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Anthropic accusa Alibaba di aver aggirato Claude per addestrare i propri modelli


28,8 milioni di scambi con account fraudolenti.
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In breve:


Anthropic ha scritto al Senato americano accusando Alibaba di aver condotto il più grande attacco di distillazione mai registrato contro i suoi modelli. Tra il 22 aprile e il 5 giugno, operatori affiliati ad Alibaba avrebbero eseguito 28,8 milioni di scambi con circa 25.000 account fraudolenti. La distillazione consiste nell'addestrare un modello più piccolo sugli output di uno più potente, sottraendone le capacità. La lettera di Anthropic, datata 10 giugno e ottenuta da CNBC, è indirizzata a due senatori americani. Già a febbraio Anthropic aveva segnalato campagne simili attribuite a DeepSeek, Moonshot e MiniMax.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic accuses Alibaba of campaign to extract AI capabilities
The letter, which was obtained by CNBC, claims Alibaba carried out "the largest known distillation attack on Anthropic to date."
CNBCAshley Capoot


Alternativa in italiano:

Anthropic vs Alibaba: account falsi per copiare le capacità di Claude
Anthropic accusa Alibaba di aver usato account falsi per generare conversazioni con Claude e distillare le sue capacità.
Punto Informatico

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L'UE firma il Pax Silica: non comprerà chip AI dalla Cina


Bruxelles esclude Pechino dalle forniture di semiconduttori.
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In breve:


La Commissione Europea ha firmato la dichiarazione Pax Silica. È un'iniziativa guidata dagli Stati Uniti per escludere la Cina dalle catene di fornitura di chip per l'AI. Il documento è non vincolante e senza misure operative concrete. Il via libera interno è arrivato dopo che Washington ha escluso l'ipotesi di limitare le esportazioni di chip AI verso i paesi dell'Europa centro-orientale, opzione valutata nel 2025. Oltre alla firma collettiva UE, alcuni stati membri hanno aderito anche bilateralmente: Paesi Bassi martedì, Finlandia e Svezia in precedenza. Il governo USA indica che anche Germania e Grecia avrebbero firmato martedì.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

EU signs US 'Pax Silica' initiative singling-out China on AI chips | Euractiv
The Council gave the Commission a green light to sign the declaration after months of internal negotiations
EuractivEuractiv


Alternativa in italiano: non pervenuta

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promo (book is out)

Sensitive content

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Di recente ho scoperto che Imola era chiamata la "città dei matti", perché i manicomi le stavano come la FIAT a Torino.

Come l'ho scoperto?

Dirigendo una miniserie per il canale YouTube di HIBOU. Oggi è uscito il teaser.

youtu.be/UFeKOFmIpZM?si=9qn0nQ…

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La Corte Suprema dà via libera a Trump: revocate le protezioni per 350mila haitiani


Con una decisione presa 6 voti contro 3, la maggioranza conservatrice consente all'Amministrazione Trump di cancellare il Temporary Protected Status. Per i giudici, le frasi di Trump su Haiti non bastano a dimostrare una discriminazione.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha autorizzato l'Amministrazione di Donald Trump a revocare le protezioni legali per centinaia di migliaia di immigrati che finora potevano restare nel Paese per ragioni umanitarie. Con 6 voti a favore e 3 contrari, la maggioranza conservatrice ha respinto la tesi secondo cui òa Casa Bianca avrebbe agito per pregiudizio razziale quando la Segretaria alla Sicurezza interna, Kristi Noem, ha posto fine al Temporary Protected Status per gli immigrati haitiani.

Trump ha più volte usato parole denigratorie contro Haiti, definendolo un Paese sporco e pieno di malattie, e ha sostenuto che gli immigrati haitiani stanno "avvelenando il sangue" dell'America. Per la Corte, però, quelle dichiarazioni non bastano a dimostrare un intento discriminatorio. "Nessuna delle dichiarazioni citate, né del presidente né dalla Segretaria, era apertamente razzista, e nella sostanza tutte esprimevano posizioni politiche che possono fondarsi su giustificazioni neutre rispetto all'etnia haitiana", ha scritto il giudice Samuel Alito nell'opinione firmata dalla maggioranza dei giudici.

Che cosa cambia per gli immigrati


La sentenza della Corte Suprema revoca i blocchi con cui i tribunali inferiori avevano sospeso la cancellazione del programma durante i ricorsi e rimanda il caso nel merito ai giudici di grado inferiore. Nel frattempo, però, l'Amministrazione può procedere a porre fine TPS per circa 350.000 persone arrivate da Haiti e per altri 6.000 dalla Siria. La decisione apre inoltre la strada alla revoca delle protezioni per gli immigrati provenienti da altri Paesi in via di sviluppo, tra cui Afghanistan, Nepal, Sud Sudan e Venezuela.

Il Temporary Protected Status era stato creato dal Congresso nel 1990. Si tratta di uno status che permette agli immigrati considerate idonei di restare temporaneamente negli Stati Uniti e di lavorare legalmente quando i loro Paesi d'origine sono colpiti da guerre, disastri naturali o epidemie. Quando Trump è tornato alla Casa Bianca l'anno scorso, circa 1,3 milioni di immigrati provenienti da 17 Paesi vivevano legalmente negli Stati Uniti proprio grazie al TPS. La sua Amministrazione si è mossa per cancellare lo status ai migranti provenienti da 13 di questi Paesi, sostenendo che le Amministrazioni precedenti avessero abusato del programma rinnovandolo di continuo.

Il dissenso dei giudici liberal


Le associazioni che difendono i diritti dei migranti avevano presentato una serie di ricorsi, accusando l'Amministrazione Trump di aver aggirato le procedure e, in alcuni casi, di aver agito con ostilità verso le minoranze etniche. La giudice della Corte Suprema Elena Kagan, nella sua opinione di dissenso, ha citato diverse frasi di Trump su Haiti, comprese le accuse secondo cui gli immigrati haitiani mangerebbero cani e gatti o "probabilmente hanno l'AIDS". Sono parole, ha scritto Kagan, "così ripugnanti e venate di razzismo che la maggioranza rinuncia a metterle per iscritto".

Alcuni immigrati che perderanno il TPS potranno ora chiedere altre forme di protezione, come l'asilo. Ma queste vie sono spesso più difficili da percorrere ed ottenere. Ciò significa nei fatti che per molti beneficiari la cancellazione dello status decisa dalla Corte Suprema potrebbe significare il rischio concreto di un rimpatrio imminente, nonostante molti di loro vivono negli Stati Uniti da anni, abbiano superato i controlli periodici sui loro precedenti penali e alcuni abbiano persino coniugi o figli cittadini americani.

Sempre oggi, la Corte Suprema ha rafforzato la linea dura di Trump sull'immigrazione con una seconda sentenza, anch'essa firmata da Alito, che consente all'Amministrazione Trump di respingere le persone al confine tra Stati Uniti e Messico senza dare loro la possibilità di chiedere formalmente asilo sul territorio statunitense. Anche in questo caso la decisione è stata presa con un voto di 6 a 3, con i giudici liberal dissenzienti. In attesa dinanzi alla Corte resta però ancora un'altra misura simbolo della linea dura di Trump: il tentativo di negare la cittadinanza per nascita ai figli degli immigrati senza documenti, sul quale però anche diversi giudici conservatori sembravano essere scettici durante l'audizione.

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Le poste americane minacciano di non consegnare le schede elettorali per volere di Trump


Il capo delle poste David Steiner ha detto al Senato che una nuova regola fermerebbe la consegna delle schede negli Stati che rifiutano di cedere al governo federale le liste degli elettori.

Il servizio postale americano non consegnerà più le schede elettorali inviate per posta negli Stati che si rifiutano di cedere al governo federale i dati sui propri elettori. Lo ha detto David Steiner, il responsabile delle poste statunitensi, durante un'audizione al Senato di mercoledì, spiegando gli effetti di una nuova regola proposta dalla sua agenzia.

La regola è stata diffusa questo mese e segue l'ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump a marzo per limitare il voto per posta. Quell'ordine, contro cui sono in corso diverse cause, punta a costruire liste di cittadini Stato per Stato per stabilire chi ha diritto a votare e chiede al servizio postale di non distribuire le schede a chi non compare in quegli elenchi.

All'inizio dell'anno Steiner aveva dichiarato al New York Times che le poste avrebbero lasciato ai tribunali la decisione sulla legittimità dell'ordine e che avrebbero comunque continuato a consegnare le schede per posta. Nell'audizione di mercoledì davanti alla commissione Sicurezza interna del Senato il tono è cambiato: la nuova regola, ha ammesso, fermerebbe di fatto la consegna delle schede negli Stati che non si adeguano alle richieste del presidente.

Il senatore Gary Peters del Michigan, il democratico di più alto rango nella commissione, gli ha chiesto se, davanti a uno Stato che rifiuta di consegnare la lista dei suoi elettori per corrispondenza, le poste avrebbero comunque spedito le schede. "Con la nostra regola proposta, no", ha risposto Steiner. Ha poi ribadito che il servizio postale rispetterà qualunque decisione dei tribunali sul voto per posta.

La sospensione di una parte del servizio negli Stati dove gli elettori usano molto il voto per corrispondenza potrebbe avere conseguenze su milioni di americani. Trump si oppone con forza al voto per posta e ha ripetuto più volte, senza prove, che le schede inviate per corrispondenza permettono brogli su larga scala a vantaggio dei democratici.

La regola proposta affida al servizio postale un ruolo ampio nel processo di voto per corrispondenza. Prevede che i dipendenti delle poste controllino l'idoneità delle schede usando le liste di elettori fornite dagli Stati e impone agli Stati stessi nuove regole sul modo in cui le schede devono essere disegnate.

I democratici e le associazioni per i diritti di voto sostengono che la regola sia la prova che l'amministrazione Trump vuole intromettersi nelle elezioni, che la Costituzione affida invece agli Stati. Temono che il presidente stia usando questa spinta verso il controllo federale per dare un vantaggio elettorale ai repubblicani, una cosa che Trump non ha smentito. Durante l'audizione i senatori democratici hanno accusato ripetutamente Steiner di eseguire gli ordini del presidente.

"La prego di non lasciarsi usare come una pedina di questo manuale autoritario", gli ha detto la senatrice Elissa Slotkin, democratica del Michigan. "Il servizio postale è una delle istituzioni più importanti del nostro paese. Non lo rovini con l'ossessione di un uomo solo."

La regola è ora in una fase di trenta giorni di consultazione pubblica, iniziata questo mese. L'ordine esecutivo chiede al servizio postale di adottare la versione definitiva entro la fine di luglio.

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La destra americana vuole punire le donne che abortiscono


Quattro anni dopo la fine di Roe v. Wade, parte del movimento anti-aborto chiede di eliminare le immunità che proteggono dal carcere le donne che abortiscono.

Cresce tra i conservatori americani il numero di chi sostiene che l'unico modo per fermare gli aborti sia arrestare le donne che li fanno. Per anni il movimento contro l'aborto era rimasto unito attorno a un principio: le donne andavano risparmiate dalle conseguenze penali, mentre i medici e chi rendeva possibile l'intervento andavano perseguiti con il massimo rigore della legge. Ora un numero crescente di leader conservatori mette in discussione quel principio.

La spinta nasce dalla frustrazione per un dato: oggi gli aborti sono più numerosi di quando, quattro anni fa, la Corte Suprema ha cancellato la sentenza Roe v. Wade, la decisione del 1973 che garantiva il diritto all'aborto in tutto il paese. Il motivo principale è la diffusione delle pillole abortive, ormai disponibili anche negli stati che hanno vietato l'intervento. Secondo un rapporto pubblicato questo mese dalla Society of Family Planning, un'organizzazione che studia la contraccezione e l'aborto, negli stati con il divieto quasi tutti gli aborti avvengono tramite telemedicina, grazie alle cosiddette leggi-scudo approvate da stati a guida democratica, che proteggono i medici che spediscono le pillole per posta.

Nel quarto anniversario della fine di Roe, più di 60 tra influencer conservatori, leader anti-aborto e pastori hanno firmato una petizione per rimuovere le immunità legali che finora hanno protetto dal carcere le donne che abortiscono. A promuoverla è un gruppo chiamato White Rose Resistance, guidato dall'attivista Seth Gruber, e tra i firmatari ci sono podcaster e personaggi noti dell'ambiente conservatore come Allie Beth Stuckey, Riley Gaines e Alex Clark. Il testo chiede ai legislatori di rimuovere le immunità che permettono "l'uccisione intenzionale di bambini non ancora nati" e di approvare leggi che garantiscano piena ed eguale protezione "fin dal momento della fecondazione". Gruber ha detto che il documento unirà molte persone nel movimento e che i sostenitori di questa posizione sono "molto più numerosi di quanto la gente creda".

Pochi giorni prima, i delegati al congresso statale del Partito Repubblicano del Texas avevano votato per chiedere l'abrogazione delle norme che esentano dalle pene penali le donne che abortiscono. Allo stesso tempo, il più grande gruppo anti-aborto del Texas, Texas Right to Life, sta studiando un'idea per saggiare il terreno politico sul tema: colpire una fascia ristretta di donne, quelle con una licenza medica, minacciando di revocare loro l'abilitazione se vengono sorprese a prendere le pillole abortive.

"Negli ultimi quattro anni il nostro atteggiamento si è ammorbidito un po', perché stiamo guardando alla reale portata del problema", ha detto al New York Times John Seago, presidente di Texas Right to Life. "Voglio che non sia più un tabù chiedersi qual è la responsabilità di queste donne." Alla domanda diretta se il suo gruppo ora sostenga il carcere per le donne, Seago si è rifiutato di rispondere, dicendo di voler aprire una discussione sull'approccio più corretto.

Per ora il cambiamento è soprattutto verbale. In nessuno dei circa due decine di stati che hanno vietato del tutto o quasi l'aborto i leader repubblicani sembrano pronti a smantellare le protezioni che tengono le donne al riparo dal carcere, e i recenti tentativi legislativi di introdurre pene penali sono falliti in diversi stati, compreso il Texas.

Il dibattito sta però aprendo divisioni tra i conservatori e crea un problema ad alcuni candidati repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato di quest'anno, in cui si rinnova parte del Congresso. Molti repubblicani sono sotto pressione da parte degli attivisti perché affrontino la questione delle pillole abortive, ma sostenere il carcere per le donne che abortiscono rischia di provocare una reazione negativa nel resto dell'elettorato. In Texas, Ken Paxton, candidato repubblicano al Senato federale che ha sempre fatto dell'opposizione all'aborto un tratto centrale della sua identità politica, è rimasto in silenzio sul tema, pur essendosi smarcato la settimana scorsa da un'altra posizione del partito statale che condannava la fecondazione in vitro.

Il vicepresidente JD Vance, durante un podcast la settimana scorsa, ha detto di sentire l'eco del "movimento abolizionista dell'aborto", l'etichetta usata da chi spinge per perseguire le donne, e ha lasciato intendere il pericolo che la questione rappresenta per i repubblicani, affermando che "non possiamo essere immuni alle realtà della politica moderna". Le pressioni si scaricano anche sull'amministrazione del presidente Donald Trump, già criticata da una parte della destra per non aver fatto abbastanza per bloccare l'arrivo delle pillole. Lo stesso Trump, interrogato sul tema durante la campagna del 2016, aveva detto di essere favorevole a "una qualche forma di punizione" per le donne, salvo poi fare rapidamente marcia indietro e ribadire che "la donna è una vittima".

Dentro il movimento, diversi leader storici suonano l'allarme contro questa deriva. Susan B. Anthony Pro-Life America, una delle principali organizzazioni anti-aborto, ribadisce che la sua posizione non è cambiata. "Non sosteniamo leggi che attribuiscono pene penali alle donne e le rendono passibili della pena di morte", ha dichiarato la responsabile della comunicazione Kelsey Pritchard, ricordando che nessuna legge statale anti-aborto lo prevede e che nessuno di questi progetti è stato approvato da un'assemblea legislativa. Kristan Hawkins, presidente di Students for Life, ha detto che anche la sua posizione resta invariata, pur senza escludere un cambiamento nel lontano futuro: "Il mio messaggio è 'non ora', ma non sto dicendo 'mai'." Secondo Hawkins, prima bisognerebbe rendere l'aborto "impensabile" sul piano culturale e solo allora ci si potrebbe porre la domanda su come perseguirlo. Le due dirigenti avevano firmato nel 2022 un intervento per respingere apertamente l'idea di processare le donne.

Al congresso repubblicano texano, riunito a Houston, un gruppo di attivisti ha spinto con forza perché il partito mettesse tra le sue priorità l'abrogazione delle leggi che proteggono le donne. Nelle riunioni e negli interventi dal palco hanno parlato del fatto che i bambini nel grembo materno meritano "eguale protezione" davanti alla legge e hanno citato studi secondo cui decine di migliaia di pillole abortive sono entrate in Texas nell'ultimo anno. Alcuni oratori hanno chiesto ai delegati di immaginare uno scenario estremo, in cui un'attivista per il diritto all'aborto prende le pillole sui gradini del Campidoglio del Texas senza incorrere in alcuna pena. Alla fine i delegati hanno scelto il pacchetto di misure sull'aborto come una delle loro priorità principali. Due deputati statali repubblicani hanno espresso sostegno pubblico al movimento abolizionista in video registrati: David Lowe ha detto che per anni i leader anti-aborto del Texas hanno cantato vittoria "mentre decine di migliaia di bambini continuano a essere legalmente uccisi nel nostro stato", mentre Brent Money, che l'anno scorso aveva presentato senza successo un progetto di legge in questo senso, ha definito le pene penali per chi abortisce "la posizione anti-aborto più logica e moralmente coerente".

Bradley Pierce, presidente della Foundation to Abolish Abortion, uno dei principali gruppi favorevoli alla criminalizzazione, sostiene che il movimento non abbia mai avuto tanto slancio come ora. Si aspetta un'ondata di consensi quando l'assemblea legislativa del Texas si riunirà l'anno prossimo e nei prossimi mesi conta di convincere i politici dello stato, Paxton compreso. Da procuratore generale del Texas, Paxton si era posto come strenuo difensore delle leggi anti-aborto, avviando azioni legali contro i distributori di pillole e i fornitori di altri stati, e ora è in una corsa serrata per il Senato contro il deputato democratico James Talarico, che ha fatto del sostegno al diritto all'aborto un punto centrale della sua campagna. Perseguire le donne che abortiscono, ha detto Pierce, è "dove dobbiamo spendere più capitale politico".

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Il Venezuela scopre un debito da 240 miliardi di dollari lasciato da Maduro


Una revisione dei conti rivela nuovi debiti pari a 240 miliardi di dollari, il più alto al mondo rispetto al PIL. Caracas prepara la più grande ristrutturazione del debito sovrano della storia, prima di Grecia e Argentina.

Il Venezuela ha un debito da 240 miliardi di dollari, pari a circa due volte e mezzo il valore della sua economia. Nessun Paese al mondo presenta oggi un peso così alto rispetto al prodotto interno lordo. A rivelarlo è una revisione dei conti pubblici condotta dalla banca d'affari americana Centerview Partners, secondo quanto scrive il Financial Times.

A preparare l'operazione è stata la vicepresidente Delcy Rodríguez, che guida il Paese da gennaio, dopo la cattura dell'ex leader Nicolás Maduro da parte delle forze speciali americane. Rodríguez vuole ora annunciare la più grande ristrutturazione del debito sovrano mai realizzata. Per farlo ha affidato a Centerview Partners il compito di ricostruire lo stato reale delle finanze venezuelane, che il governo dovrebbe presentare ai creditori nelle prossime settimane.

Finanza · America Latina

Il Venezuela è il Paese più indebitato del mondo

Una revisione dei conti pubblici ha fissato il debito pubblico del Venezuela a 240 miliardi di dollari, vale a dire 2 volte e mezzo l'intera economia nazionale. Nessuno Stato, oggi, regge un peso così alto rispetto alla propria ricchezza.

Grafica di FocusAmerica Dati 2026

Economia (PIL)

Debito pubblico
100 mld $

240 mld $
Quanto produce
il Paese

Quanto deve
ai creditori

Il rapporto tra debito e PIL arriva al 240%: il primato precedente apparteneva al Giappone, fermo intorno al 230%

Esplora l'analisi
IIl record IIIl primato IIIIl crollo IVI creditori

Debito vs PIL

Il debito vale due volte e mezzo l'economia venezuelana


Le stime di mercato collocavano il debito venezuelano tra i 150 e i 200 miliardi. La revisione dei conti condotta dalla banca d'affari americana Centerview Partners lo porta molto più in alto.

Debito pubblico 240mld $

Economia (PIL) 100mld $

Per ogni dollaro prodotto dall'economia venezuelana, lo Stato ne deve due e mezzo.

La più grande ristrutturazione di sempre

Più della Grecia, più dell'Argentina


Si tratterebbe della più grande ristrutturazione di debito sovrano mai realizzata. A guidarla è la vicepresidente Delcy Rodríguez, alla testa del Paese da gennaio dopo la cattura di Maduro da parte delle Forze Speciali statunitensi.

Venezuela · 2026
Il nuovo record mondiale

240mld $

Grecia · 2012
Crisi dell'eurozona

~200mld $

Argentina · 2001
Il precedente primato

~100mld $

Mezzo secolo di declino

Un'economia ridotta a un quarto in tredici anni


Mezzo secolo fa il Venezuela era tra i Paesi più ricchi dell'America Latina. Le politiche di Chávez e Maduro hanno progressivamente smantellato la sua economia.

0mld $

0mld $
2012Ultimo anno di Hugo Chávez al potere
OggiIl valore dell'economia nel 2026

Iperinflazione · 2018
0%
È la stima dell'Assemblea Nazionale, all'epoca controllata dall'opposizione. Una cifra così alta significava che i prezzi raddoppiavano quasi ogni settimana.

929.797%
Stima FMI

vs

130.060%
Dato ufficiale
Banca Centrale

A chi deve soldi il Venezuela

Da dove arrivano i 240 miliardi di debito


La parte principale del debito è composta da obbligazioni dello Stato e della compagnia petrolifera PDVSA. Il resto si divide tra creditori commerciali, aziende e governi stranieri.

Obbligazioni di Stato e PDVSA
Circa 60 mld di capitale, più 40 mld di interessi mai rimborsati

~100mld $

Aziende espropriate
Richieste di indennizzo avanzate dalle imprese nazionalizzate

>20mld $


Cina
In parte già rimborsata con forniture di petrolio

10–20mld $


Russia
Mosca ha più volte condonato il debito vs Caracas, ma resta in piedi questo credito

~6mld $

A rendere insolita l'operazione è l'assenza del Fondo Monetario Internazionale, di norma centrale in questo tipo di negoziati. Caracas ha riallacciato i rapporti con il FMI solo ad aprile, dopo 7 anni di gelo.

Fonte Revisione dei conti pubblici di Centerview Partners, riportata dal Financial Times; Fondo Monetario Internazionale. Le cifre tra il 2018 e oggi sono in parte stime, in assenza di statistiche ufficiali venezuelane.

Una ristrutturazione più grande di Grecia e Argentina


La cifra emersa dalla revisione è molto più alta delle stime circolate finora sui mercati, che collocavano il debito venezuelano tra i 150 e i 200 miliardi di dollari. Oggi l'economia del Paese vale circa 100 miliardi, contro i 370 miliardi del 2012, ultimo anno di Hugo Chávez al potere. Il rapporto tra debito e PIL arriva così al 240%.

Finora il primato del rapporto debito/PIL apparteneva al Giappone, che nel 2025 sfiorava il 230% secondo il Fondo Monetario Internazionale. Anche per dimensioni della crisi, il Venezuela passerebbe in testa: supererebbe la Grecia, che nel 2012 ristrutturò circa 200 miliardi di dollari durante la crisi dell'eurozona, e l'Argentina, che in precedenza aveva segnato il record con un default da 100 miliardi.

Il crollo dell'economia e il nodo dei creditori


Mezzo secolo fa il Venezuela era tra i Paesi più ricchi dell'America Latina. Poi le politiche di Chávez e Maduro hanno progressivamente smantellato la sua economia e indebolito anche il settore petrolifero, nonostante il Paese custodisca le maggiori riserve di greggio al mondo. Il governo ha smesso di pubblicare statistiche ufficiali nel 2015 e nel 2018 l'inflazione è arrivata a sfiorare il 1.700.000%, secondo le stime del Parlamento allora controllato dall'opposizione.

La parte principale del debito pubblico è composta da obbligazioni dello Stato e della compagnia petrolifera statale PDVSA: secondo gli analisti, circa 60 miliardi di dollari di capitale e altri 40 miliardi di interessi mai rimborsati. Alla Cina Caracas deve tra i 10 e i 20 miliardi, in parte rimborsati con forniture di petrolio. Restano poi decine di miliardi dovuti a compagnie petrolifere e banche che avevano concesso finanziamenti commerciali, oltre a più di 20 miliardi di richieste avanzate da aziende espropriate. Tra i creditori c'è anche la Russia, da anni vicina ai leader venezuelani: Mosca ha più volte condonato i debiti di Caracas, ma secondo gli analisti il Venezuela non le avrebbe mai restituito circa 6 miliardi.

