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La Corte Suprema dell'era Trump è la più ostile ai diritti civili dagli anni Cinquanta


Una ricerca commissionata dal Washington Post mostra che per la prima volta in 70 anni la maggioranza delle sentenze su donne e minoranze è sfavorevole. Mai così alta la polarizzazione tra giudici

La Corte Suprema degli Stati Uniti plasmata dalle tre nomine del presidente Donald Trump è la prima, almeno dagli anni Cinquanta, a respingere la maggioranza delle richieste di espansione dei diritti civili che riguardano donne e minoranze. Lo rivela un'analisi dettagliata condotta per il Washington Post da Lee Epstein e Andrew D. Martin della Washington University e da Michael J. Nelson della Penn State University, tre professori di scienze politiche che gestiscono il Supreme Court Database, il principale archivio di dati sulle decisioni della Corte.

Lo studio ha esaminato 270 sentenze emesse tra il 2020 e il 2024, i primi cinque mandati della maggioranza conservatrice composta da sei giudici su nove. Da quando i tre nominati da Trump, i giudici Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, siedono insieme in aula, la percentuale di casi vinti da chi chiedeva un ampliamento dei diritti civili è scesa al 44 per cento. In tutti i periodi precedenti, risalendo fino ai primi anni Cinquanta, la Corte si era pronunciata a favore dell'espansione dei diritti nella maggioranza dei casi. Il picco storico fu il 74 per cento raggiunto durante la presidenza del giudice capo Earl Warren, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando la Corte vietò la segregazione razziale nelle scuole con la sentenza Brown v. Board of Education e ampliò il diritto di voto.

L'inversione di tendenza interrompe una sequenza ininterrotta di corti che, una dopo l'altra, avevano esteso le tutele per i diritti civili fin dall'inizio di quell'epoca. Negli ultimi mandati molti dei casi arrivati davanti ai giudici hanno riguardato le tutele per le persone gay e transgender, e nella maggior parte la Corte ha deciso contro di loro. L'anno scorso i giudici hanno confermato il divieto del Tennessee sulle terapie per la transizione di genere per i minori e hanno permesso a genitori religiosi di ritirare i figli da lezioni scolastiche che utilizzavano libri con temi LGBTQ+. Nel 2023 hanno stabilito che il Primo Emendamento consentiva a una web designer di rifiutare lavori per matrimoni tra persone dello stesso sesso. In questo mandato la Corte ha anche bocciato una legge del Colorado che vietava le "terapie di conversione" per minori gay e transgender, mettendo in discussione leggi analoghe in quasi 30 Stati. Oltre alle questioni LGBTQ+, i giudici hanno eliminato le azioni positive nelle ammissioni universitarie.

L'analisi evidenzia risultati altrettanto netti in altri ambiti. Sui diritti religiosi, negli ultimi cinque mandati la Corte ha votato a favore di chi rivendicava libertà religiose nel 98 per cento dei casi, una percentuale senza precedenti in circa 75 anni. I giudici hanno stabilito che un allenatore di football poteva pregare sul campo dopo la partita, hanno consentito fondi pubblici per l'istruzione religiosa e hanno deciso che la città di Philadelphia non poteva escludere dai finanziamenti un'organizzazione cattolica che rifiutava di certificare coppie omosessuali come famiglie affidatarie. Sul versante opposto, la maggioranza conservatrice ha votato a favore della rimozione delle barriere al voto e delle restrizioni al finanziamento elettorale solo nel 7 per cento dei casi, il dato più basso dagli anni Cinquanta. I giudici liberal, per confronto, hanno votato a favore nell'87 per cento dei casi. La Corte ha inoltre indebolito il Voting Rights Act, la storica legge che vieta la discriminazione razziale nel voto.

L'altro dato che emerge con forza dallo studio è la polarizzazione senza precedenti tra i giudici. Il divario tra la quota di voti "liberal" espressi dai giudici nominati da presidenti democratici e quelli nominati da repubblicani ha raggiunto 48 punti percentuali, in crescita rispetto ai 35 punti del resto della presidenza del giudice capo John Roberts e sei volte superiore al divario dell'era Warren, quando giudici moderatamente liberal di entrambi i partiti sedevano fianco a fianco. "Non c'è più un centro", ha dichiarato al Washington Post la professoressa Epstein. "La polarizzazione nella società americana filtra nel Senato, filtra nella presidenza. È naturale che filtri nei tribunali".

Le ragioni di questa polarizzazione sono molteplici, secondo i ricercatori. La decisione dei repubblicani al Senato nel 2017 di eliminare l'ostruzionismo parlamentare per le nomine alla Corte Suprema ha reso più facile confermare giudici con posizioni ideologiche più marcate. E in un'epoca di paralisi legislativa a Washington, i presidenti scelgono candidati con orientamenti partitici affidabili perché la posta in gioco delle decisioni della Corte è più alta. "Il Congresso non produce molte leggi", ha spiegato Epstein al Washington Post. "I presidenti governano per decreto, ma quei decreti possono essere annullati appena arriva un successore. Se un presidente vuole politiche durature, le nomine giudiziarie durano molto più a lungo dei decreti esecutivi".

Complessivamente, dal 2020 la Corte ha emesso sentenze conservatrici nel 54 per cento dei casi, un livello eguagliato solo dalla Corte guidata dal giudice capo Warren Burger tra il 1969 e la metà degli anni Ottanta. La serie di vittorie di Trump sul cosiddetto "docket d'emergenza", le decisioni provvisorie prese in attesa del giudizio di merito, ha intensificato il dibattito sulla parzialità dei giudici: circa il 75 per cento di queste ordinanze dalla sua entrata in carica gli è stato favorevole. Queste decisioni temporanee hanno permesso al presidente di vietare ai soldati transgender di servire nell'esercito, revocare le protezioni contro il rimpatrio per alcuni migranti, licenziare i capi di agenzie indipendenti e ridimensionare il Dipartimento dell'Istruzione. La giudice liberal Ketanji Brown Jackson ha contestato queste ordinanze con una dura opinione dissenziente, accusando la Corte di applicare una "giurisprudenza Calvinball", dal gioco del fumetto Calvin and Hobbes dove l'unica regola è che non esistono regole fisse, "con l'aggiunta che questa amministrazione vince sempre".

Il calo di fiducia nell'istituzione riflette questi dati. Secondo l'ultimo sondaggio Gallup, il 52 per cento degli americani disapprova l'operato della Corte e solo il 42 per cento lo approva, un dato storicamente raro. "I cittadini vedono una frattura così profonda tra i giudici che si indebolisce il senso di equità procedurale e si ha l'impressione che i casi arrivino già pregiudicati", ha dichiarato al Washington Post il professor Nelson. I ricercatori Neal Devins della William & Mary Law School e Lawrence Baum della Ohio State University ritengono che questa separazione ideologica sia destinata a durare, perché i candidati emergono da partiti democratico e repubblicano che non condividono più quasi nessuna sovrapposizione ideologica.

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Il capo dell'agenzia ambientale americana parla a una conferenza dei negazionisti del clima


Lee Zeldin, amministratore dell'EPA, ha tenuto un discorso al Heartland Institute, uno dei principali centri del negazionismo climatico. È la prima volta nella storia dell'agenzia. Intanto si parla di una sua promozione a ministro della Giustizia

Per la prima volta nella storia dell'Environmental Protection Agency (EPA), l'agenzia federale americana creata per proteggere la salute pubblica e l'ambiente, il suo amministratore ha tenuto un discorso di apertura alla conferenza annuale del Heartland Institute, uno dei centri più influenti del negazionismo climatico negli Stati Uniti. È successo mercoledì 8 aprile, in un hotel di Washington affacciato sulla Casa Bianca. Lee Zeldin, nominato dal presidente Donald Trump, ha elogiato il gruppo per il suo lavoro nel mettere in discussione gli effetti del cambiamento climatico e nell'opporsi alle politiche ambientali del governo. "È un giorno per celebrare la rivalsa", ha detto al pubblico, che lo ha accolto con una standing ovation.

Il Heartland Institute, fondato nel 1984 e finanziato anche da istituzioni vicine ai grandi gruppi petroliferi, combatte da decenni la scienza del clima e alimenta il dubbio sulla responsabilità umana nel riscaldamento globale. Ha condotto campagne nelle scuole con materiali didattici di dubbia validità scientifica che promuovono l'idea che le emissioni di anidride carbonica non siano dannose, e ha fatto pressione a livello statale per conto dell'industria. In passato arrivò a esporre un cartellone pubblicitario che paragonava gli ambientalisti all'Unabomber, il terrorista americano.

Zeldin ha rivendicato davanti alla platea le azioni compiute alla guida dell'EPA, a partire dalla revoca del cosiddetto endangerment finding, il documento che dal 2009 classificava i gas serra come pericolosi per la salute pubblica. L'abrogazione, annunciata a febbraio, ha eliminato di fatto la base giuridica di tutte le regolamentazioni federali sulle emissioni, comprese quelle che limitavano l'inquinamento prodotto dalle automobili. Zeldin ha anche attaccato le amministrazioni precedenti, sostenendo che avrebbero ignorato "ciò che l'anidride carbonica apporta di positivo e necessario alla vita sul pianeta", un argomento ricorrente tra i negazionisti climatici secondo cui la CO2 sarebbe benefica per le piante. Non ha evitato una retorica complottista, denunciando una presunta "cabala" dell'"élite e della classe dirigente" che deciderebbe la scelta dei modelli climatici e delle metodologie scientifiche. "Non ci limitiamo a seguire ciecamente le previsioni catastrofiste del momento", ha dichiarato. "Non sottoscriviamo l'idea che la fine del mondo sia imminente".

Il consenso scientifico, come ricorda Le Monde, è tuttavia chiaro: la temperatura terrestre è aumentata di 1,2 °C dall'era preindustriale a causa delle emissioni prodotte dall'uomo, legate alla combustione di carbone, petrolio e gas. Questo aumento provoca eventi estremi più frequenti e più intensi, dalle ondate di calore alle inondazioni e alla siccità.

La presenza di Zeldin alla conferenza del Heartland Institute è il segnale più evidente dell'influenza crescente del gruppo all'interno dell'amministrazione Trump. Il presidente dell'istituto, James Taylor, lo ha sottolineato con soddisfazione: in passato i repubblicani, pur essendo "alleati tradizionali", evitavano di mostrarsi al fianco dell'organizzazione a causa del suo negazionismo climatico. "Come sono cambiati i tempi", ha commentato. "È la prima volta che abbiamo un vero paladino alla guida dell'EPA o così in alto nell'amministrazione. Questi sono grandi giorni".

Il discorso arriva in un momento in cui Zeldin è al centro di voci su una possibile promozione. Come riportato dal Washington Post, Trump avrebbe discusso in privato la possibilità di nominarlo ministro della Giustizia al posto di Pam Bondi, rimossa la settimana scorsa. Se confermato, Zeldin si troverebbe a supervisionare gli avvocati del Dipartimento di Giustizia che difendono in tribunale le stesse deregolamentazioni ambientali che lui ha promosso all'EPA. Alla conferenza, diversi esponenti conservatori hanno chiesto al presidente di non spostarlo. "Non vogliamo perderlo all'EPA", ha dichiarato Marc Morano del Committee for a Constructive Tomorrow. "Penso sia il capo dell'EPA più influente nella storia dell'agenzia". Myron Ebell, che guidò la transizione dell'EPA nel primo mandato di Trump, ha offerto al Washington Post una lettura più ambiziosa: "Ha bisogno di salire nel gabinetto e sta pensando a posizionarsi per candidarsi a una carica nazionale o per essere scelto come vicepresidente".

Le reazioni dal fronte ambientalista sono dure. Julie McNamara, dell'organizzazione Union of Concerned Scientists, ha dichiarato a Le Monde che "questa amministrazione calpesta la scienza e le prove per giustificare l'alleggerimento delle responsabilità imposte ai grandi inquinatori del settore fossile". Joanna Slaney, vicepresidente dell'Environmental Defense Fund, ha criticato Zeldin e il Heartland Institute per negare la realtà del cambiamento climatico quando i suoi effetti sono evidenti: i prezzi dell'energia e dei premi assicurativi aumentano, la salute e la sicurezza delle persone ne risentono. "Il negazionismo non rende il clima meno estremo", ha aggiunto. L'organizzazione affiliata EDF Action ha affisso manifesti di protesta fuori dall'evento, con immagini di ciminiere e incendi forestali.

La battaglia legale, intanto, è aperta. Numerosi Stati americani e organizzazioni non governative hanno presentato ricorsi per annullare la revoca dell'endangerment finding. A fine marzo, più di 160 organizzazioni ambientaliste e sanitarie hanno chiesto le dimissioni di Zeldin.

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Un orda di teschi vi aspetta


Questa settimana è la volta di un paio di buone notizie!
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Letter to a Gamer esce in versione ridotta per la settimana pasquale quindi senza un'analisi a conclusione di questa edizione. Il resto della newsletter, però, è qui per illuminare il vostro weekend con le notizie della settimana, qualche raccomandazione e la recensione di un videogioco che farà contenti tutti gli amanti di Megabonk e Vampire Survivors. Come sempre, la puntata di questa settimana di [REDACTED] podcast è in fondo alla newsletter per chi vuole un'esperienza più orientata al lato entertainment del giornalismo videoludico e esportivo.


News index


+ Milioni di account compromessi per colpa dei server RP di GTA
- Take Two licenzia il suo intero team AI
+ I volti dei fan nei giochi PlayStation
- 50 milioni di copie per Joseph Fares
+ Landfall apre la sua etichetta per videogiochi indie

Milioni di account compromessi per colpa dei server RP di GTA - Un server configurato in modo errato nella community spagnola di GTA RP ha reso pubblici per errore quasi un milione di dati personali dei giocatori. Quello compromesso è un database contenente quasi 820.000 informazioni personali di utenti collegati a diversi server di role-play tra cui NaranjaRP, CalipsoRP e LaStreetRP. I server di GTA RP sono mondi multigiocatore gestiti dalla community per la versione PC di Grand Theft Auto V in cui i giocatori, invece di interpretare i protagonisti originali di GTA, creano i propri personaggi unici e vivono la loro vita. Dai poliziotti ai venditori di gelati, questi mondi diventano quasi veri e propri MMO e le loro community sono molto attive e partecipate. Una violazione di questo tipo mette in pericolo la sicurezza personale di molti utenti visto che per giocare è necessario avere un account al cui interno sono contenute diverse informazioni personali sensibili.

Take Two licenzia il suo intero team AI - Non tutti I licenziamenti vengono per nuocere: Take Two, che possiede Rockstar Games e ha GTA 6 in dirittura d’arrivo, ha lasciato a casa il suo intero team di “Specialisti in IA”. This Week in Videogame ha ricostruito la notizia mettendo assieme tutta una serie di post e annunci su LinkedIn che la compagnia non ha voluto commentare. Il CEO di Take Two ha lodato l’IA in passato ma si è dimostrato scettico nei confronti delle sue potenzialità generative. Se c’era un gioco a rischio inondazione da parte dell’AI Slop era proprio GTA 6: è un bene che l’azienda abbia deciso di allontanarsi dalla tecnologia e ci auguriamo che il resto del settore segua il suo esempio.

I volti dei fan nei giochi PlayStation - Sony ha appena presentato una curiosa iniziativa pensata per premiare i più sfegatati fan del marchio PlayStation. Si chiama The Playerbase e metterà all’interno di alcuni titoli first party della galassia Sony i volti di devoti appassionati della rispettiva IP. Per partecipare al progetto bisogna registrarsi online e rispondere ad alcune domande, dopodiché, Sony esaminerà le candidature e selezionerà una rosa di fan che saranno invitati per un colloquio video. Da questo gruppo, un singolo fan sarà scelto come vincitore e riceverà un viaggio pagato a Los Angeles "per una giornata dedicata alla scansione e per collaborare con un designer alla creazione del proprio logo e della sua livrea custom su Gran Turismo 7" si legge nel comunicato. L'immagine del fan verrà utilizzata per uno dei ritratti che appariranno interagendo con i personaggi del gioco. Purtroppo, Sony ha precisato che si tratterà di un'apparizione "speciale a tempo limitato" e non di un'aggiunta permanente a Gran Turismo 7.

50 milioni di copie per Joseph Fares - Hazelight Studios, lo sviluppatore di Split Fiction, ha venduto complessivamente oltre 50 milioni di copie dei suoi tre titoli cooperativi. Lo sviluppatore ha annunciato il traguardo su Twitter, dichiarandosi "sbalordito e stupito dal numero di fan che hanno apprezzato i nostri giochi". I tre titoli che hanno raggiunto insieme i 50 milioni di copie vendute sono A Way Out (2018), It Takes Two (2021) e Split Fiction (2025). A Way Out ha venduto 13 milioni di copie, It Takes Two 30 milioni e Split Fiction 7 milioni.

Landfall apre la sua etichetta per videogiochi indie - I co-sviluppatori del celebre gioco cooperativo di arrampicata Peak, hanno presentato una nuova divisione editoriale chiamata Evil Landfall. Oltre a pubblicare i progetti di Landfall, Evil Landfall supporterà anche progetti indie di altri sviluppatori. L'editore ha rivelato diversi progetti indie in cui ha già "investito" e intende concentrarsi su progetti simili ai suoi giochi.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di nuovi videogiochi ancora lontani.

All will fall - Per I fan dei god game c’è un nuovo colony sim post apocalittico in cui sono importanti tanto le decisioni politiche quanto la qualità dell’ingegneria delle vostre costruzioni. Edito da tinyBuild, un publisher che si sta specializzando proprio in questo genere di giochi, All will Fall offre uno sfaccettato sistema di costruzioni in 3D basato sulla fisica, un sistema politico asimmetrico a tre fazioni e una miriade di piccole storie da scoprire in base a chi si sceglie di favorire, sostenere o penalizzare.

People of note - Immaginate l’unione tra un RPG, un rhythm game e il combattimento a turni dinamico di Expedition 33 e avrete il prossimo videogioco che ossessionerà tutti gli amanti dei musical. People of Note potrebbe non avere la più incalzante delle narrative, ma mette insieme elementi familiari in modi nuovi e, soprattutto se siete appassionati di Rhythm game, ha un sistema di combattimento reattivo e musicale che trasforma ogni performance del vostro gruppo in uno scontro musicato. I livelli di camp sono fuori-scala: se amate l’Eurovision, saltate addosso a questo gioco.

Pokèmon Champions - Se il vostro amore per i Pokémon ha mai avuto un afflato competitivo, allora dovete provare Pokémon Champions. Questo gioco appena uscito sarà la spina dorsale di tutto l’ecosistema competitivo e rivoluzionerà anche i titoli principali perché è solo qui che si terranno le battaglie PvP. Il gioco sarà il protagonista della recensione di settimana prossima ma se avete mai amato i Pokémon non posso non segnalarvelo visto che è gratis e compatibile con Switch 1 e 2.

The ratline - Amanti di Return of the Ora Dinn e The Case of the Golden Idol fatevi avanti, ci sono un po’ di nazisti a cui dare la caccia. Se amate i giochi deduttivi tra indizi, prove e colpevoli in fuga, The Ratline sarà un piacevole ritorno a casa pieno zeppo di atmosfere anni ’70. Dopo l’omicidio di un prete, una lista segreta viene resa pubblica e gli ingranaggi iniziano a muoversi: riuscirete a risolvere il mistero prima che la pista sparisca? Se non vi fidate di me, date un occhiata agli elogi di chi ha creato i capisaldi del genere:

"Ho adorato ogni minuto della demo"
Lucas Pope, Return of the Obra Dinn

"Offre una serie di enigmi intelligenti e rivelazioni appaganti fino alla fine"
Jeremy Johnston, The Roottrees are Dead

"Se amate i giochi di Golden Idol, amerete The Ratline"
Will Ackerman, Lead Designer, Rise of the Golden Idol.


Skull Horde: la recensione dell'auto battler action per un divertimento infernale


Se vi sono piaciuti Megabonk e Vampire Survivors, questo è il gioco che fa per voi

Quella di Skull Horde sarà una recensione sintetica perché questo auto-battler è un gioco che dà il massimo quando chi gioca sa il minimo indispensabile. La sua ricetta per il divertimento è mescolare un classicissimo dungeon crawler con una struttura roguelike e un pizzico di automazione alla Vampire Survivors.

Nel gioco si vestono i panni di un teschio in guerra con il proprio corpo che deve farsi largo contro orde di nemici a capo di un’orda tutta sua composta da unità reclutate combattendo. Il teschio, però, non sferra pugni o tira frecce, si limita a fare da centro di gravità per il suo esercito di minion.

Le unità disponibili vanno dall’arciere allo spadaccino, dal lanciere al chierico, e non c’è limite al numero di singoli soldati che si possono avere in squadra, ma c’è un limite al tipo. Si possono avere solo cinque tipi di unità diversi in squadra e per accoglierne uno nuovo bisogna licenziare uno di quelli già reclutati.

Le unità, poi, si combinano tra di loro: tre base fanno un veterano e tre veterani fanno un campione. Ognuna di loro ha una barra della vita e quando muore rinasce dopo un timer che va dai 2 ai 7 secondi (in base alla forza). Se le unità dovessero morire tutte insieme, il giocatore perde una delle sue tre vite di partenza, finite le quali la run termina e si deve ricominciare.

La profondità strategica è parecchia, perché oltre alle unità ci sono decine di potenziamenti passivi che accelerano la rigenerazione, infliggono penalità, forniscono bonus ai danni cumulabili e intervengono su tutta una serie di parametri e statistiche delle unità. Ci sono due valute, usate per comprare migliorie diverse da vendor diversi, e una serie di altari che richiedono sacrifici o sfide complesse in cambio di altri potenziamenti.

La formula è originale, le run frenetiche (ma solo fino a un certo punto, visto che si usano solo due bottoni oltre ai tasti direzionali) e il divertimento abbonda. Se vi piace l’idea di comandare il vostro piccolo esercito contro orde di nemici demoniaci, allora Skull Horde potrebbe essere il passatempo che fa per voi. C’è una demo per provarlo, ma se avete amato Megabonk e altri giochi in cui si sfidano orde di nemici, allora con questo titolo andrete sul sicuro.


Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
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Grazie per aver letto questa nuova edizione di Letter to a Gamer. É solo grazie al tuo sostegno che questa newsletter può restare indipendente, priva di pubblicità, sponsor e qualunque altra influenza che non sia il rapporto tra me e te. Se non lo hai ancora fatto, puoi unirti al gruppo Telegram per fare domande, proporre titoli da recensire e discutere con altri appassionati. Se ami Letter to a Gamer e vuoi darle una mano, puoi condividere questo link con i tuoi amici e compagni di giochi e seguire i social della newsletter (Instagram, Bluesky, TikTok).

Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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A Horde of Skulls is waiting


Questa settimana è la volta di un paio di buone notizie!
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Letter to a Gamer is being published in a condensed version for Easter , so there's no analysis at the end of this edition. The rest of the newsletter, however, is here to brighten your weekend with the week's news, a few recommendations, and a review of a video game that will please all fans of Megabonk and Vampire Survivors. As always, this week's episode of the [REDACTED] podcast is at the end of the newsletter for those seeking a more entertainment-focused experience in gaming and sports journalism.


News index


+ One million Accounts Compromised by GTA RP Servers
- Take Two Fires Its Entire AI Team
+ Fan Faces in PlayStation Games
- 50 million copies for Joseph Fares
+ Landfall launches its own indie video game label

One Million Accounts Compromised by GTA RP Servers - A misconfigured server in the Spanish GTA RP community has accidentally exposed nearly one million players' personal data. The compromised database contains nearly 820,000 pieces of personal information from users connected to various role-playing servers, including NaranjaRP, CalipsoRP, and LaStreetRP. GTA RP servers are community-run multiplayer worlds for the PC version of Grand Theft Auto V, where players, rather than playing as the original GTA characters, create their own unique characters and live their lives. From cops to ice cream vendors, these worlds become almost full-fledged MMOs, and their communities are highly active and engaged. A breach of this nature threatens the personal security of many users, as playing requires an account containing a wealth of sensitive personal information.

Take Two Fires Its Entire AI Team - Not all layoffs are bad news: Take Two, which owns Rockstar Games and has GTA 6 on the way, has laid off its entire team of "AI Specialists". This Week in Videogames pieced together the news by compiling a series of posts on LinkedIn on which the company declined to comment. Take Two's CEO has praised AI in the past but has been skeptical of its generative potential. If there was ever a game at risk of being flooded by AI slop, it was GTA 6: it's a good thing the company has decided to distance itself from the technology, and I hope the rest of the industry follows suit.

Fan Faces in PlayStation Games - Sony has just unveiled a curious initiative designed to reward the most die-hard fans of the PlayStation brand. It's called The Playerbase and will feature the faces of devoted fans of the respective IPs within select Sony first-party titles. To participate in the project, you need to register online and answer a few questions. Sony will then review the applications and select a group of fans who will be invited for a video interview. From this group, one fan will be chosen as the winner and will receive an all-expenses-paid trip to Los Angeles "for a day of scanning and collaborating with a designer to create their own logo and custom livery for Gran Turismo 7," according to the release. The fan's image will be used for one of the portraits that will appear when interacting with the game's characters. Unfortunately, Sony has clarified that this will be a "special, limited-time" appearance and not a permanent addition to Gran Turismo 7.

50 million copies for Joseph Fares - Hazelight Studios, the developer of Split Fiction, has sold over 50 million copies of its three cooperative titles. The developer announced the milestone on Twitter, saying it was "stunned and amazed by the number of fans who have enjoyed our games". The three titles that have combined to reach 50 million copies sold are A Way Out (2018), It Takes Two (2021), and Split Fiction (2025). A Way Out has sold 13 million copies, It Takes Two 30 million, and Split Fiction 7 million.

Landfall launches its own indie video game label - The co-developers of the popular cooperative climbing game Peak have announced a new publishing division called Evil Landfall. In addition to publishing Landfall projects, Evil Landfall will also support indie titles from other developers. The publisher has revealed several indie projects it has already "invested in" and intends to focus on projects similar to its games.


What to play this weekend


Something new to try and discover for the first time

Looking for something new? Thrills? Tear-jerking stories? This list of recommendations has something for everyone, from new releases to early access titles to demos of upcoming video games that are still a long way off.

All will fall - For fans of god games, there's a new post-apocalyptic colony sim where political decisions are as important as the quality of your construction engineering. Published by tinyBuild, a publisher specializing in this genre, All Will Fall offers a nuanced 3D physics-based construction system, an asymmetrical three-faction political system, and a myriad of short stories to uncover based on who you choose to favor, support, or penalize.

People of note - Imagine combining an RPG, a rhythm game, and the dynamic turn-based combat of Expedition 33, and you have the next video game that will be a musical theater fan's obsession for the foreseeable future. People of Note may not have the most compelling narrative, but it combines familiar elements in new ways and, especially if you're a fan of rhythm games, it has a responsive, musical combat system that turns every performance your band makes into a musical showdown. The levels of camp are off the charts: if you love Eurovision, jump on this game.

Pokèmon Champions - If your love of Pokémon has ever had a competitive side, then you need to try Pokémon Champions. This newly released game will be the backbone of the entire competitive ecosystem and will revolutionize even the mainline titles because it's the only place where PvP battles will take place. The game will be the focus of next week's review, but if you've ever loved Pokémon, I can't help but recommend it since it's free and compatible with Switch 1 and 2.

The ratline - Fans of Return of the Ora Dinn and The Case of the Golden Idol, step forward—there are some Nazis to hunt. If you love deductive games featuring clues, evidence, and culprits on the run, The Ratline will be a delightful homecoming filled with '70s atmosphere. After the murder of a priest, a secret list is made public, and the wheels start turning: can you solve the mystery before the trail disappears? If you don't trust me, check out the praises it got from the creators of the genre's cornerstones:
"I loved every minute of the demo."
Lucas Pope, Return of the Ora Dinn
"It offers a series of clever puzzles and satisfying revelations right to the end."
Jeremy Johnston, The Roottrees are Dead
"If you love Golden Idol games, you'll love The Ratline."
Will Ackerman, Lead Designer, Rise of the Golden Idol.


Skull Horde review: an action-packed auto battler filled with hellish fun


If you liked Megabonk and Vampire Survivors, this is the game for you.

This review of Skull Horde will be brief because this auto-battler is a game that thrives when the player knows just the bare minimum. Its recipe for fun is a blend of classic dungeon crawler gameplay with a roguelike structure and a touch of Vampire Survivors-style automation.

In the game, you play as a skull at war with his own body, who must fight his way through hordes of enemies at the head of a horde of his own, composed of units recruited through combat. The skull, however, doesn't throw punches or shoot arrows; he simply acts as the center of gravity for his army of minions.

Available units range from archers to swordsmen, from spearmen to clerics, and there's no limit to the number of individual soldiers you can have on your team, but there is a limit to their type. You can only have five different unit types on your team, and to welcome a new one, you must dismiss one of your existing recruits.

The units are then combined: three basic ones make a veteran, and three veterans make a champion. Each unit has a health bar, and when it dies, it is reborn after a timer ranging from 2 to 7 seconds (depending on its strength). If all the units die at the same time, the player loses one of their three starting lives, after which the run ends and the player must restart.

The strategic depth is considerable, as in addition to the units, there are dozens of passive upgrades that speed up regeneration, inflict penalties, provide stacking damage bonuses, and affect a whole host of unit parameters and statistics. There are two currencies, used to purchase different upgrades from different vendors, and a series of altars that require sacrifices or complex challenges in exchange for further upgrades.

The formula is original, the gameplay is frenetic (but only up to a point, given that you only use two buttons in addition to the directional pad), and the fun is plentiful. If you like the idea of ​​commanding your small army against hordes of demonic enemies, then Skull Horde might be the perfect pastime for you. There's a demo to try it out, but if you've loved Megabonk and other games where you battle hordes of enemies, then this title is a surefire winner.


Don't forget to listen to the new episode of [REDACTED] Podcast, the weekly show in which Francesco Lombardo, Cecilia Ciocchetti, and I analyze the week's most important gaming and esports news.
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See you at the next Letter
Riccardo "Tropic" Lichene

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L'illusione della "teoria del pazzo"


Gli Stati Uniti non hanno ottenuto nulla di concreto dalla tregua di due settimane, mentre l'Iran mantiene il controllo dello Stretto di Hormuz. Analisti e commentatori smontano la narrazione della vittoria trumpiana

Il cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, annunciato dal presidente Trump martedì, non è la prova che la cosiddetta "teoria del pazzo" funzioni in politica estera. È la tesi del politologo Daniel W. Drezner, professore di relazioni internazionali, che nella sua newsletter su Substack analizza l'accordo raggiungendo una conclusione netta: Washington non ha ottenuto alcun guadagno tattico dalla tregua, a parte la tregua stessa.

La "teoria del pazzo", resa celebre da Richard Nixon, si basa sull'idea che un leader possa ottenere concessioni dai rivali se questi lo percepiscono come imprevedibile e potenzialmente irrazionale. Trump l'ha portata all'estremo minacciando di distruggere l'intera civiltà iraniana, una retorica che Drezner definisce senza mezzi termini una minaccia di crimini di guerra.

La tregua, peraltro, si presenta fragile in quanto manca degli elementi tipici di un cessate il fuoco: non esiste un documento formale scritto. Quello che è accaduto assomiglia più a una serie coordinata di post sui social media. Restano inoltre dubbi sul fatto che l'accordo copra l'incursione israeliana in Libano, e l'Iran ha dato segnali di non voler rispettare l'intesa.

La retorica apocalittica di Trump aveva innervosito anche chi è ormai abituato alle sue sparate. Lo storico Garrett Graff ha stimato al tre per cento le probabilità che Trump usasse un'arma nucleare contro l'Iran, un numero che ha definito "impressionante, considerata la storia delle armi nucleari e della presidenza". Nate Silver, l'analista statistico, ha commentato che anche il tre per cento è troppo quando si parla di rischio nucleare: "Il valore atteso di una probabilità del tre per cento di un esito infinitamente negativo è comunque infinito negativo". Silver ha aggiunto che l'esito della crisi non è certo "una mossa geniale a tredici dimensioni", ma riflette piuttosto un comandante in capo senza controlli, con 79 anni, messo all'angolo e circondato da consiglieri adulatori troppo spaventati per contraddirlo.

Diversi analisti citati da Drezner concordano nel ritenere che gli Stati Uniti si trovino oggi in una posizione peggiore rispetto a prima del conflitto. Jonathan Last ha scritto che, se i contorni generali del cessate il fuoco reggono, l'America avrà subito una significativa sconfitta strategica e l'Iran avrà ottenuto una significativa vittoria strategica. David Frum ha osservato che i leader stranieri sono pronti a credere che Trump sia "pazzo" nel senso che è distaccato dalla realtà, ma sanno anche che al momento decisivo Trump cede. Frum nota che l'acronimo TACO, riferito all'attitudine negoziale del presidente, è diventato familiare quanto NATO.

