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Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano


Secondo Bloomberg, è già sopra OpenAI.
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In breve:


Anthropic ha raccolto 65 miliardi di dollari in un nuovo round raggiungendo così una valutazione di 965 miliardi, vicino alla soglia dei mille miliardi e sopra OpenAI secondo Bloomberg. Il finanziamento è stato guidato da Altimeter Capital, Dragoneer, Greenoaks e Sequoia Capital. Inoltre Anthropic sta aprendo un ufficio a Milano, il sesto in Europa, per seguire clienti italiani e sviluppatori più da vicino. Ha già iniziato a collaborare con gruppi italiani come Generali, Unipol, Enel, Pirelli e JAKALA; tra gli utilizzatori citati ci sono Satispay e Bending Spoons.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic arriva a sfiorare i mille miliardi e prepara lo sbarco a Milano
La società che ha creato l’AI Claude ottiene un nuovi finanziamento che alza la valutazione complessiva a 965 miliardi di dollari.
Il Sole 24 ORE

Riassunto completo:


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Bruxelles usa la linea dura del Digital Services Act e infligge a Temu una stangata da 200 milioni


Migliaia di articoli immessi in circolazione senza verifiche adeguate sulla conformità alle normative di sicurezza dell'Ue.
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Digital Services Act: multa a Temu di 200 milioni
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La Commissione europea ha inflitto una sanzione da 200 milioni di euro a Temu, la piattaforma di e-commerce del gruppo cinese PDD Holdings, per gravi carenze nella valutazione dei rischi dei prodotti venduti sul mercato europeo. L'accusa è precisa: migliaia di articoli — tra cui caricabatterie non conformi ai test di sicurezza elettrica e giocattoli per neonati con sostanze chimiche oltre i limiti di legge — immessi in circolazione senza che la piattaforma avesse identificato, analizzato e valutato diligentemente i rischi sistemici derivanti dalla loro offerta, come imposto dall'articolo 34 del Digital Services Act. È la sanzione più alta mai inflitta ai sensi del DSA, il regolamento entrato in vigore nel 2024 per imporre responsabilità dirette alle piattaforme digitali, superando i 120 milioni comminati a X di Elon Musk nel dicembre 2025. Temu ha tempo fino al 28 agosto 2026 per presentare alla Commissione un piano d'azione correttivo: in caso di mancato adeguamento rischia ulteriori sanzioni. Per l'Italia, dove Temu ha registrato una crescita di utenti del 340% nel 2025 secondo i dati di SimilarWeb, la decisione di Bruxelles rappresenta una protezione concreta: ogni giorno migliaia di consumatori italiani ricevono pacchi da magazzini cinesi senza sapere se i prodotti acquistati rispettano gli standard europei su materiali tossici, sicurezza elettrica, protezione dei minori.
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La portata della sanzione e il meccanismo del DSA


Il Digital Services Act introduce un principio rivoluzionario: le piattaforme non sono più semplici intermediari neutrali, ma attori responsabili di ciò che vendono o diffondono. Nel caso di Temu, la Commissione ha accertato che l'azienda non disponeva di sistemi adeguati per identificare prodotti potenzialmente pericolosi prima di metterli in vendita. Giocattoli con piccole parti staccabili, apparecchi elettrici senza certificazioni CE, cosmetici con sostanze vietate dal regolamento REACH: la lista emersa durante le ispezioni condotte tra febbraio e aprile 2026 documenta oltre 15.000 inserzioni problematiche solo sul mercato italiano. La multa equivale al 4% del fatturato globale annuo di PDD Holdings, entro il limite massimo del 6% previsto dal DSA per le violazioni gravi delle piattaforme di grandissime dimensioni. Un segnale forte, dopo mesi in cui le piattaforme cinesi avevano risposto alle richieste di conformità con modifiche superficiali e ritardi sistematici.

Per le aziende italiane del commercio elettronico, la decisione cambia gli equilibri competitivi. Mentre operatori come Yoox o Privalia devono sottostare a controlli rigorosi su ogni fornitore, Temu aveva operato in una zona grigia: spedizioni dirette dalla Cina, prezzi stracciati grazie all'esenzione doganale per pacchi sotto i 150 euro, nessuna verifica preventiva. Ora il DSA impone parità: tutti devono garantire che i prodotti venduti in Europa rispettino le stesse regole. L'Autorità garante della concorrenza italiana aveva già aperto un'istruttoria nel marzo 2025 per pratiche commerciali scorrette, ma senza gli strumenti sanzionatori del regolamento europeo. La multa di Bruxelles arriva dove le autorità nazionali non potevano arrivare da sole.

I controlli alla frontiera, per ora molto blandi


La sanzione a Temu solleva una contraddizione ancora aperta. Il DSA attribuisce alle piattaforme la responsabilità di valutare i rischi, ma i prodotti entrano fisicamente in Europa attraverso dogane che non hanno risorse per ispezionare milioni di piccoli pacchi. Nel 2025, secondo i dati dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, solo nei primi venti giorni di gennaio 2026 Malpensa ha già perso oltre trenta voli cargo dalla Cina per effetto della tassa sui mini-pacchi — un segnale che il flusso è imponente e difficilmente controllabile. La maggior parte delle spedizioni passa senza verifiche fisiche, affidata alla buona fede dichiarativa dei venditori. Il DSA sposta l'onere della prova sulle piattaforme, ma non risolve il problema strutturale: come verificare realmente la composizione chimica di un rossetto venduto a 2 euro o la sicurezza di un caricabatterie USB a 1,50 euro quando il margine di profitto è così ridotto da scoraggiare qualsiasi investimento in controlli di laboratorio?

La Commissione sta finanziando un progetto pilota con laboratori accreditati in cinque Stati membri, tra cui l'Italia, per testare a campione i prodotti più venduti sulle piattaforme cinesi. Contestualmente, la riforma doganale europea abolirà dal 1° luglio 2026 l'esenzione per i pacchi sotto i 150 euro, applicando un dazio fisso di 3 euro per spedizione fino al 2028, quando entrerà in vigore il regime permanente. La combinazione tra responsabilità digitale delle piattaforme e controlli fisici potenziati potrebbe chiudere la forbice tra normativa e realtà, ma richiede investimenti che finora nessuno Stato membro ha stanziato in misura adeguata.

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ASviS: il 90% degli italiani vuole più politiche verdi, ma lo Stato arranca


Lo sviluppo sostenibile è al centro dei pensieri del 90% delle famiglie italiane, soprattutto giovani — eppure su sei Obiettivi su 17 l'Italia è oggi in condizioni peggiori rispetto al 2010.
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Gli italiani chiedono più politiche verdi, lo Stato arranca
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È un'Italia che crede nella sostenibilità: il 90% delle famiglie considera l'Agenda 2030 importante e si aspetta decisioni forti e coerenti dalla politica. Lo ha dichiarato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), nell'evento conclusivo della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, svoltosi il 22 maggio 2026 alla Camera dei Deputati, con i lavori aperti da un videomessaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Eppure, secondo il Rapporto ASviS 2025, su sei Obiettivi su 17 l'Italia è oggi in condizioni peggiori rispetto al 2010 — tra questi disuguaglianze, povertà, sistemi idrici ed ecosistemi terrestri. In un momento in cui la competitività verde è diventata fattore strategico nell'agenda europea, con la direttiva RED III che fissa al 42,5% la quota di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, l'Italia rischia di restare strutturalmente indietro se non tradurrà rapidamente la pressione sociale in interventi legislativi concreti.

«I prossimi 18 mesi rappresentano un'opportunità irripetibile per dotare l'Italia di una visione e di un piano per il suo futuro in nome dello sviluppo sostenibile» ha avvertito Giovannini, sottolineando che le imprese che hanno investito in sostenibilità «hanno aumentato produttività e competitività, crescono più delle altre e creano più occupazione». Il mercato risponde, la politica insegue: manca ancora quella visione integrata e coerente che il Rapporto di Primavera 2026 di ASviS indica come condizione necessaria per non mancare l'appuntamento con il 2030.

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Il Kenya si ribella contro il centro di quarantena Ebola americano


Washington sta costruendo il centro nella base aerea di Laikipia, nel Kenya centrale, mentre l'epidemia causata dalla variante Bundibugyo ha già provocato 906 casi sospetti e 223 morti presunti tra Congo e Uganda, secondo gli ultimi dati OMS.
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Il Kenya si ribella contro il centro di quarantena Ebola americano
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Il governo del Kenya ha concesso l'autorizzazione scritta agli Stati Uniti per aprire un centro di quarantena nella base aerea di Laikipia, nel Kenya centrale, destinato ai cittadini americani esposti all'Ebola. La struttura — 50 posti letto iniziali, gestita dal U.S. Public Health Service — sarebbe dovuta entrare in funzione il 29 maggio, ma un tribunale di Nairobi ha emesso un'ordinanza cautelare che ne sospende l'operatività su ricorso dell'Istituto Katiba, fino all'udienza fissata per il 2 giugno. Il governo keniota aveva spinto per aprire la struttura a tutte le nazionalità, non solo agli americani: non è chiaro se Washington abbia accettato.

L'accordo ha però scatenato un'immediata battaglia legale e forti apprensioni nel Paese. L'Istituto Katiba, un'organizzazione keniota per i diritti costituzionali, ha infatti impugnato il progetto davanti alla giustizia, denunciando che il piano è stato pianificato «in segreto e unilateralmente» e sollevando serie preoccupazioni costituzionali. Al coro di critiche si è aggiunto l'Africa CDC, che ha avvertito sul rischio concreto che il centro possa sovraccaricare il sistema sanitario keniota se non sarà accompagnato da risorse finanziarie aggiuntive da parte di Washington. Di fronte a queste accuse, il governo di Nairobi, che finora non ha registrato contagi interni, ha preferito evitare commenti diretti.

L'urgenza degli Stati Uniti è dettata dalla gravità dell'epidemia causata dalla variante Bundibugyo, un ceppo letale per il quale non esistono ancora né vaccini né terapie. L'OMS ha registrato 906 casi sospetti e 223 morti presunti tra Congo e Uganda, con un tasso di letalità tra i casi confermati compreso tra il 30% e il 50%.

L'intera vicenda mette a nudo le profonde tensioni geopolitiche tra le esigenze di sicurezza sanitaria globale delle superpotenze e la tutela della sovranità nazionale dei paesi africani, che si trovano esposti in prima linea a causa della loro vicinanza geografica ai focolai.

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Creaks


When something collapses, it creaks first
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English translation of the Italian 10x31 episode, first aired on 19 may, 2026.

When something collapses, it creaks first.

For a few days now, some coincidences that have got me thinking. And thinking is an almost subversive activity in these times, when all incentives only reward our knee-jerk reactions.

Let me put a few pieces together and see if you, too, start to see what I see.

The first thing, of course, is that insurance companies are, as one, stopping issuing policies for damages caused by artificial intelligence.

These are people who watch their money closely, and the fact that they don’t want to pay for certain things has a very simple explanation: the risk of having to pay is just too high.

We have a first sign: after almost five years of relentless propaganda, those who are supposed to help mitigate risks see the risks as too great. Interesting. Let’s move on.

Second point: major banks are repackaging the risks of loans to mega data centers into consumer-market financial instruments called… Collateralized Debt Obligations.

If that doesn’t ring a bell, we’re talking about the CDOs whose consequences we saw in the 2008 crash. In that case, CDOs repackaged the risk of subprime mortgages; today, they repackage the risk of loans to mega-datacenter builders. The risk being, of course, that mortgages and loans won’t be repaid.

In 2008, the crash was due to the fact that the vast majority of CDOs were tied to mortgages that had been granted to just about anyone and their dog, people who could never repay the loan. Today, CDOs repackage loans issued to highly reputable artificial intelligence entrepreneurs for the construction of data centers of a scale comparable to the mystical visions Sam Altman paints for his investors: behemoths of 160 square kilometers, essentially a square twelve and a half kilometers on each side, practically all of Paris inside the Boulevard Périphérique, all 21 Arrondissement of it.

There’s just the teeny tiny problem that there isn’t enough electricity to power them, and in fact, one of the few data centers actually built (Musk’s in Minnesota, also a very little one) runs on about fifty gas turbines because the local electricity supply isn’t even remotely sufficient.

In theory, there’s a gold rush in data center construction, because the bigwigs of Artificial Intelligence are talking left and right about their astronomical investments (of other people’s money), which will pay off as soon as Artificial Intelligence, in two or three years, works as they’ve been promising us every six months for the past five years.

In reality, most data centers have barely begun construction, and as Ed Zitron tells us, the money to complete them (and above all, to make them profitable) simply does not exist.


Another piece of news: the Artificial Intelligence bandwagon is doing everything it can to latch onto government contracts, first and foremost those in the defense sector.

Anthropic pulled out all the stops to get into the Pentagon, then using the Israeli-U.S. aggression against Iran as a promotional opportunity. Remember the headlines: “Anthropic helps the Pentagon plan 1,000 missions in the first 24 hours,” including the bombing of a middle school—which, curiously, no one wanted to take credit for.

Of course, two and a half months later, the world’s most powerful military, aided by Artificial Intelligence, doesn’t know how to extricate itself from yet another defeat; the Strait of Hormuz, which was open before the attack, is now paying tribute to Iran, and three U.S. Navy aircraft carriers (the stuff they advertise in Top Gun) are keeping their battle groups as out of sight as possible to avoid losing an aircraft carrier to two poor souls on a speedboat packed with TNT.

OpenAI, on the strength of its non-existent achievements, has instead managed to secure the analysis of data from decades of nuclear tests, a feat for which an OpenAI representative had to show up handcuffed to a briefcase to install ChatGPT on the heavily secured supercomputers at the Los Alamos research center.

How on Earth a language model, which must be trained separately on how many “r”s there are in “raspberry”, can ever be useful for data analysis is beyond my comprehension, but evidently the promise of AI magic can enthrall even the Los Alamos people.


Meanwhile, in response to no-one’s requests, manufacturers continue their race to cram so-called Artificial Intelligence into everything; Google just announced a Googlebook where Gemini interprets every move and decision the user makes, naturally via a voice interface. I'm sure it will be a huge hit in open-plan offices.

One is almost tempted to think that all this effort, in the face of no real market demand, seems to have the sole purpose of raising the price of a return to the status quo ante, once the speculative bubble bursts. But then, one ought to be suspicious and even distrustful.


Outside of the economic news, AI CEOs are giving non-stop interviews to sycophantic journalists, with free rein to claim unburdened by evidence just how important their work is, that Artificial Intelligence is changing everything, that work (obviously ours, not theirs) will change forever, and that since what they’re doing is so important, perhaps the government should step in to help them if they were ever to face financial difficulties.

Now, dear CEO, it’s one of two things: either you’re selling a product that someone wants, in which case it’s unclear why you wuould incur financial problems, and especially why the government should help you overcome them.

Or, you already have financial problems because for four years you’ve been subsidizing a product that no one is willing to pay enough to cover your costs, and in this case, your financial problems are called “the speculative bubble you rode into town,” and since the free market exists, you should deal with them yourself.

Just to reiterate, Anthropic spends between $8 and $13 for every dollar of revenue (the source is the Harvard Business Review, not “Communist Revolution”). To date, the shortfall continues to be covered by investor money or government contracts: as always, the taxpayer ends up footing the bill. But sooner or later subsidies will run out, and I don’t see companies lining up for the privilege of spending five or ten thousand dollars a month per programmer just to let them play with Claude.

We’ve known for at least two years that AI balance sheets don’t hold up, even with a crutch. We’ve known for at least two years that the famous “investments” being announced every week are actually a circular deal where everyone promises the same hundred billion dollars (typically in the form of discounts) and then books them as revenue.
"Wolf of Wall Street" meme. Sam Altman: Sell me this pen; Jensen Huang: I'll lend you the money to buy it.
There’s a meme going around, adapted from The Wolf of Wall Street. In the first panel, Sam Altman, pen in hand, says, “Sell me this pen.” In the second, Jensen Huang, CEO of NVIDIA, says, “I’ll lend you the money to buy it.”

It’s funny, but with the amount of money at stake right now, we should be terrified.

Anyone who isn’t hallucinating and hears the numbers peddled by Sam Altman and his associates immediately realizes they’re dealing with a snake oil salesman. And I’m not the one saying it: his own CFO says that, with the financials it has, OpenAI can’t afford to attempt an IPO this year.

We’re living in a speculative bubble whose scale dwarfs even 2008. US GDP growth in recent years is due exclusively to the speculative overvaluation of AI stocks, but as long as everyone believes it, the speculation holds.

Musk, who is smarter than Altman, has merged xAI and its losses into SpaceX and its secure military contracts, and will most likely go public within the year.

None other than the Wall Street Journal tells us how S&P is trying to rewrite its own rules to include OpenAI, SpaceX, and Anthropic in indices like the S&P 500. The idea is that the rules (which until now required companies to wait a year after going public and, above all, to report profits in order to be included in the index) would be ignored in the case of Initial Public Offerings large enough to enter directly among the top 100 stocks by market capitalization.

The fact that the value of Anthropic, xAI, and OpenAI is purely imaginary apparently doesn’t worry anyone.

And who buys the stocks included in the indices? Investment funds and pension funds. That is, savers.

In Italy, today’s Il Sole 24 Ore, Sunday, May 17, 2026, still has the nerve to run the headline:
Italy's "Il Sole 24 Ore": From credit to high-tech, profits up 20%. 2026 earnings drive Wall Street.

From credit to high-tech, profits up 20%. 2026 earnings drive Wall Street.


I, who, unlike Il Sole, am not financed by the Industrialist Association, look at the same world and come to slightly different conclusions.

Up until two years ago, one could say (and many did say) that critics of Artificial Intelligence were speaking out of bias, or that they were acting in bad faith, the usual Luddites and enemies of progress.

Until one year ago, one could still argue (and many did argue, conveniently ignoring circular investments) that the level of investment signaled an expanding industry.

But today the cracks are coming from within the establishment itself: banks, insurance companies, stock exchanges; not exactly people who jump in or out of an investment just because it’s trendy.
And the establishment is preparing for the collapse, dumping on a bamboozled public securities that will lose 100% of their value the moment the market wakes up from its trance.

Just like in 2008, the real economy will be pulverized by the collapse of the speculative economy’s imaginary values. Governments will step in to save the culprits, and we plebs will foot the bill.

Our only consolation will be remembering the names of the scoundrels who created this disaster, and of the useful idiots, cheerleaders, and politicians who enabled them. And, this time, pass the bill to them.

All of them.

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Trump vuole il suo volto su una banconota da 250 dollari


Funzionari del Dipartimento del Tesoro hanno chiesto al Bureau of Engraving and Printing di preparare il nuovo biglietto commemorativo per i 250 anni degli Stati Uniti. La direttrice dell’agenzia, che aveva sollevato obiezioni legali e tecniche, è stata rimossa ad aprile.

L’Amministrazione Trump sta facendo pressioni sull’ufficio incaricato di stampare la valuta americana affinché si prepari a rilasciare una banconota da 250 dollari con il volto del presidente. A rivelarlo è il Washington Post, che ha raccolto le testimonianze di quattro dipendenti dell’agenzia. Se il progetto andasse in porto, si tratterebbe della prima volta in oltre 150 anni che una persona in vita compare sulle banconote dei dollari statunitensi.

A spingere per l’iniziativa sono stati due uomini di nomina politica del Dipartimento del Tesoro: il tesoriere Brandon Beach e il suo consigliere Mike Brown. Dallo scorso anno, secondo il quotidiano americano, i due hanno chiesto più volte al personale del Bureau of Engraving and Printing di preparare prototipi del nuovo biglietto. La richiesta ha creato allarme negli uffici, perché la legge federale consente in maniera chiara di raffigurare sulle banconote soltanto persone già morte.

Tra agosto e settembre Beach ha consegnato allo staff alcuni bozzetti. Uno di quelli visionati dal Washington Post mostra il volto di Trump al centro della banconota da 250 dollari, tra la sua firma e quella del Segretario al Tesoro Scott Bessent. A realizzarlo, secondo il suo stesso racconto, è stato il pittore britannico Iain Alexander, che ha detto al giornale di averne parlato direttamente con il presidente. Trump, sostiene Alexander, avrebbe approvato alcune modifiche al disegno originale: i colori della bandiera americana e un logo per il 250esimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti.

Le firme di Trump e gli ostacoli legali


La banconota da 250 dollari è un caso particolare. Gli esperti di valuta avvertono che produrla violerebbe le norme in vigore: una stabilisce che sulle banconote possano comparire solo persone decedute, un’altra definisce quali tagli il Bureau è autorizzato a stampare. Larry R. Felix, ex direttore dell’agenzia, ha spiegato che senza un atto del Congresso il biglietto da 250 dollari non può essere emesso e che spetta al Segretario al Tesoro Bessent ottenere il via libera. Anche Alexander ha detto di essere stato avvertito che il progetto deve passare dal Congresso.

Una persona in vita non compare sulle banconote americane dal 1866, quando la pratica fu vietata dopo che un funzionario del Dipartimento del Tesoro aveva fatto inserire la propria immagine su una banconota da 5 centesimi. Lo scorso anno al Congresso è stata presentata una proposta di legge per consentire a Trump di apparire su un biglietto da 250 dollari per celebrare l’anniversario dalla nascita degli Stati Uniti, ma il testo legislativo non è andato avanti. Un portavoce del Dipartimento del Tesoro ha dichiarato che l’ufficio "sta conducendo una pianificazione e una due diligence appropriate" in vista della proposta e che, se la legge venisse approvata, il Bureau sarebbe pronto a produrre la banconota commemorativa.

