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Texas, libero l'agente ICE accusato della sparatoria in Minnesota


Il governatore del Texas Greg Abbott non ha autorizzato l'estradizione di Christian Castro. Un giudice federale ha respinto il ricorso del Minnesota e l'agente è così uscito dal carcere dopo 90 giorni di detenzione.

Un agente federale dell'immigrazione incriminato in Minnesota per una sparatoria avvenuta durante un'operazione di servizio è stato rilasciato giovedì mattina da un carcere del Texas, dopo che un giudice federale ha respinto il tentativo del Minnesota di costringere il governatore Greg Abbott ad autorizzarne immediatamente l'estradizione. Del caso aveva riferito il New York Times. Christian Castro è poi uscito dalla prigione della contea di Cameron alle 6:59 ora locale del 27 agosto, dopo aver raggiunto il limite di 90 giorni previsto dalla legge texana per la detenzione in attesa di estradizione.

La controversia ha contrapposto due governatori di primo piano, il democratico Tim Walz e il repubblicano Greg Abbott, e ha riportato al centro una questione affrontata solo raramente dai tribunali federali: quale margine di discrezionalità abbia un governatore di fronte alla richiesta di estradizione presentata da un altro Stato.

Il giudice Fernando Rodriguez Jr., nominato da Donald Trump, ha stabilito mercoledì che la richiesta del Minnesota era prematura. Abbott non ha ancora formalmente accolto né respinto l'estradizione e, secondo il giudice, la legge non gli impone un termine preciso entro cui decidere. Castro era detenuto dal 29 maggio nella contea di Cameron, vicino a Brownsville e al confine con il Messico. La scadenza dei 90 giorni ha quindi portato al suo rilascio. Il procuratore generale del Minnesota Keith Ellison ha contestato la decisione e ha detto di voler continuare a fare "tutto ciò che è in nostro potere" per riportare Castro nello Stato.

Dodici secondi ripresi in video


Castro è stato incriminato il 18 maggio a Minneapolis per quattro capi di aggressione di secondo grado e uno di falsa denuncia. Secondo l'accusa, la sera del 14 gennaio sparò attraverso la porta d'ingresso di un'abitazione nella quale si erano rifugiate alcune delle persone coinvolte nell'inseguimento, colpendo alla gamba Julio Cesar Sosa-Celis. Il proiettile attraversò la porta e terminò la sua corsa nella parete della stanza di un bambino.

Il Dipartimento della Sicurezza Interna aveva inizialmente sostenuto che l'agente avesse sparato per legittima difesa dopo essere stato aggredito con il manico di una scopa e una pala da neve. Sosa-Celis e un altro venezuelano erano stati quindi accusati a livello federale di aver assalito un agente. A febbraio, però, i procuratori federali hanno lasciato cadere il caso dopo che un video della scena, durata circa 12 secondi, aveva contraddetto la ricostruzione fornita dagli agenti. Lo stesso direttore dell'ICE Todd Lyons ha successivamente riconosciuto che Castro e un altro agente avevano mentito sulla dinamica dell'incidente.

Arrestato il 29 maggio nel Texas meridionale dai Texas Rangers, Castro non è mai comparso davanti a un tribunale del Minnesota. Walz ha inviato la richiesta di estradizione il 2 giugno, nell'ambito di una procedura che normalmente viene gestita senza particolari attriti, ma Abbott non ha firmato il mandato. Il 18 agosto il Minnesota ha fatto causa per costringerlo a procedere, segnalando anche il rischio che Castro potesse fuggire in Messico. Nelle conversazioni registrate dal carcere, Castro parlava con una donna oltre confine della possibilità di "sposarla e comprare una casa in Messico" una volta libero.

Lo scontro sul potere dei governatori


I legali di Abbott hanno però sostenuto che il Texas stesse ancora verificando se Castro rientrasse nella definizione giuridica di "fuggitivo", dal momento che aveva lasciato il Minnesota su indicazione del suo datore di lavoro prima di essere incriminato, e hanno accusato il Minnesota di avere una "strana fretta di giudicare". Rodriguez ha ritenuto che, finché Abbott non avrà formalmente respinto la richiesta, non vi siano ancora i presupposti per ordinargli di procedere.

Per i legali di Walz, l'argomento è invece "una cortina di fumo": se questa interpretazione fosse accolta, hanno scritto, "chiunque abbia commesso un reato in uno Stato e poi lo abbia lasciato per un trasferimento di lavoro, per ordini militari o perché è stato spinto in un furgone, non potrebbe mai essere estradato". Trevor Ezell, consigliere legale di Abbott, ha detto in udienza che il governatore attende invece il parere del Segretario di Stato texano prima di prendere una decisione, senza però indicare una scadenza.

Il portavoce di Abbott, Andrew Mahaleris, ha comunque accolto con favore una decisione che, a suo giudizio, "respinge il tentativo del Minnesota di arruolare i tribunali federali per commissariare l'ufficio del governatore". Mary Moriarty, procuratrice della contea di Hennepin, che comprende Minneapolis, ha invece avvertito che la sentenza potrebbe aprire la strada a governatori intenzionati a rinviare indefinitamente le richieste provenienti da avversari politici: "Dovrebbe suscitare allarme".

La questione ha un precedente importante. Nel 1987, con la sentenza Puerto Rico v. Branstad, la Corte Suprema stabilì che gli obblighi imposti dalla clausola costituzionale sull'estradizione sono vincolanti e che i tribunali federali possono intervenire per farli rispettare. Il punto ancora controverso nel caso Castro è quando un ritardo nell'esame della richiesta possa trasformarsi in un rifiuto illegittimo.

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66° Salone Nautico Internazionale di Genova


Manca poco più di un mese (1-6 ottobre) e Genova si aprirà al mondo con la sua mostra internazionale. La vetrina nautica ligure, organizzata da Confindustria Nautica è la più importante d’Italia e tra le più partecipate a livello mondiale. Si rinnova quindi l’appuntamentto tra domanda e offerta che anche per questa edizione promette grandi novità e numeri in ascesa. La città, sempre più coinvolta, offrirà momenti alternativi in sinergia con la mostra che consolida così il suo status di Evento. L’appuntamento è per professionisti e appassionati ma è anche l’occasione per affacciarsi a un settore affascinante che sconfina nel lusso.

salonenautico.com

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La fondazione che aiuta la Generazione Z a scegliersi il futuro


Martino Grindatto, il manager di Savigliano che ha fondato “Lateral”: «Rispetto a quello in cui è cresciuta la generazione dei boomer il mondo è molto più ricco di bivi, che possono paralizzare»

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Nel saggio “21 lezioni per il XXI secolo”, il filosofo Yuval Harari osserva come la società stia cambiando a forte velocità e suggerisce di concentrarsi sulle soft skills: i valori, l’etica, le relazioni e la conoscenza di sé stessi. La sfida del nostro tempo parte da qui: quali sono le competenze, le forze e le risorse su cui investire per poter sopravvivere – o meglio navigare con successo – in una realtà in cui l’accelerazione del cambiamento e il sovrapporsi di realtà contraddittorie saranno realtà ineludibili?

La Generazione Z e i bivi da affrontare

Per rispondere a questa urgenza a Savigliano si è deciso di passare dalla teoria all’azione. Martino Grindatto, dopo trent’anni trascorsi nella multinazionale della consulenza “Accenture”, ha creato e finanziato la Fondazione Lateral. L’obiettivo? «Dare alla Generazione Z [i nati tra il 1997 e il 2012, ndr] gli strumenti per navigare in un mondo che, rispetto a quello in cui è cresciuta la generazione dei boomer, è molto più ricco di bivi, che possono paralizzare se manca la capacità di orientarsi».

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La mappa del potere a Genova: le famiglie e le imprese


Chi sono le persone più influenti della città: da Gianluigi Aponte a Pietro Salini: navi, infrastrutture, giornali. Ma il quadro è complesso e in continua evoluzione

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Se è vera l’equazione ricchezza uguale potere, allora è Douglas Leone il genovese più potente del mondo. Il signor Leone in realtà con Genova e i genovesi non ha più a che fare dall’età di 11 anni, quando suo padre decise di trasferire la famiglia negli Stati Uniti d’America, in cerca di fortuna. Bella intuizione, per la verità, perché il figlio Douglas oggi dispone di un patrimonio personale, certificato da Forbes, di oltre 11 miliardi di dollari.

Ingegnere, 69 anni, deve il suo successo alle operazioni portate a termine con Sequoia Capital, società di investimenti della Silicon Valley, di cui il nostro Leone è stato managing partner per decenni, scommettendo fin dagli albori sui colossi dell’alta tecnologia made in USA: dalla Apple a Google, da Youtube a Whatsapp fino ad Airbnb. Tuttavia, Leone a Genova è un nome appeso all’aneddotica tipica del “ma se ghe penso”: rimpiange la sua infanzia, torna periodicamente all’ombra della Lanterna, adora i mandilli al pesto, è persino “ambasciatore di Genova nel mondo”, ma non si può dire che con la sua ricchezza incida sugli assetti economici o politici della sua amata città di origine.

Come si presenta dunque la mappa del potere dopo l’avvento, nel maggio 2025, sullo scranno di Palazzo Tursi della sindaca Silvia Salis?

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Meta annulla il piano AI sui dipendenti, Nvidia vicina a Hugging Face, gli auricolari eSIM di Plaud


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon venerdì,
oggi vedremo Meta che ha fatto marcia indietro sul piano per sostituire i dipendenti con l'AI. Poi parleremo della possibile maxi acquisizione di Hugging Face da parte di Nvidia; vedremo i nuovi auricolari di Plaud con custodia eSIM per parlare con gli agenti AI, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Intro + Prima notizia - Ep. 384 - Venerdì 28 agosto
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Le news di oggi, selezionate a mano.

Meta ha annullato il piano per sostituire i dipendenti con l'AI


Big tech
Il piano, di nome Project OT, è partito a gennaio su indicazione di Mark Zuckerberg e prevedeva scenari con tagli fino al 60% di alcuni team e due ondate di licenziamenti. Piccoli team di persone avrebbero supervisionato l'AI, che avrebbe svolto gran parte del lavoro quotidiano di migliaia di dipendenti. Secondo un dirigente delle risorse umane l'organico complessivo sarebbe sceso di circa il 25% o più. La prima ondata di licenziamenti è avvenuta a maggio; Zuckerberg ha poi cancellato la seconda, prevista per novembre. Tra i motivi ci sarebbero il calo del morale dei dipendenti e dubbi sulla produttività: le modifiche al codice interno sono cresciute del 220% in un anno, ma le funzioni arrivate agli utenti solo del 36%. Post interni segnalano che gli agenti AI hanno compiuto "azioni distruttive su larga scala" e causato un aumento del 40% degli incidenti tecnici e di sicurezza gravi; il tempo speso a risolverli è cresciuto fino al 70%. A luglio Zuckerberg ha ammesso che lo sviluppo degli agenti procede più lentamente del previsto.
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Fonte: Ars Technica
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Nvidia vicina all'acquisto di Hugging Face per circa 13 miliardi di dollari


Business
Le trattative sarebbero in fase avanzata da alcune settimane e un'indiscrezione parla di un accordo già raggiunto per 12,9 miliardi di dollari. Hugging Face gestisce una piattaforma per condividere modelli AI utilizzabili liberamente e ospita software AI per altre aziende. Nvidia è già tra gli investitori della startup insieme a Google, Amazon, Intel e Salesforce. Tre anni fa la società era stata valutata 4,5 miliardi di dollari in un round di finanziamento. Il cofondatore Thomas Wolf non ha commentato le indiscrezioni ma ha detto che la società riceve da sempre "offerte di acquisizione e investimento". La piattaforma è stata di recente al centro di un incidente di sicurezza: un modello in fase di test da parte di OpenAI l'ha violata involontariamente.
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Fonte: Bloomberg
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Plaud lancia auricolari con custodia eSIM per parlare con agenti AI


Tecnologia
La famosa startup di note taking ha presentato Plaud One. Gli auricolari riprendono l'estetica degli AirPods e registrano le chiamate, mentre la custodia registra le conversazioni di persone entro cinque metri. La eSIM nella custodia permette di dare istruzioni agli agenti AI di Plaud a distanza, senza usare telefono o computer. Dopo la trascrizione, l'agente AI si collega a Gmail, Google Calendar, Notion e Slack e può scrivere email di follow-up o creare documenti e presentazioni basati sul contenuto della conversazione. Con una carica gli auricolari registrano sei ore di riunioni e tre ore di chiamate; con la custodia si arriva a 25 ore. Sono inclusi 300 minuti di trascrizione gratuita al mese, poi servono piani da 8,33 dollari mensili. Il preordine costa 249 dollari e le spedizioni partiranno nel quarto trimestre del 2026, in quantità limitate. Le funzioni agentiche arriveranno con un aggiornamento nei prossimi mesi: il sistema funzionerà a crediti e gli acquirenti riceveranno 200 dollari di crediti.
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Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Anthropic lancia Model Hardware Standard per far controllare macchinari agli agenti AI


Intelligenza Artificiale
Lo standard funziona con qualsiasi dispositivo dotato di interfaccia programmabile, inclusi gli strumenti per la ricerca scientifica e la produzione avanzata. Anthropic lo paragona a un cavo USB-C perché standardizza il modo in cui le informazioni passano tra i dispositivi. Secondo l'azienda riduce i tempi che le imprese impiegano per configurare e integrare l'hardware. È agnostico rispetto ai modelli e funziona anche con AI diverse da Claude. Per ora è disponibile in anteprima di ricerca per un gruppo selezionato di organizzazioni in scienza, robotica e manifattura, ma in futuro diventerà open source e qualsiasi produttore di dispositivi potrà adottarlo.
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Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Oltre 100 aziende chiedono una mobilitazione difensiva contro gli attacchi AI


Cybersecurity
Tra i firmatari della lettera congiunta ci sono OpenAI, Anthropic, Microsoft, Alphabet, Amazon, Broadcom, Cloudflare, CrowdStrike, IBM, Mastercard, Oracle e Visa. Secondo il documento nei prossimi mesi gli attacchi informatici basati sull'AI diventeranno molto più diffusi man mano che i modelli aumentano di capacità, e il tempo per rendere il mondo digitale più sicuro è limitato. La lettera chiede ai governi di accelerare i programmi di accesso anticipato (che danno ad alcune aziende l'uso dei modelli più potenti prima del pubblico) e a tutte le altre organizzazioni di trattare la difesa informatica come priorità immediata dei vertici. Nel frattempo l'amministrazione Trump ha tagliato i fondi alla CISA, che è l'agenzia USA di difesa informatica: l'anno scorso il suo personale si è ridotto di circa un terzo.
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Fonte: Reuters
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Dentro il reboot di OpenAI


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La FDA approva un farmaco contro il cancro al pancreas, una pietra miliare nel trattamento di una malattia mortale


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Un messaggio da Bill Gates


In questo messaggio Bill Gates, una delle celebrità del mondo tech più impegnate per i diritti umani, fornisce un quadro chiaro dei rischi e dei vantaggi dell'IA (gli stessi che abbiamo citato in molti editoriali di Morning Tech, come la serie su "Come l'IA dovrebbe distruggere il mondo").

Vedi video su youtube.com (eng - 1:51)

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Plaud lancia auricolari con custodia eSIM per parlare con agenti AI


Preordini a 249 dollari, spedizioni da fine 2026.
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In breve:


La famosa startup di note taking ha presentato Plaud One. Gli auricolari riprendono l'estetica degli AirPods e registrano le chiamate, mentre la custodia registra le conversazioni di persone entro cinque metri. La eSIM nella custodia permette di dare istruzioni agli agenti AI di Plaud a distanza, senza usare telefono o computer. Dopo la trascrizione, l'agente AI si collega a Gmail, Google Calendar, Notion e Slack e può scrivere email di follow-up o creare documenti e presentazioni basati sul contenuto della conversazione. Con una carica gli auricolari registrano sei ore di riunioni e tre ore di chiamate; con la custodia si arriva a 25 ore. Sono inclusi 300 minuti di trascrizione gratuita al mese, poi servono piani da 8,33 dollari mensili. Il preordine costa 249 dollari e le spedizioni partiranno nel quarto trimestre del 2026, in quantità limitate. Le funzioni agentiche arriveranno con un aggiornamento nei prossimi mesi: il sistema funzionerà a crediti e gli acquirenti riceveranno 200 dollari di crediti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Plaud's new earphones come with an eSIM-enabled case for talking to AI agents | TechCrunch
Called Plaud One, these adopt the simple bare-bones style of Apple's AirPods, and can record calls, while their case can be used to record in-person conversations or take notes.
TechCrunchIvan Mehta


Alternativa in italiano:

Plaud One è il nuovo wearable AI con eSIM che trascrive le conversazioni e agisce al posto tuo
Plaud lancia Plaud One Explorer Edition a 249,90 euro con 176 euro di crediti: eSIM 4G senza costi aggiuntivi, agenti che agiscono su Gmail, Slack e Notion, consegne nel quarto trimestre. L'attivazione vocale Hey Plaud arriverà con un aggiornamento futuro
Hardware Upgrade

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Nvidia vicina all'acquisto di Hugging Face per circa 13 miliardi di dollari


La startup ospita una piattaforma di modelli AI condivisi.
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In breve:


Le trattative sarebbero in fase avanzata da alcune settimane e un'indiscrezione parla di un accordo già raggiunto per 12,9 miliardi di dollari. Hugging Face gestisce una piattaforma per condividere modelli AI utilizzabili liberamente e ospita software AI per altre aziende. Nvidia è già tra gli investitori della startup insieme a Google, Amazon, Intel e Salesforce. Tre anni fa la società era stata valutata 4,5 miliardi di dollari in un round di finanziamento. Il cofondatore Thomas Wolf non ha commentato le indiscrezioni ma ha detto che la società riceve da sempre "offerte di acquisizione e investimento". La piattaforma è stata di recente al centro di un incidente di sicurezza: un modello in fase di test da parte di OpenAI l'ha violata involontariamente.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Nvidia in Talks to Buy AI Startup Hugging Face, Reports Say - Bloomberg
Nvidia Corp. is nearing an agreement to acquire Hugging Face in a deal that would value the AI startup at roughly $13 billion, according to news reports.
Bloomberg


Alternativa in italiano:

NVIDIA: acquisizione Hugging Face e profitti stellari
Secondo fonti affidabili, NVIDIA acquisterà Hugging Face per 12,9 miliardi di dollari, quindi gestirà l'enorme database di modelli AI open source.
Punto Informatico

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Meta ha annullato il piano per sostituire i dipendenti con l'AI


Il progetto interno prevedeva tagli fino al 60%.
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In breve:


Il piano, di nome Project OT, è partito a gennaio su indicazione di Mark Zuckerberg e prevedeva scenari con tagli fino al 60% di alcuni team e due ondate di licenziamenti. Piccoli team di persone avrebbero supervisionato l'AI, che avrebbe svolto gran parte del lavoro quotidiano di migliaia di dipendenti. Secondo un dirigente delle risorse umane l'organico complessivo sarebbe sceso di circa il 25% o più. La prima ondata di licenziamenti è avvenuta a maggio; Zuckerberg ha poi cancellato la seconda, prevista per novembre. Tra i motivi ci sarebbero il calo del morale dei dipendenti e dubbi sulla produttività: le modifiche al codice interno sono cresciute del 220% in un anno, ma le funzioni arrivate agli utenti solo del 36%. Post interni segnalano che gli agenti AI hanno compiuto "azioni distruttive su larga scala" e causato un aumento del 40% degli incidenti tecnici e di sicurezza gravi; il tempo speso a risolverli è cresciuto fino al 70%. A luglio Zuckerberg ha ammesso che lo sviluppo degli agenti procede più lentamente del previsto.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

AI agents meant to replace Meta workers made “large-scale, disruptive actions” - Ars Technica
Report shows Meta's challenges replacing people with AI agents.
Ars Technica


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Anthropic lancia Model Hardware Standard per far controllare macchinari agli agenti AI


È come se fosse un cavo USB-C virtuale per l'hardware.
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In breve:


Lo standard funziona con qualsiasi dispositivo dotato di interfaccia programmabile, inclusi gli strumenti per la ricerca scientifica e la produzione avanzata. Anthropic lo paragona a un cavo USB-C perché standardizza il modo in cui le informazioni passano tra i dispositivi. Secondo l'azienda riduce i tempi che le imprese impiegano per configurare e integrare l'hardware. È agnostico rispetto ai modelli e funziona anche con AI diverse da Claude. Per ora è disponibile in anteprima di ricerca per un gruppo selezionato di organizzazioni in scienza, robotica e manifattura, ma in futuro diventerà open source e qualsiasi produttore di dispositivi potrà adottarlo.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic pushes into physical world with new standard to help AI agents operate machines
The Model Hardware Standard is initially available in a research preview, but Anthropic plans to open source it in the future.
CNBCAshley Capoot


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Oltre 100 aziende chiedono una mobilitazione difensiva contro gli attacchi AI


OpenAI, Microsoft e Anthropic tra i firmatari.
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In breve:


Tra i firmatari della lettera congiunta ci sono OpenAI, Anthropic, Microsoft, Alphabet, Amazon, Broadcom, Cloudflare, CrowdStrike, IBM, Mastercard, Oracle e Visa. Secondo il documento nei prossimi mesi gli attacchi informatici basati sull'AI diventeranno molto più diffusi man mano che i modelli aumentano di capacità, e il tempo per rendere il mondo digitale più sicuro è limitato. La lettera chiede ai governi di accelerare i programmi di accesso anticipato (che danno ad alcune aziende l'uso dei modelli più potenti prima del pubblico) e a tutte le altre organizzazioni di trattare la difesa informatica come priorità immediata dei vertici. Nel frattempo l'amministrazione Trump ha tagliato i fondi alla CISA, che è l'agenzia USA di difesa informatica: l'anno scorso il suo personale si è ridotto di circa un terzo.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Major tech companies call for defensive surge to defeat AI-driven hacks | Reuters
Major tech companies ​including OpenAI, Anthropic, Microsoft , Alphabet and Amazon are calling for ‌a society-wide defensive surge to defeat what they describe as an impending wave of hacks driven by artificial intelligence.
Reuters


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Trump ribattezza il Lago Ontario "Lake America": la ritorsione dopo la rottura con il Canada


Dopo il fallimento dei negoziati commerciali con Ottawa e i dazi al 50%, il presidente ordina all'Interno di aggiornare i registri federali entro 30 giorni. La ministra canadese Joly: "Lo chiameremo sempre Lago Ontario. Punto".

Donald Trump ha firmato oggi un ordine esecutivo che rinomina il Lago Ontario in "Lake America". Il presidente dà così seguito alla minaccia lanciata dopo il crollo dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada, falliti venerdì scorso dopo due settimane di trattative serrate: da sabato sono scattati dazi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi e il primo ministro Mark Carney ha annunciato dazi speculari, "dollaro per dollaro", in vigore dall'8 settembre.

Nei giorni scorsi Trump aveva scritto più volte sui social del cambio di nome, sostenendo in un post che l'America non "si aspetta di fare ancora molti affari con l'Ontario", e aveva pubblicato immagini del lago già ribattezzato "Lake America". "Gli Stati Uniti sono i più grandi protettori dei Grandi Laghi, compreso il corpo idrico attualmente noto come Lago Ontario", ha scritto Trump nell'ordine.

"Il Lago continuerà a svolgere un ruolo centrale nel plasmare il futuro dell'America e l'economia globale. In riconoscimento di questa fiorente risorsa economica e della sua importanza cruciale per l'economia della nostra Nazione e per il suo popolo, dispongo che il Lago sia ufficialmente rinominato Lake America".

EFFECTIVE IMMEDIATELY: Lake Ontario is renamed to LAKE AMERICA! 🇺🇸 pic.twitter.com/ZFww8PexiW
— The White House (@WhiteHouse) August 27, 2026


Il provvedimento incarica il Segretario all'Interno Doug Burgum e il suo Dipartimento di aggiornare entro 30 giorni il Geographic Names Information System, la banca dati federale dei nomi geografici, e impone a tutti gli organi del governo federale di chiamare da ora in poi il lago "Lake America". A sostegno della decisione l'ordine cita gli investimenti americani sul lago e il fatto che, trovandosi le acque più profonde in territorio statunitense, gli Stati Uniti rivendicherebbero la maggior parte del suo volume.

Non è chiaro se il presidente abbia l'autorità per rinominare un corpo idrico condiviso tra due nazioni, come aveva già fatto a gennaio 2025 con un ordine analogo che trasformava il Golfo del Messico in "Golfo d'America". Il confine tra i due Paesi passa in mezzo al lago e l'ordine non può certo obbligare il Canada ad adottare il nuovo nome: la Ministra dell'Industria canadese Mélanie Joly aveva già risposto martedì, quando il cambio era ancora una minaccia, "Lo chiameremo sempre Lago Ontario. Punto". Il lago, tra l'altro, si chiamava Ontario molto prima che nascesse l'omonima provincia, istituita nel 1867: il nome viene dall'irochese "Ontarí'io", di solito tradotto "grande lago".


Trump vuole ribattezzare il lago Ontario, il Canada risponde ai dazi


Il presidente Donald Trump ha proposto di cambiare il nome del lago Ontario in "lago America" e ha accusato il primo ministro canadese Mark Carney di aver mentito sulle pressioni statunitensi contro le tutele della lingua francese. Secondo Trump, Carney avrebbe inventato la vicenda per recuperare consensi in Quebec. I due messaggi sono apparsi su Truth Social, quattro giorni dopo la rottura dei negoziati commerciali tra Washington e Ottawa.

"Gli Stati Uniti stanno seriamente valutando di cambiare il nome del lago Ontario in lago America, visto che non ci aspettiamo di fare ancora molti affari con l'Ontario", ha scritto Trump. In mattinata il presidente aveva pubblicato anche una mappa dello specchio d'acqua, con la scritta "Lake Ontario" cancellata e sostituita da "Lake America" in caratteri dorati. Nel gennaio 2025 Trump aveva già firmato un ordine esecutivo per ribattezzare unilateralmente il Golfo del Messico "Golfo d'America" nella nomenclatura ufficiale statunitense. Il lago Ontario, il più piccolo e orientale dei Grandi Laghi, segna parte del confine tra lo Stato di New York e l'Ontario, la provincia più popolosa del Canada e il cuore della sua industria automobilistica.

Lo scontro sulle tutele del francese


Carney ha ordinato ai negoziatori canadesi di abbandonare i colloqui sostenendo che l'intesa proposta da Washington avrebbe indebolito le tutele della lingua francese. "Lingua e cultura non sono irritanti commerciali: sono diritti", ha affermato il primo ministro. Trump ha replicato assicurando che non interferirebbe mai con i canadesi francofoni e di non averci "nemmeno mai pensato". Ha quindi accusato Carney di avere diffuso una menzogna per riconquistare l'appoggio degli elettori del Quebec. Secondo Reuters, entrambe le parti si attribuiscono la responsabilità del fallimento dei tre giorni di trattative.

Anche il rappresentante statunitense per il Commercio, Jamieson Greer, ha definito alla CNBC "una storia inventata e divertente" l'idea che la lingua francese fosse il vero ostacolo all'accordo. Il problema, ha sostenuto, sono le norme canadesi che impongono alle piattaforme statunitensi di destinare una parte dei ricavi al finanziamento dei contenuti locali.

Le misure contestate sono principalmente due. L’Online Streaming Act federale ha attribuito all'ente regolatore canadese delle comunicazioni il potere di imporre contributi e investimenti obbligatori alle grandi piattaforme di streaming. La legge 109, approvata dal Quebec nel dicembre 2025, consente invece al governo provinciale di stabilire quote e obblighi per favorire la visibilità dei contenuti culturali originali in francese sulle piattaforme digitali e sui dispositivi connessi. Washington ha inserito queste disposizioni tra le barriere commerciali contestate al Canada.

I dazi e la risposta canadese


Dopo la rottura dei colloqui, sabato sono entrati in vigore dazi statunitensi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di merci canadesi. Lunedì Trump ha minacciato di portare al 50% anche quelli su automobili, componenti e acciaio a partire dal 1° gennaio 2027. Fino a pochi giorni prima aveva lasciato intendere che un accordo fosse vicino.

Martedì Ottawa ha annunciato la risposta: dal prossimo 8 settembre applicherà tariffe comprese tra il 15% e il 50% a oltre 700 categorie di prodotti statunitensi, per un valore complessivo di 27,6 miliardi di dollari canadesi, pari a circa 20 miliardi di dollari statunitensi. L’elenco comprende acciaio, alluminio, mobili, abbigliamento, formaggi, prodotti ittici, elettrodomestici ed elettronica. Il governo canadese ha inoltre predisposto aiuti per 7,5 miliardi di dollari canadesi a favore delle imprese e dei lavoratori colpiti.

