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L'Oms chiede lo stato di emergenza globale per la crisi climatica


L'Oms spinge per dichiarare il cambiamento climatico un'emergenza sanitaria internazionale. Un vincolo globale che impone di riorientare i bilanci pubblici e che mette a nudo i ritardi dell'Italia, stretta tra risorse insufficienti e la fragilità dei sistemi regionali.

Una commissione paneuropea indipendente convocata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiesto formalmente di dichiarare la crisi climatica «emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale». La richiesta arriva mentre i dati epidemiologici europei mostrano un'accelerazione degli impatti sanitari del riscaldamento globale, con particolare intensità nel bacino mediterraneo. Per l'Italia, dove il sistema sanitario nazionale affronta già pressioni strutturali, la proposta solleva interrogativi concreti su come integrare prevenzione climatica e tutela della salute pubblica senza frammentare ulteriormente le risorse disponibili.

La dichiarazione formale di emergenza sanitaria globale — lo stesso status attribuito a COVID-19, vaiolo delle scimmie ed Ebola — attiverebbe protocolli di coordinamento internazionale vincolanti. Gli esperti della commissione sostengono che milioni di morti potrebbero essere evitate attraverso risposte coordinate tra Stati membri, finanziamenti dedicati alla prevenzione sanitaria legata al clima e meccanismi di allerta precoce per eventi estremi. L'Italia conosce bene il peso sanitario delle ondate di calore: l'estate 2023 ha registrato oltre 18.000 decessi in eccesso attribuibili alle temperature record, concentrati soprattutto tra anziani con patologie croniche nelle città del Centro-Sud. Il caldo estremo non colpisce uniformemente, ma amplifica disuguaglianze preesistenti nell'accesso alle cure e nelle condizioni abitative.

La corsa contro il tempo per ridare ossigeno ai fiumi
I fiumi si stanno scalcaldando e perdendo ossigeno più rapidamente degli oceani.
L'AnalistaRedazione

Obblighi Oms senza coperture: il rischio di una sanità italiana impreparata all'emergenza


Dichiarare la crisi climatica emergenza sanitaria globale significherebbe riorientare parte del bilancio sanitario verso interventi preventivi: dall'adattamento delle strutture ospedaliere alle temperature crescenti fino al potenziamento della sorveglianza epidemiologica per malattie trasmesse da vettori in espansione verso nord. L'Aedes albopictus, la zanzara tigre, ha già colonizzato stabilmente l'Italia settentrionale e trasmette virus come dengue e chikungunya. Nel 2017 un focolaio di chikungunya ha colpito il Lazio con oltre 300 casi confermati. Episodi sporadici di dengue autoctona si registrano ogni anno, segnale di un rischio endemico crescente che richiede investimenti in monitoraggio entomologico e formazione del personale sanitario.

Il problema per l'Italia è duplice. Da un lato, il Servizio Sanitario Nazionale opera con risorse inferiori alla media europea: la spesa sanitaria pubblica si attesta attorno al 6,8% del PIL, contro il 9,5% della Germania. Dall'altro, le Regioni gestiscono autonomamente la sanità, creando disparità geografiche che il cambiamento climatico rischia di aggravare. Le amministrazioni meridionali, già sotto stress finanziario e soggette a piani di rientro, dovranno affrontare impatti climatici più intensi con meno margini di manovra. Senza un coordinamento nazionale rafforzato, la dichiarazione dell'Oms potrebbe tradursi in obblighi formali senza copertura effettiva.

In Italia l'inquinamento causa 50 mila morti all'anno


L'emergenza climatica interseca l'emergenza cronica della qualità dell'aria. La Pianura Padana rimane una delle aree più inquinate d'Europa, con concentrazioni di PM2.5 e biossido di azoto sistematicamente oltre i limiti normativi. Il cambiamento climatico acuisce il problema: stagioni più calde prolungano la stagione pollinica, aumentando casi di asma e allergie respiratorie; eventi di siccità sollevano polveri dal suolo agricolo; incendi boschivi più frequenti e intensi rilasciano particolato fine che viaggia per centinaia di chilometri. L'Agenzia Europea dell'Ambiente stima che in Italia l'inquinamento atmosferico causi oltre 50.000 morti premature annue, un bilancio sanitario paragonabile a quello di alcuni Paesi in guerra.

Le amministrazioni locali hanno attivato misure emergenziali — blocchi del traffico, limitazioni agli impianti di riscaldamento — ma l'approccio resta reattivo. Una dichiarazione Oms potrebbe spingere verso politiche integrate che affrontino simultaneamente emissioni climalteranti e inquinanti locali: elettrificazione dei trasporti, riqualificazione energetica degli edifici, riconversione agricola verso pratiche meno intensive. Le imprese manifatturiere del Nord, concentrate in settori ad alta intensità energetica, guardano con preoccupazione a regolamentazioni più stringenti, ma alcune stanno già investendo in tecnologie pulite per anticipare obblighi futuri e mantenere competitività sui mercati internazionali.

Green Deal e fondi UE: l'opportunità del Sud Italia contro l'emergenza climatica


L'Unione Europea ha incluso la salute tra le priorità del Green Deal, con il Piano d'Azione per l'Inquinamento Zero e la Strategia di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Tuttavia, le competenze sanitarie restano nazionali, limitando la capacità di risposta coordinata. Una dichiarazione Oms potrebbe sbloccare fondi europei dedicati, attraverso strumenti come il Programma EU4Health o il Fondo di Coesione, per interventi di adattamento sanitario nelle Regioni più vulnerabili. Per l'Italia meridionale, dove infrastrutture sanitarie fragili si combinano con esposizione elevata a caldo estremo, siccità e rischio idrogeologico, l'accesso a finanziamenti europei vincolati potrebbe rappresentare un'opportunità di modernizzazione altrimenti inaccessibile.

Alcuni Paesi nordeuropei hanno già integrato il cambiamento climatico nei piani sanitari nazionali. La Svezia ha istituito un Centro Nazionale per la Salute Climatica che coordina ricerca, formazione medica e linee guida cliniche. Il Regno Unito ha sviluppato protocolli di allerta per ondate di calore collegati al sistema sanitario nazionale, con attivazione automatica di servizi di supporto per popolazioni vulnerabili. L'Italia dispone di sistemi di sorveglianza regionale, ma la frammentazione amministrativa ostacola risposte rapide e uniformi. La proposta alla WHO potrebbe fungere da catalizzatore per armonizzare protocolli, condividere dati in tempo reale e costruire capacità di risposta su scala nazionale.

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I Repubblicani del Midwest chiedono aiuto a Vance


I leader del partito puntano sul vicepresidente per mobilitare gli elettori di Trump in Stati chiave come Ohio, Michigan e Wisconsin, in vista di un voto reso difficile dalla guerra in Iran e dal caro vita.

I repubblicani degli Stati del Midwest stanno chiedendo al vicepresidente JD Vance di moltiplicare le visite nei loro territori in vista delle elezioni di metà mandato, nella convinzione che la sua presenza sia decisiva per portare alle urne l'elettorato di Donald Trump. La richiesta arriva in una fase difficile per il partito, alle prese con una guerra in Iran impopolare e con la crescente preoccupazione degli americani per il costo della vita. A riportare la notizia è Politico.

Vance "sarà sicuramente in Michigan diverse volte in questo ciclo elettorale", ha dichiarato a Politico Jim Runestad, presidente del partito repubblicano del Michigan, spiegando che lo staff del vicepresidente lo ha contattato per valutare "tutte le diverse opzioni possibili per una sua visita". Lo stesso Runestad ha definito "assolutamente vitale" la presenza di Trump e Vance nello Stato.

La posta in gioco è alta. I repubblicani difendono maggioranze risicate alla Camera e al Senato, e una manciata di sfide chiave nel Midwest determinerà chi controllerà il Congresso negli ultimi due anni del mandato presidenziale. Gli stessi Stati saranno poi campi di battaglia decisivi per le presidenziali del 2028. Trump ha già visitato l'Iowa e il Michigan a gennaio, l'Ohio e il Kentucky a marzo, l'Arizona ad aprile, ma i suoi spostamenti interni sono diminuiti dopo l'autorizzazione degli attacchi americani contro l'Iran, che ha mandato in tilt il mercato dell'energia. Vance invece ha intensificato le tappe, toccando Iowa, Georgia, Ohio, Wisconsin, North Carolina, Maine e Minnesota, con una visita prevista in Missouri.

L'interesse dei dirigenti locali per Vance si manifesta mentre alcuni nel partito vedono le sue possibilità di ottenere l'appoggio di Trump per la corsa del 2028 minacciate dalla concorrenza del segretario di Stato Marco Rubio. Il presidente non ha ancora indicato il suo erede e per Vance costruire rapporti solidi nel Midwest sarebbe utile in entrambi gli scenari.

Dennis Lennox, stratega repubblicano del Michigan, ha spiegato a Politico la logica della scommessa sul vicepresidente. "I repubblicani hanno bisogno di Vance e di ogni altra carta possibile per far andare a votare gli elettori di Trump", ha detto, sottolineando che in Michigan "questa è un'altra elezione di affluenza. Non c'è persuasione. Se i repubblicani si presentano, i repubblicani vincono", anche grazie al voto di lista bloccata.

Sullo sfondo c'è il tema economico, che i dirigenti repubblicani considerano centrale. Runestad ha definito la chiusura della guerra in Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz "la questione che incombe" sul voto, dicendosi però fiducioso in una soluzione rapida negoziata dal presidente. William McCoshen, stratega del partito in Wisconsin, ha indicato una soglia precisa, ovvero riportare il prezzo della benzina intorno ai tre dollari al gallone, definendolo "un enorme aiuto per i repubblicani in autunno". Il segretario al Tesoro Scott Bessent ad aprile aveva detto ai giornalisti che il sollievo sui prezzi potrebbe arrivare in estate. Trump sostiene che i rincari siano un effetto temporaneo e necessario per impedire all'Iran di dotarsi di un'arma nucleare. Alex Triantafilou, presidente del partito repubblicano dell'Ohio, ritiene che gli elettori dello Stato, che hanno scelto Trump con uno scarto dell'11 per cento nel 2024, capiscano il compromesso.

La Casa Bianca ha confermato che Trump e Vance moltiplicheranno le tappe nel Midwest nei prossimi mesi. Un alto funzionario ha spiegato che presidente, vicepresidente e l'intero gabinetto viaggeranno per il Paese per presentare nella migliore luce possibile i risultati ottenuti e le promesse per i prossimi due anni. La portavoce della Casa Bianca Olivia Wales ha anticipato che Trump traccerà un contrasto netto con i democratici al Congresso, accusandoli di aver favorito l'ingresso di milioni di immigrati irregolari, di aver creato la peggiore crisi inflazionistica degli ultimi decenni e di essere troppo deboli sulla criminalità.

Vance, che inizialmente aveva espresso scetticismo verso Trump sull'opportunità degli attacchi all'Iran ma ha poi sostenuto la linea dell'amministrazione, nei suoi interventi pubblici punta sulle proprie origini umili per stabilire un legame con gli elettori. Anika Rickard, direttrice della comunicazione del partito repubblicano del Wisconsin, ha sostenuto che il messaggio del vicepresidente sulla cancellazione delle tasse su mance e straordinari sia uno strumento efficace per veicolare la strategia della Casa Bianca sull'accessibilità economica.

La trasferta del vicepresidente nei prossimi mesi sarà anche un banco di prova personale, oltre al ruolo di responsabile della raccolta fondi del Comitato nazionale repubblicano, in vista di una possibile candidatura presidenziale nel 2028. Una persona vicina alla Casa Bianca, citata in forma anonima da Politico, ha osservato che Vance affronta i temi politici con un tono empatico che molti vorrebbero sentire dallo stesso presidente, e che la strategia di esposizione sul territorio gli consente di apparire al tempo stesso come la figura di riferimento per il futuro del partito.

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Le psicotrappole: perché il tuo cervello sabota le abitudini (e come uscirne)


Scopri le 5 psicotrappole che sabotano il cambiamento, meccanismi automatici del cervello che agiscono prima che tu te ne accorga. Bias di conferma, pensiero tutto-o-niente, effetto «che tanto ormai»: come riconoscerli e disarmarli oggi.

In breve

Riferimenti: B.J. Fogg e Wendy Wood.

Le trappole mentali sabotano le abitudini con pensieri «tutto o niente» e rimando: sostituiscili con gesti piccoli tracciati, identità («sono chi fa X») e rientro dopo uno scivolone — mai due giorni saltati di fila.

Hai mai cominciato una dieta di lunedì, sbagliato un pasto il mercoledì, e pensato: "Che tanto ormai, la settimana è già rovinata"?

Sì. Lo so.

E sai cosa? Non è solo la dieta. È la palestra che rimandi al prossimo lunedì. È il libro sul comodino che aspetta da tre mesi. È il progetto che "inizierai quando avrai più tempo", e il momento giusto non arriva mai.

Non è debolezza. Non è mancanza di volontà. È una psicotrappola, un meccanismo automatico del tuo cervello che si attiva senza chiederti il permesso, senza avvisarti, e spesso senza che tu te ne accorga.

Il problema non è che non vuoi cambiare.

Il problema è che stai usando la testa sbagliata per farlo.


TL;DR, Quello che trovi in questo articolo:

  • Le psicotrappole sono meccanismi mentali automatici che sabotano il cambiamento prima ancora che tu te ne accorga
  • Le 5 più pericolose per chi lavora sulle abitudini: bias di conferma, pensiero tutto-o-niente, effetto "che tanto ormai", procrastinazione emotiva, identità bloccata
  • Non è una colpa tua, sono risposte evolutive che ora giocano contro di te
  • Il Protocollo Anti-Psicotrappola: 4 mosse concrete per disarmarle oggi

Cos'è una psicotrappola (e perché nessuno te lo spiega davvero)


Una psicotrappola è un pattern cognitivo automatico che il cervello esegue per risparmiare energia, ma che, nel contesto delle abitudini moderne, finisce per sabotarti.

Il tuo cervello non è cattivo. È efficiente. Ha imparato a creare scorciatoie neurali che funzionavano benissimo nella savana africana, e meno bene nel 2026.

Pensa al tuo cervello come a un sistema operativo scritto 200.000 anni fa. Funziona ancora benissimo per la maggior parte delle cose. Ma alcune funzionalità legacy, le psicotrappole, sono diventate bug.

E come ogni bug, si possono debuggare. Questa guida è il tuo debugger.


Le 5 psicotrappole che sabotano le tue abitudini

1. Il bias di conferma, Vedi solo ciò che già credi


Stai cercando di correre ogni mattina. Il primo giorno esci, fa freddo, rientri stanco. Quel piccolo disagio rinforza la voce nella tua testa che già sapeva che "non sei un tipo da corsa".

Il bias di conferma è la tendenza del cervello a cercare, ricordare e pesare di più le informazioni che confermano ciò che già crede. Daniel Kahneman lo descrive in dettaglio in Pensieri lenti e veloci come uno dei bias più difficili da aggirare, proprio perché opera sotto la soglia della coscienza. Il paradosso è che più sei intelligente, più sei bravo a costruire argomentazioni convincenti a favore di ciò che già credi, e più è difficile smontarle.

Risultato: inizi a raccogliere "prove" che il cambiamento non fa per te, anche quando le prove reali dicono il contrario.

La trappola: non è che non ci riesci. È che cerchi inconsciamente le conferme del fatto che non puoi riuscirci. Ci sei già passato, vero?


2. Il pensiero tutto-o-niente, Il perfezionismo che uccide il progresso


O fai la settimana perfetta di allenamento, o è come se non avessi fatto niente. O segui la dieta al 100%, o hai fallito.

Questo schema ha una base neurologica precisa: il cervello prefrontale, quello che ragiona con calma, viene sovrastato dall'amigdala, quella che reagisce in fretta. Quando percepisci uno sbaglio, scatta la risposta di minaccia. E la risposta di minaccia non conosce le sfumature: tutto o niente.

Il problema è che il progresso reale non è mai lineare. James Clear, in Atomic Habits, usa questa metafora: non è il singolo allenamento a cambiarti, è la direzione. Se sei all'80%, sei comunque nella direzione giusta.

Il pensiero tutto-o-niente ti fa scendere dall'autobus perché non sei salito alla fermata giusta. Ma l'autobus passa di nuovo. Sempre.


3. L'effetto "che tanto ormai", Il sabotatore più subdolo


Questo meccanismo ha un nome scientifico: What the Hell Effect. È stato studiato dalla psicologa Janet Polivy e descrive un pattern ben documentato: una volta rotto il "codice" di un comportamento virtuoso, il cervello tende a capitalizzare sulla trasgressione per giustificarne altre.

Hai mangiato il dolce dopo pranzo. Che tanto ormai. Ecco la pizza a cena. Che tanto ormai. E il gelato dopo.

La trappola non è il dolce. È il ragionamento che segue il dolce.

Ogni abitudine funziona su tre elementi: segnale, routine, ricompensa. L'effetto "che tanto ormai" entra esattamente nella fase di routine e la fa deragliare. Riconoscerlo nel momento in cui accade è già metà della battaglia, e smentisce anche il mito dei 21 giorni per formare un'abitudine, che non considera quanto siano fragili le routine nelle prime settimane.


4. La procrastinazione emotiva, Non è pigrizia, è regolazione


La procrastinazione non è un problema di gestione del tempo. È un problema di regolazione emotiva.

Quando eviti di iniziare, il tuo cervello non sta calcolando male le priorità. Sta cercando di evitare un'emozione scomoda: la paura di non essere abbastanza, l'ansia da prestazione, il senso di inadeguatezza.

So che ti senti in colpa quando procrastini. Ma la colpa è la trappola nella trappola: più ti giudichi, più il cervello cerca di proteggerti dal giudizio futuro rimandando ancora. È un loop, e uscirne richiede compassione, non frustrazione.

Studi dell'Università di Sheffield (Sirois & Pychyl, 2013) mostrano che i procrastinatori cronici hanno livelli di cortisolo significativamente più alti rispetto alla media. Il cervello usa la distrazione come meccanismo di difesa contro il disagio emotivo anticipato.

Risultato: aspetti il momento giusto. Ma il momento giusto non arriva mai, perché non è mai stato un problema di timing.


5. L'identità bloccata, "Io sono fatto così"


"Non sono disciplinato." "Sono sempre stato pigro." "Non ho la testa per queste cose."

Quante volte hai detto queste frasi a te stesso? Magari le hai sentite da qualcun altro, anni fa, un genitore, un professore, un capo. E le hai fatte tue, come se fossero un fatto biologico immutabile invece di una storia che qualcuno ti ha raccontato.

Queste frasi sembrano descrizioni di chi sei. In realtà sono previsioni su chi sarai. E il cervello, un organo straordinariamente compiacente, farà di tutto per confermarle.

La neuroplasticità dimostra che il cervello si rimodella in base alle esperienze ripetute. Ma questa stessa plasticità vale anche per le credenze negative: ogni volta che pensi "sono fatto così", stai rinforzando un circuito neurale che rende il cambiamento più difficile.

L'identità non è un punto di partenza. È un punto di arrivo.

È il motivo per cui il lavoro sulle abitudini è inseparabile dal lavoro sui pensieri che hai su te stesso. Se vuoi capire come i tuoi pensieri automatici costruiscono (o demoliscono) la tua identità, l'articolo non sei i tuoi pensieri è il punto di partenza giusto.


Il Protocollo Anti-Psicotrappola, 4 mosse concrete


Ora che sai cosa ti blocca, ecco come disarmarlo. Non serve la forza di volontà. Serve un sistema.

Mossa 1, Nomina la trappola.
Quando senti il pensiero automatico, dagli un nome ad alta voce (o per iscritto): "Questo è il mio pensiero tutto-o-niente." Sembra banale. Non lo è. Il solo atto di nominarla crea distanza tra te e il pensiero, è il principio della defusione cognitiva dell'ACT (Acceptance and Commitment Therapy). La trappola perde potere nel momento in cui smette di essere invisibile.

Mossa 2, Abbassa l'asticella al minimo assoluto.
L'abitudine che non puoi fallire deve essere irrisoriamente facile. Se cadi nel tutto-o-niente, la regola è: anche solo le scarpe ai piedi contano. Anche solo aprire il quaderno. Il punto è non rompere la catena, non la perfezione dell'esecuzione. Come scrive Clear in Atomic Habits: "Mai saltare due volte di fila." Uno è un incidente. Due è l'inizio di una nuova abitudine.

Mossa 3, Recupera subito, mai lunedì.
L'effetto "che tanto ormai" si disarma nel momento esatto in cui decidi di non seguirlo. Se hai saltato l'allenamento il mercoledì, giovedì è già una vittoria, spesso la vittoria più importante della settimana, perché è quella che il cervello non si aspettava. Non aspettare il reset settimanale: ogni momento è un punto di ripartenza valido.

Mossa 4, Costruisci prove di identità.
Ogni piccola azione coerente è una prova che stai diventando qualcuno. Non qualcuno che "cerca di allenarsi", qualcuno che si allena. Scrivi quelle prove: un diario, una nota vocale, un segno su un calendario. Il cervello ha bisogno di evidenza concreta per aggiornare le sue credenze su di te. Dagli quella evidenza, giorno dopo giorno.


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FAQ, Domande frequenti sulle psicotrappole


Come faccio a riconoscere una psicotrappola nel momento in cui si attiva?
Il segnale più affidabile è un cambio improvviso di umore o motivazione senza una causa esterna evidente. Se un momento fa eri determinato e un secondo dopo pensi "tanto non serve a niente", è quasi certamente una psicotrappola al lavoro. Il metodo più efficace è tenere un piccolo diario delle situazioni in cui molli, i pattern emergono in fretta.

Il pensiero tutto-o-niente è davvero così diffuso?
Molto più di quanto si pensi. La ricerca cognitivo-comportamentale lo identifica come uno dei distorsioni cognitive più comuni, presente in oltre il 70% dei casi di blocco comportamentale. Non è un tratto di personalità, è un'abitudine di pensiero, e come tale si può modificare.

Quanto tempo ci vuole per uscire da una psicotrappola?
Non c'è un numero magico, e chi te lo dà sta semplificando troppo. La variabile che conta di più è la consapevolezza: una volta che riesci a nominare la trappola nel momento in cui si attiva, i tempi si accorciano drasticamente. Per la maggior parte delle persone, 3-4 settimane di pratica consapevole producono una differenza misurabile.

Posso eliminare le psicotrappole definitivamente?
Probabilmente no, e non è nemmeno l'obiettivo. Il cervello continuerà a proporre scorciatoie automatiche. L'obiettivo non è spegnere il meccanismo, ma imparare a non seguirlo ciecamente. Con la pratica, il gap tra il pensiero automatico e la tua risposta si allarga: in quel gap c'è la libertà di scegliere.

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I giovani americani sono i più pessimisti al mondo sul lavoro


Solo il 43% degli americani tra 15 e 34 anni pensa che sia un buon momento per trovare lavoro, contro il 64% degli over 55. Il divario di 21 punti non ha eguali nei 141 Paesi misurati da Gallup.

Negli Stati Uniti i giovani guardano al mercato del lavoro con molto più pessimismo dei loro genitori. Secondo il sondaggio annuale di Gallup, nel 2025 solo il 43% degli americani tra i 15 e i 34 anni ha dichiarato che nella propria zona fosse un buon momento per trovare lavoro. Tra gli over 55 la quota sale invece al 64%.

La distanza è di 21 punti percentuali: il divario generazionale più ampio tra i 141 Paesi e territori misurati. Differenze a doppia cifra emergono solo in altri 5 casi: Cina, con 12 punti, Serbia, Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Norvegia. Nel resto del mondo, però, la dinamica è in genere opposta: la mediana globale registra uno scarto di 10 punti, ma a essere più pessimisti sono gli adulti.

Mercato del lavoro · Sondaggio Gallup 2025

Il paradosso americano:
giovani più scoraggiati dei loro genitori


Negli Stati Uniti la fiducia nelle prospettive di lavoro segue una geografia capovolta rispetto al resto del mondo. Gli over 55 sono più ottimisti dei 15-34enni: 21 punti di distanza, il divario generazionale più ampio tra tutti i 141 Paesi misurati.

Fonte Gallup ~1.000 interviste per Paese

Giovani 15-34
43%
Dicono che è un buon momento per trovare lavoro

vs

Over 55
64%
Mantengono una fiducia molto più solida

Divario generazionale: 21 punti · il più alto al mondo

Esplora l'analisi
1 Il divario 2 Nel mondo 3 Le cause

Stati Uniti vs Mondo

L'anomalia statunitense: dove la dinamica si inverte


Nella mediana globale lo scarto generazionale è di 10 punti, ma con segno opposto: a essere più pessimisti sono gli adulti. Negli Stati Uniti accade il contrario, in misura senza precedenti.

20% 35% 50% 65% 80% Stati Uniti Divario record 43% 64% ↔ 21 punti Mediana globale 141 Paesi · segno inverso ~40% ~50% ↔ 10 punti (inverso)

Stati Uniti divario record
21 punti

43%
Giovani

64%
Over 55

↑ Gli over 55 sono più ottimisti dei giovani: l'anomalia statunitense

il quadro nel resto del mondo

Mediana globale 141 Paesi
10 punti

~40%
Over 55

~50%
Giovani

↓ Nel resto del mondo accade il contrario: i giovani sono più ottimisti

Giovani 15-34 anni
Adulti over 55

Negli Stati Uniti i giovani sono oggi il gruppo più pessimista del Paese sul mercato del lavoro. Una posizione che nella grande maggioranza dei Paesi misurati appartiene invece agli over 55.

Confronto internazionale

Solo 5 Paesi mostrano una distanza a doppia cifra. Nessuno arriva ai 21 punti americani


Tra i 141 Paesi e territori misurati da Gallup, lo scarto a due cifre tra giovani e over 55 compare in soli 6 casi. Gli Stati Uniti guidano la classifica con un margine quasi doppio rispetto al secondo Paese.

87°
Posizione USA su 141 Paesi per ottimismo dei giovani

6
Paesi con un divario generazionale a doppia cifra

Paesi con divario over 55 → giovani 15-34
Differenza in punti percentuali tra la quota di over 55 e quella di 15-34enni che giudica positivo il momento per cercare lavoro. In tutti i Paesi elencati sono gli adulti a essere più ottimisti dei giovani: una dinamica che inverte la mediana globale, dove invece accade il contrario.


Stati Uniti

21


Cina

12


Serbia

11


Emirati Arabi Uniti

11


Hong Kong

10


Norvegia

10

Da tenere a mente

Negli altri Paesi in classifica il divario segue la stessa direzione degli Stati Uniti. Nel resto del mondo, però, il quadro è opposto: i giovani restano più ottimisti degli adulti, con una mediana globale di 10 punti a loro favore.

Cosa c'è dietro

Due fattori convergenti: l'intelligenza artificiale e il ruolo del capitale sociale


Gallup individua nel calo dei laureati senza impiego a tempo pieno il segnale più netto. Analisti e ricercatori indicano due cause strutturali che si rinforzano a vicenda.

01

L'intelligenza artificiale erode i ruoli entry-level
Le posizioni storicamente occupate dai neolaureati — il primo gradino delle carriere — sono i ruoli più esposti alla rivoluzione dell'intelligenza artificiale generativa.
Stiamo tagliando la scala della carriera dall'inizio. — Sam Hiner, Young People's Alliance, ad Axios

02

Il capitale sociale pesa più delle qualifiche
Secondo Hiner il mercato del lavoro statunitense premia sempre più le reti di relazioni rispetto al titolo di studio, un meccanismo che svantaggia chi entra ora.

03

Il segnale più netto arriva dai laureati senza lavoro
L'analisi di Benedict Vigers (Gallup) individua tra i giovani con istruzione superiore non ancora impiegati a tempo pieno il calo di fiducia più marcato.
È probabile che in questo calo ci sia una buona dose di intelligenza artificiale. — Benedict Vigers, senior news writer Gallup, ad Axios

Da non perdere di vista

Nonostante il pessimismo interno, i giovani americani restano più ottimisti di molti coetanei nel resto del mondo. In Corea del Sud, per esempio, solo il 28% dei 15-34enni indica il 2025 come un buon momento per cercare lavoro.

Fonte Gallup World Poll 2025. Interviste in circa 140 Paesi, ~1.000 persone per Paese, tra il 27 marzo e il 5 dicembre 2025. Margine di errore ±2,2 – ±5,5 punti, livello di confidenza 95%.

Il paradosso americano


Il dato, pubblicato da Axios, avvicina le due maggiori economie del pianeta. Alla vigilia del nuovo incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, previsto a Pechino, Stati Uniti e Cina condividono almeno un elemento: in entrambi i Paesi i giovani sono molto più scoraggiati dei loro genitori sulle prospettive occupazionali.

I giovani americani avevano già attraversato fasi di pessimismo sul lavoro, ricorda Axios. La novità del 2025 è che oggi sono loro il gruppo più cupo del Paese, mentre gli over 55 conservano una fiducia molto più solida.

I numeri ridimensionano anche un'immagine consolidata dei giovani americani. Sono i più delusi rispetto alle generazioni più anziane del proprio Paese, ma restano più ottimisti di molti coetanei nel resto del mondo: si collocano all'87esimo posto su 141 Paesi. In Corea del Sud, per esempio, solo il 28% dei giovani ha indicato il 2025 come un buon momento per cercare lavoro, una quota quasi identica al 25% registrato tra gli over 55.

L'effetto dell'intelligenza artificiale


Il calo più netto della fiducia riguarda una fascia precisa: i giovani americani con istruzione superiore che non hanno ancora un impiego a tempo pieno. Lo segnala Benedict Vigers, senior news writer di Gallup, che ha analizzato i dati. "È probabile che in questo calo ci sia una buona dose di intelligenza artificiale", ha dichiarato ad Axios.

Sam Hiner, cofondatore e direttore esecutivo della Young People's Alliance, indica due fattori convergenti: l'intelligenza artificiale, che sta comprimendo i ruoli entry-level, storicamente il primo gradino delle carriere, e un mercato del lavoro statunitense che premia sempre più il capitale sociale rispetto alle qualifiche formali. "Stiamo tagliando la scala della carriera dall'inizio", ha detto Hiner ad Axios.

La rilevazione di Gallup si basa su campioni rappresentativi a livello nazionale in circa 140 Paesi, con interviste a circa mille persone per Paese, condotte tra il 27 marzo e il 5 dicembre 2025. Il margine di errore varia tra ±2,2 e ±5,5 punti percentuali, con un livello di confidenza del 95%.

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Trump è impopolare come non mai


L'analisi del sondaggista G. Elliott Morris mostra un consenso in caduta libera, trainato dall'inflazione e dal prezzo della benzina salito del 50% dall'inizio della guerra con l'Iran.

Il presidente Donald Trump ha un tasso di approvazione del 37% e di disapprovazione del 60%, il dato più basso registrato da un presidente americano in qualsiasi momento del mandato dalla fine della seconda presidenza di George W. Bush. È quanto emerge dall'analisi pubblicata sulla newsletter Strength In Numbers da G. Elliott Morris, basata sulla media dei sondaggi raccolti dal sito 50+1.

Il dato di approvazione netta, ovvero la differenza tra chi approva e chi disapprova, colloca Trump più in basso di qualsiasi presidente moderno a questo stadio del mandato. Il precedente minimo apparteneva a Joe Biden, che a metà 2022 si attestava intorno al -21, un livello che secondo Morris probabilmente costò ai democratici la Camera in quella tornata elettorale. Anche considerando che Trump sta servendo un secondo mandato non consecutivo, e confrontandolo quindi con i punti più bassi di altre presidenze, i suoi numeri restano paragonabili a quelli toccati da Richard Nixon durante lo scandalo Watergate e da George W. Bush nei momenti peggiori. La differenza è che quei minimi arrivarono dopo anni di logoramento, mentre Trump li registra precocemente.

Il fattore principale dietro questo crollo è l'inflazione. Un sondaggio CNN/SSRS condotto tra il 30 aprile e il 4 maggio ha rilevato che il 77% degli americani, inclusa una maggioranza di repubblicani, ritiene che le politiche di Trump abbiano fatto aumentare il costo della vita nella propria comunità. Sull'inflazione, l'approvazione netta del presidente è precipitata a circa -40. Un sondaggio dell'Economist/YouGov la colloca a -44, con il 25% degli intervistati che approva e il 69% che disapprova. Si tratta di numeri peggiori di qualsiasi punto della presidenza Biden.

I dati del Consumer Price Index di aprile, diffusi il 12 maggio, hanno mostrato un aumento dei prezzi dello 0,6% nel mese, portando l'inflazione annuale al 3,8%, il livello più alto da maggio 2023. I prezzi dell'energia sono saliti del 3,8% solo ad aprile, dopo essere cresciuti del 10% a marzo, e hanno rappresentato oltre il 40% dell'aumento complessivo. I salari orari reali medi sono scesi dello 0,5% nel mese, mentre il prezzo della benzina è aumentato del 28,4% su base annua.

Secondo i dati di EIA.gov, il prezzo al dettaglio di un gallone di benzina è rimasto stabile per gran parte del 2025, intorno ai 3 dollari. Con l'inizio della guerra con l'Iran il 28 febbraio, è iniziata una rapida escalation: 3,15 dollari ai primi di marzo, 3,85 a metà mese, 4,13 a fine marzo e circa 4,63 a metà maggio. Un aumento di circa 1,50 dollari al gallone, pari al 50% rispetto al minimo di fine febbraio, concentrato soprattutto nelle quattro settimane successive all'inizio del conflitto.
Il voto della benzina — FocusAmerica

Il peso dell'economia sul voto

Il voto della benzina:
il carburante che affonda Trump


Tra fine febbraio e metà maggio 2026, il prezzo della benzina al gallone è passato da meno di 3 a 4,63 dollari. Nello stesso arco di tempo, l'approvazione netta del presidente è caduta al minimo della sua seconda presidenza. È il voto retrospettivo nella sua forma più brutale: quando il pieno costa troppo, la Casa Bianca ne paga il prezzo politico.

Analisi su dati EIA, CNN/SSRS, Economist/YouGov, Silver Bulletin Aggiornato al 15 maggio 2026

Benzina (gallone)Benzina
$4,63
Prezzo medio nazionale a metà maggio 2026

Approvazione nettaApprovazione
−19
Trump tocca il minimo della sua seconda presidenza

Dall'inizio della guerra con l'Iran la benzina è cresciuta del +55%

Esplora in dettaglio
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Due curve, una stessa data

Il prezzo della benzina sale, la fiducia scende


Tra gennaio e maggio 2026 il prezzo della benzina e l'approvazione netta di Trump seguono traiettorie opposte: più il pieno diventa costoso, più il consenso del presidente diminuisce. La linea verticale tratteggiata indica il 28 febbraio, il giorno d'inizio della guerra con l'Iran.


Benzina—
Approvaz.—

Tocca un punto del grafico per i dettagli

Prezzo medio gallone benzina · EIA
Approvazione netta Trump · Silver Bulletin

Dall'inizio della guerra con l'Iran sono passate poco più di dieci settimane. In questo periodo il prezzo della benzina al gallone è aumentato di 1,65 dollari, mentre l'approvazione netta di Trump è scesa di oltre 6 punti nella media Silver Bulletin. È il meccanismo del voto economico retrospettivo: gli elettori giudicano chi governa in base a ciò che vivono ogni giorno, soprattutto quando fare il pieno diventa più costoso.

Cinquant'anni di crolli di popolarità presidenziali

Solo quattro presidenti sono scesi così in basso. Trump ci è arrivato più in fretta


Dal 1974 a oggi, solo Nixon, Bush, Biden e Trump hanno raggiunto livelli simili di disapprovazione netta. In tutti i casi c'era una crisi politica, economica o internazionale già esplosa. La differenza in questo caso è la velocità: Trump ha toccato quella soglia prima degli altri.

Sotto ogni presidente è sintetizzato da due dati: il punto più basso dell'approvazione netta registrato durante il mandato e il numero di mesi trascorsi dall'insediamento prima di raggiungerlo.

