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Rai: Roberto Giachetti si incatena alla Camera e passa allo sciopero della sete


Protesta estrema per il blocco della Vigilanza. Fontana: "Preoccupazione, servono soluzioni". Presidio medico h24 a Montecitorio

Sale la tensione politica attorno alla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti si è incatenato nell’Aula della Camera dei Deputati annunciando il passaggio dallo sciopero della fame a quello della sete, in segno di protesta “contro il sequestro della Commissione Vigilanza Rai da parte della maggioranza”. L’iniziativa del parlamentare arriva dopo dodici giorni di sciopero della fame e punta a denunciare, secondo quanto sostenuto dallo stesso Giachetti, l’impossibilità per la Commissione di svolgere regolarmente i propri lavori istituzionali.

Secondo quanto riportato da RaiNews, Giachetti ha dichiarato di volersi “autosequestrare nella casa della democrazia”, annunciando che non avrebbe lasciato l’Aula “finché non ci sarà un pubblico impegno da parte della maggioranza di garantire il numero legale nella prossima convocazione della Commissione Vigilanza Rai”.

Nel corso della giornata, dalla Camera dei Deputati è stata diffusa una nota ufficiale nella quale si comunica che, in relazione alla protesta del deputato, è stato attivato il presidio medico con ambulanza e che le condizioni di salute del parlamentare sono state immediatamente monitorate dal personale sanitario presente a Montecitorio. La struttura medica, viene precisato, resta a disposizione per tutta la durata della protesta.

Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha incontrato Giachetti direttamente in Aula, esprimendo “apprensione e sincera preoccupazione” per il protrarsi dello sciopero della fame e della sete. Nella stessa nota, Fontana ha inoltre ribadito la necessità di trovare una soluzione condivisa sul nodo della Vigilanza Rai, richiamando anche il monito del presidente della Repubblica affinché la Commissione possa “esercitare appieno i suoi compiti”.

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Gli Stati Uniti dicono di non aver quasi ucciso civili in Iran


Davanti al Senato il capo del Comando centrale degli Stati Uniti ha ammesso un solo bombardamento contro civili. Le organizzazioni umanitarie parlano di almeno 1.700 morti e 300 eventi documentati.

L'ammiraglio Brad Cooper, responsabile delle operazioni militari americane in Iran, ha dichiarato giovedì davanti al Senato che il bombardamento della scuola elementare Shajarah Tayyebeh, avvenuto il 28 febbraio e costato la vita a 175 persone secondo le autorità di Teheran, potrebbe essere l'unico episodio che ha causato vittime civili in una campagna militare costituita da oltre 13.600 raid.

Le Forze Armate americane non hanno ancora assunto formalmente la responsabilità dell'attacco, che secondo Cooper resta sotto indagine. All'inizio di marzo una indagine preliminare aveva però indicato un errore di puntamento: gli Stati Uniti intendevano colpire una base iraniana adiacente alla scuola. Non è chiaro perché, a più di due mesi di distanza, il Pentagono non abbia ancora riconosciuto pubblicamente l'apparente errore.

Da parte sua, Cooper ha promesso trasparenza e la pubblicazione dei risultati dell'indagine. Ha anche detto ai senatori che il suo staff aveva agito in modo preventivo, avvertendo i civili iraniani più di cento volte del rischio di essere usati come scudi umani.

I dati che il Pentagono dice di non poter confermare


La testimonianza ha suscitato forte scetticismo all'interno della Commissione Forze armate del Senato e dure critiche da parte delle organizzazioni che monitorano le vittime civili nei conflitti. Cooper ha riconosciuto che il suo staff non ha indagato sugli altri incidenti documentati dalla stampa e dai gruppi per i diritti umani, pur definendo la prevenzione delle morti civili una questione a cui tiene personalmente.

Da parte sua, il New York Times ha verificato l'esistenza di danni causati dalla campagna militare americana ad almeno 22 scuole e 17 strutture sanitarie iraniane. La Mezzaluna Rossa iraniana, principale organizzazione umanitaria del Paese, ha riferito il 2 aprile che almeno 763 scuole e 316 strutture sanitarie sono state danneggiate o distrutte nel conflitto. La Human Rights Activists News Agency stima in almeno 1.700 le vittime civili iraniane del conflitto.
Un solo caso su 13.600 raid — FocusAmerica

Iran · Vittime civili

Un solo caso di vittime civili in 13.600 raid: la versione del Pentagono e i dati che la contraddicono


L'ammiraglio Brad Cooper, responsabile delle operazioni militari Usa in Iran, ha detto al Senato che la scuola Shajarah Tayyebeh — 175 morti il 28 febbraio secondo Teheran — potrebbe essere l'unico episodio con vittime civili dell'intera campagna. Organizzazioni, stampa e Mezzaluna Rossa documentano invece numeri molto più alti.

Audizione Commissione Forze armate · Senato Usa

La discrepanza

Caso ammesso
1
Episodio sotto indagine — il bombardamento della scuola Shajarah Tayyebeh

su

Raid totali
13.600
Operazioni militari americane condotte contro l'Iran durante il conflitto

Airwars ha documentato almeno 300 episodi con vittime civili in Iran

Esplora i dettagli
1 Le due contabilitàContabilità 2 La squadra ridottaSquadra 3 CronologiaCronologia

Pentagono vs fonti indipendenti

Cosa riconosce Washington, cosa documentano stampa e ONG


Cooper ha riconosciuto che il suo staff non ha indagato sugli altri incidenti segnalati. New York Times, Mezzaluna Rossa iraniana e HRANA forniscono numeri di ordine di grandezza ben diverso.

Pentagono
Fonti indipendenti

1
Episodio sotto indagine

Episodi con vittime civili

300+
Airwars — molti legati a bombe di grosso calibro in aree popolate

n.d.
Cooper: nessun modo per confermare i dati pubblici

Scuole colpite

22
Verificate dal New York Times · 763 secondo la Mezzaluna Rossa

n.d.
Non indagate dal Comando Centrale

Strutture sanitarie

17
Verificate dal NYT · 316 secondo la Mezzaluna Rossa

175
Vittime nel singolo caso ammesso, secondo Teheran

Vittime civili totali

1.700+
Stima HRANA — Human Rights Activists News Agency

Cooper davanti al Senato: i dati pubblicamente disponibili su scuole e ospedali colpiti non possono essere confermati e al momento non ci sono indicazioni in tal senso.

Chi monitora le morti civili

Il team del Comando Centrale passato da dieci ufficiali a uno solo


Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha eliminato decine di posizioni dedicate al monitoraggio delle morti civili. La maggior parte lavorava nel Civilian Harm Mitigation Response, ufficio creato dal suo predecessore Lloyd J. Austin III.

Un anno fa

10
Ufficiali dedicati

Oggi

1
Ufficiale dedicato

La squadra dedicata alle vittime civili presso il Comando Centrale è stata riassegnata. Alcune indagini sono passate a un gruppo ridotto al minimo che lavora dal Pentagono, secondo funzionari militari citati dal New York Times.

100+
Avvertimenti dati ai civili iraniani, secondo Cooper, sul rischio di essere usati come scudi umani

0
Impegni assunti da Cooper sul reintegro del personale rimosso, in attesa dell'esito dell'indagine

Cronologia

Dal raid sulla scuola all'audizione al Senato


Tocca un evento per i dettagli.

28 Febbraio
Bombardamento della scuola elementare Shajarah Tayyebeh. Secondo le autorità di Teheran, ha causato 175 morti.

Le Forze Armate americane non hanno ancora assunto formalmente la responsabilità dell'attacco, che resta sotto indagine.

Inizio marzo
Una indagine preliminare indica un errore di puntamento: gli Stati Uniti intendevano colpire una base iraniana adiacente alla scuola.

Più di due mesi dopo, il Pentagono non ha ancora riconosciuto pubblicamente l'apparente errore.

2 Aprile
La Mezzaluna Rossa iraniana riferisce di 763 scuole e 316 strutture sanitarie danneggiate o distrutte nel conflitto.

Il New York Times verifica in maniera autonoma l'esistenza di danni ad almeno 22 scuole e 17 strutture sanitarie.

Audizione
Cooper davanti al Senato: il caso della scuola "potrebbe essere l'unico" episodio di vittime civili dell'intera campagna.

Forte scetticismo della Commissione Forze armate. La senatrice democratica Gillibrand contesta la versione del Pentagono. Il senatore democratico Kelly chiede senza successo l'impegno a reintegrare il personale rimosso.

Sostenere che Washington stia esaminando un solo episodio è palesemente assurdo, vista la quantità di segnalazioni disponibili.

Annie Shiel — Center for Civilians in Conflict

Fonti New York Times · Airwars · Mezzaluna Rossa iraniana · HRANA (Human Rights Activists News Agency) · Center for Civilians in Conflict · Audizione Commissione Forze armate Senato Usa. Elaborazione FocusAmerica · Maggio 2026

Interrogato dalla senatrice democratica Kirsten Gillibrand sui dati pubblicamente disponibili relativi a scuole e ospedali colpiti, Cooper ha risposto che non esiste alcun modo per confermare quelle informazioni e che, al momento, non ci sono indicazioni in tal senso. Emily Tripp, direttrice esecutiva di Airwars, organizzazione britannica non profit che documenta le vittime civili nei conflitti, ha definito "ridicola" al New York Times questa posizione. Airwars ha documentato almeno 300 episodi con vittime civili in Iran, molti dei quali legati allo sgancio di bombe di grosso calibro in aree densamente popolate. Secondo Tripp, il Pentagono dispone sia del personale sia delle infrastrutture necessarie per svolgere indagini credibili.

Annie Shiel, direttrice per gli Stati Uniti del Center for Civilians in Conflict, ha invece ricordato che la politica del Pentagono prevede una indagine preliminare di ogni segnalazione di vittime civili per verificare se le forze americane fossero attive nell'area. Sostenere che Washington stia esaminando un solo episodio è, secondo Shiel, "palesemente assurdo", vista la quantità di segnalazioni disponibili.

Il team che si occupa di vittime civili ridotto a un solo ufficiale


Il portavoce del Comando Centrale, il capitano Tim Hawkins, ha detto che saranno condotte altre indagini preliminari su possibili episodi di vittime civili, senza però fornire dettagli, mentre il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha eliminato decine di posizioni, all'interno del Pentagono e dei principali comandi militari americani, dedicate proprio al monitoraggio delle morti civili. Gran parte di quelle figure lavorava nel Civilian Harm Mitigation Response, l'ufficio creato dal predecessore di Hegseth, Lloyd J. Austin III.

Cooper ha rivelato che il team incaricato di analizzare le vittime civili presso il Comando Centrale è passato, nell'ultimo anno, da 10 ufficiali a uno solo. La maggior parte del personale è stata riassegnata ad altri incarichi e, secondo l'ammiraglio, continua comunque a contribuire alla prevenzione delle morti civili. Dalla testimonianza, però, non è emerso con chiarezza quale sia oggi questo ruolo. Secondo funzionari militari citati dal New York Times a condizione di anonimato, alcune indagini prima gestite dal Comando sono state trasferite a un gruppo ridotto al minimo che lavora dal Pentagono.

William H. McRaven, ammiraglio in pensione ed ex comandante dello United States Special Operations Command, ha detto al New York Times che "era piuttosto evidente fin dall'inizio" che gli Stati Uniti fossero probabilmente responsabili dell'attacco alla scuola. McRaven ha aggiunto che i tempi dell'indagine gli sembrano più lunghi del previsto.

Durante l'audizione in aula, il senatore democratico Mark Kelly, ex membro delle Forze Armate, ha chiesto a Cooper se, qualora l'inchiesta confermasse un errore nel processo di puntamento, fosse disposto a reintegrare parte del personale rimosso dalla squadra incaricata di prevenire e valutare le vittime civili. L'ammiraglio ha però evitato di assumere impegni: ha definito la domanda "ipotetica" e ha risposto che ogni decisione dovrà attendere l'esito dell'indagine.

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Milano, rapinato e aggredito da una gang in strada: decisivo l’intervento di un agente fuori servizio


Intervento nella notte tra viale Zara e viale Sauro: 25enne aggredito dal branco. Bloccati tre maggiorenni e denunciate due complici minorenni

Stava tornando a casa dopo il servizio quando si è trovato davanti a una violenta aggressione in strada. Un poliziotto non in servizio è intervenuto nella notte tra lunedì e martedì nella zona compresa tra viale Nazario Sauro e viale Zara, a Milano, dopo aver visto un gruppo di cinque giovani accerchiare e colpire un ragazzo di 25 anni di origine cinese. Grazie alla segnalazione immediata dell’agente e alle indicazioni fornite ai colleghi intervenuti sul posto, tre persone sono state arrestate poche decine di minuti dopo l’accaduto.

Secondo quanto riportato da Il Giornale, l’episodio si è verificato poco dopo l’una e mezza di notte. Stando alla ricostruzione degli investigatori, uno degli aggressori, un cittadino cubano di 20 anni, avrebbe colpito la vittima con un calcio alle spalle, mentre una ragazza minorenne di origine ecuadoriana avrebbe sottratto lo smartphone che il giovane teneva legato al polso. Quando il 25enne ha tentato di recuperare il telefono, il resto del gruppo si sarebbe avventato nuovamente contro di lui. Durante l’aggressione, un uomo di 33 anni di origine cubana avrebbe utilizzato anche una bottiglia di vetro per colpire la vittima alla testa.

Il poliziotto ha immediatamente lanciato l’allarme alla centrale operativa, seguendo nel frattempo gli aggressori a distanza e fornendo ai colleghi indicazioni precise sui loro spostamenti. Gli agenti della sesta sezione della Squadra Mobile di Milano, insieme al personale delle Volanti della Questura, hanno così intercettato il gruppo all’angolo tra via Melchiorre Gioia e via Cagliero, non lontano dal luogo dell’aggressione.

Secondo quanto emerso, i cinque si erano separati nel tentativo di far perdere le proprie tracce. Durante le ricerche, il telefono cellulare della vittima è stato recuperato all’interno di una fioriera nelle vicinanze. Nel corso delle perquisizioni, una ragazza peruviana di 17 anni è stata trovata in possesso di un secondo telefono cellulare risultato rubato, circostanza che ha portato a una denuncia anche per ricettazione.

Le forze dell’ordine hanno arrestato tre maggiorenni con l’accusa di rapina in concorso: due cittadini cubani, rispettivamente di 20 e 33 anni, e un 33enne di origine peruviana. Le due minorenni coinvolte, una peruviana e una ecuadoriana entrambe di 17 anni, sono state denunciate a piede libero.

La vittima è stata trasportata all’ospedale Fatebenefratelli, dove i medici hanno riscontrato escoriazioni ed ecchimosi giudicate guaribili in pochi giorni.

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Vance porta in Maine la campagna anti-frode di Trump


Il vicepresidente ha scelto Bangor per il primo evento dedicato esclusivamente alla lotta alle frodi nei programmi pubblici, sostenendo il candidato repubblicano Paul LePage in vista delle elezioni di metà mandato.
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Il vicepresidente JD Vance ha portato in Maine la campagna contro le frodi nei programmi federali, attaccando la governatrice democratica Janet Mills e sostenendo l'ex governatore repubblicano Paul LePage, candidato per un seggio alla Camera dei rappresentanti. L'appuntamento si è svolto giovedì 14 maggio in un hangar dell'aeroporto internazionale di Bangor, davanti a qualche centinaio di persone, e ha rappresentato la prima tappa di Vance espressamente dedicata al tema delle frodi, dopo settimane di interventi a sostegno di candidati repubblicani incentrati sull'economia.

Vance, definito dal presidente Donald Trump "fraud czar" alla guida della task force anti-frode dell'amministrazione, ha dichiarato che il Maine sarebbe "forse il medagliato di bronzo" per le frodi negli Stati Uniti, dietro solo a Minnesota e California. Ha accusato Mills e l'ex presidente Joe Biden dell'aumento dei casi nello Stato, sostenendo che le truffe sono proliferate perché LePage non è più governatore. "Cacciamo via Janet Mills e mandiamo Paul LePage a Washington per aiutarci a combattere i truffatori e proteggervi tutti", ha detto Vance alla folla.

La visita si inserisce in una strategia più ampia dell'amministrazione, che questa settimana ha inviato lettere ai procuratori generali di tutti gli Stati avvertendo che i finanziamenti federali del Medicaid, il programma sanitario per le persone a basso reddito, saranno revocati se gli Stati non collaboreranno con le iniziative federali contro frodi e sprechi. Vance ha spiegato che il governo non anticiperà più i fondi per poi cercare le irregolarità a posteriori, ma renderà i pagamenti condizionati all'impegno degli Stati nel contrasto alle frodi. Ha citato l'uso di filtri e programmi di intelligenza artificiale per individuare le truffe e verificare il diritto a ricevere i benefici.
Vicepresident
Il vicepresidente ha fatto riferimento a un audit federale pubblicato a gennaio, secondo cui il Maine avrebbe effettuato almeno 45,6 milioni di dollari in pagamenti Medicaid impropri per servizi destinati a bambini con diagnosi di autismo. Ha anche menzionato un caso che ha coinvolto il fornitore di servizi sanitari Bright Future Healthier You di Lewiston, finito in un procedimento penale federale per uno schema che avrebbe usato fondi Medicaid per commettere frode fiscale. Secondo quanto riportato dal Bangor Daily News, Rakiya Mohamed, di Auburn, si è dichiarata colpevole di aver presentato una dichiarazione dei redditi falsa e di aver ostacolato l'applicazione delle leggi fiscali federali.

Già a inizio anno l'amministratore dei Centers for Medicare and Medicaid Services, Mehmet Oz, aveva chiesto azioni correttive sulle presunte frodi nei programmi sanitari del Maine, una richiesta che Mills aveva definito un "attacco politico". Finora l'amministrazione ha bloccato 1,3 miliardi di dollari di pagamenti federali Medicaid alla California e 259 milioni al Minnesota.

Mills ha replicato con un comunicato in cui ha respinto le accuse, ricordando il proprio operato. "Come procuratore distrettuale, procuratore generale e governatrice ho sempre contrastato le frodi, spesso lavorando fianco a fianco con il governo federale", ha scritto. Ha aggiunto che la sua amministrazione ha introdotto requisiti di licenza per molti fornitori di servizi Medicaid, in alcuni casi per la prima volta, e che lo Stato ha fornito una risposta dettagliata quando i Centers for Medicare and Medicaid Services hanno chiesto informazioni sulle procedure anti-frode. Mills ha definito le parole di Vance un tentativo di distrarre dai fallimenti dell'amministrazione Trump, dalla "guerra senza fine in Iran" e dall'incapacità di contenere i costi, compresi i prezzi alti della benzina che pesano sulle famiglie e sulle imprese del Maine.

Il contesto economico è centrale per leggere l'iniziativa. La guerra con l'Iran ha spinto l'inflazione al livello più alto degli ultimi tre anni, mentre la Casa Bianca chiede ai contribuenti uno stanziamento senza precedenti di 1.500 miliardi di dollari per il Pentagono. All'inizio della settimana Trump aveva dichiarato che le questioni economiche non lo preoccupavano "nemmeno un po'" mentre prosegue il conflitto in Iran. I democratici hanno descritto la trasferta di Vance come un'operazione politica per spostare l'attenzione dal costo della vita.

Vance ha colto l'occasione anche per tendere un ramoscello d'ulivo alla senatrice repubblicana Susan Collins, una delle voci più critiche dell'amministrazione all'interno del partito, che questa settimana ha votato con i democratici per limitare i poteri di guerra di Trump. A gennaio Trump aveva attaccato Collins e altri senatori repubblicani che si erano opposti a un suo intervento in Venezuela, dicendo che "non dovrebbero più essere eletti". Vance ha scelto un tono diverso. "A volte mi frustra Susan Collins, vorrei quasi che fosse più di parte", ha detto, aggiungendo che proprio la sua indipendenza la rende adatta al Maine, uno Stato indipendente. Collins, assente perché impegnata in votazioni al Senato secondo la sua portavoce, affronta una sfida difficile contro il candidato democratico progressista Graham Platner, in una corsa che potrebbe pesare sugli equilibri del Senato.

Il Secondo distretto congressuale del Maine, che comprende Bangor, è uno dei terreni di scontro più contesi. Lo Stato ha sostenuto i candidati democratici alle presidenziali dal 1992, ma Trump ha vinto in questo distretto nelle ultime tre elezioni, conquistando uno dei quattro voti elettorali del Maine. Il seggio alla Camera, occupato dal democratico Jared Golden dal 2019, è in palio dopo che Golden ha annunciato di non ricandidarsi. LePage è il favorito tra i repubblicani e nel suo intervento prima di Vance ha promesso una nuova stretta contro le frodi nei programmi di assistenza sociale. Vance lo ha definito "il più grande difensore dei vostri soldi e la più grande minaccia ai truffatori mai esistita nel Maine".

Mills non potrà ricandidarsi alla guida dello Stato per il limite dei mandati e si è recentemente ritirata dalle primarie democratiche per il Senato, lasciando di fatto la nomination a Platner. Per la corsa a governatore sono in lizza sette repubblicani, cinque democratici e diversi indipendenti. Vance ha notato la presenza di alcuni candidati alla manifestazione, ma ha rifiutato di appoggiarne uno quando interpellato da un giornalista. Il voto anticipato per le primarie del Maine del 9 giugno è già iniziato.

L'evento ha attirato anche manifestanti. Alcune decine di persone si sono radunate davanti all'aeroporto con cartelli contro Vance e l'amministrazione Trump, uno dei quali raffigurava una grande caricatura della testa del vicepresidente diventata un meme popolare. Nirav Shah, ex direttore del Maine Center for Disease Control and Prevention e candidato a governatore, ha criticato in una mail a sostenitori e media il bilancio che Vance porta nello Stato mentre i costi di beni essenziali come il gasolio da riscaldamento e la benzina aumentano. Il Maine Center for Economic Policy, un gruppo di orientamento progressista, ha definito inaccurate le ricostruzioni dell'amministrazione sui programmi sociali dello Stato, affermando che le frodi vanno sempre indagate e fermate ma che gli abitanti del Maine "meritano fatti, non allarmismi politici" che mettano a rischio la sanità di centinaia di migliaia di persone.

La trasferta in Maine è l'ultima di una serie di visite di Vance in Stati chiave in vista di una possibile candidatura presidenziale nel 2028, dopo le tappe in Iowa, Michigan, North Carolina e Arizona. Il vicepresidente sostiene di concentrarsi solo sul presente, ma il tema delle frodi appare destinato a diventare un asse portante della sua comunicazione politica, una leva con cui i repubblicani cercano di rilanciarsi alle elezioni di metà mandato di novembre mentre il messaggio economico dell'amministrazione resta offuscato dai costi crescenti della guerra in Iran.

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Chiudiamo i conti


Le grandi aziende parlano del loro anno fiscale: cosa cambierà nel 2027'

Letter to a Gamer naviga i bilanci delle big questa settimana perché in molti hanno pubblicato i loro risultati per l'anno fiscale appena terminato. Nello speciale celebriamo il fallito tentativo di acquisizione di Ebay d parte di Game Stop e Forza Horizon 6 è un gioco incredibile, scoprirete il perché nella mia recensione.


News index


+ Anche Double Fine forma un sindacato
- Tomodachi Life vende 3,8 milioni di copi
+ Profitti record per Konami: è il terzo anno di fila
- SEGA cancella il suo Super-videogioco
+ AC Black Flag lancia una caccia al tesoro da mezzo milione
- The Taos Principle 3 chiuderà la serie
+ Record per Nexon e Bandia: previste perdite
-Subnautica 2 ha venduto un milione di copie in un'ora

Anche Double Fine forma un sindacato - Dopo Ubisoft, Rockstar (la causa è ancora in corso), e Wizards of the Coast, Double Fine (Psychonauts, Brutal Legend) ha deciso di formare il suo sindacato e vuole il riconoscimento di Microsoft. Fondata da Tim Shafer nel 2000 e baluardo della creatività nei videogiochi (andate a vedere cosa hanno combinato con Kiln), Double Fine ha appena presentato la sua petizione al National Labor Relations Board (NLRB). Lo studio si vuole a costituire un sindacato collegato alla CWA (Communications Workers of America), che includerà tutti i "dipendenti a tempo parziale e a tempo pieno" di Double Fine.

Tomodachi Life vende 3,8 milioni di copie - Nintendo ha pubblicato il suo bilancio annuale per l'anno fiscale 2026 (marzo 2025- marzo 2026). Tomodachi Life: Living the Dream ha venduto oltre 3,8 milioni di copie nelle prime due settimane mentre Pokémon Pokopia ha venduto oltre 4 milioni di copie dal suo lancio a marzo. Le vendite digitali hanno raggiunto i 2,6 miliardi di dollari, con un aumento del 25% rispetto all'anno fiscale 2025. Nonostante le buone notizie, lo studio di sviluppo di Metodi Dread ha annunciato un numero imprecisato di tagli al personale. MercurySteam, accusato nell’autunno 2025 di incoraggiare una cultura del lavoro tossica e basata sul crunch, ha appena fatto uscire il suo nuovo titolo: Blades of Fire.

Profitti record per Konami: è il terzo anno di fila - Konami sta andando alla grande: non si può giungere a un'altra conclusione dopo la pubblicazione dei suoi bilanci per l'anno fiscale 2026. Il fatturato totale e gli utili hanno raggiunto "massimi record per il terzo anno finanziaro consecutivo". Metal Gear Solid Delta: Snake Eater ha superato i 2 milioni di unità vendute a livello globale, mentre Silent Hill f è stato "ben accolto dai clienti di tutto il mondo" con più di 2 milioni di unità vendute. Guardando al 2027, Konami ha detto che "le prospettive per l'economia globale rimangono incerte, poiché l'impatto della situazione in Medio Oriente, la volatilità dei mercati finanziari e dei capitali e gli sviluppi relativi alla politica commerciale statunitense richiedono un'attenta osservazione".

SEGA cancella il suo Super-videogioco - Anche SEGA ha pubblicato i suoi risultati finanziari per il 2026. A stupire non è stata la crescita dell’azienda ma due decisioni operative rilevanti che plasmeranno il futuro della compagnia. La prima è una de-prioritarizzazione del modello free to play visto che sempre più titoli che lo adottano non portano alla conversione di una massa di utenti in rendite: più di 100 sviluppatori interni sono stati trasferiti dal free to play allo sviluppo di titoli a pagamento appartenenti alle proprietà intellettuali storiche dell’azienda. La seconda è la cancellazione del suo Super-Game, un progetto annunciato per la prima volta nel 2021 come parte di un piano di sviluppo quinquennale. Inizialmente si pensava a un singolo titolo di grandi dimensioni, ma l'allora vicepresidente esecutivo di Sega, Shuji Utsumi, ha chiarito che l'azienda "ha definito 'Super Game' lo sviluppo di titoli AAA che abbracciano l'intera gamma di tecnologie di Sega". Il progetto è ufficialmente cancellato e non sappiamo se e quando i titoli che stava incubando usciranno.

AC Black Flag lancia una caccia al tesoro da mezzo milione - Per celebrare il remake di Assassin's Creed Black Flag, Ubisoft ha lanciato una caccia al tesoro con un bottino da 500.000 dollari che potrebbe durare fino a cinque anni. Si chiama Gold & Crystal – The Lost Treasure of Edward Kenway ed è gestita da Unsolved Hunts, un'azienda specializzata in eventi di questo tipo. Il bottino, nascosto da qualche parte nei caraibi, è ricco di oggetti ispirati a Black Flag, tra cui una replica del teschio di cristallo e alcuni dobloni dorati incisi con il logo del gioco. La partecipazione costa 35 dollari, può essere completata da remoto e non richiede una conoscenza pregressa di Black Flag. I partecipanti dovranno risolvere un totale di 15 diversi enigmi nascosti in lettere e archivi legati alla caccia al tessoro. Il giocatore che individuerà per primo il luogo esatto del forziere verrà portato ai Caraibi per dissotterrare personalmente il tesoro.

The Taos Principle 3 chiuderà la serie - The Talos Principle è uno dei franchise videoludici più geniali e indulgenti di sempre. La sua combinazione di enigmi ingegnosi e profonde riflessioni filosofiche sulla natura dell'esistenza, su cosa significhi essere umani e sul fascino dell’aldilà, ha reso i due capitoli di questo franchise un’icona per chi vuole sentirsi molto intelligente mentre gioca ai videogiochi. Il che è ancora più sorprendente se si considera che li sviluppa Croteam, gli autori di una delle serie videoludiche più stupide di sempre, Serious Sam. É di questa settimana l’annuncio che The Talos Principle III è in fase di sviluppo e sarà il capitolo finale della serie.

Record per Nexon e Bandia: previste perdite - Sia Nexon (Arc Raiders ha venduto 16 milioni di copie) sia Bandai Namco hanno avuto un anno da record nel 2026 (parliamo sempre di anno fiscale), ma entrambe le compagnie sono consapevoli dell'unicità di fattori che hanno portato a questo traguardo. Sia Nexon sia Bandai, infatti, prevedono di non crescere altrettanto l'anno prossimo perché hanno titoli "promettenti" in arrivo, ma potrebbero non riuscire a replicare i successi dell'anno appena concluso a causa di un certo videogioco a 3 lettere che farà il suo tanto atteso ingresso in autunno.

Subnautica 2 ha venduto un milione di copie in un'ora - Tutti si aspettavano numeri da capogiro e Unknown Worlds non ha deluso: Subnautica 2 ha venduto 1 milione di copie in un'ora e ha raggiunto il mezzo milione di giocatori contemporanei su Steam nello stesso lasso di tempo.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Nitro gen omega: Chi segue questa newsletter dalla sua infanzia ricorderà uno dei suoi primi numeri in cui abbiamo intervistato una delle menti dietro Nitro Gen Omega, il tattico a turni con i robottoni in stile anime che fa del “montaggio” dei suoi combattimenti il cuore della sua anima cinematografica. Se vi piacciono i compatimenti a turni, l’estetica dell’animazione giapponese e i robottoni, Nitro Gen Omega è appena uscito dall’Early Access e i suoi utenti hanno solo cose buone da dire su di lui.

Rogue Command: Se vi mancano gli RTS di una volta e vorreste al loro interno le comodità del gaming moderno (come la possibilità di rallentare il tempo durante il micro-management perché siamo vecchi), allora Rogue Command è il gioco che state aspettando. Sui metodi vecchio stile di gestione, controllo e progressione degli RTS, gli sviluppatori hanno costruito un sistema roguelike che ad ogni run cambia le condizioni del campo di battaglia. Il gioco è appena uscito anche lui dall’accesso anticipato ed è rifinito e pieno zeppo di contenuti per chi vuole rivivere i giorni di gloria del genere.

Outbound: Volete provare la vita in furgone (elettrico) con tanto di turboambientalismo autosufficiente? Outbound è pronto ad accogliervi. In questo cozy game in prima persona esplorerete, raccoglierete risorse e personalizzerete la vostra nuova casa su ruote con altri tre amici per vivere la versione definitiva della vita off-the-grid. La progressione è un po' lenta e a tratti forzata per via di alcune scelte di design nel sistema di crafting che non mi spiego. Il pacchetto completo funziona, ma non è per tutti.

Subnautica 2: Subnautica 2 era il gioco con più whishlist su Steam prima dell’approdo in early access ed era così atteso che due membri di questa lista hanno spostato la loro data di uscita per non cadere lo stesso giorno. É stato al centro di un uragano legale, ha sconvolto l’azienda che pubblica PUBG ed è uno dei giochi più attesi di sempre visto l’incredibile successo che ha avuto il primo. Se, per qualche motivo, non conoscete Subnautica, in due parole lo si può descrivere come un survival subacqueo con basebuilding dai tratti horror e con un gameplay cooperativo. Se nessuna di queste parole vi hanno acceso una lampadina, il gioco non fa per voi, se siete appassionati di survival e non avete mai provato Subnautica, partire dal 2 non è una cattiva idea perché (a livello di sistemi) è meglio del primo in quasi ogni aspetto.


Forza Horizon 6 è la massima espressione del divertimento con le macchine - recensione


Il nuovo benchmark per i AAA automobilistici e non solo

L’obiettivo di questa recensione di Forza Horizon 6 è quello di convincere i non appassionati di macchine e di racing arcade a provare il gioco. Il motivo è semplice: non serve a nulla cercare di convincere gli amanti delle automobili e delle loro corse in digitale perché aspettano il nuovo titolo firmato Playground Games da anni e sono già pronti ai blocchi di partenza. Con un parco macchine infinito, una mappa giapponese piena zeppa di cose da fare e bella da navigare, e un catalogo di gare e avventure pressoché infinito, chi è alla ricerca di 40 ore a tutto automobilismo (lasciando il realismo a casa) resterà incredibilmente soddisfatto da Forza Horizon 6. Ma torniamo a noi.

