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Qualcuno pensava che, ricalcando le celebri parole evangeliche di Giovanni, ad Asti tutto fosse ormai compiuto sotto il cielo della politica e della finanza. La realtà ci dice che non è affatto così. L’ascesa alla presidenza della Banca di Asti da parte di Maurizio Rasero non rappresenta il sipario che cala sulla scena, bensì il primo atto di una commedia ancora tutta da scrivere.
In questi giorni frenetici, il neo-eletto al vertice dell’istituto di credito non ha perso tempo: ha incontrato i sindacati, ha dialogato con le fondazioni piemontesi, ha ascoltato industriali, commercianti e artigiani. Soprattutto, ha fatto le valigie per Roma, dove ha avuto un faccia a faccia con i piani alti di Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia.
Nel frattempo, l’ultimo consiglio d’amministrazione della banca astigiana ha portato avanti la cosiddetta procedura Fit & Proper, quell’austero protocollo europeo recepito dalle nostre autorità che serve a valutare le competenze, la rettitudine morale e l’onorabilità di chi siede nelle stanze dei bottoni.
Superato il primo vaglio da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, che ha formalizzato le designazioni, si è passati alla fase dell’autocertificazione, in cui i diretti interessati devono mettere nero su bianco di possedere tutti i requisiti necessari.
Un uomo, due poltrone
Il vero scoglio ha la forma di due poltrone decisamente ingombranti, occupate contemporaneamente dallo stesso uomo: quella di primo cittadino e quella di numero uno della banca. Un doppio ruolo che è rimbalzato fino in Parlamento, dove alcuni membri delle opposizioni hanno depositato un’interrogazione e una richiesta di informativa urgente rivolta al ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.
L’obiettivo è spingere il titolare del ministero a riferire su quelle che i firmatari non esitano a definire come pesanti anomalie capaci di scuotere le fondamenta della Fondazione CrAsti e l’intera governance dell’istituto di credito.
Messo alle strette dal fuoco incrociato, Rasero potrebbe trovarsi costretto a compiere un passo indietro da uno dei due prestigiosi incarichi. Quale scegliere? Se guardiamo al portafoglio, la differenza è minima: lo stipendio da sindaco si aggira sui 125 mila euro lordi all’anno, mentre quello da presidente d’istituto tocca i 130 mila, bonus esclusi. A fare la vera differenza è il fattore tempo: l’esperienza da inquilino del municipio scadrà la prossima primavera, mentre il mandato nel mondo del credito è appena all’inizio.
La decisione, insomma, appare quasi scontata. Meno scontati sono i tempi della vigilanza bancaria, che si muove secondo i propri ritmi felpati e che, con ogni probabilità, chiederà chiarimenti formali. Questo balletto burocratico potrebbe far slittare qualsiasi verdetto definitivo almeno fino alla fine dell’anno, aprendo la strada a diversi scenari amministrativi.
La legge parla chiaro: un Comune viene commissariato solo se la guida della giunta decade prima dell’ultimo anno di mandato, un’ipotesi che ad Asti è ormai scongiurata. Diventa quindi remota la prospettiva di un voto anticipato causato da dimissioni immediate. È assai più realistico ipotizzare che si arriverà alla naturale scadenza della consiliatura, con Rasero saldamente ancorato alla guida della banca e la vicesindaca Stefania Morra promossa a reggente del municipio fino alle elezioni primaverili.
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Primo sondaggio: il centrodestra resiste
Ma cosa accadrà quando si apriranno le urne? A svelare gli umori della città ci pensa un sondaggio Winpoll, condotto a inizio maggio su un campione di 900 persone. I dati, non ancora resi pubblici ma visionati in anteprima da L’Unica, mostrano un centrodestra ancora saldamente in vantaggio con il 53 per cento delle preferenze, grazie a una coalizione trainata dalle liste civiche raseriane e completata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
Proprio in questo perimetro si giocherà la partita per il nuovo sindaco. I membri di Forza Italia, che non hanno difeso l’elezione bancaria di Rasero con particolare foga, sembrano guardare con maggiore interesse alla fascia tricolore di Alessandria piuttosto che a quella astigiana.