1974

Richard Nixon

−42
Approv. netta

Scandalo Watergate: dimissioni anticipate ad agosto, dopo 2 anni di indagini su intercettazioni illegali alla sede democratica.
Tempo dal secondo insediamento: 19 mesi

2008

George W. Bush

−30
Approv. netta

Crisi finanziaria globale dopo il fallimento di Lehman Brothers, con altre banche vicine al collasso, mercati travolti dal panico e la guerra in Iraq ormai al suo quinto anno.
Tempo dal secondo insediamento: 45 mesi

2022

Joe Biden

−21
Approv. netta

Inflazione post-pandemia, ritiro caotico dall'Afghanistan e sconfitta alle midterm di novembre, con la perdita della Camera a favore dei repubblicani.
Tempo dall'insediamento: 18 mesi

2026

Donald Trump

−19
Approv. netta

Guerra con l'Iran, prezzo benzina a $4,63 e inflazione tornata sopra il 3,8% — il livello più alto da maggio 2023.
Tempo dal secondo insediamento: 16 mesi

Trump tocca ora un minimo vicino a quello raggiunto da Biden nel 2022, ma lo fa in meno tempo e senza la giustificazione di una crisi globale ereditata. Sulla gestione dell'inflazione il giudizio è ancora più duro: −40 secondo CNN, −44 secondo Economist/YouGov, peggio di qualsiasi momento della presidenza Biden.

Dietro il crollo

L'inflazione torna ai livelli del 2023, i salari reali calano


I dati del Bureau of Labor Statistics di aprile mostrano la prima vera fiammata inflazionistica della seconda presidenza Trump. L'energia ha pesato per oltre il 40% dell'aumento mensile.

3,8%
Inflazione annuale ad aprile, il livello più alto da maggio 2023
BLS · CPI

+28,4%
Aumento annuo del prezzo della benzina ad aprile
BLS · CPI energia

−0,5%
Calo dei salari orari reali medi nel solo mese di aprile
BLS · Real earnings

77%
Americani che ritengono che le politiche di Trump abbiano aumentato il costo della vita
CNN / SSRS

Trump ai giornalisti, 12 maggio 2026

Non penso alla situazione finanziaria degli americani. Non penso a nessuno. Fermare l'Iran dall'ottenere un'arma nucleare è l'unica cosa che conta.

Risposta alla domanda se la pressione economica lo spingesse a cercare un accordo con Teheran.

Lo scenario del voto di novembre

Cosa significano questi numeri per le midterm


Storicamente i presidenti con approvazione sotto il 50% perdono in media tra i 36 e i 37 seggi alla Camera dei Rappresentanti alle elezioni di medio termine. Trump è ben sotto quella soglia e i democratici sono avanti nei sondaggi sul generic ballot.

Generic ballot per la Camera
"Se le elezioni fossero oggi, voterebbe un candidato democratico o repubblicano?"

Democratici 46%
Repubblicani 41%
Indecisi 13%

Il vantaggio democratico è di +5 punti, a 6 mesi dal voto

Le tre cifre da tenere a mente

36-37
Seggi persi in media dal partito del presidente alle midterm quando la sua approvazione è sotto il 50%

+4
Punti che i democratici devono superare nel voto popolare per conquistare la maggioranza dopo il ridisegno a favore dei repubblicani dei distretti elettorali

5-7
Seggi guadagnati dal GOP attraverso il gerrymandering post-sentenza Louisiana v. Callais in Alabama, Louisiana e Tennessee

Fonti EIA (prezzo gallone, dati settimanali); BLS (CPI aprile 2026); Silver Bulletin · Nate Silver (media approvazione); CNN/SSRS, 30 apr-4 mag 2026 (n=1.499 adulti, MoE ±2,8); Economist/YouGov, 1-4 mag 2026 (n=1.573, MoE ±3,4); Reuters/Ipsos, 8-11 mag 2026 (n=1.254, MoE ±2,8). Analisi G. Elliott Morris / Strength In Numbers.

Morris evidenzia una correlazione temporale stretta tra l'aumento del prezzo della benzina e il calo dell'approvazione di Trump sull'inflazione, definendola un caso da manuale di voto economico retrospettivo: gli elettori puniscono il presidente in carica per le condizioni economiche che stanno vivendo, indipendentemente dall'equità di questa attribuzione di responsabilità.

Le dichiarazioni rilasciate da Trump ai giornalisti il 12 maggio aggravano la situazione. Interrogato su quanto la situazione finanziaria degli americani lo stesse spingendo a cercare un accordo con l'Iran, il presidente ha risposto: "Nemmeno un po'. Non penso alla situazione finanziaria degli americani. Non penso a nessuno". Ha aggiunto che fermare l'Iran dall'ottenere un'arma nucleare era "l'unica cosa che conta".

Tuttavia Morris sottolinea che il problema di Trump non si esaurisce nel prezzo della benzina. Anche prima dell'inizio della guerra con l'Iran, il presidente era al -25 sulla gestione dei prezzi e al -20 nell'approvazione complessiva. Se le elezioni di novembre si fossero tenute il 27 febbraio, il giorno prima dei bombardamenti, il partito repubblicano avrebbe subito una pesante sconfitta.

Il quadro elettorale si intreccia con una manovra di ridisegno dei collegi avviata dai repubblicani in mezza dozzina di Stati per ottenere un vantaggio strutturale in vista delle elezioni di medio termine di novembre. Dopo che la Corte Suprema ha smantellato la Sezione 2 del Voting Rights Act nella sentenza Louisiana contro Callais due settimane fa, le assemblee legislative repubblicane di Alabama, Louisiana, Tennessee e altri Stati si sono mosse per eliminare ulteriori collegi a maggioranza democratica. I democratici potrebbero dover vincere il voto popolare per la Camera con uno scarto di 4 punti o più per conquistare la maggioranza dei seggi.

Nonostante questo vantaggio strutturale, i democratici sono attualmente avanti di circa 5 punti nel cosiddetto generic ballot, il sondaggio che misura le intenzioni di voto per il Congresso. Storicamente, il partito di opposizione tende a guadagnare consensi nei sei mesi precedenti il voto. Presidenti con un'approvazione inferiore al 50% hanno visto in media il proprio partito perdere tra i 36 e i 37 seggi alla Camera nelle elezioni di medio termine.

Morris conclude che il ridisegno dei collegi può alterare la matematica elettorale, ma non può modificare il giudizio degli elettori sul presidente. Un capo dello Stato che governa con il consenso di poco più di un terzo del Paese ha un problema di legittimità che nessuna mappa elettorale può cancellare. E un vantaggio di 5-7 seggi ottenuto attraverso il ridisegno dei collegi, per quanto significativo, difficilmente sarebbe sufficiente a contrastare un'ondata democratica della portata che gli attuali sondaggi suggeriscono per novembre.

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Motorola rivoluziona i pieghevoli: Razr 70 Ultra, Razr 70 Plus e Razr 70 puntano tutto su AI e prestazioni


I nuovi flip phone integrano funzionalità AI avanzate, hardware più potente, display evoluti e un design premium pensato per competere nel segmento foldable di fascia alta
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Motorola amplia la famiglia motorola razr, presentando motorola razr 70 ultra, razr 70 plus e razr 70. Pensata per offrire esperienze più intelligenti e personalizzate in una silhouette elegante e portatile, la nuova generazione della famiglia motorola razr 70 combina un design raffinato, prestazioni avanzate e intelligenza artificiale per passare dalla flessibilità quotidiana all'innovazione premium di livello flagship.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design compatto e personalità


Famosa per l'iconico design flip del razr, la forma compatta si integra senza sforzo nella vita di tutti i giorni. Il display esterno da 4,0" sul motorola razr 70 ultra e sul motorola razr 70 plus consente di controllare rapidamente le notifiche o inviare messaggi in movimento, rimanendo completamente presenti e concentrati sul momento. Il display è dotato di una frequenza di aggiornamento di 165Hz e di una luminosità di picco di 3000 nit. ed è possibile interagire con il display esterno senza doverlo toccare, passandoci semplicemente una mano sopra.
Il display esterno consente di interagire passandoci semplicemente una mano sopra, senza doverlo toccare
Razr 70 ultra è dotato, invece del display Extreme AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip, vanta la validazione Pantone, grazie alla quale i colori e tonalità della pelle possono essere visualizzati proprio come appaiono nella vita reale. Una frequenza di aggiornamento veloce e fluida di 165Hz rende incredibile il gameplay e la visione di qualsiasi azione sullo schermo. Per un intrattenimento ancora più coinvolgente, Snapdragon Sound è progettato per offrire una qualità audio premium per chiamate vocali cristalline e intrattenimento Bluetooth senza lag. Gli altoparlanti sono potenziati dalla tecnologia Dolby, che permette agli utenti di immergersi in una maggiore profondità, chiarezza e dettaglio per un'esperienza audio coinvolgente.
Razr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flipRazr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip
Motorola razr 70 plus offre lo stesso display esterno da 4,0" ad accesso completo, nonché un ampio display Extreme AMOLED da 6,90" supportato da Dolby Vision. Con motorola razr 70 invece, le dimensioni del display esterno scendono a 3,63 pollici, mentre il display esterno presenta una diagonale di 6,90 pollici.

Stile impeccabile e durabilità


Eleganti e resistenti, i nuovi dispositivi della famiglia razr 70 presentano design ultrasottili, contorni morbidi e finiture premium. In tutta la nuova famiglia razr 70, bordi arrotondati e materiali e finiture unici migliorano la sensazione al tatto di ogni telefono. Il razr 70 ultra è disponibile nel vivace colore PANTONE Orient Blue e PANTONE Cocoa, con impiallacciatura in legno. Il razr 70 plus si presenta, invece, nella tonalità terrosa di PANTONE Mountain View, con una finitura jacquard ispirata alla tessitura. Infine, il razr 70 è disponibile in diverse accattivanti colorazioni Pantone, tra cui Hematite con una finitura ispirata alla tessitura, Violet Ice e Sporting Green. Ogni dispositivo presenta una cerniera rinforzata in titanio e una protezione del display Corning Gorilla Glass.
Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"

Fotocamere per la creatività


La nuova famiglia Motorola Razr 70 punta su un comparto fotografico più evoluto grazie all’integrazione di sensori ad alta risoluzione e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale. Il top di gamma Razr 70 Ultra introduce una fotocamera principale da 50MP con nuovo sensore LOFIC capace di offrire una gamma dinamica fino a sei volte superiore, migliorando dettagli, luminosità e resa nelle scene più complesse e in condizioni di scarsa illuminazione. Razr 70 Plus e Razr 70 condividono invece un sistema a doppia fotocamera da 50MP con tecnologia Quad Pixel, OIS e Ultra Wide + Macro Vision, accompagnato da una fotocamera interna da 32MP pensata per selfie e videochiamate di qualità. Su tutta la gamma torna anche la modalità Flex View, che consente di utilizzare lo smartphone come un piccolo treppiede per foto hands-free, contenuti creativi e selfie sfruttando il display esterno.

Batteria e prestazioni potenziate


Il razr 70 ultra è alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Elite per offrire prestazioni di punta, velocità più elevate ed esperienze AI avanzate on-device. La batteria da 5000mAh offre oltre 36 ore di autonomia con una singola carica (dati Motorola) e quando arriva il momento della ricarica, è possibile scegliere tra la ricarica ultra-veloce TurboPower da 68W, la ricarica wireless da 30W o inversa. Sul motorola razr 70 plus, tutte le funzionalità sono alimentate dalla piattaforma mobile premium Snapdragon® 8s Gen 3, supportato da una batteria da 4500mAh. Infine, sul razr 70, la batteria, l'esperienza AI avanzata e le prestazioni generali sono tutte ottimizzate dall'efficiente processore MediaTek Dimensity 7450X con una batteria da 4800mAh. La famiglia Motorola Razr 70 integra anche nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale grazie all’evoluzione di moto ai, la piattaforma AI proprietaria. L'azienda, inoltre, ha sviluppato un ecosistema AI aperto e flessibile, integrando servizi come Google Gemini e Gemini Live per supportare scrittura, brainstorming e conversazioni naturali, oltre alla partnership con Microsoft Copilot per migliorare produttività, organizzazione e gestione dei contenuti attraverso funzioni vocali e visive avanzate.

Crisi climatica in Italia: 376 eventi estremi e frane +42%
L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Motorola razr 70 ultra sarà disponibile in Italia a un prezzo di partenza di 1499 euro. La versione plus partirà da 1199 euro, mentre razr 70 sarà disponibile da 999 euro.


Vasco Electronics Translator M4: il traduttore intelligente che elimina le barriere linguistiche in viaggio


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Crypto nella vita quotidiana: come cambiano le abitudini digitali
Le criptovalute stanno entrando sempre più nella vita quotidiana, cambiando pagamenti digitali, acquisti online e abitudini tecnologiche
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Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca.Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca

Internet a vita senza abbonamenti e senza costi extra


Ciò che distingue Vasco Translator M4 dalle comuni app è la totale assenza di costi aggiuntivi. Il dispositivo è dotato di connessione Internet integrata per le traduzioni, valida in maniera illimitata per sempre in quasi ogni parte del mondo. Gli utenti possono dimenticare la ricerca di Wi-Fi, l’acquisto di SIM locali o le preoccupazioni legate al roaming. Basta accenderlo e iniziare a parlare. Il traduttore è pronto all’uso appena estratto dalla confezione, senza bisogno di configurazioni complesse né installazioni di ulteriori app.
Le funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clicLe funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clic
Design e qualità sono tra i maggiori punti di forza di questo traduttore. Gli altoparlanti sono abbastanza potenti da garantire traduzioni chiare anche nel bel mezzo di un mercato rumoroso o su una strada affollata. Un indicatore LED luminoso segnala esattamente quando il dispositivo è in ascolto. Inoltre, la personalizzazione dello schermo, inclusa la modalità a schermo intero e l’inversione dei colori, assicura una visibilità perfetta indipendentemente dalle condizioni di luce o meteo.
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Velocità, comodità e conversazioni naturali


Grazie alla modalità automatica intelligente, le conversazioni con gli abitanti di Tokyo o Bangkok diventano completamente naturali. Una volta selezionata la combinazione di lingue, il traduttore riconosce automaticamente quale lingua viene parlata, permettendo uno scambio continuo di parole e idee. Gli utenti possono regolare la velocità di riproduzione, attivare un filtro per il linguaggio inappropriato e consultare la cronologia delle traduzioni.

Dyson Supersonic Travel: phon compatto per viaggi
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L’utilizzo di oltre 10 motori di traduzione garantisce la massima precisione (fino al 99% di accuratezza), aiutando a evitare fraintendimenti, situazioni d’imbarazzo e a creare legami autentici. Con il supporto di 86 lingue per la traduzione vocale, Vasco M4 consente di comunicare con oltre il 90% della popolazione mondiale.

Vasco Translator M4 è disponibile nello store ufficiale online: vasco-electronics.it/traduttor…


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Gli Stati Uniti preparano l'incriminazione di Raúl Castro


Il dipartimento di Giustizia americano punta a formalizzare le accuse contro l'ex presidente cubano, 94 anni, per l'abbattimento nel 1996 di due aerei civili. Una mossa che potrebbe precedere un'azione militare.

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sta preparando un'incriminazione contro l'ex presidente cubano Raúl Castro, in quella che si configura come la più dura escalation della pressione americana sull'isola da decenni.

I procuratori federali di Miami, guidati dal procuratore Jason Reding Quiñones, lavorano da mesi alla costruzione del caso. L'accusa principale riguarda il ruolo di Castro nell'abbattimento, il 26 febbraio 1996, di due aerei Cessna disarmati del gruppo di esuli cubani Brothers to the Rescue, con sede a Miami. Castro all'epoca era ministro della Difesa. L'attacco, condotto da caccia MiG-29 di fabbricazione sovietica appena fuori dallo spazio aereo cubano, costò la vita a quattro persone, tre delle quali cittadini statunitensi. Un terzo velivolo, con a bordo il leader dell'organizzazione, riuscì a sfuggire. L'incriminazione potrebbe includere anche accuse di traffico di droga.

L'ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale della Florida ha inviato inviti per un evento in onore delle vittime dell'abbattimento, previsto il 20 maggio alla Freedom Tower di Miami. La data coincide con la festa dell'indipendenza cubana, che ricorda la fine dell'occupazione statunitense del 1902, e la scelta è destinata a irritare il governo dell'Avana.

L'iniziativa giudiziaria si inserisce in una più ampia campagna di pressione del presidente Donald Trump contro Cuba. Dopo aver ordinato in gennaio un'operazione militare in Venezuela che ha portato all'arresto del presidente Nicolás Maduro, trasferito a New York per accuse di narcotraffico, l'amministrazione ha imposto un blocco economico che ha tagliato le forniture di petrolio all'isola. Le conseguenze sono pesanti: blackout che durano oltre venti ore, carenza di cibo, crollo dell'attività economica e proteste di strada. Trump ha promesso una "presa di controllo amichevole" del paese se i suoi leader non apriranno l'economia agli investimenti americani e non espelleranno gli avversari di Washington.

Interpellato sull'incriminazione a bordo dell'Air Force One, Trump ha rinviato al dipartimento di Giustizia, definendo Cuba "una nazione in declino" e aggiungendo che ci sarà "molto di cui parlare" sull'isola.

A rendere l'iniziativa particolarmente delicata è la visita all'Avana del direttore della Central Intelligence Agency John Ratcliffe, avvenuta giovedì. Secondo un funzionario dell'agenzia, Ratcliffe ha incontrato la sua controparte cubana e ha avvertito che le minacce di Trump vanno prese sul serio, citando proprio il blitz contro Maduro come precedente. All'incontro ha partecipato anche il nipote di Raúl Castro, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, che aveva già incontrato in segreto il segretario di Stato Marco Rubio.

Il quadro politico interno cubano resta dominato da Castro nonostante l'età e l'apparente ritiro. Pur avendo lasciato la presidenza nel 2018 e la guida del Partito Comunista nel 2021, l'ex presidente, che a 94 anni si mostra raramente in pubblico, mantiene l'ultima parola sulle decisioni più importanti. Enrique García, ex ufficiale dell'intelligence cubana rifugiato negli Stati Uniti, ha dichiarato al Wall Street Journal che il potere reale è esercitato da Castro e da una mezza dozzina di generali, mentre il presidente Miguel Díaz-Canel e gli altri dirigenti sono semplici "burocrati". Il potere passa attraverso il ministero dell'Interno e un apparato di sicurezza che impiega circa 100mila funzionari e informatori per sorvegliare la popolazione.

Il nipote Rodríguez Castro, 41 anni, soprannominato "il granchio" per essere nato con un sesto dito a una mano, è da decenni la guardia del corpo del nonno ed è oggi il suo principale collaboratore. Pur senza incarichi ufficiali, ha incontrato più volte funzionari americani per discutere le riforme economiche e politiche richieste da Washington.

Sul piano militare, le forze armate cubane sono l'ombra di quelle di un tempo. Raúl Castro, che è stato il ministro della Difesa più longevo al mondo prima di succedere ufficialmente al fratello Fidel nel 2008, ha ridotto l'esercito da 300mila a 50mila uomini, trasformandolo in un conglomerato turistico e finanziario attraverso Gaesa, l'azienda che controlla il turismo e altri settori chiave dell'economia. L'equipaggiamento risale all'epoca sovietica e la carenza di carburante ne compromette l'efficacia. La morte di 38 soldati cubani schierati a difesa di Maduro in gennaio è stata un colpo durissimo. Il governo cubano conta tuttavia su un'eventuale guerra di guerriglia in caso di occupazione americana.

Diversi esperti consultati dall'Associated Press e dal Wall Street Journal segnalano i rischi dell'operazione. Richard Feinberg, professore emerito dell'Università della California a San Diego, ritiene che l'incriminazione piacerà all'elettorato della Florida meridionale, ma difficilmente convincerà i pianificatori del Pentagono ad avviare una seconda guerra a soli novanta miglia dalla Florida. "Non c'è una facile copia del modello Venezuela. Non c'è una chiara linea di successione ed è difficile immaginare un cambio di regime senza truppe americane sul terreno", ha detto Feinberg, che lavorò sui dossier cubani al Consiglio di sicurezza nazionale all'epoca dell'abbattimento del 1996. William LeoGrande, esperto di Cuba all'American University, ha dichiarato al Wall Street Journal che i leader cubani non reagiscono bene alle minacce, soprattutto se rivolte a un'icona della rivoluzione molto rispettata dai militari. Lindsey Lazopoulos Friedman, ex procuratrice federale a Miami che si è occupata di casi di corruzione cubana, ritiene improbabile che gli Stati Uniti cerchino di catturare Castro per processarlo come hanno fatto con Maduro. L'incriminazione, secondo lei, offre piuttosto un margine negoziale: Washington potrebbe rinunciare all'estradizione in cambio della conferma che Castro non fa più parte del processo decisionale.

L'abbattimento del 1996 fu uno spartiacque nei rapporti tra i due paesi. All'epoca il presidente Bill Clinton stava esplorando con cautela una distensione, ma incontrava la forte opposizione degli esuli cubani che organizzavano voli su L'Avana per lanciare volantini anticastristi e aiutare i profughi in fuga. Secondo l'indagine dell'Organizzazione internazionale per l'aviazione civile, i cubani avevano avvertito per mesi gli Stati Uniti che si sarebbero difesi da quelle che consideravano provocazioni deliberate, ma i loro avvertimenti caddero nel vuoto. Subito dopo l'abbattimento, il Congresso approvò la legge Helms-Burton, che codificò l'embargo commerciale del 1962 e rese molto più complicato per i presidenti successivi avviare un dialogo con L'Avana.

Finora gli Stati Uniti hanno condannato una sola persona per cospirazione a commettere omicidio in relazione all'abbattimento: Gerardo Hernández, capo di una rete di spionaggio cubana smantellata dall'FBI negli anni Novanta, condannato all'ergastolo e poi liberato dal presidente Barack Obama nel 2014 nell'ambito di uno scambio di prigionieri legato al tentativo di normalizzare le relazioni. Due piloti dei caccia e il loro comandante sono stati incriminati ma vivono a Cuba, fuori dalla portata della giustizia americana.

Non è la prima volta che Castro finisce nel mirino dei procuratori statunitensi. Nel 1993 i magistrati federali di Miami valutarono di incriminare lui e altri alti ufficiali militari cubani per traffico di cocaina, sulla base delle testimonianze di narcotrafficanti colombiani emerse nel processo all'ex leader panamense Manuel Noriega. L'incriminazione non arrivò mai per dubbi sulla credibilità dei testimoni e per il timore di compromettere operazioni di intelligence e il dialogo avviato da Clinton.

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Superinteressante #6 — I social sono la cosa migliore che ci sia capitata


18 mesi fa ho aperto un canale YouTube. Non sapevo cosa stessi facendo. Non avevo un piano, non avevo un team, non avevo idea di dove sarebbe andato a finire. Quello che è successo dopo non me lo aspettavo: ho conosciuto cinque persone che oggi lavorano con me a tempo pieno. Cinque persone che non avrei incrociato in nessun altro modo — non nella mia città, non nel mio giro, non nella mia vita di prima. Persone meravigliose.

Ho conosciuto fondatori di startup che mi hanno aperto la testa su cose che non sapevo nemmeno esistessero. Mi sono scritto con gente che poi mi ha fermato per strada per dirmi grazie — e io non sapevo nemmeno che mi seguissero. Ho imparato cose che non avrei imparato in dieci anni di networking tradizionale. Mi hanno aperto vite, esperienze, mondi. Tutto perché ho acceso una telecamera e ho iniziato a parlare.


Tutti criticano i social. E capisco perché — il rumore è assordante. La gente che perde tempo, che insegue numeri senza dire niente, che usa le piattaforme per far vedere il culo. Ma sotto quel rumore c'è qualcosa che secondo me è la più grande rivoluzione silenziosa della nostra epoca: per la prima volta nella storia dell'umanità, puoi mostrarti e farti trovare. Non devi più sperare di nascere nel posto giusto, di conoscere la persona giusta, di avere il giro giusto. Puoi creare qualcosa — un video, un testo, un'idea — e da qualche parte nel mondo qualcuno che aveva bisogno esattamente di quello ti troverà.

I social liberano la creatività di ognuno di noi. Tutti abbiamo qualcosa da insegnare a qualcun altro — un'esperienza, una competenza, un errore che abbiamo fatto e che a qualcun altro può risparmiare un anno di tentativi. E là fuori c'è qualcuno che sta cercando esattamente quello. Il problema non è la piattaforma — il problema è come la usi. Chi consuma i social si perde nel rumore. Chi crea, trova la sua gente. E trovare la tua gente, ovunque nel mondo, senza che nessuno ve l'abbia presentata — è una delle cose più belle e assurde che ti possano capitare.


Una cosa che ho trovato questa settimana:

Il mio workflow per creare contenuti

Due strumenti che sto usando ogni giorno. Il primo è il sistema che ho costruito per creare contenuti Instagram — dall'idea alla pubblicazione, tutto in un flusso tracciato. Il secondo è una skill per Claude che scarica le trascrizioni dei miei video YouTube e le analizza: mi aiuta a capire cosa ha funzionato, trovare pattern e generare nuove idee per i prossimi video. Farò un video sul canale con tutti i link per scaricarli e usarli — stay tuned.


Chi è la persona più interessante che hai conosciuto grazie a internet?

Rispondimi — leggo tutto.

G.

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Il senatore Cassidy perde le primarie in Louisiana a causa di Trump


Il senatore repubblicano, che nel 2021 votò per condannare Trump dopo l'assalto al Campidoglio, è arrivato terzo. Al ballottaggio del 27 giugno andranno la deputata Julia Letlow, sostenuta dal presidente, e l'ex deputato John Fleming.

Il senatore repubblicano Bill Cassidy ha perso le primarie in Louisiana, diventando il primo senatore in carica di uno dei due grandi partiti a essere sconfitto in una primaria dal 2012. Al ballottaggio del 27 giugno andranno la deputata Julia Letlow, sostenuta da Donald Trump, e il tesoriere statale John Fleming, ex deputato e funzionario nella prima amministrazione Trump. Cassidy si è fermato al terzo posto con il 24,4 per cento dei voti, contro il 45,2 per cento di Letlow e il 28,3 per cento di Fleming.

La sconfitta di Cassidy è la conseguenza diretta della sua scelta, nel 2021, di votare a favore della condanna di Trump nel processo di impeachment seguito all'assalto al Campidoglio del 6 gennaio. Cassidy fu uno dei sette senatori repubblicani che votarono in quel modo, e la quasi totalità di loro ha già lasciato il Congresso. Il partito repubblicano della Louisiana lo censurò formalmente dopo quel voto. Cassidy sostenne in seguito anche un tentativo, fallito, di istituire una commissione indipendente di inchiesta sull'assalto, e chiese a Trump di ritirarsi dalla corsa presidenziale del 2024 dopo l'incriminazione per la gestione di documenti classificati.

Primarie repubblicane · 16 maggio 2026
Louisiana, primarie per il Senato
Cassidy eliminato al primo turno. Letlow e Fleming al ballottaggio del 27 giugno

CandidatoVoti%

Julia Letlow
Al ballottaggio

179.876
44,8%

John Fleming
Al ballottaggio

113.428
28,3%

Bill Cassidy
Senatore uscente

99.479
24,8%

Mark Spencer

8.335
2,1%

401.118voti totali
>95% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press

Trump ha lavorato apertamente per rimuoverlo. Il presidente ha convinto Letlow a candidarsi e le ha dato il proprio endorsement, una mossa decisiva in uno Stato profondamente conservatore che lui stesso ha vinto con 22 punti di vantaggio nel 2024. Sabato mattina, poche ore prima del voto, Trump ha attaccato Cassidy sulla propria piattaforma Truth Social definendolo "un disastro sleale" e "un tipo terribile", e prevedendo che sarebbe stato "stracciato". Dopo la sconfitta, ha celebrato il risultato scrivendo che la slealtà di Cassidy verso "l'uomo che lo ha fatto eleggere è ormai parte della leggenda" e che è "bello vedere che la sua carriera politica è FINITA".

Letlow è una deputata al suo terzo mandato proveniente dal nord della Louisiana, eletta per la prima volta nel 2021 dopo la morte del marito per Covid prima che potesse insediarsi alla Camera. Oltre all'appoggio di Trump, ha ricevuto il sostegno del governatore repubblicano Jeff Landry, che ha lavorato dietro le quinte per favorirne la campagna. Il super PAC Make America Healthy Again ha stanziato un milione di dollari per sostenerla. Parlando ai sostenitori dopo il risultato, Letlow ha ringraziato "il miglior presidente che questo Paese abbia mai avuto" e ha sostenuto che gli elettori della Louisiana hanno interpretato il voto sull'impeachment come un tradimento.

Fleming ha condotto una campagna in larga parte autofinanziata, prestando alla propria corsa 10,6 milioni di dollari. Ex deputato dal 2009 al 2017 e tra i fondatori del gruppo della destra dura House Freedom Caucus, è stato poi funzionario nella prima amministrazione Trump prima di essere eletto tesoriere statale nel 2023. Si è presentato come "il vero conservatore" della corsa, sostenendo di essere stato "MAGA prima che MAGA fosse di moda". Fleming ha dichiarato a NBC News che qualcuno "vicino" all'amministrazione Trump gli aveva offerto un incarico per convincerlo a ritirarsi e lasciare il campo libero a Letlow. La Casa Bianca non ha risposto alle richieste di commento.

Cassidy, medico di professione, era già finito al centro delle polemiche per la conferma di Robert F. Kennedy Jr. alla guida del Dipartimento della Salute. Cassidy presiede la commissione del Senato competente e fu il suo voto a far avanzare la nomina, nonostante i noti dissensi sui vaccini tra i due. Da allora il senatore ha cercato un equilibrio difficile, criticando alcune scelte di Kennedy senza rompere con Trump. Si è inoltre opposto alla nomina dell'influencer del benessere Casey Means a Surgeon General, una bocciatura che Trump gli ha rinfacciato.

In campagna elettorale Cassidy e i suoi alleati hanno attaccato Letlow sulle sue operazioni in borsa e sul suo passato sostegno alle politiche di diversità, equità e inclusione quando lavorava all'Università della Louisiana, soprannominandola "Letlow la liberale". La deputata ha respinto le accuse spiegando che i suoi investimenti sono gestiti da terzi e che la sua posizione sulle politiche DEI è cambiata.

Le possibilità di sopravvivenza politica di Cassidy sono state inoltre ridotte da una modifica delle regole elettorali. Nel 2024 il governatore Landry e l'assemblea legislativa hanno cambiato il sistema delle primarie per il Senato, riservando il voto soltanto agli iscritti al partito e agli elettori non affiliati, escludendo dunque gli elettori democratici e indipendenti che in passato potevano sostenere candidati moderati come Cassidy.

Nel suo discorso dopo la sconfitta, Cassidy ha fatto un riferimento velato a Trump senza mai nominarlo. Ha respinto le tesi sui brogli elettorali del 2020, dichiarando che quando si partecipa alla democrazia "a volte le cose non vanno come si vorrebbe", ma non si deve "piagnucolare", né "sostenere che le elezioni sono state rubate" o "inventare una scusa". Ha aggiunto che "il nostro Paese non riguarda un singolo individuo" ma "il benessere di tutti gli americani" e la Costituzione, e che chi cerca di "controllare gli altri usando le leve del potere" serve sé stesso e "non è qualificato per essere un leader". Ha infine commentato gli attacchi ricevuti dicendo che gli insulti lo toccherebbero solo se provenissero "da qualcuno di carattere e integrità", e che le persone con queste qualità non passano il loro tempo ad attaccare gli altri su internet.

Il caso Cassidy si inserisce in una serie di sconfitte subite dai repubblicani che hanno rotto con Trump. All'inizio di maggio cinque dei sette senatori statali repubblicani dell'Indiana che avevano bloccato un piano di ridisegno dei collegi voluto dal presidente sono stati battuti nelle loro primarie. Nella North Carolina i repubblicani affrontano una corsa difficile per mantenere il seggio del senatore Thom Tillis, che ha annunciato il ritiro dopo aver rotto con Trump sulla principale legge di politica interna dell'amministrazione. Un consigliere politico di Trump ha dichiarato a NBC News che il presidente e il suo entourage sono ora più concentrati sulla sfida al deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie, le cui primarie si terranno il 19 maggio.

Anche le primarie democratiche in Louisiana andranno al ballottaggio, con l'agricoltore Jamie Davis qualificato per il secondo turno. I repubblicani restano nettamente favoriti a mantenere il seggio alle elezioni di novembre.

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Palermo, scoperto scuolabus abusivo: 14 minori su una Fiat 500L


Controlli della polizia nel quartiere Zen: denunciata un’automobilista, informata la Procura dei minori

Secondo quanto riportato da la Repubblica, una donna è stata fermata dalla polizia a Palermo mentre trasportava 14 minorenni a bordo di una Fiat 500L utilizzata come scuolabus abusivo. L’episodio è avvenuto durante un controllo stradale effettuato dagli agenti del commissariato San Lorenzo nei pressi di alcune scuole del quartiere Zen.

All’interno dell’utilitaria, oltre alla conducente, erano presenti ragazzi di età compresa tra i 7 e i 14 anni. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la donna avrebbe accompagnato quotidianamente i minori su richiesta delle famiglie, senza però alcuna autorizzazione o titolo per svolgere un servizio di trasporto scolastico.

Gli agenti hanno contestato violazioni al Codice della strada legate al superamento del numero massimo di passeggeri consentiti e al mancato rispetto delle condizioni di sicurezza previste per il trasporto di persone. Dopo gli accertamenti, i minori sono stati riaffidati ai genitori, convocati in commissariato per l’identificazione.

La vicenda è stata segnalata alla Procura per i minorenni di Palermo, che valuterà eventuali ulteriori provvedimenti. L’episodio ha riacceso l’attenzione sui controlli relativi ai trasporti scolastici non autorizzati e sulla sicurezza dei minori durante gli spostamenti casa-scuola.

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Trofei Primaverili


La ricerca dei pesci da record é una pesca molto mirata e selettiva, dove ogni particolare può fare la differenza. Quando usciamo di casa con l’intento di “andare in testa” a uno di questi pesci non bisogna tralasciare nulla!
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foto in alto: l’enorme bocca del black bass ingannato con un’esca che “lavora” bene in superficie ma che, all’occorrenza, può essere zavorrata per nuotare ben sotto il pelo dell’acqua

di Manuel Marras - Quando si pratica la pesca ai grossi black bass, l’attrezzatura deve essere adatta alla tecnica che vogliamo praticare. In queste righe ci soffermiamo soprattutto sulla pesca dal belly boat che in questi mesi primaverili può regalare delle belle sorprese. Fortunatamente oggigiorno il mercato propone ottimi attrezzi alla portata di tutte le tasche. L’a- zione della canna, la potenza e il rapporto di recupero del mulinello, sono da associare alle esche che utilizziamo. Per- sonalmente, monto in bobina un buon nylon o fluorocarbon da almeno 20 libbre. Pescando dal belly si può provare con un assetto a tre canne: una da 1,5 once con azione medium heavy, abbinata a un mulinello taglia 201 a recupero veloce da sfruttare con i jig, indispensabile per ferrate sicure e per “estirpare” il pesce dalle cover con velocità; una da galla o flipping, da 2 once con azione heavy fast e mulinello dal 151 al 201 con trecciato da 50-60 libbre, utile per alternare le varie pesche a galla come rana e crawler e il flipping pesante da 0,5 sino a 1,5 once; l’ultima canna, con potenza da 0,5 a 8 once (consiglio di rimanere nel range delle 4 once), deve essere abbastanza polivalente, con azione medium-heavy e montata per pescare con le big soft swimbait e hard bait, esche da 15 ai 25 centimetri. Mai come in questo caso vale la regola “esche big per pesci big” e infatti le big bait sono fondamentali per la ricerca di questi pesci. Abbiamo parlato dell’attrezzatura, ora vediamo due punti fondamentali: il meteo e la lettura dell’acqua con conseguente azione di pesca.
Un big di circa 3 chili, pescato dal belly boat e prontamente rilasciato dopo alcuni scatti di rito.
Meteo da big bass - Il boccalone é un animale a sangue freddo, ciò significa che la sua temperatura corporea non è costante, ma varia in base a quella dell'ambiente che lo circonda. Questo aspetto influenza direttamente la sua biologia e il suo compor- tamento. Le condizioni meteo sono pertanto un aspetto importante, essenziale per le catture di un certo spessore. Sebbene il black bass prediliga acque calde e meteo stabile e soleggiato, la bassa pressione, la leggera pioggerella, soprattutto quando arriva dopo giorni di calma e meteo regolare, così come il vento, sono tutti fattori che attivano questi pesci e ci danno la possibilità, durante un’importante finestra di attività, di “capitargli in testa” con il giusto approccio.