Chi non ama i giochi di macchine cita come ragioni del suo scontento la ripetitività, la banalità e la poca profondità del gameplay. Forza Horizon 6 ha la risposta pronta a tutte queste critiche. In questo capitolo ci sono: gare su strada, gare su pista, gare su sterrato, gare di drift, gare di accelerazione, consegne a domicilio a tempo, corse clandestine, corse contro mecha giganteschi, prove a tempo, performance di stunt che sembrano pensate dalla Red Bull, giri turistici per scoprire la storia del Giappone, stage di rally e tutta una serie di altre attività. Non farete due volte la stessa gara con la stessa macchina.

Per quanto riguarda la banalità, il gioco è una delle esperienze più personalizzabili sul mercato, visto l’impegno dei suoi sviluppatori in fatto di accessibilità, e ha un livello di personalizzazione della difficoltà estremamente granulare. Vincete troppo? Basterà regolare gli aiuti alla guida, inserire il cambio manuale, o rendere più aggressivi gli avversari. Il gioco ha pagine di opzioni per adattarsi all’esperienza desiderata. Vi piace il buildcrafting? Ogni auto può essere modificata in tante componenti per farla salire di potenza, per cambiare il suo comportamento in curva e per essere adattata alle esigenze di ogni circuito. Oppure può fare tutto il gioco in automatico. Forza Horizon 6 è tanto profondo quanto lo si desidera ed è godibile tanto con il pad alla mano, quanto su un rig da simulazione da migliaia di euro.

L’altra cosa che rende questo gioco davvero speciale è che funziona esattamente come chi gioca pensa che funzioni. Non ha tutorial perché il modo che l'utente ha nella testa di far derapare una macchina digitale è il modo in cui FH6 fa derapare le sue macchine. Lo stesso vale per le acrobazie e tutte le altre bizzarrie che potrebbero venirvi in mente. Playground Games è riuscita nella difficilissima missione di fare un gioco così intuitivo che non ha bisogno di spiegazioni, almeno finché non si raggiungono le sezioni di personalizzazione più complesse. Lo stesso discorso si può applicare al comportamento delle macchine, al loro movimento in relazione al peso e alle loro reazioni ai diversi stili di guida.

Forza Horizon 6 punta al realismo dell’immaginazione: le sue auto si comportano come noi ci immaginiamo si comporterebbero pur non avendone mai guidata una. É una sensazione straniante all’inizio, ma che dopo pochi minuti trasforma l’intera esperienza di gioco: tutto funziona ed è probabile che qualunque cosa vogliate provare, riuscirete a farla. Ci sono pochissimi videogiochi capaci di regalare emozioni simili, e quasi nessuno di loro è a base di automobili.

Di norma consiglio i videogiochi a chi piace un determinato genere, sottogenere, atmosfera o stile narrativo. Forza Horizon 6 lo consiglio a tutti coloro che si vogliono divertire. Playgound Games ha azzeccato ogni cosa, ha portato al massimo una formula già perfezionata negli anni ed è riuscita a fare giustizia all’ambientazione giapponese e a tutti i suoi universi di cultura automobilistica. Se mai sarete abbonati al Game Pass, provate a dargli una decina di ore e non lo lascerete più andare.


"Né credibile né allettante": Ebay dice no a GameStop


Si gode

Il Consiglio di Amministrazione di Ebay ha detto no alla proposta di acquisizione, nelle parole del CEO di Game Stop, "geniale o totalmente folle", definendola "né credibile né attraente". Dopo esserci presi collettivamente un attimo per assaporare il momento, cerchiamo di ricostruire il come e il perché.

GameStop ha annunciato il 3 maggio che aveva consegnato a Ebay un'offerta di acquisizione del valore di 55,5 miliardi di dollari. GameStop ne vale meno di 12, per questo ha immediatamente dichiarato che l'accordo sarebbe stato finanziato con riserve di liquidità (che evidentemente includono l'archivio di Game Informer), un prestito da 20 miliardi e delle non meglio specificate azioni.

Durante un'intervista subito dopol'annuncio, il ceo di GameStop Ryan Cohen si è rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda che parlasse delle finanze dell'accordo nel dettaglio dopo che chi intervisstava ha fatto notare l'abisso nelle quotazioni azionario tra le due aziende: 11,5 miliardi per Game Stop, 50,5 per Ebay.

In una lettera a Cohen, il presidente del consiglio di amministrazione di eBay, Paul S. Pressler, ha scritto che il consiglio aveva "esaminato a fondo la proposta e aveva deciso di respingerla. Abbiamo concluso che la vostra proposta non è né credibile né interessante". Ebay è un'azienda solida e resiliente che ha conseguito risultati significativi negli ultimi anni", si legge nella lettera che prosegue: "Grazie al suo mercato globale differenziato e a una strategia chiara, il Consiglio di amministrazione di Ebay è fiducioso che l'azienda, sotto la guida dell'attuale team dirigenziale, sia ben posizionata per continuare a perseguire una crescita sostenibile, operare con disciplina e generare valore a lungo termine per i nostri azionisti".

Oltre a offrirsi di comprare l'azienda, Cohen aveva proposto tagli ai costi per 2 miliardi di dollari e puntato il dito contro delle inefficienze nella strategia marketing di Ebay che lui sarebbe stato in grado di risolvere. A febbraio, Cohen aveva detto che la sua strategia per il futuro di Game Stop si fondava "sull'acquisizione di una società quotata in borsa nel settore dei beni di consumo o della vendita al dettaglio che avrebbe usato la rete di negozi di GameStop come fulfillment center distribuito".

Questo annuncio è arrivato dopo che, a gennaio 2026, il Consiglio di amministrazione di GameStop aveva annunciato un programma di incentivi economici per Cohen basati sulle prestazioni del titolo in borsa. Il bonus aveva un valore massimo di 35 miliardi di dollari ma non sappiamo quale soglia di valore azionario il titolo dovesse raggiungere per attivarlo.

"Questa struttura garantisce che gli incentivi del signor Cohen siano direttamente allineati alla creazione di valore a lungo termine per gli azionisti di GameStop" hanno scritto i membri del consiglio di amministrazione dell'azienda in una lettera. Cohen aveva ipotizzato di poter portare la capitalizzazione di mercato di GameStop da 11 a 100 miliardi di dollari con questa mossa, siamo felici di constatare che il meme delle stonks non solo è ancora vivo, ma è rimasto tale, un meme.

Il mondo dei videogiochi non è mai stato immune alla speculazione finanziaria. A lasciare delusi molti utenti è stato il fatto che l’ultimo baluardo del formato fisico stia lentamente perdendo la sua anima diventando l’ennesimo ingranaggio della corporativizzazione estrema dell’industria del gaming.


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Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene


Nostalgia portami via


Letter to a Gamer va controcorrente questa settimana, scoprirete perché in fondo, e dà spazio alle voci che hanno bisogno di un megafono. La giustizia divina ha aiutato con le notizie della settimana e c'è un gioco che dovete giocare. Il [REDACTED] podcast di questa settimana, invece, continua ad analizzare il rapporto tra Olimpiadi e esports, un qualcosa che plasma più di quanto immaginate il panorama delle competizioni mondiali.


News index


+ Un nuovo Starfox? No, il remake
- Game Stop vorrebbe comprare Ebay per 56 miliardi
+ E per farlo razzia l’archivio di Game Informer
- Snoop Dogg firma la sigla del nuovo gioco dello studio di Yakuza
+ Wizards of the Coast ha scelto le cattive
- Bioshoock va meglio, parla il CEO di Take 2
+ Anche CoD abbandona la PS4

Un nuovo Starfox? No, il remake - Nintendo ha annunciato in pompa magna (dopo il cameo nel nuovo film di Super Mario) il ritorno di Starfox nelle console della grande N. Quello in arrivo, però, non sarà un gioco con una nuova storia, o nuovi personaggi, sarà una sorta di remake con migliorie. La speranza è che sia il primo passo di qualcosa di nuovo, così che, superato il fattore nostalgia, gli sviluppatori possano portare il personaggio nella contemporaneità.

Game Stop vorrebbe comprare Ebay per 56 miliardi - Dall’azienda che ha dato i natali al meme “Stonks” non potevamo aspettarci niente di meno. L’offerta serissima fatta dal CEO Ryan Cohen è composta da tutta una serie di acrobazie finanziarie e ha l’obbiettivo taciuto di far alzare la valutazione delle azioni di Game Stop fino a una non meglio identificata soglia che sbloccherebbe una ricompensa multimilionaria per l’attuale CEO. La giustizia divina ha voluto che Michel Burry, il personaggio de La Grande Scommessa interpretato da Christian Bale, vendesse tutte le sue azioni di Game Stop poche ore dopo l’annuncio.

E per farlo razzia l’archivio di Game Informer - Cohen ha annunciato di aver messo in vendita alcune cose su eBay per cercare di finanziare l'offerta come trovata pubblicitaria dopo le critiche secondo cui l’azienda non avrebbe abbastanza liquidità per portare a termine l'acquisizione. Sembra però che alcuni degli oggetti messi all'asta possano essere stati trafugati dal leggendario archivio di Game Informer, dove la storica rivista custodisce decenni di storia dei videogiochi prima che GameStop ne chiudesse la pubblicazione nel 2024. Il fondatore della Video Game History Foundation, Frank Cifaldi, ha pubblicato un post su Bluesky accusando Cohen di aver venduto oggetti provenienti dall'archivio. Alcuni dettagli, come la linguetta adesiva sulla parte anteriore della copia sigillata di Dracula per NES e le custodie sigillate delle copie di Yoshi's Cookie e F1 Pole Position, corrispondono a foto e descrizioni provenienti dall’archivio. La giustizia divina ha voluto che, a poche ore dalla pubblicazione degli annunci, l’account Ebay di Cohen venisse sospeso indefinitamente.

Snoop Dogg firma la sigla del nuovo gioco dello studio di Yakuza - Si chiama Stranger Than Heaven ed è un’opera quasi sperimentale che unisce le tipiche vicissitudini criminali (e scazzottate) dei protagonisti della serie Yakuza con il mondo dello showbusiness. É ambientata in 5 città del Giappone nel corso di 50 anni e Snoop Dogg non ha solo firmato la sigla del gioco, è uno dei personaggi con cui i due protagonisti si dovranno confrontare. Date un’occhiata al video musicale, non è niente male.

Wizards of the Coast ha scelto le cattive - Settimana scorsa vi ho raccontato del tentativo di sindacalizzazione da parte degli sviluppatori di Magic Arena, purtroppo è di pochi giorni fa la notizia che Wizards of the Coast non ha accettato di riconoscere volontariamente il sindacato, questo vuol dire che la questione dovrà procedere per vie legali. "La dirigenza afferma di impegnarsi affinché ogni persona venga ascoltata, valorizzata e supportata", si legge nella dichiarazione che ha rilasciato il neonato sindacato. "Tuttavia, quando abbiamo espresso il nostro desiderio di sindacalizzarci, hanno risposto solo alla stampa”. Wizards of the Coast aveva precedentemente affermato di aver "ricevuto la documentazione" e di starla "esaminando attentamente”. Nonostante non abbiano ottenuto il riconoscimento auspicato, gli sviluppatori di MTG: Arena non si fanno intimidire: "Riteniamo comunque che il successo del nostro sindacato sia inevitabile. L’azienda ha assistito all'enorme ondata di supporto e all'attenzione positiva che la nostra campagna ha ricevuto dal pubblico e dalla stampa. Hanno ricevuto la nostra lettera di riconoscimento volontario con i nomi di una supermaggioranza del team di Arena. Siamo fiduciosi di ottenere il riconoscimento di questo sindacato; è solo questione di tempo. Ora guardiamo con fiducia alle elezioni interne dei nostri rappresentanti, che prevediamo si terranno nelle prossime settimane".

Bioshoock va meglio, parla il CEO di Take 2 - Il CEO di Take-Two si sente "molto meglio" riguardo al nuovo BioShock, ma "profondamente deluso" dai ritardi. Strauss Zelnick, ha rilasciato un'intervista a Stephen Totilo il 6 maggio 2026. Alla domanda se fosse sorpreso dai lunghi tempi di sviluppo del nuovo titolo di BioShock (annunciato ormai nel 2019), Zelnick ha risposto di essere "profondamente deluso". Ha anche parlato dei costi di sviluppo dei videogiochi contemporanei, affermando che sono "saliti alle stelle”. Vi lascio qui il link

Anche CoD abbandona la PS4 - Il prossimo Call of Duty non uscirà su PlayStation 4 - L'account Twitter ufficiale di CoD ha confermato la notizia, dopo le indiscrezioni secondo cui una versione PS4 del nuovo CoD sarebbe in fase di test. Sebbene non sia stato ancora confermato ufficialmente, si ipotizza che il prossimo Call of Duty non uscirà nemmeno su Xbox One.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Wax Heads - All’incrocio tra storia e musica c’è Wax Heads, un videogioco narrativo in cui chi gioca veste i panni del commesso di un negozio di dischi in crisi. Dovrete chiacchierare con i clienti, scoprire cosa è successo a band più o meno famose e “gestire” in spirito cozy il Repeater Records. Se amate le storie di musica, questo gioco fa per voi, ha una demo che non potete non provare e sprizza personalità da tutti i pori. I punkettoni tra di voi potrebbero anche farsi scappare una lacrimuccia a un certo punto.

Dead as Disco - Un beat ‘em up in cui i pugni vanno a tempo di musica mi sembrava una premessa interessante, e quando ho provato Dead as Disco sono rimasto affascinato dalla sua atmosfera, nonostante qualche problema tecnico che non ha reso l’esperienza proprio fluida. Lo stile c’è, l’innovazione di gameplay anche e l’early access in cui è appena entrato contribuirà a limare le ultime imprecisioni. Chi vuole menar le mani potrà farlo sotto affascinanti luci al neon in un’avventura per sconfiggere degli idol malvagi.

Will: Follow the Light - Prima di acquistare Will: Follow the Light è imperativo che giochiate alla demo. Il gioco non è un horror ma un’avventura narrativa che affronta temi esistenziali e non proprio leggerissimi. Se non siete alla ricerca di un mattone allora evitatelo, ma non sapete cosa vi perdete. La storia inizia durante uno dei soliti turni solitari di un guardiano del faro (il protagonista) quando arriva la notizia che un disastro improvviso si è abbattuto sulla sua città natale del protagonista e il suo unico figlio è scomparso. Il gameplay potrebbe risultare ripetitivo, ma merita comunque una possibilità.

Gambonanza - Baratro ma con gli scacchi. Gambonanza è Baratro con gli scacchi. Che ci fai qui, vai a giocare a Baratro con gli scacchi mannaggia la miseria. Non sai giocare a scacchi? Chissenefrega, chi non sa giocare a Poker si diverte un casino con Baratro, e Gambonanza fa la stessa cosa. Vai. A. Giocare. A. Baratro. Con. Gli. Scacchi.


Titanium Court: la recensione del gioco più nuovo disponibile sul mercato


AP Thompson vi farà girare i cosiddetti, e poi vi verrà voglia di fargli i complimenti per il suo stile raffinato

Titanium Court è in bilico, sa di essere in bilico ed è brillante in virtù del suo essere in bilico. Il suo autore ha un pedigree eccellente, il gioco ha vinto due premi ancora prima di uscire e il divertimento c’è. Dopo anche solo 10 minuti con questo gioco, però, vi garantisco che avrete l’impressione che quest’opera faccia di tutto per essere sempre sul filo del v@˙˙@‡˘cØØlo.

AP Thompson, il suo autore che conoscerete per titoli come Consume Me e Fortune-499, ha molto ben presente il tipo di comicità assurda anni ’60 che fa da spina dorsale al suo gioco. Inizia irriverente, continua nell’assurdo e indugia quel tanto che basta nello sgradevole per portare lo spettatore sull’orlo dell’offesa o della frustrazione, per poi tornare in equilibrio con una battuta sagace, un momento affettuoso o l’ammissione di un sentimento sincero. Titanium Court è la traduzione di questa comicità tipicamente inglese e televisiva in forma videoludica.

Dalle melodie di rock acido della colonna sonora, al non semplice minigioco match-3 (allinea tre simboli uguali per farli sparire), è evidente come le componenti di questo roguelike non siano sempre piacevoli se prese singolarmente. Morire è sorprendentemente facile, l’economia non è collaborativa e la difficoltà ha dei picchi inattesi che fanno davvero venire voglia di mandare a quel paese la moltitudine di npc stravaganti con cui dovete parlare. Eppure, in virtù di una qualche magia a base di dissonanze armoniche, Titanium Court non lascia più andare chi inizia a giocare.

La premessa principale è che chi gioca è il nuovo monarca di un regno delle fae, quegli spiriti della foresta tipici delle culture nordiche tanto misteriosi quanto irriverenti. La vostra nuova corte deve andare in guerra, scoprirete il perché solo giocando, e per farlo dovrete prima plasmare il campo di battaglia facendo sparire fiumi, foreste e campi di grano con il minigioco match-3. Poi, una volta stabilita la posizione di nemici e risorse, potrete scegliere tra una serie di unità da costruire (tutte temporanee) con cui combattere e farmare. La vostre corte ha una barra della vita e incontrerà strani oggetti (palle da calcio, cartelli stradali, draghi, assicuratori e altre stamberie) nel corso di ogni run.

Chi gioca è completamente estraneo a tutto ciò che lo circonda e i cortigiani si divertono a prendere in giro l’ignoranza del protagonista mentre gli spiegano le regole di questo bizzarro mondo. Titanium Court ha i tutorial forse più sgradevoli che io abbia mai visto, eppure è proprio in quell’arroganza che si nasconde la scintilla di autenticità di questo gioco. Siamo ben oltre la breccia nella quarta parete: il gioco sa di essere un gioco, affronta per gioco ogni ostacolo o crisi catastrofica, si prende gioco di chi è ai comandi ed è consapevole che, al cambio del monarca (chi gioca) la corte andrà comunque avanti in uno spazio liminale non fatto di circuiti, ma di ricordi.

Se dovessimo descrivere Titanium Court come la somma delle sue parti avremmo uno strategico a turni con elementi di auto-batter, una struttura roguelike e una trama da Doctor Who. L’insieme di tutto questo, invece, richiede parole ben più altisonanti di quelle che sono riuscito a produrre finora. É un testamento generazionale di chi è cresciuto con i videogiochi e deve fare i conti con un mondo nuovo di cui non vuole fare parte, che lo respinge e lo prende in giro ma che, nonostante tutto, ha un fascino maledettamente irresistibile.

Tutto questo per dire che se siete alla ricerca di qualcosa di veramente nuovo e innovativo sia sul fronte del medium sia su quello della narrativa che può offrire (a livello di gameplay di nuovo c’è poco), allora Titanium Court è il gioco che fa per voi e un candidato in pole position al premio di gioco indipendente dell’anno. Prima di provarlo, però, vai a giocare a Baratro con gli scacchi.


Mixtape ha sprecato un’opportunità incredibile


Il nuovo gioco di Behetoven and Dinosaur (Artful Escape) vincerà tanti premi, ma poteva fare molto di più

Mixtape è un’operazione nostalgia ad alto budget che sta facendo il botto su Steam. Ha una colonna sonora costosissima (Smashing Pumpkins, DEVO, Roxy Music, Lush, Iggy Pop, Siouxsie e the Banshees), ha un gameplay episodico tutto a base di atmosfere millennial e riassume l’esperienza che offre in “Skateboard. Feste. Evitare gli sbirri. Baciarsi. Sgattaiolare. Socializzare”.

Avendo come pilastri il gameplay e la musica, una domanda sorge spontanea: perché puntare tutto sulla nostalgia su entrambi i fronti? Perché non usare una colonna sonora iconica per accompagnare del gameplay rivoluzionario capace di evocare le stesse emozioni in un modo nuovo? In alternativa, perché non fare un gioco che nelle azioni è una citazione all’adolescenza perduta, ma ha come sottofondo i ritmi e le melodie di un artista emergente o poco conosciuto?

La risposta è semplice: l’obiettivo di questi giochi è quello di fare da anestesia totale a un mondo che cambia troppo in fretta. Gameplay nuovo? “Non ho voglia di impararlo”, musica nuova? “Chi sono questi, non li conosco e non mi interessano”. Gli artisti di una volta mischiati a un’esperienza interattiva che recupera i bei tempi andati sono il modo più facile in assoluto per avere quel sollievo di cui tanti videogiocatori più “anziani” sono alla ricerca.

Spesso si dibatte se il videogioco debba essere una distrazione o possa essere qualcos’altro, persino qualcosa di politico. Mixtape non se la pone nemmeno questa domanda, vuole essere una via d’uscita per quando si torna a casa la sera esausti e amareggiati. C’è un modo di fare da mondo altrove senza diventare il live-action del remake della remaster. C’è un modo di portare chi gioca al di fuori dei suoi problemi senza andare al di fuori del mondo che ci circonda.

Mixtape è perfetto per rappresentare un modo di fare intrattenimento basato sulle certezze assolute: il gioco venderà bene perché è ingegnerizzato non solo per non creare polemica apposta, ma per non correre nemmeno il rischio di farlo. Anche il mondo indie non è più immune al nascondere un prodotto di intrattenimento pensato per sedare dietro alla maschera dell’autorialità.

L’adolescenza è quel periodo in cui non solo si cresce, ma si forma anche una coscienza di classe, in cui si è messi a confronto con le disuguaglianze della vita e con la realtà di tutto ciò che non va nella società. Mixtape vorrebbe romanzare non il disagio, non l’impotenza, ma quegli atti di ribellione che non fanno nulla per scuotere lo status quo e sono l’essenza del “ho fatto qualche danno da ragazzino ma poi ho rimesso la testa a posto”. Ogni videogioco dovrebbe inneggiare alla rivoluzione? No. Ma visto il momento storico in cui ci troviamo è importante almeno riconoscere quelle opere che, per quanto ben fatte, sono pensate per farci restare al nostro posto.


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Roma, al via il cantiere del termovalorizzatore: posata la prima pietra a Santa Palomba


Gualtieri inaugura i lavori da un miliardo: impianto operativo nel 2029 per chiudere il ciclo dei rifiuti della Capitale

È ufficialmente partito il cantiere per la realizzazione del termovalorizzatore di Roma nell’area industriale di Santa Palomba, nella zona sud della Capitale. A segnare l’avvio dei lavori è stata, nella mattinata di oggi, la posa della prima pietra da parte del sindaco di Roma e commissario straordinario al Giubileo, Roberto Gualtieri, affiancato dall’amministratore delegato di Acea, Fabrizio Palermo.

Alla cerimonia hanno preso parte anche l’assessora capitolina all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti, Sabrina Alfonsi, la presidente di Acea Barbara Marinali e Barbara Maccioni, amministratrice delegata di RenewRome, la società di progetto costituita dal raggruppamento di imprese aggiudicatario dell’appalto.

Il progetto rappresenta uno degli interventi infrastrutturali più rilevanti previsti dal Campidoglio nell’ambito della riorganizzazione del ciclo dei rifiuti della Capitale. L’impianto avrà una capacità di trattamento pari a circa 600 mila tonnellate annue di rifiuti indifferenziati non riciclabili e sarà destinato alla produzione di energia elettrica attraverso il recupero energetico dei materiali conferiti.

Secondo quanto comunicato durante l’avvio del cantiere, l’investimento complessivo ammonta a circa un miliardo di euro e comprende, oltre alla realizzazione del termovalorizzatore, anche opere infrastrutturali connesse, sistemi per il recupero energetico e impianti per il monitoraggio e il controllo delle emissioni atmosferiche.

La gestione operativa del progetto è affidata a Acea tramite la controllata Acea Ambiente, mentre il soggetto esecutore è il consorzio RenewRome, composto da Acea Ambiente, Suez Italy, Kanadevia Inova, Vianini Lavori e RMB.

Nel corso della cerimonia, il sindaco Gualtieri ha definito l’avvio del cantiere “un passaggio storico” per il sistema di gestione dei rifiuti della Capitale, sottolineando l’obiettivo dell’amministrazione di raggiungere l’autosufficienza impiantistica e ridurre il ricorso alle discariche e al trasferimento dei rifiuti fuori regione.

Il cronoprogramma prevede la prima consegna dei rifiuti entro settembre 2029. L’impianto sarà dotato di tecnologie di filtraggio di ultima generazione e di sistemi di monitoraggio continuo delle emissioni, progettati secondo gli standard ambientali europei attualmente in vigore.

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Trump rilancia il mito della frontiera tra Marte, Groenland e intelligenza artificiale


Il presidente americano riprende un'idea fondativa degli Stati Uniti per giustificare ambizioni territoriali, conquiste spaziali e la corsa all'AI, secondo un'analisi del quotidiano francese Le Monde.

Donald Trump sta cercando di riappropriarsi del mito della frontiera, uno dei pilastri identitari degli Stati Uniti, per dare un senso al suo secondo mandato. Lo sostiene Arnaud Leparmentier, corrispondente da San Francisco di Le Monde, in un'analisi che traccia un parallelo tra le ambizioni territoriali e tecnologiche dell'attuale amministrazione e l'epopea dei pionieri ottocenteschi.

Secondo il quotidiano francese, esistono oggi due Americhe sotto la presidenza Trump. Una mina il vecchio ordine mondiale, minaccia lo stato di diritto e semina caos sul pianeta. L'altra avanza moltiplicando le imprese: quattro astronauti, di cui tre americani, hanno compiuto il giro della Luna spingendosi più lontano di qualsiasi essere umano prima d'ora; il Pentagono ha condotto una missione di salvataggio di un pilota abbattuto nei cieli dell'Iran e ha organizzato il rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Parallelamente avanza la rivoluzione dell'intelligenza artificiale, trainata dai magnati della tecnologia come Mark Zuckerberg, che punta a creare la superintelligenza, e dal giovane imprenditore Sam Rodriques, fondatore della start-up Edison Scientific, che ambisce a guarire tutte le malattie.

Il presidente ha esplicitato questa visione già nel discorso inaugurale del 20 gennaio 2025 sotto la rotonda del Campidoglio. "Gli americani sono esploratori, costruttori, innovatori, imprenditori e pionieri. Lo spirito della frontiera è inscritto nei nostri cuori", aveva dichiarato Trump, annunciando l'intenzione di proseguire il "destino manifesto" verso le stelle inviando astronauti americani a piantare la bandiera a stelle e strisce su Marte. L'espressione "destino manifesto" risale al diciannovesimo secolo e indicava la conquista del continente fino al Pacifico come una missione assegnata da Dio. La retorica trumpiana, osserva Le Monde, ha tonalità neo-imperialiste, richiama la dottrina Monroe che faceva delle Americhe il territorio esclusivo degli Stati Uniti e si traduce nelle rivendicazioni territoriali su Canada, Groenland e Panama.
La nuova frontiera di Trump — FocusAmerica

Trump II · Analisi

Il destino manifesto secondo Donald Trump


Il secondo mandato di Trump si presenta come una riscrittura del mito della frontiera: dal territorio fisico dell'Ottocento alla corsa allo spazio e all'intelligenza artificiale. Una analisi storica.

Da un'analisi di Le Monde Con Greg Grandin · Yale

Due mandati, due Americhe diverse

Primo mandato
2017—2021
"America First"
Chiusura, muro al confine col Messico, rottura con un Paese precedentemente segnato da guerre senza fine e dalla recessione del 2008.

Secondo mandato
dal 2025
"Destino manifesto"
Espansionismo e offensive militari, rivendicazioni territoriali su Canada, Groenlandia e Panama, ambizioni su Marte.

Esplora l'analisi
I Le frontiere II Due mandati III I nuovi fronti IV Le voci

Capitolo I

Due secoli di frontiere da superare


Secondo lo storico Greg Grandin, ogni fase della storia americana ha avuto la propria frontiera: territorio, guerra, scienza, spazio. Tocca un'epoca per leggerne i dettagli.

1809
Madison

L'immensità del territorio come antidoto alla corruzione

James Madison, quarto presidente e tra i principali redattori della Costituzione, ribaltò Montesquieu sostenendo che proprio l'immensità del territorio americano avrebbe permesso di diluire i rischi di corruzione tipici degli imperi. Il mito della frontiera diventa una questione di sopravvivenza per la giovane Repubblica.

1829
Jackson, Polk

L'espansione verso ovest, costruita sulla rimozione dei nativi

Andrew Jackson, primo presidente populista della storia americana e modello dichiarato di Trump, impose la deportazione brutale dei nativi americani. Con James Polk (1845-1849), l'espansione si spinse poi a spese del Messico. La frontiera funzionò così come "valvola di sicurezza": un modo per spostare verso ovest le tensioni sociali, le rivendicazioni operaie e il conflitto irrisolto sulla schiavitù.

1893
Turner

Il mito della frontiera prende forma all'Expo di Chicago

Lo storico Frederick Jackson Turner presenta la sua tesi sul ruolo della frontiera nella storia americana, trasformando il colono bianco e libero in figura centrale dell'identità nazionale. Proprio mentre la frontiera materiale si chiude, con la fine delle guerre indiane, nasce il mito destinato a diventare fondativo.

1898
Cuba, Filippine

La guerra come nuova frontiera

Conquista di Cuba e delle Filippine in nome della decolonizzazione. Il conflitto, scrive Grandin, trasforma la causa perduta della Confederazione in una battaglia per la libertà. Da qui in poi la guerra svolgerà a lungo il ruolo di frontiera per placare le tensioni interne.

1932
Grande Depressione

La trappola: una nazione senza più terre da conquistare

Esaurita la frontiera continentale, l'America si ritrova davanti a un limite nuovo: negli anni Trenta non c'è più un Ovest da aprire alla colonizzazione, né uno spazio interno su cui scaricare crisi sociali e tensioni economiche. "Per tradizione, al sopraggiungere di una crisi, una nuova porzione di territorio veniva aperta a Occidente; e persino la nostra temporanea sfortuna serviva il nostro destino manifesto." — FDR, settembre 1932

1961
Kennedy

La "Nuova Frontiera": diritti civili e conquista dello spazio

Dopo Truman, che dal 1945 aveva trasformato scienza e tecnologia in nuovi orizzonti nazionali, Kennedy rilancia con la "Nuova Frontiera": diritti civili, modernizzazione e corsa allo spazio. Per Grandin, "non c'è stato un solo progresso liberale negli Stati Uniti che non sia stato comprato o fondato sull'espansione".

1970
Vietnam

Il sistema delle frontiere si incrina

Il ritorno dei veterani dal Vietnam, e poi dalle guerre del Golfo tra anni Novanta e Duemila, incrina il meccanismo. La guerra non funziona più come valvola di sfogo simbolica né come promessa di rigenerazione nazionale. "Il fallimento morale ha annientato la possibilità di usare la guerra come sfogo", conclude Grandin. È in quel vuoto che Trump prova a inserirsi.

2025-2026
Trump II

"Lo spirito della frontiera è scritto nei nostri cuori"

Nel discorso inaugurale del 20 gennaio, Trump riprende il lessico del destino manifesto e promette di portarlo oltre la Terra, inviando astronauti americani a piantare la bandiera su Marte. Una retorica che, osserva Le Monde, assume toni neo-imperiali e richiama la logica della dottrina Monroe.

Capitolo II

Dalla chiusura alla nuova espansione


Il primo mandato di Trump fu dominato da un'ossessione difensiva: muri, confini, protezionismo. Il secondo si muove invece su un terreno più offensivo, dentro un'economia ridisegnata dall'intelligenza artificiale e dalla corsa al controllo delle nuove frontiere tecnologiche.

Trump I
America First
2017—2021

Trump II
Destino manifesto
dal 2025

Postura
Chiusura e difesa
Espansione e offensiva

Frontiera
Muro col Messico
Spazio, IA, Artico

Contesto
Eredità recessione 2008, deindustrializzazione
Economia risollevata, rivoluzione IA

Alleati
Rust Belt, classi operaie bianche
Titani della big tech schierati col presidente

Territorio
Difesa del confine sud
Rivendicazioni territoriali su Canada, Groenlandia, Panama

Capitolo III

Dove l'Amministrazione Trump cerca la nuova frontiera


La seconda America di Trump prova a rilanciare il mito dell'espansione moltiplicando le imprese. 4 fronti dichiarati, diversi tra loro ma uniti dalla stessa narrazione: spostare ancora più avanti il limite del potere americano.

1

Frontiera spaziale
Marte e la circumnavigazione lunare
"Inviare astronauti a piantare la bandiera"

4 astronauti, di cui 3 americani, hanno compiuto il giro della Luna spingendosi più lontano di qualsiasi essere umano prima d'ora. Nel discorso inaugurale del 20 gennaio 2025, Trump ha annunciato anche l'intenzione di inviare astronauti a piantare la bandiera a stelle e strisce su Marte.

2

Frontiera tecnologica
Intelligenza artificiale e superintelligenza
Garantire la supremazia americana sul mondo

La nuova corsa è trainata dai magnati della tecnologia: la Silicon Valley punta alla superintelligenza artificiale, mentre il giovane imprenditore Sam Rodriques, fondatore della start-up Edison Scientific, promette di accelerare la medicina fino all'obiettivo estremo di curare tutte le malattie. Una rivoluzione dagli esiti ancora imprevedibili, e potenzialmente destabilizzanti.

