Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La nuova strategia antiterrorismo di Trump prende di mira antifa, sinistra e Europa


Il documento di 16 pagine presentato dall'Amministrazione Trump ribalta l’approccio dell’era Biden, che era invece concentrato sui suprematisti bianchi, e inserisce per la prima volta gli antifa nei piani federali contro il terrorismo.

L'amministrazione Trump ha presentato mercoledì una nuova strategia nazionale antiterrorismo che mette al centro il contrasto alla violenza di sinistra, ad antifa e a quella che il documento definisce "ideologia di genere radicale". È la prima volta che un piano antiterrorismo della Casa Bianca cita esplicitamente il movimento antifa, segnando una netta discontinuità rispetto all'amministrazione Biden, che aveva invece concentrato gli sforzi federali sul suprematismo bianco e sui gruppi di estrema destra, come i Proud Boys.

Il nuovo documento, lungo 16 pagine, affronta anche la minaccia dei cartelli della droga, i rischi alla sicurezza nell'emisfero occidentale e la prevenzione dell'ingresso di armi di distruzione di massa nel territorio statunitense. Ma è il capitolo sulla violenza interna a segnare la svolta politica più evidente. "Le nostre attività di antiterrorismo daranno priorità anche alla rapida identificazione di gruppi politici secolari violenti la cui ideologia è anti-americana, radicalmente pro-transgender e anarchica", ha scritto Trump nel testo. Il presidente ha aggiunto che il governo userà "tutti gli strumenti costituzionalmente disponibili" per mappare questi gruppi, identificarne i membri e ricostruirne i legami con organizzazioni internazionali come antifa.

Sebastian Gorka, direttore per l'antiterrorismo dell'amministrazione Trump, ha parlato ai giornalisti di una "rinascita inquietante dell'ideologia violenta di sinistra" e ha collegato questa violenza all'ideologia di genere. Gorka ha citato tre casi recenti che le autorità attribuiscono alla disforia di genere: Aiden Hale, uomo transgender che nel 2023 uccise tre bambini di nove anni e tre adulti in una scuola cristiana di Nashville; Robin Westman, donna transgender che lo scorso anno uccise due bambini e ne ferì 28 in una chiesa cattolica di Minneapolis; Tyler Robinson, accusato dell'assassinio dell'attivista conservatore Charlie Kirk per la sua opposizione alle posizioni di Kirk sull'identità di genere.

I numeri sulla violenza di sinistra citati dall'amministrazione arrivano invece da uno studio del Center for Strategic and International Studies pubblicato lo scorso anno, secondo cui tale tipo di violenza è aumentata nell'ultimo decennio, soprattutto dopo la prima elezione di Trump nel 2016. Nel 2015 gli attentati e i piani terroristici di matrice di sinistra rappresentavano circa il 2% nel 2025 la quota è salita al 42%, il livello più alto mai registrato. Il 2025 è stato anche il primo anno dal 1994 in cui gli episodi di violenza politica di sinistra, 5, hanno superato quelli di destra, 1, e quelli di ispirazione jihadista, 2. Lo stesso studio, però, restituisce un quadro diverso sul lungo periodo: negli ultimi dieci anni gli estremisti di destra hanno compiuto 152 episodi di violenza negli Stati Uniti, uccidendo 112 persone, contro i 35 episodi e i 13 morti attribuiti alla sinistra. Gli attacchi jihadisti hanno causato 82 morti nello stesso arco di tempo.

È su questo squilibrio che si concentrano le critiche al piano. Matthew Levitt, esperto di terrorismo del Washington Institute, ha scritto su X che la strategia "non riconosce il terrorismo di destra come un problema" e ha definito la scelta "strampalata". Gorka ha replicato che anche i gruppi di destra non saranno immuni dall'azione federale in caso di violenza.

L'inserimento degli antifa nel piano anti terrorismo arriva dopo mesi di iniziative esecutive sullo stesso fronte. A settembre, dopo la morte di Kirk, Trump aveva firmato un ordine che designava il movimento antifa come organizzazione terroristica nazionale e incaricava il Dipartimento di Giustizia di "indagare, smantellare e disarticolare" le sue operazioni illegali. A marzo una giuria federale ha condannato per terrorismo 8 persone che l'accusa ha collegato al movimento antifa per una sparatoria avvenuta davanti a un centro per l'immigrazione in Texas: è la prima volta che l'accusa di sostegno materiale al terrorismo è stata contestata a presunti membri di antifa. La sentenza è attesa per il mese prossimo. L'azione si è estesa anche oltreconfine. Il Dipartimento di Stato ha designato come organizzazioni terroristiche quattro gruppi di sinistra europei: due in Grecia, uno in Germania e uno in Italia. Tale decisione blocca le risorse finanziarie di questi gruppi negli Stati Uniti e consente all'amministrazione di sorvegliare, indagare e perseguire i loro membri presenti sul suolo statunitense.

Il documento riserva alcune delle espressioni più dure all'Europa, definita un "incubatore di minacce terroristiche" alimentato dall'immigrazione di massa. "È chiaro a tutti che gruppi ostili ben organizzati sfruttano le frontiere aperte e gli ideali globalisti a esse associati. Più queste culture estranee crescono e più persistono le attuali politiche europee, più il terrorismo è garantito", si legge nel testo, che prosegue sostenendo che "in quanto culla della cultura e dei valori occidentali, l'Europa deve agire ora e fermare il suo declino voluto". Pur definendo le nazioni europee i partner antiterrorismo di lungo periodo più importanti per gli Stati Uniti, il rapporto afferma che il continente è insieme bersaglio del terrorismo e incubatore di minacce. La presa di posizione si colloca sulla scia della strategia di sicurezza nazionale pubblicata a dicembre 2025, che parlava di "cancellazione della civiltà" europea a causa dell'immigrazione.

Il secondo pilastro della strategia riguarda l'emisfero occidentale, espressione che nei documenti ufficiali americani comprende Nord e Sud America. La nuova dottrina prevede la neutralizzazione delle minacce emisferiche attraverso l'incapacitazione delle operazioni dei cartelli della droga. Da inizio settembre 2025 l'amministrazione conduce una campagna di attacchi militari contro imbarcazioni accusate di trasportare stupefacenti nelle acque latinoamericane, che ha causato almeno 191 morti. Il documento celebra anche la cattura, avvenuta a gennaio, dell'ex leader venezuelano Nicolas Maduro.

Il terzo asse della strategia è il contrasto al jihadismo internazionale. Sono indicati come obiettivi Al Qaeda, responsabile degli attacchi dell'11 settembre 2001, Al Qaeda nella Penisola Arabica, lo Stato Islamico dell'Iraq e della Siria, ISIS-Khorasan e i Fratelli Musulmani, descritti da Gorka come l'antenato dei moderni gruppi jihadisti. Il consigliere ha spiegato che i successi sul campo di battaglia hanno reso la minaccia più diffusa e meno centralizzata, come dimostra l'attacco con un camion a New Orleans il primo gennaio 2025. La strategia punta ora a tagliare i finanziamenti per il reclutamento. "Dobbiamo demoralizzare, degradare e delegittimare", ha detto Gorka. "Stiamo prendendo l'ideologia molto sul serio".

Un cambiamento di impostazione rispetto al passato riguarda il ruolo internazionale degli Stati Uniti. Gorka ha respinto l'idea che Washington debba difendere tutti i Paesi del mondo da ogni minaccia. "Rifiutiamo il concetto di poliziotto globale", ha dichiarato ai giornalisti. "America First non significa America da sola". Il consigliere ha annunciato che funzionari americani incontreranno gli alleati venerdì per discutere come rafforzare le rispettive strategie antiterrorismo. Tra le richieste c'è un maggiore coinvolgimento nella riapertura dello Stretto di Hormuz, dove l'Iran attacca il traffico commerciale. "Misureremo la vostra serietà come partner e alleati da quanto portate al tavolo", ha detto Gorka, aggiungendo che gli Stati Uniti si aspettano "di più" dai loro partner.

In una dichiarazione, Trump ha collegato la nuova strategia agli impegni assunti nei primi giorni del suo secondo mandato. "Come parte del mio impegno a difendere l'America da tutti i nemici, stranieri e interni, stiamo lavorando di nuovo per schiacciare la minaccia del terrorismo", ha affermato il presidente, ricordando il monito già pronunciato dopo la prima missione antiterrorismo della nuova amministrazione: "Se ferite gli americani o state pianificando di ferirli, vi troveremo e vi uccideremo".

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

UniCredit: accordo per l'uscita parziale dalla Russia. Cessione a investitore degli Emirati Arabi


Addio a AO Bank tramite spin-off entro il 2027. Impatto da 3 miliardi ma beneficio patrimoniale di 35 punti base

UniCredit ha annunciato la firma di un accordo non vincolante finalizzato alla cessione di parte delle proprie attività in Russia a un investitore privato consolidato con sede negli Emirati Arabi Uniti. L’operazione rappresenta un ulteriore passo nel percorso di progressiva riduzione della presenza del gruppo bancario italiano nel mercato russo, avviato dopo l’inasprimento del contesto geopolitico e normativo internazionale.

Secondo quanto riferito dall’ANSA, l’acquirente individuato da UniCredit sarebbe un investitore “con relazioni di lungo corso con la comunità istituzionale e imprenditoriale locale”, nei cui confronti il gruppo bancario ha dichiarato di avere effettuato tutte le previste verifiche di conformità e due diligence richieste dalle normative vigenti.

L’operazione prevede una riorganizzazione strutturata delle attività della controllata russa AO Bank attraverso uno spin-off parziale. In base allo schema delineato, una parte delle attività verrà trasferita in una nuova entità separata (“New Bank”), che resterà interamente controllata da UniCredit, mentre la restante parte confluirà nella cosiddetta “Remaining Bank”, destinata a essere ceduta integralmente all’investitore emiratino.

La banca ha spiegato che il processo è stato progettato con l’obiettivo di garantire continuità operativa e stabilità sia per la clientela sia per i dipendenti coinvolti. Durante tutte le fasi della transazione, i clienti corporate occidentali e russi non soggetti a sanzioni continueranno ad avere accesso ai servizi di pagamento internazionale da e verso la Russia, in particolare nelle operazioni denominate in euro e dollari statunitensi.

Per quanto riguarda il personale della controllata russa, UniCredit ha sottolineato che la riorganizzazione consentirà la creazione di due istituti distinti, ciascuno con strategie operative e obiettivi autonomi. La banca ha evidenziato che la transizione sarà gestita in modo graduale e coordinato, con l’intento di limitare le ricadute organizzative interne.

Dal punto di vista finanziario, il gruppo prevede che l’operazione comporti un impatto negativo cumulato a conto economico compreso tra 3 e 3,3 miliardi di euro. Di questa cifra, circa 1,6-1,8 miliardi deriverebbero dall’effetto della riserva cambi contabilizzata a conto economico, componente definita dall’istituto come non monetaria e priva di effetti diretti sul capitale.

UniCredit ha tuttavia precisato che la transazione non avrà impatti sugli obiettivi di utile netto previsti dal piano strategico “UniCredit Unlocked 2028-2030”, poiché eventuali effetti negativi aggiuntivi rispetto alle ipotesi già incorporate verrebbero compensati da altre misure. Nessuna conseguenza, inoltre, sarebbe prevista sulla politica di distribuzione agli azionisti, dal momento che gli effetti dell’operazione saranno esclusi dal calcolo dell’utile netto ai fini distributivi.

Sul piano patrimoniale, l’istituto stima un beneficio complessivo sul capitale pari a circa 35 punti base. In particolare, l’impatto negativo iniziale stimato al closing, compreso tra 20 e 25 punti base, sarebbe compensato dalla significativa riduzione della perdita residua nello scenario estremo, che scenderebbe a circa 30-40 punti base rispetto ai circa 93 punti base registrati nel primo trimestre del 2026.

Il perfezionamento definitivo dell’operazione è atteso nel corso del primo semestre del 2027. La conclusione resta subordinata alla firma degli accordi vincolanti, all’attuazione dello spin-off previsto e all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità regolamentari competenti.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Gaza, crisi sanitaria: esaurito il 47% dei farmaci essenziali


Mancano anche l'87% dei reagenti di laboratorio e il 59% dei materiali di consumo. Ospedali al collasso, stop a diagnosi e cure urgenti

Secondo quanto riportato da Quds News Network, che cita dati diffusi dal Ministero della Salute di Gaza, il 47% dei farmaci essenziali nella Striscia risulta attualmente esaurito. Le autorità sanitarie locali riferiscono inoltre che il 59% dei materiali di consumo medicali e l’87% dei materiali destinati alle analisi di laboratorio non sarebbero più disponibili nelle strutture ospedaliere del territorio.

La situazione viene descritta come una delle più gravi registrate dall’inizio del conflitto. La carenza di medicinali starebbe compromettendo il funzionamento ordinario di ospedali, pronto soccorso e reparti di terapia intensiva, con effetti diretti soprattutto sui pazienti cronici e sui feriti che necessitano di cure continuative. Secondo le informazioni diffuse dal Ministero della Salute di Gaza, le scorte residue sarebbero insufficienti a garantire la continuità dei trattamenti in numerose strutture sanitarie ancora operative.

Tra i farmaci maggiormente interessati dall’esaurimento figurerebbero antibiotici, antidolorifici, medicinali per le emergenze e prodotti utilizzati nei reparti chirurgici e oncologici. Le autorità sanitarie locali sostengono che la riduzione delle forniture mediche in ingresso nella Striscia abbia aggravato progressivamente la crisi, limitando la capacità del sistema sanitario di rispondere alle necessità della popolazione civile.

Parallelamente, il forte deficit di materiali per laboratorio e banche del sangue starebbe causando rallentamenti nelle diagnosi e nelle procedure mediche più urgenti. In alcuni ospedali sarebbero già terminati i reagenti necessari per esami fondamentali, inclusi quelli impiegati nel monitoraggio dei pazienti in condizioni critiche.

Organizzazioni internazionali e agenzie umanitarie hanno più volte espresso preoccupazione per le condizioni del sistema sanitario nella Striscia di Gaza, definito “estremamente fragile” anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo diverse fonti umanitarie, la disponibilità di medicinali, carburante e attrezzature mediche resta largamente inferiore al fabbisogno quotidiano necessario per sostenere le attività ospedaliere.

Il Ministero della Salute di Gaza ha quindi rivolto un nuovo appello alla comunità internazionale e alle organizzazioni umanitarie affinché vengano garantiti corridoi per l’ingresso di medicinali e forniture sanitarie, nel tentativo di evitare un ulteriore deterioramento dell’assistenza medica nella Striscia.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump non ha ancora capito come funziona l'Iran


L'amministrazione punta sulla pressione economica e sul blocco dello Stretto di Hormuz, ma Teheran resiste e gli analisti dubitano che la strategia funzioni nei tempi sperati dal presidente.

Il presidente Donald Trump continua a cercare la formula vincente per piegare l'Iran, ma ogni nuovo strumento di pressione si è finora rivelato insufficiente. L'analisi del New York Times firmata da Steven Erlanger, corrispondente diplomatico per l'Europa che segue l'Iran dalla rivoluzione islamica del 1978-79, ricostruisce la sequenza di tentativi che non hanno prodotto il risultato cercato e illustra perché la strategia americana rischia di restare senza esito.

Il primo tentativo è stato l'attacco aereo del giugno scorso, che secondo Trump avrebbe dovuto "obliterare" il programma nucleare iraniano. È seguita la campagna aerea condotta con Israele a febbraio, pensata per provocare un cambio di regime e una sollevazione popolare. Poi è arrivata la scommessa sul blocco navale per spezzare il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz. Adesso il presidente ha annunciato un piano, di cui si conoscono pochi dettagli, per scortare fuori dallo stretto le navi rimaste bloccate. Teheran ha risposto con missili e droni, e per ora la maggior parte delle petroliere evita di attraversare il passaggio.

Funzionari e analisti sentiti dal quotidiano newyorkese ritengono che la convinzione di Trump di poter ottenere la capitolazione iraniana sia una lettura errata della strategia, della psicologia e della capacità di adattamento della Repubblica islamica. Il governo iraniano è convinto di avere il coltello dalla parte del manico e di poter sopportare la pressione economica più a lungo di quanto Trump possa tollerare il rialzo dei prezzi dell'energia provocato dall'interruzione del traffico nello stretto.

Ali Vaez, direttore del progetto Iran dell'International Crisis Group, ha dichiarato al New York Times che ogni volta che la pressione non ha prodotto il risultato cercato, Trump ha cercato un nuovo strumento di coercizione convinto che gli avrebbe consegnato la vittoria. Secondo Vaez la pressione può funzionare nel tempo, ma senza una porta aperta diventa un esercizio inutile: senza una via d'uscita che salvi la faccia e un accordo reciprocamente vantaggioso, non si arriva a nessuna intesa.

Suzanne Maloney, esperta di Iran e direttrice del programma di politica estera della Brookings Institution, ha osservato che gli Stati Uniti possono certamente infliggere ulteriori danni all'economia iraniana, ma Teheran ha resistito a pressioni superiori a quelle sopportate da qualsiasi altra economia nella storia, senza che ciò abbia provocato il collasso del regime o posizioni più ragionevoli. L'Iran è uno Stato così autoritario che mancano i meccanismi politici interni capaci di spingere verso il compromesso, e il regime giustizia regolarmente i manifestanti. Maloney si è detta scettica sul fatto che il blocco possa avere successo nei tempi necessari all'economia globale e alle prospettive di Trump nelle elezioni di metà mandato.

Martedì Trump ha definito "straordinario" il blocco americano dello Stretto di Hormuz, sostenendo che nessuno lo sfiderà. Ha ripetuto che "l'Iran vuole un accordo", accusando però i suoi leader di "fare giochetti", parlando con lui per poi negare in televisione di averlo fatto.

Sanam Vakil, direttrice del programma Medio Oriente e Nord Africa di Chatham House, ha spiegato al New York Times che il conflitto è una prova di forza tra due paesi che si conoscono poco, essendo stati raramente nella stessa stanza, e che hanno approcci culturali al negoziato molto diversi. Secondo Vakil il presidente non comprende davvero cosa spinge gli iraniani: non prendono decisioni in base al prodotto interno lordo, altrimenti avrebbero firmato un accordo anni fa.

Trump sembra aver sopravvalutato la difficoltà economica iraniana. Scommette sul fatto che la capacità di Teheran di stoccare il petrolio estratto ma non esportato si esaurirà presto, costringendo a concessioni significative. Il presidente ha sostenuto che se l'Iran non riprenderà a movimentare il greggio, l'intera infrastruttura petrolifera "esploderà", aggiungendo che secondo Teheran restano "circa tre giorni" prima che ciò accada. Si tratta di una sopravvalutazione evidente. Gli esperti sono divisi, ma alcuni ritengono che l'Iran abbia almeno diverse settimane prima di dover fermare le pompe. Ad aprile l'Iran esportava circa 1,81 milioni di barili al giorno e può ridurre la produzione continuando a stoccare petrolio in petroliere vuote o vecchie, ciascuna in grado di contenere circa due milioni di barili, spedendone una parte via strada e ferrovia verso il Pakistan. Durante il primo mandato di Trump, Teheran ridusse la produzione a circa 200 mila barili al giorno senza danni significativi alle infrastrutture.

Brett Erickson di Obsidian Risk Advisors ha dichiarato al quotidiano americano che l'Iran non è nemmeno vicino a iniziare a chiudere i pozzi. Le sanzioni e il blocco avranno qualche effetto, ma non esiste uno scenario realistico in cui producano il risultato necessario nei tempi utili al presidente, e questa è una delle ragioni per cui ora Trump sta tentando il nuovo piano per rompere il blocco iraniano. Anche se la guerra finisse oggi, ha aggiunto Erickson, ci vorrebbero diversi mesi prima del ritorno alla normalità.

In passato sanzioni americane e internazionali pesanti hanno effettivamente portato Teheran al tavolo delle trattative. Anni di colloqui condussero all'accordo nucleare del 2015, con cui l'Iran accettò limiti stringenti al programma di arricchimento per oltre un decennio in cambio della rimozione della maggior parte delle sanzioni. Teheran rispettò l'intesa, ma Trump nel 2018, durante il suo primo mandato, la abbandonò e reimpose dure sanzioni economiche nella politica della "massima pressione", per costringere a un accordo più restrittivo. Nonostante le forti difficoltà economiche e la decisione iraniana di ridurre drasticamente l'estrazione, non si arrivò a nessuna nuova intesa.

Un anno dopo, falliti i tentativi europei di aggirare le sanzioni americane, l'Iran iniziò a violare i limiti all'arricchimento. Da allora ha prodotto uranio altamente arricchito vicino al livello militare in quantità sufficiente, secondo le stime, a costruire dieci ordigni nucleari, qualora decidesse di farlo. Lo stock di circa 440 chilogrammi è ritenuto intatto, e Teheran ora afferma che non negozierà nulla sul programma nucleare finché le ostilità non cesseranno e non avrà garanzie sul fatto che non riprenderanno.

Colloqui riservati con gli americani proseguono perché il regime vede questo momento di stallo come un'occasione per risolvere il conflitto storico con gli Stati Uniti. Ma è cosa diversa dal cedere sotto coercizione. L'Iran vorrebbe un accordo, ha spiegato Vaez, ma i suoi leader sono convinti che arrendersi alla pressione inviti soltanto altra pressione futura. Per questo Teheran vuole mantenere il controllo dello stretto e imporre pedaggi per finanziare la ricostruzione, senza fidarsi della promessa di alcun presidente americano sulla rimozione delle sanzioni. Non vogliono sopravvivere a una guerra calda per congelarsi in una pace fredda.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Anthropic userà il data center di Musk per raddoppiare i limiti di Claude


L'azienda di San Francisco userà l'intera capacità di calcolo del Colossus 1 di Memphis, raddoppiando i limiti di utilizzo per gli abbonati paganti e gli sviluppatori.

Anthropic ha annunciato mercoledì 6 maggio un accordo con SpaceX per utilizzare l'intera capacità del Colossus 1, il più grande centro dati di Elon Musk, situato a Memphis, in Tennessee. L'intesa permetterà alla rivale di OpenAI di superare la cronica carenza di potenza di calcolo che da mesi limita l'accesso al suo modello Claude, fornendo oltre 300 megawatts di nuova capacità entro la fine del mese, distribuita su più di 220.000 processori Nvidia.

L'annuncio è stato fatto da Ami Vora, direttrice dei prodotti di Anthropic, sul palco di Code with Claude, la conferenza annuale dell'azienda per gli sviluppatori. Vora ha spiegato che l'accordo consentirà di raddoppiare i limiti di utilizzo dei modelli Claude per gli abbonati ai piani Pro, Max, Team ed Enterprise, eliminando i tetti durante le ore di punta, e di aumentare in modo significativo il volume delle richieste che gli sviluppatori possono inviare al modello avanzato Claude Opus tramite l'Application Programming Interface.

We’ve agreed to a partnership with @SpaceX that will substantially increase our compute capacity.

This, along with our other recent compute deals, means that we’ve been able to increase our usage limits for Claude Code and the Claude API.
— Claude (@claudeai) May 6, 2026


Anthropic stava attraversando una fase critica. Molti abbonati professionali si lamentavano da tempo di esaurire la propria quota in meno di venti minuti con i modelli più potenti, e a marzo l'azienda era stata costretta a ridurre i limiti di utilizzo nelle ore di punta per mancanza di processori sufficienti a soddisfare tutte le richieste. Secondo i dati diffusi da Anthropic, lo sviluppatore medio passa ormai almeno venti ore alla settimana usando Claude Code, lo strumento di programmazione assistita dell'azienda.

La situazione di xAI, il laboratorio di intelligenza artificiale di Musk, è opposta. L'azienda si trova in sovraccapacità e utilizzava solo una piccola parte della potenza di Colossus. Il centro dati ospita decine di migliaia di chip Nvidia avanzati, dai modelli H100 e H200 ai più recenti GB200, ed è stato costruito in 122 giorni. La struttura è oggetto di forti critiche locali per l'inquinamento provocato dalle turbine a gas installate per alimentarla senza un permesso ambientale federale, e per il consumo massiccio di acqua. Il mese scorso manifestanti ambientalisti hanno protestato vicino a un incontro con gli investitori di SpaceX in vista della prossima quotazione in borsa.

