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A donare ai Democratici sono gli elettori anziani


Un politologo ha incrociato 300 milioni di donazioni con le liste elettorali: chi risponde agli appelli allarmistici del Partito Democratico ha in media 75 anni e ha già donato cento volte o più.

Un pensionato di 85 anni di Oxford, in Ohio, ha fatto più di 7.800 donazioni a cause democratiche, per oltre 648mila dollari, più del doppio del valore stimato della sua casa. Una donna di 91 anni che vive in una residenza per anziani a Indianapolis ha donato oltre 25mila volte, per più di 250mila dollari, bruciando soldi che potrebbero servirle per l'assistenza. I due casi emergono dai rendiconti federali dei finanziamenti elettorali e sono l'estremo di un fenomeno che tiene in piedi una parte consistente della raccolta fondi del Partito Democratico.

L'analisi è di Adam Bonica, politologo che studia il ruolo del denaro in politica e da sempre elettore democratico, che l'ha pubblicata sulla propria newsletter dopo che il New York Times e il Bulwark hanno rinunciato a farla uscire. Bonica ha incrociato i dati sui contributi della Federal Election Commission, l'autorità federale che raccoglie i rendiconti dei finanziamenti elettorali, con l'archivio nazionale delle liste elettorali della società L2, che permette di stimare l'età di chi versa i soldi. In tutto ha esaminato più di 300 milioni di donazioni tra il 2017 e il 2025. Il metodo per risalire all'età dei donatori è descritto in uno studio scritto con Jake Grumbach e uscito nel 2025 sul Journal of Public Economics. Dati e codice li ha caricati in un archivio pubblico, così che chiunque possa rifare i conti.

I PAC sono i comitati di azione politica, organizzazioni che raccolgono denaro dai privati per sostenere candidati e cause. Bonica ne ha identificati 145 di area democratica che chiama "spam PAC": si affidano ad agenzie specializzate in raccolta fondi digitale ad alto volume e reinvestono in nuova raccolta fondi una quota sproporzionata di quello che incassano.

Meno dell'1% dei donatori democratici copre quasi metà degli 1,4 miliardi di dollari che questi comitati hanno raccolto dal 2017. Sono circa 138mila persone, con un'età media di 75 anni, che hanno versato soldi cento volte o più. Bonica le chiama "captive spam donors" (donatori prigionieri dello spam). Il modello, sostiene, non è quello di bruciare donatori usa e getta ma di agganciarli e spremerli.

I messaggi arrivano a ogni ora e ripetono sempre gli stessi schemi: un "ultimo tentativo" stampato in cima all'email, la scadenza che manca poche ore, l'avviso che gli assegni della previdenza sociale saranno "tagliati di 500 dollari al mese" (l'email di due giorni prima diceva 460), la promessa che la donazione verrà moltiplicata per quattro solo se arriva subito, la frase che dice al destinatario di essere "l'unico democratico della tua città che non ha risposto". Un messaggio annunciava perfino la "nomina al consiglio consultivo della previdenza sociale" sopra l'immagine di una tessera della Social Security.

Sono le stesse leve psicologiche che l'FBI e le associazioni per la tutela dei consumatori indicano come segnali dello sfruttamento finanziario degli anziani: urgenza costruita a tavolino, appelli che puntano a suscitare senso di colpa o paura, finta esclusività, avvisi che imitano comunicazioni ufficiali e pressione a decidere prima di avere il tempo di pensarci. Già nel 2021 il New York Times aveva raccontato che le maiuscole e il panico costruito di questi messaggi funzionano come un filtro che allontana i donatori più smaliziati e fa leva sulle stesse fragilità che rendono gli anziani un bersaglio delle truffe online.

Negli annunci di raccolta fondi dei principali spam PAC, tra il 70 e l'85% delle visualizzazioni va a utenti dai 65 anni in su, che sono il 14% degli utenti adulti americani di Meta. Il dato arriva dalla libreria pubblica degli annunci dell'azienda.

Una delle agenzie più note è Mothership Strategies, fondata nel 2014 da tre ex del Democratic Congressional Campaign Committee, il comitato che finanzia le campagne democratiche per la Camera. I suoi soci hanno poi co-fondato un proprio comitato, End Citizens United, diventando allo stesso tempo clienti e fornitori: tra il 2015 e il 2023 quel comitato ha speso circa 20 milioni di dollari per i servizi dell'agenzia. Interpellato da Bonica, End Citizens United ha confermato che Mothership "ha aiutato a lanciare" il comitato e ne ha gestito la raccolta fondi digitale, precisando che l'agenzia non ha più potere decisionale dal 2016 e che il rapporto commerciale è finito da oltre tre anni. Nel frattempo erano nate agenzie concorrenti e il comitato ha semplicemente cambiato fornitore.

Mothership ha risposto tramite i suoi avvocati, sostenendo che lo squilibrio anagrafico è naturale e non costruito: "Gli americani più anziani sono più coinvolti politicamente, più propensi a votare, più propensi a essere registrati e più in grado di fare donazioni". La lettera contestava anche l'affidabilità delle stime sull'età, salvo poi citare, a sostegno della tesi che i donatori sono naturalmente più vecchi, proprio lo studio di Bonica e Grumbach che usa quel metodo. Quello studio calcola che il donatore mediano di un candidato qualsiasi nel 2020 avesse 59 anni, contro i 75 di media dei donatori prigionieri.

Conta più chi risponde che chi riceve, scrive Bonica. Lo stesso appello può finire in un milione di caselle di posta e prendere comunque i soldi da una minoranza fragile. Non serve nessun filtro anagrafico in partenza se è il messaggio a fare la selezione all'arrivo.

La rete più grande individuata dall'analisi fa capo a Harry Pascal, contabile diventato raccoglitore di fondi democratico, tesoriere del Progressive Turnout Project e di altri sette comitati che, essendo affiliati, possono operare come una struttura sola. Fino al 2025 quella rete ha raccolto più di 390 milioni di dollari dai privati. Secondo i conti di Bonica sui rendiconti federali, circa 20 milioni sono andati direttamente ai candidati democratici o a spese indipendenti a loro sostegno, un centinaio di milioni a programmi di mobilitazione al voto e ai relativi stipendi, altri 20 milioni ai costi amministrativi. I restanti 249 milioni, cioè 64 centesimi per ogni dollaro raccolto, sono serviti a raccogliere altri soldi.

Il Progressive Turnout Project non ha voluto commentare, ma i suoi avvocati hanno scritto che la spesa per la raccolta fondi è stata di 177 milioni (72 in meno rispetto alla stima di Bonica) e che più della metà del bilancio è andata al contatto con gli elettori. La differenza sta nelle etichette: circa 48 milioni riguardano inserzioni su Facebook che il comitato classifica come "organizzazione digitale" ma che funzionano quasi sempre come richieste di donazione. Anche con i conti del comitato, comunque, la raccolta fondi si mangia circa 45 centesimi per ogni dollaro raccolto. Pascal non ha risposto alle domande.

Solo il 20% circa dei candidati democratici al Congresso si affida alle agenzie di raccolta fondi ad alto volume usate dagli spam PAC. Quel 20% ha incassato dai donatori prigionieri 570 milioni di dollari, contro i 37 milioni raccolti da tutti gli altri.

Jordan Wood ne è un esempio. L'anno scorso ha corso per il Senato in Maine senza aver mai ricoperto una carica elettiva e restando a percentuali di un punto o due nei sondaggi, ma la sua campagna ha raccolto quasi 4 milioni di dollari prima che si ritirasse, nel novembre 2025, per candidarsi alla Camera. Alla società Sapphire Strategies, concorrente di Mothership che lavora per alcuni dei principali spam PAC, ha versato più di 2 milioni per raccolta fondi e consulenze, ottenendo una base di donatori quasi identica a quella dei comitati dello spam. Wood conosceva bene quel mondo. È stato vicepresidente di End Citizens United, ha co-fondato e diretto DemocracyFirst, un comitato di cui oggi Pascal è tesoriere, ed è sposato con una delle persone che hanno fondato Mothership.

Da quando è diventato leader della minoranza democratica alla Camera, Hakeem Jeffries ha raccolto 14 milioni di dollari da donatori che hanno versato meno di 200 dollari, più di qualsiasi altro democratico alla Camera con l'eccezione di Alexandria Ocasio-Cortez. Il 93% di quelle donazioni arriva però da persone che hanno donato anche agli spam PAC e quasi il 40% dai donatori prigionieri, quelli con almeno cento addebiti da parte di questi comitati. Nello stesso periodo la sua campagna ha pagato più di 6 milioni a Sapphire Strategies per raccolta fondi e pubblicità, mentre il suo comitato di raccolta congiunta è cliente di Mothership.

Nel ciclo elettorale del 2018 Jeffries aveva una delle basi di donatori più giovani tra i democratici della Camera: 54 anni di età media e solo il 21% sopra i 65 anni. Da quando nel 2019 è entrato ai vertici del gruppo parlamentare i numeri hanno iniziato a cambiare e nel ciclo del 2026 l'età media dei suoi donatori è 73 anni, con l'86% sopra i 65. Le sue posizioni politiche non sono cambiate in modo da spiegare lo spostamento, scrive Bonica. Sono cambiati il ruolo nel partito e la strategia di raccolta fondi. Le sue inserzioni su Facebook e Instagram raggiungono una quota di anziani più alta di quella del 94% dei candidati democratici alla Camera. L'ufficio di Jeffries non ha voluto commentare.

Il costo della raccolta fondi è intanto esploso. Nell'autunno del 2025 Paul Rivera, incaricato di scrivere il rapporto del partito sulle ragioni della sconfitta del 2024, ha chiesto a Bonica di stimare quanto costa oggi ai democratici raccogliere un dollaro: la quota assorbita dai costi di raccolta è passata da 8 centesimi per dollaro nel 2008 a più di 50 centesimi nel 2024. Le operazioni di spam sono ancora meno efficienti e nel 2025 hanno consumato tra i 70 e i 75 centesimi di ogni dollaro raccolto.

I repubblicani hanno adottato per primi queste tattiche e offrono un precedente. Dopo aver inondato di messaggi i telefoni dei sostenitori hanno visto assottigliarsi la base dei piccoli donatori e nel 2024, anno di elezioni presidenziali, hanno raccolto dai donatori piccoli e medi meno di quanto avessero raccolto alle elezioni di metà mandato del 2022.

I vertici di ActBlue, la piattaforma con cui i democratici raccolgono le donazioni online, hanno contattato Bonica dopo una serie di suoi articoli sulle pratiche ingannevoli e poco dopo hanno annunciato la stretta più significativa finora, vietando di spacciarsi per un candidato e di promettere donazioni raddoppiate senza che ci sia davvero qualcuno a raddoppiarle. Il comitato nazionale del partito, guidato da Ken Martin, ha avviato un'iniziativa contro i comitati che usano il nome democratico senza sostenere davvero i candidati.

Nei quattro mesi successivi alla stretta le donazioni agli spam PAC sono cresciute del 33% rispetto allo stesso periodo del 2023, l'ultimo anno senza elezioni confrontabile. Dalle presidenziali del 2024 hanno iniziato a raccogliere soldi altri 58 comitati democratici che rientrano nei criteri di Bonica e nel solo 2025 i comitati dello spam di area democratica hanno raccolto dai privati più di tutti i candidati democratici al Senato messi insieme.

L'inchiesta era nata per il New York Times, dove è passata per otto mesi di lavoro editoriale, più giri di verifica dei fatti e una replica indipendente della metodologia. Aveva già una data di pubblicazione quando il giornale ha chiesto un commento ai soggetti coinvolti: a quel punto lo studio legale Elias Law Group, che assiste i comitati democratici per la Camera e per il Senato, ha scritto al vicecapo dell'ufficio legale del quotidiano chiedendo di "cessare e desistere dalla pubblicazione". Nella lettera si legge che i due comitati non indirizzano agli anziani le richieste di donazione e che non hanno né la tecnologia né i dati per farlo. Gli avvocati contestano anche a Bonica di essere "un osservatore esterno" senza alcuna conoscenza delle loro procedure. Dopo mesi di attesa il giornale ha rinunciato a pubblicare.

Un portavoce del quotidiano ha detto di non voler commentare la lettera né le discussioni interne, aggiungendo che "non è insolito che questi progetti non arrivino alla pubblicazione" e che il giornale non rinuncia a pubblicare giornalismo verificato solo perché qualcuno esprime disaccordo. Il pezzo è poi passato al Bulwark, dove ha affrontato altre verifiche e un ulteriore vaglio legale. Anche lì sono arrivate le lettere degli avvocati, quelle del Progressive Turnout Project e di Mothership, la pubblicazione è slittata più volte e alla fine è stata condizionata a una riscrittura che, secondo Bonica, toglieva risultati empirici e presentava le difese legali dei soggetti coinvolti come se fossero le sue conclusioni. Lui ha rifiutato e ha pubblicato tutto sulla sua newsletter.

Il sistema si regge su un calcolo che ogni candidato e ogni organizzazione fa per conto proprio: chi rinuncia allo spam rischia di restare indietro rispetto a chi lo usa. Il risultato è che i donatori spremuti sono anziani mentre i democratici più giovani si allontanano, in una fase in cui il partito sta già facendo i conti con il ricambio generazionale. Le agenzie digitali guadagnano che il partito vinca o perda. Riconquistare la Camera alle elezioni di metà mandato di quest'anno, scrive Bonica, non basterebbe a rimettere in piedi un partito che ha bisogno di fiducia oltre che di soldi.

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Per due americani su tre Trump è arrogante


Nel sondaggio di YouGov gli aggettivi negativi battono quelli positivi: opportunista e avventato al 54%, intelligente al 37%. Cala chi lo vede leader forte, cresce chi lo dice inefficace.

Il 66% degli americani descrive il presidente Donald Trump come una persona arrogante. È la caratteristica indicata da più intervistati fra le 22 messe alla prova da un sondaggio di YouGov, uno dei maggiori istituti demoscopici internazionali, che ha chiesto a più di mille cittadini quanto ciascuna descrizione si adatti al presidente. La rilevazione riguarda le sue qualità personali, non il giudizio sul suo operato.

Per ogni voce si poteva rispondere che il tratto vale molto, poco o per niente. Le percentuali indicano quanti hanno scelto la prima opzione. Le tre descrizioni con il valore più alto sono tutte negative: dopo l'arroganza vengono l'essere opportunista e avventato, ferme entrambe al 54%.

Il tratto positivo più diffuso, l'essere intelligente, si ferma al 37%, quasi trenta punti sotto l'arroganza. Anche il giudizio positivo più condiviso resta quindi minoritario, mentre quello negativo più forte arriva a due americani su tre. Nel complesso gli aggettivi sfavorevoli superano con nettezza quelli lusinghieri.

Delle 19 descrizioni già presenti nella prima rilevazione, quella del novembre 2024, oggi meno americani attribuiscono al presidente ciascun tratto positivo, mentre quasi tutti quelli negativi vengono citati da un numero maggiore di persone. È la sesta volta che YouGov misura le qualità personali di Trump da subito dopo la sua elezione. In quasi ogni voce la direzione è identica: i pregi calano, i difetti aumentano.

Sondaggio · Stati Uniti

In meno di due anni tutti i tratti positivi di Trump sono calati, quasi tutti i negativi sono cresciuti

YouGov ha chiesto agli americani quanto 22 descrizioni si addicono a Trump. Dei 19 tratti confrontabili fra novembre 2024 e agosto 2026, tutti e nove i positivi sono calati, nove dei dieci negativi sono saliti.

Ogni freccia parte da novembre 2024 e la punta indica agosto 2026, verso destra se la descrizione cresce e verso sinistra se cala. La linea tratteggiata segna il 50 per cento, oltre il quale il tratto vale molto per la maggioranza degli americani.

Descrizioni negative

Arrogante

65,5%da 56,8

Opportunista

53,9%da 55,0

Avventato

53,8%da 46,9

Disonesto

50,5%da 43,8

Ipocrita

50,4%da 44,9

Corrotto

49,9%da 44,3

Divisivo

49,5%da 46,8

Insincero

47,5%da 41,2

Inefficace

41,8%da 31,9

Poco informato

39,4%da 33,6

Descrizioni positive

Intelligente

37,1%da 45,2

Leader forte

35,9%da 48,6

Competente

33,5%da 40,8

Qualificato

33,4%da 43,3

Autentico

32,9%da 40,7

Carismatico

29,7%da 37,6

Onesto

27,5%da 36,1

Simpatico

24,0%da 30,2

Compassionevole

22,7%da 31,6

Fonte YouGov. Sondaggio del 12-16 agosto 2026 su 1.089 cittadini adulti (margine di errore circa 4 punti), confrontato con la rilevazione del 18-20 novembre 2024. I valori indicano la quota di americani per cui la descrizione si adatta molto al presidente, fra le 19 presenti in entrambe le rilevazioni.

Il calo più netto riguarda l'immagine di Trump come leader forte: oggi la condivide il 36% degli americani, contro il 49% del novembre 2024, tredici punti in meno. Il movimento opposto più ampio riguarda l'inefficacia, perché chi ritiene il presidente inefficace è passato dal 32% al 42%, dieci punti in più. Sono le due variazioni maggiori fra i tratti seguiti fin dall'inizio.

Questi giudizi riguardano l'immagine personale del presidente, distinta dall'approvazione del suo operato, che nelle ultime settimane è rimasta sostanzialmente ferma. L'ultima indagine è stata condotta tra il 12 e il 16 agosto 2026 su 1.089 cittadini adulti, con un margine di errore di circa quattro punti percentuali.


Popolarità Trump, numeri in stallo come i negoziati di pace (23 agosto)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana estiva non ha evidenziato grandi smottamenti: dopo aver toccato il livello di net rating più basso del mandato e in mezzo a tanti piccoli balzelli, la popolarità si è leggermente rialzata assestandosi su un livello comunque critico, tra i tanti bassi e i pochi alti registrati dall’inizio del conflitto in Iran.

Si registra un basso numero di rilevazioni, e difficilmente questo cambierà prima del prossimo mese; per ora, comunque, il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si è assestata un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo nelle trattative di pace.

Si tratta di una situazione al limite per il tycoon, che resta dietro a Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo diciannove mesi di presidenza. È di circa undici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie si muovono poco, con un modesto aggiustamento verso l’alto per RCP e una totale stagnazione per il sito di Silver e Focus America.

Come già accennato, dopo diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 579 giorni di presidenza (-20,6 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -19,3 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,9. Andando molto a ritroso, anche Harry Truman veleggiava su numeri deficitari (-19).

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando il sostanziale fallimento dei negoziati con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 23 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 2 sondaggi
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 6 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,1% (-) - 58% (-). In totale un net approval arrotondato di -19,9 (-).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,5% (+0,4) - 57,2% (-1,2). In totale un net rating di -17,7 (+1,6).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-) - 57,9% (-0,1), con un net rating complessivo di -20,6 (+0,1). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump


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Gli esperti alzano il voto alla democrazia americana, ma resta vicino a un regime illiberale


Nella rilevazione di luglio di Bright Line Watch 568 politologi danno 60 su 100, il massimo del secondo mandato di Trump. Ma il 41% dice che le elezioni sono truccate e i controlli sul potere deboli.

Gli esperti di scienze politiche americani danno oggi alla democrazia degli Stati Uniti un voto di 60 su 100, il più alto da quando il presidente Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. Resta un giudizio severo, perché quel punteggio è più vicino a quello che gli stessi studiosi assegnano a una democrazia illiberale (47) che a una democrazia solida (93).

Il dato arriva dalla ventinovesima rilevazione di Bright Line Watch, un progetto di ricerca che dal 2017 chiede a centinaia di politologi americani e a un campione della popolazione di valutare lo stato della democrazia su una scala da zero a cento. L'ultima tornata ha coinvolto 568 studiosi tra il 10 e il 27 luglio. I 2.750 cittadini del campione sono stati intervistati tra il 13 e il 27 luglio dall'istituto di sondaggi YouGov.

Il voto medio degli esperti era 67 a novembre 2024, prima dell'insediamento. È sceso a 55 a febbraio 2025 e a 53 ad aprile, il minimo mai registrato dal 2017. Si è fermato a 54 a settembre, è risalito a 58 tra dicembre e gennaio e a 57 tra febbraio e marzo. I 60 punti di luglio valgono tre punti in più, ma restano sotto il minimo dell'era di Joe Biden (66, a novembre 2021). Sono anche statisticamente equivalenti al punto più basso del primo mandato di Trump (61, a ottobre 2020). Il punteggio americano di oggi è vicino a quello che gli stessi esperti hanno assegnato di recente a Polonia (63) e Messico (60) e molto distante da Regno Unito (83) e Canada (88).

Il recupero potrebbe non durare. I previsori umani che partecipano a Metaculus, una piattaforma dove gli utenti stimano in termini di probabilità gli eventi futuri, si aspettano che entro la fine del 2026 gli esperti di Bright Line Watch scendano a 51. Sarebbe un nuovo minimo assoluto. Due sistemi di previsione basati sull'intelligenza artificiale, Mantic e FutureSearch, indicano entrambi 56.

Sondaggi · Stati Uniti

Per gli esperti la democrazia americana si riprende, per il pubblico molto meno

Valutazione media della democrazia americana su una scala da 0 a 100, misurata a ogni ondata tra i politologi e nel pubblico. All’inizio del secondo mandato di Trump, nel 2025, entrambi i giudizi sono precipitati ai minimi dal 2017, poi risaliti solo in parte.

Esperti · politologi Pubblico · campione della popolazione
TRUMP I BIDEN TRUMP II 50 55 60 65 70 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 2024 2025 2026 Esperti 60 Pubblico 52

Fonte Bright Line Watch, rilevazioni dal febbraio 2017 al luglio 2026 (29 ondate di esperti, 26 del pubblico). Ogni punto è la valutazione media della democrazia americana su una scala da 0 (per nulla democratica) a 100 (pienamente democratica): le stime degli esperti, politologi accademici, non sono pesate; quelle del pubblico usano i pesi campionari di YouGov. Le fasce colorate sono gli intervalli di confidenza al 95%.

Esperti
Pubblico

Tra i cittadini il voto medio è fermo a 52, in linea con i punti più bassi delle due presidenze precedenti. Il cambiamento sta nella composizione: i repubblicani sono scesi da 64 a 59 e i democratici sono saliti da 45 a 50, il loro livello più alto del secondo mandato. La distanza tra i due schieramenti si è ridotta a circa otto punti, dai quindici e più registrati alla fine del 2025 e all'inizio del 2026. A parte le elezioni del 2020 e del 2024, quando la presidenza ha cambiato di mano, è la variazione più forte osservata dal 2017.

La domanda che divide gli studiosi da mesi è se gli Stati Uniti abbiano superato la soglia dell'autoritarismo competitivo, un sistema in cui elezioni e istituzioni continuano a esistere ma i controlli sul potere sono deboli e il voto è inclinato a favore di chi governa. Messi davanti a quattro descrizioni possibili, il 55% degli esperti dice che il paese ha elezioni libere e corrette ma controlli soltanto moderati su chi comanda. Il 41% risponde che le elezioni sono truccate e i controlli deboli. Solo il 3% sceglie l'opzione più rassicurante, elezioni libere e controlli forti. Appena l'1% indica quella più drastica, un sistema in cui chi è al potere non può essere rimosso col voto.

Il pubblico si distribuisce in modo simile ma con più risposte estreme: il 36% indica elezioni libere e controlli moderati, il 34% elezioni truccate e controlli deboli, il 16% elezioni libere e controlli forti e il 14% un paese senza elezioni né controlli funzionanti. Le differenze tra i due partiti sono minori di quanto si potrebbe pensare, perché il 32% sia dei repubblicani sia dei democratici dice che il voto è truccato e i controlli deboli. Le posizioni divergono agli estremi. Il 21% dei repubblicani vede elezioni libere e controlli forti, contro l'11% dei democratici, mentre il 16% dei democratici ritiene il paese privo di elezioni e controlli reali, contro il 9% dei repubblicani.

Sul futuro il giudizio degli esperti dipende quasi interamente da chi vincerà le presidenziali del 2028. Se arrivasse alla Casa Bianca un repubblicano sostenuto da Trump, si aspettano che nel 2032 il voto della democrazia americana scenda a 49, sotto qualunque valore rilevato dal 2017. Con un repubblicano senza il sostegno del presidente il punteggio salirebbe a 67, con un democratico a 72. Tra i cittadini le differenze sono molto più contenute (45, 53 e 56). Gli elettori dei due partiti danno invece risposte quasi speculari: i democratici prevedono 30 con un repubblicano trumpiano e 69 con un democratico, i repubblicani rispettivamente 65 e 46.

Sulle elezioni di novembre la fiducia nel conteggio dei voti è alta tra gli esperti, il 94% nel proprio Stato e l'82% a livello nazionale. Tra i cittadini scende al 74% e al 60%. Il dato nuovo è il ribaltamento tra i partiti, perché oggi i democratici sono più fiduciosi dei repubblicani sia sul proprio Stato (81% contro 73%) sia sul conteggio nazionale (66% contro 58%). La quota di repubblicani che si fida del conteggio nazionale è passata dal 70% di febbraio e marzo al 58% di luglio, cancellando tutto il recupero seguito alla vittoria di Trump del 2024. Tra i democratici è salita dal 55% al 66%. Una spiegazione possibile è la crescente probabilità che i democratici riconquistino il Congresso.

Il calo più forte riguarda i brogli. Solo il 25% dei repubblicani intervistati dice che le elezioni americane sono in gran parte o del tutto libere da frodi e manipolazioni diffuse, contro il 50% di febbraio 2025. Nello stesso periodo la quota di repubblicani convinti che tutti i voti abbiano lo stesso peso è passata dal 58% al 39% e quella di chi ritiene le elezioni al riparo da influenze straniere dal 46% al 28%. Il presidente ha continuato a ripetere accuse mai dimostrate secondo cui la frode elettorale sarebbe generalizzata, compreso un discorso alla nazione il 16 luglio. I ricercatori non hanno però trovato variazioni misurabili tra le risposte raccolte prima e dopo quell'intervento.

Sui confini dei collegi elettorali gli esperti sono molto più severi dei cittadini: solo il 4% ritiene che non favoriscano sistematicamente un partito, contro il 13% dei democratici e il 32% dei repubblicani. Sono invece più ottimisti sulla libertà di partiti e candidati di correre senza essere esclusi per le loro idee (81%, contro il 33% dei democratici e il 50% dei repubblicani) e sull'assenza di brogli diffusi (81%, contro il 62% e il 25%).

Il ridisegno dei collegi fuori dal ciclo decennale perde consensi. Negli Stati Uniti i confini dei distretti che eleggono i deputati vengono normalmente rifatti ogni dieci anni dopo il censimento, ma le assemblee locali possono decidere di riscriverli prima per aumentare i seggi del proprio partito, come hanno fatto il Texas repubblicano nel 2025 e poi la California democratica. L'approvazione tra i cittadini è scesa dal 30% di settembre 2025 al 20% di luglio, trascinata dai repubblicani, passati dal 52% al 34%, che restano comunque i più favorevoli. I democratici sono all'11%, gli esperti al 3%.

La fiducia è molto più bassa dove il ridisegno è stato tentato dall'altro partito. I democratici che vivono in Stati dove i repubblicani hanno provato a riscrivere i collegi giudicano equi i propri distretti nel 33% dei casi, contro il 68% negli Stati senza tentativi e l'80% dove ha agito il loro partito. Tra i repubblicani i valori sono 48%, 76% e 86%. Lo stesso vale per la fiducia nel conteggio dei voti nel proprio Stato, che tra i democratici è 70%, 84% e 90% e tra i repubblicani 48%, 73% e 85%.

Cala anche il gradimento per le tattiche di constitutional hardball, le mosse formalmente consentite dalle regole che però rompono le convenzioni non scritte del sistema politico. Tra i repubblicani il sostegno è calato di 26 punti sull'ipotesi di ampliare il numero dei giudici della Corte Suprema e di 16 punti sul rifiuto del Senato di esaminare le nomine alla Corte. Il calo è di 14 punti sull'uso del Dipartimento di Giustizia per indagare gli avversari politici, un risultato che colpisce dopo i procedimenti aperti dall'Amministrazione contro l'ex direttore dell'FBI James Comey e la procuratrice generale di New York Letitia James. Tra i democratici i cali maggiori riguardano le tattiche che prima piacevano di più, cioè lo status di Stato per Washington DC e Porto Rico (29 punti in meno) e il patto tra Stati per assegnare i grandi elettori al vincitore del voto popolare nazionale (17 punti in meno).

La sentenza più criticata dagli esperti tra quelle recenti della Corte Suprema è Trump v. Slaughter, che ha cancellato le tutele contro la rimozione dei vertici delle agenzie federali indipendenti ribaltando una decisione del 1935. Il 90% la considera una minaccia per la democrazia e il 48% una minaccia grave o straordinaria. Fa peggio soltanto Trump v. Wilcox, l'ordinanza del maggio 2025 che ha esteso il potere del presidente di rimuovere i membri dell'agenzia federale che vigila sui rapporti di lavoro (92%). L'85% considera una minaccia anche Louisiana v. Callais, che ha annullato il secondo collegio a maggioranza afroamericana in Louisiana e ha ristretto il campo del Voting Rights Act, la legge del 1965 che tutela il voto delle minoranze. Il 74% giudica negativamente NRSC v. FEC, che ha eliminato i limiti alla spesa dei partiti coordinata con i candidati.

Tre decisioni recenti sono invece considerate un beneficio per la democrazia. Watson v. RNC consente agli Stati di contare le schede spedite entro il giorno del voto e arrivate dopo (83%), Trump v. Barbara ha confermato la cittadinanza per nascita (80%) e Trump v. Cook ha bloccato il tentativo dell'Amministrazione di rimuovere Lisa Cook dal consiglio della Federal Reserve, la banca centrale americana (74%).

Undici dei 37 possibili episodi di erosione democratica monitorati nell'indice che Bright Line Watch ha aperto su Metaculus si sono già verificati nel biennio 2025-2026. Tra questi ci sono le grazie o le commutazioni di pena per almeno dieci persone legate al presidente, le direttive della Casa Bianca contro almeno tre critici di primo piano e le indagini federali su almeno cinque delle cinquanta migliori università. Si sono verificati anche il tentativo di revocare la cittadinanza a un naturalizzato per comportamenti successivi alla naturalizzazione, il ramo esecutivo dichiarato in oltraggio da un tribunale federale, i nuovi limiti al voto anticipato e per corrispondenza approvati dal Congresso e due casi di omicidio o tentato omicidio contro giudici o parlamentari. I vertici del Dipartimento di Giustizia hanno inoltre aggirato le procedure ordinarie sia per proteggere il presidente e i suoi alleati sia per accelerare un caso contro un avversario.

Due episodi sono arrivati contro le previsioni. I previsori davano al 13% la probabilità che un'agenzia federale assegnasse un beneficio da almeno 100 milioni di dollari a un'azienda dopo una spesa di un milione a favore di un gruppo legato al presidente. Il Dipartimento della Sicurezza Interna ha poi affidato senza gara un contratto da oltre 100 milioni a GEO Group, che aveva donato un milione al comitato elettorale MAGA Inc., collegato a Trump. La probabilità che un alto ufficiale in servizio entrasse in politica era stimata al 7%, ma Nancy Lacore, ex viceammiraglio e capo della riserva della Marina, ha depositato la candidatura alla Camera il 20 gennaio 2026, meno di sei mesi dopo il congedo dal servizio attivo.

Per il biennio 2027-2028 previsori umani e sistemi di intelligenza artificiale si aspettano che molti di quegli episodi si ripetano, con probabilità tra il 75% e il 95% sulla piattaforma per le grazie di massa agli alleati, gli attacchi ai critici del presidente, le indagini sulle università e le forzature del Dipartimento di Giustizia. Lo scenario giudicato più probabile è quello di un esponente di spicco dell'opposizione che finisce sotto processo. Esperti e sistemi di intelligenza artificiale stimano tra il 46% e il 60% la probabilità che nel 2027-2028 il Dipartimento di Giustizia annunci un'indagine o un procedimento contro una figura di primo piano del partito avversario. Nel primo caso di questo tipo gli esperti danno il 79% di probabilità che le accuse vengano formalizzate, ma solo il 7% che si arrivi a una condanna entro il 2030. Mettendo insieme le stime, il rischio complessivo è del 39% per gli esperti, del 34% per Preseen e del 36% per FutureSearch.

Molto meno probabile è che un candidato sconfitto riesca a rovesciare il risultato. Sulla possibilità che almeno due candidati perdenti a governatore o al Senato in corse competitive rifiutino di riconoscere la sconfitta dopo il voto di novembre, gli esperti ricalibrati stanno al 14% e i previsori di Metaculus al 17%. I sistemi di intelligenza artificiale arrivano tra il 26% e il 42%. La ricalibrazione serve perché i pronostici degli esperti si sono rivelati troppo pessimisti in passato e vengono corretti sulla base degli eventi realmente accaduti. Anche ammesso che il rifiuto arrivi, gli esperti danno solo il 27% di probabilità che a fine gennaio 2027 il vincitore non sia entrato in carica.

Agli scenari più estremi gli esperti assegnano probabilità comprese tra l'1% e il 10%. Sono la sospensione dell'habeas corpus, cioè della garanzia che impedisce di detenere una persona senza il controllo di un giudice, il rifiuto del governo federale di eseguire l'ordine di un tribunale, un vincitore che non entra in carica e l'esclusione dalle schede di un candidato di uno dei due grandi partiti. C'è invece accordo quasi unanime sul fatto che nessuna elezione verrà bloccata in nome di frodi o interferenze straniere.


Update modello previsione Midterm 2026: le probabilità di vittoria


A partire da oggi, per la prima volta, il nostro modello sulle elezioni di metà mandato del 3 novembre stima anche le probabilità che ciascun partito conquisti il controllo dei due rami del Congresso. Al momento assegna ai democratici 82 possibilità su 100 di ottenere la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e 56 su 100 di conquistarla al Senato, dove la sfida resta sostanzialmente alla pari.

È la novità più evidente dell’aggiornamento che abbiamo appena introdotto. Nelle ultime settimane abbiamo testato sulle elezioni passate il modello presentato a giugno, ne abbiamo ricalibrato il grado di incertezza e aggiunto una nuova fonte di informazioni per i collegi nei quali non sono disponibili sondaggi. Nel complesso, però, l’aggiornamento ha inciso solo in misura limitata sulle proiezioni: un risultato rassicurante, perché conferma la solidità della versione precedente.

Alla Camera, la proiezione è passata da 227 a 225 seggi democratici, mentre il numero dei collegi classificati come incerti è salito da 19 a 25. Il nuovo modello, in altre parole, riflette meglio l’incertezza nei casi in cui la versione precedente tendeva a mostrarsi troppo sicura, soprattutto nelle previsioni favorevoli ai repubblicani. Al Senato, invece, la sfida rimane un testa a testa: 6 seggi sono in bilico e i democratici restano lievemente in vantaggio. In questo articolo spieghiamo nel dettaglio che cosa è cambiato e perché queste modifiche rendono il modello ancora più affidabile.

Midterm 2026: sondaggi, medie e proiezioni
La proiezione di Focus America sulle elezioni di metà mandato del 2026. Sondaggi, medie e proiezioni aggiornate ogni giorno. Si vota il 3 novembre.
Focus AmericaLorenzo Ruffino

Dalle proiezioni alle probabilità


La versione precedente pubblicata a giugno indicava quale candidato fosse in vantaggio in ciascuna gara, ma misurava l’incertezza soltanto al Senato, attraverso 10.000 simulazioni che, però, non erano mostrate ai lettori. Esse servivano a valutare se la competizione per il controllo dell’aula fosse sostanzialmente alla pari, non a calcolare e pubblicare probabilità precise. La nuova versione compie invece un passo avanti: si basa su 50.000 simulazioni dell’intera elezione, considerando insieme Camera e Senato.

In ogni simulazione, quindi, il modello genera un esito leggermente diverso: parte dalle stime relative alle singole gare e introduce i possibili errori dei sondaggi e delle altre fonti utilizzate. Al termine conta quante volte ciascun partito conquista la maggioranza in entrambe le camere del Congresso. Ciò significa, per esempio, che se i democratici raggiungono almeno 218 seggi alla Camera nell’82% delle simulazioni, il modello assegna loro 82 possibilità su 100 di ottenere il controllo dell’aula.

L’ampiezza dei possibili errori non viene stabilita arbitrariamente. Per ogni sfida, il modello parte dall’incertezza associata alla media dei sondaggi, calcolata attraverso il filtro di Kalman già illustrato nella presentazione di giugno. Ricapitolando: ciascuna rilevazione viene trattata come una misurazione imperfetta di un consenso “reale” che cambia gradualmente nel tempo: il margine di incertezza si restringe quando i sondaggi sono numerosi e recenti, mentre si amplia quando sono pochi o datati. Il simulatore aggiunge poi l’incertezza dovuta al tempo che ancora ci separa dal voto, stimata sulla base dei cicli elettorali precedenti. Più è lontano il 3 novembre, maggiori sono le possibilità che lo scenario cambi e più ampio è quindi il ventaglio degli esiti plausibili.

L’aspetto più delicato, e la ragione principale per cui le simulazioni sono indispensabili, è che gli errori dei sondaggi spesso non sono indipendenti tra loro. Storicamente parlando, quando le rilevazioni hanno sbagliato, hanno teso a farlo nella stessa direzione in molte aree del Paese. È accaduto, per esempio, nel 2016 e nel 2020, quando i voti per i repubblicani sono stati chiaramente sottostimati in numerosi Stati e collegi. Per questo motivo, il nostro nuovo modello non simula quindi soltanto errori isolati nelle singole sfide, ma anche scostamenti generalizzati: negli scenari in cui i sondaggi sovrastimano i democratici, la correzione a loro sfavore si ripercuote contemporaneamente sulle elezioni per la Camera e per il Senato. Anche per questo, 82 possibilità su 100 vanno considerate come un netto vantaggio, mai come una certezza.

Tutto questo è visibile anzitutto nel nuovo widget “Quali sono le probabilità di vittoria?”, che mostra la distribuzione completa degli esiti prodotti dalle simulazioni. Muovendosi sulle mappe è invece possibile consultare la probabilità di vittoria in ciascuna sfida, espressa con formule come “vince 62 volte su 100”. L’introduzione di queste stime ci consente inoltre di confrontare più facilmente le nostre previsioni con quelle degli altri modelli pubblicati nelle ultime settimane. Il quadro che emerge è rassicurante: anche il modello di Nate Silver, per esempio, considera favoriti i democratici.

Un modello messo alla prova sul passato


Come si può valutare l’affidabilità di un modello prima del giorno delle elezioni? Il metodo più rigoroso consiste nel metterlo alla prova su consultazioni già concluse. Abbiamo quindi ricostruito, giorno per giorno, le elezioni di metà mandato del 2018 e del 2022, fornendo al modello soltanto i sondaggi e le informazioni disponibili in quel momento, come se il risultato finale fosse ancora sconosciuto. L’esercizio ha prodotto oltre 20.000 previsioni per la Camera e più di 1.600 per il Senato, che abbiamo poi confrontato con i risultati effettivi.

Da questa verifica sono nate alcune delle correzioni più importanti. La media nazionale dei sondaggi reagisce ora più rapidamente alle nuove rilevazioni, perché la versione precedente tendeva a restare indietro quando il clima politico cambiava velocemente. Abbiamo inoltre ampliato sensibilmente l’incertezza stimata nelle singole sfide per il Senato: quella prevista in precedenza era circa la metà di quella riscontrata nella realtà. Un modello troppo sicuro delle proprie previsioni, infatti, rischia di risultare fuorviante.

Per la Camera dei Rappresentanti abbiamo invece ricalibrato il grado di fiducia da attribuire alle stime, sia nei collegi coperti dai sondaggi sia in quelli privi di rilevazioni. Ma è cambiata anche la correzione storica utilizzata per trasformare la media nazionale dei sondaggi in una stima del clima politico generale: non è più un valore fisso stabilito una volta per tutte, ma viene calcolata sulla base dei cicli elettorali dal 2010 in poi.

Non tutti i sondaggi, inoltre, prendono in esame lo stesso tipo di elettori. Alcuni si concentrano sui “probabili elettori”, selezionati perché ritenuti quasi certi di andare alle urne; altri utilizzano il campione più ampio degli “elettori registrati”. La distinzione è importante perché, storicamente, chi partecipa davvero alle elezioni di metà mandato tende a essere più conservatore di chi è semplicemente iscritto alle liste elettorali. In media, nelle rilevazioni passate, i campioni di probabili elettori hanno mostrato un miglioramento per i repubblicani di circa un punto rispetto a quelli degli elettori registrati.

Per tenere conto di questa differenza, il modello attribuisce ai sondaggi condotti sui probabili elettori un peso quasi doppio rispetto a quelli basati sugli elettori registrati. Questi ultimi, invece, non vengono corretti in modo uniforme: quando uno stesso istituto pubblica entrambe le versioni, il modello misura lo scarto tra i due campioni e lo utilizza per rendere confrontabili i risultati. Apparentemente, però, quest’anno quella differenza è quasi scomparsa: i sondaggi sui probabili elettori non mostrano più, infatti, la consueta inclinazione verso i repubblicani rispetto a quelli sugli elettori registrati. Questo è un possibile segnale che, almeno per ora, l’elettorato più motivato a partecipare al voto non sia quello repubblicano.

Nel modello per il Senato abbiamo, invece, introdotto anche una nuova informazione: i fondi raccolti dai candidati, ricavati dai registri della Federal Election Commission, ovvero l’autorità federale che vigila sul finanziamento delle campagne elettorali. Nelle sfide per le quali sono disponibili pochi sondaggi, la capacità di raccogliere donazioni rappresenta infatti uno dei segnali più concreti della forza di una candidatura.

Più in generale, la regola che ci siamo imposti è semplice: una modifica è stata introdotta soltanto se dimostra di migliorare le previsioni relative alle elezioni passate. Molte delle idee da noi sperimentate non hanno superato questa prova. Il caso più istruttivo ha riguardato il sistema più sofisticato tra quelli testati, capace di apprendere autonomamente, gara per gara, quanto peso attribuire a ciascuna fonte. In media produceva risultati persino leggermente migliori, ma i pesi calcolati sulla base di appena due cicli elettorali erano troppo fragili. Proprio nelle sfide decise da pochi punti, quelle che contano di più, commetteva più errori rispetto al metodo più semplice. Abbiamo quindi deciso di escluderlo, conservando però la componente che aveva dimostrato di funzionare meglio di tutte: le valutazioni degli esperti.

I giudizi degli esperti


Il cambiamento più rilevante riguarda la Camera dei Rappresentanti. Si vota in 435 collegi, ma soltanto una piccola parte di questi è coperta da sondaggi locali. Per oltre 150 collegi sono però disponibili le valutazioni degli esperti statunitensi, che da decenni classificano le competizioni secondo una scala ormai consolidata: “solid” per quelle considerate sicure, “likely” e “lean” per quelle più o meno favorevoli a un partito e “tossup” per le sfide senza un chiaro favorito.

Il modello utilizza ora anche queste valutazioni, ma non le recepisce alla lettera. Abbiamo raccolto quasi 93.000 giudizi pubblicati nei cicli elettorali del 2018, del 2022 e del 2026 e misurato il significato concreto attribuito da ciascun esperto alle diverse categorie. Abbiamo verificato, per esempio, con quale margine si concludevano in media le gare classificate come “lean R” o con quale frequenza il partito indicato come favorito in una sfida “likely D” veniva sconfitto. In questo modo, ogni valutazione è stata tradotta in una stima numerica sulla base dei risultati delle elezioni precedenti.

Queste stime affiancano ora i dati strutturali già utilizzati dal modello soltanto nei collegi esaminati dagli esperti e assumono un peso maggiore quando non sono disponibili sondaggi. I test sulle elezioni passate mostrano che, nei collegi valutati dagli esperti ma privi di rilevazioni, il loro impiego ha ridotto l’errore medio di quasi 4,5 punti percentuali. È migliorata anche la previsione del numero complessivo di seggi: l’errore si è quasi dimezzato nel 2018 ed è diminuito di quasi due terzi nel 2022.

Abbiamo sperimentato lo stesso metodo anche per il Senato, ma alla fine abbiamo deciso di non adottarlo. Tutte le competizioni decisive, come quella in Ohio tra Sherrod Brown e Jon Husted, sono infatti già coperte da numerosi sondaggi. In questi casi, le valutazioni degli esperti non forniscono informazioni aggiuntive sufficienti a migliorare sensibilmente le previsioni, come nel caso della Camera dei Rappresentanti.

Le altre novità visibili


Le novità non si limitano però al widget con le probabilità complessive di controllo delle due Camere. Come già citato in precedenza, le mappe mostrano ora anche le possibilità di vittoria in ciascuna gara: selezionando un collegio della Camera o uno Stato per il Senato, è possibile subito vedere quale candidato è in vantaggio e quante volte prevale nelle nostre simulazioni.

La mappa della Camera dei Rappresentanti è stata inoltre resa più facile da esplorare, soprattutto da mobile. È ora possibile cliccare su uno Stato ed ingrandirlo per osservare nel dettaglio la suddivisione delle assegnazioni dei collegi, e permettendo di distinguere più chiaramente i distretti negli Stati più popolosi o caratterizzati da confini particolarmente complessi. Si può così passare dal quadro nazionale alle singole competizioni e individuare rapidamente dove si concentrano le sfide decisive, quali collegi sono saldamente orientati verso un partito e quali potrebbero invece cambiare schieramento.

Abbiamo anche riscritto completamente la nota metodologica, aggiungendo una spiegazione delle simulazioni, della calibrazione dell’incertezza e delle nuove fonti introdotte. I principi fondamentali restano però gli stessi del modello pubblicato a giugno: le previsioni combinano sondaggi, dati strutturali e tendenze storiche, vengono aggiornate più volte al giorno fino al 3 novembre, e, a parità di informazioni disponibili, producono sempre lo stesso risultato, senza interventi discrezionali o correzioni manuali dell’ultimo momento.

Resta valida, soprattutto, la distinzione chiave che esiste in statistica tra probabilità e certezza: assegnare ai democratici 82 possibilità su 100 non significa considerarne sicura la vittoria, ma piuttosto stimare che, in 100 elezioni svolte nelle stesse condizioni, i primi conquisterebbero la maggioranza della Camera 82 volte. Nei restanti 18 casi a prevalere sarebbero invece i repubblicani: si tratta di un esito meno probabile, ma tutt’altro che impossibile.


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Ha davvero senso tutto questo?


Le 3:15 di notte. qualche mese fa. Il telefono vibra sul comodino: "Compra Solana". Nell'altra stanza, quasi in contemporanea, Edoardo si mette a piangere. E come da regolamento dei gemelli, pochi secondi dopo si sveglia anche Carlo.

Ci alziamo in due: Arianna va da Edoardo, io vado da Carlo. E mi ritrovo al buio del corridoio con un neonato da riaddormentare su un braccio e una notifica da confermare col pollice dell'altra mano. Dondolo uno, confermo l'altra. E lì, tra un singhiozzo e la luce dello schermo, mi chiedo che senso abbia quello che sto facendo.

Il contesto: per una settimana ho lasciato che un sistema di intelligenza artificiale facesse trading al posto mio. Una regola sola, che mi ero dato all'inizio per non barare: eseguire ogni segnale, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Nessuna eccezione. Nemmeno alle 3:15, nemmeno con un figlio in braccio.

La parte comica è che già ci svegliano in due, i gemelli. E io, volontariamente, ci ho aggiunto un terzo figlio che piange in notifiche. Con una differenza: gli altri due, quando li riaddormenti, ti si addormentano addosso. Lui no.


Finita la settimana, ho fatto i conti: 42 ore di sviluppo, 16 euro di guadagno, notti a pezzi, per 16 euro. Nello stesso periodo, gli investimenti che costruisco da anni comprando e tenendo dei semplici ETF — senza guardarli, senza toccarli, certe volte dimenticandomeli — non mi hanno chiesto un minuto.

Speculare e investire non sono due strategie finanziarie e soprattutto di vita: sono due modi di fare qualunque cosa. Ci sono relazioni-speculazione, tenute in piedi a forza di attenzione continua, e relazioni-investimento, costruite con costanza, che reggono anche di fronte agli imprevisti della vita. Ci sono carriere-speculazione, dove insegui la mossa del momento e a ogni giro riparti da zero, e carriere-investimento, dove ogni competenza si somma alla precedente e nessun anno va buttato. C'è la dieta lampo di gennaio, che va difesa a ogni pasto, e c'è l'abitudine minuscola che tre anni dopo è ancora lì e ti mantiene in forma. Insomma, c'è il progetto che crolla se stacchi due giorni e quello che cresce anche mentre dormi.

Il test per distinguerli è uno solo: guarda cosa succede quando togli le mani. Se una cosa richiede controllo costante per non crollare, è una scommessa, non un investimento. Chi specula vive attaccato al telefono, qualunque sia il suo telefono; chi investe costruisce e dorme. Sul conto in banca la differenza si vede in una settimana: c'è un numero, e il numero non discute. Nella vita ci mette anni a presentarsi, ed è per questo che è facile non vederla. Ma se guardo bene alla mia vita, certe cose che chiamo impegno, dedizione, presenza, sono scommesse che non ho ancora avuto il coraggio di chiamare col loro vero nome. E quindi mi chiedo? ha davvero senso tutto questo scommettere quando basterebbe rallentare un attimo e iniziare a investire?


"«Questo mi aiuta a dormire la notte?» è la migliore bussola universale per ogni decisione finanziaria e di vita."

— Morgan Housel, The Psychology of Money


Housel la scrive pensando ai soldi, ma la bussola vale per tutto. Io l'ho testata alla lettera, senza volerlo: la mia settimana da speculatore non mi toglieva il sonno in senso figurato, mi svegliava proprio — alle 3:15, con un segnale da confermare. Le cose costruite bene ti lasciano dormire. Quelle che il sonno te lo tolgono, che sia un investimento, un progetto o una relazione, ti stanno dicendo cosa sono davvero.


Ah, a proposito: la settimana dell'esperimento, oltre ad avermi dato questo spunto di riflessione, l'ho raccontata tutta in un video sul canale — i segnali, le notti, il bilancio finale e la faccia di uno che dorme poco. È qui se ti va: youtube.com/watch?v=7A9O15nq5Y…


Passa in rassegna le aree della tua vita — relazioni, lavoro, salute, progetti. In quale stai investendo davvero? E in quale stai solo scommettendo?