Sul fronte civico, i riflettori sono puntati su Andrea Fea, stimato commercialista molto vicino all’ex sindaco, anche se i pretendenti non mancano. La Lega, rimasta sorniona e defilata durante i recenti scossoni, potrebbe calare l’asso con Andrea Giaccone, attuale deputato che potrebbe decidere di non ricandidarsi a Roma per tentare l’avventura locale.
I Fratelli d’Italia, che hanno sostenuto l’operazione bancaria fin dal primo momento, escono decisamente rafforzati. Il deputato Marcello Coppo ha ribadito che avere un sindaco al vertice dell’istituto di credito rappresenta una garanzia assoluta per lo sviluppo locale. Un appoggio ha già fruttato un dividendo politico: l’ingresso nel consiglio d’indirizzo della Fondazione CrAsti, come membro cooptato, di Pier Cesare Mora, professionista della comunicazione e addetto stampa in Regione dell’assessore Federico Riboldi. Con queste premesse, salgono le quotazioni di Renato Berzano, consigliere comunale con un passato da assessore al bilancio nella prima giunta Rasero, transitato da poco tra le fila del partito di Giorgia Meloni.
Lo scenario con il centrosinistra vincente
Se invece le urne dovessero premiare il centrosinistra, lo scenario cambierebbe radicalmente. Michele Miravalle resta l’uomo di punta per guidare la coalizione progressista, ma in caso di vittoria si troverebbe a governare con le armi parzialmente spuntate.
Il prossimo 21 giugno si voterà infatti per la presidenza della Provincia, carica lasciata libera dallo stesso Rasero a fine aprile. Poiché la legge Delrio prevede che per l’ente provinciale esprimano il voto solo i consiglieri e i sindaci, con un meccanismo ponderato in cui il peso elettorale del capoluogo schiaccia quello dei piccoli centri – il voto di Asti vale 1.060 contro il misero 29 di un micro-comune – chi comanda in città ipoteca anche la Provincia.
I candidati alla successione sono due esponenti di centrodestra: il leghista Simone Nosenzo, sindaco di Nizza Monferrato, e Davide Migliasso, sindaco di San Damiano e vicino ai meloniani.
Un eventuale sindaco targato Partito Democratico si troverebbe quindi a dover coabitare con un presidente provinciale di segno opposto. Lo scacchiere del potere locale si arricchisce di un ulteriore dettaglio: nella riunione del consiglio d’indirizzo della Fondazione CrAsti dello scorso 21 maggio, l’organismo ha deliberato di prolungare il proprio mandato – e di conseguenza quello del presidente Livio Negro – dal 2028 al 2030.
Una mossa che ha fatto saltare sulla sedia le minoranze, ma che è pienamente legittimata da un accordo firmato lo scorso anno tra il Ministero dell’Economia e l’ente stesso, passato allora quasi inosservato. Con la Provincia e la Fondazione saldamente nelle mani del centrodestra, a un’eventuale giunta di sinistra resterebbero, oltre alla gestione ordinaria della città, le nomine nelle società partecipate come ASP (trasporto pubblico, acqua, cimiteri e raccolta rifiuti) e GAIA (smaltimento rifiuti e discarica).
Alla luce di tutto questo attivismo politico e finanziario, il dubbio è evidente: assisteremo a una più democratica e bilanciata distribuzione delle sfere d’influenza cittadine o saremo di fronte alla definitiva blindatura del vecchio sistema di potere? La risposta, prima ancora dei posteri, la daranno i prossimi verdetti elettorali.