Mercoledì pomeriggio Musk ha annunciato sul social network X che xAI sarà sciolta come società autonoma e completamente integrata in SpaceX, che l'aveva assorbita all'inizio di febbraio. La nuova entità si chiamerà SpaceXAI. Le attività di addestramento dei modelli di xAI sono state spostate sul Colossus 2, il centro dati gemello in costruzione nella stessa area.

L'accordo segna una svolta nei rapporti tra Musk e Anthropic. A febbraio il miliardario aveva accusato l'azienda di sviluppare un'intelligenza artificiale con pregiudizi razziali e sessuali, definendola misanthropic and evil e sostenendo che Anthropic odia la civiltà occidentale. Mercoledì Musk ha cambiato posizione, scrivendo su X di aver trascorso la settimana precedente con i dirigenti di Anthropic per capire come lavorano per garantire che Claude sia utile all'umanità, e di esserne rimasto colpito. Ha aggiunto che SpaceX fornirà capacità di calcolo anche ad altre aziende di intelligenza artificiale che si impegnano in modo analogo, con condizioni e prezzi equi, come già fa con i lanci satellitari per i concorrenti.

Nel comunicato che ha accompagnato l'annuncio, Anthropic ha precisato di aver espresso interesse a collaborare con SpaceX per sviluppare diversi gigawatts di potenza di calcolo orbitale, ovvero centri dati nello spazio. Si tratta di uno degli obiettivi principali di Musk e uno dei motori della prossima quotazione in borsa di SpaceX, prevista già per il mese prossimo. Ryan Mallory, amministratore delegato dell'operatore di centri dati Flexential, ha dichiarato a Reuters che il fatto che aziende serie discutano di capacità di calcolo nello spazio mostra quanto aggressivamente il mercato cerchi energia e dimensioni.

Same here.

By way of background for those who care, I spent a lot of time last week with senior members of the Anthropic team to understand what they do to ensure Claude is good for humanity and was impressed.

Everyone I met was highly competent and cared a great deal about…
— Elon Musk (@elonmusk) May 6, 2026


Per sostenere la crescita Anthropic ha rafforzato anche le partnership con i tre giganti del cloud computing. Ha rinnovato l'accordo con Amazon Web Services, suo partner storico, estendendolo a installazioni in Asia ed Europa, e ha siglato un'intesa multimiliardaria con Amazon. Secondo quanto riportato da The Information, l'azienda si è impegnata a spendere 200 miliardi di dollari per i servizi cloud e i chip TPU di Google. I contratti di Anthropic e OpenAI rappresentano ora più della metà dei 2.000 miliardi di dollari di ordini arretrati presso i principali fornitori di cloud computing come Amazon, Microsoft e Google, sempre secondo The Information. Anthropic addestra e fa funzionare Claude su una varietà di processori, dai trainium di AWS ai TPU di Google ai GPU di Nvidia.

L'azienda è impegnata in una battaglia diretta con OpenAI per fornire agenti di intelligenza artificiale alle imprese, programmi semiautonomi capaci di scrivere codice, analizzare grandi quantità di documenti o gestire pratiche mediche. Martedì Anthropic ha presentato dieci agenti pensati per banche, assicurazioni e gestori patrimoniali, in grado di redigere presentazioni commerciali, effettuare verifiche regolamentari o analizzare bilanci. Lo stesso giorno OpenAI ha annunciato una partnership con il colosso della revisione contabile PwC. Mercoledì Anthropic ha anche presentato una nuova funzione chiamata dreaming, attualmente in fase di anteprima per la ricerca, che permette ai sistemi di intelligenza artificiale di apprendere rivedendo il lavoro tra una sessione e l'altra, individuando schemi e aggiornando i file che memorizzano le preferenze degli utenti.

Anthropic, fondata nel 2021 da un gruppo di dirigenti e ricercatori usciti da OpenAI, è attualmente in trattativa con gli investitori per una raccolta di capitali che valuterebbe la società 900 miliardi di dollari, secondo quanto riportato dalla CNBC. L'azienda è anche in contenzioso con l'amministrazione Trump. A marzo il Pentagono ha dichiarato Anthropic un rischio per la catena di approvvigionamento, escludendola dai contratti con le forze armate statunitensi dopo il fallimento delle trattative sull'uso dei suoi modelli. Anthropic ha fatto causa all'amministrazione a San Francisco e Washington per ribaltare la decisione, e il procedimento è in corso. Nel frattempo il dipartimento della Difesa ha iniziato a usare il modello Grok di xAI insieme a quelli di altre aziende.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Race for the Cure 2026: oggi al Circo Massimo iniziano quattro giorni per la salute e la solidarietà


Fino al 10 maggio Roma ospita la 27esima edizione della manifestazione di Komen Italia. Domenica la corsa al Circo Massimo, venerdì debutta "La Race sotto le stelle"

Da oggi 7 maggio fino al 10, il Circo Massimo diventa il più grande villaggio della prevenzione d'Italia. La Race for the Cure, alla sua 27esima edizione, porta a Roma quattro giornate gratuite di sport, medicina e intrattenimento sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Protagoniste sono le "donne in rosa", donne che stanno affrontando o hanno affrontato il tumore al seno, punto di riferimento per le circa 56.000 donne che ogni anno in Italia ricevono questa diagnosi. "Si cammina, si corre o semplicemente si sta insieme per dare forza alle donne in rosa", ricorda il professor Riccardo Masetti, fondatore di Komen Italia, "condividendo emozioni, paure, speranze e gioie che accompagnano la difficile esperienza del tumore al seno".

Il momento centrale è domenica 10 maggio, con la partenza alle ore 10 da via Petroselli. Per la prima volta il percorso da 10 chilometri sarà aperto anche ai corridori amatoriali. Domani sera debutta invece "La Race sotto le stelle", una maratona di teatro-cabaret con Antonio Giuliani.

Quest'anno l'edizione si distingue per una spinta verso l'inclusione. Oltre ai percorsi medici gratuiti dedicati a fasce d'età specifiche, Komen Italia lancia tre nuovi progetti: uno rivolto alle donne over 65 escluse dai programmi regionali di screening, uno nelle carceri femminili e uno per le madri caregiver di figli con disabilità, categorie che, come osserva la presidente Alba Di Leone, tendono a mettere la propria salute in secondo piano. "È una grande festa che celebra la vita e la tenacia delle donne che si confrontano con questa malattia", conclude Di Leone.

In 26 anni Komen Italia ha investito oltre 35 milioni di euro in ricerca e prevenzione, raggiungendo oltre 310mila donne con esami gratuiti in 20 regioni. Un modello che la Race porta oggi al Circo Massimo e durante l'anno in altre sei città italiane: la prevenzione come rete nazionale, non come evento isolato.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Quando lo Stato ti chiede di fare tutto dallo smartphone


Chi ha uno smartphone recente, una buona connessione e dimestichezza digitale riesce a cavarsela; tutti gli altri rischiano di perdersi tra notifiche, schermate poco chiare e aggiornamenti obbligatori.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

audio-thumbnail


L'ultimo sportello: la trappola del cittadino digitale
0:00
/98.0375


Sintesi audio: per ogni dato e riferimento fa fede il testo.

C’era una volta l’impiegato allo sportello: una presenza reale a cui poter dire «non capisco». Oggi quella voce è stata sostituita da un’interfaccia digitale. Ma quando l'app si blocca o il linguaggio burocratico si fa indecifraabile, il silenzio dello schermo è assoluto. Siamo naufraghi digitali, abbandonati a un software che non sa cosa sia l'aiuto e a un algoritmo che non prevede l'errore umano.

Per fare l’ISEE, chiedere un bonus, controllare un pagamento, non si va più alla sede Inps, non si fa la fila al Caf: si apre un’app, si cerca una voce di menu nascosta in mezzo alle altre e si spera di ricordare la password giusta.

La scena è sempre più comune. Una persona seduta al tavolo della cucina, lo smartphone in mano, l’ansia di sbagliare un passaggio. Prima lo SPID o la CIE, con l’app che chiede di inquadrare il volto o di inserire un codice. Poi l’accesso a Inps Mobile o a IO: notifiche arretrate, messaggi in burocratese, un elenco di servizi in cui non è immediato capire da dove si comincia. Il tutto mentre magari scorrono altre notifiche, di lavoro o familiari. Una pratica che una volta si faceva davanti a un impiegato ora si fa da soli, a casa, con il telefono che vibra.

Dal punto di vista delle amministrazioni, il ragionamento fila. Centralizzare in poche app la comunicazione con i cittadini riduce i costi, velocizza alcune procedure, permette di tracciare meglio le richieste. Un pagamento che prima richiedeva moduli, sportello, carte, oggi può viaggiare come una notifica o un messaggio in un’area riservata. Il modello è quello del «cittadino digitale»: meno carta, meno file, più autonomie.

Dal punto di vista di chi usa questi strumenti, però, la giornata si complica. Non basta più «avere diritto» a una prestazione: bisogna sapere che esiste, riconoscere la notifica giusta in mezzo alle altre, ricordarsi di aprire l’app quando serve, saper leggere schermate che non sempre parlano la lingua delle persone. Un cambio di versione del sistema operativo, un telefono che non supporta più gli aggiornamenti, una connessione ballerina possono bastare a trasformare una pratica in un incubo.

Il risultato è un welfare che si sposta, pezzo dopo pezzo, dentro lo smartphone. Non è di per sé un male. Può essere un enorme vantaggio per chi vive lontano dagli uffici, per chi lavora con orari rigidi, per chi ha una buona familiarità con gli strumenti digitali. Ma rende ancora più netto il confine tra chi possiede tutti i requisiti – dispositivo recente, connessione, competenze – e chi si muove al limite: telefono vecchio, giga contati, paura di sbagliare.

Dentro a queste app, lo Stato chiede al cittadino di diventare un po’ operatore di sé stesso. Compilare moduli, controllare date, interpretare messaggi di errore. Gli sportelli fisici restano, ma spesso come ultima istanza, non come prima scelta. E chi non riesce a districarsi tra SPID, PIN, codici temporanei si ritrova a dipendere da familiari, patronati, amici più smanettoni. La promessa di autonomia digitale rischia di tradursi, per alcuni, in una nuova dipendenza.

C’è anche un tema di fiducia e trasparenza. L’app ti dice che hai una comunicazione importante, ma non sempre è chiaro quanto sia urgente, che cosa succede se non la apri in tempo, come cambiano gli importi se non aggiorni un dato. Prima un errore veniva intercettato (non sempre, ma più spesso) da un essere umano allo sportello. Oggi può scivolare silenzioso in un sistema automatizzato, fino a trasformarsi in un conguaglio inatteso, in un bonus perso, in una richiesta di rimborso.

Il giorno in cui il tuo smartphone smetterà di aggiornarsi
Un giorno apri l’app store e ti compare un messaggio che non avevi mai visto: il tuo dispositivo non è più compatibile con l’ultima versione. Succede con un social, con l’app della banca, con il sistema operativo.
L'AnalistaMariza Cibelle Dardi


Per chi progetta queste piattaforme, il compito non è banale. Devono tenere insieme esigenze molto diverse: sicurezza elevata, rispetto delle norme, chiarezza per l’utente finale. Ma la logica con cui sono costruite resta, in molti casi, quella del ministero, non quella della cucina in cui si fanno i conti. Un linguaggio pensato per chi conosce già le sigle e le procedure, pochi test reali con persone che si avvicinano a quell’app solo una o due volte l’anno, quando serve davvero.

La domanda da farsi è meno tecnica di quanto sembri: che cosa significa, per un Paese, spostare una parte decisiva del rapporto tra cittadini e Stato dentro un oggetto che non tutti possiedono nelle stesse condizioni? Non parliamo solo di chi non ha uno smartphone – minoranza, ma non sparita – bensì di chi ha dispositivi al limite, connessioni precarie, poca dimestichezza.

Se l’accesso al welfare, alle agevolazioni, alle comunicazioni fiscali passa sempre di più da lì, il rischio è che il divario digitale non sia più solo una questione di «servizi in più» ma di diritti effettivi. Chi sta dalla parte comoda della frattura potrà gestire tutto in autonomia, magari in pausa pranzo. Chi sta dall’altra dovrà faticare il doppio, o rinunciare.

«Cittadino digitale» non dovrebbe significare «cittadino obbligato a essere bravo con le app». Dovrebbe significare che lo Stato usa il digitale per semplificare, non per scaricare complessità sulle persone. Se il primo contatto con una prestazione non è un volto dietro uno sportello, ma una schermata su uno smartphone, quella schermata è, a tutti gli effetti, la nuova faccia del welfare. Vale la pena chiedersi quanto sia leggibile, accogliente, umana. E chi resta fuori dall’inquadratura.

Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Aggressioni antisemite negli Stati Uniti al livello più alto dal 1979


Nel 2025 l'Anti-Defamation League ha contato 203 aggressioni contro ebrei, tre vittime e un calo complessivo degli episodi del 33%. New York resta l'epicentro con 860 incidenti.

Le aggressioni fisiche contro ebrei negli Stati Uniti hanno raggiunto nel 2025 il livello più alto dal 1979. Lo ha reso noto mercoledì l'Anti-Defamation League (ADL), l'organizzazione che dal 1913 monitora l'antisemitismo nel paese, presentando il suo rapporto annuale sugli incidenti antisemiti.

Il quadro che emerge è ambivalente. Da un lato, gli episodi complessivi di antisemitismo sono diminuiti in modo significativo: l'ADL ne ha registrati 6.274 nel 2025, il 33% in meno rispetto al 2024. Si tratta comunque del terzo dato più alto mai rilevato. Dall'altro lato, la violenza fisica contro persone ebree è aumentata. Le aggressioni sono passate da 196 nel 2024 a 203 nel 2025 e quelle commesse con armi letali sono salite da 23 a 32.

Tre persone sono state uccise in attacchi antisemiti nel corso dell'anno. È la prima volta dal 2019 che negli Stati Uniti si registrano omicidi motivati da odio verso gli ebrei. Tra gli episodi più gravi ci sono una sparatoria al Capital Jewish Museum di Washington, un attacco con bottiglie molotov contro una manifestazione per gli ostaggi israeliani in Colorado e l'accoltellamento di un uomo ebreo a New York. Un ordigno incendiario ha inoltre colpito la residenza del governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, che è ebreo, mentre la sua famiglia si trovava all'interno.

La distribuzione geografica conferma la concentrazione degli episodi nelle grandi aree metropolitane. New York guida la classifica con 1.160 incidenti e 90 aggressioni, seguita dalla contea di Los Angeles con 398 episodi e dal New Jersey settentrionale. La sola New York City ha registrato 860 incidenti, di gran lunga il dato più alto a livello nazionale.

Il calo più marcato si è verificato nei campus universitari, a lungo al centro delle polemiche per le proteste legate al conflitto a Gaza. L'ADL ha contato 583 incidenti negli atenei, il 66% in meno rispetto ai 1.694 del 2024. Gli episodi collegati alle manifestazioni contro Israele sono crollati dell'83%. L'organizzazione era stata criticata in passato per aver incluso nel conteggio le proteste pro-palestinesi, ma sostiene di considerarle solo quando emergono elementi chiaramente antisemiti, come l'uso di stereotipi.

Oren Segal, vicepresidente dell'ADL responsabile del contrasto all'estremismo, ha dichiarato ad Axios che il calo non va interpretato come un segnale di progresso. L'antisemitismo, ha spiegato, resta "normalizzato" nel dibattito pubblico e sui social media e si mantiene su livelli storicamente elevati. Segal ha sottolineato che gli ebrei negli Stati Uniti continuano a essere molestati, aggrediti e presi di mira in media 17 volte al giorno.

I dati preliminari dell'FBI esaminati da Axios mostrano che i crimini d'odio contro gli ebrei sono diminuiti nel 2025, mentre il totale dei crimini d'odio è rimasto storicamente alto. Quelli contro latinos e sikh hanno toccato il livello più alto mai registrato. Brian Levin, esperto di crimini d'odio che ha elaborato i dati preliminari, ha avvertito che le cifre relative agli episodi antisemiti potrebbero crescere quando altri dipartimenti di polizia invieranno i rapporti definitivi.

Il fenomeno non riguarda solo gli Stati Uniti. In Europa una serie di accoltellamenti, incendi dolosi e atti vandalici contro le sinagoghe ha portato all'apertura di indagini antiterrorismo e al rafforzamento delle misure di sicurezza per le comunità ebraiche. Un'analisi citata nel rapporto ha rilevato un aumento del 34% degli episodi antisemiti nel mondo dopo l'inasprimento del conflitto in Medio Oriente.

I dati raccolti dal Center on Extremism dell'ADL non includono solo i crimini d'odio in senso stretto, definiti come atti violenti motivati da etnia, colore della pelle, orientamento sessuale, religione o nazionalità della vittima. Comprendono anche casi di molestie verbali e discorsi tenuti nei campus universitari.

Tra le iniziative che secondo l'ADL stanno contribuendo a ridurre i pregiudizi antiebraici ci sono i programmi di costruzione di alleanze tra comunità diverse. La fondazione Blue Square Alliance Against Hate del proprietario dei New England Patriots Robert Kraft sta organizzando "cene dell'unità" che mettono insieme studenti neri ed ebrei per ricucire alleanze storiche indebolite dopo il 7 ottobre. Programmi simili come la Tikkun Olam Initiative e le collaborazioni tra Hillel e lo United Negro College Fund puntano sull'impegno tra comunità e sulla costruzione di coalizioni.
Antisemitismo negli Stati Uniti — FocusAmerica

ADL · Audit annuale 2025

Antisemitismo negli Stati Uniti


Gli incidenti complessivi calano del 33%, ma le aggressioni fisiche raggiungono il livello più alto dal 1979. Per la prima volta dal 2019, tre persone sono state uccise.

1 Aggressioni 2 Incidenti totali

La violenza fisica

Aggressioni antisemite negli Stati Uniti, 2020-2025


Le aggressioni fisiche contro persone ebree sono cresciute di oltre sei volte in cinque anni, raggiungendo nel 2025 il dato più alto dal 1979.

33 2020 88 2021 111 2022 161 2023 196 2024 203 2025

Il quadro generale

Incidenti antisemiti negli Stati Uniti, 2016-2025


Il totale degli incidenti, che include molestie, atti vandalici e aggressioni, scende a 6.274 nel 2025 dopo il picco del 2024. Resta comunque il terzo dato più alto mai registrato.

1.267 '16 1.986 '17 1.879 '18 2.107 '19 2.026 '20 2.717 '21 3.698 '22 8.873 '23 9.354 '24 6.274 '25

Fonte Anti-Defamation League — Audit of Antisemitic Incidents annuale. I dati 2020-2025 delle aggressioni e i totali 2016-2025 includono incidenti di molestie, vandalismo e aggressioni fisiche segnalati e verificati dal Center on Extremism dell'ADL.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Abusi e stalking nella Nazionale Paralimpica: arrestato Matteo Bonacina


Omertà e minacce per coprire le violenze: l’inchiesta svela un sistema di soprusi sulle atlete azzurre tra ricatti sportivi e silenzi complici

Il campione paralimpico di tiro con l’arco Matteo Bonacina è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma che ipotizza, a vario titolo, reati legati ad abusi sessuali, molestie e stalking ai danni di diverse donne appartenenti all’ambiente della nazionale italiana “Para-Archery”. L’indagine coinvolge anche il direttore tecnico della squadra nazionale, Guglielmo Donato Fuchsova, indagato per stalking aggravato.

La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa ANSA, che cita gli atti dell’ordinanza cautelare emessa dall’autorità giudiziaria romana. Secondo quanto emerge dalle accuse formulate dagli inquirenti, Bonacina avrebbe posto in essere, nel corso degli anni, comportamenti persecutori e molestie nei confronti di almeno sei donne, tra cui alcune atlete e componenti della nazionale paralimpica.

Gli episodi contestati coprirebbero un arco temporale iniziato nel 2013 e proseguito fino agli ultimi mesi. Gli investigatori descrivono una serie di condotte considerate reiterate e invasive: dalle presunte molestie fisiche all’invio di messaggi a sfondo sessuale, fino a richieste esplicite di rapporti e all’invio di immagini intime. Alcuni episodi sarebbero avvenuti durante trasferte sportive e raduni della squadra nazionale.

Tra gli elementi riportati nell’ordinanza vi sarebbe anche un episodio risalente al periodo delle Olimpiadi di Parigi 2024, quando Bonacina avrebbe chiesto a una atleta azzurra di consegnargli un perizoma rosso da utilizzare come “portafortuna”. In un’altra circostanza, sempre secondo l’accusa, avrebbe tentato di abusare sessualmente di una componente della delegazione nella stanza d’albergo in cui alloggiava.

L’inchiesta richiama inoltre un episodio del 2019 che avrebbe coinvolto una giovane arciere paralimpica allora quindicenne. Gli atti parlano di molestie avvenute nell’ambito delle attività sportive federali. Le presunte vittime avrebbero riferito agli investigatori di aver subito per anni un clima di forte pressione psicologica e intimidazione all’interno del gruppo sportivo.

Bonacina, campione del mondo nel 2023 in Repubblica Ceca, era già stato raggiunto da un provvedimento di sospensione cautelare disposto dal tribunale federale sportivo. Proprio la trasmissione di quella documentazione alla Procura di Roma avrebbe contribuito all’apertura dell’indagine penale. Nel provvedimento sportivo si faceva riferimento a presunti comportamenti di “abuso psicologico, molestia e abuso sessuale”.

Parallelamente, la Procura capitolina contesta al direttore tecnico Guglielmo Donato Fuchsova un ruolo omissivo e intimidatorio nella gestione della vicenda. Secondo l’impianto accusatorio, il dirigente avrebbe tollerato per lungo tempo le condotte attribuite all’atleta, pur essendo secondo gli inquirenti pienamente a conoscenza delle segnalazioni interne. Gli viene inoltre contestata l’aggravante di aver agito ai danni di persone con disabilità.

Nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari si legge che il comportamento del direttore tecnico avrebbe contribuito a creare “un clima di terrore” all’interno della nazionale. Le atlete avrebbero temuto ripercussioni sportive e il rischio di esclusione dalle convocazioni qualora avessero denunciato gli episodi o manifestato dissenso. Secondo gli atti, Fuchsova avrebbe più volte invitato le sportive a “tollerare” i comportamenti dell’atleta in ragione dei risultati ottenuti in gara.

Il dirigente, attraverso una dichiarazione riportata dagli organi di stampa, ha respinto le accuse sostenendo di aver appreso “da fonti giornalistiche” del rigetto, da parte del giudice, della richiesta di misura cautelare avanzata nei suoi confronti dalla Procura. Fuchsova ha dichiarato di confidare “nell’operato della magistratura” e nell’esito del procedimento sportivo ancora pendente davanti al Collegio di Garanzia dello Sport.

Per quanto riguarda Bonacina, il gip sottolinea nelle motivazioni delle esigenze cautelari “la modalità compulsiva” con cui si sarebbero manifestate le presunte condotte. Il giudice parla di un quadro caratterizzato da “compulsività predatoria sessuale”, evidenziando come richiami, diffide e contestazioni ricevuti nel tempo non avrebbero prodotto alcun effetto dissuasivo.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Le password non bastano più: l’allarme nel Password Day 2026 tra AI e hacker


In occasione della Giornata mondiale della password 2026, cresce l’allarme sulla sicurezza: anche le password complesse possono essere violate da AI, malware e reti criminali online. Ecco perché e quali alternative adottare
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il panorama delle minacce informatiche si è trasformato in pochi anni in una vera e propria economia industrializzata del Cybercrime-as-a-Service (CaaS), oggi ulteriormente potenziata dall’intelligenza artificiale generativa. In questo contesto, il tradizionale consiglio di utilizzare password complesse con numeri e simboli appare ormai superato: anche una chiave di accesso lunga 16 caratteri può risultare inefficace se un malware di tipo infostealer riesce a estrarla direttamente dalla cache del browser, oppure se viene inconsapevolmente condivisa dall’utente in strumenti di AI non controllati. Per comprendere davvero il moderno ecosistema del furto di identità è necessario andare oltre la semplice schermata di login e osservare da vicino la relazione sempre più stretta tra dark web, Telegram e tecnologie basate sull’AI.

