Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Perché la nuova strategia antiterrorismo di Trump è piena di errori


Il piano firmato dall'amministrazione Trump include antifascisti e attivisti transgender tra le minacce principali, mentre l'Iran torna centrale dopo due mesi di guerra. L'autore è Sebastian Gorka.

L'amministrazione Trump ha pubblicato la Strategia antiterrorismo degli Stati Uniti per il 2026, un documento che secondo Tom Nichols sull'Atlantic non costituisce una vera strategia ma piuttosto una raccolta delle preoccupazioni politiche del presidente, ripresentate sotto l'etichetta di "antiterrorismo". Il testo, breve e costellato di errori di battitura, dedica ampio spazio alle accuse contro l'amministrazione di Joe Biden, accusata di aver usato i poteri del governo per colpire avversari politici nell'interesse di chi voleva mantenere al potere o far vincere le elezioni.

Il documento identifica tre categorie di minacce principali. La prima è il terrorismo jihadista, che il rapporto attribuisce in parte alle politiche delle "guerre infinite" delle precedenti amministrazioni repubblicane e all'appoggio dato a regimi sponsor del terrorismo come l'Iran sotto le amministrazioni democratiche. La seconda categoria, "narcoterroristi e gang transnazionali", appare costruita per giustificare a posteriori gli attacchi americani contro imbarcazioni al largo delle coste dell'America Latina, trasformando quelle che potrebbero configurarsi come azioni illegali in parte di una strategia.

La terza categoria è la più controversa e riguarda gli "estremisti violenti di sinistra, inclusi anarchici e antifascisti". Il documento li descrive come "anti-americani, radicalmente pro-transgender e anarchici" e promette di mapparli sul territorio nazionale, identificarne i membri, tracciare i legami con organizzazioni internazionali come Antifa e usare gli strumenti delle forze dell'ordine per neutralizzarli prima che possano ferire o uccidere. La strategia annuncia inoltre azioni contro gli stati che sponsorizzerebbero questi gruppi, senza però specificare quali siano.

L'Iran viene definito "la più grande minaccia agli Stati Uniti proveniente dal Medio Oriente". Si tratta di un cambiamento significativo rispetto alla Strategia di sicurezza nazionale del 2025, che soltanto un anno fa ridimensionava il pericolo iraniano. Il rapporto affronta anche la persecuzione dei cristiani in Africa e altrove, definendoli "il popolo più perseguitato sulla Terra", una formulazione che secondo Nichols sembra pensata per compiacere la base evangelica del presidente.

Nonostante si presenti come una strategia, il documento contiene poche indicazioni operative concrete. Le raccomandazioni si limitano a obiettivi generici come identificare attori e complotti terroristici prima che si manifestino, tagliare i loro finanziamenti e canali di reclutamento, distruggerli con azioni di autodifesa contro minacce imminenti. Mancano discussioni specifiche su priorità, obiettivi e strumenti del potere nazionale da impiegare, oltre che sui rischi delle diverse opzioni.

Diversi esperti di terrorismo hanno espresso giudizi severi. Juliette Kayyem, esperta di sicurezza, ha dichiarato all'Atlantic che documenti di questo tipo dovevano servire a "guidare le agenzie di intelligence e le forze dell'ordine" e a informare la cittadinanza, mentre questo rapporto "prende in giro il pubblico americano" invece di informarlo. L'analista Kabir Taneja ha scritto su X che il documento "sembra scritto da uno stagista". Lo studioso Colin P. Clarke ha aggiunto sempre su X che "i professionisti competenti dell'antiterrorismo devono essere inorriditi da questa sbobba" e ha assegnato al testo un voto di D+.

L'autore principale del documento è Sebastian Gorka, vice assistente del presidente e direttore senior per l'antiterrorismo. Durante il primo mandato di Trump, Gorka aveva ricoperto un ruolo analogo per soli sette mesi, occupandosi soprattutto di difendersi dalle accuse di legami con un gruppo di estrema destra ungherese e di ottenere un nullaosta di sicurezza. Dopo l'uscita dalla Casa Bianca si era dedicato a podcast, apparizioni televisive e alla vendita di integratori a base di olio di pesce.

Il profilo accademico di Gorka è stato oggetto di critiche. Ha conseguito il dottorato nel 2008 in un'università ungherese di scarso prestigio e ha pubblicato pochi lavori scientifici. In un'intervista al Washington Post del 2017, Gorka aveva difeso il proprio approccio dicendo che gli interessava sapere se qualcuno sul campo leggesse i suoi articoli, definendosi una persona che sostiene "i più coraggiosi tra i coraggiosi", cioè i combattenti. Lo stesso quotidiano aveva riportato che, durante il suo incarico alla Marine Corps University, Gorka non era stato assunto come dipendente pubblico al pari degli altri docenti, ma occupava una cattedra finanziata da Thomas Saunders III, un importante donatore del Partito Repubblicano. Un ex docente militare aveva detto al Post che l'insegnamento di Gorka "rendeva semplice una situazione difficile e complessa e confermava i pregiudizi e le supposizioni degli ufficiali". Un altro professore lo aveva descritto come "altisonante e showman".

Gorka sostiene di essere esperto di jihadismo e terrorismo mediorientale pur non parlando alcuna delle lingue della regione e avendo trascorso poco tempo nell'area fino a tempi recenti. Pretende anche di essere chiamato "dottore", una scelta non comune tra chi possiede un dottorato.

La pubblicazione del documento sarebbe stata sollecitata da un'inchiesta giornalistica. Il mese scorso la reporter di ProPublica Hannah Allam aveva pubblicato un articolo intitolato "Lo zar dell'antiterrorismo senza un piano antiterrorismo", in cui ricordava che Gorka prometteva la strategia da quasi un anno senza mai consegnarla. Nell'estate scorsa aveva detto di essere "sul punto" di presentare il piano, espressione ripetuta a ottobre e di nuovo a gennaio. Quando Allam aveva chiesto un commento, Gorka aveva rifiutato e su X l'aveva definita una "mercenaria anti-americana". Il 4 maggio Allam ha pubblicato un nuovo articolo notando che "esattamente due mesi dopo l'inizio della guerra con l'Iran" la strategia antiterrorismo di Gorka ancora non era apparsa. Due giorni dopo la Casa Bianca ha diffuso il documento.

Il contesto operativo aggrava le criticità. Il Consiglio di sicurezza nazionale è in stallo, perché il suo direttore Marco Rubio è anche segretario di Stato. Il Dipartimento della Difesa e l'FBI sono guidati da figure che, secondo Nichols, sono ben al di sotto del livello richiesto. Nel frattempo, secondo la Central Intelligence Agency, il regime di Tehran è sopravvissuto a due mesi di operazioni militari, conserva capacità sostanziali e non è vicino al collasso.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Lavoro, Andrini (UGL): "Oltre il simbolo, il modello Rieti sfida l’inerzia costituzionale"


La partecipazione non sia delega sindacale: serve autonomia nel CdA per garantire sviluppo e sostenibilità alle imprese, spiega il dirigente
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

L’esperienza di ASM Rieti, prima municipalizzata italiana ad aver introdotto un rappresentante dei lavoratori nel consiglio di amministrazione, riapre il confronto sul significato della partecipazione prevista dalla legge n. 76/2025 e sul rapporto tra cogestione e rappresentanza sindacale.

La nuova normativa, che dà attuazione all’articolo 46 della Costituzione, riconosce la possibilità per i lavoratori di partecipare alla gestione delle imprese. Un passaggio definito “storico” da Andrea Andrini, dirigente nazionale UGL, perché interrompe una lunga inerzia costituzionale, ma che lascia aperti diversi interrogativi sul piano applicativo e culturale.

Tra i punti più discussi, il rischio di sovrapporre il ruolo del rappresentante dei lavoratori in CdA a quello delle organizzazioni sindacali. “La partecipazione non coincide con la contrattazione”, ha sottolineato Andrini nel confronto promosso a Rieti. “Il sindacato tutela interessi collettivi nella dinamica negoziale; chi siede in un consiglio di amministrazione è chiamato invece a concorrere alla sostenibilità e allo sviluppo dell’impresa nel suo insieme, introducendo nel governo aziendale il punto di vista del lavoro”.

Secondo Andrini, il rischio è che la legge finisca per rafforzare meccanismi di rappresentanza già esistenti senza costruire una vera cultura della cogestione. “Se non si chiarisce il profilo del rappresentante e il suo grado di autonomia, la partecipazione rischia di diventare una delega indiretta alle strutture sindacali, snaturando il principio costituzionale”.

Altro elemento critico riguarda il carattere volontario della norma. “L’assenza di obblighi limita la possibilità di trasformare la partecipazione in una pratica diffusa. Per questo il settore pubblico può svolgere una funzione decisiva di sperimentazione e traino”.

L’esperienza di ASM Rieti viene letta da Andrini proprio in questa chiave: “Non come eccezione simbolica, ma come tentativo concreto di trasformare un principio costituzionale in pratica amministrativa e industriale”. “Il valore del modello Rieti”, ha concluso, “non sta nella dimensione locale dell’esperienza, ma nella sua capacità di mostrare che la prossimità istituzionale può diventare il luogo in cui innovazione democratica e governo dell’impresa tornano a incontrarsi”.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

I Dem forzano il voto sugli aiuti all'Ucraina e nuove sanzioni a Mosca


La procedura per forzare il voto in Aula ha raggiunto la soglia delle 218 firme. Il testo può ora aggirare la leadership repubblicana e arrivare direttamente in aula. Il pacchetto prevede 1,3 miliardi di dollari in aiuti militari, fino a 8 miliardi in prestiti e nuove sanzioni contro la Russia.

I deputati democratici della Camera dei Rappresentanti hanno raccolto le firme necessarie per aggirare lo speaker repubblicano Mike Johnson e portare al voto in aula un nuovo pacchetto per l'Ucraina, che combina aiuti militari, prestiti diretti e sanzioni contro la Russia. È l'ottava volta in tre anni che una coalizione trasversale ricorre alla stessa procedura per forzare la mano alla leadership repubblicana.

Lo strumento si chiama discharge petition: una petizione che, una volta raggiunta la soglia delle 218 firme, obbliga la Camera a votare un disegno di legge anche contro la volontà dello Speaker che normalmente controlla i lavori parlamentari. Negli ultimi anni è diventata l'arma con cui maggioranze trasversali aggirano i blocchi imposti dai vertici di partito. Solo nel 119esimo Congresso, riporta Axios, ha già funzionato diverse volte: ha sbloccato il voto per delega alla Camera, la pubblicazione dei file Epstein e l'estensione dei crediti d'imposta dell'Affordable Care Act. Ora tocca al dossier Ucraina, anche se il voto vero e proprio non dovrebbe arrivare prima del Memorial Day.

La firma decisiva di Kiley


A presentare la petizione è stato Greg Meeks, deputato democratico e membro di più alto rango dell'opposizione nella Commissione Affari Esteri della Camera. La soglia è stata raggiunta però solo grazie alla firma decisiva di Kevin Kiley, deputato della California che a marzo ha lasciato il Partito Repubblicano per passare tra gli indipendenti, pur continuando a sedere con i repubblicani.

Hanno firmato a favore anche tutti i 215 democratici e altri 2 deputati repubblicani, Brian Fitzpatrick della Pennsylvania e Don Bacon del Nebraska, entrambi tra i più convinti sostenitori di Kyiv. "I recenti progressi ucraini hanno aperto una finestra per la pace, ma il collasso del cessate il fuoco dimostra che serve leva negoziale perché la diplomazia funzioni", ha dichiarato Kiley in una nota.

Il testo della proposta di legge che verrà votata dall'aula autorizza 1,3 miliardi di dollari in assistenza alla sicurezza e altre forme di sostegno all'Ucraina, fino a 8 miliardi in prestiti diretti e nuove sanzioni contro la Russia. Alla Camera i numeri ci sono, ma il provvedimento rischia comunque di fermarsi al Senato dove servono 60 voti per il passaggio o alla Casa Bianca sulla scrivania del presidente Trump.

È questo il limite politico della discharge petition in grado di forzare un voto, ma non di garantire l'approvazione definitiva di una legge. In questo caso serve soprattutto a mettere la maggioranza repubblicana davanti alle proprie divisioni interne, più che a riaprire davvero il rubinetto degli aiuti statunitensi a Kyiv.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Pamela Schettino, morta l'attrice simbolo di Amore tossico


Nel film culto di Claudio Caligari diede volto agli ultimi e alla comunità trans nella Roma ferita dall’eroina degli anni ’80

E’ venuta a mancare Pamela Schettino l’attrice che il cinema italiano ricorda per Amore Tossico nel ruolo di Er Donna.
Il film del 1983, scritto e diretto da Claudio Caligari, attraversa i temi della tossicodipendenza tra le borgate di Roma e Ostia, l’impronta è neorealista, è per questo che la partecipazione della Schettino, come degli altri attori, fu tanto importante; non solo sullo schermo vennero ripresi attori non professionisti come fu per Lamberto Maggiorani in Ladri di biciclette (1948), ma gli attori stessi facevano parte della realtà descritta da Caligari stesso, tossicodipendenti che si prestavano alla settima arte, la Schettino non interpretava solamente se stessa ma un transgender che, per quanto i tempi fossero maturi, fu una scelta audace.

La penna e l’impudenza di Caligari al tempo sono stati lo specchio e l’evoluzione di un retaggio neorealistico italiano e della società dell’epoca riuscendo a portare sul grande schermo un tragico momento per la gioventù italiana rotta dall’eroina. Antesignano della lotta di genere e dell’accettazione del ‘diverso’, se così si vuol chiamare, portando sotto gli occhi del grande pubblico un personaggio transessuale chiamato ‘Er Donna’ appunto, incidendo su pietra Amore tossico come opera eterna e pioniera di temi sociali tutt’ora attuali.

La Schettino ha dato voce nel 1983 ad una classe di persone che solo oggi iniziano ad essere accettate è per questo che l’attrice rimane nei cuori di tutti coloro che hanno capito la sua interpretazione, rendendola regina di un cult italiano che rimane vivo nella società contemporanea.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

SanDisk FIFA World Cup 2026 Edition - Recensione


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

L'SSD SanDisk FIFA World Cup 2026 Edition è uno di quei prodotti che nascono con una doppia anima. Da una parte c’è il classico SSD portatile SanDisk, compatto, leggero e pensato per trasferire file velocemente. Dall’altra c’è l’edizione speciale dedicata alla FIFA World Cup 2026, con un design più riconoscibile e un taglio chiaramente pensato per appassionati di calcio, creator e utenti che vogliono qualcosa di diverso dal solito disco esterno anonimo.

Nel dettaglio ho provato il modello da 1TB con codice SDSSDE30F-1T00-G25, nella variante da 1TB. L'ssd risulta essere molto compatto, che si collega al pc tramite USB-C. Tengo a precisare che è supportato lo standards USB 3.2 Gen 2. Sandisk dichiara che l'ssd può raggiungere fino a 800 MB/S di velocità in lettura.

Nella confezione di vendita è presente anche il cavo USB-C/USB-A (anche se nel mio sample non era presente).

Il peso è di soli 40 grammi e la scocca offre una protezione contro le cadute fino a 2 metri, dettaglio che lo rende pratico da portare nello zaino o nella borsa senza troppe preoccupazioni.

La prima cosa che distingue questo SSD da un normale disco portatile è ovviamente il look. Il tema FIFA World Cup 2026 lo rende più personale, meno freddo rispetto ai classici SSD esterni neri o grigi. Non è solo un accessorio tecnico, ma anche un piccolo oggetto da collezione per chi segue il calcio e vuole portarsi dietro un prodotto legato ai Mondiali.
IMG_1879 2.jpeg
Le dimensioni restano molto contenute: parliamo di circa 96,7 x 47 x 9,9 mm, quindi entra facilmente in una tasca, in una borsa per notebook o nello zaino fotografico. Il peso è quasi impercettibile e questo è un vantaggio concreto, soprattutto per chi lavora spesso fuori casa o deve spostare file tra più dispositivi.

La protezione da cadute fino a 2 metri è un altro dettaglio importante. Non significa che sia un prodotto indistruttibile, ma offre un margine di sicurezza in più rispetto a una normale chiavetta USB o a un hard disk meccanico. Mancano però certificazioni più spinte come la resistenza ufficiale ad acqua e polvere, presenti su modelli più costosi della gamma SanDisk Extreme. Per questo lo vedo più come un SSD da viaggio quotidiano che come un disco “rugged” per condizioni davvero difficili.

La velocità dichiarata arriva fino a 800 MB/s in lettura. Nella pratica, questo dato colloca il SanDisk FIFA World Cup 2026 Edition in una fascia molto interessante per l’utente medio evoluto. È molto più rapido di un hard disk esterno tradizionale e anche di molte chiavette USB economiche, ma non raggiunge le prestazioni degli SSD portatili pensati per workflow professionali pesanti.

Per copiare foto, video, cartelle di lavoro, documenti e file multimediali, l’SSD si comporta bene e offre trasferimenti rapidi. È il classico disco che si collega, si usa e si dimentica, senza dover aspettare minuti interminabili per spostare una cartella pesante. Con file video molto grandi o progetti 4K particolarmente impegnativi può mostrare qualche limite rispetto ai modelli più veloci, ma per backup, editing leggero e gestione di contenuti in mobilità è assolutamente adeguato.
IMG_1857 2.jpeg
Il confronto con il SanDisk Extreme Portable SSD aiuta a capire meglio il suo posizionamento. L’Extreme è pensato per chi cerca prestazioni più alte e una struttura più robusta, mentre il SanDisk FIFA World Cup 2026 Edition punta su semplicità, portabilità, prezzo più accessibile e design celebrativo. Non vuole essere il modello più tecnico della gamma, ma un SSD pratico e piacevole da usare tutti i giorni.

Uno dei punti forti di questo SSD esterno SanDisk da 1TB è la semplicità. Lo colleghi e inizi subito a usarlo, senza alimentatori esterni, senza configurazioni complicate e senza il rumore tipico degli hard disk meccanici. Il cavo USB-C/USB-A incluso è comodo perché permette di usarlo sia con dispositivi recenti sia con computer meno nuovi.

Per chi crea contenuti, questo SSD ha senso soprattutto come archivio rapido da portare sempre con sé. Può contenere video girati con smartphone, clip per Reels e TikTok, foto RAW, materiali per YouTube, backup di viaggi o file di lavoro. Nel contesto della FIFA World Cup 2026, SanDisk lo racconta come un prodotto pensato per salvare momenti, partite, watch party e contenuti legati al torneo. Il marketing è chiaro, ma la base tecnica resta utile anche oltre il tema calcistico.

La capacità da 1TB è il taglio giusto per molti utenti. Non è enorme come un 2TB o un 4TB, ma offre spazio sufficiente per archiviare tanti video in Full HD, molte foto ad alta risoluzione e una buona quantità di file di lavoro. Chi registra spesso in 4K o lavora con progetti molto grandi potrebbe riempirlo in fretta, ma per un uso misto tra backup, contenuti social e archivio personale è un compromesso equilibrato.
IMG_1858.jpeg

Cosa mi convince


Il primo aspetto convincente è la portabilità. È piccolo, leggero e facile da tenere sempre nello zaino. Il secondo è la velocità, perché gli 800 MB/s dichiarati sono più che sufficienti per la maggior parte degli utilizzi quotidiani. Il terzo è il design: può sembrare un dettaglio secondario, ma in un mercato pieno di SSD quasi tutti uguali, un’edizione speciale ufficiale FIFA World Cup 2026 ha sicuramente più carattere.

Mi convince anche la garanzia limitata di 3 anni, che dà una buona copertura per un prodotto di questo tipo. Inoltre, il fatto che sia un SSD e non un hard disk tradizionale lo rende più adatto agli spostamenti, perché non ci sono parti meccaniche in movimento.

Cosa mi convince meno


Il limite principale è che non si tratta di un SSD per professionisti del video più esigenti. Se lavori ogni giorno con montaggio 4K pesante, progetti multicamera, file ProRes o grandi librerie fotografiche, probabilmente ha più senso guardare a un modello superiore, come SanDisk Extreme o Extreme Pro.

Avrei apprezzato anche una certificazione più completa contro acqua e polvere. La protezione da cadute fino a 2 metri è utile, ma chi viaggia molto o lavora all’aperto potrebbe desiderare una scocca più robusta e certificata. Altro punto da valutare è il prezzo: essendo un’edizione speciale, può costare più di un SSD portatile standard con caratteristiche simili. Qui conviene controllare bene le offerte prima dell’acquisto.

A chi lo consiglio


Il SanDisk Portable SSD FIFA World Cup 2026 Edition è consigliato a chi cerca un SSD portatile da 1TB veloce, compatto e semplice da usare, ma vuole anche un prodotto con un design più originale. Lo vedo bene per studenti, creator, fotografi amatoriali, tifosi, giornalisti sportivi, content creator da smartphone e utenti che vogliono un archivio esterno affidabile per foto, video e backup.

Non lo consiglierei invece come prima scelta a chi cerca il massimo delle prestazioni in scrittura, a chi lavora in modo professionale con video molto pesanti o a chi ha bisogno di un SSD rugged certificato per ambienti difficili. In quei casi, meglio puntare su un modello più tecnico, anche spendendo qualcosa in più.
IMG_1862 2.jpeg

Verdetto finale


Il SanDisk FIFA World Cup 2026 Edition SDSSDE30F-1T00-G25 è un SSD riuscito perché non prova a essere qualcosa che non è. Non è il disco portatile più veloce della gamma SanDisk, non è il più robusto in assoluto e non nasce per i professionisti più estremi. Però fa bene quello che promette: offre 1TB di spazio, velocità fino a 800 MB/s, dimensioni molto compatte, buona protezione dagli urti e un design speciale che lo rende più interessante del solito.

È un prodotto che ha senso soprattutto se il prezzo resta vicino a quello di un buon SSD portatile standard. In quel caso, l’edizione FIFA World Cup 2026 diventa un valore aggiunto piacevole, non solo un dettaglio estetico. Per chi vuole un SSD pratico, veloce e con un’identità più forte, è una scelta promossa.

RECENSIONE SMARTPULSE
smartpulse.it

SanDisk FIFA World Cup 2026 Edition
SSD portatile • 1TB • USB-C • fino a 800 MB/s
Il voto premia la portabilità, il design speciale dedicato alla FIFA World Cup 2026 e le buone prestazioni per backup, foto e video. Non è un SSD Pro, ma per l’uso quotidiano è molto convincente.

VOTO COMPLESSIVO
0.0 / 10

Best Choice Smartpulse

0.0
VOTO /10

smartpulse.it
Valutazione della redazione Smartpulse

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Velo alle under 14 e stretta sulle moschee: la proposta della Lega


Ceccardi ,Cisint e Sardone presentano una proposta con nuove regole su velo, luoghi di culto e soggiorni
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Una proposta di legge presentata dalle eurodeputate della Lega Anna Maria Cisint, Susanna Ceccardi e Silvia Sardone riporta al centro del dibattito politico i temi dell’immigrazione, della radicalizzazione religiosa e dell’integrazione. Il cosiddetto “pacchetto Islam”, presentato alla Camera, contiene una serie di misure che puntano a rafforzare i controlli su luoghi di culto, finanziamenti esteri, permessi di soggiorno e simboli religiosi nei luoghi pubblici.