Resta poi il problema tecnico. Disegnare e stampare un nuovo biglietto richiede un lungo coordinamento con la Federal Reserve e i partner privati. Felix ha ricordato che per progettare e produrre la banconota da 100 dollari, con le sue decine di dispositivi antifalsificazione, ci vollero più di 10 anni.

L’iniziativa rientra nei piani dell’Amministrazione Trump per celebrare il 250esimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti, le cui commemorazioni partiranno a luglio. Trump ha proposto anche la costruzione di un arco di trionfo alto circa 76 metri, ai piedi del cimitero nazionale di Arlington, e un "Giardino degli Eroi" a Washington con 250 statue. Il mese scorso il Dipartimento di Stato ha annunciato che inizierà a emettere passaporti con il ritratto e la firma di Trump, una misura che non richiede l’approvazione del Congresso.

La direttrice rimossa dopo le obiezioni


La direttrice del Bureau, Patricia "Patty" Solimene, e altri membri dello staff avevano spiegato più volte a Beach e Brown che il progetto si trovava di fronte ad ostacoli legali e procedurali, e che i tempi sarebbero stati molto più lunghi di quanto immaginato. Secondo due dipendenti, i due funzionari avrebbero però liquidato quelle obiezioni con sufficienza.

Solimene e il suo staff avevano invece accettato un’altra richiesta dell’Amministrazione Trump: stampare banconote da 100 dollari con la firma di Trump. Secondo i quattro dipendenti citati dal Washington Post, sono i primi biglietti nella storia americana a portare la firma di un presidente in carica e sono già in stampa nello stabilimento del Bureau a Washington. In questo caso, nessuna legge lo vieta.

Il 27 aprile la dirigenza del Dipartimento del Tesoro ha ad ogni modo rimosso bruscamente Solimene dall’incarico. Il giorno successivo lei ha scritto ai colleghi che lasciava con il "cuore pesante" e che andarsene "non è stata una mia scelta". Veterana dell’esercito con 24 anni di servizio, Solimene era stata la prima donna a guidare l’agenzia. Al suo posto, come direttore facente funzione, è arrivato proprio Mike Brown.

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Festival dell'Economia di Trento, a Radio24 si canta “Everybody Viva El Duche”: è polemica social


Il brano generato con l’intelligenza artificiale approda anche alla radio di Confindustria e viene trasmesso dal vivo al Festival di Trento
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Momenti di attenzione e inevitabili polemiche al Festival dell’Economia di Trento durante il live de “La Zanzara”, il programma di Radio24 condotto da Giuseppe Cruciani e David Parenzo. Nel corso della trasmissione, dagli altoparlanti dello stand radiofonico è stato riprodotto il brano “Everybody Viva El Duche”, canzone ironica realizzata con l’intelligenza artificiale e già diventata virale sui social e sulle piattaforme musicali nelle scorse settimane.

Secondo quanto riportato da Dagospia, il pubblico presente all’esterno dello spazio dedicato alla trasmissione ha reagito cantando e ballando sulle note del pezzo, caratterizzato da sonorità dance e da riferimenti espliciti all’immaginario fascista e alla figura di Benito Mussolini. Il titolo utilizza volutamente la grafia “Duche” o “Dvce”, espediente linguistico che, secondo diverse ricostruzioni online, sarebbe stato adottato per aggirare i sistemi automatici di moderazione delle piattaforme digitali.


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Il brano, nato come contenuto satirico e provocatorio, aveva già attirato l’attenzione mediatica dopo essere comparso nella classifica “Viral 50 Italia” di Spotify nel 2026, raggiungendo temporaneamente la prima posizione prima della successiva rimozione dalla piattaforma. Sempre secondo Dagospia, la canzone sarebbe stata inizialmente diffusa tramite TikTok e YouTube, accompagnata da video e contenuti che ne rivendicavano il carattere parodistico.

Durante il live trentino de “La Zanzara”, la riproduzione del brano ha suscitato reazioni contrastanti sui social network. Da una parte, alcuni utenti hanno interpretato l’episodio come una provocazione coerente con il tono dissacrante e provocatorio della trasmissione radiofonica; dall’altra, non sono mancate critiche da parte di chi ha giudicato inopportuno rilanciare un contenuto percepito come ambiguo rispetto ai riferimenti al fascismo.

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Reversibilità a coppie gay sposate prima del 2016


Cancellata una norma del 1939 che escludeva questo diritto quando il decesso fosse avvenuto prima dell'entrata in vigore della legge Cirinnà.
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Reversibilità a coppie gay sposate prima del 2016
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Con la sentenza n. 91 del 28 maggio 2026, la Corte Costituzionale ha riconosciuto il diritto alla pensione di reversibilità anche al partner superstite di una coppia omosessuale sposata all'estero prima del 2016, dichiarando l'illegittimità costituzionale dell'art. 13 del R.D.L. n. 636/1939 nella parte in cui escludeva quel diritto quando il decesso fosse avvenuto prima dell'entrata in vigore della legge Cirinnà.

La sentenza, depositata il 28 maggio, accoglie la questione sollevata dalla Cassazione in un caso in cui l'Inps aveva negato il trattamento a un cittadino il cui compagno era morto prima dell'approvazione delle unioni civili in Italia.

La Consulta ha riconosciuto l'«ingiustificata disparità di trattamento» creata dal blocco temporale: poiché lo Stato equipara oggi coniugi e uniti civilmente ai fini della reversibilità, negare il diritto solo per una questione di date costituisce una violazione costituzionale. I giudici hanno ribadito che non esiste obbligo di equiparazione tra matrimonio e unioni gay, ma hanno valutato l'eccezionalità del caso, in cui sia le nozze all'estero sia il decesso erano avvenuti quando l'ordinamento italiano non prevedeva alcun riconoscimento giuridico per tali coppie.

La decisione segna un'importante estensione retroattiva dei diritti previdenziali per le coppie omosessuali, eliminando penalizzazioni legate esclusivamente al momento storico del decesso.

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I Dem dell'Iowa minacciano un caucus pirata nel 2028


I Democratici dell'Iowa minacciano un caucus non autorizzato per il 2028 se il partito nazionale non li rimetterà tra i primi Stati a votare nelle primarie. Ma dentro il DNC mancano i voti.

I Democratici dell'Iowa minacciano di tornare a essere il primo Stato a votare per le primarie presidenziali del 2028 anche senza il via libera del partito nazionale. Se il Comitato nazionale del Partito democratico non rimetterà lo Stato tra i primi a votare, alcuni esponenti locali sono pronti a organizzare un caucus non autorizzato, come ha rivelato il sito NOTUS.

Per decenni l'Iowa ha aperto il calendario delle primarie democratiche con il suo caucus, una forma di voto in cui gli iscritti si riuniscono di persona per scegliere il candidato. Lo Stato è stato però escluso dalla "finestra iniziale" in vista delle elezioni del 2024. Quella finestra è il gruppo ristretto di Stati che votano per primi e che, anticipando tutti gli altri, orientano di fatto l'intera corsa alla nomination.

Josh Turek, deputato statale e candidato alle primarie per il Senato, ha detto a NOTUS che il partito dovrebbe organizzare un caucus non autorizzato se il DNC non lo reintegrerà, perché "è nella nostra costituzione". Il senatore statale Zach Wahls, anch'egli candidato alle primarie per il Senato, ha sostenuto che l'Iowa dovrebbe "quantomeno" stare nella finestra iniziale. Il leader dei Democratici alla Camera dell'Iowa, Brian Meyer, ha sfidato apertamente il DNC a non riconoscere i delegati dello Stato qualora questo ignorasse le regole e ripristinasse il caucus.

I membri del DNC incaricati di fissare il calendario non sembrano però favorevoli al ritorno dell'Iowa, dopo il fallimento e il caos dell'ultimo caucus del 2020. Almeno tre membri del comitato, che hanno parlato in forma anonima, hanno espresso dubbi sulle possibilità dello Stato. "Non abbiamo i voti per far rientrare l'Iowa nella finestra iniziale", ha detto uno di loro.

Questa settimana l'Iowa difenderà la sua candidatura a Washington, insieme a una decina di altri Stati che ambiscono alla finestra iniziale. Il Comitato per le regole e gli statuti del DNC, l'organismo che fissa il calendario, ascolterà le presentazioni di persona. Due membri prevedono di decidere la lista degli Stati iniziali in estate, per sottoporla all'assemblea generale del partito ad agosto, anche se i tempi potrebbero slittare in autunno.

Le decisioni arrivano in un momento difficile per il comitato. Il presidente del DNC, Ken Martin, ha ricevuto richieste di farsi da parte dopo che l'organismo ha pubblicato, salvo poi rinnegarla, un'analisi incompleta della sconfitta del 2024. La sua gestione è stata segnata da raccolte fondi deludenti e scontri interni. Danielle Butterfield, presidente del super PAC Priorities USA, ha avvertito che il partito "deve mantenere la fiducia" nel definire calendario e regole dei dibattiti, e che Martin "ha perso quella fiducia" con la gestione dell'analisi sul voto.

L'Iowa sosterrà che la sua esclusione ha lasciato un vuoto riempito dai Repubblicani nel 2024, secondo i punti chiave dell'intervento anticipati a NOTUS. I Repubblicani, dal canto loro, faranno partire proprio dall'Iowa la corsa presidenziale del 2028. "La percezione che i Democratici abbiano abbandonato l'America rurale e l'Iowa resta una narrazione difficile da superare, soprattutto mentre ingenti finanziamenti repubblicani continuano a confluire nel nostro Stato", si legge in un documento interno.

Alcuni possibili candidati alla presidenza nel 2028 stanno già approfittando dell'invito aperto dell'Iowa. Il governatore del Kentucky Andy Beshear apparirà il mese prossimo con Rob Sand, candidato democratico a governatore dello Stato. L'ex segretario ai Trasporti Pete Buttigieg, il senatore dell'Arizona Ruben Gallego e l'ex ambasciatore Rahm Emanuel hanno già fatto campagna sul posto.

L'Iowa ha perso lo status di Stato iniziale nel 2022, quando l'allora presidente Joe Biden riorganizzò il calendario in vista della propria ricandidatura. Eliminò l'Iowa, dove nel 2020 era arrivato un lontano quarto, promosse il South Carolina e aggiunse il Michigan, due Stati che aveva vinto. Il New Hampshire, che aveva perso il primato per essere stato fissato nello stesso giorno del Nevada, decise di organizzare comunque una primaria non autorizzata nel 2024.

"Il New Hampshire ha infranto le regole ed è stato premiato. Noi abbiamo seguito le regole e ci hanno penalizzati", ha detto la deputata statale Jennifer Konfrst, precisando che si trattava della sua posizione personale e non di quella del partito statale.

Non tutti in Iowa sono d'accordo. Sue Dvorsky, ex presidente del Partito democratico dell'Iowa, ha detto di non essere sicura che lo Stato abbia "le risorse o la stabilità finanziaria" per ricostruire il partito locale e al tempo stesso reggere lo sforzo enorme di un caucus. La sua priorità, ha aggiunto, sarebbe ricostruire lo Stato.

Un sondaggio tra gli iscritti al partito di fine 2025 ha mostrato che la maggioranza è favorevole al ritorno del caucus, ma solo il 49 per cento vorrebbe sfidare il DNC con un voto non autorizzato. La capacità dell'Iowa di organizzarlo dipende molto dai risultati del 2026: l'elezione di nuovi leader democratici a livello statale darebbe più forza alla richiesta, mentre una sconfitta renderebbe il piano molto più difficile.

All'interno del comitato prevale l'idea di non cambiare la lista attuale, composta da South Carolina, New Hampshire, Nevada e Michigan, salvo ritocchi all'ordine. "Non cambieremo a meno che uno Stato non dimostri di poter spostare la propria data e di avere argomenti convincenti per stare tra i primi quattro", ha detto un membro. Un altro si è chiesto perché si fosse deciso di cambiare il calendario se poi si tornasse a Iowa e New Hampshire, aggiungendo che c'è più voglia di affidare al Michigan il ruolo di Stato rappresentativo del Midwest.

Quando Martin ha nominato i componenti del Comitato per le regole, ha incluso esponenti di diversi Stati iniziali, tra cui New Hampshire, South Carolina e Nevada. L'unico rappresentante dell'Iowa non è stato riconfermato.

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SuirissiriuS, l’arte come riscatto: “Nel caos curo le ferite dell’anima e trovo la mia luce”


Dall’infanzia passata a disegnare sui banchi di scuola ai grandi animali simbolici che oggi popolano le sue tele: il percorso umano e creativo di un artista che trasforma fragilità, memoria e istinto in linguaggio visivo

Per alcuni l’arte arriva come una scelta. Per altri, come una necessità. Per Karlandrea Nardacci, in arte SuirissiriuS, è stata entrambe le cose: un rifugio, un’urgenza, ma soprattutto una forma di autenticità. Dietro i colori accesi e le grandi figure animali che oggi caratterizzano le sue opere c’è una storia fatta di percorsi irregolari, cambi di direzione, errori, ricerca personale e una continua rincorsa verso qualcosa di profondamente vero.

“Io ho sempre disegnato”, racconta. Lo faceva sui banchi di scuola, con il pennarello indelebile, mentre seguiva le lezioni. Un gesto istintivo, quasi necessario. L’arte, però, non arriva subito come professione o prospettiva concreta. Arriva più tardi, “nel posto sbagliato al momento giusto”, come ama definirla lui stesso, richiamando il concetto greco di Kairos: quell’attimo decisivo che cambia il corso delle cose.

Il suo percorso formativo è tutt’altro che lineare. Studi dai preti, cambi di istituto, esperienze diverse e una sensazione costante di essere fuori posto. Ma proprio dentro quel disordine prende forma la sua identità creativa. L’arte diventa uno spazio personale in cui riconoscersi, un luogo mentale in cui sentirsi autentico.

Una parte fondamentale di questa costruzione passa da Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, il paese dei nonni. È lì, tra il Po, Piazza Bentivoglio e i ricordi dell’infanzia, che nascono i suoi soggetti simbolici: tigri, galli e animali monumentali che diventano metafora di forza, istinto e resistenza. Figure che non restano ferme sulla tela, ma viaggiano, crescono e arrivano fino a Roma, passando per esposizioni e spazi artistici che ne hanno accolto l’evoluzione.

Le sue opere sono caratterizzate da colori intensi, dimensioni importanti e una presenza quasi fisica. Non sono animali decorativi: sono manifesti emotivi. “Invitano a vivere nel pieno delle nostre forze e capacità”, spiega. Un messaggio che coincide con la sua stessa filosofia di vita.

Perché la poetica di SuirissiriuS nasce proprio da lì: dall’attraversare il buio. “Curo le ferite dell’anima nel caos, ed è lì che trovo la mia luce”. Una frase che sintetizza perfettamente il suo percorso personale e professionale. Un cammino fatto di lavori diversi, errori, esperienze accumulate senza rimpianti. Mille tentativi che oggi diventano materia artistica.

Guardando avanti, la sensazione è che l’obiettivo non sia semplicemente lasciare un segno nel mercato dell’arte, ma nel vissuto collettivo. Costruire immagini che restino, emozioni che si riconoscano, simboli capaci di parlare a chi osserva.

Chi conosce SuirissiriuS, dice lui stesso, sa che non smette mai di mettersi alla prova. “Vivo in gara con me stesso e non mollo mai”. Ed è forse proprio questa tensione continua tra fragilità e forza a rendere la sua arte così riconoscibile: profondamente umana.

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868-BACK è un videogioco purissimo: la recensione


Chi è alla ricerca di una sfida d'autore dovrebbe dare una possibilità al nuovo progetto (quasi) solitario di Michael Brough
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É raro che un videogioco voglia solo fare solo il videogioco di questi tempi. C’è chi vuole fare il videogioco e il film, o il videogioco e lo spazio sociale, o il videogioco e lo showcase artistico. 868-BACK, invece, è un videogioco che fa solo il videogioco, ed è stato creato da un autore la cui missione è sperimentare con le interfacce rese possibili dal medium. Michael Brough è la mente dietro 868-HACK (il primo capitolo di questa serie risalente a 10 anni fa) e Vertex Dispenser ed è famoso perché i suoi titoli sono un’esplorazione delle possibilità di questa forma espressiva.

868-BACK è un roguelike puro, quindi a ogni morte si ricomincia da capo. L’obiettivo della faccina sorridente che rappresenta chi gioca è quello di hackerare dei server e per farlo deve sconfiggere virus, estrarre informazioni e sfruttare al meglio i suoi programmi. Il gioco ha una velocità estremamente variabile perché nemici e ambienti non agiscono in tempo reale, ma reagiscono alle mosse dell’utente. Muoversi nella griglia per estrarre un informazione, per esempio, può far nascere un nemico o apparire un ostacolo. Sta a chi gioca valutare scenari e conseguenze possibili di ogni mossa.

Ogni server è composto da una serie di stanze in cui rubare informazioni e sconfiggere i nemici. Per fare breccia serve una valuta che si raccoglie in ogni livello, e più informazioni si recuperano più nemici compaiono. Passare da una stanza all’altra di un server non fa sparire i virus e l'attivazione di una delle abilità speciali (ce ne sono 36 diverse) non è così comune perché è legata alle risorse, altre valute da raccogliere nei livelli. Ci sono 68 regole speciali, chiamate Device, che alterano il comportamento di un server e queste, mescolate ai Programmi, garantiscono run sempre e comunque diverse.

“Ognuna delle mie variabili è rivoluzionaria, niente aumenti dell’attacco del 2% o cose simili” ha detto Brough in un’intervista. “Vedrete tanti riferimenti al mondo dell’elettronica, criptovalute prese in giro, mega pubblicità, AI dappertutto, vibe probing (al posto del vibe coding) e, in generale, un mondo governato dalle mega-corporation”. L’atmosfera è piacevolmente ribelle, irriverente e coerente con la leggerissima storia del gioco che il gioco si propone di raccontare.

Il gioco è frutto del lavoro in quasi solitaria di Brough che, sulla fine, ha ricevuto il supporto di Finji, l’editore di Tunic, un altro solo-project incredibilmente di successo. Se il gioco vi intriga è importante che sappiate una cosa prima di provarlo: è difficile. Non frustrante, non macchinoso e non cervellotico, solo difficile. Per riuscire ad arrivare in fondo al vostro primo server ci metterete decine di tentativi, per arrivare in fondo a una serie di server potreste impiegarci settimane.

Questo è il bello di 868-BACK: è una sfida che si può affrontare un boccone alla volta, senza fretta e anche un paio di livelli alla volta. Lo raccomando a chi vuole un’avventura che procede lentamente ma solidamente, a chi ha la pazienza di sperimentare con tutti i giocattoli messi a disposizione dallo sviluppatore, a chi ha bisogno di una sfida che bruci lentamente, a chi cerca un modo di fare un po’ di esercizi con il cervello e a tutti gli appassionati di tecnologia e informatica perché le citazioni sono davvero di alto livello.

Vale la pena di ribadirlo perché è fondamentale per evitare frustrazioni e ira: 868-BACK è un gioco complesso che richiede concentrazione e strategia per dare soddisfazione. É come se fosse la versione il più accelerata e immediata possibile di un gioco a turni, ma con una serie di variabili deliziosamente delirante. Se accetterete la sua sfida avrete una bella scalata che vi aspetta, ma la vetta in cima non vi deluderà.

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Roma Pride esclude Keshet Italia: “Devono condannare il genocidio a Gaza”. Comunità Ebraica: “Discriminazione”


Lo scontro tra Roma Pride e l'associazione di ebrei LGBTQ+: partecipare al corteo richiede una posizione netta sul conflitto mediorientale

Il Roma Pride ha escluso Keshet Italia, organizzazione autonoma di ebrei italiani LGBTQ+, dalla parata, legando la partecipazione con un carro all'adesione alla propria posizione sul conflitto a Gaza. La decisione ha scatenato la reazione della Comunità Ebraica di Roma, che parla di “palese discriminazione nei confronti di cittadini italiani solo perché ebrei”.

La posizione del Roma Pride


In un comunicato pubblicato dopo un incontro con i rappresentanti di Keshet Italia e Keshet Europe, il Roma Pride spiega che “non vi sono le condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata”. La motivazione è politica: il documento programmatico dell'organizzazione definisce quanto sta accadendo a Gaza “genocidio perpetrato dal governo israeliano”, e chi sale sul carro deve fare proprie tutte le rivendicazioni del movimento, senza eccezioni. “Il nostro documento politico non è un buffet dal quale è possibile scartare singole pietanze indesiderate”, si legge nel comunicato.

Secondo il Roma Pride, Keshet Italia non ha condannato quanto accade a Gaza e non intende farlo. In un documento recentemente pubblicato, l'organizzazione avrebbe anzi evitato di usare la parola "genocidio", una scelta che il Roma Pride definisce inaccettabile.

La risposta della Comunità Ebraica di Roma


La Comunità Ebraica di Roma ha pubblicato un post su Facebook definendo la scelta “grave” e introducente “un criterio identitario e discriminatorio rivolto esclusivamente ad associazioni ebraiche”. La Comunità sottolinea la contraddizione di chiedere “ad alcuni ebrei italiani una preventiva dissociazione” mentre alla stessa parata partecipano “simboli e realtà che, nei Paesi che rappresentano, reprimono apertamente i diritti LGBTQ+ che il Pride dice di rivendicare”. Una “palese discriminazione”, conclude, che “tradisce i principi di pluralismo, libertà e inclusione che il Roma Pride vorrebbe rappresentare e difendere”.