Case vacanza nei borghi italiani: gli stranieri prenotano 20 giorni prima | TechPerTutti
Secondo l’analisi di Ruralis su 574 strutture in tutta Italia, i turisti stranieri prenotano le case vacanza nei borghi con quasi tre settimane di anticipo rispetto agli italiani.
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Il mercato sommerso ha subito un massiccio cambiamento di piattaforma - ha affermato David Gubiani di Check Point Software Technologies - i tradizionali forum del Dark Web vengono ora utilizzati principalmente per stabilire la credibilità dei venditori, mentre gli acquirenti vengono rapidamente indirizzati verso canali Telegram privati e bot automatizzati per transazioni immediate. Questo cambiamento ha accelerato la velocità con cui i dati rubati vengono monetizzati”.


Da un lato, l’eccesso di account compromessi nel settore intrattenimento e social ha fatto crollare i prezzi, con profili Facebook venduti a circa 45 dollari e account Gmail tra i 60 e i 65 dollari; dall’altro, nel comparto finanziario e aziendale i valori salgono sensibilmente, con carte di credito vendute tra i 10 e i 40 dollari ma accessi verificati a conti bancari o wallet di criptovalute che possono superare i 1.000 dollari. Ancora più redditizio è il mercato degli Initial Access Brokers, che vendono accessi diretti a reti aziendali tramite VPN o RDP: secondo Rapid7, il prezzo medio parte da circa 2.700 dollari e può superare i 113.000 dollari per credenziali con privilegi amministrativi elevati.

L'epidemia delle password


L'efficacia di questi database rubati dipende interamente dalla psicologia umana. Nonostante anni di avvertimenti, gli utenti continuano a riutilizzare le password, sostengono gli esperti di Check Point, e il 94% delle password viene riutilizzato su due o più account. I dati del Data Breach Investigations Report 2025 di Verizon mostrano che solo il 3% delle password soddisfa i requisiti di complessità; così,quando una piattaforma viene violata, gli attacchi automatizzati sbloccano istantaneamente i profili utente su centinaia di altri servizi.

La minaccia legata al fattore umano


Questo aspetto non riguarda solo il riutilizzo delle password. Si assiste a una moltitudine di dipendenti che inavvertitamente inseriscono informazioni sensibili aziendali direttamente negli strumenti di IA. Secondo il LayerX Browser Security Report 2025, il copia-incolla nei browser ha superato i trasferimenti di file come principale vettore di esfiltrazione dei dati aziendali. Un enorme 45% dei dipendenti utilizza attivamente strumenti di IA, e il 77% di questi utenti incolla i dati direttamente nei prompt dell'IA, il che è pericoloso. Secondo Check Point Research, nel mese di marzo 2026, 1 su 28 prompt GenAI inviati da ambienti aziendali presentava un alto rischio di fuga di dati sensibili, con un impatto sul 91% delle organizzazioni che utilizzano regolarmente strumenti GenAI. Quando questi strumenti di IA vengono compromessi, la società di intelligence sulle minacce Group-IB ha riferitoche almeno 225.000 set di credenziali OpenAI/ChatGPT sono stati messi in vendita sul dark web dopo essere stati raccolti da infostealer.

Apple WWDC 2026 torna la settimana dell’8 giugno: cosa aspettarsi
La Worldwide Developers Conference di Apple torna la settimana dell’8 giugno. L’evento dedicato agli sviluppatori porterà novità su iOS, macOS, AI e sull’intero ecosistema Apple
TechpertuttiGuglielmo Sbano

I suggerimenti degli esperti


Secondo Check Point, per contrastare un ecosistema di minacce sempre più evoluto è necessario adottare un approccio multilivello che superi definitivamente il concetto tradizionale di password. La prima linea di difesa passa dall’adozione di soluzioni passwordless basate su standard come FIDO2, che eliminano alla radice il rischio di phishing e furto di credenziali, rendendo inutilizzabili eventuali dati intercettati dagli attaccanti. Parallelamente, diventa fondamentale implementare un modello Zero Trust incentrato sull’identità, in cui ogni tentativo di accesso viene verificato con rigore attraverso l’integrazione tra sistemi di Endpoint Detection and Response (EDR) e Identity Threat Detection and Response (ITDR), così da individuare anomalie comportamentali sia sui dispositivi sia sugli account. Un ulteriore punto critico riguarda il browser, sempre più spesso utilizzato come vettore di attacco, soprattutto in combinazione con strumenti di intelligenza artificiale: per questo le aziende dovrebbero adottare browser aziendali o estensioni di sicurezza capaci di monitorare e bloccare la condivisione non autorizzata di dati sensibili. Infine, in un contesto in cui la vendita di credenziali avviene in tempo reale su canali sempre più accessibili, è indispensabile attivare un monitoraggio continuo del dark web e di piattaforme come Telegram, anticipando le minacce e individuando eventuali dati compromessi prima che vengano sfruttati dagli attori malevoli o immessi nei circuiti del cybercrime organizzato.


Chi prenota prima le case vacanza nei borghi italiani? I dati (e gli algoritmi) parlano chiaro


Nel settore degli affitti brevi, chi arriva prima vince. E a farlo meglio, almeno quando si parla di borghi italiani, sono i turisti stranieri. È quanto emerge dall'analisi interna di Ruralis, che gestisce 574 strutture su tutto il territorio nazionale. I dati relativi alle prenotazioni per il periodo aprile-giugno 2026 mostrano una differenza netta: gli ospiti internazionali prenotano con una finestra media di 99 giorni di anticipo, contro gli 80 giorni degli italiani. Quasi tre settimane di vantaggio che, tradotte in occupazione effettiva, possono fare la differenza tra una stagione piena e una a mezzo ritmo.

Kaspersky: oltre 1 milione di conti bancari compromessi
Il nuovo report Kaspersky rivela oltre 1 milione di conti bancari compromessi e un aumento significativo del furto di credenziali, segnando una crescita delle minacce finanziarie nel panorama digitale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

La mappa dei mercati: chi prenota, quanto e con quanto anticipo


Sul fronte del volume, il mercato domestico guida ancora con circa il 59% delle prenotazioni totali. Tra gli stranieri, gli Stati Uniti si confermano il mercato più attivo con il 12%, seguiti da Germania (9%) e Francia (8%). Il restante 13% è distribuito tra altri mercati europei e internazionali. Tuttavia, se si incrocia il dato del volume con quello dell'anticipo, il quadro cambia radicalmente. A prenotare con maggiore anticipo sono, infatti:

  • Regno Unito: 128 giorni;
  • Australia: 116 giorni;
  • Germania: 112 giorni;
  • Paesi Bassi: 108 giorni;
  • Repubblica Ceca: 103 giorni;
  • Italia: 80 giorni.

È chiaro come questi dati non siano semplicemente una curiosità statistica, ma rivelano che l’ospite straniero, pianificando con ben quattro mesi di anticipo, ha quasi sempre aspettative precise, ha già scelto la destinazione in modo consapevole e tende a completare il soggiorno senza cancellazioni dell'ultimo minuto. Ancora una volta, i dati Ruralis confermano questo profilo: le strutture con politica di cancellazione moderata o flessibile e classificate come "entire home", ovvero intera proprietà esclusiva e non stanza privata, sono quelle che performano meglio tra le top 50 più prenotate.

I filtri che convertono: cosa cerca davvero chi prenota


Forse il dato più interessante dal punto di vista tecnologico riguarda i filtri di ricerca più utilizzati per il periodo primaverile. Ruralis ha analizzato il comportamento degli utenti sulle principali piattaforme e il risultato ribalta un luogo comune: per le destinazioni nei borghi, non è la posizione geografica a fare la differenza, ma l'esperienza promessa dall'annuncio.

I tre elementi più cercati, nell'ordine:

  1. Piscina o idromassaggio
  2. Vigneti e attività a contatto con la natura
  3. Vista mare

Sono tutti filtri esperienziali, non logistici. Chi cerca un borgo non digita "vicino a Roma" o "in Toscana": cerca cosa farà durante il soggiorno, non solo dove dormirà. Per un proprietario, questo significa che ottimizzare l'annuncio con le parole chiave e le foto giuste ha un impatto diretto sulla visibilità algoritmica sulle piattaforme di prenotazione.

DJI Osmo Pocket 4: nuove funzionalità di imaging
DJI Osmo Pocket 4 alza il livello dell’imaging portatile con nuove tecnologie video e funzionalità avanzate pensate per creator, vlogger e appassionati di contenuti digitali
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Il vantaggio competitivo è una questione di timing (e di dati)


Incrociando tutti i dati — anticipo delle prenotazioni, provenienza internazionale, filtri di ricerca e performance delle strutture — Ruralis traccia una finestra operativa chiara per i proprietari. Le strutture che performano meglio tra le top 50 più prenotate hanno due caratteristiche in comune: politica di cancellazione moderata o flessibile e classificazione come entire home, ovvero proprietà esclusiva.

“Quello che emerge con chiarezza per questa primavera è che i mercati esteri si muovono prima e con una disponibilità di spesa più alta. Di conseguenza, un proprietario che ha l'annuncio aggiornato e il calendario aperto in questo periodo ha un vantaggio competitivo concreto rispetto a chi aspetta l'estate per prepararsi", spiega Nicolas Verderosa di Ruralis.


Un patrimonio da valorizzare (anche con i dati)


Il quadro che emerge dalla ricerca di Ruralis va oltre la semplice analisi stagionale. In Italia esistono centinaia di migliaia di case nei borghi inutilizzate per gran parte dell'anno. Metterle a reddito attraverso gli affitti brevi significa non solo intercettare una domanda in crescita, ma anche preservare il valore dell'immobile nel tempo. E oggi, chi sa leggere i dati di prenotazione — anticipi, nazionalità, filtri di ricerca — ha uno strumento in più per farlo in modo efficace.


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L'FBI ha aperto un'indagine su una giornalista che ha scritto un articolo critico sul direttore Patel


L'inchiesta riguarda le fonti di un reportage di The Atlantic sulle abitudini lavorative di Patel. Si tratta di un caso insolito perché non coinvolge informazioni classificate. Il portavoce dell'FBI nega l'esistenza dell'indagine.

L'FBI ha avviato un'indagine penale sulle fughe di notizie concentrata su Sarah Fitzpatrick, giornalista di The Atlantic che il mese scorso ha firmato un articolo molto critico sulle abitudini lavorative del direttore Kash Patel. Lo hanno riferito a MS NOW due persone a conoscenza della vicenda. L'inchiesta è stata definita come "altamente insolita" perché non riguarda la divulgazione di informazioni classificate e perché appare invece focalizzata sulle fonti che hanno parlato con una reporter.

Secondo le fonti, l'indagine è condotta da agenti di un'unità specializzata con sede a Huntsville, in Alabama. Di norma, questo tipo di inchieste riguarda funzionari governativi sospettati di aver rivelato segreti di Stato o documenti classificati. I giornalisti che ricevono e pubblicano quelle informazioni sono stati tradizionalmente coinvolti solo come potenziali testimoni, non come oggetto dell'indagine.

Fitzpatrick aveva citato circa una ventina di fonti anonime in un lungo articolo in cui raccontava che il consumo di alcol e il comportamento irregolare di Patel avevano suscitato forte preoccupazione tra i funzionari dell'FBI. Secondo il reportage, Patel beveva fino a ubriacarsi e, in alcune occasioni, il suo servizio di sicurezza avrebbe avuto difficoltà a svegliarlo al mattino. Patel ha subito fatto causa a The Atlantic, sostenendo che l'articolo contenesse falsità e danneggiasse la sua reputazione. La testata e la giornalista hanno difeso il lavoro svolto, affermando di aver ricevuto ulteriori conferme dopo la pubblicazione.

Un'indagine di questo tipo potrebbe consentire agli agenti dell'FBI di ottenere i tabulati telefonici della giornalista, inserire il suo nome e le sue informazioni nei database dell'agenzia ed esaminare i suoi contatti sui social media. Non è noto quali passi investigativi siano stati compiuti finora. Le fonti che hanno parlato con MS NOW, alle quali è stato garantito l'anonimato per poter discutere liberamente di una questione delicata, hanno detto che tra alcuni agenti dell'FBI assegnati al caso c'è profonda preoccupazione per questo approccio. "Sanno che non dovrebbero farlo", ha detto una fonte. "Ma se non vanno avanti, potrebbero perdere il lavoro. Sei dannato se lo fai e dannato se non lo fai".

Il portavoce dell'FBI Ben Williamson ha però negato l'esistenza dell'indagine a MS NOW. "Questo è completamente falso. Non esiste alcuna indagine di questo tipo e la reporter che menzionate non è affatto sotto inchiesta", ha dichiarato. Ha poi aggiunto:

"Ogni volta che viene pubblicata una falsa affermazione da parte di fonti anonime che non viene contestata, i media si fanno passare per vittime tramite indagini che non esistono".


Da parte sua, in una dichiarazione a MS NOW, il direttore di The Atlantic Jeffrey Goldberg ha detto:

"Avremo ulteriori commenti da fare quando ne sapremo di più. Se fosse vero, si tratterebbe di un attacco vergognoso, illegale e pericoloso alla libertà di stampa e al Primo Emendamento. Difenderemo Sarah e tutti i nostri reporter che vengono sottoposti a molestie governative semplicemente per aver perseguito la verità".


Le regole del Dipartimento di Giustizia sui reporter


Il Dipartimento di Giustizia ha sempre applicato standard molto elevati per emettere citazioni in giudizio nei confronti dei giornalisti o per ottenere i loro tabulati telefonici nelle indagini penali. Storicamente, ha cercato testimonianze o registri di questo tipo solo nei casi di fughe di informazioni classificate e dopo che gli investigatori avevano esaurito tutti gli altri mezzi per identificare la persona, o le persone, responsabili della divulgazione illegale di materiale sensibile.

Durante le amministrazioni di George W. Bush e Barack Obama, l'FBI ha ottenuto solo molto raramente i tabulati telefonici dei reporter e nell'ambito di indagini su funzionari governativi sospettati di aver divulgato informazioni classificate in violazione dell'Espionage Act.

Durante l'Amministrazione del presidente Joe Biden, il procuratore generale Merrick Garland ha rafforzato ulteriormente le protezioni per le fonti dei giornalisti. La decisione è arrivata dopo la scoperta, all'inizio del 2021, che il Dipartimento di Giustizia, durante la prima presidenza Trump, aveva ottenuto segretamente i registri di giornalisti del Washington Post, della CNN e del New York Times nell'ambito di indagini sulle fughe di segreti governativi legati all'inchiesta sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016 e ad altre questioni di sicurezza nazionale.

Nel luglio 2021 Garland ha emanato una direttiva che vietava ai procuratori federali di sequestrare i registri dei giornalisti impegnati in normali attività giornalistiche, salvo circostanze straordinarie. Tra queste rientravano i casi in cui i reporter fossero sospettati di lavorare per agenti di una potenza straniera o per organizzazioni terroristiche, oppure situazioni che comportassero un rischio imminente per vite umane.

Nello stesso mese, Garland ha ordinato una revisione completa dell'uso, da parte del Dipartimento di Giustizia, di citazioni in giudizio e ordini rivolti ai fornitori di servizi telefonici e internet per ottenere testimonianze e registri dei reporter. La revisione ha portato, nell'ottobre 2022, all'adozione di una nuova e più ampia policy sui media che ha codificato le restrizioni e imposto ai procuratori federali di ottenere l'approvazione del procuratore generale per eseguire un mandato di perquisizione nella casa o nell'ufficio di un reporter, e quella del vice procuratore generale per citare in giudizio la testimonianza di un giornalista.

"Queste norme riconoscono il ruolo cruciale che una stampa libera e indipendente svolge nella nostra democrazia", ha dichiarato Garland nell'ottobre 2022. "Poiché la libertà di stampa richiede che i membri dei media abbiano la libertà di investigare e riportare le notizie, le nuove norme sono intese a fornire una protezione rafforzata ai membri dei media da certi strumenti e azioni delle forze dell'ordine che potrebbero ostacolare irragionevolmente l'attività giornalistica".

Ma la nuova Procuratrice Generale di Trump, Pam Bondi, ha abrogato la policy di Garland nell'aprile 2025, in meno di tre mesi dall'insediamento, abbassando così drasticamente gli standard richiesti ai procuratori federali per ottenere quei registri. Le modifiche introdotte da Bondi, tuttavia, hanno riconosciuto che richiedere testimonianze e registri dei reporter attraverso citazioni e mandati di perquisizione è una tecnica "da utilizzare solo come ultima risorsa".

I precedenti che coinvolgono altri giornalisti


Il mese scorso, il New York Times ha riportato che l'FBI aveva iniziato a indagare su una sua reporter per presunte violazioni delle leggi sullo stalking, dopo la pubblicazione di un articolo sul servizio di sicurezza dell'FBI assegnato alla fidanzata di Patel. L'FBI ha detto al giornale che, pur ritenendo "aggressivo" il metodo di lavoro della reporter, non stava portando avanti una indagine.

A gennaio 2026, l'FBI ha condotto una perquisizione autorizzata dal tribunale, e senza precedenti, nella casa della reporter del Washington Post Hannah Natanson, sequestrandole due computer, un registratore, un orologio Garmin, un telefono e un hard disk portatile. Natanson non era sotto indagine: l'inchiesta riguardava invece un amministratore di sistema con abilitazione di sicurezza top secret, accusato di aver ottenuto e condiviso illegalmente materiali classificati.

Due giudici federali hanno finora impedito al governo di esaminare i dispositivi della giornalista. Lunedì Natanson ha ricevuto il premio Pulitzer per il servizio pubblico per i suoi reportage sui licenziamenti di massa da parte del DOGE durante la riorganizzazione del governo federale voluta da Trump all'inizio del suo secondo mandato.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Ucraina: la Norvegia stanzia 300 milioni di dollari per armi USA


Oslo guida il programma NATO PURL con un contributo record di 1,2 miliardi. Zelensky: "Fondamentale per la difesa aerea"

La Norvegia ha annunciato lo stanziamento di circa 300 milioni di dollari per sostenere l’acquisto di armamenti destinati all’Ucraina, nell’ambito del programma internazionale PURL (Prioritized Ukraine Requirements List), iniziativa coordinata in ambito NATO per accelerare la fornitura di equipaggiamenti militari.

Secondo quanto riportato da insiderua.net e confermato da fonti internazionali, il finanziamento pari a circa 2,8 miliardi di corone norvegesi sarà utilizzato per l’acquisizione di armi di produzione statunitense, con particolare attenzione ai sistemi di difesa aerea e ai missili antibalistici, attualmente considerati tra le priorità strategiche di Kiev.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha espresso pubblicamente il proprio apprezzamento per il contributo di Oslo, sottolineando come tali risorse consentano di colmare carenze critiche nella difesa del Paese, in particolare nel contrasto agli attacchi missilistici. Il capo di Stato ha evidenziato che il sostegno rientra in un impegno più ampio della Norvegia all’interno del programma PURL.

Nel dettaglio, Zelenskyy ha dichiarato che il contributo complessivo norvegese all’iniziativa supera 1,2 miliardi di dollari, rappresentando, allo stato attuale, il più consistente tra quelli messi a disposizione dai Paesi aderenti al meccanismo multilaterale.

Il programma PURL costituisce uno degli strumenti principali attraverso cui gli alleati occidentali finanziano direttamente l’acquisto di sistemi d’arma per l’Ucraina, con l’obiettivo di velocizzare le forniture e rafforzare le capacità difensive nel contesto del conflitto in corso con la Russia.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La retromarcia di Trump sullo Stretto di Hormuz arriva dopo lo stop dell'Arabia Saudita


NBC News rivela un retroscena: l'Arabia Saudita ha sospeso l'uso delle sue basi militari dopo l'annuncio a sorpresa di "Project Freedom". Il presidente ha dovuto fare marcia indietro per ripristinare l'accesso allo spazio aereo saudita per i militari americani.

Il presidente Donald Trump ha dovuto fare marcia indietro sul piano per aiutare le navi bloccate ad attraversare lo Stretto di Hormuz, dopo che un Paese alleato chiave del Golfo – l'Arabia Saudita – ha limitato l’uso delle proprie basi e del proprio spazio aereo da parte delle forze armate statunitensi. A rivelarlo sono due funzionari americani a NBC News, secondo cui proprio questa decisione ha costretto la Casa Bianca a sospendere l’operazione.

Trump aveva sorpreso i suoi alleati del Golfo annunciando domenica pomeriggio sui social media il progetto, denominato "Project Freedom". L’annuncio avrebbe irritato, in particolare, la leadership saudita, che in risposta ha comunicato agli Stati Uniti che non avrebbe permesso più ai militari americani di far decollare aerei dalla Prince Sultan Airbase, a sud-est di Riyadh, né di sorvolare lo spazio aereo saudita per sostenere l’operazione. Una telefonata tra Trump e il principe ereditario Mohammed bin Salman non avrebbe risolto la questione, costringendo il presidente a sospendere Project Freedom pur di ripristinare l’accesso militare statunitense a quello spazio aereo, considerato cruciale.

Anche altri Paesi alleati del Golfo sarebbero stati colti di sorpresa. Il presidente avrebbe parlato con i leader del Qatar solo dopo l’avvio dell’operazione. Un diplomatico mediorientale ha riferito che gli Stati Uniti non si sono coordinati neppure con l’Oman su Project Freedom fino a dopo l’annuncio di Trump. Un funzionario della Casa Bianca ha però dichiarato che "gli alleati regionali sono stati informati in anticipo".
Il dietrofront di Trump su Project Freedom — FocusAmerica

Project Freedom · I retroscena dello stop

Project Freedom, le 36 ore
che hanno mostrato il vero peso di Riad


Trump annuncia domenica l’operazione per riaprire Hormuz. Trentasei ore dopo, il piano è già sospeso: l’Arabia Saudita ritira l’accesso alla Prince Sultan Airbase e al proprio spazio aereo, costringendo la Casa Bianca a fermare tutto.

Fonti: NBC News · PBS · Casa Bianca Aggiornato: 7 maggio 2026

Annuncio · Domenica
Trump lancia
Project Freedom
Si tratta di una operazione per scortare in sicurezza le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, annunciata sui social

Stop · Martedì notte
Operazione
sospesa
La decisione arriva dopo che è stato fermato l'accesso alle Forze Armate americane alla base di Prince Sultan e allo spazio aereo del regno

Tra l'annuncio e lo stop sono passate circa 36 ore, e due sole navi sotto bandiera USA avrebbero completato il transito

Esplora la crisi
1 Cronologia 2 Le leve di Riad 3 Gli alleati 4 Negoziati

Le 36 ore di Project Freedom

Dall'annuncio sui social al dietrofront imposto da Riad


La sequenza ricostruita da NBC News mostra come l'operazione sia stata fermata dopo che l'Arabia Saudita ha vincolato la propria cooperazione militare con gli Stati Uniti al ritiro del piano.

Domenica pomeriggio
L'annuncio a sorpresa sui social
Trump comunica via social l'avvio di Project Freedom, operazione per rompere il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz. Gli alleati del Golfo non sono stati preavvisati.

Martedì mattina
Briefing al Pentagono e alla Casa Bianca
I responsabili della sicurezza nazionale illustrano l'iniziativa per buona parte della giornata. Il Comando Centrale annuncia il transito di due navi a bandiera americana, l'Iran smentisce.

Punto di rottura
Tra martedì e mercoledì
Riad blocca basi e spazio aereo
L'Arabia Saudita comunica agli Stati Uniti il divieto di far decollare i suoi aerei dalla base aerea Prince Sultan e di sorvolare il proprio territorio per sostenere l'operazione.

La telefonata
Trump-bin Salman: nessuna intesa
Una telefonata diretta tra il presidente e il principe ereditario saudita non risolve la questione. La Casa Bianca deve scegliere tra continuare l'operazione e l'accesso allo spazio aereo saudita.

~36 ore dopo l'avvio
Project Freedom viene sospesa
Trump ferma l'operazione e la presenta come "pausa breve" per finalizzare un accordo di pace. Le altre navi pronte al transito vengono fermate.

Cosa Riad ha negato a Washington

I tre asset sauditi che hanno bloccato l’operazione americana


Senza l’accesso alle basi e allo spazio aereo del regno, le forze Usa non avrebbero potuto operare lungo i confini iraniani. Secondo un funzionario americano, in alcuni casi non esistono alternative praticabili.