A rendere insolita l'operazione è soprattutto l'assenza del Fondo Monetario Internazionale, di norma centrale in questo tipo di negoziati. Caracas ha riallacciato i rapporti con il Fondo solo ad aprile, dopo sette anni di gelo. Rodríguez punta comunque a chiudere un accordo con i creditori entro la fine dell'anno, con l'obiettivo di riaprire al Venezuela l'accesso ai mercati internazionali.

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Euro digitale, l'UE punta a ridurre la dipendenza dalle carte di credito americane


La Commissione Economia dell'Europarlamento approva le regole sulla valuta elettronica proposte dalla BCE. Esperimento pilota previsto nel 2027, lancio ufficiale nel 2029. Previsti tetti agli importi per proteggere i depositi bancari.

L'euro digitale ha superato un passaggio decisivo. La Commissione per gli Affari economici del Parlamento europeo ha approvato martedì le regole per il lancio della valuta elettronica della Banca Centrale Europea, pensata per ridurre la dipendenza dell'eurozona dai circuiti di pagamento statunitensi in una fase di rapporti transatlantici sempre più tesi.

L'euro digitale funzionerebbe come un portafoglio elettronico garantito dalla banca centrale, ma distribuito attraverso banche e società fintech. Permetterebbe in questo modo a tutti i residenti dell'eurozona di pagare online e nei negozi con moneta pubblica digitale. Il progetto è allo studio da sei anni, ma ha assunto maggiore urgenza dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e l'imposizione di dazi anche a partner consolidati come l'Unione Europea. Da qui il timore che, in futuro, gli Stati Uniti possano usare come leva politica il loro dominio sulle reti di pagamento, a partire da Visa e Mastercard.

Perché Bruxelles ha deciso di accelerare


Il via libera è arrivato dopo tre anni di trattative tra la BCE e le banche, preoccupate dal rischio di fuga dei depositi e dalla perdita di ricavi. Per questo gli istituti hanno chiesto di limitare la portata del progetto. Secondo la bozza approvata, l'euro digitale servirebbe a ridurre l'eccessiva dipendenza dai fornitori non europei e a portare la moneta unica nell'era digitale.

Un gruppo di estrema destra, Europa delle Nazioni Sovrane, ha però votato contro, rendendo più probabile un nuovo passaggio in plenaria. Salvo obiezioni, i legislatori dovrebbero comunque avviare il mese prossimo i negoziati con il Consiglio dell'Unione Europea e la Commissione, con l'obiettivo di arrivare all'approvazione definitiva entro la fine dell'anno. La BCE prevede una sperimentazione di dodici mesi nella seconda metà del 2027, prima del lancio completo nel 2029, e ha fatto sapere di attendere la posizione definitiva del Parlamento.

Fuori dall'eurozona, la Cina ha già sperimentato lo yuan digitale su larga scala, mentre India e Brasile hanno condotto test. Il Regno Unito si è fermato soprattutto alla fase di ricerca, per i timori legati alla privacy, alla stabilità finanziaria e all'impatto sul settore bancario. Trump, invece, ha vietato alla Federal Reserve di emettere una sua valuta digitale.

I tetti agli importi e il ruolo delle banche


Come già in precedenza il Consiglio dell'Unione Europea, anche il Parlamento Europeo ha previsto tutele per le banche. I legislatori propongono che sia la Commissione Europea a stabilire quanti euro digitali ogni persona possa detenere, sulla base di una raccomandazione della BCE, e che il tetto venga rivisto almeno ogni 2 anni. Le aziende non potranno trattenere euro digitali per più di 24 ore. La moneta digitale non maturerà interessi e sarà gratuita per gli utenti.

La proposta riflette una serie di compromessi politici. Il sistema mantiene le banche commerciali al centro della distribuzione, lascia un ruolo limitato ai canali pubblici e non presenta l'euro digitale come una vera alternativa ai depositi bancari. Concessioni di questo tipo sono state probabilmente decisive per convincere alcuni critici, tra cui Fernando Navarrete Rojas, negoziatore dell'Europarlamento sul dossier, che solo di recente ha ritirato la sua opposizione alla disponibilità dell'euro digitale anche online.

Le simulazioni della BCE indicano che, in uno scenario estremo e considerato altamente improbabile di corsa agli sportelli, i correntisti potrebbero trasferire fino a 699 miliardi di euro dalle banche dell'eurozona se il limite venisse fissato a 3.000 euro a persona. La cifra equivale all'8,2% di tutti i depositi al dettaglio a vista, con un impatto potenzialmente più forte sulle banche più piccole e sugli istituti maggiormente legati alla raccolta tradizionale.

Costi e compensazioni ancora da definire


Restano aperte le questioni sui costi. Auke Zijlstra, del gruppo di estrema destra Patrioti per l'Europa, ha osservato che le principali discussioni con le altre istituzioni europee riguarderanno come compensare le aziende partecipanti per i costi di avvio, che la BCE stima tra i 4 e i 6 miliardi di euro distribuiti su quattro anni.

Ha aggiunto però che l'euro digitale potrebbe rivelarsi obsoleto già al momento del lancio, vista la concorrenza di iniziative private come il servizio di pagamenti istantanei Wero, sostenuto da un consorzio di grandi banche europee. Damian Boeselager dei Verdi ha sostenuto che l'euro digitale dovrebbe risultare economico per i commercianti, molti dei quali saranno obbligati ad accettarlo. La proposta del Parlamento prevede un'esenzione per i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi.

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E' disponibile la nuova versione di TeraCopy 4, compreso sconto del 50% per l'acquisto della versione Professional!!!

TeraCopy è l'applicazione che utilizzo da 3 anni per copiare qualsiasi contenuto, con la sicurezza di ottenere una copia identica all'originale, sia che si tratti di foto, video o cartelle.

Qui trovi il tutorial che ho scritto qualche tempo fa:
bertagna.it/teracopy-copia-di-…

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Dyson V10 Konical ufficiale: arriva l'aspirapolvere con Auto-empty Dok che si svuota da solo


Dyson entra in una nuova era della pulizia domestica con V10 Konical e Auto-empty Dok, la prima soluzione del marchio che consente lo svuotamento automatico del contenitore della polvere
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Dyson ha presentato il suo primo aspirapolvere con svuotamento automatico V10 Konical con Auto-empty Dok, progettato per rendere la pulizia più semplice e igienica senza compromettere le prestazioni. Il device è dotato di una spazzola conica districante che illumina la polvere invisibile e districa i capelli lunghi e i peli di animali, mentre la base svuota automaticamente il contenitore dopo ogni utilizzo, ricarica il dispositivo e consente di riporre gli accessori ordinatamente in un unico punto: una soluzione integrata che rende la pulizia più igienica e senza sforzo.

Vacanze e AI: 1 italiano su 3 usa l’intelligenza artificiale per pianificare i viaggi
Nonostante la crescita dell’AI, recensioni degli utenti e convenienza economica continuano a essere gli elementi che incidono maggiormente sulle decisioni di viaggio
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


"Svuotare il contenitore di un aspirapolvere è spesso un’operazione scomoda e poco igienica: la polvere si disperde, gli allergeni restano nell’aria e il processo di pulizia viene interrotto. Abbiamo progettato una base che lo fa al posto dell’utente, in modo automatico e igienico", ha commentato Asaph Ooi di Dyson


Dyson V10 Konical: un sistema di illuminazione verde simile a un laser rivela la polvere invisibileDyson V10 Konical: un sistema di illuminazione verde simile a un laser rivela la polvere invisibile

Dyson V10 Konical


Il nuovo Dyson V10 Konical offre un'aspirazione potente e miglioramenti concreti per la pulizia quotidiana. La sua spazzola conica districante impedisce ai capelli lunghi e ai peli di animali di avvolgersi e aggrovigliarsi attorno al rullo – senza più necessità di tagliarli o rimuoverli manualmente – mentre un sistema di illuminazione verde simile a un laser rivela la polvere invisibile, per non tralasciare nessun punto durante la pulizia.

Il dispositivo integra inoltre un sistema di filtrazione HEPA completamente sigillato, a cinque stadi, che cattura il 99,99% delle particelle fino a 0,1 micron (tra cui allergeni, batteri e virus), rilasciando nell’ambiente solo aria pulita e mantenendo costante la potenza di aspirazione, per prestazioni ottimali a ogni utilizzo (dati Dyson).

Auto-empty Dok


L’Auto-empty Dok trasferisce polvere e detriti in un sacchetto sigillato che contiene fino a 60 giorni di sporco, riducendo la frequenza degli svuotamenti manuali. Il sistema di filtrazione HEPA completamente sigillato cattura le particelle fini durante il processo di svuotamento, contribuendo a garantire un'aria più pulita in casa. La ricarica integrata mantiene il dispositivo sempre pronto all'uso, mentre lo scomparto dedicato consente di organizzare fino a tre accessori.
Dyson V10 Konical con auto-empty DokDyson V10 Konical con auto-empty Dok

Nuova tecnologia, stessi accessori


I prodotti Dyson sono progettati per durare nel tempo, ingegnerizzati e rigorosamente testati per garantirne la resistenza. L'Auto-empty Dok è compatibile con le generazioni di aspirapolvere precedenti, consentendo a chi possiede il Dyson V8 Cyclone di effettuare l’upgrade del proprio sistema senza dover sostituire il dispositivo. Gli accessori dei modelli Dyson V8, V8 Cyclone e il nuovo V10 Konical sono tra loro intercambiabili, e permettono di continuare a utilizzare i medesimi strumenti con le versioni precedenti e di scegliere tra un’ampia gamma di accessori per soddisfare ogni esigenza di pulizia.

vivo WATCH GT 2 arriva in Italia: display AMOLED e lunga autonomia
vivo WATCH GT 2 arriva ufficialmente in Italia portando con sé un design elegante, un ampio display e una delle autonomie più interessanti della categoria. Scopri caratteristiche, funzionalità e dettagli.
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Un sistema completo


Dyson V10 Konical con Auto-empty Dok unisce aspirazione potente, filtrazione HEPA avanzata e design intelligente a una soluzione igienica e hands-free per lo svuotamento del contenitore, rendendo la pulizia più semplice, più efficace e meno invasiva nella vita quotidiana.

Disponibilità e prezzo


Dyson V10 Konical è disponibile al prezzo di 499,00 euro (su Dyson.it) mentre Auto-empty Dok sarà disponibile nelle prossime settimane.


vivo WATCH GT 2 debutta in Italia: design premium, display immersivo e batteria da record


Vivo ha annunciato il lancio in Italia del vivo WATCH GT 2, il nuovo smartwatch progettato per offrire un’esperienza d’uso immersiva, luminosa e personalizzabile. Dotato di un ampio display Amoled da 2,07 pollici, una lunga autonomia, modalità sportive avanzate, quadranti personalizzabili e funzioni smart integrate, vivo WATCH GT 2 è pensato per ogni momento della giornata, unendo stile, praticità e connettività.

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Gli acquisti online sono sempre più diffusi, ma molti consumatori continuano a credere a convinzioni errate su prezzi, sicurezza e affidabilità. Ecco i 6 falsi miti sull’e-commerce che influenzano ancora le decisioni di acquisto e le strategie delle aziende nel 2026
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Un display più grande per un’esperienza d’uso più immersiva


vivo WATCH GT 2 è dotato di un display Amoled da 2,07 pollici con frequenza di aggiornamento a 60 Hz, luminosità di picco fino a 2400 nit e cornici ultra-sottili di 1,8 mm. Lo schermo curvo 2.5D senza bordi contribuisce a creare un’esperienza visiva elegante, garantendo una leggibilità ottimale in qualsiasi condizione di luce, sia durante gli spostamenti quotidiani sia all’aperto sotto la luce diretta del sole.
vivo Watch GT 2 nella versione Stellar Whitevivo Watch GT 2 nella versione Stellar White
Con il suo design squadrato dalle linee pulite, il WATCH GT 2 dona al polso un’estetica raffinata, moderna. La variante Obsidian Black si distingue per la nuova cornice in alluminio nero lucido, ottenuta attraverso molteplici processi di lucidatura di precisione che ne esaltano il carattere premium. La versione Stellar White propone invece un look più delicato e contemporaneo. Grazie ai quadranti personalizzabili, ai temi dinamici, ai cinturini intercambiabili e alla funzione Always-On Display, è possibile adattare lo smartwatch al proprio stile e alle diverse occasioni della giornata.

Fino a 25 giorni di autonomia


vivo WATCH GT 2 è progettato per offrire un'esperienza leggera, senza pensieri e sempre connessa. Secondo quanto dichiarato dal brand, in modalità Bluetooth lo smartwatch garantisce fino a 25 giorni di autonomia, che diventano 17 giorni con un utilizzo tipico e 14 giorni con la funzione Always On Display attivata. Che si sia in ufficio, in palestra o in viaggio, WATCH GT 2 è progettato per rimanere sempre al passo con il ritmo della giornata.

Monitoraggio sportivo avanzato, incluse modalità dedicate a padel e tennis


Tra le principali novità introdotte da vivo spicca la modalità professionale dedicata a padel e tennis, due delle discipline sportive più amate in Italia. Grazie agli algoritmi proprietari, che integrano funzioni di analisi della camminata - Gait Analysis - e suggerimenti basati sull’intelligenza artificiale, il dispositivo è in grado di monitorare parametri come frequenza cardiaca, calorie consumate e distribuzione dei colpi, inclusi diritti e rovesci, aiutando anche gli sportivi amatoriali a comprendere meglio le proprie prestazioni.
vivo Watch GT 2 nella versione Obsidian Blackvivo Watch GT 2 nella versione Obsidian Black
In aggiunta agli sport di racchetta, vivo WATCH GT 2 supporta oltre 100 modalità sportive suddivise in 9 categorie, con programmi dedicati alla corsa, monitoraggio dei percorsi, tracciamento delle attività quotidiane, e feedback vocali ottimizzati per specifiche discipline. La resistenza all’acqua fino a 5 ATM consente inoltre di utilizzarlo con tranquillità anche durante attività acquatiche.

Benessere sotto controllo


Il WATCH GT 2 integra un sistema avanzato di monitoraggio della salute basato sull’intelligenza artificiale, in grado di rilevare in modo continuo frequenza cardiaca, saturazione dell’ossigeno nel sangue (SpO₂), qualità del sonno, livelli di stress e rumore ambientale, con la possibilità di effettuare controlli aggiuntivi in qualsiasi momento. Gli avvisi intelligenti consentono di monitorare eventuali variazioni della frequenza cardiaca in tempo reale, mentre la sincronizzazione con l’app vivo Health permette di consultare facilmente dati e trend nel tempo, offrendo una panoramica completa del proprio benessere.
Per gli utenti iPhone, lo smartwatch garantisce, inoltre, la piena compatibilità con iOS, supportando funzioni come il controllo remoto della fotocamera, la gestione della musica, la sincronizzazione delle notifiche e il monitoraggio del ciclo mestruale, offrendo così la massima flessibilità all'interno di ecosistemi di dispositivi differenti.

Estate 2026: il vademecum Roborock per una casa sempre pronta agli ospiti
L’estate è sinonimo di visite improvvise e momenti da condividere. Con il vademecum Roborock scopri come mantenere la casa sempre pulita e accogliente grazie alle più moderne tecnologie per la pulizia domestica
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Connettività smart per la vita di tutti i giorni


Basato su vivo BlueOS, il WATCH GT 2 offre un’esperienza d’uso fluida e intuitiva. Lo smartwatch è compatibile sia con dispositivi Android sia iOS, garantendo una connessione semplice e immediata all’interno di ecosistemi differenti. Inoltre, il dispositivo dispone di un chip NFC per la memorizzazione dei badge di accesso, consentendo di entrare in uffici o complessi residenziali compatibili con un semplice tocco. Integrato nel dispositivo, infine, Gemini AI Assistant che permette di gestire richieste in linguaggio naturale, supporta la traduzione delle chiamate e la generazione di riepiloghi, offrendo un supporto pratico nelle attività quotidiane.

Prezzi e disponibilità


vivo WATCH GT 2 è disponibile a partire da 149 euro sullo store ufficiale di vivo - vivostore.it/ e sul canale ufficiale di vivo su Amazon.


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Trump blocca la legge sulla casa e si scontra con i senatori del suo partito


Ha annullato la firma su una legge per la casa, ha rimproverato i senatori repubblicani per il voto sull'Iran e ha attaccato gli alleati europei, Italia compresa

Il presidente Donald Trump ha trasformato mercoledì in una delle giornate più caotiche del suo secondo mandato: ha annullato all'ultimo la firma di una legge bipartisan sulla casa, ha rimproverato a uno a uno i senatori del suo stesso partito durante un pranzo a porte chiuse e nel pomeriggio ha attaccato gli alleati europei, Italia compresa. Anche per un presidente abituato a mosse a sorpresa, secondo i parlamentari repubblicani la giornata è stata sconcertante. Il senatore John Kennedy l'ha riassunta così: "Il presidente è come una scatola di cioccolatini, non sai mai cosa ti capita".

Il caso più clamoroso è stata la cancellazione della cerimonia di firma del 21st Century ROAD to Housing, una legge pensata per rendere le abitazioni più accessibili che elimina vincoli burocratici e semplifica gli obblighi ambientali per favorire nuove costruzioni. La Casa Bianca l'aveva definita una delle più importanti leggi sull'accessibilità della casa nella storia americana e al Congresso era già pronto un palco con il sigillo presidenziale e le bandiere a stelle e strisce. La cerimonia era fissata per mezzogiorno, le 18 in Italia. Quella stessa mattina, però, Trump ha definito la legge "di minore importanza" e poco dopo ha annullato tutto. L'immagine simbolo della giornata è stata quella del deputato repubblicano French Hill che sul palco elogiava il sostegno del presidente alla legge, ignaro che Trump avesse appena ritirato quel sostegno su Truth Social.

Dietro la mossa c'è una strategia: Trump usa la legge sulla casa come merce di scambio per costringere il Senato ad approvare il SAVE America Act, la sua priorità assoluta. Si tratta di una proposta di legge che imporrebbe la prova della cittadinanza per iscriversi alle liste elettorali e un documento d'identità per votare in tutto il paese. Il presidente vuole anche eliminare gran parte del voto per posta. Ha detto che non firmerà la legge sulla casa finché il Congresso non gli manderà il provvedimento sul voto.

Il SAVE America Act è fermo perché i democratici usano il filibuster, la regola che al Senato impone una maggioranza di 60 voti su 100 per approvare gran parte delle leggi. Trump chiede da tempo di abolirlo, ma il leader della maggioranza al Senato John Thune gli ripete che i voti non ci sono. "Non è una conclusione che ovviamente gli piacerebbe, ma è così", ha detto Thune ai giornalisti. La senatrice Lisa Murkowski ha escluso di dare il proprio consenso alla cancellazione del filibuster. Trump ha appoggiato l'idea, avanzata dal senatore Mike Lee, di un filibuster parlato che costringa i democratici a restare in aula a oltranza, ma molti repubblicani pensano che non funzionerebbe.

Il pranzo con i senatori repubblicani, organizzato dal senatore Rick Scott senza che Thune ne fosse al corrente, doveva essere un momento di festa. Si è trasformato in uno scontro. Trump ha avuto un acceso diverbio con il senatore Bill Cassidy sulla guerra con l'Iran e sulla scarsità di informazioni che la Casa Bianca condivide con il Senato. Cassidy lo ha chiamato più volte "fratello mio" per stemperare la tensione, ma il presidente ha replicato che non era suo fratello, gli ha intimato di sedersi e gli ha dato del perdente. "Non mi scuso per aver tenuto testa al presidente", ha detto poi Cassidy ai giornalisti. "Ho perso la pazienza, è colpa dell'irlandese che è in me". Cassidy aveva già perso la primaria del suo partito questa primavera, dopo che Trump aveva appoggiato il suo avversario. Il senatore Roger Marshall, medico, ha paragonato la riunione a "un consiglio direttivo di ospedale in cui un gruppo di medici si urla addosso".

Lo scontro nasceva dal voto del giorno prima: martedì il Senato aveva approvato, con quattro repubblicani schierati insieme ai democratici, una risoluzione che impone a Trump di chiedere l'autorizzazione del Congresso prima di nuove azioni militari contro l'Iran. È uno strumento previsto dalla War Powers Resolution, la legge che limita il potere del presidente di entrare in guerra senza il via libera del Parlamento. Il senatore Kennedy ha detto che il presidente era furibondo per quel voto. Secondo Trump la risoluzione, pur non vincolante, rischiava di indebolire i negoziatori americani impegnati nelle trattative con Teheran, tanto che avrebbe dovuto fermarsi a spiegare alla controparte iraniana che si trattava di un voto privo di effetti.

Trump ha rimproverato anche il senatore Dave McCormick per non aver partecipato al voto e si è rivolto a Murkowski appena è entrata nella sala. A un certo punto ha osservato che tutti coloro che avevano votato per condannarlo nei processi di impeachment, la procedura con cui il Congresso può mettere sotto accusa e rimuovere un presidente, non erano più in Senato. Murkowski, che aveva votato per condannarlo nel secondo processo, si è raddrizzata sulla sedia. "Beh, tranne lei", ha detto il presidente.

Il gruppo di senatori repubblicani disposti a sfidare apertamente Trump è cresciuto. Oltre a Cassidy ci sono John Cornyn, anche lui sconfitto in una primaria da un candidato sostenuto dal presidente, Mitch McConnell e Thom Tillis, entrambi vicini a lasciare il Senato e quindi meno esposti a ritorsioni politiche, e le storiche voci fuori dal coro Susan Collins e la stessa Murkowski. Sempre più spesso scelgono le tradizioni del Senato invece delle richieste della Casa Bianca.

Per sbloccare il SAVE America Act, il presidente della Camera Mike Johnson ha in mente un'altra strada. Giovedì mattina avrebbe incontrato Trump per proporgli di far passare la legge al Senato con la sola maggioranza semplice, usando la procedura di bilancio chiamata reconciliation, che consente di approvare alcune misure aggirando i 60 voti del filibuster. L'ostacolo è che la parliamentarian del Senato, la funzionaria che vigila sul rispetto delle regole della camera, ha finora escluso che il SAVE America Act possa seguire quella via. Trump ne ha chiesto la rimozione, ma i repubblicani si sono rifiutati. Lo stesso Lee ha avvertito che la reconciliation può modificare solo spese o entrate obbligatorie e non può fare da contenitore per una legge sulle regole elettorali.

In serata Cassidy ha contribuito a ribaltare un altro voto. Insieme al senatore Rand Paul ha aiutato i repubblicani a bloccare una seconda risoluzione sui poteri di guerra in Iran, dopo aver sostenuto una misura simile il giorno prima: il Senato è passato da 50 a 48 contro a 50 a 47 a favore. Cassidy ha spiegato di aver cambiato posizione dopo aver incontrato il vicepresidente JD Vance e l'inviato speciale Steve Witkoff, che gli hanno fornito un quadro più ampio sulla situazione iraniana.

Nel pomeriggio, ricevendo nello Studio Ovale il segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump si è rivolto agli alleati europei. Ha detto che il Regno Unito stava "morendo" e ha sostenuto che alcuni storici partner avevano deluso gli Stati Uniti. Ha elencato i paesi con cui era insoddisfatto per non aver fatto di più nella guerra con l'Iran: Italia, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Alla domanda su cosa volesse dall'Europa ha risposto: "Solo lealtà. Voglio soltanto la loro lealtà". Rutte ha scelto la via dell'adulazione, mostrando un cartellone sull'aumento della spesa militare dei paesi membri e definendo Trump "il leader del mondo libero".

La giornata è arrivata al culmine di settimane di tensioni interne. Trump ha bloccato il rinnovo di un importante strumento di sorveglianza, la sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act, scaduta il 12 giugno, ha stravolto i piani per la conferma del suo stesso candidato alla guida dell'intelligence nominando Bill Pulte direttore facente funzioni e ha rallentato altri provvedimenti del partito con richieste a sorpresa. Per i repubblicani è una delle fratture più profonde da quando è tornato alla Casa Bianca.

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Trump apre le celebrazioni dei 250 anni degli Stati Uniti con un comizio su se stesso


Il presidente ha aperto al National Mall sedici giorni di celebrazioni per l'anniversario dell'indipendenza con un comizio in stile campagna elettorale, mentre i sondaggi lo danno ai minimi

Il presidente Donald Trump ha aperto le celebrazioni per il 250° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti con un comizio in stile campagna elettorale, in cui ha messo se stesso al centro della scena. Mercoledì sera, al National Mall di Washington, il grande parco che si estende dal Campidoglio al Lincoln Memorial, il presidente ha dato il via a sedici giorni di festeggiamenti davanti a migliaia di persone.

Trump ha parlato da dietro un vetro antiproiettile che attraversava tutto il palco. Sopra di lui sono passati più volte aerei militari, tra cui un bombardiere B-2 scortato da quattro caccia F-35, mentre le bande dell'esercito suonavano e il cantante Lee Greenwood eseguiva God Bless the USA, l'inno dei suoi comizi.