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Un alto funzionario della CIA arrestato con 40 milioni di dollari in lingotti d'oro in casa


David Rush teneva nella sua abitazione in Virginia 303 lingotti d'oro, due milioni di dollari in contanti e una trentina di Rolex. L'unica accusa formale riguarda falsi nei fogli presenze.

Un alto funzionario della Central Intelligence Agency è stato arrestato la scorsa settimana dopo che gli investigatori hanno trovato centinaia di lingotti d'oro per un valore superiore ai 40 milioni di dollari nascosti nella sua abitazione in Virginia. Una piccola fortuna che, secondo i documenti giudiziari, l'uomo avrebbe portato a casa dal lavoro.

Il funzionario si chiama David Rush ed è detenuto in carcere in attesa di un'udienza che nei prossimi giorni dovrà decidere sulla sua custodia. L'accusa è di aver sottratto denaro pubblico compilando fogli presenze fraudolenti. I documenti depositati ad Alexandria, in Virginia, lasciano però molti interrogativi aperti sulla sua condotta.

L'unica accusa formale contestata a Rush è di aver gonfiato i propri titoli accademici e di aver ottenuto un'indennità per congedo militare del valore di decine di migliaia di dollari. Le autorità sostengono che abbia falsamente dichiarato di essere membro della Navy Reserve quando in realtà ne era stato congedato.

I documenti giudiziari descrivono Rush come "ex dirigente di livello senior executive service di un'agenzia del governo degli Stati Uniti". Persone a conoscenza dell'indagine, citate dal New York Times, riferiscono che fino a pochissimo tempo fa ricopriva una posizione di vertice alla Cia.

In una dichiarazione congiunta, Cia e Fbi hanno reso noto che l'arresto è avvenuto il 19 maggio, dopo che l'agenzia aveva allertato il bureau. Il direttore della Cia John Ratcliffe ha trasmesso le informazioni all'Fbi per avviare un'indagine di natura penale, dopo che un controllo interno aveva individuato potenziali violazioni di legge.

Tra lo scorso novembre e marzo, secondo i documenti, Rush ha chiesto e ottenuto "una quantità significativa di valuta straniera e decine di milioni di dollari in lingotti d'oro per spese di lavoro". Quando la Cia ha verificato dove fossero custoditi l'oro e la valuta, l'agenzia non è stata in grado di localizzare i lingotti né somme significative di valuta straniera.

Il 18 maggio gli agenti dell'Fbi hanno perquisito l'abitazione e trovato "circa 303 lingotti d'oro, ciascuno del peso di circa un chilogrammo", come riportato in un documento ufficiale. In base al prezzo dell'oro, il valore stimato superava i 40 milioni di dollari. Gli investigatori hanno sequestrato anche una trentina di orologi di lusso, molti dei quali Rolex.

I documenti giudiziari non spiegano perché Rush avesse tenuto in casa una simile quantità di oro e due milioni di dollari in contanti, né quale progetto di lavoro avrebbe richiesto di accumulare tanta ricchezza. Un avvocato dell'uomo ha rifiutato di commentare.

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Turista israeliana prenota in Toscana, il gestore: “Benvenuta se prende le distanze da Netanyahu”


La chat diffusa online scatena polemiche e recensioni contro la struttura

Una prenotazione in un agriturismo delle campagne senesi si è trasformata in un caso mediatico internazionale dopo uno scambio di messaggi tra il proprietario della struttura e una turista israeliana. La vicenda, riportata da Sky TG24, riguarda Pietro Del Zanna, titolare dell’agriturismo “Le Cantine”, situato nei dintorni di Poggibonsi, in provincia di Siena.

Secondo quanto emerso, la donna aveva prenotato un soggiorno tramite la piattaforma Booking quando avrebbe ricevuto dal proprietario un messaggio nel quale veniva accolta “a patto di dissociarsi dalle politiche del primo ministro Benjamin Netanyahu”. Una presa di posizione che ha rapidamente acceso il dibattito online, dando origine a polemiche e accuse di discriminazione.

Nella conversazione, resa successivamente pubblica dalla turista sui social network, Del Zanna avrebbe precisato di non essere antisemita e di non nutrire ostilità nei confronti del popolo israeliano, spiegando però di non riuscire a “fare finta di niente” rispetto alla situazione nella Striscia di Gaza e alle conseguenze del conflitto in corso. L’imprenditore avrebbe inoltre comunicato alla cliente la disponibilità ad annullare gratuitamente la prenotazione nel caso si fosse sentita a disagio.

La turista ha quindi deciso di cancellare il soggiorno e di segnalare l’accaduto a Booking.com, contestando una presunta discriminazione legata alla propria nazionalità. La diffusione online della chat ha contribuito a rendere virale il caso, soprattutto in Israele, dove numerosi utenti hanno avviato una campagna di recensioni negative e critiche nei confronti dell’agriturismo toscano.

Nel frattempo, il proprietario della struttura ha respinto con fermezza le accuse di antisemitismo, sostenendo che il contenuto dei messaggi rappresentasse esclusivamente una posizione personale sulle politiche del governo israeliano e sulla guerra in Medio Oriente. “Non ce l’ho con gli ebrei né con gli israeliani, avrebbe spiegato ma con ciò che sta accadendo a Gaza”.

La vicenda ha suscitato reazioni contrastanti anche a livello politico e istituzionale. Tra le voci intervenute figura quella della sindaca di Poggibonsi, Susanna Cenni, che ha espresso solidarietà all’imprenditore, definendolo “una persona per bene” e prendendo le distanze dai commenti offensivi comparsi sui social. La prima cittadina ha inoltre sottolineato come, a suo giudizio, criticare il governo israeliano non equivalga automaticamente a esprimere posizioni antisemite.

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Analizza il tuo stress nelle chat di lavoro e lo dice al capo. Il Garante blocca la start-up italiana


Sotto la lente dell'Autorità un plug-in per Slack e Teams che analizza stress e linguaggio dei lavoratori tramite IA

Un plug-in capace di analizzare linguaggio, tono e segnali di stress dei dipendenti attraverso le chat aziendali su Slack e Teams è finito sotto la lente del Garante per la protezione dei dati personali, che ha inviato un avvertimento formale a una start-up italiana che lo ha sviluppato.

Lo strumento è pensato per essere usato volontariamente dai lavoratori, che ricevono suggerimenti personalizzati sul proprio benessere. Il datore di lavoro che acquista il servizio non può accedere ai contenuti delle chat né ai risultati individuali. Può però ricevere report aggregati sul livello di stress dei propri dipendenti. Ed è proprio questo il punto che ha fatto scattare l'intervento dell'Autorità.

Perché il Garante è intervenuto


Le verifiche sono state avviate a seguito di notizie di stampa. Il Garante ha rilevato che la start-up tratta i dati degli utenti in qualità di titolare del trattamento e ha invitato la società ad adottare, sin dalla progettazione del servizio, misure adeguate a prevenire ogni accesso, anche indiretto, a informazioni relative alla sfera emotiva dei lavoratori.

Il motivo è preciso: si tratta di dati che il datore di lavoro non può legittimamente acquisire. Lo vietano la normativa privacy, lo Statuto dei lavoratori e il Regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, che proibisce esplicitamente i sistemi di IA destinati a dedurre o analizzare le emozioni delle persone nei contesti lavorativi.

Un fenomeno più ampio


Negli ultimi anni il Garante è intervenuto più volte contro strumenti digitali usati per monitorare email, assenze, stato di salute e attività dei dipendenti. Il filo conduttore è sempre lo stesso: la tecnologia corre più veloce delle tutele, e il confine tra benessere aziendale e sorveglianza si assottiglia.

In questo caso specifico il Garante ha anche richiamato l'attenzione sui rischi legati ai modelli linguistici e all'analisi semantica: strumenti che possono produrre risultati opachi e difficili da contestare, con possibili effetti discriminatori sui lavoratori.

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Il vantaggio Dem nei sondaggi per il Congresso è ampio come nel 2018


La media di FiftyPlusOne dà i democratici avanti di quasi 6 punti, trainati dalla lealtà record dei propri elettori e da defezioni superiori al solito tra i repubblicani.
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I democratici hanno oggi nei sondaggi per le elezioni di metà mandato un vantaggio ampio quanto quello che avevano nel 2018, l'anno in cui riconquistarono la Camera. Secondo la media calcolata dal sito FiftyPlusOne, il loro margine nel cosiddetto "generic ballot" è passato da circa 4,5 punti il 1° maggio 2026 a quasi 6 punti il 26 maggio.

Il "generic ballot" è la domanda con cui gli istituti chiedono agli elettori se alle elezioni per il Congresso voteranno per il candidato democratico o per quello repubblicano del proprio collegio, senza fare nomi. È uno degli indicatori più seguiti per misurare il clima politico nazionale in vista del voto di novembre.

È la prima volta in questo ciclo elettorale che i democratici guidano di poco più di quanto facessero nello stesso periodo del 2018, e di molto più di quanto i repubblicani fossero avanti nello stesso momento del 2022. Nella maggior parte dei cicli recenti il partito che non controlla la Casa Bianca amplia il proprio vantaggio negli ultimi mesi di campagna, il che rende il dato ancora più favorevole all'opposizione democratica.
Vantaggio democratico nel generic ballot

Sondaggi
Il vantaggio dei Dem è tornato ai livelli del 2018
Differenza tra chi dice di voler votare democratico e chi repubblicano alle elezioni di novembre, in punti percentuali. Valori positivi: vantaggio democratico.
Focus America

Elaborazione di Focus America su dati di FiftyPlusOne

La crescita recente dipende soprattutto da come dichiarano di voler votare gli elettori già schierati, più che dagli indipendenti, anch'essi orientati verso i democratici. Oggi quasi il 96 per cento degli elettori democratici dice che voterà per il candidato del proprio partito a novembre, una quota in aumento rispetto al 94 per cento del luglio 2025. Tra i repubblicani la fedeltà al partito si è invece mantenuta intorno al 91 per cento per tutto il ciclo ed è calata dal massimo del 91,9 per cento del 5 maggio al 90,6 per cento del 26 maggio, vicino al minimo del periodo.

Si tratta di scostamenti piccoli, che potrebbero essere casuali e rientrare con il tempo, ma che sommati pesano. Poiché i democratici sono circa il 45 per cento dell'elettorato, un aumento di pochi punti nella loro fedeltà si traduce in quasi due punti di margine, ai quali si aggiunge l'effetto opposto delle defezioni repubblicane.

Nel confronto con le ultime tornate di metà mandato i democratici del 2026 sono il partito più compatto degli ultimi anni. La quota di elettori democratici che dice di voler votare per il proprio partito è oggi più alta di quella mai registrata da democratici o repubblicani in nessuno degli ultimi tre cicli. Da qui in avanti la fedeltà tende a crescere ancora, perché gli elettori più tiepidi "tornano a casa" con l'avvicinarsi del voto, anche se con numeri così alti il partito potrebbe essere ormai vicino al massimo possibile tra i suoi.

I repubblicani somigliano invece a un ciclo di metà mandato normale, se pure su valori un po' alti. La loro fedeltà oscilla storicamente tra l'85 e il 90 per cento circa e sono oggi più leali del partito repubblicano del 2018, durante il primo mandato di Trump. Un segnale d'allarme è però l'andamento piatto o in calo della loro fedeltà, mentre nei cicli precedenti a questo punto aveva già iniziato a salire.

A questa fedeltà leggermente più alta del solito si accompagna anche un tasso di defezioni più elevato tra i repubblicani. Quasi il 6 per cento di loro dice che a novembre voterà un candidato democratico alla Camera, circa due punti in più della media delle defezioni registrate nello stesso periodo dei due cicli precedenti. Le defezioni democratiche sono invece ai minimi storici, più basse di qualsiasi momento delle ultime due tornate per entrambi i partiti.

Storicamente le defezioni sono più frequenti tra gli elettori del partito che occupa la Casa Bianca, e il 2026 supera leggermente sia il 2018 sia il 2022 su questo fronte. Nelle ultime due elezioni di metà mandato il partito al governo arrivava in media al 6 per cento di defezioni il giorno del voto, e i repubblicani sono già quasi a quel livello. A differenza dei cicli passati, in cui le defezioni dei due partiti tendevano a pareggiarsi, quest'anno il distacco è rimasto costante intorno ai tre punti per tutta la campagna: gli elettori repubblicani non stanno ancora tornando verso il loro partito.

I dati vanno presi con cautela, perché le analisi sui sottogruppi degli elettori sono più rumorose di quelle sui totali. Conta anche come si definisce un elettore "democratico" o "repubblicano": gli istituti lo fanno in modi diversi, chiedendo l'appartenenza dichiarata, usando la registrazione al partito dove esiste o stimandola con modelli. E non si tratta necessariamente delle stesse persone da un'elezione all'altra, perché chi si sente vicino a un partito può cambiare etichetta nel tempo, per esempio quando il proprio leader è molto impopolare.

Secondo Gallup l'identificazione come democratico o repubblicano è in calo, mentre quella come indipendente ha toccato un nuovo record al 45 per cento. Se chi si diceva repubblicano all'inizio del 2025 non approva più Trump, potrebbe smettere di definirsi tale, lasciando un nucleo più piccolo ma ferocemente leale al presidente e ingrossando il bacino di democratici e indipendenti contrari a Trump. Allo stesso modo, chi si diceva democratico dopo la sconfitta del 2024, se è in collera con la gestione del partito, potrebbe abbandonare l'etichetta, lasciando dietro di sé elettori più fedeli.

Nonostante i molti annunci di crisi per il Partito democratico, legati soprattutto al suo basso indice di gradimento, chi oggi si identifica come democratico appare più unito che in passato. I repubblicani, paradossalmente, sembrano insieme un po' più e un po' meno leali rispetto ai cicli precedenti, forse il primo segno di fratture interne che non sono ancora esplose.

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Roma, nell'Appia Antica nasce l'oasi verde dell'estate


Spazio sensoriale di 3000 metri quadri tra natura, architettura organica e programmazione lifestyle. Opening ufficiale il 29 maggio

Prende forma nella Capitale una nuova area dedicata all’intrattenimento estivo e alle esperienze all’aria aperta. Venerdì 29 maggio è prevista l’inaugurazione del Kalaya Bamboo Experience, uno spazio di circa 3000 metri quadri immerso nel verde del Parco Regionale dell'Appia Antica, all’interno di un vivaio nella zona sud della città.

La struttura si presenta come un progetto a vocazione esperienziale che integra natura, architettura organica, proposta gastronomica e programmazione musicale, con l’obiettivo dichiarato di offrire un format trasversale che accompagni il pubblico dall’aperitivo fino al dopo cena.

La location, denominata Kalaya Bamboo Experience, sorge lungo Via Appia Nuova e si caratterizza per un impianto scenografico basato su strutture realizzate in bamboo naturale e canna mediterranea. Secondo quanto riportato dagli organizzatori, le installazioni sono state progettate con un approccio orientato alla sostenibilità, privilegiando materiali naturali e tecniche artigianali di lavorazione.

Sul fronte dell’offerta, il progetto prevede un format gastronomico curato da “Manzo per Kalaya”, con una proposta che combina piatti semplici e ingredienti a vocazione estiva ed esotica. L’area beverage sarà affiancata da zone relax con piscina e lettini in bamboo, mentre la programmazione musicale punterà su sonorità house, funk ed elettronica internazionale.

Tra gli appuntamenti previsti, particolare attenzione sarà dedicata alla giornata domenicale con il format “Club Ibiza”, pensato come momento centrale della programmazione settimanale. A partire da giugno, la struttura estenderà inoltre le attività anche alle ore diurne feriali e del fine settimana, introducendo un calendario di pratiche legate al benessere psicofisico, tra cui sessioni di movimento e trattamenti olistici.

L’opening del 29 maggio sarà a ingresso libero e segnerà l’avvio ufficiale della stagione estiva della nuova struttura, che si inserisce nel più ampio contesto delle iniziative ricreative e culturali che negli ultimi anni hanno interessato l’area dell’Appia Antica.

INFORMAZIONI UTILI

Opening: Venerdì 29 Maggio

Ingresso: Free / Libero

Indirizzo/Location: Via Appia Nuova 220, Roma

Info e Prenotazioni (anche Whatsapp): +39 331.3255307

Email: info@kalaya.it

Sito Web: www.kalaya.it

Instagram: @kalayabambooexperience

CONTATTI STAMPA & ACCREDITI OPENING:

Roberta Sarzanini
366.8978185

Enrico Sarzanini
392.0467087

info@lighthousecommunication.it

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Gaffe alla Casa Bianca: Trump "cede al sonno" nel summit sul Medio Oriente


Il video fa il giro del web e riaccende le polemiche internazionali
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Secondo quanto riportato dal blog “Colonel Cassad”, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe stato ripreso mentre si addormentava durante una sessione del Consiglio per la pace dedicata alla discussione della questione palestinese. L’episodio, diffuso rapidamente sui social network e rilanciato da numerosi utenti e osservatori politici, ha attirato l’attenzione mediatica internazionale nelle ultime ore.

Nel filmato circolato online, Trump appare seduto tra gli altri partecipanti all’incontro mentre, per alcuni istanti, sembra abbassare il capo e chiudere gli occhi durante gli interventi in corso. Non è stato possibile verificare in maniera indipendente la durata dell’episodio né le circostanze complete in cui è avvenuto.


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La riunione era incentrata sugli sviluppi della situazione in Medio Oriente e sulle possibili iniziative diplomatiche legate al conflitto israelo-palestinese, tema che continua a occupare una posizione centrale nel dibattito internazionale. Proprio il contesto dell’incontro ha contribuito ad amplificare le reazioni online, dove numerosi commentatori hanno interpretato il gesto come simbolicamente significativo rispetto all’attenzione riservata alla questione affrontata durante la sessione.

Il blog nel riportare la notizia, ha inoltre richiamato un precedente divenuto noto negli anni scorsi in Russia, quando l’allora presidente Dmitrij Medvedev era stato oggetto di ironie mediatiche per essersi apparentemente addormentato durante una cerimonia delle Olimpiadi. Anche in quel caso, le immagini avevano generato un ampio dibattito sui social e nei media internazionali.

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Il Dipartimento di Giustizia indaga su E. Jean Carroll, l'accusatrice di Trump


Sotto inchiesta per falsa testimonianza la scrittrice che ha vinto due cause civili contro il presidente per abusi sessuali e diffamazione, per un totale di oltre 88 milioni di dollari.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha aperto un'indagine penale su E. Jean Carroll, la scrittrice di 82 anni che ha accusato Donald Trump di violenza sessuale ottenendo decine di milioni di dollari di risarcimenti. Lo hanno riferito al New York Times due persone con conoscenza diretta della vicenda, che hanno parlato in forma anonima perché l'inchiesta è ancora in corso.

Gli investigatori vogliono stabilire se Carroll abbia mentito durante le cause civili contro Trump. Il punto contestato riguarda, in particolare, una deposizione del 2022, nella quale la scrittrice avrebbe affermato che nessuno stava pagando le sue spese legali. In seguito però è emerso che parte di quei costi era stata coperta dal miliardario Reid Hoffman. Carroll ha già ottenuto due risarcimenti: 5 milioni di dollari dopo che una giuria ha riconosciuto Trump responsabile di aggressione sessuale e diffamazione, e altri 83,3 milioni in un secondo processo per diffamazione. A novembre il presidente ha chiesto alla Corte Suprema di ribaltare la prima sentenza.

Stati Uniti · Giustizia e potere

Da accusatrice a indagata: il caso di E. Jean Carroll


La scrittrice che ha vinto due cause contro Donald Trump, ottenendo decine di milioni di risarcimento, è ora oggetto di un'indagine penale del Dipartimento di Giustizia dell'Amministrazione Trump.

Fonte: New York Times 27 maggio 2026

2023 — 2024
Parte vincente in tribunale
Due giurie federali le danno ragione contro Trump

2026
Sotto indagine penale
Il DOJ verifica se abbia mentito durante le cause civili

La scrittrice ha 82 anni e ha già ottenuto risarcimenti per un totale di 88,3 milioni di dollari

Esplora il caso
1 I verdetti 2 L'accusa 3 Chi decide 4 Il pattern

Cosa hanno stabilito le giurie

Due sentenze, entrambe confermate in appello


Prima dell'indagine penale, due processi civili a New York avevano dato ragione a Carroll, riconoscendo Trump responsabile di aggressione sessuale e diffamazione.

Maggio 2023
5 mln $
Primo risarcimento
Una giuria federale riconosce Trump responsabile di aggressione sessuale ai danni di Carroll in un camerino di Bergdorf Goodman, e di diffamazione.
Confermato in appello, dic. 2024

Gennaio 2024
83,3 mln $
Secondo risarcimento
Secondo processo per diffamazione a Manhattan. Include 65 milioni di danni punitivi: la giuria accerta che Trump aveva agito con malizia.
Confermato all'unanimità in appello

Totale riconosciuto a Carroll 88,3 mln $

Per ora Trump non ha versato alcun risarcimento: a novembre ha chiesto alla Corte Suprema di ribaltare la prima sentenza e intende appellarsi anche per la seconda.

Su cosa indaga il DOJ

Una sola frase, detta sotto giuramento nel 2022


Gli investigatori vogliono stabilire se Carroll abbia mentito durante le cause civili contro Trump.

1

La deposizione del 2022
Carroll avrebbe dichiarato che nessuno stava pagando le sue spese legali.

2

Il finanziamento emerso dopo
In realtà, parte di quei costi era stata coperta dal miliardario Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn e aperto critico di Trump.