0:00
/0:35

Tra i punti principali del testo figura l’istituzione di un registro degli enti religiosi e dei ministri di culto appartenenti a confessioni prive di intesa con lo Stato, insieme all’obbligo di maggiore trasparenza sui finanziamenti provenienti dall’estero. La proposta prevede inoltre sanzioni più severe nei confronti di soggetti ritenuti promotori di radicalizzazione religiosa.

Uno degli aspetti destinati a suscitare maggiore confronto riguarda il velo integrale. Il documento propone il divieto nei luoghi pubblici, salvo eccezioni specifiche legate a motivi sanitari, sportivi o religiosi nei luoghi di culto. Prevista anche l’introduzione del reato di “costrizione all’occultamento del volto”. Nel testo compare inoltre il divieto per le ragazze under 14 di indossare il velo negli istituti scolastici, misura che secondo le promotrici avrebbe l’obiettivo di favorire integrazione e parità di diritti.

La proposta interviene anche sul sistema dei permessi di soggiorno, introducendo un meccanismo basato su crediti e punteggi. In base al testo, il mantenimento del permesso sarebbe legato al rispetto di determinati requisiti, con la possibilità di revoca in caso di perdita del punteggio minimo previsto.

Le tre esponenti della Lega hanno collegato l’iniziativa alla necessità di contrastare episodi di radicalizzazione e violenza attribuiti al fondamentalismo islamico, sostenendo la necessità di “rafforzare gli strumenti normativi” sul tema. Le opposizioni e diverse associazioni, invece, contestano l’impostazione del provvedimento, ritenendolo divisivo e potenzialmente discriminatorio nei confronti della comunità musulmana.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La Florida chiude "Alligator Alcatraz", il centro di detenzione migranti nelle paludi


Il governo lo considera troppo costoso e inefficace. I detenuti saranno trasferiti entro giugno, mentre lo Stato della Florida attende ancora 608 milioni di dollari di rimborsi federali.

La Florida chiuderà "Alligator Alcatraz", il centro di detenzione per migranti aperto con molta enfasi lo scorso luglio nelle Everglades. Lo riporta il New York Times, citando un funzionario federale e tre persone a conoscenza delle operazioni della struttura. Martedì pomeriggio i responsabili del centro hanno comunicato ai fornitori che l'attività cesserà presto: i detenuti saranno trasferiti in altre strutture entro l'inizio di giugno e il centro sarà smantellato nelle settimane successive. Al momento, non è ancora chiaro dove saranno spostati i migranti. Secondo i dati dell'Immigration and Customs Enforcement, ad aprile la struttura ospitava circa 1.400 persone.

A spingere verso la chiusura sono soprattutto i costi eccessivi. Il Dipartimento di Sicurezza Interna ha concluso che il centro è inefficace e troppo oneroso. L'amministrazione statale di DeSantis spende oltre un milione di dollari al giorno per tenerlo operativo in un'area isolata tra Miami e Naples, e la Florida non ha ancora ricevuto i 608 milioni di dollari di rimborso federale richiesti per coprire circa un anno di gestione. La decisione arriva pochi giorni dopo che il New York Times aveva già rivelato i colloqui in corso tra lo Stato della Florida e l'Amministrazione Trump sulla possibile chiusura.

Il nodo dei fornitori e la stagione degli uragani


Il quadro è reso più fragile dalla situazione dei fornitori privati assunti dallo Stato, che faticano ad anticipare le spese. Uno di loro, rimasto anonimo per timore di ritorsioni, ha detto al New York Times che la Florida non paga alcune loro fatture da oltre 200 giorni. Il problema rischia di esplodere il primo giugno, quando inizierà anche la stagione degli uragani: molti degli stessi fornitori sono impiegati anche negli interventi di emergenza, come la rimozione dei detriti dopo le tempeste, e senza liquidità potrebbero non essere in grado di operare.

Sul centro pesano però anche le denunce di detenuti, familiari, avvocati e attivisti, che hanno descritto a più riprese condizioni igieniche e di vita inumane. Le autorità statali hanno sempre respinto le accuse. A contestare la struttura sono anche i gruppi ambientalisti, contrari alla costruzione del centro in un'area protetta delle Everglades. "Non molleremo finché Alligator Alcatraz non sarà chiusa e i danni alle Everglades non saranno completamente sanati", ha dichiarato Eve Samples, direttrice esecutiva di Friends of the Everglades. "Questa trovata politica è stata un fallimento sotto ogni profilo".

Invece lunedì, parlando ai giornalisti a Fort Myers, DeSantis aveva detto che i funzionari federali non gli avevano ancora comunicato l'intenzione di chiudere il centro. Allo stesso tempo, però, aveva chiarito che senza nuovi detenuti inviati da Washington lo Stato non lo avrebbe tenuto aperto. Il governatore ha aggiunto che un secondo centro di detenzione statale, a ovest di Jacksonville, resterà invece operativo. DeSantis ha poi avvertito i repubblicani di non arretrare sulla linea dura contro l'immigrazione in vista delle elezioni di midterm di novembre. "Sarebbe un grosso problema politico voltare le spalle alla missione di espulsioni", ha detto.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Forza Horizon 6 recensione: la massima espressione del divertimento con le macchine


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

L’obiettivo di questa recensione di Forza Horizon 6 è quello di convincere i non appassionati di macchine e di racing arcade a provare il gioco. Il motivo è semplice: non serve a nulla cercare di convincere gli amanti delle automobili e delle loro corse in digitale perché aspettano il nuovo titolo firmato Playground Games da anni e sono già pronti ai blocchi di partenza. Con un parco macchine infinito, una mappa giapponese piena zeppa di cose da fare e bella da navigare, e un catalogo di gare e avventure pressoché infinito, chi è alla ricerca di 40 ore a tutto automobilismo (lasciando il realismo a casa) resterà incredibilmente soddisfatto da Forza Horizon 6. Ma torniamo a noi.

Chi non ama i giochi di macchine cita come ragioni del suo scontento la ripetitività, la banalità e la poca profondità del gameplay. Forza Horizon 6 ha la risposta pronta a tutte queste critiche. In questo capitolo ci sono: gare su strada, gare su pista, gare su sterrato, gare di drift, gare di accelerazione, consegne a domicilio a tempo, corse clandestine, corse contro mecha giganteschi, prove a tempo, performance di stunt che sembrano pensate dalla Red Bull, giri turistici per scoprire la storia del Giappone, stage di rally e tutta una serie di altre attività. Non farete due volte la stessa gara con la stessa macchina.

Per quanto riguarda la banalità, il gioco è una delle esperienze più personalizzabili sul mercato, visto l’impegno dei suoi sviluppatori in fatto di accessibilità, e ha un livello di personalizzazione della difficoltà estremamente granulare. Vincete troppo? Basterà regolare gli aiuti alla guida, inserire il cambio manuale, o rendere più aggressivi gli avversari. Il gioco ha pagine di opzioni per adattarsi all’esperienza desiderata. Vi piace il buildcrafting? Ogni auto può essere modificata in tante componenti per farla salire di potenza, per cambiare il suo comportamento in curva e per essere adattata alle esigenze di ogni circuito. Oppure può fare tutto il gioco in automatico. Forza Horizon 6 è tanto profondo quanto lo si desidera ed è godibile tanto con il pad alla mano, quanto su un rig da simulazione da migliaia di euro.

L’altra cosa che rende questo gioco davvero speciale è che funziona esattamente come chi gioca pensa che funzioni. Non ha tutorial perché il modo che l'utente ha nella testa di far derapare una macchina digitale è il modo in cui FH6 fa derapare le sue macchine. Lo stesso vale per le acrobazie e tutte le altre bizzarrie che potrebbero venirvi in mente. Playground Games è riuscita nella difficilissima missione di fare un gioco così intuitivo che non ha bisogno di spiegazioni, almeno finché non si raggiungono le sezioni di personalizzazione più complesse. Lo stesso discorso si può applicare al comportamento delle macchine, al loro movimento in relazione al peso e alle loro reazioni ai diversi stili di guida.

Forza Horizon 6 punta al realismo dell’immaginazione: le sue auto si comportano come noi ci immaginiamo si comporterebbero pur non avendone mai guidata una. É una sensazione straniante all’inizio, ma che dopo pochi minuti trasforma l’intera esperienza di gioco: tutto funziona ed è probabile che qualunque cosa vogliate provare, riuscirete a farla. Ci sono pochissimi videogiochi capaci di regalare emozioni simili, e quasi nessuno di loro è a base di automobili.

Di norma consiglio i videogiochi a chi piace un determinato genere, sottogenere, atmosfera o stile narrativo. Forza Horizon 6 lo consiglio a tutti coloro che si vogliono divertire. Playgound Games ha azzeccato ogni cosa, ha portato al massimo una formula già perfezionata negli anni ed è riuscita a fare giustizia all’ambientazione giapponese e a tutti i suoi universi di cultura automobilistica. Se mai sarete abbonati al Game Pass, provate a dargli una decina di ore e non lo lascerete più andare.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Coppa Italia, trionfo Inter e “vendetta” Pedro


Inter batte 2-0 in finale con rete di Lautaro e autogol di Marušić: sui social esplode il caso dopo l’episodio tra Luis Henrique e Pedro
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La finale di Coppa Italia si è conclusa con la vittoria dell’Inter per 2-0, grazie alla rete di Lautaro Martínez e a un’autorete di Adam Marušić, ma a tenere banco nelle ore successive al fischio finale non sono stati soltanto il risultato e il trofeo, bensì anche un episodio di gioco e il conseguente acceso dibattito sui social network.

Nel corso della gara, infatti, ha fatto discutere il contatto tra Luis Henrique e Pedro: a gioco fermo, con quest’ultimo già a terra, il pallone calciato da Luis Henrique ha colpito in pieno volto il giocatore. Un episodio che, pur nella dinamica di gioco e senza conseguenze disciplinari immediate rilevanti, ha rapidamente acceso le discussioni online, diventando in poche ore uno dei temi più commentati della finale.


0:00
/0:02

Sui social, l’episodio è stato rilanciato e reinterpretato in chiave ironica e polemica non solo dai tifosi nerazzurri, ma anche da una parte della tifoseria romanista, riaccendendo rivalità e vecchie tensioni. In particolare, alcuni riferimenti hanno richiamato l’episodio della scorsa stagione, quando proprio Pedro aveva trasformato un calcio di rigore in una sfida decisiva per la corsa allo scudetto, alimentando oggi ulteriori sfottò incrociati.

Sul fronte tecnico e storico, la serata ha comunque consegnato un dato rilevante legato a Christian Chivu, attuale guida tecnica dell’Inter. L’allenatore rumeno, infatti, entra in una statistica particolare: è indicato come l’unico protagonista ad aver conquistato, nella stessa stagione, sia lo scudetto sia la Coppa Italia, riuscendo nell’impresa sia da calciatore che da allenatore.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump nega un'intesa con Putin sulla cessione del Donbass, Mosca punta a alzare il prezzo della pace


Secondo il Financial Times, i vertici militari russi hanno convinto il leader del Cremlino per l'ennesima volta che il fronte ucraino crollerà presto. Per motivi opposti, Kyiv e Mosca non credono più nel negoziato mediato dagli Stati Uniti.

I vertici militari russi hanno convinto ancora una volta Vladimir Putin che le loro forze possono conquistare l'intero Donbass entro l'autunno. Lo scrive il Financial Times, secondo cui Russia e Ucraina non credono più in una vera ripresa dei negoziati mediati dagli Stati Uniti, nemmeno dopo la fine della guerra in Medio Oriente. Negli ultimi mesi Putin ha concentrato – senza granchè successo – lo sforzo militare sulla conquista di nuovi territori ucraini e, secondo le fonti citate dal quotidiano britannico, intende ampliare le proprie richieste se dovesse riuscire a completare l'occupazione della regione orientale.

Prima di partire per Pechino, dove martedì incontrerà Xi Jinping, Donald Trump ha però negato di avere mai raggiunto un'intesa con Putin sulla cessione del Donbass alla Russia. A un cronista che gli chiedeva se esistesse un accordo di questo tipo con il leader del Cremlino, il presidente americano ha risposto semplicemente: "No". La smentita arriva dopo che Mosca ha indicato il ritiro delle truppe ucraine dall'intero Donbass come condizione per proseguire i colloqui di pace con Kyiv. La richiesta riguarda soprattutto la parte della regione di Donetsk ancora controllata dagli ucraini, mentre la vicina Luhansk è già quasi interamente in mano russa.

Q: Can there be any understanding between you and Putin that Russia should get entire Donbas?

TRUMP: No pic.twitter.com/5hV4IioV0u
— Aaron Rupar (@atrupar) May 12, 2026


Vadym Skibitskyj, vicecapo dell'intelligence militare ucraina, ha detto al Financial Times che un eventuale successo russo nel Donbass permetterebbe al Cremlino di pretendere anche la cessione delle intere regioni di Kherson e Zaporizhzhia. Sono due territori che Mosca sostiene di aver annesso nel 2022, ma che restano ancora in buona parte, inclusi i rispettivi capoluoghi regionali, sotto controllo ucraino. Al vertice in Alaska della scorsa estate, Putin aveva offerto a Trump di congelare la linea del fronte in quelle due regioni in cambio dell'accoglimento delle sue richieste sul Donbass.
La forbice di Putin — FocusAmerica

Guerra in Ucraina · Quanto può davvero avanzare Mosca?

La forbice di Putin: le ambizioni del Cremlino contro i numeri reali al fronte


I generali russi hanno convinto Putin che il Donbass possa cadere entro l'autunno. Ma i dati raccontano un'altra storia: al ritmo attuale, circa 370 km² al mese, conquistare la sola regione di Donetsk richiederebbe anni. E negli ultimi due mesi la dinamica si è persino rovesciata: ad aprile Mosca ha perso più territorio di quanto ne abbia guadagnato.

Fonti: Financial Times, ISW, DeepState, Russia Matters Dati aggiornati a maggio 2026

Obiettivo del Cremlino
22%
Della regione di Donetsk ancora in mano ucraina che Mosca pretende ceduta

vs

Conquistato in 12 mesi
0,8%
Del territorio ucraino totale guadagnato dalla Russia in un anno

Al ritmo attuale conquistare la sola regione di Donetsk richiederebbe 2-3 anni di guerra

Esplora in dettaglio
1 Il fronte 2 Le regioni 3 Il costo 4 Ambizioni

4 settimane alla volta

L'avanzata russa rallenta da mesi, e a marzo si è persino invertita


I km² di territorio ucraino conquistato o perso dalle forze russe ogni 4 settimane. Dato ISW elaborato da Russia Matters.

Nov '25

+557km²

Dic '25

+360km²

Gen '26

+163km²

Feb '26

+119km²

Mar '26

−31km²

Apr '26

−119km²

← Perdite Guadagni →

370
km² al mese, media russa degli ultimi 12 mesi

0,7%
Del territorio ucraino totale conquistato in un anno, pari a circa 4.439 km²

Per 2 mesi consecutivi, marzo e aprile 2026, la Russia ha perso più territorio di quanto ne abbia conquistato. A questo ritmo, secondo l'ISW, per completare la conquista della sola regione di Donetsk servirebbero almeno 2 o 3 anni di guerra.

Cosa Mosca pretende vs cosa controlla davvero

3 delle 4 regioni rivendicate restano ancora in parte sotto controllo ucraino


Le quattro regioni che Mosca dichiara annesse dal 2022. Ogni barra mostra la quota controllata oggi dalla Russia, la linea tratteggiata indica il 100% rivendicato dal Cremlino.

Luhansk
Quasi interamente occupata

98,5%

Controllo russo: ~98,5% Rivendicazione: 100%

Donetsk
Contesa, è il fronte attuale

80,5%

Controllo russo: ~80,5% · ucraino ~19,5% Rivendicazione: 100%

Zaporizhzhia
Capoluogo in mano ucraina

~73%

Controllo russo: circa tre quarti, città capoluogo no Rivendicazione: 100%

Kherson
Capoluogo liberato nel 2022

~73%

Controllo russo: circa tre quarti, città capoluogo no Rivendicazione: 100%

Territorio sotto controllo russo
Rivendicazione del Cremlino (100%)

Il prezzo dell'avanzata

Un milione di perdite tra morti e feriti gravi, energia in crisi: la guerra logora entrambi i Paesi


Le stime più recenti sulle vittime militari e gli effetti incrociati delle campagne di droni sulle infrastrutture energetiche.

~1mln
Perdite militari russe tra morti e feriti gravi

250-300mila
Perdite militari ucraine tra morti e feriti

20%
Della capacità di raffinazione russa distrutta o danneggiata dai droni ucraini

16h
Senza elettricità al giorno per i residenti di Kyiv nei picchi di crisi

Capacità elettrica ucraina disponibile

Pre-invasione

33,7 GW

Gennaio 2026

~14 GW

Capacità di raffinazione russa offline (ottobre 2025)

Capacità totale

100%

Offline per attacchi

~40%

Il quadro

Nel mese di aprile 2026 la Russia è stata costretta a tagliare la produzione di 300-400 mila barili al giorno rispetto al primo trimestre — secondo Reuters si tratta del calo più ripido in 6 anni. I droni hanno reso entrambi gli Stati vulnerabili nei punti vitali: l'energia per Kyiv, l'export per Mosca.

Cosa vuole davvero Putin

Le ambizioni del Cremlino vanno ben oltre il solo Donbass

Non prenderà Zaporizhzhia, non prenderà il Donbass, non prenderà Kherson. Ma ricordiamoci che il piano è sempre stato prendere Kyiv.— Una fonte coinvolta nei canali diplomatici al Financial Times

1 · Richiesta attuale
Cessione dell'intero Donbass
Putin pretende il ritiro ucraino dalla parte della regione di Donetsk ancora in mano a Kyiv, circa 5.830 km², un'area poco più piccola della Liguria. Luhansk è già quasi tutta occupata.

2 · Se cade il Donbass
Anche Kherson e Zaporizhzhia
Secondo l'intelligence militare ucraina, la conquista del Donbass permetterebbe a Mosca di alzare il prezzo di qualsiasi tregua, rilanciando le rivendicazioni sulle due regioni meridionali annesse sulla carta nel 2022 ma ancora in larga parte sotto controllo ucraino.

3 · Obiettivo strategico
Controllo fino alla riva ovest del Dnipro
Due fonti diplomatiche citate dal Financial Times affermano che l'obiettivo finale di Putin è imporre il controllo russo oltre il fiume Dnipro, includendo potenzialmente anche la città di Odesa sul Mar Nero.

4 · Mira ultima
Kyiv
Il piano originale del 2022, la conquista di Kyiv fallita militarmente, resta — secondo gli interlocutori del FT — l'orizzonte di lungo periodo del Cremlino.

Richiesta sul tavolo
Rivendicazione esistente
Obiettivo dichiarato
Ambizione di fondo

Fonti Financial Times (intervista a Vadym Skibitskyj, vicecapo dell'intelligence militare ucraina); Institute for the Study of War; DeepState (OSINT ucraino); Russia Matters; Reuters; The Economist. Dati territoriali al 30 aprile 2026; dati energetici e produzione petrolifera al primo trimestre 2026.

Le ambizioni oltre il Donbass


Le ambizioni del leader russo, però, sembrano già andare ben oltre il Donbass. Secondo due fonti coinvolte nei canali diplomatici, l'obiettivo finale resta imporre il controllo russo sull'Ucraina almeno fino alla riva occidentale del Dnipro, includendo potenzialmente Kyiv e il porto di Odesa, sul Mar Nero. "Non prenderà Zaporizhzhia, non prenderà il Donbass, non prenderà Kherson. Ma ricordiamoci che il piano è sempre stato prendere Kyiv. Il compito è stato fissato e va portato a termine", ha detto una delle fonti al Financial Times. "I suoi gli stanno dicendo che gli ucraini sono in difficoltà, che il fronte sta crollando e che hanno finito gli uomini".

La situazione militare sul campo, però, racconta ben altro. Kherson e Zaporizhzhia sarebbero obiettivi persino più difficili del Donbass: entrambi i capoluoghi di regione si trovano oltre il Dnipro, lungo linee da cui le truppe russe si sono ritirate o che non sono mai riuscite a controllare stabilmente. Ciò nonostante, Putin continua a usare formule ambigue. Alla domanda se gli attacchi ucraini con droni rendessero necessario estendere più in profondità una "zona di sicurezza", ha risposto: "Ti sei già risposto da solo. Dobbiamo assicurarci che nessuno minacci nessuno, e basta". Una frase volutamente vaga, che lascia intravedere rivendicazioni territoriali più ampie di quelle già avanzate ufficialmente.

A Kyiv, intanto, i funzionari ucraini si sentono sempre meno esposti alle pressioni di Washington per un'intesa rapida e sfavorevole. L'esercito ucraino ha rallentato con successo l'avanzata russa negli ultimi mesi e ha aumentato i costi per Mosca con raid di droni in profondità contro infrastrutture energetiche e logistiche, depositi di munizioni e alloggiamenti militari. "Non c'è stato alcun progresso ottenuto dalla parte americana con la Russia", ha detto al quotidiano britannico un funzionario ucraino. "Tutto ciò che poteva essere negoziato è già stato fatto".

Trump promette un accordo, Kyiv respinge le concessioni


Trump continua invece a mostrarsi ottimista. Ha promesso che "farà tutto il necessario" per arrivare a un'intesa e ha ribadito che la guerra scatenata dal Cremlino sta per finire. "Penso che raggiungeremo un accordo tra Russia e Ucraina", ha dichiarato. Non ha escluso nemmeno un viaggio in Russia entro la fine dell'anno: alla domanda di un cronista ha risposto "è possibile". Nel breve scambio con i giornalisti, Trump ha però anche ribadito la sua lettura del sistema internazionale: per lui le vere superpotenze sono solo due, Stati Uniti e Cina. Washington, ha detto, è "il Paese militarmente più potente sulla Terra", mentre Pechino è "considerata la seconda più potente". "Nessuno si avvicina nemmeno a noi. E questo è evidente, che si tratti del Venezuela o dell'Iran", ha aggiunto.

Le aperture di Trump a Putin si scontrano però con la posizione di Kyiv. Volodymyr Zelensky ha già respinto pubblicamente l'idea di cedere il Donbass in cambio di un cessate il fuoco: rinunciare a quella linea di difesa, sostiene, esporrebbe il resto del Paese a nuove offensive russe. Un piano di pace concordato senza l'Ucraina, ha avvertito, sarebbe "nato morto". Trump e Putin si sono già incontrati una volta, ad agosto in Alaska. Un secondo vertice, previsto a Budapest in ottobre, è stato poi annullato all'ultimo dalla Casa Bianca.