1

La base aerea Prince Sultan
A sud-est di Riyadh — pilastro dell'aviazione USA nel Golfo
Le Forze Armate americane vi mantengono caccia, velivoli cisterna e sistemi di difesa aerea. Riad ha autorizzato l'uso della base per sostenere la guerra in Iran, poi ha revocato temporaneamente il consenso dopo l'inizio di Project Freedom.
Accesso revocato

2

Lo spazio aereo saudita
Corridoio obbligato verso lo Stretto di Hormuz
Ai velivoli americani schierati nei Paesi vicini è stato consentito di sorvolare il territorio saudita per tutto il periodo della guerra in Iran. Riad ha bloccato anche questa autorizzazione dopo l'inizio del Project Freedom, isolando di fatto le forze USA dalla regione operativa.
Sorvolo negato

3

Il vincolo geografico
"Non esistono alternative", secondo un funzionario USA
«Per ragioni geografiche, serve la cooperazione dei partner regionali per utilizzare il loro spazio aereo lungo i confini»: così un funzionario americano a NBC News.
Fattore strutturale

Il fallimento del coordinamento

Come Trump ha sorpreso anche gli alleati del Golfo


L'operazione è stata lanciata via social senza una piena consultazione con i partner regionali. L'opposizione di Riad è il caso più clamoroso, ma non l'unico.

Arabia Saudita
Sorpresa dall'annuncio. La leadership saudita ha reagito con irritazione e ha imposto la sospensione dell'operazione come condizione per ripristinare l'accesso militare USA alle basi sul suo territorio ed al suo spazio aereo.

Veto Esito: stop al piano

Qatar
Trump avrebbe parlato con i leader del Qatar solo dopo l'avvio dell'operazione, secondo NBC News.

Avvisato dopo A operazione iniziata

Oman
Un diplomatico mediorientale riferisce che gli Stati Uniti non si sono coordinati con Muscat fino a dopo l'annuncio pubblico dell'operazione Project Freedom.

Nessuna coordinazione Solo dopo l'annuncio

La versione della Casa Bianca
Un funzionario della Casa Bianca afferma invece che "gli alleati regionali erano stati informati in anticipo": ricostruzione che però le fonti citate da NBC News contraddicono.

Il dopo Project Freedom

La pista diplomatica e la pressione in vista delle midterm

Penso che ci sia una buona possibilità che questa guerra finisca, e se non sarà così dobbiamo tornare a bombardarli a tappeto.Donald Trump · intervista a PBS

Gli attori sul tavolo

Proponente
Stati Uniti
Hanno presentato una nuova proposta. Trump punta a chiudere l'accordo con l'Iran prima del viaggio a Pechino della prossima settimana.

Mediatore
Pakistan
Teheran discuterà la nuova proposta con Islamabad, che agisce da intermediario tra le parti.

Destinatario
Iran
Sta esaminando la proposta. Ma un alto funzionario del Parlamento la liquida pubblicamente come irrealistica.

Le posizioni

Trump Ottimismo cauto, minaccia residua
"Vogliono fare un accordo. Nelle ultime 24 ore ci sono stati ottimi colloqui." Ma resta sul tavolo l'opzione di "tornare a bombardarli a tappeto".

Deputato iraniano Rifiuto pubblico
Un deputato iraniano ha definito la proposta americana come una "lista dei desideri che non diventerà mai realtà".

Giordania Lettura realista
"Gli iraniani non hanno più i mezzi economici per continuare. La loro economia sta fallendo, non possono più pagare gli stipendi."

La pressione interna
Sul presidente cresce la pressione politica in vista delle elezioni di midterm di novembre: i repubblicani devono difendere il margine ristretto alla Camera e la maggioranza al Senato. Allo stesso tempo, alcuni stretti consiglieri spingono Trump a "finire il lavoro" in Iran eliminando le residue capacità militari convenzionali del regime.

Fonti NBC News (ricostruzione di due funzionari americani e un diplomatico mediorientale), PBS (intervista a Trump), agenzia ISNA (dichiarazioni del Ministero degli Esteri iraniano), Comando Centrale USA · Aggiornato al 7 maggio 2026.

Il ruolo delle basi saudite e la protezione delle navi


Le Forze Armate americane mantengono aerei da combattimento, velivoli cisterna e sistemi di difesa aerea presso la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita. Riyadh aveva consentito agli Stati Uniti di far decollare aerei dalla base per sostenere la guerra in Iran, oltre a permettere agli aerei schierati nei Paesi vicini di sorvolare il territorio saudita. "A causa della geografia, è necessaria la cooperazione dei partner regionali per utilizzare il loro spazio aereo lungo i confini", ha spiegato un funzionario americano. In alcuni casi, ha aggiunto, non esistono alternative.

Trump aveva annunciato l’operazione Project Freedom nel fine settimana come uno strumento per rompere il blocco iraniano nello Stretto di Hormuz. I suoi principali responsabili della sicurezza nazionale hanno trascorso buona parte della giornata di martedì a illustrare l’iniziativa in briefing al Pentagono e alla Casa Bianca, prima che il presidente la interrompesse all’improvviso circa 36 ore dopo il suo avvio.

Secondo NBC News, le Forze armate statunitensi stavano preparando altre navi al transito attraverso lo Stretto quando l’operazione è stata fermata all’improvviso. Il Comando centrale degli Stati Uniti aveva annunciato in precedenza che due navi battenti bandiera americana erano riuscite ad attraversarlo, mentre l’Iran ha negato che il passaggio sia mai avvenuto. In un post sui social media, Trump ha cercato di ridimensionare lo stop, affermando che Project Freedom sarebbe stato invece "sospeso per un breve periodo di tempo" per verificare se un accordo per porre fine alla guerra potesse essere "finalizzato e firmato" entro quella finestra temporale.

I negoziati con l’Iran e la pressione su Trump


Intanto, l'Amministrazione Trump sta tentando di raggiungere un accordo negoziato per mettere fine alle ostilità. L’Iran sta esaminando una nuova proposta presentata dagli Stati Uniti, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri Esmail Baghaei all’agenzia semiufficiale iraniana ISNA. Baghaei ha spiegato che Teheran ne discuterà con il Pakistan, che sta agendo da mediatore. Trump non ha fornito dettagli sul piano, ma ha sostenuto che la guerra potrebbe finire se "l’Iran accetta di fare ciò che è stato concordato". "Vogliono fare un accordo", ha detto dallo Studio Ovale, aggiungendo che nelle ultime 24 ore ci sono stati "ottimi colloqui".

Ma la verità è che la pressione politica sul presidente sta aumentando sempre di più in vista delle elezioni di midterm di novembre, quando i repubblicani dovranno difendere il loro ristretto margine di vantaggio alla Camera e la maggioranza al Senato. In un’intervista con PBS, Trump ha detto di sperare che i negoziatori statunitensi possano raggiungere un’intesa con il regime iraniano prima del suo viaggio a Pechino della prossima settimana, dove incontrerà il presidente cinese Xi Jinping. "Penso che ci sia una buona possibilità che questa guerra finisca, e se non sarà così dobbiamo tornare a bombardarli a tappeto", ha dichiarato.

Secondo diversi ex funzionari americani, alcuni stretti confidenti del presidente lo avrebbero incoraggiato a "finire il lavoro" in Iran, eliminando ciò che resta delle risorse militari convenzionali del regime. Intanto, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha incontrato mercoledì proprio i leader iraniani e ha affermato che è fondamentale mettere fine alla guerra il prima possibile. In un post sui social media, un alto funzionario del Parlamento iraniano ha però definito l’ultima proposta una "lista dei desideri che non diventerà mai realtà". Un funzionario giordano ha tuttavia dichiarato a NBC News che gli sforzi diplomatici in atto sono seri: "Gli iraniani non hanno più i mezzi economici per continuare. La loro economia sta fallendo, non possono più pagare gli stipendi".

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

UK: carceri, detenuti stranieri costano 629 milioni di sterline


Analisi evidenzia il peso fiscale sul sistema penitenziario. Cresce il dibattito su rimpatri e accordi bilaterali

I contribuenti britannici sostengono un costo stimato di circa 629 milioni di sterline per la gestione dei cittadini stranieri detenuti nelle carceri del Regno Unito. Il dato emerge da un’analisi finanziaria riportata da ZeroHedge, che ha esaminato l’impatto economico della popolazione carceraria non britannica sul sistema penitenziario nazionale.

Secondo quanto evidenziato, la cifra comprende le spese operative complessive degli istituti penitenziari, tra cui sicurezza, personale, mantenimento delle strutture e servizi essenziali per i detenuti. A queste si aggiungono eventuali costi accessori legati alla gestione amministrativa e logistica dei cittadini stranieri, inclusi processi di identificazione, trasferimenti internazionali e cooperazione con le autorità dei Paesi di origine.

Negli ultimi anni, la questione è stata oggetto di dibattito politico e istituzionale nel Regno Unito. Alcuni osservatori sottolineano la necessità di rafforzare gli accordi bilaterali per il trasferimento dei detenuti nei Paesi d’origine, con l’obiettivo di ridurre i costi a carico dei contribuenti. Altri, invece, evidenziano come tali procedure possano risultare complesse e dipendenti da variabili giuridiche e diplomatiche.

Parallelamente, esperti del settore penitenziario richiamano l’attenzione sull’importanza di garantire standard adeguati di detenzione, indipendentemente dalla nazionalità dei detenuti, nel rispetto delle normative internazionali sui diritti umani.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Canelli, il ritorno della tradizione


Il 20 e 21 giugno andrà in scena la rievocazione storica, ma senza battaglia
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.

Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Cuneo, Torino e Genova.

Per riceverla, clicca qui

Dopo dieci anni di assenza, il 20 giugno prossimo la città di Canelli è pronta a ritrasformarsi in un borgo seicentesco. Ci saranno ancora soldati, musici, artisti di strada, contadini e tutti i personaggi tipici dell’epoca, ma questa volta i fucili non spareranno nemmeno un colpo.

La rievocazione storica, che in passato attirava decine di migliaia di visitatori desiderosi di immergersi nel clima delle guerre di successione del Ducato di Monferrato (1613-1617), non si chiamerà più “Assedio”, ma “Canelli 1613”: un salto nel passato che riporta ai mesi precedenti agli scontri e ai conflitti bellici.

Una scelta dell’Associazione Colline 50 – subentrata al precedente gruppo storico nell’organizzazione dell’evento – e condivisa con l’amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Roberta Giovine, dovuta alla volontà di ripartire con una versione light, così da riprendere gradualmente l’iniziativa e gestire al meglio le risorse economiche, tra le cause dello stop degli anni passati, in vista delle future edizioni della manifestazione.

«Vogliamo evocare il momento in cui si sentivano già rumori di guerra, ma non era ancora scoppiata. Sarà un assedio senza battaglia: un clima tranquillo, con animazioni e i primi accampamenti militari che iniziano a controllare chi entra nel borgo, se è amico o nemico», ha spiegato a L’Unica Mauro Stroppiana, vicesindaco di Canelli. «Il tentativo è di ripartire come era nata all’inizio la rievocazione: come una piccola manifestazione locale, una festa del paese dove tutti partecipavano».

Le origini

Per comprendere meglio l’importanza di questo evento, è utile fare un passo indietro. A raccontare le origini della manifestazione è uno dei fondatori, Pier Sergio Bobbio: «La rievocazione l’abbiamo ideata Giovanni Vassallo e io durante un memorabile viaggio tra Canelli e la Lunigiana, dove stavamo andando a incontrare un gruppo musicale da invitare a Canelli. L’idea nacque perché, all’epoca, la Regione Piemonte invitava i Comuni a ideare eventi turistici capaci di unire storia, gastronomia e territorio».

Lo spunto arrivò dalla musica. «Grazie a un assiduo frequentatore della biblioteca, Masino Scaglione, venni a conoscenza di un’opera lirica di fine Ottocento, “L’Assedio di Canelli”, che raccontava in forma tardo-ottocentesca un episodio eroico realmente accaduto agli inizi del Seicento. Scartata l’idea di riproporre l’opera, per la mancanza degli spartiti musicali – era rimasto soltanto il libretto – decidemmo di puntare su una rievocazione storica. Proprio durante quel viaggio gettammo le basi di quella che sarebbe diventata la rievocazione».

Dal 1992 prese così il via un evento destinato a diventare un punto di riferimento prima a livello regionale e poi nazionale. «Siamo arrivati ad avere quasi duemila figuranti in costume. I canellesi erano moltissimi: erano coinvolte quasi tutte le associazioni di volontariato, oltre alle scuole elementari e medie», ha raccontato Bobbio. «Molte associazioni offrivano pasti rigorosamente seicenteschi. Partecipavano anche gruppi provenienti dall’estero, in particolare da Inghilterra e Svizzera. È difficile fare stime precise, ma nei due giorni si ipotizzavano fino a 20 mila visitatori».
Una panoramica dell’area all’interno delle mura ricostruite su progetto di Carlo Leva, scenografo di Sergio Leone. Assedio di Canelli 2003 – Foto: Pier Sergio Bobbio
La storia

L’evento rievoca un episodio legato alle guerre di successione del Ducato del Monferrato, che all’inizio del XVII secolo coinvolsero anche Canelli, situata in un’area contesa tra i Savoia e il Monferrato, allora sotto influenza spagnola. Dopo la morte nel 1612 del duca di Mantova (e di Monferrato) Francesco IV Gonzaga – marito di Margherita, figlia di Carlo Emanuele I di Savoia – e del primogenito Francesco, il sovrano sabaudo cercò di espandere i propri domini sostenendo i diritti della nipote Maria, considerata l’unica erede legittima; a prendere il potere fu però il fratello minore del defunto, Ferdinando Gonzaga. Per rafforzare la propria posizione il principe di Piemonte tentò allora di ottenere l’appoggio di Francia, Venezia e altri Stati italiani, senza però riuscirvi. Decise quindi di agire militarmente, occupando centri strategici come Trino, Alba e Moncalvo. Nonostante le intimidazioni del governatore spagnolo di Milano, arrivò a dichiarare guerra alla Spagna, una delle maggiori potenze europee di quel periodo. Il conflitto si concluse nel 1615 con la pace di Asti, con la quale Carlo Emanuele I accettò di smobilitare l’esercito e di rinunciare alle proprie pretese sul Monferrato.

A riassumere che cosa successe alla città ci sono le parole di Oscar Bielli, sindaco per tre mandati a partire dal 1994: «Nel giugno del 1613, approfittando della scarsa presenza di soldati nelle fortificazioni, Carlo Gonzaga, duca di Nevers, attraversò il fiume Belbo con un reggimento di cavalleria, uno di fanteria e diversi cannoni, ponendo l’assedio alla città. Le truppe monferrine tentarono in più modi di entrare in Canelli, ma la piccola guarnigione rimasta fu aiutata in modo determinante dalla popolazione che, con non pochi sacrifici, riuscì a resistere a tutti gli attacchi e a reagire in modo decisivo. I nemici furono costretti a ritirarsi con grande gioia di tutta la popolazione. Il duca di Savoia per ringraziamento e per premiare gli uomini e le donne di Canelli del loro comportamento li esentò per 30 anni, con apposito decreto, dal pagamento delle tasse».

CTA Image

L’Unica è anche su Facebook! Clicca qui per visitare la pagina e inizia a seguirci per rimanere aggiornato!

Ricreando questa atmosfera, durante la rievocazione i visitatori si trovavano immersi in un continuo via vai di soldati e ufficiali, tra spari di artiglieria, combattimenti e scene di vita quotidiana: contadini in fuga con i loro animali, carri carichi di suppellettili, osterie e taverne animate anche da malfattori e accattoni. Non mancavano controlli e ispezioni a sorpresa. A tutti venivano infatti consegnati due documenti da portare sempre con sé. Il primo, chiamato “Tiletto” e vidimato nelle postazioni militari disseminate lungo il borgo, fungeva da lasciapassare, permettendo ai visitatori di dimostrare di non essere nemici ed evitare così la gogna o la berlina. Il secondo era la “Bulletta di sanità” che attestava la buona salute e certificava di non essere “appestati”.

La nuova edizione senza la battaglia

Da questa eredità, ma alla luce di nuove esigenze e con un diverso gruppo organizzatore, la macchina è ripartita. La proposta di rilanciare la manifestazione arriva dall’associazione Colline 50, composta da giovani canellesi desiderosi di animare la comunità.

«Questo non sarà più l’Assedio di Canelli come lo ricordavamo. Si chiamerà “Canelli 1613” perché ci collochiamo due o tre mesi prima del grande assedio», ha spiegato a L’Unica Elena Trinchero, presidente di Colline 50. «Siamo affiancati da storici, tra cui Alessandro Fiscelli, e supportati da Gianluigi Bera e Annamaria Tosti, che ci guidano verso una ricostruzione il più possibile corretta».
Assedio di Canelli 2000 – Foto: Morra
L’obiettivo è creare un momento di festa: «Ci saranno giochi, taverne, osterie, musiche e spettacoli. Vogliamo riprodurre una Canelli seicentesca viva, allegra e giovane, con anche un grande mercato storico». Ampio spazio sarà dedicato ai più giovani, con il coinvolgimento delle scuole – dall’infanzia alle superiori – e con il contributo degli studenti dell’indirizzo turistico, ai quali è stata affidata la gestione del canale TikTok dell’evento. «Puntiamo molto sui ragazzi: ci sarà anche il gruppo Canelli Crew, che si occuperà dei giochi storici e di coinvolgere sia adulti sia bambini», ha aggiunto Trinchero.

La manifestazione si svilupperà su due giornate: «Sabato 20 giugno si inizierà intorno alle 17 e si proseguirà fino a mezzanotte; domenica 21 dalle 10 alle 18». Il percorso interesserà gran parte della città, partendo da piazza Cavour (all’altezza dell’infopoint) e attraversando via 20 Settembre, piazza Aosta, via G. B. Giuliani e piazza Gioberti fino a San Tommaso, per poi proseguire verso la Sternia e raggiungere il piazzale Villanuova, coinvolgendo anche il centro storico alto.

I costi e la sostenibilità

«Abbiamo deciso di non riproporre la “Grande Battaglia”, sia per una questione economica, dato che i costi oggi sono molto elevati, sia per motivi legati alla sicurezza. L’evento sarà più contenuto, ma comunque molto coinvolgente». L’organizzazione resta in capo all’associazione Colline 50: «Siamo un gruppo piccolo, quattro o cinque persone attive e, per questo, avevamo bisogno di un supporto logistico da parte dell’amministrazione. Abbiamo inoltre avviato una collaborazione con la Fondazione Egri di Torino per gli aspetti teatrali e organizzativi. Saranno coinvolte cinque pro loco e tutti i ristoranti canellesi, sia all’interno sia all’esterno delle mura».

Anche per il vicesindaco Mauro Stroppiana il tema dei costi è centrale per il futuro dell’iniziativa, in modo che non si arresti più come avvenuto sotto la giunta Gabusi. «Dieci anni fa non si parlava di sostenibilità; oggi è un tema imprescindibile su tutti i fronti. Abbiamo scelto di realizzare una manifestazione basata su un forte coinvolgimento delle risorse locali, del volontariato e dei finanziamenti raccolti tramite sponsor», ha spiegato Stroppiana. «Dalle dichiarazioni del 2016, che non ho motivo di ritenere inesatte, emerge come si fosse arrivati a una situazione finanziariamente non più sostenibile, anche a causa di una macchina organizzativa molto complessa. Forse, con il tempo, erano venute meno anche le motivazioni».

Il 2026 sarà quindi un anno pilota per valutare come proseguire. «Non puntiamo alla perfezione, altrimenti si rischia di non partire mai. Una città dinamica è una città che sperimenta e accetta di mettersi alla prova», ha aggiunto il vicesindaco. «Se qualcosa non funziona, lo si corregge senza polemiche. È successo anche con le luci di Natale: il primo anno è stato difficile, mentre l’anno scorso sono state apprezzate da tutti. Quando si avviano nuovi progetti si fanno investimenti. Siamo una città industriale, abituata a sperimentare».

L’appuntamento per “Canelli 1613” è il 20 e il 21 giugno 2026 a Canelli, in provincia di Asti. A questo link trovate tutte le informazioni necessarie.


Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

👉🏼 L’Unica è citata tra le realtà innovative del giornalismo locale su Mediatrends, il magazine dedicato all’innovazione nella comunicazione. Puoi leggere l’articolo qui.

I vostri messaggi

“Sono iscritto a tutte le edizioni piemontesi, è un modo per rimanere aggiornato su ciò che accade di importante nella mia regione”.

— Tonio U.

E tu cosa ne pensi del nostro progetto?
Scrivici

Ti consigliamo anche:

🧱 In provincia di Cuneo c’è un mondo in miniatura (da L’Unica Cuneo)

📈 Il “campo largo” ha superato il centrodestra nei sondaggi (da Pagella Politica)

📧 Iscriviti al Franco Tiratore, la newsletter del direttore sui personaggi e gli eventi della politica italiana


A Savigliano un mondo in miniatura


L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.

Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Asti, Torino e Genova.

Per riceverla, clicca qui

Mattoncino su mattoncino viene su un grande mondo, quello di Lego. A dire il vero, più che un mondo è un universo con molte sfaccettature: gioco per bambini o per incalliti collezionisti, strumento di comunicazione e socializzazione, può diventare espressione artistica oppure, addirittura, essere leva imprenditoriale. Dal 9 maggio, a Savigliano, Lego sarà anche una mostra. Una di quelle che cambiano il modo di osservare. Si chiama “Monumentini”, e sarà allestita a Palazzo Muratori Cravetta.

Una mostra dove i monumenti italiani non sembrano più distanti o addirittura irraggiungibili: diventano accessibili. Con i mattoncini si mette in atto un ribaltamento sottile, ma evidente. La Mole Antonelliana, il Duomo di Milano o la Fontana di Trevi non perdono importanza nella versione in scala. Al contrario, acquistano chiarezza. Come se togliere grandezza restituisse senso.

CTA Image

L’Unica è anche su Facebook! Clicca qui per visitare la pagina e inizia a seguirci per rimanere aggiornato!

Costruire, smontare, ricostruire

L’autore dei “monumentini” è Luca Petraglia, artista milanese, classe 1991. «Da un certo giorno non ho più smesso di costruire e i mattoncini Lego sono diventati la mia arte», ha raccontato a L’Unica. Quel “certo giorno” risale a quando era bambino, quando una scatola aperta per caso è diventata un gioco irrinunciabile. Tutto il percorso artistico di Petraglia è all’insegna della continuità e di un mantra inesauribile: «Costruire è tanto importante quanto smontare e poi ricostruire».

Le opere sono interpretazioni fedeli. Petraglia lavora sulla struttura, sulla geometria, sull’equilibrio degli edifici. Elimina il superfluo, trattiene l’essenziale. È una forma di sintesi, più che di riproduzione.
facebook.com/plugins/video.php…
«Mi è sempre piaciuto riprodurre le città», ha detto ancora. Infatti, ciò che emerge dal suo lavoro non è una sequenza di monumenti isolati, ma un vero sistema che si sviluppa in una sorta di geografia culturale. In ogni città, anche la più piccola, c’è un edificio che la rappresenta: spesso è una chiesa, un centro, un punto di riferimento per gli abitanti.

Il lavoro di Petraglia parte proprio da lì, dalla funzione dei luoghi, prima ancora che dalla loro forma. Ma un altro elemento attraversa tutte le opere: il tempo. Costruire con i Lego significa accettare una lentezza inevitabile. Non esistono scorciatoie. Ogni errore impone di tornare indietro, smontare e rifare. È un processo che assomiglia più all’artigianato che alla produzione di una multinazionale del gioco. E infatti Petraglia lavora per stratificazione, per tentativi. Nel suo studio, passa anche quindici ore al giorno tra i mattoncini. Un dato che più che stupire, spiega: dietro all’apparente leggerezza del risultato c’è una disciplina rigorosa.

A volte può succedere che il contesto che accoglie la mostra amplifichi il messaggio. Fino a domenica 3 maggio i “monumentini” di Petraglia sono esposti nell’Imbiancheria del Vajro, a Chieri, sulla collina torinese. Non è una sala neutra, ma uno spazio che porta con sé una storia industriale, una memoria concreta. Qui i “monumentini” dialogano con macchinari, filature e, ancora una volta, trasformazioni. Anche la ciminiera distrutta nel 2019 è ritornata, ricostruita in miniatura. Non come nostalgia, ma come presenza.
Foto: Profilo Facebook di Luca Petraglia
Non soltanto bambini

Il pubblico risponde: famiglie, curiosi e persone che forse non entrerebbero mai in una mostra di architettura. Gli appassionati, ovviamente, rappresentano la parte più rilevante. Del resto, ci sarà un motivo se esistono in tutto il mondo gruppi organizzati di giocatori. Anche a Cuneo, dove dal 2016 i soci di Alter Lego organizzano incontri per ritrovarsi e costruire ogni volta nuove esperienze marchiate Lego, alternando mostre (l’ultima il 29 marzo alle Gallerie del territorio a Madonna dell’Olmo) alle attività di sostegno per i bambini ricoverati in ospedale.