Lettura dell’acqua e pre frega - Saper “leggere” l’acqua è importante per interpretare correttamente le varie situazioni che si presentano, a seconda della tipologia di spot e del periodo; è importante per capire i movimenti dei pesci e stabilire le tecniche di pesca più idonee. Quando cerchiamo i grossi esemplari ci focalizziamo prevalentemente nel pre frega che avviene nei mesi di marzo e aprile. È infatti a inizio primavera che la temperatura dell’acqua aumenta dai 10 gradi invernali ai 15,5 circa, stimolando i pesci ad alimentarsi in modo smisurato, in vista dell’accoppiamento e della deposizione delle uova. L’aumento della temperatura determina quindi un exploit di attività che giunge al culmine quando si arriva a valori di circa 13-15 gradi. Questi valori, a lunghe linee, sono quelli da attendere per insidiare i persici trota di grossa taglia. Ormai da anni sono solito uscire di casa con un termometro e misurare la temperatura dell’acqua, anche perché quando i valori superano i 16 gradi i pesci, mol-to probabilmente, stanno iniziando la frega e un vero appassionato rispetta e lascia tranquilli gli animali, anche se iniziano i rituali d’amore prima della chiusura prevista il primo di aprile. Quando l’acqua raggiunge il giusto range, il meteo e il tempo libero sono dalla nostra parte, e se la lettura dell’acqua è azzeccata, dobbiamo dare sfogo alla fantasia e passione e partire alla ricerca dei pesci.


un artificiale Balam 255 zavorrato dall’autore con un sistema di fortuna, aggiungendo un piccolo piombo fissato su uno spezzone di lenza, legata sul muso dell’esca; la soluzione ingegnosa gli ha permesso di “portare al pollice” un magnifico pesce.

Due pesci da sogno - Dalla teoria alla pratica. Ecco come ho effettuato alcune catture di un black bass da sogno. Entrambe sono avvenute in una situazione parecchio simile ma con due approcci diversi. Il meteo era giusto: vento intorno ai 15 km/h e leggera pioggia che si alternava a spiragli di so-le. Ciò nonostante i pesci non erano intenzionati a mangiare. Nella prima usci- ta pre frega, dopo aver pescato con le soft bait, a galla, e a Texas dentro le co-ver e le strutture, senza risultato, ho deciso di optare per una pesca molto mira- ta e “arrogante”. Ho montato un’esca jointed, la Balam 255, zavorrata con 7 grammi di piombo per lavorare sotto il pelo d’acqua e ho iniziato con lanci lunghi e recuperi molto lenti, convinto di battere molta acqua e farmi notare viste le dimensioni dell’esca. Pescare con esche così grosse ci permette infatti di smuovere i pesci per fame ma anche per reazione. Dopo una ventina di lanci, ecco la mangiata che quasi non mi aspettavo, ma capisco subito che si tratta di un pesce grosso e nel portarlo al guadino mi ritrovo al pollice un vero big bass, che ha fermato la bilancia appena sopra i 3 chili, regalandomi una grande soddisfazione. Pochi giorni dopo, in un contesto molto simile, con lo stesso me-teo e la stessa apparente apatia dei pesci, ho deciso per un approccio sempre di ricerca. Il vento forte dei giorni precedenti aveva intorbidito l’acqua che mi ha spinto a provare una chatter bait, esca molto rumorosa, sperando che le sue vibrazioni facessero la differenza in una situazione di poca visibilità. E infatti, al terzo lancio è arrivato uno strike, ma il pesce si è slamato. L’attacco a vuoto mi ha però stimolato a insistere. Avevo infatti trovato un approccio vincente ma avevo perso una chance. E quando or-mai stavo per desistere e la pioggia mi stava per mandare a casa, finalmente è arrivata una mangiata clamorosa che ha inchiodato la canna! Con un po’ di fatica ho estratto il pesce dalla cover e l’ho portato al guadino. Era un altro pesce clamoroso, con l’ago della bilancia che si è fermato appena sotto i 3 chili. L’ennesima dimostrazione che crederci e cercare di trovare sempre la giusta chiave di lettura premia sempre, perché in questa pesca le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

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La rassegna stampa di domenica 17 maggio 2026


Il senatore Cassidy perde le primarie in Louisiana dopo l'intervento di Trump, mentre un giudice del Senato blocca il finanziamento per la sala da ballo della Casa Bianca

Questa è la rassegna stampa di domenica 17 maggio 2026

Il senatore Bill Cassidy perde le primarie repubblicane in Louisiana


Il senatore Bill Cassidy, che aveva votato per la condanna di Trump dopo l'assalto del 6 gennaio, è stato sconfitto nelle primarie repubblicane della Louisiana. I candidati sostenuti da Trump, Julia Letlow e John Fleming, sono passati al ballottaggio, mentre Cassidy si è classificato terzo. La sconfitta rappresenta la vendetta di Trump contro uno dei pochi senatori repubblicani rimasti che avevano votato per il suo impeachment.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times, The Guardian

Il parlamentare del Senato blocca i finanziamenti per la sala da ballo di Trump


Il parlamentare del Senato ha stabilito che il miliardo di dollari destinato a miglioramenti di sicurezza per il campus della Casa Bianca, inclusa la nuova sala da ballo da 400 milioni di dollari di Trump, richiede una soglia di 60 voti anziché una semplice maggioranza. Questa decisione rappresenta un colpo per l'amministrazione Trump, che aveva cercato di includere questi fondi in un pacchetto di spesa per l'ICE e la Pattuglia di Frontiera.

Fonti: Wall Street Journal, New York Times, The Guardian

La Cina indica che i dazi sono stati discussi nel vertice con Trump


Il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato che i due paesi hanno raggiunto un accordo preliminare per ridurre alcuni dazi, contraddicendo apparentemente le dichiarazioni del presidente Trump. L'annuncio è arrivato dopo l'incontro ad alto rischio tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping a Pechino, che si è concentrato su commercio, Taiwan e l'aumento dei prezzi dell'energia dovuto alla guerra in Iran.

Fonti: New York Times

Un giudice del Kansas blocca la legge sui trattamenti di transizione per minori


Un giudice distrettuale del Kansas ha temporaneamente bloccato una legge che vieta i trattamenti di transizione di genere per i minori nello stato. La decisione è arrivata dopo che i genitori di due adolescenti avevano fatto causa sostenendo il loro diritto di prendere decisioni riguardo alla salute dei loro figli. L'ingiunzione sospende l'applicazione della legge recentemente approvata dallo stato.

Fonti: The Guardian

Trump minaccia di ritirare l'endorsement alla deputata Boebert


Il presidente Trump ha minacciato di ritirare il suo endorsement alla deputata Lauren Boebert dopo che lei ha fatto campagna elettorale con il deputato Thomas Massie in Kentucky. Trump ha criticato Boebert sui social media, definendola "debole di mente" e chiedendo se ci fosse qualcuno interessato a sfidarla nelle primarie. L'episodio evidenzia le tensioni interne al Partito Repubblicano.

Fonti: The Hill

Il Venezuela estrada il magnate Alex Saab negli Stati Uniti


Il Venezuela ha estradato il miliardario Alex Saab negli Stati Uniti, dove è accusato di essere coinvolto in un vasto schema di corruzione. L'estradizione fa parte di una purga di figure potenti che avevano aiutato l'ex presidente Nicolás Maduro a rimanere al potere. Saab è legato a diversi crimini negli Stati Uniti secondo le autorità venezuelane.

Fonti: New York Times, Bloomberg

I tagli sanitari di Trump complicano la risposta federale all'hantavirus


La risposta federale all'hantavirus ha evidenziato l'impatto dei tagli dell'amministrazione Trump alla salute statunitense e globale. Scienziati di carriera dei Centers for Disease Control and Prevention sono stati licenziati o hanno lasciato l'agenzia, lasciando molte meno persone disponibili per rispondere alle crisi sanitarie. Gli esperti di sanità pubblica hanno rinnovato le preoccupazioni sulla preparazione degli Stati Uniti per crisi sanitarie più ampie.

Fonti: The Hill

Un senatore repubblicano critica Hegseth per le decisioni sulla postura militare


Il senatore Thom Tillis ha offerto dure critiche al segretario della Difesa Pete Hegseth per i cambiamenti riportati al Pentagono, incluso uno spostamento nella postura militare statunitense a livello globale. Tillis ha definito "sconsiderata" la decisione di ridurre la presenza di forze in Europa, insieme alle uscite di diversi alti ufficiali militari negli ultimi mesi.

Fonti: The Hill

Migliaia si radunano in Alabama per i diritti di voto degli afroamericani


Migliaia di persone da tutto il paese si sono riunite a Montgomery, capitale dell'Alabama, per la manifestazione "All Roads Lead to the South". Il raduno è seguito alla decisione della Corte Suprema Louisiana v. Callais del mese scorso, che ha essenzialmente smantellato il Voting Rights Act e severamente limitato le protezioni contro la discriminazione elettorale. L'evento si è svolto nella stessa piazza dove sono commemorate le marce del 1965 da Selma a Montgomery.

Fonti: The Guardian

I rendimenti record giapponesi scatenano scommesse sul rimpatrio di capitali


I gestori di fondi prevedono che gli investitori giapponesi venderanno i Treasury statunitensi per investire nei titoli di stato giapponesi a causa dei rendimenti record raggiunti nel paese. Questo movimento potrebbe avere implicazioni significative per i mercati obbligazionari statunitensi, dato che il Giappone è uno dei maggiori detentori esteri del debito americano. La tendenza riflette i cambiamenti nelle politiche monetarie globali.

Fonti: Financial Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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La routine mattutina che non crolla: perché le liste falliscono e cosa fare invece


Perché la routine mattutina che non crolla: abitudini che reggono anche senza motivazione, cosa cambiare nell'ambiente e nelle routine, senza forza di volontà.

In breve

Le routine mattutine crollano perché vengono costruite come liste ambiziose. La scienza di Fogg, Wood e Panda mostra come un’ancora minima batta qualsiasi piano da 2 ore, e perché il trucco è la sequenza, non la disciplina.

TL;DR

  1. Le routine mattutine crollano perché vengono costruite come liste ambiziose che dipendono dalla volontà, e la volontà varia ogni giorno (Wendy Wood, USC).
  2. Un comportamento piccolo e coerente vale più di uno grande e intermittente. Il segreto è l’ancoraggio a un’abitudine già esistente (B.J. Fogg, Stanford).
  3. Il mattino ha una biologia precisa: la Cortisol Awakening Response prepara il sistema nelle prime ore. Bastano pochi minuti di routine coerente per condizionarla (Satchin Panda, Salk Institute).
  4. La routine che dura ha tre caratteristiche: è una sequenza (non una lista), è minima (non ambiziosa), è ancorata (non dipendente dalla motivazione).
  5. Il Protocollo Ancora: seleziona un’ancora esistente, agganciaci un solo comportamento nella versione da 2 minuti, ripetilo 7 giorni.

⏰ Tempo di lettura: 11 minuti

Esiste un tipo di fallimento particolarmente frustrante perché si ripete in modo identico, anno dopo anno. Cominci con entusiasmo, tieni duro qualche giorno, poi smetti. E ogni volta ti spieghi allo stesso modo: non ho abbastanza disciplina.

Questa spiegazione è quasi sempre sbagliata. La routine mattutina non crolla per mancanza di disciplina. Crolla per un errore strutturale nel modo in cui viene costruita. Il problema non è la routine. È il formato.

Perché le liste non funzionano


Prenditi un momento e immagina la tua routine mattutina ideale. Non quella che hai adesso, quella che vorresti avere. Quasi certamente somiglia a questa: sveglia presto, meditazione, movimento fisico, colazione sana, qualche minuto di lettura, pianificazione della giornata. Niente di sbagliato nell’ambizione. Il problema è la struttura: quella che hai appena immaginato è una lista.

Wendy Wood, professoressa di psicologia all’University of Southern California e tra i ricercatori più citati sullo studio delle abitudini, ha documentato in vent’anni di ricerca un principio che contraddice l’intuizione comune: le abitudini stabili non si formano sull’intenzione. Si formano sulla stabilità del contesto. Ciò che rende automatico un comportamento non è averlo deciso, ma averlo eseguito abbastanza volte nello stesso posto, con lo stesso segnale, nella stessa sequenza.

Una lista di sei cose non è un contesto stabile. È sei contesti separati, ognuno dei quali richiede attenzione consapevole. Quando ne hai poca, la lista crolla. Puoi approfondire come funzionano le abitudini minime e perché reggono meglio delle routine elaborate.

L’ancora: il meccanismo che nessuno usa


B.J. Fogg ha diretto per anni il Behavior Design Lab di Stanford. Il suo approccio parte da una premessa scomoda: il comportamento più piccolo che esegui con coerenza assoluta vale infinitamente più di quello più grande che esegui a intermittenza. Non è una questione di dimensione. È una questione di frequenza e ancoraggio.

Fogg chiama questo meccanismo anchor + tiny behavior: invece di inserire un nuovo comportamento nel vuoto, lo agganci a uno già esistente. La differenza in pratica:

  • Lista classica: “Farò meditazione ogni mattina.”, richiede di ricordarsi, motivarsi, decidere ogni volta.
  • Ancora: “Dopo aver messo su il caffè, mi siedo tre minuti a respirare.”, il caffè esiste già. Non lo dimentichi. È la tua ancora.

Puoi approfondire come mantenere le abitudini nel tempo e perché i buoni propositi tipicamente non reggono.

La biologia del mattino


Satchin Panda, biologo del Salk Institute for Biological Studies, ha documentato il fenomeno della Cortisol Awakening Response (CAR): nelle prime 30–45 minuti dopo il risveglio, il livello di cortisolo aumenta naturalmente fino al 50–100% rispetto ai valori basali. Non è stress, è preparazione biologica.

Il mattino non è sacro per ragioni motivazionali. È diverso biologicamente. Non servono 90 minuti. Servono pochi minuti, ma gli stessi, ogni mattina. Puoi esplorare il protocollo per svegliarsi presto senza fatica e le abitudini per aumentare l’energia mattutina.

La routine che non crolla: tre caratteristiche


Caratteristica 1: è una sequenza, non una lista. Una sequenza è una catena: ogni elemento innesca il successivo. Costruisci la routine come A innesca B, B innesca C. Non come una lista da spuntare.

Caratteristica 2: è minima. La versione minima non è la versione pigra. È la versione garantita, quella che puoi eseguire anche quando sei stanco, in ritardo o in viaggio. Puoi scoprire come strutturarla in 5 abitudini in 30 giorni.

Caratteristica 3: è ancorata. Non dipende dall’umore. Dipende da qualcosa che accade comunque. Le ancore migliori: fare il caffè, fare la doccia, aprire le tapparelle, accendere il telefono.

Il Protocollo Ancora: tre passi


Passo 1, Identifica le tue ancore. Scrivi tutto quello che fai ogni mattina senza pensarci. Anche le cose banali. Ognuna è una potenziale ancora.

Passo 2, Scegli il comportamento e la versione minima. Scegli un solo comportamento nuovo. Poi definisci la sua versione minima: la versione da due minuti che non puoi rifiutare nemmeno nelle mattine peggiori.

  • Vuoi meditare → versione minima: tre respiri profondi dopo aver premuto il caffè
  • Vuoi fare movimento → versione minima: 5 minuti di stretching sul pavimento del bagno
  • Vuoi leggere → versione minima: due pagine mentre bevi il caffè

Passo 3, Aggancia e ripeti 7 giorni. Formula: “Dopo [ANCORA], farò [COMPORTAMENTO MINIMO].” Scrivi la frase. Eseguila ogni mattina per 7 giorni nella versione minima anche quando potresti fare di più.


Costruire una routine che dura è un lavoro tecnico, non di volontà.

Protocollo è la membership settimanale di Cambia le tue Abitudini: ogni settimana una guida pratica con strumenti interattivi, tracker della sfida e accesso all’archivio completo.

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Trump congela la vendita di armi a Taiwan e trasforma l’isola in una pedina del negoziato con Xi


Dopo il vertice di Pechino, il presidente americano sospende il pacchetto da 14 miliardi di dollari per Taipei e si schiera contro qualsiasi mossa verso l'indipendenza formale dell'isola. Taipei replica: "Siamo già un Paese sovrano".

Donald Trump ha congelato la vendita di armi a Taiwan per 14 miliardi di dollari e si è detto contrario a qualsiasi dichiarazione di indipendenza dell'isola. Lo ha annunciato in una intervista concessa a Fox News al termine del vertice di due giorni con Xi Jinping a Pechino, il primo viaggio di un presidente americano in Cina dopo 9 anni. Il pacchetto, atteso da mesi da Taipei, comprendeva missili, sistemi anti-drone e tecnologie per la difesa aerea, vale a dire strumenti considerati essenziali per rafforzare la deterrenza contro la pressione militare cinese.

"Per ora lo tengo in sospeso, e dipenderà dalla Cina", ha detto Trump quando gli è stato chiesto se approverà la vendita. "È una buona merce di scambio per noi, francamente. Si tratta di molte armi". Il presidente non ha chiarito che cosa si aspetti da Pechino in cambio, ma in passato ha chiesto alla Cina acquisti consistenti di aerei, etanolo, soia, manzo e sorgo americani. La scelta segna una brusca inversione rispetto alla linea tenuta dalla sua stessa Amministrazione fino a poche settimane fa, quando Washington sollecitava Taipei ad aumentare la spesa militare e ad acquistare più armi dagli Stati Uniti. Lo scorso anno Trump aveva approvato un primo pacchetto da 11 miliardi di dollari, al quale Pechino aveva risposto con nuove esercitazioni militari attorno all'isola.

"Non voglio che qualcuno vada verso l'indipendenza", ha aggiunto Trump. "Per quale motivo dovremmo viaggiare per 15.000 km per combattere una guerra? Io non la voglio. Voglio che si calmino. Voglio che la Cina si calmi". Il presidente ha però ribadito di non aver discusso con Xi se gli Stati Uniti difenderebbero Taiwan in caso di attacco e ha riferito che il leader cinese "sente in maniera molto forte" la questione di Taiwan e "non vuole vedere un movimento per l'indipendenza".
Il vertice asimmetrico — FocusAmerica

Vertice Trump–Xi · La pedina di Taiwan

Lo scambio asimmetrico: pacchetto di armi a Taiwan congelato, poco in cambio


Trump blocca un pacchetto di armi da 14 miliardi di dollari destinato a Taipei per strappare concessioni commerciali a Pechino. Ma i risultati del vertice restano molto sotto le attese dei mercati.

Primo viaggio di un presidente USA in Cina dopo 9 anni Fonti: NYT, Fox News, Meduza

Trump cede

$14mld

Pacchetto armi a Taiwan congelato a tempo indeterminato

Xi concede

200Boeing

Sui 500 attesi dal mercato — meno della metà

Tra le due cifre si misura la asimmetria del vertice

Esplora in dettaglio
1 Lo scambio 2 Gli attori 3 L'impatto 4 Cronologia

Atteso vs ottenuto

Il bilancio commerciale del summit è molto inferiore alle attese


Per ciascuna voce negoziale annunciata da Trump, il confronto tra le aspettative pre-vertice e i risultati effettivi. Solo l'impegno sui Boeing è stato quantificato.

Aerei Boeing
Unico dato quantificato

Atteso

500

Ottenuto

200

Mercato deluso: −4% il titolo Boeing dopo l'annuncio.

Petrolio e soia
Importazioni promesse

Atteso

Volume

Ottenuto

Generico

Nessuna cifra annunciata. Promesse confermate solo da Trump.

Apertura del settore finanziario
Aziende USA in Cina

Atteso

Accordo

Ottenuto

Ipotesi

Solo una possibile apertura, non confermata da Pechino.

Il ritorno è "non solo a mani vuote, ma quasi a tasche vuote". Alexander Gabuev, Carnegie Russia Eurasia Center, su Meduza

4 attori, 4 diverse posizioni

Le linee in campo dopo il vertice di Pechino


Tocca un attore per esplorarne la posizione dopo il vertice.

Stati Uniti — Donald Trump
Taiwan come merce di scambio

Congela il pacchetto da 14 miliardi e si dichiara contrario a qualsiasi dichiarazione di indipendenza dell'isola. Apre però alla possibilità di una telefonata diretta con il presidente Lai Ching-te — sarebbe la prima dal 1979.
"Per ora lo tengo in sospeso, e dipenderà dalla Cina. È una buona merce di scambio per noi."

Cina — Xi Jinping
Taiwan come "problema più importante"

Definisce Taiwan il dossier centrale nei rapporti tra le due potenze e avverte: se la questione fosse gestita male, le due potenze potrebbero "collidere o entrare in conflitto aperto". Propone una "stabilità strategica costruttiva" come cornice futura dei rapporti tra le due superpotenze.

Taiwan — Lai Ching-te
"Paese sovrano e democratico"

Il presidente taiwanese ringrazia Trump per il sostegno alla pace nella regione ma ribadisce la sovranità dell'isola: "Pechino non ha alcun diritto di rivendicare giurisdizione". L'ufficio del presidente sottolinea che le vendite di armi rientrano nell'impegno di sicurezza statunitense.

Senato USA — Bipartisan
Taiwan non sia "pedina negoziale"

Prima del summit, un gruppo bipartisan di senatori aveva chiesto a Trump di non trasformare il sostegno militare a Taipei in una merce di scambio nei negoziati commerciali con la Cina. Appello rimasto senza effetto.

Le conseguenze del vertice

6 numeri per misurare l'esito

−4%
Titolo Boeing dopo l'annuncio

~90%
Quota cinese del mercato globale delle terre rare

9 anni
Dall'ultimo viaggio presidenziale USA in Cina

1979
Ultima conversazione nota USA–Taiwan ai vertici

$11 mld
Pacchetto armi USA a Taiwan già approvato nel 2025

$14 mld
Pacchetto 2026 congelato a tempo indeterminato

Le parole di Trump
Non voglio che qualcuno vada verso l'indipendenza. Per quale motivo dovremmo viaggiare per 15.000 km per combattere una guerra? Io non la voglio. Voglio che la Cina si calmi. Intervista a Fox News al termine del vertice di Pechino

Le date che contano

Dal 1979 al congelamento: la lunga sequenza USA–Cina–Taiwan


Tocca un evento per i dettagli.

1979
Washington rompe le relazioni con Taipei per riconoscere Pechino

Gli Stati Uniti interrompono le relazioni diplomatiche ufficiali con Taiwan per riconoscere la Repubblica Popolare Cinese. Da allora, nessun presidente USA in carica ha mai avuto una conversazione nota con un leader taiwanese.

2017
Ultima visita di un presidente USA in Cina prima di Trump

L'ultima visita ufficiale di un presidente americano in Cina risale a 9 anni fa. Il vertice di Pechino segna quindi un evento eccezionale per le relazioni tra le due potenze.

2025
Trump approva 11 miliardi di armi a Taiwan

L'Amministrazione approva un primo pacchetto militare per Taipei. Pechino risponde con nuove esercitazioni militari attorno all'isola. È anche l'anno della guerra dei dazi, che si conclude con un nulla di fatto e il ritorno ai dazi precedenti per la pressione cinese sulle terre rare.

Nov 2026
Vertice di 2 giorni Trump–Xi a Pechino

Primo viaggio in Cina di un presidente USA dopo 9 anni. Xi propone una "stabilità strategica costruttiva" come cornice del rapporto tra le due potenze. Sul piano commerciale, Pechino annuncia acquisti di 200 Boeing e generiche maggiori importazioni di petrolio e soia.

Post-vertice
Trump congela le armi a Taiwan in un'intervista a Fox

Al termine del summit, Trump annuncia su Fox News il congelamento del pacchetto da 14 miliardi di aiuti militari a Taiwan: "Lo tengo in sospeso, dipenderà dalla Cina". Apre però alla possibilità di una telefonata diretta con il presidente di Taiwan — sarebbe la prima dal 1979.

Fonti New York Times · Fox News · Eurasia Group (Amanda Hsiao) · Carnegie Russia Eurasia Center / Meduza (Alexander Gabuev). Vertice Trump–Xi, Pechino, novembre 2026.

Taipei rivendica la sua sovranità, Xi avverte Washington


Durante la visita di Trump a Pechino, il presidente cinese Xi Jinping ha definito Taiwan "il problema più importante" nei rapporti tra Cina e Stati Uniti, avvertendo che, se la questione fosse gestita male, le due potenze potrebbero "collidere o entrare in conflitto aperto", secondo i media statali cinesi. Il leader cinese ha proposto invece una "stabilità strategica costruttiva" come base dei futuri rapporti tra Washington e Pechino.

La replica taiwanese alle parole di Trump è arrivata oggi dal Ministero degli Esteri, che ha ringraziato il presidente statunitense per il sostegno alla pace nella regione, ma ha ribadito che Taiwan è "un Paese sovrano e democratico" e che "Pechino non ha alcun diritto di rivendicare giurisdizione" sull'isola. L'ufficio del presidente Lai Ching-te ha aggiunto che le vendite di armi americane rientrano nell'"impegno di sicurezza degli Stati Uniti" e "servono come deterrente condiviso contro le minacce regionali".

Nella sua intervista, comunque, Trump ha anche aperto alla possibilità di una telefonata diretta con il presidente taiwanese: "Devo parlare con la persona che attualmente, sapete chi è, sta guidando Taiwan". Si tratterebbe, in tal caso, la prima conversazione nota tra un presidente americano in carica e un leader taiwanese dal 1979, l'anno in cui Washington ruppe le relazioni diplomatiche con Taipei per riconoscere la Repubblica Popolare Cinese. Pechino si oppone da sempre a qualsiasi contatto tra alti funzionari americani e taiwanesi.

Un vertice sbilanciato a favore della Cina


Prima del summit di Pechino, un gruppo bipartisan di senatori aveva chiesto al presidente americano di non trasformare il sostegno a Taiwan in una pedina negoziale con la Cina. Viste le parole di Trump, l'appello sembra essere rimasto senza effetto. "Sembra sempre più probabile che Trump fermi a tempo indeterminato il pacchetto di aiuti militari da 14 miliardi, nella speranza che Pechino gli dia ciò che vuole sul fronte economico", ha dichiarato al New York Times Amanda Hsiao, direttrice per la Cina della società di consulenza Eurasia Group.

Il vertice è stato letto dagli esperti come uno spartiacque nei rapporti tra le due potenze. Secondo il sinologo Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino, Trump è tornato dalla Cina "non solo a mani vuote, ma quasi a tasche vuote". In un'analisi pubblicata da Meduza, Gabuev individua nella guerra dei dazi del 2025 il punto di svolta: Pechino avrebbe sfruttato il controllo di circa il 90% del mercato globale della raffinazione e dei semilavorati di terre rare per costringere Washington a fare un passo indietro e tornare ai dazi precedenti.

Anche il bilancio commerciale del summit appare limitato. La Cina si è impegnata ad acquistare solo 200 Boeing, contro i 500 attesi dal mercato, motivo per cui le azioni della società sono scese del 4%. Pechino ha inoltre promesso maggiori importazioni di petrolio e soia americana e una possibile apertura del settore finanziario interno alle aziende statunitensi. Ma molte di queste intese, osserva Gabuev, sono state annunciate solo da Trump, mentre le autorità cinesi e le aziende coinvolte non le hanno confermate pubblicamente.

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YLAMA’, artigianato italiano e design contemporaneo parlano romano


Amalia ha lasciato la professione di avvocato per costruire un progetto fondato sull’eccellenza manifatturiera italiana.
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Nel cuore di Via della Frezza, tra le strade dove il lusso romano incontra la tradizione artigiana italiana, siamo andati a trovare Amalia nel suo negozio YLAMA’, un progetto che racchiude l’essenza più autentica del Made in Italy. Non solo design o accessori, ma un racconto personale trasformato in materia, dettagli e manifattura. In un momento storico in cui il valore dell’artigianato italiano rischia spesso di essere sacrificato alla velocità e alla produzione seriale, realtà come YLAMA’ riportano al centro la qualità, la cura del particolare e il rapporto umano con chi crea. Dietro ogni pezzo c’è una storia fatta di memoria, identità e mani esperte: un dialogo continuo tra visione creativa e maestria artigiana che rappresenta una delle forme più profonde e contemporanee dell’eccellenza italiana.

Chi era Amalia prima che nascesse YLAMA’?

Prima di YLAMA’ sono stata una bambina curiosa e creativa, cresciuta con i miei nonni.

Mia nonna mi ha trasmesso il valore del fare con le mani, del lavoro paziente e dell’eleganza quotidiana, mentre mio nonno mi ha insegnato a guardarmi dentro senza paura e a non rinunciare mai ai miei sogni. Sono stati loro a formarmi nel modo più profondo.

In quale momento della tua vita è davvero nato il progetto?

YLAMA’ è nata quando sono rinata io. Il nome è semplicemente Amalia al contrario, con l’accento sulla A come mi chiamavano da bambina, Ama’, un suono che per me significa casa e infanzia condivisa con i miei quattordici cugini.

Il progetto nasce in un periodo buio della mia vita, quando mi sentivo persa, infelice e vulnerabile. Avevo appena perso mio nonno, la persona più importante per me, l’unico che riusciva a leggermi dentro davvero. Sapeva tutto di me, dal lavoro agli amori, ed era il mio punto di riferimento.

Facevo l’avvocato, una professione per cui avevo studiato, ma che non mi rendeva più felice. Lui mi chiamava ogni pomeriggio alle 16 e dal mio pronto capiva subito come stavo. Quando è mancato il mio mondo è crollato, ma proprio in quel momento è scattato qualcosa. Ho lasciato tutto per inseguire il mio sogno, quella di una bellezza non per forza convenzionale, e da quella scelta è nata YLAMA’.

Che cosa significa per te bellezza non convenzionale?

Per me la bellezza non convenzionale è una questione di proporzioni e dettagli. Sono perfezionista e molto attenta a ciò che osservo. Un oggetto o una persona possono non essere perfetti secondo gli standard, ma se hanno equilibrio, carattere e cura dei particolari diventano invincibili.

Quanto del tuo passato vive in ogni oggetto YLAMA’?

Tutto il mio passato vive in ciò che creo. Ogni oggetto mi riporta a ciò che sono stata e a ciò che sono diventata. Credo profondamente che gli oggetti che scegliamo di portare con noi raccontino chi siamo, per questo penso che sia necessario circondarsi di bellezza, perché ciò che ci circonda ci modella.

Come nasce concretamente un pezzo YLAMA’?

Nasce dall’idea di reinterpretare un oggetto caro del mio passato e trasformarlo in un oggetto di design contemporaneo, realizzato con materie prime pregiate e pensato per la quotidianità. È un processo di confronto continuo tra me, mio fratello, che ha una personalità molto creativa ed estrosa, e gli artigiani che con la loro esperienza danno forma concreta all’idea. Ogni pezzo diventa così un frammento di storia unica.

Che rapporto hai con gli artigiani che collaborano con te?

Il nostro è un rapporto di condivisione, stima e rispetto reciproco. Lavoriamo insieme con la stessa cura e lo stesso cuore. Io porto la visione e loro portano la sicurezza tecnica e la maestria delle mani. Insieme cerchiamo sempre di fare meglio.

Chi immagini quando pensi a chi indossa YLAMA’?

Penso a una persona forte e sicura di sé, con un gusto minimalista, qualcuno che si senta completa anche semplicemente indossando il proprio pezzo YLAMA’.

Qual è stata la sfida più difficile del tuo percorso?

La sfida più dura è stata all’inizio, quando ho deciso di stravolgere la mia vita e lasciare la professione di avvocato per intraprendere un cammino sconosciuto ma profondamente familiare.

Oggi la sfida continua, perché è il momento della prova definitiva, quello in cui le persone stanno iniziando davvero a scoprire e conoscere il prodotto.

Come immagini YLAMA’ tra dieci anni?

La immagino come un punto di riferimento per chi cerca qualità, creatività e autenticità, un marchio riconoscibile per la sua identità forte e coerente.

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Trump punta sui soldi per limitare i danni alle midterm


Il presidente e i suoi alleati schierano 347 milioni di dollari del comitato MAGA Inc. e una nuova ridefinizione dei collegi elettorali per difendere le strette maggioranze repubblicane al Congresso.

A meno di sei mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre, il Partito repubblicano americano si trova davanti a una serie di ostacoli: la tradizione storica che penalizza il partito al governo, le difficoltà economiche legate a una guerra impopolare con l'Iran e un presidente che ha minimizzato le preoccupazioni degli elettori sull'aumento dei prezzi. Per superare questi problemi, gli alleati di Donald Trump puntano su risorse finanziarie senza precedenti e su una strategia coordinata per ribaltare sui democratici la responsabilità della situazione economica. Lo riporta il Wall Street Journal.

Il comitato di azione politica allineato al presidente, MAGA Inc., ha raccolto 347 milioni di dollari. Il messaggio che i repubblicani intendono diffondere è semplice: dare il potere ai democratici significherebbe paralisi del Congresso. L'obiettivo, secondo le persone coinvolte nella strategia citate dal giornale, è impedire che il voto si trasformi in un referendum su Trump e sfruttare invece l'immagine pubblica danneggiata dei democratici. Per difendere le strette maggioranze al Congresso, i repubblicani richiameranno l'inflazione dell'era Biden, l'aumento della criminalità e le scene di attraversamenti di massa al confine meridionale, invitando gli elettori a non tornare indietro. Sosterranno inoltre che un Congresso diviso non sarebbe in grado di concordare misure per abbassare i prezzi.

Un sondaggio della CNN diffuso questa settimana mostra che il 70 per cento degli americani disapprova la gestione dell'economia da parte di Trump e il 77 per cento, inclusa una maggioranza di repubblicani, ritiene che le sue politiche abbiano aumentato il costo della vita. La guerra con l'Iran ha spinto l'inflazione al livello più alto degli ultimi tre anni, erodendo i benefici dei tagli fiscali approvati da Trump, compresi i rimborsi più alti.
Il paradosso repubblicano — FocusAmerica

Midterm 2026 · A sei mesi dal voto

Il paradosso repubblicano:
casse piene, ma strada in salita


Mai un partito al governo si era avvicinato alle midterm con un vantaggio finanziario così netto. E mai lo aveva fatto con una situazione economica tanto sfavorevole. Anatomia di due forze opposte a 6 mesi dal voto.

Wall Street Journal · CNN/SSRS · FEC · Cook Political Report Maggio 2026

A favore
$350M
Cassa a disposizione di MAGA Inc.,
il super PAC pro-Trump

Contro
−40
Approvazione netta
sull'economia di Trump

La domanda da 347 milioni di dollari: i soldi bastano a sfidare la gravità della storia?

Esplora in dettaglio
i. Il paradosso ii. La cassa iii. L'economia iv. Il campo

La bilancia

Due forze che si annullano


La macchina elettorale repubblicana parte con un vantaggio finanziario e organizzativo senza precedenti. Ma il giudizio degli elettori sull'economia trascina il presidente al livello più basso di popolarità della sua carriera politica.

