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Exit 8 (2025)


Sapevo davvero pochissimo su questo IP prima di guardare il film (forse avevo giusto visto il video di Yotobi che ci giocava, credo) eppure ho trovato molto ben fatto il "clima" in cui ti porta questo film.

Da fan dei "loop" e dei film girati in un ambiente chiuso e limitato ho apprezzato praticamente tutto, consigliato!

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Send help (2026)


Aspettative sotto terra (non so manco io come mai) e film che si è rivelato UN FILO meglio di quanto avessi previsto anche se nel complesso, per quanto scorrevole, non mi ha lasciato praticamente nulla.

Si inizio che finale un po' meh.

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The Boys - Stagione 4 (2025)


Per qualche motivo avevo mollato The Boys alla stagione 3 (e il "qualche motivo" è che mi aveva annoiato non poco, forse un filo ripetitivo o forse troppo "reale"? Non ricordo): aver recuperato la quarta stagione tutta di fila prima della quinta è stato un bene: ottima rampa di lancio per la quinta ed ultima stagione che sto seguendo in diretta.
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I figli di Trump entrano nell'affare del tungsteno in Kazakistan finanziati dal governo Usa


Donald Trump Jr. ed Eric Trump hanno investito nella società che si è fusa con Cove Kaz Capital, gruppo che ha ottenuto fino a 1,6 miliardi di dollari di sostegno federale per estrarre tungsteno in Kazakistan.

Donald Trump Jr. ed Eric Trump hanno investito in una società che oggi controlla uno dei più grandi progetti di tungsteno al mondo, finanziato fino a 1,6 miliardi di dollari dal governo statunitense guidato dal padre. Lo rivela il Financial Times, che ha ricostruito le tappe finanziarie e diplomatiche dell’operazione.

Il 22 settembre il presidente del Kazakistan, Kassym-Jomart Tokayev, ha comunicato al suo omologo americano Donald Trump l’intenzione di affidare un importante progetto di tungsteno a Cove Kaz Capital, un gruppo di investitori statunitensi in concorrenza con aziende rivali cinesi e russe. La stampa ha rivelato l'esistenza dell'intesa informale il 21 ottobre. Il 6 novembre Cove Capital, società madre di Cove Kaz, e la Compagnia Mineraria Nazionale del Kazakistan hanno annunciato un accordo per sviluppare quella che definiscono "la più grande miniera di tungsteno non ancora sfruttata al mondo".

I due figli del presidente a quel punto erano già entrati nell’affare. Ad agosto avevano acquisito una partecipazione nel gruppo edile Skyline Builders attraverso un veicolo finanziario gestito da una controllata di Dominari Securities. L’entità dell’investimento iniziale non è stata resa pubblica. Il 28 ottobre hanno rafforzato la loro posizione partecipando a un collocamento privato che ha raccolto quasi 24 milioni di dollari. Tre giorni dopo Skyline Builders ha annunciato l’acquisizione del 20% di Kaz Resources, controllata da Cove Capital, per 20 milioni di dollari. Giovedì le tre società si sono fuse: la nuova entità si chiamerà Kaz Resources e sarà quotata al Nasdaq.

Don Jr ed Eric Trump siedono nel consiglio consultivo di Dominari dalla fine del 2024 e detengono una quota anche nella capogruppo Dominari Holdings. Non è la prima volta che entrano a far parte di un progetto del genere riguardante minerali critici. Lo scorso anno l'Amministrazione Trump ha siglato un accordo da 600 milioni di dollari con il produttore di terre rare Vulcan Elements, pochi mesi dopo che 1789 Capital, fondo di venture capital di Donald Trump Jr, aveva investito nella stessa azienda.

A sostenere il progetto sono due agenzie controllate dal governo federale statunitense, l’Export-Import Bank e la Development Finance Corporation, che lo scorso anno hanno emesso lettere di interesse per un totale massimo di 1,6 miliardi di dollari a favore dello sfruttamento dei giacimenti di Northern Katpar e Upper Kairakty, nel Kazakistan centrale. Cove Kaz ne controlla oggi il 70%. I democratici hanno più volte sollevato dubbi sui potenziali conflitti di interesse legati agli investimenti della famiglia presidenziale.

Al momento, però, non ci sono elementi che indichino che Donald Trump Jr. ed Eric Trump conoscessero l’imminente assegnazione del contratto quando hanno investito in Skyline Builders, né che abbiano influenzato la decisione. "Donald Jr. è un investitore passivo in American Ventures e non ha alcun ruolo operativo nella società", ha dichiarato il portavoce del figlio maggiore del presidente. "Non si interfaccia con il governo federale per conto di nessuna delle aziende in cui investe o che consiglia". Eric Trump non ha invece risposto alle richieste di commento.

L’amministratore delegato di Cove, Pini Althaus, ha detto al Financial Times di non aver mai parlato direttamente con i fratelli Trump e di non conoscere l’entità delle loro partecipazioni. Ha però ammesso che Cove ha ricevuto "assistenza diretta dal presidente Trump, dal Segretario di Stato [Marco] Rubio e dal Segretario al Commercio [Howard] Lutnick" per ottenere i diritti di sfruttamento del giacimento kazako.

Il tungsteno è un metallo strategico per la difesa, utilizzato in utensili da perforazione, proiettili perforanti e missili a energia cinetica. L’Amministrazione Trump punta a costruire nuove catene di approvvigionamento per i minerali critici, tra cui proprio il tungsteno, e a ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dalla Cina. "Il tungsteno è oggi l’oggetto del desiderio del Pentagono, lo vogliono a qualsiasi prezzo", ha dichiarato al Financial Times Christopher Ecclestone, stratega minerario del gruppo di ricerca londinese Hallgarten & Company.

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Trump alza al 25% i dazi su auto e camion europei: "L'Ue non rispetta l'accordo commerciale"


Il presidente annuncia su Truth Social l'aumento dal 15% al 25% dalla prossima settimana. Esenzione solo per i costruttori europei che produrranno i propri veicoli negli Stati Uniti.
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Il presidente Donald Trump ha annunciato che dalla prossima settimana porterà al 25% i dazi su auto e camion provenienti dall’Unione Europea. Il presidente americano ha accusato Bruxelles di non rispettare l’accordo commerciale firmato lo scorso anno.

“Sulla base del fatto che l’Unione Europea non sta rispettando l’accordo commerciale concordato, la prossima settimana aumenterò i dazi applicati all’Unione Europea su auto e camion che entrano negli Stati Uniti”, ha scritto Trump su Truth Social. Nello stesso post, il presidente ha precisato che le case automobilistiche europee saranno esentate solo se sposteranno la produzione negli Stati Uniti: “Se produrranno auto e camion in stabilimenti americani, non ci sarà alcun dazio”.

Attualmente le merci europee in ingresso negli Stati Uniti pagano un dazio del 15%, così come fissato dall’intesa raggiunta lo scorso luglio nel campo da golf di Trump a Turnberry, in Scozia. Quell’accordo aveva permesso all’UE di evitare i dazi del 30% che Trump aveva minacciato nei mesi precedenti, dopo l’ondata tariffaria del cosiddetto “Liberation Day” di aprile. In cambio, l’Europa si era impegnata a investire negli Stati Uniti e a modificare alcune regole interne per favorire le esportazioni americane.
Dazi USA-UE: il tetto del 15% si sgretola

Guerra commerciale · 1 maggio 2026
Il tetto del 15% sulle merci UE si sgretola
Trump porta al 25% i dazi su auto e camion europei. Esenti solo le case che producono negli Stati Uniti.

Dazi L'accordo Impatto Cronologia

Oggi
0%
Tetto Turnberryluglio 2025

Prossima settimana
0%
Auto e camion UEannuncio Trump


L'Unione Europea non sta rispettando il nostro accordo commerciale precedentemente concordato. Donald Trump · Truth Social, 1 maggio 2026


I numeri dell'annuncio

+10pp
Aumento del dazio sulle auto UE

Dal 15% concordato a Turnberry al 25% annunciato su Truth Social. 10 punti percentuali in più che si sommano alle tariffe già esistenti per chi non produce in stabilimenti americani.

100mld $
Investimenti annunciati per stabilimenti negli USA

Trump rivendica oltre 100 miliardi di dollari in nuovi investimenti per la creazione di impianti automobilistici sul territorio americano, definendoli "un record nella storia della produzione di auto e camion".

38,9mld €
Export auto UE → USA nel 2024

Secondo Eurostat e ACEA, l'UE ha esportato negli Stati Uniti 757.654 nuovi veicoli per un valore di 38,9 miliardi di euro. Gli USA assorbono il 22% dell'export auto UE.

Sec.232
Base legale dei nuovi dazi: la Corte Suprema non li ha toccati

A febbraio la Corte Suprema ha invalidato i dazi del "Liberation Day" basati sull'IEEPA. I dazi sulle auto poggiano però sulla Section 232 del Trade Expansion Act, una base legale autonoma e non colpita dalla sentenza.

L'architettura tariffaria oggi

0%

12,5%

25%

37,5%

50%

Acciaio e alluminio 50%

Mantenuti dal "Liberation Day", base legale Section 232

Auto e camion UE — annuncio 25%

In vigore dalla prossima settimana

Tetto generale beni UE 15%

Accordo Turnberry, ratificato il 26 marzo 2026

Beni industriali USA in UE 0%

Concessione UE in cambio del tetto

Il nodo legale

160mld $ di rimborsi
Le aziende chiedono indietro i dazi imposti il "Liberation Day"

Il 20 febbraio 2026 la Corte Suprema ha bocciato con una maggioranza 6-3 i dazi imposti via IEEPA. Stimati oltre 160 miliardi di dollari riscossi tra 2025 e 2026 ora soggetti a richieste di rimborso. I dazi auto restano intatti perché basati sulla Section 232, una norma con autonoma copertura giuridica.

Quanto vale il mercato USA

22%
Quota degli Stati Uniti sull'export auto UE.
Secondo solo al Regno Unito.
Fonte: ACEA, dati 2024

Chi paga di più, in Europa

VW + Mercedes + BMW 73%

Quota dell'export auto UE → USA dei tre giganti automobilistici tedeschi

Porsche e Ferrari 100%

Auto vendute negli USA importate dall'Europa: nessuna produzione locale

VW, Mercedes, BMW ~50%

Quota delle vendite USA coperta da stabilimenti americani

L'effetto già visibile

−21,4%
Export auto UE → USA nel 2025

Calo annuo del valore delle esportazioni di auto dall'UE verso gli Stati Uniti, "effetto diretto dei dazi imposti l'anno scorso", secondo l'ultimo rapporto ACEA.

−56%
Utile netto Mercedes-Benz, primo semestre 2025

L'utile è sceso da 6,1 a 2,7 miliardi di euro. Mercedes ha attribuito il crollo a "dazi e contesto macroeconomico". BMW ha registrato −29% sull'utile netto, Volkswagen −33% sull'utile operativo.

La rotta dei dazi

Aprile 2025
"Liberation Day": Trump impone dazi globali del 25% sulle auto

Tariffe del 25% su veicoli e componenti importati, sulla base della Section 232 (sicurezza nazionale). I dazi reciproci globali sono invece imposti via IEEPA. L'UE valuta ritorsioni.

Luglio 2025
L'accordo di Turnberry: tetto del 15% sui beni UE

Trump e Ursula von der Leyen firmano l'intesa nel campo da golf di Trump in Scozia. L'UE evita i dazi del 30% precedentemente minacciati e si impegna a investimenti e acquisti di energia americana per 750 miliardi di dollari entro il 2028.

Gennaio 2026
L'Europarlamento sospende il via libera

Il Parlamento Europeo blocca l'iter dell'accordo in risposta alle minacce di Trump di voler annettere la Groenlandia. Bruxelles introduce una clausola di salvaguardia per sospendere l'intesa in caso di coercizione economica.

20 febbraio 2026
La Corte Suprema boccia i dazi IEEPA

Sentenza 6-3 in Learning Resources v. Trump: l'IEEPA non autorizza il presidente a imporre dazi. I dazi del "Liberation Day" sono illegittimi. Restano però in vigore quelli basati su Section 232 (acciaio, alluminio, auto) e Section 301.

26 marzo 2026
L'Europarlamento approva l'accordo di Turnberry, con aggiunte

Via libera con 417 sì, 154 no, 71 astenuti. Inserite "sunset clause" (scadenza marzo 2028) e "sunrise clause" che subordina le preferenze al rispetto degli impegni di Turnberry da parte degli Stati Uniti.

1 maggio 2026
Trump annuncia il nuovo aumento: dazi auto al 25%

Su Truth Social: "L'Unione Europea non sta rispettando l'accordo commerciale". Niente dazi per chi produce in stabilimenti americani. L'aumento entrerà in vigore "la prossima settimana".

Elaborazione FocusAmerica su fonti: ACEA, Eurostat, Parlamento europeo, Tax Foundation, Reuters, AP, Sole 24 Ore · Dati al 1 maggio 2026

L’iter dell’accordo è stato accidentato. A gennaio il Parlamento Europeo aveva sospeso il via libera al testo, in risposta alle minacce di Trump di voler annettere la Groenlandia, territorio autonomo danese. Bruxelles ha poi inserito una clausola di salvaguardia: l’intesa potrà essere sospesa se l’Amministrazione americana compromette gli obiettivi dell’accordo, discrimina operatori economici europei, minaccia l’integrità territoriale degli Stati membri o le loro politiche estere e di difesa, oppure ricorre alla coercizione economica. Solo così il Parlamento Europeo ha approvato definitivamente l’accordo a marzo.

Nel suo annuncio, Trump ha aggiunto che miliardi di dollari stanno arrivando per nuovi impianti di produzione sul territorio americano e ha definito quelle cifre “un record nella storia della produzione di auto e camion”. Resta però aperto un nodo giuridico: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi i dazi del Liberation Day, imposti sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), e le aziende che li hanno pagati stanno ora chiedendo il rimborso. I dazi sulle auto poggiano, però, su una base legale diversa e la sentenza non li tocca: la Casa Bianca può quindi modificarli liberamente.

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61ª Biennale di Venezia: la Russia torna ai Giardini, la giuria si dimette


La Biennale Arte di Venezia apre il 9 maggio senza giuria. I cinque membri si sono dimessi in blocco dopo che la Fondazione ha deciso di riammettere la Russia ai Giardini: una scelta che ha trasformato la più antica rassegna d'arte contemporanea del mondo in un campo di battaglia diplomatico.

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Sintesi audio: per ogni dato e riferimento fa fede il testo.

La Biennale Arte di Venezia apre il 9 maggio senza giuria. I suoi membri si sono dimessi in blocco per protestare contro la partecipazione russa, segnando uno spartiacque nella politica culturale europea. I ministri ucraini Andrii Sybiha e Tetyana Berezhna hanno formalizzato la posizione di Kyiv in una dichiarazione congiunta l'8 marzo 2026: «La Biennale di Venezia non deve diventare un palcoscenico per insabbiare i crimini di guerra che la Russia commette quotidianamente contro il popolo ucraino e il nostro patrimonio culturale».

Per l'Italia, il caso diventa un banco di prova della propria autonomia diplomatica in un momento in cui Roma cerca di mantenere un equilibrio tra fedeltà atlantica e pragmatismo economico nei confronti dei partner tradizionali.

Dopo l'invasione su larga scala dell'Ucraina nel febbraio 2022, la maggior parte delle istituzioni culturali europee aveva escluso artisti e rappresentanze russe ufficiali. La Biennale stessa aveva annullato la partecipazione del padiglione russo nel 2022 e 2024, in linea con le sanzioni europee e la pressione internazionale. La decisione di riammettere Mosca nel 2026 riflette una lettura diversa del panorama geopolitico: l'allentamento percepito delle tensioni militari, le trattative diplomatiche in corso e la volontà di distinguere tra responsabilità statali e libertà espressiva degli artisti.

Ma la mossa ha scatenato una reazione a catena. Il 22 aprile la giuria aveva già votato per escludere Russia e Israele dall'assegnazione dei Leoni. Una settimana dopo, il 29 aprile, tutti i membri della giuria internazionale hanno rassegnato le dimissioni, rendendo impossibile l'assegnazione dei premi principali secondo le modalità tradizionali.

Curatori e artisti di paesi alleati dell'Ucraina hanno minacciato il ritiro dei loro padiglioni. Il governo ucraino ha intensificato la campagna diplomatica, appellandosi direttamente alle autorità italiane e al presidente della Biennale. Per Kyiv, la presenza russa alla manifestazione veneziana equivale a una legittimazione culturale di un regime accusato di crimini di guerra. Per la Biennale, escludere la Russia significherebbe cedere alla strumentalizzazione politica dell'arte e tradire la propria missione di dialogo universale.

L'Italia tra due fuochi


La vicenda mette l'Italia in una posizione scomoda. Il prestigio della Biennale deriva proprio dalla capacità di mantenere una postura sovranazionale, accogliendo voci anche da regimi controversi senza per questo avallarli politicamente. Eppure, questa autonomia trova limiti quando si scontra con le priorità della politica estera europea, soprattutto in materia di sanzioni e isolamento diplomatico.

Sul fronte interno lo scontro è aperto. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione Biennale, ha deciso in autonomia di ammettere la Russia definendo la Biennale una sorta di «ONU delle arti». Il governo Meloni ha preso le distanze, ma senza chiedere a Buttafuoco — che pure è una sua nomina — di fare un passo indietro. Sul fronte europeo, la Commissione ha già notificato la sospensione della sovvenzione da 2 milioni di euro, notificando formalmente la propria intenzione alla Fondazione.

Il governo italiano si trova a dover gestire pressioni contrapposte. Da un lato, le istituzioni europee e i paesi baltici chiedono coerenza con la linea dura contro Mosca, anche sul piano culturale. Dall'altro, settori significativi della classe dirigente italiana — dalle imprese energetiche ai distretti manifatturieri del Nord-Est — guardano con preoccupazione a una rottura definitiva con la Russia, consapevoli che le sanzioni hanno già pesato sull'export italiano verso il mercato russo, crollato di oltre il sessanta per cento tra il 2021 e il 2024.

La Biennale diventa così un simbolo di questa tensione: mantenere aperto un canale culturale può apparire come un tentativo di preservare margini di dialogo in vista di una futura normalizzazione, ma rischia di essere interpretato come ambiguità o debolezza. Il caso richiama quello del Festival di Cannes 2023, quando la direzione artistica francese aveva escluso i film russi finanziati dallo Stato ma ammesso opere di registi indipendenti.

Una soluzione di compromesso che la Biennale potrebbe adottare, distinguendo tra partecipazione ufficiale sponsorizzata dal Cremlino e presenza di artisti russi in titolo individuale. Tuttavia, il padiglione nazionale russo alla Biennale è formalmente gestito dal Ministero della Cultura di Mosca, rendendo difficile questa distinzione senza un'esclusione totale o una profonda revisione delle regole di partecipazione.

Le conseguenze economiche e reputazionali per Venezia


Oltre alla dimensione politica, la crisi tocca interessi economici concreti. La Biennale Arte genera un indotto stimato in circa centocinquanta milioni di euro per il territorio veneziano, tra turismo, ospitalità, ristorazione e trasporti. Un'edizione delegittimata da defezioni di massa dei padiglioni nazionali e da una copertura mediatica ostile potrebbe ridurre drasticamente l'affluenza, con ricadute negative per l'economia locale. Le associazioni alberghiere e commerciali hanno espresso preoccupazione per la possibile compromissione dell'evento, sollecitando una soluzione rapida.

Sul piano reputazionale, la Biennale rischia di perdere credibilità presso una parte della comunità artistica internazionale. Diverse gallerie e collezionisti hanno già annunciato che eviteranno manifestazioni collaterali se la Russia manterrà il proprio padiglione. Il rischio è che l'edizione 2026 venga percepita come divisiva e politicizzata, minando la neutralità che ha permesso alla Biennale di attraversare guerre fredde, colpi di stato e rivoluzioni senza mai rinunciare al dialogo. Allo stesso tempo, un'esclusione forzata potrebbe essere letta come sottomissione a pressioni esterne, danneggiando l'immagine di autonomia dell'istituzione.

La questione resta aperta. La Biennale potrebbe cercare una mediazione attraverso il coinvolgimento del Ministero della Cultura italiano e del Ministero degli Esteri, negoziando con le ambasciate coinvolte una formula che consenta la partecipazione artistica senza endorsement politico. Oppure potrebbe ribadire la propria indipendenza, accettando le dimissioni della giuria e modificando le modalità di assegnazione dei premi, trasformando la crisi in un'opportunità per riaffermare il primato dell'arte sulla politica. Qualunque sarà la scelta, avrà ripercussioni durature sulla percezione internazionale dell'Italia come attore culturale e diplomatico.

Le domande de L'Analista


Un'istituzione che cambia le regole sotto pressione dei governi finanziatori non è più un'istituzione culturale: è uno strumento diplomatico. La Biennale vuole davvero diventarlo?

Per chi esiste la Biennale — per gli artisti, per i governi o per chi la visita?

Questa voce è stata modificata (1 ora fa)
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Amazon valuta il ritorno di "The Apprentice" con Donald Trump Jr. alla conduzione


Il colosso dello streaming sta discutendo internamente un possibile reboot del reality show che lanciò l'attuale presidente come personaggio televisivo. La famiglia Trump non è ancora stata ufficialmente contattata.

Amazon studia un possibile reboot di The Apprentice, il reality show che per quattordici stagioni vide l'attuale presidente Donald Trump come conduttore prima del suo ingresso in politica. Lo riporta il Wall Street Journal, secondo cui i dirigenti dell'azienda avrebbero già ipotizzato internamente anche di affidare la conduzione a Donald Trump Jr., il figlio maggiore dell'attuale presidente degli Stati Uniti.

Le trattative restano però ancora preliminari e la famiglia Trump non è stata ancora contattata. Un portavoce di Amazon, raggiunto dall'Hollywood Reporter, ha confermato che dopo l'acquisizione di MGM ci sono state "discussioni interne preliminari" sul futuro del franchise, ma ha definito "puramente speculative" le indiscrezioni sui dettagli del programma e sui nomi dei possibili conduttori. Secondo il Wall Street Journal, le conversazioni sul possibile reboot sarebbero iniziate all'inizio del 2025, in concomitanza con il secondo insediamento di Trump alla Casa Bianca, e a guidarle sarebbe Mike Hopkins, a capo di Amazon MGM Studios.

The Apprentice è andato in onda su NBC News dal 2004 al 2015 e seguiva i concorrenti che si sfidavano tra loro per ottenere un posto di lavoro come apprendista di Donald Trump. Lo show fu prodotto dalla Trump Productions e dalla Mark Burnett Productions, quest'ultima entrata nell'orbita di MGM nel 2014. Amazon ha poi rilevato MGM e oggi co-detiene i diritti del programma insieme alla società di produzione di Trump.

Il programma continua a generare per il presidente un reddito annuo a sei cifre, secondo le dichiarazioni patrimoniali di Trump consultate dall'Hollywood Reporter. Nel 2024 le royalty hanno fruttato tra 100.000 e un milione di dollari. Il valore complessivo dello show non risulta invece quantificato: le dichiarazioni lo definiscono "non facilmente accertabile".

L'ipotesi di un reboot arriva in un momento in cui i rapporti tra Amazon e la famiglia Trump si sono fatti sempre più stretti. La piattaforma ha acquistato il documentario Melania per 40 milioni di dollari e ne ha spesi altri 35 per la campagna di marketing globale. Il film, uscito a gennaio, ha incassato alla fine solo 16,6 milioni di dollari dopo un'apertura superiore alle attese a quota 7,2 milioni. Amazon ha inoltre sponsorizzato diversi eventi legati al presidente, tra cui la cerimonia di insediamento, alla quale ha partecipato l'amministratore delegato Jeff Bezos in persona.

Secondo i critici, scrive l’Hollywood Reporter, invece, queste mosse si inseriscono in un più ampio riposizionamento di Amazon e del suo fondatore in chiave MAGA dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, e confermerebbero la disponibilità del gruppo a sostenere operazioni che fanno affluire denaro al presidente e alla sua famiglia, in cambio di favori.

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Un diritto insindacabile


Xbox abbassa il prezzo del Game Pass e ci aggiunge un menù? Ecco cosa sappiamo tra conferme e leak
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Questa settimana Letter to a Gamer vi racconta di un interessante (e raro) sforzo di sindacalizzazione nel mondo del gaming per poi lasciare spazio alle solite brutte notizie tra cui la chiusura di Spiders (uno studio Nacon), i profitti record di Krafton (PUBG) che spinge sull'IA e il nuovo picco di utenti di Roblox. Il [REDACTED] podcast di questa settimana, oltre a un mio recap sulla faccenda Xbox, ha un bell'approfondimento sulla questione Esports Nations Cup.


News index


+ Se proprio dovete usare l’IA, fate come Capcom
- Canada vs Roblox 2: il ritorno dei problemi di estremismo
+ Gli sviluppatori di Magic The Gathering: Arena hanno formato un sindacato
- ZERO Sievert 2 è in arrivo
+ Krafton e i profitti record di PUBG grazie all'IA
- Spiders, uno degli studi di Nacon, chiude
+ Il rally videoludico ha il suo mondiale esports
- Resident Evil Requiem ha venduto 7 milioni di copie

Se proprio dovete usare l’IA, fate come Capcom - La casa di sviluppo dietro a Street Fighter, Resident Evil e il recentissimo Pragmata ha spiegato come i suoi dipendenti usino l'intelligenza artificiale: per farle fare 30.000 ore di playtest al mese. L'azienda "non ha alcuna intenzione di ridurre la sua forza lavoro", lo ha detto il vicepresidente del comparto ingegneria Shinichi Inoue, quindi i nuovi strumenti sono messi al lavoro per portare a termine decine di migliaia di volte la stessa sezione di un livello per trovare ciò che non funziona. L'IA, poi, genera materiali in fase di concept, ma nulla di ciò che produce viene usato per il prodotto finito. Consola ben poco sapere che almeno l'IA non sta facendo danni o cancellando posti di lavoro: se un'azienda può crescere, dovrebbe farlo investendo sulle persone, non sulla tecnologia che le sostituisce.

Canada vs Roblox 2: il ritorno dei problemi di estremismo - Il governo canadese è tornato a criticare e a mettere sotto la lente di ingrandimento Roblox dopo che un'indagine interna ha rivelato come la piattaforma sia un luogo di bullismo, incoraggiamento all'autolesionismo, abuso sessuale di minori e reclutamento per le nuove leve del suprematismo bianco. Il rapporto denota un particolare rischio di radicalizzazione per gli utenti della piattaforma che vengono descritti come in uno stato di "sistematica vulnerabilità" dettato dalla giovane età e dai meccanismi di ritenzione della piattaforma a cui interessa solo massimizzare il tempo passato a giocare. Nessuna di queste cause sembra anche solo rallentare la crescita esponenziale dell'azienda che ha appena pubblicato i suoi utili per l'anno fiscale appena concluso:

  • I ricavi sono cresciuti del 39% su base annua, raggiungendo gli 1,4 miliardi di dollari.
  • Gli utenti attivi giornalieri (DAU) sono cresciuti del 35% su base annua, raggiungendo i 132 milioni di giocatori nel primo trimestre del 2026.
  • Le ore di gioco sono aumentate del 43% su base annua, arrivando a 31 miliardi di ore nel primo trimestre 2026.

Gli sviluppatori di Magic The Gathering: Arena hanno formato un sindacato - La stragrande maggioranza degli sviluppatori (programmatori e artisti) che lavorano alla versione in digitale di Magic: The Gathering ha depositato a Wizards of the Coast la richiesta di riconoscimento del loro nuovo sindacato di rappresentanza. Se la sussidiaria di Hasbro si muoverà in autonomia per il riconoscimento (la scadenza è il primo maggio) tutti continueranno a lavorare felici e contenti. Se farà resistenza, un caso legale inattaccabile (vista la percentuale di lavoratori che ha acconsentito) è già pronto. I punti dolenti sono le modalità dello smart working, l'utilizzo dell'intelligenza artificiale generativa e la fine, che ci crediate o no, della pratica aziendale per cui Hasbro potrebbe rivendicare la proprietà di "opere creative realizzate al di fuori degli orari e delle sedi di lavoro".

ZERO Sievert 2 è in arrivo - Forse non conoscete l'incredibile storia di successo di Luca Carbonera che, tra 2019 e 2024, ha sviluppato in solitaria e finanziato con Kickstarte ZERO Sievert, un extraction shooter in 2D per giocatore singolo ispirato a S.T.A.L.K.E.R. e Metro che ha venduto 600.000 copie. Ora, grazie a un'alleanza con il connazionale e veterano di Splash Damage (Gears 4) Luca Navaria, è in uscita il secondo capitolo (ZERO Sievert 2) con grafica in 2,5D, multigiocatore cooperativo e un'espansione dell'universo narrativo creato da Carbonera. Il debutto di una versione di prova è previsto nei prossimi mesi, tenetelo d'occhio perché questa produzione italiana promette davvero bene.
youtube.com/embed/Xry4iRHJKdc?…
Krafton e i profitti record di PUBG grazie all'IA - Sta male non gioire del successo di un'azienda di videogiochi, ma Krafton, l'editore di PUBG, è piuttosto malvagia come entità e vederla raggiungere profitti record grazie agli asset pompati con l'intelligenza artificiale generativa fa un po' soffrire. L'azienda è la stessa che ha silurato i tre sviluppatori alla guida di Subnautica 2 (il gioco con più wishlist su Steam) per non pagargli un meritato bonus contrattuale da 250 milioni di dollari e chiedendo a ChatGPT una strategia per non finire in tribunale. In tribunale ci sono finiti e almeno uno di loro è tornato alla guida del progetto. I profitti per il primo trimestre del 2026 hanno sfiorato il miliardo di dollari, una vetta mai raggiunta dall'azienda, con il comparto mobile che è cresciuto del 32%.