Il punto centrale, secondo Drezner, è semplice: cosa hanno ottenuto gli Stati Uniti? L'Iran, pur indebolito militarmente, continua a controllare lo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale. Questo dato non è cambiato con il cessate il fuoco. Politico ha riportato, attraverso i giornalisti Ben Lefebvre e Phelim Kine, che i dirigenti delle compagnie petrolifere stanno contattando la Casa Bianca, il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente J.D. Vance per protestare contro una condizione emersa nei negoziati: permettere all'Iran di imporre pedaggi sul transito nello Stretto di Hormuz. Un consulente del settore, rimasto anonimo, ha detto a Politico: "Prima non dovevamo pagare, e pensavo che avessimo vinto la guerra".

Né Israele né gli alleati del Golfo sembrano soddisfatti della situazione attuale rispetto al periodo precedente il conflitto. Anche il resto del mondo arabo, scrive Drezner, non è entusiasta della condotta americana.

Tom Wright ha evidenziato le contraddizioni della visione geopolitica dell'amministrazione Trump: gli Stati Uniti hanno premiato la Russia, ignorato la Cina, punito l'Europa e abbandonato i propri alleati asiatici durante una crisi energetica che hanno contribuito a provocare. Gli avversari dell'America, secondo Wright, si coordinano sempre meglio, condividendo risorse e capacità, mentre le alleanze globali americane, a lungo il loro principale vantaggio, vengono trascurate e si frammentano.

Lo stesso David Sanger del New York Times, che in un primo articolo aveva attribuito a Trump una vittoria tattica ottenuta grazie alla retorica estrema, ha cambiato tono poche ore dopo. In un secondo articolo ha scritto che le opzioni di Trump dopo il cessate il fuoco sono più limitate di quanto sembrasse. Se le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz riprendono, il prezzo del petrolio continuerà a scendere e i mercati azionari a salire: indicatori di successo immediato che contano per Trump. Ma il presidente sa che, anche se la tregua scadrà il 21 aprile senza un accordo finale, il rischio politico di riprendere le ostilità è alto, soprattutto con le elezioni di metà mandato all'orizzonte e un vertice in programma con il presidente cinese Xi Jinping.

Drezner conclude che il cessate il fuoco è un esempio della teoria del pazzo solo nella misura in cui questa strategia ha storicamente un pessimo bilancio nel produrre concessioni concrete. Anche questa volta non ha prodotto nulla per gli Stati Uniti, mentre le perdite strategiche causate dal conflitto continuano ad accumularsi.

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Trump attacca di nuovo la NATO


Il presidente accusa gli alleati di non aver sostenuto gli Stati Uniti nella guerra in Iran. Il segretario generale della NATO definisce l'incontro "molto franco". La Germania promette di lavorare alla stabilizzazione

Trump ha attaccato la NATO dopo un incontro difficile alla Casa Bianca con il segretario generale dell'alleanza atlantica, Mark Rutte. Il motivo dello scontro è sempre il rifiuto dei paesi membri di partecipare alla guerra che Stati Uniti e Israele stanno conducendo in Iran e di contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz, una rotta fondamentale per il trasporto di petrolio e gas.

Rutte si era recato a Washington proprio per cercare di placare la rabbia del presidente, ma ha ammesso che il colloquio non è stato facile, definendolo "molto franco" e "molto aperto", nonostante i disaccordi evidenti. Trump, che ha anche protestato per il rifiuto dell'alleanza di consegnare agli Stati Uniti la Groenlandia, territorio semi-autonomo della Danimarca (paese membro della NATO), non si è detto soddisfatto. Dopo l'incontro ha scritto sui social media: "La NATO non c'era quando avevamo bisogno di loro e non ci sarà se avremo bisogno di nuovo. Ricordatevi della Groenlandia, quel grande pezzo di ghiaccio mal gestito!!!".

Trump non ha però annunciato il ritiro degli Stati Uniti dalla NATO, un tema che secondo la Casa Bianca era tra quelli previsti nell'agenda dell'incontro. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha riportato le parole del presidente secondo cui la NATO "è stata messa alla prova e ha fallito". I paesi dell'alleanza, ha aggiunto, "hanno voltato le spalle al popolo americano" che contribuisce a finanziare la loro difesa.

Rutte ha dichiarato alla CNN di aver ricordato a Trump che molti alleati NATO, tra cui il Regno Unito, hanno consentito alle forze americane di utilizzare le proprie basi, anche se alcuni hanno cercato di distinguere tra missioni americane "difensive" e "offensive". "Trump è chiaramente deluso da molti alleati NATO e posso capire il suo punto di vista", ha detto Rutte alla CNN. "Ma allo stesso tempo ho potuto far notare che la grande maggioranza delle nazioni europee ha dato supporto con le basi, la logistica, i sorvoli, rispettando i propri impegni". Ha poi aggiunto: "È un quadro sfumato". Quando gli è stato chiesto se Trump abbia minacciato di uscire dalla NATO, Rutte ha risposto soltanto: "È stata una discussione molto aperta. Mi ha detto chiaramente cosa pensa di quello che è successo nelle ultime settimane".

Rutte è stato soprannominato il "sussurratore di Trump" per la sua strategia che alterna lusinghe pubbliche e consigli privati al presidente. Ma il suo approccio è stato criticato da alcuni stati della NATO, soprattutto per il sostegno alla decisione di Trump di avviare una guerra con l'Iran che molti membri dell'alleanza considerano non necessaria e illegale secondo il diritto internazionale.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha parlato con Trump mercoledì, ha dichiarato di non volere che la guerra in Iran metta ulteriore pressione sull'alleanza. La Germania contribuirà a "stabilizzare" la pace una volta terminato il conflitto, ha detto Merz ai giornalisti giovedì a Berlino. "Vogliamo assicurarci che questa guerra, diventata uno stress test transatlantico, non metta ulteriormente sotto pressione le relazioni tra gli Stati Uniti e i partner europei della NATO", ha dichiarato.

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Il Risveglio della Laguna


La laguna veneta, in questa stagione, ti insegna a rallentare. Ma quando il filo si tende e senti la vita dall’altra parte, capisci che ogni dettaglio, ogni scelta, ogni esitazione controllata, aveva un senso.
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foto in alto: l’autore con una spigola ingannata appena dopo l’alba.

La laguna veneta in primavera non perdona l’improvvisazione. Non è ancora estate, non è più inverno. È una stagione sospesa, fatta di luci morbide, acqua che lentamente si scalda e spigole che tornano a farsi vedere, ma senza “regalarsi” facilmente. Quando si parla di spinning in questo periodo, bisogna dimenticare la frenesia. La spigola primaverile non attacca per istinto cieco: osserva, segue, valuta. E spesso decide all’ultimo secondo. Arrivare su uno spot al primo chiarore significa entrare in punta di piedi. L’acqua è spesso limpida, i fondali bassi, le barene appena sommerse da una marea in crescita. Ogni rumore fuori posto, ogni ombra sull’acqua può compromettere tutto. La laguna ti obbliga alla discrezione. Si inizia sempre “leggendo” l’acqua. Non è una frase fatta: è davvero così. La linea di corrente che si forma all’uscita di un ghebo, quel piccolo vortice dietro una bricola, il confine quasi invisibile tra acqua più scura e acqua più chiara. È lì che la spigola si posiziona. Non caccia a caso, sfrutta la corrente, aspetta che il foraggio le arrivi davanti.
In questo periodo dell’anno ogni minimo rumore può tradire la nostra presenza e allontanare le regine. Meglio quindi utilizzare un silenzioso motore elettrico di prua.
Si inizia col suspending - Il primo artificiale che tocca l’acqua spesso è un minnow suspending, sui dieci centimetri. Non troppo grande, non troppo invasivo. In primavera l’imitazione naturale paga più del rumore. Si lancia leggermente oltre la linea di corrente, si lascia lavorare l’esca mentre entra in zona buona, poi due jerkate leggere, quasi accennate, e una pausa. Ed è proprio nella pausa che tutto può succedere. La spigola segue. A volte la si intuisce più che vederla: un’ombra sotto l’esca, una vibrazione diversa sul filo, un attimo di silenzio sospeso. Se si recupera troppo velocemente, si perde tutto. In questa stagione rallentare è la vera arma segreta. Pause più lunghe, movimenti più morbidi. L’esca deve sembrare un pesce distratto, non uno in fuga. Quando la marea cresce e l’acqua invade i bassifondi, il gioco cambia. Le spigole entrano sulle barene sommerse a caccia di latterini e piccoli cefali. Qui lo spinning diventa quasi chirurgico. Lanci lunghi, traiettorie parallele al margine della vegetazione, recuperi radenti. L’acqua è poca, spesso meno di un metro, e l’attacco è improvviso, violento, quasi esplosivo.
Jury con una grossa spigola ingannata con una “paletta” dal colore giallo acceso.
Soft bait nei canali - Un colpo secco, la canna che si piega e la laguna che si rompe nel fragore di una fuga laterale. Nei canali più profondi, invece, entrano in scena le soft bait. Testine leggere, quanto basta per restare in contatto con il fondo senza appesantire l’azione. Il recupero è fatto di piccoli saltelli, di contatto continuo con il substrato fangoso. La spigola primaverile ama attaccare dal basso, con decisione ma senza eccessiva irruenza. Spesso la tocca in modo quasi impercettibile, una vibrazione strana, diversa. È lì che serve sensibilità, più che forza. E poi c’è il fattore marea. In laguna è tutto. Le due ore prima dell’alta e l’inizio della scaduta sono momenti magici. L’acqua si muove, il foraggio si concentra, le correnti si definiscono. Con acqua ferma, la laguna sembra spegnersi. Con acqua in movimento, prende vita. Anche il combattimento, in primavera, ha qualcosa di particolare. La spigola non è ancora nel pieno della potenza estiva, ma resta un pesce astuto. Testate improvvise, fughe verso le strutture, cambi di direzione sotto la canna. Non serve una ferrata brutale, ma una pressione costante, una frizione regolata con intelligenza. Forzare significa perdere il pesce. Ma la verità è che lo spinning alla spigola in primavera non è solo tecnica. È attesa. È osservazione. È accettare anche qualche inseguimento senza attacco, qualche mangiata mancata. È capire che basta cambiare angolo di lancio, allungare una pausa di un secondo, alleggerire una testina, per trasformare una giornata silenziosa in un momento che resta impresso. La laguna veneta, in questa stagione, ti insegna a rallentare. E quando finalmente arriva quella botta secca in pausa, quando il filo si tende e senti la vita dall’altra parte, capisci che ogni dettaglio, ogni scelta, ogni esitazione controllata, aveva un senso. È questo il fascino dello spinning primaverile alla spigola: una sfida sottile, tecnica, quasi mentale e profondamente lagunare.


Termini da laguna

Barena: tratto di terreno piano che emerge dalle acque della laguna;

Ghebo: canale naturale o artificiale che collega la laguna alle aree dove i pesci stazionano abitualmente (valli da pesca);

Bricola: segnale nautico formato da un palo o da un gruppo di pali piantati per indicare le vie navigabili nella laguna.

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Monoleva a parete Honda


La monoleva da parete Honda Marine è progettata per offrire una gestione efficiente, comoda e sicura del motore fuoribordo, rendendo ogni manovra più intuitiva e precisa. Ideale per diverse applicazioni marine, questa leva singola consente di controllare accelerazione e marce con un unico movimento fluido, migliorando comfort e sicurezza in navigazione. Tra le caratteristiche principali ricordiamo: l’avviamento a chiave; Ptt e l’interruttore di arresto d’emergenza, in un unico comando per avere tutto sotto controllo; ben 4 spie luminose integrate per verificare la pressione olio, il surriscaldamento, il sistema Pgm-Fi Acg, per un monitoraggio costante del motore. La monoleva a parete Honda permette un montaggio molto flessibile, la possibilità d’installazione sia a sinistra che a destra, con possibilità di montaggio in coppia. Il design è compatto e la struttura robusta, unita alla rinomata qualità costruttiva Honda garantiscono affidabilità e durata nel tempo. Perché il vero controllo si sente già al primo tocco!

honda.it/marine

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Hormuz, Trump ordina all'Iran di fermare i pedaggi. Khamenei: "Lo controlliamo noi"


Il vicepresidente JD Vance guiderà oggi la delegazione americana ai negoziati di Islamabad mentre il cessate il fuoco scricchiola sempre di più e il greggio sfiora di nuovo i 100 dollari al barile.

Lo scontro tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz si è intensificato nella giornata di ieri, alla vigilia dei negoziati di oggi a Islamabad. Il presidente statunitense Donald Trump ha intimato a Teheran di smettere di imporre pedaggi alle petroliere in transito, mentre la nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha risposto rivendicando il controllo della rotta da cui prima della guerra passava circa un quarto del petrolio trasportato via mare nel mondo.

"Ci sono segnalazioni che l’Iran stia imponendo tariffe alle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz. È meglio che non lo stiano facendo e, se lo stanno facendo, che smettano subito", ha scritto Trump in un post pubblicato su Truth Social. In un secondo post ha accusato Teheran di star facendo "un pessimo lavoro" nel garantire il passaggio del petrolio e di violare gli accordi in vigore che hanno portato al cessate il fuoco. I messaggi sono arrivati dopo la pubblicazione di un’inchiesta del Financial Times, secondo cui l’Iran pretende un pedaggio di un dollaro per barile, pagabile in criptovaluta.

La crisi dello Stretto di Hormuz

Crisi Hormuz
Trump ordina lo stop ai pedaggi. Khamenei: "Hormuz è nostro"
Lo scontro sullo Stretto, i negoziati di Islamabad e il petrolio che torna a 100 dollari — aprile 2026

~100$
al barile
Prezzo del petrolio

1$
a barile
Pedaggio imposto dall'Iran

20.000
marinai
Bloccati nel Golfo Persico

Stretto Attori Negoziati Opinione

Status dello Stretto di Hormuz

"Lo Stretto di Hormuz non è aperto. L'accesso è limitato, condizionato e controllato"
Sultan Al Jaber, CEO di ADNOC — su LinkedIn

25%
Del petrolio via mare transitava da Hormuz

Circa un quarto di tutto il greggio trasportato via mare nel mondo passava attraverso lo Stretto, prima della guerra. La sua chiusura ha paralizzato le forniture globali.

100+
Petroliere in attesa di transitare

Secondo il New York Times centinaia di petroliere sono in coda all'ingresso dello Stretto. L'Iran esige un pedaggio di 1 dollaro a barile, pagabile in criptovaluta o in yen.

Versioni a confronto

"Completamente aperto"
Funzionario americano — pur ammettendo che le navi non transitano per paura

"Lo controlliamo noi"
Mojtaba Khamenei rivendica il controllo iraniano dello Stretto nel primo messaggio dopo il cessate il fuoco

Tocca per esplorare le posizioni

Donald TrumpPresidente degli Stati Uniti

Ordina all'Iran di cessare i pedaggi. Accusa Teheran di violare gli accordi di cessate il fuoco e di fare "un pessimo lavoro" nel garantire il transito attraverso lo Stretto. Ha chiesto a Netanyahu di limitare i raid in Libano.

J.D. VanceVicepresidente — guida la delegazione a Islamabad

La voce più critica verso la guerra all'interno nell'Amministrazione. Trump lo ha definito "filosoficamente un po' diverso da me". Definisce il nodo Libano un "legittimo malinteso", con toni più concilianti rispetto al resto della Casa Bianca.

Mojtaba KhameneiGuida Suprema dell'Iran

Primo messaggio dopo il cessate il fuoco in cui si dichiara "vincitore indiscusso". Promette di portare la questione della gestione dello Stretto di Hormuz "in una nuova fase" e chiede risarcimenti per i danni di guerra. Nega di cercare il conflitto.

Sultan Al JaberCEO ADNOC — Emirati Arabi

Contraddice apertamente la versione americana: "Bisogna essere chiari: lo Stretto di Hormuz non è aperto". Parla di accesso "limitato, condizionato e controllato" dall'Iran. Un raro intervento pubblico da parte del capo della compagnia petrolifera di Abu Dhabi.

Colloqui di Islamabad

Delegazione Usa
J.D. Vance (capodelegazione)
Steve Witkoff (inviato speciale)
Jared Kushner (genero di Trump)

Delegazione Iran
M.B. Ghalibaf (pres. Parlamento)
Abbas Araghchi (Min. Esteri)

Nodi principali

Offensiva israeliana in LibanoRientra nel cessate il fuoco?

Il nodo principale dei colloqui. Vance lo definisce un "legittimo malinteso". Trump ha chiesto a Netanyahu di ridimensionare i raid, e Israele ha offerto di "trattenersi un po'".

Pedaggi e controllo di Hormuz1$/barile in criptovaluta

L'Iran impone pedaggi alle petroliere, secondo il Financial Times. Khamenei vuole formalizzare il controllo iraniano sullo Stretto come tema centrale del negoziato.

Risarcimenti di guerraRichiesti dall'Iran

Khamenei dichiara che l'Iran "non rinuncerà ai propri legittimi diritti" e chiederà risarcimenti per i danni subiti durante la guerra.

Opinione americani sulla guerra — sondaggio Economist/YouGov

53%

34%

Contrari 53%

Incerti 13%

Favorevoli 34%

Pressioni interne

Critiche dai media conservatori
Trump affronta opposizione interna anche dalla propria base mediatica

Voci influenti dei media conservatori si schierano sempre di più contro la guerra. Vance, la voce più critica nell'Amministrazione, guida i negoziati a Islamabad. Un ex funzionario a The Hill: "La cosa più difficile che farà da vicepresidente".

Il fattore Vance

"Questa è probabilmente la cosa più difficile che farà da vicepresidente"
Ex funzionario dell'Amministrazione Trump — a The Hill

"Filosoficamente un po' diverso da me"
Donald Trump — su J.D. Vance e la guerra

Elaborazione FocusAmerica su fonti: Financial Times, New York Times, The Hill, Economist/YouGov, Truth Social · aprile 2026

Lo Stretto è aperto o chiuso?


La situazione sul campo resta confusa. Un funzionario americano ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz è "completamente aperto", ma ha ammesso che molte navi non lo attraversano perché restano intimidite dagli iraniani. Di segno opposto la valutazione di Sultan Al Jaber, capo della Abu Dhabi National Oil Company, che su LinkedIn ha scritto: "Bisogna essere chiari: lo Stretto di Hormuz non è aperto. L’accesso è limitato, condizionato e controllato". Secondo il New York Times centinaia di petroliere sono ancora in attesa di transitare. Quasi 20 mila marinai sono bloccati nel Golfo Persico, stando all’Organizzazione marittima internazionale.

Intando a Teheran, Mojtaba Khamenei ha rotto il silenzio con un messaggio scritto, il primo dalla firma del cessate il fuoco. Ha definito l’Iran il "vincitore indiscusso" della guerra e ha promesso che durante i negoziati con Washington Teheran "porterà la gestione dello Stretto di Hormuz in una nuova fase". Ha anche assicurato che il Paese "non ha cercato la guerra e non la cerca", ma che "non rinuncerà ai propri legittimi diritti" e chiederà risarcimenti per i danni subiti. Il messaggio è stato diffuso in occasione della commemorazione dei 40 giorni dall’assassinio di suo padre da parte di Israele nel primo giorno di guerra.

Intanto, secondo un nuovo sondaggio Economist/YouGov, solo il 34% degli americani sostiene la ripresa della guerra, contro il 53% che si dichiara contrario e Trump affronta critiche crescenti anche da voci influenti dei media conservatori. Non meraviglia il fatto che, in questo contesto caotico, la quotazione del greggio sia tornata a sfiorare i 100 dollari al barile, ben al di sopra dei livelli precedenti alla guerra.

Vance alla prova di Islamabad


Il vicepresidente J.D. Vance guiderà la delegazione negoziale americana che si recherà a Islamabad, accompagnato dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner. Per l’Iran, secondo i media di Stato, saranno presenti il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Il nodo principale è capire se l’offensiva israeliana contro Hezbollah in Libano rientri nel cessate il fuoco. Vance ha definito il disaccordo un "legittimo malinteso", con toni più concilianti rispetto ad altri funzionari della Casa Bianca. Trump ha intanto confermato di aver chiesto al premier Benjamin Netanyahu di ridimensionare i raid in Libano. Vance ha aggiunto che Israele ha offerto di "trattenersi un po’" per favorire il successo dei colloqui.

Per Vance la missione è però anche una prova politica. All’interno dell’Amministrazione resta la voce più critica verso la guerra, una posizione che lo distingue nettamente dal Segretario di Stato Marco Rubio e che Trump stesso ha riconosciuto, definendolo "filosoficamente un po’ diverso da me". "Questa è probabilmente la missione più difficile che farà da vicepresidente", ha commentato un ex funzionario dell’Amministrazione Trump a The Hill.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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Fotovoltaico: 5 consigli di primavera per ridurre le bollette e aumentare l’autonomia energetica


La primavera è il momento ideale per migliorare le prestazioni del tuo impianto fotovoltaico. In questo articolo scopri 5 strategie semplici ed efficaci per aumentare l’autoconsumo, ridurre gli sprechi energetici e alleggerire la bolletta
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Diversamente da quanto si possa pensare, non è il caldo estremo di agosto il miglior alleato del fotovoltaico, ma il clima gradevole e luminoso della primavera. In questo periodo, infatti, le temperature moderate consentono ai moduli solari di operare al massimo della loro efficienza teorica, evitando possibili cali di rendimento dovuti al surriscaldamento estivo.

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Più del 50% degli italiani ammette di aver sbirciato lo smartphone di uno sconosciuto in pubblico. Un fenomeno diffuso, spesso guidato dalla curiosità, che solleva dubbi sulla sicurezza e sulla privacy digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano


In un contesto di forte instabilità del mercato energetico, ottimizzare l'autoconsumo domestico non è più solo una scelta green, ma una necessità strategica per proteggere il bilancio familiare. Per aiutare i proprietari di impianti a non sprecare nemmeno un kilowattora, Otovo ha delineato 5 consigli pratici per effettuare un check-up primaverile completo, volto a massimizzare l'indipendenza dalla rete elettrica.
Otovo 5 consigli di primavera
1. Sincronizzare i consumi con il nuovo "picco solare"

Con l’allungarsi delle giornate, è fondamentale programmare l'uso degli elettrodomestici più energivori, come ad esempio lavatrice, lavastoviglie e pompe di calore, possibilmente tra le 11:00 e le 16:00. Sfruttare l’energia prodotta in tempo reale è il modo più rapido per limitare i costi in bolletta e, grazie alle temperature miti che non surriscaldano i moduli, l’impianto può coprire una quota altissima del fabbisogno giornaliero.

2. Pulizia e rimozione dei residui atmosferici

Durante l'inverno, foglie, polvere e altri residui atmosferici possono creare una sottile patina sulla superficie dei pannelli, che può limitarne l’efficienza. Con l’arrivo della bella stagione è consigliabile effettuare un’ispezione visiva ed eliminare questi residui ma, se l'accesso ai moduli non è agevole o sicuro, è sempre preferibile affidarsi a ditte specializzate per garantire una pulizia profonda e senza rischi.

3. Controllo dei consumi

La primavera è il momento strategico per analizzare i dati di produzione e consumo. Se, nonostante le molte ore di luce, i consumi restassero elevati a causa dei prelievi dalla rete elettrica di sera e di notte, potrebbe essere il momento di integrare l’impianto fotovoltaico con un sistema di accumulo. Installare una batteria prima dei picchi legati alla climatizzazione estiva, infatti, permette di blindare la propria indipendenza energetica.

4. Il "tagliando" tecnico prima dell’estate

Inverter, cablaggi e sensori hanno lavorato a regime ridotto durante i mesi invernali ed effettuare un check-up dei componenti in primavera assicura che tutto il sistema sia pronto a reggere lo stress termico dei prossimi mesi. Un controllo accurato garantisce, infatti, che l'impianto lavori al massimo delle sue performance in estate quando l'irraggiamento è più generoso, ma i costi derivanti dall’accensione degli impianti di condizionamento e gli aumenti dell’energia potranno essere particolarmente significativi.

5. Monitoraggio smart

La consapevolezza è la prima forma di risparmio e imparare a leggere i flussi energetici tramite l'app di monitoraggio consente di gestire al meglio i carichi domestici. Se i consumi dovessero, però, rimanere consistenti, anche in presenza di un sistema di accumulo, occorre valutare l’opportunità di aggiornare ed ampliare il sistema per massimizzare la produzione e l’autoconsumo.

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"In una situazione internazionale delicata che si riflette in una forte incertezza nel mercato dell’energia, ogni raggio di sole non intercettato è un’opportunità di risparmio ed indipendenza persa e, proprio in quest’ottica, riteniamo importante promuovere una cultura della prevenzione, perché un impianto sano è una vera cassaforte energetica per la famiglia -ha commentato Jacopo Cattaneo di Otovo, che ha concluso - per chi desidera la massima serenità e la certezza che tutto funzioni sempre al meglio, mettiamo a disposizione anche Otovo Care, un servizio di assistenza completa che solleva il proprietario dell’impianto da ogni pensiero, garantendo monitoraggio costante e interventi tecnici tempestivi".



Oltre la metà degli italiani spia gli smartphone altrui in pubblico: il dato sorprendente sulla privacy


Una nuova ricerca di Samsung rivela che gli spazi pubblici in Europa sono diventati una sorta di “schermo condiviso”: il 59% degli italiani afferma di aver guardato accidentalmente il telefono di uno sconosciuto, indicando i mezzi pubblici come il luogo in cui è più probabile notare lo schermo altrui (56%). Quasi un italiano su quattro (24%) ammette di aver osservato il telefono di qualcun altro per curiosità, esponendosi così a contenuti privati che spaziano dalle foto personali ai dati bancari

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Samsung ha intervistato 11.000 europei a supporto del lancio di Galaxy S26 Ultra, che introduce un Privacy Display integrato. Questa nuova tecnologia hardware rende i contenuti dello schermo visibili solo frontalmente, proteggendo la privacy dagli sguardi laterali senza compromettere l’esperienza visiva. Lo studio evidenzia, inoltre, un divario tra la percezione della privacy e la realtà anche in Italia: se il 59% ritiene che l’uso del proprio telefono sia privato anche in luoghi affollati, il 56% afferma che in pubblico è facile vedere lo schermo degli altri. Nonostante oltre un quarto delle persone ignori la situazione (26%) o distolga subito lo sguardo (30%), il 7% ammette di continuare a guardare con discrezione.

Dai messaggi al denaro: cosa c’è in gioco


Quasi la metà (48%) afferma di aver avuto la sensazione che qualcuno stesse guardando lo schermo del proprio telefono in pubblico. Solo il 25% considera l’uso dello smartphone in pubblico un’attività privata e sebbene i consumatori possano essere già consapevoli di questo rischio, i nuovi dati indicano che le informazioni visibili sono spesso inaspettatamente personali. Circa un terzo degli italiani (39%) dichiara di aver visto contenuti personali sul telefono di uno sconosciuto in pubblico, e il 28% afferma di aver visto qualcosa che riteneva non avrebbe dovuto vedere. I contenuti osservati più frequentemente includono:

  • Foto personali / galleria – 40%;
  • Volto o voce durante una videochiamata – 31%;
  • Messaggi personali (ad esempio del partner/coniuge) – 30%;
  • Notifiche o profili social – 24%;
  • Shopping online – 15%;
  • Notifiche o profili di app di dating – 9%;
  • Saldo bancario o dettagli del conto – 8%,

Queste situazioni sono generalmente involontarie e si verificano nella vita quotidiana. È proprio questo che crea un “pubblico accidentale”: persone che vedono ciò che compare sullo schermo di qualcun altro semplicemente perché è nel loro campo visivo, spesso senza avere altro da fare se non guardarsi intorno. Il 56% indica i mezzi pubblici come il contesto più frequente, seguiti dal 39% durante l’attesa in fila (ad esempio al supermercato o nei negozi) e dal 16% in bar, ristoranti o caffè.

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Una crescente attenzione alla protezione delle informazioni personali


Con l’aumentare della consapevolezza che gli altri possano vedere i contenuti dei loro schermi in pubblico, molte persone stanno cambiando il modo in cui utilizzano lo smartphone. Se solo il 7% dichiara di non fare nulla quando percepisce che qualcuno sta guardando il proprio schermo, il 40% afferma di smettere completamente di usare il telefono, e solo l’8% arriverebbe ad affrontare direttamente la persona. Per il timore che uno sconosciuto possa vedere ciò che appare sullo schermo, gli italiani dichiarano di aver evitato o rimandato attività come operazioni bancarie (54%), l’inserimento di codici di accesso o PIN (42%) e la lettura di messaggi privati del partner (42%). Questi comportamenti riflettono un cambiamento più ampio nel modo in cui viene percepita la privacy: non più soltanto come qualcosa da gestire tramite le impostazioni del dispositivo, ma anche come un aspetto influenzato dall’ambiente circostante.

Una priorità di Samsung


Con il Privacy Display di Samsung Galaxy S26 Ultra, gli utenti dispongono di un nuovo strumento per proteggere le proprie informazioni, affiancando queste buone pratiche quotidiane. La privacy è da tempo una priorità per Samsung e il Privacy Display rappresenta l’ultimo passo dell’azienda nel supportare le persone a mantenere riservati i propri dati nei momenti che contano davvero – con il supporto di sette anni di aggiornamenti di sicurezza per garantire una protezione duratura nel tempo. Lo studio ha inoltre evidenziato che il 44% degli intervistati evita di svolgere determinate attività negli spazi pubblici, segnalando una chiara esigenza di maggiore controllo da parte degli utenti sulla visibilità dei propri contenuti digitali.

Benjamin Braun di Samsung Europe, ha dichiarato: “il telefono è uno degli oggetti più personali che possediamo: custodisce foto, dati bancari, messaggi e molto altro. Utilizzo i mezzi pubblici quasi ogni giorno e l’ultima cosa che desidero è che la persona accanto a me veda cosa c’è sul mio schermo”


In un’epoca in cui lo smartphone è diventato un’estensione della nostra vita personale, episodi apparentemente innocui come uno sguardo fugace allo schermo altrui assumono un peso ben diverso. Essere consapevoli dei rischi e adottare semplici accorgimenti — come ridurre la visibilità dello schermo o utilizzare filtri privacy — può fare la differenza nel proteggere i propri dati. Perché, oggi più che mai, la sicurezza digitale passa anche dai piccoli gesti quotidiani.


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La Groenlandia risponde a Trump: "Non siamo un pezzo di ghiaccio"


Il primo ministro Nielsen difende il suo paese dopo che il presidente americano ha definito l'isola artica "un grande pezzo di ghiaccio mal gestito", ribadendo l'importanza dell'unità nella Nato

Il primo ministro della Groenlandia Jens-Frederik Nielsen ha risposto alle provocazioni del presidente americano Donald Trump, che ha riportato l'isola artica al centro delle tensioni all'interno della Nato. Nielsen ha dichiarato di rappresentare "una nazione orgogliosa" impegnata a difendere l'ordine internazionale, respingendo le parole con cui Trump ha descritto il suo paese.

Trump mercoledì ha sfogato la sua frustrazione nei confronti della Nato, in un momento in cui i rapporti tra gli alleati attraversano una crisi legata alla guerra in Iran. Il presidente ha dichiarato che l'alleanza militare "non c'era quando serviva" e ha aggiunto di ricordarsi ancora della Groenlandia, definendola "un grande pezzo di ghiaccio mal gestito". La frase, scritta in maiuscolo sui social, riprende una retorica che Trump usa da tempo nei confronti dell'isola artica danese.

Nielsen ha risposto con toni fermi ma misurati. "Quello che conta per noi è mantenere la comunità internazionale che abbiamo costruito dopo la Seconda guerra mondiale, dove abbiamo un'alleanza difensiva che rispettiamo e dove il diritto internazionale è rispettato da tutte le parti", ha dichiarato il primo ministro groenlandese. "Queste cose sono sotto pressione adesso e credo che tutti gli alleati dovrebbero restare uniti per cercare di preservarle. Spero che accada", ha aggiunto.

La risposta più diretta alle parole di Trump è arrivata quando Nielsen ha contestato la descrizione del suo paese fatta dal presidente americano. "Non siamo un pezzo di ghiaccio. Siamo una popolazione orgogliosa di 57.000 persone, che lavora ogni giorno come buona cittadinanza globale nel pieno rispetto di tutti i nostri alleati", ha detto.

Le tensioni tra Washington e la Groenlandia non sono nuove. Già nei mesi scorsi gli alleati della Nato si erano affrettati a cercare modi per tenere insieme l'alleanza dopo che Trump aveva rilanciato la sua proposta di prendere il controllo della Groenlandia, sottraendola alla Danimarca, che è a sua volta un membro della Nato. La questione groenlandese si intreccia ora con la più ampia crisi dell'alleanza atlantica provocata dai disaccordi sulla guerra in Iran, aggiungendo un ulteriore elemento di frizione tra gli Stati Uniti e i loro partner europei.

