non lo conosce abbastanza41%

Tra gli adulti ebrei, 6 su 10 lo giudicano negativamente.

Zohran Mamdani
Sindaco di New York

Opinione favorevole27%
Opinione sfavorevole28%
Non ha un’opinione44%

Tra gli adulti ebrei è visto meglio di Netanyahu: 44% di giudizi favorevoli, 39% di contrari.

Molti americani concentrano le critiche non su Israele in quanto tale, ma sui suoi leader: a partire da Netanyahu, percepito come vicino al presidente Trump.

Fonte
Sondaggio AP-NORC (Associated Press e NORC, Università di Chicago), condotto dall’11 al 17 giugno 2026 su 3.040 adulti americani, di cui 1.022 ebrei. Margine d’errore: ±2,8 punti percentuali (±5,0 per gli adulti ebrei).

La rilevazione arriva quasi tre anni dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che uccise 1.200 persone in Israele, in gran parte civili, con 251 ostaggi portati a Gaza. Da allora nella Striscia sono morti più di 73.000 palestinesi, di cui oltre 1.000 dall'inizio dell'ultima tregua, secondo il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, che non distingue tra civili e miliziani. Circa 4 americani su 10 non sanno dire se la risposta militare israeliana sia stata giustificata, ma tra chi ha un'opinione la maggioranza considera giustificata la reazione iniziale e ingiustificate le operazioni attuali. Tra gli ebrei americani, tre quarti approvano la risposta iniziale e solo 4 su 10 le operazioni in corso.

Il 58% dei democratici dice che gli Stati Uniti sono "troppo favorevoli" agli israeliani, in crescita dal 45% di gennaio 2024, quando alla Casa Bianca c'era Joe Biden. Lo pensa anche il 51% dei democratici ebrei. Il 62% dei democratici ritiene inoltre che il paese non sostenga abbastanza i palestinesi, contro il 49% di due anni fa. I più giovani restano i più critici, ma gli over 45 stanno recuperando: il 57% chiede di fare di più per i palestinesi, rispetto al 39% del 2024.

Tra i repubblicani solo il 13% parla di genocidio, con un divario generazionale: lo dice circa il 20% degli under 45 e circa il 10% dei più anziani. Il 60% dei repubblicani considera "adeguato" il livello di sostegno americano a Israele e circa 2 su 10 lo giudicano eccessivo. La quota di repubblicani che vorrebbe un sostegno maggiore è però crollata dal 39% al 15% in due anni.

Molti intervistati concentrano le critiche sui leader israeliani, a partire dal primo ministro Benjamin Netanyahu, percepito come vicino al presidente Trump. Solo il 20% degli americani ha un'opinione favorevole di Netanyahu, il 38% ne ha una sfavorevole e il 41% non lo conosce abbastanza per giudicare. Tra gli ebrei americani 6 su 10 lo vedono negativamente. Il sindaco di New York Zohran Mamdani, 34 anni, socialista-democratico e critico dichiarato di Israele, divide invece l'opinione pubblica: il 27% lo giudica positivamente, il 28% negativamente e il 44% non ha un'opinione. Gli adulti ebrei, in grande maggioranza democratici, lo vedono meglio di Netanyahu, con il 44% di giudizi favorevoli contro il 39% di contrari.

Lo spostamento tocca ormai anche l'ala centrista del Partito Democratico. Rahm Emanuel, ex capo di gabinetto della Casa Bianca, ex sindaco di Chicago, ex ambasciatore e potenziale candidato alle presidenziali del 2028, per anni tra i difensori di Israele, attaccherà Netanyahu mercoledì in un discorso all'Università di Tel Aviv, secondo il testo anticipato all'Associated Press. Emanuel dirà che il rapporto tra Israele e Stati Uniti è "a un bivio" e "non può reggere né sopravvivere così com'è", accuserà Netanyahu di aver portato il paese in un "vicolo cieco" e definirà un errore il sostegno americano senza condizioni, che a suo dire ha prodotto un primo ministro convinto di non pagare alcun prezzo quando ignora le preoccupazioni di Washington.

Tra le sue proposte ci sono sanzioni contro gli israeliani che attaccano civili e proprietà palestinesi, sanzioni contro aziende e banche che sostengono gli insediamenti considerati illegali dalla maggior parte della comunità internazionale e la fine dei sussidi americani al bilancio della difesa israeliano. Dirà anche che "il sostegno a Israele sta crollando in tutto il mondo" e che la soluzione a due Stati è ormai "screditata", proponendo al suo posto un accordo a "23 Stati" tra Israele, i palestinesi e gli altri 21 membri della Lega Araba.

In un'intervista alla stessa agenzia prima del discorso, Emanuel ha definito la risposta militare israeliana "sconsiderata e negligente nel trattamento delle vite palestinesi" e ha accusato Israele di usare cibo e medicine come strumenti dei propri obiettivi militari. Sull'accusa di genocidio ha detto di essere pronto alla discussione, purché il termine non venga politicizzato. Netanyahu, che in passato definì Emanuel "un ebreo che odia se stesso", affronta a ottobre il voto per la propria rielezione e potrebbe sfruttare lo scontro per mostrarsi forte davanti alle critiche internazionali.

Le critiche a Israele emergono anche nel partito repubblicano: il vicepresidente JD Vance ha detto di recente dalla Casa Bianca che Trump è "l'unico capo di Stato al mondo solidale con la nazione di Israele in questo momento". Solo un terzo degli americani considera Israele una questione personalmente molto importante, ma il tema pesa sulla politica a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, mentre i rapporti tra i due governi restano tesi: alle recenti primarie democratiche di New York e Colorado candidati apertamente critici di Israele hanno battuto i favoriti dell'establishment e la questione potrebbe diventare una linea di frattura nella corsa alla nomination presidenziale del 2028.


Trump dice che Netanyahu "sa chi è il capo" e che lo incontrerà presto alla Casa Bianca


Il presidente ha detto ad Axios che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu gli ha chiesto un incontro alla Casa Bianca e che il faccia a faccia potrebbe avvenire già la prossima settimana, al suo ritorno dal vertice NATO. "Andiamo molto d'accordo. Sa chi è il capo", ha detto Trump riferendosi a se stesso. Sarebbe il primo incontro tra i due leader dal febbraio scorso, quando Netanyahu presentò nella Situation Room, la sala operativa della Casa Bianca, il suo piano per una guerra congiunta contro l'Iran. Da allora, con il conflitto iniziato il 28 febbraio, il primo ministro israeliano non è più tornato a Washington.

L'annuncio arriva dopo la telefonata di venerdì, in cui Netanyahu ha fatto a Trump gli auguri per i 250 anni dell'indipendenza americana. Secondo l'ufficio del primo ministro, Netanyahu ha detto che gli Stati Uniti sono "un garante della libertà globale" e i due leader hanno concordato di vedersi presto negli Stati Uniti. Un funzionario israeliano ha però spiegato che la prossima settimana potrebbe essere troppo presto per la visita, a causa del viaggio di Trump in Turchia per il vertice NATO del 7 e 8 luglio, e che l'incontro potrebbe slittare alla settimana successiva.