Il confronto resta durissimo anche fuori dal tavolo negoziale. Il premier dell’Ontario Doug Ford ha definito Trump un "perdente", un "bullo" e un "dittatore", dopo che il presidente aveva intimato ai dirigenti canadesi di "mettersi in riga". Lo stesso giorno il vicepresidente JD Vance, intervenendo nel Maine, ha accusato Ottawa di riservare alle merci cinesi un trattamento migliore di quello concesso ai prodotti statunitensi. Da parte sua, Carney ha dichiarato che il Canada tornerà "ovviamente" a negoziare, ma soltanto se gli Stati Uniti si presenteranno con "l’atteggiamento giusto" e rispetteranno la sovranità economica del Paese.


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Bill Gates: "L'IA può distruggere milioni di posti di lavoro, servono tasse e limiti"


Il cofondatore di Microsoft accusa l'industria tecnologica di minimizzare i rischi e propone una tassa sui token, lavori riservati agli esseri umani e controlli internazionali sui sistemi di intelligenza artificiale più avanzati.

Bill Gates, cofondatore di Microsoft, sostiene che l'intelligenza artificiale rappresenti una grave minaccia per l'occupazione e, nei casi più estremi, per la stessa vita umana, e che affrontarne i rischi debba diventare "la priorità numero uno al mondo". In un'intervista di un'ora al New York Times, Gates ha accusato l'industria tecnologica di minimizzare consapevolmente questi pericoli perché gli interessi economici in gioco sono enormi. "In privato, le persone che capiscono quanto sia potente questa tecnologia e quanto rapidamente stia migliorando sono molto preoccupate", ha detto. Pochi, però, lo ammetterebbero pubblicamente: "Ora si dicono l'un l'altro: 'Ehi, non dirlo. Fa male a noi e ai prossimi mille miliardi di dollari che stiamo cercando di raccogliere'".

Mercoledì Gates ha pubblicato sul proprio sito un saggio di quasi 6.000 parole nel quale espone le sue preoccupazioni e propone una serie di interventi, tra cui nuove tasse e divieti. Ha spiegato di aver deciso di intervenire pubblicamente perché i progressi più recenti hanno superato di molto le sue aspettative e perché l'industria non si è fermata neppure davanti a soglie che in passato aveva indicato come motivo di particolare cautela: dalla possibilità che un sistema di intelligenza artificiale sfugga al controllo dei suoi creatori alla capacità di fornire istruzioni utili alla realizzazione di armi biologiche. "Stanno andando avanti a tutta velocità, sperando che il bene superi il male", ha affermato.

Un messaggero imperfetto


Gates, 70 anni, è l'ultimo di una serie di protagonisti dell'industria tecnologica a lanciare l'allarme sui rischi dell'intelligenza artificiale proprio mentre il settore sta investendo migliaia di miliardi di dollari in nuovi data center e alcune giovani società si preparano a quotazioni in Borsa che potrebbero essere tra le più grandi della storia. La sua presa di posizione arriva inoltre dopo un lungo periodo segnato da controversie personali. La pubblicazione delle email di Jeffrey Epstein aveva riportato l'attenzione sui rapporti tra Gates e il finanziere accusato di pedofolia: per questo motivo a febbraio il cofondatore di Microsoft aveva rinunciato a partecipare a una conferenza sull'intelligenza artificiale e a giugno ha testimoniato per sei ore davanti alla Commissione Vigilanza della Camera.

Gates ha ammesso di poter essere un messaggero imperfetto anche per la propria ricchezza e per il passato da dirigente aggressivo di Microsoft, che nel 2000 fu giudicata responsabile di violazioni delle norme antitrust statunitensi per aver mantenuto illegalmente il proprio monopolio nel mercato dei sistemi operativi per PC. L'ordine di scindere la società in due, disposto in primo grado, fu successivamente annullato in appello. Ritiene però di trovarsi in una posizione particolare: conosce dall'interno l'industria tecnologica, non dipende più dai suoi profitti e ha alle spalle decenni di attività filantropica dedicata, tra l'altro, alla riduzione delle disuguaglianze.

La tecnologia, ha raccontato, lo ha davvero stupito tre volte. La prima nel 1980, con le prime interfacce grafiche, la seconda nel 2022, quando i vertici di OpenAI gli mostrarono a casa sua ciò che sarebbe poi diventato ChatGPT e la terza quest'anno, quando ha esaminato da vicino i progressi di Claude Code, lo strumento principe di Anthropic. La programmazione è il campo che conosce meglio e le capacità raggiunte da Claude lo hanno colpito profondamente: "L'idea che ora queste cose siano, in un senso significativo, migliori di me mi fa pensare: ma che diavolo?".

Tassa sui token e lavori riservati agli esseri umani


Le grandi rivoluzioni tecnologiche del passato hanno creato più posti di lavoro di quanti ne abbiano eliminati, ma Gates non crede che questa volta accadrà lo stesso. L'era dell'intelligenza artificiale è "completamente, assolutamente, totalmente diversa", ha detto, riconoscendo che si tratta di una posizione impopolare nel settore. "È un'affermazione enorme, e ci metto tutto quello che so". Secondo Gates, senza interventi le perdite di posti di lavoro su larga scala saranno inevitabili, perché l'intelligenza artificiale si diffonderà in tutta l'economia e nessun settore sarà in grado di assorbire i lavoratori espulsi dagli altri. Le aziende, Microsoft compresa, rispondono agli incentivi del mercato, ha osservato, ma questi possono entrare in conflitto con l'interesse della società.

La sua prima proposta è una "tassa sui token", cioè sulle unità elementari elaborate dai sistemi di intelligenza artificiale, che renderebbe più costosa la sostituzione dei lavoratori e contribuirebbe a finanziare misure di sostegno per chi perde il proprio impiego. Gates propone inoltre di creare una categoria di lavori "riservati agli esseri umani", che potrebbe arrivare fino al 40% del totale: professioni nelle quali l'intelligenza artificiale non potrebbe sostituire le persone perché fondate su rapporti profondamente personali, come quelle legate alla cura, oppure perché i lavoratori coinvolti avrebbero poche possibilità di ricollocarsi.

Di fronte ai rischi più estremi, come il bioterrorismo, Gates chiede invece accordi internazionali e criteri chiari di controllo. A suo giudizio, potrebbero bastare poche persone dotate di accesso a sistemi di intelligenza artificiale avanzati per sviluppare nuovi agenti patogeni. Si è detto pronto a confrontarsi con chiunque si opponga a controlli obbligatori sui sistemi capaci di generare nuovi virus e si è mostrato sconcertato dall'ipotesi di affidarsi soprattutto a misure volontarie concordate tra Casa Bianca e industria: "Autoregolamentazione per lo strumento più pericoloso mai inventato? No, grazie".

Molte delle sue preoccupazioni coincidono con quelle espresse da Dario Amodei, cofondatore di Anthropic, le cui posizioni lo hanno portato allo scontro con il Pentagono, la Casa Bianca e una parte dell'industria tecnologica. "Ci sono persone che attaccano chi parla più apertamente degli aspetti negativi", ha osservato Gates, promettendo di affrontare il tema in ogni colloquio con i leader mondiali, insieme alla salute globale. Di sicuro, è una posizione insolita per uno degli uomini che più hanno contribuito alla nascita dell'industria informatica moderna. Gates ne è consapevole: "Non mi piace portare cattive notizie e non mi piace dire che l'innovazione potrebbe avere, nel complesso, un effetto negativo. Ma è qui che siamo arrivati ora".

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Nuovo proiettore ACR Electronics


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Caratterizzato da un design elegante e da una robustezza senza compromessi, studiato per resistere alle difficili condizioni dell’ambiente marino, il nuovo RCL-200 rappresenta una soluzione ideale per l’aggiornamento dell’illuminazione di imbarcazioni da diporto di medie e grandi dimensioni, oltre che di unità commerciali.

Ultimo arrivato nella nota gamma di proiettori di ricerca ACR Electronics, l’RCL-200 è dotato di un corpo in alluminio pressofuso, 12 LED ad alta intensità e di un potente fascio luminoso da 720.000 candele.

Progettato per garantire affidabilità e prestazioni elevate, l’RCL-200 offre un’intensità luminosa in grado di assicurare la massima visibilità e sicurezza durante la navigazione notturna o nelle operazioni di ricerca e soccorso.
The new ACR Electronics RCL-200 LED searchlight
Le opzioni di controllo ACR di nuova generazione introducono inoltre un livello superiore di praticità e versatilità. Grazie alla possibilità di gestire uno o due proiettori in modo indipendente oppure simultaneamente, è possibile utilizzare un unico comando per passare facilmente da un faro all’altro o sincronizzarli entrambi, ottenendo un’illuminazione coordinata. La funzione “return-to-home” consente inoltre di riportare automaticamente uno o entrambi i proiettori nella posizione orientata verso prua.

Grazie al supporto multivoltaggio (12-24 V DC), l’efficiente RCL-200 offre un’elevata flessibilità di installazione su un’ampia gamma di imbarcazioni, sia per aggiornare un impianto esistente sia per equipaggiare una nuova unità.

Mikele D’Arcangelo, Vice President of Global Marketing and Product Management di ACR Electronics, ha dichiarato:

«I proiettori di ricerca svolgono un ruolo fondamentale per la sicurezza, la navigazione, le segnalazioni di emergenza e numerose altre attività in mare, ma non tutti i proiettori sono uguali. La gamma ACR è progettata per resistere per anni alle difficili condizioni dell’ambiente marino, garantendo allo stesso tempo l’affidabilità, le prestazioni, la praticità, la versatilità e lo stile che i nostri clienti si aspettano.

L’RCL-200 LED è stato progettato con una struttura robusta, mantenendo al tempo stesso un aspetto elegante e contemporaneo, capace di integrarsi perfettamente con qualsiasi imbarcazione. Inoltre, gli accessori di controllo ACR di nuova generazione, disponibili anche per i nostri proiettori LED RCL-100 e RCL-50, offrono ai diportisti un nuovo livello di controllo, praticità e stile».

Le nuove soluzioni di controllo comprendono il Point Pad URP-103, il telecomando wireless portatile URH-103 e il Master Controller URC-104. Questi dispositivi si integrano perfettamente con i proiettori LED RCL-50 e RCL-100, mentre il nuovo progetto dell’RCL-200 elimina la necessità di utilizzare l’URC-104 o qualsiasi altro Master Controller.

Con il telecomando portatile wireless ACR, primo nel suo genere, i diportisti dispongono di una maggiore libertà di utilizzo: possono infatti orientare e mantenere il fascio del proiettore su un determinato bersaglio mentre si spostano a bordo dell’imbarcazione.

www.acrartex.com

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Sandisk Optimus GX C50: nuova espansione fino a 2 TB per Xbox


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Sandisk amplia la propria offerta dedicata al gaming con la nuova SANDISK Optimus GX C50 Storage Expansion Card, una scheda di espansione progettata per aumentare lo spazio disponibile sulle console Xbox Series X|S. La soluzione è ufficialmente concessa in licenza per le console Microsoft e punta a offrire un'espansione dello storage completamente integrata con l'ecosistema Xbox.

La nuova Sandisk Optimus GX C50 per Xbox arriverà entro la fine del mese e sarà proposta in differenti capacità, con tagli da 512 GB, 1 TB e 2 TB. L'obiettivo è consentire agli utenti di ampliare la propria libreria senza dover continuamente eliminare e reinstallare i giochi quando lo spazio disponibile sulla memoria interna della console inizia a ridursi.

Storage NVMe ottimizzato per Xbox Velocity Architecture


Alla base della SANDISK Optimus GX C50 Storage Expansion Card è presente un'unità SSD NVMe sviluppata per lavorare con Xbox Velocity Architecture, l'architettura utilizzata da Xbox Series X|S per la gestione dello storage e dei dati di gioco.

Secondo le informazioni pubblicate da Sandisk, la scheda offre prestazioni ad alta velocità e a bassa latenza paragonabili a quelle dell'SSD interno delle console. Questo permette di eseguire i giochi compatibili direttamente dalla scheda di espansione, senza doverli prima trasferire sulla memoria interna della console.

L'integrazione con Xbox Velocity Architecture consente inoltre di mantenere le caratteristiche legate alla rapidità di accesso ai dati, con tempi di caricamento ridotti e un passaggio più rapido tra le diverse sessioni di gioco.

L'installazione avviene attraverso lo specifico Xbox Expansion Slot presente sulle console Xbox Series X e Xbox Series S. Non sono quindi richieste procedure di installazione particolari: la scheda viene collegata direttamente alla console e utilizzata come memoria aggiuntiva.

Fino a 2 TB per ampliare la libreria Xbox


Uno degli aspetti principali della nuova scheda di espansione Sandisk riguarda la capacità. La Optimus GX C50 sarà infatti disponibile nelle versioni da 512 GB, 1 TB e 2 TB, permettendo di scegliere il quantitativo di spazio aggiuntivo in base alle dimensioni della propria libreria.

Con il modello da 2 TB, Sandisk indica la possibilità di memorizzare fino a 50 giochi aggiuntivi. Il calcolo dichiarato dal produttore prende come riferimento una dimensione media di 36 GB per titolo; il numero effettivo può quindi cambiare sensibilmente in base alla dimensione dei giochi installati, alla formattazione e ad altri dati presenti sulla memoria.

La possibilità di utilizzare direttamente i titoli memorizzati sulla scheda consente inoltre di evitare il trasferimento dei giochi avanti e indietro tra un dispositivo di archiviazione esterno e l'SSD interno della console.

Supporto completo alla funzione Quick Resume


La SANDISK Optimus GX C50 per Xbox Series X|S è compatibile anche con Quick Resume, una delle funzioni integrate nell'ecosistema delle console Microsoft.

Quick Resume consente di mantenere più giochi in uno stato sospeso e tornare rapidamente alla partita lasciata in precedenza. Grazie all'integrazione della scheda Sandisk con l'architettura della console, la funzione può essere utilizzata anche con i giochi archiviati sull'espansione, consentendo di riprendere una sessione dal punto in cui era stata interrotta.

La scheda è ufficialmente concessa in licenza per Xbox Series X|S e, secondo Sandisk, è stata sviluppata per offrire una piena integrazione con Xbox e un'esperienza conforme agli standard qualitativi previsti da Microsoft.

Un mese di Xbox Game Pass Ultimate incluso


Con la nuova Sandisk Optimus GX C50 Storage Expansion Card viene fornito anche un mese di Xbox Game Pass Ultimate destinato ai nuovi iscritti al servizio.

Xbox Game Pass Ultimate permette di accedere a una libreria composta da centinaia di titoli utilizzabili su console, PC e attraverso il cloud gaming, nei Paesi e sui dispositivi supportati. La promozione inclusa con la scheda dovrà essere riscattata entro il 15 dicembre 2027 ed è valida per i nuovi membri di Xbox Game Pass. Al termine del periodo promozionale, l'abbonamento si rinnova automaticamente al prezzo mensile previsto salvo disdetta.

Sandisk include inoltre un mese di Discord Nitro. La promozione è destinata agli utenti che non sono stati abbonati a Nitro nei 12 mesi precedenti e deve essere riscattata entro il 1° luglio 2027. La disponibilità dell'offerta può variare in base al Paese.

Dimensioni compatte e garanzia di cinque anni


Le tre versioni della SANDISK Optimus GX C50 condividono le stesse dimensioni. La scheda misura 55,4 x 31,6 x 7,7 mm e ha un peso dichiarato di 25 grammi, mantenendo quindi un formato particolarmente compatto.

Sandisk indica inoltre una garanzia limitata di cinque anni per tutte le capacità. I codici modello sono SDCEOGN-512G-GNAGX per la versione da 512 GB, SDCEOGN-1T00-GNAGX per quella da 1 TB e SDCEOGN-2T00-GNAGX per il modello da 2 TB.

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Samsung Odyssey 2027: nuovi monitor OLED fino a 1.100 Hz


Samsung ha scelto Gamescom 2026 per presentare in anteprima la nuova gamma di monitor gaming Samsung Odyssey 2027, una lineup che comprende modelli OLED e soluzioni dedicate al gaming competitivo con refresh rate particolarmente elevati. Tra le principali novità figurano Odyssey OLED G9 da 49 pollici, Odyssey OLED G7 curvo da 42 pollici, Odyssey OLED G8 da 32 pollici e Odyssey G6 da 27 pollici, capace di raggiungere una frequenza di aggiornamento fino a 1.100 Hz.

La nuova generazione Odyssey punta su differenti combinazioni di dimensioni, risoluzione e velocità, con l'obiettivo di adattarsi sia ai titoli competitivi sia alle esperienze di gioco più immersive. Samsung ha inoltre annunciato un ampliamento dell'ecosistema HDR10+ GAMING, che dovrebbe arrivare a supportare oltre 20 titoli AAA entro la prima metà del 2027.

La gamma Samsung Odyssey 2027 viene mostrata per la prima volta durante Gamescom, in programma a Colonia dal 26 al 30 agosto 2026. Samsung dedica ai nuovi display anche la sessione “#PlaySamsung: The Next Era of Gaming Displays”, focalizzata sul rapporto tra dimensioni dello schermo, risoluzione, refresh rate e differenti modalità di visualizzazione.

Durante l'evento vengono mostrati sul palco Odyssey OLED G9 G95SJ e Odyssey OLED G7 G75SJ, mentre Odyssey OLED G8 G80SJ e Odyssey G6 G60H vengono presentati attraverso contenuti video.

HDR10+ GAMING si estende a oltre 20 giochi AAA


Accanto ai nuovi monitor, Samsung porta a Gamescom anche la collaborazione con Activision Blizzard per HDR10+ GAMING. La tecnologia viene integrata nel processo di sviluppo di Call of Duty: Modern Warfare 4 con l'obiettivo di consentire ai monitor Odyssey compatibili e agli altri display Samsung supportati di riprodurre colori e contrasti in maniera coerente con la visione creativa prevista dagli sviluppatori.

Samsung prevede di ampliare il supporto HDR10+ GAMING a oltre 20 titoli AAA entro la prima metà del 2027, estendendo così ulteriormente l'ecosistema dedicato ai videogiochi.

La società sta inoltre lavorando sull'espansione del supporto ai giochi in 3D sulla gamma Odyssey, attraverso collaborazioni dirette con gli studi di sviluppo. Tra i nuovi titoli compatibili vengono indicati Cyberpunk 2077 e Cronos: The New Dawn. La tecnologia Odyssey 3D è pensata per aggiungere profondità e prospettiva spaziale agli ambienti di gioco.

Samsung Odyssey OLED G9: 49 pollici DQHD fino a 720 Hz


Uno dei modelli principali della nuova gamma è Samsung Odyssey OLED G9, indicato dall'azienda come il primo monitor gaming al mondo da 49 pollici con risoluzione DQHD e refresh rate di 360 Hz.

Il display utilizza un pannello QD-OLED di quinta generazione con tecnologia Penta Tandem, caratterizzato da una struttura a cinque strati. Secondo Samsung, questa soluzione permette di raggiungere un'efficienza fino a 1,3 volte superiore e una durata fino al doppio rispetto alla generazione precedente.

Il pannello adotta inoltre un layout dei subpixel RGB Stripe, pensato per ridurre il color fringing e migliorare la nitidezza dei testi. La luminosità di picco dichiarata raggiunge 1.300 nit su una finestra del 3% a risoluzione 4K.

Odyssey OLED G9 offre una risoluzione Dual QHD di 5120 x 1440 pixel, un refresh rate di 360 Hz e un tempo di risposta GtG di 0,03 ms. Grazie alla modalità Dual Mode è possibile scegliere tra due differenti configurazioni: utilizzare la risoluzione DQHD a 360 Hz oppure passare alla modalità Dual HD da 2560 x 720 pixel, nella quale la frequenza di aggiornamento può arrivare fino a 720 Hz.

Samsung Odyssey OLED G8: 4K e tre modalità fino a 680 Hz


Il nuovo Samsung Odyssey OLED G8 utilizza invece un pannello OLED da 32 pollici con risoluzione UHD e integra la modalità Triple Mode, che permette di modificare risoluzione e refresh rate in base alle esigenze.

Anche in questo caso Samsung utilizza un pannello QD-OLED di quinta generazione con tecnologia Penta Tandem e subpixel RGB Stripe. Le modalità disponibili comprendono UHD a 360 Hz, QHD a 520 Hz e Full HD a 680 Hz.

La configurazione consente quindi di scegliere se privilegiare la risoluzione oppure aumentare la frequenza di aggiornamento in base al gioco, al dispositivo collegato e alle impostazioni utilizzate.

Il monitor integra anche la tecnologia Samsung Glare Free, basata su una pellicola con una superficie lucida inferiore del 54% rispetto alle tradizionali pellicole antiriflesso. La soluzione è progettata per limitare i riflessi generati dalle fonti luminose esterne e migliorare la visibilità dello schermo.

Odyssey OLED G8 presenta un tempo di risposta GtG di 0,03 ms e la certificazione VESA DisplayHDR TrueBlack 600, che sarà completata in occasione del lancio del prodotto. Sono previsti anche il supporto ad AMD FreeSync Premium Pro e la compatibilità con NVIDIA G-SYNC, le cui certificazioni saranno completate al momento del lancio.

Sul fronte della connettività sono presenti DisplayPort 2.1 UHBR20, due porte HDMI, una porta USB-C con Power Delivery fino a 98 W, un hub USB con due porte downstream e il supporto KVM.

Samsung Odyssey OLED G7: OLED curvo da 42 pollici


Con Odyssey OLED G7, Samsung introduce una configurazione differente rispetto agli altri modelli della gamma. Si tratta del primo monitor gaming OLED curvo al mondo da 42 pollici in formato 16:9, secondo quanto dichiarato dall'azienda.

La superficie dello schermo risulta circa il 72% superiore rispetto al precedente modello Odyssey da 32 pollici. Il monitor combina una curvatura 1000R, una risoluzione 4K OLED, un refresh rate di 165 Hz e un tempo di risposta GtG di 0,03 ms.

Il raggio di curvatura di 1.000 mm porta i bordi dello schermo più vicino al campo visivo del giocatore, creando una visualizzazione più ampia. Samsung indica questa configurazione in particolare per generi come giochi di ruolo e titoli open world.

Anche Odyssey OLED G7 integra la tecnologia Glare Free, utilizzata per limitare i riflessi provenienti dalle fonti luminose esterne durante l'utilizzo del display.

Samsung Odyssey G6 raggiunge i 1.100 Hz


Per il gaming competitivo Samsung introduce invece il nuovo Odyssey G6 da 27 pollici, indicato come il primo monitor gaming al mondo con una frequenza di aggiornamento fino a 1.100 Hz.

Il prodotto deriva dal modello mostrato durante CES 2026, ma arriva ora con una specifica finale aggiornata. Attraverso la modalità Dual Mode, Odyssey G6 può raggiungere fino a 1.100 Hz in risoluzione HD oppure arrivare fino a 600 Hz in QHD.

Il monitor utilizza un pannello Fast IPS con un tempo di risposta di 1 ms. La presenza delle due modalità permette quindi di scegliere tra la maggiore definizione offerta dalla risoluzione QHD e la frequenza di aggiornamento superiore disponibile utilizzando la modalità HD.

Samsung destina in particolare questa configurazione ai giocatori di FPS e agli utenti che privilegiano velocità e nitidezza dei movimenti.

Disponibilità della nuova gamma Samsung Odyssey 2027


La disponibilità dei nuovi monitor Samsung Odyssey 2027 varierà a seconda del mercato. Per Odyssey G6, Samsung ha già indicato una distribuzione globale prevista nella seconda metà del 2026.

Per gli altri modelli, invece, le tempistiche precise di commercializzazione saranno comunicate successivamente. Anche i prezzi di Samsung Odyssey OLED G9, OLED G8, OLED G7 e Odyssey G6 non sono stati ancora annunciati e verranno resi noti in un secondo momento.

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I Dem puntano ora a deridere Trump


Jon Ossoff, senatore della Georgia, lo ha chiamato presidente imboscato e disonesto. La scommessa del partito è che il ridicolo faccia più danni degli allarmi sulla deriva autoritaria.

I democratici hanno passato anni a descrivere il presidente Donald Trump come un tiranno deciso a costruire una dittatura americana. Ora hanno cambiato registro e lo dipingono come un Nerone contemporaneo, pigro e corrotto, che invecchia mentre manda a fuoco tutto intorno a sé per assecondare i propri capricci. Il passaggio dalla paura al ridicolo arriva mentre la popolarità del presidente tocca i minimi storici e mentre la sua passione per i cantieri con cui vuole lasciare un segno alimenta l'idea di un uomo lontano dai problemi degli americani.

Jon Ossoff, senatore della Georgia e astro nascente del partito, si è spinto più avanti di tutti. Martedì ha alzato il tiro definendo Trump "un presidente imboscato alla leva e disonesto, che ha trascinato in modo avventato la nostra nazione in una guerra che non sa come finire né come vincere". I suoi attacchi hanno trasformato la corsa per la rielezione al Senato in un possibile provino per le primarie presidenziali del 2028.

Prima di lui altri democratici avevano usato lo stesso metodo per farsi notare oltre i confini del proprio Stato. Il governatore dell'Illinois JB Pritzker l'anno scorso ha preso di mira l'immagine che il presidente ha di sé dicendo che "tradisce le mogli e bara a golf". Gli account social del governatore della California Gavin Newsom imitano lo stile con cui Trump scrive online e un post dell'anno scorso sosteneva che "molti dicono che non riesce più a salire le scale grandi dell'Air Force One". È il caso di "se non puoi batterlo, unisciti a lui", visto che scegliersi un bersaglio per guadagnarci politicamente è una tattica classica del presidente.

La posta in gioco sale con l'avvicinarsi delle elezioni di metà mandato (le midterm) che tra meno di due mesi rinnovano il Congresso a metà della legislatura presidenziale. La domanda, posta da un'analisi della CNN, è se la derisione possa fare qualcosa di più che entusiasmare i militanti e far arrivare donazioni: può danneggiare davvero un presidente che ha ancora due anni davanti?

Il primo bersaglio è l'aura da uomo forte che Trump ha costruito negli anni. Se gli attacchi riescono a mostrarlo fragile e diminuito, i suoi guai politici aumentano. Il presidente non si aiuta: quando sembra assopirsi durante gli eventi nello Studio Ovale, l'immagine è pessima per un comandante in capo in tempo di guerra e alimenta una percezione di debolezza su cui i democratici possono lavorare.

La derisione serve anche a provocare esattamente i comportamenti che i democratici vogliono mettere in mostra. Lunedì il presidente è sbottato a un evento quando gli hanno chiesto della battuta di Ossoff sulla sua vicinanza a Natalie Harp, la collaboratrice che lo segue ovunque. Ha risposto paragonando il senatore a Pee Wee Herman, un personaggio comico degli anni Ottanta, un riferimento vecchio di quarant'anni che non ha restituito l'immagine di un uomo al passo con i tempi.

Ossoff ha corso un rischio tirando in ballo una terza persona e si è preso le critiche di chi gli rimprovera di aver passato il segno. La Casa Bianca ha reagito con durezza e lo hanno condannato anche i commentatori conservatori che per anni hanno tollerato il linguaggio a volte misogino del presidente.

La sola derisione però non basta a smontare Trump. Alla convention democratica del 2024 (il congresso in cui il partito incorona il suo candidato) l'ex presidente Barack Obama aveva attaccato i suoi "soprannomi infantili, le folli teorie del complotto, questa strana ossessione per le dimensioni della folla". Tim Walz, allora candidato alla vicepresidenza, aveva guadagnato consenso prendendolo in giro per le patatine servite al drive-thru di un McDonald's e definendo "strani" i pesi massimi del mondo MAGA, prima che i suoi punti deboli coprissero il messaggio. Trump ha vinto lo stesso. Il fattore decisivo nel 2024 non sono state le stranezze del presidente ma la scelta di Joe Biden, ormai in declino, di ricandidarsi e la sua sostituzione poco convincente con la vicepresidente Kamala Harris.

Due anni fa Trump era nel mezzo della più grande rimonta della storia politica americana e appariva invincibile dopo essere sopravvissuto a un attentato, mentre oggi il ridicolo ha più possibilità di fare breccia. Il primo anno del suo ritorno alla Casa Bianca è stato un accumulo continuo di potere che ha dato credito agli allarmi lanciati prima dai democratici sulle sue ambizioni da dittatore. Le difficoltà nella guerra contro l'Iran, il rifiuto di occuparsi del costo della vita che pesa su milioni di americani e lo spettacolo dei suoi cantieri, tra restauri finiti sotto accusa e la sala da ballo arrivata davanti alla Corte Suprema, aprono spazi che perfino un partito spesso goffo come quello democratico può sfruttare.