Nonostante tutto, la scorsa settimana Trump ha dichiarato che "ogni giorno ci avviciniamo di più" a un accordo, dopo aver mediato un breve cessate il fuoco. Ma nessuna delle due parti sembra vedere un'utilità concreta nel proseguire i negoziati. I funzionari statunitensi negano di aver fatto pressioni su Kyiv, mentre Mosca sostiene che non abbia senso trattare finché l'Ucraina non si ritirerà dal Donbass. "La verità è che la Russia sta ancora cercando di ottenere diplomaticamente ciò che non è in grado di conquistare sul campo, mantenendo richieste massimaliste", ha detto al Financial Times un alto diplomatico tedesco. "Le azioni della Russia contraddicono chiaramente qualsiasi presunta disponibilità a negoziare".

Il negoziato si allontana


Da parte sua, Putin ha respinto sia le offerte di mediazione europee sia la richiesta ucraina di un summit in territorio neutrale. Lo scorso fine settimana ha indicato come possibile interlocutore negoziale l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, oppure "un leader di cui loro si fidano e che non abbia detto cose cattive su di noi". Kaja Kallas, capo della diplomazia europea, ha replicato che "non sarebbe molto saggio" lasciare a Putin la scelta del rappresentante europeo per i negoziati. La vicinanza di Schröder al Cremlino, ha osservato, equivarrebbe ad averlo "seduto da entrambi i lati del tavolo". Ancora più netta la posizione del Ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha, che si è detto "categoricamente contrario" a questa ipotesi.

Intanto la crescente vulnerabilità russa agli attacchi dei droni ucraini ha costretto Mosca a tenere una versione ridotta della parata della Vittoria sulla Piazza Rossa: per la prima volta in quasi vent'anni l'esercito russo ha sfilato senza mezzi corazzati. In una rara conferenza stampa, Putin ha comunque rivendicato che le sue forze stanno puntando alla "sconfitta definitiva del nemico", che a suo dire arriverà presto nonostante il sostegno occidentale a Kyiv.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Papa Leone XIV alla Sapienza: “Chi cerca la Verità alla fine trova Dio”


Prima visita pastorale di un pontefice all'ateneo laico più grande d'Europa. Polimeni: “Libertà, pace, democrazia: valori imprescindibili”

Una folla di studenti ad accoglierlo, applausi e telefoni puntati verso i maxischermi. Papa Leone XIV è entrato oggi nella città universitaria della Sapienza di Roma per una visita pastorale che segna un momento storico per l'ateneo laico più grande d'Europa. Lo riporta ANSA.

“Questa mia visita oggi è una visita pastorale: conoscere un po' l'università, conoscere voi, poter salutare, condividere un breve momento nella fede”, ha detto il Papa salutando a braccio la comunità studentesca. “Chi ricerca, chi studia, chi cerca la Verità alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, trovare Dio precisamente nella bellezza della Creazione e in tante forme in cui Dio ha voluto mettere la sua impronta”.

All'arrivo il Pontefice è stato accolto dalla rettrice Antonella Polimeni davanti alla Cappella Universitaria "Divina Sapienza", poi dal cappellano don Gabriele Vecchione.

Polimeni: “Non vi è conoscenza senza pace”


Ad aprire l'incontro il discorso della rettrice Polimeni, che ha accolto il Papa con parole di grande intensità. “Una visita che onora il nostro Ateneo”, ha detto, inserendola “in un momento particolarmente delicato della nostra storia recente, mentre gli echi e le conseguenze delle guerre ci richiamano a riflessioni inevitabili su valori minacciati, umiliati e dimenticati, ma per noi imprescindibili: la libertà, la pace, la democrazia e la solidarietà”.

Polimeni ha citato Agostino: “Nos sumus tempora: quales sumus, talia sunt tempora”, siamo noi i tempi: quali siamo noi, tali sono i tempi, un invito a non lamentarsi della cattiveria del mondo ma a migliorare sé stessi per renderlo migliore.

La rettrice ha poi sviluppato due grandi temi. Il primo riguarda il senso della conoscenza in una società sempre più frammentata: “La conoscenza è una delle principali infrastrutture strategiche della società contemporanea. Le università sono i luoghi in cui questa infrastruttura viene costruita, manutenuta, innovata e tramandata. Rappresenta l'asse costitutivo della libertà individuale e collettiva”. Il compito dell'università, ha sottolineato, “non è soltanto quello di produrre conoscenza, ma di insegnare il modo in cui interpretare le informazioni”.

Il secondo tema è quello della pace. “Non vi è conoscenza senza pace”, ha detto Polimeni, “perché il sapere nasce dal dialogo, dalla possibilità di condividere idee, di riconoscere nell'altro non un avversario da sconfiggere, ma un interlocutore con cui costruire”. Ha ricordato le molte iniziative della Sapienza in questa direzione: l'accoglienza di docenti e studenti provenienti da paesi in guerra, l'accordo con l'università di Betlemme, la collaborazione con la diocesi di Roma e la comunità di Sant'Egidio a favore di studenti provenienti dalla Palestina.

Proprio quando ha ricordato i primi quattro studenti palestinesi arrivati a Roma e presenti in aula, la sala ha risposto con un lungo applauso.

“Facciamo tutto questo perché contribuire alla costruzione di una società di pace è l'apporto più importante che l'università può offrire”, ha concluso la rettrice. “La libertà diventa fragile in un mondo senza pace. Ed è ancora più evidente per un'istituzione come la nostra”.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Hamas usò stupri e violenze sessuali come strategia deliberata il 7 ottobre


Un'inchiesta indipendente israeliana documenta su 300 pagine stupri, torture sessuali e mutilazioni compiute da Hamas, basandosi su oltre 430 testimonianze e 10.000 immagini analizzate in due anni.

Stupri, torture sessuali, mutilazioni dei corpi e abusi compiuti anche dopo la morte delle vittime. La violenza sessuale durante l'attacco del 7 ottobre 2023 in Israele non fu un eccesso isolato, ma una strategia deliberata e sistematica di Hamas e degli altri gruppi armati palestinesi. È la conclusione di un rapporto di 300 pagine pubblicato dalla Civil Commission on October 7 Crimes by Hamas against Women and Children, un'organizzazione non governativa israeliana indipendente, anticipato in esclusiva alla CNN e diffuso il 12 maggio.

Il documento, intitolato "Silenced No More", rappresenta la raccolta di prove più completa finora prodotta sulla violenza sessuale e di genere commessa durante l'assalto, in cui furono uccise circa 1.200 persone e 251 prese in ostaggio. L'inchiesta si basa su 430 interviste formali e informali con sopravvissuti, testimoni, ex ostaggi, esperti e familiari delle vittime, sull'analisi di oltre 10.000 fotografie e segmenti video, di cui molti girati dagli stessi aggressori, e su circa 1.800 ore di lavoro di esame del materiale visivo.

A guidare l'inchiesta è Cochav Elkayam-Levy, esperta di diritto internazionale e fondatrice della Civil Commission, insignita nel 2024 dell'Israel Prize, la più alta onorificenza civile del paese. "Il dato più importante è che la violenza sessuale il 7 ottobre e contro gli ostaggi in cattività è stata una strategia calcolata di Hamas", ha dichiarato Elkayam-Levy alla CNN. Al Times of Israel ha aggiunto che la violenza fu progettata "non solo per brutalizzare le vittime ma anche per terrorizzare la società israeliana nel suo complesso".

Il rapporto identifica tredici diversi tipi di violenza sessuale documentati durante l'attacco e nella prigionia degli ostaggi, tra cui stupri, stupri di gruppo, torture sessuali, mutilazioni, esecuzioni collegate alla violenza sessuale, abusi compiuti su cadaveri e aggressioni sessuali perpetrate davanti ai familiari delle vittime. La Commissione ha concluso che gli atti commessi costituiscono crimini di guerra, crimini contro l'umanità e atti di genocidio secondo il diritto internazionale.

Tra le testimonianze raccolte ci sono quelle di ex ostaggi che hanno parlato pubblicamente dei loro abusi, tra cui Romi Gonen, Rom Braslavski, Arbel Yehud, Amit Soussana, Ilana Gritzewsky e Guy Gilboa-Dalal. Altre vittime hanno condiviso le loro esperienze solo in forma riservata con esperti, investigatori e personale medico. Il rapporto include anche accuse mai rese pubbliche, tra cui il caso di due minori che, mentre erano tenuti in ostaggio a Gaza, sarebbero stati costretti dai loro carcerieri a compiere atti sessuali l'uno sull'altro. La Commissione descrive questo episodio come parte di un modello distinto di violenza che colpiva i familiari sfruttando i legami di parentela come strumento di terrore.

Particolarmente dettagliate sono le testimonianze raccolte presso il festival musicale Nova, dove furono uccise oltre 370 persone. Una sopravvissuta, Darin Komarov, nascosta nelle immediate vicinanze, ha riferito alla Commissione di aver sentito uno stupro di gruppo: "Si passavano la vittima l'uno con l'altro. Era probabilmente ferita, a giudicare dalle sue urla. Urla che non si sono mai sentite da nessuna parte". Il suo racconto è stato confermato da un'altra testimone e da persone che hanno successivamente visto i corpi delle vittime con i vestiti strappati, le gambe divaricate e le parti intime mutilate. Il rapporto documenta almeno sei episodi diversi di testimoni diretti di stupri o stupri di gruppo, tutti seguiti dall'uccisione delle vittime.

Anche gli uomini furono oggetto di violenza sessuale. Un sopravvissuto al festival Nova, identificato solo con la lettera D, ha raccontato di essere stato vittima di uno stupro di gruppo e di torture. Numerosi cadaveri furono trovati con segni evidenti di mutilazione, in particolare nei volti e nelle zone intime. Decine di vittime presentavano colpi di arma da fuoco o ustioni nel torace e nei genitali, spesso inflitti dopo la morte. Le mutilazioni, secondo Elkayam-Levy, avevano una funzione precisa: "La violenza sessuale serve a torturare, a umiliare. Hanno mutilato gli organi intimi delle vittime, hanno bruciato le aree genitali, creando un dolore e una sofferenza che verranno ricordati per generazioni".

Un elemento centrale dell'analisi riguarda la diffusione deliberata delle immagini della violenza sui social network. Gli aggressori filmarono gli abusi e le uccisioni e fecero circolare il materiale attraverso le piattaforme online, in alcuni casi utilizzando gli account personali delle vittime stesse e inviando direttamente alle famiglie le immagini dei propri cari. Molti familiari appresero così la sorte dei loro congiunti. Secondo il rapporto, questa pratica trasformò la violenza in uno strumento di guerra psicologica diretto non solo contro le vittime ma contro l'intera società israeliana.

La questione della violenza sessuale del 7 ottobre è stata politicamente controversa fin dall'inizio. Alcune ricostruzioni diffuse subito dopo l'attacco da funzionari israeliani si rivelarono poi false, mentre alcune prove forensi andarono perdute perché i primi soccorritori, in molti casi volontari senza formazione specifica, dovettero operare in una zona di combattimento attiva e si concentrarono sull'identificazione e sulla sepoltura delle vittime. Hamas ha sempre negato che la violenza sessuale sia avvenuta. Per rispondere ai negazionisti, il team di circa 25 esperti che ha lavorato all'inchiesta ha incrociato ogni testimonianza con altre fonti, ha collaborato con ricercatori che hanno geolocalizzato foto e video, e ha scelto di non utilizzare materiale ottenuto dagli interrogatori statali per garantire l'indipendenza del lavoro.

In precedenza, la rappresentante speciale dell'Onu sulla violenza sessuale nei conflitti, Pramila Patten, aveva concluso che esistono "fondati motivi per ritenere" che si siano verificati episodi di violenza sessuale, inclusi stupri e stupri di gruppo. Il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan aveva chiesto mandati di arresto contro tre leader di Hamas anche per stupro e altre forme di violenza sessuale, ma il procedimento è stato chiuso dopo l'uccisione dei tre nell'offensiva israeliana a Gaza.

L'archivio digitale che contiene tutto il materiale raccolto resterà non accessibile al pubblico per un periodo determinato, a tutela della privacy delle vittime, ma potrà servire in futuro a sostenere eventuali procedimenti giudiziari. Il 12 maggio la Knesset ha approvato una legge che istituisce un tribunale speciale per processare i circa 300 terroristi catturati dalle forze di sicurezza israeliane il 7 ottobre e nei giorni successivi, includendo specificamente i "crimini sessuali" tra i capi d'imputazione.

Il rapporto è stato sostenuto pubblicamente da diverse personalità di rilievo internazionale, tra cui l'ex segretaria di Stato americana Hillary Clinton, l'ex consigliera dell'Onu per la prevenzione del genocidio Alice Wairimu Nderitu, l'ex ministro della Giustizia canadese Irwin Cotler, l'ex presidente della Corte Suprema israeliana Aharon Barak e Sheryl Sandberg. Elkayam-Levy ha annunciato che il rapporto sarà inviato ai parlamenti nazionali e ai decisori politici stranieri perché diventi un documento ufficiale e riconosciuto.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Anna Pepe selfie con Mattarella durante la cerimonia SIAE: “Grazie per l’invito Mr President”


La rapper tra i grandi della cultura per i 145 anni dell'ente. Il Presidente: "Creatività valore centrale per l'Italia"
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Un incontro istituzionale dal forte valore simbolico ha visto protagonista la rapper Anna Pepe al Palazzo del Palazzo del Quirinale, dove l’artista ha preso parte alla cerimonia per il 145° anniversario della SIAE alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’evento, ospitato nelle sale del Quirinale, ha riunito esponenti del mondo della musica, del cinema, del teatro, della televisione e della cultura italiana per celebrare la storica istituzione che tutela autori ed editori nel Paese. Tra gli ospiti presenti figuravano anche personalità come Paolo Sorrentino, Carlo Verdone, Fiorella Mannoia ed Emma Marrone.

Particolare attenzione mediatica è stata riservata al momento informale tra Anna Pepe e il Capo dello Stato. La rapper ha infatti condiviso sui propri canali social un selfie scattato insieme a Mattarella, accompagnandolo con la frase: “Grazie per l’invito Mr President” e con la didascalia “La Queen stamattina al Quirinale di Roma”. Lo scatto è rapidamente diventato virale sui social network, alimentando commenti e reazioni da parte dei fan e del pubblico online.

Durante la cerimonia, il Presidente Mattarella ha ribadito il ruolo centrale della cultura e della creatività nel patrimonio democratico e sociale italiano, sottolineando il valore del lavoro di autori, artisti e operatori culturali. L’iniziativa ha celebrato i 145 anni della SIAE, fondata nel XIX secolo per la tutela del diritto d’autore e oggi punto di riferimento per il settore creativo nazionale.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

AI e lavoro, il boom continua: nel 2026 la domanda di professionisti cresce del 40%


La domanda di professionisti AI cresce del 40% nel 2026 mentre nascono nuovi ruoli dedicati alla governance e alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Secondo i dati della Salary Guide 2026 di Hays Italia, l’utilizzo dell’IA generativa tra i professionisti è più che raddoppiato in Italia negli ultimi tre anni, passando dal 20% nel 2023 al 43% nel 2024, fino a raggiungere il 52% nel 2025. La diffusione di queste tecnologie ha accelerato la nascita di competenze e di nuove figure professionali dedicate alla loro implementazione in azienda, affiancate da nuovi ruoli orientati alla governance e alla regolamentazione volti a garantire un uso corretto e responsabile dell’IA nei progetti e nei processi aziendali.

Digital divide nella sanità: il gap tecnologico negli studi medici
Tra sanità digitale, software gestionali e intelligenza artificiale, molti studi medici devono ancora affrontare un forte digital divide tecnologico e formativo
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Nei primi quattro mesi del 2026, Hays ha registrato un aumento del 40% nella domanda di professionisti legati all’IA rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando il passaggio dell’AI da ambito sperimentale a leva strategica per lo sviluppo delle imprese. La richiesta si concentra soprattutto su figure come AI Engineer, Data Engineer e Generative AI Specialist che si rivelano fondamentali per progettare modelli, gestire infrastrutture, amministrare ed elaborare dati, sviluppare applicazioni basate su IA generativa. Parallelamente cresce l’interesse verso competenze di governance e compliance; figure come AI Governance o Compliance Specialist sono chiamate a presidiare responsabilità, trasparenza, gestione del rischio e protezione dei dati, in linea con l’evoluzione del quadro normativo europeo.

Formazione e diffusione dell'AI Inon crescono allo stesso ritmo


Parallelamente all’aumento dell’utilizzo dell’IA, emerge un divario sempre più evidente sul fronte della formazione. Se oggi più della metà dei professionisti dichiara di utilizzare regolarmente strumenti di IA generativa, il 77% sarebbe disposto a partecipare a workshop o corsi di formazione dedicati. Questo dato conferma come l’adozione dell’IA stia diventando trasversale a tutte le funzioni aziendali, mentre il supporto offerto dalle organizzazioni non sempre procede con la stessa velocità.

“L’IA è arrivata per restare e per le aziende non è più il momento di chiedersi se adottarla, ma come farlo in modo efficace - ha commentato Fabiano Peveralli di Hays Italia - oggi viene percepita sempre di più come una leva per l’aumento della produttività e dell’efficienza, dell’innovazione e della competitività. Registriamo in ogni caso un impatto diretto sul mercato del lavoro perchè cresce la domanda di competenze specialistiche, sul fronte tecnologico e su quello della governance e della compliance”.


Produttività, analisi dei dati e creatività


L’IA è ormai parte integrante della quotidianità di oltre metà dei lavoratori italiani. Secondo la Salary Guide 2026 di Hays, i professionisti ne riconoscono un impatto sempre più concreto: il 63% indica come principale beneficio l’aumento di produttività ed efficienza, seguito dal supporto nell’analisi dei dati (55%) e dalla capacità di generare idee o contenuti creativi (38%). Questi dati confermano come l’IA stia superando la fase della semplice innovazione tecnologica per affermarsi come strumento operativo trasversale. Una trasformazione che rende ancora più necessario, per le aziende, accompagnarne l’adozione con percorsi strutturati di formazione e integrazione, così da garantirne un utilizzo efficace, consapevole e sostenibile nel tempo.

Crypto nella vita quotidiana: come cambiano le abitudini digitali
Le criptovalute stanno entrando sempre più nella vita quotidiana, cambiando pagamenti digitali, acquisti online e abitudini tecnologiche
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Impatto sul lavoro


I dati italiani restituiscono l’immagine di un mercato del lavoro in trasformazione graduale. Tra le aziende, il 68% si dichiara poco o per nulla preoccupato per i potenziali rischi dell’IA sulle future opportunità di lavoro, mentre il 32% esprime un livello di preoccupazione più elevato. Dal punto di vista dei lavoratori, invece, i dati suggeriscono che la preoccupazione tende a concentrarsi nelle fasi centrali e finali della carriera, mentre tra i più giovani prevale un atteggiamento più fiducioso nei confronti del cambiamento tecnologico. Quasi un’organizzazione su due (45%) dichiara di utilizzare già l’IA con regolarità sul posto di lavoro: un quadro che suggerisce come, nel contesto italiano, l’Intelligenza Artificiale venga percepita soprattutto come fattore di evoluzione progressiva del lavoro e delle competenze, più che come elemento di rottura immediata. In questo scenario, IA e automazione emergono già tra le competenze considerate più rilevanti dalle aziende, indicate dal 32% del campione.

La regolamentazione


L’avanzata dell’intelligenza artificiale non è priva di sfide sul piano etico e normativo. L’entrata in vigore della prima legge dell’Unione Europea sull’IA, prevista per agosto 2026, segnerà un punto di svolta in termini di trasparenza, supervisione e controllo dei sistemi automatizzati. In questo senso, Hays ribadisce l’importanza di gestire adeguatamente questo processo di trasformazione. “La sfida attuale non è soltanto introdurre l’IA nei processi, ma farlo in modo consapevole e responsabile. La sfida è creare le condizioni perché l’IA possa concorrere a migliorare concretamente la qualità del lavoro, la capacità decisionale, la competitività aziendale”, conclude Peveralli.


Tecnologia negli studi medici: il digital divide che mette in difficoltà medici e pazienti


La digitalizzazione della sanità è oggi una delle priorità delle politiche pubbliche. Il Piano nazionale per la sanità digitale prevede lo sviluppo di strumenti come fascicolo sanitario elettronico, telemedicina e piattaforme interoperabili per migliorare l’organizzazione dei servizi e l’accesso alle cure. Tuttavia, accanto allo sviluppo delle infrastrutture emerge anche un tema meno discusso: il digital divide tra i professionisti sanitari, legato al livello di alfabetizzazione tecnologica e alla familiarità con gli strumenti informatici utilizzati nella pratica clinica quotidiana.

Password Day 2026: perché le password non sono più sicure
In occasione della Giornata mondiale della password 2026, cresce l’allarme sulla sicurezza: anche le password complesse possono essere violate da AI, malware e reti criminali online. Ecco perché e quali alternative adottare
TechpertuttiGuglielmo Sbano


In particolare, una ricerca pubblicata su PubMed Central evidenzia come la trasformazione digitale della sanità non proceda sempre allo stesso ritmo delle competenze dei professionisti. Solo il 35,7% dei medici intervistati ritiene di possedere un livello adeguato di alfabetizzazione digitale per affrontare pienamente i cambiamenti in corso nel sistema sanitario. Questo divario di competenze si riflette spesso anche nella gestione quotidiana degli studi: strumenti come email, piattaforme di prenotazione o sistemi per il monitoraggio dei pazienti richiedono un’organizzazione sempre più informatizzata e una gestione costante della comunicazione con i pazienti.

GPS tracker per cani e gatti: guida completa alla scelta e all’uso
Una guida completa ai GPS tracker per cani e gatti: cosa sono, come funzionano, quali tipologie esistono e quali caratteristiche valutare per scegliere il dispositivo più adatto e usarlo al meglio
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Quando la tecnologia entra nell’organizzazione dello studio


È proprio in questo spazio operativo che si inseriscono nuove piattaforme digitali progettate per supportare il lavoro quotidiano dei professionisti. Tra queste c’è Sammy, gestionale pensato per semplificare alcune attività organizzative degli studi medici estetici. Il sistema utilizza l’intelligenza artificiale per gestire automaticamente funzioni come l’organizzazione degli appuntamenti, l’invio di promemoria ai pazienti, la programmazione dei controlli successivi alla visita e la gestione della comunicazione con lo studio. L’obiettivo è rendere più semplice l’utilizzo degli strumenti digitali anche per quei professionisti che non hanno particolare familiarità con piattaforme tecnologiche complesse.