Ma l’azienda danese che dal 1932 costruisce i mattoncini ha fondamenta ben più solide di quelle in plastica bucherellata. Nel 2025 ha chiuso con ricavi in crescita a doppia cifra e utili in aumento. Un dato in forte controtendenza, quando una parte consistente del settore giocattoli rallenta tra inflazione, contrazione dei consumi e cambiamento delle abitudini. Questo proprio perché Lego non è soltanto un produttore di giocattoli ma un ecosistema con set per bambini, collezioni per adulti, collaborazioni con grandi franchise, prodotti sempre più complessi e segmentati. Non esiste più un solo pubblico. Esistono pubblici diversi, con esigenze diverse.

Negli ultimi anni il segmento degli adulti è diventato centrale. Non è un dettaglio. È un cambio di paradigma. Il mattoncino non è più solo gioco, ma esperienza. Costruire diventa un’attività che ha a che fare con il tempo libero, con la concentrazione, perfino con il benessere. In questo senso Lego intercetta una domanda nuova: quella di attività manuali, lente, in un contesto sempre più digitale.

Se ti interessa partecipare alla mostra “Monumentini” a Savigliano a questo link trovi tutte le informazioni necessarie.

Un “gioco serio” per i manager

Che Lego non sia solo montare mattoncini su mattoncini lo sanno bene i manager che hanno sperimentato il metodo Lego serious play, pensato per aiutare a lavorare sulle idee attraverso modelli tridimensionali. L’obiettivo? Migliorare comunicazione, creatività e capacità di affrontare problemi complessi. Chi utilizza questo metodo lo spiega in modo diretto: costruire con le mani permette di «rendere visibili concetti che altrimenti resterebbero astratti». Un approccio che, a prima vista, può sembrare paradossale: usare un gioco per affrontare temi complessi come strategia, identità aziendale o gestione dei conflitti.

«È un metodo sviluppato 22 anni fa e che ha portato alla creazione di uno spin-off della Lego. È una strategia che mira a sbloccare un potenziale che altrimenti rimarrebbe inespresso», ha spiegato a L’Unica Per Kristiansen, manager danese che ha divulgato in Piemonte questa metodologia. «Tutti lavorano con l’idea di fare bene, ma non sempre riescono a trovare le parole per dirlo. Con questo percorso acquisiscono una voce. Il principio è semplice. I partecipanti costruiscono con i mattoncini modelli che rappresentano idee, problemi o scenari. Non si parte da una discussione astratta, ma da un oggetto concreto. Con i Lego i bambini costruiscono la loro realtà e il concetto vale anche per gli adulti: i mattoncini sono una metafora. Questo permette di rispondere anche alle domande più difficili, come ad esempio: chi sei?».

La risposta non arriva dalle parole, ma da ciò che si costruisce. «Sì, perché quello scenario che realizziamo dice chi siamo, chi vorremmo essere, chi sono i nostri antagonisti. Così, sul piano del business, emerge anche che cosa manca all’azienda, quali valori». Il lavoro si sviluppa in gruppo. Ogni partecipante costruisce il proprio modello, ma il passaggio decisivo arriva alla fine, quando tutto viene unito. «La riunione si conclude con una sintesi: si crea un’unica struttura, un paesaggio che unisce tutte le creazioni e in qualche modo le comprende. Ci sono fili che collegano i lavori: è lì che emerge la visione comune». Il metodo viene utilizzato in contesti diversi: dal team building al problem solving, fino alla simulazione di scenari complessi. «Può essere utile per valutare situazioni reali. Ad esempio, se crolla la borsa: quali sono le conseguenze possibili?».

Gioco, formazione, arte: tutti i volti dei mattoncini

Poi c’è la sostenibilità. Tema centrale, ma anche delicato. Lego ha investito in materiali alternativi alla plastica tradizionale, in processi produttivi più efficienti, in un racconto aziendale che mette al centro la responsabilità ambientale. Non è un percorso concluso, ma è diventato un elemento identitario. Tutto questo spiega la crescita, ma non basta ancora. Lego è uno dei pochi prodotti che riesce a stare contemporaneamente in più dimensioni. È gioco, ma anche collezione. È passatempo, ma anche strumento educativo. È oggetto, ma anche linguaggio.

E qui torniamo a ciò che si vedrà in mostra a Savigliano. Il lavoro di Luca Petraglia è una dimostrazione concreta di questa trasformazione. I mattoncini diventano architettura, racconto, interpretazione. Non perdono la loro natura, ma la estendono. Che cosa resta dopo aver visitato la mostra? Non solo la meraviglia tecnica o la precisione dei dettagli. Ma la sensazione che costruire sia ancora uno dei modi più concreti per capire il mondo.

Questa puntata di L’Unica Cuneo termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

I vostri messaggi

“È una testata di grande valore perché affronta temi locali con un occhio al nazionale”.

— Marco S.

E tu cosa ne pensi del nostro progetto?
Scrivici

🏙️ Reportage da Barriera, il quartiere di Torino con più bambini e meno risorse (da L’Unica Torino)

💸 Quanto hanno guadagnato gli italiani nel 2025, in otto grafici (da Pagella Politica)

🤗 Segui L’Unica su Facebook per rimanere aggiornato su quello che succede intorno a te!


Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La rassegna stampa di giovedì 7 maggio 2026


L'Iran valuta la proposta di pace degli Stati Uniti mentre Trump minaccia nuovi bombardamenti. I democratici criticano la testimonianza di Lutnick sui legami con Epstein

Questa è la rassegna stampa di giovedì 7 maggio 2026

L'Iran valuta la proposta di pace americana per porre fine alla guerra


L'Iran sta esaminando una proposta di pace americana di una pagina per porre fine al conflitto che ha chiuso lo Stretto di Hormuz da oltre due mesi. Il presidente Trump ha dichiarato che la guerra "finirà rapidamente" se l'Iran accetterà l'accordo, minacciando al contempo bombardamenti "a un livello e intensità molto più alti" in caso di rifiuto. Il Pentagono ha confermato di aver attaccato una petroliera iraniana che tentava di violare il blocco americano.

Fonti: Bloomberg Politics, BBC News, The Hill News

I democratici attaccano la testimonianza di Lutnick sui legami con Epstein


Il segretario al Commercio Howard Lutnick ha testimoniato davanti al Comitato per la supervisione della Camera sui suoi legami con Jeffrey Epstein, dopo che i documenti hanno rivelato contatti continuati anche dopo la condanna dell'ex finanziere. I democratici hanno definito la sua testimonianza "disonesta" e un "insabbiamento scandaloso", con il deputato Ro Khanna che ha affermato che Trump lo licenzierebbe se vedesse il video della deposizione.

Fonti: NYT > Top Stories, The Hill News, US news | The Guardian

Un giudice rilascia la presunta nota di suicidio di Epstein


Un giudice federale ha reso pubblica per la prima volta una presunta nota di suicidio scritta a mano da Jeffrey Epstein, che il suo ex compagno di cella disse di aver trovato nascosta in un romanzo grafico. La nota è stata rilasciata nell'ambito del procedimento legale del compagno di cella di Epstein, anche se il New York Times non ha potuto autenticare che sia stata effettivamente scritta da Epstein.

Fonti: NYT > Top Stories, The Hill News, US news | The Guardian

Un giudice stabilisce che l'FBI può tenere le schede elettorali della Georgia


Un giudice federale ha stabilito che il Dipartimento di Giustizia può trattenere le schede elettorali del 2020 e altri materiali sequestrati dall'FBI dalla contea di Fulton in Georgia. La decisione è legata alle affermazioni non provate del presidente Trump secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state viziate da frodi che hanno portato alla sua sconfitta. La contea, a maggioranza democratica, dovrebbe fare appello.

Fonti: NYT > Top Stories, US news | The Guardian, Bloomberg Politics

L'amministrazione Trump presenta una nuova strategia antiterrorismo contro l'Europa


L'amministrazione Trump ha accusato l'Europa di essere un "incubatore" per il terrorismo alimentato dalle migrazioni di massa, in una nuova strategia antiterrorismo di 16 pagine guidata da Sebastian Gorka. La strategia si concentra anche sullo sradicare gli "estremisti violenti di sinistra" e i gruppi "radicalmente pro-transgender", intensificando gli attacchi politici dell'amministrazione conservatrice contro gli oppositori.

Fonti: US news | The Guardian, The Hill News

I repubblicani del Tennessee presentano una mappa congressuale controversa


L'Assemblea Generale del Tennessee dovrebbe approvare rapidamente una nuova mappa congressuale che divide Memphis, una città a maggioranza nera che costituisce la maggior parte dell'unico distretto democratico dello stato. La proposta ha attirato la testimonianza dell'attivista per i diritti di voto Stacey Abrams, che si è opposta al ridisegnamento dei confini considerato discriminatorio.

Fonti: NYT > Top Stories, The Hill News

I prezzi del carburante per le compagnie aeree aumentano del 56% a marzo


Il Dipartimento dei Trasporti ha riportato che i costi del carburante per le compagnie aeree sono aumentati del 56% a marzo, il primo mese completo dopo lo scoppio della guerra in Iran. L'industria aeronautica ha avvertito l'amministrazione Trump sull'impatto economico dei prezzi elevati del carburante per jet, chiedendo una rapida fine del conflitto nel Medio Oriente.

Fonti: The Hill News, WSJ.com: Politics

La vittoria di Trump in Indiana dimostra la presa sui repubblicani


Il presidente Trump ha ottenuto una netta vittoria nelle primarie repubblicane dell'Indiana, riuscendo a mobilitare i sostenitori del partito per aiutarlo a rimuovere i legislatori statali republicani che lo avevano contrariato. Il risultato invia un chiaro segnale per le elezioni di medio termine, nonostante i bassi tassi di approvazione e le divisioni MAGA, dimostrando la sua continua influenza sulla base repubblicana.

Fonti: NYT > Top Stories, The Hill News

L'ex procuratore speciale Jack Smith critica il Dipartimento di Giustizia "corrotto"


In un evento privato a Washington il mese scorso, Jack Smith, l'ex procuratore speciale, ha accusato i leader del Dipartimento di Giustizia di prendere di mira le persone per l'azione penale per compiacere e impressionare il presidente. Smith ha definito il dipartimento "corrotto" da Trump e dai suoi alleati, fornendo una rara critica pubblica dell'approccio dell'amministrazione alla giustizia.

Fonti: NYT > Top Stories

Ted Turner, magnate dei media che lanciò la CNN, muore a 87 anni


Ted Turner, il magnate dei media che rivoluzionò le notizie televisive lanciando la Cable News Network (CNN) nel 1980, è morto all'età di 87 anni. Turner fu un pioniere della moderna cultura delle notizie 24 ore su 24 e trasformò il panorama mediatico americano con la sua visione innovativa dell'informazione continua.

Fonti: BBC News

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

OpenAI accelera: lancerà lo smartphone AI nel 2027


Le pressioni arrivano dall'IPO e dai competitor.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Secondo il leaker Ming-Chi Kuo, OpenAI avrebbe anticipato alla prima metà del 2027 il lancio del suo smartphone basato su agenti AI. Il progetto era previsto per il 2028. La spinta arriverebbe da una possibile IPO e dalla concorrenza sui telefoni AI. Il chip sarebbe prodotto da TSMC, mentre Luxshare dovrebbe occuparsi dell’assemblaggio. Il telefono punterebbe su fotocamera avanzata, due chip dedicati all’AI e integrazione stretta tra hardware e software. Kuo stima fino a 30 milioni di unità spedite tra 2027 e 2028.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI Fast-Tracking AI Phone for 2027 Launch, Says Kuo
OpenAI is said to be fast-tracking development of its first “AI agent phone,” with the company now aiming to mass produce the device as early as the first half of next year, according to industry analyst Ming-Chi Kuo. Late last month, Kuo revealed OpenAI’s work on a smartphone, contradicting earlier reports that the company had no plans to enter the mobile market.
MacRumorsTim Hardwick

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Apple rimborsa per pubblicità ingannevole, i modelli esterni su iOS 27, lo smartphone di OpenAI


I tuoi 5 minuti di aggiornamento mattutino.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon giovedì,
si è conclusa la class action che ha visto i possessori di iPhone 15 e 16 accusare Apple di pubblicità ingannevole per Siri AI: l'azienda di Cupertino rimborserà gli utenti ma soltanto negli Stati Uniti. Poi parleremo dei modelli AI esterni su iOS 27; dei tempi accelerati per l'agentic phone di OpenAI, e tanto altro ancora. Buona lettura!

Sei nella versione Free
Significa che non vedi il podcast, i commenti dell'autore, non hai accesso all'app, agli editoriali in anteprima e visualizzi la pubblicità.

Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

audio-thumbnail


Intro + Prima notizia - Ep. 318 Giovedì 7 maggio
0:00
/153.315918

Ascolta il podcast
I nostri supporter ascoltano il podcast mentre vanno a lavoro, fanno colazione o si preparano per iniziare la giornata.

Ascolta ora

Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Apple accetta di pagare 250 milioni di dollari per vendita ingannevole su Siri AI


Legge
Apple ha accettato di pagare 250 milioni di dollari per chiudere una class action negli Stati Uniti sulle promesse fatte per Siri AI (la versione intelligente in linguaggio naturale, mai arrivata). L'accusa sostiene che Apple abbia pubblicizzato tra il 2024 e il 2025 funzioni più avanzate e personalizzate come disponibili o imminenti, anche se non erano operative. L’accordo riguarda circa 36 milioni di iPhone acquistati negli Stati Uniti tra il 10 giugno 2024 e il 29 marzo 2025: iPhone 16, iPhone 15 Pro e 15 Pro Max. Ogni utente potrà ricevere 25 dollari per dispositivo, fino a 95 dollari in base alle richieste accolte, ma solo negli Stati Uniti.
~
Fonte: The Guardian
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto


CTA Image
Inizia subito

Apple permetterà la scelta di modelli AI di terzi su iOS 27


Intelligenza Artificiale
Apple prepara per iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 una funzione che permetterà di scegliere modelli AI di terzi dentro Siri, ma anche dentro Writing Tools e Image Playground (rispettivamente generazione testo e immagini con IA). Oggi Apple Intelligence integra solo ChatGPT come servizio esterno. Con il sistema “Extensions”, l’utente potrà attivare dalle impostazioni i modelli supportati dalle app installate dall’App Store (ad es. basterà avere installata l'app di Claude per averlo a disposizione tramite Siri). Apple avviserà che i contenuti generati dai servizi esterni non ricadono sotto la sua responsabilità. Il cambiamento riduce l’esclusiva di OpenAI nell’ecosistema Apple.
~
Fonte: Bloomberg
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Una mancanza positiva

Da un lato è imbarazzante che Apple non...
[solo per supporter]


GENTILMENTE SPONSORIZZATI DA


Ghost


Che tu voglia inviare una newsletter, pubblicare articoli, creare il tuo sito web o semplicemente avere un luogo dove scrivere, Ghost è la scelta giusta.

Morning Tech usa Ghost e il nostro sogno è quello di vederlo diffuso di più in Italia. Il team di sviluppatori è fantastico, la tecnologia è open-source, solida, sicura e velocissima.

La community mondiale è grande: Ghost viene utilizzato da famosi giornali indipendenti come 404 Media, Tangle e Platformer.

Con Morning Tech hai uno sconto del 10% su qualsiasi piano tu voglia sottoscrivere, dai un'occhiata 👇
Scopri ora

OpenAI accelera: lancerà lo smartphone AI nel 2027


Big Tech
Secondo il leaker Ming-Chi Kuo, OpenAI avrebbe anticipato alla prima metà del 2027 il lancio del suo smartphone basato su agenti AI. Il progetto era previsto per il 2028. La spinta arriverebbe da una possibile IPO e dalla concorrenza sui telefoni AI. Il chip sarebbe prodotto da TSMC, mentre Luxshare dovrebbe occuparsi dell’assemblaggio. Il telefono punterebbe su fotocamera avanzata, due chip dedicati all’AI e integrazione stretta tra hardware e software. Kuo stima fino a 30 milioni di unità spedite tra 2027 e 2028.
~
Fonte: MacRumors
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

L'era degli agentic phone

Questo device dovrebbe davvero aprire un'era: è possibile che tra cinque o dieci anni i sistemi a cui siamo abituati...
[solo per supporter]

CTA Image
Inizia subito

OpenAI rilascia GPT-5.5 Instant, il nuovo modello predefinito di ChatGPT


Intelligenza Artificiale
OpenAI ha rilasciato GPT-5.5 Instant, il nuovo modello predefinito di ChatGPT al posto di GPT-5.3 Instant. Secondo l’azienda, risponde più velocemente e riduce le allucinazioni, cioè risposte false presentate come credibili, soprattutto in ambiti delicati come diritto, medicina e finanza. Nei test interni migliora in matematica e ragionamento su testo e immagini. La novità principale è l’uso del contesto personale: potrà cercare informazioni in chat passate, file caricati e Gmail per risposte più mirate. Arriva prima su web per utenti Plus e Pro, poi su mobile e altri piani. ChatGPT mostrerà anche da quali memorie ha preso le informazioni usate nella risposta.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

La NASA ha pubblicato 12.000 foto scattate durante Artemis II


Spazio
La NASA ha pubblicato 12.217 foto scattate durante Artemis II, missione con quattro astronauti attorno alla Luna svoltasi dal 1° al 10 aprile. L’equipaggio viaggiava sulla capsula Orion “Integrity”. Molte immagini non erano state trasmesse durante il volo per limiti di banda e sono state recuperate dopo l’ammaraggio nel Pacifico. L’archivio mostra la Terra vista dallo spazio profondo, l’interno della capsula e dettagli della superficie lunare. Durante il passaggio sul lato nascosto della Luna, l’equipaggio ha fotografato la Terra sullo sfondo e ha raggiunto una distanza record massima di circa 406.773 chilometri.
~
Fonte: Space
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Letture interessanti


In lingua inglese.

Questa è un'email che ho inviato oggi a tutti i dipendenti di Coinbase


x.com (eng)

Decentramento cognitivo


addyosmani.com (eng)

Ho paura dell'informatica biologica


kuber.studio (eng)

Claude Code non sta migliorando il tuo prodotto


ethanding.substack.com (eng)


CTA Image
Inizia subito

Notizie veloci


In lingua inglese.

Etsy lancia la sua app all'interno di ChatGPT


techcrunch.com (eng)

CEO di Microsoft Xbox riorganizza la leadership a causa del calo delle vendite: “Dobbiamo far evolvere il nostro modo di lavorare”


cnbc.com (eng)

Google aggiorna la ricerca AI per includere citazioni da Reddit e da altre fonti


techcrunch.com (eng)

Tool del giorno

Kanwas


Kanwas è un vero e proprio canvas che mantiene il contesto non solo del lavoro in real time nella board, ma anche di tutti i tool integrati.

Link: kanwas.ai

Preferisci la versione gratuita?


Iscriviti qui:

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.


Apple accetta di pagare 250 milioni di dollari per vendita ingannevole su Siri AI


In breve:


Apple ha accettato di pagare 250 milioni di dollari per chiudere una class action negli Stati Uniti sulle promesse fatte per Siri AI (la versione intelligente in linguaggio naturale, mai arrivata). L'accusa sostiene che Apple abbia pubblicizzato tra il 2024 e il 2025 funzioni più avanzate e personalizzate come disponibili o imminenti, anche se non erano operative. L’accordo riguarda circa 36 milioni di iPhone acquistati negli Stati Uniti tra il 10 giugno 2024 e il 29 marzo 2025: iPhone 16, iPhone 15 Pro e 15 Pro Max. Ogni utente potrà ricevere 25 dollari per dispositivo, fino a 95 dollari in base alle richieste accolte, ma solo negli Stati Uniti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple agrees to pay $250m over claims it misled buyers on Siri’s AI features
Settlement, which includes no admission of wrongdoing, covers roughly 36m eligible devices in class-action lawsuit
The GuardianGuardian staff reporter

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Apple permetterà la scelta di modelli AI di terzi su iOS 27


Basterà che il modello sia sull'App Store.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Apple prepara per iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 una funzione che permetterà di scegliere modelli AI di terzi dentro Siri, ma anche dentro Writing Tools e Image Playground (rispettivamente generazione testo e immagini con IA). Oggi Apple Intelligence integra solo ChatGPT come servizio esterno. Con il sistema “Extensions”, l’utente potrà attivare dalle impostazioni i modelli supportati dalle app installate dall’App Store (ad es. basterà avere installata l'app di Claude per averlo a disposizione tramite Siri). Apple avviserà che i contenuti generati dai servizi esterni non ricadono sotto la sua responsabilità. Il cambiamento riduce l’esclusiva di OpenAI nell’ecosistema Apple.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple to Let Users Choose Rival AI Models Across Its iOS 27 Features
Apple Inc. will let users choose from a range of outside artificial intelligence services to power features across its software, building on a strategy to turn its devices into a comprehensive AI platform.
BloombergMark Gurman

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La NASA ha pubblicato 12.000 foto scattate durante Artemis II


Mostrano lo spazio profonda e la Luna.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


La NASA ha pubblicato 12.217 foto scattate durante Artemis II, missione con quattro astronauti attorno alla Luna svoltasi dal 1° al 10 aprile. L’equipaggio viaggiava sulla capsula Orion “Integrity”. Molte immagini non erano state trasmesse durante il volo per limiti di banda e sono state recuperate dopo l’ammaraggio nel Pacifico. L’archivio mostra la Terra vista dallo spazio profondo, l’interno della capsula e dettagli della superficie lunare. Durante il passaggio sul lato nascosto della Luna, l’equipaggio ha fotografato la Terra sullo sfondo e ha raggiunto una distanza record massima di circa 406.773 chilometri.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

NASA just released 12,000 photos from Artemis 2. Here are our top picks
You’re going to want to clear the rest of your day.
SpaceJosh Dinner

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Apple accetta di pagare 250 milioni di dollari per vendita ingannevole su Siri AI


Ma solo negli Stati Uniti.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Apple ha accettato di pagare 250 milioni di dollari per chiudere una class action negli Stati Uniti sulle promesse fatte per Siri AI (la versione intelligente in linguaggio naturale, mai arrivata). L'accusa sostiene che Apple abbia pubblicizzato tra il 2024 e il 2025 funzioni più avanzate e personalizzate come disponibili o imminenti, anche se non erano operative. L’accordo riguarda circa 36 milioni di iPhone acquistati negli Stati Uniti tra il 10 giugno 2024 e il 29 marzo 2025: iPhone 16, iPhone 15 Pro e 15 Pro Max. Ogni utente potrà ricevere 25 dollari per dispositivo, fino a 95 dollari in base alle richieste accolte, ma solo negli Stati Uniti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple agrees to pay $250m over claims it misled buyers on Siri’s AI features
Settlement, which includes no admission of wrongdoing, covers roughly 36m eligible devices in class-action lawsuit
The GuardianGuardian staff reporter

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

OpenAI rilascia GPT-5.5 Instant, il nuovo modello predefinito di ChatGPT


Ha un contesto che si allarga anche a file e email.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


OpenAI ha rilasciato GPT-5.5 Instant, il nuovo modello predefinito di ChatGPT al posto di GPT-5.3 Instant. Secondo l’azienda, risponde più velocemente e riduce le allucinazioni, cioè risposte false presentate come credibili, soprattutto in ambiti delicati come diritto, medicina e finanza. Nei test interni migliora in matematica e ragionamento su testo e immagini. La novità principale è l’uso del contesto personale: potrà cercare informazioni in chat passate, file caricati e Gmail per risposte più mirate. Arriva prima su web per utenti Plus e Pro, poi su mobile e altri piani. ChatGPT mostrerà anche da quali memorie ha preso le informazioni usate nella risposta.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI releases GPT-5.5 Instant, a new default model for ChatGPT | TechCrunch
The company said the model reduces hallucination in sensitive areas such as law, medicine, and finance, while maintaining the low latency of its predecessor.
TechCrunchIvan Mehta

Riassunto completo:


This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Perché è più facile parlare di sesso che di quanto guadagniamo


Il paradosso è che il denaro incide sulle nostre vite almeno quanto il sesso, ma resta circondato da un pudore fatto di paura del giudizio, invidia, vergogna.