Spiders, uno degli studi di Nacon, chiude - Spiders, lo studio francese dietro titoli come l'RPG GreedFall e il soulslike Steelrising, ha confermato la chiusura dello studio. Nacon, che lo possedeva interamente, ha presentato istanza di fallimento a febbraio 2026 dopo grosse difficoltà finanziarie con tre filiali dello studio che a loro volta hanno dichiarato fallimento poco dopo. Il sindacato francese STJV ha scritto che 71 dipendenti di Spiders perderanno il lavoro e sostiene che la chiusura dello studio sia stata causata da una gestione scellerata da parte di Nacon con un certo grado di premeditazione.

Il rally videoludico ha il suo mondiale esports - KUNOS Simulazioni ha annunciato che Assetto Corsa Rally è stato scelto dalla FIA (Fédération Internationale de l’Automobile) come piattaforma ufficiale esclusiva per una nuova competizione internazionale di rally esports: il FIA Esports Global Rally Tour. Questa nuova iniziativa ha ricevuto il supporto unanime di tutte le regioni della FIA, includerà sia qualificazioni online sia shootout regionali e rappresenterà una pietra miliare nell'evoluzione globale del rally esportivo. Il FIA Esports Global Rally Tour avrà un formato competitivo a più tappe, offrendo a migliaia di giocatori di Assetto Corsa Rally l'opportunità di competere in un campionato strutturato. La competizione inizierà il 12 maggio con le fasi di qualificazione online globale, che incoroneranno i migliori 56 piloti del mondo: 16 dall'Europa e 8 da ciascuna delle altre cinque regioni partecipanti: Medio Oriente e Nord Africa, Nord America, Sud America, Asia-Pacifico e Africa. Dopo la fase di qualificazione iniziale, la competizione passerà alle fasi regionali, con un formato a eliminazione diretta che prevede quarti di finale, semifinali e finale.

Resident Evil Requiem ha venduto 7 milioni di copie - Un successo meritato per Capcom, trovate il suo annuncio in pompa magna qui.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Moomintroll: Winter's Warmth - Se vi piace il tono melanconico dei Moomin, l’iconica serie di cartoni animati e fumetti dell'autrice finlandese Tove Jansson, allora vi piacerà anche il secondo videogioco a loro dedicato. Il protagonista è Moomintroll e l’atmosfera è invernale e buia perché si è svegliato in anticipo dal letargo. É solo, è in difficoltà ma, grazie alla sua determinazione, vivrà un’avventura capace di scaldare il cuore. La prospettiva, il taglio artistico e la dedizione a questo universo degli sviluppatori (Hyper Games) me lo fanno raccomandare con molta facilità a tutti coloro che sono alla ricerca di una storia sentita e fatta bene.

Snap and Grab - Vi ricordate che il primo Hitman usciva a capitoli di settimana in settimana? Un altro gioco investigativo a base di scenari ha raccolto quella torcia e vi chiederà di scattare delle fotografie non proprio oneste. In Snap and Grab, infatti, l’obiettivo è fotografare le cose giuste al momento giusto in location ultra protette per programmare e mettere a terra il piano di un colpo multimilionario. Nei panni di una fotografa di moda dovrete infiltrarvi in eventi, ville e musei e documentare protezioni, contromisure e guardie per permettere alla vostra squadra di riuscire nella missione e riempire di tesori la vostra penthouse.

s&box - Sapete cos’è Garry’s Mod? No? In poche parole è un gioco all’interno del quale fare altri videogiochi grazie al motore Source 2 della Valve. Il suo successore è appena uscito, si chiama s&box ed è una piattaforma più moderna, rifinita e ricca di risorse per creare esperienze e giochi. Chi vuole iniziare la sua carriera nel mondo dei videogiochi dovrebbe farlo qui, anche perché è in sviluppo una pipeline per esportare i giochi fatti all’interno di s&box direttamente su Steam, royalty free e con tutti i proventi all’autore. Se volete provarlo solo per avere un assaggio di cosa hanno fatto gli altri utenti, occhio ai contenuti generati con l'intelligenza artificiale. Ci sono, non sono pochi e i dev hanno detto che è in lavorazione un filtro.

Far Far West - Avete adorato Helldivers e siete alla ricerca di qualcosa di simile e insieme originale? Far Far West è la risposta. Nei panni di quattro pistoleri robot, in sella a cavalli robot ovviamente, dovrete affrontare scheletri, serpenti e altre minacce western paranormali a colpi di pistola, fucile, magia e stravaganza. In compagnia di altri tre amici dovrete affrontare orde di mostri in un indie appena sbarcato in early access dopo una demo con il 99% di recensioni positive. Questo è il gioco perfetto se il gruppo di amici è in crisi e non sa cosa giocare.

Saros - Se avete una PS5 dovete comprare e giocare a Saros. Housemarque non lo ha chiamato Returnal 2 perché cambiano ambientazione e atmosfera ma, meccanicamente, questo gioco è l’erede diretto, e la versione migliorata, del roguelike che ha conquistato così tanti cuori quando è uscito. Qui potete leggere la mia recensione e aggiungo che il gioco va provato anche solo per il superbo lavoro tecnico fatto dallo studio che ha integrato perfettamente nel gameplay tutte le funzionalità apice del controller della PS5.


Aphelion: la recensione del videogioco narrativo in collaborazione con l'ESA


Don't Nod non ha fatto un brutto videogioco, ma ci sono troppe scorciatoie e troppo senso di già visto

Aphelion aveva tutte le carte in regola per piacermi, ma non è riuscito a innovare su nessun fronte. Prima di iniziare ero gasatissimo perché il gioco è un'avventura narrativa ambientata su un pianeta lontano realizzata con la consulenza dell'Agenzia Spaziale Europea, l'ESA.

A una premessa entusiasmante si affiancano come personaggi principali due astronauti che devono farsi largo tra pericoli ambientali e un pericolosissimo alieno immortale (in stile Alien Isolation) che gli dà la caccia. Il tutto con sezioni di scalata alla Uncharted e piccoli intervalli di pura narrazione tutta a tema astrobiologia, terraformazione ed esopianeti.

Potete immaginare la mia delusione quando, finito il gioco, mi sono ritrovato pieno di frustrazione per il potenziale irrealizzato, e di amarezza per la mancanza di creatività in un momento in cui ce n'è davvero bisogno. Aphelion non è un cattivo videogioco: non ha problemi tecnici, non ha buchi di trama, sa mantenere la tensione nei suoi momenti horror e ha persino un messaggio quasi interessante da comunicare.

Il problema è che ogni minuto di gioco o sa davvero tanto di già visto, o è un evidente riempitivo, o è progettato avendo storia e gameplay prepotentemente scollegati.

Aphelion segue le vicende di Ariane e Thomas, i due astronauti della Hope-1, la prima missione di esplorazione planetaria della storia resa indispensabile dal fatto che la Terra sta lentamente diventando inabitabile. Una volta su Persephone, il pianeta che potrebbe salvare l'umanità, la loro nave precipita e vengono separati. Thomas è ferito e il suo gameplay è più survival tra l'esplorazione e la gestione della perdita d'ossigeno dovuta a un buco nella tuta.

Ariane, sana e salva ma più lontana, deve navigare caverne, attraversare tempeste elettromagnetiche ed evitare silenziosamente una pericolosa creatura per ricongiungersi con il suo compagno di squadra. Non aggiungerò altro della narrazione perché scoprire cosa è successo è l'unico motore che è riuscito a mandarmi avanti, nonostante la legnosità di ogni parte del gameplay.

Se le parti di Thomas sono le più lente (ma anche le più ricche di storia perché un segreto sulla missione viene ben presto alla luce), quelle con Ariane fanno quasi soffrire per la loro monotonia. Le sezioni di scalata e arrampicata sono tutte uguali, una sequenza di: roccia grigia, parate ghiacciata, terreno nevoso e un'altra roccia grigia. E poi, dal quarto livello in poi, ogni due sezioni di platforming ce n'è una di stealth che al genere non aggiunge assolutamente nulla.

Scoprire qualche dettaglio in più della storia non basta a motivare intere mezzore bloccati in questo loop dove non c'è nulla di nuovo, di bello o di entusiasmante. Andare in game over perché la creatura mi beccava mi faceva infuriare non perché avevo sbagliato, ma perché dovevo spendere un altro minuto tra rocce grigie e pareti ghiacciate.

C'è un modo per fare fantascienza dal sapore realistico e avere insieme una storia interessante da raccontare, basta guardare al successo planetario di Project Hail Mary. Invece, nella speranza di convogliare tutte le emozioni su due grandi rivelazioni finali che non riescono a stupire, Don't Nod (gli autori di Life is Strange) separa i due protagonisti con il risultato che chi gioca passa 12 ore ad ascoltare degli audiolog vedendo arrivare la grande rivelazione da un chilometro di distanza.

Il risultato è che il gioco non riesce a emozionare nonostante abbia tanti mattoncini con cui costruire un dramma che potrebbe parlare di arroganza e ambientalismo, e invece manca completamente di mordente.

Se avete amato Project Hail Mary o l'universo di The Expanse, c'è una buona probabilità che saprete apprezzare ciò che Aphelion ha da offrire, nonostante un gameplay legnoso nella tecnica e noioso nel design. Lo stesso non si può dire a chi fosse alla ricerca di un gioco narrativo capace di emozionare. Purtroppo Don't Nod ha mancato il bersaglio con questo titolo, speriamo solo che Aphelion sia una svista e non il segnale di un cambio di rotta.


Starseeker: Astroneer Expedition è un gioco dolcissimo - la prova


Starseeker è stato un balsamo tra i laghi di tossicità che circondano il discorso sul futuro dei live service

Prima di iniziare a raccontarvi di Starseeker: Astroneer Expedition devo lasciar andare alcuni di voi: se vi è piaciuto Astroneer (il survival di culto uscito nel 2016) abbandonate queste pagine e correte a provare la beta di Starseeker che è appena partita. É aperta a tutti, è su tutte le piattaforme e ha a disposizione una fetta importante delle prime ore di gioco che vi farà innamorare di nuovo dell'universo creato da System Era Softworks ed edito da quei malandrini di Devolver Digital.

Ora che il principale target di pubblico è stato avvisato, ed è rimasto solo chi di Astroneer non ha mai sentito parlare, permettetemi di presentarvi uno dei giochi più dolci che abbia provato negli ultimi cinque anni.

Starseeker (lo chiamerò così d'ora in poi) è un titolo fantascientifico, cooperativo ed esplorativo in cui i membri di una stazione spaziale devono portare a termine degli importanti incarichi di ricerca scientifica. Questi consistono nel raccogliere materiali, esplorare biomi, realizzare ricette di crafting e tutta una serie di altri incarichi piccoli e grandi.

Per rendere le cose un tantino emozionanti, System Era ha introdotto delle meccaniche ad estrazione: niente pvp o robe simili, se non riuscirete a tornare alla vostra astronave prima che vi finisca l'ossigeno, perderete le risorse accumulate. L'obiettivo? Guadagnare reputazione con i vari vendor della stazione spaziale per sbloccare nuovi strumenti e personalizzazioni. In più ci sarà un sistema di obiettivi di server (ciascuno dei quali ospiterà fino a 60 giocatori tutti sulla stessa stazione spaziale) a cui tutti contribuiranno con le loro missioni.

La beta è limitata e io l'ho potuta provare solo per due giorni, ma è evidente che lo spirito tanto buffo quanto determinato di Astroneer va a comporre la maggior parte delle fondamenta del titolo. Starseeker è un gioco dolce sia perché le sfide che mette davanti a chi gioca non sembrano mai insormontabili, sia perché non ci sono veri e propri nemici. La fauna dei pianeti che andrete a esplorare non va sottovalutata, ma non c'è un cattivo, un piano per distruggere l'universo o chissà quale rischio: c'è una missione spaziale, con i suoi pericoli, che i suoi astronauti vogliono superare tutti insieme.

La condivisione e la cooperazione sono ubique: le risorse raccolte dalla squadra sono condivise, le informazioni scoperte sulla mappa sono condivise e "lo spirito è sempre e comunque quello della collaborazione" ha detto Adam Bromell, co-fondatore e creative director di System Era Softworks. "La nostra priorità è sempre stata quella di creare un'esperienza avvicinabile, senza stress e tranquilla", un ideale che riflette non solo le origini di Astroneer, ma anche l'ethos di tutta System Era.

Meccanicamente, ad essere protagonista è di nuovo la tecnologia di manipolazione del terreno che ha fatto di Astroneer un classico. Potrete riplasmare caverne e interi paesaggi alla ricerca di risorse o esplorando per completare le vostre missioni. Non c'è il comparto di basebuilding di Astroneer, al contrario c'è una fortissima enfasi sul raggiungere obiettivi comuni e riuscire in una grande impresa.

Essendo una beta devo aspettare a esprimere un giudizio sul prodotto finito (che dovrebbe arrivare entro l'anno); quello che posso dire è che, con la sua dolcezza, Starseeker mi ha fatto divertire e stare bene in un mondo, quello dei live service, dominato da competizioni, paragoni, punteggi e pessimismo. Se anche voi siete alla ricerca di una piccola oasi dove fare amicizia, vi raccomando di provare la beta gratuita (su tutte le piattaforme) appena partita.


Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
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Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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Trump accusa New York Times e CNN di "sedizione"


Il presidente americano sostiene che le due testate diano l'impressione che Teheran stia vincendo il conflitto, mentre secondo lui il regime non ha più capacità militari residue.

Il presidente Donald Trump ha accusato il New York Times e la CNN di essere "sediziosi" nel modo in cui raccontano la guerra in Iran, sostenendo che chi si informa attraverso questi mezzi possa credere che Teheran stia vincendo il conflitto. Le dichiarazioni sono state rilasciate giovedì ai cronisti del pool della Casa Bianca riuniti nello Studio Ovale, come riporta TheWrap.

Trump ha detto di leggere ogni giorno resoconti su quanto bene starebbe procedendo l'Iran sul piano militare, una rappresentazione che il presidente respinge con decisione. Secondo lui il regime iraniano "non ha più nulla" ed è ormai "finito". Il presidente ha aggiunto di guardare la CNN solo per brevi periodi, definendola "il nemico" e sostenendo che bisogna informarsi anche su ciò che dice l'avversario per essere accorti.

Nel passaggio centrale dell'intervento, Trump ha dichiarato che leggendo il New York Times si avrebbe l'impressione che l'Iran stia vincendo la guerra, una linea editoriale che il presidente ha definito "sediziosa" a suo parere. Ha esteso la critica anche ai columnist della testata, sostenendo che il problema "parte dall'alto".

Non è la prima volta che il presidente accusa la stampa libera di diffondere "fake news" pensate per alimentare ostilità e ribellione contro la sua amministrazione. Tuttavia, come osserva TheWrap, queste accuse sono diventate un tema particolarmente ricorrente nei primi sessanta giorni della guerra in Iran avviata dagli Stati Uniti.

Trump ha proseguito sostenendo che gli iraniani considererebbero "pazzi" gli americani per aver diffuso simili notizie, perché a Teheran sarebbero consapevoli di stare perdendo. Il presidente ha descritto la situazione militare iraniana in termini molto crudi, affermando che il paese non dispone di marina, di aviazione e di sistemi antiaerei. Secondo Trump i caccia statunitensi possono volare sopra il centro di Tehran senza essere intercettati, perché l'Iran "non ha nulla". Ciononostante, ha ribadito, le testate americane raccontano una versione opposta dei fatti, generando confusione nello stesso governo iraniano.

Il presidente ha anche fatto riferimento al proprio ruolo di negoziatore, lamentando che la copertura mediatica lo costringerebbe a trattare da una posizione di debolezza invece che di forza. Ha però aggiunto di non preoccuparsene, sostenendo che "tutti conoscono i fatti" e che gli Stati Uniti stanno "decimando" il paese.

Nel corso dell'incontro con i giornalisti, Trump ha raccontato di aver ricevuto in giornata una telefonata dal leader di una nazione mediorientale che non ha voluto identificare. Secondo la ricostruzione del presidente, l'interlocutore lo avrebbe pregato di interrompere gli attacchi sostenendo che l'Iran sarebbe ormai "decimato". Trump ha interpretato la richiesta come un segnale che il leader stesse di fatto cercando di aiutare Teheran. Ha poi ribadito il contrasto con la narrazione del New York Times, dicendosi quasi restio a parlare apertamente del presunto vantaggio americano per timore che gli spettatori possano pensare il contrario.

TheWrap precisa che gli uffici comunicazione della CNN e del New York Times non avevano risposto alle critiche del presidente al momento della pubblicazione dell'articolo. Le dichiarazioni di Trump si inseriscono in una serie più ampia di attacchi della sua amministrazione contro i mezzi di informazione, intensificati con l'approfondirsi del conflitto con l'Iran.

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Trump minaccia il ritiro delle truppe dalla Germania, il Pentagono colto alla sprovvista


Il presidente ha annunciato sui social media la possibile riduzione della presenza militare americana in Germania. I funzionari del Pentagono non erano stati informati in anticipo e l'annuncio contrasta con una recente review della presenza globale delle Forze Armate statunitensi.

Il presidente Donald Trump ha annunciato mercoledì sui social media l’intenzione di ridurre la presenza militare statunitense in Germania, cogliendo di sorpresa i vertici del Pentagono. Secondo fonti interne, per molti dirigenti del Dipartimento della Difesa l’annuncio si è trattato del primo segnale concreto di una possibile rimozione di centinaia, se non migliaia, di soldati americani dal territorio tedesco.

La mossa arriva però a sorpresa: è infatti in netto contrasto con le conclusioni della review, durata mesi e conclusa di recente, della presenza militare globale degli Stati Uniti. Il risultato di quel lavoro non prevedeva riduzioni significative di truppe stanziate in Europa. “Il Pentagono non se lo aspettava e non ha pianificato alcun tipo di riduzione”, ha dichiarato senza mezzi termini un funzionario del Congresso a conoscenza della situazione.

La stessa fonte ha però aggiunto che le parole di Trump vanno prese sul serio, “perché era serio su questo punto anche durante la sua prima Amministrazione”, quando nel luglio 2020 ordinò il ritiro di 12.000 soldati dalla Germania, poi mai attuato.

La reazione tedesca e le tensioni con l’Europa


Sebbene le precedenti minacce del presidente non si siano concretizzate, nel corso del secondo mandato Trump ha intensificato la retorica contro l’Europa. Ha minacciato persino il ritiro dalla NATO per il rifiuto dei Paesi alleati di unirsi alla sua guerra in Iran e ha avvertito che potrebbe prendere il controllo della Groenlandia con la forza.

L’ultima minaccia all’Alleanza transatlantica arriva pochi giorni dopo che il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che gli Stati Uniti stavano venendo “umiliati” dall’Iran al tavolo dei negoziati. In risposta, Trump ha attaccato il leader tedesco, invitandolo a “dedicare più tempo” a porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina e ad affrontare i problemi energetici e migratori dell’Europa, “e meno a interferire con chi sta eliminando la minaccia nucleare iraniana”.

L’annuncio del possibile ritiro è arrivato poche ore dopo una telefonata tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin, che da tempo punta a ridurre la presenza militare della NATO in Europa.

Ma la nuova dichiarazione di Trump è giunta anche mentre il capo di Stato Maggiore tedesco, il generale Carsten Breuer, concludeva a Washington una giornata di incontri con funzionari americani dedicati alla nuova strategia di difesa di Berlino. “In qualità di maggiore economia europea, la Germania ambisce ad assumere un ruolo di leadership più forte all’interno della NATO”, ha detto Breuer ai giornalisti al termine degli incontri. “È chiaro che la Germania deve assumersi maggiori responsabilità” per la propria difesa.

Fino alla settimana scorsa, funzionari del Pentagono avevano elogiato gli sforzi di Berlino per rafforzare la propria difesa, compresi i piani per aumentare la spesa militare al 3,7% del PIL entro il 2030. La Germania ospiterà anche i primi impianti europei per la produzione dei sistemi di difesa aerea Patriot e punta ad aumentare la produzione di missili Stinger e di munizioni d’artiglieria da 155 millimetri.

Perché il ritiro sarebbe complicato


Un ritiro delle forze statunitensi potrebbe indebolire un importante deterrente militare contro una Russia impegnata a riarmarsi e che, secondo funzionari europei, si starebbe preparando ad attaccare il territorio della NATO nei prossimi anni.

Anche per questo le nuove minacce di Trump hanno alimentato ulteriore preoccupazione tra i funzionari europei, già impegnati a pianificare la riapertura dello Stretto di Hormuz senza il sostegno del presidente americano. E in Europa cresce il timore che Washington stia usando la propria presenza militare come strumento di pressione sugli alleati.

Anche una riduzione limitata delle truppe americane in Germania potrebbe così finire per aggravare le tensioni nell’Alleanza Atlantica, dopo che diversi Paesi membri della NATO hanno negato al Pentagono l’accesso alle loro basi per la guerra in Iran.

“La politica di Trump basata su minacce grossolane ha raggiunto i suoi limiti”, ha dichiarato un funzionario tedesco. “Ritirare le truppe americane dalla Germania indebolirebbe gravemente gli stessi Stati Uniti, e ci chiediamo quando gli adulti a Washington intendano tornare sotto i riflettori”.

Un ritiro improvviso delle forze americane dalla Germania sarebbe inoltre un atto molto complesso per un Pentagono già impegnato nella guerra in Iran. La Germania ospita, infatti, tra 35.000 e 40.000 soldati statunitensi, mette a disposizione gratuitamente terreni per le basi e fornisce una forza lavoro locale a supporto delle truppe americane.

Dal territorio tedesco il Pentagono gestisce anche due dei suoi principali comandi militari, il Comando europeo e il Comando africano degli Stati Uniti, oltre al più grande ospedale militare americano fuori dal territorio nazionale. Spostare tutte quelle truppe, le loro famiglie e il relativo equipaggiamento negli Stati Uniti sarebbe inoltre costoso, anche perché con ogni probabilità non vi sarebbero alloggi sufficienti per accoglierli.

Le basi aeree statunitensi in Germania consentono, inoltre, il transito di truppe verso il Medio Oriente e l’Africa, ospitano strutture sanitarie militari e comprendono vasti campi di addestramento usati per esercitazioni delle forze americane e della NATO.

La muta reazione repubblicana


Le precedenti minacce di ritirare le forze dall’Europa avevano suscitato critiche tra i repubblicani al Congresso. Questa volta, però, i principali legislatori del partito sono rimasti cauti di fronte alle ultime dichiarazioni di Trump. “Dobbiamo saperne di più sulla strategia dietro questa decisione”, ha detto il senatore Kevin Cramer, repubblicano del North Dakota. “Ramstein è una base strategicamente importante, quindi dovrei capire meglio cosa significhi ritirare truppe da lì. Forse dobbiamo solo ridistribuire parte del personale”.

La legge di finanziamento del Dipartimento della Difesa entrata in vigore a dicembre vieta, comunque, al Pentagono di ridurre il numero complessivo di truppe statunitensi in Europa sotto quota 76.000, finché non avrà valutato i rischi e certificato che una riduzione sarebbe nell’interesse della sicurezza nazionale americana.

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Trump cancella i dazi sul whisky scozzese dopo la visita di re Carlo III


Il presidente americano ha annunciato la rimozione delle tariffe del 10% sugli alcolici britannici al termine della visita di Stato dei reali, ma restano dubbi sulla portata effettiva del provvedimento.

Il presidente americano Donald Trump ha annunciato giovedì 30 aprile la rimozione dei dazi sul whisky scozzese, motivando la decisione come un omaggio alla visita di Stato di re Carlo III e della regina Camilla alla Casa Bianca. L'annuncio chiude una controversia commerciale che durava da oltre un anno e che aveva pesantemente danneggiato uno dei settori di esportazione più importanti del Regno Unito.

"In onore del re e della regina del Regno Unito, che hanno appena lasciato la Casa Bianca e presto faranno ritorno nel loro meraviglioso Paese, rimuoverò i dazi e le restrizioni sul whisky relative alla capacità della Scozia di lavorare con il Commonwealth del Kentucky su whisky e bourbon", ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social. Il presidente ha aggiunto che i sovrani britannici "mi hanno fatto fare qualcosa che nessun altro era riuscito a ottenere, senza nemmeno chiedermelo".

Il messaggio del presidente lascia però aperti alcuni interrogativi. Non è chiaro se la rimozione delle tariffe riguardi le bottiglie di whisky importate negli Stati Uniti o soltanto le materie prime usate per la produzione di alcolici nei due Paesi, in particolare le botti di rovere. La Casa Bianca, come riferito da Associated Press, non ha risposto alle richieste di chiarimento. Il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha precisato in un comunicato che Washington concederà "un accesso tariffario preferenziale al whisky prodotto nel Regno Unito", senza specificare se ciò significhi un'eliminazione totale o una semplice riduzione dei dazi.

Il governo britannico, secondo quanto riferito da BBC, ha confermato che la misura si applica a tutti i dazi sul whisky, incluso quello irlandese. Interpellato dai giornalisti nello Studio Ovale, Trump ha spiegato che la rimozione punta a rilanciare il commercio di botti tra la Scozia e il Kentucky, Stato che produce quasi tutto il bourbon mondiale. Le botti, dopo essere state usate per invecchiare il bourbon, vengono rivendute ai distillatori scozzesi per maturare il loro whisky. "Ho semplicemente tolto tutte le restrizioni perché Scozia e Kentucky possano ricominciare a commerciare", ha detto il presidente, precisando di "non essere un grande bevitore". Come ricordato da Politico, la legge americana impone che il bourbon del Kentucky sia invecchiato in botti nuove di rovere tostato, che vengono poi rivendute ai produttori scozzesi.

L'amministrazione Trump aveva raggiunto nel 2025 un accordo commerciale quadro con il Regno Unito che imponeva un dazio del 10% sulla maggior parte delle merci importate dalla Gran Bretagna. Secondo la Scotch Whisky Association, dopo l'introduzione delle tariffe il volume delle esportazioni di whisky scozzese verso gli Stati Uniti era crollato del 15%. Politico riporta inoltre che le esportazioni americane di whisky sono diminuite del 19% nel 2025, secondo i dati del Distilled Spirits Council, anche se il calo è dovuto soprattutto alla perdita del mercato canadese.

Il primo ministro scozzese John Swinney ha interpretato l'annuncio come una rimozione completa dei dazi sul whisky scozzese, definendola un "successo straordinario" per il suo Paese. "Erano in gioco posti di lavoro. Milioni di sterline venivano perdute ogni mese dall'economia scozzese", ha dichiarato Swinney, che si era recato personalmente alla Casa Bianca nel settembre 2025 per chiedere l'abolizione delle tariffe. Anche un portavoce di Buckingham Palace, citato da BBC, ha trasmesso "la sincera gratitudine" del re a Trump, aggiungendo che il sovrano "alzerà un bicchiere alla premura del presidente".

Graeme Littlejohn, direttore strategico della Scotch Whisky Association, ha dichiarato a BBC Scotland News che il settore stava perdendo circa 4 milioni di sterline a settimana di esportazioni verso gli Stati Uniti, per un totale di 150 milioni di sterline nell'ultimo anno. Mark Kent, amministratore delegato della stessa associazione, ha definito a Politico l'accordo "una spinta significativa per l'industria del whisky scozzese nel nostro mercato di esportazione più importante". Chris Swonger, presidente del Distilled Spirits Council statunitense, ha interpretato anch'egli il messaggio di Trump come una cancellazione integrale del dazio del 10%, parlando in un comunicato di un "modello collaudato di scambi commerciali equi e reciproci, basato sul principio dello zero per zero".

Trump ha utilizzato più volte il settore degli alcolici come leva nelle sue minacce tariffarie. L'anno scorso aveva ipotizzato un dazio del 200% sul vino europeo, che avrebbe colpito duramente i vigneti francesi e italiani, ma la misura non è stata attuata. Diversi Paesi avevano risposto minacciando ritorsioni sul bourbon e su altri prodotti americani. Alla fine, l'amministrazione ha esentato il sughero dai dazi, un sollievo per il Portogallo, principale fornitore mondiale del materiale usato per tappare le bottiglie di vino. Secondo Politico, i rapporti tra Stati Uniti e Regno Unito si erano raffreddati dall'inizio della guerra con l'Iran, e l'annuncio sul whisky arriva come segnale di disgelo all'interno del più ampio Economic Prosperity Deal tra i due Paesi, che prevede un accesso preferenziale anche per carne bovina, prodotti farmaceutici ed etanolo.

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Il debito pubblico americano supera il 100% del PIL per la prima volta dal dopoguerra


Il rapporto debito/PIL ha toccato il 100,2% a fine marzo. Il deficit annuale viaggia al 6% del Pil e il Congressional Budget Office prevede di superare il livello record del rapporto debito/PIL raggiunto nel 1946 entro il 2030.