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Trump attacca gli ex alleati del mondo MAGA che criticano la guerra in Iran


Il presidente si scaglia contro Carlson, Kelly, Owens, Jones e Greene, definendoli "stupidi" e con "QI basso". Le risposte sono durissime: "È impazzito", "è ora di mettere il nonno in una casa di riposo"
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Il presidente Trump ha lanciato un attacco frontale contro alcune delle personalità più influenti della destra americana, gli stessi commentatori e attivisti che hanno contribuito alla sua ascesa politica. In un lungo post su Truth Social pubblicato giovedì, Trump ha preso di mira Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens, Alex Jones e l'ex deputata Marjorie Taylor Greene, tutti colpevoli ai suoi occhi di averlo criticato per la guerra in Iran.

Trump li ha definiti "stupidi", "disturbati" e "piantagrane" in cerca di visibilità a sue spese, aggiungendo che "hanno una cosa in comune: un QI basso". Ha scritto di rifiutarsi ormai di rispondere alle loro chiamate e ha sostenuto che le loro posizioni sono "l'opposto del MAGA". Il presidente ha attaccato ciascuno di loro individualmente: ha detto che Carlson "dovrebbe consultare un buon psichiatra", ha definito Owens "pazza", ha descritto Jones come uno che dice "le cose più stupide" e ha ricordato che Kelly gli rivolse domande aggressive durante un dibattito del 2015. Su Owens ha aggiunto che Brigitte Macron "è una donna molto più bella di Candace", un riferimento alle ripetute affermazioni della commentatrice secondo cui la première dame francese sarebbe un uomo. Su Jones, ha ricordato la bancarotta dichiarata dopo la condanna a pagare quasi 1,5 miliardi di dollari per le sue false affermazioni sulla strage della scuola elementare di Sandy Hook. Greene è stata ribattezzata "Marjorie 'traditrice' Brown".

Lo scontro nasce dalla frattura che si è aperta nel movimento MAGA dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Per i critici di Trump all'interno della destra, la guerra rappresenta una violazione della promessa elettorale di non coinvolgere il Paese in nuovi conflitti in Medio Oriente. Le tensioni si sono intensificate dopo che il presidente ha minacciato di annientare "un'intera civiltà", con riferimento all'Iran. Carlson, nel suo programma, ha definito un post pasquale di Trump su Truth Social "spregevole a ogni livello", accusandolo di minacciare crimini di guerra. Owens ha chiesto l'applicazione del 25esimo emendamento, che consente di rimuovere un presidente ritenuto incapace di svolgere le sue funzioni, definendo Trump "un folle genocida". Jones ha invocato la stessa misura nel suo programma InfoWars. Kelly ha dichiarato nel suo podcast di essere "stufa", aggiungendo che "non si può minacciare di cancellare un'intera civiltà". Anche Greene ha chiesto l'applicazione del 25esimo emendamento, definendo le azioni di Trump in Iran "malvagità e follia".

Le risposte al post del presidente sono state immediate e feroci. Owens ha scritto su X: "Forse è ora di mettere il nonno in una casa di riposo". Greene ha replicato che "il presidente Trump è impazzito mentre fa la guerra all'Iran, una promessa elettorale tradita", aggiungendo: "Ho combattuto al fianco di Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens e Alex Jones per far eleggere Trump. E ora se la prende con tutti noi in un unico post delirante". Jones ha dichiarato nel suo programma che "Trump è arrabbiato perché ha torto, è arrabbiato perché è stato incastrato da Israele", aggiungendo poi su X che "il nuovo Trump è un guscio marcio del vecchio Trump" e di non sostenerlo più. Anche figure MAGA non menzionate nel post hanno reagito: il podcaster Tim Pool ha scritto "basta, ho chiuso, questa è stata l'ultima goccia".

La frattura tra Trump e l'universo mediatico della destra si è allargata progressivamente durante il secondo mandato, su diversi temi: i file Epstein, l'intervento in Venezuela e ora la guerra in Iran. Come riporta Wired, nel frattempo alcuni sostenitori rimasti fedeli al presidente hanno chiesto al dipartimento di Giustizia di indagare sugli influencer dissidenti per presunti finanziamenti stranieri non dichiarati. L'attivista Laura Loomer ha definito i post di Owens "la più evidente operazione di influenza straniera mai vista". Un'analisi del New York Times pubblicata mercoledì ha rilevato che migliaia di sostenitori di Trump si sono scagliati contro di lui su Truth Social per la gestione del conflitto con l'Iran.

Il caso rivela un problema politico concreto per i repubblicani. Secondo Wired, una fonte vicina alla rete di influencer del partito ha spiegato che l'amministrazione non ha nemmeno tentato di coordinare i messaggi sulla guerra in Iran con i creatori di contenuti della destra: "La destra online non era favorevole e non c'era nulla che potesse cambiare la situazione. Il meglio che potevano sperare era il silenzio". Le ricerche mostrano che gli influencer di destra hanno avuto un ruolo rilevante nell'ascesa di Trump, e la loro rottura con il presidente rappresenta un segnale preoccupante per i repubblicani, che si preparano già a possibili perdite nelle elezioni di metà mandato.

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La rassegna stampa di venerdì 10 aprile 2026


Gli Stati Uniti preparano colloqui di pace con l'Iran in Pakistan mentre Trump avverte Teheran sullo Stretto di Hormuz. Il Pentagono viola l'ordinanza del tribunale sull'accesso della stampa

Questa è la rassegna stampa di venerdì 10 aprile 2026

Gli Stati Uniti e l'Iran preparano colloqui di pace in Pakistan


Il Pakistan ospiterà questo fine settimana colloqui di pace ad alto rischio tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, mentre la capitale pakistana si è trasformata in una fortezza di sicurezza. L'incontro tra le due parti arriva mentre il cessate il fuoco rimane fragile e il primo ministro israeliano Netanyahu ha promesso di continuare a combattere Hezbollah in Libano.

Fonti: Bloomberg Politics, The Hill News

Trump avverte l'Iran sui pedaggi nello Stretto di Hormuz


Il presidente Trump ha accusato l'Iran di non rispettare l'accordo di cessate il fuoco non riaprendo adeguatamente lo Stretto di Hormuz e ha avvertito contro l'imposizione di pedaggi sui vasi che transitano attraverso il cruciale stretto. Trump ha scritto su Truth Social che l'Iran sta facendo "un pessimo lavoro" nel permettere il passaggio del petrolio.

Fonti: The Hill News, Bloomberg Politics, Financial Times

Un giudice stabilisce che il Pentagono ha violato l'ordinanza sull'accesso della stampa


Un giudice federale di Washington ha stabilito che il Pentagono non ha rispettato un'ordinanza precedente che richiedeva il ripristino dell'accesso per i giornalisti accreditati. Il giudice Paul Friedman ha ordinato la restituzione delle credenziali a sette giornalisti del New York Times, rappresentando una sconfitta per il segretario alla Difesa Pete Hegseth nei suoi tentativi di limitare l'accesso dei media.

Fonti: The Hill News, The Guardian, New York Times

La Casa Bianca avverte il personale sui mercati di previsione durante la guerra in Iran


La Casa Bianca ha inviato un'email interna a tutto il personale avvertendo i dipendenti di non utilizzare informazioni riservate per piazzare scommesse sui mercati finanziari e sulle piattaforme di scommesse sugli eventi. L'avvertimento arriva dopo che alcune scommesse ben cronometrate sulla guerra in Iran hanno sollevato preoccupazioni e richieste da parte dei democratici per maggiori regolamentazioni.

Fonti: Bloomberg Politics, BBC News

Melania Trump nega qualsiasi legame con Jeffrey Epstein


La first lady Melania Trump ha fatto una dichiarazione a sorpresa negando di aver mai avuto una relazione con il defunto criminale sessuale Jeffrey Epstein e la sua complice Ghislaine Maxwell. La dichiarazione, che ha suscitato confusione sul perché abbia scelto di parlare, ha riportato l'attenzione su un argomento che Donald Trump ha chiesto di superare.

Fonti: New York Times, The Guardian, BBC News

L'inflazione potrebbe aumentare di più in quasi quattro anni


L'inflazione probabilmente è salita al 3,4% a marzo rispetto all'anno precedente, secondo le stime degli economisti, rappresentando un forte aumento rispetto all'aumento del 2,4% di febbraio. L'incremento è principalmente dovuto all'impennata dei prezzi del gas in seguito al conflitto in Iran che ha interrotto le forniture energetiche globali.

Fonti: ABC News

Il segretario al Tesoro Bessent incontra i CEO bancari sui rischi informatici dell'IA


Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha convocato i CEO delle principali banche statunitensi per discutere dei rischi informatici del più recente modello di intelligenza artificiale di Anthropic. L'incontro arriva mentre il sistema IA più recente ha rilevato vulnerabilità informatiche vecchie di decenni, sollevando preoccupazioni sulla sicurezza nazionale.

Fonti: Financial Times

I democratici intensificano le richieste di rimuovere Trump per le minacce all'Iran


Più di 70 democratici al Congresso stanno chiedendo la rimozione del presidente Trump per le sue minacce taglienti contro l'Iran e la gestione dell'operazione militare. La dinamica preannuncia la postura aggressiva che molti nel partito richiederanno ai loro leader se vinceranno la maggioranza alle elezioni di medio termine.

Fonti: The Hill News

La xAI di Elon Musk fa causa al Colorado per la legge sull'IA


La compagnia di intelligenza artificiale di Elon Musk, xAI, ha citato in giudizio il Colorado per una nuova legge statale che cerca di regolamentare la tecnologia in rapida evoluzione. La compagnia ha intentato una causa contro il procuratore generale del Colorado Phil Weiser giovedì, cercando di bloccare l'applicazione di una legge del 2024 che richiede agli sviluppatori di sistemi "ad alto rischio" di proteggere i consumatori.

Fonti: The Hill News

Il Venezuela approva una nuova legge mineraria per attrarre investimenti stranieri


I legislatori venezuelani hanno approvato un disegno di legge per regolamentare l'attività mineraria mentre il paese cerca di attrarre investitori stranieri diffidenti verso un'industria un tempo privata che è stata a lungo sfruttata da gruppi criminali con legami al governo. La mossa ha collegamenti diretti con gli Stati Uniti poiché rappresenta l'ultimo tentativo della leadership venezuelana di soddisfare l'amministrazione Trump.

Fonti: ABC News, New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Il creatore di Bitcoin, La Grecia vieta i social ai minori, Anthropic rimane in lista nera


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon venerdì,
il nome del creatore di Bitcoin è sempre stato un mistero quasi affascinante, ma in questi giorni è uscita un'inchiesta del New York Times che presenta il lavoro di anni di un giornalista che ha pochissimi dubbi sul nome: il britannico Adam Back. Poi parleremo della Grecia che vieta i social agli under15, delle nuove evoluzioni del caso Anthropic-Pentagono, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Un giornalista del New York Times è convinto di aver scoperto chi è il creatore di Bitcoin


Tecnologia
Nessuno sa chi ha creato Bitcoin. Adesso un’inchiesta del New York Times sostiene che Adam Back sia il nome più plausibile dietro Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo usato nel 2008 per presentare Bitcoin. Adam, 55 anni, è un esperto crittografo e amministratore delegato di Blockstream, società attiva nell’ecosistema Bitcoin, ma ha sempre negato (e anche adesso) di essere il creatore della rete. La tesi del NY Times sul fatto che Adam abbia creato Hashcash, sistema da cui Bitcoin riprende l’idea centrale, delle somiglianze nel modo di scrivere di entrambi (anche errori grammaticali ricorrenti) e una coincidenza nei tempi, perché l’attività online di Back e quella di Satoshi si sovrapporrebbero in momenti chiave. Secondo il NY Times, Adam non vuole rivelare la sua identità perché la community non accetterebbe un capo e il suo business fallirebbe. Il primo articolo delle letture interessanti di questa rassegna è l'inchiesta ufficiale.
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Fonte: CNBC
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La Grecia si prepara a vietare i social media ai minori di 15 anni


Politica
Dal 1° gennaio 2027 la Grecia vuole impedire ai minori di 15 anni di usare social network come TikTok, Instagram, Facebook e Snapchat. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis collega la misura all’aumento di ansia, disturbi del sonno, dipendenza dalle app e casi di cyberbullismo. Il Parlamento, dove la maggioranza è del suo partito, dovrebbe votare la norma in estate. Atene chiede anche all’Unione europea regole comuni a tutti (compresa l'Italia) per verificare l’età degli utenti entro il 2027.
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Fonte: The Guardian
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Anthropic perde l'appello per bloccare temporaneamente la lista nera del Pentagono


Intelligenza Artificiale
Una corte d’appello federale di Washington ha rifiutato di sospendere, in via temporanea, la decisione con cui il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha indicato Anthropic come rischio per la catena di approvigionamento. Questo significa che mentre la causa prosegue, l’azienda resta esclusa dai contratti con il Pentagono. Un altro tribunale federale, in California, ha però già impedito all’amministrazione Trump di estendere il divieto all’uso di Claude da parte delle altre agenzie pubbliche.
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Fonte: CNBC
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YouTube Shorts utilizzerà l'IA per creare avatar che assomigliano a te e hanno la tua voce


Intelligenza Artificiale
YouTube ha avviato il rilascio di una funzione che permette agli utenti maggiorenni con un canale già esistente di creare un proprio doppio digitale da usare nei video brevi di Shorts, il formato verticale della piattaforma. La configurazione si fa nell’app YouTube o in YouTube Create, registrando un video selfie e alcuni campioni vocali. Il sistema genera poi clip fino a 8 secondi tramite prompt testuale. I video ottenuti avranno etichette che segnalano l’uso di intelligenza artificiale e, per ora, la novità non è disponibile in Europa.
~
Fonte: 9to5Google
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Meta ha rimosso la lavagna con i punteggi dei dipendenti


Big Tech
Meta ha rimosso una classifica interna chiamata Claudeonomics che mostrava i top 250 dipendenti con il maggior consumo di token, l’unità che misura quanto testo viene elaborato dai modelli di intelligenza artificiale. Secondo The Information, in 30 giorni i dipendenti avrebbero usato circa 60.000 miliardi di token e il primo in classifica 281 miliardi. Nel tabellone apparivano titoli come “Token Legend,” “Model Connoisseur,” “Cache Wizard,” and “Session Immortal.” Meta ha poi disattivato la dashboard e l’ha sostituita con un messaggio interno che spiegava che lo strumento veniva chiuso dopo la diffusione all’esterno dei suoi dati.
~
Fonte: Gizmodo
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


In lingua inglese.

La mia ricerca per risolvere il grande mistero dei Bitcoin


nytimes.com (eng)

Dentro Project Nova, il più grande restyling di Firefox degli ultimi anni


pcworld.com (eng)

Come far sì che la tua azienda adotti l'AI


x.com (eng)

Notizie veloci


In lingua inglese.

Anthropic lancia Claude Managed Agents per le aziende


testingcatalog.com (eng)

L'ICE ha ammesso di aver usato potenti spyware sui civili


npr.org (eng)

Rivelata la fascia di prezzo dell'iPhone Ultra


macrumors.com (eng)

Tool del giorno

Accio Work


Continuiamo la serie di tool agentici segnalando Accio Work, della holding multimiliardaria di Alibaba. Da una prima occhiata sembra molto simile a Claude Cowork: puoi creare il tuo team a partire dai product manager, marketing expert, sviluppatori, ecc. che comunicano in autonomia tra loro e lavorano mentre dormi. I dati rimangono sulla tua macchina quindi è ottimo per la privacy.

Link: accio.com

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Iran, la tregua scricchiola: Israele colpisce il Libano, Teheran minaccia lo stop


Teheran si proclama vincitrice e continua a usare lo Stretto di Hormuz come leva negoziale. Netanyahu apre ai colloqui con Beirut sotto pressione degli Stati Uniti, ma esclude una tregua in Libano.

Sono bastati due giorni perché il cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran mostrasse tutte le sue crepe. Teheran continua a dichiararsi vincitrice e rilancia la posta con richieste massimaliste. Intanto, Israele intensifica i raid in Libano contro Hezbollah, pur accettando di aprire un tavolo con Beirut. A Washington, invece, i democratici cercano di tentare (senza successo) di impedire al presidente Donald Trump di riaprire le ostilità senza il voto del Congresso.

L’Iran alza la posta


Dopo sei settimane di bombardamenti americani e israeliani, la leadership iraniana non mostra segnali di apertura. “Buongiorno alla vittoria. Oggi la storia ha voltato pagina”, ha scritto sui social il primo vicepresidente Mohammad Reza Aref nel giorno dell’entrata in vigore della tregua. “L’era dell’Iran è iniziata”.

Per il regime, essere sopravvissuto a un attacco congiunto delle due principali potenze militari mondiali rafforza l’ideologia della resistenza su cui si fonda la Repubblica islamica dal 1979. “Dal loro punto di vista hanno superato due superpotenze”, ha spiegato al New York Times Danny Citrinowicz, ex capo della sezione Iran dell’intelligence militare israeliana, parlando di una percezione di una “vittoria divina”.

La principale leva di Teheran resta lo Stretto di Hormuz, da cui prima della guerra passava circa un quinto del petrolio mondiale. Nonostante i danni subiti, l’Iran conserva pienamente la capacità di minacciare il traffico marittimo nello Stretto. “È una leva più efficace di quanto sia mai stato il programma nucleare”, ha dichiarato al New York Times Hamidreza Azizi, esperto di sicurezza.

Il costo interno della presunta vittoria, però, è altissimo. L’economia iraniana, già fragile, è stata ulteriormente danneggiato: i grandi produttori di acciaio hanno fermato la produzione, il commercio al dettaglio è crollato e cresce il timore di licenziamenti di massa. Secondo Ali Alfoneh, ricercatore senior dell’Arab Gulf States Institute, il Paese potrebbe affrontare una nuova ondata migratoria e spingersi verso una deterrenza più aggressiva, fino a una possibile corsa all’arma nucleare. “Questo modello rischia di trasformare l’Iran nella Corea del Nord del Medio Oriente”, ha affermato.

Negoziati con Beirut, ma niente tregua


La tenuta della tregua è comunque già in bilico. Teheran sostiene che il cessate il fuoco negoziato includesse anche il Libano e minaccia apertamente di abbandonare i colloqui o di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz se Israele continuerà a colpire il territorio libanese. Una lettura condivisa anche dai mediatori pakistani, ma respinta da Stati Uniti e Israele.

Oggi il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver dato mandato al suo gabinetto di avviare negoziati diretti con Beirut, dopo colloqui telefonici con Trump e con l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff. Secondo funzionari americani, questo passo è arrivato dopo che Washington ha chiesto a Israele di ridurre i bombardamenti per evitare un’escalation.

Secondo queste fonti, Trump avrebbe inizialmente autorizzato la prosecuzione della guerra in Libano, salvo poi cambiare posizione per il timore che il conflitto potesse far saltare la tregua con l’Iran. Nonostante l’apertura diplomatica, Israele esclude però un cessate il fuoco. Un funzionario israeliano ha invece precisato ad Axios che le operazioni militari continueranno.

Nel frattempo, sul campo di battaglia l’escalation prosegue. Nelle 24 ore successive alla tregua con l’Iran, i raid israeliani in Libano hanno causato almeno 254 morti, secondo la Protezione civile libanese. Un piano di pace proposto dalla Francia, che prevedeva il riconoscimento di Israele da parte del Libano, è stato respinto dal governo israeliano.

I democratici tentano di fermare Trump


Sul fronte interno, intanto, i democratici hanno cercato oggi ancora una volta di far approvare una risoluzione sui poteri di guerra per impedire a Trump di riaprire unilateralmente il conflitto con l’Iran. Il deputato Glenn Ivey ha chiesto il consenso unanime durante una sessione pro forma della Camera, ma il repubblicano Chris Smith, che presiedeva la seduta, ha ignorato la richiesta e chiuso i lavori.

La deputata Sara Jacobs ha annunciato che il partito forzerà un voto formale in aula la prossima settimana. La risoluzione, la cui approvazione al Senato resta dubbia e che comunque si scontrerebbe con un veto presidenziale, ha un valore soprattutto politico: dimostrare agli elettori che i democratici stanno utilizzando ogni strumento disponibile per evitare una nuova impopolare escalation.

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Vuoi migliorare i tuoi appuntamenti? L'evolutionary dating è il trend primavera secondo Hinge


L'evolutionary dating è il trend della primavera 2026: ecco cos’è e come funziona secondo l’esperto di Hinge, con consigli pratici per migliorare gli incontri online e trovare connessioni più autentiche
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La primavera segna il passaggio verso il “risveglio” che precede l’“uncuffing season” estiva. Per chi desidera rimettersi in gioco nel mondo del dating, questo è quindi un momento chiave per riflettere su ciò che si sta cercando e affinare un profilo che lo rappresenti davvero, evitando al tempo stesso la dating fatigue. Per orientarsi tra questi dilemmi stagionali, Hinge, l’app di dating progettata per essere cancellata, condivide alcuni consigli pratici per valorizzare il proprio profilo, ma anche per diventare un* potenziale partner capace di offrire responsabilità emotiva. Il tutto grazie ai suggerimenti di Moe Ari Brown, Love and Connection Expert di Hinge, per evitare in prima persona comportamenti controproducenti.

Italiani spiano smartphone in pubblico: oltre il 50% ammette di farlo
Più del 50% degli italiani ammette di aver sbirciato lo smartphone di uno sconosciuto in pubblico. Un fenomeno diffuso, spesso guidato dalla curiosità, che solleva dubbi sulla sicurezza e sulla privacy digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

L’evolutionary dating


Cambiare il modo in cui ci si dedica al dating è fondamentale per mettersi nei panni dell’altra persona e comunicare in modo aperto e onesto fin dall’inizio. I dati dell’ultimo Gen Z DATE Report di Hinge parlano chiaro: il 74% degli uomini Gen Z e il 70% delle donne Gen Z affermano di sentirsi a proprio agio nell’essere emotivamente aperti già al primo appuntamento. Tuttavia, il 35% degli utenti di Hinge, considerando tutti i generi e gli orientamenti sessuali, dichiara di trattenersi perché non sa da dove cominciare. E quando si parla di desiderio di incontrarsi dal vivo e di dating fatigue, il 44% degli utenti di Hinge indica la mancanza di reattività come principale causa di burnout nel dating. È in questo contesto che si inseriscono i consigli di Moe Ari Brown.

  • concentrarsi su pochi match alla volta: nel dating, la qualità è più importante della quantità. Quando si chatta contemporaneamente con troppe persone, diventa difficile lasciarsi coinvolgere con ognuna di loro, e questo spesso porta a non creare un vero legame o a non arrivare mai a un appuntamento. Concentrandoti su pochi match alla volta, è più semplice valutare il tuo reale interesse nei confronti della personalità dell’altr*, coglierne i dettagli ed essere presente nelle conversazioni. Inoltre, si riduce il rischio di sentirsi sopraffatt* e stanch* per l’eccesso di comunicazione e di tempo passato a messaggiare;
  • vivere la conversazione come se fosse dal vivo: siamo abituat* a scrivere a persone che ci conoscono bene e che comprendono i nostri messaggi anche quando non siamo del tutto chiari. Quando si chatta con una persona nuova, è importante ricordare che non ha la stessa conoscenza di base su chi siamo o sul nostro stile comunicativo. Per questo, i match hanno bisogno che la comunicazione in-app sia intenzionale e chiara, proprio come avverrebbe dal vivo;
  • come passare da una conversazione in-app a un appuntamento dal vivo: fare domande dimostra l'interesse e il coinvolgimento nella conversazione. In generale, le persone non desiderano uscire con qualcuno che parla solo di sé stess*. Per questo, è importante fare domande tanto quanto condividere qualcosa di sé;
  • chiudere gentilmente una conversazione invece di lasciare qualcuno senza risposta: non è una bella sensazione quando la persona con cui vorresti uscire smette di rispondere e, dopo qualche giorno, diventa chiaro che non si farà più viva. Essere dall’altra parte è scoraggiante. Se sei tu a voler interrompere la comunicazione, puoi dimostrare rispetto per l’altra persona chiudendo la conversazione in modo educato. In questo modo eviti che l’altra persona si chieda cosa sia successo, e le offri la chiusura che merita.



ASUS ExpertBook Ultra: laptop AI per professionisti
ASUS presenta il nuovo ASUS ExpertBook Ultra, un laptop pensato per i professionisti che combina prestazioni basate sull’intelligenza artificiale, design ultraleggero e sicurezza avanzata
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Consigli pratici per valorizzare il profilo su Hinge


Per migliorare davvero i tuoi spunti nel dating online, è fondamentale evitare risposte troppo brevi o monosillabiche, perché non offrono appigli per iniziare una conversazione e rischiano di bloccare l’interazione sul nascere. Allo stesso modo, le risposte generiche o costruite “per imitazione” non comunicano autenticità: ciò che fa la differenza è mostrare la propria personalità, anche attraverso piccoli dettagli o un tocco di umorismo originale. Attenzione anche ai cliché e alle frasi abusate, perché tendono a rendere il profilo indistinguibile dagli altri: essere specifici, invece, aiuta a emergere e a creare connessioni più mirate. Infine, è utile monitorare quali spunti funzionano davvero, osservando se generano domande e dialogo: quelli che non portano interazioni possono e devono essere aggiornati per rendere il profilo più efficace e coinvolgente.

Le foto del profilo


Per quanto riguarda le foto del profilo, è importante scegliere immagini che siano allo stesso tempo valorizzanti e realistiche, evitando scatti troppo datati che potrebbero creare aspettative distorte. La riconoscibilità è fondamentale: foto con occhiali da sole, cappelli o filtri eccessivi rischiano di nascondere il volto e ridurre le possibilità di connessione. Anche le foto di gruppo vanno usate con attenzione: mostrare la propria vita sociale è positivo, ma bisogna sempre rendere chiaro chi si è, senza lasciare spazio a dubbi. Infine, i selfie in palestra non sono particolarmente efficaci — solo una minima percentuale di utenti soddisfatti su Hinge li utilizza — quindi è meglio puntare su immagini più spontanee e rappresentative della propria personalità.

In un contesto in cui le app di incontri sono sempre più diffuse, distinguersi non significa fare di più, ma comunicare meglio: autenticità, cura dei dettagli e capacità di generare conversazioni sono gli elementi che fanno davvero la differenza. L'evolutionary dating va proprio in questa direzione, premiando chi sceglie di raccontarsi in modo più consapevole e costruire connessioni che vadano oltre la superficie.


Oltre la metà degli italiani spia gli smartphone altrui in pubblico: il dato sorprendente sulla privacy


Una nuova ricerca di Samsung rivela che gli spazi pubblici in Europa sono diventati una sorta di “schermo condiviso”: il 59% degli italiani afferma di aver guardato accidentalmente il telefono di uno sconosciuto, indicando i mezzi pubblici come il luogo in cui è più probabile notare lo schermo altrui (56%). Quasi un italiano su quattro (24%) ammette di aver osservato il telefono di qualcun altro per curiosità, esponendosi così a contenuti privati che spaziano dalle foto personali ai dati bancari

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Samsung ha intervistato 11.000 europei a supporto del lancio di Galaxy S26 Ultra, che introduce un Privacy Display integrato. Questa nuova tecnologia hardware rende i contenuti dello schermo visibili solo frontalmente, proteggendo la privacy dagli sguardi laterali senza compromettere l’esperienza visiva. Lo studio evidenzia, inoltre, un divario tra la percezione della privacy e la realtà anche in Italia: se il 59% ritiene che l’uso del proprio telefono sia privato anche in luoghi affollati, il 56% afferma che in pubblico è facile vedere lo schermo degli altri. Nonostante oltre un quarto delle persone ignori la situazione (26%) o distolga subito lo sguardo (30%), il 7% ammette di continuare a guardare con discrezione.

Dai messaggi al denaro: cosa c’è in gioco


Quasi la metà (48%) afferma di aver avuto la sensazione che qualcuno stesse guardando lo schermo del proprio telefono in pubblico. Solo il 25% considera l’uso dello smartphone in pubblico un’attività privata e sebbene i consumatori possano essere già consapevoli di questo rischio, i nuovi dati indicano che le informazioni visibili sono spesso inaspettatamente personali. Circa un terzo degli italiani (39%) dichiara di aver visto contenuti personali sul telefono di uno sconosciuto in pubblico, e il 28% afferma di aver visto qualcosa che riteneva non avrebbe dovuto vedere. I contenuti osservati più frequentemente includono:

  • Foto personali / galleria – 40%;
  • Volto o voce durante una videochiamata – 31%;
  • Messaggi personali (ad esempio del partner/coniuge) – 30%;
  • Notifiche o profili social – 24%;
  • Shopping online – 15%;
  • Notifiche o profili di app di dating – 9%;
  • Saldo bancario o dettagli del conto – 8%,

Queste situazioni sono generalmente involontarie e si verificano nella vita quotidiana. È proprio questo che crea un “pubblico accidentale”: persone che vedono ciò che compare sullo schermo di qualcun altro semplicemente perché è nel loro campo visivo, spesso senza avere altro da fare se non guardarsi intorno. Il 56% indica i mezzi pubblici come il contesto più frequente, seguiti dal 39% durante l’attesa in fila (ad esempio al supermercato o nei negozi) e dal 16% in bar, ristoranti o caffè.

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Una crescente attenzione alla protezione delle informazioni personali


Con l’aumentare della consapevolezza che gli altri possano vedere i contenuti dei loro schermi in pubblico, molte persone stanno cambiando il modo in cui utilizzano lo smartphone. Se solo il 7% dichiara di non fare nulla quando percepisce che qualcuno sta guardando il proprio schermo, il 40% afferma di smettere completamente di usare il telefono, e solo l’8% arriverebbe ad affrontare direttamente la persona. Per il timore che uno sconosciuto possa vedere ciò che appare sullo schermo, gli italiani dichiarano di aver evitato o rimandato attività come operazioni bancarie (54%), l’inserimento di codici di accesso o PIN (42%) e la lettura di messaggi privati del partner (42%). Questi comportamenti riflettono un cambiamento più ampio nel modo in cui viene percepita la privacy: non più soltanto come qualcosa da gestire tramite le impostazioni del dispositivo, ma anche come un aspetto influenzato dall’ambiente circostante.

Una priorità di Samsung


Con il Privacy Display di Samsung Galaxy S26 Ultra, gli utenti dispongono di un nuovo strumento per proteggere le proprie informazioni, affiancando queste buone pratiche quotidiane. La privacy è da tempo una priorità per Samsung e il Privacy Display rappresenta l’ultimo passo dell’azienda nel supportare le persone a mantenere riservati i propri dati nei momenti che contano davvero – con il supporto di sette anni di aggiornamenti di sicurezza per garantire una protezione duratura nel tempo. Lo studio ha inoltre evidenziato che il 44% degli intervistati evita di svolgere determinate attività negli spazi pubblici, segnalando una chiara esigenza di maggiore controllo da parte degli utenti sulla visibilità dei propri contenuti digitali.

Benjamin Braun di Samsung Europe, ha dichiarato: “il telefono è uno degli oggetti più personali che possediamo: custodisce foto, dati bancari, messaggi e molto altro. Utilizzo i mezzi pubblici quasi ogni giorno e l’ultima cosa che desidero è che la persona accanto a me veda cosa c’è sul mio schermo”


In un’epoca in cui lo smartphone è diventato un’estensione della nostra vita personale, episodi apparentemente innocui come uno sguardo fugace allo schermo altrui assumono un peso ben diverso. Essere consapevoli dei rischi e adottare semplici accorgimenti — come ridurre la visibilità dello schermo o utilizzare filtri privacy — può fare la differenza nel proteggere i propri dati. Perché, oggi più che mai, la sicurezza digitale passa anche dai piccoli gesti quotidiani.


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Cresce il giudizio negativo degli americani su Israele e Netanyahu, soprattutto tra i giovani


Il 60% degli adulti statunitensi ha un'opinione sfavorevole di Israele. Tra i repubblicani sotto i 50 anni la maggioranza è ora critica. Anche la fiducia in Trump sulla gestione dei rapporti con Israele è bassa

Il giudizio degli americani su Israele e sul primo ministro Benjamin Netanyahu continua a peggiorare, con un'accelerazione marcata nell'ultimo anno. Secondo un sondaggio del Pew Research Center condotto tra il 23 e il 29 marzo su 3.507 adulti, il 60% degli statunitensi ha un'opinione sfavorevole di Israele, in aumento di sette punti rispetto all'anno scorso e di quasi venti rispetto al 2022. La quota di chi esprime un giudizio "molto sfavorevole" è quasi triplicata nello stesso periodo, passando dal 10% al 28%. Il sondaggio è stato realizzato circa un mese dopo l'inizio della guerra in Iran guidata da Stati Uniti e Israele.