Tra amici, conoscenti, perfino sui social, capita con sempre meno imbarazzo di affrontare temi che una volta erano tabù: vita sentimentale, orientamento sessuale, esperienze intime. Su un punto, però, il silenzio resta spesso quasi totale: quanto guadagniamo, quanto paghiamo di affitto, se riusciamo ad arrivare a fine mese.

Parlare di soldi, soprattutto di reddito personale, tocca nervi scoperti. C’è il timore di essere giudicati. C’è la paura di scoprire che un collega nella stessa posizione guadagna molto più di noi, o molto meno. C’è una componente di pudore ereditata: per generazioni il denaro è stato considerato un affare privato, da tenere fuori dalla conversazioni.

This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Pagare con il telefono: perché non ci sembra più di spendere


Così i piccoli tap quotidiani – un caffè, una corsa, uno snack – scivolano sotto il radar, mentre solo a fine mese, guardando l’estratto conto, scopriamo quanto ci è costata davvero quella sensazione di non aver speso quasi nulla.

Pagare è diventato un gesto quasi invisibile. Un tap sullo smartphone, una carta avvicinata al pos, un orologio che vibra e ti dice che è andato tutto a buon fine. Nessuna banconota che cambia mano, nessuna moneta che tintinna. Solo un bip e un messaggio: «Transazione approvata».

Per molti è un enorme passo avanti in comodità. Niente più portafogli gonfi, meno tempo alla cassa, meno ansia da contanti insufficienti. Ma la leggerezza del gesto ha un effetto collaterale: la spesa smette di essere un atto fisico e diventa qualcosa che accade in sottofondo. Il portafoglio non si svuota mai davanti ai tuoi occhi. Semplicemente, a fine mese, trovi un estratto conto più lungo.

Il contante aveva un difetto e una virtù. Il difetto: era scomodo, poco sicuro, difficile da tracciare. La virtù: rendeva visibile il momento del pagamento. Vedevi le banconote uscire, le monete ridursi, il mazzo assottigliarsi. Ogni scelta passava da un gesto materiale. Con i pagamenti digitali questa frizione si riduce drasticamente. È quello che li rende così efficaci – e così pericolosi per il nostro autocontrollo.

Quando il prezzo è solo un numero su uno schermo, la mente lo registra in modo diverso. Soprattutto se non devi nemmeno digitare il pin, se la cifra è sotto una certa soglia, se l’operazione è rapida e silenziosa. Il pagamento diventa una coda del consumo, non più il suo cuore. sei concentrato sull’oggetto o sul servizio che stai ottenendo, non sull’impatto che avrà sui tuoi conti.

Questo si vede soprattutto nei piccoli acquisti ripetuti: caffè, snack, corse brevi, micro‑spese in app. Nessuna di queste, da sola, fa paura. Sommate in digitale, però, possono superare le cose che viviamo come «grandi costi»: una bolletta, una rata, un’assicurazione. Il paradosso è che spesso sappiamo a memoria quanto paghiamo di gas, ma non abbiamo la minima idea di quanto spendiamo in pagamenti contactless sotto i 15 euro.

Non si tratta di rimpiangere il contante. I pagamenti elettronici sono destinati a restare e, in molti casi, sono una difesa in più contro furti, smarrimenti, errori di conteggio. Si tratta di ammettere che, togliendo frizione al gesto del pagamento, abbiamo tolto anche una parte della consapevolezza.

Un modo per riprenderla è introdurre frizione artificiale. Può essere banale come controllare l’estratto conto ogni settimana invece che una volta al mese. O come fissare una soglia: oltre una certa cifra, niente tap «al volo», ma un attimo di pausa per chiedersi se ne vale davvero la pena. Alcune persone scelgono addirittura di usare una carta prepagata solo per le piccole spese quotidiane, così da vedere a colpo d’occhio quando il budget sta finendo.

Un altro modo è distinguere tra pagamenti «necessari» e «di piacere», senza giudizi morali ma con numeri in mano. Sapere quanto spendiamo in affitto o mutuo è normale. Sapere quanto spendiamo in caffè, dolcetti, micro‑gratificazioni digitali lo è molto meno. Eppure sono proprio queste ultime a sfuggire più facilmente al controllo, proprio perché il tap sul telefono ci sembra un gesto insignificante.

Il rischio non è «rovinarsi» per un pagamento contactless. Il rischio è costruire, senza accorgercene, uno stile di consumo basato su una serie infinita di «perché no?» che, alla lunga, comprimono lo spazio per le scelte davvero importanti. Il telefono ci ha liberati dal timore di non avere contanti a sufficienza. Ora la sfida è liberarci dall’idea che, solo perché basta appoggiare lo schermo, ogni spesa sia automaticamente sostenibile.

Questa voce è stata modificata (4 mesi fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L’Ungheria post-Orbán al banco di prova dell’Europa


L’uscita di scena di Viktor Orbán apre uno spazio politico che l’Unione europea non può permettersi di sprecare. Sul tavolo ci sono i novanta miliardi destinati all’Ucraina e la partita, ancora più delicata, del rientro dell’Ungheria nell’alveo dello Stato di diritto.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Péter Magyar si prepara a guidare l'Ungheria dopo aver ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni legislative, ponendo fine a quattordici anni di governo di Viktor Orbán. Il cambio alla guida di Budapest rappresenta per Bruxelles l'opportunità di sbloccare novanta miliardi di euro destinati all'Ucraina, congelati proprio dal veto ungherese, e di riportare il Paese nell'alveo dello Stato di diritto europeo.

Per l'Italia, questa transizione ha implicazioni dirette: dal punto di vista economico, perché le imprese italiane presenti in Ungheria potrebbero beneficiare di una maggiore stabilità normativa e di un accesso più agevole ai fondi europei; dal punto di vista politico, perché viene meno il principale alleato di Giorgia Meloni nel Consiglio europeo quando si trattava di negoziare su immigrazione e sovranità nazionale.

Perché gli ungheresi hanno voltato le spalle a Orbán
Con un’impennata dei prezzi nel carrello che ha raggiunto livelli record in Europa, il “modello Budapest” ha mostrato la sua fragilità: la retorica della sovranità non basta più a riempire i piatti di una classe media che si scopre, improvvisamente, più povera e più sola.
L'AnalistaMariza Cibelle Dardi

Il nodo ucraino e la credibilità finanziaria dell'Unione


Il prestito da novanta miliardi di euro all'Ucraina, concordato dai Ventisette, era rimasto in sospeso a causa della posizione ungherese. Orbán aveva subordinato il via libera a garanzie sulla tutela della minoranza ungherese in Transcarpazia e a una revisione delle sanzioni contro Mosca. Magyar, pur mantenendo una linea conservatrice, ha chiarito di non voler utilizzare la politica estera come strumento di ricatto interno. Il disgelo atteso permetterebbe a Bruxelles di erogare le risorse promesse a Kiev entro l'estate, sostenendo la ricostruzione delle infrastrutture energetiche e il pagamento delle pensioni. Per l'Italia, che ha contribuito con circa dodici miliardi al pacchetto complessivo di aiuti europei all'Ucraina dal 2022, si tratta di un tema di credibilità politica: l'incapacità di mantenere gli impegni finanziari verso un Paese in guerra minerebbe la posizione europea nel G7 e nei confronti degli Stati Uniti.

La questione non riguarda solo l'Ucraina. Il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto, introdotto nel 2020 e applicato per la prima volta proprio contro l'Ungheria, ha sospeso circa sette miliardi di fondi strutturali destinati a Budapest. L'arrivo di Magyar, che ha fatto della lotta alla corruzione uno dei pilastri della campagna elettorale, potrebbe accelerare la revisione del sistema giudiziario ungherese e delle regole sugli appalti pubblici, condizioni necessarie per lo sblocco delle risorse. Le imprese italiane attive in Ungheria, soprattutto nei settori automotive e agroalimentare, guardano con interesse a una normalizzazione che faciliterebbe la partecipazione ai bandi europei e ridurrebbe i rischi legali legati a una governance opaca.

Lo Stato di diritto come banco di prova della riforma ungherese


La Commissione europea ha indicato tre priorità per l'Ungheria: l'indipendenza della magistratura, la trasparenza nella gestione dei fondi pubblici e la libertà dei media. Sotto Orbán, il Paese ha visto una concentrazione senza precedenti del potere esecutivo, con nomine politiche nei tribunali e un controllo stretto sui principali gruppi editoriali. Magyar dovrà dimostrare rapidamente di voler invertire la rotta. La superiorità in parlamento gli consente di modificare la Costituzione senza negoziare con l'opposizione, ma lo espone al rischio di riprodurre lo stesso modello autoritario che ha contribuito a sconfiggere. Bruxelles osserverà con attenzione le prime mosse: la nomina di giudici indipendenti alla Corte costituzionale, la revisione della legge sui media e l'apertura di inchieste sulla gestione dei fondi Ue negli ultimi anni.

Per l'Italia, la vicenda ungherese ha un valore simbolico. Il governo Meloni ha finora evitato scontri diretti con Bruxelles sullo Stato di diritto, ma ha difeso Orbán in più occasioni, sostenendo che le regole europee venissero applicate in modo selettivo. Il cambio di regime a Budapest toglie un argomento ai critici della Commissione, ma crea anche un precedente: se l'Ungheria riuscirà a riformarsi rapidamente e a riconquistare la fiducia europea, dimostrerà che il meccanismo di condizionalità funziona. Se invece Magyar deluderà le aspettative, Bruxelles dovrà interrogarsi sull'efficacia degli strumenti di pressione a sua disposizione. In entrambi i casi, l'Italia osserverà da vicino, consapevole che ogni decisione presa su Budapest potrebbe diventare un precedente applicabile anche a Roma, qualora emergessero tensioni su riforme del sistema giudiziario o sulla gestione del PNRR.

Le domande de L'Analista


Magyar riuscirà a resistere alla tentazione di consolidare il potere personale nonostante la supermajorità parlamentare, o l'Ungheria sostituirà semplicemente un leader autoritario con un altro?

In che misura il disgelo tra Budapest e Bruxelles modificherà gli equilibri politici nel Consiglio europeo, indebolendo la posizione dei governi che avevano fatto dell'Ungheria di Orbán un alleato nelle battaglie contro Bruxelles?


Perché gli ungheresi hanno voltato le spalle a Orbán


embed.podcasts.apple.com/us/po…
🎧
Testo a cura della redazione. Sintesi audio generata automaticamente. Per dati e citazioni ufficiali fa fede il testo scritto.

L'era di Viktor Orbán è finita. Mentre le strade della capitale si riempiono di cittadini in festa, i dati dello spoglio notturno sanciscono un verdetto che solo pochi mesi fa appariva impossibile: il Partito Tisza di Péter Magyar ha travolto il Fidesz — il partito-nazione che dal 2010 ha plasmato il Paese secondo i canoni della "democrazia illiberale" — superando la soglia psicologica e politica del 50% dei consensi.

Il Primo Ministro uscente, al potere ininterrottamente dal 2010, ha già ammesso la sconfitta in un breve e teso discorso al quartier generale del suo partito, dichiarando che "la situazione è chiara". Non è solo un cambio di governo, ma il crollo di un sistema di potere che per sedici anni ha sfidato le fondamenta dell'Unione europea. Il verdetto delle urne ha confermato quanto previsto dai sondaggi di Median e 21 Kutatóközpont, i principali istituti di ricerca indipendenti del Paese: il distacco tra Tisza e Fidesz è ormai incolmabile.

Il verdetto delle urne ha trasformato le ipotesi dei sondaggi in una vittoria schiacciante, sancendo un punto di non ritorno. Questo risultato mette fine al lungo ciclo della democrazia illiberale, imponendo una revisione profonda dei rapporti tra Budapest e Bruxelles.

La fine del patto sociale: inflazione e dissenso nelle aree rurali


La novità rispetto alle precedenti tornate elettorali risiede nella composizione del fronte anti-Orbán. Péter Magyar non proviene dalla sinistra liberale, ma è un conservatore con un passato nelle istituzioni governative che ha costruito la propria piattaforma su un nazionalismo moderato. L'affluenza record, che ha sfiorato l'80% (il dato più alto nella storia post-comunista), testimonia come la mobilitazione sia stata esistenziale:nelle aree rurali, storiche roccaforti del governo, il patto sociale è stato spezzato da un carovita insostenibile che ha travolto i bilanci familiari.

A fronte di un carrello della spesa tra i più cari d'Europa, il "modello Budapest" ha mostrato tutta la sua fragilità: la retorica della sovranità non è bastata a riempire i piatti di una classe media che si è scoperta improvvisamente più povera e più sola. In aggiunta la dipendenza dall'energia russa, difesa da Orbán come pragmatismo, si è trasformata in una vulnerabilità fatale.

Il nuovo ruolo di Budapest e l'incognita russa


Se la vittoria di Magyar verrà confermata, le implicazioni andranno oltre i confini nazionali. Un governo pro-europeo a Budapest modificherebbe gli equilibri nel Gruppo di Visegrád — l'alleanza tra Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia che per anni ha fatto da "fronte del no" a Bruxelles e permetterebbe alla Commissione di sbloccare i 21 miliardi di euro attualmente congelati.

Resta però aperto il nodo delle relazioni con Mosca. Magyar ha dichiarato di voler riallinearsi alle posizioni NATO, ma l'eredità di Orbán è un intreccio di vincoli energetici e dipendenze informali che il prossimo esecutivo dovrà disinnescare con estrema attenzione per evitare ritorsioni economiche o campagne di destabilizzazione. Attraverso il progetto nucleare Paks II e contratti energetici blindati, l'Ungheria è incatenata a Mosca da vincoli che un nuovo governo non può recidere senza esporre il Paese a ritorsioni energetiche.

A questo si aggiunge il rischio didestabilizzazione interna: la Russia dispone di leve d'influenza nei settori chiave dello Stato che potrebbero essere attivate per sabotare la transizione democratica.

Le domande de l'Analista


Passata l’euforia del voto, resta la sfida del governo: Magyar riuscirà a smantellare un sistema di potere così stratificato senza compromettere la stabilità istituzionale del Paese?

Riuscirà Magyar a restituire in tempi brevi un volto democratico all'Ungheria, nonostante la fusione quasi totale tra istituzioni e potere politico avvenuta nell'ultimo ventennio?


Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Morto Ted Turner, il fondatore della CNN


Il magnate dei media e filantropo di Atlanta ha rivoluzionato il giornalismo televisivo nel 1980 lanciando la prima rete all-news via cavo. Soffriva di demenza a corpi di Lewy.

Ted Turner, fondatore della CNN e creatore del ciclo di notizie 24 ore su 24, è morto mercoledì 6 maggio nella sua casa vicino a Tallahassee, in Florida, all'età di 87 anni. La conferma è arrivata dalla Turner Enterprises, la società che gestisce i suoi interessi imprenditoriali. Nel 2018 aveva rivelato di essere affetto da demenza a corpi di Lewy, una malattia neurologica progressiva con sintomi simili al Parkinson, e all'inizio del 2025 era stato ricoverato per una lieve polmonite prima di proseguire le cure in un centro di riabilitazione.

L'idea che lo rese famoso a livello mondiale fu quella di trasmettere notizie in tempo reale, da ogni parte del pianeta, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Il primo giugno 1980 lanciò ad Atlanta la Cable News Network, prima rete via cavo interamente dedicata all'informazione continua. All'inizio i critici la soprannominarono Chicken Noodle Network, alludendo all'amatorialità di una redazione inesperta e sottopagata e ai frequenti problemi tecnici. Nei primi due anni la rete perdeva fino a due milioni di dollari al mese e contava meno di due milioni di telespettatori, contro i cinquanta milioni di famiglie raggiunte complessivamente dai notiziari delle tre grandi reti generaliste CBS, NBC e ABC. La svolta arrivò con la Guerra del Golfo del 1991: mentre la maggior parte dei giornalisti televisivi lasciava Bagdad, la CNN restò in città e trasmise in diretta lo scoppio del conflitto, con il corrispondente Peter Arnett tra i pochi reporter occidentali sul posto. Quella copertura le valse un prestigioso premio Peabody e nello stesso anno la rivista Time scelse Turner come uomo dell'anno per aver "influenzato la dinamica degli eventi e trasformato gli spettatori di 150 paesi in testimoni istantanei della storia". L'allora presidente George H.W. Bush arrivò a dichiarare al New York Times di imparare più dalla CNN che dalla Central Intelligence Agency.

Robert Edward Turner III nacque a Cincinnati, in Ohio, il 19 novembre 1938. La famiglia si trasferì poi a Savannah, in Georgia, dove il padre Ed gestiva una società di cartelloni pubblicitari. Lo descrisse nelle interviste come un alcolista violento che lo puniva con la cinghia, ma che cercava comunque di compiacere. La sorella minore Mary Jean morì giovane di lupus, evento che Turner indicò come la causa della perdita della propria fede religiosa. Frequentò la Brown University, da cui fu espulso, e nel 1963 il padre, indebitato e in depressione, si tolse la vita con un colpo di pistola nel bagno della casa di famiglia. A 24 anni, Ted ereditò così la Turner Outdoor Advertising. Nel 1970 la ribattezzò Turner Communications Group e acquistò due piccole emittenti televisive a Atlanta e Charlotte, North Carolina. Nel 1976 trasmise via satellite il segnale della stazione di Atlanta a sistemi via cavo in tutto il paese, dando vita alla prima superstation nazionale, che sarebbe diventata TBS.

Lo stesso anno comprò gli Atlanta Braves, squadra di baseball reduce da una stagione disastrosa di 67 vittorie e 94 sconfitte. "Non voglio più vedere titoli che chiamano Atlanta la città dei perdenti, voglio vedere la città dei vincitori", disse alla conferenza stampa di presentazione. La squadra avrebbe vinto le World Series nel 1995. Nel 1977 acquistò anche la franchigia di pallacanestro degli Atlanta Hawks, in parte per impedirne il trasferimento fuori città. Trasmettere tutte le 162 partite stagionali dei Braves su WTCG riempiva ore di palinsesto a costi minimi e attirava telespettatori in tutto il paese. Nel 1985 acquistò per 1,5 miliardi di dollari la libreria di film della MGM, una mossa che lasciò la sua azienda con quasi due miliardi di dollari di debiti e che lo costrinse pochi mesi dopo a rivendere studi e terreni mantenendo solo l'archivio cinematografico. Aggiunse poi Hanna-Barbera nel 1991, Cartoon Network nel 1992 e Turner Classic Movies nel 1994. Nel 1996 fuse il suo conglomerato Turner Broadcasting System con Time Warner per circa 7,5 miliardi di dollari in azioni, accettando il ruolo di vicepresidente. Dopo l'acquisizione di Time Warner da parte di AOL nel 2001, l'operazione si rivelò il più grande fallimento di fusioni e acquisizioni della storia aziendale: nel solo 2002 il gruppo registrò una perdita record di 99 miliardi di dollari. Turner si dimise dal consiglio nel 2003 e perse gran parte del proprio patrimonio, stimato in oltre sette miliardi di dollari erosi in tre anni.

Yachtsman di livello internazionale, Turner vinse l'America's Cup nel 1977 al timone di Courageous, battendo l'Australia 4 a 0. Nel 1979 partecipò al disastroso Fastnet Race nel mare d'Irlanda, dove venti eccezionalmente violenti causarono la morte di 15 velisti e l'affondamento di numerose imbarcazioni: solo 85 dei circa 300 partenti tagliarono il traguardo, e la sua barca Tenacious vinse la regata.

Negli ultimi decenni della sua vita, Turner si dedicò soprattutto alla filantropia e all'ambientalismo. Nel 1997 promise un miliardo di dollari alle Nazioni Unite, da versare in dieci anni: completò il pagamento nel 2015, nonostante la riduzione del suo patrimonio. Fondò la United Nations Foundation, la Nuclear Threat Initiative insieme all'ex senatore Sam Nunn per ridurre il rischio di guerra nucleare, la Captain Planet Foundation e il Turner Endangered Species Fund. Divenne uno dei maggiori proprietari terrieri privati degli Stati Uniti, con circa due milioni di acri distribuiti su 28 proprietà in stati come Nebraska, Colorado, Kansas, Montana, New Mexico e South Dakota, oltre a vasti terreni in Argentina. Possedeva il più grande allevamento privato di bisonti al mondo, con circa 51.000 capi, e nel 2002 aprì la catena di ristoranti Ted's Montana Grill per creare un mercato per la carne di bisonte e contribuire alla sopravvivenza della specie. Nel 1986 lanciò i Goodwill Games, competizione sportiva internazionale concepita per allentare le tensioni della Guerra Fredda, che si svolse fino al 2000.

Turner si sposò tre volte. La terza moglie fu l'attrice Jane Fonda, premio Oscar, dal 1991 al 2001. I due si erano frequentati per la prima volta poco dopo la fine del matrimonio di lei con il politico californiano Tom Hayden. Restarono amici anche dopo la separazione. Intervistata la scorsa settimana al TCM Classic Film Festival di Hollywood dal conduttore Ben Mankiewicz, Fonda ha definito Turner "il mio ex marito preferito" e ha ricordato che fu lui a creare Turner Classic Movies, parlandogliene già durante il primo appuntamento. Lascia cinque figli, 14 nipoti e due pronipoti.

Le sue posizioni pubbliche furono spesso controverse. Si dichiarò repubblicano conservatore con legami con i cristiani evangelici e con la John Birch Society, ma strinse anche amicizia con Fidel Castro, che lo convinse persino a girare uno spot promozionale per la CNN. Definì il cristianesimo "una religione per perdenti", scatenando polemiche, e in più occasioni pronunciò battute considerate razziste o offensive per cui in seguito si scusò. Il presidente Donald Trump lo ha definito mercoledì "uno dei più grandi di sempre". Mark Thompson, presidente e amministratore delegato di CNN Worldwide, ha dichiarato che Turner "è stato e sarà sempre lo spirito guida della CNN". Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres lo ha ricordato come "un visionario la cui convinzione, generosità e spirito audace hanno lasciato un'impronta duratura". Lo stesso Turner indicò nella creazione della CNN il "più grande risultato" della propria vita.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L’illusione del gioco, il peso del reato: la trappola dei Deepfake


Dalla manipolazione AI alla violenza digitale: perché il contrasto ai "falsi d’autore" richiede cultura prima e sanzioni
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Deepfake e deepnude sono due vocaboli dal suono misterioso che affollano le cronache e che in comune hanno una caratteristica: la maggior parte delle volte che appaiono è stato consumato un reato. La giurista e criminologa Roberta Brega così delinea la loro nascita all'interno delle tecnologie, il quadro legislativo e un possibile "antidoto" che non è solo normativo-repressivo.

L’evoluzione delle tecnologie di intelligenza artificiale ha determinato una trasformazione radicale nella produzione e manipolazione dei contenuti digitali. Tra i fenomeni più rilevanti si colloca quello dei deepfake, contenuti audiovisivi artificialmente generati o alterati mediante algoritmi avanzati, in grado di riprodurre con elevato realismo sembianze e comportamenti umani, relativi sia a foto che video. All’interno di questa categoria si inserisce una declinazione particolarmente critica, rappresentata dai cosiddetti deep nude, immagini manipolate a contenuto sessualmente esplicito ottenute a partire da fotografie reali di soggetti inconsapevoli. La crescente accessibilità degli strumenti tecnologici ha contribuito a rendere queste pratiche sempre più diffuse, soprattutto tra i soggetti più giovani, in un contesto in cui la facilità d’uso delle applicazioni e la rapidità di esecuzione riducono drasticamente la percezione del rischio e della gravità della condotta. Il diritto, in questo scenario, si trova a confrontarsi con fenomeni nuovi che, pur non sempre espressamente tipizzati, risultano riconducibili a fattispecie già esistenti.

La creazione e, soprattutto, la diffusione di contenuti manipolati può integrare diverse ipotesi di reato, tra cui la violazione della riservatezza e dei dati personali, la diffamazione, la sostituzione di persona e, nei casi più gravi, la diffusione illecita di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito. Ciò che rileva non è la veridicità del contenuto, bensì la sua concreta idoneità a ledere beni giuridici fondamentali quali la dignità, l’onore e la reputazione della persona.