"Mentre ci avviciniamo al nostro 250° anno di indipendenza, sono entusiasta di dichiarare che l'America è di ritorno", ha detto Trump alla folla. Il presidente ha parlato dell'"inizio dell'età dell'oro dell'America" e ha rivendicato i propri risultati, dalla vittoria nella guerra con l'Iran alla prosperità economica fino alla stretta sul confine con il Messico. Insolitamente disciplinato, ha seguito quasi sempre il copione del teleprompter e ha chiuso in meno di mezz'ora, uno dei discorsi più brevi del suo secondo mandato. Si è anche congratulato con se stesso per aver estromesso il presidente venezuelano Nicolás Maduro, senza menzionare i terremoti che avevano colpito il paese quella stessa notte.

L'evento era nato come una grande fiera con uno stand per ogni Stato, seguita da una serie di concerti. La quasi totalità degli artisti annunciati si è però ritirata per non essere associata a un evento politico, da Young MC a Martina McBride, dai Commodores a Bret Michaels, frontman dei Poison. Trump ha allora deciso di prendere in mano l'appuntamento e trasformarlo in un comizio del suo movimento, con Lee Greenwood, il tenore Christopher Macchio e le bande militari al posto dei cantanti rinunciatari.

Sul palco è salito anche il segretario ai trasporti Sean Duffy, che ha attaccato i musicisti ritiratisi e ha definito Trump "il più grande presidente mai esistito in questo paese dai tempi di George Washington". Il deputato democratico della California Jared Huffman ha accusato gli organizzatori di vendere accesso a interessi particolari e di riscrivere la storia della fondazione del paese secondo i gusti del presidente. "Dovrebbe servire a unirci. Sta cercando di rendere questa celebrazione tutta su di sé", ha detto Huffman.

Le celebrazioni fanno capo a due organizzazioni distinte. America250 è l'iniziativa bipartisan autorizzata dal Congresso per coordinare gli eventi in tutto il paese, mentre Freedom 250 è un'iniziativa pubblico-privata sostenuta dalla Casa Bianca, che cura gli appuntamenti di più alto profilo. La Great American State Fair, la grande fiera nazionale promossa da quest'ultima, trasformerà il National Mall fino al 10 luglio in un'esposizione in stile fiera mondiale, con i padiglioni dei singoli Stati, oltre 150 stand e una grande ruota panoramica davanti al Campidoglio.

Secondo un'analisi pubblicata su Le Monde, il presidente ha posto un segno di uguaglianza tra la propria persona, il movimento MAGA (Make America Great Again) e il patriottismo americano. Trump ha fatto stampare il proprio profilo su una moneta commemorativa e il Tesoro valuta perfino una banconota da 250 dollari con la sua effigie. Sulla facciata del dipartimento dell'interno, il ministero che gestisce i parchi e le terre pubbliche, sono stati appesi due grandi ritratti: a sinistra George Washington, "il primo dell'America", a destra Trump, "l'America prima di tutto".

Le celebrazioni arrivano in un momento difficile per il presidente. Le rilevazioni sul suo gradimento lo collocano ai minimi: il 37% secondo il centro di ricerca AP-NORC, il 34% per Reuters/Ipsos, fino al 30% registrato dall'istituto American Research Group, il valore più basso mai toccato in quella serie. Sull'economia l'approvazione scende al 33%, mentre sull'immigrazione si ferma al 40%.

La quota di americani molto o estremamente fieri di esserlo è crollata dall'87% del 2001 al 58% di oggi, nove punti in meno rispetto al 2025, secondo l'istituto di sondaggi Gallup. Il calo è netto tra gli elettori democratici ma anche tra gli indipendenti, molto corteggiati in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, quando si rinnoverà il Congresso.

Pesa soprattutto la guerra con l'Iran, durata quasi quattro mesi, che ha spinto i prezzi al consumo al livello più alto degli ultimi tre anni. Solo un americano su quattro ritiene che il conflitto sia valso i suoi costi. L'inflazione resta più alta di quella ereditata dal presidente e cresce più dei salari, mentre il deficit continua a salire. Gli investimenti nell'intelligenza artificiale trainano la crescita ma alimentano i timori per i posti di lavoro della classe media. Il prezzo del petrolio è in calo dopo che lo stretto di Hormuz ha iniziato a riaprire, in seguito a un accordo provvisorio per chiudere la guerra con Teheran.

Nel 1976 il presidente Gerald Ford curò con grande attenzione le cerimonie del bicentenario, in un paese scosso dalle dimissioni di Richard Nixon, dalla guerra in Vietnam e dalla crisi energetica. Il suo principale consigliere ordinò agli autori dei discorsi di evitare qualsiasi "insinuazione di parte". Anche Ulysses Grant, nel centenario del 1876, criticò gli "errori di giudizio" dei ribelli del Sud durante la guerra civile, ma li definì coraggiosi nelle loro convinzioni. Trump ha scelto la strada opposta.

Con un decreto firmato a fine marzo 2025, intitolato "Restaurare la verità e la ragione nella storia americana", l'amministrazione ha denunciato l'"ideologia corrosiva" diffusa nei musei pubblici e ne ha avviato la ripresa in mano. Il presidente usa la parola "comunista" per attaccare la nuova ondata di progressisti uscita dalle primarie democratiche, mentre il suo ex consigliere Steve Bannon parla di "jihadisti marxisti".

La polemica del momento riguarda la piscina riflettente ai piedi del Lincoln Memorial. Il restauro, costato 14 milioni di dollari (12 milioni di euro), si è rivelato un disastro: l'acqua ha virato al verde, invasa dalle alghe, mentre la vernice si sfalda. Trump ha dato la colpa a "sabotatori" e "vandali", sostenendo che qualcuno avrebbe inciso un taglio di oltre cento metri nel nuovo rivestimento, e ha parlato di sei arresti. I democratici lo descrivono invece come un progetto di vanità pagato con i soldi dei contribuenti.

Trump tornerà a parlare il 4 luglio, giorno della festa nazionale, in quello che lui stesso ha definito un "comizio". L'evento avrà un dispositivo di sicurezza eccezionale, con metal detector e l'obbligo di esibire un documento d'identità per assistere ai fuochi d'artificio. La Casa Bianca spera in un milione di persone, più di quante ne richiamò il bicentenario del 1976.

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La biblioteca guarda all’estero


Dalla mission in Bulgaria alle attività sociali. La direttrice Conti: «Credo che, a turno, sia transitata di qui tutta la città»

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Ci si arriva lasciandosi alle spalle Sofia e proseguendo per 240 chilometri in direzione nord-est. Veliko Tărnovo si innalza lassù, arroccata su tre colline che dominano l’ansa a ferro di cavallo del fiume Yantra. L’imponente fortezza di Tsarevets, la splendida chiesa dell’Ascensione, la caratteristica Samovodska Charshia: tanti luoghi storici testimoniano l’importanza di una città che, in epoca medievale, fu capitale della Bulgaria per oltre due secoli. E poi c’è la Biblioteca Regionale “Petko Slaveykov”, dove la tradizione si fonde con l’innovazione. Proprio qui una delegazione della Biblioteca Astense, intitolata all’ex presidente Giorgio Faletti, nei mesi scorsi è stata protagonista di un progetto di mobilità.

«Tutto è partito da un invito arrivato al Comune di Asti ed esteso a noi», ha raccontato a L’Unica Alessia Conti, direttrice della biblioteca astigiana. «Sono esperienze che servono a rafforzare le competenze e a confrontarsi con altre realtà sulle buone pratiche bibliotecarie». E così i bibliotecari Walter Gonella, Federica Varaldo e Karim Soufellou sono stati catapultati per tre giorni nel cuore orientale della penisola balcanica, una full immersion fatta di incontri, panel e tavoli tematici in un’avventura capace di intrecciare competenze professionali e relazioni umane.

Al pari dei colleghi, Gonella è rimasto colpito dall’accoglienza: «Sono stati estremamente calorosi», ha riferito a L’Unica. «Abbiamo incontrato le autorità locali e visitato i luoghi simbolo della città, ci hanno trattato come una delegazione istituzionale». Per risalire alle radici di questo viaggio bisogna fare qualche passo indietro e tornare alla fine del periodo sovietico. «L’invito è nato dal rapporto di amicizia e collaborazione stipulato tra Asti e Veliko Tărnovo nel 1989», ha chiarito Gonella. «Loro portano avanti questo progetto a livello europeo soprattutto con i Paesi dell’Europa dell’Est. Insieme a noi c’erano biblioteche provenienti da Serbia, Ungheria, Romania, Macedonia e Polonia, oltre che dalla stessa Bulgaria. Di fatto, eravamo gli unici rappresentanti dell’Europa occidentale».

La memoria locale

Sono state giornate in cui si è parlato di innovazione, tutela del patrimonio, ruolo sociale delle biblioteche come spazi di comunità. E la biblioteca di Veliko Tărnovo si è rivelata tecnologicamente all’avanguardia, in netto contrasto con gli stereotipi che dipingono gli ex Paesi del blocco sovietico come realtà intrappolate negli anni Novanta.

Gonella ha evidenziato che «loro digitalizzano soprattutto la memoria locale. Scansioni di giornali, creazione di pagine online con link, fonti e documenti: è quello il patrimonio da difendere, quello che gli altri non hanno». Uno stimolo, un modello a cui guardare, su questo si trova in sintonia anche Varaldo: «Penso sia l’aspetto principale emerso in questo scambio. Per molti utenti la biblioteca è il primo approdo quando si tratta di cercare fonti storiche. Per fare un lavoro del genere servono fondi, ma anche per noi sarebbe molto importante implementare questo aspetto».

Uno dei volti più interessanti della biblioteca di Veliko Tărnovo è l’ufficio dedicato esclusivamente alla progettazione europea: «È qualcosa a cui guardiamo con grande ammirazione», ha ammesso Conti. «Le nostre possibilità sono più limitate, ma l’orizzonte è sempre l’internazionalizzazione. Anche in ottica “Passepartout”, il nostro festival culturale estivo, ci piacerebbe avere una rassegna dal respiro internazionale inserendo qualche piccolo innesto. Bisogna procedere gradualmente, a piccoli passi».

La ricerca dei fondi

Progetti e investimenti importanti, ma senza mai perdere di vista la sostenibilità. La direttrice della Biblioteca Astense ha sottolineato che, nel caso dell’esperienza a Veliko Tărnovo, «si è trattato di un progetto nell’ambito del programma Erasmus+. Le uniche spese che abbiamo dovuto coprire sono state quelle di viaggio».

I fondi restano la sfida più grande per una biblioteca attiva su tanti fronti. Certamente la capacità di fare rete garantisce l’appoggio di una squadra di partner, sponsor e finanziatori fatta di istituzioni, banche e fondazioni. Tra i progetti più rappresentativi c’è sicuramente il “Bibliobus”, l’iniziativa di biblioteca itinerante.

Anche la delegazione bulgara in visita ad Asti è rimasta colpita dal progetto. Ideato dall’ex direttrice Mimma Bogetti, lo scorso anno la biblioteca itinerante si è regalata un nuovo bus con cui ha raggiunto 14 comuni della provincia, portando libri e attività di promozione della lettura anche nei centri più piccoli e periferici.

I numeri della biblioteca

Conti non nasconde la soddisfazione per i risultati raggiunti: «Abbiamo appena approvato il bilancio del 2025: non è mai scontato trovare i fondi con cui dare continuità ai progetti, specialmente quando servono somme importanti».

Nonostante le inevitabili difficoltà, i dati della relazione finale relativa allo scorso anno ritraggono una biblioteca vivace, in piena salute. Nel corso del 2025 sono stati realizzati 103 eventi, coinvolgendo oltre 200 relatori e registrando circa 8.400 presenze complessive. Il fiore all’occhiello rimane “Passepartout”, il festival culturale diretto da Alberto Sinigaglia capace di radunare scrittori, giornalisti, studiosi, politici e intellettuali di alto profilo. Dopo 23 edizioni, la risposta del pubblico continua a essere forte: i 13 incontri organizzati nella scorsa edizione, per dare un’idea, hanno raccolto in media 320 persone per ogni appuntamento.

Sul fronte delle attività quotidiane, le 150 postazioni studio accolgono ogni giorno una sessantina di persone (con picchi di affluenza invernali che superano le postazioni disponibili), mentre i servizi bibliotecari hanno superato i 15 mila prestiti totali, per un incremento di 1.168 prestiti rispetto al 2024. Numeri importanti che certificano la bontà della mission di una struttura nata nel 1873 ma sempre attenta a restare al passo con i tempi.

In un panorama caratterizzato da trasformazioni mai così rapide, la Biblioteca Astense ha scelto di evolvere il proprio modello per affermarsi come spazio civico. Un occhio di riguardo viene riservato alla riduzione delle disuguaglianze culturali, alla promozione dell’inclusione e al coinvolgimento attivo dei cittadini, comprese le fasce più giovani.

Non è un caso se molti progetti, a cominciare dal laboratorio di fumetto per arrivare alle giornate dedicate ai giochi da tavolo, sono rivolti a bambini e giovani adulti. Tutte attività ad accesso libero e gratuito come quelle del progetto “Cultura per Crescere”, un’iniziativa mirata alle famiglie con bambini tra gli zero e i sei anni.

«Quando nasce un figlio, spesso le famiglie sono disorientate», ha rilevato Conti. «Devono capire come muoversi sul piano sanitario, come passare insieme momenti di qualità e così via». Per questo la biblioteca ha attivato una serie di attività in sinergia con ASL, Museo Paleontologico, Centro per le Famiglie e altre realtà del territorio. In lavorazione c’è anche un sito internet destinato a raccogliere tutte queste realtà, proponendosi come un’autentica mappa per le famiglie.

Non solo libri in prestito

Con un’offerta così ampia, è inevitabile abbracciare vari tipi di pubblico. In biblioteca «passa l’umanità», per dirla con le parole di Conti. «Credo che, a turno, sia transitata di qui tutta la città», ha riconosciuto la direttrice. «Siamo una realtà gratuita e aperta tutto l’anno: i luoghi informali come il nostro invogliano la partecipazione».

Gonella ha lavorato in diversi tipi di biblioteche, ma ritiene quelle civiche come la Astense le più stimolanti proprio per la varietà di pubblico. Lui ama in modo particolare l’attività di reference, ovvero il compito di indirizzare gli utenti, mentre altri colleghi sono più portati per la catalogazione.

Ma il mestiere del bibliotecario può toccare aspetti che sconfinano dalla letteratura: «Il nostro lavoro implica anche la comprensione delle necessità della persona», ha osservato Varaldo. «Non sempre gli utenti cercano un libro da portare a casa: a volte hanno solo bisogno di parlare con qualcuno. In questi casi subentra un fattore umano che riguarda l’accoglienza e l’empatia. Anche così si svolge un servizio per la comunità».

L’attenzione alla sfera sociale è probabilmente il marchio più evidente della direzione di Conti, in carica dal 2023. In una società segnata dalla disgregazione, dove ognuno è sempre più perso nelle proprie individualità, la Biblioteca Astense vuole porsi come punto di riferimento non solo culturale ma anche comunitario. Un luogo di incontro, ascolto e supporto al servizio dei cittadini. In questa direzione va la volontà di intercettare fasce di pubblico sempre più ampie, con un occhio di riguardo alle situazioni di fragilità. Un impegno portato avanti giorno dopo giorno per rendere la biblioteca la casa di tutti. Non solo di chi legge.

Nel mese di luglio la biblioteca seguirà l’orario di apertura estivo: martedì 9:00-15:00; mercoledì 9:00-18:00; giovedì e venerdì 9:00-15:00; sabato 9:00-13:00.

Martedì 30 giugno, mercoledì 1 luglio e martedì 7 luglio la biblioteca sarà chiusa al pubblico.

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🚴🏾‍♀️ A Genova c’è una ciclabile incompiuta che blocca il traffico (da L’Unica Genova)

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La ciclabile incompiuta che blocca il traffico


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La nuova pista ciclabile nella strada di sponda destra del Polcevera si chiama SuperlaValle, ma in realtà comincia nel nulla e finisce nel nulla. Se si arriva da Pontedecimo, questo nulla, almeno per ora, si trova davanti al supermercato Ekom di via Semini. Qui la ciclovia si materializza all’improvviso e prosegue per appena duecento metri, si interrompe per un lungo tratto e riprende all’altezza del Centro Sportivo San Biagio. E poi finisce addirittura in curva, all’incrocio, pericolosissimo, tra via Romairone e via Levati, accanto alla Metro. Rinascerà molto più avanti, sull’altro lato della carreggiata, all’incrocio con il ponte Luigi Ratto, per spegnersi poco prima del ponte di Teglia, anche qui nel nulla.
Coda a San Biagio verso Pontedecimo – Foto: Roberto Orlando
Il primo problema è che nelle intenzioni del Comune, nel 2022, sindaco Marco Bucci, la pista sarebbe dovuta iniziare a Fiumara per arrivare, 14 chilometri dopo, a Pontedecimo. Costo previsto: 2,17 milioni, attinti dai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Tuttavia, al momento, è stata realizzata soltanto una parte del tracciato, circa quattro chilometri, e per il suo completamento non esiste il progetto esecutivo, figuriamoci i finanziamenti. Quindi andiamo per le lunghe. In compenso, questo eccentrico finire nel nulla sine die ha peggiorato drasticamente la qualità della vita di decine di migliaia di persone che, da ormai due anni, sono costrette a restare in coda a bordo dei loro mezzi di trasporto per un periodo di tempo tre, ma anche quattro volte superiore a quello che in realtà basterebbe. Lo strillano i residenti e lo conferma il semplice test che il cronista de L’Unica ha compiuto per provare a spiegare le cause di un disastro della mobilità facile da prevedere. Anticipiamo il risultato: per percorrere in auto quattro chilometri e mezzo il cronista ha impiegato 25 minuti (la velocità media è 10,8 km/h), in un orario che non si può nemmeno definire di punta. In assenza di traffico, di domenica sera per esempio, lo stesso tratto di strada si percorre in 8 minuti.

Dopo il nostro esperimento, raccontano le cronache, la situazione è peggiorata, a causa dell’attivazione di un nuovo semaforo all’incrocio tra il Ponte Divisione Alpina Cuneense e via Nostra Signora della Guardia. Tanto che il Municipio V ha chiesto di spegnerlo al più presto e lasciarlo in modalità lampeggiante per evitare il tracollo.

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Il nostro test

Partenza in direzione nord da via Evandro Ferri, all’altezza della concessionaria Audi. Sono le 17.17 e le prime auto condannate al surriscaldamento del motore in folle si avvicinano alla rotonda che immette in via San Donà di Piave. Lo sguardo scorre su panorami cui di solito non si bada, come ad esempio il “Campo Base Trasta Bis” del Terzo valico: è composto da tanti moduli sovrapposti, tutti uguali, improntati a criteri di razionalità estrema, una sorta di deposito di container dotati di porte e finestre, di un bel beige contornato leggiadramente da elementi marroncini. In coda, sbirciando nel villaggio, si procede così a rilento che per arrivare al ponte rosso sul Polcevera, cioè 800 metri più avanti, abbiamo impiegato 8 minuti, cioè cento metri al minuto, ovvero 6 km/h, cioè esattamente a “passo d’uomo”.

Passato il ponte, siamo tutti in trappola su quattro corsie, belle fitte di auto, furgoni, TIR, persino di scooter, ma ancora non se ne capisce la ragione, che si trova cinque minuti più avanti, alle 17.30: tradotto in metri, sono appena 250. È lì il primo tappo al flusso di lamiere arroventate dal sole di un maggio di fuoco, vicino all’imbocco della rotonda costruita per servire un nuovo centro logistico con la facciata decorata da grandi pannelli rettangolari di cemento di tutti i colori. In realtà il problema nasce un po’ prima, proprio all’inizio di via Polonio, dove il marciapiede – appena rifatto perché la ciclovia comincia proprio qui, poco dopo il ponte di Teglia – diventa un’autostrada mentre la strada si restringe con effetto caruggio.
Via Polonio – Foto: Roberto Orlando
Superata la rotonda, i successivi 800 metri risultano più fluidi: bastano due minuti per arrivare al ponte Divisione Alpina Cuneense, quello tutto bianco. Oltrepassiamo indenni anche un altro punto critico, ossia l’incrocio tra via al Santuario di Nostra Signora della Guardia e la strada che porta a Murta. Qui in precedenza le corsie erano due, ora è una sola – a favor di ciclabile – e si sdoppia soltanto nei cinquanta metri finali per consentire la svolta a sinistra dei veicoli diretti a Murta. Il più delle volte, questo incrocio è un inferno in cui gli automobilisti scontano pene anche senza peccato.

Al centro commerciale Ipercoop “L’Aquilone” si arriva in quattro minuti, alle 17.36, a causa di un rallentamento da semaforo all’incrocio con il ponte Luigi Ratto: si tratta di un chilometro e 400 metri percorsi alla velocità media di 21 km l’ora. Servono altri due minuti per arrivare al ponte Tullio Barbieri, 850 metri più in là. Occorreranno ancora sei minuti per raggiungere Pontedecimo, due chilometri e 700 metri più avanti.

Code infinite

In questo ultimo tratto del nostro viaggio, il problema è la rotonda di via Semini dove la pista ciclabile, interrotta all’Ipercoop, torna a farsi vedere davanti a un altro supermercato, quello di Ekom. La pista tronca qui è lunga circa duecento metri e come l’altra non porta da nessuna parte, né in un senso né nell’altro, ma almeno non dà fastidio a nessuno. Invece rallenta parecchio il traffico la rotonda che c’è subito dopo, perché il diametro è assai ridotto e i TIR, che devono quasi far manovra per entrare, la percorrono al ralenti.

Durante il test, il cronista de L’Unica ha potuto anche constatare il transito di ben tre persone in bicicletta: due sulla ciclovia, dalle parti dell’Ipercoop, e un terzo che, in tenuta da Tour de France, guidava il gruppo (di TIR) in mezzo a via Semini.

A margine, il cronista sente l’obbligo di segnalare una maxicoda in cui è incappato casualmente qualche giorno dopo il test: sabato 30 maggio alle ore 10.57 una colonna di veicoli di vario genere procedeva a passo d’uomo senza soluzione di continuità da Pontedecimo, all’altezza del ponte Ludovico Patrizi, fino al semaforo lumaca dell’Ipercoop. La coda ha raggiunto la lunghezza di tre chilometri e settecento metri, fenomeno che quando capita in autostrada viene segnalato dai pannelli luminosi a messaggio variabile.

La paralisi perenne del traffico in sponda destra, che ha pesanti ripercussioni anche sull’altra sponda del torrente, nel cuore dei quartieri della valle, ha finito per compattare la protesta, pacata ma ferma, di tutti i comitati della Valpolcevera che hanno firmato un patto di collaborazione al quale non fanno mancare il loro supporto i Comuni dell’alta valle (Mignanego, Serra Riccò, Sant’Olcese, Campomorone e Ceranesi), nonché il municipio Valpolcevera.

Protestano tutti

Il disastro del traffico fa scontenti tutti, persino, e non deve stupire, i potenziali beneficiari della pista, ossia i ciclisti che hanno più volte denunciato che così com’è l’opera è pressoché inutile e rischia di vanificare un piano per la mobilità green che invece ha le sue potenzialità.

La lunga strada della protesta parte da Ceranesi, dove è stato appena rieletto sindaco Claudio Montaldo, già vicesindaco di Genova nella giunta Pericu (1996-2002), per dieci anni assessore alla Sanità della Regione sotto la presidenza di Claudio Burlando (2005-2015).

Ha detto Montaldo a L’Unica: «L’aggravamento delle condizioni del traffico è dovuto in buona parte alla pista ciclabile, che a mio parere è stata progettata senza un’adeguata valutazione dei flussi. La pista di fatto ha tolto quella corsia in più che garantiva un po’ di elasticità alla circolazione nei due sensi di marcia. E poi, mi spiace dirlo per l’amico assessore Emilio Robotti [responsabile della mobilità sostenibile e del trasporto pubblico nella giunta Salis, ndr], ma è del tutto inutile: non la usa nessun ciclista».

L’analisi di Montaldo non si ferma. «Poi ci sono le nuove rotatorie: provocano forti rallentamenti e secondo me anche situazioni di pericolo. Poi certo, non è l’unico problema, ma per quanto ci riguarda direttamente stiamo cercando di risolverli», ha aggiunto. «Mi riferisco alla strada di Santa Marta, nata come opera di compensazione per il Terzo valico nel 2012. I lavori erano cominciati nel 2016 e poi si sono fermati. A fine 2022, soprattutto grazie al nostro impegno, i cantieri sono stati riaperti, pur tra mille intoppi, tra cui il cedimento di un argine. Adesso la strada è percorribile, ma ci saranno altri problemi per realizzare il tratto iniziale, a Pontedecimo, per il quale siamo riusciti a ottenere una modifica che scongiura una nuova chiusura».

Impegno comune

Sono necessari una serie di correttivi sulla viabilità di sponda destra, conclude Montaldo. Che ribadisce il suo appoggio ai comitati dei cittadini e al municipio V, in accordo con gli altri Comuni dell’alta valle.