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Pia Miglio (www.altroconsumo.it)
Com’è difficile far ridere a Genova
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In una città come Genova, dove il mugugno è un tratto identitario e la vita notturna è spesso percepita come statica, portare una forma d’arte giovane e dirompente come la stand-up comedy è una scommessa ambiziosa. Ad accoglierla è stato un collettivo di giovani under 40 del territorio genovese (e non solo), Li Evito Male, che da quattro anni hanno colonizzato la scena cittadina, uno spettacolo – anzi un open mic, un microfono aperto – alla volta.
Noemi Sanfilippo, membro del consiglio direttivo del collettivo Li Evito Male, ha raccontato a L’Unica come questa realtà stia provando a scardinare i ritmi di una città complessa. «È stata una sfida fin dall’inizio», ha spiegato Sanfilippo, sottolineando le difficoltà logistiche dell’impresa. «Genova è una città difficile in cui fare esibizioni all’aperto, anche d’estate... Un po’ di mugugno e di problemi a organizzare ci sono, i permessi costano molto e quindi poi non diventa sostenibile». Eppure, l’esigenza di portare qualcosa di diverso era troppo forte per essere frenata.
Le origini
Tutto è nato dalla necessità di colmare un vuoto. Come ha raccontato Sanfilippo, «il progetto è nato dall’incontro tra Francesco Solari e Jimmy Alpaca [nome d’arte di Dimitri La Rosa, ndr] che si sono conosciuti a un corso e si sono trovati a non avere tanti posti in cui andare a provare i pezzi perché a Genova ce n’erano pochi». Da qui, l’idea di creare uno spazio proprio per dare voce a una nuova generazione. «Hanno detto: potremmo cominciare a organizzare noi così da avere un po’ più di spazio e dare spazio anche ad altri emergenti per provare, fare schifo eventualmente e migliorare, sperimentare».
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Il primo appuntamento ufficiale risale al marzo del 2022, e da allora il collettivo è cresciuto, accogliendo nuovi membri e strutturandosi. Oggi il direttivo è composto da Noemi Sanfilippo, Andrea Bruzzone e Francesco Solari, con il supporto operativo costante di Jimmy Alpaca. Ma tra i nomi dei comici che tutte le settimane si esibiscono ci sono moltissimi altri artisti, tra i veterani (Carlo Poggi, Lorenzo Bozzi, Roberto Gentile, Chiara Benzi, Matteo Dagnino, Marina Talamonti) e chi è alle prime armi.
Il successo a teatro e il bando regionale
Uno dei momenti di svolta è stato il recente approdo nei grandi spazi cittadini, reso possibile dalla vittoria di un bando della Regione Liguria. «Il 13 marzo scorso abbiamo fatto la nostra prima data ufficiale a teatro nell’ambito del progetto “Stand-up di periferia” che abbiamo realizzato dopo aver vinto il bando di Regione». Il risultato è stato sorprendente per la scena locale: «Siamo andati sold out. Abbiamo portato 450 persone in sala ed è stato davvero molto emozionante, anche perché noi in questi anni abbiamo cercato di costruire una piccola comunità».
Questo progetto non si è limitato agli spettacoli, ma ha puntato dritto sulla formazione gratuita per i giovani. «Abbiamo organizzato da una parte degli eventi grandi e poi degli open mic dedicati ai ragazzi che si sono iscritti ai corsi di scrittura con noi. Abbiamo attivato anche tre giorni di workshop con professionisti come Paul Genovese (Paolo Guria), Pietro Casella e Serena Bongiovanni». L’obiettivo era abbattere le barriere economiche che spesso ostacolano chi vuole avvicinarsi all’arte. «Tanti di noi hanno speso tanti soldi per formarsi, volevamo dare una possibilità ai giovani di fare un percorso formativo di qualità gratuitamente».