I democratici che si accodano corrono comunque un rischio. Trump è un picchiatore politico e chi lo segue nel fango di solito ne esce malconcio. La stagione della politica delle trovate potrebbe essere agli sgoccioli: Newsom ha soddisfatto gli elettori democratici che volevano vedere qualcuno rispondere colpo su colpo, ma dopo dieci anni di frastuono trumpiano, che Obama nel 2024 ha paragonato al vicino di casa che usa il soffiatore per le foglie, non è detto che nel 2028 gli americani vogliano votare una copia democratica dell'originale.

Ossoff sembra averci pensato e presenta la sua corsa per la rielezione come un referendum su un presidente impopolare, un'impostazione che si trasformerebbe senza strappi in una campagna presidenziale se decidesse di fare il salto. Il senatore della Georgia riesce a farsi ascoltare non solo perché è particolarmente bravo a prendere in giro il presidente. La sua ironia porta con sé un'accusa più profonda, quella di un uomo assente e ridicolo, non all'altezza del ruolo, mentre gli americani continuano a faticare per pagare cibo, casa e sanità e guardano con crescente diffidenza a un nuovo pantano in Medio Oriente. Il messaggero è forte, ma il messaggio lo è di più perché Trump continua a confermarlo.


La collaboratrice più vicina a Trump è stata senza nulla osta di sicurezza per un anno


La collaboratrice più vicina a Donald Trump ha rifiutato ripetutamente, per oltre un anno, di avviare la procedura necessaria a ottenere il nulla osta di sicurezza normalmente richiesto ai dipendenti dell'ala ovest della Casa Bianca. Lo hanno riferito a MS NOW due persone al corrente della vicenda, che non hanno saputo spiegare perché Natalie Harp non avesse completato le pratiche. Dopo che l'ufficio legale della Casa Bianca e i responsabili della sicurezza hanno sollevato il problema, è intervenuto personalmente il presidente. Soltanto negli ultimi mesi Harp ha compilato i moduli, è stata sottoposta alla verifica federale dei precedenti e ha finalmente ottenuto l'autorizzazione.

Il modulo SF-86, indispensabile per avviare l'istruttoria, raccoglie informazioni sulle precedenti residenze, sulla situazione finanziaria e sui contatti con cittadini stranieri. Un alto funzionario della Casa Bianca a conoscenza della procedura ha spiegato che Harp aveva ottenuto diverse proroghe per completarlo, sottolineando che la compilazione richiede molto tempo. Il Secret Service aveva tuttavia espresso preoccupazioni sul suo conto già durante il primo anno del secondo mandato di Trump, secondo tre delle quattro persone sentite da MS NOW. Alcune riguardavano il suo accesso pressoché illimitato al presidente, altre proprio l'assenza del nulla osta.

La Casa Bianca respinge questa ricostruzione. "Natalie Harp ha un nulla osta di sicurezza come tutti gli altri ed è un membro leale e instancabile della squadra del presidente Trump", ha dichiarato a MS NOW la portavoce Karoline Leavitt. L'ufficio stampa non ha risposto alla richiesta di un commento da parte della diretta interessata, che ricopre gli incarichi di assistente speciale e assistente esecutiva del presidente, con uno stipendio annuo di 150.000 dollari.

Chi filtra ciò che arriva a Trump


Harp ha la propria postazione fuori dallo Studio Ovale e filtra buona parte delle informazioni che ogni giorno raggiungono il presidente. Gli consegna pile di fogli stampati: articoli favorevoli, sondaggi positivi provenienti da fonti discutibili e messaggi di persone vicine a Trump, o desiderose di esserlo, che cercano di attirarne l'attenzione. Proprio per questa abitudine, durante la campagna del 2024 i collaboratori più anziani le avevano affibbiato il soprannome di "stampante umana". Secondo una delle fonti di MS NOW, Harp "asseconda gli aspetti meno costruttivi e più problematici del suo carattere, mettendogli davanti materiale che nessuno ha verificato".

Un funzionario della sicurezza nazionale ha osservato che la vicinanza di Harp al presidente, sia nell'ala ovest sia nella residenza, le consente di accedere alle informazioni più delicate che circolano attorno a Trump, più di quasi tutti gli altri alti funzionari della Casa Bianca. I vertici dello staff hanno cercato discretamente di limitare questa disponibilità continua, senza riuscirci. "È semplicemente ostinata e non si rende conto che era proprio ciò che stavano cercando di fare", ha spiegato una delle fonti.

La posizione di Harp è finita di recente sotto i riflettori quando si è saputo che era tra i pochissimi collaboratori saliti con il presidente su un furgone del catering dopo un vertice NATO ad Ankara, per raggiungere in segreto un secondo aereo. Con loro c'erano anche il vicecapo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, mentre il Segretario alla Difesa Pete Hegseth era salito a bordo separatamente. L'Air Force One era intanto decollato come diversivo con a bordo il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, il consigliere Stephen Miller, il resto dello staff e i giornalisti, nonostante si temesse un possibile piano iraniano per colpire l'aereo presidenziale.

Durante un comizio ad Atlanta nel fine settimana, il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha affermato che Trump "non vuole fare il suo lavoro: vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie". La frase ha provocato una dura reazione del presidente, del direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung e del portavoce Davis Ingle, che hanno rivolto al senatore una serie di attacchi personali.

Le lettere del 2023


In questi giorni il Daily Beast ha pubblicato per la prima volta nella loro interezza due lettere scritte da Harp a Trump nel 2023, durante o subito dopo il viaggio di 4 giorni compiuto da Trump nel maggio di quell'anno nei suoi campi da golf di Aberdeen e Turnberry, in Scozia, e di Doonbeg, in Irlanda. All'epoca lei aveva 31 anni, lui 76. Alcuni estratti erano già apparsi in All or Nothing, il libro di Michael Wolff dedicato alla campagna del 2024, e successivamente in un articolo del New York Times.

The Daily Beast published letters that Trump’s 35-year-old aide Natalie Harp allegedly wrote to him

“You are all that matters to me. I don’t want to ever let you down. Thank you for being my Guardian and Protector in this Life”t.co/fTpcaYYsZa pic.twitter.com/40doqcyQU2
— philip lewis (@Phil_Lewis_) August 21, 2026


"Sei tutto quello che conta per me", scrive Harp. "Non voglio mai deluderti", che ringrazia Trump per essere "il mio Custode e Protettore in questa Vita", adottando un uso delle maiuscole che ricorda lo stile del presidente. Una lettera è chiusa con la frase "Con tutto il mio cuore, Natalie" e l'altra con "Sempre, Natalie", entrambe sono firmate a pennarello. In un passaggio scrive di invidiare le donne "il cui unico lavoro sembra essere parlare con te ed essere carine", aggiungendo: "Voglio quel lavoro!!".

In un altro si scusa per essere rimasta bloccata alla dogana durante la trasferta: "Ero sola nel furgone davanti alla dogana, senza passaporto. Sono andata nel panico e avrei dovuto chiamare il Secret Service invece che te". A proposito della propria stanchezza, ammette di essersene accorta troppo tardi: "Non avevo idea di quanto velocemente stessi arrivando all'esaurimento". E conclude: "Sono io a essere indegna".

Wolff, che oltre ad aver scritto il libro conduce il podcast Inside Trump's Head, ha raccontato di avere ricevuto le lettere da fonti interne allo staff elettorale dell'allora candidato repubblicano, preoccupate per la crescente vicinanza di Harp a Trump. Secondo la sua ricostruzione, lo staff trovò i fogli proprio tra le pile di stampe che la collaboratrice stava portando a Trump. Le lettere sono state fotografate e le immagini cominciarono a circolare tra i collaboratori. "Quella che emerge non è una relazione che dovrebbe esistere in un contesto professionale", ha detto Wolff, aggiungendo che all'epoca vi fu "una mezza rivolta" nello staff.

"Le persone vicine a Donald Trump sapevano che passava troppo tempo con Natalie Harp, che la sua influenza stava crescendo e che era un'influenza fondata sul nulla. Non aveva alcuna esperienza". Il Daily Beast ha verificato diversi dettagli contenuti nelle lettere, dalla presenza di Harp a bordo dell'aereo alla passeggiata sul campo da golf anziché in golf cart, confrontandoli con le fotografie scattate in quei giorni. Harp è diventata anche un canale attraverso il quale alcuni leader stranieri raggiungono il presidente in tempo di guerra. Trump le detta inoltre molti dei messaggi che pubblica su Truth Social: è lei a trascriverli e a pubblicarli online.

Il percorso che l'ha portata fino alla porta dello Studio Ovale è cominciato nel 2019, quando Trump la notò durante un intervento su Fox News. L'anno successivo Harp ha parlato alla Convention repubblicana, raccontando che era stato Trump a salvarle la vita. A suo dire, la firma del Right to Try Act, la legge del 2018 che consente ai pazienti affetti da malattie potenzialmente letali di accedere a terapie sperimentali non ancora autorizzate, le aveva permesso di curare un tumore osseo al secondo stadio. Il Washington Post riportò poco dopo le obiezioni dei medici: Harp aveva ricevuto un farmaco immunoterapico già autorizzato dalla FDA, l'agenzia federale che regolamenta i farmaci, ma per un impiego diverso da quello approvato, una situazione non contemplata da quella legge.

Dopo la Convention Harp è diventata conduttrice di One America News, l'emittente della destra radicale sulla quale ha rilanciato le affermazioni infondate di Trump secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state truccate contro di lui. Nel 2022 è poi passata nello staff elettorale di Trump, prima di entrare ufficialmente nell'organico della Casa Bianca il 20 gennaio 2025, giorno del suo secondo giuramento.


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Samsung Galaxy S26 FE: One UI 9, Galaxy AI e fotocamera da 50 MP


Samsung amplia la famiglia Galaxy S26 con il nuovo Samsung Galaxy S26 FE, modello che porta nella serie FE alcune delle più recenti funzionalità fotografiche e di Galaxy AI. Lo smartphone è anche il primo dispositivo della gamma Galaxy S26 a debuttare direttamente con One UI 9, interfaccia basata su Android 17 che introduce nuove funzioni legate all'intelligenza artificiale e alla personalizzazione dell'esperienza d'uso.

Il nuovo Galaxy S26 FE punta su un design sottile e leggero, con dimensioni di 161,6 x 76,9 x 7,4 mm e un peso di 193 grammi. Samsung propone tre colorazioni, Blueberry, Graphite e Pistachio, anche se la disponibilità può variare in base all'operatore.

Uno degli elementi centrali del Galaxy S26 FE è il comparto fotografico, composto da una tripla fotocamera posteriore. Il sensore principale grandangolare offre una risoluzione di 50 MP, apertura F1.8 e stabilizzazione ottica OIS, mentre la fotocamera ultra-grandangolare utilizza un sensore da 12 MP con campo visivo di 123 gradi. Completa la configurazione un teleobiettivo da 8 MP con OIS, zoom ottico 3x e zoom digitale fino a 30x.

Nella parte frontale trova invece spazio una nuova fotocamera da 12 MP con campo visivo di 85 gradi, pensata anche per includere una porzione più ampia della scena durante selfie e fotografie di gruppo.

Samsung affianca all'hardware diverse funzionalità software dedicate alla fotografia e ai video. Tra queste compare My FanCam, tecnologia introdotta inizialmente sui più recenti dispositivi pieghevoli Galaxy e ora disponibile anche sul Galaxy S26 FE. La funzione permette di selezionare un soggetto e seguirlo automaticamente durante la registrazione, mantenendolo al centro dell'inquadratura e adattando il video ai suoi movimenti.

Per le riprese in movimento è presente anche lo Stabilizzatore con Blocco orizzontale, progettato per mantenere i video più fluidi durante attività sportive, viaggi e altre situazioni dinamiche. Resta inoltre disponibile Nightography, la tecnologia Samsung dedicata agli scatti in condizioni di scarsa illuminazione.

L'intelligenza artificiale interviene anche dopo lo scatto attraverso Assistente foto. La funzione permette di utilizzare comandi in linguaggio naturale per modificare un'immagine, ad esempio trasformando una scena diurna in una notturna, aggiungendo nuovi elementi oppure ricostruendo parti mancanti. Le modifiche possono essere visualizzate, riviste oppure annullate prima del salvataggio.

Sul fronte software, One UI 9 introduce una nuova generazione di esperienze Galaxy AI pensate per utilizzare il contesto e le abitudini dell'utente. La nuova versione di Now brief consente una maggiore personalizzazione delle schede informative, che possono essere dedicate ad esempio alle previsioni meteo o al benessere. È inoltre possibile creare nuove schede utilizzando direttamente un prompt.

Anche Now nudge amplia le proprie possibilità, estendendo il supporto ad alcune applicazioni e notifiche di terze parti. La funzione propone suggerimenti contestuali durante la giornata con l'obiettivo di trasformare determinate informazioni visualizzate sullo smartphone in azioni immediate.

Sul Galaxy S26 FE è presente anche una versione aggiornata di Cerchia e Cerca con Google, che può cercare contemporaneamente più elementi presenti all'interno della stessa immagine. La funzione può quindi essere utilizzata per identificare prodotti, luoghi, oggetti o altre informazioni attraverso una singola ricerca visiva.

Il display è un Dynamic AMOLED 2X da 6,7 pollici con risoluzione FHD+ e refresh rate fino a 120 Hz, con modalità a 60 o 120 Hz. Samsung indica inoltre una luminosità massima di 1.900 nit, una caratteristica pensata per migliorare la visibilità dei contenuti anche in condizioni di forte illuminazione.

A gestire lo smartphone è il processore Exynos 2500 realizzato a 3 nm, affiancato da 8 GB di memoria RAM. Per l'archiviazione sono previste due configurazioni, rispettivamente da 128 e 256 GB.

La batteria ha una capacità di 4.900 mAh e supporta la ricarica cablata fino a 45 W. Utilizzando un caricatore compatibile da 45 W, venduto separatamente, Samsung dichiara la possibilità di raggiungere fino al 69% di carica in circa 30 minuti. Sono presenti anche la ricarica wireless rapida da 15 W e la funzione di condivisione wireless della batteria con dispositivi compatibili.

La dotazione per la connettività comprende supporto alle reti 5G, Wi-Fi 6E, Wi-Fi Direct e Bluetooth 5.4. Il dispositivo dispone inoltre della certificazione IP68 per la resistenza ad acqua e polvere nelle condizioni previste dallo standard.

Samsung ha lavorato anche sul passaggio da un vecchio dispositivo al nuovo Galaxy S26 FE attraverso una versione aggiornata di Smart Switch. La procedura consente di utilizzare un codice QR per trasferire in modalità wireless diversi dati da dispositivi iOS o Android, tra cui password, passkey, cronologia delle chiamate, impostazioni di accessibilità ed eSIM compatibili, senza richiedere applicazioni aggiuntive in determinate configurazioni supportate.

Un altro elemento rilevante riguarda il supporto software nel lungo periodo. Samsung indica per il Galaxy S26 FE fino a sette generazioni di aggiornamenti del sistema operativo Android e sette anni di aggiornamenti di sicurezza, calcolati a partire dalla data di commercializzazione del dispositivo.

Con One UI 9 viene inoltre introdotto nelle impostazioni il nuovo menu Garanzia e assistenza, dal quale è possibile accedere e gestire Samsung Care+ insieme agli altri strumenti dedicati al supporto e alla protezione dello smartphone.

Samsung Galaxy S26 FE sarà disponibile dal 4 settembre 2026 nei mercati selezionati. In Italia arriverà nella configurazione 8 GB + 128 GB al prezzo consigliato di 819 euro, mentre la versione 8 GB + 256 GB costerà 919 euro.

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L'Esercito americano è rimasto senza vertici a causa delle epurazioni


Da quattro mesi non c'è un capo di stato maggiore, i generali a quattro stelle sono scesi da dieci a cinque e il segretario dell'Esercito sta per lasciare, mentre l'Iran colpisce le basi americane.

L'Esercito degli Stati Uniti non ha un capo di stato maggiore da quattro mesi, da quando il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha licenziato il generale Randy George, il più alto ufficiale in divisa della forza armata, senza spiegare il motivo. Non ci sono segnali che stia per riempire la casella e nel frattempo ha costretto ad andarsene almeno tre alti ufficiali che erano considerati possibili successori, come ha ricostruito il New York Times.

Il vuoto ai vertici arriva nel periodo più impegnativo dai tempi delle guerre in Iraq e Afghanistan per l'Esercito, la più numerosa delle forze armate americane. I soldati della difesa aerea sono in prima linea nel proteggere le truppe in Medio Oriente dagli attacchi missilistici iraniani, diventati sempre più sofisticati, mentre il comando in Europa fornisce intelligence e altro sostegno all'Ucraina contro la Russia.

Un modo per misurare quel vuoto è contare i generali a quattro stelle, il grado più alto dell'Esercito americano, riservato a chi guida i comandi principali. A gennaio 2025, quando Hegseth si è insediato, erano dieci in servizio attivo. Oggi sono cinque, il numero più basso da decenni. Alcuni di quegli incarichi sono stati affidati a ufficiali di altre forze armate, altri sono stati eliminati e altri ancora restano vuoti da mesi. Oltre a George, Hegseth ha licenziato o costretto alle dimissioni una mezza decina di alti ufficiali, una generazione di comandanti tra i più esperti sul campo.

Anche Daniel P. Driscoll, il segretario dell'Esercito e cioè il vertice civile della forza armata, dovrebbe lasciare l'amministrazione nei prossimi mesi e ha già traslocato dalla grande casa che affittava a Fort Myer, appena fuori Washington. Fino a poco tempo fa era considerato uno dei possibili sostituti di Hegseth, nel caso in cui il segretario alla Difesa avesse deciso di dimettersi o fosse caduto in disgrazia con il presidente Donald Trump. La sua uscita è stata anticipata dal Wall Street Journal.

Driscoll e George avevano lavorato insieme per preparare l'Esercito a un campo di battaglia pieno di droni. Alla fine dello scorso anno la Casa Bianca aveva chiesto a Driscoll di avere un ruolo di primo piano nel tentativo di chiudere un accordo di pace per la guerra in Ucraina. Quei negoziati si sono in gran parte arenati, la spinta alla modernizzazione rapida è stata ridimensionata e oggi Driscoll e Hegseth quasi non si parlano.

Il comando che si occupa della trasformazione e dell'addestramento dell'Esercito (il Transformation and Training Command) è senza guida da mesi. L'estate scorsa Hegseth aveva scelto il generale David M. Hodne per guidarlo e otto mesi dopo lo ha licenziato, di nuovo senza spiegazioni. Quel comando è responsabile dell'addestramento e dell'equipaggiamento delle unità di terra, comprese le squadre che manovrano i Patriot, i sistemi antimissile che sono la principale difesa contro i missili balistici iraniani lanciati sulle basi americane in Medio Oriente.

Con il passare dei mesi di guerra l'Iran è diventato un avversario più abile e ha imparato a eludere i sistemi americani con missili capaci di cambiare rotta all'improvviso. Il 17 luglio un missile iraniano ha colpito i moduli abitativi prefabbricati di una base americana in Giordania, uccidendo tre soldati e ferendone più di cento. Per rispondere agli attacchi l'Esercito sta consumando le sue scorte già scarse di intercettori Patriot.

A luglio Hegseth ha declassato a incarico da tre stelle il comando delle truppe di terra americane in Europa, guidato dal generale Christopher T. Donahue. Il risultato è che l'ufficiale, se non otterrà un altro incarico a quattro stelle, sarà costretto ad andare in pensione. Il giorno in cui è iniziata la guerra l'Iran aveva lanciato ondate di droni Shahed, gli stessi usati dai russi. Uno di quegli attacchi aveva colpito una base dell'Esercito in Kuwait uccidendo sei soldati. Il comando di Donahue, che aveva studiato le lezioni della guerra in Ucraina, aveva addestrato ed equipaggiato squadre specializzate nella difesa dai droni, mandate subito in Medio Oriente.

Come capo di stato maggiore George era responsabile dell'addestramento e dell'equipaggiamento delle unità dell'Esercito in tutto il mondo e tra i suoi compiti c'era accelerare l'acquisto di munizioni critiche come gli intercettori Patriot e i sistemi di artiglieria ATACMS, le armi terrestri di cui oggi c'è penuria. George non è mai riuscito a costruire un rapporto con Hegseth, arrivato al Pentagono con una profonda diffidenza verso i vertici dell'Esercito che nasce dalla sua storia personale. Dopo aver prestato servizio in Iraq e Afghanistan, Hegseth era stato costretto a lasciare la Guardia Nazionale (il corpo di riservisti che dipende dai singoli Stati e può essere mobilitato dal governo federale) per alcuni tatuaggi giudicati estremisti. "L'esercito che amavo, per cui ho combattuto, che veneravo", ha scritto in un libro del 2024, "mi ha sputato fuori".

A ottobre scorso Hegseth ha spinto fuori il generale James Mingus, vice capo di stato maggiore dell'Esercito, un anno prima della scadenza naturale del suo incarico. Al suo posto Hegseth e la Casa Bianca hanno nominato il generale Christopher LaNeve, che era il principale consigliere militare del segretario alla Difesa, per il ruolo di numero due della forza armata, quello che sovrintende alle operazioni quotidiane.

L'assenza di una spiegazione per l'estromissione di Mingus ha irritato una parte del Senato e ha peggiorato i rapporti già tesi tra Hegseth, l'Esercito e il Congresso. Alcuni parlamentari, insoddisfatti anche della scarsa trasparenza sulle scorte di munizioni, hanno messo un blocco sulla nomina di LaNeve: al Senato americano un singolo senatore può congelare a tempo indeterminato la conferma di un incarico e questo di fatto ha impedito al generale di prendere possesso del posto.

Hegseth in un primo momento ha accusato George di essere d'accordo con i parlamentari che avevano imposto il blocco. L'accusa era falsa, secondo funzionari del Congresso: George aveva anzi insistito con i senatori perché lasciassero passare la nomina, per il bene dell'Esercito e dei suoi rapporti con Hegseth. LaNeve ha giurato come vice capo di stato maggiore a febbraio e meno di due mesi dopo Hegseth ha licenziato George con una telefonata di quindici secondi.

Oggi LaNeve è la scelta di Hegseth per guidare l'Esercito, ma non ha abbastanza sostegno tra i repubblicani del Senato per essere confermato. I generali e gli ammiragli nominati al vertice delle forze armate di solito ottengono un voto unanime o quasi. A bloccarne l'ascesa è anche Joni Ernst, senatrice repubblicana dell'Iowa che ha prestato servizio per ventidue anni nella Guardia Nazionale del suo Stato. In cambio del suo appoggio alla nomina di LaNeve a vice capo di stato maggiore, l'autunno scorso, era convinta che Hegseth le avesse garantito che George, anche lui dell'Iowa, avrebbe completato il mandato da capo di stato maggiore fino alla metà del 2027.

Dopo il licenziamento di George, Ernst ha telefonato a Trump per protestare e gli ha detto che il generale era uno dei migliori ufficiali dell'Esercito e che i suoi genitori avevano votato per lui. Il presidente le ha risposto che la decisione era stata di Hegseth. "Di' al generale che mi dispiace", ha detto Trump.

Per ora LaNeve ricopre insieme il ruolo di vice capo di stato maggiore e quello di capo di stato maggiore facente funzione, due incarichi a quattro stelle che richiedono entrambi un impegno a tempo pieno. Senza una guida stabile, secondo i critici, l'Esercito rischia di restare indietro rispetto ad avversari come Russia e Cina, che stanno integrando rapidamente intelligenza artificiale e nuovi droni nelle loro formazioni. "Svuotare i leader più provati sul campo e più letali in tempo di guerra significa che i soldati sono meno al sicuro e che abbiamo meno probabilità di vincere", ha detto Pat Ryan, deputato democratico di New York ed ex ufficiale dell'intelligence dell'Esercito.

La preoccupazione di lungo periodo, dicono funzionari militari e del Congresso, è che i licenziamenti mandino un messaggio: chi dà un parere militare franco o non supera i test ideologici non ha posto in una forza armata che dovrebbe restare fuori dalla politica. "Stiamo facendo un danno generazionale all'idea che i militari siano un'organizzazione apolitica e affidabile, che giura fedeltà alla Costituzione e non a un presidente", ha aggiunto Ryan.

L'ufficio di Hegseth ha rimandato all'Esercito le domande sui licenziamenti e sull'assenza di vertici. L'Esercito non ha voluto commentare la posizione di Driscoll, spiegando di non fare speculazioni sui "cambi ai vertici". In una nota la forza armata ha ridimensionato l'impatto delle rimozioni: "I leader dell'Esercito incarnano i più alti standard di dovere, altruismo ed eccellenza professionale", ha detto la portavoce Cynthia O. Smith, aggiungendo che stanno "portando avanti attivamente la missione dell'Esercito" e che la modernizzazione resta nei tempi previsti.

Nel suo primo messaggio importante alla truppa, pubblicato online la settimana scorsa, LaNeve ha scritto che l'Esercito deve prepararsi a "padroneggiare un ambiente operativo che appare radicalmente diverso dai campi di battaglia di ieri". Nelle conversazioni con gli alti ufficiali, però, ha detto di temere che la spinta alla modernizzazione dei suoi predecessori abbia trascurato le capacità di combattimento di base e ha parlato della necessità di tornare ai fondamentali. "Ogni scorciatoia nell'addestramento e ogni cedimento nella disciplina si pagheranno con il sangue", ha avvertito.


Hegseth stringe la presa sull’Esercito e sulla stampa militare


Il Segretario dell’Esercito Dan Driscoll intenderebbe lasciare l’incarico entro la fine dell’anno, se non prima, dopo mesi di tensioni con il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Lo ha riferito il Wall Street Journal, citando persone al corrente delle discussioni. La sua uscita lascerebbe l’Esercito privo di vertici confermati dal Senato. Il 2 aprile Hegseth aveva rimosso senza spiegazioni il capo di Stato Maggiore dell'Esercito statunitense, il generale Randy George, e Trump non ha ancora indicato un successore.

L’incarico è ora ricoperto ad interim dal generale Christopher LaNeve, vicecapo di Stato Maggiore dell’Esercito dallo scorso febbraio ed ex consigliere militare dello stesso Hegseth, che da mesi spinge per affidargli definitivamente il comando. La candidatura, tuttavia, non è mai stata formalizzata: nella Commissione Forze Armate del Senato non ci sarebbero i voti repubblicani necessari per approvarla. La senatrice dell’Iowa Joni Ernst ritiene che LaNeve, promosso generale a quattro stelle appena sei mesi fa, non abbia ancora l’esperienza normalmente richiesta per guidare l’Esercito.

Driscoll ha già lasciato la grande residenza riservata al Segretario dell’Esercito a Joint Base Myer-Henderson Hall, la base militare adiacente al cimitero nazionale di Arlington dove abitano diversi alti funzionari del Dipartimento della Difesa, e si è trasferito in un appartamento più piccolo. La sua famiglia è tornata in North Carolina durante l’estate.

Amico di lunga data del vicepresidente JD Vance, Driscoll si sarebbe attirato l’ostilità di Hegseth già nei primi giorni dell’Amministrazione, quando propose di organizzare una visita di Vance e Trump alle truppe per presentare il progetto di riforma dell’Esercito. Nei suoi diciotto mesi da Segretario ha costruito uno stretto rapporto con il generale George: insieme hanno promosso l’adozione di nuove tecnologie e, nel novembre 2025, si erano recati in Ucraina con il generale Chris Donahue, allora comandante delle forze statunitensi in Europa e Africa. Durante quel viaggio Driscoll assunse di fatto il ruolo di inviato dell’Amministrazione, presentando a Volodymyr Zelensky il piano di pace in 28 punti sul quale l’Ucraina accettò di avviare negoziati.

Al ritorno, Driscoll invitò l’Esercito a seguire l’esempio delle forze ucraine nell’impiego sul campo di battaglia di tecnologie disponibili sul mercato. Sotto la sua guida, secondo i calcoli del Wall Street Journal, aziende private hanno promesso investimenti per oltre 25 miliardi di dollari destinati alla costruzione di centri dati, impianti per la raffinazione di minerali critici e mense nelle basi statunitensi. Quando i parlamentari gli hanno chiesto conto dell’improvvisa rimozione del generale George, Driscoll ha risposto di essere anche lui molto legato al generale, definendolo un leader straordinario capace di trasformare l’Esercito.

Tre licenziamenti in un giorno a Stars and Stripes


Nella stessa settimana il Dipartimento della Difesa ha licenziato l’editore e il direttore di Stars and Stripes, il giornale finanziato dal Pentagono al quale la legge garantisce l’indipendenza editoriale. A raccontarlo al Washington Post è stato il direttore uscente Erik Slavin, che ha ricevuto la lettera di licenziamento insieme alla giornalista Lara Korte, corrispondente dal Medio Oriente. Anche l’editore Max Lederer, che pochi giorni prima aveva annunciato il proprio ritiro, ha ricevuto lo stesso provvedimento.