3

Le due tesi a confronto
Per i legali di Trump, Carroll aveva nascosto quel sostegno. Per i suoi avvocati, il finanziamento era irrilevante rispetto alle sue richieste.

I protagonisti

Chi guida e chi si è tirato indietro


L'indagine è stata disposta da un procuratore federale nominato dallo stesso Trump. Tocca per i dettagli su ciascun protagonista.

AB

Andrew Boutros
Procuratore federale, distretto Nord dell'Illinois

Ha disposto la nuova inchiesta. Nominato dallo stesso Trump. Ha sede a Chicago: forse perché nella stessa città opera una non profit legata a Reid Hoffman, il finanziatore della causa di Carroll.

TB

Todd Blanche
Procuratore Generale facente funzione

Si è ricusato: in passato ha difeso Trump come avvocato. La supervisione dell'indagine resta affidata ad altri procuratori del dipartimento.

EC

E. Jean Carroll
Scrittrice, 82 anni · sotto indagine

Ha accusato Trump di violenza sessuale e ha vinto due cause civili. Ora gli investigatori verificano se abbia mentito durante quei procedimenti.

Il contesto secondo il NYT

L'ultimo nome di una lista più lunga


Per il New York Times, l'indagine su Carroll è l'ultimo capitolo di una campagna di ritorsioni condotta tramite il DOJ contro avversari e critici di Trump.

JC

James Comey
Ex direttore dell'FBI

Caso archiviato

LJ

Letitia James
Procuratrice Generale di New York

Caso archiviato

EC

E. Jean Carroll
Scrittrice · ultimo caso aperto

Indagine in corso

Il quadro

La pressione si è intensificata a settembre, quando Trump ha chiesto pubblicamente di incriminare diversi rivali. Comey e James furono incriminati in poche settimane, ma entrambi i casi sono stati archiviati da un giudice.

Fonte New York Times, 27 maggio 2026, sulla base di due fonti con conoscenza diretta della vicenda (in forma anonima, indagine in corso). Importi dei risarcimenti come accertati nei due processi civili di New York.

A disporre la nuova inchiesta è stato Andrew Boutros, procuratore federale per il distretto settentrionale dell'Illinois, nominato dallo stesso Trump. Todd Blanche, attuale Procuratore Generale facente funzione, si sarebbe ricusato perché in passato ha difeso Trump come avvocato, ma la supervisione dell'indagine resta affidata ad altri procuratori del dipartimento.

L'accusa parte di una campagna di ritorsioni


Secondo il New York Times, l'indagine su Carroll è l'ultimo capitolo di una campagna di ritorsioni che Trump sta conducendo attraverso il Dipartimento di Giustizia contro suoi avversari politici, critici e figure coinvolte nei procedimenti giudiziari a suo carico. Tra le persone finite sotto inchiesta ci sono anche l'ex direttore dell'FBI James Comey e la Procuratrice Generale di New York Letitia James.

La pressione si è intensificata a settembre, quando Trump ha chiesto pubblicamente all'allora Procuratrice Generale Pam Bondi di incriminare diversi suoi rivali. Nel giro di poche settimane, un procuratore appena nominato in Virginia aveva incriminato Comey e James. Entrambi i casi sono però stati archiviati da un giudice.

Resta al momento poco chiaro perché l'inchiesta su Carroll sia stata affidata a Boutros, che ha sede a Chicago, forse perché nella stessa città opera un'organizzazione non profit legata a Reid Hoffman, il cofondatore di LinkedIn e critico di Trump che aveva finanziato in parte la causa. All'epoca i legali del presidente avevano sostenuto che Carroll avesse nascosto quel sostegno economico, mettendone in dubbio la credibilità. I legali della scrittrice avevano replicato che il finanziamento non aveva alcuna rilevanza rispetto alle sue richieste.

I due verdetti contro Trump


Nel maggio 2023 una giuria federale di New York ha ritenuto Trump responsabile di aver aggredito sessualmente Carroll in un camerino del grande magazzino Bergdorf Goodman, a metà degli anni Novanta. La stessa giuria ha stabilito che il presidente l'aveva poi diffamata definendo il suo racconto una bufala e una menzogna. Il risarcimento da 5 milioni di dollari è stato confermato in appello nel dicembre 2024, quando un collegio di tre giudici del secondo circuito ha respinto all'unanimità la richiesta di un nuovo processo.

Il secondo risarcimento, da 83,3 milioni di dollari, è arrivato nel gennaio 2024 dopo un secondo processo a Manhattan. La somma comprendeva 65 milioni di dollari di danni punitivi, dopo che la giuria aveva accertato che Trump aveva agito con malizia. Anche questa sentenza è stata confermata all'unanimità in appello. I giudici hanno osservato che il presidente non aveva mai smesso di attaccare pubblicamente Carroll, esponendola a molestie e minacce di morte. Per ora Trump non ha versato alcun risarcimento, perché intende fare appello alla Corte Suprema.

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Porto Recanati, sul mercato a 2,5 milioni l'antica Abbazia di Santa Maria in Potenza


L’ex ospitale dei Crociferi diventa un’opportunità immobiliare: fari puntati sul recupero turistico-culturale del sito

È stata messa in vendita l’antica Abbazia di Santa Maria in Potenza, complesso monumentale di origine medievale situato nelle campagne di Porto Recanati, a breve distanza dal mare Adriatico e dall’area archeologica romana di Potentia. La commercializzazione dell’immobile è seguita dall’agenzia immobiliare Capponi Immobiliare, mentre l’annuncio è stato pubblicato sulla piattaforma Idealista.

La proprietà, appartenente agli eredi Volpini, rappresenta uno dei complessi storici più significativi del territorio costiero marchigiano. Fondata tra il 1160 e il 1202 dai monaci Crociferi, l’abbazia nacque come luogo di assistenza e accoglienza per i pellegrini diretti verso il Santuario di Loreto e gli itinerari della Terra Santa. Nel corso dei secoli il complesso ha mantenuto intatti diversi elementi architettonici originari, tra cui l’abside romanica, la loggetta a colonnine e l’antica cripta.

L’immobile è stato oggetto, negli anni, di interventi di recupero e conservazione che ne hanno consentito l’utilizzo come residenza privata, mantenendo al contempo il valore storico e architettonico della struttura. L’intero complesso si sviluppa su una superficie articolata in più edifici e ambienti accessori, con una consistenza complessiva che apre a diverse possibili destinazioni d’uso, sia residenziali sia ricettive e culturali.

La residenza principale si estende per circa 540 metri quadrati distribuiti su quattro livelli. A questa si affiancano una chiesa consacrata di circa 100 metri quadrati, un’abitazione indipendente di circa 110 metri quadrati, un garage di circa 100 metri quadrati e ampi spazi destinati in passato ad attività agricole e di deposito. Particolarmente rilevante la presenza di circa 2.500 metri quadrati di magazzini rurali, oggi potenzialmente riconvertibili in spazi multifunzionali, laboratori o ambienti dedicati all’ospitalità.

Completa la proprietà un parco privato di circa 25 mila metri quadrati, pianeggiante e caratterizzato dalla presenza di alberature secolari. L’area verde costituisce uno degli elementi distintivi del complesso, inserito in un contesto paesaggistico rurale ma al tempo stesso ben collegato alle principali infrastrutture viarie della costa marchigiana.

Secondo quanto riportato nell’annuncio immobiliare, la posizione viene considerata strategica anche sotto il profilo logistico: il complesso si trova infatti a circa cinque chilometri dal casello autostradale di Porto Recanati e in prossimità del nuovo svincolo attualmente in fase di realizzazione.

Negli ultimi anni l’abbazia è stata occasionalmente aperta al pubblico in occasione di visite guidate, iniziative culturali e manifestazioni artistiche organizzate in collaborazione con la proprietà. Un’attività che ha contribuito a mantenere viva l’attenzione sul valore storico del sito e sul suo legame con il territorio.

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Le intelligence europee in allarme: la Russia potrebbe attaccare la NATO entro un anno


La nuova stima dei servizi segreti europei sposta la finestra del possibile conflitto dal 2029 ai prossimi dodici mesi. Putin ha già ottenuto la copertura legale per intervenire all'estero.

I servizi di intelligence dei Paesi europei della NATO hanno rivisto in maniera netto le stime sul rischio di un confronto militare con la Russia. Fino a poche settimane fa, l'orizzonte più citato era la fine del decennio in corso, con il 2029 indicato come anno di riferimento dalla Germania e da alcuni Paesi scandinavi. Ora però, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, alti funzionari europei ritengono che Mosca possa cercare uno scontro militare con l'Alleanza Atlantica molto prima, persino già entro i prossimi 12 mesi.

Il segnale politico più rilevante arriva da Mosca, dove la Duma e il Consiglio della Federazione hanno appena approvato una norma che autorizza il presidente russo a impiegare le Forze Armate russe fuori dai confini nazionali per "proteggere i cittadini russi" sottoposti ad arresto, detenzione o procedimento penale all'estero. È uno schema già visto. Già il 1° marzo 2014 il Consiglio della Federazione concesse a Vladimir Putin il via libera all'uso delle truppe oltreconfine, offrendo una copertura legale all'occupazione della Crimea già avviata dai militari russi senza insegne, i cosiddetti "omini verdi". Nel febbraio 2022, una settimana prima dell'invasione su larga scala dell'Ucraina, la Duma chiese al presidente di riconoscere l'indipendenza delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk.

Sul campo di battaglia in Ucraina, però, la macchina militare russa è sempre più sotto pressione. Da febbraio 2026 l'avanzata russa si è praticamente fermata e in alcuni settori del fronte le forze di Mosca hanno persino perso terreno. L'intelligence occidentale stima perdite mensili per i russi intorno ai 35 mila soldati, più di quanti il Cremlino riesca a reclutare attraverso i contratti volontari. Le forze ucraine hanno conquistato un vantaggio crescente nella guerra dei droni e indebolito la tattica russa dell'infiltrazione. I velivoli a medio raggio ucraini sono ora in grado di colpire i sistemi della contraerea russa, aprendo così la strada ad attacchi in profondità contro raffinerie, infrastrutture petrolifere e impianti del complesso militare-industriale russo. Il 17 maggio, i droni russi hanno colpito Mosca e la regione circostante con il più grande attacco mai registrato dall'inizio dell'invasione.
L'orizzonte si è ristretto — FocusAmerica

NATO vs Russia · Allarme intelligence europea

L'orizzonte per un attacco si è ristretto: da fine decennio a 12 mesi


I servizi di intelligence europei accorciano drasticamente le stime sul rischio di scontro militare con Mosca. La Duma vara una nuova legge sull'uso delle truppe oltreconfine, mentre sul campo di battaglia in Ucraina l'esercito russo continua a logorarsi.

Fonti: Wall Street Journal, ISW, IISS, intelligence estone Situazione al 27 maggio 2026

Quanto è cambiato lo scenario

Stima precedente
2029
Fine decennio

Stima attuale
12 mesi
Entro maggio 2027

Alti funzionari europei al Wall Street Journal: Mosca potrebbe cercare uno scontro militare con la NATO molto prima del 2029, persino entro un anno.

Esplora l'analisi
1 La legge 2 Il fronte 3 Le voci 4 I segnali

Schema ricorrente

Il copione del Cremlino: 3 via libera della Duma in 12 anni


Ogni grande operazione militare russa all'estero è stata preceduta da un voto formale della Duma. La nuova legge di maggio 2026 segue lo stesso schema delle due precedenti.

1 marzo 2014
Primo via libera all'uso delle truppe oltreconfine
Il Consiglio della Federazione autorizza Putin a impiegare l'esercito all'estero. Copertura legale all'occupazione della Crimea, già in corso con i militari russi senza insegne, i cosiddetti 'omini verdi'.
↓ Annessione della Crimea in 3 settimane

Febbraio 2022
Riconoscimento delle Repubbliche separatiste del Donbass
La Duma chiede al presidente Vladimir Putin di riconoscere l'indipendenza di Donetsk e Lugansk. L'atto precede di una settimana l'invasione su larga scala dell'Ucraina.
↓ Invasione dell'Ucraina dopo 7 giorni

Maggio 2026 · ora
Truppe all'estero per "proteggere i cittadini russi"
Duma e Consiglio della Federazione autorizzano l'uso delle Forze Armate russe fuori dai confini del Paese in difesa di cittadini russi arrestati, detenuti o sotto procedimento penale all'estero.
→ Quale operazione seguirà?

Nei due casi precedenti, dalla approvazione della legge all'azione militare sono passate poche settimane. Lo scenario più temuto dalla NATO è oggi un'operazione militare russa limitata nei Paesi baltici, giustificata dalla necessità di proteggere la popolazione russofona.

La macchina militare russa si logora

In Ucraina l'avanzata russa si è fermata, ma il logoramento alimenta paradossalmente il rischio di escalation


L'esercito russo perde più uomini di quanti ne arruoli e ha smesso di avanzare in Ucraina. È proprio questo stallo, secondo gli analisti, a rendere oggi più probabile una nuova mobilitazione e una successiva apertura di un secondo fronte.

Da febbraio 2026
Fermo
L'avanzata russa si è praticamente arrestata; in alcuni settori Mosca ha persino perso terreno

Perdite stimate
35.000/mese
Soldati russi persi al fronte ogni mese, secondo l'intelligence occidentale

Riserva potenziale
2 mln
Uomini attivabili dal Ministero della Difesa russo secondo l'ISW

17 maggio 2026
Record
Il più grande attacco di droni russi mai registrato su Mosca dall'inizio della guerra

Reclutamento vs perdite mensili

Perdite al fronte

35.000

Nuovi contratti

< perdite

Il volontariato non basta più: secondo l'ISW e l'IISS, il modello attuale di reclutamento e finanziamento è vicino al punto di esaurimento.

Le valutazioni

Quattro diverse letture, una sola direzione


Cosa dicono diplomatici, analisti e comandanti militari sull'accelerazione del rischio. Le citazioni provenienti dal Wall Street Journal e da Reuters.

1

Michael McGrath
Commissario UE per Democrazia, Giustizia e Stato di diritto

Il loro obiettivo finale è distruggere l'Unione Europea. Non hanno alcuna intenzione di avere ai loro confini un blocco democratico grande, potente e unito.

2

Kaja Kallas
Alta Rappresentante UE per gli Affari Esteri

Se mobiliti solo per questa guerra, mandi il segnale che non la stai vincendo. Per questo serve un'escalation che giustifichi la mobilitazione. È un momento molto pericoloso.

3

Norbert Röttgen
Presidente Commissione Esteri del Bundestag

Putin agisce in modo irrazionale e potrebbe essere pronto all'escalation, nonostante i rischi enormi che comporterebbe estendere il conflitto.

4

Andriy Biletsky
Generale di brigata, comandante del Terzo Corpo d'Armata ucraino

I prossimi 6-9 mesi sono un punto di svolta: la mancanza di personale non permette più alla Russia di avanzare come faceva un anno fa.

Cronologia recente

I segnali che hanno fatto scattare l'allarme


Tre episodi nelle ultime settimane convergono nella stessa minacciosa direzione.

17 mag
2026

Il più grande attacco di droni russi su Mosca
Velivoli ucraini a medio raggio colpiscono la capitale russa e la regione circostante in quello che è il maggiore attacco mai registrato dall'inizio dell'invasione.
Capacità attacco ucraine

20 mag
2026

Evacuazione a Vilnius: droni dalla Bielorussia sull'UE
Presidente e premier lituani bengono portati in luoghi sicuri, ordine di evacuazione verso i rifugi per i residenti della città. Primo episodio del genere in un Paese UE-NATO dall'inizio dell'invasione russa su larga scala in Ucraina.
Confine NATO

Maggio
2026

Esercitazioni nucleari in Bielorussia
Sul territorio bielorusso si svolgono manovre che simulano l'impiego di armi nucleari, proprio mentre la Duma russa approva la norma sull'uso delle truppe oltreconfine.
Postura nucleare

Fonti Wall Street Journal, Reuters, Institute for the Study of War (ISW), International Institute for Strategic Studies (IISS), intelligence estone. Dichiarazioni di McGrath, Kallas, Röttgen e Biletsky raccolte tra gen-mag 2026.

Il rischio per i Baltici e la pressione sull'Europa


La crisi mediorientale aggiunge un ulteriore fattore di instabilità. Lo shock energetico legato al conflitto con l'Iran potrebbe garantire al Cremlino nuove entrate e alimentare tensioni politiche in Europa, rafforzando i movimenti nazionalisti contrari agli aiuti a Kyiv. In particolare in Francia, dove nel 2027 si voterà per le presidenziali, il Rassemblement National di Marine Le Pen ha preso le distanze da Putin, ma mantiene una linea euroscettica e resta favorito per la vittoria.

"La Russia considera l'Unione Europea come una minaccia per il suo sistema di governo, fondato sull'oppressione e sulla paura", ha dichiarato al Wall Street Journal Michael McGrath, Commissario Europeo per la Democrazia, la Giustizia e lo Stato di diritto. "Il loro obiettivo finale è distruggere l'Unione Europea. Non dobbiamo farci illusioni: non hanno alcuna intenzione di avere ai loro confini un blocco democratico grande, potente e unito". Per Benjamin Haddad, Ministro francese per gli Affari europei, Mosca punta a compromettere l'intera architettura di sicurezza del continente.

Lo scenario più temuto dalla NATO resta quello di un attacco nei Paesi baltici. Una piccola operazione di frontiera, giustificata dalla necessità di "proteggere" la popolazione russofona, darebbe a Mosca un pretesto operativo ambiguo, senza attivare necessariamente in modo automatico l'Articolo 5 del Trattato Atlantico. Il calcolo russo potrebbe poggiare anche sulla postura ambigua dell'Amministrazione Trump. Il 20 maggio, il presidente e la premier lituani sono stati portati in luoghi sicuri e i residenti di Vilnius hanno ricevuto un ordine di evacuazione verso i rifugi dopo un allarme aereo provocato da droni in arrivo dalla Bielorussia. È stato il primo episodio di questo tipo in un Paese dell'Unione Europea e della NATO dall'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina. Sul territorio bielorusso, intanto, si sono svolte esercitazioni che hanno simulato l'impiego di armi nucleari.

Norbert Röttgen, presidente della Commissione Esteri del Bundestag, riconosce che estendere il conflitto ai Paesi baltici per uscire dallo stallo ucraino comporterebbe per Mosca un rischio enorme. Ma aggiunge: "Nonostante i miei dubbi, dobbiamo tenere conto del fatto che Putin agisce in modo irrazionale e potrebbe essere pronto all'escalation".

La mobilitazione come possibile detonatore


La possibile escalation potrebbe essere legata anche alla necessità interna di una nuova mobilitazione. È la lettura offerta al Wall Street Journal da Kaja Kallas, Alta Rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri. "Se mobiliti solo per questa guerra, mandi il segnale che non la stai vincendo. Per questo serve un'escalation che giustifichi la mobilitazione, ed è un momento molto pericoloso", ha detto Kallas. "Nessuno può vedere cosa accade nella testa di Putin, ma questo potrebbe essere il suo calcolo per cambiare la traiettoria della guerra".

Diversi analisti convergono sull'ipotesi di una nuova chiamata alle armi. L'Institute for the Study of War (ISW), think tank americano, ha scritto a febbraio che i soldati a contratto non bastano più a compensare le perdite al fronte e che alcune leggi approvate alla fine del 2024 permettono ora potenzialmente al Ministero della Difesa di attivare una riserva di due milioni di uomini. A maggio, anche l'International Institute for Strategic Studies di Londra ha indicato che l'attuale modello di reclutamento e finanziamento è vicino al punto di esaurimento. Per Kaupo Rosin, direttore dell'intelligence estera estone, "dal punto di vista tecnico la mobilitazione è del tutto possibile: il sistema è stato messo a punto dopo i problemi della mobilitazione parziale dell'autunno 2022".

Dal fronte ucraino arriva una valutazione speculare. Il generale di brigata Andriy Biletsky, comandante del Terzo Corpo d'Armata, ha detto a Reuters che i prossimi sei-nove mesi rappresentano un "punto di svolta". L'esercito russo, secondo Biletsky, è ormai logorato e non è più in grado di ottenere sfondamenti significativi. "La mancanza di personale non gli permette più di avanzare come faceva un anno fa", ha spiegato il comandante. Anche l'ISW ha scritto a inizio settimana che le forze di Kyiv stanno "superando attivamente il carattere posizionale della guerra".

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Cuffie wired JBL e JVC: il ritorno del filo tra praticità, audio e zero pensieri


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Per anni le abbiamo considerate quasi superate, lasciate in fondo a un cassetto insieme a vecchi caricabatterie, adattatori e accessori dimenticati. Eppure le cuffie con filo stanno tornando a farsi spazio nella quotidianità, non per nostalgia, ma per una ragione molto più semplice: funzionano subito, non si scaricano e non hanno bisogno di pairing.

In un periodo in cui tutto sembra dover essere per forza wireless, il ritorno delle cuffie wired ha quasi il sapore di una piccola rivoluzione pratica. Basta collegarle allo smartphone, al computer, al tablet o alla console e sono già pronte. Niente batteria da controllare, niente connessione Bluetooth che salta, niente auricolare scarico proprio nel momento sbagliato.

Secondo i dati citati nel comunicato, dopo cinque anni di calo le vendite di cuffie con filo sono tornate a crescere nella seconda metà del 2025, con un aumento del 20% dei ricavi nelle prime settimane del 2026. Un segnale interessante, soprattutto perché conferma un cambio di percezione: il filo non è più visto solo come un limite, ma come una soluzione immediata, affidabile e spesso anche più conveniente.