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Un’arte democratica
In un contesto economico difficile, Li Evito Male ha fatto una scelta di campo precisa: mantenere l’accessibilità totale. «Ci sono poche cose in città per i giovani e quasi niente è gratuito», ha osservato Sanfilippo. «E siccome il tempo non è dei migliori crediamo che sia importante che invece l’arte riesca a essere in qualche modo accessibile». La filosofia del collettivo è quella di creare un ambiente dove il pubblico non debba fare sacrifici per partecipare. «Ci piace l’idea che alle nostre serate uno possa venire senza per forza dover rinunciare a qualcosa. Venire lì, godersi una bella serata spensierata tra amici, farsi due risate e via così. Vedere che si cresce insieme, sia sul palco che fuori dal palco, è proprio bello. Abbiamo la nostra fanbase che ci segue sempre, i nostri affezionati».
Oltre il mugugno
Portare un linguaggio nuovo come quello della stand-up a Genova ha richiesto tempo e pazienza. «All’inizio era difficile perché non c’era proprio tanto la cultura del linguaggio della stand-up in città e il pubblico si è dovuto abituare anche al ritmo della serata». Gli open mic, per loro natura imprevedibili, sono stati la palestra per questo processo. «C’è un po’ di tutto: la persona che prova per la prima volta o una persona che sono cent’anni che lo fa. Ma magari poi c’è quello di media esperienza, come posso essere io, che prova il pezzo scritto dieci minuti prima e comunque non va».
Nonostante i momenti difficili, oggi il collettivo gestisce circa dieci serate al mese, espandendosi in tutta la Liguria, da Sanremo ad Albenga.
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Genova sulla mappa della comicità nazionale
Il lavoro del collettivo ha iniziato ad attirare l’attenzione di grandi nomi e di comici da tutta Italia. Noemi racconta con orgoglio che «ci sono tante richieste da parte di artisti che vogliono venire a provare da tutta Italia, anche da Roma, persino dalla Sardegna e – ha aggiunto, citando il collega Solari – finalmente Genova è sulla mappa». Sul palco de Li Evito Male sono passati sia big come Antonio Ornano, sia comici emergenti, in un mix che è diventato il marchio di fabbrica del gruppo. «Ci piace proporre e dare spazio anche a comici emergenti, il nostro format solitamente è dare spazio a tre comici emergenti affiancati da tre professionisti».
Le ambizioni del collettivo non si fermano qui. Nell’autunno del 2025 è stato lanciato il canale YouTube ufficiale per dare visibilità digitale ai comici. «L’idea è sempre quella: dare spazio a tutti, liberamente e gratuitamente. Abbiamo fatto questo investimento e per il momento sta andando bene».
Li Evito Male
Li Evito Male è la stand-up che nasce dal basso: dal 2022 portiamo serate a Genova e in giro per l’Italia, dando palco ai comici emergenti. Il nostro simbolo è il palombaro: si parte dal fondo e si risale in scena, in una Genova che ribolle. 🪸✨ 📍 Iscriviti al canale per non perderti i nostri nuovi video 🎤 Sei un* comic* e vuoi esibirti? Scrivi a: lievitomale21@gmail.com
YouTube

E per l’estate 2026? «L’idea è quella di riproporre un piccolo tour per l’Italia, come già avevamo fatto nell’estate del 2025: a metà luglio partiremo», ha annunciato Sanfilippo, ricordando con ironia l’esperienza dell’anno scorso tra Emilia-Romagna e Marche. «È stato super divertente, a tratti tragicomico, ma è stata un’esperienza importante per il gruppo».
L’invito è chiaramente quello a rimanere sintonizzati. «Dal futuro de Li Evito Male bisogna aspettarsi tante belle novità». Quel che è certo è che l’impegno messo in campo sta dando i suoi frutti. «Ci teniamo tantissimo all’aspetto relazionale. La gratificazione più grande? Vedere che l’impegno e il buon cuore che ci mettiamo venga riconosciuto».
Per restare informati sui prossimi eventi di Li Evito Male potete consultare le pagine Instagram o Facebook del collettivo.
Questa puntata di L’Unica Genova termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
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“Molto interessante. Argomenti originali, trattati da giornalisti/e di spessore. Mi piace parecchio”.
— Fulvio R.
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