A favore del GOP

Contro il GOP

$117M
Cassa RNC, contro $14M del DNC
8 volte tanto

70%
Disapprova la gestione dell'economia da parte di Trump

+8
Seggi conquistabili con la ridefinizione dei collegi

77%
Ritiene che le politiche Trump abbiano fatto salire i prezzi al consumo

La storia che pesa

Il partito al potere quasi sempre perde alle elezioni di midterm. Anche Trump, in privato, lo ha riconosciuto: alcuni collaboratori riferiscono di averlo sentito dire di non essere interessato all'esito del voto.

Il vantaggio finanziario

Una guerra di soldi mai vista prima


Tra Comitato Nazionale Repubblicano (RNC) e super PAC allineati a Trump, il GOP arriva alle midterm con risorse finanziarie di ordini di grandezza superiori a quelle democratiche.

Cassa disponibile, fine marzo 2026

MAGA Inc.Super PAC

$350M

RNCComitato GOP

$117M

DNCComitato Dem

$14M

−$18M
Il debito che pesa sui democratici, in larga parte derivante da un prestito acceso per finanziare le spese dopo la sconfitta del 2024. Per la prima volta in oltre un decennio, il DNC ha più debiti che cassa.

Il giudizio degli elettori

L'economia è diventata il problema


La guerra con l'Iran ha spinto l'inflazione al massimo degli ultimi 3 anni. Il sondaggio CNN/SSRS del 30 aprile - 4 maggio fotografa un giudizio negativo bipartisan sulla gestione dell'economia da parte di Trump.

Economia, bocciatura record
70%
È il livello più alto di disapprovazione mai registrato da Trump nei sondaggi CNN in nove anni. Nel primo mandato non aveva mai superato il 50%.

79%
Indipendenti contro Trump sull'economia

30%
Repubblicani contro Trump sull'economia

77%
"Le politiche Trump hanno aumentato i prezzi"

21%
Approva la gestione dei prezzi della benzina

Disapprovazione su singole voci economiche

Prezzi benzina

79%

Inflazione

74%

Economia

70%

Ceto medio

67%

I rapporti di forza

435 seggi, 18 in bilico


Secondo il Cook Political Report, osservatorio indipendente sulle elezioni americane, la maggioranza oggi si regge su appena 3 seggi. Per questo la partita si decide nei collegi ancora incerti.

Camera dei Rappresentanti — proiezione Cook Report

18
incerti

210

207

GOP 218 — maggioranza DEM

Repubblicani favoriti
Incerti
Democratici favoriti

L'asso nella manica dei repubblicani: ridefinizione dei collegi

TX
Texas

LA
Louisiana

MS
Mississippi

MO
Missouri

AL
Alabama

+8
I seggi che i repubblicani ritengono di poter conquistare dopo aver ridisegnato le mappe dei distretti elettori negli Stati a guida repubblicana, dopo le sentenze della Corte Suprema federale e della Virginia.

Fonti Wall Street Journal · CNN/SSRS (sondaggio del 30 aprile - 4 maggio 2026, n=1.499, margine d'errore ±2,8 punti) · FEC (filing di marzo 2026) · Cook Political Report · NPR · NBC News. Dati aggiornati a metà maggio 2026.

Il Comitato Nazionale Repubblicano disponeva di 116 milioni di dollari in cassa alla fine di marzo, contro i 14 milioni del Comitato Nazionale Democratico, che ha faticato a raccogliere fondi dopo le elezioni presidenziali del 2024 e presenta 18 milioni di debiti nello stesso periodo. Anche i comitati repubblicani della Camera e del Senato hanno un vantaggio sui corrispondenti democratici, anche se meno marcato. I repubblicani sperano inoltre in una sentenza favorevole della Corte Suprema su un caso che mira a eliminare le restrizioni sul coordinamento tra i comitati di partito e i candidati, una decisione che amplificherebbe ulteriormente il vantaggio finanziario perché permetterebbe ai partiti di ottenere le tariffe pubblicitarie più basse, oggi riservate ai soli candidati.

Una speranza concreta per i repubblicani arriva dalla ridefinizione dei collegi elettorali. La Corte Suprema della Virginia ha annullato una mappa congressuale approvata dagli elettori e pensata per produrre più seggi democratici. La Corte Suprema federale ha stabilito che una mappa della Louisiana costituiva un gerrymandering razziale incostituzionale, restringendo la portata del Voting Rights Act e aprendo agli Stati la possibilità di ridisegnare le mappe prima del voto. Trump e i suoi collaboratori stanno facendo pressione sugli Stati guidati dai repubblicani per perseguire piani di ridefinizione a metà decennio. I repubblicani ritengono di poter conquistare fino a otto seggi in Stati come Texas, Mississippi, Missouri, Louisiana e Alabama.

Secondo il Cook Political Report, organizzazione di analisi elettorale indipendente, i repubblicani hanno oggi 210 seggi considerati sicuri, probabili o favorevoli, contro i 207 dei democratici, con 18 corse classificate come incerte. Le elezioni del Senato si concentrano su North Carolina, Maine, Michigan e Georgia, mentre alla Camera ci sono 29 corse decisive sparse nel Paese.

La Casa Bianca prevede di mandare Trump in campagna elettorale fino a trenta volte prima del voto per mobilitare la sua base e mettere in evidenza alcune misure della legge fiscale del 2025, a cui tutti i democratici si erano opposti, come gli sgravi per i lavoratori che ricevono mance e per gli anziani. Il presidente ha testato un nuovo messaggio durante una visita alla comunità per pensionati di The Villages in Florida, sottolineando una disposizione che prevede una deduzione aggiuntiva sui contributi previdenziali. Gli elettori più anziani votano in modo affidabile alle elezioni di metà mandato e diventeranno un obiettivo centrale della campagna.

Nonostante l'influenza del presidente sui conservatori, alcuni candidati repubblicani in Stati e distretti moderati lo tengono a distanza. Trump, a sua volta, ha smesso di attaccare alcuni dei suoi bersagli abituali nel partito, tra cui la senatrice repubblicana del Maine Susan Collins, impegnata in una corsa che potrebbe decidere il controllo del Senato. Il presidente ha anche chiesto una rara convention di metà mandato, prevista a Dallas a settembre, per dare visibilità al partito e ai candidati nel momento in cui inizia il voto.

In privato Trump appare a volte rassegnato a una sconfitta, ricordando che il partito al governo quasi sempre perde alle elezioni di metà mandato. Secondo persone a conoscenza dei suoi commenti, ha occasionalmente detto ai collaboratori di non interessarsi all'esito del voto e ha espresso frustrazione per il mancato passaggio di una controversa legge sulle elezioni. Alcuni esponenti repubblicani si sono chiesti in privato se Trump sbloccherà davvero i 347 milioni confluiti in MAGA Inc., ipotizzando che voglia conservarli per altri scopi. Il portavoce Alex Pfeiffer ha dichiarato al Wall Street Journal che il comitato è impegnato a mantenere e ampliare le maggioranze repubblicane alla Camera e al Senato, senza fornire dettagli sulla strategia.

Il Comitato Nazionale Repubblicano ha annunciato questa settimana un programma sull'integrità elettorale per contestare le procedure di voto degli Stati o difendere quelli con nuovi requisiti di identificazione degli elettori, oltre a reclutare osservatori ai seggi. I democratici descrivono queste iniziative come una forma di soppressione del voto.

Il sondaggista repubblicano Neil Newhouse, non affiliato alla campagna di Trump, ha dichiarato al Wall Street Journal che gli elettori sono in una disposizione d'animo che può rendere efficace la strategia di ricordare quanto siano negativi i democratici, ma ha aggiunto che le preoccupazioni economiche restano prioritarie e che gli americani sono richiamati ogni giorno ai prezzi più alti quando fanno benzina o spesa. Finché non si vedrà un rallentamento dell'inflazione e una discesa dei prezzi del carburante, ha aggiunto, è su questo che si concentrerà l'attenzione degli elettori. La campagna che si apre, ha avvertito, non sarà fatta di toni concilianti, ma sarà uno scontro duro fino al giorno del voto.

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Paura nel centro di Modena: auto travolge i pedoni in via Emilia, poi accoltella passante


Panico a Modena: auto piomba tra la folla in centro, poi un’aggressione con coltello. Diversi feriti, fermato il responsabile.

Momenti di forte tensione e paura nel tardo pomeriggio di oggi nel centro storico di Modena, dove un uomo alla guida di un’auto ha investito numerosi pedoni lungo via Emilia Centro, una delle arterie principali della città, causando diversi feriti. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, dopo l’impatto il conducente sarebbe sceso dal veicolo e avrebbe accoltellato un passante intervenuto nel tentativo di fermarlo.

L’episodio si è verificato poco dopo le 17.20 all’altezza del tratto centrale della via Emilia, nei pressi di Largo Garibaldi, in un’area particolarmente frequentata nel fine settimana da residenti, turisti e persone impegnate nelle attività commerciali del centro.

La dinamica dell’accaduto


Secondo le prime informazioni raccolte sul posto, l’auto avrebbe imboccato via Emilia Centro procedendo a velocità sostenuta, travolgendo diversi pedoni lungo il percorso. Il numero esatto delle persone coinvolte è ancora in fase di accertamento, ma i primi bilanci parlano di almeno una decina di feriti.

Alcuni testimoni riferiscono di scene di panico immediatamente successive all’impatto: persone che cercavano riparo lungo i marciapiedi, urla e richieste di aiuto mentre i presenti tentavano di prestare i primi soccorsi ai feriti in attesa dell’arrivo delle ambulanze.

Dopo essersi fermato, l’uomo alla guida sarebbe sceso dall’auto armato di coltello. Sempre secondo le prime ricostruzioni, avrebbe colpito un passante che avrebbe cercato di bloccarlo o disarmarlo. La persona accoltellata risulterebbe tra i feriti più gravi.

L’intervento dei soccorsi e delle forze dell’ordine


Sul luogo dell’accaduto sono intervenuti in pochi minuti gli operatori del 118, diverse pattuglie delle forze dell’ordine e personale della polizia locale. L’area è stata immediatamente isolata per consentire le operazioni di soccorso e i rilievi investigativi.

I feriti sono stati stabilizzati sul posto e successivamente trasferiti negli ospedali cittadini. Secondo quanto emerso dalle prime informazioni sanitarie, almeno due persone sarebbero in condizioni molto gravi. Non si esclude che il bilancio possa aggravarsi nelle prossime ore.

L’uomo ritenuto responsabile dell’azione sarebbe stato bloccato e fermato dalle forze dell’ordine poco dopo l’aggressione. Al momento non sono state diffuse ufficialmente le sue generalità né informazioni certe sul movente.

Indagini in corso


Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire con precisione la sequenza dei fatti e comprendere se si sia trattato di un gesto volontario premeditato, di un raptus o di un’altra dinamica ancora da chiarire. Fondamentali saranno le testimonianze dei presenti, le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e gli accertamenti tecnici sul veicolo utilizzato.

La Procura competente potrebbe aprire nelle prossime ore un fascicolo con le ipotesi di reato di tentato omicidio plurimo e lesioni gravissime, mentre restano in corso gli approfondimenti sul profilo dell’uomo fermato.

Centro storico sotto shock


La notizia si è rapidamente diffusa in città, richiamando numerosi cittadini nelle vicinanze dell’area transennata. Via Emilia Centro è rimasta a lungo presidiata dalle forze dell’ordine, con deviazioni al traffico e limitazioni alla circolazione pedonale.

L’intera comunità modenese è apparsa profondamente scossa da quanto avvenuto in pieno centro cittadino, in un orario di forte presenza di persone lungo le strade commerciali del cuore della città.

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A Cuba il settore privato è l'unico argine al collasso economico


L'isola ha esaurito diesel e carburante, mentre Trump stringe la morsa delle sanzioni. Le piccole imprese, a lungo perseguitate dal regime, sostengono ciò che resta dell'economia.

Cuba ha esaurito le scorte di diesel e olio combustibile e il regime comunista, dopo decenni di persecuzione contro l'imprenditoria privata, si trova oggi a dipendere proprio dai piccoli capitalisti per evitare il collasso economico. Lo scenario emerge da un'inchiesta di Bloomberg, che racconta come l'isola caraibica stia affrontando la crisi più grave della sua storia recente, schiacciata tra le sanzioni statunitensi e l'immobilismo di una classe dirigente al potere da 67 anni.

Il presidente Donald Trump ha imposto un blocco energetico di fatto sull'isola e questa settimana il capo dell'intelligence americana ha visitato l'Avana, il giorno dopo l'annuncio ufficiale dell'esaurimento totale delle scorte di carburante. La missione aveva l'obiettivo di chiedere cambiamenti radicali prima di un eventuale allentamento della pressione. L'amministrazione Trump è frustrata dalla lentezza con cui il governo cubano apre l'economia e il sistema politico.

A Cuba esistono oggi oltre 9.200 piccole e medie imprese e nel 2024 il settore privato ha superato per la prima volta le aziende statali nelle vendite al dettaglio. Si tratta di un'evoluzione recente e tormentata. Solo negli anni Novanta, dopo il crollo dell'Unione Sovietica e la perdita del principale alleato economico, Cuba iniziò ad ammettere i cuentapropistas, lavoratori autonomi indipendenti. La legalizzazione delle piccole e medie imprese è arrivata appena nel 2021. Per Fidel Castro e l'élite comunista, le imprese private erano simboli del male capitalista.

Omar Everleny Pérez, ex direttore del Centro di studi sull'economia cubana dell'Università dell'Avana, ha descritto a Bloomberg una situazione senza precedenti. "La situazione economica non è mai stata così difficile. Non abbiamo mai avuto così tanti fattori contrari contemporaneamente. Tutto è paralizzato", ha dichiarato. Secondo l'economista, il settore privato è l'unico elemento che sta attenuando la crisi. Con le razioni alimentari governative ormai insufficienti, i cubani si rivolgono ai negozi di quartiere, quasi tutti privati, per acquistare ogni tipo di bene, dai prodotti alimentari al sapone.

L'economia cubana è in crisi da anni, isolata dal commercio globale da decenni di sanzioni americane, dipendente dal carburante sussidiato del Venezuela e svuotata da cattiva gestione e corruzione. La situazione è precipitata a gennaio di quest'anno, quando gli Stati Uniti hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro e interrotto le esportazioni di petrolio del Venezuela verso Cuba. Le compagnie aeree hanno cancellato i voli per mancanza di carburante, i resort hanno chiuso, le reti distributive si sono bloccate. Da allora gli Stati Uniti hanno permesso la consegna di una sola petroliera russa di greggio.

Il primo maggio, mentre il 94enne leader rivoluzionario Raúl Castro compariva in pubblico per assistere alla parata, Trump ha firmato un ordine esecutivo che autorizza Washington a sanzionare qualsiasi cittadino o entità straniera che faccia affari con Cuba. Il provvedimento si concentra sui settori della difesa, dell'estrazione mineraria, della finanza e della sicurezza, ma gli analisti lo definiscono talmente ampio da poter colpire chiunque. Una settimana dopo la canadese Sherritt International ha annunciato la chiusura delle sue operazioni di estrazione di nichel sull'isola. Lo stesso giorno Trump ha dichiarato in Florida che la portaerei USS Abraham Lincoln potrebbe attraccare al largo delle coste cubane al termine delle sue operazioni in Iran, scherzando sul fatto che il governo cubano si arrenderebbe alla sua vista.

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel resta sulle sue posizioni. Pur dicendosi aperto alla cooperazione con gli Stati Uniti, sostiene che il sistema di governo e la sua leadership non sono in discussione. Tuttavia l'Avana ha introdotto alcune concessioni che sembrano pensate per placare Washington. A inizio marzo ha consentito al settore privato di importare carburante per le proprie necessità. Due settimane dopo ha decretato che i cubani residenti all'estero possono investire e possedere imprese private sull'isola.

Hugo Cancio, amministratore delegato di Katapulk, un marketplace online con sede in Florida che permette alla diaspora cubana di inviare prodotti ai parenti sull'isola, è uno dei pochi che oggi può spedire carburante al settore privato cubano. Il sito gestisce tra 1.500 e 2.000 transazioni al giorno. Cancio ha definito a Bloomberg le aperture recenti dell'Avana solo "la punta dell'iceberg". Secondo lui gli esuli cubani devono poter tornare ed essere parte di qualsiasi soluzione politica, non solo economica.

Il legame tra riforma economica e cambiamento politico è proprio ciò che il regime ha sempre temuto. Durante la presidenza di Barack Obama, Stati Uniti e Cuba avviarono il cosiddetto disgelo cubano. Furono ripristinate le relazioni diplomatiche, autorizzati fino a 110 voli diretti al giorno, e il turismo americano raggiunse livelli record. Obama, Papa Francesco e i Rolling Stones visitarono l'isola. La classe imprenditoriale dormiente esplose, con cubani che trasformarono le proprie case in ostelli e le sale da pranzo in paladares, i ristoranti familiari. Nel 2012 nacque Cuba Emprende, un'iniziativa di imprenditori cubano-americani che con la Chiesa cattolica e la messicana Fundación ProEmpleo organizza workshop e corsi di formazione. Oltre 13.000 persone hanno completato il programma, secondo John McIntire, ex partner di Goldman Sachs e presidente della Cuba Emprende Foundation. Le iscrizioni ai corsi non sono mai state così alte.

La crescita di un settore privato in concorrenza con l'industria statale spaventò però il governo, che fece marcia indietro. Quando Trump assunse la presidenza nel 2017 smantellò molte riforme dell'era Obama. La combinazione di quella pressione e della pandemia fece precipitare l'economia cubana in caduta libera. Oltre il 20 per cento della popolazione è fuggito dall'isola dall'inizio della pandemia, secondo alcune stime.

Emilio Morales, analista del think tank Cuba Siglo 21 con sede in Florida, sostiene che le imprese non statali cubane sono talmente controllate da non poter essere considerate veramente private. A suo avviso è il Grupo de Administración Empresarial SA, il conglomerato imprenditoriale opaco gestito dai militari, a controllare gran parte dell'economia. "Gaesa, quel gigantesco buco nero, era ciò che fermava le riforme" durante l'era Obama, ha spiegato a Bloomberg. Morales sospetta inoltre che alcune delle imprese indipendenti più redditizie siano in realtà coperture governative per eludere le sanzioni internazionali.

Emily Mendrala, ex vice segretaria di Stato nell'amministrazione di Joe Biden e oggi consulente presso Dinamica Americas, ha sottolineato come il settore privato cubano sopravviva nonostante le pressioni interne ed esterne. "Le carte sono truccate contro di loro sia dalla politica americana sia da quella cubana", ha dichiarato. "Hanno dovuto essere incredibilmente intraprendenti, creativi e resilienti".

Secondo Cancio potrebbero servire anni a un nuovo governo cubano per riformare le leggi e costruire l'infrastruttura necessaria ad attrarre grandi aziende straniere. Nel frattempo gli Stati Uniti dovranno smantellare decenni di sanzioni punitive. Fino ad allora, ha detto l'amministratore delegato di Katapulk, saranno gli imprenditori l'unico ponte e l'unica forza in grado di far avanzare quel poco di economia che resta sull'isola.

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Honda, perdita storica di 2,7 mld: pesa il riassetto sull’elettrico


Primo rosso di bilancio per il gruppo: frenata sull'EV e focus sull'ibrido. Pesano svalutazioni e costi di ristrutturazione per 9 miliardi

Per la prima volta dalla sua fondazione, Honda ha chiuso il bilancio annuale in perdita. Il gruppo automobilistico giapponese ha registrato un risultato negativo pari a 2,7 miliardi di dollari, segnando un passaggio storico per uno dei principali costruttori mondiali del settore automotive.

Secondo quanto riportato da VC News, il risultato finanziario sarebbe stato fortemente influenzato da svalutazioni e costi straordinari di ristrutturazione per circa 9 miliardi di dollari, legati alla revisione delle strategie industriali nel comparto dei veicoli elettrici. La società avrebbe infatti ridimensionato parte dei programmi precedentemente avviati per accelerare la transizione verso la mobilità a zero emissioni.

La perdita rappresenta un evento senza precedenti nella storia della casa nipponica, che negli ultimi decenni aveva mantenuto una posizione finanziaria considerata tra le più solide dell’industria automobilistica globale. Il risultato arriva in una fase di forte trasformazione per il mercato internazionale dell’auto, caratterizzato da rallentamenti nella domanda di veicoli elettrici, aumento dei costi industriali e crescente pressione competitiva tra i produttori asiatici, europei e statunitensi.

Negli anni scorsi, Honda aveva annunciato l’obiettivo di convertire integralmente la propria gamma di modelli in veicoli elettrici e alimentati a idrogeno entro il 2040. Tuttavia, il rallentamento delle vendite nel segmento EV e l’incertezza della domanda in diversi mercati strategici avrebbero spinto il management a riconsiderare la tempistica della transizione.

Alla luce del nuovo scenario, il gruppo avrebbe deciso di riallocare una parte significativa delle risorse verso lo sviluppo di modelli ibridi, ritenuti al momento più sostenibili dal punto di vista commerciale e maggiormente in linea con le richieste dei consumatori. La scelta riflette una tendenza già osservata in altre grandi case automobilistiche internazionali, impegnate nel riequilibrio degli investimenti tra motorizzazioni tradizionali, ibride ed elettriche.

Le svalutazioni contabilizzate nel bilancio riguarderebbero principalmente impianti produttivi, piattaforme industriali e progetti collegati alla filiera elettrica, la cui redditività prevista sarebbe stata rivista al ribasso. Parallelamente, i costi di ristrutturazione includerebbero interventi di riorganizzazione industriale e revisione delle strategie produttive su scala globale.

Nonostante il risultato negativo, Honda ha confermato l’intenzione di proseguire gli investimenti nelle tecnologie legate alla mobilità sostenibile, pur adottando un approccio più graduale rispetto ai piani annunciati in precedenza. L’azienda punta ora a rafforzare la competitività nel segmento ibrido, considerato strategico nel medio termine in attesa di una maggiore maturazione del mercato elettrico globale.

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Detenzioni illegali nel 90% dei casi: l'attività dell'ICE travolta dalle decisioni dei tribunali


Un database di Politico mostra che i tribunali federali hanno dichiarato illegali 9 detenzioni su 10 eseguite dall'agenzia per il contrasto all'immigrazione. Contro l'Amministrazione anche molti giudici nominati dallo stesso Trump.

In dieci mesi i tribunali federali statunitensi hanno bocciato oltre diecimila detenzioni eseguite dall'ICE, l'agenzia federale per il controllo dell'immigrazione e le dogane. Secondo un'inchiesta di Politico, che ha costruito un database delle decisioni emesse dopo l'entrata in vigore della nuova politica di espulsioni di Donald Trump, l'attuale Amministrazione ha perso circa il 90% dei casi che sono arrivati alla conclusione e ha prevalso in poco più di 1.200.

La bocciatura delle detenzioni decise dall’ICE attraversa l’intera magistratura federale. Oltre 425 giudici sono arrivati alla stessa conclusione, inclusa una maggioranza di magistrati nominati dallo stesso Trump: molti migranti sono stati arrestati senza poter esporre le proprie ragioni davanti a un giudice. Parliamo di madri con status di rifugiato ancora attivo, genitori di militari statunitensi, vittime di tratta di esseri umani. Politico documenta anche l'ormai famoso fermo di Liam Conejo Ramos, un bambino di 5 anni bloccato a Minneapolis mentre tornava da scuola.
Le detenzioni ICE bocciate dai tribunali — FocusAmerica

Detenzioni ICE · Inchiesta Politico

La linea dura di Trump sui migranti
travolta dai tribunali


In 10 mesi i giudici federali si sono pronunciati su oltre 11.600 detenzioni dell'ICE. L'Amministrazione Trump ha perso quasi 9 casi su 10, ma ora prepara la battaglia finale davanti alla Corte Suprema.

Database Politico · 11.610 sentenze federali 7 luglio 2025 — 11 maggio 2026

Sentenze contro l'ICE
10.380
Decisioni di tribunali federali contrarie in 10 mesi

vs

A favore dell'Amministrazione
1.230
Sentenze favorevoli al Dipartimento di Giustizia

L'Amministrazione Trump ha perso nell'89% dei casi

Esplora i dettagli
1 I numeri 2 Le voci 3 Le corti 4 Il caso

Le dimensioni della sconfitta

Non episodi isolati, ma una sconfitta sistematica


Il divario tra detenzioni annullate e confermate, e l'ampiezza del fronte giudiziario contrario al governo, descrivono una crisi legale senza precedenti recenti.


89%
Sentenze
contro l'ICE

Il dato chiave

Quasi 9 sentenze su 10 hanno dato torto all'Amministrazione Trump.

Database Politico delle sentenze di tribunali federali emesse dopo il memorandum dell'8 luglio 2025 che ha esteso la detenzione obbligatoria a milioni di immigrati residenti.

I numeri del database Politico

11.610
Sentenze totali emesse

Tutte le decisioni federali sulle detenzioni ICE compilate manualmente da Politico tra il 7 luglio 2025 e l'11 maggio 2026. Il database resta in costante aggiornamento.

425+
Giudici federali contrari

La bocciatura attraversa l'intera magistratura federale: in molti casi i migranti sono stati arrestati senza poter contestare la detenzione davanti a un giudice.

68%
Casi sulla detenzione obbligatoria

Su 10.380 sentenze contrarie all'ICE, 7.100 riguardano specificamente la detenzione obbligatoria estesa prevista dal memorandum di Lyons. Altre 3.300 si basano su motivazioni legali diverse.

10
I mesi del contenzioso

Tra i casi documentati: il bambino di cinque anni Liam Conejo Ramos fermato a Minneapolis, madri rifugiate che avevano diritto d'asilo, genitori di militari statunitensi e vittime di tratta di esseri umani.

La bocciatura è bipartisan

Anche i giudici nominati da Trump hanno dato torto all'ICE in quasi 7 casi su 10


La distribuzione delle sentenze per giudice e Presidente di nomina mostra che nessuna corrente della magistratura federale ha sostenuto la linea dell'Amministrazione. Nemmeno la propria.

Contro l'Amministrazione
A favore

Trump

1.347

623

Biden

3.286

267

Obama

2.508

85

G. W. Bush

1.641

114

Clinton

1.346

41

G. H. W. Bush

125

38

Reagan

127

62

Il dato che pesa di più

I giudici nominati da Trump hanno bocciato l'ICE in 1.347 casi, dandogli ragione solo 623 volte. Le sentenze contrarie superano quelle favorevoli con un rapporto di oltre 2 a 1.

Tre giudici, tre Presidenti diversi, una stessa diagnosi

Gary Brown
Nom. Trump
New York

Le pratiche dell'ICE non rispecchiano il modo in cui dovrebbe funzionare il sistema americano.

Harvey Bartle III
Nom. G. H. W. Bush
Pennsylvania

L'agenzia continua a violare la legge, sprecare denaro pubblico e consumare le risorse della magistratura nonostante centinaia di decisioni contrarie.

Fred Biery
Nom. Clinton
Texas

Ordinando il rilascio del piccolo Liam Conejo Ramos, ha denunciato una ricerca di potere priva di decenza umana da parte dell'ICE.

La geografia dello scontro legale

6 Corti d'Appello, 3 verdetti diversi


Le Corti federali d'Appello sono divise. Una spaccatura che avvicina sempre di più il caso alla Corte Suprema.

Le Corti d'Appello, secondo grado della giustizia federale, hanno emesso decisioni opposte sullo stesso quadro normativo. Il 5° e l'8° Circuito hanno dato ragione al governo; il 2°, il 6° e l'11° hanno respinto la linea dell'Amministrazione Trump. Il 7° Circuito è rimasto diviso.

2
A favore
del governo

3
Contro
il governo

1
Spaccata
al suo interno

Quinto Circuito
Texas, Louisiana, Mississippi

Pro governo

Ottavo Circuito
Minnesota, Iowa, Missouri e altri

Pro governo

Secondo Circuito
Sede: New York

Contro

Sesto Circuito
Sede: Cincinnati

Contro

11°

Undicesimo Circuito
Sede: Atlanta

Contro

Settimo Circuito
Illinois, Indiana, Wisconsin

Diviso

La sequenza degli eventi

Dal memorandum di Lyons alla Corte Suprema


Tocca un evento per espanderlo.

7 luglio 2025
Il memorandum di Todd Lyons

Il direttore facente funzioni dell'ICE firma il documento che estende la detenzione obbligatoria — fino a quel momento riservata a chi veniva fermato al confine — anche ai milioni di immigrati residenti negli Stati Uniti da anni, riclassificati come "soggetti in ingresso".

Estate-autunno 2025
L'ondata dei ricorsi federali

I detenuti cominciano a presentare esposti davanti ai tribunali federali, chiedendo udienze per la cauzione o il rilascio. L'ICE — secondo Politico — spesso ha ignorato o aggirato le decisioni dei giudici, trasferendo i detenuti in altri Stati per costringerli a ripartire da capo con un nuovo avvocato.

Inverno 2025-26
Le prime spaccature nelle Corti d'Appello

Il 5° e l'8° Circuito di Corte d'Appello federale si schierano con l'Amministrazione in Texas e Minnesota, dove le retate sono state più aggressive. Il 2°, il 6° e l'11° respingono invece la linea del governo. Il 7° rimane diviso.

Primavera 2026
Il caso di Liam Conejo Ramos

Il giudice texano Fred Biery ordina il rilascio del bambino di 5 anni fermato a Minneapolis mentre tornava da scuola, denunciando "una ricerca di potere priva di decenza umana" da parte dell'ICE.

13 maggio 2026
Politico pubblica il database completo

L'inchiesta di Politico ricostruisce 11.610 sentenze federali, oltre 425 giudici contrari al governo e una frattura ormai aperta nelle corti d'appello. La portavoce della Casa Bianca Abigail Jackson afferma che l'Amministrazione confida nella Corte Suprema.

Fonte Politico, "10K Rulings: ICE Mandatory Detention Trump Analysis" — database di sentenze federali emesse dopo l'8 luglio 2025. Dichiarazioni di Natalie Baldassare (DOJ) e Abigail Jackson (Casa Bianca) raccolte da Politico.

Il memorandum che ha cambiato le regole


All'origine del contenzioso c'è un memorandum firmato l'8 luglio 2025 da Todd Lyons, direttore facente funzioni dell'ICE. La legge federale prevede la detenzione obbligatoria per chi chiede l'ingresso negli Stati Uniti, una norma che fino ad allora le Amministrazioni statunitensi avevano applicato soprattutto alle persone fermate al confine. Con il nuovo memorandum, invece, anche milioni di immigrati che vivevano da anni negli Stati Uniti da anni sono stati riclassificati come soggetti in ingresso e quindi sottoposti a detenzione obbligatoria, senza possibilità di cauzione.

Da quel momento i detenuti hanno cominciato a presentare ricorso davanti ai tribunali federali, chiedendo udienze per la cauzione o il rilascio in base alle proprie circostanze personali. Secondo Politico, l'ICE ha spesso ignorato o aggirato le decisioni dei giudici, anche trasferendo i detenuti in altri Stati per costringerli a ripartire da capo con un nuovo avvocato.

Le sentenze dei giudici mostrano un livello insolito di irritazione verso l'Amministrazione. Ad esempio il giudice federale Gary Brown, nominato da Trump e in servizio a New York, ha scritto che le pratiche dell'ICE non rispecchiano il modo in cui dovrebbe funzionare il sistema americano. Il giudice federale Harvey Bartle III, nominato da George H.W. Bush e in servizio in Pennsylvania, ha osservato che l'agenzia continua a violare la legge, sprecare denaro pubblico e consumare le risorse della magistratura nonostante centinaia di decisioni contrarie. In Texas, il giudice Fred Biery, nominato da Bill Clinton, ha ordinato il rilascio del piccolo Liam Conejo Ramos con parole durissime contro quella che ha descritto come una ricerca di potere priva di decenza umana.

La battaglia si sposta verso la Corte Suprema


L'Amministrazione Trump ha respinto tutte le accuse e punta ora a ribaltare il quadro giudiziario davanti alla Corte Suprema. Natalie Baldassare, portavoce del Dipartimento di Giustizia, ha detto a Politico che le sentenze dimostrano come i giudici antepongano le proprie preferenze politiche a una corretta interpretazione della legge. La portavoce della Casa Bianca Abigail Jackson ha aggiunto che la normativa impone di trattenere gli stranieri in attesa di espulsione e si è detta certa che la Corte Suprema darà ragione all'Amministrazione.

Nelle Corti di Appello il quadro è già diviso. Due corti federali, la quinta e l'ottava, hanno dato ragione all'Amministrazione Trump in aree come il Texas e il Minnesota, dove le retate sono state particolarmente aggressive. Invece altre tre, la seconda con sede a New York, l'undicesima con sede ad Atlanta e la sesta con sede a Cincinnati, hanno invece respinto la linea del governo. Una settima corte è rimasta spaccata. Questa frattura rende quasi inevitabile l'intervento della Corte Suprema.

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Il prezzo del petrolio potrebbe esplodere a breve


Secondo l'Economist, lo shock da chiusura dello Stretto di Hormuz è il più grande della storia, ma Stati Uniti e Cina stanno temporaneamente proteggendo il mondo dal disastro energetico.

Il più grande shock di approvvigionamento nella storia del petrolio si sta aggravando rapidamente, anche se i mercati restano stranamente calmi. È l'analisi che fa l'Economist in base alle conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz e alla guerra in corso tra Stati Uniti e Iran.

Secondo il settimanale britannico, sono già andati persi circa 2 miliardi di barili, pari al 5% della fornitura mondiale annuale. Ogni giorno in cui lo stretto resta chiuso, il deficit cresce di 14 milioni di barili. I negoziati di pace tra Washington e Teheran si sono arenati e la riapertura della via marittima appare ancora lontana. Eppure i mercati sembrano non reagire. Il prezzo del Brent, il greggio di riferimento europeo, si attesta a 105 dollari al barile, in calo rispetto ai picchi di aprile vicini a 120 dollari e ben al di sotto dei 129 dollari raggiunti nel 2022 dopo l'invasione russa dell'Ucraina. I prezzi spot, cioè quelli per consegna immediata, sono scesi ancora di più, segnalando che il greggio è oggi più abbondante di quanto fosse all'inizio del conflitto.

L'Economist individua due protagonisti inattesi dietro questa stabilità temporanea. Il primo sono gli Stati Uniti. Le esportazioni americane di greggio e prodotti raffinati, al netto delle importazioni, sono salite a 9 milioni di barili al giorno, quasi 4 milioni in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il dato riflette la capacità delle aziende energetiche americane di sfruttare scorte, raffinerie e terminal per servire clienti esteri disposti a pagare prezzi elevati. Conferma anche l'utilità della Strategic Petroleum Reserve, la riserva strategica federale, che il governo ha iniziato ad attingere a marzo. I barili aggiuntivi hanno permesso di aumentare le spedizioni all'estero senza ridurre l'offerta interna.

Il secondo eroe involontario è la Cina, che importa 4,5 milioni di barili al giorno in meno rispetto a un anno fa. Pesa la domanda più debole dei consumatori a causa dei carburanti più costosi, ma anche le scelte del governo. Nelle prime fasi della guerra Pechino ha vietato ai raffinatori di esportare prodotti e li ha autorizzati ad attingere alle scorte. Questo ha ridotto la domanda di petrolio estero da parte delle raffinerie cinesi.

Energia
Petrolio e guerra in Iran: andamento prezzi
Andamento WTI e Brent dal 27 febbraio 2026 — aggiornato al 16 maggio 2026
Dati storici

WTI + Brent Solo WTI Solo Brent

Elaborazione di Focus America su dati EIA, TradingEconomics, CNBC, Bloomberg e API FocusAmerica · Ultimo aggiornamento: 16 maggio 2026

A questo si aggiunge il razionamento nei paesi più poveri, che ha distrutto parte della domanda mondiale. Il quadro complessivo spiega la quiete attuale, ma secondo l'Economist non durerà. Il mondo è entrato in guerra con scorte di petrolio vicine ai massimi degli ultimi dieci anni. Man mano che gli importatori attingono alle riserve per compensare le forniture perse dal Golfo, queste potrebbero svuotarsi a livelli senza precedenti già entro giugno. Il cuscinetto di petrolio in mare, gonfiato dalle esportazioni record del Golfo nei mesi precedenti il conflitto, è ormai quasi esaurito. Anche le riserve nazionali americane e cinesi non sono inesauribili, per non parlare delle scorte già ridotte dei paesi poveri.

