Editoriale 7/26
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Pensi di prendere decisioni razionali.
Non è così. E non perché tu sia stupido o irrazionale — ma perché il cervello ha quattro modalità di pilota automatico che si attivano ogni volta che non sei attivamente in guardia. Shane Parrish le chiama i quattro "default". Sono veloci, invisibili, e hanno un tasso di errore altissimo.
Parrish è il fondatore di Farnam Street, uno dei blog più letti al mondo su pensiero critico e decisioni. Nel libro Clear Thinking non promette di renderti un genio. Promette qualcosa di più utile: un sistema per evitare di essere il tuo peggior nemico nelle situazioni che contano davvero.
TL;DR
Crediamo di ragionare. In realtà, la maggior parte delle volte reagiamo. La distinzione è cruciale.
Reagire significa lasciare che la situazione — l'emozione del momento, il confronto con gli altri, la paura di cambiare — prenda le decisioni al posto nostro. Ragionare significa creare deliberatamente uno spazio tra lo stimolo e la risposta, e usare quel spazio per pensare.
Il problema è che reagire sembra pensare. Ti senti convinto della tua scelta. Ti sembra di aver pesato le opzioni. Ma quello che hai fatto, spesso, è razionalizzare una decisione già presa dal tuo sistema automatico. I quattro default di Parrish spiegano esattamente come questo accade — e perché è così difficile accorgersene dall'interno.
Il default emotivo ti fa agire in base a come ti senti adesso, non a quello che vuoi nel lungo periodo. Il default dell'ego ti fa proteggere la tua immagine invece di cercare la verità. Il default sociale ti fa fare quello che fanno gli altri, anche quando sai che non è giusto per te. Il default dell'inerzia ti fa continuare quello che stavi facendo, anche quando le condizioni sono cambiate.
Ognuno di questi ha un valore evolutivo. Il problema è che li usiamo in contesti per cui non sono stati progettati — e paghiamo il prezzo in decisioni sbagliate, opportunità perse, relazioni danneggiate.
La parte operativa — come identificare quale default ti sta guidando, come costruire i safeguard in anticipo, il second-order thinking applicato alle scelte quotidiane e il piano di 30 giorni — è nella sezione riservata ai membri del Protocollo.
Di seguito trovi il quadro completo dei quattro default e dei meccanismi fondamentali del libro. Inizia da qui.
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Riassunto Clear Thinking: default biologici, posizione forte, decisioni — Farnam Street.Domenico Marra (Cambia le tue Abitudini)
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Dormi sei ore per notte. Funzioni, vai al lavoro, non crolli mai sul tavolo. Pensi di essere ok.
Non lo sei.
Matthew Walker — neuroscienziato del sonno all'Università di Berkeley e autore di Why We Sleep — ha passato vent'anni a studiare cosa succede dentro il tuo cervello mentre dormi. E la risposta è scomoda: sei ore croniche ti portano allo stesso livello cognitivo di chi è sveglio da 24 ore. La differenza? Chi è stato sveglio tutta la notte lo sa. Tu no.
TL;DR
Il sonno non è un interruttore che spegni la sera e riaccendi la mattina. È un sistema attivo, complesso e biologicamente indispensabile quanto il cibo e l'acqua.
Mentre dormi, il cervello non si ferma: lavora su tre fronti in parallelo. Primo, consolida tutto quello che hai imparato durante la giornata — trasferisce le informazioni dalla memoria a breve termine all'ippocampo, rendendo le conoscenze permanenti. Secondo, attiva il sistema glinfatico: letteralmente lava via i detriti metabolici accumulati durante la veglia, incluse le placche proteiche associate all'Alzheimer. Terzo, regola le emozioni: la fase REM rielabora le esperienze cariche emotivamente, abbassando i livelli di noradrenalina e riducendo l'impatto psicologico degli eventi stressanti.
Ogni notte che dormi meno di quello che ti serve, stai rinunciando a tutti e tre questi processi. Non parzialmente — completamente. Non si recupera accumulando sonno nel weekend. Il danno è fatto.
Walker lo chiama il problema dell'epidemia silenziosa: la privazione da sonno è il fattore di rischio più sottovalutato per praticamente ogni malattia degenerativa, dall'Alzheimer al cancro, dal diabete alle malattie cardiovascolari. Eppure viviamo in una cultura che premia chi dorme poco e considera il sonno una perdita di tempo produttivo.
Nelle prossime sezioni trovi tutto il meccanismo: come funzionano NREM e REM, cosa fa davvero la caffeina, perché il tuo cronotipo non è pigrizia, e come costruire un piano concreto per dormire meglio — partendo da stasera. Se sei già membro del Protocollo, trovi il piano completo di 14 giorni con le istruzioni operative nella sezione riservata.
Se non sei ancora membro, continua a leggere: la sezione pubblica ti dà già il quadro completo di Walker. La parte operativa è riservata.
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Riassunto Why We Sleep: sonno per memoria, salute, creatività — costo privazione.Domenico Marra (Cambia le tue Abitudini)
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A 40 anni ti sembra di stare bene. Non hai sintomi gravi, le analisi del sangue rientrano nei range, il medico dice che va tutto bene. E intanto, nel silenzio, le malattie che ti uccideranno probabilmente tra 20 o 30 anni stanno già iniziando a costruirsi.
Questa è la premessa scomoda di Peter Attia — medico, ricercatore, specializzato in longevità — in Outlive: The Science and Art of Longevity. Non un libro di motivazione, non un manuale di biohacking per smanettoni. Un argomento preciso: la medicina moderna è brava a tenerti in vita quando stai già male; è quasi inutile quando si tratta di prevenire le malattie che ti ammazzeranno.
Attia chiama questo gap "Medicina 2.0 vs Medicina 3.0". E il libro è un piano dettagliato per passare dall'una all'altra — non aspettando la diagnosi, ma costruendo la salute dei tuoi 70 anni con quello che fai adesso.
TL;DR
La medicina moderna è straordinariamente brava in una cosa: gestire le crisi. Infarto? Interveniamo. Cancro diagnosticato? Trattiamo. Diabete conclamato? Controlliamo. Il problema è che per il tempo in cui la crisi esplode, la malattia ha costruito le sue radici per decenni.
Attia usa una metafora precisa: la medicina moderna è come un sistema di sicurezza che interviene dopo che il ladro è già entrato in casa. Medicina 3.0 è costruire la casa in modo che il ladro non riesca ad entrare — o, se entra, lo trova in condizioni che rendono l'impresa molto più difficile.
Il meccanismo che Attia descrive è questo: i quattro cavalieri — malattie cardiovascolari, cancro, neurodegenerazione, malattie metaboliche — condividono precursori comuni che si sviluppano lentamente e silenziosamente. Insulina-resistenza, infiammazione cronica di basso grado, disfunzione mitocondriale, perdita di massa muscolare. Nessuno di questi produce sintomi evidenti per anni. Quando appaiono i sintomi, il danno è già fatto.
La buona notizia — e questa è la spina dorsale di Outlive — è che quasi tutti questi precursori rispondono all'esercizio fisico, alla nutrizione e al sonno in modo misurabile, documentabile, e reversibile. Non hai bisogno di farmaci sperimentali o di un budget da Silicon Valley. Hai bisogno di capire cosa fare e perché.
Se vuoi capire come l'attività fisica funziona davvero sulla longevità — non come mito motivazionale ma come meccanismo biologico — Attia è il punto di partenza più rigoroso disponibile in lingua inglese.
Il riassunto operativo completo — Medicina 3.0 in pratica, Zone 2 con protocollo settimanale, forza e stabilità, nutrizione e biomarcatori, sonno e monitoraggio — è riservato ai membri del Protocollo.
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Riassunto Outlive: Medicina 3.0 — healthspan, exercise, nutrition, sonno.Domenico Marra (Cambia le tue Abitudini)
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Ogni negoziazione parte da un presupposto sbagliato: che l'altra persona sia razionale.
Chris Voss ha trascorso vent'anni come negoziatore dell'FBI — casi di ostaggi, crisi internazionali, situazioni in cui sbagliare la tattica significa qualcuno ci rimette la vita. E quello che ha scoperto è controintuitivo: la logica non funziona. La razionalità non funziona. Quello che funziona è qualcosa che suona quasi come il contrario: l'empatia.
Non l'empatia da manuale di coaching. L'empatia tattica — capire quello che l'altra persona sente, nominarlo, usarlo come punto di partenza per costruire una conversazione in cui entrambi andate da qualche parte. Never Split the Difference (in italiano Volere troppo e ottenerlo) è il metodo che Voss ha sviluppato da quegli anni, e che si applica non solo alle crisi diplomatiche ma a ogni conversazione difficile che hai ogni giorno.
TL;DR
Pensi di non negoziare spesso? Riconsidera. Ogni volta che chiedi un aumento, parli con il tuo capo di un progetto, discuti con il partner su come passare il weekend, provi a convincere un cliente, gestisci un conflitto con un collega — stai negoziando. La negoziazione non è qualcosa che fanno solo i diplomatici: è lo strumento con cui tutti navighiamo i rapporti con gli altri.
Il problema è che la maggior parte di noi negozia male. Non per mancanza di intelligenza — per un presupposto di fondo sbagliato: che l'altra persona risponda alla logica.
Il meccanismo reale è diverso. Il cervello umano prende decisioni emotivamente e le giustifica razionalmente dopo. Se l'altro si sente incompreso, sotto pressione o minacciato, la tua argomentazione più logica non entrerà. Non perché sia sbagliata — perché l'altro non è nelle condizioni di riceverla. Prima di qualsiasi argomento serve creare le condizioni perché l'argomento venga ascoltato. Questo è quello che fa l'empatia tattica di Voss.
L'intelligenza emotiva non è un valore aggiunto nella comunicazione: è il prerequisito. Voss lo dimostra con decenni di dati sul campo — non con teorie astratte.
Il riassunto operativo completo — mirroring e labeling in pratica, le domande calibrate, il metodo Ackerman per le offerte, come trovare il Black Swan — è riservato ai membri del Protocollo.
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Riassunto Never Split the Difference di Chris Voss (FBI): empatia tattica, mirroring, domande calibrate e Cigno Nero — negoziazione applicata a lavoro e viDomenico Marra (Cambia le tue Abitudini)
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Hai respirato male tutta la vita. Probabilmente dalla bocca, probabilmente veloce, probabilmente senza accorgertene. E non è colpa tua — nessuno ti ha mai insegnato a respirare, perché si dà per scontato che sia un automatismo che funziona da solo.
Non funziona da solo. O meglio: funziona, ma in modo subottimale per il 90% delle persone. E le conseguenze di questa disfunzione non si vedono domani — si accumulano per anni sotto forma di ansia, sonno scarso, concentrazione ridotta, prestazioni fisiche sotto il potenziale.
James Nestor è un giornalista scientifico che ha trascorso un decennio a studiare la respirazione — dai testi di medicina ayurvedica del 600 a.C. alle ricerche di laboratorio più recenti, dalle immersioni in apnea agli esperimenti in camera climatica. Il risultato è Respira (in originale Breath: The New Science of a Lost Art), un libro che cambia il modo in cui guardi qualcosa che fai 25.000 volte al giorno.
TL;DR
Questo non è un libro di meditazione. Non c'è yoga, non ci sono posizioni, non c'è spiritualità. È un libro di fisiologia — con ricerche, esperimenti, numeri — su qualcosa che il 90% delle persone fa male senza saperlo.
Il meccanismo che Nestor spiega è questo: la respirazione è l'unica funzione autonoma del corpo che puoi controllare volontariamente. Cuore, digestione, sistema immunitario — non puoi intervenire direttamente. La respirazione sì. E attraverso la respirazione puoi influenzare il sistema nervoso autonomo, la risposta allo stress, la qualità del sonno, le prestazioni cognitive e fisiche.
Non è esoterismo: è il nervo vago, è il pH del sangue, è la risposta parasimpatica. Nestor cita ricerche dell'Università di Pavia, esperimenti della Cleveland Clinic, studi su pazienti con asma cronica. La scienza c'è — è semplicemente rimasta in nicchie specialistiche invece di diventare conoscenza comune.
Se hai mai provato una tecnica di respirazione consapevole senza capire perché funziona — o se hai ansia e non riesci a gestirla — questo libro dà i fondamenti che mancano.
Il riassunto operativo completo — gli esperimenti di Nestor su se stesso, le tecniche di Buteyko e Wim Hof valutate criticamente, il piano pratico 14 giorni — è riservato ai membri del Protocollo.
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Riassunto Breath: respirazione nasale, CO2 tolerance — salute e performance.Domenico Marra (Cambia le tue Abitudini)
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Hai mai passato un pomeriggio intero a cercare di convincere qualcuno che aveva torto? Hai scelto gli argomenti giusti, hai usato la logica, hai persino tirato fuori le prove. E alla fine? Niente. La persona ha fatto esattamente quello che aveva deciso di fare dall'inizio.
Non è un problema di comunicazione. Non è che non sei stato abbastanza persuasivo. È che stavi giocando a un gioco che non puoi vincere: cercare di controllare quello che fanno gli altri.
Mel Robbins — la speaker motivazionale più ascoltata su TED, autrice del metodo 5 Secondi — ha scritto un libro che sembra semplice ma non lo è. Si chiama The Let Them Theory, e il suo messaggio è scomodo proprio perché tocca qualcosa che facciamo tutti senza accorgercene: consumiamo energia enorme cercando di gestire, cambiare, convincere, correggere le persone intorno a noi. E intanto la nostra vita va avanti da sola.
TL;DR
Viviamo in un'epoca in cui siamo bombardati di consigli su come comunicare meglio, influenzare, persuadere, convincere. Come se il problema fosse sempre nella tecnica. Come se, con le parole giuste, potessimo finalmente far capire agli altri cosa dovrebbero fare.
Mel Robbins parte da una premessa diversa: il problema non è nella tecnica — è nell'obiettivo. Cercare di cambiare le persone è l'obiettivo sbagliato. Non perché sia impossibile in assoluto, ma perché consuma risorse enormi per risultati minimi e illusori. E intanto tu — la persona che conta davvero nella tua vita — non stai avanzando.
Il meccanismo che Robbins descrive è questo: quando qualcuno fa qualcosa che non ci piace, il cervello interpreta quella scelta come una minaccia al nostro benessere o alla nostra identità. Scatta una risposta di attivazione — ansia, frustrazione, bisogno di intervenire. E lì parte il loop: provi a correggere, l'altro resiste, tu insisti, entrambi vi stancate, nulla cambia.
Gli stoici lo sapevano già duemila anni fa: divide il mondo in ciò che dipende da te e ciò che non dipende. Robbins porta quella filosofia nel quotidiano — nelle conversazioni difficili, nei familiari che non cambiano, nei colleghi che ti fanno saltare i nervi.
Il riassunto operativo completo — come applicare "Let Them" nei casi difficili, come usare "Let Me" per riprendere il controllo, il piano pratico a settimana — è riservato ai membri del Protocollo.
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Riassunto The Let Them Theory di Mel Robbins: Let Them + Let Me — smetti di controllare gli altri, recupera energia per ciò che puoi cambiare.Domenico Marra (Cambia le tue Abitudini)
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Elon Musk ha minacciato di querelare un deputato del Congresso che lo aveva accusato di essere responsabile della morte di milioni di persone nel mondo per aver smantellato l'USAID, l'agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale che finanziava programmi sanitari e di aiuto nei paesi più poveri. L'uomo più ricco del mondo ha definito quell'accusa una calunnia, ma diversi studi scientifici stimano che i tagli avranno conseguenze enormi sulle popolazioni più fragili.
Il deputato Ro Khanna ha chiesto che Musk renda conto del suo operato. "Festeggiano che abbia creato 4.400 milionari", ha detto riferendosi alla quotazione in borsa di SpaceX, l'azienda spaziale di Musk, "ma non parlano dei 4,5 milioni di bambini nel mondo che ha forse condannato a morte smantellando l'USAID". Musk lo ha definito un bugiardo, ha minacciato la causa e ha detto che dovrebbe finire in carcere.
Secondo un'analisi pubblicata su The Argument, l'accusa di Khanna è fondata e si basa su uno studio sottoposto a revisione scientifica e pubblicato sulla rivista medica britannica Lancet, una delle più autorevoli al mondo. Lo studio ha stimato gli effetti dello smantellamento dell'USAID e ha concluso che i tagli decisi dal Dipartimento per l'efficienza governativa, noto con la sigla DOGE, la struttura voluta per ridurre la spesa federale e guidata da Musk, porteranno a 14 milioni di morti entro il 2030, di cui 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni.
È probabilmente una stima alta, ma anche le proiezioni più caute, costruite con metodi diversi, indicano tra i 670.000 e 1,6 milioni di morti in più ogni anno rispetto ai livelli del 2023. Anche nell'ipotesi più contenuta si parla di circa due terzi di milione di persone all'anno, una cifra paragonabile ai morti della guerra civile americana.
Un sistema di monitoraggio costruito da Brooke Nichols, professoressa associata di salute globale alla Boston University, stima che a un anno dai tagli le morti causate dalla fine dei finanziamenti USAID siano già circa 260.000 tra gli adulti e oltre 500.000 tra i bambini. Proseguendo questa tendenza, entro il 2030 i morti sarebbero almeno 2,5 milioni.
Fino allo scorso anno gli Stati Uniti coprivano circa il 40% dei fondi pubblici mondiali per la salute globale, dalla prevenzione della malaria a quella dell'HIV, dall'assistenza nutrizionale alla salute materna fino al monitoraggio delle epidemie. Se questi aiuti scompaiono, è ragionevole attendersi più malattie e più morti nei luoghi che li ricevevano.
Lo studio del Lancet ha calcolato che negli ultimi 21 anni gli aiuti americani hanno ridotto del 15% la mortalità complessiva e del 32% quella dei bambini sotto i cinque anni nei paesi beneficiari, salvando 91,8 milioni di vite, di cui 30,4 milioni di bambini. Da quei numeri i ricercatori hanno proiettato le conseguenze future dei tagli.
Il 20 gennaio 2025, giorno dell'insediamento del presidente Donald Trump, l'amministrazione ha congelato per 90 giorni i fondi dell'USAID. Il 24 gennaio il segretario di Stato Marco Rubio ha eseguito il blocco e il 28 gennaio, tra il caos sul campo, ha concesso una deroga per i farmaci salvavita, i servizi medici, il cibo, gli alloggi e gli aiuti di sussistenza.
Il 3 febbraio Musk ha scritto su X di aver "passato il fine settimana a dare in pasto l'USAID al tritalegna", un giorno dopo aver definito l'agenzia una "organizzazione criminale" e aver aggiunto: "È ora che muoia". Il 10 marzo Rubio ha annunciato la fine di 5.200 programmi dell'USAID, l'83% del totale, ringraziando il DOGE per quella che ha chiamato una "riforma storica". I mille programmi rimasti sono passati al Dipartimento di Stato.
Gli ordini di sospensione improvvisi del DOGE hanno lasciato bloccati all'estero alcuni operatori dell'USAID, in zone come il Congo, in mezzo a violenze e spari, temendo per la propria vita.
Nonostante tutto questo accadesse in piena luce, Musk ha continuato a sostenere che al DOGE servivano solo i contatti dei destinatari per verificare che i fondi non fossero frutto di frode. In passato aveva ripetuto che solo il 10% dei pagamenti dell'USAID arrivava ai destinatari previsti. In realtà quel 10% era la quota di fondi che passava per le organizzazioni locali, mentre una parte maggiore andava alle grandi organizzazioni internazionali che distribuiscono aiuti su vasta scala. La discussione riguardava il tipo di organizzazione attraverso cui passavano i soldi, non se gli aiuti arrivassero o meno a destinazione.
Nicholas Enrich, allora responsabile ad interim per la salute globale dell'USAID, aveva scritto una serie di promemoria sulle probabili conseguenze delle azioni del DOGE, tra cui 71.000-166.000 morti in più ogni anno per malaria e un milione di bambini in più all'anno esposti alla malnutrizione. Per averli scritti è stato sospeso.
Una critica legittima e trasversale sosteneva che una quota maggiore degli aiuti dovesse passare per le organizzazioni locali. Atul Gawande, responsabile della salute globale durante l'amministrazione di Joe Biden, ha detto di aver puntato a portare quel 10% al 30%. Ma è una questione diversa dal dire che gli aiuti non raggiungevano chi ne aveva bisogno.
Si può discutere delle ipotesi e delle scelte metodologiche di queste stime, ma è difficile sostenere che la cancellazione dei programmi del DOGE non causerà alcuna morte. Le cifre vanno da qualche milione a decine di milioni di persone e nessuno dei due estremi solleva Musk dalle sue responsabilità.
World's richest man denies hurting world's poorestKobe Yank-Jacobs (The Argument)
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Sono le otto di un comune martedì mattina. Le chiavi dell'auto in mano, il cancello si apre e la mente pensa già agli impegni di lavoro in ufficio. È proprio in quel millesimo di secondo che un Border Collie, un Jack Russell o un gatto Siamese vedono uno spiraglio e decidono di seguire il loro istinto. Non si tratta di abbandono, la piaga drammatica contro cui associazioni come l'ENPA si battono ogni estate, ma di smarrimenti accidentali, piccoli grandi drammi domestici che colpiscono milioni di famiglie. Cani che escono dal cancello rimasto aperto, scappano per i fuochi d'artificio di Ferragosto e gatti che si allontanano spaventati da un temporale improvviso o magari perché stressati dall’arrivo di nuovi animali domestici.