Impegno comune, ribadisce il sindaco di Campomorone, Giancarlo Campora, rieletto per il suo quarto mandato nel 2024 con la lista unica “Campomorone - La nostra comunità”. «Con la nuova strada di sponda destra il problema del traffico in valle sembrava risolto», ha detto a L’Unica. «Oggi è peggio di prima. Tanto che ci sono state ripercussioni sull’economia: diverse aziende addirittura hanno chiuso perché qui non si circola più. E visto che delle piste ciclabili non si può fare a meno, abbiamo chiesto al Comune di Genova una serie di correttivi».

E come vi ha risposto? Campora sorride: «Diciamo che l’assessore Robotti si è dichiarato disponibile ad apportare alcune modifiche, ci aspettiamo che siano attuate». Ma è davvero tutta colpa della ciclovia? «Io non sono un tecnico – ha concluso Campora –. Dico solo che la Valpolcevera, e voglio lasciare sullo sfondo il tema del termovalorizzatore all’ex Colisa, è sempre stato un territorio nel quale piazzare cose, non sempre belle. È inevitabile però che, a forza di mettere cose, il traffico aumenti e allora ci vorrebbero nuove infrastrutture adeguate. Ma se invece si mettono cose e poi si restringono le uniche strade disponibili, anche senza essere un tecnico si capisce che la situazione non può che degenerare. Ammetto di essere un po’ sfiduciato».
Foto: Roberto Orlando
La posizione dei comitati

Simone Bona è uno dei componenti del Comitato San Biagio. «Il nostro comitato era nato dieci anni fa per la Gronda e poi si è adeguato alle nuove problematiche. Diciamo che allora la viabilità non era perfetta, però, salvo eccezioni, il traffico era scorrevole», ha spiegato Bona a L’Unica. «Dopo il tragico crollo del ponte Morandi è stato introdotto il doppio senso di marcia in entrambe le strade di sponda del torrente, ciononostante le condizioni del traffico erano ancora accettabili. Poi la precedente giunta comunale [sindaco Bucci al secondo mandato, poi rilevato dal suo vice Piero Piciocchi, 2022-2025, ndr] ha approvato il progetto della ciclovia finanziata dal PNRR, opera che oggi rappresenta una delle ragioni per cui in Valpolcevera la circolazione è diventata un problema quotidiano. Gli altri due ostacoli sono le rotonde in via Polonio, in corrispondenza del nuovo centro logistico di Sogegross, e in via Semini. Noi abbiamo sollevato il problema fin da subito, con i responsabili della mobilità della vecchia giunta, e continuiamo oggi con l’assessore Emilio Robotti e il suo staff tecnico, ai quali scriviamo con frequenza periodica».

Lo scopo, ha detto ancora Bona, «è quello di ottenere modifiche strutturali che possano snellire il traffico: eliminazione di aiuole non necessarie alla ciclovia e che restringono la carreggiata, revisione dei tempi semaforici, tolleranza zero contro la sosta dei mezzi pesanti all’ingresso del cantiere del Terzo valico di via Semini». Infine, secondo Bona sarebbero necessari dati certi sui flussi di traffico. «Anche perché il centro logistico Sogegross sta per aprire e si vocifera di 160 camion al giorno in transito: sarebbe un disastro anche se fossero soltanto la metà. Il nostro intento è quello di dialogare con le istituzioni per trovare insieme le soluzioni. L’assessore Robotti [che tre rappresentanti dei comitati hanno incontrato il 7 maggio, ndr] ci ha assicurato che aprirà un tavolo di confronto per discutere anche con i tecnici i correttivi. Restiamo in attesa».

I punti caldi dell’ingorgone

Luciano Giorgi, di Isoverde – frazione di Campomorone – non appartiene a nessun comitato, ma si è guadagnato credibilità sul campo, perché da tre anni studia il fenomeno-ingorgo. «Per andare e venire da casa devo affrontare ogni giorno un percorso a ostacoli, a cominciare dalla strada di Santa Marta, riaperta al traffico di recente: è lunga due chilometri, per realizzarla ci sono voluti 7 anni e ancora non è finita», ha raccontato a L’Unica. «E poi frane continue, i cantieri del Terzo valico, la riapertura della cava di Cravasco che ha incrementato il traffico di mezzi pesanti, anche di notte. Scendendo verso valle, la rotonda di via Semini, un’opera di compensazione per l’apertura di un supermercato Ekom complica la situazione. L’assessore Robotti ci ha spiegato che la rotonda serve anche a rallentare la velocità dei veicoli in un punto ritenuto pericoloso. Io ho qualche dubbio: mai visti incidenti lì».

La ciclovia? «Avrebbe un senso se servisse una zona residenziale non soggetta a una mole di traffico pesante così sostenuto», ha detto ancora Giorgi. «Paradossalmente, ha pure creato situazioni di pericolo: ci sono due incroci, attraversati dalla pista, dove i camion per immettersi in via Romairone sono costretti a invadere la corsia di marcia opposta a causa del restringimento della carreggiata. E poi la rotonda di via Polonio: si entra a due corsie e si esce su una sola, il contrario cioè di quello che dovrebbe essere. Una rotonda praticamente inutile perché la quasi totalità dei veicoli prosegue dritto, l’unica altra svolta è quella che porta al centro logistico Sogegross e allora forse sarebbe bastato un semaforo a chiamata per i camion in uscita».

La posizione del municipio Valpolcevera

Michele Versace dal maggio 2025 è il presidente, in quota Partito democratico, del municipio Valpolcevera. Era già consigliere fin dal 2017. «Il nostro primo atto, appena insediati – ha detto a L’Unica – è stata un’azione congiunta con i Comuni dell’alta valle chiedendo all’assessorato alla Mobilità di apportare delle modifiche alla viabilità di sponda destra che finora non è stato possibile ottenere perché l’opera è finanziata dal PNRR e deve essere ancora collaudata».

«Torneremo alla carica dopo il collaudo e non sappiamo nemmeno se sarà possibile realizzarle tutte: si tratterebbe di restringere i nuovi marciapiedi e ridurre l’impatto della ciclovia che in alcuni tratti è pericolosa per gli automobilisti ma anche per i ciclisti», ha continuato. «Intendiamoci su un punto: le nostre osservazioni non sono un modo per dichiarare la nostra ostilità alla mobilità sostenibile. In un mondo ideale sarebbe bellissimo poter andare tutti a lavorare in bicicletta e a cavallo. Ma noi per ora viviamo in un mondo reale e se per mobilità sostenibile si intende realizzare un’opera che penalizza migliaia e migliaia di persone è chiaro che di sostenibile non c’è proprio nulla. Nei quartieri il traffico pesante è aumentato a dismisura, anche per la presenza di grandi cantieri: tra Certosa, Rivarolo, Trasta e Fegino abbiamo l’ultimo miglio del Terzo valico, la metropolitana, la messa in sicurezza del rio Maltempo, il ponte in piazza Pallavicini».

Infine, ha concluso, «è urgente ripristinare i sensi unici nelle due strade di sponda. Lo chiediamo da anni: prima ci hanno risposto che era necessario attendere il completamento dello svincolo verso Fiumara, poi che bisognava aspettare la conclusione dei lavori per i quattro assi di forza del trasporto pubblico. Adesso però si deve accelerare: in bassa valle dal 2018 non ci si muove più».

E ora, dicono in molti, non si possono escludere forme di protesta clamorose.

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Meta sviluppa un competitor di Polymarket, i nuovi Meta Glasses, l'arrivo di Claude Tag


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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Fineco.

Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon giovedì,
oggi parliamo di una nuova app interna di nome Arena che Meta sta sviluppando internamente e che in futuro competerà con Polymarket e Kalshi. Sempre da Meta, vedremo i nuovi Meta Glasses di fascia bassa; poi parleremo di Claude Tag, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Intro + Prima notizia - Ep. 350 - Giovedì 25 giugno
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Le news di oggi, selezionate a mano.

Meta sta sviluppando Arena, un'app di prediction market


Big tech
Meta sta sviluppando un'app indipendente chiamata Arena, pensata per competere con Polymarket e Kalshi, i mercati predittivi dove gli utenti scommettono sull'esito di eventi. Secondo due dipendenti a conoscenza del progetto, l'app funzionerebbe inizialmente con un sistema di punti virtuali simile a quello dei videogiochi, anche se l'uso di denaro reale non è stato escluso per il futuro. Arena sarebbe separata dagli altri prodotti Meta — Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger — ma punterebbe sulla base utenti esistente, che supera i 3,56 miliardi di persone al giorno, per crescere rapidamente. Il progetto è descritto internamente come sperimentale ma prioritario, e si affianca ad almeno un altro esperimento in corso: Meta Photos, un'app stand-alone per la creazione di contenuti tramite AI.
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Fonte: nytimes.com
Alternativa in italiano: HWUpgrade

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Meta lancia i Meta Glasses al prezzo economico di 299 dollari


Tecnologia
Meta ha lanciato una nuova linea di occhiali smart chiamata Meta Glasses, disponibile da oggi in diversi paesi (inclusa l'Italia) a partire da 299 dollari. Realizzati in collaborazione con EssilorLuxottica, a differenza dei Ray-Ban Smart Glasses non sono legati ad alcun brand di moda: il marchio è solo Meta. Gli occhiali non hanno schermo, ma integrano fotocamera, speaker e un tasto dedicato all'assistente Meta AI, che risponde a domande, riconosce ciò che l'utente sta guardando e supporta funzioni di navigazione a piedi con indicazioni passo dopo passo. La batteria dura oltre otto ore, con la custodia di ricarica che garantisce fino a 40 ore aggiuntive.
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Fonte: techcrunch.com
Alternativa in italiano: NotebookCheck

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Perché gli italiani non cambiano banca?

"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."

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Anthropic lancia Claude Tag, il collega AI dentro Slack


Intelligenza Artificiale
Anthropic ha presentato Claude Tag, una nuova funzione che porta Claude direttamente nei canali Slack come se fosse un membro del team. A differenza della precedente integrazione, il bot può monitorare conversazioni, inviare alert su messaggi rilevanti, intervenire nelle discussioni e correggere codice, il tutto sulla base di istruzioni preimpostate dall'utente. Per le operazioni più complesse, Claude Tag deve essere collegato a fonti dati esterne come calendario e email. Secondo Cat Wu, head of product di Anthropic per Claude Code e Cowork, circa il 65% del codice prodotto internamente dal team di prodotto dell'azienda viene già generato da una versione interna dello strumento.
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Fonte: bloomberg.com
Alternativa in italiano: Punto Informatico

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Trump firma due ordini esecutivi per il quantum computing


Politica
Trump ha firmato due ordini esecutivi sul quantum computing: il primo impone alle agenzie federali, incluso il Dipartimento dell'Energia, di lavorare con il settore privato per dispiegare un computer quantistico abbastanza potente da supportare la ricerca scientifica entro il 2028; il secondo serve a dotarsi di sistemi resistenti agli attacchi quantistici entro il 2031, anticipando il target fissato da Biden per il 2035. Gli ordini arrivano in parallelo a miliardi di dollari in finanziamenti del Dipartimento del Commercio e a investimenti massicci da parte di IBM, Microsoft e Google.
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Fonte: wsj.com
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Google investe 75 milioni nello studio cinematografico indipendente A24 per sviluppare AI per il cinema


Intelligenza Artificiale
Google investirà circa 75 milioni di dollari nello studio indipendente A24, segnando la prima volta che l'azienda prende una quota in uno studio cinematografico. L'accordo pluriennale non esclusivo prevede una partnership di ricerca tra DeepMind e A24 per sviluppare nuovi strumenti di produzione e distribuzione cinematografica — non per generare contenuti in modo automatico, ma per supportare il lavoro creativo dei filmmaker. L'investimento è comparabile a quello guidato da Thrive Capital nel 2024, quando A24 fu valutata 3,5 miliardi di dollari. A24 Labs, il team tecnologico interno di 20 persone, sta già sviluppando un'applicazione per storyboard generati con AI.
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Fonte: wsj.com
Alternativa in italiano: Il Post

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Il capo di WhatsApp di Meta si dimette, sarà sostituito dal fondatore indiano di fintech Kunal Shah


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Meta glasses — hands-on


Ecco un nuovo video di CNET sui recentissimi Meta Glasses di fascia bassa.

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Siamo bravissimi a confrontare. L'operatore telefonico, la bolletta della luce, l'assicurazione dell'auto, l'abbonamento che usiamo poco. Su tutto cerchiamo l'opzione migliore, su una cosa no: la banca.

In Italia restiamo nella stessa banca in media quindici anni (dati Fineco). Non perché sia la migliore, ma perché a un certo punto smette di essere una scelta e diventa un'abitudine, come la strada per andare al lavoro: non la decidi più, la fai e basta.

C'è anche un motivo meno comodo da ammettere. Secondo l'indagine IACOFI di Banca d'Italia, l'alfabetizzazione finanziaria nel Paese resta bassa: 10,7 su 20 nell'indicatore complessivo e 4,6 su 10 sulle competenze digitali. Se non hai gli strumenti per capire davvero cosa fa la tua banca, il conto resta una decisione presa una volta sola e mai più rivista.

Ma nel frattempo qualcosa paghi. Sempre Banca d'Italia, nell'indagine sul costo dei conti, stima per il 2024 circa 101 euro l'anno di spesa media per un conto tradizionale, contro circa 31 euro per uno online. La stessa persona che soppesa due offerte di pasta al supermercato non si accorge di una differenza del settanta per cento sul conto in banca.

Il costo, però, è solo metà del discorso. L'altra metà è cosa ricevi in cambio.

Ma infatti, che cosa dovrebbe fare per te una banca oggi, nel 2026? Da una parte ci sono gli istituti di sempre, solidi ma costruiti su processi vecchi, dove per fare due operazioni passi da tre canali diversi. Dall'altra, le neobank nate dentro un'app, veloci ma che rimangono pur sempre dietro uno schermo.

Fineco prova a stare nel mezzo, e lo fa da prima che esistesse la parola fintech. È nata quasi ventisei anni fa con un'idea che allora sembrava strana: una sola piattaforma per tenere insieme conto, carte, trading, credito e investimenti, costruita in casa invece di assemblare pezzi comprati da fornitori esterni. Oggi parlare di banca e app nella stessa frase è normale. All'epoca non lo era.

Tutto è connesso: lo stipendio che entra, le spese, i pagamenti, gli investimenti che fai partire con due tap dallo stesso posto in cui guardi il saldo. Non sono mondi separati che ogni tanto si scambiano un'informazione.

E poi c'è la parte che un'app da sola non ti dà: le persone. Una rete di consulenti che ti segue quando devi decidere cosa fare dei tuoi soldi, perché un grafico non basta. La tecnologia fa la parte ripetitiva, qualcuno in carne e ossa fa quella difficile. Non la banca che ti mette in fila, non l'app che ti lascia solo.

Resta l'ultima scusa, quella sincera: cambiare è una rottura. Ed è il motivo per cui oggi Fineco offre il conto a canone zero. Apri, provi, e se funziona porti dentro il resto con calma. Tolto il canone, l'unico vero motivo per restare fermi è l'inerzia.

Non puoi cambiare la tua banca. Ma puoi cambiare banca. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.
Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.

Intervista

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Meta lancia i Meta Glasses al prezzo economico di 299 dollari


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In breve:


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Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta debuts new, cheaper smart glasses under its own brand

techcrunch.com


Alternativa in italiano:

I Meta Glasses vengono lanciati al prezzo di 299 dollari con una fotocamera da 12 MP, video in 3K e traduzione in tempo reale
Meta ha sviluppato una nuova collezione di occhiali intelligenti in collaborazione con EssilorLuxottica, ora disponibili a partire da 299 dollari. Dotati di una fotocamera da 12 megapixel, altoparlanti e microfoni, i Meta Glasses non solo consentono di scattare foto e registrare video, ma anche di tradurre le conversazioni, tra le altre cose.
Notebookcheck

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Google investe 75 milioni nello studio cinematografico indipendente A24 per sviluppare AI per il cinema


Prima partecipazione diretta di Google in uno studio cinematografico.
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In breve:


Google investirà circa 75 milioni di dollari nello studio indipendente A24, segnando la prima volta che l'azienda prende una quota in uno studio cinematografico. L'accordo pluriennale non esclusivo prevede una partnership di ricerca tra DeepMind e A24 per sviluppare nuovi strumenti di produzione e distribuzione cinematografica — non per generare contenuti in modo automatico, ma per supportare il lavoro creativo dei filmmaker. L'investimento è comparabile a quello guidato da Thrive Capital nel 2024, quando A24 fu valutata 3,5 miliardi di dollari. A24 Labs, il team tecnologico interno di 20 persone, sta già sviluppando un'applicazione per storyboard generati con AI.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Google Investing in ‘Backrooms’ Studio A24

wsj.com


Alternativa in italiano:

Google investirà 75 milioni di dollari nella società cinematografica A24 per sviluppare tecnologie basate sull'AI

Il Post

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Meta sta sviluppando Arena, un'app di prediction market


In stile Polymarket ma ancora senza soldi reali.
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In breve:


Meta sta sviluppando un'app indipendente chiamata Arena, pensata per competere con Polymarket e Kalshi, i mercati predittivi dove gli utenti scommettono sull'esito di eventi. Secondo due dipendenti a conoscenza del progetto, l'app funzionerebbe inizialmente con un sistema di punti virtuali simile a quello dei videogiochi, anche se l'uso di denaro reale non è stato escluso per il futuro. Arena sarebbe separata dagli altri prodotti Meta — Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger — ma punterebbe sulla base utenti esistente, che supera i 3,56 miliardi di persone al giorno, per crescere rapidamente. Il progetto è descritto internamente come sperimentale ma prioritario, e si affianca ad almeno un altro esperimento in corso: Meta Photos, un'app stand-alone per la creazione di contenuti tramite AI.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Mark Zuckerberg Directed Meta to Create a Prediction Markets App

nytimes.com


Alternativa in italiano:

Arena, l'app di scommesse a punti di Meta: così Zuckerberg sfida Polymarket e Kalshi
L'app interna di Meta, chiamata Arena, userebbe un sistema a punti stile videogioco e non denaro reale, almeno all'inizio. Sfrutterebbe gli oltre 3,56 miliardi di utenti del gruppo per insidiare Polymarket e Kalshi: i rivali sono già calati in Borsa
Hardware Upgrade

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Anthropic lancia Claude Tag, il collega AI dentro Slack


Sostituisce l'integrazione Slack già esistente di Claude.
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In breve:


Anthropic ha presentato Claude Tag, una nuova funzione che porta Claude direttamente nei canali Slack come se fosse un membro del team. A differenza della precedente integrazione, il bot può monitorare conversazioni, inviare alert su messaggi rilevanti, intervenire nelle discussioni e correggere codice, il tutto sulla base di istruzioni preimpostate dall'utente. Per le operazioni più complesse, Claude Tag deve essere collegato a fonti dati esterne come calendario e email. Secondo Cat Wu, head of product di Anthropic per Claude Code e Cowork, circa il 65% del codice prodotto internamente dal team di prodotto dell'azienda viene già generato da una versione interna dello strumento.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic Wants Claude to Be Your New Slack Coworker

bloomberg.com


Alternativa in italiano:

Claude Tag, l'assistente AI condiviso dal team su Slack
Anthropic integra Claude su Slack. si può taggare @Claude, assegnare compiti e lavorare in modo asincrono con l'AI che collabora con il team.
Punto Informatico

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Trump firma due ordini esecutivi per il quantum computing


Computer quantistici operativi entro il 2028.
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In breve:


Trump ha firmato due ordini esecutivi sul quantum computing: il primo impone alle agenzie federali, incluso il Dipartimento dell'Energia, di lavorare con il settore privato per dispiegare un computer quantistico abbastanza potente da supportare la ricerca scientifica entro il 2028; il secondo serve a dotarsi di sistemi resistenti agli attacchi quantistici entro il 2031, anticipando il target fissato da Biden per il 2035. Gli ordini arrivano in parallelo a miliardi di dollari in finanziamenti del Dipartimento del Commercio e a investimenti massicci da parte di IBM, Microsoft e Google.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Trump Seeks to Boost Quantum Computing With New Executive Orders

wsj.com


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Negli Stati Uniti il sostegno del leader di partito pesa ancora nelle primarie


Un'analisi di VoteHub mostra che gli endorsement restano legati al risultato: tra i primi 80 candidati per sostegno delle élite, 56 hanno vinto la primaria

Negli Stati Uniti, quando un partito deve scegliere chi mandare alle elezioni, spesso non decidono i vertici a tavolino ma gli elettori, attraverso le primarie. E in quel passaggio i big del partito non restano neutrali: prendono posizione e dichiarano pubblicamente chi sostengono. Questo appoggio pubblico si chiama "endorsement" e, secondo un'analisi pubblicata su VoteHub, continua a pesare sul risultato delle primarie del 2026 per la Camera dei rappresentanti.

Conviene chiarire i termini, perché in Italia non esiste un meccanismo simile. Le primarie sono elezioni interne con cui gli iscritti o gli elettori di un partito scelgono chi sarà il candidato ufficiale alla carica vera e propria, in questo caso un seggio alla Camera. L'endorsement non è un voto e non vale nulla sul piano formale: è il sostegno pubblico che un esponente di rilievo, un deputato, un ex ministro o un'organizzazione interna al partito, decide di dare a uno dei contendenti. Funziona come un segnale rivolto agli elettori, soprattutto a quelli meno informati, su chi il partito considera il candidato giusto.

Un caso recente lo mostra bene. In Texas il candidato democratico Johnny Garcia ha vinto il ballottaggio interno contro la rivale Maureen Galindo con un vantaggio di quasi 28 punti, dopo aver raccolto appoggi da tutto l'arco del partito. Lo hanno sostenuto progressisti come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e il deputato Greg Casar, esponenti dell'area liberale moderata come l'ex segretario ai Trasporti Pete Buttigieg e James Talarico, candidato democratico al Senato in Texas, e perfino un'organizzazione di democratici conservatori come il Blue Dog PAC. Molti di questi appoggi si spiegano con la debolezza dell'avversaria: dichiarazioni controverse e commenti antisemiti di Galindo avevano spinto i leader del partito a prendere le distanze da lei.

Coalizioni così ampie restano però l'eccezione. Altri candidati le hanno costruite, come Bob Brooks in Pennsylvania e Rebecca Cooke in Wisconsin, ma sono casi isolati. Tra i democratici è in corso un dibattito crescente su quanto sia legittimo che i dirigenti del partito mettano il pollice sulla bilancia delle primarie, una cosa che tra i repubblicani non fa quasi più discutere.

Il punto più caldo riguarda il DCCC, il Comitato per la campagna congressuale dei democratici, cioè l'organismo del partito che lavora per far eleggere deputati alla Camera. Il DCCC gestisce un programma, chiamato Red to Blue, con cui seleziona e sostiene i candidati nei collegi considerati contendibili. Quando ha inserito in quel programma Jasmeet Bains al posto del progressista Randy Villegas in un collegio della California, è scoppiata una forte protesta da parte di esponenti progressisti nazionali e di amministratori locali. Scontri simili si sono ripetuti in Maine e in Pennsylvania, dove altri candidati impegnati in primarie contese sono stati inseriti nel programma con il malumore dei loro avversari interni.

Tra i repubblicani la dinamica è opposta. Funzionari ed elettori non sembrano avere problemi con il fatto che il presidente Donald Trump incoroni di fatto i candidati del partito nei vari collegi. Il suo appoggio ha una forte capacità di trascinamento, perché molti altri esponenti di peso lo seguono a ruota. Un esempio: l'endorsement di Trump a Jim Kingston, candidato in un collegio della Georgia, è arrivato alle 14:28 del 14 aprile, ora locale (le 20:28 in Italia), e quello di Mike Johnson, presidente della Camera, è seguito appena dieci minuti dopo, alle 14:38 (le 20:38 in Italia).

Per misurare tutto questo, VoteHub ha costruito un tracker, sulla scia di quelli che il sito FiveThirtyEight realizzava per le primarie presidenziali, applicandone la logica alle primarie per la Camera. Il meccanismo più originale è il modo di pesare gli appoggi. A ogni endorsement viene assegnato un valore che combina due elementi: quante volte la pagina Wikipedia di chi concede l'appoggio è stata vista negli ultimi 28 giorni e un punteggio legato alla carica, attuale o passata, che ricopre. Sommando i punti raccolti da ciascun candidato e dividendoli per il totale della sua primaria, si ottiene una "percentuale di endorsement", cioè la quota di sostegno delle élite di partito che quel candidato ha conquistato.

La maggior parte dei candidati si colloca in due gruppi opposti: o non riceve alcun appoggio o ne raccoglie il 100 per cento nella propria corsa. In questo secondo gruppo ci sono molti repubblicani benedetti da Trump e privi di concorrenza interna. Il legame con il voto resta comunque positivo: più alta è la percentuale di endorsement, più tende a salire la percentuale di voti nella primaria. La correlazione appare più forte tra i repubblicani che tra i democratici. Una spiegazione è il peso fuori scala degli appoggi di Trump; un'altra è che gli endorsement arrivino spesso a giochi quasi fatti, perché il presidente sostiene candidati uscenti o già nettamente favoriti.