I toni cordiali coprono mesi di tensioni. Dall'incontro di febbraio molte persone vicine a Trump si sono progressivamente disilluse nei confronti di Netanyahu: secondo un funzionario americano, molti dei consiglieri più stretti del presidente pensano che "Bibi si sia sbagliato su tutto". A inizio giugno, in una telefonata, Trump definì Netanyahu "pazzo" per l'escalation militare israeliana in Libano e lo accusò di ingratitudine. Il presidente ha poi confermato al New York Post di aver usato quelle parole, dicendosi "un po' contrariato" dalle operazioni israeliane ma rivendicando "un ottimo rapporto" con il primo ministro. Le frizioni hanno allargato la spaccatura tra i repubblicani sulla guerra e su Israele, con commentatori vicini al movimento MAGA come Tucker Carlson che accusano Trump di essere succube di Netanyahu.

Negli ultimi due mesi gli obiettivi dei due leader si sono allontanati. Nonostante le riserve di Netanyahu, a giugno Trump ha firmato un memorandum d'intesa che proroga il cessate il fuoco con l'Iran e avvia nuovi negoziati sul nucleare. Il presidente ha anche spinto Israele a frenare le operazioni militari in Libano, diventate un ostacolo ai colloqui con Teheran, e a firmare il 26 giugno un accordo quadro con Stati Uniti e Libano che prevede un primo ritiro israeliano dal sud del Paese. L'8 giugno, in un'altra telefonata tesa, Trump aveva avvertito Netanyahu che riaprire una guerra su larga scala con l'Iran avrebbe potuto costare a Israele il sostegno americano: "Gli ho detto: stai molto attento a quello che fai, perché potresti ritrovarti da solo contro l'Iran molto presto", raccontò poi il presidente alla televisione israeliana Channel 12.

Per Netanyahu l'incontro alla Casa Bianca avrebbe un peso politico notevole: in Israele si vota a ottobre, il primo ministro sta avviando la campagna elettorale e i sondaggi al momento lo danno indietro. Venerdì Netanyahu ha anche definito "fake news" e "una completa invenzione" un articolo del New York Times secondo cui alcuni funzionari americani temevano un piano israeliano per colpire i principali negoziatori iraniani durante i colloqui.

Trump ha detto ad Axios di seguire il funerale di Ali Khamenei, la Guida suprema iraniana uccisa il primo giorno di guerra in un'operazione congiunta americano-israeliana. Il presidente ha sostenuto che gli iraniani "stanno implorando di fare un accordo", ma che le due parti hanno deciso di sospendere i colloqui per una settimana fino alla fine delle cerimonie funebri, con l'impegno reciproco a non spararsi. I leader iraniani "sono tutti lì", ha aggiunto, e basterebbe un colpo per eliminarli, ma gli Stati Uniti non lo faranno perché resterebbero senza interlocutori con cui negoziare. Trump si è detto sorpreso di vedere iraniani in lacrime al funerale, convinto che la gente odiasse Khamenei: "Forse sono lacrime finte".


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Perché il socialismo non ha mai attecchito negli Stati Uniti: i dubbi di Marx ed Engels


Il paese capitalista più avanzato doveva guidare la rivoluzione, ma mobilità sociale e prosperità l'hanno frenata. Oggi Sanders, Mamdani e Ocasio-Cortez ci riprovano

Bernie Sanders, Zohran Mamdani e Alexandria Ocasio-Cortez guidano un movimento socialista che punta a conquistare il Partito Democratico e che ha qualche possibilità di esprimere il candidato alla Casa Bianca nel 2028. La loro sfida più grande, però, non sono gli avversari interni: è una tradizione politica che respinge il socialismo da sempre, come avevano capito già Karl Marx e Friedrich Engels. In un'analisi pubblicata sulla National Review, Rich Lowry ripercorre i tentativi dei due padri del comunismo di spiegare perché la rivoluzione proletaria non arrivava proprio nel paese dove la loro teoria la prevedeva per prima.

Secondo la teoria di Marx, gli Stati Uniti erano il paese capitalista più avanzato del mondo e si stavano industrializzando a grande velocità: dovevano quindi essere i più vicini alla rivoluzione socialista, considerata inevitabile. "Il paese industrialmente più sviluppato mostra a quello meno sviluppato l'immagine del suo futuro", scrisse Marx nel Capitale. Le previsioni in questo senso furono innumerevoli: nel 1907 un dirigente dei socialdemocratici tedeschi arrivò a dire che "gli americani saranno i primi a inaugurare una repubblica socialista".

La rivoluzione però non arrivò e i due dovettero spiegare il ritardo. Marx indicò la mobilità dei lavoratori americani, che impediva la formazione di una classe di diseredati: "Il salariato di oggi è domani un contadino indipendente o un artigiano che lavora per conto proprio. Scompare dal mercato del lavoro, ma non finisce nell'ospizio dei poveri".

Engels aggiunse altri due elementi. Il primo era l'assenza di un passato feudale: gli americani, scrisse, "sono conservatori nati, proprio perché l'America è così puramente borghese, così del tutto priva di un passato feudale e perciò orgogliosa della sua organizzazione puramente borghese". Il secondo era la prosperità: "Il tenore di vita dell'operaio americano è considerevolmente più alto perfino di quello britannico", osservò Engels, "e questo da solo basta a tenerlo indietro ancora per qualche tempo".

Anche gli intellettuali di sinistra americani si sono interrogati a lungo sul fallimento del socialismo nel loro paese. Il politologo Seymour Martin Lipset, nel libro scritto con Gary Marks It Didn't Happen Here: Why Socialism Failed in the United States, ricorda che questi attribuirono il fallimento a un insieme di caratteristiche e valori che chiamarono "eccezionalismo americano", un termine poi adottato dai conservatori come descrizione positiva del paese. Lipset e Marks passarono in rassegna le spiegazioni possibili: la difficoltà di farsi spazio in un sistema dominato da due soli partiti, la rigidità ideologica del Partito Socialista d'America a inizio Novecento e l'incapacità del partito e del movimento sindacale di lavorare insieme. Ma conclusero che il fattore più profondo era la cultura del paese, fondata sull'individualismo e sulla diffidenza verso lo Stato: prima della Grande Depressione perfino le organizzazioni dei lavoratori americane erano ostili all'intervento statale.

Qualche successo locale il socialismo americano lo ottenne comunque a inizio Novecento, soprattutto a Milwaukee. I Democratic Socialists of America, la principale organizzazione socialista del paese, stanno cominciando a replicare quei risultati e sono in condizione di giocarsi una posta più alta, anche se dovranno superare le resistenze radicate nella società americana.

Negli anni Trenta il socialista radicale Leon Samson descrisse l'americanismo come "un assenso solenne a una manciata di nozioni definitive, democrazia, libertà, opportunità, a cui l'americano aderisce razionalisticamente proprio come un socialista aderisce al suo socialismo: perché gli fa bene, perché gli dà lavoro, perché, così pensa, gli garantisce la felicità". La sua conclusione era che "l'americanismo ha funzionato da sostituto del socialismo".