Motorola moto g87 ufficiale: fotocamera da 200 MP e specifiche
Il dispositivo debutta con una fotocamera principale da 200 MP, un display OLED luminoso, una batteria capiente e nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificialeTechpertutti.comGuglielmo Sbano
Per capire chi siano davvero questi “fuggitivi”, come si muovono e soprattutto quando scatta l'allarme, Kippy ha analizzato i dati reali di migliaia di pet tracciati in tutta Europa tra marzo e maggio 2026, registrando oltre quattromila eventi di uscita dalla "zona sicura":più del 50% di questi avvengono in Italia, seguono la Francia (30%) e la Germania (8%). Quello che emerge è un ritratto inaspettato che smonta alcuni luoghi comuni: ad esempio, ciò che decreta la propensione alla fuga non sono l'età o il sesso dell'animale, ma il suo stile di vita e, nel caso dei cani, la taglia.I cani scappano il 43% in più rispetto ai gatti, dimostrandosi decisamente più irrequieti nel gestire il perimetro dello spazio domestico
Gli animali abituati a vivere principalmente all'aperto tendono a superare i confini tre volte più spesso rispetto a quelli d'appartamento, registrando una media di oltre otto allarmi contro i meno di tre di chi vive tra le mura di casa. Tra i cani, poi, la taglia conta molto: gli esemplari che superano i venti chili fanno registrare una media di allarmi quattro volte superiore rispetto ai cani "mini" sotto i cinque chili. Anche l'eterna sfida tra cane e gatto riserva una contro tendenza: i cani scappano il 43% in più rispetto ai gatti, dimostrandosi decisamente più irrequieti nel gestire il perimetro dello spazio domestico.
“Più che la specie o l’età, abbiamo visto che ciò che influisce di più sulle fughe è come vive l'animale ogni giorno - spiega Iacopo Buccarelli di Kippy - un cane di taglia grande che vive in giardino ha istinto, abitudini e accesso fisico completamente diversi da un cane piccolo di appartamento. Il senso della tecnologia applicata ai pet non è la sorveglianza passiva, ma quella che definiamo 'libertà controllata': lasciare all'animale lo spazio per esprimere la propria natura, dando al proprietario la serenità di un segnale immediato se qualcosa esce dalla norma”.
Guardando alle razze la graduatoria sembra dipendere direttamente dal DNA e dalle attitudini degli animali. In cima alla lista dei più dinamici troviamo i cani da pastore o da lavoro come il Border Collie, il Jack Russell e Siberian Husky, guidati da un innato bisogno di esplorazione, movimento e indipendenza. Sul fronte felino, invece, le medaglie d'oro della fuga vanno al Siamese e al Maine Coon, aristocratici del mondo animale con un’identità territoriale marcata, costantemente impegnati a difendere e ampliare i confini del proprio perimetro.
Il dato sull'orario è tra i più sorprendenti. Si potrebbe pensare che le fughe avvengono maggiormente di notte o durante la confusione del fine settimana, ma i dati raccontano il contrario. I pet amano la stabilità notturna – appena il 7% degli allarmi scatta tra le 22 e le 6 –, si muovono soprattutto di giorno, con un picco alle otto del mattino e una seconda ondata all'ora di pranzo e il giorno più "caldo" della settimana è il martedì. La fuga è dunque una questione di routine domestica, legata a quei momenti in cui la vita di famiglia si mette in moto e la guardia degli umani inevitabilmente si abbassa. A livello geografico, in Italia la mappa delle fughe si concentra al Nord, che da solo copre metà delle segnalazioni nazionali, con il Veneto in testa seguito da Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria. Insieme alla Francia, il nostro Paese rappresenta l'80% degli allarmi europei, un dato che da un lato è legato al clima mediterraneo e dall’altro alla grande diffusione di case con giardino, dove vivere “fuori” è una scelta comune e quotidiana.
Vacanze e AI: 1 italiano su 3 usa l’intelligenza artificiale per pianificare i viaggi
Nonostante la crescita dell’AI, recensioni degli utenti e convenienza economica continuano a essere gli elementi che incidono maggiormente sulle decisioni di viaggioTechpertutti.comGuglielmo Sbano
Se l'emergenza si presenta, le prime ore diventano una corsa contro il tempo in cui la lucidità del proprietario e la sua gestione del panico sono molto importanti. La prima regola, per quanto difficile, è mantenere la calma assoluta ed evitare di rincorrere l'animale correndo o urlando, un errore comune che evoca nel pet l'idea di un gioco o un senso di forte panico, spingendolo ad allontanarsi ancora di più. Decisamente più utile, invece, cercare di ricordare il punto esatto dell'ultimo avvistamento per farne il quartier generale delle ricerche, lasciando sul posto un capo d'abbigliamento o un gioco familiare che possa fare da faro olfattivo se l'animale decidesse di tornare sui propri passi. Infine, mentre si pattuglia la zona a ritroso è fondamentale allertare immediatamente i canili, i gattili e i veterinari della zona.
“La sicurezza di un animale poggia sempre su strumenti che si rinforzano a vicenda: il microchip, obbligatorio per legge e riferimento anagrafico, magari una medaglietta con QR code, che permette a chiunque ritrovi l'animale di risalire subito al proprietario senza dover passare da un veterinario, e il GPS, che aiuta a intervenire prima che la fuga diventi smarrimento. Sono strumenti complementari, e la direzione del nostro lavoro è integrarli in un unico sistema”, conclude Iacopo Buccarelli.
Nonostante la crescita dell'AI, recensioni degli utenti e convenienza economica continuano a essere gli elementi che incidono maggiormente sulle decisioni di viaggioGuglielmo Sbano (Techpertutti.com)
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Con l’arrivo del caldo, gli italiani tornano a cercare soluzioni per raffrescare la casa, ma la domanda sembra cambiare forma rispetto al passato. Se il ventilatore resta una risposta semplice e immediata, i dati mostrano come l’interesse si concentrisempre più su prodotti capaci di garantire un raffrescamento più efficace e stabile, in particolare sui condizionatori, ormai al centro delle ricerche legate al comfort domestico nei mesi estivi.
È quanto emerge dall’ultima analisi dell’Osservatorio Trovaprezzi.it, che ha analizzato l’andamento delle ricerche dedicate alla climatizzazione, confrontando i dati del 2026 con quelli registrati negli anni precedenti. Nel mese di maggio 2026, le ricerche nella categoria Condizionatori e Deumidificatori hanno raggiunto quota 349.000 ricerche, in crescita del +12,4% rispetto a maggio 2025 e del +19,4% rispetto allo stesso mese del 2024.
vivo WATCH GT 2 arriva in Italia: display AMOLED e lunga autonomia
vivo WATCH GT 2 arriva ufficialmente in Italia portando con sé un design elegante, un ampio display e una delle autonomie più interessanti della categoria. Scopri caratteristiche, funzionalità e dettagli.Techpertutti.comGuglielmo Sbano
Il dato suggerisce come la domanda sia fortemente legata alla stagionalità e all’arrivo delle prime ondate di caldo. La crescita sembra indicare una maggiore attenzione stabile al comfort domestico, con il ventilatore che mantiene un ruolo accessibile e complementare, ma meno centrale rispetto a soluzioni più performanti. I condizionatori rappresentano infatti il 73,4% delle ricerche legate alle principali tipologie di prodotti per la climatizzazione, confermandosi nettamente la soluzione più ricercata. Seguono i condizionatori portatili, con il 10,9%, i purificatori/raffrescatori con il 10,4%, i ventilatori con il 3,4% e i deumidificatori con l’1,9%.
Più che una sostituzione tra categorie, emerge quindi una domanda più articolata, in cui il condizionatore resta il prodotto di riferimento, mentre le altre soluzioni si inseriscono come alternative pratiche, temporanee o integrative, a seconda delle caratteristiche dell’abitazione e delle esigenze di utilizzo. A cambiare non è solo il tipo di prodotto cercato, ma anche il modo in cui le persone valutano l’acquisto: le ricerche mostrano infatti una crescente attenzione verso caratteristiche legate alla gestione intelligente, all’efficienza e al contenimento dei consumi. Tra le keyword e i filtri associati alle ricerche di condizionatori, il riferimento a prodotti wifi/smart passa dal 7,0% del 2025 al 18,4% del 2026. In leggero aumento anche le ricerche legate a termini come eco/green, che passano dal 5,8% al 6,3%.Fonte Trovaprezzi.it: la foto mostra come si diversifica l'attenzione dei consumatori sull'acquisto di un dispositivo per la climatizzazione
Restano rilevanti anche le caratteristiche più direttamente collegate all’efficienza energetica: la keyword classe A+++ rappresenta il 15,6% delle ricerche considerate. Il quadro suggerisce che il risparmio energetico resti un criterio importante nella scelta, ma che l’attenzione degli utenti si stia ampliando: non solo classe energetica, quindi, ma anche possibilità di controllo da remoto, programmazione, ottimizzazione dell’utilizzo e maggiore versatilità del prodotto nel corso dell’anno. Dal punto di vista geografico, la domanda si concentra soprattutto nelle regioni più popolose: la Lombardia raccoglie il 31,7% di interesse per i condizionatori e i deumidificatori e il 35,7% per gli elettrodomestici dedicati al trattamento aria. Segue il Lazio, con il 15,6% per condizionatori e deumidificatori e il 13,2% per il trattamento aria. Tra le altre regioni più attive emergono Campania, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte.
nubia Neo 5 GT ufficiale in Italia: gaming, AI e design futuristico
nubia Neo 5 GT debutta in Italia puntando su gaming ad alte prestazioni, intelligenza artificiale integrata e un design futuristico pensato per distinguersi nel panorama degli smartphone mobile gamingTechpertutti.comGuglielmo Sbano
L’analisi condotta da Trovaprezzi mostra, inoltre, come l’interesse per condizionatori e deumidificatori sia particolarmente forte nelle fasce d’età centrali: gli utenti tra i 45 e i 54 anni rappresentano il 25,2% del totale, seguiti dalla fascia 35-44 anni con il 23,8% e dai 25-34enni con il 18,9%. Sul fronte del genere, le ricerche relative a condizionatori e deumidificatori vedono una netta prevalenza maschile, con il 69,5% sul totale contro il 30,5%. Più equilibrato, invece, il pubblico interessato al trattamento dell’aria, dove gli uomini rappresentano il 52,7% degli attivi e le donne il 47,3%. Tra i brand più presenti tra le ricerche degli utenti troviamo marchi specializzati nel mondo della climatizzazione come Innova, De’ Longhi, Hisense, Olimpia Splendid, Daikin, Mitsubishi, Dyson, Samsung e Beko, a conferma di uno scenario in cui convivono soluzioni diverse: dai condizionatori fissi ai portatili, dai modelli senza unità esterna alle pompe di calore, fino ai prodotti smart e ai dispositivi per migliorare la qualità dell’aria domestica.
“Quello che emerge dalle ricerche è un cambiamento nel modo in cui gli italiani affrontano il tema del caldo in casa. Non si cerca più soltanto una soluzione immediata per superare le giornate più torride, ma si valutano prodotti capaci di garantire comfort nel tempo, maggiore efficienza e una gestione più intelligente dei consumi”, ha commenta Dario Rigamonti di Trovaprezzi.it.
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Il presidente Donald Trump ha svelato il nuovo passaporto americano in edizione limitata, sulle cui pagine interne compare il suo ritratto. Sarà il primo presidente in carica della storia statunitense a comparire sui documenti di viaggio dei cittadini.
L'annuncio è arrivato venerdì 26 giugno su Truth Social, la piattaforma social fondata dallo stesso Trump, dove il presidente ha pubblicato l'immagine del documento. Si tratta di un'edizione speciale pensata per i 250 anni della Dichiarazione di Indipendenza, firmata nel 1776, un anniversario che gli Stati Uniti celebrano quest'anno.
Una delle due pagine interne mostra Trump dall'aria severa, appoggiato alla Resolute Desk, la storica scrivania dello Studio Ovale, con la sua firma in basso e il testo della Dichiarazione di Indipendenza sullo sfondo. La pagina accanto riproduce il dipinto di John Trumbull che raffigura la firma del documento nel 1776, accompagnato dalla scritta "United States of America 250". Il ritratto richiama una foto realizzata dal fotografo della Casa Bianca, Daniel Torok, e somiglia a quello del presidente esposto alla National Portrait Gallery dello Smithsonian, il grande complesso museale di Washington.
"Il nuovo passaporto degli Stati Uniti, che dice: Benvenuti, ma comportatevi bene!", ha scritto Trump nel messaggio che accompagnava l'immagine.
Poco dopo la Casa Bianca ha rilanciato la stessa immagine sui propri profili, con la didascalia "Patriot Passport", passaporto del patriota.
Il documento era stato annunciato per la prima volta in aprile e dovrebbe diventare disponibile dal 6 luglio. Sarà rilasciato soltanto a chi rinnova il passaporto di persona presso l'agenzia di Washington, dove diventerà il modello predefinito finché ci sarà disponibilità, mentre chi presenta domanda online o in altri uffici continuerà a ricevere il design attuale. Un funzionario del Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, ha spiegato che la nuova versione sarà disponibile per "qualsiasi cittadino americano" che ne faccia richiesta.
Il passaporto fa parte delle celebrazioni "America250" per i due secoli e mezzo dell'indipendenza, che comprendono anche un Gran Premio automobilistico in programma ad agosto sul National Mall di Washington, il grande viale monumentale della capitale, e un incontro di arti marziali miste della UFC ospitato all'inizio del mese sul prato sud della Casa Bianca.
L'iniziativa arriva mentre l'amministrazione ha introdotto controlli più severi sui visitatori stranieri, a cui viene chiesto in modo esplicito di rispettare le leggi e le istituzioni del paese. Le regole più rigide coincidono con i Mondiali di calcio del 2026, ospitati in parte dagli Stati Uniti, che hanno portato centinaia di migliaia di tifosi sul territorio americano.
Nessun presidente in carica era mai comparso prima sui passaporti americani e la decisione si inserisce in una serie di mosse con cui Trump ha impresso la propria immagine su edifici e simboli del paese, attirando accuse di culto della personalità. La sua firma comparirà presto anche sulla banconota da un dollaro, una prima assoluta per un presidente in carica. Striscioni con il suo volto sono stati esposti davanti a diversi edifici governativi e il suo nome era stato aggiunto al Kennedy Center, il principale teatro per le arti dello spettacolo di Washington, finché un tribunale non ne ha ordinato la rimozione.
Oggi la copertina interna del passaporto americano riproduce un dipinto di Percy Moran che ritrae Francis Scott Key all'indomani del bombardamento di Fort McHenry, la battaglia che ispirò i versi dell'inno nazionale statunitense, anch'essi stampati all'interno della copertina.
President Trump unveils the new U.S. passport design featuring his image and the Declaration of Independence as part of the America250 celebration.Louis Casiano (Fox News)
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L'amministrazione Trump non si è mai ripresa dalla destabilizzazione creata da Elon Musk, che nei primi mesi di questo mandato ha agito di fatto come un co-presidente. Lo hanno detto venerdì Maggie Haberman e Jonathan Swan, due giornalisti del New York Times, ospiti di Morning Joe, programma del canale MS NOW.
I due hanno ripreso i temi del loro libro, "Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump". Per Haberman, Musk ha agito di fatto come un co-presidente nei primi quattro mesi circa del mandato. "Ha creato così tanta destabilizzazione di questo governo che credo non si siano mai del tutto ripresi", ha detto.
Musk era consigliere ufficiale del DOGE, il Department of Government Efficiency, l'organismo voluto da Trump per ridurre la spesa federale. Secondo Haberman il suo ruolo ha peggiorato una catena di informazioni già confusa dentro la Casa Bianca.
Haberman ha parlato anche di un "clima di paura" creato sotto la presidenza Trump e ha spiegato perché molti giornalisti hanno iniziato a chiamare direttamente il presidente per ottenere informazioni. "L'ufficio stampa non lo anticiperà su nulla", ha detto. Per la giornalista, chi ha bisogno di una risposta veloce è portato a rivolgersi direttamente a Trump, mentre per chi lavora alla Casa Bianca questo crea un clima di paura.
Nel libro i due raccontano un episodio dell'anno scorso, durante la guerra dei dodici giorni con l'Iran. Quando Trump vide che il Pentagono, il dipartimento della Difesa americano, aveva in parte modificato un suo messaggio su Truth Social in cui sosteneva che gli Stati Uniti controllavano "i cieli sopra l'Iran", andò su tutte le furie. Secondo Haberman fu l'ultima volta che qualcuno contraddisse pubblicamente ciò che diceva.
Swan ha raccontato un episodio che riguarda i rapporti tra Trump e i vertici della Silicon Valley. Intorno al Natale del 2024, nel suo golf club di Doral, in Florida, Trump avrebbe mostrato i messaggi ricevuti da Jeff Bezos, fondatore di Amazon, e Mark Zuckerberg, a capo di Meta, vantandosi di quanto i due lo stessero adulando. Avrebbe poi mostrato gli stessi messaggi a Musk a Mar-a-Lago, la sua residenza sempre in Florida, e Musk avrebbe commentato con apprezzamento il servilismo dei due. Secondo Swan, Musk si stava godendo lo spettacolo dei suoi rivali che cercavano di ingraziarsi il presidente.
Maggie Haberman and Jonathan Swan say the Trump administration has never "recovered" from Elon Musk's stint as "co-president" last year.Alex Welch (TheWrap)
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Il presidente Donald Trump ha attaccato il sindaco di New York Zohran Mamdani e i socialisti della città, arrivando a scherzare che sarebbe lui stesso "il più grande comunista della storia". Lo ha detto venerdì davanti a una platea di conservatori religiosi, criticando il recente blocco degli affitti deciso dall'amministrazione di Mamdani e le vittorie di candidati di sinistra alle primarie per la Camera dei rappresentanti, il voto con cui i partiti scelgono chi candidare.
Il bersaglio principale è stato il blocco degli affitti approvato giovedì dal Rent Guidelines Board, l'organismo comunale che ogni anno fissa i tetti agli aumenti. La misura impedisce ai proprietari di quasi un milione di appartamenti a canone calmierato di alzare il prezzo per due anni. Mamdani lo aveva promesso in campagna elettorale e per il presidente porterà la città alla rovina.
"Sarò onesto, penso che sarei il più grande comunista della storia", ha detto Trump alla conferenza "Road to Majority" della Faith & Freedom Coalition, un'organizzazione di cristiani conservatori. La battuta serviva a dire che anche lui saprebbe conquistare consensi con promesse di sinistra. "Il comunismo è molto facile da vendere, distrugge tutto, ma è molto facile", ha aggiunto.
"Il problema è che dopo due o tre anni il paese è un disastro. Il paese fallisce", ha detto il presidente. Le promesse della sinistra, secondo lui, rendono popolari il primo anno, ma poi "si inizia a vivere nello squallore".
Il presidente populista e il sindaco socialista avevano stretto un'amicizia inattesa l'anno scorso. Venerdì Trump ha invece previsto che il blocco degli affitti trasformerà la sua città natale in "ghetti e bassifondi", spingendo i residenti ad andarsene. "Quello che il sindaco non dice è che questi edifici diventeranno presto ghetti e bassifondi e che tutti continueranno a lasciare New York", ha detto.
Trump ha paragonato la diffusione di queste politiche nel resto del paese a "una forma incontrollabile di cancro" che abbatterebbe gli Stati Uniti e li ridurrebbe al "Terzo Mondo".
Il presidente ha definito il congelamento ingiusto verso i proprietari, perché "energia, forniture, tasse immobiliari e praticamente tutto il resto è aumentato" mentre gli affitti restano fermi. "Stanno praticamente confiscando la loro proprietà", ha detto.
Tre alleati di Mamdani hanno vinto le primarie per la Camera di martedì e Trump ha detto che quelle vittorie dovrebbero preoccupare il suo pubblico. Due dei vincitori fanno parte dei Democratic Socialists of America, la principale organizzazione socialista del paese, il terzo ne è un ex membro.
I socialisti dichiarati, che i repubblicani stanno già usando per mobilitare il proprio elettorato in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, quando si rinnoverà il Congresso, "vogliono distruggere completamente il tradizionale stile di vita americano", ha detto Trump. "Questi non sono socialdemocratici, sono comunisti atei e intransigenti", ha aggiunto, parlando della "minaccia più seria al nostro paese da quando esiste".
“Communism is very easy to sell, it destroys everything, but it’s very easy,” President Trump told religious conservatives at the Faith & Freedom Coalition’s Road to Majority Confer…Ally Goelz (New York Post)
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TL;DR
Ogni domenica sera, molte persone guardano la settimana che arriva e non sanno da dove iniziare. Hanno obiettivi, ma non azioni chiare. Hanno intenzioni, ma non un sistema. La programmazione settimanale serve esattamente a questo: togliere peso dalla testa e metterlo in un piano.
La programmazione settimanale è il metodo con cui trasformi obiettivi mensili o annuali in azioni distribuite nei prossimi sette giorni. Funziona perché riduce il carico cognitivo: smetti di tenere tutto in testa e inizi a vedere il lavoro in un calendario reale.
In una settimana hai abbastanza giorni per fare progressi significativi sui tuoi obiettivi, mentre puoi facilmente tenere in mente una panoramica mentale dei compiti per rimanere concentrato. È l'equilibrio perfetto tra orizzonte abbastanza lungo e abbastanza breve.
Pianificare per giorni è troppo ravvicinato — una riunione improvvisa o un'interruzione ti butta fuori schema. Pianificare per mesi è troppo lontano — non vedi le azioni concrete da fare oggi. La settimana ti dà entrambe le cose: direzione e azione.
La programmazione settimanale ha molti benefici — ma il più importante è la riduzione dello stress.
Programmando i compiti giorno per giorno nel corso della settimana, riduci il carico cognitivo: la quantità di cose che devi tenere memorizzate nella mente. La teoria del carico cognitivo afferma che più informazioni si conservano contemporaneamente in testa, meno si è in grado di eseguire bene qualsiasi compito.