3

Frontiera territoriale
Canada, Groenlandia, Panama
Il ritorno della dottrina Monroe

La retorica trumpiana, osserva Le Monde, ha tonalità neo-imperialiste. Richiama la dottrina Monroe che faceva delle Americhe il territorio esclusivo degli Stati Uniti e si traduce nelle rivendicazioni territoriali su almeno 3 Paesi.

4

Frontiera operativa
Operazioni militari ad alto rischio
Imprese spettacolari come narrazione

Il Pentagono ha condotto una missione di salvataggio di un pilota abbattuto nei cieli dell'Iran e ha organizzato il rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Imprese ad altissimo profilo che si inseriscono nel registro mitologico del "fare l'impossibile".

Capitolo IV

Da Roosevelt a Grandin, come si è raccontata la frontiera


5 voci che attraversano un secolo di retorica americana sulla questione dell'espansione territoriale.


Gli americani sono esploratori, costruttori, innovatori, imprenditori e pionieri. Lo spirito della frontiera è inscritto nei nostri cuori.
Donald Trump Discorso inaugurale, 20 gennaio 2025


Tradizionalmente, quando arrivava una depressione, una nuova porzione di terre veniva aperta nell'Ovest e la nostra sfortuna temporanea serviva il nostro destino manifesto.
Franklin D. Roosevelt Settembre 1932


Credevamo che le risorse del nostro Paese fossero senza limiti.
Jimmy Carter Discorso sul malaise, 1979


Non c'è stato un solo progresso negli Stati Uniti che non sia stato comprato o fondato sull'espansione.
Greg Grandin Storico, Yale University


Il fallimento morale ha annientato la possibilità di usare la guerra come sfogo.
Greg Grandin Sul dopo-Vietnam e dopo-Iraq

Fonti

Elaborazione FocusAmerica su analisi di Arnaud Leparmentier per Le Monde, con intervista a Greg Grandin (Yale University, autore di The End of the Myth, Metropolitan Books, 2019).

Si tratta di un cambio netto rispetto al primo mandato, segnato dall'ossessione per il muro al confine con il Messico, dalla chiusura e dallo slogan "America First" in un paese traumatizzato dalle guerre senza fine e dalla grande recessione del 2008. Il secondo mandato si sviluppa invece in un contesto più offensivo, con un'economia risollevata e trasformata dall'intelligenza artificiale. Non è più l'America della Rust Belt, la cintura della ruggine degli stati deindustrializzati che va dal Wisconsin alla costa atlantica, ma quella dei titani della tecnologia schierati con Trump, per i quali nulla è impossibile.

Per inquadrare il fenomeno, Le Monde intervista lo storico Greg Grandin, professore all'università Yale e autore del saggio The End of the Myth pubblicato da Metropolitan Books nel 2019. Grandin spiega come il mito della frontiera sia fondativo dell'identità americana e abbia rappresentato una questione di sopravvivenza per la giovane repubblica. James Madison, uno dei principali redattori della Costituzione e quarto presidente degli Stati Uniti dal 1809 al 1817, ribaltò la tesi di Montesquieu sostenendo che proprio l'immensità del territorio americano avrebbe permesso di diluire i rischi della corruzione tipici degli imperi.

La frontiera ha funzionato come "valvola di sicurezza", secondo l'espressione utilizzata dallo storico nell'intervista al quotidiano francese, permettendo di esportare al di là delle tredici colonie storiche i problemi più gravi: le rivendicazioni operaie che in Europa scatenavano rivoluzioni e la questione della schiavitù. Tutto questo avvenne a spese dei nativi, deportati brutalmente da Andrew Jackson, presidente dal 1829 al 1837 e primo populista della storia americana a cui Trump si richiama, e poi a danno dei messicani sotto la presidenza di James Polk dal 1845 al 1849.

Il mito si consolidò nel 1893 grazie allo storico Frederick Jackson Turner, che presentò all'Esposizione universale di Chicago una tesi sul significato della frontiera nella storia americana, diffondendo l'idea del colono bianco e libero. "Questo feticismo dell'individuo è una delle caratteristiche che rendono gli Stati Uniti eccezionali", spiega Grandin a Le Monde. L'individuo parte all'avventura per costruire la sua fattoria, poi entra nella società civile e solo dopo accetta di legarsi allo stato. In realtà, precisa lo storico, la frontiera sarebbe stata impossibile senza lo stato, senza le truppe incaricate di cacciare i nativi americani, tracciare le strade e scavare i canali. L'espansione era spesso pilotata da grandi capitali, speculatori e dagli interessi schiavisti che migravano verso ovest, lontano dall'immagine idilliaca della Piccola casa nella prateria.

Il problema, sottolinea l'analisi, è che già alla fine dell'Ottocento la frontiera non esisteva più, con la conclusione delle guerre indiane e il raggiungimento della costa pacifica. Quando gli Stati Uniti non hanno più frontiere da consumare, nulla funziona: durante la Grande Depressione degli anni Trenta non era più possibile conquistare nuove terre e l'America si trovò in trappola. "Tradizionalmente, quando arrivava una depressione, una nuova porzione di terre veniva aperta nell'Ovest e la nostra sfortuna temporanea serviva il nostro destino manifesto", constatava Franklin Delano Roosevelt nel settembre 1932, due mesi prima della sua elezione alla Casa Bianca.

I pionieri inoltre avevano devastato quelle terre vergini mitizzate sovrasfruttandole. In un saggio del 1935 intitolato No More Frontiers, l'economista Rexford Tugwell riteneva che la leggenda fosse molto romantica ma avesse spinto i contadini a utilizzare le risorse in modo insostenibile. "Credevamo che le risorse del nostro paese fossero senza limiti", lamentava il presidente Jimmy Carter nel 1979 in un discorso sul malaise americano, in piena crisi economica e morale.

Anche la guerra ha storicamente svolto il ruolo di frontiera per placare le tensioni interne. Per Grandin, il conflitto del 1898 contro la Spagna, che permise di conquistare Cuba e le Filippine in nome della decolonizzazione, trasformò la causa perduta della Confederazione, ovvero la preservazione della schiavitù, in una battaglia per la libertà. La ricerca della frontiera ha anche favorito i progressi interni. "Non c'è stato un solo progresso liberale negli Stati Uniti che non sia stato comprato o fondato sull'espansione", afferma lo storico al quotidiano francese. L'estensione del liberalismo ai gruppi marginalizzati è avvenuta in larga parte attraverso il militarismo: Jackson espulse i nativi americani concedendo al contempo il diritto di voto universale agli uomini bianchi modesti; le donne sostennero l'ingresso di Woodrow Wilson nella prima guerra mondiale in cambio del suo appoggio al diritto di voto femminile; i leader afroamericani sfruttarono il loro sostegno agli interventi militari per ottenere diritti civili.

Il sistema si è rotto quando i veterani sono tornati dal Vietnam, all'inizio degli anni Settanta, e poi dalle due guerre del Golfo, all'inizio degli anni Novanta e Duemila. "Il fallimento morale ha annientato la possibilità di usare la guerra come sfogo", stima Grandin, che da questo punto di vista non crede alla capacità di Trump di inventare una nuova frontiera. Harry Truman, presidente dal 1945 al 1953, aveva celebrato la scienza dopo il 1945 e John F. Kennedy, in carica dal 1961 al 1963, le conquiste sociali, civiche e spaziali della "nuova frontiera". Trump indica come nuovo orizzonte lo spazio e l'intelligenza artificiale, che intende utilizzare per garantire la supremazia americana sul mondo. Questa rivoluzione, dagli effetti ancora sconosciuti e potenzialmente pericolosi, sarà probabilmente il marchio dell'era Trump II.

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“Fantastici”, Trump lascia Pechino con accordi in tasca. Ma su Taiwan il silenzio pesa


Xi riceve il presidente americano con toni più concilianti del previsto. Intesa sul commercio, commissione bilaterale, apertura sull'Iran

Donald Trump lascia la Cina con una serie di accordi commerciali e un appuntamento fissato: Xi Jinping sarà a Washington a settembre. Il vertice si chiude, secondo quanto riportato da Sky TG24, in un clima diplomatico insolitamente disteso, con Pechino che si presenta al mondo non come inseguitrice degli Stati Uniti, ma come interlocutore che li guarda negli occhi.

Gli accordi commerciali: acquisti cinesi in America


I due presidenti hanno siglato diversi accordi commerciali. Trump li ha definiti “fantastici”. La Cina si è impegnata ad acquistare prodotti americani: agricoltura, manzo, aerei, petrolio. È confermata anche la nascita di una commissione bilaterale per il commercio. Fuori dal tavolo, invece, i microchip, uno dei dossier più sensibili tra i due Paesi.

Taiwan e Iran: le distanze restano


Nonostante i sorrisi, alcuni temi restano irrisolti. Su Taiwan Pechino avverte che si rischia lo scontro, mentre Washington annuncia che Trump parlerà nei prossimi giorni. La domanda è se gli Stati Uniti siano davvero disposti a toccare una posizione che regge da decenni.

Sull'Iran c'è convergenza, almeno a parole. Trump, che solo pochi giorni fa aveva detto di non aver bisogno dell'aiuto cinese in Medio Oriente, cambia tono: “Sto perdendo la pazienza. Lo stretto di Hormuz va riaperto il prima possibile”. Pechino concorda e auspica un accordo di pace complessivo e duraturo. Resta da capire se Xi sia davvero disposto a fare pressione su Teheran, e soprattutto cosa chiederà in cambio.

Una relazione “solida”, dicono entrambi


Pechino definisce il rapporto con Washington una “stabilità strategica costruttiva”. Xi ha descritto Trump come un interlocutore pragmatico, concentrato sugli affari più che sul confronto ideologico.

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Cosori Twinfry Compact: la nuova friggitrice ad aria Dual Blaze da 8,6 litri


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Cosori amplia la propria gamma di piccoli elettrodomestici da cucina con la nuova serie Twinfry Compact, una linea di friggitrici ad aria a doppio cestello pensata per chi cerca una cottura più pratica, flessibile e uniforme nella vita di tutti i giorni. Il nuovo modello punta soprattutto su tre aspetti molto concreti: una capacità generosa da 8,6 litri, un design più compatto rispetto alla Twinfry da 10 litri e la tecnologia Dual Blaze, studiata per distribuire meglio il calore senza obbligare l’utente a girare o scuotere gli alimenti durante la preparazione.

La nuova Cosori Twinfry Compact nasce per rispondere a un’esigenza sempre più comune: cucinare piatti diversi nello stesso momento, riducendo i tempi e mantenendo una buona uniformità di cottura. È una soluzione pensata per coppie, famiglie, appassionati di cucina e per chi vuole preparare pasti completi senza dover usare troppi strumenti diversi.

Tecnologia Dual Blaze: calore sopra e sotto per una cottura più uniforme


Il cuore della Cosori Twinfry Compact è la tecnologia Dual Blaze, già nota all’interno dell’ecosistema Cosori e qui applicata a un formato compatto con doppia zona di cottura. A differenza di molte friggitrici ad aria tradizionali, che utilizzano un solo elemento riscaldante superiore, questo sistema integra elementi riscaldanti sia nella parte alta sia nella parte bassa del cestello.

Nel modello da 8,6 litri, la tecnologia sfrutta quattro elementi riscaldanti indipendenti, pensati per diffondere il calore in modo più omogeneo intorno agli alimenti. Questo permette di ottenere una doratura più regolare e una consistenza più croccante, limitando la necessità di intervenire manualmente a metà cottura.

Il vantaggio è evidente soprattutto nelle preparazioni più comuni, come patatine, verdure arrosto, carne, pollo, piatti gratinati o ricette al forno. L’obiettivo non è solo friggere con meno olio, ma rendere la cottura più semplice e costante, anche quando si preparano più alimenti contemporaneamente.

Doppio cestello o spazio unico: la cucina diventa più flessibile


Uno degli aspetti più interessanti della nuova Twinfry Compact è il sistema con divisore rimovibile. Con il separatore inserito, la friggitrice ad aria funziona come un modello a doppio cestello, con due zone da 4,3 litri ciascuna. In questo modo è possibile cucinare due pietanze diverse nello stesso momento, ad esempio verdure da una parte e carne dall’altra, oppure contorno e secondo senza dover usare due elettrodomestici separati.

Rimuovendo il divisore, invece, si ottiene un unico ampio cestello da 8,6 litri, più adatto a preparazioni abbondanti. Questo formato può essere utile per cucinare un pollo intero, porzioni formato famiglia o ricette più voluminose, mantenendo comunque la praticità tipica di una air fryer.

Cosori ha quindi scelto una strada molto funzionale: non due cestelli fissi e separati, ma una struttura modulare che si adatta al tipo di pasto. È una soluzione che rende la Twinfry Compact adatta sia alla cena veloce durante la settimana sia alle occasioni in cui serve preparare qualcosa in più per ospiti o famiglia.

Design più compatto rispetto alla Twinfry da 10 litri


La nuova serie arriva dopo il modello Cosori Twinfry da 10 litri, lanciato nel 2024, ma propone un formato più adatto anche alle cucine meno spaziose. Secondo quanto comunicato dall’azienda, la Twinfry Compact è circa il 16% più piccola rispetto al modello precedente, pur mantenendo una capacità importante da 8,6 litri.

Questa scelta rende il prodotto più facile da collocare sul piano cucina, soprattutto in ambienti dove lo spazio è limitato. È un dettaglio non secondario, perché molte friggitrici ad aria a doppio cestello finiscono per essere piuttosto ingombranti. Con questa nuova versione, Cosori prova a trovare un equilibrio tra capacità, versatilità e dimensioni più gestibili.

Rivestimento ceramico senza PFAS


Un altro elemento messo in evidenza da Cosori riguarda i materiali. La Twinfry Compact utilizza cestelli e teglie con rivestimento ceramico privo di PFAS, una scelta pensata per chi presta attenzione non solo alla praticità, ma anche alla composizione delle superfici a contatto con il cibo.

Il rivestimento ceramico è progettato per resistere alle alte temperature e per semplificare la pulizia dopo l’utilizzo. Gli accessori sono inoltre lavabili in lavastoviglie, un dettaglio che può fare la differenza nell’uso quotidiano, soprattutto quando la friggitrice viene utilizzata spesso.

Per Cosori, questa soluzione punta a offrire una cucina più serena e pratica, con superfici antiaderenti pensate per facilitare sia la preparazione sia la manutenzione dell’elettrodomestico.

Due versioni: Twinfry Compact 5in1 e 6in1


La nuova serie Cosori Twinfry Compact sarà proposta in due varianti. Il modello Twinfry Compact 5in1, nella colorazione black gold, consente di friggere ad aria, cuocere al forno, arrostire, riscaldare e grigliare. Il prezzo al pubblico consigliato è di 189,99 euro.

La versione Twinfry Compact 6in1, disponibile nella colorazione black grey, aggiunge anche la funzione di essiccazione. Questo modello è già disponibile su Amazon e mantiene le stesse caratteristiche principali della gamma, quindi tecnologia Dual Blaze, capacità flessibile da 8,6 litri, cestello modulare e rivestimento ceramico senza PFAS.

La differenza principale tra i due modelli riguarda quindi la funzione extra di essiccazione, utile per chi vuole preparare frutta disidratata, snack, erbe aromatiche o altre ricette a bassa temperatura.

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Xi Jinping evoca la "trappola di Tucidide" davanti a Trump e avverte: su Taiwan rischio di conflitto


Al vertice di Pechino il leader cinese usa il riferimento allo storico ateniese per inquadrare la rivalità con Washington, definita una potenza declinante. A porte chiuse l'avvertimento sull'isola: una gestione errata del dossier Taiwan può portare a "scontri" e perfino a "conflitti armati".

Xi Jinping ha aperto il vertice con Donald Trump nella Great Hall of the People di Pechino evocando pubblicamente la "trappola di Tucidide": la teoria secondo cui la rivalità tra una potenza in ascesa e una potenza dominante può scivolare verso la guerra. Nella lettura di Xi, la Cina è la potenza emergente, mentre gli Stati Uniti sono l'egemone chiamato ad accettare un nuovo equilibrio globale. La citazione, pronunciata davanti alle telecamere, ha anticipato l'avvertimento più duro arrivato poco dopo a porte chiuse: se il dossier Taiwan sarà gestito nel modo sbagliato, ha ammonito Xi, Washington e Pechino rischiano uno "scontro" e perfino un "conflitto armato".

"Il mondo è arrivato a un nuovo crocevia. Cina e Stati Uniti possono superare la trappola di Tucidide e creare un nuovo paradigma per le relazioni tra grandi potenze?", ha detto Xi nelle dichiarazioni di apertura, riprese dall'emittente di Stato CCTV. Il presidente cinese utilizza questa formula almeno dal 2014, ma di solito la presenta come un destino da scongiurare, non come una previsione inevitabile. Nel 2015, davanti all'ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger, sostenne addirittura che "la cosiddetta trappola di Tucidide non esiste nel mondo attuale", come ricorda il New York Times.

Il concetto è stato reso popolare nei primi anni Dieci dal politologo di Harvard Graham Allison, partendo da un passaggio dello storico ateniese Tucidide sulla guerra del Peloponneso, combattuta tra il 431 e il 404 a.C.: fu l'ascesa di Atene, e la paura che generò a Sparta, a rendere inevitabile la guerra tra le due polis greche. Allison ha poi applicato la formula al rapporto tra Cina e Stati Uniti, analizzando 16 casi storici di rivalità tra una potenza emergente e una potenza dominante: 12 si sono conclusi con una guerra. Nella lettura di Xi, la Cina è l'Atene in ascesa, mentre gli Stati Uniti sono la Sparta da rassicurare.
La trappola di Tucidide — FocusAmerica

Vertice Trump–Xi · Pechino, maggio 2026

La trappola di Tucidide: perché le potenze rivali rischiano la guerra


Davanti a Donald Trump, nella Great Hall of the People, Xi Jinping ha evocato la teoria resa celebre da Graham Allison: negli ultimi 500 anni, 12 rivalità su 16 tra una potenza emergente e una potenza dominante sono sfociate in guerra aperta. Il monito più diretto, però, è arrivato a porte chiuse sul dossier Taiwan.

Fonti: New York Times, Xinhua, NBC News Dati: Harvard Belfer Center

Il dato che spaventa

12 / 16
Sono i precedenti storici in cui la rivalità tra una potenza dominante e una potenza emergente è sfociata in un conflitto armato negli ultimi cinque secoli, secondo lo studio di Graham Allison. La trappola di Tucidide descrive proprio questo rischio: la guerra non come scelta inevitabile, ma come esito strutturale della competizione per il primato.

75%
Tasso storico
di guerra

500
Anni
analizzati

4
Casi finiti
in pace

Esplora l'analisi
1 I 16 casi 2 Il summit 3 Dossier Taiwan

5 secoli di rivalità tra potenze

12 crisi finite in guerra, 4 rimaste aperte


Lo studio del Belfer Center di Harvard, alla base della formula evocata da Xi, ha ricostruito 16 casi storici in cui una potenza emergente ha sfidato una potenza dominante dal 1495 a oggi.

Tocca un caso per leggere il contesto storico

Finito in guerra
Finito in pace

Pechino, Great Hall of the People

Due letture opposte della rivalità tra Cina e Stati Uniti


Davanti alle telecamere, Xi ha evocato Tucidide come un avvertimento: la Cina nel ruolo della potenza in ascesa, gli Stati Uniti in quello dell'egemone da rassicurare. Trump ha risposto alternando toni distensivi e rilanci negoziali.

Xi Jinping
Repubblica Popolare Cinese

"Il mondo è arrivato a un nuovo crocevia. Cina e Stati Uniti possono superare la trappola di Tucidide e creare un nuovo paradigma per le relazioni tra grandi potenze?"
Presenta Pechino come potenza in ascesa responsabile, chiedendo a Washington di accettarla come di pari livello. A porte chiuse, l'avvertimento su Taiwan: rischio di "scontro" e "conflitto armato".

Donald Trump
Stati Uniti d'America

"Il grande ringiovanimento della nazione cinese e Make America Great Again possono andare di pari passo."
Tono conciliante al banchetto di Stato, ma poco dopo su Truth Social rilancia: Xi parlava in realtà degli "Stati Uniti in declino" di Biden, non del suo mandato. Ma la linea su Taiwan resta invariata.

Sul tavolo del vertice

È il primo viaggio in Cina di un presidente americano in carica da quasi 10 anni. Al centro dei colloqui ci sono commercio, dazi, terre rare, intelligenza artificiale e guerra in Iran. Ma la frattura più delicata resta Taiwan: per il Segretario di Stato Marco Rubio, un'azione di forza di Pechino sarebbe "un errore terribile".

Il dossier più esplosivo

"Fuoco e acqua": la frattura inconciliabile su Taiwan

Se la questione sarà gestita male, le due nazioni potrebbero arrivare allo scontro o entrare apertamente in conflitto, trascinando l'intera relazione in una situazione altamente pericolosa. — Xi Jinping a Trump, secondo il resoconto di Xinhua

Le posizioni a confronto


Considera Taiwan parte integrante del proprio territorio. Per la portavoce Mao Ning, "indipendenza di Taiwan" e pace nello Stretto sono "inconciliabili come fuoco e acqua".


Respinge la rivendicazione cinese. L'isola è democratica e autogovernata, con un proprio sistema politico ed elezioni regolari.


Politica su Taiwan invariata. Per il Segretario di Stato Marco Rubio sarebbe "un errore terribile" se Pechino tentasse di prendere l'isola con la forza.

Il punto

Nella lettura di Xi, la Cina è l'Atene in ascesa, mentre gli Stati Uniti sono la Sparta da rassicurare. Ma tra i 16 precedenti storici citati dallo studio, il monito più inquietante resta la Prima guerra mondiale tra Germania e Gran Bretagna: legami commerciali profondi e perfino rapporti dinastici non bastarono a evitare il conflitto.

Fonti New York Times, agenzia Xinhua, NBC News, The Hill. Dati storici: Graham Allison, Destined for War, Harvard Belfer Center for Science and International Affairs. Elaborazione FocusAmerica.

Taiwan resta il punto più pericoloso del confronto


L'avvertimento più diretto, come già indicato, è arrivato su Taiwan. "La questione di Taiwan è il tema più importante delle relazioni tra Cina e Stati Uniti", ha detto Xi secondo il resoconto ufficiale dell'agenzia di stampa cinese Xinhua.

"Se gestita male, le due nazioni potrebbero scontrarsi o entrare apertamente in conflitto, spingendo l'intera relazione in una situazione altamente pericolosa".


La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha poi irrigidito ulteriormente il messaggio su X: "indipendenza di Taiwan" e pace nello Stretto sono "inconciliabili come fuoco e acqua". Pechino considera l'isola, democratica e autogovernata, parte integrante del proprio territorio, mentre Taipei respinge la rivendicazione cinese.

Per Ryan Swan, esperto di relazioni Cina-Stati Uniti al Bonn International Centre for Conflict Studies, intervistato dal New York Times, l'uso ripetuto della formula rientra in uno sforzo più ampio per presentare Pechino come una "grande potenza responsabile", capace di coesistere con Washington. La condizione, dal punto di vista cinese, è che gli Stati Uniti accettino però la Cina come potenza di pari livello e rinuncino a contrastarla nel proprio cortile di casa.

Trump cerca il disgelo, ma le distanze restano


La replica di Trump è arrivata in due tempi. In serata, durante il banchetto di Stato, il presidente americano ha scelto un tono conciliante: il "grande ringiovanimento della nazione cinese" e lo slogan Make America Great Again possono "andare di pari passo". Poche ore dopo, però, su Truth Social, è tornato sul passaggio di Xi sulla "nazione in declino": il leader cinese, ha scritto Trump, si riferiva in realtà ai 4 anni precedenti di Joe Biden, non al suo mandato. "Due anni fa eravamo davvero una nazione in declino. Su questo sono pienamente d'accordo con il presidente Xi", ha aggiunto il presidente statunitense, definendo gli Stati Uniti di oggi "la nazione più in forma al mondo". In realtà, però, nelle parole di Xi non c'era alcun riferimento a Biden.

Il vertice in corso rappresenta il primo viaggio in Cina di un presidente americano in carica da quasi un decennio. Sul tavolo ci sono possibili accordi su commercio, dazi, terre rare, intelligenza artificiale e guerra in Iran. Ma sul dossier più sensibile le distanze restano nette: il Segretario di Stato Marco Rubio, al seguito di Trump, ha detto a NBC News che la politica statunitense su Taiwan resta "invariata" e che sarebbe "un errore terribile" se Pechino tentasse di prendere l'isola con la forza.

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Derby Roma-Lazio domenica alle 12: la Prefettura cede, vince la Lega Serie A


Cinque partite in contemporanea per la corsa Champions. Confermata la finale degli Internazionali di tennis alle 17

Il derby di Roma si giocherà domenica 17 maggio alle 12. La Prefettura di Roma ha accolto la proposta della Lega Serie A, chiudendo una settimana di polemiche e ricorsi. Come riportato da RaiNews, l'accordo è stato raggiunto durante un vertice in Prefettura, dopo che il Tar aveva rinviato il caso all'avvocatura dello Stato invitando le parti a trovare un'intesa.

In contemporanea con Roma-Lazio scenderanno in campo altre quattro squadre in corsa per un posto in Champions League: Como-Parma, Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina e Pisa-Napoli. Tutte alle 12 di domenica, per garantire la contemporaneità delle sfide decisive per la classifica.

Resta confermato il programma degli Internazionali BNL d'Italia di tennis al Foro Italico, con la finale del singolare maschile prevista per le 17.

Il programma completo della 37ª giornata


Alle 12: Como-Parma, Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina, Roma-Lazio, Pisa-Napoli. Alle 15: Inter-Verona. Alle 18: Atalanta-Bologna. Alle 20.45: Cagliari-Torino, Sassuolo-Lecce, Udinese-Cremonese.

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Il direttore della CIA in visita a Cuba mentre l'isola affonda nella crisi energetica


Ratcliffe ha incontrato i vertici dell'intelligence cubana per consegnare il messaggio del presidente Trump: dialogo solo se L'Avana farà cambiamenti fondamentali. Blackout e proteste sull'isola.

Il direttore della Central Intelligence Agency, John Ratcliffe, ha incontrato giovedì 14 maggio all'Avana i vertici dell'intelligence cubana, consegnando di persona un messaggio del presidente Donald Trump: gli Stati Uniti sono disposti ad aprire un dialogo serio su economia e sicurezza solo se Cuba accetterà cambiamenti sostanziali. È la seconda visita di un direttore della CIA nell'isola dalla rivoluzione guidata da Fidel Castro nel 1959.

La riunione si è svolta nella sede del Ministero dell'Interno cubano. Per L'Avana erano presenti il Ministro dell'Interno Lázaro Álvarez Casas, il capo dei servizi segreti Ramón Romero Curbelo e Raúl Rodríguez Castro, nipote dell'ex presidente Raúl Castro. Un funzionario della CIA, che ha parlato a Reuters in forma anonima, ha riferito che le due delegazioni hanno discusso di cooperazione di intelligence, stabilità economica e questioni di sicurezza. Sullo sfondo c'è la richiesta americana che Cuba non diventi più un rifugio sicuro per gli avversari di Washington nell'emisfero occidentale. Il funzionario non ha però precisato a quali avversari si riferisse né quali cambiamenti concreti gli Stati Uniti chiedano al governo cubano.

L'incontro arriva in una fase di forte tensione tra i due Paesi. A fine gennaio Trump ha firmato un decreto che definisce Cuba, distante circa 150 km dalle coste della Florida, come una "minaccia straordinaria" per gli Stati Uniti. Da allora Washington ha inasprito le sanzioni e imposto di fatto un blocco petrolifero contro l'isola, già sottoposta all'embargo americano dal 1962. Il presidente ha anche minacciato dazi contro qualsiasi Paese che venda o fornisca petrolio a Cuba.

Havana, Cuba pic.twitter.com/7S7TtJPyf5
— CIA (@CIA) May 14, 2026


L'isola, che conta 9,6 milioni di abitanti, sta attraversando una crisi energetica ed economica senza precedenti. Il Ministro dell'Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, ha annunciato in televisione che Cuba ha esaurito le scorte di gasolio e olio combustibile e che la rete elettrica è ormai in condizioni critiche. Proprio giovedì mattina 7 province su 15 sono state scollegate dalla rete nazionale; a fine giornata, 4 non erano ancora state riallacciate. La centrale termoelettrica Antonio Guiteras, principale impianto elettrico del Paese, è andata fuori servizio per una perdita alla caldaia. Da gennaio è arrivata una sola petroliera russa, e il suo carico è ormai esaurito.

La crisi di Cuba · 14 maggio 2026

L'Avana, il messaggio di Trump passa dalla CIA


Il direttore dell'agenzia, John Ratcliffe, ha consegnato di persona al governo cubano la richiesta americana di "cambiamenti fondamentali". È la seconda visita di un capo dell'intelligence Usa sull'isola dalla rivoluzione del 1959, mentre Cuba affronta la peggiore crisi energetica della sua storia.

Fonti: Reuters, CBS News, Cubalex Elaborazione FocusAmerica

Distanza Florida–Cuba
150 km
L'isola che Trump ha definito a gennaio come "una minaccia straordinaria" per gli Stati Uniti

Visite CIA dal 1959
2
Quella di Ratcliffe è la seconda missione di un direttore della CIA a L'Avana in 67 anni

Province cubane scollegate dalla rete elettrica 14 maggio · sera

Connesse alla rete (11)
Ancora al buio (4)

Esplora il dossier
1 L'incontro 2 La crisi 3 La pressione 4 Cronologia

Ministero dell'Interno · L'Avana

I protagonisti di un incontro storico


Ratcliffe ha consegnato un messaggio del presidente Trump alla controparte cubana. Le due delegazioni hanno discusso di cooperazione di intelligence, stabilità economica e sicurezza.


Delegazione cubanaCuba Ministero dell'Interno

Lázaro Álvarez Casas
Ministro dell'Interno

Ramón Romero Curbelo
Capo dei servizi segreti

Raúl Rodríguez Castro
Nipote dell'ex presidente Raúl Castro

faccia a faccia


Delegazione USAUSA CIA

John Ratcliffe
Direttore della Central Intelligence Agency


Visita CIA dal 1959

3
Temi al tavolo: intelligence, economia, sicurezza

1
Condizione USA: cambiamenti fondamentali

Gli Stati Uniti chiedono che Cuba non sia più un rifugio sicuro per gli avversari di Washington nell'emisfero occidentale.

Funzionario CIA · Reuters

Sistema energetico cubano

Un'isola al buio: blackout senza precedenti


La centrale termoelettrica principale è fuori servizio. Le riserve di gasolio e olio combustibile sono esaurite. La protesta arriva fino alle strade dell'Avana.

7/15
Province scollegate dalla rete giovedì mattina

9,6 mln
Abitanti dell'isola coinvolti dalla crisi

1
Petroliera russa arrivata dall'inizio dell'anno, carico già esaurito

Esaurite
Scorte di gasolio e olio combustibile, secondo il Ministro dell'Energia

Durata delle interruzioni di corrente

oltre 20 ore consecutive

0h6h12h18h24h

La centrale termoelettrica Antonio Guiteras, principale fornitore di elettricità del Paese, è ferma per una perdita alla caldaia. A San Miguel del Padrón centinaia di residenti hanno bloccato le strade battendo pentole e chiedendo il ritorno della corrente al grido di "accendete le luci".

Strategia Trump

Pressione economica e aiuti fuori dal controllo dell'Avana


Washington affianca sanzioni e dazi a un'offerta umanitaria da 100 milioni di dollari, pensata per aggirare il governo cubano. Sullo sfondo, il parallelo con il Venezuela evocato da un funzionario della CIA.

Fine gennaio 2026
Trump firma il decreto: Cuba è una "minaccia straordinaria"
A 150 km dalle coste della Florida, l'isola viene formalmente classificata come minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Da gennaio in poi
Inasprimento delle sanzioni e blocco petrolifero
Trump minaccia dazi contro qualsiasi Paese che fornisca petrolio a Cuba. L'embargo in vigore dal 1962 si trasforma di fatto in un blocco totale.

13 maggio 2026
Offerta di aiuti per 100 milioni di dollari
Il Dipartimento di Stato americano rinnova la proposta di assistenza umanitaria al popolo cubano, con condizioni precise sulla distribuzione che escludono il governo cubano.

14 maggio 2026
Ratcliffe a L'Avana
Il direttore CIA consegna di persona il messaggio: dialogo solo a fronte di cambiamenti fondamentali.

100 mln $
Pacchetto di aiuti umanitari offerto da Washington


Distribuzione tramite la Chiesa Cattolica e altre organizzazioni umanitarie indipendenti


Inclusione di terminali Starlink per ampliare la connettività e rompere il monopolio statale su internet


Esclusione totale del governo cubano dalla distribuzione degli aiuti

Da Castro a Trump

Le tappe che hanno portato a un incontro storico


Le visite della CIA a L'Avana segnano momenti di svolta nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba. Quella di Ratcliffe arriva dopo l'operazione che ha portato alla caduta di Maduro in Venezuela.

