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Italcanna all'Efttex di Barcellona


L’Eftta (European fishing tackle trade association) è un’associazione, attiva dal 1981, che rappresenta l’industria della pesca sportiva e ricreativa. È nata come potente cassa di risonanza per i produttori, i grossisti e i negozianti che desiderano dialogare con le istituzioni presso il Parlamento europeo. Ogni anno Eftta organizza l’Efttex (European Fishing Tackle Trade Exhibition) un evento che riunisce tutti i principali brand del mercato della pesca commerciale e sportiva. La rassegna è nata nel lontano 1982 e quest’anno sarà Barcellona la città ospitante. L’Efttex si svolgerà dal 10 al 12 giugno. E non poteva mancare Italcanna, storico marchio toscano che da sempre è garanzia di eccellenza, esportando le qualità del made in Italy in tutto il mondo. Italcanna sarà presente allo stand C61 dove esporrà tutte le ultime novità del 2026 e accoglierà i moltissimi appassionati che vorranno toccare con mano la qualità Italcanna.

italcanna.com

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Sony BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II: il cinema entra in casa con i nuovi TV True RGB


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Sony porta il concetto di home cinema a un livello ancora più ambizioso con i nuovi BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II, i primi televisori BRAVIA True RGB del brand. Due modelli pensati per chi cerca un’esperienza visiva più fedele, luminosa e coinvolgente, soprattutto nei salotti moderni dove la luce ambientale può spesso mettere in difficoltà anche i TV più evoluti.

Il messaggio scelto da Sony, “Cinema is Coming Home”, racconta bene la direzione presa dall’azienda. L’obiettivo non è soltanto offrire schermi più grandi o più luminosi, ma ricreare in casa una visione il più possibile vicina a quella pensata da registi, colorist e tecnici del suono. Per questo, accanto ai nuovi TV arriva anche BRAVIA Theatre Trio, un sistema audio wireless progettato per accompagnare i grandi schermi con un suono più ampio, preciso e immersivo.

Cosa cambia con la tecnologia True RGB


La novità più importante dei nuovi Sony BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II è la tecnologia RGB Backlight Master Drive Pro. A differenza dei tradizionali sistemi di retroilluminazione, questa soluzione utilizza LED rossi, verdi e blu controllati in modo indipendente. Il risultato è una gestione più precisa della luce e del colore, con una resa cromatica più ricca e naturale.

Secondo Sony, questa tecnologia permette ai nuovi TV BRAVIA True RGB di raggiungere il volume colore più ampio mai visto nella storia dei televisori del marchio. In termini pratici significa immagini più brillanti, colori più puri, maggiore profondità e una resa più convincente anche in ambienti luminosi. È un aspetto importante, perché molti utenti utilizzano il televisore in salotto durante il giorno, non sempre in una stanza buia e controllata come una sala cinema.

La tecnologia lavora anche per ridurre l’effetto blooming, cioè quell’alone luminoso che può comparire intorno agli oggetti chiari su sfondo scuro. In questo modo le scene più complesse, come quelle notturne o con forti contrasti, dovrebbero risultare più pulite e dettagliate.

BRAVIA 9 II: il modello flagship punta al grande formato


Il nuovo Sony BRAVIA 9 II rappresenta la proposta più avanzata della gamma. È il modello flagship e sarà disponibile anche in una versione da ben 115 pollici, pensata per chi vuole portare in casa un’esperienza davvero cinematografica. Non si tratta soltanto di dimensioni, ma di una combinazione tra grande formato, luminosità elevata, controllo della retroilluminazione e resa cromatica più accurata.

Sul BRAVIA 9 II Sony introduce anche RGB Triluminos Max e Luminance Booster Pro, due tecnologie pensate per migliorare la brillantezza, la gradazione e la precisione dei colori anche a livelli di luminosità più alti. Questo può fare la differenza soprattutto con contenuti HDR, film d’azione, documentari naturalistici e produzioni dove il colore ha un ruolo centrale nella resa finale.

Un altro elemento interessante è il nuovo trattamento Immersive Black Screen Pro, sviluppato per ridurre i riflessi e mantenere neri più profondi anche in ambienti luminosi. È una scelta molto concreta, perché nella visione quotidiana non sempre si guarda la TV al buio. Un pannello capace di gestire meglio la luce della stanza può rendere l’esperienza più piacevole senza dover modificare continuamente l’ambiente.

BRAVIA 7 II: tecnologia True RGB in più formati


Accanto al modello top di gamma arriva anche Sony BRAVIA 7 II, pensato per portare la tecnologia True RGB in una gamma di dimensioni più ampia. Il televisore sarà disponibile in tagli da 50 a 98 pollici, così da adattarsi meglio a stanze diverse, dal soggiorno classico fino agli spazi più grandi dedicati all’intrattenimento.

Anche BRAVIA 7 II utilizza LED rossi, verdi e blu controllati in modo indipendente e integra la tecnologia X-Wide Angle Pro, studiata per mantenere colori uniformi anche quando si guarda lo schermo da posizioni laterali. È un dettaglio utile per chi guarda film, serie o eventi sportivi in famiglia, perché non tutti sono sempre seduti perfettamente al centro del divano.

Sony punta quindi su una resa più stabile e omogenea, non solo su valori tecnici estremi. L’idea è offrire un’immagine d’impatto, ma anche più coerente nell’uso reale, quando la posizione di visione e la luminosità della stanza possono cambiare molto.

Immagine e audio ottimizzati per film e streaming


I nuovi BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II includono diverse funzioni pensate per migliorare la visione dei contenuti cinematografici. La modalità My Cinema ottimizza immagine e suono per i film, mentre Ambient Optimization adatta automaticamente la resa visiva e sonora alle condizioni della stanza e alla posizione di visione.

Non manca il supporto alle modalità Studio Calibrated per piattaforme come Netflix, Prime Video e SONY PICTURES CORE, con disponibilità variabile in base alla regione. L’obiettivo è mantenere una resa più vicina possibile all’intenzione originale dei creatori dei contenuti, evitando immagini troppo artificiali o eccessivamente elaborate.

Sul fronte dei formati, Sony conferma il supporto a Dolby Vision, Dolby Atmos, DTS e IMAX Enhanced. Si tratta di tecnologie ormai centrali per chi guarda film e serie in streaming con una buona qualità audio-video, soprattutto su schermi di grandi dimensioni.

BRAVIA Theatre Trio: il nuovo sistema audio per il cinema in salotto


La parte sonora viene affidata al nuovo BRAVIA Theatre Trio, un sistema home theatre wireless di fascia alta sviluppato per lavorare insieme ai grandi schermi Sony. Il sistema utilizza tre altoparlanti frontali, sinistro, destro e centrale, progettati per offrire un soundstage ampio, dialoghi più chiari e una maggiore sensazione di immersione.

Sony ha sviluppato BRAVIA Theatre Trio in collaborazione con Sony Pictures Entertainment, coinvolgendo tecnici del suono e professionisti della produzione cinematografica. Questa scelta rafforza l’idea di un prodotto pensato non solo per aumentare il volume, ma per ricreare meglio profondità, spazialità e posizionamento degli effetti sonori.

La tecnologia 360 Spatial Sound Mapping può generare fino a 24 altoparlanti fantasma, creando un campo sonoro più ampio rispetto alla disposizione fisica degli speaker. In pratica, il sistema prova a dare la sensazione che il suono arrivi da più punti della stanza, con un effetto più avvolgente durante film, serie e contenuti compatibili.

BRAVIA Theatre Trio supporta Dolby Atmos, DTS e IMAX Enhanced. Inoltre, può essere ampliato con subwoofer e altoparlanti posteriori opzionali, comprese configurazioni con doppio subwoofer. È quindi una soluzione che può partire in modo più compatto, ma crescere nel tempo in base allo spazio disponibile e alle esigenze dell’utente.

Direct Connect semplifica le configurazioni audio


Tra gli aggiornamenti annunciati da Sony c’è anche Direct Connect, una funzione che permette ai TV BRAVIA compatibili di collegarsi direttamente a subwoofer wireless e speaker posteriori wireless opzionali, senza dover necessariamente passare da una soundbar.

È una soluzione interessante per chi vuole migliorare bassi e surround senza creare un impianto troppo complesso. In questo modo il televisore può diventare il centro del sistema audio domestico, sfruttando i propri altoparlanti insieme a componenti wireless aggiuntivi.

Design, sostenibilità e accessibilità


Sony ha lavorato anche sul design dei nuovi televisori. I BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II presentano una cornice con texture ondulata e un supporto centrale traslucido, pensato per creare un effetto più leggero e integrarsi meglio negli ambienti domestici. L’idea è rendere il televisore parte dell’arredamento, non soltanto un grande schermo nero al centro della stanza.

Sul fronte della sostenibilità, Sony dichiara l’utilizzo di materiali riciclati per corpo, componenti interni e telecomando, incluso il materiale SORPLAS sviluppato dall’azienda. BRAVIA 9 II è inoltre il primo TV Sony a utilizzare plastica rinnovabile ottenuta da olio da cucina usato e altre materie prime rinnovabili, impiegata anche in componenti importanti come la scocca posteriore.

C’è attenzione anche all’accessibilità, con un nuovo telecomando progettato per essere più inclusivo. Il design punta a rendere alcune funzioni più riconoscibili al tatto e più semplici da utilizzare con la guida vocale.

Disponibilità dei nuovi Sony BRAVIA


I nuovi Sony BRAVIA 9 II, BRAVIA 7 II e BRAVIA Theatre Trio saranno disponibili per il preordine dal 27 maggio 2026 presso Sony e rivenditori autorizzati.

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Jill Biden pensò che Joe Biden avesse un ictus durante il dibattito del 2024


L'ex first lady ha raccontato alla CBS di essere stata terrorizzata dalla prestazione del marito nel confronto con Trump. Biden si ritirò dalla corsa un mese dopo.

Mentre guardava il marito in difficoltà sul palco del dibattito del giugno 2024, Jill Biden pensò che stesse avendo un ictus. Lo ha raccontato l'ex first lady in un'intervista alla CBS News, di cui è stato diffuso un estratto in vista della messa in onda completa di domenica.

"Ero terrorizzata, perché non avevo mai visto Joe in quel modo, né prima né dopo. Mai", ha dichiarato Jill Biden a "CBS News Sunday Morning". "Non so cosa sia successo. Mentre lo guardavo, ho pensato: oddio, sta avendo un ictus. E mi sono spaventata a morte."

Il 27 giugno 2024 milioni di telespettatori avevano assistito alla prestazione del presidente democratico, allora 81enne, nel suo unico confronto televisivo con Donald Trump. Biden era apparso confuso e assente, masticava le parole e si era impappinato su diversi temi mentre Trump lo incalzava su immigrazione e politica estera.

Biden ha spiegato in seguito di non essere stato bene quella sera. Nelle settimane precedenti il dibattito aveva compiuto viaggi consecutivi in Europa. Durante la preparazione a Camp David il suo staff aveva inserito dei riposi nel programma della giornata, ma nonostante questo il presidente, con la voce roca, aveva mormorato e vagato per tutta la durata del confronto. Subito dopo aveva attribuito la prestazione a un raffreddore, assicurando di non avere problemi di salute gravi.

La prestazione aveva scatenato richieste diffuse di ritiro dalla corsa. Biden si era infine ritirato un mese più tardi, a 107 giorni dal voto generale, appoggiando la sua vicepresidente Kamala Harris come candidata democratica. Era diventato il primo presidente in carica a rinunciare a una corsa presidenziale dai tempi di Lyndon B. Johnson, che si era fatto da parte nel marzo del 1968.

Nei minuti successivi al dibattito Jill Biden aveva confortato il marito e gli aveva detto di essere ancora pienamente al suo fianco. Raggiungendo i sostenitori, gli aveva detto: "Hai fatto un ottimo lavoro, hai risposto a tutte le domande, conoscevi tutti i fatti."

Nelle settimane seguenti la moglie e altri membri della famiglia, tra cui il figlio Hunter, lo avevano sostenuto e incoraggiato a continuare. Mentre Biden si stava riprendendo dal coronavirus a fine luglio, però, la moglie aveva iniziato a fargli capire che doveva prendere una decisione. Considerata una delle sue consigliere più influenti, Jill Biden è stata tra coloro che alla fine lo hanno spinto a ritirarsi.

Come first lady aveva avuto un ruolo protettivo nei confronti del marito e si era guadagnata la reputazione di chi indica senza giri di parole quando ritiene che i consiglieri abbiano commesso un errore. L'intervista completa con Rita Braver di "CBS News Sunday Morning" andrà in onda domenica. La settimana prossima Jill Biden pubblica "View from the East Wing", un libro di memorie sui suoi anni alla Casa Bianca, che secondo l'editore Simon & Schuster porta i lettori dietro le quinte anche dell'improvvisa fine della corsa alla rielezione del marito.

Dopo l'abbandono di Biden, Kamala Harris era diventata la candidata democratica ma non era riuscita a battere Trump. Il Partito democratico ha pubblicato un rapporto di quasi 200 pagine sulle cause della sconfitta, che si è però rivelato incompleto e privo di conclusioni definitive. In modo notabile, l'analisi non affronta la questione dell'età di Biden al momento della ricandidatura. Oggi 83enne, l'ex presidente nel 2025 ha ricevuto la diagnosi di una forma aggressiva di cancro alla prostata con metastasi ossee.

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+Europa, Hallissey: "Occupazione pacifica della sede del partito, congresso anticipato"


Protesta a Roma per chiedere il ripristino delle regole. Alle 13 la conferenza stampa

Il presidente di +Europa Matteo Hallissey ha annunciato l’occupazione pacifica della sede nazionale del partito, in Via Nazionale 172 a Roma, insieme al deputato Benedetto Della Vedova e ad altri dirigenti e iscritti della formazione politica. L’iniziativa, spiegano i promotori, nasce dalla richiesta di un immediato ripristino della “legalità statutaria” interna e dalla convocazione anticipata di un congresso del partito.

“Abbiamo deciso di occupare pacificamente la sede del Partito in Via Nazionale 172”, ha dichiarato Hallissey in una nota diffusa nella mattinata, denunciando quella che definisce una “sistematica violazione dello Statuto e della legalità interna”. Secondo il presidente di +Europa, il partito starebbe attraversando una fase di forte tensione politica e organizzativa, con un progressivo deterioramento delle dinamiche democratiche interne.

Al centro della contestazione vi sarebbero, secondo Hallissey e i dirigenti che hanno aderito all’iniziativa, il rinvio dell’Assemblea per l’elezione del presidente dell’organismo assembleare, la mancata approvazione del bilancio del partito e il mancato avvio del percorso congressuale. Questioni che, a loro giudizio, starebbero compromettendo il regolare funzionamento della struttura politica.

Nel comunicato diffuso dagli occupanti, viene sottolineato come la protesta sia stata concepita in forma “pacifica” e finalizzata a sollecitare un confronto politico interno. “+Europa deve uscire da questa dinamica”, afferma Hallissey, parlando di una “deriva profondamente preoccupante” per una forza politica nata “con l’ambizione di difendere e rafforzare lo Stato di diritto e la democrazia, in Italia e in Europa”.

L’occupazione della sede di Via Nazionale 172 dovrebbe proseguire nelle prossime ore. È stata inoltre annunciata una conferenza stampa prevista per oggi alle ore 13, durante la quale i promotori dell’iniziativa illustreranno nel dettaglio le ragioni della protesta e le richieste avanzate alla dirigenza del partito.

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Maxi-sequestro da 200 milioni, trovato il tesoro di Matteo Messina Denaro


Scovato dalla Guardia di Finanza il bottino della droga all'estero: tre arresti tra paradisi fiscali e riciclaggio

Un patrimonio milionario costruito nel corso di decenni attraverso il traffico internazionale di droga, società offshore e investimenti all’estero. È questo il quadro emerso dall’imponente operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha portato alla scoperta e al sequestro di beni riconducibili al boss mafioso Matteo Messina Denaro per un valore complessivo stimato in circa 200 milioni di euro.

L’inchiesta, condotta dai finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Palermo, rappresenta uno dei più significativi colpi inferti ai patrimoni economici riconducibili all’ex superlatitante di Castelvetrano, deceduto il 25 settembre 2023 nel carcere de L’Aquila, dove stava scontando diversi ergastoli dopo l’arresto avvenuto il 16 gennaio dello stesso anno.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il patrimonio sarebbe il risultato del reimpiego di ingenti capitali provenienti principalmente dal traffico di sostanze stupefacenti gestito sin dagli anni Ottanta dal clan dei Messina Denaro e dagli interessi economici di Cosa nostra trapanese. Gli investigatori avrebbero ricostruito una fitta rete di operazioni finanziarie internazionali finalizzate a occultare l’origine illecita dei fondi attraverso società schermo e investimenti distribuiti in diversi Paesi.

L’operazione ha assunto una dimensione transnazionale. Attività investigative e sequestri sono stati eseguiti contemporaneamente in numerosi Stati e territori esteri, tra cui Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna, con particolare riferimento alle località di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banus. Gli accertamenti avrebbero consentito di individuare immobili, disponibilità finanziarie, quote societarie e altri beni patrimoniali riconducibili direttamente o indirettamente alla rete economica del boss.

Su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, tre persone sono state arrestate con accuse che, a vario titolo, riguarderebbero il concorso nelle attività di riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Gli investigatori ritengono che gli indagati abbiano avuto un ruolo determinante nella gestione e nella protezione del patrimonio accumulato negli anni dall’organizzazione mafiosa.

L’inchiesta punta a fare piena luce sui canali finanziari utilizzati dal sistema economico riconducibile a Messina Denaro e sui collegamenti tra ambienti criminali, imprenditoriali e finanziari internazionali. Gli inquirenti evidenziano come il boss trapanese, oltre a essere considerato uno degli ultimi grandi capi di Cosa nostra, fosse anche il centro di un sofisticato sistema economico capace di muovere capitali enormi attraverso paradisi fiscali e strumenti societari difficilmente tracciabili.

La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha convocato una conferenza stampa alla presenza del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, nel corso della quale saranno illustrati ulteriori dettagli dell’operazione e gli sviluppi investigativi ancora in corso.

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HONOR Robot Phone protagonista a Cannes: nuove frontiere per l’imaging mobile AI


HONOR ha portato il Robot Phone alla China Night del Festival di Cannes mostrando nuove evoluzioni per l’imaging mobile AI, tra fotografia smart, innovazione tecnologica e visione del futuro mobile
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HONOR ha presentato alla recente edizione del Festival di Cannes oggi il futuro dell’imaging mobile. Si tratta del rivoluzionario Honor Robot Phone, esibito durante la China Night del 79° Festival di Cannes, durante la quale l'aziendaha anche formalizzato la data di lancio, prevista per il terzo trimestre di quest’anno.

COSORI TwinFry Compact: nuove friggitrici ad aria Dual Blaze
COSORI amplia la sua gamma kitchen con TwinFry Compact, una nuova linea di friggitrici ad aria Dual Blaze pensata per garantire cottura uniforme, praticità quotidiana e maggiore versatilità in cucina
TechpertuttiGuglielmo Sbano


In qualità di unico imaging partner ufficiale della China Night del Festival di Cannes di quest’anno, la presentazione di HONOR Robot Phone ha segnato una nuova tappa nella missione del brand di democratizzare l’imaging di livello professionale, offrendo a una nuova generazione di creator strumenti inediti per raccontare le proprie storie. Gli ospiti dell’evento hanno potuto sperimentare in prima persona come l’AI incarnata di HONOR Robot Phone possa aprire nuovi orizzonti per l’espressione visiva. Il dispositivo innovativo ha ricevuto il plauso di registi, attori e celebrity di fama mondiale per la sua capacità di realizzare complesse riprese in movimento stabilizzate, grazie a un form factor così compatto e intelligente.
Il dispositivo innovativo ha ricevuto il plauso di registi, attori e celebrity di fama mondialeIl dispositivo innovativo ha ricevuto il plauso di registi, attori e celebrity di fama mondiale
In particolare, il prossimo HONOR Robot Phone integrerà i primi risultati della collaborazione tecnica strategica tra Honor e Arri, azienda di fama mondiale specializzata nella progettazione e produzione di tecnologie professionali per la ripresa cinematografica.

Oggi gli smartphone consumer sono già diventati strumenti importanti nel filmmaking professionale, utilizzati in produzioni cinematografiche di grande rilievo in tutto il mondo. Per questo crediamo sia arrivato il momento di avvicinare ulteriormente questi due universi. Per la prima volta, elementi chiave dell’ARRI Image Science vengono integrati direttamente in un dispositivo consumer”, ha dichiarato David Bermbach di ARRI.


Unendo le avanzate capacità di imaging mobile di Honor con l’eredità di Arri nella definizione della qualità dell’immagine cinematografica, la collaborazione riflette un’ambizione condivisa: sbloccare nuove possibilità creative ed estendere gli standard cinematografici dell’espressione visiva dal mondo delle produzioni di alto livello alla nuova generazione di content creator.

Amazon Kindle Scribe: arrivano nuovi modelli e il primo e-reader a colori
Amazon espande la gamma Kindle Scribe con nuovi dispositivi e presenta il primo modello a colori. Tra lettura digitale, scrittura e produttività, la linea Kindle evolve con nuove funzionalità e display più avanzati
TechpertuttiGuglielmo Sbano


La China Night del 79° Festival di Cannes, intitolata “From Tradition to Tomorrow”, riunisce artisti e innovatori per esplorare il futuro del cinema.

In qualità di nostro primo imaging partner, la tecnologia di imaging AI di Honor può portare una vera estetica cinematografica nell’imaging mobile, consentendo ai creator di raccontare storie autentiche con nuovi strumenti professionali.


I partecipanti all'evento hanno potuto interagire con le funzionalità rivoluzionarie di Honor Robot Phone, osservando il suo sistema gimbal 4DoF ultra-compatto offrire un controllo del movimento di livello robotico. I presenti hanno potuto, inoltre, osservare funzioni quali AI Object Tracking e AI SpinShot siano in grado di seguire in modo intelligente i soggetti ed eseguire movimenti rotazionali fluidi, semplificando riprese complesse che normalmente richiedono grandi troupe cinematografiche e attrezzature dedicate.

Con il Robot Phone, Honor non si limita a mostrare un semplice concept tecnologico, ma anticipa una possibile evoluzione dell’imaging mobile guidata dall’intelligenza artificiale. La presenza alla China Night del Festival di Cannes rafforza anche il legame sempre più stretto tra innovazione, creatività e contenuti digitali, in un momento in cui smartphone e AI stanno ridefinendo il modo di raccontare immagini e storie. Più che un esercizio di stile, il Robot Phone rappresenta una visione concreta di come la fotografia mobile potrebbe diventare nei prossimi anni sempre più intelligente, adattiva e orientata all’esperienza creativa degli utenti.