Come si riduce il carico cognitivo? Facendo uscire le informazioni dalla testa e mettendole in un sistema — un quaderno, un'app, un calendario. Il concetto di "spazio del problema" lo descrive bene: lo spazio tra la situazione attuale e l'obiettivo desiderato. Se è troppo grande, la memoria di lavoro va in sovraccarico. Dividere i compiti grandi in sotto-compiti più piccoli riduce questo spazio e rende il percorso visibile.
La gestione del tempo efficace non riguarda fare di più — riguarda fare le cose giuste con meno frizione mentale. La pianificazione settimanale è uno dei sistemi più semplici per arrivarci.
| Fase | Domanda | Output |
|---|---|---|
| Obiettivo | Cosa deve avanzare davvero? | 1-3 risultati settimanali |
| Scomposizione | Quali passi servono? | Azioni piccole e visibili |
| Calendario | Quando lo faccio? | Blocchi orari realistici |
| Revisione | Cosa correggo? | Una settimana migliore della precedente |
Approfondisci nel blog: abitudini e sistemi · procrastinazione · concentrazione · identità e cambiamento · stoicismo pratico.
Non riempire ogni giorno con dieci priorità. Dieci priorità non sono priorità: sono una resa mascherata da ambizione. Scegli al massimo tre cose importanti al giorno. Il resto va in lista secondaria. Collegati alla tecnica del Pomodoro per gestire il tempo all'interno di ogni blocco.
Il primo passo è identificare cosa stai cercando di ottenere nel mese. Definisci il tuo obiettivo mensile — che sia un progetto da completare, un livello di risultati da raggiungere o una quantità specifica da produrre (es. 5 post da pubblicare, 3 nuovi clienti). L'obiettivo mensile diventa la stella polare della tua settimana.
Supponendo che un mese abbia in media 4 settimane, dividi il compito principale in quattro parti uguali da inserire in ogni settimana. Per esempio, se l'obiettivo è portare a termine una proposta commerciale, le quattro settimane potrebbero coprire: ricerca, proposta, invio, contratto. Invertendo gli obiettivi in questo modo, sarai sempre in grado di vedere dove sei nel percorso e fidarti del sistema.
Qui si diventa specifici. Per ognuno dei tuoi obiettivi settimanali, identifica ogni piccolo passo che deve essere fatto per raggiungere il risultato. Più è dettagliato, meglio è. Se è qualcosa che deve essere fatto, scrivilo. Più concreto è il passo, meno energia mentale servirà per iniziarlo.
Quando hai identificato i compiti della settimana, inseriscili nel calendario nell'ordine in cui devono essere fatti. Distribuiscili uniformemente — non più di tre cose importanti per giorno. Può diventare scoraggiante averne troppe, e rischieresti di ritrovarti di fronte a una montagna apparentemente insormontabile.
Aggiungi anche i compiti ricorrenti: la revisione settimanale del lunedì, l'aggiornamento del piano il venerdì. O elenca i compiti per rilevanza, o usa blocchi orari fissi — una forma di time blocking che automatizza le decisioni giornaliere.
La produttività sostenibile non nasce dall'intensità, ma dalla costanza. E la costanza nasce da un sistema che funziona anche nei giorni meno ispirati.
Sì — per chi la pratica con costanza. Il beneficio principale non è fare di più, ma fare le cose giuste con meno frizione mentale e meno ansia da prestazione. La maggior parte delle persone non manca di idee o ambizioni: manca di un sistema che traduca le intenzioni in azioni concrete, giorno per giorno. La pianificazione settimanale è quel sistema. Combinala con la capacità di restare concentrato sulle cose importanti e otterrai risultati che la motivazione da sola non ti darà mai.
Cos'è la programmazione settimanale?
È il metodo con cui trasformi obiettivi mensili o annuali in azioni concrete distribuite nei prossimi sette giorni. Si basa su quattro fasi: definire l'obiettivo del mese, dividerlo in quattro parti settimanali, scomporre ogni settimana in passi specifici e popolare il calendario con blocchi orari realistici.
Quante cose pianificare per ogni giorno?
Al massimo tre cose importanti al giorno. Dieci priorità non sono priorità: sono una resa mascherata da ambizione. Il resto va in una lista secondaria da affrontare se il tempo lo permette. Questo protegge il focus e riduce la sensazione di sovraccarico.
Quando fare la pianificazione settimanale?
La domenica sera o il lunedì mattina, prima che la settimana prenda il sopravvento. Bastano 20-30 minuti per definire i 3 risultati chiave della settimana, scomporli in passi concreti e inserirli nel calendario. Farne un rituale fisso riduce il tempo necessario nel tempo.
Come pianificare la settimana quando il lavoro è imprevedibile?
Lascia il 20-30% del calendario libero come buffer per le urgenze. Pianifica solo le tue tre priorità principali e accetta che il resto verrà gestito in risposta agli eventi. Un piano flessibile è meglio di nessun piano — e molto meglio di un piano impossibile da rispettare che abbandoni il martedì.
Qual è la differenza tra pianificazione settimanale e lista di cose da fare?
Una lista di cose da fare registra i compiti senza collocarli nel tempo. La pianificazione settimanale colloca ogni compito in un giorno e in un momento preciso, riduce il carico cognitivo e rende il percorso verso l'obiettivo visibile e credibile. Le liste to-do diventano pile di intenzioni; la pianificazione settimanale è un impegno concreto con il tuo tempo.
Abitudini che reggono anche senza motivazione. Perché è così importante restare concentrati sulle cose importanti?, Cambia le tue Abitudini.Domenico Marra (Cambia le tue Abitudini)
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Per JD Vance, Richard Nixon fu costretto ingiustamente a lasciare la Casa Bianca nel 1974. E la sua vicenda, secondo il vicepresidente, somiglia a quella vissuta negli ultimi anni da Donald Trump. Vance lo ha detto durante una visita alla Richard Nixon Presidential Library and Museum, in California, dove ha minimizzato la portata del Watergate. "Come ho scherzato dietro le quinte, se il Watergate accadesse domani sarebbe una notizia da 12 ore", ha dichiarato. "L'idea che abbia potuto far cadere una presidenza è folle".
Lo scandalo scoppiò nel 1972 dopo il tentativo fallito di intercettare gli uffici del Comitato Nazionale Democratico al Watergate Hotel di Washington. L'inchiesta successiva rivelò che Nixon era a conoscenza dell'operazione e che dalla Casa Bianca erano stati ordinati pagamenti segreti per coprire l'irruzione. Due anni dopo, quando il procedimento di impeachment era ormai avviato, Nixon si dimise. Da quella crisi nacque una stagione di riforme pensate per limitare gli abusi del potere presidenziale e rafforzare gli organi di controllo, compresi gli ispettori generali: proprio alcune delle tutele che Trump ha progressivamente indebolito nel corso dei suoi due mandati.
Gli storici ricordano che il Watergate andò ben oltre l'irruzione negli uffici democratici. Nixon fece pressioni contro le persone inserite nella sua "lista dei nemici" e chiese anche un censimento degli ebrei americani che lavoravano nel governo, perché li considerava poco patriottici.
Timothy Naftali, ex direttore della biblioteca dedicata a Nixon e storico della presidenza alla Columbia University, ha osservato che Vance "dovrebbe saperlo, da avvocato", riferendosi alla laurea in legge conseguita dal vicepresidente a Yale. Naftali, che curò la mostra sul Watergate della biblioteca, ha ricordato cosa emergeva dalle registrazioni dello Studio Ovale: Nixon istruiva un intermediario su cosa far dire a chi stava per essere interrogato dall'FBI e discuteva di un piano per assoldare uomini incaricati di aggredire i manifestanti.
Nonostante tutto questo, nel corso del suo discorso Vance ha paragonato più volte Nixon a Trump, insistendo sulle somiglianze tra le rispettive coalizioni politiche e sul rapporto con le guerre all'estero. Parlando del Vietnam, ha sostenuto che Nixon non si limitò a uscirne, ma lo fece "da una posizione di forza". Poi ha collegato quella scelta alla guerra di Trump contro l'Iran. "Una cosa è darsela a gambe", ha detto. "Un'altra è definire un obiettivo, raggiungerlo e poi non lasciare che l'allargamento della missione trasformi una vittoria in una sconfitta".
Il vicepresidente ha richiamato anche le inchieste parlamentari contro i due presidenti. Trump subì due impeachment nel corso del suo primo mandato: il primo per le pressioni sul governo ucraino affinché indagasse sul rivale Joe Biden, il secondo per il suo ruolo nell'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Nixon si dimise proprio mentre era in corso il procedimento sulla sua condotta. "Se si guarda a come il 'deep State' abbatté Richard Nixon, non è molto diverso da ciò che le stesse persone, le stesse istituzioni hanno cercato di fare a Donald Trump", ha detto Vance tra gli applausi. "C'è un parallelo".
A 41 anni, Vance ha infine riflettuto sulle proprie somiglianze con Nixon, che era stato senatore della California prima dei quarant'anni e vicepresidente a 40. "Giovane senatore, vicepresidente, scrive libri di successo, odiato dai media", ha scherzato. "Suona un po' come JD Vance. Anche per questo mi è sempre piaciuto Richard Nixon".
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John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale durante il primo mandato di Donald Trump e poi tra i suoi critici più feroci, si è dichiarato colpevole venerdì 26 giugno di aver conservato illecitamente documenti riservati. A 77 anni è il primo dei bersagli politici designati dal presidente dopo il suo ritorno alla Casa Bianca a essere riconosciuto colpevole penalmente.
Davanti al tribunale federale di Greenbelt, in Maryland, vicino a Washington, Bolton ha ammesso un solo capo d'imputazione su 18: la detenzione non autorizzata di informazioni relative alla difesa nazionale. "Mi dispiace", ha detto al giudice Theodore Chuang, nominato a suo tempo dall'ex presidente Barack Obama. La condanna è attesa per il 28 ottobre.
Bolton rischia fino a cinque anni di carcere e in base all'accordo con la procura dovrà pagare una multa di 2,25 milioni di dollari e rinunciare alla pensione federale. I documenti depositati in tribunale indicano che la pena potrebbe avvicinarsi al massimo dei cinque anni, anche se il giudice potrà ancora modificarla. Se fosse andato a processo e avesse perso, avrebbe rischiato decenni di prigione.
L'accusa era stata formalizzata da un gran giurì federale nell'ottobre 2025, con 18 capi d'imputazione: otto per trasmissione e dieci per detenzione di informazioni sulla difesa nazionale. Bolton si era inizialmente dichiarato non colpevole, prima di accettare l'accordo con il parquet a inizio giugno.
Secondo l'accusa, mentre era consigliere per la sicurezza nazionale tra l'aprile 2018 e il settembre 2019, Bolton aveva inserito informazioni classificate fino al livello "Top Secret" in documenti che descriveva come pagine di diario. Aveva poi condiviso più di mille pagine di appunti con due familiari privi di accreditamento di sicurezza, usando la propria email personale e un'applicazione di messaggistica non governativa. I due familiari, secondo i media americani, sono la moglie e la figlia, coinvolte nella stesura del libro.
Gli appunti riguardavano "The Room Where It Happened", il memoir al vetriolo pubblicato nel 2020 sui suoi 17 mesi alla Casa Bianca, in cui descriveva il presidente come inadatto a guidare gli Stati Uniti. La prima amministrazione Trump aveva tentato senza successo di bloccare la pubblicazione del libro sostenendo che contenesse materiale classificato non sottoposto a verifica, ma un giudice respinse la richiesta e il volume uscì pochi giorni dopo. L'indagine penale si è poi concentrata non sul testo pubblicato, ma sugli appunti e sulla corrispondenza privata: Bolton non è stato accusato di aver trattenuto i documenti segreti veri e propri, bensì di aver conservato diari e inviato email che riferivano i dettagli del suo lavoro quotidiano sulla sicurezza nazionale.
Il caso si è aggravato quando le autorità hanno scoperto che la casella di posta personale di Bolton, con i segreti che conteneva, era stata violata da un pirata informatico legato al governo dell'Iran, paese verso cui l'ex consigliere predicava la linea dura. Un suo rappresentante avvertì le autorità dell'attacco nel luglio 2021, ma non disse che l'account conteneva informazioni sulla difesa nazionale, comprese informazioni classificate. "Quando i custodi dei segreti della nostra nazione giocano in modo spregiudicato con le informazioni classificate, si apre la porta perché gli avversari stranieri se ne impossessino, ed è esattamente quello che è successo", ha detto Roman Rozhavsky, alto funzionario del controspionaggio dell'FBI, la polizia federale.
L'indagine non è nata con il ritorno di Trump al potere. Era cominciata durante il suo primo mandato e aveva preso slancio negli anni della presidenza di Joe Biden, mentre gli investigatori raccoglievano nuove prove. "Nessuno è al di sopra della legge", ha detto ai giornalisti Kelly Hayes, procuratrice federale per il Maryland. "Spero che questa azione giudiziaria mandi un messaggio chiaro: indagheremo e perseguiremo con determinazione chi viola le nostre leggi sulla sicurezza nazionale, senza paura e senza favoritismi."
Il presidente ha commentato la notizia venerdì sera sulla sua piattaforma Truth Social, definendo Bolton "un ex rappresentante degli Stati Uniti d'America molto stupido, squilibrato e incompetente" e aggiungendo: "Speriamo che venga trattato con severità". In un altro messaggio lo ha definito "una persona terribile, un pazzo che voleva solo creare guai e guerre".
L'avvocato di Bolton, Abbe Lowell, ha sostenuto che il suo assistito ha fatto "ciò che fanno i veri leader" assumendosi la responsabilità di un errore, e ha contrapposto il suo caso a quello del presidente. Trump era stato incriminato nel 2023 per aver trattenuto illegalmente documenti classificati nella sua residenza in Florida, ma quel procedimento fu archiviato dalla giudice Aileen Cannon prima del processo, dopo la sua rielezione. Bolton, ha detto Lowell, "ha tenuto una traccia per preservare la storia, mentre Donald Trump ha tenuto i segreti per servire sé stesso".
Prima di Bolton, altri due bersagli designati dal presidente erano stati incriminati penalmente: l'ex direttore dell'FBI James Comey e la procuratrice generale dello Stato di New York Letitia James. Le accuse contro entrambi, per frode ipotecaria e falsa testimonianza al Congresso, sono state archiviate, e il ministero della Giustizia non è riuscito a incriminare di nuovo James. Comey è invece stato incriminato di nuovo in aprile, questa volta per aver minacciato la vita del presidente con la pubblicazione di una foto di conchiglie sui social, e andrà a processo in ottobre. Alla guida del ministero della Giustizia, Trump ha nominato in successione due suoi ex avvocati personali, Pam Bondi e poi, da aprile, Todd Blanche.
Bolton faces a prison sentence of up to five years and has agreed to pay $2.25m in fine, prosecutors say.Max Matza (BBC News)
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Dyson Find+Follow Purifier Cool è il nuovo purificatore ventilatore Dyson pensato per unire purificazione dell’aria, raffrescamento e comfort termico in modo più automatico rispetto ai modelli tradizionali. Il prodotto introduce una tecnologia di diffusione dell’aria capace di rilevare la posizione delle persone all’interno della stanza e di dirigere il flusso d’aria purificata verso il punto in cui si trovano, senza richiedere continue regolazioni manuali.
Il nuovo modello nasce per rispondere a un’esigenza molto concreta dell’uso domestico quotidiano: avere aria più pulita e una sensazione di fresco mirata, soprattutto nei momenti in cui ci si sposta da una zona all’altra della casa. Con Dyson Find+Follow™ Purifier Cool, il flusso d’aria non viene distribuito in modo casuale o fisso, ma segue la presenza dell’utente, adattando l’oscillazione in base alla posizione rilevata. Questo permette al dispositivo di convogliare l’aria purificata esattamente dove serve, migliorando la percezione del comfort e riducendo la dispersione verso aree vuote della stanza.
La tecnologia Find+Follow™ utilizza un sistema di rilevamento avanzato basato su intelligenza artificiale. Il dispositivo riconosce i movimenti attraverso un modello a 17 punti chiave del corpo, sufficiente per capire dove si trova una persona e come si sta spostando, ma senza identificarla. Secondo quanto comunicato da Dyson, il sistema non rileva l’identità dell’utente e non memorizza immagini personali. L’elaborazione avviene direttamente all’interno del prodotto, in tempo reale, e le immagini analizzate vengono eliminate subito dopo, senza essere archiviate o caricate online.
Questo approccio consente al purificatore ventilatore di offrire funzioni intelligenti mantenendo al centro il tema della privacy. La presenza dei sensori serve infatti a gestire il flusso d’aria e l’oscillazione automatica, non a riconoscere i volti o raccogliere dati personali. A questo si aggiungono protezioni di cybersecurity integrate, pensate per garantire un utilizzo connesso più sicuro anche quando il dispositivo viene gestito tramite app.
Dal punto di vista pratico, Dyson Find+Follow Purifier Cool è progettato per adattarsi a diversi momenti della giornata. Può essere utilizzato durante un allenamento in casa, mentre si cucina, mentre si lavora o quando ci si rilassa sul divano. Se l’utente si sposta, il dispositivo modifica la direzione del flusso d’aria per seguirne la posizione. Se nella stanza sono presenti più persone, il sistema regola l’oscillazione in modo da distribuire l’aria purificata tra i diversi occupanti, cercando di mantenere una copertura più precisa ed efficiente.
Un altro aspetto importante riguarda la gestione automatica degli spazi vuoti. Quando la stanza non è occupata, il purificatore ventilatore può interrompere l’oscillazione intelligente e continuare a lavorare in modo più efficiente, evitando di indirizzare il flusso d’aria verso zone inutilizzate. Questa logica contribuisce a ridurre gli sprechi energetici, perché l’aria viene diretta dove è realmente necessaria invece di essere proiettata in modo generico nell’ambiente.
La parte dedicata alla purificazione resta centrale. Il nuovo Dyson Find+Follow™ Purifier Cool integra una filtrazione avanzata K-Carbon + HEPA, pensata per catturare odori, COV e particelle ultrafini. Il sistema è indicato per trattenere il 99,95% delle particelle fino a 0,1 micron e per catturare il 50% in più di NO₂. La struttura è completamente sigillata secondo lo standard HEPA H13, così da evitare che gli inquinanti aspirati possano fuoriuscire nuovamente nell’ambiente.
Il dispositivo è inoltre dotato di un sistema di rilevamento automatico che monitora costantemente diversi parametri della qualità dell’aria, tra cui PM2,5, PM10, COV, NO₂ e formaldeide. Questi sensori permettono al purificatore di reagire alle variazioni dell’ambiente domestico, ad esempio quando si cucina, quando entrano odori dall’esterno o quando aumenta la presenza di particelle sospese nell’aria.
La funzione di raffrescamento non va confusa con quella di un climatizzatore, perché il prodotto non abbassa la temperatura della stanza come un sistema di condizionamento. Il suo obiettivo è invece generare un flusso d’aria purificata capace di migliorare la sensazione di fresco percepita, con una direzione più intelligente e mirata rispetto a un ventilatore tradizionale. In questo modo il prodotto si inserisce nella categoria dei purificatori ventilatori multifunzione, pensati per migliorare il comfort interno durante tutto l’anno e non solo nei mesi più caldi.
Per l’utilizzo serale o notturno è presente anche una modalità notte, progettata per ridurre il rumore del 50% e abbassare la luminosità del display. Questa funzione consente di continuare a purificare l’aria anche durante il riposo, limitando le distrazioni visive e sonore. La gestione può avvenire anche tramite l’app MyDyson™, che permette di controllare il dispositivo da remoto e seguire le informazioni legate alla qualità dell’aria.
Dyson Find+Follow Purifier Cool sarà disponibile da luglio al prezzo di 699,00 euro attraverso i canali Dyson. Il nuovo modello si rivolge a chi cerca un prodotto domestico capace di combinare purificazione avanzata, raffrescamento mirato e funzioni intelligenti, con un sistema pensato per adattarsi in modo automatico alla presenza e ai movimenti delle persone all’interno della stanza.
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OPPO amplia la propria gamma audio in Italia con i nuovi OPPO Enco Air5 e OPPO Enco Air5s, due auricolari true wireless pensati per portare funzioni avanzate in una fascia di prezzo accessibile. I nuovi modelli entrano nella famiglia Enco Air5 insieme agli OPPO Enco Air5 Pro, già disponibili nel nostro Paese, e puntano su cancellazione attiva del rumore, driver da 12 mm, connettività intelligente, funzioni AI e un design leggero adatto all’utilizzo quotidiano.
I nuovi auricolari OPPO sono pensati per accompagnare attività diverse, dal lavoro allo studio, dai viaggi agli spostamenti in città, fino all’ascolto di musica, podcast e contenuti video. L’obiettivo della gamma è offrire un’esperienza audio più completa, con soluzioni differenti in base alle esigenze di chi cerca una cancellazione del rumore più incisiva, una lunga autonomia o una vestibilità più naturale.
Gli OPPO Enco Air5 sono il modello che punta maggiormente sulla riduzione del rumore e sull’autonomia. Integrano una cancellazione attiva del rumore fino a 52 dB su una gamma di frequenze ultra-wide fino a 5.000 Hz, con un’architettura ANC dual-feed e tre microfoni su ciascun auricolare. Questo sistema analizza i rumori dell’ambiente circostante e adatta la cancellazione in tempo reale, rendendo l’ascolto più stabile in contesti come uffici, mezzi pubblici, viaggi e ambienti affollati.