In questo scenario si inseriscono le proposte wired di JBL e JVC, due marchi che puntano su modelli diversi per esigenze diverse. Ci sono cuffie on-ear pieghevoli per lavoro e studio, auricolari USB-C compatti per la vita di tutti i giorni, soluzioni sportive resistenti ad acqua e polvere e modelli con jack da 3,5 mm per chi cerca la massima semplicità.

Perché scegliere ancora le cuffie con filo


Il vantaggio principale delle cuffie con filo è la loro immediatezza. Non serve aprire l’app Bluetooth, non bisogna aspettare l’accoppiamento e non c’è il rischio di trovarsi senza batteria durante una call, una sessione di studio o un viaggio in treno. Sono accessori semplici, ma proprio per questo ancora molto attuali.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la stabilità. La connessione fisica elimina interruzioni, ritardi e problemi di compatibilità tipici di alcune soluzioni wireless economiche. Per chi passa spesso da musica a video, da riunioni online a gaming, questo può fare la differenza.

Le nuove cuffie wired USB-C rispondono anche a un’esigenza molto concreta: molti smartphone moderni non hanno più il jack audio da 3,5 mm. Il collegamento USB-C permette quindi di usare gli auricolari direttamente con dispositivi recenti, senza adattatori aggiuntivi. Allo stesso tempo, i modelli con jack restano una scelta valida per PC, console portatili, vecchi smartphone, lettori audio e dispositivi ancora dotati di ingresso analogico.

JBL Tune 520C: cuffie on-ear USB-C per uso quotidiano


Le JBL Tune 520C USB-C sono pensate per chi cerca cuffie on-ear leggere, pieghevoli e facili da portare sempre con sé. Il design compatto le rende adatte alla giornata tipo di chi lavora, studia, ascolta musica o passa spesso da un dispositivo all’altro.

Il cuore tecnico è rappresentato dai driver dinamici da 32 mm, abbinati al supporto all’audio ad alta risoluzione. La connessione USB-C consente l’utilizzo con PC, laptop, smartphone, tablet e console da gaming compatibili, rendendole una soluzione versatile per chi non vuole dipendere dalla batteria.

Molto utile anche il telecomando a tre tasti con microfono integrato, che permette di gestire musica, volume, chiamate e preimpostazioni EQ senza dover prendere in mano il dispositivo. Il cavo piatto anti-groviglio è un dettaglio semplice, ma importante nella vita reale, soprattutto per chi infila le cuffie nello zaino o nella borsa.

Le JBL Tune 520C sono disponibili su jblstore.it e presso i rivenditori autorizzati nei colori nero, blu, lilla e bianco, con prezzo consigliato di 59,99 euro.

JBL Tune 305C: auricolari USB-C compatti e convenienti


Le JBL Tune 305C USB-C sono auricolari con filo pensati per chi vuole una soluzione piccola, leggera e sempre pronta. Sono il classico accessorio da tenere in borsa, nello zaino o sulla scrivania, utile per ascoltare musica, guardare video, fare chiamate o partecipare a riunioni online.

I driver dinamici da 12,5 mm promettono un ascolto ricco e dettagliato, mentre il supporto all’audio ad alta risoluzione le rende interessanti anche per chi cerca qualcosa di più curato rispetto ai classici auricolari base. La connessione USB-C garantisce compatibilità con diversi dispositivi moderni, senza bisogno di adattatori.

Anche in questo caso troviamo un comando a tre tasti con microfono, utile per controllare musica, volume, chiamate e profili EQ. Il cavo piatto anti-groviglio aiuta a mantenere tutto più ordinato, un aspetto banale solo in apparenza, ma molto apprezzabile nell’uso quotidiano.

Le JBL Tune 305C sono disponibili nei colori nero, blu, bianco e rosso, al prezzo consigliato di 17,99 euro.

JBL Endurance Run 3C: auricolari wired per sport e allenamento


Per chi cerca auricolari con filo da usare durante l’attività fisica, le JBL Endurance Run 3C USB-C rappresentano la proposta più sportiva della gamma. Sono progettate per restare stabili anche durante l’allenamento, grazie al design FlipHook, che permette di indossarle sia in modo tradizionale sia con il cavo dietro l’orecchio.

La tecnologia TwistLock migliora la tenuta e il comfort, mentre la certificazione IP65 offre resistenza a polvere e acqua. Questo le rende adatte a sessioni in palestra, corsa, camminate veloci e allenamenti all’aperto, senza la preoccupazione di sudore o piccoli schizzi.

Dal punto di vista audio, le JBL Endurance Run 3C puntano sulla tecnologia JBL Pure Bass, pensata per offrire un suono energico e coinvolgente. Sono presenti anche audio certificato ad alta risoluzione, microfono integrato, comandi sul cavo e preimpostazioni EQ per adattare l’ascolto alle proprie preferenze.

Gli auricolari magnetici aiutano a tenerle in ordine quando non vengono utilizzate, evitando che il cavo finisca aggrovigliato. Le JBL Endurance Run 3C sono disponibili su jblstore.it al prezzo consigliato di 29,99 euro, nelle colorazioni nero, nero/giallo, blu, viola/turchese e bianco/arancione.

JVC HA-FR17UC: auricolari USB-C con DAC integrato


Le JVC HA-FR17UC sono auricolari USB-C di tipo bud, pensati per chi cerca una soluzione comoda, immediata e dal prezzo accessibile. La presenza del DAC integrato è uno degli elementi più interessanti, perché aiuta a ridurre il rumore e a migliorare la qualità audio durante l’ascolto.

I driver al neodimio da 10,7 mm puntano a offrire un suono chiaro, adatto a musica, podcast, video e chiamate. Il telecomando a tre pulsanti permette di gestire le funzioni principali, mentre lo switch dedicato al microfono rende più semplice passare dalla musica alle call.

Auricolari JVC HA-FR17UC: Recensione Completa e Dettagliata
Dopo aver testato approfonditamente gli auricolari JVC HA-FR17UC, posso affermare con certezza che si tratta di una scelta eccellente per chi ricerca una soluzione audio cablata di qualità superiore con connessione USB-C. Questi auricolari rappresentano la risposta ideale per professionisti, studenti e appassionati di gaming che necessitano di affidabilità, qualità
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La certificazione IPX2 aggiunge una protezione contro il sudore, rendendole adatte anche a giornate intense, spostamenti e utilizzo fuori casa. Non sono auricolari sportivi estremi, ma possono accompagnare senza problemi la routine quotidiana.

Le JVC HA-FR17UC sono disponibili sul sito ufficiale JVC e presso i principali rivenditori nelle colorazioni nero e bianco, con prezzo consigliato di 17,99 euro.

JVC HA-F17M: auricolari con jack da 3,5 mm semplici ed essenziali


Le JVC HA-F17M sono la proposta più essenziale e accessibile tra quelle citate. Utilizzano il classico jack da 3,5 mm e si rivolgono a chi cerca auricolari leggeri, colorati e immediati, senza troppe funzioni aggiuntive.

Il microfono e il telecomando a un pulsante integrati permettono di gestire chiamate e musica in modo semplice. Il cavo da 1 metro le rende pratiche da usare con smartphone compatibili, computer, console portatili e altri dispositivi dotati di ingresso audio tradizionale.

Anche qui troviamo la certificazione IPX2, utile per resistere al sudore e a piccoli schizzi. Il punto forte resta però il prezzo, perché le JVC HA-F17M sono pensate per chi vuole spendere poco senza rinunciare alla comodità di un paio di auricolari sempre pronti.

Le JVC HA-F17M sono disponibili nelle colorazioni nero, bianco, blu e rosa, con prezzo consigliato di 9,99 euro.

JVC HA-S33UC: cuffie on-ear USB-C per studio, lavoro e chiamate


Le JVC HA-S33UC sono cuffie on-ear USB-C dal design sottile e ripiegabile, pensate per un utilizzo quotidiano tra lavoro, studio, videochiamate e intrattenimento. I padiglioni morbidi puntano sul comfort durante l’ascolto, mentre la struttura pieghevole permette di trasportarle facilmente in borsa o nello zaino.

Il cavo monolaterale anti-groviglio è una scelta pratica, perché riduce l’ingombro e rende più semplice l’utilizzo alla scrivania o in mobilità. Il telecomando a tre pulsanti e lo switch dedicato al microfono sono particolarmente utili durante le chiamate, soprattutto per chi alterna spesso riunioni, video e musica.

Le JVC HA-S33UC sono disponibili nelle colorazioni bianco e nero, con prezzo consigliato di 29,99 euro.

JBL e JVC riportano il filo al centro della quotidianità


Le nuove proposte wired di JBL e JVC dimostrano che le cuffie con filo hanno ancora molto senso. Non vogliono sostituire completamente le soluzioni wireless, ma offrono un’alternativa concreta per chi cerca affidabilità, semplicità e prezzi spesso più accessibili.

Le JBL Tune 520C sono adatte a chi preferisce cuffie on-ear leggere e versatili, mentre le JBL Tune 305C puntano sulla compattezza e sul prezzo contenuto. Le JBL Endurance Run 3C si rivolgono invece a chi vuole auricolari sportivi stabili e resistenti.

Sul fronte JVC, le HA-FR17UC offrono una soluzione USB-C con DAC integrato, le HA-F17M restano la scelta più economica con jack da 3,5 mm, mentre le HA-S33UC sono pensate per chi cerca cuffie on-ear USB-C comode per studio, lavoro e chiamate.

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Italcanna all'Efttex di Barcellona


L’Eftta (European fishing tackle trade association) è un’associazione, attiva dal 1981, che rappresenta l’industria della pesca sportiva e ricreativa. È nata come potente cassa di risonanza per i produttori, i grossisti e i negozianti che desiderano dialogare con le istituzioni presso il Parlamento europeo. Ogni anno Eftta organizza l’Efttex (European Fishing Tackle Trade Exhibition) un evento che riunisce tutti i principali brand del mercato della pesca commerciale e sportiva. La rassegna è nata nel lontano 1982 e quest’anno sarà Barcellona la città ospitante. L’Efttex si svolgerà dal 10 al 12 giugno. E non poteva mancare Italcanna, storico marchio toscano che da sempre è garanzia di eccellenza, esportando le qualità del made in Italy in tutto il mondo. Italcanna sarà presente allo stand C61 dove esporrà tutte le ultime novità del 2026 e accoglierà i moltissimi appassionati che vorranno toccare con mano la qualità Italcanna.

italcanna.com

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Sony BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II: il cinema entra in casa con i nuovi TV True RGB


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Sony porta il concetto di home cinema a un livello ancora più ambizioso con i nuovi BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II, i primi televisori BRAVIA True RGB del brand. Due modelli pensati per chi cerca un’esperienza visiva più fedele, luminosa e coinvolgente, soprattutto nei salotti moderni dove la luce ambientale può spesso mettere in difficoltà anche i TV più evoluti.

Il messaggio scelto da Sony, “Cinema is Coming Home”, racconta bene la direzione presa dall’azienda. L’obiettivo non è soltanto offrire schermi più grandi o più luminosi, ma ricreare in casa una visione il più possibile vicina a quella pensata da registi, colorist e tecnici del suono. Per questo, accanto ai nuovi TV arriva anche BRAVIA Theatre Trio, un sistema audio wireless progettato per accompagnare i grandi schermi con un suono più ampio, preciso e immersivo.

Cosa cambia con la tecnologia True RGB


La novità più importante dei nuovi Sony BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II è la tecnologia RGB Backlight Master Drive Pro. A differenza dei tradizionali sistemi di retroilluminazione, questa soluzione utilizza LED rossi, verdi e blu controllati in modo indipendente. Il risultato è una gestione più precisa della luce e del colore, con una resa cromatica più ricca e naturale.

Secondo Sony, questa tecnologia permette ai nuovi TV BRAVIA True RGB di raggiungere il volume colore più ampio mai visto nella storia dei televisori del marchio. In termini pratici significa immagini più brillanti, colori più puri, maggiore profondità e una resa più convincente anche in ambienti luminosi. È un aspetto importante, perché molti utenti utilizzano il televisore in salotto durante il giorno, non sempre in una stanza buia e controllata come una sala cinema.

La tecnologia lavora anche per ridurre l’effetto blooming, cioè quell’alone luminoso che può comparire intorno agli oggetti chiari su sfondo scuro. In questo modo le scene più complesse, come quelle notturne o con forti contrasti, dovrebbero risultare più pulite e dettagliate.

BRAVIA 9 II: il modello flagship punta al grande formato


Il nuovo Sony BRAVIA 9 II rappresenta la proposta più avanzata della gamma. È il modello flagship e sarà disponibile anche in una versione da ben 115 pollici, pensata per chi vuole portare in casa un’esperienza davvero cinematografica. Non si tratta soltanto di dimensioni, ma di una combinazione tra grande formato, luminosità elevata, controllo della retroilluminazione e resa cromatica più accurata.

Sul BRAVIA 9 II Sony introduce anche RGB Triluminos Max e Luminance Booster Pro, due tecnologie pensate per migliorare la brillantezza, la gradazione e la precisione dei colori anche a livelli di luminosità più alti. Questo può fare la differenza soprattutto con contenuti HDR, film d’azione, documentari naturalistici e produzioni dove il colore ha un ruolo centrale nella resa finale.

Un altro elemento interessante è il nuovo trattamento Immersive Black Screen Pro, sviluppato per ridurre i riflessi e mantenere neri più profondi anche in ambienti luminosi. È una scelta molto concreta, perché nella visione quotidiana non sempre si guarda la TV al buio. Un pannello capace di gestire meglio la luce della stanza può rendere l’esperienza più piacevole senza dover modificare continuamente l’ambiente.

BRAVIA 7 II: tecnologia True RGB in più formati


Accanto al modello top di gamma arriva anche Sony BRAVIA 7 II, pensato per portare la tecnologia True RGB in una gamma di dimensioni più ampia. Il televisore sarà disponibile in tagli da 50 a 98 pollici, così da adattarsi meglio a stanze diverse, dal soggiorno classico fino agli spazi più grandi dedicati all’intrattenimento.

Anche BRAVIA 7 II utilizza LED rossi, verdi e blu controllati in modo indipendente e integra la tecnologia X-Wide Angle Pro, studiata per mantenere colori uniformi anche quando si guarda lo schermo da posizioni laterali. È un dettaglio utile per chi guarda film, serie o eventi sportivi in famiglia, perché non tutti sono sempre seduti perfettamente al centro del divano.

Sony punta quindi su una resa più stabile e omogenea, non solo su valori tecnici estremi. L’idea è offrire un’immagine d’impatto, ma anche più coerente nell’uso reale, quando la posizione di visione e la luminosità della stanza possono cambiare molto.

Immagine e audio ottimizzati per film e streaming


I nuovi BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II includono diverse funzioni pensate per migliorare la visione dei contenuti cinematografici. La modalità My Cinema ottimizza immagine e suono per i film, mentre Ambient Optimization adatta automaticamente la resa visiva e sonora alle condizioni della stanza e alla posizione di visione.

Non manca il supporto alle modalità Studio Calibrated per piattaforme come Netflix, Prime Video e SONY PICTURES CORE, con disponibilità variabile in base alla regione. L’obiettivo è mantenere una resa più vicina possibile all’intenzione originale dei creatori dei contenuti, evitando immagini troppo artificiali o eccessivamente elaborate.

Sul fronte dei formati, Sony conferma il supporto a Dolby Vision, Dolby Atmos, DTS e IMAX Enhanced. Si tratta di tecnologie ormai centrali per chi guarda film e serie in streaming con una buona qualità audio-video, soprattutto su schermi di grandi dimensioni.

BRAVIA Theatre Trio: il nuovo sistema audio per il cinema in salotto


La parte sonora viene affidata al nuovo BRAVIA Theatre Trio, un sistema home theatre wireless di fascia alta sviluppato per lavorare insieme ai grandi schermi Sony. Il sistema utilizza tre altoparlanti frontali, sinistro, destro e centrale, progettati per offrire un soundstage ampio, dialoghi più chiari e una maggiore sensazione di immersione.

Sony ha sviluppato BRAVIA Theatre Trio in collaborazione con Sony Pictures Entertainment, coinvolgendo tecnici del suono e professionisti della produzione cinematografica. Questa scelta rafforza l’idea di un prodotto pensato non solo per aumentare il volume, ma per ricreare meglio profondità, spazialità e posizionamento degli effetti sonori.

La tecnologia 360 Spatial Sound Mapping può generare fino a 24 altoparlanti fantasma, creando un campo sonoro più ampio rispetto alla disposizione fisica degli speaker. In pratica, il sistema prova a dare la sensazione che il suono arrivi da più punti della stanza, con un effetto più avvolgente durante film, serie e contenuti compatibili.

BRAVIA Theatre Trio supporta Dolby Atmos, DTS e IMAX Enhanced. Inoltre, può essere ampliato con subwoofer e altoparlanti posteriori opzionali, comprese configurazioni con doppio subwoofer. È quindi una soluzione che può partire in modo più compatto, ma crescere nel tempo in base allo spazio disponibile e alle esigenze dell’utente.

Direct Connect semplifica le configurazioni audio


Tra gli aggiornamenti annunciati da Sony c’è anche Direct Connect, una funzione che permette ai TV BRAVIA compatibili di collegarsi direttamente a subwoofer wireless e speaker posteriori wireless opzionali, senza dover necessariamente passare da una soundbar.

È una soluzione interessante per chi vuole migliorare bassi e surround senza creare un impianto troppo complesso. In questo modo il televisore può diventare il centro del sistema audio domestico, sfruttando i propri altoparlanti insieme a componenti wireless aggiuntivi.

Design, sostenibilità e accessibilità


Sony ha lavorato anche sul design dei nuovi televisori. I BRAVIA 9 II e BRAVIA 7 II presentano una cornice con texture ondulata e un supporto centrale traslucido, pensato per creare un effetto più leggero e integrarsi meglio negli ambienti domestici. L’idea è rendere il televisore parte dell’arredamento, non soltanto un grande schermo nero al centro della stanza.

Sul fronte della sostenibilità, Sony dichiara l’utilizzo di materiali riciclati per corpo, componenti interni e telecomando, incluso il materiale SORPLAS sviluppato dall’azienda. BRAVIA 9 II è inoltre il primo TV Sony a utilizzare plastica rinnovabile ottenuta da olio da cucina usato e altre materie prime rinnovabili, impiegata anche in componenti importanti come la scocca posteriore.

C’è attenzione anche all’accessibilità, con un nuovo telecomando progettato per essere più inclusivo. Il design punta a rendere alcune funzioni più riconoscibili al tatto e più semplici da utilizzare con la guida vocale.

Disponibilità dei nuovi Sony BRAVIA


I nuovi Sony BRAVIA 9 II, BRAVIA 7 II e BRAVIA Theatre Trio saranno disponibili per il preordine dal 27 maggio 2026 presso Sony e rivenditori autorizzati.

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Jill Biden pensò che Joe Biden avesse un ictus durante il dibattito del 2024


L'ex first lady ha raccontato alla CBS di essere stata terrorizzata dalla prestazione del marito nel confronto con Trump. Biden si ritirò dalla corsa un mese dopo.

Mentre guardava il marito in difficoltà sul palco del dibattito del giugno 2024, Jill Biden pensò che stesse avendo un ictus. Lo ha raccontato l'ex first lady in un'intervista alla CBS News, di cui è stato diffuso un estratto in vista della messa in onda completa di domenica.

"Ero terrorizzata, perché non avevo mai visto Joe in quel modo, né prima né dopo. Mai", ha dichiarato Jill Biden a "CBS News Sunday Morning". "Non so cosa sia successo. Mentre lo guardavo, ho pensato: oddio, sta avendo un ictus. E mi sono spaventata a morte."

Il 27 giugno 2024 milioni di telespettatori avevano assistito alla prestazione del presidente democratico, allora 81enne, nel suo unico confronto televisivo con Donald Trump. Biden era apparso confuso e assente, masticava le parole e si era impappinato su diversi temi mentre Trump lo incalzava su immigrazione e politica estera.

Biden ha spiegato in seguito di non essere stato bene quella sera. Nelle settimane precedenti il dibattito aveva compiuto viaggi consecutivi in Europa. Durante la preparazione a Camp David il suo staff aveva inserito dei riposi nel programma della giornata, ma nonostante questo il presidente, con la voce roca, aveva mormorato e vagato per tutta la durata del confronto. Subito dopo aveva attribuito la prestazione a un raffreddore, assicurando di non avere problemi di salute gravi.

La prestazione aveva scatenato richieste diffuse di ritiro dalla corsa. Biden si era infine ritirato un mese più tardi, a 107 giorni dal voto generale, appoggiando la sua vicepresidente Kamala Harris come candidata democratica. Era diventato il primo presidente in carica a rinunciare a una corsa presidenziale dai tempi di Lyndon B. Johnson, che si era fatto da parte nel marzo del 1968.

Nei minuti successivi al dibattito Jill Biden aveva confortato il marito e gli aveva detto di essere ancora pienamente al suo fianco. Raggiungendo i sostenitori, gli aveva detto: "Hai fatto un ottimo lavoro, hai risposto a tutte le domande, conoscevi tutti i fatti."

Nelle settimane seguenti la moglie e altri membri della famiglia, tra cui il figlio Hunter, lo avevano sostenuto e incoraggiato a continuare. Mentre Biden si stava riprendendo dal coronavirus a fine luglio, però, la moglie aveva iniziato a fargli capire che doveva prendere una decisione. Considerata una delle sue consigliere più influenti, Jill Biden è stata tra coloro che alla fine lo hanno spinto a ritirarsi.