Sanders, Mamdani e Ocasio-Cortez puntano a rovesciare questa dinamica e a sostituire l'americanismo con il socialismo. Per Lowry è un progetto che va contro la tradizione e i costumi del paese e sul quale perfino Marx ed Engels avevano dei dubbi.


Perché i socialisti Dem in America non sono veri democratici


I Socialisti Democratici d'America, il movimento della sinistra radicale che sta conquistando peso dentro il Partito Democratico, sono diventati ostili alla democrazia liberale e allo stesso partito di cui sfruttano le primarie. Lo sostiene Jonathan Chait in un'analisi pubblicata sull'Atlantic, secondo cui l'organizzazione, nota con la sigla DSA, è nata proprio per contrastare ciò che oggi è diventata.

Il DSA condivide con i Democratici alcune posizioni, come il salario minimo più alto, la difesa della spesa sociale e l'opposizione all'amministrazione Trump. Ma la sua idea di socialismo, scrive Chait, va molto oltre le funzioni pubbliche ordinarie o programmi come l'assistenza sanitaria universale, e arriva a disprezzare il Partito Democratico e i suoi valori di fondo.

Darializa Avila Chevalier, appena scelta dagli elettori democratici come candidata per un seggio alla Camera a New York, ha definito Joe Biden uno "stupratore" e ha lodato più volte il comunismo. Quando la rete televisiva MS NOW le ha chiesto se fosse comunista, ha risposto: "Non lo sono. Sono una socialista democratica", liquidando le domande sulla sua adesione a ideologie totalitarie come "una distrazione". Il DSA ha ormai un gruppo di sostenitori in crescita al Congresso, candidati sindaci in diverse grandi città e punta a sostenere un candidato alla presidenza nel 2028.

Il movimento fu fondato nel 1982 dallo scrittore e attivista Michael Harrington con l'obiettivo di spingere i Democratici verso politiche più progressiste, restando però fedele alla libertà di parola, alle elezioni e alle altre regole democratiche. Lo statuto originario permetteva di espellere chi militava in organizzazioni comuniste, perché l'esperienza aveva insegnato che i partiti socialisti fallivano quando i comunisti riuscivano a infiltrarli e a prenderne il controllo. "Una tragica ironia della storia", scrive Chait, è che il DSA "è nato in opposizione a ciò che è diventato".

Una decina di anni fa la campagna presidenziale di Bernie Sanders e l'ascesa di Donald Trump portarono nel DSA decine di migliaia di giovani iscritti, tra cui organizzatori di formazione marxista-leninista che videro nel movimento un terreno fertile. Ne nacque un conflitto tra fazioni rivali. Secondo Chait, il caucus interno Red Star sostiene che quasi metà dei membri del comitato politico nazionale, l'organo di vertice del DSA, "si dichiarano apertamente comunisti".

Sul fronte internazionale il cambiamento è stato netto. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina del 2022 il DSA condannò l'attacco ma lo attribuì all'espansione della NATO, l'alleanza militare occidentale, e si oppose a qualsiasi aiuto militare a Kiev. Dopo il 7 ottobre 2023 la sezione di New York del movimento rivendicò il "diritto a resistere" dei palestinesi e partecipò a una manifestazione per celebrare gli attacchi di Hamas. Una ventina di iscritti storici lasciarono l'organizzazione.

Nel 2025 il congresso del DSA ha cancellato la norma che consentiva di espellere chi lavorava per cellule comuniste e ha inserito il "diritto alla resistenza" palestinese tra i suoi princìpi centrali. Il movimento ha aderito al Foro di San Paolo, la rete della sinistra latinoamericana guidata da forze comuniste, e ha proclamato la propria solidarietà con il Venezuela di Nicolás Maduro e con la Cuba dei fratelli Castro. Per Chait, il DSA "colloca ormai la sua idea di società ideale nei regimi più dispotici del mondo".

La strategia di lungo periodo del movimento è quella che negli Stati Uniti viene chiamata "dirty break", la rottura sporca: sfruttare le primarie e i voti dei Democratici per costruire la propria forza e poi staccarsi per fondare un partito autonomo, lasciando morire quello vecchio. Il sindaco di New York Zohran Mamdani, la risorsa politica più preziosa del DSA, si è mosso con prudenza in carica, accumulando consenso che poi ha speso per sostenere gli sfidanti del movimento contro i Democratici moderati.

Gli elettori democratici approvano il DSA, ma nel complesso l'opinione pubblica no. Un sondaggio nazionale gli attribuisce il 21% di giudizi positivi e il 48% di giudizi negativi, contro un 36% di consensi per i Democratici. Il programma che il movimento ratificherà il mese prossimo chiede di abolire le forze carcerarie dello Stato capitalista, aprire le frontiere, portare in mano pubblica le maggiori aziende, ridurre la settimana lavorativa a 32 ore e tagliare i fondi al Pentagono, il ministero della Difesa statunitense. Sono le stesse posizioni che hanno permesso ai candidati socialisti di allargare la propria base alle ultime primarie.

Il DSA cresce di più quando alla Casa Bianca c'è un repubblicano, mentre durante la presidenza di Biden i suoi iscritti sono rimasti stabili. Secondo Chait il movimento non ha alcun interesse a moderare le proprie posizioni, perché più il Partito Democratico si riduce più il suo peso interno aumenta, e i repubblicani fanno di tutto per amplificare le uscite più estreme dei socialisti.

All'interno del partito lo scontro è squilibrato, scrive Chait: una parte punta a prendere il controllo, l'altra vuole solo che tutti vadano d'accordo. Alexandria Ocasio-Cortez, che è iscritta al DSA, in una intervista a MS NOW ha accusato i colleghi democratici più anziani di creare loro la dinamica conflittuale. Per Chait la pressione ideologica va in una sola direzione: il DSA può attaccare il partito, ma i Democratici non socialisti non possono rispondere allo stesso modo.

Il costo dell'alleanza con il DSA, secondo Chait, non è solo elettorale ma morale, perché ciò che il movimento chiede ai Democratici è di accettare gli autoritari come alleati di coalizione. È la stessa pressione, scrive, che i repubblicani hanno subìto con la scalata del movimento MAGA: prima ignorare gli obiettivi degli alleati, poi giustificarli. Il momento più facile per tracciare una linea contro l'illiberalismo nel proprio campo, è la conclusione dell'autore, è l'inizio.


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Il candidato Repubblicano in Texas potrebbe aver violato le leggi sul voto


Inchiesta di ProPublica e Texas Tribune: Ken Paxton, candidato repubblicano al Senato, ha votato sei volte in due anni registrato in una casa dove non abita. Per tre giuristi può aver violato la legge

Ken Paxton, procuratore generale del Texas e candidato repubblicano al Senato alle elezioni di novembre, ha votato sei volte negli ultimi due anni usando un indirizzo dove non abita più, secondo un'inchiesta di ProPublica e del Texas Tribune. Paxton è la massima autorità del Texas nell'applicazione delle leggi, comprese quelle elettorali, e negli ultimi anni ha fatto della lotta ai brogli una priorità del suo ufficio.