Anche la qualità delle chiamate viene gestita attraverso un modello di riduzione del rumore basato su AI, affiancato dal sistema a tre microfoni. Gli auricolari sono progettati per mantenere la voce più chiara anche in situazioni rumorose e in presenza di vento fino a 20 km/h. Sul piano audio, gli Enco Air5 utilizzano un Dynamic Bass Driver da 12 mm, pensato per offrire bassi più profondi e una resa sonora più piena. La presenza di OPPO Alive Audio contribuisce a creare una scena più spaziosa e immersiva, soprattutto durante la riproduzione di musica, video e podcast.
Il peso di ogni auricolare è di soli 4,3 grammi, mentre la certificazione IP55 indica la resistenza a polvere e spruzzi d’acqua. L’autonomia arriva fino a 13 ore di riproduzione con una singola carica e fino a 54 ore complessive utilizzando anche la custodia di ricarica. La batteria è inoltre certificata TÜV Rheinland Battery Health, con una capacità residua dichiarata di almeno l’80% dopo 1.000 cicli di ricarica, secondo i test di laboratorio indicati da OPPO.
Dal punto di vista della connettività, gli OPPO Enco Air5 supportano Bluetooth 6.1 e la connessione simultanea a due dispositivi. Questo permette di passare più facilmente tra smartphone, tablet e PC senza dover ripetere ogni volta l’associazione. Con gli smartphone OPPO compatibili, le funzioni Tap to Launch permettono anche di accedere rapidamente ad AI Translate, Google Gemini o Spotify tramite gesture personalizzabili.
Gli OPPO Enco Air5s introducono invece una soluzione diversa all’interno della gamma, perché sono i primi auricolari semi-in-ear di OPPO con cancellazione attiva del rumore. Il loro design è pensato per chi preferisce una vestibilità più leggera e naturale rispetto agli auricolari in-ear tradizionali. Ogni auricolare pesa appena 3,9 grammi e la struttura semi-in-ear è stata studiata per ridurre pressione e attrito durante un utilizzo prolungato.
La tecnologia Real-time Adaptive Noise Cancellation regola la riduzione del rumore in base al modo in cui gli auricolari vengono indossati, alla forma del canale uditivo e al livello di rumore esterno. Con una frequenza di campionamento di 800 kHz, gli Enco Air5s sono progettati per rispondere rapidamente ai cambiamenti dell’ambiente sonoro. A questa tecnologia si aggiunge il Tailored Voice-Canceling System, che interviene sulle frequenze vocali per attenuare le conversazioni circostanti e creare un ascolto più concentrato in luoghi come bar, uffici condivisi e mezzi pubblici.
Anche sugli Enco Air5s il comparto audio si basa su un driver dinamico da 12 mm, in questo caso con bobina Copper-Clad Aluminum Wire. La configurazione punta a restituire alti chiari, bassi incisivi e voci definite. La funzione Adaptive Sound Enhancement compensa eventuali dispersioni sonore e ottimizza le frequenze, mentre l’equalizzatore personalizzato a 10 bande consente di modificare il profilo audio in modo più preciso.
Gli OPPO Enco Air5s integrano Bluetooth 6.0, OPPO Smart Bluetooth e Dual Connection Across Systems, così da offrire una connessione stabile e un passaggio più fluido tra dispositivi diversi. Tra le funzioni smart sono presenti Slide Volume Control, accesso rapido all’assistente vocale e a Spotify, oltre ad AI Translate per traduzioni face-to-face e interpretazione simultanea su dispositivi compatibili. L’autonomia dichiarata arriva fino a 48 ore complessive con la custodia di ricarica, mentre la certificazione TÜV Rheinland Battery Durability conferma l’attenzione alla durata della batteria nel tempo.
Nella stessa famiglia restano disponibili anche gli OPPO Enco Air5 Pro, che rappresentano il modello più completo della serie. Questi auricolari raggiungono una cancellazione attiva del rumore fino a 55 dB su una gamma fino a 5.000 Hz, grazie al sistema ANC dual-feed e ai tre microfoni presenti su ciascun auricolare. Il sistema Triple-Mic AI Clear Call è progettato per migliorare le chiamate in ambienti complessi, isolando la voce e riducendo rumori esterni e vento.
Gli Enco Air5 Pro utilizzano un driver da 12 mm con rivestimento in titanio e supportano LHDC 5.0 Ultra HD e Hi-Res Audio, con riproduzione ad alta risoluzione fino a 96 kHz. Anche in questo caso l’autonomia arriva fino a 54 ore totali con la custodia di ricarica, mentre il peso è di 4,4 grammi per auricolare. Non manca la certificazione IP55 per la resistenza a polvere e acqua, insieme a funzioni come Dual Connection, controlli personalizzabili tramite app HeyMelody, Spotify Tap e accesso alle funzioni di traduzione AI sui dispositivi compatibili.
Per quanto riguarda prezzo e disponibilità, gli OPPO Enco Air5 sono disponibili in Glossy White e Midnight Black dal 25 giugno su OPPO Store al prezzo consigliato di 69,99 euro. Gli auricolari arriveranno anche online su MediaWorld nei giorni successivi e negli store fisici dal 1° luglio.
Gli OPPO Enco Air5s sono disponibili nelle colorazioni Lunar White e Midnight Black, sempre dal 25 giugno su OPPO Store, con prezzo consigliato di 79,99 euro. Anche questo modello sarà acquistabile online su MediaWorld nei giorni successivi e nei punti vendita fisici dal 1° luglio.
Gli OPPO Enco Air5 Pro, già lanciati ad aprile, sono invece disponibili in Italia nelle colorazioni Pearl White e Matte Black su OPPO Store e MediaWorld al prezzo consigliato di 89,99 euro.
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Samsung amplia la sua gamma Galaxy A con il nuovo Samsung Galaxy A27 5G, uno smartphone pensato per rendere più completa e immediata l’esperienza quotidiana di un numero sempre maggiore di utenti. Il dispositivo arriva sulla scia del Galaxy A26 5G e punta su alcuni elementi chiave molto concreti: un display più immersivo, prestazioni affidabili, funzioni intelligenti integrate e un supporto software pensato per durare nel tempo.
Il nuovo Galaxy A27 5G si presenta con un ampio display Super AMOLED da 6,7 pollici con risoluzione FHD+ e frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz. Questa scelta permette di avere immagini più fluide durante la navigazione, lo scorrimento dei social, la visione di video e l’utilizzo delle app di tutti i giorni. Samsung ha lavorato anche sul design del pannello, introducendo un Infinity-O Display con foro per la fotocamera frontale, così da ridurre le distrazioni e lasciare più spazio ai contenuti. Le cornici più sottili e bilanciate contribuiscono a rendere l’esperienza visiva più continua, mentre lo spessore di soli 7,8 mm aiuta a mantenere il dispositivo pratico da usare e comodo da portare con sé durante la giornata.
A livello di prestazioni, Samsung Galaxy A27 5G utilizza la piattaforma Snapdragon 6 Gen 3, realizzata con processo produttivo a 4 nm. Si tratta di un processore pensato per offrire una buona reattività nelle operazioni quotidiane, dal passaggio tra le app alla navigazione online, fino al multitasking e all’intrattenimento. I miglioramenti della parte grafica permettono una gestione più fluida di gaming e streaming, mentre le memorie di nuova generazione contribuiscono a rendere più rapidi i trasferimenti dei dati e più efficiente il consumo energetico. Il dispositivo sarà disponibile in due configurazioni, con 6 GB di RAM e 128 GB di memoria interna oppure con 8 GB di RAM e 256 GB di spazio di archiviazione, entrambe espandibili tramite microSD fino a 2 TB.
Anche il comparto fotografico è stato pensato per rispondere alle esigenze più comuni. Sul retro troviamo una fotocamera principale da 50 MP con stabilizzazione ottica dell’immagine, utile per ottenere scatti più stabili e ridurre il mosso, soprattutto quando la luce non è ideale. A questa si affiancano una fotocamera ultragrandangolare da 5 MP e una macro da 2 MP, mentre nella parte frontale è presente una fotocamera da 12 MP progettata per catturare selfie più naturali, con una resa più equilibrata di luminosità e colori in diverse condizioni.
Uno degli aspetti più interessanti del nuovo Galaxy A27 5G riguarda l’integrazione delle funzioni Awesome Intelligence, pensate per rendere l’intelligenza artificiale più accessibile e utile nelle attività di tutti i giorni. Cerchia e Cerca con Google supporta ora il riconoscimento multi-oggetto, permettendo di cercare più elementi presenti in un’immagine con un solo gesto. È una funzione pratica, per esempio, quando si vuole trovare un capo d’abbigliamento, un accessorio o un prodotto visto in una foto. La funzione permette anche di provare virtualmente alcuni capi direttamente dai risultati di ricerca, aprendo nuove possibilità per esplorare stili e abbinamenti in modo rapido.
Tra gli strumenti intelligenti troviamo anche Gomma Oggetto, migliorata per offrire risultati più precisi quando si desidera rimuovere elementi indesiderati da una foto. La modifica risulta più naturale e semplice, senza richiedere competenze particolari. La Trascrizione vocale nell’app Registratore vocale diventa invece ancora più utile grazie alla possibilità di tradurre durante la trascrizione, con supporto a 22 lingue. Questa funzione può aiutare nella gestione di riunioni, lezioni, interviste o appunti vocali, soprattutto quando si lavora con contenuti in lingue diverse.
Samsung ha inoltre integrato una scelta più ampia di assistenti AI, tra cui Google Gemini e Perplexity, rendendo l’esperienza più flessibile in base alle abitudini dell’utente. L’integrazione con alcune app native Galaxy, inclusa Galleria, permette interazioni più rapide e intuitive, mentre il supporto a Bixby come agente conversazionale consente di controllare impostazioni e funzioni del dispositivo usando un linguaggio più naturale.
Un altro punto importante è il supporto nel tempo. Galaxy A27 5G riceverà sei generazioni di aggiornamenti Android OS e One UI, oltre a sei anni di aggiornamenti di sicurezza dalla data di lancio globale. Questo rende lo smartphone più interessante per chi cerca un dispositivo da utilizzare a lungo, senza doverlo sostituire dopo poco tempo. Sul fronte della protezione dei dati, il telefono si basa su Samsung Knox e su Knox Vault, una soluzione pensata per custodire informazioni sensibili e aumentare la sicurezza del dispositivo.
La batteria da 5.000 mAh punta a garantire una buona autonomia nell’uso quotidiano, mentre la ricarica rapida da 25 W permette di recuperare energia in tempi più contenuti. Non manca la certificazione IP64, che offre protezione contro polvere e spruzzi d’acqua, un dettaglio utile per affrontare con più tranquillità le situazioni di tutti i giorni.
Samsung Galaxy A27 5G sarà disponibile in Italia a partire dal 3 luglio nelle colorazioni Black, Blue e Light Pink. Il prezzo parte da 359,90 euro per la versione 6 GB + 128 GB, mentre la variante 8 GB + 256 GB sarà proposta a partire da 449,90 euro. Samsung affiancherà inoltre il dispositivo al servizio Samsung Care+, pensato per offrire una copertura aggiuntiva e contribuire a proteggere il valore dello smartphone nel tempo.
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Il presidente Donald Trump ha minacciato di imporre un dazio del 100% sui beni di qualsiasi paese che decida di tassare i servizi digitali delle aziende americane. L'annuncio è arrivato venerdì 26 giugno con un messaggio sul suo social network, Truth Social.
"Numerosi paesi europei stanno discutendo l'imminente introduzione di una tassa sui servizi digitali contro le aziende americane", ha scritto Trump. "Alcuni di questi paesi sono vicini a farlo davvero". Il presidente ha aggiunto che ogni paese che introdurrà una tassa simile "sarà immediatamente colpito da un dazio del 100% su tutti i beni inviati negli Stati Uniti".
Il nuovo dazio, ha precisato il presidente, prevarrà su qualsiasi accordo commerciale già concluso con gli Stati Uniti, "già attuato, firmato o no". I dazi "saranno imposti immediatamente" se i paesi andranno avanti con i loro piani di tassazione.
La minaccia arriva il giorno dopo che i paesi dell'Unione europea hanno rispettato la scadenza del 4 luglio fissata da Trump per ridurre i dazi sui beni americani. L'accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione europea, raggiunto l'anno scorso, fissa un tetto del 15% ai dazi americani sui beni europei in cambio dell'azzeramento dei dazi europei sui prodotti industriali americani. La nuova mossa colpirebbe anche questo accordo. La lentezza del processo legislativo europeo per rispettare gli impegni presi aveva già spinto Trump a minacciare di reintrodurre un dazio del 25% sulle importazioni europee, auto comprese.
Le tasse sui servizi digitali sono di solito costruite per applicarsi soltanto alle più grandi aziende tecnologiche del mondo, come Meta, Alphabet e Amazon, che sono americane. Più di una decina di paesi le hanno già introdotte.
La Francia applica dal 2019 un'imposta del 3% sui ricavi generati nel paese dai servizi digitali offerti da aziende con più di 25 milioni di euro di fatturato in Francia e più di 750 milioni nel mondo. Lo scorso anno alcuni parlamentari francesi hanno proposto di raddoppiare l'aliquota al 6%. Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto la settimana scorsa, prima di incontrare Trump al vertice del G7, che la Francia non avrebbe ceduto alle pressioni per cancellare la tassa. Prima di partire per il vertice, Trump aveva avvertito che gli Stati Uniti non avrebbero avuto "altra scelta" se non applicare dazi del 100% sul vino francese qualora Parigi non avesse eliminato l'imposta.
Trump ha già minacciato ritorsioni contro i paesi che tassano i servizi digitali, sostenendo che colpiscano in modo ingiusto i giganti tecnologici americani. L'anno scorso aveva promesso di interrompere ogni trattativa commerciale con il Canada per la sua versione della tassa. Ottawa l'ha poi cancellata poco prima che entrasse in vigore. Anche l'ufficio del rappresentante per il commercio degli Stati Uniti ha minacciato a lungo Francia, Regno Unito, Austria e Spagna, sostenendo che queste imposte discriminano le aziende americane, che dominano il settore a livello mondiale.
Non è chiaro quale legge darebbe a Trump il potere di imporre subito dazi pesanti a singoli paesi. La Corte Suprema ha bocciato i dazi "reciproci" del presidente, che imponevano aliquote individuali a quasi tutti i paesi, stabilendo che la legge sui poteri economici di emergenza non autorizzava la Casa Bianca a introdurli da sola. Poche ore dopo quella sconfitta, Trump aveva firmato un ordine esecutivo per un nuovo dazio globale del 10% basato su un'altra norma, la Sezione 122 del Trade Act del 1974. Ma i dazi creati con quella legge possono durare solo 150 giorni e ogni proroga richiede l'approvazione del Congresso.
L'Unione europea ha assicurato che reagirà "in modo rapido e determinato" se Trump darà seguito alle nuove minacce. "Le misure unilaterali contro politiche legittime sono ingiustificate", ha dichiarato un portavoce della Commissione europea. Dopo i dazi, il presidente vuole prendere di mira anche le barriere cosiddette non tariffarie, cioè le regole europee sulla tecnologia e sull'ambiente che a suo dire ostacolano le esportazioni americane.
"This TARIFF will supersede Trade Deals made with the Country, whether implemented, signed, or not," Trump wrote in a Truth Social post.Kevin Breuninger (CNBC)
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Le friggitrici ad aria nonostante siano sul mercato da diversi anni, continuano ad essere in voga e innovative. Non a caso questa nuova Dreame Tasti è uno di quei prodotti che riesce a distinguersi immediatamente dalla massa.
Dopo averla utilizzata per diversi giorni nella preparazione di patatine, pollo, verdure, cibi surgelati e piatti da riscaldare, posso affermare con certezza che Dreame Tasti è diversa dalle altre, e ora ti spiegherò il perchè.
In primis, è la presenza di due contenitori in vetro trasparente di dimensioni diverse, con tanto di possibilità di aggiungere l'acqua durante la cottura. Inoltre, grazie ai pratici contenitori in vetro, la pulizia risulta essere molto semplice rendendo di fatto la nuova Dreame Tasti uno dei prodotti più interessanti e diversi che ho avuto la possibilità di provare negli ultimi mesi.
Stando ai dati tecnici, la friggitrice ad aria Dreame Tasti vanta un sistema di circolazione dell'aria calda a 360 gradi e dispone di una potenza di 1500 Watt.
Come già detto, inclusi nella confezione troviamo due contenitori in vetro da 2,5 litri e da 4,5 litri, oltre al vassoio di tostatura in acciaio, il coperchio per conservare gli alimenti, il tappetino in silicone resistente al calore, uno scovolino per la pulizia e un pratico bicchiere dosatore da 30 ml.
Tornando ai contenitori in vetro, questo risulta spesso ben 6 mm ed è completamente privo di rivestimenti antiaderenti.
La temperatura può essere regolata da 40 a 185 gradi e il tempo di cottura da 1 a 60 minuti, offrendo quindi una buona flessibilità per preparare alimenti molto diversi tra loro.
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La friggitrice ad aria con contenitori in vetro trasparente, doppia capacità e possibilità di aggiungere acqua durante la cottura per ottenere alimenti più morbidi, succosi e facili da controllare.
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La prima impressione una volta estratta dalla scatola è decisamente positiva.
La qualità percepita è elevata e il vetro trasmette una sensazione di robustezza superiore rispetto ai tradizionali cestelli in metallo rivestito. Il design è moderno e minimale, con un corpo superiore compatto che contiene il sistema di riscaldamento e il pannello touch.
Dal punto di vista estetico è una delle friggitrici ad aria più particolari che abbia visto negli ultimi tempi. Il contenitore trasparente permette infatti di vedere completamente ciò che sta accadendo all'interno durante la preparazione.
Una caratteristica che ho trovato davvero pratica è la presenza di due recipienti differenti.
Il contenitore da 2,5 litri è perfetto quando si cucina per una o due persone. Lo utilizzo spesso per preparare una porzione di patatine, qualche verdura o una cena veloce senza dover occupare spazio inutilmente.
Quando invece ci sono più persone a tavola entra in gioco il recipiente da 4,5 litri, che offre una capacità decisamente più generosa e permette di preparare porzioni abbondanti senza problemi.
Passare da un contenitore all'altro richiede pochissimi secondi e rende la friggitrice molto più versatile rispetto a molti modelli tradizionali.
Sul pannello di controllo sono presenti cinque modalità preimpostate, pensate per semplificare l’uso quotidiano e adattarsi a diverse preparazioni.
Tra queste, quella che ho usato di più è Air Fry, ideale per la cottura ad aria. Permette di preparare cibi dorati e croccanti praticamente senza l'uso di olio. La modalità Roast è pensata per arrosti e preparazioni che richiedono una cottura più uniforme e prolungata. Broil permette invece di ottenere una maggiore doratura superficiale ed è particolarmente utile con carne e verdure. Reheat è dedicata al riscaldamento degli alimenti già cotti, mentre Keep Warm serve a mantenere il cibo caldo prima di servirlo in tavola.
Durante la prova ho utilizzato tutte le modalità almeno una volta e devo dire che l'interfaccia è molto intuitiva. Bastano pochi minuti per prendere confidenza con i comandi.
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La caratteristica più interessante della Dreame Tasti è probabilmente quella che passa più inosservata leggendo la scheda tecnica.
Utilizzando il bicchiere dosatore è infatti possibile aggiungere una piccola quantità di acqua all'interno del contenitore prima della cottura.
Questa soluzione permette di generare umidità durante la preparazione e contribuisce a mantenere gli alimenti più morbidi.
Durante i miei test ho notato la differenza soprattutto con il pollo. Il risultato finale è stato più succoso rispetto a quello ottenuto normalmente con una classica friggitrice ad aria.
Le patatine sono probabilmente il primo test che tutti fanno con una friggitrice ad aria e anche in questo caso non ho fatto eccezione.
La cottura è risultata uniforme e la croccantezza finale è stata molto soddisfacente. Lo stesso discorso vale per nuggets, crocchette e altri prodotti surgelati.
Con le verdure ho ottenuto risultati particolarmente interessanti. Zucchine, melanzane e peperoni mantengono una buona consistenza e sviluppano una piacevole doratura esterna.
Dove la Dreame Tasti mi ha convinto maggiormente è però con carne e pesce. La combinazione tra aria calda e umidità aiuta a evitare quella fastidiosa secchezza che spesso caratterizza le friggitrici ad aria tradizionali.
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Uno degli aspetti che ho imparato ad apprezzare maggiormente è la possibilità di controllare il cibo senza aprire continuamente il contenitore.
Può sembrare una sciocchezza, ma durante l'utilizzo quotidiano fa davvero la differenza.
Non devo interrompere la cottura per verificare il livello di doratura e posso capire immediatamente se un alimento necessita di qualche minuto aggiuntivo.
È una comodità che, una volta provata, diventa difficile abbandonare.
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Anche la fase di pulizia è stata una piacevole sorpresa.
Il contenitore in vetro si lava facilmente sia a mano sia in lavastoviglie. Lo stesso vale per il vassoio di tostatura e per gran parte degli accessori inclusi nella confezione.
Rispetto ad alcuni cestelli antiaderenti che tendono a macchiarsi o a trattenere odori, il vetro mantiene un aspetto praticamente invariato anche dopo diversi utilizzi.
Lo scovolino incluso si è rivelato utile per raggiungere le zone meno accessibili e completare la pulizia in pochi minuti.
Dopo aver trascorso diversi giorni con la Dreame Tasti, posso dire che si tratta di una delle friggitrici ad aria più originali che abbia utilizzato negli ultimi anni.
La presenza del vetro non è soltanto una scelta estetica, ma migliora concretamente l'esperienza d'uso. La possibilità di osservare la cottura in tempo reale, la semplicità di pulizia e l'assenza di rivestimenti antiaderenti sono aspetti che ho apprezzato quotidianamente.