Come first lady aveva avuto un ruolo protettivo nei confronti del marito e si era guadagnata la reputazione di chi indica senza giri di parole quando ritiene che i consiglieri abbiano commesso un errore. L'intervista completa con Rita Braver di "CBS News Sunday Morning" andrà in onda domenica. La settimana prossima Jill Biden pubblica "View from the East Wing", un libro di memorie sui suoi anni alla Casa Bianca, che secondo l'editore Simon & Schuster porta i lettori dietro le quinte anche dell'improvvisa fine della corsa alla rielezione del marito.

Dopo l'abbandono di Biden, Kamala Harris era diventata la candidata democratica ma non era riuscita a battere Trump. Il Partito democratico ha pubblicato un rapporto di quasi 200 pagine sulle cause della sconfitta, che si è però rivelato incompleto e privo di conclusioni definitive. In modo notabile, l'analisi non affronta la questione dell'età di Biden al momento della ricandidatura. Oggi 83enne, l'ex presidente nel 2025 ha ricevuto la diagnosi di una forma aggressiva di cancro alla prostata con metastasi ossee.

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+Europa, Hallissey: "Occupazione pacifica della sede del partito, congresso anticipato"


Protesta a Roma per chiedere il ripristino delle regole. Alle 13 la conferenza stampa

Il presidente di +Europa Matteo Hallissey ha annunciato l’occupazione pacifica della sede nazionale del partito, in Via Nazionale 172 a Roma, insieme al deputato Benedetto Della Vedova e ad altri dirigenti e iscritti della formazione politica. L’iniziativa, spiegano i promotori, nasce dalla richiesta di un immediato ripristino della “legalità statutaria” interna e dalla convocazione anticipata di un congresso del partito.

“Abbiamo deciso di occupare pacificamente la sede del Partito in Via Nazionale 172”, ha dichiarato Hallissey in una nota diffusa nella mattinata, denunciando quella che definisce una “sistematica violazione dello Statuto e della legalità interna”. Secondo il presidente di +Europa, il partito starebbe attraversando una fase di forte tensione politica e organizzativa, con un progressivo deterioramento delle dinamiche democratiche interne.

Al centro della contestazione vi sarebbero, secondo Hallissey e i dirigenti che hanno aderito all’iniziativa, il rinvio dell’Assemblea per l’elezione del presidente dell’organismo assembleare, la mancata approvazione del bilancio del partito e il mancato avvio del percorso congressuale. Questioni che, a loro giudizio, starebbero compromettendo il regolare funzionamento della struttura politica.

Nel comunicato diffuso dagli occupanti, viene sottolineato come la protesta sia stata concepita in forma “pacifica” e finalizzata a sollecitare un confronto politico interno. “+Europa deve uscire da questa dinamica”, afferma Hallissey, parlando di una “deriva profondamente preoccupante” per una forza politica nata “con l’ambizione di difendere e rafforzare lo Stato di diritto e la democrazia, in Italia e in Europa”.

L’occupazione della sede di Via Nazionale 172 dovrebbe proseguire nelle prossime ore. È stata inoltre annunciata una conferenza stampa prevista per oggi alle ore 13, durante la quale i promotori dell’iniziativa illustreranno nel dettaglio le ragioni della protesta e le richieste avanzate alla dirigenza del partito.

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Maxi-sequestro da 200 milioni, trovato il tesoro di Matteo Messina Denaro


Scovato dalla Guardia di Finanza il bottino della droga all'estero: tre arresti tra paradisi fiscali e riciclaggio

Un patrimonio milionario costruito nel corso di decenni attraverso il traffico internazionale di droga, società offshore e investimenti all’estero. È questo il quadro emerso dall’imponente operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo che ha portato alla scoperta e al sequestro di beni riconducibili al boss mafioso Matteo Messina Denaro per un valore complessivo stimato in circa 200 milioni di euro.

L’inchiesta, condotta dai finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Palermo, rappresenta uno dei più significativi colpi inferti ai patrimoni economici riconducibili all’ex superlatitante di Castelvetrano, deceduto il 25 settembre 2023 nel carcere de L’Aquila, dove stava scontando diversi ergastoli dopo l’arresto avvenuto il 16 gennaio dello stesso anno.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il patrimonio sarebbe il risultato del reimpiego di ingenti capitali provenienti principalmente dal traffico di sostanze stupefacenti gestito sin dagli anni Ottanta dal clan dei Messina Denaro e dagli interessi economici di Cosa nostra trapanese. Gli investigatori avrebbero ricostruito una fitta rete di operazioni finanziarie internazionali finalizzate a occultare l’origine illecita dei fondi attraverso società schermo e investimenti distribuiti in diversi Paesi.

L’operazione ha assunto una dimensione transnazionale. Attività investigative e sequestri sono stati eseguiti contemporaneamente in numerosi Stati e territori esteri, tra cui Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna, con particolare riferimento alle località di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banus. Gli accertamenti avrebbero consentito di individuare immobili, disponibilità finanziarie, quote societarie e altri beni patrimoniali riconducibili direttamente o indirettamente alla rete economica del boss.

Su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, tre persone sono state arrestate con accuse che, a vario titolo, riguarderebbero il concorso nelle attività di riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Gli investigatori ritengono che gli indagati abbiano avuto un ruolo determinante nella gestione e nella protezione del patrimonio accumulato negli anni dall’organizzazione mafiosa.

L’inchiesta punta a fare piena luce sui canali finanziari utilizzati dal sistema economico riconducibile a Messina Denaro e sui collegamenti tra ambienti criminali, imprenditoriali e finanziari internazionali. Gli inquirenti evidenziano come il boss trapanese, oltre a essere considerato uno degli ultimi grandi capi di Cosa nostra, fosse anche il centro di un sofisticato sistema economico capace di muovere capitali enormi attraverso paradisi fiscali e strumenti societari difficilmente tracciabili.

La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha convocato una conferenza stampa alla presenza del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, nel corso della quale saranno illustrati ulteriori dettagli dell’operazione e gli sviluppi investigativi ancora in corso.

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HONOR Robot Phone protagonista a Cannes: nuove frontiere per l’imaging mobile AI


HONOR ha portato il Robot Phone alla China Night del Festival di Cannes mostrando nuove evoluzioni per l’imaging mobile AI, tra fotografia smart, innovazione tecnologica e visione del futuro mobile
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HONOR ha presentato alla recente edizione del Festival di Cannes oggi il futuro dell’imaging mobile. Si tratta del rivoluzionario Honor Robot Phone, esibito durante la China Night del 79° Festival di Cannes, durante la quale l'aziendaha anche formalizzato la data di lancio, prevista per il terzo trimestre di quest’anno.

COSORI TwinFry Compact: nuove friggitrici ad aria Dual Blaze
COSORI amplia la sua gamma kitchen con TwinFry Compact, una nuova linea di friggitrici ad aria Dual Blaze pensata per garantire cottura uniforme, praticità quotidiana e maggiore versatilità in cucina
TechpertuttiGuglielmo Sbano


In qualità di unico imaging partner ufficiale della China Night del Festival di Cannes di quest’anno, la presentazione di HONOR Robot Phone ha segnato una nuova tappa nella missione del brand di democratizzare l’imaging di livello professionale, offrendo a una nuova generazione di creator strumenti inediti per raccontare le proprie storie. Gli ospiti dell’evento hanno potuto sperimentare in prima persona come l’AI incarnata di HONOR Robot Phone possa aprire nuovi orizzonti per l’espressione visiva. Il dispositivo innovativo ha ricevuto il plauso di registi, attori e celebrity di fama mondiale per la sua capacità di realizzare complesse riprese in movimento stabilizzate, grazie a un form factor così compatto e intelligente.
Il dispositivo innovativo ha ricevuto il plauso di registi, attori e celebrity di fama mondialeIl dispositivo innovativo ha ricevuto il plauso di registi, attori e celebrity di fama mondiale
In particolare, il prossimo HONOR Robot Phone integrerà i primi risultati della collaborazione tecnica strategica tra Honor e Arri, azienda di fama mondiale specializzata nella progettazione e produzione di tecnologie professionali per la ripresa cinematografica.

Oggi gli smartphone consumer sono già diventati strumenti importanti nel filmmaking professionale, utilizzati in produzioni cinematografiche di grande rilievo in tutto il mondo. Per questo crediamo sia arrivato il momento di avvicinare ulteriormente questi due universi. Per la prima volta, elementi chiave dell’ARRI Image Science vengono integrati direttamente in un dispositivo consumer”, ha dichiarato David Bermbach di ARRI.


Unendo le avanzate capacità di imaging mobile di Honor con l’eredità di Arri nella definizione della qualità dell’immagine cinematografica, la collaborazione riflette un’ambizione condivisa: sbloccare nuove possibilità creative ed estendere gli standard cinematografici dell’espressione visiva dal mondo delle produzioni di alto livello alla nuova generazione di content creator.

Amazon Kindle Scribe: arrivano nuovi modelli e il primo e-reader a colori
Amazon espande la gamma Kindle Scribe con nuovi dispositivi e presenta il primo modello a colori. Tra lettura digitale, scrittura e produttività, la linea Kindle evolve con nuove funzionalità e display più avanzati
TechpertuttiGuglielmo Sbano


La China Night del 79° Festival di Cannes, intitolata “From Tradition to Tomorrow”, riunisce artisti e innovatori per esplorare il futuro del cinema.

In qualità di nostro primo imaging partner, la tecnologia di imaging AI di Honor può portare una vera estetica cinematografica nell’imaging mobile, consentendo ai creator di raccontare storie autentiche con nuovi strumenti professionali.


I partecipanti all'evento hanno potuto interagire con le funzionalità rivoluzionarie di Honor Robot Phone, osservando il suo sistema gimbal 4DoF ultra-compatto offrire un controllo del movimento di livello robotico. I presenti hanno potuto, inoltre, osservare funzioni quali AI Object Tracking e AI SpinShot siano in grado di seguire in modo intelligente i soggetti ed eseguire movimenti rotazionali fluidi, semplificando riprese complesse che normalmente richiedono grandi troupe cinematografiche e attrezzature dedicate.

Con il Robot Phone, Honor non si limita a mostrare un semplice concept tecnologico, ma anticipa una possibile evoluzione dell’imaging mobile guidata dall’intelligenza artificiale. La presenza alla China Night del Festival di Cannes rafforza anche il legame sempre più stretto tra innovazione, creatività e contenuti digitali, in un momento in cui smartphone e AI stanno ridefinendo il modo di raccontare immagini e storie. Più che un esercizio di stile, il Robot Phone rappresenta una visione concreta di come la fotografia mobile potrebbe diventare nei prossimi anni sempre più intelligente, adattiva e orientata all’esperienza creativa degli utenti.


COSORI presenta TwinFry Compact: le nuove friggitrici ad aria Dual Blaze per una cottura uniforme, veloce e senza olio


Le friggitrici ad aria rappresentano uno dei segmenti in più rapida crescita nel mercato europeo dei piccoli elettrodomestici da cucina, complice la crescente ricerca da parte dei consumatori di soluzioni pratiche e salutari per la preparazione dei pasti. Secondo Grand View Research, il mercato europeo delle friggitrici ad aria ha raggiunto circa 365,7 milioni di dollari già nel 2023, e si prevede una crescita media annua costante di circa il 7,9% fino al 2030. Questo trend riflette un cambiamento più ampio delle abitudini alimentari: infatti, secondo un’indagine condotta in 18 mercati europei, il 51% dei consumatori desidera adottare un’alimentazione più sana.

MOVA V70 Ultra Complete: premiato con Red Dot Award 2026
MOVA V70 Ultra Complete arriva sul mercato con un sistema senza sacchetto, mocio estensibile e un design innovativo che gli è valso il prestigioso Red Dot Award 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano


È su questi presupposti che Cosori ha presentato la serie Twinfry Compact, una nuova generazione di friggitrici ad aria a doppio cestello. Grazie alla tecnologia Dual Blaze di Cosori l’elettrodomestico utilizza quattro elementi riscaldanti indipendenti che diffondono il calore dall’alto e dal basso, favorendo una cottura uniforme degli alimenti su tutti i lati senza la necessità di girarli durante la cottura. Il divisore rimovibile dona versatilità alla friggitrice, consentendo di passare facilmente da due zone di cottura indipendenti a un unico grande cestello per preparazioni abbondanti: una soluzione ideale per coppie, appassionati di cucina o chiunque ami preparare diverse pietanze contemporaneamente, riducendo tempistiche e sforzo. Rispetto al precedente modello la Twinfry Compact è circa il 16% più piccola, proponendo così un design salvaspazio, senza rinunciare alla versatilità del doppio cestello. Inoltre, le superfici di cottura con rivestimento ceramico prive di PFAS facilitano la pulizia e garantiscono al contempo maggior tranquillità alle persone più attente alla salute.
Il modello 6in1, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey è disponibile su AmazonIl modello 6in1, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey è disponibile su Amazon

La tecnologia Dual Blaze


Elemento distintivo della serie Twinfry Compact è la tecnologia Dual Blaze, che integra elementi riscaldanti superiori e inferiori per una distribuzione più uniforme del calore all’interno del cestello. Il sistema a quattro elementi consente di cuocere gli alimenti in modo omogeneo su tutti i lati, garantendo risultati più uniformi ed eliminando la necessità di scuotere o girare gli ingredienti a metà cottura. Al tempo stesso, assicura il brand, esso migliora doratura e croccantezza su un’ampia varietà di preparazioni.

Assenza di PFAS


La friggitrice è dotata di cestelli e teglie con rivestimento ceramico privo di PFAS, pensati per offrire una superficie di cottura resistente e adatta anche alle alte temperature. La ceramica rappresenta un’alternativa più sicura ai tradizionali rivestimenti antiaderenti, e al tempo stesso semplifica la preparazione dei cibi e la pulizia quotidiana (gli accessori sono lavabili in lavastoviglie). Una scelta che consente di cucinare ogni giorno con maggiore serenità e fiducia nei materiali utilizzati.

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La flessibilità della cottura


Che si tratti di una cena veloce o di un pranzo completo, la Twinfry Compact è progettata per adattarsi ad ogni occasione. Il suo sistema a cestello flessibile consente di passare facilmente da due zone di cottura indipendenti a un unico ampio spazio. In particolare, con il divisore inserito l’elettrodomestico funziona con due cestelli da 4,3Lt ciascuno, permettendo di preparare piatti diversi contemporaneamente. Rimuovendo il divisore si ottiene invece un’unica area di cottura ideale per preparazioni più abbondanti.

Disponibilità


La serie di friggitrice Colori sarà disponibile in due versioni: il modello 5in1 (frigge ad aria, cuoce al forno, arrostisce, riscalda e griglia), nella variante black gold, al prezzo di 189,99 euro. Il modello 6in1 invece, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey, è già disponibile su Amazon. Entrambe le versioni condividono la tecnologia di cottura Dual Blaze, il design flessibile dei cestelli e i materiali ceramici privi di PFAS.


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Gli Stati Uniti rimettono le sanzioni su Francesca Albanese


Il Tesoro ha reinserito la relatrice ONU per i territori palestinesi tra i sanzionati a una settimana dalla rimozione, dopo un'ordinanza della corte d'appello

Gli Stati Uniti hanno reinserito Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, nella lista delle persone sanzionate, appena una settimana dopo averla rimossa. Una nota pubblicata mercoledì 27 maggio sul sito del Dipartimento del Tesoro americano segnala che l'ufficio per il controllo dei beni stranieri, l'Office of Foreign Assets Control, ha aggiunto di nuovo il suo nome all'elenco dei Specially Designated Nationals.

L'inserimento in questa lista congela i beni che Albanese possiede negli Stati Uniti e vieta a cittadini e aziende americane di avere rapporti d'affari con lei. La misura le impedisce inoltre di usare carte di credito e di effettuare molte operazioni bancarie, e le proibisce di entrare nel territorio statunitense. Era stata tolta dall'elenco il 20 maggio.

Il dietrofront segue un'ordinanza emessa venerdì da una corte d'appello federale. Un collegio di tre giudici della Corte d'appello per il distretto di Columbia ha disposto una sospensione amministrativa della decisione che aveva bloccato le sanzioni, consentendo al governo di tornare ad applicare la designazione di Albanese come cittadina straniera sanzionata. L'ordinanza precisa che la sospensione ha carattere puramente procedurale e "non deve essere interpretata in alcun modo come una pronuncia nel merito" della richiesta dell'amministrazione.

Le sanzioni risalgono al luglio 2025, quando l'amministrazione del presidente Donald Trump le impose per la prima volta. Il segretario di Stato Marco Rubio accusò Albanese di condurre una "guerra politica ed economica" contro gli Stati Uniti e Israele, e di portare avanti "attività faziose e malevole".

Al centro delle accuse c'è la raccomandazione, formulata da Albanese, che la Corte penale internazionale emettesse mandati di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex ministro della Difesa Yoav Gallant. La Corte lo fece nel novembre 2024. L'amministrazione le ha contestato anche di aver inviato lettere a decine di imprese e organizzazioni, comprese aziende americane, sollecitando indagini e procedimenti giudiziari nei loro confronti.

Nel febbraio 2026 i familiari di Albanese hanno presentato un ricorso in suo favore, sostenendo che le sanzioni le avevano stravolto la vita fino a impedirle di accedere al proprio conto bancario. Il marito, Massimiliano Calì, ha agito in tribunale anche a nome della figlia, cittadina americana. Il 13 maggio il giudice federale Richard Leon ha dato ragione alla famiglia e ha concesso un'ingiunzione temporanea contro le sanzioni, ritenendo che l'amministrazione avesse violato il diritto alla libertà di parola garantito dal Primo emendamento. Leon ha scritto che Albanese non può essere ritenuta responsabile delle decisioni della Corte penale internazionale: "È incontestabile che le sue raccomandazioni non hanno alcun effetto vincolante sulle azioni della Corte. Non sono altro che la sua opinione".

A seguito di quella sentenza il Tesoro aveva rimosso Albanese dall'elenco. L'amministrazione ha però fatto ricorso e ha annunciato che l'avrebbe reinserita appena possibile, cosa avvenuta con l'ordinanza della corte d'appello.

Albanese, cittadina italiana, ha legami stretti con gli Stati Uniti: la figlia è cittadina americana e la famiglia mantiene una residenza nel Paese. Da relatrice speciale del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha più volte criticato il trattamento riservato da Israele ai palestinesi e ha sostenuto che a Gaza sia in corso un genocidio. Respinge le accuse di antisemitismo, mosse anche da Israele.

Il caso di Albanese non è isolato. Dall'inizio del suo secondo mandato, il presidente avrebbe sanzionato nove giudici della Corte penale internazionale, oltre ad alcuni procuratori, coinvolti in indagini su presunti abusi commessi da forze statunitensi e israeliane.

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Tra botox e distacco emotivo: il nuovo volto della perfezione sociale


Dalla corsa alla pelle senza segni al rifiuto dell’espressività: come gli standard estetici stanno ridisegnando identità e relazioni sociali

When I see your face, there’s not a thing that I would change cantava Bruno Mars nel 2010. Da allora sembra passata un’eternità perchè in quindici anni il mondo dell’estetica ha portato allo stremo i suoi standard.
Da qualche anno in particolare hanno iniziato a spopolare due pratiche impensabili fino a qualche anno fa; il baby botox ed il lobotomy chic.
Queste due pratiche estetiche, una invasiva e l’altra no, sono solo l’espressione di una tossica società contemporanea.

Il botox praticato da anni ormai non solo dalle stelle del cinema e della musica, più avanti con l’età, è iniziato ad essere bramato anche dalla generazione under 35, è così spopolato il baby botox ovvero, delle micro dosi di tossina botulinica iniettate nelle zone interessate che, non inibisce del tutto i fasci muscolari ma li intorpidisce, attenuando l’espressività e di conseguenza le linee d’espressione.
Si trova poi il lobotomy chic, non una vera e propria pratica estetica, ma un modo di affrontare l'invecchiamento che asseconda anche gli effetti del botulino; la pratica consiste nel distacco emotivo a livello espressivo arrivando a dimostrare quasi indifferenza e contrapponendosi in maniera netta all’energia performativa che si è sempre vista sui red carpet, mandando così un messaggio al pubblico: Non c’è bisogno che io vi piaccia esteriormente o che mi apprezziate perchè il mio lavoro parlerà per me.

Per quanto questa lettura possa essere vera ed emancipatoria veicolando anche un forte messaggio di contenuto di un’opera invece di dare importanza solo ai performer (detto chiaramente, sono come dei frigoriferi, per quanto belli fuori l’importante è ciò che sta all’interno) la paura è che sia solo un’analisi perbenista della situazione.

Le cose per chi ancora sfoglia riviste patinate e guarda reality show sono chiare già da un pezzo e sia sono aggravate con l’avvento dell’IA; pelli perfette, sopracciglia perfettamente identiche, labbra piene e zigomi alti, nessuna imperfezione, qui nasce la sfumatura tossica di una società che propina modelli e standard impossibili da seguire senza una seduta dal chirurgo plastico, ormai, salvato nella rubrica tra i contatti d’emergenza.

Sempre più ragazze appena diciottenni iniziano con qualche ritocco tra labbra e naso, e si potrebbe scrivere un’enciclica su quanto possa essere deleterio rifarsi il naso, cambiandosi i connotati, se non per ragioni di salute, unite a skincare da dodici passaggi obbligatori mattina e sera; il tutto per non invecchiare, per essere perfette per arrivare a settant'anni come Kris Jenner o a quarantacinque come Kim Kardashian senza accorgersi che loro, non sono la normalità ma l’estremizzazione della gioventù, diventata anche ridicola per quanto, è da riconoscere, siano donne di successo.