A febbraio, due settimane prima delle primarie, Paxton ha annunciato una linea telefonica per raccogliere segnalazioni su presunti brogli. Il comunicato rimandava a una guida del suo ufficio sulle leggi elettorali del Texas, che avverte: "è illegale dichiarare nei registri elettorali una residenza diversa da quella reale" e "bisogna registrarsi per votare all'indirizzo in cui si abita".

La moglie Angela Paxton, senatrice statale, ha chiesto il divorzio nel 2025 accusandolo di adulterio e ha scritto negli atti che il marito aveva lasciato un anno prima la casa di famiglia nella contea di Collin, in un sobborgo a nord di Dallas. Paxton però risulta ancora registrato per votare a quell'indirizzo e da lì ha votato in sei elezioni, comprese le primarie repubblicane di marzo e il ballottaggio di maggio che lo ha reso il candidato del partito al Senato contro il democratico James Talarico. Una fonte vicina alla famiglia ha detto ai due giornali che il procuratore non è mai tornato a vivere in quella casa.

Dove Paxton abiti davvero non è noto, ma dallo scorso febbraio diversi indizi lo collegano a una villa di circa 460 metri quadrati, messa in vendita per 2,4 milioni di dollari, in una comunità recintata della vicina contea di Denton. La casa è stata comprata a metà febbraio da un trust e una settimana dopo il trust cieco che Paxton condivide con la moglie, una fiduciaria che i due usano per comprare immobili e altri beni, ha spostato il proprio indirizzo da un palazzo di uffici della contea di Collin proprio a quella villa. Nella cassetta della posta un giornalista ha visto una busta indirizzata a Warren Paxton, il vero nome del procuratore, e in un podcast registrato a giugno Paxton è apparso seduto davanti a un caminetto quasi identico a quello delle foto dell'annuncio immobiliare. A maggio il Daily Mail ha scritto che Paxton si è trasferito nella villa con Tracy Duhon, la donna con cui avrebbe avuto la relazione extraconiugale che ha spinto la moglie a chiedere il divorzio.

Paxton non risulta però registrato per votare nella contea di Denton. La differenza non è solo formale: in Texas ogni contea elegge i propri funzionari locali ed è per questo che la legge impone di registrarsi dove si abita. Votare senza averne diritto è un reato grave, punito con una pena fino a 20 anni di carcere e una multa fino a 10.000 dollari. Tre avvocati esperti di diritto elettorale hanno detto ai due giornali che Paxton potrebbe aver violato proprio le norme richiamate dal suo ufficio.

I processi di questo tipo sono comunque rari, perché le violazioni sono difficili da dimostrare. I tribunali del Texas hanno stabilito più volte che non esiste un criterio unico per determinare dove vive una persona e i giudici devono valutare più fattori, come il luogo in cui dorme o tiene i propri effetti personali. Serve inoltre la prova che l'elettore abbia violato la legge in modo consapevole e intenzionale. La legge permette anche di restare registrati a un indirizzo in cui non si vive se l'assenza è temporanea e si ha intenzione di tornare, una norma usata di solito da studenti universitari e militari.

La separazione pubblica e conflittuale rende però difficile sostenere che Paxton intenda tornare nella casa dove vive ancora la moglie, ha detto David Becker, ex avvocato del Dipartimento di Giustizia per i diritti di voto e oggi direttore del Center for Election Innovation and Research, un'organizzazione non profit di Washington che lavora per rafforzare la fiducia nelle elezioni. "Ci sarebbero domande su una residenza dove una persona non vive, non passa la notte e non può in alcun modo avere l'intenzione di continuare a risiedere", ha detto Becker ai due giornali, aggiungendo che il caso è tanto più problematico perché il compito di Paxton è far rispettare le leggi elettorali.

Paxton ha chiesto per anni un'applicazione severa della legge texana contro le frodi elettorali, anche in casi che riguardavano la residenza degli elettori. Nel 2018 la sua unità contro i brogli ha arrestato nove persone accusate di aver votato a un'elezione municipale di Edinburg, nel sud del Texas, usando indirizzi dove non vivevano. Le accuse sono poi cadute dopo che i procuratori non sono riusciti a far condannare il candidato sindaco accusato di aver organizzato lo schema.

ProPublica e il Texas Tribune hanno contattato più volte a giugno la campagna e l'ufficio di Paxton chiedendo perché risulti ancora registrato nella contea di Collin e quale sia il suo legame con la casa nella contea di Denton. La portavoce della campagna non ha risposto alle domande e ha definito l'inchiesta "un pezzo scandalistico infondato e pieno di bugie", senza indicare quali informazioni sarebbero inesatte nemmeno dopo due richieste esplicite.

Paxton non può invocare l'ignoranza della legge perché è lui a farla applicare, ha detto Joshua Blank, direttore della ricerca del Texas Politics Project dell'Università del Texas ad Austin. "Ci aspettiamo che queste leggi siano comprensibili per i cittadini comuni", ha detto Blank. "Quando i funzionari eletti incaricati di approvarle e farle rispettare mostrano difficoltà nel partecipare al voto, si pongono domande serie".

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Nintendo: batterie sostituibili per Switch 2 e stop alle vendite in Europa dal 2027 per Switch


Nintendo introdurrà batterie sostituibili dall'utente in Europa, sancendo al contempo lo stop alle vendite della prima Switch.

Nintendo ha confermato l'avvio di una transizione hardware in Europa per introdurre batterie sostituibili dall'utente sui propri dispositivi, anticipando l'entrata in vigore del regolamento europeo sulle batterie prevista per metà febbraio 2027. Questo adeguamento normativo segnerà anche la fine della distribuzione della famiglia di console Nintendo Switch originale sul mercato europeo, con lo stop definitivo alle vendite programmato per la stessa scadenza.

  • Le nuove normative europee impongono a Nintendo di introdurre batterie sostituibili dall'utente a partire dall'estate 2026.
  • La console Nintendo Switch 2 e i relativi accessori riceveranno versioni riviste con modifiche a peso e capacità della batteria tra l'autunno 2026 e l'inizio del 2027.
  • La famiglia originale di Nintendo Switch uscirà ufficialmente dal mercato europeo a metà febbraio 2027, dopo quasi dieci anni dal lancio.


Adeguamento alle norme UE: arrivano le batterie sostituibili per Switch 2


Come riportato direttamente sul sito ufficiale, Nintendo ha pianificato una serie di revisioni hardware per rispettare le direttive europee sulle batterie. Il processo di aggiornamento inizierà nell'estate 2026 con la distribuzione di coppie selezionate di Joy-Con (nelle colorazioni Neon Blue e Neon Red) dotate di batterie sostituibili dall'utente, senza variazioni di peso o capacità. La transizione proseguirà progressivamente fino all'inizio del 2027, coinvolgendo l'intera gamma di accessori e console. Per supportare i consumatori, Nintendo metterà in vendita kit di sostituzione ufficiali direttamente sul proprio store online.