A questo si aggiungono la doppia capacità, i materiali di qualità e il sistema che sfrutta una piccola quantità d'acqua per mantenere gli alimenti più morbidi e succosi.
Non è semplicemente un'altra friggitrice ad aria. È un prodotto che prova a proporre qualcosa di diverso e, dopo averla utilizzata, posso dire che l'obiettivo è stato raggiunto.
RECENSIONE SMARTPULSE
smartpulse.it
Dreame Tasti
friggitrice ad aria • contenitori in vetro • doppia capacità • 1500W
Il voto premia l’originalità dei contenitori in vetro trasparente, la doppia capacità, la pulizia semplice e la possibilità di aggiungere acqua durante la cottura, utile per mantenere gli alimenti più morbidi e succosi.
VOTO COMPLESSIVO
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Best Choice Smartpulse
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smartpulse.it
Valutazione della redazione Smartpulse
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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.
Buon sabato,
questa settimana ruota molto attorno ai chip: Apple inizierà a svilupparli insieme a Intel, l'Europa firma un accordo per non comprarli dalla Cina, mentre OpenAI e Broadcom hanno già presentato il loro. Poi ci sono altri fatti come Midjourney che si dà all'hardware sanitario, e tanto altro ancora. Buona lettura!
Ispirato alle notizie della settimana.
Marzo 2031, Washington. Una donna vestita di bianco, con delle spalliere anni '80 e una cintura marrone a stringere i fianchi, si sistema i capelli di fronte allo specchio, all'interno di un bagno con i ripiani in marmo e una corposa tenda rossa. Poi prende un po' d'acqua e si tampona leggermente le guance — tira un respirone. È una funzionaria europea. In fondo al corridoio, sei persone stanno decidendo il destino del suo continente.
Lo sponsor della settimana
Confrontiamo tutto: l'operatore, la luce, l'assicurazione. La banca quasi mai, e in media ci restiamo quindici anni (dati Fineco).
Fineco tiene insieme conto, trading e investimenti in un'unica piattaforma costruita in casa, con una rete di consulenti che ti segue. E oggi con il conto a canone zero.
Cambiare è un attimo 👇
Le news di oggi, selezionate a mano.
Big tech
Trump ha annunciato via social che Apple produrrà chip negli Stati Uniti affidandosi alle fonderie di Intel. L'accordo, ancora privo di conferme ufficiali da entrambe le aziende, era stato anticipato dal Wall Street Journal a maggio: Intel produrrebbe chip basati su design Apple, seguendo lo stesso modello oggi usato da TSMC. L'ipotesi è che Intel si occupi dei processori di fascia bassa, come i chip M-series entry-level per iPad e Mac. La mossa è legata alla domanda AI che ha ridotto la capacità produttiva di TSMC.
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Fonte: MacRumors
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Startup
Midjourney è conosciuta per il suo servizio di generazione di immagini tramite AI. Ha annunciato il suo primo progetto hardware: il Midjourney Scanner, una macchina a ultrasuoni whole-body che, secondo il CEO David Holz, non ha precedenti e supera l'MRI su diversi fronti. Il dispositivo richiede che l'utente sia parzialmente immerso in acqua e debutterà in spazi chiamati Midjourney Spa — il primo a San Francisco, in uno spazio da oltre 2.300 metri quadrati con saune, vasche idromassaggio e palestra. L'obiettivo dichiarato è arrivare a una flotta di 50.000 scanner. Per ora senza AI a bordo, la tecnologia punta a ottenere progressivamente le approvazioni FDA fino a supportare migliaia di diagnosi, con ambizioni terapeutiche entro un orizzonte di dieci anni.
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Fonte: bloomberg.com
Alternativa in italiano: [solo per supporter]
Legge
Polymarket ha pagato decine di creator sui social per girare video in cui vincevano grandi somme su scommesse predittive che in realtà non esistevano, secondo un'inchiesta del Wall Street Journal. La piattaforma ha costruito copie quasi perfette del proprio sito — tra cui uno raggiungibile all'URL poiymarket .com, con una 'i' maiuscola al posto della 'l' — su cui i creator simulavano puntate da centinaia di migliaia di dollari. Ai creator venivano corrisposti tra i 2.000 e i 3.000 dollari al mese, con istruzioni precise su cosa dire e indicazione di non rivelare il rapporto commerciale con Polymarket. Il WSJ ha esaminato 1.105 video di 10 creator, identificando scommesse false per un totale di 1,9 milioni di dollari; la campagna ha accumulato oltre 140 milioni di visualizzazioni su TikTok, YouTube e Instagram. Polymarket, la cui piattaforma principale è tecnicamente bloccata negli Stati Uniti dal 2022 per via di una sanzione CFTC, stava anche mirando specificamente al pubblico americano: i creator venivano pagati solo se almeno il 60% degli spettatori era negli USA. Dopo il contatto del WSJ, il sito poiymarket.com.
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Fonte: Ars Technica
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INTERVISTIAMO LO SPONSOR
Perché gli italiani non cambiano banca?
"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."
Privacy
Meta ha sospeso il Model Capability Initiative, il programma che registrava keystroke e movimenti del mouse dei propri dipendenti per addestrare modelli AI, dopo che i dati raccolti — incluse conversazioni private, trascrizioni e dati sulle performance — sono stati resi accessibili per errore all'intera azienda. Secondo Business Insider, che ha riportato la notizia, Meta ha dichiarato di non avere evidenze di accessi impropri da parte di dipendenti, ma ha avviato un'indagine interna.
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Fonte: Engadget
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Big tech
Meta sta sviluppando un'app indipendente chiamata Arena, pensata per competere con Polymarket e Kalshi, i mercati predittivi dove gli utenti scommettono sull'esito di eventi. Secondo due dipendenti a conoscenza del progetto, l'app funzionerebbe inizialmente con un sistema di punti virtuali simile a quello dei videogiochi, anche se l'uso di denaro reale non è stato escluso per il futuro. Arena sarebbe separata dagli altri prodotti Meta — Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger — ma punterebbe sulla base utenti esistente, che supera i 3,56 miliardi di persone al giorno, per crescere rapidamente. Il progetto è descritto internamente come sperimentale ma prioritario, e si affianca ad almeno un altro esperimento in corso: Meta Photos, un'app stand-alone per la creazione di contenuti tramite AI.
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Fonte: nytimes.com
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Tecnologia
Meta ha lanciato una nuova linea di occhiali smart chiamata Meta Glasses, disponibile da oggi in diversi paesi (inclusa l'Italia) a partire da 299 dollari. Realizzati in collaborazione con EssilorLuxottica, a differenza dei Ray-Ban Smart Glasses non sono legati ad alcun brand di moda: il marchio è solo Meta. Gli occhiali non hanno schermo, ma integrano fotocamera, speaker e un tasto dedicato all'assistente Meta AI, che risponde a domande, riconosce ciò che l'utente sta guardando e supporta funzioni di navigazione a piedi con indicazioni passo dopo passo. La batteria dura oltre otto ore, con la custodia di ricarica che garantisce fino a 40 ore aggiuntive.
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Fonte: techcrunch.com
Alternativa in italiano: [solo per supporter]
Intelligenza Artificiale
Jalapeño è il primo chip custom sviluppato da OpenAI e Broadcom. La collaborazione è partita 18 mesi fa ed è diventata pubblica in ottobre. Il chip, sviluppato in nove mesi, sarà usato da OpenAI per l'inferenza, cioè per servire i modelli agli utenti di ChatGPT. Le due aziende lo descrivono come il primo componente di una piattaforma hardware più grande. La produzione su larga scala è prevista per il 2027, la piena operatività a metà 2028.
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Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]
Politica
La Commissione Europea ha firmato la dichiarazione Pax Silica. È un'iniziativa guidata dagli Stati Uniti per escludere la Cina dalle catene di fornitura di chip per l'AI. Il documento è non vincolante e senza misure operative concrete. Il via libera interno è arrivato dopo che Washington ha escluso l'ipotesi di limitare le esportazioni di chip AI verso i paesi dell'Europa centro-orientale, opzione valutata nel 2025. Oltre alla firma collettiva UE, alcuni stati membri hanno aderito anche bilateralmente: Paesi Bassi martedì, Finlandia e Svezia in precedenza. Il governo USA indica che anche Germania e Grecia avrebbero firmato martedì.
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Fonte: Euractiv
Alternativa in italiano: non pervenuta
Intelligenza Artificiale
Anthropic ha scritto al Senato americano accusando Alibaba di aver condotto il più grande attacco di distillazione mai registrato contro i suoi modelli. Tra il 22 aprile e il 5 giugno, operatori affiliati ad Alibaba avrebbero eseguito 28,8 milioni di scambi con circa 25.000 account fraudolenti. La distillazione consiste nell'addestrare un modello più piccolo sugli output di uno più potente, sottraendone le capacità. La lettera di Anthropic, datata 10 giugno e ottenuta da CNBC, è indirizzata a due senatori americani. Già a febbraio Anthropic aveva segnalato campagne simili attribuite a DeepSeek, Moonshot e MiniMax.
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Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]
Business
Per la prima volta da quando esiste, ChatGPT ha perso la maggioranza assoluta del mercato degli assistenti AI. A fine maggio la quota di OpenAI era scesa al 46,4%, mentre Gemini di Google saliva al 27,7% e Claude di Anthropic al 10,3%. In termini assoluti ChatGPT resta il chatbot più usato al mondo, con 1,1 miliardi di utenti mensili — ed è l'app ad aver raggiunto il miliardo più velocemente nella storia — ma la concorrenza cresce. Il calo è attribuito sia all'integrazione di Gemini nell'ecosistema Google, sia alla reputazione di Claude per la produttività: il 13% degli utenti di Anthropic paga un abbonamento, il tasso di conversione più alto del settore. Ha pesato anche il contratto di OpenAI con il Dipartimento della Difesa americano, che a febbraio ha provocato un'impennata di disinstallazioni.
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Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]
In lingua inglese.
www.theatlantic.com (eng)
dayafter.substack.com (eng)
www.bloomberg.com (eng)
www.404media.co (eng)
Lo sponsor della settimana
Vivo e lavoro nel mondo tech & finance e un po' mi imbarazza far parte di coloro che non hanno mai cambiato banca in quindici anni — eppure sì, me ne lamento anch'io.
Poi sono un grande fan degli ecosistemi di banking disegnati e sviluppati con attenzione meticolosa al dettaglio, e in Fineco ho visto un livello di cura non da poco. Tutte le loro piattaforme sono state sviluppate ad hoc (non si appoggiano a fornitori esterni) e nascono con l'idea di avere una experience eccellente per l'utente finale.
Sarà che sono UX Designer, ma per me vale tanto. Poi hanno una cosa che molte banche che vivono solo online non hanno, cioè una presenza reale di professionisti umani che ti seguono.
In lingua inglese.
www.reuters.com (eng)
www.techpowerup.com (eng)
techcrunch.com (eng)
www.reuters.com (eng)
9to5mac.com (eng)
www.theguardian.com (eng)
youtube.com/embed/ZpPiZiqWjyA?…
Questo bel video mostra il team della Nothing Content presentare un concept phone basato sui feedback della community.
Vedi video su youtube.com (eng - 07:45)
Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.
Profitez des vidéos et de la musique que vous aimez, mettez en ligne des contenus originaux, et partagez-les avec vos amis, vos proches et le monde entier.Nothing (YouTube)
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Marzo 2031, Washington. Una donna vestita di bianco, con delle spalliere anni '80 e una cintura marrone a stringere i fianchi, si sistema i capelli di fronte allo specchio, all'interno di un bagno con i ripiani in marmo e una corposa tenda rossa. Poi prende un po' d'acqua e si tampona leggermente le guance — tira un respirone.
È una funzionaria europea. In fondo al corridoio, sei persone stanno decidendo il destino del suo continente.
Europa 2031 è stato denominato un "thought experiment": un paper di diciottomila parole pubblicato l'11 giugno 2026 che parla del (non) futuro del nostro continente. Lo firma la Arq Foundation con una coalizione di ricercatori e investitori: tra loro Michiel Bakker, che lavora tra il MIT e Google DeepMind, e Philip Fox, co-autore dell'International AI Safety Report.
La storia segue due europei: Caroline, ventotto anni, lavora alla Commissione perché ha deciso di rimanere a Bruxelles, e di crederci. Christian invece, è partito per la Silicon Valley — questi sono due dei personaggi immaginari del paper.
I numeri che fanno da impalcatura al racconto sono veri. Oggi l'Europa controlla circa il 5% della capacità di calcolo per l'IA nel mondo, contro l'80% degli Stati Uniti. Il più grande supercomputer americano vale 1.250 megawatt; il più grande europeo, 83. L'Europa ha solo 3 LLM degni di nota, gli Stati Uniti circa 50. Sono campionati completamente diversi. L'Europa poi è lenta ad adottare nuove tecnologie per via delle regolamentazioni, il resto del mondo arriva sempre prima.
Come ci siamo arrivati? Secondo gli autori, con una serie di errori commessi principalmente nel 2025: abbiamo sottovalutato quanto in fretta l'IA sarebbe corsa e quanto avrebbe cambiato le cose, e sopravvalutato la nostra capacità di recuperare.
Quando a gennaio la cinese DeepSeek arrivò vicino alla frontiera spendendo un milionesimo di quanto hanno speso gli americani, Bruxelles tirò un sospiro di sollievo. «Allora si può fare anche senza i miliardi» dissero in coro, ma il ragionamento era sbagliato: i trucchi per metterci meno tempo richiedono tanti esperimenti e quindi tanti soldi — ammesso che di trucchi ne esistano ancora.
Febbraio 2025, il summit di Parigi. Ursula von der Leyen annuncia il fondo InvestAI da 200 miliardi e Macron dice «plug, baby, plug» richiamando il «drill, baby, drill» trumpiano a favore delle trivellazioni petrolifere, adattato dal presidente francese in chiave data center. Ma gran parte di quei soldi sono fondi vecchi riconfezionati, quasi un trick di contabilità, mentre i colossi americani nello stesso anno ne investono oltre 400, e lo fanno davvero. Nel frattempo i funzionari europei — quelli che dovrebbero regolare l'IA — non possono usarla sui dispositivi di lavoro, per ragioni di protezione dati. Chi deve scrivere le regole insomma, non conosce nemmeno bene che cosa sta regolando.
Da qui il racconto scivola, anno dopo anno, in un incubo piuttosto plausibile. 2027: un modello open source potente quanto i migliori scatena un'ondata di ransomware, e le aziende europee passate per motivi di "sovranità" a fornitori del proprio continente più "arretrati" — passetemi il termine — sono le prime a pagare il riscatto. 2029: gli Stati Uniti razionano l'IA per fasce di Paesi, e l'Europa finisce in Tier 2, con la sua quota dimezzata. 2030: un colosso americano compra le case automobilistiche europee in crisi per trasformarne gli stabilimenti in fabbriche di robot; il debito francese esplode, l'euro vacilla. 2031: Washington decide che vuole il controllo diretto di ASML — l'unico vero asso rimasto in mano all'Europa nella filiera di produzione dei chip — e mette il continente davanti a tre opzioni: diventare un protettorato americano, consegnare il futuro alla Cina, o appassire nell'isolamento.
Il documento, Europa 2031, è uscito un giorno prima che Washington tagliasse al continente l'accesso ai modelli più potenti di Anthropic: un paper quasi fantascientifico, divenuto realtà nel giro di ventiquattro ore.
Daan Juijn, che ha diretto la ricerca, l'ha messa così: «abbiamo solo detto ad alta voce ciò che molti stavano pensando». L'attuale traiettoria dell'IA, scrivono gli autori, impone «l'agenda politica più ambiziosa della storia europea dal dopoguerra», e senza un'inversione di rotta immediata il continente perderà la capacità di plasmare il proprio futuro — con valori che non saprà più difendere e un welfare che non saprà più finanziare.
Il documento, va detto, ha alcuni difetti. Diversi degli accordi miliardari americani che cita sono già saltati. Sorvola sulla sicurezza dell'IA, infilando solo nelle FAQ l'idea che competere alla frontiera ci renderebbe più sicuri. I dati tuttavia sono chiari ed il pericolo innegabile. Il 2031 è una data senza dubbio inventata ma il conto alla rovescia, quello no.
Dimenticavo, ecco il paper.
Uno scenario a cinque anni sull'imminente scivolamento dell'Europa verso l'irrilevanza, con un epilogo ambientato nel 2034 che racconta come si sarebbe potuto evitare il crollo del modello europeo.Daan Juijn (Europe 2031)
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Solo un adulto su quattro nel mondo si fida del modo in cui Donald Trump gestisce gli affari internazionali. Sempre meno persone, inoltre, considerano gli Stati Uniti un partner affidabile. È quanto emerge da un nuovo sondaggio del Pew Research Center, che ha intervistato oltre 42.000 persone in 36 Paesi tra l'8 febbraio e il 13 maggio 2026. In media, appena il 23% degli intervistati dichiara di avere fiducia nella leadership di Trump, una quota in calo rispetto all'anno scorso nella maggior parte dei Paesi analizzati.
Anche l'immagine complessiva degli Stati Uniti peggiora. Il 37% degli intervistati ha un'opinione favorevole del Paese, mentre il 57% esprime un giudizio negativo. Nell'ultimo anno le valutazioni positive sono scese in modo netto, con cali a doppia cifra in Indonesia, Italia, Nigeria, Sudafrica, Corea del Sud e Turchia.
Il dato più preoccupante per Washington riguarda però l'affidabilità. Rispetto al 2022, l'ultima volta in cui il Pew aveva posto la stessa domanda, sotto la presidenza di Joe Biden, la quota di chi considera gli Stati Uniti un partner affidabile è precipitata in molti Paesi. In Canada, per esempio, nel 2022 l'83% degli intervistati descriveva gli Stati Uniti come affidabili. Oggi lo fa soltanto il 35%. Cali simili colpiscono anche alcuni dei principali alleati americani nell'area Asia-Pacifico.
Sondaggio Pew Research · 36 Paesi
Solo un adulto su quattro nel mondo si fida di come Donald Trump gestisce gli affari internazionali. E sempre meno persone considerano gli Stati Uniti un partner affidabile: tra i Paesi alleati storici la fiducia negli Stati Uniti è crollata in pochi anni dopo la rielezione di Trump.
Grafica di FocusAmerica 42.151 intervistati · febbraio–maggio 2026
Fiducia nella leadership di Trump · mediana globale
0%
si fida
In 26 tra Paesi e territori la fiducia non supera il 30%. In nessun Paese è cresciuta rispetto all'anno scorso.
Esplora i dati
IAffidabilità III dossier IIIPromossi e bocciati IVIl ruolo globale
Un partner affidabile? Sempre meno
Quota di chi descrive oggi gli Stati Uniti come un partner affidabile. Nel 2022, sotto Biden, la fiducia era alta. Oggi è precipitata quasi ovunque.
Affidabili oggi (2026)
Livello del 2022
Il crollo è generale: la Svezia segna il calo più ripido, dall'83% al 31% in quattro anni, ma anche Canada e Germania perdono oltre quaranta punti. Nessuno dei principali alleati resta sui livelli del 2022.
La politica estera, dossier per dossier
Su otto grandi questioni internazionali, in quasi tutti i Paesi almeno metà degli intervistati disapprova l'operato del presidente americano. Valori mediani.
Disapprova
Approva
Dove resiste, dove viene bocciato
Quota di chi ha fiducia in Trump nella gestione degli affari mondiali. Tra i due estremi, oltre sessanta punti di distanza.
Maggiore fiducia%
Minore fiducia
Trump nel confronto tra leader
Fiducia nei sei leader su cui il Pew ha interrogato i 36 Paesi. Solo il premier israeliano Netanyahu raccoglie un giudizio peggiore di Trump.
Nessuna fiducia
Fiducia
La fiducia in Netanyahu non è stata rilevata in Israele: il suo dato si basa su 35 Paesi.
Una forza per la stabilità? Non più
Quota di chi ritiene che gli Stati Uniti contribuiscano alla pace e alla stabilità nel mondo. Il calo dal 2023 è ripido tra gli alleati.
35%
crede che gli Stati Uniti contribuiscano alla pace e alla stabilità nel mondo — in forte calo rispetto al 2023
I cali più ripidi dal 2023 (punti percentuali)
Il dato che tocca il fondo
Solo il 10% in Francia e l'8% in Svezia pensa che gli Stati Uniti tengano conto degli interessi di Paesi come il proprio quando decidono la politica estera.
Fonte Pew Research Center, Spring 2026 Global Attitudes Survey. Valori mediani salvo dove indicato.
Metodo 42.151 adulti intervistati in 36 Paesi tra l'8 febbraio e il 13 maggio 2026. Le mediane sintetizzano i valori dei 36 Paesi; la fiducia in Netanyahu, non rilevata in Israele, si basa su 35 Paesi. Nella quasi totalità dei casi le interviste sono successive al 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno avviato l'azione militare contro l'Iran. I confronti con il 2022 e il 2023 riguardano solo i Paesi per cui esiste un dato storico.
Trump ottiene i giudizi migliori nelle Filippine, in Israele, Nigeria, Kenya e Ghana. In Israele, tuttavia, il dato è fortemente diviso lungo linee etniche e religiose: tra gli ebrei si fida di lui il 79% degli intervistati, contro solo il 13% degli arabi. In Nigeria lo approva l'87% dei cristiani, ma solo il 33% dei musulmani. Tra questi ultimi, la fiducia nel presidente americano è crollata di 41 punti in un anno.
Nel complesso, in 26 tra Paesi e territori analizzati la fiducia in Trump non supera il 30%. In Turchia, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est resta addirittura a una sola cifra. Rispetto all'anno scorso, il dato è calato in 16 dei 24 Paesi per cui esiste un confronto storico e non è aumentato in nessuno.