Il Pentagono ha confermato i tre licenziamenti, contestando a Lederer e Slavin un comportamento insubordinato, e ha precisato che gli interessati dispongono di cinque giorni per presentare ricorso. All’origine dello scontro c’è un servizio della CBS trasmesso a luglio, al quale, secondo il Dipartimento, Slavin e Korte avrebbero partecipato senza autorizzazione. "Lavoro per Stars and Stripes, non per il Pentagono, per un’Amministrazione o per chi decide le politiche. Sono qui per raccontare la comunità militare", aveva dichiarato Korte.

Slavin aveva invece definito la censura del giornale una linea invalicabile, principio che ha ribadito dopo il licenziamento. Secondo due persone informate sulla vicenda, prima della rimozione di Lederer un funzionario del Pentagono, Andrew Brey, gli aveva scritto chiedendogli di licenziare entrambi i giornalisti.

La stretta sull’indipendenza del giornale


Nato durante la guerra civile e pubblicato senza interruzioni dalla Seconda guerra mondiale, Stars and Stripes opera in autonomia dal Pentagono in base a un assetto stabilito nel 1994, pur ricevendo dal Dipartimento circa il 65% del proprio bilancio. La testata è però sotto pressione da marzo, quando è stato varato un piano di "modernizzazione" che le vieta di utilizzare agenzie di stampa, contenuti in syndication e persino fumetti. Il piano impone inoltre che ogni articolo sia compatibile con il "buon ordine e la disciplina", una formula tratta dal Codice uniforme di giustizia militare.

Due membri del consiglio consultivo hanno fatto causa al governo, definendo il piano come una forma illegale di censura. Ad aprile era già stata licenziata l’ombudsman, incaricata dal Congresso di proteggere l’indipendenza della testata, che a giugno ha citato in giudizio il governo invocando il Primo Emendamento. Questo mese il Pentagono ha inoltre nominato vicedirettore editoriale il capitano di vascello in servizio attivo William Urban, senza consultare Lederer. Un gruppo di senatori democratici ha scritto a Hegseth per denunciare il rischio di un’ulteriore erosione dell’autonomia del giornale. Il presidente del consiglio degli editori, Rufus Friday, ha espresso il timore che le ultime decisioni possano comprometterne la credibilità.

In una lettera aperta pubblicata venerdì, Urban non ha commentato i licenziamenti e ha affermato di aver ricevuto dall’ufficio del Segretario alla Difesa rassicurazioni sull’indipendenza editoriale. A dimostrazione dell’autonomia della testata, Urban ha citato le recenti inchieste sulle pessime condizioni a bordo della portaerei Abraham Lincoln.


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LEGO Batman: Joker e Harley Quinn nel DLC Collezione del caos


Warner Bros. Games ha pubblicato un nuovo trailer dedicato a LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro, mostrando più da vicino la Collezione del caos, il nuovo DLC che porterà Joker e Harley Quinn tra i personaggi giocabili.

Il filmato introduce le caratteristiche dei due celebri criminali DC. Joker propone uno stile di combattimento rapido e orientato alla mobilità, utilizzando tra i suoi gadget una pistola da paintball e un guantone da box. Harley Quinn può invece affidarsi al suo classico martello, a una particolare pistola caricata con coriandoli e gomma da masticare e alle iene Bud e Lou, che possono essere richiamate durante l’azione.

La Collezione del caos di LEGO Batman introdurrà anche una nuova missione della storia ambientata nel Manicomio di Arkham. Joker e Harley Quinn dovranno organizzare la propria evasione, collaborando nei combattimenti e nella risoluzione degli enigmi ambientali prima di portare il caos nelle strade di Gotham City.

Tra le novità è prevista inoltre la Modalità caos, nella quale i due personaggi potranno muoversi per Gotham affrontando sfide a tempo e distruggendo monumenti, negozi e veicoli per ottenere gettoni LEGO. Il DLC comprende anche il Pacchetto Sinistro, con nuovi costumi per i personaggi, elementi destinati alla personalizzazione della Batcaverna e una nuova Batmobile.

La Collezione del caos sarà disponibile dal 18 settembre 2026 ed è inclusa nella Deluxe Edition e nel relativo Deluxe Edition Upgrade di LEGO Batman: L’Eredità del Cavaliere Oscuro. Nella stessa data arriverà anche la versione del gioco per Nintendo Switch 2.

Guarda il trailer ufficiale della Collezione del caos su YouTube.

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JBL Quantum 520, 520X e 120: nuove cuffie gaming da settembre


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JBL amplia la propria gamma di cuffie gaming con i nuovi modelli JBL Quantum 520 Wireless, JBL Quantum 520X Wireless e JBL Quantum 120, tre soluzioni che si affiancano alle JBL Quantum 650 Wireless e completano il rinnovamento della linea Quantum. La nuova gamma punta su audio immersivo, possibilità di personalizzazione e differenti opzioni di connettività, con modelli pensati per l'utilizzo su PC e console.

Alla base dell'esperienza audio troviamo la tecnologia JBL Quantum Spatial Sound, presente su tutti e quattro i modelli della gamma. Il sistema è progettato per riprodurre la scena sonora in maniera tridimensionale, aiutando a individuare con maggiore precisione la provenienza dei diversi elementi audio durante il gioco, come passi, rumori ambientali e posizione degli avversari.

Driver dinamici in carbonio da 50 mm e Hi-Res Audio


Le JBL Quantum 520, Quantum 520X e Quantum 120 condividono diverse caratteristiche con le Quantum 650. Tutti i modelli utilizzano infatti driver dinamici in carbonio da 50 mm e supportano l'Hi-Res Audio.

La combinazione tra i driver e JBL Quantum Spatial Sound è pensata per offrire una riproduzione dettagliata della scena di gioco, mantenendo distinguibili anche i suoni meno evidenti. Questa impostazione interessa l'intera gamma, dal modello cablato Quantum 120 fino alle soluzioni wireless Quantum 520, 520X e 650.

Anche il comparto dedicato alle comunicazioni segue una configurazione comune. Le cuffie dispongono di un microfono boom cardioide removibile da 6 mm con cancellazione del rumore, progettato per mantenere chiare le conversazioni con gli altri giocatori durante le sessioni multiplayer.

JBL Quantum 520 e 520X con Bluetooth 5.4


Uno degli elementi che differenzia maggiormente i vari modelli è la connettività. Le JBL Quantum 520 Wireless utilizzano una doppia connessione senza fili tramite dongle a 2,4 GHz oppure Bluetooth 5.4. È inoltre disponibile una connessione cablata a bassa latenza tramite USB-C.

La stessa configurazione viene proposta sulle JBL Quantum 520X Wireless, che aggiungono la certificazione Xbox. Questo modello è compatibile con Windows PC, macOS, iOS, iPadOS, Android, Xbox e PlayStation.

Le Quantum 520 sono invece compatibili con Windows PC, macOS, iOS, iPadOS, Android e PlayStation.

La JBL Quantum 650 Wireless adotta una configurazione simile, ma utilizza Bluetooth 5.3 insieme al collegamento tramite dongle wireless a 2,4 GHz e alla possibilità di utilizzare una connessione cablata USB-C a bassa latenza.

JBL Quantum 120 punta sulla connessione cablata


Per chi utilizza una connessione tradizionale, la gamma comprende le JBL Quantum 120, caratterizzate da un collegamento cablato tramite jack da 3,5 mm.

Questa soluzione permette di utilizzare le cuffie con Windows PC, macOS, iOS, iPadOS, Android e con le console gaming compatibili. Anche in questo caso sono presenti driver dinamici in carbonio da 50 mm, Hi-Res Audio, JBL Quantum Spatial Sound e microfono cardioide removibile da 6 mm con cancellazione del rumore.

JBL ha quindi mantenuto una base tecnologica comune all'interno della gamma, differenziando i prodotti soprattutto attraverso modalità di connessione, compatibilità e autonomia.

Fino a 37 ore di autonomia per Quantum 520 e 520X


Le nuove cuffie wireless sono state progettate anche per affrontare sessioni di gioco prolungate. Le JBL Quantum 520 e Quantum 520X raggiungono fino a 37 ore di autonomia.

Una ricarica di cinque minuti permette inoltre di ottenere fino a un'ora aggiuntiva di utilizzo.

Le JBL Quantum 650 arrivano invece fino a 45 ore di autonomia, mantenendo la stessa funzione di ricarica rapida che consente di ottenere un'ora di utilizzo con cinque minuti di ricarica.

Per migliorare il comfort durante le sessioni più lunghe, i modelli wireless adottano un archetto in silicone e cuscinetti auricolari in tessuto traspirante.

Le Quantum 650 aggiungono inoltre una struttura con diversi componenti sostituibili. Microfono, cuscinetti auricolari, cover dei padiglioni e cavo possono essere sostituiti, permettendo sia di rinnovare alcune parti delle cuffie sia di creare differenti combinazioni cromatiche.

Nuove colorazioni per la gamma JBL Quantum


Il rinnovamento interessa anche il design. JBL introduce nella gamma le colorazioni corallo, viola, ghiaccio e nero, ampliando le possibilità di personalizzazione della postazione gaming.

Secondo la tabella tecnica fornita da JBL, le Quantum 520 saranno disponibili nelle varianti nero, ghiaccio, corallo e viola. Le Quantum 520X vengono indicate nella colorazione nera, mentre per le Quantum 120 sono previste le versioni nero, ghiaccio, corallo e viola.

Le Quantum 650 vengono invece proposte nelle colorazioni verde acqua, nero, bianco e viola.

Personalizzazione tramite JBL QuantumENGINE


Tutti i modelli sono compatibili con JBL QuantumENGINE, il software sviluppato per gestire e personalizzare diversi aspetti dell'esperienza audio.

Attraverso QuantumENGINE è possibile intervenire sulle impostazioni sonore, sul microfono e sui profili di gioco, adattando la configurazione alle preferenze dell'utente e alle diverse tipologie di gioco.

Il software rappresenta quindi uno degli elementi comuni dell'ecosistema JBL Quantum, insieme a Quantum Spatial Sound e ai driver dinamici in carbonio da 50 mm.

JBL Quantum 520, 520X e 120: prezzi e disponibilità


Le nuove JBL Quantum 520 Wireless, JBL Quantum 520X Wireless e JBL Quantum 120 saranno disponibili a partire da settembre 2026 attraverso JBLStore.it e presso i principali rivenditori di elettronica.

Le JBL Quantum 120 avranno un prezzo di 39,99 euro, mentre le JBL Quantum 520 e JBL Quantum 520X saranno commercializzate a 99,99 euro. Le JBL Quantum 650 Wireless saranno invece disponibili al prezzo di 149,99 euro.

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JBL Quantum 850: cuffie gaming wireless con Hi-Res, ANC e Head Tracking


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JBL amplia la propria gamma dedicata al gaming con le nuove JBL Quantum 850, cuffie wireless premium progettate per offrire un audio dettagliato, una maggiore precisione nella localizzazione dei suoni e un’esperienza immersiva su diverse piattaforme. Il nuovo modello integra driver dinamici in carbonio da 50 mm certificati Hi-Res, tecnologia JBL Quantum Spatial Sound con Head Tracking, cancellazione adattiva del rumore e diverse possibilità di connessione, sia wireless sia cablate.

Le cuffie gaming JBL Quantum 850 arriveranno sul mercato a settembre con un prezzo consigliato di 249,99 euro e saranno disponibili attraverso JBLStore.it e presso i principali rivenditori di elettronica.

Driver in carbonio da 50 mm e audio Hi-Res


Uno degli elementi principali delle JBL Quantum 850 è rappresentato dai driver dinamici in carbonio da 50 mm, certificati Hi-Res e progettati per riprodurre con precisione anche i dettagli sonori più piccoli durante una sessione di gioco.

JBL utilizza un sistema di smorzamento in carbonio abbinato a un’estensione ottimizzata delle alte frequenze. L’obiettivo è migliorare la localizzazione dei suoni all’interno della scena di gioco, permettendo di riconoscere più facilmente elementi come movimenti, esplosioni, ricariche e altri segnali acustici che possono fornire informazioni utili durante una partita.

A questa configurazione si aggiunge la tecnologia JBL Quantum Spatial Sound con Head Tracking, gestita attraverso il software JBL QuantumENGINE. Il sistema crea un ambiente sonoro tridimensionale e tiene conto dei movimenti della testa per riprodurre con maggiore precisione la posizione delle diverse sorgenti sonore.

Adaptive Noise Cancelling per ridurre le distrazioni


Le JBL Quantum 850 integrano anche la tecnologia Adaptive Noise Cancelling, progettata per ridurre i rumori provenienti dall’ambiente circostante e permettere al giocatore di concentrarsi maggiormente sull’audio della partita.

La cancellazione adattiva del rumore lavora insieme al sistema audio delle cuffie per limitare le distrazioni esterne durante le sessioni di gioco, soprattutto negli ambienti in cui sono presenti altre sorgenti sonore.

Per la comunicazione con gli altri giocatori è presente un microfono ad asta unidirezionale da 6 mm. Il microfono è progettato per riprodurre la voce in modo naturale e ridurre i rumori di fondo, mantenendo comprensibili le comunicazioni con il proprio team anche durante le fasi più movimentate di una partita.

Tra le caratteristiche indicate da JBL figura inoltre la cancellazione del rumore applicata al microfono.

Doppia connessione wireless a 2,4 GHz e Bluetooth 5.3


Sul fronte della connettività, le JBL Quantum 850 permettono di utilizzare contemporaneamente una connessione wireless tramite dongle USB-C a 2,4 GHz a bassa latenza e una connessione Bluetooth 5.3.

La doppia connettività permette, ad esempio, di mantenere attivo l’audio proveniente dal dispositivo utilizzato per giocare e contemporaneamente gestire una chiamata o ascoltare contenuti provenienti da un secondo dispositivo.

Le possibilità di collegamento non si limitano alla modalità wireless. Le cuffie supportano infatti anche una connessione cablata attraverso USB-C oppure tramite il tradizionale jack audio da 3,5 mm.

Questa configurazione consente alle JBL Quantum 850 di essere utilizzate con un’ampia varietà di dispositivi e piattaforme.

Compatibilità con PC, Mac, smartphone e console


Le nuove cuffie gaming di JBL sono progettate per funzionare su diverse piattaforme. Secondo quanto indicato dal produttore, le JBL Quantum 850 sono compatibili con Windows PC, macOS, iOS, iPadOS, Android, PlayStation e Nintendo.

Il modello dispone inoltre della certificazione Zoom, ampliando le possibilità di utilizzo anche al di fuori del gaming.

Grazie alle diverse modalità di connessione, è quindi possibile utilizzare le cuffie attraverso il dongle wireless a 2,4 GHz, tramite Bluetooth oppure attraverso i collegamenti cablati disponibili.

JBL QuantumENGINE per personalizzare l’audio


Le impostazioni delle JBL Quantum 850 possono essere gestite tramite JBL QuantumENGINE, il software sviluppato dall’azienda per personalizzare l’esperienza audio dei propri dispositivi gaming.

Attraverso il software è possibile intervenire sull’equalizzazione dedicata al gaming e gestire le funzionalità legate al JBL Quantum Spatial Sound.

Tra le caratteristiche previste è presente anche un sistema di riduzione del rumore della tastiera basato sull’intelligenza artificiale, pensato per limitare la presenza di questo tipo di rumore durante l’utilizzo delle cuffie.

QuantumENGINE gestisce inoltre le funzioni legate al Head Tracking, utilizzate per ricostruire l’ambiente sonoro tridimensionale durante il gioco.

Design Air Mesh Hammock e componenti sostituibili


JBL ha dedicato particolare attenzione anche alla struttura delle Quantum 850. Le cuffie utilizzano il sistema di sospensione ultraleggero Air Mesh Hammock, abbinato a cuscinetti in similpelle e a un archetto ergonomico regolabile.

La struttura è stata progettata per ridurre l’affaticamento durante le sessioni di utilizzo più lunghe e distribuire meglio il peso delle cuffie.

Un’altra caratteristica introdotta dal modello riguarda il sistema di componenti sostituibili JBL. Diversi elementi maggiormente soggetti a usura possono essere rimossi e sostituiti senza dover cambiare l’intera cuffia.

Tra i componenti sostituibili indicati nel comunicato figurano il microfono, il cavo USB-C, i cuscinetti auricolari, le cover dei padiglioni, la fascia Air Mesh Hammock e la batteria.

La presenza di una batteria sostituibile consente quindi di intervenire direttamente su uno dei componenti che può maggiormente risentire dell’utilizzo prolungato nel tempo.

JBL Quantum 850 affianca Quantum 950 nella gamma premium


Le JBL Quantum 850 entrano nella gamma premium JBL Quantum e si posizionano accanto alle JBL Quantum 950, indicate dall’azienda come modello di punta della famiglia.

Le Quantum 950 dispongono di una Base Station dedicata che permette di gestire le impostazioni audio e l’illuminazione RGB e di ricaricare rapidamente la batteria sostituibile.

Con le Quantum 850, JBL propone invece una configurazione multipiattaforma che riunisce driver in carbonio da 50 mm, audio Hi-Res, Spatial Sound con Head Tracking, Adaptive Noise Cancelling e doppia connessione wireless.

Prezzo e disponibilità delle JBL Quantum 850


Le JBL Quantum 850 saranno disponibili da settembre 2026 con un prezzo consigliato di 249,99 euro.

Le cuffie potranno essere acquistate attraverso JBLStore.it e presso i principali rivenditori di elettronica.

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JBL aggiorna QuantumENGINE con AI, profili gaming e controllo remoto


JBL amplia le funzionalità del proprio ecosistema gaming con un nuovo aggiornamento di JBL QuantumENGINE, il software dedicato alla gestione dei dispositivi della gamma Quantum. Le novità riguardano soprattutto la personalizzazione dell’audio, l’automazione delle impostazioni, il controllo dei dispositivi e l’integrazione dell’illuminazione, con alcune funzioni già disponibili e altre previste tra il terzo e il quarto trimestre del 2026.

Tra le novità principali figura il Footstep Booster basato sull’AI, una funzione audio intelligente progettata per analizzare continuamente i suoni prodotti durante il gioco. Il sistema è in grado di riconoscere elementi come passi, voci, spari ed esplosioni, intervenendo sulla nitidezza dell’audio per rendere più semplice individuare la provenienza dei rumori.

La funzione è pensata in particolare per i principali titoli FPS, dove la posizione degli avversari può essere identificata attraverso i segnali sonori. Secondo quanto indicato da JBL, il sistema permette di riconoscere con maggiore precisione la direzione dalla quale provengono i passi, senza compromettere la qualità generale dell’audio. Il Footstep Booster AI di JBL QuantumENGINE sarà disponibile a partire dal quarto trimestre del 2026.

Un’altra funzione riguarda i profili personalizzati per ogni gioco, già disponibili all’interno di QuantumENGINE. Il software mette a disposizione profili audio ottimizzati per alcuni dei videogiochi più popolari, applicando automaticamente configurazioni dedicate a parametri come equalizzazione, JBL Quantum Spatial Sound, microfono e controlli.

I profili possono inoltre essere sincronizzati tra Windows, macOS, iOS e Android utilizzando lo stesso account. JBL ha previsto anche una gestione specifica dei conflitti tra configurazioni: quando sul dispositivo sono già presenti determinate impostazioni, queste vengono mantenute anziché essere sovrascritte durante la sincronizzazione.

Dal terzo trimestre del 2026 arriverà anche il rilevamento automatico del gioco. JBL QuantumENGINE potrà riconoscere automaticamente il videogioco al momento dell’avvio e, quando il titolo è compatibile, applicare il relativo profilo audio con le impostazioni precedentemente ottimizzate.

In questo modo non sarà necessario modificare manualmente la configurazione ogni volta che viene avviato un gioco diverso. QuantumENGINE gestirà direttamente le impostazioni previste per il titolo rilevato, automatizzando il passaggio da un profilo all’altro.

L’aggiornamento coinvolge anche la Base Station di JBL Quantum, che dal terzo trimestre del 2026 potrà essere utilizzata come centro di controllo dell’ecosistema. La funzione è dedicata agli utenti che utilizzano più dispositivi JBL Quantum contemporaneamente, come JBL Quantum 950 e Quantum Stream Studio.

Attraverso la Base Station sarà possibile gestire direttamente diverse impostazioni senza aprire la dashboard principale di QuantumENGINE. Tra le operazioni previste rientrano il passaggio tra differenti preset Spatial Sound e la modifica delle configurazioni Mic EQ, permettendo di adattare i parametri alle diverse attività, dal gaming allo streaming. La Base Station indicata nel documento è disponibile con JBL Quantum 950.

Sempre dalla Base Station sarà possibile utilizzare la nuova funzione dedicata alla programmazione delle macro. Gli utenti potranno creare sequenze personalizzate di comandi e associarle a un pulsante, automatizzando così determinate azioni ripetitive durante il gioco. Anche questa funzione sarà disponibile dal terzo trimestre del 2026.

Tra le funzioni già disponibili rientra invece il controllo remoto di JBL QuantumENGINE tramite smartphone. Utilizzando un dispositivo collegato alla stessa rete è possibile intervenire sulle principali impostazioni del software senza interrompere la sessione di gioco.

Dal telefono possono essere gestiti i preset EQ, Spatial Sound, il volume del microfono, Mic EQ e il bilanciamento Game & Chat. Per gli utenti collegati allo stesso account l’accesso può avvenire con un solo clic, mentre negli altri casi è previsto l’abbinamento tramite QR code. L’interfaccia può essere utilizzata sia in modalità verticale sia in orizzontale.

L’ultima novità annunciata riguarda l’integrazione tra JBL QuantumENGINE e Nanoleaf, prevista per il quarto trimestre del 2026. L’obiettivo è estendere le configurazioni di illuminazione gaming create attraverso QuantumENGINE anche ad alcuni prodotti Nanoleaf compatibili.

Tra i dispositivi citati figurano Nanoleaf Shapes e Blocks. Le configurazioni luminose potranno quindi coinvolgere non soltanto i dispositivi JBL Quantum, ma anche l’ambiente circostante, sincronizzando l’illuminazione con il setup gaming. JBL specifica che l’integrazione sarà compatibile soltanto con una selezione di prodotti Nanoleaf.

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Ocasio-Cortez si è reiscritta ai socialisti americani dopo sette anni senza tessera


La deputata di New York aveva lasciato scadere l'iscrizione nel 2019 e nessuno se n'era accorto. I DSA hanno reso pubblico il caso mentre decidono se sostenerla alle primarie del 2028.

Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata di New York considerata il volto del socialismo democratico americano, per sette anni non è stata formalmente iscritta ai Democratic Socialists of America (DSA), l'organizzazione che raccoglie i socialisti democratici degli Stati Uniti. La tessera annuale che aveva preso nel 2018 era scaduta nel 2019 e non era mai stata rinnovata. Se ne è accorta la dirigenza dell'organizzazione stessa poche settimane fa e la deputata ha ripreso la tessera nell'agosto 2026.

La conferma è arrivata martedì sera in una nota inviata agli iscritti e anticipata dal sito City & State New York: "Democratic Socialists of America conferma che la deputata Alexandria Ocasio-Cortez è un membro in regola della nostra organizzazione, essendosi reiscritta di recente, nell'agosto 2026". Nel testo si legge anche che la dirigenza nazionale si è accorta solo ora che l'iscrizione presa nel 2018, valida un anno, era scaduta l'anno successivo.

Quando Ocasio-Cortez si iscrisse era una candidata al Congresso alla prima campagna elettorale e la quota annuale costava 60 dollari, da rinnovare a mano ogni dodici mesi. Quel meccanismo faceva perdere per strada molti iscritti che si dimenticavano semplicemente di pagare. Da allora i DSA sono passati al rinnovo automatico e hanno spinto i nuovi iscritti verso le quote mensili: quella ordinaria è di 15 dollari al mese, con una versione ridotta a 5 dollari per chi ha redditi bassi e la possibilità di versare fino a 50 dollari.

Per anni la stessa organizzazione ha trattato la deputata come un'iscritta. Nel novembre 2020 si congratulò su X con "l'iscritta ai DSA AOC" per la rielezione al Congresso e nel marzo 2024 elogiò lei e l'allora deputata del Missouri Cori Bush, definendole entrambe "iscritte", per aver votato contro la legge che metteva al bando TikTok.

A far partire la verifica è stata un'intervista di inizio agosto ad ABC News, in cui il conduttore Jonathan Karl ha chiesto a Ocasio-Cortez se fosse ancora iscritta ai DSA. La deputata ha risposto: "Alla sezione di New York City". Alla domanda se fosse iscritta anche all'organizzazione nazionale ha risposto di no, spiegando che "ogni sezione dei DSA si costituisce a livello locale" e che quella newyorkese somiglia a "una sezione sindacale locale". La distinzione però non esiste: essere iscritti a NYC-DSA significa pagare la quota all'organizzazione nazionale e risiedere a New York. I membri della sezione cittadina possono versare contributi aggiuntivi al gruppo locale, ma si sommano alla quota nazionale, non la sostituiscono. La risposta ha spiazzato i suoi compagni di organizzazione e ha convinto la dirigenza a controllare i registri. La notizia dell'iscrizione scaduta è stata diffusa per prima su X dal Manhattan Institute, un centro studi statunitense.

I DSA hanno spiegato di aver reso pubblici i dettagli proprio per la corsa del 2028: "Anche se è insolito che i DSA si esprimano sullo stato di iscrizione dei singoli, le discussioni in corso sulla campagna presidenziale del 2028 hanno reso necessario questo comunicato", si legge nella nota. "Con sezioni e iscritti che si stanno mobilitando per candidare la deputata Alexandria Ocasio-Cortez alle primarie presidenziali, riteniamo che lo stato della sua iscrizione sia un'informazione essenziale per i membri nelle loro deliberazioni e discussioni."

La procedura formale con cui l'organizzazione deciderà chi sostenere alle presidenziali partirà all'inizio del prossimo anno e la dirigenza nazionale è divisa sull'ipotesi di appoggiare la deputata. Le sezioni di Los Angeles e Atlanta hanno già approvato risoluzioni che le chiedono di candidarsi e a novembre dovrebbe fare lo stesso NYC-DSA, durante il congresso cittadino.

I rapporti con l'organizzazione nazionale si erano incrinati nel luglio 2024, quando i DSA le tolsero l'endorsement su richiesta proprio della sezione di New York. Le contestavano il voto a favore di una risoluzione della Camera che indicava la "negazione del diritto di Israele a esistere" come esempio di antisemitismo, oltre alla partecipazione a un dibattito pubblico sullo stesso tema. "Un endorsement nazionale dei DSA comporta un impegno serio verso il movimento per la Palestina e verso il nostro progetto socialista collettivo", scrisse allora l'organizzazione. "Per costruire un movimento socialista capace di sconfiggere il capitalismo dobbiamo pretendere di più dai leader del nostro movimento." Da quel momento Ocasio-Cortez ha ricevuto il sostegno soltanto della sezione cittadina, mai di quella nazionale.

L'attenzione per la sua posizione arriva mentre i DSA crescono rapidamente in tutto il paese, dopo una serie di vittorie elettorali che vanno da New York alla Florida, dove una socialista-dem ha vinto a sorpresa la primaria democratica per il Senato. Nei suoi otto anni al Congresso Ocasio-Cortez è diventata l'iscritta più conosciuta dell'organizzazione, ha battuto i record di raccolta fondi tra i piccoli donatori ed è stata determinante nel sostenere altri candidati socialisti, a partire dal sindaco di New York Zohran Mamdani.

I vertici della sezione newyorkese hanno già incontrato in privato la deputata per convincerla a correre. Tra le figure chiave di questi colloqui c'è Jeremy Cohan, coordinatore del comitato di NYC-DSA che segue gli eletti al Congresso. Mercoledì mattina la sezione ha pubblicato su X una foto di Cohan e dei due co-presidenti Grace Mausser e Gustavo Gordillo insieme a Ocasio-Cortez, accompagnata dalla frase "il socialismo democratico è il futuro".

La deputata, che ha 36 anni, è considerata una delle candidate più probabili per le primarie democratiche del 2028 e un numero crescente di iscritti ai DSA vuole che si candidi. Un suo portavoce non ha commentato la vicenda della tessera.


Perché a sostenere il socialismo sono gli americani bianchi, laureati e ricchi


Il co-presidente della sezione di New York dei Democratic Socialists of America, l'organizzazione dei socialisti democratici americani, vive in una casa a schiera di Brooklyn da 1,5 milioni di dollari pagata dal padre. Il New York Post ha rivelato la vicenda di Gustavo Gordillo, 38 anni, ex studente di Yale, che secondo il giornale beneficia della generosità paterna "mentre inveisce contro i ricchi e contro la proprietà immobiliare". Lo stesso quotidiano ha poi scritto che Gordillo ha lasciato un apprendistato da elettricista senza mai completare la qualifica.