Molti medici si trovano a dover gestire ogni giorno email, richieste di appuntamento e comunicazioni con i pazienti utilizzando strumenti non pensati per l’organizzazione sanitaria - spiega Edoardo Castigliego, co-founder del progetto - l’idea è utilizzare l’intelligenza artificiale per semplificare queste attività e permettere al medico di concentrarsi sul lavoro clinico e sulla relazione con il paziente”, conclude.


In un sistema sanitario sempre più orientato alla digitalizzazione, la sfida non riguarda solo lo sviluppo delle tecnologie ma la loro accessibilità e facilità d’uso per tutti i professionisti. Ridurre il divario digitale all’interno degli studi medici significa infatti migliorare non solo l’organizzazione del lavoro, ma anche la continuità del rapporto tra medico e paziente.


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Un giudice federale blocca le sanzioni americane contro Francesca Albanese


Il giudice Richard Leon ha stabilito che l'amministrazione Trump ha verosimilmente violato il Primo Emendamento colpendo la relatrice speciale dell'Onu per i territori palestinesi dopo le sue critiche a Israele.

Un giudice federale ha sospeso le sanzioni che l'amministrazione Trump aveva imposto a Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati. La decisione, presa mercoledì 13 maggio dal giudice distrettuale Richard Leon di Washington, stabilisce che le misure punitive hanno verosimilmente violato i diritti di libertà di espressione della giurista italiana garantiti dal Primo Emendamento della Costituzione americana.

Le sanzioni erano state introdotte nel luglio 2025 dal segretario di Stato Marco Rubio, sulla base di un ordine esecutivo del presidente Trump che autorizzava provvedimenti contro le persone coinvolte nelle indagini della Corte penale internazionale sull'operato di Israele a Gaza. Le misure impedivano ad Albanese di entrare negli Stati Uniti e di operare nel sistema bancario americano, con conseguenze pesanti sulla sua vita quotidiana e professionale.

Albanese, giurista italiana in carica come relatrice speciale dal 2022, ha più volte accusato Israele di "genocidio" e di violazioni dei diritti umani a Gaza nella risposta militare all'attacco lanciato da Hamas il 7 ottobre 2023. La relatrice ha inoltre raccomandato alla Corte penale internazionale di procedere contro funzionari israeliani per crimini di guerra, compreso il primo ministro Benyamin Netanyahu.

Nel motivare le sanzioni, Rubio aveva accusato la giurista di aver mostrato "antisemitismo sfrontato, sostegno al terrorismo e disprezzo aperto verso gli Stati Uniti, Israele e l'Occidente". Il segretario di Stato le aveva inoltre rimproverato di essersi rivolta direttamente alla Corte penale internazionale per chiedere di "indagare, arrestare, detenere o perseguire" cittadini statunitensi e israeliani. Il Dipartimento di Stato aveva difeso le sanzioni definendole "legali e appropriate", aggiungendo a febbraio che gli Stati Uniti avrebbero continuato a "condannare e contrastare le attività parziali e malevole" della giurista.

Il ricorso era stato presentato a febbraio dal marito di Albanese, Massimiliano Cali, a nome proprio, della moglie e della figlia, cittadina statunitense. Il ricorso sosteneva che le sanzioni avessero di fatto escluso la relatrice dal sistema bancario, rendendole quasi impossibile soddisfare i bisogni della vita quotidiana.

Nella sua opinione di 26 pagine, il giudice Leon, nominato dall'ex presidente George W. Bush, si è concentrato sulle dichiarazioni dello stesso Rubio. Secondo il magistrato, se Albanese avesse assunto posizioni opposte sull'azione della Corte penale internazionale contro cittadini americani e israeliani, non sarebbe stata sanzionata in base all'ordine esecutivo 14203. L'effetto della designazione, ha scritto Leon, è stato quello di "punire" e quindi "sopprimere l'espressione sgradita". Il giudice ha sottolineato che la relatrice "non ha fatto altro che parlare" e che le sue raccomandazioni non hanno alcun effetto vincolante sulle decisioni della Corte penale, trattandosi soltanto di opinioni.

Leon ha inoltre stabilito che la residenza all'estero della giurista non indebolisce la protezione costituzionale, perché Albanese possiede sufficienti "legami sostanziali" con gli Stati Uniti per invocare le tutele del Primo Emendamento. "Proteggere la libertà di espressione è sempre nell'interesse pubblico", ha scritto il magistrato nel suo provvedimento.

Albanese aveva sostenuto che le sanzioni americane fossero "calcolate per indebolire la sua missione". La giurista ha accolto la decisione del tribunale su X, ringraziando tutti coloro che le hanno offerto sostegno. In una recente intervista alla Reuters, la relatrice ha respinto le accuse di antisemitismo che le vengono rivolte dai suoi oppositori, secondo cui ripeterebbe le posizioni di Hamas contro Israele. "L'antisemitismo è reale e non ha nulla a che vedere con la critica legittima allo Stato di Israele", ha dichiarato all'agenzia. Albanese ha aggiunto che le misure punitive le hanno cambiato la vita "in modo significativo" sul piano personale e professionale, costringendola spesso a nascondere la propria identità durante gli eventi pubblici, perché le strutture alberghiere collegate a entità statunitensi rifiutano le sue prenotazioni. La giurista ha riferito di non poter usare carte di credito, di dover chiedere prestiti e di non poter accedere ai propri risparmi e guadagni.

Albanese, nominata dal Consiglio per i diritti umani, non parla a nome dell'Onu e ha dichiarato più volte di aver ricevuto minacce. La Francia ne ha chiesto le dimissioni denunciando le sue affermazioni come "oltraggiose".

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Commercio e turismo, Confesercenti: in sei anni persi 177mila lavoratori autonomi


Crescono i dipendenti nei servizi, mentre cala il numero di imprenditori e autonomi attivi nei settori legati ai consumi e all’ospitalità

Secondo un’analisi realizzata da Confesercenti sui dati camerali, negli ultimi sei anni il comparto del commercio e del turismo ha registrato una significativa riduzione del lavoro autonomo, con 177mila lavoratori indipendenti in meno tra imprenditori, collaboratori e professionisti del settore. Nello stesso periodo, il numero complessivo degli addetti è invece aumentato di 351mila unità grazie alla crescita del lavoro dipendente.

L’indagine evidenzia una trasformazione strutturale del mercato del lavoro nei due comparti, caratterizzata da un progressivo ridimensionamento delle attività autonome a favore dell’occupazione subordinata. Tra il 2019 e il 2025, gli addetti complessivi nel commercio e nel turismo sono cresciuti dell’8,4%, ma il dato aggregato nasconde dinamiche differenti: i lavoratori dipendenti sono aumentati di 528mila unità, pari a una crescita del 18%, mentre il lavoro indipendente ha subito una contrazione del 14,1%.

Secondo quanto riportato dalla ricerca, nel 2019 un addetto su tre operava come lavoratore autonomo; oggi il rapporto è sceso a meno di uno su quattro. Una tendenza che, secondo l’associazione di categoria, interessa in modo trasversale gran parte del territorio nazionale e coinvolge soprattutto il commercio al dettaglio.

È proprio il retail il settore che registra la flessione più marcata: in sei anni sono venuti meno 135.762 lavoratori autonomi tra titolari, collaboratori e professionisti, con una riduzione del 16,6%. In calo anche la ristorazione, che perde 45.523 autonomi (-11,9%). Più contenuta la variazione delle agenzie di viaggio, sostanzialmente stabili con un -0,4%.

In controtendenza il comparto dell’alloggio, che mostra invece una crescita di 3.766 lavoratori indipendenti (+7,4%). Secondo Confesercenti, il dato sarebbe collegato all’espansione delle forme di ospitalità diffusa, come bed and breakfast, affitti brevi e case vacanza.

Dal punto di vista territoriale, le riduzioni più consistenti in valore assoluto si registrano in Lombardia (-25.098 lavoratori autonomi), Lazio (-22.963), Veneto (-17.792), Emilia-Romagna (-16.037) e Toscana (-15.309). Considerando invece l’incidenza percentuale, le contrazioni più elevate emergono nelle Marche (-25%), nel Lazio (-20,4%), nel Veneto (-18%) e in Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, entrambe attorno al -17%.

Il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, ha definito il fenomeno “una tendenza che va contrastata”, sottolineando il ruolo economico delle piccole imprese e del lavoro autonomo nella tenuta produttiva dei territori, nella concorrenza e nella distribuzione locale del reddito.

Secondo l’associazione, alla base della riduzione del lavoro indipendente vi sarebbero diversi fattori concomitanti: pressione fiscale e amministrativa, aumento dei costi energetici dopo la pandemia, crescita dei canoni di locazione commerciale, difficoltà di accesso al credito e squilibri competitivi rispetto ai grandi operatori e alle piattaforme digitali.

Confesercenti chiede quindi misure di sostegno rivolte alle piccole attività economiche, con interventi sui costi energetici, incentivi agli investimenti privati, strumenti per favorire il ricambio generazionale e un rafforzamento delle tutele di welfare per lavoratori autonomi e imprenditori. Secondo l’associazione, tali interventi sarebbero necessari per rendere nuovamente sostenibile l’avvio e la gestione di attività indipendenti nei settori del commercio e del turismo.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump e Xi si incontrano a Pechino, vertice di due giorni tra dazi, Taiwan e guerra in Iran


Il presidente americano è stato accolto nella Grande Sala del Popolo con cerimonia militare e bambini con bandiere. Il colloquio bilaterale è durato oltre due ore, il doppio del previsto.

Donald Trump e Xi Jinping si sono incontrati oggi, giovedì 14 maggio, a Pechino per l'avvio di un vertice di due giorni per affrontare i nodi commerciali, la questione di Taiwan e la guerra in Iran. È la prima visita di un presidente americano in carica in Cina in quasi un decennio, dopo quella dello stesso Trump nel 2017. Il colloquio bilaterale nella Grande Sala del Popolo è durato due ore e un quarto, il doppio del tempo programmato.

L'accoglienza è stata sfarzosa. Xi è sceso personalmente dai gradini del palazzo che si affaccia su piazza Tiananmen per stringere la mano a Trump. La cerimonia ha previsto una guardia d'onore militare, una banda che ha suonato l'inno americano, ventuno salve di cannone e centinaia di bambini che sventolavano bandiere cinesi e americane lungo il tappeto rosso. Il presidente americano ha applaudito e ringraziato i bambini con il pollice alzato. Nel pomeriggio i due leader hanno visitato insieme il Tempio del Cielo, complesso del quindicesimo secolo dove gli imperatori delle dinastie Ming e Qing officiavano i riti per il buon raccolto. Trump è solo il secondo presidente americano in carica a visitare il sito, dopo Gerald Ford nel 1975. Giovedì sera è in programma un banchetto di Stato, mentre venerdì i colloqui proseguiranno fino a mezzogiorno.

Nei discorsi d'apertura entrambi i leader hanno enfatizzato la stabilità dei rapporti. "I due paesi dovrebbero essere partner, non rivali, raggiungere il successo reciproco e la prosperità condivisa, e trovare un modo adeguato perché le grandi potenze coesistano nella nuova era", ha dichiarato Xi, sottolineando che il mondo è "a un nuovo bivio". Il presidente cinese ha sollevato il tema della trappola di Tucidide, il concetto reso celebre dallo studioso di Harvard Graham Allison secondo cui le tensioni tra una potenza emergente e una dominante portano spesso alla guerra. "Possono la Cina e gli Stati Uniti superare la trappola di Tucidide e creare un nuovo paradigma per i rapporti tra grandi potenze?", ha chiesto il presidente cinese. Allison stesso, intervistato dalla Cnbc, ha previsto che la tregua commerciale raggiunta tra i due lo scorso autunno in Corea del Sud si trasformerà in un accordo formale.

Trump ha risposto con toni personali, definendo Xi "un grande leader" e sottolineando la lunga conoscenza tra i due. "Le relazioni tra Cina e Stati Uniti saranno migliori che mai", ha detto il presidente americano. "Quando avevamo problemi, ti chiamavo o mi chiamavi tu, e li risolvevamo molto in fretta. Avremo un futuro fantastico insieme". Ha anche elogiato la delegazione di imprenditori americani al suo seguito: "Abbiamo chiesto ai trenta migliori al mondo. Tutti hanno detto sì. Non volevo il secondo o il terzo in azienda, volevo solo i numeri uno".

Durante il colloquio Xi ha avvertito Trump che Taiwan è la questione più importante nei rapporti bilaterali e che, se gestita male, può portare allo scontro o al conflitto. "I due paesi entreranno in collisione o addirittura in conflitto, spingendo l'intera relazione sino-americana in una situazione estremamente pericolosa", ha dichiarato secondo il resoconto dell'agenzia ufficiale Xinhua. Il termine usato in mandarino non indica necessariamente un conflitto militare. Pechino considera l'isola parte del proprio territorio e non ha mai escluso l'uso della forza. Trump, interrogato più volte dai giornalisti al Tempio del Cielo, non ha risposto alle domande su Taiwan. Ha commentato solo con frasi generiche: "Grande. Posto incredibile. La Cina è bellissima". La portavoce del governo taiwanese Michelle Lee ha affermato che le minacce militari cinesi sono l'unica causa di instabilità nello Stretto di Taiwan, e ha ringraziato Washington per il sostegno ribadito nei giorni precedenti il vertice. L'amministrazione Trump ha rinviato l'annuncio di un pacchetto di armamenti per l'isola da 13 miliardi di dollari per evitare di irritare Pechino prima dell'incontro.

La delegazione statunitense comprende il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il segretario al Tesoro Scott Bessent. Insieme a loro hanno viaggiato circa trenta dirigenti d'azienda americani, tra cui Elon Musk di Tesla, Tim Cook di Apple, Jensen Huang di Nvidia, Kelly Ortberg di Boeing, Larry Fink di BlackRock, Stephen Schwarzman di Blackstone e i vertici di Goldman Sachs, Citi, Mastercard, Qualcomm e Micron. Al gruppo si è unito anche Eric Trump, figlio del presidente e responsabile del Trump Organization, accompagnato dalla moglie Lara. Xi ha incontrato i dirigenti americani dopo il colloquio con Trump, promettendo che la porta della Cina "continuerà ad aprirsi sempre di più" alle imprese statunitensi. Uscendo dalla Grande Sala del Popolo, Huang di Nvidia ha dichiarato che "l'incontro è andato benissimo", Cook ha mostrato il segno della pace e Musk ha parlato di "molte cose buone" da realizzare.

L'agenda commerciale è centrale. Washington punta a ottenere accordi nel settore agricolo e una conferma di una grande commessa di aerei Boeing. Le autorità doganali cinesi hanno comunicato giovedì l'approvazione delle licenze di esportazione per diverse centinaia di macelli americani che vendono carne bovina, dopo che le licenze erano scadute nel marzo 2025 in seguito ai primi dazi imposti da Trump. Il segretario al Tesoro Bessent ha incontrato in Corea del Sud il vicepremier cinese He Lifeng nei giorni precedenti il vertice per definire i dettagli. Xi ha riferito a Trump che i negoziatori commerciali hanno raggiunto "un risultato generalmente equilibrato e positivo" nell'incontro di mercoledì. "I fatti hanno ripetutamente dimostrato che non ci sono vincitori in una guerra commerciale, e l'essenza delle relazioni economiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti è il beneficio reciproco e la cooperazione vantaggiosa per entrambi", ha dichiarato il presidente cinese. La maggior parte degli osservatori prevede un annuncio sull'acquisto cinese di aerei Boeing, energia, carne bovina e prodotti agricoli, mentre Washington istituirà un nuovo Board of Trade per supervisionare gli impegni.

Restano aperti diversi nodi. Il controllo cinese sulle terre rare è tra i più urgenti. Lo scorso anno Pechino aveva annunciato nuove restrizioni sulle esportazioni di questi metalli essenziali per la manifattura avanzata, poi rinviate di un anno dopo l'incontro in Corea del Sud. I prezzi di alcuni metalli rari sono aumentati anche cento volte da quando Pechino ha bloccato la maggior parte delle esportazioni nella primavera del 2024. Il samario, usato negli aerei commerciali e nei caccia, costa circa due dollari al chilo in Cina ma da cinquanta a cinquecento dollari all'estero.

C'è poi la guerra in Iran, scoppiata a fine febbraio con l'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele. Trump vuole convincere Xi a fare pressione su Teheran per riaprire lo Stretto di Hormuz, bloccato dall'inizio del conflitto e cruciale per i rifornimenti energetici globali. Rubio ha dichiarato a Fox News a bordo dell'Air Force One che Pechino ha interesse a risolvere la crisi: "Se le economie mondiali crollano a causa di questa crisi negli stretti, compreranno meno prodotti cinesi".

Scott Kennedy, esperto di economia cinese al Center for Strategic and International Studies, ha osservato che la Cina arriva al vertice "molto più sicura di sé rispetto al 2017, quando temeva anche un piccolo aumento dei dazi americani". Julian Gewirtz, ex direttore per la politica cinese al Consiglio di Sicurezza Nazionale sotto Biden, ha dichiarato al Washington Post che Pechino "spera di scambiare simbolismo con sostanza, sfruttando il protocollo e la preferenza di Trump per lo sfarzo per evitare un ritorno all'escalation economica e guadagnare tempo per rafforzarsi". Da Wei, direttore del Centro per la Sicurezza Internazionale e la Strategia della Tsinghua University, ha aggiunto che la leadership cinese non vede l'incontro come un'occasione per chiudere accordi specifici, ma come una piattaforma per segnalare all'esterno che la relazione sino-americana, per quanto difficile, è stabile. Una visita di restituzione di Xi negli Stati Uniti è prevista entro la fine dell'anno, possibilmente a margine dei vertici Apec e G20.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Indonesia, scorte di riso ai massimi storici: superata quota 5,3 milioni di tonnellate


Le riserve alimentari del Paese asiatico continuano a crescere e potrebbero raggiungere nuovi livelli record entro maggio

L’Indonesia ha raggiunto il livello più alto di scorte nazionali di riso dalla nascita dello Stato moderno, segnando un nuovo record per il settore agricolo del Paese. Lo ha annunciato il ministro dell’Agricoltura Andi Amran Sulaiman, precisando che le riserve hanno toccato quota 5,3 milioni di tonnellate e che, secondo le stime governative, potrebbero salire ulteriormente fino a 5,5 milioni di tonnellate entro la fine di maggio.

Secondo quanto riferito dalla Xinhua News Agency, il ministro ha evidenziato come il risultato rappresenti un traguardo senza precedenti nella storia dell’Indonesia, sottolineando il rafforzamento della capacità nazionale di produzione e stoccaggio alimentare. L’aumento delle riserve viene considerato dalle autorità un indicatore strategico per la sicurezza alimentare del Paese, in un contesto internazionale caratterizzato da volatilità dei prezzi agricoli e tensioni sulle catene di approvvigionamento.

Il governo indonesiano attribuisce il risultato all’incremento della produzione interna, sostenuta da politiche di sviluppo agricolo e da investimenti nel settore rurale. I dati ufficiali indicano infatti che la produzione nazionale di riso ha raggiunto attualmente i 34,6 milioni di tonnellate, generando un surplus stimato in circa 4 milioni di tonnellate rispetto al fabbisogno interno.

Nel corso della dichiarazione, Sulaiman ha inoltre sottolineato la crescita registrata dal comparto agricolo durante l’amministrazione del presidente Prabowo Subianto. Secondo i dati diffusi dal ministero, il contributo del settore al prodotto interno lordo sarebbe aumentato dallo 0,67% al 5,7%, evidenziando un’accelerazione significativa dell’economia agricola nazionale.

L’incremento delle scorte di riso assume particolare rilevanza per l’Indonesia, uno dei maggiori consumatori mondiali del cereale e paese in cui il riso rappresenta l’alimento base per gran parte della popolazione. Le autorità ritengono che il livello record delle riserve possa contribuire a stabilizzare i prezzi interni, ridurre la dipendenza dalle importazioni e rafforzare la resilienza alimentare nazionale nei prossimi mesi.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Quando a prendersi tutto era il centrosinistra


Il “caso Rasero” arriva in Parlamento, ma le commistioni con la Banca sono un vecchio vizio della politica astigiana

L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.

Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Cuneo, Torino e Genova.

Per riceverla, clicca qui

«La vera piaga di Palermo è il traffico». Così Paolo Bonacelli, l’indimenticabile zio di Johnny Stecchino nel film del 1991, spiegava a un incredulo Roberto Benigni quale fosse il reale problema della città siciliana secondo il suo bizzarro punto di vista. Ebbene, fatte le debite proporzioni, pure ad Asti la viabilità sembra aver smarrito la bussola tra asfalto che salta, rotonde progettate con il goniometro al contrario e piste ciclabili che spuntano come funghi togliendo spazio alle auto. Le opposizioni in Comune tirano su montagne di scartoffie e interrogazioni su strisce pedonali ormai invisibili ed erba talmente alta da richiedere il machete, ma lo fanno con una serietà tale da far rimpiangere la verve comica di Benigni.

In questo scenario da commedia dell’assurdo, nessuno aveva mai scorto il lato umoristico della faccenda, almeno finché qualcuno non ha deciso di urlare ai quattro venti che il “Re era nudo” e che la “vera piaga” era un’altra.

Il filotto di Rasero

Maurizio Rasero, un personaggio verso cui non siamo mai stati troppo teneri, muovendosi con la furbizia di chi conosce bene il pollaio, si è preso praticamente tutto. Facendo leva su un sistema che esisteva ben prima di lui, ha fatto filotto: è stato sindaco e presidente della Provincia contemporaneamente, e grazie a questo doppio cappello ha ottenuto una maggioranza così schiacciante nel consiglio d’indirizzo della Fondazione CrAsti da potersi permettere di telecomandare persino il consiglio d’amministrazione dello stesso ente.

Leggi anche
Come ha fatto Rasero a prendersi tutta la città

Per chi non mastica pane e finanza, basti sapere che la Fondazione tiene in mano il pacchetto di maggioranza relativa della Banca di Asti (un bel 31,8 per cento) e ha il potere di scegliere il presidente, l’amministratore delegato e ben 8 consiglieri su 13. Risultato? Oggi Rasero fa il sindaco di Asti e il presidente della Banca, con i suoi fedelissimi piazzati nei posti che contano: ai vertici dell’ASP, che gestisce i servizi pubblici, di GAIA, che si occupa dei rifiuti, e con amici fidati sparsi tra Finpiemonte, Ream SGR e Fondazione CRT.

Davanti a questo scenario, mezza città si sta stracciando le vesti: “Un cortocircuito istituzionale mai visto, Rasero non può essere controllore e controllato, non può nominare ed essere nominato” è il grido disperato di chi (per questa volta) è rimasto a bocca asciutta senza una poltrona su cui sedersi. La questione è arrivata fino al Parlamento, dove il deputato di Alleanza verdi-sinistra Marco Grimaldi ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia denunciando come «pericolosa» la «commistione tra istituzioni politiche locali e vertici bancari». Tutto corretto, per carità, ma siamo proprio sicuri che si tratti di uno scandalo senza precedenti o, peggio, di una sorpresa dell’ultimo minuto?