Rispondimi — leggo tutto.

G.

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Ripari ancora gli iPhone?


A vent'anni mi sono inventato un lavoro da zero, e nessuno mi ha aiutato.

Le due di notte, è il 2009 ho ventidue anni e sul tavolo della mia stanza c'è un iPhone aperto in due come una cozza. Lo schermo nuovo è arrivato per posta quel pomeriggio, il proprietario lo rivuole entro tre giorni e io ho gli occhi che bruciano. Nessuno mi ha insegnato a farlo. Nessuno mi ha dato una mano. Ti racconto come da quel tavolo sono usciti i miei primi 10.000€, e perché per te oggi sarebbe ancora più facile.


A vent'anni ero uno studente con un problema semplicissimo: mi servivano soldi. E ne vedevo un altro, di problema: gli schermi degli iPhone si rompevano in continuazione e non li riparava praticamente nessuno. Quindi ho messo insieme le due cose. Mi facevo spedire il telefono, lo riparavo con le mie manine e i miei occhi (quante nottate insonni) e te lo rispedivo nell'arco di 3 giorni. Il ricarico era pazzesco, anche 30 volte il costo del pezzo: concorrenza in giro, zero. E c'è gente che mi ha chiamato a distanza di dieci anni per chiedermi: "Giuseppe, ripari ancora gli iPhone?"

Col senno di oggi probabilmente ci avrei costruito una startup da non so quanti negozi. Solo che non avevo né le competenze né l'esperienza neanche per pensarci lontanamente. Ma il punto non è quello. Il punto è che quel lavoro non l'ho trovato su un annuncio e non me l'ha passato nessuno: quel lavoro non esisteva, l'ho inventato. E non per genialità, eh, l'ho inventato perché non avevo alternative.

"Ok Giuseppe, ma tu smanettavi coi computer da bambino, io non ho un talento del genere." Hai ragione, io coi computer ci smanettavo fin dall'Amiga (qualcuno se lo ricorda, l'Amiga? Scrivimelo, ti prego, mi fai sentire meno vecchio). Però il talento c'entra poco: io ho solo visto una cosa rotta e ho provato a sistemarla. E oggi è tutto più facile di allora, te lo dico chiaramente. I clienti li trovi su internet e puoi vendere cose senza costo di replicazione, cioè che non ti costano niente da vendere una seconda volta, non come me che smontavo telefoni a mano uno per uno.

E soprattutto non ti servono 100 clienti che ti danno €100 per fare €10.000: te ne bastano 5 che te ne danno €2.000. Te lo faccio io il conto: 5 clienti in un anno sono uno ogni due mesi e mezzo. La quantità di lavoro non è paragonabile.


Quindi la domanda è questa: cosa si rompe in continuazione intorno a te che nessuno sta sistemando? E cosa ti manca, concretamente, per essere tu quello che lo sistema?

Rispondimi — leggo tutto.

G.

P.S. L'ultima chiamata "ripari ancora gli iPhone?" mi è arrivata l'anno scorso. Ho detto di no. Un pezzettino di me voleva dire di sì.

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Superinteressante #14 — Ogni sì è cento no


Qualche anno fa — ero nel pieno degli anni a testa bassa, tredici ore al giorno e un'agenda decisa da tutti tranne che da me — un venerdì sera mi scrisse un cliente storico: un contratto da rivedere entro lunedì, un'operazione partita in fretta, "due ore al massimo". Risposi sì mentre ancora scorrevo il messaggio. Non ci pensai un secondo: era una cosa che sapevo fare, per una persona con cui lavoravo bene.

Le due ore diventarono il venerdì notte, il sabato intero e un pezzo di domenica. E quel weekend era il primo libero dopo mesi: l'avevo promesso, a me e non solo a me. Niente studio, telefono spento. Saltò senza fare rumore, come se non fosse mai esistito.

Il punto non è il cliente, e nemmeno il contratto: quel sì, preso da solo, era perfino giusto. Il punto è che quando lo dissi non stavo vedendo il prezzo. Il sì era lì, nero su bianco, nel messaggio. Il costo no. L'ho scoperto a weekend finito, e ci ho messo anni a imparare a vederlo prima.


Ogni sì è cento no. Quando accetti una cosa — un incarico, una call, un favore, una cena — non la stai aggiungendo alla tua vita: la stai togliendo a tutto il resto. Il tempo non si allarga per farle posto. Ogni ora promessa a qualcosa è un'ora sottratta a qualcos'altro, solo che il sì lo pronunci ad alta voce, davanti a qualcuno che ti ringrazia, e i cento no li firmi al buio, senza nemmeno leggerli. Gli economisti lo chiamano costo-opportunità. Vissuto da dentro ha un nome meno elegante: è tutto quello che non hai fatto e che nessuno verrà mai a chiederti indietro.

Il meccanismo si vede bene nell'agenda. Ogni sì si scrive da solo nel calendario: giorno, ora, titolo, invito accettato. I no invece non compaiono da nessuna parte — non esiste la riga "ora tolta al progetto a cui tenevi", non arriva la notifica "hai appena rinunciato a questo". Per questo il sì facile vince quasi sempre: lo dici per paura di deludere, per l'entusiasmo del momento, o semplicemente perché il beneficio è visibile e il costo no. E per questo chi riceve tante richieste non ha un problema di scelta: ha un problema di rinuncia. Scegliere è la parte facile, la fai in un secondo. È rinunciare che nessuno ti insegna.

Per anni ho pensato che la libertà fosse potersi permettere di dire sì a tutto. Adesso credo il contrario: la libertà è poter dire no senza sensi di colpa, sapendo cosa stai proteggendo. Oggi, prima di rispondere a una richiesta, provo a farmi una domanda sola: se dico sì a questo, a cosa sto dicendo no? Non sempre cambia la risposta. Ma cambia una cosa: il prezzo lo vedo prima di pagarlo, non dopo.


Questa settimana non un'app — una regola.

Hell yeah or no

Cosa fa → È il filtro di Derek Sivers per le richieste: se non è un sì entusiasta, è un no. Perché la uso → Perché le richieste pericolose non sono quelle brutte, che si rifiutano da sole. Sono quelle "abbastanza interessanti", che occupano il posto delle poche che contano davvero. Non vale per tutto: certi sì sono dovuti, e va bene così. Ma sulla zona grigia — le cose che accetterei per inerzia o per cortesia — taglia meglio di qualsiasi ragionamento.


A cosa hai detto sì di recente — e a cosa, senza accorgertene, hai detto no nello stesso momento?

Rispondimi — leggo tutto.

G.

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Superinteressante #15 — Ti rispettano a metà


Dieci anni fa, i miei primi anni da avvocato. Riunione su un'operazione che seguivo dall'inizio: conoscevo quel fascicolo meglio di chiunque altro nella stanza. Sto spiegando un punto del contratto e vengo interrotto. Due volte, da due persone diverse. Aspetto il mio turno, finisco il ragionamento, e chiudiamo la riunione.

A fine giornata arriva l'email di recap. Dentro c'è un calendario di scadenze, e una è in capo a me. Nessuno mi aveva chiesto se avessi tempo o meno. Nessuno me l'aveva nemmeno detta a voce: era lì, data per scontata, come si dà per scontato un mobile della stanza.

Ricordo di averla riletta due volte la mail quella sera, cercando il nome della sensazione che provato. Non era rabbia: era una cosa più sottile, che all'epoca non sapevo nominare. Facevo tutto bene, e non avevo i risultati sperati.


Per anni, almeno fino ai miei primi 30, ho creduto a un patto che nessuno aveva mai firmato con me: io faccio bene il mio lavoro, e il mondo se ne accorge. Se sono "bravo" avrò ciò che "merito".
Il risultato era mancanza di rispetto.

Il problema non era il mio valore. Era il modo in cui lo comunicavo. Gli altri non hanno accesso al tuo valore: non vedono le ore di preparazione, la cura, la fatica dietro le cose fatte bene. Vedono i segnali — come entri in una stanza, come parli, cosa fai quando ti calpestano. E su quei segnali decidono, senza nemmeno accorgersene, quanta attenzione, e rispetto, darti. Non è cattiveria (di solito): è che nessuno ha il tempo di scavare fino al tuo valore, e tutti leggono quello che passa in superficie. Il merito, da solo, non trasmette: è una radio accesa a volume zero.

Fare bene e aspettare che se ne accorgano è una strategia che fallisce. Sempre. Semplicemente non succede niente. Le decisioni continuano a passarti sopra, e tu continui a lavorare bene, convinto che prima o poi si vedrà. E intanto, senza volerlo, insegni a tutti che così va bene. Il rispetto non è un premio al tuo valore — è il risultato dei tuoi comportamenti. E la parte positiva è che i comportamenti si possono cambiare senza cambiare chi sei. Non serve diventare qualcun altro, alzare la voce, fare la faccia dura. Serve smettere di parlare come se non meritassimo il rispetto del mondo.


Una cosa che ho trovato questa settimana:

La sostituzione scusa → grazie

Cosa fa → sostituisce le scuse di cortesia con un ringraziamento. "Scusa il ritardo" diventa "grazie di avermi aspettato". "Scusa se ti disturbo" diventa "grazie per il tempo che mi dai". "Scusa se rispondo solo ora" diventa "grazie per la pazienza". Perché la uso → è un segnale piccolissimo, ma ribalta la cornice: da debitore che chiede perdono a pari che riconosce il tempo dell'altro. Le scuse vere restano per gli errori veri — quella è assunzione di responsabilità, un'altra cosa.


"Vivi come se, dicendo le cose giuste, la gente ti apprezzerà. Come se, accollandoti sempre più lavoro, il tuo capo ti rispetterà. Come se, comportandoti nel modo giusto, prima o poi troverai pace. Non succederà."

— Mel Robbins, The Let Them Theory


È la mia vecchia strategia scritta da qualcun altro. Il patto implicito — io faccio, voi vi accorgete — messo nero su bianco, con quel "non succederà" secco alla fine, che nessuno mi aveva mai detto in faccia. L'ho sottolineata per un motivo semplice: avrei voluto leggerla quindici anni fa, quando ancora confondevo il fare di più con il farmi rispettare.


Il pensiero di questa settimana nasce da un video che ho pubblicato sul canale — lì l'ho preso dal lato pratico, sette comportamenti concreti. È qui se ti va: youtube.com/watch?v=LnPpMFuRoO…


In quale stanza della tua vita ti stai accontentando di un rispetto a metà?

Rispondimi — leggo tutto.

G.

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Nelle scuole di Omaha gli agenti non useranno più i guanti elettrici


Il distretto scolastico più grande del Nebraska aveva chiesto alla polizia di rinunciare ai guanti che rilasciano scariche elettriche e Omaha ha accettato. La vicina Bellevue continuerà invece a usarli.

La polizia di Omaha ha accettato di non far più indossare agli agenti i guanti capaci di infliggere scariche elettriche agli studenti. La decisione riguarda quasi tutte le scuole medie e superiori del più grande distretto pubblico del Nebraska ed è arrivata dopo che l’Associated Press aveva rivelato il piano dell’Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale per l’immigrazione, di distribuire gli stessi dispositivi ai propri agenti. L’ICE potrebbe spendere fino a 20 milioni di dollari per acquistarne migliaia entro marzo.

I dispositivi si chiamano G.L.O.V.E.s, acronimo di Generated Low Output Voltage Emitters, cioè emettitori elettrici a bassa tensione. Da alcuni anni vengono impiegati anche in alcune carceri e da diversi Dipartimenti di Polizia degli Stati Uniti. A chiederne il ritiro dalle scuole è stato il sovrintendente Matthew Ray, pochi giorni dopo aver appreso che gli agenti assegnati stabilmente agli istituti li avevano usati due volte sugli studenti durante l’ultimo anno scolastico. La polizia ha accolto la richiesta.

Ray ha spiegato che continuare a impiegare i guanti sarebbe stato controproducente per la collaborazione con il distretto, pur riconoscendo i rapporti di lunga data con le forze dell’ordine e il contributo degli agenti alla sicurezza scolastica. Il sindaco John Ewing Jr., che quando lavorava nella polizia aveva contribuito a creare il programma degli agenti nelle scuole, ha affermato che il dipartimento ha rispettato la decisione del distretto. Gli agenti continueranno comunque a prestare servizio nelle scuole con taser, manganelli, spray urticante e pistola d’ordinanza.

Una richiesta analoga è stata rivolta alla polizia della vicina Bellevue, che pattuglia due scuole di Omaha oltre a quelle del proprio distretto, ma questa volta è stata respinta. "Non me la sento di chiedere ai nostri agenti di rinunciare a uno strumento che si è dimostrato ripetutamente sicuro, efficace e meno dannoso delle alternative", ha dichiarato il capo della polizia Ken Clary. I suoi agenti utilizzano i guanti da più di tre anni.

Quindici secondi di scosse e quattro casi noti


Secondo il produttore, finché non vengono attivati i G.L.O.V.E.s funzionano come normali guanti da pattuglia. L’agente che li indossa li può accendere premendo un pulsante e, per provocare dolore e indurre una persona a smettere di opporre resistenza, deve metterli direttamente a contatto con la pelle. Sempre secondo l’azienda, a differenza dei taser non provocano ustioni né lasciano segni visibili. Gli agenti dovrebbero però avvertire la persona prima di usarli e mantenere il contatto per non più di 15 secondi.

Nel 2025 la polizia di Omaha ha firmato un contratto da circa 66 mila dollari con Compliant Technologies LLC, l’azienda di Lexington, nel Kentucky, che produce i dispositivi, per l’acquisto di 40 guanti di questo tipo. La maggior parte dei 34 agenti scolastici del dipartimento era stata addestrata e autorizzata a utilizzarli. In una nota, il sindaco e il capo della polizia Todd Schmaderer li hanno definiti lo strumento più sicuro tra quelli disponibili nei rari casi in cui è necessario ricorrere alla forza.

I casi noti di utilizzo di questi guanti sono complessivamente 4, 2 per ciascun dipartimento. Nell’anno scolastico 2025-2026 un agente di Omaha ha usato il guanto per impedire la fuga di uno studente proveniente da un’altra scuola, dopo che il ragazzo aveva avuto una colluttazione con una guardia. Il secondo episodio si è verificato all’Integrated Learning Center, la struttura del distretto destinata agli studenti con bisogni speciali. Il dispositivo è stato usato contro un ragazzo che, secondo la polizia, aveva minacciato una guardia, le aveva scagliato una sedia contro la testa e l’aveva colpita con un pugno.

La polizia di Bellevue non ha fornito nell’immediato i dettagli dei propri due casi. Clary ha però sostenuto che, in alcune circostanze, sia sufficiente mostrare i guanti per convincere uno studente a collaborare. Ken Trump, presidente della società di consulenza National School Safety and Security Services, ritiene che prima di introdurre una tecnologia simile nelle scuole si debbano affrontare alcune questioni: come dovranno comportarsi gli agenti con gli studenti disabili o con particolari condizioni mediche, come saranno informati i genitori e in quali circostanze sarà consentito usare i guanti. "Meno che letale non significa a basso rischio", ha dichiarato all’Associated Press.

Tom Homan, consigliere della Casa Bianca per la sicurezza delle frontiere, ha invece presentato i dispositivi a Fox & Friends come un’alternativa alla forza letale, sostenendo che gli agenti non possono passare immediatamente dalle mani nude alle armi da fuoco. Ha poi precisato che servirà tempo prima che gli agenti dell’immigrazione possano impiegarli sul campo, perché i protocolli di addestramento non sono ancora pronti.


La polizia anti-immigrazione ha raccolto il DNA di quasi un milione di persone, bambini compresi


Nel 2025 l'ICE, la polizia federale statunitense per l'immigrazione, ha prelevato con un tampone il DNA di quasi un milione di persone che aveva in custodia e lo ha consegnato all'FBI. La stima arriva da una ricerca del Center on Privacy and Technology della facoltà di legge della Georgetown University, secondo cui il ministero della Sicurezza interna è diventato la prima fonte di nuovi profili genetici del sistema americano di identificazione criminale. Solo l'ICE potrebbe averne aggiunti circa 920.000 in dodici mesi.

I profili finiscono in CODIS, il Combined DNA Index System, l'archivio genetico nazionale costruito per le indagini penali. Una volta caricato, il profilo di una persona detenuta può essere confrontato dalle forze di polizia di tutto il paese con le tracce trovate sulla scena di crimini irrisolti, comprese quelle che verranno raccolte fra dieci o vent'anni. Il campione fisico, che contiene l'intero genoma della persona, resta conservato in un laboratorio federale a tempo indeterminato.

La grande maggioranza di chi si trova in custodia dell'ICE non ha condanne penali e vivere negli Stati Uniti senza documenti è di norma un illecito civile, non un reato. Il tampone riguarda comunque quasi tutte le persone che l'agenzia tiene in custodia.

I registri dell'FBI mostrano che l'indice dei "detenuti" di CODIS, la sezione dove confluiscono i campioni raccolti dal ministero della Sicurezza interna, ha raggiunto 3.345.692 profili a dicembre 2025, con un aumento di circa 995.000 nel solo arco dell'anno. Sono più di 2.700 persone al giorno, tutti i giorni, per dodici mesi.

Per quasi tutta la storia del programma i prelievi si concentravano al confine, dove la CBP, la polizia doganale e di frontiera, faceva il tampone alle persone che fermava. Il contributo dell'ICE era marginale. Le slide di formazione interne ottenute dai ricercatori di Georgetown con il Freedom of Information Act, la legge americana sull'accesso ai documenti pubblici, mostrano 3.609 campioni raccolti dall'ICE nell'anno fiscale 2020 e altri 16.392 fino a metà maggio dell'anno fiscale 2021, circa 20.000 in tutto. Nello stesso periodo la CBP viaggiava su un altro ordine di grandezza: i suoi fogli di calcolo indicano almeno 1,36 milioni di persone il cui DNA è stato trasmesso all'FBI tra ottobre 2020 e la fine del 2024, oltre dieci volte il ritmo dell'ICE.

Chi rifiuta il tampone rischia il processo. Il 13 marzo 2025 Hugo Moreno-Mendez si è presentato all'ufficio della libertà vigilata della contea di McLennan, a Waco in Texas, per un controllo di routine e ha trovato ad aspettarlo gli agenti dell'ICE, che lo hanno arrestato e portato in un ufficio dell'agenzia poco distante. Tre funzionari, uno dopo l'altro, gli hanno chiesto di aprire la bocca per il prelievo. Ogni volta ha rifiutato. Quattro giorni dopo è stato incriminato per non essersi registrato come cittadino straniero e per essersi rifiutato di fornire il DNA in custodia federale, un reato minore che nel 2021 la stessa ICE diceva di non sapere fosse mai arrivato davanti a un giudice. Moreno-Mendez ha scelto il processo su entrambi i capi di imputazione e il 18 agosto 2025 un giudice federale di Waco lo ha dichiarato colpevole di tutti e due, condannandolo alla pena già scontata.

La raccolta si è estesa alle famiglie trattenute nei centri di detenzione per migranti e ha prodotto cause legali di manifestanti e di altre persone che sostengono di non essere mai dovute finire nel programma. Il Congresso ha iniziato a occuparsene dopo che alcuni parlamentari hanno scoperto che nel centro per famiglie di Dilley, in Texas, il tampone veniva fatto anche ai bambini.

I deputati Joaquin Castro, Greg Stanton e Nanette Barragán hanno dichiarato a Wired, che ha rivelato la vicenda, che "nessuna delle famiglie a Dilley è stata condannata per un reato". Quelle persone, hanno aggiunto, "non appartengono a un database pensato per criminali violenti, tanto meno i bambini".

Il ministero della Sicurezza interna ha difeso il programma come strumento di sicurezza dei confini e di identificazione, spiegando che la CBP preleva campioni dalle persone arrestate con accuse federali e dagli stranieri detenuti che vengono sottoposti a rilievi delle impronte digitali e non rientrano in una delle esenzioni previste. Sui bambini i cui profili sono stati inviati a CODIS ha rimandato a un programma separato di test genetici usato per verificare i legami di parentela dentro i nuclei familiari, che è però una cosa diversa dalla raccolta al centro dell'inchiesta. Sulla stima di Georgetown il ministero non ha risposto.


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I Dem iniziano a credere di poter vincere al Senato


Cook Political Report ha spostato le due corse da favorevoli ai repubblicani a incerte. Ai democratici servono quattro seggi netti e ora puntano anche su Stati vinti da Trump di oltre 13 punti.

Le corse per il Senato in Texas e Iowa non hanno più un favorito. Cook Political Report, il sito di analisi elettorale non schierato che assegna un pronostico a ogni sfida, ha spostato giovedì le due gare dalla categoria di quelle in cui i repubblicani sono in vantaggio a quella delle corse in bilico. Il presidente Donald Trump aveva vinto entrambi gli Stati con più di 13 punti di scarto nel 2024.

Ai democratici servono quattro seggi netti per conquistare la maggioranza al Senato in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. All'inizio del ciclo elettorale la strada verso i 51 seggi sembrava passare solo per Maine, Ohio, Alaska e North Carolina. Ora il partito prova a competere anche in Iowa, Texas, Kansas e persino Mississippi, puntando sullo stato dell'economia, sulla guerra in Iran e su un'accusa più generale di corruzione a Washington.

Chuck Schumer, capo dei democratici al Senato, ha detto in un comunicato che "la battaglia per il Senato è ora un testa a testa e i democratici sono sulla strada della vittoria". Secondo Schumer i repubblicani "pensavano di avere il Senato blindato" e invece i democratici "hanno spalancato la mappa" grazie al reclutamento dei candidati e a un messaggio centrato su quello che il partito può consegnare agli americani.

Jessica Taylor, che cura le analisi sulle corse per il Senato per Cook Political Report, ha dichiarato a NOTUS che il giudizio degli elettori sull'economia è probabilmente già formato in vista di novembre. "I prezzi della benzina sono più alti in un posto come l'Iowa. I prezzi dei fertilizzanti e del gasolio sono più alti. I dazi hanno colpito l'agricoltura", ha detto. A pesare sono soprattutto gli effetti economici negativi dei dazi decisi dal presidente e la guerra contro l'Iran.

La qualità dei candidati funziona in modo opposto nei due Stati. "Ashley Hinson è una candidata molto forte per i repubblicani in Iowa, ma penso che in Texas valga il contrario, perché i repubblicani hanno un candidato molto debole in Ken Paxton", ha detto Taylor. "Quindi in Texas contano sia il clima politico sia un candidato debole, oltre a un candidato più forte" tra i democratici, cioè James Talarico.

In Iowa si vota per sostituire la senatrice repubblicana Joni Ernst, che non si ricandida. La sfida è tra la deputata al Congresso Ashley Hinson e il deputato statale democratico Josh Turek. Un democratico non vince un'elezione presidenziale o per il Senato in Iowa dal 2012, quando ci riuscì Barack Obama. Lo Stato è stato colpito dai dazi e dall'aumento dei costi dei fertilizzanti e del gasolio.

Anche le corse per il governatore si sono mosse: il Texas è passato da sicuro repubblicano a probabile repubblicano, l'Iowa da incerto a favorevole ai democratici. In Iowa il revisore dei conti dello Stato Rob Sand è avanti di 5 punti sull'imprenditore e agricoltore repubblicano Zach Lahn secondo una rilevazione di Emerson College Polling e Nexstar Media. Spencer Kimball, direttore esecutivo di Emerson College Polling, ha detto che a fare la differenza sono gli elettori indipendenti che si stanno spostando verso Sand. Il governatore del Texas Greg Abbott, in carica da tre mandati, è criticato per il sostegno dato in passato ai data center mentre nelle aree rurali cresce l'opposizione a questi impianti. La sua sfidante democratica, la deputata statale Gina Hinojosa, ha definito lo Stato il "far west dei data center".

In Texas non viene eletto un democratico a una carica statale da più di trent'anni. Gli elettori repubblicani sono molto più numerosi di quelli democratici e Talarico ha bisogno di voti oltre il suo schieramento. Per questo ha assunto un collaboratore repubblicano dell'ufficio del senatore John Cornyn in un ruolo di vertice della campagna. I democratici a livello nazionale non stanno ancora investendo nella corsa per il Senato in Texas. Lo Stato è servito da 20 mercati televisivi ed è di gran lunga il più costoso tra quelli in gioco.

Taylor ha avvertito che i pronostici possono tornare a favore dei repubblicani quando in autunno gli elettori inizieranno a seguire davvero i candidati e dopo che il partito avrà lanciato la sua campagna pubblicitaria da molti milioni di dollari. Il Senate Leadership Fund, il principale comitato che raccoglie fondi illimitati a sostegno dei candidati repubblicani al Senato ed è vicino al leader della maggioranza John Thune, ha già cominciato a comprare spazi televisivi con spot contro i candidati democratici in Iowa, Alaska, Maine e North Carolina. È il segno che i repubblicani si sentono costretti a spendere anche in quegli Stati.

Patrick Ruffini, sondaggista di Echelon Insights, ha esaminato in un'analisi più di 3.000 sondaggi sulle corse per il Senato degli ultimi quattro cicli elettorali. Negli ultimi anni, ha scritto, i democratici sembrano competitivi negli Stati repubblicani durante l'estate per poi perdere terreno il giorno del voto. Anche in questo caso i sondaggi dovrebbero stringersi nei prossimi mesi e strappare seggi in Stati molto conservatori come Kansas e Mississippi resta un'impresa.

I repubblicani faticano però a difendere il prezzo alto della benzina causato dalla guerra in Iran. Lo presentano come un sacrificio temporaneo mentre il presidente cerca di ottenere la pace in Medio Oriente, sei mesi dopo gli attacchi contro Teheran. Michele Tafoya, candidata repubblicana al Senato in Minnesota, ha proposto agli elettori di rinunciare al caffè da Starbucks per far quadrare i conti alla pompa.

Il gradimento del presidente non aiuta il suo partito. Un sondaggio Reuters/Ipsos lo ha misurato al 33%, il valore più basso del suo mandato. Anche il suo peso nelle primarie si sta riducendo, con sempre più elettori repubblicani che hanno bocciato i candidati che sostiene.

Abdul El-Sayed, il progressista scelto dai democratici per il seggio libero del Michigan, preoccupa una parte del partito, che teme prenda meno voti del previsto e apra la strada al deputato repubblicano Mike Rogers in un seggio considerato sicuro. Un sondaggio dell'AARP, l'associazione degli americani sopra i 50 anni, li ha trovati alla pari, 48 a 47, mentre altre rilevazioni danno Rogers in vantaggio.

Battere Susan Collins in Maine, senatrice repubblicana al quinto mandato, resta complicato dopo il cambio di candidato di fine estate. Al posto di Graham Platner, travolto dalle polemiche, corre Troy Jackson, ex presidente del Senato dello Stato e molto meno conosciuto.

I repubblicani indicano l'avanzata dei socialisti-democratici nelle corse più visibili, compresa la vittoria di Angie Nixon nella primaria democratica per il Senato in Florida, come prova che il Partito Democratico è troppo estremo. Il National Republican Senatorial Committee, il comitato che coordina le campagne repubblicane per il Senato, ha criticato il senatore democratico Jon Ossoff, candidato alla rielezione in Georgia, per aver appoggiato quello che ha chiamato il "compagno socialista" El-Sayed. Il comitato ha chiesto: "Ossoff sosterrà anche Nixon e starà dalla parte del suo programma socialista?"

Il Partito Democratico ha anche un problema di immagine che rende la battaglia per il Senato una partita aperta. "Penso che gli elettori sceglieranno in qualche modo tra il meno peggio", ha detto Taylor. "Il Senato è in bilico, ma è una corsa in cui i repubblicani potrebbero ancora avere un leggero vantaggio."


In Texas un ex collaboratore di Cornyn passa con Talarico


La campagna di James Talarico, candidato democratico al Senato in Texas, ha assunto un ex collaboratore di lunga data del senatore repubblicano John Cornyn. A rivelarlo è stato NOTUS: Jacob Smith, per cinque anni vicedirettore dell'ufficio legislativo e consigliere politico di Cornyn, sarà ora vice responsabile del programma della campagna elettorale di Talarico. "Ho lavorato per repubblicani come il senatore Cornyn per tutta la mia carriera, ma quest'anno sono orgoglioso di unirmi alla campagna di James Talarico", ha dichiarato Smith in una nota diffusa dalla campagna.

"Anziché fare politica di parte, Talarico si sta concentrando sui bisogni delle persone comuni, che ogni giorno lavorano troppo e guadagnano troppo poco", ha aggiunto, sostenendo che al Senato il democratico si batterà per ridurre il costo della vita "per tutti i 31 milioni di texani". Smith ha attaccato anche il candidato repubblicano Ken Paxton, definendolo "il politico più corrotto e dedito ai propri interessi del Texas", disposto a vendere il futuro degli elettori "al miglior offerente pur di restare al potere". Ha quindi invitato i repubblicani che condividono questo giudizio a punire Paxton nelle urne.

Prima di lavorare per Cornyn, Smith era stato collaboratore del deputato repubblicano dell'Oklahoma Frank Lucas nella Commissione Scienza della Camera e assistente legislativo del senatore repubblicano del Mississippi Roger Wicker. Gli staff elettorali assumono molto raramente collaboratori provenienti dallo schieramento avversario. In questo caso la scelta è ancora più insolita perché Cornyn ha perso proprio contro Paxton il ballottaggio delle primarie repubblicane: il 26 maggio il procuratore generale del Texas ha ottenuto il 63,8% dei voti.

Da seggio sicuro a corsa in bilico


La sconfitta di Cornyn ha messo in allarme i repubblicani, preoccupati che le vicende giudiziarie e personali di Paxton possano mettere a rischio un seggio finora considerato sicuro e offrire ai democratici un'altra strada verso la maggioranza al Senato. Il Procuratore Generale del Texas in passato era stato incriminato per frode finanziaria, per poi essere messo in stato d'accusa dalla Camera del Texas ed è finito anche al centro di uno scandalo per una relazione extraconiugale. Il Senato statale lo ha assolto nel processo di impeachment, mentre il procedimento penale si è chiuso senza processo con un accordo che gli ha imposto di risarcire le vittime per circa 300.000 dollari e di svolgere cento ore di lavori socialmente utili.

La vittoria di Paxton alle primarie ha comunque un valore storico: in Texas nessuno sfidante aveva battuto un senatore uscente in carica dal 1970. A favorirlo è stato anche l'endorsement di Donald Trump, arrivato una settimana prima del voto. In vista di novembre, i sondaggi descrivono ora una corsa in perfetto equilibrio. L'ultima rilevazione di Emerson College Polling per Nexstar assegna il 47% a Paxton e il 46% a Talarico, con il 5% di indecisi.

Texas · Senato 2026

Il Texas non è più un seggio sicuro per i repubblicani

Da quando John Cornyn ha perso le primarie, la corsa è ferma sul pareggio. Sono usciti tredici sondaggi in undici settimane e nessuno ha trovato un vincitore.

Grafica di FocusAmericaDati aggiornati al 18 agosto 2026

Media dei sondaggi · RealClearPolitics, 18 agosto 2026

Austin

Talarico
46,0%

Paxton
44,8%

Democratico, deputato statale di Austin
Repubblicano, procuratore generale del Texas

46,0% Talarico9,2% non ha ancora sceltoindecisi44,8% Paxton

La linea nera al centro della barra segna il 50%: nessuno dei due candidati lo raggiunge. RealClearPolitics classifica il seggio come toss up, in perfetto equilibrio.

L’andamentoAndamento Il denaroDenaro Il ballottaggioBallottaggio

Undici settimane senza un movimento


Ogni pallino è un sondaggio, collocato nel giorno in cui è stato rilevato. Sopra la linea nera è avanti Talarico, sotto è avanti Paxton. Tocca un pallino per leggere le percentuali.

Emerson College · 9-10 agosto
Talarico 46% · Paxton 47%

Sette sondaggi danno Talarico avanti, quattro Paxton, due finiscono in parità. In undici dei dodici che pubblicano il margine d’errore il distacco tra i due è più piccolo del margine stesso: quei sondaggi, tecnicamente, non hanno trovato un vincitore.

Le sette medie dei sondaggi, al 13 agosto

Tutti e sette gli aggregatori davano Talarico avanti, in una forbice di appena 0,8 punti. L’accordo conta meno di quanto sembri: attingono tutti allo stesso piccolo gruppo di sondaggi pubblici, quindi sono sette modi diversi di elaborare gli stessi numeri, non sette misure indipendenti.

In Texas il vantaggio economico non è mai bastato


Contributi dichiarati alla Commissione elettorale federale dall’inizio del 2025.

James Talarico72,0 mln $

Ken Paxton16,8 mln $

Il pieno sono i 9,2 milioni del comitato elettorale; il tratteggio i 7,5 milioni dei comitati di raccolta congiunta, che Paxton divide con altri candidati e gruppi del partito.

Spot elettorali dal ballottaggio del 26 maggio

James Talarico21,0 mln $

Ken Paxton100 mila $

210 a 1
Il rapporto fra la spesa pubblicitaria dei due candidati dalla fine delle primarie. Dati AdImpact al 14 agosto.

Tre democratici, tre vantaggi economici

Beto O’Rourke 2018+45 mln $

Sconfitto da Ted Cruz per 2,6 punti

Colin Allred 2024+21 mln $

Sconfitto da Ted Cruz per 8,5 punti

James Talarico 2026+55 mln $

Si vota il 3 novembre

Beto O’Rourke e Colin Allred hanno raccolto molto più di Ted Cruz e hanno perso entrambi. Talarico parte con il vantaggio economico più ampio dei tre, ma in Texas un democratico non vince una corsa statale dal 1994. Il divario può anche stringersi: la Corte Suprema ha cancellato i limiti alla spesa che i partiti possono coordinare con i propri candidati, e Paxton può attingere ai fondi nazionali del Partito repubblicano.

Paxton non ha guadagnato voti: li ha persi Cornyn


Voti raccolti dai due repubblicani nelle primarie del 3 marzo e nel ballottaggio del 26 maggio.

Affluenza repubblicana
−35,8%
Da 2.166.910 a 1.391.634 votanti fra il primo turno e il ballottaggio.

Quota di Paxton
40,5% → 63,8%
La stessa quantità di voti pesa molto di più su un elettorato di un terzo più piccolo.

Cornyn è il primo senatore texano in carica battuto alle primarie dal 1970. Una settimana prima del voto Donald Trump aveva annunciato il proprio sostegno a Paxton.

I sondaggi e gli analisti non dicono la stessa cosa

Le medie danno il democratico avanti di uno o due punti. I tre principali istituti che valutano le corse elettorali continuano invece a considerare favoriti i repubblicani: tengono conto di fattori che i sondaggi non misurano, come il modo in cui il Texas ha votato finora e quante volte un vantaggio estivo è sopravvissuto fino a novembre. Si vota il 3 novembre 2026.

Cook Political Report: Lean Republican Sabato’s Crystal Ball: Lean Republican Inside Elections: Lean Republican dal 6 agosto

Fonti: RealClearPolitics (media dei sondaggi al 18 agosto 2026); tredici sondaggi pubblici rilevati fra il 1° giugno e il 10 agosto 2026; Federal Election Commission, elaborazione Texas Tribune; AdImpact, via CNN, 14 agosto 2026; risultati certificati delle primarie repubblicane del 3 marzo e del ballottaggio del 26 maggio 2026; Cook Political Report, Sabato’s Crystal Ball, Inside Elections.

I tre grafici interattivi richiedono JavaScript. I dati principali: media dei sondaggi Talarico 46,0% contro Paxton 44,8%, con il 9,2% di indecisi. Tredici sondaggi dal 1° giugno: sette danno Talarico avanti, quattro Paxton, due in parità; il distacco più ampio è di cinque punti. Raccolta fondi: Talarico 72,0 milioni di dollari, Paxton 16,8. Spot dal ballottaggio: 21,0 milioni contro 100 mila. Ballottaggio del 26 maggio: Paxton 888.196 voti (da 878.564 a marzo), Cornyn 503.438 (da 910.382).

Talarico ha raccolto già 70 milioni, Paxton solo 9


Il democratico ha già raccolto più di 70 milioni di dollari, più di qualsiasi altro candidato non uscente in questo ciclo elettorale e oltre 60 milioni in più di Paxton, fermo a poco più di 9. L'entusiasmo dei sostenitori del candidato democratico è stato tale che alcuni hanno versato somme superiori al limite di legge, costringendo la campagna a restituire parte dei fondi.

Dopo il ballottaggio Talarico ha speso 21 milioni di dollari in spot televisivi, contro i 100.000 dollari del rivale. Secondo il New York Times, si tratterà di una delle campagne per il Senato più costose della storia americana. Per un consulente texano, Talarico ha "più possibilità di vincere di qualsiasi altro democratico nello Stato da molto tempo". La vera incognita, ha aggiunto, è un'altra: "Ci saranno i soldi necessari per dipingerlo come serve?"


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AOC sul “woke 1” ha detto quel che ha detto


Esegesi e mistero di una frase «mai detta», che però la politica di Brooklyn ha pronunciato.
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La surreale polemica italiana sul “woke” – che suona più o meno come una polemica nepalese sulle spiagge – non accenna ad affievolirsi: gli interventi di Giuseppe Conte, che ricorda con dolore quella volta che un «caro amico da Boston» gli fece una critica su un soprammobile che non gradì; le chiose – sempre su Repubblica, che già aveva ospitato Conte – di Matteo Renzi, col suo auspicio di «superare gli eccessi woke»; e soprattutto l’infinita canea che tutto ciò ha prodotto sui nostri social media.

Buona parte di questa pigra polemica importata da rientro può essere ricondotta a un’intervista televisiva di una figura centrale della politica statunitense, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez (anche conosciuta con l’acronimo del suo nome, AOC).

Il 9 agosto – dunque quindici giorni fa – Ocasio-Cortez è stata ospite a This Week, un talk politico di ABC in quel momento condotto dal mezzobusto Jonathan Karl. Di lì a poco si sarebbe votato per le primarie Democratiche delle elezioni governatoriali in Wisconsin, dove Francesca Hong – una candidata di sinistra considerata radicale, con un passato di dichiarazioni controverse sulla festa del Thanksgiving e altro – alla fine ha perso contro il suo avversario moderato, David Crowley.

Nello scambio, Karl chiede a Ocasio-Cortez cosa ne pensa di quelle passate «dichiarazioni controverse di Hong». La politica di Brooklyn inizia parlando di come le elezioni locali non dovrebbero occupare troppo la scena nazionale, poi dice che Hong ha cambiato le sue posizioni rispetto a quando diceva di voler abolire il Ringraziamento in quanto festa colonialista.

Poi inizia a sorridere, arrivando a quello che diventerà il pomo della discordia due settimane dopo, in un Paese a forma di stivale della provincia dell’impero: AOC cita un suo «consigliere cittadino locale» che dice che «il Woke 1 è stato folle», e che bisognerebbe guardare a ciò che i candidati dicono oggi. «Woke 1 was crazy», ovvero: quelli sono stati degli eccessi, ora possiamo passare oltre.

La frase cita una sorta di meme che già da qualche tempo gira sui social: quello per cui si prendono certe esternazioni esagerate del periodo del 2020-21 e si etichettano ironicamente con la dicitura “Woke 1”, appunto. Chi Ossé, il consigliere di Brooklyn citato da Ocasio-Cortez, viene da Black Lives Matter e l’ha utilizzato a maggio in senso ironico e autoironico, in risposta a chi gli chiedeva conto di un suo tweet del 2020 in cui diceva che un uomo bianco cisgender non sarebbe potuto diventare presidente dell’assemblea comunale.

AOC ha poi precisato a Karl che durante quel periodo – quello delle proteste dopo l’assassinio di George Floyd e del “woke” più spinto – la finestra di Overton si è allargata, ma non è stato necessariamente un male: ci sono state anche conversazioni e proposte politiche «fruttuose». In ogni caso, candidati come Francesca Hong – dice fra le righe Ocasio-Cortez – oggi hanno fatto passi avanti, superando certi giacobinismi acerbi e impopolari.

Dire in diretta televisiva che il «woke 1 è stato folle», o «pazzo» – anche nel senso iperbolico e non del tutto negativo di “che cosa irripetibile, ragazzi!” – significa una cosa sola: quello di Alexandria Ocasio-Cortez, una politica di alto profilo che ha da tempo mire sulla presidenza degli Stati Uniti, è un riposizionamento strategico.

È, peraltro, una lettura abbastanza scontata: tutti i principali giornali d’oltreoceano, a partire dall’iperspecializzato Axios, hanno parlato di una scelta tattica della leader dei Democratici, che ha voluto citare parole altrui in un dato contesto, e rispondendo a una domanda specifica, per segnalare che i Democratici su un certo fronte non sono quelli del 2020.

Sul sito di ABC c'è una trascrizione integrale dello scambio; ma se ancora non ti fidi, eccolo anche in video:


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/2:13

Eppure in Italia questa semplice lettura di una frase in inglese standard è diventata espressione di un idioletto incomprensibile, e oggetto di accuse e ulteriori code di polemica: non conto più quanti interventi ho letto che smontano la ricostruzione dell’intervista, dicendo che AOC «non ha mai detto» quella frase, che nel frattempo altrove si è guadagnata addirittura la qualifica di «inventata». Ma inventata non è: aiuto, il gaslighting!

È vero, scherzi a parte, che Repubblica ha fatto da capofila di alcune rese distorte della stampa italiana: il quotidiano che fu di Eugenio Scalfari ha attribuito direttamente la battuta alla deputata americana, con un uso delle virgolette come sempre fantasioso, e ha titolato «Usa, dietrofront a sinistra: “Il woke è una follia, puntiamo sull’economia”». Di bivio fra diritti civili ed economia, Ocasio-Cortez non ha mai parlato (e sulla necessità di tenere insieme i due fronti, consiglio invece l’ottima analisi di Andrea Fabozzi sul Manifesto).

Ma il pressapochismo o l’agenda politica surrettizia dei quotidiani italiani non cambiano la realtà: Ocasio-Cortez quella cosa l’ha detta, non se l’è sognato nessuno. Ci hanno turlupinati? A me, una volta tanto, pare non sia questo il caso: AOC, che ha prospettive politiche a cui rendere conto, ha citato una terza persona in modo strategico per il suo futuro. Non ha disconosciuto le lotte del 2020 né è diventata trumpiana, ma ha voluto comunicare che su certi piani si poteva fare meglio e che la leadership Democratica lo sa.

Nessuna grande abiura, ma un riposizionamento intelligente, figlio dell’esperienza. Crazyyy? Mah, non proprio.

  • Sei un fan di Paw Patrol – La squadra dei cuccioli? Spero per te di no, ma ecco che l’Economist ti spiega la sua politica, accusata di propaganda;

  • Il Pentagono di Trump minaccia (di nuovo) di togliere fondi alle università, questa volta quelle che hanno legami accademici con la Cina;

  • La guerra alla DEI di Trump è arrivata all’Alzheimer: la sua amministrazione ha scelto di cancellare gli studi sugli effetti del razzismo sulla salute cerebrale.



🫰
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Polaroid e Pokémon insieme: arrivano nove prodotti in edizione speciale


Polaroid e Pokémon uniscono i loro mondi in una nuova collaborazione: arrivano nove prodotti in edizione speciale pensati per celebrare il franchise più amato dai fan
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Polaroid, l'icona della fotografia istantanea, e Pokémon, uno dei brand di intrattenimento più amati al mondo, uniscono le forze per dare vita a una collezione in edizione limitata di fotocamere, pellicole e accessori.
La collaborazione nasce con l'idea di portare l'energia del mondo Pokémon nelle iconiche fotocamere PolaroidLa collaborazione nasce con l'idea di portare l'energia del mondo Pokémon nelle iconiche fotocamere Polaroid
Creata per celebrare il 30° anniversario di Pokémon, questa edizione speciale rappresenta la più grande collaborazione mai realizzata da Polaroid e comprende tre fotocamere, tre pellicole con cornici dedicate e dark slide personalizzate, oltre ad un'ampia selezione di accessori iconici. La collezione invita tutti i fan del celebre franchise, dai più giovani ai nostalgici di lunga data, a scoprire o riscoprire il piacere autentico e analogico della fotografia istantanea.

La nuova gamma Polaroid x Pokémon Edizione Speciale include:


Edizione speciale fotocamera Now Gen 3

  • Polaroid Now Generazione 3 - Versione Pokémon: 139,99 euro

Edizione speciale fotocamera Go Generation 3

  • Go Generation 3 - Versione Pikachu: 99,99 euro
  • Go Generation 3 - Versione Sylveon: 99,99 euro

Pellicola in edizione speciale con cornici Pokémon

  • Pellicola Polaroid Color i-Type - Versione Pokémon: 21,99 euro
  • Pellicola Polaroid Go Color - Versione Pikachu - Confezione doppia: 22,99 euro
  • Pellicola Polaroid Go Color – Versione Sylveon - Confezione doppia: 22,99€



Nubia Neo 5 Max: display da 7,5 pollici
Nubia Neo 5 Max porta il formato degli smartphone verso una nuova dimensione con un ampio display da 7,5 pollici. Ecco cosa sappiamo del nuovo PadPhone e delle sue caratteristiche
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Frame protettivo personalizzato e collezionabile per pellicole i-Type e Go


Accessori a tema Pokemon

  • Custodia per fotocamera Polaroid Go – Edizione Pokémon: 24,99 euro
  • Album fotografico Polaroid Go – Edizione Pokémon: 24,99 euro
  • Tracolla per fotocamera Polaroid – Edizione Pokémon (compatibile con entrambe le fotocamere): 14,99 euro


“Pokémon è da sempre sinonimo di scoperta, connessione ed esplorazione - ha dichiarato Mathieu Galante di The Pokémon Company International - collaborare con Polaroid rappresenta un’estensione naturale di questi valori: incoraggiare le persone a uscire, esplorare e catturare, a modo loro, i momenti che contano di più e a trasformare i ricordi più amati in ricordi tangibili.”


La collezione Polaroid x Pokémon sarà lanciata a livello globale in quantità limitate, con apertura dei preordini il 25 agosto 2026, su polaroid.com, seguita dal lancio completo il 5 ottobre 2026.

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Nubia Neo 5 Max, il nuovo smartphone con display da 7,5 pollici che sfida i PadPhone


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Nubia ha annunciato il lancio globale di nubia Neo 5 Max. Il device introduce una nuova categoria di PadPhone che coniuga l'esperienza visiva di un tablet compatto con i controlli portatili di una console di gioco. Dotato di un display da 7,5 pollici, nubia Neo 5 Max unisce le funzionalità di un tablet, controlli a livello di console, un'esperienza audiovisiva immersiva e un'assistenza al gaming basata sull'IA in un unico dispositivo versatile per il gaming, l'intrattenimento e la produttività quotidiana.

Un hub “tutto in uno”


nubia Neo 5 Max sviluppa il concetto di PadPhone grazie al suo display da 7,5 pollici con risoluzione da 1,5K leader della categoria, che offre una superficie tattile superiore del 27% rispetto a nubia Neo 5 5G. Il formato 18.7:9 favorisce un'esperienza di gioco più precisa e focalizzata e, nei titoli FPS, consente di ingrandire fino al 40% i contorni dei nemici. Il dispositivo è dotato di certificazione SGS Eye Care a livello hardware, con riduzione della luce blu sull’intero schermo e autentico DC dimming; queste tecnologie, combinate con funzioni software di protezione degli occhi sviluppate internamente e promemoria intelligenti per il benessere visivo, contribuiscono a garantire un utilizzo più confortevole anche durante sessioni prolungate.

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Le molteplici modalità adattive valorizzano tutte le potenzialità dell'ampio display da 7,5 pollici, trasformando nubia Neo 5 Max in un hub versatile tutto in uno. L'orientamento orizzontale con supporto protettivo lo converte in una mini TV personale; la modalità E-Ink riproduce l'aspetto dell'inchiostro su carta per una lettura confortevole senza affaticamento della vista, mentre le modalità Controller e Streaming permettono un casting reattivo e a bassa latenza dei giochi AAA.

Un'immersione sensoriale completa


nubia Neo 5 Max integra i Neo Triggers 5.0 con una frequenza di campionamento di 990 Hz e una latenza di risposta hardware di 4,7 ms, per un'esecuzione rapida delle azioni di mira, tiro, spostamento e attivazione delle abilità attraverso una configurazione flessibile a quattro dita.

💡
Progettato per l’impugnatura C-grip, il display da 7,5 pollici aumenta la superficie tattile del 27% e amplia la distanza tra i tasti del 21% rispetto ai layout convenzionali

La tecnologia Magic Touch 3.0 mantiene elevata la reattività del display anche nelle situazioni di utilizzo più intense e filtra i tocchi accidentali causati da dita bagnate o unte, mentre un giroscopio ad alta precisione ottimizza il controllo rotazionale e l'antenna di gioco a 360° garantisce una connettività stabile. I due altoparlanti simmetrici offrono un volume superiore del 300%, supportato da un design audio anti-ostruzione. Grazie alla tecnologia audio immersiva Dolby Atmos, nubia Neo 5 Max offre un'esperienza sonora più ricca, con profondità, chiarezza e ottimi dettagli.

Il sistema di raffreddamento


nubia Neo 5 Max combina un chipset MediaTek Dimensity 7100 realizzato con processo produttivo a 6 nanometri, una memoria LPDDR5X e uno spazio di archiviazione UFS 2.2. Questo modello è dotato di un innovativo sistema di raffreddamento da oltre 30.000 mm² in grado di migliorare l'efficienza della dissipazione del calore del 140% attraverso una camera di vapore capillare a doppio strato, che amplia i canali di circolazione vapore-liquido, e un pannello VC stampato in 3D per una dispersione del calore più rapida.

💡
AI Game Space 5.0 offre un rapido accesso agli strumenti di gioco e alle funzionalità di assistenza intelligente. AI Demi Copilot 2.0 funge da allenatore e compagno di gioco, offrendo consigli in tempo reale, aggiornamenti sull'andamento delle partite e supporto legato al gioco

La batteria a due celle da 7.100 mAh distribuisce l'energia in modo più efficiente, contribuendo a contenere il surriscaldamento e a preservare l'affidabilità della batteria nel tempo anche durante un utilizzo intensivo. Durante le sessioni di gioco, la funzione Bypass Charging alimenta direttamente il dispositivo senza surriscaldare la batteria. Anche con una batteria al 5%, la modalità Extreme 5% consente di giocare fino a 22,9 minuti.