Anno 1959

La rivoluzione di Fidel Castro
Inizia un periodo di ostilità tra Stati Uniti e Cuba che dura, con poche eccezioni, da oltre sessant'anni.

Anno 1962

L'embargo americano
Washington impone l'embargo totale, ancora oggi formalmente in vigore.

Anno 1996

L'abbattimento dei Brothers to the Rescue
Due aerei dell'organizzazione umanitaria sono stati abbattuti in acque internazionali. Il Dipartimento di Giustizia USA si prepara ora a incriminare Raúl Castro per l'episodio.

Gen 2026

Operazione USA in Venezuela
Una operazione militare statunitense rovescia Nicolás Maduro, trasferito negli USA per rispondere ad accuse di narcotraffico. Ratcliffe visita Caracas.

14 mag 2026

Ratcliffe a L'Avana
Seconda visita di un direttore CIA a Cuba dalla rivoluzione del 1959. Trump minaccia: "Dopo il Venezuela, Cuba è la prossima".

Fonti Reuters, CBS News, dipartimento di Stato USA, ONG Cubalex, dichiarazioni dei ministri cubani Vicente de la O Levy e Bruno Rodríguez · Elaborazione FocusAmerica · 15 maggio 2026

I blackout, che possono superare le venti ore al giorno, hanno provocato all'Avana la più grande notte di protesta dall'inizio della crisi, nel mese di gennaio. Centinaia di residenti sono scesi in strada nel quartiere di San Miguel del Padrón, battendo pentole, incendiando bidoni della spazzatura e bloccando le vie al grido di "accendete le luci".

Mercoledì il dipartimento di Stato americano ha rinnovato un'offerta di aiuti da 100 milioni di dollari destinati al popolo cubano, a condizione che la distribuzione avvenga attraverso la Chiesa Cattolica e altre organizzazioni umanitarie indipendenti, senza passare dal governo dell'Avana. Il pacchetto include anche terminali Starlink per ampliare la connettività dell'isola e ridurre il monopolio statale su internet. La settimana scorsa il Segretario di Stato Marco Rubio aveva sostenuto che L'Avana avesse respinto una precedente offerta dello stesso tipo, accusa negata dalle autorità cubane.

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha scritto su X che il governo è pronto a esaminare la proposta e che, se rispetterà gli standard internazionali degli aiuti umanitari, non incontrerà ostacoli. Ha però aggiunto che un alleggerimento del "blocco" americano sarebbe il modo più semplice e rapido per aiutare l'isola. Il Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha invece chiesto di conoscere i dettagli dell'offerta, precisando di non sapere se gli aiuti saranno in denaro o in beni materiali. Le autorità cubane hanno respinto anche l'inclusione del Paese nella lista americana degli Stati sponsor del terrorismo e hanno negato la presenza sull'isola di basi militari o di intelligence straniere, in riferimento alle accuse statunitensi sull'esistenza di stazioni di ascolto cinesi.

Il funzionario della CIA precedentemente citato da Reuters ha paragonato la situazione cubana a quella del Venezuela, dove l'ostilità tra Washington e Caracas è stata sostituita da una cooperazione più o meno aperta dopo l'operazione militare americana di gennaio che ha rovesciato Nicolás Maduro, poi trasferito negli Stati Uniti per affrontare accuse di narcotraffico. Maduro si è dichiarato innocente. Trump aveva minacciato che, dopo il Venezuela, "Cuba sarebbe stata la prossima". Ratcliffe aveva visitato Caracas dopo quell'operazione per incontrare la presidente ad interim Delcy Rodríguez.

La CBS News ha riferito inoltre che il dipartimento di Giustizia americano si prepara a incriminare l'ex presidente Raúl Castro (che oggi ha 94 anni) per l'abbattimento, nel 1996, di due aerei dell'organizzazione umanitaria Brothers to the Rescue in acque internazionali. Nello stesso giorno Washington ha salutato con soddisfazione la liberazione della dissidente Sissi Abascal, condannata a 6 anni di carcere per aver partecipato alle proteste antigovernative dell'11 luglio 2021. Secondo l'ONG Cubalex, Abascal, membro del movimento Damas de Blanco, lascerà ora il Paese per andare in esilio.

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Una lavoratrice nel CdA di ASM Rieti: la svolta della partecipazione


Carla De Angelis eletta dai dipendenti: “Porto la realtà del lavoro nelle decisioni”

Per la prima volta in Italia, una lavoratrice entra nel Consiglio di Amministrazione di ASM Rieti su indicazione diretta dei dipendenti. L’elezione di Carla De Angelis segna un passaggio rilevante nel rapporto tra governance e forza lavoro, aprendo a un modello partecipativo che punta a integrare esperienza operativa e processi decisionali. In questa intervista, De Angelis racconta il significato di questo incarico, il valore di rappresentare la voce dei colleghi e le prospettive di un’esperienza che potrebbe fare scuola nel panorama delle aziende pubbliche locali.

Che emozione ha provato quando è stata eletta nel Consiglio di Amministrazione di ASM Rieti?

Orgoglio e responsabilità: orgoglio per la fiducia dei colleghi, ma anche la consapevolezza del peso di questa responsabilità.
Ho sentito di far parte di qualcosa di più grande di me. Per la prima volta in Italia un lavoratore/lavoratrice entra in un Consiglio di Amministrazione.

Dal suo punto di vista, cosa significa concretamente portare la voce dei lavoratori all’interno del CdA?

Portare la realtà, non dimenticare che dietro i numeri ci sono le persone.
I problemi pratici, le idee che nascono dal campo, bilanciare efficienza e benessere di chi lavora, fare quindi da ponte tra chi lavora e chi decide.
Tradurre i bisogni dei colleghi in proposte concrete e spiegare le scelte della governance a chi lavora.
Non ho il ruolo di portavoce sindacale, né sostituisco le funzioni ed il ruolo del sindacato, di cui riconosco l’importanza. Il mio contributo nasce dall’esperienza di chi, ogni giorno, contribuisce a far camminare ASM.
Una voce diversa COMPLEMENTARE.

ASM Rieti oggi viene indicata come modello nazionale di partecipazione: secondo lei perché questa esperienza è così importante?

Dimostra che la partecipazione non è solo uno slogan, ma è mettere l’innovazione dove serve, vicino a chi conosce i processi.
Può essere un esempio per altre municipalizzate. Se funziona qui, può funzionare altrove.

La sua elezione rappresenta anche un forte messaggio umano e sociale. Che segnale sente di dare a chi pensa di non poter incidere nei luoghi decisionali?

Sono dell’idea che “Niente cambia se restiamo spettatori”.
È con la competenza che si costruisce con gli anni di lavoro sul campo, che si può arrivare a vedere la partecipazione come una conquista.
Spero di essere un segnale per altre donne e per chi lavora in prima linea: il nostro punto di vista che fa la differenza.

Qual è il contributo che vorrebbe portare, da lavoratrice, all’interno del Consiglio di Amministrazione?

Concretezza, nel ricordare sempre l’impatto che una decisione ha su chi la deve applicare ogni giorno.
Attenzione alle persone, mettere quindi a disposizione l’esperienza diretta dei processi aziendali.
La cultura della partecipazione, dove la partecipazione non è un evento, ma il modo normale di lavorare.
La speranza di portare una Voce differente nelle riunioni di Consiglio di Amministrazione, grazie all’aiuto di professionisti dell’Università Roma Tre.

L’esperienza di ASM Rieti apre uno spazio nuovo nel dialogo tra lavoratori e governance, dimostrando che la partecipazione può tradursi in pratica concreta e non restare solo un principio. La presenza di Carla De Angelis nel CdA rappresenta un segnale di cambiamento che guarda al futuro delle organizzazioni: più inclusive, più consapevoli e più vicine a chi ogni giorno contribuisce al loro funzionamento. Un modello che, se consolidato, potrebbe ispirare altre realtà a ripensare il proprio modo di decidere.

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Tineco presenta FLOOR ONE Fold Series: la lavapavimenti smart pieghevole per pulire ogni spazio


La nuova Tineco FLOOR ONE Fold Series combina design pieghevole, tecnologia smart e pulizia avanzata per raggiungere facilmente ogni spazio della casa
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Tineco ha presentato la nuova FLOOR ONE Fold Series. Si tratta di una aspira e lavapavimenti progettata sulla base dei feedback ricevuti dai consumatori dei mercati europei, con un’attenzione particolare alle esigenze di chi vive in contesti urbani e deve fare i conti con spazi ridotti. La serie, infatti, risponde alle principali esigenze dei consumatori migliorando la flessibilità e semplificando lo stoccaggio dei dispositivi destinati alla pulizia quotidiana della casa.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Un’esperienza di pulizia per la vita moderna


Essendo progettata per chi cerca una soluzione più flessibile da usare e più semplice da riporre, la serie FLOOR ONE Fold dispone di un tubo pieghevole a 180° che rende la pulizia più agile e lo stoccaggio meno ingombrante.
FLOOR ONE Fold Series è una lavapavimenti progettata sulla base dei feedback ricevuti dai consumatoriFLOOR ONE Fold Series è una lavapavimenti progettata sulla base dei feedback ricevuti dai consumatori
In aggiunta, il suo design leggero e low profile – 3,5 kg di peso e 9,6 cm di altezza da disteso – permettono di raggiungere con facilità anche le zone più basse sotto i mobili. Nonostante il formato compatto, la serie garantisce performance di alto livello, dichiara Tineco, combinando in un unico gesto una potenza di aspirazione fino a 22.000 Pa e la funzione di lavaggio, rendendo così la routine di pulizia delle superfici dure più rapida e lineare.
Nella foto sopra alcuni dettagli della FLOOR ONE i7 FoldNella foto sopra alcuni dettagli della FLOOR ONE i7 Fold
Un speciale tecnologia, inoltre, contribuisce inoltre a mantenere la spazzola più pulita durante l’utilizzo, per risultati costanti anche dopo ripetuti passaggi. Infine, il sistema di self-cleaning FlashDry a 85°C migliora l’igiene e aiuta a ridurre gli odori, mentre la modalità SilentDry limita al minimo il rumore durante l’asciugatura, rendendola una soluzione particolarmente adatta alla vita di condominio.

MyHeritage Scribe AI: l’IA che riporta in vita i documenti storici
MyHeritage lancia Scribe AI, una nuova tecnologia basata su intelligenza artificiale potrebbe avere un impatto significativo nella digitalizzazione e valorizzazione degli archivi italiani
TechpertuttiGuglielmo Sbano

FLOOR ONE i7 Fold


FLOOR ONE i7 Fold rappresenta il modello di ingresso della serie. Questa lavapavimenti, disponibile nella colorazione Black & Green, integra tra le altre funzioni il design DualBlock Anti-Tangle, che consente di gestire capelli e peli con maggiore continuità, la tecnologia SmoothDrive per movimenti più fluidi e un’assistente vocale che fornisce aggiornamenti in tempo reale. Il suo prezzo è di 499 euro.


Vasco Electronics Translator M4: il traduttore intelligente che elimina le barriere linguistiche in viaggio


Viaggiare va ben oltre la scoperta di nuovi luoghi: significa incontrare persone, scoprire nuovi sapori e immergersi in diverse culture. Ma cosa succede quando una barriera linguistica mina la propria sicurezza? Vasco presenta Vasco Translator M4: un traduttore elettronico portatile che rende il mondo accessibile a tutti, indipendentemente dalle competenze linguistiche. Facilità d’uso, interfaccia semplice e grazie all’intelligenza artificiale più avanzata, questo modello consente la traduzione istantanea di voce, testo e immagini.

Crypto nella vita quotidiana: come cambiano le abitudini digitali
Le criptovalute stanno entrando sempre più nella vita quotidiana, cambiando pagamenti digitali, acquisti online e abitudini tecnologiche
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Curiosità senza confini


La vera avventura inizia dove finiscono i percorsi più battuti. Vasco Translator M4 è stato progettato per chi apprezza l’indipendenza e desidera sentirsi sicuro ovunque. Non è l’ennesimo gadget complicato: è un dispositivo progettato per aiutare a comprendere davvero le persone, non solo a trasmettere informazioni.
Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca.Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca

Internet a vita senza abbonamenti e senza costi extra


Ciò che distingue Vasco Translator M4 dalle comuni app è la totale assenza di costi aggiuntivi. Il dispositivo è dotato di connessione Internet integrata per le traduzioni, valida in maniera illimitata per sempre in quasi ogni parte del mondo. Gli utenti possono dimenticare la ricerca di Wi-Fi, l’acquisto di SIM locali o le preoccupazioni legate al roaming. Basta accenderlo e iniziare a parlare. Il traduttore è pronto all’uso appena estratto dalla confezione, senza bisogno di configurazioni complesse né installazioni di ulteriori app.
Le funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clicLe funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clic
Design e qualità sono tra i maggiori punti di forza di questo traduttore. Gli altoparlanti sono abbastanza potenti da garantire traduzioni chiare anche nel bel mezzo di un mercato rumoroso o su una strada affollata. Un indicatore LED luminoso segnala esattamente quando il dispositivo è in ascolto. Inoltre, la personalizzazione dello schermo, inclusa la modalità a schermo intero e l’inversione dei colori, assicura una visibilità perfetta indipendentemente dalle condizioni di luce o meteo.
Un grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touchUn grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touch

Velocità, comodità e conversazioni naturali


Grazie alla modalità automatica intelligente, le conversazioni con gli abitanti di Tokyo o Bangkok diventano completamente naturali. Una volta selezionata la combinazione di lingue, il traduttore riconosce automaticamente quale lingua viene parlata, permettendo uno scambio continuo di parole e idee. Gli utenti possono regolare la velocità di riproduzione, attivare un filtro per il linguaggio inappropriato e consultare la cronologia delle traduzioni.

Dyson Supersonic Travel: phon compatto per viaggi
Dyson presenta Supersonic Travel, il nuovo asciugacapelli compatto pensato per chi viaggia. Più leggero e con voltaggio automatico, offre prestazioni elevate e styling preciso ovunque nel mondo
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’utilizzo di oltre 10 motori di traduzione garantisce la massima precisione (fino al 99% di accuratezza), aiutando a evitare fraintendimenti, situazioni d’imbarazzo e a creare legami autentici. Con il supporto di 86 lingue per la traduzione vocale, Vasco M4 consente di comunicare con oltre il 90% della popolazione mondiale.

Vasco Translator M4 è disponibile nello store ufficiale online: vasco-electronics.it/traduttor…


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Si dimette il capo della polizia di frontiera americana


Michael Banks lascia con effetto immediato lo US Border Patrol. Settimane prima il Washington Examiner aveva riportato accuse di pagamenti a prostitute durante viaggi all'estero.

Michael Banks, capo della polizia di frontiera americana, si è dimesso giovedì con effetto immediato. L'annuncio è stato dato in un'intervista a Fox News e poi confermato dal Department of Homeland Security. È l'ultimo di una serie di cambi ai vertici dell'apparato che gestisce la politica migratoria del presidente Donald Trump, fondata sulle espulsioni di massa.

"È semplicemente arrivato il momento", ha detto Banks a Fox News, sostenendo di aver "rimesso in carreggiata la nave" rispetto al "caos" del confine meridionale. Ha aggiunto di voler "godersi la famiglia e la vita" e tornare nel suo ranch in Texas.

Le dimissioni arrivano poche settimane dopo che il Washington Examiner aveva pubblicato un'inchiesta secondo cui sei dipendenti, attuali ed ex, dello US Border Patrol avevano accusato Banks di aver pagato regolarmente prostitute durante viaggi in Colombia e Thailandia per oltre un decennio, vantandosene con i colleghi. Il comportamento sarebbe stato oggetto di due indagini interne della Customs and Border Protection, di cui una interrotta improvvisamente quando Kristi Noem era a capo del Department of Homeland Security. Il mese scorso l'agenzia ha descritto il caso come "chiuso", affermando che le accuse risalivano a oltre dieci anni fa ed erano state esaminate in passato.

Banks è il quarto alto funzionario dell'immigrazione a lasciare l'amministrazione Trump negli ultimi mesi. A marzo Kristi Noem è stata sostituita da Markwayne Mullin, ex senatore repubblicano dell'Oklahoma, come ministro della Sicurezza interna. Le critiche a Noem erano cresciute dopo la sua gestione dell'uccisione di due cittadini americani a Minneapolis da parte di agenti federali dell'immigrazione e per il suo ruolo in alcune pubblicità televisive controverse. Sempre a marzo si è ritirato Gregory Bovino, comandante della polizia di frontiera diventato il volto pubblico della stretta sull'immigrazione, dopo essere stato messo da parte in seguito alle polemiche di Minneapolis. Todd Lyons, direttore facente funzioni dell'Immigration and Customs Enforcement, lascerà l'incarico a fine maggio e sarà sostituito da David Venturella, che ha lavorato per anni per appaltatori privati prima di tornare nella pubblica amministrazione.

Banks aveva assunto la guida dello US Border Patrol nel gennaio 2025, con il ritorno di Trump alla Casa Bianca. La nomina era stata inedita perché quel ruolo era sempre stato ricoperto da funzionari di carriera dell'agenzia. Banks era invece un nominato politico, arrivato dopo aver guidato la politica di frontiera del governatore del Texas Greg Abbott, in un periodo in cui gli ingressi illegali avevano toccato livelli record e lo stato aveva avviato un piano di rafforzamento da diversi miliardi di dollari, entrando in conflitto con l'amministrazione Biden.

Durante il suo mandato Banks ha supervisionato l'espansione delle azioni penali per gli ingressi illegali, una più stretta collaborazione tra polizia di frontiera e Immigration and Customs Enforcement e l'ampliamento delle operazioni interne nel paese. Ad aprile dello scorso anno, sotto la sua guida, l'amministrazione ha designato ampie aree di terreno federale come zone militari lungo il confine meridionale, trasferendone la giurisdizione all'esercito americano. A metà 2025 queste zone coprivano quasi un terzo dell'intero confine tra Stati Uniti e Messico ed erano presidiate da almeno 7.600 militari.

La Customs and Border Protection, istituita nel 2003, conta oltre 20.000 agenti e un budget operativo di 1,4 miliardi di dollari per controllare più di 9.600 chilometri di frontiere terrestri. Negli ultimi mesi è stata una delle agenzie federali coinvolte in una serie di operazioni contro l'immigrazione irregolare condotte principalmente in città amministrate da democratici, come Los Angeles, Chicago e Minneapolis. Le retate, definite "pattuglie itineranti", hanno portato a un aumento degli arresti e sono state in gran parte interrotte dopo il caso di Minneapolis, dove due cittadini americani sono stati uccisi da agenti federali.

Gli arresti per ingressi illegali sono scesi ai livelli più bassi dalla metà degli anni Sessanta, una tendenza iniziata già verso la fine dell'amministrazione Biden. Banks aveva mantenuto un profilo pubblico relativamente basso rispetto ad altri funzionari come Bovino e non si era presentato al Border Security Expo di Phoenix di questo mese, la conferenza annuale in cui i funzionari governativi aggiornano gli appaltatori sullo stato del confine. A rappresentare pubblicamente l'agenzia è stato sempre più Rodney Scott, commissario della Customs and Border Protection e stretto alleato di Tom Homan, lo "zar del confine" di Trump.

In un comunicato Scott ha ringraziato Banks per "decenni di servizio al paese" e si è congratulato per il "secondo ritiro" del funzionario "dopo essere tornato a servire in uno dei periodi più impegnativi per la sicurezza del confine". La Casa Bianca non ha risposto immediatamente alle richieste di commento. Non è ancora chiaro chi sostituirà Banks.

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Doppio furto in poche ore nello stesso supermercato: arrestato 33enne a Brescia


Bloccato dalla Polizia dopo la segnalazione dei dipendenti e le immagini di videosorveglianza, già destinatario di misure di prevenzione

Avrebbe colpito due volte nel giro di poche ore nello stesso supermercato, l’“Esselunga” di via Milano, tentando di sottrarre merce di vario genere dagli scaffali. Per questo un cittadino egiziano di 33 anni, senza fissa dimora e già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dalla Polizia di Stato di Brescia con l’accusa di furto e violazione delle misure di prevenzione a suo carico.

L’intervento è scattato nei giorni scorsi in seguito a una chiamata al numero unico di emergenza 112. Alcuni dipendenti del supermercato avevano segnalato la presenza di un uomo fermato dopo aver cercato di oltrepassare le casse pagando soltanto una parte dei prodotti prelevati poco prima dagli scaffali.

Sul posto sono intervenuti gli agenti del “Nucleo Servizi” e della “Squadra Volante” della Questura di Brescia, che hanno preso in consegna il sospettato, bloccato nel frattempo dall’addetto alla vigilanza del punto vendita.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 33enne si sarebbe aggirato tra le corsie del supermercato con atteggiamento sospetto, occultando sotto gli indumenti diverse confezioni di merce. La successiva perquisizione personale effettuata dagli agenti avrebbe consentito di recuperare i prodotti sottratti, poi restituiti ai responsabili del supermercato.

Gli ulteriori accertamenti, svolti anche attraverso la visione delle immagini del sistema di videosorveglianza interno ed esterno dell’esercizio commerciale, avrebbero inoltre permesso di attribuire allo stesso uomo un precedente episodio avvenuto nella medesima mattinata. In quell’occasione, secondo la ricostruzione della Polizia, il soggetto sarebbe riuscito ad allontanarsi dopo aver sottratto alcune confezioni di prodotti per l’igiene personale senza essere fermato.

Accompagnato negli uffici della Questura per le procedure di identificazione e gli atti di polizia giudiziaria, il 33enne è stato quindi arrestato con l’accusa di furto aggravato e di violazione del foglio di via obbligatorio emesso dal Questore, provvedimento che gli vietava il ritorno nel Comune di Brescia. L’uomo risultava inoltre sottoposto alla misura cautelare del divieto di dimora nella provincia di Brescia.

A carico del cittadino egiziano risultano numerosi precedenti penali e di polizia, in particolare per reati contro il patrimonio e violazioni in materia di armi. Lo stesso era titolare dello status di protezione internazionale.

In seguito all’episodio, il Questore della provincia di Brescia, Paolo Sartori, ha disposto la richiesta di revoca dello status di asilo politico alla competente Commissione Territoriale per i Rifugiati, procedimento che potrebbe successivamente consentire l’avvio delle pratiche di espulsione dal territorio nazionale.

“La tempestiva richiesta di intervento è risultata fondamentale al fine di individuare ed arrestare un delinquente plurirecidivo”, ha dichiarato il Questore Sartori, sottolineando come tra le priorità delle forze di polizia vi sia quella di garantire una risposta rapida alle segnalazioni dei cittadini e contrastare i reati predatori sul territorio.

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Come sta andando il secondo giorno di Trump in Cina


Il secondo giorno del vertice di Pechino si è svolto a Zhongnanhai, sede del Partito Comunista. Confermati 200 aerei Boeing, meno dei 500-600 attesi dal mercato. L'azione dell'azienda è scesa oltre il 5%.

Il secondo giorno del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping si sta svolgendo a Zhongnanhai, il complesso fortificato adiacente alla Città Proibita dove vivono e lavorano i vertici del Partito Comunista. Xi ha spiegato di aver scelto il luogo per ricambiare l'ospitalità ricevuta a Mar-a-Lago nel 2017. È raro che la Cina ospiti un leader straniero all'interno di Zhongnanhai, dove Mao Zedong ricevette Richard Nixon nel 1972 e dove Xi ha incontrato negli ultimi anni solo Vladimir Putin, Aleksandr Lukashenko e pochi altri. I due presidenti hanno passeggiato nei giardini ammirando le rose, di cui Xi ha promesso di inviare i semi a Trump, prima di sedersi per il tè e un pranzo di lavoro a porte chiuse. Trump ha invitato Xi a visitare la Casa Bianca il 24 settembre.

Sul fronte commerciale, gli annunci sono stati inferiori alle attese. Trump ha dichiarato a Fox News che Xi ha accettato di ordinare 200 aerei Boeing, una cifra distante dai 500-600 velivoli di cui parlavano da mesi i media americani, che ipotizzavano circa 500 monocorridoio 737 Max e un centinaio di gros-porteurs tra 787 Dreamliner e 777. Il titolo Boeing è sceso oltre il 5% nel momento della diffusione dell'intervista. Il rappresentante commerciale americano Jamieson Greer ha dichiarato a Bloomberg News che Washington si aspetta un accordo per acquisti cinesi di prodotti agricoli per oltre dieci miliardi di dollari, in aggiunta a una commessa triennale già esistente per 25 milioni di tonnellate di soia all'anno. La Cina ha anche rinnovato le licenze di esportazione per diversi macelli americani che vendono carne bovina e Trump ha affermato che Pechino acquisterà petrolio americano dai porti di Texas, Louisiana e Alaska, oltre a gas naturale liquefatto.

Le due delegazioni hanno concordato la creazione di un Board of Trade per supervisionare una riduzione dei dazi su circa trenta miliardi di dollari di beni. Greer non ha specificato quali concessioni Washington abbia offerto in cambio, limitandosi a dire che le due parti hanno concordato che "ci sarà un certo livello di dazi" sulle merci cinesi, senza indicarne l'ammontare. Per sostituire i dazi globali bocciati dalla Corte Suprema a febbraio, l'amministrazione Trump ha avviato due indagini commerciali che porteranno a nuovi dazi su Cina e decine di altri paesi nel corso dell'estate. Greer ha aggiunto che esiste la disponibilità di entrambe le parti a estendere oltre ottobre l'accordo sulle esportazioni cinesi di terre rare, e ha segnalato come "forte preoccupazione" le recenti norme di Pechino che permettono di sanzionare le aziende straniere che spostano le proprie catene di approvvigionamento fuori dalla Cina.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha rivelato in un'intervista alla Cnbc che gli Stati Uniti e la Cina avvieranno colloqui sulla sicurezza dell'intelligenza artificiale, in particolare per definire un protocollo che impedisca agli attori non statali di accedere ai modelli più potenti. Sarebbe la prima volta che i due paesi affrontano formalmente il tema durante il secondo mandato di Trump. Bessent ha tuttavia precisato che Washington accetta il dialogo perché "i cinesi sono sostanzialmente indietro rispetto a noi" sullo sviluppo della tecnologia, secondo le sue parole alla Cnbc. Gli esperti collocano i modelli cinesi qualche mese dietro a quelli statunitensi di punta. Greer ha aggiunto che i controlli sulle esportazioni di chip non sono stati discussi nei colloqui, nonostante la presenza del capo di Nvidia Jensen Huang nella delegazione americana.

L'altro tema centrale è stato l'Iran. Trump ha detto ai giornalisti di sentirsi "molto simile" a Xi sul conflitto, sostenendo che entrambi vogliono la fine della guerra e la riapertura dello Stretto di Hormuz, e che Teheran non deve avere l'arma nucleare. Il presidente americano ha riferito a Fox News che Xi gli avrebbe assicurato che Pechino non fornirà equipaggiamento militare all'Iran. Il segretario di Stato Marco Rubio, citato dalla Nbc, ha precisato però che gli Stati Uniti non hanno chiesto aiuto alla Cina e che Pechino "non è favorevole alla militarizzazione dello Stretto né a un sistema di pedaggi", in linea con la posizione americana. Il ministero degli Esteri cinese in una nota ha definito la guerra in Iran un conflitto che "non sarebbe mai dovuto scoppiare". Trump ha inoltre pubblicato su Truth Social, in mattinata cinese, che la "decimazione militare dell'Iran è da continuare", suggerendo che sta valutando di riprendere gli attacchi.

A pochi giorni dal vertice l'amministrazione americana ha intensificato le pressioni su Pechino con una serie di azioni che contrastano con il tono conciliante mostrato in pubblico. Il Dipartimento del Tesoro ha imposto sanzioni a società cinesi accusate di aver fornito dati di puntamento all'Iran per colpire le basi americane in Medio Oriente. La Casa Bianca ha accusato Pechino di rubare modelli di intelligenza artificiale alle aziende tecnologiche americane attraverso una pratica nota come "distillazione". I procuratori federali della California hanno incriminato Eileen Wang, sindaca di Arcadia, per aver agito come agente illegale del governo cinese. L'unico provvedimento rinviato è l'approvazione finale di un pacchetto di armamenti da 13 miliardi di dollari per Taiwan, che la Casa Bianca farà partire solo dopo il rientro di Trump. Elizabeth Economy, senior fellow alla Hoover Institution di Stanford ed ex consulente per la Cina al Dipartimento del Commercio sotto Biden, ha osservato che si tratta di "funzionari di linea dura che spingono nelle aree dove pensano la porta sia più aperta proprio prima del vertice", aggiungendo che lo stesso Trump è il vero destinatario del messaggio.

In una raffica di post su Truth Social, Trump ha contestato l'affermazione che Xi avrebbe definito gli Stati Uniti "una nazione in declino", attribuendo la frase a una critica all'amministrazione Biden. Non è chiaro se Xi abbia usato l'espressione in privato o se Trump si riferisse al concetto pubblicamente evocato dal presidente cinese di "grandi cambiamenti mai visti in un secolo", una formula usata da Pechino per indicare la fine dell'ordine internazionale dominato dagli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale. La portavoce del ministero degli Esteri cinese ha dichiarato in una nota che i due paesi hanno raggiunto "una serie di nuove intese comuni" e hanno concordato "una nuova visione per costruire una relazione sino-americana di stabilità strategica costruttiva" valida per i prossimi tre anni. Durante le ore della visita, i caccia cinesi che quotidianamente sorvolano l'area attorno a Taiwan hanno improvvisamente smesso di farsi vedere. Il ministero della Difesa di Taipei ha registrato la presenza di sette navi militari nelle acque circostanti l'isola, ma nessun velivolo.

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realme C100 5G ufficiale: batteria da 6600 mAh, display 144 Hz e design Blooming


Il mercato degli smartphone di fascia accessibile si prepara ad accogliere un nuovo protagonista. realme ha infatti annunciato il nuovo realme C100 5G, uno smartphone pensato per chi cerca autonomia elevata, resistenza e caratteristiche tecniche generalmente riservate a segmenti superiori.

Con questo nuovo modello, il brand continua l’evoluzione della propria Serie C, una gamma che negli ultimi anni si è distinta per l’introduzione di soluzioni innovative nella fascia entry e mid-range. Il nuovo C100 5G punta tutto su tre elementi chiave: batteria ad alta capacità, display ad alto refresh rate e struttura rinforzata.

realme C100 5G: autonomia da record con batteria da 6600 mAh


La novità più importante del nuovo realme C100 5G è senza dubbio la batteria da 6600 mAh, una capacità decisamente superiore rispetto alla media degli smartphone della stessa categoria.

realme definisce questo dispositivo il nuovo “Campione della Resistenza”, un nome che lascia intuire chiaramente il focus del prodotto: offrire un’autonomia prolungata, ideale per chi utilizza intensamente lo smartphone durante tutta la giornata tra gaming, streaming, social network e produttività.

Una batteria di questa capacità potrebbe tradursi in più giorni di utilizzo con una singola ricarica, rendendo il dispositivo particolarmente interessante per studenti, creator e utenti sempre in movimento.

Display ultra-luminoso da 144 Hz


Altro elemento che cattura subito l’attenzione è il display con refresh rate fino a 144 Hz, una specifica ancora poco diffusa in questa fascia di prezzo.

Una frequenza di aggiornamento così elevata permette animazioni più fluide, scrolling più piacevole e una migliore esperienza durante il gaming mobile. Per chi guarda contenuti video o utilizza app dinamiche, il vantaggio in termini di fluidità potrebbe essere immediatamente percepibile.

Resistenza militare per una maggiore durata


realme ha inoltre dotato il C100 5G di una struttura con certificazione Military-Grade Shock Resistance, progettata per offrire una protezione superiore contro urti e cadute accidentali.

Si tratta di una caratteristica sempre più richiesta dagli utenti che desiderano uno smartphone affidabile nel tempo, capace di affrontare senza problemi l’utilizzo quotidiano più intenso.

Blooming Design: stile giovane e riconoscibile


Sul piano estetico, il nuovo realme C100 5G introduce il cosiddetto Blooming Design, un design posteriore realizzato con tecnologia di incisione micron-level.

Il risultato è una texture ispirata ai fiori in fase di sbocciatura, capace di reagire alla luce e cambiare aspetto in base all’angolazione. Una scelta stilistica che conferma la volontà del brand di puntare su un pubblico giovane e attento anche al design.

Lo smartphone sarà disponibile in due colorazioni:

Blooming Purple
Sprouting Green

Prezzo e disponibilità del realme C100 5G


Al momento realme non ha ancora comunicato prezzo ufficiale, configurazioni di memoria o data precisa di commercializzazione.

L’azienda ha confermato che tutti i dettagli relativi a specifiche complete, disponibilità e listino saranno annunciati durante il lancio ufficiale nelle prossime settimane.