Il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato il 100% del prodotto interno lordo, una soglia simbolica che avvicina Washington ai livelli raggiunti all’indomani della Seconda guerra mondiale. Al 31 marzo il debito detenuto dal pubblico era pari a 31.265 miliardi di dollari, contro un PIL dei dodici mesi precedenti di 31.216 miliardi. Il rapporto debito/PIL è salito così al 100,2%, dal 99,5% registrato a fine settembre, secondo questi dati.

La cifra è destinata a crescere ancora. Il governo federale continua infatti a registrare deficit storicamente elevati, vicini al 6% del PIL, che si sommano al debito già accumulato. Oggi Washington spende mediamente 1,33 dollari per ogni dollaro di entrate. Il disavanzo previsto per quest’anno è di 1.900 miliardi di dollari, sostanzialmente invariato rispetto all’anno fiscale 2025, anche perché i tagli fiscali approvati dai repubblicani sono entrati in vigore prima dei tagli alla spesa. Il dato finale dipenderà dalle spese per la guerra con l’Iran, dai rimborsi sui dazi e dall’andamento dell’economia.
Il debito Usa supera il 100% del Pil

Conti pubblici
Il debito Usa supera il 100% del PIL per la prima volta dal dopoguerra
Una soglia simbolica e i numeri che la circondano

Oggi Storia Proiezioni Confronto

100,2%
Rapporto debito/PIL al 31 marzo 2026
+0,7 punti dal 30 settembre

I numeri che contano

31.265
Miliardi di dollari di debito detenuto dal pubblico

A fronte di un PIL dei dodici mesi precedenti pari a 31.216 miliardi. Per la prima volta dal 1946 il debito eccede il prodotto interno lordo annuale.

~6%
Deficit annuale in rapporto al PIL

Disavanzo previsto per il 2026 pari a 1.900 miliardi di dollari, sostanzialmente invariato rispetto al 2025: i tagli fiscali repubblicani entrano in vigore prima dei tagli di spesa.

1,33 $
Spesi per ogni dollaro di entrate

Lo Stato federale spende oggi 33 centesimi in più di quanto incassa per ogni dollaro raccolto in tasse. La differenza si traduce in nuovo debito.

1 su 7
Dollari della spesa federale destinati agli interessi

Più cresce il debito, più Washington diventa sensibile ai tassi. Un rialzo di appena 0,1 punti costerebbe 379 miliardi in dieci anni, secondo il CBO.

Debito detenuto dal pubblico in % del Pil
Stati Uniti, 1939 — marzo 2026

mar 2026
100,2%

Tutto 1939–1950 1980–2008 2008–2026
Fonte: Office of Management and Budget, Bureau of Economic Analysis (FRED, serie FYPUGDA188S, aggiornata marzo 2026)

Trascina sul grafico per esplorare anno per anno
Le tre svolte

106,3%
Picco storico nel 1946, alla fine della Seconda guerra mondiale

Dopo la guerra il rapporto scese rapidamente grazie alla crescita economica del dopoguerra e all'inflazione, che gonfiava il PIL nominale. Per quasi ottant'anni quel record è rimasto imbattuto.

2020
Pandemia: il rapporto sfiora il 100%, poi rientra

Durante la pandemia di Covid-19 il PIL si è contratto drasticamente e il governo ha preso in prestito massicciamente. Il rapporto debito/PIL è rientrato sotto quota 100% con la ripresa post pandemia, l'aumento dell'inflazione e la fine degli stimoli straordinari.

2026
Il debito supera in modo strutturale il 100% del PIL

A differenza del 2020, i fattori che alimentano il deficit oggi sono strutturali, non temporanei. I tassi di interesse sono più alti e il CBO prevede che il record del 1946 verrà superato già nel 2029, quando il rapporto raggiungerà il 107% del Pil.

Confronta gli scenari fino al 2055
CBO Casa Bianca

Proiezione CBO
Politiche fiscali attualmente in vigore

2026
100,2%

Fonte: Congressional Budget Office (CBO), Casa Bianca

Trascina sul grafico per esplorare gli anni

Per stabilizzare il rapporto attorno al 100% servirebbero 10.000 miliardi tra tagli e nuove tasse nel prossimo decennio, di fronte a disavanzi cumulati attesi di 24.000 miliardi di dollari.

Debito pubblico lordo, % del PIL

Giappone ~230%

Grecia ~147%

Italia ~137%

Stati Uniti ~125%

Francia ~115%

Regno Unito ~96%

Germania ~64%

Dati Imf, stima 2025 — debito pubblico lordo, metrica diversa dal "publicly held debt" (~100%) usato negli Stati Uniti. Il margine di manovra americano resta più ampio perché il dollaro è ancora la valuta di riserva mondiale e i Treasury restano un rifugio per gli investitori.

Elaborazione FocusAmerica su fonti: Dipartimento del Tesoro, Congressional Budget Office, Bureau of Economic Analysis, Fondo Monetario Internazionale

Il superamento della quota del 100% non rappresenta, di per sé, un punto di rottura, ma segnala l’accumularsi di pressioni fiscali maturate nel corso di decenni. Senza interventi, gli Stati Uniti si stanno pericolosamente avvicinando ai livelli di indebitamento elevati già raggiunti da Francia, Italia, Grecia e Giappone, Paesi che hanno conosciuto vari gradi di stress economico. Washington dispone ancora di un margine più ampio, perché controlla la principale valuta di riserva mondiale e perché i Treasury restano un bene rifugio per gli investitori. Ma quel margine non è illimitato neppure per gli Stati Uniti.

Il rapporto debito/PIL è la misura più usata dagli economisti per valutare il peso dell’indebitamento pubblico sull’economia. Più il debito aumenta, più lo Stato diventa vulnerabile all'aumento dei tassi di interesse. Già oggi un dollaro su sette della spesa federale serve a pagare gli interessi sul debito pubblico. Un rialzo dei tassi di appena 0,1 punti percentuali costerebbe 379 miliardi di dollari in dieci anni, secondo le stime del Congressional Budget Office. Nel lungo periodo, avvertono gli economisti, un debito federale più alto tenderà a spingere verso l’alto anche i tassi su mutui, prestiti auto e carte di credito, sottraendo così risorse agli investimenti privati.

Il debito americano aveva già superato brevemente il 100% del PIL durante la pandemia di Covid nel 2020, quando l’economia si era contratta e il governo aveva preso in prestito somme ingenti per sostenere famiglie e imprese. Il valore era poi sceso con la fine degli stimoli economici, la ripresa della crescita e l’aumento dell’inflazione, che aveva gonfiato il PIL nominale. Questa volta, però, il quadro è diverso: i fattori che alimentano il deficit sono strutturali, non temporanei, e i tassi di interesse restano più alti di allora. Il Congressional Budget Office prevede così che il rapporto possa raggiungere il 100,6% alla chiusura dell’anno fiscale, il 30 settembre, e superare entro il 2029 il record storico del 106,3%, toccato nel 1946.

Le proiezioni di lungo periodo sono ancora più nette. Il Congressional Budget Office stima che il debito salirà al 120% del Pil entro il 2036 e al 156% entro il 2055. L’Amministrazione Trump è invece più ottimista e prevede una discesa fino all’88% entro il 2034, sulla base di entrate significative dovute ai dazi, così come agli effetti dei tagli alla spesa e una crescita molto più rapida del previsto. Sta di fatto che, a oggi, per stabilizzare il rapporto attorno al 100% servirebbe un mix di tagli alla spesa e aumenti delle tasse per circa 10.000 miliardi di dollari nel prossimo decennio, a fronte di disavanzi cumulati previsti per 24.000 miliardi.

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Alexa+ arriva in Italia: cos’è, come funziona e cosa cambia con l’IA generativa di Amazon


Alexa+ è finalmente disponibile in Italia: la nuova assistente Amazon basata su intelligenza artificiale generativa promette risposte più naturali, maggiore personalizzazione e un controllo ancora più evoluto della smart home. Ecco cosa cambia davvero
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Dal 2018 ad oggi, Alexa ha trasformato il modo in cui funziona la nostra casa: dalla musica allo streaming video, dall'ascolto delle notizie al seguire ricette passo dopo passo, fino al ricordarci gli appuntamenti più importanti. L'assistente virtuale di Amazon è diventata parte integrante della vita quotidiana, un vero e proprio membro aggiuntivo delle nostre famiglie: basti pensare che solo negli ultimi tre anni, gli italiani hanno interagito con Alexa oltre 40 miliardi di volte. Alexa+ non è solo più intelligente, è anche in grado di aiutare concretamente nella vita di tutti i giorni. Prenotazioni al ristorante, shopping, sicurezza domestica, scoperte musicali, gestione degli impegni: Alexa+ fa tutto questo attraverso conversazioni naturali, proprio come se parlassimo ad una persona.

EU Common Charger: laptop USB-C dal 2026
La normativa EU Common Charger si espande: dal 2026 anche i laptop adotteranno l’USB-C. Ecco cosa cambia per utenti e produttori e le soluzioni proposte da Anker
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Alexa+: cosa cambia davvero


Alexa+ segna un salto netto rispetto alla versione tradizionale, puntando su conversazioni molto più naturali e su una reale capacità di azione. Grazie ai modelli linguistici avanzati integrati tramite Amazon Bedrock, l’assistente comprende richieste anche incomplete o complesse, permette di interrompere e cambiare argomento senza perdere il contesto e risponde con una voce più fluida ed espressiva. Ma la vera differenza sta nelle funzionalità operative: Alexa+ non si limita a rispondere, ma agisce concretamente collegandosi a servizi e dispositivi, dalla gestione della smart home alla scelta della musica, fino a suggerire regali, ricette personalizzate o effettuare prenotazioni. L’integrazione con piattaforme già diffuse in Italia, come servizi musicali e presto anche TheFork per i ristoranti, amplia ulteriormente le possibilità, rendendo l’assistente un vero hub intelligente per la vita quotidiana.
Alexa+ diventa un vero hub intelligente per la vita quotidiana Alexa+ diventa un vero hub intelligente per la vita quotidiana

Personalizzata, proattiva e accessibile ovunque


Oltre all'intelligenza, Alexa+ porta attenzione, empatia e, quando serve, anche un pizzico di ironia. Più interagisci, più diventa utile: essa impara le nostre preferenze, la musica che amiamo, i libri che leggiamo, i cibi che evitiamo e le abitudini della nostra famiglia. Grazie al riconoscimento vocale e visivo, essa e in gradi di distinguere i membri della famiglia e personalizzare le risposte per ciascuno. Se stiamo pianificando un viaggio, Alexa+ ricorderà le nostre destinazioni preferite e ci aiuterà a organizzare i dettagli. Rientriamo stanchi dal lavoro? Alexa+ potrebbe abbassare le luci e far partire la nostra playlist preferita, ricorderà che qualcuno della famiglia è vegetariano e lo terrà in considerazione per suggerimenti su ristoranti o ricette. Alexa+ è pensata per essere sempre accessibile e accompagnarci in ogni momento della giornata, dai dispositivi Echo in casa fino al browser, presto disponibile anche in Italia tramite Alexa.com. Il vero punto di forza è la continuità: puoi iniziare una conversazione su un dispositivo e riprenderla su un altro senza perdere il contesto, rendendo l’esperienza fluida e senza interruzioni.
Alexa+ è pensata per essere sempre accessibile e accompagnarci in ogni momento della giornata, dai dispositivi Echo in casa fino al browserAlexa+ è pensata per essere sempre accessibile e accompagnarci in ogni momento della giornata, dai dispositivi Echo in casa fino al browser

Fare shopping è ancora più semplice


Se in casa stiamo finendo qualcosa basta dirlo: Alexa+ suggerirà il nostro marchio preferito al miglior prezzo e ci chiederà conferma prima di ordinare. Se stiamo pianificando una cena, Alexa+ crea la lista della spesa considerando le nostre preferenze alimentari e quelle della nostra famiglia, tiene traccia delle consegne, ci segnala variazioni di prezzo interessanti e ci aiuta a scoprire prodotti in linea con i nostri interessi. Alexa+ può anche confrontare prodotti, riassumere recensioni e suggerire alternative.

Gestisci la casa in modo naturale


Alexa+ consente di gestire la casa semplicemente parlando in modo naturale: basta dire: “È buio” e Alexa accenderà le luci, “Pulisci qui” e farà partire il robot aspirapolvere compatibile. È possibile, inoltre, creare routine personalizzate completamente con la voce, combinando più azioni: regolare le luci, riprodurre musica, condividere le previsioni meteo, senza bisogno di aprire l'app Alexa.
Alexa + ITAlexa+ consente di gestire la casa semplicemente parlando in modo naturale
Presto Alexa+ consentirà di controllare consegne e visitatori tramite il videocitofono Ring: basta dire “Alexa, è stato consegnato qualche pacco oggi?” e lei si collegherà alla videocamera Ring, analizzerà le registrazioni e ti mostrerà se qualcuno ha lasciato un pacco alla porta.

Progettata per l’Italia, in Italia


Alexa+ è stata adattata al mercato italiano andando ben oltre la semplice traduzione, con un forte lavoro sulla comprensione del contesto culturale e linguistico. Grazie al contributo di ricercatori e ingegneri del centro R&D di Torino, l’assistente è in grado di interpretare sfumature, modi di dire e varianti regionali, comprendendo non solo cosa viene detto ma anche come. Questo approccio consente ad Alexa+ di offrire un’esperienza più naturale e personalizzata, ricordando preferenze, abitudini e contesti, fino a integrarsi nella quotidianità degli utenti come un assistente realmente “locale”.
Alexa+ sarà gratuita durante la fase di Accesso Anticipato, per poi passare a un costo di 22,99 euro al meseAlexa+ sarà gratuita durante la fase di Accesso Anticipato, per poi passare a un costo di 22,99 euro al mese
Alexa+ è stata progettata con un forte focus su privacy e controllo dell’utente, offrendo strumenti chiari per gestire registrazioni vocali, dati e interazioni direttamente dall’app o online, con piena trasparenza su ciò che viene salvato e per quanto tempo. Dal punto di vista del modello di accesso, sarà inizialmente gratuita durante la fase di Accesso Anticipato, per poi passare a un costo di 22,99 euro al mese, restando però inclusa senza costi aggiuntivi per gli abbonati Amazon Prime, ampliando così il pacchetto di servizi già disponibili.

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La crescente disponibilità di dati in tempo reale ha progressivamente reso i mercati finanziari più efficienti, abbattendo barriere tecnologiche ed economiche e riducendo drasticamente i costi operativi
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Alexa+ è disponibile in Italia in Accesso Anticipato, con un rilascio progressivo che nelle prossime settimane coinvolgerà sempre più utenti. Per provarla subito, è possibile acquistare un dispositivo Echo di nuova generazione — come Echo Show 11, Echo Show 8, Echo Dot Max o Echo Studio — oppure registrarsi sul sito Amazon per ricevere un invito, anche se si possiede già un dispositivo compatibile. Più che un semplice aggiornamento, Alexa+ rappresenta un’evoluzione profonda dell’assistente vocale, destinata a cambiare il modo in cui interagiamo con la tecnologia nella vita quotidiana.


EU Common Charger: anche i laptop passano a USB-C, le soluzioni Anker


Dal 28 aprile 2026, in seguito all’estensione della direttiva europea sul caricatore unico, tutti i laptop immessi sul mercato dell’Unione Europea dovranno adottare lo standard USB-C. Questa misura completa il percorso già avviato su smartphone, tablet e altri dispositivi elettronici, con l’obiettivo di ridurre i rifiuti elettronici, semplificare l’esperienza d’uso e promuovere l’interoperabilità tra dispositivi. In questo scenario, i caricabatterie non saranno più sempre inclusi nella confezione dei nuovi laptop, rendendo fondamentali soluzioni di ricarica universali, potenti e multi-dispositivo.

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Anker risponde a questa evoluzione con due soluzioni di ultima generazione pensate per utenti professionali e consumer evoluti.

Anker Zolo 140W


Il modello Anker Zolo 140W è progettato per offrire una ricarica rapida e sicura su più dispositivi contemporaneamente. Grazie alla tecnologia GaN di ultima generazione, è in grado di fornire fino a 140W di potenza complessiva, permettendo di alimentare fino a quattro dispositivi in parallelo senza compromessi sulle prestazioni. Le due porte USB-C ad alta potenza consentono, per esempio, di ricaricare dispositivi come un MacBook Air da 15” fino al 50% in circa 30 minuti.
Un display a colori ad alta definizione rende il controllo semplice e intuitivoUn display a colori ad alta definizione rende il controllo semplice e intuitivo
Il dispositivo integra inoltre il sistema di sicurezza ActiveShield 3.0, che monitora costantemente la temperatura con oltre 6 milioni di controlli al giorno per proteggere i dispositivi collegati. Un display a colori ad alta definizione offre una visualizzazione immediata e dettagliata dello stato di ricarica, della temperatura e dell’utilizzo delle singole porte, rendendo il controllo semplice e intuitivo.

Anker Prime 160W


Anker Prime 160W rappresenta una soluzione compatta e ad alte prestazioni pensata per la massima efficienza in mobilità. Questo caricatore offre fino a 160W totali in un formato estremamente ridotto, paragonabile alle dimensioni della custodia degli AirPods Pro, rendendolo facilmente trasportabile. La singola porta USB-C è in grado di erogare fino a 140W costanti senza cali di potenza, permettendo di ricaricare un MacBook Pro da 16” fino al 50% in circa 25 minuti.
Anker Prime offre fino a 160W totali di potenzaAnker Prime offre fino a 160W totali di potenza
Grazie alla tecnologia PowerIQ 5.0, la potenza viene distribuita in modo intelligente tra più dispositivi, consentendo di alimentare contemporaneamente laptop, smartphone e tablet con un solo caricatore. Il sistema AnkerSense View introduce un livello avanzato di controllo, permettendo di monitorare in tempo reale la potenza erogata tramite display e applicazione mobile con connessione Bluetooth, oltre a personalizzare le modalità di utilizzo..

Crisi climatica in Italia: 376 eventi estremi e frane +42%
L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Nuovo scenario europeo della ricarica


Con l’adozione del caricatore unico per laptop, il mercato evolve verso soluzioni sempre più efficienti, versatili e sostenibili, in cui la riduzione dei caricabatterie proprietari diventa uno standard industriale. In questo contesto, Anker si posiziona come uno dei player di riferimento nell’evoluzione verso ecosistemi di ricarica universali, offrendo dispositivi ad alte prestazioni progettati per semplificare la vita digitale quotidiana.


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Maine, Janet Mills si ritira dalle primarie democratiche per il Senato


La governatrice abbandona la corsa al Senato a cinque settimane dal voto delle primarie. Resta in campo il candidato progressista Graham Platner, che sfiderà la senatrice uscente repubblicana Susan Collins.

La governatrice del Maine Janet Mills ha sospeso la campagna per il Senato degli Stati Uniti. Non aveva più i soldi per andare avanti, ha ammesso lei stessa. "Molto semplicemente, non ho più l’unica cosa che oggi le campagne politiche purtroppo richiedono: le risorse finanziarie", ha dichiarato in una nota, definendo la scelta come "incredibilmente difficile". Il ritiro di Mills arriva a cinque settimane dalle primarie democratiche del 9 giugno e ridisegna la corsa per il seggio della repubblicana Susan Collins, senatrice da cinque mandati.

A uscirne più indebolito di tutti è Chuck Schumer. Il leader della minoranza democratica al Senato aveva, infatti, lavorato a lungo per convincere Mills a candidarsi, una scelta che dentro il Partito era stata accolta con molte riserve. Un senatore l’aveva definita pubblicamente un "grande errore". Mills è stata poi superata sia nella raccolta fondi sia nei sondaggi da Graham Platner, progressista emerso quasi dal nulla e diventato ben presto il favorito degli elettori democratici alle primarie.

L’uscita di Mills pone fine ad una scommessa che aveva diviso il campo democratico. Schumer aveva puntato sulla popolarità della governatrice per cercare di riconquistare il seggio chiave nel Nord-Est, ma gli elettori democratici hanno evidentemente scelto un’altra strada. Ora la sfida a Collins passa interamente da Platner, che però è un candidato più radicale e più esposto agli attacchi repubblicani di quanto sarebbe stata Mills.

Platner è infatti sopravvissuto a una serie controversie che avrebbero potuto affondarlo: vecchie dichiarazioni sulle donne e sugli elettori del Maine, oltre a una polemica su un tatuaggio di origine nazista. Sono temi inevitabilmente destinati a tornare al centro della campagna d’autunno, quando Collins e i super PAC repubblicani avranno mesi per martellarlo negli spot televisivi.

Dall’estate scorsa, super PAC e organizzazioni non profit legate ai vertici di entrambi i partiti stanno riversando pesanti risorse nello Stato, che rappresenta uno dei seggi più appetibili per i democratici da conquistare alle elezioni di novembre. Il Senate Majority PAC, super PAC vicino a Schumer, ha già prenotato 24 milioni di dollari in spazi televisivi per spot elettorali in autunno.

Da parte sua, Collins ha reagito con misura al ritiro di Mills. "Sono certa che sia stata una decisione molto difficile per la governatrice Mills. Le auguro ogni bene", ha detto la senatrice uscente repubblicana alla CNN, evitando di commentare l’impatto del ritiro sulla propria campagna. Più duro Tim Scott, presidente del Comitato dei Senatori Repubblicani: "Chuck Schumer e i democratici del Senato hanno appena incoronato un impostore estremista in Maine".

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Trump minaccia il ritiro delle truppe americane dall'Italia


Il presidente apre alla possibilità di ridurre il contingente militare in Italia e Spagna dopo la mossa annunciata in Germania. Crosetto: «Non capirei le ragioni di un ritiro». In Italia ci sono 12.662 soldati Usa

Il presidente americano Donald Trump ha aperto alla possibilità di ritirare parte delle truppe statunitensi dall'Italia e dalla Spagna, accusando i due Paesi di non aver collaborato a sufficienza durante la guerra contro l'Iran. La dichiarazione, arrivata giovedì sera nello Studio Ovale durante una conferenza stampa di cinquanta minuti, segue di un giorno l'annuncio di una possibile riduzione del contingente militare americano in Germania. Si tratta di un'apertura che riguarda direttamente la sicurezza italiana e gli equilibri della NATO.

Alla domanda di una giornalista sulla possibilità di estendere all'Italia e alla Spagna la riduzione prospettata per la Germania, Trump ha risposto: «Sì, probabilmente, perché non dovrei? L'Italia non è stata d'alcun aiuto. E la Spagna è stata orribile, assolutamente orribile». Il presidente ha aggiunto un riferimento polemico all'Alleanza Atlantica: «Sapete, è la NATO».

Nella stessa occasione ha criticato il sostegno europeo all'Ucraina, sostenendo che gli Stati Uniti hanno aiutato gli alleati mentre questi non si sono mostrati disponibili durante l'operazione militare contro Teheran. «Avevamo battuto l'Iran fin dal primo giorno», ha detto, definendo il conflitto «un'operazione militare» e non una guerra.

I numeri del contingente americano in Europa danno la misura della posta in gioco. Secondo i dati del Defense Manpower Data Center aggiornati al dicembre 2025, in Italia sono presenti 12.662 militari statunitensi in servizio attivo, mentre in Spagna sono 3.814. Il contingente più consistente resta quello tedesco, con 36.436 soldati. Complessivamente, gli Stati Uniti dispongono di poco più di 68.000 militari in servizio attivo nelle basi europee.

La replica del governo italiano è arrivata dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha dichiarato all'agenzia ANSA: «Non capirei le ragioni di un ritiro. Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili ad una missione per proteggere la navigazione. Cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani». Crosetto ha quindi sottolineato che la disponibilità italiana sarebbe stata accolta positivamente dai vertici militari statunitensi, in contrasto con la lettura politica della Casa Bianca.

Le tensioni tra Washington e gli alleati europei nascono dalla guerra contro l'Iran iniziata il 28 febbraio, lanciata dagli Stati Uniti insieme a Israele senza informare in anticipo la maggior parte dei membri della NATO. I Paesi europei hanno rifiutato un coinvolgimento diretto, privilegiando la via diplomatica. Trump ha reagito minacciando di riconsiderare l'appartenenza degli Stati Uniti all'Alleanza, che ha definito una «tigre di carta».

Una mail interna del Pentagono, ottenuta da Reuters, ipotizzava persino la sospensione della Spagna dalla NATO come misura punitiva. Il mese scorso il presidente aveva minacciato un embargo commerciale totale contro Madrid dopo il rifiuto spagnolo di concedere l'uso delle proprie basi per missioni collegate agli attacchi all'Iran.

L'attacco a Roma non è una novità. Trump aveva già sostenuto, in un'intervista al Corriere della Sera nelle scorse settimane, che alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni mancava «coraggio» sul dossier iraniano, una critica diretta a un'alleata politicamente vicina. A marzo, secondo quanto riportato dal Military Times, l'Italia aveva negato a un velivolo militare americano diretto in Medio Oriente lo scalo previsto in Sicilia.

La pressione americana sugli alleati si inserisce in un quadro di crescente tensione operativa. Secondo Axios, l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, e il capo di stato maggiore congiunto, generale Dan Caine, hanno informato Trump per quarantacinque minuti su nuovi piani operativi per possibili attacchi contro l'Iran.

Il Centcom avrebbe predisposto una serie di raid «brevi e intensi» per costringere Teheran a tornare al tavolo negoziale. L'ex generale americano Mark Kimmitt si è mostrato scettico sulla strategia, affermando: «Credo che se ci aspettiamo che una breve serie di attacchi contro di loro li costringa a tornare ai negoziati alle nostre condizioni, dobbiamo ripensarci».

Sul piano dei costi, secondo fonti citate dalla CNN, la guerra contro l'Iran sarebbe già costata agli Stati Uniti tra i 40 e i 50 miliardi di dollari, una cifra superiore ai 25 miliardi indicati al Congresso dal Sottosegretario all'Esercito Jules Hurst. La differenza dipenderebbe dalle spese di ricostruzione delle installazioni militari danneggiate dagli attacchi iraniani in Bahrein, Kuwait, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Qatar.

L'ambasciatore italiano Giampiero Massolo ha letto in chiave geopolitica le parole di Trump verso gli alleati europei, definendoli nel suo commento «codardi da sanzionare, con sprezzo e ignoranza dei loro vincoli costituzionali e di bilancio».

Massolo ha aggiunto un interrogativo rivolto ai governi del continente: «E gli europei per quanto tempo ancora pensano di potersi estraniare da un conflitto che coinvolge la loro stabilità economica, energetica e sociale?». La domanda riassume il dilemma che la minaccia di Trump pone ora a Roma e alle altre capitali europee.

Questa voce è stata modificata (6 giorni fa)

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Storie di nuovi rapper genovesi


Il laboratorio “RapLap”, nato tre anni fa nel centro storico della città, è diventato uno spazio di libera espressione per ragazze e ragazzi in situazioni difficili
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L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.

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«Il rap mi ha salvato la vita», ha raccontato a L’Unica Vincenzo, nato a Palermo, a Genova da quando aveva undici anni. «Letteralmente. Altrimenti sarei finito in altri giri. Invece ascoltare qualcuno che mi diceva qualcosa, che mi faceva capire cosa fosse giusto o sbagliato, per me è stato fondamentale. Personalmente è uno sfogo, un modo per esorcizzare quello che hai dentro, imprimerlo su un foglio, sfogare la rabbia».

C’è uno spazio, nel centro storico di Genova, nella piazzetta dedicata a don Andrea Gallo, dove il dolore e il peso delle storie provano a trovare una sintesi – e un senso – su carta. Nelle rime, nel ritmo scandito dalle “barre”. Ma questa sala con studio di registrazione nei vicoli è soprattutto un modo per tornare a essere i soggetti della storia, e non una categoria problematica da analizzare: un’occasione di riconoscersi ed essere riconosciuti adolescenti che hanno alle spalle percorsi difficili. «Benvenuti in Italia benvenuto amico mio – rappa un giovane migrante –. Cercavamo tutti quanti la felicità / Ma poi abbiamo trovato un’altra verità». «La mia vita è fatta solo di danni – canta una ragazza – mando affanculo questi affanni».

RapLab è un laboratorio di scrittura e performance hip hop promosso da Defence for children, finanziato da Fondazionealta mane Italiae con una collaborazione conGenova hip hop festival. Negli ultimi tre anni è diventato uno spazio di libera espressione per ragazze e ragazzi in situazioni di difficoltà, spesso coinvolti in percorsi di riscatto sociale, di accoglienza o di giustizia. Qui, accompagnati dai professionisti del mondo hip hop, parlano di sé. «Ho imparato a scrivere la musica. Prima scrivevo senza sapere come farlo, ora vorrei che questo diventasse il mio futuro», ha raccontato a L’Unica un ragazzo. Da questa esperienza sono nati un podcast, “Rap4Rights”, e un’etichetta musicale, con la quale sono state pubblicate su Spotify alcune canzoni realizzate attraverso il laboratorio.
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Una mappa sonora di vite

«Si parte dalle storie dei ragazzi, dalle storie di vita che hanno vissuto, la narrazione autobiografica è un punto di partenza: la loro storia è un capitale», ha detto Pippo Costella, direttore di Defence for children. «E i ragazzi, attraverso la scrittura, riflettono sul loro percorso e sul sistema che li circonda. Il laboratorio poi offre competenze anche più tecniche: scrittura, rima, canto, fino alla registrazione in uno studio professionale. Il risultato non sono solo canzoni, ma testimonianze potenti che compongono una mappa sonora dell’esperienza dei ragazzi».