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nubia Neo 5 Max è inizialmente disponibile nel Sudest asiatico nelle colorazioni Shadow Black, Titanium Gold e Cyber Silver, e offre configurazioni di 20GB (8GB + 12GB) di RAM con spazio di archiviazione di 256GB o spazio di archiviazione di 512GB. Techpertutti.com vi terrà aggiornati sull'arrivo dal nuovo gaming padphone in Italia.

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Il candidato repubblicano in Colorado che afferma di combattere i demoni


Victor Marx, candidato repubblicano alla poltrona di governatore, ha raccontato nel suo libro di aver visto persone trasformarsi in creature demoniache. Per gli studiosi non è una stranezza isolata ma un tratto ormai centrale della destra religiosa.

Il candidato repubblicano alla carica di governatore del Colorado sostiene di aver assistito ad almeno due trasformazioni demoniache. Victor Marx, predicatore evangelico e podcaster che si definisce un "missionario ad alto rischio" e dirige il ministero All Things Possible, e ha raccontato nel libro del 2024 The Dangerous Gentleman di aver visto un uomo mutare fisicamente davanti ai suoi occhi e una ragazza assumere sembianze "rettiliane". La vicenda è stata ricostruita da Talking Points Memo, che ha letto il volume e ha chiesto al candidato di spiegare le sue affermazioni, senza però ricevere risposta.

Il primo episodio sarebbe avvenuto in Iraq nel 2017, dove Marx dice di aver incontrato un comandante dell’Isis catturato dalle forze irachene con cui collaborava "in modo informale". Convinto che il prigioniero stesse per essere giustiziato, sperava di pregare con lui e di farne "un fratello in Cristo finché era ancora in tempo". Ma, secondo il suo racconto, le cose andarono diversamente. "Il suo volto si contorse, trasformandosi in pochi secondi in una maschera dura e spigolosa", scrive Marx, descrivendo muscoli che sporgevano dalla fronte, occhi socchiusi e orecchie diventate appuntite "come quelle di un troll". Sostiene inoltre che qualcuno nel cortile abbia fotografato l’intera trasformazione "dall’inizio alla fine, a colori", ma non ha risposto alla richiesta di mostrare le immagini.

Il secondo episodio riguarderebbe una ragazza detenuta in un carcere minorile, che avrebbe cominciato a ringhiare mentre Marx cercava di pregare con lei. Nel libro la descrive come una "creatura" che si lacerava la carne emettendo suoni ultraterreni e afferma di aver avvertito un intenso odore di zolfo e uova marce, tanto forte da farlo stare male. Nel volume compaiono anche imprese meno metafisiche, a partire da quella narrata nelle pagine iniziali. Marx sostiene che in Myanmar, dove si era recato per addestrare alcuni "guerrieri" impegnati in non meglio precisate operazioni di soccorso, fu assalito da più di dieci uomini e riuscì a sconfiggerli tutti, nonostante avesse la febbre e fosse armato soltanto di uno spesso coltello da addestramento in plastica.

Veterano dei Marines, Marx possiede il settimo dan nel Keichu-Do, un sistema di arti marziali creato dal patrigno e noto anche come "Cajun Karate". Per anni il suo ministero ha affermato di aver sottratto alla tratta 45 mila donne e bambini nel corso di 150 missioni in 30 Paesi. Sia questi numeri sia i titoli marziali del candidato sono finiti sotto esame dopo l’annuncio della sua candidatura, alla fine dello scorso anno.

Le divisioni nel Partito Repubblicano


Marx ha vinto le primarie repubblicane del 30 giugno contro altri tre candidati, ma con appena mezzo punto percentuale di vantaggio: il 39,9% contro il 39,4% di Barbara Kirkmeyer, uno scarto di circa 2.500 voti. Il margine era così ridotto che l’Associated Press ha assegnato la vittoria soltanto 9 giorni dopo. Alla fine di maggio Kyle Clark, giornalista di 9News, emittente di Denver affiliata alla NBC, gli ha ricordato che in passato si era definito un "esorcista riluttante". Dopo aver analizzato sermoni e podcast del candidato, Clark gli ha chiesto quante persone avesse salvato e se ne avesse mai uccisa qualcuna, come sembrano suggerire il libro e alcuni suoi interventi pubblici.

Marx non ha fornito numeri né risposte dirette. Non è stato inoltre in grado di indicare nemmeno uno dei 30 Paesi nei quali sostiene di aver operato, spiegando di dover proteggere l’identità delle vittime. Ha invece ridimensionato la definizione di esorcista: "È una battuta, è il modo in cui lo dico. Ma, come seguace di Cristo e persona che conosce molto bene il male, credo alla parola di Dio quando afferma che posso pregare per le persone e vederle liberate dall’oppressione demoniaca. Non la chiamo mai possessione". Marx ha anche detto a Clark di poter praticare esorcismi al telefono e il suo staff si è offerto di organizzarne uno per il giornalista.

Nel Colorado guidato dal governatore democratico Jared Polis, al suo secondo e ultimo mandato, la successione è ora aperta. Marx parte però nettamente sfavorito rispetto al procuratore generale democratico Phil Weiser, che nelle primarie del suo partito ha battuto di quasi 14 punti il senatore Michael Bennet. Il Cook Political Report considera la carica di governatore "solidamente democratica".

Il bizzarro candidato repubblicano divide anche il proprio Partito. Mercoledì 9News ha riferito che Hugo Chavez-Rey, vicepresidente del Partito Repubblicano di Denver, si è dimesso per evitare un voto sulla sua rimozione dopo essersi rifiutato di sostenere Marx. Ora ha dato il suo appoggio al candidato indipendente conservatore Greg Lopez. Il presidente del Partito Repubblicano del Colorado ha invece intimato ai dirigenti di schierarsi con Marx oppure di lasciare il proprio incarico.

La "guerra spirituale" nella destra americana


Il tema degli esorcismi e della "guerra spirituale" ha conquistato uno spazio sempre più crescente nella destra legata al movimento MAGA, spiega Brad Onishi, ex ministro evangelico, ricercatore associato all’Università della California a Berkeley e autore di diversi libri sul nazionalismo cristiano. "Non è più roba di frange estremiste", ha spiegato a Talking Points Memo. Onishi cita, tra gli esempi, Paula White-Cain, consigliera della Casa Bianca per le questioni religiose e responsabile dell’ufficio istituito da Trump nel febbraio 2025, che prega per scacciare i demoni e pratica la glossolalia.

Ricorda inoltre l’ex conduttore di Fox News Tucker Carlson, che ha raccontato di essere stato aggredito da un demone, così come la presenza nel suo podcast di un presunto esorcista. A questi casi aggiunge i legami dello Speaker repubblicano della Camera Mike Johnson con la New Apostolic Reformation e le vecchie affermazioni di Alex Jones, secondo cui i democratici puzzerebbero di zolfo. Charlie Kirk, l’attivista conservatore ucciso in un attentato il 10 settembre 2025 alla Utah Valley University e fondatore di Turning Point USA, un’organizzazione che ha raccolto centinaia di milioni di dollari per le cause conservatrici, aveva scritto la prefazione del libro di Marx, elogiandolo proprio per la sua capacità di "affrontare i demoni".

Secondo Onishi, quindi, Marx è il prodotto di un ecosistema politico e religioso nel quale l’autorità non deriva più dall’ordinazione o dall’appartenenza a una confessione: chi rivendica i doni considerati giusti — profezie, sogni ed esorcismi — può così costruirsi un seguito su quella base. Un sistema che, secondo il ricercatore, ha conseguenze politiche precise: l’obiettivo non è vincere con l’aiuto di Dio, ma conquistare il potere scacciando quelli che vengono presentati come suoi nemici.

Il messaggio centrale del suo libro procede nella stessa direzione. Gli uomini, sostiene Marx, devono tornare a essere "pericolosi" per combattere le forze nefaste della società, dalle istituzioni "woke" alla comunità LGBT. "Troppo spesso, se un bambino viene cresciuto soltanto da una donna, assorbe qualità effeminate e rinuncia all’idea di mascolinità", scrive, prendendosela con i "lunatici metrosessuali e non binari" che la cultura contemporanea proporrebbe come modello ai ragazzi.

Onishi avverte che il passaggio da questa retorica alla violenza può essere breve: chi si ha di fronte cessa di essere un avversario con idee diverse e diventa un demone che puzza di zolfo. Marx lo scrive in termini ancora più espliciti: se le istituzioni laiche e le forze demoniache che le controllano ci definiscono pericolosi, si domanda nel libro, perché non esserlo davvero?

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Liquid Food


Il self made è l'arte di costruirsi in casa le esche, in particolar modo le boilies. In questo modo si possono scegliere gli ingredienti e personalizzare la ricetta in base alle proprie esigenze.
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Foto in alto: l’autore con una bellissima cattura, avvenuta nel cagliaritano.

Ho già affrontato l'argomento self made sulle pagine di questa rivista partendo da semplici mix, tralasciando tutto il filone legato alla parte liquida di cui sono composte le boilies. Intanto facciamo una distinzione importante tra attrazione e nutrizione. Senza dubbio il mix dona nutrizione alle nostre esche. L'attrazione invece è la capacità di richiamare il pesce ed è data dalla parte liquida che inseriamo per impastare le esche. Con la parte liquida si rafforzano i messaggi che mandiamo alle carpe. In particolari circostanze bisogna avere una parte liquida molto attrattiva e gustativa, obbligatoriamente spinte e non basta inserire solamente le uova. Parlo dei casi dove occorre un'attrazione immediata, dove non c'è pasturazione preventiva e dove la rapidità di pesca è necessaria. Proprio perché essendo liquida, sarà la prima a entrare in azione e deve avvenire in maniera corretta. In estate possiamo sbizzarrirci con le più svariate combinazioni di liquidi aromatici e olii essenziali, sfruttando l'elevata temperatura dell'acqua che aiuta a veicolare nelle acque i prodotti liquidi inseriti.

I liquid food - Per entrare in pesca velocemente non bisogna usare mix troppo elaborati e nutrienti. È la parte liquida che deve essere di ottima fattura, per segnalare al pesce la presenza di cibo inte-ressante. Sul mercato ci sono una miriade di prodotti pensati a tal scopo e i più famosi sono quelli a base di aminoacidi e predigeriti come il Multimino e Nutramino. Questi prodotti, una volta disciolti in acqua, stimolano gli organi sensoriali delle carpe inducendole ad alimentarsene. Esistono anche liquid food che sono di origine animale e hanno una notevole efficacia. Sono prodotti altamente attrattivi e possono derivare dal krill, liver o squid. Chi produce le boilies in casa sa benissimo che si parte sempre dai liquidi. Trattandosi di prodotti di origine naturale, anche un sovradosaggio non compromette la preparazione. Le quantità da usare variano a seconda del prodotto scelto. In linea di massima si va da 50 a 100 millilitri per chilogrammo di mix, ma ogni prodotto è corredato di etichetta con il giusto dosaggio. In rete si trovano tantissime ricette, partendo da materie prime naturali come pesce, fegato (liver) e derivati dal latte. I processi di fermentazione trasformano in pochi giorni questi scarti di pesce o altri organi, in liquidi altamente solubili.
Alcuni aromi e additivi utilizzati per la preparazione delle esche.
Gli aromi - Gli aromi sono probabilmente uno degli argomenti più discussi, utilizzati fin dagli albori nel mondo del self made. C'è chi li adora e c'è chi li critica. Personalmente credo che poco importi l'odo-re che sentiamo col nostro naso (fragola, banana, scopex…), ma al contrario è importante il solvente col quale è disciolto l'aroma. La maggior parte degli aromi sono venduti disciolti in tre solventi: alcool etilico, glicole monopropilenico e olio. L'alcool etilico è senza dubbio il più facile da usare. Essendo solubile funziona bene anche in acque fredde. Il glicole è il solvente forse più usato poiché garantisce una discreta trasmissione della parte aromatica ad ogni temperatura. Gli aromi in olio, per loro natura, sono difficilmente utilizzabili con acqua sotto i 16° C, ma con temperature superiori riescono a lavorare al meglio. In estate gli aromi in olio fanno in pieno il loro dovere, senza controindicazioni. Gli aromi son ben diversi dai liquid food e vanno usati in modo differente. Tutti gli aromi sono d'origine chimica e quindi vanno dosati scrupolosamente, seguendo le misure indicate sull'etichetta, pena l'eccessivo dosaggio che causa la repulsione dell'esca da parte del pesce. Ultimamente sempre più self maker non inseriscono più nessun aroma, ma si affidano all'efficacia di un buon liquid food o idrolizzato per caratterizzare e dare gusto alle boilies. Con questi prodotti possiamo aumentare di gran lunga la quantità da inserire rispetto a un aroma chimico.
Preparazione del liquid food.
Dolcificanti - Come non citare un liquido sempre usato nel self made sin dagli albori: il dolcificante. Può essere di varia natura (Nhdc, melassa, fruttosio...) e completa la parte liquida. Ha un effetto sul gusto e sul sapore, ma non interferisce con la parte attrattiva degli altri liquidi inseriti. In forma liquida i dolcificanti danno sapidità e dolcezza alle esche, ma in un mix dove conta per prima l'attrazione non sono determinanti. La scelta del dolcificante giusto va fatta in base alla stagione e al tipo di esca che dobbiamo preparare. I dolcificanti sintetici offrono dolcezza intensa anche in piccole dosi, mentre quelli naturali come il fruttosio oppure il miele, donano una dolcezza più naturale e più delicata.


English version


Self-made bait is the art of making your own bait, especially boilies. This way, you can choose the ingredients and customize the recipe to suit your needs.

We've already covered the topic of self-made bait in this magazine, starting with simple mixes, leaving aside the entire topic of the liquid component that makes up boilies. First, let's make an important distinction between attraction and nutrition. The mix undoubtedly provides nutrition to our baits. Attraction, on the other hand, is the ability to attract fish and is provided by the liquid component we add to mix the bait. The liquid component reinforces the messages we send to the carp. In certain circumstances, a highly attractive and flavorful liquid component is essential, and simply adding eggs isn't enough. I'm talking about cases where immediate attraction is needed, where there's no pre-baiting, and where speed of fishing is essential. Precisely because it's liquid, it will be the first to take effect, and it must be done correctly. In summer, we can experiment with a wide variety of combinations of aromatic liquids and essential oils, taking advantage of the high water temperature, which helps transport the liquid products into the water.

Liquid Foods - To get started quickly, you shouldn't use overly elaborate and nutritious mixes. It's the liquid part that must be of excellent quality, to alert the fish to the presence of interesting food. There are a myriad of products on the market designed for this purpose, the most popular being those based on amino acids and predigested products like Multimino and Nutramino. These products, once dissolved in water, stimulate the carp's sensory organs, encouraging them to feed. There are also liquid foods that are of animal origin and are remarkably effective. They are highly attractive and can be derived from krill, liver, or squid. Those who make boilies at home know very well that liquids always start with the right ingredients. Since they are natural products, even an overdose won't compromise the preparation. The quantities to use vary depending on the product chosen. Generally, it ranges from 50 to 100 milliliters per kilogram of mix, but each product comes with a label indicating the correct dosage. There are countless recipes online, starting with natural raw materials such as fish, liver, and dairy products. Fermentation processes transform these fish and other organ wastes into highly soluble liquids in just a few days.

Flavorings - Flavorings are probably one of the most discussed topics, used since the dawn of the DIY world. Some love them, others criticize them. Personally, I believe that the smell we detect with our nose (strawberry, banana, Scopex, etc.) matters little, but the solvent in which the flavoring is dissolved is important. Most flavorings are sold dissolved in three solvents: ethyl alcohol, monopropylene glycol, and oil. Ethyl alcohol is undoubtedly the easiest to use. Because it's soluble, it works well even in cold water. Glycol is perhaps the most widely used solvent, as it ensures a decent transfer of the flavor at any temperature. Oil flavors, by their nature, are difficult to use in water below 16°C, but they work best at higher temperatures. In summer, oil flavors do their job perfectly, with no side effects. Flavors are very different from liquid foods and should be used differently. All flavors are chemical in origin and therefore must be dosed carefully, following the measurements indicated on the label. Avoiding excessive dosage can cause fish to repel the bait. Lately, more and more homebrewers are no longer adding flavors at all, instead relying on the effectiveness of a good liquid food or hydrolyzed product to characterize and flavor their boilies. With these products, we can significantly increase the amount added compared to a chemical flavor.

Sweeteners - How could we not mention a liquid that has been used in homebrewing since the very beginning: sweeteners. It can be of various types (NHDC, molasses, fructose, etc.) and complements the liquid component. It affects the taste and flavor, but doesn't interfere with the attractiveness of other liquids. In liquid form, sweeteners add flavor and sweetness to baits, but in a mix where attraction is the primary concern, they aren't crucial. Choosing the right sweetener depends on the season and the type of bait you're preparing. Synthetic sweeteners offer intense sweetness even in small doses, while natural sweeteners like fructose or honey provide a more natural and delicate sweetness.

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Trump chiude l'estate con una gara di IndyCar tra i monumenti di Washington


La Freedom 250 Grand Prix ha attraversato il National Mall e Pennsylvania Avenue davanti a circa 200mila spettatori. Il presidente ha sventolato la bandiera verde, ha vinto l'americano Kyle Kirkwood.

Le macchine dell'IndyCar hanno corso domenica pomeriggio tra i monumenti di Washington, in una gara mai disputata prima nella capitale americana. Il presidente Donald Trump ha sventolato la bandiera verde che ha dato il via alla corsa attorno alle 13:18 ora locale, le 19:18 in Italia, su un circuito ricavato dalle strade attorno al National Mall, il grande parco che va dal Campidoglio al Lincoln Memorial, con passaggi lungo Pennsylvania Avenue, davanti agli Archivi Nazionali e al museo dell'aria e dello spazio dello Smithsonian.

La Freedom 250 Grand Prix ha chiuso l'estate di eventi sportivi con cui Trump ha celebrato i 250 anni dell'indipendenza degli Stati Uniti. I 147 giri sono stati scelti per arrivare a 250 miglia (402 chilometri) in omaggio all'anniversario. Il tracciato misurava 1,7 miglia (poco meno di tre chilometri) con sette curve, tutte a sinistra tranne una. Sul rettilineo di Pennsylvania Avenue le vetture potevano toccare i 298 chilometri orari. I biglietti erano gratuiti e gli organizzatori si aspettavano circa 200mila spettatori, mentre i pass per i club privati a bordo pista costavano 5.000 dollari.

Trump ha percorso un giro d'onore sul circuito a bordo della limousine presidenziale blindata soprannominata "The Beast", accolto soprattutto da applausi e da qualche fischio. Ha poi dato il via alla gara restando nella tribuna presidenziale insieme alla moglie Melania, mentre nelle corse dell'IndyCar la bandiera verde viene sventolata di solito dalla torretta sulla linea del traguardo. Prima della partenza il tenore Christopher Macchio, cantante preferito del presidente, ha eseguito l'inno nazionale e diversi reparti delle forze armate hanno sorvolato il circuito, con un bombardiere invisibile ai radar B-2 e il Boeing 747 regalato dal Qatar e usato come Air Force One, scortato da quattro caccia. Per consentire i sorvoli il traffico aereo dell'aeroporto Ronald Reagan è rimasto fermo tre ore a metà giornata.

Ha vinto Kyle Kirkwood, 27 anni, della Florida, al volante di una monoposto del team Andretti Global. È la sua seconda vittoria in questa stagione dell'IndyCar, il principale campionato americano di monoposto, considerato secondo solo alla Formula 1 per prestigio e diffusione. I compagni di squadra Will Power e Marcus Ericsson sono arrivati terzo e quarto. Solo 13 dei 25 piloti al via hanno concluso la corsa. "Che posto incredibile per farlo", ha detto Kirkwood a Fox Sports dopo la vittoria. "Se non riesci a vincerla alla 500 miglia di Indianapolis, questo è senza dubbio il posto giusto".

Alex Palou, in testa alla classifica del campionato e partito dalla prima posizione, ha chiuso ventesimo, il suo secondo peggior risultato dell'anno. Ha rimediato una penalità per aver urtato una gomma mentre usciva dalla corsia dei box, si è poi fermato di nuovo perché una ruota non era stata fissata bene e infine è finito in testacoda. Il suo vantaggio su Kirkwood, secondo in classifica, si è ridotto da 133 a 91 punti a tre gare dalla fine.

Le barriere di cemento hanno fermato diversi piloti. David Malukas è finito contro il muro all'ultima curva del circuito e Sting Ray Robb non è riuscito a evitarlo, con due degli otto piloti americani fuori gara nel giro di pochi secondi. Scott McLaughlin è andato a sbattere contro le gomme mentre provava a superare Kirkwood a 19 giri dalla fine. Marcus Armstrong è stato penalizzato per aver mandato in testacoda Christian Rasmussen, in un incidente che ha spedito contro il muro anche Rinus VeeKay.

I piloti avevano giudicato il tracciato molto sconnesso già durante le prove del sabato, nonostante Pennsylvania Avenue venga riasfaltata spesso per le cerimonie di insediamento dei presidenti. "Buche enormi in ingresso alla curva 2 e alla curva 6, buche che renderanno le cose interessanti", aveva detto Palou. "È bello sconnesso, ti ritrovi con un sacco di sudore nel casco e rimbalzi su e giù", aveva aggiunto Pato O'Ward.

Il circuito doveva inizialmente passare all'interno dell'area del Campidoglio, ma il progetto richiedeva il via libera del Congresso e si è arenato. Sul terreno del Campidoglio la pubblicità è vietata e le monoposto, coperte da decine di sponsor, insieme ai cartelloni a bordo pista sarebbero state fuori norma. Trump ha allora firmato un ordine esecutivo, un atto con cui il presidente dà istruzioni all'amministrazione federale senza passare dal Congresso, incaricando il Dipartimento dei Trasporti di disegnare un percorso che non avesse bisogno dell'approvazione dei parlamentari. Nel testo, firmato all'inizio dell'anno, si legge che le auto e i piloti "ispirano stupore e rispetto in tutti coloro che guardano questo sport tipicamente americano" e che la gara avrebbe mostrato "la maestosità della nostra grande città" con le monoposto in corsa attorno ai monumenti nazionali.

A portare la corsa a Washington è stato Roger Penske, proprietario dell'IndyCar e amico di lunga data del presidente, che nel 2019 ha ricevuto da Trump la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza civile americana. Trump ha raccontato a Fox che Penske ci provava da vent'anni: "Quando è venuto da Trump si è fatto tutto in un quarto d'ora e si è rivelato molto più grande di quanto avessimo mai immaginato", ha detto parlando di sé in terza persona.

La gara è l'ultima di una serie di eventi sportivi che il presidente ha usato per celebrare il paese e il suo secondo mandato. A giugno aveva ospitato un incontro di arti marziali miste sul prato sud della Casa Bianca, a luglio aveva consegnato la coppa alla Spagna campione del mondo di calcio, ad agosto era comparso ai "Patriot Games", una via di mezzo tra un gioco a premi e una gara di atletica per studenti delle superiori, trasmessa dall'emittente sportiva ESPN. Il suo indice di gradimento è intanto sceso al 33%, il livello più basso da quando è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025, mentre gli Stati Uniti sono in guerra con l'Iran.

In tribuna con il presidente c'erano diversi membri del governo: il procuratore generale Todd Blanche, il segretario all'Interno Doug Burgum, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio e la segretaria all'Istruzione Linda McMahon. Erano presenti anche lo speaker della Camera Mike Johnson, il segretario ai Trasporti Sean Duffy, l'amministratore delegato della UFC Dana White e i figli del presidente Donald Trump Jr. ed Eric con le rispettive mogli.

Melania Trump ha detto di aver imparato ad amare le corse dal padre, con cui da ragazza andava a vedere i Gran Premi di Formula 1 in Europa: "Mi ha insegnato la meccanica e anche la velocità e ne ho amato ogni minuto". Giovedì, nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, aveva presentato insieme all'IndyCar e a Fox Corporation due milioni di dollari di borse di studio per i ragazzi che escono dal sistema di affido al compimento della maggiore età, il tema su cui ha concentrato il suo lavoro in questo mandato. Ha chiesto ai governatori di sostenere i suoi "Fostering the Future Accounts", conti pensati per dare a quei ragazzi un sostegno economico quando lasciano l'affido.

I musei dello Smithsonian lungo il National Mall, di solito gratuiti e aperti a tutti, domenica sono rimasti accessibili solo a chi aveva il biglietto della gara. La National Gallery of Art, che si trova accanto alla corsia dei box, ha condotto uno studio approfondito sulle vibrazioni e ha adottato misure per proteggere i visitatori e le opere d'arte dal passaggio delle monoposto. Il circuito costeggiava anche il museo degli Archivi Nazionali, dove sono conservati i documenti fondativi degli Stati Uniti.

Le squadre hanno cominciato a smontare le recinzioni subito dopo la fine della corsa. Devono rimuovere muri di cemento alti un metro e pesanti oltre quattro tonnellate e mezzo, oltre alle tribune: il montaggio era iniziato a fine luglio e lo smantellamento, secondo un funzionario cittadino, potrebbe andare avanti fino alla seconda settimana di settembre. Gli organizzatori hanno assicurato che le strade non avranno bisogno di grandi lavori di ripristino. Le autorità locali hanno registrato 13 malori dovuti al caldo e un ricovero in ospedale, senza alcun arresto.


Popolarità Trump, numeri in stallo come i negoziati di pace (23 agosto)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana estiva non ha evidenziato grandi smottamenti: dopo aver toccato il livello di net rating più basso del mandato e in mezzo a tanti piccoli balzelli, la popolarità si è leggermente rialzata assestandosi su un livello comunque critico, tra i tanti bassi e i pochi alti registrati dall’inizio del conflitto in Iran.

Si registra un basso numero di rilevazioni, e difficilmente questo cambierà prima del prossimo mese; per ora, comunque, il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si è assestata un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo nelle trattative di pace.

Si tratta di una situazione al limite per il tycoon, che resta dietro a Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo diciannove mesi di presidenza. È di circa undici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie si muovono poco, con un modesto aggiustamento verso l’alto per RCP e una totale stagnazione per il sito di Silver e Focus America.

Come già accennato, dopo diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 579 giorni di presidenza (-20,6 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -19,3 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,9. Andando molto a ritroso, anche Harry Truman veleggiava su numeri deficitari (-19).

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando il sostanziale fallimento dei negoziati con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 23 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 2 sondaggi
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 6 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,1% (-) - 58% (-). In totale un net approval arrotondato di -19,9 (-).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,5% (+0,4) - 57,2% (-1,2). In totale un net rating di -17,7 (+1,6).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-) - 57,9% (-0,1), con un net rating complessivo di -20,6 (+0,1). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

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Tineco FLOOR ONE S9 Artist Boost Steam: vapore a 230°C e aspirazione fino a 25 kPa


Tineco amplia la propria gamma premium dedicata alla pulizia dei pavimenti con la nuova Tineco FLOOR ONE S9 Artist Boost Steam, una lavapavimenti senza fili che combina aspirazione, lavaggio e pulizia a vapore. Il nuovo modello rappresenta un’evoluzione della FLOOR ONE S9 Artist Steam Pro e introduce diverse tecnologie pensate per rendere più rapida e continua la gestione quotidiana dei pavimenti.

La caratteristica centrale della nuova FLOOR ONE S9 Artist Boost Steam è il sistema BoostSteam Technology, capace di raggiungere una temperatura di 230°C. A questo si affianca Instant Steam Spray, sviluppato per ridurre i tempi necessari prima di poter utilizzare il vapore durante la pulizia.

Alla prima attivazione sono necessari circa 20 secondi per raggiungere la temperatura di esercizio, mentre per le attivazioni successive il tempo scende fino a circa 5 secondi. In questo modo il getto di vapore può essere utilizzato rapidamente quando si incontrano zone che richiedono un trattamento più mirato.

BoostSteam e ReverseScrub per lo sporco più resistente


L’azione del vapore è affiancata dalla ReverseScrub Technology. Attraverso un singolo comando, il rullo della lavapavimenti può invertire il proprio senso di rotazione, intervenendo sulle macchie più difficili e sulle fughe presenti tra le piastrelle.

La combinazione tra BoostSteam a 230°C e ReverseScrub permette quindi di concentrare l’azione della macchina nelle aree maggiormente interessate dallo sporco, mantenendo al tempo stesso il funzionamento tipico di una lavapavimenti wet & dry.

Sul fronte dell’aspirazione, la nuova Tineco FLOOR ONE S9 Artist Boost Steam arriva fino a 25 kPa, consentendo di raccogliere sporco e detriti mentre viene effettuato il lavaggio della superficie.

Il dispositivo utilizza inoltre la tecnologia Tineco MHCBS, sviluppata per supportare un lavaggio continuo utilizzando acqua pulita.

Il sensore iLoop regola automaticamente la pulizia


Tra le tecnologie integrate è presente anche il sensore intelligente iLoop, che rileva il livello di sporco presente sul pavimento e modifica automaticamente alcuni parametri della lavapavimenti.

In particolare, il sistema interviene sulla potenza di aspirazione e sul flusso dell’acqua, adattandoli alle condizioni rilevate durante il passaggio. L’obiettivo è gestire le prestazioni della macchina in maniera automatica in base alla superficie che si sta pulendo.

Tineco ha lavorato anche sulla possibilità di raggiungere le zone più difficili della casa. Grazie alla tecnologia HyperStretch, FLOOR ONE S9 Artist Boost Steam può infatti reclinarsi completamente fino a 180 gradi.

In questa configurazione l’altezza della lavapavimenti scende fino a circa 13 cm, permettendole di passare sotto letti, divani e mobili bassi mantenendo attiva la capacità di aspirazione.

Per intervenire vicino alle pareti è invece presente il sistema Triple-sided Edge Cleaning, progettato per raggiungere battiscopa, bordi e angoli su tre lati della macchina.

DualBlock Anti-Tangle per peli e capelli


La nuova lavapavimenti Tineco integra anche il sistema DualBlock Anti-Tangle, una soluzione pensata per limitare l’aggrovigliamento di peli e capelli attorno al rullo.

Si tratta di una caratteristica rivolta in particolare agli ambienti in cui sono presenti animali domestici o dove capelli e peli possono accumularsi con maggiore frequenza sul pavimento.

La gestione degli spostamenti è affidata invece alla tecnologia AI SmoothDrive. Il sistema rileva in tempo reale il movimento effettuato dall’utente e regola l’assistenza alla spinta, con l’obiettivo di rendere più fluida la movimentazione della lavapavimenti durante l’utilizzo.

Autonomia fino a 60 minuti


Per quanto riguarda l’autonomia, Tineco FLOOR ONE S9 Artist Boost Steam può raggiungere fino a 60 minuti in modalità QUIET.

In modalità AUTO, utilizzando la macchina in posizione reclinata, l’autonomia dichiarata arriva invece fino a 45 minuti.

Il serbatoio dedicato all’acqua pulita dispone di una capacità di 0,88 litri, mentre quello utilizzato per raccogliere l’acqua sporca raggiunge 0,8 litri. La separazione dei due serbatoi consente alla macchina di gestire distintamente l’acqua utilizzata per il lavaggio e quella recuperata durante la pulizia.

Un’ulteriore funzione è rappresentata da Backtrack Water Erasure. Dopo lo spegnimento, la lavapavimenti effettua automaticamente un breve movimento all’indietro progettato per raccogliere l’acqua residua presente sulla superficie.

Display 3D, Thumb Screen e app Tineco


Le informazioni relative al funzionamento possono essere controllate attraverso un display luminoso 3D e lo Thumb Screen integrato nella macchina.

La FLOOR ONE S9 Artist Boost Steam può inoltre essere gestita attraverso la Smart App Tineco, dalla quale è possibile monitorare elementi come le modalità di pulizia, il livello di sporco rilevato e lo stato del dispositivo.

L’integrazione tra sensore iLoop, display e applicazione consente quindi di avere diverse informazioni sul funzionamento della lavapavimenti disponibili durante la sessione di pulizia.

FlashDry Self-Cleaning lava e asciuga il rullo


Una parte importante del funzionamento della nuova lavapavimenti riguarda anche la manutenzione successiva all’utilizzo.

La Tineco FLOOR ONE S9 Artist Boost Steam integra il sistema FlashDry Self-Cleaning, che gestisce automaticamente la pulizia e l’asciugatura del rullo attraverso un processo suddiviso in due fasi.

Inizialmente viene effettuata l’autopulizia utilizzando acqua riscaldata. Successivamente entra in funzione l’asciugatura tramite aria calda a 110°C, che completa il ciclo in circa 5 minuti.

Il processo è stato sviluppato per mantenere il rullo pulito e asciutto e contribuire a limitare la formazione di cattivi odori.

È presente anche la modalità SilentDry, attivabile mantenendo premuto il relativo comando per tre secondi. Questa modalità è progettata per eseguire l’asciugatura con una rumorosità che può arrivare fino a 40 dB(A).

Tineco FLOOR ONE S9 Artist Boost Steam: prezzo e disponibilità


La nuova Tineco FLOOR ONE S9 Artist Boost Steam è disponibile sullo store online ufficiale Tineco e su Amazon al prezzo di 649 euro.

Il modello entra nella famiglia premium FLOOR ONE S9 Artist e porta nella gamma tecnologie come BoostSteam a 230°C, Instant Steam Spray, ReverseScrub, aspirazione fino a 25 kPa, HyperStretch a 180°, AI SmoothDrive e il sistema di autopulizia FlashDry.

Tineco fa parte del gruppo ECOVACS ed è specializzata nello sviluppo di soluzioni intelligenti dedicate alla pulizia domestica. Secondo i dati Euromonitor International riportati dall’azienda, il marchio è risultato il numero uno al mondo per volume di vendite retail globali nel segmento degli aspirapolvere wet & dry per uso domestico negli anni 2022, 2023, 2024 e 2025.

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Exilis Monopezzo Italcanna


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Le canne monopezzo hanno il vantaggio di mantenere l’azione desiderata su tutta la lunghezza del fusto, non avendo zone di discontinuità create dagli innesti. Sono la scelta ideale se si vuole un attrezzo dalle alte performance ed hanno come unico svantaggio l’ingombro. Nello spinning la lunghezza della canna si aggira quasi sempre intorno ai 2 metri, misura che suggerisce l’utilizzo delle monopezzo. Italcanna propone, per tutti gli amanti dello spinning alla spigola e più in generale di una tecnica light, la Exilis, monopezzo di circa 1,98 metri, con azione light, appositamente ideata e creata per la pesca con piccoli artificiali. Il blank è realizzato in carbonio alto modulo, molto sensibile che permette di avvertire anche le più deboli e timide abboccate. Exilis, grazie al cambio di conicità, ha una buona riserva di potenza nella parte bassa del fusto che aiuta nei recuperi di prede di tutto rispetto. Ha una potenza dichiarata tra i 2 e gli 11grammi ed è anellata Fuji. La sua grande sensibilità si dimostra ideale nell’utilizzo di piccoli minnows, gomme e wtd.

italcanna.com
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FiftyPlusOne bandisce l’istituto che falsificava i sondaggi


Il sito di aggregazione FiftyPlusOne ha bandito The Public Sentiment Institute, che ha ammesso di aver spostato le preferenze di alcuni intervistati verso il candidato che li finanziava. Sospeso anche Patriot Polling.

Il sito di aggregazione dei sondaggi FiftyPlusOne ha escluso definitivamente The Public Sentiment Institute (TPSI) e sospeso a tempo indeterminato Patriot Polling dalla propria lista di istituti di sondaggiodopo aver scoperto che entrambi gli istituti avrebbero lavorato per alcune campagne elettorali senza dichiararlo. TPSI ha inoltre ammesso di aver modificato le preferenze espresse da alcuni intervistati, attribuendole al candidato che aveva pagato l'istituto. La decisione è stata presa dagli ex redattori di FiveThirtyEight che, dopo la chiusura del sito di analisi elettorale da parte di ABC News nel marzo 2025, hanno fondato il progetto FiftyPlusOne.

Quei pagamenti mai dichiarati


L'indagine è partita da una segnalazione ricevuta dalla redazione la settimana scorsa: TPSI avrebbe presentato come rilevazioni indipendenti alcuni sondaggi interni della campagna di James Fishback, gestore di un fondo speculativo e candidato alle primarie repubblicane per il governatorato della Florida. Esaminando i registri delle spese elettorali, gli autori dell'inchiesta hanno trovato un pagamento di 1.575 dollari effettuato il 9 giugno 2026 dalla campagna di Fishback a favore proprio di The Public Sentiment Institute, con la causale "sondaggio".

L'istituto ha poi pubblicato due rilevazioni sulle primarie, il 10 e il 30 giugno, senza indicarne la committenza. In una terza, diffusa il 13 agosto, ha invece dichiarato che la ricerca era stata "progettata, finanziata e condotta" dallo stesso istituto e che "nessun candidato, campagna, comitato di partito o organizzazione esterna" l'aveva commissionata o finanziata. Il 21 gennaio 2026 la stessa campagna elettorale aveva versato 1.500 dollari a Lucca Ruggieri, amministratore delegato di Patriot Polling, con la causale "sondaggi". Il 2 febbraio anche questo secondo istituto aveva pubblicato una rilevazione sulle primarie per il governatorato della Florida senza indicarne la committenza.

Il 29 luglio Patriot Polling ha inoltre diffuso un sondaggio interno per la campagna di Keith Gross nel secondo distretto congressuale della Florida, mentre una precedente rilevazione, pubblicata l'11 febbraio sulle primarie repubblicane nello stesso distretto, non indicava alcun committente. Nei registri della campagna di Gross, tuttavia, non risultano pagamenti all'istituto.

Contattati venerdì scorso e nuovamente nel corso della settimana, i due istituti non hanno risposto. Anche gli staff elettorali di Fishback e Gross hanno ignorato le richieste di commento. Secondo gli standard di FiftyPlusOne, la mancata indicazione della committenza non comporta automaticamente l'esclusione: in questi casi tutte le rilevazioni dell'istituto vengono semplicemente classificate come di parte. A rendere inutilizzabili i dati è invece il rifiuto di rispondere alle domande sulla metodologia, perché impedisce di verificare come siano stati prodotti.

L'ammissione: preferenze spostate da un candidato all'altro


L'analisi retrospettiva pubblicata da TPSI sui propri sondaggi in Florida ha però portato alla luce un problema molto più grave. Le rilevazioni avevano sovrastimato nettamente il consenso per Fishback rispetto sia agli altri sondaggi sia al risultato delle primarie del 18 agosto: il candidato si è fermato sotto l'11%, mentre la vittoria alle primarie repubblicane è andata al deputato Byron Donalds.

TPSI ha attribuito l'errore a due fattori. Il primo, una sovrastima dell'affluenza dei giovani, rientra nelle valutazioni che ogni istituto è chiamato a compiere sulla composizione dell'elettorato. Il secondo, invece, no. "Jay Collins otteneva tra il 20 e il 30% nei nostri dati. Il risultato non coincideva con la nostra lettura della corsa e abbiamo concluso che potesse riflettere un problema nella qualità dei dati raccolti attraverso il nostro campione via messaggio", si legge nel documento, in riferimento all'attuale vicegovernatore della Florida.

"Sulla base di questa conclusione, abbiamo individuato gli intervistati che avevano scelto Collins ma il cui profilo complessivo appariva più vicino alla coalizione di un altro candidato e abbiamo riassegnato le loro preferenze a James Fishback. È stato l'errore più grave dell'intero progetto e la responsabilità è soltanto nostra. Abbiamo sottratto consenso reale a un candidato sulla base di un sospetto contraddetto dai nostri stessi dati. Nessuna metodologia dovrebbe consentire di modificare la preferenza dichiarata da un intervistato soltanto perché un analista la considera poco plausibile, e la nostra non lo consentirà più."


Gli standard di FiftyPlusOne, derivati in parte dal codice deontologico dell'American Association for Public Opinion Research, vietano di adottare consapevolmente strumenti o metodi capaci di produrre conclusioni fuorvianti, così come di falsificare o fabbricare dati. Per la redazione — della quale fanno parte, tra gli altri, Mary Radcliffe, Cooper Burton e l'ex direttore editoriale di FiveThirtyEight G. Elliott Morris — modificare le preferenze dei singoli intervistati per ottenere un risultato più vicino alle proprie aspettative equivale a tutti gli effetti a falsificare i dati. Una violazione resa ancora più grave dal rapporto economico non dichiarato con la campagna beneficiata da quelle modifiche.

L'esclusione riguarderà quindi anche qualsiasi futura società fondata o diretta da Lester Tellez e Dustin Smith, i responsabili di TPSI, nonché i sondaggi commissionati da organizzazioni a loro collegate, come On Point Politics. La sospensione di Patriot Polling si estende invece a Ruggieri e Roberto Jay, ma potrà essere revocata se l'istituto risponderà alle domande sulla propria metodologia. Le rilevazioni già pubblicate resteranno sul sito, riclassificate come di parte, secondo la prassi ereditata da FiveThirtyEight di conservare i dati utilizzati per calcolare le medie del passato.

Un'altra società ha inventato sondaggi ed è poi scomparsa


Median Strategies, una società comparsa dal nulla due settimane fa, ha ammesso al Los Angeles Times di aver inventato integralmente i risultati di almeno tre rilevazioni in altrettanti Stati, dalla corsa per la carica di sindaco di Los Angeles alle primarie in Wisconsin. L'organizzazione ha definito l'operazione come un "esperimento sociale" volto a misurare quanto fosse facile convincere giornali e opinione pubblica dell'autenticità di dati falsi. Subito dopo ha chiuso il proprio sito.

Mercoledì AAPOR ha condannato l'accaduto. "È estremamente preoccupante che questa organizzazione abbia prodotto e diffuso dati inventati, minando la fiducia nella ricerca sull'opinione pubblica e nei sondaggi elettorali", ha dichiarato la presidente Mary Losch. "È importante che un'attività fraudolenta di questo tipo non venga confusa con i sondaggi elettorali legittimi."


In Florida si vota per le primarie a governatore e il candidato di Trump è il favorito


La Florida vota oggi, martedì 18 agosto, per le primarie, le elezioni interne con cui i partiti scelgono i candidati per il voto di metà mandato del 3 novembre. È la giornata più piena dell'estate elettorale americana. Si vota anche in Alaska e in Wyoming, ma le corse più importanti si concentrano nel terzo stato più popoloso del paese. La sfida principale è la scelta del candidato repubblicano per la successione del governatore Ron DeSantis, che dopo due mandati non può ricandidarsi. I seggi chiudono alle 19 locali, quando in Italia sarà l'1 di notte di mercoledì (le 2 nella parte nord-occidentale dello stato, che si trova in un altro fuso orario). Quasi due milioni di elettori hanno già votato per posta o in anticipo.

Il favorito per la nomination repubblicana a governatore è Byron Donalds, deputato al terzo mandato che ha l'appoggio del presidente Donald Trump dal febbraio 2025, da prima ancora che annunciasse la candidatura. Se vincesse anche a novembre diventerebbe il primo governatore nero nella storia della Florida. Tra comitato elettorale e PAC alleato (i comitati esterni che negli Stati Uniti raccolgono fondi per le campagne) ha messo insieme 111 milioni di dollari. Nella nostra media, Donalds è al 41%, oltre il doppio degli altri candidati con il vicegovernatore Jay Collins al 18% e l'investitore James Fishback al 17%%. L'ex presidente della Camera statale Paul Renner è al 7%.

Sondaggi · Florida

Donalds arriva al voto sopra il 40 per cento, Collins e Fishback si giocano il secondo posto

Quota di ciascun candidato nella media giornaliera dei sondaggi per la primaria repubblicana a governatore della Florida. Donalds è rimasto davanti per tutta la campagna e chiude al 41,3 per cento; alle sue spalle Collins (17,6) e Fishback (15,9) sono saliti fino a contendersi il secondo posto, con Renner al 7,1. I pallini chiari sono le singole rilevazioni.

10% 20% 30% 40% 50% 9 mesi 6 mesi 3 mesi voto Donalds 41,3 Collins 17,6 Fishback 15,9 Renner 7,1
La media si ferma all'11 agosto 2026, ultimo sondaggio disponibile. Si vota oggi, 18 agosto.

Fonte Elaborazione di Focus America su 35 sondaggi della primaria repubblicana raccolti da Wikipedia, aggiornati al 18 agosto 2026. Le medie giornaliere sono stimate con un filtro di Kalman a livello locale: ogni sondaggio pesa per la dimensione del campione e per l’effetto casa dell’istituto, e i sondaggi commissionati da una parte pesano la metà. Il lisciamento è lo stesso per le quattro linee.

Donalds
Collins
Fishback
Renner

Dei sei sondaggi realizzati da metà luglio, però, quattro danno Donalds intorno al 50% e due lo collocano poco sopra il 30%. L'ultimo, dell'istituto The Public Sentiment Institute, lo vede avanti su Fishback di appena tre punti, 31% a 28%; lo stesso istituto aveva già pubblicato in passato un sondaggio finanziato di nascosto dalla campagna di Fishback. I sondaggisti hanno del resto già sbagliato nelle recenti primarie in Michigan e Wisconsin. Sulla corsa pesa anche l'ostilità di DeSantis, che ha criticato la candidatura di Donalds senza appoggiare nessun altro candidato, nemmeno il suo vice Collins. E l'appoggio di Trump non è una garanzia. In questo ciclo elettorale quattro dei dodici candidati da lui sostenuti nelle primarie repubblicane per governatore senza un uscente hanno perso.

Fishback, 31 anni, ex fondatore di una società di investimenti cresciuto nella contea di Broward, ha costruito la sua rimonta con attacchi personali contro Donalds, che è nero, spesso a sfondo razzista. Lo ha definito uno "schiavo" delle grandi aziende e un "assunto per la diversità". Ad agosto lo ha anche accusato di essere indagato per traffico sessuale, un'affermazione che il Dipartimento di Giustizia ha definito falsa.

Fishback ha il sostegno di ambienti dell'estrema destra online, compresi quelli legati al suprematista bianco Nick Fuentes. Allo stesso tempo ha fatto breccia tra i giovani con proposte populiste: aiuti pubblici alle giovani famiglie per comprare casa, limiti ai fondi che acquistano abitazioni per affittarle, difesa dell'ambiente dal cemento e divieto totale dei data center per l'intelligenza artificiale. Negli ultimi mesi ha più che raddoppiato i suoi consensi nei sondaggi, mentre Donalds lo ha liquidato come uno che "gioca per l'algoritmo".

Proprio i data center sono diventati un tema in tutto lo stato, dalla corsa a governatore alle elezioni di contea. Fishback promette di vietarli, Renner propone una moratoria e Donalds, criticato dagli avversari per i finanziamenti ricevuti dal settore, ha risposto che "non ci sarà nessun divieto". Chi vince la primaria repubblicana affronterà a novembre il probabile candidato democratico David Jolly, un ex deputato repubblicano che ha lasciato il partito durante il primo mandato di Trump. La Florida non elegge un governatore democratico da più di trent'anni, ma i sondaggi sul confronto diretto danno Donalds avanti di appena cinque punti.

Per il Senato la primaria da seguire è quella democratica, che decide chi sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody in un'elezione speciale, cioè un voto fuori calendario per un seggio che Moody occupa per nomina, senza essere mai stata eletta. Il favorito è Alex Vindman, tenente colonnello dell'esercito in pensione e testimone chiave nel primo procedimento di impeachment contro Trump, nel 2019. Ha raccolto 16,3 milioni di dollari, più degli 11,3 della stessa Moody.

La sua rivale, la deputata statale Angie Nixon, progressista nata a Jacksonville, ha raccolto circa un sedicesimo di quella cifra, ma ha radici politiche locali che a Vindman mancano. L'ex militare si è trasferito in Florida solo nel 2023. A maggio Nixon ha ricevuto il primo richiamo formale in vent'anni dell'assemblea statale per una protesta con il megafono contro la nuova mappa dei collegi. L'unico sondaggio pubblico, di inizio luglio, dava Vindman avanti 34% a 24%.

Alla Camera si vota per la prima volta con la nuova mappa dei collegi che i repubblicani della Florida hanno approvato in primavera su spinta di DeSantis, un caso di gerrymandering, cioè il ridisegno dei confini elettorali a vantaggio del partito che li traccia, pensato per strappare quattro seggi ai democratici. Il democratico moderato Jared Moskowitz corre ora in un collegio che Trump avrebbe vinto di nove punti nel 2024. Prima di novembre deve superare la sfida interna di Oliver Larkin, sindacalista iscritto ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista americana. Larkin lo accusa di essere troppo moderato e troppo vicino a Israele.

Debbie Wasserman Schultz, ex presidente del Partito Democratico nazionale, si è invece candidata nel 20° distretto, un collegio a maggioranza nera dove oggi rappresenta appena il 2% degli abitanti. La scelta ha irritato molti dirigenti locali, secondo cui il seggio dovrebbe andare a un candidato nero, ma i quattro principali sfidanti rischiano di dividersi i voti. Tra loro ci sono l'attivista progressista Elijah Manley, il rapper Luther Campbell dei 2 Live Crew e l'ex deputata Sheila Cherfilus-McCormick. Quest'ultima si è dimessa ad aprile dopo che la commissione Etica della Camera l'aveva accusata di aver spostato illegalmente fondi dall'azienda di famiglia alla sua campagna.

Le candidature di Larkin, di Manley e della stessa Nixon sono il nuovo banco di prova della sinistra socialista, reduce da diverse vittorie nelle primarie democratiche di quest'estate. Il terreno però è ostile, perché Trump ha vinto lo stato di 13 punti nel 2024 e il socialismo resta una parola respinta da molte comunità di origine cubana e venezuelana del sud. Venerdì i tre hanno chiuso la campagna con un comizio comune a Fort Lauderdale insieme alla deputata Rashida Tlaib, tra le proteste di alcuni democratici locali. Una vittoria di uno qualsiasi dei tre sarebbe una grossa sorpresa.

La primaria più curiosa è quella repubblicana del 19° distretto, il collegio sicuro lasciato libero da Donalds nel sud-ovest dello stato, che il New York Times ha raccontato come una gara tra candidati arrivati da fuori. Dei dieci in lizza, sei hanno già corso per la Camera in altri stati e due sono ex deputati travolti dagli scandali. Il primo è Madison Cawthorn del North Carolina, il secondo è Chris Collins di New York, che si dimise nel 2019 prima di dichiararsi colpevole di insider trading e fu poi graziato da Trump. La favorita è Catalina Lauf, 33 anni, consigliera del dipartimento del Commercio durante la prima amministrazione Trump. Il presidente l'ha appoggiata la settimana scorsa, anche se ha già perso due corse per il Congresso in Illinois. Sulla scheda c'è pure Jim Oberweis, che la batté in una di quelle primarie nel 2020.