Il dato più significativo riguarda la frattura generazionale, che ormai attraversa entrambi gli schieramenti politici. Tra i democratici, otto su dieci hanno un'opinione negativa di Israele, un aumento netto rispetto al 69% dell'anno scorso e al 53% del 2022. I democratici sotto i 50 anni esprimono un giudizio "molto sfavorevole" con maggiore frequenza rispetto a quelli più anziani (47% contro 39%). Tra i repubblicani il quadro resta diverso, con una maggioranza ancora favorevole a Israele (58% contro 41%), ma il cambiamento è visibile soprattutto nelle fasce più giovani: il 57% dei repubblicani tra i 18 e i 49 anni ha oggi un'opinione negativa, rispetto al 50% dell'anno scorso. Le ampie maggioranze favorevoli resistono solo tra i repubblicani sopra i 50 anni.

Anche la fiducia in Netanyahu segue la stessa traiettoria. Il 59% degli americani esprime poca o nessuna fiducia nella capacità del primo ministro israeliano di fare la cosa giusta in materia di affari internazionali, in aumento di sette punti rispetto all'anno scorso e di quasi venti rispetto al 2023. Tra i democratici la sfiducia raggiunge il 76%, con la metà che dichiara di non avere "nessuna fiducia". Tra i repubblicani le valutazioni sono ormai divise quasi a metà: 45% con fiducia, 44% senza. È un cambiamento rilevante, perché nelle precedenti rilevazioni del Pew la maggioranza dei repubblicani esprimeva fiducia in Netanyahu. Anche qui il fattore età pesa: i repubblicani sopra i 50 anni hanno il doppio delle probabilità rispetto a quelli più giovani di fidarsi di Netanyahu (58% contro 30%).

Sondaggio
L'opinione degli americani su Israele e Netanyahu diventa più negativa
Pew Research Center — Indagine su adulti statunitensi, 23–29 marzo 2026

Panoramica Trend Per gruppo

Sfavorevoli a Israele
0%
+18 dal 2022

Favorevoli a Israele
0%
−18 dal 2022

Poca/nessuna fiducia in Netanyahu
0%
+17 dal 2023

Molta/abb. fiducia in Netanyahu
0%
−4 dal 2023

In sintesi: La maggioranza degli americani (60%) ha oggi un'opinione sfavorevole di Israele, un ribaltamento netto rispetto al 2022 quando i favorevoli erano il 55%. La sfiducia in Netanyahu raggiunge il 59%.

Tocca un punto per i dettagli · Tocca la legenda per isolare una serie

Opinione su Israele

Fiducia in Netanyahu

Chi vede più sfavorevolmente Israele
% con opinione molto/abbastanza sfavorevole — Primavera 2026

Repubblicani

Media

Democratici

Elaborazione di Focus America su dati del Pew Research Center

L'appartenenza religiosa influenza in modo consistente le opinioni. Gli ebrei americani e i protestanti evangelici bianchi mantengono opinioni prevalentemente positive su Israele, con percentuali favorevoli del 64% e del 65%. Tra i cattolici il dato scende al 35%, tra i protestanti neri al 33%, e tra chi non si identifica con nessuna religione al 22%. Solo il 4% dei musulmani americani ha un'opinione positiva di Israele. Sulla fiducia in Netanyahu, il 56% degli ebrei americani esprime poca o nessuna fiducia, mentre tra i musulmani americani la cifra raggiunge il 91%, con il 74% che dichiara di non avere alcuna fiducia.

Anche il presidente Trump non raccoglie un consenso ampio sulla gestione dei rapporti con Israele. Più della metà degli americani (55%) esprime poca fiducia nella sua capacità di prendere buone decisioni sulla relazione tra i due Paesi, un dato sostanzialmente stabile rispetto ad agosto 2025. Circa tre quarti dei repubblicani (73%) esprimono fiducia in Trump su questo tema, contro solo il 16% dei democratici. Ma anche all'interno del campo repubblicano emerge una divisione generazionale netta: solo il 52% dei repubblicani sotto i 30 anni si fida della gestione trumpiana del rapporto con Israele, contro il 93% degli ultrasessantacinquenni.

Il conflitto tra Israele e Hamas resta personalmente importante per poco più della metà degli americani (53%), un dato stabile rispetto all'anno scorso. È però percepito come meno rilevante rispetto all'azione militare americana in Iran, che il 77% considera importante. Tra i gruppi religiosi, il 91% degli ebrei americani considera il conflitto personalmente importante, seguito dal 70% dei musulmani americani e dal 65% dei protestanti evangelici bianchi. Questi ultimi, però, attribuiscono maggiore importanza personale alla campagna militare in Iran (86%) rispetto al conflitto israelo-palestinese.

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Perché Trump non può essere rimosso


Dan Pfeiffer spiega perché invocare la rimozione presidenziale è una fantasia controproducente che distrae dall'unico obiettivo reale: riconquistare il Congresso

Il comportamento del presidente Donald Trump nelle ultime settimane ha riacceso il dibattito sul 25° emendamento della Costituzione americana, lo strumento che consente di rimuovere un presidente fisicamente o mentalmente incapace di svolgere le proprie funzioni. Decine di membri del Congresso e diversi potenziali candidati presidenziali, come il governatore dell'Illinois J.B. Pritzker, ne hanno chiesto l'attivazione. Ma secondo Dan Pfeiffer, ex consigliere di Barack Obama e autore della newsletter The Message Box, questa strada è una pura fantasia che rischia di fare più danni che altro al Partito Democratico.

La premessa del dibattito è il comportamento recente di Trump, che Pfeiffer definisce allarmante anche per gli standard del presidente. La decisione di avviare un conflitto militare in Medio Oriente contro l'Iran è stata, a suo giudizio, "bizzarra e capricciosa". Le dichiarazioni contraddittorie che ne sono seguite, con il presidente che un giorno sosteneva che gli Stati Uniti non avessero bisogno dello Stretto di Hormuz e il giorno dopo minacciava di bombardare l'Iran perché non lo riaprisse, hanno alimentato i dubbi sulla lucidità della guida presidenziale. Pfeiffer fa poi riferimento a un post pubblicato da Trump in cui il presidente minacciava esplicitamente di colpire oltre 90 milioni di iraniani, definendola "la definizione da manuale di genocidio".

Il punto centrale dell'analisi di Pfeiffer, però, non riguarda la condotta di Trump ma la risposta dei democratici. L'ex consigliere smonta il meccanismo del 25° emendamento per dimostrarne l'impraticabilità. Contrariamente a quanto molti credono, non basta che il vicepresidente e la maggioranza del gabinetto si riuniscano per rimuovere il presidente. La procedura prevede che il vicepresidente e la maggioranza del gabinetto inviino una comunicazione al Congresso dichiarando che il presidente non è in grado di svolgere le sue funzioni. A quel punto il vicepresidente diventa presidente ad interim. Ma il presidente ha la possibilità di contestare la decisione: il vicepresidente e il gabinetto devono riaffermare la loro dichiarazione e il Congresso deve riunirsi e votare entro 21 giorni. Per mantenere il presidente ad interim in carica serve una maggioranza di due terzi in entrambe le camere.

Pfeiffer sottolinea che il grado di difficoltà è molto superiore a quello dell'impeachment tradizionale, che richiede solo la maggioranza alla Camera e i due terzi al Senato. E ricorda che se il Senato non ha condannato Trump nemmeno dopo l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, quando una folla di suoi sostenitori ha attaccato il Congresso, è difficile immaginare che lo faccia ora. Il primo ostacolo sarebbe convincere J.D. Vance e la maggioranza del gabinetto a votare per la rimozione. Pfeiffer descrive i membri del gabinetto come "sicofanti e lacchè incompetenti" e dice di non riuscire a pensarne nemmeno uno che metterebbe la lealtà verso il paese davanti alla lealtà verso Trump. E anche nell'ipotesi impossibile che tutto funzionasse, il risultato sarebbe Vance presidente e Mike Johnson vicepresidente.

I danni della campagna sul 25° emendamento sono, secondo Pfeiffer, concreti. Il primo problema è che crea aspettative su qualcosa che non accadrà. È un espediente per raccogliere attenzione e donazioni online, scrive l'ex consigliere, aggiungendo che lo considera "un po' irrispettoso verso i nostri elettori" promuovere un'idea sapendo che non porterà al risultato desiderato. Il secondo problema è che sposta la responsabilità sulle persone sbagliate. Vance e il gabinetto non rispondono agli elettori a novembre. I repubblicani al Congresso, invece, sì. Sono loro, sostiene Pfeiffer, che permettono a Trump di comportarsi in questo modo e sono loro che dovrebbero pagarne le conseguenze alle urne.

La conclusione di Pfeiffer è netta: non esistono scorciatoie. L'unico modo per fermare Trump è riconquistare il potere politico eleggendo un Congresso democratico. Tutto il resto, compreso il 25° emendamento, è una distrazione.

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In Arizona nasce un terzo partito, ma Dem e GOP si alleano per fermarlo


Un ex No Labels vuole chiamarsi "Partito Indipendente", ma un giudice ha bloccato il cambio di nome: potrebbe confondere gli elettori non affiliati, oltre un terzo del totale

Un terzo partito politico in Arizona sta scuotendo le certezze di democratici e repubblicani, al punto da spingerli a un'alleanza inedita: fare causa insieme per impedirgli di cambiare nome. La vicenda, raccontata dal New York Times, ruota attorno a un gruppo nato come sezione locale di No Labels, l'organizzazione centrista con sede a Washington, che ha tentato di ribattezzarsi "Arizona Independent Party", Partito Indipendente dell'Arizona. Il problema è che in Arizona gli elettori registrati come "independent", cioè non affiliati a nessun partito, rappresentano oltre un terzo dell'elettorato. Usare quella parola nel nome di un partito, secondo i suoi avversari, significherebbe attirare con l'inganno elettori che non hanno alcuna intenzione di aderire a una nuova formazione politica.

Democratici e repubblicani hanno presentato ricorso, e a marzo un giudice della contea di Maricopa, Gregory S. Como, ha dato loro ragione con una sentenza netta, definendo il cambio di nome "un'esca politica seguita da un raggiro". Il giudice ha stabilito che un partito non può cambiare denominazione senza raccogliere nuovamente le firme necessarie, ponendo una domanda retorica nella sentenza: le stesse 41.000 persone che firmarono per riconoscere il partito No Labels avrebbero firmato anche per un ipotetico "Partito Nazista dell'Arizona" o per gli "Anarchici dell'Arizona"?

La questione ha radici nel 2024, quando l'organizzazione nazionale No Labels, critica verso entrambi i partiti, annunciò l'intenzione di candidare un ticket presidenziale "unitario" per competere con Donald Trump e l'allora presidente Joseph Biden. I democratici lavorarono con successo per far deragliare l'iniziativa, sostenendo che fosse un piano per favorire Trump. L'anno successivo la sezione dell'Arizona si separò dall'organizzazione nazionale, cambiò dirigenza e chiese alla Segretaria di Stato un nuovo nome. Il risultato, paradossale in tempi di polarizzazione estrema, è stato unire i due partiti principali contro un nemico comune.

A guidare il terzo partito è Paul Johnson, ex democratico ed ex sindaco di Phoenix, che ha raccontato al New York Times la sua strategia. Johnson aveva già sostenuto, senza successo, un referendum per sostituire le primarie di partito con un sistema aperto sul modello della California, dove tutti i candidati competono nella stessa primaria e i primi due accedono al ballottaggio finale. Nei 41.000 elettori registrati sotto No Labels, Johnson ha visto lo strumento per continuare la sua battaglia per la moderazione nella politica dell'Arizona. La sua idea è che un movimento abbastanza forte da minacciare i due partiti principali li costringerebbe ad accettare riforme elettorali capaci di produrre candidati meno estremisti.

Il candidato governatore del partito, Hugh Lytle, un dirigente del settore sanitario che si definisce di centrodestra ma più liberale sulle questioni sociali, ha ambizioni concrete. Ha dichiarato al New York Times di considerare la sua candidatura praticabile indipendentemente dal nome del partito. Lytle, che in passato è stato iscritto sia ai democratici sia ai repubblicani, ha raccontato di aver votato controvoglia per l'attuale governatrice democratica Katie Hobbs nel 2022, convinto che molti elettori come lui sceglierebbero un'alternativa se ne avessero la possibilità.

La corsa al governatorato dell'Arizona si annuncia già molto combattuta. Hobbs vinse nel 2022 con appena 17.000 voti di scarto e dovrà affrontare un avversario repubblicano ancora da definire, probabilmente uno dei deputati David Schweikert o Andy Biggs. Lytle parte sfavorito, ma gli analisti ritengono che potrebbe raccogliere decine di migliaia di voti, soprattutto con il nome "Partito Indipendente" sulla scheda. A chi toglierebbe più consensi resta oggetto di dibattito. Chuck Coughlin, veterano consulente politico repubblicano poi diventato indipendente, ha sostenuto al New York Times che una quota maggiore di elettori repubblicani resterebbe fedele al proprio candidato, rendendo Hobbs più vulnerabile alla candidatura di Lytle. Chris Baker, consigliere di Schweikert, ha offerto al giornale la lettura opposta: poiché i repubblicani sono più numerosi dei democratici in Arizona, il suo partito avrebbe più da perdere, soprattutto se candidasse Biggs, fedelissimo di Trump che potrebbe alienare i moderati.

Il precedente californiano rafforza le preoccupazioni sulla confusione elettorale. In California esiste l'American Independent Party, nota soprattutto per aver candidato il segregazionista George Wallace alla presidenza nel 1968. Un'inchiesta del Los Angeles Times di una decina di anni fa concluse che tre quarti degli iscritti al partito in California lo avevano fatto per errore, inclusa l'attrice Emma Stone e Jennifer Siebel Newsom, moglie dell'allora governatore Gavin Newsom. Tutto ciò che lascia gli elettori in dubbio sul processo elettorale "è un problema serio", ha dichiarato al New York Times Tom Collins, direttore dell'Arizona Citizens Clean Elections Commission, organismo apartitico responsabile dell'educazione elettorale che ha a sua volta fatto causa contro il cambio di nome.

Se il partito non impugnerà la decisione entro il 24 aprile, Lytle e gli altri candidati compariranno sulle schede elettorali come membri di No Labels Arizona. Per Johnson sarebbe una delusione, ma la battaglia legale ha già ottenuto un risultato: far conoscere il partito. "Non l'ho fatto io, l'hanno fatto i due partiti", ha detto al New York Times. "Se torniamo a chiamarci No Labels, adesso la gente saprà perché".

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Bus gratis a New York, la promessa di Mamdani si scontra con la realtà


Mamdani aveva fatto campagna elettorale sui trasporti gratuiti, ma il piano è bloccato da vincoli di bilancio e divisioni tra i Democratici

Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha ammesso che gli autobus gratuiti in città non diventeranno realtà quest'anno. La promessa era uno dei tre pilastri della sua campagna elettorale, insieme al blocco degli affitti e all'asilo universale. Ma i vincoli di bilancio della città e dello Stato, uniti ai disaccordi interni al Partito Democratico, hanno bloccato il piano. Lo stesso sindaco, ha rivelato Politico in un'intervista, non sembra stia spingendo con forza per realizzarlo nel breve termine.

Al posto del programma su scala cittadina, Mamdani punta ora su un progetto pilota più limitato, che i parlamentari di Albany sembrano disposti a finanziare. "Siamo incoraggiati dalle conversazioni che stiamo avendo con la governatrice e i leader legislativi per agire su questo nel 2026, come primo passo", ha dichiarato il sindaco a Politico. Un progetto pilota, però, non sarebbe una novità: già nel 2023, quando era deputato dell'Assemblea statale, Mamdani aveva ottenuto fondi per testare una linea di bus gratuiti in ciascuno dei cinque distretti della città. I risultati positivi di quell'esperimento gli erano serviti per la campagna elettorale a sindaco. Ma il programma è stato cancellato nel 2024, invece di essere ampliato, a causa di uno scontro tra Mamdani e il presidente dell'Assemblea Carl Heastie su un accordo riguardante gli alloggi nel bilancio statale.

Le due camere del parlamento statale hanno posizioni diverse sulla questione. Sia l'Assemblea che il Senato sostengono trasporti più accessibili economicamente, ma l'Assemblea ha stanziato una cifra precisa per un nuovo progetto pilota, mentre il linguaggio del Senato resta più vago.

Nel frattempo, altri esponenti democratici propongono alternative. La presidente del Consiglio comunale Julie Menin e la governatrice Kathy Hochul sostengono l'ampliamento di Fair Fares, un programma già esistente che offre tariffe scontate ai passeggeri a basso reddito per autobus e metropolitana. I sostenitori di Fair Fares sostengono che il programma possa aiutare più persone perché copre anche la metropolitana, non solo gli autobus. Attualmente il programma offre tariffe dimezzate, serve circa 400.000 persone e costa circa 96 milioni di dollari l'anno. Ampliare i requisiti di accesso e offrire corse gratuite potrebbe costare circa 150 milioni in più, ma questa stima si basa sull'ipotesi che solo metà degli aventi diritto si iscriva.

Mamdani, però, non è mai stato entusiasta di questo tipo di soluzione. Il sindaco ha un'avversione dichiarata per i programmi basati sul reddito. Già nel 2024 aveva citato proprio Fair Fares per dire che "i programmi basati sulla verifica del reddito non raggiungeranno mai tutti quelli a cui sono destinati". Lo stesso approccio universalistico si è visto nel progetto pilota per l'asilo gratuito e nell'apertura di una scuola materna gratuita in uno dei quartieri più ricchi della città.

Il senatore statale Jeremy Cooney, democratico di Rochester e presidente della commissione Trasporti del Senato, ha dichiarato a Politico che i legislatori vogliono rendere i trasporti più accessibili, ma "rendere gratuiti tutti gli autobus di New York City non è finanziariamente fattibile". Cooney ha aggiunto che potrebbe esserci margine per aiutare la città a finanziare Fair Fares, ma a condizione di ottenere più fondi anche per i sistemi di trasporto delle aree fuori New York City. Lo stesso Cooney ha rivelato che, pur avendo ricevuto altre richieste dal sindaco, non ha mai ricevuto una "richiesta diretta" sugli autobus gratuiti.

Diversi segnali indicano che Mamdani ha messo il progetto in secondo piano già da settimane. Durante un'audizione di bilancio del Consiglio comunale a marzo, il presidente della Metropolitan Transportation Authority Janno Lieber ha risposto a una proposta di autobus gratuiti durante i Mondiali di calcio di questa estate dicendo: "Non studieremo cose che non sono nell'agenda della città e dello Stato. Nessuno mi ha chiesto di offrire autobus gratis a persone che pagano 1.000 dollari a biglietto da altri Paesi". Anche i rappresentanti della città nel consiglio della Metropolitan Transportation Authority non hanno promosso la questione.

Le organizzazioni a favore dei trasporti pubblici, dal canto loro, appoggiano entrambe le soluzioni. Danny Pearlstein, portavoce della Riders Alliance, ha dichiarato a Politico che "l'accessibilità economica dei trasporti è una parte importante per rendere New York più accessibile, e questo è il fascino sia degli autobus gratuiti sia di un programma Fair Fares trasformato".

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Perché la teoria del pazzo con Trump non funziona


Il presidente americano usa minacce estreme contro l'Iran, ma il confronto storico con la strategia di Nixon in Vietnam ne rivela tutti i limiti, amplificati dalla dimensione pubblica e dalle conseguenze economiche globali

Nell'aprile del 1971, nell'Ufficio Ovale, Richard Nixon spiegava Henry Kissinger su come presentarsi ai nordvietnamiti: "Puoi dire 'non riesco a controllarlo'". "E lascia intendere che potresti usare armi nucleari". Nasceva così, nei canali segreti della diplomazia americana, quella che sarebbe diventata nota come la teoria del pazzo: l'idea che minacce estreme possano costringere l'avversario a sedersi al tavolo delle trattative.

Janan Ganesh, editorialista del Financial Times, riprende questo episodio per analizzare la strategia del presidente Trump nei confronti dell'Iran. La tesi è netta: se la teoria del pazzo non ha funzionato con Nixon, che la applicava nelle condizioni migliori possibili, ha ancora meno probabilità di funzionare oggi.

La prima differenza è la più evidente. Nixon agiva attraverso canali riservati: se avesse deciso di fare marcia indietro, nessuno lo avrebbe saputo. Trump, al contrario, ha minacciato pubblicamente di "cancellare una civiltà". La pressione per dare seguito a quelle parole diventa così enormemente più alta. Ed è proprio questo, scrive Ganesh, il motivo per cui i giochi di bluff funzionano meglio a porte chiuse.

La seconda differenza riguarda il peso economico del paese preso di mira. Il Vietnam degli anni Sessanta non era centrale per l'economia mondiale. L'Iran del ventunesimo secolo lo è in modo inequivocabile. Poche settimane di bombardamenti hanno già rischiato di innescare la peggiore crisi energetica degli ultimi cinquant'anni. Un'escalation potrebbe trasformare l'inflazione legata al prezzo del petrolio in una vera e propria carenza di approvvigionamento. Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, ha dichiarato che i danni alle infrastrutture richiederanno anni per essere riparati, senza contare il possibile esodo di profughi nel caso in cui l'Iran diventasse uno stato fallito.

Ganesh individua un paradosso strutturale nella teoria del pazzo: la minaccia è troppo estrema per essere del tutto credibile, ma se viene messa in pratica, la strategia per definizione ha fallito.

C'è poi la questione dell'opinione pubblica. Nixon lo sapeva bene: se avesse usato armi nucleari in una guerra scelta, le già violente proteste contro il conflitto in Vietnam avrebbero potuto degenerare in una crisi sociale incontrollabile. Gli alleati si sarebbero allontanati. Il blocco comunista avrebbe conquistato una superiorità morale. Allo stesso modo, Trump non può permettersi un'escalation militare quando la guerra gode dell'appoggio di appena il 34 per cento degli americani. Le autocrazie, nota l'editorialista, sanno leggere la politica interna delle democrazie: come il Nord Vietnam seppe sfruttare le divisioni americane sulla guerra, così potrebbe fare l'Iran.

L'editorialista riconosce che esiste un argomento a favore della strategia: Trump è l'unico presidente americano eletto in questo secolo sotto il quale la Russia non ha lanciato un'invasione. Vladimir Putin attaccò la Georgia sotto George W. Bush, la Crimea sotto Barack Obama, l'Ucraina intera sotto Joe Biden. Tuttavia, osserva Ganesh, il campione statistico è troppo piccolo per escludere una semplice coincidenza. Allo stesso modo, la postura nucleare aggressiva di Ronald Reagan negli anni Ottanta sembrò incosciente all'epoca, eppure prima della fine del decennio i sovietici avevano ceduto quasi senza sparare un colpo. Ma "circostanziale" resta la parola chiave: stabilire un rapporto di causa ed effetto con sufficiente certezza è quasi impossibile.

Il bilancio storico parla chiaro, secondo Ganesh: Nixon applicò la teoria del pazzo nelle migliori condizioni possibili, in segreto e contro un paese privo di rilevanza economica globale, ottenendo quasi nulla. Quando passò davvero all'azione, bombardando Cambogia e Laos, il risultato fu danneggiare la reputazione degli Stati Uniti più che strappare concessioni all'avversario. Quattro anni dopo quella conversazione nell'Ufficio Ovale, i nordvietnamiti presero Saigon. Dei 58.220 americani morti nella guerra del Vietnam, oltre 20.000 persero la vita sotto Nixon e Kissinger.

L'editorialista del Financial Times conclude con un'osservazione sui mercati finanziari, dove nota una "disperazione" nel voler scorgere astuzia e premeditazione nei comportamenti più estremi di Trump. Questo, secondo Ganesh, ha distorto le valutazioni degli investitori, troppo ottimisti all'inizio della guerra e, a giudizio di Lagarde, ancora adesso. Anche ammettendo che Trump abbia una strategia riconducibile alla teoria del pazzo, osserva Ganesh, questo non significa che sia una buona strategia. Significa soltanto che il presidente ha una lettura discutibile della storia.

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Nuovi Ray-Ban Meta Smart Glasses: modelli con lenti graduate, più comfort e aggiornamenti software


Meta Platforms rinnova i Ray-Ban Meta Smart Glasses con supporto alle lenti graduate, nuove funzioni basate su Meta AI e aggiornamenti che migliorano comfort, messaggistica e intrattenimento
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Gli occhiali smart con intelligenza artificiale stanno rapidamente guadagnando terreno a livello globale. Meta Platforms, in collaborazione con EssilorLuxottica, ha già venduto milioni di dispositivi e la strategia dell’azienda punta ora ad ampliare ulteriormente l’offerta, coprendo un numero sempre maggiore di scenari d’uso, dallo sport all’impiego quotidiano. In questo contesto arrivano i nuovi Ray-Ban Meta Smart Glasses, ora progettati per supportare la quasi totalità delle lenti graduate. Si tratta di un passo rilevante, per supportare tutte quelle persone che utilizzano soluzioni per la correzione visiva. Ma non è tutto, perchè Meta sottolinea un netto miglioramento anche sul fronte del comfort, con modelli pensati per un utilizzo prolungato durante l’arco della giornata.
Ray-Ban Meta Optics con montatura “Blayzer Optics”Ray-Ban Meta Optics con montatura “Blayzer Optics”
Dal punto di vista progettuale, i nuovi occhiali introducono soluzioni ergonomiche per adattarsi a diverse conformazioni del viso. La nuova linea Ray-Ban Meta Optics include due montature: la “Blayzer Optics”, dal design rettangolare disponibile in due dimensioni, e la “Scriber Optics”, con linee più arrotondate. Entrambe presentano una struttura più sottile e leggera. Tra le colorazioni disponibili figurano Nero Opaco, Nero Trasparente e Verde Oliva Scuro Trasparente, insieme a varianti stagionali come Grigio Ghiaccio Opaco Trasparente e Beige Pietra Trasparente. Completa la dotazione una nuova custodia di ricarica in finitura marrone scuro.

Sony BRAVIA Theatre: nuova linea Home Audio e novità
Sony BRAVIA Theatre debutta ufficialmente: la nuova linea Home Audio punta su audio immersivo e soluzioni avanzate per portare il cinema direttamente a casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Ancora più funzionalità e capacità di Meta AI in arrivo


Accanto alle novità hardware e al rinnovato design, Meta Platforms continua a spingere sull’evoluzione software dei suoi occhiali smart, con l’obiettivo di renderli sempre più centrali nella vita quotidiana. Gli aggiornamenti in arrivo rafforzano il ruolo di Meta AI, trasformando gli Ray-Ban Meta Smart Glasses in un assistente intelligente, sempre attivo e utilizzabile completamente a mani libere. Tra le funzionalità più rilevanti spicca il nuovo sistema di tracciamento nutrizionale: attraverso comandi vocali o semplici foto, l’utente può registrare i pasti senza interazioni manuali, mentre l’intelligenza artificiale analizza i dati e restituisce suggerimenti sempre più personalizzati. Un’evoluzione che, nel tempo, porterà a un riconoscimento automatico degli alimenti e a una registrazione completamente autonoma. Sul fronte della comunicazione, arrivano anche nuove integrazioni con WhatsApp: gli utenti potranno ricevere riepiloghi vocali dei messaggi e recuperare rapidamente informazioni specifiche dalle chat. Meta sottolinea che queste funzionalità verranno gestite direttamente sul dispositivo, garantendo la privacy grazie alla crittografia end-to-end.
Ray-Ban Meta Optics con montatura “Scriber Optics”Ray-Ban Meta Optics con montatura “Scriber Optics”

Più funzionalità per i Meta Ray-Ban Display


Con i nuovi aggiornamenti, i Ray-Ban Meta Smart Glasses permettono, ad esempio, di navigare tra i Reel di Instagram direttamente dagli occhiali, mentre gli utenti possono accedere più rapidamente alla musica preferita grazie a scorciatoie personalizzate su Spotify o richiedere playlist generate in base al contesto visivo. Tra le novità figurano anche widget rapidi per informazioni essenziali come meteo, promemoria, calendario e mercati finanziari, oltre a una nuova app calendario integrata con servizi come Google Calendar e Microsoft Outlook, per gestire appuntamenti in modo discreto direttamente dal display. Guardando ai prossimi aggiornamenti, Meta prevede l’introduzione della registrazione combinata di schermo e punto di vista, che permetterà di condividere video completi dell’esperienza d’uso. In arrivo anche la funzionalità di scrittura gestuale “Neural Handwriting”, compatibile con app come WhatsApp e iMessage, oltre all’espansione della navigazione pedonale con indicazioni passo-passo visibili direttamente nelle lenti.

Disponibilità


I nuovi modelli Optics saranno disponibili dal 14 aprile con prezzi a partire da 469 euro.


Sony BRAVIA Theatre: nuova linea Home Audio per un cinema perfetto a casa


Sony ha annunciato i nuovi prodotti audio BRAVIA Theatre e i TV BRAVIA 3 II e BRAVIA 2 II. La nuova linea Theatre include BRAVIA Theatre Bar 7 e BRAVIA Theatre Bar 5, oltre agli altoparlanti opzionali come BRAVIA Theatre Sub 9, BRAVIA Theatre Sub 8 e BRAVIA Theatre Rear 9.Questi nuovi prodotti sono progettati e realizzati per creare un campo surround più ampio e coinvolgente, per un impatto cinematografico più intenso. Il TV BRAVIA 3 II è un LED di fascia media, disponibile in dimensioni fino a 100 pollici, per un'esperienza da grande schermo a casa. Il nuovo modello entry, Bravia 2 II,sarà invecedisponibile da 43" a 75" pollici.

Le nuove Soundbar Sony


La nuova BRAVIA Theatre Bar 7 presenta un design compatto ma potente, dotato di nove unità di altoparlanti, tra cui speaker up-firing dedicati (rivolti verso l'alto) e speaker laterali che creano un campo sonoro notevolmente più ampio. Grazie alla tecnologia 360 Spatial Sound Mapping, proprietaria di Sony, la Theatre Bar 7 offre un audio surround avvolgente in stile cinematografico, insieme a un audio calibrato sulla base della stanza per un'esperienza di ascolto ottimizzata. La configurazione può essere ulteriormente migliorata aggiungendo subwoofer e altoparlanti posteriori per bassi più profondi e un'esperienza surround più ricca. Questi accessori consentono, inoltre, di godersi i contenuti IMAX Enhanced al massimo del loro potenziale.
Soundbar Sony Theatre Bar 7 Soundbar Sony Theatre Bar 7
BRAVIA Theatre Bar 5è un sistema a 3.1 canali dotato di un subwoofer wireless, in grado di offrire bassi potenti, dialoghi chiari e un eccellente equilibrio tra prestazioni e rapporto qualità-prezzo. S-Force PRO Front Surround, Vertical Surround Engine e l'esclusiva tecnologia di up-mixing di Sony creano un suono surround avvolgente, tridimensionale e coinvolgente, per film e programmi TV.
Soundbar Sony Theatre Bar 5Soundbar Sony Theatre Bar 5

Circondati dal suono


​Per completare ulteriormente l'esperienza home cinema, i nuovi subwoofer e altoparlanti posteriori di Sony aggiungono bassi profondi e un suono surround avvolgente e si integrano perfettamente ai modelli BRAVIA Theatre compatibili.
BRAVIA Theatre Sub 9BRAVIA Theatre Sub 9
Caratteristiche comuni a BRAVIA Theatre Sub 9 e BRAVIA Theatre Sub 8: dotati di grandi unità driver, offrono bassi potenti e profondi che consentono di percepire e vivere appieno le profondità nascoste del suono nei film. Per la prima volta nella serie BRAVIA Theatre, è supportato il collegamento con doppio subwoofer.

  • BRAVIA Theatre Sub 9: è dotato di due driver da 200 mm. I due driver contrapposti dotati di vibration cancelling riducono la distorsione e garantiscono bassi potenti e di alta qualità, che si estendono fino alle frequenze ultra-basse;
  • BRAVIA Theatre Sub 8: dotato di un driver da 200 mm, offre una riproduzione dei bassi profonda e accurata, anche alle frequenze più basse;
  • BRAVIA Theatre Rear 9: dotato di grandi altoparlanti up-firing da 80 mm con emissione verso l'alto che migliorano le prestazioni del canale posteriore e potenziano l'esperienza immersiva del suono spaziale a 360°, creando più altoparlanti fantasma.


BRAVIA 3 II


Oltre alla nuova linea di prodotti audio, Sony amplia anche la sua gamma di televisori con il BRAVIA 3 II, un TV di fascia media disponibile in dimensioni fino a 100 pollici. Dotato del processore XR presente nei televisori premium di Sony e della tecnologia XR Triluminos Pro, il BRAVIA 3 II offre un'ampia gamma cromatica, che consente riproduzione naturale dei colori, contrasto ricco e dettagli raffinati. BRAVIA, inoltre, collabora con MediaTek per offrire una riproduzione dell'immagine delicata e finemente dettagliata, e i suoi televisori supportano Dolby Vision/Atmos e DTS:X per la massima qualità cinematografica dell'immagine e del suono. BRAVIA 3 II supporta anche il 4K a 120 Hz e offre quattro porte HDMI 2.1, rendendolo ideale per i videogiochi.
TV Sony BRAVIA 3 IITV Sony BRAVIA 3 II
Per migliorare ulteriormente l'esperienza utente, il BRAVIA 3 II è dotato di un telecomandodi nuova concezione che risponde ai feedback degli utenti, grazie a un design ottimizzato dei pulsanti, forme distinte/differenziate e una chiara spaziatura per una navigazione tattile più facile. Inoltre, la funzione Remote Finder consente a tutti, comprese le persone con disabilità visive, di individuare facilmente il telecomando.