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MSI presenta la GeForce RTX 5080 The Mandalorian Edition: solo 500 pezzi in Europa


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Il mondo dell’hardware gaming incontra l’universo di Star Wars con una delle collaborazioni più sorprendenti di questo 2026. MSI ha annunciato la nuova MSI GeForce RTX 5080 16G The Mandalorian and Grogu Edition OC, una scheda grafica in edizione ultra-limitata ispirata al nuovo film Star Wars: The Mandalorian and Grogu.

Si tratta di una release destinata a far parlare sia gli appassionati di gaming sia i collezionisti, soprattutto considerando la disponibilità estremamente ridotta: soltanto 500 unità per tutta Europa.

Una RTX 5080 da collezione per gamer e fan di Star Wars


La nuova proposta di MSI nasce per celebrare l’arrivo del nuovo capitolo cinematografico dell’universo creato da Lucasfilm, diretto da Jon Favreau e con protagonista Pedro Pascal nei panni di Din Djarin.

Dal punto di vista tecnico, la scheda si basa sulla nuova piattaforma NVIDIA Blackwell e sfrutta tutta la potenza delle GPU GeForce RTX Serie 50, pensate per offrire prestazioni elevate sia nel gaming che nella creazione di contenuti. Il supporto a NVIDIA DLSS 4.5, l’accelerazione AI avanzata e la compatibilità con NVIDIA Studio promettono frame rate elevati, rendering più rapidi e una qualità grafica di nuova generazione.

Raffreddamento TRIO FROZR 4 e design premium


MSI ha scelto per questa edizione speciale il collaudato sistema TRIO FROZR 4, progettato per mantenere temperature contenute anche durante sessioni gaming intensive o streaming in 4K.

Tra le tecnologie integrate troviamo:

Il sistema STORMFORCE Fan con pale a forma di artiglio migliora la pressione dell’aria, mentre la base in rame nichelato aiuta a dissipare rapidamente il calore. A completare il pacchetto ci sono le soluzioni Wave Curved 4.0 e Air Antegrade Fin 2.0, sviluppate per ottimizzare il flusso interno e ridurre la rumorosità operativa.
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Un’estetica ispirata a The Mandalorian


È però il design a rendere davvero unica questa GPU.

La MSI GeForce RTX 5080 16G The Mandalorian and Grogu Edition OC adotta una finitura in metallo spazzolato che richiama l’iconica armatura di Din Djarin, con dettagli RGB che si integrano perfettamente con la linea GAMING di MSI.

Ogni confezione include inoltre un supporto VGA dedicato a Grogu, pensato sia per sostenere il peso della scheda sia per aggiungere un tocco da collezione.

Non manca una backplate magnetica personalizzabile con quattro inserti intercambiabili dedicati ai simboli più iconici della saga:

l’elmo del Mandaloriano, Grogu, la Nuova Repubblica e i Resti dell’Impero.

Disponibilità e dove acquistarla


MSI ha confermato che la nuova MSI GeForce RTX 5080 16G The Mandalorian and Grogu Edition OC sarà disponibile a partire dal 22 maggio 2026 esclusivamente attraverso il canale ufficiale MSI e una selezione di partner europei autorizzati.

Con una tiratura così limitata, è facile immaginare che questa GPU possa andare esaurita in tempi molto rapidi.

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L'Ue rivoluziona i viaggi in treno: “Un viaggio, un biglietto, pieni diritti”


La Commissione europea presenta il nuovo Pacchetto Passeggeri. Le piattaforme dominanti dovranno vendere anche i biglietti della concorrenza

Prenotare un treno da Berlino a Barcellona con un solo biglietto, senza dover incrociare più siti, più operatori e più rischi in caso di coincidenza persa. È l'obiettivo del nuovo "Pacchetto Passeggeri" presentato dalla Commissione europea, che introduce il principio "Un viaggio, un biglietto, pieni diritti". Lo riporta l'ANSA.

“Da Berlino a Barcellona in treno. Oggi i viaggi transfrontalieri significano diverse prenotazioni e rischi se si perde una coincidenza. Cambiamo le cose”, ha scritto su X la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, annunciando l'approvazione del pacchetto da parte del Collegio dei commissari.

Il problema: prenotare un treno richiede il 70% di tempo in più di un volo


Secondo la Commissione, il mercato ferroviario europeo non ha ancora vissuto una vera rivoluzione digitale nella vendita dei biglietti. A dominare sono ancora gli operatori storici nazionali, che in alcuni casi avrebbero limitato la visibilità dei concorrenti sulle proprie piattaforme. Il risultato è che, a causa della frammentazione e della difficoltà di confrontare le offerte, prenotare un viaggio in treno richiede in media il 70% di tempo in più rispetto a un volo.

Cosa cambia con le nuove regole


Il pacchetto punta a rendere il trasporto ferroviario più competitivo e attrattivo, anche in ottica climatica. I passeggeri potranno cercare, confrontare e acquistare in un'unica transazione servizi ferroviari di diversi operatori su una piattaforma a scelta. Le offerte dovranno essere mostrate in modo neutrale e trasparente, con criteri che includono prezzo, durata ed emissioni di gas serra.

In caso di coincidenza persa durante un viaggio multi-operatore acquistato come biglietto unico, i viaggiatori avranno diritto ad assistenza, riprotezione verso la destinazione finale, rimborso e compensazione. La compagnia che causa il disservizio sarà responsabile della gestione dei diritti del passeggero.

Novità anche per le grandi piattaforme: quelle degli operatori con una quota del mercato ferroviario nazionale superiore al 50% dovranno obbligatoriamente offrire anche i biglietti della concorrenza. Gli operatori ferroviari, dal canto loro, saranno tenuti a rendere i propri biglietti disponibili alle piattaforme online che ne faranno richiesta.

I prossimi passi


La Commissione stima che la riforma, una volta attuata, genererà un aumento aggiuntivo dell'utilizzo del trasporto ferroviario fino al 5%, in aggiunta alla crescita già in atto, il traffico ferroviario passeggeri nell'Ue è cresciuto del 5,8% nel 2024. Le proposte saranno ora trasmesse al Consiglio Ue e al Parlamento europeo. L'obiettivo è che gli obblighi di condivisione e integrazione dei biglietti entrino in vigore entro 12 mesi dall'adozione definitiva delle norme.

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La sfida della moda “slow”


La storia di “Produzione Lenta”, l’azienda di Moretta che prova a difendere i valori della sostenibilità anche nell’abbigliamento
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C’è stato un momento in cui Michele Donalisio, trovandosi all’estero, ha sentito una fitta di nostalgia: «Mi mancava molto la vista del Monviso e quella filosofia slow che la montagna interpreta». E così è nata l’idea del marchio per Produzione Lenta, il brand di abbigliamento sostenibile che porta il Re di Pietra stampato sulle magliette e la filosofia slow impressa nella scelta di ogni passaggio produttivo. Parliamo di un’azienda giovane, impegnata nel campo della sostenibilità. Un terreno attraente ma al tempo stesso insidioso, dove spesso le buone intenzioni si scontrano con la dura realtà. Soprattutto per quanto riguarda lo slow fashion, in aperta ed evidente contrapposizione con il fast fashion.

Il percorso di Produzione Lenta è partito da Moretta, provincia di Cuneo, nel 2016, quando l’e-commerce iniziava a divorare il commercio tradizionale, il fast fashion macinava già miliardi di capi a prezzi stracciati e il termine slow fashion non era ancora entrato nel vocabolario comune degli italiani. Donalisio aveva lavorato in ambito Slow Food, collaborando a Torino con realtà come M**Bun e MoleCola, esempi di business basati sui valori della qualità, della filiera corta e del rispetto. «La domanda che mi sono posto è stata: perché non applicare questi valori in altri settori oltre al cibo?», ha raccontato Michele Donalisio a L’Unica. «E ho provato nel campo dell’abbigliamento».

Dall’idea alla produzione

Nell’aria c’era un desiderio di cambiamento: «La mia idea è stata quella che si è evoluta come slow fashion, contemporaneamente abbiamo avuto in tanti questa idea». Un’intuizione condivisa in più parti del mondo, a conferma di un bisogno reale, culturale prima ancora che commerciale.

Il modello che fin qui Donalisio ha costruito non è solo fatto di buone intenzioni: è strutturalmente diverso dal mercato convenzionale. «Ho voluto fare questa applicazione pratica: provare a mettere alla base i valori e costruirci sopra una struttura commerciale e produttiva», ha raccontato. E lo ha fatto non lavorando da solo, ma tessendo una rete: «Con laboratori e produttori, cercando chi faceva già le cose in modo sostenibile e chiedendo a chi le faceva magari in modo non ancora abbastanza sostenibile di venirmi incontro, con le scelte più sostenibili per poter completare la filiera in questo modo».

Ma ciò che rende diverso il progetto di Produzione Lenta è il sistema di produzione a lotti, su ordine. I capi non esistono prima che qualcuno li acquisti. Ogni settimana si raccolgono gli ordini, si chiude il lotto, e solo allora inizia la produzione. I tempi di attesa si misurano in giorni, non in ore. Questo significa che chi compra da Produzione Lenta deve accettare di aspettare e per Donalisio si tratta di un valore aggiunto. «Noi chiediamo a chi acquista di aspettare, di non avere fretta, perché noi produciamo dopo l’acquisto. E la maggior parte delle persone apprezza, perché è un modo di dare maggior valore all’acquisto», ha spiegato. Certo, non tutti la pensano così, «ci sono anche quelli che si lamentano».

Un altro aspetto riguarda il prezzo. I capi di Produzione Lenta costano più di una t-shirt di fast fashion, e su questo punto Donalisio è preciso nel distinguere tra valore reale e valore percepito. «I nostri sono prodotti di qualità molto alta, però vengono percepiti come più costosi dal pubblico anche se rispetto a grandi marchi che magari hanno prodotti anche di qualità inferiore, noi costiamo di meno».

Tra tutte le scelte fatte nella costruzione del brand, quella di mettere il Monviso al centro dell’identità visiva è forse quella con il maggior ritorno commerciale. «Mi sembrava giusto sottolineare il legame con il territorio», ha spiegato. «Negli anni abbiamo aggiunto altre grafiche sul tema della natura, del rispetto e della sostenibilità, anche con messaggi sociali forti». Il risultato è che «le magliette che continuano a essere le più vendute in tutta Italia, non solo in provincia di Cuneo, sono quelle con il Monviso». Un simbolo locale diventato prodotto nazionale, perché porta con sé una storia vera e un paesaggio riconoscibile che parla a chiunque abbia un legame con la montagna e con il territorio alpino.

Le bugie del greenwashing

Uno degli sviluppi più significativi e meno scontati degli ultimi anni è stato l’ingresso del progetto nelle scuole. Grazie al bando del Mab Unesco Monviso, di cui Donalisio è diventato “eco-attore”, ha girato per quasi un anno scolastico gli istituti della provincia di Cuneo, facendo cicli di incontri con studenti di ogni età. «Abbiamo raccontato l’approccio alla sostenibilità con il nostro punto di vista, il nostro esempio per il settore della moda, parlando di sostenibilità a 360 gradi», ha spiegato.

Il riscontro è stato positivo, soprattutto con i più piccoli, ma l’esperienza ha anche sgonfiato un luogo comune: «Ho trovato molti ragazzi interessati, ma spesso si dice che i ragazzini siano molto attivi su questa tematica, molto attenti e molto formati: in realtà non è affatto così. C’è un grande lavoro da fare. Alcuni ragazzi sono sicuramente informati, ma la maggior parte no. Dire che le generazioni degli adulti stanno facendo grandi disastri ma i giovani sono attenti, in realtà è un alibi che usiamo noi per darci una speranza verso i giovani. Anche i giovani hanno bisogno di formazione, perché non tutti sanno cosa sono queste tematiche».

Nelle aule Donalisio affronta anche il tema del greenwashing, quella pratica sempre più diffusa di verniciare con un bel verde ambientalista prodotti e campagne che con la sostenibilità hanno poco o nulla a che fare. «Spiego ai ragazzi che devono fare attenzione: quando in una pubblicità di una macchina turbo diesel si parla di sostenibilità, c’è qualcosa che non va. Cerco di dargli gli strumenti per capire quando qualcosa è veramente sostenibile». E su cosa significhi davvero quel termine è molto chiaro: «Spiego loro che sostenibilità non vuol dire solo fare un’operazione ecologica sull’intera filiera, ma essere sostenibili su tutta la filiera dal punto di vista sociale, ambientale e anche economico».

È già tempo di crisi

La storia di Produzione Lenta non è una parabola lineare di crescita. C’è anche una parentesi dolorosa che Donalisio racconta con franchezza: l’apertura nel 2020 di uno store fisico all’interno di “Green Pea”, il centro commerciale “sostenibile” inaugurato a Torino da Oscar Farinetti accanto all’Eataly del Lingotto, presentato come il primo green retail park al mondo. Sulla carta era il salto di qualità tanto atteso: «Eravamo uno dei venti brand selezionati per rappresentare la moda etica in quella vetrina internazionale. Ma le cose sono andate diversamente. Abbiamo aperto questo store, poi il centro commerciale non ha funzionato e quindi quello che pensavamo fosse una svolta in positivo in realtà è stato un grosso problema da gestire». Le conseguenze economiche si sono fatte sentire, e si fanno sentire ancora.

E oggi il settore dello slow fashion sta attraversando una crisi più ampia, che Donalisio descrive con lucidità. Le cause sono molteplici. La prima riguarda le piattaforme di seconda mano come Vinted, cresciute enormemente negli ultimi anni. In teoria il mercato dell’usato dovrebbe essere alleato dello slow fashion, ma nella pratica ha prodotto un effetto perverso. «Le piattaforme di seconda mano favoriscono il riutilizzo, che sicuramente è una cosa eticamente molto buona. In realtà vanno a favorire molto anche l’acquisto compulsivo di fast fashion, con l’alibi alle persone di poter poi rivendere quelle cose e ripulirsi la coscienza». Il risultato è che si compra di più, non di meno, e il mercato dei capi nuovi e di qualità ne soffre. «Negli ultimi due o tre anni questa innovazione ha messo molto in crisi il mercato online della moda sostenibile», ha spiegato Donalisio.

A questo si aggiunge il problema dei costi pubblicitari. Per anni, le piccole imprese del commercio etico hanno potuto permettersi campagne a pagamento sui social con ritorni soddisfacenti. Quei tempi sono finiti. «I costi pubblicitari sulle piattaforme Meta sono saliti tantissimo per questo settore, hanno reso molto difficile quello che fino a pochi anni fa era redditizio. In questi ultimi anni è diventato proibitivo, si va oltre i benefici». Di conseguenza, «noi non facciamo più pubblicità a pagamento sui social, questo ha ridotto molto il nostro mercato». C’è poi una questione strutturale, che Donalisio nomina senza giri di parole: «Fare tutto in modo sostenibile riduce tantissimo gli utili». Il quadro che emerge è quello di un mercato in grande transizione. «Vedo molti marchi di slow fashion che stanno chiudendo o che comunque sono in grossa difficoltà», ha osservato.

«Si tratta di tenere duro in questo momento, per riuscire ad aspettare che passi questa ondata e che l’economia torni a girare un po’ anche su questo settore, perché purtroppo noi lavoriamo molto sui valori ma siamo in una società dove bisogna essere sostenibili anche economicamente». È un momento in cui «o ci si inventa qualcosa di nuovo e si colpisce il pubblico, oppure si stringono i denti per superare il momento difficile».

Emerge però un segnale positivo: la produzione di merchandising sostenibile per enti, associazioni e aziende che vogliono comunicare i propri valori attraverso i capi. Rifugi alpini, musei, imprese che cercano un fornitore coerente con la propria filosofia: un numero crescente di realtà si rivolgono a Produzione Lenta non per acquistare abbigliamento al dettaglio, ma per commissionare pezzi-simbolo della propria identità. «Produciamo il merchandising ad esempio per musei che vogliono avere la loro linea di sostenibilità, o per rifugi alpini e varie realtà di questo tipo», ha spiegato. «Si tratta di una realtà in crescita, quindi c’è anche un dato positivo».

In questa logica si inserisce anche la partecipazione attiva alla rete locale di imprese e iniziative sostenibili. «Abbiamo seguito diverse iniziative, come Moda Lenta a Moncalieri, dove abbiamo creato alcuni talk e laboratori sulla sostenibilità. Collaboro con alcune sarte con cui organizziamo laboratori di upcycling», cioè riciclo creativo. E ancora, con il birrificio Kauss di Piasco, realtà anch’essa fondata sulla sostenibilità, «il 20 giugno un gruppo di un’associazione di Boves organizzerà una giornata di scambio di vestiti, uno swap party, che si farà presso il birrificio con cui collaboriamo. Sponsorizzeremo questo evento dando alcuni capi nuovi da inserire nel party».

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“Bel progetto, che seguo fin dall’inizio. Articoli accurati, argomenti vari. Mi sono iscritta a Genova senza essere genovese, perché amo quella città e sono convinta che bisogna cambiare l’informazione locale, rendendola in qualche modo aperta a tutti. Anche da lontano, le cose che leggo e che non conoscevo sono interessanti. L’Unica conferma che uno sguardo dal basso, per così dire, può davvero essere l’occasione per creare nuove consapevolezze. Grazie e complimenti, continuate così”.

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Tre anni dopo Torino torna in piazza a difesa della salute pubblica. Era il 27 maggio del 2023 quando le proteste erano salite fino al quarantesimo piano del grattacielo, la sede della Regione Piemonte al Lingotto. Era un sabato, il presidente della Regione Alberto Cirio (Forza Italia) non c’era, ma aveva orecchie lunghissime, pronto ad annotare ogni sintomo di dissenso. In quel caso ne aveva ben ragione: dodicimila piemontesi in marcia dalle Molinette a piazza Piemonte sotto la regia del neonato Comitato per il diritto alla tutela della salute e alle cure erano un sintomo che non si poteva ignorare. Un successo al di sopra delle aspettative: medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici, comuni cittadini, intellettuali e commercianti, associazioni di pazienti e del terzo settore, molti rappresentanti dell’opposizione in ordine sparso.

Mancava un anno, allora, alle elezioni regionali (che Cirio avrebbe vinto con il 56,1 per cento dei voti) e il governatore era intenzionato a incassare senza inciampi l’atout della gestione della pandemia, a suo dire vincente, controllata in prima persona come “commissario straordinario” dopo aver relegato nel ruolo di spalla l’assessore leghista Luigi Genesio Icardi. La protesta sortì il suo effetto e da lì nacque l’Osservatorio per le assunzioni in sanità.

Il 23 maggio, ancora un sabato, il Comitato tornerà sotto al grattacielo, che questa volta sarà punto di partenza (alle 14) e non di arrivo. La conta (per ora hanno aderito 42 organizzazioni) dirà se l’onda di protesta, cresciuta con l’indignazione per Gaza, rinnovata con la partecipazione al referendum sul lavoro e ancor più con quella sulla riforma della giustizia, raggiungerà la stessa intensità confermando così che la rivendicazione dei propri diritti, in particolare quello alla salute come vuole l’articolo 32 della Costituzione, è ormai entrata nel DNA della città e dei piemontesi.

Una differenza salta all’occhio: nel suo secondo mandato Cirio è scomparso dai radar del mondo sanitario e non certo perché l’assessore Federico Riboldi (Fratelli d’Italia) abbia dimostrato di aver migliorato la situazione: dal disastro del CUP, il Centro unico di prenotazione, ai conti in rosso profondo delle ASL, alla cacciata del commissario della Città della salute Thomas Schael, l’elenco dei problemi è chilometrico. Piuttosto, perché mettere in ombra il rappresentante del partito della presidente del Consiglio è una mossa che Cirio non può permettersi. Peraltro, la campagna elettorale per le elezioni politiche previste nel 2027 ha subìto un’accelerazione post-referendum, Forza Italia fibrilla e il presidente del Piemonte, vicepresidente di Forza Italia, è uno dei pochi nomi spendibili nel segno del rinnovamento centrista voluto da Arcore.

Così, per la regola dei vasi comunicanti, anche il quadro politico in Piemonte si sta facendo molto fluido, con le elezioni 2027 per il rinnovo dell’amministrazione comunale del capoluogo a giocare un ruolo niente affatto secondario, mentre in tutti i piani del grattacielo si scommette che il secondo mandato di Cirio si concluderà in ogni caso prima del termine del 2029 con la fuga dalle Langhe a Roma. Anche se, con la sconfitta del centrodestra al referendum per la giustizia, le variabili sugli sbocchi futuri del governatore si sono moltiplicate.

Una marcia “contro l’abbandono”

Con tutte le sue falle, nazionali e regionali, la sanità sarà protagonista della campagna elettorale per le elezioni dell’anno prossimo. Il fronte del Comitato torna dunque a lanciare la sfida e Torino punta a confermarsi teatro sperimentale di alleanze allargate in difesa del bistrattato Servizio sanitario nazionale. Con la CGIL (non ci sono CISL e UIL) scenderanno in piazza l’organizzazione dei Medici ospedalieri ANAAO, gli Ordini dei medici e degli odontoiatri di Torino, degli psicologi, delle professioni infermieristiche. Per la prima volta ci sarà anche la FIMMG, la Federazione dei medici di medicina generale che tre anni fa non c’era ma che ora è sul piede di guerra per la riforma che vuole trasformarli in dipendenti pubblici. E ci saranno le femministe di Rete+194 Voci e Se non ora quando, determinate a contrastare i progetti anti-aborto del vicepresidente della Regione Maurizio Marrone.

Alla protesta hanno aderito anche il Tribunale dei diritti del malato, Camminare insieme, Gruppo Abele, Volere la luna e il Comitato piemontese delle associazioni per la salute mentale. Pazienti e professionisti, e anche comitati di quartiere come quello nato contro la chiusura del poliambulatorio di via Le Chiuse. «In tre anni, dalla Regione non sono arrivate le risposte che aspettavamo. Tocca quindi di nuovo ai cittadini difendere la sanità pubblica», ha detto il segretario regionale CGIL Giorgio Airaudo alla conferenza stampa di presentazione, a cui L’Unica era presente. Lunedì hanno annunciato la loro presenza anche i sindaci del PD e hanno aderito anche Alleanza verdi-sinistra e Movimento cinque stelle: «La manifestazione vuole chiedere conto alla regione delle proprie responsabilità», ha dichiarato il segretario metropolitano del PD Marcello Mazzù.

“Quando tutto sarà privato saremo privati di tutto” era il claim della manifestazione del 2023, al quale quest’anno si è aggiunto lo slogan “Contro l’abbandono”: il filo rosso che accomuna tutte le voci della protesta.

Un abbandono dai molti volti. Quello dei 391 mila cittadini che – secondo la Fondazione GIMBE – nel 2024 hanno rinunciato a curarsi in Piemonte.
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Quello di chi insegue inutilmente una visita e un esame e finisce per pagare di tasca propria nei centri privati, senza essere informato che esiste la possibilità di costringere il sistema pubblico a garantire le prestazioni. Quello delle 15 mila famiglie con parenti non autosufficienti senza sostegno e dei 9 mila che aspettano un posto in convenzione in RSA, tanto che a Torino sono comparse società che propongono assistenza legale per chi rischia di dilapidare il patrimonio in rette non dovute, mentre la Federconsumatori studia per avviare una class action. La gravità delle condizioni delle persone non autosufficienti «è il vero paradigma dell’abbandono e dell’impoverimento», ha detto Eleonora Artesio, ex assessora alla Sanità della giunta Bresso (2005-2010), una delle anime più attive del Comitato.

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A questi si aggiungono i volti dei malati di salute mentale; delle donne che vorrebbero consultori quando ne mancano più di cento in Piemonte; degli stranieri con residenza elettiva a cui si chiedono fino a 2 mila euro per la quota di iscrizione al Servizio sanitario nazionale, una vergogna a cui finora non si è ancora trovato rimedio. «Una donna non ha potuto permettersi le cure necessarie dopo il trapianto di reni ed è tornata in dialisi», hanno raccontato gli attivisti del GRIS, il Gruppo regionale immigrati e salute che sarà al grattacielo.

Ma le facce del corteo saranno anche quelle degli operatori della sanità, quindi medici, infermieri, tecnici. I numeri diffusi dal Comitato sono impietosi: mancano oltre 10 mila professionisti. Dopo qualche buon risultato ottenuto dall’Osservatorio delle assunzioni nato proprio dopo la marcia del 2023 sotto la regia di Cirio, con la gestione Riboldi la frequenza degli incontri, e con questa i risultati, si sono ridotti drasticamente, «non più di tre o quattro appuntamenti in due anni», ha raccontato a L’Unica Massimo Esposto, segretario generale della Funzione pubblica della CGIL. «È evidente che all’assessore Riboldi non interessa affatto l’Osservatorio, uno strumento in cui invece aveva dimostrato di credere il suo presidente».

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Le cifre

Secondo gli organizzatori, in Piemonte mancano 800 medici ospedalieri, 450 medici di famiglia, 130 pediatri, oltre 6 mila infermieri e 2.600 tra operatori sanitari e amministrativi. «Le assunzioni fatte, salvo il turnover, non sono sufficienti», ha sottolineato ancora Airaudo. «Potete immaginare quale differenza, per un’azienda come la Città della salute, possa mai esserci con due infermieri in più in un anno. Eppure questi sono i numeri: fra il 2023 e il 2024 sono stati assunti trecento professionisti, appena ottanta infermieri per tutto il Piemonte, in media due per ciascuno dei trenta ospedali piemontesi». E ancora: solo nove tecnici di laboratorio e un tecnico di radiologia in più per tutta la regione. Carenze che hanno fatto lievitare le ore di straordinario. «Trecentomila ore accumulate in un anno solo alla Città della salute, con i fondi per le prestazioni aggiuntive già esauriti a febbraio, poi rifinanziati con 5 mila e fra qualche mese probabilmente di nuovo esauriti», ha previsto Esposto.

A queste cifre va aggiunto, fatto tutt’altro che secondario, il bilancio negativo degli ispettori dello SPRESAL, il Servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro. «La prova che questa amministrazione ignora la cultura della prevenzione», ha accusato Airaudo.

«Grazie all’Osservatorio abbiamo avuto 630 medici in più», ha incalzato Chiara Rivetti, segretaria regionale dei medici ospedalieri ANAAO. «Ma non possono essere sufficienti: nel servizio pubblico mancano psichiatri, neurologi, radiologi, medici di pronto soccorso, medici di famiglia». Da una diversa angolatura analizza la carenza il presidente dell’Ordine dei medici e odontoiatri di Torino Guido Giustetto: «Secondo una recente indagine OCSE il numero dei medici in Italia è superiore alla media europea, ma non ci sono più sanitari disposti a lavorare in condizioni in cui non riescono a garantire la qualità della cura. Se ne vanno dal pubblico o non ci entrano neppure. Medici di pronto soccorso, ad esempio, e medici di famiglia, schiacciati da un carico burocratico eccessivo e da un numero di pazienti enorme già dall’inizio della carriera. In questo modo manca il tempo della cura».

La strada verso la privatizzazione

Per tutti, il nemico si chiama privatizzazione: un processo irreversibile che la politica, nazionale e regionale, non sa e non vuole arrestare. In questa direzione piazzare qui e là “cavalli di Troia” che facilitino l’arrivo dei privati resta un metodo efficace, seppure in modalità sabauda, più discreta e sotterranea di quella lombarda.

L’ultimo in ordine di tempo è il bando per l’affidamento global service (il committente pubblico o privato assegna a un unico operatore economico la gestione integrata di una pluralità di servizi) per aprire gli ospedali di comunità di Torino, venti posti ciascuno all’Amedeo di Savoia, al Valdese e nei due all’Astanteria Martini. Un contratto di ventiquattro mesi, prolungabile di sei, oltre 13 milioni. «Il modello è esattamente quello utilizzato negli anni Novanta per le RSA, le case di riposo», ha spiegato a L’Unica Massimo Esposto. «Manca il personale e si ricorre alle cooperative. Ma scordiamoci che una volta affidato il servizio alle cooperative si torni indietro. Il modello resterà quello ed è così, a piccoli passi, che i servizi territoriali, anello indispensabile del sistema pubblico, finiranno per essere gestiti dai privati».

Per la Regione è una strada obbligata. Lo stesso direttore regionale della sanità Antonino Sottile, durante un incontro recente a cui era presente anche l’assessore Riboldi, ha dichiarato che «case e ospedali di comunità devono essere aperti. Con chi, è irrilevante». A Cuneo la gestione sarà probabilmente di AMOS, società a totale partecipazione pubblica, con un fatturato di 70 milioni di euro e 1.800 dipendenti, che fornisce servizi tecnico-amministrativi e di supporto alle aziende sanitarie. Applica in diversi casi contratti di diritto privato, un aspetto che negli ultimi anni ha sollevato molte critiche come L’Unica ha raccontato a marzo.

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Il direttore regionale non ha alcun imbarazzo a confermare. «Certamente non ho difficoltà a ribadire che le case e gli ospedali di comunità devono essere aperti a qualsiasi condizione», ha confermato a L’Unica. «Posso anche non essere un fan di AMOS ma se il personale non c’è, da qualche parte devo trovarlo».

Ci sarebbero molti altri indicatori, a partire dall’aumento delle assicurazioni sanitarie integrative che, più sono diffuse, più aumentano le franchigie. «Una pessima deriva, perché si allarga sempre di più la forbice tra chi può permettersi le cure e chi no», ha sottolineato Rivetti. Da tempo, nel mondo sanitario piemontese, si parla poi di un incremento significativo di autorizzazioni all’apertura di strutture private, cliniche, poliambulatori, per non parlare delle RSA. L’Unica ha chiesto i numeri alla direzione regionale, che in oltre due settimane non è riuscita a fornire i dati. «Sono le ASL a concedere le autorizzazioni – ha risposto Sottile –. Difficile fare una comparazione, ci stiamo lavorando». Non resta che attendere fiduciosi.

Le case della comunità

Sulle 82 previste, soltanto 69 case della comunità – le nuove strutture socio-sanitarie territoriali che offrono assistenza di prossimità gratuita – saranno completate entro la data utile per ottenere i contributi, a fine maggio. E meno della metà, secondo il Comitato, saranno realmente operative. Dovrebbero essere strutture aperte sette giorni su sette, 24 ore su 24, ma il quadro attuale prevede un orario dalle 8 alle 20 dal lunedì al venerdì: solo una per distretto sarà aperta h24 nei giorni festivi. E anche in questo caso il problema è il personale. «Per aprirle si stanno spostando infermieri da altri servizi, in particolare dall’assistenza domiciliare indispensabile per le persone fragili», ha denunciato il sindacato. E sugli ospedali di comunità solo 17 su 27 saranno pronti entro fine maggio.

Del ruolo dei medici di medicina generale all’interno delle case di comunità ha parlato nella conferenza stampa Aldo Mozzone, consigliere dell’Ordine dei medici di Torino, iscritto alla FIMMG. «Abbiamo l’opportunità di potenziare la risposta di cure sul territorio. Ma deve essere ben chiaro cosa i medici sono chiamati a fare e finora non lo sappiamo», ha detto. Su questo punto, ha aggiunto Giustetto, «l’assenza di governance da parte della politica è totale».

Claudio Delli Carri è il segretario regionale del sindacato Nursing up, (5 mila iscritti fra infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici) che quest’anno non sarà in piazza con il resto del Comitato. «Condividiamo tutti i punti della protesta», ha detto a L’Unica. «Ma questa volta non siamo nelle condizioni di partecipare». Punti di vista diversi, evidentemente, ma il giudizio sulla sanità piemontese non è meno severo: «Mai vista una situazione così grave, neppure negli anni del “commissariamento” [il Piemonte è entrato in piano di rientro il 20 luglio 2010 e ne è uscito ufficialmente il 21 marzo del 2017, ndr]. La carenza di infermieri ha raggiunto livelli drammatici e siamo piuttosto certi che alcune case di comunità garantiranno solo poche ore di apertura. Altro che h24».

Questa puntata di L’Unica Torino termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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Una stanza dove spaccare tutto per sfogare la rabbia


A Bolzaneto una delle prime “rage room” in Italia. L’80 per cento della clientela è femminile
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C’era una volta l’angelo del focolare. E magari qualcuno lo vorrebbe ancora, solo che adesso quando si arrabbia indossa caschetto e armatura di plastica, impugna un piede di porco e sfascia tutto nella “rage room” di Anger Games. Attenzione, c’è solo assonanza con la saga cinematografica di Hunger Games. Qui, se si vuole cercare qualche analogia hollywoodiana, siamo più vicini a Fight Club, anche se per scaricare lo stress e dimenticare le angherie della quotidianità non si combatte contro qualcuno, ma si infierisce sulle cose, peraltro già destinate inderogabilmente alla discarica, chiusi dentro un ambiente protetto e a rischio zero. Ed è forse anche per questo motivo che l’80 per cento della clientela di Anger Games è composto da ragazze, mamme e persino nonne ottuagenarie, che invece di prendersela con colleghi di lavoro, fidanzati e consorti, trovano pace così, abbattendo colpi di mazza su bottiglie e televisori, lavatrici in disarmo e tablet dismessi, vecchie lampade e lastre di metallo, fino ai tradizionali piatti e bicchieri protagonisti assoluti dello sfogo di rabbia tra le mura domestiche.