RapLab promuove il concetto di child-friendly justice come indicato dalle linee guida del Consiglio d’Europa: ovvero, un sistema che ascolta, accoglie e rispetta i minorenni come protagonisti. Il metodo integra narrazione autobiografica, scrittura creativa e produzione musicale: strumenti attraverso i quali ragazzi e ragazze riflettono sulla propria storia, esprimono emozioni e punti di vista e acquisiscono consapevolezza dei propri diritti.
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«Questo non è un semplice corso di musica, è una metodologia precisa», ha commentato con L’Unica Gabriella Gallizia, vicedirettrice di Defence for children e responsabile di RapLab. «L’idea del laboratorio ha infatti radici profonde. Cosa c’entra con i diritti delle ragazze e dei ragazzi? La risposta non è casuale: abbiamo fortemente voluto il laboratorio dopo anni di esperienza in alcuni ambiti legati alla giustizia minorile. È un metodo di lavoro basato sui diritti».

Il diritto a dire: io ci sono

«Il mio piano è iniziare a farmi conoscere, e farlo in italiano – ha raccontato un ragazzo –. Poi, se un giorno diventassi famoso, vorrei cantare in spagnolo, perché è una lingua più diffusa e più utile per espandersi in ambito globale».

Il diritto alla partecipazione, ha detto ancora Gallizia, «è alla base di tutto. Qui, con questo progetto, i ragazzi sperimentano due strumenti potentissimi: entrare in uno studio di registrazione e salire su un palco». Per molti mettere piede nello studio di piazza don Gallo è un momento di passaggio: quando i pensieri smettono di essere qualcosa di privato e diventano concreti. Parole potenti, da condividere con il mondo. «Lo studio è bellissimo: ascoltarti mentre parli, e alla fine sentire il tuo pezzo registrato, sono un’emozione fortissima», ha spiegato a L’Unica una ragazza. «Per me è stata la prima volta che registravo un pezzo – ha aggiunto un altro partecipante al laboratorio – è stata una sensazione quasi irreale».

Come ha spiegato Pippo Costella, «questo non è un semplice hobby, è un atto che per noi può essere considerato cittadinanza attiva. È il diritto alla partecipazione, a essere ascoltati. È la risposta a una domanda che i ragazzi spesso si pongono: a chi interessa cosa penso io? Il laboratorio, lo studio, il palco, rispondono a questa domanda: interessa a noi».

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Un pugno in faccia all’indifferenza

«Molti miei amici mi chiamano Popo. Ho quattordici anni, faccio rap per hobby ma vorrei anche trasformarlo in un futuro», ha raccontato una ragazza. I partecipanti ascoltano Baby Gang, Biggie, Ghali, qualcuno anche De André, «che è rap ma non so se l’hanno capito», e sognano spazi di espressione. «Mi chiamo Francesco, in arte Cicuta», ha detto a L’Unica un rapper. «Questa musica mi ha fatto scoprire che potevo scrivere, sfogarmi, cercare di costruire ponti tra le persone. Per me l’hip hop è un credo. E il rap, che è una delle sue discipline, per me è l’atto in cui metto in pratica il credo dell’hip hop».

La scelta del linguaggio hip hop per il laboratorio non è casuale: nato come espressione delle periferie e delle minoranze, è da sempre uno strumento di racconto diretto della realtà. Per parlare ai giovani senza mediazioni. Ad accompagnare il percorso di ragazze e ragazzi c’è fin dall’inizio Principe, nome d’arte del rapper torinese Massimiliano Cassaro. «Un aspetto bellissimo di questo percorso è la connessione che si è creata con tutto il territorio ed è stato importante vedere i ragazzi salire sul palco del Genova hip hop festival», ha raccontato a L’Unica. Il palco, infatti, è la sfida più grande: l’antitesi rispetto all’essere invisibili. «Ora sono molto meno timida – ha commentato una ragazza –. Dopo il primo live ero molto più tranquilla, rilassata. Ho imparato a fregarmene del giudizio degli altri». «All’inizio, prima del live, mi batteva il cuore, ero tentennante», ha aggiunto un altro. «Poi, dopo la prima barra, spegni il cervello. E vai».
Foto: Defence for children
«Parto sempre da una cosa semplicissima: il rap è una tecnica. Ma questo lo possono fare tutti. Invece il rap all’interno dell’hip hop è una cultura, una visione del mondo diversa. Nasce per resistere», ha spiegato ancora Cassaro. «Il nostro laboratorio è un pugno in faccia all’indifferenza e al razzismo: qui non importa da dove arrivi o chi sei, conta solo quello che hai da dire. Vogliamo mantenere vivo lo spirito autentico della strada e, oltre al piacere di stare insieme e all’amore per le rime, affermare con forza i valori della cultura hip hop: inclusione, giustizia e resistenza contro ogni forma di discriminazione. Prendere il microfono significa assumersi una responsabilità, e noi lo facciamo con determinazione, dando voce a chi ne ha bisogno e lottando per una cultura più giusta e inclusiva».

Questa puntata di L’Unica Genova termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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Il 5 maggio a Torino L’Unica intervista il sindaco Stefano Lo Russo.

L’evento è gratuito ma è gradita la prenotazione perché i posti sono limitati. Iscriviti cliccando qui.

«Va bene lo sviluppo della logistica, ma deve essere governato per non creare zone marginali. In più, va integrato al valore produttivo delle tipicità della provincia. In caso contrario, tra vent’anni l’Alessandrino potrebbe diventare un contenitore vuoto». Marco Ciani, segretario generale della CISL di Asti-Alessandria, ha commentato così con L’Unica i risultati dello studio che il sindacato ha commissionato all’economista Mauro Zangola.

Il rapporto – intitolato Viaggio nella società e nell’economia della provincia di Alessandria – offre una fotografia precisa del territorio. Zangola sollecita riflessioni e proposte per guardare fin da oggi le possibili criticità del futuro in un’area dove si rischiano di sedimentare disuguaglianze, proprio perché un settore in crescita come la movimentazione delle merci sta attirando in una delle province più anziane d’Italia manodopera non specializzata, troppo spesso sfruttata e socialmente quasi invisibile.

Più anziani, meno giovani

La popolazione dell’Alessandrino riflette le dinamiche nazionali: il calo della natalità viene compensato dall’arrivo di nuovi residenti, provenienti da fuori provincia e dall’estero. Alessandria, in particolare, è un capoluogo che viaggia spedito verso i centomila abitanti. Ovviamente ci sono ombre. «Una provincia che invecchia molto rapidamente – si legge nella relazione di Zangola – cresce poco e con un livello di benessere discreto, garantito da una struttura produttiva diversificata e da una sostanziale tenuta dell’occupazione soprattutto femminile, non sufficiente tuttavia a ridurre in modo sostanziale il gender gap a svantaggio delle donne».

Secondo i dati ISTAT e INPS ripresi dalla ricerca, al 30 novembre 2025 i residenti della provincia erano 407.992, in crescita rispetto a gennaio. Le nascite nei primi undici mesi dell’anno sono state 1.890 (12 in meno sul 2024), i decessi 5.268 (meno 68). Il saldo naturale (nati meno morti) è ancora molto negativo: meno 3.378, diminuito dal 2024 di 56 unità. Un fenomeno degno di nota rimane quello degli arrivi: 12.549 persone si sono spostate da fuori provincia, a fronte di 11.372 residenti che si sono trasferiti, per un saldo migratorio positivo a più 1.177.

Dice il rapporto CISL che «nei primi undici mesi del 2025, 4.013 persone provenienti dall’estero sono venute a risiedere in provincia di Alessandria; nello stesso periodo, 1.032 alessandrini hanno trasferito la loro residenza all’estero. Il saldo migratorio con l’estero risulta quindi positivo per 2.981 unità. Rispetto all’analogo periodo del 2024, il saldo migratorio con l’estero è cresciuto di 255 unità».

Arriva manodopera non qualificata

Chi sono? «La popolazione cresce grazie a gente che lavora nella logistica, spesso immigrati con scarsa scolarità, che non conoscono l’italiano e sono poco qualificati», ha detto Ciani a L’Unica. «È la classica manodopera richiesta dal settore, che è a basso valore aggiunto: dobbiamo chiederci se ci sono soltanto dati positivi in questo genere di sviluppo, come sembrerebbe leggendo le comunicazioni istituzionali. I capannoni creano degrado ambientale, ci sono problemi di traffico, e se fra vent’anni le aziende non ci saranno più ci saranno fabbriche-fantasma. È per questo che è un processo che va governato con attenzione e lungimiranza, non solo cavalcato per le convenienze del momento».

In merito all’invecchiamento, l’indice di vecchiaia (il rapporto moltiplicato per cento fra chi ha più di 65 e meno di 15 anni) è 279,4: ci sono 2,7 anziani per un giovane. Fra le cause più rilevanti, l’aumento della speranza di vita e la diminuzione della fecondità nel lungo periodo. «Per speranza di vita si intende il numero di anni che al momento della nascita una persona può prevedere di vivere – illustra il rapporto CISL –. In Piemonte nel 1950 era di 60 anni. Da allora il livello della salute degli italiani è cresciuto grazie al miglioramento di condizioni igieniche e dieta, ai progressi della medicina e dell’economia. Oggi la speranza di vita degli alessandrini è di 82,6 anni, 85,1 per le donne e 82,8 per gli uomini». Ma l’invecchiamento si ripercuote su tenore di vita, equità fra le generazioni, composizione delle famiglie, politiche abitative e flussi migratori. Alessandria è la terza provincia più anziana del Piemonte, dopo Biella e Verbania.

La crescita del terziario

Il prodotto interno lordo dell’Alessandrino, stando ancora alla ricerca di Zangola, nel 2023 è stato di 14,3 miliardi di euro. Fra il 2015 e il 2023 è cresciuto del 25,3 per cento a prezzi correnti, del 6 per cento in termini reali. L’aumento si è concentrato dal 2020 al 2023, dopo il Covid. «Più interessante, anche ai fini del confronto con le performance delle altre province piemontesi, è il livello del PIL per abitante – ha spiegato l’economista –. Nel 2023 è di 35.500 euro, al quarto posto dopo Cuneo (40.500 euro), Torino (39.000) e Novara (36.200). Al fondo della graduatoria figurano Asti (30.500) e il Verbano-Cusio-Ossola (29.000)».

Questo dato può essere letto meglio se rapportato a un altro parametro. Come rileva lo studio, «negli ultimi decenni la struttura dell’economia della provincia di Alessandria è cambiata, come il contributo dei vari settori alla produzione di valore aggiunto. Oggi quello più importante è il terziario dei servizi, che fornisce il 62,2 per cento del valore aggiunto prodotto nel 2023; l’industria manifatturiera contribuisce con il 27,5 per cento; le costruzioni con il 7 per cento, l’agricoltura con l’1,5 per cento e il comparto delle aziende che forniscono luce, gas e acqua 1,7 per cento».

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Lo conferma l’occupazione: nel 2025, il 60,3 per cento dei lavoratori è impiegato nei servizi, il 28,2 per cento nell’industria, l’8,5 per cento nelle costruzioni e il 3 per cento in agricoltura. «Filtri per governare lo sviluppo della logistica devono accompagnarsi agli investimenti sui nostri punti di forza tradizionali, come le imprese metalmeccaniche, chimiche, della plastica e della gomma, il settore orafo a Valenza, l’outlet di Serravalle Scrivia, le terme di Acqui, le produzioni enologiche delle colline del Monferrato e dei colli tortonesi, che ad esempio registrano interesse crescente per il Timorasso», ha detto Ciani a L’Unica. «Alessandria ha la Cittadella con eccellenti potenzialità. Dobbiamo avere un’idea di futuro che non può essere solo quella di riempire la provincia di capannoni e magazzinieri».

Quale lavoro svolgono oggi le persone che vivono nell’Alessandrino lo spiega bene il rapporto. Innanzitutto, nel 2025 l’occupazione è cresciuta rispetto al 2024 di cinquemila unità (mille autonomi, quattromila dipendenti). Il tasso di occupazione è salito a 72,4 per cento, e questo pone l’Alessandrino al ventiduesimo posto in Italia. Però resta elevato il divario di genere: 7,9 punti, a svantaggio della popolazione femminile.

Il settore trainante è quello secondario, mentre gli addetti sono cresciuti poco nei servizi, rimasti stabili nell’agricoltura e diminuiti nelle costruzioni. Qualche preoccupazione, scrive Zangola, nasce dal «dato relativo alle persone in cerca di occupazione, cresciute in un anno di mille unità (da 8 a 9 mila) e costituite integralmente da uomini. Nello stesso arco di tempo, il tasso di disoccupazione è passato dal 2,5 al 4,3 per cento; un livello relativamente alto, che pone Alessandria al 42esimo posto nel ranking delle province italiane, al vertice del quale si collocano molte lombardo-venete con tassi di disoccupazione inferiori al 2 per cento». Secondo Ciani, «serve un patto sociale, per ragionare in una prospettiva di sviluppo da qui a una generazione e prendersi tutti insieme la responsabilità di governare il fenomeno senza subirlo. Quale direzione è più utile per questa provincia?».

La situazione dei giovani

Giovani e lavoro sono un indicatore di grande rilievo, per uno sguardo lungo sul futuro. I dati del 2025 dicono che i ragazzi da 15 a 24 anni, più impegnati negli studi, figurano fra gli occupati per il 21,4 per cento; da 25 a 34, l’80,6 per cento. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 29 anni è superiore al 40 per cento: un dato che colloca la provincia di Alessandria al ventesimo posto in Italia, in una graduatoria che vede ai vertici Brescia, Bolzano e Cuneo. Fra 15 e 24 anni, il gender gap a svantaggio delle ragazze – mediamente più istruite – è di 11,9 punti, fra 25 e 34 anni è 11,8 punti, fra 15 e 29 anni a 7,9.

«Secondo i dati forniti dall’Osservatorio del mercato del lavoro dell’INPS, nei primi nove mesi del 2025 in provincia di Alessandria sono stati assunti 30.967 lavoratori alle dipendenze, in prevalenza uomini. Il 38 per cento ha meno di 29 anni, il 42,7 per cento un’età compresa tra i 30 e i 50, il 19,3 per cento ha più di 51 anni», si legge nel report. Le cessazioni per scadenze di contratti non rinnovati, dimissioni o licenziamenti sono state 28.212, con un saldo positivo di 2.755 unità.

I dati non sono drammatici, ma la preoccupazione per il futuro resta. «Il posizionamento geografico dell’Alessandrino è da sempre importante e interessante perché centrale», ha detto ancora Marco Ciani. «Negli anni Ottanta, una ricerca sociologica diceva che il capoluogo godeva di una “marginalità felice” in quanto baricentrico rispetto al famoso triangolo industriale di Genova-Milano-Torino, in un’epoca in cui la manifattura trainava l’economia in Italia e in questa zona». Come spiega Ciani, nell’Alessandrino «c’erano i benefici dell’indotto senza sforzo e senza i problemi delle grandi metropoli, come la diffusione della droga, il terrorismo, l’inquinamento, le criticità in merito alle abitazioni e al traffico. Oggi questi sono i problemi che hanno anche le piccole città. Il rischio, quindi, se non facciamo niente e lasciamo che le cose vadano nella direzione intrapresa senza reagire, è di diventare marginali e infelici».

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A Savigliano un mondo in miniatura


Dal 9 maggio a Palazzo Muratori Cravetta la mostra “Monumentini”, il volto adulto delle costruzioni con il Lego
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Mattoncino su mattoncino viene su un grande mondo, quello di Lego. A dire il vero, più che un mondo è un universo con molte sfaccettature: gioco per bambini o per incalliti collezionisti, strumento di comunicazione e socializzazione, può diventare espressione artistica oppure, addirittura, essere leva imprenditoriale. Dal 9 maggio, a Savigliano, Lego sarà anche una mostra. Una di quelle che cambiano il modo di osservare. Si chiama “Monumentini”, e sarà allestita a Palazzo Muratori Cravetta.

Una mostra dove i monumenti italiani non sembrano più distanti o addirittura irraggiungibili: diventano accessibili. Con i mattoncini si mette in atto un ribaltamento sottile, ma evidente. La Mole Antonelliana, il Duomo di Milano o la Fontana di Trevi non perdono importanza nella versione in scala. Al contrario, acquistano chiarezza. Come se togliere grandezza restituisse senso.

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Costruire, smontare, ricostruire

L’autore dei “monumentini” è Luca Petraglia, artista milanese, classe 1991. «Da un certo giorno non ho più smesso di costruire e i mattoncini Lego sono diventati la mia arte», ha raccontato a L’Unica. Quel “certo giorno” risale a quando era bambino, quando una scatola aperta per caso è diventata un gioco irrinunciabile. Tutto il percorso artistico di Petraglia è all’insegna della continuità e di un mantra inesauribile: «Costruire è tanto importante quanto smontare e poi ricostruire».

Le opere sono interpretazioni fedeli. Petraglia lavora sulla struttura, sulla geometria, sull’equilibrio degli edifici. Elimina il superfluo, trattiene l’essenziale. È una forma di sintesi, più che di riproduzione.
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«Mi è sempre piaciuto riprodurre le città», ha detto ancora. Infatti, ciò che emerge dal suo lavoro non è una sequenza di monumenti isolati, ma un vero sistema che si sviluppa in una sorta di geografia culturale. In ogni città, anche la più piccola, c’è un edificio che la rappresenta: spesso è una chiesa, un centro, un punto di riferimento per gli abitanti.

Il lavoro di Petraglia parte proprio da lì, dalla funzione dei luoghi, prima ancora che dalla loro forma. Ma un altro elemento attraversa tutte le opere: il tempo. Costruire con i Lego significa accettare una lentezza inevitabile. Non esistono scorciatoie. Ogni errore impone di tornare indietro, smontare e rifare. È un processo che assomiglia più all’artigianato che alla produzione di una multinazionale del gioco. E infatti Petraglia lavora per stratificazione, per tentativi. Nel suo studio, passa anche quindici ore al giorno tra i mattoncini. Un dato che più che stupire, spiega: dietro all’apparente leggerezza del risultato c’è una disciplina rigorosa.

A volte può succedere che il contesto che accoglie la mostra amplifichi il messaggio. Fino a domenica 3 maggio i “monumentini” di Petraglia sono esposti nell’Imbiancheria del Vajro, a Chieri, sulla collina torinese. Non è una sala neutra, ma uno spazio che porta con sé una storia industriale, una memoria concreta. Qui i “monumentini” dialogano con macchinari, filature e, ancora una volta, trasformazioni. Anche la ciminiera distrutta nel 2019 è ritornata, ricostruita in miniatura. Non come nostalgia, ma come presenza.
Foto: Profilo Facebook di Luca Petraglia
Non soltanto bambini

Il pubblico risponde: famiglie, curiosi e persone che forse non entrerebbero mai in una mostra di architettura. Gli appassionati, ovviamente, rappresentano la parte più rilevante. Del resto, ci sarà un motivo se esistono in tutto il mondo gruppi organizzati di giocatori. Anche a Cuneo, dove dal 2016 i soci di Alter Lego organizzano incontri per ritrovarsi e costruire ogni volta nuove esperienze marchiate Lego, alternando mostre (l’ultima il 29 marzo alle Gallerie del territorio a Madonna dell’Olmo) alle attività di sostegno per i bambini ricoverati in ospedale.

Ma l’azienda danese che dal 1932 costruisce i mattoncini ha fondamenta ben più solide di quelle in plastica bucherellata. Nel 2025 ha chiuso con ricavi in crescita a doppia cifra e utili in aumento. Un dato in forte controtendenza, quando una parte consistente del settore giocattoli rallenta tra inflazione, contrazione dei consumi e cambiamento delle abitudini. Questo proprio perché Lego non è soltanto un produttore di giocattoli ma un ecosistema con set per bambini, collezioni per adulti, collaborazioni con grandi franchise, prodotti sempre più complessi e segmentati. Non esiste più un solo pubblico. Esistono pubblici diversi, con esigenze diverse.

Negli ultimi anni il segmento degli adulti è diventato centrale. Non è un dettaglio. È un cambio di paradigma. Il mattoncino non è più solo gioco, ma esperienza. Costruire diventa un’attività che ha a che fare con il tempo libero, con la concentrazione, perfino con il benessere. In questo senso Lego intercetta una domanda nuova: quella di attività manuali, lente, in un contesto sempre più digitale.

Se ti interessa partecipare alla mostra “Monumentini” a Savigliano a questo link trovi tutte le informazioni necessarie.

Un “gioco serio” per i manager

Che Lego non sia solo montare mattoncini su mattoncini lo sanno bene i manager che hanno sperimentato il metodo Lego serious play, pensato per aiutare a lavorare sulle idee attraverso modelli tridimensionali. L’obiettivo? Migliorare comunicazione, creatività e capacità di affrontare problemi complessi. Chi utilizza questo metodo lo spiega in modo diretto: costruire con le mani permette di «rendere visibili concetti che altrimenti resterebbero astratti». Un approccio che, a prima vista, può sembrare paradossale: usare un gioco per affrontare temi complessi come strategia, identità aziendale o gestione dei conflitti.

«È un metodo sviluppato 22 anni fa e che ha portato alla creazione di uno spin-off della Lego. È una strategia che mira a sbloccare un potenziale che altrimenti rimarrebbe inespresso», ha spiegato a L’Unica Per Kristiansen, manager danese che ha divulgato in Piemonte questa metodologia. «Tutti lavorano con l’idea di fare bene, ma non sempre riescono a trovare le parole per dirlo. Con questo percorso acquisiscono una voce. Il principio è semplice. I partecipanti costruiscono con i mattoncini modelli che rappresentano idee, problemi o scenari. Non si parte da una discussione astratta, ma da un oggetto concreto. Con i Lego i bambini costruiscono la loro realtà e il concetto vale anche per gli adulti: i mattoncini sono una metafora. Questo permette di rispondere anche alle domande più difficili, come ad esempio: chi sei?».

La risposta non arriva dalle parole, ma da ciò che si costruisce. «Sì, perché quello scenario che realizziamo dice chi siamo, chi vorremmo essere, chi sono i nostri antagonisti. Così, sul piano del business, emerge anche che cosa manca all’azienda, quali valori». Il lavoro si sviluppa in gruppo. Ogni partecipante costruisce il proprio modello, ma il passaggio decisivo arriva alla fine, quando tutto viene unito. «La riunione si conclude con una sintesi: si crea un’unica struttura, un paesaggio che unisce tutte le creazioni e in qualche modo le comprende. Ci sono fili che collegano i lavori: è lì che emerge la visione comune». Il metodo viene utilizzato in contesti diversi: dal team building al problem solving, fino alla simulazione di scenari complessi. «Può essere utile per valutare situazioni reali. Ad esempio, se crolla la borsa: quali sono le conseguenze possibili?».

Gioco, formazione, arte: tutti i volti dei mattoncini

Poi c’è la sostenibilità. Tema centrale, ma anche delicato. Lego ha investito in materiali alternativi alla plastica tradizionale, in processi produttivi più efficienti, in un racconto aziendale che mette al centro la responsabilità ambientale. Non è un percorso concluso, ma è diventato un elemento identitario. Tutto questo spiega la crescita, ma non basta ancora. Lego è uno dei pochi prodotti che riesce a stare contemporaneamente in più dimensioni. È gioco, ma anche collezione. È passatempo, ma anche strumento educativo. È oggetto, ma anche linguaggio.

E qui torniamo a ciò che si vedrà in mostra a Savigliano. Il lavoro di Luca Petraglia è una dimostrazione concreta di questa trasformazione. I mattoncini diventano architettura, racconto, interpretazione. Non perdono la loro natura, ma la estendono. Che cosa resta dopo aver visitato la mostra? Non solo la meraviglia tecnica o la precisione dei dettagli. Ma la sensazione che costruire sia ancora uno dei modi più concreti per capire il mondo.

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🏙️ Reportage da Barriera, il quartiere di Torino con più bambini e meno risorse (da L’Unica Torino)

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Barriera, il quartiere con più bambini e meno risorse


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A Barriera di Milano, zona Nord di Torino, i banchi del mercato e i negozi tra via Baltea e piazza Foroni si alternano fino a corso Palermo, dove le persone sedute sui marciapiedi si sostituiscono a quelle sedute ai tavolini dei bar. In questa traversa di corso Giulio Cesare – l’arteria che porta verso l’autostrada per Milano e Venezia, inserita dalla Prefettura tra i luoghi a vigilanza rafforzata della città – molti locali sono sfitti. «Hanno chiuso perché la piazza di spaccio si trova di fronte al loro ingresso e gli ex proprietari non riuscivano più a lavorare», hanno raccontato a L’Unica alcuni commercianti.

A pochi metri di distanza, sullo stesso corso, nell’ultimo anno ha aperto lo Spazio MoMag, un asilo montessoriano gratuito per genitori e figli che vivono nella zona. In questo centro con le vetrine affacciate su corso Palermo, si realizza anche una sperimentazione dedicata alle bambine di Barriera, per lo sviluppo delle competenze matematiche.

In pochi mesi, riporta la Fondazione Montessori, sono state coinvolte oltre 100 famiglie. «In questo quartiere, dove oltre il 60 per cento dei bambini è a rischio povertà educativa, questo spazio rappresenta una grande svolta. Stiamo contrastando il gender gap in matematica, sostenendo le famiglie fragili, creando relazioni, futuro, fiducia, apprendimenti», si legge sul sito.

Il quartiere con più bambini

Estesa su poco più di tre chilometri quadrati, compresi tra corso Vigevano e via Sempione, Barriera è una delle aree più popolate della città. L’età media dei suoi 52 mila residenti è tra le più basse in assoluto: il 30 per cento dei bambini torinesi sotto i tre anni vivono in questo quartiere, soprattutto in conseguenza dell’elevato numero di abitanti con background migratorio. Gran parte di loro arriva da Nigeria, Marocco e Albania e negli anni in Italia ha costruito una famiglia.
Fonte: Google Maps
N. è di origini marocchine e da vent’anni vive qui con i suoi figli. «Se non fosse il mio quartiere non so cosa farei, ma da qui non me ne vado, con gli altri abitanti ci aiutiamo a vicenda», ha detto a L’Unica. «Ogni giorno ci sono scippi e furti, ma la droga è il problema peggiore. Per la prima volta, qualche giorno fa, ho visto un gruppo di persone inalare gas da un palloncino dopo averlo riempito con una bombola, per strada».

Erika Mattarella, direttrice della Casa di quartiere di via Aglié, storico spazio di aggregazione sociale della zona e punto di riferimento per l’accesso a servizi primari come le docce dei Bagni pubblici, ha spiegato a L’Unica che lo spaccio e la dipendenza hanno trasformato il quartiere negli ultimi anni. «Le prime vittime sono i consumatori di sostanze, persone di ogni età immerse nella povertà materiale le cui condizioni post Covid sono peggiorate ulteriormente. E poi i cittadini: molti ragazzi per esempio sentono di essere condannati a vita perché sono nati qui, ma esistono tante realtà sul territorio che cercano di cambiare questa percezione proponendo alternative concrete».

Per contrastare e prevenire i comportamenti a rischio legati allo spaccio, alla criminalità e alla prostituzione, gli educatori di strada del Gruppo Abele, le parrocchie e gli enti del terzo settore operano da tempo a Barriera attraverso presidi di aggregazione sociale e attività di riqualificazione nei parchi, per le strade e nelle scuole. Dal 2022 il Cantiere ABC, un’organizzazione spontanea di cittadini ed enti dei quartieri Aurora e Barriera di Milano, ha organizzato un laboratorio permanente che si confronta sul fenomeno del consumo di droga e su come affrontarlo.

La Casa di quartiere di via Aglié aprirà al pubblico dopo i lavori di ristrutturazione il 3 maggio. Per informazioni: bagnipubblici@coopliberitutti.it

Sicurezza ed emarginazione sociale

Restituire i luoghi del territorio alla comunità, rendendoli accessibili e sicuri, è il tema al centro dell’ultimo piano di investimento della Città di Torino dedicato alla Circoscrizione 6. Finanziato con 25,8 milioni di euro, il piano di riqualificazione urbana “Aurora Barriera” promette di portare nei due quartieri verde pubblico, pedonalizzazioni, aree ciclabili, recupero di strutture abbandonate, installazioni luminose e nuovi spazi culturali e artistici. Mentre attraverso i primi lavori di ripristino alcuni cortili delle scuole locali sono stati riaperti, tra marzo e aprile sono partiti gli incontri con i residenti chiamati a partecipare al processo di ri-progettazione degli spazi collettivi.

In molti luoghi di Torino Nord, emarginazione sociale e sicurezza sono due facce della stessa medaglia. Da quando nel 2025 le strade di Barriera sono diventate “zone rosse” sottoposte a misure di ordine pubblico più invasive per il contrasto alla criminalità, l’invio dell’esercito da parte del governo ha alzato il livello di allerta nel quartiere. Per chi ci abita gli interventi delle forze dell’ordine sono un argomento quotidiano: secondo alcune testimonianze raccolte da L’Unica, servirebbero più controlli in giro per le vie, secondo altre, con la presenza della polizia l’attività di spaccio si è soltanto trasferita di pochi isolati rispetto a dove si trovava in origine, continuando a rappresentare un problema per la sicurezza pubblica.