BRAVIA 2 II


BRAVIA 2 II è un ottimo punto di ingresso al mondo della qualità visiva. Questo TV racchiude numerose funzionalità essenziali che lo rendono il compagno ideale per emozionanti serate all'insegna del cinema: anche i vecchi classici in HD sono portati in alta definizione 4K, mentre la compatibilità con Dolby Atmos e DTS:X garantisce un’esperienza audio coinvolgente. Grazie all’integrazione con Google TV e Sony Pictures Core, la TV offre sempre una vasta scelta di contenuti ed è facile da usare. BRAVIA 2 II sarà disponibile in dimensioni che vanno dai 43’’ ai 75’’ pollici.
TV Sony BRAVIA 2 IITV Sony BRAVIA 2 II

Disponibilità


Le soundbar Sony sono già disponibile mentre i TV Bravia saranno disponibili il prossimo mese di maggio.


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Trump non ha ottenuto niente di quello che voleva da questa tregua


Lo Stretto di Hormuz è diventato lo strumento di deterrenza di Teheran: può paralizzare l'economia globale, generare miliardi di entrate e non può essere eliminato con i bombardamenti

Il presidente Trump aveva dichiarato guerra all'Iran per impedirgli di ottenere la bomba atomica. Cinque settimane dopo, con oltre 12.000 tra missili, bombe e droni lanciati contro obiettivi iraniani, nessuno degli obiettivi iniziali è stato raggiunto. L'Iran ha invece scoperto di possedere un'arma di deterrenza più efficace di qualsiasi arsenale nucleare: il controllo dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.

Gli Stati Uniti hanno accettato ieri sera un cessate il fuoco di due settimane mentre proseguono i negoziati. Tra gli obiettivi dichiarati da Trump all'inizio del conflitto, impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari, eliminare le capacità missilistiche balistiche, favorire una rivolta popolare contro il regime e sradicare i gruppi alleati di Teheran nel Golfo Persico, nessuno è stato centrato. L'Iran ha accettato soltanto di riaprire lo Stretto, una via d'acqua che funzionava liberamente prima della guerra, e a condizioni che potrebbero garantire al regime introiti enormi.

I bombardamenti americani e israeliani hanno distrutto la marina iraniana e gran parte delle infrastrutture militari. Diversi leader iraniani e circa 1.500 cittadini sono morti, tra cui oltre 170 persone uccise in un attacco a una scuola femminile, apparentemente colpita per errore. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato oggi che l'Iran ha subito "una devastante sconfitta militare". Eppure questo non è bastato a piegare la capacità di Teheran di difendersi. A seconda dell'esito dei negoziati, il regime potrebbe trovarsi in una posizione strategica più forte di quella precedente al conflitto. "Il controllo dello Stretto è ora l'asset strategico vitale dell'Iran. È più importante del programma nucleare", ha dichiarato all'Atlantic Vali Nasr, professore di affari internazionali e studi mediorientali alla Johns Hopkins University.

La fragilità della tregua è apparsa evidente già oggi: l'Iran ha bloccato il transito delle navi nello Stretto dopo che Israele ha lanciato pesanti attacchi sul Libano che hanno causato centinaia tra morti e feriti. Teheran ha anche colpito gli alleati americani nel Golfo, dimostrando di sentirsi abbastanza sicura da continuare a difendere i propri alleati regionali.

L'Iran ha annunciato che imporrà un pedaggio sulle navi in transito. Trump ha ammesso che i negoziati, previsti a Islamabad, riguarderanno almeno in parte il controllo iraniano sulla via d'acqua, e ha suggerito che gli Stati Uniti potrebbero cercare di partecipare ai profitti. Il giornalista Jonathan Karl di ABC News ha riferito che Trump gli ha detto in un'intervista: "Stiamo pensando di farlo come una joint venture".

La debolezza americana in questo conflitto è stata l'assenza di obiettivi chiari. Nel corso dei 39 giorni di guerra, Trump ha offerto spiegazioni diverse e spesso contraddittorie. Il primo giorno ha parlato di cambio di regime, ma l'obiettivo è svanito quando il leader iraniano ucciso è stato sostituito dal figlio, ancora più radicale, senza alcun segno di sollevazione popolare. Il 30 marzo Trump ha affermato sui social media che il cambio di regime era avvenuto comunque, sebbene il regime fosse ancora intatto. Ha poi indicato la distruzione dei siti nucleari come ragione principale della guerra, per poi dichiarare che quei siti erano ormai inaccessibili sotto le macerie. Ha ripetuto più volte che gli Stati Uniti avevano già vinto, senza spiegare perché prevedesse altre due o tre settimane di conflitto.

L'Iran, al contrario, ha mantenuto obiettivi costanti: la sopravvivenza del regime e un risarcimento per i danni di guerra. Ha scoperto che entrambi potevano essere raggiunti controllando lo Stretto e colpendo le forze americane e gli alleati del Golfo con droni economici e abbondanti.

Prima della guerra, fino a 135 navi al giorno transitavano nello Stretto, largo appena 20 miglia nel punto più stretto, trasportando petrolio da Kuwait, Arabia Saudita e Iraq, oltre a forniture essenziali per l'industria globale dei fertilizzanti. Lo Stretto si è chiuso di fatto intorno al 2 marzo, quando imbarcazioni veloci, droni e missili iraniani hanno reso il transito troppo rischioso per le compagnie di navigazione e i loro assicuratori. Il prezzo del greggio Brent, che era circa 73 dollari al barile prima della guerra, ha raggiunto un picco di quasi 120 dollari, con previsioni di 150 dollari in caso di chiusura prolungata.

Durante il conflitto, l'Iran ha negoziato tariffe di transito con singoli Paesi, arrivando a chiedere fino a 2 milioni di dollari per il passaggio di una nave. Secondo i termini del cessate il fuoco proposti dal regime, il transito sicuro deve essere negoziato con l'esercito iraniano. Se l'Iran manterrà le tariffe attuali, potrebbe incassare fino a 90 miliardi di dollari l'anno, pari a circa un quinto del suo PIL: entrate che prima del conflitto non esistevano. Il Financial Times ha riportato oggi che l'Iran propone un pagamento di 1 dollaro per ogni barile di petrolio in transito, da versare in criptovaluta.

Un'esercitazione condotta dall'Hudson Institute, un think tank di Washington, su incarico della Marina americana, aveva già evidenziato la vulnerabilità dello Stretto. L'esercitazione ha concluso che l'Iran poteva chiuderlo facilmente e a basso costo, mentre la riapertura da parte degli Stati Uniti sarebbe stata complessa e rischiosa, richiedendo settimane di operazioni militari e poi mesi di presidio. "L'aspettativa non era che avremmo vinto", ha dichiarato all'Atlantic Bryan Clark, ricercatore dell'istituto ed ex ufficiale della Marina. "L'aspettativa era che avremmo riaperto lo Stretto e poi avremmo dovuto difenderlo continuamente".

I negoziati, mediati dal Pakistan, definiranno se la guerra è davvero finita. Oggi Reuters ha riferito che l'Iran ha attaccato l'oleodotto saudita che aggira lo Stretto. Trump sembra però pronto a voltare pagina: ha in programma una visita in Cina a metà maggio e le elezioni di metà mandato di novembre si avvicinano. Il presidente ha scritto sui social media che lavorerà con l'Iran e avvierà discussioni sull'alleggerimento delle sanzioni, annunciando anche dazi del 50% sulle esportazioni verso gli Stati Uniti da qualsiasi Paese che fornisca armi a Teheran. Gli alleati americani nel Golfo e in Europa si trovano a fare i conti con le conseguenze durature del conflitto e a interrogarsi sulle garanzie di sicurezza di Washington. Come ha osservato all'Atlantic Richard Nephew, esperto di armi nucleari e sanzioni al Washington Institute for Near East Policy, "dalla prospettiva dell'Iran, è sia strategicamente pericoloso sia una cattiva idea lasciar aprire lo Stretto senza qualche forma di compensazione economica".

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Iran, Trump dichiara vittoria ma il regime è intatto. E i repubblicani temono di perdere le midterm


Trump celebra il cessate il fuoco come un "trionfo storico", ma Teheran controlla ancora lo Stretto di Hormuz e conserva il suo uranio arricchito. La NATO è sempre più in crisi. Scommesse sospette su Polymarket alimentano i dubbi su possibile insider trading.

L'Amministrazione Trump ha dichiarato vittoria nella campagna militare contro l'Iran a meno di 24 ore dall'annuncio del cessate il fuoco. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha parlato di una "vittoria militare storica e schiacciante", sostenendo che gli Stati Uniti abbiano raggiunto "ogni singolo obiettivo" che si erano posti. Sul piano strategico, però, il bilancio appare più ambiguo. E dentro lo stesso Partito repubblicano cresce il timore che la guerra possa costare il controllo del Congresso alle elezioni di novembre.

Stando alle dichiarazioni di Hegseth, le forze americane hanno affondato la Marina iraniana, colpito le capacità di produzione di missili balistici e droni e distrutto gran parte delle difese aeree del Paese. Ma il regime che governa Teheran da 47 anni è ancora al potere. L'Iran possiede ancora circa 440 kg di uranio altamente arricchito, secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, e continua a controllare lo Stretto di Hormuz, dove transita circa il 20 per cento del petrolio mondiale.

Lo stesso Trump, in un post su Truth Social, sembra aver messo in dubbio la narrazione della piena vittoria avvertendo che le forze americane resteranno nella regione fino alla completa attuazione dell'accordo del cessate il fuoco. Se Teheran non dovesse rispettare i termini concordati, ha scritto, riprenderanno bombardamenti "più intensi, sofisticati e potenti che mai".

Lo Stretto e l'uranio: le due leve di Teheran


I negoziati per il raggiungimento di una pace definitiva cominceranno questo fine settimana a Islamabad, con il vicepresidente JD Vance a capo della delegazione americana. L'Iran si presenta al tavolo con carte importanti. La sua proposta iniziale, un piano in 10 punti, prevede un pedaggio di 2 milioni di dollari per ogni nave in transito nello Stretto, oltre che garanzie di non aggressione, il riconoscimento del diritto all'arricchimento dell'uranio, la revoca di tutte le sanzioni e il pagamento di risarcimenti.

Il blocco imposto dall'Iran sullo Stretto ha fatto impennare il prezzo del petrolio. Negli Stati Uniti, in un mese, il prezzo della benzina è aumentato di circa un dollaro al gallone. Quando martedì sera è trapelata la notizia del cessate il fuoco, i prezzi sono crollati, ma restano comunque molto più alti rispetto a prima della guerra. Trump stesso ha lasciato intendere che il controllo iraniano sullo Stretto potrebbe non cambiare in tempi brevi. Quando il giornalista Jonathan Karl di ABC News gli ha chiesto se potesse accettare un pedaggio iraniano, ha risposto: "Stiamo pensando di farlo come una joint venture".

Sull'uranio, Hegseth ha assicurato che le scorte iraniane sono sotto sorveglianza. "È sepolto e lo stiamo osservando. Sappiamo esattamente cosa hanno", ha detto al Pentagono, aggiungendo: "Ce lo consegneranno o lo elimineremo". Teheran, però, continua a mantenere toni di sfida e non sembra intenzionata a cedere facilmente neppure su questo.

Analisi
Cessate il fuoco con l'Iran: vittoria o trappola?
Numeri, leve negoziali e rischi politici — aprile 2026

Bilancio Negoziati Politica Usa Insider trading?Insider?

Risultati ottenuti dagli Usa

Marina iraniana affondata
Raggiunto

La flotta militare iraniana è stata distrutta. Anche le capacità missilistiche e di produzione droni sono state colpite duramente.

Difese aeree distrutte
Raggiunto

Gran parte del sistema di difesa aerea iraniano è stato neutralizzato durante la campagna.

Regime ancora al potere
Non raggiunto

Il regime che governa Teheran da 47 anni resta in carica. Nessun cambio di regime ottenuto nonostante le dichiarazioni di Trump.

Uranio non sequestrato
Non raggiunto

L'Iran possiede ancora circa 440 kg di uranio altamente arricchito, secondo l'AIEA. Hegseth assicura che è "sotto sorveglianza", ma non è stato recuperato.

Hormuz ancora bloccato
Critico

L'Iran controlla ancora lo Stretto, dove prima della guerra transitava il 20% del petrolio mondiale. Trump ha lasciato intendere che potrebbe accettare un "pedaggio" iraniano sulle navi.

Leve dell'Iran al tavolo di Islamabad

~440 kg
Uranio altamente arricchito
Fonte AIEA

~20%
Del greggio mondiale via Hormuz

Il piano in 10 punti di Teheran

2 mln $ a nave
Pedaggio proposto per il transito nello Stretto

La proposta iniziale iraniana include anche garanzie di non aggressione, diritto all'arricchimento dell'uranio, revoca di tutte le sanzioni e pagamento di risarcimenti.

Joint venture?
Risposta di Trump sulla gestione dello Stretto

Alla domanda di Jonathan Karl (ABC) se potesse accettare un pedaggio iraniano, Trump ha risposto: "Stiamo pensando di farlo come una joint venture".

Tregua già in bilico

Libano escluso dal cessate il fuoco

L'Iran insiste sull'inclusione del Libano. La Casa Bianca però afferma che non rientra negli accordi. Teheran denuncia Washington di averlo già messo in discussione. Finora più di 1.500 morti e un milione di sfollati nel conflitto libanese.

Iran: "Le mani restano sul grilletto"

Il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale ha avvertito che se i negoziati falliranno le operazioni militari riprenderanno. Il Parlamento iraniano accusa gli Usa di aver violato 3 termini dell'accordo.

Gradimento e benzina

40%
Gradimento Trump
Aggregato FocusAmerica

65%
Disapprova gestione benzina
Navigator Research

+1 $/gallone
Aumento benzina in un mese
Sopra i 4 dollari al gallone

Segnali elettorali

Georgia
Suppletiva: candidato Dem perde di 12 punti in un seggio che Trump aveva vinto di 37
Swing di 25 punti verso i Dem

Wisconsin
Progressista vince alla Corte suprema statale anche in roccaforti repubblicane
Swing significativo rispetto al 2024

La frattura NATO

Alleati assenti dalla guerra
La NATO ha rifiutato di partecipare al conflitto

Trump su Truth Social: "La NATO non c'era quando ne avevamo bisogno". Rubio annuncia un riesame dell'alleanza. Washington non può uscire dalla NATO senza il Congresso, ma può ridurre la cooperazione.

Scommesse sospette su Polymarket

50+
Account creati il giorno stesso della scommessa

7 apr
Scommesse piazzate ore prima dell'annuncio tregua

Profitti sospetti

200k $
Profitto in poche ore
Account creato il giorno stesso · investiti ~72k $

125k $
Secondo account sospetto
Aperto il giorno prima · schema identico

Precedente

Caso Maduro
Schema già visto nella cattura del presidente venezuelano

Account nuovi avevano piazzato scommesse analoghe poche ore prima della cattura di Maduro, realizzando centinaia di migliaia di dollari. Gruppi bipartisan al Congresso propongono di estendere le norme sull'insider trading ai mercati predittivi.

Elaborazione FocusAmerica su dati New York Times, Politico, AP, Navigator Research, dati blockchain Polymarket · aprile 2026

Il cessate il fuoco è già in bilico


La tregua, intanto, ha mostrato segni di fragilità da subito. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf ha accusato Washington di avere violato almeno tre termini dell'accordo, soprattutto per avere escluso il Libano dal cessate il fuoco. L'Iran insiste sul fatto che qualsiasi intesa debba comprendere anche la fine delle ostilità in Libano, dove Israele ha invaso il sud del Paese contro Hezbollah. In questa fase del conflitto libanese sono state uccise più di 1.500 persone e oltre un milione sono state sfollate.

La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha però confermato che il Libano non rientra nell'accordo. Il Ministero degli Esteri iraniano ha così accusato Washington di aver già messo in discussione l'accordo. Il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano ha successivamente avvertito che, se i negoziati falliranno, "le nostre mani restano sul grilletto".

Trump attacca di nuovo la NATO


La guerra ha anche aperto una frattura profonda con gli alleati della NATO, che hanno rifiutato di partecipare al conflitto. Dopo un incontro di due ore alla Casa Bianca con il Segretario Generale dell'Alleanza Atlantica Mark Rutte, Trump ha ribadito il suo pensiero su Truth Social:

"La NATO non c'era quando ne avevamo bisogno, e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo".


Il Segretario di Stato Marco Rubio ha preannunciato nei giorni scorsi che gli Stati Uniti riesamineranno il proprio rapporto con l'Alleanza al termine del conflitto. "Dovremo chiederci se questa alleanza stia ancora servendo al suo scopo o se sia diventata una strada a senso unico, dove l'America difende l'Europa ma quando ha bisogno degli alleati questi negano basi e sorvolo", ha detto.

Trump non può uscire formalmente dalla NATO senza l'approvazione del Congresso, ma può ridurre la cooperazione militare con i Paesi alleati. Da parte loro, i Paesi europei hanno già fatto sapere che queste minacce, da sole, hanno danneggiato gravemente l'Alleanza.

I repubblicani temono un disastro elettorale a novembre


A Washington, il cessate il fuoco non ha placato i timori dentro il Partito repubblicano. "Questa guerra cementa praticamente il fatto che perderemo le elezioni di novembre, Senato e Camera", ha detto a Politicouna persona vicina alla Casa Bianca.

I segnali, per i repubblicani, sono tutti negativi. Martedì, nelle elezioni suppletive in Georgia per il seggio che fu di Marjorie Taylor Greene, il candidato democratico ha perso di 12 punti in un distretto dove però Trump aveva vinto di 37 nel 2024. In Wisconsin, il candidato progressista alla Corte Suprema statale ha stravinto conquistando anche roccaforti repubblicane. Il gradimento di Trump nei sondaggi è sceso intanto al 40%.

Il prezzo della benzina, salito sopra i 4 dollari al gallone, è diventato un'arma politica per i democratici. Un sondaggio di Navigator Research indica che il 65% degli elettori disapprova la gestione di Trump sui prezzi del carburante. "Trump se ne deve assumere la responsabilità", ha detto a Politico uno stratega repubblicano della Georgia, aggiungendo che con un gradimento sotto il 35% "sarebbe un bagno di sangue".

Scommesse sospette su Polymarket prima della tregua


A rendere ancora più controverso l'annuncio della tregua sono state le scommesse piazzate su Polymarket. Un'analisi dei dati pubblici della blockchain mostra che almeno 50 account, creati da poco, hanno puntato parecchi soldi sul cessate il fuoco il 7 aprile, diverse ore prima dell'annuncio, in un momento in cui la retorica di Trump faceva però pensare più a un'escalation che a una tregua.

Uno di questi account, creato martedì mattina, ha investito circa 72.000 dollari e incassato un profitto di 200.000. Un altro, aperto il giorno prima, ha guadagnato 125.500 dollari. Lo schema ricalca episodi precedenti: account nuovi avevano piazzato scommesse analoghe poche ore prima della cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, realizzando centinaia di migliaia di dollari di profitto.

Non meraviglia dunque il fatto che esponenti bipartisan al Congresso abbiano presentato proposte di legge per estendere la definizione di insider trading ai mercati predittivi. "Questi mercati hanno bisogno di regolamentazione", ha detto Todd Phillips, professore alla Georgia State University. "Non possiamo permettere che le persone facciano trading usando informazioni privilegiate".

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La rassegna stampa di giovedì 9 aprile 2026


La fragile tregua con l'Iran scatena divisioni interne nel movimento MAGA mentre crescono le incertezze sulla riapertura dello Stretto di Hormuz

Questa è la rassegna stampa di giovedì 9 aprile 2026

La tregua con l'Iran mostra già le prime crepe


La tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran, annunciata dal presidente Trump, è già in difficoltà dopo meno di 24 ore. L'Iran ha accusato gli Stati Uniti di violare l'accordo a causa degli attacchi israeliani al Libano, mentre permangono dubbi sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Il vicepresidente Vance guiderà i negoziati questo weekend.

Fonti: New York Times, Bloomberg Politics, The Hill

La divisione nel movimento MAGA sulla guerra con l'Iran


L'accordo di cessate il fuoco con l'Iran ha provocato una frattura all'interno del movimento MAGA di Trump. Molti sostenitori hanno espresso rabbia sui social media, considerando l'accordo un tradimento delle promesse elettorali. La spaccatura evidenzia tensioni crescenti tra l'approccio diplomatico e le aspettative dei sostenitori più radicali.

Fonti: New York Times, Financial Times, The Hill

Il tasso di fertilità degli Stati Uniti raggiunge un nuovo minimo storico


I dati del CDC mostrano che il tasso di fertilità americano ha raggiunto un nuovo record negativo nel 2025, continuando un declino iniziato nel 2007. Il calo è particolarmente pronunciato tra le adolescenti, con implicazioni significative per la crescita demografica del paese.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal

L'FBI arresta un ex dipendente militare per fuga di notizie classificate


L'FBI ha arrestato Courtney Williams, 40 anni, ex dipendente di Fort Bragg, accusata di aver fornito informazioni classificate a un giornalista che indagava su morti e traffico di droga nella base militare. L'arresto è stato annunciato dal direttore dell'FBI Kash Patel.

Fonti: The Guardian, The Hill

Un tribunale federale respinge la richiesta di Anthropic contro il Pentagono


Una corte d'appello federale ha negato la richiesta di Anthropic di sospendere temporaneamente la designazione del Pentagono che etichetta la compagnia di intelligenza artificiale come "rischio per la catena di approvvigionamento". La decisione complica la battaglia legale tra il governo e l'azienda AI.

Fonti: New York Times, The Hill

Trump critica la NATO dopo l'incontro con il segretario generale Rutte


Il presidente Trump ha attaccato duramente l'alleanza NATO in seguito a un incontro con il segretario generale Mark Rutte, dichiarando che "la NATO non c'era quando ne avevamo bisogno e non ci sarà se dovessimo averne bisogno di nuovo". Le critiche arrivano in un momento di tensioni con gli alleati europei.

Fonti: The Hill

Un medico hawaiano condannato per tentato omicidio della moglie


Gerhardt Konig, 47 anni, anestesista delle Hawaii, è stato condannato per tentato omicidio colposo dopo aver attaccato la moglie Arielle durante un'escursione su una scogliera vicino a Honolulu. I procuratori avevano sostenuto che l'uomo aveva pianificato di uccidere la consorte durante una gita di compleanno.

Fonti: The Guardian, New York Times

Marzo stabilisce un nuovo record per il mese più caldo nella storia degli Stati Uniti


I dati della NOAA mostrano che marzo 2026 è stato il mese più caldo mai registrato nella storia americana, con temperature superiori di 9,4 gradi Fahrenheit rispetto alla media del XX secolo. Dieci stati hanno stabilito record di temperatura per il mese di marzo.

Fonti: The Hill

La "Regina della Ketamina" condannata a 15 anni per la morte di Matthew Perry


Jasveen Sangha, soprannominata la "Regina della Ketamina", è stata condannata a 15 anni di prigione per il suo ruolo nella morte per overdose dell'attore Matthew Perry. È la condanna più severa finora emessa per i responsabili della morte della star di "Friends".

Fonti: New York Times

Le esportazioni petrolifere americane verso nuovi record per la guerra in Iran


Le esportazioni di petrolio degli Stati Uniti si dirigono verso livelli record mentre una "armata" di petroliere asiatiche si dirige verso i porti americani a causa delle carenze energetiche scatenate dalla guerra in Iran. Il Regno Unito è diventato la principale destinazione per il carburante americano per jet dopo la riduzione dei flussi dal Golfo.

Fonti: Financial Times, Financial Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Meta presenta Muse Park, Intel punta sul packaging avanzato, TikTok nuovo data center in Finlandia


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon giovedì,
abbiamo un nuovo modello di Meta, si chiama Muse Park, ed è il primo prodotto del Superintelligence Labs. Poi vedremo come Intel sta puntando tutto sul packaging avanzato; parleremo del nuovo data center di TikTok in Finlandia, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Meta presenta un nuovo modello di nome Muse Park


Intelligenza Artificiale
Meta ha presentato Muse Spark, primo modello della nuova famiglia Muse sviluppata da Meta Superintelligence Labs, la talentuosa divisione di intelligenza artificiale guidata da Alexandr Wang. A differenza dei precedenti modelli Llama, distribuiti in forma open source, Muse Spark è proprietario ed è pensato per essere più piccolo, più rapido e meno costoso, pur restando competitivo in compiti come ragionamento, comprensione di testo/immagini e attività svolte dagli agenti AI. È già usato nell’app Meta AI e sul sito desktop dedicato e nelle prossime settimane sarà integrato anche in Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e negli occhiali Ray-Ban Meta.
~
Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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La prima opera del Superlab

Il laboratorio che mira alla Superintelligenza guidato dal talento Alexandr Wang è sotto i riflettori dall'estate...
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Intel punta tutto sul packaging avanzato di chip


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Il governo della Malaysia ha reso noto che Intel, noto gruppo statunitense di semiconduttori, amplierà i propri impianti nel Paese, attivi dagli anni Settanta, aggiungendo capacità per assemblaggio, test e “advanced packaging”, cioè la fase finale in cui più componenti di un chip vengono collegati nello stesso modulo. Intel prevede di avviare una prima fase del progetto entro l’anno a Penang. Questa attività è diventata centrale perché i chip moderni non puntano solo a ridurre le dimensioni, ma anche a combinare calcolo, memoria e connessioni in strutture sovrapposte, portando la progettazione da 2D a 3D.
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Fonte: Ars Technica
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Intel stava per chiudere

Abbiamo seguito approfonditamente le vicende di Intel nel 2024: un'azienda che in ogni narrativa...
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TikTok costruirà un altro data center in Finlandia


Big tech
TikTok investirà 1 miliardo di euro per costruire un secondo data center in Finlandia, a Lahti, meno di un anno dopo il primo progetto annunciato nel Paese. Il nuovo impianto avrà una capacità iniziale di 50 megawatt, con massimo previsto di 128, e rientra nel piano da 12 miliardi di euro con cui ByteDance vuole conservare in Europa i dati di oltre 200 milioni di utenti europei. La scelta della Finlandia è legata a clima freddo, elettricità a basso costo e quadro normativo stabile. Il sito di Kouvola dovrebbe entrare in funzione entro fine anno, mentre quello di Lahti è previsto per il 2027.
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Fonte: Reuters
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Ma perché in Europa?

Perché nessuno si fida di come la Cina gestisce la privacy, e il governo cinese è il primo a saperlo. Se non...
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Il responsabile di Axios ha spiegato come gli hacker nordcoreani hanno penetrato il servizio


Cybersecurity
Jason Saayman, responsabile del progetto Axios (una libreria utilizzata da milioni di sviluppatori), ha spiegato che l’attacco degli hacker nordcoreani è iniziato circa due settimane prima della diffusione del malware e non ha colpito subito il software, ma Jason stesso. Gli aggressori si sono finti una vera azienda, hanno creato un falso spazio di lavoro su Slack con profili credibili e lo hanno convinto a partecipare a una riunione online. Durante il collegamento gli è stato chiesto di scaricare un presunto aggiornamento tecnico che in realtà era malware. Ottenuto l’accesso al suo computer, gli attaccanti hanno pubblicato su npm due versioni alterate di Axios, rimaste online per circa tre ore.
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Fonte: TechCrunch
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Hacker iraniani stanno colpendo infrastrutture critiche digitali americane


Cybersecurity
FBI, NSA, CISA e Dipartimento dell’Energia hanno avvertito che hacker sostenuti dall’Iran stanno colpendo sistemi digitali collegati a servizi essenziali negli Stati Uniti, come acquedotti, impianti per le acque di scarico, strutture energetiche e amministrazioni locali. Secondo le autorità, gli attacchi hanno già causato interruzioni operative e danni economici. Nel mirino ci sono software industriali usati per controllare pompe, valvole e altri apparati fisici: gli aggressori sarebbero riusciti a manipolare le informazioni mostrate agli operatori e a interferire con impostazioni critiche.
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Fonte: TechCrunch
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Letture interessanti


In lingua inglese.

Confessioni di una millennial nel mondo tech


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I social media sono diventati uno spettacolo da baraccone


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"Non riusciamo più ad attrarre i migliori talenti": la fuga di cervelli sta uccidendo la scienza americana


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Questi sono i paesi che si stanno muovendo per vietare i social media ai bambini


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Notizie veloci


In lingua inglese.

Per la prima volta in assoluto, Amazon sta rimuovendo i vecchi Kindle dal Kindle Store


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Hacker rubano e diffondono documenti riservati della polizia di Los Angeles


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Secondo nuovi leak, Apple rilascerà l'iPhone Air 2 a prescindere dalle sue vendite


macrumors.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/jjp3WC8Unj8?…

L'unica fabbrica di antimateria al mondo


Veritasium è uno dei docu-canali più seguiti su YouTube e questo video, con già più di 4.4 milioni di visualizzazioni, presenta e spiega egregiamente il CERN e il suo rapporto con l'antimateria.

Vedi video su youtube.com (eng - 58:53)

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Trump valuta di spostare le truppe Usa in Europa per punire i Paesi NATO meno allineati sull'Iran


Secondo il Wall Street Journal, la Casa Bianca sta studiando il possibile trasferimento dei soldati e la chiusura delle basi militari nei Paesi giudicati considerati come poco collaborativi, mentre si allarga la frattura transatlantica.

Donald Trump starebbe valutando un piano per punire alcuni Paesi della NATO ritenuti poco collaborativi con gli Stati Uniti e Israele durante la guerra con l’Iran. A scriverlo è il Wall Street Journal, secondo cui la proposta prevede di trasferire truppe americane dai Paesi dell’Alleanza Atlantica considerati meno utili allo sforzo bellico a quelli che avrebbero invece sostenuto con maggiore convinzione la campagna militare americana.

Il piano, sempre secondo il quotidiano statunitense, è ancora in una fase iniziale, ma nelle ultime settimane avrebbe raccolto sostegno tra alti funzionari dell’Amministrazione Trump e rientrerebbe tra le diverse opzioni discusse dalla Casa Bianca per colpire la NATO. La misura sarebbe comunque decisamente più limitata rispetto alle recenti minacce di Trump di ritirare completamente gli Stati Uniti dall’Alleanza Atlantica, ipotesi che per legge non può concretizzarsi senza il via libera del Congresso.

La proposta rifletterebbe però il netto peggioramento dei rapporti tra Washington e gli alleati europei dopo la decisione del presidente statunitense di entrare in guerra con l’Iran senza consultare i partner. Proprio oggi il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, si è recato a Washington per incontrare Trump e cercare di rafforzare i rapporti con il presidente americano nonostante le forti tensioni all’interno dell’Alleanza transatlantica.

Frattura atlantica
Trump valuta di ridistribuire le truppe Usa in Europa per punire gli alleati
Chi perde e chi guadagna nella nuova mappa della Nato — aprile 2026

Mappa Paesi Contesto Tensioni

Presenza militare Usa in Europa

84.000
Soldati Usa in Europa

5%
Spesa difesa/Pil richiesta da Trump

L'equilibrio che cambia

Truppe via
Truppe in arrivo

Spagna · Germania · Italia · Francia Polonia · Romania · Lituania · Grecia

"È molto triste che la Nato abbia voltato le spalle al popolo americano nelle ultime sei settimane"
— Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca

Paesi penalizzati — Possibile ritiro truppe o chiusura basi

Spagna
Spazio aereo negato

Unico Paese Nato a non aver promesso una spesa difesa al 5% del Pil. Ha impedito agli aerei Usa coinvolti nell'operazione contro l'Iran di usare il proprio spazio aereo. Candidata alla chiusura di una base americana.

Germania
Critiche alla guerra

Alti funzionari tedeschi hanno criticato la guerra in Iran. Berlino resta uno degli hub militari più importanti per le operazioni Usa in Medio Oriente. Già nel 2020 Trump ordinò il ritiro di 12.000 soldati, decisione annullata da Biden.

Italia
Base bloccata

Ha inizialmente bloccato l'uso di una base in Sicilia da parte degli Stati Uniti. Il ministro della Difesa italiano è rimasto bloccato a Dubai alla chiusura dello spazio aereo emiratino all'inizio della guerra.

Francia
Uso condizionato

Ha autorizzato l'uso di una base nel sud del Paese solo dopo aver ottenuto garanzie che vi sarebbero atterrati aerei non coinvolti nei raid contro l'Iran.