Restringendo lo sguardo ai soli candidati che hanno ricevuto almeno un appoggio ma non tutti, cioè le corse davvero contese, il quadro cambia. In questo sottoinsieme la correlazione tra percentuale di endorsement e voti cresce tra i democratici, mentre resta pressoché invariata tra i repubblicani. La debolezza del legame tra i democratici colpisce, perché il loro elettorato viene di solito descritto come più attento alla possibilità di vincere alle elezioni vere e quindi più incline a seguire le indicazioni dei dirigenti.

C'è chi legge in questo dato il segnale di un fenomeno battezzato online "Tea Party democratico", per richiamare l'ondata di destra che dopo il 2009 si ribellò ai vertici repubblicani. L'idea è che l'associazione con i capi del partito possa danneggiare un candidato invece di aiutarlo. Il campione è troppo piccolo e selezionato per trarne conclusioni nette, ma la tendenza merita attenzione: se gli appelli contro l'establishment si diffondessero nelle primarie democratiche, gli appoggi delle élite potrebbero diventare un'arma meno utile.

Nel complesso, però, i numeri restano eloquenti. Tra i primi 80 candidati per percentuale di endorsement, 56 hanno vinto direttamente la primaria e altri dieci sono arrivati al ballottaggio. Questo non dimostra che siano gli appoggi a far vincere, ma indica che chi domina la partita degli endorsement è quasi sempre anche un candidato forte sul piano elettorale, capace di raccogliere consensi, fondi e visibilità.

Gli endorsement, infine, dicono molto anche oltre le singole corse. Rivelano come i leader di partito si stanno posizionando, quali candidati e quali correnti scelgono di promuovere e dove si sta spostando il potere interno. Il panorama del 2026 può offrire un primo indizio sulla corsa alla nomination presidenziale del 2028: gli esponenti che si espongono nelle primarie per la Camera non stanno solo cercando di orientare quelle gare, ma anche costruendo alleanze e misurando la propria influenza in vista del prossimo ciclo.

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I padri fondatori avevano messo in guardia da un uomo come Trump


In un saggio su Rolling Stone John Avlon sostiene che i moniti di Washington, Hamilton e Madison contro demagoghi, corruzione e ingerenze straniere descrivono la presidenza Trump.

Mentre gli Stati Uniti si preparano a celebrare i 250 anni dalla Dichiarazione d'indipendenza, i moniti dei padri fondatori sui pericoli per la democrazia somigliano alle cronache di oggi. È la tesi di un saggio dell'analista John Avlon pubblicato su Rolling Stone, secondo cui George Washington, Alexander Hamilton e James Madison avevano previsto con precisione il tipo di leader incarnato dal presidente Trump.

La Costituzione americana fu pensata per proteggere i cittadini dall'ascesa di un aspirante tiranno. I costituenti studiarono il crollo delle antiche repubbliche greche, racconta Avlon, e da quella ricerca nacque il sistema di pesi e contrappesi tra i tre poteri dello Stato. John Adams ammoniva che "non c'è mai stata una democrazia che non si sia suicidata".

I fondatori misero in guardia contro cinque pericoli precisi: il demagogo, la faziosità di partito spinta all'estremo, la corruzione unita all'influenza straniera, l'uso politico della religione e l'erosione della separazione dei poteri. Avlon sostiene che oggi l'America li sta vivendo tutti insieme.

Hamilton, nel primo numero del Federalista, la raccolta di saggi del 1787 e 1788 scritti a sostegno della Costituzione, avvertì che la maggior parte di chi ha rovesciato le libertà delle repubbliche "ha iniziato la propria carriera adulando il popolo, cominciando come demagoghi e finendo come tiranni". In una lettera a Washington del 1792 descrisse un uomo "senza principi nella vita privata, disperato nelle proprie finanze, audace nel temperamento", che finge di difendere la libertà solo per gettare le cose nel caos. Quel passaggio fu citato dal deputato democratico Adam Schiff durante il primo impeachment del presidente.

Nel discorso d'addio del 1796 Washington indicò nella faziosità di partito la minaccia più urgente per la repubblica, insieme al debito eccessivo, alle guerre e alle ingerenze straniere nelle elezioni. Lo spirito di parte, scrisse, alimenta "sospetti infondati e falsi allarmi", fomenta "rivolte e insurrezioni" e "apre la porta all'influenza straniera e alla corruzione". Avlon, autore di un libro sul discorso d'addio uscito nel 2017, nota che la frase sull'insurrezione sembrava allora una preoccupazione lontana, ma si è materializzata il 6 gennaio 2021 con l'assalto al Campidoglio per fermare il passaggio dei poteri.

L'ingerenza straniera nelle elezioni è documentata almeno dal 2016, con l'operazione russa a favore di Trump ricostruita in un rapporto della commissione Intelligence del Senato, a guida bipartisan. Avlon ricorda l'esempio delle proteste contrapposte organizzate davanti a una moschea di Houston, con entrambi gli schieramenti aizzati da disinformazione russa partita dall'altra parte del mondo. Nel 2024, dopo una donazione di un grande investitore americano della società madre di TikTok, il presidente ha ignorato una legge bipartisan e un ordine della Corte Suprema votato all'unanimità, 9 a 0, che vietava l'app di proprietà cinese.

La corruzione era una preoccupazione così centrale per i fondatori da spingerli a inserire nella Costituzione il divieto di accettare "emolumenti" da governi stranieri. Se Jimmy Carter aveva affidato la sua azienda agricola a un trust cieco pur di evitare conflitti d'interesse, oggi, ha osservato uno studioso del conservatore American Enterprise Institute, "Trump ha organizzato esplicitamente i suoi interessi economici nel secondo mandato per facilitare la ricezione di doni stranieri". Avlon stima che il presidente abbia arricchito la famiglia di miliardi di dollari dal nuovo insediamento, in buona parte da fonti estere, dagli aerei donati dal Qatar agli affari nelle criptovalute, e lo accusa di aver venduto grazie presidenziali ad alleati e sostenitori.

Sul fronte religioso Avlon richiama i post in cui il presidente si paragona a Gesù e il nazionalismo cristiano rivendicato da esponenti dell'amministrazione, a partire dal capo del Pentagono Pete Hegseth. Jefferson definì il primo emendamento, che vieta al Congresso di stabilire una religione di Stato, come la costruzione di "un muro di separazione tra Chiesa e Stato". Il Trattato di Tripoli del 1796 era ancora più netto: "Il governo degli Stati Uniti d'America non è in alcun senso fondato sulla religione cristiana".

La separazione dei poteri doveva frenare un esecutivo tirannico. "L'ambizione deve servire a contrastare l'ambizione", scrisse Madison, che però non aveva previsto una polarizzazione capace di rendere il Congresso a maggioranza repubblicana subordinato al presidente. Il numero di collegi in bilico è crollato per via di come vengono disegnati i distretti, e molti eletti temono più la sfida interna alle primarie che l'avversario dell'altro partito. Avlon accusa lo speaker della Camera Mike Johnson di delegare i suoi poteri al presidente, rinunciando al controllo del Congresso sui dazi e sui poteri di guerra.

La Corte Suprema, sempre più ideologica secondo Avlon, è oggi più incline a far avanzare agende di parte anche a costo di ribaltare precedenti consolidati, come quando ha cancellato cinquant'anni di diritto all'aborto, e questo ha alimentato il calo di fiducia nell'istituzione.

Contro questi rischi Avlon propone una lunga lista di riforme: la fine del ridisegno partigiano dei collegi e primarie aperte anche agli elettori indipendenti, più trasparenza per gli algoritmi delle piattaforme social, il superamento della sentenza Citizens United che ha liberalizzato il denaro in politica, un rafforzamento della norma sugli emolumenti, una riforma del potere di grazia e un servizio civile nazionale accompagnato dal ritorno dell'educazione civica nelle scuole. La risposta peggiore, sostiene, sarebbe la rassegnazione. Cita la frase attribuita a Benjamin Franklin, secondo cui gli Stati Uniti restano "una repubblica, se sarete capaci di conservarla".

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Trump ha trasformato il programma rifugiati in una corsia per i bianchi sudafricani


Il presidente ha sospeso l'ingresso dei rifugiati da quasi tutto il mondo ma ha creato un'eccezione per gli afrikaner: oltre 6.000 sudafricani accolti, quasi tutti bianchi.

Il presidente Trump ha sospeso l'ingresso dei rifugiati negli Stati Uniti da quasi tutto il mondo, ma ha creato un'eccezione per una categoria ben precisa: gli afrikaner bianchi del Sudafrica, la minoranza etnica discendente dei coloni olandesi che governò durante l'apartheid. In pochi mesi più di 6.000 sudafricani, in grande maggioranza bianchi, hanno ottenuto lo status di rifugiato e si sono trasferiti in America, completando in poche settimane un percorso che in condizioni normali può richiedere anni.

Per decenni il programma rifugiati aveva fatto degli Stati Uniti un porto sicuro per chi fuggiva da guerre, disastri e persecuzioni. Sotto la presidenza Trump è diventato di fatto una via d'accesso quasi esclusivamente per persone bianche, secondo i documenti governativi e le testimonianze raccolti dal New York Times. Il Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, non classifica i rifugiati per etnia, ma in questo anno fiscale ha ammesso più di 6.600 persone: tutte tranne tre venivano dal Sudafrica.

La scelta è il culmine di una lunga battaglia del presidente contro l'immigrazione. Negli anni Trump ha imposto divieti di ingresso a cittadini di Paesi africani e a maggioranza musulmana, ha reso più difficile ottenere la carta verde da quelle nazioni e si è scagliato contro le politiche di azione positiva a favore delle minoranze. In un'intervista al New York Times all'inizio dell'anno aveva detto di ritenere che le tutele dell'era dei diritti civili avessero portato i bianchi a essere "trattati molto male".

Il programma ribaltato lascia migliaia di persone nei campi profughi di tutto il mondo senza alcuna possibilità di entrare negli Stati Uniti, mentre apre una corsia preferenziale per gli afrikaner. La Casa Bianca difende la scelta. "Il presidente Trump ha offerto un'ancora di salvezza agli afrikaner, che vengono stuprati, mutilati, uccisi e cacciati dalle loro proprietà in tutto il Sudafrica", ha dichiarato in una nota la portavoce Anna Kelly, sostenendo che l'amministrazione continua a esaminare le domande "perché il presidente ha un cuore umanitario".

Chi lavora nell'accoglienza dei rifugiati contesta la linea. "È l'inversione morale e legale di tutto ciò di cui si occupa questo lavoro", ha detto Jason Marks, un alto funzionario per i rifugiati che si è dimesso dal Dipartimento per la Sicurezza interna quando il presidente ha annunciato la corsia rapida per gli afrikaner. "Stanno srotolando il tappeto rosso per questo gruppo, con una chiara agenda razziale e politica, a spese di tutti gli altri."

L'amministrazione sostiene di voler dare priorità ai rifugiati capaci di integrarsi meglio. Il segretario di Stato Marco Rubio ha detto questo mese ai parlamentari che la politica sui rifugiati deve servire l'interesse nazionale e favorire chi può "integrarsi rapidamente nella società e avere successo". La deputata democratica di New York Grace Meng ha chiesto perché altri rifugiati non sarebbero in grado di integrarsi, a partire dagli afghani che avevano aiutato i soldati americani durante la guerra, avevano superato i controlli e ora restano bloccati. Quelli già arrivati nel suo distrito, ha detto, "si sono integrati, contribuiscono e pagano le tasse".

L'integrazione degli afrikaner non è stata sempre semplice. Diversi tra loro hanno lamentato ritardi nei sostegni economici delle agenzie locali di accoglienza, secondo le segnalazioni ottenute dal New York Times. Una famiglia si è lamentata di dover compilare da sola le domande per l'assistenza sanitaria pubblica e la previdenza sociale, un'altra di dover usare i mezzi pubblici. Un sudafricano arrivato in Texas ha riferito che la sua famiglia era stata sistemata in un appartamento "sporco, pieno di muffa e in una zona poco sicura" di Fort Worth. Le proteste arrivano dopo che l'amministrazione ha tagliato i fondi alle agenzie di accoglienza e i benefici un tempo garantiti ai nuovi rifugiati, compresi i buoni alimentari.

Almeno tre afrikaner sono tornati in Sudafrica dopo essersi stabiliti in Stati come Minnesota, Idaho e Illinois, secondo i documenti governativi. "Credo che alcuni di loro stiano scoprendo che non è una vita facile, quella del rifugiato", ha detto Bryony Fox, docente all'università di Stellenbosch in Sudafrica, che studia gli spostamenti forzati di popolazione.

Il governo sudafricano respinge con forza l'idea, sostenuta dal presidente, che gli afrikaner siano vittime di un "genocidio". I dati della polizia non confermano che i bianchi siano colpiti dalla violenza più di altri gruppi: il Paese ha un tasso di omicidi molto alto, ma le vittime sono di ogni etnia. Gli agricoltori bianchi, su cui il presidente ha spesso richiamato l'attenzione, sono stati uccisi in episodi feroci, come però lo sono stati i sudafricani neri. "Non è un attacco mirato, non è una persecuzione sistematica", ha detto Fox, secondo cui i criminali colpiscono le fattorie perché lì trovano risorse.

Le statistiche raccontano un'altra disuguaglianza. L'apartheid, il sistema di segregazione razziale finito nel 1994, vietava ai sudafricani neri di possedere i terreni agricoli migliori, e ancora oggi quasi tutti i grandi proprietari terrieri sono bianchi. La Commissione per l'equità nel lavoro ha rilevato che nel 2024 i bianchi occupavano il 61 per cento delle posizioni dirigenziali apicali pur essendo solo il 7,5 per cento della popolazione, mentre i neri restano disoccupati a tassi molto più alti. Per ridurre questo divario il governo dell'African National Congress ha introdotto le leggi sull'emancipazione economica dei neri, che incentivano le aziende ad avere proprietà e dirigenza nere. Sono proprio queste norme che gli afrikaner trasferiti negli Stati Uniti indicano come causa dei loro problemi economici.

Il presidente ripete da anni, fin dal suo primo mandato, affermazioni marginali su un presunto genocidio dei bianchi in Sudafrica. L'anno scorso, in un confronto teso nello Studio Ovale, ha rivolto una lezione sul suo stesso Paese al presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, che lo aveva invitato ad ascoltare "le voci dei sudafricani".

Per i critici la spiegazione del trattamento riservato ai bianchi sudafricani sta nell'atteggiamento del presidente verso i rifugiati in generale. La politica mostra "indifferenza verso la sorte dei rifugiati non bianchi", ha detto Sharif Aly, presidente dell'International Refugee Assistance Project, organizzazione che assiste legalmente i rifugiati.

Resta difficile sapere quanto siano rigorosi i controlli sui nuovi arrivati. In passato la procedura era lunga e richiedeva fedina penale, cartelle cliniche e perfino i post sui social. L'amministrazione ha annunciato che avrebbe respinto le richieste di chi aveva pubblicato contenuti antisemiti o "anti-americani". Eppure uno degli afrikaner accolti era stato ammesso nonostante nel 2023 avesse scritto su X che gli ebrei erano "inaffidabili" e "un gruppo pericoloso": durante l'esame della sua domanda, ha raccontato, nessuno gli ha mai sollevato il problema.

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Alla Corte Suprema crescono le spaccature tra giudici conservatori e progressisti


Quest'anno i nove giudici si sono divisi sette volte lungo le linee ideologiche, più che in tutto l'anno scorso e devono ancora pronunciarsi sui casi più delicati.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha già emesso quest'anno più sentenze divise sei a tre lungo le linee ideologiche di quante ne avesse pronunciate in tutto l'anno giudiziario precedente, e deve ancora decidere i suoi casi più delicati. Il dato arriva mentre i nove giudici corrono a chiudere le cause più divisive entro la fine del mese.

La Corte è composta da sei giudici di orientamento conservatore e tre progressisti, quindi una spaccatura ideologica si traduce quasi sempre in un voto sei a tre. Dall'inizio dell'anno questo è accaduto sette volte, una in più rispetto a tutto l'anno scorso, prima ancora che i giudici affrontino i casi più importanti sui poteri del presidente e sui diritti delle persone transgender.

Martedì quattro delle cinque sentenze depositate sono state sei a tre. Una ha impedito a un uomo di religione rastafariana di fare causa agli agenti penitenziari che, violando una legge federale, gli avevano tagliato i dreadlocks. Un'altra ha consentito alla Exxon di citare in giudizio per una proprietà confiscata dal governo cubano nel 1960.

La decisione sei a tre più importante dell'anno è la sentenza di aprile che ha svuotato il Voting Rights Act, la legge che dal 1965 tutela il diritto di voto delle minoranze, della sua capacità di incidere sulle dispute relative ai collegi elettorali. La pronuncia ha permesso ai repubblicani di ridisegnare rapidamente i confini dei collegi in Stati del Sud come Louisiana e Alabama a proprio vantaggio in vista delle elezioni di metà mandato di quest'anno.

I conteggi non comprendono le decisioni prese sul cosiddetto registro d'emergenza, la procedura d'urgenza con cui la Corte decide rapidamente senza un'udienza pubblica completa, dove i due schieramenti si sono divisi ancora più spesso.

David Cole, docente di diritto alla Georgetown University ed ex direttore legale dell'American Civil Liberties Union, la principale organizzazione americana per i diritti civili, ha definito la tendenza a decidere i casi importanti sei a tre lungo linee di partito un problema serio per la legittimità della Corte. "I giudici dovrebbero essere guidati dal diritto, non dalla politica", ha detto. Anche quando le divisioni riflettono visioni giuridiche diverse e non la politica, ha aggiunto, più i giudici si dividono lungo linee di partito meno credibilità ha la Corte come istituzione.

Alcuni dei casi più importanti hanno però visto conservatori e progressisti dalla stessa parte. A febbraio la Corte ha bocciato i dazi globali imposti dal presidente Donald Trump con una maggioranza che comprendeva tre conservatori e tre progressisti. La settimana scorsa ha stabilito all'unanimità che il Secondo Emendamento, che tutela il diritto di portare armi, impediva al governo di disarmare un uomo del Texas solo perché fa uso abituale di marijuana.

I giudici tendono a minimizzare le sentenze sei a tre e ricordano l'ampia quota di casi decisi all'unanimità, che però riguardano di solito questioni più tecniche e di minore portata. "Mi infastidisce perché non è accurato", ha detto il mese scorso la giudice conservatrice Amy Coney Barrett, parlando al George W. Bush Presidential Center. La quota molto più alta di sentenze unanimi, ha aggiunto, "non è la narrazione che viene dipinta dai media".

Parlando alla Reagan Library, il giudice Neil Gorsuch ha fatto un ragionamento simile. "Nove persone anziane nominate da cinque presidenti diversi nell'arco di trent'anni, da tutto il paese, e siamo in grado di risolvere all'unanimità il 40% dei casi su cui i tribunali di grado inferiore non erano d'accordo", ha detto Gorsuch, primo giudice nominato da Trump alla Corte. "Credo che sia qualcosa".

Più della metà delle 46 sentenze depositate finora è stata decisa all'unanimità, una quota leggermente superiore a quella dello stesso periodo dell'anno scorso. Le decisioni più grandi e complesse, però, arrivano negli ultimi giorni dell'anno giudiziario e raramente sono unanimi. Con una decina di casi ancora in attesa di una pronuncia, la quota di decisioni unanimi è destinata a calare. Tra il 2020 e il 2024 quasi il 14% delle sentenze nel merito si è diviso lungo linee ideologiche, secondo i dati raccolti da SCOTUSblog.

I giudici si attaccano sempre più spesso, negli atti scritti e in pubblico, sul proprio ruolo nei casi sui collegi elettorali. "I tribunali sono apolitici", ha detto il mese scorso la giudice progressista Ketanji Brown Jackson, la più giovane della Corte. "Dobbiamo essere scrupolosi nell'attenerci ai principi e alle regole che applichiamo in ogni caso e non sembrare di fare qualcosa di diverso in questo tipo di contesto". Il giudice conservatore Samuel Alito ha replicato in una breve opinione definendo le sue osservazioni "banali nel migliore dei casi" e "infondate e offensive". "Quale principio ha violato la Corte?", ha scritto Alito.

Sempre martedì la Corte si è divisa sei a tre in una decisione che renderà più facile per il governo espellere i titolari di green card, il permesso di soggiorno permanente, condannati per alcuni reati. Si è divisa allo stesso modo in una sentenza che impedisce ai membri del movimento religioso Falun Gong di fare causa alla Cisco per aver venduto apparecchiature al governo cinese che, secondo loro, avrebbero favorito le torture contro il gruppo.

Nei prossimi giorni la Corte dovrebbe pronunciarsi sul tentativo del presidente di porre fine alla cittadinanza per nascita, cioè la cittadinanza automatica per chi nasce sul suolo americano, come è stata intesa per oltre un secolo. Deciderà anche sul tentativo di rimuovere Lisa Cook, una dei governatori della Federal Reserve, la banca centrale americana. Dalle discussioni in aula, queste due decisioni potrebbero vedere insieme conservatori e progressisti.

Restano in attesa anche i casi sul potere del presidente di rimuovere i vertici di altre agenzie indipendenti, come la Federal Trade Commission che vigila sulla concorrenza, di respingere i richiedenti asilo al confine e di cancellare le protezioni temporanee dall'espulsione per i cittadini haitiani e siriani. La Corte esamina poi un importante caso sul Secondo Emendamento relativo a una legge delle Hawaii che rende più difficile portare armi negli esercizi privati aperti al pubblico, come i negozi. Valuta infine due leggi di West Virginia e Idaho che vietano alle ragazze transgender di gareggiare nelle squadre sportive femminili. Tutti questi casi possono dividere la Corte sei a tre.

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Gavin Newsom arretra nei sondaggi sul 2028


Il governatore della California è sceso dal 25 al 15% nei sondaggi. Per l'analista Nate Silver punta sull'eredità di Biden per tenersi i democratici più fedeli al partito.

Gavin Newsom, governatore della California, aveva iniziato l'anno come favorito per la candidatura democratica alle presidenziali del 2028, ma i sondaggi mostrano un arretramento netto. Secondo un'analisi di Nate Silver, l'esperto di sondaggi americano, pubblicata sulla sua newsletter Silver Bulletin, il sostegno tra i potenziali elettori democratici per le primarie, le consultazioni interne con cui i partiti scelgono chi candidare, è sceso dal 25% di gennaio al 15% di oggi.

Anche i mercati di previsione, dove si scommette sull'esito delle elezioni, segnalano lo stesso movimento: la probabilità che Newsom ottenga la candidatura è passata dal 35,5% del primo gennaio al 23,3% di oggi. Nessun avversario si è imposto come alternativa naturale e il campo resta molto aperto, tanto che i primi sei candidati messi insieme hanno una probabilità di vittoria inferiore al 60%.

I maggiori guadagni sono andati all'ex vicepresidente Kamala Harris e al senatore della Georgia Jon Ossoff. Harris viene dallo stesso Stato di Newsom e ha posizioni quasi identiche alle sue, mentre Ossoff è più giovane e può vantare di aver vinto elezioni in uno Stato in bilico, cioè uno Stato dove l'esito non è scontato e i due partiti se la giocano fino all'ultimo.

Per Silver il calo di Newsom è semplicemente un "ritorno alla media", il fenomeno per cui un valore eccezionale tende prima o poi a riavvicinarsi ai livelli normali. Il governatore, scrive, non ha argomenti particolarmente convincenti per essere il candidato e il suo sostegno iniziale rifletteva soprattutto la notorietà. Come governatore dello Stato più popoloso del paese, Newsom è il candidato "di turno" dell'establishment democratico, l'ala più legata all'apparato del partito, ed è il democratico più conosciuto che non sia Harris o un ultraottantenne come Joe Biden o Bernie Sanders. Quel posizionamento è però un problema, perché l'establishment democratico è molto impopolare, anche tra gli elettori del partito.

Newsom ha provato a smarcarsi con alcune mosse verso il centro. Ha invitato nel suo podcast figure conservatrici come Charlie Kirk, attivista della destra americana, si è spostato a destra sul tema delle atlete transgender e a gennaio ha annunciato la sua contrarietà a una proposta di tassa sulla ricchezza in California che potrebbe essere sottoposta al voto degli elettori a novembre.

La strategia, scrive Silver, è però contraddittoria. Tra gli ospiti più recenti del podcast di Newsom c'è stato Hunter Biden, il figlio dell'ex presidente graziato dal padre. E il governatore ha cominciato a rivendicare apertamente l'eredità di Joe Biden, cosa singolare visto che nel 2022 aveva di fatto condotto una campagna parallela in vista di una possibile sfida proprio a Biden. A ottobre scorso aveva definito Biden "uno dei presidenti di maggior successo dell'ultimo secolo".

Silver, che ha più volte invitato i democratici a voltare pagina rispetto a Biden, considera la scelta di Newsom un errore, perché gli elettori non si stanno affezionando all'eredità di Biden, come a volte accade per gli ex presidenti. Un sondaggio della CNN sul gradimento dei presidenti viventi assegna a Biden solo il 30% di giudizi favorevoli, meno del 38% di consensi con cui aveva lasciato la Casa Bianca. Nello stesso sondaggio il presidente Donald Trump è al 34%, Bill Clinton al 38%, George W. Bush al 42% e Barack Obama è l'unico ex presidente davvero popolare, con il 57% di giudizi positivi.