Non mancano i precedenti

A guardare indietro, i presidenti della Banca di Asti degli ultimi tempi hanno sempre avuto il piede in due scarpe, quella del credito e quella della politica. In questa città, il salto dalle scrivanie dei palazzi pubblici alle casseforti della banca non è mai stato una questione di tifo o di colore politico: gente di ogni schieramento ha imboccato questa scorciatoia negli ultimi decenni senza troppi complimenti.

La lunga lista di nomi illustri parte da lontano, con Gian Piero Vigna, storico sindaco socialdemocratico che ha indossato la fascia tricolore dal 1975 al 1985, per poi traslocare alla guida della banca dal 1995 al 2001 e restare come vice fino al 2004. Proprio quell’anno, il testimone in piazza Libertà passò a Luciano Grasso, esponente dei Liberali che era già stato presidente della Provincia all’inizio degli anni Novanta.

Poi è arrivata l’era infinita di Aldo Pia, che ha tenuto il timone dell’istituto per sedici anni filati, dal 2004 al 2020. Il suo curriculum è il manifesto perfetto di questo incesto tra istituzioni e finanza: assessore e vicesindaco per la Democrazia Cristiana, oltre che capo della Camera di commercio, con ruoli che a volte si accavallavano che era un piacere.

Arrivando ai giorni nostri, incrociamo Giorgio Galvagno, pezzo da novanta di Forza Italia e attuale presidente, che faceva il consigliere d’amministrazione in Banca proprio mentre girava col tricolore sul petto da sindaco, tenendo entrambi i piedi nelle due staffe per più di due anni.

Le tre poltrone

E che dire di Fabrizio Brignolo, sponda Partito democratico, che si ritrovò a fare il prestigiatore con tre palle contemporaneamente: Comune, Provincia e consiglio della banca. Lì la matassa si fece intricata: Brignolo mollò la Provincia quando il tribunale sentenziò che la carica di presidente e quella di consigliere della banca non potevano essere svolti dalla stessa persona, perché la Cassa di risparmio di Asti ha il servizio di tesoreria dell’ente provinciale. Poi salutò anche il CDA della banca per far tacere le malelingue su una garanzia per un campo sportivo, finendo la sua corsa solo come sindaco.

La sinistra non è mai stata allergica alle poltrone, anzi. Nel 2002, per dire, il presidente di ASP, Asti Servizi Pubblici, era Claudio Caron del Partito dei comunisti italiani con Vittorio Voglino (Margherita) sindaco. Sotto Brignolo, invece, il comando di ASP era in mano a Paolo Bagnadentro con il vice Flavio Doglione, entrambi organici al PD dell’epoca.

Gli esempi sono talmente tanti che per citarli tutti servirebbe un volume grande come i vecchi elenchi telefonici. Tutto questo ci suggerisce che il problema vero non sia tanto Rasero, quanto un sistema di nomine oliato da tempo contro cui, ironia della sorte, proprio il “colpevole” di oggi aveva provato a fare qualcosa. Quando ancora non c’era questo polverone, Rasero propose alle minoranze di scegliere un membro su tre nel consiglio della Fondazione, e fece lo stesso con la terna della Provincia. Una proposta generosa rifiutata con la puzza sotto il naso, salvo poi gridare ai quattro venti quando il treno è passato.

Roberto Vercelli, rinnegato dal partito

L’ultimo paradosso è l’ingresso di Roberto Vercelli, consigliere del PD, nel board della Banca. Invece di festeggiare per la presenza di un uomo d’esperienza o parlare di pluralismo, i suoi stessi compagni di partito lo hanno impallinato. Eppure Vercelli di mestiere ne ha da vendere: per anni ai vertici del San Paolo e ceo in giro per il mondo, dalla Slovacchia all’Egitto. Pare che durante una cena segreta (di quelle che “si fanno ma non si dicono”), Vercelli, insieme a un altro esponente del PD, si sia seduto a tavola con il sindaco, accompagnato a sua volta da un assessore, per parlare di competenze serie e non di magliette politiche, tutto per cercare di far crescere ancora la Banca.

Vercelli sa il fatto suo, e pure Rasero non è l’ultimo arrivato, visto che è stato vice della banca fino al 2017 e ha in tasca due lauree in economia. Tra l’altro, pare che anche altri volti noti della sinistra astigiana abbiano mandato il curriculum per entrare nel CDA, come Giovanni Pensabene o Alberto Mossino del Progetto integrazione accoglienza migranti (PIAM) che non è certo un covo di pericolosi destrorsi.

Nessuno di loro è stato preso, ma sorge una domanda: se li avessero scelti, avrebbero gridato allo scandalo lo stesso? L’autolesionismo delle sinistre locali è un mistero degno di Sherlock Holmes. A voler essere maliziosi, come diceva quel tale che a pensar male non sbagliava quasi mai, forse il trucco è un altro. Le elezioni comunali si avvicinano e a sinistra sperano che, dopo dieci anni di centrodestra, la ruota giri a loro favore. E allora perché cambiare le regole del gioco proprio ora che potrebbero tornare a fare i mazzieri? Meglio tenersi il sistema intatto, con la speranza segreta di ereditare lo stesso potere che oggi criticano con tanta foga.

La nostra è una città dove ci si lamenta del traffico per non parlare di chi guida davvero, e dove l’indignazione dura giusto il tempo di una seduta in consiglio. La speranza è di essere smentiti e di vedere finalmente un cambiamento, ma visti i precedenti, è più facile che si ripari una buca in via Ticino piuttosto che si scardini questo intreccio di poltrone che ormai fa parte dell’arredamento urbano quanto le torri medievali. Nel frattempo, Rasero incassa e porta a casa, mentre gli altri restano a guardare il traffico che aumenta e le poltrone che diminuiscono, sognando il momento in cui toccherà a loro sedersi a capotavola.

Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

👉🏼 L’Unica è citata tra le realtà innovative del giornalismo locale su Mediatrends, il magazine dedicato all’innovazione nella comunicazione. Puoi leggere l’articolo qui.

I vostri messaggi

“Bel progetto, che seguo fin dall’inizio. Articoli accurati, argomenti vari. Mi sono iscritta a Genova senza essere genovese, perché amo quella città e sono convinta che bisogna cambiare l’informazione locale, rendendola in qualche modo aperta a tutti. Anche da lontano, le cose che leggo e che non conoscevo sono interessanti. L’Unica conferma che uno sguardo dal basso, per così dire, può davvero essere l’occasione per creare nuove consapevolezze. Grazie e complimenti, continuate così”.

— Lucia G.

E tu cosa ne pensi del nostro progetto?
Scrivici

Ti consigliamo anche:

🎒 Ad Acqui si sperimenta la nuova scuola di Valditara (da L’Unica Alessandria)

📽️ Con il governo Meloni i fondi per il cinema sono sempre meno (da Pagella Politica)

🏳️‍🌈 Iscriviti qui a Politica di un certo genere, la newsletter gratuita sulle questioni di genere


Come ha fatto Rasero a prendersi tutta la città


L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.

Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Cuneo, Torino e Genova.

Per riceverla, clicca qui

Gioco. Partita. Incontro. La guerra di Asti è finita e c’è un vincitore su tutta la linea: si chiama Maurizio Rasero. L’intero territorio è occupato da forze a lui fedeli, agli altri restano la guerriglia, la resistenza o la resa incondizionata. L’ultimo tassello del mosaico si è incastrato in questi giorni con la presidenza della Banca di Asti.

I tre incarichi contemporanei di sindaco, presidente della Provincia e presidente della Banca di Asti avevano scatenato polemiche. Un vecchio leone come Roberto Marmo, già sindaco di Canelli, presidente della Provincia in quota Democrazia Cristiana, forse più per invidia che non per ideale lo aveva definito «uno e trino». Lo stesso Marmo, infatti, non aveva considerato che gli incarichi erano (e sono) molti di più e il controllo sul territorio era (ed è) decisamente maggiore.

Adesso Rasero si è dimesso dalla Provincia, ma quell’incarico si è dimostrato la chiave della sua scalata. Ma andiamo con ordine. Come un buon scacchista: il sindaco aveva posizionato i suoi pezzi con lungimiranza, prevedendo in anticipo le mosse dell’avversario. Negli scacchi la vittoria arriva se si riesce a conquistare il centro della scacchiera, se si vuole conquistare Asti, invece, occorre passare dal consiglio d’indirizzo della Fondazione.

Attenzione: il consiglio d’indirizzo, non quello d’amministrazione o la presidenza. Quelli arrivano di conseguenza.

Per arrivare al controllo del centro della scacchiera ci sono innumerevoli aperture possibili, dalla Siciliana con le sue molte varianti fino alla Caro-Kann. Ma per arrivare al controllo del consiglio d’indirizzo della Fondazione la mossa è una sola: controllare la Provincia, un ente depotenziato dalla cosiddetta “legge Delrio”, che ha rischiato di essere abolito con il referendum Renzi e che non ha né fondi né personale ma che Rasero ha voluto presiedere, rinunciando anche alla retribuzione prevista.

Sì, avete capito bene, dal 2022 a oggi Rasero ha fatto il presidente della Provincia gratuitamente.

CTA Image

L’Unica è anche su Facebook! Clicca qui per visitare la pagina e inizia a seguirci per rimanere aggiornato!

La mossa vincente del sindaco prendi-tutto

Perché tutta questa determinazione per un posto gratuito e di pura rappresentanza, con tante grane e pochi onori? Ma per controllare la scacchiera del potere astigiano: per cosa se no? Facciamo due conti: il consiglio d’indirizzo della Fondazione è formato da quindici membri, di cui tre cooptati dopo la nomina degli altri dodici. Tre li indica il Comune, cioè il sindaco; due la società civile, cioè diocesi e sport; quattro il mondo produttivo, cioè Unione industriali, Confcommercio, Confartigianato e Coldiretti. Siamo a 9, di cui tre nominati dal sindaco. Una netta minoranza, ma anche la Provincia nomina tre consiglieri e se il sindaco e il presidente della Provincia sono la stessa persona, le poltrone controllate direttamente salgono a sei. Su dodici. Ne basta solo una in più per avere la maggioranza.

Tra diocesi, mondo sportivo o produttivo, un voto in più si ottiene sempre. E così ha fatto Rasero. Con sette consiglieri su dodici schierati da una parte, sono stati cooptati gli ultimi tre consiglieri, due scelti dal consiglio d’indirizzo uscente e uno da quello nuovo. Guarda caso tre nomi vicini al sindaco: il futuro presidente Livio Negro; l’assessore alla Cultura nel primo mandato di Rasero in municipio, Gianfranco Imerito; Federica Carbone, fedelissima del sindaco di Asti da sempre.

A questo punto, con nove consiglieri su quindici nel consiglio d’indirizzo tutto è stato in discesa. Perché è così importante questo organo misconosciuto? Perché nomina il presidente e il consiglio d’amministrazione della Fondazione. Ed è quest’ultimo – essendo la Fondazione il socio di maggioranza – a nominare presidente, amministratore delegato e consiglio d’amministrazione della Banca.

La rete del potere astigiano

Non stupisce perciò che Rasero, oggi, sia il presidente della Banca di Asti, senza nemmeno più un amministratore delegato importante (e ingombrante), come Carlo Demartini, da vent’anni alla guida dell’istituto. È la meta naturale di un cammino iniziato almeno tre anni fa. Tanto più che in quest’ultimo triennio la maggioranza in consiglio d’indirizzo si è rafforzata: Gianfranco Imerito, ad esempio, ne è uscito per andare a ricoprire un incarico nel CDA di Finpiemonte, la finanziaria della Regione. Carmelina Petrizzi (una delle tre nomine della Provincia) e Federica Carbone sono salite nel consiglio d’amministrazione di Fondazione.

I tre sono stati sostituiti nel consiglio d’indirizzo da Franco Fassio – un docente auto-candidato estraneo ai giochi di potere – ma soprattutto da Aprile Samson, molto legato al presidente della Confcommercio, e da Giuseppina Mulè, segretaria del sindaco. Tirando le somme, Rasero ha il controllo del Comune come sindaco, della Banca come presidente, della Fondazione con un consiglio d’amministrazione e di indirizzo composti in maggioranza da persone a lui vicine. Ha pure un piede in Finpiemonte, ma non è ancora finita.

La Fondazione, infatti, nomina anche il vicepresidente e un consigliere in REAM SGR, la “cassaforte delle Fondazioni”, una società partecipata dalle fondazioni piemontesi che investe parte dei loro fondi restituendo gli utili. Ed è stato proprio Rasero a venire nominato vicepresidente insieme al consigliere Roberto Scaltrito, attuale vicepresidente della Fondazione. E c’è pure la Fondazione CRT, dove la Provinca (cioè Rasero) aveva nominato nel 2024 Alberto Rubba, fratello di Roberto, rettore del Borgo Tanaro di cui il sindaco era stato a sua volta rettore per molti anni.

Poi c’è Confcommercio, storica associazione commercianti e da sempre serbatoio di voti, il cui attuale presidente è Enrico Fenoglio, eletto grazie al sostegno di Rasero. E c’è Asti servizi pubblici (ASP), l’azienda partecipata da Comune (55 per cento) e IREN (45) che si occupa di acqua, igiene urbana, trasporto pubblico e cimiteri, il cui presidente Fabrizio Imerito è stato nominato dal Comune (cioè da Rasero). E infine c’è Gestione ambientale integrata dell’Astigiano (GAIA) la società che segue il riciclo dei rifiuti: come ASP è partecipata da Comune e IREN e ha un presidente – oggi Giancarlo Vanzino – nominato dal sindaco (cioè sempre da Rasero).

Tutto in mano a Rasero

Ricapitoliamo: Comune, Provincia (fino alle dimissioni del 27 aprile), Fondazione, Finpiemonte, Banca di Asti, REAM SGR, ASP e GAIA. Tutte controllate direttamente o indirettamente da Rasero.

Non basta. Nell’elenco degli enti di potere manca ancora SLALA, la fondazione che segue lo sviluppo della logistica sull’intero territorio del Nord Ovest in cui sono presenti rappresentanti di Comune e Provincia di Asti nominati da Rasero. Il consigliere in carico alla Provincia è Luca Quaglia, segretario provinciale di Noi moderati, formazione politica a cui Rasero – pur non avendo tessere di partito – è molto legato.

E la cultura? Ai vertici di ASTISS, il consorzio universitario astigiano, sono presenti persone legate a Banca, Fondazione, Comune e Provincia. La composizione societaria del Consorzio è chiara: 70,42 per cento Fondazione; 12,68 Comune; 12,68 Banca di Asti; 4,22 Camera di Commercio.

Resta Asti Musei. Il consorzio che gestisce la rete museale provinciale è costituito da Fondazione e Comune: l’attuale presidente è Francesco Lepore, componente del consiglio d’indirizzo della Fondazione di nomina comunale.

Politica, economia, credito, logistica, cultura e istruzione: ad Asti tutto è in mano a Rasero. Alle opposizioni, ben poco lungimiranti in questi anni, non resta che una cosa: la polemica. È già partita, ma non farà male più di tanto.

Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

I vostri messaggi

“È una testata di grande valore perché affronta temi locali con un occhio al nazionale”.

— Marco S.

E tu cosa ne pensi del nostro progetto?
Scrivici

Ti consigliamo anche:

🏙️ Reportage da Barriera, il quartiere di Torino con più bambini e meno risorse (da L’Unica Torino)

🙏🏽 Mattarella non è mai stato molto clemente (da Pagella Politica)

🕵🏼‍♀️ L’Italia è il Paese più colpito dalle truffe che promuovono gli integratori come cure miracolose (da Facta)


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Stanno arrivando i Googlebook, SpaceX e Google per i data center spaziali, il nuovo modello di Thinking Machines


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Recivu.

Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Last call: domani disattivo gli sconti per passare a Plus sulla pagina abbonamenti. Approfittane oggi: abbonamenti scontati.

Buon giovedì,
oggi vedremo insieme i nuovi laptop Android-first di nome Googlebook; parleremo del nuovo accordo tra la stessa azienda, Google, e SpaceX per quanto riguarda i data center spaziali; vedremo il nuovo modello "altamente reattivo" di Thinking Machines, e tanto altro ancora. Buona lettura!

Sei nella versione Free
Significa che non vedi il podcast, i commenti dell'autore, non hai accesso all'app, agli editoriali in anteprima e visualizzi la pubblicità.

Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

audio-thumbnail


Intro + Prima Notizia - Ep. 323 - Mercoledì 13 maggio
0:00
/156.636825

Il podcast
Notizie spiegate a voce, no AI. Ogni giorno.
Durata media: 12 minuti.

Passa a Plus

Lo sponsor della settimana

CTA Image

Recivu converte qualsiasi tuo scontrino in fattura, a partire da una foto.

Che sia un pranzo con i colleghi, una macchinata verso Roma o la stanza di hotel dopo la conferenza, ti basta inviare una foto su whatsapp sulla chat di Recivu e il sistema ti trasforma lo scontrino in fattura, in modo da poter scaricare l'IVA.

Se ad esempio spendi 1000€ al mese, puoi recuperare 150€ di IVA.

Recivu prende solo una commissione su ciò che recuperi e con Morning Tech hai i costi di attivazione completamente azzerati. Usa questo codice:
MORNING-RECIVU-80

Vedi offerta

Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Google sta costruendo una nuova generazione di laptop di nome Googlebook


Big tech
Google sta lavorando ai Googlebook, nuovi portatili basati su Android invece che sul classico Chrome OS. Questo permetterà di usare nativamente le app del Play Store e di integrare meglio il computer con lo smartphone Android: dalla barra del portatile si potranno aprire app del telefono in una finestra e recuperare file senza passaggi manuali. Arriveranno anche widget AI, cioè riquadri personalizzati che raccolgono informazioni da web e app Google. Restano dubbi sull’apertura del sistema: Google non ha chiarito come funzioneranno store alternativi e installazioni manuali. I dispositivi saranno prodotti da Acer, Asus, Dell, HP e Lenovo e avranno una barra luminosa sul coperchio chiamata Glowbar, con una funzione pratica oltre che estetica, ma non è stato ancora spiegato quale.
~
Fonte: Ars Technica
Alternativa in italiano: Tutto Android

Leggi tutto

SpaceX e Google sono in trattativa per la costruzione di data center spaziali


Big Tech
Google sta trattando con SpaceX per lanciare in orbita i satelliti di Project Suncatcher, il progetto con cui vuole testare piccoli data center spaziali entro il 2027. L’idea è montare computer su satelliti, alimentarli con pannelli solari e aumentare gradualmente la capacità di calcolo fuori dalla Terra. Google sta valutando anche altri fornitori di lanci e lavora con Planet Labs per costruire i prototipi. SpaceX è però anche una potenziale concorrente: vuole sviluppare data center spaziali proprietari e ha chiesto il permesso di lanciare fino a un milione di satelliti. Restano problemi aperti su calore, affidabilità e costi.
~
Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: Il Sole 24 Ore

Leggi tutto

INTERVISTIAMO LO SPONSOR

CTA Image

Intanto, chi siete?
Siamo una startup di Firenze. Il team è composto da Dariush, co-founder e CEO, e Nabil Zouhir, co-founder e CTO — insieme a noi, un super team di 4 persone tra growth, partnership e sviluppo.

Come è nata l'idea?
Tutto parte da un'osservazione banale: ogni volta che ci trovavamo in trasferta o a mangiare fuori, richiedere la fattura era una tortura... [...]

Leggi l'intervista

Thinking Machines lancia un nuovo modello altamente reattivo progettato per interazioni umane in tempo reale


Intelligenza Artificiale
Thinking Machines Lab, la nuova società di Mira Murati, ha presentato modelli AI disegnati ad-hoc per le interazioni in tempo reale. A differenza dei chatbot tradizionali, non aspettano che l’utente finisca di parlare o scrivere: possono ascoltare, vedere e rispondere nello stesso momento, reagendo velocemente anche durante la conversazione. Il modello principale, TML-Interaction-Small, lavora con micro-turni da 200 millisecondi e nei test interni risponde in meno di 0,4 secondi, più rapidamente dei sistemi realtime di Google e OpenAI. Per ora l’accesso è limitato a pochi partner di ricerca.
~
Fonte: Silicon Angle
Alternativa in italiano: HD Blog

Leggi tutto

Apple sta lavorando alla possibilità di personalizzare la fotocamera e altro


Tecnologia
Apple sta preparando per iOS 27 una fotocamera più personalizzabile: l’utente potrà scegliere quali controlli mostrare, come flash, esposizione, timer, risoluzione, griglia e livella, e dove posizionarli. Nell’app arriverà anche una modalità Siri per usare Visual Intelligence, per esempio riconoscere oggetti o tradurre testo dalla fotocamera. L’aggiornamento include anche un Siri ridisegnato come agente sempre più conversazionale, con ricerca integrata, risposte dal web, app dedicata e possibilità di scegliere chatbot esterni come ChatGPT o Gemini. Sono previsti inoltre ritocchi a Safari, Meteo, Image Playground, animazioni di sistema e barre inferiori delle app. Apple dovrebbe presentare tutto alla WWDC dell’8 giugno.
~
Fonte: Bloomberg
Alternativa in italiano: Macitynet

Leggi tutto

I dipendenti di Amazon sono sottoposti a tokenmaxxing a causa delle pressioni sull'uso dell'IA


Intelligenza Artificiale
Amazon sta spingendo l’uso dell’AI nel lavoro quotidiano: oltre l’80% degli sviluppatori dovrebbe usarla ogni settimana e l’azienda ha creato classifiche interne sul consumo di token, cioè la quantità di attività AI dei dipendenti elaborata dai modelli. Amazon dice che quei dati non servono a valutare i dipendenti, ma alcuni lavoratori sostengono che i manager li osservino comunque. Da qui il “tokenmaxxing”: alcuni dipendenti stanno usando MeshClaw, l'agente ufficiale interno capace di gestire email, Slack e operazioni sul codice, anche per task non necessari o inesistenti, solo per far salire i numeri.
~
Fonte: Ars Technica
Alternativa in italiano: HW Upgrade

Leggi tutto

CTA Image

C'è chi la mattina apre Instagram, TikTok o Facebook; c'è invece chi inizia la giornata con la giusta frequenza intellettuale. Passa all'esperienza completa per meno due caffè al mese.

Da 2,99€ al mese

Letture interessanti


In lingua inglese.

L'ultima azienda


bearblog.dev (eng)

AI contro microservizi


michaelnygard.com (eng)

L'economia dell'IA


sriramkrishnan.substack.com (eng)

Lo sponsor della settimana

CTA Image

Cosa penso di Recivu?
Oggettivamente sono tanti gli scontrini che ci perdiamo per strada. L'idea di poterli semplicemente fotografare e inviarli via WhatsApp a un sistema che li converte in fattura, fa venire voglia di farlo.