Nel 7° distretto, tra i sobborghi di Orlando e Daytona Beach, il deputato repubblicano Cory Mills cerca il terzo mandato nonostante i molti guai. Su di lui pesano un'indagine del Dipartimento di Giustizia sulle sue finanze, un'inchiesta della commissione Etica della Camera per presunte violenze contro una ex compagna e irregolarità nei conti elettorali, oltre a un ordine restrittivo ottenuto nel 2025 da un'ex fidanzata. Trump lo ha appoggiato a febbraio, ma da allora non lo ha più nominato. DeSantis ha detto venerdì di non sostenerlo e due deputati repubblicani dello stato si sono schierati con il principale sfidante, l'ex conduttore televisivo Ryan Elijah. Anche qui i sondaggi si contraddicono. A inizio agosto Mills era avanti 30% a 14%, mentre una rilevazione di metà agosto dava Elijah avanti 44% a 27%. I democratici sperano paradossalmente in una vittoria di Mills, che renderebbe più contendibile a novembre un collegio vinto da Trump di 12 punti.

La nuova mappa complica la vita anche ai democratici Kathy Castor, a Tampa, e Darren Soto, nell'area di Orlando. I loro collegi sono stati ridisegnati per essere molto più favorevoli ai repubblicani e le primarie per scegliere i loro sfidanti sono affollate, senza favoriti chiari.

Fuori dalla Florida, l'Alaska usa una primaria unica in cui tutti i candidati di tutti i partiti compaiono sulla stessa scheda e i primi quattro passano al voto di novembre. Per la carica di governatore ci sono 17 candidati, mentre al Senato tenta il ritorno l'ex deputata democratica Mary Peltola. In Wyoming la sezione statale del Freedom Caucus, la corrente più a destra dei repubblicani, punta ad allargare i successi ottenuti due anni fa nel parlamento locale. Si tengono infine due elezioni speciali. In Pennsylvania i democratici provano a strappare ai repubblicani un seggio conservatore della Camera statale, per rafforzare la loro maggioranza risicata. In California si sceglie invece il sostituto di Eric Swalwell, il deputato democratico dimessosi ad aprile dopo le accuse di violenza sessuale arrivate da diverse donne.


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L'esercito americano scioglie il battaglione dei droni nato dopo le lezioni della guerra in Ucraina


L'unità sperimentale tornerà alla fanteria aviotrasportata dopo pochi mesi. La decisione rientra nel nuovo corso imposto dal generale Christopher LaNeve e suscita timori sulla capacità dell'Esercito statunitense di adattarsi alla guerra moderna.

L'esercito statunitense si prepara a sciogliere il battaglione d'assalto con droni creato in Europa a gennaio per sperimentare l'impiego in combattimento di velivoli senza pilota e robot terrestri. Dopo una grande esercitazione in Germania tra agosto e settembre, l'unità presenterà le proprie conclusioni ai vertici dell'Esercito statunitense, abbandonerà il ruolo sperimentale e "tornerà a concentrarsi sui compiti fondamentali di un battaglione di fanteria aviotrasportata", ha spiegato al Wall Street Journal un funzionario dell'esercito.

La decisione rientra nel ritorno alle funzioni essenziali voluto dal generale Christopher LaNeve, capo di Stato Maggiore reggente dell'Esercito. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell lo ha definito un comandante "nel quale il Segretario Hegseth ripone piena fiducia per attuare la visione di questa Amministrazione". Il battaglione era stato uno dei progetti simbolo del suo predecessore, il generale Randy George, al quale il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva chiesto il 2 aprile di dimettersi e andare immediatamente in pensione, insieme ad altri due alti ufficiali dell'esercito, David M. Hodne e William Green Jr.

L'obiettivo di questo battaglione era raccogliere le lezioni della guerra in Ucraina, combattuta ai confini della NATO, e sviluppare mezzi e tattiche capaci di affrontare più efficacemente la minaccia russa. Diverse esperti militari temono che ora la chiusura possa rallentare l'adattamento dell'Esercito statunitense a un tipo di guerra che ha già trasformato i campi di battaglia in Ucraina e in Medio Oriente. "L'Ucraina ha di fatto rivoluzionato il combattimento ravvicinato", ha affermato Michael O'Hanlon, esperto di difesa della Brookings Institution. "Il generale George stava cominciando a capirlo e qualsiasi passo indietro rispetto al lavoro che stava svolgendo sarebbe profondamente deplorevole e pericoloso."

L'esercito non ha spiegato come intenda accelerare lo sviluppo di queste capacità dopo lo scioglimento dell'unità. Un portavoce si è limitato a dichiarare che l'Esercito "è impegnato ad accelerare il predominio militare americano nel settore dei droni per rispondere alle esigenze delle operazioni di combattimento su larga scala", senza fornire dettagli sui programmi futuri. Anche un portavoce di LaNeve ha rifiutato di commentare.

Mercoledì però il generale ha illustrato la propria linea in un memorandum: "Le forze dell'Esercito devono essere pronte a superare le sfide più complesse che i nostri avversari possono imporre e a padroneggiare un ambiente operativo profondamente diverso dai campi di battaglia di ieri", ha scritto nel documento, ottenuto dal Wall Street Journal. In un allegato intitolato "Army Azimuth", LaNeve ha promesso che l'esercito continuerà a trasformarsi e a creare unità dotate di tecnologie avanzate nei settori cibernetico, della guerra elettronica e dell'intelligenza artificiale.

Il nuovo corso di LaNeve


Dopo la rimozione di George, Hegseth ha puntato su LaNeve, 58 anni, che nel 2025 era stato il suo principale assistente militare prima di diventare vice capo di Stato Maggiore dell'Esercito a febbraio. Una sua eventuale nomina definitiva alla guida dell'esercito incontra tuttavia resistenze sia tra i repubblicani sia tra i democratici. La natura provvisoria dell'incarico non gli ha però impedito di imprimere la propria linea. Secondo alcuni giuristi, inoltre, può restare reggente a tempo indeterminato: il Senato lo ha già confermato come vice capo di Stato Maggiore e l'assunzione temporanea delle funzioni superiori non sarebbe soggetta ai consueti limiti di durata.

Le sue decisioni più rilevanti da lui prese sinora riguardano lo schieramento statunitense in Europa, già ridimensionato sotto Trump nel numero delle brigate da combattimento. Sotto la direzione di LaNeve, l'Esercito sta trasferendo dall'Europa alla Corea del Sud una Multi-Domain Task Force, unità specializzata nell'integrazione di capacità cibernetiche, intelligence e sistemi avanzati, finora componente importante del dispositivo militare sul continente.

Nelle stesse settimane, il III Corpo Corazzato, con sede a Fort Hood, in Texas, e finora incaricato di rafforzare le truppe statunitensi in Europa, è stato assegnato al nuovo comando per l'emisfero occidentale con un ordine firmato dal Segretario dell'Army Dan Driscoll. Il corpo comprende la 1ª Divisione corazzata, la 1ª Divisione di cavalleria e la 1ª Divisione di fanteria. Il trasferimento ha però natura soprattutto amministrativa e non comporta spostamenti di personale né conseguenze immediate sul dispositivo militare.

Driscoll, che aveva lavorato a stretto contatto con George, è da mesi ai ferri corti con Hegseth sui licenziamenti ai vertici militari e sui cambiamenti imposti all'esercito. Durante l'estate si è inoltre scontrato con LaNeve sulla revisione dei parametri di forma fisica. L'Esercito ha abbandonato le precedenti tabelle basate su altezza e peso e le misurazioni effettuate con il metro, introducendo come nuovo criterio il rapporto tra circonferenza della vita e altezza, che deve rimanere inferiore a 0,55.

La direttiva porta la firma di Driscoll, ma è stata elaborata su impulso di LaNeve. Il Segretario all'Esercito voleva mantenere un'esenzione per i soldati con punteggi elevati all'Army Fitness Test, sostenendo che il nuovo sistema avrebbe penalizzato ingiustamente i militari di corporatura robusta ma fisicamente prestanti. LaNeve però non ha ceduto e l'esenzione è stata eliminata; restano invece quelle previste per le soldatesse durante la gravidanza e nel periodo successivo al parto. Nei primi 180 giorni, comunque, nessuno potrà essere congedato per il mancato rispetto del nuovo parametro.

Più di recente, l'Esercito statunitense ha anche annullato gli interventi che alcuni alti ufficiali ucraini avrebbero dovuto tenere a Fort Benning, in Georgia, presso il centro dedicato alla guerra di manovra. "LaNeve tira dritto sugli standard, e questa è la sua forza. È inflessibile per il bene dell'esercito", ha dichiarato il tenente generale in congedo Keith Kellogg, che ha prestato servizio nella prima e nella seconda Amministrazione Trump e aveva raccomandato proprio la nomina di LaNeve a Hegseth.

Il reparto nato per imparare dall'Ucraina


L'unità sperimentale in fase di scioglimento era nata al termine di un intenso lavoro sulle lezioni della guerra russa contro l'Ucraina. A novembre George, Driscoll e il generale Chris Donahue, allora comandante delle forze statunitensi in Europa, si erano recati a Kyiv per incontrare i comandanti ucraini dei reparti di droni.

George aveva già trasformato le brigate di fanteria in forze di manovra dotate di unità con droni da ricognizione e d'attacco, ma riteneva che l'Esercito dovesse procedere su scala più ampia e con maggiore rapidità. Sia la Russia sia l'Ucraina dispongono infatti di reparti da combattimento e intere branche militari dedicate ai droni e ai sistemi robotici. A novembre l'Esercito statunitense aveva quindi deciso di creare un "battaglione di sistemi tattici senza pilota", incaricato di studiare quelle esperienze e sviluppare nuovi metodi per sostenere una brigata in combattimento, con l'obiettivo di estendere poi le innovazioni all'intero Esercito.

Il battaglione, formato da circa 600 soldati provenienti dalla 173ª Brigata aviotrasportata, è stato costituito formalmente a gennaio in Germania con il nome di 3° Battaglione del 504° Reggimento di fanteria paracadutista, che richiama la storia dell'esercito durante la Seconda guerra mondiale. Alla sua creazione non era stata fissata alcuna scadenza. Una parte del personale si è recata discretamente a Kyiv per incontrare i colleghi ucraini, mentre altri soldati hanno lavorato con operatori ucraini nelle aree di addestramento della NATO. La scorsa primavera, impersonando le forze avversarie durante un'esercitazione, proprio questi militari erano riusciti a sconfiggere una brigata statunitense schierata a rotazione in Europa.


Il piano segreto della NATO per respingere un attacco russo nei Paesi baltici: usare i droni


La NATO avrebbe messo a punto un nuovo concetto operativo per un possibile conflitto con la Russia. Si chiama Nato Land Warfighting Concept e dovrebbe orientare l'impiego delle forze terrestri alleate in caso di guerra. A rivelarlo è stata la Bild, citando fonti non identificate. Secondo il quotidiano tedesco, il maggiore statunitense Andrew Pingrey avrebbe avuto un ruolo guida nella sua elaborazione. Il documento delineerebbe tre strategie basate sullo stesso scenario iniziale: un attacco russo contro Estonia, Lettonia e Lituania condotto con missili e droni, seguito dall'avanzata dei mezzi corazzati.

Una barriera affidata ai sistemi senza equipaggio


La prima strategia punta a neutralizzare le capacità di fuoco russe: caccia, missili e droni dovrebbero mettere fuori uso i sistemi missilistici avversari e le relative basi di lancio. Uno dei bersagli principali sarebbe la regione di Kaliningrad, l'exclave russa tra Polonia e Lituania, dove Mosca ha schierato numerosi sistemi missilistici e di difesa antiaerea. Neutralizzare quelle postazioni sarebbe essenziale per consentire all'Alleanza Atlantica di operare nello spazio aereo dei Paesi baltici.

La seconda strategia riguarda i confini con Russia e Bielorussia, lungo i quali il piano prevede la creazione di "zone autonome" concepite come una barriera difensiva. Non sarebbero presidiate da soldati dell'Alleanza, ma soltanto da droni e veicoli militari senza equipaggio. Il primo contatto con le forze russe avverrebbe quindi all'interno di queste aree, dove i sistemi autonomi dovrebbero rallentarne o arrestarne l'avanzata prima dell'intervento delle truppe alleate.

Sicurezza · NATO-Russia

Come la NATO intende difendere il Baltico

Le tre strategie del Nato Land Warfighting Concept, il piano operativo descritto dalla Bild per fermare un attacco russo contro Estonia, Lettonia e Lituania.

Grafica di FocusAmerica

Lo scenario di partenza

Un attacco russo con missili e droni contro i tre Paesi baltici, seguito dall'avanzata dei mezzi corazzati.

1Colpire i missiliMissili2La barriera di droniBarriera3Attacchi in profonditàAttacchi

ESTONIALETTONIALITUANIARUSSIABIELORUSSIAFINLANDIAPOLONIAKALININGRADMar BalticoTallinnRigaVilniusPskovSan Pietroburgo

Obiettivo principale: i sistemi missilistici di Kaliningrad

Strategia 1 di 3

Neutralizzare il fuoco russo


Caccia, missili e droni alleati mettono fuori uso i sistemi missilistici russi e le loro basi di lancio. Il bersaglio principale è Kaliningrad, l'exclave dove Mosca concentra missili e difese aeree: eliminarle apre lo spazio aereo dei Paesi baltici alle forze della NATO.

Mezzi impiegati

CacciaMissiliDroni

Strategia 2 di 3

Zone autonome lungo i confini


Ai confini con Russia e Bielorussia il piano prevede “zone autonome” senza soldati alleati, presidiate soltanto da droni e veicoli senza equipaggio. Il primo contatto con le forze russe avviene qui: i sistemi autonomi devono rallentarne o fermarne l'avanzata prima dell'intervento delle truppe alleate.

Mezzi impiegati

DroniVeicoli senza equipaggio

Strategia 3 di 3

Colpire i rifornimenti in Russia


Droni e forze speciali attaccano obiettivi militari in territorio russo: aeroporti, industrie della difesa, ponti e ferrovie che muovono truppe e rifornimenti. I mezzi robotizzati arrivano in profondità per via aerea; il piano conta anche su cittadini russi ostili al governo, con azioni di sabotaggio contro i rifornimenti.

Mezzi impiegati

DroniForze specialiSabotaggi

Nessuna conquista di territorio

L'occupazione di aree russe non rientra tra gli obiettivi: il piano punta a respingere le forze di Mosca oltre il confine del Paese alleato attaccato.

Un piano che parla anche a Mosca

La NATO non conferma né smentisce. Secondo la Bild, la diffusione dei punti chiave ha anche una funzione deterrente: far sapere in anticipo al Cremlino come reagirebbe l'Alleanza.

Fonte: Bild, 17 agosto 2026. Ricostruzione basata su fonti non identificate.

Attacchi in profondità contro i rifornimenti


La terza strategia prevede attacchi contro obiettivi militari e centri di rifornimento all'interno del territorio russo, affidati a droni e forze speciali. Tra i possibili bersagli figurerebbero aeroporti militari, industrie della difesa, ponti e infrastrutture ferroviarie utilizzate per spostare le truppe di Mosca. Droni e mezzi robotizzati verrebbero trasportati per via aerea in profondità nel territorio russo. Secondo la ricostruzione della Bild, l'Alleanza Atlantica conterebbe anche sul sostegno di cittadini russi ostili al governo, le cui azioni dovrebbero interrompere i rifornimenti e ostacolare le operazioni offensive.

L'occupazione di territorio russo non rientrerebbe tra gli obiettivi: lo scopo sarebbe fermare l'avanzata e respingere le forze di Mosca oltre il confine dello Stato alleato attaccato. Le autorità russe hanno più volte negato di voler colpire un Paese della NATO. Nel dicembre del 2023 Vladimir Putin, replicando all'allora presidente statunitense Joe Biden, definì questa ipotesi "una completa sciocchezza" e disse che la Russia non aveva alcun interesse geopolitico, economico o militare a entrare in guerra con l'Alleanza Atlantica.

Dalla NATO, finora, non sono arrivate né conferme né smentite sulla ricostruzione. Ma secondo la Bild, la diffusione dei passaggi centrali del documento avrebbe anche una funzione deterrente: far sapere in anticipo a Mosca come reagirebbe l'Alleanza. Il piano servirebbe quindi come messaggio prima ancora che come guida operativa.


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Popolarità Trump, numeri in stallo come i negoziati di pace (23 agosto)


Poche novità nell’approvazione di Trump, in uno scenario attualmente scevro di sondaggi di rilievo e in attesa della ripresa dopo il periodo estivo.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana estiva non ha evidenziato grandi smottamenti: dopo aver toccato il livello di net rating più basso del mandato e in mezzo a tanti piccoli balzelli, la popolarità si è leggermente rialzata assestandosi su un livello comunque critico, tra i tanti bassi e i pochi alti registrati dall’inizio del conflitto in Iran.

Si registra un basso numero di rilevazioni, e difficilmente questo cambierà prima del prossimo mese; per ora, comunque, il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si è assestata un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo nelle trattative di pace.

Si tratta di una situazione al limite per il tycoon, che resta dietro a Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo diciannove mesi di presidenza. È di circa undici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie si muovono poco, con un modesto aggiustamento verso l’alto per RCP e una totale stagnazione per il sito di Silver e Focus America.

Come già accennato, dopo diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 579 giorni di presidenza (-20,6 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -19,3 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,9. Andando molto a ritroso, anche Harry Truman veleggiava su numeri deficitari (-19).

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 57%-58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando il sostanziale fallimento dei negoziati con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
11 rilevazioni di 11 istituti — 23 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 2 sondaggi
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 3 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 6 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,1% (-) - 58% (-). In totale un net approval arrotondato di -19,9 (-).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,5% (+0,4) - 57,2% (-1,2). In totale un net rating di -17,7 (+1,6).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-) - 57,9% (-0,1), con un net rating complessivo di -20,6 (+0,1). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

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Silver Bulletin

RealClearPolitics

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Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)

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Israele intende creare delle nuove colonie per dividere la Cisgiordania e Trump non intende fermarli


Il Ministero israeliano dell'Edilizia ha aperto i bandi per la costruzione 1.200 alloggi nella zona che separa la Cisgiordania da Gerusalemme Est. Quattordici governi protestano, l'Amministrazione Trump resta a guardare.

Il Ministero israeliano dell'Edilizia ha aperto questa settimana i bandi per costruire più di 1.200 alloggi nella zona E1 della Cisgiordania, l'area a est di Gerusalemme dove gli insediamenti israeliani sono illegali secondo il diritto internazionale. Le case, se verranno costruite, taglieranno la strada che collega la parte nord e la parte sud del territorio palestinese e lo separeranno da Gerusalemme Est. Lì vivono più di 300 mila palestinesi e lì la diplomazia internazionale ha sempre immaginato la capitale di un futuro Stato palestinese accanto a Israele.

A un funzionario americano che si occupa di politica mediorientale il sito NOTUS ha chiesto quante probabilità ci siano che l'Amministrazione blocchi il piano E1. La risposta è stata una parola sola: "zero". L'ambasciata americana a Gerusalemme, ha detto il funzionario, si muove "in perfetta sintonia" con il governo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il Dipartimento di Stato (il ministero degli Esteri americano) non ha risposto alle domande di NOTUS ma ha fatto sapere ad Axios che "gli Stati Uniti non sostengono l'annessione della Cisgiordania da parte di Israele".

Le offerte delle imprese vanno presentate entro il 19 ottobre e chi si oppone spera che la pressione internazionale faccia saltare il piano prima di quella data. "Siamo a sessanta giorni dal punto di non ritorno", ha scritto questa settimana in un rapporto Terrestrial Jerusalem, un'organizzazione israeliana senza scopo di lucro che segue quello che accade a Gerusalemme. Fino a quel giorno Netanyahu può ancora annullare tutto; dopo, "costruttori, banche e istituzioni finanziarie avranno in mano contratti vincolanti".

I ministri degli Esteri di quattordici paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Canada, insieme alla Commissione europea hanno chiesto a Israele di non piantare "un cuneo" nella Cisgiordania. Nel comunicato congiunto definiscono la decisione particolarmente grave in una fase già di forte tensione e citano le violenze dei coloni israeliani contro i civili e le proprietà palestinesi, mai registrate a questi livelli. Il Regno Unito e l'Unione europea starebbero valutando sanzioni contro Israele per la politica degli insediamenti.

Chris Van Hollen, senatore democratico del Maryland che al Congresso ha guidato le verifiche sull'operato israeliano a Gaza, ha scritto in una mail a NOTUS che l'insediamento E1 "è una chiara violazione del diritto internazionale" e chiude deliberatamente la porta alle già scarse prospettive di uno Stato palestinese funzionante. Fino a oggi, ha detto, i presidenti americani di entrambi i partiti hanno lavorato per fermarlo. "Costruirlo condannerà Israele a un futuro da Stato paria e di apartheid", ha aggiunto.

Il presidente si è allineato a Netanyahu su quasi tutto il resto del rapporto tra i due paesi, dalla guerra comune contro l'Iran alla gestione a guida americana del futuro di Gaza. Su Gerusalemme e sulla Cisgiordania la sua squadra ha invece avuto un ruolo minore rispetto ai presidenti che l'hanno preceduto, di entrambi i partiti, e persino rispetto al suo primo mandato. Chi critica questa impostazione la attribuisce alla fedeltà verso la destra israeliana che sostiene gli insediamenti e prevede che l'accettazione silenziosa produrrà altro caos in Medio Oriente, oltre a un malcontento interno, mentre repubblicani e democratici diventano sempre più scettici sul ruolo americano nelle politiche israeliane più controverse.

La posizione americana su Gerusalemme ha iniziato a cambiare durante il primo mandato di Trump, quando il presidente ha riconosciuto la città come capitale di Israele senza riconoscere le rivendicazioni dei palestinesi e ha chiuso il consolato americano che si occupava di loro. Joe Biden aveva promesso di tornare indietro su entrambe le decisioni ma non lo ha fatto. In questo secondo mandato il presidente ha chiuso l'Ufficio per gli Affari palestinesi dentro l'ambasciata a Gerusalemme e ha nominato figure apertamente filoisraeliane, a partire dall'ambasciatore Mike Huckabee.

Quell'ufficio poteva preparare analisi e segnalazioni per chi decide a Washington senza bisogno del via libera dell'ambasciatore, che di solito è concentrato sul tenere stretto il rapporto con Israele, ha detto Mike Casey, ex diplomatico americano che ha lasciato il Dipartimento di Stato nel 2024 per protesta contro la guerra a Gaza dopo quasi quattro anni di servizio a Gerusalemme. Tra le attività che ha citato c'è l'invio di un funzionario musulmano alla spianata delle moschee per registrare come veniva trattato, dopo le denunce dei palestinesi sugli abusi delle guardie israeliane.

La politica americana è oggi influenzata soprattutto da David Milstein, consigliere di Huckabee accusato di promuovere le posizioni israeliane e di mettere a tacere i colleghi, ha detto lo stesso funzionario a NOTUS. Milstein è il figliastro di Mark Levin, conduttore radiofonico conservatore vicino a Netanyahu e consigliere informale del presidente. "Nessun altro se ne occupa o può ribaltare le sue decisioni sulla politica quotidiana", ha detto il funzionario.

Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano e lui stesso residente in un insediamento in Cisgiordania, il mese scorso ha guidato un gruppo di israeliani di destra dentro il complesso di Haram al-Sharif (la spianata delle moschee) per pregare. È il luogo più delicato di Gerusalemme: un accordo vecchio di decenni, il cosiddetto status quo, vieta lì la preghiera non musulmana e affida la gestione a un'autorità religiosa legata al governo della vicina Giordania. Gli ebrei lo chiamano Monte del Tempio ed è sacro anche per l'ebraismo, ma la preghiera ebraica dovrebbe restare confinata al Muro del Pianto. Lo stesso ministro ad agosto aveva chiesto di uccidere trenta o quaranta persone ogni notte a Gaza e di ricostruire gli insediamenti nella Striscia.

Il 5 agosto la Giordania ha convocato una riunione d'emergenza dei ministri dei paesi arabi e musulmani, parlando di una minaccia "imminente" a quell'accordo. Per anni i diplomatici americani hanno lavorato per tenerlo in piedi, di solito con una mediazione discreta tra Israele e Giordania, un altro alleato di Washington. Nelle discussioni su Gerusalemme gli Stati Uniti sono ormai "evaporati", ha detto Daniel Seidemann, fondatore di Terrestrial Jerusalem.

"Posso indicare probabilmente decine di volte negli ultimi trent'anni in cui Netanyahu stava per fare qualcosa di oltraggioso e io riuscivo a far intervenire gli Stati Uniti spiegando quali argomenti usare con lui. Alla fine faceva marcia indietro", ha detto Seidemann. Oggi, ha aggiunto, "lo status quo è quasi del tutto crollato e gli Stati Uniti non ci sono più". In un messaggio su X pubblicato venerdì si è comunque detto cautamente ottimista sul fatto che il piano E1 possa rivelarsi un passo troppo lungo.

I cristiani palestinesi speravano nella solidarietà di Huckabee, che è un pastore evangelico, e sono rimasti delusi. "Molti credono che questa Amministrazione finga di avere a cuore i cristiani: il risultato delle sue politiche è esattamente l'opposto", ha detto Wadie Abunassar, coordinatore del Forum dei cristiani di Terra Santa, un'organizzazione non governativa. Abunassar ha citato sputi e atti vandalici contro i cristiani e i luoghi della comunità, chiese comprese, per i quali a suo giudizio quasi nessuno paga. Huckabee ha criticato in alcuni casi gli israeliani che prendono di mira i palestinesi e questa settimana ha detto ai coloni di non appropriarsi delle terre di palestinesi con cittadinanza americana, ma i più scettici lo considerano incoerente.

Khaled Al-Qawasmi, ex ministro dell'Autorità nazionale palestinese e oggi vicesindaco di Hebron, ha fatto un paragone tra quello che sta succedendo a Gerusalemme e il controllo israeliano sulla moschea di Ibrahim, nella sua città. I palestinesi ci pregavano regolarmente, ha detto, mentre oggi devono superare almeno tre controlli in una ventina di metri prima di entrare, con la possibilità di essere fermati e rimandati indietro in qualsiasi momento. "Probabilmente faranno lo stesso alla moschea di Al-Aqsa", ha detto Qawasmi. "Stanno rendendo sempre più difficile per i palestinesi avere una vita normale".


Ben-Gvir: "A Gaza vanno uccise 30 o 40 persone ogni notte"


Il Ministro ultranazionalista israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha affermato pubblicamente che a Gaza bisognerebbe uccidere "30 o 40" persone ogni notte. Il passaggio dell'intervista è stato reso noto domenica ed è stato rapidamente rilanciato dai media palestinesi. Ben-Gvir, esponente di punta della coalizione di governo guidata da Benjamin Netanyahu, parlava nella puntata di October 8 pubblicata sabato sera. Il podcast è condotto da Rom Braslavski, un ex ostaggio tenuto prigioniero a Gaza.

I due discutevano di come Israele stia cercando di riprendersi dall'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 quando il Ministro ha criticato la recente riduzione dei raid israeliani sulla Striscia. "Non è un segreto, non sono d'accordo con il primo ministro", ha detto.

"Penso che a Gaza vadano condotti omicidi mirati, bisogna ucciderne 30 o 40 ogni notte. Non soltanto quelli che rappresentano una minaccia immediata: lì ci sono persone che non meritano di vivere. Non devono vivere. Non sono nemmeno persone."


Dichiarazioni analoghe di Ben-Gvir e di altri esponenti israeliani sono state presentate davanti alla Corte Internazionale di Giustizia come prova dell'esistenza di un intento genocida da parte israeliana e in passato hanno suscitato diffuse condanne unanimi dal punto di vista internazionale. Da parte sua, Israele nega strenuamente di aver commesso un genocidio a Gaza nel corso della recente guerra.

Israele e Gaza · Le parole di un ministro

Ben-Gvir chiede di uccidere «30 o 40» persone ogni notte a Gaza

Il ministro della Sicurezza Nazionale non comanda l'esercito e non può ordinare un attacco. Ma controlla la polizia e le carceri israeliane, chiede insediamenti in tutta la Striscia e pesa sul negoziato a dieci settimane dal voto.

Grafica di FocusAmerica17 agosto 2026

La richiesta del ministro
30o40
Le persone che, secondo Itamar Ben-Gvir, Israele dovrebbe uccidere a Gaza in omicidi mirati ogni notte.

Il ministro siede nel gabinetto di sicurezza, ma non può ordinare un attacco

«Penso che a Gaza vadano condotti omicidi mirati, bisogna ucciderne 30 o 40 ogni notte. Non soltanto quelli che rappresentano una minaccia immediata: lì ci sono persone che non meritano di vivere. Non devono vivere. Non sono nemmeno persone.»Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale
Dalla prima puntata del podcast «October 8», condotto dall'ex ostaggio Rom Braslavski e pubblicata sabato 15 agosto 2026.

Il territorio conteso

Che cosa significa «insediamenti in tutta Gaza»


Vent'anni fa Israele smantellò tutti i suoi insediamenti nella Striscia. Ben-Gvir chiede di ricostruirli, e non solo dove si trovavano. Tocca le tre fasi per vedere la differenza.

Mar MediterraneoMediterraneo Israele Egitto Città di GazaDeir al-BalahKhan YunisRafah Gush Katif
10 km

Fino al 200521 insediamenti 2005Il ritiro OggiLa richiesta

Fino al 2005
Israele occupa la Striscia e vi costruisce 21 insediamenti, in gran parte raccolti nel blocco di Gush Katif, sulla costa sud-occidentale.

365 km²
superficie

41 km
di lunghezza

6–12 km
di larghezza

2 milioni
di abitanti

Striscia di Gaza
Area con insediamenti israeliani

Il perimetro di Gush Katif è una collocazione indicativa, ricostruita sulle descrizioni del blocco: costa a ovest, Rafah a sud-ovest, Khan Yunis a est, Deir al-Balah a nord-est.

Il perimetro del potere

Che cosa controlla davvero Ben-Gvir


Dopo decenni ai margini dell'estrema destra, il ministro è oggi uno degli uomini più influenti del Paese. La sua autorità si ferma però alle porte dell'esercito.

Sotto il suo ministero

Polizia nazionale
L'intera forza di polizia del Paese risponde al suo dicastero.

Carceri e detenuti
Vi sono rinchiusi migliaia di palestinesi di Gaza e della Cisgiordania. Nel settembre 2025 la Corte Suprema ha stabilito che il servizio carcerario non garantiva loro il cibo necessario alla sussistenza.

Fuori dal suo ministero

Forze armate
L'esercito risponde al governo e allo Stato Maggiore. Il ministro può criticare le scelte militari, non modificarle.

Raid su Gaza
Dall'inizio di agosto ogni omicidio mirato richiede il via libera del capo di Stato Maggiore Eyal Zamir. Prima bastava l'autorizzazione dei comandi sul terreno.

Lo stallo

Due idee opposte sul futuro della Striscia


La Casa Bianca ha messo per iscritto una sequenza precisa. Ben-Gvir ne propone un'altra, che va nella direzione contraria.

Il piano della Casa Bianca
15 punti

  • Hamas consegna gradualmente le armi
  • Israele ferma i raid e comincia a ritirarsi
  • Poi arrivano le forze internazionali e la ricostruzione


Il programma di Ben-Gvir
Direzione opposta

  • Insediamenti in tutta Gaza, non solo a Gush Katif
  • Emigrazione di massa dei palestinesi
  • Nessuna riduzione dei raid: omicidi mirati ogni notte


Hamas accetta il disarmo solo dopo il ritiro israeliano e lega la consegna delle armi più pesanti alla nascita di uno Stato palestinese, ipotesi che il governo israeliano respinge.

Inizio agostoIsraele riduce i raid sulla StrisciaL'autorizzazione a colpire passa al solo capo di Stato Maggiore. È una concessione non dichiarata a Donald Trump. La destra di governo reagisce con furia. 9 agostoNetanyahu respinge la proposta del Board of PeaceIsraele non lascerà nessuna delle posizioni occupate finché Hamas non sarà completamente disarmata. Restano bloccati anche le forze internazionali e la ricostruzione. 27 ottobreGli israeliani vanno a votareI media israeliani hanno quasi ignorato le parole del ministro. Quel silenzio misura quanto posizioni un tempo marginali abbiano guadagnato terreno dopo il 7 ottobre 2023.

Il contesto in cifre

I numeri intorno a quelle parole

1.200
persone uccise in Israele nell'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023

251
persone rapite e portate a Gaza quello stesso giorno

oltre1.250
palestinesi uccisi dai raid israeliani dall'entrata in vigore della tregua
Ministero della Salute di Gaza, legato ad Hamas

21
insediamenti israeliani smantellati nella Striscia nel 2005
Circa 9.000 coloni trasferiti

Dichiarazioni analoghe di esponenti israeliani sono state presentate alla Corte internazionale di giustizia come prova di un intento genocida. Israele nega di aver commesso un genocidio a Gaza.

Fonte The Times of Israel e Associated Press (dichiarazioni del ministro e catena di comando), Ministero della Salute di Gaza (vittime dei raid dopo la tregua), Corte Suprema israeliana, Britannica e Nazioni Unite (disimpegno del 2005). Mappa: Natural Earth. Agosto 2026.

Il peso politico di Ben-Gvir


I media israeliani, invece, hanno quasi ignorato quelle parole, ma paradossalmente il loro silenzio mostra quanto posizioni un tempo marginali, come quelle del Ministro, abbiano guadagnato terreno in vista delle elezioni del 27 ottobre. Dopo l'attacco del 2023, durante il quale i miliziani uccisero circa 1.200 persone e ne rapirono 251, figure come Ben-Gvir sono diventate sempre più popolari tra gli israeliani. Molti ostaggi hanno raccontato di aver subito fame prolungata, abusi fisici e psicologici e, in alcuni casi, violenze sessuali.

Il Ministro, in quanto responsabile della Sicurezza Interna, non esercita alcuna autorità sulle Forze Armate e non può ordinare attacchi contro Gaza. Dopo decenni trascorsi ai margini dell'estrema destra israeliana, è però diventato uno degli uomini più influenti del Paese. Controlla settori decisivi dell'apparato di sicurezza, dalla polizia nazionale alle carceri in cui sono detenuti migliaia di palestinesi provenienti da Gaza e dalla Cisgiordania. In passato si è vantato di aver ridotto fino al limite della fame le razioni alimentari destinate ai detenuti palestinesi. Nel settembre 2025 la Corte Suprema israeliana ha stabilito che il servizio carcerario posto sotto la sua responsabilità non garantiva loro nemmeno il cibo necessario alla sussistenza.

Fino a poche settimane fa Israele attaccava Gaza quasi ogni giorno. Secondo il Ministero della Salute della Striscia di Gaza legato ad Hamas, questi attacchi hanno ucciso più di 1.250 persone dall'entrata in vigore della tregua di ottobre. L'esercito israeliano, che sostiene di aver preso di mira miliziani di Hamas, ha poi ridotto i raid in una concessione non dichiarata a Donald Trump. Nickolay Mladenov, inviato per Gaza del "Board of Peace" voluto dal presidente statunitense, aveva infatti chiesto la sospensione degli attacchi per due settimane. All'inizio di agosto i media israeliani hanno riferito che l'autorizzazione a colpire era stata riservata al solo capo di Stato Maggiore dell'IDF, Eyal Zamir. La decisione ha provocato la reazione furiosa degli esponenti della destra, tra cui proprio Ben-Gvir.

Lo scontro sul futuro di Gaza


Nella stessa intervista il Ministro ultranazionalista ha chiesto anche l'emigrazione di massa dei palestinesi da Gaza, una proposta che, secondo i giuristi internazionali, potrebbe configurare una vera e propria pulizia etnica. Ben-Gvir ha inoltre invocato il ritorno degli insediamenti israeliani nella Striscia. Vent'anni fa Israele si ritirò da Gaza, smantellando un blocco di 21 insediamenti ebraici noto come "Gush Katif". "Considero tutta Gaza parte del nostro territorio", ha detto.

"Dovremmo costruire insediamenti non soltanto a Gush Katif, ma in tutta Gaza, incoraggiando quanta più emigrazione possibile e mandandoli nei loro Paesi. Per i terroristi, invece, niente emigrazione: bisogna soltanto ucciderli uno per uno."


Il piano in 15 punti della Casa Bianca prevede invece che Hamas ceda gradualmente le armi mentre le forze israeliane interrompono gli attacchi e cominciano a ritirarsi dalla Striscia. Il gruppo terrorista palestinese si è detto disposto al disarmo, ma soltanto dopo il completo ritiro israeliano, e ha subordinato la consegna delle armi più pesanti alla creazione di uno Stato palestinese indipendente, ipotesi che il governo israeliano e gran parte della classe politica del Paese respingono con decisione.

Il 9 agosto Netanyahu ha bocciato la proposta del "Board of Peace", ribadendo che Israele non abbandonerà nessuna delle posizioni occupate finché Hamas non sarà stata completamente disarmata. Finché questo nodo non sarà sciolto, resteranno bloccati anche il dispiegamento delle forze internazionali e la ricostruzione del territorio pressoché completamente distrutto durante la recente guerra. Ben-Gvir vuole superare a suo modo lo stallo, ma nella direzione opposta a quella invocata dalla Casa Bianca.


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Quali sono gli sport che praticano gli americani


Un sondaggio Ipsos su 1.204 adulti mostra che il 38% ha corso nell'ultimo anno e il 14% ha giocato a basket. Metà degli americani non ha praticato nessuno degli otto sport considerati.

Il 38% degli adulti americani ha corso o fatto jogging almeno una volta negli ultimi dodici mesi. È di gran lunga lo sport più diffuso negli Stati Uniti tra quelli che si possono praticare a qualsiasi età, visto che il secondo della classifica, il basket, si ferma al 14%, meno della metà. Chiudono la classifica lo sci alpino e lo snowboard al 4% e lo sci di fondo all'1%.

Il sondaggio è stato condotto da Ipsos tra il 26 e il 28 giugno 2026 su un campione rappresentativo di 1.204 adulti, con un margine di errore di 3,1 punti percentuali. Le domande sono state ideate dal ricercatore Craig Helmstetter, che ne ha diffuso i risultati. Riguardano otto discipline: corsa, basket, golf, pickleball, calcio, tennis, sci alpino o snowboard e sci di fondo. Il pickleball, poco conosciuto in Italia, si gioca con racchette rigide e una pallina di plastica forata su un campo più piccolo di quello da tennis.

Circa la metà degli adulti americani ha praticato almeno uno di questi otto sport nell'ultimo anno. Il dato non misura però quanto si muovono gli americani, perché dall'elenco mancano il nuoto, la bicicletta, l'hockey e il softball e non sono state considerate attività come camminare, fare giardinaggio o seguire un programma di ginnastica.

Gli uomini praticano ogni singolo sport dell'elenco in percentuale maggiore delle donne. Il 56% degli uomini ha praticato almeno una delle otto discipline nell'ultimo anno, contro il 43% delle donne. Per basket, golf e calcio la quota maschile è quasi doppia rispetto a quella femminile. L'ordine di popolarità resta lo stesso per entrambi i sessi: prima la corsa, poi basket, golf e pickleball. Tra le donne golf e pickleball sono appaiati intorno all'8-9%, una differenza troppo piccola per essere significativa.

Metà degli adulti sotto i 49 anni ha corso nell'ultimo anno, contro meno di uno su tre tra i 50 e i 64 anni e circa uno su sei tra chi ha almeno 65 anni. Il basket è ancora più segnato dall'età: lo ha giocato quasi un americano su quattro tra i 18 e i 34 anni e solo uno su venti tra gli over 65. Nel complesso il 61% dei giovani adulti ha praticato almeno uno degli otto sport, contro il 32% del gruppo più anziano. Tra questi ultimi il basket perde molte posizioni e il secondo sport più diffuso diventa il golf, seguito dal pickleball.

Gli americani neri e ispanici praticano questi sport un po' più dei bianchi: ha giocato o corso almeno una volta nell'ultimo anno il 54% degli ispanici, il 51% dei neri non ispanici e il 45% dei bianchi non ispanici. Il campione permette di distinguere solo questi tre gruppi, perché gli altri non sono abbastanza numerosi per essere rappresentati da soli. Una parte della differenza dipende dall'età, dato che i bianchi sono in media più anziani degli altri due gruppi. Il basket è stato praticato da una quota di neri e ispanici più che doppia rispetto ai bianchi. Lo stesso vale per il tennis, anche se si tratta di uno sport molto meno diffuso. Il calcio ha una diffusione molto diversa a seconda del gruppo, dato che lo ha giocato il 17% degli ispanici contro il 6% dei neri e il 4% dei bianchi.

La partecipazione cresce con il titolo di studio. Due adulti su cinque con al massimo il diploma hanno praticato almeno uno di questi sport, contro quasi tre su cinque tra i laureati. Tra chi ha almeno un master il pickleball è il secondo sport più diffuso, mentre negli altri gruppi è il quarto. Anche il tennis è molto più praticato tra le persone con il titolo di studio più alto.

Nella fascia di reddito più alta sono più diffusi corsa, golf, pickleball e sci. Il basket va nella direzione opposta ed è più praticato da chi ha i redditi più bassi, mentre per il calcio non ci sono differenze tra le fasce di reddito.

Lo sci alpino e lo snowboard sono più diffusi negli Stati montuosi dell'Ovest. Il pickleball invece è più popolare nel Midwest, senza un legame evidente con il clima o il territorio. Città e periferie hanno livelli di partecipazione simili tra loro, mentre nelle zone rurali si pratica meno ogni sport dell'elenco tranne il golf e lo sci di fondo. Il campione di 1.204 persone è troppo piccolo per dire quali Stati o quali città abbiano la partecipazione più alta.

Democratici e repubblicani si comportano quasi allo stesso modo. Il 38% degli uni e degli altri ha corso nell'ultimo anno e le percentuali coincidono anche per lo sci alpino, lo snowboard e lo sci di fondo. I democratici sembrano giocare più a basket (15% contro 12%) e i repubblicani più a pickleball (12% contro 9%), ma sono differenze dentro il margine di errore. L'unico scarto che vale la pena segnalare è quello sul golf, praticato dai repubblicani cinque punti percentuali in più. Nell'analisi gli indipendenti sono stati accorpati al partito verso cui dichiarano di propendere.

Il sondaggio è stato realizzato attraverso KnowledgePanel, il panel online di Ipsos i cui componenti vengono reclutati a partire dagli indirizzi postali e non per iscrizione spontanea, un metodo che permette di ottenere campioni rappresentativi degli adulti americani. Le interviste si sono svolte in inglese e i risultati sono stati riponderati per genere ed età, etnia, titolo di studio, area del paese, tipo di comune e reddito familiare, usando come riferimento la Current Population Survey del marzo 2025, la principale rilevazione statistica sulle famiglie americane. Ipsos ha ospitato gratuitamente le domande di Helmstetter nel suo sondaggio omnibus come attività promozionale legata al congresso annuale dell'American Association for Public Opinion Research, l'associazione americana dei sondaggisti.

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Trump al posto dell’eroe di Pearl Harbor: la Marina valuta di cambiare nome a una portaerei


Secondo CNN e NBC News la portaerei CVN-81, intitolata nel 2020 al marinaio afroamericano Doris Miller, potrebbe invece essere dedicata a Donald Trump. Nessuna portaerei americana ha mai portato il nome di un presidente ancora in carica.

La Marina statunitense sta valutando di intitolare a Donald Trump la portaerei in costruzione che attualmente porta il nome di Doris Miller, il marinaio afroamericano diventato un simbolo dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor. Lo hanno riferito la CNN e NBC News, citando fonti a conoscenza delle discussioni, avviate all’inizio del 2026. Si tratterebbe, nel caso, di una scelta senza precedenti: nessuna portaerei statunitense è mai stata intitolata a un presidente ancora in carica.

La decisione prima della posa della chiglia


La nave, quarta unità della classe Ford, era stata dedicata a Doris "Dory" Miller nel gennaio 2020, durante il primo mandato di Trump, e sarebbe stata la prima portaerei statunitense intitolata a un marinaio afroamericano appartenente ai ranghi di soldato. Negli ultimi mesi, tuttavia, la Marina avrebbe di fatto smesso di chiamarla USS Doris Miller, indicandola soltanto con il numero di scafo CVN-81. La stessa denominazione compare anche in un recente ordine esecutivo della Casa Bianca sulla cantieristica navale.

Il nome dovrà essere definito prima della cerimonia di posa della chiglia, prevista entro la fine dell’anno. La consegna alla flotta, secondo USNI News, non è attesa prima del 2034: due anni più tardi rispetto al febbraio 2032 inizialmente previsto, a causa dei vincoli di spazio nei cantieri. Il potere di battezzare le navi spetta formalmente al Segretario della Marina, ma nella scelta dei nomi delle portaerei interviene attivamente anche il Segretario alla Difesa. La decisione finale spetterebbe quindi a Pete Hegseth e al Segretario ad interim della Marina, Hung Cao, osserva NBC News.

L’eroismo di Doris Miller a Pearl Harbor


Miller si era arruolato nel 1939 e prestava servizio come addetto alla mensa, senza avere ricevuto alcun addestramento nell’uso dell’artiglieria antiaerea. Durante l’attacco a Pearl Harbor azionò comunque una mitragliatrice calibro .50 e sparò contro gli aerei giapponesi, per poi contribuire all’evacuazione dei feriti. Nel 1942 l’ammiraglio Chester Nimitz gli consegnò la Navy Cross, facendo di Miller il primo afroamericano a ricevere l’onorificenza.

Morì circa un anno dopo, durante la battaglia di Makin, quando la portaerei di scorta Liscome Bay, sulla quale prestava servizio, fu affondata da un siluro giapponese. La Marina starebbe ora valutando di intitolare a Miller un’altra nave da guerra e avrebbe avviato l’iter per raccomandarne il conferimento della Medal of Honor, la più alta onorificenza militare statunitense.


La Marina pensa di ridisegnare le portaerei per assecondare i gusti estetici di Trump


La Marina americana sta valutando di ridisegnare le sue nuove portaerei per assecondare il gusto estetico del presidente Donald Trump. Lo ha rivelato il Washington Post: sette funzionari in servizio ed ex funzionari hanno riferito che la Marina sta studiando la possibilità di spostare in avanti, verso il centro dello scafo, la torre di più piani che ospita il centro di comando della nave.

Quella struttura si chiama "isola" e sulle portaerei della classe Ford, le più recenti, si trova vicino alla poppa. Il presidente ha manifestato perplessità sul "look" delle nuove navi e vorrebbe che somigliassero di più alle portaerei in servizio durante la Seconda guerra mondiale, che avevano l'isola collocata più avanti.

I tempi e la portata della valutazione non sono chiari e diversi funzionari hanno avvertito che una modifica del genere richiederebbe tempi lunghi e costi elevati. La Marina aveva già esaminato la questione durante il primo mandato di Trump: uno studio concluse che spostare l'isola sarebbe costato miliardi di dollari di riprogettazione e avrebbe ritardato in modo significativo il programma.

Bryan Clark, ex ufficiale della Marina che studia il settore per l'Hudson Institute, un centro studi di orientamento conservatore con sede a Washington, ha detto al Washington Post che spostare l'isola sarebbe "una riprogettazione sostanziale". Un intervento del genere cambierebbe il galleggiamento e la distribuzione dei pesi della nave e avrebbe un costo notevole. Il cambiamento si può fare, ha aggiunto, ma sarebbe molto dirompente.

La posizione arretrata dell'isola sulle navi più recenti è stata scelta per ragioni di efficienza e sicurezza. Lascia più spazio per parcheggiare gli aerei vicino alle catapulte e riduce così i tempi di lancio. Migliora anche la sicurezza in atterraggio perché diminuisce le turbolenze quando i velivoli rientrano a bordo.

Lo spostamento dell'isola sarebbe la seconda modifica al progetto voluta dal presidente. Giovedì Trump ha firmato un memorandum sulla sicurezza nazionale che ordina alla Marina di preparare un piano per tornare alle vecchie catapulte a vapore sulle prossime portaerei, al posto del sistema elettromagnetico installato sulla classe Ford. Le catapulte servono a lanciare i caccia dal ponte di volo. Il documento insiste sulla preferenza dell'Amministrazione per tecnologie e progetti navali "comprovati, affidabili e a costi accessibili".

Anche questa seconda modifica potrebbe costare miliardi di dollari e aggravare i ritardi cronici della cantieristica navale americana. La capoclasse USS Gerald R. Ford ha richiesto 17 anni di costruzione, in parte proprio per le tecnologie nuove introdotte nel progetto, tra cui la catapulta elettromagnetica, che la Marina ha poi giudicato molto efficace.

Le portaerei della classe Ford in vari stadi di sviluppo sono tre. La USS John F. Kennedy sta svolgendo le prove in mare e si avvicina all'entrata in servizio, mentre la USS Enterprise e la USS Doris Miller sono in costruzione. La USS Gerald R. Ford è già operativa e ha appena concluso una lunga missione di combattimento in Medio Oriente. I piani prevedono fino a 10 unità nei prossimi quarant'anni, per un costo stimato di 22 miliardi di dollari ciascuna secondo l'ultimo piano di costruzioni navali della Marina e il Congressional Budget Office, l'ufficio apartitico che analizza i conti pubblici per il Congresso. La classe Ford sostituirà progressivamente la Nimitz, che risale alla fine degli anni Sessanta.

Il Pentagono e la Marina hanno rinviato le richieste di commento alla Casa Bianca, che ha indicato il nuovo memorandum quando le è stato chiesto della volontà del presidente di spostare l'isola sulle future portaerei. Il memorandum non affronta la questione. Un altro funzionario americano ha riferito che la Marina sta prendendo sul serio entrambe le ipotesi per i ritardi e per gli sforamenti di spesa che potrebbero produrre.

L'interesse del presidente per queste modifiche segna il peso crescente della Casa Bianca sulla meccanica complessa della costruzione navale militare. Dal ritorno alla presidenza Trump ha promesso di "resuscitare" un settore in difficoltà e ha già firmato diversi ordini esecutivi sul tema.