Chi ha un'opinione favorevole di Biden, nota Silver, è quasi solo elettorato democratico convinto. Tra chi si dichiara democratico il gradimento di Biden è al 71%, ma scende al 51% tra chi si limita a propendere per il partito e crolla al 20% tra gli indipendenti, contro il 56% di Obama. Anche tra gli elettori neri solo il 53% ha un giudizio favorevole.

Obama resta invece amatissimo nel partito, con un gradimento del 96% tra i democratici. Nel sondaggio della CNN il 30% degli elettori indica Obama come il presidente che ammira di più, contro appena l'1% che cita Biden. Per Silver Obama è "praticamente l'unico democratico che ancora unisce" le varie anime del partito, compresi i più giovani e quelli di sinistra.

Silver divide il partito democratico in tre correnti. La prima è la sinistra, che preferisce a Newsom candidati come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez. La seconda è quella dei centristi che insistono sull'efficienza di governo, critici sia dei risultati di Newsom alla guida della California sia delle sue reali possibilità di vittoria.

La terza corrente, forse la più numerosa, è quella che Silver chiama i "lib della Resistenza", gli elettori più fedeli al fronte anti-Trump: progressisti ma non di estrema sinistra, in media più anziani, istruiti e in prevalenza donne, più legati al partito che a una precisa ideologia. Sono quelli convinti che Biden sia stato messo da parte ingiustamente, per una fissazione esagerata dei media sulla sua età.

Le tre correnti hanno spiegazioni diverse della sconfitta del 2024. La sinistra pensa che il partito debba spostarsi più a sinistra sui temi economici e redistributivi. I centristi ritengono che debba abbassare i toni sulle battaglie culturali che pagano poco nelle urne e dimostrare di saper governare. I "lib della Resistenza" negano invece che i democratici abbiano un problema di sostanza: per loro la sconfitta è dipesa dal non aver combattuto abbastanza, contro Trump e contro una copertura mediatica ostile, e dal fatto che la candidata Kamala Harris fosse una donna nera.

Newsom, secondo Silver, risponde proprio alle preoccupazioni di quest'ultima corrente: è un "combattente" che pubblica messaggi tutti in maiuscolo come fa il presidente, ed è uno che vince. La sua tesi è che il sostegno rumoroso a Biden serva da segnale ai democratici più fedeli al partito, per rassicurarli che avevano ragione sul 2024.

Silver riconosce a Newsom meriti reali: la sua mossa sul ridisegno dei collegi elettorali in California è stata "sostanziale e intelligente" e il governatore può vincere, restando alla pari con un avversario come il vicepresidente JD Vance. Ma il suo argomento sull'eleggibilità è debole: i margini con cui ha vinto in California sono stati modesti e la California è tutto fuorché uno Stato in bilico. Candidati come Ossoff, che hanno ottenuto buoni risultati in Stati contesi, hanno carte più solide da giocare.

Forse Newsom ha capito che non potrà mai liberarsi dell'etichetta di democratico dell'establishment e quindi tanto vale abbracciarla. Per Silver è una scelta tatticamente difendibile ma anche "un segno di debolezza": se riesce a tenersi i "lib della Resistenza", il governatore avrà comunque una base solida nel sistema proporzionale delle primarie democratiche, dove i delegati si assegnano in proporzione ai voti ricevuti. Potrebbe ripetersi quanto accaduto a Biden nel 2020 e a John Kerry nel 2004, quando il partito si strinse attorno al favorito iniziale come scelta "meno peggiore", salvo poi ritrovarsi con candidati mediocri alle presidenziali.

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Il secondo Dan Sullivan fa causa all'Alaska per restare sulla scheda delle primarie


Daniel J. Sullivan Jr., omonimo del senatore repubblicano, è stato escluso dal voto di agosto perché accusato di voler confondere gli elettori. Ora chiede a un giudice di rimetterlo in corsa.

Un uomo che porta lo stesso nome e la stessa appartenenza politica del senatore repubblicano dell'Alaska Dan Sullivan ha presentato ricorso a un tribunale per restare sulla scheda della primaria di agosto, dopo che le autorità elettorali dello Stato lo avevano escluso. Daniel J. Sullivan Jr., che non è parente del senatore, ha depositato lunedì l'appello alla Corte superiore dell'Alaska sostenendo che lo Stato non può cancellare legalmente il suo nome.

L'esclusione risale al 15 giugno, quando Carol Beecher, direttrice della divisione elettorale dell'Alaska, l'ufficio che gestisce le elezioni dello Stato, ha stabilito che la candidatura non era stata depositata in buona fede. Secondo Beecher la dichiarazione di candidatura non era stata presentata per concorrere davvero alla carica di senatore degli Stati Uniti, ma con lo scopo di confondere o ingannare gli elettori e di compromettere così la correttezza e la neutralità della scheda.

L'indagine era stata aperta dalla vicegovernatrice repubblicana Nancy Dahlstrom una settimana prima dell'esclusione, sulla base di accuse credibili secondo cui Sullivan Jr. si sarebbe candidato in coordinamento con un'altra campagna per confondere e manipolare gli elettori. Nel provvedimento di esclusione, però, Beecher non ha citato alcuna prova di un coordinamento con altri candidati o con il Partito Democratico.

Nel ricorso gli avvocati dello sfidante, Jeffrey Robinson, Bryn Pallesen e Zoe Eisberg, sostengono che la Costituzione americana fissa solo tre requisiti per sedere al Senato: l'età, la cittadinanza e la residenza. Nessuna legge dell'Alaska, scrivono, regola le motivazioni private che spingono una persona a candidarsi o a fare campagna elettorale.

Sullivan Jr. è un insegnante in pensione di Petersburg, una piccola comunità di pescatori, ed è stato anche dipendente del servizio forestale federale e maestro elementare. È entrato in corsa pochi giorni prima del termine ultimo per le candidature, fissato al primo giugno, e proprio insieme alla candidatura ha cambiato la propria iscrizione di partito passando ai repubblicani.

Beecher ha motivato la decisione con diversi elementi: l'iscrizione alle liste elettorali con il nome Daniel J. Sullivan Jr., il cambio di partito avvenuto in concomitanza con la candidatura, la somiglianza tra il suo sito di campagna e quello del senatore e la collaborazione con una consulente i cui clienti hanno incluso alcuni democratici. La direttrice si è richiamata a un regolamento secondo cui il nome di un candidato non può comparire sulla scheda in un modo che confonda o inganni gli elettori o ne comprometta l'equità.

L'ingresso in corsa, pochi giorni prima della scadenza, aveva provocato la condanna del senatore Sullivan e del Comitato senatoriale nazionale repubblicano, l'organismo del partito che finanzia le campagne per il Senato. Lo hanno definito un candidato fittizio e hanno sostenuto che stesse lavorando con i democratici per favorire l'ex deputata Mary Peltola.

Peltola, unica rappresentante dell'Alaska alla Camera tra l'agosto del 2022 e il gennaio del 2025, è insieme al senatore Sullivan la candidata di maggior peso in una corsa con più di una decina di nomi. La sua campagna e i democratici dello Stato hanno smentito ogni legame con lo sfidante, che a sua volta ha negato qualsiasi contatto. Interpellato sui rapporti con lo staff di Peltola, ha risposto "zero, niente, nulla".

Il comitato repubblicano ha chiesto alle autorità dell'Alaska e alla Commissione elettorale federale, l'ente che vigila sui finanziamenti delle campagne negli Stati Uniti, di aprire un'indagine. Nella denuncia alla commissione sostiene che la stratega Amber Lee abbia aiutato gratuitamente lo sfidante a lanciare la campagna, in violazione della legge federale. Lee guida una propria società di marketing e ha avuto diversi clienti democratici.

Nel presentare la sua corsa alle primarie repubblicane, Sullivan Jr. aveva criticato il senatore uscente per non mettere l'Alaska al primo posto e per pensare a se stesso più che ai cittadini. Il suo logo richiama quello dell'avversario, perché entrambi si ispirano alla bandiera dell'Alaska, e nell'annuncio della candidatura si era presentato anche lui come Dan Sullivan.

La regola invocata da Beecher non vieta di mettere il nome di Sullivan sulla scheda. Lo ha detto la scorsa settimana il consulente legale del parlamento statale Andrew Dunmire, rispondendo a un quesito del deputato democratico Andrew Gray. Secondo Dunmire la divisione elettorale potrebbe rispettare il regolamento disegnando la scheda in modo da far distinguere agli elettori i due Sullivan. È la stessa posizione degli avvocati dello sfidante. All'inizio l'uomo era stato regolarmente registrato come Dan J. Sullivan, mentre il senatore compariva come Dan S. Sullivan, con l'indicazione di parlamentare in carica.

Il dipartimento di Giustizia dell'Alaska ha annunciato che difenderà la decisione della divisione elettorale e che conta su una sentenza in tempi rapidi.

La corsa al Senato in Alaska è una delle più seguite delle elezioni di metà mandato di quest'anno ed entrambi i partiti la considerano decisiva per il controllo della Camera alta del Congresso. L'Alaska usa una primaria aperta, in cui tutti i candidati di ogni partito compaiono sulla stessa scheda e i primi quattro più votati, a prescindere dallo schieramento, accedono all'elezione generale. In quella fase si vota con il metodo della scelta classificata, il cosiddetto ranked-choice voting, che chiede agli elettori di ordinare i candidati per preferenza fino a individuare un vincitore. Le schede dovrebbero essere stampate domenica, il che rende urgente la decisione del giudice.

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L'intelligenza artificiale può organizzare le tue vacanze? Ecco cosa chiedere per ottenere i migliori consigli


Dalla scelta della destinazione alla creazione di itinerari personalizzati, gli strumenti AI possono offrire suggerimenti utili e far risparmiare tempo. Tuttavia, la qualità dei risultati dipende spesso dalle domande che vengono poste
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Fino a poco tempo fa i viaggiatori che pianificavano una vacanza si dividevano in due gruppi: chi entrava in agenzia viaggi e chi preferiva il fai-da-te, con settimane fatte di ricerche, confronti, recensioni lette e link salvati. Oggi, sempre più spesso, tutto comincia con una domanda a ChatGPT, Gemini o Claude: “suggeriscimi un hotel tranquillo, vicino al Colosseo, adatto a un weekend in coppia e non troppo turistico”. Secondo gli ultimi dati diffusi dall'Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, 1 viaggiatore italiano su 3 usa strumenti di AI generativa per definire itinerari e cercare esperienze, e l’85% di chi li utilizza li considera utili o fondamentali. Google Trends segnala un incremento del 300% nell’interesse per “AI travel assistant” tra aprile e giugno 2026.

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Grazie al design ultrasottile, alla struttura resistente e all’hardware affidabile, Nubia Air Pro punta a diventare un interessante punto di riferimento nella sua fascia di mercato
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Dall’aspettativa alla realtà


La promessa dei motori di risposta AI è semplice e molto attraente: meno tempo perso a confrontare opzioni, più suggerimenti già ordinati in base a gusti, budget, date, posizione e stile di viaggio. Un approccio più personalizzato, che trasforma l’AI in un consulente pronto ad esaudire la richiesta di esperienze di viaggio uniche. Secondo le Travel Predictions 2026 di Booking.com, il 57% dei viaggiatori immagina proprio questo: “delegare all’Intelligenza artificiale la pianificazione di unitinerario di viaggio sorprendente e poco battuto, che sia in linea con i propri desideri".

Tuttavia, non sempre il risultato corrisponde alle aspettative. Un itinerario generato in pochi secondi può sembrare perfetto, ma basarsi su informazioni non aggiornate, distanze sottostimate, prezzi non più validi o descrizioni troppo generiche. A livello globale c’è preoccupazione per la correttezza delle informazioni fornite dagli strumenti di intelligenza artificiale, dove viene presentata una scelta troppo vasta e le opzioni significative per il proprio viaggio non sono sufficienti.

L’AI può ridurre drasticamente il tempo necessario per scegliere una meta, confrontare strutture e costruire itinerari. Ma la qualità del risultato dipende da tre fattori: dati, prompt ben formulati e controllo umano - ha spiegato Luca Rodelladi Smartness - senza questi elementi, il rischio è ricevere suggerimenti apparentemente personalizzati, ma in realtà omologati, incompleti o costruiti su aspettative irrealistiche”.


Come scrivere un prompt di viaggio efficace in 3 semplici mosse


Per ottenere risposte più utili, non basta indicare destinazione e date: l’AI funziona meglio quando riceve un contesto simile a quello che si darebbe a un consulente di viaggio: chi parte, con quale budget, con che ritmo, quali esperienze interessano davvero e quali invece si vogliono evitare.

La base per un prompt più efficace potrebbe partire così: “agisci come un consulente di viaggio. Siamo due persone, vogliamo passare tre giorni a Roma dal 10 al 12 luglio, budget massimo 300 euro a notte per l’hotel, arriveremo in treno, preferiamo zone centrali ma non troppo caotiche di sera, ci interessano ristoranti locali, musei e vogliamo spostarci a piedi. Prima di suggerire hotel o attività, indicami quali informazioni potrebbero non essere aggiornate e cosa devo verificare prima di prenotare”.

La differenza sta nei dettagli che si aggiungono. Raccontare viaggi già fatti e spiegare cosa è piaciuto o meno, riportare recensioni personali di hotel o esperienze passate, specificare quanto si è disposti a camminare o se si hanno esigenze alimentari particolari può cambiare radicalmente la qualità della risposta. Allo stesso tempo, la verifica umana resta essenziale: prezzi, disponibilità, orari di apertura, distanze reali, condizioni di cancellazione e recensioni recenti andrebbero sempre controllati prima di prenotare.

Il dato che non aspetta: IA e decisioni in tempo reale | techpertutti.com
Dal Confluent Current London 2026 alla pista di Formula 1: perché senza dati freschi e affidabili l’intelligenza artificiale rischia di accelerare le decisioni sbagliate invece di migliorarle
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

L’hotel giusto? Non basta essere online, bisogna essere rilevanti


Questa trasformazione riguarda anche hotel e case vacanza. Se i viaggiatori iniziano a scoprire strutture ricettive e itinerari attraverso risposte generate dall’AI, non basta più essere presenti online o ben posizionati su Google: bisogna offrire informazioni chiare, coerenti e aggiornate, abbastanza specifiche da permettere ai nuovi motori di risposta di interpretare correttamente l’offerta. È il principio alla base della GEO (Generative Engine Optimization), l’approccio che ormai affianca la SEO tradizionale: fare in modo che contenuti, dati e fonti digitali aiutino strumenti come ChatGPT, Gemini o Perplexity a capire quando e perché una struttura può essere consigliata.

Per una struttura ricettiva, significa passare da descrizioni generiche a informazioni davvero utili per chi deve scegliere. Non basta dire “posizione strategica” o “atmosfera accogliente”: contano indicazioni concrete su quartiere, distanze, collegamenti o servizi per famiglie. Sono questi elementi ad aiutare l’AI a capire quando una struttura è davvero adatta a un certo tipo di viaggiatore.

“L’intelligenza artificiale non funziona come una bacchetta magica: funziona quando ha dati affidabili, obiettivi chiari e una supervisione strategica. Vale per un viaggiatore che chiede un itinerario, ma vale anche per un hotel che usa l’AI per definire i prezzi o aumentare la propria visibilità. La tecnologia può ridurre il lavoro manuale e accelerare le decisioni, ma bisogna dedicargli attenzione perché le aspettative corrispondano alla realtà”, ”, conclude Luca Rodella.


Nuovo nubia Air Pro: lo smartphone sottile che punta su potenza, stile e durata


Nubia ha presentato Air Pro, il nuovo smartphone progettato per tutti coloro che desiderano un dispositivo elegante e leggero, ma al tempo stesso resistente e affidabile in ogni situazione. Pensato per uno stile di vita attivo, Air Pro accompagna gli utenti durante tutta la giornata, dalle attività quotidiane allo sport, fino alle avventure outdoor più impegnative. Il risultato è uno smartphone che combina design ultrasottile, protezione avanzata, elevate capacità fotografiche e lunga autonomia, rispondendo ai principali compromessi tipici di questa categoria.

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Sottile, leggero e progettato per durare


Con uno spessore di 5,99 mm e un peso di 172 g, Air Pro si distingue per il suo design compatto e maneggevole. Nonostante il profilo ultrasottile, esso integra una batteria al silicio-carbonio da 5.000 mAh, capace di offrire una maggiore densità energetica rispetto alle soluzioni tradizionali. Questo si traduce in un’autonomia affidabile anche nelle giornate più intense. Il dispositivo supporta inoltre la ricarica rapida da 45 W, la funzione ypass charging per ridurre il calore durante l’utilizzo prolungato e la ricarica inversa da 10 W per alimentare altri dispositivi quando necessario. Le certificazioni IP69K, IP69 e IP68, leader del settore, assicurano protezione da acqua, polvere e condizioni estreme, rendendo il dispositivo adatto agli ambienti outdoor e agli utilizzi più dinamici, inclusa la fotografia subacquea.

Esperienza athleisure migliorata con Motion Key e fotocamera da 108MP


nubia Air Pro integra una fotocamera principale da 108 MP progettata per offrire immagini estremamente dettagliate e grande flessibilità in fase di ritaglio. Funzioni come Quick Snap, Burst Mode e Slow Motion consentono di catturare con precisione scene in movimento, come attività sportive o momenti outdoor dinamici.
La fotocamera frontale da 32 MP garantisce selfie di alta qualità anche in condizioni di luce difficiliLa fotocamera frontale da 32 MP garantisce selfie di alta qualità anche in condizioni di luce difficili. Sul bordo destro, in rosso, il tasto Motion key
Per semplificare l’esperienza di allenamento, nubia Air Pro introduce il Motion Key, un pulsante dedicato che consente di attivare la One-Tap Sports Mode con un solo tocco. Questa funzione avvia un’interfaccia dedicata allo sport, offrendo accesso rapido alle app fitness e alle statistiche di allenamento in tempo reale, permettendo di monitorare i propri progressi a colpo d’occhio senza interrompere il ritmo dell’attività.
La struttura in lega di alluminio ad alta resistenza del Nubia Air Pro, e il vetro rinforzato garantiscono una protezione efficace contro urti e cadute nell’uso quotidianoLa struttura in lega di alluminio ad alta resistenza del Nubia Air Pro, e il vetro rinforzato garantiscono una protezione efficace contro urti e cadute nell’uso quotidiano
Per supportare al meglio attività come corsa, ciclismo, trekking e kayak, lo smartphone può essere abbinato a una fascia da braccio leggera e resistente al sudore (venduta separatamente), che mantiene il dispositivo stabile durante allenamenti e uscite sportive. Per l’esplorazione outdoor e gli allenamenti serali, nubia Air Pro integra inoltre una suite di strumenti dedicata, con funzionalità pratiche come altimetro, bussola, livella digitale, goniometro e la nuova funzione Alarm Bell. Pensata per la sicurezza personale, questa modalità combina un allarme ad alto volume, una torcia a lampeggio rapido e un flash dello schermo ad alto contrasto, così da garantire maggiore visibilità e permettere agli utenti di attirare facilmente l’attenzione quando necessario.
Air Pro integra, inoltre una gamma di funzionalità basate sull’intelligenza artificialeAir Pro integra, inoltre una gamma di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale

Prestazioni elevate e esperienza visiva immersiva


nubia Air Pro è alimentato da un processore octa-core a 6 nm ad alte prestazioni, progettato per garantire fluidità e reattività anche negli scenari più impegnativi. Offre fino a 20 GB di RAM (8 GB + 12 GB virtuali) e fino a 512 GB di memoria, assicurando velocità e ampio spazio di archiviazione anche per un utilizzo intensivo. Il dispositivo è dotato di un display AMOLED da 6,77 pollici con cornici ultrasottili, refresh rate a 120 Hz e luminosità di picco fino a 4.500 nit, per una visibilità eccellente anche all’aperto. A completare l’esperienza contribuiscono i doppi altoparlanti stereo, che offrono un audio coinvolgente e immersivo. Air Pro integra, inoltre una gamma di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, pensate per rendere le attività quotidiane più semplici e versatili. Il dispositivo è disponibile su Amazon nelle colorazioni Prime Black e Aero White al prezzo di 449,90 euro.

Estate 2026: il vademecum Roborock per una casa sempre pronta agli ospiti
L’estate è sinonimo di visite improvvise e momenti da condividere. Con il vademecum Roborock scopri come mantenere la casa sempre pulita e accogliente grazie alle più moderne tecnologie per la pulizia domestica
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Ventotene e Ponza e...


Il legame indissolubile tra la passione per il mare, la tutela dell’ambiente e l'impegno sociale si rinnova anche quest'anno con il BIG FISH TOUR 2026.
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L'evento si conferma come il punto di riferimento più atteso per la community della pesca sportiva, capace di unire l'adrenalina della sfida al profondo rispetto per l'ecosistema marino.

​Anche per questa nuova edizione, il tour può contare sulla prestigiosa riconferma di Raymarine nel ruolo chiave di Main Partner, colosso della strumentazione elettronica di bordo che garantisce i massimi standard di prestazioni, innovazione e sicurezza tecnologica. Al suo fianco scende in campo una squadra d'eccellenza composta da qualificati sponsor tecnici e partner d'eccezione:

  • Italcanna e Gladiator, punti di riferimento per l'attrezzatura da pesca rigorosamente made in Italy;
  • White Monkey nota azienda italiana di artificiali specifici per i pesci del Mediterraneo.
  • Mustad, azienda storica di ami e accessori per la pesca.
  • Fishoo, la nuovissima piattaforma dedicata a tutti gli specialisti della pesca sportiva per vendere e comprare attrezzatura da pesca.

E dal territorio due eccellenze:

  • Casale del Giglio, l'azienda vinicola, per accompagnerà i momenti di convivialità e i brindisi tra i partecipanti;
  • Frantoio Orsini, pronto a esaltare con il suo olio le prelibatezze gastronomiche locali.


Il calendario delle sfide: le due tappe del 2026


​Il viaggio della flotta prenderà il via nel cuore dell'estate per concludersi a fine estate:

Il debutto (2-5 luglio) - BIG FISH TOURNAMENT. Un vero e proprio "gotha" della pesca sportiva impegnato in un'avvincente ricerca al maestoso pesce spada. I riflettori sono rivolti nella storica cornice di Ventotene per la celebre gara di traina d'altura. Un appuntamento ormai iconico che attira equipaggi e appassionati da ogni parte d'Italia e dall’estero. I migliori 10 classificati dell’edizione 2025 insieme a quelli del 2026, si affronteranno alle BIG FISH FINALS che si svolgeranno a Ponza nel 2027.

Il gran finale (17-20 settembre) - LOLA TROPHY. Il sipario sul tour calerà a Ponza con il prestigioso trofeo dedicato agli specialisti della traina col vivo alla ricerca di record su ricciole e dentici, immersi nello scenario unico delle acque pontine.

Tra storia e biodiversità: lo straordinario scenario dell'Arcipelago Pontino


​Fare da sfondo al BIG FISH TOUR significa navigare all'interno di uno dei patrimoni naturali e storici più affascinanti del Mar Tirreno. Ponza e Ventotene accolgono i pescatori con le loro inconfondibili architetture settecentesche a cupola e i colori pastello, nate dal genio progettuale dell'ingegnere borbonico Antonio Winspeare. A Ventotene, in particolare, il cuore pulsante dell'evento rimarrà l'antico Porto Romano, un gioiello scavato nel tufo con oltre duemila anni di storia marinara.

​Ma il vero protagonista resta l'ambiente circostante. Le isole sono oasi selvagge dove la flora (dalla rarità della palma nana su Palmarola) convive con rotte migratorie cruciali per l'avifauna, tutelate dal rinomato osservatorio ornitologico di Ventotene. Sotto la superficie dell'acqua, la convergenza delle correnti della profonda fossa del Tirreno crea un microclima ricchissimo di plancton, capace di attirare i grandi predatori pelagici: non solo pesci spada, tonni rossi, alalunghe, aguglie imperiali e lampughe, ma anche spettacolari passaggi di delfini, tartarughe marine, capodogli e balene.

​​Sostenibilità, enogastronomia e l'eccellenza del gusto


Il BIG FISH TOUR porta avanti con fermezza un manifesto di tutela ambientale. Operando in totale rispetto e a debita distanza dalle aree di massima protezione della riserva marina di Ventotene e Santo Stefano, l'evento promuove attivamente le pratiche di rilascio del pescato. Solo una quota minima e selezionata viene prelevata per essere valorizzata a terra, celebrando la risorsa ittica in chiave gastronomica.

​La valorizzazione del territorio passerà anche per la cucina con l'attesa gara di crudi "La Brigata del Big Fish", un format in cui aspiranti chef si sfideranno nella creazione di piatti minimali e d'impatto volti a esaltare il pesce locale e le eccellenze agroalimentari del territorio.

Quest'anno l'evento culinario si arricchisce di una presenza straordinaria: in veste di giudice ci sarà infatti il Maître du Sel Paolo Santoro. Oltre a valutare le creazioni in gara, il Maestro offrirà al pubblico e ai partecipanti un prezioso intervento formativo, spiegando nel dettaglio le diverse caratteristiche dei Sali e oli, i loro segreti e i perfetti abbinamenti per esaltare al massimo la cucina di pesce.