In questo senso, il fenomeno dei deepfake evidenzia i limiti di un sistema normativo costruito su categorie tradizionali, chiamato oggi ad adattarsi a forme di aggressione digitale sempre più sofisticate. Anche il dibattito pubblico recente, alimentato da episodi che hanno coinvolto figure istituzionali come il Presidente del Consiglio, ha contribuito a mettere in luce la pervasività e la pericolosità di tali pratiche, sottolineando l’urgenza di un intervento non tanto normativo quanto, piuttosto, culturale. Accanto al profilo giuridico, assume particolare rilievo la dimensione psicologica del fenomeno. I deepfake a contenuto sessuale si configurano come una forma di violenza digitale che incide profondamente sull’identità personale della vittima.

La rappresentazione falsificata del proprio corpo o della propria immagine, soprattutto quando associata a contenuti intimi, determina una perdita di controllo sulla propria identità pubblica e una compromissione della sfera privata. Le conseguenze possono manifestarsi sotto forma di ansia, stress cronico, vergogna, umiliazione e isolamento sociale, fino a sfociare, nei casi più gravi, in disturbi depressivi financo, nei casi più gravi, all'ideazione suicidaria. La peculiarità del danno risiede nella sua persistenza: la natura digitale dei contenuti ne consente una diffusione potenzialmente illimitata, rendendo la vittima esposta in modo continuo e reiterato.

Sul piano criminologico, il fenomeno appare strettamente connesso alle dinamiche tipiche dell’ambiente digitale. Molte delle condotte riconducibili alla creazione e condivisione di deep nude non nascono necessariamente da un’intenzione criminale consapevole, ma si collocano in una zona grigia di devianza normalizzata. L’assenza di un contatto diretto con la vittima, la percezione di anonimato e la distanza emotiva favoriscono una forma di disinibizione che riduce l’empatia e attenua quella che è la percezione del danno. A ciò si aggiunge una diffusa banalizzazione dell’atto, spesso percepito come un semplice esperimento tecnologico o un gioco, nonché una significativa carenza di alfabetizzazione giuridica e digitale. In particolare, tra i più giovani emerge con forza una scarsa consapevolezza del fatto che tali comportamenti possano integrare vere e proprie fattispecie di reato o, quantomeno, configurare forme di devianza con rilevanti implicazioni sociali.

La dimensione cyber costituisce, dunque, un elemento strutturale del fenomeno, incidendo non solo sulle modalità di realizzazione della condotta, ma anche sulla portata del danno. La velocità di propagazione dei contenuti, la difficoltà di rimozione e la loro permanenza nel tempo contribuiscono a trasformare un singolo episodio in una lesione potenzialmente permanente. La rete amplifica e cristallizza il contenuto, sottraendolo al controllo della vittima e rendendo estremamente complesso qualsiasi tentativo di tutela ex post. Alla luce di tali considerazioni, appare evidente come il contrasto ai deepfake non possa essere affidato esclusivamente allo strumento meramente repressivo.

È necessario un approccio integrato che coniughi interventi normativi, educazione digitale e promozione di una cultura della responsabilità. La sfida non è soltanto tecnologica o giuridica, ma profondamente sociale. In un contesto in cui la manipolazione dell’immagine altrui può essere realizzata con estrema facilità, diventa imprescindibile sviluppare una maggiore consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.

In ultima analisi, il fenomeno dei deepfake impone una riflessione più ampia sul rapporto tra tecnologia e dignità umana. Dietro ogni contenuto manipolato non vi è un semplice dato digitale, ma una persona reale, la cui identità merita tutela. Se la tecnologia evolve rapidamente, la responsabilità individuale e collettiva deve necessariamente evolvere con essa.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il piano per abolire il sistema elettorale americano si avvicina al traguardo dopo vent'anni


Diciotto Stati democratici hanno aderito a un patto che assegnerebbe i voti elettorali al vincitore del voto popolare nazionale. Mancano 48 voti per renderlo operativo.

Un meccanismo che potrebbe trasformare radicalmente le elezioni presidenziali statunitensi è a un passo dal diventare realtà dopo vent'anni di lavoro silenzioso negli Stati a maggioranza democratica. Si chiama National Popular Vote Interstate Compact ed è un accordo tra Stati che mira a superare il Collegio elettorale senza modificare la Costituzione. Le elezioni di metà mandato del novembre 2026 potrebbero fornire i numeri mancanti per attivarlo già a partire dalle presidenziali del 2028.

Per capire la portata della proposta serve ricordare come funziona oggi il sistema americano. Il presidente non viene eletto direttamente dai cittadini ma da 538 grandi elettori distribuiti tra i 50 Stati e il Distretto di Columbia. Per vincere ne servono 270. Quasi tutti gli Stati assegnano l'intero blocco dei propri grandi elettori al candidato che ha ottenuto anche un solo voto in più nel territorio. Questo meccanismo ha portato due volte negli ultimi 25 anni a un presidente sconfitto nel voto popolare ma vincente al Collegio: George W. Bush nel 2000 contro Al Gore e Donald Trump nel 2016 contro Hillary Clinton. Il sistema concentra inoltre l'attenzione dei candidati su pochi Stati in bilico, ignorando di fatto la maggioranza del paese.

Il National Popular Vote Interstate Compact aggira l'ostacolo costituzionale con un meccanismo ingegnoso. Ogni Stato che aderisce si impegna ad assegnare i propri grandi elettori al candidato che ha vinto il voto popolare a livello nazionale, ma solo se altri Stati che insieme controllano almeno 270 grandi elettori prenderanno lo stesso impegno. Finché non si raggiunge questa soglia, l'accordo resta dormiente. Quando viene superata, scatta automaticamente: il vincitore del voto popolare nazionale ottiene i 270 grandi elettori necessari, rendendo irrilevante il risultato negli Stati che non hanno aderito.

Il patto ha già raccolto Stati che controllano 222 grandi elettori, quasi tutti a maggioranza democratica. L'ultimo ad aggiungersi è stata la Virginia il mese scorso. Mancano 48 voti elettorali per arrivare a 270, e qui entrano in gioco le elezioni del prossimo novembre. I democratici puntano a conquistare il governatorato e entrambe le camere legislative in sei Stati chiave: Wisconsin, Michigan, Arizona, Pennsylvania, Nevada e New Hampshire. Se ottengono il controllo completo in un numero sufficiente di questi Stati, possono fare aderire anche loro al patto e raggiungere la soglia in tempo per le presidenziali del 2028.
National Popular Vote Interstate Compact

Elezioni · USA
National Popular Vote Interstate Compact: gli stati aderenti
18 stati + District of Columbia · 222 voti elettorali su 270 necessari · Aggiornamento aprile 2026

Caricamento mappa…

Aderenti al Compact 222 voti elettorali

Non aderenti 316 voti elettorali

Voti raggiunti 222
Soglia attivazione 270

0 voti elettorali 538 voti elettorali

270

222
Voti elettorali aderenti

48
Voti elettorali mancanti

82,2%
Della soglia raggiunta

Elaborazione su dati di National Popular Vote Inc. e Ballotpedia · Aggiornato al 15 aprile 2026

L'origine del progetto risale al 2006. John Koza, informatico arricchitosi grazie all'invenzione dei biglietti della lotteria gratta e vinci, fondò l'organizzazione National Popular Vote Inc. dopo essersi convinto che le elezioni del 2004 avessero ridotto un'intera nazione a dipendere dal voto di un singolo Stato, l'Ohio. Koza, democratico ma attento a costruire credenziali bipartisan, applicò alla riforma elettorale lo stesso strumento giuridico usato negli anni Settanta e Ottanta per creare lotterie tra più Stati: il patto interstatale, un accordo vincolante tra governi statali. La logica del professore di legge di Yale Akhil Reed Amar, che aveva pubblicato un articolo nel 2001 con argomentazioni simili, fornì l'impalcatura teorica.

Le obiezioni alla proposta sono però significative e provengono anche dai suoi sostenitori storici. Lo stesso Amar, intervistato da Vox, ha espresso dubbi profondi paragonandosi a Edward Teller, il fisico che contribuì alla bomba a idrogeno. Il problema principale è che il patto non crea un vero voto popolare nazionale: le elezioni continueranno a essere amministrate separatamente dai 50 Stati e dal Distretto di Columbia, e il totale nazionale sarà semplicemente la somma dei risultati locali. Non esiste alcun organismo federale che possa amministrare, supervisionare o decidere su contestazioni in caso di risultato nazionale ravvicinato. Non c'è uno standard unico per i riconteggi.

Gli Stati potrebbero inoltre manipolare le proprie regole per gonfiare i totali e aumentare il peso sul risultato nazionale. La Costituzione non fissa un'età minima per votare: gli Stati democratici potrebbero abbassarla a 16 anni, mentre quelli repubblicani potrebbero rispondere consentendo ai genitori di votare per conto dei figli minori, ipotesi su cui ha riflettuto pubblicamente il vicepresidente JD Vance. Amar ha dichiarato a Vox che senza un quadro federale unitario il sistema non può funzionare davvero, ammettendo di essere stato ingenuo venticinque anni fa quando immaginava istituzioni credibili e fidate da entrambi i lati politici.

Il secondo problema è l'asimmetria politica. L'adesione al patto è quasi interamente democratica. Derek Muller, professore di legge alla Notre Dame, ha spiegato a Vox che i pochi repubblicani favorevoli sono spesso lobbisti retribuiti o figure isolate con motivazioni personali, mentre il sostegno è schiacciantemente di parte democratica. Se i democratici dovessero imporre la riforma senza un consenso bipartisan e poi vincere le presidenziali del 2028, una successiva ondata repubblicana alle elezioni di metà mandato del 2030 potrebbe innescare ritorsioni: nuove maggioranze repubblicane negli Stati in bilico potrebbero non solo uscire dal patto, ma anche stabilire un precedente per cui il partito al governo riscrive le regole elettorali a proprio vantaggio. La norma secondo cui i grandi elettori vanno al vincitore di ciascuno Stato fu utile nel 2020, quando i repubblicani al potere negli Stati in bilico vi si appellarono per certificare la vittoria di Joe Biden contro i tentativi di Trump di ribaltare il risultato.

I sostenitori della riforma rispondono con un dato: un sondaggio del Pew Research Center del 2024 ha rilevato che il 63 per cento degli adulti americani sostiene il voto popolare e solo il 35 per cento preferisce il sistema attuale. Gallup ha registrato un sostegno simile dal 2000, con una breve flessione tra i repubblicani dopo il 2016. L'opinione pubblica, secondo i riformatori, scoraggerebbe manipolazioni partigiane perché chi le tentasse pagherebbe un prezzo politico. Aggiungono che nel 2024 Trump ha dimostrato di poter vincere anche il voto popolare e che, se il Texas si trasformasse in uno Stato contendibile, lo squilibrio strutturale tra i due partiti nel Collegio elettorale verrebbe meno, aprendo la strada anche a un ripensamento repubblicano. Koza ha sostenuto che, una volta abolito il vecchio sistema, sarà difficile rimpiangerlo, citando l'analogia con i matrimoni omosessuali, su cui l'opinione pubblica americana è cambiata rapidamente.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Rubio in Vaticano domani, ma le tensioni con la Casa Bianca non si placano


Il segretario di Stato americano incontrerà il Pontefice il 7 maggio. Trump accusa ancora Papa Leone. Rubio prova a smorzare i toni

Alla vigilia della visita del segretario di Stato americano Marco Rubio in Vaticano, prevista per domani 7 maggio, Trump ha rilasciato nuove dichiarazioni contro Papa Leone XIV. Lo riporta l'agenzia SIR.

Durante il programma radiofonico "The Hugh Hewitt Show", Donald Trump ha accusato il Pontefice di "mettere in pericolo molti cattolici e molte persone", affermando che sarebbe favorevole a un Iran dotato di armi nucleari. Rubio, incontrando i giornalisti, ha spiegato che Trump ritiene "inconcepibile che qualcuno possa ritenere una buona idea che l'Iran possa avere un'arma nucleare", sostenendo che questa posizione accomuna il presidente, lui stesso e il Papa.

Le divergenze tra Washington e il Vaticano riguardano il multilateralismo, le deportazioni dei migranti, lo smantellamento dell'USAID, le guerre in Medio Oriente e i rapporti con l'Unione Europea su Ucraina e Iran. Trump non ha parlato telefonicamente con Leone XIV dall'elezione del Papa, avvenuta l'8 maggio 2025. Ha invece invitato alla Casa Bianca il fratello del Pontefice, Luigi Prevost, che ha pubblicamente definito "un sostenitore convinto di MAGA".

Rubio, cattolico di origini cubane, già ricevuto dal Pontefice il 19 maggio 2025 insieme al vicepresidente JD Vance, incontrerà anche il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin e il segretario per i rapporti con gli Stati l'arcivescovo Paul Richard Gallagher. La missione si svolge mentre il dibattito sulla guerra in Iran continua a pesare sui sondaggi presidenziali. Il cardinale di Chicago Blaise Cupich ha intanto richiamato le parole di Leone XIV sulla pace, sostenendo che la risposta alla guerra sta nell'adozione di "strategie creative di pace" attraverso dialogo e negoziazione.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Guccini tra malinconia e reality: “Non leggo più, ma guardo tutto. Anche il Grande Fratello”


A Reggio Emilia il ritorno del cantautore: il dolore per la lettura perduta, la passione per il Reno e lo sguardo snob sulla TV pop

A diciotto mesi dalla sua ultima uscita pubblica, Francesco Guccini torna a raccontarsi in un incontro che ha unito riflessione personale e osservazione del presente. Sabato sera, ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia, il cantautore che oggi preferisce definirsi scrittore ha partecipato all’evento “Canterò soltanto il tempo”, titolo condiviso con la mostra a lui dedicata.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera , Guccini è stato accolto da una sala gremita, ed ha esordito con una confessione diretta: «Erano diciotto mesi che non uscivo di casa, confesso che avevo un po’ paura». Il lungo periodo di assenza dalla scena pubblica ha segnato un cambiamento nel suo rapporto con il tempo e con sé stesso, temi che hanno attraversato l’intero incontro.

Prima del dialogo con il pubblico, l’artista ha visitato l’esposizione a lui dedicata, esprimendo un giudizio complessivamente positivo, pur evidenziando alcune mancanze legate alla difficoltà di condensare un’intera vita in un percorso espositivo. «Molto bella e interessante, ma è difficile riassumere una vita intera», ha osservato, sottolineando l’assenza di alcuni elementi personali a cui è particolarmente legato.

Il momento più significativo dell’incontro è emerso quando Guccini ha affrontato aspetti più intimi della sua quotidianità, segnata anche da problemi di salute che hanno inciso sulle sue abitudini. Tra questi, l’impossibilità di leggere, attività che ha sempre rappresentato una componente centrale della sua vita. “Non riesco più a leggere, una cosa che mi addolora tantissimo”, ha dichiarato.

In questo contesto si inserisce un aspetto che ha suscitato particolare interesse: il suo rapporto con la televisione. Guccini ha raccontato di aver sviluppato una frequentazione assidua dei programmi televisivi, inclusi format popolari e di intrattenimento come Temptation Island e il Grande Fratello. Un consumo che lui stesso definisce con ironia «quasi masochistico».

“Mi diverto molto a vederli, naturalmente con uno spirito un po’ snob”, ha spiegato, aggiungendo che ciò che lo diverte maggiormente è la dimensione costruita di questi programmi: “Quello che mi fa ridere è il fatto che sia tutto finto e costruito ad arte dagli autori”. Un’osservazione che riflette uno sguardo lucido e distaccato, capace di cogliere i meccanismi narrativi della televisione contemporanea senza rinunciare al piacere della visione.

Nel corso dell’incontro, non è mancato un passaggio sul confronto tra la musica di ieri e quella di oggi. Il giudizio di Guccini resta critico: secondo lui, è venuta meno quella spinta narrativa e autoriale che caratterizzava la stagione dei grandi cantautori italiani. “Una volta avevamo la volontà di voler dire qualcosa”, ha affermato, parlando di un’epoca ormai conclusa.

Nonostante i cambiamenti e le difficoltà, la scrittura continua a occupare un ruolo centrale nella sua vita. Guccini ha rivelato di essere al lavoro su un nuovo racconto ambientato lungo il fiume Reno, un progetto che unisce lingua italiana e dialetto, mantenendo viva quella tensione narrativa che ha sempre contraddistinto il suo percorso artistico.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Nei sondaggi Trump è ormai come George W. Bush


L'analisi di Ed Kilgore su Intelligencer mostra un calo costante del consenso al presidente su tutti i temi, con gli indipendenti vicini ai democratici e i repubblicani in difficoltà verso le elezioni di metà mandato.

Donald Trump sta vivendo il momento più difficile del suo secondo mandato sul fronte del consenso. I sondaggi più recenti lo collocano in una zona di impopolarità paragonabile a quella di George W. Bush nella fase finale del suo secondo mandato o di Joe Biden nell'ultimo anno alla Casa Bianca. È quanto emerge da un'analisi di Ed Kilgore pubblicata su Intelligencer, che passa in rassegna i dati di numerosi istituti demoscopici.

Tra i rilevamenti più sfavorevoli al presidente c'è quello del Pew Research Center del 26 aprile, che assegna a Trump un gradimento del 34 per cento contro un 64 per cento di giudizi negativi. Il saldo negativo di trenta punti rappresenta un peggioramento netto rispetto ai meno 24 di gennaio e ai meno 18 dello scorso settembre. Il sondaggio ABC-Washington Post del 28 aprile conferma la tendenza, con un rapporto approvazione-disapprovazione di 37 a 62 per cento. Anche TIPP, istituto sponsorizzato dal sito conservatore Issues & Insights, registra al primo maggio un gradimento del 38 per cento contro il 54 di disapprovazione, in peggioramento rispetto ai mesi precedenti.
Trump in caduta libera nei sondaggi — FocusAmerica

Sondaggi · Secondo mandato Trump

Trump in caduta libera:
allo stesso livello di Bush 2006, Biden 2024


A meno di un anno e mezzo dall'insediamento, il presidente registra il livello di consenso più basso del suo secondo mandato. Pew lo dà al 34%, le medie nazionali oscillano tra -16 e -19 punti di popolarità netta.

Sintesi sondaggi · Aprile-Maggio 2026 Pew, ABC/WaPo, Economist/YouGov, RCP, Silver Bulletin

Il dato chiave · Pew Research, 20-26 aprile

Approvazione
34%
Il minimo del secondo mandato. Era 47% all'insediamento.

Disapprovazione
64%
Saldo netto: −30 punti. Era −24 a gennaio, −18 a settembre.

Esplora i dati
1 I sondaggi 2 I temi 3 Indipendenti 4 Midterm

Mappa dei rilevamenti

Tutti gli istituti, anche quelli filo-Trump, lo danno in territorio negativo


Il calo emerge anche nei sondaggi che in passato erano stati più favorevoli a Trump. Rasmussen, Harvard-Harris e InsiderAdvantage, tradizionalmente più generosi, lo collocano ora tutti in territorio decisamente negativo.

Pew Research Minimo
26 aprile · 5.103 cittadini adulti · ATP Wave 192

34% approva64% disapprova

−30
Saldo

ABC / Washington Post
28 aprile

37% approva62% disapprova

−25
Saldo

TIPP (Issues & Insights)
1° maggio · istituto sondaggi conservatore

38% approva54% disapprova

−16
Saldo

Rasmussen Reports Pro-Trump
"Sondaggista preferito del presidente"

40% approva55% disapprova

−15
Saldo

InsiderAdvantage
27 aprile · prima volta in negativo

42% approva47% disapprova

−5
Saldo

Media RealClearPolitics
Aggregato di tutti gli istituti

40,5% approva56,5% disapprova

−16
Saldo

Silver Bulletin
Era −12,5 due mesi prima

40% approva58% disapprova

−18,6
Saldo

Approvazione
Disapprovazione

Nello stesso momento del primo mandato, Trump era al 42% di gradimento: lo stesso livello registrato da Biden nella fase corrispondente della sua presidenza.

La pagella per dossier

Trump è in negativo su tutti i temi: l’inflazione resta il punto più critico


Saldo netto medio, cioè approvazione al netto della disapprovazione, per ciascun tema: dalle aggregazioni di Silver Bulletin ai sondaggi più recenti su Iran ed economia.

Immigrazione
−10,4

Commercio e dazi
−19,7

Economia
−24,9

Iran (Economist/YouGov)
−29

Iran (ABC/WaPo)
−33

Inflazione
−42,2

L'inflazione resta il punto più dolente. Secondo Fox News, in aprile l'unico dossier dove Trump mantiene un saldo positivo è la sicurezza dei confini (55% di approvazione).

Il problema strutturale

Gli indipendenti si sono allineati ai democratici


È l'elemento più pericoloso per la Casa Bianca. In ogni rilevazione disponibile, tra gli elettori senza affiliazione di partito Trump perde con margini di due cifre.

ABC / Washington Post

App

25%
Dis

73%

−48
Saldo

Economist / YouGov

App

26%
Dis

67%

−41
Saldo

Reuters / Ipsos

App

24%
Dis

74%

−50
Saldo

TIPP

App

30%
Dis

60%

−30
Saldo

Anche la base elettorale del presidente inizia a cedere: secondo Economist/YouGov, oggi il 17% di chi ha votato Trump nel 2024 disapprova il suo operato. Pew rileva che tra i suoi elettori under 35 l'approvazione è al 57%, contro l'87% degli over 50.

Le elezioni di midterm

Il vantaggio democratico per la Camera cresce, lento ma costante

+5,7
Vantaggio Dem
media RealClearPolitics

+5,8
Vantaggio Dem
media Silver Bulletin

Confronto con il voto reale 2024

Dem oggi (RCP)

+5,7

Dem oggi (Silver Bulletin)

+5,8

GOP nel 2024 (voto reale)

+2,6

Il precedente

Se il calo dovesse intaccare ulteriormente la base elettorale repubblicana, Trump si troverebbe nella condizione di George W. Bush nel 2006, quando i repubblicani persero nettamente il controllo del Congresso alle elezioni di metà mandato.

Fonte Pew Research Center (5.103 adulti, 20-26 aprile 2026), ABC News/Washington Post, TIPP, Rasmussen Reports, InsiderAdvantage, Economist/YouGov, Reuters/Ipsos, Harvard-Harris, RealClearPolitics, Silver Bulletin. Analisi di Ed Kilgore su Intelligencer. Aggiornamento: maggio 2026.

Il calo riguarda anche i sondaggisti che in passato avevano dato a Trump valutazioni più favorevoli. Rasmussen Reports, definito da Kilgore come il sondaggista preferito del presidente, lo colloca a meno 15 punti di saldo netto. Harvard-Harris segna per la prima volta in questo mandato un saldo negativo a doppia cifra. InsiderAdvantage, che per mesi era stato l'unico istituto pubblico a registrare valori positivi per Trump, al 27 aprile lo dà sotto la linea di galleggiamento, a meno 5 punti.

Le medie dei sondaggi confermano la tendenza. Su RealClearPolitics il saldo è di meno 16 punti, con il 40,5 per cento di approvazione contro il 56,5 di disapprovazione, appena sotto il minimo del secondo mandato. Silver Bulletin lo colloca a meno 18,6 punti, in netto peggioramento rispetto ai meno 12,5 di due mesi prima. Allo stesso punto del primo mandato Trump era al 42 per cento di gradimento, esattamente come Biden nel corrispondente momento della sua presidenza.

Le valutazioni sul presidente sono negative su quasi tutti i temi. Le medie di Silver Bulletin per singolo argomento mostrano un saldo di meno 10,4 punti sull'immigrazione, meno 19,7 sul commercio, meno 24,9 sull'economia e un risultato particolarmente pesante sull'inflazione, con meno 42,2 punti. La guerra contro l'Iran, impopolare nell'opinione pubblica, sta peggiorando ulteriormente il quadro. Il sondaggio ABC-Washington Post indica che il 33 per cento degli intervistati approva la gestione della situazione iraniana da parte del presidente, mentre il 66 per cento la disapprova. Una domanda analoga posta da Economist-YouGov il 27 aprile produce un risultato di 30 per cento di giudizi positivi contro il 59 di negativi.

Un elemento strutturale del problema è il comportamento degli elettori indipendenti, che si stanno allineando alle posizioni dei democratici molto più che a quelle dei repubblicani. Tra gli indipendenti il presidente raccoglie il 25 per cento di consensi e il 73 di disapprovazione secondo ABC-Washington Post, il 26 contro il 67 secondo Economist-YouGov, il 24 contro il 74 secondo Reuters-Ipsos e il 30 contro il 60 secondo TIPP.