Presto, scrive il settimanale, anche le scorte private nel mondo ricco inizieranno a essere intaccate. A quel punto i prezzi potrebbero salire in modo convulso, riflettendo sia il livello assoluto basso delle riserve sia la loro distribuzione geografica diseguale. I primi a essere colpiti saranno i prodotti raffinati. Le esportazioni del Golfo bloccate e i tagli alla produzione delle raffinerie altrove hanno già prosciugato le riserve di diesel, benzina e carburante per aerei, facendo salire i prezzi molto più rapidamente di quelli del greggio.

Il rischio aumenterà se la Cina tornerà a comprare. Con quasi 1,2 miliardi di barili in riserva, in teoria Pechino potrebbe evitare per mesi le importazioni costose. Ma vorrà anche preservare un margine di sicurezza e potrebbe quindi rientrare sul mercato.

L'altro pericolo riguarda il presidente Donald Trump. Secondo l'Economist, lui e altri esponenti del populismo America First mal sopporteranno esportazioni in crescita mentre le scorte interne diminuiscono, soprattutto se il prezzo della benzina supererà i 5 dollari al gallone. Nel 2022 rincari simili avevano colpito sia i portafogli degli automobilisti sia l'indice di gradimento dell'allora presidente Joe Biden. L'amministrazione Trump sta già discutendo un possibile divieto di esportazione. Una decisione di questo tipo farebbe salire rapidamente i prezzi globali. Le coste americane, che dipendono dalle importazioni, sarebbero penalizzate da prezzi più alti e da eventuali ritorsioni degli altri esportatori. I raffinatori americani, con margini compressi, taglierebbero la produzione.

L'economia mondiale ha trovato una pausa nell'occhio della tempesta energetica, conclude l'Economist, ma è ancora lontana dal porto sicuro. Una decisione avventata da parte degli Stati Uniti potrebbe facilmente farla capovolgere.

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L'eco degli sguardi: la strada secondo Chiara Scaldaferri


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Le immagini di Chiara Scaldaferri sono istanti di vigile partecipazione che ci fanno dire: quale sarà il prossimo?


Ci sono sguardi che non si scollano facilmente dalla memoria. Fanno capolino, come ricordi lontani, e tuttavia palpabili, dai recessi del nostro cervello. Nemici, direbbe qualcuno, in terra straniera. Perché uno sguardo è estraneo e al contempo familiare, singolare creatura che galleggia in un territorio tutto suo: chi ne incontra uno - di caro, di bello, di sfigurato - può immaginarselo volteggiare nella penombra di un ricordo sfumato; chi lo fotografa, invece, non può accontentarsi di maneggiarlo con insufficienza: deve dargli un contorno, rendere giustizia a una fisionomia che conserva il nucleo del mondo. Nelle fotografie di Chiara Scaldaferri, sguardi e storie vibrano all'unisono. E quel nucleo dell'esistenza umana, poc'anzi citato, viene fuori in uno straordinario ventaglio di impressioni.


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Letta da migliaia di Streepher italiani ✓

Chiara è una fotografa di origini lucane. Oggi vive a Napoli e la stragrande maggioranza delle sue immagini si sviluppa nelle vie di questa frenetica città. Nel Portfolio mostratoci in queste pagine, gioia, dolore e dolcezza convivono in una strana alleanza tra elementi. Nulla sembra sfuggirle e nulla, in quei leggeri sospiri di vivere quotidiano, sembra destinato a consumarsi nelle viscere della banalità.

La sua fotografia è schietta, loquace: va alla ricerca dell'autenticità. Essa è fatta di rassicurazioni, intese, scambi reciproci, di un'inesprimibile necessità di catturare l'essenza di un sorriso appena scoccato. Un riso che si manifesta nei volti dei suoi soggetti - giovani e vecchi - ma anche in chi, cercando invano di non rimanere invischiato nella tela di un momento consacrato, guarderà le immagini.

Due i temi ricorrenti: l'infanzia e i costumi sociali. Chiara riesce limpidamente a inquadrare l'evolversi di una situazione senza rovinarne la natura. È come se si rendesse testimone di esistenze altrui stando al confine tra il discreto e l'indiscreto. Si muove, lenta, senza pestare la coda del vissuto: una moderna Helen Levitt.

Uno sguardo attento, il suo, che ci lascia trasportare in un flusso infinito di detto e non detto, di ironia e sacralità. Questo è forse il tratto che amo di più della sua fotografia. Istanti di vigile partecipazione che ci fanno dire: quale sarà il prossimo?

Cerco di tradurre in immagini ciò che spesso sfugge alle parole - Chiara Scaldaferri

Fotografia di © Chiara Scaldaferri







Fotografie di © Chiara Scaldaferri (ig: chiara_scaldaferri)



Fotografie di © Chiara Scaldaferri (ig: chiara_scaldaferri)




Fotografie di © Chiara Scaldaferri (ig: chiara_scaldaferri)


Chi è l'autrice?


Originaria di Potenza e oggi di base a Napoli, sono una fotografa mossa dalla curiosità per l'autenticità. Il mio lavoro si concentra sul racconto della realtà attraverso frammenti di quotidianità e momenti spontanei, catturati per come si presentano. Parallelamente alla fotografia, porto avanti i miei studi in Hindi e Portoghese presso l’Università “L’Orientale”. Questo background linguistico influenza profondamente il mio modo di osservare: cerco di tradurre in immagini ciò che spesso sfugge alle parole. Scatto con una Canon R e una Samsung ES75, alternando la precisione della mirrorless alla spontaneità della compatta per documentare la vita in ogni sua sfumatura.
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Trump valuta la ripresa dei bombardamenti contro l'Iran


Il Pentagono ha pronti i piani per riprendere le operazioni militari. Cinquantamila soldati in attesa nel Medio Oriente, mentre i negoziati di pace sono in stallo e Teheran si prepara a nuovi scontri.

Il presidente Donald Trump deve decidere se ordinare la ripresa dei bombardamenti contro l'Iran. Al rientro dalla Cina venerdì, ha trovato sulla scrivania i piani militari preparati dai suoi più stretti collaboratori per una nuova offensiva, mentre i tentativi di mediazione diplomatica restano bloccati.

Secondo quanto riporta il New York Times, Trump non ha ancora preso una decisione. Funzionari di diversi paesi stanno cercando di costruire un compromesso che spinga l'Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto di petrolio e gas. Un accordo permetterebbe al presidente di dichiarare la vittoria e di convincere gli elettori americani, sempre più scettici, che la costosa e sanguinosa avventura militare in Iran ha avuto successo.

A bordo dell'Air Force One, subito dopo aver lasciato Pechino, Trump ha ribadito ai giornalisti che l'ultima proposta di pace iraniana è inaccettabile. "L'ho guardata, e se non mi piace la prima frase la butto via", ha detto. Il presidente ha discusso del dossier iraniano con Xi Jinping, partner strategico di Teheran e principale acquirente del petrolio che transita per lo Stretto, ma ha precisato di non aver chiesto al leader cinese di esercitare pressioni sull'Iran. I dettagli completi del colloquio non sono ancora emersi.

La guerra è diventata un problema politico per Trump, che ha più volte mostrato di voler chiudere il capitolo. Tuttavia il presidente non ha ancora raggiunto l'obiettivo che aveva indicato come finale: impedire all'Iran di dotarsi di un'arma nucleare. Il Pentagono sta pianificando la possibile ripresa dell'operazione "Epic Fury", sospesa il mese scorso con il cessate il fuoco, anche se sotto un nuovo nome.

"Abbiamo un piano per intensificare le operazioni se necessario", ha dichiarato il segretario alla Difesa Pete Hegseth durante un'audizione al Congresso questa settimana. Hegseth ha precisato che esistono anche piani opposti, ovvero il ritiro dei oltre cinquantamila soldati schierati nel Medio Oriente e il ritorno a una presenza militare ordinaria nella regione.

Due funzionari mediorientali, che hanno parlato in forma anonima per discutere questioni operative, hanno riferito che Stati Uniti e Israele sono impegnati nei preparativi più intensi dall'inizio del cessate il fuoco. La ripresa degli attacchi contro l'Iran potrebbe avvenire già la prossima settimana. "O fanno un accordo o saranno annientati", ha detto Trump martedì prima di partire per la Cina. "In un modo o nell'altro, vinciamo noi".

Se il presidente deciderà di riprendere le operazioni, le opzioni sul tavolo includono bombardamenti più aggressivi contro obiettivi militari e infrastrutturali iraniani. Un'altra possibilità prevede l'invio di forze speciali sul terreno per colpire il materiale nucleare custodito in profondità nel sottosuolo. Diverse centinaia di soldati delle forze speciali sono arrivati nel Medio Oriente a marzo proprio per offrire a Trump questa opzione.

Queste truppe specializzate potrebbero essere impiegate in una missione contro l'uranio altamente arricchito conservato nel sito nucleare di Isfahan. Un'operazione di questo tipo richiederebbe però migliaia di soldati di supporto per garantire un perimetro di sicurezza, con il rischio di scontri diretti con le forze iraniane. I funzionari militari ammettono che si tratterebbe di un'opzione con elevato rischio di vittime.

Anche Teheran si sta preparando a una nuova fase di ostilità. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha scritto sui social network lunedì: "Le nostre forze armate sono pronte a dare una risposta meritata a qualsiasi aggressione; strategie sbagliate e decisioni sbagliate porteranno sempre a risultati sbagliati. Il mondo intero lo ha già capito. Siamo preparati a tutte le opzioni; resteranno sorpresi".

Un eventuale nuovo attacco riprenderebbe da dove i combattimenti si erano interrotti prima del cessate il fuoco siglato in extremis il 7 aprile. Nei giorni precedenti l'accordo, Trump aveva minacciato di "cancellare l'intera civiltà" iraniana se Teheran non avesse permesso il transito sicuro del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz. Il presidente aveva promesso di distruggere sistematicamente ogni ponte e ogni centrale elettrica in Iran. I funzionari militari americani avevano sostenuto che gli obiettivi selezionati fossero legati alle operazioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, ma le leggi di guerra vietano la distruzione deliberata di infrastrutture civili come strumento di coercizione politica.

Durante il mese di pausa, secondo i vertici del Pentagono, gli Stati Uniti hanno riarmato navi da guerra e aerei da attacco nella regione. Il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto, ha dichiarato a una sottocommissione del Senato per la difesa che i militari "mantengono e continuano a disporre di una gamma di opzioni per i nostri leader civili". Caine ha rifiutato di rivelare quali azioni militari potrebbero essere ordinate. In un briefing al Pentagono del 5 maggio, il generale aveva precisato che oltre cinquantamila soldati, due portaerei, più di una dozzina di cacciatorpediniere della Marina e decine di aerei da guerra "restano pronti a riprendere operazioni di combattimento su larga scala contro l'Iran se ne riceveranno l'ordine".

Vincere però potrebbe rivelarsi un obiettivo difficile. I funzionari militari riconoscono in privato che l'esercito americano ha colpito con successo gli obiettivi prefissati, tra cui siti di lancio di missili balistici iraniani, depositi di munizioni delle Guardie Rivoluzionarie e altre infrastrutture militari. L'Iran ha però recuperato l'accesso alla maggior parte dei suoi siti missilistici, lanciatori e strutture sotterranee, secondo le agenzie di intelligence americane. Teheran ha ripristinato l'operatività di trenta dei trentatré siti missilistici che mantiene lungo lo Stretto di Hormuz, una capacità che potrebbe minacciare le navi da guerra americane e le petroliere in transito nella stretta via d'acqua.

Cinquemila marines e circa duemila paracadutisti dell'82ª divisione aviotrasportata dell'esercito sono nella regione in attesa di istruzioni. Queste truppe potrebbero essere impiegate per raggiungere il materiale nucleare nel sito atomico di Isfahan, garantendo la copertura agli operatori speciali incaricati dell'incursione. In alternativa, potrebbero essere usate per conquistare l'isola di Kharg, snodo cruciale delle esportazioni di petrolio iraniano, anche se per mantenerne il controllo servirebbero rinforzi consistenti sul terreno.

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HONOR D1: il robot umanoide che batte il record umano alla mezza maratona 2026 e rivoluziona l’intelligenza fisica


HONOR D1 entra nella storia battendo il record umano alla mezza maratona 2026. Un traguardo che accelera l’evoluzione dell’intelligenza fisica e dei robot umanoidi basati su AI avanzata
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In vista dell'imminente lancio della nuova serie HONOR 600 in Europa Occidentale, il brand tecnologico ha dato prova delle sue capacità nel campo dell’Embodied AI in una storica dimostrazione di eccellenza tecnologica e precisione atletica. Il robot umanoide HONOR “D1”, sviluppato internamente dall’azienda, ha conquistato la medaglia d’oro alla Beijing Yizhuang Half-Marathon & Humanoid Robot Half-Marathon 2026, tagliando il traguardo con un tempo netto di 50 minuti e 26 secondi, infrangendo il record mondiale umano della mezza maratona, pari a 57:20.

MOVA P70 Pro Ultra: robot aspirapolvere premium ora più accessibile
MOVA amplia la sua gamma di robot aspirapolvere con il nuovo P70 Pro Ultra, un modello che combina aspirazione potente, lavaggio intelligente e funzioni avanzate pensate per offrire un’esperienza premium a un prezzo più accessibile
TechpertuttiGuglielmo Sbano

“Alpha Plan”: dall’intelligenza digitale all’intelligenza fisica


Il dominio di HONOR D1 è il risultato diretto dell’“Alpha Plan” di HONOR, una roadmap strategica pensata per trasformare l’azienda da produttore leader di smartphone a ecosistema completo di terminali AI per ogni scenario d’uso. Questa vittoria rappresenta una prova concreta e tangibile, dimostrando come un decennio di innovazione mobile possa essere racchiuso in una struttura umanoide alta 169 cm e dotata di gambe da 95 cm.

Sfruttando processi di produzione di precisione di livello elettronico, HONOR ha equipaggiato HONOR D1 con 159 componenti strutturali metallici specializzati e moduli articolari integrati capaci di raggiungere una coppia massima di 600 Nm. Questo hardware ha permesso al robot di mantenere un equilibrio dinamico eccezionale e di recuperare autonomamente dopo collisioni avvenute lungo il percorso, senza alcun intervento umano.
L’ingresso di HONOR nella robotica rappresenta l’evoluzione naturale delle competenze maturate nel mondo mobileL’ingresso di HONOR nella robotica rappresenta l’evoluzione naturale delle competenze maturate nel mondo mobile

Il DNA degli smartphone


L’ingresso di HONOR nella robotica non parte da zero, ma rappresenta l’evoluzione naturale delle competenze maturate nel mondo mobile. HONOR D1 integra le tecnologie chiave del brand, a partire dall’On-Device AI per la comprensione spaziale in tempo reale, fino a un sistema proprietario di raffreddamento a liquido da 4 L/min, derivato dall’ingegneria termica degli smartphone, che consente di mantenere i motori a temperatura controllata durante l’impegnativa gara di 21,0975 km. Anche la gestione energetica riprende l’approccio efficiente tipico del mobile, con un’autonomia superiore a 10 km per batteria e un sistema di sostituzione rapida che supera uno dei principali limiti storicamente associati ai robot umanoidi: la scarsa durata operativa.

La tecnologia al servizio del valore umano


Oltre all’hardware, HONOR sta ridefinendo il rapporto tra esseri umani e macchine attraverso il proprio focus sull’AHI, Augmented Human Intelligence. La filosofia del brand — che non si chiede cosa possa fare l’AI, ma cosa debba fare — mira a creare robot dotati sia di un elevato quoziente intellettivo sia di un’intelligenza emotiva empatica. Attraverso la “Three-Brain Synergy”, che integra intelligenza personale, universale ed edge, HONOR sta costruendo un ecosistema in cui i servizi AI si estendono dallo schermo dello smartphone al mondo fisico, offrendo compagnia domestica e supporto industriale.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Guardando al futuro: il nuovo ecosistema AI


Mentre HONOR si prepara a lanciare in Europa Occidentale i suoi ultimi prodotti della Number Series, la serie HONOR 600, il successo di HONOR D1 mette in evidenza il vantaggio competitivo del brand: uno stack tecnologico unificato, in cui dispositivi mobili, wearable e robotici condividono un’unica anima AI. Completando oltre 150 sessioni di test su strada e 2.000 km di percorrenza reale in soli sette mesi, HONOR ha dimostrato che l’ecosistema dell’elettronica di consumo rappresenta la base ideale per l’industria robotica. Questo traguardo non solo conferma il percorso di HONOR verso l’“Action Intelligence”, ma accelera anche la diffusione globale di robot pratici e orientati ai servizi, pronti a lavorare al fianco dell’umanità.


MOVA P70 Pro Ultra arriva in Italia: il robot aspirapolvere premium ora costa meno


MOVA ha annunciato la disponibilità di P70 Pro Ultra, il nuovo robot di ultima generazione della serie P. Progettato per portare tecnologie avanzate in una fascia di prezzo più accessibile, questo modello offre una combinazione ben bilanciata di prestazioni potenti, funzionamento a bassa manutenzione e navigazione intelligente. Con una potenza di aspirazione fino a 30.000 Pa, un doppio panno rotante ad alta velocità e alta pressione, e un sistema di autopulizia con acqua calda a 100°C, P70 Pro Ultra permette di rimuovere efficacemente polvere, detriti e macchie ostinate, garantendo risultati costanti sia nelle pulizie quotidiane che in quelle più impegnative. Il prezzo è di 699 euro.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Aspirazione potente e pulizia più profonda


Rispetto al suo predecessore, P70 Pro Ultra vanta notevoli miglioramenti in termini di prestazioni di pulizia, efficienza di manutenzione e adattabilità ai tappeti. Dotato di una potenza di aspirazione fino a 30.000 Pa, questo robot promette di affrontare sia la polvere di tutti i giorni sia i compiti più complessi, come residui di cibo in cucina, peli di animali domestici e sporco incastrato nelle fessure del pavimento. Grazie al suo funzionamento silenzioso, aggiunge MOVA, il robot è particolarmente indicato per abitazioni di grandi dimensioni e sessioni di pulizia prolungate.
Il modello integra una rotazione ad alta velocità di 260 giri/min e una potente pressione verso il basso di 12 NIl modello integra una rotazione ad alta velocità di 260 giri/min e una potente pressione verso il basso di 12 N
Anziché limitarsi a una pulizia superficiale, il sistema è concepito per sciogliere e rimuovere lo sporco ostinato con maggiore efficacia, risultando particolarmente utile contro macchie incrostate, residui appiccicosi e lo sporco tipico di cucina, sala da pranzo e ingresso.
La stazione base all-in-one del P70 Pro Ultra La stazione base all-in-one del P70 Pro Ultra

Funzionamento e manutenzione semplici


Il sistema JetSpray Dryboard dotato di 20 ugelli distribuisce in modo uniforme l’acqua per una maggiore efficienza di lavaggio, e un filtro centrale aiuta a separare lo sporco per ridurre al minimo gli aloni. La stazione base all-in-one automatizza le principali attività di manutenzione, tra cui il riempimento del detergente, lo svuotamento della polvere, il lavaggio del mocio e la ricarica. In particolare, la funzione di lavaggio del mocio con acqua calda a 100°C riduce residui e odori dopo ogni ciclo di pulizia per garantire un’igiene costante; mentre l’asciugatura automatica del mocio completa la manutenzione in circa un’ora, rimuovendo fino al 99,99%* dello sporco per risultati impeccabili.
Combinando aspirazione e lavaggio in un unico sistema, P70 Pro Ultra offre una soluzione di pulizia completa ed efficienteCombinando aspirazione e lavaggio in un unico sistema, P70 Pro Ultra offre una soluzione di pulizia completa ed efficiente

Riconoscimento ostacoli basato su IA


P70 Pro Ultra integra una navigazione LDS e un riconoscimento degli ostacoli basato su IA per adattarsi meglio ai reali ambienti domestici. Inoltre, utilizzando un sistema a luce strutturata 3D monoculare e una visione RGB, è in grado di identificare ed evitare oltre 280 tipi di oggetti comuni, tra cui cavi, piccoli accessori e mobili. Ciò consente una navigazione più fluida e affidabile anche in planimetrie complesse, riducendo le interruzioni e il rischio di incagliarsi.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Disponibilità


P70 Pro Ultra è disponibile al prezzo di 699 euro ed è venduto sul sito ufficiale MOVA e su Amazon.


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Trump torna da Pechino con poco in mano


Il presidente americano ha incassato promesse generiche su Boeing e prodotti agricoli, ma non ha ottenuto impegni cinesi su Iran e Taiwan resta sospesa.
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Il vertice di due giorni a Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping si è chiuso senza accordi significativi sui principali nodi economici e di politica estera tra Stati Uniti e Cina. Il presidente americano è tornato a Washington con poche promesse concrete e nessuna delle grandi intese commerciali che la Casa Bianca aveva fatto intravedere alla vigilia.

L'unico annuncio commerciale rivendicato da Trump riguarda un ordine cinese di 200 aerei Boeing con motori General Electric, comunicato dal presidente ai giornalisti a bordo dell'Air Force One senza ulteriori dettagli. Pechino non ha confermato l'acquisto, e le azioni Boeing sono scese perché l'ordine è risultato inferiore alle attese degli investitori. L'amministrazione si aspetta inoltre un accordo per l'acquisto cinese di prodotti agricoli americani per un valore di decine di miliardi di dollari l'anno nei prossimi tre anni, secondo quanto dichiarato dal rappresentante per il commercio Jamieson Greer a Bloomberg TV. Anche in questo caso, la Cina non ha ufficializzato nulla.

Sul fronte iraniano, Trump è arrivato al vertice sperando di convincere Xi a esercitare pressione su Teheran per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico commerciale. Il presidente ha dichiarato che lui e Xi hanno opinioni simili sulla fine della guerra, ma Pechino non ha assunto alcun impegno pubblico. Il ministero degli Esteri cinese ha ribadito che la guerra americana contro l'Iran non sarebbe dovuta cominciare e si è limitato a sostenere genericamente la riapertura dello stretto. Trump ha aggiunto che sta valutando di togliere le sanzioni agli acquirenti cinesi di petrolio iraniano, una concessione gradita a Pechino.

Su Taiwan, il presidente americano non si è espresso pubblicamente durante la visita, mentre Xi ha avvertito che una gestione sbagliata della questione potrebbe portare allo scontro tra le due potenze. Sull'Air Force One, Trump ha detto di non aver ancora deciso se procedere con la vendita di armi a Taiwan da 14 miliardi di dollari, in attesa della sua approvazione finale. Ha anche riferito che Xi gli ha chiesto direttamente se gli Stati Uniti difenderebbero militarmente l'isola in caso di invasione cinese, ricevendo come risposta che lui non parla di questi argomenti. Quando un giornalista gli ha ricordato che Ronald Reagan oltre quarant'anni fa aveva assicurato a Taiwan che nessun presidente avrebbe consultato i leader cinesi sulle dimensioni dei pacchetti di armi, Trump ha liquidato la questione dicendo che si tratta di tempi lontani.

Sui diritti umani, Trump ha affermato di aver sollevato a porte chiuse il caso delle detenzioni ingiuste. L'imprenditore di Hong Kong Jimmy Lai, sostenitore del movimento pro-democrazia, resta un dossier difficile secondo le parole dello stesso presidente, ma Xi avrebbe promesso di valutare il caso del pastore detenuto Ezra Jin.
White House
Il vertice ha invece prodotto un nuovo quadro concettuale per la relazione bilaterale. Xi ha proposto a Trump quella che ha definito una nuova stabilità strategica costruttiva, presentata dai media statali cinesi come un'intesa condivisa per mantenere la competizione entro limiti adeguati e garantire una pace prevedibile. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato alla CNBC che i due paesi avvieranno colloqui sull'intelligenza artificiale, in particolare sui modelli linguistici di grandi dimensioni, per evitare che finiscano nelle mani di attori non statali.

L'analisi degli esperti converge su un punto: Xi ha ottenuto più di Trump in termini di immagine e sostanza politica. Julian Gewirtz, che è stato direttore per la Cina nel Consiglio di sicurezza nazionale sotto Joe Biden, ha dichiarato al Washington Post che Xi ha realizzato un obiettivo perseguito dai leader cinesi per decenni, portando un presidente americano a Pechino come pari indiscusso. Da Wei, direttore del Centro per la sicurezza internazionale e la strategia dell'università Tsinghua, ha osservato al New York Times che la parte americana è apparsa un po' passiva e che Trump ha detto poco di sostanziale, mentre quella cinese si era preparata molto bene. R. Nicholas Burns, ambasciatore americano a Pechino durante l'amministrazione Biden, ha detto al New York Times che l'atteggiamento elogiativo di Trump indebolisce il presidente e gli Stati Uniti, e che Xi non ha esitato ad avvertire Trump su Taiwan mentre Trump avrebbe dovuto essere altrettanto franco sulle preoccupazioni americane.

Andrew Gilholm, responsabile dell'analisi sulla Cina della società di consulenza Control Risks, ha spiegato al Financial Times che la dinamica negoziale è cambiata rispetto al primo mandato di Trump. In passato erano gli Stati Uniti a fare pressione e la Cina cercava di gestirla con concessioni, oggi Pechino tratta Washington più con la deterrenza che con le concessioni, ed è disposta a rispondere all'escalation con l'escalation. È quanto accaduto l'anno scorso, quando Trump fece marcia indietro sui dazi dopo che la ritorsione cinese aveva provocato un crollo dei mercati e l'imposizione di controlli sulle esportazioni di terre rare aveva allarmato Washington.

Trump ha abbracciato in un'intervista a Fox News il concetto di G2, definendo l'incontro un momento molto importante della storia tra le due grandi nazioni. Pechino ufficialmente evita di sostenere questa formula, preferendo parlare di stabilità e di un mondo multipolare in cui gli Stati Uniti sono uno dei poli. La prossima tappa è già fissata: Trump ha invitato Xi alla Casa Bianca il 24 settembre e i due leader potrebbero incontrarsi in altre occasioni internazionali nel corso dell'anno.
White House

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La Stagione di Mezzo


Loro ci sono, le vediamo cacciare piccoli pesciolini appena sotto la superficie. Ci sono, sempre in agguato e comunque poco inclini ad attaccare le nostre esche. Le spigole, in questa stagione di mezzo, ci fanno dannare.
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foto in alto: una gomma rosa shocking, montata su una piccola testina piombata, ha incuriosito questa bellissima spigola pescata da Michele Anedda.

A pietre rovesciate! È un modo di dire sardo (ciccai a perda furriada) e significa cercare un qualcosa in modo insistente, spasmodico. Ecco, in questi mesi che precedono l’estate lo spinning alle spigole si trasforma in una ricerca molto complicata e spesso estenuante e infruttuosa. “Ma sei sicuro di averle provate tutte?”. E la risposta è “a perda furriada!”. Le forti piogge, il vento e le mareggiate frequenti sono ormai alle spalle e con esse anche i mesi più adatti e più belli per la ricerca delle spigole nel loro habitat naturale, le foci dei fiumi. Possiamo dire di aver “salutato” il freddo anche se ancora la temperatura del mare non supera i 18, 20 gradi. In pochi giorni tutto è cambiato e si è passati da sessioni di pesca con catture a ripetizione, a “cappotti” ripetuti e sconfortanti. In altri contesti più circoscritti, come ad esempio la pesca dei black bass in acque interne, dove tutto avviene in aree ben delimitate, è più semplice parlare di frega e post frega e con esse quindi definire quando inizia o finisce una fase di pesca più o meno produttiva. In mare il discorso si fa più articolato, meno definito, ma di sicuro, dalle esperienze e testimonianze degli appassionati, si può affermare che le spigole “ovate” sono ormai davvero poche. Ci approcciamo quindi a una stagione di mezzo che anticipa la calda estate che ci regalerà nuovamente spigole in frenesia, da cacciare top water nelle lagune dove questa pesca è consentita. Ma adesso dobbiamo adattarci alla ricerca di pochi, pochissimi strike. Tutto, mai come in questi casi, deve essere curato alla perfezione, a partire dall’attrezzatura mirata, dall’approccio alla pescata, sino alla tattica da usare.
Tommaso Melis, ben bardato perché anche in primavera all’alba il freddo è ancora pungente.
Anticipare le sorprese - Proprio come fa il bomber di razza che sfrutta l’unica occasione da gol che gli capita tra i piedi in 90 minuti, così dobbiamo agire noi adesso, massimizzando i successi con poche, pochissime tocche. Non è il momento di sperimentare o almeno di farlo in modo frequente. Affidiamoci all’esperienza e a quelle poche certezze che abbiamo costruito nella stagione da “vacche grasse”.

Setup - E siccome dobbiamo esser pronti ad affrontare un avversario svogliato e molto sospettoso, poniamo la massima cura nella presentazione dell’esca. Iniziamo dal filo. In bobina va bene lo stesso trecciato utilizzato fin qui, un PE 0.8 indicativamente, abbastanza sottile da aiutarci nel lancio di piccole esche, abbastanza resistente da sollevare di peso oltre 6 chili (direi che ci possiamo accontentare). Per quanto riguarda lo spezzone di fluorocarbon da usare come finale le cose cambiano. Ok, potrà anche capitare di pescare nel torbido, ma a maggio il flusso d’acqua che dall’alto scende sino alla costa si è di molto ridotto; con esso anche il trasporto di fango, limo e detriti e la stessa corrente è meno impetuosa e regolare. In generale si nota una maggior trasparenza dell’acqua e questo ci obbliga a considerare l’utilizzo di fili sottili. Se per tutto l’inverno un buon fluorocarbon dello 0,25 ci sembrava una soluzione ottima perché abbastanza sottile e al tempo stesso con un carico di rottura appena minore di quello del trecciato in bobina, adesso dobbiamo metterci in testa che se vogliamo avere qualche chance dobbiamo scendere anche a mm 0,20. Due sono i problemi che comportano questa strategia. Il primo riguarda la giunzione con il trecciato. Usando un fluorocarbon sottile bisogna prestare molta, moltissima cautela, poiché questo filo mal sopporta lo sfregamento sul multifibra. Il momento più critico è quello del serraggio finale del nodo, da effettuare con molto lubrificante e con un movimento continuo e lentissimo. Il secondo aspetto negativo è legato all’azione di pesca. Infatti un filo più sottile ci costringe a recuperi molto più cauti e dobbiamo mettere in conto che qualche volta la spigola riuscirà a liberarsi, semplicemente rompendo la lenza oppure sfruttando la nostra eccessiva cautela per sbarazzarsi dell’esca. Rischi che però hanno come obiettivo la possibilità di vedere qualche attacco anche in questa stagione di mezzo.
L’autore con un bel branzino ingannato con un wtd color bianco e alluminio. Proprio i riflessi dell’esca hanno indotto il predatore all’attacco in superficie, di sicuro il più spettacolare in questa tecnica.
Dove e quando - Con un flusso ridotto di acqua che arriva dalle montagne anche le foci si riducono e in molti casi, spesso si chiudono. Anche avendo una grande familiarità con uno spot, in questo periodo è evidente che cambiano i punti di interesse, quelli cioè dove la pesca è più produttiva. In generale, nello spinning alle spigole bisogna comunque cercare la corrente. Lo studio della marea ci permette di sapere in anticipo l’orario approssimativo nel quale sarà maggiore la corrente in un certo punto. Se poi l’orario di marea favorevole si combina con un cambio di luce, alba o tramonto, ecco che aumentano le probabilità di avere dei predatori in caccia. Le ore a cavallo dell’alba, in assoluto, sono sempre le più proficue, ma arrivare nello spot al buio richiede una conoscenza del posto molto approfondita. Come anticipavamo, in questo periodo dell’anno non si può quindi improvvisare: è meglio avere le idee ben chiare anche nella scelta degli artificiali.
Federico Melis osserva l’unica cattura di una difficile sessione in foce. Un vento fortissimo da scirocco non solo limitava la profondità dei lanci ma trasportava a riva grandi quantità di posidonia strappata al fondale. Un unico attacco, un unico strike e una buona dose di fortuna.
Artificiali di stagione - Un piccolo minnow con colorazione naturale, una gomma, con o senza testina piombata e un wtd anch’esso piccolo. Con questi 3 artificiali si può impostare una sessione di pesca proficua. Il minnow, oltre che sondare le fasce d’acqua vicino al fondale (comunque sempre abbastanza bassa in questo tipo di spot), ci permette di sentire la presenza più o meno forte della corrente. L’aiuto, in questo caso, ci arriva dalla paletta del minnow che oppone una maggior resistenza, quando recuperato contro corrente. Volendo dare qualche numero, va bene un modello intorno ai 7 - 9 grammi lungo 10 centimetri circa. La gomma è utile per esplorare il fondo, con eventuali buche, indagando la presenza del predatore proprio in questi punti. Anche in questo caso sono da preferire grammature e dimensioni ridotte. Meglio se la presentiamo nel modo più naturale possibile e quindi senza una testina piombata, con recuperi lentissimi alternati a stop prolungati per alcuni secondi. Se però vogliamo esplorare punti lontani dalla nostra posizione possiamo aggiungere una piccola testina piombata, utile anche nei punti con acqua più profonda. In ogni caso la gomma va lasciata lavorare, è un’esca che per attirare il predatore ha bisogno di essere lasciata ferma nello stesso posto per un tempo maggiore rispetto alle altre esche, anche decine di secondi. Non ci resta che esplorare la superficie, tentando di invogliare l’attacco della spigola con il movimento sinuoso di un wtd. L’attacco in superficie è di sicuro il più spettacolare, anche se per vedere bollate in successione dovremo aspettare i mesi più caldi. Per il momento accontentiamoci di poche, debolissime, mangiate. A perda furriada, ma solo i bomber di razza trasformano in successo l’unica occasione favorevole.

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Netanyahu: “Israele controlla il 60% della Striscia di Gaza”


Il premier israeliano rivendica l’espansione del controllo militare oltre i limiti previsti dall’intesa di cessate il fuoco

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le forze armate israeliane controllano attualmente il 60% della Striscia di Gaza, confermando di fatto un ampliamento della presenza militare israeliana rispetto a quanto previsto dall’accordo di cessate il fuoco siglato nell’ottobre 2025. Le parole del premier arrivano in una fase di forte instabilità sul terreno, mentre i negoziati per una tregua definitiva e per la conclusione del conflitto restano in una situazione di stallo.

Secondo quanto riportato dall’emittente Al Arabiya, Netanyahu ha parlato durante un evento pubblico, rivendicando i risultati militari ottenuti da Israele negli ultimi due anni di guerra. “Abbiamo dimostrato al mondo intero l’enorme forza insita nel nostro popolo, nel nostro Stato e nel nostro esercito”, ha affermato il leader israeliano. Nel corso del suo intervento ha inoltre sottolineato che Israele non ha ceduto alle pressioni internazionali per un ritiro militare dalla Striscia.

“Alcuni dicevano: ritiratevi, ritiratevi. Non ci siamo ritirati. Oggi controlliamo il 60%, e domani vedremo”, ha dichiarato Netanyahu, lasciando intendere la possibilità di un ulteriore consolidamento della presenza israeliana nel territorio palestinese. Il premier ha anche sostenuto che Israele abbia riportato a casa “tutti i prigionieri, fino all’ultimo”, facendo riferimento agli ostaggi israeliani catturati durante gli attacchi del 2023 attribuiti ad Hamas.

L’accordo di cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti prevedeva inizialmente il riposizionamento delle truppe israeliane lungo la cosiddetta “linea gialla” all’interno della Striscia di Gaza, pur mantenendo il controllo di oltre metà del territorio. Le dichiarazioni del capo del governo israeliano rappresentano tuttavia la prima conferma ufficiale di un’estensione del dispiegamento militare oltre tali limiti, dopo settimane di indiscrezioni diffuse dai media israeliani sull’avanzata verso la cosiddetta “linea arancione”.