Le specifiche delle revisioni per Nintendo Switch 2 e accessori


La tabella di marcia di Nintendo prevede modifiche specifiche per la console di nuova generazione e i relativi controller, con variazioni minime di peso e capacità energetica dovute alla riprogettazione interna.

Nintendo Switch 2 e Joy-Con 2


La versione rivista della console Nintendo Switch 2 debutterà sul Nintendo Store europeo nell'autunno 2026. Il modello integrerà una batteria da 5172 mAh (circa l'1% in meno rispetto ai 5220 mAh della versione di lancio) e registrerà un lieve incremento di peso: la sola console peserà circa 411 grammi (rispetto ai 401 grammi precedenti), mentre con i controller Joy-Con 2 inseriti il peso complessivo salirà a 548 grammi (contro i 534 grammi originari). I Joy-Con 2 inclusi disporranno di batterie sostituibili e saranno disponibili anche separatamente a partire dall'inverno, con un peso di 68 grammi per il controller sinistro e 69 grammi per il destro.

Controller Pro e accessori retro


Anche i controller addizionali subiranno modifiche strutturali entro l'inizio del 2027:

  • Nintendo Switch 2 Pro Controller: disponibile dall'inverno, vedrà la batteria ridursi a 897 mAh (circa il 16% in meno rispetto ai 1070 mAh attuali) con un peso ridotto a 228 grammi.
  • Nintendo 64 Controller: previsto per l'inizio del 2027, manterrà la stessa capacità della batteria con un peso di 234 grammi.
  • Nintendo GameCube Controller per Nintendo Switch 2: in arrivo a inizio 2027, vedrà la batteria salire a 525 mAh (circa il 5% in più rispetto ai 500 mAh precedenti) e un peso di 215 grammi.


La fine dell'era Nintendo Switch in Europa


L'introduzione dei nuovi standard comporterà la dismissione dei modelli sprovvisti di batterie facilmente rimovibili. Nintendo Switch, Nintendo Switch Lite e Nintendo Switch OLED continueranno a essere prodotti nel corso del 2026 per garantire la disponibilità nei negozi. Tuttavia, a partire da metà febbraio 2027, la casa di Kyoto cesserà le vendite di questi modelli sia ai rivenditori europei sia tramite il proprio canale ufficiale Nintendo Store. La decisione chiude un ciclo di vita durato quasi dieci anni dal debutto della prima console nel marzo 2017. I possessori dei modelli attuali manterranno comunque l'accesso ai giochi, agli accessori, all'eShop e ai servizi di Nintendo Switch Online.

Mentre l'industria si muove verso cambiamenti strutturali importanti (come nel caso delle indiscrezioni secondo cui PlayStation sarà solo digitale dal 2028), Nintendo si concentra sull'adeguamento hardware alle normative locali.

Fonte: Nintendo.com


Sony abbandona i dischi: PlayStation sarà solo digitale dal 2028


Sony ha confermato ufficialmente che PlayStation passerà a un modello di distribuzione esclusivamente digitale, cessando la produzione di dischi per i propri giochi a partire da gennaio 2028. Secondo quanto riportato da Engadget, la decisione riflette il drastico calo dell'interesse per i supporti fisici, che lo scorso anno hanno rappresentato solo il 3% dei ricavi totali della divisione gaming dell'azienda giapponese.

  • Stop alla produzione di giochi PlayStation su disco da gennaio 2028.
  • Le vendite fisiche rappresentano ormai solo il 3% dei ricavi di Sony.
  • Chiusura definitiva dei PlayStation Store per PS3 e PS Vita tra il 2026 e il 2027.


La fine dell'era fisica per PlayStation


La transizione verso il solo digitale non è una sorpresa assoluta: Sony ha sottolineato come questa scelta sia una risposta diretta alle mutevoli preferenze dei consumatori, che prediligono sempre più gli acquisti tramite PlayStation Store. Un segnale inequivocabile era già arrivato nel 2024 con il lancio della PS5 Pro, commercializzata sprovvista di un'unità disco integrata.

A partire da gennaio 2028, i nuovi titoli saranno acquistabili esclusivamente in formato digitale o tramite codici riscattabili presso i rivenditori. Sony ha tuttavia precisato che questa decisione non avrà alcun impatto sui giochi fisici già rilasciati o su quelli il cui debutto è previsto prima della data limite.

L'impatto sull'usato e sulla preservazione


L'abbandono dei supporti fisici solleva preoccupazioni per quanto riguarda il mercato dei videogiochi usati e la preservazione del software. Senza dischi, i consumatori perderanno la possibilità di scambiare o rivendere i propri titoli PS5, colpendo duramente le catene di vendita al dettaglio e i piccoli negozi indipendenti. Anche Rockstar Games sembra aver anticipato questa tendenza, confermando che GTA 6 non avrà una distribuzione su disco.

Mentre Xbox si sta muovendo da tempo verso un ecosistema digitale e Nintendo inizia a incentivare gli acquisti online con prezzi competitivi, Sony è la prima a fissare una scadenza definitiva per il formato fisico.

Addio agli store di PS3 e PS Vita


In concomitanza con l'annuncio sul futuro digitale, Sony ha comunicato la chiusura dei PlayStation Store per PS3 e PS Vita. In alcuni mercati, la chiusura avverrà già ad agosto 2026, mentre negli Stati Uniti il termine è fissato per luglio 2027. Dopo queste date, non sarà più possibile acquistare nuovi contenuti su queste piattaforme. L'azienda ha comunque garantito che gli utenti potranno continuare a scaricare i titoli già acquistati in precedenza per il prossimo futuro.

Fonte: Engadget


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Bloccata la legge anti-woke di DeSantis per le università della Florida


La corte d'appello dell'undicesimo circuito ha stabilito con due voti a uno che vietare ai professori di insegnare certe idee su etnia e genere viola il Primo Emendamento

Una corte d'appello federale ha bocciato la parte più importante dello Stop WOKE Act, la legge simbolo del governatore repubblicano della Florida Ron DeSantis contro quella che lui chiama ideologia "woke" nelle scuole e nelle università. A scrivere la sentenza è stata una giudice nominata dal presidente Donald Trump.

La decisione, presa con due voti a favore e uno contrario dalla corte d'appello federale dell'undicesimo circuito, uno dei tribunali di secondo grado del sistema giudiziario americano, impedisce alla Florida di applicare le norme della legge che riguardano l'istruzione universitaria. Approvata nel 2022 e chiamata ufficialmente Individual Freedom Act, la legge faceva parte della campagna di DeSantis contro la teoria critica della razza, i programmi sulla diversità e quella che lui definiva ideologia "woke" negli atenei e nei luoghi di lavoro.