La flotta di superficie della Marina soffre da anni di manutenzioni rinviate e di bassi livelli di prontezza operativa, in parte per la frequenza con cui le amministrazioni americane hanno impiegato le portaerei nelle crisi internazionali. Con la guerra contro l'Iran il Pentagono ha tirato ulteriormente la corda, spostando mezzi navali in Medio Oriente per condurre attacchi e per far rispettare il blocco dei porti iraniani.

La stessa USS Gerald R. Ford ha affrontato una missione prolungata, conclusa all'inizio di quest'anno, dopo che un incendio aveva reso inabitabili gli alloggi di molti membri dell'equipaggio. I responsabili hanno anche riconosciuto guasti al sistema a vuoto che serve le centinaia di servizi igienici a bordo.

Parlamentari democratici hanno chiesto questa settimana al segretario alla Difesa Pete Hegseth di indagare sulle condizioni a bordo della USS Abraham Lincoln, in Medio Oriente da novembre e in mare da 200 giorni senza uno scalo che permetta all'equipaggio di riposare. Hegseth ha definito quelle notizie "completamente travisate" parlando con i giornalisti durante un viaggio a Panama, mentre venerdì Trump ha detto a Joint Base Andrews che il tempo passato in mare dalla nave non è stato "neanche lontanamente abbastanza". La Lincoln dovrebbe essere sostituita dalla USS George Washington nelle prossime settimane.

L'anno scorso il presidente aveva presentato una nuova classe di corazzate destinata a guidare la sua "Golden Fleet", un progetto criticato da molti analisti navali e parlamentari, secondo cui quelle navi sprecherebbero la scarsa capacità produttiva dei cantieri americani per un modello di cui la Marina non ha bisogno. Il Congressional Budget Office ha calcolato che le corazzate della "Trump Class" costerebbero circa 275 miliardi di dollari in trent'anni, 18 miliardi a nave dopo la prima.


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Il candidato repubblicano che non vuole più i soldi dell'AIPAC


Il candidato repubblicano al Senato in Michigan chiede alla lobby filoisraeliana di non trasmettere spot in suo favore, nonostante i milioni già spesi contro il democratico El-Sayed, per paura che il suo sostegno rischi di costargli voti a novembre.

Gli alleati di Mike Rogers, candidato repubblicano al Senato in Michigan, hanno chiesto all'AIPAC di non trasmettere spot elettorali in suo favore, rompendo apertamente con il principale gruppo di lobby filoisraeliano degli Stati Uniti. La scorsa settimana Rogers ha avuto un colloquio a Los Angeles con il presidente dell'organizzazione, Michael Tuchin. Il giorno successivo l'AIPAC ha accantonato uno spot già realizzato contro il suo avversario democratico, Abdul El-Sayed, secondo quanto ricostruito da Axios.

Rogers è un convinto sostenitore di Israele, ma teme che l'appoggio pubblico dell'AIPAC possa danneggiarlo alle elezioni del 3 novembre. La sua richiesta mostra quanto si sia indebolita la posizione politica del gruppo, mentre cresce tra gli elettori la contrarietà alla guerra a Gaza. La decisione ha però irritato i dirigenti dell'organizzazione, che avevano speso più di 30 milioni di dollari nel tentativo di sconfiggere El-Sayed alle primarie democratiche e si preparavano a investirne altri milioni per aiutare Rogers a vincere le elezioni generali.

El-Sayed ha costruito la propria campagna proprio sull'opposizione all'AIPAC, presentando quelle spese come la prova che la sua avversaria Haley Stevens fosse condizionata dalla lobby filoisraeliana. Ha definito Israele uno "Stato canaglia", lo ha accusato di genocidio e apartheid e si è rifiutato di dire se ritenga che il paese abbia il diritto di esistere come Stato ebraico. Sconfiggerlo era così diventato una priorità per l'AIPAC, che raramente finanzia grandi campagne nelle elezioni generali. "AIPAC, se ci stai ascoltando, torna a bruciare quei soldi", aveva detto El-Sayed prima di vincere di misura le primarie del 4 agosto.Posts

L'AIPAC vuole esporsi, Rogers no


Prima delle primarie, la squadra di Rogers aveva avvertito l'organizzazione che El-Sayed avrebbe probabilmente sconfitto Stevens. L'AIPAC sperava ancora in un esito diverso e le due parti si erano lasciate con l'intesa di proseguire il confronto. Dopo la vittoria di El-Sayed, il gruppo intendeva estendere la propria offensiva pubblicitaria anti El-Sayed alla campagna per le elezioni generali. Gli alleati di Rogers ritenevano però che gli spot trasmessi durante le primarie avessero prodotto l'effetto opposto, offrendo a El-Sayed un bersaglio politico che avrebbe volentieri utilizzato di nuovo.

La squadra del repubblicano ha quindi proposto all'AIPAC di partecipare alla campagna elettorale senza mettere il proprio nome in primo piano: avrebbe potuto indirizzare i donatori verso un super PAC favorevole a Rogers o verso il comitato congiunto di raccolta fondi creato dal candidato con il Partito Repubblicano nazionale. È stata inoltre prospettata l'assunzione degli strateghi politici dell'organizzazione. Le proposte, però, non sono bastate: l'AIPAC intende infatti avere un ruolo visibile nella sconfitta di El-Sayed e sostiene che il candidato democratico collegherebbe comunque Rogers alla lobby, considerato il suo netto sostegno a Israele.

I contatti diretti si sono raffreddati e ora il Partito Repubblicano sta cercando di ricucire i rapporti, affidando la mediazione a donatori ebrei vicini a entrambe le parti. Alcuni esponenti nazionali del partito temono che il gruppo, il cui super PAC disponeva alla fine di luglio di quasi 60 milioni di dollari, possa restare completamente fuori dalla competizione. Altri ritengono invece che abbia troppo in gioco per rinunciare e che finirà per riappacificarsi con la squadra di Rogers. Interpellato da Axios, Rogers ha dichiarato di accogliere con favore qualsiasi sostegno della comunità filoisraeliana e di essere orgoglioso del suo coinvolgimento.

Le sconfitte dell'AIPAC e il peso della guerra a Gaza


Nel frattempo, l'organizzazione filo israeliana continua a subire sconfitte elettorali. L'ultima è arrivata martedì in California, dove la senatrice statale democratica Aisha Wahab ha vinto il ballottaggio nel quattordicesimo distretto congressuale, conquistando il seggio alla Camera lasciato libero da Eric Swalwell dopo le dimissioni di aprile. L'AIPAC aveva speso 4,4 milioni di dollari nel tentativo di fermarla. Wahab resterà in carica per circa 5 mesi, fino alla conclusione della legislatura.

Il Michigan ospita una delle comunità arabo-americane più numerose degli Stati Uniti. Secondo un sondaggio di Fox News, condotto tra il 6 e il 10 agosto su 1.006 elettori registrati, il 55% degli intervistati è contrario alla prosecuzione degli aiuti militari statunitensi a Israele, mentre il 44% è favorevole. La stessa rilevazione dà però Rogers in vantaggio su El-Sayed con il 51% contro il 47%.

Gli strateghi di entrambi i partiti ritengono che in Michigan, come negli altri Stati a forte vocazione manifatturiera, il voto sarà determinato più dalle condizioni economiche che dalla politica mediorientale. Gli attacchi di El-Sayed all'AIPAC potrebbero, quindi, avere meno presa nelle elezioni generali rispetto alle primarie democratiche. Rogers ha comunque preferito non correre rischi e, almeno per il momento, ha rinunciato alla campagna pubblicitaria del gruppo che voleva sostenerlo.


L'FBI ferma l'ex deputato Eric Swalwell all'aeroporto e gli sequestra i dispositivi


Agenti dell’FBI hanno fermato l’ex deputato democratico Eric Swalwell all’aeroporto internazionale di San Francisco, gli hanno notificato un mandato di perquisizione e hanno sequestrato i suoi dispositivi elettronici. L’operazione rientra in un’indagine penale federale scaturita dalle accuse di violenza sessuale e condotta impropria rivolte all’ex membro del Congresso. Il sequestro e la successiva perquisizione della sua abitazione a Washington sono stati confermati da diverse testate statunitensi, mentre il San Francisco Standard ha ottenuto i dettagli del mandato con cui sono stati autorizzati.

Il provvedimento, depositato il 13 agosto presso il Distretto settentrionale della California e assegnato al giudice Thomas S. Hixson, è stato eseguito sabato alle 20.25 locali, le 5.25 di domenica in Italia, subito dopo l’arrivo di Swalwell in California. Gli agenti hanno sequestrato un iPhone bianco con cavo e alimentatore e un MacBook Pro. Il verbale di esecuzione è stato firmato dall’agente speciale Kyle R. Biebesheimer, appartenente alla squadra Anticorruzione e diritti civili dell’ufficio FBI di San Francisco, che ha certificato sotto giuramento l’esattezza dell’inventario. Una copia del mandato è stata consegnata a Swalwell, 45 anni, che si è mostrato collaborativo. Il giorno successivo gli agenti hanno perquisito anche la sua abitazione di Washington, sequestrando altro materiale.

Le accuse e le altre indagini


Almeno 5 donne hanno accusato pubblicamente l’ex deputato di violenza sessuale o comportamenti inappropriati. Le accuse sono emerse ad aprile, dopo la pubblicazioni di inchieste della CNN e del San Francisco Chronicle. Una sua ex collaboratrice sostiene di essere stata violentata due volte mentre era troppo ubriaca per poter acconsentire. Un’altra donna afferma di essere stata drogata prima di subire un’aggressione sessuale nel 2018. Altre donne hanno riferito di aver ricevuto su Snapchat messaggi sessualmente espliciti e, in almeno un caso, una fotografia non richiesta dei genitali di Swalwell.

Swalwell, considerato in precedenza come uno dei favoriti nella corsa per diventare governatore della California, ha sospeso la sua campagna elettorale il 12 aprile. Il giorno seguente ha annunciato le dimissioni dal Congresso, diventate effettive il 14 aprile. La Commissione Etica della Camera aveva appena aperto un’indagine sulla sua condotta e su una presunta violenza ai danni di una dipendente del suo ufficio, mentre in aula si profilava un voto sulla sua espulsione. L’ex deputato ha sempre respinto tutte le accuse.

Il Dipartimento di Giustizia ha aperto la propria inchiesta ad aprile. Parallelamente procedono gli accertamenti della procura distrettuale di Manhattan, dell’ufficio dello sceriffo della contea di Los Angeles e della procura distrettuale della stessa contea. Il procuratore Nathan Hochman ha affidato il caso alla divisione specializzata nei reati sessuali. Il Dipartimento di Giustizia, l’FBI e il legale di Swalwell non hanno risposto alle richieste di chiarimento.

Lunedì la Task Force della Casa Bianca per la trasparenza ha inoltre diffuso documenti declassificati sui rapporti tra Swalwell e Christine Fang, conosciuta come “Fang Fang” e sospettata di avere legami con l’intelligence cinese. Secondo le carte, Swalwell riferì all’FBI di avere avuto con lei rapporti fisici in alcune occasioni. Gli investigatori non riscontrarono allora violazioni della legge federale da parte sua e lo rimossero dall’elenco dei soggetti dell’indagine.


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L'ex generale che può fermare Netanyahu alle elezioni


Il partito Yashar! di Gadi Eisenkot ha superato il Likud in vista del voto del 27 ottobre. L'ex capo di stato maggiore chiede una commissione d'inchiesta indipendente sul 7 ottobre.

Il partito dell'ex capo di stato maggiore dell'esercito israeliano Gadi Eisenkot ha superato il Likud di Benjamin Netanyahu in diversi sondaggi nazionali, a poco più di due mesi dalle elezioni parlamentari israeliane del 27 ottobre. Yashar!, il partito centrista che Eisenkot ha fondato l'anno scorso (il nome si può tradurre con "Onesto!"), è nato dal malcontento per come il primo ministro ha gestito l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza che ne è seguita.

La campagna di Eisenkot è passata da Karmiel, una città del nord del paese abitata soprattutto da famiglie di reddito medio-basso, che è una roccaforte del Likud. Lo racconta un reportage di Politico firmato da Jan Philipp Burgard, corrispondente da Tel Aviv dell'Axel Springer Global Reporters Network, la rete che mette in comune i giornalisti delle testate del gruppo editoriale tedesco a cui Politico appartiene. Davanti a circa trecento persone nell'auditorium comunale, l'ex generale ha detto: "La campagna contro di me è cominciata. Netanyahu attacca i suoi avversari sempre allo stesso modo, sostenendo: solo Netanyahu può garantire la sicurezza". Poi ha aggiunto: "Abbiamo visto come è andata a finire il 7 ottobre".

Eisenkot chiede una commissione d'inchiesta statale indipendente sui fallimenti dell'esercito, dei servizi di intelligence e dei vertici politici attorno all'attacco del 2023, in modo che a risponderne sia anche il primo ministro. Il governo finora si è opposto a istituirla. "Se non ci sarà una commissione d'inchiesta, resterà sospesa sulla società israeliana come una maledizione", ha detto Eisenkot, che pronuncia i suoi attacchi con tono calmo, quasi monotono.

Netanyahu risponde provando a rivoltare contro lo sfidante il suo principale punto di forza, la credibilità sulla sicurezza. "Eisenkot voleva arrendersi. Netanyahu combatte!", ha dichiarato il primo ministro in un video della campagna elettorale. In uno spot il Likud prende in giro l'inglese imperfetto dell'ex generale, cresciuto in una famiglia modesta, mentre Netanyahu si è formato negli ambienti intellettuali e nelle università d'élite americane.

Il primo episodio che ha mostrato la distanza tra i due risale al marzo 2016, quando due palestinesi armati di coltello attaccarono alcuni soldati israeliani in Cisgiordania ferendone uno. I militari aprirono il fuoco uccidendo uno degli assalitori e lasciando l'altro ferito a terra. Diversi minuti dopo un soldato di 19 anni, Elor Azaria, armò il fucile e gli sparò alla testa, dicendo poi di essersi sentito minacciato. Un tribunale militare lo condannò per omicidio colposo. Eisenkot, allora capo di stato maggiore, difese la decisione di processarlo, sostenendo che sparare a un assalitore già neutralizzato non era compatibile con i valori dell'esercito israeliano. Netanyahu si schierò con il soldato e ne chiese la grazia. Dieci anni dopo i sostenitori di Eisenkot citano quel caso come prova dei suoi standard morali, mentre gli alleati del primo ministro lo usano per descriverlo come troppo morbido e troppo spostato a sinistra.

Per buona parte degli ultimi trent'anni la politica israeliana è stata dominata dal nazionalismo di destra di Netanyahu e dalla sua linea dura sui rapporti con i palestinesi e con i paesi vicini. Il primo ministro porta il peso di un processo per corruzione ancora in corso, mentre lo sfidante è considerato un uomo di integrità non comune. Eisenkot non è un oratore brillante né una figura carismatica, ma trasmette affidabilità.

Eisenkot è nato nel 1960 a Tiberiade, figlio di ebrei immigrati dal Marocco, ed è cresciuto a Eilat, località balneare sul Mar Rosso all'estremità meridionale del paese. Nell'esercito è passato da semplice fante della brigata Golani, una delle unità di fanteria più note delle forze armate israeliane, a capo di stato maggiore, nominato proprio da Netanyahu. Se vincesse sarebbe il primo capo di governo israeliano di origini ebraico-marocchine.

Il 7 dicembre 2023 il figlio di Eisenkot, Gal Meir, di 25 anni, è morto in un'operazione per recuperare i corpi di due israeliani rapiti a Gaza il 7 ottobre e uccisi: mentre si avvicinava all'imboccatura di un tunnel è esploso un ordigno. Nella guerra a Gaza sono morti anche due suoi nipoti. Eisenkot non usa il lutto come argomento elettorale, ma quasi tutti in Israele sanno cosa ha perso la sua famiglia. Il figlio di Netanyahu, Yair, è invece rimasto in Florida mentre Israele richiamava circa 360.000 riservisti dopo l'attacco di Hamas, cosa che gli è stata rimproverata da chi era tornato dall'estero per prestare servizio. Il primo ministro lo ha difeso dicendo che negli Stati Uniti faceva volontariato e aiutava a procurare materiale per l'esercito e per i servizi di emergenza.

"Ci sono momenti nella storia in cui, dopo un leader molto carismatico e dominante, le persone scelgono deliberatamente qualcuno meno carismatico, semplicemente perché vogliono pace e tranquillità", ha detto a Politico Shai Bazak, ex diplomatico israeliano che è stato consigliere per la comunicazione di Netanyahu durante il suo primo mandato da primo ministro. "Non vogliono più tutto quel dramma". Secondo Bazak, Eisenkot "non è estremo" né "particolarmente divisivo" e questo rende più facile lo spostamento verso di lui degli elettori che tradizionalmente votano a destra.

La posizione internazionale di Israele è cambiata dopo il 7 ottobre 2023, quando Hamas uccise circa 1.200 persone e ne prese 251 in ostaggio. Secondo il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, da allora sono state uccise più di 73.000 persone tra civili e combattenti, una cifra considerata attendibile dalle agenzie delle Nazioni Unite e da esperti indipendenti. All'inizio di quest'anno i vertici militari israeliani hanno indicato di concordare su un totale intorno ai 70.000 morti. Nel 2025 l'esercito ha detto di aver ucciso più di 22.000 miliziani a Gaza e ha riconosciuto che, pur avendo cercato di ridurre le vittime civili, per ogni miliziano ucciso sono morti due o tre civili.

In Europa le critiche sono cresciute soprattutto in Spagna e in Francia per l'uso della forza militare considerato eccessivo nella risposta agli attacchi di Hamas e Hezbollah, che ha devastato larga parte di Gaza e ha portato all'occupazione di una vasta area del Libano meridionale. I rapporti con l'Unione europea si sono deteriorati al punto che il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar il 18 giugno 2026 ha interrotto ogni contatto con Kaja Kallas, l'Alta rappresentante per la politica estera dell'Unione, dopo che era emerso che durante una visita in Messico a maggio Kallas aveva paragonato il trattamento riservato ai palestinesi al sistema dell'apartheid sudafricano.

Netanyahu e il presidente Donald Trump hanno condotto insieme attacchi militari contro l'Iran per impedire al regime di Teheran di dotarsi di un'arma nucleare, ma il rapporto tra i due si è comunque incrinato. "Che cazzo stai facendo?", avrebbe chiesto il presidente al primo ministro a giugno, a proposito dell'offensiva israeliana contro Hezbollah in Libano. Trump finora non lo ha appoggiato pubblicamente per la rielezione.

Negli Stati Uniti il sostegno a Israele è calato per effetto della guerra a Gaza e del conflitto con l'Iran, soprattutto nell'ala sinistra del Partito Democratico e in una parte della coalizione MAGA che sostiene il presidente. Il dibattito su Israele è così diventato un tema politico interno per entrambi i partiti in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Molti israeliani vorrebbero affidare di nuovo il paese a una figura paterna e rassicurante come fu Yitzhak Rabin. Anche Rabin era stato capo di stato maggiore e aveva comandato l'esercito nella guerra dei Sei giorni prima di entrare in politica. Fino al suo assassinio, nel 1995, era la grande speranza di pace in Medio Oriente. Secondo un'analisi dell'Israel Democracy Institute, un centro di ricerca israeliano, circa due terzi degli ex capi di stato maggiore sono poi entrati nella politica nazionale. Quasi tutti hanno fallito. Ehud Barak diventò primo ministro, ma la sua coalizione cadde dopo venti mesi. Più di recente Benny Gantz, anche lui ex capo di stato maggiore e centrista, che era stato il principale rivale di Netanyahu, ha visto crollare i consensi del suo partito e rischia di non rientrare nella Knesset, il parlamento israeliano.

Le forze armate sono gerarchiche mentre la politica richiede compromessi e quindi una particolare capacità di trattare con le persone, competenze che l'esercito non insegna. "Nell'esercito Ehud Barak, un esempio estremo di politico fallito con un passato militare, poteva urlare ai suoi sottoposti se non gli obbedivano", ha detto a Politico Danny Orbach, storico militare all'Università Ebraica di Gerusalemme. "In politica le persone semplicemente se ne vanno".

Orbach considera Eisenkot un caso diverso: "È molto coscienzioso e profondamente patriottico. Ha buone intenzioni. Senza il fardello di Netanyahu potrebbe essere in grado di ricostruire i rapporti con l'Unione europea e con alcuni settori del Partito Democratico negli Stati Uniti". Lo storico è però critico sulla scarsa esperienza politica dell'ex generale, entrato in parlamento solo quattro anni fa, e sulle posizioni che ha preso da membro del gabinetto di guerra, l'organo ristretto che ha guidato le decisioni militari dopo il 7 ottobre. "Se fosse dipeso da Eisenkot, avrebbe ceduto alle pressioni delle famiglie degli ostaggi e avrebbe messo fine alla guerra", ha detto Orbach. "Oggi saremmo senza i risultati che abbiamo ottenuto: il 60 per cento di Gaza sotto il nostro controllo e Hamas indebolita e isolata".

Eisenkot ha replicato che si tratta di un'alternativa falsa, perché Israele avrebbe potuto chiudere un accordo per riportare a casa gli ostaggi e riprendere più tardi la campagna contro Hamas. Nei suoi comizi, intanto, dagli altoparlanti esce una vecchia canzone di pace israeliana, "Andrà tutto bene".


Kushner incalza Hamas sul disarmo, ma Netanyahu, alle prese con il voto, non cede


I dirigenti di Hamas hanno ribadito ieri il loro impegno a disarmare e a smilitarizzare Gaza durante un incontro tenutosi a El-Alamein, sulla costa egiziana, con Jared Kushner, consigliere e genero del presidente Donald Trump. A riferirlo ad Axios è una fonte a conoscenza diretta del colloquio, durato poco più di due ore e descritto come "molto produttivo" perché avrebbe permesso di definire i passi concreti che il movimento palestinese dovrà compiere. Kushner ha approfittato dell'incontro, il primo con i vertici di Hamas dall'accordo su Gaza dello scorso ottobre, per avvertirli che Israele non si fida delle loro promesse. "Li abbiamo ringraziati per l'impegno, ma vogliamo vedere sforzi reali e non soltanto parole", ha spiegato la fonte.

Oltre a Kushner, secondo Axios, al tavolo sedevano l'alto rappresentante del Board of Peace Nickolay Mladenov, l'ex primo ministro britannico Tony Blair, membro dello stesso organismo, e i consiglieri del Board, Aryeh Lightstone e Liran Tancman. Hamas invece era rappresentato dal dirigente politico Khalil al-Hayya, affiancato dal capo dell'intelligence egiziana Hassan Rashad, dal diplomatico qatarino Ali al-Thawadi e da un alto funzionario turco. Il Board of Peace è l'organismo internazionale previsto dal piano in venti punti della Casa Bianca per sovrintendere alla transizione nella Striscia.

Gaza · Il piano americano

Il disarmo di Hamas si è incagliato su chi deve muoversi per primo

A El-Alamein, in Egitto, Jared Kushner ha incontrato i dirigenti di Hamas per la prima volta dall’accordo su Gaza dello scorso ottobre. Il movimento conferma che consegnerà le armi, ma solo se Israele si muoverà per primo. Netanyahu risponde che le truppe non si ritirano finché le armi non sono deposte.

Grafica di FocusAmerica 17 agosto 2026

Il nodo della seconda fase

Israele
Nessun ritiro finché Hamas non consegna le armi
Netanyahu, dopo aver respinto la tabella di marcia

Stallo

Hamas
Nessuna consegna di armi finché Israele non si ritira
Al-Hayya a Kushner, incontro del 16 agosto

Hamas ha accettato il piano di disarmo il 30 luglio. 18 giorni dopo, la consegna delle armi non è ancora cominciata: ogni condizione aspetta che si muova prima l’altra.

Lo scambio La sequenza Il voto

Lo scambio

Quattro mosse da una parte, quattro dall’altra


A El-Alamein Kushner ha messo nero su bianco i due elenchi. Al momento nessuno dei due è partito.

Hamas si è impegnato a
1Consegnare le armi e le infrastrutture militari
2Cedere il governo della Striscia all’esecutivo tecnico palestinese
3Restare fuori dalla futura amministrazione di Gaza
4Non interferire con il lavoro del nuovo governo

In cambio Israele dovrebbe
1Lasciare entrare la forza internazionale di stabilizzazione
2Avviare la ricostruzione nell’area di Rafah
3Discutere un primo ritiro delle truppe
4Accelerare l’ingresso degli aiuti umanitari

Nel comunicato diffuso al termine dell’incontro, Hamas ha elencato le proprie condizioni — cessate il fuoco permanente, ritiro completo, aiuti, ricostruzione — ma non ha mai nominato il disarmo.

La sequenza

Dieci mesi per arrivare a un tavolo


Dall’accordo di ottobre al primo faccia a faccia tra Kushner e i vertici di Hamas.

Ottobre 2025

Cessate il fuoco

Entra in vigore l’accordo su Gaza: si ferma la guerra e parte la prima fase del piano in venti punti della Casa Bianca.

30 luglio 2026

Disarmo

Hamas accetta il piano di disarmo del Board of Peace, l’organismo internazionale che sovrintende alla transizione nella Striscia.

Agosto 2026

Ritiro

Netanyahu respinge la tabella di marcia in quindici punti: le truppe non lasceranno Gaza finché Hamas non avrà deposto le armi. I raid riprendono.

16 agosto 2026

Negoziato

A El-Alamein, in Egitto, Kushner incontra i dirigenti di Hamas: è il primo faccia a faccia dall’accordo di ottobre. Al tavolo anche Tony Blair, Nickolay Mladenov e i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia.

17 agosto 2026

Politica internaOggi

Kushner vola in Israele per discutere con Netanyahu i passi che spettano a Israele. Lo stesso giorno il Likud vota alle primarie per comporre la lista elettorale.

27 ottobre 2026

Voto

Gli israeliani eleggono la nuova Knesset. Da qui in avanti ogni mossa di Netanyahu passa dal calendario elettorale.

71 I giorni che separano l’incontro di El-Alamein dal voto israeliano. Fino ad allora Netanyahu deve giustificare davanti ai propri elettori ogni passo verso Hamas.

Il voto del 27 ottobre

Netanyahu tratta mentre perde seggi


Media dei tre sondaggi più recenti, uno per istituto (10–16 agosto). La Knesset ha 120 seggi: per governare ne servono 61.

Maggioranza: 61 seggi
Opposizione sionista 59 Partiti arabi 11 Coalizione di Netanyahu 50

I partiti arabi Hadash-Ta’al e Ra’am non sono schierati con nessuno dei due fronti: sono loro, a cavallo della linea, a decidere se qualcuno arriva a 61.

Testa a testa

Likud e Yashar sono appaiati


Kan16 agosto
Likud23
Yashar23

Maariv / Lazar14 agosto
Likud21
Yashar23

Channel 12 / Midgam10 agosto
Likud22
Yashar24

Media dei tre sondaggi10–16 agosto
Likud22
Yashar23

Quanto pesa il calo

Oggi alla Knesset
32

Media dei sondaggi
22
Seggi del Likud nella legislatura uscente

Dieci seggi in meno rispetto a oggi

Chi preferiscono come premier
Eisenkot 41%
Netanyahu 36%

Sondaggio Kan del 16 agosto. Sette giorni prima lo stesso istituto dava Netanyahu avanti con le cifre rovesciate, 41 a 36: il confronto tra i due oscilla di settimana in settimana.

140.000
Iscritti al Likud chiamati alle urne per le primarie

9 su 29
I posti della lista che Netanyahu assegna di persona

4.500
I membri del comitato centrale del Likud che gliene hanno dato il potere

Fonte Axios, Times of Israel, Al Jazeera e CBS News per l’incontro di El-Alamein del 16 agosto 2026. Seggi: media dei sondaggi Kan (16 agosto), Maariv/Lazar Research (14 agosto) e Channel 12/Midgam (10 agosto), un istituto per rilevazione. Preferenza sul premier: Kan, 16 agosto 2026.

Il nodo del disarmo di Hamas


Sul disarmo, ha spiegato la fonte, Kushner non ha lasciato margini: "Ha detto ai dirigenti di Hamas che l'asticella è alta perché Israele non crede che disarmeranno davvero. Ha chiarito che il disarmo non è negoziabile, ma che, se compiranno passi concreti, gli Stati Uniti faranno il possibile perché anche Israele faccia la sua parte". Hamas si è impegnato a consegnare il potere al governo tecnico palestinese, restare fuori dalla futura amministrazione della Striscia e cedere armi e infrastrutture militari.

In cambio, Israele dovrebbe consentire il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione, avviare la ricostruzione nell'area di Rafah, discutere un primo ritiro delle truppe e accelerare l'ingresso degli aiuti umanitari. L'impegno di Hamas, tuttavia, non è incondizionato. Secondo il Times of Israel, durante lo stesso incontro i suoi dirigenti hanno chiarito che cominceranno a consegnare le armi soltanto se Benjamin Netanyahu si impegnerà pubblicamente a rispettare i termini del piano.

Il primo ministro israeliano ha però già respinto la tabella di marcia in quindici punti approvata dal Board of Peace, ribadendo che le truppe israeliane non lasceranno la Striscia finché Hamas non avrà prima deposto le armi. È questo il principale ostacolo all'avvio della seconda fase del processo di pace: Israele subordina il ritiro al disarmo di Hamas, mentre Hamas pretende che sia Israele a ritirarsi per primo.

I dirigenti di Hamas si sono inoltre lamentati della condotta di Israele a Gaza, a cominciare dalla prosecuzione dei raid militari. Kushner ha replicato ricordando che il movimento ha impiegato 4 mesi per accettare il disarmo. I suoi rappresentanti si sono comunque dichiarati pronti a cedere il governo della Striscia all'esecutivo tecnico e a non interferire con il suo operato, una volta insediato. Hanno anche ringraziato l'Amministrazione statunitense per il miglioramento della situazione umanitaria. Kushner, a sua volta, li ha ringraziati per la collaborazione nel recupero dei corpi degli ostaggi israeliani morti.

Nel comunicato diffuso al termine dell'incontro, Hamas ha ribadito la propria adesione alla tabella di marcia per la seconda fase, citando come condizioni il cessate il fuoco permanente, il completo ritiro israeliano, l'ingresso degli aiuti e l'avvio della ricostruzione. Ha poi accusato Israele di non aver rispettato la prima fase e ha chiesto ai mediatori di costringerlo a onorare gli impegni. Nel testo, tuttavia, il disarmo non è mai menzionato apertamente.

Netanyahu alla prova delle primarie


Oggi Kushner è atteso in Israele per discutere con Netanyahu proprio quei "passi corrispondenti" richiesti da Hamas. La visita coincide con le primarie del Likud: i 140 mila iscritti al partito sono chiamati alle urne dalle 10 alle 21 di oggi per scegliere i candidati della lista elettorale per la Knesset, nonostante il premier avesse cercato di annullare la consultazione e di affidare la selezione a un comitato di sua nomina.

Il mese scorso il comitato centrale del partito, composto da circa 4.500 membri, gli ha comunque concesso il potere di riservare a candidati di sua scelta 9 dei primi 29 posti in lista. La decisione ha ridotto drasticamente il numero delle posizioni contendibili, trasformando il resto della corsa in una battaglia tra i dirigenti che aspirano a un seggio. Alcuni posti sono così già stati assegnati al Ministro degli Esteri Gideon Sa'ar, al presidente del comitato centrale Haim Katz e al Ministro della Difesa Israel Katz.

Il tempismo è importante perché il margine di manovra di Netanyahu si sta sempre più restringendo. In vista delle elezioni del 27 ottobre, i sondaggi assegnano da tempo al Likud tra 22 e 24 seggi, contro i 32 attuali. Una rilevazione dell'emittente pubblica Kan attribuisce 23 seggi sia al Likud sia a Yashar, il partito dell'ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, ora considerato favorito per diventare il prossimo premier israeliano. Seguono B'Yachad con 14 seggi e Yisrael Beytenu, I Democratici e Otzma Yehudit con 10 ciascuno.

Nello stesso sondaggio Eisenkot supera Netanyahu come primo ministro preferito, con il 41% contro il 36%. Sommando gli alleati, il blocco di opposizione arriverebbe a 57 seggi, contro i 52 della coalizione uscente. A decidere gli equilibri potrebbero essere i partiti arabi Hadash-Ta'al e Ra'am, che non sono formalmente schierati con nessuno dei due fronti. Nessuno dei due blocchi, insomma, disporrebbe di una strada semplice verso la maggioranza.

Netanyahu ha invitato gli elettori a votare "per una lista vincente che impedisca a Eisenkot e a Yair Golan di formare un governo di minoranza con i partiti arabi, come hanno promesso". Finora, tuttavia, soltanto Golan, leader dei Democratici, si è dichiarato favorevole alla partecipazione del partito islamista Ra'am a un futuro governo. Eisenkot e gli altri leader dell'opposizione contraria a Netanyahu hanno invece escluso pubblicamente questa possibilità.


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Il Caffè di Techpertutti: il riepilogo tech della settimana (23 agosto)


Prenditi una pausa: ecco le novità dal mondo Tech degli ultimi 6 giorni spiegate in modo semplice
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Il debito americano supera i 40 mila miliardi


Gli interessi sul debito contano ormai più delle spese militari difesa, mentre anche i colossi dell'intelligenza artificiale ricorrono sempre più ai mercati obbligazionari per finanziarsi.

Questa settimana il debito federale degli Stati Uniti ha superato i 40 mila miliardi di dollari, dopo essere cresciuto di 3 mila miliardi nell'ultimo anno. La soglia dei 39 mila miliardi era stata raggiunta a marzo: quella successiva è arrivata appena 5 mesi dopo, con diversi mesi di anticipo sulle previsioni, anche a causa del gettito venuto meno dopo che i dazi imposti da Donald Trump sono stati dichiarati illegittimi. Nel 2016 Trump aveva promesso di azzerare in 8 anni quello che allora era un debito di circa 19 mila miliardi. Secondo un'analisi di Axios firmata da Zachary Basu, il Paese è ormai stretto tra le migliaia di miliardi che Washington deve prendere in prestito per finanziare il passato e quelle necessarie all'economia per costruire il futuro.

Circa 32 mila miliardi sono detenuti da investitori e altri soggetti esterni al governo federale. La parte restante è costituita dal debito che lo Stato deve ai propri conti, compresi la previdenza sociale e gli altri fondi fiduciari federali. Nell'anno fiscale in corso, il Tesoro deve rifinanziare 9.700 miliardi di dollari di titoli in scadenza e, contemporaneamente, coprire un disavanzo che il Congressional Budget Office, l'ufficio di bilancio del Congresso, stima ormai intorno ai 2.100 miliardi.

È un circolo vizioso che in Italia conosciamo molto bene: il debito esistente giunge a scadenza, viene sostituito con nuovi titoli sempre più costosi e l'aumento degli interessi alimenta i disavanzi degli anni successivi. Il CBO prevede deficit medi di 2.400 miliardi di dollari all'anno fino al 2036, mentre il debito detenuto dal pubblico è destinato a salire dal 101% del prodotto interno lordo di quest'anno al 120%, superando il massimo storico del 106% raggiunto nel 1946.

In questo contesto, la spesa per interessi è la voce che cresce più rapidamente. Nei primi dieci mesi dell'anno fiscale gli Stati Uniti ne hanno pagati 963 miliardi di dollari, pari a circa 3,2 miliardi al giorno e a 200 miliardi in più di quanto speso nello stesso periodo per le forze armate. Il sorpasso sulle spese militari era già avvenuto nel 2024 e, secondo le proiezioni, la spesa per interessi supererà i 2.100 miliardi entro il 2035.

Conti pubblici

Il debito americano ha superato i 40 mila miliardi, e non è più soltanto quello dello Stato


Washington deve rifinanziare 9.700 miliardi di titoli in scadenza e paga già 3,2 miliardi di interessi al giorno. Nello stesso momento le grandi aziende tecnologiche, che finora costruivano con la liquidità in cassa, entrano in massa sul mercato del debito.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 21 agosto 2026

Debito federale totale, 18 agosto 2026
40.050
miliardi di dollari

32.000 miliardi sono in mano a investitori e mercati 8.050 miliardi sono il debito dello Stato verso i propri conti

+3.000
miliardi in dodici mesi

5
mesi dalla soglia precedente

2
anni di anticipo sulle stime del CBO

Traiettoria Interessi Silicon Valley

La promessa e i fatti

Nel 2016 Trump aveva promesso di azzerare il debito in otto anni. Da allora è raddoppiato.


Debito federale a fine anno fiscale, in migliaia di miliardi di dollari: 19,6 nel 2016; 22,7 nel 2019; 26,9 nel 2020; 30,9 nel 2022; 35,5 nel 2024; 37,6 nel 2025; 40,05 al 18 agosto 2026.

Debito federale totale a fine anno fiscale, in migliaia di miliardi di dollari. La linea tratteggiata mostra il percorso che il debito avrebbe dovuto seguire per arrivare a zero nel 2024, come promesso in campagna elettorale.

9.700i miliardi di titoli che il Tesoro deve rifinanziare nell'anno fiscale in corso, a tassi più alti di quelli con cui erano stati emessi
2.100i miliardi di disavanzo che il Congressional Budget Office stima per lo stesso periodo, da coprire con nuovo debito
2.400i miliardi di deficit medio annuo previsti da qui al 2036: il buco di ogni anno diventa il debito dell'anno successivo

Debito detenuto dal pubblico, in rapporto al PIL

Record del 1946: 106%

101%oggi 120%previsto nel 2036

La voce che cresce di più

Gli Stati Uniti spendono per gli interessi sul debito più di quanto spendano per le forze armate


Interessi maturati da quando hai aperto questa pagina
3,2 miliardi al giorno
dollari
Il Tesoro paga circa 36.700 dollari al secondo. Tra ottobre 2025 e luglio 2026 gli interessi sono costati 963 miliardi, il 14% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Primi dieci mesi dell'anno fiscale 2026: interessi sul debito 963 miliardi di dollari; forze armate circa 760 miliardi.

Oggi il conto degli interessi vale 200 miliardi in più di quello della difesa, e continua a salire: al ritmo di questi dieci mesi l'anno fiscale si chiuderà oltre i 1.100 miliardi, e il CBO prevede che entro il 2036 la cifra raddoppi fino a 2.100 miliardi l'anno.

Interessi netti sul debito e spesa per la difesa, primi dieci mesi dell'anno fiscale 2026 (ottobre 2025 - luglio 2026), in miliardi di dollari.

Anche la Silicon Valley scopre il debito

Nel 2027 più di un terzo degli investimenti nell'intelligenza artificiale sarà finanziato a debito


Emissioni obbligazionarie degli hyperscaler: 108 miliardi nel 2025, circa 250 nel 2026, 400 previsti nel 2027.

Emissioni obbligazionarie dei grandi gruppi impegnati nelle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, in miliardi di dollari. Sotto ogni anno, la quota degli investimenti finanziata a debito. Stime Goldman Sachs.

Nove grandi gruppi tecnologici: circa 600 miliardi di investimenti dichiarati in dodici mesi, contro 3.100 miliardi di impegni che non compaiono in bilancio (1.200 di locazioni non ancora entrate in vigore e 1.900 di impegni di acquisto).

Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle, Nvidia, Broadcom, SpaceX e AMD. Gli impegni fuori bilancio valgono oltre cinque volte gli investimenti dichiarati negli ultimi dodici mesi. Analisi del Wall Street Journal sulle note ai bilanci depositati.

Fonte: Dipartimento del Tesoro (Debt to the Penny, 18 agosto 2026); Congressional Budget Office (Budget and Economic Outlook 2026-2036 e aggiornamento di agosto 2026); Goldman Sachs; Wall Street Journal; analisi di Axios.

Anche la Silicon Valley scopre il debito


Per anni la Silicon Valley ha finanziato la costruzione dei propri impianti quasi esclusivamente con la liquidità disponibile. Ora, invece, anche le grandi aziende tecnologiche stanno diventando protagoniste dei mercati obbligazionari mondiali. Le emissioni degli hyperscaler, ovvero i colossi impegnati nella costruzione delle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, sono passate dai 108 miliardi di dollari del 2025 ai circa 250 miliardi attesi per quest'anno. Goldman Sachs stima inoltre che nel 2027 più di un terzo di questi investimenti sarà finanziato ricorrendo al debito.

Secondo Axios, Nvidia sta lavorando con BlackRock, Goldman Sachs, KKR e altri giganti di Wall Street a un piano per mobilitare oltre 500 miliardi di dollari da destinare a queste infrastrutture. Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle, Nvidia, Broadcom, SpaceX e AMD hanno già speso complessivamente circa 600 miliardi di dollari in investimenti nell'ultimo anno. Un'analisi del Wall Street Journal calcola però che abbiano assunto altri impegni di spesa per circa 3 mila miliardi che ancora non compaiono nei bilanci: 1.200 miliardi in contratti di locazione già firmati ma non ancora entrati in vigore, che le regole contabili non impongono di registrare tra le passività, e 1.900 miliardi in impegni di acquisto. Nel complesso, una cifra pari a cinque volte quella dichiarata ogni trimestre.

Due partiti promettono, ma nessuno taglia


Il margine di manovra di Washington si restringe proprio mentre aumentano le ambizioni della politica, osserva Axios. A sinistra guadagnano terreno il socialismo democratico e il populismo economico, che uniscono la promessa di rendere più accessibili casa, sanità e assistenza all'infanzia alla richiesta di aumentare le imposte sui più ricchi.

A destra, il Partito Repubblicano rimodellato da Trump difende politicamente la previdenza sociale e Medicare, il programma sanitario destinato soprattutto agli anziani, ma continua a promuovere tagli fiscali e maggiori spese militari. Per il 2027 il presidente ha chiesto un bilancio del Pentagono da 1.500 miliardi di dollari, oltre il 50% in più rispetto ai 901 miliardi approvati dal Congresso per quest'anno. Alla Camera, tuttavia, anche una parte dei repubblicani ha già manifestato la propria opposizione.

Chi entrerà alla Casa Bianca nel 2029 erediterà una resa dei conti preparata da decenni. Le conseguenze delle dolorose scelte che dovranno necessariamente essere prese su tasse, prestazioni sociali, credito e investimenti potrebbero pesare sulla prosperità e sulla forza degli Stati Uniti ben oltre la durata del prossimo mandato presidenziale.


I titoli di Stato americani stanno perdendo lo status di bene rifugio


I titoli del Tesoro statunitense stanno perdendo sempre di più il loro status di bene rifugio. La corsa dei rendimenti, che martedì ha portato quello del trentennale al 5,337%, il livello più alto da diciannove anni, non si spiega soltanto con l’inflazione persistente o con il boom del debito emesso dalle imprese per finanziare l’intelligenza artificiale. Secondo un’analisi del Wall Street Journal, invece, i titoli americani rendono ormai più di alcuni attivi comparabili considerati meno sicuri e, nei momenti di tensione, non si comportano più come un bene rifugio.

Dalla pandemia in poi gli Stati Uniti hanno inondato il mercato di nuovo debito, arrivato questa settimana a 40 mila miliardi di dollari includendo anche la quota detenuta da enti pubblici. Nulla lascia pensare che il flusso sia destinato a fermarsi. Dopo la crisi finanziaria globale era accaduto l’opposto: il debito federale era aumentato rapidamente, ma i rendimenti erano comunque scesi perché il credito privato era crollato e strumenti considerati sicuri, come i titoli garantiti da mutui con il rating più alto, si erano rivelati tutt’altro che tali.

Debito federale · Mercato dei Treasury

I Treasury hanno smesso di comportarsi da bene rifugio

Il rendimento del trentennale americano ha toccato il livello più alto da diciannove anni. Ma il punto non è solo l’inflazione: oggi gli investitori chiedono di più per assorbire il debito degli Stati Uniti, non meno per metterlo al sicuro.

Grafica di FocusAmerica 20 agosto 2026

Rendimento del Treasury a trent’anni, martedì
5,337%
È il valore più alto dall’aprile 2007: da diciannove anni gli Stati Uniti non pagavano tanto per farsi prestare denaro così a lungo.

4,00% Picco dell’aprile 2007: 5,44%

40.000 mld $
Il debito federale raggiunto questa settimana, compresa la quota in mano a enti pubblici

2.100 mld $
Il disavanzo che l’Ufficio Congressuale del Bilancio prevede per quest’anno

I quattro passaggi dell’analisi
Il segno Il premio I conti Le mosse

Il segno che si è invertito

I Treasury rendevano meno di tutti. Oggi rendono di più


Per decenni chi comprava titoli americani accettava un rendimento più basso in cambio della sicurezza. Dal 2022 quel vantaggio è sparito: nei tre confronti che gli economisti usano come metro, lo scarto ha cambiato segno.

Fino al 2021 Dal 2022

Parità
I Treasury rendono di più
I Treasury rendono di meno

Swap sui tassi d’interesse
Obbligazioni di imprese con il rating più alto
Titoli di altri Stati, coperti dal rischio di cambio

Quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury salgono: è successo dopo l’annuncio dei dazi del «Liberation Day». Un bene rifugio dovrebbe fare l’esatto contrario.
Schema qualitativo: indica la direzione dello scarto, non la sua ampiezza. Il tratteggio segna la posizione precedente. Il confronto con le obbligazioni societarie tiene conto del rischio d’insolvenza.

La misura del cambiamento

Un terzo dell’aumento non dipende né dall’inflazione né dalla Federal Reserve


Dal 2015 i rendimenti sono saliti di 2,5 punti percentuali. L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero calcola quanta parte di quella salita dipenda da un fatto nuovo: gli investitori chiedono di essere pagati di più per assorbire il debito che il Tesoro immette sul mercato.

Aumento dei rendimenti dal 2015 2,5 punti

1,75 punti Inflazione persistente, politica monetaria e altri fattori di mercato
0,75 punti Il passaggio dal premio di sicurezza al premio di assorbimento

Dopo la crisi del 2008 gli economisti parlavano di penuria di attivi sicuri: tutti volevano titoli americani e ce n’erano pochi, così i rendimenti scendevano. Oggi vale il contrario: ce ne sono troppi, e il mercato si fa pagare per assorbirli.
Ripartizione stimata da Caballero combinando lo scarto con gli swap sui tassi e l’aumento del premio a termine.

L’obiettivo mancato

Bessent voleva dimezzare il disavanzo: quest’anno cresce ancora


Il Segretario al Tesoro aveva promesso di riportare il disavanzo al 3% del prodotto interno lordo, contenendo l’inflazione con più energia e alzando la produttività con l’intelligenza artificiale. La guerra con l’Iran e una sentenza della Corte Suprema hanno spinto i conti nella direzione opposta.

Disavanzo dell’anno fiscale 2024 1.800 mld $

Previsione dell’Ufficio Congressuale del Bilancio per quest’anno 2.100 mld $

L’obiettivo indicato da Bessent: il 3% del prodotto interno lordo circa la metà

−250 mld $
Le entrate doganali che verranno a mancare rispetto alle stime precedenti
Dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi imposti con i poteri d’emergenza

1.900 mld $
Le obbligazioni di alta qualità che le imprese emetteranno quest’anno, secondo Barclays
Una cifra record, in gran parte per costruire data center

Il debito pubblico e quello delle imprese si contendono gli stessi compratori: più carta arriva sul mercato, più sale il rendimento che gli investitori pretendono.

La risposta del Tesoro

Invece di agire sulle cause, Bessent interviene sul mercato


Tocca ogni passaggio per aprirlo. In poche settimane il Dipartimento del Tesoro ha spostato le emissioni sulle scadenze brevi, difeso lo yen senza vendere titoli americani e raddoppiato i riacquisti senza preavviso.


La scelta di fondo
Il disavanzo si finanzia con titoli a breve termine+

Il Tesoro copre una quota crescente del disavanzo con scadenze corte ed evita di ampliare le aste sui titoli lunghi. Ha anche lasciato intendere che alcune di quelle aste potrebbero essere ridotte. Il prezzo lo pagherà chi verrà dopo: quel debito andrà rinnovato, forse a tassi ancora più alti.


Fine luglio · Inizio agosto
Lo yen viene difeso in euro, non in dollari+

Con la valuta giapponese ai minimi da quarant’anni, Washington interviene insieme a Tokyo. Gli Stati Uniti comprano yen usando euro e non dollari, per non dover vendere titoli americani.


La richiesta alla Federal Reserve
Più dollari alle banche centrali estere, in cambio di garanzie+

Bessent chiede di ampliare la FIMA repo facility, lo strumento con cui le banche centrali straniere ottengono dollari lasciando in garanzia titoli americani. Oggi il limite è di 60 miliardi di dollari al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo è evitare che il Giappone venda Treasury per difendere lo yen.


Mercoledì · L’annuncio a sorpresa
I riacquisti raddoppiano: da 2 a 4 miliardi per operazione+

L’aumento riguarda i titoli con scadenza fra dieci e trent’anni e vale dal 9 settembre al 4 novembre. I rendimenti sono scesi subito, ma dagli anni Settanta le emissioni erano sempre state «regolari e prevedibili», annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Blake Gwinn di RBC Capital Markets avverte che titoli meno prevedibili diventano più volatili, e chi li compra chiederà di essere pagato anche per quello.

Il punto
Finché il debito cresce e il Tesoro agisce sul mercato invece che sui conti, chi compra Treasury continuerà a chiedere di essere pagato di più.

Fonte Wall Street Journal; studi di Ricardo Caballero (MIT) e di Hanno Lustig (Stanford University) con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group; Ufficio Congressuale del Bilancio; Barclays; Dipartimento del Tesoro. Rendimenti al 18 agosto 2026; massimo dell’aprile 2007 secondo i dati di mercato citati da The Hill.

Dal premio di sicurezza al premio di assorbimento


L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero aveva definito quella situazione una “penuria di attivi sicuri”: la forte domanda di titoli ritenuti estremamente affidabili si scontrava con un’offerta limitata, spingendone i rendimenti verso il basso. In un recente studio Caballero sostiene però che il rapporto si sia ormai rovesciato. Gli investitori, anziché accontentarsi di rendimenti modesti in cambio della sicurezza, ne chiedono invece di più elevati per assorbire l’enorme quantità di debito immessa sul mercato. Il premio di sicurezza si sarebbe così trasformato in un premio di assorbimento.

Un indizio arriva dal confronto con gli swap sui tassi d’interesse, derivati utilizzati per gestire l’esposizione alle oscillazioni dei tassi e impiegati come riferimento per il costo del credito alle imprese. Storicamente i titoli del Tesoro rendevano meno degli swap, oggi invece rendono di più. Combinando questo indicatore con l’aumento del premio a termine, Caballero calcola che il passaggio dal premio di sicurezza a quello di assorbimento spieghi circa 0,75 punti percentuali dei 2,5 punti di aumento dei rendimenti registrati dal 2015.