Sul piano diplomatico, i colloqui tra Israele, Hamas e i mediatori internazionali continuano a incontrare difficoltà, in particolare sui temi considerati centrali per la seconda fase dell’intesa: il disarmo di Hamas e il graduale ritiro delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza. Fonti dei media israeliani riferiscono che l’esercito starebbe predisponendo piani operativi per una possibile ripresa delle operazioni militari nel caso in cui Hamas respingesse le richieste di disarmo avanzate da Israele.

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GPT-Cyber per l'Europa, Googlebook, Agenti AI sull'App Store, il meglio della settimana


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Recivu.
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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon sabato,
questa settimana abbiamo continuato a parlare di modelli delicati lato cybersecurity come Mythos e Cyber; abbiamo letto di novità lato agenti AI sullo store di Apple ma anche altre novità da parte di Gurman su fotocamera dell'iPhone e come l'IA verrà implementata a settembre/ottobre di quest'anno. L'editoriale invece è la mia personale opinione su tutto ciò che sta accadendo a Sam Altman in questo periodo. Buona lettura!

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Significa che non vedi il podcast, i commenti dell'autore, non hai accesso all'app, agli editoriali in anteprima e visualizzi la pubblicità.

Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.

Scam Altman: ecco cosa penso


[...] Ma voglio dire che c'è un fenomeno molto comune all'interno di questi che si chiama "bash the leader": quando il giocatore in testa inizia a staccare troppo gli altri — in gergo, "runaway leader" —, tutti si concentrano per demolirlo, risultando, nel più frequente dei casi, nella vittoria del giocatore che precedentemente era al secondo posto. [...]

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

OpenAI concederà all'Unione Europea accesso al nuovo (e pericoloso?) modello Cyber


Cybersecurity
OpenAI renderà GPT-5.5-Cyber disponibile anche in Europa per aziende, governi, autorità nazionali di cybersicurezza e strutture UE come l’AI Office. Il modello è pensato per trovare vulnerabilità e aiutare nella difesa di reti e software, ma l’accesso resta limitato a soggetti selezionati perché può avere anche usi offensivi. La Commissione europea ha accolto positivamente l’apertura e vuole monitorare da vicino il rilascio. Bruxelles sta parlando anche con Anthropic per Mythos, altro modello cyber, ma senza un’intesa simile. OpenAI presenta la scelta come un modo per rafforzare la difesa digitale europea.
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Fonte: CNBC
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Quello pericoloso?

Beh, a quanto pare sì. Sia Mythos...
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Google sta costruendo una nuova generazione di laptop di nome Googlebook


Big tech
Google sta lavorando ai Googlebook, nuovi portatili basati su Android invece che sul classico Chrome OS. Questo permetterà di usare nativamente le app del Play Store e di integrare meglio il computer con lo smartphone Android: dalla barra del portatile si potranno aprire app del telefono in una finestra e recuperare file senza passaggi manuali. Arriveranno anche widget AI, cioè riquadri personalizzati che raccolgono informazioni da web e app Google. Restano dubbi sull’apertura del sistema: Google non ha chiarito come funzioneranno store alternativi e installazioni manuali. I dispositivi saranno prodotti da Acer, Asus, Dell, HP e Lenovo e avranno una barra luminosa sul coperchio chiamata Glowbar, con una funzione pratica oltre che estetica, ma non è stato ancora spiegato quale.
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Fonte: Ars Technica
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INTERVISTIAMO LO SPONSOR

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Intanto, chi siete?
Siamo una startup di Firenze. Il team è composto da Dariush, co-founder e CEO, e Nabil Zouhir, co-founder e CTO — insieme a noi, un super team di 4 persone tra growth, partnership e sviluppo.

Come è nata l'idea?
Tutto parte da un'osservazione banale: ogni volta che ci trovavamo in trasferta o a mangiare fuori, richiedere la fattura era una tortura... [...]

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SpaceX e Google sono in trattativa per la costruzione di data center spaziali


Big Tech
Google sta trattando con SpaceX per lanciare in orbita i satelliti di Project Suncatcher, il progetto con cui vuole testare piccoli data center spaziali entro il 2027. L’idea è montare computer su satelliti, alimentarli con pannelli solari e aumentare gradualmente la capacità di calcolo fuori dalla Terra. Google sta valutando anche altri fornitori di lanci e lavora con Planet Labs per costruire i prototipi. SpaceX è però anche una potenziale concorrente: vuole sviluppare data center spaziali proprietari e ha chiesto il permesso di lanciare fino a un milione di satelliti. Restano problemi aperti su calore, affidabilità e costi.
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Fonte: The Wall Street Journal
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Apple sta lavorando per integrare agenti IA sull'App Store


Intelligenza Artificiale
Apple sta studiando modifiche all’App Store per prepararlo all’arrivo degli agenti AI. Il problema è che questi strumenti potrebbero cambiare comportamento dopo l’approvazione di Apple, per esempio creando funzioni non controllate prima. Ogni app attualmente viene approvata meticolosamente da Apple ad ogni aggiornamento ma gli agenti sono difficili da controllare. Secondo The Information, l’azienda vuole definire regole per integrarli senza perdere controllo su sicurezza, privacy e azioni rischiose, come cancellazioni massive di dati. L’annuncio potrebbe arrivare alla WWDC, ma non è certo che il sistema sia già pronto.
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Fonte: 9to5Mac
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Apple sta lavorando alla possibilità di personalizzare la fotocamera e altro


Tecnologia
Apple sta preparando per iOS 27 una fotocamera più personalizzabile: l’utente potrà scegliere quali controlli mostrare, come flash, esposizione, timer, risoluzione, griglia e livella, e dove posizionarli. Nell’app arriverà anche una modalità Siri per usare Visual Intelligence, per esempio riconoscere oggetti o tradurre testo dalla fotocamera. L’aggiornamento include anche un Siri ridisegnato come agente sempre più conversazionale, con ricerca integrata, risposte dal web, app dedicata e possibilità di scegliere chatbot esterni come ChatGPT o Gemini. Sono previsti inoltre ritocchi a Safari, Meteo, Image Playground, animazioni di sistema e barre inferiori delle app. Apple dovrebbe presentare tutto alla WWDC dell’8 giugno.
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Fonte: Bloomberg
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Apple tornerà ad acquistare chip Intel


Big Tech
Apple avrebbe raggiunto un accordo preliminare con Intel per far produrre alcuni chip disegnati internamente. Oggi Apple dipende soprattutto dalla TSMC, ma le linee più avanzate del gruppo taiwanese sono sempre più richieste da Nvidia, Broadcom e altri produttori legati all’AI. L’intesa non dovrebbe riguardare subito i chip principali degli iPhone, ancora legati ai processi più avanzati di TSMC, ma componenti per prodotti a volumi più bassi come Mac, iPad, Apple Watch, AirPods o AirTag.
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Fonte: Barron's
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La voce di Apple

Se per Intel questo affare rappresenterebbe...
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C'è chi la mattina apre Instagram, TikTok o Facebook; c'è invece chi inizia la giornata con la giusta frequenza intellettuale. Passa all'esperienza completa per meno due caffè al mese.

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Google presenta Fitbit Air, un bracciale senza schermo


Tecnologia
Google ha presentato Fitbit Air, un bracciale senza schermo da 100 dollari pensato per chi vuole monitorare salute e attività senza notifiche o interfacce sul polso. Misura battito, ritmo cardiaco, ossigeno nel sangue, variabilità cardiaca, sonno, attività quotidiane e allenamenti. I dati si consultano nell’app Google Health, nuovo nome dell’app Fitbit. È più piccolo dei precedenti Fitbit, pesa 12 grammi con cinturino e ha fino a una settimana di autonomia. È già prenotabile e sarà in vendita dal 26 maggio.
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Fonte: TechCrunch
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Piattaforma per studenti va down durante gli esami: visualizzata una pagina di riscatto


Cybersecurity
Canvas
, piattaforma usata da scuole e università negli Stati Uniti per gestire lezioni, consegne ed esami, è stata messa offline da Instructure, la società madre, dopo la presenza di attività non autorizzate nella rete. Durante il blocco, avvenuto in periodo di esami finali, alcune pagine di accesso hanno mostrato una richiesta di riscatto, visibile agli studenti. L'intrusione è arrivata dopo l’attacco di settimana scorsa rivendicato da ShinyHunters, gruppo criminale che sostiene di aver sottratto dati su 275 milioni di persone collegate a 8.800 scuole fra cui chat private tra studenti e insegnanti. Instructure dice che il servizio è tornato online venerdì mattina e che non risultano coinvolte password, date di nascita, documenti o dati finanziari.
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Fonte: Ars Technica
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Oggettivamente sono tanti gli scontrini che ci perdiamo per strada. L'idea di poterli semplicemente fotografare e inviarli via WhatsApp a un sistema che li converte in fattura, fa venire voglia di farlo.

Qualcuno può avere dei dubbi: "ma quindi è solo un chatbot WhatsApp?" no, dietro c'è un motore piuttosto complesso — il punto è che i ragazzi hanno sempre lavorato dietro a grosse piattaforme e solo adesso si stanno aprendo ai consumer, quindi un chatbot AI è la cosa più immediata e efficace, ma so che stanno attualmente lavorando a un'interfaccia personalizzata. [...]

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Link: rentahuman.ai

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Video della settimana

youtube.com/embed/j2knrqAzYVY?…

Tradurre i pensieri di Claude


Questo video parte con un test già conosciuto, quello di mettere Claude in una posizione in cui potrebbe ricattare qualcuno, ma poi prosegue in maniera inaspettata: Anthropic ha trovato un modo per leggere i "pensieri" del modello.

Vedi video su youtube.com (eng - 3:16)

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OpenAI concederà all'Unione Europea accesso al nuovo (e pericoloso?) modello Cyber


In breve:


OpenAI renderà GPT-5.5-Cyber disponibile anche in Europa per aziende, governi, autorità nazionali di cybersicurezza e strutture UE come l’AI Office. Il modello è pensato per trovare vulnerabilità e aiutare nella difesa di reti e software, ma l’accesso resta limitato a soggetti selezionati perché può avere anche usi offensivi. La Commissione europea ha accolto positivamente l’apertura e vuole monitorare da vicino il rilascio. Bruxelles sta parlando anche con Anthropic per Mythos, altro modello cyber, ma senza un’intesa simile. OpenAI presenta la scelta come un modo per rafforzare la difesa digitale europea.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI to give EU access to new cyber model but Anthropic still holding out on Mythos
OpenAI announced on Thursday it was granting preview access to its latest cyber model to vetted cybersecurity teams.
CNBCKai Nicol-Schwarz

Riassunto completo:


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La rassegna stampa di sabato 16 maggio 2026


L'Amministrazione Trump torna dalla Cina senza accordi concreti mentre cresce la tensione politica interna con lo sciopero della LIRR e le turbolenze alla FDA

Questa è la rassegna stampa di sabato 16 maggio 2026

Trump torna dalla Cina senza risultati concreti sul commercio


Il presidente Trump ha concluso il vertice di due giorni con Xi Jinping definendolo "un grande successo", ma l'incontro ha prodotto più simbolismo che sostanza. Nonostante le promesse cinesi di aumentare gli acquisti di prodotti agricoli e petroliferi americani, non sono emersi accordi commerciali significativi e Trump ha mostrato incertezza sulla vendita di armi da 14 miliardi di dollari a Taiwan.

Fonti: Bloomberg, Financial Times, BBC News

Sciopero della Long Island Rail Road paralizza il trasporto ferroviario


I lavoratori della Long Island Rail Road sono entrati in sciopero, bloccando il servizio ferroviario passeggeri più trafficato del Nord America. È il primo sciopero in oltre 30 anni per la LIRR, conseguenza di tre anni di negoziati falliti per il contratto, due interventi federali e trattative dell'ultimo minuto non andate a buon fine.

Fonti: New York Times, ABC News

Caos alla FDA con le dimissioni del capo dei farmaci


La dottoressa Tracy Beth Høeg, responsabile dei farmaci della FDA, afferma di essere stata licenziata dopo aver rifiutato di dimettersi, mentre Katherine Szarama, responsabile dei vaccini da pochi giorni, e il capo dello staff Jim Traficant hanno lasciato l'incarico. L'agenzia si trova ora senza commissario permanente e senza leader delle divisioni più importanti dopo le dimissioni di Marty Makary martedì.

Fonti: The Guardian

La Corte Suprema boccia la mappa elettorale democratica della Virginia


La Corte Suprema ha respinto il ricorso dei democratici della Virginia per ripristinare una mappa congressuale che avrebbe potuto far guadagnare al partito fino a quattro seggi alla Camera. La decisione, emessa senza dissensi, rappresenta una vittoria significativa per i repubblicani nella battaglia sulla ridefinizione dei collegi elettorali in vista delle elezioni di metà mandato.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, The Hill

Gli Stati Uniti preparano l'incriminazione dell'ex leader cubano Raúl Castro


I procuratori federali stanno pianificando di incriminare formalmente Raúl Castro, ex presidente di Cuba, per l'abbattimento di due aerei nel 1996 che causò la morte di quattro volontari umanitari. L'incriminazione potrebbe arrivare già la prossima settimana, nell'ambito di una strategia più ampia dell'Amministrazione Trump per aumentare la pressione su Cuba.

Fonti: BBC News, New York Times

Arrestato comandante di Hezbollah per piani di attacco a New York


Mohammad Baqer Saad Dawood al-Saadi, comandante di Kataib Hezbollah, è stato arrestato con l'accusa di aver pianificato attacchi contro obiettivi ebraici in diverse città, da Londra a Los Angeles, incluso New York. I procuratori lo accusano di essere parte di una campagna di ritorsione dell'Iran e di aver diretto attacchi in Europa.

Fonti: New York Times, BBC News

Il governatore del Colorado commuta la pena di Tina Peters


Il governatore democratico Jared Polis ha commutato la condanna a quasi nove anni di Tina Peters, ex impiegata elettorale che aveva permesso l'accesso non autorizzato ai sistemi di voto della sua contea. Peters, prima funzionaria locale condannata per gli sforzi di sovvertire le elezioni del 2020, sarà rilasciata su parola il 1° giugno.

Fonti: New York Times, Wall Street Journal, The Hill

Trump rivela transazioni finanziarie per 220 milioni di dollari


L'Ufficio per l'Etica Governativa ha pubblicato i moduli di dichiarazione finanziaria che mostrano come il presidente Trump abbia dichiarato almeno 220 milioni di dollari in transazioni finanziarie nei titoli di importanti aziende americane all'inizio dell'anno. I rapporti mostrano un valore cumulativo tra 220 milioni e circa 750 milioni di dollari.

Fonti: The Hill

Il piano per il fiume Colorado potrebbe tagliare il 40% delle forniture idriche


L'Amministrazione Trump ha proposto un piano per il fiume Colorado colpito dalla siccità che potrebbe ridurre fino al 40% delle forniture idriche attuali per Arizona, California e Nevada. La proposta arriva dopo che i sette stati che attingono acqua dal fiume non sono riusciti a raggiungere un accordo, mentre i bacini continuano a scendere a livelli criticamente bassi.

Fonti: The Guardian

Un ospedale del Texas creerà la prima clinica per la "detransizione"


Il Texas Children's Hospital di Houston ha raggiunto un accordo con il procuratore generale dello stato e il Dipartimento di Giustizia per creare una clinica destinata ai giovani transgender che vogliono fare "detransizione" al sesso assegnato alla nascita. L'ospedale pagherà 10 milioni di dollari allo stato e cesserà di offrire cure di affermazione di genere ai giovani.

Fonti: New York Times, The Guardian

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Ebola, nuova epidemia in RD Congo: 65 morti in Ituri. Africa CDC attiva piano d’emergenza


Massima allerta a Bunia e Mongwalu. Riunione urgente con Uganda e Sud Sudan per blindare le frontiere e contenere il rischio transfrontaliero

Secondo quanto riportato da Deutsche Welle, il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie ha confermato una nuova epidemia di Ebola nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. L’emergenza sanitaria interessa in particolare la provincia di Ituri, dove sono stati registrati finora 246 casi sospetti e almeno 65 decessi.

L’Africa CDC (Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie) ha reso noto di aver convocato una riunione urgente con le autorità della Repubblica Democratica del Congo, dell’Uganda e del Sud Sudan, oltre che con partner internazionali, per rafforzare le misure di sorveglianza sanitaria alle frontiere e coordinare le attività di risposta all’epidemia.

Secondo i dati diffusi dall’agenzia sanitaria africana, i casi sono stati segnalati principalmente nelle zone sanitarie di Mongwalu e Rwampara. Tra i casi confermati in laboratorio sono stati registrati quattro decessi. Le autorità sanitarie stanno monitorando attentamente l’evoluzione del contagio e intensificando le attività di tracciamento dei contatti e di contenimento.

L’Africa CDC ha espresso particolare preoccupazione per il rischio di una diffusione più ampia del virus a causa della forte mobilità della popolazione nella regione orientale del Paese. Tra i fattori considerati critici figurano il contesto urbano di Bunia e Rwampara, gli spostamenti transfrontalieri e l’intensa attività mineraria nell’area di Mongwalu, che favorisce continui movimenti di lavoratori e residenti.

L’epidemia rappresenta una nuova sfida per il sistema sanitario congolese, già sottoposto a forti pressioni a causa delle difficoltà infrastrutturali e della persistente instabilità in alcune aree orientali del Paese. Le organizzazioni sanitarie regionali e internazionali stanno valutando ulteriori misure per sostenere le autorità locali nel contenimento del virus e nella protezione delle comunità più esposte.

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Perché gli Stati Uniti dovrebbero adottare un sistema proporzionale


Dopo la sentenza Callais della Corte Suprema, il politologo Lee Drutman sostiene che solo abbandonando i collegi uninominali si può fermare l'escalation tra Repubblicani e Democratici sul ridisegno dei distretti.

Dopo la sentenza Callais con cui la Corte Suprema ha smantellato la Sezione 2 del Voting Rights Act, l'unica soluzione strutturale alla guerra dei gerrymandering è il passaggio a un sistema di rappresentanza proporzionale. A sostenerlo è il politologo Lee Drutman nella sua newsletter. La decisione, presa con sei voti contro tre e redatta dal giudice Samuel Alito, stabilisce che creare distretti a maggioranza di minoranza per rispettare il Voting Rights Act costituisce di per sé un gerrymandering razziale incostituzionale. Combinata con la sentenza Rucho v. Common Cause del 2019, che ha reso legale il gerrymandering partitico, la pronuncia apre la strada a un ridisegno aggressivo delle mappe elettorali in tutto il paese.

La reazione è stata immediata. Diversi Stati a guida repubblicana del Sud, dalla Louisiana al Mississippi, dall'Alabama alla Florida fino alla South Carolina e il Tennesse, stanno già ridisegnando i collegi per ampliare la propria delegazione al Congresso. Secondo le stime di Black Voters Matter Fund e Fair Fight Action, fino a diciannove distretti a maggioranza di minoranza, tutti in mano ai Democratici, potrebbero essere cancellati. I Democratici hanno annunciato una controffensiva in Stati come New York, Illinois, Maryland e Colorado, ma si trovano in una posizione asimmetrica: dipendono dagli elettori afroamericani e dai loro rappresentanti e non possono diluire i distretti delle minoranze senza danneggiare la propria base.

Drutman sostiene che le risposte tradizionali dei Democratici sono inefficaci. Le leggi federali sul diritto di voto, come il John Lewis Voting Rights Advancement Act, anche se fossero approvate verrebbero annullate dalla stessa maggioranza di sei giudici a tre sulla base del Quattordicesimo Emendamento. La via giudiziaria è altrettanto compromessa: Omar Noureldin, vicepresidente di Common Cause, ha riconosciuto che le cause basate sul Voting Rights Act sono ormai quasi impossibili da vincere. La Corte Suprema ha chiuso progressivamente ogni porta con Rucho nel 2019, Brnovich nel 2021 e ora Callais nel 2026. Anche le commissioni indipendenti per il ridisegno dei collegi non risolvono il problema di fondo, perché continuano a operare dentro lo schema dei collegi uninominali.

Il punto, secondo Drutman, è che il sistema elettorale americano è esso stesso la causa della crisi. I collegi uninominali producono matematicamente due soli partiti. Due partiti producono una competizione a somma zero. In una società diversificata, questa competizione degenera in una guerra identitaria in cui l'avversario non è un competitor ma un nemico, ogni elezione diventa esistenziale e la logica della guerra permanente sostituisce quella della mediazione politica. I distretti delle minoranza, inoltre, funzionano solo quando le comunità minoritarie sono abbastanza isolate geograficamente da formare una maggioranza in un singolo collegio, facendo paradossalmente della segregazione una precondizione per la rappresentanza. La sentenza Callais ha strappato questa toppa, ma la toppa, ricorda Drutman, non era mai stata una soluzione.
La matematica della rappresentanza — FocusAmerica

Sentenza Callais · Analisi FocusAmerica

La matematica della rappresentanza:
perché solo la proporzionale risolve la guerra delle mappe


Dopo Callais, ridisegnare i confini non basta più. Il politologo Lee Drutman sostiene che la radice del problema è il collegio uninominale stesso — e che la riforma richiederebbe un solo paragrafo di legge.

Analisi di Lee Drutman · Strength In Numbers Yale Law Journal Forum · NYU Law Review

Voto della Corte
6a3
Sentenza redatta dal giudice Samuel Alito

Per la maggioranza della Corte, creare distretti a maggioranza di minoranza per rispettare il Voting Rights Act costituisce di per sé gerrymandering razziale incostituzionale. Combinata con Rucho 2019 — che ha reso legale il gerrymandering partitico — la pronuncia apre la strada a un ridisegno aggressivo delle mappe.

Esplora l'analisi
I La svolta II 51 vs 49 III Louisiana IV Le vie chiuse

Tre sentenze, una direzione

Come la Corte ha chiuso, una alla volta, ogni porta al Voting Rights Act


In sette anni, la maggioranza conservatrice della Corte Suprema ha smantellato gli strumenti giuridici che proteggevano il diritto di voto delle minoranze.

2019 Rucho v. Common Cause
La Corte dichiara che il gerrymandering partitico non è giudicabile dai tribunali federali. I partiti possono disegnare mappe a proprio vantaggio senza controllo giudiziario.

2021 Brnovich v. DNC
La pronuncia indebolisce la Sezione 2 del Voting Rights Act, alzando l'asticella per dimostrare la discriminazione nelle leggi elettorali statali.

2026 Callais
La Sezione 2 viene di fatto smantellata. Disegnare distretti a maggioranza di minoranza per rispettare il VRA è ora considerato gerrymandering razziale incostituzionale.

L'impatto immediato

19
Distretti a maggioranza di minoranza potenzialmente cancellati nei ridisegni in corso negli Stati a guida repubblicana del Sud — Louisiana, Mississippi, Alabama, Florida, South Carolina, Tennessee.

Stime di Black Voters Matter Fund e Fair Fight Action. Tutti i seggi a rischio sono attualmente in mano ai Democratici.

L'argomento di Drutman

Lo stesso voto, due risultati opposti


Una popolazione divisa quasi a metà produce esiti radicalmente diversi a seconda del sistema elettorale. È qui che si gioca tutta la matematica della rappresentanza.

51% contro 49%
Distribuzione del voto in uno stato da sei seggi

Sistema attuale
Collegi uninominali

51% del voto6 seggi
49% del voto0 seggi

Riforma proposta
Sistema proporzionale

51% del voto3 seggi
49% del voto3 seggi

In un collegio uninominale il 51 batte il 49 e vince tutto. In un collegio plurinominale la rappresentanza segue il peso effettivo del voto — e il gerrymandering diventa matematicamente inutile.

Il caso Louisiana

Quando la proporzionale rende automatica la rappresentanza


In uno Stato dove gli afroamericani sono circa un terzo della popolazione, il sistema proporzionale garantirebbe due seggi su sei senza bisogno di disegnare confini né di ricorrere ai tribunali.

Louisiana
2su6
Seggi spettanti a candidati scelti dagli elettori afroamericani, in proporzione al loro peso demografico — circa il 33% della popolazione

Distribuzione proporzionale dei sei seggi

1
2
3
4
5
6

Seggi minoranza afroamericana
Altri seggi (rappresentanza proporzionale)

La proporzionale a livello federale

89%
della Camera vive in Stati con almeno 5 seggi: la proporzionalità è quasi perfetta

96%
della Camera vive in Stati con almeno 3 seggi: la proporzionalità è già significativa

Le risposte tradizionali

Perché tutte le altre strade sono compromesse


Drutman analizza una a una le opzioni a disposizione dei Democratici. Nessuna, scrive, risolve il problema strutturale.

Riforma federale del Voting Rights Act Bloccata
Il John Lewis Voting Rights Advancement Act, anche se approvato, verrebbe annullato dalla stessa maggioranza 6-3 sulla base del Quattordicesimo Emendamento.

Cause giudiziarie sulla Sezione 2 Bloccata
Omar Noureldin, vicepresidente di Common Cause, ammette: le cause basate sul Voting Rights Act sono ormai quasi impossibili da vincere.

Controffensiva nelle mappe blu Asimmetrica
In New York, Illinois, Maryland e Colorado i Democratici non possono diluire i distretti delle minoranze senza danneggiare la propria base elettorale.

Commissioni indipendenti di redistricting Insufficiente
Operano ancora dentro lo schema dei collegi uninominali: non risolvono il problema di fondo, riducono solo l'arbitrio nel disegno.

Sistema proporzionale Aperta
Non richiede emendamento costituzionale né approvazione della Corte: basta modificare un solo paragrafo dello Uniform Congressional District Act del 1967.

La soluzione legislativa
Una legge di un solo paragrafo

Lo Uniform Congressional District Act del 1967 impone i collegi uninominali in poche righe. Modificarlo basterebbe ad autorizzare distretti plurinominali con sistemi proporzionali. Il deputato Jamie Raskin è l'unico parlamentare ad averlo chiesto esplicitamente nelle ventiquattro ore successive a Callais.

Fonti Lee Drutman / Strength In Numbers · Yale Law Journal Forum (Charles, Fuentes-Rohwer, Latner, Algara) · NYU Law Review · Stime Black Voters Matter Fund e Fair Fight Action. Analisi del novembre 2026.

La proposta è eleggere intere delegazioni statali in modo proporzionale. I partiti presentano liste di candidati, gli elettori scelgono, i seggi vengono assegnati in proporzione ai voti ricevuti. Applicato alla Louisiana, dove gli afroamericani sono circa un terzo della popolazione, il sistema garantirebbe automaticamente due seggi su sei a candidati scelti dagli elettori neri, senza bisogno di disegnare confini né di contenziosi giudiziari. In un collegio uninominale, il 51 per cento batte il 49 e vince tutto, mentre il 49 per cento non ottiene nulla. In un collegio plurinominale da sei seggi, il 51 ottiene tre seggi e il 49 ne ottiene tre. Tutti sono rappresentati in proporzione al proprio peso elettorale. Più ampio è il collegio, più proporzionale è il risultato: gli Stati con almeno cinque seggi rappresentano l'89 per cento della Camera, quelli con almeno tre il 96 per cento.

Il sistema proporzionale, scrive Drutman, rende il gerrymandering inutile: non si può impacchettare o disperdere il voto di una minoranza quando ogni collegio elegge più rappresentanti in proporzione ai voti. Stephanopoulos, citato direttamente nell'analisi, sottolinea che la rappresentanza proporzionale è intrinsecamente neutra rispetto all'etnia, in alcune forme non richiede nemmeno distretti, e tende a produrre una rappresentanza delle minoranze superiore a quella garantita dai collegi uninominali. Charles, Fuentes-Rohwer, Latner e Algara, in un saggio pubblicato sullo Yale Law Journal Forum, sostengono che un sistema proporzionale aggira le obiezioni costituzionali della Corte perché riduce al minimo il ruolo dello Stato nel dividere gli elettori per etnia, lasciando ai cittadini la possibilità di aggregarsi secondo le identità che ritengono rilevanti. Drutman aggiunge, riprendendo un suo studio pubblicato sulla NYU Law Review, che le democrazie con sistemi proporzionali gestiscono meglio la diversità etnica e razziale rispetto a quelle maggioritarie.

Oltre alla questione della rappresentanza delle minoranze, la proporzionale spezzerebbe il bipartitismo forzato che alimenta la polarizzazione. Più partiti possono ottenere seggi, la costruzione di coalizioni sostituisce la competizione a somma zero, alleanze trasversali diventano possibili, e nessun partito ha il monopolio dell'opposizione. La posta in gioco di ogni singola elezione diminuisce. Per le elezioni a vincitore unico, come quelle per il Senato e per i governatori, Drutman propone come complemento il fusion voting, che consente a nuovi partiti di sostenere candidati già presentati da altre formazioni, ampliando le scelte degli elettori senza disperdere i voti.

La riforma non richiede un emendamento costituzionale né l'approvazione della Corte Suprema. Basterebbe modificare lo Uniform Congressional District Act del 1967, una legge di un solo paragrafo che impone i collegi uninominali. Il deputato Jamie Raskin, membro più anziano della minoranza nella commissione Giustizia della Camera, ha chiesto il giorno stesso della sentenza Callais che il Congresso autorizzi distretti plurinominali con sistemi proporzionali, unico esponente parlamentare ad aver indicato esplicitamente questa via nelle ventiquattro ore successive alla decisione. Drutman conclude osservando che una maggioranza degli americani dice già di volere più di due partiti e un cambiamento profondo del sistema politico e che il passaggio alla proporzionale, prima o poi, avverrà.

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Monopattini elettrici, obbligo di targa da domani: ma c'è il rischio di ritardi e la targa si stacca


Chi non si adegua entro il 16 maggio rischia multe fino a 400 euro. Assoutenti scrive al Mit: il contrassegno si deteriora

Da domani, 16 maggio, i monopattini elettrici dovranno circolare con la targa. Chi non si adegua rischia una sanzione amministrativa da 100 a 400 euro. Il problema è duplice: molti proprietari potrebbero non ricevere il contrassegno in tempo a causa dell'alto numero di richieste, e chi lo ha già ricevuto si trova a fare i conti con una targa che, secondo Assoutenti, presenta seri problemi tecnici.

L'associazione ha inviato un'istanza al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti segnalando le criticità. Il contrassegno è un'etichetta adesiva che va applicata sul parafango posteriore o sul piantone dello sterzo: se la superficie non è perfettamente pulita, sgrassata e asciutta, l'adesivo non garantisce un'aderenza adeguata. Le superfici dei monopattini sono spesso curve, ruvide o in plastica porosa, rendendo difficile far aderire l'etichetta in modo uniforme. Una volta in strada, la targa è esposta a vibrazioni, pioggia, fango e sbalzi di temperatura, fattori che ne accelerano il deterioramento.

Il problema più delicato riguarda però la natura stessa del contrassegno: è irreversibile. L'etichetta è progettata con microtagli che la frammentano in caso di tentativo di rimozione, rendendo impossibile riapporla. Un posizionamento errato, anche involontario, comporta la perdita definitiva della targa e la necessità di richiederne una nuova a proprie spese.

Come richiedere la targa


Il contrassegno va richiesto sul Portale dell'automobilista o tramite un'agenzia di pratiche auto. Il costo complessivo è di circa 35 euro per chi si attiva in autonomia e di circa 80 euro per chi si affida a un'agenzia. Sul rischio di congestione, il Portale avvisa che la Motorizzazione sta monitorando la disponibilità di appuntamenti e invita chi ha prenotato dopo il 16 maggio a valutare di anticipare la data.

Assoutenti chiede al Mit di rendere disponibili contrassegni con caratteristiche tecniche adeguate alle diverse tipologie di superfici, o di valutare alternative come un contrassegno rigido avvitabile, un sistema QR-code su supporto rigido o un codice identificativo gestito tramite banca dati.

Assicurazione: obbligo dal 16 luglio


Su richiesta dell'Ania, l'obbligo di assicurazione per i monopattini è stato prorogato di due mesi e scatterà il 16 luglio. Non sarà sufficiente una generica polizza Rc capofamiglia: l'assicurazione dovrà riportare il codice del contrassegno identificativo del mezzo. In caso di sinistro, il danneggiato dovrà chiedere il risarcimento all'assicurazione del responsabile, non alla propria.

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Rai: Roberto Giachetti si incatena alla Camera e passa allo sciopero della sete


Protesta estrema per il blocco della Vigilanza. Fontana: "Preoccupazione, servono soluzioni". Presidio medico h24 a Montecitorio

Sale la tensione politica attorno alla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti si è incatenato nell’Aula della Camera dei Deputati annunciando il passaggio dallo sciopero della fame a quello della sete, in segno di protesta “contro il sequestro della Commissione Vigilanza Rai da parte della maggioranza”. L’iniziativa del parlamentare arriva dopo dodici giorni di sciopero della fame e punta a denunciare, secondo quanto sostenuto dallo stesso Giachetti, l’impossibilità per la Commissione di svolgere regolarmente i propri lavori istituzionali.

Secondo quanto riportato da RaiNews, Giachetti ha dichiarato di volersi “autosequestrare nella casa della democrazia”, annunciando che non avrebbe lasciato l’Aula “finché non ci sarà un pubblico impegno da parte della maggioranza di garantire il numero legale nella prossima convocazione della Commissione Vigilanza Rai”.

Nel corso della giornata, dalla Camera dei Deputati è stata diffusa una nota ufficiale nella quale si comunica che, in relazione alla protesta del deputato, è stato attivato il presidio medico con ambulanza e che le condizioni di salute del parlamentare sono state immediatamente monitorate dal personale sanitario presente a Montecitorio. La struttura medica, viene precisato, resta a disposizione per tutta la durata della protesta.

Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha incontrato Giachetti direttamente in Aula, esprimendo “apprensione e sincera preoccupazione” per il protrarsi dello sciopero della fame e della sete. Nella stessa nota, Fontana ha inoltre ribadito la necessità di trovare una soluzione condivisa sul nodo della Vigilanza Rai, richiamando anche il monito del presidente della Repubblica affinché la Commissione possa “esercitare appieno i suoi compiti”.

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Gli Stati Uniti dicono di non aver quasi ucciso civili in Iran


Davanti al Senato il capo del Comando centrale degli Stati Uniti ha ammesso un solo bombardamento contro civili. Le organizzazioni umanitarie parlano di almeno 1.700 morti e 300 eventi documentati.

L'ammiraglio Brad Cooper, responsabile delle operazioni militari americane in Iran, ha dichiarato giovedì davanti al Senato che il bombardamento della scuola elementare Shajarah Tayyebeh, avvenuto il 28 febbraio e costato la vita a 175 persone secondo le autorità di Teheran, potrebbe essere l'unico episodio che ha causato vittime civili in una campagna militare costituita da oltre 13.600 raid.

Le Forze Armate americane non hanno ancora assunto formalmente la responsabilità dell'attacco, che secondo Cooper resta sotto indagine. All'inizio di marzo una indagine preliminare aveva però indicato un errore di puntamento: gli Stati Uniti intendevano colpire una base iraniana adiacente alla scuola. Non è chiaro perché, a più di due mesi di distanza, il Pentagono non abbia ancora riconosciuto pubblicamente l'apparente errore.

Da parte sua, Cooper ha promesso trasparenza e la pubblicazione dei risultati dell'indagine. Ha anche detto ai senatori che il suo staff aveva agito in modo preventivo, avvertendo i civili iraniani più di cento volte del rischio di essere usati come scudi umani.

I dati che il Pentagono dice di non poter confermare


La testimonianza ha suscitato forte scetticismo all'interno della Commissione Forze armate del Senato e dure critiche da parte delle organizzazioni che monitorano le vittime civili nei conflitti. Cooper ha riconosciuto che il suo staff non ha indagato sugli altri incidenti documentati dalla stampa e dai gruppi per i diritti umani, pur definendo la prevenzione delle morti civili una questione a cui tiene personalmente.