La norma vietava un insegnamento che "sostiene, promuove, propugna, inculca o costringe" gli studenti a credere a una serie di concetti legati a etnia, sesso, origine nazionale e privilegi. Tra questi c'era l'idea che una persona sia intrinsecamente razzista o sessista a causa della propria etnia o del proprio sesso, o che debba provare senso di colpa o disagio psicologico per azioni commesse in passato da membri della stessa etnia o dello stesso sesso.

La giudice Britt Grant ha respinto l'argomento centrale della Florida, secondo cui il discorso dei professori in aula appartiene allo Stato perché è lo Stato a pagarne lo stipendio. "Poiché è il governo a pagare lo stipendio dei professori, sostiene la Florida, il loro discorso è discorso dello Stato", ha scritto. E ha replicato: "Assolutamente no". La regola per cui lo stipendio comprerebbe il diritto di controllare la parola, ha aggiunto, è "una pretesa di potere sbalorditiva di bandire dal dibattito pubblico le idee sgradite" proprio nei luoghi che le stesse leggi dello Stato riconoscono come centri di ricerca.

Nella motivazione la corte ha accusato la Florida di trattare i docenti come marionette, trasformandoli in propri portavoce e imponendo loro cosa dire o insegnare. Per la maggioranza spetta agli studenti farsi un'opinione da soli. "Sentire un'idea con cui non si è d'accordo non è discriminazione: è l'occasione per trovare un'idea migliore, o magari perfino per cambiare opinione", ha scritto Grant. "Le idee prese di mira dalla Florida possono anche essere nocive. O forse no". In ogni caso, secondo la maggioranza, il Primo Emendamento, la norma della Costituzione americana che tutela la libertà di parola, si fida che siano gli studenti a capirlo da soli.

A firmare la sentenza con Grant è stato Charles Wilson, giudice nominato dall'ex presidente Bill Clinton. Contraria invece Barbara Lagoa, anche lei nominata da Trump ed ex giudice della Corte Suprema della Florida scelta a suo tempo proprio da DeSantis. Per Lagoa lo Stato ha agito nei limiti dei suoi poteri nel decidere cosa i professori possano sostenere nelle aule pubbliche. "Il Primo Emendamento protegge tutti i punti di vista nella sfera pubblica, siano essi convenzionali o controversi", ha scritto. "Ma non impone che ogni punto di vista meriti di essere sostenuto dallo Stato". La maggioranza, ha aggiunto, stava limitando in modo errato l'autorità dello Stato: "Questo collegio non è libero di riscrivere i precedenti solo perché non ci piace dove portano".

Il procuratore generale della Florida James Uthmeier, nominato da DeSantis, ha elogiato Lagoa dopo la sentenza. Su X ha scritto che "potrebbe essere il miglior giurista del nostro paese" e che "dovrebbe essere alla Corte Suprema" degli Stati Uniti.

Il collegio di tre giudici ha confermato l'ingiunzione preliminare che già bloccava la legge, che resta quindi sospesa mentre il processo prosegue. La Florida può ora chiedere che l'intera corte d'appello dell'undicesimo circuito riesamini il caso oppure rivolgersi alla Corte Suprema. La maggioranza ha scritto che la vicenda ha costretto i giudici ad affrontare una questione lasciata aperta dalla Corte Suprema: quanta protezione offra il Primo Emendamento ai professori delle università pubbliche quando insegnano.

È l'ultima sconfitta giudiziaria per la più ampia battaglia di DeSantis su scuole, università e temi legati all'etnia. La stessa corte d'appello aveva già bocciato nel 2024 un'altra parte dello Stop WOKE Act, quella che limitava i corsi di formazione nei luoghi di lavoro. La decisione è arrivata al termine di due cause promosse da professori, studenti e un'associazione studentesca, secondo cui la legge equivaleva a una censura incostituzionale nelle aule. A presentarle sono state la Foundation for Individual Rights and Expression e l'American Civil Liberties Union (ACLU), la principale organizzazione statunitense per le libertà civili, insieme al Legal Defense Fund e allo studio legale Ballard Spahr.

Leah Watson, avvocata dell'ACLU, ha detto in una nota che la sentenza "valeva l'attesa" e "stabilisce un precedente forte: l'istruzione superiore non può essere limitata ai capricci dei politici".

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Trump dichiara finito il cessate il fuoco con l’Iran dopo i nuovi raid americani


Dal vertice NATO di Ankara, il presidente americano definisce inutili nuovi negoziati con Teheran. Il prezzo del petrolio torna a salire, mentre Trump annuncia anche lo stop ai rapporti commerciali con la Spagna come rappresaglia per la posizione di Madrid.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di fatto concluso il cessate il fuoco con l’Iran e ha definito ogni ulteriore trattativa con Teheran come “una perdita di tempo”. Queste dichiarazioni sono state rilasciate al margine del vertice NATO di Ankara, in Turchia, poche ore dopo una nuova ondata di raid americani contro obiettivi militari iraniani.

“Per come la vedo io, penso che sia finita”, ha risposto Trump a chi gli chiedeva se il memorandum di intesa sottoscritto con Teheran fosse ormai lettera morta. Gli attacchi della notte, condotti dal Pentagono, sono stati presentati come una risposta ai nuovi raid iraniani contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

L’intesa era stata firmata 3 settimane prima e Trump l’aveva descritta come una “resa incondizionata” dell’Iran. Da allora, però, la tregua era rimasta estremamente fragile: le due parti erano tornate più volte a attaccarsi, seppure in modo limitato, mentre formalmente continuavano a sostenere di voler evitare una nuova escalation.

Il presidente statunitense ha detto che lascerà comunque proseguire i colloqui guidati dal vicepresidente J.D. Vance con i rappresentanti iraniani, ma ha lasciato intendere di non attribuire più alcun valore al negoziato. “Per quanto mi riguarda, è solo una perdita di tempo avere a che fare con loro”, ha detto.

Trump ha poi accusato Teheran di mentire sistematicamente. “Sottoscrivono un accordo, poi loro escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai nemmeno discusso”, ha dichiarato. A farlo infuriare, in particolare, sarebbe stato il fatto che l’Amministrazione americana avesse consentito lo svolgimento senza incidenti dei funerali dell’ayatollah Ali Khamenei proprio mentre le forze iraniane colpivano navi mercantili.

Khamenei, all’epoca Guida Suprema dell’Iran, era stato ucciso il 28 febbraio nei raid che avevano aperto la guerra; le esequie si sono tenute solo in questi giorni. “Sono feccia, sono persone malate, guidate da gente malata, violente e spietate”, ha aggiunto Trump parlando della leadership iraniana.

Petrolio in rialzo e sostegno della NATO


I mercati hanno reagito immediatamente. Dopo le parole del presidente, il prezzo del petrolio è salito con forza: il Brent, riferimento globale del greggio, ha guadagnato il 6%, avvicinandosi ai 79 dollari al barile nelle contrattazioni del mattino. Il petrolio è così tornato sopra i livelli precedenti all’inizio della guerra.