Paesi premiati — Possibile rafforzamento presenza Usa

Polonia
Allineata

Tra i Paesi con la spesa militare più alta dell'Alleanza. Considerata favorevole alla linea americana. Disponibile a sostenere la coalizione per il monitoraggio di Hormuz.

Romania
Basi approvate

Ha approvato rapidamente le richieste americane per l'uso delle proprie basi da parte dell'Air Force dopo l'inizio della guerra. Alta spesa militare rispetto al Pil.

Lituania
Allineata

Paese baltico con elevata spesa militare. Tra i primi a segnalare disponibilità a sostenere la coalizione internazionale per il monitoraggio di Hormuz.

Grecia
Allineata

Posizione strategica nel Mediterraneo orientale. Tra i Paesi con i più alti livelli di spesa militare nell'Alleanza.

La posta in gioco

84.000
Soldati Usa dispiegati in Europa

12.000
Ritirati dalla Germania nel 2020, reintegrati da Biden nel 2021

Deterrenza
Le basi Usa in Europa orientale frenano la Russia

Economia
Le basi americane sono un vantaggio economico per i Paesi ospitanti

Il rischio strategico

"Sono molto deluso dalla Nato. Il mancato sostegno alla guerra è una macchia che non sparirà mai"
— Donald Trump, lunedì

⚠ Più truppe vicino al confine russo
Lo spostamento verso Est rischia di irritare Mosca. Trump ha anche ventilato l'ipotesi di lasciare del tutto l'Alleanza, ma per legge serve il via libera del Congresso.

Tocca un evento per i dettagli

2020
Trump ordina il ritiro di 12.000 soldati dalla Germania

Decisione del primo mandato, motivata dalla spesa militare tedesca giudicata insufficiente. Biden annulla il ritiro nel 2021.

Gen 2025
Ritorno di Trump alla Casa Bianca: dazi, Groenlandia, Putin

Impone dazi all'Europa, apre un dialogo con Putin sull'Ucraina e preme sulla Danimarca per la Groenlandia. Serie di crisi diplomatiche con gli alleati Nato.

Mar 2026
Inizia la guerra con l'Iran senza consultare gli alleati

Gli alleati europei non vengono consultati in anticipo. Due ministri della Difesa Nato (Estonia e Italia) restano bloccati a Dubai dopo la chiusura dello spazio aereo emiratino.

Apr 2026
Rutte vola a Washington per tentare la mediazione

Il segretario Nato cerca di rafforzare i rapporti con Trump nonostante le tensioni. La Casa Bianca annuncia una "conversazione molto franca e diretta".

Apr 2026
Il WSJ rivela il piano di redistribuzione delle truppe

Proposta ancora in fase iniziale ma con sostegno tra alti funzionari. Prevede trasferimento truppe dai Paesi "poco collaborativi" verso quelli più allineati. Possibile chiusura di almeno una base.

Fonti: Wall Street Journal · aprile 2026

In precedenza, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt aveva detto che è “molto triste” che la NATO abbia “voltato le spalle al popolo americano” nelle ultime sei settimane, nonostante siano proprio gli americani, ha sostenuto, a finanziare con i propri soldi la difesa europea. Leavitt aveva aggiunto che Trump intendeva avere con Rutte una conversazione molto franca e diretta su questo tema.

Gli Stati Uniti hanno attualmente circa 84 mila soldati dispiegati in Europa, anche se il numero può variare in base alle esercitazioni e ai dispiegamenti a rotazione. Le basi americane nel continente sono un nodo fondamentale per le operazioni militari globali degli Stati Uniti e rappresentano anche un vantaggio economico per i Paesi che le ospitano. Nell’Europa orientale, inoltre, svolgono una funzione di deterrenza nei confronti della Russia. Già nel 2020, durante il suo primo mandato, Trump aveva ordinato il ritiro di circa 12 mila soldati dalla Germania, decisione poi annullata da Joe Biden dopo il suo insediamento nel 2021.

Non è ancora chiaro quali Paesi potrebbero perdere truppe o basi americane, anche se diversi membri dell’Alleanza Atlantica sono entrati in contrasto con Trump dal suo ritorno alla Casa Bianca e, più di recente, hanno attirato le sue critiche per le obiezioni alla guerra in Iran. Il Wall Street Journal cita tra i casi più evidenti quello della Spagna, unico Paese NATO a non avere promesso una spesa per la difesa pari al 5 per cento del PIL, che avrebbe anche impedito agli aerei americani coinvolti nell’operazione contro l’Iran di usare il proprio spazio aereo.

Secondo il quotidiano americano, l’Amministrazione Trump avrebbe espresso frustrazione anche verso la Germania, dopo le critiche di alcuni alti funzionari tedeschi alla guerra voluta da Trump, nonostante il Paese resti uno dei più importanti hub militari statunitensi per il sostegno alle operazioni in Medio Oriente. Anche l’Italia avrebbe inizialmente bloccato l’uso di una base in Sicilia da parte degli Stati Uniti, mentre la Francia avrebbe autorizzato l’impiego di una base nel sud del Paese solo dopo avere ottenuto la garanzia che vi sarebbero atterrati aerei non coinvolti nei raid contro l’Iran.

Oltre al riposizionamento delle truppe, il piano potrebbe comprendere anche la chiusura di almeno una base americana in Europa, forse proprio in Spagna o in Germania. Al contrario, i Paesi che potrebbero beneficiare di un rafforzamento della presenza militare americana sarebbero Polonia, Romania, Lituania e Grecia.

Questi Paesi sono considerati più favorevoli alla linea americana, hanno tra i più alti livelli di spesa militare dell’Alleanza e sono stati tra i primi a segnalare la disponibilità a sostenere una coalizione internazionale per il monitoraggio dello Stretto di Hormuz. Dopo l’inizio della guerra, la Romania avrebbe approvato rapidamente le richieste americane per l’uso delle proprie basi da parte dell’Air Force. Un simile riassetto porterebbe però più truppe americane vicino al confine russo, con il rischio di irritare ulteriormente Mosca.

La guerra con l’Iran è comunque soltanto l’ultimo episodio di una serie di crisi diplomatiche che hanno investito la NATO dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. In precedenza il presidente aveva già irritato gli alleati con i dazi imposti all’Europa, con l’apertura al dialogo con Vladimir Putin nel tentativo, fallito, di porre fine alla guerra in Ucraina e soprattutto con le pressioni sulla Danimarca per annettere la Groenlandia.

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Una donna può vincere nel 2028, nonostante le sconfitte di Clinton e Harris


Le due sconfitte democratiche con candidate donne si sono decise per margini minimi e in condizioni politiche sfavorevoli. La ricerca accademica conferma che le donne ottengono risultati simili agli uomini quando si candidano

Dopo la vittoria di Donald Trump nel 2024, una parte del Partito Democratico ha tratto una conclusione apparentemente logica: candidare una donna alla presidenza è una scelta perdente. Hillary Clinton ha perso nel 2016, Kamala Harris nel 2024, Joe Biden ha vinto nel 2020. Il ragionamento sembra lineare, ma secondo un'analisi di Geoffrey Skelley pubblicata su Decision Desk HQ è anche semplicistico e fuorviante.

Un articolo di Axios della settimana scorsa ha rivelato che molti dirigenti democratici discutono, perlopiù a porte chiuse, se il partito debba candidare un uomo bianco e cristiano nel 2028 per riconquistare la presidenza. Un sondaggio AP/NORC del dicembre 2024 ha fotografato il pessimismo diffuso: circa due democratici su cinque hanno dichiarato di ritenere "poco probabile" o "per nulla probabile" che una donna venga eletta presidente nel corso della loro vita. Tra i repubblicani la percentuale scende a circa uno su quattro.

Il problema di questa lettura è che si basa su un campione di due sole elezioni, ignorando il contesto in cui si sono svolte. Sia la sconfitta di Clinton sia quella di Harris rientrano tra le dieci elezioni presidenziali più combattute dal 1864 a oggi, misurate in base al margine di voto popolare nazionale. Clinton nel 2016 ottenne addirittura più voti popolari di Trump, che registrò il secondo peggior scarto tra i candidati vincitori nella storia del Collegio Elettorale.

Se si considera il Collegio Elettorale, che è il sistema che effettivamente elegge il presidente, i numeri sono ancora più eloquenti. Nel 2016 Clinton perse tre Stati decisivi per un totale di circa 78.000 voti, lo 0,06% dei 137 milioni di voti espressi: la quinta percentuale più bassa dal 1864 al 2024. Harris nel 2024 avrebbe avuto bisogno di uno spostamento di 230.000 voti, pari allo 0,15% del totale. Margini sottilissimi, che suggeriscono sconfitte tutt'altro che inevitabili.

A pesare sui risultati di entrambe le candidate non è stato solo il genere, ma un insieme di fattori strutturali che la scienza politica chiama "fondamentali": lo stato dell'economia, il gradimento del presidente in carica e da quanto tempo un partito controlla la Casa Bianca. Nel 2024 Harris si candidava come vice di Biden, un presidente impopolare, e non riuscì a prendere le distanze dalla sua amministrazione. Gli elettori la associavano all'inflazione che aveva segnato il mandato. Nel 2016 Clinton cercava di ottenere un terzo mandato consecutivo per i democratici dopo gli otto anni di Obama, un'impresa riuscita una sola volta dal 1950: quando George H.W. Bush nel 1988 succedette a Reagan.

Entrambe le candidate avevano poi debolezze specifiche che andavano oltre il genere. Nel 2016 Clinton e Trump risultavano i due candidati più impopolari dell'era moderna dei sondaggi. Clinton, una delle figure più note della politica americana, non poteva presentarsi come candidata del cambiamento dopo due mandati democratici. Harris nel 2024 pagò le posizioni marcatamente progressiste assunte durante la sua fallimentare corsa alle primarie del 2020, che la resero vulnerabile all'accusa di essere troppo a sinistra.

Un controfattuale illuminante riguarda proprio Clinton. Nel 2008 perse le primarie democratiche contro Barack Obama per un margine molto ridotto. Se le avesse vinte, con ogni probabilità sarebbe diventata la prima presidente donna degli Stati Uniti: il repubblicano George W. Bush aveva un gradimento intorno al 20%, l'economia stava entrando nella Grande Recessione e il partito repubblicano era al suo terzo mandato consecutivo. Qualunque candidato democratico di primo piano avrebbe vinto quell'elezione.

La ricerca accademica offre un quadro più sfumato rispetto al pessimismo post-elettorale. Gli studi mostrano che quando le donne si candidano ottengono risultati simili a quelli degli uomini. Un'analisi di Split Ticket condotta dopo il 2024 ha rilevato che la maggior parte dei candidati democratici più competitivi nei seggi contesi alla Camera erano donne. Inoltre, diverse ricerche hanno trovato che l'appartenenza partitica tende a prevalere sulle difficoltà elettorali legate agli stereotipi di genere.

Esiste però una specificità della corsa presidenziale. Uno studio del 2025 condotto da due politologi dell'Università di Toronto ha rilevato che il 16% della popolazione statunitense manifesta disagio all'idea di avere una donna presidente, un dato che suggerisce differenze nella percezione degli elettori tra la presidenza e altre cariche. Tuttavia, lo stesso studio ha trovato che i democratici sono molto meno inclini dei repubblicani a mostrare questi atteggiamenti negativi. In un'epoca di forte polarizzazione, in cui la maggior parte degli elettori si identifica con un partito, questo garantisce a una candidata democratica una base di partenza molto solida.

Il ragionamento vale anche per eventuali candidate repubblicane, sebbene il Partito Democratico, che conta più donne elette e ha una base a maggioranza femminile, appaia più propenso a candidare una donna. Due elezioni perse per margini minimi, in condizioni politiche sfavorevoli e con candidate che avevano limiti specifici, non costituiscono la prova che una donna non possa vincere la presidenza degli Stati Uniti.


I Dem pensano che per il 2028 serva un uomo bianco e cristiano


Alcuni esponenti di primo piano del Partito Democratico discutono una questione delicata: se la strada migliore per riconquistare la presidenza nel 2028 sia candidare un uomo, possibilmente bianco, eterosessuale e cristiano. Lo rivela Axios, che ha raccolto testimonianze su un confronto sempre meno riservato e sempre più pubblico all'interno del partito.

Il timore, condiviso in chat di gruppo, eventi privati e ormai anche in dichiarazioni ufficiali, è che una parte dell'elettorato americano non sia ancora disposta a votare per una donna o per un candidato che appartenga a una minoranza. Il Partito Democratico ha perso due volte contro il presidente Trump con donne in lista: Hillary Clinton nel 2016 e Kamala Harris nel 2024. Per alcuni dirigenti, donatori e strateghi del partito, queste sconfitte dimostrano che l'America non è pronta. "C'è la paura che una donna abbia ormai perso due volte", ha detto ad Axios uno stratega democratico di livello nazionale. "Senza considerare le centinaia di volte in cui hanno perso degli uomini, è giusto candidare una donna?". Altri strateghi si sono espressi in modo ancora più diretto, con diversi che hanno ripetuto una formula simile: "Deve essere un uomo bianco".

A spingere il dibattito sulla scena pubblica è stata l'ex first lady Michelle Obama, che a novembre ha dichiarato che gli Stati Uniti "devono ancora maturare molto" e che "purtroppo ci sono ancora molti uomini che non si sentono a proprio agio nell'essere guidati da una donna". Il deputato del South Carolina Jim Clyburn ha detto a Nbc che Obama aveva "assolutamente ragione", aggiungendo però che le donne dovrebbero continuare a candidarsi. L'ex presidente Biden, intervenendo nel programma televisivo "The View", ha attribuito la sconfitta di Harris al sessismo e al razzismo.

Harris stessa ha affrontato il tema nel suo libro "107 Days", raccontando come i pregiudizi abbiano influenzato anche la scelta del vicepresidente. Prima di scegliere il governatore del Minnesota Tim Walz, la sua prima opzione era Pete Buttigieg, allora segretario ai Trasporti e apertamente omosessuale. Buttigieg "sarebbe stato un partner ideale, se io fossi stata un uomo bianco, eterosessuale", ha scritto Harris. "Ma stavamo già chiedendo molto all'America: accettare una donna, una donna nera, una donna nera sposata con un uomo ebreo. Una parte di me voleva dire: al diavolo, facciamolo. Ma con la posta in gioco così alta, era un rischio troppo grande". In un'intervista successiva al New York Times, a dicembre, Harris ha però detto di credere che "il paese è pronto" per una presidente donna.

Guardando al 2028, tra le donne che potrebbero candidarsi si fanno i nomi della stessa Harris, della senatrice del Michigan Elissa Slotkin, della deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez e della governatrice del Michigan Gretchen Whitmer, anche se secondo alcune fonti interne quest'ultima difficilmente si presenterà. Ma la lista dei possibili candidati uomini rivela un dato interessante: molti di loro non sono bianchi e cristiani. Il governatore dell'Illinois JB Pritzker, il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro e l'ex sindaco di Chicago Rahm Emanuel sono ebrei. Il senatore dell'Arizona Ruben Gallego è latino. Il deputato della California Ro Khanna è induista di origine indiana. Il senatore del New Jersey Cory Booker e il governatore del Maryland Wes Moore sono neri. Tra i candidati che corrispondono al profilo dell'uomo bianco e cristiano ci sono, oltre a Buttigieg, il governatore del Kentucky Andy Beshear, il senatore dell'Arizona Mark Kelly e il governatore della California Gavin Newsom.

Diversi potenziali candidati hanno respinto apertamente l'idea che il paese non sia abbastanza tollerante. Khanna ha detto ad Axios che chi sostiene che donne e candidati di minoranze non possano vincere "non sa di cosa parla. I dati dicono il contrario". Secondo Khanna, Harris "ha ottenuto lo stesso voto bianco di Barack Obama" e "quello che ha perso tra gli uomini bianchi lo ha recuperato tra le donne bianche. Ma non abbiamo conquistato abbastanza latinoamericani, asiatici, uomini neri e giovani elettori". Whitmer ha dichiarato a Npr che, pur ammirando Michelle Obama, "credo che l'America sia pronta per una presidente donna". Buttigieg ha detto a Politico che "il modo in cui si conquista la fiducia degli elettori dipende soprattutto da ciò che pensano farai per le loro vite, non dalle categorie a cui appartieni". Shapiro, nel podcast "Higher Learning", ha risposto a chi gli diceva che un ebreo non può diventare presidente ricordando di aver vinto in uno Stato chiave e di aver conquistato elettori di ogni tipo grazie alla trasparenza sulla propria fede. "Credo che l'America sia pronta a eleggere una donna, una persona nera, una persona gay, una persona ebrea", ha detto, concludendo con il suo motto: "Quello che l'America vuole è qualcuno che porti a casa i risultati".

Il confronto resta aperto e tocca un nodo irrisolto per i Democratici. Gli scettici di questa tesi sostengono che attribuire le sconfitte del 2016 e del 2024 all'intolleranza di parte dell'elettorato sia un modo comodo per evitare di fare i conti con le divisioni interne e i limiti del partito. Ogni elezione, del resto, ha dinamiche proprie.


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Cessate il fuoco Usa-Iran, ma le parti si contraddicono su tutto: dallo Stretto di Hormuz all'uranio


Stati Uniti, Iran e Israele confermano la tregua di due settimane, ma offrono versioni opposte su cosa preveda l'accordo. Venerdì inizieranno i negoziati a Islamabad, forse con Vance a capo della delegazione americana.

Stati Uniti e Iran hanno annunciato nella notte un cessate il fuoco di due settimane, ma a poche ore dall’entrata in vigore della tregua le parti si contraddicono già su quasi tutto. Non è chiaro, al momento, che cosa preveda l’intesa per lo Stretto di Hormuz, che cosa resti del programma nucleare iraniano e su quali basi si dovrebbe negoziare venerdì a Islamabad. Nel frattempo, neppure i combattimenti si sono fermati del tutto.

L’Iran ha rivendicato attacchi con missili e droni contro Israele e contro infrastrutture petrolifere negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Arabia Saudita, presentandoli come una ritorsione per i raid americani e israeliani su una raffineria iraniana. Il Pentagono ha però negato qualsiasi coinvolgimento. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece attribuito le violazioni del cessate il fuoco a problemi di comando e controllo nell’esercito iraniano, sostenendo che alcuni comandanti sarebbero ancora irraggiungibili. "Ci vuole tempo perché un cessate il fuoco si consolidi. Pensiamo che accadrà", ha detto.

Teheran impone restrizioni e dazi alle navi nello Stretto di Hormuz


Il nodo più immediato resta però lo Stretto di Hormuz. Trump aveva posto la sua riapertura come condizione per sospendere i bombardamenti. Prima della guerra, da lì transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio. Hegseth ha dichiarato subito che "lo Stretto è aperto, come concordato", ma la situazione sul campo racconta altro. Il Ministro degli Esteri iraniano ha precisato che le navi dovranno coordinarsi con l’esercito di Teheran e rispettare limiti sul numero di transiti.

Fonti Reutersriferiscono che diverse imbarcazioni nel Golfo Persico hanno ricevuto dalla Marina iraniana l'avvertimento che il passaggio resta interdetto, con la minaccia di colpire chi tenti di forzarlo senza autorizzazione. Secondo il Financial Times, Teheran ha iniziato a chiedere un pedaggio di un dollaro per ogni barile trasportato, da pagare in criptovalute per sfuggire a tracciamento e sanzioni. Lo stesso Trump ha alimentato la confusione sulla situazione riguardante lo Stretto, sostenendo che Washington e Teheran potrebbero gestire insieme un sistema di pedaggio.

Nel pomeriggio, l’agenzia iraniana Fars ha annunciato una nuova sospensione del transito delle petroliere in risposta agli attacchi israeliani in corso sul Libano. Un alto funzionario iraniano ha detto a Reuters che lo Stretto potrebbe riaprire in maniera limitata il 9 o 10 aprile, prima dell’avvio dei negoziati.

Dubbi sulle condizioni per un accordo definitivo


Le divergenze tra le parti riguardano anche le condizioni per un accordo definitivo. Trump ha sorpreso i suoi stessi alleati definendo i 10 punti presentati dall’Iran come "una base di lavoro su cui negoziare". Quelle condizioni, pubblicate dal Consiglio di Sicurezza iraniano, includono il controllo iraniano dello Stretto, il diritto ad arricchire l’uranio, la revoca di tutte le sanzioni e un risarcimento per i danni di guerra.

Oggi però, su Truth Social, Trump non ha più citato quei 10 punti. Ha fatto invece riferimento ai 15 punti, assai diversi, della proposta americana già respinta da Teheran. Ha scritto che "non ci sarà più alcun arricchimento di uranio" e che gli Stati Uniti pretenderanno la rimozione delle scorte iraniane di uranio altamente arricchito, aggiungendo che solo a quel punto Washington discuterà di una riduzione di dazi e sanzioni.

In questo contesto, il vicepresidente J.D. Vance, che dovrebbe guidare la delegazione americana a Islamabad, ha definito la tregua "fragile" parlando da Budapest, dove si trova da ieri per sostenere Viktor Orbán in vista delle elezioni di domenica. Vance ha accusato alcuni esponenti del regime iraniano di mentire su quanto concordato. "Ci sono persone che vogliono sedersi e lavorare con noi per un buon accordo, e ci sono persone che mentono persino sulla fragile tregua che abbiamo già raggiunto", ha detto.

Il retroscena del cessate il fuoco


Dietro l'annuncio del cessate il fuoco c'è stata una trattativa frenetica, ben ricostruita da Axios. Lunedì 6 aprile l’inviato speciale Steve Witkoff, al telefono con gli intermediari, aveva definito la proposta iraniana "un disastro", proprio mentre i mediatori pakistani facevano la spola tra lui e il Ministro degli Esteri iraniano Araghchi. Nel frattempo Egitto e Turchia cercavano di colmare le distanze.

La decisione finale sarebbe passata dalla nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che secondo Axios ha partecipato attivamente ai negoziati comunicando tramite biglietti consegnati da corrieri, per ragioni di sicurezza. Due fonti descrivono la sua approvazione come una svolta. Senza quel via libera, non ci sarebbe stato alcun accordo.

Martedì, mentre la trattativa andava avanti, Trump ha minacciato la distruzione di "un’intera civiltà" se l’Iran non avesse accettato entro la notte di ieri, mettendo a rischio i negoziati. Nonostante questo, intorno a mezzogiorno di ieri le parti avevano raggiunto una comprensione comune sui passi necessari per il cessate il fuoco. Ma il caos era tale che, secondo Axios, molti di coloro che avevano parlato con Trump appena un’ora o due prima erano convinti che alla fine avrebbe rifiutato di sottoscriverlo.

Alla fine il presidente ha accettato. Prima dell’annuncio ha chiamato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per ottenere il suo impegno a rispettare la tregua, poi il maresciallo pakistano Asim Munir per suggellare l’intesa. Tutto questo è avvenuto mentre le forze americane in Medio Oriente continuavano a prepararsi attivamente a colpire le infrastrutture iraniane con un attacco su larga scala. L’ordine di fermarsi è arrivato solo 15 minuti dopo la pubblicazione del post con cui Trump ha annunciato il cessate il fuoco su Truth Social.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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La Dem Elissa Slotkin si prepara alla Casa Bianca nel 2028


La senatrice del Michigan, ex analista della Cia, non esclude una candidatura presidenziale e porta il suo messaggio nel Midwest mentre cresce il confronto con Trump sulla crisi iraniana

La senatrice democratica Elissa Slotkin non ha escluso di candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti nel 2028. Lo ha detto durante una giornata fitta di appuntamenti politici in Iowa, uno degli Stati tradizionalmente decisivi nelle primarie presidenziali americane. "Non sono così arrogante da pensare che debba essere per forza io", ha dichiarato Slotkin al Des Moines Register. "Le elezioni di metà mandato sono la mia priorità adesso, ma se dopo non vedessi nessun altro sulla strada giusta, non direi mai per sempre". A NBC News ha aggiunto: "Se superiamo le elezioni di midterm e non vedo emergere qualcuno che ha quello che serve per vincere, non lo escluderei. Ma c'è una lunga strada prima di arrivarci".

Slotkin, 49 anni, è una delle figure più osservate nel Partito Democratico. Ex analista della Central Intelligence Agency e funzionaria del Dipartimento della Difesa, è stata eletta alla Camera dei deputati nel 2018 conquistando un distretto repubblicano. Nel 2024 ha vinto un seggio al Senato in Michigan, uno dei soli quattro Stati in cui un democratico ha conquistato un seggio senatoriale nonostante la vittoria del presidente Donald Trump. Da allora sta costruendo un profilo nazionale con viaggi negli Stati in bilico, apparizioni pubbliche e iniziative di partito.

La giornata in Iowa è stata emblematica della sua strategia. Prima di partecipare a eventi con candidati democratici locali, Slotkin ha pranzato con un piccolo gruppo di elettori di Trump a Indianola, organizzato da Majority Democrats, un comitato politico dedicato al rinnovamento del partito. I cinque partecipanti, reclutati tramite un annuncio e pagati 200 dollari ciascuno, non sapevano chi fosse l'ospite. Slotkin si è presentata come senatrice del Michigan senza menzionare la sua appartenenza politica fino alla fine dell'incontro, ponendo domande su cosa cercassero in un candidato ideale e su cosa li avrebbe convinti a prendere in considerazione un democratico.

Nel pomeriggio Slotkin ha tenuto un evento pubblico sulla sanità con la senatrice statale Sarah Trone Garriott, candidata democratica per conquistare un seggio alla Camera nel terzo distretto dell'Iowa, considerato tra i più contesi del Paese. In serata ha pronunciato il discorso principale alla cena dei democratici della contea di Polk a Des Moines. L'Iowa ha due seggi alla Camera nel mirino dei democratici, un seggio al Senato che si libera con il ritiro della repubblicana Joni Ernst e una corsa per il governatore che si preannuncia competitiva.

Il messaggio di Slotkin si è concentrato sulla necessità per il Partito Democratico di ritrovare il contatto con il Midwest e con gli elettori dei territori rurali e suburbani che hanno scelto Trump nelle ultime tre elezioni presidenziali. "Il vecchio sistema, la vecchia guardia, semplicemente non funziona più per la gente", ha detto ai giornalisti. "Basta passare cinque minuti con gli elettori e te lo dicono. Non è un segreto". Alla cena ha precisato: "Parlavamo di progressisti contro moderati. Non è più quello il dibattito. Il dibattito è tra chi combatte e chi scappa".

Slotkin ha anche affrontato il tema della riorganizzazione del calendario delle primarie democratiche per il 2028. Il Comitato Nazionale Democratico sta decidendo l'ordine degli Stati e sia l'Iowa sia il Michigan si contendono un posto tra le prime consultazioni. Slotkin ha detto che sarebbe "negligente" non includere uno Stato del Midwest, ma ha chiarito di sostenere il Michigan: "Entrerei in un ring con l'Iowa contro il Michigan per avere quella posizione".

La giornata è stata segnata anche dalla crisi tra Stati Uniti e Iran. Poche ore prima degli eventi in Iowa, Trump aveva minacciato un attacco contro l'Iran se il Paese non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz. Slotkin, che a novembre aveva partecipato con altri cinque parlamentari democratici con esperienza militare a un video diventato virale in cui invitavano i membri delle forze armate a rifiutare ordini illegali, ha dichiarato che quel video "è stato fatto per momenti esattamente come questo". Ha aggiunto sui social media: "So che i nostri militari, a tutti i livelli della catena di comando, conoscono il loro dovere e la legge sul rifiuto di ordini illegali. Anche quando il comandante in capo dice al mondo il contrario". Slotkin ha ricordato che colpire civili in massa violerebbe le Convenzioni di Ginevra e il manuale del Pentagono sul diritto di guerra.

Quel video aveva provocato una reazione dura da parte di Trump, che aveva definito il comportamento dei parlamentari "sedizioso" e "punibile con la morte", dichiarando poi che meritavano il carcere. Il Dipartimento di Giustizia aveva avviato un'indagine federale contro di loro, ma un gran giurì a febbraio aveva rifiutato di formulare incriminazioni. Dopo le accuse di Trump, Slotkin aveva ricevuto una minaccia di bomba alla sua abitazione. Anche la deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha chiesto ai militari di rifiutare ordini illegali, definendo la minaccia di Trump contro l'Iran "una minaccia di genocidio che giustifica la rimozione dall'incarico".

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L'Idaho ha tagliato l'assistenza psichiatrica, quattro persone sono morte in poche settimane


Un programma Medicaid per pazienti con schizofrenia è stato eliminato per risparmiare. I legislatori repubblicani hanno votato per ripristinarlo dopo i decessi e l'aumento dei ricoveri forzati

Lo Stato dell'Idaho ha eliminato a dicembre un programma di assistenza domiciliare per persone con gravi malattie mentali, provocando in poche settimane la morte di quattro pazienti. La vicenda, ricostruita dal New York Times, rappresenta un caso concreto di cosa può accadere quando si tagliano i servizi psichiatrici sul territorio, proprio mentre altri Stati si preparano a fare lo stesso sotto la spinta dei tagli federali a Medicaid, il programma sanitario pubblico per le persone a basso reddito.

Il programma eliminato si chiama assertive community treatment (ACT), trattamento comunitario assertivo: un modello di assistenza nato negli anni Settanta, quando centinaia di migliaia di pazienti psichiatrici furono dimessi dagli ospedali statali. Il principio è semplice: invece di aspettare che i malati più gravi finiscano in carcere o al pronto soccorso, squadre di medici, infermieri e terapisti li seguono a casa, li aiutano a prendere le medicine e a gestire la vita quotidiana. Le ricerche hanno dimostrato che questo approccio riduce i ricoveri d'emergenza dal 40 all'80 per cento. In Idaho il programma seguiva 226 persone e costava allo Stato circa 4 milioni di dollari l'anno.

Il taglio è arrivato in un contesto preciso. Una serie di riduzioni dell'imposta sul reddito ha fatto calare le entrate statali di 1,3 miliardi di dollari l'anno, e la Costituzione dell'Idaho vieta il deficit di bilancio. Ad agosto il governatore repubblicano Brad Little ha ordinato a ogni agenzia statale di ridurre la spesa del 3 per cento, anche per "fare spazio" ai tagli fiscali del presidente Trump. Con poche opzioni e poco tempo, Magellan, la società che gestisce Medicaid per conto dello Stato, ha annunciato l'eliminazione del programma ACT.

I fornitori di servizi avevano avvertito che i 226 pazienti si sarebbero deteriorati rapidamente. Laura Scuri, responsabile del programma ACT a Boise, la capitale, ha raccontato al New York Times di aver provato a mantenere i contatti con i 57 pazienti seguiti dalla sua squadra, ma che questi stavano già scomparendo. I farmaci antipsicotici a lunga durata sarebbero scaduti a fine dicembre, e i pazienti più gravi avrebbero cominciato a peggiorare a gennaio.

La prima morte è avvenuta il 18 dicembre. Un uomo di 45 anni, membro delle tribù Shoshone-Bannock, che nel programma si era stabilizzato e aveva cominciato a fare progetti per il futuro, ha contratto un'infezione dopo un intervento dentale. L'infezione si è trasformata in sepsi, ma l'uomo ha rifiutato di vedere un medico. L'8 gennaio la polizia ha trovato un secondo paziente, 49 anni, morto nel suo trailer vicino a Boise, per polmonite bronchiale e sepsi. Il 29 gennaio un uomo di 36 anni è stato trovato morto nell'appartamento fatiscente che divideva con il fratello nella cittadina desertica di Arco, in un alloggio infestato da scarafaggi e cimici. A febbraio un quarto uomo, sulla quarantina, è morto a Boise: secondo i fornitori di servizi era troppo paranoico per assumere i farmaci necessari a curare una malattia cronica, perché credeva che il governo stesse cercando di avvelenarlo.

Thomas Tueller, il cui studio forniva assistenza al paziente morto ad Arco, ha dichiarato al New York Times che quella morte era "totalmente prevenibile": la squadra aveva già trovato un nuovo appartamento per il paziente e suo fratello, le pratiche erano pronte. Sarebbe bastata un'altra settimana.

I decessi hanno provocato una reazione politica rapida e trasversale. Sono stati i legislatori repubblicani dell'Idaho orientale a guidare la protesta, con un argomento sia umano sia economico: togliere i servizi ai malati psichiatrici gravi non elimina i costi, li sposta su carceri e pronto soccorso, che costano molto di più. Lo sceriffo Sam Hulse della contea di Bonneville, repubblicano, ha spiegato che dopo la fine dei servizi i ricoveri psichiatrici forzati sono saliti a 14 al mese, più del doppio rispetto a un anno prima, e i centri di crisi hanno registrato un aumento della domanda del 28 per cento. Il senatore Kevin Cook, repubblicano di Idaho Falls, ha dichiarato in un'audizione: "Abbiamo avuto quattro morti che si possono ricondurre direttamente a questi programmi eliminati. I nostri sceriffi, i nostri pronto soccorso e i nostri tribunali hanno a che fare con gli stessi individui più e più volte".