A conclusioni simili arriva uno studio di Hanno Lustig, della Stanford University, realizzato con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group. In passato i titoli del Tesoro americani rendevano meno delle obbligazioni societarie con il rating più alto anche dopo aver tenuto conto del rischio d’insolvenza. Dal 2022 questo vantaggio è scomparso; lo stesso è avvenuto rispetto ai titoli di altri Stati sovrani, una volta coperto il rischio di cambio. Gli autori segnalano inoltre che, quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury tendono a salire, come avvenne dopo l’annuncio dei dazi del “Liberation Day” da parte di Donald Trump. Anche le notizie su disavanzi di bilancio più ampi del previsto spingono i rendimenti verso l’alto.

Bessent interviene sul mercato, non sui conti


Questa dinamica era cominciata prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, ma l’attuale Amministrazione non è riuscita a invertirla. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva inizialmente indicato tra le priorità del presidente la riduzione dei rendimenti, che avrebbe contribuito ad abbassare anche i tassi sui mutui. L’obiettivo sarebbe dovuto essere raggiunto contenendo l’inflazione attraverso una maggiore produzione di energia, aumentando la produttività grazie all’intelligenza artificiale e riducendo il disavanzo, pari a 1.800 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2024.

È andata in maniera del tutto diversa. La guerra con l’Iran ha spinto verso l’alto i prezzi dell’energia e l’inflazione, mentre l’Ufficio Congressuale del Bilancio (CBO) prevede per quest’anno un disavanzo di 2.100 miliardi di dollari, pari a circa il doppio dell’obiettivo del 3% del prodotto interno lordo indicato inizialmente da Bessent. Una parte significativa del peggioramento deriva dalle entrate doganali, stimate in circa 250 miliardi in meno rispetto alle precedenti previsioni dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi inizialmente imposti dall’Amministrazione ricorrendo ai poteri economici d’emergenza. Nel frattempo, secondo Barclays, le imprese emetteranno quest’anno la cifra record di 1.900 miliardi di dollari di obbligazioni di alta qualità, in larga parte per finanziare la costruzione di data center.

Secondo il Wall Street Journal, anziché intervenire sulle cause che sono alla base di questa situazione, Bessent ha scelto di agire direttamente sul mercato. Il Dipartimento del Tesoro sta così finanziando una quota crescente del disavanzo con titoli a breve termine, evitando di ampliare le aste sulle scadenze più lunghe, e ha lasciato intendere che alcune di queste aste potrebbero perfino essere ridotte.

I riacquisti scuotono il mercato


Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto Bessent è poi intervenuto insieme a Tokyo per sostenere lo yen, sceso ai minimi da quarant’anni. Gli Stati Uniti hanno comprato valuta giapponese utilizzando euro anziché dollari, in modo da non dover vendere titoli americani. Nello stesso contesto Bessent ha chiesto di ampliare la FIMA repo facility della Federal Reserve, vale a dire lo strumento attraverso il quale le banche centrali estere possono dare in garanzia titoli del Tesoro americani in cambio di dollari, oggi limitato a 60 miliardi al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo di tutto questo è evitare che il Giappone debba liquidare Treasury per difendere la propria valuta.

Dagli anni Settanta le Amministrazioni democratiche e repubblicane avevano seguito il principio di emissioni “regolari e prevedibili”, annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Anche i riacquisti introdotti nel 2024 per migliorare la liquidità dei titoli meno scambiati rispettavano un calendario prestabilito. Bessent aveva ribadito questo principio proprio in un discorso a novembre. Ma mercoledì ha annunciato a sorpresa il raddoppio dei riacquisti, da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione, per i titoli con scadenze comprese tra dieci e trent’anni. L’aumento sarà applicato dal 9 settembre al 4 novembre, appena due settimane dopo l’ultimo rifinanziamento trimestrale.

La mossa ha colto gli investitori in contropiede e ha fatto scendere immediatamente i rendimenti, ma l’effetto potrebbe essere temporaneo. “Se le emissioni e i riacquisti non sono più regolari né prevedibili, i titoli rischiano di diventare diventare più volatili” e gli investitori potrebbero chiedere rendimenti più elevati per “tenere conto di questa maggiore imprevedibilità”, ha osservato Blake Gwinn, responsabile della strategia sui tassi statunitensi di RBC Capital Markets. Affidandosi maggiormente alle scadenze brevi, inoltre, il Dipartimento del Tesoro aumenta il rischio di dover rifinanziare il debito quando i tassi saranno ancora più alti: un problema che potrebbe però ricadere su un futuro Segretario al Tesoro e su una Amministrazione di colore diverso.


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I Dem ripensano il Medicare for All per non ripetere gli errori del 2020


Abdul El-Sayed, che ha scritto un libro sul programma, si candida al Senato con una versione che lascia in piedi le assicurazioni private. Sanders e Ocasio-Cortez lo sostengono lo stesso.

Il progressista del Michigan Abdul El-Sayed, che ha scritto un libro sul Medicare for All, si candida al Senato con una versione del programma che lascerebbe agli americani la possibilità di tenere l'assicurazione sanitaria privata. Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, i due politici più identificati con quella battaglia, lo sostengono lo stesso. È il segnale che la guerra sulla sanità che ha spaccato il Partito Democratico nel 2020 potrebbe non ripetersi.

La sanità è tornata in cima alle preoccupazioni degli americani. I costi crescono. I tagli federali al Medicaid, il programma pubblico per chi ha redditi bassi, e ai sussidi dell'Obamacare, il mercato di polizze sovvenzionate creato dalla riforma sanitaria del 2010, rischiano di lasciare senza copertura milioni di persone in più. I candidati progressisti che hanno vinto le primarie principali di questo ciclo elettorale hanno offerto il Medicare for All come risposta e l'idea raccoglie consensi ampi, anche se la maggior parte degli elettori non sa che cosa comporti in pratica.

Il Medicare for All è la proposta di estendere a tutti il Medicare, il programma pubblico che oggi assicura gli over 65. Il testo depositato da Sanders, senatore del Vermont e due volte candidato alle primarie presidenziali, iscriverebbe quasi ogni americano a un unico piano nazionale e cancellerebbe in gran parte le assicurazioni private. È il modello del pagatore unico: lo Stato raccoglie i contributi e paga le cure, senza compagnie in mezzo.

El-Sayed ha detto in una recente intervista che il metodo conta meno del risultato: "se riduce il potere delle aziende sanitarie, amplia l'accesso alle cure e lo fa con lo strumento pubblico, io sono favorevole". La sua corsa per il Senato in Michigan resta incerta nei sondaggi.

Il litigio sulla sanità dura da dieci anni dentro il Partito Democratico e ha toccato il punto più aspro nelle primarie presidenziali del 2020. Il nodo era sempre lo stesso, cioè se sostituire le assicurazioni private o costruire sopra quelle che ci sono. Kamala Harris appoggiò all'inizio il testo di Sanders, poi ritirò il sostegno quando le chiesero se fosse d'accordo con l'abolizione dei piani privati.

Gli elettori non hanno mai avuto un'idea univoca di che cosa significhi quello slogan. Un sondaggio di marzo 2026 del Searchlight Institute, un centro studi di centrosinistra, e della società progressista Impact Research ha rilevato che il 60% degli americani ritiene che il Medicare for All creerebbe un sistema a pagatore unico, mentre il 61% pensa anche che permetterebbe di tenere la propria assicurazione privata. La stessa confusione c'era nel 2019, quando più della metà degli intervistati diceva che il programma avrebbe lasciato in piedi i piani privati.

Il sostegno all'assicurazione pubblica scende quando la domanda include l'eliminazione dei piani privati e di quelli aziendali, con cui è coperta la maggior parte dei lavoratori americani, e il finanziamento tramite un aumento delle tasse federali. Lo mostra un'altra rilevazione condotta dal Searchlight Institute con la società di sondaggi democratica Tavern Research e il sito progressista Zeteo. Alla domanda diretta il 70% ha detto di preferire la copertura che ha oggi a un piano federale simile al Medicare. Nei focus group organizzati la scorsa primavera negli Stati in bilico dalla società di ricerca democratica Navigator quasi tutti i partecipanti dicevano di volere un sistema sanitario "universale" e "accessibile", ma pochi sapevano distinguere un'etichetta di riforma dall'altra.

I democratici hanno intanto messo insieme un magazzino di proposte nuove, che circolano tra i parlamentari e i possibili candidati alla presidenza del 2028. Si va dallo spezzare i monopoli della sanità e dall'allargare la produzione pubblica di farmaci alla regolazione degli ospedali e a nuove public option, cioè piani assicurativi gestiti dallo Stato che i cittadini possono comprare al posto di quelli privati.

"Le persone hanno superato la fase della comunicazione, non prendono più posizioni estreme per spostare i confini del dibattito", ha detto a Vox Neale Mahoney, economista sanitario di Stanford che sta esaminando molte delle nuove proposte e consiglia il Kitchen Table Project, uno dei gruppi che le stanno elaborando. "Siamo nella fase in cui ci si chiede che cosa potrebbe davvero funzionare".

Le compagnie assicurative hanno chiesto di alzare i premi dell'Obamacare del 15% mediano nel 2027 (metà delle richieste sta sopra questa soglia e metà sotto), dopo il rincaro di circa il 20% di quest'anno. Da gennaio milioni di iscritti al Medicaid dovranno dimostrare di lavorare per non perdere la copertura. Le due scadenze arrivano proprio mentre parte la prossima campagna presidenziale. I gruppi al lavoro sulle proposte hanno fretta perché le grandi leggi sulla sanità sono rare e la finestra buona potrebbe aprirsi presto.

Mahoney ritiene che i democratici stiano capendo di non dover scegliere tra migliorare la copertura che gli americani hanno adesso e costruire nel tempo qualcosa di meglio, come una public option robusta. Le famiglie sono strette oggi dai costi, ha detto, mentre sotto restano i problemi di fondo: un sistema assicurativo legato al posto di lavoro diventerebbe ancora più fragile se l'intelligenza artificiale provocasse ondate di licenziamenti.

Il Center for American Progress, un centro studi liberal, ha ricavato dalle proprie ricerche sugli elettori la raccomandazione di puntare su soluzioni di breve periodo che abbassino subito i costi. "Candidati ed eletti farebbero un favore a sé stessi e ai loro elettori concentrandosi sui benefici più immediati", ha detto Natasha Murphy, direttrice delle politiche sanitarie del centro, "continuando allo stesso tempo a parlare di copertura universale e di un cambiamento di scala più ampia" che potrebbe richiedere un decennio o più.

Adam Gaffney, tra i sostenitori più noti del pagatore unico ed ex presidente dei Physicians for a National Health Program, l'associazione di medici che si batte per un sistema sanitario nazionale, dice che chi si dichiara favorevole al Medicare for All nei sondaggi appoggia l'idea di un'assicurazione pubblica per tutti, ma non conosce i dettagli dei singoli disegni di legge, che quasi nessuno ha letto. Non è contrario a riforme graduali che portino al pagatore unico, però ritiene che gli elettori intendano il Medicare for All come un unico programma che copre tutti, così come sanno che il Medicare copre chi ha più di 65 anni.

Ocasio-Cortez, che valuta una candidatura alla presidenza nel 2028, sostiene apertamente il Medicare for All ed è vicina a Sanders, eppure ha appoggiato con convinzione El-Sayed e continua a fare campagna per lui. Resta da capire se correrà sul testo di Sanders o su una visione più larga come quella del candidato del Michigan e come gestirà i contrasti con i piani rivali, che nel 2020 diventarono scontri personali. Un'altra incognita è dove i Democratic Socialists of America, l'organizzazione socialista americana, fisseranno l'asticella per concedere il proprio sostegno.

Matt Yglesias, giornalista e cofondatore di Vox, ha scritto sulla sua newsletter Slow Boring che il modo in cui El-Sayed presenta il Medicare for All, più come un obiettivo che come una legge precisa, può dare il via libera a tutti i democratici di centrosinistra che vogliono candidarsi su riforme sanitarie serie. "La cosa più importante che El-Sayed può fare per conquistare il sostegno dei moderati è usare la sua credibilità a sinistra per mettere fine alle distruttive guerre sul Medicare for All che hanno paralizzato il Partito Democratico negli ultimi quindici anni", ha scritto.

Su Jacobin lo scrittore socialista che firma con lo pseudonimo Carl Beijer ha invitato la sinistra a non mollare il pagatore unico. La posizione di El-Sayed, ha scritto, è quasi identica a quella per cui nel 2020 la sinistra attaccò Pete Buttigieg ed Elizabeth Warren: allora l'ala di Sanders sosteneva che nessun piano che lasci spazio alle assicurazioni private ha il diritto di chiamarsi Medicare for All. Il rischio, secondo Beijer, è che la public option non sia un passaggio verso il pagatore unico ma una scorciatoia che consente ai più ricchi di chiamarsi fuori. Chi si chiama fuori poi non si batte per finanziare il sistema che ha lasciato. Un accordo raggiunto così facilmente, avverte, è un accordo su niente.


In Michigan un sondaggio rilancia le speranze di El-Sayed


Il democratico Abdul El-Sayed è avanti di sette punti sul repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato in Michigan: 46% contro 39%, secondo un sondaggio dell'istituto Susquehanna diffuso questa settimana e condotto il 17 agosto tra gli elettori probabili. Il 9% degli intervistati è ancora indeciso, mentre il 4% indica un altro candidato: complessivamente, dunque, più di un elettore su otto non si schiera con nessuno dei due principali contendenti. Resta comunque il risultato più favorevole a El-Sayed da diverse settimane e contrasta con quasi tutte le altre rilevazioni più recenti.

Un sondaggio di Fox News, condotto tra il 6 e il 10 agosto su 1.006 elettori registrati e con un margine di errore di tre punti, dava invece Rogers avanti per 51% a 47%. La rilevazione, tuttavia, prendeva in esame una popolazione diversa da quella degli elettori probabili, una delle ragioni per cui i due risultati non coincidono. Un sondaggio online realizzato questo mese da TechnoMetrica per la League of American Workers assegnava invece a El-Sayed un vantaggio di tre punti, 45% contro 42%. Alla fine di luglio, EPIC-MRA per MIRS aveva rilevato Rogers avanti di tre punti, 46% contro 43%, su un campione di 600 persone e con un margine di errore di 4 punti: una distanza, quindi, statisticamente non significativa. La stessa rilevazione aveva esaminato anche un possibile confronto tra Rogers e la deputata Haley Stevens, che risultava in vantaggio di due punti.

Due candidati poco popolari


El-Sayed, esponente dell'ala progressista del Partito Democratico, ha sconfitto Stevens alle primarie. La sua vicinanza allo streamer Hasan Piker e alcune sue dichiarazioni del passato gli hanno attirato critiche all'interno del partito e offerto argomenti agli avversari repubblicani. Rogers, sostenuto da Donald Trump, è stato invece deputato alla Camera dal 2001 al 2015. Un solo sondaggio non basta ovviamente a chiudere il dibattito sulla sua eleggibilità, anche se Susquehanna è considerato uno degli istituti con il miglior livello di accuratezza.

La scorsa settimana Harry Enten, analista elettorale della CNN, ha definito El-Sayed "storicamente impopolare" e "molto più debole degli altri democratici in corsa", sostenendo che il suo livello di impopolarità sia il peggiore mai registrato, a questo punto della campagna, da un candidato democratico al Senato dall'inizio del secolo. Nel sondaggio di Fox News, il 41% degli intervistati esprime un giudizio positivo su El-Sayed e il 54% uno negativo, per un saldo netto di -13. I candidati democratici al Senato in Iowa, Maine e Ohio registrano invece tutti un saldo positivo. Anche Rogers, però, è giudicato sfavorevolmente: il 45% ne ha un'opinione positiva e il 51% una negativa, per un saldo netto di -6.


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Il Dem Rob Sand cerca di conquistare l’Iowa prendendo le distanze dal suo partito


Il democratico è avanti di cinque punti nella corsa a governatore e punta su lotta alla corruzione, primarie aperte e rifiuto delle appartenenze politiche tradizionali.

Rob Sand è avanti di cinque punti la corsa alla carica di governatore dell'Iowa: secondo l'ultimo sondaggio di Emerson College, condotto tra il 2 e il 4 agosto, raccoglie il 48% dei consensi contro il 43% del suo avversario. Eppure lo Stato non elegge un democratico a quella carica dal 2006 e gli elettori registrati come repubblicani superano di quasi 200.000 unità quelli democratici.

Il Cook Political Report, che valuta la competitività delle elezioni americane, ha riclassificato la sfida da "tendente repubblicano" a "toss-up". Per arrivare al risultato, a undici settimane dal voto di novembre, Sand deve cercare di convincere gli elettori dell'Iowa a fidarsi di lui nonostante la D che compare accanto al suo nome.

Un democratico che prende le distanze dal suo partito


Sand, 44 anni, è il revisore dei conti dello Stato, una carica elettiva con il compito di controllare come l'Iowa spende il denaro pubblico. In Iowa la sua presenza è ormai capillare: appare in spot televisivi nei quali promette il carcere per i politici corrotti, pubblica video su Instagram e tiene assemblee pubbliche in tutte le contee. Cresciuto a Decorah, vicino al confine con il Minnesota, ha studiato alla Brown University e ha lavorato per 7 anni come procuratore prima di entrare in politica.

Sand va a caccia, frequenta la chiesa ogni domenica e, durante la tradizionale traversata ciclistica dello Stato, alla quale ha partecipato insieme a migliaia di persone, è stato fermato di continuo da chi gli chiedeva un selfie. Del partito con cui si è candidato parla come del "male minore". A Elaine Godfrey, giornalista dell'Atlantic che lo ha seguito per diversi giorni, ha confessato di non riuscire neppure a immaginare di dire che gli piaccia appartenere a un partito politico. Prima di un suo intervento nella contea di Des Moines, lo staff ha chiesto di rimuovere dalle pareti i simboli democratici, in modo che lo spazio apparisse più inclusivo.

Sand non prende le distanze dal partito nazionale attaccandone l'establishment, come fanno i progressisti: mette piuttosto in discussione l'idea stessa di appartenenza partitica. Propone le primarie aperte, alle quali possano partecipare tutti gli elettori indipendentemente dal partito di registrazione, e il voto per approvazione, un sistema che consentirebbe di sostenere più candidati sulla stessa scheda. A suo giudizio, con regole simili la sostituzione affannosa di un candidato a campagna già iniziata non si trasformerebbe in una crisi, così come non lo diventerebbe la cattiva prestazione in un dibattito di un candidato molto anziano. Il sistema politico americano, ripete, è guasto perché governato da due club privati che costringono gli elettori dentro una scelta binaria.

Midterm 2026 · Corsa a governatore dell’Iowa

Rob Sand è avanti di cinque punti in uno Stato che non elegge un governatore democratico dal 2006

A meno di tre mesi dal voto il sondaggio di Emerson College lo dà davanti al repubblicano Zach Lahn. Ma le liste elettorali dell’Iowa raccontano un’altra storia.

Grafica di FocusAmerica 15 agosto 2026

Sondaggio Emerson College, 2-4 agosto 2026

Rob Sand
48%

+5
Punti

Zach Lahn
43%

Revisore dei conti dell’Iowa, unico nome sulla scheda democratica
Imprenditore, alle primarie ha battuto il candidato scelto da Trump

Restano il 7% di indecisi e un 2% orientato su altri nomi. Emerson ha interpellato 712 elettori probabili, con un margine di errore di 3,7 punti.

Lo svantaggio di partenza

Nelle liste elettorali i repubblicani hanno 183.329 iscritti in più


Ogni punto vale 5.000 elettori attivi iscritti in Iowa al 3 agosto 2026. Il secondo pulsante isola chi non si iscrive a nessun partito.

Come sono iscritti gli elettori Chi votano gli elettori senza partito

Repubblicani 712.087 Senza partito 559.741 Democratici 528.758
Sostengono Sand 58% Sostengono Lahn 32% Indecisi e altri 10%
Chi non si iscrive a nessun partito è il secondo blocco dell’Iowa e supera i democratici di 30.983 iscritti. Fra questi elettori Sand è avanti 58 a 32: è l’aritmetica su cui poggia tutta la sua campagna.

Come cambia il pronostico · Cook Political Report
Tendente repubblicana Incerta

Il cambio di giudizio è arrivato il 9 aprile. Nei mesi successivi anche Inside Elections e la Crystal Ball di Larry Sabato hanno spostato la corsa fra quelle senza favorito.

Il decennio repubblicano

Dieci anni di governo senza contrappesi lasciano un buco da 1,24 miliardi


Per l’anno fiscale 2027 l’Iowa ha autorizzato più spesa di quanta prevede di incassare. La differenza esce dalle riserve accumulate negli anni scorsi.

Spesa autorizzata per il 2027 9,64 miliardi di dollari

8,4 miliardi coperti dalle entrate 1,24 miliardi presi dalle riserve

È il secondo anno consecutivo con un disavanzo sopra il miliardo. La causa principale sono i tagli all’imposta sul reddito, scesa a un’aliquota unica del 3,8%.


L’Iowa ha la seconda incidenza di tumori del Paese: 21.700 nuove diagnosi stimate nel 2026.

6
Le settimane di gravidanza oltre le quali in Iowa l’aborto è vietato.

I due candidati

Corrono tutti e due contro il proprio partito


Sand chiede agli elettori di giudicare l’uomo e non il simbolo. Lahn ha vinto le primarie contro l’apparato e contro Trump.

Democratico
Rob Sand
44 anni, revisore dei conti dello Stato

Del suo partito parla come del male minore e prima di un comizio ha fatto togliere i simboli dalle pareti.

Propone primarie aperte a tutti gli elettori e il voto per approvazione.

Ha risposto «no» sugli atleti nati maschi nelle gare femminili e non ha chiesto di abolire l’ICE.

Sull’aborto indica come ragionevole il limite fissato dalla sentenza Roe contro Wade.

Repubblicano
Zach Lahn
Imprenditore, mai eletto a una carica pubblica

Alle primarie del 2 giugno ha battuto il deputato Randy Feenstra 37,8 a 37,0, nonostante l’appoggio di Trump all’avversario.

Ha lavorato per Americans for Prosperity, il gruppo di pressione dei fratelli Koch.

Ha l’appoggio del movimento Make America Healthy Again di Robert F. Kennedy Jr.

Chiede il divieto dei vaccini a mRNA e negli ultimi dieci anni ha vissuto soprattutto in Kansas.

La cassa elettorale

A metà luglio Sand aveva diciassette volte i soldi di Lahn


Fondi ancora disponibili al 14 luglio 2026, al netto delle spese già sostenute.

Rob Sand 17,95 milioni di dollari

Zach Lahn 1,04 milioni di dollari

Fra il 27 maggio e il 14 luglio Lahn ha raccolto 6,37 milioni, ma 5 milioni sono arrivati da un solo comitato di Washington legato ai governatori repubblicani. Sand ne ha raccolti 9,39 con 33.500 versamenti, in media 164 dollari l’uno.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati Emerson College Polling/Nexstar (2-4 agosto 2026), Iowa Secretary of State (iscritti attivi al 3 agosto 2026), Legislative Services Agency dell’Iowa, Iowa Ethics and Campaign Disclosure Board, Iowa Cancer Registry e Cook Political Report.

Si vota martedì 3 novembre 2026.

Una campagna fuori dagli schemi


Le sue assemblee pubbliche assomigliano poco agli usuali eventi di partito. Cominciano con un applauso rivolto ai repubblicani, agli indipendenti e ai democratici presenti in sala, seguito dal canto di "America the Beautiful". Sand poi illustra le sue priorità — lotta alla corruzione, scuola pubblica e costo della vita — e quindi risponde alle domande del pubblico, comprese le più ostili. L'incontro di Newton si è concluso con un applauso all'ipotesi che in Iowa torni un governo diviso tra i due partiti.

All'inizio della sua campagna elettorale, un conduttore radiofonico gli ha chiesto se gli atleti nati di sesso maschile dovessero poter gareggiare nelle competizioni femminili. Sand ha risposto soltanto: "No". A gennaio, dopo l'uccisione di Renee Good e Alex Pretti da parte di agenti federali a Minneapolis, non si è unito a chi chiedeva l'abolizione dell'ICE, l'agenzia federale responsabile dell'immigrazione. "Ha tolto dal tavolo alcuni dei temi culturali che perseguitano i democratici negli Stati rossi", ha spiegato all'Atlantic Adam Jentleson, fondatore del centro studi di centrosinistra Searchlight.

Il sondaggista Adam Carlson riassume così la sua strategia: Sand non è un progressista rumoroso, ma non ha neppure il linguaggio di un moderato vicino alle grandi aziende; "sta prendendo una terza via". La sinistra del partito lo tollera senza entusiasmo, ben sapendo che altrimenti sarebbe impossibile vincere in Iowa. Adam Green, cofondatore del Progressive Change Campaign Committee, lo definisce "un guerriero felice dell'efficienza tecnocratica, del superamento delle divisioni di partito e della lotta alla corruzione".

Il buco di bilancio e la sfida con Lahn


I repubblicani governano l'Iowa senza contrappesi da dieci anni. Hanno ridotto drasticamente l'imposta sul reddito, destinato centinaia di milioni di dollari pubblici alle scuole private e vietato l'aborto dopo la sesta settimana. Oggi però lo Stato ha un disavanzo di bilancio di 1,24 miliardi di dollari, superiore al miliardo per il secondo anno consecutivo, e registra il secondo tasso di incidenza dei tumori più alto del Paese.

L'avversario di Sand è Zach Lahn, esponente dell'apparato repubblicano privo di precedenti esperienze in cariche elettive, che ha lavorato per Americans for Prosperity, il gruppo di pressione legato ai fratelli Koch. A giugno ha sconfitto a sorpresa alle primarie il deputato uscente Randy Feenstra per meno di un punto percentuale, nonostante Donald Trump avesse appoggiato il suo avversario. Nato e cresciuto in Iowa, negli ultimi dieci anni Lahn ha vissuto soprattutto a Wichita, in Kansas, dove ha fondato una scuola privata.

Il Des Moines Register ha scritto che divide il proprio tempo tra i due Stati; lui ha assicurato agli elettori che, se diventasse governatore, rimarrebbe in Iowa "il più possibile". La sua campagna ora insiste sulla difesa delle piccole aziende agricole dall'agricoltura industriale — una posizione insolita per un repubblicano dell'Iowa —, sul divieto dei vaccini a mRNA e sulla qualità dell'acqua. Sono temi che gli hanno assicurato l'appoggio del movimento Make America Healthy Again, legato al Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr.

"È come The Truman Show", afferma Lahn in uno spot, parlando del suo rivale: "Non è un moderato". In un altro promette di sottrarre i programmi delle scuole pubbliche dell'Iowa "ai marxisti che se ne sono impadroniti". I repubblicani accusano inoltre Sand di trascorrere troppo tempo in campagna elettorale e troppo poco al lavoro, oltre a insistere sulle donazioni ricevute dalla moglie e dalla ricca famiglia di lei. Incalzato in pubblico sul limite temporale all'aborto che sarebbe disposto ad accettare, Sand ha risposto di considerare ragionevole l'equilibrio stabilito dalla sentenza Roe vs Wade. A chi gli chiedeva come potesse conciliare quella posizione con la propria fede cristiana, ha replicato che numerosi versetti della Bibbia fanno coincidere l'inizio della vita con il primo respiro, suscitando l'ira di una parte dei conservatori religiosi.

Sand ha raccolto più fondi di Lahn, ma i repubblicani stanno riversando milioni di dollari in Iowa anche per contrastare il candidato democratico al Senato Josh Turek e difendere tre seggi alla Camera divenuti più competitivi del previsto. Giovedì, alla fiera statale, alcuni attivisti di Turning Point Action hanno inseguito Sand urlandogli contro. Nonostante questo, lui continua a sostenere che sia possibile collaborare con il parlamento repubblicano, perché tra i suoi membri vi sarebbero ancora molte persone in buona fede, convinte che un giorno, alle porte del paradiso, dovranno dimostrare ciò che hanno fatto. È la scommessa sulla quale ha costruito l'intera campagna: chiedere agli elettori di giudicare l'uomo, non il partito, in uno Stato dove i democratici partono sulla carta con quasi 200.000 iscritti in meno.


In Wisconsin Crowley non farà campagna insieme ai socialisti


Il candidato democratico a governatore del Wisconsin, David Crowley, farà campagna elettorale sul costo della vita e sull'estremismo del suo avversario repubblicano, ma non salirà sul palco con alcuni dei principali sostenitori di Francesca Hong, la candidata di sinistra che ha battuto nelle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin, il voto con cui gli elettori di un partito scelgono chi mandare alle elezioni vere e proprie. Lo ha detto giovedì a Politico in una delle prime interviste dopo la vittoria.

"Non saremo tutti d'accordo su tutto. Ma penso che siamo d'accordo sul fatto che l'obiettivo finale è assicurarci di non avere un estremista MAGA e il deputato Tom Tiffany seduto nell'ufficio del governatore", ha detto Crowley, usando l'acronimo dello slogan del presidente Donald Trump "Make America Great Again". Lo Stato del Wisconsin, ha aggiunto Crowley, "ha una grande opportunità" di mettere un freno all'agenda del presidente in una fase di crisi del costo della vita. Tiffany, che sarà il suo avversario a novembre, è attualmente un deputato repubblicano alla Camera.

Il Wisconsin è uno degli Stati più contesi del Paese e Trump lo ha vinto nel 2024 con poco meno di 30mila voti di scarto. I democratici considerano decisivo tenersi la carica di governatore, che negli Stati Uniti è il capo dell'esecutivo di uno stato, per fare da argine alla Casa Bianca. Sperano anche di conquistare il controllo pieno delle istituzioni statali, cioè la poltrona di governatore insieme alle due camere del parlamento locale, per la prima volta dal 2010.

Crowley attualmente amministra la contea di Milwaukee ed è stato scelto personalmente da Tony Evers, il governatore in carica. Nella sua intervista ha detto che vuole tenere dentro l'ala sinistra del partito ma anche rivolgersi agli indipendenti e a chi in passato ha votato repubblicano e ora "si sente rifiutato dall'attuale Partito Repubblicano".

Il candidato democratico ha aggiunto di avere già parlato con "alcuni repubblicani più interessati a sconfiggere Tom Tiffany". Nel 2018 Evers strappò la carica di governatore al repubblicano Scott Walker con una coalizione dello stesso tipo, che ha tenuto insieme le roccaforti democratiche, gli indipendenti e una parte degli elettori di area conservatrice.

I consulenti di Crowley ritengono che insistere sul costo della vita sotto l'Amministrazione Trump, mentre la guerra con l'Iran resta fortemente impopolare ed il gradimento del presidente scende sempre più in basso, sia il terreno migliore per parlare a una platea ampia di elettori, al di là dei confini del proprio partito.


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Il dilemma dei democratici: fino a che punto spingersi contro Trump


L’insinuazione di Jon Ossoff sul rapporto del presidente con Natalie Harp riapre il confronto tra chi vuole rispondere colpo su colpo e chi preferisce un tono più istituzionale in vista del 2028.

Domenica, durante un comizio ad Atlanta per la sua campagna di rielezione, il senatore democratico Jon Ossoff ha detto che Donald Trump "non vuole fare il suo lavoro" e preferisce "costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul suo palazzo volante apparentemente indifeso, regalato dall'emiro del Qatar". Non ha pronunciato il cognome di Natalie, né era necessario: si tratta infatti di Natalie Harp, 35 anni, l'assistente che resta quasi costantemente al fianco del presidente e decide gran parte di ciò che finisce sotto i suoi occhi. La frase è stata interpretata come un'insinuazione sull'esistenza di qualcosa di più di un rapporto professionale tra i due, ipotesi che la Casa Bianca respinge con forza. Le reazioni sono state tali da trasformare la battuta nella vera notizia del comizio.

Lunedì, nello Studio Ovale, Trump ha replicato definendo Ossoff un "sosia di Pee-wee Herman", il personaggio interpretato dal comico Paul Reubens. Il direttore della comunicazione della Casa Bianca, Steven Cheung, lo ha invece liquidato con un insulto volgare. Il commentatore conservatore Scott Jennings lo ha accusato di sessismo e definito "un vigliacco", mentre il conduttore radiofonico Hugh Hewitt lo ha descritto come "un tipo meschino che spaccia calunnie". La deputata repubblicana Anna Paulina Luna ha bollato le sue parole come sessiste e "misogine". I democratici, al contrario, si sono guardati dal criticarlo apertamente: l'unica a incalzarlo è stata Jen Psaki, ex portavoce della Casa Bianca durante la presidenza di Joe Biden, che gli ha chiesto perché avesse scelto di spingersi fino a quel punto.

Il partito si divide sul tono, non sulle idee


Ossoff e il governatore della California Gavin Newsom rappresentano l'ala più combattiva del Partito Democratico, quella intenzionata a rispondere al presidente colpo su colpo. Newsom ha trasformato i propri canali istituzionali in uno strumento di scherno, scrivendo in maiuscolo come Trump e accusandolo di raccogliere fondi a Los Angeles "mentre la sua stessa Amministrazione compra quote di aziende californiane come se fossimo nell'Unione Sovietica". Ossoff, da parte sua, colleziona discorsi virali costruiti intorno a battute taglienti, nei quali descrive il presidente come un bambino che getta "i giocattoli fuori dal passeggino" e come un uomo che "nessuno onorerà quando sarà morto".

Newsom è considerato un possibile candidato alla Casa Bianca nel 2028. Ossoff, impegnato nella corsa per la rielezione al Senato in Georgia contro il deputato repubblicano Mike Collins e avanti di circa 8 punti nella media dei sondaggi, ripete invece di avere "zero interesse" per una candidatura presidenziale. Ad accomunarli, e a distinguerli dal resto del partito, è però soprattutto il proprio temperamento, più che la posizione sui singoli temi politici.

Sul versante opposto si collocano invece il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro e quello del Kentucky Andy Beshear, anch'essi indicati come possibili candidati nel 2028, che hanno scelto un basso profilo incentrato sulla capacità di governo. "Se si tratta di urlare, strepitare e battere i pugni sul tavolo, ecco, quello non sono io", ha detto Shapiro in un'intervista rilasciata a marzo al podcast Pod Save America. Quel registro, ha aggiunto, potrebbe procurargli qualche like in più, ma non è ciò che gli chiedono gli elettori che lo hanno scelto come governatore. Beshear, durante un evento dello scorso fine settimana con la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer, ha invocato una politica fondata sul "buon senso e sulla ricerca di punti d'incontro".

David Axelrod, già consigliere di Barack Obama, ha detto ad Axios che nessuno è stato più duro, eloquente o efficace di Ossoff nell'attaccare Trump e che i democratici, stanchi di subirne i colpi, hanno accolto con favore quel registro. Axelrod ritiene però che, entro il 2028, gli americani cercheranno "il rimedio, non la replica" della crudeltà del presidente. Il video di Ossoff, ha osservato, avrebbe funzionato altrettanto bene senza un'insinuazione che gli è apparsa gratuita. Quanto ai repubblicani indignati, secondo Axelrod chi non ha mai avuto nulla da dire sulla volgarità di Trump non è nella posizione di scandalizzarsi ora.

Natalie Harp, la collaboratrice che filtra ciò che legge Trump


Harp lavora a una scrivania appena fuori dallo Studio Ovale e trascorre con Trump più tempo di qualsiasi altro suo collaboratore. Durante le riunioni gli siede accanto con un computer portatile e i telefoni, pronta a recuperare un contatto o un'informazione. È una delle pochissime persone ad avere accesso diretto al suo account Truth Social, gli porta pile di bozze stampate dei post da approvare e ha imparato a riprodurne cadenza e punteggiatura, tanto che spesso pubblica dal proprio iPhone ciò che il presidente le detta.

Natalie risponde soltanto a Trump e può quindi eseguirne le indicazioni senza passare dal capo di gabinetto, dall'ufficio comunicazione o dalla squadra per la sicurezza nazionale, suscitando qualche malumore tra i colleghi. Una persona vicina alla Casa Bianca ha detto, di recente, al Wall Street Journal che il numero di cellulare di Harp vale più di quello di Trump.

Cresciuta in una famiglia cristiana conservatrice della California, circa 10 anni fa Harp si è ammalata di un tumore osseo al secondo stadio. Attribuisce la propria sopravvivenza al Right to Try Act, la legge firmata da Trump nel 2018 che permette ad alcuni pazienti affetti da malattie potenzialmente letali di accedere a farmaci sperimentali non ancora approvati. Nel 2020 è stata invitata a raccontare la propria storia alla convention repubblicana. Passò poi a One America News Network, dove ha condotto un programma serale fino al 2022, sostenendo spesso le accuse infondate di brogli nelle elezioni presidenziali ripetute da Trump.

Natalie ha lasciato la televisione proprio nel 2022, quando buona parte del Partito repubblicano considerava ormai conclusa la carriera politica di Trump, per diventarne l'assistente personale. A Mar-a-Lago lo ha seguito costantemente sul campo da golf, pronta a stampare articoli direttamente dal golf cart: un'abitudine che le è valsa il soprannome di "stampante umana".

La sua devozione ha però irritato parte dello staff di Trump. Alcuni funzionari si sono lamentati in privato perché Harp avrebbe sottoposto al presidente materiale proveniente da gruppi di estrema destra e contenente informazioni false o fuorvianti. Su indicazione di Trump, a febbraio è stata lei ad aver pubblicato un video con immagini razziste che raffiguravano Barack e Michelle Obama come scimmie e un'immagine generata con l'intelligenza artificiale nella quale il presidente appariva come una figura cristologica. La Casa Bianca ha cancellato entrambi i post dopo le critiche bipartisan ricevute.

Secondo alcuni, però, la responsabilità le sarebbe stata addossata ingiustamente. Il 18 febbraio la portavoce della Casa Bianca lo ha riconosciuto apertamente, affermando che Trump è responsabile dei propri post. Ma quel che più si nota di Natalie, è la sua vera e propria devozione verso il presidente. In alcune lettere del 2023, citate dal New York Times e ripubblicate in questi giorni, Harp scriveva a Trump: "Sei tutto ciò che conta per me". Raccontava inoltre di dimenticarsi di mangiare e dormire e si scusava per averlo messo in imbarazzo correndo dietro al suo golf cart durante un viaggio in Scozia.

Il mese scorso, dopo il vertice NATO dell'8 luglio ad Ankara, le agenzie di intelligence statunitense e turca hanno intercettato informazioni su un piano iraniano per abbattere l'Air Force One con un missile terra-aria. Trump è salito regolarmente a bordo, ma in seguito è stato trasferito di nascosto su un furgone del catering e imbarcato su un C-32A militare più piccolo insieme a pochi stretti collaboratori, tra i quali proprio Natalie Harp. Il Segretario di Stato Marco Rubio e il Segretario al Tesoro Scott Bessent sono invece rimasti sull'aereo usato come esca, insieme ai giornalisti del pool. È proprio quell'aereo che Ossoff ha evocato in Georgia durante la battuta ormai diventata virale.


Ossoff attacca Trump sui viaggi con la sua assistente


Il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha attaccato il presidente Donald Trump per il rapporto con la sua assistente esecutiva Natalie Harp, 35 anni, durante un comizio tenuto domenica a Midtown, il quartiere centrale di Atlanta. Davanti a più di mille sostenitori il senatore, 39 anni, ha contrapposto i marinai della portaerei USS Abraham Lincoln, rimasta in mare da quasi nove mesi, a un presidente che secondo lui non vuole fare il proprio lavoro.

"Mentre i marinai della Lincoln combattono la sua guerra, mentre prosciuga senza risultati le nostre munizioni e le nostre riserve di petrolio, il presidente dorme durante le riunioni. Gioca a golf e compra e vende azioni. Vedete, non vuole fare il suo lavoro", ha detto Ossoff. "Vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul loro palazzo volante apparentemente indifeso regalato dall'emiro del Qatar."

Trump ha viaggiato con Harp proprio domenica sull'aereo presidenziale donato dal Qatar, per tornare a Washington dal suo circolo di golf in New Jersey dove aveva passato il fine settimana. Nel discorso Ossoff ha accusato il presidente di trascinare una nazione in guerra con la menzogna, di trattare i cittadini come sciocchi e chi serve il paese come pedine.

Harp è diventata una presenza quasi costante accanto al presidente, che ha 80 anni. La giornalista del New York Times Maggie Haberman l'ha descritta come il suo ciuccio umano: "È una specie di ciuccio, se vogliamo dirla così, la sua coperta di Linus", ha detto domenica al giornalista Jacob Soboroff. Il fratello di Harp, Preston, ha definito "molto malsano" il legame della sorella con il presidente.

All'inizio del secondo mandato Trump aveva preso a dire al suo staff che Harp "era l'unica che lo amava quanto sua moglie e i suoi figli", si legge in "Regime Change", il libro scritto da Haberman insieme al collega del New York Times Jonathan Swan. "Voi ve ne andrete tutti a fare soldi", diceva secondo il libro, "lei non mi lascerà mai." Harp gli lasciava biglietti elogiativi negli spazi personali, in uno dei quali aveva scritto "sei tutto ciò che conta per me".

Senator Jon Ossoff slams Trump:

“He doesn’t want to do the job. He wants to build his ballroom and travel with Natalie on their apparently defenseless flying palace gifted by the Emir of Qatar.” pic.twitter.com/SS5I66WQIo
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) August 17, 2026


Nel libro Harp è soprannominata anche stampante umana, perché stampa di continuo per il presidente articoli favorevoli, post sui social e altro materiale lusinghiero. Porta sempre con sé una stampante portatile e un computer per fornirgli informazioni su richiesta.

La vicinanza tra i due è emersa anche la settimana scorsa, quando si è saputo che Harp era tra i pochi collaboratori saliti con Trump su un aereo militare per lasciare la Turchia, dopo che il presidente era uscito di nascosto dall'Air Force One dentro un camion del catering per una minaccia di assassinio iraniana al vertice NATO. Il segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere della Casa Bianca Stephen Miller erano rimasti sull'aereo presidenziale usato come esca, mentre con il presidente erano saliti anche il vice capo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, come ha riportato il Washington Post. Alcuni membri dello staff della Casa Bianca non sapevano che Trump non fosse a bordo dell'aereo su cui erano rimasti.

Ossoff ha dedicato gran parte del comizio al costo della vita. "Costa più che mai riempire il frigorifero, alimentare la casa, farsi una tazza di caffè, comprare il materiale scolastico per i figli o un trattore per la fattoria", ha detto. "Ci era stato promesso che il lavoro duro avrebbe portato ricchezza e avanzamento, ma per troppi il tapis roulant diventa più veloce e più ripido. I georgiani lavorano di più e più a lungo, ma le bollette continuano a salire." Ha poi detto di voler togliere i soldi delle aziende dalla politica, indicando nella corruzione la ragione per cui nulla funziona per le persone comuni.

Il senatore corre per un secondo mandato contro il deputato repubblicano Mike Collins. Il voto anticipato in Georgia comincia tra otto settimane e al giorno delle elezioni mancano meno di 80 giorni. "La Georgia merita di meglio", ha detto Ossoff. "Meglio di un burattino di Trump come Mike Collins, che è a favore della guerra, dei dazi e dei tagli alla vostra sanità. E l'America merita di meglio di Donald Trump."

Ossoff ha accusato Collins di essere un razzista, di essere sotto indagine federale per l'uso illecito di denaro pubblico e di essere circondato da neonazisti e nazionalisti bianchi, oltre ad avere votato per la guerra e per tagliare la sanità. Lo ha anche descritto come un candidato che al podio trema e poi scappa, alla guida di una campagna che sta crollando.

A un evento elettorale a Savannah la settimana scorsa un uomo aveva chiesto a Collins se avrebbe sostenuto una proposta avanzata dall'amministrazione Trump a maggio, un fondo per risarcire chi è stato danneggiato ingiustamente dal governo federale. Molti democratici sostengono che quel fondo potrebbe servire a risarcire i condannati per l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Un portavoce della campagna di Collins ha respinto la ricostruzione di Ossoff, spiegando che il deputato vuole che le agenzie federali rispondano degli abusi di potere ma non sostiene un fondo senza limiti né pagamenti automatici a carico dei contribuenti per chi è stato perseguito per il 6 gennaio.

Ossoff ha detto che l'ostilità di Trump verso la contea di Fulton, che comprende Atlanta, ha la stessa origine di quella verso Filadelfia e Detroit: "È perché il fatto che gli elettori neri siano stati determinanti per la sua sconfitta lo offende ancora più della sconfitta stessa." Ha poi detto che gli americani non sono un'etnia ma un popolo unito da convinzioni condivise. Ha definito assurda la situazione in cui i grandi imprenditori tecnologici scavano bunker e avvertono che l'intelligenza artificiale che stanno addestrando potrebbe portare a disoccupazione di massa o all'estinzione dell'uomo, mentre il Congresso discute di sale da ballo e di sport giovanili.

"So che molti di voi sono qui oggi perché non sopportate quello che è stato fatto al nostro paese", aveva detto Ossoff aprendo il comizio. Il senatore ha presentato la sua corsa come un progetto che va oltre i confini di partito, rivolto a chi cerca equilibrio, competenza e servizio pubblico di qualità, "una campagna di persone perbene che amano il nostro stato e il nostro paese e si prendono cura gli uni degli altri".


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Rubio regge meglio di Vance nelle possibili sfide per il 2028


Il sondaggio di Emerson College sul 2028 mostra Marco Rubio più competitivo di JD Vance contro ogni avversario democratico. Buttigieg però batterebbe entrambi di 5 punti, mentre i democratici conservano 8 punti di vantaggio nel voto generico per il Congresso.

Marco Rubio ottiene risultati migliori di JD Vance in diversi ipotetici confronti presidenziali per il 2028, secondo l'ultimo sondaggio nazionale di Emerson College Polling. L'istituto ha messo alla prova i due principali papabili candidati repubblicani contro i cinque democratici meglio piazzati nei sondaggi sulle primarie: Pete Buttigieg, primo con il 19%, il governatore della California Gavin Newsom, secondo con il 17%, il senatore della Georgia Jon Ossoff, la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez e l'ex vicepresidente Kamala Harris. La rilevazione è stata condotta il 16 e il 17 agosto su mille elettori probabili e presenta un intervallo di credibilità di ±3 punti percentuali.

Buttigieg è l'unico a conservare lo stesso vantaggio contro entrambi i possibili avversari: 5 punti sia su Vance sia su Rubio. Anche Ossoff e Newsom precedono Vance di 5 punti, ma il margine si riduce rispettivamente a 3 e 2 punti contro Rubio. Harris supera Vance di 4 punti, mentre perde contro Rubio di 5. Ocasio-Cortez, invece, è indietro di 2 punti su Vance e di 5 su Rubio.

Verso il 2028 · Sondaggi

Se il candidato repubblicano è Rubio, il vantaggio dei democratici quasi sparisce

Emerson College ha messo alla prova i due favoriti repubblicani contro i cinque democratici meglio piazzati nelle primarie. Il segretario di Stato va meglio del vicepresidente in quattro confronti su cinque: solo Pete Buttigieg tiene lo stesso margine contro entrambi.

Grafica di FocusAmerica 20 agosto 2026

Il margine medio nei cinque confronti

Contro Vance
+0,0

Contro Rubio
0,0

I cinque democratici battono il vicepresidente in media di oltre tre punti
Contro il segretario di Stato lo stesso gruppo finisce in perfetta parità

Media semplice dei margini nei cinque confronti testati, elaborazione FocusAmerica. Né Vance né Rubio hanno annunciato la candidatura, e in ogni scenario gli indecisi sono almeno il 6 per cento.


Margine medio dei cinque democratici: +3,4 punti contro Vance, 0,0 contro Rubio. Confronti presidenziali 2028, margine del candidato democratico. Pete Buttigieg: +5 su Vance, +5 su Rubio. Jon Ossoff: +5 su Vance, +3 su Rubio. Gavin Newsom: +5 su Vance, +2 su Rubio. Kamala Harris: +4 su Vance, −5 su Rubio. Alexandria Ocasio-Cortez: −2 su Vance, −5 su Rubio.
Giudizio sull’operato di Trump: approva il 40%, disapprova il 56%. Uomini 48% e 48%, donne 32% e 62%. Approva l’86% dei repubblicani; disapprova il 66% degli indipendenti e il 92% dei democratici.
Voto generico per il Congresso: democratici 51%, repubblicani 43%, indecisi 6%.
Tema più importante: economia 37%, minacce alla democrazia 16%, sanità 16%, immigrazione 13%.

I confronti del 2028

Contro Rubio i margini si accorciano, tranne uno


Ogni riga mostra il margine del candidato democratico nei due scenari. A destra dello zero è avanti il democratico, a sinistra il repubblicano. Tocca o clicca una riga per leggere il dettaglio.

← Avanti il repubblicano Avanti il democratico →

Cerchio vuoto: contro Vance Cerchio pieno: contro Rubio
Avanti il democratico Avanti il repubblicano

Il valore a destra di ogni nome indica di quanti punti si riduce il margine democratico passando da Vance a Rubio.

Il contesto

Trump resta al 40 per cento, ma tra le donne i giudizi negativi superano quelli positivi di trenta punti


Come gli elettori probabili giudicano l’operato del presidente alla Casa Bianca.

Tra gli uomini approvazione e disapprovazione si equivalgono, entrambe al 48 per cento. La quota restante degli intervistati non si esprime.

Midterm 2026

Nel voto per il Congresso i democratici sono avanti di otto punti


Intenzione di voto per un generico candidato di partito alle elezioni di metà mandato.

Nel 2018, l’anno in cui i democratici riconquistarono la Camera, il loro vantaggio finale nel voto popolare fu di 8,6 punti.

I temi del voto

L’economia domina, l’immigrazione scivola al quarto posto


Il tema indicato come più importante nella scelta di voto.

L’immigrazione, finora il terreno più favorevole ai repubblicani, resta dietro all’economia, alle minacce alla democrazia e alla sanità.

Fonte Emerson College Polling / The Hill, sondaggio nazionale condotto il 16 e il 17 agosto 2026 su 1.000 elettori probabili. Intervallo di credibilità di ±3 punti percentuali.