Sempre in risposta agli attacchi nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti hanno revocato anche la licenza che consentiva la vendita di petrolio iraniano, aumentando ulteriormente l’incertezza sulle forniture globali e alimentando nuovi timori sui mercati energetici.

Al fianco di Trump, il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha sostenuto l’azione americana. “Penso che quello che avete fatto la scorsa notte fosse assolutamente necessario. È stata una risposta molto forte”, ha detto.

Trump accusa da tempo gli alleati della NATO di non contribuire abbastanza allo sforzo bellico contro l’Iran, ma Rutte ha respinto la critica: gli aerei da guerra e le aerocisterne statunitensi, ha ricordato, hanno compiuto 5.000 missioni dalle basi europee nelle fasi più intense del conflitto.

Rutte ha poi minimizzato le divisioni interne all’Alleanza Atlantica, definendo “casi isolati” le decisioni di alcuni Paesi membri, tra cui Italia e Spagna, di non concedere le proprie basi per le operazioni militari contro l’Iran.

Lo scontro con la Spagna


Proprio la Spagna di Pedro Sánchez è finita al centro di un secondo affondo del presidente americano. Poco prima dell’incontro con gli altri leader dell’Alleanza Atlantica, Trump ha annunciato di voler interrompere ogni rapporto commerciale con Madrid a causa della sua spesa militare, giudicata insufficiente da Washington.

“Non ho parlato con la Spagna. La Spagna è una causa persa. Non vogliamo più fare affari con la Spagna”, ha detto ai giornalisti. Poi, rivolgendosi a quello che sembrava essere il Segretario al Tesoro Scott Bessent, ha aggiunto: “A proposito, vorrei che li tagliassi fuori”.

Lo scontro con Madrid risale già al vertice NATO dello scorso anno, quando la Spagna era stata l’unico Paese alleato a rifiutare il nuovo obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035. Una scelta che aveva irritato profondamente Washington e spinto Trump a minacciare più volte una risposta commerciale attraverso i dazi.

La frattura si è poi aggravata con la guerra contro l’Iran. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha criticato la decisione americana di entrare nel conflitto e ha negato l’uso delle basi militari spagnole per la campagna contro Teheran. “La Spagna è un pessimo partner nella NATO. Non partecipano, non pagano nulla”, ha attaccato Trump.

Resta però da capire come un annuncio del genere possa tradursi in pratica. La Spagna è infatti parte integrante dell’Unione Europea e la politica commerciale è una competenza di Bruxelles, non dei singoli Stati membri. Un eventuale stop deciso unilateralmente da Washington finirebbe quindi per scontrarsi con il quadro giuridico e commerciale dell’UE.

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Mitch McConnell è ricoverato in ospedale tre settimane e nessuno sa il perché


Il senatore repubblicano del Kentucky, 84 anni, è in ospedale dal 14 giugno. Le registrazioni dei soccorsi indicano un arresto cardiaco, ma il suo ufficio non dà spiegazioni e le voci si moltiplicano

Mitch McConnell, senatore repubblicano del Kentucky ed ex leader della maggioranza al Senato, è ricoverato dal 14 giugno in un ospedale dell'area di Washington. In più di tre settimane il suo ufficio non ha mai spiegato il motivo del ricovero né quali cure stia ricevendo. Il senatore, che ha 84 anni, non si è più fatto sentire pubblicamente e il silenzio ha alimentato voci sempre più insistenti sulle sue reali condizioni di salute.

L'indicazione più concreta su cosa sia successo arriva dalle registrazioni delle comunicazioni dei soccorritori, riportate da diverse testate. La mattina del 14 giugno, tra le 8:36 e le 8:43 ora di Washington (tra le 14:36 e le 14:43 in Italia), la centrale operativa chiese l'invio dei medici per una persona "priva di conoscenza" all'indirizzo di McConnell nella capitale. Sei minuti dopo un operatore dei servizi di emergenza segnalò una rianimazione cardiopolmonare in corso su un paziente in arresto cardiaco. Le registrazioni non nominano il senatore e il suo ufficio si è rifiutato di commentarle.

Le comunicazioni ufficiali ripetono da settimane la stessa formula. Nell'ultimo aggiornamento, del 2 luglio, l'ufficio di McConnell ha detto che il senatore "apprezza la dimostrazione di sostegno che sta ricevendo mentre prosegue la convalescenza in ospedale", che "continua a migliorare" e che lavora con il suo staff sui dossier del Kentucky e del Senato mentre i lavori parlamentari sono sospesi.

Alcuni colleghi repubblicani assicurano di avere parlato con lui. Il giorno dopo il ricovero John Thune, leader della maggioranza al Senato, disse ai giornalisti che McConnell era "chiaramente sintonizzato su quello che succede". Martedì un portavoce di Thune ha detto a The Hill che i due hanno avuto al telefono "una conversazione lunga e sostanziosa" su vari temi, tra cui la sicurezza nazionale. Una portavoce di John Barrasso, il numero due dei repubblicani al Senato, ha riferito di una telefonata di circa venti minuti sulle campagne per il Senato, su una recente sentenza della Corte Suprema e sullo scandalo che ha travolto il candidato democratico nel Maine, Graham Platner. Anche Scott Jennings, ex consigliere di McConnell e commentatore conservatore, ha scritto su X di avere parlato con il senatore per quasi venti minuti di Iran, Ucraina e della situazione politica nel Maine.

Le rassicurazioni non hanno fermato le voci. Lunedì sera Laura Loomer, attivista di estrema destra vicina al presidente e nota per avere diffuso in passato bufale e disinformazione, ha scritto su X che secondo le sue fonti McConnell sarebbe "in morte cerebrale" e "attaccato alle macchine", parlando di un insabbiamento. Nelle ore successive diverse figure del mondo MAGA hanno chiesto all'ufficio del senatore una prova che sia ancora vivo, per esempio un video dall'ospedale, mentre Steve Bannon ha rilanciato la teoria secondo cui lo staff vorrebbe evitare di fare scattare un'elezione speciale. Anche tra i colleghi le informazioni scarseggiano: il senatore repubblicano Mike Lee ha scritto che "molti di noi non parlano delle condizioni di Mitch McConnell perché non ne sappiamo nulla".

Le polemiche hanno toccato anche la moglie di McConnell, Elaine Chao, ex segretaria ai Trasporti, criticata per essere stata in Cina durante il ricovero. Il governo cinese ha confermato che Chao ha incontrato il vicepresidente Han Zheng a Pechino il 17 giugno, tre giorni dopo l'ingresso del marito in ospedale. Un suo portavoce ha detto alla BBC che si trattava di un viaggio pianificato da tempo per le attività filantropiche della famiglia e che le condizioni di McConnell "non richiedevano un rientro immediato". Chao è poi tornata negli Stati Uniti.