COSORI presenta TwinFry Compact: le nuove friggitrici ad aria Dual Blaze per una cottura uniforme, veloce e senza olio


Le friggitrici ad aria rappresentano uno dei segmenti in più rapida crescita nel mercato europeo dei piccoli elettrodomestici da cucina, complice la crescente ricerca da parte dei consumatori di soluzioni pratiche e salutari per la preparazione dei pasti. Secondo Grand View Research, il mercato europeo delle friggitrici ad aria ha raggiunto circa 365,7 milioni di dollari già nel 2023, e si prevede una crescita media annua costante di circa il 7,9% fino al 2030. Questo trend riflette un cambiamento più ampio delle abitudini alimentari: infatti, secondo un’indagine condotta in 18 mercati europei, il 51% dei consumatori desidera adottare un’alimentazione più sana.

MOVA V70 Ultra Complete: premiato con Red Dot Award 2026
MOVA V70 Ultra Complete arriva sul mercato con un sistema senza sacchetto, mocio estensibile e un design innovativo che gli è valso il prestigioso Red Dot Award 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano


È su questi presupposti che Cosori ha presentato la serie Twinfry Compact, una nuova generazione di friggitrici ad aria a doppio cestello. Grazie alla tecnologia Dual Blaze di Cosori l’elettrodomestico utilizza quattro elementi riscaldanti indipendenti che diffondono il calore dall’alto e dal basso, favorendo una cottura uniforme degli alimenti su tutti i lati senza la necessità di girarli durante la cottura. Il divisore rimovibile dona versatilità alla friggitrice, consentendo di passare facilmente da due zone di cottura indipendenti a un unico grande cestello per preparazioni abbondanti: una soluzione ideale per coppie, appassionati di cucina o chiunque ami preparare diverse pietanze contemporaneamente, riducendo tempistiche e sforzo. Rispetto al precedente modello la Twinfry Compact è circa il 16% più piccola, proponendo così un design salvaspazio, senza rinunciare alla versatilità del doppio cestello. Inoltre, le superfici di cottura con rivestimento ceramico prive di PFAS facilitano la pulizia e garantiscono al contempo maggior tranquillità alle persone più attente alla salute.
Il modello 6in1, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey è disponibile su AmazonIl modello 6in1, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey è disponibile su Amazon

La tecnologia Dual Blaze


Elemento distintivo della serie Twinfry Compact è la tecnologia Dual Blaze, che integra elementi riscaldanti superiori e inferiori per una distribuzione più uniforme del calore all’interno del cestello. Il sistema a quattro elementi consente di cuocere gli alimenti in modo omogeneo su tutti i lati, garantendo risultati più uniformi ed eliminando la necessità di scuotere o girare gli ingredienti a metà cottura. Al tempo stesso, assicura il brand, esso migliora doratura e croccantezza su un’ampia varietà di preparazioni.

Assenza di PFAS


La friggitrice è dotata di cestelli e teglie con rivestimento ceramico privo di PFAS, pensati per offrire una superficie di cottura resistente e adatta anche alle alte temperature. La ceramica rappresenta un’alternativa più sicura ai tradizionali rivestimenti antiaderenti, e al tempo stesso semplifica la preparazione dei cibi e la pulizia quotidiana (gli accessori sono lavabili in lavastoviglie). Una scelta che consente di cucinare ogni giorno con maggiore serenità e fiducia nei materiali utilizzati.

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I due smartwatch introducono funzioni smart avanzate, monitoraggio fitness evoluto e strumenti dedicati agli sportivi che vogliono migliorare allenamenti e prestazioni nel 2026
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La flessibilità della cottura


Che si tratti di una cena veloce o di un pranzo completo, la Twinfry Compact è progettata per adattarsi ad ogni occasione. Il suo sistema a cestello flessibile consente di passare facilmente da due zone di cottura indipendenti a un unico ampio spazio. In particolare, con il divisore inserito l’elettrodomestico funziona con due cestelli da 4,3Lt ciascuno, permettendo di preparare piatti diversi contemporaneamente. Rimuovendo il divisore si ottiene invece un’unica area di cottura ideale per preparazioni più abbondanti.

Disponibilità


La serie di friggitrice Colori sarà disponibile in due versioni: il modello 5in1 (frigge ad aria, cuoce al forno, arrostisce, riscalda e griglia), nella variante black gold, al prezzo di 189,99 euro. Il modello 6in1 invece, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey, è già disponibile su Amazon. Entrambe le versioni condividono la tecnologia di cottura Dual Blaze, il design flessibile dei cestelli e i materiali ceramici privi di PFAS.


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Gli Stati Uniti rimettono le sanzioni su Francesca Albanese


Il Tesoro ha reinserito la relatrice ONU per i territori palestinesi tra i sanzionati a una settimana dalla rimozione, dopo un'ordinanza della corte d'appello

Gli Stati Uniti hanno reinserito Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, nella lista delle persone sanzionate, appena una settimana dopo averla rimossa. Una nota pubblicata mercoledì 27 maggio sul sito del Dipartimento del Tesoro americano segnala che l'ufficio per il controllo dei beni stranieri, l'Office of Foreign Assets Control, ha aggiunto di nuovo il suo nome all'elenco dei Specially Designated Nationals.

L'inserimento in questa lista congela i beni che Albanese possiede negli Stati Uniti e vieta a cittadini e aziende americane di avere rapporti d'affari con lei. La misura le impedisce inoltre di usare carte di credito e di effettuare molte operazioni bancarie, e le proibisce di entrare nel territorio statunitense. Era stata tolta dall'elenco il 20 maggio.

Il dietrofront segue un'ordinanza emessa venerdì da una corte d'appello federale. Un collegio di tre giudici della Corte d'appello per il distretto di Columbia ha disposto una sospensione amministrativa della decisione che aveva bloccato le sanzioni, consentendo al governo di tornare ad applicare la designazione di Albanese come cittadina straniera sanzionata. L'ordinanza precisa che la sospensione ha carattere puramente procedurale e "non deve essere interpretata in alcun modo come una pronuncia nel merito" della richiesta dell'amministrazione.

Le sanzioni risalgono al luglio 2025, quando l'amministrazione del presidente Donald Trump le impose per la prima volta. Il segretario di Stato Marco Rubio accusò Albanese di condurre una "guerra politica ed economica" contro gli Stati Uniti e Israele, e di portare avanti "attività faziose e malevole".

Al centro delle accuse c'è la raccomandazione, formulata da Albanese, che la Corte penale internazionale emettesse mandati di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex ministro della Difesa Yoav Gallant. La Corte lo fece nel novembre 2024. L'amministrazione le ha contestato anche di aver inviato lettere a decine di imprese e organizzazioni, comprese aziende americane, sollecitando indagini e procedimenti giudiziari nei loro confronti.

Nel febbraio 2026 i familiari di Albanese hanno presentato un ricorso in suo favore, sostenendo che le sanzioni le avevano stravolto la vita fino a impedirle di accedere al proprio conto bancario. Il marito, Massimiliano Calì, ha agito in tribunale anche a nome della figlia, cittadina americana. Il 13 maggio il giudice federale Richard Leon ha dato ragione alla famiglia e ha concesso un'ingiunzione temporanea contro le sanzioni, ritenendo che l'amministrazione avesse violato il diritto alla libertà di parola garantito dal Primo emendamento. Leon ha scritto che Albanese non può essere ritenuta responsabile delle decisioni della Corte penale internazionale: "È incontestabile che le sue raccomandazioni non hanno alcun effetto vincolante sulle azioni della Corte. Non sono altro che la sua opinione".

A seguito di quella sentenza il Tesoro aveva rimosso Albanese dall'elenco. L'amministrazione ha però fatto ricorso e ha annunciato che l'avrebbe reinserita appena possibile, cosa avvenuta con l'ordinanza della corte d'appello.

Albanese, cittadina italiana, ha legami stretti con gli Stati Uniti: la figlia è cittadina americana e la famiglia mantiene una residenza nel Paese. Da relatrice speciale del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha più volte criticato il trattamento riservato da Israele ai palestinesi e ha sostenuto che a Gaza sia in corso un genocidio. Respinge le accuse di antisemitismo, mosse anche da Israele.

Il caso di Albanese non è isolato. Dall'inizio del suo secondo mandato, il presidente avrebbe sanzionato nove giudici della Corte penale internazionale, oltre ad alcuni procuratori, coinvolti in indagini su presunti abusi commessi da forze statunitensi e israeliane.

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Tra botox e distacco emotivo: il nuovo volto della perfezione sociale


Dalla corsa alla pelle senza segni al rifiuto dell’espressività: come gli standard estetici stanno ridisegnando identità e relazioni sociali

When I see your face, there’s not a thing that I would change cantava Bruno Mars nel 2010. Da allora sembra passata un’eternità perchè in quindici anni il mondo dell’estetica ha portato allo stremo i suoi standard.
Da qualche anno in particolare hanno iniziato a spopolare due pratiche impensabili fino a qualche anno fa; il baby botox ed il lobotomy chic.
Queste due pratiche estetiche, una invasiva e l’altra no, sono solo l’espressione di una tossica società contemporanea.

Il botox praticato da anni ormai non solo dalle stelle del cinema e della musica, più avanti con l’età, è iniziato ad essere bramato anche dalla generazione under 35, è così spopolato il baby botox ovvero, delle micro dosi di tossina botulinica iniettate nelle zone interessate che, non inibisce del tutto i fasci muscolari ma li intorpidisce, attenuando l’espressività e di conseguenza le linee d’espressione.
Si trova poi il lobotomy chic, non una vera e propria pratica estetica, ma un modo di affrontare l'invecchiamento che asseconda anche gli effetti del botulino; la pratica consiste nel distacco emotivo a livello espressivo arrivando a dimostrare quasi indifferenza e contrapponendosi in maniera netta all’energia performativa che si è sempre vista sui red carpet, mandando così un messaggio al pubblico: Non c’è bisogno che io vi piaccia esteriormente o che mi apprezziate perchè il mio lavoro parlerà per me.

Per quanto questa lettura possa essere vera ed emancipatoria veicolando anche un forte messaggio di contenuto di un’opera invece di dare importanza solo ai performer (detto chiaramente, sono come dei frigoriferi, per quanto belli fuori l’importante è ciò che sta all’interno) la paura è che sia solo un’analisi perbenista della situazione.

Le cose per chi ancora sfoglia riviste patinate e guarda reality show sono chiare già da un pezzo e sia sono aggravate con l’avvento dell’IA; pelli perfette, sopracciglia perfettamente identiche, labbra piene e zigomi alti, nessuna imperfezione, qui nasce la sfumatura tossica di una società che propina modelli e standard impossibili da seguire senza una seduta dal chirurgo plastico, ormai, salvato nella rubrica tra i contatti d’emergenza.

Sempre più ragazze appena diciottenni iniziano con qualche ritocco tra labbra e naso, e si potrebbe scrivere un’enciclica su quanto possa essere deleterio rifarsi il naso, cambiandosi i connotati, se non per ragioni di salute, unite a skincare da dodici passaggi obbligatori mattina e sera; il tutto per non invecchiare, per essere perfette per arrivare a settant'anni come Kris Jenner o a quarantacinque come Kim Kardashian senza accorgersi che loro, non sono la normalità ma l’estremizzazione della gioventù, diventata anche ridicola per quanto, è da riconoscere, siano donne di successo.

Ma che vita sono disposte a fare le ragazze, in particolare, sono veramente disposte a non ridere più ad una battuta stupida fatta davanti ad una birra al bar, solo per rimanere belle per sempre, senza nessuna ruga!

E’ veramente questo il compromesso che si sta accettando nella società contemporanea?
Perchè se la risposta è si, forse le battute al bar non fanno più ridere e una vita senza risate non ha senso di esistere.

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Nuovi attacchi americani in Iran, Teheran risponde colpendo una base statunitense


Gli Stati Uniti hanno abbattuto quattro droni iraniani e colpito una base nel sud dell'Iran, Teheran ha risposto contro una base americana. Sono gli scontri più gravi dal cessate il fuoco.

Gli Stati Uniti hanno abbattuto quattro droni iraniani e colpito una base a terra nel sud dell'Iran nella notte tra mercoledì 27 e giovedì 28 maggio, e Teheran ha risposto prendendo di mira una base americana. Sono gli scontri più gravi dall'inizio del cessate il fuoco dell'8 aprile e rimettono in dubbio le possibilità di un accordo che chiuda una guerra ormai vicina ai tre mesi.

Un responsabile americano, che ha parlato sotto anonimato, ha spiegato che i quattro droni d'attacco erano stati lanciati dall'Iran sopra lo stretto di Hormuz e rappresentavano una minaccia per le forze statunitensi nella regione e per il poco traffico commerciale ancora in transito. Secondo il Wall Street Journal, a intercettarli sono stati caccia F/A-18, F-16 e F-35, dopodiché gli F/A-18 hanno colpito la stazione di controllo a terra a Bandar Abbas prima che potesse lanciare un quinto drone. Non ci sono state vittime. Il responsabile ha definito le azioni "misurate, puramente difensive e pensate per mantenere il cessate il fuoco". L'operazione, la seconda di questo tipo in pochi giorni, è stata riportata per prima da Reuters.

I Guardiani della rivoluzione islamica hanno annunciato giovedì di aver colpito la base americana da cui erano partiti gli attacchi, senza precisare dove si trovasse né come fosse stata raggiunta. Hanno avvertito che la loro risposta a eventuali nuovi attacchi statunitensi sarà "più decisa".

L'esercito del Kuwait ha fatto sapere giovedì mattina di essere impegnato a intercettare droni e missili ostili, invitando i residenti a mettersi al riparo, senza indicare l'origine o l'entità dell'attacco. Gli Stati Uniti hanno cinque basi militari nel Paese. I media iraniani avevano riferito in precedenza di tre esplosioni a est di Bandar Abbas, principale porto iraniano nel Golfo Persico, nelle prime ore di giovedì.

La guerra è cominciata il 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran. In risposta Teheran ha di fatto chiuso lo stretto di Hormuz, da cui prima del conflitto transitava circa un quinto del petrolio consumato nel mondo, facendo oscillare i mercati finanziari. Le forze iraniane hanno esploso colpi di avvertimento contro quattro navi che tentavano di attraversare lo stretto, ha riferito giovedì la televisione di Stato, senza fornire dettagli sul tipo di imbarcazioni né sulla loro nazionalità. Dall'inizio della guerra i morti tra le forze statunitensi sono stati 13.

Il presidente Trump, in una riunione di gabinetto mercoledì, ha detto che non accetterà un accordo "scadente" e ha minacciato nuovi attacchi, ribadendo di avere il massimo potere negoziale e di non sentirsi sotto pressione. Le sue parole contrastavano con le dichiarazioni di funzionari dell'amministrazione che nel fine settimana avevano descritto un'intesa "al 95 per cento". "Lo facciamo da qualche mese. Il Vietnam è durato 19 anni, la Corea otto, l'Afghanistan molti anni", ha detto. L'Iran, ha aggiunto, "negozia sui fumi" e ha sbagliato a pensare di poterlo logorare in vista delle elezioni di metà mandato. "Non m'importa delle elezioni di metà mandato", ha dichiarato.

Trump ha detto di ritenere che l'Iran stia "cominciando a darci le cose che deve darci" e che, in caso contrario, il segretario alla Difesa Pete Hegseth "li finirà". Ha anche aumentato la pressione sugli alleati arabi del Golfo, sostenendo che potrebbe rifiutare un accordo con l'Iran se Arabia Saudita, Qatar e Kuwait non aderiranno agli Accordi di Abramo, l'intesa raggiunta nel suo primo mandato per normalizzare i rapporti tra Israele e alcuni avversari della regione.

Il presidente ha rivolto una minaccia esplicita all'Oman, alleato degli Stati Uniti, perché non concluda con l'Iran un'intesa per condividere il controllo dello stretto di Hormuz. "L'Oman si comporterà come tutti gli altri, oppure dovremo farli saltare in aria", ha detto, salvo aggiungere poco dopo che non credeva si sarebbe arrivati a tanto e che "andrà tutto bene". "Lo stretto sarà aperto a tutti. Nessuno lo controllerà. Lo sorveglieremo noi", ha affermato.

Il Dipartimento del Tesoro ha aggiunto mercoledì alla lista delle sanzioni l'Autorità iraniana dello stretto del Golfo Persico, l'organismo che Teheran ha creato la scorsa settimana per gestire il passaggio nello stretto e riscuotere pedaggi dalle navi. Il Tesoro ha descritto l'autorità come un tentativo di estorsione e ha avvertito che chiunque collabori con essa rischia di violare le sanzioni.

Le trattative tra Iran e Stati Uniti restano laboriose. L'Iran ha affermato di stare definendo un accordo quadro in 14 punti che dà priorità alla fine della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano, ma la Casa Bianca ha definito quel progetto "una totale invenzione". Secondo la televisione iraniana, l'intesa in discussione prevede l'impegno americano a togliere il blocco ai porti iraniani in cambio della ripresa del traffico commerciale nello stretto. Teheran chiede inoltre lo sblocco di 24 miliardi di dollari di beni congelati all'estero, con la metà disponibile già all'annuncio del protocollo. Resta aperto il nodo nucleare: gli Stati Uniti chiedono la distruzione dello stock di uranio altamente arricchito, mentre l'Iran nega di voler costruire la bomba atomica. "La diplomazia è sempre la prima opzione", ha detto il segretario di Stato Marco Rubio.

I nuovi scontri hanno fatto salire il prezzo del petrolio e scendere le Borse. Il barile di Brent, riferimento internazionale, è cresciuto di quasi il 4 per cento attorno ai 96 dollari, mentre il West Texas Intermediate, riferimento statunitense, è salito del 4 per cento a circa 92 dollari. Le Borse asiatiche hanno registrato cali generalizzati, con Seul in flessione di quasi il 5 per cento. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina è di 4,46 dollari al gallone ed è aumentato del 50 per cento dall'inizio della guerra.

La tensione resta alta anche in Libano, dove i combattimenti continuano nonostante un cessate il fuoco in vigore dal 17 aprile. L'esercito israeliano ha annunciato giovedì di aver colpito obiettivi del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah a Tyr, nel sud del Paese, dopo aver dichiarato "zona di combattimento" tutto il territorio a sud del fiume Zahrani, a una quarantina di chilometri dal confine. Israele ha riferito di aver colpito oltre 150 obiettivi legati a Hezbollah nell'arco di un giorno. L'Iran vuole che qualsiasi accordo copra anche il Libano, il che complica gli sforzi diplomatici.

La guerra resta profondamente impopolare negli Stati Uniti. Un sondaggio del Washington Post, ABC News e Ipsos ha rilevato livelli di approvazione bassi quanto quelli toccati nei momenti di maggiore mortalità delle guerre in Vietnam e in Iraq, mentre il gradimento complessivo del presidente è ai minimi del suo secondo mandato, soprattutto per la gestione dell'economia.

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Gaza, miliardi annunciati ma la ricostruzione resta bloccata


Fondi mai arrivati sul campo: nessun cantiere aperto nella Striscia devastata dalla guerra

A quattro mesi dall’annuncio del fondo internazionale destinato alla ricostruzione della Striscia di Gaza, gli aiuti promessi dalla comunità internazionale risultano ancora fermi e nessun programma strutturato di ricostruzione sarebbe stato avviato sul territorio. È quanto emerge da un rapporto pubblicato dal Financial Times, secondo cui i finanziamenti destinati alla fase post-bellica non avrebbero ancora raggiunto concretamente la popolazione civile né le infrastrutture devastate dal conflitto.

Secondo il quotidiano britannico, il fondo coordinato dalla Banca Mondiale e istituito nell’ambito dell’iniziativa denominata “Board of Peace”, promossa durante la presidenza di Donald Trump, non avrebbe ricevuto donazioni operative nonostante gli impegni annunciati nei mesi scorsi da diversi Paesi e organismi internazionali.

Il rapporto riferisce che, a oggi, nessun contratto per opere di ricostruzione sarebbe stato assegnato e nessun cantiere sarebbe stato aperto nella Striscia. La situazione riguarda una vasta gamma di interventi considerati prioritari, tra cui il ripristino delle reti idriche ed elettriche, la ricostruzione di abitazioni, ospedali, scuole e infrastrutture pubbliche gravemente danneggiate durante le operazioni militari.

Secondo le informazioni riportate dal Financial Times, gli Stati membri coinvolti nel programma avrebbero promesso circa 7 miliardi di dollari complessivi, mentre ulteriori 10 miliardi sarebbero stati annunciati dall’amministrazione Trump come parte del sostegno internazionale alla fase post-bellica. Tuttavia, tali somme non si sarebbero ancora tradotte in finanziamenti effettivamente disponibili sul campo.

Tra i progetti citati dal quotidiano figura anche un programma da 100 milioni di dollari promosso dagli Emirati Arabi Uniti per la formazione di una forza di polizia locale a Gaza. Secondo il rapporto, anche questa iniziativa sarebbe attualmente sospesa e priva di attuazione operativa.

Il contributo del Marocco, sarebbe invece destinato prevalentemente al finanziamento di uffici amministrativi e stipendi, senza un coinvolgimento diretto nei lavori di ricostruzione delle aree distrutte della Striscia.

Nel frattempo, la situazione umanitaria a Gaza continua a peggiorare. Organizzazioni internazionali e agenzie umanitarie denunciano da mesi condizioni estremamente critiche per la popolazione civile, segnata dalla distruzione diffusa degli edifici residenziali, dalla carenza di beni essenziali e dagli spostamenti forzati interni di centinaia di migliaia di persone.

Il rapporto del Financial Times evidenzia inoltre come, nonostante gli annunci politici e le promesse economiche formulate nel corso dei vertici internazionali, la macchina della ricostruzione rimanga sostanzialmente paralizzata. Al momento, conclude il quotidiano, nessun dollaro statunitense sarebbe stato impiegato direttamente per la ricostruzione materiale della Striscia di Gaza.

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La commedia della politica è solo all’inizio


Banca d’Italia potrebbe costringere Rasero a lasciare il municipio in anticipo. E intanto Fratelli d’Italia (sempre a favore del doppio ruolo per il sindaco-banchiere) piazza un uomo nel consiglio d’indirizzo della Fondazione
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Qualcuno pensava che, ricalcando le celebri parole evangeliche di Giovanni, ad Asti tutto fosse ormai compiuto sotto il cielo della politica e della finanza. La realtà ci dice che non è affatto così. L’ascesa alla presidenza della Banca di Asti da parte di Maurizio Rasero non rappresenta il sipario che cala sulla scena, bensì il primo atto di una commedia ancora tutta da scrivere.