La settimana scorsa il parlamento dell'Idaho ha votato per ripristinare i programmi, stanziando 10,4 milioni di dollari dai fondi statali degli accordi transattivi su oppioidi e tabacco, sufficienti a finanziare il programma ACT e i servizi di supporto tra pari per un anno. Ma i fornitori avvertono che serviranno mesi per riattivare le operazioni, perché molti operatori hanno cambiato lavoro o si sono trasferiti. E ricostruire la fiducia con i pazienti sarà ancora più difficile. Dei 54 pazienti seguiti da una delle squadre, tutti tranne 20 hanno perso ogni contatto: alcuni sono finiti in carcere, altri in ospedale, altri sono scomparsi.

La vicenda dell'Idaho potrebbe essere un segnale di allarme per altri Stati. La grande legge di politica interna firmata dal presidente Trump la scorsa estate ha ridotto i fondi federali per Medicaid del 15 per cento, pari a mille miliardi di dollari in dieci anni: il taglio più grande nella storia del programma.

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Venezuela, tre mesi dopo il blitz di Trump: funziona, ma la democrazia resta un miraggio


Un sondaggio mostra che l'80% dei venezuelani ritiene il paese uguale o migliorato. Il petrolio attira investitori, ma il governo ad interim non ha fretta di indire elezioni

Il bilancio provvisorio dell'operazione più spregiudicata della presidenza Trump sembra, contro ogni previsione, positivo. Tre mesi dopo il blitz notturno del 3 gennaio con cui i militari americani hanno prelevato Nicolás Maduro e lo hanno caricato su un aereo, il Venezuela non è sprofondato nel caos. Le strade di Caracas sono tranquille, gli arresti arbitrari di massa si sono ridotti, e un sondaggio di AtlasIntel e Bloomberg indica che quasi l'80% dei venezuelani ritiene il paese in condizioni uguali o migliori rispetto all'era Maduro. Il 54% giudica positiva la maggiore influenza statunitense e il 52% percepisce un aumento delle libertà civili. Numeri che Trump, scrive l'Atlantic, può solo sognare in patria.

L'operazione aveva scatenato le critiche più dure dell'opposizione democratica. Non solo il presidente aveva aggirato il Congresso per rovesciare un leader straniero, ma rischiava di trascinare gli Stati Uniti in un pantano simile alle guerre in Iraq e Afghanistan. Il Venezuela, avvertivano analisti e parlamentari democratici, poteva diventare un nuovo Iraq. Tre mesi dopo, secondo i parametri che interessano a Trump, cioè l'accesso al petrolio venezuelano e l'assenza di un conflitto prolungato, l'operazione sta funzionando. Ma il periodo è breve per trarre conclusioni definitive.

Il governo ad interim è guidato da Delcy Rodríguez, vicepresidente di Maduro, scelta da Washington come interlocutrice. L'acquiescenza delle autorità venezuelane è visibile soprattutto nel settore petrolifero. Il Venezuela possiede le riserve di petrolio provate più grandi al mondo, ma un mix di sanzioni, corruzione e cattiva gestione ha tenuto la produzione ben al di sotto dei picchi degli anni Novanta. Su indicazione di Washington, Rodríguez ha avviato riforme rapide per allentare le politiche nazionaliste imposte dal chavismo. L'Assemblea Nazionale ha approvato leggi che consentono agli investitori stranieri di operare a condizioni più favorevoli. Dopo l'autorizzazione del Dipartimento del Tesoro americano, l'italiana Eni e la spagnola Repsol hanno annunciato nuovi accordi.

Il segretario agli Interni Doug Burgum ha raccontato a una conferenza petrolifera il clima che si respira a Caracas. Ha riferito che, durante un incontro con Rodríguez e suo fratello Jorge, presidente del Senato, sui contenuti di una proposta di legge mineraria, Delcy Rodríguez si è rivolta ai dirigenti americani dicendo: "Diteci cosa volete nella legge, la presentiamo sabato". Alla domanda di Burgum se la legge sarebbe passata, Jorge ha risposto con una sola parola: "Sì". Per l'amministrazione Trump è uno scenario quasi ideale: autorità locali compiacenti che gestiscono il paese come un'impresa privata, senza resistenze istituzionali o democratiche nell'attuare la volontà degli investitori internazionali.

Gli esperti di energia, tuttavia, ridimensionano le aspettative. La produzione, che oggi si aggira intorno a un milione di barili al giorno, potrebbe aumentare al massimo di circa 300.000 barili nel prossimo anno o due, ben al di sotto dell'obiettivo di Trump di cento miliardi di dollari di investimenti. Francisco Monaldi, direttore del programma energetico latinoamericano della Rice University, ha spiegato all'Atlantic che l'amministrazione dovrà anche trovare il modo di estromettere le compagnie russe e cinesi, che oggi rappresentano il 22% della produzione petrolifera venezuelana. L'ostacolo maggiore resta però la cautela dei dirigenti internazionali, scottati dalla turbolenta storia recente del paese: la Exxon si è vista confiscare i propri asset due volte.

Il punto più critico resta l'assenza di diritti democratici. Per anni il segretario di Stato Marco Rubio e altri sostenitori del cambio di regime in America Latina avevano posto il governo rappresentativo come obiettivo centrale. Oggi il Venezuela è ancora governato da leader non eletti, diversi dai precedenti ma della stessa matrice autoritaria. Funzionari dell'amministrazione Trump hanno dichiarato all'Atlantic di star guidando il Venezuela verso elezioni entro la fine del 2027, introducendo gradualmente fattori potenzialmente esplosivi come il ritorno della leader dell'opposizione María Corina Machado. La scommessa è che una transizione più lenta possa garantire la democrazia evitando i disastri che il cambiamento politico radicale ha provocato in Iraq, Libia ed Egitto.

Phil Gunson, analista dell'International Crisis Group che vive a Caracas da oltre 25 anni, ha dichiarato all'Atlantic che, rispetto ai disastri della politica estera americana, il Venezuela "si qualifica come un successo, almeno per ora". Ma Gunson paragona il paese a una bomba inesplosa: "Il caos che l'amministrazione Trump ha evitato il 3 gennaio è ancora lì", ha aggiunto, riferendosi al rischio di sommosse e conflitti armati.

Sul fronte dei diritti, i segnali sono ambigui. Gli agenti statali non fermano più le persone per strada per controllare i telefoni alla ricerca di contenuti anti-Maduro, come accadeva nei primi giorni dopo la cattura. La sorveglianza degli attivisti continua, ma gli arresti sono diminuiti. Il governo ha approvato una legge di amnistia per alcuni prigionieri politici e ha istituito una commissione per la riconciliazione nazionale. Rodríguez ha ordinato il rilascio di decine di detenuti politici, ma le organizzazioni di controllo sostengono che i numeri del governo siano gonfiati. Foro Penal, un'organizzazione per i diritti umani, ha riportato il mese scorso che circa 500 prigionieri politici restano in carcere. Molte richieste di amnistia sono state respinte, soprattutto quelle legate a Machado o al suo partito.

Rodríguez ha rimosso il ministro della Difesa Vladimir Padrino López, una delle figure più controverse dell'era Maduro, ma il suo sostituto è sotto sanzioni americane per abusi dei diritti umani. Ha mantenuto in carica il ministro dell'Interno Diosdado Cabello, figura centrale nella repressione sotto Maduro, incriminato negli Stati Uniti per traffico di droga.

Rebecca Bill Chavez, ex funzionaria del Pentagono durante l'amministrazione Obama e oggi a capo del think tank Inter-American Dialogue, ha dichiarato all'Atlantic che un ritorno immediato di Machado avrebbe potuto alienare le forze armate e frammentare lo Stato. Ma ha avvertito che rinviare troppo le elezioni potrebbe delegittimare il progetto americano agli occhi dei venezuelani. "Siamo molto lontani dall'essere fuori pericolo per quanto riguarda le libertà politiche e i diritti fondamentali", ha aggiunto.

Il successo relativo in Venezuela ha alimentato l'audacia di Trump. Meno di due mesi dopo il blitz su Caracas, il presidente ha lanciato un'operazione militare massiccia contro l'Iran, che non sta andando altrettanto bene: il rovesciamento popolare della Repubblica Islamica non si è verificato e il blocco del commercio nello Stretto di Hormuz non ha soluzioni chiare. Trump ha anche ventilato pubblicamente l'idea di replicare il modello venezuelano a Cuba. Il deputato democratico Seth Moulton, veterano dei Marines in Iraq, ha commentato all'Atlantic: "Alcune delle nostre peggiori preoccupazioni non si sono avverate, ma il successo è tale solo nei termini di Trump. Farla franca non significa che sia giusto. Diventa la nuova normalità, e questo dovrebbe terrorizzare ogni americano, perché incoraggerà il presidente a rifarlo".

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Project Glasswing, Anthropic lancia un’alleanza con le Big Tech per rafforzare la cybersecurity


Nel progetto che sfrutta il nuovissimo modello Claude Mythos in versione preview entrano Amazon Web Services, Apple, Cisco, Google, Microsoft e altre aziende di primo piano. Anthropic punta a usare l’intelligenza artificiale per trovare vulnerabilità e rafforzare la sicurezza di sistemi essenziali.

Anthropic ha annunciato Project Glasswing, un’iniziativa che riunisce grandi aziende tecnologiche, fondazioni e organizzazioni attive nella cybersicurezza con l’obiettivo di proteggere il software da cui dipendono infrastrutture e servizi essenziali. Tra i partner citati ci sono aziende del calibro di Amazon Web Services, Apple, Broadcom, Cisco, CrowdStrike, Google, JPMorgan Chase, la Linux Foundation, Microsoft, NVIDIA e Palo Alto Networks.

L’idea di fondo di questo progetto è che i modelli di intelligenza artificiale di Anthropic abbiano raggiunto un livello di capacità tale da poter incidere in modo concreto anche nel campo della sicurezza informatica. Anthropic sostiene che questi sistemi possano ormai aiutare non solo nella scrittura del codice, ma anche nell’identificazione di vulnerabilità e, potenzialmente, nella costruzione di exploit. Per questo presenta Project Glasswing come un tentativo di indirizzare queste capacità verso usi difensivi e di interesse pubblico.

Nell'annuncio che accompagna il lancio di questo progetto, l’azienda collega l’iniziativa alla crescente esposizione di questo software di interesse primario a campagne di cyberattacco che possono potenzialmente colpire reti energetiche, telecomunicazioni, apparati governativi, ospedali e scuole. Un attacco riuscito contro questi sistemi, osserva Anthropic, potrebbe provocare interruzioni gravi, danni economici e conseguenze rilevanti sul piano della cyber security.

Il nuovo modello Mythos Preview al centro di questo progetto


A supporto del suo progetto, Anthropic ha messo a disposizione Claude Mythos Preview, un modello di intelligenza artificiale estremamente avanzato e non destinato al pubblico di massa, descritto come specializzato in compiti avanzati di cybersicurezza. Secondo l’azienda, nelle ultime settimane il sistema è stato attivamente impiegato per individuare migliaia di vulnerabilità reali, comprese falle che riguardano sistemi operativi, browser e altri componenti software di grande diffusione. In alcuni casi, sempre secondo quanto riportato da Anthropic, il modello avrebbe anche riprodotto automaticamente exploit completi dopo avere identificato il problema.

Tra gli esempi richiamati compaiono vulnerabilità in OpenBSD, problemi in un linguaggio usato in applicazioni web molto diffuse e una catena di falle nel kernel Linux che, stando al testo, avrebbe potuto consentire a un hacker di passare da un accesso ordinario al controllo completo della macchina. Anthropic afferma di avere segnalato le vulnerabilità alle parti interessate e che tutti i problemi segnalati sono poi stati corretti.

Il documento riporta anche una serie di benchmark con cui Anthropic confronta Mythos Preview con Opus 4.6, il suo modello più avanzato attualmente disponibile al pubblico di massa, nelle attività di coding e cyber security. Nel test di riproduzione di vulnerabilità cyber il punteggio indicato è dell’83,1% contro il 66,6% di Opus. Nel test SWEBench Pro il confronto è 77,8% contro 53,4% a favore di Mythos Preview, mentre su Terminal Bench 2.0 è 82% contro 65,4%, su SWEBench Multilingual 87,3% contro 77,8% e su SWEBench Verified 93,9$ contro 80,8%. (Per maggiori dettagli su cosa significano questi test, si prega vedere l'infografica qui sotto).
Project Glasswing – Infografica

Infografica interattiva· Project Glasswing
Cybersecurity · AI

Anthropic lancia Project Glasswing


Una coalizione tra Big Tech, finanza, open source e sicurezza per usare l'IA in modo difensivo: ricerca di vulnerabilità, protezione del software critico e supporto alle infrastrutture essenziali.

Partecipanti e progetto

Mythos vs Opus

Che cos'è
Project Glasswing è l'iniziativa con cui Anthropic punta a usare l'IA per trovare vulnerabilità, rafforzare la sicurezza del software critico e sostenere la difesa di infrastrutture essenziali. Il programma parte con oltre 40 organizzazioni aggiuntive selezionate e prevede fino a 100 milioni di dollari in crediti per token di utilizzo e 4 milioni in donazioni dirette all'open source security.

Partner di lancio
11
aziende e organizzazioni citate
Big Tech + sicurezza + open source

Organizzazioni aggiuntive
40+
coinvolte nella prima fase
accesso selezionato

Crediti per token
$100M
fino a 100 milioni
token di utilizzo

Donazioni dirette
$4M
a open source security
supporto economico

Partecipanti

Amazon Web Services
Cloud infrastructure e canale di accesso enterprise tramite Bedrock.

Apple
Partner industriale nel gruppo iniziale dell'iniziativa.

Broadcom
Presenza lato infrastruttura e componenti strategici per ecosistemi enterprise.

Cisco
Networking e sicurezza per ambienti aziendali e infrastrutture critiche.

CrowdStrike
Endpoint security e difesa contro minacce informatiche avanzate.

Google
Partner tecnologico, con disponibilità prevista anche via Vertex AI.

JPMorgan Chase
Rappresentanza del settore finanziario tra i partecipanti al progetto.

Linux Foundation
Punto di contatto con l'ecosistema open source e la software supply chain.

Microsoft
Partner del progetto, con disponibilità prevista anche via Microsoft Foundry.

NVIDIA
Infrastruttura AI e supporto al lato computazionale dell'ecosistema.

Palo Alto Networks
Sicurezza di rete e protezione di ambienti enterprise.

Claude Mythos Preview
Anthropic descrive Mythos Preview come un modello pensato per compiti avanzati di cybersicurezza. Secondo l'azienda, è stato usato per individuare migliaia di vulnerabilità reali, incluse falle in sistemi operativi, browser e componenti software diffusi. Il modello non è in general availability: l'accesso resta selezionato nell'ambito di Project Glasswing.

Benchmark dichiarati · percentuale

Benchmark
Mythos
Opus
Gap

Cyber vuln reproduction
83,1%
66,6%
+16,5

SWEBench Pro
77,8%
53,4%
+24,4

Terminal Bench 2.0
82,0%
65,4%
+16,6

Internal multilingual eval
59,0%
27,1%
+31,9

SWEBench Multilingual
87,3%
77,8%
+9,5

SWEBench Verified
93,9%
80,8%
+13,1

A cosa servono i test

Cyber vuln reproduction
Misura la capacità del modello di riprodurre vulnerabilità software note o realistiche, quindi quanto riesce a passare dall'analisi del bug a un exploit funzionante.

SWEBench Pro
Valuta la capacità di risolvere problemi reali di ingegneria del software partendo da issue e codebase, con una selezione di task più impegnativi e curati.

Terminal Bench 2.0
Serve a capire quanto bene un agente lavora nel terminale: esecuzione di comandi, debug, modifica di file e completamento di task pratici in ambiente sandbox.

Internal multilingual eval
È una valutazione interna citata da Anthropic per misurare prestazioni su task tecnici in più lingue. Non è un benchmark pubblico standardizzato come gli altri.

SWEBench Multilingual
Estende il test di software engineering a più linguaggi di programmazione, per vedere se il modello sa risolvere issue reali anche fuori dai casi più centrati su Python.

SWEBench Verified
È la versione verificata di SWE-bench, costruita su issue GitHub reali con controlli aggiuntivi per rendere la valutazione più affidabile e riproducibile.

Fonte dati: pagina di annuncio del Project Glasswing sul sito di Anthropic.
Aggiornato · 7 aprile 2026

Anthropic precisa però che, almeno per ora, non intende rendere Claude Mythos Preview generalmente disponibile al grande pubblico. L’obiettivo dichiarato è, infatti, quello di applicare per ora il modello a usi di cybersicurezza, mentre prosegue il lavoro sui sistemi di salvaguardia pensati per ridurre i rischi associati ad utilizzo di massa di capacità di questo tipo.

Dettagli operativi del Project Glasswing


Sul piano operativo, Project Glasswing partirà quindi con un gruppo iniziale che comprende oltre 40 organizzazioni aggiuntive selezionate tra soggetti che mantengono infrastrutture software critiche o che possono usare questi strumenti per analizzare e proteggere sistemi essenziali. Anthropic afferma inoltre di aver fornito fino a 100 milioni di dollari in crediti di token per Mythos Preview e con 4 milioni di dollari in donazioni dirette a organizzazioni open source che si occupano di sicurezza.

Il progetto, nelle intenzioni dell’azienda, dovrebbe poi allargarsi ad altri ambiti. Tra quelli indicati ci sono la rilevazione di vulnerabilità su larga scala, il black box testing di librerie, la protezione degli endpoint, i test di penetrazione, la sicurezza della supply chain open source, i processi di aggiornamento software, le pratiche di sviluppo sicuro, gli standard per i settori regolati, il triage automatico e l’automazione delle patch.

Anthropic colloca esplicitamente Project Glasswing anche dentro una cornice di sicurezza nazionale. L’azienda sostiene che la protezione delle infrastrutture critiche sia una priorità bipartisan negli Stati Uniti e che governi e settore privato debbano muoversi rapidamente per rafforzare le cyber difese. La società riferisce inoltre di essere in discussione su questo con rappresentanti del governo federale, statale e locale, oltre che con partner industriali e del settore pubblico.

Nel complesso, il messaggio di Anthropic è che le capacità dei modelli stanno cambiando la scala e l’urgenza del problema della cyber sicurezza e che, proprio per questo, serva una risposta coordinata tra aziende, ricercatori, manutentori open source, fondazioni e istituzioni. Project Glasswing viene così presentato come un primo tentativo di costruire questa risposta comune.

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Oltre la metà degli italiani spia gli smartphone altrui in pubblico: il dato sorprendente sulla privacy


Più del 50% degli italiani ammette di aver sbirciato lo smartphone di uno sconosciuto in pubblico. Un fenomeno diffuso, spesso guidato dalla curiosità, che solleva dubbi sulla sicurezza e sulla privacy digitale
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Una nuova ricerca di Samsung rivela che gli spazi pubblici in Europa sono diventati una sorta di “schermo condiviso”: il 59% degli italiani afferma di aver guardato accidentalmente il telefono di uno sconosciuto, indicando i mezzi pubblici come il luogo in cui è più probabile notare lo schermo altrui (56%). Quasi un italiano su quattro (24%) ammette di aver osservato il telefono di qualcun altro per curiosità, esponendosi così a contenuti privati che spaziano dalle foto personali ai dati bancari

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Samsung ha intervistato 11.000 europei a supporto del lancio di Galaxy S26 Ultra, che introduce un Privacy Display integrato. Questa nuova tecnologia hardware rende i contenuti dello schermo visibili solo frontalmente, proteggendo la privacy dagli sguardi laterali senza compromettere l’esperienza visiva. Lo studio evidenzia, inoltre, un divario tra la percezione della privacy e la realtà anche in Italia: se il 59% ritiene che l’uso del proprio telefono sia privato anche in luoghi affollati, il 56% afferma che in pubblico è facile vedere lo schermo degli altri. Nonostante oltre un quarto delle persone ignori la situazione (26%) o distolga subito lo sguardo (30%), il 7% ammette di continuare a guardare con discrezione.

Dai messaggi al denaro: cosa c’è in gioco


Quasi la metà (48%) afferma di aver avuto la sensazione che qualcuno stesse guardando lo schermo del proprio telefono in pubblico. Solo il 25% considera l’uso dello smartphone in pubblico un’attività privata e sebbene i consumatori possano essere già consapevoli di questo rischio, i nuovi dati indicano che le informazioni visibili sono spesso inaspettatamente personali. Circa un terzo degli italiani (39%) dichiara di aver visto contenuti personali sul telefono di uno sconosciuto in pubblico, e il 28% afferma di aver visto qualcosa che riteneva non avrebbe dovuto vedere. I contenuti osservati più frequentemente includono:

  • Foto personali / galleria – 40%;
  • Volto o voce durante una videochiamata – 31%;
  • Messaggi personali (ad esempio del partner/coniuge) – 30%;
  • Notifiche o profili social – 24%;
  • Shopping online – 15%;
  • Notifiche o profili di app di dating – 9%;
  • Saldo bancario o dettagli del conto – 8%,

Queste situazioni sono generalmente involontarie e si verificano nella vita quotidiana. È proprio questo che crea un “pubblico accidentale”: persone che vedono ciò che compare sullo schermo di qualcun altro semplicemente perché è nel loro campo visivo, spesso senza avere altro da fare se non guardarsi intorno. Il 56% indica i mezzi pubblici come il contesto più frequente, seguiti dal 39% durante l’attesa in fila (ad esempio al supermercato o nei negozi) e dal 16% in bar, ristoranti o caffè.

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Una crescente attenzione alla protezione delle informazioni personali


Con l’aumentare della consapevolezza che gli altri possano vedere i contenuti dei loro schermi in pubblico, molte persone stanno cambiando il modo in cui utilizzano lo smartphone. Se solo il 7% dichiara di non fare nulla quando percepisce che qualcuno sta guardando il proprio schermo, il 40% afferma di smettere completamente di usare il telefono, e solo l’8% arriverebbe ad affrontare direttamente la persona. Per il timore che uno sconosciuto possa vedere ciò che appare sullo schermo, gli italiani dichiarano di aver evitato o rimandato attività come operazioni bancarie (54%), l’inserimento di codici di accesso o PIN (42%) e la lettura di messaggi privati del partner (42%). Questi comportamenti riflettono un cambiamento più ampio nel modo in cui viene percepita la privacy: non più soltanto come qualcosa da gestire tramite le impostazioni del dispositivo, ma anche come un aspetto influenzato dall’ambiente circostante.

Una priorità di Samsung


Con il Privacy Display di Samsung Galaxy S26 Ultra, gli utenti dispongono di un nuovo strumento per proteggere le proprie informazioni, affiancando queste buone pratiche quotidiane. La privacy è da tempo una priorità per Samsung e il Privacy Display rappresenta l’ultimo passo dell’azienda nel supportare le persone a mantenere riservati i propri dati nei momenti che contano davvero – con il supporto di sette anni di aggiornamenti di sicurezza per garantire una protezione duratura nel tempo. Lo studio ha inoltre evidenziato che il 44% degli intervistati evita di svolgere determinate attività negli spazi pubblici, segnalando una chiara esigenza di maggiore controllo da parte degli utenti sulla visibilità dei propri contenuti digitali.

Benjamin Braun di Samsung Europe, ha dichiarato: “il telefono è uno degli oggetti più personali che possediamo: custodisce foto, dati bancari, messaggi e molto altro. Utilizzo i mezzi pubblici quasi ogni giorno e l’ultima cosa che desidero è che la persona accanto a me veda cosa c’è sul mio schermo”


In un’epoca in cui lo smartphone è diventato un’estensione della nostra vita personale, episodi apparentemente innocui come uno sguardo fugace allo schermo altrui assumono un peso ben diverso. Essere consapevoli dei rischi e adottare semplici accorgimenti — come ridurre la visibilità dello schermo o utilizzare filtri privacy — può fare la differenza nel proteggere i propri dati. Perché, oggi più che mai, la sicurezza digitale passa anche dai piccoli gesti quotidiani.


DJI Avata 360: il nuovo drone FPV che rivoluziona il volo immersivo


DJI ha presentato Avata 360, il nuovo drone di punta dell’azienda offre immagini a 360°. Inoltre, il potente sistema di trasmissione video O4+ e il rilevamento degli ostacoli permettono ai creator di vedere più lontano, con un’esperienza di volo più stabile, più sicura e ancora più immersiva. Abbinato a DJI Goggles e ai Motion Controller, l’ultimo arrivato della serie Avata offre un’esperienza di volo immersiva con tutto il brivido dell’FPV.
Nella foto sopra, DJI Avata segue i ciclistiNella foto sopra, DJI Avata segue i ciclisti

Due obiettivi per aumentare la creatività


Avata 360 beneficia di due diversi obiettivi che possono essere alternati in modo fluido. L’obiettivo a 360° utilizza sensori equivalenti a 1 pollice che catturano immagini a 360° con ricchi dettagli per video HDR a 8K/60 fps e foto da 120 MP. Con pixel grandi e un'ampia gamma dinamica, anche luci e ombre vengono catturate con nitidezza. Sia i video sia le foto possono essere esportati direttamente o rielaborati in post-produzione. La modalità Obiettivo singolo, invece, consente ai creator di effettuare riprese tradizionali in 4K/60fps, come con Avata.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Trasmissione video stabile


Il nuovo drone è dotato del sistema di trasmissione video O4+ di punta dell’azienda, che offre live feed stabili e nitidi per voli più fluidi e coinvolgenti. Le sue eccellenti capacità anti‑interferenza consentono la trasmissione in alta definizione e ad alta frequenza di fotogrammi a 1080p/60 fps e supportano una portata fino a 20 km.
Le lenti sono facilmente intercambiabiliLe lenti sono facilmente intercambiabili

Sicurezza avanzata


Avata 360 offre fino a 23 minuti di autonomia di volo (dichiara DJI) e include diverse funzioni di sicurezza standard, tra cui il rilevamento omnidirezionale degli ostacoli in notturna e le pareliche integrate. Se danneggiata, la lente della fotocamera può essere sostituita facilmente con il kit lente di ricambio con strumenti per DJI Avata 360 (venduto separatamente). Consente inoltre un’esperienza eccezionale nella creazione di contenuti aerei: una singola ripresa realizzata con l’imaging a 360° può essere trasformata, in post-produzione, in molteplici clip.
Grazie a DJI RC Motion 3, anche i principianti potranno eseguire acrobazie aeree come il driftingGrazie a DJI RC Motion 3, anche i principianti potranno eseguire acrobazie aeree come il drifting

Le principali funzionalità


Il DJI Avata 360 integra una serie di funzionalità avanzate che ridefiniscono l’esperienza FPV rendendola accessibile anche ai meno esperti. Tra le principali novità spiccano lo Spotlight Free, che consente di agganciare automaticamente un soggetto in movimento replicando movimenti di camera professionali, e ActiveTrack 360°, capace di adattare dinamicamente il tracciamento in base allo scenario, mantenendo sempre il soggetto al centro dell’inquadratura.
DJI Avata con Radiocomando RC2DJI Avata con Radiocomando RC2
La modalità FPV introduce un effetto di rollio naturale applicabile anche in post-produzione, mentre il tracciamento intelligente, supportato da algoritmi evoluti, permette di seguire con precisione persone, veicoli e animali anche in riprese a 360°. Sul fronte editing, il sistema GyroFrame consente un controllo totale dell’inquadratura direttamente in app, affiancato da uno stabilizzatore virtuale che abilita rotazioni e inclinazioni infinite per movimenti di camera più dinamici. Completano il pacchetto una lente frontale sostituibile, 42 GB di memoria interna per registrazioni fino a 30 minuti in 8K senza microSD e trasferimenti ultra rapidi tramite Wi-Fi 6, che garantiscono velocità fino a 100 MB/s per un flusso di lavoro immediato e senza interruzioni.

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Prezzo e disponibilità


DJI Avata 360 sarà disponibile per l’acquisto su dji-store.it e presso i rivenditori autorizzati a partire dal 23 aprile, nelle seguenti configurazioni:

  • DJI Avata 360 (DJI RC 2) 729 euro;
  • DJI Avata 360 Fly More Combo (DJI RC 2) 949 euro;
  • DJI Avata 360 Motion Combo 949 euro.


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Come Trump ha deciso di iniziare la guerra in Iran


Il New York Times ricostruisce le tensioni alla Casa Bianca: dalla spinta di Netanyahu ai timori dell’intelligence Usa fino alla decisione finale di attaccare l'Iran.

La decisione di Donald Trump di portare gli Stati Uniti in guerra contro l’Iran è maturata nel corso di settimane di incontri riservati, tra forti pressioni israeliane, divisioni interne e valutazioni contrastanti dell’intelligence americane. A ricostruire nel dettaglio questo percorso è il New York Times, in una lunga ricostruzione secondo cui il momento decisivo è arrivato a fine febbraio, quando il presidente ha dato il suo via libera a un’operazione congiunta con Israele, convinto che potesse essere rapida e risolutiva.

Tutto è iniziato l’11 febbraio, quando il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è presentato alla Casa Bianca per un briefing altamente riservato nella Situation Room. Davanti a Trump e a un ristretto gruppo di suoi alti consiglieri, ha illustrato una strategia ambiziosa: attaccare duramente l’Iran, distruggerne il programma missilistico e creare così le condizioni per un possibile crollo del regime. A sostegno della presentazione sono intervenuti anche i vertici dell’intelligence israeliana, tra cui il direttore del Mossad, David Barnea.

Il quadro delineato è apparso fin dall’inizio fortemente ottimistico: l’Iran è stato descritto come vulnerabile e un intervento rapido come potenzialmente decisivo per portare al collasso del regime. Trump ne è rimasto fortemente colpito, mostrando sin da subito apertura all’ipotesi militare. Il giorno successivo, tuttavia, è arrivata una valutazione molto più prudente da parte dell’intelligence statunitense. In un nuovo incontro nella Situation Room, il direttore della Cia John Ratcliffe ha giudicato irrealistica l’ipotesi di un cambio di regime. Anche il Segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente JD Vance hanno espresso scetticismo, sottolineando i rischi di un conflitto su larga scala e le incognite sulla possibile reazione iraniana.

Viste le perplessità, Trump ha così deciso di andare avanti concentrando però la propria attenzione su obiettivi più circoscritti del cambio di regime: colpire la leadership iraniana e ridurne le capacità militari. Questo non è bastato, nelle settimane successive, ad evitare che emergessero nette divisioni all’interno della Casa Bianca. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth spingeva sempre di più per un intervento immediato, mentre Vance restava il più fermo oppositore di questa strategia, avvertendo che la guerra avrebbe potuto provocare caos regionale, costi elevati e una crisi energetica legata al possibile blocco dello Stretto di Hormuz.

Anche sul piano militare i rischi sono da subito apparsi rilevanti. Il capo di Stato Maggiore congiunto delle Forze Armate americane, il generale Dan Caine, ha segnalato al presidente il pericolo di esaurire rapidamente le scorte di armamenti e la difficoltà di sostenere una campagna prolungata. Allo stesso tempo, ha però evitato di esprimere una posizione netta, limitandosi a illustrare scenari e possibili conseguenze.

In questo contesto, a rafforzare la determinazione del presidente di procedere con l'intervento militare ha contribuito il fallimento dei tentativi diplomatici guidati da Jared Kushner e Steve Witkoff, oltre a nuove informazioni di intelligence che indicavano un’opportunità per colpire direttamente la leadership iraniana, incluso l’ayatollah Ali Khamenei, poi effettivamente ucciso in un raid aereo nel centro di Teheran nel primo giorno di guerra.

Il 26 febbraio si è così tenuta la riunione finale nella Situation Room. Tutti hanno esposto le proprie posizioni, ma nessuno si è opposto apertamente all’imminenza della guerra. A chiudere il confronto è stato proprio Trump, con una decisione netta: gli Stati Uniti dovevano intervenire contro l’Iran. Il giorno successivo, a bordo dell’Air Force One, è arrivato l’ordine definitivo che ha sancito l’ingresso in guerra di Washington. Secondo il New York Times, a pesare sulla scelta è stato soprattutto l’istinto del presidente e la sua fiducia nelle capacità militari americane, più che un consenso pieno all’interno della sua Amministrazione.

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Garmin Navionics Boating


Boating di Navionics è l’applicazione per smartphone che permette di consultare le carte nautiche più dettagliate, per navigare e pescare sia in mare aperto come nelle acque interne. Utilizzando le diverse funzioni della cartografia si possono individuare nuovi spot di pesca, esportare sia rotte che waypoint nell'app ActiveCaptain e sincronizzare il sistema con un chartplotter Garmin.