Qualcuno può avere dei dubbi: "ma quindi è solo un chatbot WhatsApp?" no, dietro c'è un motore piuttosto complesso — il punto è che i ragazzi hanno sempre lavorato dietro a grosse piattaforme e solo adesso si stanno aprendo ai consumer, quindi un chatbot AI è la cosa più immediata e efficace, ma so che stanno attualmente lavorando a un'interfaccia personalizzata. [...]

Visita Recivu

Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

Notizie veloci


In lingua inglese.

La startup di fintech Parker dichiara bancarotta


techcrunch.com (eng)

Ancora una volta, SpaceX ha stabilito un nuovo record per il razzo più alto mai costruito


arstechnica.com (eng)

Grosso leak rivela il sistema operativo Aluminium di Google con un video di 16 minuti


androidauthority.com (eng)

Tool del giorno

Rent a human


È incredibile quanto questa piattaforma sia iniziata per scherzo e adesso sia diventata un business vero e proprio. L'idea è semplice: gli agenti AI hanno bisogno di umani per task che non possono fare (scattare foto di un posto, fare da driver a un cliente, ecc.) quindi perché non fare una piattaforma che permetta agli agenti di trovare professionisti umani? Dategli un'occhiata.

Link: rentahuman.ai

Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

SPONSOR VELOCe

CTA Image

Questo è un esempio di sponsor veloce: max 300 caratteri per raccontare la tua magnifica realtà.

A partire da 40€

Vuoi apparire tra gli sponsor in fondo? I prezzi partono da 40€, dai un'occhiata!

Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.


Google sta costruendo una nuova generazione di laptop di nome Googlebook


In breve:


Google sta lavorando ai Googlebook, nuovi portatili basati su Android invece che sul classico Chrome OS. Questo permetterà di usare nativamente le app del Play Store e di integrare meglio il computer con lo smartphone Android: dalla barra del portatile si potranno aprire app del telefono in una finestra e recuperare file senza passaggi manuali. Arriveranno anche widget AI, cioè riquadri personalizzati che raccolgono informazioni da web e app Google. Restano dubbi sull’apertura del sistema: Google non ha chiarito come funzioneranno store alternativi e installazioni manuali. I dispositivi saranno prodotti da Acer, Asus, Dell, HP e Lenovo e avranno una barra luminosa sul coperchio chiamata Glowbar, con una funzione pratica oltre che estetica, ma non è stato ancora spiegato quale.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Google’s Android-powered laptops are called Googlebooks, and they’re coming this year
Google has revealed its vision for the AI laptop of tomorrow.
Ars TechnicaRyan Whitwam

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

SpaceX e Google sono in trattativa per la costruzione di data center spaziali


Google sta valutando anche altre aziende.

In breve:


Google sta trattando con SpaceX per lanciare in orbita i satelliti di Project Suncatcher, il progetto con cui vuole testare piccoli data center spaziali entro il 2027. L’idea è montare computer su satelliti, alimentarli con pannelli solari e aumentare gradualmente la capacità di calcolo fuori dalla Terra. Google sta valutando anche altri fornitori di lanci e lavora con Planet Labs per costruire i prototipi. SpaceX è però anche una potenziale concorrente: vuole sviluppare data center spaziali proprietari e ha chiesto il permesso di lanciare fino a un milione di satelliti. Restano problemi aperti su calore, affidabilità e costi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Wall Street Journal - SpaceX and Google Are in Talks to Launch Data Centers in Orbit

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Thinking Machines lancia un nuovo modello altamente reattivo progettato per interazioni umane in tempo reale


La startup di Mira Murati.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Thinking Machines Lab, la nuova società di Mira Murati, ha presentato modelli AI disegnati ad-hoc per le interazioni in tempo reale. A differenza dei chatbot tradizionali, non aspettano che l’utente finisca di parlare o scrivere: possono ascoltare, vedere e rispondere nello stesso momento, reagendo velocemente anche durante la conversazione. Il modello principale, TML-Interaction-Small, lavora con micro-turni da 200 millisecondi e nei test interni risponde in meno di 0,4 secondi, più rapidamente dei sistemi realtime di Google e OpenAI. Per ora l’accesso è limitato a pochi partner di ricerca.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Thinking Machines drops a new, highly responsive model designed for humanlike interactions in real time - SiliconANGLE
Thinking Machines drops a new, highly responsive model designed for humanlike interactions in real time - SiliconANGLE
SiliconANGLEMike Wheatley

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Apple sta lavorando alla possibilità di personalizzare la fotocamera e altro


Gli ultimi aggiornamenti di Gurman.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Apple sta preparando per iOS 27 una fotocamera più personalizzabile: l’utente potrà scegliere quali controlli mostrare, come flash, esposizione, timer, risoluzione, griglia e livella, e dove posizionarli. Nell’app arriverà anche una modalità Siri per usare Visual Intelligence, per esempio riconoscere oggetti o tradurre testo dalla fotocamera. L’aggiornamento include anche un Siri ridisegnato come agente sempre più conversazionale, con ricerca integrata, risposte dal web, app dedicata e possibilità di scegliere chatbot esterni come ChatGPT o Gemini. Sono previsti inoltre ritocchi a Safari, Meteo, Image Playground, animazioni di sistema e barre inferiori delle app. Apple dovrebbe presentare tutto alla WWDC dell’8 giugno.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple Plans Customizable Camera for Pros, Siri Design Changes in iOS 27
Apple Inc. is planning to upgrade its Camera app, making the software fully customizable as part of a broader set of user interface changes coming in its next iPhone software update.
BloombergMark Gurman

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Google sta costruendo una nuova generazione di laptop di nome Googlebook


Sono laptop Android-first.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Google sta lavorando ai Googlebook, nuovi portatili basati su Android invece che sul classico Chrome OS. Questo permetterà di usare nativamente le app del Play Store e di integrare meglio il computer con lo smartphone Android: dalla barra del portatile si potranno aprire app del telefono in una finestra e recuperare file senza passaggi manuali. Arriveranno anche widget AI, cioè riquadri personalizzati che raccolgono informazioni da web e app Google. Restano dubbi sull’apertura del sistema: Google non ha chiarito come funzioneranno store alternativi e installazioni manuali. I dispositivi saranno prodotti da Acer, Asus, Dell, HP e Lenovo e avranno una barra luminosa sul coperchio chiamata Glowbar, con una funzione pratica oltre che estetica, ma non è stato ancora spiegato quale.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Google’s Android-powered laptops are called Googlebooks, and they’re coming this year
Google has revealed its vision for the AI laptop of tomorrow.
Ars TechnicaRyan Whitwam

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

I dipendenti di Amazon sono sottoposti a tokenmaxxing a causa delle pressioni sull'uso dell'IA


Usano a sproposito l'agente interno MeshClaw.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Amazon sta spingendo l’uso dell’AI nel lavoro quotidiano: oltre l’80% degli sviluppatori dovrebbe usarla ogni settimana e l’azienda ha creato classifiche interne sul consumo di token, cioè la quantità di attività AI dei dipendenti elaborata dai modelli. Amazon dice che quei dati non servono a valutare i dipendenti, ma alcuni lavoratori sostengono che i manager li osservino comunque. Da qui il “tokenmaxxing”: alcuni dipendenti stanno usando MeshClaw, l'agente ufficiale interno capace di gestire email, Slack e operazioni sul codice, anche per task non necessari o inesistenti, solo per far salire i numeri.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Amazon employees are “tokenmaxxing” due to pressure to use AI tools
Workers are using an internal AI tool to automate non-essential tasks.
Ars TechnicaFinancial Times

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Possibile ritorno al nucleare in Italia


L'Italia resta sospeso tra il trauma post-Chernobyl e la pragmatica necessità di decarbonizzare un’economia ancora troppo dipendente dal gas.

L'annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla possibile «ripresa della produzione nucleare» in Italia arriva in un momento di tensione energetica acuta. La dipendenza italiana dal gas naturale liquefatto importato, il peso crescente delle bollette energetiche su famiglie e imprese, e gli obiettivi climatici europei al 2050 compongono un quadro in cui il nucleare torna al centro del dibattito politico. Ma la dichiarazione in Senato si scontra con un dato storico incontrovertibile: gli italiani hanno bocciato due volte il nucleare, nel 1987 e nel 2011, attraverso referendum popolari che hanno segnato l'identità energetica del Paese.

This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il Senato conferma Kevin Warsh alla guida della Fed


La sua nomina è stata approvata con 54 voti a favore e 45 contrari, e sostituirà Jerome Powell dal 15 maggio. Trump pretende tassi più bassi, ma l’inflazione legata alla guerra in Iran complica la decisione della Banca Centrale.

Il Senato degli Stati Uniti ha confermato Kevin M. Warsh alla presidenza della Federal Reserve con 54 voti a favore e 45 contrari. Si apre così una fase delicata per il futuro della Banca Centrale americana, in questi due anni più volte attaccata dal presidente Donald Trump per non aver tagliato i tassi di interesse con la rapidità richiesta dalla Casa Bianca.

Warsh, nominato dallo stesso Trump, prenderà ora il posto di Jerome H. Powell, il cui mandato da presidente scade il 15 maggio. Quasi tutti i democratici hanno votato contro la sua nomina, con una sola eccezione, quella del senatore John Fetterman della Pennsylvania. Il timore, tra i democratici, è che il nuovo presidente possa cedere alle pressioni politiche e indebolire la tradizionale autonomia della Fed dal potere politico.

Trump ha già cercato di attaccare quell’autonomia in più occasioni. Ha tentato (finora senza successo) di rimuovere Lisa D. Cook, governatrice della Fed, sulla base di accuse non provate di frode ipotecaria. Il suo caso è ora davanti alla Corte Suprema, che dovrebbe pronunciarsi entro luglio. Il presidente ha anche insultato Powell, minacciato di licenziarlo e sostenuto un’indagine penale nei suoi confronti da parte del Dipartimento di Giustizia sulla ristrutturazione della sede della Banca Centrale.

Il caso Powell e il “cambio di tono”


Proprio quell’inchiesta è stata uno dei principali ostacoli alla conferma di Warsh. Thom Tillis, senatore repubblicano della North Carolina e membro della Commissione Banche, aveva promesso di bloccare ogni nomina alla Fed finché le cause legali contro Powell non fossero state ritirate. A fine aprile la procuratrice federale per il District of Columbia, Jeanine Pirro, ha fatto un passo indietro, pur lasciando aperta la possibilità di riaprire il dossier. Tanto è bastato a convincere Tillis a rimuovere il blocco, ma non per rassicurare Powell.

“Temo che questi attacchi stiano logorando l’istituzione della Banca Centrale e mettano a rischio ciò che davvero conta per i cittadini: la capacità di condurre la politica monetaria senza tenere conto di fattori politici”, ha dichiarato Powell nella sua ultima conferenza stampa da presidente. Il mese scorso ha annunciato che resterà alla Fed come governatore fino al gennaio 2028, promettendo di tenere un “basso profilo”. Ma la sua presenza continuerà a pesare, soprattutto perché Warsh ha già annunciato un “cambio di tono” in arrivo alla Banca Centrale.

Veterano di Wall Street ed ex governatore della Fed dal 2006 al 2011, Warsh vuole infatti rivedere il portafoglio di titoli di Stato e mutui detenuto dalla Banca Centrale americana, ripensare i dati con cui la Fed interpreta l’economia e cambiare anche il modo in cui vengono comunicate le decisioni future. Prima, però, dovrà costruirsi una credibilità da presidente indipendente. Durante l’audizione di conferma, i democratici lo hanno definito un “burattino” di Trump. Lui ha respinto l’accusa, ma a complicargli il compito restano le parole dello stesso presidente, che ha detto di voler scegliere solo qualcuno favorevole a tassi più bassi.

L’inflazione frena la svolta sui tassi


La guerra in Iran ha però indebolito le ragioni per un taglio dei tassi. L’aumento dei prezzi dell’energia ha spinto l’inflazione verso l’alto e alimentato il timore di pressioni più persistenti sui prezzi, soprattutto se il conflitto non si chiuderà rapidamente. Il mercato del lavoro, pur fragile, ha retto abbastanza da non rendere necessario un intervento immediato in questo senso. Gli investitori avevano già escluso un taglio dei tassi quest’anno e, nelle ultime settimane, hanno iniziato a valutare perfino l’ipotesi di un rialzo nel 2027.

Nessun funzionario della Federal Reserve ha finora chiesto apertamente di aumentare i tassi, ma cresce il fronte di chi ritiene che la Banca Centrale statunitense debba riconoscere una nuova realtà: oggi un rialzo è plausibile quanto un taglio. Se Warsh sceglierà di battersi comunque per una riduzione, troverà davanti a sé un’opposizione interna solida all’interno del Consiglio Direttivo. La sua prima riunione da presidente è fissata per il 16 e 17 giugno.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Fintech europee nate per la classe media, oggi a caccia di grandi patrimoni


Dopo anni di crescita sostenuta dal venture capital, le piattaforme di risparmio digitale si confrontano con i conti: i piccoli investitori non bastano più, e l’offerta vira verso prodotti e servizi pensati per patrimoni importanti.

Tramontata l’era della finanza per tutti, le fintech europee cambiano rotta: le piattaforme nate per democratizzare gli investimenti puntano ora ai grandi capitali, spostando il focus su clienti con patrimoni oltre i 500.000 euro. Il reportage di Le Monde (11 maggio 2026) evidenzia il paradosso delle fintech: nate per democratizzare la finanza, scoprono oggi che la sostenibilità economica passa inevitabilmente dai grandi capitali.

This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump scopre il costo della vita quando i repubblicani temono ormai di perdere anche il Senato


Il presidente spinge ora per sospendere le accise sulla benzina e rilanciare la proposta di legge sull'accessibilità abitativa, ma la richiesta di un miliardo di dollari per la sicurezza della nuova sala da ballo della Casa Bianca imbarazza il Partito Repubblicano.

In difficoltà nei sondaggi, Donald Trump sta provando a riportare al centro dell'agenda il tema che più preoccupa gli elettori americani: il costo della vita. Il presidente ha negli ultimi giorni chiesto una sospensione delle accise federali sulla benzina e sollecitato la Camera ad approvare una proposta di legge sulla casa accessibile, ferma da mesi dopo il passaggio al Senato. Ma il tentativo di rilancio arriva mentre alcune delle sue stesse scelte, dalla guerra con l'Iran ai dazi imposti a ondate successive, hanno contribuito ad alimentare i rincari che ora la Casa Bianca cerca di contenere.

Il prezzo medio nazionale della benzina è salito a 4,50 dollari al gallone dopo l'inizio del conflitto con Teheran e lo stesso Trump ha ammesso che il cessate il fuoco con l'Iran resta in bilico. Se i combattimenti dovessero riprendere, il costo del carburante potrebbe aumentare ancora e alcuni esponenti repubblicani potrebbero iniziare a votare con i democratici, già questa settimana, risoluzioni sui poteri di guerra. Per la Casa Bianca il rischio è evidente: la battaglia sul costo della vita può diventare anche un referendum sulle decisioni del presidente.

Il GOP difende Trump, ma non senza fratture


I vertici repubblicani provano a difendere, seppure con difficoltà, la linea dell'Amministrazione Trump. Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, John Thune, sostiene che i benefici fiscali della One Big Beautiful Bill, firmata il 4 luglio 2025, non si sono ancora pienamente manifestati. Lo stesso argomento è stato ripreso dallo Speaker della Camera, Mike Johnson. Ma non tutti nel partito sono convinti di questo. Il senatore Josh Hawley, repubblicano del Missouri, ha presentato un disegno di legge per sospendere le accise sulla benzina e ha detto a Punchbowl News che il Congresso a guida repubblicana ha fatto "praticamente nulla" per alleviare il costo della vita.

La sospensione delle accise potrebbe offrire un po' di respiro al Partito Repubblicano, ma per arrivare all'approvazione in aula avrebbe bisogno anche dei voti democratici. Lunedì Thune ha mantenuto una linea prudente, limitandosi a dire che i repubblicani "ascolteranno" la proposta del presidente. Resta bloccata anche la legge sull'accessibilità abitativa, ferma per l'opposizione della Camera al testo già approvato dal Senato. Nel frattempo, alcuni deputati repubblicani eletti negli Stati più a rischio in vista delle prossime elezioni, come Maine, Alaska e Ohio, hanno chiesto senza successo di prorogare i crediti d'imposta rafforzati per Obamacare, scaduti alla fine del 2025.

Il miliardo per la sala da ballo diventa un problema politico


Il nodo più delicato, però, riguarda la richiesta di un miliardo di dollari per rafforzare la sicurezza attorno al progetto della nuova sala da ballo della Casa Bianca. I fondi sono stati inseriti nel disegno di legge di riconciliazione, una procedura che consente alla maggioranza repubblicana di approvare misure fiscali e di spesa con regole accelerate e senza bisogno del sostegno dell'opposizione al Senato. In questo caso, si tratta dello stesso pacchetto di leggi di spesa con cui il Partito Repubblicano punta a rifinanziare anche l'ICE e la polizia di frontiera.

Il direttore del Secret Service, Sean Curran, è stato chiamato a spiegare la misura ai senatori repubblicani durante il loro pranzo di gruppo. Ma per gli esponenti repubblicani più esposti in vista delle prossime elezioni, questa particolare spesa rischia di trasformarsi in un grave problema politico e comunicativo. Il motivo è semplice: la richiesta arriva mentre Trump sta promuovendo una serie di progetti che molti, anche dentro il partito, considerano eccessivi o vanitosi. Tra questi ci sono la riverniciatura dell'Eisenhower Executive Office Building, il rifacimento del Reflecting Pool del Lincoln Memorial, un incontro di UFC sul prato della Casa Bianca e perfino una gara di IndyCar lungo Pennsylvania Avenue.

"Se fossi nel reparto marketing del Partito Democratico, starei già pensando ai vari modi per usare questo voto contro i senatori repubblicani che lo approveranno", ha detto a Punchbowl News Thom Tillis, senatore repubblicano del North Carolina, che non si ricandiderà. Anche se la spesa fosse difendibile nel merito, ha aggiunto, "i tempi e l'ottica sono pessimi".

Per molti senatori repubblicani vulnerabili, l'errore politico è stato indicare esplicitamente il miliardo di dollari per la sicurezza della nuova sala da ballo, invece di inserire la somma in modo più generico tra i fondi destinati al Secret Service. Così facendo, la misura appare direttamente collegata a uno dei progetti più personali e controversi voluti da Trump, e diventa molto più facile da attaccare. Lo stesso Thune ha riconosciuto che la narrazione va corretta, pur sostenendo che la sicurezza dell'area "va comunque garantita". Susan Collins, presidente della Commissione Appropriazioni del Senato e tra gli esponenti repubblicani più a rischio rielezione nel 2026, ha invece scelto una linea più prudente: si è limitata a ricordare che, secondo Trump, la costruzione della sala da ballo sarà finanziata da donatori privati.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Benzina oltre i 2 euro, Appendino attacca: "Il Governo non ha soluzioni”


La deputata del Movimento 5 Stelle accusa il Governo di bloccare da quattro anni la riforma del settore carburanti e di favorire i grandi gruppi petroliferi
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

“Non sono capaci di occuparsi di tasse, di lavoro, di accise. Ma almeno una cosa fatela”, ha dichiarato Appendino, riferendosi all’ordine del giorno sulla riforma del settore carburanti. Secondo la deputata pentastellata, il mancato intervento starebbe alimentando illegalità e precarietà nel comparto, lasciando senza risposte migliaia di lavoratori.

Nel suo intervento, Appendino ha poi puntato il dito contro i grandi gruppi petroliferi, accusando il Governo di non volerli “toccare” e di lasciare che continuino a operare senza alcun freno. Un passaggio particolarmente duro è stato rivolto direttamente alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, richiamando il celebre video registrato dalla leader di Fratelli d’Italia davanti a un distributore di benzina quando era all’opposizione.


0:00
/1:46

“Quel video davanti alla pompa di benzina vi perseguiterà”, ha affermato Appendino, sottolineando come oggi il prezzo dei carburanti abbia superato in molti casi i due euro al litro. Secondo la deputata del M5S, gli italiani “si sentono lasciati soli” davanti all’aumento dei costi e a promesse che, a suo dire, sarebbero state disattese.

Nel finale dell’intervento, l’attacco politico si è ulteriormente irrigidito: “Questo Governo ha veramente toccato il fondo”, ha dichiarato, accusando l’esecutivo di nascondersi dietro “scuse patetiche” mentre famiglie e cittadini continuano a pagare il prezzo della crisi energetica e dell’aumento dei carburanti.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Nokia N73 di Francesca - Un giorno lo avrò


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Era il 2008 ed io ero una diligente studentessa delle scuole medie. Mia madre lavorava duro ed io cercavo di essere più autonoma possibile nei compiti e nelle faccende di casa. Cercavo di essere grande, insomma. Non le avrei mai chiesto un vestito costoso, mentre i giocattoli ormai li avevo lasciati alle spalle. C’era però, sotto sotto, una cosa che desideravo con tutta me stessa: il Nokia N73.

Ce l’avevano tutte le mie amichette. Le avevo viste mille volte far scorrere lo sportello della sua fotocamera posteriore. Ero apparsa, assieme a loro, mille volte nelle immagini scattate con la fotocamera anteriore, che al tempo permeavano un po’ di meno la nostra vita, quindi non si sentiva ancora il bisogno di dar loro un nome proprio: “selfie”.

Inizio a supplicarla a Natale, ma non arriva, poi continuo ad insistere. Non prepotentemente, ma ripetutamente. Glielo chiedo mentre è intenta a tritare cipolle oppure mentre guardiamo Montalbano sulla nostra vecchia tv, mentre sbuffa caricando la lavatrice oppure appena mette giù dopo una lunga telefonata, cercando forse di coglierla di sorpresa.
Insomma, le rompo i coglioni. O come si dice da noi a Roma, i cojoni.

Un giorno di primavera – lontano da qualunque festività e da qualunque compleanno – lei decide che forse un po’ me lo meritavo, quel piccolo pezzo di tecnologia Finlandese. O forse che ne aveva avuto abbastanza delle mie suppliche. Mi dice di mettere il guinzaglio al cane, un cucciolo di barboncino di neanche 5 mesi, e di prepararmi, che saremmo andate a prendere il Nokia.

Ed eccoci neanche un'ora dopo che varchiamo insieme, decise, le porte scorrevoli, installate sotto la grande insegna rossa di un altrettanto grande negozio di elettronica di Roma Sud.
L’acquisto dura un minuto, dato che non ci sono accessori né cover da scegliere. Esco raggiante con questa grossa scatola tra le mani e mi faccio lasciare direttamente al parchetto sotto casa, dove avevo dato appuntamento alla mia migliore amica Arianna. L’obiettivo – naturalmente – era fare quello che con gli anni avremmo iniziato a chiamare “unboxing”.