In questi giorni frenetici, il neo-eletto al vertice dell’istituto di credito non ha perso tempo: ha incontrato i sindacati, ha dialogato con le fondazioni piemontesi, ha ascoltato industriali, commercianti e artigiani. Soprattutto, ha fatto le valigie per Roma, dove ha avuto un faccia a faccia con i piani alti di Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia.

Nel frattempo, l’ultimo consiglio d’amministrazione della banca astigiana ha portato avanti la cosiddetta procedura Fit & Proper, quell’austero protocollo europeo recepito dalle nostre autorità che serve a valutare le competenze, la rettitudine morale e l’onorabilità di chi siede nelle stanze dei bottoni.

Superato il primo vaglio da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, che ha formalizzato le designazioni, si è passati alla fase dell’autocertificazione, in cui i diretti interessati devono mettere nero su bianco di possedere tutti i requisiti necessari.

Un uomo, due poltrone

Il vero scoglio ha la forma di due poltrone decisamente ingombranti, occupate contemporaneamente dallo stesso uomo: quella di primo cittadino e quella di numero uno della banca. Un doppio ruolo che è rimbalzato fino in Parlamento, dove alcuni membri delle opposizioni hanno depositato un’interrogazione e una richiesta di informativa urgente rivolta al ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.

L’obiettivo è spingere il titolare del ministero a riferire su quelle che i firmatari non esitano a definire come pesanti anomalie capaci di scuotere le fondamenta della Fondazione CrAsti e l’intera governance dell’istituto di credito.

Messo alle strette dal fuoco incrociato, Rasero potrebbe trovarsi costretto a compiere un passo indietro da uno dei due prestigiosi incarichi. Quale scegliere? Se guardiamo al portafoglio, la differenza è minima: lo stipendio da sindaco si aggira sui 125 mila euro lordi all’anno, mentre quello da presidente d’istituto tocca i 130 mila, bonus esclusi. A fare la vera differenza è il fattore tempo: l’esperienza da inquilino del municipio scadrà la prossima primavera, mentre il mandato nel mondo del credito è appena all’inizio.

La decisione, insomma, appare quasi scontata. Meno scontati sono i tempi della vigilanza bancaria, che si muove secondo i propri ritmi felpati e che, con ogni probabilità, chiederà chiarimenti formali. Questo balletto burocratico potrebbe far slittare qualsiasi verdetto definitivo almeno fino alla fine dell’anno, aprendo la strada a diversi scenari amministrativi.

La legge parla chiaro: un Comune viene commissariato solo se la guida della giunta decade prima dell’ultimo anno di mandato, un’ipotesi che ad Asti è ormai scongiurata. Diventa quindi remota la prospettiva di un voto anticipato causato da dimissioni immediate. È assai più realistico ipotizzare che si arriverà alla naturale scadenza della consiliatura, con Rasero saldamente ancorato alla guida della banca e la vicesindaca Stefania Morra promossa a reggente del municipio fino alle elezioni primaverili.

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Primo sondaggio: il centrodestra resiste

Ma cosa accadrà quando si apriranno le urne? A svelare gli umori della città ci pensa un sondaggio Winpoll, condotto a inizio maggio su un campione di 900 persone. I dati, non ancora resi pubblici ma visionati in anteprima da L’Unica, mostrano un centrodestra ancora saldamente in vantaggio con il 53 per cento delle preferenze, grazie a una coalizione trainata dalle liste civiche raseriane e completata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.

Proprio in questo perimetro si giocherà la partita per il nuovo sindaco. I membri di Forza Italia, che non hanno difeso l’elezione bancaria di Rasero con particolare foga, sembrano guardare con maggiore interesse alla fascia tricolore di Alessandria piuttosto che a quella astigiana.

Sul fronte civico, i riflettori sono puntati su Andrea Fea, stimato commercialista molto vicino all’ex sindaco, anche se i pretendenti non mancano. La Lega, rimasta sorniona e defilata durante i recenti scossoni, potrebbe calare l’asso con Andrea Giaccone, attuale deputato che potrebbe decidere di non ricandidarsi a Roma per tentare l’avventura locale.

I Fratelli d’Italia, che hanno sostenuto l’operazione bancaria fin dal primo momento, escono decisamente rafforzati. Il deputato Marcello Coppo ha ribadito che avere un sindaco al vertice dell’istituto di credito rappresenta una garanzia assoluta per lo sviluppo locale. Un appoggio ha già fruttato un dividendo politico: l’ingresso nel consiglio d’indirizzo della Fondazione CrAsti, come membro cooptato, di Pier Cesare Mora, professionista della comunicazione e addetto stampa in Regione dell’assessore Federico Riboldi. Con queste premesse, salgono le quotazioni di Renato Berzano, consigliere comunale con un passato da assessore al bilancio nella prima giunta Rasero, transitato da poco tra le fila del partito di Giorgia Meloni.

Lo scenario con il centrosinistra vincente

Se invece le urne dovessero premiare il centrosinistra, lo scenario cambierebbe radicalmente. Michele Miravalle resta l’uomo di punta per guidare la coalizione progressista, ma in caso di vittoria si troverebbe a governare con le armi parzialmente spuntate.

Il prossimo 21 giugno si voterà infatti per la presidenza della Provincia, carica lasciata libera dallo stesso Rasero a fine aprile. Poiché la legge Delrio prevede che per l’ente provinciale esprimano il voto solo i consiglieri e i sindaci, con un meccanismo ponderato in cui il peso elettorale del capoluogo schiaccia quello dei piccoli centri – il voto di Asti vale 1.060 contro il misero 29 di un micro-comune – chi comanda in città ipoteca anche la Provincia.

I candidati alla successione sono due esponenti di centrodestra: il leghista Simone Nosenzo, sindaco di Nizza Monferrato, e Davide Migliasso, sindaco di San Damiano e vicino ai meloniani.

Un eventuale sindaco targato Partito Democratico si troverebbe quindi a dover coabitare con un presidente provinciale di segno opposto. Lo scacchiere del potere locale si arricchisce di un ulteriore dettaglio: nella riunione del consiglio d’indirizzo della Fondazione CrAsti dello scorso 21 maggio, l’organismo ha deliberato di prolungare il proprio mandato – e di conseguenza quello del presidente Livio Negro – dal 2028 al 2030.

Una mossa che ha fatto saltare sulla sedia le minoranze, ma che è pienamente legittimata da un accordo firmato lo scorso anno tra il Ministero dell’Economia e l’ente stesso, passato allora quasi inosservato. Con la Provincia e la Fondazione saldamente nelle mani del centrodestra, a un’eventuale giunta di sinistra resterebbero, oltre alla gestione ordinaria della città, le nomine nelle società partecipate come ASP (trasporto pubblico, acqua, cimiteri e raccolta rifiuti) e GAIA (smaltimento rifiuti e discarica).

Alla luce di tutto questo attivismo politico e finanziario, il dubbio è evidente: assisteremo a una più democratica e bilanciata distribuzione delle sfere d’influenza cittadine o saremo di fronte alla definitiva blindatura del vecchio sistema di potere? La risposta, prima ancora dei posteri, la daranno i prossimi verdetti elettorali.

Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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Com’è difficile far ridere a Genova


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In una città come Genova, dove il mugugno è un tratto identitario e la vita notturna è spesso percepita come statica, portare una forma d’arte giovane e dirompente come la stand-up comedy è una scommessa ambiziosa. Ad accoglierla è stato un collettivo di giovani under 40 del territorio genovese (e non solo), Li Evito Male, che da quattro anni hanno colonizzato la scena cittadina, uno spettacolo – anzi un open mic, un microfono aperto – alla volta.

Noemi Sanfilippo, membro del consiglio direttivo del collettivo Li Evito Male, ha raccontato a L’Unica come questa realtà stia provando a scardinare i ritmi di una città complessa. «È stata una sfida fin dall’inizio», ha spiegato Sanfilippo, sottolineando le difficoltà logistiche dell’impresa. «Genova è una città difficile in cui fare esibizioni all’aperto, anche d’estate... Un po’ di mugugno e di problemi a organizzare ci sono, i permessi costano molto e quindi poi non diventa sostenibile». Eppure, l’esigenza di portare qualcosa di diverso era troppo forte per essere frenata.

Le origini

Tutto è nato dalla necessità di colmare un vuoto. Come ha raccontato Sanfilippo, «il progetto è nato dall’incontro tra Francesco Solari e Jimmy Alpaca [nome d’arte di Dimitri La Rosa, ndr] che si sono conosciuti a un corso e si sono trovati a non avere tanti posti in cui andare a provare i pezzi perché a Genova ce n’erano pochi». Da qui, l’idea di creare uno spazio proprio per dare voce a una nuova generazione. «Hanno detto: potremmo cominciare a organizzare noi così da avere un po’ più di spazio e dare spazio anche ad altri emergenti per provare, fare schifo eventualmente e migliorare, sperimentare».
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Il primo appuntamento ufficiale risale al marzo del 2022, e da allora il collettivo è cresciuto, accogliendo nuovi membri e strutturandosi. Oggi il direttivo è composto da Noemi Sanfilippo, Andrea Bruzzone e Francesco Solari, con il supporto operativo costante di Jimmy Alpaca. Ma tra i nomi dei comici che tutte le settimane si esibiscono ci sono moltissimi altri artisti, tra i veterani (Carlo Poggi, Lorenzo Bozzi, Roberto Gentile, Chiara Benzi, Matteo Dagnino, Marina Talamonti) e chi è alle prime armi.

Il successo a teatro e il bando regionale

Uno dei momenti di svolta è stato il recente approdo nei grandi spazi cittadini, reso possibile dalla vittoria di un bando della Regione Liguria. «Il 13 marzo scorso abbiamo fatto la nostra prima data ufficiale a teatro nell’ambito del progetto “Stand-up di periferia” che abbiamo realizzato dopo aver vinto il bando di Regione». Il risultato è stato sorprendente per la scena locale: «Siamo andati sold out. Abbiamo portato 450 persone in sala ed è stato davvero molto emozionante, anche perché noi in questi anni abbiamo cercato di costruire una piccola comunità».

Questo progetto non si è limitato agli spettacoli, ma ha puntato dritto sulla formazione gratuita per i giovani. «Abbiamo organizzato da una parte degli eventi grandi e poi degli open mic dedicati ai ragazzi che si sono iscritti ai corsi di scrittura con noi. Abbiamo attivato anche tre giorni di workshop con professionisti come Paul Genovese (Paolo Guria), Pietro Casella e Serena Bongiovanni». L’obiettivo era abbattere le barriere economiche che spesso ostacolano chi vuole avvicinarsi all’arte. «Tanti di noi hanno speso tanti soldi per formarsi, volevamo dare una possibilità ai giovani di fare un percorso formativo di qualità gratuitamente».

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Un’arte democratica

In un contesto economico difficile, Li Evito Male ha fatto una scelta di campo precisa: mantenere l’accessibilità totale. «Ci sono poche cose in città per i giovani e quasi niente è gratuito», ha osservato Sanfilippo. «E siccome il tempo non è dei migliori crediamo che sia importante che invece l’arte riesca a essere in qualche modo accessibile». La filosofia del collettivo è quella di creare un ambiente dove il pubblico non debba fare sacrifici per partecipare. «Ci piace l’idea che alle nostre serate uno possa venire senza per forza dover rinunciare a qualcosa. Venire lì, godersi una bella serata spensierata tra amici, farsi due risate e via così. Vedere che si cresce insieme, sia sul palco che fuori dal palco, è proprio bello. Abbiamo la nostra fanbase che ci segue sempre, i nostri affezionati».

Oltre il mugugno

Portare un linguaggio nuovo come quello della stand-up a Genova ha richiesto tempo e pazienza. «All’inizio era difficile perché non c’era proprio tanto la cultura del linguaggio della stand-up in città e il pubblico si è dovuto abituare anche al ritmo della serata». Gli open mic, per loro natura imprevedibili, sono stati la palestra per questo processo. «C’è un po’ di tutto: la persona che prova per la prima volta o una persona che sono cent’anni che lo fa. Ma magari poi c’è quello di media esperienza, come posso essere io, che prova il pezzo scritto dieci minuti prima e comunque non va».

Nonostante i momenti difficili, oggi il collettivo gestisce circa dieci serate al mese, espandendosi in tutta la Liguria, da Sanremo ad Albenga.
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Genova sulla mappa della comicità nazionale

Il lavoro del collettivo ha iniziato ad attirare l’attenzione di grandi nomi e di comici da tutta Italia. Noemi racconta con orgoglio che «ci sono tante richieste da parte di artisti che vogliono venire a provare da tutta Italia, anche da Roma, persino dalla Sardegna e – ha aggiunto, citando il collega Solari – finalmente Genova è sulla mappa». Sul palco de Li Evito Male sono passati sia big come Antonio Ornano, sia comici emergenti, in un mix che è diventato il marchio di fabbrica del gruppo. «Ci piace proporre e dare spazio anche a comici emergenti, il nostro format solitamente è dare spazio a tre comici emergenti affiancati da tre professionisti».

Le ambizioni del collettivo non si fermano qui. Nell’autunno del 2025 è stato lanciato il canale YouTube ufficiale per dare visibilità digitale ai comici. «L’idea è sempre quella: dare spazio a tutti, liberamente e gratuitamente. Abbiamo fatto questo investimento e per il momento sta andando bene».

Li Evito Male
Li Evito Male è la stand-up che nasce dal basso: dal 2022 portiamo serate a Genova e in giro per l’Italia, dando palco ai comici emergenti. Il nostro simbolo è il palombaro: si parte dal fondo e si risale in scena, in una Genova che ribolle. 🪸✨ 📍 Iscriviti al canale per non perderti i nostri nuovi video 🎤 Sei un* comic* e vuoi esibirti? Scrivi a: lievitomale21@gmail.com
YouTube


E per l’estate 2026? «L’idea è quella di riproporre un piccolo tour per l’Italia, come già avevamo fatto nell’estate del 2025: a metà luglio partiremo», ha annunciato Sanfilippo, ricordando con ironia l’esperienza dell’anno scorso tra Emilia-Romagna e Marche. «È stato super divertente, a tratti tragicomico, ma è stata un’esperienza importante per il gruppo».

L’invito è chiaramente quello a rimanere sintonizzati. «Dal futuro de Li Evito Male bisogna aspettarsi tante belle novità». Quel che è certo è che l’impegno messo in campo sta dando i suoi frutti. «Ci teniamo tantissimo all’aspetto relazionale. La gratificazione più grande? Vedere che l’impegno e il buon cuore che ci mettiamo venga riconosciuto».

Per restare informati sui prossimi eventi di Li Evito Male potete consultare le pagine Instagram o Facebook del collettivo.

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La rassegna stampa di giovedì 28 maggio 2026


Gli Stati Uniti colpiscono di nuovo l'Iran mentre Trump dice di non avere fretta sull'accordo, in Texas Paxton travolge Cornyn rafforzando la presa del presidente sul partito e il dipartimento di Giustizia indaga sull'accusatrice Carroll

Questa è la rassegna stampa di giovedì 28 maggio 2026

Gli Stati Uniti colpiscono di nuovo l'Iran vicino allo Stretto di Hormuz


Le forze statunitensi hanno abbattuto quattro droni iraniani diretti verso una nave commerciale nello Stretto di Hormuz e hanno colpito una stazione di controllo a terra a Bandar Abbas, nel secondo scontro in 48 ore mentre Washington e Teheran negoziano la fine della guerra. Il presidente Trump ha detto di non avere fretta di chiudere un accordo e di non sentirsi sotto pressione politica o economica, accusando l'Iran di voler temporeggiare in vista delle elezioni di metà mandato. Sono state imposte nuove sanzioni per impedire a Teheran di trarre profitto dal transito delle navi nello Stretto.

Fonti: Axios, BBC, Bloomberg

In Texas Ken Paxton travolge Cornyn nelle primarie repubblicane per il Senato


Il procuratore generale del Texas Ken Paxton, sostenuto da Donald Trump, ha sconfitto di circa 28 punti il senatore uscente John Cornyn nel ballottaggio delle primarie repubblicane, un risultato storicamente negativo per un parlamentare in carica. La vittoria conferma la presa di Trump sul partito e prepara una sfida di novembre contro il democratico James Talarico, che ha riacceso le speranze dei democratici in Texas. I leader repubblicani al Senato si sono affrettati a ricucire i rapporti con Paxton, consapevoli dei costi elevati della corsa.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, Axios

Il dipartimento di Giustizia apre un'indagine penale su E. Jean Carroll, l'accusatrice di Trump


Il dipartimento di Giustizia ha aperto un'inchiesta penale su E. Jean Carroll, la scrittrice che aveva accusato il presidente di violenza sessuale e ottenuto ragione in un processo civile, per stabilire se abbia mentito sotto giuramento in una deposizione del 2022. Secondo i media, gli inquirenti esaminano le sue dichiarazioni sul sostegno finanziario ricevuto per le cause legali. L'iniziativa rientra in una più ampia campagna del dipartimento contro i bersagli considerati nemici dal presidente.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, The Guardian

Il governatore Newsom vuole tassare al 100% i fondi del programma da 1,8 miliardi di dollari di Trump


Il governatore della California Gavin Newsom punta a vanificare il fondo da 1,8 miliardi di dollari istituito dal dipartimento di Giustizia per risarcire i presunti bersagli della strumentalizzazione giudiziaria, imponendo una tassa del 100% su ogni somma ricevuta dai residenti dello Stato. Non è chiaro chi rientri tra i beneficiari del fondo, che secondo i critici potrebbe finanziare anche i rivoltosi del 6 gennaio. La mossa segna un nuovo fronte di scontro tra la California e l'Amministrazione federale.

Fonti: The Guardian, Bloomberg

Jill Biden: durante il dibattito del 2024 pensai che il marito stesse avendo un ictus


In un'intervista alla CBS in onda domenica, l'ex first lady Jill Biden ha raccontato di essere stata spaventata dalla performance di Joe Biden nel dibattito del 2024 contro Donald Trump, al punto da temere che il marito stesse avendo un ictus. "Non avevo mai visto Joe così, né prima né dopo", ha dichiarato. Le parole riportano l'attenzione sulle condizioni di salute dell'ex presidente nella fase finale di quella campagna.

Fonti: BBC, New York Times, The Guardian

Washington, sale a due morti e nove dispersi il bilancio del crollo di un serbatoio industriale


Il bilancio del cedimento di un serbatoio in una cartiera di Longview, nello Stato di Washington, è salito a due morti e nove dispersi dati per deceduti, dopo che una delle persone ricoverate è morta in ospedale. Le autorità hanno detto che non c'è più speranza di trovare altri sopravvissuti. Secondo il governatore potrebbe trattarsi del più grave incidente industriale nella storia dello Stato.

Fonti: Wall Street Journal, BBC, The Guardian

Un tribunale ordina al capo delle dogane di riferire sul rimborso dei dazi dichiarati illegali


La Corte del commercio internazionale ha convocato a sorpresa il responsabile delle dogane statunitensi per chiarire come l'Amministrazione intenda restituire i 166 miliardi di dollari incassati con dazi giudicati illegali. La richiesta segnala una nuova preoccupazione dei giudici sui ritardi nei rimborsi. È l'ultimo capitolo del contenzioso sulle tariffe commerciali imposte dalla Casa Bianca.

Fonti: New York Times

I titoli dei semiconduttori verso i maggiori guadagni dall'era delle dot-com grazie all'intelligenza artificiale


L'indice Philadelphia Semiconductor è avviato a chiudere il 2026 con un rialzo del 75%, trainato dalla corsa agli investimenti delle grandi aziende tecnologiche nei data center per l'intelligenza artificiale. Sarebbe il miglior risultato dai tempi della bolla delle dot-com. Parallelamente i colossi del settore stanno ampliando gli investimenti nella filiera dei chip in Asia per far fronte all'esplosione della domanda di capacità di calcolo.

Fonti: Financial Times, Semafor

L'FBI arresta un ex funzionario della CIA: in casa 40 milioni di dollari in lingotti d'oro


L'FBI ha arrestato un ex alto funzionario con autorizzazione di sicurezza di massimo livello, David Rush, trovando nella sua abitazione in Virginia circa 40 milioni di dollari in lingotti d'oro, 2 milioni in contanti e decine di orologi di lusso. Secondo gli atti giudiziari l'uomo avrebbe anche finto di essere stato un pilota della Marina. Le accuse e l'origine del patrimonio sono al centro dell'inchiesta.

Fonti: New York Times, BBC, Fox News

Un ingegnere di Google accusato di insider trading sulla piattaforma Polymarket


I procuratori federali hanno incriminato un ingegnere informatico di Google per aver usato informazioni riservate dell'azienda per scommettere sulla piattaforma di previsioni Polymarket, accumulando oltre 1,2 milioni di dollari. Secondo l'accusa avrebbe puntato, sotto lo pseudonimo "AlphaRaccoon", su quali sarebbero state le persone più cercate online nel 2025. È uno dei primi casi di applicazione delle norme sull'insider trading ai mercati predittivi.