Gordillo è soltanto l'ultimo esponente di primo piano della sinistra americana a essere accusato di essere un privilegiato travestito da radicale della classe operaia. Prima che la sua campagna per il Senato in Maine naufragasse tra le polemiche, Graham Platner veniva descritto allo stesso modo: il nonno era un famoso architetto e designer, il ristorante della madre era il principale cliente del suo allevamento di ostriche e il padre lo aveva aiutato a sistemarsi in una casa. Zohran Mamdani, eletto sindaco di New York lo scorso novembre, era stato criticato durante la campagna perché si dichiarava socialista pur essendo figlio di genitori che producono film a Hollywood e possiedono una villa in Uganda.

Le accuse di ipocrisia sono cresciute mentre i candidati vicini alla DSA vincevano una serie di primarie democratiche in tutto il paese. L'ultima indagine dell'organizzazione sui propri iscritti ha registrato che il 77% è bianco e che oltre l'80% di chi ha più di 25 anni possiede almeno una laurea. Jay Caspian Kang, sul New Yorker, li ha chiamati "socialisti da Subaru": laureati che possono permettersi un'auto di fascia media e la cena al ristorante, ma spesso non hanno una casa di proprietà né la sensazione di essere al sicuro. Il senatore repubblicano John Kennedy preferisce "Lulu Lenins", gioco di parole tra Lenin e Lululemon, il marchio di abbigliamento sportivo di fascia alta.

Un'analisi pubblicata sull'Atlantic sposta la domanda: perché tanti americani privilegiati sostengono una politica che vuole smantellare il sistema da cui hanno tratto beneficio? La risposta parte da un saggio del 1977 di Barbara e John Ehrenreich, uscito sulla rivista Radical America, che coniò l'espressione professional managerial class, la classe dei lavoratori della conoscenza con un titolo universitario. Sono le persone impiegate nell'arte, nell'istruzione, nella medicina, nell'intrattenimento, nel diritto, nella pubblicità e nella tecnologia, cioè nei settori che dimostrano la capacità del capitalismo di garantire vite culturalmente ricche e intellettualmente stimolanti.

Per gli Ehrenreich la classe professionale del Novecento ha avuto un ruolo decisivo nel mantenere la fiducia dell'opinione pubblica nel sistema economico. Oggi quella stessa classe non sembra più entusiasta del compito. Un sondaggio CBS News/YouGov diffuso questo mese ha rilevato che gli elettori democratici hanno un'opinione positiva del socialismo quasi il doppio di quanto ne abbiano una del capitalismo (58% contro 32%). Tra i democratici laureati il sostegno al socialismo sale al 71%.

Fino alla metà degli anni Duemila gli elettori con una laurea votavano più spesso repubblicano che democratico. Nel 1984 chi aveva un titolo universitario scelse Ronald Reagan con un rapporto superiore a due a uno. Lo spostamento a sinistra della classe professionale non ha precedenti nella storia americana, anche se già nel 1977 gli Ehrenreich notavano posizioni radicali e anticapitaliste tra alcuni professionisti, soprattutto nel mondo accademico.

Chi ha il compito di raccontare il capitalismo al pubblico ha smesso di crederci. Per l'autore dell'analisi è il segnale di un ordine economico che non riesce più a giustificarsi davanti al proprio ufficio di relazioni pubbliche. Quando un dirigente intermedio di un'azienda del tabacco si rifiuta di fumare, quando l'amministratore delegato di un'azienda tecnologica manda i figli in scuole senza schermi o quando chi lavora nell'industria della carne diventa vegetariano, quelle scelte vengono lette come il segno di una conoscenza acquisita dall'interno, prima ancora che come ipocrisia.

La DSA è composta in larga parte da insegnanti e professori, assistenti sociali, personale sanitario e dipendenti pubblici. Le esperienze che alimentano il malcontento sono l'insegnante che compra di tasca propria il materiale scolastico, il professore a contratto che lavora in tre università per arrivare a fine mese, l'infermiera il cui ospedale è stato comprato da un fondo di private equity e lo studente che si indebita per una laurea che non garantisce più un posto nella classe media. Per l'autore chi in quelle condizioni conclude che il sistema vada riformato in profondità non è un ipocrita ma esprime una posizione morale difendibile.

Gordillo ha spiegato all'Atlantic di aver "vissuto la vita economica di questo paese da punti di vista molto diversi" e di sapere che "spesso è la fortuna a determinare se una persona ha stabilità finanziaria". Lasciare l'apprendistato da elettricista, ha detto, è stata "una scelta difficile", presa per dedicare più tempo al suo ruolo nell'organizzazione.

Mamdani non nasconde la propria posizione sociale né la laurea presa in un college privato. Invece di promuovere leader che fingono di appartenere alla classe operaia, secondo l'autore i socialisti e i populisti di sinistra dovrebbero presentarsi per quello che molti di loro sono: membri frustrati e spesso arrabbiati della classe professionale istruita.

Una lettura opposta arriva dalla Free Press, dove Arthur Brooks, che si occupa di scienze comportamentali, sostiene che il socialismo democratico americano sia una moda destinata a esaurirsi. Il consenso cresce soprattutto tra i giovani elettori: quasi due terzi degli americani tra i 18 e i 29 anni esprimono un'opinione positiva del socialismo. La DSA chiede ufficialmente la nazionalizzazione delle grandi imprese e l'abolizione dell'ICE, l'agenzia federale che si occupa di immigrazione e dogane. Mamdani, che si definisce socialista democratico, ha un gradimento del 58% in una rilevazione del Siena College.

Seguire una moda non è un comportamento irrazionale. In un articolo del 1992 sul Journal of Political Economy gli economisti Sushil Bikhchandani, David Hirshleifer e Ivo Welch hanno descritto l'adesione alle mode come un modo per risparmiare sulla raccolta di informazioni, imitando chi si presume ne sappia di più. Una moda che un tempo impiegava anni a diffondersi oggi corre sui social network, che per milioni di giovani sono la principale fonte di notizie. Mamdani e i socialisti democratici li hanno usati molto.

Il sociologo Joel Best, autore di Flavor of the Month, ha mostrato che gli Stati Uniti sono un paese incline alle mode di ogni tipo, dall'hula hoop della fine degli anni Cinquanta al Six Sigma, il metodo di gestione aziendale fondato sulle metriche (adottato negli anni Ottanta da gran parte delle imprese americane e abbandonato perché non manteneva le promesse). Nel 1835 Alexis de Tocqueville scriveva che l'America è "una terra di meraviglie, in cui tutto è in costante movimento e ogni movimento sembra un miglioramento".

Quando una nuova informazione rompe l'equilibrio che la sostiene, una moda cresciuta in fretta si esaurisce con la stessa rapidità. Il voto populista, di destra o di sinistra, non è soltanto l'effetto del malcontento ma ne produce altro negli anni successivi: è la conclusione degli studi di scienza politica citati da Brooks, che ricorda anche come i tassi di depressione siano già più alti tra i giovani di orientamento progressista che tra i coetanei conservatori.

Per Brooks sia il socialismo sia il populismo di destra sono manie temporanee che consumano attenzione ed energie distogliendo lo sguardo dal lento declino del paese. Il suo consiglio arriva da Self-Reliance, il saggio di Ralph Waldo Emerson del 1841: "Chi vuole essere un uomo deve essere un anticonformista". Quando una convinzione compare dal nulla tra le persone che si frequentano e si viene spinti ad adottarla, sostiene Brooks, conviene andare nella direzione opposta.

Le due letture partono dagli stessi numeri e arrivano a conclusioni opposte. Per la prima il consenso al socialismo è il giudizio di chi lavora dentro il sistema e ne conosce da vicino i difetti. Per la seconda è un contagio di opinioni destinato a passare come sono passate le mode precedenti.


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Apple Mac mini con M6 e M5 Pro: prestazioni al top per l’AI e l’elaborazione agentica


Il nuovo Mac mini di Apple con M6 e M5 Pro punta a un importante salto di prestazioni, soprattutto nell’ intelligenza artificiale e nell’ elaborazione agentica sempre attiva. Ecco cosa sappiamo
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Apple rinnova il Mac mini con l’introduzione dei nuovi chip M6 e M5 Pro, puntando su un significativo incremento delle prestazioni e su una maggiore versatilità, senza rinunciare al caratteristico formato desktop ultracompatto. Con M6, il Mac mini raggiunge prestazioni nell’intelligenza artificiale fino a quattro volte superiori, mentre grafica e velocità di archiviazione raddoppiano rispetto alla generazione precedente. La CPU, invece, registra un incremento delle prestazioni fino al 40%.

Il modello con M5 Pro si rivolge invece a un’utenza professionale, offrendo la potenza necessaria per gestire attività impegnative come produzione video, sviluppo di videogiochi e flussi di lavoro aziendali complessi. La maggiore capacità di elaborazione permette inoltre di utilizzare il Mac mini come sistema desktop principale o come piattaforma per l’elaborazione agentica always-on. Il nuovo Mac mini è già preordinabile e arriverà sul mercato il 22 settembre.
Il nuovo chip rende più fluide sia le attività quotidiane sia i carichi di lavoro basati sull’AI e sull’elaborazione agenticaIl nuovo chip rende più fluide sia le attività quotidiane sia i carichi di lavoro basati sull’AI e sull’elaborazione agentica

Il nuovo chip M6: potenza AI in formato tascabile


Con Mac mini M6, Apple punta a offrire un sistema capace di gestire con maggiore rapidità un'ampia varietà di attività, dalle operazioni quotidiane ai progetti creativi, fino ai più recenti carichi di lavoro basati sull'intelligenza artificiale. Il nuovo chip integra una CPU a 12 core, due in più rispetto alla generazione precedente, e punta a offrire prestazioni single-thread ai vertici della categoria, traducendosi in una risposta più immediata nelle attività di tutti i giorni.

La GPU a 12 core aggiunge anch'essa due core rispetto a M4 e introduce, per la prima volta su Mac mini, Neural Accelerator dedicati in ogni core. Secondo Apple, questa architettura consente di ottenere prestazioni AI fino a quattro volte superiori e una grafica fino a due volte più veloce rispetto al Mac mini con M4. A supportare i carichi di lavoro dedicati all'intelligenza artificiale ci sono inoltre i Neural Engine a 16 core, capaci di raggiungere prestazioni fino a due volte superiori rispetto alla generazione precedente.

Sul fronte della memoria, il Mac mini M6 parte da 16 GB di memoria unificata, configurabili fino a 32 GB, mentre la banda di memoria arriva a 170 GB/s. Una dotazione che punta a rendere più fluido il multitasking e a gestire con maggiore efficienza applicazioni e flussi di lavoro che richiedono un'elevata capacità di elaborazione, soprattutto in ambito AI.

Garmin fēnix 9 e 9 Pro: la nuova generazione
Garmin rinnova la sua iconica gamma di smartwatch con fēnix 9 e fēnix 9 Pro, due nuovi modelli pensati per offrire prestazioni avanzate a chi pratica sport e ama l’avventura
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Prestazioni di livello pro senza precedenti


Mac mini con M5 Pro porta nel formato desktop compatto di Apple una dotazione pensata soprattutto per gli utenti professionali e per i carichi di lavoro più impegnativi. Il nuovo chip è progettato per affrontare attività come sviluppo di applicazioni, rendering video, simulazioni scientifiche e progettazione 3D, offrendo una CPU fino a 18 core con elevate prestazioni multi-thread e una GPU fino a 20 core. Quest’ultima introduce shader core ottimizzati e il ray tracing di terza generazione, caratteristiche che puntano a migliorare la gestione di scene 3D complesse, effetti visivi e videogiochi.

La maggiore capacità di elaborazione si accompagna a un sottosistema di memoria più potente: Mac mini con M5 Pro supporta fino a 64 GB di memoria unificata, con una banda che raggiunge i 307 GB/s. Una configurazione pensata per gestire modelli AI locali di dimensioni maggiori, scene 3D complesse, file ProRes RAW e grandi dataset destinati alla ricerca. A completare il quadro sono le elevate prestazioni per watt dichiarate da Apple, che consentono al Mac mini M5 Pro di combinare potenza ed efficienza mantenendo un funzionamento silenzioso.
Mac mini con M5 Pro e un monitor con Pro Tools in esecuzioneMac mini con M5 Pro è l’ideale per gestire plug-in evoluti come Auto-Align Post 2 in Pro Tools durante la produzione di audio multitracciaUn Mac mini visto dalla parte frontale con due porte USB-C compatibili con USB 3 e un jack per cuffie.Nella parte anteriore, ha due porte USB-C compatibili con USB 3 e un comodo jack per cuffie compatibile con modelli ad alta impedenza

Connettività al top nel settore


Il nuovo Mac mini con M6 e M5 Pro ora supporta le tecnologie Wi-Fi 7 e Bluetooth 6, oltre alla più veloce connettività via cavo 2,5Gb Ethernet, con la possibilità di arrivare a 10Gb. La tecnologia Thunderbolt 5 permette anche di collegare più Mac mini in cluster per eseguire modelli AI di grandi dimensioni interamente on-device. E il nuovo supporto per il genlock tramite USB-C rende possibile la sincronizzazione precisa tra un monitor e un sistema di acquisizione video professionale come iPhone 17 Pro.
Il retro di Mac mini con le porte Thunderbolt 5, HDMI ed Ethernet.Nella parte posteriore Mac mini con M6 ha tre porte Thunderbolt 4, mentre Mac mini con M5 Pro ha tre porte Thunderbolt 5, oltre a HDMI ed Ethernet

macOS 27 Golden Gate


Il nuovo Mac mini trova in macOS 27 un ulteriore elemento di valorizzazione, grazie a un insieme di novità pensate per migliorare reattività, affidabilità e produttività. Tra queste spiccano le nuove funzioni di Apple Intelligence, integrate nelle applicazioni di uso quotidiano e progettate per rendere più semplici diverse attività. Apple Intelligence introduce, tra le altre cose, nuovi strumenti per personalizzare Safari, creare automazioni nell’app Comandi Rapidi attraverso semplici descrizioni e sfruttare funzioni più evolute per l’editing delle immagini nell’app Foto. Novità anche per l’interfaccia Liquid Glass, che beneficia di alcuni interventi pensati per migliorare la leggibilità e la coerenza visiva, con barre laterali estese, finestre ridisegnate e nuove icone nella barra dei menu offrono un'interfaccia più personalizzabile e moderna.

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Sony Xperia 10 VIII è il nuovo smartphone con cui Sony punta a rendere più semplice e pratica l’esperienza d’uso quotidiana. Ecco le principali novità, caratteristiche e funzionalità
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Prezzi e disponibilità


Il nuovo Mac mini con M6 e M5 Pro può essere ordinato a partire da subito, su apple.com/it/store e nell’app Apple Store. Le consegne inizieranno il 22 settembre, quando sarà disponibile anche negli Apple Store e presso i Rivenditori Autorizzati Apple. Mac mini con M6 ha un prezzo di partenza di 1.079 euro e di 959 per il settore Education. Mac mini con M5 Pro ha un presso di partenza di 2.029 euro e di 1.909 euro per il settore Education.

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Lo smartwatch multisport più iconico della serie di orologi Garmin si rinnova: nascono fēnix 9e fēnix 9 Pro. L’eccellente resistenza meccanica, la leggerezza e il fascino garantiti dal titanio della cassa del modello Pro rappresentano solo alcune delle novità della serie. Tutta la nuova gamma fēnix 9 infatti, migliora l’esperienza sportiva con Garmin Epic, una modalità innovativa per condividere le proprie esperienze outdoor tramite Garmin Connect. Con la nuova analisi Stamina, dedicata all’approfondimento sulle potenzialità endurance degli atleti, fēnix 9 è l’alleato fondamentale per monitorare i miglioramenti e correggere il proprio piano di allenamento. fēnix 9 Pro iR, inoltre, offre la sicurezza di rimanere sempre in contatto anche fuori dalla copertura telefonica. Grazie alla tecnologia di trasmissione satellitare e connettività LTE chiamate, messaggi e richieste di soccorso, sono sempre disponibili e comodamente attivabili dal polso.
Garmin fēnix 9: a sinistra il modello Pro; al centro il fēnix 9 Solar e a destra il fēnix 9 TitaniumGarmin fēnix 9: a sinistra il modello Pro; al centro il fēnix 9 Solar e a destra il fēnix 9 Titanium

fēnix 9: al fianco degli atleti più esigenti


Garmin fēnix 9 nasce per soddisfare le esigenze di chi non si accontenta; rivisitata nel software, la nuova serie offre dettagli hardware che ne elevano l’unicità, come il display AMOLED, oggi ancora più brillante, protetto da una resistente lente in vetro zaffiro. I pulsanti sono a tenuta stagna e lo smartwatch gode della certificazione per immersione fino a 40 metri.

Smartwatch ideale per gli appassionati che fanno della resistenza una delle skill più importanti, grazie alle nuove funzioni di tracciamento Stamina il fēnix 9 é in grado di mostrare agli atleti come la loro abilità endurance evolve nel tempo, migliorando la capacità di gestire il ritmo durante ogni attività.

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L’allenamento indoor, e in particolare il rowing, rappresenta una componente importante della preparazione atletica e dei circuiti di functional training. Con fēnix 9, Garmin amplia gli strumenti dedicati a questa disciplina, consentendo di analizzare parametri come il VO₂ Max e la curva di potenza, utili per valutare i progressi, fissare nuovi obiettivi e calibrare con maggiore precisione l’intensità delle sessioni successive. Tra le attività supportate c’è anche il rucking, disciplina che combina camminata o corsa con uno zaino zavorrato. fēnix 9 permette di monitorare le sessioni tenendo conto del peso trasportato, oltre a offrire la possibilità di seguire workout Goruck e accedere a strumenti specifici per rendere l’allenamento più strutturato e misurabile.

Garmin fēnix 9 integra un avanzato sistema di navigazione, progettato per offrire maggiore precisione e fluidità durante le attività outdoor. Il dispositivo include mappe precaricate dedicate alla navigazione su strada e all’esplorazione, caratterizzate da una grafica più fluida e reattiva rispetto alla generazione precedente. Il salto di prestazioni è legato anche all’hardware rinnovato: fēnix 9 dispone del 50% di RAM in più rispetto alla serie precedente e di un processore più potente, elementi che consentono di rendere lo scorrimento delle mappe fino al 30% più veloce. A completare l’esperienza c’è la nuova visualizzazione prospettica, che permette di avere una visione più ampia e anticipata del percorso, facilitando la lettura della traccia durante escursioni, trekking e attività di esplorazione.
Garmin fēnix 9 Pro LTEGarmin fēnix 9 Pro LTE

Garmin fēnix 9 Pro: titanio, AMOLED e nuove funzioni per l’outdoor


Il modello eredita le funzionalità premium di fēnix 9 e le combina con un design completamente rinnovato, nuove possibilità di connettività anche senza smartphone, display con tecnologia di ricarica solare e una torcia LED ulteriormente evoluta.

Una delle principali novità riguarda la costruzione: fēnix 9 Pro è il primo modello della serie fēnix con cassa completamente in titanio, una scelta pensata per combinare leggerezza, resistenza e un'estetica più ricercata. Sul fronte del display, il modello integra un pannello AMOLED con luminosità fino a 3.000 nit, progettato per garantire una buona leggibilità di dati, statistiche e mappe anche in presenza di luce solare diretta. La versione da 51 mm introduce inoltre il primo display AMOLED da 1,5 pollici mai utilizzato da Garmin, aumentando del 15% l'area di visualizzazione rispetto alle generazioni precedenti, senza modificare le dimensioni della cassa.

Anche l'illuminazione per le attività notturne è stata aggiornata. La torcia LED integrata mantiene le modalità con luce bianca e rossa e aggiunge una nuova luce verde, pensata per illuminare l'ambiente circostante riducendo il disturbo alla visione notturna.

Su alcuni modelli di fēnix 9 Pro, la connettività inReach consente di mantenere i contatti con familiari e amici anche durante le attività outdoor, offrendo al tempo stesso un sistema di assistenza in caso di emergenza. Il servizio si appoggia a Garmin Response, centro internazionale di coordinamento delle emergenze operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, permettendo di effettuare comunicazioni e inviare richieste di soccorso anche senza portare con sé lo smartphone. Con un piano inReach attivo, il dispositivo supporta chiamate, messaggi e comunicazioni SOS, oltre alle notifiche LiveTrack tramite connettività LTE. Una soluzione pensata soprattutto per escursionismo, trekking e altre attività outdoor nelle quali poter comunicare in autonomia può rappresentare un elemento importante.

L'integrazione con Garmin Messenger amplia ulteriormente le possibilità di comunicazione. Dopo aver configurato l'app sullo smartphone associato al fēnix e sui dispositivi dei propri contatti, è possibile notificare automaticamente l'avvio di un'attività e condividere la propria posizione tramite LiveTrack. Una volta completata la configurazione, il telefono può quindi rimanere a casa, mentre dal fēnix 9 Pro è possibile inviare rapidamente messaggi ai contatti preselezionati.

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Prezzi, disponibilità e autonomia


La nuova generazione Garmin fēnix 9 e fēnix 9 Pro è disponibile in diverse configurazioni, con casse da 43, 47 e 51 mm, pensate per adattarsi a differenti esigenze di vestibilità e stile. La gamma prevede inoltre diverse colorazioni, tra cui le versioni Carbon Gray, caratterizzate dall'esclusivo rivestimento DLC (Diamond-Like Carbon). Applicato direttamente sulla superficie metallica attraverso un processo di deposizione, il rivestimento DLC crea uno strato estremamente sottile e resistente, progettato per migliorare la protezione del dispositivo da urti e abrasioni, mantenendo al contempo leggerezza e biocompatibilità.

Sul fronte dell'autonomia, secondo i dati rilasciati da Garmin, fēnix 9 arriva fino a 29 giorni in modalità smartwatch nella configurazione con cassa e display più grandi. Il prezzo parte da 999,99 euro. fēnix 9 Pro parte invece da 1.099,99 euro e raggiunge un'autonomia fino a 31 giorni in modalità smartwatch nella versione con display AMOLED più grande. Le configurazioni Solar possono arrivare fino a 57 giorni di autonomia, confermando l'obiettivo di Garmin di offrire dispositivi pensati per accompagnare gli utenti anche nelle attività outdoor più lunghe.

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Gli Stati Uniti sanzionano come terroristi Palestine Action e il collettivo italiano Autistici/Inventati


Il dipartimento del Tesoro ha congelato i beni dei gruppi colpiti. Chi finanzia Palestine Action o partecipa alle sue proteste rischia il divieto a vita di entrare negli Stati Uniti.

Il dipartimento del Tesoro americano ha inserito mercoledì Palestine Action, il gruppo britannico che da anni prende di mira le fabbriche di armi legate a Israele, nella lista dei terroristi globali, definendolo un "gruppo terroristico transnazionale". È il primo caso noto di un'organizzazione della sinistra britannica colpita dalle sanzioni antiterrorismo degli Stati Uniti.

Insieme a Palestine Action sono state sanzionate altre due organizzazioni: Masar Badil, movimento internazionale pro-palestinese, e Autistici/Inventati, il collettivo italiano che fornisce servizi digitali a gruppi della sinistra, compresi quelli pro-palestinesi. La designazione, che in inglese si chiama specially designated global terrorist, congela i beni delle organizzazioni negli Stati Uniti e vieta a cittadini e aziende americane di avere rapporti d'affari con loro. È proibito anche fornire soldi, beni o servizi ai gruppi colpiti, una misura che li taglia fuori dal sistema finanziario globale. I poteri usati per queste sanzioni erano stati introdotti dall'allora presidente George W. Bush poco dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 contro le torri gemelle di New York. Chi li viola rischia conseguenze civili o penali, anche se non è cittadino americano.

I sostenitori di Palestine Action rischiano il divieto a vita di entrare negli Stati Uniti. Richard Barnard e Huda Ammori, che hanno fondato il gruppo nel luglio 2020 e sono entrambi cittadini britannici, non potranno più mettere piede sul territorio americano. I cittadini britannici che continueranno a finanziare l'organizzazione o a partecipare alle sue proteste rischiano a loro volta sanzioni e il divieto di ottenere il visto, oltre a trovarsi nell'impossibilità di aprire un conto in banca o accendere un mutuo, secondo il Telegraph, che ha anticipato la decisione.

"Gli estremisti di sinistra, le loro organizzazioni di facciata e i loro fiancheggiatori sono avvisati: useremo tutto il peso dei nostri strumenti economici", ha detto il segretario al Tesoro Scott Bessent annunciando le sanzioni. "Il terrorismo politico non ha posto nella nostra società e continueremo a tagliare le linee di finanziamento di questi gruppi finché non saranno eliminati".

Il segretario di Stato Marco Rubio ha scritto su X che il terrorismo di estrema sinistra è una minaccia grave per gli Stati Uniti e per l'Occidente nel suo insieme e che l'amministrazione userà tutti gli strumenti a disposizione per combatterlo. A metà luglio gli Stati Uniti avevano ospitato una conferenza internazionale sul ritorno del terrorismo politico, incentrata sul movimento antifa, alla quale Rubio aveva portato più di 66 paesi. Antifa (la parola sta per antifascista) è una galassia di attivisti di sinistra che secondo gli esperti è più un'ideologia politica che un gruppo organizzato.

"L'idea stessa che il terrorismo di estrema sinistra possa essere una minaccia seria viene trattata come un delirio della destra o, peggio, come una pericolosa cospirazione fascista", aveva detto Rubio in quell'occasione. In un recente rapporto sull'antiterrorismo l'amministrazione Trump ha indicato tre minacce principali per il paese: i narcoterroristi e le gang internazionali, i terroristi islamisti storici e gli estremisti violenti di sinistra, compresi anarchici e antifascisti.

Il Tesoro accusa Palestine Action di aver "sostenuto numerosi atti di terrorismo dal luglio 2020, compresi atti che hanno ferito fisicamente agenti delle forze dell'ordine britanniche e atti destinati a intimidire imprese commerciali legittime e a costringere il governo del Regno Unito". Nel comunicato si citano le irruzioni in infrastrutture della difesa e in installazioni militari britanniche, con danni per milioni di dollari ai mezzi militari. Il gruppo viene accusato anche di aver promosso le proprie azioni sui social media, incoraggiando l'uso di tattiche simili in altri paesi, "compresi gli Stati Uniti e il confine tra Stati Uniti e Messico".

Palestine Action è nata nel luglio 2020 e ha guadagnato visibilità dopo l'inizio della guerra a Gaza, cominciata con l'attacco di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023. Le sue azioni consistono in incursioni, atti di vandalismo e danneggiamenti contro aziende ed edifici che il gruppo considera legati a Israele, con al centro gli stabilimenti di Elbit Systems, l'azienda israeliana di armamenti, e le società che ci lavorano.

Nell'agosto 2024 più di una decina di attivisti hanno usato un furgone cellulare per sfondare l'ingresso dello stabilimento Horizon vicino a Bristol, la sede britannica di Elbit Systems. Quattro di loro sono stati condannati. Durante l'irruzione Samuel Corner ha colpito con una mazza la sergente Katie Evans, fratturandole la colonna vertebrale, ed è stato riconosciuto colpevole di lesioni gravi. A novembre dello stesso anno alcuni manifestanti hanno rubato due busti del primo presidente israeliano dall'Università di Manchester e imbrattato di vernice rossa gli edifici del campus, un centro di ricerca e l'ufficio di un ente di beneficenza ebraico, nell'anniversario della dichiarazione Balfour. Nel marzo 2025 i manifestanti hanno preso di mira il campo da golf di Turnberry, in Scozia, di proprietà del presidente Donald Trump: la club house è stata imbrattata e il campo scavato e dipinto con la scritta "Gaza is not 4 sale".

Il ramo americano dell'organizzazione, Palestine Action US, è nato con lo stesso obiettivo di colpire aziende e appaltatori della difesa legati a Israele e nel 2024 ha cambiato nome in Unity of Fields, trasformandosi in un fronte di propaganda militante contro il governo degli Stati Uniti e i suoi alleati. Secondo il Telegraph il gruppo ha contribuito ad alimentare le proteste violente di Los Angeles dell'anno scorso, celebrando gli attacchi contro la polizia e invocando un'intifada contro la detenzione dei migranti irregolari. Quando era ancora senatore, Rubio aveva chiesto al dipartimento della Giustizia di aprire un'indagine per terrorismo interno sull'organizzazione.