Ma che vita sono disposte a fare le ragazze, in particolare, sono veramente disposte a non ridere più ad una battuta stupida fatta davanti ad una birra al bar, solo per rimanere belle per sempre, senza nessuna ruga!

E’ veramente questo il compromesso che si sta accettando nella società contemporanea?
Perchè se la risposta è si, forse le battute al bar non fanno più ridere e una vita senza risate non ha senso di esistere.

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Nuovi attacchi americani in Iran, Teheran risponde colpendo una base statunitense


Gli Stati Uniti hanno abbattuto quattro droni iraniani e colpito una base nel sud dell'Iran, Teheran ha risposto contro una base americana. Sono gli scontri più gravi dal cessate il fuoco.

Gli Stati Uniti hanno abbattuto quattro droni iraniani e colpito una base a terra nel sud dell'Iran nella notte tra mercoledì 27 e giovedì 28 maggio, e Teheran ha risposto prendendo di mira una base americana. Sono gli scontri più gravi dall'inizio del cessate il fuoco dell'8 aprile e rimettono in dubbio le possibilità di un accordo che chiuda una guerra ormai vicina ai tre mesi.

Un responsabile americano, che ha parlato sotto anonimato, ha spiegato che i quattro droni d'attacco erano stati lanciati dall'Iran sopra lo stretto di Hormuz e rappresentavano una minaccia per le forze statunitensi nella regione e per il poco traffico commerciale ancora in transito. Secondo il Wall Street Journal, a intercettarli sono stati caccia F/A-18, F-16 e F-35, dopodiché gli F/A-18 hanno colpito la stazione di controllo a terra a Bandar Abbas prima che potesse lanciare un quinto drone. Non ci sono state vittime. Il responsabile ha definito le azioni "misurate, puramente difensive e pensate per mantenere il cessate il fuoco". L'operazione, la seconda di questo tipo in pochi giorni, è stata riportata per prima da Reuters.

I Guardiani della rivoluzione islamica hanno annunciato giovedì di aver colpito la base americana da cui erano partiti gli attacchi, senza precisare dove si trovasse né come fosse stata raggiunta. Hanno avvertito che la loro risposta a eventuali nuovi attacchi statunitensi sarà "più decisa".

L'esercito del Kuwait ha fatto sapere giovedì mattina di essere impegnato a intercettare droni e missili ostili, invitando i residenti a mettersi al riparo, senza indicare l'origine o l'entità dell'attacco. Gli Stati Uniti hanno cinque basi militari nel Paese. I media iraniani avevano riferito in precedenza di tre esplosioni a est di Bandar Abbas, principale porto iraniano nel Golfo Persico, nelle prime ore di giovedì.

La guerra è cominciata il 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran. In risposta Teheran ha di fatto chiuso lo stretto di Hormuz, da cui prima del conflitto transitava circa un quinto del petrolio consumato nel mondo, facendo oscillare i mercati finanziari. Le forze iraniane hanno esploso colpi di avvertimento contro quattro navi che tentavano di attraversare lo stretto, ha riferito giovedì la televisione di Stato, senza fornire dettagli sul tipo di imbarcazioni né sulla loro nazionalità. Dall'inizio della guerra i morti tra le forze statunitensi sono stati 13.

Il presidente Trump, in una riunione di gabinetto mercoledì, ha detto che non accetterà un accordo "scadente" e ha minacciato nuovi attacchi, ribadendo di avere il massimo potere negoziale e di non sentirsi sotto pressione. Le sue parole contrastavano con le dichiarazioni di funzionari dell'amministrazione che nel fine settimana avevano descritto un'intesa "al 95 per cento". "Lo facciamo da qualche mese. Il Vietnam è durato 19 anni, la Corea otto, l'Afghanistan molti anni", ha detto. L'Iran, ha aggiunto, "negozia sui fumi" e ha sbagliato a pensare di poterlo logorare in vista delle elezioni di metà mandato. "Non m'importa delle elezioni di metà mandato", ha dichiarato.

Trump ha detto di ritenere che l'Iran stia "cominciando a darci le cose che deve darci" e che, in caso contrario, il segretario alla Difesa Pete Hegseth "li finirà". Ha anche aumentato la pressione sugli alleati arabi del Golfo, sostenendo che potrebbe rifiutare un accordo con l'Iran se Arabia Saudita, Qatar e Kuwait non aderiranno agli Accordi di Abramo, l'intesa raggiunta nel suo primo mandato per normalizzare i rapporti tra Israele e alcuni avversari della regione.

Il presidente ha rivolto una minaccia esplicita all'Oman, alleato degli Stati Uniti, perché non concluda con l'Iran un'intesa per condividere il controllo dello stretto di Hormuz. "L'Oman si comporterà come tutti gli altri, oppure dovremo farli saltare in aria", ha detto, salvo aggiungere poco dopo che non credeva si sarebbe arrivati a tanto e che "andrà tutto bene". "Lo stretto sarà aperto a tutti. Nessuno lo controllerà. Lo sorveglieremo noi", ha affermato.

Il Dipartimento del Tesoro ha aggiunto mercoledì alla lista delle sanzioni l'Autorità iraniana dello stretto del Golfo Persico, l'organismo che Teheran ha creato la scorsa settimana per gestire il passaggio nello stretto e riscuotere pedaggi dalle navi. Il Tesoro ha descritto l'autorità come un tentativo di estorsione e ha avvertito che chiunque collabori con essa rischia di violare le sanzioni.

Le trattative tra Iran e Stati Uniti restano laboriose. L'Iran ha affermato di stare definendo un accordo quadro in 14 punti che dà priorità alla fine della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano, ma la Casa Bianca ha definito quel progetto "una totale invenzione". Secondo la televisione iraniana, l'intesa in discussione prevede l'impegno americano a togliere il blocco ai porti iraniani in cambio della ripresa del traffico commerciale nello stretto. Teheran chiede inoltre lo sblocco di 24 miliardi di dollari di beni congelati all'estero, con la metà disponibile già all'annuncio del protocollo. Resta aperto il nodo nucleare: gli Stati Uniti chiedono la distruzione dello stock di uranio altamente arricchito, mentre l'Iran nega di voler costruire la bomba atomica. "La diplomazia è sempre la prima opzione", ha detto il segretario di Stato Marco Rubio.

I nuovi scontri hanno fatto salire il prezzo del petrolio e scendere le Borse. Il barile di Brent, riferimento internazionale, è cresciuto di quasi il 4 per cento attorno ai 96 dollari, mentre il West Texas Intermediate, riferimento statunitense, è salito del 4 per cento a circa 92 dollari. Le Borse asiatiche hanno registrato cali generalizzati, con Seul in flessione di quasi il 5 per cento. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina è di 4,46 dollari al gallone ed è aumentato del 50 per cento dall'inizio della guerra.

La tensione resta alta anche in Libano, dove i combattimenti continuano nonostante un cessate il fuoco in vigore dal 17 aprile. L'esercito israeliano ha annunciato giovedì di aver colpito obiettivi del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah a Tyr, nel sud del Paese, dopo aver dichiarato "zona di combattimento" tutto il territorio a sud del fiume Zahrani, a una quarantina di chilometri dal confine. Israele ha riferito di aver colpito oltre 150 obiettivi legati a Hezbollah nell'arco di un giorno. L'Iran vuole che qualsiasi accordo copra anche il Libano, il che complica gli sforzi diplomatici.

La guerra resta profondamente impopolare negli Stati Uniti. Un sondaggio del Washington Post, ABC News e Ipsos ha rilevato livelli di approvazione bassi quanto quelli toccati nei momenti di maggiore mortalità delle guerre in Vietnam e in Iraq, mentre il gradimento complessivo del presidente è ai minimi del suo secondo mandato, soprattutto per la gestione dell'economia.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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Gaza, miliardi annunciati ma la ricostruzione resta bloccata


Fondi mai arrivati sul campo: nessun cantiere aperto nella Striscia devastata dalla guerra

A quattro mesi dall’annuncio del fondo internazionale destinato alla ricostruzione della Striscia di Gaza, gli aiuti promessi dalla comunità internazionale risultano ancora fermi e nessun programma strutturato di ricostruzione sarebbe stato avviato sul territorio. È quanto emerge da un rapporto pubblicato dal Financial Times, secondo cui i finanziamenti destinati alla fase post-bellica non avrebbero ancora raggiunto concretamente la popolazione civile né le infrastrutture devastate dal conflitto.

Secondo il quotidiano britannico, il fondo coordinato dalla Banca Mondiale e istituito nell’ambito dell’iniziativa denominata “Board of Peace”, promossa durante la presidenza di Donald Trump, non avrebbe ricevuto donazioni operative nonostante gli impegni annunciati nei mesi scorsi da diversi Paesi e organismi internazionali.

Il rapporto riferisce che, a oggi, nessun contratto per opere di ricostruzione sarebbe stato assegnato e nessun cantiere sarebbe stato aperto nella Striscia. La situazione riguarda una vasta gamma di interventi considerati prioritari, tra cui il ripristino delle reti idriche ed elettriche, la ricostruzione di abitazioni, ospedali, scuole e infrastrutture pubbliche gravemente danneggiate durante le operazioni militari.

Secondo le informazioni riportate dal Financial Times, gli Stati membri coinvolti nel programma avrebbero promesso circa 7 miliardi di dollari complessivi, mentre ulteriori 10 miliardi sarebbero stati annunciati dall’amministrazione Trump come parte del sostegno internazionale alla fase post-bellica. Tuttavia, tali somme non si sarebbero ancora tradotte in finanziamenti effettivamente disponibili sul campo.

Tra i progetti citati dal quotidiano figura anche un programma da 100 milioni di dollari promosso dagli Emirati Arabi Uniti per la formazione di una forza di polizia locale a Gaza. Secondo il rapporto, anche questa iniziativa sarebbe attualmente sospesa e priva di attuazione operativa.

Il contributo del Marocco, sarebbe invece destinato prevalentemente al finanziamento di uffici amministrativi e stipendi, senza un coinvolgimento diretto nei lavori di ricostruzione delle aree distrutte della Striscia.

Nel frattempo, la situazione umanitaria a Gaza continua a peggiorare. Organizzazioni internazionali e agenzie umanitarie denunciano da mesi condizioni estremamente critiche per la popolazione civile, segnata dalla distruzione diffusa degli edifici residenziali, dalla carenza di beni essenziali e dagli spostamenti forzati interni di centinaia di migliaia di persone.

Il rapporto del Financial Times evidenzia inoltre come, nonostante gli annunci politici e le promesse economiche formulate nel corso dei vertici internazionali, la macchina della ricostruzione rimanga sostanzialmente paralizzata. Al momento, conclude il quotidiano, nessun dollaro statunitense sarebbe stato impiegato direttamente per la ricostruzione materiale della Striscia di Gaza.

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La commedia della politica è solo all’inizio


Banca d’Italia potrebbe costringere Rasero a lasciare il municipio in anticipo. E intanto Fratelli d’Italia (sempre a favore del doppio ruolo per il sindaco-banchiere) piazza un uomo nel consiglio d’indirizzo della Fondazione
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Qualcuno pensava che, ricalcando le celebri parole evangeliche di Giovanni, ad Asti tutto fosse ormai compiuto sotto il cielo della politica e della finanza. La realtà ci dice che non è affatto così. L’ascesa alla presidenza della Banca di Asti da parte di Maurizio Rasero non rappresenta il sipario che cala sulla scena, bensì il primo atto di una commedia ancora tutta da scrivere.

In questi giorni frenetici, il neo-eletto al vertice dell’istituto di credito non ha perso tempo: ha incontrato i sindacati, ha dialogato con le fondazioni piemontesi, ha ascoltato industriali, commercianti e artigiani. Soprattutto, ha fatto le valigie per Roma, dove ha avuto un faccia a faccia con i piani alti di Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia.

Nel frattempo, l’ultimo consiglio d’amministrazione della banca astigiana ha portato avanti la cosiddetta procedura Fit & Proper, quell’austero protocollo europeo recepito dalle nostre autorità che serve a valutare le competenze, la rettitudine morale e l’onorabilità di chi siede nelle stanze dei bottoni.

Superato il primo vaglio da parte della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, che ha formalizzato le designazioni, si è passati alla fase dell’autocertificazione, in cui i diretti interessati devono mettere nero su bianco di possedere tutti i requisiti necessari.

Un uomo, due poltrone

Il vero scoglio ha la forma di due poltrone decisamente ingombranti, occupate contemporaneamente dallo stesso uomo: quella di primo cittadino e quella di numero uno della banca. Un doppio ruolo che è rimbalzato fino in Parlamento, dove alcuni membri delle opposizioni hanno depositato un’interrogazione e una richiesta di informativa urgente rivolta al ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.

L’obiettivo è spingere il titolare del ministero a riferire su quelle che i firmatari non esitano a definire come pesanti anomalie capaci di scuotere le fondamenta della Fondazione CrAsti e l’intera governance dell’istituto di credito.

Messo alle strette dal fuoco incrociato, Rasero potrebbe trovarsi costretto a compiere un passo indietro da uno dei due prestigiosi incarichi. Quale scegliere? Se guardiamo al portafoglio, la differenza è minima: lo stipendio da sindaco si aggira sui 125 mila euro lordi all’anno, mentre quello da presidente d’istituto tocca i 130 mila, bonus esclusi. A fare la vera differenza è il fattore tempo: l’esperienza da inquilino del municipio scadrà la prossima primavera, mentre il mandato nel mondo del credito è appena all’inizio.

La decisione, insomma, appare quasi scontata. Meno scontati sono i tempi della vigilanza bancaria, che si muove secondo i propri ritmi felpati e che, con ogni probabilità, chiederà chiarimenti formali. Questo balletto burocratico potrebbe far slittare qualsiasi verdetto definitivo almeno fino alla fine dell’anno, aprendo la strada a diversi scenari amministrativi.

La legge parla chiaro: un Comune viene commissariato solo se la guida della giunta decade prima dell’ultimo anno di mandato, un’ipotesi che ad Asti è ormai scongiurata. Diventa quindi remota la prospettiva di un voto anticipato causato da dimissioni immediate. È assai più realistico ipotizzare che si arriverà alla naturale scadenza della consiliatura, con Rasero saldamente ancorato alla guida della banca e la vicesindaca Stefania Morra promossa a reggente del municipio fino alle elezioni primaverili.

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Primo sondaggio: il centrodestra resiste

Ma cosa accadrà quando si apriranno le urne? A svelare gli umori della città ci pensa un sondaggio Winpoll, condotto a inizio maggio su un campione di 900 persone. I dati, non ancora resi pubblici ma visionati in anteprima da L’Unica, mostrano un centrodestra ancora saldamente in vantaggio con il 53 per cento delle preferenze, grazie a una coalizione trainata dalle liste civiche raseriane e completata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.

Proprio in questo perimetro si giocherà la partita per il nuovo sindaco. I membri di Forza Italia, che non hanno difeso l’elezione bancaria di Rasero con particolare foga, sembrano guardare con maggiore interesse alla fascia tricolore di Alessandria piuttosto che a quella astigiana.

Sul fronte civico, i riflettori sono puntati su Andrea Fea, stimato commercialista molto vicino all’ex sindaco, anche se i pretendenti non mancano. La Lega, rimasta sorniona e defilata durante i recenti scossoni, potrebbe calare l’asso con Andrea Giaccone, attuale deputato che potrebbe decidere di non ricandidarsi a Roma per tentare l’avventura locale.

I Fratelli d’Italia, che hanno sostenuto l’operazione bancaria fin dal primo momento, escono decisamente rafforzati. Il deputato Marcello Coppo ha ribadito che avere un sindaco al vertice dell’istituto di credito rappresenta una garanzia assoluta per lo sviluppo locale. Un appoggio ha già fruttato un dividendo politico: l’ingresso nel consiglio d’indirizzo della Fondazione CrAsti, come membro cooptato, di Pier Cesare Mora, professionista della comunicazione e addetto stampa in Regione dell’assessore Federico Riboldi. Con queste premesse, salgono le quotazioni di Renato Berzano, consigliere comunale con un passato da assessore al bilancio nella prima giunta Rasero, transitato da poco tra le fila del partito di Giorgia Meloni.

Lo scenario con il centrosinistra vincente

Se invece le urne dovessero premiare il centrosinistra, lo scenario cambierebbe radicalmente. Michele Miravalle resta l’uomo di punta per guidare la coalizione progressista, ma in caso di vittoria si troverebbe a governare con le armi parzialmente spuntate.

Il prossimo 21 giugno si voterà infatti per la presidenza della Provincia, carica lasciata libera dallo stesso Rasero a fine aprile. Poiché la legge Delrio prevede che per l’ente provinciale esprimano il voto solo i consiglieri e i sindaci, con un meccanismo ponderato in cui il peso elettorale del capoluogo schiaccia quello dei piccoli centri – il voto di Asti vale 1.060 contro il misero 29 di un micro-comune – chi comanda in città ipoteca anche la Provincia.

I candidati alla successione sono due esponenti di centrodestra: il leghista Simone Nosenzo, sindaco di Nizza Monferrato, e Davide Migliasso, sindaco di San Damiano e vicino ai meloniani.

Un eventuale sindaco targato Partito Democratico si troverebbe quindi a dover coabitare con un presidente provinciale di segno opposto. Lo scacchiere del potere locale si arricchisce di un ulteriore dettaglio: nella riunione del consiglio d’indirizzo della Fondazione CrAsti dello scorso 21 maggio, l’organismo ha deliberato di prolungare il proprio mandato – e di conseguenza quello del presidente Livio Negro – dal 2028 al 2030.

Una mossa che ha fatto saltare sulla sedia le minoranze, ma che è pienamente legittimata da un accordo firmato lo scorso anno tra il Ministero dell’Economia e l’ente stesso, passato allora quasi inosservato. Con la Provincia e la Fondazione saldamente nelle mani del centrodestra, a un’eventuale giunta di sinistra resterebbero, oltre alla gestione ordinaria della città, le nomine nelle società partecipate come ASP (trasporto pubblico, acqua, cimiteri e raccolta rifiuti) e GAIA (smaltimento rifiuti e discarica).

Alla luce di tutto questo attivismo politico e finanziario, il dubbio è evidente: assisteremo a una più democratica e bilanciata distribuzione delle sfere d’influenza cittadine o saremo di fronte alla definitiva blindatura del vecchio sistema di potere? La risposta, prima ancora dei posteri, la daranno i prossimi verdetti elettorali.

Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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Com’è difficile far ridere a Genova


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In una città come Genova, dove il mugugno è un tratto identitario e la vita notturna è spesso percepita come statica, portare una forma d’arte giovane e dirompente come la stand-up comedy è una scommessa ambiziosa. Ad accoglierla è stato un collettivo di giovani under 40 del territorio genovese (e non solo), Li Evito Male, che da quattro anni hanno colonizzato la scena cittadina, uno spettacolo – anzi un open mic, un microfono aperto – alla volta.

Noemi Sanfilippo, membro del consiglio direttivo del collettivo Li Evito Male, ha raccontato a L’Unica come questa realtà stia provando a scardinare i ritmi di una città complessa. «È stata una sfida fin dall’inizio», ha spiegato Sanfilippo, sottolineando le difficoltà logistiche dell’impresa. «Genova è una città difficile in cui fare esibizioni all’aperto, anche d’estate... Un po’ di mugugno e di problemi a organizzare ci sono, i permessi costano molto e quindi poi non diventa sostenibile». Eppure, l’esigenza di portare qualcosa di diverso era troppo forte per essere frenata.

Le origini

Tutto è nato dalla necessità di colmare un vuoto. Come ha raccontato Sanfilippo, «il progetto è nato dall’incontro tra Francesco Solari e Jimmy Alpaca [nome d’arte di Dimitri La Rosa, ndr] che si sono conosciuti a un corso e si sono trovati a non avere tanti posti in cui andare a provare i pezzi perché a Genova ce n’erano pochi». Da qui, l’idea di creare uno spazio proprio per dare voce a una nuova generazione. «Hanno detto: potremmo cominciare a organizzare noi così da avere un po’ più di spazio e dare spazio anche ad altri emergenti per provare, fare schifo eventualmente e migliorare, sperimentare».
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Il primo appuntamento ufficiale risale al marzo del 2022, e da allora il collettivo è cresciuto, accogliendo nuovi membri e strutturandosi. Oggi il direttivo è composto da Noemi Sanfilippo, Andrea Bruzzone e Francesco Solari, con il supporto operativo costante di Jimmy Alpaca. Ma tra i nomi dei comici che tutte le settimane si esibiscono ci sono moltissimi altri artisti, tra i veterani (Carlo Poggi, Lorenzo Bozzi, Roberto Gentile, Chiara Benzi, Matteo Dagnino, Marina Talamonti) e chi è alle prime armi.

Il successo a teatro e il bando regionale

Uno dei momenti di svolta è stato il recente approdo nei grandi spazi cittadini, reso possibile dalla vittoria di un bando della Regione Liguria. «Il 13 marzo scorso abbiamo fatto la nostra prima data ufficiale a teatro nell’ambito del progetto “Stand-up di periferia” che abbiamo realizzato dopo aver vinto il bando di Regione». Il risultato è stato sorprendente per la scena locale: «Siamo andati sold out. Abbiamo portato 450 persone in sala ed è stato davvero molto emozionante, anche perché noi in questi anni abbiamo cercato di costruire una piccola comunità».