Uno degli ultimi interventi dei militari per le vie del quartiere è stato quello dei parà, i paracadutisti dell’esercito italiano. «Sono arrivati con delle auto nere, a volto coperto – hanno detto alcuni abitanti –. Non ce lo aspettavamo e all’inizio non capivamo chi fossero, ci hanno fatto paura». A fine marzo, durante un pattugliamento nel giardino Maria Teresa di Calcutta di corso Vercelli, l’area è stata chiusa e le persone al loro interno perquisite e trattenute per alcune ore.

In un sabato pomeriggio di metà aprile, tra le vie di Barriera, delle forze dell’ordine non sembra esserci traccia. In attesa che i Bagni pubblici riaprano dopo un mese di lavori di ristrutturazione, alcune persone si fermano all’ingresso per chiedere informazioni: «Ho trovato chiuso, spero riapra presto. Non sto trovando lavoro e vorrei lavarmi», ha detto a L’Unica una di loro. Mezz’ora di doccia calda costa un euro e 90 centesimi, oppure è possibile presentarsi con i buoni distribuiti nei negozi e negli spazi solidali della zona. D’inverno, gli utenti che accedono a questo servizio sono diverse decine al giorno.

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Il reddito medio più basso della città

Chi si rivolge ai Bagni pubblici spesso proviene da situazioni abitative difficili. Gli sgomberi delle case popolari (le palazzine gestite dall’Agenzia territoriale per la casa) e di alcuni edifici nel quartiere sono frequenti. In alcuni casi, quando questo succede, le abitazioni vengono dichiarate inagibili per problemi che impediscono il rispetto degli standard abitativi previsti. Chi ci vive viene allontanato. Alcuni anni fa è successo anche a B., che ora fa la volontaria per il banco alimentare alla Casa di quartiere. Una volta a settimana distribuisce pacchi di cibo prossimi alla scadenza o eccedenze della grande distribuzione a chi ne ha bisogno. Per molte persone che vivono nella zona, questi aiuti, forniti anche dalle parrocchie, sono essenziali.

A Barriera di Milano, il reddito imponibile IRPEF per abitante – cioè la parte del reddito dichiarato su cui viene calcolata l’imposta sul reddito delle persone fisiche – è il più basso di Torino: 17 mila euro pro capite, circa un terzo rispetto alla media del quartiere cittadino più ricco, quello di Borgo Po e Cavoretto.

Nonostante l’aumento degli affitti nell’ultimo anno abbia colpito anche le case della Circoscrizione 6, il costo degli appartamenti è rimasto più contenuto, in media attorno ai 1.500 euro al metro quadro. In alcune zone, come Borgata Monterosa, questa cifra non viene raggiunta e il valore immobiliare resta inferiore del 36,5 per cento rispetto alla media comunale. In questo contesto, le difficoltà legate all’accesso alla casa e ai beni di prima necessità riguardano da vicino chi vive nella zona, dove Caritas e Unità di Strada gestiscono alcuni dei servizi a bassa soglia disponibili.

Quando gli aiuti non bastano, spesso sono le comunità del quartiere ad attivarsi per dare supporto materiale a chi ne ha bisogno. Come accade nelle case popolari in prossimità dell’ospedale Giovanni Bosco, dove le famiglie più anziane aggiungono un piatto a tavola per i bambini del caseggiato. O come succede nei confronti di S., che dorme in strada e rifiuta di essere inserito in uno dei servizi a bassa soglia. Gli abitanti della zona lo conoscono e quando serve gli portano delle coperte.

Uscendo da questo quartiere, a metà tra un borgo fatto di case basse e palazzi sorti lungo le sue arterie principali, il cemento lascia il posto ai viali alberati di corso Vigevano. Risalendo corso Principe Oddone, a mano a mano che ci si avvicina al centro città, le persone sedute sui marciapiedi spariscono, le facciate dei palazzi non sono più così scrostate e il colore della pelle di chi cammina per strada cambia.
Il panorama da via Cigna angolo corso Vigevano verso corso Principe Oddone Foto: L’Unica
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La rassegna stampa di venerdì 1 maggio 2026


Trump sfida il Congresso sulla guerra in Iran mentre la Camera approva i fondi per l'Homeland Security. I repubblicani spingono per ridisegnare le mappe elettorali dopo la decisione della Corte Suprema sui diritti di voto

Questa è la rassegna stampa di venerdì 1 maggio 2026

La Camera approva il finanziamento dell'Homeland Security ponendo fine al shutdown


La Camera dei rappresentanti ha approvato una misura per finanziare la maggior parte del Dipartimento della Sicurezza Interna, ponendo fine a uno shutdown durato 76 giorni. I repubblicani hanno dovuto ricorrere a manovre speciali per aggirare l'opposizione interna al partito, facendo affidamento sulla cooperazione democratica per far passare il provvedimento.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal, BBC News

Trump pronto a sfidare il Congresso sull'autorizzazione della guerra in Iran


Il presidente Trump si prepara a sfidare il Congresso sulla scadenza di 60 giorni per l'autorizzazione della guerra in Iran. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sostenuto che il cessate il fuoco con l'Iran ha "fermato l'orologio" sulla scadenza prevista per venerdì, sollevando interrogativi costituzionali sul potere presidenziale in tempo di guerra.

Fonti: The Wall Street Journal, The New York Times, The Hill

I repubblicani accelerano il ridisegno delle mappe elettorali dopo la decisione della Corte Suprema


I leader repubblicani stanno spingendo gli stati del Sud a ridisegnare le mappe congressuali prima delle elezioni di metà mandato, dopo che la Corte Suprema ha drasticamente limitato l'uso della razza nella definizione dei distretti elettorali. La Louisiana ha sospeso le primarie congressuali di maggio per consentire la creazione di una nuova mappa.

Fonti: The Wall Street Journal, ABC News, The Hill

Hegseth sotto pressione al Senato per il budget della Difesa da mille e 500 miliardi


Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affrontato critiche bipartisan durante le audizioni al Senato, difendendo la richiesta di budget da 1,5 mila miliardi di dollari dell'amministrazione Trump. I democratici hanno messo in discussione le morti civili nella guerra in Iran e le affermazioni controverse di Hegseth sui costi di produzione delle armi.

Fonti: The Hill, The New York Times, The New York Times

I democratici si uniscono attorno a Platner dopo il ritiro di Mills dalla corsa al Senato del Maine


I democratici stanno convergendo sul candidato progressista Graham Platner per sfidare la senatrice repubblicana Susan Collins nel Maine, dopo che la governatrice Janet Mills ha ritirato la sua candidatura in difficoltà. Il ritiro di Mills rappresenta una battuta d'arresto per i piani del leader democratico Chuck Schumer di reclutare candidati moderati per le elezioni di metà mandato.

Fonti: The Hill, The New York Times, The New York Times

Un nuovo sistema di sorveglianza federale traccia i cittadini americani


Una nuova rete di sorveglianza utilizzata per combattere l'immigrazione illegale sta raccogliendo dati personali e movimenti quotidiani dei cittadini americani. La tecnologia avanzata utilizzata dall'ICE permette agli agenti federali di accedere a comunicazioni e spostamenti di milioni di americani, sollevando preoccupazioni sulla privacy e sui diritti civili.

Fonti: The Wall Street Journal

Trump revoca i dazi sui whisky scozzesi in onore di Re Carlo


Il presidente Trump ha annunciato la revoca dei dazi del 10% sui whisky scozzesi "in onore" della visita di Re Carlo III negli Stati Uniti. La decisione, che dovrebbe stimolare gli scambi commerciali tra USA e Regno Unito, è stata accolta favorevolmente dall'industria dei distillati che aveva criticato le tariffe come dannose per entrambi i mercati.

Fonti: Financial Times, The New York Times

L'indagine su Comey mostra il messaggio del Dipartimento di Giustizia dopo il licenziamento di Bondi


L'incriminazione dell'ex direttore dell'FBI James Comey dimostra che il Dipartimento di Giustizia ha recepito il messaggio dal licenziamento dell'ex procuratore generale Pam Bondi. Nominando solo un successore ad interim, il presidente Trump ha creato maggiori incentivi per eseguire le sue richieste più estreme, secondo funzionari attuali e passati.

Fonti: The New York Times, The Hill

La FEMA reintegra i dipendenti che avevano criticato i tagli di Trump


Quattordici dipendenti della FEMA sono tornati al lavoro questa settimana dopo aver trascorso otto mesi in congedo amministrativo per aver firmato una lettera pubblica che criticava l'amministrazione Trump. La cosiddetta "dichiarazione Katrina" avvertiva che i tagli ai finanziamenti rendevano gli Stati Uniti pericolosamente impreparati per i disastri naturali.

Fonti: The Guardian, ABC News, The New York Times

Un Oscar scompare dopo che la TSA impedisce a un regista di portarlo in volo


La statuetta dell'Oscar appartenente a Pavel Talankin, co-regista del documentario vincitore "Mr Nobody Against Putin", è scomparsa dopo che i funzionari dell'aeroporto JFK di New York l'hanno confiscata sostenendo che poteva essere usata come arma. Talankin aveva trasportato la statuetta su diversi voli senza problemi in precedenza.

Fonti: The Guardian, BBC News

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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L'amministrazione Trump cancella decine di regole sulle armi


Il dipartimento di Giustizia ha annunciato 34 modifiche al sistema di controllo, tra cui la fine dell'obbligo di verifica sui compratori alle fiere. Critiche dalle associazioni per la sicurezza.

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato il più ampio smantellamento di norme sul controllo delle armi degli ultimi quindici anni, a soli quattro giorni dall'attentato contro il presidente Donald Trump alla cena dell'Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca. Le modifiche, presentate mercoledì in una conferenza stampa dal procuratore generale facente funzioni Todd Blanche, sono trentaquattro e segnano una svolta nella politica sulle armi voluta dalla base elettorale del presidente, da sempre vicina ai sostenitori del Secondo Emendamento.

Blanche ha definito il pacchetto la più completa riforma regolatoria nella storia del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives, l'agenzia federale incaricata di far rispettare le leggi sulle armi. Secondo il procuratore, il numero di nuove norme proposte equivale a quante l'agenzia ne ha emesse negli ultimi quindici anni messi insieme. Blanche ha sostenuto che le modifiche allineano la normativa ai precedenti della Corte Suprema e riducono gli oneri burocratici per venditori e proprietari legittimi di armi. Ha aggiunto che nessuna delle decisioni indebolisce le forze dell'ordine e ha annunciato che seguiranno ulteriori cambiamenti.

Tra le misure più rilevanti c'è la cancellazione di una norma del 2024 voluta dall'amministrazione Biden, che mirava a chiudere la cosiddetta scappatoia delle fiere delle armi. La regola obbligava migliaia di venditori non autorizzati a effettuare controlli sui precedenti degli acquirenti nelle vendite al di fuori dei negozi tradizionali, in particolare alle fiere. L'obiettivo era impedire che persone legalmente non autorizzate potessero acquistare armi senza alcuna verifica. La norma era già stata contestata in tribunale da gruppi pro armi e Stati a guida repubblicana, che la consideravano una violazione del Secondo Emendamento e un eccesso di potere da parte del precedente governo.

Il dipartimento di Giustizia ha inoltre deciso di annullare formalmente una norma del 2023 che limitava l'uso dei pistol brace, accessori che permettono di impugnare una pistola appoggiandola alla spalla, come si farebbe con un fucile. L'amministrazione Biden riteneva che questo accessorio trasformasse di fatto la pistola in un fucile a canna corta, soggetto a regolamentazioni più severe. Una corte federale aveva già bocciato la regola.

Interpellato dalla CNN, Blanche ha confermato che il dipartimento intende interrompere gli sforzi per togliere il diritto di possedere armi a chi è stato condannato per reati non violenti, comprese le condanne per uso di marijuana o altre droghe. Ha riconosciuto però che non sarà possibile annullare tutto in un giorno solo, pur rassicurando che il processo non sarà lento.

Le decisioni si inseriscono in una linea politica avviata già nelle prime settimane del secondo mandato di Trump. Nel febbraio 2025 il presidente ha firmato un ordine esecutivo che imponeva al dipartimento di Giustizia di esaminare ogni regolamento dell'amministrazione Biden sulle armi e di eliminare ogni violazione dei diritti garantiti dal Secondo Emendamento. Nello stesso ordine, Trump accusava il governo precedente di aver colpito i venditori autorizzati, citando un aumento di quasi sei volte delle azioni di applicazione contro di loro, dovute alla politica di tolleranza zero di Biden verso chi non rispettava gli obblighi di controllo. A dicembre il dipartimento ha istituito una sezione della divisione diritti civili dedicata ai diritti sulle armi.

L'annuncio è arrivato pochi giorni dopo l'attentato a Trump. Sabato un uomo, identificato come Cole Tomas Allen, ha forzato la sicurezza alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca a Washington armato di pistole e coltelli. Secondo gli investigatori, il suo obiettivo era uccidere il presidente con armi possedute legalmente. Allen avrebbe inviato alla famiglia un messaggio con sentimenti contrari a Trump intorno al momento dell'attacco.

La tempistica delle decisioni ha provocato la reazione delle associazioni per il controllo delle armi. John Feinblatt, presidente di Everytown for Gun Safety, ha attaccato duramente il governo in una dichiarazione, sostenendo che a quattro giorni dagli spari alla cena dei corrispondenti la risposta dell'amministrazione Trump è quella di smantellare leggi di buon senso sulla sicurezza e sabotare l'unica agenzia federale dedicata a tenere le armi lontano dai criminali.

Le nuove norme sono state firmate poco dopo la conferma da parte del Senato di Robert Cekada come direttore dell'agenzia. Cekada, in servizio dal 2005, ha guidato le operazioni quotidiane dell'agenzia nell'ultimo anno come vicedirettore. È solo la terza persona a ottenere la conferma del Senato da quando, nel 2006, l'incarico è diventato soggetto ad approvazione parlamentare. La gran parte dei direttori, sia sotto governi repubblicani sia democratici, ha guidato l'agenzia con incarichi temporanei a causa della difficoltà politica del processo di conferma. Durante la conferenza stampa, dietro a Blanche erano presenti diversi rappresentanti dell'industria delle armi.

L'agenzia è da tempo nel mirino dei conservatori per il suo ruolo nella regolamentazione, ma il dipartimento di Giustizia di Trump ne ha rivendicato il contributo nel sequestro di armi illegali e nella lotta alla criminalità violenta. Blanche ha definito Cekada la persona giusta per guidare l'agenzia in questo momento e ha ribadito che il Secondo Emendamento non sarà mai trattato come un diritto di seconda classe dall'amministrazione Trump.

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Medici di famiglia, via libera alla riforma


Doppio canale dipendenza-convenzione, specializzazione universitaria e pediatra fino a 18 anni

La riforma della medicina generale (decreto-legge per il riordino dell’assistenza primaria territoriale, della medicina generale e della pediatria di libera scelta) presentata la scorsa settimana alle Regioni, entra ora nella fase dell’articolato con una prima bozza di testo, anticipata dal Quotidiano Sanità. Quindi non più soltanto linee programmatiche, ma una traccia normativa vera e propria, con articoli, tempi di attuazione, rinvii contrattuali, ruolo delle Regioni e disciplina transitoria.

Si tratta ancora di un primo passo da sottoporre al confronto con Regioni, enti territoriali, sindacati, associazioni dei pazienti e società civile ma la direzione è chiara: rendere pienamente operative le Case della Comunità, trasformare la presenza dei medici di famiglia nelle strutture territoriali da attività accessoria a componente strutturale del sistema e aprire, accanto alla convenzione, un canale di dipendenza selettiva per le funzioni a maggiore intensità organizzativa.

Una delle novità più importanti riguarda l’orario di lavoro, si passerà infatti a un regime fisso e obbligatorio di 38 ore settimanali che cancella l’intervallo precedente (tra 5 e 15 ore) e introduce un quadro orario stabile, allineato agli altri dipendenti del sistema sanitario. Questo cambiamento si inserisce in una riforma più ampia, che mira a rendere più accessibile ed efficiente l’assistenza primaria attraverso un maggiore presidio negli ambulatori, orari ampliati (spesso dalle 8 alle 20) e un sistema di servizi garantiti anche nelle fasce serali e festive grazie alla rete delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT).

Il cuore del testo, però, è quello del doppio canale e il perno su cui ruota l’intero provvedimento è l’articolo 2, che introduce formalmente l’assetto a doppio canale dell’assistenza primaria. Da una parte la convenzione riformata, indicata come canale ordinario del sistema; dall’altra la dipendenza per le funzioni territoriali strutturate, definita come canale selettivo, programmato e non generalizzato. Il testo precisa che la convenzione riformata dovrà continuare ad assicurare la scelta fiduciaria del cittadino e la capillarità territoriale della medicina generale e della pediatria di libera scelta. La dipendenza, invece, non dovrà tradursi in una trasformazione generalizzata dell’intera medicina generale, ma sarà attivata su base volontaria, nei limiti della programmazione regionale e dei contingenti individuati, con priorità per le Case della Comunità.

Il documento vuole riorganizzare l’attuale assetto della medicina generale e della pediatria di libera scelta che non sarebbe più sufficiente a garantire in modo uniforme il pieno funzionamento della rete territoriale, della continuità assistenziale, della prevenzione, della medicina di iniziativa e delle Case della Comunità. Nel testo viene da subito istituita la specializzazione universitaria in medicina generale della durata di quattro anni.

L’articolo 3, da parte sua, conferma la convenzione come canale ordinario, ma ne cambia profondamente il contenuto. Il medico di medicina generale e il pediatra di libera scelta restano titolari del rapporto fiduciario con gli assistiti, ma vengono qualificati anche come soggetti tenuti ad adempiere una funzione territoriale di assistenza primaria inserita nella rete organizzata dei servizi. È questo uno dei punti politicamente più sensibili. La bozza non abolisce la convenzione, ma la ridisegna. Non più soltanto studio, assistiti e rapporto fiduciario, ma anche obblighi di rete, attività programmata e integrazione stabile con le strutture territoriali.

Altra riforma rilevante dell’articolo 3 è quella per la pediatria di libera scelta, che prevede che l’età di esclusiva per l’iscrizione al pediatra sia estesa dalla nascita fino al compimento del diciottesimo anno e che il limite massimo di assistiti sia identico per medici e pediatri.

L’innalzamento fino ai 18 anni, avrebbe l’effetto di ritardare l’iscrizione al medico del ruolo unico e rendere meno critico il ricambio generazionale della categoria, ma genererebbe anche un maggiore costo annuo stimato in 523,7 milioni di euro e la necessità di inserire circa 1.300 pediatri in più, secondo le regole attuali.

Altro articolo interessante è quello che rende le Regioni decisive nella programmazione. L’articolo 7, infatti, attribuisce alle Regioni e alle Province autonome un ruolo centrale in quanto sarà loro la responsabilità di programmare l’assistenza primaria territoriale, definendo il fabbisogno di attività nelle Case della Comunità, le priorità di attivazione del canale dipendente, i presidi e le funzioni da coprire, gli standard minimi organizzativi e informativi, la modulazione del debito organizzativo e i contingenti del canale dipendente.

Ma quali sono i nodi da sciogliere? La bozza conferma che il Governo non intende procedere a una dipendenza generalizzata dei medici di famiglia, ma allo stesso tempo imprime una torsione profonda al modello convenzionale.

La convenzione resta, ma diventa più vincolata a obiettivi, presenza nelle Case della Comunità, indicatori, sistemi digitali e programmazione regionale.

È proprio questo equilibrio, però, a rischiare di diventare il terreno dello scontro. Da un lato il Ministero punta a rendere operative le strutture territoriali previste dal PNRR e a superare un modello giudicato troppo frammentato.

Le Regioni di centrodestra hanno dato già il loro assenso mentre quelle di centrosinistra scioglieranno le riserve (anche se il presidente dell’Emilia-Romagna ha frenato) dopo l’esame del testo, dall’altro Fimmg(Federazione Italiana Medici di Medicina Generale),Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) ed Enpam (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) hanno già alzato un muro contestando metodo, merito e possibili effetti sul rapporto fiduciario, sull’organizzazione del lavoro e sulla tenuta previdenziale.

Immediata anche la reazione tra i professionisti. Per la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici guidata da Filippo Anelli, il rischio è quello di alterare l'equilibrio della medicina generale,indebolendo il rapporto diretto tra medico e pazientee spostando il baricentro verso un modello più organizzativo e meno fiduciario. Ancora più dura la Federazione italiana medici di medicina generale, che ha chiesto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di sospendere l’iter del provvedimento. Secondo il sindacato, il nuovo assetto rischia di rendere la professione meno attrattiva per i giovani medici, aggravando la carenza di medici di famiglia e producendo effetti negativi sull’accesso alle cure territoriali.

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Sei americani su dieci evitano le notizie su Trump, lo dice un sondaggio


Il 31% dei cittadini statunitensi salta spesso gli articoli sul presidente, il 32% lo fa qualche volta. Anche tra i repubblicani, solo una minoranza segue costantemente le notizie sulla Casa Bianca.

Sei americani su dieci evitano, almeno qualche volta, le notizie su Donald Trump. Lo rileva un nuovo sondaggio del Media Insight Project diffuso mercoledì secondo cui il 31% degli intervistati salta spesso gli articoli sul presidente, mentre un altro 32% lo fa di tanto in tanto. Solo il 17%dichiara di non evitarli mai, mentre il 18% lo fa raramente.

Il dato rientra in una più ampia disaffezione dei cittadini americani verso la politica: il 57% degli intervistati afferma, infatti, di evitare le notizie sulla politica nazionale nel suo complesso.

Le differenze tra gli elettorati esistono, ma sono meno nette di quanto si potrebbe immaginare. I repubblicani restano i lettori più assidui di notizie riguardo alla Casa Bianca: il 24% non evita mai le notizie su Trump e il 25% le salta raramente. Anche tra i sostenitori del presidente, però, il 33% ammette ormai di evitarle almeno qualche volta e il 17% spesso.

Invece, tra democratici e indipendenti l’atteggiamento è quasi sovrapponibile. In entrambi i gruppi, il 38% evita spesso le notizie su Trump e circa un terzo lo fa qualche volta.

David Sterrett, ricercatore principale dell’Associated Press-NORC Center for Public Affairs Research, uno dei partner del sondaggio, ha spiegato all’Associated Press che i democratici "vorrebbero evitare le notizie su Trump, ma probabilmente non ci riescono, perché gran parte dell’informazione sulla politica nazionale è in qualche modo collegata al presidente".

Gli elettori dei due principali partiti restano comunque più costanti nell’informarsi rispetto agli indipendenti: 8 democratici e 8 repubblicani su 10 seguono regolarmente diversi argomenti di attualità, contro una media di 7 indipendenti su 10.

Il sondaggio è stato condotto tra il 5 e l’8 febbraio su un campione di 1.092 adulti americani, con un margine di errore di 4,1 punti percentuali.

Sondaggio AP-NORC / Media Insight Project — Evitamento notizie su Trump
Sondaggio AP-NORC / Media Insight Project
Sei americani su dieci evitano almeno qualche volta le notizie su Donald Trump

Con che frequenza eviti le notizie su Donald Trump?

Tutti gli adulti
% sul totale del campione

Qualche volta

32%

Spesso

31%

Raramente

18%

Mai

17%


Elettori repubblicani
% tra gli elettori repubblicani

Qualche volta

33%

Raramente

25%

Mai

24%

Spesso

17%


Elettori democratici
% tra gli elettori democratici

Spesso

38%

Qualche volta

~33%


Elettori indipendenti
% tra gli elettori indipendenti

Spesso

38%

Qualche volta

~33%

Eviti le notizie sulla politica nazionale nel suo complesso?

Tutti gli adulti
% che dichiara di evitarle, almeno qualche volta

Sì, le evita

57%

Quanto spesso segui regolarmente le notizie di attualità?

Quota che segue regolarmente diversi argomenti di attualità
% per gruppo politico

Democratici

80%

Repubblicani

80%

Indipendenti

70%

Metodologia: 5–8 febbraio 2026 | Campione: 1.092 adulti | Margine di errore: ±4,1 punti percentuali | Metodo: sondaggio online e telefonico condotto dall'AP-NORC Center for Public Affairs Research nell'ambito del Media Insight Project | Fonte: Media Insight Project (American Press Institute / AP-NORC).

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Villa Arconati è stata il set segreto de "Il diavolo veste Prada 2": visite guidate dal 4 all'8 maggio


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Villa Arconati, la cosiddetta "piccola Versailles" lombarda, è stata una delle location segrete de "Il diavolo veste Prada 2", il sequel molto atteso ambientato tra Stati Uniti, lago di Como e Milano. La villa è rimasta fuori dai radar fino all'uscita dei trailer internazionali, che hanno svelato alcuni dei suoi ambienti più eleganti: il colonnato in granito della Corte Nobile, lo Scalone d'onore con la copia del Laocoonte dei Musei Vaticani e la Sala di Fetonte con il suo spettacolare affresco a trompe-l'oeil dei Fratelli Galliari, realizzato dagli scenografi della Scala di Milano a metà Settecento.

Nel film la villa si presenta come un raffinato contrappunto rococò alla modernità di New York, riportata negli ultimi anni al suo antico splendore grazie al progetto di restauro della Fondazione Augusto Rancilio.

Per celebrare il momento, dal 4 all'8 maggio alle ore 15.00 la Fondazione apre le porte di Villa Arconati con visite guidate esclusive, per svelare storie e curiosità degli ambienti trasformati in set cinematografico.

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Starseeker: Astroneer Expedition è un gioco dolcissimo - la prova


Starseeker è stato un balsamo tra i laghi di tossicità che circondano il discorso sul futuro dei live service
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Prima di iniziare a raccontarvi di Starseeker: Astroneer Expedition devo togliermi dai piedi alcuni di voi: se vi è piaciuto Astroneer (il survival di culto uscito nel 2016) abbandonate queste pagine e correte a provare la beta di Starseeker che è appena partita. É aperta a tutti, è su tutte le piattaforme e ha a disposizione una fetta importante delle prime ore di gioco che vi farà innamorare di nuovo dell'universo creato da System Era Softworks ed edito da quei malandrini di Devolver Digital.

Ora che il principale target di pubblico è stato avvisato, ed è rimasto solo chi di Astroneer non ha mai sentito parlare, permettetemi di presentarvi uno dei giochi più dolci che abbia provato negli ultimi cinque anni.

Starseeker (lo chiamerò così d'ora in poi) è un titolo fantascientifico, cooperativo ed esplorativo in cui i membri di una stazione spaziale devono portare a termine degli importanti incarichi di ricerca scientifica. Questi consistono nel raccogliere materiali, esplorare biomi, realizzare ricette di crafting e tutta una serie di altri incarichi piccoli e grandi.

Per rendere le cose un tantino emozionanti, System Era ha introdotto delle meccaniche ad estrazione: niente pvp o robe simili, se non riuscirete a tornare alla vostra astronave prima che vi finisca l'ossigeno, perderete le risorse accumulate. L'obiettivo? Guadagnare reputazione con i vari vendor della stazione spaziale per sbloccare nuovi strumenti e personalizzazioni. In più ci sarà un sistema di obiettivi di server (ciascuno dei quali ospiterà fino a 60 giocatori tutti sulla stessa stazione spaziale) a cui tutti contribuiranno con le loro missioni.

La beta è limitata e io l'ho potuta provare solo per due giorni, ma è evidente che lo spirito tanto buffo quanto determinato di Astroneer va a comporre la maggior parte delle fondamenta del titolo. Starseeker è un gioco dolce sia perché le sfide che mette davanti a chi gioca non sembrano mai insormontabili, sia perché non ci sono veri e propri nemici. La fauna dei pianeti che andrete a esplorare non va sottovalutata, ma non c'è un cattivo, un piano per distruggere l'universo o chissà quale rischio: c'è una missione spaziale, con i suoi pericoli, che i suoi astronauti vogliono superare tutti insieme.

La condivisione e la cooperazione sono ubique: le risorse raccolte dalla squadra sono condivise, le informazioni scoperte sulla mappa sono condivise e "lo spirito è sempre e comunque quello della collaborazione" ha detto Adam Bromell, co-fondatore e creative director di System Era Softworks. "La nostra priorità è sempre stata quella di creare un'esperienza avvicinabile, senza stress e tranquilla", un ideale che riflette non solo le origini di Astroneer, ma anche l'ethos di tutta System Era.

Meccanicamente, ad essere protagonista è di nuovo la tecnologia di manipolazione del terreno che ha fatto di Astroneer un classico. Potrete riplasmare caverne e interi paesaggi alla ricerca di risorse o esplorando per completare le vostre missioni. Non c'è il comparto di basebuilding di Astroneer, al contrario c'è una fortissima enfasi sul raggiungere obiettivi comuni e riuscire in una grande impresa.