Da parte sua, il New York Times ha verificato l'esistenza di danni causati dalla campagna militare americana ad almeno 22 scuole e 17 strutture sanitarie iraniane. La Mezzaluna Rossa iraniana, principale organizzazione umanitaria del Paese, ha riferito il 2 aprile che almeno 763 scuole e 316 strutture sanitarie sono state danneggiate o distrutte nel conflitto. La Human Rights Activists News Agency stima in almeno 1.700 le vittime civili iraniane del conflitto.
Un solo caso su 13.600 raid — FocusAmerica

Iran · Vittime civili

Un solo caso di vittime civili in 13.600 raid: la versione del Pentagono e i dati che la contraddicono


L'ammiraglio Brad Cooper, responsabile delle operazioni militari Usa in Iran, ha detto al Senato che la scuola Shajarah Tayyebeh — 175 morti il 28 febbraio secondo Teheran — potrebbe essere l'unico episodio con vittime civili dell'intera campagna. Organizzazioni, stampa e Mezzaluna Rossa documentano invece numeri molto più alti.

Audizione Commissione Forze armate · Senato Usa

La discrepanza

Caso ammesso
1
Episodio sotto indagine — il bombardamento della scuola Shajarah Tayyebeh

su

Raid totali
13.600
Operazioni militari americane condotte contro l'Iran durante il conflitto

Airwars ha documentato almeno 300 episodi con vittime civili in Iran

Esplora i dettagli
1 Le due contabilitàContabilità 2 La squadra ridottaSquadra 3 CronologiaCronologia

Pentagono vs fonti indipendenti

Cosa riconosce Washington, cosa documentano stampa e ONG


Cooper ha riconosciuto che il suo staff non ha indagato sugli altri incidenti segnalati. New York Times, Mezzaluna Rossa iraniana e HRANA forniscono numeri di ordine di grandezza ben diverso.

Pentagono
Fonti indipendenti

1
Episodio sotto indagine

Episodi con vittime civili

300+
Airwars — molti legati a bombe di grosso calibro in aree popolate

n.d.
Cooper: nessun modo per confermare i dati pubblici

Scuole colpite

22
Verificate dal New York Times · 763 secondo la Mezzaluna Rossa

n.d.
Non indagate dal Comando Centrale

Strutture sanitarie

17
Verificate dal NYT · 316 secondo la Mezzaluna Rossa

175
Vittime nel singolo caso ammesso, secondo Teheran

Vittime civili totali

1.700+
Stima HRANA — Human Rights Activists News Agency

Cooper davanti al Senato: i dati pubblicamente disponibili su scuole e ospedali colpiti non possono essere confermati e al momento non ci sono indicazioni in tal senso.

Chi monitora le morti civili

Il team del Comando Centrale passato da dieci ufficiali a uno solo


Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha eliminato decine di posizioni dedicate al monitoraggio delle morti civili. La maggior parte lavorava nel Civilian Harm Mitigation Response, ufficio creato dal suo predecessore Lloyd J. Austin III.

Un anno fa

10
Ufficiali dedicati

Oggi

1
Ufficiale dedicato

La squadra dedicata alle vittime civili presso il Comando Centrale è stata riassegnata. Alcune indagini sono passate a un gruppo ridotto al minimo che lavora dal Pentagono, secondo funzionari militari citati dal New York Times.

100+
Avvertimenti dati ai civili iraniani, secondo Cooper, sul rischio di essere usati come scudi umani

0
Impegni assunti da Cooper sul reintegro del personale rimosso, in attesa dell'esito dell'indagine

Cronologia

Dal raid sulla scuola all'audizione al Senato


Tocca un evento per i dettagli.

28 Febbraio
Bombardamento della scuola elementare Shajarah Tayyebeh. Secondo le autorità di Teheran, ha causato 175 morti.

Le Forze Armate americane non hanno ancora assunto formalmente la responsabilità dell'attacco, che resta sotto indagine.

Inizio marzo
Una indagine preliminare indica un errore di puntamento: gli Stati Uniti intendevano colpire una base iraniana adiacente alla scuola.

Più di due mesi dopo, il Pentagono non ha ancora riconosciuto pubblicamente l'apparente errore.

2 Aprile
La Mezzaluna Rossa iraniana riferisce di 763 scuole e 316 strutture sanitarie danneggiate o distrutte nel conflitto.

Il New York Times verifica in maniera autonoma l'esistenza di danni ad almeno 22 scuole e 17 strutture sanitarie.

Audizione
Cooper davanti al Senato: il caso della scuola "potrebbe essere l'unico" episodio di vittime civili dell'intera campagna.

Forte scetticismo della Commissione Forze armate. La senatrice democratica Gillibrand contesta la versione del Pentagono. Il senatore democratico Kelly chiede senza successo l'impegno a reintegrare il personale rimosso.

Sostenere che Washington stia esaminando un solo episodio è palesemente assurdo, vista la quantità di segnalazioni disponibili.

Annie Shiel — Center for Civilians in Conflict

Fonti New York Times · Airwars · Mezzaluna Rossa iraniana · HRANA (Human Rights Activists News Agency) · Center for Civilians in Conflict · Audizione Commissione Forze armate Senato Usa. Elaborazione FocusAmerica · Maggio 2026

Interrogato dalla senatrice democratica Kirsten Gillibrand sui dati pubblicamente disponibili relativi a scuole e ospedali colpiti, Cooper ha risposto che non esiste alcun modo per confermare quelle informazioni e che, al momento, non ci sono indicazioni in tal senso. Emily Tripp, direttrice esecutiva di Airwars, organizzazione britannica non profit che documenta le vittime civili nei conflitti, ha definito "ridicola" al New York Times questa posizione. Airwars ha documentato almeno 300 episodi con vittime civili in Iran, molti dei quali legati allo sgancio di bombe di grosso calibro in aree densamente popolate. Secondo Tripp, il Pentagono dispone sia del personale sia delle infrastrutture necessarie per svolgere indagini credibili.

Annie Shiel, direttrice per gli Stati Uniti del Center for Civilians in Conflict, ha invece ricordato che la politica del Pentagono prevede una indagine preliminare di ogni segnalazione di vittime civili per verificare se le forze americane fossero attive nell'area. Sostenere che Washington stia esaminando un solo episodio è, secondo Shiel, "palesemente assurdo", vista la quantità di segnalazioni disponibili.

Il team che si occupa di vittime civili ridotto a un solo ufficiale


Il portavoce del Comando Centrale, il capitano Tim Hawkins, ha detto che saranno condotte altre indagini preliminari su possibili episodi di vittime civili, senza però fornire dettagli, mentre il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha eliminato decine di posizioni, all'interno del Pentagono e dei principali comandi militari americani, dedicate proprio al monitoraggio delle morti civili. Gran parte di quelle figure lavorava nel Civilian Harm Mitigation Response, l'ufficio creato dal predecessore di Hegseth, Lloyd J. Austin III.

Cooper ha rivelato che il team incaricato di analizzare le vittime civili presso il Comando Centrale è passato, nell'ultimo anno, da 10 ufficiali a uno solo. La maggior parte del personale è stata riassegnata ad altri incarichi e, secondo l'ammiraglio, continua comunque a contribuire alla prevenzione delle morti civili. Dalla testimonianza, però, non è emerso con chiarezza quale sia oggi questo ruolo. Secondo funzionari militari citati dal New York Times a condizione di anonimato, alcune indagini prima gestite dal Comando sono state trasferite a un gruppo ridotto al minimo che lavora dal Pentagono.

William H. McRaven, ammiraglio in pensione ed ex comandante dello United States Special Operations Command, ha detto al New York Times che "era piuttosto evidente fin dall'inizio" che gli Stati Uniti fossero probabilmente responsabili dell'attacco alla scuola. McRaven ha aggiunto che i tempi dell'indagine gli sembrano più lunghi del previsto.

Durante l'audizione in aula, il senatore democratico Mark Kelly, ex membro delle Forze Armate, ha chiesto a Cooper se, qualora l'inchiesta confermasse un errore nel processo di puntamento, fosse disposto a reintegrare parte del personale rimosso dalla squadra incaricata di prevenire e valutare le vittime civili. L'ammiraglio ha però evitato di assumere impegni: ha definito la domanda "ipotetica" e ha risposto che ogni decisione dovrà attendere l'esito dell'indagine.

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Milano, rapinato e aggredito da una gang in strada: decisivo l’intervento di un agente fuori servizio


Intervento nella notte tra viale Zara e viale Sauro: 25enne aggredito dal branco. Bloccati tre maggiorenni e denunciate due complici minorenni

Stava tornando a casa dopo il servizio quando si è trovato davanti a una violenta aggressione in strada. Un poliziotto non in servizio è intervenuto nella notte tra lunedì e martedì nella zona compresa tra viale Nazario Sauro e viale Zara, a Milano, dopo aver visto un gruppo di cinque giovani accerchiare e colpire un ragazzo di 25 anni di origine cinese. Grazie alla segnalazione immediata dell’agente e alle indicazioni fornite ai colleghi intervenuti sul posto, tre persone sono state arrestate poche decine di minuti dopo l’accaduto.

Secondo quanto riportato da Il Giornale, l’episodio si è verificato poco dopo l’una e mezza di notte. Stando alla ricostruzione degli investigatori, uno degli aggressori, un cittadino cubano di 20 anni, avrebbe colpito la vittima con un calcio alle spalle, mentre una ragazza minorenne di origine ecuadoriana avrebbe sottratto lo smartphone che il giovane teneva legato al polso. Quando il 25enne ha tentato di recuperare il telefono, il resto del gruppo si sarebbe avventato nuovamente contro di lui. Durante l’aggressione, un uomo di 33 anni di origine cubana avrebbe utilizzato anche una bottiglia di vetro per colpire la vittima alla testa.

Il poliziotto ha immediatamente lanciato l’allarme alla centrale operativa, seguendo nel frattempo gli aggressori a distanza e fornendo ai colleghi indicazioni precise sui loro spostamenti. Gli agenti della sesta sezione della Squadra Mobile di Milano, insieme al personale delle Volanti della Questura, hanno così intercettato il gruppo all’angolo tra via Melchiorre Gioia e via Cagliero, non lontano dal luogo dell’aggressione.

Secondo quanto emerso, i cinque si erano separati nel tentativo di far perdere le proprie tracce. Durante le ricerche, il telefono cellulare della vittima è stato recuperato all’interno di una fioriera nelle vicinanze. Nel corso delle perquisizioni, una ragazza peruviana di 17 anni è stata trovata in possesso di un secondo telefono cellulare risultato rubato, circostanza che ha portato a una denuncia anche per ricettazione.

Le forze dell’ordine hanno arrestato tre maggiorenni con l’accusa di rapina in concorso: due cittadini cubani, rispettivamente di 20 e 33 anni, e un 33enne di origine peruviana. Le due minorenni coinvolte, una peruviana e una ecuadoriana entrambe di 17 anni, sono state denunciate a piede libero.

La vittima è stata trasportata all’ospedale Fatebenefratelli, dove i medici hanno riscontrato escoriazioni ed ecchimosi giudicate guaribili in pochi giorni.

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Vance porta in Maine la campagna anti-frode di Trump


Il vicepresidente ha scelto Bangor per il primo evento dedicato esclusivamente alla lotta alle frodi nei programmi pubblici, sostenendo il candidato repubblicano Paul LePage in vista delle elezioni di metà mandato.
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Il vicepresidente JD Vance ha portato in Maine la campagna contro le frodi nei programmi federali, attaccando la governatrice democratica Janet Mills e sostenendo l'ex governatore repubblicano Paul LePage, candidato per un seggio alla Camera dei rappresentanti. L'appuntamento si è svolto giovedì 14 maggio in un hangar dell'aeroporto internazionale di Bangor, davanti a qualche centinaio di persone, e ha rappresentato la prima tappa di Vance espressamente dedicata al tema delle frodi, dopo settimane di interventi a sostegno di candidati repubblicani incentrati sull'economia.

Vance, definito dal presidente Donald Trump "fraud czar" alla guida della task force anti-frode dell'amministrazione, ha dichiarato che il Maine sarebbe "forse il medagliato di bronzo" per le frodi negli Stati Uniti, dietro solo a Minnesota e California. Ha accusato Mills e l'ex presidente Joe Biden dell'aumento dei casi nello Stato, sostenendo che le truffe sono proliferate perché LePage non è più governatore. "Cacciamo via Janet Mills e mandiamo Paul LePage a Washington per aiutarci a combattere i truffatori e proteggervi tutti", ha detto Vance alla folla.

La visita si inserisce in una strategia più ampia dell'amministrazione, che questa settimana ha inviato lettere ai procuratori generali di tutti gli Stati avvertendo che i finanziamenti federali del Medicaid, il programma sanitario per le persone a basso reddito, saranno revocati se gli Stati non collaboreranno con le iniziative federali contro frodi e sprechi. Vance ha spiegato che il governo non anticiperà più i fondi per poi cercare le irregolarità a posteriori, ma renderà i pagamenti condizionati all'impegno degli Stati nel contrasto alle frodi. Ha citato l'uso di filtri e programmi di intelligenza artificiale per individuare le truffe e verificare il diritto a ricevere i benefici.
Vicepresident
Il vicepresidente ha fatto riferimento a un audit federale pubblicato a gennaio, secondo cui il Maine avrebbe effettuato almeno 45,6 milioni di dollari in pagamenti Medicaid impropri per servizi destinati a bambini con diagnosi di autismo. Ha anche menzionato un caso che ha coinvolto il fornitore di servizi sanitari Bright Future Healthier You di Lewiston, finito in un procedimento penale federale per uno schema che avrebbe usato fondi Medicaid per commettere frode fiscale. Secondo quanto riportato dal Bangor Daily News, Rakiya Mohamed, di Auburn, si è dichiarata colpevole di aver presentato una dichiarazione dei redditi falsa e di aver ostacolato l'applicazione delle leggi fiscali federali.

Già a inizio anno l'amministratore dei Centers for Medicare and Medicaid Services, Mehmet Oz, aveva chiesto azioni correttive sulle presunte frodi nei programmi sanitari del Maine, una richiesta che Mills aveva definito un "attacco politico". Finora l'amministrazione ha bloccato 1,3 miliardi di dollari di pagamenti federali Medicaid alla California e 259 milioni al Minnesota.

Mills ha replicato con un comunicato in cui ha respinto le accuse, ricordando il proprio operato. "Come procuratore distrettuale, procuratore generale e governatrice ho sempre contrastato le frodi, spesso lavorando fianco a fianco con il governo federale", ha scritto. Ha aggiunto che la sua amministrazione ha introdotto requisiti di licenza per molti fornitori di servizi Medicaid, in alcuni casi per la prima volta, e che lo Stato ha fornito una risposta dettagliata quando i Centers for Medicare and Medicaid Services hanno chiesto informazioni sulle procedure anti-frode. Mills ha definito le parole di Vance un tentativo di distrarre dai fallimenti dell'amministrazione Trump, dalla "guerra senza fine in Iran" e dall'incapacità di contenere i costi, compresi i prezzi alti della benzina che pesano sulle famiglie e sulle imprese del Maine.

Il contesto economico è centrale per leggere l'iniziativa. La guerra con l'Iran ha spinto l'inflazione al livello più alto degli ultimi tre anni, mentre la Casa Bianca chiede ai contribuenti uno stanziamento senza precedenti di 1.500 miliardi di dollari per il Pentagono. All'inizio della settimana Trump aveva dichiarato che le questioni economiche non lo preoccupavano "nemmeno un po'" mentre prosegue il conflitto in Iran. I democratici hanno descritto la trasferta di Vance come un'operazione politica per spostare l'attenzione dal costo della vita.

Vance ha colto l'occasione anche per tendere un ramoscello d'ulivo alla senatrice repubblicana Susan Collins, una delle voci più critiche dell'amministrazione all'interno del partito, che questa settimana ha votato con i democratici per limitare i poteri di guerra di Trump. A gennaio Trump aveva attaccato Collins e altri senatori repubblicani che si erano opposti a un suo intervento in Venezuela, dicendo che "non dovrebbero più essere eletti". Vance ha scelto un tono diverso. "A volte mi frustra Susan Collins, vorrei quasi che fosse più di parte", ha detto, aggiungendo che proprio la sua indipendenza la rende adatta al Maine, uno Stato indipendente. Collins, assente perché impegnata in votazioni al Senato secondo la sua portavoce, affronta una sfida difficile contro il candidato democratico progressista Graham Platner, in una corsa che potrebbe pesare sugli equilibri del Senato.

Il Secondo distretto congressuale del Maine, che comprende Bangor, è uno dei terreni di scontro più contesi. Lo Stato ha sostenuto i candidati democratici alle presidenziali dal 1992, ma Trump ha vinto in questo distretto nelle ultime tre elezioni, conquistando uno dei quattro voti elettorali del Maine. Il seggio alla Camera, occupato dal democratico Jared Golden dal 2019, è in palio dopo che Golden ha annunciato di non ricandidarsi. LePage è il favorito tra i repubblicani e nel suo intervento prima di Vance ha promesso una nuova stretta contro le frodi nei programmi di assistenza sociale. Vance lo ha definito "il più grande difensore dei vostri soldi e la più grande minaccia ai truffatori mai esistita nel Maine".

Mills non potrà ricandidarsi alla guida dello Stato per il limite dei mandati e si è recentemente ritirata dalle primarie democratiche per il Senato, lasciando di fatto la nomination a Platner. Per la corsa a governatore sono in lizza sette repubblicani, cinque democratici e diversi indipendenti. Vance ha notato la presenza di alcuni candidati alla manifestazione, ma ha rifiutato di appoggiarne uno quando interpellato da un giornalista. Il voto anticipato per le primarie del Maine del 9 giugno è già iniziato.

L'evento ha attirato anche manifestanti. Alcune decine di persone si sono radunate davanti all'aeroporto con cartelli contro Vance e l'amministrazione Trump, uno dei quali raffigurava una grande caricatura della testa del vicepresidente diventata un meme popolare. Nirav Shah, ex direttore del Maine Center for Disease Control and Prevention e candidato a governatore, ha criticato in una mail a sostenitori e media il bilancio che Vance porta nello Stato mentre i costi di beni essenziali come il gasolio da riscaldamento e la benzina aumentano. Il Maine Center for Economic Policy, un gruppo di orientamento progressista, ha definito inaccurate le ricostruzioni dell'amministrazione sui programmi sociali dello Stato, affermando che le frodi vanno sempre indagate e fermate ma che gli abitanti del Maine "meritano fatti, non allarmismi politici" che mettano a rischio la sanità di centinaia di migliaia di persone.

La trasferta in Maine è l'ultima di una serie di visite di Vance in Stati chiave in vista di una possibile candidatura presidenziale nel 2028, dopo le tappe in Iowa, Michigan, North Carolina e Arizona. Il vicepresidente sostiene di concentrarsi solo sul presente, ma il tema delle frodi appare destinato a diventare un asse portante della sua comunicazione politica, una leva con cui i repubblicani cercano di rilanciarsi alle elezioni di metà mandato di novembre mentre il messaggio economico dell'amministrazione resta offuscato dai costi crescenti della guerra in Iran.

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Chiudiamo i conti


Le grandi aziende parlano del loro anno fiscale: cosa cambierà nel 2027'

Letter to a Gamer naviga i bilanci delle big questa settimana perché in molti hanno pubblicato i loro risultati per l'anno fiscale appena terminato. Nello speciale celebriamo il fallito tentativo di acquisizione di Ebay d parte di Game Stop e Forza Horizon 6 è un gioco incredibile, scoprirete il perché nella mia recensione.


News index


+ Anche Double Fine forma un sindacato
- Tomodachi Life vende 3,8 milioni di copi
+ Profitti record per Konami: è il terzo anno di fila
- SEGA cancella il suo Super-videogioco
+ AC Black Flag lancia una caccia al tesoro da mezzo milione
- The Taos Principle 3 chiuderà la serie
+ Record per Nexon e Bandia: previste perdite
-Subnautica 2 ha venduto un milione di copie in un'ora

Anche Double Fine forma un sindacato - Dopo Ubisoft, Rockstar (la causa è ancora in corso), e Wizards of the Coast, Double Fine (Psychonauts, Brutal Legend) ha deciso di formare il suo sindacato e vuole il riconoscimento di Microsoft. Fondata da Tim Shafer nel 2000 e baluardo della creatività nei videogiochi (andate a vedere cosa hanno combinato con Kiln), Double Fine ha appena presentato la sua petizione al National Labor Relations Board (NLRB). Lo studio si vuole a costituire un sindacato collegato alla CWA (Communications Workers of America), che includerà tutti i "dipendenti a tempo parziale e a tempo pieno" di Double Fine.

Tomodachi Life vende 3,8 milioni di copie - Nintendo ha pubblicato il suo bilancio annuale per l'anno fiscale 2026 (marzo 2025- marzo 2026). Tomodachi Life: Living the Dream ha venduto oltre 3,8 milioni di copie nelle prime due settimane mentre Pokémon Pokopia ha venduto oltre 4 milioni di copie dal suo lancio a marzo. Le vendite digitali hanno raggiunto i 2,6 miliardi di dollari, con un aumento del 25% rispetto all'anno fiscale 2025. Nonostante le buone notizie, lo studio di sviluppo di Metodi Dread ha annunciato un numero imprecisato di tagli al personale. MercurySteam, accusato nell’autunno 2025 di incoraggiare una cultura del lavoro tossica e basata sul crunch, ha appena fatto uscire il suo nuovo titolo: Blades of Fire.

Profitti record per Konami: è il terzo anno di fila - Konami sta andando alla grande: non si può giungere a un'altra conclusione dopo la pubblicazione dei suoi bilanci per l'anno fiscale 2026. Il fatturato totale e gli utili hanno raggiunto "massimi record per il terzo anno finanziaro consecutivo". Metal Gear Solid Delta: Snake Eater ha superato i 2 milioni di unità vendute a livello globale, mentre Silent Hill f è stato "ben accolto dai clienti di tutto il mondo" con più di 2 milioni di unità vendute. Guardando al 2027, Konami ha detto che "le prospettive per l'economia globale rimangono incerte, poiché l'impatto della situazione in Medio Oriente, la volatilità dei mercati finanziari e dei capitali e gli sviluppi relativi alla politica commerciale statunitense richiedono un'attenta osservazione".

SEGA cancella il suo Super-videogioco - Anche SEGA ha pubblicato i suoi risultati finanziari per il 2026. A stupire non è stata la crescita dell’azienda ma due decisioni operative rilevanti che plasmeranno il futuro della compagnia. La prima è una de-prioritarizzazione del modello free to play visto che sempre più titoli che lo adottano non portano alla conversione di una massa di utenti in rendite: più di 100 sviluppatori interni sono stati trasferiti dal free to play allo sviluppo di titoli a pagamento appartenenti alle proprietà intellettuali storiche dell’azienda. La seconda è la cancellazione del suo Super-Game, un progetto annunciato per la prima volta nel 2021 come parte di un piano di sviluppo quinquennale. Inizialmente si pensava a un singolo titolo di grandi dimensioni, ma l'allora vicepresidente esecutivo di Sega, Shuji Utsumi, ha chiarito che l'azienda "ha definito 'Super Game' lo sviluppo di titoli AAA che abbracciano l'intera gamma di tecnologie di Sega". Il progetto è ufficialmente cancellato e non sappiamo se e quando i titoli che stava incubando usciranno.

AC Black Flag lancia una caccia al tesoro da mezzo milione - Per celebrare il remake di Assassin's Creed Black Flag, Ubisoft ha lanciato una caccia al tesoro con un bottino da 500.000 dollari che potrebbe durare fino a cinque anni. Si chiama Gold & Crystal – The Lost Treasure of Edward Kenway ed è gestita da Unsolved Hunts, un'azienda specializzata in eventi di questo tipo. Il bottino, nascosto da qualche parte nei caraibi, è ricco di oggetti ispirati a Black Flag, tra cui una replica del teschio di cristallo e alcuni dobloni dorati incisi con il logo del gioco. La partecipazione costa 35 dollari, può essere completata da remoto e non richiede una conoscenza pregressa di Black Flag. I partecipanti dovranno risolvere un totale di 15 diversi enigmi nascosti in lettere e archivi legati alla caccia al tessoro. Il giocatore che individuerà per primo il luogo esatto del forziere verrà portato ai Caraibi per dissotterrare personalmente il tesoro.

The Taos Principle 3 chiuderà la serie - The Talos Principle è uno dei franchise videoludici più geniali e indulgenti di sempre. La sua combinazione di enigmi ingegnosi e profonde riflessioni filosofiche sulla natura dell'esistenza, su cosa significhi essere umani e sul fascino dell’aldilà, ha reso i due capitoli di questo franchise un’icona per chi vuole sentirsi molto intelligente mentre gioca ai videogiochi. Il che è ancora più sorprendente se si considera che li sviluppa Croteam, gli autori di una delle serie videoludiche più stupide di sempre, Serious Sam. É di questa settimana l’annuncio che The Talos Principle III è in fase di sviluppo e sarà il capitolo finale della serie.

Record per Nexon e Bandia: previste perdite - Sia Nexon (Arc Raiders ha venduto 16 milioni di copie) sia Bandai Namco hanno avuto un anno da record nel 2026 (parliamo sempre di anno fiscale), ma entrambe le compagnie sono consapevoli dell'unicità di fattori che hanno portato a questo traguardo. Sia Nexon sia Bandai, infatti, prevedono di non crescere altrettanto l'anno prossimo perché hanno titoli "promettenti" in arrivo, ma potrebbero non riuscire a replicare i successi dell'anno appena concluso a causa di un certo videogioco a 3 lettere che farà il suo tanto atteso ingresso in autunno.

Subnautica 2 ha venduto un milione di copie in un'ora - Tutti si aspettavano numeri da capogiro e Unknown Worlds non ha deluso: Subnautica 2 ha venduto 1 milione di copie in un'ora e ha raggiunto il mezzo milione di giocatori contemporanei su Steam nello stesso lasso di tempo.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Nitro gen omega: Chi segue questa newsletter dalla sua infanzia ricorderà uno dei suoi primi numeri in cui abbiamo intervistato una delle menti dietro Nitro Gen Omega, il tattico a turni con i robottoni in stile anime che fa del “montaggio” dei suoi combattimenti il cuore della sua anima cinematografica. Se vi piacciono i compatimenti a turni, l’estetica dell’animazione giapponese e i robottoni, Nitro Gen Omega è appena uscito dall’Early Access e i suoi utenti hanno solo cose buone da dire su di lui.

Rogue Command: Se vi mancano gli RTS di una volta e vorreste al loro interno le comodità del gaming moderno (come la possibilità di rallentare il tempo durante il micro-management perché siamo vecchi), allora Rogue Command è il gioco che state aspettando. Sui metodi vecchio stile di gestione, controllo e progressione degli RTS, gli sviluppatori hanno costruito un sistema roguelike che ad ogni run cambia le condizioni del campo di battaglia. Il gioco è appena uscito anche lui dall’accesso anticipato ed è rifinito e pieno zeppo di contenuti per chi vuole rivivere i giorni di gloria del genere.

Outbound: Volete provare la vita in furgone (elettrico) con tanto di turboambientalismo autosufficiente? Outbound è pronto ad accogliervi. In questo cozy game in prima persona esplorerete, raccoglierete risorse e personalizzerete la vostra nuova casa su ruote con altri tre amici per vivere la versione definitiva della vita off-the-grid. La progressione è un po' lenta e a tratti forzata per via di alcune scelte di design nel sistema di crafting che non mi spiego. Il pacchetto completo funziona, ma non è per tutti.

Subnautica 2: Subnautica 2 era il gioco con più whishlist su Steam prima dell’approdo in early access ed era così atteso che due membri di questa lista hanno spostato la loro data di uscita per non cadere lo stesso giorno. É stato al centro di un uragano legale, ha sconvolto l’azienda che pubblica PUBG ed è uno dei giochi più attesi di sempre visto l’incredibile successo che ha avuto il primo. Se, per qualche motivo, non conoscete Subnautica, in due parole lo si può descrivere come un survival subacqueo con basebuilding dai tratti horror e con un gameplay cooperativo. Se nessuna di queste parole vi hanno acceso una lampadina, il gioco non fa per voi, se siete appassionati di survival e non avete mai provato Subnautica, partire dal 2 non è una cattiva idea perché (a livello di sistemi) è meglio del primo in quasi ogni aspetto.


Forza Horizon 6 è la massima espressione del divertimento con le macchine - recensione


Il nuovo benchmark per i AAA automobilistici e non solo

L’obiettivo di questa recensione di Forza Horizon 6 è quello di convincere i non appassionati di macchine e di racing arcade a provare il gioco. Il motivo è semplice: non serve a nulla cercare di convincere gli amanti delle automobili e delle loro corse in digitale perché aspettano il nuovo titolo firmato Playground Games da anni e sono già pronti ai blocchi di partenza. Con un parco macchine infinito, una mappa giapponese piena zeppa di cose da fare e bella da navigare, e un catalogo di gare e avventure pressoché infinito, chi è alla ricerca di 40 ore a tutto automobilismo (lasciando il realismo a casa) resterà incredibilmente soddisfatto da Forza Horizon 6. Ma torniamo a noi.

Chi non ama i giochi di macchine cita come ragioni del suo scontento la ripetitività, la banalità e la poca profondità del gameplay. Forza Horizon 6 ha la risposta pronta a tutte queste critiche. In questo capitolo ci sono: gare su strada, gare su pista, gare su sterrato, gare di drift, gare di accelerazione, consegne a domicilio a tempo, corse clandestine, corse contro mecha giganteschi, prove a tempo, performance di stunt che sembrano pensate dalla Red Bull, giri turistici per scoprire la storia del Giappone, stage di rally e tutta una serie di altre attività. Non farete due volte la stessa gara con la stessa macchina.

Per quanto riguarda la banalità, il gioco è una delle esperienze più personalizzabili sul mercato, visto l’impegno dei suoi sviluppatori in fatto di accessibilità, e ha un livello di personalizzazione della difficoltà estremamente granulare. Vincete troppo? Basterà regolare gli aiuti alla guida, inserire il cambio manuale, o rendere più aggressivi gli avversari. Il gioco ha pagine di opzioni per adattarsi all’esperienza desiderata. Vi piace il buildcrafting? Ogni auto può essere modificata in tante componenti per farla salire di potenza, per cambiare il suo comportamento in curva e per essere adattata alle esigenze di ogni circuito. Oppure può fare tutto il gioco in automatico. Forza Horizon 6 è tanto profondo quanto lo si desidera ed è godibile tanto con il pad alla mano, quanto su un rig da simulazione da migliaia di euro.

L’altra cosa che rende questo gioco davvero speciale è che funziona esattamente come chi gioca pensa che funzioni. Non ha tutorial perché il modo che l'utente ha nella testa di far derapare una macchina digitale è il modo in cui FH6 fa derapare le sue macchine. Lo stesso vale per le acrobazie e tutte le altre bizzarrie che potrebbero venirvi in mente. Playground Games è riuscita nella difficilissima missione di fare un gioco così intuitivo che non ha bisogno di spiegazioni, almeno finché non si raggiungono le sezioni di personalizzazione più complesse. Lo stesso discorso si può applicare al comportamento delle macchine, al loro movimento in relazione al peso e alle loro reazioni ai diversi stili di guida.

Forza Horizon 6 punta al realismo dell’immaginazione: le sue auto si comportano come noi ci immaginiamo si comporterebbero pur non avendone mai guidata una. É una sensazione straniante all’inizio, ma che dopo pochi minuti trasforma l’intera esperienza di gioco: tutto funziona ed è probabile che qualunque cosa vogliate provare, riuscirete a farla. Ci sono pochissimi videogiochi capaci di regalare emozioni simili, e quasi nessuno di loro è a base di automobili.

Di norma consiglio i videogiochi a chi piace un determinato genere, sottogenere, atmosfera o stile narrativo. Forza Horizon 6 lo consiglio a tutti coloro che si vogliono divertire. Playgound Games ha azzeccato ogni cosa, ha portato al massimo una formula già perfezionata negli anni ed è riuscita a fare giustizia all’ambientazione giapponese e a tutti i suoi universi di cultura automobilistica. Se mai sarete abbonati al Game Pass, provate a dargli una decina di ore e non lo lascerete più andare.


"Né credibile né allettante": Ebay dice no a GameStop


Si gode

Il Consiglio di Amministrazione di Ebay ha detto no alla proposta di acquisizione, nelle parole del CEO di Game Stop, "geniale o totalmente folle", definendola "né credibile né attraente". Dopo esserci presi collettivamente un attimo per assaporare il momento, cerchiamo di ricostruire il come e il perché.

GameStop ha annunciato il 3 maggio che aveva consegnato a Ebay un'offerta di acquisizione del valore di 55,5 miliardi di dollari. GameStop ne vale meno di 12, per questo ha immediatamente dichiarato che l'accordo sarebbe stato finanziato con riserve di liquidità (che evidentemente includono l'archivio di Game Informer), un prestito da 20 miliardi e delle non meglio specificate azioni.

Durante un'intervista subito dopol'annuncio, il ceo di GameStop Ryan Cohen si è rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda che parlasse delle finanze dell'accordo nel dettaglio dopo che chi intervisstava ha fatto notare l'abisso nelle quotazioni azionario tra le due aziende: 11,5 miliardi per Game Stop, 50,5 per Ebay.

In una lettera a Cohen, il presidente del consiglio di amministrazione di eBay, Paul S. Pressler, ha scritto che il consiglio aveva "esaminato a fondo la proposta e aveva deciso di respingerla. Abbiamo concluso che la vostra proposta non è né credibile né interessante". Ebay è un'azienda solida e resiliente che ha conseguito risultati significativi negli ultimi anni", si legge nella lettera che prosegue: "Grazie al suo mercato globale differenziato e a una strategia chiara, il Consiglio di amministrazione di Ebay è fiducioso che l'azienda, sotto la guida dell'attuale team dirigenziale, sia ben posizionata per continuare a perseguire una crescita sostenibile, operare con disciplina e generare valore a lungo termine per i nostri azionisti".

Oltre a offrirsi di comprare l'azienda, Cohen aveva proposto tagli ai costi per 2 miliardi di dollari e puntato il dito contro delle inefficienze nella strategia marketing di Ebay che lui sarebbe stato in grado di risolvere. A febbraio, Cohen aveva detto che la sua strategia per il futuro di Game Stop si fondava "sull'acquisizione di una società quotata in borsa nel settore dei beni di consumo o della vendita al dettaglio che avrebbe usato la rete di negozi di GameStop come fulfillment center distribuito".

Questo annuncio è arrivato dopo che, a gennaio 2026, il Consiglio di amministrazione di GameStop aveva annunciato un programma di incentivi economici per Cohen basati sulle prestazioni del titolo in borsa. Il bonus aveva un valore massimo di 35 miliardi di dollari ma non sappiamo quale soglia di valore azionario il titolo dovesse raggiungere per attivarlo.

"Questa struttura garantisce che gli incentivi del signor Cohen siano direttamente allineati alla creazione di valore a lungo termine per gli azionisti di GameStop" hanno scritto i membri del consiglio di amministrazione dell'azienda in una lettera. Cohen aveva ipotizzato di poter portare la capitalizzazione di mercato di GameStop da 11 a 100 miliardi di dollari con questa mossa, siamo felici di constatare che il meme delle stonks non solo è ancora vivo, ma è rimasto tale, un meme.

Il mondo dei videogiochi non è mai stato immune alla speculazione finanziaria. A lasciare delusi molti utenti è stato il fatto che l’ultimo baluardo del formato fisico stia lentamente perdendo la sua anima diventando l’ennesimo ingranaggio della corporativizzazione estrema dell’industria del gaming.


Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
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Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene


Nostalgia portami via


Letter to a Gamer va controcorrente questa settimana, scoprirete perché in fondo, e dà spazio alle voci che hanno bisogno di un megafono. La giustizia divina ha aiutato con le notizie della settimana e c'è un gioco che dovete giocare. Il [REDACTED] podcast di questa settimana, invece, continua ad analizzare il rapporto tra Olimpiadi e esports, un qualcosa che plasma più di quanto immaginate il panorama delle competizioni mondiali.


News index


+ Un nuovo Starfox? No, il remake
- Game Stop vorrebbe comprare Ebay per 56 miliardi
+ E per farlo razzia l’archivio di Game Informer
- Snoop Dogg firma la sigla del nuovo gioco dello studio di Yakuza
+ Wizards of the Coast ha scelto le cattive
- Bioshoock va meglio, parla il CEO di Take 2
+ Anche CoD abbandona la PS4

Un nuovo Starfox? No, il remake - Nintendo ha annunciato in pompa magna (dopo il cameo nel nuovo film di Super Mario) il ritorno di Starfox nelle console della grande N. Quello in arrivo, però, non sarà un gioco con una nuova storia, o nuovi personaggi, sarà una sorta di remake con migliorie. La speranza è che sia il primo passo di qualcosa di nuovo, così che, superato il fattore nostalgia, gli sviluppatori possano portare il personaggio nella contemporaneità.

Game Stop vorrebbe comprare Ebay per 56 miliardi - Dall’azienda che ha dato i natali al meme “Stonks” non potevamo aspettarci niente di meno. L’offerta serissima fatta dal CEO Ryan Cohen è composta da tutta una serie di acrobazie finanziarie e ha l’obbiettivo taciuto di far alzare la valutazione delle azioni di Game Stop fino a una non meglio identificata soglia che sbloccherebbe una ricompensa multimilionaria per l’attuale CEO. La giustizia divina ha voluto che Michel Burry, il personaggio de La Grande Scommessa interpretato da Christian Bale, vendesse tutte le sue azioni di Game Stop poche ore dopo l’annuncio.

E per farlo razzia l’archivio di Game Informer - Cohen ha annunciato di aver messo in vendita alcune cose su eBay per cercare di finanziare l'offerta come trovata pubblicitaria dopo le critiche secondo cui l’azienda non avrebbe abbastanza liquidità per portare a termine l'acquisizione. Sembra però che alcuni degli oggetti messi all'asta possano essere stati trafugati dal leggendario archivio di Game Informer, dove la storica rivista custodisce decenni di storia dei videogiochi prima che GameStop ne chiudesse la pubblicazione nel 2024. Il fondatore della Video Game History Foundation, Frank Cifaldi, ha pubblicato un post su Bluesky accusando Cohen di aver venduto oggetti provenienti dall'archivio. Alcuni dettagli, come la linguetta adesiva sulla parte anteriore della copia sigillata di Dracula per NES e le custodie sigillate delle copie di Yoshi's Cookie e F1 Pole Position, corrispondono a foto e descrizioni provenienti dall’archivio. La giustizia divina ha voluto che, a poche ore dalla pubblicazione degli annunci, l’account Ebay di Cohen venisse sospeso indefinitamente.

Snoop Dogg firma la sigla del nuovo gioco dello studio di Yakuza - Si chiama Stranger Than Heaven ed è un’opera quasi sperimentale che unisce le tipiche vicissitudini criminali (e scazzottate) dei protagonisti della serie Yakuza con il mondo dello showbusiness. É ambientata in 5 città del Giappone nel corso di 50 anni e Snoop Dogg non ha solo firmato la sigla del gioco, è uno dei personaggi con cui i due protagonisti si dovranno confrontare. Date un’occhiata al video musicale, non è niente male.

Wizards of the Coast ha scelto le cattive - Settimana scorsa vi ho raccontato del tentativo di sindacalizzazione da parte degli sviluppatori di Magic Arena, purtroppo è di pochi giorni fa la notizia che Wizards of the Coast non ha accettato di riconoscere volontariamente il sindacato, questo vuol dire che la questione dovrà procedere per vie legali. "La dirigenza afferma di impegnarsi affinché ogni persona venga ascoltata, valorizzata e supportata", si legge nella dichiarazione che ha rilasciato il neonato sindacato. "Tuttavia, quando abbiamo espresso il nostro desiderio di sindacalizzarci, hanno risposto solo alla stampa”. Wizards of the Coast aveva precedentemente affermato di aver "ricevuto la documentazione" e di starla "esaminando attentamente”. Nonostante non abbiano ottenuto il riconoscimento auspicato, gli sviluppatori di MTG: Arena non si fanno intimidire: "Riteniamo comunque che il successo del nostro sindacato sia inevitabile. L’azienda ha assistito all'enorme ondata di supporto e all'attenzione positiva che la nostra campagna ha ricevuto dal pubblico e dalla stampa. Hanno ricevuto la nostra lettera di riconoscimento volontario con i nomi di una supermaggioranza del team di Arena. Siamo fiduciosi di ottenere il riconoscimento di questo sindacato; è solo questione di tempo. Ora guardiamo con fiducia alle elezioni interne dei nostri rappresentanti, che prevediamo si terranno nelle prossime settimane".

Bioshoock va meglio, parla il CEO di Take 2 - Il CEO di Take-Two si sente "molto meglio" riguardo al nuovo BioShock, ma "profondamente deluso" dai ritardi. Strauss Zelnick, ha rilasciato un'intervista a Stephen Totilo il 6 maggio 2026. Alla domanda se fosse sorpreso dai lunghi tempi di sviluppo del nuovo titolo di BioShock (annunciato ormai nel 2019), Zelnick ha risposto di essere "profondamente deluso". Ha anche parlato dei costi di sviluppo dei videogiochi contemporanei, affermando che sono "saliti alle stelle”. Vi lascio qui il link

Anche CoD abbandona la PS4 - Il prossimo Call of Duty non uscirà su PlayStation 4 - L'account Twitter ufficiale di CoD ha confermato la notizia, dopo le indiscrezioni secondo cui una versione PS4 del nuovo CoD sarebbe in fase di test. Sebbene non sia stato ancora confermato ufficialmente, si ipotizza che il prossimo Call of Duty non uscirà nemmeno su Xbox One.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Wax Heads - All’incrocio tra storia e musica c’è Wax Heads, un videogioco narrativo in cui chi gioca veste i panni del commesso di un negozio di dischi in crisi. Dovrete chiacchierare con i clienti, scoprire cosa è successo a band più o meno famose e “gestire” in spirito cozy il Repeater Records. Se amate le storie di musica, questo gioco fa per voi, ha una demo che non potete non provare e sprizza personalità da tutti i pori. I punkettoni tra di voi potrebbero anche farsi scappare una lacrimuccia a un certo punto.

Dead as Disco - Un beat ‘em up in cui i pugni vanno a tempo di musica mi sembrava una premessa interessante, e quando ho provato Dead as Disco sono rimasto affascinato dalla sua atmosfera, nonostante qualche problema tecnico che non ha reso l’esperienza proprio fluida. Lo stile c’è, l’innovazione di gameplay anche e l’early access in cui è appena entrato contribuirà a limare le ultime imprecisioni. Chi vuole menar le mani potrà farlo sotto affascinanti luci al neon in un’avventura per sconfiggere degli idol malvagi.

Will: Follow the Light - Prima di acquistare Will: Follow the Light è imperativo che giochiate alla demo. Il gioco non è un horror ma un’avventura narrativa che affronta temi esistenziali e non proprio leggerissimi. Se non siete alla ricerca di un mattone allora evitatelo, ma non sapete cosa vi perdete. La storia inizia durante uno dei soliti turni solitari di un guardiano del faro (il protagonista) quando arriva la notizia che un disastro improvviso si è abbattuto sulla sua città natale del protagonista e il suo unico figlio è scomparso. Il gameplay potrebbe risultare ripetitivo, ma merita comunque una possibilità.

Gambonanza - Baratro ma con gli scacchi. Gambonanza è Baratro con gli scacchi. Che ci fai qui, vai a giocare a Baratro con gli scacchi mannaggia la miseria. Non sai giocare a scacchi? Chissenefrega, chi non sa giocare a Poker si diverte un casino con Baratro, e Gambonanza fa la stessa cosa. Vai. A. Giocare. A. Baratro. Con. Gli. Scacchi.


Titanium Court: la recensione del gioco più nuovo disponibile sul mercato


AP Thompson vi farà girare i cosiddetti, e poi vi verrà voglia di fargli i complimenti per il suo stile raffinato

Titanium Court è in bilico, sa di essere in bilico ed è brillante in virtù del suo essere in bilico. Il suo autore ha un pedigree eccellente, il gioco ha vinto due premi ancora prima di uscire e il divertimento c’è. Dopo anche solo 10 minuti con questo gioco, però, vi garantisco che avrete l’impressione che quest’opera faccia di tutto per essere sempre sul filo del v@˙˙@‡˘cØØlo.

AP Thompson, il suo autore che conoscerete per titoli come Consume Me e Fortune-499, ha molto ben presente il tipo di comicità assurda anni ’60 che fa da spina dorsale al suo gioco. Inizia irriverente, continua nell’assurdo e indugia quel tanto che basta nello sgradevole per portare lo spettatore sull’orlo dell’offesa o della frustrazione, per poi tornare in equilibrio con una battuta sagace, un momento affettuoso o l’ammissione di un sentimento sincero. Titanium Court è la traduzione di questa comicità tipicamente inglese e televisiva in forma videoludica.

Dalle melodie di rock acido della colonna sonora, al non semplice minigioco match-3 (allinea tre simboli uguali per farli sparire), è evidente come le componenti di questo roguelike non siano sempre piacevoli se prese singolarmente. Morire è sorprendentemente facile, l’economia non è collaborativa e la difficoltà ha dei picchi inattesi che fanno davvero venire voglia di mandare a quel paese la moltitudine di npc stravaganti con cui dovete parlare. Eppure, in virtù di una qualche magia a base di dissonanze armoniche, Titanium Court non lascia più andare chi inizia a giocare.

La premessa principale è che chi gioca è il nuovo monarca di un regno delle fae, quegli spiriti della foresta tipici delle culture nordiche tanto misteriosi quanto irriverenti. La vostra nuova corte deve andare in guerra, scoprirete il perché solo giocando, e per farlo dovrete prima plasmare il campo di battaglia facendo sparire fiumi, foreste e campi di grano con il minigioco match-3. Poi, una volta stabilita la posizione di nemici e risorse, potrete scegliere tra una serie di unità da costruire (tutte temporanee) con cui combattere e farmare. La vostre corte ha una barra della vita e incontrerà strani oggetti (palle da calcio, cartelli stradali, draghi, assicuratori e altre stamberie) nel corso di ogni run.

Chi gioca è completamente estraneo a tutto ciò che lo circonda e i cortigiani si divertono a prendere in giro l’ignoranza del protagonista mentre gli spiegano le regole di questo bizzarro mondo. Titanium Court ha i tutorial forse più sgradevoli che io abbia mai visto, eppure è proprio in quell’arroganza che si nasconde la scintilla di autenticità di questo gioco. Siamo ben oltre la breccia nella quarta parete: il gioco sa di essere un gioco, affronta per gioco ogni ostacolo o crisi catastrofica, si prende gioco di chi è ai comandi ed è consapevole che, al cambio del monarca (chi gioca) la corte andrà comunque avanti in uno spazio liminale non fatto di circuiti, ma di ricordi.

Se dovessimo descrivere Titanium Court come la somma delle sue parti avremmo uno strategico a turni con elementi di auto-batter, una struttura roguelike e una trama da Doctor Who. L’insieme di tutto questo, invece, richiede parole ben più altisonanti di quelle che sono riuscito a produrre finora. É un testamento generazionale di chi è cresciuto con i videogiochi e deve fare i conti con un mondo nuovo di cui non vuole fare parte, che lo respinge e lo prende in giro ma che, nonostante tutto, ha un fascino maledettamente irresistibile.

Tutto questo per dire che se siete alla ricerca di qualcosa di veramente nuovo e innovativo sia sul fronte del medium sia su quello della narrativa che può offrire (a livello di gameplay di nuovo c’è poco), allora Titanium Court è il gioco che fa per voi e un candidato in pole position al premio di gioco indipendente dell’anno. Prima di provarlo, però, vai a giocare a Baratro con gli scacchi.


Mixtape ha sprecato un’opportunità incredibile


Il nuovo gioco di Behetoven and Dinosaur (Artful Escape) vincerà tanti premi, ma poteva fare molto di più

Mixtape è un’operazione nostalgia ad alto budget che sta facendo il botto su Steam. Ha una colonna sonora costosissima (Smashing Pumpkins, DEVO, Roxy Music, Lush, Iggy Pop, Siouxsie e the Banshees), ha un gameplay episodico tutto a base di atmosfere millennial e riassume l’esperienza che offre in “Skateboard. Feste. Evitare gli sbirri. Baciarsi. Sgattaiolare. Socializzare”.

Avendo come pilastri il gameplay e la musica, una domanda sorge spontanea: perché puntare tutto sulla nostalgia su entrambi i fronti? Perché non usare una colonna sonora iconica per accompagnare del gameplay rivoluzionario capace di evocare le stesse emozioni in un modo nuovo? In alternativa, perché non fare un gioco che nelle azioni è una citazione all’adolescenza perduta, ma ha come sottofondo i ritmi e le melodie di un artista emergente o poco conosciuto?

La risposta è semplice: l’obiettivo di questi giochi è quello di fare da anestesia totale a un mondo che cambia troppo in fretta. Gameplay nuovo? “Non ho voglia di impararlo”, musica nuova? “Chi sono questi, non li conosco e non mi interessano”. Gli artisti di una volta mischiati a un’esperienza interattiva che recupera i bei tempi andati sono il modo più facile in assoluto per avere quel sollievo di cui tanti videogiocatori più “anziani” sono alla ricerca.

Spesso si dibatte se il videogioco debba essere una distrazione o possa essere qualcos’altro, persino qualcosa di politico. Mixtape non se la pone nemmeno questa domanda, vuole essere una via d’uscita per quando si torna a casa la sera esausti e amareggiati. C’è un modo di fare da mondo altrove senza diventare il live-action del remake della remaster. C’è un modo di portare chi gioca al di fuori dei suoi problemi senza andare al di fuori del mondo che ci circonda.

Mixtape è perfetto per rappresentare un modo di fare intrattenimento basato sulle certezze assolute: il gioco venderà bene perché è ingegnerizzato non solo per non creare polemica apposta, ma per non correre nemmeno il rischio di farlo. Anche il mondo indie non è più immune al nascondere un prodotto di intrattenimento pensato per sedare dietro alla maschera dell’autorialità.

L’adolescenza è quel periodo in cui non solo si cresce, ma si forma anche una coscienza di classe, in cui si è messi a confronto con le disuguaglianze della vita e con la realtà di tutto ciò che non va nella società. Mixtape vorrebbe romanzare non il disagio, non l’impotenza, ma quegli atti di ribellione che non fanno nulla per scuotere lo status quo e sono l’essenza del “ho fatto qualche danno da ragazzino ma poi ho rimesso la testa a posto”. Ogni videogioco dovrebbe inneggiare alla rivoluzione? No. Ma visto il momento storico in cui ci troviamo è importante almeno riconoscere quelle opere che, per quanto ben fatte, sono pensate per farci restare al nostro posto.


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Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
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Roma, al via il cantiere del termovalorizzatore: posata la prima pietra a Santa Palomba


Gualtieri inaugura i lavori da un miliardo: impianto operativo nel 2029 per chiudere il ciclo dei rifiuti della Capitale

È ufficialmente partito il cantiere per la realizzazione del termovalorizzatore di Roma nell’area industriale di Santa Palomba, nella zona sud della Capitale. A segnare l’avvio dei lavori è stata, nella mattinata di oggi, la posa della prima pietra da parte del sindaco di Roma e commissario straordinario al Giubileo, Roberto Gualtieri, affiancato dall’amministratore delegato di Acea, Fabrizio Palermo.

Alla cerimonia hanno preso parte anche l’assessora capitolina all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti, Sabrina Alfonsi, la presidente di Acea Barbara Marinali e Barbara Maccioni, amministratrice delegata di RenewRome, la società di progetto costituita dal raggruppamento di imprese aggiudicatario dell’appalto.

Il progetto rappresenta uno degli interventi infrastrutturali più rilevanti previsti dal Campidoglio nell’ambito della riorganizzazione del ciclo dei rifiuti della Capitale. L’impianto avrà una capacità di trattamento pari a circa 600 mila tonnellate annue di rifiuti indifferenziati non riciclabili e sarà destinato alla produzione di energia elettrica attraverso il recupero energetico dei materiali conferiti.

Secondo quanto comunicato durante l’avvio del cantiere, l’investimento complessivo ammonta a circa un miliardo di euro e comprende, oltre alla realizzazione del termovalorizzatore, anche opere infrastrutturali connesse, sistemi per il recupero energetico e impianti per il monitoraggio e il controllo delle emissioni atmosferiche.

La gestione operativa del progetto è affidata a Acea tramite la controllata Acea Ambiente, mentre il soggetto esecutore è il consorzio RenewRome, composto da Acea Ambiente, Suez Italy, Kanadevia Inova, Vianini Lavori e RMB.

Nel corso della cerimonia, il sindaco Gualtieri ha definito l’avvio del cantiere “un passaggio storico” per il sistema di gestione dei rifiuti della Capitale, sottolineando l’obiettivo dell’amministrazione di raggiungere l’autosufficienza impiantistica e ridurre il ricorso alle discariche e al trasferimento dei rifiuti fuori regione.

Il cronoprogramma prevede la prima consegna dei rifiuti entro settembre 2029. L’impianto sarà dotato di tecnologie di filtraggio di ultima generazione e di sistemi di monitoraggio continuo delle emissioni, progettati secondo gli standard ambientali europei attualmente in vigore.

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Trump rilancia il mito della frontiera tra Marte, Groenland e intelligenza artificiale


Il presidente americano riprende un'idea fondativa degli Stati Uniti per giustificare ambizioni territoriali, conquiste spaziali e la corsa all'AI, secondo un'analisi del quotidiano francese Le Monde.

Donald Trump sta cercando di riappropriarsi del mito della frontiera, uno dei pilastri identitari degli Stati Uniti, per dare un senso al suo secondo mandato. Lo sostiene Arnaud Leparmentier, corrispondente da San Francisco di Le Monde, in un'analisi che traccia un parallelo tra le ambizioni territoriali e tecnologiche dell'attuale amministrazione e l'epopea dei pionieri ottocenteschi.

Secondo il quotidiano francese, esistono oggi due Americhe sotto la presidenza Trump. Una mina il vecchio ordine mondiale, minaccia lo stato di diritto e semina caos sul pianeta. L'altra avanza moltiplicando le imprese: quattro astronauti, di cui tre americani, hanno compiuto il giro della Luna spingendosi più lontano di qualsiasi essere umano prima d'ora; il Pentagono ha condotto una missione di salvataggio di un pilota abbattuto nei cieli dell'Iran e ha organizzato il rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Parallelamente avanza la rivoluzione dell'intelligenza artificiale, trainata dai magnati della tecnologia come Mark Zuckerberg, che punta a creare la superintelligenza, e dal giovane imprenditore Sam Rodriques, fondatore della start-up Edison Scientific, che ambisce a guarire tutte le malattie.

Il presidente ha esplicitato questa visione già nel discorso inaugurale del 20 gennaio 2025 sotto la rotonda del Campidoglio. "Gli americani sono esploratori, costruttori, innovatori, imprenditori e pionieri. Lo spirito della frontiera è inscritto nei nostri cuori", aveva dichiarato Trump, annunciando l'intenzione di proseguire il "destino manifesto" verso le stelle inviando astronauti americani a piantare la bandiera a stelle e strisce su Marte. L'espressione "destino manifesto" risale al diciannovesimo secolo e indicava la conquista del continente fino al Pacifico come una missione assegnata da Dio. La retorica trumpiana, osserva Le Monde, ha tonalità neo-imperialiste, richiama la dottrina Monroe che faceva delle Americhe il territorio esclusivo degli Stati Uniti e si traduce nelle rivendicazioni territoriali su Canada, Groenland e Panama.
La nuova frontiera di Trump — FocusAmerica

Trump II · Analisi

Il destino manifesto secondo Donald Trump


Il secondo mandato di Trump si presenta come una riscrittura del mito della frontiera: dal territorio fisico dell'Ottocento alla corsa allo spazio e all'intelligenza artificiale. Una analisi storica.

Da un'analisi di Le Monde Con Greg Grandin · Yale

Due mandati, due Americhe diverse

Primo mandato
2017—2021
"America First"
Chiusura, muro al confine col Messico, rottura con un Paese precedentemente segnato da guerre senza fine e dalla recessione del 2008.

Secondo mandato
dal 2025
"Destino manifesto"
Espansionismo e offensive militari, rivendicazioni territoriali su Canada, Groenlandia e Panama, ambizioni su Marte.

Esplora l'analisi
I Le frontiere II Due mandati III I nuovi fronti IV Le voci

Capitolo I

Due secoli di frontiere da superare


Secondo lo storico Greg Grandin, ogni fase della storia americana ha avuto la propria frontiera: territorio, guerra, scienza, spazio. Tocca un'epoca per leggerne i dettagli.

1809
Madison

L'immensità del territorio come antidoto alla corruzione

James Madison, quarto presidente e tra i principali redattori della Costituzione, ribaltò Montesquieu sostenendo che proprio l'immensità del territorio americano avrebbe permesso di diluire i rischi di corruzione tipici degli imperi. Il mito della frontiera diventa una questione di sopravvivenza per la giovane Repubblica.

1829
Jackson, Polk

L'espansione verso ovest, costruita sulla rimozione dei nativi

Andrew Jackson, primo presidente populista della storia americana e modello dichiarato di Trump, impose la deportazione brutale dei nativi americani. Con James Polk (1845-1849), l'espansione si spinse poi a spese del Messico. La frontiera funzionò così come "valvola di sicurezza": un modo per spostare verso ovest le tensioni sociali, le rivendicazioni operaie e il conflitto irrisolto sulla schiavitù.

1893
Turner

Il mito della frontiera prende forma all'Expo di Chicago

Lo storico Frederick Jackson Turner presenta la sua tesi sul ruolo della frontiera nella storia americana, trasformando il colono bianco e libero in figura centrale dell'identità nazionale. Proprio mentre la frontiera materiale si chiude, con la fine delle guerre indiane, nasce il mito destinato a diventare fondativo.

1898
Cuba, Filippine

La guerra come nuova frontiera

Conquista di Cuba e delle Filippine in nome della decolonizzazione. Il conflitto, scrive Grandin, trasforma la causa perduta della Confederazione in una battaglia per la libertà. Da qui in poi la guerra svolgerà a lungo il ruolo di frontiera per placare le tensioni interne.

1932
Grande Depressione

La trappola: una nazione senza più terre da conquistare

Esaurita la frontiera continentale, l'America si ritrova davanti a un limite nuovo: negli anni Trenta non c'è più un Ovest da aprire alla colonizzazione, né uno spazio interno su cui scaricare crisi sociali e tensioni economiche. "Per tradizione, al sopraggiungere di una crisi, una nuova porzione di territorio veniva aperta a Occidente; e persino la nostra temporanea sfortuna serviva il nostro destino manifesto." — FDR, settembre 1932

1961
Kennedy

La "Nuova Frontiera": diritti civili e conquista dello spazio

Dopo Truman, che dal 1945 aveva trasformato scienza e tecnologia in nuovi orizzonti nazionali, Kennedy rilancia con la "Nuova Frontiera": diritti civili, modernizzazione e corsa allo spazio. Per Grandin, "non c'è stato un solo progresso liberale negli Stati Uniti che non sia stato comprato o fondato sull'espansione".

1970
Vietnam

Il sistema delle frontiere si incrina

Il ritorno dei veterani dal Vietnam, e poi dalle guerre del Golfo tra anni Novanta e Duemila, incrina il meccanismo. La guerra non funziona più come valvola di sfogo simbolica né come promessa di rigenerazione nazionale. "Il fallimento morale ha annientato la possibilità di usare la guerra come sfogo", conclude Grandin. È in quel vuoto che Trump prova a inserirsi.

2025-2026
Trump II

"Lo spirito della frontiera è scritto nei nostri cuori"

Nel discorso inaugurale del 20 gennaio, Trump riprende il lessico del destino manifesto e promette di portarlo oltre la Terra, inviando astronauti americani a piantare la bandiera su Marte. Una retorica che, osserva Le Monde, assume toni neo-imperiali e richiama la logica della dottrina Monroe.

Capitolo II

Dalla chiusura alla nuova espansione


Il primo mandato di Trump fu dominato da un'ossessione difensiva: muri, confini, protezionismo. Il secondo si muove invece su un terreno più offensivo, dentro un'economia ridisegnata dall'intelligenza artificiale e dalla corsa al controllo delle nuove frontiere tecnologiche.

Trump I
America First
2017—2021

Trump II
Destino manifesto
dal 2025

Postura
Chiusura e difesa
Espansione e offensiva

Frontiera
Muro col Messico
Spazio, IA, Artico

Contesto
Eredità recessione 2008, deindustrializzazione
Economia risollevata, rivoluzione IA

Alleati
Rust Belt, classi operaie bianche
Titani della big tech schierati col presidente

Territorio
Difesa del confine sud
Rivendicazioni territoriali su Canada, Groenlandia, Panama

Capitolo III

Dove l'Amministrazione Trump cerca la nuova frontiera


La seconda America di Trump prova a rilanciare il mito dell'espansione moltiplicando le imprese. 4 fronti dichiarati, diversi tra loro ma uniti dalla stessa narrazione: spostare ancora più avanti il limite del potere americano.

1

Frontiera spaziale
Marte e la circumnavigazione lunare
"Inviare astronauti a piantare la bandiera"

4 astronauti, di cui 3 americani, hanno compiuto il giro della Luna spingendosi più lontano di qualsiasi essere umano prima d'ora. Nel discorso inaugurale del 20 gennaio 2025, Trump ha annunciato anche l'intenzione di inviare astronauti a piantare la bandiera a stelle e strisce su Marte.

2

Frontiera tecnologica
Intelligenza artificiale e superintelligenza
Garantire la supremazia americana sul mondo

La nuova corsa è trainata dai magnati della tecnologia: la Silicon Valley punta alla superintelligenza artificiale, mentre il giovane imprenditore Sam Rodriques, fondatore della start-up Edison Scientific, promette di accelerare la medicina fino all'obiettivo estremo di curare tutte le malattie. Una rivoluzione dagli esiti ancora imprevedibili, e potenzialmente destabilizzanti.

3

Frontiera territoriale
Canada, Groenlandia, Panama
Il ritorno della dottrina Monroe

La retorica trumpiana, osserva Le Monde, ha tonalità neo-imperialiste. Richiama la dottrina Monroe che faceva delle Americhe il territorio esclusivo degli Stati Uniti e si traduce nelle rivendicazioni territoriali su almeno 3 Paesi.

4

Frontiera operativa
Operazioni militari ad alto rischio
Imprese spettacolari come narrazione

Il Pentagono ha condotto una missione di salvataggio di un pilota abbattuto nei cieli dell'Iran e ha organizzato il rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Imprese ad altissimo profilo che si inseriscono nel registro mitologico del "fare l'impossibile".

Capitolo IV

Da Roosevelt a Grandin, come si è raccontata la frontiera


5 voci che attraversano un secolo di retorica americana sulla questione dell'espansione territoriale.


Gli americani sono esploratori, costruttori, innovatori, imprenditori e pionieri. Lo spirito della frontiera è inscritto nei nostri cuori.
Donald Trump Discorso inaugurale, 20 gennaio 2025


Tradizionalmente, quando arrivava una depressione, una nuova porzione di terre veniva aperta nell'Ovest e la nostra sfortuna temporanea serviva il nostro destino manifesto.
Franklin D. Roosevelt Settembre 1932


Credevamo che le risorse del nostro Paese fossero senza limiti.
Jimmy Carter Discorso sul malaise, 1979


Non c'è stato un solo progresso negli Stati Uniti che non sia stato comprato o fondato sull'espansione.
Greg Grandin Storico, Yale University


Il fallimento morale ha annientato la possibilità di usare la guerra come sfogo.
Greg Grandin Sul dopo-Vietnam e dopo-Iraq

Fonti

Elaborazione FocusAmerica su analisi di Arnaud Leparmentier per Le Monde, con intervista a Greg Grandin (Yale University, autore di The End of the Myth, Metropolitan Books, 2019).

Si tratta di un cambio netto rispetto al primo mandato, segnato dall'ossessione per il muro al confine con il Messico, dalla chiusura e dallo slogan "America First" in un paese traumatizzato dalle guerre senza fine e dalla grande recessione del 2008. Il secondo mandato si sviluppa invece in un contesto più offensivo, con un'economia risollevata e trasformata dall'intelligenza artificiale. Non è più l'America della Rust Belt, la cintura della ruggine degli stati deindustrializzati che va dal Wisconsin alla costa atlantica, ma quella dei titani della tecnologia schierati con Trump, per i quali nulla è impossibile.

Per inquadrare il fenomeno, Le Monde intervista lo storico Greg Grandin, professore all'università Yale e autore del saggio The End of the Myth pubblicato da Metropolitan Books nel 2019. Grandin spiega come il mito della frontiera sia fondativo dell'identità americana e abbia rappresentato una questione di sopravvivenza per la giovane repubblica. James Madison, uno dei principali redattori della Costituzione e quarto presidente degli Stati Uniti dal 1809 al 1817, ribaltò la tesi di Montesquieu sostenendo che proprio l'immensità del territorio americano avrebbe permesso di diluire i rischi della corruzione tipici degli imperi.

La frontiera ha funzionato come "valvola di sicurezza", secondo l'espressione utilizzata dallo storico nell'intervista al quotidiano francese, permettendo di esportare al di là delle tredici colonie storiche i problemi più gravi: le rivendicazioni operaie che in Europa scatenavano rivoluzioni e la questione della schiavitù. Tutto questo avvenne a spese dei nativi, deportati brutalmente da Andrew Jackson, presidente dal 1829 al 1837 e primo populista della storia americana a cui Trump si richiama, e poi a danno dei messicani sotto la presidenza di James Polk dal 1845 al 1849.

Il mito si consolidò nel 1893 grazie allo storico Frederick Jackson Turner, che presentò all'Esposizione universale di Chicago una tesi sul significato della frontiera nella storia americana, diffondendo l'idea del colono bianco e libero. "Questo feticismo dell'individuo è una delle caratteristiche che rendono gli Stati Uniti eccezionali", spiega Grandin a Le Monde. L'individuo parte all'avventura per costruire la sua fattoria, poi entra nella società civile e solo dopo accetta di legarsi allo stato. In realtà, precisa lo storico, la frontiera sarebbe stata impossibile senza lo stato, senza le truppe incaricate di cacciare i nativi americani, tracciare le strade e scavare i canali. L'espansione era spesso pilotata da grandi capitali, speculatori e dagli interessi schiavisti che migravano verso ovest, lontano dall'immagine idilliaca della Piccola casa nella prateria.

Il problema, sottolinea l'analisi, è che già alla fine dell'Ottocento la frontiera non esisteva più, con la conclusione delle guerre indiane e il raggiungimento della costa pacifica. Quando gli Stati Uniti non hanno più frontiere da consumare, nulla funziona: durante la Grande Depressione degli anni Trenta non era più possibile conquistare nuove terre e l'America si trovò in trappola. "Tradizionalmente, quando arrivava una depressione, una nuova porzione di terre veniva aperta nell'Ovest e la nostra sfortuna temporanea serviva il nostro destino manifesto", constatava Franklin Delano Roosevelt nel settembre 1932, due mesi prima della sua elezione alla Casa Bianca.

I pionieri inoltre avevano devastato quelle terre vergini mitizzate sovrasfruttandole. In un saggio del 1935 intitolato No More Frontiers, l'economista Rexford Tugwell riteneva che la leggenda fosse molto romantica ma avesse spinto i contadini a utilizzare le risorse in modo insostenibile. "Credevamo che le risorse del nostro paese fossero senza limiti", lamentava il presidente Jimmy Carter nel 1979 in un discorso sul malaise americano, in piena crisi economica e morale.

Anche la guerra ha storicamente svolto il ruolo di frontiera per placare le tensioni interne. Per Grandin, il conflitto del 1898 contro la Spagna, che permise di conquistare Cuba e le Filippine in nome della decolonizzazione, trasformò la causa perduta della Confederazione, ovvero la preservazione della schiavitù, in una battaglia per la libertà. La ricerca della frontiera ha anche favorito i progressi interni. "Non c'è stato un solo progresso liberale negli Stati Uniti che non sia stato comprato o fondato sull'espansione", afferma lo storico al quotidiano francese. L'estensione del liberalismo ai gruppi marginalizzati è avvenuta in larga parte attraverso il militarismo: Jackson espulse i nativi americani concedendo al contempo il diritto di voto universale agli uomini bianchi modesti; le donne sostennero l'ingresso di Woodrow Wilson nella prima guerra mondiale in cambio del suo appoggio al diritto di voto femminile; i leader afroamericani sfruttarono il loro sostegno agli interventi militari per ottenere diritti civili.

Il sistema si è rotto quando i veterani sono tornati dal Vietnam, all'inizio degli anni Settanta, e poi dalle due guerre del Golfo, all'inizio degli anni Novanta e Duemila. "Il fallimento morale ha annientato la possibilità di usare la guerra come sfogo", stima Grandin, che da questo punto di vista non crede alla capacità di Trump di inventare una nuova frontiera. Harry Truman, presidente dal 1945 al 1953, aveva celebrato la scienza dopo il 1945 e John F. Kennedy, in carica dal 1961 al 1963, le conquiste sociali, civiche e spaziali della "nuova frontiera". Trump indica come nuovo orizzonte lo spazio e l'intelligenza artificiale, che intende utilizzare per garantire la supremazia americana sul mondo. Questa rivoluzione, dagli effetti ancora sconosciuti e potenzialmente pericolosi, sarà probabilmente il marchio dell'era Trump II.

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“Fantastici”, Trump lascia Pechino con accordi in tasca. Ma su Taiwan il silenzio pesa


Xi riceve il presidente americano con toni più concilianti del previsto. Intesa sul commercio, commissione bilaterale, apertura sull'Iran

Donald Trump lascia la Cina con una serie di accordi commerciali e un appuntamento fissato: Xi Jinping sarà a Washington a settembre. Il vertice si chiude, secondo quanto riportato da Sky TG24, in un clima diplomatico insolitamente disteso, con Pechino che si presenta al mondo non come inseguitrice degli Stati Uniti, ma come interlocutore che li guarda negli occhi.

Gli accordi commerciali: acquisti cinesi in America


I due presidenti hanno siglato diversi accordi commerciali. Trump li ha definiti “fantastici”. La Cina si è impegnata ad acquistare prodotti americani: agricoltura, manzo, aerei, petrolio. È confermata anche la nascita di una commissione bilaterale per il commercio. Fuori dal tavolo, invece, i microchip, uno dei dossier più sensibili tra i due Paesi.

Taiwan e Iran: le distanze restano


Nonostante i sorrisi, alcuni temi restano irrisolti. Su Taiwan Pechino avverte che si rischia lo scontro, mentre Washington annuncia che Trump parlerà nei prossimi giorni. La domanda è se gli Stati Uniti siano davvero disposti a toccare una posizione che regge da decenni.

Sull'Iran c'è convergenza, almeno a parole. Trump, che solo pochi giorni fa aveva detto di non aver bisogno dell'aiuto cinese in Medio Oriente, cambia tono: “Sto perdendo la pazienza. Lo stretto di Hormuz va riaperto il prima possibile”. Pechino concorda e auspica un accordo di pace complessivo e duraturo. Resta da capire se Xi sia davvero disposto a fare pressione su Teheran, e soprattutto cosa chiederà in cambio.

Una relazione “solida”, dicono entrambi


Pechino definisce il rapporto con Washington una “stabilità strategica costruttiva”. Xi ha descritto Trump come un interlocutore pragmatico, concentrato sugli affari più che sul confronto ideologico.