Penserai male di me, se ti dico che ricordo di aver avutoi battiti un po’ accelerati? Certo, non era il primo bacio, ma era comunque un momento a lungo atteso.

Con me al parco c’era anche Niki, che a sua volta aveva un appuntamento con il cucciolo di Jack Russell di Arianna. Ci piazziamo sulla prima panchina all’ombra, togliamo i sigilli, soppesiamo gli accessori, sfogliamo il manuale, fino ad estrarre lui. Lucente. Argentato. Perfetto. Forse un po’ anonimo, rispetto a quelli tutti personalizzati delle mie amiche. Così, aiutata da Arianna, iniziamo a settarlo.
Che non vuol dire, come adesso, fare login con la email ed installare decine di app e spostare i dati salvati su icloud o drive. Nono, intendo mandarci via bluetooth decine di canzoni registrate o scaricate, poi impostarle come suonerie, una diversa per ognuno dei nostri contatti preferiti.
Poi gli sfondi – nel mio caso preferivo tutto ciò che coinvolgesse glitter – ed i temi – che cambiando le icone rendevano il nostro dispositivo davvero unico e personale. Ultimo tocco fondamentale, annodo nel gancetto in alto un Winnie the Pooh vestito da delfino, di quelli che si compravano alle macchinette dei bar.

I telefoni delle adolescenti non erano omologati senza almeno uno di questi.
Mentre attendiamo che l’icona del trasferimento bluetooth smetta di zigzagare avanti e indietro sullo schermo, ci distraiamo a giochicchiare con i due cagnolini che, un po’ per età ed un po’ per carattere, vogliono monopolizzare la nostra attenzione. Così inviamo foto, poi lanciamo bastoni, inviamo mp3 e coccoliamo orecchie e code.

Che pomeriggio perfetto, penso.

Quando il sole è ormai basso, mi dirigo verso casa con Niki. Il mio passo è quasi più leggero del suo. Rientro e, una volta appoggiata la scatola al suo posto di onore, al centro della mia scrivania, faccio per tirare fuori il telefono dalla borsetta.
Non c'è. Non c'è. Non c'è. Panico. Il parco. La panchina. Mamma mi uccide. Corro.

Era rimasto in attesa di un file, ha trovato un nuovo proprietario: con la mia corsa disperata mi ritrovo subito al parco, ma del telefono non c'è già più traccia.

Un giorno lo avrò, mi dicevo. E in effetti l’ho avuto, per esattamente un giorno. Anzi, a livello di ore pure meno. Le mie lacrime sono amarissime come la fatica dei sacrifici di mamma vanificati, salatissime come gli euro del suo prezzo volatilizzati. Mamma non ha stigmatizzato con troppe parole la mia imperdonabile sbadataggine, né ha dovuto pensare a chissà quale fantasiosa punizione per me. La punizione me l’ero già cucinata da sola: da quel pomeriggio sarei rimasta per molti anni con lo stesso vecchio cellulare in bianco e nero.

Flash forward di quindici anni. Nel frattempo arrivano gli smartphone. Nel frattempo, manco a dirlo, perdo svariati al telefoni appoggiandoli dove non li si dovrebbe appoggiare.

Vivevo già a Bologna, ma ero scesa a Roma per rivedere la famiglia e riabbracciare le amiche. L’appuntamento era un anonimo ma gustoso ristorante cinese a Mostacciano. Dopo esserci riempite di ramen e tofu, ci fermiamo a chiacchierare nel piazzale. Le macchine sono a due passi da noi, ma nessuna ha veramente voglia di interrompere quel momento: ci dobbiamo mettere in pari sulle nostre vite, non vogliamo essere distratte da altro. Così io appoggio il mio ormai vintage iPhone 5s (da smarritrice seriale di telefoni, ho capito che non valeva la pena investire su modelli costosi) sul tettuccio della macchina e riprendo il discorso.
Ancora risate, qualche altra sigaretta, forse avevamo bevuto anche qualche tsingtao e la lingua era resa più sciolta anche dall’alcol. Il tempo sembra fermarsi. O forse voglio che si fermi. Perché se è vero che,con le amicizie profonde si riesce a riprendere da dove si aveva interrotto il discorso mesi prima, c’erano pezzi di vita l’una delle altre che avevamo troppo piacere a tratteggiare e condividere, guardandoci negli occhi e non facendoli mediare da uno schermo.

Dopo quella che forse era mezz’ora e forse un’ora e mezza, apro la macchina e parto verso casa. Il giorno dopo mi aspettava il treno di ritorno verso Bologna. La mattina faccio per ripartire con la mia routine di notifiche e mi rendo conto di non aver il telefono nella borsa.

Uguale a 15 anni prima, ma con più rassegnazione e fatalismo: non sto neanche a tornare al parcheggio. Anzi, mi dirigo verso Termini sbuffando e ripensando alla trafila che mi aspetta anche stavolta per risistemare questo ennesimo pasticcio. Le ore di viaggio passano lente, senza la musica. Poi arrivo al mio appartamento, giro la chiave nella toppa, saluto e trascino la valigia fino in camera. E se invece stavolta fosse ancora lì? Con lo spirito placatamente scettico di chi estrae un numero alla pesca di paese, provo a tentare la fortuna geolocalizzando il telefono dal mio computer.

Il browser mostra una posizione sulla mappa, è ancora carico. Guardo meglio. Ristorante Jing Du. Cazzo, è ancora lì.

Una delle amiche si prende la briga di passare a raccattarlo appena può, cioè il giorno ancora successivo. Incredibilmente, dopo una breve caccia al tesoro lo ritrova ancora in quel parcheggio. O Jiang Du ha davvero pochi clienti, o un iPhone 5s è davvero poco appetibile.

Qualche giorno dopo apro uno strano “pacco da giù” contenente solo l'ammaccatissimo telefono americano. Ne sono felice? Ni.
Forse una parte di me sperava di ritrovarci dentro il Nokia. La sua bellezza e la sua semplicità.
E magari anche i miei dodici anni. La loro bellezza e la loro semplicità.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Maturità 2026, pubblicati i nomi dei presidenti delle commissioni d'esame


Da quest'anno le commissioni si riducono a cinque membri. Gli elenchi disponibili sui portali degli Uffici scolastici regionali

Manca poco più di un mese alla prima prova e la macchina organizzativa dell'esame di Stato inizia a muoversi. Come riportato da RaiNews, con la nota ministeriale n. 9046 il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha autorizzato la diffusione dei nominativi dei presidenti delle commissioni d'esame. Da martedì 12 maggio, gli uffici competenti avviano la pubblicazione degli elenchi regionali. La prima prova scritta, quella di italiano, è fissata per giovedì 18 giugno.

La novità di quest'anno: commissioni più snelle


La principale novità della Maturità 2026 riguarda la composizione delle commissioni. La riforma degli esami di Stato mantiene la natura mista dell'organo di valutazione, ma ne riduce le dimensioni: si passa a cinque membri complessivi, contro i sei delle sessioni precedenti. La nuova composizione prevede due commissari interni, scelti tra il personale della scuola, due commissari esterni, provenienti da altri istituti, e un presidente, figura che resta tassativamente esterna.

Come trovare il proprio presidente di commissione


Gli elenchi sono gestiti dai singoli Uffici scolastici regionali e pubblicati progressivamente sui rispettivi portali web, in formato PDF o Excel. I file sono organizzati secondo tre criteri: provincia di ubicazione dell'istituto, denominazione della scuola e codice meccanografico del plesso. I portali saranno aggiornati in caso di sostituzioni o rinunce dell'ultima ora.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L'Ucraina è pronta a aiutare gli Stati Uniti con i droni


Il Dipartimento di Stato e l'ambasciatrice ucraina a Washington hanno preparato un memorandum per produzioni congiunte di droni. La guerra in Iran ha accelerato l'interesse americano per la tecnologia ucraina.

Stati Uniti e Ucraina hanno redatto un memorandum per un nuovo accordo militare che permetterebbe a Kyiv di esportare tecnologia militare verso gli Stati Uniti e di produrre droni in joint venture con aziende americane. Lo riferisce CBS News, citando tre fonti a conoscenza del dossier. La bozza è stata negoziata dal Dipartimento di Stato americano e dall'ambasciatrice ucraina a Washington, Olha Stefanishyna. Se finalizzata, l'intesa trasformerebbe l'Ucraina in un fornitore di tecnologia militare per il suo principale alleato occidentale, dopo oltre 4 anni di guerra contro la Russia.

A spingere avanti i negoziati è stata anche la guerra in Iran. Kyiv ha inviato droni intercettori e piloti in Medio Oriente per aiutare i Paesi alleati degli Stati Uniti a difendersi dagli Shahed di progettazione iraniana, gli stessi velivoli usati da Mosca per colpire le città ucraine. Negli ultimi due mesi l'Ucraina ha firmato accordi militari con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, mentre altre intese sono in preparazione. "Quasi 20 Paesi sono attualmente coinvolti in varie fasi: 4 accordi sono già stati firmati e i primi contratti sono in preparazione", ha scritto Volodymyr Zelensky su Telegram.

Droni · Accordo in vista USA-Ucraina

Il fornitore inatteso: Kyiv pronta a esportare droni verso Washington


Un memorandum bilaterale apre la strada alle joint venture sulla produzione di droni. Sul tavolo c'è un'asimmetria produttiva clamorosa e un divario di fondi da 40 miliardi di dollari che lega gli interessi dei due Paesi.

Fonti: CBS News, Reuters, Breaking Defense Memorandum · maggio 2026

Capacità produttiva 2026
55mld $
Potenziale dell'industria della difesa ucraina

vs

Fondi disponibili
15mld $
Quello che Kyiv può davvero acquistare nel 2026

Tra le due cifre si apre un divario di 40 miliardi di dollari che gli investimenti americani potrebbero contribuire a colmare

Esplora l'analisi
1 Asimmetria 2 Economia 3 Accordi 4 Cronologia

Il divario industriale

Un solo produttore ucraino costruisce dieci volte più droni FPV dell'intera industria americana


Il confronto sulla produzione annua di droni FPV (first-person view) a basso costo spiega perché il Pentagono cerchi tecnologia ucraina, nonostante le riserve politiche iniziali espresse dalla Casa Bianca.

Ucraina
Un solo produttore, piano 2026

3 mln
droni FPV

Stati Uniti
Produzione totale, dato 2025

300 mila
droni FPV

0 1 mln 2 mln 3 mln

Per ogni drone FPV prodotto negli Stati Uniti nel 2025, l'Ucraina pianifica di produrne 10 nel 2026. È il rovesciamento — almeno in un segmento militare strategico — del rapporto storico tra fornitore e cliente nell'asse occidentale.

La matematica della guerra dei droni

Intercettare uno Shahed con un missile Patriot costa quanto 3.000 droni intercettori ucraini

Il vantaggio competitivo dell'industria ucraina sta nella sproporzione fra costo dell'arma offensiva russa o iraniana, costo dell'intercettore tradizionale occidentale e costo del drone intercettore di Kyiv. È questa asimmetria a guidare l'interesse del Pentagono e dei Paesi del Golfo verso la tecnologia dei droni di produzione ucraina.

Minaccia
Shahed-136 (Iran)
~20-50 mila $
Stime di produzione interna iraniana. Costo export: 193 mila $

Difesa tradizionale
Missile Patriot (USA)
~3-4 mln $
Costo per singolo lancio. "Non possiamo abbattere droni economici con missili da 2 milioni" — Pete Hegseth

Droni intercettori ucraini
Sting (Wild Hornets)
2.500 $
Stati in grado di abbattere 3.900 droni russi dal maggio 2025

Droni intercettori ucraini
P1-SUN (SkyFall)
1.000 $
Drone in fibra ottica su telaio stampato in 3D

Quanti intercettori P1-SUN per un missile Patriot

0 3.000 INTERCETTORI

= 1 missile Patriot

Confronto a parità di costo: 1.000 $ × 3.000 ≈ 3 mln $

Il punto chiave

Il Drone Dominance, programma del Pentagono da 1,1 miliardi di dollari, è proprio alla ricerca di droni a basso costo destinati a contratti militari statunitensi. Aziende ucraine sono già state invitate a partecipare.

La diplomazia dei droni

Quasi 20 Paesi coinvolti, 4 accordi firmati in due mesi


Da quando è iniziata la guerra in Iran, Kyiv ha trasformato la propria esperienza sul campo di battaglia contro i russi in una rete di intese militari — le cosiddette "Drone Deals" — che attraversa Golfo, Caucaso ed Europa.

~20
Paesi in trattativa

4
Accordi già firmati

10 anni
Durata intese del Golfo

Accordi firmati

لا إله إلا اللهمحمد رسول الله
Arabia Saudita
Partenariato decennale · Jeddah, 27 marzo 2026
Firmato

Qatar
Partenariato decennale · Doha, 28 marzo 2026
Firmato

Emirati Arabi Uniti
Partenariato decennale · richiesta iniziale per 5.000 droni intercettori
Firmato

Azerbaigian
Accordo su difesa ed energia · aprile 2026
Firmato

Negoziati avanzati

Stati Uniti
Memorandum bilaterale per joint venture sui droni
Bozza

Germania, Norvegia, Paesi Bassi
Intese su difesa e droni firmate ad aprile 2026
Avviate

Italia
Co-produzione in fase iniziale, citata da Zelensky
In trattativa

Come ci siamo arrivati

Da Operazione Spiderweb al memorandum bilaterale


In meno di un anno, la cooperazione sui droni è passata da proposta informale alla Casa Bianca a bozza di accordo preparata dal Dipartimento di Stato.

Giugno 2025
Operazione Spiderweb

Piloti ucraini guidano a distanza droni esplosivi usciti da camion infiltrati in Russia, distruggendo decine di aerei militari russi. Trump elogia l'operazione in privato.

Agosto 2025
Prima proposta alla Casa Bianca

Funzionari ucraini propongono per la prima volta una cooperazione sui droni con gli Stati Uniti. La proposta resta arenata a causa di resistenze al Pentagono.

Fine febbraio 2026
Scoppia la guerra USA-Israele contro l'Iran

Lo scenario cambia: i droni Shahed iraniani diventano la minaccia principale per le basi americane e gli alleati del Golfo.

Inizio marzo 2026
Trump respinge l'offerta ucraina

"Non abbiamo bisogno del loro aiuto nella difesa anti-drone. Abbiamo i droni migliori al mondo", dichiara a Fox News.

Marzo 2026
L'Ucraina dispiega i propri esperti nel Golfo

Oltre 200 specialisti ucraini inviati in Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Giordania per addestrare le forze locali contro i droni iraniani.

27-30 marzo 2026
Firma dei "Accordi sui Droni" con i Paesi del Golfo

L'Ucraina firma partenariati decennali con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati su intercettori, guerra elettronica e droni marittimi.

Maggio 2026
Bozza del memorandum USA-Ucraina

Negoziata dal Dipartimento di Stato statunitense e dall'ambasciatrice ucraina Olha Stefanishyna. Primo passo verso joint venture per la produzione di droni e export di tecnologia militare ucraina verso gli Stati Uniti.

Fonti Elaborazione FocusAmerica su dati CBS News, Reuters, Breaking Defense, Kyiv Post, Al Jazeera, Military Times, CSIS · 12 maggio 2026

Droni, guerra elettronica e il nodo dei finanziamenti


L'idea di una cooperazione sui droni era inizialmente arrivata alla Casa Bianca nell'agosto 2025, dopo che Donald Trump aveva elogiato in privato l'Operazione Spiderweb. In quell'attacco, piloti ucraini guidarono a distanza droni esplosivi fatti uscire da camion infiltrati in territorio russo, distruggendo decine di aerei militari parcheggiati sulle piste.

I numeri spiegano l'interesse reciproco. Il Consiglio di Sicurezza Nazionale ucraino stima per il 2026 una capacità produttiva nel settore difesa pari a 55 miliardi di dollari, ma Kyiv dispone di fondi per circa 15 miliardi, secondo Yuriy Sak, consigliere del Ministero delle Industrie Strategiche ucraino. I fondi americani ricevuti ai sensi dell'accordo potrebbe colmare parte di questo divario.

L'Ucraina ha sviluppato capacità che gli Stati Uniti, finora, non avevano messo al centro delle proprie priorità. Un produttore ucraino prevede di realizzare nel 2026 oltre 3 milioni di droni militari FPV a basso costo, mentre nel 2025 gli Stati Uniti ne hanno prodotti solo circa 300mila. Anche sul fronte della guerra elettronica Kyiv ha accumulato un vantaggio operativo rispetto a Washington: Sine Engineering ha sviluppato una tecnologia che permette ai droni di volare senza guida GPS, eludendo i sistemi di disturbo del segnale. La società ha già ricevuto un investimento multimilionario dall'U.S.-Ukraine Reconstruction Investment Fund.

Gli ostacoli politici e le condizioni di Kyiv


Alcune società ucraine sono già operative negli Stati Uniti. A marzo General Cherry, uno dei maggiori produttori di droni del Paese, ha firmato un accordo per fabbricare velivoli senza pilota insieme a Wilcox Industries, azienda americana del settore militare. Il Pentagono ha inoltre invitato aziende ucraine a partecipare a Drone Dominance, un programma da 1,1 miliardi di dollari per individuare droni destinati a contratti militari statunitensi.

Un'intesa più ampia ha però finora incontrato ostacoli politici. Funzionari ucraini hanno detto a CBS News di aver percepito una "scarsa adesione" da parte di figure di vertice del Dipartimento della Difesa e della Casa Bianca, soprattutto dall'inizio della guerra in Iran. Trump ha anche respinto pubblicamente l'offerta ucraina di fornire tecnologie anti-drone al Medio Oriente. "Non abbiamo bisogno del loro aiuto nella difesa anti-drone", ha detto a Fox News all'inizio di marzo. "Conosciamo la tecnologia dei droni più di chiunque altro. Abbiamo i droni migliori al mondo".

Anche Kyiv, da parte sua, ha rallentato il negoziato, fissando 2 condizioni principali: proteggere la proprietà intellettuale delle aziende ucraine e garantire che la produzione interna resti sufficiente a sostenere la difesa contro l'invasione russa. Il nuovo memorandum indica però che gli ostacoli si stanno riducendo. "Oltre al Medio Oriente, al Golfo, al Caucaso meridionale e all'Europa, presto avvieremo questa nuova cooperazione di sicurezza nell'ambito degli accordi sui droni anche in un'altra parte del mondo", ha scritto Zelensky su Telegram. "Stiamo preparando buone notizie per l'Ucraina".

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Napoli, un milione di accessi abusivi alle banche dati: spiati calciatori, cantanti e imprenditori


Smantellata una rete criminale con ramificazioni in tutta Italia. 29 misure cautelari. Dati in vendita: fino a 25 euro per quelli della polizia

Un milione di accessi abusivi alle banche dati di polizia, Inps e Agenzia delle Entrate: un sistema di consultazioni illegali finito al centro di un'inchiesta della Procura di Napoli. I dati privati di imprenditori, calciatori, attori e cantanti venivano sottratti dagli archivi e rivenduti ad agenzie private con un vero e proprio listino prezzi. È questo il risultato della maxi operazione che ha portato a 29 misure cautelari: 4 arresti in carcere, 6 ai domiciliari e 19 indagati con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Lo riporta il Corriere della Sera.

Le indagini, coordinate dal gruppo cyber della Procura di Napoli diretto dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli e delegate alla polizia postale e alla squadra mobile, hanno potuto contare sul supporto della Direzione nazionale antimafia. “Un supporto importante, che ci ha dato l'opportunità di interfacciarci con altre Procure, come Milano”, ha detto il procuratore Nicola Gratteri in conferenza stampa.

Il listino prezzi e il mercato dei dati rubati


I dati venivano venduti con un vero e proprio listino prezzi, trovato su file Excel durante le perquisizioni: dai 6 agli 11 euro per un accesso alle banche dati di Inps, Poste o Agenzia delle Entrate, fino a 25 euro per quelle delle forze di polizia. “Il volume di vendita era fiorente”, ha aggiunto Gratteri. “Siamo riusciti a sequestrare un server al nord Italia che convogliava questi dati. E questa è una sola indagine. Non è un unicum: succede anche in altre parti d'Italia”.

A scoprire il meccanismo è stata la squadra mobile, che aveva notato un numero anomalo di accessi da parte di due agenti di polizia. “In due anni uno ha violato l'accesso oltre 600mila volte, l'altro 130mila, senza alcuna esigenza di servizio”, ha spiegato il capo della squadra mobile Mario Grassia. Dopo le prime perquisizioni sono emerse le società a cui i dati venivano rivenduti.

Una rete con ramificazioni in tutta Italia


I reati contestati sono accesso abusivo ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. La rete aveva ramificazioni in Campania, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano. Tra le vittime figurano calciatori, ex calciatori e cantanti famosi, le cui identità non sono state rese note.

Secondo il procuratore aggiunto Piscitelli, il fenomeno è tutt'altro che risolto: “Ci sono tuttora organizzazioni e agenzie che cedono queste informazioni a terzi. L'elemento di novità è il valore delle informazioni riservate, che ha un mercato vivissimo”. Le parti offese, ha precisato Gratteri, “sono migliaia e saranno classificate”.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

« Rimani ancora» è l'atteso ritorno di Nicholas Sparks nelle librerie italiane


Nicholas Sparks torna nelle librerie italiane con una collaborazione che rompe gli schemi: «Rimani ancora», scritto insieme al regista M. Night Shyamalan. Non è solo un romanzo, ma l'inizio di un fenomeno che unisce editoria, cinema e turismo letterario.

Nicholas Sparks torna nelle librerie italiane con «Rimani ancora – Un amore oltre ogni logica», scritto a quattro mani con il regista M. Night Shyamalan; il progetto è concepito come opera cross-mediale che prevede sia il romanzo sia un adattamento cinematografico. L’accoppiata tra la cifra sentimentale di Sparks e la sensibilità visiva di Shyamalan apre uno scenario ibrido, dove la parola e l’immagine si cercano reciprocamente per amplificare tensione ed empatia.

Sparks resta uno dei nomi più riconoscibili della narrativa sentimentale contemporanea: decine di romanzi tradotti in molte lingue e numerose trasposizioni filmiche hanno costruito attorno alla sua opera un pubblico vasto e fedele. Ciò che lo distingue, tuttavia, non è solo il tema amoroso ma la capacità di disegnare «geografie emotive»: pagine in cui luoghi e sentimenti si intrecciano fino a rendere i paesaggi parte integrante della narrazione.

I suoi libri hanno reso la Carolina del Nord molto più di un semplice sfondo. Hanno cambiato l'immagine di questi luoghi, attirando turisti da ogni parte. Oggi, molti lettori visitano queste comunità per ritrovare nella realtà le emozioni dei racconti, creando un vero e proprio turismo basato sui suoi romanzi.