Essendo una beta devo aspettare ad esprimere un giudizio sul prodotto finito (che dovrebbe arrivare entro l'anno); quello che posso dire è che, con la sua dolcezza, Starseeker mi ha fatto divertire e stare bene in un mondo, quello dei live service, dominato da competizioni, paragoni, punteggi e pessimismo. Se anche voi siete alla ricerca di una piccola oasi dove fare amicizia, vi raccomando di provare la beta gratuita e su tutte le piattaforme appena partita.

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I Dem in vantaggio in Texas al Senato


Due rilevazioni indipendenti danno il deputato democratico avanti su Cornyn e Paxton, ma sotto il 50%. Nessun democratico vince una corsa statale in Texas dal 1994.

Il deputato democratico James Talarico è in vantaggio sui due possibili sfidanti repubblicani nella corsa al Senato federale per il Texas, secondo due nuovi sondaggi pubblicati questa settimana. Talarico ha già conquistato la nomination del suo partito vincendo le primarie democratiche all'inizio di marzo, dove ha battuto la deputata Jasmine Crockett. Sul fronte repubblicano la partita è invece ancora aperta. Il senatore in carica John Cornyn e il procuratore generale del Texas Ken Paxton si affronteranno in un ballottaggio il 26 maggio, perché nelle primarie repubblicane nessuno dei due ha raggiunto la soglia necessaria per la nomination diretta. Solo dopo quel voto i repubblicani avranno il loro candidato ufficiale da opporre a Talarico nelle elezioni generali di novembre. Il democratico resta comunque sotto la soglia del 50% in entrambe le rilevazioni, segno che la sfida finale rimane aperta.

Il primo sondaggio, condotto da Texas Public Opinion Research tra il 17 e il 20 aprile, attribuisce a Talarico un vantaggio di tre punti percentuali su Cornyn, 44% contro 41%. Su Paxton il margine sale a cinque punti, 46% contro 41%. Entrambi i risultati rientrano nel margine di errore del più o meno 3,3%. La rilevazione ha coinvolto 1.018 elettori probabili. Texas Public Opinion Research si presenta come un gruppo non partitico di ricerca sull'opinione pubblica, ma è diretta dallo stratega democratico Luke Warford, come ricostruito dal Texas Tribune.

Il secondo sondaggio, realizzato dal Texas Politics Project dell'Università del Texas ad Austin tra il 10 e il 20 aprile su 1.200 elettori registrati, dà Talarico avanti su Cornyn di sette punti, 40% contro 33%, e su Paxton di otto punti, 42% contro 34%. In entrambi i confronti, il 19% degli elettori si è detto ancora indeciso. Il margine di errore è di ±2,83 punti percentuali.
Sondaggi Texas — Corsa al Senato 2026
Sondaggi Texas Public Opinion Research e Texas Politics Project — Corsa al Senato federale 2026
Il democratico James Talarico in vantaggio sui due possibili sfidanti repubblicani Cornyn e Paxton
Texas Public Opinion Research UT Austin / Texas Politics Project

Senato federale — Talarico (D) contro Cornyn (R)

Tutti gli elettori probabili
% tra gli elettori probabili

James Talarico (D)

44%

John Cornyn (R)

41%

Indecisi / Altro

15%


Elettori indipendenti
% tra gli elettori indipendenti

James Talarico (D)

51%

John Cornyn (R)

29%

Indecisi / Altro

20%

Senato federale — Talarico (D) contro Paxton (R)

Tutti gli elettori probabili
% tra gli elettori probabili

James Talarico (D)

46%

Ken Paxton (R)

41%

Indecisi / Altro

13%


Elettori indipendenti
% tra gli elettori indipendenti

James Talarico (D)

53%

Ken Paxton (R)

28%

Indecisi / Altro

19%

Ballottaggio primarie repubblicane (sondaggio 6–7 aprile)

Elettori delle primarie repubblicane
% tra gli elettori repubblicani

Ken Paxton

48%

John Cornyn

40%

Indecisi / Altro

12%

Gradimento personale dei candidati

James Talarico (D)
% tra tutti gli elettori

Favorevole

41%

Sfavorevole

34%


Saldo netto di gradimento
favorevoli meno sfavorevoli (punti percentuali)

James Talarico (D)

+7

Ken Paxton (R)

−10

John Cornyn (R)

−15

Corsa per il governatore del Texas

Tutti gli elettori probabili
% tra gli elettori probabili

Greg Abbott (R)

48%

Gina Hinojosa (D)

43%

Indecisi / Altro

9%

Senato federale — Talarico (D) contro Cornyn (R)

Tutti gli elettori registrati
% tra gli elettori registrati

James Talarico (D)

40%

John Cornyn (R)

33%

Indecisi

19%

Senato federale — Talarico (D) contro Paxton (R)

Tutti gli elettori registrati
% tra gli elettori registrati

James Talarico (D)

42%

Ken Paxton (R)

34%

Indecisi

19%

Consolidamento del voto nel proprio partito

Talarico tra gli elettori democratici
% di consenso democratico raccolto da Talarico

Contro Paxton

82%

Contro Cornyn

80%


Repubblicani tra gli elettori repubblicani
% di consenso repubblicano raccolto contro Talarico

Ken Paxton

63%

John Cornyn

60%

Corsa per il governatore del Texas

Tutti gli elettori registrati
% tra gli elettori registrati

Greg Abbott (R)

44%

Gina Hinojosa (D)

38%

Altro candidato

5%

Senza opinione

13%

Corsa per il vicegovernatore

Tutti gli elettori registrati
% tra gli elettori registrati

Dan Patrick (R)

35%

Vikki Goodwin (D)

31%

Altro candidato

7%

Senza opinione

27%

Principale problema che il Texas si trova ad affrontare

Tutti gli elettori registrati
% tra gli elettori registrati — risposta principale indicata

Inflazione / Prezzi

15%

Corruzione / Leadership politica

10%

Economia

9%

Immigrazione

8%

Sicurezza del confine

4%

Metodologia: 17–20 aprile 2026 | Campione: 1.018 elettori probabili | Margine di errore: ±3,3 punti percentuali | Metodo: rilevazione su elettori probabili in Texas | Fonte: Texas Public Opinion Research (dir. Luke Warford). Dati ballottaggio repubblicano: rilevazione TPOR 6–7 aprile 2026.

Il vantaggio di Talarico, secondo gli analisti del Texas Politics Project citati dallo Houston Chronicle, è almeno in parte legato alla dura battaglia interna che oppone Cornyn e Paxton in vista del ballottaggio del 26 maggio. I due si stanno combattendo in una campagna definita logorante e negativa, che starebbe ampliando le divisioni nell'elettorato repubblicano. Mentre i democratici si sono già compattati intorno al loro candidato, i repubblicani devono ancora completare il processo di selezione interna. Il sondaggio del Texas Politics Project segnala che Talarico raccoglie circa l'80% del consenso democratico in entrambi gli scenari, mentre Cornyn ottiene solo il 60% dei voti repubblicani contro il democratico e Paxton il 63%, segno che parte dell'elettorato di destra non si è ancora ricompattato. Anche un sondaggio di Texas Public Opinion Research del 6 e 7 aprile sul ballottaggio repubblicano dava Paxton avanti di otto punti, 48% contro 40%, mentre una rilevazione di co/efficient dell'11-14 aprile, citata dal New York Times, vedeva Cornyn avanti di un solo punto, 44% contro 43%.

Il consenso di Talarico si concentra tra elettori non bianchi, laureati e indipendenti. Tra gli elettori afroamericani il distacco è di 51 punti su Cornyn e 56 su Paxton, secondo Texas Public Opinion Research. Tra gli elettori latinos il vantaggio è di 32 punti su Cornyn e 27 su Paxton. Tra gli indipendenti, il democratico è davanti 51% a 29% contro Cornyn e 53% a 28% contro Paxton. Anche il Texas Politics Project conferma il vantaggio del candidato democratico tra indipendenti, donne, laureati ed elettori sotto i 65 anni.

I dati sul gradimento personale aiutano a capire la dinamica. Texas Public Opinion Research segnala che il 41% degli elettori ha un'opinione favorevole di Talarico contro il 34% di sfavorevoli. Cornyn e Paxton hanno invece saldi negativi, rispettivamente di 15 e 10 punti, i peggiori tra tutti i candidati testati. Il Texas Politics Project conferma il quadro, con Talarico a +10 punti di gradimento netto e i due repubblicani in territorio negativo.

Il quadro storico invita comunque alla cautela. Nessun democratico ha vinto una corsa statale in Texas dal 1994, e nei cicli recenti i sondaggi hanno spesso restituito previsioni favorevoli al partito di minoranza poi smentite alle urne. L'ultima volta che il Texas ha eletto un senatore democratico è stato nel 1992, come ricordato da Newsweek. Nel 2018 Beto O'Rourke chiuse a tre punti dal repubblicano Ted Cruz, ma non era mai stato in vantaggio nei sondaggi dell'Università del Texas, ricorda lo Houston Chronicle.

I democratici sperano in uno scenario simile a quello del 2018, alimentato dal calo dei consensi del presidente Donald Trump e dal malcontento degli elettori latinos sull'economia e sulle politiche migratorie della Casa Bianca. Il Cook Political Report classifica il seggio come "probabile repubblicano". Anche Sabato's Crystal Ball mantiene la stessa valutazione, ma gli analisti Kyle Kondik e J. Miles Coleman, in un aggiornamento del 4 marzo citato da Newsweek, hanno scritto che sposterebbero molto probabilmente il Texas a "tendente repubblicano" se Paxton vincesse il ballottaggio. Hanno anche osservato che Cornyn, senatore da quattro mandati ed ex procuratore generale, ha ottenuto poco più del 40% nelle primarie del suo stesso partito, un risultato che non è un segnale di forza.

La corsa per il Senato è già la primaria più costosa di sempre in Texas, con la maggior parte della spesa concentrata sul fronte repubblicano a sostegno di Cornyn. I sostenitori del senatore in carica argomentano che sarebbe un candidato più solido di Paxton in un ciclo elettorale che si annuncia complicato per i repubblicani. I sondaggi di questa settimana mostrano però che le prestazioni dei due aspiranti contro Talarico sono molto simili.

Cornyn rappresenta il Texas al Senato dal 2002 ed è considerato un repubblicano tradizionale. Ha attirato critiche dalla base del partito per il sostegno a una legge bipartisan sulla sicurezza delle armi nel 2022 e per dichiarazioni passate su Trump. Nel 2023, in dichiarazioni riportate dallo Houston Chronicle e citate da Newsweek, aveva detto che il tempo del presidente Trump era passato. Paxton si presenta invece con il sostegno della parte più conservatrice e trumpiana del partito, ma porta con sé il fardello dell'impeachment del 2023 da parte della Camera del Texas, con accuse di corruzione e abuso di pubblica fiducia, da cui è stato poi assolto dal Senato statale. Trump non si è ancora schierato tra i due, e in un messaggio del 4 marzo su X ha annunciato che farà presto la sua scelta, chiedendo al candidato non sostenuto di ritirarsi.

Talarico, deputato dell'assemblea del Texas dal 2018, è stato insegnante e direttore di una organizzazione no profit prima di entrare in politica. Nel 2025 era tra i democratici texani che lasciarono lo stato per impedire il numero legale e bloccare la ridefinizione dei collegi voluta dai repubblicani. In una intervista a Newsweek nel settembre 2025 ha dichiarato di non vedere la politica come scontro tra destra e sinistra, ma tra alto e basso, criticando i miliardari che a suo dire dividono gli elettori attraverso algoritmi e reti televisive.

Oltre alla corsa al Senato, entrambi i sondaggi mostrano i repubblicani in testa nelle altre sfide statali. Il governatore Greg Abbott guida sulla candidata democratica Gina Hinojosa di cinque punti secondo Texas Public Opinion Research, 48% contro 43%, e di sei punti secondo il Texas Politics Project. Nella corsa per il vicegovernatore, il repubblicano Dan Patrick è avanti di soli quattro punti sulla deputata democratica Vikki Goodwin, 35% contro 31%, con quasi un terzo degli elettori senza opinione.

Tra le preoccupazioni degli elettori texani, l'inflazione e l'aumento dei prezzi restano in cima, segnalate dal 15% degli intervistati nel sondaggio del Texas Politics Project. Seguono corruzione politica, economia, immigrazione e sicurezza del confine.

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Gianpistone, l'artista di Testaccio che credeva nell'arte come strumento sociale: in mostra fino al 29 giugno


Fino al 29 giugno la Soprintendenza Speciale di Roma espone 38 opere dell'artista scomparso nel 2020. Ingresso gratuito tutti i giorni
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Un artista quasi completamente ignoto alla storiografia ufficiale, eppure pioniere di un'idea di cultura come bene comune e strumento di emancipazione sociale. Gianpistone, attivo a Roma nel rione Testaccio tra gli anni Sessanta e il 2020, anno della sua scomparsa, è al centro di una mostra promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma al Drugstore Museum, aperta da ieri 29 aprile fino al 29 giugno 2026.

La mostra, curata dal Soprintendente Speciale Daniela Porro e dal direttore dell'Istituto Centrale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale Alessio De Cristofaro, raccoglie 38 opere in ordine cronologico, tra grandi quadri, maschere di cartapesta e marionette, affiancate da un "diario di oggetti" provenienti dall'atelier-studio e da documenti audiovisivi. Il percorso ricostruisce l'esperienza dello Studio Arte Èquipe '66, il laboratorio-atelier aperto a tutti che Gianpistone aveva costruito nel cuore di Testaccio, votato all'inclusione sociale prima ancora che questa diventasse una parola d'ordine del mondo culturale.

L'esperienza di Gianpistone comprende anche un lavoro di arte terapia condotto nell'ospedale psichiatrico di Brescia, documentato nel catalogo della mostra con un contributo dello psichiatra Giorgio Callea. Insieme agli scritti della storica dell'arte Serena Dell'Aira, della figlia Susanna Pistone e della sociologa urbana Irene Ranaldi, che offre uno spaccato del rione Testaccio dalle origini alla gentrificazione, il catalogo restituisce un ritratto a tutto tondo di un artista che ancora molto ha da insegnare.

Nel corso della mostra sono previsti incontri del sabato mattina alle 11, a partire dal 9 maggio fino al 6 giugno, con storici dell'arte, critici, psichiatri e testimoni dell'esperienza di Gianpistone. La mostra è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 19 con ingresso gratuito.

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Mattarella alla Piaggio in vista del 1° maggio: “La sicurezza sul lavoro non ammette rinunce”


Sergio Mattarella ha scelto lo stabilimento Piaggio di Pontedera, in provincia di Pisa, per celebrare in anticipo la Festa del Lavoro 2026. Accolto dai vertici dell’azienda, il Capo dello Stato ha visitato le linee produttive e il Museo Piaggio, soffermandosi sulla Vespa, simbolo del Made in Italy che quest’anno compie 80 anni.

Nel corso dell’evento, ospitato nell’Auditorium del museo, Mattarella ha richiamato il ruolo centrale del lavoro nella Costituzione, sottolineando come esso rappresenti dignità, partecipazione e coesione sociale.

Ampio spazio è stato dedicato ai temi economici e sociali: dalla transizione tecnologica all’intelligenza artificiale, fino alle fragilità del mercato del lavoro europeo. Il Presidente ha evidenziato la necessità di coniugare innovazione e competitività con la tutela dei diritti e della qualità dell’occupazione.

Particolare attenzione ai problemi strutturali del Paese: disoccupazione giovanile, divario di genere ed emigrazione dei talenti. “Questa tendenza va invertita nell’interesse del Paese”, ha affermato.

Forte anche il richiamo alla sicurezza sul lavoro, definita “un dovere che non ammette rinunce o distinguo”. Ogni anno, ha ricordato, oltre mille persone perdono la vita tra luoghi di lavoro e spostamenti, un “tributo inaccettabile”.

Mattarella ha infine sottolineato il ruolo di imprese, sindacati e istituzioni nella costruzione di un sistema produttivo fondato su legalità, coesione e dialogo, chiudendo con gli auguri ai lavoratori e a chi il lavoro lo cerca.

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Trump valuta nuove operazioni militari contro l'Iran: sul tavolo attacchi mirati


Il comandante del CENTCOM presenterà oggi al presidente i piani per rompere lo stallo negoziale, mentre il New York Times denuncia i limiti strutturali delle Forze Armate statunitensi emersi nella guerra.

Donald Trump riceverà oggi un briefing sulle opzioni per una nuova possibile azione militare contro l’Iran. Lo rivela Axios, citando due fonti a conoscenza del dossier. A presentare i piani sarà l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM: un segnale che il presidente sta valutando seriamente la possibilità di riprendere le operazioni di combattimento, per sbloccare i negoziati o assestare un colpo finale prima di chiudere il conflitto.

Secondo tre fonti sentite da Axios, il CENTCOM ha preparato piani per una nuova ondata di attacchi definita “breve e potente”, probabilmente diretta contro obiettivi infrastrutturali, per spingere Teheran a tornare al tavolo negoziale con maggiore flessibilità sul dossier nucleare. Un secondo piano prevede il controllo di una porzione dello Stretto di Hormuz e la sua riapertura al traffico commerciale: un’operazione che, secondo una fonte, potrebbe coinvolgere anche forze di terra e quindi essere molto più rischiosa. Una terza opzione, già discussa in passato, consiste in un ambizioso raid delle forze speciali per mettere in sicurezza le scorte iraniane di uranio altamente arricchito.

Trump ha dichiarato ieri ad Axios di considerare il blocco navale contro l’Iran “in qualche modo più efficace dei bombardamenti”. Due fonti riferiscono che il presidente considera oggi il blocco come la principale leva negoziale, pur restando pronto ad agire militarmente se Teheran non dovesse cedere. Al Pentagono si sta valutando anche il rischio di una rappresaglia iraniana contro le forze americane nella regione.

Cooper aveva già tenuto un briefing analogo con Trump il 26 febbraio, due giorni prima che Stati Uniti e Israele lanciassero la guerra contro l’Iran. Una fonte vicina al presidente ha riferito ad Axios che proprio quell’incontro contribuì alla decisione di entrare in guerra.
Le opzioni militari di Trump contro l'Iran

Scenari di guerra
Le nuove opzioni militari di Trump contro l'Iran
Il briefing del CENTCOM e i limiti emersi nel conflitto · 30 aprile 2026

Opzioni Paradosso Limiti Cronologia

"Il blocco navale è in qualche modo più efficace dei bombardamenti."
— Donald Trump ad Axios, ieri

Tre nuovi piani sul tavolo del presidente

1

Ondata di attacchi mirati
"Breve e potente"

Attacchi mirati contro obiettivi infrastrutturali per spingere Teheran a tornare al tavolo negoziale con maggiore flessibilità sul nucleare. Lo riferiscono ad Axios tre fonti a conoscenza dei piani preparati dal CENTCOM.

2

Controllo dello Stretto di Hormuz
Possibile uso di forze di terra

Prendere il controllo di una porzione dello Stretto e riaprirlo al traffico commerciale. L'operazione potrebbe coinvolgere anche forze di terra.

3

Raid sulle strutture nucleari
Forze Speciali

Ambiziosa operazione delle Forze Speciali per mettere in sicurezza le scorte iraniane di uranio altamente arricchito ancora in possesso dell'Iran. Opzione già discussa in passato all'interno dell'Amministrazione.

Chi presenterà i piani?

Amm. B. Cooper
Comandante CENTCOM, conduce il briefing

Gen. D. Caine
Capo Stato Maggiore delle Forze Armate, partecipante

Precedente
Cooper aveva tenuto un briefing analogo a Trump il 26 febbraio. Due giorni dopo, Stati Uniti e Israele hanno lanciato la guerra contro l'Iran.

La sproporzione sulla carta


Stati Uniti
~1.000 mld
$ spesa difesa annua


Iran
~10 mld
$ stima difesa annua

Il bilancio operativo

13.000+
Obiettivi colpiti dagli Stati Uniti nelle prime 6 settimane di guerra

13
Militari statunitensi uccisi, oltre 300 i feriti

100x
Il rapporto tra le spese militari di Stati Uniti e Iran

Hormuz chiuso
Lo Stretto è ancora sotto controllo iraniano

Sei settimane dopo l'inizio della guerra, la nazione più debole si trova nella posizione negoziale più forte.
Board editoriale, New York Times

Le quattro priorità di riforma indicate dal New York Times

Tecnologie anti-drone
Sul modello Ucraina-Russia. A causa della loro mancanza, la Marina stanunitense non è riuscita a impedire la chiusura di Hormuz.

Armi economiche prodotte in serie
Droni d'attacco e navi senza equipaggio, mentre il Pentagono punta in futuro su sistemi più complessi.

Ampliare capacità industriale
Diversificare i fornitori oltre i Big Five attuali e puntare maggiormente su aziende tecnologiche.

Alleanze internazionali da ricostruire
Trump ha chiesto aiuto per riaprire Hormuz ai Paesi alleati che aveva emarginato all'inizio della guerra.

Il collo di bottiglia

1
Fabbrica produceva fino a poco fa tutti i missili Tomahawk

5
Grandi fornitori dominano il settore militar industriale statunitense

Punti di tensione interna
Conflitto aperto tra il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il Segretario dell'Esercito Daniel Driscoll. Proposta di bilancio da 1.500 miliardi di dollari giudicata dal New York Times come capace di amplificare le debolezze invece di correggerle.

Tocca un evento per i dettagli

26 Feb 2026
Primo briefing dell'Ammiraglio Cooper a Trump

Una fonte vicina al presidente ha riferito ad Axios che proprio quel briefing contribuì alla decisione di entrare in guerra.

28 Feb 2026
Stati Uniti e Israele lanciano la guerra contro l'Iran

Inizio della campagna militare. Nelle prime 6 settimane gli Usa colpiscono oltre 13.000 obiettivi militari e industriali.

Mar 2026
L'Iran prende il controllo dello Stretto di Hormuz

Missili e droni iraniani continuano a minacciare gli alleati di Washington. Lo scontro appare meno sbilanciato del previsto, nonostante l'enorme differenza di mezzi a disposizione.

Mer (questa settimana)
Trump ad Axios: "Blocco navale più efficace dei bombardamenti"

Due fonti riferiscono che il presidente considera oggi il blocco come la principale leva negoziale, ma resta lo stesso pronto ad agire militarmente.

Gio (oggi)
Cooper presenta a Trump 3 nuove opzioni militari

Al briefing parteciperà anche il generale Dan Caine, capo di Stato maggiore delle Forze Armate statunitensi. Al Pentagono si valuta anche l'ipotesi di rappresaglia iraniana contro le forze Usa nella regione.

Elaborazione FocusAmerica su fonti: Axios, New York Times (editorial board) · 30 aprile 2026

Il New York Times: la superiorità americana non basta


Le nuove opzioni sul tavolo di Trump arrivano mentre il board editoriale del New York Times ha pubblicato un’analisi che mette in discussione la tenuta strategica di Washington. Sulla carta, scrive il giornale, la guerra non avrebbe dovuto essere un confronto alla pari: gli Stati Uniti spendono circa 1.000 miliardi di dollari l’anno per la difesa, oltre cento volte la cifra iraniana, e nelle prime 6 settimane hanno colpito più di 13.000 obiettivi militari e industriali, subendo perdite contenute, 13 militari uccisi e oltre 300 feriti. Eppure lo scontro appare oggi meno sbilanciato.

L’Iran ha preso il controllo di fatto dello Stretto di Hormuz, missili e droni continuano a minacciare gli alleati regionali di Washington e, mentre Trump intende a tutti i costi trovare una via d'uscita che gli salvi la faccia, la leadership iraniana resiste. Insomma, paradossalmente, la nazione più debole si trova nella posizione negoziale più forte.

Per il New York Times, la spiegazione sta nei limiti strutturali del modello militare statunitense. Gli Stati Uniti hanno speso centinaia di miliardi in navi e aerei progettati per battere flotte avversarie, ma poco efficaci contro armi economiche prodotte in serie come i droni iraniani. Anche l’industria della difesa, concentrata in cinque grandi appaltatori, fatica a rispondere alla domanda: una sola fabbrica produceva fino a poco tempo fa tutti i missili cruise Tomahawk, mentre anche gli intercettori Patriot scarseggiano cronicamente.

Da qui le quattro priorità di riforma indicate dall’editoriale. La prima è dotarsi di tecnologie anti-drone economiche e producibili su larga scala, sul modello sviluppato dall’Ucraina contro la Russia: una carenza che la Marina statunitense ha pagato non riuscendo a impedire la chiusura di Hormuz. La seconda è avviare la produzione di massa di armi economiche e sacrificabili, come droni d’attacco e navi senza equipaggio, mentre il Pentagono continua a puntare su sistemi molto più complessi. La terza è ampliare la capacità industriale, diversificando i fornitori e coinvolgendo aziende tecnologiche più dinamiche. La quarta, infine, è riprendere la collaborazione con le democrazie industrializzate: le richieste di aiuto rivolte da Trump, per riaprire lo Stretto di Hormuz, agli stessi alleati emarginati all’inizio della guerra dimostrano, scrive il giornale, che Washington non può agire da sola.

Le riforme mancate e il rischio strategico


Il quadro non è però del tutto negativo. Il New York Times riconosce all’Amministrazione alcuni passi positivi, come la pressione sui grandi fornitori delle Forze Armate per aumentare la produzione di missili e le azioni del Segretario dell’Esercito Daniel Driscoll per cancellare programmi ormai obsoleti. Ma il bilancio resta segnato da scelte controverse: la commessa per la costruzione di una nuova flotta di corazzate “classe Trump”, giudicate vulnerabili agli attacchi aerei; i licenziamenti voluti dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth, oggi in aperto conflitto con lo stesso Driscoll; e una proposta di budget monstre da 1.500 miliardi di dollari che, secondo il quotidiano newyorkese, rischia di amplificare le debolezze invece di correggerle.

La guerra in Iran, avverte l’editoriale, rischia così di trasformarsi in una mappa operativa per Paesi come Russia e Corea del Nord, interessati a capire come resistere alla forza militare di Washington. Per la Cina, invece, conferma la validità della scommessa su droni, cyber e capacità spaziali come nuovi terreni decisivi dello scontro.

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Crisi del calcio italiano e ruolo dello sport, Cochi: “Bisognerebbe prendere spunto dalla Pallavolo”


Tra crisi della Nazionale e segnali positivi dal territorio, Cochi analizza il momento dello sport: “Serve equilibrio e rispetto per il sistema”
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Cochi parte da una riflessione più ampia sul valore dello sport come sistema, sottolineando la necessità di riconoscere il ruolo delle istituzioni sportive sul territorio e di evitare semplificazioni nei momenti di crisi: “La federcalcio è una delle organizzazioni sportive nazionali che rappresenta anche il CONI, ovviamente autorevole, ricca, piena di numeri importanti, basta pensare a quanti pratichino calcio anche magari con la squadra di quartiere”.


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Il Presidente del Comitato CONI del Lazio parla anche dei giovani nazionali e del ruolo centrale che meritano per lo sviluppo e la crescita delle società di calcio: “I vivai non devono essere solo un buon proposito. Si deve ripartire da quest’ultimi. Bisognerebbe prendere spunto magari dalla pallavolo che ha tanto successo, però dove sono imposti dei giocatori nazionali. Però sui vivai vanno creati dei paletti, io vedo anche in Serie A dove gli italiani sono davvero pochi. Secondo me, già dal livello giovanile vanno messi quei paletti, vanno fatti due regolamenti che arrivino a quelli che erano i vivai di quando ero ragazzo io. Con gli osservatori che venivano in presenza sulle tribune a vedere i calciatori, oggi ormai si fa tutto tramite video. Abbiamo questa necessità, lo dicono i risultati in campo, ma lo dicono anche le nostre squadre in Europa, siamo usciti abbastanza spesso negli ultimi anni con un discreto anticipo. La qualità non è quella del calcio che avevamo negli anni 80 e anche all’inizio anni 90 per intenderci e quando vai tre volte fuori da una qualificazione mondiale vuol dire che c’è un problema nel sistema. Le responsabilità partono anche dal basso e quindi anche la Lega nazionale dilettanti dovrà prendere quei correttivi e attuare una riforma che magari il presidente Binaghi, per esempio, ha fatto per la federtennis”.


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Ma buone notizie arrivano anche dal mondo del calcio: infatti l’Ostiamare raggiunge un risultato storico con la promozione in Serie C, segnale positivo per il territorio e per il movimento: “Innanzitutto ringraziamo il presidente De Rossi che, anche se è allenatore di una squadra di Serie A, ha fatto sì che in un territorio delicato e spesso discusso, ma che io apprezzo e ho frequentato, si ottenesse questo risultato. Ripeto, costa sempre di più fare il calcio di vertice e bisogna trovare sinergia, per fortuna c’è un De Rossi che può catalizzare, ma so che le difficoltà non sono poche. Con l’aumento di categoria nel calcio professionistico, aumentano le responsabilità, le difficoltà, l’impegno economico e anche quello sportivo e tecnico. So che su questo ci si relaziona tra istituzioni nel rispetto del proprio ruolo. Quindi complimenti all’Ostiamare, complimenti a chi fa il calcio professionistico”.

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Usa, l'economia rallenta nel primo trimestre del 2026: il PIL cresce del 2%, sotto le attese


Gli investimenti delle imprese trainano l'attività, ma i consumi frenano sotto il peso dell'inflazione e del caro-benzina.