A pesare è anche l'orientamento politico. In 18 dei 27 Paesi in cui il Pew misura l'ideologia degli intervistati, chi si colloca a destra si fida di Trump più di chi si colloca a sinistra. I giudizi migliori arrivano dagli elettori europei vicini ai partiti populisti di destra, ma persino in questo segmento le valutazioni sono peggiorate rispetto al passato.
Su otto grandi questioni internazionali, in quasi tutti i Paesi almeno metà degli intervistati boccia l'operato di Trump. Il giudizio peggiore riguarda l'Iran: in media, il 74% disapprova la linea del presidente americano. Israele è il Paese in cui il sostegno è più alto, con il 73% di approvazione, seguito da Kenya e Nigeria, entrambi al 51%. Nella quasi totalità dei Paesi, le interviste si sono svolte dopo il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato il conflitto militare contro l'Iran.
Anche sui dazi il giudizio è quasi ovunque negativo. Solo in Kenya una maggioranza, pari al 55%, approva la politica commerciale di Trump. Le critiche più dure arrivano proprio da alcuni dei principali partner economici degli Stati Uniti: approva il 27% degli intervistati nel Regno Unito, il 18% in India, il 17% in Canada, il 15% in Giappone, il 14% in Corea del Sud, l'11% in Messico e appena l'8% in Germania. Restano bassi, soprattutto in Europa, anche i giudizi sulle parole di Trump sulla Groenlandia, sulla sua gestione della guerra tra Russia e Ucraina e sul suo ruolo nel conflitto a Gaza.
Peggiora infine la percezione del ruolo globale degli Stati Uniti. Solo il 35% degli intervistati pensa ora che Washington contribuisca alla pace e alla stabilità nel mondo, in forte calo rispetto al 2023. In Svezia, Paesi Bassi, Polonia, Canada e Australia la quota è scesa di almeno 30 punti. Appena il 32% ritiene che gli Stati Uniti tengano conto degli interessi di Paesi come il proprio quando decidono la politica estera. Tra gli alleati NATO il dato tocca il fondo: in Francia si ferma al 10%, in Svezia addirittura all'8%.
Il confronto con gli altri leader conferma la debolezza del presidente americano. Nei 36 Paesi analizzati, soltanto il 23% degli adulti dichiara di avere fiducia in Trump sulle questioni internazionali. È un dato più basso di quello registrato per il presidente francese Emmanuel Macron, per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per il leader cinese Xi Jinping e persino per il presidente russo Vladimir Putin. Tra i leader esaminati dal sondaggio, solo il premier israeliano Benjamin Netanyahu ottiene un giudizio peggiore di Donald Trump.
Il sondaggio è stato condotto dal Pew Research Center su un campione complessivo di 42.151 adulti in 36 Paesi tra l'8 febbraio e il 13 maggio 2026, e fanno parte di un sondaggio più ampio sulla percezione globale degli Stati Uniti e del loro presidente.
A 36-country survey finds declining ratings for the U.S. amid rising concerns about its foreign policy and the health of its democracy.Richard Wike (Pew Research Center)
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La guerra in Iran si è chiusa con un accordo che per il giornalista americano Derek Thompson somiglia a "qualcosa di molto vicino a un documento di resa". In un'analisi pubblicata sulla sua newsletter, Thompson intervista Karim Sadjadpour del Carnegie Endowment for International Peace, un centro studi di politica estera con sede a Washington, e ne ricava una conclusione netta: in questa guerra hanno perso tutti.
La ricostruzione parte dallo scorso febbraio, quando Stati Uniti e Israele lanciarono un attacco a sorpresa contro l'Iran, colpendo centinaia di obiettivi militari e uccidendo migliaia di membri della Guardia rivoluzionaria islamica, tra cui la guida suprema Ali Khamenei. La Casa Bianca parlò di un successo pieno, ma quattro mesi dopo, scrive Thompson, le cose sono andate diversamente. Il regime è sopravvissuto, l'Iran ha reagito chiudendo lo Stretto di Hormuz con mine, droni e missili e ha colpito le infrastrutture dei paesi vicini. Il conflitto si è trasformato in un pantano.
La settimana scorsa il presidente Donald Trump ha firmato l'intesa che chiude il conflitto. Sadjadpour la definisce "un insieme di concessioni americane così sbilanciato da sembrare scritto unilateralmente da Teheran". Dei quattordici punti principali del memorandum, secondo l'analista, uno solo chiede qualcosa all'Iran, cioè alcune concessioni sul nucleare, mentre tutti gli altri favoriscono Teheran o sono formule diplomatiche di rito. In cambio della promessa di rinunciare all'arma atomica, già fatta e disattesa in passato, l'Iran ottiene concessioni militari ed economiche e il riconoscimento di fatto del suo controllo sullo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita il 20% del petrolio e del gas mondiali.
Il punto più debole dell'accordo, per Sadjadpour, riguarda proprio lo Stretto. Il memorandum prevede che per i prossimi 60 giorni, durante i negoziati, lo Stretto di Hormuz resti aperto al traffico, ma oltre quel termine non c'è alcuna garanzia che torni a essere una via d'acqua internazionale. Se l'esito della guerra sarà che l'Iran ne mantiene il controllo amministrativo, dice l'analista, si tratterà di "un'enorme sconfitta strategica" per gli Stati Uniti. Nelle ultime 48 ore Teheran ha già minacciato di chiudere lo Stretto se Israele attaccherà il gruppo libanese Hezbollah.
Nel tentativo di togliere all'Iran l'accesso a una super-arma, la bomba atomica, gli Stati Uniti gliene avrebbero consegnata un'altra: secondo Thompson Teheran può ora installare un casello sullo Stretto di Hormuz, tassando i passaggi o bloccandoli a piacimento, come un'autostrada a pedaggio.
Il controllo iraniano sullo Stretto è soprattutto una minaccia economica per i paesi vicini, spiega Sadjadpour. L'Arabia Saudita ha dirottato il petrolio sul Mar Rosso e gli Emirati hanno trovato rotte alternative, ma il paese che ha sofferto di più è il Qatar, che condivide con l'Iran un grande giacimento di gas e per quattro mesi è rimasto quasi senza entrate, perché non ha altra via per esportare il suo gas naturale liquefatto. Anche per questo, nota l'analista, Doha ha spinto per un accordo qualsiasi.
Nessuno degli obiettivi annunciati dal presidente la notte in cui lanciò la guerra è stato raggiunto, è la valutazione di Sadjadpour. Il programma nucleare iraniano non è stato cancellato, la produzione di missili non è stata azzerata, le milizie alleate di Teheran nella regione non sono state smantellate e il regime è ancora in piedi. L'accordo non prevede lo stop ai missili a lungo raggio né la fine del sostegno iraniano ai gruppi armati in Libano e Iraq, mentre la questione dell'uranio quasi pronto per la bomba resta rinviata a future trattative. I partner regionali, aggiunge l'analista, sono colpiti soprattutto dal fatto che missili e droni non siano nemmeno sul tavolo: non temono un attacco nucleare, ma l'Iran ha lanciato oltre 5.000 attacchi con missili e droni contro i suoi vicini.
Il paragone che pesa di più è quello con l'accordo nucleare firmato da Barack Obama nel 2015, il cosiddetto JCPOA, che Trump aveva definito il peggiore mai negoziato. Quell'intesa offriva all'Iran la fine delle sanzioni legate al nucleare e l'accesso ai fondi congelati in cambio di limiti stringenti sull'arricchimento dell'uranio. Per molti esperti, scrive Thompson, l'accordo del presidente è perfino più debole. Sadjadpour aggiunge una differenza di fondo: l'intesa di Obama non arrivava dopo una guerra costata ai contribuenti americani oltre 130 miliardi di dollari. Trump aveva attaccato quel patto perché restituiva all'Iran 1,7 miliardi di dollari in contanti, mentre le cifre di cui si parla ora sono nell'ordine delle decine, se non centinaia, di miliardi.
Se l'accordo è così sfavorevole, perché il presidente lo ha firmato? La risposta di Sadjadpour è che Trump "dice ad alta voce quello che andrebbe tenuto nascosto": ha ammesso di non voler essere ricordato come un nuovo Herbert Hoover, il presidente della Grande depressione, e di temere che la guerra stesse spingendo il paese verso un collasso economico. Fin dall'inizio, spiega l'analista, il regime iraniano sapeva di non poter battere gli Stati Uniti sul campo e ha puntato a sconfiggerli "nel salotto di casa", facendo salire il prezzo del petrolio e moltiplicando le esplosioni, così che gli americani vedessero il caos in televisione e poi trovassero il prezzo della benzina raddoppiato. La contraddizione più difficile da spiegare, per l'analista, è che quattro mesi fa quel regime era ritenuto tanto pericoloso da giustificare un intervento militare massiccio, mentre oggi, con un semplice cambio di uomini al vertice ma senza alcun mutamento nei suoi comportamenti, riceve enormi concessioni economiche.
Sul fronte interno la guerra ha lasciato il presidente con il peggior indice di gradimento della sua presidenza e con una parte del mondo conservatore in rivolta. Tucker Carlson, il più ascoltato podcaster di informazione del paese, ha annunciato che lascerà il Partito Repubblicano. Per Thompson è come se il conflitto fosse stato aperto e chiuso da due amministrazioni diverse. Era cominciato con il segretario di Stato Marco Rubio, capo della diplomazia americana, a dare alla Casa Bianca toni da falco neoconservatore in stile George W. Bush. Si è chiuso con il vicepresidente JD Vance, isolazionista, a trattare e difendere un'intesa fondata su valori opposti a quelli con cui la guerra era stata giustificata.
Vance difende l'intesa sostenendo che l'America deve uscire dal Medio Oriente e dalle guerre senza fine. Scommette sul fatto che agli americani la fine del conflitto piacerà, ma Sadjadpour è scettico, perché il pubblico non ama farsi coinvolgere in guerre mediorientali e ancor meno perderle contro avversari il cui slogan ufficiale resta "morte all'America". L'analista cita il precedente del ritiro dall'Afghanistan deciso da Joe Biden, che molti volevano ma la cui umiliazione finale danneggiò il presidente. Trump stesso, racconta, ha detto in due occasioni che se l'accordo funzionerà si prenderà il merito e se fallirà darà la colpa a Vance, che intanto rischia di diventare il bersaglio dei rivali nelle primarie repubblicane del 2028, da Ted Cruz a Lindsey Graham.
Per Sadjadpour il grande sconfitto, almeno nel breve periodo, potrebbe essere Israele. Dopo aver chiesto invano a ogni amministrazione dagli anni Novanta un aiuto per bombardare l'Iran, Benjamin Netanyahu lo aveva finalmente ottenuto da Trump, ma la guerra si è chiusa con un'intesa che la stampa israeliana ha vissuto come un abbandono e che molti israeliani hanno percepito come un tradimento. La domanda aperta, per l'analista, è se l'opinione pubblica americana, soprattutto tra i più giovani, si sia allontanata da Israele in modo permanente, o se questo dipenda dalla persona di Netanyahu e possa cambiare con una nuova leadership.
Con un bilancio militare pari a circa l'1% di quello americano, l'Iran ha scoperto che con droni da 20.000 dollari si può tenere in ostaggio l'economia globale, colpendo petroliere da 100 milioni di dollari e le infrastrutture dei paesi vicini. È la lezione che Sadjadpour considera la più rilevante del conflitto, lo stesso schema usato dall'Ucraina contro la Russia: paesi più deboli che trovano strumenti asimmetrici e a basso costo per resistere a una potenza militare superiore. Una seconda lezione, che l'analista dice di aver imparato durante un anno passato a Beirut, è che "costruire richiede decenni, distruggere richiede giorni": la stabilità su cui paesi come Arabia Saudita, Emirati e Qatar vogliono costruire il loro futuro è costosa e lenta, mentre l'instabilità costa pochissimo.
Come l'Iran si riorganizzerà al suo interno resta una delle incognite maggiori. È un regime molto abile nella repressione, perfezionata in 47 anni, ma pessimo nel governare, dice Sadjadpour. Lo slancio nazionalista seguito alla guerra potrebbe rivelarsi "un'euforia passeggera", destinata a svanire quando torneranno le difficoltà quotidiane: un'inflazione al 70%, con rincari a tre cifre su molti generi alimentari. Per l'analista il regime ha probabilmente imparato la lezione sbagliata: che l'ideologia rivoluzionaria non è il peso che lo trascina verso guerre e crisi, ma il salvagente che lo ha tenuto a galla durante le rivolte popolari.
La conclusione di Sadjadpour è la stessa che aveva messo per iscritto sull'Atlantic nella prima settimana di guerra: è un conflitto senza vincitori. Per un certo periodo aveva pensato che l'unico vero vincitore fosse Vladimir Putin, arricchito dal rialzo dei prezzi del petrolio, ma il leader russo resta in difficoltà in Ucraina. E chiunque arriverà alla Casa Bianca dopo Trump, avverte l'analista, dovrà comunque fare i conti con un Iran che resta un avversario, perché la sua intera identità si fonda sull'ostilità verso gli Stati Uniti.
In ‘middle Israel’ there are fears Iran could rebuild stronger – and there is particular ire for Donald TrumpJason Burke (the Guardian)
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Anche i seguaci di QAnon si sono alla fine rivoltati contro Donald Trump. Questa settimana la Casa Bianca ha lanciato una campagna social dai toni cospirazionisti per promuovere gli ordini esecutivi del presidente sul "calcolo quantistico", ottenendo però l’effetto opposto a quello sperato. Lo racconta The Bulwark in un articolo firmato da Will Sommer.
La campagna ha usato slogan e riferimenti tipici della galassia QAnon. Un ufficio del Dipartimento della Difesa, ad esempio, ha pubblicato su X la frase "Where we go one, we go quantum", rielaborazione del motto del movimento "Where we go one, we go all". Un altro post ha riprodotto un finto messaggio firmato da Q, la presunta fonte interna ai vertici dello Stato attorno alla quale ruota l’intera mitologia del movimento.
La reazione è stata durissima. "Abbiamo chiuso con l’essere trattati come spazzatura", ha scritto la promotrice QAnon Liz Crokin, accusando Trump di non aver mosso un dito mentre le vite dei credenti della teoria complottista venivano distrutte. Il movimento, che per anni lo aveva considerato una figura quasi messianica, destinata a smascherare lo "Stato profondo" e a inaugurare una nuova era, ora sembra essersi quindi stancato di lui.
Le ragioni della rottura sono diverse, ma il nucleo è uno solo: Trump aveva ripetutamente promesso gli arresti degli esponenti dello "Stato profondo", ma non ha mai mantenuto questa promessa. Ha poi cercato di bloccare la pubblicazione dei file su Jeffrey Epstein, un tema centrale nell’immaginario complottista di QAnon, e ora si è riappropriato degli slogan del movimento solo quando gli è tornato utile. Per molti seguaci delusi, è un gesto sgradevole e offensivo.
La voce più dura è sicuramente quella di Marjorie Taylor Greene, ex deputata repubblicana della Georgia e un tempo la più nota sostenitrice di QAnon al Congresso. Greene ha lasciato la Camera dei Rappresentanti all’inizio del 2026 proprio dopo la rottura con Trump, legata anche ai suoi tentativi di frenare la diffusione dei documenti su Epstein. In un video pubblicato questa settimana ha attaccato frontalmente la Casa Bianca: "Adesso provano a tirare fuori questa robaccia di Q e la propaganda per prendervi di nuovo in giro", ha detto.
Greene ha poi rievocato uno degli episodi più imbarazzanti per i fan del presidente. Durante la campagna del 2020, lo staff di Trump aveva bandito magliette e cartelli con i simboli di QAnon dai comizi, dopo che la presenza sempre più vistosa dei seguaci della teoria complottista aveva iniziato a spaventare gli elettori. "Il team di Trump non voleva essere associato alla folla di QAnon, si vergognavano dei seguaci di Q", ha dichiarato.
Il video di Greene ha scatenato una nuova ondata di proteste. Una figura nota online come "QAnon John" ha rincarato la dose: secondo lui, i post recenti rivelano la disperazione politica del presidente, anche a causa di scelte giudicate apertamente filo-israeliane. La propaganda di Q, ha scritto, servirebbe soltanto a cercare di "riportare all’ovile i fedeli ingannati".
Per la Casa Bianca è difficile sostenere che si sia trattato di un equivoco. Anche il tema del "calcolo quantistico" fa già parte della tradizione di QAnon, segno che il riferimento non era casuale. La fazione "quantum" è tra le più estreme del movimento: il suo punto di riferimento era un uomo che si faceva chiamare "Baby Q", leader di una setta in Arizona. Sosteneva di essere un viaggiatore nel tempo, ma poi si è dichiarato colpevole di estorsione e ha scontato una pena in carcere.
Nessuno però incarna meglio l’ambiguità di questa operazione di Bobby Levy, responsabile del team di risposta rapida della Casa Bianca e tra i più attivi nella campagna "quantum". Levy ha pubblicato slogan come "Activation Word: Ronald McDonald" e "i patrioti hanno ancora il controllo", entrambi marchi di fabbrica di QAnon. Eppure non è mai stato un vero simpatizzante del movimento. I seguaci di Q, abilissimi a scavare negli archivi online, hanno infatti ritrovato un suo tweet del 2021 in cui chiedeva di internarli. "Quelli di Q non vanno mai presi sul serio", aveva scritto. "Riaprite i manicomi!"
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Un paziente di 79 anni ha ottenuto ad aprile l'accesso a un farmaco sperimentale contro l'obesità non ancora approvato e diversi parlamentari democratici sospettano che possa trattarsi del presidente Donald Trump. Da giorni chiedono all'amministrazione di rivelare l'identità di quella persona.
A rivelare la vicenda è stato STAT, sito specializzato in notizie di medicina e sanità, secondo cui Eli Lilly, la casa farmaceutica che produce il farmaco, e la Food and Drug Administration, l'agenzia federale che regola i medicinali negli Stati Uniti, hanno offerto al paziente la retatrutide attraverso il programma chiamato "compassionate use", l'uso compassionevole. Questo canale permette a chi soffre di patologie gravi e con un pericolo di vita immediato di accedere a trattamenti ancora sperimentali, prima della loro approvazione ufficiale.
Il paziente soffre di obesità refrattaria ai trattamenti, di apnee ostruttive del sonno e di ipertensione polmonare. La domanda è stata presentata da un medico di alto livello dei National Institutes of Health, gli istituti nazionali della sanità che finanziano e conducono la ricerca biomedica pubblica statunitense, e ha attirato l'interesse dei massimi funzionari sanitari del governo, segno che la persona destinataria del farmaco era molto introdotta. Esperti di etica e di medicina hanno detto a STAT che è insolito aprire un percorso di uso compassionevole per un solo paziente, quando l'obesità è una condizione tanto diffusa.
STAT non sa chi sia il paziente. Ma per la natura inusuale della richiesta e per le caratteristiche anagrafiche della persona ha chiesto alla Casa Bianca se si trattasse di Trump. Il presidente ha compiuto 80 anni questo mese, è sovrappeso e a gennaio ha detto al New York Times che "probabilmente dovrebbe" assumere farmaci contro l'obesità. Durante il suo primo mandato aveva già ricevuto un trattamento sperimentale attraverso lo stesso canale per curare il Covid-19.
Dopo un primo momento di reticenza, il portavoce della Casa Bianca Kush Desai ha dichiarato che la richiesta non riguardava il presidente.
Alcuni parlamentari democratici continuano comunque a porre domande. Il deputato Ted Lieu, della California, ha ipotizzato in una conferenza stampa di mercoledì che Trump abbia annullato la firma di una legge bipartisan sulla casa perché potrebbe risentire degli "effetti collaterali" di un farmaco. Lieu ha richiamato anche alcuni problemi di salute più visibili del presidente, come la difficoltà a restare sveglio durante le riunioni di gabinetto e il gonfiore alle mani.
"Donald Trump ha ricevuto questo farmaco speciale da Eli Lilly e lo ha ottenuto grazie a quella norma?", ha chiesto Lieu riferendosi all'uso compassionevole. "Se è così, perché? La Casa Bianca deve dire la verità e raccontare agli americani qual è lo stato di salute di Donald Trump".
La senatrice Maggie Hassan, del New Hampshire, ha inviato mercoledì una lettera al segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. per chiedere l'identità del paziente e sapere in particolare se si tratti del presidente o di una persona a lui vicina. Kennedy guida il Department of Health and Human Services, il dipartimento del governo federale che si occupa di sanità e servizi sociali. Hassan ha chiesto anche se quella persona abbia ricevuto il farmaco gratuitamente, ricordando l'aumento dei costi dei medicinali per i cittadini comuni.
"Sono profondamente preoccupata dalle nuove notizie che lasciano pensare che lei possa aver piegato le regole di un programma federale, esercitando una pressione politica impropria, per garantire a un individuo ben introdotto l'accesso gratuito a un farmaco esclusivo", ha scritto Hassan rivolgendosi a Kennedy.
"È stato il presidente Trump a ricevere l'accesso gratuito alla retatrutide? E se non lo è stato, si è trattato di un alto funzionario dell'amministrazione, di un finanziatore politico o di qualcuno vicino all'amministrazione?", ha aggiunto.
Hassan ha chiesto inoltre chi, all'interno del dipartimento, abbia approvato la richiesta di uso compassionevole, quali comunicazioni siano intercorse tra il dipartimento e la Casa Bianca e quali tra Eli Lilly e l'amministrazione.
La vicenda ha catturato l'attenzione del pubblico americano. Numerose testate hanno ripreso la notizia, raccontando la smentita della Casa Bianca e interrogandosi sulla possibilità che il paziente sia davvero il presidente, mentre il caso diventava virale sui social.