McConnell ha avuto una lunga serie di problemi di salute negli ultimi anni. Nel 2023 cadde a una cena a Washington, fratturandosi una costola e riportando una commozione cerebrale. Nello stesso anno si bloccò due volte per decine di secondi mentre parlava in pubblico, perdendo momentaneamente la parola. Dopo altre cadute nel 2024 e nel 2025, a febbraio di quest'anno è stato ricoverato per circa una settimana per sintomi influenzali. Il senatore, che da bambino ebbe la poliomielite, negli ultimi mesi si spostava in sedia a rotelle tra il suo ufficio e il Campidoglio.

L'assenza di McConnell pesa anche sui lavori del Senato. La commissione Appropriazioni, dove il senatore guida la sottocommissione per la Difesa, ha rinviato a fine giugno un'audizione per fare avanzare quattro leggi di spesa, perché ai repubblicani serve il suo voto per superare l'opposizione compatta dei democratici. Il presidente sta intanto chiedendo una nuova legge con 350 miliardi di dollari aggiuntivi di spese militari, da approvare con la procedura di "riconciliazione" che permette di aggirare l'ostruzionismo al Senato. In una delle sue ultime dichiarazioni pubbliche prima del ricovero, McConnell aveva previsto che non ci sarebbe stata un'altra legge di quel tipo.

McConnell non si ricandiderà e il suo mandato scade a inizio gennaio. Se morisse o non potesse concludere il mandato, il Kentucky dovrebbe scegliere un successore con un'elezione speciale: una legge statale del 2024 ha tolto al governatore, il democratico Andy Beshear, il potere di nominare direttamente un sostituto. Secondo alcuni giuristi la norma è però in conflitto con il 17° emendamento della Costituzione, che permette al governatore di nominare un senatore ad interim in attesa del voto. Una vacanza improvvisa potrebbe quindi aprire una lunga battaglia legale. Per il seggio sono già in corsa il repubblicano Andy Barr, deputato del Kentucky dal 2013, che ha vinto le primarie a maggio, e il democratico Charles Booker, in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.


Un'accusa di stupro travolge Graham Platner, il candidato Dem al Senato nel Maine


I leader del Partito Democratico americano chiedono a Graham Platner di ritirarsi dalla corsa per il Senato nel Maine, a quattro mesi dalle elezioni di medio termine. Lunedì Politico ha pubblicato il racconto di Jenny Racicot, una donna del Maine di 41 anni che accusa Platner di averla stuprata nel 2021, quando i due si frequentavano. Platner nega, ma ha detto che si sta prendendo del tempo per riflettere sul futuro della sua candidatura.

Racicot ha raccontato di aver frequentato Platner in modo discontinuo tra il 2019 e il 2021, dopo averlo conosciuto su un'app di incontri. Una sera del 2021, ha detto, Platner le scrisse che sarebbe passato da casa sua e lei gli rispose di non venire. Mezz'ora dopo l'uomo entrò dalla porta non chiusa a chiave, ubriaco, le saltò addosso mentre era sdraiata sul divano e ignorò le sue ripetute richieste di fermarsi, per poi seguirla in camera da letto e avere un rapporto sessuale contro la sua volontà. Alla domanda del conduttore Jake Tapper se Platner l'avesse stuprata, Racicot ha risposto alla CNN: "Per definizione sì, assolutamente".

Platner ha replicato con un video sui social media in cui definisce le accuse "preoccupanti, serie e false" e afferma che "qualsiasi accusa di comportamento non consensuale è categoricamente falsa". Ha però riconosciuto il peso politico della vicenda e ha annullato alcuni eventi elettorali. Secondo il New York Times, non ha ancora deciso se ritirarsi: se lo facesse, vorrebbe la garanzia di essere sostituito da un candidato fedele ai valori e al programma della sua campagna.

Chuck Schumer, capo dei democratici al Senato, e Kirsten Gillibrand, presidente del DSCC, il comitato che finanzia le campagne dei senatori democratici, hanno chiesto in una nota congiunta che Platner "si ritiri immediatamente come candidato democratico al Senato" per permettere ai democratici del Maine di scegliere un sostituto in grado di battere Susan Collins. Il DSCC, hanno aggiunto, non investirà nella corsa se Platner resterà in lista. Anche il Partito Democratico del Maine, che dovrebbe gestire l'eventuale sostituzione, gli ha chiesto di farsi da parte.

La senatrice Elizabeth Warren, che aveva sostenuto Platner nelle primarie, ha detto che "non ci può essere alcuna tolleranza per la violenza sessuale" e che il candidato deve farsi da parte. Il deputato della California Ro Khanna, uno dei suoi sostenitori più convinti, ha ritirato l'endorsement definendo le accuse "molto serie e credibili", così come il senatore dell'Arizona Ruben Gallego. Il Senate Majority PAC, un comitato di spesa elettorale vicino a Schumer che aveva prenotato 24 milioni di dollari di pubblicità nel Maine, sposterà le risorse su altre corse. Bernie Sanders, che nei giorni scorsi parlava di un paese vicino a una rivoluzione politica trainata dai candidati progressisti e che aveva dato a Platner un sostegno decisivo, non ha ancora commentato.

In base alla legge del Maine, Platner può essere sostituito sulla scheda solo se si ritira entro le 17 di lunedì 13 luglio (le 23 in Italia). Il partito statale avrebbe poi tempo fino al 27 luglio per indicare un nuovo candidato. I vertici democratici del Maine hanno valutato due opzioni: una convention straordinaria nel fine settimana del 25 luglio o un caucus statale, cioè una serie di assemblee di elettori in tutto lo Stato per rifare di fatto la primaria. È escluso invece un voto del comitato del partito, composto da circa 100 membri. Tra i possibili sostituti ci sono la segretaria di Stato del Maine Shenna Bellows, l'ex presidente del Senato statale Troy Jackson, l'ex responsabile della sanità pubblica statale Nirav Shah e Jordan Wood, sconfitto in una primaria per la Camera.

Platner, 41 anni, allevatore di ostriche ed ex marine senza precedenti esperienze politiche, aveva vinto la primaria democratica a giugno dopo il ritiro della governatrice Janet Mills, la candidata preferita dai vertici del partito. La sua campagna aveva già accumulato una serie di scandali: un tatuaggio sul petto riconosciuto come simbolo nazista, poi coperto; vecchi post su Reddit in cui scriveva che le vittime di violenza sessuale dovrebbero prendersi qualche responsabilità; messaggi sessuali scambiati con altre donne all'inizio del suo matrimonio; le testimonianze di tre ex fidanzate che a giugno avevano descritto al New York Times comportamenti inquietanti. Racicot era una di loro, ma allora non aveva parlato dell'aggressione.

Il caso pesa sulle speranze democratiche di riconquistare il Senato: al partito servono quattro seggi in più e il Maine, dove la repubblicana Susan Collins è in carica da quasi trent'anni, era considerato il seggio più contendibile. Un sondaggio del New York Times e del Siena College di fine giugno mostrava che solo il 44% degli elettori del Maine ritiene che Platner abbia "un buon carattere", contro il 66% per Collins. La senatrice ha definito le accuse "orribili", aggiungendo che non spetta a lei scegliere il candidato democratico.


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