La vestizione

Siamo a Bolzaneto, al pianoterra di un edificio moderno che si trova quasi sotto l’incrocio degli “svincoli micidiali” che smistano il traffico verso Sant’Olcese, Pontedecimo e il santuario della Guardia. Cecilia ha 25 anni e sta completando la cerimonia di vestizione: fissa i parastinchi, allaccia con cura le ginocchiere, indossa un giubbotto nero rinforzato con placche di plastica rigida e, ormai trasformata in tartaruga ninja, raccoglie i capelli sulla nuca, calza una retina igienica e infila casco e occhiali di sicurezza.

Pronta? «Sì, proviamo dai. Per me è la prima volta. È un regalo di compleanno dei miei amici, un po’ per scherzo: pensano che abbia bisogno di sfogarmi... Ma io in realtà mi sfogo già abbastanza in palestra», ha raccontato a L’Unica. Cecilia è accompagnata da un ragazzo che sorride sornione, ma sarà solo lei a entrare nella “stanza della rabbia”, con la promessa di rivederci per i commenti finali quando avrà sterminato l’esercito di bottiglie e sfondato le corazze di un plotone di monitor e personal computer messo a disposizione dallo staff di Anger Games. È tutto materiale di recupero, frutto di donazioni oppure proveniente dallo sgombero di appartamenti.

Le stanze dello sfogo sono modulabili e possono accogliere fino a otto persone contemporaneamente. Le pareti e il pavimento dell’ambiente, che ovviamente non ha finestre, sono foderati di spessi pannelli di legno pressato, ai quali, tra le cose da sfasciare, vengono affisse lastre di metallo a prova di mazza e di energumeno. Ci sono tre diversi tipi di allestimenti: basic, premium e deluxe. Dipende dal tipo e dalla quantità di oggetti che si vogliono fare a pezzi. I prezzi, per 15 minuti di sfogo, variano dai 40 ai 60 euro per i singoli. Poi ci sono pacchetti con tariffe variabili per due o più partecipanti.

I più esigenti possono aggiungere altri oggetti a scelta, pagando s’intende: un televisore costa 25 euro, così come una fotocopiatrice-scanner-stampante in disuso. Chi vuole, però, gli oggetti da ridurre in frantumi se li può anche portare da casa. Inoltre, un po’ come in Tomb Raider, si può incrementare l’armamentario: una mazza da baseball, un tubo in lega di alluminio ammaccato, una specie di piccozza. Tutto a cinque euro. Di default ai partecipanti viene fornito un piede di porco.

Demolizione di coppia

Cecilia entra proprio mentre dalla stanza attigua escono esausti, ansimanti, ma felici, Luca e Francesca. Hanno entrambi 35 anni e arrivano da Imperia. Lui è un ragazzo alto, con gli occhi vivaci, lei è una ragazza minuta e sorridente. Che esordisce: «Bello! Ha un effetto quasi catartico». Dalla stanza della rabbia di Cecilia parte una musica a palla, ritmo decisamente martellante, consono del resto alla circostanza. Così usciamo all’aperto per parlare con più calma.

E Luca subito ribadisce: «Secondo me funziona, è liberatorio. Chi fa lavori stressanti o magari ha soltanto avuto una brutta giornata viene qui e si scarica. A me ha regalato l’ingresso Francesca per il mio compleanno, perché dei due quello nervoso sono io. Siamo di Imperia, ma mio fratello abita a Genova e quando Francesca ha saputo che qui c’è Anger Games mi ha regalato una sessione di prova. È stato anche impegnativo sul piano fisico, ora sono persino stanco».

Francesca si addentra anche nella sfera emotiva della battaglia appena conclusa: «A un certo punto mi sono concentrata su un pensiero sgradevole e mi è venuto da piangere mentre spaccavo una bottiglia. Poi mi sono riavuta e ho ripreso a giocare. Comunque sì, è faticoso, mi fanno pure male le mani a furia di colpire oggetti col piede di porco».

Il monitor nella saletta dell’accoglienza mostra Cecilia alle prese con quel che resta delle cose che ha già ridotto in mille pezzi. La musica continua a pompare e la ragazza comincia a dare qualche segno di cedimento: i suoi colpi hanno meno vigore e ogni tanto si prende anche una pausa. Però non molla, arriverà fino alla fine dei quindici minuti di sfogo, omaggio divertito e divertente dei suoi amici. «Ma sì, in fondo è un bel gioco e mi sento più rilassata», ha confermato Cecilia a L’Unica. «Ho pure scoperto che non potrei mai fare il falegname: con gli oggetti di legno non ho proprio dimestichezza. Comunque mi sono divertita, è un’esperienza non molto diversa da un’ora di palestra, in più c’è soltanto una percentuale di violenza. Però contro le cose, quindi che male c’è?».
Foto: Roberto Orlando
«Beh, certo», hanno confermato divertite Rosy e Jasmine che sono appena arrivate e si preparano per il loro turno di mazzate. «Ma solo perché con le persone non si può, sennò magari due o tre le potremmo anche portarle nella stanza con noi ahah».

Rosy, ha 31 anni ed è impiegata amministrativa, Jasmine ne ha 33 e fa l’operaia. Foto di rito prima dell’ingresso e poi via a distruggere tutto in una stanza con allestimento basic per due persone.

Com’è nata l’idea

Alessio Albanese, 44 anni, è il titolare di Anger Games. Aveva avviato l’attività quattro anni fa con due amici di vecchia data: un compagno di liceo e un collega del servizio civile.

«Volevamo inventarci un’attività da affiancare alle nostre occupazioni principali», ha spiegato a L’Unica. «Io per esempio ho una vetreria. Così abbiamo cercato un po’ su internet e abbiamo scoperto le “rage rooms”. Aprirne una non è stato così semplice, perché siamo i primi e in Comune non sapevano bene che tipo di licenza rilasciare. Poi naturalmente una soluzione si è trovata: non servono permessi particolari, è un’attività ludica come può essere una sala giochi. Perché quel nome? Anger Games è il marchio del franchising al quale ci eravamo affiliati».

In Italia ci sono altre quattro sedi: a Torino, Milano, Bologna e Roma.

«Chi vuole giocare firma una manleva, lascia un documento alla reception, poi una volta nella stanza è responsabile di quello che fa. Abbiamo pure la videosorveglianza, per ragioni di sicurezza. Anche se nella stanza per farsi male bisogna proprio volerlo, sennò è impossibile. La clientela? Donne all’ottanta per cento, così come nella gran parte dei casi le stanze sono frequentate da coppie: due ragazzi, due ragazze oppure maschio e femmina. Ma sono venute anche famiglie intere, nonna 83enne compresa, per giunta simpatica: diceva che in cinquant’anni di matrimonio ne aveva rotti di piatti, ma non si era mai divertita così», ha aggiunto.
Alessio Albanese, il titolare di Anger Games – Foto: Roberto Orlando
Il cliente tipo? In genere chi lavora a contatto con il pubblico, in ambito sanitario e anche scolastico. Poi soprattutto impiegati e dipendenti di supermercati. «Chi viene da solo, in genere lo fa per motivi diciamo “psicoterapeutici”. Anche se ci sono orientamenti diversi: alcuni psicologi mandano i loro pazienti, altri invece ritengono che la stanza non serva a niente. La rage room è un’invenzione giapponese e nasce per scaricare tensione, il nervosismo accumulato sul posto di lavoro, le rigidità di un’organizzazione sociale basata sulle buone maniere e sulla disciplina», ha detto il titolare, specificando però che da noi le cose sono un po’ diverse. «Intanto, mostrare la rabbia è un tabù: anche soltanto mettersi a urlare per strada per sfogarsi è una cosa da non fare. Io considero la rabbia, metaforicamente, una sorta di nudità del comportamento: c’è la nudità del corpo, che pure quella è appunto un tabù, e quella della mente. Se ogni tanto ci lasciassimo andare un po’ di più, provassimo a dare ascolto alla parte più ancestrale dell’essere umano, in cui la rabbia è insita, ci renderemmo conto che la vita è molto più semplice di quanto si voglia credere. Diamo troppa importanza al lavoro, ai soldi, siamo sempre con antenne dritte e quindi ansia, depressione, atteggiamenti violenti».

Che la rage room potrebbe però stimolare, o no? «Qualcuno sostiene che la stanza della rabbia è un’istigazione alla violenza. Io penso che la rabbia non sia provocata da un mio manifesto pubblicitario che mostra una persona tutta bardata che colpisce oggetti con un piede di porco, credo invece sia più probabile arrabbiarsi ascoltando un tg che annuncia che le pensioni sono aumentate di tre euro», ha detto ancora Albanese. «Noi per paradosso non accettiamo che ci sia una rage room però accettiamo che ci sia la guerra, che ci siano omicidi e brutalità, accettiamo i toni violenti di un personaggio politico in tv oppure consideriamo normale azzuffarsi sui social per motivi spesso irrilevanti. Devo dire che proprio per queste stesse ragioni ero convinto che qui da noi ci sarebbe stata la coda tutti i giorni. Invece gente ne viene, ma senza esagerare. Forse perché un conto è essere aggressivi davanti al display dello smartphone, un conto è impugnare una mazza e sfogarsi».

Ma nemmeno Alessio ha mai provato la sua rage room e lo ha spiegato così a L’Unica: «Anch’io, come tutti, ho i miei momenti di nervosismo, ma senza eccessi. Penso che se qualcuno riuscisse a portarmi al limite estremo sarei più propenso a risolvere la questione in stile Fight Club».

Rosy e Jasmine escono dalla stanza sorridendo e sbuffando dopo i loro quindici minuti di follia controllata. «Ora sì che siamo scariche. Noi facciamo anche pole dance, ma questa è tutta un’altra storia», ha spiegato Rosy a L’Unica. «Mentre ero lì che me la prendevo con un computer ho pensato che a volte molte situazioni si potrebbero risolvere, magari mandando all’inferno chi ti fa un torto. Invece non si fa, si tiene tutto dentro anche soltanto per buona educazione. E allora ben venga la rage room. Noi torneremo».

Freud probabilmente avrebbe apprezzato, mentre la psicologia moderna è un po’ più scettica. Alessandra Lancellotti, psicoterapeuta genovese, ha spiegato a L’Unica che si tratta di «un nuovo gioco, ma da qui a dire che possa avere effetti terapeutici ce ne vuole. In fondo è un po’ come tornare bambini, quando si spacca tutto per non saper ancora gestire la rabbia o più semplicemente per richiamare l’attenzione degli adulti».

Questa puntata di L’Unica Genova termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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Canelli, il ritorno della tradizione


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Dopo dieci anni di assenza, il 20 giugno prossimo la città di Canelli è pronta a ritrasformarsi in un borgo seicentesco. Ci saranno ancora soldati, musici, artisti di strada, contadini e tutti i personaggi tipici dell’epoca, ma questa volta i fucili non spareranno nemmeno un colpo.

La rievocazione storica, che in passato attirava decine di migliaia di visitatori desiderosi di immergersi nel clima delle guerre di successione del Ducato di Monferrato (1613-1617), non si chiamerà più “Assedio”, ma “Canelli 1613”: un salto nel passato che riporta ai mesi precedenti agli scontri e ai conflitti bellici.

Una scelta dell’Associazione Colline 50 – subentrata al precedente gruppo storico nell’organizzazione dell’evento – e condivisa con l’amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Roberta Giovine, dovuta alla volontà di ripartire con una versione light, così da riprendere gradualmente l’iniziativa e gestire al meglio le risorse economiche, tra le cause dello stop degli anni passati, in vista delle future edizioni della manifestazione.

«Vogliamo evocare il momento in cui si sentivano già rumori di guerra, ma non era ancora scoppiata. Sarà un assedio senza battaglia: un clima tranquillo, con animazioni e i primi accampamenti militari che iniziano a controllare chi entra nel borgo, se è amico o nemico», ha spiegato a L’Unica Mauro Stroppiana, vicesindaco di Canelli. «Il tentativo è di ripartire come era nata all’inizio la rievocazione: come una piccola manifestazione locale, una festa del paese dove tutti partecipavano».

Le origini

Per comprendere meglio l’importanza di questo evento, è utile fare un passo indietro. A raccontare le origini della manifestazione è uno dei fondatori, Pier Sergio Bobbio: «La rievocazione l’abbiamo ideata Giovanni Vassallo e io durante un memorabile viaggio tra Canelli e la Lunigiana, dove stavamo andando a incontrare un gruppo musicale da invitare a Canelli. L’idea nacque perché, all’epoca, la Regione Piemonte invitava i Comuni a ideare eventi turistici capaci di unire storia, gastronomia e territorio».

Lo spunto arrivò dalla musica. «Grazie a un assiduo frequentatore della biblioteca, Masino Scaglione, venni a conoscenza di un’opera lirica di fine Ottocento, “L’Assedio di Canelli”, che raccontava in forma tardo-ottocentesca un episodio eroico realmente accaduto agli inizi del Seicento. Scartata l’idea di riproporre l’opera, per la mancanza degli spartiti musicali – era rimasto soltanto il libretto – decidemmo di puntare su una rievocazione storica. Proprio durante quel viaggio gettammo le basi di quella che sarebbe diventata la rievocazione».

Dal 1992 prese così il via un evento destinato a diventare un punto di riferimento prima a livello regionale e poi nazionale. «Siamo arrivati ad avere quasi duemila figuranti in costume. I canellesi erano moltissimi: erano coinvolte quasi tutte le associazioni di volontariato, oltre alle scuole elementari e medie», ha raccontato Bobbio. «Molte associazioni offrivano pasti rigorosamente seicenteschi. Partecipavano anche gruppi provenienti dall’estero, in particolare da Inghilterra e Svizzera. È difficile fare stime precise, ma nei due giorni si ipotizzavano fino a 20 mila visitatori».
Una panoramica dell’area all’interno delle mura ricostruite su progetto di Carlo Leva, scenografo di Sergio Leone. Assedio di Canelli 2003 – Foto: Pier Sergio Bobbio
La storia

L’evento rievoca un episodio legato alle guerre di successione del Ducato del Monferrato, che all’inizio del XVII secolo coinvolsero anche Canelli, situata in un’area contesa tra i Savoia e il Monferrato, allora sotto influenza spagnola. Dopo la morte nel 1612 del duca di Mantova (e di Monferrato) Francesco IV Gonzaga – marito di Margherita, figlia di Carlo Emanuele I di Savoia – e del primogenito Francesco, il sovrano sabaudo cercò di espandere i propri domini sostenendo i diritti della nipote Maria, considerata l’unica erede legittima; a prendere il potere fu però il fratello minore del defunto, Ferdinando Gonzaga. Per rafforzare la propria posizione il principe di Piemonte tentò allora di ottenere l’appoggio di Francia, Venezia e altri Stati italiani, senza però riuscirvi. Decise quindi di agire militarmente, occupando centri strategici come Trino, Alba e Moncalvo. Nonostante le intimidazioni del governatore spagnolo di Milano, arrivò a dichiarare guerra alla Spagna, una delle maggiori potenze europee di quel periodo. Il conflitto si concluse nel 1615 con la pace di Asti, con la quale Carlo Emanuele I accettò di smobilitare l’esercito e di rinunciare alle proprie pretese sul Monferrato.

A riassumere che cosa successe alla città ci sono le parole di Oscar Bielli, sindaco per tre mandati a partire dal 1994: «Nel giugno del 1613, approfittando della scarsa presenza di soldati nelle fortificazioni, Carlo Gonzaga, duca di Nevers, attraversò il fiume Belbo con un reggimento di cavalleria, uno di fanteria e diversi cannoni, ponendo l’assedio alla città. Le truppe monferrine tentarono in più modi di entrare in Canelli, ma la piccola guarnigione rimasta fu aiutata in modo determinante dalla popolazione che, con non pochi sacrifici, riuscì a resistere a tutti gli attacchi e a reagire in modo decisivo. I nemici furono costretti a ritirarsi con grande gioia di tutta la popolazione. Il duca di Savoia per ringraziamento e per premiare gli uomini e le donne di Canelli del loro comportamento li esentò per 30 anni, con apposito decreto, dal pagamento delle tasse».

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Ricreando questa atmosfera, durante la rievocazione i visitatori si trovavano immersi in un continuo via vai di soldati e ufficiali, tra spari di artiglieria, combattimenti e scene di vita quotidiana: contadini in fuga con i loro animali, carri carichi di suppellettili, osterie e taverne animate anche da malfattori e accattoni. Non mancavano controlli e ispezioni a sorpresa. A tutti venivano infatti consegnati due documenti da portare sempre con sé. Il primo, chiamato “Tiletto” e vidimato nelle postazioni militari disseminate lungo il borgo, fungeva da lasciapassare, permettendo ai visitatori di dimostrare di non essere nemici ed evitare così la gogna o la berlina. Il secondo era la “Bulletta di sanità” che attestava la buona salute e certificava di non essere “appestati”.

La nuova edizione senza la battaglia

Da questa eredità, ma alla luce di nuove esigenze e con un diverso gruppo organizzatore, la macchina è ripartita. La proposta di rilanciare la manifestazione arriva dall’associazione Colline 50, composta da giovani canellesi desiderosi di animare la comunità.

«Questo non sarà più l’Assedio di Canelli come lo ricordavamo. Si chiamerà “Canelli 1613” perché ci collochiamo due o tre mesi prima del grande assedio», ha spiegato a L’Unica Elena Trinchero, presidente di Colline 50. «Siamo affiancati da storici, tra cui Alessandro Fiscelli, e supportati da Gianluigi Bera e Annamaria Tosti, che ci guidano verso una ricostruzione il più possibile corretta».
Assedio di Canelli 2000 – Foto: Morra
L’obiettivo è creare un momento di festa: «Ci saranno giochi, taverne, osterie, musiche e spettacoli. Vogliamo riprodurre una Canelli seicentesca viva, allegra e giovane, con anche un grande mercato storico». Ampio spazio sarà dedicato ai più giovani, con il coinvolgimento delle scuole – dall’infanzia alle superiori – e con il contributo degli studenti dell’indirizzo turistico, ai quali è stata affidata la gestione del canale TikTok dell’evento. «Puntiamo molto sui ragazzi: ci sarà anche il gruppo Canelli Crew, che si occuperà dei giochi storici e di coinvolgere sia adulti sia bambini», ha aggiunto Trinchero.

La manifestazione si svilupperà su due giornate: «Sabato 20 giugno si inizierà intorno alle 17 e si proseguirà fino a mezzanotte; domenica 21 dalle 10 alle 18». Il percorso interesserà gran parte della città, partendo da piazza Cavour (all’altezza dell’infopoint) e attraversando via 20 Settembre, piazza Aosta, via G. B. Giuliani e piazza Gioberti fino a San Tommaso, per poi proseguire verso la Sternia e raggiungere il piazzale Villanuova, coinvolgendo anche il centro storico alto.

I costi e la sostenibilità

«Abbiamo deciso di non riproporre la “Grande Battaglia”, sia per una questione economica, dato che i costi oggi sono molto elevati, sia per motivi legati alla sicurezza. L’evento sarà più contenuto, ma comunque molto coinvolgente». L’organizzazione resta in capo all’associazione Colline 50: «Siamo un gruppo piccolo, quattro o cinque persone attive e, per questo, avevamo bisogno di un supporto logistico da parte dell’amministrazione. Abbiamo inoltre avviato una collaborazione con la Fondazione Egri di Torino per gli aspetti teatrali e organizzativi. Saranno coinvolte cinque pro loco e tutti i ristoranti canellesi, sia all’interno sia all’esterno delle mura».

Anche per il vicesindaco Mauro Stroppiana il tema dei costi è centrale per il futuro dell’iniziativa, in modo che non si arresti più come avvenuto sotto la giunta Gabusi. «Dieci anni fa non si parlava di sostenibilità; oggi è un tema imprescindibile su tutti i fronti. Abbiamo scelto di realizzare una manifestazione basata su un forte coinvolgimento delle risorse locali, del volontariato e dei finanziamenti raccolti tramite sponsor», ha spiegato Stroppiana. «Dalle dichiarazioni del 2016, che non ho motivo di ritenere inesatte, emerge come si fosse arrivati a una situazione finanziariamente non più sostenibile, anche a causa di una macchina organizzativa molto complessa. Forse, con il tempo, erano venute meno anche le motivazioni».

Il 2026 sarà quindi un anno pilota per valutare come proseguire. «Non puntiamo alla perfezione, altrimenti si rischia di non partire mai. Una città dinamica è una città che sperimenta e accetta di mettersi alla prova», ha aggiunto il vicesindaco. «Se qualcosa non funziona, lo si corregge senza polemiche. È successo anche con le luci di Natale: il primo anno è stato difficile, mentre l’anno scorso sono state apprezzate da tutti. Quando si avviano nuovi progetti si fanno investimenti. Siamo una città industriale, abituata a sperimentare».

L’appuntamento per “Canelli 1613” è il 20 e il 21 giugno 2026 a Canelli, in provincia di Asti. A questo link trovate tutte le informazioni necessarie.


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La rassegna stampa di venerdì 15 maggio 2026


Trump e Xi si confrontano su Taiwan e commercio nel summit di Pechino mentre la Corte Suprema USA preserva l'accesso alle pillole abortive per posta

Questa è la rassegna stampa di venerdì 15 maggio 2026

Il summit Trump-Xi a Pechino rivela priorità contrastanti


Il presidente Trump e il leader cinese Xi Jinping hanno tenuto colloqui ad alto rischio a Pechino, con Xi che ha messo in guardia su "scontri e conflitti" per Taiwan, definendola "la questione più importante nelle relazioni Cina-USA". Trump si è concentrato invece su accordi commerciali, portando con sé quasi 20 dirigenti di aziende come Tesla, Boeing e Goldman Sachs. Xi ha fatto riferimento alla "trappola di Tucidide", suggerendo che gli Stati Uniti potrebbero essere una nazione in declino.

Fonti: Financial Times, The Hill, Bloomberg

La Cina promette acquisti massicci di prodotti agricoli americani


Il rappresentante commerciale americano Jamieson Greer ha dichiarato che la Cina si è impegnata ad acquistare "miliardi" di dollari in prodotti agricoli americani, inclusi "molti semi di soia per i nostri agricoltori". Trump ha anche annunciato che la Cina acquisterà 200 aerei Boeing. Tuttavia, i mercati hanno reagito con cautela, con le azioni Boeing in calo per la delusione sui dettagli degli accordi.

Fonti: Bloomberg, Financial Times, New York Times

La Corte Suprema preserva l'accesso alle pillole abortive per posta


La Corte Suprema ha bloccato una sentenza della Corte d'Appello del 5° Circuito che avrebbe richiesto visite in persona per ottenere il mifepristone, permettendo la continuazione della distribuzione per posta del farmaco abortivo più comune negli Stati Uniti. La decisione è arrivata nonostante i dissensi dei giudici Alito e Thomas.

Fonti: New York Times, The Hill, Wall Street Journal

Il direttore della CIA John Ratcliffe si reca a Cuba per colloqui diplomatici


Il direttore della CIA John Ratcliffe ha guidato una delegazione americana a Cuba per incontrare funzionari dell'isola, il secondo volo ufficiale americano in 10 anni. La visita arriva mentre Cuba affronta una crisi energetica dopo quattro mesi di blocco e mentre l'amministrazione Trump considera opzioni militari. Un funzionario della CIA ha avvertito che "la finestra per i negoziati non rimarrà aperta indefinitamente".

Fonti: New York Times, The Hill, Financial Times

La Camera blocca di nuovo la risoluzione sui poteri di guerra per l'Iran


La Camera dei Rappresentanti a maggioranza repubblicana ha respinto per 212-212 una risoluzione per porre fine alla guerra con l'Iran, la terza volta che una risoluzione sui poteri di guerra fallisce. Tre repubblicani hanno votato con i democratici: Thomas Massie, Brian Fitzpatrick e Tom McClintock, segnalando crescenti preoccupazioni del GOP sul conflitto.

Fonti: The Hill, New York Times, Bloomberg

Il Dipartimento di Giustizia accusa Yale di discriminazione razziale nelle ammissioni


Il Dipartimento di Giustizia ha accusato la Scuola di Medicina di Yale di discriminazione basata sulla razza, affermando che favorisce gli studenti neri e ispanici rispetto a quelli bianchi o asiatici con gli stessi punteggi nei test. L'indagine fa parte della più ampia pressione dell'amministrazione Trump sulle università dopo la decisione della Corte Suprema del 2023 che ha vietato l'azione affermativa.

Fonti: Wall Street Journal, The Hill, The Guardian

Gli Stati Uniti chiudono il caso di corruzione contro il miliardario indiano Adani


Il governo americano ha raggiunto un accordo per chiudere la causa civile contro il miliardario indiano Gautam Adani, l'uomo più ricco dell'Asia. Adani era accusato di aver nascosto uno schema di corruzione agli investitori americani. L'accordo arriva dopo che Adani aveva fatto pressioni sull'amministrazione Trump e promesso miliardi di dollari di investimenti in America.

Fonti: Financial Times, ABC News, Semafor

Le liste di cittadinanza ordinate da Trump sono "inaffidabili", dice il Dipartimento di Giustizia


Durante un'udienza su un ordine esecutivo che cerca di esercitare maggiore controllo sulle elezioni, un avvocato del governo ha dichiarato che nessuno "stato responsabile" dovrebbe fare affidamento sulle liste di cittadinanza per aggiornare i registri elettorali. L'ordine di Trump richiedeva la creazione di liste per identificare i non cittadini nei registri elettorali.

Fonti: New York Times

Il Comitato Etico della Camera indaga su molestie sessuali contro Chuck Edwards


Il Comitato Etico della Camera ha annunciato di star indagando su accuse di molestie sessuali contro il deputato Chuck Edwards (R-N.C.). Il comitato sta "esaminando le accuse" che Edwards "potrebbe aver creato o favorito un ambiente di lavoro ostile e aver commesso molestie sessuali" in violazione del codice di condotta della Camera.

Fonti: The Hill

Ex detenuto nel braccio della morte dell'Oklahoma liberato prima del nuovo processo


Richard Glossip, precedentemente nel braccio della morte per un omicidio del 1997, è stato rilasciato su cauzione in attesa di un nuovo processo. Un avvocato di Glossip ha definito la decisione un passo avanti negli sforzi del suo cliente di sfuggire a un "incubo durato decenni" in un caso che ha affrontato sostanziali critiche per possibili errori giudiziari.

Fonti: New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Simulazione pellicola FRGMT B&W


La prima ricetta ufficiale di Fujifilm disponibile per l'edizione limitata della GFX100RF FRAGMENT EDITION
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Le simulazioni pellicola di Fujifilm, ma anche di altre marche, sono da molti fotografi snobbate se non addirittura osteggiate o viste come il male assoluto della fotografia.

Personalmente le trovo interessanti.

Utilizzo le simulazioni pellicola disponibili nella Fujifilm X-T5, così come alcune ricette personalizzabili come questa oggetto dell'articolo, quale punto di partenza per una successiva elaborazione personalizzata del file RAW.

Inoltre, le trovo utili per avere foto già pronte da condividere immediatamente con altre persone oppure sui social.

Un altro utilizzo che ne faccio riguarda la fotografia in bianco e nero: grazie alle simulazioni pellicola o alle ricette monocromatiche, riesco a visualizzare l’immagine già in fase di scatto.

Sia dal display che dal mirino ho una visione in bianco e nero, che mi permette di valutare più efficacemente luce e ombre, senza la distrazione del colore.

Differenza tra profili pellicola e ricette Fujifilm

Simulazioni pellicola:


  • Le simulazioni pellicola sono impostate dalla casa produttrice e inserite nel firmware della fotocamera.


Ricette Fujifilm


  • Le ricette sono simulazioni pellicola completamente personalizzabili, con alla base le simulazioni pellicole, da inserire manualmente nella fotocamera.


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GFX100RF FRAGMENT EDITION


Fujifilm, alla fine dell’anno 2025, ha rilasciato l’edizione limitata della macchina fotografica GFX100RF FRAGMENT EDITION personalizzata dallo stilista, produttore e artista Hiroshi Fujiwara, fondatore di Fragment.

Nell’edizione limitata GFX100RF FRAGMENT EDITION, disponibile solo in Giappone, Fujifilm ha introdotto nel firmware la nuova simulazione pellicola FRGMT B&W creata dall’artista Hiroshi Fujiwara.

Visto i risultati delle foto scattate con il nuovo profilo FRGMT B&W mi sono messo alla ricerca della ricetta di questa simulazione di pellicola da utilizzare con le altre fotocamere di Fujifilm.

E dove potevo trovare la ricetta FRGMT B&W?

Su Fuji X Weekly, ovviamente!
Fotografia di un soprammobile dalle sembianze di un simpatico piccolo canino utilizzando la simulazione pellicola FRGMT B&W per fotocamere FujifilmUn piccolo amico

Fuji X Weekly


Su Fuji X Weekly, il noto sito per fujisti che raccoglie moltissime simulazioni di pellicola, è disponibile un articolo dedicato alla simulazione pellicola FRGMT B&W contenente le impostazioni da inserire nella fotocamera, le foto di esempio, le impressioni e altre informazioni relative a questa ricetta.

Film Simulation: Acros (including +Ye, +R, or +G)
Monochromatic Color (Toning): WC 0 & MG 0 (Off)
Dynamic Range: DR-Auto
Grain Effect: Strong, Large
Color Chrome Effect: Off
Color Chrome FX Blue: Off
White Balance: Auto, 0 Red & 0 Blue
Highlight: +4
Shadow: +2
Sharpness: -4
High ISO NR: -4
Clarity: +5
ISO: Auto, up to ISO 12800
Exposure Compensation: 0 to +2/3 (typically) — Hiroshi says +1/3


Leggendo l'articolo scoprirai che la ricetta è stata pubblicata da Fuji X Weekly con l'autorizzazione di Fujifilm che Fragment.
Fotografia al tramonto della Mole Antonelliana di Torino utilizzando la simulazione pellicola FRGMT B&W per fotocamere FujifilmMole Antonelliana al tramonto - Torino

Cambiare simulazione o ricetta dopo lo scatto


Ho anche altre ricette memorizzate in macchina ma, da quando ho aggiunto la ricetta FRGMT B&W nella mia Fujifilm X-T5, uso prevalentemente questa soprattutto in ambito urbano.

Se poi cambio idea, con il file RAW, ho la possibilità di ripristinare le impostazioni eliminando qualsiasi ricetta o simulazione pellicola applicata.

Oppure, grazie al programma nativo Fujifilm X Raw Studio, posso riprendere il file RAW e riscattare la foto cambiando completamente simulazione pellicola o applicando un'altra ricetta.

Questa è una funzionalità poco conosciuta di Fujifilm X Raw Studio, ma molto potente, che ti consiglio di testare per capirne le reali potenzialità.

Allego alcune foto così come sono state memorizzate in .jpg dalla fotocamera. Ho effettuato solo un ridimensionamento delle stesse per poterle inserire nell'articolo.

Cosa ne pensi delle simulazioni di pellicola, e in particolare delle ricette personali di Fujifilm?

👋 A presto,
Giovanni


Tags: Fujifilm | FRGMT B&W | Simulazione pellicola

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Amazon lancia l'agente Alexa for Shopping


E chiude il chatbot Rufus.
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In breve:


Amazon chiude Rufus come chatbot autonomo e sposta l’attenzione su Alexa for Shopping, un assistente integrato nella ricerca del sito e dell’app disponibile anche senza abbonamento Prime. Quando l’utente cerca un prodotto, può aprire una chat per confrontare articoli, leggere spiegazioni, controllare disponibilità, tempi di consegna e ricevere avvisi quando il prezzo scende sotto una soglia scelta. Alexa userà dati interni di Amazon, come catalogo, recensioni, cronologia acquisti e magazzino.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Amazon ditches Rufus chatbot, launches Alexa shopping agent in AI strategy pivot
Amazon introduced Alexa for Shopping, an e-commerce bot that can answer queries and take actions on behalf of users
CNBCAnnie Palmer

Riassunto completo:


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Agenti AI sull'App Store, Alexa for Shopping, Microsoft batte Mythos


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Recivu. Mancano solo due giorni alla chiusura dei costi di attivazione gratis (significa che paghi solo quando recuperi soldi): approfittane!

Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon venerdì,
nuove indiscrezioni da parte di Mark Gurman indicano che Apple sta lavorando per integrare agenti AI sull'App Store, ma non è per niente semplice. Poi vedremo il nuovo Alexa for Shopping; parleremo del modello di Microsoft che avrebbe battuto Mythos nei test di cybersecurity, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima Notizia - Ep. 324 - Venerdì 15 maggio
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Il podcast
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Le news di oggi, selezionate a mano.