Trump fermo al 40%


Donald Trump raccoglie intanto il 40% di giudizi positivi sul suo operato alla Casa Bianca, contro il 56% di valutazioni negative. "L'indice di gradimento del presidente Trump è rimasto relativamente stabile negli ultimi mesi: circa 2 elettori probabili su 5 approvano il suo operato, grazie anche a un sostegno costante tra i repubblicani, che raggiunge l'86%", ha spiegato Spencer Kimball, direttore esecutivo di Emerson College Polling.

La disapprovazione sale al 66% tra gli indipendenti e al 92% tra i democratici. Il divario più netto resta quello di genere: tra gli uomini approvazione e disapprovazione sono entrambe al 48%, mentre fra le donne i giudizi negativi prevalgono di trenta punti, 62% contro 32%. Nel voto generico per il Congresso, un candidato democratico ottiene il 51%, mentre quello repubblicano il 43% ed il 6% resta indeciso. L'economia è il tema prioritario per il 37% degli elettori, le minacce alla democrazia e la sanità seguono entrambe al 16%, mentre l'immigrazione (finora il tema dove i repubblicani erano più forti) si ferma solo al 13%.


Popolarità Trump, numeri sempre in bilico alla deadline dei negoziati con l’Iran (16 agosto)


Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana estiva non ha evidenziato grandi smottamenti: dopo aver toccato il livello di net rating più basso del mandato e in mezzo a tanti piccoli balzelli, la popolarità si è leggermente rialzata assestandosi su un livello comunque critico, tra i tanti bassi e i pochi alti registrati dall’inizio del conflitto in Iran.

Il periodo ferragostano non è particolarmente ricco di rilevazioni: il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si assesta un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo nelle trattative di pace.

Situazione al limite per il tycoon, che resta dietro a Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo quasi diciannove mesi di presidenza. È di circa undici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie tendono a riallinearsi, con un modesto aggiustamento verso l’alto per Focus America e una lieve diminuzione per Silver e RCP.

Come già accennato, dopo quasi diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 572 giorni di presidenza (-20,7 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -19,5 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando la scadenza di domani dei negoziati con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
5 rilevazioni di 5 istituti — 16 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 1 sondaggio
Elettori registrati al voto

A

Adults · 3 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 16 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,1% (-0,4) - 58% (-0,3). In totale un net approval arrotondato di -19,9 (-0,1).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,1% (-0,2) - 58,4% (-). In totale un net rating di -19,3 (-0,2).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-0,2) - 58% (-1,1), con un net rating complessivo di -20,7 (+0,9). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump


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Perché i conservatori americani sono ossessionati dal basket femminile


Tra il 25 giugno e l'11 agosto Fox News ha dedicato più di 200 servizi alla WNBA, almeno 130 sulle atlete transgender. Nel campionato però non ne gioca nessuna.

Fox News, la rete televisiva conservatrice che di solito segue poco lo sport femminile, tra il 25 giugno e l'11 agosto ha dedicato più di 200 servizi alla WNBA, il campionato professionistico di basket femminile degli Stati Uniti. Almeno 130 riguardavano le atlete transgender, secondo il conteggio di Media Matters, un'organizzazione progressista che monitora i mezzi di informazione americani. Nella WNBA non gioca nessuna atleta transgender.

La copertura è stata così insistente che uno dei volti più noti della rete, Jesse Watters, ha protestato in diretta: "è ridicolo". Il basket femminile è diventato uno dei terreni della guerra culturale americana proprio mentre il campionato vive la sua stagione di maggiore popolarità.

Al centro delle polemiche c'è Sophie Cunningham, guardia degli Indiana Fever che qualcuno ha soprannominato "MAGA Barbie". Cunningham non si è mai dichiarata pubblicamente repubblicana o democratica, ma in un'intervista pubblicata il mese scorso ha detto che le donne transgender dovrebbero essere escluse dalle competizioni sportive femminili. La maggioranza degli americani la pensa come lei. In vista delle elezioni di metà mandato di novembre il tema è diventato un'ossessione dei politici e dei commentatori di destra.

L'8 agosto Cunningham ha subito un fallo molto duro da DiJonai Carrington, giocatrice della squadra avversaria, e alcuni conservatori hanno letto l'episodio come una ritorsione per le sue posizioni. Il procuratore generale della Florida, il massimo responsabile della giustizia dello Stato, ha lasciato intendere che se la partita si fosse giocata in Florida avrebbe potuto incriminare Carrington per aggressione e percosse.

Cunningham è bianca, Carrington è nera e dopo la partita ha scritto sui social "white privilege @indianafever", cioè "privilegio bianco", senza poi spiegare a cosa si riferisse. La vicenda ha portato in primo piano anche la questione etnica.

Anche Caitlin Clark, un'altra giocatrice bianca degli Indiana Fever e la stella più conosciuta del campionato, è diventata una bandiera del mondo MAGA. Il mese scorso undici parlamentari repubblicani hanno scritto alla WNBA per lamentare che Clark viene trattata con troppa durezza in campo, citando notizie secondo cui il comportamento delle avversarie "potrebbe avere una motivazione etnica". Il presidente Donald Trump si è detto d'accordo: la giocatrice è stata "trattata piuttosto duramente".

La lega non ha sempre gestito bene la situazione e in qualche occasione ha chiesto ai tifosi di coprire le magliette con scritte sulle atlete transgender, salvo poi tornare sui suoi passi. Ha però anche fatto notare l'assurdità di una parte della copertura mediatica, ricordando che nel campionato non ci sono atlete transgender. Due ex giocatori della NBA (il campionato maschile) che sostengono il presidente dicono di volersi iscrivere. La WNBA definisce il loro tentativo "una trovata pubblicitaria".

Secondo l'Economist, i repubblicani insistono su questi argomenti perché a pochi mesi dal voto gli elettori sono concentrati sul costo della vita, un problema per il partito che governa. Le questioni etniche e quelle sulle persone transgender offrono invece un terreno più favorevole per descrivere i democratici come lontani dalla realtà del paese. A giugno i conservatori hanno ottenuto una vittoria alla Corte Suprema, che ha stabilito che gli Stati possono vietare alle donne transgender di gareggiare nelle competizioni femminili.

Il campionato intanto continua a crescere: gli spettatori negli impianti e davanti alla televisione sono in aumento e le conferenze stampa, dove un tempo bastava presentarsi con una telecamera e una domanda, ora sono affollate. Clark sta battendo un record dopo l'altro. "Noi ci concentriamo sul basket", ha detto di recente.

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Dietro i finti sondaggi americani c'è un neolaureato di 21 anni


Rahil Prakash ha costruito con l'intelligenza artificiale il sito Median Strategies e ha diffuso rilevazioni inventate su Wisconsin, Nevada e California. La sindaca di Los Angeles le ha rilanciate.

Rahil Prakash, un neolaureato di 21 anni, ha creato da solo Median Strategies, il sito anonimo che questo mese ha diffuso sondaggi elettorali inventati su Wisconsin, Nevada e California, ripresi da un giornale, da un aggregatore di rilevazioni molto seguito e dalla sindaca di Los Angeles Karen Bass. Lo ha rivelato il Guardian, che lo ha identificato partendo dai dati di registrazione del dominio.

"Volevo vedere se dei sondaggi falsi potessero davvero penetrare nell'ecosistema con questa facilità", ha detto Prakash al Guardian, raggiunto al telefono giovedì. "E a quanto pare potevano". Ha detto di non essersi aspettato la velocità con cui i dati si sono diffusi: "Mi aspettavo che andasse così in fretta? Assolutamente no. Non mi aspettavo che la stampa politica californiana li riprendesse da sola". Poi ha aggiunto: "Mi scuso apertamente con le campagne di Karen Bass, Nithya Raman e Francesca Hong per questo".

Il primo sondaggio dava Francesca Hong avanti di oltre 20 punti nelle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin, che ha poi perso all'inizio del mese. Il secondo metteva Bass più di 10 punti davanti alla sfidante Nithya Raman in vista del voto per il sindaco di Los Angeles di novembre. Il terzo dava il governatore del Nevada Joe Lombardo avanti di cinque punti in vista delle elezioni generali dello stesso mese.

Bass ha rilanciato i dati di Median dopo che la rilevazione l'aveva data in vantaggio di oltre 10 punti sulla rivale e il sondaggio è stato citato anche dal California Post. Un aggregatore di sondaggi molto seguito su X, uno di quegli account che raccolgono e mettono in media le rilevazioni pubblicate, ha condiviso il sondaggio sul Nevada. Diverse organizzazioni di sondaggi affidabili non hanno invece inserito i dati di Median nelle proprie medie perché non riuscivano a verificarne la metodologia.

Il progetto è nato dopo l'errore dei sondaggi nelle primarie per il Senato in Michigan, dove le rilevazioni davano Abdul El-Sayed ampiamente in vantaggio sull'avversaria Haley Stevens. El-Sayed ha poi vinto con un margine molto più stretto di quello previsto. "È questo che mi ha spinto a testare la mia teoria", ha detto Prakash. "Ero un po' scioccato da quanto velocemente questo tipo di informazione può diffondersi".

L'account di Median su X aveva circa venti follower giovedì mattina e aveva cominciato a pubblicare il 9 agosto. Prakash ha detto di aver costruito il sito con l'intelligenza artificiale e di aver agito da solo. La società ha chiuso all'improvviso e ritirato i propri sondaggi all'inizio della settimana, dopo le domande di un giornalista del Los Angeles Times. In un comunicato non firmato pubblicato lunedì sul proprio sito si è descritta come un "esperimento sociale di breve durata" per esaminare come dei sondaggi falsi "potessero entrare e diffondersi nell'ecosistema dell'informazione politica senza verifiche indipendenti".

Il comunicato insisteva sul fatto che "nessuna persona coinvolta in Median Strategies ha ricevuto compensi o benefici economici dal progetto" e che l'iniziativa non era stata "finanziata, commissionata o diretta" da campagne, partiti, testate o altri soggetti esterni. Alla domanda se dopo la pubblicazione dei dati falsi avesse puntato sui mercati previsionali, le piattaforme dove si scommette denaro sull'esito delle elezioni, Prakash ha risposto: "No, per niente".

Per arrivare al suo nome il Guardian è partito dai due server che indirizzavano il traffico del sito di Median Strategies e ha ricavato l'elenco di diverse migliaia di altri domini che si appoggiavano agli stessi server. Circa 115 li usavano entrambi, ma uno solo era stato registrato anche presso la stessa società di Median Strategies. Su quel sito oggi compare soltanto un messaggio di errore di GitHub, la piattaforma dove gli sviluppatori pubblicano il proprio codice, ma altre tracce lo collegavano a un profilo GitHub che conteneva un file con il nome di Prakash.

L'American Association of Political Consultants, l'associazione americana dei consulenti politici, ha condannato l'iniziativa mercoledì, prima che il Guardian contattasse Prakash. "Pubblicare dati di sondaggi fabbricati come ricerca indipendente non è un esperimento sociale", ha scritto, definendo il progetto "un inganno rivolto agli elettori, alla stampa e alle campagne che si basano sui dati pubblici per prendere decisioni".

"La mia conclusione è che se lo fai sembrare un po' carino, è piuttosto facile che si diffonda", ha detto Prakash. Si è augurato che la vicenda serva da lezione: se una persona sola può fare una cosa del genere, resta da capire cosa possa fare in futuro un'operazione seria condotta da un'organizzazione o da un paese.


Wisconsin, perché i sondaggi non hanno visto la rimonta di Crowley


David Crowley ha vinto le primarie democratiche per il governatore del Wisconsin battendo la socialista Francesca Hong per appena quattro decimi di punto, circa 3.000 voti, dopo che due sondaggi davano la sua sfidante avanti di una ventina di punti. Il risultato di martedì ha interrotto la serie di vittorie della sinistra nelle primarie democratiche di questo ciclo elettorale e soprattutto ha riaperto il dibattito sull'affidabilità delle rilevazioni nel Midwest.

Una settimana prima, in Michigan, i sondaggi avevano sovrastimato di oltre dieci punti il progressista Abdul El-Sayed, che ha poi vinto lo stesso le primarie per il Senato, ma con appena un punto di vantaggio. In Wisconsin lo scarto appare ancora più clamoroso: persino il sondaggista ufficiale della campagna elettorale di Crowley lo dava indietro di quasi venti punti a pochi giorni dal voto.

Primarie democratiche · Wisconsin
I sondaggi non hanno sbagliato su Hong. Hanno sbagliato su Crowley
Nella media delle quattro rilevazioni che misuravano entrambi i candidati, la socialista Francesca Hong era al 38,5% e ha chiuso al 39,4%. David Crowley era al 14% e ha vinto con il 39,8%. Quasi tutta la sua crescita è uscita dal serbatoio degli indecisi e dei candidati minori.
Grafica di FocusAmerica

Primarie democratiche in Wisconsin, 11 agosto 2026. Risultato: David Crowley 39,8%, Francesca Hong 39,4%, Kelda Roys 7,5%, Joel Brennan 4,7%, Mandela Barnes 4,1%, altri due candidati ritirati 4,5%. Margine: 0,4 punti, oltre 3.000 voti. Media delle quattro rilevazioni fra il 18 luglio e il 5 agosto: Hong 38,5%, Crowley 14%. Fonte: Associated Press; sondaggi PPP, Marquette Law School Poll, Impact Research.

Dalla media dei sondaggi al voto
David Crowley Francesca Hong Altri candidati e indecisi

Il resto del campo perde 26,7 punti, quasi esattamente quanto ne guadagna Crowley. I punti chiari sull'asse di sinistra sono le singole rilevazioni.

Francesca Hong
+0,0pt
Quanto è cresciuta rispetto alla media dei sondaggi: il solo dato che le rilevazioni avevano previsto con precisione.

David Crowley
+0,0pt
Quanto è cresciuto nello stesso arco di tempo. Nessuna rilevazione lo aveva visto arrivare.

Il fotofinish Le cause Il caso Michigan

In corsa erano quattro, ma sulla scheda i nomi erano sette
Tre candidati si erano ritirati nelle settimane precedenti. I loro nomi sono rimasti stampati e gli elettori hanno continuato a votarli.

Ventuno a uno
Ogni quadratino vale quattro decimi di punto, cioè l'intero margine con cui Crowley ha vinto la primaria. Ai tre candidati ritirati ne sono andati ventuno e mezzo.

Lo scarto fra Crowley e Hong0,4 punti

I voti andati ai tre candidati ritirati8,6 punti

Un riconteggio possibile, ma a spese di chi lo chiede
La legge del Wisconsin consente di chiedere il riconteggio quando lo scarto resta sotto il punto percentuale, ma lo Stato ne copre le spese soltanto sotto lo 0,25%. Il margine di Crowley supera quella soglia di quindici centesimi di punto: Hong avrebbe dovuto pagare di tasca propria. Ha preferito riconoscere la sconfitta e annunciare il proprio sostegno al vincitore.

Cinque ragioni che si sono sommate
Nessuna di queste basta da sola a spiegare uno scarto di venticinque punti. Messe in fila descrivono rilevazioni che misuravano un elettorato diverso da quello che si è presentato alle urne.

Il sondaggio è un'istantanea di un momento.David Axelrod, ex capo stratega della campagna di Barack Obama, ad Axios

Due volte in otto giorni, sempre nella stessa direzione
Le rilevazioni hanno sovrastimato la sinistra in entrambe le primarie del Midwest. In Michigan il vantaggio si è ridotto a un punto, in Wisconsin si è rovesciato.

Fonte: Associated Press (98% delle schede scrutinate); sondaggi Public Policy Polling, Marquette Law School Poll e Impact Research; Wisconsin Examiner, Axios. La media è calcolata sulle quattro rilevazioni che misuravano sia Hong sia Crowley, fra il 18 luglio e il 5 agosto; il Marquette dell'8-16 luglio è escluso perché non rilevava Crowley. La quota degli altri due candidati ritirati è calcolata come residuo sulle percentuali AP. Dati aggiornati al 13 agosto 2026.

Una campagna stravolta negli ultimi giorni


Il mese finale della campagna è stato particolarmente caotico. L'establishment del partito si è mosso in ordine sparso per fermare Hong, esponente dell'Assemblea statale considerata troppo a sinistra per poter vincere a novembre. Due candidati si sono ritirati dopo essere stati travolti da scandali improvvisi e lo stesso Crowley, che a 40 anni guida l'amministrazione della contea di Milwaukee, aveva inizialmente abbandonato la corsa, salvo poi rientrare proprio nel tentativo di fermarla.

L'ultima settimana è stata dominata dalle difficoltà di Hong nello spiegare alla CNN perché in passato avesse scritto sui social "cancellate il Giorno del Ringraziamento". Mentre Fox News dedicava alla vicenda servizi a ciclo continuo, Crowley attraversava lo Stato insieme al governatore democratico uscente Tony Evers, insistendo sui dubbi circa la capacità dell'avversaria di vincere le elezioni generali. Gli strateghi democratici cominciavano intanto a vedere gli indecisi spostarsi verso di lui.

"È il vecchio adagio che ripetiamo spesso ma ascoltiamo di rado: il sondaggio è un'istantanea di un momento", ha detto ad Axios David Axelrod, ex capo stratega della campagna presidenziale di Barack Obama del 2008. "Molte rilevazioni sono state fatte troppo presto per cogliere il movimento degli ultimi giorni". I numeri sembrano confermarlo: Hong ha chiuso al 39,4% e le ultime stime la collocavano poco sopra il 40%, dunque l'errore sulla sua percentuale è stato minimo. A cambiare radicalmente è stato invece il consenso di Crowley, passato in pochi giorni da circa il 20% al 39,8% finale.

Primarie aperte e un elettorato difficile da prevedere


In Wisconsin le primarie sono aperte: questo significa che ogni elettore può cioè partecipare a quella del partito che preferisce, indipendentemente dalla propria registrazione. Costruire un modello affidabile sull'elettorato che si presenterà effettivamente alle urne diventa quindi molto più complicato. "È difficile sapere chi andrà a votare", ha ammesso anche Axelrod.

Chaz Nuttycombe, fondatore del gruppo indipendente State Navigate e autore di una delle rilevazioni di inizio agosto che davano Hong avanti in doppia cifra, ipotizza che una parte degli elettori abituali delle primarie repubblicane abbia alla fine scelto di votare in quella democratica proprio per fermarla. A sostegno della sua tesi cita il traffico registrato dal suo sito: l'ultima rilevazione ha ricevuto più di 10.000 visite da indirizzi IP del Wisconsin e delle aree vicine, un'indicazione, secondo Nuttycombe, del forte interesse degli elettori contrari a Hong nel capire su quale alternativa concentrare il voto.

Dan Pfeiffer, anche lui ex consigliere di Obama, ha indicato un ulteriore fattore: Hong, a corto di fondi, non ha acquistato spot televisivi nella fase decisiva della campagna per rispondere agli attacchi contro di lei. "Ha condotto una campagna di base capace di mobilitare le persone su temi come i data center, ma la scelta di non trasmettere spot negli ultimi giorni probabilmente le è costata l'elezione", ha scritto Pfeiffer. "Negli ultimi giorni gli elettori hanno sentito solo le preoccupazioni sulla sua capacità di vincere a novembre e nessun messaggio positivo in senso contrario".

Il margine di vittoria di Crowley è abbastanza ridotto da consentire un riconteggio, ma Hong avrebbe dovuto sostenere personalmente i costi perché lo scarto supera gli 0,25 punti, così come previsto dalla legge. Ha quindi preferito riconoscere la sconfitta e annunciare il proprio sostegno a Crowley che sfiderà a novembre il deputato repubblicano Tom Tiffany.


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L'esercito americano offre quattro giorni di permesso per GTA VI


A Fort Stewart l'incentivo è stato riservato ai soldati che intendono rinnovare la ferma sotto le armi: in 20 hanno già accettato, su circa 130 potenziali beneficiari.

Un battaglione dell'esercito americano di stanza in Georgia ha offerto ai militari in servizio attivo quattro giorni di permesso in occasione dell'uscita autunnale di Grand Theft Auto VI, a condizione che rinnovino la ferma. Lo hanno riferito a CBS News alcuni funzionari americani. Venti soldati del 9th Brigade Engineer Battalion, un reparto della 3ª Divisione di fanteria con sede a Fort Stewart, hanno già scelto questo incentivo al momento di rinnovare il contratto, ha dichiarato mercoledì all'emittente una portavoce dell'esercito.

"L'idea era creare un programma di incentivi originale, legato a ciò che interessa davvero ai soldati", ha spiegato la tenente colonnello Angel Tomko, portavoce della divisione. "Il comando, insieme al consulente per la carriera, voleva entusiasmarli all'idea di raffermarsi." L'obiettivo è rilanciare le adesioni in vista dell'anno fiscale 2027, che comincerà a ottobre.

Un incentivo riservato a circa 130 soldati


Il memorandum, firmato il 28 luglio dal comandante del battaglione, il tenente colonnello Ryan D. Hodgson, stabilisce che ogni militare che rinnoverà il contratto tra il 1° agosto e il 14 novembre 2026 avrà diritto a un permesso speciale dal 20 al 23 novembre, subito dopo l'uscita del gioco. Secondo Tomko, potranno usufruirne circa 130 soldati con incarichi che spaziano dal genio all'intelligence delle comunicazioni, dalle risorse umane alla sanità, purché rinnovino la ferma per un periodo compreso tra 2 e 6 anni. L'incentivo è stato concepito per un solo battaglione e non vale quindi per l'intero esercito, anche se una sua futura estensione non è esclusa.

Nel corso degli anni l'esercito ha adottato incentivi di ogni genere per convincere i militari ad arruolarsi o a restare in servizio: dal pagamento delle rette universitarie alla possibilità di scegliere la sede, fino all'accesso a corsi speciali di paracadutismo o discesa dagli elicotteri con la corda. Un permesso legato all'uscita di un videogioco rappresenta però un caso particolare e si spiega con l'enorme attesa che circonda il nuovo titolo tra gli appassionati di videogiochi d'azione e a mondo aperto.

La data del 19 novembre è stata fissata dopo due rinvii: GTA VI era inizialmente atteso per l'autunno del 2025, poi per maggio 2026 e infine per novembre. Il trailer mostra il ritorno a Vice City, la Miami immaginaria della serie, e introduce per la prima volta una protagonista, Lucia, affiancata da un secondo personaggio giocabile. L'ultimo capitolo pubblicato da Rockstar Games, GTA V, risale al 2013. Il documento dell'esercito è apparso per la prima volta su U.S. Army WTF! Moments, una popolare comunità social frequentata da militari e veterani. I siti specializzati Task and Purpose e Military.com sono stati i primi ad autenticarlo.

Dalle convention alle caserme


Nel 2018 l'esercito mancò l'obiettivo di reclutamento per la prima volta dal 2005, fermandosi a circa 70.000 arruolamenti rispetto ai 76.500 necessari, come riferì allora CBS News. Da quel momento cominciò a cercare candidati anche al di fuori dei tradizionali centri di reclutamento, contattando direttamente i giovani americani potenzialmente disponibili ad arruolarsi.

I reclutatori iniziarono così a frequentare le convention dedicate ai videogiochi, mentre l'esercito creò una propria squadra di sport elettronici, attiva soprattutto su Call of Duty e su altri titoli multigiocatore come Fortnite e League of Legends, per entrare in contatto con potenziali reclute. Nel 2019 il giornalista di CBS News Tony Dokoupil visitò una convention che aveva registrato il tutto esaurito a San Antonio. Il generale Frank Muth, allora a capo del comando per il reclutamento, disse di trovarsi lì per cercare la nuova generazione di soldati americani.

Alla domanda su che cosa accomunasse un videogiocatore e un militare, Muth ha risposto: "È la capacità di decidere, di assimilare rapidamente molte informazioni e di prendere una decisione. È il lavoro di squadra." Sette anni dopo, a Fort Stewart, tramite i videogiochi l'esercito non cerca più soltanto i giocatori fuori dalle caserme: prova anche a trattenere quelli che sono già al loro interno.

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Il vantaggio estivo dei Dem nei sondaggi non è per forza un'illusione


Negli ultimi quattro cicli le rilevazioni di fine agosto hanno sovrastimato i democratici di circa 5 punti, ma per l'analista americano quest'anno i fondamentali raccontano un'altra storia.

I sondaggi che danno i democratici in netto vantaggio in diverse corse per il Senato potrebbero essere gonfiati dal periodo dell'anno in cui sono stati condotti. Negli ultimi quattro cicli elettorali, dal 2018 al 2024, la rilevazione media di fine agosto ha attribuito ai candidati democratici un margine migliore di circa 5 punti rispetto al risultato ottenuto poi alle urne, secondo i dati raccolti dal sondaggista Patrick Ruffini della società di ricerca Echelon Insights. Il giorno del voto la distorsione era invece molto più contenuta. Nate Silver, il più noto analista elettorale americano, ha dedicato a questo dato un'analisi sulla sua newsletter Silver Bulletin e sostiene che la storia sia più complicata di così.

Nell'agosto del 2018 il democratico Phil Bredesen era in vantaggio nelle medie dei sondaggi in Tennessee contro la repubblicana Marsha Blackburn: a settembre il vantaggio si è capovolto e Blackburn ha poi vinto con 11 punti di scarto. In South Carolina, nel 2020, il democratico Jaime Harrison era dato alla pari con il senatore repubblicano Lindsey Graham fino a settembre inoltrato e ha raccolto moltissime donazioni, salvo perdere di 10 punti.

Silver ritiene che quei numeri vadano letti con cautela. I dati arrivano da quattro sole tornate elettorali e i risultati all'interno di ogni ciclo sono fortemente correlati fra loro: se un sondaggio in South Carolina sovrastima il candidato democratico, quasi certamente lo fanno anche tutti gli altri. Le centinaia di rilevazioni che compongono la serie storica, secondo Silver, valgono quindi molto più come quattro osservazioni che come centinaia di casi indipendenti.

Due dei quattro cicli considerati sono elezioni presidenziali (il 2020 e il 2024), quando i sondaggi hanno sovrastimato i democratici quasi ovunque. Nelle ultime due elezioni di metà mandato, il 2018 e il 2022, le rilevazioni sono state invece accurate e prive di distorsioni sistematiche rispetto agli standard storici. Il modello di Silver, che si chiama FLIPR, dà per scontato che gli errori dei sondaggi siano correlati da uno Stato all'altro, tanto che un partito può vincere quasi tutte le corse in bilico come ha fatto Donald Trump nel 2024, ma assume anche che quegli errori possano avvantaggiare con la stessa probabilità i democratici o i repubblicani. È per questo che restano sul tavolo sia lo scenario in cui i democratici conquistano sei o sette seggi al Senato sia quello in cui non ne guadagnano nemmeno uno.

Un sondaggio di agosto fotografa un elettorato che ha visto pochissima pubblicità elettorale e ha ricevuto molte meno indicazioni di voto dai propri riferimenti politici rispetto a novembre. In Michigan le rilevazioni condotte durante e subito dopo una primaria democratica molto conflittuale davano Abdul El-Sayed in svantaggio sul repubblicano Mike Rogers, ma dopo la riappacificazione tra El-Sayed e i suoi avversari interni le ultime due rilevazioni lo danno in vantaggio, come il modello si aspettava.

Le versioni Classic e Deluxe di FLIPR partono dal presupposto che i sondaggi estivi possano essere distorti in modo prevedibile. Se la media delle rilevazioni in uno Stato dà i repubblicani avanti di 3 punti mentre i fondamentali (cioè le caratteristiche strutturali del collegio) indicano un vantaggio democratico di 7, il modello fa una media pesata delle due cose e può proiettare la corsa su un vantaggio democratico di un punto. Una previsione non è la fotografia di come andrebbe un'elezione tenuta oggi e per Silver il ritorno verso i fondamentali del collegio è esattamente quello che dovrebbe accadere, come è successo in Tennessee nel 2018.

Silver attribuisce il peso maggiore al quadro nazionale. FLIPR stima il clima politico attuale intorno a un vantaggio democratico di 7,5 punti, cioè quello che ci si aspetterebbe in un'elezione di metà mandato contro un presidente con il 38 per cento di consensi. La regressione sui dati storici indicherebbe addirittura 8,5 punti. Nel 2022 la situazione era diversa: i sondaggi dei singoli collegi erano molto favorevoli ai democratici mentre il quadro nazionale, con l'impopolarità di Joe Biden e la lunga tradizione di elezioni di metà mandato vinte dall'opposizione, suggeriva il contrario. Alla fine i due dati si sono incontrati a metà strada. Quest'anno, secondo Silver, quella distanza non c'è e i diversi indicatori sono già allineati.

Una parte della distorsione storica a favore dei democratici dipende da chi viene intervistato. In estate la maggioranza dei sondaggi è condotta tra gli elettori registrati alle liste o perfino tra tutti gli adulti, mentre a novembre prevalgono quelli sugli elettori probabili, che tengono conto di chi andrà davvero alle urne. Il vantaggio di partecipazione di cui godevano tradizionalmente i repubblicani si è però eroso e potrebbe essersi rovesciato, perché l'elettorato democratico è ormai centrato sui laureati, che alle elezioni di metà mandato votano più degli altri. Nei sondaggi di quest'anno che pubblicano entrambe le versioni, i democratici di solito guadagnano terreno in quella sugli elettori probabili.

Gli spostamenti del clima nazionale tra l'estate e l'autunno sono diventati più rari negli ultimi anni e Silver si dice sempre più scettico sulla possibilità che il quadro cambi molto entro novembre. Una delle modifiche introdotte quest'anno in FLIPR è proprio l'ipotesi di oscillazioni più contenute quando la polarizzazione è alta, perché gli elettori si schierano prima e i veri indecisi sono pochi. Se i sondaggi sovrastimeranno ancora una volta i democratici, secondo Silver sarà perché li hanno sovrastimati fin dall'inizio, non perché qualcosa è cambiato tra agosto e novembre.

L'estate resta comunque la stagione delle rilevazioni meno affidabili. Le campagne diffondono i propri sondaggi interni per attirare attenzione e raccogliere fondi, per esempio un democratico che si mostra indietro di soli 3 punti in un collegio dove i repubblicani vincono di 20. In autunno i sondaggisti sono più restii a pubblicare risultati anomali e tendono ad allineare le proprie stime a quelle degli altri, un fenomeno che in inglese si chiama herding. Anche la scelta delle corse da sondare non è casuale: dove il risultato è scontato i sondaggisti non sprecano risorse, mentre una corsa potenzialmente sorprendente come quella della South Carolina nel 2020 attira moltissime rilevazioni. Per questo Silver considera più solida la domanda generica su quale partito si voterebbe per il Congresso, che vale allo stesso modo per tutti gli Stati.

Un'ipotesi che Silver attribuisce all'analista Lakshya Jain riguarda la pubblicità elettorale. Se i democratici concentrano la spesa in estate per orientare il racconto dei media e lasciano che i repubblicani recuperino in autunno, un vantaggio di 5 a 1 sugli spot destinato a ridursi a 4 a 3 può gonfiare i sondaggi di agosto. L'effetto, a giudizio di Silver, resta comunque modesto, perché ritiene sopravvalutato il peso della pubblicità e della spesa elettorale in generale.

In Alaska il sistema di voto è il più complicato del paese: la primaria di agosto è unica per tutti i partiti e seleziona i quattro candidati più votati, che a novembre si affrontano con il ranked choice voting, il meccanismo in cui l'elettore ordina i nomi in base alle preferenze e i voti di chi viene eliminato passano al candidato indicato subito dopo. Alla primaria di martedì la democratica Mary Peltola ha ottenuto il 48 per cento dei voti con l'80 per cento delle schede scrutinate e il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan il 43. I due si sono qualificati per una sfida che FLIPR considera in perfetto equilibrio, insieme a un omonimo, Daniel J. Sullivan Jr., che i repubblicani hanno accusato di volere confondere gli elettori.

Nella corsa a governatore dell'Alaska i democratici Jonathan Kreiss-Tomkins e Tom Begich chiuderanno ai primi due posti con circa il 20 per cento dei voti ciascuno, ma sommando tutti i candidati i repubblicani hanno il 51 per cento contro il 42 dei democratici, quindi il primato vale meno di quanto sembri. Nei conteggi successivi del voto a preferenze ordinate le seconde scelte non restano tutte dentro lo stesso partito: molti elettori non indicano abbastanza nomi sulla scheda e una parte dei voti finisce a candidati di altri schieramenti. FLIPR ritiene che ai democratici sarebbe convenuto avere un solo candidato nettamente in testa e ora considera la corsa un testa a testa, con una leggera inclinazione a favore dei repubblicani.

In Florida la deputata statale Angie Nixon, iscritta ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista americana, ha vinto la primaria democratica per il Senato con 12 punti di vantaggio su Alexander Vindman, ex direttore per gli affari europei del Consiglio per la sicurezza nazionale, l'organo della Casa Bianca che coordina la politica estera. Nixon ha raccolto meno di un milione di dollari contro i più di 16 milioni di Vindman ed è leggermente più indietro nei sondaggi contro la repubblicana Ashley Moody. Per Silver anche Vindman, senza legami di lunga data con lo Stato né esperienza di cariche elettive, sarebbe stato un candidato debole, ma Nixon lo è ancora di più e la Florida difficilmente è lo Stato giusto per misurare la presa del socialismo democratico.

Le probabilità democratiche in Florida, nella versione Deluxe della previsione, sono scese dal 21 per cento con Vindman all'11 per cento con Nixon, anche se Silver ammette che il modello attribuiva forse troppo credito alla raccolta fondi di Vindman, che teneva in piedi un quadro per il resto sfavorevole. Nessuno dei due partiti considererà la corsa competitiva, in quello che era stato per anni il più conteso degli Stati americani e che i democratici hanno di fatto abbandonato. Secondo FLIPR perfino il Kansas è oggi un obiettivo più realistico per il partito.


In Alaska a novembre la dem Peltola sfiderà i due Sullivan


Mary Peltola e Dan Sullivan si affronteranno a novembre. La democratica, già deputata, e il senatore repubblicano uscente si sono qualificati per le elezioni di novembre nelle primarie dell'Alaska, secondo le proiezioni dell'Associated Press e di Decision Desk HQ. Il risultato della sfida potrebbe pesare in maniera fondamentale sul controllo del Senato: ai democratici servono 4 seggi netti in più per conquistare la maggioranza.

Lo Stato dell'Alaska vota con un sistema approvato per referendum nel 2020 e giunto ormai al terzo ciclo elettorale. La primaria è unica e senza distinzioni di partito: alla sfida di novembre accedono i primi quattro classificati, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. Alle elezioni generali si applica invece il voto classificato: ogni elettore ordina i candidati in base alle proprie preferenze e, se nessuno supera subito il 50%, il meno votato viene eliminato e le sue seconde scelte vengono redistribuite. Il procedimento continua finché un candidato non raggiunge la maggioranza. Nei risultati preliminari diffusi dalla Divisione elettorale dello Stato, con circa il 70% delle sezioni scrutinate, Peltola era poco sotto il 48% e Sullivan intorno al 44%.

★Primaria aperta · Alaska
Alaska, la primaria aperta per il Senato degli Stati Uniti
Peltola davanti al senatore uscente Sullivan. Passano al voto generale i primi quattro classificati
Focus America

Risultati Mappa del voto

CandidatoVoti%

Mary Peltola
Democratica · passa alle generali

63.364
48,0%

Dan S. Sullivan
Repubblicano, uscente · passa alle generali

56.510
42,8%

Daniel J. Sullivan Jr.
Repubblicano

3.222
2,4%

David B. Leslie
Democratico

1.491
1,1%

Gerald L. Heikes
Repubblicano

1.468
1,1%

Altri candidati
Totale per differenza

5.855
4,4%

131.910voti totali
80% scrutinato

Chi guida in ogni borough
Anchorage Fairbanks Juneau

Peltola 50-60%
Peltola oltre il 60%
D. Sullivan 50-60%
D. Sullivan oltre il 60%

Le tonalità riprendono le fasce di vantaggio della mappa della fonte, che non pubblica i dati numerici per singolo borough.

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press. Risultati parziali, 80% delle schede scrutinate.

Il secondo Sullivan resta sulla scheda


Il terzo posto, con circa il 2,5%, è andato a Daniel J. Sullivan Jr., insegnante in pensione del piccolo villaggio di pescatori di Petersburg, candidato anche lui come repubblicano. A novembre gli elettori troveranno quindi sulla scheda due candidati con nomi quasi identici. I repubblicani hanno bollato la sua candidatura come un espediente democratico per confondere gli elettori e sottrarre voti al senatore.

La Divisione elettorale dello Stato, che fa capo a un'amministrazione repubblicana, lo aveva escluso dalla scheda durante l'estate, ma lunedì la Corte Suprema dell'Alaska ha stabilito che non poteva essere squalificato. Sulla scheda elettorale il senatore compare come Dan S. Sullivan, accompagnato dall'indicazione di uscente, mentre l'altro candidato è registrato come Daniel J. Sullivan Jr. Martedì mattina è intervenuto anche Donald Trump, invitando gli elettori a votare per il "vero" Dan Sullivan e definendo il rivale un impostore. L'insegnante sostiene invece che la propria candidatura sia pienamente legittima.

In uno Stato con circa 600.000 elettori registrati, anche poche schede assegnate per errore potrebbero incidere su una competizione equilibrata. Resta, inoltre, ancora da assegnare il quarto e ultimo posto per le elezioni generali. Il democratico David Leslie e il repubblicano Gerald Heikes sono separati da poche centinaia di voti e il conteggio proseguirà fino al 28 agosto, termine entro il quale le schede inviate per posta dovranno raggiungere la Divisione elettorale.

Peltola era considerata l'unica democratica in grado di impensierire seriamente Sullivan. Esponente dei popoli nativi dell'Alaska, ex pescatrice ed ex deputata statale, nel 2022 è diventata la prima nativa dell'Alaska eletta al Congresso, vincendo a sorpresa le elezioni speciali per l'unico seggio dello Stato alla Camera: era la prima vittoria democratica in quel collegio da decenni. Pochi mesi dopo ha conquistato un mandato pieno, si è iscritta ai Blue Dogs, il gruppo dei democratici moderati, e nel 2024 è stata battuta di misura dal repubblicano Nick Begich III. La sua campagna per il Senato è incentrata sulla tutela della pesca selvatica e dell'economia ittica. Lo slogan "fish, family, freedom", pesce, famiglia e libertà, punta a conquistare indipendenti ed elettori di centrodestra in uno Stato dominato da decenni dai repubblicani.

Soldi, sondaggi e un rimpasto a pochi giorni dal voto


Sullivan siede al Senato dal 2015, è un veterano dei Marines e sostiene il presidente Trump. In due mandati ha costruito rapporti solidi con le diverse componenti della società dell'Alaska, comprese le comunità native e il settore della pesca, ma ora deve fare i conti con il carovita e con la crescente insoddisfazione verso l'Amministrazione in carica.

Entrambi arriveranno a novembre con risorse considerevoli. Il Senate Leadership Fund, il comitato legato al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, ha annunciato la settimana scorsa fondi per altri 2 milioni di dollari, portando a 17 milioni l'investimento complessivo nella competizione. Nel secondo trimestre Peltola ha invece raccolto quasi 7 milioni di dollari, contro i 2 milioni di Sullivan, che ha però chiuso il periodo con più fondi a disposizione. Il Cook Political Report e Decision Desk HQ classificano il seggio come incerto, Decision Desk HQ assegna ai democratici un leggero vantaggio.

La settimana scorsa Peltola ha preso le distanze dall'ex vicepresidente Kamala Harris, che aveva diffuso un appello per raccogliere fondi in suo favore, rischiando di compromettere l'immagine della candidata come figura indipendente e distante dal Partito Democratico nazionale. Negli stessi giorni, la campagna ha attraversato un rimpasto: un collaboratore storico e due consulenti di lungo corso sono stati licenziati, mentre il direttore dello staff elettorale è stato sostituito.

Elon Musk ha intanto versato 1,5 milioni di dollari all'Aurora Action Network, che ne ha trasferito 1 milione al comitato impegnato ad abolire il sistema elettorale introdotto nel 2020. Il referendum previsto per questo autunno cancellerebbe il voto classificato, le primarie aperte e le norme sulla trasparenza dei finanziamenti che consentono agli elettori dell'Alaska di sapere chi finanzia le campagne. Un'iniziativa analoga era però già stata respinta nel 2024 per poco più di 700 voti.


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Ora sono tutti contro i datacenter in America


Il governatore del Texas frena i nuovi impianti mentre cresce la protesta pubblica contro i consumi di energia e acqua. Un tema che attraversa entrambi i partiti e pesa sempre di più sulle elezioni di midterm.

A novembre il governatore del Texas Greg Abbott aveva annunciato un investimento da 40 miliardi di dollari da parte di Google e definito il suo Stato "l'epicentro dello sviluppo dell'intelligenza artificiale". Meno di un anno dopo, il 3 agosto, il governatore repubblicano ha ordinato di sospendere gli allacciamenti alla rete elettrica per i nuovi data center: circa 1.800 progetti dal valore complessivo di miliardi di dollari, in attesa di una verifica sui consumi di energia e acqua. La decisione ha irritato pesantemente Donald Trump, che questa settimana ha difeso gli impianti definendoli un motore per l'economia statunitense.

La protesta contro i data center, accusati di prosciugare le risorse e di alimentare una tecnologia capace di sottrarre posti di lavoro agli americani, si sta trasformando in un serio problema elettorale per i repubblicani e per una parte dei democratici in vista del voto autunnale. Abbott, candidato a un quarto mandato da governatore, deve ora affrontare gli attacchi della sua avversaria democratica Gina Hinojosa, deputata dell'Assemblea statale. Il suo vantaggio è sceso dagli 8 punti di gennaio a un solo punto nei sondaggi di luglio e agosto, mentre sei rilevazioni recenti descrivono una corsa sostanzialmente alla pari. "La questione dei data center è soltanto l'ultimo esempio di un governatore che fa gli interessi dei grandi donatori anziché quelli dei texani", ha dichiarato Hinojosa in un'intervista al Wall Street Journal.

Il governatore sostiene invece che le aziende abbiano accettato vincoli capaci di ridurre al minimo gli effetti sui mercati locali dell'acqua e dell'elettricità e presenta l'intesa come la prova che il suo piano funziona e protegge le comunità texane. Hinojosa ribatte che quelle garanzie devono essere sancite per legge. Martedì ha diffuso uno spot nel quale una persona domanda a un chatbot perché la bolletta elettrica continui ad aumentare. Il chatbot attribuisce la responsabilità ai data center approvati da Abbott, che ha ricevuto milioni di dollari in donazioni elettorali da dirigenti e aziende legati all'intelligenza artificiale, compreso Elon Musk.

Dal Michigan all'Ohio, il tema attraversa i due partiti


In Michigan il progressista Abdul El-Sayed, candidato al Senato, accusa il suo avversario, l'ex deputato repubblicano Mike Rogers, di voler piazzare questi impianti nei giardini degli elettori dello Stato. "La gente li odia davvero, i data center", ha detto durante un evento elettorale a luglio. Messo in difficoltà da queste accuse, Rogers ha dichiarato che il settore avrebbe bisogno di una "pausa", dopo avere già sostenuto che le comunità devono poter decidere se accogliere gli impianti ed essere protette dagli aumenti delle bollette.

In Ohio l'ex senatore democratico Sherrod Brown, nuovamente candidato al Senato, ha speso milioni di dollari in una campagna pubblicitaria estiva che presenta il repubblicano Jon Husted come "il volto dei data center" e lo accusa di avere ridimensionato il proprio entusiasmo per l'intelligenza artificiale visto l'aria che tira. Husted nega di avere cambiato posizione e afferma di avere sempre chiesto che le aziende paghino di più per l'energia e versino le imposte locali. Il mese scorso ha presentato al Congresso una proposta di legge che introduce standard più severi per gli impianti di data center.

In un memo riservato diffuso martedì e intitolato "Ohio Data Center Risk", il comitato incaricato di eleggere i senatori repubblicani ha ammesso che "i data center sono il macigno al collo di Husted" e che, se il senatore perderà, la responsabilità ricadrà sul settore, perché i candidati non possono "rimediare alla reputazione tossica di un intero comparto dell'economia". Il documento non era rivolto ai candidati, ma alle aziende dell'intelligenza artificiale, alle quali il partito chiede di intervenire in difesa dei propri data center prima di novembre. Anche in questo caso, si tratta di una posizione opposta a quella del presidente: mercoledì Trump ha detto che, se fosse sindaco o governatore, accoglierebbe volentieri i data center per i benefici economici che producono.

Persino Vivek Ramaswamy, candidato repubblicano alla guida dell'Ohio e abitualmente ostile alla regolamentazione pubblica, questo mese ha promesso di congelare le autorizzazioni alla costruzione di nuovi data center finché il Parlamento statale non approverà una legge che imponga alle aziende standard ambientali, fornitura di elettricità gratuita per i residenti e il pagamento integrale delle imposte sugli immobili. Mercoledì il procuratore generale Aaron Ford, candidato democratico alla guida del Nevada, ha promesso di sospendere le agevolazioni fiscali per i nuovi data center finché una verifica non accerterà che le aziende abbiano rispettato tutti gli impegni assunti. Nel 2015 era stato tra i firmatari della legge che aveva istituito quelle stesse agevolazioni.

Sei americani su dieci non li vogliono vicino a casa


Il 61% degli americani è contrario alla costruzione di nuovi data center nella propria zona, contro il 49% rilevato tra febbraio e marzo, secondo l'Annenberg Public Policy Center della University of Pennsylvania. L'istituto parla del divario più ampio registrato per qualsiasi domanda relativa all'intelligenza artificiale. "Per i democratici non si vedeva da decenni un tema tanto divisivo", ha affermato Brad Carson, ex deputato democratico dell'Oklahoma e oggi presidente di un centro studi che chiede norme più severe sull'intelligenza artificiale.

La pressione investe anche chi ha puntato politicamente su questa tecnologia. Il governatore democratico della Pennsylvania Josh Shapiro, considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, martedì ha firmato un ordine esecutivo che esclude i progetti legati all'intelligenza artificiale dalla procedura accelerata per il rilascio dei permessi, vieta gli accordi di riservatezza e subordina l'esame delle domande all'approvazione delle amministrazioni locali e all'assunzione di impegni vincolanti su energia, acqua e trasparenza.

Un anno fa Shapiro aveva invece elogiato aziende come Amazon, che si era impegnata a investire 20 miliardi di dollari in almeno due impianti nelle contee di Bucks e Luzerne, durante un vertice al quale avevano partecipato Trump e altri esponenti repubblicani. Ma a giugno un sondaggio Quinnipiac ha rilevato che il 76% degli elettori registrati in Pennsylvania si oppone alla costruzione di un data center nella propria comunità. Come Abbott, anche Shapiro viene ora attaccato dal suo sfidante per le posizioni sostenute allora.

Il deputato repubblicano Tom Tiffany, candidato alla guida del Wisconsin, ha ribattezzato in una serie di messaggi sui social "Data Center David" il suo rivale democratico David Crowley, presidente della contea di Milwaukee, che l'anno scorso aveva sostenuto che lo Stato potesse diventare un polo dell'intelligenza artificiale. Nessuno dei due si è spinto però fino a chiedere la moratoria proposta dalla progressista Francesca Hong, sconfitta da Crowley per circa 4.000 voti alle primarie della settimana scorsa, ma entrambi hanno sostenuto la necessità di introdurre qualche forma di restrizione.

L'industria rincorre una narrazione ormai fuori controllo


Per le aziende dell'intelligenza artificiale la situazione si è trasformata in una vera e propria crisi, con divieti o sospensioni dei nuovi progetti adottati in decine di Stati e amministrazioni locali. Gli analisti della banca d'affari Evercore ISI hanno scritto ai clienti che, considerato il volume delle proposte in discussione, l'opposizione ai data center rappresenta un rischio per gli investitori da qui alle elezioni presidenziali del 2028. Giovedì il finanziere Chamath Palihapitiya ha stimato su X che, se il fenomeno si estendesse, potrebbe sottrarre tra il 2% e il 3% alla crescita economica annua. "Questa è una polveriera", ha scritto.

I dirigenti del settore promettono di pagare di più per l'energia e di consumare meno acqua, ma sui territori la fiducia resta scarsa. "Stiamo cercando di rincorrere questa narrazione, che continua a crescere a passi da gigante", ha dichiarato Dan Diorio, vicepresidente esecutivo per le politiche statali della Data Center Coalition, l'associazione del settore.

Fino a poco tempo fa gli Stati facevano a gara per attrarre i data center, perché custodiscono ogni genere di dati online e garantiscono un gettito fiscale costante. Più di dieci anni fa fu lo stesso Abbott a firmare la legge che concedeva loro agevolazioni per attirare investimenti tecnologici in Texas. Il lancio di ChatGPT nel 2022 e la successiva espansione dell'intelligenza artificiale hanno però colto impreparati gli Stati, moltiplicando i consumi di energia e acqua degli impianti necessari ad alimentarla. Grazie all'abbondanza di terreni e di energia e alla facilità con cui si ottengono i permessi, oggi il solo Texas ospita più di 500 data center, secondo la piattaforma specializzata Data Center Map, ed è secondo soltanto alla Virginia.

A mostrare le dimensioni dello sviluppo ancora atteso sono i dati di ERCOT, il gestore della rete elettrica texana: le richieste di allacciamento raggiungono complessivamente i 474 gigawatt, cinque volte il picco dei consumi dello Stato, e per il 90% provengono proprio dai data center.


In Michigan un sondaggio rilancia le speranze di El-Sayed


Il democratico Abdul El-Sayed è avanti di sette punti sul repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato in Michigan: 46% contro 39%, secondo un sondaggio dell'istituto Susquehanna diffuso questa settimana e condotto il 17 agosto tra gli elettori probabili. Il 9% degli intervistati è ancora indeciso, mentre il 4% indica un altro candidato: complessivamente, dunque, più di un elettore su otto non si schiera con nessuno dei due principali contendenti. Resta comunque il risultato più favorevole a El-Sayed da diverse settimane e contrasta con quasi tutte le altre rilevazioni più recenti.

Un sondaggio di Fox News, condotto tra il 6 e il 10 agosto su 1.006 elettori registrati e con un margine di errore di tre punti, dava invece Rogers avanti per 51% a 47%. La rilevazione, tuttavia, prendeva in esame una popolazione diversa da quella degli elettori probabili, una delle ragioni per cui i due risultati non coincidono. Un sondaggio online realizzato questo mese da TechnoMetrica per la League of American Workers assegnava invece a El-Sayed un vantaggio di tre punti, 45% contro 42%. Alla fine di luglio, EPIC-MRA per MIRS aveva rilevato Rogers avanti di tre punti, 46% contro 43%, su un campione di 600 persone e con un margine di errore di 4 punti: una distanza, quindi, statisticamente non significativa. La stessa rilevazione aveva esaminato anche un possibile confronto tra Rogers e la deputata Haley Stevens, che risultava in vantaggio di due punti.