Fonti: Financial Times, Wall Street Journal, BBC

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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La NASA sta preparando la costruzione di una base lunare


Prima invierà i droni per mapparne ogni centimetro.
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In breve:


La NASA sta preparando le prime attività di una futura base lunare: vuole mandare sulla Luna dei droni — il programma si chiama "MoonFall." Arriveranno prima di Artemis IV, missione con astronauti prevista non prima del 2028. I droni mapperanno il terreno con una precisione al centimetro (le foto attuali hanno una precisione al metro). Cercheranno ghiaccio d’acqua nelle zone in ombra vicino ai poli e analizzeranno possibili siti di atterraggio. A fine missione potranno restare sul posto come punti di riferimento o primi nodi di comunicazione.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

NASA takes steps toward building Moon Base, including discussing a “perimeter”
We also obviously want to be very mindful of the Outer Space Treaty.”
Ars TechnicaEric Berger

Riassunto completo:


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XREAL presenta a01, la versione più economica dei suoi smart glasses con display


299 dollari, a luglio, per ora negli Stati Uniti.
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In breve:


XREAL ha presentato a01, smart glasses con display pensati per abbassare il prezzo d’ingresso della gamma. Costano 299 dollari negli Stati Uniti, contro i 449 dollari degli XREAL 1S, e arrivano a luglio. Non sono autonomi: si collegano a smartphone, console portatili o altri dispositivi e mostrano davanti agli occhi uno schermo virtuale. Hanno display HDR10 da 1.600 nit, oscuramento elettrocromatico, peso di 62 grammi e montatura frontale intercambiabile. Il limite principale è il campo visivo da 50 gradi, più stretto rispetto ai modelli superiori.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

XREAL launches much more affordable ‘a01’ AR glasses, coming soon to the US for $299
XREAL is spinning off a sub-brand, “XBX,” which will launch more affordable AR glasses starting with the $299 a01, coming…
9to5GoogleBen Schoon

Riassunto completo:


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Drew Houston lascerà la carica di CEO di Dropbox dopo 19 anni


Lancerà un suo progetto AI.
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In breve:


Drew Houston lascerà la guida operativa di Dropbox dopo 19 anni, una delle startup più notevolevi uscite da Y Combinator. Per una fase sarà co-CEO insieme ad Ashraf Alkarmi, oggi responsabile prodotto, che poi diventerà unico amministratore delegato. Houston resterà presidente esecutivo e vuole avviare un nuovo progetto legato all’IA. Dropbox ha oltre 18 milioni di utenti paganti, ma la crescita si è quasi fermata: nel 2025 i ricavi sono leggermente calati e la società vale poco più di 6 miliardi di dollari, circa metà del valore al debutto in Borsa del 2018. Dropbox punta su una nuova funzione AI di nome "Dash" per cercare e organizzare file e contenuti sparsi tra più app — secondo gli analisti potrebbe riportare in alto l'azienda.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Dropbox CEO Drew Houston to step down after 19 years at helm of cloud storage pioneer
Dropbox CEO Drew Houston, who started the cloud storage company when he was 24, plans to step down and assume the role of executive chairman.
CNBCJonathan Vanian

Riassunto completo:


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La base lunare della NASA, gli smart glasses di XREAL, il CEO di Dropbox abbandona


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon giovedì,
oggi parleremo di un nuovo importante passo nella corsa alla Luna; vedremo i nuovi smart glasses con display di XREAL; parleremo del CEO di Dropbox che abbandona dopo diciannove anni; e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Le news di oggi, selezionate a mano.

La NASA sta preparando la costruzione di una base lunare


Spazio
La NASA sta preparando le prime attività di una futura base lunare: vuole mandare sulla Luna dei droni — il programma si chiama "MoonFall." Arriveranno prima di Artemis IV, missione con astronauti prevista non prima del 2028. I droni mapperanno il terreno con una precisione al centimetro (le foto attuali hanno una precisione di un metro). Cercheranno ghiaccio d’acqua nelle zone in ombra vicino ai poli e analizzeranno possibili siti di atterraggio. A fine missione potranno restare sul posto come punti di riferimento o primi nodi di comunicazione.
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Fonte: Ars Technica
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XREAL presenta a01, la versione più economica dei suoi smart glasses con display


Tecnologia
XREAL ha presentato a01, smart glasses con display pensati per abbassare il prezzo d’ingresso della gamma. Costano 299 dollari negli Stati Uniti, contro i 449 dollari degli XREAL 1S, e arrivano a luglio. Non sono autonomi: si collegano a smartphone, console portatili o altri dispositivi e mostrano davanti agli occhi uno schermo virtuale. Hanno display HDR10 da 1.600 nit, oscuramento elettrocromatico, peso di 62 grammi e montatura frontale intercambiabile. Il limite principale è il campo visivo da 50 gradi, più stretto rispetto ai modelli superiori.
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Fonte: 9to5Google
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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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Drew Houston lascerà la carica di CEO di Dropbox dopo 19 anni


Big tech
Drew Houston lascerà la guida operativa di Dropbox dopo 19 anni, una delle startup più notevolevi uscite da Y Combinator. Per una fase sarà co-CEO insieme ad Ashraf Alkarmi, oggi responsabile prodotto, che poi diventerà unico amministratore delegato. Houston resterà presidente esecutivo e vuole avviare un nuovo progetto legato all’IA. Dropbox ha oltre 18 milioni di utenti paganti, ma la crescita si è quasi fermata: nel 2025 i ricavi sono leggermente calati e la società vale poco più di 6 miliardi di dollari, circa metà del valore al debutto in Borsa del 2018. Dropbox punta su una nuova funzione AI di nome "Dash" per cercare e organizzare file e contenuti sparsi tra più app — secondo gli analisti potrebbe riportare in alto l'azienda.
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Fonte: CNBC
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American Airlines sceglie Starlink per la Wi-Fi a bordo


Spazio
American Airlines installerà Starlink su oltre 500 aerei a corridoio singolo, usati soprattutto su tratte domestiche e regionali. L’installazione partirà all’inizio del prossimo anno e riguarderà modelli come l’A321neo. La compagnia ha scelto il servizio satellitare di SpaceX dopo avere valutato anche Amazon Leo. Per ora gli aerei Boeing resteranno su Viasat e Panasonic. American offre già Wi-Fi gratuito agli iscritti al programma fedeltà, come fanno altri grandi vettori USA. United, Southwest e Alaska hanno già scelto SpaceX, mentre Delta userà Amazon Leo dal 2028.
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Fonte: CNBC
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Gli Stati Uniti stanno valutando di affidare plutonio militare alle startup di energia nucleare


Politica
Gli Stati Uniti stanno valutando di usare plutonio militare in eccesso come combustibile per reattori civili. Il Dipartimento dell’Energia statunitense sta trattando con cinque aziende per recuperare parte del materiale accumulato dopo lo smantellamento di vecchie testate nucleari. L’obiettivo è compensare la carenza di combustibile all’uranio per nuovi impianti. I sostenitori dell'idea la descrivono come una soluzione temporanea; i critici avvertono che il plutonio può essere usato anche per armi nucleari, richiede controlli molto rigidi e in passato programmi simili hanno avuto costi alti e forti ritardi.
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Fonte: The New York Times
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In lingua inglese.

Come SpaceX è strutturata per favorire Elon Musk


nytimes.com (eng)

Sundar Pichai sull'IA, il futuro della ricerca e cosa sta succedendo al web


theverge.com (eng)

L'IA sta facendo qualcosa di strano alla scienza


apiad.net (eng)

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La roadmap di Google Health presenta fix e migliorie dopo le proteste degli utenti Fitbit


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L'iPhone pieghevole starebbe affrontando problemi di produzione di massa


macrumors.com (eng)

Le icone di Google Workspace hanno appena ricevuto un trattamento "AI gradient"


fastcompany.com (eng)

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Bluedot


Questa startup è nel programma "Google for Startups" e non è il solito AI note taker perché permette di registrare appunti dalle call anche senza bot oppure dal vivo tramite smartphone o smart watch. Ovviamente è integrato con piattaforme come Notion e carica in automatico gli appunti rielaborati.

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XREAL presenta a01, la versione più economica dei suoi smart glasses con display


In breve:


XREAL ha presentato a01, smart glasses con display pensati per abbassare il prezzo d’ingresso della gamma. Costano 299 dollari negli Stati Uniti, contro i 449 dollari degli XREAL 1S, e arrivano a luglio. Non sono autonomi: si collegano a smartphone, console portatili o altri dispositivi e mostrano davanti agli occhi uno schermo virtuale. Hanno display HDR10 da 1.600 nit, oscuramento elettrocromatico, peso di 62 grammi e montatura frontale intercambiabile. Il limite principale è il campo visivo da 50 gradi, più stretto rispetto ai modelli superiori.

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XREAL launches much more affordable ‘a01’ AR glasses, coming soon to the US for $299
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American Airlines sceglie Starlink per la Wi-Fi a bordo


Su oltre 500 aerei.
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In breve:


American Airlines installerà Starlink su oltre 500 aerei a corridoio singolo, usati soprattutto su tratte domestiche e regionali. L’installazione partirà all’inizio del prossimo anno e riguarderà modelli come l’A321neo. La compagnia ha scelto il servizio satellitare di SpaceX dopo avere valutato anche Amazon Leo. Per ora gli aerei Boeing resteranno su Viasat e Panasonic. American offre già Wi-Fi gratuito agli iscritti al programma fedeltà, come fanno altri grandi vettori USA. United, Southwest e Alaska hanno già scelto SpaceX, mentre Delta userà Amazon Leo dal 2028.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

American Airlines picks SpaceX’s Starlink for in-flight Wi-Fi on more than 500 planes
American Airlines said it will install SpaceX’s Starlink for inflight Wi-Fi on more than 500 of its airplanes.
CNBCLeslie Josephs

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Gli Stati Uniti stanno valutando di affidare plutonio militare alle startup di energia nucleare


Stanno parlando di "soluzione temporanea."

In breve:


Gli Stati Uniti stanno valutando di usare plutonio militare in eccesso come combustibile per reattori civili. Il Dipartimento dell’Energia statunitense sta trattando con cinque aziende per recuperare parte del materiale accumulato dopo lo smantellamento di vecchie testate nucleari. L’obiettivo è compensare la carenza di combustibile all’uranio per nuovi impianti. I sostenitori dell'idea la descrivono come una soluzione temporanea; i critici avvertono che il plutonio può essere usato anche per armi nucleari, richiede controlli molto rigidi e in passato programmi simili hanno avuto costi alti e forti ritardi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The New York Times - U.S. Seeks to Give Weapons-Grade Plutonium to Start-Ups for Fuel

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Sergio Oggiano è il nuovo Campione sardo di pesca in apnea.


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Foto in alto: Edoardo Delrio, Francesco Piras, Sergio Oggiano, Daniele Petrollini, Fabio Pes, tutti qualificati per il prossimo Campionato italiano di pesca in apnea.

Dopo una stagione combattutissima, probabilmente una delle più intense degli ultimi anni, domenica 24 maggio è andato in scena l’atto conclusivo del Campionato Sardo di Pesca in Apnea. Teatro della gara, come da tradizione, è stata Villanova Monteleone, più precisamente il suggestivo campo gara della Speranza.

Un campionato lungo e impegnativo, caratterizzato da condizioni meteo spesso difficili, da un numero record di partecipanti - ben 76 atleti - e da un livello tecnico altissimo che ha reso incerta la classifica fino all’ultima prova.

Questa volta, però, il mare ha deciso di mostrare il suo volto migliore. Le condizioni meteomarine si sono presentate perfette sia fuori che dentro l’acqua: giornata praticamente estiva, mare calmo e una visibilità eccezionale, superiore ai venti metri di profondità.
Sergio Oggiano è il suo carniere.
In palio non c’era soltanto il titolo regionale, ormai conteso esclusivamente tra Sergio Oggiano de La Tana Aggius e Francesco Piras del Corallo Sub Alghero - con quest’ultimo obbligato alla vittoria per sperare nel sorpasso finale - ma anche gli ultimi posti disponibili per il Campionato Italiano. Una qualificazione ancora più ambita considerando che la rassegna tricolore di settembre si disputerà proprio nelle acque di Alghero.

Alle 8:30 i 31 atleti finalisti prendono il via sotto l’attento controllo del Direttore di Gara e presidente della società organizzatrice (Corallo Sub Alghero) , Giuseppe Sotgiu, affiancato dai giudici di gara Luisa Atzori e Massimo Cogotti.

Il campo gara della Speranza si sviluppa quasi interamente verso sud, poiché il tratto alla destra della spiaggia è interdetto dalla presenza della base militare. Dal punto di vista morfologico, il fondale è diviso in due macroaree ben distinte: una zona più bassa, composta da granito e lastre entro i 15-18 metri di profondità, e una seconda zona caratterizzata da grotto, alghe e batimetriche maggiori. In condizioni simili, capire rapidamente dove il pesce decide di stazionare diventa fondamentale.
Giuseppe Sotgiu e Daniele Petrolini.
Osservando la distribuzione degli atleti, soprattutto dei pescatori locali, appare subito evidente come il pesce sembri concentrato nella fascia meno profonda. Ma individuarlo non significa necessariamente catturarlo con facilità. La Speranza è un campo gara tecnico e spesso imprevedibile, dove esperienza, intuito e conoscenza del fondale fanno la differenza.

Le ore scorrono e dal mare iniziano ad arrivare notizie di numerose catture distribuite un po’ tra tutti i concorrenti. Alle 12:30 è fissato il termine della prova, ma la totale assenza di vento e il mare particolarmente calmo traggono in inganno più di un atleta nella gestione dei tempi di rientro. Saranno infatti ben sei i concorrenti squalificati per aver superato il tempo massimo consentito, tra questi anche alcuni nomi di primo piano.

Terminata la gara, atleti e accompagnatori si trasferiscono presso il ristorante albergo PedrAmare, splendida location affacciata sul mare, per il pranzo e le operazioni di pesatura.


Francesco Piras Carlo Fresu, premiati da Giuseppe Sotgiu.

Già osservando i carnieri in spiaggia si intuiva come quattro o cinque atleti avessero costruito prove nettamente superiori alla media. I primi colpi di scena arrivano durante la pesatura di Sergio Oggiano, autore di una prestazione straordinaria con ben otto prede valide. Un carniere che gli avrebbe garantito la vittoria di giornata, ma che viene purtroppo annullato dalla squalifica per ritardo.

La classifica resta quindi apertissima. Carlo Fresu dell’Apnea Team Sassari presenta quattro prede e due specie per un totale di 5.278 punti, risultato che gli vale il terzo gradino del podio e il premio per la preda più grossa, una bellissima orata da quasi 2 chili.


Francesco Piras e Carlo Fresu con i rispettivi carnieri.

Subito dopo è il turno di Daniele Petrollini, atleta di casa, che porta alla bilancia sei prede. Le specie sono soltanto due, ma il peso dei pesci gli consente di totalizzare 5.706 punti.

Cresce la tensione per la pesatura di Francesco Piras, costretto a vincere per conquistare il titolo regionale. Ma la bilancia, come spesso accade, regala gioie e dolori. Diversi pesci vengono scartati e il suo carniere finale, composto da cinque prede e quattro specie, si ferma a 5.664 punti. Meno di cinquanta punti lo separano dalla vittoria di giornata che va dunque a Petrolini, ma soprattutto dal titolo regionale, che conclude così al secondo posto.
Fabio Pes passa il testimone a Sergio Oggiano nuovo campione sardo di pesca in apnea.
È quindi il momento di celebrare il nuovo Campione Sardo: Sergio Oggiano. Una stagione straordinaria, impreziosita da tre vittorie di tappa, gli consegna meritatamente il titolo regionale 2026.

A lui vanno i complimenti personali e quelli di tutto il Comitato Regionale FIPSAS.

Complimenti anche agli atleti qualificati al prossimo Campionato Italiano: oltre al già citato Francesco Piras, ottengono il pass anche Edoardo Delrio (Apnea Team Sassari), Daniele Petrollini e Fabio Pes (Corallo sub Alghero).

Di nuovo, gli aspiranti al titolo di Campione italiano.di nuovo, gli aspiranti al titolo di Campione italiano.

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La Corte Suprema è molto meno schierata di quello che pensiamo


Nell'ultimo libro l'ex portavoce del Department of Justice Sarah Isgur sostiene che la Corte Suprema non è il blocco monolitico 6-3 raccontato dai media ma un 3-3-3 più sfaccettato

Sarah Isgur, ex portavoce del Dipartimento di Giustizia durante l'indagine sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016, ha pubblicato un libro intitolato Last Branch Standing con un obiettivo dichiarato: smontare la narrazione dominante sulla Corte Suprema degli Stati Uniti. Il modo più diffuso di descrivere oggi la Corte è dire che è "6-3", cioè composta da sei giudici nominati da presidenti repubblicani e tre da presidenti democratici, e che funziona di conseguenza come un blocco conservatore stabile al servizio del Partito Repubblicano. Secondo Isgur, oggi co-conduttrice del podcast Advisory Opinions e senior editor della rivista Dispatch, questa lettura è sbagliata: la Corte è un'istituzione molto più sfaccettata, e a suo giudizio è anche l'unico ramo del governo federale americano che continua a funzionare come i padri costituenti avrebbero voluto.

I numeri, sostiene l'autrice, contraddicono la narrazione del 6-3 monolitico. Negli Stati Uniti l'anno giudiziario della Corte Suprema va da ottobre a giugno e prende il nome dall'anno di inizio. Nell'anno giudiziario 2024-25 il 42% delle decisioni della Corte è stato unanime, mentre solo il 15% si è chiuso effettivamente con la spaccatura ideologica 6-3, cioè con i sei nominati repubblicani da un lato e i tre nominati democratici dall'altro. Negli ultimi vent'anni oltre il 90% dei casi è stato deciso con almeno un giudice di nomina democratica nella maggioranza. La cosiddetta Roberts Court, dal nome del giudice capo John Roberts in carica dal 2005, rovescia inoltre meno precedenti delle Corti del passato: 1,6 in media all'anno, contro i 3,1 della Warren Court degli anni Cinquanta e Sessanta e i 3,4 della Burger Court degli anni Settanta. Anche il volume di lavoro si è ridotto: la Corte tratta circa 60 casi all'anno, contro i 150 dei primi anni Ottanta, su circa 4.000 ricorsi ricevuti.

Per testare la solidità della narrazione mediatica Isgur racconta di aver dato in pasto a un modello di intelligenza artificiale tutti i ricorsi dell'anno giudiziario 2024-25 e di aver chiesto al modello di prevedere come sarebbero finiti i casi. L'algoritmo ha previsto un esito 6-3 ideologico nel 42% delle volte, quando nella realtà il 42% dei casi era stato deciso all'unanimità. I modelli linguistici, scrive l'autrice, riflettono la copertura della stampa, e il numero di volte in cui termini come "democratici", "repubblicani", "liberali" e "conservatori" sono applicati alla Corte sui giornali statunitensi è triplicato tra il 1980 e il 2023.

Per leggere correttamente la Corte, sostiene Isgur, servono due assi e non uno. L'asse orizzontale è quello ideologico classico, da liberale a conservatore. L'asse verticale è quello che l'autrice chiama istituzionalista: misura quanto un giudice tenga al precedente, alla coerenza della Corte nel tempo, alla legittimità complessiva dell'istituzione, alla scelta di decidere in modo ampio o ristretto. Un giudice istituzionalista preferisce non rovesciare le sentenze passate e cerca di scrivere decisioni il più condivise possibile; un giudice non istituzionalista è disposto a ribaltare i precedenti se li considera sbagliati. Su questo secondo asse Brett Kavanaugh e Neil Gorsuch, pur essendo entrambi giudici cresciuti nella Federalist Society, la rete dei giuristi conservatori americani, e quasi indistinguibili ideologicamente, sono lontanissimi: nell'anno giudiziario 2024-25 Kavanaugh ha votato più spesso con Elena Kagan e Sonia Sotomayor, due giudici di nomina democratica, che con Gorsuch. Allo stesso modo Kagan e Roberts, ideologicamente opposti, si trovano vicini sull'asse istituzionalista; mentre Ketanji Brown Jackson e Gorsuch, agli antipodi politici, condividono lo stesso disinteresse per il precedente.

Applicando i due assi insieme, Isgur sostiene che la Corte sia in realtà un 3-3-3. Da una parte ci sono tre giudici che lei chiama deciders, decisori, quasi sempre in maggioranza: il giudice capo Roberts e Amy Coney Barrett al 91% delle volte, Kavanaugh al 94%, un record per la Corte moderna. Sono i giudici di centro istituzionale, quelli che determinano l'esito di quasi tutti i casi. Dall'altra parte ci sono i tre conservatori più radicali, che l'autrice chiama honey badgers, "tassi del miele", un animale noto per la sua aggressività: Clarence Thomas, Samuel Alito e Gorsuch sono i meno istituzionalisti e i più disposti a rovesciare i precedenti, e in disaccordo tra loro in oltre il 40% dei casi. Infine i tre giudici di nomina democratica: Sotomayor, Kagan e Jackson. Il caso emblematico citato all'inizio del libro è una sentenza del 2023 sui drag show in Florida: voto 6-3, ma con Thomas, Alito e Gorsuch in dissenso, cioè con i tre conservatori più intransigenti dalla parte perdente.

Il cuore politico del libro non è però la Corte ma il Congresso. Secondo Isgur il Parlamento americano ha smesso di legiferare. Non completa nei tempi previsti la legge di bilancio annuale dal 1996 e ha delegato di fatto la produzione normativa al presidente, attraverso gli ordini esecutivi, e ai giudici, attraverso il contenzioso. In un'intervista al podcast GD Politics di Galen Druke, l'autrice ha detto che gli elettori americani "hanno mandato al Congresso persone che non vogliono fare i parlamentari, sembrano voler fare gli influencer su Instagram". Da qui, sostiene, l'impressione errata che ogni controversia politica si decida davanti alla Corte: in realtà il Congresso potrebbe correggere quasi tutte le sentenze approvando una legge, come fece negli anni Ottanta con il Voting Rights Act, la legge federale sul diritto di voto, o nel 2009 con il Lilly Ledbetter Act sulla parità salariale. Quando il presidente cancella il debito studentesco con un ordine esecutivo e la Corte lo annulla, secondo Isgur i titoli dei giornali sbagliano bersaglio: la Corte sta solo dicendo che il debito può essere cancellato per legge dal Congresso, non da un presidente che decide da solo.

Un'altra prova della tesi dell'autrice è il rapporto teso tra la Corte e il presidente Donald Trump, che pure ha nominato tre dei nove giudici. La prima amministrazione Trump ha avuto il tasso di successo più basso davanti alla Corte di qualsiasi presidenza dell'ultimo secolo, peggiore di quello di Obama, Biden e dello stesso Bush padre. Anche nel secondo mandato i giudici nominati da Trump hanno spesso votato contro l'amministrazione: sulle espulsioni rapide di stranieri sospettati di legami con gruppi criminali, sulla decisione di mettere alle dipendenze federali la Guardia Nazionale di alcuni Stati, sui dazi e, secondo la previsione dell'autrice, probabilmente anche sulla cittadinanza per nascita, ossia il principio per cui chiunque nasca su suolo americano è cittadino statunitense. Su quest'ultimo tema sono proprio i conservatori della Corte a difendere la lettura testuale del Quattordicesimo Emendamento contro l'argomento dell'amministrazione, che chiede di reinterpretarlo. Le critiche del presidente ai suoi stessi nominati, secondo l'autrice, sono una prova indiretta dell'indipendenza della Corte.