Apple sta lavorando per integrare agenti IA sull'App Store


Intelligenza Artificiale
Apple sta studiando modifiche all’App Store per prepararlo all’arrivo degli agenti AI. Il problema è che questi strumenti potrebbero cambiare comportamento dopo l’approvazione di Apple, per esempio creando funzioni non controllate prima. Ogni app attualmente viene approvata meticolosamente da Apple ad ogni aggiornamento ma gli agenti sono difficili da controllare. Secondo The Information, l’azienda vuole definire regole per integrarli senza perdere controllo su sicurezza, privacy e azioni rischiose, come cancellazioni massive di dati. L’annuncio potrebbe arrivare alla WWDC, ma non è certo che il sistema sia già pronto.
~
Fonte: 9to5Mac
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Amazon lancia l'agente Alexa for Shopping


Intelligenza Artificiale
Amazon chiude Rufus
come chatbot autonomo e sposta l’attenzione su Alexa for Shopping, un assistente integrato nella ricerca del sito e dell’app disponibile anche senza abbonamento Prime. Quando l’utente cerca un prodotto, può aprire una chat per confrontare articoli, leggere spiegazioni, controllare disponibilità, tempi di consegna e ricevere avvisi quando il prezzo scende sotto una soglia scelta. Alexa userà dati interni di Amazon, come catalogo, recensioni, cronologia acquisti e magazzino.
~
Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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INTERVISTIAMO LO SPONSOR

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Intanto, chi siete?
Siamo una startup di Firenze. Il team è composto da Dariush, co-founder e CEO, e Nabil Zouhir, co-founder e CTO — insieme a noi, un super team di 4 persone tra growth, partnership e sviluppo.

Come è nata l'idea?
Tutto parte da un'osservazione banale: ogni volta che ci trovavamo in trasferta o a mangiare fuori, richiedere la fattura era una tortura... [...]

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Il sistema AI multi-agente di Microsoft supera Mythos di Anthropic


Cybersecurity
Microsoft ha presentato MDASH, un sistema AI per trovare vulnerabilità nel software che include oltre 100 agenti specializzati: alcuni cercano possibili falle nel codice, altri verificano se siano reali e altri provano a costruire un attacco dimostrativo. Secondo Microsoft, MDASH ha ottenuto l’88,45% su CyberGym, test basato su vulnerabilità note in progetti open source, contro l’83,1% di Mythos Preview di Anthropic e l’81,8% di GPT-5.5. I risultati però sono dichiarati dall'azienda e non verificati da un soggetto indipendente. Microsoft dice di usare MDASH internamente e di aver scoperto 16 nuove vulnerabilità in Windows, incluse quattro falle importanti.
~
Fonte: Geek Wire
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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OpenAI sta valutando azioni legali contro Apple


Legge
OpenAI sta valutando una contestazione formale contro Apple perché l’integrazione di ChatGPT in Siri e Visual Intelligence avrebbe portato molta meno visibilità e molti meno abbonamenti del previsto. L’accordo, annunciato nel 2024, doveva far arrivare ChatGPT dentro l’ecosistema iPhone, ma secondo Bloomberg le funzioni sono rimaste poco visibili e difficili da trovare. Il rapporto è peggiorato anche perché Apple avrebbe dubbi su privacy e gestione dei dati da parte di OpenAI, mentre vede con fastidio l’ingresso della società nell’hardware insieme a ex dirigenti Apple come Jony Ive.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Princeton abolisce il codice d'onore per colpa dell'IA


Intelligenza Artificiale
Princeton introdurrà sorveglianti fisici in tutti gli esami in aula, interrompendo una tradizione basata sul codice d’onore attiva dal 1893 che permetteva agli studenti di dare esami senza supervisione. Il giuramento contro le scorrettezze resterà, ma non basterà più da solo. Secondo l’università, telefoni, laptop e strumenti AI hanno reso più facile copiare e più difficile accorgersene. La richiesta di cambiare regole è arrivata da molti studenti e docenti. Il docente presente non dovrà intervenire durante la prova: osserverà e segnalerà eventuali sospetti al comitato d’onore gestito dagli studenti.
~
Fonte: The Independent
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


In lingua inglese.

I browser trattano i siti web dei "big" in modo diverso


denodell.com (eng)

L'IA è il nuovo Netflix


om.co (eng

Una start-up che punta a rendere l'energia geotermica accessibile a tutti si sta quotando in borsa


nytimes.com (eng)

Potrebbe essere questo il momento in cui la produzione di farmaci decolla in orbita spaziale?


arstechnica.com (eng)

Lo sponsor della settimana

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Cosa penso di Recivu?
Oggettivamente sono tanti gli scontrini che ci perdiamo per strada. L'idea di poterli semplicemente fotografare e inviarli via WhatsApp a un sistema che li converte in fattura, fa venire voglia di farlo.

Qualcuno può avere dei dubbi: "ma quindi è solo un chatbot WhatsApp?" no, dietro c'è un motore piuttosto complesso — il punto è che i ragazzi hanno sempre lavorato dietro a grosse piattaforme e solo adesso si stanno aprendo ai consumer, quindi un chatbot AI è la cosa più immediata e efficace, ma so che stanno attualmente lavorando a un'interfaccia personalizzata. [...]

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Notizie veloci


In lingua inglese.

Windows Update risolverà presto in automatico i problemi di driver


engadget.com (eng)

LinkedIn è l'ultimo nome ad aggiungersi alla lista di aziende tech che hanno licenziato 100.000 dipendenti in totale


thenextweb.com (eng)

Blue Origin potrebbe aver bisogno di finanziamenti esterni per raggiungere gli obiettivi di lancio


arstechnica.com (eng)

Spotify lancia un riepilogo in stile Wrapped della tua cronologia di ascolto di sempre


techcrunch.com (eng)

Tool del giorno

Poppy


Poppy è un app (solo per iOS) che ti aiuta ad eliminare notifiche e widget vari per concentrare tutto in dei briefing mattutini. Fa parte di una categoria di tool che aiutano le persone a disperdersi meno e a non cascare nel doomscrolling aprendo varie app.

Link: getpoppy.app

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Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.


Amazon lancia l'agente Alexa for Shopping


In breve:


Amazon chiude Rufus come chatbot autonomo e sposta l’attenzione su Alexa for Shopping, un assistente integrato nella ricerca del sito e dell’app disponibile anche senza abbonamento Prime. Quando l’utente cerca un prodotto, può aprire una chat per confrontare articoli, leggere spiegazioni, controllare disponibilità, tempi di consegna e ricevere avvisi quando il prezzo scende sotto una soglia scelta. Alexa userà dati interni di Amazon, come catalogo, recensioni, cronologia acquisti e magazzino.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

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Il sistema AI multi-agente di Microsoft supera Mythos di Anthropic


Ma solo secondo dichiarazioni dell'azienda.

In breve:


Microsoft ha presentato MDASH, un sistema AI per trovare vulnerabilità nel software che include oltre 100 agenti specializzati: alcuni cercano possibili falle nel codice, altri verificano se siano reali e altri provano a costruire un attacco dimostrativo. Secondo Microsoft, MDASH ha ottenuto l’88,45% su CyberGym, test basato su vulnerabilità note in progetti open source, contro l’83,1% di Mythos Preview di Anthropic e l’81,8% di GPT-5.5. I risultati però sono dichiarati dall'azienda e non verificati da un soggetto indipendente. Microsoft dice di usare MDASH internamente e di aver scoperto 16 nuove vulnerabilità in Windows, incluse quattro falle importanti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Geekwire - Microsoft’s multi-agent AI system tops Anthropic’s Mythos on cybersecurity benchmark

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OpenAI sta valutando azioni legali contro Apple


La partnership non ha funzionato.
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In breve:


OpenAI sta valutando una contestazione formale contro Apple perché l’integrazione di ChatGPT in Siri e Visual Intelligence avrebbe portato molta meno visibilità e molti meno abbonamenti del previsto. L’accordo, annunciato nel 2024, doveva far arrivare ChatGPT dentro l’ecosistema iPhone, ma secondo Bloomberg le funzioni sono rimaste poco visibili e difficili da trovare. Il rapporto è peggiorato anche perché Apple avrebbe dubbi su privacy e gestione dei dati da parte di OpenAI, mentre vede con fastidio l’ingresso della società nell’hardware insieme a ex dirigenti Apple come Jony Ive.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI is reportedly preparing legal action against Apple; it wouldn’t be the first partner to feel burned | TechCrunch
According to Bloomberg, OpenAI has enlisted an outside law firm to work through its options.
TechCrunchConnie Loizos

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Princeton abolisce il codice d'onore per colpa dell'IA


Interrompe una prassi iniziata nel 1893.
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In breve:


Princeton introdurrà sorveglianti fisici in tutti gli esami in aula, interrompendo una tradizione basata sul codice d’onore attiva dal 1893 che permetteva agli studenti di dare esami senza supervisione. Il giuramento contro le scorrettezze resterà, ma non basterà più da solo. Secondo l’università, telefoni, laptop e strumenti AI hanno reso più facile copiare e più difficile accorgersene. La richiesta di cambiare regole è arrivata da molti studenti e docenti. Il docente presente non dovrà intervenire durante la prova: osserverà e segnalerà eventuali sospetti al comitato d’onore gestito dagli studenti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Princeton scraps honor code and will supervise exams for first time in 133 years
Princeton’s honor code was implemented in 1893 after students petitioned to get rid of exam proctors
The IndependentIsabel Keane

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Apple sta lavorando per integrare agenti IA sull'App Store


Ma non sa come controllarli.
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In breve:


Apple sta studiando modifiche all’App Store per prepararlo all’arrivo degli agenti AI. Il problema è che questi strumenti potrebbero cambiare comportamento dopo l’approvazione di Apple, per esempio creando funzioni non controllate prima. Ogni app attualmente viene approvata meticolosamente da Apple ad ogni aggiornamento ma gli agenti sono difficili da controllare. Secondo The Information, l’azienda vuole definire regole per integrarli senza perdere controllo su sicurezza, privacy e azioni rischiose, come cancellazioni massive di dati. L’annuncio potrebbe arrivare alla WWDC, ma non è certo che il sistema sia già pronto.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple is working to incorporate AI agents on the App Store, per report - 9to5Mac
A new report indicates that a WWDC announcement might be coming regarding Apple’s efforts to better incorporate AI agents into the App Store.
9to5MacRyan Christoffel

Riassunto completo:


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Diciannove arresti nelle Asturie e l'Europa fa i conti con le nuove reti neonaziste


Tra chat criptate, propaganda nazista e "cacce" pianificate, il fenomeno svela una nuova generazione di radicalizzati che cresce nell'ombra delle periferie, sfidando i sistemi di sorveglianza e le politiche sociali di Spagna e Italia.

Diciannove ragazzi tra i 14 e i 22 anni arrestati in quattro città delle Asturie. Almeno quattordici aggressioni documentate contro gruppi vulnerabili. Propaganda nazista, chat criptate, «cacce» pianificate contro migranti, persone senza fissa dimora e minoranze. L'operazione della polizia nazionale spagnola a Oviedo, Gijón, Avilés e Castrillón svela un fenomeno che attraversa l'intera Europa: la riorganizzazione dell'estremismo violento in cellule giovanili, fluide, radicate nei quartieri periferici delle città medie, spesso invisibili alle autorità fino al momento dell'aggressione fisica.

Per l'Italia, il caso spagnolo risuona con forza. Le procure di Milano, Torino e Bologna seguono da mesi dinamiche analoghe: gruppi informali di adolescenti e giovani adulti che utilizzano canali Telegram per coordinarsi, condividere materiale apologetico e organizzare azioni dimostrative. A differenza delle organizzazioni neofasciste storiche, monitorate da decenni dalle forze dell'ordine, queste reti non hanno simboli fissi, sedi stabili, tesseramenti. Si aggregano attorno a streamer, influencer locali, meme, estetica della violenza normalizzata. La magistratura italiana ha aperto almeno otto fascicoli per associazione a delinquere aggravata dall'odio razziale dal gennaio 2025, ma la frammentazione dei gruppi rende complessa l'applicazione degli strumenti giuridici tradizionali.

Il profilo dei nuovi militanti: periferie urbane e abbandono scolastico


Chi sono i ragazzi arrestati nelle Asturie? Le prime informazioni degli inquirenti spagnoli descrivono una composizione sociale eterogenea: figli di operai dei cantieri navali di Gijón, studenti delle scuole professionali, giovani disoccupati delle zone industriali dismesse. Non provengono da famiglie politicizzate, non hanno padri o nonni reduci della dittatura franchista. Molti hanno abbandonato la scuola tra i 16 e i 18 anni, un dato che rispecchia il tasso di dispersione scolastica delle Asturie, fermo al 18,3% nel 2025, superiore alla media spagnola.

In Italia, il quadro è sovrapponibile. Le indagini della Direzione centrale della polizia di prevenzione evidenziano come il reclutamento avvenga principalmente in città tra 50mila e 200mila abitanti, dove il tessuto associativo è debole, i servizi per giovani scarsi, le opportunità di mobilità sociale ridotte. Palestre di arti marziali, circoli sportivi, gruppi di appassionati di softair (attività ludico-sportiva basata sulla simulazione di tattiche militari) diventano luoghi di aggregazione dove si innestano discorsi politici radicali. La propaganda non è ideologica in senso classico: si nutre di risentimento verso chi viene percepito come privilegiato — migranti con sussidi statali, comunità Rom, attivisti ambientalisti — e si rafforza attraverso sfide virali, video di aggressioni condivisi come trofei.

Caso Modena, Tajani frena la Lega: «L’aggressore è italiano»
Il recente caso di violenza a Modena dimostra come il dibattito sulla sicurezza tenda spesso ad assimilare i nuovi cittadini italiani con background migratorio agli stranieri privi di regolare titolo di soggiorno.
L'AnalistaMariza Cibelle Dardi

Il difficile recupero dei giovani radicalizzati


Le autorità spagnole hanno impiegato mesi per identificare i componenti del gruppo asturiano. Hanno dovuto incrociare denunce isolate, analizzare contenuti digitali cancellati, ricostruire spostamenti attraverso celle telefoniche. La difficoltà principale, ammettono gli investigatori, è stata comprendere che non si trattava di episodi casuali ma di un network organizzato. In Italia, il Viminale ha stanziato 8,5 milioni di euro per potenziare le unità specializzate nel monitoraggio dell'estremismo giovanile, ma la carenza di personale formato nell'analisi delle piattaforme digitali resta un limite strutturale.

Alcune regioni stanno sperimentando approcci preventivi. La Toscana ha attivato sportelli di ascolto nelle scuole superiori, gestiti da psicologi e mediatori, per intercettare segnali di radicalizzazione prima che sfocino in violenza. L'Emilia-Romagna finanzia progetti di inserimento lavorativo per giovani a rischio, in collaborazione con aziende manifatturiere e cooperative sociali. I dati raccolti dai monitoraggi regionali sui progetti di inclusione descrivono un percorso a ostacoli: se quasi due terzi dei giovani coinvolti completano la formazione, appena uno su tre riesce a inserirsi stabilmente nel mercato del lavoro.

In Spagna, dopo gli arresti, il dibattito si concentra sull'età dei fermati. Quattro minori di 16 anni non potranno essere processati come adulti, e le pene massime previste dal codice penale giovanile sono considerate insufficienti dalle vittime. In Italia, la riforma Cartabia ha introdotto misure alternative per i reati d'odio commessi da under 18, ma la loro applicazione è ancora rara: meno del 9% dei casi si chiude con percorsi riparativi invece della detenzione.


Nati in Italia, ma stranieri a prescindere.


La proposta della Lega di revocare il permesso di soggiorno a chi commette reati torna al centro del confronto politico. Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia, ha risposto dal congresso calabrese del partito con un dato di fatto: l'uomo che ha compiuto il grave atto di violenza a Modena è cittadino italiano. La precisazione, apparentemente tecnica, spalanca una questione più ampia: quando il dibattito pubblico sulle migrazioni incontra la criminalità, spesso collide con una realtà demografica che non corrisponde alle narrazioni correnti.

Cittadini di serie B


Al 1° gennaio 2026, la popolazione straniera residente in Italia si attesta a 5 milioni e 560mila individui, pari al 9,4% del totale. Nel solo 2024, quasi 200mila cittadini stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana, un dato che evidenzia la progressiva crescita dei «nuovi italiani»: persone nate all'estero o in Italia da genitori stranieri che ottengono il passaporto italiano per residenza, matrimonio o al compimento del diciottesimo anno.

Il caso di Modena evidenzia un equivoco ricorrente: il passaporto italiano non cancella, nell'immaginario collettivo, l'origine migratoria. Quando un cittadino con background migratorio commette un reato, il riflesso politico tende a riproporre strumenti giuridici pensati per i non cittadini. La revoca del permesso di soggiorno, tuttavia, non si applica a chi possiede la cittadinanza italiana, salvo casi eccezionali previsti dalla legge del 1992 che riguardano condanne per terrorismo o crimini contro lo Stato, e comunque con iter complessi.

Cresce l’allarme per le cellule neonaziste in Europa
Tra chat criptate, propaganda nazista e “cacce” pianificate, il fenomeno svela una nuova generazione di radicalizzati che cresce nell’ombra delle periferie, sfidando i sistemi di sorveglianza e le politiche sociali di Spagna e Italia.
L'AnalistaRedazione

Immigrazione e criminalità: cosa dicono le statistiche


Le statistiche del Ministero dell'Interno consolidate al 2025 mostrano che i cittadini stranieri rappresentano circa un terzo delle denunce per reati, a fronte di una presenza demografica che si attesta al 9,4% della popolazione residente. Il dato grezzo, spesso citato nel dibattito pubblico, nasconde tuttavia dinamiche strutturali: gran parte delle segnalazioni riguarda infatti reati legati alla condizione migratoria stessa, come la permanenza irregolare o le violazioni amministrative. Isolando i reati comuni, la sproporzione si riduce sensibilmente, pur rimanendo superiore alla media della popolazione nativa.

Per le imprese italiane, il tema ha risvolti economici diretti. Secondo Confindustria, circa 380.000 lavoratori stranieri sono impiegati in settori manifatturieri del Nord, dove la carenza di manodopera qualificata frena la crescita. Le politiche migratorie restrittive, combinate con iter burocratici lunghi per i ricongiungimenti familiari o le naturalizzazioni, creano bacini di irregolarità che alimentano lavoro nero e dumping salariale, con effetti distorsivi sulla concorrenza.

Intanto negli altri paesi europei


La Germania ha introdotto nel 2024 una riforma che accelera l'acquisizione della cittadinanza per chi dimostra integrazione lavorativa e linguistica, riducendo i tempi da otto a cinque anni. La ratio è economica: Berlino stima un fabbisogno di 400.000 lavoratori stranieri all'anno fino al 2030 per sostenere il sistema produttivo e previdenziale. Allo stesso tempo, la revoca del permesso di soggiorno per reati gravi è stata inasprita, ma sempre entro confini giuridici precisi: vale per condanne superiori ai tre anni e non si applica a rifugiati riconosciuti.

In Francia, la legge sull'immigrazione approvata nel 2024 ha inasprito le condizioni per il rilascio dei permessi, ma ha mantenuto ferma la possibilità di naturalizzazione per i minori nati sul territorio. Il dibattito francese ha però registrato tensioni simili a quelle italiane: episodi di cronaca nera coinvolgenti cittadini di origine straniera riaccendono periodicamente proposte di «denaturalizzazione», finora respinte dalla Corte Costituzionale per incompatibilità con i principi fondamentali.

L'Italia si trova in una posizione intermedia: da un lato, la legge sulla cittadinanza resta tra le più restrittive d'Europa per le seconde generazioni; dall'altro, le espulsioni effettive di stranieri irregolari si attestano intorno al 15% dei provvedimenti emessi, per difficoltà logistiche e accordi di riammissione carenti con i Paesi di origine. Il risultato è un sistema poco efficace sia sul piano della sicurezza sia su quello dell'inclusione economica.


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Ursa Major, il mistero del naufragio che nascondeva un carico nucleare per Pyongyang


L’affondamento del cargo russo Ursa Major al largo della Spagna ha svelato una rete clandestina di traffici nucleari tra Mosca e Pyongyang nel cuore del Mediterraneo.
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Ursa Major: la rotta nucleare segreta tra Mosca e Pyongyang
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/91.533063


Sintesi audio: per ogni dato e riferimento fa fede il testo.

Nel dicembre 2024, le acque al largo della Spagna sono state teatro di un evento che per mesi è rimasto avvolto in un silenzio sospetto. Il cargo russo Ursa Major colava a picco in seguito a un’esplosione dalle cause incerte, immediatamente liquidata dal Cremlino come un "incidente fortuito" durante un'operazione di routine. Per oltre un anno, la versione ufficiale ha retto, parlando di un innocuo recupero di residuati bellici dalla Siria. Ma sotto la superficie di quel naufragio si celava un enigma molto più profondo. A distanza di oltre un anno, l'indagine condotta dalla magistratura spagnola ha rivelato una realtà ben diversa: l'Ursa Major trasportava componenti di reattori nucleari destinati alla Corea del Nord, in violazione diretta delle sanzioni internazionali e degli accordi di non proliferazione.

Per l'Italia, paese che condivide con la Spagna la responsabilità del controllo delle acque mediterranee e che ospita basi NATO strategiche, la scoperta solleva interrogativi immediati sulla capacità di monitoraggio del traffico marittimo ad alto rischio. Il Mediterraneo non è più soltanto una via commerciale o un teatro di crisi migratorie: è diventato un corridoio attraverso il quale attori statuali autoritari spostano materiali sensibili, sfruttando le lacune nei sistemi di sorveglianza europei e le coperture diplomatiche delle rotte commerciali dichiarate.

Il sistema delle rotte coperte e il ruolo delle navi civili militarizzate


L'Ursa Major apparteneva alla flotta russa classificata come dual-use, ovvero impiegabile sia per operazioni commerciali sia per missioni militari o strategiche. Questo tipo di imbarcazioni opera spesso sotto bandiere di convenienza o con documentazioni di carico incomplete, rendendo complessa la verifica delle merci trasportate. Gli investigatori spagnoli hanno scoperto che il materiale nucleare era stato dichiarato come «componenti industriali generici», una prassi diffusa per aggirare i controlli doganali nei porti di transito.

Il trasporto marittimo di tecnologie nucleari verso la Corea del Nord non è un'operazione isolata. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, negli ultimi cinque anni almeno dodici casi sospetti di trasferimenti di materiali sensibili hanno coinvolto navi russe o cinesi, spesso attraverso rotte che toccano il Mediterraneo, il Canale di Suez e l'Oceano Indiano. Per l'Italia, la questione assume una dimensione di sicurezza nazionale: se il Mediterraneo è permeabile a traffici nucleari, lo è anche ad altri tipi di armamenti o a materiali impiegabili in attacchi terroristici.

Le sanzioni internazionali e i limiti dell'enforcement europeo


Dal 2006, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto alla Corea del Nord sanzioni che vietano l'importazione di tecnologie nucleari, componenti per missili balistici e materiali dual-use. L'Unione Europea ha recepito queste sanzioni e ne ha aggiunte di proprie, con particolare attenzione al controllo delle esportazioni sensibili. Tuttavia, l'applicazione concreta di questi divieti si scontra con una realtà frammentata: ogni Stato membro gestisce i propri controlli portuali con risorse e protocolli differenti, creando punti deboli nella catena di sorveglianza.

L'Italia, che attraverso i porti di Genova, Trieste, Gioia Tauro e Taranto gestisce una quota rilevante del traffico container europeo, dispone di tecnologie avanzate per il controllo radiometrico dei carichi. Ma la loro applicazione sistematica è limitata dalla mole di traffico e dalla necessità di non paralizzare i flussi commerciali. Secondo dati dell'Agenzia delle Dogane, nel 2025 sono stati ispezionati fisicamente meno del 3% dei container in transito nei porti italiani, una percentuale insufficiente per intercettare carichi dual-use sofisticati.

La scoperta spagnola ha riacceso il dibattito in sede europea sulla necessità di un sistema integrato di intelligence marittima. Francia e Italia hanno proposto la creazione di una task force permanente sotto egida della Politica di Sicurezza e Difesa Comune, con accesso condiviso ai dati satellitari e alle informazioni dei servizi di intelligence nazionali. La proposta, però, si scontra con le resistenze di alcuni Stati membri preoccupati per la cessione di sovranità nelle operazioni di controllo.

Le implicazioni per la sicurezza italiana e mediterranea


L'affondamento dell'Ursa Major ha impedito il completamento della consegna, ma non ha interrotto i canali attraverso i quali Mosca e Pyongyang collaborano in ambito nucleare. La Russia, pur essendo firmataria del Trattato di Non Proliferazione, ha nei fatti ridotto la propria cooperazione con le agenzie internazionali di controllo. La Corea del Nord, dal canto suo, ha intensificato i test missilistici e nucleari, dimostrando progressi significativi nella miniaturizzazione delle testate e nella gittata dei vettori balistici.

Per l'Italia, la minaccia non è soltanto teorica. Un'escalation nucleare in Asia orientale potrebbe innescare una corsa agli armamenti che coinvolgerebbe anche attori regionali più vicini, come l'Iran, con conseguenze dirette sugli equilibri mediterranei. Inoltre, il rafforzamento dei legami militari tra Russia e Corea del Nord si inserisce in una più ampia strategia di Mosca per costruire un asse di paesi ostili all'ordine atlantico, con implicazioni per la sicurezza energetica e commerciale italiana.

Alcune iniziative sperimentali stanno cercando di rafforzare la capacità di risposta europea. L'Operazione Irini, attiva nel Mediterraneo centrale per monitorare l'embargo di armi verso la Libia, ha esteso il proprio mandato anche al controllo di traffici sospetti legati al proliferare nucleare. Parallelamente, l'Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima sta sviluppando un sistema di tracciamento avanzato che integra dati AIS, immagini satellitari e informazioni doganali, con l'obiettivo di identificare in tempo reale anomalie nelle rotte commerciali.

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Il miracolo della produttività americana sorprende tutti


Negli ultimi cinque anni la produttività negli Stati Uniti cresce al ritmo più rapido degli ultimi vent'anni, ma l'intelligenza artificiale non c'entra ancora. Le ragioni sono altre.

Negli ultimi cinque anni la produttività americana è cresciuta al ritmo più sostenuto da circa due decenni. Lo rileva un'analisi dell'Economist, secondo cui la produzione per lavoratore e per ora nelle imprese non agricole è aumentata del 2% all'anno, contro l'1% registrato per gran parte degli anni Dieci. Si tratta di un cambiamento significativo, tanto che la Federal Reserve ha rivisto al rialzo le proprie stime sulla crescita di lungo periodo del Pil statunitense, portandole dall'1,8% al 2%. Jerome Powell, presidente uscente della banca centrale, ha commentato in una recente conferenza stampa rispondendo a una domanda dell'Economist: "Non avrei mai pensato di vedere così tanti anni di produttività davvero elevata".

Per un decennio dopo la crisi finanziaria globale del 2007-2009 la crescita della produttività nei Paesi ricchi era stata praticamente nulla rispetto agli standard storici. Anche il Congressional Budget Office, l'organismo di vigilanza fiscale che negli anni Dieci aveva costantemente sovrastimato l'aumento della produttività, in questo decennio ha mantenuto previsioni pessimistiche. I primi dati che suggerivano un'inversione di tendenza erano stati liquidati come falsi segnali, ma i numeri hanno continuato a confermare il nuovo trend.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l'intelligenza artificiale non è responsabile di questa accelerazione. La produttività ha iniziato a salire all'inizio degli anni Venti, mentre i grandi modelli linguistici sono entrati nell'uso commerciale reale solo nell'ultimo anno. Usando le precedenti rivoluzioni tecnologiche come un riferimento, è ragionevole pensare che l'era dell'IA impiegherà ancora qualche anno prima di manifestarsi nelle statistiche sulla produttività. Finora l'impatto macroeconomico più visibile del boom dell'IA riguarda gli investimenti delle imprese, in particolare nei data center.
Il boom silenzioso della produttività USA — FocusAmerica

Economia USA · Analisi

Il boom silenzioso
della produttività americana


Negli ultimi cinque anni la produzione per ora lavorata è cresciuta al ritmo più sostenuto da due decenni. Ma non è l'intelligenza artificiale a spingerla.

Fonte analisi · The Economist Dati BLS · Federal Reserve

Anni 2010
1%
Crescita annua della produttività

Ultimi 5 anni
2%
Produzione per ora nelle imprese non agricole

La Fed ha rivisto al rialzo la stima Pil di lungo periodo: dall'1,8% al 2%

Esplora l'analisi
1 Il salto 2 I settori 3 L'energia 4 La tenuta

Un'inversione di tendenza

Dal decennio perduto al raddoppio del ritmo


Per dieci anni dopo la crisi finanziaria globale, la produttività nei Paesi ricchi era cresciuta a ritmi praticamente nulli. Dall'inizio del decennio in corso, qualcosa è cambiato.

3% 2% 1% 0% 2010-2019 2020-2025 1% Anni 2010 crescita media annua 2% Ultimi 5 anni produzione per ora +100%

3% 2% 1% 0%

2010-19
2020-25

1%

2%

+100%


Anni 2010
crescita media annua

Ultimi 5 anni
produzione per ora

Revisione Fed
1,8% → 2%
Stima rivista al rialzo della crescita di lungo periodo del Pil statunitense

Confronto con i pari
Solo USA
Gli altri Paesi ricchi non hanno vissuto la stessa rinascita produttiva

"Non avrei mai pensato di vedere così tanti anni di produttività davvero elevata."

Jerome Powell · Presidente uscente della Federal Reserve

Chi traina davvero

Non è la tecnologia a fare la corsa, ma chi la utilizza


L'analisi dei dati BLS dal 2019 al 2024 mostra che il settore dell'informazione cresce molto, ma non più di prima. La vera differenza la fanno servizi professionali e gestione aziendale.

Informazione Software · TLC · editoria · cinema
~6%

Cresce molto, ma non più della media storica 2000-2019. Quota economia stabile al 5,3-5,5%.

Servizi professionali e gestione ~10% dell'economia USA
Boom

Attività che non producono nuove tecnologie, ma le utilizzano intensamente. Finalmente sfruttate cloud, smartphone e videoconferenze.

Petrolio e gas Eredità della rivoluzione shale
Boom

Nuovi impianti di liquefazione del gas hanno aperto i mercati di Europa e Asia, dove i prezzi sono più alti.

Intelligenza artificiale Effetto sulla produttività
N.D.

I grandi modelli linguistici sono entrati nell'uso commerciale solo nell'ultimo anno. Per ora l'impatto macro più visibile è sugli investimenti in data center.

Il punto

Contrariamente alla narrazione dominante, l'IA non è responsabile dell'accelerazione: la produttività ha iniziato a salire all'inizio degli anni Venti, prima ancora che i modelli linguistici diventassero commerciali.

Il vantaggio invisibile

Energia abbondante ed economica come moltiplicatore


L'elettricità è un input per quasi tutte le attività produttive. Negli USA costa molto meno che altrove: un fattore che spiega perché alcuni settori energivori non siano crollati come è avvenuto in Europa.

Prezzo medio dell'elettricità per le imprese — confronto rispetto agli Stati Uniti.

Stati Uniti
100

Riferimento — prezzo base

Giappone
+50%

Le imprese giapponesi pagano un terzo in più rispetto a quelle americane

Europa
×2

Gli europei pagano l'elettricità il doppio rispetto agli americani

Da importatore a esportatore

1/2
Nel 2023 gli USA hanno venduto all'estero, al netto delle importazioni, metà dell'energia esportata dall'Arabia Saudita.

La spinta strutturale

Un'economia flessibile che assorbe gli shock


Il boom è iniziato in concomitanza con la pandemia di Covid-19. Diversamente dall'Europa, gli aiuti USA sono andati alle persone, non al vincolo del posto di lavoro: quando i licenziamenti sono stati riassorbiti, i lavoratori sono confluiti nelle imprese più efficienti.

2007-09

La grande crisi finanziaria
Per un decennio la crescita della produttività nei Paesi ricchi resta praticamente nulla rispetto agli standard storici.

2020

Covid-19 e aiuti in contanti
Gli USA distribuiscono gli aiuti pandemici in denaro, senza vincolare i lavoratori ai posti esistenti come fa gran parte dell'Europa.

Anni '20

Il salto silenzioso
La produttività inizia a salire. Le aziende sfruttano finalmente le innovazioni del decennio precedente: cloud, smartphone, videoconferenze.

2025-26

La tenuta sotto Trump
Nonostante dazi, espulsioni di massa e attacchi alla Fed, la crescita della produttività si mantiene su livelli solidi.

Crescita 2025 - mar 2026
+1,2%
Annuo per lavoratore, agricoltori inclusi

Crescita 2025 - mar 2026
+2,1%
Annuo per ora, imprese non agricole

Secondo l'Economist il fenomeno dovrebbe sopravvivere alla guerra in Iran, e l'intelligenza artificiale comincerà probabilmente a comparire nelle statistiche sulla produttività prima del previsto.

Fonte Analisi The Economist su dati Bureau of Labour Statistics e Federal Reserve. Dichiarazioni di Jerome Powell in conferenza stampa. Periodo coperto: 2019 - marzo 2026.