The unusual access to an experimental drug has captured the attention of the American public as well.Lizzy Lawrence (STAT)
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La NATO si prepara ad annunciare decine di miliardi di euro in nuovi contratti per le armi al vertice in programma ad Ankara, in Turchia, il 7 e 8 luglio, dove i paesi dell'Alleanza Atlantica rinnoveranno anche il sostegno militare all'Ucraina. Lo riferiscono alcune fonti diplomatiche a Politico.
Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, vuole imperniare il summit sul rilancio della produzione industriale della difesa. È un tema capace di mettere d'accordo i paesi membri e di mettere in secondo piano le divisioni interne all'Alleanza, che restano profonde su molti dossier.
Tra gli annunci attesi ci sono decine di miliardi in nuovi appalti militari. I paesi europei si impegneranno a investire nelle capacità di attacco in profondità, cioè la possibilità di colpire bersagli lontani dalla linea del fronte, oltre che in sistemi di difesa aerea e in droni.
Per gli alleati europei il vertice è anche l'occasione per impegnarsi a un ruolo più attivo nella difesa del continente, trasformando l'aumento della spesa militare degli ultimi anni in armi e capacità concrete.
La bozza della dichiarazione finale prevede un pacchetto di aiuti militari all'Ucraina da 70 miliardi di euro, circa 77 miliardi di dollari, con l'impegno a garantire almeno una cifra equivalente l'anno successivo. Gli Stati Uniti non dovrebbero contribuire al raggiungimento di questo obiettivo.
Il sostegno all'Ucraina resta il punto più delicato della trattativa sul testo, che secondo le stesse fonti procede comunque senza intoppi. La dichiarazione congiunta sarà breve, una scelta che riduce gli spazi di disaccordo tra i governi.
Gli alleati stanno valutando di inserire nella bozza un riferimento alla recente guerra degli Stati Uniti contro l'Iran. Al vertice di Ankara è atteso anche il presidente Donald Trump, insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che guiderà la delegazione di Kiev.
They are also considering references to the U.S. war in Iran as part of the draft summit declaration, NATO diplomats told POLITICO.Laura Kayali (POLITICO)
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Tik Tok e Instagram dettano l'estetica, gli influencer consigliano tappe ed itinerari unici che svoltano il viaggio. Per le nuove generazioni la scelta di un viaggio passa inevitabilmente dallo schermo di uno smartphone, trasformando l'esplorazione in un'esperienza che prende forma molto prima di preparare i bagagli. A confermarlo sono i dati del Travel Trends Report 2026, secondo cui oltre il 50% dei viaggiatori usa i social come bussola primaria per decidere la meta, individuare i luoghi di interesse e assaporare l'atmosfera locale ancor prima del check-in.
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La nuova HONOR 600 Series punta a ridefinire la fascia media premium con intelligenza artificiale avanzata, comparto fotografico evoluto e design eleganteTechpertutti.comGuglielmo Sbano
Tuttavia atterrare a destinazione con un programma impeccabile rappresenta solo il primo passo. Se sulla carta sembra tutto calcolato, preparato e salvato, una volta sul posto diventa evidente la necessità di un supporto concreto per affrontare la realtà locale. Ritrovarsi improvvisamente senza connessione a fissare un cartello stradale incomprensibile, cercare di decifrare la mappa sconosciuta o attendere invano un mezzo pubblico sono i momenti in cui si realizza di aver trascurato la preparazione di tutti quegli strumenti indispensabili per sapersi muovere agevolmente sul campo. Per questo motivo, prima ancora di chiudere la valigia, è cruciale capire quali siano le app specifiche capaci di risolvere le esigenze pratiche sul momento.
Proprio per guidare i giovani viaggiatori all'interno di questo vasto panorama tecnologico, Utravel, che da anni supporta migliaia di ragazzi alla scoperta del mondo, ha deciso di consigliare le app da scaricare prima di mettersi in volo:
Nonostante la crescita dell'AI, recensioni degli utenti e convenienza economica continuano a essere gli elementi che incidono maggiormente sulle decisioni di viaggioGuglielmo Sbano (Techpertutti.com)
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Giovedì 25 giugno il consiglio comunale di New York che ogni anno fissa i tetti agli aumenti degli affitti ha deciso di congelare i canoni di quasi un milione di appartamenti a canone regolato, realizzando la principale promessa elettorale del sindaco Zohran Mamdani. Il blocco vale sia per i contratti di un anno sia per quelli di due e si applica ai rinnovi a partire dal primo ottobre.
Il voto, atteso da settimane, è una vittoria politica per Mamdani, che alla guida della città è arrivato proprio impegnandosi a ridurre il costo della vita in una delle metropoli più care del mondo. "Freeze the rent", congelate gli affitti, era lo slogan ripetuto di continuo durante la campagna. Dopo il risultato il sindaco, eletto a novembre, ha parlato in un comunicato di "una vittoria storica per gli inquilini di New York".
A New York circa il 40 per cento degli appartamenti è a canone regolato, una forma di equo canone che riguarda quasi due milioni di persone. Si tratta di case private, ma la città stabilisce ogni anno di quanto al massimo i proprietari possono aumentare l'affitto al rinnovo del contratto. A decidere è il Rent Guidelines Board, un organismo di nove membri nominati dal sindaco: due in rappresentanza dei proprietari, due degli inquilini e cinque cosiddetti membri "pubblici", tra cui chi lo presiede.
Mamdani aveva annunciato già in campagna che avrebbe nominato solo persone convinte che "i proprietari se la cavano benissimo", così da assicurarsi il blocco. Una volta insediato ha nominato la maggioranza dei membri del consiglio, compresa la presidente Chantella Mitchell e quattro dei cinque membri pubblici.
Il via libera è arrivato con sette voti a favore e uno solo contrario, ed è la prima volta che il congelamento riguarda insieme i contratti annuali e quelli biennali. L'unico voto contrario è stato quello di Arpit Gupta, membro pubblico nominato nel 2022, che aveva proposto di limitare il blocco ai soli edifici lasciati deteriorare dai proprietari, permettendo aumenti altrove. A sorpresa ha votato a favore Maksim Wynn, uno dei rappresentanti dei proprietari nominato da Mamdani, secondo cui i problemi dei padroni di casa vanno risolti con strumenti che spettano alla città e allo Stato di New York, non con gli aumenti dei canoni.
La mattina del voto una delle due rappresentanti dei proprietari, Christina Smyth, si è dimessa per protesta, sostenendo in una lettera che l'esito era già deciso e che il consiglio aveva "smesso di essere un organo che accerta i fatti". La presidente Mitchell ha risposto con un comunicato pubblico in cui ha rivendicato "l'indipendenza con cui i membri di quest'anno hanno lavorato".
Il mondo immobiliare ha contestato con forza la decisione. James Whelan, presidente del Real Estate Board of New York, un'influente associazione di categoria, ha detto che il voto "è popolare ma peggiorerà la crisi abitativa" e ha accusato il consiglio di ignorare i propri stessi dati. I proprietari sostengono che senza aumenti non riusciranno a coprire i costi di manutenzione e riparazione degli edifici. Contro la delibera è atteso un ricorso in tribunale.
Chi vive negli appartamenti a canone regolato è più spesso nero o latino, più povero e più anziano rispetto a chi affitta sul mercato libero. Secondo un'analisi dell'organizzazione contro la povertà Robin Hood e della Columbia University, circa 140.000 persone che oggi abitano in queste case finirebbero sotto la soglia di povertà se dovessero pagare gli affitti di mercato. Tra il 2014 e il 2023 il canone mediano di un appartamento regolato è passato, al netto dell'inflazione, da 1.485 a 1.500 dollari, mentre quello di mercato è salito da 1.856 a 2.000 dollari.
I proprietari, dal canto loro, segnalano difficoltà crescenti. Un'indagine della Community Preservation Corporation, un istituto di credito senza scopo di lucro, ha rilevato che nel 2024 quasi un terzo dei suoi clienti non guadagnava abbastanza dagli edifici a canone regolato per pagare il mutuo, quasi il triplo rispetto al 2022. A pesare sono l'inflazione, l'aumento dei costi assicurativi e una serie di leggi a favore degli inquilini approvate dallo Stato di New York nel 2019, che hanno tolto ai padroni di casa diversi modi per alzare i canoni.
Il consiglio aveva già congelato gli affitti in passato, sotto l'ex sindaco Bill de Blasio: nel 2015, per la prima volta nei suoi 46 anni di storia, e poi nel 2016, nel 2020 e nella prima metà del 2021. In quei casi, però, i proprietari potevano comunque aumentare i canoni quando un inquilino lasciava l'appartamento, una possibilità eliminata proprio dalle leggi del 2019. Sotto il predecessore di Mamdani, Eric Adams, gli affitti regolati erano invece cresciuti complessivamente del 12 per cento in quattro anni.
La decisione arriva in una città dove gli affitti del mercato libero continuano a salire: ad aprile il canone mediano di un appartamento a Manhattan ha superato per la prima volta i 5.000 dollari al mese, mentre il tasso di sfitti è sceso intorno all'1,5 per cento, un livello così basso che la città lo definisce un'emergenza. Il blocco rafforza anche il momento politico di Mamdani: due giorni prima del voto tre candidati al Congresso da lui sostenuti avevano vinto le primarie democratiche, battendo due deputati uscenti.
Resta aperto il nodo di chi un affitto, anche calmierato, fatica comunque a pagarlo. Un'analisi di Politico ha mostrato che a New York gli incassi degli affitti nell'edilizia popolare e sociale sono in calo, senza che se ne capisca con chiarezza il motivo: per chi guadagna poco una spesa medica imprevista o un funerale bastano a far saltare i conti, anche quando il canone in sé sarebbe sostenibile.
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Le presunta intese tra Donald Trump e Vladimir Putin di cui i funzionari russi parlano da mesi non sono mai esistite. Lo ha dichiarato il Segretario di Stato americano Marco Rubio, smentendo categoricamente la versione su cui il Cremlino ha costruito gran parte del suo racconto sul vertice in Alaska.
L'incontro di Anchorage, nell'agosto dello scorso anno, fu il primo faccia a faccia tra il presidente russo Vladimir Putin e quello americano Donald Trump dall'inizio della guerra in Ucraina e la rielezione del secondo. Ma, secondo Rubio, in quell'occasione non venne chiuso alcun patto. "In Alaska non c'era alcun accordo. C'era solo una proposta, ma nessun accordo è stato raggiunto", ha affermato. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, restano pronti a svolgere un ruolo costruttivo nella ricerca di una soluzione al conflitto, se verrà loro richiesto. È su questo, ha detto, che Trump lavora da un anno e mezzo.
I funzionari russi non hanno mai chiarito quali fossero, concretamente, le presunte intese raggiunte in Alaska. Eppure, negli ultimi mesi, hanno evocato più volte un presunto "spirito di Anchorage", presentandolo come la base politica di un possibile accordo con Washington.
Secondo Bloomberg, Putin dava per scontato che Trump avesse accettato la cessione completa del Donbass da parte dell'Ucraina, inclusa l'intera regione di Donetsk, che l'esercito russo non controlla integralmente. Le stime indipendenti più recenti attribuiscono a Mosca tra il 75% e l'85% del territorio regionale.
Fonti del Washington Post raccontano invece che ad Anchorage Putin pretendeva il controllo di tutte e quattro le regioni ucraine annesse unilateralmente dal Cremlino nel 2022. Solo in seguito avrebbe ammorbidito la posizione, dicendosi disposto a rinunciare ad alcune parti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson.
A dicembre 2025, durante il tradizionale incontro annuale con i miliardari russi, Putin avrebbe detto di essere pronto a uno "scambio di territori", a condizione però di ottenere l'intero Donbass. Lo riferiscono fonti di Kommersant, secondo cui il presidente russo si sarebbe lamentato del fatto che gli americani avessero abbandonato le intese raggiunte sotto la pressione degli europei.
Questa settimana, però, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha insinuato che il vertice di Anchorage fosse stato, in realtà, una mossa tattica per guadagnare tempo e armare meglio Kyiv. "Non voglio nemmeno sospettare che l'Alaska, come le altre iniziative europee, sia stata pensata per prendere tempo e riarmare il regime di Kyiv, non voglio nemmeno pensarci. Ma di fatto è andata come è andata", ha dichiarato.
Lavrov ha aggiunto che a questo punto Mosca non considera più gli Stati Uniti un "mediatore obiettivo" tra le due parti e ritiene di essere sottoposta a una pressione crescente attraverso le sanzioni.
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Emilio Robotti, 61 anni, regge alcune tra le cariche di maggior impatto critico della giunta guidata da Silvia Salis: Mobilità sostenibile, Trasporto pubblico, Lavoro e Rapporti sindacali, Servizi civici e Diritto di cittadinanza. Come si legge sul suo curriculum, è un avvocato con esperienza in vari ambiti: dal diritto dell’area sanitaria a quello legato alle nuove tecnologie e all’informatica giuridica, passando per il diritto del lavoro, dei diritti umani e internazionale. Alle ultime elezioni comunali del maggio 2025 si era presentato con la lista Alleanza Verdi e Sinistra ed era risultato primo dei non eletti.
Tra le numerose gatte da pelare che si ritrova da assessore, prima tra tutte quella della crisi sempre più complessa dell’Azienda Mobilità e Trasporti (AMT), c’è anche un paradosso che riguarda la paralisi del traffico in Valbisagno e in Valpolcevera. Un paradosso, sì, perché mentre in Valbisagno si ragiona da tempi remoti su quali soluzioni adottare per accelerare almeno il trasporto pubblico, passando dal tram al filobus, da Skymetro alla funivia, in Valpolcevera il problema sembrava risolto per sempre da almeno una decina d’anni e invece ora è persino peggio di prima. Robotti però è pronto a giurare che entro la fine dell’anno i miglioramenti ci saranno, anche sulla base delle indicazioni dei comitati che da un paio d’anni si battono per il ripristino della viabilità entro i termini della ragione.
I comitati, come anticipato da L’Unica nell’edizione della settimana scorsa, hanno costituito un coordinamento che si è presentato ufficialmente nei giorni scorsi al presidente del Municipio V, Michele Versace. Il coordinamento, che ha anche aperto una pagina Facebook, il prossimo 3 luglio incontrerà proprio l’assessore Robotti con l’obiettivo di concordare una modalità di confronto con l’amministrazione comunale per affrontare e preferibilmente risolvere insieme le varie questioni.
Assessore, secondo quanto riferiscono alcuni media, il Comune l’inverno scorso aveva avviato il rilevamento dei flussi di traffico nella strada di sponda destra del Polcevera: i dati ora sono disponibili?
«In realtà abbiamo fatto rilevazioni dei passaggi per la regolazione – poi effettuata – di un impianto semaforico interessato dal percorso della ciclovia Superlavalle. Per la rilevazione dei flussi era stata richiesta un’offerta a soggetti esterni all’amministrazione, ma al momento l’affidamento non c’è ancora stato. Con i cantieri in corso non era possibile».
La pista ciclabile è ritenuta la prima responsabile dei rallentamenti. È così anche secondo lei?
«Sicuramente non è la prima responsabile, ammesso che lo sia. In primo luogo, questa percezione è nata nel momento in cui è partito il cantiere per la ciclovia. Che, come ogni cantiere, ovviamente provoca disagi anche alla circolazione fino al completamento delle opere. È vero però che la ciclovia, ereditata dall’amministrazione precedente e parte dei progetti PNRR da completare entro il prossimo 30 giugno, forse era un progetto migliore in origine, ma una serie di modifiche successive ne hanno ridotto molto la fruibilità. Su alcuni errori della precedente amministrazione stiamo rimediando, quando possibile. Le modifiche al progetto apportate negli anni scorsi erano ad esempio causate da due rotonde, originariamente non previste, che risultano realizzate con conseguenze negative persino sulla stessa ciclovia. Ma il primo problema del rallentamento della circolazione in Valpolcevera è sicuramente il traffico di mezzi pesanti che si somma a quello privato, insieme alle decine di cantieri presenti, anche per opere strategiche di interesse nazionale oltre che per la messa in sicurezza idrogeologica della vallata; cantieri che a loro volta generano un flusso importante di mezzi pesanti».
D’accordo, ma allora perché aggiungere le rotonde?
«Sono state autorizzate dall’amministrazione che ci ha preceduto, per permettere l’accesso a un nuovo supermercato non solo alle auto dei clienti, ma soprattutto ai camion: sia per l’approvvigionamento del mercato, sia per i lavori di costruzione del nuovo centro logistico (e in futuro per il funzionamento del centro logistico). Le rotonde e i restringimenti (senza peraltro riduzione del numero delle corsie) in sé possono provocare un rallentamento e però avere un ritorno positivo in termini di sicurezza. Il livello di incidentalità – secondo i dati della polizia locale – è calato significativamente rispetto agli anni precedenti, mantenendo però la fluidità della circolazione. È invece il traffico pesante nelle rotatorie a creare una serie di problemi che stiamo affrontando. In tutto questo, l’impossibilità momentanea di ripristinare la viabilità di sponda precedente al crollo del ponte Morandi [a senso unico lungo entrambe le sponde, ndr] aggrava la situazione. Così come ogni evento negativo che si ripercuote con effetto domino sulla circolazione in tutta la Valpolcevera: incidenti in città o più spesso ancora in autostrada, chiusura del terminal container per allerta vento e successiva riapertura».
La pista ciclabile deve essere conclusa in tutto il suo sviluppo da Fiumara a Pontedecimo entro quanto tempo?
«A parte il termine, ormai vicinissimo, del prossimo 30 giugno non ci sono termini per il completamento verso Fiumara, perché non ci sono i finanziamenti. Ovviamente la nostra intenzione è di proseguire fino al completamento dell’opera, recuperando le risorse che per il momento non ci sono, perché in caso contrario la ciclovia Superlavalle, così come è ora, non ha molto senso. Il progetto avrebbe dovuto prevedere un cronoprogramma completo, ma così non è stato: l’amministrazione precedente aveva deciso di realizzare un tratto a sé stante, come del resto è accaduto in altre parti della città. Una parte del futuro tracciato, a quanto ho constatato, dovrebbe essere sulla sede di una linea ferroviaria dismessa, senza interferenze quindi con la viabilità stradale e in assoluta sicurezza per i ciclisti. La soluzione è interessante, tuttavia il terreno è di proprietà di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) e abbiamo scoperto che il percorso per acquisirlo non è mai stato avviato. Quindi dovremo fare anche questo».
Di recente, lei ha incontrato una rappresentanza dei comitati che le ha segnalato una serie di criticità che rallentano il traffico con ripercussioni in tutta la valle. Il Comune è disponibile ad apportare modifiche sul tracciato in base anche alle indicazioni dei comitati?
«Come amministrazione siamo sempre disponibili ad ascoltare cittadini, associazioni e comitati, a valutare e accogliere, se è possibile e se risponde agli interessi generali, i suggerimenti che da loro riceviamo. Nel caso della Valpolcevera, e non solo per la ciclovia, in un anno ho partecipato personalmente a numerosi – tanti che ne ho perso il conto – sopralluoghi, incontri, commissioni municipali, assemblee e cabine di regia dove erano presenti anche i comitati. Oltre a quelli dei dirigenti e dei tecnici. Alcune delle modifiche che abbiamo adottato con successo in Valpolcevera (in prossimità di Trasta e del ponte per esempio) sono state in accoglimento di suggerimenti ricevuti o soluzioni trovate dai nostri tecnici nel corso di sopralluoghi congiunti. Recentemente abbiamo incontrato alcuni esponenti di comitati della Valpolcevera, abbiamo risposto alle loro domande e offerto disponibilità, apprezzata, a incontri periodici di aggiornamento con loro e il Municipio V».
Quando sarà ripristinato il senso unico nelle due strade di sponda del Polcevera?
«Per me anche ieri! In questo caso siamo legati al cantiere gestito da IRE (ex sviluppo Genova). La conclusione dei lavori era prevista a fine 2025, poi il termine è slittato al dicembre prossimo, però sembra che – secondo quanto ci assicura IRE – i lavori si possano ultimare subito dopo l’estate. Incrociamo le dita. In ogni caso, abbiamo già dato tutte le indicazioni per il ripristino della viabilità di sponda, che prevediamo avrà conseguenze positive anche per Cornigliano e la rotonda di via Massena. A metà giugno è stata aperta una parte della sopraelevata portuale, con benefici per il traffico pesante da e verso il porto, completando la nuova viabilità per il traffico dei veicoli diretti all’imbarco dei traghetti che compensa la chiusura del varco Etiopia. Questo fa parte del necessario lavoro congiunto con Autorità Portuale per migliorare la viabilità che è fondamentale per la città e per il porto stesso».
È prevista l’apertura di altri cantieri che potrebbero pesare sulla viabilità in Valpolcevera?
«Nuovi di grande impatto, per fortuna no; sono più che sufficienti quelli che ci sono ora. In realtà, un cantiere può avere fasi successive più o meno impattanti. Ad esempio, i lavori per il ponte ferroviario sul Polcevera richiedono operazioni di enorme complessità e stiamo lavorando per diminuire al massimo le ripercussioni sulla circolazione e i disagi per la cittadinanza. Contiamo comunque di riuscire nei prossimi mesi, verso fine anno, a migliorare la situazione generale in tutta la Valpolcevera con il ripristino della viabilità di sponda e altri piccoli e grandi interventi di regolazione del traffico».