Questo progetto non si è limitato agli spettacoli, ma ha puntato dritto sulla formazione gratuita per i giovani. «Abbiamo organizzato da una parte degli eventi grandi e poi degli open mic dedicati ai ragazzi che si sono iscritti ai corsi di scrittura con noi. Abbiamo attivato anche tre giorni di workshop con professionisti come Paul Genovese (Paolo Guria), Pietro Casella e Serena Bongiovanni». L’obiettivo era abbattere le barriere economiche che spesso ostacolano chi vuole avvicinarsi all’arte. «Tanti di noi hanno speso tanti soldi per formarsi, volevamo dare una possibilità ai giovani di fare un percorso formativo di qualità gratuitamente».

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Un’arte democratica

In un contesto economico difficile, Li Evito Male ha fatto una scelta di campo precisa: mantenere l’accessibilità totale. «Ci sono poche cose in città per i giovani e quasi niente è gratuito», ha osservato Sanfilippo. «E siccome il tempo non è dei migliori crediamo che sia importante che invece l’arte riesca a essere in qualche modo accessibile». La filosofia del collettivo è quella di creare un ambiente dove il pubblico non debba fare sacrifici per partecipare. «Ci piace l’idea che alle nostre serate uno possa venire senza per forza dover rinunciare a qualcosa. Venire lì, godersi una bella serata spensierata tra amici, farsi due risate e via così. Vedere che si cresce insieme, sia sul palco che fuori dal palco, è proprio bello. Abbiamo la nostra fanbase che ci segue sempre, i nostri affezionati».

Oltre il mugugno

Portare un linguaggio nuovo come quello della stand-up a Genova ha richiesto tempo e pazienza. «All’inizio era difficile perché non c’era proprio tanto la cultura del linguaggio della stand-up in città e il pubblico si è dovuto abituare anche al ritmo della serata». Gli open mic, per loro natura imprevedibili, sono stati la palestra per questo processo. «C’è un po’ di tutto: la persona che prova per la prima volta o una persona che sono cent’anni che lo fa. Ma magari poi c’è quello di media esperienza, come posso essere io, che prova il pezzo scritto dieci minuti prima e comunque non va».

Nonostante i momenti difficili, oggi il collettivo gestisce circa dieci serate al mese, espandendosi in tutta la Liguria, da Sanremo ad Albenga.
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Genova sulla mappa della comicità nazionale

Il lavoro del collettivo ha iniziato ad attirare l’attenzione di grandi nomi e di comici da tutta Italia. Noemi racconta con orgoglio che «ci sono tante richieste da parte di artisti che vogliono venire a provare da tutta Italia, anche da Roma, persino dalla Sardegna e – ha aggiunto, citando il collega Solari – finalmente Genova è sulla mappa». Sul palco de Li Evito Male sono passati sia big come Antonio Ornano, sia comici emergenti, in un mix che è diventato il marchio di fabbrica del gruppo. «Ci piace proporre e dare spazio anche a comici emergenti, il nostro format solitamente è dare spazio a tre comici emergenti affiancati da tre professionisti».

Le ambizioni del collettivo non si fermano qui. Nell’autunno del 2025 è stato lanciato il canale YouTube ufficiale per dare visibilità digitale ai comici. «L’idea è sempre quella: dare spazio a tutti, liberamente e gratuitamente. Abbiamo fatto questo investimento e per il momento sta andando bene».

Li Evito Male
Li Evito Male è la stand-up che nasce dal basso: dal 2022 portiamo serate a Genova e in giro per l’Italia, dando palco ai comici emergenti. Il nostro simbolo è il palombaro: si parte dal fondo e si risale in scena, in una Genova che ribolle. 🪸✨ 📍 Iscriviti al canale per non perderti i nostri nuovi video 🎤 Sei un* comic* e vuoi esibirti? Scrivi a: lievitomale21@gmail.com
YouTube


E per l’estate 2026? «L’idea è quella di riproporre un piccolo tour per l’Italia, come già avevamo fatto nell’estate del 2025: a metà luglio partiremo», ha annunciato Sanfilippo, ricordando con ironia l’esperienza dell’anno scorso tra Emilia-Romagna e Marche. «È stato super divertente, a tratti tragicomico, ma è stata un’esperienza importante per il gruppo».

L’invito è chiaramente quello a rimanere sintonizzati. «Dal futuro de Li Evito Male bisogna aspettarsi tante belle novità». Quel che è certo è che l’impegno messo in campo sta dando i suoi frutti. «Ci teniamo tantissimo all’aspetto relazionale. La gratificazione più grande? Vedere che l’impegno e il buon cuore che ci mettiamo venga riconosciuto».

Per restare informati sui prossimi eventi di Li Evito Male potete consultare le pagine Instagram o Facebook del collettivo.

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La rassegna stampa di giovedì 28 maggio 2026


Gli Stati Uniti colpiscono di nuovo l'Iran mentre Trump dice di non avere fretta sull'accordo, in Texas Paxton travolge Cornyn rafforzando la presa del presidente sul partito e il dipartimento di Giustizia indaga sull'accusatrice Carroll

Questa è la rassegna stampa di giovedì 28 maggio 2026

Gli Stati Uniti colpiscono di nuovo l'Iran vicino allo Stretto di Hormuz


Le forze statunitensi hanno abbattuto quattro droni iraniani diretti verso una nave commerciale nello Stretto di Hormuz e hanno colpito una stazione di controllo a terra a Bandar Abbas, nel secondo scontro in 48 ore mentre Washington e Teheran negoziano la fine della guerra. Il presidente Trump ha detto di non avere fretta di chiudere un accordo e di non sentirsi sotto pressione politica o economica, accusando l'Iran di voler temporeggiare in vista delle elezioni di metà mandato. Sono state imposte nuove sanzioni per impedire a Teheran di trarre profitto dal transito delle navi nello Stretto.

Fonti: Axios, BBC, Bloomberg

In Texas Ken Paxton travolge Cornyn nelle primarie repubblicane per il Senato


Il procuratore generale del Texas Ken Paxton, sostenuto da Donald Trump, ha sconfitto di circa 28 punti il senatore uscente John Cornyn nel ballottaggio delle primarie repubblicane, un risultato storicamente negativo per un parlamentare in carica. La vittoria conferma la presa di Trump sul partito e prepara una sfida di novembre contro il democratico James Talarico, che ha riacceso le speranze dei democratici in Texas. I leader repubblicani al Senato si sono affrettati a ricucire i rapporti con Paxton, consapevoli dei costi elevati della corsa.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, Axios

Il dipartimento di Giustizia apre un'indagine penale su E. Jean Carroll, l'accusatrice di Trump


Il dipartimento di Giustizia ha aperto un'inchiesta penale su E. Jean Carroll, la scrittrice che aveva accusato il presidente di violenza sessuale e ottenuto ragione in un processo civile, per stabilire se abbia mentito sotto giuramento in una deposizione del 2022. Secondo i media, gli inquirenti esaminano le sue dichiarazioni sul sostegno finanziario ricevuto per le cause legali. L'iniziativa rientra in una più ampia campagna del dipartimento contro i bersagli considerati nemici dal presidente.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, The Guardian

Il governatore Newsom vuole tassare al 100% i fondi del programma da 1,8 miliardi di dollari di Trump


Il governatore della California Gavin Newsom punta a vanificare il fondo da 1,8 miliardi di dollari istituito dal dipartimento di Giustizia per risarcire i presunti bersagli della strumentalizzazione giudiziaria, imponendo una tassa del 100% su ogni somma ricevuta dai residenti dello Stato. Non è chiaro chi rientri tra i beneficiari del fondo, che secondo i critici potrebbe finanziare anche i rivoltosi del 6 gennaio. La mossa segna un nuovo fronte di scontro tra la California e l'Amministrazione federale.

Fonti: The Guardian, Bloomberg

Jill Biden: durante il dibattito del 2024 pensai che il marito stesse avendo un ictus


In un'intervista alla CBS in onda domenica, l'ex first lady Jill Biden ha raccontato di essere stata spaventata dalla performance di Joe Biden nel dibattito del 2024 contro Donald Trump, al punto da temere che il marito stesse avendo un ictus. "Non avevo mai visto Joe così, né prima né dopo", ha dichiarato. Le parole riportano l'attenzione sulle condizioni di salute dell'ex presidente nella fase finale di quella campagna.

Fonti: BBC, New York Times, The Guardian

Washington, sale a due morti e nove dispersi il bilancio del crollo di un serbatoio industriale


Il bilancio del cedimento di un serbatoio in una cartiera di Longview, nello Stato di Washington, è salito a due morti e nove dispersi dati per deceduti, dopo che una delle persone ricoverate è morta in ospedale. Le autorità hanno detto che non c'è più speranza di trovare altri sopravvissuti. Secondo il governatore potrebbe trattarsi del più grave incidente industriale nella storia dello Stato.

Fonti: Wall Street Journal, BBC, The Guardian

Un tribunale ordina al capo delle dogane di riferire sul rimborso dei dazi dichiarati illegali


La Corte del commercio internazionale ha convocato a sorpresa il responsabile delle dogane statunitensi per chiarire come l'Amministrazione intenda restituire i 166 miliardi di dollari incassati con dazi giudicati illegali. La richiesta segnala una nuova preoccupazione dei giudici sui ritardi nei rimborsi. È l'ultimo capitolo del contenzioso sulle tariffe commerciali imposte dalla Casa Bianca.

Fonti: New York Times

I titoli dei semiconduttori verso i maggiori guadagni dall'era delle dot-com grazie all'intelligenza artificiale


L'indice Philadelphia Semiconductor è avviato a chiudere il 2026 con un rialzo del 75%, trainato dalla corsa agli investimenti delle grandi aziende tecnologiche nei data center per l'intelligenza artificiale. Sarebbe il miglior risultato dai tempi della bolla delle dot-com. Parallelamente i colossi del settore stanno ampliando gli investimenti nella filiera dei chip in Asia per far fronte all'esplosione della domanda di capacità di calcolo.

Fonti: Financial Times, Semafor

L'FBI arresta un ex funzionario della CIA: in casa 40 milioni di dollari in lingotti d'oro


L'FBI ha arrestato un ex alto funzionario con autorizzazione di sicurezza di massimo livello, David Rush, trovando nella sua abitazione in Virginia circa 40 milioni di dollari in lingotti d'oro, 2 milioni in contanti e decine di orologi di lusso. Secondo gli atti giudiziari l'uomo avrebbe anche finto di essere stato un pilota della Marina. Le accuse e l'origine del patrimonio sono al centro dell'inchiesta.

Fonti: New York Times, BBC, Fox News

Un ingegnere di Google accusato di insider trading sulla piattaforma Polymarket


I procuratori federali hanno incriminato un ingegnere informatico di Google per aver usato informazioni riservate dell'azienda per scommettere sulla piattaforma di previsioni Polymarket, accumulando oltre 1,2 milioni di dollari. Secondo l'accusa avrebbe puntato, sotto lo pseudonimo "AlphaRaccoon", su quali sarebbero state le persone più cercate online nel 2025. È uno dei primi casi di applicazione delle norme sull'insider trading ai mercati predittivi.

Fonti: Financial Times, Wall Street Journal, BBC

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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La NASA sta preparando la costruzione di una base lunare


Prima invierà i droni per mapparne ogni centimetro.
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In breve:


La NASA sta preparando le prime attività di una futura base lunare: vuole mandare sulla Luna dei droni — il programma si chiama "MoonFall." Arriveranno prima di Artemis IV, missione con astronauti prevista non prima del 2028. I droni mapperanno il terreno con una precisione al centimetro (le foto attuali hanno una precisione al metro). Cercheranno ghiaccio d’acqua nelle zone in ombra vicino ai poli e analizzeranno possibili siti di atterraggio. A fine missione potranno restare sul posto come punti di riferimento o primi nodi di comunicazione.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

NASA takes steps toward building Moon Base, including discussing a “perimeter”
We also obviously want to be very mindful of the Outer Space Treaty.”
Ars TechnicaEric Berger

Riassunto completo:


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XREAL presenta a01, la versione più economica dei suoi smart glasses con display


299 dollari, a luglio, per ora negli Stati Uniti.
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In breve:


XREAL ha presentato a01, smart glasses con display pensati per abbassare il prezzo d’ingresso della gamma. Costano 299 dollari negli Stati Uniti, contro i 449 dollari degli XREAL 1S, e arrivano a luglio. Non sono autonomi: si collegano a smartphone, console portatili o altri dispositivi e mostrano davanti agli occhi uno schermo virtuale. Hanno display HDR10 da 1.600 nit, oscuramento elettrocromatico, peso di 62 grammi e montatura frontale intercambiabile. Il limite principale è il campo visivo da 50 gradi, più stretto rispetto ai modelli superiori.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

XREAL launches much more affordable ‘a01’ AR glasses, coming soon to the US for $299
XREAL is spinning off a sub-brand, “XBX,” which will launch more affordable AR glasses starting with the $299 a01, coming…
9to5GoogleBen Schoon

Riassunto completo:


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Drew Houston lascerà la carica di CEO di Dropbox dopo 19 anni


Lancerà un suo progetto AI.
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In breve:


Drew Houston lascerà la guida operativa di Dropbox dopo 19 anni, una delle startup più notevolevi uscite da Y Combinator. Per una fase sarà co-CEO insieme ad Ashraf Alkarmi, oggi responsabile prodotto, che poi diventerà unico amministratore delegato. Houston resterà presidente esecutivo e vuole avviare un nuovo progetto legato all’IA. Dropbox ha oltre 18 milioni di utenti paganti, ma la crescita si è quasi fermata: nel 2025 i ricavi sono leggermente calati e la società vale poco più di 6 miliardi di dollari, circa metà del valore al debutto in Borsa del 2018. Dropbox punta su una nuova funzione AI di nome "Dash" per cercare e organizzare file e contenuti sparsi tra più app — secondo gli analisti potrebbe riportare in alto l'azienda.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Dropbox CEO Drew Houston to step down after 19 years at helm of cloud storage pioneer
Dropbox CEO Drew Houston, who started the cloud storage company when he was 24, plans to step down and assume the role of executive chairman.
CNBCJonathan Vanian

Riassunto completo:


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La base lunare della NASA, gli smart glasses di XREAL, il CEO di Dropbox abbandona


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon giovedì,
oggi parleremo di un nuovo importante passo nella corsa alla Luna; vedremo i nuovi smart glasses con display di XREAL; parleremo del CEO di Dropbox che abbandona dopo diciannove anni; e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Le news di oggi, selezionate a mano.

La NASA sta preparando la costruzione di una base lunare


Spazio
La NASA sta preparando le prime attività di una futura base lunare: vuole mandare sulla Luna dei droni — il programma si chiama "MoonFall." Arriveranno prima di Artemis IV, missione con astronauti prevista non prima del 2028. I droni mapperanno il terreno con una precisione al centimetro (le foto attuali hanno una precisione di un metro). Cercheranno ghiaccio d’acqua nelle zone in ombra vicino ai poli e analizzeranno possibili siti di atterraggio. A fine missione potranno restare sul posto come punti di riferimento o primi nodi di comunicazione.
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Fonte: Ars Technica
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XREAL presenta a01, la versione più economica dei suoi smart glasses con display


Tecnologia
XREAL ha presentato a01, smart glasses con display pensati per abbassare il prezzo d’ingresso della gamma. Costano 299 dollari negli Stati Uniti, contro i 449 dollari degli XREAL 1S, e arrivano a luglio. Non sono autonomi: si collegano a smartphone, console portatili o altri dispositivi e mostrano davanti agli occhi uno schermo virtuale. Hanno display HDR10 da 1.600 nit, oscuramento elettrocromatico, peso di 62 grammi e montatura frontale intercambiabile. Il limite principale è il campo visivo da 50 gradi, più stretto rispetto ai modelli superiori.
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Fonte: 9to5Google
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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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Drew Houston lascerà la carica di CEO di Dropbox dopo 19 anni


Big tech
Drew Houston lascerà la guida operativa di Dropbox dopo 19 anni, una delle startup più notevolevi uscite da Y Combinator. Per una fase sarà co-CEO insieme ad Ashraf Alkarmi, oggi responsabile prodotto, che poi diventerà unico amministratore delegato. Houston resterà presidente esecutivo e vuole avviare un nuovo progetto legato all’IA. Dropbox ha oltre 18 milioni di utenti paganti, ma la crescita si è quasi fermata: nel 2025 i ricavi sono leggermente calati e la società vale poco più di 6 miliardi di dollari, circa metà del valore al debutto in Borsa del 2018. Dropbox punta su una nuova funzione AI di nome "Dash" per cercare e organizzare file e contenuti sparsi tra più app — secondo gli analisti potrebbe riportare in alto l'azienda.
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Fonte: CNBC
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American Airlines sceglie Starlink per la Wi-Fi a bordo


Spazio
American Airlines installerà Starlink su oltre 500 aerei a corridoio singolo, usati soprattutto su tratte domestiche e regionali. L’installazione partirà all’inizio del prossimo anno e riguarderà modelli come l’A321neo. La compagnia ha scelto il servizio satellitare di SpaceX dopo avere valutato anche Amazon Leo. Per ora gli aerei Boeing resteranno su Viasat e Panasonic. American offre già Wi-Fi gratuito agli iscritti al programma fedeltà, come fanno altri grandi vettori USA. United, Southwest e Alaska hanno già scelto SpaceX, mentre Delta userà Amazon Leo dal 2028.
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Fonte: CNBC
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Gli Stati Uniti stanno valutando di affidare plutonio militare alle startup di energia nucleare


Politica
Gli Stati Uniti stanno valutando di usare plutonio militare in eccesso come combustibile per reattori civili. Il Dipartimento dell’Energia statunitense sta trattando con cinque aziende per recuperare parte del materiale accumulato dopo lo smantellamento di vecchie testate nucleari. L’obiettivo è compensare la carenza di combustibile all’uranio per nuovi impianti. I sostenitori dell'idea la descrivono come una soluzione temporanea; i critici avvertono che il plutonio può essere usato anche per armi nucleari, richiede controlli molto rigidi e in passato programmi simili hanno avuto costi alti e forti ritardi.
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Fonte: The New York Times
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Letture interessanti


In lingua inglese.

Come SpaceX è strutturata per favorire Elon Musk


nytimes.com (eng)

Sundar Pichai sull'IA, il futuro della ricerca e cosa sta succedendo al web


theverge.com (eng)

L'IA sta facendo qualcosa di strano alla scienza


apiad.net (eng)

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In lingua inglese.

La roadmap di Google Health presenta fix e migliorie dopo le proteste degli utenti Fitbit


9to5google.com (eng)

L'iPhone pieghevole starebbe affrontando problemi di produzione di massa


macrumors.com (eng)

Le icone di Google Workspace hanno appena ricevuto un trattamento "AI gradient"


fastcompany.com (eng)

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Bluedot


Questa startup è nel programma "Google for Startups" e non è il solito AI note taker perché permette di registrare appunti dalle call anche senza bot oppure dal vivo tramite smartphone o smart watch. Ovviamente è integrato con piattaforme come Notion e carica in automatico gli appunti rielaborati.

Link: bluedothq.com

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Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.


XREAL presenta a01, la versione più economica dei suoi smart glasses con display


In breve:


XREAL ha presentato a01, smart glasses con display pensati per abbassare il prezzo d’ingresso della gamma. Costano 299 dollari negli Stati Uniti, contro i 449 dollari degli XREAL 1S, e arrivano a luglio. Non sono autonomi: si collegano a smartphone, console portatili o altri dispositivi e mostrano davanti agli occhi uno schermo virtuale. Hanno display HDR10 da 1.600 nit, oscuramento elettrocromatico, peso di 62 grammi e montatura frontale intercambiabile. Il limite principale è il campo visivo da 50 gradi, più stretto rispetto ai modelli superiori.

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XREAL launches much more affordable ‘a01’ AR glasses, coming soon to the US for $299
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American Airlines sceglie Starlink per la Wi-Fi a bordo


Su oltre 500 aerei.
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In breve:


American Airlines installerà Starlink su oltre 500 aerei a corridoio singolo, usati soprattutto su tratte domestiche e regionali. L’installazione partirà all’inizio del prossimo anno e riguarderà modelli come l’A321neo. La compagnia ha scelto il servizio satellitare di SpaceX dopo avere valutato anche Amazon Leo. Per ora gli aerei Boeing resteranno su Viasat e Panasonic. American offre già Wi-Fi gratuito agli iscritti al programma fedeltà, come fanno altri grandi vettori USA. United, Southwest e Alaska hanno già scelto SpaceX, mentre Delta userà Amazon Leo dal 2028.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

American Airlines picks SpaceX’s Starlink for in-flight Wi-Fi on more than 500 planes
American Airlines said it will install SpaceX’s Starlink for inflight Wi-Fi on more than 500 of its airplanes.
CNBCLeslie Josephs

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Gli Stati Uniti stanno valutando di affidare plutonio militare alle startup di energia nucleare


Stanno parlando di "soluzione temporanea."

In breve:


Gli Stati Uniti stanno valutando di usare plutonio militare in eccesso come combustibile per reattori civili. Il Dipartimento dell’Energia statunitense sta trattando con cinque aziende per recuperare parte del materiale accumulato dopo lo smantellamento di vecchie testate nucleari. L’obiettivo è compensare la carenza di combustibile all’uranio per nuovi impianti. I sostenitori dell'idea la descrivono come una soluzione temporanea; i critici avvertono che il plutonio può essere usato anche per armi nucleari, richiede controlli molto rigidi e in passato programmi simili hanno avuto costi alti e forti ritardi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The New York Times - U.S. Seeks to Give Weapons-Grade Plutonium to Start-Ups for Fuel

Riassunto completo:


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