L’economia statunitense è cresciuta del 2% annualizzato nel primo trimestre del 2026, secondo i dati diffusi dal Dipartimento del Commercio. Il dato segna un’accelerazione rispetto alla fine del 2025, quando lo shutdown governativo più lungo della storia americana aveva frenato l’attività, ma resta sotto le attese degli analisti di Wall Street, ferme al 2,2%, e al di sotto della crescita potenziale stimata dal Congressional Budget Office.

A sostenere il prodotto interno lordo sono stati soprattutto gli investimenti fissi non residenziali, aumentati del 10,4%. La spesa in proprietà intellettuale e attrezzature è stata particolarmente robusta, segnale che le aziende continuano a puntare con decisione sull’intelligenza artificiale. I consumi, principale motore dell’economia americana, hanno invece rallentato all’1,6%, dall’1,9% del quarto trimestre 2025. Anche il mercato del lavoro ha recuperato solo in parte: dopo le perdite degli ultimi tre mesi del 2025, tra gennaio e marzo l’economia ha creato in media 68.000 posti di lavoro al mese.
Pil Usa Q1 2026 — La crescita rallenta sotto il peso della guerra

Economia · Stati Uniti
Pil USA, la crescita rallenta sotto il peso della guerra con l'Iran
Primo trimestre 2026 · Dati Bureau of Economic Analysis, Dipartimento del Commercio

PIL Motori Prezzi Fed

Crescita annualizzata · Q1 2026
+2,0%
Sotto le attese di Wall Street, ferme al 2,2%, e più bassa della stima di crescita potenziale del Congressional Budget Office

Variazione del Pil reale
sul trimestre precedente
Tocca le barre

Q1 2026
+2,0%
Trimestre attuale: la crescita rallenta dopo l'inizio della guerra con l'Iran

Fonte: Bureau of Economic Analysis (BEA). Dati destagionalizzati e annualizzati.

Cosa spinge e cosa frena la crescita

▲ Spinge

+10,4%
Investimenti fissi non residenziali, soprattutto in proprietà intellettuale e attrezzature legate all'AI

Utili
Vendite e utili delle grandi aziende nelle ultime trimestrali

Rimborsi
Rimborsi fiscali più generosi nella stagione delle dichiarazioni

▼ Frena

+1,6%
Consumi in rallentamento, dall'1,9% del Q4 2025

68.000
Buste paga aggiunte in media al mese tra gennaio e marzo, dopo i posti persi a fine 2025

Al minimo
Indice di fiducia consumatori dell'Università del Michigan ad aprile, livello più basso mai registrato

Inflazione e shock energetico

+4,5%
Indice PCE annuo, l'indice di inflazione preferito dalla Fed

28 feb
Inizio degli attacchi Usa-Israele all'Iran

Prezzo medio benzina, dollari al gallone

Dall'attacco a oggi
+44%

Prima
(fine feb)

~2,85 $

Aprile

4,10 $

Il dato sul PIL non considera i rincari di aprile. La benzina è il canale principale attraverso cui la guerra è entrata nei conti delle famiglie americane.

La risposta della Federal Reserve

Decisione del FOMC
Tassi fermi, prudenza confermata
Il Federal Open Market Committee ha votato per lasciare invariato il costo del denaro, citando come motivi l'inflazione elevata e la debolezza dell'occupazione.

Probabilità che la Fed lasci i tassi fermi fino a dicembre

Inizio 2026 Bassa

I mercati scontavano due tagli nel corso dell'anno

Oggi > 80%

Stima dei futures sui Fed funds, dati CME Group

2
Tagli attesi a inizio anno e ora rinviati

Medio Oriente
Fonte di "alto livello di incertezza" citata nel comunicato FOMC

Elaborazione FocusAmerica su fonti: Bureau of Economic Analysis, Dipartimento del Commercio, CME Group, Università del Michigan · Aprile 2026

Sul fronte dei prezzi, l’inflazione misurata dall’indice Pce, il parametro osservato con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, è salita a un ritmo annuo del 4,5%. A pesare è anche la guerra con l’Iran: Stati Uniti e Israele hanno attaccato Teheran l’ultimo giorno di febbraio e da allora il prezzo medio della benzina è aumentato di circa il 44%. Il rapporto sul Pil non tiene conto dei rincari di aprile, quando la benzina ha viaggiato in media a 4,10 dollari al gallone. Sempre ad aprile, l’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan è sceso al livello più basso mai registrato, schiacciato dalle preoccupazioni per il conflitto e per il caro prezzi.

In questo quadro, la Federal Reserve ha scelto la prudenza. Mercoledì il Federal Open Market Committee ha votato per lasciare invariati i tassi di interesse, citando l’inflazione elevata e la debolezza dell’occupazione. «Gli sviluppi in Medio Oriente stanno contribuendo a un alto livello di incertezza sulle prospettive economiche», si legge nel comunicato del Fomc. Gli investitori, che a inizio anno scontavano due tagli dei tassi nel 2026, ora assegnano una probabilità superiore all’80% a uno scenario in cui la banca centrale lasci il costo del denaro invariato fino a dicembre, secondo i dati del Cme Group.

I conti delle grandi aziende restano intanto solidi, con vendite e utili resilienti nelle trimestrali pubblicate nelle ultime settimane. I consumatori beneficiano di rimborsi fiscali più generosi in questa stagione delle dichiarazioni e di un tasso di disoccupazione ancora basso. Diverse imprese, però, segnalano una clientela sempre più nervosa, stretta tra la guerra e il prezzo della benzina.

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GPT Image 2, la guida con Framework & Esempi


La Guida Definitiva a GPT Image 2 è un nome pretenzioso, lo so. Ma quando si capisce come funziona il prompt engineering di ChatGPT tutto diventa più facile.

Se un mesetto fa OpenAI sembrava aver perso i favori della "faccebuffe social", dopo il rilascio di ChatGPT 5.5 e GPT Image 2, le banderuole del web sembrano aver sentito il vento che tirava.

Anche se è ancora presto per creare "la Guida Definitiva a GPT Image 2", posso dire che sono discretamente fiducioso nel proporvi un qualcosa che funzionerà molto bene anche nel futuro.

Questo perchè il generatore di immagini di ChatGPT segue le regole di prompting della chat e quindi quando si ha un framework solido, tutto diventa molto facile.

I miei studenti vedranno, per l'ennesima volta, l'utilità del Framework CIDI, chi mi segue da poco potrebbe perdersi dei pezzi, scrivimi pure che ti rispondo.

Cosa Vedremo in questa guida:

Breve Recap


Non è questo il luogo per parlarvi di come fare prompt engineering, io per i prodotti OpenAi ho sposato la causa del CIDI. questo perchè semplice e molto versatile.

CIDI? chi è questa Cerneade?


Non mi prendo nemmeno la gloria per la creazione del framework (l ho imparato da Gialuca Mauro, di AI Academy). In brevissimo:

Contesto


Cosa succede, il tuo ruolo, le abilità

Istruzioni


Cosa ti aspetti di ottenere

Dettagli


Come ti aspetti che sia l'output

Input


qui si mettono i file di reference.

Grazie al CIDI si possono fare prompt estremamente semplici, quanto dei GPT personalizzati estremamente complessi... e come vedremo adesso anche delle immagini.

Le tre modalità: Creare, Modificare, Unire.


Con GPT image 2 si possono fare 3 cose essenzialmente:

  • Creare un'immagine,
  • modificare un'immagine pre-esistente,
  • unire delle immagini per crearne una nuova.

vediamo queste tre modalità:

Creare con GPT Image 2


GPT Image 2 infatti premia la struttura. Usare un framework simile al CIDI, ci permette di avere risultati coerenti.
# Contesto della Scena:
[dove avviene, momento della giornata, sfondo, ambiente]

# Istruzioni sul soggetto:
[chi o cosa è il focus principale]

# Dettagli:
[materiali, abbigliamento, texture, illuminazione, angolo di ripresa, tipo di lente, composizione, mood]

## Use case:
[foto editoriale / mockup prodotto / poster / schermata UI / infografica / concept frame]

## Limitazioni:
[niente watermark / niente loghi / niente testo extra / preserva il volto / preserva il layout]

# Input
[Ci serve quando vogliamo unire delle immagini]

Nelle immagini il sotto punto delle limitazioni e il punto è dove molti prompt mediocri falliscono senza accorgersene.

Se descrivi l’idea senza delimitazioni, il modello diventa creativo in direzioni che non vuoi.

Primo esempio


Ecco il prompt
# Contesto:
Siamo in un sito archeologo romano, con colonne e capitelli, potrebbe essere il Pantheon a Roma. è pomeriggio e c'è una luce perfetta per le foto.

# Istruzioni
il soggetto è un uomo italiano di 40 anni, vestito casual in posa davanti al monumento.

# Dettagli
Sorriso naturale, pelle naturale per la sua età, maglietta rossa e jeans, indossa delle clark. Foto a immagine piena, dinamica. Le colonne sono bianche, pulite ma dimostrano i loro anni, c'è un buon bilanciamento dei colori, profondita di campo e luce naturale

## Dettaglio foto
E' una foto per una rivista di viaggi, glamour in 16:9

## Limitazioni
Non mettere altre persone nello sfondo, no fare ritocchi pesanti, no scritte

Stesso prompt su Gemini & Midjourney


Non è corretto aspettarsi che Midjourney o Gemini creino qualcosa di corretto con un prompt pensato per ChatGPT, dato che lavorano con logiche diverse. Ma vi posto lo stesso i risultati, traete voi le conclusioni.



Gemini, Mj, Mj

Evitare l'AI Slop: Consigli Generali

Fatti visivi al posto di elogi vaghi


Evita: stunning, incredible, epic, masterpiece, gorgeous, insane detail. <- questi funzionicchiano su midjourney, non su GTP Images.

Preferisci: luce diurna coperta, cromato, golden hours, vernice scheggiata, kerning pulito, look da 50mm, luce rimbalzata morbida, tela leggermente usurata.

Gli stili devono avere riferimenti visivi


Parole come "minimalista brutalista editoriale luxury fotorealismo cinematic moderna premium" - sono utili per generare variabile inaspettate ma deboli se si vuole avere il controllo.

Meglio usare: Sfondo crema, font sans serif nero condensato e pesante, blocco tipografico asimmetrico, un solo oggetto hero, ampio spazio negativo, illuminazione da studio su piano.

Come regola generale Il linguaggio “di atmosfera” copre la precisione del risultato.

Sii chiaro nel dire esattamente cosa serve


Se servono delle colonne scrivi "colonne".
Se serve una carta d’imbarco leggibile, scrivi carta d’imbarco.
Se devi preservare un volto, scrivi preserva il volto.

Quando modifiche separa "change" da "mantieni"


Usa “modifica solo X” e “mantieni tutto il resto uguale”... io spesso mantengo il verbo "preserve" che mi sembra più preciso.

Ripeti sempre cosa va mantenuto per ridurre deviazioni.

Tratta il testo come tipografia


Metti il testo tra virgolette o in MAIUSCOLO.
Specifica font, dimensione, colore e posizione.
Se necessario, scrivi le parole lettera per lettera.

Non farti prendere la mano: una revisione per volta


Meglio modifiche piccole e iterative che una riscrittura totale.

"Rendi la luce più calda. Rimuovi la sedia a sinistra. Ripristina la texture originale del muro. Mantieni tutto il resto uguale." funziona meglio che:

"Rendilo più premium, più realistico, più stiloso, più cinematografico, più emozionale, più moderno, sistema il testo, cambia outfit, migliora lo sfondo, e mantieni tutto."

Modificare con GPT Image 2


Abbiamo visto come creare immagini, vediamo come modificarle.
La prima cosa che notiamo è che passiamo sopra all'immagine appare un bottone "edit" che, cliccato, ci permette di fare due cose:

  • selezionare ed editare un'area
  • cambiare l'aspect ratio (verticale, quadrato etc etc)


Selezionare un'area e modificarla


apprare un evidenziatore e si può modifcare una parte specifica della foto.

dato che "Quando sei a Roma, fai come i romani" (e perché sono sciocco) ho chiesto di mettere dei calzari alla foto precedentemente creata.

Ed ecco il risultato

Modificare via prompt


Possiamo anche modificare via prompt.

in questo caso basta scrivere cosa vogliamo. Nella mia foto ho fatto una richesta particolare, volevo rimuovere tutte le colonne, tranne quella dove era appoggiato il tizio.

se vogliamo essere sicuri che il prompt venga recepito al meglio, diciamo cosa si vuole cambiare, ma anche cosa preservare e i limiti.
# Cambia:
Lo sfondo deve essere più simile a un luna park che a un colonnato

# Preserve:
persona, viso posa, vestiario, la colonna su cui è appoggiato,

# Limitazioni:
Non aggiungere persone
In questo caso possiamo notare che la persona è praticamente la stessa mentre invece il capitello è stato leggermente modificato.

Riproviamoci dando più enfasi a colonna ed angolo
# rimuovi
rimuovi lo sfondo e mettici un luna park

# Preserve
the guy, la posa, i vestiti, la colonna su cui è appoggiato, angolo e dimennsioni

# restrizioni
No persone extra
Gemini Nano Banana (qui sotto) risponde meglio all'editing preservando le cose senza toccarle

Modalità 3: FU-SI-ON !


La terza Modalità è fondere immagini che abbiamo per avere un risultato nuovo.

Esempio 1


primo esperimento, giochiamo un po': prendo l'immagine del luna park, gli carico un'immagine di pantofole da orso e camicia con disegno arrogante. Il logo bianco su sfondo rosso lo userò in un altro prompt.



# Contesto
la scena è quella di immagine uno nel luna park, col tizio appoggiato alla colonna

# Instruction:
Vesti la persona dalla immagine principale.png con la camicia dalla immagine: camicia.jpeg
ai piedi mettigli le scarpe a forma di zampa (scarpe.jpg)

# Dettagli
Preserva posa, forma del corpo, viso, sfondo e luci da immagine principale.png

## Limiti
No extra accessories.

# Input

Vedi allegati
Il risultato:

Esempio 2


Faccio qualcosa di più low key. Prendiamo la prima foto (il tizio con le clark) gli aggiungo la sua ragazza Asiatica con la borsetta e dico che deve mettere un logo sulla maglietta.

Le immagini che uso:



La ragazza Giapponese, il guappo italiano generate da me, la borsa trovata su internet

il prompt:

# Contesto
la scena è quella di immagine principale.jpg, con tizio abbracciato alla sua ragazza di fianco a una colonna romana nel contesto di monumenti

# Instruction:
la persona dalla immagine principale.png ha una magglietta con questo logo: hurricane-polymar-logo-png, abbraccia la sua ragazza fidanzata.png

# Dettagli
Preserva posa, forma del corpo, viso, sfondo e luci da immagine principale.png
la fidanzata ha la borsa di bag.webp
il mood è chill e amorevole

## Limiti
no extra people

# Input

Vedi allegati

I risultati


Il risultato mi sembra ottimo.
Il logo è stato inserito, il colore della maglietta mantenuto, la posa e tutto il resto pure. Pure le scarpe da vecchia sono in linea col vestiario e il mood.
GPT Image 2
E Gemini? - il logo sulla maglietta è un filo posticcio, i piedi della ragazza non si vedono, ma è un buon lavoro (anche in questo caso: è ingiusto pretendere buoni risultati su gemini utilizzando prompt di ChatGPT)

Campi di applicazioni


ti do qualche idea di applicazioni. Come noterai non tutti usano pari pari il framework che ti ho presentato sopra, semplicemente perchè non ce ne è bisogno... Anche capire quando usarlo e quando no fa parte del gioco.

Usa lo stile di..


Sempre i miei studenti sanno bene quanto è importante il tono di voce... E se facessimo lo stesso con le immagini? Piuttosto facile.

Primo prompt: Estrai lo stile


In questo caso si può fargli una domanda semplicissima:
Allega un'immagine (nel mio caso quella di copertina) e chiedo
puoi descrivermi l'immagine ?
La risposta di chatgpt è:

L’immagine è un ritratto minimalista in stile editoriale.

A destra c’è una giovane donna, probabilmente sui 20–30 anni, con capelli ricci e voluminosi di colore rosso. È seduta a terra a gambe incrociate, con una postura rilassata ma lo sguardo diretto e neutro verso la camera. Indossa una felpa oversize in tessuto morbido (tipo sherpa o pile) di colore grigio chiaro e pantaloni larghi marroni in velluto a coste. Ai piedi ha scarpe chiare, quasi invisibili nella composizione.

Sulle ginocchia tiene un laptop aperto, che introduce un contrasto interessante tra mood domestico e contesto digitale/lavorativo.

Lo sfondo è completamente pulito e uniforme, di un grigio molto chiaro. A sinistra c’è un grande cerchio pieno color marrone/terracotta, elemento grafico forte che bilancia la composizione e richiama il colore dei pantaloni.

La luce è morbida, diffusa, senza ombre dure. Il risultato è molto pulito, contemporaneo, quasi da lookbook o post Instagram studiato, con una palette cromatica coerente e calda.

Passo 2: replica lo stile


Chiedi a chatGPT di generare un'altra immagine. Nel mio caso voglio la ragazza con la stessa borsa della ragazza sopra.
Genera una foto di un ragazza in piedi con la borsetta che ti allego Uso lo stesso stile editoriale dell'immagine allegata (Guida a GPT Image2.png)

L’immagine è un ritratto minimalista in stile editoriale. A destra c’è una giovane donna, probabilmente sui 20–30 anni, con capelli ricci e voluminosi di colore rosso. È in piedi con una postura rilassata ma lo neutro verso la sinistra. Indossa una felpa oversize in tessuto morbido (tipo sherpa o pile) di colore grigio chiaro e pantaloni larghi marroni in velluto a coste. non indossa scarpe, che introduce un contrasto interessante tra mood domestico e contesto digitale/lavorativo.

Lo sfondo è completamente pulito e uniforme, di un grigio molto chiaro. A sinistra c’è un grande cerchio pieno color marrone/terracotta, elemento grafico forte che bilancia la composizione e richiama il colore dei pantaloni. La luce è morbida, diffusa, senza ombre dure.

Il risultato è molto pulito, contemporaneo, quasi da lookbook o post Instagram studiato, con una palette cromatica coerente e calda.

# in allegato: Guida a GPT Image2.png bag.webp

Risultato


direi esperimento superato!

Crea un cutout


Se vuoi usare l'immagine sopra nelle tue slide senza portarti dietro sfondo e tutto il resto?
Extract the lady from the input image.
Output: transparent background, crisp silhouette, clean edges, no halos, no fringing.
Preserve the pose, color, contrast, and print sharpness exactly.
Optional: a very subtle realistic contact shadow only if it respects the alpha.
Do not restyle the product.
Do not change proportions.

Hai la foto di un prodotto e ti serve senza fronzoli?

# Istruzioni
Estrai il prodotto dall'immagine di inpput

# Dettagli
sfondo trasparente, silhouette ben delineata, bordi precisi, senza sbavature o aloni,
## preserva
la geometria della bottiglia, forma del tappo, colori dell'etichetta e del tappo.
una leggera ombra soltanto se questa rispetta l'alpha.

## Constraints
NO restyle prodotto
NO cambio proporzioni

# Input
immagine in allegato


Non solo ha estratto il testo ma ha anche migliorato SENSIBILMENTE il testo.. in due alfabeti!

Genera lo stesso personaggio in pose diverse


Mettiamo insieme un po' di cose imparate

Passo uno: genera descrizione

Mi descrivi il personaggio principale di questa foto con dovizia di particolar?

Passo due:


Chiedi di rigenerare l'immagine partendo dal prompt (puoi ovviamente modificare le parti che credi
genera un'immagine di "copia incolla la descrizione" usando "brosetta" e "ciabatta"

Passo tre:


chiedi di generare lo stesso personaggio in tre pose diverse
genera lo stesso personaggio in 3 pose diverse, su sfondo bianco
oppure
Genera la stessa ragazza in 3 pose differenti, una mentre cammina, una mentre salta e l'altra mentre ammicca - sfondo bianco

I risultati?


Consistenza dei personaggi devastante.


Concludiamo


Di hype si può impazzire, gridare a gamechanger a OGNI rilascio non ha nessun effetto positivo per la nostra psiche o produttività. Possiamo però dire che ChatGPT si conferma essere un peso massimo.

Qui abbiamo parlato di generazione immagini, ma anche col Codice ha fatto bei passi avanti. Spero di annunciare tra poco da un Memory Updated dell'unificazione delle loro APP (compreso il browser che è stato già mezzo abbandonato).

Questa newsletter è stata più pratica del solito, ma il tema lo richiedeva. Torneremo a filosofeggiare dei massimi sistemi a breve!

Abrazo,

Manolo

Questa voce è stata modificata (5 giorni fa)
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Tucker Carlson attacca Trump sulla guerra all'Iran: "Hai fallito"


Il commentatore conservatore, ex volto di Fox News, accusa il presidente di disprezzare gli americani comuni e definisce un fallimento il tentativo di rovesciare il governo iraniano avviato a febbraio.

Tucker Carlson ha rotto in modo netto con Donald Trump, accusando il presidente di aver tradito gli elettori comuni e di aver fallito nella gestione del Paese. Nella puntata di mercoledì del suo programma The Tucker Carlson Show, il commentatore conservatore ha pronunciato un atto d'accusa diretto: "Hai fallito".

L'attacco si è sviluppato a partire da una critica all'ex collega di Fox News Mark Levin, uno dei sostenitori più convinti della guerra contro l'Iran lanciata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio. Nelle settimane precedenti la decisione di Trump di bombardare il Paese, sia Levin sia Carlson erano stati ricevuti separatamente alla Casa Bianca per fare pressioni sul presidente, il primo a favore del conflitto, il secondo contro. Carlson ha accusato Levin di voler mettere a tacere gli americani che criticano la guerra e il ruolo del governo israeliano nel convincere Trump a lanciarla.

Dal bersaglio Levin, Carlson è passato senza soluzione di continuità a parlare del presidente, senza mai nominarlo ma rendendo evidente l'identità del destinatario. Ha sostenuto che Trump abbia abbandonato gli americani comuni e provi addirittura disprezzo per loro. "Tu odi quel tipo di persone", ha detto Carlson rivolgendosi idealmente al presidente. "Le odi anche perché ti ricordano quanto hai fallito. Non hai fatto un buon lavoro nel governare questo Paese. Non ti interessa nemmeno provarci. Preferiresti governare il mondo o l'impero. Non vuoi migliorare Baltimora. Non ti importa di Gary, in Indiana. L'America rurale ti fa schifo".

Carlson ha poi aggiunto che un leader normale si chiederebbe perché i cittadini siano arrabbiati e cosa li renda insoddisfatti, cercando di capire come aiutarli. Il commentatore ha quindi spostato il discorso sulla guerra all'Iran, definendola la cosa più importante intrapresa dall'amministrazione e bocciandola come un fallimento. "Non hanno mai guardato dentro sé stessi una volta in dieci anni", ha proseguito, passando alla terza persona plurale. "E ora hanno raggiunto il punto di massima frustrazione, perché la cosa più grande che abbiano mai fatto, cioè cambiare il regime iraniano, non ha funzionato. Avevano puntato tutto su quello".

Secondo Carlson, di fronte al fallimento dell'operazione i fautori della guerra non rivolgeranno la rabbia verso sé stessi ma verso i cittadini che non apprezzano la scelta o che osano parlarne, accusandoli di essere ancorati ad aspettative superate su come dovrebbe essere la vita nel Paese.

Le parole di mercoledì arrivano dopo una presa di posizione già netta della scorsa settimana, quando Carlson aveva chiesto pubblicamente scusa per aver appoggiato Trump in campagna elettorale. Durante un'intervista al fratello Buckley Carlson, anche lui sostenitore del presidente, il commentatore aveva detto che quella scelta li avrebbe tormentati a lungo e si era detto dispiaciuto per aver tratto in inganno chi lo seguiva, precisando che non era stato intenzionale.

La rottura ha un peso politico rilevante perché Carlson è stato uno dei volti più influenti dell'area conservatrice vicina al presidente e perché lo scontro si concentra su due nodi sensibili: la guerra all'Iran, su cui parte della base trumpiana ha mostrato perplessità sin dall'inizio, e la percezione che l'amministrazione abbia trascurato le aree interne e rurali del Paese a favore di un'agenda di politica estera.

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Sciopero a Piazza Affari contro Euronext: "Il futuro di Borsa Italiana si decide a Parigi"


Per la seconda volta nella storia i lavoratori incrociano le braccia. Presidio davanti a Palazzo Mezzanotte dalle 12.30 alle 15.00

I lavoratori di Borsa Italiana incrociano oggi le braccia per la seconda volta in oltre duecento anni di storia, dopo la prima mobilitazione del 27 giugno 2024. Il presidio è previsto dalle 12.30 alle 15.00 davanti a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa di Milano. Lo rende noto l’ANSA.

Secondo la Fisac-Cgil, lo sciopero è stato indetto per "denunciare una situazione ormai divenuta insostenibile sul piano industriale, organizzativo e delle relazioni sindacali". La mobilitazione, spiega il sindacato, non riguarda soltanto le condizioni di lavoro, ma "il futuro stesso della piazza finanziaria italiana". Da tempo, si legge nella nota, "si assiste a un progressivo accentramento delle decisioni fuori dal paese e a un trasferimento di competenze e know-how che rischia di indebolire in modo strutturale il presidio industriale italiano".

Sul fronte sindacale, la Fisac-Cgil denuncia una "grave crisi delle relazioni sindacali": il confronto con il management sarebbe "sporadico, spesso attivato solo dopo momenti di conflitto", con nodi ancora irrisolti come il lavoro agile, il contratto integrativo aziendale e il premio aziendale. In questo clima, "crescono i carichi di lavoro e peggiorano le condizioni operative, senza risposte adeguate da parte del management".

Borsa Italiana è nell'orbita di Euronext dall'aprile 2021, dopo aver lasciato la Borsa di Londra a seguito della Brexit. Il circuito paneuropeo, che fa capo alla Borsa di Parigi, controlla anche le piazze finanziarie di Amsterdam, Bruxelles, Lisbona, Dublino, Oslo e Atene.

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Trump dice che avrebbe potuto fare l'astronauta


Il presidente ha accolto alla Casa Bianca l'equipaggio della missione che ha sfiorato la Luna, scherzando sulla possibilità di partecipare lui stesso a un volo spaziale.

Il presidente Donald Trump ha ricevuto mercoledì 29 aprile nello Studio Ovale i quattro astronauti della missione Artemis II, di ritorno dal loro storico viaggio attorno alla Luna, e ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno "buone possibilità" di riportare un essere umano sulla superficie lunare entro la fine del suo secondo mandato, nel gennaio 2029.

Gli astronauti, in giacca blu, erano schierati alle spalle del presidente, seduto al Resolute Desk su cui era stato collocato un modello dorato della Luna. Si tratta del comandante della NASA Reid Wiseman, del pilota Victor Glover, della specialista di missione Christina Koch e dell'astronauta dell'Agenzia Spaziale Canadese Jeremy Hansen. Accanto a loro c'era anche Jared Isaacman, amministratore della NASA. Sulla scrivania erano visibili una Luna dorata donata alla Casa Bianca da Isaacman e un modello del razzo Space Reactor-1 Freedom prestato dalla NASA, secondo quanto riferito dal portavoce dell'agenzia George Alderman.

La missione Artemis II, conclusa il 10 aprile con l'ammaraggio della capsula Orion, ribattezzata Integrity, al largo di San Diego dopo dieci giorni di viaggio, ha portato l'equipaggio a 252.756 miglia dalla Terra, superando di oltre 4.000 miglia il record stabilito dall'Apollo 13 nel 1970. È stato anche il primo volo umano attorno alla Luna in oltre cinquant'anni e ha permesso a tre americani e a un canadese di osservare a occhio nudo porzioni del lato nascosto del satellite.

"Non so come facciano. Io non vorrei farlo, ma servono persone così per rendere grande il nostro Paese", ha detto Trump all'inizio dell'incontro. Interrogato sulla possibilità che gli Stati Uniti tornino a far camminare un uomo sulla Luna durante il suo mandato, il presidente è stato cauto: "Abbiamo buone possibilità. Non ci piace dire definitivamente, perché poi si dice: oh, abbiamo fallito. Quindi abbiamo buone possibilità. L'abbiamo autorizzato". Isaacman ha confermato che l'obiettivo è un allunaggio nel 2028, preceduto dalla missione Artemis III nel 2027, e ha aggiunto che la sede centrale della NASA resterà a Washington, definendo un "vantaggio" la presenza nella capitale, posizione condivisa da Trump.

Come riportato da France 24, alcuni esperti del settore hanno espresso scetticismo sulla possibilità che i lander lunari sviluppati da SpaceX e Blue Origin, le aziende di Elon Musk e Jeff Bezos, siano pronti in tempo per la finestra del 2028. La Cina punta intanto al 2030 per portare propri astronauti sulla superficie lunare, una concorrenza che fa da sfondo all'intero programma Artemis. Isaacman, parlando direttamente al presidente, ha assicurato: "Abbiamo un piano realizzabile per tornare sulla Luna".