Nel luglio 2025 Palestine Action è diventata il primo gruppo di azione diretta messo al bando nel Regno Unito in base al Terrorism Act (la legge antiterrorismo britannica), finendo nella stessa lista dello Stato Islamico e di Boko Haram. La decisione era arrivata dopo l'irruzione nella base di Brize Norton della Royal Air Force, l'aeronautica militare britannica, dove alcuni attivisti avevano danneggiato degli aerei militari. I funzionari che avevano raccomandato la messa al bando all'allora ministra dell'Interno Yvette Cooper avevano ammesso che si trattava di una misura "relativamente inedita", perché non esisteva alcun precedente noto di un'organizzazione messa al bando soprattutto per l'uso o la minaccia di gravi danni alle cose.

Il Regno Unito ha arrestato migliaia di persone per aver mostrato sostegno a Palestine Action da quando il gruppo è stato proibito. Una corte britannica ha annullato la designazione a febbraio, ma la decisione è stata ribaltata in appello, con cinque giudici che hanno stabilito che non si tratta di un "gruppo di protesta ordinario".

La Corte Suprema britannica discuterà a novembre il ricorso di Ammori. Tre giudici le hanno concesso il diritto di contestare la messa al bando perché Cooper, quando era ministra dell'Interno, aveva applicato in modo scorretto la propria politica. La designazione americana arriva a poche settimane dall'udienza.

"Il fatto che Trump si ispiri ora alla repressione britannica del movimento per la libertà palestinese mostra quanto sia pericoloso questo divieto e dovrebbe essere un campanello d'allarme per chiunque abbia a cuore la libertà di espressione e le libertà civili", ha detto Ammori in una dichiarazione. Ha aggiunto che il governo di Keir Starmer, mettendo al bando un gruppo di protesta con la legislazione antiterrorismo per la prima volta nella storia britannica, ha creato un modello per i governi autoritari di tutto il mondo. Ammori ha chiesto al nuovo primo ministro Andy Burnham di revocare il divieto.

Khaled Barakat, membro del comitato esecutivo di Masar Badil, ha detto ad Al Jazeera che il movimento andrà avanti nonostante le sanzioni, che ha definito parte della guerra genocida contro il popolo palestinese. "Nessun movimento di liberazione è mai stato sconfitto con sanzioni e divieti", ha dichiarato.

Il dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, descrive Autistici/Inventati come "un gruppo estremista che costruisce e gestisce l'infrastruttura digitale di cellule antifa violente e di altri militanti di estrema sinistra in tutto il mondo". Secondo il comunicato, gli strumenti del collettivo permettono a queste reti di organizzarsi, reclutare, comunicare, diffondere propaganda, condividere informazioni sugli obiettivi e compiere attacchi violenti restando anonime e non rintracciabili. Le cellule anarchiche responsabili dei sabotaggi contro le reti ferroviarie di Francia, Italia, Germania e Paesi Bassi nel 2026 avrebbero usato i servizi del collettivo per rivendicare gli attacchi, pubblicare comunicati e diffondere manuali su come fabbricare ordigni incendiari artigianali da usare contro i binari e altre infrastrutture critiche, sempre secondo il dipartimento di Stato.

Israele ha accolto con favore la decisione americana. Il ministero degli Esteri ha scritto su X che le organizzazioni terroristiche hanno sfruttato in modo sistematico la società civile occidentale, usando pretesti politici e umanitari per nascondere operazioni violente, radicalizzare i giovani e far arrivare fondi illeciti.

Le sanzioni contro Palestine Action si aggiungono a una serie di misure americane che colpiscono chi critica Israele. L'anno scorso l'amministrazione Trump aveva sanzionato la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese e questo mese ha colpito alcuni funzionari della Corte penale internazionale, tra cui la presidente del tribunale Tomoko Akane.

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Il capo della CIA ha avvertito la Russia di non attaccare i paesi baltici


John Ratcliffe ha chiesto a Mosca di non colpire i membri orientali della NATO e di ridurre il sostegno militare all'Iran. Il presidente ha definito il viaggio quasi di routine.

John Ratcliffe, direttore della Central Intelligence Agency, l'agenzia di spionaggio estero degli Stati Uniti, è andato a Mosca per avvertire la Russia di non attaccare i paesi della NATO. Lo ha rivelato il Wall Street Journal. L'avvertimento ha riguardato soprattutto gli alleati orientali dell'alleanza atlantica, cioè i paesi baltici che confinano con il territorio russo (Estonia, Lettonia e Lituania), come ha scritto Politico.

L'aereo militare C-17 che ha portato Ratcliffe nella capitale russa era decollato dalla Lettonia, come mostrano i dati pubblici di tracciamento dei voli. Le ambasciate di Estonia e Lituania hanno rifiutato di commentare, mentre quella lettone non ha risposto alle richieste dei giornalisti.

Le valutazioni più recenti dell'intelligence americana indicano che Vladimir Putin potrebbe autorizzare azioni provocatorie sul territorio della NATO: attacchi informatici, operazioni ibride e altre iniziative che restano sotto la soglia dell'azione militare convenzionale. L'obiettivo non sarebbe scatenare una guerra, ma mettere alla prova l'unità dell'alleanza e la disponibilità dell'amministrazione americana a difendere gli alleati.

A preoccupare i funzionari statunitensi è una serie di episodi degli ultimi mesi: le incursioni di droni in Romania, un missile russo entrato il mese scorso nello spazio aereo polacco e l'aumento dei presunti sabotaggi e attacchi informatici in Europa. Da anni la Russia usa tecniche che restano al di sotto della soglia della guerra vera e propria per indebolire gli alleati europei di Washington senza provocare una ritorsione più ampia.

Il trattato che ha istituito la NATO prevede, all'articolo 5, che un attacco armato contro un membro sia considerato un attacco contro tutti gli altri, che sono tenuti a intervenire in sua difesa. È una clausola invocata una sola volta nella storia dell'alleanza, dagli Stati Uniti dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. Il presidente Donald Trump ha messo più volte in dubbio l'affidabilità della NATO e ha accusato i paesi membri di non spendere abbastanza per la propria difesa.

Ratcliffe ha chiesto a Mosca anche di smettere di condividere armi e tecnologie militari con l'Iran. Ha consigliato ai russi di non reagire in modo eccessivo se le nuove sanzioni americane li colpiranno, secondo un funzionario britannico citato da Politico. Il direttore della CIA ha avvertito che arriveranno altre misure se lo stretto di Hormuz non tornerà aperto al traffico commerciale. Lunedì il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva minacciato di estendere in misura significativa le sanzioni ai paesi che rifiutano di tagliare i rapporti economici con Teheran. Il dipartimento del Tesoro non ha risposto alle richieste di commento.

La Russia ha spedito all'Iran materiale per rafforzare il suo arsenale di droni e potrebbe aiutare Teheran a individuare i bersagli negli attacchi contro le installazioni americane in Medio Oriente. Mosca ha anche fornito informazioni di intelligence sulle posizioni statunitensi nella regione. I due paesi collaborano da anni nella produzione di droni.

Il presidente ha confermato la visita mercoledì, in un'intervista con il conduttore radiofonico Glenn Beck. Ha detto che la trasferta non riguardava l'Iran né i piani russi di mettere alla prova la NATO e l'ha descritta come un viaggio quasi di routine. Ha aggiunto che da quei colloqui "potrebbe uscire qualcosa", riferendosi ai suoi tentativi di chiudere la guerra tra Russia e Ucraina, arrivata al quinto anno senza che i negoziati abbiano fatto passi avanti.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha detto ai giornalisti che Ratcliffe ha parlato con funzionari dell'intelligence russa e che si è trattato di colloqui "tra servizi di sicurezza". Ha precisato che Putin non ha incontrato il direttore della CIA.

Gli Stati Uniti avevano avvisato l'Ucraina che una delegazione americana sarebbe andata a Mosca e le avevano chiesto di sospendere gli attacchi per tutta la durata della visita. La missione era emersa martedì, dopo che un aereo dell'aeronautica militare statunitense era stato avvistato mentre atterrava in un aeroporto della capitale russa e un corteo diplomatico aveva attraversato la città. Fino a mercoledì il contenuto dei colloqui era rimasto sconosciuto.

Fin dal suo primo mandato il presidente si è scontrato più volte con i servizi di intelligence americani sulla Russia, riprendendo a volte gli argomenti del Cremlino sulla NATO o dando di Putin letture più ottimistiche di quelle dei suoi analisti. Negli ultimi tempi il suo giudizio sul leader russo si è raffreddato, mentre fatica a chiudere il conflitto. Ratcliffe, al contrario, ha sempre avuto posizioni dure verso Mosca.

La missione a Mosca è l'ultimo caso in cui il presidente ha affidato al direttore della CIA una trattativa delicata con un avversario degli Stati Uniti. A maggio Ratcliffe è andato in segreto a Cuba per avvertire il regime comunista che senza riforme profonde rischia una campagna di pressione americana. L'ultima visita nota di un direttore della CIA in Russia risale al 2021, quando William Burns fu mandato dall'allora presidente Joe Biden per cercare di evitare l'escalation in Ucraina e incontrò Putin. Nel febbraio 2022 la Russia lanciò comunque l'invasione su vasta scala del paese.


Gli Stati Uniti annunciano nuove sanzioni contro l'Iran, ma gli serve l'aiuto della Cina


Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato lunedì sanzioni contro più di 60 tra società, persone e navi che aiutano l'Iran a vendere petrolio e a procurarsi tecnologia nucleare e missilistica. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha battezzato la campagna Operation Economic Outcast e ha avvertito che qualunque Paese continui a fare affari con Teheran finirà nel mirino di Washington. Nella conferenza stampa non ha però mai pronunciato la parola Cina, cioè il nome del Paese che nel 2025 ha comprato più dell'80% del petrolio esportato dall'Iran.

Le nuove misure riguardano cinque settori: attività digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporto marittimo. Chi lavora in questi comparti insieme all'Iran rischia le sanzioni secondarie, uno strumento che permette agli Stati Uniti di punire aziende e banche straniere prive di qualsiasi legame diretto con il territorio americano. Funziona perché quasi tutte le transazioni internazionali passano dal dollaro e chi viene escluso dal sistema finanziario statunitense resta di fatto tagliato fuori dal commercio mondiale. Bessent ha detto che i governi che lasciano operare sul proprio territorio chi ricicla denaro per conto di Teheran saranno espulsi dal sistema del dollaro.

Il Tesoro ha sospeso diverse licenze generali che permettevano l'invio di rimesse verso l'Iran e ha promesso una nuova ondata di misure nei prossimi giorni, a partire da un grande istituto finanziario che sarà colpito entro la fine della settimana. Washington premerà inoltre sugli altri governi perché facciano chiudere le filiali estere della Bank Melli, la maggiore banca pubblica iraniana, che ha sportelli in vari Paesi europei. Il presidente Donald Trump sta telefonando ai leader stranieri per chiedere di interrompere gli affari con Teheran.

Bessent ha ammesso che l'annuncio è soprattutto un colpo di avvertimento e l'inizio di una fase di trattative riservate con i governi stranieri. A chi gli chiedeva se le sanzioni rischiassero di travolgere il sistema finanziario internazionale ha risposto con una domanda: "Perché mai dovrei volere far saltare il sistema finanziario globale?". Ogni Paese ha ricevuto in privato una scadenza per chiudere le attività individuate dal Tesoro, ma nessuna di queste scadenze è stata resa pubblica. "Non fisserò scadenze, ma la nostra pazienza non è infinita", ha detto ai giornalisti.

Bessent non ha nominato la Cina né in conferenza stampa né nell'articolo che ha firmato nel fine settimana sul Financial Times. Alla domanda diretta se il Tesoro colpirà le banche cinesi ha risposto che nessuno è al di sopra della portata delle sanzioni americane, senza mai citare Pechino. Nel 2022 l'Iran ha esportato in Cina beni per 22,4 miliardi di dollari e ne ha importati per 15,6 miliardi, secondo i dati della Banca Mondiale.

Stati Uniti e Cina hanno una tregua commerciale fragile e Xi Jinping è atteso a Washington il mese prossimo per la sua prima visita di Stato da più di dieci anni. Il presidente ha visitato Xi a Pechino in maggio, dopo una guerra dei dazi e uno scontro sulle terre rare che hanno dominato i rapporti tra i due Paesi per buona parte degli ultimi 18 mesi. Il Tesoro ha già sanzionato alcune raffinerie cinesi indipendenti che comprano greggio iraniano, ma si è sempre fermato prima di colpire le grandi banche cinesi, che restano il canale attraverso cui i proventi del petrolio tornano a Teheran.

Daniel Tannebaum, socio della società di consulenza Oliver Wyman e ricercatore dell'Atlantic Council, ha detto al New York Times che finché non si vedranno azioni contro i Paesi e le aziende che contano davvero si tratta solo di parole. Alla CNN ha detto che la Cina è di gran lunga il Paese più importante per intaccare la capacità iraniana di finanziarsi e che il governo americano non ha mai colpito duramente Pechino sul terreno delle sanzioni economiche.

I Paesi più esposti alle nuove misure sono Cina, India, Turchia, Iraq ed Emirati Arabi Uniti. Gli Emirati hanno annunciato la settimana scorsa la sospensione fino a nuovo ordine di tutti gli scambi commerciali e finanziari con l'Iran. La Turchia ha scambiato con Teheran più di 5 miliardi di dollari di merci nel 2024 e l'anno scorso ha importato dall'Iran il 13% del proprio gas naturale. L'Iraq dipende dall'elettricità e dal gas iraniani, mentre il commercio dell'India con l'Iran è sceso a circa 1,6 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2025-2026.

Il rial è caduto a un minimo storico e sul mercato aperto per un dollaro servono ora più di 2 milioni di rial (prima della guerra ne bastavano 1,65 milioni). L'inflazione ha toccato il 66% su base annua il 22 luglio, contro il 46% di febbraio. Le esportazioni di petrolio sono scese da 2 milioni di barili al giorno prima del conflitto a 400mila a metà agosto, il livello più basso da quando è cominciata la guerra, secondo la società di monitoraggio marittimo Kpler. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha riconosciuto che il Paese affronta molte difficoltà economiche.

La caduta delle esportazioni dipende dal blocco navale che gli Stati Uniti hanno imposto ai porti iraniani, non dalle sanzioni. Lo Stretto di Hormuz, da cui passava un quinto degli idrocarburi mondiali, è chiuso da Teheran quasi senza interruzioni da sei mesi. L'Iran ha escluso qualsiasi ritorno alla situazione precedente alla guerra e tratta da settimane con l'Oman le modalità di transito. Il capo della diplomazia omanita Badr al-Busaidi è atteso martedì a Teheran.

L'ufficio del Tesoro che gestisce le sanzioni (l'Office of Foreign Assets Control, in sigla OFAC) ha avvertito lunedì sera che marinai e società di navigazione rischiano di essere colpiti anche solo se rispondono alle richieste di informazioni dei tre enti creati quest'anno dall'Iran per gestire il passaggio nello stretto, pure quando non c'è di mezzo alcun pagamento. Fino a lunedì il divieto valeva solo per chi pagava i pedaggi. Nei mesi scorsi l'Iran ha attaccato ripetutamente le navi che non si erano messe in contatto con quegli enti. Lo stesso ufficio ha sospeso a tempo indeterminato gli scambi accademici e tutte le attività sportive con l'Iran, sia dilettantistiche sia professionistiche.

Il Ministro dell'Economia iraniano Ali Madanizadeh ha detto alla televisione di Stato che Teheran è pienamente preparata e che il governo ha pronto un piano biennale per reggere le sanzioni. Ha accusato gli Stati Uniti di volere fare "terrorismo economico" e ha avvertito che la risposta iraniana non sarà soltanto difensiva. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento e capo negoziatore, ha scritto su X che "gli americani sanno che nessuno compra le loro sparate" e che i partner commerciali dell'Iran hanno fatto sapere di non tenere conto di quelle dichiarazioni. Il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha detto che l'Amministrazione sta ripetendo metodi che si sono già dimostrati fallimentari e che a pagare il conto saranno i cittadini comuni.

I negoziati per chiudere la guerra si sono arenati e la stretta economica arriva dopo il fallimento di quella militare. Secondo un'analisi pubblicata sul New York Times, la sequenza seguita da Washington è rovesciata rispetto alla prassi: di solito si comincia dalla diplomazia, si aggiungono le sanzioni e si tiene l'azione militare come ultima risorsa, mentre il presidente è passato da un breve giro di colloqui direttamente ai bombardamenti. L'obiettivo era costringere l'Iran a consegnare le sue 11 tonnellate di uranio arricchito e forse fare cadere il governo. Non è successo né l'uno né l'altro, al prezzo di 18 militari americani morti, di centinaia o migliaia di iraniani uccisi e di un conto che gli analisti indipendenti stimano sopra i 100 miliardi di dollari (il Pentagono ne calcola meno).

Peter Harrell, studioso alla Georgetown Law School che si occupa dei limiti delle sanzioni economiche, ha detto al New York Times che all'inizio dell'anno il presidente aveva davanti due strade: colpire duramente le grandi aziende cinesi, cosa che non voleva fare per la sua agenda economica con Xi, oppure imporre il blocco navale alle petroliere iraniane. "Si è rivelato politicamente più facile mettere il blocco su tutte le petroliere iraniane", ha detto.

Gli Stati Uniti promettono sanzioni durissime all'Iran da vent'anni. I primi tentativi seri risalgono alla presidenza di George W. Bush e nel 2009 Hillary Clinton, allora Segretario di Stato, promise sanzioni paralizzanti se Teheran non fosse tornata al tavolo. Molti esperti ritengono che quella pressione abbia contribuito all'accordo nucleare del 2015, che il presidente stracciò nel 2018 definendolo pieno di difetti. Nonostante la campagna di massima pressione del primo mandato, l'Iran ha continuato a vendere tra i 2 e i 3 milioni di barili di petrolio al giorno.

Il materiale nucleare non si è mosso dai depositi coperti dalle macerie da quando gli americani li hanno bombardati nel giugno 2025, come mostrano le fotografie satellitari. Il governo iraniano è sopravvissuto alla guerra con una guida diversa: l'ayatollah Ali Khamenei è stato ucciso nei primi attacchi di febbraio e il posto è passato al figlio, considerato più intransigente, che però non è ancora comparso in pubblico. La settimana scorsa Bessent aveva indicato come obiettivo della nuova politica la creazione delle condizioni per una caduta del regime e lunedì si è rivolto direttamente ai militari iraniani, invitandoli a chiedersi se i loro comandanti stiano portando il Paese alla vittoria o alla rovina mentre gli stipendi smettono di arrivare. Ha poi ricordato che il Muro di Berlino cadde quando i soldati semplici decisero di non sparare sulla propria gente.

Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha detto che la pressione economica non sostituisce gli attacchi militari e che gli Stati Uniti non intendono rinunciarvi, né nello Stretto di Hormuz né in Iran. Nella notte tra lunedì e martedì una petroliera è stata colpita da un colpo non identificato a 9 miglia nautiche a nordest della costa omanita: la sala macchine è stata danneggiata e l'equipaggio è rimasto illeso.


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Se il cinema degli Anni Novanta ci ha insegnato con “Proposta indecente” il dilemma morale su cosa si sarebbe disposti a fare per soldi, all’ombra delle torri astigiane la situazione è del tutto ribaltata: qua si sprecano le proposte, più o meno fantasiose, ma quello che manca sono i quattrini.

La cosa singolare è che non si può nemmeno incolpare la solita campagna elettorale, visto che la competizione non è ancora ufficialmente iniziata; anche se, c’è da scommetterci, non mancherà di regalare soddisfazioni su chi la sparerà più grossa. No, ad Asti le suggestioni urbanistiche e le visioni di grandezza non arrivano dalla propaganda dei politici ma dalla mente degli imprenditori, in un’inedita e paradossale inversione dei ruoli.

Tradizionalmente, la gente di business è pragmatica: mette i capitali per finanziare le utopie degli artisti e dei visionari. Se invece i sogni a occhi aperti iniziano a essere partoriti dai manager, i soldi dovrebbero teoricamente metterli i sognatori di professione, ma da quelle parti, si sa, la cassa piange da sempre.

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La rassegna stampa di giovedì 27 agosto 2026


L'accordo da 18 miliardi tra Meta e gli Stati sui danni ai minori, il trimestre record di Nvidia trainato dall'intelligenza artificiale e il braccio di ferro tra Trump e la Fed dominano la giornata, tra la guerra dei dazi con il Canada e le tensioni con la Russia

Questa è la rassegna stampa di giovedì 27 agosto 2026

Meta chiude con 18 miliardi di dollari le cause degli Stati sui danni ai minori


Meta ha raggiunto un accordo con 48 Stati americani per chiudere le cause che accusavano Facebook e Instagram di aver danneggiato la salute mentale di bambini e adolescenti, impegnandosi a versare fino a 18 miliardi di dollari. Oltre al risarcimento, l'azienda dovrà introdurre controlli parentali, verifiche dell'età, limiti notturni e modifiche agli algoritmi. È uno dei più grandi accordi mai raggiunti sul tema e attende ancora l'approvazione di un giudice.

Fonti: New York Times, Semafor, The Hill

Nvidia archivia un trimestre record e prevede una crescita del 70%


Nvidia ha registrato ricavi trimestrali per 96,2 miliardi di dollari, più del doppio rispetto a un anno prima, superando le attese degli analisti grazie alla domanda di chip per l'intelligenza artificiale. L'azienda, considerata un termometro dell'intero settore, ha proiettato una crescita dei ricavi del 70% per il prossimo anno fiscale, spingendo il titolo al rialzo nelle contrattazioni after-hours.

Fonti: Semafor, Axios

La governatrice della Fed Lisa Cook respinge i tentativi di rimozione di Trump


I legali della governatrice della Federal Reserve Lisa Cook hanno sostenuto che non esiste alcuna base legittima per rimuoverla, definendo un "errore del tutto involontario" le presunte irregolarità nei documenti dei suoi mutui contestate dall'Amministrazione. Il caso è seguito con attenzione perché potrebbe fissare quanto sia alta l'asticella per licenziare un governatore della banca centrale e definire l'indipendenza politica della Fed. La Corte Suprema aveva già consentito a Cook di restare in carica durante il procedimento.

Fonti: Wall Street Journal, Axios, Financial Times

Si inasprisce la guerra commerciale sui dazi tra Stati Uniti e Canada


Lo scontro sui dazi tra Washington e Ottawa si è intensificato: il Canada ha risposto ai nuovi dazi americani con tariffe del 25% su prodotti come l'aragosta, salvo poi rimuovere pesce e frutti di mare dalla lista dopo le proteste degli operatori. L'industria del Maine teme di diventare un "danno collaterale", mentre in Canada cresce la rabbia dell'opinione pubblica verso la nuova offensiva commerciale dell'Amministrazione Trump.

Fonti: Bloomberg, The Hill, Financial Times

Il direttore della CIA a Mosca per avvertire la Russia di non attaccare la NATO


Il direttore della CIA ha compiuto una visita a sorpresa a Mosca per consegnare un avvertimento alla Russia: non attaccare i Paesi della NATO. Il monito, secondo persone informate sulla visita, arriva dopo nuove valutazioni dell'intelligence statunitense secondo cui il presidente russo potrebbe lanciare un'offensiva limitata.

Fonti: Wall Street Journal

Fissato per il 2028 il processo al presunto ideatore degli attentati dell'11 settembre


Un giudice militare ha stabilito per il giugno 2028 la data del processo a Khalid Sheikh Mohammed e ad altri tre uomini accusati di aver pianificato gli attentati dell'11 settembre 2001. Si tratterebbe di circa vent'anni dopo la prima comparizione degli imputati e ventisette anni dopo gli attacchi. I patteggiamenti che avrebbero evitato la pena di morte erano stati annullati da una corte d'appello e la Corte Suprema sta valutando se riesaminare la decisione.

Fonti: Axios, The Hill, Fox News

Gli Stati Uniti accusano una società cinese per gli attacchi a NASA e Dipartimento di Giustizia


Secondo l'FBI, hacker cinesi hanno ottenuto l'accesso a diversi enti federali statunitensi, tra cui la Federal Reserve, il Senato e la NASA, mascherando le proprie attività come normale traffico di rete. Le autorità americane attribuiscono le intrusioni a una società cinese.

Fonti: Semafor

Diversi funzionari del Secret Service sospesi durante un'indagine interna


Alcuni funzionari del Secret Service, tra cui il principale portavoce dell'agenzia, sono stati messi in congedo nell'ambito di un'indagine interna, secondo quanto riferito da due funzionari dell'Amministrazione Trump. L'agenzia ha dichiarato che tre persone sono oggetto di un'inchiesta per presunta cattiva condotta.

Fonti: New York Times

Gli Stati democratici fanno causa per bloccare l'ordine di Trump sul voto per posta


Diversi Stati a guida democratica hanno presentato ricorso per impedire al servizio postale di attuare l'ordine dell'Amministrazione Trump che limita il voto per corrispondenza, a poche settimane dalle elezioni di metà mandato. La disputa alimenta l'incertezza in vista dell'invio delle schede elettorali.

Fonti: The Guardian

Cresce la contestazione contro le telecamere di sorveglianza di Flock Safety


Il ricorso alle telecamere per la lettura automatica delle targhe della società Flock Safety è finito al centro delle polemiche negli Stati Uniti per ragioni legate alla privacy. Il senatore repubblicano Josh Hawley ha avviato un'indagine sul vasto programma di sorveglianza, il governatore della Florida Ron DeSantis ha parlato di una situazione "fuori controllo" e un numero crescente di città sta cancellando i contratti con l'azienda.

Fonti: The Hill, Wall Street Journal, The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Meta risolve con 18 miliardi, Waymo arriva in Germania, i founder di Fitbit lanciano Luffu Link


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon giovedì,
oggi parleremo del maxi accordo con cui Meta chiude le cause sulla dipendenza dei minori dai suoi social. Poi vedremo l'arrivo dei robotaxi di Waymo in Germania; scopriremo Luffu Link, il nuovo progetto dei fondatori di Fitbit, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 383 - Giovedì 27 agosto
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Meta pagherà 18 miliardi per chiudere le cause sulla dipendenza dei minori


Legge
L'accordo con quasi tutti gli stati USA prevede di dilazionare il pagamento in dieci anni e chiude il processo federale sulle accuse di aver progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza nei minori. Meta limiterà l'uso delle due piattaforme agli adolescenti a due ore al giorno e lo bloccherà da mezzanotte alle 6, salvo consenso dei genitori; disattiverà anche la maggior parte delle notifiche push durante l'orario scolastico. Circa 12,7 miliardi di dollari sono garantiti, mentre altri 5 dipendono dall'adozione di protezioni simili da parte di Snapchat, TikTok e YouTube. Quattro stati puntavano a circa 200 miliardi di sanzioni e secondo Meta le richieste complessive arrivavano fino a 1.400 miliardi. La cifra pattuita equivale a tre-quattro mesi di profitti dell'azienda, che comunque nega ogni illecito.
~
Fonte: Reuters
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I robotaxi di Waymo arriveranno in Germania


Tecnologia
Il lancio avverrà a Monaco di Baviera ed inizierà con la mappatura delle strade tramite veicoli guidati manualmente, poi seguiranno i test con conducenti di sicurezza a bordo e infine senza. Waymo sta lavorando con l'autorità federale tedesca dei trasporti (KBA) e con le autorità locali e prevede di aprire il servizio commerciale al pubblico verso la fine del 2027. La Germania ha approvato nel 2021 una legge che consente i veicoli senza conducente sulle strade pubbliche ed è stata il primo paese dell'Unione Europea a regolare la guida autonoma di livello 4, in cui il sistema gestisce tutta la guida senza che una persona debba intervenire per determinate evenienze. Monaco si aggiungerà alle 11 città in cui Waymo opera commercialmente. L'azienda prevede anche un lancio a Londra nel 2026.
~
Fonte: TechCrunch
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I fondatori di Fitbit lanciano Luffu Link


Startup
Luffu Link è un braccialetto LTE per salute e sicurezza della startup Luffu, fondata dai co-fondatori di Fitbit. Rileva durante tutta la giornata attività, sonno, battito a riposo, calorie, variabilità cardiaca e frequenza respiratoria. La connettività LTE integrata (con piano dati incluso, senza abbonamento a un operatore) permette di chiedere aiuto in situazioni di emergenza senza avere un telefono vicino: premendo un tasto si registra un messaggio vocale che arriva ai contatti fidati. Lo stesso tasto serve a registrare note vocali su farmaci, sintomi, pasti e umore, che l'app Luffu organizza nel quadro complessivo della famiglia; una doppia pressione invia un check-in ai familiari senza chiamate o messaggi. Il GPS tiene informati i contatti su dove si trova chi lo indossa. Costa 250 dollari in preordine e sarà spedito a inizio 2027. È rivolto a caregiver familiari, anziani autonomi e adulti attenti alla propria salute.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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SpaceX costruirà una seconda Starbase da 100 miliardi di dollari in Louisiana


Spazio
Il nuovo spazioporto sorgerà a circa 10 ore dalla Starbase esistente nel sud del Texas. La costruzione partirà nel 2027 e SpaceX prevede il primo lancio di Starship nel 2029. L'annuncio chiude una ricerca del sito durata sette anni. SpaceX vuole rendere il complesso uno spazioporto autosufficiente dotato di produzione di propellente, generazione di energia, un porto per navi di grande pescaggio, strutture di lavorazione dei veicoli e un aeroporto. Starship deve però ancora raggiungere l'orbita bassa e dimostrare di essere riutilizzabile: in 13 voli di test dal 2023 SpaceX non ha mai riportato alla rampa sia il booster sia lo stadio superiore nello stesso volo. Lo sviluppo del razzo è costato finora oltre 8 miliardi di dollari. Elon Musk ha detto che ritirerà i razzi Falcon quando Starship volerà più volte a settimana. Secondo lo stato il sito creerà 3.000 posti di lavoro diretti in 10 anni, con uno stipendio medio annuo di 92.600 dollari, e oltre 30.000 posti nell'edilizia al picco dei lavori.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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OpenAI dice che i suoi chip Jalapeno battono Nvidia nei test


Big tech
Nei benchmark pubblici Jalapeno ha superato il GB300 di Nvidia in due categorie: quantità di lavoro AI gestita per unità di energia e velocità di risposta. Il confronto non include Vera Rubin (la nuova generazione di chip Nvidia appena entrata in consegna). Il chip è stato sviluppato con Broadcom e consuma solo 700 watt. È progettato per l'inferenza, cioè la fase in cui i modelli già addestrati rispondono alle richieste, e non per l'addestramento, dove Nvidia resta più forte. OpenAI inizierà a usarlo sui propri modelli entro fine anno. Nei test i vantaggi maggiori sono emersi con Kimi di Moonshot AI, che è il modello più grande provato. Una seconda versione arriverà alla fase finale di progettazione nei prossimi mesi e la terza generazione è già in sviluppo.
~
Fonte: Bloomberg
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Letture interessanti


In lingua inglese.