La parte più pessimistica del libro riguarda invece il sistema di nomina dei giudici. Fino al 2013 al Senato americano vigeva una regola informale chiamata filibuster: per chiudere il dibattito su una nomina servivano 60 voti su 100, e questo costringeva la maggioranza a cercare almeno qualche voto dall'opposizione, spingendo verso candidati moderati. Nel 2013 il leader democratico Harry Reid abolì la soglia dei 60 voti per le nomine dei tribunali federali inferiori, e nel 2017 il leader repubblicano Mitch McConnell la abolì anche per i giudici della Corte Suprema. Da allora bastano 51 voti, cioè la maggioranza semplice del proprio schieramento. Per Isgur è stato un disastro per la legittimità del giudiziario, perché ha trasformato il processo di conferma da una sorta di elezione generale, dove servono voti anche dall'altra parte, a una specie di primaria, dove contano solo i voti dei propri sostenitori. Il risultato sono giudici sempre più estremi: i nominati di Biden sono stati più liberali di quelli di Obama, quelli di Trump più conservatori di quelli di Bush figlio. L'attuale Corte, osserva l'autrice, è ancora un'eredità del vecchio sistema: tutti i suoi membri sono stati confermati quando il filibuster era ancora in vigore o era stato appena abolito. I prossimi nominati saranno il primo vero test della Corte post-filibuster.

Tra le riforme proposte nel libro Isgur predilige il modello "two-track", a due binari, elaborato dai giuristi Thomas Harvey e Thomas Koenig: un giudice potrebbe essere confermato o con 60 voti al primo passaggio, oppure con maggioranza semplice ma soggetta a un secondo voto del Senato dopo l'elezione successiva, lasciando così agli elettori il giudizio finale su chi stia agendo in buona fede. L'autrice è invece contraria sia all'allargamento del numero dei giudici sia all'introduzione di limiti di mandato. Aumentare il numero dei giudici, secondo lei, distruggerebbe la natura contromaggioritaria della Corte, cioè la sua funzione costituzionale di proteggere i diritti delle minoranze contro le maggioranze del momento. I limiti di mandato trasformerebbero invece le candidature in spot da campagna elettorale, con i candidati alla presidenza che annunciano i propri giudici come si fa con i vicepresidenti, selezionati per carisma più che per dottrina giuridica; e creerebbero incentivi perversi per i giudici in carica, che potrebbero ritardare le decisioni in base alla composizione futura della Corte.

La conclusione del libro è cauto-ottimista e quasi paternalistica. Per Isgur il problema non è la Corte ma la politica americana, e in particolare un Congresso che ha abdicato al proprio ruolo. L'autrice invita a discutere idee, presumere la buona fede degli avversari, votare alle primarie e ricostruire le istituzioni dal basso, e cita la lettera che George Washington scrisse nel 1790 alla congregazione ebraica di Newport, in cui l'America veniva descritta come una terra in cui "ciascuno siede in sicurezza sotto la propria vite e il proprio fico". Va detto che si tratta di una posizione che riflette il punto di vista di Isgur, repubblicana moderata e voce del mondo giuridico conservatore: i suoi dati sull'assenza di un blocco 6-3 monolitico sono verificabili, ma le sue conclusioni sulla natura sostanzialmente non partigiana della Corte e sulla bontà delle sue scelte istituzionali restano una tesi d'autore, non un dato neutro.

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Dramma a Dacca: sei neonati morti in ospedale, avviata un'inchiesta della polizia


Giallo nel reparto di terapia intensiva in Bangladesh. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti un guasto al condizionatore

Le autorità del Bangladesh hanno avviato un’indagine sulla morte di sei neonati avvenuta nelle prime ore di mercoledì all’interno del reparto neonatale dell’Ospedale del College Medico Ad-Din di Dhaka. La Polizia Metropolitana di Dhaka (DMP) ha confermato di aver inviato immediatamente agenti sul posto dopo la segnalazione di una serie di decessi definiti “innaturali”, mentre proseguono gli accertamenti per chiarire le cause dell’accaduto.

Secondo quanto riferito da Xinhua News Agency, i bambini deceduti avevano un’età compresa tra uno e due giorni di vita. Le informazioni diffuse dalle autorità locali indicano che gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze, documentazione clinica e dati tecnici relativi alle condizioni del reparto nel momento in cui si sono verificati i decessi.

A commentare l’episodio è stato Sheikh Zahidul Islam, alto funzionario della DMP, che ha dichiarato ai giornalisti: “Siamo giunti all’ospedale dopo aver ricevuto segnalazioni delle morti innaturali di sei bambini nel reparto neonatale”. Lo stesso funzionario ha precisato che le verifiche sono tuttora in corso e che, al momento, non è stata formulata alcuna conclusione ufficiale sulle responsabilità o sulle cause delle morti.

Secondo alcuni media locali, tra le ipotesi al vaglio vi sarebbe una possibile esposizione dei neonati a temperature particolarmente basse all’interno del reparto, forse causate dal sistema di climatizzazione dell’ospedale. Tuttavia, tale ricostruzione non è stata confermata dalle autorità competenti né dalla direzione sanitaria della struttura.

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Svolta per l'osteopatia: la professione è ufficialmente nel SSN


Firmato il decreto sulle equipollenze: definiti i criteri per i titoli pregressi e l'iscrizione all'albo degli specialisti

L’osteopatia entra ufficialmente a far parte del Servizio sanitario nazionale italiano. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’ultimo decreto attuativo relativo all’equipollenza dei titoli professionali, si conclude infatti il percorso normativo avviato negli anni scorsi per il riconoscimento della figura dell’osteopata come professione sanitaria.

Secondo quanto dichiarato da Sky TG24, il provvedimento rappresenta l’ultimo tassello della Legge 3 del 2018, che aveva istituito formalmente la professione sanitaria dell’osteopata all’interno dell’ordinamento italiano. Con il nuovo decreto vengono definiti i criteri per il riconoscimento dei titoli pregressi e dell’esperienza professionale maturata dagli operatori già attivi sul territorio nazionale.

L’ingresso dell’osteopatia nel SSN arriva al termine di un iter legislativo e amministrativo durato diversi anni. Dopo la legge istitutiva del 2018, il percorso è proseguito con il recepimento dell’Accordo Stato-Regioni del 2020 tramite il DPR n.131 del 2021, che ha definito il profilo professionale dell’osteopata e le relative competenze sanitarie. Nel 2023 è stato poi introdotto il corso di laurea universitario abilitante in Osteopatia, stabilendo così anche il quadro formativo ufficiale della professione.

Secondo quanto emerso, il decreto pubblicato nel maggio 2026 disciplina in particolare le modalità attraverso cui gli osteopati già operativi potranno ottenere il riconoscimento professionale sulla base dei titoli posseduti e dell’esperienza lavorativa maturata negli anni precedenti all’istituzione del percorso universitario.

Il riconoscimento viene considerato dagli operatori del settore un passaggio storico per la categoria. Mauro Longobardi, presidente del Registro Osteopati d’Italia (ROI), ha definito il completamento dell’iter “il compimento di un percorso” e “la consacrazione di un impegno collettivo” portato avanti negli ultimi anni.

Anche la Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP ha accolto positivamente il provvedimento. Il presidente Diego Catania ha dichiarato che gli Ordini sono pronti ad accogliere gli osteopati all’interno del sistema professionale sanitario italiano, sottolineando il lungo percorso affrontato dalla categoria per ottenere il riconoscimento istituzionale.

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Come Trump sta mettendo a dura prova la Costituzione americana


Per i 250 anni della Costituzione, alcuni studiosi sostengono che il documento fondatore degli Stati Uniti non riesce più a contenere un esecutivo aggressivo come quello di Trump

"Il primo uomo messo al timone sarà uno buono. Nessuno sa che tipo possa venire dopo. L'esecutivo si espanderà sempre, qui come altrove, finché non finirà in una monarchia". Sono parole pronunciate da Benjamin Franklin alla Convenzione costituzionale di Filadelfia nel giugno del 1787, riferite a George Washington. A 250 anni dalla nascita degli Stati Uniti, alcuni costituzionalisti consultati dal New York Times sostengono che il timore del fondatore stia diventando realtà con la seconda presidenza di Donald Trump.

I padri fondatori non erano ciechi davanti al pericolo di creare un nuovo tipo di re. La Costituzione che adottarono nel 1787 cercava un equilibrio, dando vita a quello che all'epoca era un ufficio del tutto inedito. Volevano un presidente deciso, reattivo e responsabile, ma anche un assetto costituzionale capace di frenare chi avesse aspirato a diventare un monarca.

I padri costituenti erano divisi sui modi per raggiungere quell'equilibrio. Alexander Hamilton, che alla convenzione difese un esecutivo eccezionalmente forte, propose addirittura un mandato a vita. Nei Federalist Papers scrisse che bisognava temere più i populisti di chi era impegnato a costruire un governo solido ed efficiente. "Di quegli uomini che hanno rovesciato le libertà delle repubbliche, la maggior parte ha iniziato la propria carriera corteggiando ossequiosamente il popolo; cominciando come demagoghi e finendo come tiranni".

La Costituzione che ne uscì è la più antica costituzione scritta nazionale ancora in vigore al mondo. Eppure, in occasione del 250esimo anniversario, alcuni studiosi sostengono che il documento non riesce più a fornire l'equilibrio che i fondatori avevano cercato. Il presidente ha usato il potere del governo federale per fare pressione su università, studi legali e organi di informazione. Ha indebolito l'indipendenza del Dipartimento di Giustizia ordinandogli di perseguire i propri nemici politici. Ha sfidato il Congresso bloccando le spese che gli erano state imposte. Ha ignorato innumerevoli ordini dei tribunali. Ha tagliato i fondi agli stati guidati dai democratici.

L'elenco non è esaustivo ed è possibile contestare singoli punti dell'accusa. Altri presidenti non sono stati sempre puntigliosi nel rispettare i comandi costituzionali. Ma la seconda presidenza Trump è diversa nel genere, secondo gli studiosi di diritto, e si avvicina alla visione massimalista del potere presidenziale che Franklin e gli altri fondatori temevano.

Saikrishna Prakash, professore di diritto all'Università della Virginia e autore del libro The Living Presidency: An Originalist Argument Against Its Ever-Expanding Powers, ritiene che la presidenza moderna sarebbe irriconoscibile per chi scrisse la Costituzione. "Penso che sarebbero sbalorditi, non solo da Trump, ma dall'ampiezza del potere esecutivo nell'era moderna".

L'ufficio che i fondatori crearono era diverso da qualsiasi altro capo dell'esecutivo del tempo. Mentre altri aspetti della Costituzione americana sono stati molto influenti, poche democrazie moderne ne hanno seguito la visione del potere esecutivo. Le eccezioni si trovano soprattutto in America Latina, dove le presidenze forti create nel diciannovesimo secolo sono spesso degenerate in dittature. I sistemi parlamentari, nei quali l'esecutivo emerge dalla legislatura e ne risponde, sono molto più diffusi.

I padri fondatori volevano un presidente meno potente del re contro cui si erano ribellati, ma più efficace dei governatori statali dell'epoca, che erano quasi privi di poteri, e dei primi ministri, che dipendevano dalle legislature. Madison, considerato il padre della Costituzione, era poco preparato al compito. Nell'aprile del 1787, scrivendo a Washington poco prima di partire per Filadelfia, ammise di non aver ancora elaborato un'opinione né sul modo in cui l'esecutivo dovesse essere costituito né sui poteri da affidargli. Michael McConnell, professore di diritto a Stanford e autore di The President Who Would Not Be King, lo ha descritto come una "personalità quintessenzialmente legislativa" con poche idee su come costruire un ramo esecutivo.

Hamilton alla convenzione propose un presidente con mandato a vita e potere di veto assoluto sulla legislazione. La Costituzione non andò così lontano: stabilì mandati di quattro anni per garantire una forma di responsabilità politica e permise al Congresso di superare i veti presidenziali con maggioranze di due terzi. Ma la sua impostazione di fondo rimase. Nei Federalist Papers scrisse che "l'energia nell'esecutivo è un elemento centrale nella definizione di buon governo". Madison, nello stesso ciclo di scritti, ammise che "l'accumulazione di tutti i poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, nelle stesse mani" poteva "essere giustamente definita la vera definizione di tirannia". Sostenne però che la Costituzione aveva risolto il problema con la separazione dei poteri e i pesi e contrappesi.

I padri fondatori credevano che la minaccia di impeachment e rimozione sarebbe stata un freno decisivo per il presidente. Immaginavano un Congresso geloso del proprio potere istituzionale, capace di mettere insieme non solo una maggioranza semplice alla Camera per accusare i presidenti di cattiva condotta, ma anche due terzi dei voti al Senato per condannarli e rimuoverli. Per quanto riguarda il timore di un demagogo, ha spiegato Prakash, pensavano che l'impeachment sarebbe stato lo strumento e si aspettavano che servisse a fare i conti con i mascalzoni.

I costituenti non avevano previsto lo sviluppo che avrebbe reso l'impeachment improbabile: la nascita dei partiti politici. Il riferimento classico su questo punto cieco è "Separation of Parties, Not Powers", articolo pubblicato sulla Harvard Law Review nel 2006 da Daryl Levinson e Richard Pildes. Gli autori scrissero che l'idea di una competizione politica autosufficiente incorporata nella struttura del governo viene ancora oggi descritta come il genio unico della Costituzione americana e la base stessa del successo della democrazia statunitense. La verità, scrissero, è più vicina al contrario: la competizione tra ramo legislativo ed esecutivo è stata sostituita dalla competizione tra i due grandi partiti, e la macchina che doveva andare da sola si è fermata.

Molti presidenti hanno messo alla prova i limiti della Costituzione. Thomas Jefferson realizzò l'acquisto della Louisiana pur ritenendolo incostituzionale. Abraham Lincoln sospese l'habeas corpus. Richard Nixon creò una cultura di illegalità esecutiva che culminò nello scandalo Watergate e nelle sue dimissioni. La generazione fondatrice potrebbe essere stata troppo ottimista sulla forza delle norme e delle aspettative, fondate in parte sul carattere integerrimo di Washington. McConnell ritiene che si aspettassero che il presidente fosse vincolato da un senso del dovere verso la legge e la Costituzione.

L'ascesa dei partiti politici, unita all'attuale estrema polarizzazione, ha reso rare le altre forme di controllo congressuale sul presidente. Nella storia degli Stati Uniti ci sono stati quattro impeachment presidenziali: Andrew Johnson, Bill Clinton e due volte Donald Trump. In nessuno dei quattro casi il Senato ha raggiunto i due terzi necessari per la condanna. Prakash sostiene che il Congresso potrebbe oggi ordinare all'esecutivo di obbligare gli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement a mostrare i distintivi e a non indossare maschere, oppure proibire al presidente di usare la Guardia Nazionale per far rispettare la legge. "Hanno molta autorità. È solo che, nell'epoca moderna, è molto difficile esercitarla, perché metà del Congresso è in tasca al presidente e il presidente ha il diritto di veto".

Michael Klarman, professore di diritto a Harvard e autore del libro The Framers' Coup: The Making of the United States Constitution, ritiene che i padri costituenti non avrebbero potuto immaginare tutto ciò che sarebbe accaduto nei secoli successivi. Diffidavano della democrazia popolare. Inizialmente i senatori venivano scelti dalle legislature statali, per isolarli dalle passioni politiche del momento. Allo stesso modo, il collegio elettorale doveva essere composto da cittadini illuminati capaci di esercitare un giudizio indipendente sull'idoneità di chi sarebbe diventato presidente. Hamilton scrisse che "uomini scelti dal popolo per lo scopo speciale" di selezionare il presidente "saranno quelli più adatti a possedere le informazioni e la capacità di discernimento richieste per indagini così complesse".

Klarman osserva che i costituenti cercarono di creare un sistema resistente all'influenza populista e che, quando parlavano di ciò che gli interessi populisti potevano produrre, descrivevano in pratica un autoritario demagogico come Trump. Oggi quei freni di sicurezza non ci sono più: gli elettori scelgono direttamente i senatori e il collegio elettorale è una formalità. Una struttura disegnata da élite diffidenti della democrazia diretta si è spostata verso una forma molto più sensibile alla volontà popolare. Questo ha reso il governo più vulnerabile a quel tipo di populismo che i padri fondatori temevano, ma può anche fornire un contrappeso all'eccesso esecutivo, attraverso l'opinione pubblica, le strade e le urne.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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Biden fa causa per bloccare la pubblicazione delle registrazioni con il ghostwriter


L'ex presidente vuole impedire la consegna di 70 ore di audio alla Commissione giustizia della Camera guidata da Jim Jordan. Il rilascio era previsto per il 15 giugno

L'ex presidente Joe Biden ha fatto causa al Dipartimento di Giustizia per impedire la pubblicazione di settanta ore di registrazioni audio realizzate anni fa con il suo ghostwriter, lo scrittore Mark Zwonitzer. I nastri vennero raccolti durante la preparazione del libro di memorie pubblicato nel 2017, Promise Me, Dad: A Year of Hope, Hardship, and Purpose, dedicato alla figura del figlio Beau morto nel 2015.

Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato che intende rilasciare i nastri e la loro trascrizione il 15 giugno, in risposta a una causa basata sul Freedom of Information Act presentata dalla Heritage Foundation nel 2024 e a una richiesta del presidente della Commissione giustizia della Camera Jim Jordan inoltrata a marzo. La causa di Biden chiede di bloccare in via permanente la consegna del materiale alla commissione.

Le registrazioni e le trascrizioni dovrebbero essere modificate per ragioni di privacy e non contengono informazioni classificate. Nel ricorso, gli avvocati di Biden sostengono che la richiesta della commissione è "un tentativo superficiale" di diffondere le sue conversazioni "per il gusto di esporle, fra altri scopi impropri". Il Dipartimento di Giustizia ha informato i legali dell'ex presidente della richiesta di Jordan il 19 marzo, anche se il documento era datato quattro giorni dopo.

Le settanta ore di audio parzialmente oscurate erano state ottenute dagli investigatori durante l'indagine del procuratore speciale Robert Hur sulla gestione di documenti classificati da parte di Biden, condotta nel 2023. I materiali erano destinati a un uso esclusivamente interno al potere esecutivo come elementi di prova, con la garanzia che Biden sarebbe stato avvertito in anticipo di eventuali divulgazioni a soggetti esterni, incluso il Congresso. Hur alla fine decise di non procedere con incriminazioni.

Il rapporto finale di Hur, lungo 388 pagine, descriveva Biden come "un uomo anziano simpatico e ben intenzionato, con una memoria scadente". Il procuratore notava anche che l'ex presidente "non ricordava, nemmeno con un margine di alcuni anni, quando suo figlio Beau era morto". Le trascrizioni parziali dei colloqui tra Biden e Hur, rese pubbliche nel 2024, mostravano che il presidente aveva qualche difficoltà a ricordare la cronologia degli eventi ma non aveva alcun problema a spiegare l'impatto profondo che la morte di Beau aveva avuto sulla sua vita.

L'amministrazione Biden aveva già diffuso le trascrizioni dei colloqui con Hur, ma la fuga di un file audio nel maggio dell'anno scorso aveva messo in discussione il modo in cui il procuratore speciale aveva caratterizzato quelle conversazioni. Nell'audio diffuso da Axios nel 2025, le pause e l'occasionale impastamento delle parole dell'ex presidente erano risultati più evidenti rispetto alla trascrizione.

Il ricorso depositato dai legali di Biden, riportato da Notus, sostiene che il Dipartimento di Giustizia aveva correttamente trattenuto i materiali in passato in base alle norme sul Freedom of Information Act che li esoneravano dalla divulgazione, soprattutto perché l'indagine è chiusa da anni. L'amministrazione del presidente Donald Trump avrebbe invertito improvvisamente la posizione del governo a febbraio. Secondo il ricorso, questa "inversione di rotta" è arrivata dopo che la stessa agenzia aveva già stabilito che la diffusione del materiale avrebbe rappresentato una violazione della privacy e dopo che Biden era rientrato nella vita privata da cittadino comune.

La causa sostiene inoltre che la richiesta della Commissione giustizia ha una finalità politica e non legislativa, citando un'intervista rilasciata da Jordan a Fox News questo mese. "Vorremmo vedere tutte queste informazioni, credo, per sottolineare ciò che i democratici stavano cercando di nascondere solo pochi anni fa", aveva dichiarato Jordan il 12 maggio.

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Milano, rissa tra gruppi finisce in tragedia: muore 22enne accoltellato


Caccia ai responsabili fuggiti in treno. Indagini tra video e testimonianze sulla notte di violenza

Una violenta lite scoppiata nella tarda serata di martedì sui binari della stazione di Milano Certosa si è conclusa con la morte di un giovane di 22 anni, colpito da una ferita da arma da taglio durante l’aggressione. La vittima è Gianluca Ibarra Silvera, residente nella zona nord-ovest del capoluogo lombardo, deceduto nelle prime ore della notte all’ospedale Fatebenefratelli dopo un disperato tentativo dei medici di salvarlo.

Secondo quanto riportato dal Il Fatto Quotidiano, l’episodio si sarebbe verificato intorno alle 22 lungo la banchina della stazione ferroviaria di via Mambretti, dove un acceso diverbio tra due gruppi di giovani sarebbe rapidamente degenerato in una colluttazione violenta. Nel giro di pochi minuti la situazione sarebbe precipitata tra spintoni, urla e inseguimenti lungo i binari, fino all’aggressione culminata con il ferimento mortale del 22enne.

In base alle prime ricostruzioni investigative, Gianluca Ibarra Silvera si trovava insieme ai fratelli e ad alcuni amici quando sarebbe stato affrontato da un gruppo composto da circa dieci persone. Diversi testimoni hanno riferito agli investigatori di aver assistito a momenti di forte tensione, con bottiglie infrante durante la rissa e almeno un’arma da taglio utilizzata nel corso dell’aggressione. Gli inquirenti stanno verificando se siano stati impiegati uno o più coltelli.

All’arrivo dei soccorritori del 118, il giovane era stato trovato gravemente ferito nei pressi del binario 6, in una pozza di sangue. I sanitari hanno tentato immediatamente le manovre di rianimazione sul posto prima del trasferimento d’urgenza all’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Durante il tragitto, secondo quanto emerso, il 22enne avrebbe subito diversi arresti cardiocircolatori causati dalla massiccia perdita di sangue provocata dalla profonda ferita riportata alla gamba.

Nonostante i tentativi del personale medico, il giovane è morto intorno alle 2 di notte. Il fratello della vittima, coinvolto anch’egli nella colluttazione, è stato invece medicato all’ospedale Sacco per lievi abrasioni riportate a una mano e a una gamba, venendo successivamente dimesso.