Uno dei momenti più curiosi dell'incontro è arrivato quando Trump ha scherzato chiedendo: "Un presidente è autorizzato a partecipare a una di queste missioni?". Isaacman gli ha risposto sullo stesso tono: "Possiamo iniziare a lavorarci, signor presidente". Poco prima il presidente aveva ribadito la sua autovalutazione fisica: "Per entrarci dentro bisogna essere molto intelligenti, fare molte cose dal punto di vista fisico. Quindi io non avrei avuto problemi a farcela, sono fisicamente molto, molto in forma. Forse un piccolo problema. Dovremo provare". Trump ha rivendicato anche la creazione della Space Force durante il primo mandato, presentandola come uno dei pilastri delle sue politiche spaziali.

Pur congratulandosi pubblicamente con l'equipaggio, all'inizio del mese il presidente ha annunciato l'intenzione di tagliare il bilancio della NASA del 23 per cento, con una riduzione del 46 per cento per le iniziative di scienza spaziale. La promessa di un allunaggio entro il 2028 e di una successiva missione su Marte si inserisce dunque in un quadro di forti contrazioni di risorse per l'agenzia.

CBS News ha ricostruito anche la telefonata di circa dodici minuti che Trump aveva avuto con l'equipaggio il 10 aprile, mentre la capsula si trovava ancora a oltre 250.000 miglia dalla Terra. In quella conversazione, segnata da un ritardo di alcuni secondi tra le voci e da una breve interruzione, il presidente aveva definito gli astronauti "pionieri dei tempi moderni" e aveva richiamato la tradizione delle telefonate presidenziali nello spazio, inaugurata da Richard Nixon con Neil Armstrong e Buzz Aldrin durante la missione Apollo 11. "Oggi avete fatto la storia e avete reso orgogliosa tutta l'America", aveva detto Trump. "Gli esseri umani non hanno mai visto davvero nulla di simile a ciò che state facendo in una navicella con equipaggio. È davvero speciale".

Durante quella telefonata il comandante Wiseman aveva raccontato di aver osservato un'eclissi solare e di aver scorto Marte in lontananza, dicendosi "entusiasta" all'idea di vedere "questa nazione e questo pianeta diventare una specie a due pianeti". La specialista Koch aveva descritto come momento più intenso il primo riapparire della Terra dopo il blackout delle comunicazioni dietro la Luna, definendola "un posto speciale" e sottolineando l'importanza per gli Stati Uniti di "guidare e non seguire" nell'esplorazione dello spazio profondo. Il pilota Glover aveva detto di aver recitato "una piccola preghiera" durante il passaggio sul lato nascosto, mentre Hansen aveva trasmesso l'orgoglio canadese di prendere parte al programma.

Mercoledì, al termine dell'incontro nello Studio Ovale, Trump ha guardato avanti: "Lo rifaremo, e poi, prossimo passo, Marte". Gli astronauti sono rimasti accanto a lui con espressioni misurate, mentre il presidente prometteva di chiedere loro un autografo, gesto che, come aveva già anticipato durante la telefonata, ha detto di non concedersi spesso.

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Roma, tenta furto in chiesa con coltello: arrestato algerino


Bloccato dai Carabinieri clochard armato nel rione Monti: aveva scassinato la canonica. Recuperata lama professionale sottratta in un negozio

Un uomo di 47 anni è stato sorpreso mentre tentava di compiere un furto all’interno di una chiesa nel centro di Roma. La notizia, riportata da RomaToday, riguarda un episodio avvenuto presso la parrocchia dei Santi Quirico e Giulitta, dove l’individuo si sarebbe introdotto con l’intento di sottrarre beni di valore.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo senza dimora e con precedenti avrebbe forzato la porta dell’ufficio del rettore, riuscendo ad accedere ai locali interni della struttura religiosa. Una volta all’interno, avrebbe iniziato a cercare oggetti da rubare, ma il tentativo è stato interrotto prima che potesse essere portato a termine.

L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha impedito che il furto si concretizzasse. Sul posto sono giunti i carabinieri della stazione Roma Quirinale, che hanno bloccato il sospettato e proceduto all’arresto.

Durante i controlli, il 47enne è stato trovato in possesso di un coltello da sushi lungo circa 37 centimetri, risultato rubato poco prima in un negozio situato in piazza dei Satiri e del valore stimato di circa 400 euro. Inoltre, l’uomo aveva con sé una modica quantità di hashish.

Oltre all’arresto per tentato furto, nei suoi confronti è scattata una denuncia per ricettazione, mentre per la detenzione di sostanza stupefacente è stato segnalato alla Prefettura per uso personale. L’arma e la droga sono state poste sotto sequestro.

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Pulizia domestica: boom di ricerche in Italia (oltre 400mila) per aspirapolvere, lavapavimenti e scope elettriche


La pulizia domestica conquista sempre più italiani: oltre 400mila ricerche online per aspirapolvere, lavapavimenti e scope elettriche confermano il boom della casa smart
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L’interesse degli italiani per gli elettrodomestici dedicati alla pulizia domestica è in forte crescita, spinto dalla diffusione di soluzioni smart, automatizzate e sempre più orientate alla praticità quotidiana. Secondo l’analisi di Trovaprezzi.it, tra aprile 2025 e marzo 2026 le ricerche online hanno raggiunto quota 407.350, segnando un incremento del 13% rispetto all’anno precedente: un dato che conferma il boom della pulizia casa e l’evoluzione delle abitudini di consumo. In questo scenario, accanto agli aspirapolvere tradizionali, emergono con forza i lavapavimenti, che non sostituiscono ma ampliano il mercato, rispondendo a nuove esigenze di velocità, efficienza e automazione nella gestione degli ambienti domestici.

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L'aspirapolvere regina del mercato


L’aspirapolvere si conferma protagonista nel mercato della pulizia domestica con circa 170.000 ricerche nell’ultimo anno, in crescita di oltre il 59%, segno di un interesse solido per soluzioni dedicate a una pulizia profonda. Accanto a questo trend si rafforza anche la domanda di dispositivi più evoluti e multifunzione: i robot aspirapolvere raggiungono quota 35.000 ricerche, mentre i lavapavimenti superano le 100.000, evidenziando come queste soluzioni stiano ampliando il mercato intercettando nuove esigenze di automazione, rapidità ed efficienza. Le scope elettriche, pur registrando un calo (circa 29.000 ricerche contro le 41.000 precedenti), continuano a rappresentare un’opzione equilibrata tra praticità e versatilità. L’analisi demografica conferma inoltre un ecosistema ben segmentato: i lavapavimenti risultano particolarmente attrattivi tra i 35 e i 44 anni, target orientato a soluzioni smart e automatizzate; l’aspirapolvere mantiene una diffusione trasversale ma con maggiore incidenza tra gli over 65 (circa 10%), mentre le scope elettriche trovano il loro pubblico principale nella fascia 54-64 anni, dove l’interesse raggiunge il 23,5%, a conferma della loro familiarità d’uso e praticità quotidiana.

Chi compra e dove


Dal punto di vista del genere, il mercato resta a prevalenza femminile, con una forte concentrazione soprattutto sui lavapavimenti, che presentano una quota femminile del 70,5%. L’aspirapolvere mostra invece una distribuzione più equilibrata, con una quota femminile pari al 54,8%. A livello geografico, la Lombardia si conferma una delle regioni più attive sia per l’aspirapolvere sia per i lavapavimenti. Per l’aspirapolvere seguono Veneto e Toscana, mentre nel comparto dei lavapavimenti emerge anche la Puglia tra le aree più interessate. Un dato che riflette non solo la diffusione delle tecnologie domestiche, ma anche differenze nei comportamenti di consumo e nelle priorità legate alla gestione della casa.

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Tra i modelli più ricercati su Trovaprezzi.it spiccano brand consolidati e soluzioni sempre più evolute, come Dyson con le serie V15 e V10, Vorwerk Folletto VK7S e VK150, oltre a Rowenta e Ariete. Un quadro che conferma il peso della notorietà del marchio e dell’innovazione tecnologica nell’orientare l’interesse degli utenti.

“Quello che osserviamo nei dati è l’evoluzione di un mercato sempre più maturo, che non si ridefinisce per semplice trasferimento da una tipologia di prodotto all’altra, ma attraverso un progressivo ampliamento dell’offerta e dei bisogni” , ha commentato Dario Rigamonti di Trovaprezzi.it.



Samsung Galaxy A57 5G e Galaxy A37 5G ufficiali: funzioni premium a prezzo competitivo


Samsung ha annunciato i nuovi Galaxy A57 5G e Galaxy A37 5G. Si tratta degli ultimi dispositivi della serie Galaxy A che introducono le più recenti innovazioni mobile di Samsung, inclusa una Awesome Intelligence ancora più evoluta. I nuovi Galaxy A57 5G e A37 5G rafforzano le esperienze su cui le persone fanno affidamento ogni giorno, grazie a miglioramenti in termini di prestazioni, fotocamera e display, insieme a funzionalità di resistenza e sicurezza. Con sei generazioni di aggiornamenti del sistema operativo e un supporto di sicurezza a lungo termine, la nuova serie è progettata per durare nel tempo.

E-commerce Italia 2026: trend e abitudini nel report Idealo
Il report Idealo 2026 analizza l’evoluzione dell’e-commerce in Italia: consumatori sempre più attenti alle offerte, ai prezzi e a scelte di acquisto più consapevoli
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Awesome Intelligence potenziata


La nuova serie Samsung Galaxy A introduce funzionalità AI pensate per migliorare produttività, comunicazione e creatività. La Trascrizione vocale dell’app Registratore Vocale consente di trascrivere, tradurre registrazioni e convertire messaggi vocali in testo, ideale per riunioni, lezioni e chiamate. Con Selezione AI, attivabile dal Pannello Edge, è possibile estrarre testo, creare contenuti e trascinare immagini in modalità multischermo verso Samsung Notes o Editor Foto per un flusso di lavoro più rapido. Sul fronte fotografico, Awesome Intelligence semplifica l’editing con strumenti evoluti: Gomma Oggetto rimuove elementi indesiderati con risultati più naturali, mentre su Galaxy A57 5G Volto Migliore migliora le foto di gruppo grazie al supporto per più scatti e sequenze continue. Presenti anche Filtri, Suggerimenti di modifica e Ritaglio automatico per velocizzare il montaggio video. Non manca Cerchia e cerca con Google, ora con riconoscimento multi-oggetto per identificare più elementi in un’unica immagine. Completano l’esperienza il nuovo Bixby, che gestisce impostazioni e funzioni tramite linguaggio naturale, e Gemini, capace di eseguire attività complesse tra app Samsung e servizi di terze parti.
Samsung Galaxy A57 5G nella colorazione Awesome LilacSamsung Galaxy A57 5G nella colorazione Awesome Lilac

Fotocamera


Galaxy A57 5G e Galaxy A37 5G puntano su un comparto fotografico evoluto, con hardware aggiornato e ISP migliorato per immagini più luminose, nitide e dettagliate. Entrambi integrano una tripla fotocamera con sensore principale da 50 MP, progettata per offrire scatti di qualità in diverse condizioni di luce senza interventi manuali. Con la modalità Nightography, i due smartphone catturano foto e video più chiari e realistici anche in ambienti poco illuminati. Galaxy A57 5G aggiunge un’elaborazione immagini avanzata che migliora dettagli, riduce il rumore digitale e assicura colori più equilibrati e contrasto superiore, oltre a uno scatto più rapido per immortalare i momenti in movimento con maggiore precisione. Il supporto dell’AI Scene Optimization e del riconoscimento soggetti ottimizza ritratti, tonalità della pelle e separazione tra soggetto e sfondo. Completano il sistema fotografico un obiettivo ultra-grandangolare per panorami e foto di gruppo e una fotocamera macro da 5 MP dedicata ai dettagli ravvicinati.
Samsung Galaxy A37 5G nella colorazione Awesome CharcoalSamsung Galaxy A37 5G nella colorazione Awesome Charcoal

Prestazioni


Galaxy A57 5G unisce design premium e prestazioni avanzate grazie a CPU, GPU e NPU potenziate, pensate per offrire fluidità nello streaming, nello scrolling e nella creazione di contenuti. Il dispositivo si presenta con un corpo più sottile e leggero, finitura lucida e modulo fotografico a tripla camera dal look moderno e distintivo. Nonostante il design compatto, esso integra una batteria da 5.000 mAh con autonomia fino a due giorni e supporto alla Ricarica Ultra Rapida 2.0, capace di raggiungere circa il 60% in 30 minuti. La camera di vapore ampliata migliora la dissipazione del calore, mantenendo prestazioni stabili durante gaming e registrazioni prolungate. L’esperienza visiva è affidata a un display Super AMOLED+ con cornici ridotte e tecnologia Vision Booster, che assicura immagini brillanti e leggibili anche all’aperto. Galaxy A57 5G e A37 5G offrono inoltre certificazione IP68, garantendo resistenza ad acqua e polvere per un utilizzo quotidiano più sicuro e affidabile.

Supporto e sicurezza


Galaxy A57 5G e Galaxy A37 5G rafforzano la strategia Samsung sulla longevità dei dispositivi, garantendo fino a sei generazioni di aggiornamenti Android e One UI e fino a sei anni di patch di sicurezza, per un supporto software esteso nel tempo e una maggiore affidabilità d’uso. Inoltre, con Samsung Care+, è possibile contare su una copertura aggiuntiva pensata per proteggere il dispositivo e mantenerne il valore nel tempo, garantendo maggiore tranquillità nell’utilizzo quotidiano.

ASUS UGen300: prima USB con motore IA per PC
ASUS UGen300 debutta come prima chiavetta USB con motore IA integrato, pensata per portare l’intelligenza artificiale anche sui PC non dotati di NPU dedicata
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Disponibilità e prezzi


Galaxy A57 5G e Galaxy A37 5G sono disponibili nel nostro Paese; i prezzi per Galaxy A57 5G partono da 549,90 euro e per Galaxy A37 5G partono da 449,90 euro. Galaxy A57 5G è disponibile nelle colorazioni Awesome Navy, Awesome Gray, Awesome Icyblue e Awesome Lilac, mentre A37 5G è disponibile nelle colorazioni Awesome Lavender, Awesome Charcoal, Awesome Graygreen e Awesome White.


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Iran, il petrolio sfonda i 120 dollari al barile mentre Trump valuta di prolungare il blocco navale


Il Brent è salito ai massimi dall'invasione russa dell'Ucraina nel 2022 dopo il fallimento dei negoziati. Al distributore il prezzo della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,23 dollari di media, con picchi oltre gli 8 dollari al gallone in California.

Il prezzo del petrolio ha toccato questa mattina i 123 dollari al barile, toccando il livello più alto dal 2022, mentre Donald Trump sta valutando se prolungare ancora il blocco navale dei porti iraniani. Il Brent, riferimento globale del mercato del petrolio, è salito di oltre il 12% nelle prime ore della giornata. Il WTI americano ha guadagnato più del 3% e ha oltrepassato i 110 dollari al barile.

A spingere i prezzi verso l'alto è il fallimento dei negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran, che ha di fatto paralizzato lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto di petrolio e gas. L’Agenzia internazionale dell’energia ha definito la crisi come la più grande interruzione di approvvigionamento mai registrata: dall’inizio della guerra, a fine febbraio, i transiti giornalieri si sono ridotti quasi a zero.

L’effetto si vede già alla pompa di benzina. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina ha raggiunto i 4,23 dollari al gallone, il massimo degli ultimi quattro anni secondo i dati di AAA. In California, alla stazione Chevron di Los Angeles, i listini superano gli 8 dollari al gallone. Dall’inizio del conflitto, i prezzi dell’energia sono aumentati di oltre il 27%.

Brent e benzina dall'inizio della guerra

Mercati dell'energia · Live
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Brent e benzina dall'inizio della guerra
L'andamento dei prezzi dal 27 febbraio 2026, con gli eventi che li hanno mossi.

Brent Benzina USA

Brent · ultimo prezzo
$—,—
USD per barile
Massimo di oggi $126,10

Da inizio guerra

27 feb 2026
$72,00

Andamento giornaliero

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Numeri chiave

+55%
Aumento massimo del Brent dall'inizio del conflitto

+51%
Salto a marzo: tra i maggiori mensili mai registrati

~14,5 mln
Barili al giorno persi dalla produzione globale (Goldman Sachs)

172 mln
Barili rilasciati dalle riserve strategiche statunitensi

Benzina USA · media nazionale
$—,—
USD per gallone (AAA)

Da inizio guerra

27 feb 2026
$2,98

Prezzo medio alla pompa

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Picchi statali · 22 apr 2026

Fonti dati: Focus America, CNBC, Al Jazeera, CBS News, AAA, Center for American Progress · Aggiornato al 30 aprile 2026

La scommessa di Trump sul collasso del regime


In una riunione con i suoi consiglieri, Trump ha lasciato intendere di voler prolungare il blocco navale. Il suo staff ha già iniziato a preparare il terreno per un’estensione che includa una chiusura più lunga dello Stretto di Hormuz, riferiscono alla CNN fonti vicine ai colloqui. "Il blocco è geniale, ok? La loro economia è un vero disastro. È un’economia moribonda", ha detto il presidente ieri.

La strategia di Trump poggia su una premessa semplice: soffocare le esportazioni di petrolio iraniane e le importazioni essenziali fino a provocare un collasso sociale nel Paese, costringendo così il regime a rinunciare in modo permanente al programma nucleare. Funzionari statunitensi citati dalla CNN parlano di rapporti d’intelligence secondo cui l’economia iraniana potrebbe reggere solo poche settimane, se non pochi giorni.

Ed in effetti, a Teheran le condizioni si stanno effettivamente deteriorando. Il Wall Street Journal ha riferito mercoledì che il conflitto ha già prodotto un milione di disoccupati, fatto impennare i prezzi alimentari e spento Internet, paralizzando l’economia online. L’inflazione è sempre più diffusa e beni di prima necessità come la carne rossa in molte parti del Paese sono diventati inaccessibili. In questo contesto, il Ministro del Petrolio Mohsen Paknejad ha chiesto pubblicamente ai cittadini di ridurre i consumi energetici, mentre gli uffici governativi devono tagliare l’uso di elettricità del 70% dopo le 13.

I limiti della pressione americana


Sull’efficacia della strategia gli analisti, però, restano cauti. Alex Vatanka, senior fellow del Middle East Institute, ha detto alla CNN che il blocco potrebbe generare nuove e più forti proteste di piazza contro il regime, ma che servirebbero mesi: "E' uno scenario mai visto sinora. È un blocco che l’Iran non ha mai sperimentato, nemmeno durante la guerra Iran-Iraq". Trita Parsi, vicepresidente esecutivo del Quincy Institute for Responsible Statecraft, ha invece criticato l’approccio dell’Amministrazione: "Quasi ogni volta che gli Stati Uniti percorrono questa strada, finiscono per restare delusi".

A pesare sulla scommessa di Trump c’è anche il calendario politico interno. I suoi indici di gradimento sono ai minimi storici e i repubblicani temono di perdere la Camera dei Rappresentanti e di affrontare una battaglia in salita per mantenere la maggioranza al Senato a novembre, con gli elettori sempre più irritati per via dell'alto costo della vita. I sondaggi mostrano che più la guerra si trascina, più benzina sopra i 4 dollari al gallone e inflazione rischiano di erodere il consenso del presidente e dei repubblicani.

C’è infine anche un precedente che pesa sulla strategia. Il bombardamento americano-israeliano e l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei nel primo giorno di guerra, il 28 febbraio 2026, non hanno piegato la resistenza iraniana, anzi hanno ottenuto l'effetto opposto. Il fatto è che il regime iraniano ha già resistito a decenni di sanzioni occidentali e a 8 anni di guerra contro l’Iraq, con circa un milione di vittime stimate e non è mai davvero vacillato. La sua intera identità, nei 47 anni dalla Rivoluzione islamica, si è costruita sulla resistenza al Grande Satana americano. Per questo potrebbe scegliere di affrontare il probabile collasso sociale venturo, piuttosto che cedere sul nucleare, e scommettere di restare comunque al potere.

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La cuoca dei Kennedy: la storia segreta che unisce Francia e Casa Bianca


Dall’infanzia difficile al cuore di una dinastia: il romanzo svela un legame inatteso tra cucina, potere e memoria del Novecento
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Come in un film di Billy Wilder questo romanzo comincia da una morte, anzi da un funerale. Ma la persona alla quale si dà l'ultimo saluto è spirata a più di novant'anni e per cause naturali quasi allo scoccare del Duemila. Il Tempo della sua vita si è esaurito, molto semplicemente.

La prima inquadratura della storia si apre in un cimitero del Sud della Francia su una tomba "qualsiasi", una composizione floreale lussureggiante incuriosisce per dimensioni e allestimento perché reca questa frase: "To Andrée, with love and gratitude. The Kennedy Family".

Ma un oceano separa quella terra illuminata dalla residenza storica della dinastia più famosa degli Stati Uniti anch'essa affacciata sul mare, il Kennedy Compound. Eppure c'è un filo rosso che si è snodato per decenni e attraversato la loro vita quotidiana e quella della persona morta così come quella dell'editore Gallimard, e dello scrittore Albert Camus. La persona onorata dai Kennedy è stata la cuoca del "clan" per vent'anni: una trovatella francese nata nel 1907 cresciuta in maniera rocambolesca che arriva negli Stati Uniti dalla Francia in maniera abbastanza casuale al servizio di una famiglia americana. E poi diventa la cuoca dei Kennedy guadagnandosi i gradi sul campo, cioè in cucina.

Nelle case dei Kennedy negli Usa così come nella villa francese quando si spostano in Europa può sbizzarrire il suo estro preparando torte di compleanno, creare dal nulla i menu delle cene di gala della famiglia, organizzare i parti delle cene elettorali, vivere e condividere le vittorie e i drammi della famiglia più famosa del Novecento. Nel 1974 abbandona il "paese dei cowboy" e va in pensione ma continua a scrivere e ricevere lettere da Rose Kennedy madre del Presidente John assassinato nel 1963 fino alla sua scomparsa nel 1995 a più di cento anni. Due donne unite dallo spirito della propria consapevolezza e da una determinazione unica.

Valérie Paturaud
LA CUOCA DEI KENNEDY
Slow Food Editore 2026

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Trump minaccia il ritiro delle truppe americane dalla Germania


Il presidente ha annunciato di valutare una riduzione dei militari di stanza nel Paese alleato dopo che il cancelliere Merz ha accusato Washington di essere "umiliata" dalla leadership iraniana.
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Il presidente Donald Trump ha aperto un nuovo fronte di tensione con la Germania, annunciando di valutare una riduzione delle truppe americane stazionate sul territorio tedesco. L'annuncio, arrivato mercoledì 29 aprile attraverso un messaggio sulla piattaforma Truth Social, segna un'ulteriore escalation nello scontro con il cancelliere Friedrich Merz sulla guerra in corso tra Stati Uniti e Iran. "Gli Stati Uniti stanno studiando ed esaminando la possibile riduzione delle truppe in Germania, con una decisione che sarà presa nel breve periodo", ha scritto il presidente.

La presenza militare statunitense in Germania è la più consistente in Europa. Secondo i dati del Defense Manpower Data Center, a dicembre 2025 nel Paese erano stanziati oltre 36.000 militari americani in servizio attivo, ai quali si aggiungono circa 1.500 riservisti e 11.500 civili, secondo le cifre del Dipartimento della Difesa riportate dalla CBS. I media tedeschi, citati da Le Monde, stimano una presenza complessiva vicina alle 50.000 unità. Il Giappone è l'unico Paese estero con un contingente americano più numeroso. La Germania ospita inoltre il quartier generale dello U.S. European Command e dello U.S. Africa Command, la base aerea di Ramstein e il Landstuhl Regional Medical Center, il più grande ospedale militare americano fuori dagli Stati Uniti.

La frattura tra Trump e Merz ha radici nelle posizioni espresse dal cancelliere tedesco sulla guerra contro l'Iran, iniziata il 28 febbraio. In un intervento davanti a un gruppo di studenti a Marsberg, nella Germania occidentale, Merz ha criticato apertamente la strategia di Washington. "Gli americani evidentemente non hanno una strategia, e il problema con questi conflitti è sempre che non basta entrarci, bisogna anche uscirne. L'abbiamo visto in modo molto doloroso in Afghanistan per vent'anni. L'abbiamo visto in Iraq", ha dichiarato il cancelliere. Merz ha aggiunto di non vedere quale uscita strategica gli americani stessero scegliendo e ha sostenuto che Teheran stesse "umiliando" la prima potenza mondiale.

La reazione di Trump è stata immediata e dura. Martedì il presidente ha attaccato il cancelliere su Truth Social sostenendo che pensasse fosse accettabile per l'Iran possedere un'arma nucleare. "Non sa di cosa sta parlando", ha scritto, aggiungendo che "non c'è da stupirsi che la Germania stia andando così male, sia economicamente che sotto altri aspetti". Il presidente ha anche ribadito le sue critiche all'Alleanza atlantica, accusandola di essere una "tigre di carta" per il rifiuto di partecipare al conflitto contro l'Iran, che dura ormai da due mesi. Trump non può ritirarsi formalmente dalla NATO senza l'approvazione del Congresso, in base a una legge del 2023.

Il cancelliere ha tentato di stemperare le tensioni mercoledì, affermando che le sue relazioni personali con Trump rimangono "buone come sempre", pur ribadendo di aver avuto "dubbi fin dall'inizio su quanto è stato avviato con la guerra in Iran". Merz ha sottolineato che la Germania e l'Europa stanno subendo conseguenze considerevoli dalla chiusura dello stretto di Hormuz, attraverso il quale prima del conflitto transitava circa il 20% della fornitura mondiale di petrolio. Lo stretto è di fatto chiuso dall'inizio delle ostilità.

Mercoledì il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul. Secondo il portavoce del Dipartimento di Stato Tommy Pigott, i due hanno discusso della questione iraniana e dell'importanza di garantire la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz.

La minaccia di ridurre il contingente in Germania non è inedita. Durante il primo mandato, nel giugno 2020, Trump aveva annunciato il ritiro di circa 9.500 militari sui 34.500 allora presenti nel Paese, accusando Berlino di spendere troppo poco per la difesa. Il piano non è mai stato avviato e fu formalmente bloccato dal presidente democratico Joe Biden poco dopo il suo insediamento nel 2021. Lo scorso autunno, secondo fonti del Pentagono citate dalla CBS, circa 700 militari schierati tra Germania, Romania e Polonia sono stati richiamati in patria nell'ambito di quello che lo U.S. Army Europe and Africa ha definito un "processo deliberato per garantire una postura militare equilibrata".

L'analisi di David E. Sanger sul New York Times sottolinea che i comandanti militari, già sotto pressione, hanno espresso chiaramente i rischi di un taglio alle truppe nelle principali basi europee. Le basi in Germania, Italia, dove sono presenti 12.000 militari americani, e Regno Unito, con circa 10.000 unità, hanno svolto un ruolo di transito cruciale per le forze e gli aerei diretti in Medio Oriente nell'ambito dell'operazione Epic Fury, l'attacco lanciato congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Sanger osserva che la decisione del presidente potrebbe dipendere più dai suoi sentimenti personali verso Merz che da considerazioni strategiche, e ricorda che Trump talvolta passa ad altre questioni senza dare seguito alle minacce. Il presidente non ha specificato chi stia conducendo la revisione né l'entità della possibile riduzione.

La settimana scorsa alcuni media americani avevano riferito, secondo quanto riportato da Le Monde, che Washington stava valutando di sospendere la Spagna dalla NATO e di rivedere la propria posizione sulle isole Falkland in risposta al mancato sostegno britannico alla guerra contro l'Iran. Successivamente l'amministrazione ha riaffermato la propria neutralità sulla sovranità contesa dell'arcipelago tra Argentina e Regno Unito.

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Chernobyl, dagli Stati Uniti 100 milioni di dollari per la riparazione del confinamento nucleare danneggiato


Washington stanzia fondi per la sicurezza del sito ucraino, mentre cresce l’appello internazionale a sostenere gli interventi urgenti

Gli Stati Uniti hanno annunciato un contributo finanziario di 100 milioni di dollari per la riparazione del sistema di confinamento della centrale nucleare di Centrale nucleare di Chernobyl, danneggiato da un attacco di droni attribuito alle forze russe nel febbraio 2025. La notizia, riportata da Pravda Gerashchenko, evidenzia l’urgenza degli interventi necessari a garantire la sicurezza dell’impianto, considerato uno dei siti più sensibili al mondo dal punto di vista radiologico.

Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Energia ucraino, Denys Shmyhal, il costo complessivo per il ripristino della copertura protettiva, nota come New Safe Confinement (NSC), ammonterebbe a circa 500 milioni di euro. Il contributo statunitense rappresenta quindi una prima quota significativa del finanziamento necessario per completare i lavori di messa in sicurezza.

In una nota ufficiale, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha sottolineato i rischi legati al mancato intervento: senza il pieno ripristino dell’NSC, non sarebbe possibile garantire una protezione adeguata contro eventuali dispersioni di materiali radioattivi. Il comunicato invita inoltre i partner internazionali, in particolare i Paesi del G7 e dell’Europa, a contribuire finanziariamente per condividere l’onere degli interventi.

Parallelamente, le squadre di emergenza continuano a operare sul sito per contenere e mitigare le conseguenze dei danni subiti dalla struttura. Gli interventi si concentrano sia sulla stabilizzazione delle aree colpite sia sulla prevenzione di ulteriori rischi ambientali.