I nuovi computer desktop di Apple sono progettati per lo sviluppo di AI in locale


arstechnica.com (eng)

Alcune recenti applicazioni dell'AI


natemeyvis.com (eng)

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ilyabirman.net (eng)

Il teatro dell'ingegneria


elliotcsmith.com (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

Report: Amazon punta a stazioni di consegna "completamente automatizzate"


geekwire.com (eng)

X invia una diffida al progetto open source Nitter per presunto scraping


techcrunch.com (eng)

Apple organizza una festa d'addio per Tim Cook mentre Ternus si prepara a prendere il comando


macrumors.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/aYoWAJz8LFw?…

Nothing OS 5.0


Nothing alza il sipario sulla nuova versione del suo sistema operativo con questo video ufficiale. Se ami le interfacce pulite dagli un'occhiata perché merita.

Vedi video su youtube.com (eng - 1:15)

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SpaceX costruirà una seconda Starbase da 100 miliardi di dollari in Louisiana


Primo lancio di Starship previsto nel 2029.
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In breve:


Il nuovo spazioporto sorgerà a circa 10 ore dalla Starbase esistente nel sud del Texas. La costruzione partirà nel 2027 e SpaceX prevede il primo lancio di Starship nel 2029. L'annuncio chiude una ricerca del sito durata sette anni. SpaceX vuole rendere il complesso uno spazioporto autosufficiente dotato di produzione di propellente, generazione di energia, un porto per navi di grande pescaggio, strutture di lavorazione dei veicoli e un aeroporto. Starship deve però ancora raggiungere l'orbita bassa e dimostrare di essere riutilizzabile: in 13 voli di test dal 2023 SpaceX non ha mai riportato alla rampa sia il booster sia lo stadio superiore nello stesso volo. Lo sviluppo del razzo è costato finora oltre 8 miliardi di dollari. Elon Musk ha detto che ritirerà i razzi Falcon quando Starship volerà più volte a settimana. Secondo lo stato il sito creerà 3.000 posti di lavoro diretti in 10 anni, con uno stipendio medio annuo di 92.600 dollari, e oltre 30.000 posti nell'edilizia al picco dei lavori.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

SpaceX will build a second, $100B 'Starbase' spaceport in Louisiana | TechCrunch
The company says it will start construction in 2027 and that a Starship rocket could take flight as soon as 2029.
TechCrunchSean O'Kane


Alternativa in italiano:

SpaceX annuncia Starbase Louisiana, spazioporto da “migliaia di lanci di Starship all’anno”
SpaceX investirà almeno 100 miliardi di dollari per costruire una nuova base sulla costa della Louisiana, con una decina di piattaforme capaci di sostenere una frequenza di lancio di migliaia di Starship all’anno. Il primo lancio nel 2029
DDay.it

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I fondatori di Fitbit lanciano Luffu Link


Un braccialetto da 250 dollari.
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In breve:


Luffu Link è un braccialetto LTE per salute e sicurezza della startup Luffu, fondata dai co-fondatori di Fitbit. Rileva durante tutta la giornata attività, sonno, battito a riposo, calorie, variabilità cardiaca e frequenza respiratoria. La connettività LTE integrata (con piano dati incluso, senza abbonamento a un operatore) permette di chiedere aiuto in situazioni di emergenza senza avere un telefono vicino: premendo un tasto si registra un messaggio vocale che arriva ai contatti fidati. Lo stesso tasto serve a registrare note vocali su farmaci, sintomi, pasti e umore, che l'app Luffu organizza nel quadro complessivo della famiglia; una doppia pressione invia un check-in ai familiari senza chiamate o messaggi. Il GPS tiene informati i contatti su dove si trova chi lo indossa. Costa 250 dollari in preordine e sarà spedito a inizio 2027. È rivolto a caregiver familiari, anziani autonomi e adulti attenti alla propria salute.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Fitbit founders launch Luffu Link, an LTE health and safety band | TechCrunch
Luffu Link combines all-day health sensing, voice logging, location awareness, and the ability to get help from trusted contacts into a single device, all without needing a phone nearby.
TechCrunchAisha Malik


Alternativa in italiano:

I fondatori di Fitbit tornano con un braccialetto per famiglie, non per sportivi
I fondatori di Fitbit tornano con Luffu Link: un braccialetto senza schermo da 250$ pensato per tenere d'occhio i propri cari, non i propri passi.
SmartWorld

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I robotaxi di Waymo arriveranno in Germania


Il servizio commerciale partirà a fine 2027.
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In breve:


Il lancio avverrà a Monaco di Baviera ed inizierà con la mappatura delle strade tramite veicoli guidati manualmente, poi seguiranno i test con conducenti di sicurezza a bordo e infine senza. Waymo sta lavorando con l'autorità federale tedesca dei trasporti (KBA) e con le autorità locali e prevede di aprire il servizio commerciale al pubblico verso la fine del 2027. La Germania ha approvato nel 2021 una legge che consente i veicoli senza conducente sulle strade pubbliche ed è stata il primo paese dell'Unione Europea a regolare la guida autonoma di livello 4, in cui il sistema gestisce tutta la guida senza che una persona debba intervenire per determinate evenienze. Monaco si aggiungerà alle 11 città in cui Waymo opera commercialmente. L'azienda prevede anche un lancio a Londra nel 2026.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Waymo robotaxis are headed to Munich | TechCrunch
Germany's autonomous vehicle regulations have made it a hotspot for autonomous vehicle testing and eventual commercial robotaxi deployment.
TechCrunchKirsten Korosec


Alternativa in italiano:

Waymo inizierà a testare le sue auto a guida autonoma a Monaco di Baviera
- bits - Mondo - Mercoledì 26 agosto 2026 Waymo inizierà a testare le sue auto a guida autonoma a Monaco di Baviera Condividi - Condividi - Whatsapp - Facebook - X - Email - Regala il Post Un'auto di Waymo a San Bruno, in California, negli Stati Uniti, a settembre del 2025 (AP…
Il Post

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OpenAI dice che i suoi chip Jalapeno battono Nvidia nei test


Sviluppati con Broadcom, in uso entro fine anno.
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In breve:


Nei benchmark pubblici Jalapeno ha superato il GB300 di Nvidia in due categorie: quantità di lavoro AI gestita per unità di energia e velocità di risposta. Il confronto non include Vera Rubin (la nuova generazione di chip Nvidia appena entrata in consegna). Il chip è stato sviluppato con Broadcom e consuma solo 700 watt. È progettato per l'inferenza, cioè la fase in cui i modelli già addestrati rispondono alle richieste, e non per l'addestramento, dove Nvidia resta più forte. OpenAI inizierà a usarlo sui propri modelli entro fine anno. Nei test i vantaggi maggiori sono emersi con Kimi di Moonshot AI, che è il modello più grande provato. Una seconda versione arriverà alla fase finale di progettazione nei prossimi mesi e la terza generazione è già in sviluppo.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI Claims Its New Chips Can Outperform Nvidia Processors in Tests - Bloomberg
Jalapeno chip will let OpenAI customers choose models that offer lower cost or faster answers
Bloomberg


Alternativa in italiano:

Jalapeño, il chip AI di OpenAI che supera le GPU NVIDIA: cosa cambia per ChatGPT
OpenAI ha pubblicato i primi risultati di Jalapeño, il suo chip AI proprietario: velocità e efficienza superiori alle GPU NVIDIA. Ecco cosa cambia.
SmartWorld

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Meta pagherà 18 miliardi per chiudere le cause sulla dipendenza dei minori


Massimo due ore al giorno per gli adolescenti.
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In breve:


L'accordo con quasi tutti gli stati USA prevede di dilazionare il pagamento in dieci anni e chiude il processo federale sulle accuse di aver progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza nei minori. Meta limiterà l'uso delle due piattaforme agli adolescenti a due ore al giorno e lo bloccherà da mezzanotte alle 6, salvo consenso dei genitori; disattiverà anche la maggior parte delle notifiche push durante l'orario scolastico. Circa 12,7 miliardi di dollari sono garantiti, mentre altri 5 dipendono dall'adozione di protezioni simili da parte di Snapchat, TikTok e YouTube. Quattro stati puntavano a circa 200 miliardi di sanzioni e secondo Meta le richieste complessive arrivavano fino a 1.400 miliardi. La cifra pattuita equivale a tre-quattro mesi di profitti dell'azienda, che comunque nega ogni illecito.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta agrees to pay $18 billion to settle US lawsuits over children's social media addiction | Reuters
Meta Platforms will pay up to $18 billion over the next decade and strictly limit how teenagers use Facebook and Instagram under an agreement with nearly all U.S. states to resolve claims it designed those social media ​platforms to addict children.
Reuters


Alternativa in italiano:

Meta ha patteggiato un risarcimento di 18 miliardi di dollari per chiudere un enorme processo
Era accusata di aver usato Instagram e Facebook per creare dipendenza, e rischiava di dover pagare molti più soldi
Il Post

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Gli Stati Uniti riaprono la rotta centrale di Hormuz e stringono la morsa sull'Iran


La Marina statunitense ha completato la bonifica dalle mine, mentre Washington lancia nuove sanzioni. In risposta, Teheran minaccia di bloccare tutte le esportazioni di petrolio dal Golfo.

La Marina statunitense avrebbe completato la bonifica della rotta centrale dello Stretto di Hormuz, il passaggio attraverso cui, prima della guerra, transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Secondo quanto riferito ad Axios da due funzionari statunitensi, sarebbe stato completamente ripulito il Traffic Separation Scheme, vale a dire il sistema di corsie che attraversa la fascia tra l'Iran e l'Oman.

Il presidente Donald Trump ha scritto su Truth Social che il comando della Marina lo ha informato che tutte le mine nelle acque internazionali dello stretto "sono state rimosse o fatte detonare" e ha inoltre affermato che l'Iran è stato avvertito di non posarne altre. L'Agenzia Internazionale dell'Energia aveva definito la paralisi del traffico attraverso Hormuz la più grave interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero mondiale: la bonifica potrebbe quindi consentire il passaggio di un numero molto maggiore di petroliere, anche se la navigazione resta pericolosa per la minaccia di missili e droni iraniani.

L'operazione è durata mesi. Droni sottomarini statunitensi hanno perlustrato sistematicamente il tratto di mare, individuando più di cento oggetti sospettati di essere mine. Alla bonifica hanno partecipato anche società private, incaricate di recuperare o far brillare gli ordigni. La riapertura delle corsie centrali consentirà alle navi di attraversare contemporaneamente lo Stretto nelle due direzioni, sotto la protezione dell'aviazione statunitense. Finora la Marina aveva scortato le petroliere lungo una rotta meridionale vicina alle coste dell'Oman.

Parallelamente, Iran e Oman stanno portando avanti un negoziato separato. Il 25 agosto, a Teheran, i Ministri degli Esteri Abbas Araghchi e Badr al-Busaidi hanno discusso un piano in più fasi che prevede un corridoio provvisorio per la navigazione e un'operazione congiunta di sminamento. I colloqui tecnici dovrebbero proseguire con l'obiettivo di istituire una rotta permanente e definire un futuro meccanismo di gestione congiunta dello Stretto.

Le nuove sanzioni e il crollo dell'economia iraniana


Sempre ieri il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato una nuova campagna per isolare ulteriormente l'economia iraniana. L'iniziativa, battezzata Operation Economic Outcast, colpisce i settori dell'oro, delle attività digitali, della tecnologia, dell'aviazione e della navigazione. Alcuni di questi canali sono utilizzati anche dagli iraniani comuni per proteggere i risparmi dall'inflazione o raggiungere i familiari all'estero.

Bessent ha affermato che Trump sta contattando i leader mondiali con "richieste specifiche" affinché interrompano gli scambi commerciali con Teheran. Il Segretario al Tesoro ha inoltre anticipato sanzioni contro un grande istituto finanziario entro la fine della settimana, mentre la misura più incisiva del pacchetto è stata per il momento rinviata.

L'Amministrazione ha presentato l'operazione come un "D-Day economico", richiamando esplicitamente lo sbarco in Normandia. I funzionari iraniani hanno risposto con lo stesso linguaggio bellico, descrivendo le misure come una nuova fase della guerra iniziata a febbraio con i primi attacchi statunitensi e israeliani. "Qualunque pressione colpisca il sostentamento e la sicurezza della popolazione fa parte della guerra", ha dichiarato Majid Ebn Al-Reza, responsabile della logistica del Ministero della Difesa iraniano. "Per difendere il popolo, allargheremo anche noi il campo di battaglia."

Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dal 9 agosto ed ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione, ha minacciato all'emittente di Stato IRIB che "nemmeno una goccia" di petrolio uscirà più dal Golfo Persico e dallo stretto se i Paesi vicini aderiranno alla campagna americana. In quel caso, ha aggiunto, Teheran li considererebbe Stati nemici. Nelle fasi precedenti del conflitto l'Iran ha già colpito con missili e droni obiettivi nei Paesi del Golfo, dando alla minaccia un precedente concreto.

Il Ministro del Petrolio iraniano ha però ammesso di recente che le esportazioni di greggio, essenziali per l'economia nazionale, sono ormai vicine allo zero. Trump aveva imposto il blocco navale dei porti iraniani il 13 aprile e lo aveva ripristinato il 14 luglio, dopo la ripresa degli attacchi dei Guardiani della Rivoluzione contro le navi mercantili. Da allora le esportazioni iraniane sono diminuite di oltre l'80%. Ieri il principale quotidiano economico del Paese, Donya-e-Eghtesad, ha calcolato che da dicembre il rial ha perso il 41% del proprio valore.

Proprio il crollo della valuta aveva spinto in piazza i primi manifestanti a Teheran il 28 dicembre, dando inizio a settimane di proteste in tutto il Paese e alla più grave sfida da decenni per la dirigenza clericale. Dall'8 gennaio le forze di sicurezza avevano reagito con la repressione più sanguinosa dalla fondazione della Repubblica islamica. Le stime delle vittime oscillano tra circa 6.500 e oltre 36.000; valutazioni interne attribuite al Ministero della Salute iraniano indicano almeno 30.000 morti nelle sole prime 48 ore.

Da allora inflazione e disoccupazione sono aumentate vertiginosamente. Secondo i media locali, il prezzo di alcuni farmaci è cresciuto fino al 500%. Il blocco navale ostacola sia l'uscita del greggio sia l'ingresso dei carburanti raffinati, mentre i danni alle infrastrutture energetiche aggravano la crisi. Ieri il servizio persiano della BBC ha trasmesso immagini di distributori senza benzina e lunghe code di automobili in attesa di rifornimento.

La partita con Cina, Turchia, Iraq e Russia


Il successo della campagna americana dipenderà però dalla disponibilità dei partner commerciali dell'Iran a chiudere gli ultimi canali rimasti. "Quanto più Washington spinge i Paesi terzi a recidere le residue ancore di salvezza dell'Iran, tanto più aumenta l'incentivo di Teheran a dimostrare che partecipare al suo isolamento comporta un costo", ha spiegato al New York Times Sina Toossi, esperto di Iran del Center for International Policy.

La Cina, principale acquirente del greggio iraniano, difficilmente si piegherà. Pechino respinge da tempo le sanzioni statunitensi contro le imprese di Paesi terzi, considerandole uno strumento con cui Washington sfrutta il peso internazionale del dollaro per condizionare altri governi. Gran parte delle istituzioni finanziarie rispetta già le misure in vigore, mentre smantellare le reti commerciali informali che attraversano i confini, alcune attive da secoli, è molto più difficile. "Sull'Iran gli Stati Uniti hanno esaurito la capacità di produrre un effetto shock and awe e di colpire davvero il regime", ha osservato Ellie Geranmayeh, esperta di Iran dello European Council on Foreign Relations.

La dirigenza iraniana è inoltre convinta che l'economia mondiale non abbia ancora avvertito pienamente le conseguenze della chiusura di Hormuz e che un nuovo aumento dei prezzi dell'energia rafforzerebbe la posizione di Teheran in un eventuale negoziato prima delle elezioni di medio termine di novembre. Altri esponenti iraniani ritengono invece che, una volta superato il voto, Trump potrebbe avviare una nuova e più ampia fase della guerra. "In ogni caso, dal punto di vista di Teheran, ci sono pochissimi incentivi ad accettare adesso le richieste americane", ha aggiunto Geranmayeh.

A pagare il prezzo più alto, nel frattempo, è la popolazione iraniana. "Le sanzioni renderanno l'economia iraniana ancora meno trasparente", ha affermato l'economista Peyman Molavi, che vive a Teheran. "Un contesto simile tende a favorire chi dispone delle conoscenze giuste." Secondo Esfandyar Batmanghelidj, direttore della Bourse & Bazaar Foundation di Londra, gli iraniani rappresentano "il danno collaterale" delle sanzioni.

In Iran, inoltre, la campagna sarà interpretata come un tentativo di esasperare la popolazione fino a spingerla a ribellarsi contro il governo, sostiene Mohammad Ali Shabani, analista e direttore del sito regionale Amwaj.media. Dopo la repressione di gennaio, un simile calcolo apparirebbe particolarmente cinico. "È un approccio piuttosto brutale", ha detto Shabani. "Sanno che cosa è successo a gennaio. Il governo iraniano non ha alcuna intenzione di arrendersi e farsi da parte."


Gli Stati Uniti annunciano nuove sanzioni contro l'Iran, ma gli serve l'aiuto della Cina


Il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato lunedì sanzioni contro più di 60 tra società, persone e navi che aiutano l'Iran a vendere petrolio e a procurarsi tecnologia nucleare e missilistica. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha battezzato la campagna Operation Economic Outcast e ha avvertito che qualunque Paese continui a fare affari con Teheran finirà nel mirino di Washington. Nella conferenza stampa non ha però mai pronunciato la parola Cina, cioè il nome del Paese che nel 2025 ha comprato più dell'80% del petrolio esportato dall'Iran.

Le nuove misure riguardano cinque settori: attività digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporto marittimo. Chi lavora in questi comparti insieme all'Iran rischia le sanzioni secondarie, uno strumento che permette agli Stati Uniti di punire aziende e banche straniere prive di qualsiasi legame diretto con il territorio americano. Funziona perché quasi tutte le transazioni internazionali passano dal dollaro e chi viene escluso dal sistema finanziario statunitense resta di fatto tagliato fuori dal commercio mondiale. Bessent ha detto che i governi che lasciano operare sul proprio territorio chi ricicla denaro per conto di Teheran saranno espulsi dal sistema del dollaro.

Il Tesoro ha sospeso diverse licenze generali che permettevano l'invio di rimesse verso l'Iran e ha promesso una nuova ondata di misure nei prossimi giorni, a partire da un grande istituto finanziario che sarà colpito entro la fine della settimana. Washington premerà inoltre sugli altri governi perché facciano chiudere le filiali estere della Bank Melli, la maggiore banca pubblica iraniana, che ha sportelli in vari Paesi europei. Il presidente Donald Trump sta telefonando ai leader stranieri per chiedere di interrompere gli affari con Teheran.

Bessent ha ammesso che l'annuncio è soprattutto un colpo di avvertimento e l'inizio di una fase di trattative riservate con i governi stranieri. A chi gli chiedeva se le sanzioni rischiassero di travolgere il sistema finanziario internazionale ha risposto con una domanda: "Perché mai dovrei volere far saltare il sistema finanziario globale?". Ogni Paese ha ricevuto in privato una scadenza per chiudere le attività individuate dal Tesoro, ma nessuna di queste scadenze è stata resa pubblica. "Non fisserò scadenze, ma la nostra pazienza non è infinita", ha detto ai giornalisti.

Bessent non ha nominato la Cina né in conferenza stampa né nell'articolo che ha firmato nel fine settimana sul Financial Times. Alla domanda diretta se il Tesoro colpirà le banche cinesi ha risposto che nessuno è al di sopra della portata delle sanzioni americane, senza mai citare Pechino. Nel 2022 l'Iran ha esportato in Cina beni per 22,4 miliardi di dollari e ne ha importati per 15,6 miliardi, secondo i dati della Banca Mondiale.

Stati Uniti e Cina hanno una tregua commerciale fragile e Xi Jinping è atteso a Washington il mese prossimo per la sua prima visita di Stato da più di dieci anni. Il presidente ha visitato Xi a Pechino in maggio, dopo una guerra dei dazi e uno scontro sulle terre rare che hanno dominato i rapporti tra i due Paesi per buona parte degli ultimi 18 mesi. Il Tesoro ha già sanzionato alcune raffinerie cinesi indipendenti che comprano greggio iraniano, ma si è sempre fermato prima di colpire le grandi banche cinesi, che restano il canale attraverso cui i proventi del petrolio tornano a Teheran.

Daniel Tannebaum, socio della società di consulenza Oliver Wyman e ricercatore dell'Atlantic Council, ha detto al New York Times che finché non si vedranno azioni contro i Paesi e le aziende che contano davvero si tratta solo di parole. Alla CNN ha detto che la Cina è di gran lunga il Paese più importante per intaccare la capacità iraniana di finanziarsi e che il governo americano non ha mai colpito duramente Pechino sul terreno delle sanzioni economiche.

I Paesi più esposti alle nuove misure sono Cina, India, Turchia, Iraq ed Emirati Arabi Uniti. Gli Emirati hanno annunciato la settimana scorsa la sospensione fino a nuovo ordine di tutti gli scambi commerciali e finanziari con l'Iran. La Turchia ha scambiato con Teheran più di 5 miliardi di dollari di merci nel 2024 e l'anno scorso ha importato dall'Iran il 13% del proprio gas naturale. L'Iraq dipende dall'elettricità e dal gas iraniani, mentre il commercio dell'India con l'Iran è sceso a circa 1,6 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2025-2026.

Il rial è caduto a un minimo storico e sul mercato aperto per un dollaro servono ora più di 2 milioni di rial (prima della guerra ne bastavano 1,65 milioni). L'inflazione ha toccato il 66% su base annua il 22 luglio, contro il 46% di febbraio. Le esportazioni di petrolio sono scese da 2 milioni di barili al giorno prima del conflitto a 400mila a metà agosto, il livello più basso da quando è cominciata la guerra, secondo la società di monitoraggio marittimo Kpler. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha riconosciuto che il Paese affronta molte difficoltà economiche.

La caduta delle esportazioni dipende dal blocco navale che gli Stati Uniti hanno imposto ai porti iraniani, non dalle sanzioni. Lo Stretto di Hormuz, da cui passava un quinto degli idrocarburi mondiali, è chiuso da Teheran quasi senza interruzioni da sei mesi. L'Iran ha escluso qualsiasi ritorno alla situazione precedente alla guerra e tratta da settimane con l'Oman le modalità di transito. Il capo della diplomazia omanita Badr al-Busaidi è atteso martedì a Teheran.

L'ufficio del Tesoro che gestisce le sanzioni (l'Office of Foreign Assets Control, in sigla OFAC) ha avvertito lunedì sera che marinai e società di navigazione rischiano di essere colpiti anche solo se rispondono alle richieste di informazioni dei tre enti creati quest'anno dall'Iran per gestire il passaggio nello stretto, pure quando non c'è di mezzo alcun pagamento. Fino a lunedì il divieto valeva solo per chi pagava i pedaggi. Nei mesi scorsi l'Iran ha attaccato ripetutamente le navi che non si erano messe in contatto con quegli enti. Lo stesso ufficio ha sospeso a tempo indeterminato gli scambi accademici e tutte le attività sportive con l'Iran, sia dilettantistiche sia professionistiche.

Il Ministro dell'Economia iraniano Ali Madanizadeh ha detto alla televisione di Stato che Teheran è pienamente preparata e che il governo ha pronto un piano biennale per reggere le sanzioni. Ha accusato gli Stati Uniti di volere fare "terrorismo economico" e ha avvertito che la risposta iraniana non sarà soltanto difensiva. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento e capo negoziatore, ha scritto su X che "gli americani sanno che nessuno compra le loro sparate" e che i partner commerciali dell'Iran hanno fatto sapere di non tenere conto di quelle dichiarazioni. Il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha detto che l'Amministrazione sta ripetendo metodi che si sono già dimostrati fallimentari e che a pagare il conto saranno i cittadini comuni.

I negoziati per chiudere la guerra si sono arenati e la stretta economica arriva dopo il fallimento di quella militare. Secondo un'analisi pubblicata sul New York Times, la sequenza seguita da Washington è rovesciata rispetto alla prassi: di solito si comincia dalla diplomazia, si aggiungono le sanzioni e si tiene l'azione militare come ultima risorsa, mentre il presidente è passato da un breve giro di colloqui direttamente ai bombardamenti. L'obiettivo era costringere l'Iran a consegnare le sue 11 tonnellate di uranio arricchito e forse fare cadere il governo. Non è successo né l'uno né l'altro, al prezzo di 18 militari americani morti, di centinaia o migliaia di iraniani uccisi e di un conto che gli analisti indipendenti stimano sopra i 100 miliardi di dollari (il Pentagono ne calcola meno).

Peter Harrell, studioso alla Georgetown Law School che si occupa dei limiti delle sanzioni economiche, ha detto al New York Times che all'inizio dell'anno il presidente aveva davanti due strade: colpire duramente le grandi aziende cinesi, cosa che non voleva fare per la sua agenda economica con Xi, oppure imporre il blocco navale alle petroliere iraniane. "Si è rivelato politicamente più facile mettere il blocco su tutte le petroliere iraniane", ha detto.

Gli Stati Uniti promettono sanzioni durissime all'Iran da vent'anni. I primi tentativi seri risalgono alla presidenza di George W. Bush e nel 2009 Hillary Clinton, allora Segretario di Stato, promise sanzioni paralizzanti se Teheran non fosse tornata al tavolo. Molti esperti ritengono che quella pressione abbia contribuito all'accordo nucleare del 2015, che il presidente stracciò nel 2018 definendolo pieno di difetti. Nonostante la campagna di massima pressione del primo mandato, l'Iran ha continuato a vendere tra i 2 e i 3 milioni di barili di petrolio al giorno.

Il materiale nucleare non si è mosso dai depositi coperti dalle macerie da quando gli americani li hanno bombardati nel giugno 2025, come mostrano le fotografie satellitari. Il governo iraniano è sopravvissuto alla guerra con una guida diversa: l'ayatollah Ali Khamenei è stato ucciso nei primi attacchi di febbraio e il posto è passato al figlio, considerato più intransigente, che però non è ancora comparso in pubblico. La settimana scorsa Bessent aveva indicato come obiettivo della nuova politica la creazione delle condizioni per una caduta del regime e lunedì si è rivolto direttamente ai militari iraniani, invitandoli a chiedersi se i loro comandanti stiano portando il Paese alla vittoria o alla rovina mentre gli stipendi smettono di arrivare. Ha poi ricordato che il Muro di Berlino cadde quando i soldati semplici decisero di non sparare sulla propria gente.

Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha detto che la pressione economica non sostituisce gli attacchi militari e che gli Stati Uniti non intendono rinunciarvi, né nello Stretto di Hormuz né in Iran. Nella notte tra lunedì e martedì una petroliera è stata colpita da un colpo non identificato a 9 miglia nautiche a nordest della costa omanita: la sala macchine è stata danneggiata e l'equipaggio è rimasto illeso.


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La Russia si prepara a una nuova escalation in Ucraina?


Secondo fonti vicine al Cremlino, Mosca valuta di intensificare gli attacchi su Kyiv e sulle infrastrutture del Paese. Crescono i timori per il possibile impiego di armi nucleari tattiche, ma non emergono segnali di preparativi concreti.

La Russia sta valutando una nuova escalation degli attacchi contro l'Ucraina, ritenendo che i negoziati di pace siano ormai giunti a un punto morto. Lo riferisce Bloomberg, citando fonti vicine al Cremlino. Tra le opzioni prese in considerazione ci sarebbe un aumento degli attacchi con missili balistici armati con testate convenzionali contro Kyiv, compreso il centro della capitale, e contro infrastrutture situate in altre città ucraine.

Secondo le fonti, il presidente Vladimir Putin non sarebbe per nulla disposto a interrompere la guerra sotto la pressione delle sanzioni economiche e degli attacchi ucraini contro raffinerie e infrastrutture logistiche russe. A Mosca, inoltre, cresce la tendenza a considerare queste operazioni come attacchi indiretti dei Paesi della NATO, poiché l'Alleanza fornisce a Kyiv armi e informazioni di intelligence.

I negoziati al punto morto e i timori sull'atomica


Le fonti di Bloomberg sostengono che tutti i canali negoziali siano ormai crollati, riportando le due parti al punto di partenza. Il Cremlino ritiene di avere già compiuto diverse concessioni durante il conflitto e che ognuna di queste abbia indebolito la posizione della Russia.

In assenza di contatti diplomatici, Mosca vedrebbe poche alternative a un'ulteriore escalation per cercare di raggiungere i propri obiettivi militari. Con l'intensificarsi degli attacchi ucraini, un numero crescente di funzionari russi teme che Putin possa infine ricorrere alla misura più estrema: l'impiego di un'arma nucleare tattica in Ucraina.

Bloomberg precisa, tuttavia, che non esiste alcun segnale concreto di preparativi russi in questa direzione. Mosca ha già fatto ripetutamente ricorso alle minacce nucleari nel tentativo di intimidire gli alleati occidentali di Kyiv. Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino, ha dichiarato all'agenzia stampa che, secondo lui, il rischio di un impiego di armi nucleari tattiche da parte della Russia resta "estremamente basso" e poco utile sul campo di battaglia.

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Come Trump ha stravolto il giardino delle rose della Casa Bianca


Al posto del prato c'è un patio di pietra bianca con i bronzi di Washington, Hamilton, Franklin e Jefferson, più due soldati della guerra d'indipendenza. Due statue arrivano da donatori anonimi.

Il giardino delle rose della Casa Bianca, lo spazio verde accanto allo Studio Ovale usato da decenni per cerimonie e conferenze stampa, ospita ora cinque sculture. Il presidente ha fatto sostituire il prato con un patio di pietra bianca e ci ha collocato i bronzi di George Washington, Alexander Hamilton, Benjamin Franklin e Thomas Jefferson, insieme a un'opera che raffigura due soldati della guerra d'indipendenza.

L'ultima arrivata è la statua di Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti, seduto mentre firma la Dichiarazione di indipendenza. È un regalo di George Lundeen, scultore di Loveland, in Colorado, che l'aveva realizzata decenni prima e l'aveva tenuta nel suo ranch. Lundeen ha deciso di rimetterla a nuovo e di spedirla alla Casa Bianca in tempo per le celebrazioni del 4 luglio, il giorno in cui gli Stati Uniti hanno festeggiato i 250 anni dell'indipendenza. "Ho pensato che sarebbe stata una cosa davvero bella per i 250 anni, guardare Thomas Jefferson mentre scriveva la Dichiarazione di indipendenza", ha detto lo scultore all'Associated Press.

La statua non è arrivata in tempo. Steven Barber, amico e collaboratore di Lundeen che aveva contattato la Casa Bianca a nome dello scultore, ha raccontato che il camion è rimasto bloccato anche per le misure di sicurezza intorno agli eventi delle celebrazioni. Barber ha detto di aver chiamato la Casa Bianca per mesi senza ottenere risposte, fino a circa tre settimane prima del 4 luglio, quando è arrivata una raffica di email in cui chiedevano la statua. Il presidente ha visto le fotografie e l'opera gli è piaciuta tanto da decidere di metterla nel giardino delle rose.

Quando ha chiamato Lundeen per ringraziarlo, il presidente è finito in segreteria. Dopo la festa nazionale la responsabile dell'ufficio dello scultore ha insistito perché ascoltasse un messaggio in particolare. "Ciao George. È il tuo presidente preferito, Donald Trump, e volevo solo ringraziarti", si sente nella registrazione, che Lundeen ha poi reso pubblica. "La scultura è davvero bella... anche solo dalla foto vedo che è incredibile, abbiamo un posto meraviglioso proprio nel giardino delle rose e ti ringrazio."

Il bronzo di Washington, primo presidente degli Stati Uniti, è stato prestato da Harlan Crow, immobiliarista texano e grande finanziatore del Partito Repubblicano, diventato noto negli ultimi anni per la sua amicizia con il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas. "Freedom's Charge", la scultura alta 4,3 metri (14 piedi) con i due soldati della guerra d'indipendenza separati da una bandiera, è stata trasferita da Dallas ed è opera di Chas Fagan. Sulle singole opere la Casa Bianca ha dato pochi dettagli: le statue di Franklin e Hamilton arrivano da donatori anonimi.

Le sculture sono una parte dei lavori voluti dal presidente nella residenza, dalla ridecorazione in oro dello Studio Ovale alla sala da ballo e all'eliporto che sta costruendo nel giardino sud. Il portavoce della Casa Bianca Davis Ingle ha spiegato la passione del presidente per le statue dicendo che nessun altro presidente ha fatto di più per abbellire la residenza e i suoi dintorni. "Dal restauro dei nostri monumenti più preziosi, che avevano subito anni di abusi e vandalismo, alla pulizia dei nostri parchi e della Reflecting Pool, la visione audace del presidente Trump ha fatto in modo che l'America celebrasse il suo 250esimo compleanno con gloria e orgoglio", ha detto in una dichiarazione scritta. Ingle citava anche il tentativo, finito male, di ripulire la Reflecting Pool, la grande vasca d'acqua davanti al Lincoln Memorial. Ha aggiunto che il presidente continua a fare ristrutturazioni "attese da tempo e necessarie" e che "grazie al Builder-in-Chief", il costruttore in capo, "la Casa Bianca sarà glorificata come si deve e resterà in condizioni eccellenti per le generazioni future".

A marzo il presidente ha fatto installare una statua di Cristoforo Colombo nel terreno dell'Eisenhower Executive Office Building, il palazzo di uffici della presidenza accanto alla Casa Bianca. Più di recente il National Park Service, l'agenzia federale che gestisce parchi e monumenti nazionali, ha collocato una serie di sculture dedicate a personaggi e temi dell'epoca rivoluzionaria in una piazza poco distante. Sono tappe di un piano più ampio con cui il presidente vuole lasciare il segno nel centro di Washington.

Il progetto più ambizioso è il National Garden of American Heroes, un giardino di statue da costruire su terreni federali vicino al National Mall, la grande spianata monumentale della capitale. Dovrebbe ospitare le sculture di 250 americani che hanno dato un contributo culturale, politico o storico al paese. Diverse organizzazioni che si occupano di tutela del patrimonio e dei beni culturali hanno fatto causa per bloccarlo, sostenendo che serve prima un'autorizzazione del Congresso. Barber ha detto che lui e Lundeen sono tra i candidati a realizzare alcune di quelle statue.

Nel suo golf club di West Palm Beach, in Florida, il presidente espone una scultura in bronzo alta 2,1 metri (7 piedi) che lo raffigura con il pugno alzato dopo l'attentato del 2024 durante un comizio a Butler, in Pennsylvania. L'ha realizzata Lundeen. A regalarla al presidente è stato Anthony Constantino, imprenditore e candidato repubblicano al Congresso in New York.

La Casa Bianca è da sempre una vetrina per l'arte. L'opera più celebre è il ritratto di Washington dipinto da Gilbert Stuart, appeso nella East Room e salvato dalla first lady Dolley Madison quando gli inglesi diedero fuoco all'edificio durante la guerra del 1812 tra Stati Uniti e Regno Unito. I presidenti hanno accesso alla vasta collezione d'arte della residenza e Trump ha detto di essere andato nei "vaults", i depositi, per scegliere i ritratti presidenziali e le altre opere appese nello Studio Ovale e nelle altre stanze. Nei corridoi e nelle sale aperte al pubblico ci sono anche i ritratti degli ex presidenti e delle ex first lady.

Nel primo mandato la first lady Melania Trump aveva fatto installare vicino al giardino delle rose un'opera dello scultore nippoamericano Isamu Noguchi, il primo artista asiatico-americano a entrare nella collezione della Casa Bianca. Prima ancora, la ristrutturazione della Old Family Dining Room voluta nel 2015 da Michelle Obama aveva portato un dipinto di Alma Thomas, prima artista afroamericana presente nella collezione.


La Corte Suprema sblocca il cantiere della sala da ballo di Trump


Il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha stabilito oggi che i lavori per la sala da ballo voluta da Donald Trump alla Casa Bianca possono proseguire, almeno per ora, nonostante il blocco imposto da un tribunale federale di livello inferiore. Con un ordine di poche righe, Roberts ha sospeso l'ingiunzione in attesa che la Corte nel suo insieme possa esaminare nel merito la richiesta dell'Amministrazione, che presenta la demolizione dell'East Wing e la costruzione della nuova sala come necessarie per ragioni di sicurezza. Sulla legittimità dell'opera, tuttavia, la Corte non si è ancora pronunciata.

All'inizio del mese, un collegio d'appello federale aveva confermato con due voti contro uno l'ingiunzione che fermava il cantiere, sostenendo che per un intervento di questa portata Trump avesse bisogno dell'approvazione del Congresso. A portare il progetto in tribunale è stato il National Trust for Historic Preservation, l'organizzazione che tutela il patrimonio storico statunitense. La decisione è stata sostenuta dai giudici Patricia Millett e Bradley Garcia, mentre Neomi Rao ha firmato l'opinione dissenziente. Lo stesso collegio aveva però sospeso per due settimane gli effetti della propria pronuncia, concedendo ai legali del presidente il tempo necessario per rivolgersi alla Corte Suprema.

La sicurezza nazionale invocata dalla Casa Bianca


Nel ricorso, il solicitor general D. John Sauer, che rappresenta il governo federale davanti alla Corte Suprema, ha definito il blocco come "un'ingiunzione straordinaria e illegittima", destinata a fermare la costruzione di un "complesso militare integrato" nell'East Wing, a suo giudizio "indispensabile per la sicurezza nazionale". In questa ricostruzione, la sala da ballo costituirebbe soltanto uno spazio "completamente sicuro" all'interno del complesso. La sospensione dell'ingiunzione, ha insistito Sauer, sarebbe necessaria "per la sicurezza del presidente, la continuità del governo e la separazione dei poteri".

Il giudice Richard Leon, autore dell'ingiunzione, aveva però chiarito già ad aprile che il divieto aveva una portata più limitata. Pur impedendo al governo di compiere qualsiasi atto diretto alla realizzazione della sala da ballo, l'ordine consentiva infatti i lavori sotterranei destinati alle strutture di sicurezza nazionale e gli interventi necessari a proteggere il sito e il presidente.

Per sostenere l'urgenza del progetto, la Casa Bianca ha indicato un quadro di minacce crescenti, citando il presunto complotto contro l'evento UFC ospitato a giugno alla Casa Bianca e la sparatoria avvenuta davanti alla Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca. Trump, tuttavia, parla da tempo della costruzione di una sala da ballo, ben prima che fossero sollevati questi allarmi. Dopo il ritorno alla Casa Bianca aveva assicurato che il progetto non avrebbe interessato l'edificio esistente: in seguito, però, l'East Wing è stato demolito e i lavori sono cominciati con una procedura accelerata.

In un documento depositato presso la Corte Suprema, il funzionario della Casa Bianca Joshua Fisher ha scritto che il progetto è completato al 65% e che le strutture sotterranee sono ormai quasi ultimate. La consegna è prevista per agosto 2028. La sala occuperà circa 8.400 metri quadrati e dovrebbe costare intorno ai 600 milioni di dollari, metà dei quali a carico dei contribuenti. Al momento dell'annuncio, il costo stimato era invece di 200 milioni e la Casa Bianca aveva assicurato che l'intera somma sarebbe stata finanziata da donatori privati.


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Gli americani sono sempre più contrati alla guerra con l'Iran


Nel sondaggio Reuters/Ipsos l'approvazione del presidente è ferma al 33%, il dato più basso dei suoi due mandati. A far calare il sostegno alla guerra sono soprattutto gli elettori repubblicani

Il sostegno degli americani alla guerra contro l'Iran è sceso al livello più basso dalle prime fasi del conflitto e contribuisce a tenere la popolarità del presidente Donald Trump al minimo dei suoi due mandati. Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos condotto per quattro giorni e chiuso lunedì 24 agosto, solo il 31% degli intervistati approva l'azione militare degli Stati Uniti contro l'Iran, in calo rispetto al 37% di marzo e al 34% di inizio agosto.

A ritirare l'appoggio sono soprattutto gli elettori repubblicani: oggi il 69% di loro approva ancora la guerra, contro il 77% di marzo. Il conflitto pesa da mesi sull'immagine del presidente. Per la seconda rilevazione consecutiva, solo il 33% degli americani giudica positivamente il suo lavoro alla Casa Bianca. È il dato più basso mai registrato per lui dai sondaggi Reuters/Ipsos, considerando sia il primo mandato, tra il 2017 e il 2021, sia quello attuale, iniziato nel gennaio 2025.

Trump ha detto agli americani che la guerra, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi americani e israeliani contro l'Iran, è necessaria per impedire a Teheran di sviluppare un'arma nucleare. Negli ultimi mesi gli scontri si sono attenuati, ma l'Iran mantiene un blocco di fatto, mai dichiarato ufficialmente, delle esportazioni di petrolio dalla regione. Il blocco riduce l'offerta di greggio sui mercati e ha spinto il prezzo della benzina negli Stati Uniti fino a livelli vicini ai massimi storici. Oggi un gallone (3,8 litri) costa più di un dollaro in più rispetto a prima della guerra.

Sondaggio · Stati Uniti

Solo il 31% degli americani approva la guerra contro l’Iran

21-24 agosto 2026 · 1.215 adulti (±3%) · Reuters/Ipsos

Disapprova Non risponde Approva

Tutti gli adulti
63% 31%

Democratici
90% 8%

Indipendenti
67% 23%

Repubblicani
29% 69%

Fonte Sondaggio Reuters/Ipsos sull’azione militare americana contro l’Iran, condotto dal 21 al 24 agosto 2026 su 1.215 adulti in tutto il paese. Il margine di errore è di ±3 punti percentuali sul totale e di 4-6 punti sui sottogruppi. La linea tratteggiata segna il 50%.

Trump ha promesso di aumentare la pressione economica su Teheran e lunedì il segretario al Tesoro Scott Bessent, l'equivalente americano del ministro dell'Economia, ha annunciato una possibile estensione delle sanzioni ai paesi che continuano a fare affari con l'Iran, una misura pensata per isolare economicamente il regime. Per il momento però non ha imposto nessuna penalità concreta, un segnale di quanto il conflitto sia diventato complicato da gestire per l'amministrazione.

L'83% degli americani si aspetta che la guerra vada avanti ancora a lungo, in crescita rispetto all'80% di inizio mese. Trump aveva costruito la campagna per le presidenziali del 2024 sulla promessa di contenere l'inflazione e di evitare di trascinare il paese in lunghi conflitti militari. Sei mesi dopo l'inizio della guerra, il caro benzina ricade soprattutto sui suoi alleati repubblicani. Alle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il voto che si tiene a due anni dalle presidenziali e rinnova l'intera Camera e un terzo del Senato, il partito del presidente difenderà le sue maggioranze molto strette al Congresso.

Tra gli elettori indipendenti, quelli che non si riconoscono in nessuno dei due partiti, il 33% dice che voterebbe per i democratici se le elezioni per il Congresso si tenessero oggi e il 19% per i repubblicani, un vantaggio di 14 punti. Il sondaggio è stato condotto a livello nazionale su 1.215 adulti e ha un margine di errore di 3 punti percentuali in più o in meno.


Popolarità Trump, numeri in stallo come i negoziati di pace (23 agosto)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana estiva non ha evidenziato grandi smottamenti: dopo aver toccato il livello di net rating più basso del mandato e in mezzo a tanti piccoli balzelli, la popolarità si è leggermente rialzata assestandosi su un livello comunque critico, tra i tanti bassi e i pochi alti registrati dall’inizio del conflitto in Iran.

Si registra un basso numero di rilevazioni, e difficilmente questo cambierà prima del prossimo mese; per ora, comunque, il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si è assestata un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo nelle trattative di pace.

Si tratta di una situazione al limite per il tycoon, che resta dietro a Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo diciannove mesi di presidenza. È di circa undici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie si muovono poco, con un modesto aggiustamento verso l’alto per RCP e una totale stagnazione per il sito di Silver e Focus America.

Come già accennato, dopo diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 579 giorni di presidenza (-20,6 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -19,3 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,9. Andando molto a ritroso, anche Harry Truman veleggiava su numeri deficitari (-19).

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando il sostanziale fallimento dei negoziati con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 23 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 2 sondaggi
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 6 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,1% (-) - 58% (-). In totale un net approval arrotondato di -19,9 (-).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,5% (+0,4) - 57,2% (-1,2). In totale un net rating di -17,7 (+1,6).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-) - 57,9% (-0,1), con un net rating complessivo di -20,6 (+0,1). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

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Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump


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Editoriale 9/2026


Il destino è segnato! In mare, e non solo, ci sarà sempre meno piombo. A iniziare dai piombini più piccoli e insidiosi. I soggetti a rischio contaminazione sono principalmente gli uccelli migratori e i bambini. Il dito è puntato sulla caccia, ma la pesca sportiva e ricreativa è coinvolta allo stesso modo, tanto che alcuni paesi dell’Unione hanno già adottato misure restrittive. A spingere sulle limitazioni all’uso del piombo sono anche due associazioni di categoria, l’EFTTA (European fishing tackle & trade association) e l’EAA (European anglers alliance), le quali si aspettavano una risoluzione che vietasse l’uso e la vendita del piombo da pesca. Ma, a questo giro Strasburgo e Bruxelles hanno fatto orecchie da mercante e seppur adottando misure restrittive, di fatto hanno indebolito il corpo di un regolamento severo, e spostato più in là la deadline che farà scattare le disposizioni anti Pb. Quindi, probabilmente nei primi mesi del prossimo anno, ovvero dopo la pubblicazione del nuovo regolamento nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione, nei paesi Ue, pur consentendone l’uso, sarà gradatamente (nell’arco di 5 anni) vietata la vendita di lenze da pesca e piombi fino a un chilo, siano essi zavorre o esche. Con queste premesse è chiaro che il problema (non di poco conto) è, e sarà, per gli operatori della pesca sportiva e ricreativa, nonché per l’utilizzatore finale, individuare un materiale sostitutivo che sia altrettanto valido in termini di prestazioni ma anche e forse soprattutto, in termini economici.
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L’ala filoisraeliana dei democratici conquista posti chiave alla Commissione Esteri


Il deputato Jared Moskowitz guiderà il partito nella Sottocommissione sul Medio Oriente e, in caso di vittoria a novembre, potrebbe assumerne la presidenza.

Tre deputati democratici filoisraeliani hanno ottenuto ieri nuovi incarichi chiave nella Commissione Esteri della Camera. Uno di loro guiderà i deputati democratici proprio nella Sottocommissione competente per la politica statunitense in Medio Oriente. Le nomine rappresentano un successo significativo per l'ala filoisraeliana del partito, nonostante una parte crescente della base democratica assuma posizioni sempre più favorevoli ai palestinesi.

Jared Moskowitz, deputato della Florida, sarà il capogruppo democratico nella Sottocommissione per il Medio Oriente e il Nord Africa. Lascerà lo stesso incarico nella Sottocommissione Vigilanza e Intelligence, dove sarà sostituito da Jonathan Jackson.

Se i democratici conquistassero la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti nelle elezioni di novembre, Moskowitz sarebbe così nella posizione di assumere la presidenza della Sottocommissione. Il deputato ha già chiarito che intende usare il nuovo ruolo per rafforzare il sostegno statunitense a Israele. "Se i democratici prendessero il controllo della Camera, sarei nella posizione di contribuire a orientare la politica degli Stati Uniti su Israele e sul Medio Oriente", ha dichiarato ad Axios.

Le altre nomine nella Commissione


Nello stesso annuncio, il capogruppo democratico della Commissione, Greg Meeks, ha comunicato l'ingresso di altri 3 nuovi membri. Debbie Wasserman Schultz, anche lei eletta in Florida e filoisraeliana come Moskowitz, entrerà nella Sottocommissione Vigilanza e Intelligence. Wesley Bell, deputato del Missouri e altro sostenitore di Israele, siederà invece in quella per l'Emisfero occidentale.

Mark Pocan, progressista del Wisconsin vicino alle posizioni palestinesi e critico assiduo dell'AIPAC, la potente organizzazione filoisraeliana attiva nel finanziamento della politica statunitense, entrerà invece nella Sottocommissione Africa. Nessuno dei tre nuovi membri siederà dunque in quella sul Medio Oriente.

Meeks ha affermato che "l'esperienza, l'impegno e la competenza" dei nuovi membri "rafforzeranno il nostro lavoro e contribuiranno a guidare la Commissione nell'affrontare sfide urgenti per la sicurezza nazionale e la diplomazia". Si è inoltre detto impaziente di collaborare con tutti i deputati "in questa fase turbolenta, nella quale il controllo esercitato dal Congresso è più necessario che mai". Anche Meeks, che in caso di vittoria democratica sarebbe nella posizione di presiedere la Commissione, è un convinto sostenitore di Israele.

Il peso delle primarie democratiche


Moskowitz e Bell avevano appena vinto le rispettive primarie contro sfidanti di sinistra che li avevano attaccati anche per il loro sostegno a Israele. Il 4 agosto Bell ha sconfitto per la seconda volta Cori Bush, già battuta nel 2024, ottenendo il 59% dei voti contro il 37%. Il 18 agosto Moskowitz ha superato con il 63% Oliver Larkin, sostenuto dai Democratic Socialists of America.

Nello stesso giorno Wasserman Schultz ha vinto le primarie in un distretto ridisegnato e diventato a maggioranza afroamericana. Contro di lei correvano quattro candidati afroamericani e la campagna si è concentrata soprattutto sul tema della rappresentanza.

Le nomine mostrano comunque che, nonostante il cambiamento in corso in una parte dell'elettorato democratico, l'ala filoisraeliana del Partito conserva ancora un peso rilevante negli organismi della Camera competenti per la politica estera. Se il partito conquistasse la maggioranza a novembre, questo equilibrio potrebbe incidere direttamente sull'indirizzo della politica statunitense in Medio Oriente.


Il candidato repubblicano che non vuole più i soldi dell'AIPAC


Gli alleati di Mike Rogers, candidato repubblicano al Senato in Michigan, hanno chiesto all'AIPAC di non trasmettere spot elettorali in suo favore, rompendo apertamente con il principale gruppo di lobby filoisraeliano degli Stati Uniti. La scorsa settimana Rogers ha avuto un colloquio a Los Angeles con il presidente dell'organizzazione, Michael Tuchin. Il giorno successivo l'AIPAC ha accantonato uno spot già realizzato contro il suo avversario democratico, Abdul El-Sayed, secondo quanto ricostruito da Axios.

Rogers è un convinto sostenitore di Israele, ma teme che l'appoggio pubblico dell'AIPAC possa danneggiarlo alle elezioni del 3 novembre. La sua richiesta mostra quanto si sia indebolita la posizione politica del gruppo, mentre cresce tra gli elettori la contrarietà alla guerra a Gaza. La decisione ha però irritato i dirigenti dell'organizzazione, che avevano speso più di 30 milioni di dollari nel tentativo di sconfiggere El-Sayed alle primarie democratiche e si preparavano a investirne altri milioni per aiutare Rogers a vincere le elezioni generali.

El-Sayed ha costruito la propria campagna proprio sull'opposizione all'AIPAC, presentando quelle spese come la prova che la sua avversaria Haley Stevens fosse condizionata dalla lobby filoisraeliana. Ha definito Israele uno "Stato canaglia", lo ha accusato di genocidio e apartheid e si è rifiutato di dire se ritenga che il paese abbia il diritto di esistere come Stato ebraico. Sconfiggerlo era così diventato una priorità per l'AIPAC, che raramente finanzia grandi campagne nelle elezioni generali. "AIPAC, se ci stai ascoltando, torna a bruciare quei soldi", aveva detto El-Sayed prima di vincere di misura le primarie del 4 agosto.Posts

L'AIPAC vuole esporsi, Rogers no


Prima delle primarie, la squadra di Rogers aveva avvertito l'organizzazione che El-Sayed avrebbe probabilmente sconfitto Stevens. L'AIPAC sperava ancora in un esito diverso e le due parti si erano lasciate con l'intesa di proseguire il confronto. Dopo la vittoria di El-Sayed, il gruppo intendeva estendere la propria offensiva pubblicitaria anti El-Sayed alla campagna per le elezioni generali. Gli alleati di Rogers ritenevano però che gli spot trasmessi durante le primarie avessero prodotto l'effetto opposto, offrendo a El-Sayed un bersaglio politico che avrebbe volentieri utilizzato di nuovo.

La squadra del repubblicano ha quindi proposto all'AIPAC di partecipare alla campagna elettorale senza mettere il proprio nome in primo piano: avrebbe potuto indirizzare i donatori verso un super PAC favorevole a Rogers o verso il comitato congiunto di raccolta fondi creato dal candidato con il Partito Repubblicano nazionale. È stata inoltre prospettata l'assunzione degli strateghi politici dell'organizzazione. Le proposte, però, non sono bastate: l'AIPAC intende infatti avere un ruolo visibile nella sconfitta di El-Sayed e sostiene che il candidato democratico collegherebbe comunque Rogers alla lobby, considerato il suo netto sostegno a Israele.

I contatti diretti si sono raffreddati e ora il Partito Repubblicano sta cercando di ricucire i rapporti, affidando la mediazione a donatori ebrei vicini a entrambe le parti. Alcuni esponenti nazionali del partito temono che il gruppo, il cui super PAC disponeva alla fine di luglio di quasi 60 milioni di dollari, possa restare completamente fuori dalla competizione. Altri ritengono invece che abbia troppo in gioco per rinunciare e che finirà per riappacificarsi con la squadra di Rogers. Interpellato da Axios, Rogers ha dichiarato di accogliere con favore qualsiasi sostegno della comunità filoisraeliana e di essere orgoglioso del suo coinvolgimento.

Le sconfitte dell'AIPAC e il peso della guerra a Gaza


Nel frattempo, l'organizzazione filo israeliana continua a subire sconfitte elettorali. L'ultima è arrivata martedì in California, dove la senatrice statale democratica Aisha Wahab ha vinto il ballottaggio nel quattordicesimo distretto congressuale, conquistando il seggio alla Camera lasciato libero da Eric Swalwell dopo le dimissioni di aprile. L'AIPAC aveva speso 4,4 milioni di dollari nel tentativo di fermarla. Wahab resterà in carica per circa 5 mesi, fino alla conclusione della legislatura.

Il Michigan ospita una delle comunità arabo-americane più numerose degli Stati Uniti. Secondo un sondaggio di Fox News, condotto tra il 6 e il 10 agosto su 1.006 elettori registrati, il 55% degli intervistati è contrario alla prosecuzione degli aiuti militari statunitensi a Israele, mentre il 44% è favorevole. La stessa rilevazione dà però Rogers in vantaggio su El-Sayed con il 51% contro il 47%.

Gli strateghi di entrambi i partiti ritengono che in Michigan, come negli altri Stati a forte vocazione manifatturiera, il voto sarà determinato più dalle condizioni economiche che dalla politica mediorientale. Gli attacchi di El-Sayed all'AIPAC potrebbero, quindi, avere meno presa nelle elezioni generali rispetto alle primarie democratiche. Rogers ha comunque preferito non correre rischi e, almeno per il momento, ha rinunciato alla campagna pubblicitaria del gruppo che voleva sostenerlo.


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