Gli investigatori della Polizia Ferroviaria e della Squadra Mobile stanno ora lavorando per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e identificare tutti i partecipanti alla rissa. Dopo l’aggressione, infatti, parte del gruppo coinvolto si sarebbe allontanato rapidamente dalla stazione, con alcuni giovani che avrebbero fatto perdere le proprie tracce salendo a bordo di un treno diretto verso Treviglio prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Sul luogo dell’omicidio sono stati repertati cocci di bottiglia, tracce ematiche e diversi oggetti abbandonati durante la fuga. Il telefono cellulare della vittima è stato rinvenuto accanto al corpo, elemento che al momento sembrerebbe escludere l’ipotesi di una rapina. Gli agenti stanno acquisendo le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza presenti nella stazione e nelle aree circostanti per individuare eventuali responsabilità.

L’inchiesta procede con l’ipotesi di omicidio aggravato. Tra le piste al vaglio degli investigatori vi è anche la possibile presenza di gruppi giovanili legati ad ambienti di microcriminalità urbana, sebbene dai primi accertamenti non emergano elementi che facciano pensare a uno scontro organizzato o a un regolamento di conti premeditato. L’orientamento prevalente, allo stato attuale, è che la violenza sia esplosa improvvisamente a seguito di una discussione degenerata nel giro di pochi minuti.

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Trump dice di stare benissimo


Il presidente, che a giugno compirà 80 anni, ha trascorso più di tre ore al Walter Reed. La Casa Bianca non ha diffuso il referto. Cresce il dibattito sulla trasparenza dei dati sanitari.

Il presidente Donald Trump si è sottoposto martedì a una visita medica al Walter Reed National Military Medical Center di Bethesda, in Maryland, trascorrendovi più di tre ore. È il quarto controllo reso pubblico da quando è tornato alla Casa Bianca per il secondo mandato. La Casa Bianca lo ha descritto come un check-up preventivo medico e odontoiatrico, ma non ha diffuso un referto scritto. In un messaggio sui social network il presidente ha riferito di aver concluso la sua "visita semestrale" e che "tutto è risultato PERFETTO".

Trump ha 79 anni e a giugno ne compirà 80. È la persona più anziana mai eletta presidente degli Stati Uniti. Il suo predecessore Joe Biden lasciò la Casa Bianca a 82 anni dopo essersi ritirato dalla corsa presidenziale del 2024 in seguito alle preoccupazioni diffuse sulla sua età. Le condizioni di salute del nuovo presidente tornano ora sotto i riflettori in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Un sondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos condotto ad aprile ha rilevato che meno della metà degli adulti americani ritiene che il presidente abbia la lucidità mentale o la salute fisica necessarie per svolgere il suo incarico in modo efficace. "Credo che la preoccupazione per la salute fisica del presidente sia probabilmente ai massimi storici e penso che l'età avanzata sia la prima fonte di apprensione", ha dichiarato all'Associated Press il dottor Jeffrey Kuhlman, medico della Casa Bianca per oltre un decennio sotto Barack Obama, George W. Bush e Bill Clinton.

Per un presidente dell'età di Trump, un controllo completo dovrebbe includere test cardiaci approfonditi, screening per i tumori più comuni e una valutazione cognitiva, oltre a parametri di base come altezza, peso e pressione arteriosa, ha spiegato Kuhlman. La Casa Bianca non ha precisato quali esami siano stati effettuati durante la visita di martedì, ma si è detta sicura del risultato. "Il presidente Trump è il presidente più lucido e accessibile della storia americana, lavora senza sosta per risolvere i problemi e mantenere le promesse e gode di eccellente salute", ha affermato in una nota il portavoce della Casa Bianca Davis Ingle.

Nessuna legge obbliga i presidenti a rendere pubblici i loro dati sanitari e il grado di trasparenza è variato a seconda delle amministrazioni. Le precedenti relazioni mediche di Trump sono state criticate per la scarsità di dettagli e per statistiche guardate con scetticismo da alcuni medici. Da decenni le amministrazioni rilasciano risultati selezionati dei controlli presidenziali, ma i dati passano dal filtro della Casa Bianca e devono essere approvati dal presidente, alimentando interrogativi su cosa il pubblico vede davvero e cosa resta fuori.

A luglio il presidente è stato diagnosticato con un'insufficienza venosa cronica, una condizione comune negli anziani in cui il sangue tende a ristagnare nelle vene. Le fotografie scattate negli ultimi mesi lo hanno mostrato con piedi, caviglie e polpacci gonfi, sintomi descritti dalla Casa Bianca come un "lieve gonfiore" agli arti inferiori legato alla patologia. In pubblico il presidente appare spesso con del trucco a coprire i lividi sulle mani, attribuiti dalla Casa Bianca alle frequenti strette di mano e all'uso regolare di aspirina. In più occasioni è apparso assonnato durante le riunioni e ha chiuso gli occhi per lunghi tratti, pur negando di essersi addormentato.

L'ultimo controllo reso pubblico prima di questa visita, descritto come un follow-up di routine, risale allo scorso ottobre. Il medico personale del presidente diffuse allora un riepilogo di una sola pagina in cui Trump risultava in "salute eccezionale", senza ulteriori dettagli sui risultati specifici. La prima relazione medica del secondo mandato era stata pubblicata nell'aprile precedente.

Il mese scorso oltre trenta tra neurologi, psichiatri e altri esperti medici hanno firmato un documento in cui sostengono che il presidente è mentalmente inadatto a ricoprire l'incarico. Pur ammettendo di non averlo mai visitato, hanno parlato di un "declino sempre più pericoloso" del suo comportamento, basandosi su quelli che hanno definito "segni clinici oggettivamente osservabili di grave preoccupazione medica". Ingle ha respinto duramente le accuse: "Qualunque sedicente professionista medico che si presta a diagnosi a distanza o a false speculazioni per fini politici sta chiaramente venendo meno al giuramento di Ippocrate".

I detrattori del presidente indicano i suoi discorsi divaganti e la retorica a tratti bellicosa come segnali di un declino cognitivo. Alcuni dei controlli precedenti hanno incluso il Montreal Cognitive Assessment, un test usato per individuare demenza e disturbi cognitivi. I suoi medici hanno riferito un punteggio di 30 su 30 nei check-up del 2018 e del 2025.

Sara Rosenthal, bioeticista all'Università del Kentucky che studia la salute presidenziale, ha osservato all'Associated Press che i presidenti, come qualsiasi paziente, scelgono cosa rivelare delle proprie condizioni. Le domande sulla trasparenza, ha aggiunto, si fanno più pressanti man mano che gli Stati Uniti eleggono presidenti sempre più anziani. "Possiamo aspettarci una divulgazione molto limitata sullo stato di salute reale di qualsiasi presidente, a meno che non sia in salute perfetta", ha detto. Rosenthal ha proposto la creazione di un organismo medico indipendente che valuti e riferisca sulle condizioni di salute del presidente e di chi è in linea di successione.

La frequenza dei controlli medici del presidente non è inusuale per la sua età, secondo S. Jay Olshansky della University of Illinois-Chicago, che ha studiato la salute dei presidenti del passato. Si tratta, ha detto all'Associated Press, di una strategia per individuare i problemi quando sono ancora trattabili. Olshansky ritiene tuttavia che l'opinione pubblica meriti più dei riassunti diffusi dalla Casa Bianca, che a suo giudizio "possono essere soggetti a discrezione editoriale". Le cartelle cliniche complete e non censurate, ha sostenuto, dovrebbero essere rese pubbliche: "Nulla dovrebbe essere nascosto".

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Echo Generation 2 ha ottime vibe, ma niente di nuovo - recensione


Ci sono due segmenti di pubblico a cui il gioco piacerà, uno a cui non dirà nulla e un altro che potrebbe apprezzarlo solo a determinate condizioni
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Echo Generation 2 è un gioco divertente, con personalità e capace di incuriosire non poco chi lo prova. Purtroppo, a livello narrativo, meccanico e di progressione non offre niente di originale. Strutturalmente è un cardgame lineare con deckbuilding e una componente rpg molto leggera. Il suo motto è “il connubio perfetto tra Slay the Spire e Stranger Things” e in effetti ha le atmosfere paranormali anni’80 dello show di Netflix e le battaglie a suon di carte della hit australiana, solo che si limita ad affiancare le sue fonti di ispirazione principali senza mai fonderle davvero.

Il cast di personaggi principali è variegato e ognuno ha il suo deck (da ampliare e potenziare) con carte generiche (comuni a più personaggi) e carte uniche. Già nei primi livelli passare da una a tre carte per turno (con combo legate a effetti di stato e tipologie di armi diverse) è divertente ma, come in tutto il resto del gioco, si fa fatica a trovare qualcosa di nuovo e meccanicamente emozionante a cui aggrapparsi. Lo stesso si può dire per la storia: se non avete mai visto Stranger Things e vi appassiona il retro sci-fi, Echo Generation 2 vi farà divertire. Se invece avete visto o giocato ai prodotti a cui questo gioco fa riferimento, farete fatica a trovare una scintilla che faccia la differenza.

A suo favore c’è la grande varietà di stili di gioco disponibili che allo scoccare di ogni ora (la durata media di ciascun capitolo) costringono chi gioca a rinfrescarsi la memoria su sinergie, combo e meccaniche di break dei nemici. Dei mazzi, quello di Annata Z a tema zombie ci è piaciuto molto perché inizia a carburare molto in fretta. Tutti, però, prendono vita dopo i primi due o tre scontri perché arrivano nuove carte e punti abilità già nei primi minuti di ogni livello. Esplorare i livelli premia con carte, abilità passive e soldi (con cui comprare altre carte) in un flusso di gioco che non annoia, ma non incanta.

Echo Generation delude davvero solo su un aspetto: i nemici. Sono variegati per forme e dimensioni, ma hanno tutti lo stesso attacco. Ogni cattivo ha le sue animazioni, ma a livello pratico ogni attacco si riduce a un quick time event e a una percentuale della salute di chi gioca che sparisce. Ogni combattimento, quindi, diventa non uno scontro ma un management della propria salute aspettando di fare abbastanza danni al nemico per abbatterlo.

Echo Generation 2 non è un gioco fatto male, non ha una brutta storia, non delude a livello meccanico e non frustra nel suo level design o nella sua progressione. Purtroppo non stupisce in nessuna di queste categorie e non emoziona nemmeno quando tutte le sue componenti si mescolano in singoli istanti di gameplay pivotali.

Se vi manca Stranger Things e non avete mai giocato a Slay the Spire, Echo Generation 2 vi farà divertire sul serio perché tutti i suoi modi di gestire l’azione con le carte vi risulteranno nuovi e affascinanti. Se adorate Slay the Spire e non avete mai visto Stranger Things, allora vi farà piacere avere una nuova ambientazione con focus narrativo per il vostro cardgame preferito. Se, per disgrazia, non ne potete più di Stranger Things e avete già consumato Slay the Spire 2, purtroppo il nuovo titolo di Cococucumber non ha tantissimo da offrirvi.

Echo Generation 2 sembra progettato apposta per la sezione “se ti è piaciuto questo allora gioca a…” del Game Pass dove sarà disponibile al day one. Sembra fatto per essere molto simile ad alcune cose ben precise in modo da non spostare nemmeno di un millimetro l’utente dalla sua comfort zone. I videogiochi per staccare il cervello servono, ma stupisce che il modello del prodotto di intrattenimento riempitivo per tenere un utente su una piattaforma sia già arrivato anche su Game Pass che sta diventando, nel bene e nel male, il vero Netflix dei videogiochi.

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Iran, difesa aerea abbatte caccia Usa: spunta un video social


Filmato mostra l'attacco durante un matrimonio. Teheran: "Velivolo intercettato da sistemi nazionali"
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Un filmato diffuso da Quds News Network mostrerebbe, secondo quanto sostenuto dalla stessa fonte, il momento in cui i sistemi di difesa aerea iraniani avrebbero intercettato e abbattuto un aereo da caccia statunitense. Le immagini, la cui autenticità non è stata verificata in modo indipendente, sarebbero state registrate durante una cerimonia nuziale.


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Nel video, circolato rapidamente sui social media e rilanciato da diversi canali informativi dell’area mediorientale, si osserva un velivolo in quota seguito da un’intensa attività contraerea. Pochi istanti dopo, un’esplosione nel cielo viene accompagnata dalle reazioni concitate dei presenti. Secondo le ricostruzioni diffuse da media vicini all’apparato iraniano, il bersaglio sarebbe stato un caccia americano impegnato in operazioni militari sopra il territorio iraniano o nelle immediate vicinanze dello spazio aereo conteso.

Le autorità iraniane sostengono che l’abbattimento sarebbe avvenuto grazie all’intervento coordinato dei sistemi di difesa aerea schierati nelle regioni occidentali del Paese. Negli ultimi anni Teheran ha investito significativamente nel rafforzamento delle proprie capacità antimissile e antiaeree, sviluppando sistemi nazionali come il Sevom Khordad.

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L'effetto Hormuz: il mercato del petrolio non tornerà mai come prima


L'intesa in arrivo potrebbe riportare sul mercato grandi volumi di greggio, ma i tempi di ripresa della produzione, i dazi iraniani e un premio di rischio più alto ridisegneranno permanentemente il mercato energetico.

Stati Uniti e Iran potrebbero annunciare nei prossimi giorni un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre vanno avanti i negoziati sul nucleare. Secondo quanto riportato da Axios, l'intesa è ancora in via di definizione, ma il suo raggiungimento avrebbe un effetto immediato sul mercato del petrolio: riportare in circolazione grandi volumi di greggio proprio mentre le scorte globali si stanno riducendo a un ritmo record.

Il ritorno alla normalità, però, non sarà né rapido né completo. Secondo le stime dell'International Energy Agency, dopo l'eventuale bonifica delle mine serviranno almeno 2 o 3 mesi per ristabilire flussi di esportazione stabili. Anche i Paesi del Golfo avranno bisogno di mesi per recuperare la produzione persa durante l'interruzione della loro principale rotta di esportazione.

Nel breve periodo, la variabile decisiva sarà la fiducia degli operatori. "Tutto dipende dal fatto che i proprietari delle navi e i loro equipaggi si sentano sicuri nell'attraversare lo Stretto di Hormuz", afferma Ben Cahill, analista dell'Università del Texas ad Austin. Secondo Cahill, restano aperte 3 incognite: gli eventuali dazi imposti dall'Iran, le condizioni effettive di sicurezza del passaggio e il costo delle assicurazioni. Per questo la ripartenza potrebbe avvenire a singhiozzo.

Il nodo dei pedaggi iraniani


Teheran sta valutando nuovi pedaggi sulle petroliere che attraversano lo Stretto, anche se i funzionari iraniani evitano di definirle "pedaggi". Per Edward Fishman, ex funzionario del Dipartimento di Stato e oggi al Council on Foreign Relations, anche importi apparentemente contenuti di pedaggi potrebbero garantire all'Iran entrate molto rilevanti.

Intervistato dall'analista Rory Johnston nel podcast Oil Ground Up, Fishman ha stimato che le navi potrebbero pagare complessivamente decine di miliardi di dollari l'anno, fino a un massimo di 100 miliardi. "Anche pagando due milioni di dollari per una VLCC, una Very Large Crude Carrier, parliamo di un dollaro al barile, una cifra economicamente poco rilevante", ha spiegato. La sua previsione è che il settore privato finirà per accettare il maggior costo pur di far transitare le petroliere con sicurezza.

Il secondo indicatore da osservare sarà il premio di rischio geopolitico, cioè il sovrapprezzo che i mercati incorporano per proteggersi dall'incertezza. Dopo la guerra, questo premio potrebbe restare stabilmente più alto rispetto al passato, soprattutto perché l'Iran ha assunto una postura più assertiva nello Stretto. "Ci sarà un premio sul prezzo permanente, legato a un ambiente operativo permanentemente più rischioso", afferma Clayton Seigle, analista del Center for Strategic and International Studies.

Insomma, lo Stretto di Hormuz riaprirà, ma il mercato del petrolio non tornerà mai più quello di prima: i transiti saranno più costosi, gli operatori più prudenti e il rischio politico resterà una componente strutturale dei prezzi.

Oleodotti alternativi e più shale americano


La crisi ha già accelerato i progetti dei Paesi del Golfo per ridurre la dipendenza da Hormuz. A metà maggio gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l'intenzione di accelerare la costruzione di una nuova infrastruttura destinata a raddoppiare la capacità di esportazione petrolifera attraverso il porto di Fujairah, come riportato anche dalla CNBC. L'obiettivo è evidente: creare rotte alternative e diminuire l'esposizione alla vulnerabilità dello Stretto.

Nel frattempo, però, i prezzi più alti dovrebbero spingere anche i produttori americani ad aumentare la propria offerta. Prima della guerra, l'Energy Information Administration prevedeva una produzione domestica in calo da 13,6 milioni di barili al giorno nel 2026 a 13,3 milioni nel 2027. Nell'ultimo aggiornamento di metà maggio, invece, la stima indica una crescita fino a 14,1 milioni di barili al giorno l'anno prossimo.

La stessa tendenza emerge dai piani di investimento dello shale americano. Secondo i dati della società di consulenza energetica Enverus, riportati dal Financial Times, le società quotate negli Stati Uniti hanno aumentato di 490 milioni di dollari i programmi di investimento per il 2026 rispetto alle previsioni precedenti alla guerra.

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I sudafricani bianchi sono gli unici rifugiati ammessi negli Stati Uniti da mesi


Su 6.069 rifugiati accolti dall'amministrazione Trump, soltanto tre non sono sudafricani bianchi. La Casa Bianca ha più che raddoppiato il tetto previsto per questa comunità

Su 6.069 rifugiati accolti dagli Stati Uniti da ottobre, soltanto tre non sono sudafricani bianchi. Lo rivela un'elaborazione delle statistiche del Dipartimento di Stato pubblicata dal Telegraph. All'inizio del suo secondo mandato il presidente Donald Trump ha drasticamente ridotto l'ingresso generale dei rifugiati nel paese ma ha lasciato un'ampia eccezione mirata per gli afrikaner, la comunità di discendenza europea, soprattutto olandese, del Sudafrica.

Il presidente ha accusato il governo di Pretoria di portare avanti un "genocidio" contro i contadini afrikaner bianchi, un'accusa respinta con forza dalle autorità sudafricane. Nel maggio dello scorso anno Trump ha messo in imbarazzo il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa durante la sua visita alla Casa Bianca mostrandogli video che, secondo l'amministrazione statunitense, documenterebbero le persecuzioni subite dai bianchi del paese. "Stavano fuggendo", ha detto Trump chiedendo una "spiegazione" per quella che ha definito "una situazione molto triste". "Abbiamo migliaia di storie su questo, abbiamo documentari, abbiamo notizie giornalistiche, bisogna rispondere", ha aggiunto.

Lunedì il Dipartimento di Stato ha annunciato di voler più che raddoppiare il numero di posti di rifugiato disponibili per gli afrikaner nell'anno fiscale in corso, alzando il tetto da 7.500 a 17.500. Anna Kelly, portavoce della Casa Bianca, ha difeso l'ampliamento parlando con il Washington Post e ha definito "vergognoso" chi prova a "sminuire il trattamento spaventoso subito dagli afrikaner". Quella comunità, ha aggiunto, "non merita meno aiuto delle migliaia di rifugiati ammessi sotto l'amministrazione Biden".
I rifugiati di Trump — FocusAmerica

Immigrazione · Stati Uniti

Una sola eccezione:
chi sono i nuovi rifugiati d'America


Trump ha tagliato l'ingresso dei rifugiati al livello più basso di sempre. Ma per gli afrikaner — la comunità bianca sudafricana di origine europea — ha aperto una corsia preferenziale. I numeri raccontano una sproporzione totale.

Dati Dipartimento di Stato USA 1 ottobre 2025 — 30 aprile 2026

L'eccezione in due numeri

Sudafricani bianchi
6.066
afrikaner ammessi come rifugiati in sette mesi

Tutti gli altri
3
cittadini afghani — gli unici non sudafricani

99,95%
degli ingressi proviene da un solo paese e da una sola comunità etnica. Mai prima d'ora il programma rifugiati Usa era stato concentrato su un gruppo così ristretto.

Esplora i dati
1 La sproporzione 2 Le provenienze 3 Lo storico 4 Le tappe

Composizione degli ingressi

Su 100 rifugiati ammessi, 99 sono afrikaner


Ogni quadratino rappresenta l'1% degli ingressi. Per la precisione: 99,95% afrikaner, 0,05% di altre nazionalità — una proporzione così estrema che nel waffle anche il singolo quadratino nero sovrastima il peso reale dei "tutti gli altri".

Rifugiati ammessi negli Stati Uniti, FY 2026
1 quadratino = 1% del totale

Il quadratino nero in alto a destra rappresenta i 3 cittadini afghani. Per onestà di scala: anche questo unico quadratino è già il doppio della loro presenza effettiva (0,05%).

99,95% 6.066 afrikaner sudafricani bianchi
0,05% 3 afghani — gli unici non sudafricani

Negli ultimi mesi della presidenza Biden il programma rifugiati accoglieva ingressi da ogni regione del mondo. Oggi quel ventaglio si è chiuso: resta una sola comunità.

Da dove vengono i rifugiati

Prima e dopo: il ventaglio che si è chiuso


Confronto tra il mix di provenienze sotto Biden (anno fiscale 2024) e sotto Trump (i primi sette mesi del 2026 fiscale).

Sotto Biden
FY 2024 · oltre 100.000 rifugiati

Africa 40%
Asia 22%
M.O. 18%
A. Latina
Altri

Africa subsahariana40%
Asia / Pacifico22%
Medio Oriente18%
America Latina12%
Altri / Europa8%

Sotto Trump
FY 2026 (7 mesi) · 6.069 rifugiati

Sudafrica 99,95%

Sudafrica (afrikaner)99,95%
Afghanistan0,05%

70+
paesi sotto Biden

2
paesi sotto Trump

Per decenni il programma rifugiati Usa ha accolto persone in fuga da guerre e persecuzioni da decine di paesi. Oggi un solo paese rappresenta il 99,95% degli ingressi.

Il tetto annuale di rifugiati

Il limite più basso dall'istituzione del programma


Dalla riforma del 1980 in poi, nessun presidente aveva mai portato il tetto annuale sotto i 15 mila. Trump è andato oltre.

125.000

FY 2024
Biden

125.000

FY 2025
Biden

15.000

FY 2021
Trump I

7.500

FY 2026
Trump II

17.500

Nuovo cap
Mag '26

Tetto fissato dal presidente per ogni anno fiscale (1 ottobre — 30 settembre). Lunedì il Dipartimento di Stato ha innalzato il limite del FY 2026 da 7.500 a 17.500, riservato in via prevalente agli afrikaner.