​A condurre l'intera manifestazione, accogliendo i giurati, i critici enogastronomici e gli ospiti illustri sul palco, ci sarà la professionalità della giornalista e conduttrice Chiara Giallonardo (volto noto di RAI 1 - Isoradio).

Il pilastro più importante: la solidarietà


​L'Associazione Autentico Mare rinnova con orgoglio il suo storico impegno sociale: ogni "strike" registrato in mare si trasformerà in un aiuto concreto a favore di Smile House Fondazione ETS. La fondazione si occupa di garantire un percorso di cura completo e multidisciplinare - dalla chirurgia alla logopedia e al supporto psicologico - ai pazienti affetti da malformazioni cranio-maxillo-facciali. Unire la gioia dello sport all'aiuto verso il prossimo, donando un nuovo sorriso a chi ne ha più bisogno, è il traguardo più ambizioso che il BIG FISH TOUR si impegna a superare.

www.italiabigfish.com

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Nvidia per i robot umanoidi, Instagram sfida Netflix sulla TV, Cloudflare e il suo sistema anti-bot


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon mercoledì,
oggi parleremo di Nvidia che sfrutta il suo software per i veicoli a guida autonoma e lo applica ai robot umanoidi, specificatamente per renderli sicuri a contatto con gli umani. Poi vedremo i nuovi contenuti sull'app per TV di Instagram; parleremo del nuovo interessante anti-bot di Cloudflare, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Nvidia vuole rendere i robot umanoidi sicuri quando sono vicini alle persone


Robotica
Nvidia ha annunciato Halos, un software derivato dai sistemi per veicoli a guida autonoma, pensato per rendere i robot umanoidi in grado di operare in sicurezza vicino alle persone — incluso il contatto fisico. Il problema dei sistemi attuali è che impongono ai robot di fermarsi o rallentare appena si avvicina un umano, rendendoli inutilizzabili per compiti cooperativi come passare oggetti o sollevare carichi insieme ai lavoratori. Halos gira sull'hardware IGX Thor di Nvidia e permette ai robot di analizzare l'ambiente in tempo reale e prendere decisioni autonome su cosa possono toccare, muovere o spingere.
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Fonte: bloomberg.com
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Instagram sfida Netflix con contenuti lunghi, episodi e format live per la TV


Big tech
Meta sta sperimentando formati video lunghi, serie a episodi e Live TV nella sua app per televisori, lanciata a dicembre 2025 su Amazon Fire TV e ora disponibile anche su Google TV e Samsung. L'app introduce canali tematici personalizzati, il cast diretto dallo smartphone, supporto ai video orizzontali e la possibilità di vedere le Stories sul grande schermo. La mossa segue il test della funzione "Series" per Reels annunciato a inizio giugno. Instagram entra così in competizione non solo con TikTok e YouTube, ma con servizi come Netflix e Amazon Prime Video.
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Fonte: TechCrunch
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"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."

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Cloudflare collabora con Chrome, Firefox e Edge per un protocollo anti-bot


Privacy
Cloudflare ha annunciato un'iniziativa congiunta con Google Chrome, Mozilla Firefox, Microsoft Edge e Shopify per sviluppare PACT (Private Access Control Tokens), un protocollo che permette ai siti web di verificare se il traffico proviene da esseri umani o da agenti AI autorizzati, senza tracciare gli utenti né raccogliere dati sul loro comportamento. Il meccanismo funziona così: un sito in cui l'utente è già iscritto emette un token anonimo, il browser lo conserva e lo presenta ad altri siti come prova di identità, eliminando la necessità di CAPTCHA, login forzati o fingerprinting del dispositivo. La spinta arriva dai dati di Cloudflare Radar: il traffico automatizzato rappresenta già il 58% delle richieste HTTP globali, superando quello umano con circa 18 mesi di anticipo rispetto alle previsioni.
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Fonte: TNW
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SpaceX lancia Starfall, la sua prima capsula cargo riutilizzabile


Spazio
SpaceX ha lanciato per la prima volta Starfall, una capsula cargo progettata per portare materiali in orbita e riportarli sulla Terra. Il veicolo non trasporta persone: serve per ricerca, farmaceutica e produzione spaziale, dove alcuni materiali devono essere recuperati dopo un periodo in microgravità. Starfall può portare fino a 1.000 kg di carico, misura 3,1 metri di diametro ed è pensata per rientri controllati con scudo termico, gas freddo e paracadute. La capsula non ha un proprio sistema di propulsione, quindi il rientro dovrebbe dipendere dallo stadio superiore del Falcon 9. L’ammaraggio è previsto nel Pacifico, circa 1.300 chilometri al largo della costa occidentale degli Stati Uniti.
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Fonte: space.com
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Meta sospende il programma di tracking dipendenti dopo un data leak interno


Privacy
Meta ha sospeso il Model Capability Initiative, il programma che registrava keystroke e movimenti del mouse dei propri dipendenti per addestrare modelli AI, dopo che i dati raccolti — incluse conversazioni private, trascrizioni e dati sulle performance — sono stati resi accessibili per errore all'intera azienda. Secondo Business Insider, che ha riportato la notizia, Meta ha dichiarato di non avere evidenze di accessi impropri da parte di dipendenti, ma ha avviato un'indagine interna.
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Fonte: Engadget
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Lo sponsor della settimana

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Vivo e lavoro nel mondo tech & finance e un po' mi imbarazza far parte di coloro che non hanno mai cambiato banca in quindici anni — eppure sì, me ne lamento anch'io.

Poi sono un grande fan degli ecosistemi di banking disegnati e sviluppati con attenzione meticolosa al dettaglio, e in Fineco ho visto un livello di cura non da poco. Tutte le loro piattaforme sono state sviluppate ad hoc (non si appoggiano a fornitori esterni) e nascono con l'idea di avere una experience eccellente per l'utente finale.

Sarà che sono UX Designer, ma per me vale tanto. Poi hanno una cosa che molte banche che vivono solo online non hanno, cioè una presenza reale di professionisti umani che ti seguono.

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Questo è un articolo sponsorizzato. Gli sponsor non influenzano la linea editoriale di Morning Tech, ma permettono al progetto di esistere.

Scopri Fineco

Siamo bravissimi a confrontare. L'operatore telefonico, la bolletta della luce, l'assicurazione dell'auto, l'abbonamento che usiamo poco. Su tutto cerchiamo l'opzione migliore, su una cosa no: la banca.

In Italia restiamo nella stessa banca in media quindici anni (dati Fineco). Non perché sia la migliore, ma perché a un certo punto smette di essere una scelta e diventa un'abitudine, come la strada per andare al lavoro: non la decidi più, la fai e basta.

C'è anche un motivo meno comodo da ammettere. Secondo l'indagine IACOFI di Banca d'Italia, l'alfabetizzazione finanziaria nel Paese resta bassa: 10,7 su 20 nell'indicatore complessivo e 4,6 su 10 sulle competenze digitali. Se non hai gli strumenti per capire davvero cosa fa la tua banca, il conto resta una decisione presa una volta sola e mai più rivista.

Ma nel frattempo qualcosa paghi. Sempre Banca d'Italia, nell'indagine sul costo dei conti, stima per il 2024 circa 101 euro l'anno di spesa media per un conto tradizionale, contro circa 31 euro per uno online. La stessa persona che soppesa due offerte di pasta al supermercato non si accorge di una differenza del settanta per cento sul conto in banca.

Il costo, però, è solo metà del discorso. L'altra metà è cosa ricevi in cambio.

Ma infatti, che cosa dovrebbe fare per te una banca oggi, nel 2026? Da una parte ci sono gli istituti di sempre, solidi ma costruiti su processi vecchi, dove per fare due operazioni passi da tre canali diversi. Dall'altra, le neobank nate dentro un'app, veloci ma che rimangono pur sempre dietro uno schermo.

Fineco prova a stare nel mezzo, e lo fa da prima che esistesse la parola fintech. È nata quasi ventisei anni fa con un'idea che allora sembrava strana: una sola piattaforma per tenere insieme conto, carte, trading, credito e investimenti, costruita in casa invece di assemblare pezzi comprati da fornitori esterni. Oggi parlare di banca e app nella stessa frase è normale. All'epoca non lo era.

Tutto è connesso: lo stipendio che entra, le spese, i pagamenti, gli investimenti che fai partire con due tap dallo stesso posto in cui guardi il saldo. Non sono mondi separati che ogni tanto si scambiano un'informazione.

E poi c'è la parte che un'app da sola non ti dà: le persone. Una rete di consulenti che ti segue quando devi decidere cosa fare dei tuoi soldi, perché un grafico non basta. La tecnologia fa la parte ripetitiva, qualcuno in carne e ossa fa quella difficile. Non la banca che ti mette in fila, non l'app che ti lascia solo.

Resta l'ultima scusa, quella sincera: cambiare è una rottura. Ed è il motivo per cui oggi Fineco offre il conto a canone zero. Apri, provi, e se funziona porti dentro il resto con calma. Tolto il canone, l'unico vero motivo per restare fermi è l'inerzia.

Non puoi cambiare la tua banca. Ma puoi cambiare banca. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.
Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.

Intervista

Perché gli italiani non cambiano banca?


"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."

Cosa rende Fineco diversa?


"La tecnologia ce la siamo costruita in casa, non l'abbiamo comprata a pezzi. Conto, trading e investimenti stanno nello stesso posto e si parlano tra loro. E accanto alla piattaforma c'è una rete di consulenti veri. Le macchine gestiscono la routine, le persone ci sono quando devi decidere."

Cosa ne pensa Morning Tech?


Vivo e lavoro nel mondo tech & finance e un po' mi imbarazza far parte di coloro che non hanno mai cambiato banca in quindici anni — eppure sì, me ne lamento anch'io.

Poi sono un grande fan degli ecosistemi di banking disegnati e sviluppati con attenzione meticolosa al dettaglio, e in Fineco ho visto un livello di cura non da poco. Tutte le loro piattaforme sono state sviluppate ad hoc (non si appoggiano a fornitori esterni) e nascono con l'idea di avere una experience eccellente per l'utente finale.

Sarà che sono UX Designer, ma per me vale tanto. Poi hanno una cosa che molte banche che vivono solo online non hanno, cioè una presenza reale di professionisti umani che ti seguono.

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Meta sospende il programma di tracking dipendenti dopo un data leak interno


Conversazioni private e performance dei dipendenti esposte a tutti.
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In breve:


Meta ha sospeso il Model Capability Initiative, il programma che registrava keystroke e movimenti del mouse dei propri dipendenti per addestrare modelli AI, dopo che i dati raccolti — incluse conversazioni private, trascrizioni e dati sulle performance — sono stati resi accessibili per errore all'intera azienda. Secondo Business Insider, che ha riportato la notizia, Meta ha dichiarato di non avere evidenze di accessi impropri da parte di dipendenti, ma ha avviato un'indagine interna.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta Is 'Pausing' Employee Tracking Program After It Let The Whole Company See Sensitive Data
This won’t make the already-controversial AI training endeavor any more popular.
Engadget


Alternativa in italiano:

Meta sospende il programma che tracciava tastiera e mouse dei dipendenti
Lo strumento tracciava keystroke, mouse e screenshot dei dipendenti USA per addestrare i modelli AI dell'azienda. Lo stop arriva dopo un leak interno classificato SEV 2 che ha reso visibili a tutti conversazioni private e dati sulle performance
Hardware Upgrade

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Cloudflare collabora con Chrome, Firefox e Edge per un protocollo anti-bot


Serve a distinguere i bot malevoli dagli agenti autorizzati.
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In breve:


Cloudflare ha annunciato un'iniziativa congiunta con Google Chrome, Mozilla Firefox, Microsoft Edge e Shopify per sviluppare PACT (Private Access Control Tokens), un protocollo che permette ai siti web di verificare se il traffico proviene da esseri umani o da agenti AI autorizzati, senza tracciare gli utenti né raccogliere dati sul loro comportamento. Il meccanismo funziona così: un sito in cui l'utente è già iscritto emette un token anonimo, il browser lo conserva e lo presenta ad altri siti come prova di identità, eliminando la necessità di CAPTCHA, login forzati o fingerprinting del dispositivo. La spinta arriva dai dati di Cloudflare Radar: il traffico automatizzato rappresenta già il 58% delle richieste HTTP globali, superando quello umano con circa 18 mesi di anticipo rispetto alle previsioni.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Cloudflare teams up with Chrome, Firefox, and Edge on a privacy-first anti-bot protocol
Cloudflare, Mozilla, Google, and Microsoft are developing PACT, a privacy-preserving protocol to verify legitimate web traffic without tracking users., Cloudflare, Mozilla, Google, and Microsoft are developing PACT, a privacy-preserving protocol to verify legitimate web traffic without tracking users.
TNW | Artificial-IntelligenceAna Maria Constantin


Alternativa in italiano:

Cloudflare prova a salvare il web dai bot con token anonimi
Cloudflare lavora con Chrome, Firefox ed Edge a PACT, token anonimi pensati per riconoscere traffico umano e agenti legittimi senza CAPTCHA.
Tom's Hardware

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Instagram sfida Netflix con contenuti lunghi, episodi e format live per la TV


L'app approda anche sui televisori Samsung.
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In breve:


Meta sta sperimentando formati video lunghi, serie a episodi e Live TV nella sua app per televisori, lanciata a dicembre 2025 su Amazon Fire TV e ora disponibile anche su Google TV e Samsung. L'app introduce canali tematici personalizzati, il cast diretto dallo smartphone, supporto ai video orizzontali e la possibilità di vedere le Stories sul grande schermo. La mossa segue il test della funzione "Series" per Reels annunciato a inizio giugno. Instagram entra così in competizione non solo con TikTok e YouTube, ma con servizi come Netflix e Amazon Prime Video.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Instagram looks to take on streaming services with longer-form, episodic and live formats for its TV app | TechCrunch
Instagram is coming for streaming services like Netflix and Amazon Prime Video as it sets its ambitions for living room viewing.
TechCrunchAisha Malik


Alternativa in italiano:

L’app di Instagram colonizza anche i televisori Samsung
Si parte come al solito dagli Stati Uniti, ma il TV, elettrodomestico centenario, sta diventando sempre più terreno di conquista per applicazioni e usi diversi dalla televisione tradizionale
DDay.it

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SpaceX lancia Starfall, la sua prima capsula cargo riutilizzabile


Può trasportare fino a mille chili di payload.
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In breve:


SpaceX ha lanciato per la prima volta Starfall, una capsula cargo progettata per portare materiali in orbita e riportarli sulla Terra. Il veicolo non trasporta persone: serve per ricerca, farmaceutica e produzione spaziale, dove alcuni materiali devono essere recuperati dopo un periodo in microgravità. Starfall può portare fino a 1.000 kg di carico, misura 3,1 metri di diametro ed è pensata per rientri controllati con scudo termico, gas freddo e paracadute. La capsula non ha un proprio sistema di propulsione, quindi il rientro dovrebbe dipendere dallo stadio superiore del Falcon 9. L’ammaraggio è previsto nel Pacifico, circa 1.300 chilometri al largo della costa occidentale degli Stati Uniti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

SpaceX launches its 1st 'Starfall' reentry capsule in early morning Falcon 9 liftoff

space.com


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Nvidia vuole rendere i robot umanoidi sicuri quando sono vicini alle persone


Applicando il software per auto a guida autonoma ai robot.
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In breve:


Nvidia ha annunciato Halos, un software derivato dai sistemi per veicoli a guida autonoma, pensato per rendere i robot umanoidi in grado di operare in sicurezza vicino alle persone — incluso il contatto fisico. Il problema dei sistemi attuali è che impongono ai robot di fermarsi o rallentare appena si avvicina un umano, rendendoli inutilizzabili per compiti cooperativi come passare oggetti o sollevare carichi insieme ai lavoratori. Halos gira sull'hardware IGX Thor di Nvidia e permette ai robot di analizzare l'ambiente in tempo reale e prendere decisioni autonome su cosa possono toccare, muovere o spingere.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Nvidia Seeks to Make Humanoid AI Robots Safer Around Humans

bloomberg.com


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Trump vuole vincere le midterm cambiando le regole


Il presidente chiede ai repubblicani di lasciar perdere l'inflazione e puntare sul SAVE America Act, sul ridisegno dei collegi e sulle accuse di brogli ai democratici.

Donald Trump pensa che i repubblicani stiano perdendo tempo a parlare di prezzi e inflazione. Per vincere le elezioni di medio termine di novembre, che a metà mandato presidenziale rinnovano il Congresso, il presidente vorrebbe che il partito puntasse su tutt'altro: ridisegnare a proprio vantaggio i collegi elettorali, smantellare alcune regole del Senato e approvare una legge che stringe le maglie del voto. A scri

Il piano, secondo quanto riporta New York Magazine, si riassume in quattro mosse: ridisegnare i collegi ovunque possibile, eliminare il filibuster, licenziare il funzionario che vigila sul rispetto delle regole del Senato e approvare il SAVE America Act. Il filibuster è la regola che di fatto impone una maggioranza di sessanta voti su cento per approvare gran parte delle leggi al Senato, mentre il ridisegno dei collegi, noto come gerrymandering, consiste nel tracciare i confini delle circoscrizioni per gonfiare i seggi di un partito. È un'agenda che guarda al voto come a una battaglia su chi controlla il campo di gioco, più che su cosa dire agli elettori indecisi per convincerli.

I repubblicani vorrebbero invece un'agenda capace di far scendere il costo della vita e di riportare a casa parte degli elettori persi dopo il voto del 2024. C'è la possibilità che venga approvata una legge sulla casa, anche se nessuno crede che avrà effetti immediati sul prezzo degli alloggi. L'accordo di pace con l'Iran, se reggerà, potrebbe alleggerire la pressione sui prezzi dell'energia e in particolare della benzina, che i politici americani seguono con attenzione ossessiva. Ma il meccanismo legislativo e comunicativo del partito è nel caos e ormai è probabilmente troppo tardi per costruire un messaggio credibile sui prezzi.

Alla base della strategia c'è la convinzione, vera o soltanto dichiarata, che i democratici proveranno a falsare le elezioni con milioni di voti illegali. La risposta del presidente è contro-falsare il risultato e ostacolare in ogni modo il voto democratico, che a suo dire è in larga parte fraudolento. Trump è irritato dal fatto che il suo stesso partito tenga a tradizioni come il filibuster o la Byrd Rule, la norma che limita quali misure possono passare con la procedura a maggioranza semplice e su cui si fonda l'obiezione del funzionario del Senato ad approvare per quella via il SAVE America Act.

Per il presidente l'unico motivo per cui i repubblicani hanno ancora qualche possibilità di mantenere il controllo della Camera è la campagna di ridisegno dei collegi che lui stesso ha lanciato la scorsa estate. Un aiuto decisivo è arrivato dalla Corte Suprema, che con una sentenza di fine aprile, nota come caso Callais, ha aperto la strada a nuovi ridisegni di parte negli Stati del Sud. I repubblicani di quegli Stati però non hanno sfruttato l'occasione fino in fondo e per ora hanno lasciato intatti i collegi a maggioranza afroamericana in Alabama, Georgia, Louisiana e South Carolina.

Il SAVE America Act è il cuore del piano. A febbraio la Camera ne ha approvato una versione più limitata, che obbliga a dimostrare la cittadinanza per potersi registrare nelle liste elettorali. La versione completa, quella voluta dal presidente, vieta il voto per corrispondenza che oggi non richiede di indicare un motivo e aggiunge alcune norme ostili alle persone transgender. Perché diventi legge dovrebbe approvarla anche il Senato. È qui che si gioca lo scontro interno ai repubblicani.

Se il leader repubblicano al Senato, John Thune, cedesse alle pressioni della Casa Bianca e la legge superasse le inevitabili cause legali, il risultato sarebbe, secondo un'analisi del New York Magazine, la vigilia elettorale più caotica dal XIX secolo. I sistemi di registrazione degli elettori andrebbero riscritti da cima a fondo per applicare i nuovi requisiti. Milioni e milioni di cittadini potrebbero vedersi contestare il diritto di voto, mentre i repubblicani avvierebbero cancellazioni di massa dalle liste per eliminare gli elettori giudicati non in regola. I 37 Stati che oggi permettono il voto per corrispondenza senza dover indicare un motivo, tra cui 13 dei 14 più popolosi, dovrebbero rivoluzionare i loro piani elettorali da un giorno all'altro. Per i sette Stati in cui si vota quasi solo per corrispondenza, il passaggio sarebbe devastante.

Se invece il SAVE America Act fallisse o restasse impigliato nei tribunali, il presidente ha un piano B: farne comunque il tema della campagna, insieme alla tesi di fondo del mondo MAGA, il movimento che fa capo a Trump, secondo cui il vero problema del paese non è il caro vita ma un presunto complotto dei democratici per importare criminali da tutto il mondo e farli votare illegalmente.

Per gli elettori indecisi, soprattutto quelli che nel 2024 hanno votato Trump per insofferenza verso l'inflazione o verso un'amministrazione democratica giudicata inefficace, è un messaggio rischioso, perché chiede in sostanza di sposare per intero la causa MAGA. Ha però il vantaggio di entusiasmare la base più fedele, a cui promette di non scendere a compromessi con l'avversario. I professionisti e i candidati repubblicani nei territori in bilico non sembrano convinti, eppure hanno poca scelta, perché quasi tutti hanno legato la propria carriera al presidente, che ricorda loro spesso di dovergli il potere che oggi hanno. Se a novembre non dovesse funzionare, resta lo scenario di un contenzioso dopo il voto come quello che Trump mise in piedi nel 2020 e nel 2021.

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Trump non spende gli aiuti esteri decisi dal Congresso


Il Congresso ha stabilito per legge quanto spendere in aiuti esteri e Trump ha firmato. Ma i suoi funzionari non eseguono gli ordini, in quella che gli esperti chiamano una crisi costituzionale.

L'amministrazione Trump non sta spendendo gran parte degli aiuti esteri che il Congresso le ha ordinato di erogare e che lo stesso presidente Donald Trump ha trasformato in legge con la sua firma. Per diversi esperti legali, il modo in cui i funzionari ignorano quegli ordini viola probabilmente la legge e aggrava una crisi costituzionale, cioè una rottura della divisione dei poteri tra governo, Congresso e magistratura.

L'anno scorso l'amministrazione aveva smantellato USAID, la U.S. Agency for International Development, l'agenzia statunitense per gli aiuti allo sviluppo e il maggior donatore al mondo, terminando migliaia di programmi e licenziando quasi tutto il personale senza il permesso del Congresso. Ma USAID era nata da una legge del Congresso e per chiuderla serviva il via libera dei parlamentari. Quando i funzionari di Trump lo hanno chiesto, insieme a un drastico taglio della spesa per cibo, medicine e programmi salvavita, il Congresso ha detto no.

I parlamentari, che controllano i cordoni della borsa pubblica, hanno stabilito nel dettaglio quanto il Dipartimento di Stato, il ministero degli esteri americano, dovesse spendere: 9,4 miliardi di dollari per la salute globale, contro malattie come HIV, tubercolosi e malaria, e più di 5 miliardi per gli aiuti umanitari d'emergenza. Trump ha firmato la legge.

A otto mesi dall'inizio dell'anno fiscale, molti di quegli ordini restano disattesi, come ha accertato un'inchiesta di ProPublica. I funzionari hanno ritardato i pagamenti per la salute globale, non hanno erogato i fondi per alcuni progetti e hanno etichettato come "non allocati" i soldi destinati agli aiuti umanitari, una formula che ne blocca l'uso. Quando i parlamentari hanno chiesto spiegazioni, spesso non hanno ricevuto risposta.

Lo scontro sulla spesa federale tra la Casa Bianca e il Congresso va avanti dal primo giorno dell'amministrazione, ma su nessun tema è tanto visibile quanto sugli aiuti esteri. David Super, docente di diritto ed economia alla Georgetown University ed esperto di diritto costituzionale, lo ha definito "un'enorme presa di potere da parte del presidente, che sottrae poteri al Congresso".

Il Congresso aveva creato USAID decenni fa come strumento della diplomazia e dell'influenza americana nel mondo. Quando l'amministrazione l'ha smantellata, interrompendo i pagamenti di migliaia di programmi che portavano cibo e medicine ai paesi poveri, molte persone sono morte, inclusi molti bambini.

A frenare la spesa è soprattutto l'OMB, l'ufficio della Casa Bianca che gestisce il bilancio federale, guidato da Russell Vought. Quest'anno ha etichettato come "non allocati" sia gli aiuti umanitari sia i fondi per la salute globale, riservandosi l'ultima parola sul loro impiego. Bobby Kogan, consigliere dell'OMB sotto Joe Biden e oggi al centro studi progressista Center for American Progress, lo ha riassunto così: "Se non spendi soldi per un anno e tutte le cliniche chiudono, allora quelle persone muoiono".

Il Dipartimento di Stato ha fatto poco o nulla per spendere i fondi che il Congresso aveva destinato a scopi precisi, dalla pianificazione familiare alla nutrizione. Anche PEPFAR, il piano presidenziale d'emergenza contro l'AIDS a cui si attribuisce il salvataggio di 26 milioni di vite, ha ricevuto meno soldi pur con uno stanziamento confermato dal Congresso.