Due candidati poco popolari


El-Sayed, esponente dell'ala progressista del Partito Democratico, ha sconfitto Stevens alle primarie. La sua vicinanza allo streamer Hasan Piker e alcune sue dichiarazioni del passato gli hanno attirato critiche all'interno del partito e offerto argomenti agli avversari repubblicani. Rogers, sostenuto da Donald Trump, è stato invece deputato alla Camera dal 2001 al 2015. Un solo sondaggio non basta ovviamente a chiudere il dibattito sulla sua eleggibilità, anche se Susquehanna è considerato uno degli istituti con il miglior livello di accuratezza.

La scorsa settimana Harry Enten, analista elettorale della CNN, ha definito El-Sayed "storicamente impopolare" e "molto più debole degli altri democratici in corsa", sostenendo che il suo livello di impopolarità sia il peggiore mai registrato, a questo punto della campagna, da un candidato democratico al Senato dall'inizio del secolo. Nel sondaggio di Fox News, il 41% degli intervistati esprime un giudizio positivo su El-Sayed e il 54% uno negativo, per un saldo netto di -13. I candidati democratici al Senato in Iowa, Maine e Ohio registrano invece tutti un saldo positivo. Anche Rogers, però, è giudicato sfavorevolmente: il 45% ne ha un'opinione positiva e il 51% una negativa, per un saldo netto di -6.


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Vance torna nell'acciaieria del nonno per la campagna elettorale


A Middletown il vicepresidente ha annunciato un miliardo di investimenti nell'impianto Cleveland-Cliffs, che userà un finanziamento nato per l'acciaio pulito per ricostruire l'altoforno a carbone

Il vicepresidente JD Vance è tornato venerdì a Middletown, in Ohio, per parlare dall'acciaieria dove suo nonno ha lavorato quasi quarant'anni come saldatore. Il discorso è stato in parte l'annuncio di un investimento da un miliardo di dollari nello stabilimento e per il resto un comizio elettorale a due mesi e mezzo dalle elezioni di metà mandato di novembre.

"Papaw era un saldatore in questo posto per 40 anni e oggi suo nipote è qui come vicepresidente di questi Stati Uniti. È una cosa straordinaria", ha detto Vance salendo sul palco del Middletown Works di Cleveland-Cliffs, che si chiamava Armco Steel quando ci lavorava suo nonno James Vance. Papaw è il modo in cui il vicepresidente chiama il nonno in "Hillbilly Elegy", il libro del 2016 in cui descrive la fabbrica come la salvezza economica che portò i suoi nonni dalle montagne del Kentucky alla classe media americana.

L'investimento vale un miliardo di dollari, metà a carico di Cleveland-Cliffs e metà del Dipartimento dell'Energia americano, con un'intesa che l'azienda e il governo devono ancora negoziare nei dettagli. I 500 milioni federali erano stati assegnati per un progetto diverso: nel 2024 l'amministrazione Biden aveva scelto Middletown per un programma del Dipartimento dell'Energia destinato ai grandi impianti industriali capaci di abbattere le emissioni di gas serra. Il piano prevedeva di smantellare l'altoforno a carbone e di sostituirlo con un impianto di riduzione diretta del ferro e due forni elettrici di fusione, alimentati prima a gas naturale e poi a idrogeno pulito. Il dipartimento stimava un taglio di circa un milione di tonnellate di gas serra all'anno.

Il piano nuovo ricostruisce e ammoderna l'altoforno esistente, quindi conserva il carbone. Il cambio di rotta era stato anticipato la settimana scorsa da cleveland.com e l'annuncio di venerdì ne ha fissato il prezzo.

Il progetto rivisto comprende l'ammodernamento dell'altoforno, nuovi sistemi di movimentazione dei materiali, controlli di processo gestiti dall'intelligenza artificiale e una centrale di cogenerazione che catturerà il gas dell'altoforno per produrre elettricità e vapore. L'azienda sostiene che le modifiche miglioreranno l'efficienza energetica e abbasseranno i costi operativi, mantenendo una produzione di circa tre milioni di tonnellate di acciaio grezzo all'anno. I lavori partiranno nelle prossime settimane e dureranno quattro anni, con la ricostruzione dell'altoforno prevista entro i primi tre mesi del 2030.

Cambia anche quanto ci mette l'azienda. Con il piano originario Cleveland-Cliffs aveva previsto un esborso netto di circa 1,3 miliardi di dollari in cinque anni (al netto dei fondi federali e delle spese che avrebbe evitato sull'altoforno e sulle cokerie esistenti). Ora ne mette 500 milioni, anche se i due progetti hanno una portata troppo diversa perché le cifre siano confrontabili in modo diretto.

Sui posti di lavoro l'azienda dice che l'intervento ne preserverà 2.300 e impiegherà più di 1.500 persone nel momento di massima attività dei cantieri, senza annunciare nuovi posti permanenti. Il progetto originario prometteva di mettere in sicurezza 2.500 posti, di aggiungerne 170 e di creare 1.200 impieghi nell'edilizia durante la fase di punta dei lavori.

L'annuncio di venerdì non contiene una stima di quanto il nuovo progetto ridurrà le emissioni. La bozza dell'autorizzazione a emettere in atmosfera, all'esame dell'agenzia per la protezione ambientale dell'Ohio, indica invece aumenti significativi per sei inquinanti dopo l'installazione dei nuovi impianti. Il consiglio comunale di Middletown ha votato il 7 luglio con quattro voti favorevoli e uno contrario per sostenere la richiesta dell'azienda.

"A Middletown Works era stata promessa l'occasione di diventare un leader mondiale dell'acciaio pulito", ha detto in una nota Hilary Lewis, responsabile per il settore siderurgico dell'organizzazione ambientalista Industrious Labs. "Invece l'impianto riceve enormi incentivi federali per far risparmiare soldi all'azienda senza ridurre in modo significativo l'inquinamento".

Lourenco Goncalves, presidente e amministratore delegato di Cleveland-Cliffs, aveva iniziato a mettere in discussione pubblicamente il piano sull'idrogeno nel 2025, dicendo che quel combustibile non sarebbe stato disponibile quando all'azienda sarebbe servito. Quest'anno ha spiegato agli analisti finanziari che la società ha lavorato con il Dipartimento dell'Energia per allineare l'investimento agli obiettivi dell'amministrazione Trump. Cleveland-Cliffs sostiene ora che l'altoforno sia necessario per produrre l'acciaio delle superfici esterne delle automobili, ma nel bilancio del 2024 aveva scritto che la conversione non avrebbe avuto effetti negativi sulla qualità dei suoi prodotti.

Vance è salito sul palco tra gli applausi e i cori di "USA! USA!", preceduto da una preghiera, dal giuramento alla bandiera e dagli interventi di diversi eletti e candidati repubblicani dell'Ohio. Ha chiesto alla platea di dire ai "radicali di estrema sinistra" che "questo non è il vostro paese, è il nostro paese". Ha poi elogiato il senatore Jon Husted, che a novembre difende contro l'ex senatore democratico Sherrod Brown il seggio lasciato libero proprio da Vance. Ha speso parole anche per Vivek Ramaswamy, candidato repubblicano alla guida dello Stato contro la democratica Amy Acton.

Vance ha descritto il Partito democratico di oggi come irriconoscibile rispetto a quello che suo nonno votava per il legame con i sindacati e lo ha chiamato "il partito degli studenti post-laurea". "Questo non è, purtroppo, il Partito democratico di John Fitzgerald Kennedy o di Franklin Delano Roosevelt. Diamine, non è nemmeno il Partito democratico di Bill Clinton", ha detto. Il nonno, ha aggiunto, odiava "le persone che si sono dimenticate di questa città quando avrebbero dovuto battersi per lei".

Il vicepresidente ha attribuito la perdita dei posti di lavoro nelle fabbriche a quarant'anni di politiche di libero scambio e immigrazione aperta sostenute da entrambi i partiti e alla successiva diffusione degli oppiacei, che ha addossato ai cartelli della droga e al traffico di fentanyl. Ha riconosciuto le preoccupazioni degli americani sul costo della vita, dicendo che "c'è molto lavoro da fare" e che non sarà facile né immediato, ma che il presidente Donald Trump sta cercando di invertire "40 anni di declino americano". I dazi decisi dal presidente hanno però contribuito ad alzare i prezzi, sia dei prodotti importati sia di quelli fabbricati negli Stati Uniti, secondo l'ufficio bilancio del Congresso.

Su Brown il vicepresidente ha insistito sull'immigrazione. "I democratici, comprese persone come Sherrod Brown, che fingono di essere amici dei lavoratori di questo stabilimento, dicevano che non si poteva fare nulla, che serviva una nuova legge. Come abbiamo imparato negli ultimi 18 mesi, non serviva una nuova legge per chiudere quel confine. Serviva solo un nuovo presidente degli Stati Uniti", ha detto. A febbraio Brown aveva chiesto al presidente di rinviare la revoca dello status di protezione temporanea, il permesso che rendeva regolari circa 15 mila haitiani residenti a Springfield, in Ohio. A giugno la Corte Suprema ha dato il via libera alla revoca.

La campagna di Brown ha replicato attaccando Husted sui centri di calcolo per l'intelligenza artificiale, il tema su cui l'ex senatore ha costruito la sua corsa con spot che lo definiscono "il volto dei data center in Ohio" e lo accusano di aver fatto salire le bollette elettriche. Il National Republican Senatorial Committee, l'organizzazione che finanzia le campagne dei senatori repubblicani, ha avvertito in un documento interno questa settimana che il malcontento verso quegli impianti ha reso Husted vulnerabile, in un'estate in cui l'ostilità verso le grandi installazioni tecnologiche è cresciuta in diverse zone del paese.

L'Ohio ha perso il ruolo di Stato-termometro del voto americano ed è diventato saldamente repubblicano negli anni di Trump, ma i democratici puntano a riprendersi sia il seggio al Senato sia la guida dello Stato, che non conquistano da vent'anni. Nel 2024 Trump e Vance hanno ottenuto circa il 62% dei voti nei seggi di Middletown. Husted era stato nominato senatore dal governatore Mike DeWine per il posto lasciato da Vance, mentre Brown ha perso la rielezione due anni fa contro il repubblicano Bernie Moreno.

Anche nel 2024 il primo evento da solo di Vance dopo l'ingresso nel ticket con Trump si era tenuto a Middletown, nella scuola superiore che aveva frequentato. Il vicepresidente è oggi il primo a ricoprire quell'incarico e insieme quello di responsabile della raccolta fondi del Comitato nazionale repubblicano. Ha ammesso che le sue fortune politiche sono legate al risultato di novembre. Il suo ufficio ha annunciato per lunedì una tappa a Brewer, nel Maine, dove l'ex governatore repubblicano Paul LePage corre contro il democratico Matt Dunlap in un collegio conteso della Camera. Una sconfitta pesante dei repubblicani renderebbe quel doppio ruolo un bersaglio nelle primarie presidenziali del 2028.

Le idee economiche del vicepresidente sono già oggetto di una prima schermaglia in vista di quella corsa. Lo storico dell'economia Phillip Magness ha ripescato un video del 2023 in cui Vance, allora senatore, si diceva "non sicuro" che sia "davvero un bene" che decine di banche centrali straniere tengano le proprie riserve in dollari. Il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale (la moneta in cui gli altri paesi conservano i risparmi e regolano gli scambi internazionali) veniva paragonato a una "maledizione delle risorse", come "il carbone in Appalachia", perché permette ai consumatori americani di comprare a prezzi molto bassi e rende più difficile esportare.

I sostenitori di Vance hanno letto nella diffusione del video un tentativo dei repubblicani favorevoli al libero mercato di screditare le sue idee economiche prima di una possibile candidatura alla Casa Bianca. "Il fatto che esista ancora questa bizzarra destra libertaria di risulta che lo considera assurdo dice soprattutto quanto sia rimasta indietro rispetto ai temi di oggi", ha dichiarato a Semafor Oren Cass, fondatore del gruppo conservatore-populista American Compass. Cass ha riconosciuto che la polemica inizia a delineare i conflitti destinati a emergere dentro l'amministrazione su cosa debba essere la politica economica di destra, una discussione già aperta nel partito.

Vance non ha mai chiesto esplicitamente di rinunciare al ruolo del dollaro come valuta di riserva e non ha gli strumenti per farlo. Il presidente ha promesso di difendere quel ruolo e punta piuttosto sui dazi per far crescere le esportazioni americane. Kenneth Rogoff, professore ad Harvard e autore di un libro sul dollaro, ha detto a Semafor che la scarsa propensione dell'amministrazione a scoraggiare le banche centrali straniere dal detenere riserve in dollari indica che i funzionari "potrebbero essere stati convinti a non prendere quella strada".


L'estate in cui gli americani sono diventati luddisti


I data center per l'intelligenza artificiale e le telecamere che leggono le targhe delle auto sono diventati il bersaglio delle proteste in diverse comunità degli Stati Uniti. Il malcontento è entrato nella campagna per le elezioni di novembre, quelle che decideranno diversi governatori e il controllo del Congresso.

Le due infrastrutture sono la parte visibile di una tecnologia che di per sé non si vede. Su di loro si scarica la diffidenza verso il futuro promesso dalla Silicon Valley.

Giovedì Flock, l'azienda che ha diffuso negli Stati Uniti i lettori automatici di targhe, ha annunciato alcune modifiche per rispondere ai timori sull'accesso ai dati raccolti dalle sue telecamere, che finiscono alle forze dell'ordine e ad altri clienti. Quelle telecamere usano l'intelligenza artificiale per tracciare i veicoli. L'azienda e le autorità le difendono perché aiutano a combattere la criminalità, ma le segnalazioni di abusi hanno alimentato la protesta durante l'estate.

Carl Gunn, soprannominato "The Flock Blocker", ha attirato l'attenzione a St. Petersburg, in Florida, oscurando le telecamere con un cartello montato su un'asta lunga. È uno dei nuovi eroi popolari nati da questi gesti di resistenza.

Nelle assemblee comunali di tutto il paese si presentano cittadini contrari alla costruzione dei data center, gli enormi capannoni pieni di server su cui gira l'intelligenza artificiale. Alla radice ci sono le obiezioni tipiche di chi non vuole un impianto vicino a casa: il consumo di acqua e il prezzo dell'elettricità. A queste si aggiunge il sospetto che gli amministratori locali stiano favorendo le grandi aziende a spese dei residenti.

In Texas i progetti in cantiere porterebbero a più che quadruplicare il numero di data center, secondo Cleanview, che tiene traccia di queste iniziative. La questione è entrata nella corsa per il governatore, dove Greg Abbott è attaccato dalla sfidante democratica Gina Hinojosa, deputata dell'assemblea legislativa dello Stato, per il sostegno dato in passato alle grandi aziende tecnologiche.

Abbott ha ordinato alle autorità di regolazione di fermare gli allacciamenti dei data center alla rete elettrica dello Stato, in attesa di verifiche sui consumi di acqua ed elettricità. È un'inversione di rotta che ha attirato le critiche del presidente Trump, repubblicano come il governatore. "Per il Texas dire no ai data center è un errore", ha detto al sito Punchbowl News. "I data center potrebbero essere più grandi del petrolio".

Willie Nelson, una delle voci storiche del country americano, ha diffuso a fine luglio un messaggio contro i data center vicino a casa sua, nel Texas centrale: "L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un data center rumoroso, che ruba acqua e inquina con la luce, da qualche parte vicino alla nostra città". Il conflitto ricalca la vecchia contrapposizione americana tra città e campagna.

Secondo un'analisi pubblicata sul Wall Street Journal, le proteste vanno oltre l'opposizione all'intelligenza artificiale e sono il sintomo del desiderio di un'America senza intelligenza artificiale. Un meme diffuso sui social in queste settimane mette insieme video di vecchi camion, rock classico e una vita più semplice, con la frase "Questo e non sentire mai più parlare di intelligenza artificiale".

Brendan Steinhauser, che una generazione fa ha contribuito a creare il Tea Party, guida oggi l'Alliance for Secure AI, un gruppo bipartisan che chiede al Congresso di regolare l'intelligenza artificiale. Anche il Tea Party nacque sui social media, senza un leader iniziale, prima di diventare una forza politica che ha riscritto molte carriere. "Quando gli eletti o le aziende respingono le persone, le ignorano o le denigrano, è allora che la gente si arrabbia", ha detto al Wall Street Journal. La forza del fenomeno, ha aggiunto, sta nel mettere insieme mondi molto distanti che si presentano alla stessa protesta con cartelli diversi.

All'estremo della contestazione ci sono gli attivisti che chiedono una pausa nello sviluppo dell'intelligenza artificiale, preoccupati per la sicurezza di questi sistemi. Temono che la tecnologia cancelli i posti di lavoro o, nel peggiore dei casi, l'umanità stessa. Sono paure che OpenAI e Anthropic hanno contribuito ad alimentare senza volerlo, con anni di dichiarazioni sui pericoli dell'intelligenza artificiale. Oggi i due laboratori si difendono da attacchi, in alcuni casi violenti, mentre continuano a sviluppare sistemi sempre più avanzati.

Le aziende tecnologiche hanno in programma di spendere insieme migliaia di miliardi di dollari per costruire un mondo intorno alla loro tecnologia. È una cifra che rende difficile per loro contrastare un malcontento che si presenta nelle assemblee comunali e nei seggi. Al fondo delle proteste che attraversano il paese c'è una domanda sola: chi decide il futuro che l'intelligenza artificiale porta con sé.


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Pesce al Timo


Non vogliamo insistere sulle necessità primarie dell’uomo (c’è già un’apposita rubrica), però il temolo ha una peculiarità che difficilmente si può anche vagamente ipotizzare: come spiega l’autore, le carni hanno profumo di timo.

Foto in alto: un grosso temolo e la sua variopinta pinna, che usa per attrarre le femmine della sua specie durante il periodo riproduttivo.

Tra le specie presenti nelle acque interne dell’Italia, insidiabili a mosca, sia secca che sommersa e a ninfa, merita una posizione di rilievo il temolo. Tante sono le peculiarità di questo pesce che giustificano la sua presenza nella top ten di molti moschisti della penisola e non solo. Il tratto distintivo che ha più colpito l’immaginario dell’uomo già in tempi lontani, è il fatto che le sue carni profumano di timo: la radice del nome italiano e di quello latino (Thymallus) sigla l’unicità del temolo. Il temolo presenta inoltre una pinna dorsale molto estesa, simile a una vela, caratterizzata da una appariscente livrea con screziature grigio-scuro e azzurre e orlata di rosso, livrea che tende ad accentuarsi durante il periodo riproduttivo, in primavera. La dimensione e la colorazione della pinna dorsale fanno da contorno a una testa e una bocca piccole e a eleganti sfumature grigio argento che ornano i fianchi, assieme a una puntinatura nera abbastanza sparsa. Termina il corpo affusolato una pinna caudale ampia e forcuta, anch’essa ornata da cangianti tinte pastello.
L'autore impegnato a controllare con la coda e seguire con lo sguardo l'effimera che scorre sul filo della corrente.
Habitat - Evolutosi per vivere nelle correnti dei torrenti di fondovalle e nelle loro foci, quando queste si trasformano in immissari di laghi in altitudine, è un pesce ormai divenuto raro in Italia. Le cause sono le solite note: non voglio scomodare i vari inquinamenti e nemmeno il cambiamento climatico, abusare della accresciuta presenza dei cormorani, accusare gli alloctoni (ma avranno davvero tutte le colpe per i cambiamenti che avvengono nella biodiversità ittica dulcicola nostrana?). A dare il colpo di grazia al temolo sono state (e sono) due cause indipendenti ma che, sovrapponendosi, provocano effetti deleteri sulle sue popolazioni: in primis cito le varie opere idriche fatte allo scopo di regimentare i corsi d’acqua, che impattano soprattutto sui letti di frega, depauperando sempre più il numero di “nuovi nati” tra i temoli; in secondo luogo, la drastica riduzione del suo principale alimento: gli insetti. Anche in questo caso i motivi sono diversi, ma sono principalmente riconducibili all’utilizzo di sostanze, biologiche e chimiche, per il controllo delle specie di artropodi dannose per l’agricoltura, che però non sono in grado di fare distinzione tra insetti che sono piaghe per le piante e insetti che formano il principale pabulum del temolo, soprattutto effimere, tricotteri e plecotteri.

Quale temolo? - A complicare la situazione traballante dal punto di vista conservazionistico di questo bel pesce ci si mettono pure gli ittiologi (e io rientro in questa categoria...) che, di recente, hanno scoperto che la specie che vive nelle acque dolci dell’Italia settentrionale è tassonomicamente distinta da quella che vive in acque transalpine, per cui ora ci troviamo a distinguere tra il temolo pinna blu o adriatico (Thymallus aeliani), endemico del bacino del Po e dei suoi im- missari di sinistra, e il temolo pinna rossa o europeo (Thymallus thymallus), distribuito nell’Europa transalpina centro-settentrionale. Come ciascun nome comune suggerisce, la differenza principale tra i due temoli sta nella colorazione della pinna caudale, che nel temolo adriatico ha riflessi blu, mentre nel temolo europeo è rossastra. Il problema è che il temolo europeo è stato immesso a più riprese nelle acque cisalpine, e questo ha portato alla formazione di ibridi in diverse aree (“inquinamento genetico”), rendendo difficile, se non impossibile, un recupero totale del temolo italico.
Cristian mostra orgogliosamente un temolo over 40 prima del meritato rilascio.
Con Cristian - Da quanto premesso è nato il mio desiderio di andare a cercare il temolo pinna blu, insieme al mio mentore per la pesca a mosca, Cristian Sechi. È proprio lui a suggerirmi come area il territorio del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte, dove sono presenti alcuni torrenti di fondovalle che ospitano questo salmonide. Il periodo è quello dell’apertura, la tecnica il fly fishing. L’attrezzatura è rappresentata da reattive canne 7'6 piedi, coda DT #3, finale conico mm 0,13 da cm 240. Completa il terminale un tippet da mm 0,12. Per l’occasione Cristian ha costruito delle piccole effimere dai colori tenui su ami del 16, 18 e 20 (adatte alla piccola bocca del temolo), con corpo e ali in Cdc naturale nelle colorazioni Brown o Dun e code in Gallopardo Coq de leon. Siamo a maggio, e in questo periodo dell’anno i temoli, dopo le fatiche riproduttive, sono particolarmente famelici e attivi, pronti sempre a ghermire un insetto ripario che cade sulla superficie delle acque e, si spera, anche una nostra imitazione. Arriviamo poco dopo l’alba sul punto di pesca, dopo una camminata di una mezzoretta tra i boschi alpini (siamo intorno ai 1.500 metri s.l.m., e fa abbastanza freddo). Abbiamo scelto la parte finale di un torrente che si apre in un’ampia foce, con acque mediamente rapide e cristalline, che ci permettono di pescare sia sulla bollata che “a vista”. Non vediamo schiuse, decidiamo allora di montare due effimere dalla colorazione differente, per capire quale delle due sia più efficace. Io scelgo una tonalità chiara, Cristian lega al suo terminale una effimera più scura. I miei occhiali polarizzati scorgono subito la silhouette della preda ricercata poco sotto la superficie e basta una coda ben indirizzata per poggiare l’effimera nel punto giusto e far salire il temolo dal fondo. Una ferrata rapida mi consente di portare a guadino (in gomma anti-sfregamento di ordinanza) un bel pesce di una quarantina di centimetri. Prima di liberarlo osservo la livrea della sua coda, che mostra il bluastro della specie nostrana. Le mie catture si susseguono, l’effimera chiara sembra al momento la scelta migliore. Si narra che il temolo sia un pesce difficile, che tenda a rifiutare spesso la mosca secca che gli viene presentata. Parzialmente vero, poiché il temolo non è una trota fario e, a differenza di questa, tende a osservare con più attenzione quello che gli passa davanti: spesso sono necessari diversi lanci prima che si convinca ad attaccare la mosca.
la femmina di temolo, catturata dall'autore, mostra tenui sfumature azzurre della caudale, che ci indicano la sua origine autoctona.
Inoltre, poiché spesso vive in acque meno tumultuose rispetto alla trota, sale con più calma sull’imitazione, lasciandosi trasportare indietro dalla corrente, un fatto da non trascurare quando, pescando a vista, si posa la nostra piccola esca galleggiante sull’interfaccia acqua-aria. Le prime ore della mattinata proseguono con un buon numero di catture, principalmente mie, mentre Cristian, a qualche decina di metri da me, non sembra avere la stessa fortuna. Mi fermo a osservarlo e vedo che insiste su un punto, lanciando e rilanciando più volte la sua effimera bruna. Inizio a pensare che l’allievo supererà finalmente il maestro. Ma la mia è una speranza come la secca che sto utilizzando, effimera! Dopo un po’ vedo infatti la canna di Cristian con una bella piega e lui che riesce rapidamente a portare a riva un temolo. Un grosso temolo in realtà, che vado immediatamente a immortalare. È un pinna blu di quasi 50 centimetri, che fa sfoggia orgogliosamente della sua variopinta pinna dorsale, prima di ritornare in acqua sano e salvo. Poi Cristian mi spiegherà che ha lanciato più volte in quel micro-spot perché aveva intravisto la dorsale di un grosso maschio. La mattinata si conclude con qualche altra bella cattura di fondo valle. Missione compiuta! I temoli pinna blu sono stati catturati (e sempre prontamente liberati). Il pescatore che è in me è felice, un po’ meno il ricercatore, che spera che vengano attuati progetti di salvaguardia e re-immissione di questa specie endemica dei torrenti della val Padana dove non è più presente da decenni. Il temolo pinna rossa, quello Europeo, potremmo sempre andare a pescarlo in Svezia.


Box scientifico - Pinne dorsali che sfidano l’idrodinamica. Sfrutto queste poche righe per fare una riflessione: la maggior parte dei pesci grandi nuotatori o che vivono in corrente, siano essi marini (es. tonni, sgombri, marlin) o d’acqua dolce (es. trote, barbi, aspi), hanno spesso una forma ogivale, caratterizzata da pinne che sporgono poco o nulla dalla superficie del corpo. Questo affinché la resistenza causata dal pesce che nuota contro corrente sia ridotta al minimo, senza “prominenze” fuori profilo, riducendo allo stesso tempo i vortici idrodinamici che ostacolano la velocità e aumentano la spesa energetica. Eppure, la natura ci stupisce con le sue eccezioni: pensate al pesce vela, con la sua enorme dorsale, che pur tuttavia è uno dei pesci che raggiunge le più alte velocità nel nuoto. Anche il temolo ricade tra le eccezioni, condividendo con il vela una ragguardevole pinna dorsale, in proporzione forse ancora più estesa. Ma cosa se ne fa un pesce che deve vincere i gorghi dell’acqua che scorre su un ghiareto di una dorsale ingombrante che crea resistenza al nuoto? La risposta sta nella strategia riproduttiva. Infatti, il maschio del temolo possiede una dorsale più sviluppata e colorata della femmina. Queste differenze morfologiche tra sessi vengono definite in zoologia caratteri sessuali secondari. Nel nostro caso, il temolo maschio con la dorsale più alta e bella ha una capacità attrattiva maggiore sulle femmine, assicurandosi quindi migliori performance riproduttive. Alla faccia delle performance nel nuoto…

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Nubia Neo 5 Max, il nuovo smartphone con display da 7,5 pollici che sfida i PadPhone


Nubia Neo 5 Max porta il formato degli smartphone verso una nuova dimensione con un ampio display da 7,5 pollici. Ecco cosa sappiamo del nuovo PadPhone e delle sue caratteristiche
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Nubia ha annunciato il lancio globale di nubia Neo 5 Max. Il device introduce una nuova categoria di PadPhone che coniuga l'esperienza visiva di un tablet compatto con i controlli portatili di una console di gioco. Dotato di un display da 7,5 pollici, nubia Neo 5 Max unisce le funzionalità di un tablet, controlli a livello di console, un'esperienza audiovisiva immersiva e un'assistenza al gaming basata sull'IA in un unico dispositivo versatile per il gaming, l'intrattenimento e la produttività quotidiana.

Un hub “tutto in uno”


nubia Neo 5 Max sviluppa il concetto di PadPhone grazie al suo display da 7,5 pollici con risoluzione da 1,5K leader della categoria, che offre una superficie tattile superiore del 27% rispetto a nubia Neo 5 5G. Il formato 18.7:9 favorisce un'esperienza di gioco più precisa e focalizzata e, nei titoli FPS, consente di ingrandire fino al 40% i contorni dei nemici. Il dispositivo è dotato di certificazione SGS Eye Care a livello hardware, con riduzione della luce blu sull’intero schermo e autentico DC dimming; queste tecnologie, combinate con funzioni software di protezione degli occhi sviluppate internamente e promemoria intelligenti per il benessere visivo, contribuiscono a garantire un utilizzo più confortevole anche durante sessioni prolungate.

Samsung Galaxy Z: quale pieghevole scegliere
Galaxy Z Fold o Galaxy Z Flip? Una guida per capire quale nuovo pieghevole Samsung scegliere in base alle proprie esigenze, dall’uso quotidiano alla produttività
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Le molteplici modalità adattive valorizzano tutte le potenzialità dell'ampio display da 7,5 pollici, trasformando nubia Neo 5 Max in un hub versatile tutto in uno. L'orientamento orizzontale con supporto protettivo lo converte in una mini TV personale; la modalità E-Ink riproduce l'aspetto dell'inchiostro su carta per una lettura confortevole senza affaticamento della vista, mentre le modalità Controller e Streaming permettono un casting reattivo e a bassa latenza dei giochi AAA.

Un'immersione sensoriale completa


nubia Neo 5 Max integra i Neo Triggers 5.0 con una frequenza di campionamento di 990 Hz e una latenza di risposta hardware di 4,7 ms, per un'esecuzione rapida delle azioni di mira, tiro, spostamento e attivazione delle abilità attraverso una configurazione flessibile a quattro dita.

💡
Progettato per l’impugnatura C-grip, il display da 7,5 pollici aumenta la superficie tattile del 27% e amplia la distanza tra i tasti del 21% rispetto ai layout convenzionali

La tecnologia Magic Touch 3.0 mantiene elevata la reattività del display anche nelle situazioni di utilizzo più intense e filtra i tocchi accidentali causati da dita bagnate o unte, mentre un giroscopio ad alta precisione ottimizza il controllo rotazionale e l'antenna di gioco a 360° garantisce una connettività stabile. I due altoparlanti simmetrici offrono un volume superiore del 300%, supportato da un design audio anti-ostruzione. Grazie alla tecnologia audio immersiva Dolby Atmos, nubia Neo 5 Max offre un'esperienza sonora più ricca, con profondità, chiarezza e ottimi dettagli.

Il sistema di raffreddamento


nubia Neo 5 Max combina un chipset MediaTek Dimensity 7100 realizzato con processo produttivo a 6 nanometri, una memoria LPDDR5X e uno spazio di archiviazione UFS 2.2. Questo modello è dotato di un innovativo sistema di raffreddamento da oltre 30.000 mm² in grado di migliorare l'efficienza della dissipazione del calore del 140% attraverso una camera di vapore capillare a doppio strato, che amplia i canali di circolazione vapore-liquido, e un pannello VC stampato in 3D per una dispersione del calore più rapida.

💡
AI Game Space 5.0 offre un rapido accesso agli strumenti di gioco e alle funzionalità di assistenza intelligente. AI Demi Copilot 2.0 funge da allenatore e compagno di gioco, offrendo consigli in tempo reale, aggiornamenti sull'andamento delle partite e supporto legato al gioco

La batteria a due celle da 7.100 mAh distribuisce l'energia in modo più efficiente, contribuendo a contenere il surriscaldamento e a preservare l'affidabilità della batteria nel tempo anche durante un utilizzo intensivo. Durante le sessioni di gioco, la funzione Bypass Charging alimenta direttamente il dispositivo senza surriscaldare la batteria. Anche con una batteria al 5%, la modalità Extreme 5% consente di giocare fino a 22,9 minuti.

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nubia Neo 5 Max è inizialmente disponibile nel Sudest asiatico nelle colorazioni Shadow Black, Titanium Gold e Cyber Silver, e offre configurazioni di 20GB (8GB + 12GB) di RAM con spazio di archiviazione di 256GB o spazio di archiviazione di 512GB. Techpertutti.com vi terrà aggiornati sull'arrivo dal nuovo gaming padphone in Italia.

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Forte di otto generazioni di esperienza nel settore dei dispositivi pieghevoli, Samsung conosce a fondo ciò che gli utenti cercano di più nei dispositivi pieghevoli. La nuova serie Galaxy Z è il risultato di questa esperienza: ogni dispositivo offre prestazioni elevate negli ambiti più importanti per gli utenti, dai display alla durabilità, dalla portabilità alle performance.

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La nuova serie Galaxy Z comprende tre smartphone pieghevoli progettati per esigenze differenti: il compatto Galaxy Z Flip8, il nuovissimo Galaxy Z Fold8 e il potente Galaxy Z Fold8 Ultra. La scelta del modello più adatto dipende, in definitiva, da ciò che ci si aspetta dalla propria esperienza smartphone e dal modo in cui il dispositivo si inserisce nella vita quotidiana.
Samsung Galaxy Z Flip 8Samsung Galaxy Z Flip 8
Scegli Galaxy Z Flip8 se desideri:

  • il dispositivo della serie Galaxy Z più sottile e leggero di sempre;
  • uno smartphone ideale per esprimere la propria creatività e realizzare selfie di alta qualità;
  • svolgere rapidamente le attività quotidiane senza aprire il dispositivo.


Samsung Galaxy Z Fold 8Samsung Galaxy Z Fold 8
Scegli Galaxy Z Fold8 se cerchi:

  • un ampio display pieghevole pensato per lavorare, leggere, guardare contenuti e utilizzare più app contemporaneamente;
  • un’esperienza visiva immersiva per guardare contenuti, leggere e giocare;
  • il Galaxy Z Fold più leggero mai realizzato da Samsung


Samsung Galaxy Z Fold 8 UltraSamsung Galaxy Z Fold 8 Ultra
Scegli Galaxy Z Fold8 Ultra se per te sono prioritari:

  • il massimo dell’esperienza Galaxy, con tutte le funzionalità della gamma Ultra;
  • un display pieghevole da 8 pollici progettato per il multitasking;
  • prestazioni flagship per produttività e creatività;
  • il sistema di fotocamere più evoluto della serie Galaxy Z

Tutti i modelli della serie Galaxy Z condividono la stessa attenzione per resistenza, qualità costruttiva e innovazione. Le più recenti funzionalità di Galaxy AI e un software ottimizzato per ogni form factor offrono un’esperienza d’uso personalizzata, adattata alle caratteristiche di ciascun dispositivo.

Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra, Fold8 e Flip8: tutte le novità
Samsung rinnova la sua famiglia di smartphone pieghevoli con Galaxy Z Fold8 Ultra, Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Flip8. Ecco tutte le novità su design, Galaxy AI, prestazioni e funzionalità pensate per adattarsi a ogni stile di vita
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Non esiste uno smartphone migliore in assoluto, ma quello più adatto al proprio modo di vivere, lavorare e creare. Per questo Samsung continua ad ampliare il proprio portfolio di dispositivi pieghevoli, offrendo soluzioni pensate per esigenze, abitudini e stili di vita differenti. Dal Galaxy Z TriFold presentato all’inizio dell’anno alla nuova serie Galaxy Z, Samsung continua a evolvere il proprio portfolio di dispositivi pieghevoli per rispondere a una vasta gamma di esigenze e stili di vita.


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La collaboratrice più vicina a Trump è stata senza nulla osta di sicurezza per un anno


Natalie Harp ha ottenuto l'autorizzazione soltanto negli ultimi mesi. Intanto il Daily Beast ha pubblicato per intero le due lettere che l'assistente gli scrisse nel 2023.

La collaboratrice più vicina a Donald Trump ha rifiutato ripetutamente, per oltre un anno, di avviare la procedura necessaria a ottenere il nulla osta di sicurezza normalmente richiesto ai dipendenti dell'ala ovest della Casa Bianca. Lo hanno riferito a MS NOW due persone al corrente della vicenda, che non hanno saputo spiegare perché Natalie Harp non avesse completato le pratiche. Dopo che l'ufficio legale della Casa Bianca e i responsabili della sicurezza hanno sollevato il problema, è intervenuto personalmente il presidente. Soltanto negli ultimi mesi Harp ha compilato i moduli, è stata sottoposta alla verifica federale dei precedenti e ha finalmente ottenuto l'autorizzazione.

Il modulo SF-86, indispensabile per avviare l'istruttoria, raccoglie informazioni sulle precedenti residenze, sulla situazione finanziaria e sui contatti con cittadini stranieri. Un alto funzionario della Casa Bianca a conoscenza della procedura ha spiegato che Harp aveva ottenuto diverse proroghe per completarlo, sottolineando che la compilazione richiede molto tempo. Il Secret Service aveva tuttavia espresso preoccupazioni sul suo conto già durante il primo anno del secondo mandato di Trump, secondo tre delle quattro persone sentite da MS NOW. Alcune riguardavano il suo accesso pressoché illimitato al presidente, altre proprio l'assenza del nulla osta.

La Casa Bianca respinge questa ricostruzione. "Natalie Harp ha un nulla osta di sicurezza come tutti gli altri ed è un membro leale e instancabile della squadra del presidente Trump", ha dichiarato a MS NOW la portavoce Karoline Leavitt. L'ufficio stampa non ha risposto alla richiesta di un commento da parte della diretta interessata, che ricopre gli incarichi di assistente speciale e assistente esecutiva del presidente, con uno stipendio annuo di 150.000 dollari.

Chi filtra ciò che arriva a Trump


Harp ha la propria postazione fuori dallo Studio Ovale e filtra buona parte delle informazioni che ogni giorno raggiungono il presidente. Gli consegna pile di fogli stampati: articoli favorevoli, sondaggi positivi provenienti da fonti discutibili e messaggi di persone vicine a Trump, o desiderose di esserlo, che cercano di attirarne l'attenzione. Proprio per questa abitudine, durante la campagna del 2024 i collaboratori più anziani le avevano affibbiato il soprannome di "stampante umana". Secondo una delle fonti di MS NOW, Harp "asseconda gli aspetti meno costruttivi e più problematici del suo carattere, mettendogli davanti materiale che nessuno ha verificato".

Un funzionario della sicurezza nazionale ha osservato che la vicinanza di Harp al presidente, sia nell'ala ovest sia nella residenza, le consente di accedere alle informazioni più delicate che circolano attorno a Trump, più di quasi tutti gli altri alti funzionari della Casa Bianca. I vertici dello staff hanno cercato discretamente di limitare questa disponibilità continua, senza riuscirci. "È semplicemente ostinata e non si rende conto che era proprio ciò che stavano cercando di fare", ha spiegato una delle fonti.

La posizione di Harp è finita di recente sotto i riflettori quando si è saputo che era tra i pochissimi collaboratori saliti con il presidente su un furgone del catering dopo un vertice NATO ad Ankara, per raggiungere in segreto un secondo aereo. Con loro c'erano anche il vicecapo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, mentre il Segretario alla Difesa Pete Hegseth era salito a bordo separatamente. L'Air Force One era intanto decollato come diversivo con a bordo il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, il consigliere Stephen Miller, il resto dello staff e i giornalisti, nonostante si temesse un possibile piano iraniano per colpire l'aereo presidenziale.

Durante un comizio ad Atlanta nel fine settimana, il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha affermato che Trump "non vuole fare il suo lavoro: vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie". La frase ha provocato una dura reazione del presidente, del direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung e del portavoce Davis Ingle, che hanno rivolto al senatore una serie di attacchi personali.

Le lettere del 2023


In questi giorni il Daily Beast ha pubblicato per la prima volta nella loro interezza due lettere scritte da Harp a Trump nel 2023, durante o subito dopo il viaggio di 4 giorni compiuto da Trump nel maggio di quell'anno nei suoi campi da golf di Aberdeen e Turnberry, in Scozia, e di Doonbeg, in Irlanda. All'epoca lei aveva 31 anni, lui 76. Alcuni estratti erano già apparsi in All or Nothing, il libro di Michael Wolff dedicato alla campagna del 2024, e successivamente in un articolo del New York Times.

The Daily Beast published letters that Trump’s 35-year-old aide Natalie Harp allegedly wrote to him

“You are all that matters to me. I don’t want to ever let you down. Thank you for being my Guardian and Protector in this Life”t.co/fTpcaYYsZa pic.twitter.com/40doqcyQU2
— philip lewis (@Phil_Lewis_) August 21, 2026


"Sei tutto quello che conta per me", scrive Harp. "Non voglio mai deluderti", che ringrazia Trump per essere "il mio Custode e Protettore in questa Vita", adottando un uso delle maiuscole che ricorda lo stile del presidente. Una lettera è chiusa con la frase "Con tutto il mio cuore, Natalie" e l'altra con "Sempre, Natalie", entrambe sono firmate a pennarello. In un passaggio scrive di invidiare le donne "il cui unico lavoro sembra essere parlare con te ed essere carine", aggiungendo: "Voglio quel lavoro!!".

In un altro si scusa per essere rimasta bloccata alla dogana durante la trasferta: "Ero sola nel furgone davanti alla dogana, senza passaporto. Sono andata nel panico e avrei dovuto chiamare il Secret Service invece che te". A proposito della propria stanchezza, ammette di essersene accorta troppo tardi: "Non avevo idea di quanto velocemente stessi arrivando all'esaurimento". E conclude: "Sono io a essere indegna".

Wolff, che oltre ad aver scritto il libro conduce il podcast Inside Trump's Head, ha raccontato di avere ricevuto le lettere da fonti interne allo staff elettorale dell'allora candidato repubblicano, preoccupate per la crescente vicinanza di Harp a Trump. Secondo la sua ricostruzione, lo staff trovò i fogli proprio tra le pile di stampe che la collaboratrice stava portando a Trump. Le lettere sono state fotografate e le immagini cominciarono a circolare tra i collaboratori. "Quella che emerge non è una relazione che dovrebbe esistere in un contesto professionale", ha detto Wolff, aggiungendo che all'epoca vi fu "una mezza rivolta" nello staff.

"Le persone vicine a Donald Trump sapevano che passava troppo tempo con Natalie Harp, che la sua influenza stava crescendo e che era un'influenza fondata sul nulla. Non aveva alcuna esperienza". Il Daily Beast ha verificato diversi dettagli contenuti nelle lettere, dalla presenza di Harp a bordo dell'aereo alla passeggiata sul campo da golf anziché in golf cart, confrontandoli con le fotografie scattate in quei giorni. Harp è diventata anche un canale attraverso il quale alcuni leader stranieri raggiungono il presidente in tempo di guerra. Trump le detta inoltre molti dei messaggi che pubblica su Truth Social: è lei a trascriverli e a pubblicarli online.

Il percorso che l'ha portata fino alla porta dello Studio Ovale è cominciato nel 2019, quando Trump la notò durante un intervento su Fox News. L'anno successivo Harp ha parlato alla Convention repubblicana, raccontando che era stato Trump a salvarle la vita. A suo dire, la firma del Right to Try Act, la legge del 2018 che consente ai pazienti affetti da malattie potenzialmente letali di accedere a terapie sperimentali non ancora autorizzate, le aveva permesso di curare un tumore osseo al secondo stadio. Il Washington Post riportò poco dopo le obiezioni dei medici: Harp aveva ricevuto un farmaco immunoterapico già autorizzato dalla FDA, l'agenzia federale che regolamenta i farmaci, ma per un impiego diverso da quello approvato, una situazione non contemplata da quella legge.

Dopo la Convention Harp è diventata conduttrice di One America News, l'emittente della destra radicale sulla quale ha rilanciato le affermazioni infondate di Trump secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state truccate contro di lui. Nel 2022 è poi passata nello staff elettorale di Trump, prima di entrare ufficialmente nell'organico della Casa Bianca il 20 gennaio 2025, giorno del suo secondo giuramento.


Ossoff attacca Trump sui viaggi con la sua assistente


Il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha attaccato il presidente Donald Trump per il rapporto con la sua assistente esecutiva Natalie Harp, 35 anni, durante un comizio tenuto domenica a Midtown, il quartiere centrale di Atlanta. Davanti a più di mille sostenitori il senatore, 39 anni, ha contrapposto i marinai della portaerei USS Abraham Lincoln, rimasta in mare da quasi nove mesi, a un presidente che secondo lui non vuole fare il proprio lavoro.

"Mentre i marinai della Lincoln combattono la sua guerra, mentre prosciuga senza risultati le nostre munizioni e le nostre riserve di petrolio, il presidente dorme durante le riunioni. Gioca a golf e compra e vende azioni. Vedete, non vuole fare il suo lavoro", ha detto Ossoff. "Vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul loro palazzo volante apparentemente indifeso regalato dall'emiro del Qatar."

Trump ha viaggiato con Harp proprio domenica sull'aereo presidenziale donato dal Qatar, per tornare a Washington dal suo circolo di golf in New Jersey dove aveva passato il fine settimana. Nel discorso Ossoff ha accusato il presidente di trascinare una nazione in guerra con la menzogna, di trattare i cittadini come sciocchi e chi serve il paese come pedine.

Harp è diventata una presenza quasi costante accanto al presidente, che ha 80 anni. La giornalista del New York Times Maggie Haberman l'ha descritta come il suo ciuccio umano: "È una specie di ciuccio, se vogliamo dirla così, la sua coperta di Linus", ha detto domenica al giornalista Jacob Soboroff. Il fratello di Harp, Preston, ha definito "molto malsano" il legame della sorella con il presidente.

All'inizio del secondo mandato Trump aveva preso a dire al suo staff che Harp "era l'unica che lo amava quanto sua moglie e i suoi figli", si legge in "Regime Change", il libro scritto da Haberman insieme al collega del New York Times Jonathan Swan. "Voi ve ne andrete tutti a fare soldi", diceva secondo il libro, "lei non mi lascerà mai." Harp gli lasciava biglietti elogiativi negli spazi personali, in uno dei quali aveva scritto "sei tutto ciò che conta per me".

Senator Jon Ossoff slams Trump:

“He doesn’t want to do the job. He wants to build his ballroom and travel with Natalie on their apparently defenseless flying palace gifted by the Emir of Qatar.” pic.twitter.com/SS5I66WQIo
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) August 17, 2026


Nel libro Harp è soprannominata anche stampante umana, perché stampa di continuo per il presidente articoli favorevoli, post sui social e altro materiale lusinghiero. Porta sempre con sé una stampante portatile e un computer per fornirgli informazioni su richiesta.

La vicinanza tra i due è emersa anche la settimana scorsa, quando si è saputo che Harp era tra i pochi collaboratori saliti con Trump su un aereo militare per lasciare la Turchia, dopo che il presidente era uscito di nascosto dall'Air Force One dentro un camion del catering per una minaccia di assassinio iraniana al vertice NATO. Il segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere della Casa Bianca Stephen Miller erano rimasti sull'aereo presidenziale usato come esca, mentre con il presidente erano saliti anche il vice capo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, come ha riportato il Washington Post. Alcuni membri dello staff della Casa Bianca non sapevano che Trump non fosse a bordo dell'aereo su cui erano rimasti.

Ossoff ha dedicato gran parte del comizio al costo della vita. "Costa più che mai riempire il frigorifero, alimentare la casa, farsi una tazza di caffè, comprare il materiale scolastico per i figli o un trattore per la fattoria", ha detto. "Ci era stato promesso che il lavoro duro avrebbe portato ricchezza e avanzamento, ma per troppi il tapis roulant diventa più veloce e più ripido. I georgiani lavorano di più e più a lungo, ma le bollette continuano a salire." Ha poi detto di voler togliere i soldi delle aziende dalla politica, indicando nella corruzione la ragione per cui nulla funziona per le persone comuni.

Il senatore corre per un secondo mandato contro il deputato repubblicano Mike Collins. Il voto anticipato in Georgia comincia tra otto settimane e al giorno delle elezioni mancano meno di 80 giorni. "La Georgia merita di meglio", ha detto Ossoff. "Meglio di un burattino di Trump come Mike Collins, che è a favore della guerra, dei dazi e dei tagli alla vostra sanità. E l'America merita di meglio di Donald Trump."

Ossoff ha accusato Collins di essere un razzista, di essere sotto indagine federale per l'uso illecito di denaro pubblico e di essere circondato da neonazisti e nazionalisti bianchi, oltre ad avere votato per la guerra e per tagliare la sanità. Lo ha anche descritto come un candidato che al podio trema e poi scappa, alla guida di una campagna che sta crollando.

A un evento elettorale a Savannah la settimana scorsa un uomo aveva chiesto a Collins se avrebbe sostenuto una proposta avanzata dall'amministrazione Trump a maggio, un fondo per risarcire chi è stato danneggiato ingiustamente dal governo federale. Molti democratici sostengono che quel fondo potrebbe servire a risarcire i condannati per l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Un portavoce della campagna di Collins ha respinto la ricostruzione di Ossoff, spiegando che il deputato vuole che le agenzie federali rispondano degli abusi di potere ma non sostiene un fondo senza limiti né pagamenti automatici a carico dei contribuenti per chi è stato perseguito per il 6 gennaio.

Ossoff ha detto che l'ostilità di Trump verso la contea di Fulton, che comprende Atlanta, ha la stessa origine di quella verso Filadelfia e Detroit: "È perché il fatto che gli elettori neri siano stati determinanti per la sua sconfitta lo offende ancora più della sconfitta stessa." Ha poi detto che gli americani non sono un'etnia ma un popolo unito da convinzioni condivise. Ha definito assurda la situazione in cui i grandi imprenditori tecnologici scavano bunker e avvertono che l'intelligenza artificiale che stanno addestrando potrebbe portare a disoccupazione di massa o all'estinzione dell'uomo, mentre il Congresso discute di sale da ballo e di sport giovanili.

"So che molti di voi sono qui oggi perché non sopportate quello che è stato fatto al nostro paese", aveva detto Ossoff aprendo il comizio. Il senatore ha presentato la sua corsa come un progetto che va oltre i confini di partito, rivolto a chi cerca equilibrio, competenza e servizio pubblico di qualità, "una campagna di persone perbene che amano il nostro stato e il nostro paese e si prendono cura gli uni degli altri".


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