Anche con il nuovo tetto a 17.500, il programma resta al livello più basso degli ultimi quarant'anni — ma con una destinazione ben precisa.

Come si è arrivati qui

Tocca un evento per i dettagli

Gennaio 2025
Trump congela l'intero programma rifugiati

Poche ore dopo il giuramento, il presidente sospende lo U.S. Refugee Admissions Program citando preoccupazioni sul vetting e sull'impatto sulle comunità locali.

Febbraio 2025
Eccezione per gli afrikaner sudafricani

Un ordine esecutivo prevede il reinsediamento degli afrikaner come "vittime di discriminazione razziale". Il governo di Pretoria respinge l'accusa di persecuzione.

Maggio 2025
Trump mostra a Ramaphosa i video del "genocidio"

Durante la visita del presidente sudafricano alla Casa Bianca, Trump proietta immagini che secondo l'amministrazione documenterebbero le persecuzioni contro i bianchi. "Stavano fuggendo", commenta.

Ottobre 2025
Tetto rifugiati fissato a 7.500, minimo storico

Il Federal Register ufficializza il limite più basso di sempre per l'anno fiscale 2026, "principalmente destinato agli afrikaner e ad altre vittime di discriminazione".

Maggio 2026
Il cap sale a 17.500, ma sempre per afrikaner

Il Dipartimento di Stato annuncia di più che raddoppiare i posti disponibili per la comunità bianca sudafricana. La Casa Bianca difende la scelta: "Non meritano meno aiuto degli altri".

Fonti Dipartimento di Stato USA, Federal Register, Telegraph, Washington Post, Associated Press, Christian Science Monitor, PassBlue. Dati aggiornati al 22 maggio 2026. Composizione regionale FY 2024 stimata su allocazioni regionali del Presidential Determination.

Trump ha inasprito le regole sull'immigrazione fin dal suo ritorno alla Casa Bianca. A dicembre dello scorso anno, dopo che due membri della Guardia Nazionale erano stati feriti a colpi d'arma da fuoco in un attacco attribuito dalle autorità a un migrante afghano, l'amministrazione ha annunciato un'ondata di cambiamenti che ha portato il presidente a inasprire o sospendere ogni forma di immigrazione illegale nel paese. Tra le misure ci sono una pausa nelle decisioni sull'asilo, una revisione dei casi trattati dall'amministrazione Biden e un "riesame" di alcuni titolari di green card.

Venerdì la Casa Bianca ha annunciato una nuova procedura più ampia. Lo United States Citizenship and Immigration Services ha comunicato che gli stranieri che vogliono modificare il proprio status migratorio per ottenere la green card non potranno più farlo restando negli Stati Uniti ma dovranno presentare la domanda dall'estero, attraverso il Dipartimento di Stato. "Uno straniero che si trovi negli Stati Uniti temporaneamente e voglia una green card deve tornare nel proprio paese di origine per chiederla", ha detto il Dipartimento per la sicurezza interna. "Questa politica permette al nostro sistema di immigrazione di funzionare come la legge intendeva, invece che incentivare le scappatoie".

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Ondata di calore, domani massima allerta a Torino, Bologna, Firenze e Roma


Attivi i bollettini giornalieri del Ministero della Salute su 27 città. I consigli per proteggersi nelle ore più critiche tra le 11 e le 18

È la prima ondata di calore dell'anno, ed è già da bollino rosso. Domani il livello massimo di emergenza scatterà su quattro grandi città italiane: Torino, Bologna, Firenze e Roma. Il Ministero della Salute ha attivato il Piano di previsione e prevenzione degli effetti del caldo, con bollettini giornalieri pubblicati dal 25 maggio al 20 settembre per 27 città italiane.

Il bollino rosso, livello 3, il massimo, indica un rischio elevato persistente per tre o più giorni consecutivi, con effetti negativi sulla salute "non solo per anziani, bambini e malati cronici, ma anche per persone sane e attive". Più dura l'ondata, più crescono i rischi.

La prima regola è semplice: stare fuori nelle ore più calde, tra le 11 e le 18, è sconsigliato. Niente attività fisica intensa all'aperto, niente spostamenti in auto senza aria condizionata. Chi resta in casa dovrebbe cercare la stanza più fresca, bagnarsi spesso con acqua fresca e sfruttare i luoghi pubblici climatizzati nelle ore di punta.

Sul fronte alimentare, il Ministero raccomanda di bere spesso evitando alcolici, bevande gassate e zuccherate. Meglio pasta e pesce rispetto alla carne, molta frutta e verdura fresca. Attenzione alla conservazione degli alimenti deperibili: con il caldo i rischi di contaminazione aumentano.

Chi prende farmaci non deve sospendere le terapie da solo, ma consultare il medico. I medicinali vanno tenuti lontani dal calore. E mai lasciare bambini o anziani in auto al sole, nemmeno per pochi minuti.

Il sistema di monitoraggio copre 27 città: Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona e Viterbo. I bollettini sono pubblicati ogni giorno, dal lunedì al venerdì, sul portale del Ministero della Salute.

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Vance loda l'enciclica di Leone XIV sull'intelligenza artificiale


Il vicepresidente cattolico ha definito "profonde" alla NBC le parole del papa. Il documento è stato presentato con un co-fondatore di Anthropic, azienda bandita dall'amministrazione Trump

Il vicepresidente JD Vance ha elogiato la prima enciclica di papa Leone XIV, un testo teologico pieno di avvertimenti sugli sviluppi senza freni dell'intelligenza artificiale. In un'intervista esclusiva alla NBC News Vance, cattolico ma allo stesso tempo un convinto sostenitore dell'AI, ha definito "profonde" le parole del pontefice, pur ammettendo di aver letto solo "pezzi" del documento e i suoi riassunti.

L'enciclica, la prima di Leone XIV dall'insediamento dello scorso anno, invita a una moderazione che non blocca il progresso ma funziona come "esercizio di una cura responsabile per la famiglia umana". Il papa ha presentato il testo insieme a Christopher Olah, uno dei co-fondatori di Anthropic. Il coinvolgimento del colosso americano dell'intelligenza artificiale era stato visto come un possibile motivo di tensione con la Casa Bianca, dopo che l'amministrazione del presidente Donald Trump ha ordinato a tutte le agenzie federali di smettere di usare Anthropic. L'azienda aveva infatti rifiutato di concedere alle forze armate statunitensi un accesso senza restrizioni alle proprie tecnologie.

"Quello che ho letto sembra molto profondo, esattamente il tipo di cosa che ci si aspetta e si spera da un leader della chiesa", ha detto Vance. "Sulla morale, i principi non cambiano mai, ma il modo in cui li applichi sì, perché il mondo cambia". Per il vicepresidente le nuove tecnologie e i nuovi modi di interagire tra esseri umani impongono un aggiornamento della dottrina della "guerra giusta" e un ripensamento dell'intera dottrina sociale cattolica.

Vance ha letto come un segnale anche la scelta del nome del nuovo pontefice. "Penso che sia stato un cenno a Leone XIII, che diventò papa all'inizio dell'era industriale", ha detto. "Penso che Leone XIV stia diventando papa all'inizio dell'era dell'intelligenza artificiale, e sospetto che se attraverseremo questo passaggio con successo sarà in larga parte perché il papa e la chiesa sono in grado di offrire la leadership morale di cui abbiamo bisogno".

L'intervista era la prima dedicata alla presentazione del libro di Vance, Communion, in uscita il 16 giugno per HarperCollins. Il volume ripercorre il percorso di fede del vicepresidente: un'educazione protestante, una deriva verso l'ateismo e, nei mesi più recenti, la conversione al cattolicesimo. Battezzato nel 2019, Vance è il secondo cattolico a ricoprire la carica di vicepresidente dopo Joe Biden e il primo convertito al cattolicesimo nel ruolo. Fu fra le ultime persone a incontrare papa Francesco prima della sua morte lo scorso anno e tornò in Vaticano poche settimane dopo per l'insediamento di Leone XIV, primo pontefice nato negli Stati Uniti.

Vance ha confermato di aver eliminato X dal proprio telefono per la Quaresima, come aveva rivelato il mese scorso il sito Semafor. La Quaresima è terminata il 2 aprile ma il vicepresidente, noto per la sua tendenza a partecipare direttamente alle discussioni e ai dibattiti sui social, non ha ancora reinstallato l'applicazione, pur dicendo di volerlo fare prima o poi. "Non averla come distrazione mi ha reso molto più produttivo, non scorri continuamente quando hai cinque minuti, posso davvero leggere qualcosa", ha detto. Il suo account è rimasto attivo perché continua a scrivere molti dei post che vengono poi pubblicati dal suo staff.

La posizione di Vance sull'intelligenza artificiale, largamente favorevole al suo sviluppo e diffidente verso la regolamentazione pubblica, è stata plasmata in parte dal suo passato nel venture capital della Silicon Valley e dai rapporti coltivati con alcuni dei principali esponenti delle grandi aziende tecnologiche americane. Davanti a sondaggi che mostrano un'opinione pubblica preoccupata per l'avanzata dell'AI, il vicepresidente ha però iniziato di recente a esprimere più scetticismo in pubblico, insistendo per esempio sulla necessità che i nuovi modelli proteggano imprese e consumatori dalle vulnerabilità informatiche.

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Test Medicina: tenta di rubare i quiz, denunciata studentessa


Cyber-truffa per avere le domande in anticipo. La Polizia Postale le sequestra PC e smartphone

Una studentessa di 21 anni, domiciliata a Roma e iscritta a una facoltà universitaria diversa da Medicina, è stata denunciata dalla Polizia Postale con l’accusa di sostituzione di persona e tentato accesso abusivo a sistema informatico. Secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe tentato di ottenere in anticipo i quiz del test di ammissione ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia attraverso una presunta attività di phishing ai danni del consorzio interuniversitario Cineca.

Secondo quanto riportato da Tgcom24, l’inchiesta è stata coordinata dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Emilia-Romagna ed è partita dopo una denuncia presentata proprio da Cineca, il consorzio che gestisce, tra le varie attività, anche le procedure informatiche relative ai test universitari di accesso a Medicina.

Stando alla ricostruzione degli investigatori, la giovane avrebbe predisposto una serie di false comunicazioni email realizzate appositamente per impersonare figure istituzionali e tentare così di acquisire illecitamente, prima della prova ufficiale, le domande dei test universitari. Gli inquirenti parlano di una campagna mirata, studiata per ingannare i destinatari e ottenere informazioni riservate legate alle selezioni accademiche.

L’attività investigativa, definita complessa dagli stessi investigatori, ha portato anche all’emissione di un decreto di perquisizione nei confronti della ragazza. Durante le operazioni effettuate presso il domicilio della studentessa, gli agenti della Polizia Postale hanno sequestrato diversi dispositivi informatici, ora al vaglio degli specialisti per ulteriori accertamenti tecnici.

Le autorità stanno verificando l’eventuale presenza di ulteriori elementi utili a chiarire la portata del tentativo e accertare se vi siano stati eventuali complici o ulteriori tentativi di accesso ai sistemi informatici collegati alle procedure universitarie.

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La fine della wellness obsession: perché gli italiani stanno abbandonando la cultura della performance


Dal fenomeno del bed rot alla “batteria sociale”, cresce tra Gen Z e Millennials il rifiuto della produttività tossica e della wellness obsession. Un cambiamento culturale che sta ridefinendo benessere, socialità e rapporto con la performance
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Per anni il benessere è stato raccontato solo come obiettivi da raggiungere, calorie da tracciare e routine da ottimizzare, Oggi qualcosa è cambiato: secondo la ricerca “The Wellbeing Flow”, realizzata da Ipsos Doxa in occasione del lancio della nuova Huawei Watch Fit 5 Series, l’85% degli italiani prende decisioni legate al proprio benessere seguendo l’umore del momento. Un dato che fotografa una trasformazione molto più profonda del wellness trend, secondo cui gli italiani non stanno più cercando la performance perfetta, ma un modo sostenibile per gestire la propria energia mentale. Non a caso, il 61% dichiara di voler mantenere abitudini sane “senza diventare ossessivo”, mentre l’approccio ultra-performativo basato sul tracking estremo sopravvive ormai solo in una nicchia (7%). La wellness culture si sta allontanando dall’idea di ottimizzazione continua per avvicinarsi a un nuovo bisogno collettivo: il 28% si riconosce invece nella cosiddetta “soft life”, un approccio che privilegia il sentirsi più leggeri, più presenti e meno sotto pressione.

Gli italiani vogliono capire quando sono mentalmente scarichi


La ricerca mostra come il linguaggio stesso del wellbeing sia cambiato. Oggi non si parla più solo di passi, calorie o allenamenti, ma di “social battery”, “brain fog”, “wellness snacking” e “bed rot”. Segnali di una società che sta trasformando il benessere in una questione emotiva prima ancora che fisica. Gli italiani vogliono capire quando sono mentalmente scarichi, quando hanno bisogno di staccare, quando la mente è in overload e quando invece riescono finalmente a sentirsi lucidi e presenti. Tra gli indicatori che nostri connazionali desiderano monitorare di più riguardano la sfera mentale ed energetica: il 41% vorrebbe comprendere meglio la propria stabilità emotiva, il 39% monitorare la reale energia fisica e il 31% migliorare la qualità del recupero e del sonno.

La differenze generazionali


In questo scenario emerge una distanza culturale molto netta tra Millennials e Gen Z. I primi sembrano vivere il wellbeing come una forma di equilibrio pragmatico: cercano pianificazione flessibile (58%), desiderano una tecnologia capace di guidarli senza essere invasiva (28%) e sono la generazione più attenta alla propria “social battery”, cioè alla gestione dell’energia sociale e relazionale.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano


La Gen Z, invece, vive il benessere come un pendolo emotivo. È la generazione che più alterna estremi apparentemente opposti: da una parte il “bed rot”, ovvero il rifugiarsi a letto senza fare nulla per recuperare energie (15%), dall’altra workout ad alta intensità (14%), utilizzati come valvola di sfogo mentale. Non è contraddizione: è un nuovo modo di regolare le proprie energie. Per la Gen Z il benessere non è più una routine stabile, ma una continua oscillazione tra spegnersi e riaccendersi e infatti il 37% si aspetta dalla tecnologia un approccio più empatico, capace di adattarsi a queste esigenze quotidiane anziché imporre schemi fissi.

Il benessere si consuma a piccole dosi


Anche il modo di ricaricarsi racconta questa trasformazione. I Millennials cercano soprattutto natura (42%), pratiche di riequilibrio mentale come yoga, meditazione e respirazione profonda (20%) e rituali più strutturati. La Gen Z preferisce invece esperienze brevi, immediate e leggere: piccoli momenti di “wellness snacking” (34%), attività playful e ludiche capaci di offrire sollievo emotivo immediato (33%) . Il benessere diventa qualcosa da consumare a piccole dosi durante la giornata, più vicino a una pausa mentale che a una disciplina rigida.

Un cambiamento che sta ridefinendo anche il ruolo della tecnologia


Se i primi wearable servivano principalmente a misurare, oggi le persone (37%) chiedono dispositivi capaci di comprendere stress, recupero, energia e stati emotivi. Non basta più contare i passi: serve una tecnologia che sappia interpretare il modo in cui ci sentiamo.
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È in questo contesto che Huawei propone un ampio ecosistema di dispositivi pensati per intercettare bisogni e stili di vita diversi. In particolare, la nuova Watch Fit 5 Seriesrappresenta il punto di incontro tra due mondi solo apparentemente distanti: quello dei Millennials, che cercano controllo flessibile e strumenti di supporto alla gestione della propria energia, e quello della Gen Z, che vive il benessere in modo più istintivo, emotivo e frammentato.

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Secondo i dati diffusi da Trovaprezzi.it, l’interesse verso i modelli AI-centric è più che raddoppiato negli ultimi due anni, arrivando a rappresentare il 27% delle ricerche online nel settore mobile
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Con il concept “Spark Your Vibes”, Huawei ridefinisce il concetto di wellbeing tecnologico, spostando l’attenzione dalla performance continua a un approccio più equilibrato e sostenibile. La Watch Fit 5 Series integra funzioni avanzate per il monitoraggio di sonno, stress e frequenza cardiaca insieme a strumenti più intuitivi come mini-workout e tracking emotivo, adattandosi ai ritmi quotidiani delle persone. Centrale anche l’autonomia prolungata della batteria, pensata per accompagnare uno stile di vita sempre più dinamico. Il wearable si propone così come un alleato flessibile del benessere personale, in linea con una nuova visione della salute mentale e fisica meno rigida e più autentica.


HUAWEI WATCH FIT 5 Series ufficiale: più salute, fitness intelligente e design premium al polso


Huawei ha da qualche giorno presentato la WATCH FIT 5 Series. Si tratta di eleganti dispositivi indossabili che uniscono funzionalità avanzate per la salute e il fitness a un design alla moda.

Dyson Supersonic Travel: phon compatto per viaggi
Dyson presenta Supersonic Travel, il nuovo asciugacapelli compatto pensato per chi viaggia. Più leggero e con voltaggio automatico, offre prestazioni elevate e styling preciso ovunque nel mondo
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Colori vibranti e un ampio display


HUAWEI WATCH FIT 5 è disponibile in cinque varianti colore: grigio-verde, viola, verde, bianco e nero, mentre la versione FIT 5 Pro si mette in mostra nelle varianti arancione, bianco e nero. Quest'ultima versione vanta un innovativo design "oil-filling" che mantiene i colori vividi; l'edizione Pro bianca si spinge anche oltre perchè ottenuta utilizzato un trattamento superficiale chiamato Micro-Arc Oxid (MAO) per la scocca dello smartwatch.
Huawei Watch Fit 5 Pro in versione Orange
Si tratta di una tecnologia evoluta dell’anodizzazione che crea uno strato ceramico sopra l’alluminio, migliorando la durezza della superficie, la resistenza all’usura e la protezione contro i graffi. Il WATCH FIT 5 presenta un display da 1,82 pollici, mentre WATCH FIT 5 Pro vanta un display in vetro zaffiro 2.5D da 1,92 pollici, caratterizzato da cornici nere ultrasottili da 1,8 mm. Con una luminosità di picco di 3.000 nit (dati HUAWEI), il display della versione Pro garantisce una chiarezza cristallina anche alla luce diretta del sole, reso ancora più fluido da frequenze di aggiornamento adattive da 1 Hz a 60 Hz.
Huawei Watch Fit 5 in versione Purple

Il divertimento incontra la professionalità


La WATCH FIT 5 Series introduce la modalità Mini-Workout, un modo innovativo per mantenersi attivi, ideale soprattutto per chi ha poco tempo a disposizione. Non sono necessari attrezzi o spazi dedicati: grazie a un simpatico compagno, un panda interattivo sul quadrante, è possibile eseguire rapidamente sessioni di esercizio, dalla durata di 30 secondi a diversi minuti. Per gli appassionati di outdoor, lo smartwatch rileva automaticamente l'attività ciclistica aiutando gli utenti a comprendere meglio le proprie prestazioni. La versione Pro si spinge oltre, offrendo un supporto approfondito per le attività outdoor professionali. I golfisti, invece, possono accedere a mappe vettoriali di oltre 17.000 campi globali, con la visuale del green che ruota automaticamente per allinearsi al loro campo visivo, consentendo una precisa analisi dello swing.
I nuovi smartwatch Huawei dedicano particolare attenzione alla salute cardiovascolare e femminileI nuovi smartwatch Huawei dedicano particolare attenzione alla salute cardiovascolare e femminile

Monitoraggio del benessere


Con i nuovi smartwatch HUAWEI trasforma il monitoraggio della salute da passivo a proattivo, dedicando particolare attenzione alla salute cardiovascolare e femminile. L'edizione Pro è dotata di funzionalità avanzate come l'analisi dell'aritmia basata sulle onde di polso (fibrillazione atriale), un'app ECG e il rilevamento della rigidità arteriosa. Inoltre, è presente un valido supporto alla gestione della salute femminile attraverso un sensore di temperatura che traccia le tendenze della temperatura del polso. Questo consente di monitorare il ciclo mestruale e il giorno dell'ovulazione, aiutando così le donne a comprendere meglio il proprio corpo.

I pagamenti contactless


I pagamenti digitali e contactless sono ormai diventati parte integrante della quotidianità per i possessori di smartwatch. L'introduzione di Curve Pay sui dispositivi HUAWEI WATCH rende i pagamenti in movimento e senza smartphone ancora più accessibili, e rappresenta un elemento centrale dell'impegno di Huawei nel portare la tecnologia indossabile sempre più vicina all'utente.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Batteria ad alto silicio


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Prezzi e disponibilità


La WATCH FIT 5 Series offre piena compatibilità con i principali dispositivi Android e iOS ed è disponibile a partire da 199,00 euro.


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Il Senato del South Carolina respinge di nuovo la riforma dei collegi voluta da Trump


I senatori repubblicani hanno bocciato la nuova mappa congressuale che avrebbe eliminato l'unico distretto a maggioranza nera dello stato, rappresentato dal democratico James Clyburn.

Il Senato del South Carolina ha respinto martedì la nuova mappa congressuale voluta dal presidente Donald Trump, mettendo fine per ora al tentativo di ridisegnare i collegi elettorali dello stato prima delle elezioni di metà mandato. Il voto contrario alla mozione per chiudere il dibattito è arrivato a sorpresa da una camera a maggioranza repubblicana e rappresenta uno schiaffo alla Casa Bianca, che da mesi spinge gli stati controllati dal partito a riscrivere i confini dei collegi per consolidare la stretta maggioranza alla Camera dei rappresentanti.

La proposta avrebbe cancellato l'unico distretto a maggioranza nera del South Carolina, quello rappresentato dal deputato democratico James Clyburn, una delle figure storiche del partito. La Camera statale aveva approvato la mappa la settimana precedente nella speranza di applicarla alle elezioni di metà mandato di novembre. Per riuscirci, i legislatori puntavano a indire nuove primarie ad agosto nei distretti coinvolti, dato che il voto originariamente fissato per il 9 giugno era già in calendario.

Martedì è cominciato il voto anticipato per le primarie di giugno e proprio questo elemento ha capovolto i numeri al Senato. Alcuni senatori repubblicani che inizialmente avevano sostenuto il piano hanno cambiato idea, ritenendo troppo tardivo modificare le regole con un'elezione già in corso. "Né la mia coscienza né il mio buon senso mi permettono di fermare un'elezione che è già iniziata", ha detto il senatore repubblicano Richard Cash, motivando il proprio voto con la questione dei tempi.