La spesa per la salute globale procede molto più lentamente che in passato. Degli oltre 9 miliardi che il Congresso aveva ordinato di spendere, a fine marzo l'amministrazione ne aveva impegnati appena 190 milioni, il 5% della media degli stessi mesi nei cinque anni precedenti il ritorno di Trump alla Casa Bianca, quando di solito a quella data ne era stata impegnata circa la metà. Il calcolo è di Aid on the Hill, un gruppo di ex dipendenti di USAID. Il Dipartimento di Stato contesta quei numeri e afferma di aver approvato spese per più di 7,5 miliardi.

La nuova strategia, battezzata America First Global Health, prevede accordi con i paesi poveri, a cui viene chiesto l'accesso ai dati sanitari come condizione per ricevere le medicine salvavita che gli Stati Uniti un tempo donavano. A guidare gli aiuti esteri è Jeremy Lewin, un avvocato di 29 anni entrato nel governo attraverso il DOGE, il dipartimento per l'efficienza voluto da Elon Musk per tagliare la spesa, senza alcuna esperienza umanitaria. Da luglio "svolge le funzioni" di sottosegretario all'assistenza estera, un incarico che richiederebbe il via libera del Congresso, mai arrivato.

Per distribuire gli aiuti un tempo gestiti da USAID, Lewin si appoggia sempre più a grandi organizzazioni internazionali: ha incanalato 3,8 miliardi verso l'OCHA, l'ufficio dell'ONU per il coordinamento degli affari umanitari, benché l'accordo non consenta agli Stati Uniti di controllare in modo indipendente come vengano spesi. Restano inoltre da versare 661 milioni al Global Fund, il fondo internazionale contro AIDS, tubercolosi e malaria di cui gli Stati Uniti sono il maggior donatore. Interrogato al Senato, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto che i pagamenti si sarebbero mossi "presto, molto rapidamente".

In passato l'OMB si limitava a ripartire tra le agenzie i fondi approvati dal Congresso. Con Vought li ha invece bloccati più volte con manovre dalla legalità dubbia. C'è il timore che l'amministrazione non intenda spenderli affatto, come già accaduto l'anno scorso: nel 2025 aveva recuperato circa 13 miliardi di aiuti esteri votati per legge. Lo aveva fatto in parte con una manovra che Vought chiama pocket rescission, cioè chiedere al Congresso di cancellare dei fondi così a ridosso della fine dell'anno fiscale che, anche in caso di no, non resta il tempo per spenderli. Per l'organo del Congresso che vigila sui conti pubblici è una mossa illegale, che viola l'Impoundment Control Act, la legge del 1974 nata dopo gli scontri con il presidente Richard Nixon per impedire alla Casa Bianca di trattenere i fondi decisi dal Congresso.

Un tribunale federale aveva bloccato la manovra, ma la Corte Suprema, con una decisione d'urgenza spaccata lungo le linee ideologiche, ha lasciato proseguire il recupero dei fondi senza pronunciarsi nel merito.

Ad aprile l'OMB ha comunicato al Congresso che avrebbe accantonato 19 miliardi per coprire i costi di chiusura dei programmi USAID cancellati l'anno scorso. Di quella cifra, 3,2 miliardi provengono da fondi che il Congresso aveva destinato alla salute globale e allo sviluppo: se non verranno impegnati entro fine settembre, scadranno e non potranno più essere spesi.

I senatori democratici hanno definito la decisione "un'ammissione vergognosa di spreco di denaro dei contribuenti", ma a metà giugno non avevano ancora ricevuto risposta. Interrogato in audizione, Rubio ha scaricato la responsabilità sull'OMB, anche se il suo dipartimento aveva appena ottenuto dall'ufficio il rilascio di altri fondi per rispondere a un'epidemia di Ebola.

Se il blocco dei fondi diventasse la regola, avvertono funzionari di carriera e giuristi, il potere di spesa del Congresso ne uscirebbe svuotato. "Avremmo una minaccia fondamentale allo stato di diritto", ha detto Cerin Lindgrensavage, ex avvocato del Dipartimento di Giustizia, oggi all'organizzazione Protect Democracy. "Il Congresso ha detto di spendere i soldi e il presidente non vuole. La domanda è: chi vince? Per legge dovrebbe vincere il Congresso. In questo momento sta vincendo il presidente".

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Trump minaccia di tagliare i fondi agli Stati che non cambiano le regole del voto


Lo rivela la CNN: gli Stati che non passano alle schede cartacee e non verificano la cittadinanza degli elettori rischiano di perdere il 20% dei fondi federali per la sicurezza interna.

L'amministrazione del presidente Donald Trump minaccia di tagliare decine di milioni di dollari di fondi federali per la sicurezza interna agli Stati che si rifiutano di cambiare il modo in cui si vota. Lo rivela la CNN, che ha ottenuto documenti interni e parlato con più fonti dentro il governo.

Le nuove regole riguardano diversi programmi di finanziamento del Department of Homeland Security, il dipartimento per la sicurezza interna che si occupa di antiterrorismo, protezione delle infrastrutture e gestione delle emergenze. Gli Stati dovrebbero abbandonare alcuni sistemi di voto elettronico e passare a schede cartacee compilate a mano dagli elettori. Dovrebbero anche far passare le liste degli iscritti al voto attraverso un controverso database federale per la verifica della cittadinanza, condurre verifiche manuali dei risultati con metodi stabiliti dall'amministrazione e controllare la cittadinanza di chiunque lavori ai seggi.

Gli Stati che non si adeguano perderebbero il 20% dei fondi, potenzialmente milioni di dollari. Si tratta di sovvenzioni che nell'anno fiscale in corso dovrebbero superare il miliardo di dollari complessivo e che servono soprattutto ad aiutare i governi statali e locali a prevenire attentati, proteggere le infrastrutture e prepararsi ai grandi disastri. Da anni queste sovvenzioni chiedono di destinare almeno il 3% alla sicurezza elettorale, ma le nuove linee guida, che dovrebbero arrivare agli Stati entro la fine del mese, trasformano quella richiesta generica in riforme obbligatorie con penalità severe per chi le ignora.

La mossa fa parte della campagna del presidente contro le presunte frodi elettorali e del suo tentativo di aumentare il controllo federale sullo svolgimento delle elezioni. Diversi studi indicano che quel tipo di frode è molto più raro di quanto Trump sostenga. L'iniziativa arriva mentre diversi Stati hanno approvato leggi per impedire al governo federale di interferire con il voto.

Usare i fondi federali come leva per piegare gli Stati alle proprie politiche è una tattica già vista. L'amministrazione ha provato a punire allo stesso modo gli Stati su immigrazione e su programmi di diversità, equità e inclusione. In alcuni casi i tribunali l'hanno bloccata. Anche questa iniziativa potrebbe finire presto davanti ai giudici.

La Costituzione americana assegna agli Stati il controllo sull'organizzazione del voto. Il Congresso, il parlamento americano, può approvare regole elettorali, ma secondo i tribunali il presidente da solo ha poteri molto limitati per imporle. I tentativi di Trump di riscrivere le regole del voto hanno già incontrato ostacoli legali: ha firmato ordini esecutivi, cioè provvedimenti che non passano dal Congresso, oltre a chiedere agli Stati dati riservati sugli elettori. David Becker, ex avvocato del ministero della giustizia che oggi consiglia i funzionari elettorali, ha detto di aspettarsi che anche le nuove regole vengano bloccate nei tribunali.

Il database della cittadinanza che gli Stati dovrebbero usare si chiama SAVE ed è uno strumento del dipartimento pensato per individuare chi vota senza averne il diritto. I critici lo considerano inaffidabile, perché può generare falsi riscontri e segnalare per errore elettori regolari, facendoli cancellare dalle liste. Molti Stati lo usano già, altri si sono rifiutati. Il Department of Justice, il ministero della giustizia americano, ha fatto causa a 30 Stati che non hanno voluto consegnare le loro liste per una verifica federale con questo sistema.

La maggior parte delle zone del paese usa già schede cartacee compilate a mano, ma circa il 30% degli elettori vive in luoghi che si affidano interamente a macchine elettroniche: alcune registrano le scelte e stampano una scheda da conteggiare, altre memorizzano i voti solo in formato digitale. Tra gli Stati che dovrebbero cambiare sistema ci sono Delaware, Georgia, Nevada e South Carolina, insieme alla contea di Los Angeles.

Le sovvenzioni per la sicurezza interna sono già servite come strumento di pressione. L'anno scorso i funzionari avevano provato a trattenere i fondi agli Stati che non aggiornavano i conteggi della popolazione in linea con la campagna di espulsioni di massa dell'amministrazione, ma diversi Stati hanno fatto causa e un giudice ha bloccato la misura.

Per gli Stati il conto può essere salato. Aggiornare le attrezzature di voto in tutto il paese per allinearle agli standard federali raccomandati è stato stimato in 2,7 miliardi di dollari. In Georgia, dove anche il parlamento statale ha approvato una legge sulle schede cartacee, il segretario di Stato repubblicano Raffensperger, il funzionario che sovrintende le elezioni, ha calcolato una spesa di 66 milioni di dollari. Le linee guida prevedono che gli Stati possano chiedere fondi aggiuntivi per coprire i cambiamenti, ma il costo per adeguarsi potrebbe superare la somma stessa che il governo minaccia di trattenere.

Un portavoce del dipartimento per la sicurezza interna ha detto che nessuna modifica ai requisiti o alla distribuzione dei fondi è ufficiale finché non viene annunciata e pubblicata attraverso i canali autorizzati. Ha aggiunto che l'amministrazione considera la sicurezza elettorale una priorità di sicurezza nazionale. Chiunque riceva fondi federali, ha detto, deve aspettarsi di rendere conto di come spende i soldi dei contribuenti.

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AGON PRO AGP277QKDC: il nuovo monitor OLED da gaming arriva fino a 720 Hz


AGON by AOC presenta ufficialmente AGON PRO AGP277QKDC, il primo monitor della nuova serie AGON 7. Si tratta di un modello pensato per il gaming competitivo e per gli esports, ma anche per chi cerca un display molto avanzato sotto il profilo tecnico. Il nuovo monitor introduce infatti la tecnologia Tandem WOLED di nuova generazione e una modalità particolare chiamata Dual Frame Mode, che permette di scegliere tra due configurazioni diverse in base al tipo di gioco.

Il nuovo AGON PRO AGP277QKDC è un monitor da 26,5 pollici, pari a 67,3 cm, progettato per offrire un equilibrio tra velocità, qualità dell’immagine e comfort d’uso. Il pannello può lavorare a 540 Hz in risoluzione QHD, quindi a 2560 x 1440 pixel, oppure spingersi fino a 720 Hz in risoluzione HD, cioè 1280 x 720 pixel. Questa doppia modalità è pensata soprattutto per i giocatori competitivi, che possono privilegiare la definizione dell’immagine oppure la massima fluidità nei titoli esports dove ogni millisecondo può fare la differenza.

Una delle novità più importanti riguarda il pannello Tandem WOLED di quarta generazione. Questa tecnologia utilizza una struttura a più strati sovrapposti, progettata per migliorare l’efficienza luminosa e distribuire il carico emissivo su più livelli. Il risultato è una luminosità di picco dichiarata fino a 1.500 nit, con APL dell’1,5%, insieme a una maggiore affidabilità nel tempo. Per un monitor OLED destinato al gaming spinto, questo aspetto è particolarmente interessante perché punta a unire la qualità visiva tipica dell’OLED con una resistenza superiore nell’utilizzo quotidiano.

Sul fronte della velocità, il nuovo monitor gaming AGON PRO offre un tempo di risposta GtG di 0,03 ms, un valore quasi istantaneo che contribuisce a ridurre scie e sfocature nelle scene più rapide. Il supporto alla certificazione NVIDIA G-SYNC Compatible e alla tecnologia Adaptive Sync aiuta inoltre a mantenere l’esperienza di gioco fluida, limitando fenomeni come tearing e stuttering. AGON by AOC indica anche l’ottimizzazione per PS5 e Xbox Series X/S, rendendolo una soluzione adatta non solo al PC gaming, ma anche alle console di ultima generazione.

La qualità visiva non si ferma alla velocità. Il pannello supporta 1,07 miliardi di colori, quindi una profondità a 10 bit, e copre il 99,5% dello spazio colore DCI-P3. Ogni unità viene calibrata in fabbrica e fornita con un report dedicato, una scelta utile per chi vuole usare il monitor anche per attività creative, editing e contenuti multimediali. La certificazione VESA DisplayHDR True Black 500 valorizza invece uno dei punti di forza principali della tecnologia OLED, cioè la capacità di offrire neri molto profondi e un contrasto elevato.

Anche la connettività è stata pensata per gestire segnali ad alta larghezza di banda. Il monitor integra due porte HDMI 2.1, una DisplayPort 2.1 UHBR 20 e una connessione USB-C con Power Delivery fino a 65 W. Quest’ultima permette di trasmettere video e dati, oltre a ricaricare un laptop compatibile con un solo cavo. Non manca nemmeno uno switch KVM integrato, utile per controllare due PC con la stessa tastiera e lo stesso mouse. È una funzione interessante per streamer, creator e professionisti che alternano una postazione gaming a un ambiente di lavoro.

Con la nuova serie AGON 7, AOC introduce anche un design rivisto. Il monitor adotta una struttura frameless su quattro lati, pensata per offrire un impatto visivo più pulito e immersivo. La base simmetrica del supporto è stata progettata per liberare spazio sulla scrivania, un dettaglio importante per chi utilizza mouse pad grandi e ha bisogno di movimenti ampi durante il gioco competitivo. Nel design trovano spazio anche un sistema di gestione dei cavi, un supporto estraibile per le cuffie e l’illuminazione RGB Light FX personalizzabile.

L’ergonomia è un altro elemento centrale del nuovo AGON PRO AGP277QKDC. Il supporto consente una regolazione in altezza fino a 150 mm, oltre a inclinazione, rotazione e funzione pivot a 90° per l’utilizzo in verticale. Anche il menu OSD è stato riprogettato per rendere più semplice la gestione delle impostazioni. Il controllo avviene tramite joystick, affiancato da due pulsanti personalizzabili ad accesso rapido, così da modificare rapidamente le opzioni più utilizzate.

Per rispondere a una delle principali preoccupazioni legate ai monitor OLED, AGON by AOC offre una garanzia di tre anni che include esplicitamente la protezione contro il burn-in OLED. Il monitor integra inoltre i protocolli OLED Care, pensati per preservare nel tempo luminosità, uniformità e accuratezza cromatica del pannello. Si tratta di un dettaglio importante, soprattutto considerando il posizionamento del prodotto e il tipo di utilizzo intensivo a cui può essere sottoposto.

AGON PRO AGP277QKDC sarà disponibile a partire da settembre 2026 al prezzo consigliato di 799 euro.

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Il deputato Ro Khanna sfida Elon Musk a un dibattito televisivo sui tagli alla spesa pubblica


Il democratico, possibile candidato alla Casa Bianca nel 2028, accusa Musk di aver condannato a morte 4,5 milioni di bambini chiudendo USAID. Il trilionario minaccia di fargli causa.

Ro Khanna, deputato democratico della California, ha sfidato Elon Musk a un dibattito televisivo sui tagli alla spesa pubblica decisi quando l'imprenditore guidava il Dipartimento per l'efficienza governativa (DOGE), l'iniziativa di riduzione della spesa voluta dal presidente Donald Trump. La sfida arriva al termine di uno scontro sui social tra il deputato, possibile candidato alla Casa Bianca nel 2028, e l'uomo più ricco del mondo.

"Lo sfido a un dibattito, su CNN, su CNBC o in un'università, può scegliere lui dove. Discutiamo di cosa è successo al DOGE, discutiamo del perché sono favorevole a una tassa sui grandi patrimoni", ha detto Khanna lunedì in un'intervista alla CNBC. "Possiamo avere un confronto di idee, se crede nella libertà di parola e di espressione su questi temi."

La sfida risponde a uno scambio acceso avvenuto lunedì su X, il social di proprietà di Musk, dove l'imprenditore ha scritto che Khanna andrebbe portato in tribunale o addirittura messo in prigione. Il deputato aveva detto che Musk deve rispondere delle possibili morti causate dalla chiusura, decisa dal DOGE, di USAID, l'agenzia del governo statunitense per gli aiuti allo sviluppo internazionale.

Lo scontro online è cominciato lunedì mattina, quando Musk ha contestato a Khanna di aver citato uno studio della rivista medica Lancet, secondo cui i tagli a USAID potrebbero provocare la morte di più di 4,5 milioni di bambini. Il DOGE, guidato da Musk, ha di fatto chiuso USAID l'anno scorso, nel tentativo di ridurre l'apparato federale e colpire presunte inefficienze.

In un podcast sabato, Khanna aveva detto che Musk "deve rispondere" dei "4,5 milioni di bambini in tutto il mondo che ha forse condannato a morte smantellando USAID".

Musk ha risposto a un articolo del New York Post sulle parole di Khanna scrivendo "è ora di fare causa a questo bugiardo". Poco dopo ha spiegato come il DOGE decideva i tagli: "Il criterio applicato dal DOGE era molto semplice: fornire i recapiti di chi riceve gli aiuti, così da poter verificare che non fossero fraudolenti". Secondo Musk, "il denaro veniva mandato a politici corrotti spacciandolo per aiuti". Ha poi accusato Khanna di insider trading, cioè di speculare in borsa con informazioni riservate, ribadendo che dovrebbe finire in prigione.

"Non è piacevole che la persona più ricca del mondo, con il più grande seguito su X, dica che dovresti finire in prigione, che ti farà causa e che sei un bugiardo", ha detto Khanna nell'intervista. "Sto affrontando l'uomo più ricco del mondo, ma spererei che accettasse un vero dibattito."

Se si terrà, il dibattito metterebbe di fronte l'uomo più ricco del mondo e un aspirante presidente per il 2028, mentre il Partito Democratico spinge per nuove tasse sui più ricchi e attacca i miliardari.

Khanna ha già avuto scontri con i suoi vecchi alleati della Silicon Valley, il distretto che rappresenta. All'inizio dell'anno diversi suoi ex sostenitori avevano minacciato di abbandonarlo dopo la sua apertura a una tassa sui grandi patrimoni in California. Il suo collegio comprende Fremont, dove 20.000 persone lavorano nella fabbrica Tesla. Khanna ha ricordato che Musk in passato lo ha sostenuto, elogiando un suo libro e la sua opposizione alla censura di Twitter su una storia riguardante Hunter Biden, figlio dell'ex presidente Joe Biden.

Musk è diventato il primo trilionario al mondo, cioè il primo a superare i mille miliardi di dollari di patrimonio, dopo la quotazione in borsa di SpaceX, che ha reso milionari 4.400 dipendenti. Il traguardo gli ha attirato molte critiche da sinistra. L'economista Paul Krugman, ex editorialista del New York Times, ha detto che solo un "sistema truccato" può rendere qualcuno così ricco.

Khanna, che ha guidato con successo la battaglia per rendere pubblici i documenti sul caso Epstein, ha detto di non voler smettere di sfidare i più ricchi, pur rappresentando uno dei distretti più benestanti del Paese. "Il test morale più importante per il Partito Democratico in questo momento è se combatterete davvero l'amministrazione Trump e se combatterete l'oligarchia", ha detto. "Con il mio lavoro sui file Epstein e ora con le accuse a Musk, ho accettato queste sfide."

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I socialisti Dem avanzano nelle grandi città americane


Janeese Lewis George ha vinto le primarie nella capitale e si aggiunge ai sindaci di New York e Seattle. A Los Angeles la sfida è ancora aperta, tra promesse ambiziose e vincoli di bilancio.

Un socialista democratico governa New York, la città più grande degli Stati Uniti, una sindaca socialista amministra Seattle e dal 2027 quasi certamente toccherà a una socialista democratica prendere le redini di Washington, la capitale. La vittoria di Janeese Lewis George, 38 anni, alle primarie democratiche della scorsa settimana è l'ultimo segnale di un movimento che cresce nelle grandi città americane.

Membri o meno dei Democratic Socialists of America, l'organizzazione che riunisce la sinistra socialista del paese, questi candidati hanno vinto promettendo un intervento pubblico forte e accusando il vecchio establishment democratico di aver fallito. Sostengono che la soluzione a problemi come il costo degli asili e delle case stia nell'azione diretta del governo e nell'organizzazione delle comunità, non nel libero mercato o negli incentivi fiscali. Si descrivono più simili a un sindaco di Stoccolma che di Leningrado, ma non evitano lo scontro con gli interessi economici, dalle aziende private dei servizi ai proprietari immobiliari.

Lewis George, membro del consiglio comunale di Washington, ha fatto leva sulle frustrazioni legate alle case e ai costi per crescere i figli. Ha promesso di ampliare gli aiuti per gli asili nido, costruire decine di migliaia di nuove abitazioni e rafforzare il calmieramento degli affitti. I suoi critici hanno bollato queste promesse come irrealistiche, ma gli elettori le hanno premiate. In una città democratica come Washington la sua vittoria alle elezioni generali è quasi scontata.

"Non credo che lo status quo sia tutto ciò che possiamo fare", ha detto Lewis George al New York Times. La gente, ha aggiunto, voleva "vedere i leader fare qualcosa di più che dire alle persone cosa non possono fare".

Il punto di riferimento di questa nuova generazione è Zohran Mamdani, 34 anni, che ha battuto due volte l'ex governatore di New York Andrew Cuomo nella sua scalata al municipio. Nel discorso di insediamento aveva promesso di "sostituire la freddezza dell'individualismo sfrenato con il calore del collettivismo".

Da quando governa una città di 8 milioni di abitanti ha però moderato le sue posizioni. Ha confermato Jessica Tisch, considerata una moderata, a capo della polizia, lasciandole un ampio controllo sulle scelte. Ha fatto marcia indietro sulla promessa di rinunciare al controllo del sistema scolastico e su quella di ampliare un costoso programma di sussidi per la casa. Ha costruito un rapporto di lavoro con la governatrice Kathy Hochul, anche lei moderata, e una relazione sorprendentemente cordiale con il presidente Trump, che un tempo aveva definito un despota.

Il "socialismo delle fognature", fatto di volontari che spalano la neve e squadre che riparano le buche nell'asfalto, è diventato un marchio di fabbrica di Mamdani quanto la promessa elettorale degli autobus gratuiti.

La prova vera per un movimento nato dall'idealismo e dalle promesse audaci è governare. I vincoli di bilancio dei comuni possono essere stretti, soprattutto a Washington, che è un'enclave federale sottoposta a un'ampia supervisione del Congresso. Con le finanze cittadine già provate dai tagli ai posti di lavoro federali e dagli effetti della pandemia, la città fatica a pagare i programmi sociali che ha già in piedi.

"Soprattutto a livello locale, governare è una questione pratica", ha detto Mary Cheh, ex consigliera comunale che alle primarie aveva sostenuto la principale rivale di Lewis George. "Qualche cambiamento ci sarà, ne sono sicura, ma non sarà tutto quello che speravano."

A Los Angeles, Nithya Raman, 44 anni, consigliera comunale e socialista democratica, è al ballottaggio contro Karen Bass, la sindaca democratica che corre per la rielezione. Raman era emersa nel 2020, durante le proteste del movimento Black Lives Matter che attraversarono le grandi città americane. Negli ultimi anni ha però preso le distanze dai Democratic Socialists of America su alcuni temi, tra cui il modo di affrontare la crisi abitativa: pur difendendo le tutele per gli inquilini più poveri, ha sostenuto politiche più favorevoli alla costruzione di nuove case.

A Seattle, Katie Wilson, che si definisce socialista ma non è iscritta ai Democratic Socialists of America, ha evitato gli scontri ideologici che molti si aspettavano dopo la sua vittoria a sorpresa di novembre. Le tensioni con un consiglio comunale più moderato hanno portato a trattative più che a conflitti: ha accettato di attivare le telecamere di sorveglianza appena installate nella zona dello stadio durante i Mondiali di calcio, ospitati quest'anno negli Stati Uniti, nonostante la sua contrarietà iniziale.

Anche Wilson ha messo la casa al primo posto. Aveva promesso di aprire 500 posti letto nei rifugi o alloggi d'emergenza prima dell'inizio dei Mondiali, ma ne mancano all'appello più di 400. Ha annunciato di voler costruire 1.000 nuove abitazioni entro la fine del primo anno e 4.000 entro la fine del mandato di quattro anni, un obiettivo ambizioso. "Ho sicuramente molto da imparare, ma non voglio far credere di essere arrivata pensando che sarebbe stato facile", ha detto in un'intervista. "Le cose si fanno in un certo modo da moltissimo tempo, e cambiarle richiede molto tempo."

Non tutti i candidati di sinistra hanno vinto, come dimostrano le sconfitte nelle recenti elezioni per sindaco a San Francisco e Philadelphia. Ma la promessa di un settore pubblico forte e capace di rispondere ai bisogni ha trovato ascolto tra molti elettori che, da ogni parte politica, sentono che il governo ha smesso di funzionare per loro, al di là dei vincoli di bilancio e delle divisioni di partito.

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