RIMANI ANCORA: UN AMORE OLTRE OGNI LOGICA


Nicholas Sparks, M. Night Shyamalan

Acquista

Anche l'editoria italiana sta sfruttando questa tendenza. Molti eventi letterari si sono spostati dalle città ai borghi e alle coste che fanno da sfondo alle storie. Invece della solita presentazione, si offrono esperienze nuove: incontri con i traduttori, letture collettive e camminate a tema. L'obiettivo è permettere al lettore di "entrare" nel romanzo attraverso il paesaggio reale e il contatto con le comunità locali. Nei territori — dalla Toscana all’Umbria e oltre — nascono percorsi che affiancano classici italiani e bestseller internazionali, confezionati da tour operator per un pubblico prevalentemente femminile interessato a cultura, enogastronomia e benessere. Per rispondere a questa domanda, alcune strutture ricettive hanno creato spazi dedicati alla letteratura sentimentale: piccole «biblioteche del cuore», serate di book club e angoli di lettura che integrano l’offerta alberghiera con una dimensione emotiva e culturale.

Sul piano linguistico, i romanzi di Sparks prediligono un registro diretto: dialoghi essenziali, descrizioni paesaggistiche calibrate per sostenere l’intensità emotiva senza appesantire la narrazione. La resa in italiano richiede una mediazione sottile: il traduttore deve preservare l’immediatezza e l’autenticità dei rapporti fra i personaggi, lavorando su ritmo e selezione lessicale per evitare approssimazioni o cadute retoriche. Chi ha esperienza con questi testi segnala che la traduzione efficace è spesso il frutto di scelte di sottrazione e di un’attenta gestione della punteggiatura e del ritmo.

Il libro oggi in Italia non vive solo sulla carta, ma si trasforma in un'esperienza più ampia che coinvolge viaggi e cultura. I dati confermano che il genere romance occupa una fetta molto importante delle vendite totali. Per avere i numeri esatti su questo successo, bisogna consultare l'ultimo Rapporto dell'Associazione Italiana Editori (AIE 2025).

La collaborazione con Shyamalan rappresenta un esperimento significativo per il segmento: unire la voce narrativa di Sparks alla capacità cinematografica del regista produce un potenziale ibrido che interessa non solo i lettori ma anche i professionisti dei media e del turismo culturale. L’editore italiano sta già preparando la promozione per l'uscita del libro. L'idea è quella di unire libro, film e territorio per offrire al pubblico un’esperienza completa, dove la lettura e la scoperta dei luoghi si aiutano a vicenda.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Seicento tra attori e registi contro Bolloré. Ecco perché il caso riguarda anche noi


Da Juliette Binoche ad Adèle Haenel: il cinema francese scende in campo a Cannes 2026 contro l’impero di Vivendi. Ma dietro la protesta ideologica si nasconde un rischio concreto per l’industria e il pluralismo in Italia.

Seicento professionisti del cinema francese hanno firmato un appello contro Vincent Bolloré alla vigilia del Festival di Cannes 2026. Tra i firmatari figurano nomi come Adèle Haenel e Juliette Binoche, che denunciano la concentrazione del potere mediatico nelle mani dell'imprenditore bretone attraverso il controllo di Canal+, Vivendi e una galassia editoriale che include case editrici e canali televisivi. L'accusa è netta: Bolloré rappresenta una minaccia alla diversità culturale francese, trasformando i media in strumenti di propaganda conservatrice. Per l'Italia, il caso solleva interrogativi immediati: il nostro sistema mediatico è davvero più pluralista, oppure nasconde concentrazioni altrettanto pericolose sotto forme diverse?

L'impero Bolloré e la trasformazione di Canal+


Vincent Bolloré ha costruito negli ultimi dieci anni una delle concentrazioni mediatiche più discusse d'Europa. Il gruppo Vivendi, di cui controlla oltre il 27%, possiede Canal+ e una rete di canali tematici che coprono informazione, sport e intrattenimento. A questo si aggiunge il controllo su case editrici come Hachette e Editis, che insieme rappresentano una quota significativa del mercato librario francese. La trasformazione di Canal+, storico bastione del cinema d'autore e del giornalismo indipendente, in un contenitore più allineato a posizioni conservatrici ha suscitato allarme tra i professionisti della cultura. La nomina di direttori editoriali vicini alla destra tradizionalista e la riduzione degli spazi dedicati al cinema indipendente sono indicatori di un cambio di rotta che va oltre le scelte imprenditoriali.

This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Venezia, aizza il cane contro il volantino del Pd: “Altro che moschee, sbranati vivi”


Il video pubblicato su Facebook da un giovane scatena la polemica in piena campagna elettorale per le comunali
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Un cane aizzato contro un volantino elettorale, parole violente in dialetto veneziano e una minaccia esplicita: “Questa è la fine che meritate, sbranati vivi”. Un video pubblicato su Facebook da un giovane veneziano sta scatenando forti polemiche in piena campagna elettorale per le comunali di Venezia. Nel filmato l'autore incita il proprio cane a mordere un volantino dei candidati del Pd al Consiglio comunale, Margherita Fonte e Mattia Costantini. “Le moschee a Venezia potete metterle a casa vostra”, dice l'uomo, prima di aggiungere: “topi”.


0:00
/0:38

La reazione del Pd


Il coordinatore della campagna Martella Sindaco, Matteo Bellomo, ha definito il video “una minaccia politica e personale esplicita, violenta, allucinante”. Bellomo ha espresso piena solidarietà ai due candidati e ha lanciato una denuncia politica netta, chiedendo alla coalizione avversaria di prendere le distanze: “Simone Venturini e tutta la sua coalizione condannino immediatamente l'accaduto, smentendo chi sceglie di alimentare una campagna costruita sulla paura, sull'odio e sulla demonizzazione dell'avversario”.

Anche il Partito Democratico è intervenuto ufficialmente sui social con un post netto: “Vergogna. Questa violenza non ci fa paura. Solidarietà a Margherita e Mattia”.

I candidati valutano la denuncia penale


Fonte e Costantini hanno annunciato di stare “facendo le opportune valutazioni per tutelarci nelle doverose sedi giudiziarie, anche in sede penale”. “Quanto accaduto supera ogni limite accettabile”, hanno dichiarato i due candidati.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Obama scende in campo per Talarico nella sfida per il Senato in Texas


L'ex presidente ha incontrato a Austin il giovane deputato democratico, considerato astro nascente del partito, e la candidata governatrice Gina Hinojosa. Il Texas non elegge un democratico a livello statale da 32 anni.

Barack Obama è apparso martedì in un ristorante di tacos a Austin accanto a James Talarico, il candidato democratico al Senato degli Stati Uniti per il Texas, e a Gina Hinojosa, deputata statale che sfida il governatore repubblicano Greg Abbott. L'ex presidente ha presentato i due ai clienti come "il prossimo senatore e la prossima governatrice del Texas", in una mossa che non costituisce un'adesione formale ma rappresenta un chiaro sostegno politico in vista delle elezioni di midterm di novembre.

L'iniziativa rientra nella strategia di Obama di promuovere una nuova generazione di leader democratici. Lo scorso mese l'ex presidente era apparso al fianco di Zohran Mamdani, il 34enne sindaco di New York di orientamento socialista democratico, in un centro per l'infanzia del Bronx. La differenza, segnalata dal New York Times, è che Mamdani era già in carica da oltre tre mesi, mentre Talarico e Hinojosa sono nel pieno di una campagna elettorale che si annuncia lunga e costosa.

It was great joining @JamesTalarico and @GinaHinojosaTX today in Texas. They're working hard to make a difference in the lives of all Texans, and will be able to do even more as your next Senator and Governor.

Let’s get it done, Texas! pic.twitter.com/WvdIDFvnAM
— Barack Obama (@BarackObama) May 12, 2026


Talarico ha 36 anni, è deputato dello stato del Texas e studia in un seminario presbiteriano. La sua candidatura ha conquistato attenzione nazionale grazie alla combinazione di posizioni progressiste e fede cristiana dichiarata apertamente. Il suo messaggio politico ruota attorno al concetto di "amore" e si rivolge anche a elettori centristi, indipendenti e a quei repubblicani delusi dalla direzione presa dal partito sotto la guida del presidente Trump. Obama lo aveva citato mesi fa in un podcast definendolo un "giovane di grande talento". Talarico ha vinto le primarie democratiche a marzo e, se eletto, sarebbe il primo senatore democratico del Texas dal 1993.

I sondaggi indicano un quadro favorevole al candidato democratico. Un'indagine di aprile della Texas Public Opinion Research attribuisce a Talarico il 44 per cento contro il 41 per cento del senatore repubblicano in carica John Cornyn, con l'11 per cento di indecisi. Nel confronto ipotetico con il procuratore generale del Texas Ken Paxton, il vantaggio di Talarico sale a cinque punti, 46 a 41, con il 9 per cento di indecisi. Cornyn e Paxton si affronteranno il 26 maggio nel ballottaggio delle primarie repubblicane, una sfida costosa e aspra in cui entrambi corteggiano l'appoggio di Trump. I leader democratici ritengono che le possibilità di vittoria aumenterebbero se la nomination andasse a Paxton, considerato una figura divisiva e segnato da accuse di corruzione.

Hinojosa parte invece in svantaggio contro Abbott, che punta a un quarto mandato da governatore e ha già raccolto fondi per quasi 100 milioni di dollari. I sondaggi la danno indietro ma soltanto di pochi punti percentuali. Curiosamente Abbott nei suoi attacchi sui social ignora la sua sfidante diretta e prende di mira Talarico, che nei sondaggi mostra performance migliori.

L'incontro al Taco Joint, ristorante frequentato abitualmente da Talarico durante gli studi al seminario teologico presbiteriano di Austin, è durato circa mezz'ora. Obama non ha pronunciato discorsi formali ma è andato di tavolo in tavolo presentandosi ai clienti, chiedendo nomi, professioni e percorsi di studio. Né Talarico né Hinojosa hanno preso la parola pubblicamente. "Ricordatevi di votare", ha detto l'ex presidente uscendo dal locale con un sacchetto contenente alcuni tacos.

Un nodo politico aperto per Talarico riguarda il voto della popolazione afroamericana, blocco elettorale decisivo per qualsiasi democratico che voglia vincere a livello statale in Texas. Alle primarie di marzo Talarico ha battuto la deputata Jasmine Crockett, ma ha perso largamente tra gli elettori neri. Nelle settimane successive ha intensificato il dialogo con quella comunità parlando in chiese afroamericane e tenendo il discorso ai laureati del Paul Quinn College di Dallas, ateneo storicamente nero. L'apparizione con Obama, primo presidente afroamericano della storia statunitense, potrebbe rafforzare questo sforzo.

I democratici guardano con fiducia ad alcuni stati tradizionalmente repubblicani per le prossime elezioni di midterm, sull'onda del malcontento per i prezzi alti e per l'operato del presidente Trump. L'effetto Obama ha già dato frutti l'anno scorso con le vittorie delle governatrici Mikie Sherrill in New Jersey e Abigail Spanberger in Virginia, entrambe sostenute dall'ex presidente in campagna elettorale. Resta però un dato di fondo: Obama non ha mai vinto a livello statale in Texas e i democratici non conquistano una carica statale nello stato da 32 anni.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il Prix Versailles 2026 incorona l’eccellenza architettonica italiana


il Prix Versailles 2026 celebra la Riviera italiana dove ogni dettaglio architettonico racconta una storia, rendendo l'hotel una destinazione culturale prima ancora che un luogo di soggiorno.

L'edizione 2026 del Prix Versailles, il riconoscimento UNESCO dedicato all'eccellenza architettonica nel settore dell'ospitalità, ha confermato la Riviera italiana tra le destinazioni premiate per la bellezza degli hotel contemporanei. Il riconoscimento, che spazia dalle montagne dell'Hijaz fino alle coste liguri, non rappresenta solo un elenco di strutture esteticamente rilevanti: fotografa la capacità di interi territori di trasformare il patrimonio architettonico in attrattore economico. Per l'Italia, la presenza nella lista rafforza un posizionamento competitivo basato sulla fusione tra tradizione costruttiva e innovazione progettuale, elemento sempre più determinante nella competizione globale per il turismo di alta gamma.

Il settore alberghiero italiano ha registrato negli ultimi tre anni investimenti significativi nel rinnovamento delle strutture ricettive, con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e all'integrazione con il paesaggio. Secondo i dati di Federalberghi, tra il 2023 e il 2025 oltre il 42% degli alberghi classificati come quattro e cinque stelle ha avviato progetti di ristrutturazione che includono certificazioni energetiche avanzate e utilizzo di materiali locali. Questa strategia risponde a una domanda turistica che non si accontenta più del servizio standardizzato: il viaggiatore internazionale cerca esperienze immersive, nelle quali l'architettura diventa parte integrante della narrazione territoriale.

La Riviera ligure e il rinascimento architettonico costiero


La Riviera italiana, citata nel Prix Versailles, ha vissuto negli ultimi anni una trasformazione che va oltre il singolo intervento edilizio. Diverse strutture storiche, in particolare tra Portofino e le Cinque Terre, hanno attraversato processi di rigenerazione che hanno preservato le facciate originali integrando interni contemporanei. Il modello adottato punta sulla valorizzazione del genius loci: utilizzo di pietra locale, recupero di tecniche costruttive tradizionali, dialogo con il contesto naturale. Gli architetti coinvolti hanno lavorato su strategie di minimo impatto visivo, pur introducendo tecnologie per la gestione idrica, l'efficienza energetica e la riduzione delle emissioni.

Questa evoluzione non riguarda solo l'estetica. I Comuni costieri liguri hanno registrato tra il 2024 e il 2025 un incremento del 18% nelle presenze turistiche della fascia con capacità di spesa medio-alta, secondo i dati regionali. Le strutture premiate o candidate ai riconoscimenti internazionali generano un effetto traino sul territorio: attirano visitatori che si fermano più a lungo, spendono nei ristoranti locali, acquistano prodotti artigianali, esplorano l'entroterra. L'investimento architettonico si traduce così in ricadute economiche diffuse, che coinvolgono filiere produttive e commerciali ben oltre il perimetro dell'hotel.

Lo «Splendido di Portofino»: icona della slow luxury


Esempio emblematico di questa rinascita è lo Splendido, A Belmond Hotel, di Portofino, vera punta di diamante della Riviera nella selezione del Prix Versailles 2026. L'hotel ha recentemente completato una meticolosa fase di rinnovamento pluriennale affidata al celebre Martin Brudnizki Design Studio, che ha saputo traghettare l’ex monastero del XVI secolo nel futuro dell'ospitalità d’alta gamma. Il progetto incarna perfettamente i criteri del premio: l'utilizzo di materiali nobili come il marmo di Carrara e la pietra di Lavagna, il recupero degli affreschi botanici liguri e l’integrazione della prima Dior Spa permanente in Italia, immersa nei giardini terrazzati. Con l'introduzione di Villa Beatrice nel 2025 e il lancio del servizio «Villeggiatura by Train»nel 2026, Belmond trasforma la struttura in un manifesto della Slow Luxury, dove il restauro architettonico non è una semplice manutenzione, ma una narrazione contemporanea del mito della Dolce Vita.

Architettura e posizionamento competitivo nel turismo globale


Il Prix Versailles non è un premio di nicchia: viene assegnato sotto l'egida dell'UNESCO e coinvolge una giuria internazionale che valuta progetti in sei continenti, affermandosi come il massimo standard mondiale che trasforma l'architettura d'eccellenza in un asset strategico per lo sviluppo economico e culturale dei territori. Entrare in questa lista significa posizionarsi su un mercato globale dove l'identità architettonica rappresenta un fattore di differenziazione. Paesi come gli Emirati Arabi Uniti, il Giappone e la Svizzera hanno investito massicciamente nella creazione di hotel-icona, strutture che diventano destinazioni in sé. L'Italia parte da una base diversa: dispone di un patrimonio storico diffuso che, se integrato con progettualità contemporanea, offre un vantaggio competitivo unico.

Tuttavia, il sistema italiano sconta ancora ritardi nella capacità di comunicare all'esterno questa eccellenza. Molte strutture premiate o candidate non dispongono di strategie di marketing digitale paragonabili a quelle dei competitor internazionali. La visibilità generata da riconoscimenti come il Prix Versailles viene spesso sottoutilizzata: mancano campagne coordinate, partnership con piattaforme di prenotazione globali, integrazione con i canali di promozione del Made in Italy. Il Ministero del Turismo ha avviato nel 2025 un tavolo di lavoro con Enit e le associazioni di categoria per sviluppare un piano di valorizzazione delle strutture alberghiere di eccellenza, ma i risultati operativi sono ancora limitati.

Le sfide della sostenibilità e della gestione territoriale


Il riconoscimento internazionale porta con sé anche interrogativi sulla tenuta dei territori. L'aumento dei flussi turistici verso destinazioni già sotto pressione, come la Riviera ligure, richiede politiche di gestione attente. Diversi Comuni hanno introdotto limiti agli accessi nelle aree più fragili, sistemi di prenotazione obbligatoria per i sentieri costieri, incentivi per la destagionalizzazione. Le strutture alberghiere premiate hanno un ruolo attivo in questa dinamica: molte collaborano con le amministrazioni locali per promuovere itinerari alternativi, sostenere il turismo fuori stagione, finanziare progetti di manutenzione del paesaggio.

Sul fronte della sostenibilità ambientale, il settore alberghiero italiano sta sperimentando soluzioni avanzate. Alcune delle strutture candidate al Prix Versailles hanno adottato sistemi di recupero delle acque piovane, impianti fotovoltaici integrati nelle coperture, utilizzo di materiali riciclabili per gli arredi. Restano però nodi critici: la carenza di infrastrutture per la mobilità sostenibile, la difficoltà di accesso al credito per le piccole strutture che vogliono investire in riqualificazione, la frammentazione normativa tra regioni che rallenta l'adozione di standard comuni.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il procuratore generale indaga i giornalisti per le inchieste sulla guerra in Iran


Il procuratore generale Todd Blanche difende le citazioni in giudizio contro i reporter. Trump aveva consegnato al suo ex avvocato personale una pila di articoli con un post-it: "tradimento".

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha emesso citazioni in giudizio contro il Wall Street Journal per ottenere documenti e archivi dei suoi giornalisti che hanno coperto la guerra in Iran. La notizia, rivelata lunedì dallo stesso quotidiano, segna un cambio di rotta significativo rispetto alla prassi delle amministrazioni precedenti, che nelle indagini sulle fughe di notizie classificate avevano sempre perseguito chi divulgava le informazioni, non i giornalisti che le ricevevano.

Le citazioni, datate 4 marzo, riguardano un articolo del 23 febbraio in cui il quotidiano della famiglia Murdoch scriveva che alti funzionari del Pentagono avevano espresso al presidente Donald Trump preoccupazioni su una campagna militare prolungata contro l'Iran. Al centro della ricostruzione c'era il generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto, che aveva avvertito privatamente il presidente sui rischi dei piani di guerra in esame, dalle possibili perdite umane all'esaurimento delle difese aeree fino al sovraccarico delle forze armate. Axios e il Washington Post avevano pubblicato ricostruzioni simili lo stesso giorno. Cinque giorni dopo, Trump avviò la guerra contro l'Iran.

Il procuratore generale facente funzioni Todd Blanche ha difeso pubblicamente l'operazione martedì. "Perseguire chi diffonde i segreti della nostra nazione ai giornalisti, mettendo a rischio la sicurezza nazionale e la vita dei nostri soldati, è una priorità per questa amministrazione", ha dichiarato in un comunicato. Blanche ha aggiunto che "qualsiasi testimone, giornalista o meno, che abbia informazioni su questi criminali non dovrà sorprendersi di ricevere una citazione in giudizio sulla divulgazione illegale di materiale classificato".

Secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal, Trump avrebbe personalmente sollecitato Blanche, suo ex avvocato personale, a perseguire con maggiore aggressività le fughe di notizie sulla guerra. In un incontro nello Studio Ovale il presidente avrebbe fatto scivolare sulla scrivania una pila di articoli ritagliati dai giornali, con un post-it sopra che riportava la parola "tradimento". L'accusa di tradimento prevede negli Stati Uniti la pena di morte. Funzionari citati dal quotidiano hanno riferito che il presidente era particolarmente infastidito dagli articoli che ricostruivano il processo decisionale che lo aveva portato a lanciare la guerra.

Lo stesso Trump ha attaccato la copertura mediatica del conflitto sul suo social Truth Social. "Quando i media bugiardi dicono che il nostro nemico iraniano sta andando bene, militarmente, contro di noi, è quasi tradimento, perché si tratta di un'affermazione falsa e persino grottesca", ha scritto il presidente.

La reazione del gruppo editoriale è stata netta. Ashok Sinha, direttore della comunicazione di Dow Jones, società madre del quotidiano, ha definito le citazioni "un attacco al lavoro giornalistico tutelato dalla Costituzione". "Ci opporremo con vigore a questo tentativo di soffocare e intimidire un lavoro di informazione essenziale", ha aggiunto.

Un funzionario del dipartimento di Giustizia ha precisato, parlando con la stampa, che le citazioni non puntano a indagare sui giornalisti in quanto tali, ma a rintracciare i dipendenti governativi responsabili delle fughe di notizie classificate. Resta però il fatto che la mossa rappresenta una rottura con la prassi recente. Nelle indagini basate sull'Espionage Act, storicamente, il dipartimento ha perseguito chi diffondeva i documenti, non chi li riceveva e pubblicava.

Il quadro normativo è stato modificato nell'aprile 2025, quando l'allora procuratrice generale Pam Bondi emise un promemoria che rendeva più semplice per i procuratori ottenere documenti e testimonianze da membri della stampa nelle indagini sulle fughe di notizie. Quella decisione cancellava le restrizioni introdotte durante l'amministrazione Biden dal predecessore Merrick Garland, che avevano reso molto più difficile sequestrare telefoni e archivi di posta elettronica dei giornalisti.

L'azione contro il Wall Street Journal non è isolata. All'inizio di quest'anno agenti dell'FBI hanno perquisito l'abitazione di Hannah Natanson, giornalista del Washington Post, sequestrando telefono, computer portatili, un orologio Garmin e dischi rigidi portatili. La perquisizione era legata a un'indagine su un appaltatore governativo poi incriminato per aver presumibilmente diffuso materiale classificato. Il Committee to Protect Journalists ha definito la misura "altamente inusuale".

Blanche, ex avvocato personale di Trump, è diventato procuratore generale facente funzioni dopo l'uscita di Pam Bondi e punta a ottenere l'incarico in via definitiva. Negli ultimi mesi ha condotto azioni giudiziarie contro diversi avversari politici del presidente, tra cui l'ex direttore dell'FBI James Comey, incriminato una seconda volta dopo il fallimento del primo tentativo. Il Primo Emendamento della Costituzione americana tutela i giornalisti nello svolgimento del loro lavoro e le iniziative dell'amministrazione hanno suscitato critiche non solo dagli editori coinvolti ma anche da organizzazioni per i diritti civili e per la libertà di stampa.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

reshared this