Subito dopo il voto un altro repubblicano di peso, il senatore Tom Davis, ha attaccato l'intera operazione. Una precedente revisione delle mappe, ha ricordato, era stata istruita in nove mesi di lavoro, mentre questa volta si è proceduto in poche settimane. "Abbiamo completamente esternalizzato il nostro obbligo costituzionale di preparare una mappa elettorale congressuale a un consulente di Washington", ha dichiarato Davis. "Non abbiamo idea, nessuna idea, di come quella mappa sia stata costruita".

Alla Casa Bianca il risultato ha colto i collaboratori del presidente di sorpresa. Alcuni hanno parlato a NBC News di un "tradimento", spiegando di non aver ricevuto alcun preavviso dal governatore repubblicano Henry McMaster. "Sapevamo da sempre che sarebbe stato un percorso accidentato, mai una garanzia", ha detto uno di loro alla rete. "Ma i voti c'erano nel passaggio precedente e nulla era cambiato". Secondo la stessa fonte, l'allerta sul cambio di umore in Senato è arrivata dal procuratore generale dello stato, Alan Wilson, e da un paio di senatori.

McMaster, che pochi giorni prima aveva convocato una sessione straordinaria del Parlamento statale per spingere la riforma, ha commentato la sconfitta con un messaggio su X. Il governatore si è detto "fiducioso che un giorno la delegazione congressuale del South Carolina sarà interamente repubblicana", aggiungendo di essere "deluso che quel giorno non sia ancora arrivato". Ha poi invitato gli elettori a partecipare alle primarie di giugno e i legislatori ad approvare il bilancio dello stato.

Il South Carolina non è il primo stato a guida repubblicana a sottrarsi alla pressione del presidente sul tema delle mappe elettorali. A dicembre il Senato dell'Indiana aveva bocciato una proposta analoga nonostante l'insistenza della Casa Bianca. Trump ha risposto questo mese sostenendo cinque sfidanti alle primarie repubblicane contro i legislatori che si erano opposti al suo piano. Tutti i membri del Senato statale del South Carolina saranno in corsa per la rielezione nel 2028, una scadenza che potrebbe esporli a iniziative simili da parte della base più vicina al presidente.

Il leader della maggioranza repubblicana al Senato statale, Shane Massey, aveva già manifestato perplessità nelle settimane precedenti, sostenendo che il sistema politico funziona meglio quando entrambi i partiti sono vitali. "Credo che il nostro stato sia più forte con partiti vivaci. Penso che, nel complesso, siamo più forti quando c'è uno scontro di idee", ha affermato Massey. "I repubblicani sono più forti quando il Partito democratico è vivace e competitivo".

Anche la macchina elettorale dello stato aveva segnalato problemi pratici. Secondo Conway Belangia, direttore esecutivo della commissione elettorale del South Carolina, applicare i nuovi confini per il voto di quest'anno sarebbe costato altri sei milioni di dollari e avrebbe richiesto l'organizzazione di un secondo turno di primarie ad agosto, in tempi giudicati difficilmente compatibili con il normale funzionamento dei seggi.

Il South Carolina è uno degli stati che dopo una sentenza della Corte Suprema dello scorso mese sul gerrymandering razziale hanno avviato la riscrittura dei collegi a metà decennio. Florida e Tennessee hanno già approvato nuove mappe, mentre i repubblicani della Louisiana stanno facendo avanzare la propria proposta. Alcune di queste partite sono ancora aperte nei tribunali: martedì un collegio di giudici federali ha bloccato l'Alabama dall'utilizzare una mappa disegnata dai repubblicani che avrebbe potuto fruttare al partito un seggio in più alla Camera. Il procuratore generale dell'Alabama, Steve Marshall, ha annunciato che lo stato presenterà ricorso alla Corte Suprema.

La battaglia sui collegi non si esaurirà con le elezioni di novembre. I repubblicani di Georgia e Mississippi sono pronti a presentare nuove mappe in vista del ciclo elettorale 2028 e i legislatori del South Carolina potrebbero seguire la stessa strada.

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Wedding Season: la guida per l'ospite perfetto


Outfit, brindisi e regali: come sopravvivere ai matrimoni estivi senza fare passi falsi

Giugno è alle porte e come ogni anno porta con sé non solo l’estate ma la temuta stagione dei matrimoni.
Per le spose la stagione migliore per fare da cornice al loro giorno speciale, per gli invitati e le invitate un campo minato nel quale ogni passo sbagliato potrebbe essere l’ultimo.

Si parte così dalle basi, quali colori non indossare - a meno che non sia richiesto nell’invito - bianco, nero, viola e rosso, la protagonista è la sposa e a meno che qualche invitata no si senta Ursula la strega del mare, sarebbe gradito, anche, non portare sfortuna.

Nella migliore delle ipotesi poi, si dovrebbero anche evitare accessori troppo vistosi, mai abiti troppo corti, attillati o con scollature da capogiro e volgari, non c’è sempre bisogno di un’abito su misura, spesso, almeno oggi, si può optare per un completo o un set coordinato, un abito fantasia e spesso ci si può azzardare ad evitare il tacco alto, puntando su friulane, mocassini, ballerine o sneakers eleganti.
Tra le varie cose da evitare sono da citare i discorsi agli sposi zeppi riferimenti a quanto vissuto sulla propria pelle illo tempore con aneddoti su aneddoti, spesso carini e divertenti, sconsigliato è parlare di sbronze e momenti eccessivamente imbarazzanti di fronte ad una schiera di parenti a volte mummificati; al buon invitato si chiede, non di snaturarsi sia chiaro, ma di posticipare l’amore per il prosecco almeno il tempo delle prime quattro portate del pranzo o cena di nozze, affinché, al momento di massimo giubilo sarà abbastanza buio da non essere riconosciuti ed etichettati come clown del matrimonio.

Infine i regali; se si è amici stretti o familiari la scelta è semplice, si ricorre alla busta con denaro o alla lista di nozze, per chi ancora la fa; per gli amici alla lontana, coi quali si ha confidenza ma non troppa trovare il regalo ideale è un po’ più complicato, ma si può puntare sul semplice che è sempre una strategia vincente.

Gli sposi si conoscono e si sa se preferiscono caffè, vino, birra o amari, una coppia di bicchieri particolari può essere una buona scelta, da Ichendorf a Guzzini passando per Anna+Nina, come un decenter di Alessi o un sottobottiglia o sottobicchieri come quelli de La Corallina, un buon profumo per ambienti dalle candele di Jo Malone ai diffusori per ambiente Dr Vranjes e Lampe Berger o uno svuotatasche, come quelli di Fornasetti o Bitossi Home, che fa sempre comodo.

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In Texas Paxton vince le primarie repubblicane per il Senato


Il procuratore generale del Texas, sostenuto da Trump, ha sconfitto il senatore in carica John Cornyn. A novembre sfiderà il democratico James Talarico in una corsa competitiva.
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Ken Paxton, procuratore generale del Texas, ha vinto le primarie repubblicane per il Senato sconfiggendo nettamente John Cornyn, senatore in carica da quattro mandati, in un ballottaggio che ha visto il candidato sostenuto dal presidente Donald Trump prevalere con un margine di oltre 25 punti percentuali. Con l'80% dei voti scrutinati, Paxton era al 64% contro il 36% di Cornyn. A novembre sfiderà il democratico James Talarico in quella che si annuncia come la corsa per il Senato più competitiva che il Texas abbia visto da decenni.

Si tratta del secondo senatore repubblicano in carica a perdere una primaria in meno di due settimane. All'inizio del mese Bill Cassidy non era riuscito nemmeno ad arrivare al ballottaggio in Louisiana, dopo che il presidente si era schierato contro di lui. Prima di questo ciclo elettorale, nessun senatore in carica aveva perso una primaria dal 2017. Trump ha approvato la candidatura di Paxton una settimana prima del voto, con un comunicato in cui ha elogiato la sua "lealtà". L'endorsement è arrivato dopo mesi di esitazione e ha infuriato molti senatori repubblicani che avevano spinto per il sostegno a Cornyn.

Primarie repubblicane
Texas, ballottaggio per il Senato degli Stati Uniti
Primarie repubblicane per il Senato — 26 maggio 2026
Focus America

CandidatoVoti%

Ken Paxton
Procuratore generale del Texas

882.948
63,9%

John Cornyn
Senatore uscente

499.568
36,1%

1.382.516voti
>95% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati di Associated Press e New York Times

Paxton, 63 anni, porta nella corsa per Washington un curriculum costellato di scandali. È stato messo sotto accusa dalla Camera del Texas nel 2023 con un voto di impeachment voluto dal suo stesso partito, ma è stato assolto dal Senato statale dopo un processo di nove giorni incentrato sull'accusa di aver abusato del suo ufficio per favorire un investitore immobiliare. È stato incriminato per frode sui titoli pochi mesi dopo essere entrato in carica nel 2014, una vicenda risolta solo nel 2024 con un accordo che gli ha imposto di pagare quasi 300.000 dollari di risarcimento senza ammettere alcuna colpa. L'estate scorsa la moglie Angela Paxton, anch'essa senatrice statale repubblicana, ha chiesto il divorzio "su basi bibliche" accusandolo di adulterio.

Cornyn, 74 anni, ha avuto una carriera politica di primo piano nel partito repubblicano texano e nazionale. Dal 2013 al 2019 è stato il numero due dei repubblicani al Senato come whip della maggioranza e nel 2024 ha sfiorato l'elezione a leader della maggioranza. Ha negoziato la legge bipartisan sul controllo delle armi firmata da Joe Biden nel 2022, dopo la strage nella scuola elementare di Uvalde, in Texas. È stato anche tra i protagonisti dell'approvazione del First Step Act, la riforma del sistema penale promossa durante il primo mandato di Trump. Ma proprio il voto sulla legge sulle armi è stato uno dei principali argomenti usati dai suoi avversari per accusarlo di non essere abbastanza fedele alla base conservatrice.

La primaria è stata la più costosa nella storia americana. Secondo la società di monitoraggio dei media AdImpact, sono stati spesi circa 128 milioni di dollari in pubblicità tra primarie e ballottaggio. Almeno 92 milioni sono stati impiegati per sostenere Cornyn, che ha avuto l'appoggio del National Republican Senatorial Committee e di gran parte dei grandi donatori del partito. Paxton è stato sopravanzato sulla pubblicità di circa 80 milioni di dollari, ma ha comunque vinto. Nel suo discorso della vittoria a Plano ha rivendicato di aver battuto "150 milioni di dollari e tutti gli attacchi del mondo" e ha ringraziato Trump definendolo "la forza più potente della politica".

L'ultima possibilità di sopravvivenza per Cornyn si è dissolta con l'endorsement presidenziale arrivato la settimana scorsa. Nel suo messaggio di sostegno a Paxton, Trump ha scritto che Cornyn "non era stato di sostegno quando i tempi erano duri", riferendosi al fatto che il senatore aveva accettato la vittoria di Biden nel 2020 e aveva detto nel 2023 che il "tempo di Trump era passato". Paxton, al contrario, aveva guidato la causa legale per ribaltare il risultato delle presidenziali del 2020 e aveva intentato decine di azioni giudiziarie contro le amministrazioni Obama e Biden.

La sconfitta di Cornyn rischia di avere ripercussioni anche al Senato. I senatori repubblicani sono in fermento dopo la scelta del presidente di sostenere uno sfidante interno contro un loro collega popolare. Secondo un'analisi del New York Times, alcuni senatori si sentono ora meno incentivati a votare con il presidente, soprattutto sui provvedimenti più controversi come i finanziamenti per la sala da ballo della Casa Bianca e un fondo da 1,8 miliardi di dollari per ricompensare presunte vittime di persecuzione politica. Con soli 53 senatori repubblicani, bastano pochi voti contrari a far deragliare le iniziative dell'amministrazione.

Talarico, deputato statale di 37 anni e seminarista presbiteriano, ha raccolto 27 milioni di dollari nel primo trimestre, più di quanto qualsiasi candidato repubblicano al Senato abbia raccolto nell'intero ciclo. Paxton, al contrario, ha raccolto poco più di 7 milioni di dollari nell'intera campagna. I dirigenti del partito repubblicano a Washington hanno avvertito che la sua candidatura potrebbe costringere il partito a dirottare fino a 100 milioni di dollari per difendere il seggio, riducendo le risorse disponibili per altre corse competitive in stati come Alaska, North Carolina, Maine e Ohio. Subito dopo il voto, il Cook Political Report ha spostato la previsione per la corsa da "Likely Republican" a "Lean Republican".

I democratici non vincono un'elezione su base statale in Texas dal 1994 e Trump ha vinto lo stato di 13,6 punti nel 2024. Ma diversi indicatori suggeriscono che la corsa è davvero in gioco. Secondo un'analisi del giornalista e analista G. Elliott Morris, i sondaggi mostrano Talarico in leggero vantaggio su Paxton, mentre il generic ballot nazionale viaggia su un D+6 o D+7, simile a quello del 2018, quando Beto O'Rourke perse contro Ted Cruz per appena 2,6 punti. La popolarità di Trump in Texas è di circa 20 punti sotto zero tra gli elettori registrati e le aree metropolitane di Houston e Dallas-Fort Worth mostrano approvazione netta negativa. Le elezioni speciali del ciclo in corso hanno inoltre visto una partecipazione democratica superiore alla media e una tendenza degli elettori ispanici, particolarmente numerosi in Texas, a tornare verso i democratici.

Christian Menefee, 38 anni, ha sconfitto Al Green, 78 anni, nel distretto 18 della Camera, diventando il primo democratico ad abbattere un collega in carica nel ciclo 2026. I due sono stati spinti a scontrarsi dal ridisegno dei collegi voluto lo scorso anno dai repubblicani texani per cercare di ottenere fino a cinque seggi in più al Congresso. Lo scontro è stato interpretato come un test della voglia di ricambio generazionale tra gli elettori democratici, due anni dopo il ritiro di Biden dalla corsa per la rielezione. Decisivo anche il sostegno di Fairshake, il principale super PAC dell'industria delle criptovalute, che ha investito 6,5 milioni di dollari per sostenere Menefee e colpire Green, critico del settore e membro della Commissione servizi finanziari della Camera.

Nell'area di Dallas, l'ex deputato Colin Allred ha sconfitto Julie Johnson, che lo aveva sostituito al Congresso quando lui aveva tentato senza successo la corsa al Senato nel 2024. Per la sostituzione di Paxton come procuratore generale, il senatore statale Mayes Middleton, autofinanziatosi con 17 milioni di dollari, ha battuto il deputato Chip Roy, conservatore di linea dura che in passato ha avuto attriti con Trump. Nel distretto 35 attorno a San Antonio, il repubblicano Carlos De La Cruz, sostenuto da Trump, ha sconfitto John Lujan, appoggiato dal governatore Greg Abbott. Sul fronte democratico nello stesso distretto, il vicesceriffo Johnny Garcia ha battuto Maureen Galindo, una terapista sessuale le cui dichiarazioni su Israele, tra cui la proposta di trasformare un centro di detenzione per migranti in "una prigione per sionisti americani", avevano spinto i leader democratici nazionali, da Hakeem Jeffries ad Alexandria Ocasio-Cortez, a denunciarla pubblicamente.

Negli altri ballottaggi repubblicani, l'endorsement di Trump si è confermato più decisivo di quello del governatore Abbott o dei dirigenti di partito a Washington. Tra i democratici, invece, la serata ha mostrato una base sempre meno disposta a confermare i parlamentari più anziani, soprattutto quando i collegi ridisegnati costringono due titolari a sfidarsi.

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Intervista molto interessante a Leonello Bertolucci per comprendere come realizzare un processo fotografico e alcune indicazioni di come scegliere le foto.

Un canale da seguire con altre interviste interessanti.

youtube.com/live/NJ37o_ddEqU?s…

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Accuse di Bortnikov su Ucraina e Nato: "Hub di traffici illeciti e laboratori biologici"


Pesanti affermazioni del capo dei servizi russi su presunte reti criminali e minacce ai confini

Secondo quanto dichiarato dal direttore dell’FSB (Servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa), Aleksandr Bortnikov, l’Ucraina si sarebbe trasformata nel più grande snodo di contrabbando di armi in Europa e in una piattaforma utilizzata per attività che includerebbero attacchi terroristici, sperimentazione di armamenti e flussi di finanziamento illeciti legati al traffico di stupefacenti.

Le affermazioni, presentate in un contesto di forte tensione geopolitica tra Russia e Ucraina, descrivono inoltre presunti collegamenti tra reti criminali transnazionali e gruppi definiti terroristici, senza che tali elementi siano stati verificati in modo indipendente.

Nel corso delle stesse dichiarazioni, Bortnikov ha sostenuto anche l’esistenza di strutture e laboratori biologici collegati alla NATO in prossimità dei confini russi, inserendo tali affermazioni in un quadro più ampio di accuse rivolte all’Alleanza Atlantica. La notizia, così come riportata, è attribuita alla società di analisi geopolitica Eurasia Group, che viene indicata come fonte delle dichiarazioni diffuse.

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Carpe Difficili


Dopo la pioggia arriva sempre il sereno. È un detto che vale anche nella pesca; dopo i periodi “no”, se la passione è vera, la ruota gira nel verso giusto.
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foto in alto: Alessio Marongiu con una regina pescata all'inizio di aprile.

In ogni nostra passione possono capitare dei periodi difficili dove tutte le cose non vanno per il verso giusto. E questo succede anche se ci mettiamo impegno e sacrificio. Spesso mi trovo da solo in fiume guardando lo scorrere dell'acqua, ascoltando il rumore del vento che fa muovere le foglie, annusando il profumo della natura. A volte il non riuscire a catturare nulla per ore e ore crea sconforto, soprattutto se ciò si protrae per molte sessioni. Ma i momenti difficili servono per assaporare ancor di più le situazioni favorevoli e le rendono uniche e speciali. Nei periodi “no”, quando non si riesce a catturare o peggio, i pochi pesci che allamiamo si liberano sotto i nostri occhi, bisogna capire la causa che ha portato a tutto ciò, cercando di analizzare il problema e trovare una soluzione. Ad esempio, se ci intestardiamo a lanciare sempre nello stesso spot, pasturando assiduamente, è probabile che le catture diminuiscano considerevolmente. Meglio cambiare zona lasciano in stand-by quel settore.

Il cambio di spot ci aiuta a ritrovare stimoli, soprattutto se veniamo da una serie di cappotti. Se di uno spot vogliamo capire il suo potenziale allora è meglio adottare una pasturazione di condizionamento per poi “martellare” quella zona costantemente con battute di pesca. Questo può garantirci dei risultati positivi, ma dovremo sempre mettere in preventivo alcune giornate no. Con tanti anni di pesca alle spalle posso tranquillamente dire che per avere dei risultati in pesca non bisogna mai tralasciare la pasturazione preventiva e la costanza di pesca. Alcuni dei miei record personali sono arrivati proprio grazie a questo, scegliendo bene lo spot e pasturandoci a dovere. Come ho già scritto in precedenti articoli in questa rivista, la pasturazione preventiva è alla base di questa disciplina. Richiamare il pesce nella zona desiderata è fondamentale. Ed è solo insistendo che arriveranno dei risultati. Certo poi tutto dipende da cosa cerchiamo e da quello che lo spot può offrire, ma se ci impegniamo e iniziamo con una lunga campagna di pasturazione, non dobbiamo cedere alle prime difficoltà perché siamo nella strada giusta e verremo premiati.
L’arrivo di un temporale: situazione che cambia il comportamento dei pesci.
Pensare positivo - Se vogliamo iniziare un percorso per capire il potenziale di uno spot allora dobbiamo mettere in conto errori, sbagli e situazioni sfortunate. Ricordiamoci che la più bella vittoria è quella che deve ancora arrivare. Se viviamo la nostra passione in solitaria, allora nulla deve essere lasciato al caso, perchè ogni cattura, lo ribadisco, vale oro! Gran parte delle mie sessioni le ho svolte nei fiumi del mio paese nel sud Sardegna e al 90% sempre in solitaria. Mi piace stare da solo in pesca, proprio per ricaricare le pile e affrontare la vita di tutti i giorni; il carp fishing mi trasmette delle sensazioni positive. I momenti difficili sono frequenti; quante volte sarà capitato anche a voi di andare a pesca con le condizioni ottimali e non riuscire a catturare nemmeno un pesce? Il bello della pesca è proprio questo, il fascino del non sapere, del non vedere cosa succede al di sotto dello specchio d'acqua che stiamo affrontando. È questo qualcosa che rende tutto magico e ci fa vivere continuamente nel nostro “mondo dei sogni”. La parola giusta è reagire; reagire agli sbagli, ai momenti no e soprattutto alle difficoltà superflue che non hanno nulla a che vedere con i problemi della vita di tutti i giorni. Ecco perchè tutto bisogna viverlo senza ossessioni, senza pressioni, perchè l'importante è essere lì in pesca sulle sponde a fare ciò che amiamo e ciò che ci far star bene.


Due immagini dello stesso invaso ma scattate a distanza di un mese; è evidente come tutta la morfologia del territorio sia stata modificata dalle abbondanti piogge.

Variabili - Tra le variabili che hanno contraddistinto questo inizio anno negli spot che frequento, le forti piogge e il freddo hanno avuto una grande importanza. L’inverno piovoso ha fatto sì che si riempissero gli invasi e tutti i fiumi e laghi della Sardegna sono stati caratterizzati da questo fenomeno. I fiumi sardi hanno riversato grandi quantità di acqua in mare, trascinando detriti e materiali di ogni genere. Molte carpe anche di taglia sono state trascinate sino in mare. Una situazione anomala che non si manifestava da tantissimi anni e che ha di fatto bloccato l'arrivo della frega, evento che abitualmente si svolge a inizio primavera. Ecco spiegato uno dei motivi di alcune sessioni negative, anche se possono essere tante altre come lo spostamento della zona di alimentazione causata dalle piene che trasforma il fondale. Sono momenti complicati da affrontare con la massima preparazione senza lasciar nulla al caso. Ad esempio, se pensiamo al vestiario, mai come in questo caso dobbiamo usare l’attrezzatura di prima qualità, necessaria per garantirci il massimo comfort sotto la pioggia e il vento forte. Massima attenzione all'azione di pesca e soprattutto, quando stiamo andando a guadinare la nostra preda, facciamo attenzione a dove mettiamo i piedi per evitare di inciampare su qualche sasso o peggio ancora di scivolare e finire in acqua. Prudenza e attenzione sono alla base del nostro hobby e non preoccupiamoci troppo per un pesce perso, perchè tanto non è questo che ci potrà fermare, anzi!