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L'assessore Robotti ribadisce: "Non ci sono basi per dire che è colpa della ciclabile". Obbligo di svolta a destra su via Semini dal ponte della ForestaleFabio Canessa (Genova24.it)
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Il 13 aprile 2026 cinquantacinque bambine e bambini hanno varcato per la prima volta la soglia della loro nuova scuola. Fino a quel giorno, per studiare, percorrevano fino a cinque chilometri in un territorio segnato dagli insediamenti illegali israeliani e da una violenza che non risparmia nemmeno i percorsi quotidiani verso un’aula. Khallet Taha è un piccolo villaggio nel sud della Cisgiordania, vicino alla città di Dura, nel governatorato di Hebron, Palestina. Oggi ospita un edificio semplice ma completo: quattro aule scolastiche, uno spazio per l’infanzia, laboratori di informatica e scienze, servizi igienici, un cortile. Si chiama scuola Juzoor (“radici”, in arabo) ed è il risultato di un’iniziativa nata con il sostegno della città di Bra.
A seguire il filo che unisce il Roero alla Cisgiordania è Luigi Bisceglia, bresciano di origine, che da 15 anni vive a Gerusalemme. Lavora per il VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), per il quale è coordinatore regionale per il Medio Oriente, e insegna economia aziendale e metodologia della ricerca all’università locale. È lui ad aver accompagnato, nel giugno del 2022, il gemellaggio tra il Comune di Bra e il Comune di Betlemme. «Vivendo qui e avendo ottimi rapporti con la comunità braidese, per me era la cosa più normale del mondo dare una mano ai due comuni», ha raccontato.
L’incontro con gli studenti
Dopo l’eccidio del 7 ottobre 2023, quella rete di relazioni è diventata il canale attraverso cui una comunità ha trasformato la preoccupazione in azione concreta. Bisceglia ha cominciato a tenere incontri online per spiegare la situazione, finché non è stato invitato fisicamente a Bra. Nell’ottobre del 2024, il coordinatore del VIS ha così incontrato in due giorni 600 studenti degli ultimi anni di tutte le scuole della città, insieme alla giornalista e scrittrice Paola Caridi. La Consulta Giovanile di Bra ha preso parte attiva al dibattito, ragionando sul significato della pace. «Sul palco coinvolgevamo i ragazzi direttamente», ha ricordato Bisceglia a L’Unica.
L’idea della scuola, però, è arrivata da dove meno ci si aspettava: dai bambini di una scuola dell’infanzia di Bra. «Come facevi a dire di no?», ha commentato Bisceglia. Il messaggio che il progetto voleva lanciare era chiaro: «Costruire una scuola non è solo ricostruire ciò che è stato distrutto, ma è anche ricostruire la speranza. Volevamo dire ai bambini e ai ragazzi palestinesi che noi in Italia pensavamo a loro, che eravamo pronti a fare un gesto concreto».
La raccolta di fondi
Il gesto concreto ha richiesto mesi di raccolta fondi e una mobilitazione che ha coinvolto l’intera provincia. Il Comune di Bra ha votato all’unanimità in Consiglio comunale uno stanziamento di 10 mila euro dall’avanzo di bilancio 2024. Il Credito Cooperativo di Cherasco ha contribuito con 5 mila euro. Altre associazioni si sono aggiunte con cifre tra i 2 mila e i 5 mila euro. Ma la parte più significativa della raccolta – oltre cinquecento donatori – è arrivata sotto forma di contributi tra i 10 e i 50 euro. «Famiglie, individui, bambini hanno creduto fortemente in questa scuola», ha detto Bisceglia. E così in breve tempo si è arrivati a raccogliere 70 mila euro, importo minimo per cominciare i lavori.
Il terreno su cui sorge l’edificio è stato donato gratuitamente dalle famiglie della comunità di Khallet Taha, che hanno finanziato anche i lavori di sbancamento e il muro di contenimento. «È un legame bellissimo tra due comunità che supportano i loro bambini», ha osservato il coordinatore. I lavori sono partiti il 26 novembre 2025 e la prima fase si è conclusa il 31 gennaio 2026. Poi, il 28 febbraio, lo scoppio del conflitto tra Israele e Iran ha costretto alla chiusura di tutte le scuole della Cisgiordania. Solo il 12 aprile è stato possibile riaprire, e il giorno successivo si è tenuta l’inaugurazione.Il cantiere della scuola
Nel frattempo, la comunità locale non si è fermata. Le famiglie di Khallet Taha, soddisfatte del risultato, hanno acquistato di tasca propria i climatizzatori e le telecamere di sicurezza dell’edificio. Questo risparmio inatteso ha permesso di destinare fondi aggiuntivi alla costruzione del parco giochi, la cui realizzazione è prevista entro luglio. «La collaborazione continua», ha sottolineato Bisceglia. «Non è un nostro progetto: è loro, e noi ci siamo messi al servizio di tutto questo».I bambini e le bambine a scuola
Le tensioni locali
Il contesto in cui la scuola nasce è tutt’altro che stabile. L’Autorità Palestinese (AP) attraversa una crisi economica e finanziaria senza precedenti: i fondi trattenuti da Israele – circa ottanta milioni di dollari al mese di IVA e dazi doganali che Israele è tenuto a versare all’AP in base al Protocollo di Parigi allegato agli Accordi di Oslo – sono congelati dal maggio del 2025. Il risultato è che gli insegnanti della Cisgiordania vengono pagati al cinquanta per cento una volta ogni due mesi, e i bambini vanno a scuola due o tre giorni alla settimana. «Per la prima volta in quindici anni ho incontrato bambini di otto anni che non sapevano leggere e scrivere», ha detto Bisceglia. «Garantire anche solo quei due o tre giorni è fondamentale».
Inoltre, dalla scuola di Khallet Taha si vedono, in posizione sopraelevata, due insediamenti illegali israeliani. «Strategicamente gli insediamenti sono costruiti in Cisgiordania per erodere porzioni di territorio e separare le città palestinesi l’una dall’altra», ha aggiunto il coordinatore. «Chiunque arrivi con i propri occhi lo vede. E non è avere un sentimento contro qualcuno: è rendersi conto di quello che accade nella realtà». Nonostante questo, la scuola sorge in un’area controllata dall’AP (le cosiddette aree A e B, istituite dagli Accordi di Oslo) e pertanto non può essere demolita dall’esercito israeliano, come invece potrebbe succedere se sorgesse sull’area C, quella parte di Cisgiordania amministrata dalle autorità di Israele e che rappresenta il 59 per cento del territorio occupato palestinese.
Nonostante tutto, la Rete Cuneese per la Palestina e il VIS guardano già oltre. «A maggior ragione è proprio adesso che non si abbandonano le persone, in particolare i bambini», ha detto Bisceglia. Il prossimo obiettivo è la scuola Aisha Khalil, nel distretto di Yatta, dove il piano terra è già stato realizzato con fondi della cooperazione italiana: mancano ancora le aule per 70 o 80 bambini (la raccolta fondi è appena partita ed è già possibile contribuire a questo link).
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Gli insediamenti dal 1967 a oggi Subito dopo l’occupazione della Cisgiordania, di Gaza e dei 72 Km² di Gerusalemme Est da parte di Israele nel giugno del 1967, un buon numero di civili israeliani, sostenuti dal governo e protetti dalle forze di sicur…admin (Ambasciata Palestinese)
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Questa è la rassegna stampa di venerdì 26 giugno 2026
Con una decisione 6-3, la Corte Suprema ha aperto la strada all'Amministrazione Trump per cancellare il Temporary Protected Status (TPS) di centinaia di migliaia di immigrati haitiani e siriani che vivono negli Stati Uniti da anni, esponendoli a possibili espulsioni. I tre giudici progressisti hanno espresso un duro dissenso, contestando il ruolo delle considerazioni razziali nella mossa dell'esecutivo. La sentenza chiarisce anche cosa attende concretamente i titolari del beneficio nei prossimi mesi.
Fonti: BBC News, The Wall Street Journal, The New York Times
Nello stesso giorno, la Corte Suprema ha bocciato una legge delle Hawaii che limitava il porto d'armi nelle proprietà private, restringendo il margine di manovra degli altri Stati che vogliono regolare le armi da fuoco. I giudici hanno inoltre dato ragione a Bayer in una controversia chiave sui contenziosi legati al diserbante Roundup. Le decisioni, tutte 6-3, segnano la volata finale della Corte verso la pausa estiva.
Fonti: The Wall Street Journal, Axios, The Wall Street Journal
Il Rent Guidelines Board di New York ha approvato con un voto di 7-1 il congelamento biennale degli affitti per circa un milione di appartamenti a canone regolato, una delle promesse centrali della campagna del sindaco Zohran Mamdani. La misura, che entrerà in vigore a ottobre, riguarda gli edifici costruiti prima del 1974 e quelli con determinate agevolazioni fiscali. È un primo risultato concreto a pochi mesi dall'inizio del mandato.
Fonti: The New York Times, The Hill, The Wall Street Journal
Dopo un incontro alla Casa Bianca con lo speaker Mike Johnson, il presidente Trump ha esortato pubblicamente i deputati repubblicani a non far più cadere i voti procedurali, una tattica con cui un gruppo di conservatori ha paralizzato l'attività della Camera per spingere sul SAVE America Act in materia elettorale. Johnson ha intanto trasmesso alla Casa Bianca il disegno di legge bipartisan sulla casa, segnale di fiducia sul suo via libera dopo che Trump aveva inizialmente rifiutato di firmarlo.
Fonti: Axios, The Hill, Bloomberg
Le parole dure del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh sull'inflazione hanno rassicurato gli investitori e, insieme al calo del petrolio, hanno fatto scendere le attese di lungo periodo sui prezzi. Le prospettive sui tassi si sono spostate in direzione restrittiva, con alcuni analisti che ipotizzano persino un rialzo mentre l'inflazione PCE tocca il massimo da tre anni. Intanto le borse asiatiche sono scese bruscamente per i timori sulla domanda legata all'intelligenza artificiale.
Fonti: Financial Times, Financial Times, Financial Times
Una nave cargo è stata colpita da un proiettile non identificato nello Stretto di Hormuz, in un attacco attribuito all'Iran che ha spinto diverse superpetroliere a tornare indietro lungo la cruciale via di transito energetico. L'episodio mina i tentativi di ripristinare il traffico marittimo e complica gli sforzi di Washington per arrivare a un accordo di pace con Teheran. La tensione si riflette anche sul prezzo del greggio e sulle pressioni inflazionistiche globali.
Fonti: The New York Times, Semafor, Bloomberg
Un giudice federale di Washington ha ordinato al Dipartimento di Giustizia di pubblicare ulteriori documenti non oscurati sul caso Jeffrey Epstein, o di spiegare entro il 2 luglio perché non può farlo. L'ingiunzione nasce dalla causa della giornalista e analista legale Katie Phang, che accusa il Dipartimento di aver oscurato in modo improprio nomi e materiali, comprese alcune email e riferimenti al presidente Trump, che ha sempre negato ogni illecito. Il Dipartimento ha già diffuso 3,5 milioni di pagine in base all'Epstein Act.
L'amministratore delegato di Apple Tim Cook ha annunciato aumenti di prezzo fino a circa il 20% su Mac e iPad, spiegando che l'azienda non può più proteggere i clienti dai rincari legati alla carenza globale di chip di memoria. Sul fronte opposto della filiera, le azioni del produttore di memorie Micron sono balzate dopo risultati superiori alle attese, trainati dalla domanda legata all'intelligenza artificiale, scuotendo l'intero comparto tecnologico di Wall Street.
Fonti: Semafor, BBC News, Financial Times
Una proposta di tassa sui miliardari arriverà davanti agli elettori della California a novembre, aprendo un confronto ad alta tensione all'interno del Partito democratico dopo il fallimento dei tentativi di compromesso. I più ricchi stanno reagendo con due iniziative referendarie che potrebbero annullare la misura. La battaglia riflette una tensione più ampia della politica americana alle prese con le forti disuguaglianze.
Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal
Il senatore Bernie Sanders ha diffuso una serie di email del Dipartimento della Salute che sembrano mostrare il segretario Robert F. Kennedy Jr. esercitare pressioni sui Centri per il controllo delle malattie (CDC) riguardo alla comunicazione sui vaccini. I messaggi indicherebbero che Kennedy ha indirizzato il comitato consultivo del CDC a limitare l'accesso ai vaccini. La pubblicazione alimenta lo scontro politico sull'orientamento della sanità pubblica americana.
Fonti: The Hill
Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.
Apple said it had "never seen a component price increase this much, this quickly".Laura Cress (BBC News)
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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.
Buon venerdì,
oggi vedremo il nuovo chip AI firmato Broadcom + OpenAI. Poi parleremo del Pax Silica, l'accordo appena firmato che non consentirà alla Cina di esportare chip nell'Unione Europea; vedremo le accuse di Anthropic contro Alibaba, e tanto altro ancora. Buona lettura!
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Con il commento di Amir Ati.
Intro + Prima notizia - Ep. 351 - Venerdì 26 giugno
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Confrontiamo tutto: l'operatore, la luce, l'assicurazione. La banca quasi mai, e in media ci restiamo quindici anni (dati Fineco).
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Intelligenza Artificiale
Jalapeño è il primo chip custom sviluppato da OpenAI e Broadcom. La collaborazione è partita 18 mesi fa ed è diventata pubblica in ottobre. Il chip, sviluppato in nove mesi, sarà usato da OpenAI per l'inferenza, cioè per servire i modelli agli utenti di ChatGPT. Le due aziende lo descrivono come il primo componente di una piattaforma hardware più grande. La produzione su larga scala è prevista per il 2027, la piena operatività a metà 2028.
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Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]
Politica
La Commissione Europea ha firmato la dichiarazione Pax Silica. È un'iniziativa guidata dagli Stati Uniti per escludere la Cina dalle catene di fornitura di chip per l'AI. Il documento è non vincolante e senza misure operative concrete. Il via libera interno è arrivato dopo che Washington ha escluso l'ipotesi di limitare le esportazioni di chip AI verso i paesi dell'Europa centro-orientale, opzione valutata nel 2025. Oltre alla firma collettiva UE, alcuni stati membri hanno aderito anche bilateralmente: Paesi Bassi martedì, Finlandia e Svezia in precedenza. Il governo USA indica che anche Germania e Grecia avrebbero firmato martedì.
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Fonte: Euractiv
Alternativa in italiano: non pervenuta
INTERVISTIAMO LO SPONSOR
Perché gli italiani non cambiano banca?
"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."
Intelligenza Artificiale
Anthropic ha scritto al Senato americano accusando Alibaba di aver condotto il più grande attacco di distillazione mai registrato contro i suoi modelli. Tra il 22 aprile e il 5 giugno, operatori affiliati ad Alibaba avrebbero eseguito 28,8 milioni di scambi con circa 25.000 account fraudolenti. La distillazione consiste nell'addestrare un modello più piccolo sugli output di uno più potente, sottraendone le capacità. La lettera di Anthropic, datata 10 giugno e ottenuta da CNBC, è indirizzata a due senatori americani. Già a febbraio Anthropic aveva segnalato campagne simili attribuite a DeepSeek, Moonshot e MiniMax.
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Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]
Spazio
Il rover Perseverance ha trovato carbonio macromolecolare nelle rocce di Bright Angel, un affioramento lungo il letto prosciugato di Neretva Vallis, un fiume che miliardi di anni fa trasportava acqua fino al cratere Jezero. Le stesse rocce avevano già attirato l'attenzione nel 2024 per strutture di superficie simili a quelle lasciate da microbi fossili sulla Terra. Il carbonio macromolecolare può originare da organismi viventi, ma anche da processi geologici o da meteoriti: non è dunque una prova completa di vita passata. Per stabilire l'origine servirà un'analisi in laboratorio terrestre. Il problema è che la missione NASA di rientro dei campioni marziani è stata di fatto cancellata ed è attesa per gli anni 2030, mentre la Cina punta a portare campioni sulla Terra nel 2031.
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Fonte: the Guardian
Alternativa in italiano: [solo per supporter]
Scienza
Il 24 giugno è stato lanciato un fondo da 500 milioni di dollari chiamato Intercept, volto a eliminare raffreddore, influenza e altri virus respiratori. Tra i finanziatori ci sono Stripe e Anthropic. L'obiettivo dichiarato è quello di portare almeno due trattamenti attraverso le prime due fasi di sperimentazione clinica, con un costo stimato tra 20 e 30 milioni di dollari a farmaco, lasciando poi alle case farmaceutiche il compito di completare il percorso verso il mercato. Il fondo vuole sostenere anche tecnologie già esistenti come sistemi di filtraggio dell'aria e luci UV. I responsabili ammettono che 500 milioni non bastano a coprire l'intero percorso.
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Fonte: TIME
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In lingua inglese.
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Lo sponsor della settimana
Vivo e lavoro nel mondo tech & finance e un po' mi imbarazza far parte di coloro che non hanno mai cambiato banca in quindici anni — eppure sì, me ne lamento anch'io.
Poi sono un grande fan degli ecosistemi di banking disegnati e sviluppati con attenzione meticolosa al dettaglio, e in Fineco ho visto un livello di cura non da poco. Tutte le loro piattaforme sono state sviluppate ad hoc (non si appoggiano a fornitori esterni) e nascono con l'idea di avere una experience eccellente per l'utente finale.
Sarà che sono UX Designer, ma per me vale tanto. Poi hanno una cosa che molte banche che vivono solo online non hanno, cioè una presenza reale di professionisti umani che ti seguono.
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youtube.com/embed/S67z2aekBrI?…
Un'interessante esperimento chiamato "Growbot" in cui si cerca di capire come l'IA cresce e sperimenta all'interno di un corpo.
Vedi video su youtube.com (eng - 27:24)
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SPONSOR VELOCe
Questo è un esempio di sponsor veloce: max 300 caratteri per raccontare la tua magnifica realtà.
Vuoi apparire tra gli sponsor in fondo? I prezzi partono da 40€, dai un'occhiata!
Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.
Oggi, lunedì 11 maggio, Morning Tech apre le sponsorizzazioni della newsletter! Come funziona? Non vogliamo che il tuo spazio sulla nostra newsletter sia un mero box da "skippare"; preferiamo raccontare la tua idea e gli esseri umani che ci lavora…Amir Ati (Morning Tech)
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Il 24 giugno è stato lanciato un fondo da 500 milioni di dollari chiamato Intercept, volto a eliminare raffreddore, influenza e altri virus respiratori. Tra i finanziatori ci sono Stripe e Anthropic. L'obiettivo dichiarato è quello di portare almeno due trattamenti attraverso le prime due fasi di sperimentazione clinica, con un costo stimato tra 20 e 30 milioni di dollari a farmaco, lasciando poi alle case farmaceutiche il compito di completare il percorso verso il mercato. Il fondo vuole sostenere anche tecnologie già esistenti come sistemi di filtraggio dell'aria e luci UV. I responsabili ammettono che 500 milioni non bastano a coprire l'intero percorso.
Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):
A New $500 Million Fund Is Trying to Eliminate the Common Cold
The project, called Intercept, aims to financially back the development of treatments that protect against respiratory infections of all kinds, plus technology to clean air.TIMEVeronique Greenwood
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Jalapeño è il primo chip custom sviluppato da OpenAI e Broadcom. La collaborazione è partita 18 mesi fa ed è diventata pubblica in ottobre. Il chip, sviluppato in nove mesi, sarà usato da OpenAI per l'inferenza, cioè per servire i modelli agli utenti di ChatGPT. Le due aziende lo descrivono come il primo componente di una piattaforma hardware più grande. La produzione su larga scala è prevista per il 2027, la piena operatività a metà 2028.
Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):
OpenAI and Broadcom reveal Jalapeno, first AI chip in partnership
Eight months after announcing a custom chip deal, OpenAI and Broadcom are revealing their first joint project: Jalapeño.CNBCKif Leswing
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Il rover Perseverance ha trovato carbonio macromolecolare nelle rocce di Bright Angel, un affioramento lungo il letto prosciugato di Neretva Vallis, un fiume che miliardi di anni fa trasportava acqua fino al cratere Jezero. Le stesse rocce avevano già attirato l'attenzione nel 2024 per strutture di superficie simili a quelle lasciate da microbi fossili sulla Terra. Il carbonio macromolecolare può originare da organismi viventi, ma anche da processi geologici o da meteoriti: non è dunque una prova completa di vita passata. Per stabilire l'origine servirà un'analisi in laboratorio terrestre. Il problema è che la missione NASA di rientro dei campioni marziani è stata di fatto cancellata a gennaio: una versione rivista è attesa per gli anni 2030, mentre la Cina punta a portare campioni sulla Terra nel 2031.
Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):
Nasa rover detects potential signatures of ancient microbial life on Mars | Mars | The Guardian
Perseverance identifies organic carbon molecules in rocks on riverbed that carried water billions of years agothe Guardian
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Anthropic ha scritto al Senato americano accusando Alibaba di aver condotto il più grande attacco di distillazione mai registrato contro i suoi modelli. Tra il 22 aprile e il 5 giugno, operatori affiliati ad Alibaba avrebbero eseguito 28,8 milioni di scambi con circa 25.000 account fraudolenti. La distillazione consiste nell'addestrare un modello più piccolo sugli output di uno più potente, sottraendone le capacità. La lettera di Anthropic, datata 10 giugno e ottenuta da CNBC, è indirizzata a due senatori americani. Già a febbraio Anthropic aveva segnalato campagne simili attribuite a DeepSeek, Moonshot e MiniMax.
Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):
Anthropic accuses Alibaba of campaign to extract AI capabilities
The letter, which was obtained by CNBC, claims Alibaba carried out "the largest known distillation attack on Anthropic to date."CNBCAshley Capoot
Alternativa in italiano:
Anthropic vs Alibaba: account falsi per copiare le capacità di Claude
Anthropic accusa Alibaba di aver usato account falsi per generare conversazioni con Claude e distillare le sue capacità.Punto Informatico
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