La funzione Dock to dock consente di navigare seguendo la rotta da un porto all'altro. E poi c’è la funzione Relief Shading, utilissima per gli amanti della pesca che offre un’immagine più chiara e facile da interpretare, rispetto alle sole batimetriche, della struttura del fondale. Infatti il Relief Shading è estremamente dettagliato e usa colori e ombreggiature per garantire una conoscenza più approfondita della topografia del fondale e un'esperienza migliore di pesca e di immersione.

garmin.com

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I Dem guadagnano terreno in Georgia e Wisconsin in due elezioni


I risultati di martedì mostrano uno spostamento significativo verso i democratici rispetto al 2024, con possibili effetti sulle elezioni di metà mandato di novembre

Il repubblicano Clay Fuller ha vinto l'elezione speciale per il seggio lasciato vacante da Marjorie Taylor Greene in Georgia, mentre in Wisconsin la candidata progressista Chris Taylor ha conquistato un seggio alla Corte Suprema statale con un margine di quasi 20 punti. I due voti di martedì 7 aprile raccontano però una storia che va oltre i singoli risultati: in entrambi i casi i democratici hanno registrato un avanzamento netto rispetto alle elezioni del 2024, in territori considerati sicuri per i repubblicani.

Nel 14° distretto congressuale della Georgia, nel nord-ovest dello Stato, Fuller ha sconfitto il democratico Shawn Harris con circa 12 punti di vantaggio, con il 55,9% dei voti contro il 44,1%. Il dato può sembrare una vittoria solida, ma il confronto con il passato recente racconta altro. Il presidente Trump aveva vinto questo stesso distretto con 37 punti di margine alle presidenziali del 2024. Greene lo aveva conquistato con 29 punti di vantaggio nella stessa tornata elettorale. Lo spostamento verso i democratici è di circa 25 punti rispetto al margine presidenziale, un dato che tutti e dieci i comuni del distretto hanno confermato.

Il seggio si era reso vacante dopo le dimissioni di Greene a gennaio, a un anno dalla scadenza del mandato, in seguito a una rottura pubblica con il presidente Trump legata soprattutto alla gestione dei documenti sul caso Jeffrey Epstein. Fuller, procuratore distrettuale e tenente colonnello della Guardia Nazionale Aerea, aveva ottenuto l'endorsement di Trump e si era presentato come un sostenitore della linea America First. Harris, generale di brigata in pensione e allevatore, aveva raccolto 6,4 milioni di dollari e aveva cercato di attrarre anche elettori repubblicani delusi. Nella prima tornata di marzo, con 17 candidati in gara di cui 12 repubblicani, Harris era arrivato primo con il 37% dei voti, superando Fuller che si era fermato al 35%. Nessuno aveva raggiunto la maggioranza assoluta, rendendo necessario il ballottaggio.

Il presidente del Partito Democratico della Georgia, Charlie Bailey, ha dichiarato in un comunicato che il risultato rappresenta un miglioramento di oltre 20 punti per i democratici nel distretto più repubblicano dello Stato, nonostante la spesa di oltre 1,5 milioni di dollari da parte repubblicana. Il presidente del Comitato Nazionale Democratico, Ken Martin, ha parlato di un entusiasmo crescente in tutto il paese.

Elezione suppletiva
Georgia, 14° distretto congressuale
Elezione suppletiva per la Camera dei Rappresentanti — 8 aprile 2026

CandidatoVoti%

Clay Fuller
Repubblicano

72.304
55,9%

Shawn Harris
Democratico

57.030
44,1%

129.334voti
>95% scrutinato

Confronto con i risultati precedenti nel distretto

Margine attuale
R+12

Camera 2024
R+29
Dem +17

Presidenziali 2024
R+37
Dem +25

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press · Ultimo aggiornamento: 8 aprile 2026

In Wisconsin il quadro è ancora più netto. Chris Taylor, giudice della corte d'appello sostenuta dai democratici ed ex parlamentare statale, ha sconfitto la conservatrice Maria Lazar con il 59,5% contro il 40,4%, un margine di quasi 19 punti. La vittoria porta la maggioranza progressista alla Corte Suprema del Wisconsin da 4-3 a 5-2, garantendola almeno fino al 2030. Il seggio era quello della giudice conservatrice Rebecca Bradley, ritiratasi a fine mandato.

Il dato più significativo è la portata del risultato rispetto alle aspettative e ai precedenti. I sondaggi della Marquette Law School davano Taylor in vantaggio di soli 7 punti, con oltre metà degli elettori ancora indecisi a meno di un mese dal voto. C'è invece stato uno spostamento di 21 punti verso i democratici rispetto al voto presidenziale del 2024. Taylor ha vinto anche in contee come Jefferson e Wood, dove Trump aveva prevalso con margini tra i 16 e i 20 punti nel 2024. Nella contea di Waukesha, tradizionale bastione repubblicano, Lazar ha ottenuto solo il 55%, un margine insufficiente per vincere a livello statale.

L'elezione del Wisconsin è stata molto diversa dalle due precedenti per la Corte Suprema statale. Nel 2025 la corsa aveva superato i 100 milioni di dollari di spesa, con l'intervento diretto di Elon Musk che aveva distribuito assegni da un milione di dollari agli elettori e organizzato comizi. Quest'anno la spesa esterna è crollata a 1,2 milioni di dollari, secondo il Wisconsin Democracy Campaign, contro i 49 milioni dell'anno precedente. Eppure il margine di vittoria progressista è stato ancora più ampio.

Elezione suppletiva
Wisconsin, Corte Suprema statale
Elezione per la Corte Suprema del Wisconsin — 8 aprile 2026

CandidatoVoti%

Chris Taylor
Liberal

903.411
60,1%

Maria S. Lazar
Conservatrice

598.266
39,8%

1.502.920voti
>95% scrutinato

Confronto con i risultati precedenti in Wisconsin

Margine attuale
D+20

Corte Suprema 2025
D+10
Dem +10

Presidenziali 2024
R+1
Dem +21

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press · Ultimo aggiornamento: 8 aprile 2026

La Corte Suprema del Wisconsin ha un peso politico enorme. Sotto la maggioranza conservatrice, nel 2020 era mancato un solo voto per accogliere il tentativo di Trump di invalidare abbastanza schede da ribaltare il risultato presidenziale nello Stato. Da quando i progressisti hanno preso il controllo nel 2023, la corte ha annullato il divieto delle cassette postali per il voto anticipato e ha abolito un divieto quasi totale di aborto. La prossima legislatura potrebbe portare davanti alla corte il ridisegno dei distretti congressuali, attualmente considerati favorevoli ai repubblicani che detengono sei degli otto seggi dello Stato alla Camera.

I due risultati di martedì si inseriscono in una tendenza più ampia. Dalla serie di elezioni speciali svoltesi dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025, i democratici hanno costantemente ottenuto risultati superiori alle attese. I dati raccolti dalla testata The Downballot indicano che lo spostamento medio verso i democratici nelle elezioni speciali del 2025 e 2026 è stato di 11 punti. I risultati di martedì, con 21 punti in Wisconsin e 25 in Georgia, sono nettamente superiori a questa media. Entrambe le elezioni sono le prime dopo l'inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran il 28 febbraio, e diversi osservatori hanno collegato lo spostamento anche alla frustrazione degli elettori per i costi economici della guerra e l'aumento dei prezzi di benzina e fertilizzanti.

Fuller presterà presto giuramento ma avrà poco tempo per insediarsi: il mese prossimo dovrà affrontare le primarie repubblicane per ottenere la candidatura al mandato pieno di due anni che sarà in palio a novembre. Anche Harris ha annunciato che si ricandiderà alle elezioni di metà mandato. In Wisconsin i democratici puntano ora a mantenere la carica di governatore e a ribaltare la legislatura statale, controllata dai repubblicani dal 2011. Un altro giudice conservatore andrà in pensione l'anno prossimo, aprendo la possibilità di una maggioranza progressista di 6-1 alla Corte Suprema statale.

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Trump accetta un cessate il fuoco di due settimane in Iran


Poco prima della scadenza dell'ultimatum di Trump, il Pakistan ha mediato un accordo che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e l'avvio di negoziati a Islamabad. Israele esclude il Libano dalla tregua
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Nella notte tra il 7 e l'8 aprile 2026, poco dopo la mezzanotte ora italiana, gli Stati Uniti e l'Iran hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco di due settimane, scongiurando un'escalation che per tutta la giornata era sembrata inevitabile. Il presidente Trump aveva fissato alle 20 ora di Washington (le 2 di notte in Italia) la scadenza entro cui l'Iran avrebbe dovuto riaprire lo Stretto di Hormuz, pena la distruzione delle infrastrutture civili del Paese. Circa novanta minuti prima del termine, Trump ha annunciato su Truth Social di accettare una proposta di mediazione del Pakistan.

L'accordo prevede la sospensione dei bombardamenti americani e israeliani sull'Iran per due settimane, in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz al transito commerciale. Il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato che Teheran avrebbe cessato le operazioni militari e consentito il "passaggio sicuro" attraverso lo stretto, precisando però che il transito sarebbe avvenuto "in coordinamento con le forze armate iraniane". Una formulazione che lascia all'Iran un ruolo di controllo sulla rotta marittima, un elemento che prima della guerra non esisteva.

La giornata era cominciata con una minaccia senza precedenti. Al mattino Trump aveva scritto sui social: "Un'intera civiltà morirà stanotte, per non tornare mai più". Il presidente aveva chiesto all'Iran di riaprire lo stretto entro la sera, minacciando di colpire ponti, centrali elettriche e altre infrastrutture civili, azioni che secondo il diritto internazionale configurano crimini di guerra. La minaccia aveva suscitato condanne da parte di governi, organizzazioni internazionali e anche di esponenti del Partito repubblicano.

La svolta è arrivata grazie alla mediazione del Pakistan. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif aveva chiesto pubblicamente a Trump di prorogare la scadenza di due settimane, e il capo di stato maggiore dell'esercito pakistano Asim Munir, che mantiene rapporti con i vertici militari iraniani, ha fatto da tramite tra le parti. Secondo tre funzionari iraniani, anche la Cina ha avuto un ruolo determinante, esercitando pressioni su Teheran affinché accettasse la proposta. Il Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano ha confermato l'accordo, presentandolo come una vittoria in cui gli Stati Uniti avrebbero accettato le condizioni di Teheran. Trump, dal canto suo, ha definito l'intesa "una vittoria totale e completa" per gli Stati Uniti.

L'Iran ha sottoposto agli americani un piano in dieci punti che Trump ha definito "una base praticabile per negoziare". Le richieste iraniane comprendono la garanzia di non aggressione, il mantenimento del controllo sullo Stretto di Hormuz, il riconoscimento del diritto all'arricchimento dell'uranio, la revoca di tutte le sanzioni, il ritiro delle forze americane dalla regione, il pagamento di risarcimenti per i danni di guerra e il cessate il fuoco su tutti i fronti, compreso il Libano. Si tratta di posizioni che Richard Fontaine, direttore del Center for a New American Security, ha descritto al New York Times come "una lista dei desideri di Teheran da prima della guerra".

La distanza tra le due parti resta enorme. Solo tre settimane fa Trump chiedeva la "resa incondizionata" dell'Iran. L'accordo di Obama del 2015 sul nucleare, che Trump stesso aveva abbandonato nel 2018, richiese due anni e mezzo di trattative in tempo di pace. Ora le due parti hanno due settimane, con i negoziati che dovrebbero iniziare venerdì a Islamabad.

Un nodo cruciale riguarda il Libano. Il primo ministro pakistano Sharif ha dichiarato che il cessate il fuoco si applica "ovunque, compreso il Libano". Ma l'ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha smentito, precisando che la tregua non include le operazioni israeliane contro Hezbollah in territorio libanese. Israele ha continuato a colpire obiettivi in Libano anche dopo l'annuncio dell'accordo: poco prima della tregua, un attacco israeliano su una strada trafficata della città costiera di Saida ha ucciso almeno otto persone, secondo il ministero della sanità libanese. Dall'inizio dei combattimenti tra Israele e Hezbollah, più di 1.500 persone sono state uccise in Libano.

Nelle ore immediatamente successive all'annuncio, la situazione sul terreno è rimasta caotica. Paesi del Golfo Persico, tra cui Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar, hanno segnalato attacchi con missili e droni provenienti dall'Iran anche dopo la proclamazione della tregua. Non è chiaro se si trattasse di violazioni dell'accordo o di ritardi nella trasmissione degli ordini alle forze iraniane. Israele ha continuato a colpire l'Iran anche dopo l'annuncio, secondo un funzionario della sicurezza israeliano citato dal Wall Street Journal. In Israele, le sirene antiaeree sono suonate almeno due volte dopo la proclamazione del cessate il fuoco, con missili balistici iraniani in arrivo intercettati dai sistemi di difesa.

Il bilancio della guerra, iniziata il 28 febbraio con un attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, è pesante. Secondo la Human Rights Activists News Agency, un'organizzazione con sede negli Stati Uniti, almeno 1.701 civili sono stati uccisi in Iran, tra cui 244 bambini. In Libano, i morti superano i 1.500. Nei Paesi del Golfo, almeno 32 persone sono rimaste uccise in attacchi attribuiti all'Iran. In Israele, 20 persone hanno perso la vita, e 13 militari americani sono morti dall'inizio del conflitto.

I mercati hanno reagito con sollievo all'annuncio. Il prezzo del petrolio Brent è sceso a circa 93 dollari al barile, con un calo del 15% rispetto ai livelli della giornata. Il greggio americano West Texas Intermediate è precipitato di quasi il 18%. Le Borse asiatiche hanno aperto in forte rialzo: il Nikkei giapponese ha guadagnato oltre il 4%, il Kospi sudcoreano più del 5%. I futures sull'indice S&P 500 sono saliti di oltre il 2%.

La giornata era stata segnata da condanne trasversali contro la retorica di Trump. Papa Leone XIV, primo pontefice americano, ha definito le minacce del presidente "davvero inaccettabili", aggiungendo che si tratta di "una questione morale che riguarda il bene di un popolo nella sua interezza". Tucker Carlson, commentatore conservatore tra i più influenti della destra americana, ha definito i messaggi pasquali di Trump "malvagi" e ha invitato i funzionari americani a disobbedire a eventuali ordini di colpire civili. L'ex deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene, un tempo tra le più strette alleate del presidente, ha invocato il 25esimo emendamento della Costituzione per rimuoverlo dall'incarico, scrivendo sui social: "Non possiamo uccidere un'intera civiltà. Questa è follia e malvagità". Più di un quarto dei parlamentari democratici al Congresso ha chiesto la rimozione di Trump dall'incarico.

Tra i repubblicani, il senatore Ron Johnson del Wisconsin, stretto alleato del presidente, ha dichiarato al Wall Street Journal che avrebbe ritirato il suo sostegno se Trump avesse colpito infrastrutture civili, definendola "un errore enorme". La senatrice Lisa Murkowski dell'Alaska ha scritto che la minaccia di Trump "è un affronto agli ideali che la nostra nazione ha cercato di sostenere per quasi 250 anni". Ma la maggioranza dei leader repubblicani, compreso il presidente della Camera Mike Johnson e il leader della maggioranza al Senato John Thune, è rimasta in silenzio.

La guerra ha messo in evidenza sia la potenza tecnologica americana sia l'inattesa capacità di resistenza iraniana. In 39 giorni di conflitto, gli Stati Uniti hanno colpito oltre 13.000 obiettivi. L'Iran ha però dimostrato di poter condurre una guerra asimmetrica efficace, chiudendo lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale, lanciando attacchi missilistici e con droni contro Israele, i Paesi del Golfo e le basi americane nella regione, e conducendo attacchi informatici contro i sistemi idrici ed energetici statunitensi. Il 3 aprile, l'Iran ha abbattuto un caccia americano F-15E, la prima volta che un aereo da combattimento statunitense veniva colpito nel conflitto.

La domanda centrale è se due settimane basteranno per colmare il divario tra le posizioni delle due parti. Il piano iraniano in dieci punti comprende richieste che gli Stati Uniti e Israele hanno respinto per vent'anni. L'Iran mantiene un arsenale di circa 440 chili di uranio arricchito al 60%, vicino al grado necessario per uso bellico, che in teoria era la ragione originaria della guerra. Se Trump non riuscirà a ottenerne la rimozione dal Paese, avrà ottenuto meno dell'accordo di Obama del 2015, in cui l'Iran spedì all'estero il 97% delle proprie scorte nucleari. Fontaine ha sintetizzato al New York Times: "C'è la possibilità che tutto questo finisca con gli Stati Uniti e il mondo in una situazione peggiore di quella iniziale".
Timeline della guerra Usa-Iran 2026

Cronologia del conflitto
39 giorni di guerra: la timeline completa del conflitto Usa-Iran
Dal primo attacco al cessate il fuoco — 28 febbraio – 7 aprile 2026

Tocca un evento per approfondire ↓
Febbraio 2026

28 Febbraio
Usa e Israele attaccano l'Iran: ucciso l'Ayatollah Khamenei
Raid su un complesso governativo a Teheran e su obiettivi militari in tutto il Paese. Muore la Guida Suprema dopo quasi 37 anni al potere.
Primo attacco
Eliminati anche altri vertici militari e dell'intelligence. Almeno 175 persone, per lo più bambine, muoiono nel bombardamento di una scuola elementare femminile nel sud dell'Iran. Secondo funzionari Usa, si trattò di un errore di targeting.

28 Febbraio
L'Iran risponde: missili e droni su Israele e basi Usa
Teheran lancia una rappresaglia contro Israele e contro le installazioni militari americane in Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti.
Escalation
È l'inizio della risposta iraniana su scala regionale, che coinvolge diversi Paesi del Golfo Persico alleati degli Stati Uniti.

Marzo 2026

1 Marzo
Primi soldati Usa uccisi: 6 morti in Kuwait
Un drone iraniano colpisce Port Shuaiba, in Kuwait. Sono le prime vittime americane del conflitto.
Vittime Usa
Lo stesso giorno Hezbollah trascina il Libano nel conflitto, lanciando razzi verso Israele come rappresaglia per l'uccisione della Guida Suprema iraniana.

1 Marzo
Trump al NYT: "Quattro-cinque settimane"
In una breve intervista telefonica, il presidente offre visioni contraddittorie sul futuro dell'Iran e sulla durata dell'offensiva.
Dichiarazioni
Trump delinea scenari diversi e apparentemente incompatibili su come un nuovo governo potrebbe prendere forma a Teheran e sulla durata prevista del conflitto.

8 Marzo
L'Iran nomina il successore: Mojtaba Khamenei
Il figlio 56enne della Guida Suprema uccisa viene designato da un comitato di alti chierici sciiti. Trump lo definisce una scelta "inaccettabile".
Leadership
La nomina segnala continuità e sfida. Passeranno diversi giorni prima che il nuovo leader si faccia vivo: secondo funzionari Usa, Mojtaba Khamenei era rimasto ferito nei primi giorni di guerra.

11 Marzo
Iran intensifica gli attacchi sullo Stretto di Hormuz
Almeno tre navi colpite nel passaggio strategico dove transita circa il 20% del petrolio mondiale.
Energia
L'Iran rivendica un attacco a una nave cargo thailandese. I prezzi del petrolio schizzano verso l'alto. L'amministrazione Trump si affretta a rassicurare i mercati globali.

12 Marzo
Prima dichiarazione di Mojtaba Khamenei
Il nuovo leader supremo ordina all'esercito di continuare a bloccare lo Stretto di Hormuz.
Leadership
Con un comunicato scritto, Mojtaba Khamenei conferma la linea dura della Repubblica Islamica nel mezzo del conflitto.

12 Marzo
Aereo militare Usa precipita in Iraq: 6 morti
Un aerocisterna KC-135 si schianta. Il bilancio delle vittime Usa sale ad almeno 13.
Vittime Usa
Sei membri dell'equipaggio perdono la vita nello schianto. L'incidente porta il numero dei militari americani caduti dall'inizio del conflitto ad almeno 13.

13 Marzo
Usa bombardano l'isola di Kharg
Raid massiccio sul principale hub petrolifero iraniano. Trump afferma che le strutture petrolifere non sono state colpite.
Attacco
L'isola di Kharg è responsabile di circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane. Secondo Trump il raid ha colpito solo infrastrutture militari sull'isola.

17 Marzo
Israele elimina due vertici iraniani
Uccisi Ali Larijani (Consiglio di Sicurezza Nazionale) e Gholamreza Soleimani (capo dei Basij). Il colpo più duro alla leadership iraniana dal 28 febbraio.
Leadership
I Basij sono una milizia allineata al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Le due eliminazioni rappresentano il più grave danno alla catena di comando iraniana dopo il primo giorno di guerra.

18 Marzo
Guerra energetica: colpiti impianti in Iran e Qatar
Israele attacca il giacimento South Pars (70-75% del gas iraniano). L'Iran risponde colpendo il sito di Ras Laffan in Qatar, il più grande impianto di esportazione di GNL al mondo.
Energia
Lo scambio di attacchi su infrastrutture energetiche critiche segna una escalation senza precedenti che coinvolge anche il Qatar, alleato degli Usa.

23 Marzo
Trump: "Stiamo trattando con l'Iran"
Prima indicazione pubblica di colloqui diplomatici dall'inizio del conflitto.
Diplomazia
Trump rivela per la prima volta che Usa e Iran stanno discutendo un possibile termine delle ostilità. Nessun dettaglio viene fornito sulle condizioni in discussione.

27 Marzo
12 soldati Usa feriti in Arabia Saudita
Un attacco iraniano colpisce la base aerea Prince Sultan. Una delle violazioni più gravi delle difese aeree americane dall'inizio della guerra.
Vittime Usa
L'attacco alla base saudita dimostra la capacità iraniana di colpire installazioni militari Usa anche profondamente all'interno del territorio alleato.

28 Marzo
Gli Houthi entrano in guerra
Il gruppo armato filo-iraniano in Yemen lancia un missile balistico contro Israele, intercettato dalla difesa aerea.
Escalation
L'ingresso degli Houthi allarga ulteriormente il fronte del conflitto, che ora coinvolge Iran, Libano (Hezbollah), Yemen e diversi Paesi del Golfo.

Aprile 2026

3 Aprile
Iran abbatte un caccia F-15E americano
Primo aereo da combattimento Usa abbattuto nella guerra. Dei due membri dell'equipaggio, uno viene recuperato subito; per il secondo servono due giorni di ricerche in territorio iraniano.
Attacco
L'operazione di salvataggio del secondo aviatore viene condotta da commandos in profondità nel territorio iraniano, in una delle missioni più rischiose dell'intero conflitto.

7 Aprile
Trump annuncia il cessate il fuoco
Tregua di due settimane. Il Consiglio di sicurezza nazionale iraniano conferma l'accordo, presentandolo come una vittoria.
Cessate il fuoco
Dopo 39 giorni di conflitto, Trump annuncia la sospensione delle ostilità. È la seconda volta in meno di un anno che gli Usa sono coinvolti direttamente in un conflitto militare con Teheran.

Elaborazione di Focus America · Ultimo aggiornamento: 8 aprile 2026

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La rassegna stampa di mercoledì 8 aprile 2026


Gli Stati Uniti e l'Iran raggiungono un cessate il fuoco di due settimane dopo le minacce di Trump, mentre i Democratici consolidano i successi elettorali nel Wisconsin e in Georgia

Questa è la rassegna stampa di mercoledì 8 aprile 2026

Gli Stati Uniti e l'Iran accordano un cessate il fuoco di due settimane


Il presidente Trump ha annunciato una tregua di due settimane con l'Iran dopo le minacce di distruggere "un'intera civiltà", con Teheran che ha accettato di riaprire lo Stretto di Hormuz. L'accordo è stato mediato dal Pakistan e annunciato meno di due ore prima della scadenza delle 20:00 fissata da Trump per un'escalation militare.

Fonti: Financial Times, Wall Street Journal, The Guardian

I Democratici estendono la maggioranza nella Corte Suprema del Wisconsin


Il giudice Chris Taylor, sostenuto dai Democratici, ha vinto il seggio della Corte Suprema del Wisconsin contro la conservatrice Maria Lazar, consolidando la maggioranza liberale 5-2. La vittoria rafforza il controllo democratico sul tribunale supremo dello stato in vista delle elezioni presidenziali del 2028.

Fonti: The Guardian, New York Times, The Hill

Un Repubblicano vince il seggio della Georgia di Marjorie Taylor Greene


Clay Fuller, sostenuto da Trump, ha sconfitto il Democratico Shawn Harris nell'elezione speciale per il 14° distretto congressuale della Georgia. Nonostante i Democratici abbiano ridotto il margine di 25 punti, non sono riusciti a ribaltare questo seggio tradizionalmente conservatore.

Fonti: BBC, Wall Street Journal, The Guardian

L'amministrazione Trump nega sollievo sui dazi all'alluminio alla Ford


L'amministrazione ha respinto le richieste della Ford e di altre case automobilistiche per un alleggerimento dei dazi sull'alluminio dopo che incendi in una fabbrica statunitense hanno creato problemi nella catena di approvvigionamento. Le aziende automobilistiche stanno lottando con l'aumento dei costi dopo che un fornitore nazionale è andato offline.

Fonti: Wall Street Journal

I funzionari USA avvertono di cyber-attacchi iraniani alle infrastrutture critiche


Le agenzie di sicurezza federali hanno emesso un avvertimento per cyber-attacchi affiliati all'Iran contro le infrastrutture critiche statunitensi, in particolare nei settori idrico ed energetico. Un gruppo pro-iraniano ha rivendicato attacchi contro Chime Financial e Pinterest, mandando offline i siti web di entrambe le aziende.

Fonti: The Guardian, Bloomberg

Un deputato Democratico presenta articoli di impeachment contro Trump


Il rappresentante John Larson (D-Conn.) ha presentato articoli di impeachment contro il presidente Trump per le sue minacce di cancellare "un'intera civiltà" iraniana. La mossa arriva mentre crescono le critiche bipartisan alle minacce del presidente, con alcuni Repubblicani che esprimono disagio per la retorica.

Fonti: The Hill

Gli agenti dell'ICE sparano a un uomo in California durante un fermo


Gli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement hanno sparato a Carlos Ivan Mendoza Hernandez durante un fermo veicolare a Patterson, California. Il dipartimento della Sicurezza Nazionale ha dichiarato che l'uomo aveva "trasformato il suo veicolo in un'arma", una frase utilizzata in altri incidenti di applicazione delle leggi sull'immigrazione.

Fonti: The Guardian, Wall Street Journal

Rilasciata la moglie di un soldato statunitense dopo la detenzione dell'ICE


Annie Ramos, moglie neolaureata di un soldato statunitense, è stata rilasciata dalla custodia federale dopo essere stata arrestata dagli agenti dell'ICE presso la base militare del marito in Louisiana. Ramos, arrivata negli Stati Uniti dall'Honduras da bambina, era andata alla base per completare le pratiche burocratiche per trasferirsi con il marito.

Fonti: The Guardian, New York Times, BBC

Il Cook Political Report sposta cinque seggi della Camera verso i Democratici


Il Cook Political Report ha spostato cinque gare per la Camera verso i Democratici e una verso i Repubblicani mentre il partito di minoranza cerca di riconquistare il controllo della Camera nelle elezioni di medio termine di novembre. I cambiamenti riflettono il momentum democratico continuo dopo le sovraperformance in Wisconsin e Georgia.

Fonti: The Hill

Papa Leone XIV condanna le minacce di Trump contro l'Iran


Il primo Papa americano ha definito "veramente inaccettabile" la minaccia del presidente Trump contro l'intero popolo iraniano. Papa Leone XIV ha costantemente invocato il dialogo per risolvere la guerra in Medio Oriente, riferendosi alle minacce di Trump contro l'Iran come inappropriate.

Fonti: New York Times, The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Mythos è in anteprima, Anthropic triplica il fatturato, Chrome tab verticali


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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon mercoledì,
settimana scorsa è trapelato dai documenti di Anthropic un modello considerato così potente da non essere ancora pronto per il pubblico; oggi l'azienda comunica il suo primo impiego nel settore cybersecurity. Poi parleremo di come l'azienda di Amodei sta incrementando vertiginosamente il fatturato; vedremo insieme le tab verticali di Google Chrome, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 298 - Mercoledì 8 Aprile
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Anthropic presenta in anteprima il modello Mythos trapelato settimana scorsa


Cybersecurity
Anthropic ha avviato una prova limitata di Mythos, un nuovo modello per compiti complessi di programmazione e ragionamento che verrà testato inizialmente nella sicurezza informatica. Il test rientra in Project Glasswing, in cui 12 organizzazioni partner useranno il sistema per cercare vulnerabilità, cioè errori sfruttabili per gli attacchi informatici. Secondo l’azienda, nelle ultime settimane Mythos avrebbe individuato migliaia di vulnerabilità zero-day, cioè falle non ancora segnalate o corrette. Tra i partner citati ci sono Amazon, Apple, Cisco, Microsoft, Palo Alto Networks e Linux Foundation. Nei documenti trapelati, Mythos è stato descritto come un modello così potente da non essere pronto a essere rilasciato pubblicamente.
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Fonte: TechCrunch
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Anthropic sale da 9 a 30 miliardi di dollari in fatturato annualizzato in pochi mesi


Business
Anthropic ha comunicato che il proprio tasso di ricavi annualizzato ha superato i 30 miliardi di dollari, contro circa 9 miliardi indicati a fine 2025. Il dato non rappresenta i ricavi già incassati in un anno chiuso, ma una proiezione. Un motore centrale è la clientela aziendale: a febbraio più di 500 clienti spendevano oltre 1 milione di dollari l’anno, ora (aprile) sono più di 1.000. Anthropic ha anche ampliato la partnership con Google e Broadcom e dal 2027 potrà usare 3,5 gigawatt di capacità di calcolo basata sui chip TPU di Google per sviluppare le future versioni di Claude.
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Fonte: Sherwood News
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Supererà OpenAI?

Beh se continua ad andare come sta andando, nonostante attualmente Anthropic sia valutata meno della...
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Chrome introduce le tab verticali


Tecnologia
Google ha annunciato che Chrome permetterà di disporre le tab in verticale lungo il lato della finestra, invece che nella barra orizzontale in alto. La funzione è pensata per chi tiene aperte molte pagine, perché rende più leggibili i titoli completi e aiuta a distinguere meglio schede simili. Si attiva con un clic destro scegliendo “Show Tabs Vertically” e resta abilitata finché l’utente non la disattiva. Non cambia il numero massimo di tab apribili, che continua a dipendere dalle risorse del dispositivo. Insieme a questa novità arriva anche una nuova modalità di lettura a pagina intera, pensata per ridurre il disordine delle pagine web.
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Fonte: TechCrunch
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L'iPhone Fold sarà lanciato questo settembre, secondo Mark Gurman


Big tech
Nelle ultime ore sono circolate due indicazioni opposte sul primo telefono pieghevole di Apple, l'iPhone Fold. Un articolo di Nikkei Asia, nota testata economica giapponese, aveva parlato di problemi tecnici e produttivi tali da spostare il progetto di alcuni mesi. Poco dopo, Mark Gurman di Bloomberg ha riferito che il piano interno resta quello di presentare il dispositivo a settembre insieme agli iPhone 18 Pro. L'unico dubbio è sulle quantità iniziali che potrebbero essere ridotte.
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Fonte: 9to5Mac
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OpenAI, Anthropic e Google si uniscono contro la "distillazione" cinese


Intelligenza Artificiale
OpenAI, Anthropic e Google stanno collaborando contro la “distillazione”, una pratica con cui un concorrente interroga molte volte un modello avanzato, conserva le risposte e le usa per addestrarne uno simile spendendo molto meno. La partnership tra questi giganti è stata discussa nel Frontier Model Forum, organizzazione creata per discutere i rischi dei sistemi AI più avanzati. Secondo Bloomberg, le autorità statunitensi stimano che il fenomeno della distillazione costi miliardi di dollari l’anno ai laboratori americani. Tra i casi citati ci sono le accuse a DeepSeek e a tre società cinesi che avrebbero usato migliaia di account falsi per ottenere grandi volumi di risposte da Claude e ChatGPT.
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Fonte: Tech Brew
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


In lingua inglese.

Uno sguardo approfondito alle finanze di OpenAI e Anthropic in vista delle loro IPO


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Analogie errate


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Otto anni di vorrei ma non posso, tre mesi di sviluppo grazie all'IA


lalitm.com (eng)

I giganti tech cinesi stanno reclutando studenti delle scuole superiori


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Notizie veloci


In lingua inglese.

Amazon e il servizio postale statunitense raggiungono un accordo sulle consegne


wsj.com (eng)

Intel si unisce al progetto Terafab di Musk


engadget.com (eng)

Il modello V4 di DeepSeek funzionerà su chip Huawei


reuters.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/z9rdrNrkvDY?…

Impara Cowork in 20 minuti


In molti si confondono tra Claude Chat e Claude Cowork; altri non hanno il coraggio di fare il primo passo e provarlo. Questo video spiega molto chiaramente le differenze e dà dimostrazioni pratiche e facili da comprendere.

Vedi video su youtube.com (eng - 18:54)

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