L'analisi dei dati ufficiali del Bureau of Labour Statistics sulla produttività per settore dal 2000 a oggi mostra che tra il 2019 e il 2024 il settore dell'informazione, che comprende software, telecomunicazioni, editoria e cinema, è risultato in testa con un tasso annuo di circa il 6%. Questo dato però non è superiore alla media annuale del periodo 2000-2019. Inoltre la quota di questo settore sull'economia americana è rimasta stabile tra il 5,3% e il 5,5% negli ultimi sei anni, escludendo l'ipotesi che il suo peso crescente abbia trainato l'intera economia.

Gli aumenti più consistenti sono arrivati invece dai servizi professionali e dalla gestione aziendale, settori che insieme rappresentano circa il 10% dell'economia americana. Si tratta di attività che non producono nuove tecnologie ma le utilizzano in modo intensivo. Negli ultimi anni le aziende statunitensi hanno finalmente sfruttato appieno le innovazioni degli anni Dieci, come smartphone, cloud computing e videoconferenze.

Anche il settore petrolifero e del gas ha registrato una forte crescita della produttività. La rivoluzione dello shale gas degli anni Dieci ha trasformato gli Stati Uniti da importatore netto a esportatore di energia. Nel 2023 il Paese ha venduto all'estero, al netto delle importazioni, metà dell'energia esportata dall'Arabia Saudita. La costruzione di nuovi impianti di liquefazione del gas naturale ha permesso poi agli americani di rifornire Europa e Asia, dove il combustibile spunta prezzi più alti rispetto al mercato interno.

Gli effetti indiretti del boom energetico potrebbero essere ancora più rilevanti. L'elettricità è un input per quasi tutte le attività produttive e gli americani la pagano in media la metà rispetto agli europei e un terzo in meno rispetto ai giapponesi. Quando l'energia è economica e abbondante, lavoratori e macchinari possono produrre senza preoccuparsi troppo dei consumi. Questo aiuta a spiegare perché alcuni settori energivori come quello minerario e chimico non siano crollati negli Stati Uniti come è invece accaduto in Europa.

Un altro fattore alla base dell'accelerazione è più sfumato ma fondamentale. L'economia americana resta insolitamente flessibile, dinamica e innovativa rispetto agli standard dei Paesi ricchi. Questa caratteristica la rende particolarmente adattabile, soprattutto nei momenti di crisi. Non a caso l'attuale boom della produttività è iniziato in concomitanza con la pandemia di Covid-19 e, a differenza della precedente fase di crescita di oltre vent'anni fa, gli altri Paesi ricchi non hanno vissuto la stessa rinascita.

A differenza di gran parte dell'Europa, gli Stati Uniti hanno distribuito gli aiuti pandemici principalmente in denaro, invece di usare strumenti come la cassa integrazione che legano i lavoratori ai posti di lavoro esistenti. Quando i licenziamenti dovuti ai lockdown sono stati riassorbiti, le persone hanno trovato un nuovo lavoro più facilmente in imprese più efficienti, perché erano quelle nella posizione migliore per riprendere ad assumere.

L'economia americana sta assorbendo anche gli shock più recenti. Dall'inizio del 2025 al marzo 2026 la crescita della produttività si è mantenuta su livelli solidi, tra l'1,2% per lavoratore inclusi gli agricoltori e il 2,1% per ora nelle imprese non agricole, su base annua. Questo è avvenuto nonostante le azioni del presidente Donald Trump in direzione contraria, come i dazi, espulsioni di massa e attacchi alla Federal Reserve. Secondo l'Economist, il fenomeno dovrebbe sopravvivere anche alla guerra in Iran voluta dal presidente e l'intelligenza artificiale comincerà probabilmente a comparire nelle statistiche sulla produttività prima del previsto.

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Crans-Montana, Procura Sion chiede ai familiari prove del legame di parentela con le vittime


I parenti delle vittime contestano le richieste degli inquirenti: “Troppo formalismo e poca sensibilità”

Prosegue in Svizzera l’inchiesta sul rogo avvenuto nel locale “Constellation” di Crans-Montana, tragedia nella quale hanno perso la vita diversi giovani italiani. A riportare i dettagli della vicenda è Dagospia, che evidenzia le criticità emerse nel rapporto tra inquirenti e familiari delle vittime.

Secondo quanto riferito dai legali delle famiglie, la procura di Sion avrebbe chiesto a fratelli, sorelle e altri parenti di dimostrare concretamente la vicinanza affettiva con i ragazzi deceduti, anche attraverso fotografie e documentazione privata relativa alla vita familiare. Una richiesta che gli avvocati definiscono “eccessivamente formale” e fonte di ulteriore sofferenza per i parenti coinvolti.

Le contestazioni riguardano anche gli sviluppi dell’indagine tecnica sull’incendio. Dalle immagini delle telecamere di sicurezza emergerebbe infatti il tentativo di diversi giovani di raggiungere un’uscita di emergenza che, secondo alcune ipotesi investigative, sarebbe risultata inutilizzabile o chiusa. Gli avvocati delle famiglie sostengono che la presenza di vie di fuga non accessibili possa aver aggravato il bilancio della tragedia.

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Ubriaco aggredisce donna e poliziotti in stazione: arrestato straniero


Il giovane, già noto alle forze dell’ordine, era in forte stato di alterazione alcolica

Momenti di tensione alla stazione ferroviaria di Perugia, dove un giovane cittadino straniero è stato arrestato dalla Polizia di Stato dopo aver aggredito una donna e successivamente alcuni agenti intervenuti sul posto. Secondo quanto ricostruito, l’uomo si trovava in evidente stato di alterazione dovuto all’alcol.

L’episodio è avvenuto nell’area della stazione, dove una viaggiatrice si è rivolta agli agenti del posto fisso di polizia denunciando di essere stata colpita da uno sconosciuto dopo avergli fornito alcune informazioni richieste. La donna ha raccontato di aver ricevuto una violenta manata alla spalla.

I poliziotti hanno quindi rintracciato il giovane poco distante. Durante le fasi di identificazione, però, l’uomo avrebbe assunto un atteggiamento aggressivo nei confronti degli operatori, arrivando a colpire anche gli agenti intervenuti. Secondo quanto riportato, il soggetto era già noto alle forze dell’ordine per numerosi precedenti di polizia.

Dopo essere stato bloccato, il giovane è stato arrestato con le accuse legate alle violenze e alla resistenza nei confronti degli agenti. La donna aggredita e i poliziotti coinvolti hanno riportato ferite giudicate non gravi

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Miele entra nel mercato lavapavimenti con Triflex HX3 Aqua: tutte le novità


Il nuovo modello combina aspirazione avanzata, lavaggio intelligente e un design premium pensato per migliorare la pulizia quotidiana della casa
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Con il lancio della gamma Triflex HX3, Miele ha presentato la sua terza generazione di scope elettriche senza filo, completamente progettata e prodotta in Germania. La novità si distingue perché, per la prima volta, Miele propone soluzioni che coniugano aspirazione e lavaggio in un unico sistema. Sei i modelli della gamma disponibili, due dei quali con la spazzola AquaTwister per il lavaggio del pavimento già integrata, mentre gli altri potranno esserne dotati come accessorio aggiuntivo. Tra questi, il modello di punta indicato da Miele è Triflex HX3 Aqua, in grado di lavare e aspirare i pavimenti.
Miele Triflex HX3 Aqua, il modello di punta della gammaMiele Triflex HX3 Aqua, il modello di punta della gamma

Triflex HX3: compatto nelle dimensioni, combina flessibilità e prestazioni eccellenti


Triflex HX3 non solo si distingue per design elegante ed estetica funzionale, ma anche per i dettagli tecnici che agevolano la cura dei pavimenti. In particolare, sulle superifici dure, la funzione di aspirazione ha una durata di funzionamento superiore del 33% rispetto al modello precedente (dati Miele), una caratteristica che rende l'elettrodomestico ideale per la pulizia di grandi superfici. Quando la PowerUnit, composta da motore, batteria e contenitore per la polvere, viene utilizzata da sola, ad esempio per aspirare l'auto o rimuovere le briciole dal tavolo, l'autonomia è di circa 70 minuti (in modalità low). I prezzi partono da 579 euro per il modello Triflex HX3 fino a 899 euro del Triflex HX3 Plus Aqua.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Su pavimenti duri, Triflex HX3 riesce ad aspirare oltre il 99,99% della polvere, garantendo così prestazioni di pulizia ai massimi livelli, dichiara il brand. Per lo sporco più ostinato è anche disponibile una modalità ‘boost’ che fornisce la massima potenza per dieci secondi e aspira lo sporco in modo particolarmente rapido. Il nuovo display con comandi a tasti informa sulla durata, sul livello di potenza e sullo stato di carica della batteria, garantendo la massima trasparenza durante le operazioni di pulizia.
Miele Triflex HX3 e spazzola AquaTwisterMiele Triflex HX3 e spazzola AquaTwister
Triflex HX3 è stato ottimizzato anche lo svuotamento del contenitore della polvere: al riguardo, un nuovo sistema di filtraggio con superfici lisce assicura che lo sporco cada facilmente durante lo svuotamento, garantendo la massima igiene ed evitando il contatto diretto con i residui dell'aspirazione.
La spazzola AquaTwister per il modello Triflex HX3La spazzola AquaTwister per il modello Triflex HX3

La spazzola AquaTwister


La nuova spazzola AquaTwister trasforma Triflex HX3 in una soluzione adatta anche a lavare i pavimenti: due pad rotanti nella parte inferiore della bocchetta consentono una pulizia profonda e intensiva di tutti i pavimenti duri. Miele assicura che un serbatoio contenente fino a 300 ml di acqua consente di pulire superfici fino a 150 metri quadrati in un unico passaggio. È possibile, inoltre, selezionare tre livelli di acqua in base al grado di sporco e al tipo di pavimento. Distintiva è la barra luminosa a 360 gradi, che rende visibile lo sporco in modo mirato e garantisce una casa perfettamente pulita.

AI e lavoro 2026: domanda di professionisti +40%
La domanda di professionisti AI cresce del 40% nel 2026 mentre nascono nuovi ruoli dedicati alla governance e alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Funzionalità collaudate, ulteriormente sviluppate


Triflex HX3 si basa sui punti di forza dell'HX2. Il design brevettato Triflex 3in1 rimane il cuore del sistema e un elemento distintivo di Miele. Posizionata nella parte inferiore, la PowerUnit consente all’elettrodomestico di rimanere in piedi autonomamente, ideale per brevi pause durante la pulizia o per riporlo comodamente. Il riconoscimento automatico del tipo di pavimento riduce la velocità di rotazione sulle superfici dure e con la tecnologia LED BrilliantLight integrata, nessun granello di polvere rimane nascosto. Il filtro HEPA Lifetime, infine, trattiene il 99,999% di tutte le particelle e gli allergeni.


Vasco Electronics Translator M4: il traduttore intelligente che elimina le barriere linguistiche in viaggio


Viaggiare va ben oltre la scoperta di nuovi luoghi: significa incontrare persone, scoprire nuovi sapori e immergersi in diverse culture. Ma cosa succede quando una barriera linguistica mina la propria sicurezza? Vasco presenta Vasco Translator M4: un traduttore elettronico portatile che rende il mondo accessibile a tutti, indipendentemente dalle competenze linguistiche. Facilità d’uso, interfaccia semplice e grazie all’intelligenza artificiale più avanzata, questo modello consente la traduzione istantanea di voce, testo e immagini.

Crypto nella vita quotidiana: come cambiano le abitudini digitali
Le criptovalute stanno entrando sempre più nella vita quotidiana, cambiando pagamenti digitali, acquisti online e abitudini tecnologiche
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Curiosità senza confini


La vera avventura inizia dove finiscono i percorsi più battuti. Vasco Translator M4 è stato progettato per chi apprezza l’indipendenza e desidera sentirsi sicuro ovunque. Non è l’ennesimo gadget complicato: è un dispositivo progettato per aiutare a comprendere davvero le persone, non solo a trasmettere informazioni.
Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca.Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca

Internet a vita senza abbonamenti e senza costi extra


Ciò che distingue Vasco Translator M4 dalle comuni app è la totale assenza di costi aggiuntivi. Il dispositivo è dotato di connessione Internet integrata per le traduzioni, valida in maniera illimitata per sempre in quasi ogni parte del mondo. Gli utenti possono dimenticare la ricerca di Wi-Fi, l’acquisto di SIM locali o le preoccupazioni legate al roaming. Basta accenderlo e iniziare a parlare. Il traduttore è pronto all’uso appena estratto dalla confezione, senza bisogno di configurazioni complesse né installazioni di ulteriori app.
Le funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clicLe funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clic
Design e qualità sono tra i maggiori punti di forza di questo traduttore. Gli altoparlanti sono abbastanza potenti da garantire traduzioni chiare anche nel bel mezzo di un mercato rumoroso o su una strada affollata. Un indicatore LED luminoso segnala esattamente quando il dispositivo è in ascolto. Inoltre, la personalizzazione dello schermo, inclusa la modalità a schermo intero e l’inversione dei colori, assicura una visibilità perfetta indipendentemente dalle condizioni di luce o meteo.
Un grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touchUn grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touch

Velocità, comodità e conversazioni naturali


Grazie alla modalità automatica intelligente, le conversazioni con gli abitanti di Tokyo o Bangkok diventano completamente naturali. Una volta selezionata la combinazione di lingue, il traduttore riconosce automaticamente quale lingua viene parlata, permettendo uno scambio continuo di parole e idee. Gli utenti possono regolare la velocità di riproduzione, attivare un filtro per il linguaggio inappropriato e consultare la cronologia delle traduzioni.

Dyson Supersonic Travel: phon compatto per viaggi
Dyson presenta Supersonic Travel, il nuovo asciugacapelli compatto pensato per chi viaggia. Più leggero e con voltaggio automatico, offre prestazioni elevate e styling preciso ovunque nel mondo
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L’utilizzo di oltre 10 motori di traduzione garantisce la massima precisione (fino al 99% di accuratezza), aiutando a evitare fraintendimenti, situazioni d’imbarazzo e a creare legami autentici. Con il supporto di 86 lingue per la traduzione vocale, Vasco M4 consente di comunicare con oltre il 90% della popolazione mondiale.

Vasco Translator M4 è disponibile nello store ufficiale online: vasco-electronics.it/traduttor…


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Un cargo russo affondato in Spagna trasportava due reattori nucleari per la Corea del Nord


Lo ha rivelato agli inquirenti spagnoli il capitano dell'Ursa Major, affondato al largo di Cartagena nel dicembre 2024. Il carico potrebbe rappresentare il pagamento do Mosca per i soldati nordcoreani inviati a liberare il Kursk dai soldati ucraini.

Il cargo russo "Ursa Major", affondato il 23 dicembre 2024 al largo di Cartagena, in Spagna, trasportava componenti di due reattori nucleari destinati alla Corea del Nord. A rivelarlo agli inquirenti spagnoli sarebbe stato il capitano della nave, Igor Anisimov, in una testimonianza ricostruita da un'inchiesta della CNN. La nave era partita da San Pietroburgo l'11 dicembre 2024, scortata da due unità militari russe, e ufficialmente risultava diretta a Vladivostok. Secondo il capitano, però, la destinazione reale era il porto nordcoreano di Rason.

Quei componenti, ha spiegato Anisimov, sarebbero stati il pagamento concordato da Mosca con Pyongyang in cambio dei circa diecimila soldati nordcoreani inviati nell'autunno 2024 nella regione russa di Kursk, a sostegno delle truppe di Vladimir Putin. Sui documenti di bordo il carico appariva molto meno sensibile: due grandi "coperchi di boccaporto", 129 container vuoti e due gru Liebherr. Quando gli investigatori spagnoli gli hanno chiesto cosa fossero davvero quei "coperchi", Anisimov avrebbe ammesso che si trattava di parti di due reattori nucleari simili a quelli installati sui sottomarini russi.

Secondo gli inquirenti potevano essere reattori VM-4SG, utilizzati sui sottomarini nucleari sovietici di seconda generazione e capaci di alimentare unità armate con missili balistici. La CNN precisa, tuttavia, che non esistono prove definitive sulla loro esatta natura. Anisimov ha sostenuto che i reattori non contenessero combustibile nucleare. Il governo spagnolo, in una comunicazione al Parlamento, ha però precisato che questa versione non ha potuto essere verificata. Una fonte vicina all'inchiesta ha riferito alla CNN che il capitano temeva per la propria incolumità e per questo avrebbe evitato a lungo di parlare del carico.

Per gli investigatori, inoltre, era poco credibile che una nave intraprendesse un viaggio così lungo solo per trasportare container vuoti, due presunti coperchi e due gru: materiale che avrebbe potuto raggiungere l'Estremo Oriente russo molto più facilmente via ferrovia. Le gru, secondo questa ricostruzione, sarebbero servite a scaricare i componenti nucleari una volta arrivati a Rason.

A rafforzare i sospetti c'è anche un elemento precedente alla partenza. Nell'ottobre 2024, due mesi prima del viaggio, "Oboronlogistika", la società del Ministero della Difesa russo proprietaria dell'"Ursa Major", aveva annunciato di aver ottenuto la licenza per il trasporto di materiali nucleari. Un video girato il 4 dicembre nel porto di Ust-Luga, analizzato dalla CNN, mostra inoltre i container già sistemati nello scafo lasciando libero uno spazio compatibile con l'imbarco dei grandi "coperchi", caricati pochi giorni dopo a San Pietroburgo.

L'affondamento e le manovre russe sul relitto


La dinamica dell'affondamento resta opaca. Il 22 dicembre l'"Ursa Major" ha rallentato e si è inclinata improvvisamente, senza che a bordo venisse avvertita alcuna esplosione. 24 ore dopo, tre detonazioni nella sala macchine hanno ucciso 2 meccanici e costretto il capitano a lanciare l'SOS. I soccorritori spagnoli hanno evacuato i 14 membri dell'equipaggio rimasti. In seguito, sullo scafo è stato individuato un foro di circa 50 per 50 cm.

Gli inquirenti hanno preso in considerazione l'ipotesi di un siluro supercavitante "Barracuda", un'arma capace di viaggiare dentro una bolla di gas e superare i 370 chilometri orari, in dotazione solo a Stati Uniti, alcuni Paesi NATO, Russia e Iran. Ma l'ipotesi non convince tutti gli analisti consultati dalla CNN. Mike Plunkett, analista navale della società britannica "Janes", ritiene più plausibile l'uso di una mina-lapa, cioè una carica a effetto cumulativo applicata direttamente allo scafo.

Anche il comportamento delle unità russe dopo l'incidente ha attirato l'attenzione degli investigatori. La "Ivan Gren", una delle due navi militari di scorta, avrebbe cercato di tenere lontani i soccorritori spagnoli, intimando loro di non avvicinarsi a meno di 3,7 km dal cargo. Dopo l'evacuazione dell'equipaggio, avrebbe lanciato una serie di razzi rossi sul punto del naufragio. Subito dopo, i sismografi spagnoli hanno registrato quattro esplosioni compatibili con detonazioni di mine subacquee o cariche da cava.

Una settimana più tardi è arrivata nell'area anche la "Yantar", una nave di ricerca russa che la NATO considera un'unità di spionaggio. È rimasta sul posto per 5 giorni. Al termine della sua permanenza si sono verificate altre 4 esplosioni, forse dirette contro ciò che restava del cargo sul fondale. Secondo i dati di Kpler, la "Yantar" sarebbe tornata nella zona anche nel gennaio 2025.

Sul luogo dell'affondamento è passato due volte anche un WC-135R statunitense, l'aereo soprannominato "cercatore di scorie nucleari": la prima volta il 28 agosto 2025, la seconda il 6 febbraio di quest'anno. Il portavoce dell'aviazione americana Chris Pierce ha confermato alla CNN che la missione del velivolo è "garantire la raccolta e l'analisi di scorie nucleari". Madrid, tuttavia, non ha emesso alcuna allerta per contaminazione radioattiva.

La posta in gioco per Kim Jong-un


L'inchiesta della CNN si inserisce in un quadro già segnalato come preoccupante dai servizi sudcoreani nel 2025. Secondo quanto riferito ai parlamentari di Seul, nella prima metà dello scorso anno la Russia avrebbe consegnato alla Corea del Nord 2 o 3 moduli nucleari, comprendenti i noccioli attivi di altrettanti reattori, oltre a turbine e sistemi di raffreddamento smontati da sottomarini dismessi.

Per gli analisti sudcoreani si tratterebbe una svolta strategica: proprio il tipo di tecnologia che Kim Jong-un cerca da anni per dotare la Corea del Nord di una flotta sottomarina a propulsione nucleare. Se confermata, la vicenda dell'"Ursa Major" mostrerebbe quindi un salto di qualità nella cooperazione militare tra Mosca e Pyongyang: non più solo munizioni, missili o truppe, ma anche il possibile trasferimento diretto di tecnologia nucleare militare navale in cambio del sostegno nordcoreano alla guerra russa in Ucraina.

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Papa Leone XIV alla Sapienza: “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo”


Il Pontefice agli studenti: no al riarmo, sì al corridoio umanitario da Gaza. “Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensione e insicurezza”

“Noi siamo un desiderio, non un algoritmo”. È la frase più applaudita del discorso che Papa Leone XIV ha tenuto oggi nell'Aula Magna della Sapienza di Roma, davanti a docenti, ricercatori e studenti dell'ateneo laico più grande d'Europa. Un discorso lungo e articolato, più volte interrotto dagli applausi dell’aula, che ha toccato i temi della pace, del riarmo, dell'intelligenza artificiale, del disagio giovanile e del cambiamento climatico.

Agli studenti: “Chi sei?”


Il Papa si è rivolto prima agli studenti, immaginandoli “a volte spensierati, lieti della loro stessa giovinezza”. Ha riconosciuto però anche il loro malessere: “Molti giovani stanno male. Ci sono stagioni difficili, qualcuno può avere l'impressione che non finiscano mai. Questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni, dalla menzogna pervasiva di un sistema distorto che riduce le persone a numeri”. Di fronte a tutto questo, ha proposto una domanda semplice e radicale: “Chi sei? È la domanda che ci facciamo a un altro, la domanda che silenziosamente poniamo a Dio, la domanda a cui possiamo rispondere solo noi per noi stessi, ma alla quale non possiamo mai rispondere da soli”.

Il corridoio umanitario da Gaza: applausi in aula


Leone XIV ha espresso apprezzamento per la convenzione firmata tra la diocesi di Roma e la Sapienza per l'apertura di un corridoio umanitario universitario dalla Striscia di Gaza. Le parole del Papa su questo punto hanno suscitato un lungo applauso in aula, lo stesso che aveva accolto il ricordo della rettrice Polimeni degli studenti palestinesi presenti in sala.

“Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensione e insicurezza”


Sul tema della guerra il Papa è stato netto. Ha citato la crescita della spesa militare in Europa nell'ultimo anno, definendola “enorme”: “Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensione e insicurezza, depaupera di investimenti in educazione e salute, smentisce la fiducia nella diplomazia e arricchisce élite a cui nulla importa del bene comune”. Ha ricordato quanto sta accadendo dall’Ucraina ai territori palestinesi, fino al Libano e all’Iran come esempio della “disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie”.

Ha chiesto poi di “vigilare sullo sviluppo e l'applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non deleghino responsabili scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”.

Agli studenti: “Siate artigiani della pace”


Il Papa ha invitato i giovani a non cedere alla rassegnazione di fronte alla crisi climatica e alle guerre: “Trasformate l'inquietudine in profezia. Siate artigiani della pace: vera pace, disarmata e disarmante, umile e perseverante”. E ai docenti ha rivolto un appello altrettanto preciso: “Credete nei vostri studenti. Insegnare è una forma di carità. Domandatevi spesso: ho fiducia in loro?”

Il Pontefice ha concluso la visita definendola “il segno di una nuova alleanza educativa tra la chiesa che è in Roma e la vostra prestigiosa università, che proprio in seno alla chiesa è nata e cresciuta”.

“Lavoriamo insieme, siamo tutti costruttori di pace”


Lasciando l'Aula Magna tra gli applausi, il Papa ha voluto rinnovare il saluto agli studenti rimasti ad aspettarlo fuori. Un ultimo momento, raccolto e caldo, con il microfono ancora acceso. “Vorrei fare un invito a tutti voi”, ha detto Leone XIV. “Lavoriamo insieme, siamo tutti costruttori di pace nel mondo. Lavoriamo, studiamo, facciamo tutto, dai rapporti fra gli amici, alle nostre parole, al nostro modo di pensare, per costruire la pace nel mondo. Abbiate sempre speranza nella possibilità di costruire un mondo nuovo”. Poi, con un sorriso: “Grazie per essere qui. Arrivederci!”.

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Tragedia alle Maldive, cinque italiani morti durante un’immersione


L’incidente nell’atollo di Vaavu durante l’esplorazione di grotte a 50 metri di profondità

Cinque cittadini italiani sono morti alle Maldive in seguito a un incidente avvenuto durante un’immersione subacquea nell’atollo di Vaavu. Secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità locali, il gruppo avrebbe preso parte a un’escursione finalizzata all’esplorazione di alcune grotte sommerse a circa 50 metri di profondità. Le cause della tragedia sono ancora in fase di accertamento.

La notizia è stata riportata dall’agenzia Adnkronos, che cita fonti della Farnesina. Il ministero degli Esteri italiano ha confermato il decesso dei cinque connazionali e ha reso noto che l’ambasciata d’Italia a Colombo segue il caso “con la massima attenzione” sin dalle prime segnalazioni.

Secondo quanto emerso nelle ore successive, tra le vittime ci sarebbe anche Monica Montefalcone, 51 anni, ricercatrice e docente associata presso l’Università di Genova. Le altre vittime sarebbero originarie di Genova, Milano, Padova e Poirino, in provincia di Torino.

Le operazioni di ricerca e recupero sono state condotte dalle autorità maldiviane con il supporto dei soccorritori locali. In una prima fase era stato comunicato il ritrovamento di tutti i corpi, informazione successivamente corretta dalle autorità, che hanno parlato di un errore nelle comunicazioni durante le operazioni di soccorso.

Resta ancora da chiarire l’esatta dinamica dell’incidente. Alcune ricostruzioni parlano di condizioni meteorologiche non favorevoli nella zona dell’immersione, mentre gli investigatori stanno valutando ogni possibile ipotesi legata alla profondità dell’escursione subacquea.

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Perché la nuova strategia antiterrorismo di Trump è piena di errori


Il piano firmato dall'amministrazione Trump include antifascisti e attivisti transgender tra le minacce principali, mentre l'Iran torna centrale dopo due mesi di guerra. L'autore è Sebastian Gorka.

L'amministrazione Trump ha pubblicato la Strategia antiterrorismo degli Stati Uniti per il 2026, un documento che secondo Tom Nichols sull'Atlantic non costituisce una vera strategia ma piuttosto una raccolta delle preoccupazioni politiche del presidente, ripresentate sotto l'etichetta di "antiterrorismo". Il testo, breve e costellato di errori di battitura, dedica ampio spazio alle accuse contro l'amministrazione di Joe Biden, accusata di aver usato i poteri del governo per colpire avversari politici nell'interesse di chi voleva mantenere al potere o far vincere le elezioni.

Il documento identifica tre categorie di minacce principali. La prima è il terrorismo jihadista, che il rapporto attribuisce in parte alle politiche delle "guerre infinite" delle precedenti amministrazioni repubblicane e all'appoggio dato a regimi sponsor del terrorismo come l'Iran sotto le amministrazioni democratiche. La seconda categoria, "narcoterroristi e gang transnazionali", appare costruita per giustificare a posteriori gli attacchi americani contro imbarcazioni al largo delle coste dell'America Latina, trasformando quelle che potrebbero configurarsi come azioni illegali in parte di una strategia.

La terza categoria è la più controversa e riguarda gli "estremisti violenti di sinistra, inclusi anarchici e antifascisti". Il documento li descrive come "anti-americani, radicalmente pro-transgender e anarchici" e promette di mapparli sul territorio nazionale, identificarne i membri, tracciare i legami con organizzazioni internazionali come Antifa e usare gli strumenti delle forze dell'ordine per neutralizzarli prima che possano ferire o uccidere. La strategia annuncia inoltre azioni contro gli stati che sponsorizzerebbero questi gruppi, senza però specificare quali siano.

L'Iran viene definito "la più grande minaccia agli Stati Uniti proveniente dal Medio Oriente". Si tratta di un cambiamento significativo rispetto alla Strategia di sicurezza nazionale del 2025, che soltanto un anno fa ridimensionava il pericolo iraniano. Il rapporto affronta anche la persecuzione dei cristiani in Africa e altrove, definendoli "il popolo più perseguitato sulla Terra", una formulazione che secondo Nichols sembra pensata per compiacere la base evangelica del presidente.

Nonostante si presenti come una strategia, il documento contiene poche indicazioni operative concrete. Le raccomandazioni si limitano a obiettivi generici come identificare attori e complotti terroristici prima che si manifestino, tagliare i loro finanziamenti e canali di reclutamento, distruggerli con azioni di autodifesa contro minacce imminenti. Mancano discussioni specifiche su priorità, obiettivi e strumenti del potere nazionale da impiegare, oltre che sui rischi delle diverse opzioni.

Diversi esperti di terrorismo hanno espresso giudizi severi. Juliette Kayyem, esperta di sicurezza, ha dichiarato all'Atlantic che documenti di questo tipo dovevano servire a "guidare le agenzie di intelligence e le forze dell'ordine" e a informare la cittadinanza, mentre questo rapporto "prende in giro il pubblico americano" invece di informarlo. L'analista Kabir Taneja ha scritto su X che il documento "sembra scritto da uno stagista". Lo studioso Colin P. Clarke ha aggiunto sempre su X che "i professionisti competenti dell'antiterrorismo devono essere inorriditi da questa sbobba" e ha assegnato al testo un voto di D+.

L'autore principale del documento è Sebastian Gorka, vice assistente del presidente e direttore senior per l'antiterrorismo. Durante il primo mandato di Trump, Gorka aveva ricoperto un ruolo analogo per soli sette mesi, occupandosi soprattutto di difendersi dalle accuse di legami con un gruppo di estrema destra ungherese e di ottenere un nullaosta di sicurezza. Dopo l'uscita dalla Casa Bianca si era dedicato a podcast, apparizioni televisive e alla vendita di integratori a base di olio di pesce.

Il profilo accademico di Gorka è stato oggetto di critiche. Ha conseguito il dottorato nel 2008 in un'università ungherese di scarso prestigio e ha pubblicato pochi lavori scientifici. In un'intervista al Washington Post del 2017, Gorka aveva difeso il proprio approccio dicendo che gli interessava sapere se qualcuno sul campo leggesse i suoi articoli, definendosi una persona che sostiene "i più coraggiosi tra i coraggiosi", cioè i combattenti. Lo stesso quotidiano aveva riportato che, durante il suo incarico alla Marine Corps University, Gorka non era stato assunto come dipendente pubblico al pari degli altri docenti, ma occupava una cattedra finanziata da Thomas Saunders III, un importante donatore del Partito Repubblicano. Un ex docente militare aveva detto al Post che l'insegnamento di Gorka "rendeva semplice una situazione difficile e complessa e confermava i pregiudizi e le supposizioni degli ufficiali". Un altro professore lo aveva descritto come "altisonante e showman".

Gorka sostiene di essere esperto di jihadismo e terrorismo mediorientale pur non parlando alcuna delle lingue della regione e avendo trascorso poco tempo nell'area fino a tempi recenti. Pretende anche di essere chiamato "dottore", una scelta non comune tra chi possiede un dottorato.

La pubblicazione del documento sarebbe stata sollecitata da un'inchiesta giornalistica. Il mese scorso la reporter di ProPublica Hannah Allam aveva pubblicato un articolo intitolato "Lo zar dell'antiterrorismo senza un piano antiterrorismo", in cui ricordava che Gorka prometteva la strategia da quasi un anno senza mai consegnarla. Nell'estate scorsa aveva detto di essere "sul punto" di presentare il piano, espressione ripetuta a ottobre e di nuovo a gennaio. Quando Allam aveva chiesto un commento, Gorka aveva rifiutato e su X l'aveva definita una "mercenaria anti-americana". Il 4 maggio Allam ha pubblicato un nuovo articolo notando che "esattamente due mesi dopo l'inizio della guerra con l'Iran" la strategia antiterrorismo di Gorka ancora non era apparsa. Due giorni dopo la Casa Bianca ha diffuso il documento.

Il contesto operativo aggrava le criticità. Il Consiglio di sicurezza nazionale è in stallo, perché il suo direttore Marco Rubio è anche segretario di Stato. Il Dipartimento della Difesa e l'FBI sono guidati da figure che, secondo Nichols, sono ben al di sotto del livello richiesto. Nel frattempo, secondo la Central Intelligence Agency, il regime di Tehran è sopravvissuto a due mesi di operazioni militari, conserva capacità sostanziali e non è vicino al collasso.

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