Con l'avvicinarsi delle elezioni di metà mandato la bassa popolarità del presidente sta influenzando anche le prospettive del Partito Repubblicano. Le rilevazioni sulla cosiddetta intenzione di voto generica per la Camera dei Rappresentanti mostrano un vantaggio democratico in crescita lenta ma costante. Le medie di RealClearPolitics danno ai democratici un vantaggio del 5,7 per cento, Silver Bulletin del 5,8. Nel 2024 i repubblicani avevano vinto il voto popolare nazionale per la Camera con un margine del 2,6 per cento.

La preoccupazione maggiore per i repubblicani riguarda la possibilità che il calo di consensi inizi a intaccare anche la base elettorale del presidente. Al momento Economist-YouGov rileva che il 17 per cento di chi ha votato Trump nel 2024 disapprova oggi il suo operato. Se questa percentuale dovesse crescere ulteriormente, il presidente si troverebbe in una situazione paragonabile a quella di George W. Bush nel 2006, anno in cui i repubblicani persero il controllo del Congresso nelle elezioni di metà mandato.

Questa voce è stata modificata (4 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Nave francese colpita nello Stretto di Hormuz, Trump sospende la missione militare di scorta


Una portacontainer della Cma Cgm attaccata, feriti nell'equipaggio. Il presidente americano ferma il "Project Freedom" dopo un solo giorno

Una nave portacontainer della compagnia francese Cma Cgm è stata colpita nello Stretto di Hormuz, già teatro delle tensioni tra Iran e Occidente. Nell'attacco sono rimasti feriti alcuni membri dell'equipaggio, secondo quanto riporta SkyTg24.

A poche ore dall'episodio, Donald Trump ha annunciato la sospensione del "Project Freedom", l'operazione militare statunitense di scorta alle navi commerciali nello Stretto, avviata appena un giorno prima. "Verrà sospeso per un breve periodo di tempo per vedere se l'accordo può essere finalizzato e firmato", ha scritto il presidente su Truth Social.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Negli Stati Uniti l'America politicamente divisa si ritrova unita contro i data center


Dal Michigan al Maine cresce una rivolta bipartisan contro i mega-impianti necessari per lo sviluppo dell'intelligenza artificiale generativa. Intanto l'esercito ne sta progettando uno da 3 gigawatt a Fort Bliss, in Texas.

A Lyon Township, piccolo centro del Michigan sudorientale che nel 2024 ha votato per Donald Trump, i residenti si sono riuniti mensilmente per discutere animatamente su un progetto di data center grande quanto trentadue campi da football. Chiedono risposte sul traffico, sul rumore, sulle bollette elettriche, sul valore delle case e sul consumo di acqua. Le ragioni della protesta sono diverse, ma il fronte è compatto: per una volta democratici e repubblicani si ritrovano fianco a fianco e questo sta accadendo in tutto il Paese.

Il New York Times racconta in questo modo come i data center per l’intelligenza artificiale stiano facendo qualcosa che la politica americana non riusciva più a fare da anni: unire elettori di orientamenti opposti. Dal Michigan al Maine, in un Paese diviso su quasi tutto, dalle automobili alle serie televisive, contro i mega-impianti si è formato un vero fronte trasversale bipartisan.

I dati confermano il cambio d’umore. Il mese scorso il Maine è stato vicino a diventare il primo Stato ad approvare una moratoria sui data center, ma la governatrice democratica Janet Mills ha posto il veto perché il testo non prevedeva un’esenzione per un progetto specifico nella città di Jay. Il tentativo di superare il veto è poi fallito. Misure analoghe sono state presentate in almeno altri 13 Stati e in decine di municipalità. In Wisconsin, un sondaggio della Marquette University Law School indica che circa il 70% dei cittadini ritiene ormai che i costi legati alla presenza dei data center superino i benefici. Il responsabile del sondaggio, Charles Franklin, ha sottolineato un dato sorprendente per uno Stato notoriamente polarizzato: sull'odio verso i data center la distanza tra i due elettorati è quasi scomparsa.

Il Michigan come laboratorio del nuovo fronte trasversale


Il Michigan è il laboratorio più attivo di questa saldatura inedita. Almeno 50 comuni hanno approvato misure per sospendere i progetti per la costruzione di nuovi data center. Repubblicani e democratici si coordinano su Signal e Facebook, raccolgono firme e finanziano legali per dar battaglia. A tal scopo a Kalkaska, Ryan Wagner, ex attivista MAGA alla guida del Northern Michigan Hunters club, si è alleato con il musicista di sinistra Seth Bernard. "Il Ryan di cinque anni fa probabilmente non gli avrebbe nemmeno parlato", ha dichiarato Wagner al New York Times.

A spingere la protesta non è solo la dimensione dei progetti, ma anche il modo in cui vengono imposti sui territori. I residenti scoprono l'esistenza dei progetti per la costruzione di data center attraverso richieste di riconversione urbanistica presentate da società sconosciute, con nomi in codice come Project Cannoli, Project Cherry Blossom o Project Flex.

A Saline Township, due contratti tra Oracle e la principale utility elettrica dello Stato sono stati pubblicati con omissis tanto estesi da spingere il procuratore generale del Michigan a contestarli in tribunale. Oracle ha replicato di aver protetto informazioni sensibili dai concorrenti e di aver rispettato tutte le richieste dell'ente regolatore.

La tensione produce anche episodi inquietanti. Il mese scorso, a Indianapolis, un consigliere comunale ha denunciato di aver subito 13 colpi d’arma da fuoco contro la propria abitazione dopo aver votato a favore della costruzione di un nuovo impianto. Nessuno è rimasto ferito, ma un biglietto lasciato sul posto recitava: "No data centers".

Anche al Congresso si muovono proposte di regolamentazione firmate da senatori con posizioni politiche molto distanti come il democratico Bernie Sanders e il repubblicano Josh Hawley. In Michigan, tuttavia, il malcontento rischia di pesare in un anno elettorale con 3 seggi alla Camera in bilico, una corsa al Senato che si annuncia combattuta e la poltrona di governatore aperta. La governatrice uscente democratica Gretchen Whitmer ha sostenuto una legge che offre incentivi fiscali per la costruzione dei data center, e il contraccolpo potrebbe colpire per primo il suo partito.

Il governo accelera i suoi piani in Texas


Mentre la protesta cresce, il governo federale accelera i propri piani sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Il Texas Tribune riporta infatti che l’esercito americano vuole costruire a Fort Bliss, in Texas, un complesso di data center da 3 gigawatt. Il progetto sarà finanziato e gestito dal fondo di investimento Carlyle Group e rientra nel piano dell’Amministrazione Trump per dotare il Dipartimento della Difesa di infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

L’impianto sorgerà su terra federale e dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2027. Se dovesse diventare realtà, entro pochi anni finirebbe per consumare più elettricità di tutti i 460 mila clienti di El Paso Electric messi insieme. Il vice Sottosegretario dell’esercito, David Fitzgerald, ha già indicato come fonte di alimentazione più probabile le turbine a gas naturale, che però producono grandi quantità di anidride carbonica e particolato.

Il progetto si aggiunge ai 10 miliardi di dollari investiti da Meta e ai 165 miliardi del Project Jupiter di Oracle e OpenAI nella vicina Santa Teresa, in New Mexico, per trasformare l’area di confine in uno dei principali poli statunitensi per le infrastrutture dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, restano molti interrogativi. Non si sa se l’impianto si collegherà alla rete idrica ed elettrica di El Paso, né come potrà essere "idricamente neutrale", come promesso dall’esercito, dato che attingerà all’acquifero Hueco Bolson, principale fonte d’acqua della città. Lo stesso documento di gara dell’esercito classifica il rischio idrico per El Paso come "estremamente alto".

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Scatta oggi l’aumento dei prezzi di sigarette, sigari e sigarette elettroniche


Ritocchi fiscali spingono verso l’alto i costi dei prodotti da fumo: rincari diffusi e impatto sulle abitudini dei consumatori

Come preannunciato da qualche mese, da oggi parte il nuovo aumento del prezzo di sigari e sigarette. Comecomunicato dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: “con decorrenza 6 maggio 2026, varia il prezzo di alcune marche di tabacchi lavorati”. L’aumento coinvolgerà alcuni marchi di sigarette e diversi di sigari, questa crescita è dovuta all’effetto dell’ultima Legge di Bilancio che ha spinto verso l’alto le accise sui tabacchi. L’aumento interesserà anche le sigarette elettroniche. Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, ha ricordato che questi aumenti garantiranno un maggiore gettito da 1,47 miliardi di euro nel triennio: 213 milioni di euro per il 2026, 465,8 milioni per 2027 e 796,9 milioni per il 2028.

A essere colpiti più duramente sono i cultori del sigaro, è infatti questo il vero protagonista del rincaro. Tra i marchi più conosciuti ai consumatori saranno Zino, Plasencia e Camacho; le Davidoff costano attualmente 6,80 euro, mentre l’Antico Sigaro Nostrano del Brenta sfonda il tetto dei 10 euro arrivando al prezzo attuale di 13,50 euro (fino a ieri, a esempio, il tipo “Doge”. “Benedettino” o “Sestiere” costavano 13,30 euro)

Vale la pena ricordare che la tassazione sul tabacco porta ogni anno nelle casse dello Stato circa 15 miliardi di euro. “Speriamo – ha detto ancora Melluso - che parte delle maggiori entrate siano utilizzate dal Governo per potenziare misure contro i danni da fumo e incrementare la prevenzione soprattutto in favore dei più giovani”.

Questa voce è stata modificata (4 mesi fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Perché gli Stati Uniti non riescono a costruire droni senza bisogno della Cina


Pechino domina la filiera dei piccoli velivoli senza pilota, dai motori alle batterie. Secondo gli analisti citati dal Wall Street Journal, sostituire i componenti cinesi potrebbe far quadruplicare i costi.

Gli Stati Uniti vogliono ridurre la dipendenza dalla Cina nella produzione di droni, ma la filiera è così radicata nell’industria cinese che ricostruire una capacità autonoma richiederà anni e comporterà un forte aumento dei costi. Il Wall Street Journal ha scomposto un drone tipo nei suoi componenti principali per stimare quanto costerebbe sostituire ogni pezzo cinese con un equivalente americano. Secondo gli analisti consultati dal quotidiano, il rincaro potrebbe arrivare fino al 400%.

Il nodo più complesso riguarda le batterie, definite “estremamente difficili” da sostituire. I droni usano batterie ai polimeri di litio, capaci di rilasciare energia molto rapidamente, e la Cina controlla l’intera catena di approvvigionamento di questo tipo di batterie. Passare a prodotti interamente americani farebbe salire il prezzo di circa il 400%, il dato più alto tra tutti i componenti analizzati.

Batterie, motori e telecamere: i punti più critici


Anche i motori che generano la spinta e regolano la direzione di volo, rappresentano un ostacolo rilevante. I modelli ad alte prestazioni richiedono magneti alle terre rare, un settore in cui Pechino controlla almeno il 90% della produzione mondiale, mentre la capacità statunitense è descritta come trascurabile. In questo caso, il rincaro stimato è del 200%.

Per le telecamere, che trasmettono al pilota il flusso video in tempo reale, la loro sostituzione è considerata “difficile”. Giappone e Stati Uniti restano produttori solidi di sensori d’immagine, ma l’assemblaggio finale avviene quasi interamente in Cina e la produzione su larga scala di lenti di precisione resta un nodo industriale. Anche qui il prezzo aumenterebbe del 200%.

Il problema non è un solo componente


Anche l'antenna, che invia e riceve i segnali wireless, è classificata come “moderatamente difficile” da sostituire. Alternative non cinesi esistono, ma costano di più, e i protocolli di comunicazione dei droni sono progettati per funzionare con elettronica cinese a basso costo. Il rincaro stimato in questo caso è del 300%. Nella stessa categoria rientra il flight stack, ovvero il “cervello” del drone, che gestisce stabilità, navigazione e potenza dei motori: le barriere tecniche sono più basse, ma i fornitori americani non hanno volumi sufficienti per competere sui prezzi. In questo caso, l’aumento sarebbe del 200%.

Il quadro tracciato dal Wall Street Journal mostra, dunque, una dipendenza estesa lungo tutta la filiera, non concentrata su un singolo componente critico. Anche i pezzi tecnologicamente meno sofisticati restano di produzione quasi esclusivamente cinese per ragioni di scala industriale e di prezzo, due variabili su cui l’industria americana, ad oggi, non riesce ancora a competere.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Perché gli americani sono ricchi ma infelici


Un'analisi del giornalista Derek Thompson individua nelle conseguenze prolungate della pandemia, nell'inflazione e nell'isolamento sociale le cause del crollo del benessere percepito negli Stati Uniti dopo il 2020.

Gli Stati Uniti vivono il periodo più infelice degli ultimi cinquant'anni, nonostante un'economia in espansione, un tasso di disoccupazione sotto il 5 per cento e salari in crescita. Il giornalista Derek Thompson, in un'analisi pubblicata sulla sua newsletter, definisce questo decennio "gli anni Venti tragici" e prova a spiegare un paradosso che sfugge alle statistiche economiche tradizionali.

Il punto di partenza è uno studio dell'economista dell'Università di Chicago Sam Peltzman, che ha analizzato i dati del General Social Survey. Peltzman parla di "un calo improvviso, marcato e storicamente senza precedenti della felicità auto-dichiarata nella popolazione americana" dopo il Covid, un calo che persiste nel 2024. Lo definisce un "cambio di regime" del sentimento nazionale. Dopo cinquant'anni di livelli sostanzialmente stabili di benessere percepito, la felicità degli americani è crollata e non si è praticamente ripresa.

I dati che confermano questa diagnosi sono numerosi. L'indice di soddisfazione dei lavoratori americani della Federal Reserve è sceso al livello più basso da quando la rilevazione è iniziata nel 2014. La fiducia dei consumatori misurata dall'Università del Michigan ha toccato il minimo storico in settant'anni di indagini. Gli americani dicono ai sondaggisti di sentirsi più depressi sull'economia di quanto non fossero durante la Grande Recessione o gli anni della stagflazione degli anni Settanta. Nel World Happiness Report, gli Stati Uniti sono scesi alla posizione più bassa di sempre, soprattutto a causa del crollo del benessere tra i giovani.

Una scoperta sorprendente dello studio di Peltzman è che il calo della felicità non si concentra tra giovani, persone povere o single, le categorie tipicamente più esposte ad ansia e tristezza. Il calo è uniforme, dai 10 ai 15 punti percentuali, e colpisce praticamente ogni gruppo demografico. Anzi, alcune delle flessioni maggiori riguardano fasce relativamente benestanti come gli anziani, i bianchi e i laureati.

Thompson scarta diverse ipotesi comuni. Non si tratta del declino della religiosità, perché la secolarizzazione americana è una tendenza trentennale costante, mentre il crollo della felicità è iniziato improvvisamente nel 2020. Non si tratta nemmeno della disuguaglianza salariale tradizionale: i salari più bassi sono cresciuti con forza dopo la pandemia, come ha sottolineato l'economista Arin Dube, e il reddito mediano delle famiglie è oggi più alto di dieci anni fa. Non sono neppure soltanto smartphone e social media i responsabili: questi pesano sul benessere giovanile da almeno quindici anni, mentre la rottura emotiva osservata nei dati riguarda un evento brusco avvenuto intorno al 2020.
Gli anni Venti tragici — FocusAmerica

Società americana · Analisi

I tragici Anni Venti:
il paradosso americano


Economia in espansione, disoccupazione sotto il 5%, salari in crescita. Eppure gli Stati Uniti stanno vivendo il periodo più infelice degli ultimi cinquant'anni. 4 indicatori storici sono al minimo.

Da un'analisi di Derek Thompson Dati Peltzman / Università di Chicago · GSS

Felicità auto-dichiarata · Stati Uniti · 1972–2024
Alta Bassa 1972 1990 2005 2020 2024 Rottura · 2020
Dopo cinquant'anni di stabilità, un calo improvviso e uniforme di 10-15 punti percentuali. Colpisce ogni gruppo demografico — tra cui anziani, bianchi, laureati.

Esplora l'analisi
1 Lo shock 2 Il prezzo 3 La geografia 4 Le cause

4 minimi storici

Tutti gli indicatori della felicità sono crollati allo stesso momento


4 rilevazioni indipendenti — alcune avviate decenni fa — registrano contemporaneamente i livelli più bassi mai osservati.

Soddisfazione lavoro
Al minimo
L'indice della Federal Reserve è al livello più basso da quando la rilevazione è iniziata
Federal Reserve · dal 2014

Fiducia consumatori
Più bassa in 70 anni
La rilevazione dell'Università del Michigan ha toccato il minimo storico
Università del Michigan · dal 1956

World Happiness
Posizione peggiore
Gli Stati Uniti sono scesi alla posizione più bassa di sempre nel ranking globale
World Happiness Report

Umore economico
Peggio degli Anni '70
Più depressi che durante la Grande Recessione e la stagflazione
Sondaggi

La diagnosi
Un calo improvviso, marcato e storicamente senza precedenti della felicità auto-dichiarata dei cittadini americani dopo la pandemia di Covid. Un vero e proprio 'cambio di regime' del sentimento nazionale.
— Sam Peltzman, economista, Università di Chicago

Lo shock dei prezzi

Il decennio compresso: 13 anni di rincari in 5


Gli americani hanno vissuto in 5 anni la stessa inflazione che prima richiedeva oltre un decennio. Un tasso triplo rispetto a quello a cui erano abituati.

Prezzi al consumo · stesso aumento del +25%
Anni necessari per accumulare lo stesso incremento

2007 → 2020
prima

13 anni

2020 → 2025
oggi

5 anni

Indice Case-Shiller · stesso aumento del +50%
Anni necessari per accumulare lo stesso incremento

2004 → 2020
prima

16 anni

2020 → 2025
oggi

5 anni

Il malumore economico colpisce anche le famiglie più ricche. La piena occupazione ha aumentato i prezzi dei servizi alla persona perché i lavoratori a basso salario hanno acquisito maggiore potere contrattuale.

Una mappa anglofona

L'infelicità ha una geografia precisa


Il calo della felicità si concentra nei Paesi anglofoni. In Cina, India, Vietnam — ma anche in Italia, Spagna e Portogallo — è invece cresciuta.

Paesi in cui la felicità è calata

Stati Uniti
In calo

Canada
In calo

Regno Unito
In calo

Irlanda
In calo

Australia
In calo

Nuova Zelanda
In calo

Paesi in cui la felicità è cresciuta

Italia
In crescita

Spagna
In crescita

Portogallo
In crescita

Il test del Quebec
½ del calo
Nella provincia francofona del Canada — dove l'80% parla francese — il calo della soddisfazione tra gli under 30 è stato la metà rispetto al resto del Paese. Indizio del peso del fattore linguistico-culturale.

Tre forze culturali

Cosa accomuna i Paesi anglofoni in declino


Tre fattori si sovrappongono: una cultura individualista, un ambiente mediatico sempre più ostile e l'erosione della fiducia istituzionale e interpersonale.

1

Individualismo solitario
Tempo da soli in aumento senza precedenti, relazioni sempre più mediate da algoritmi

Gli americani trascorrono oggi più tempo che mai da soli e in casa. Le conversazioni online premiano negatività e ostilità verso chi è percepito come estraneo al proprio gruppo, trasformando in nemici persone che nella vita reale verrebbero probabilmente tollerate.
Fonte: Jay Van Bavel · NYU

2

Un ambiente mediatico più negativo che mai
Il tono delle notizie non riflette più l'andamento reale del Paese

Tra il 2018 e il 2020 il tono delle notizie è stato più negativo di quanto suggerissero i fondamentali economici. Tra il 2021 e il 2023 lo scarto si è ampliato ulteriormente. Oggi le notizie risultano sorprendentemente più negative che in qualsiasi altro periodo registrato in precedenza.
Fonte: Brookings Institution · 2024

3

Crollo della fiducia
In quasi tutte le istituzioni, e tra i cittadini

E' crollata la fiducia nel governo federale, nelle imprese, nell'istruzione, nella religione organizzata, nei CDC, nella scienza e nella medicina. Anche la fiducia negli altri si è indebolita: la quota di chi ritiene le altre persone 'leali' è scesa persino più del livello generale di felicità.
Fonte: Peltzman · GSS · ricerche su pandemie

Fonti Sam Peltzman (Università di Chicago) su General Social Survey · Federal Reserve · University of Michigan · World Happiness Report · Brookings Institution · Case-Shiller Index. Analisi di Derek Thompson, maggio 2026.

La spiegazione che Thompson propone è che la pandemia, come forza culturale e politica, non sia mai finita. Le conseguenze economiche del Covid hanno prodotto una catena di crisi: interruzioni delle catene di approvvigionamento, inflazione globale, tassi d'interesse alle stelle. I prezzi al consumo, che erano cresciuti del 25 per cento tra l'estate del 2007 e quella del 2020, sono aumentati della stessa percentuale tra il 2020 e il 2025. L'indice Case-Shiller dei prezzi delle case è salito del 50 per cento in cinque anni, lo stesso aumento che era stato registrato in sedici anni precedenti. Gli americani hanno vissuto un tasso d'inflazione triplo rispetto a quello a cui erano abituati.

L'aspetto più curioso è che il malumore economico colpisce soprattutto le famiglie più ricche. Lo scrittore di economia Matt Darling ha analizzato il rapporto tra fiducia dei consumatori reale e prevista in base a disoccupazione, inflazione e tassi. Intorno al 2020 questo rapporto si è rotto. La sua spiegazione è che le famiglie del ceto medio-alto erano abituate a permettersi manodopera a basso costo per servizi alla persona, ristorazione e cura della casa. La piena occupazione, unita all'inflazione, ha aumentato i prezzi di tutto ciò che richiede il lavoro di altre persone, perché i lavoratori a basso salario hanno finalmente acquisito potere contrattuale. Il risultato è una nazione di scontenti.

L'analisi si estende oltre i confini americani. Il World Happiness Report mostra che il benessere è cresciuto in molti Paesi come Cina, India e Vietnam, ma è calato in gran parte dell'Occidente, soprattutto nei Paesi anglofoni: Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda. John Helliwell, professore di economia all'Università della British Columbia e co-autore del rapporto, ha dichiarato a Thompson: "Se cerchi qualcosa di speciale nei Paesi dove l'infelicità giovanile sta crescendo, sono per lo più Paesi occidentali sviluppati e per la maggior parte sono Paesi che parlano inglese". Helliwell ha suggerito un test interessante: in Quebec, dove l'80 per cento della popolazione parla francese, il calo della soddisfazione di vita tra gli under 30 è stato la metà rispetto al resto del Canada.

Tre caratteristiche accomunano i Paesi anglofoni: una cultura individualista che riduce il tempo passato con altre persone, un'inflazione diagnostica che amplia le categorie di disturbi mentali aumentando meccanicamente le diagnosi di ansia e ADHD, e alti livelli di negatività nei media e sui social network. Restringendo lo sguardo agli anni Venti, in Portogallo, Italia e Spagna la felicità è invece aumentata. Sono Paesi che hanno avuto tra i tassi d'inflazione più bassi dell'Occidente nel decennio.

C'è poi la questione della fiducia. Le pandemie hanno storicamente eroso la fiducia sociale: una ricerca sull'influenza spagnola ha trovato "conseguenze permanenti sul comportamento individuale in termini di minore fiducia sociale". Lo studio di Peltzman conferma che negli Stati Uniti la fiducia è crollata in quasi tutte le istituzioni, dal governo federale alle aziende, dall'istruzione alla religione organizzata. Altri studi mostrano cali per i Centers for Disease Control and Prevention, l'università, la scienza e la medicina. È diminuita anche la fiducia interpersonale: la quota di chi ritiene che gli altri siano "leali" è scesa più ancora del livello generale di felicità.

Parallelamente è cresciuto un individualismo solitario. Gli americani trascorrono oggi una quantità di tempo da soli e dentro casa senza precedenti, e la loro relazione con gli altri è sempre più mediata da algoritmi. Lo psicologo della New York University Jay Van Bavel ha osservato che le conversazioni online premiano negatività e ostilità verso gli outsider, trasformando in antagonisti persone che nella vita reale si tollererebbero o apprezzerebbero.

A questo si aggiunge la sequenza ininterrotta di crisi del decennio: pandemia, inflazione, guerre in Ucraina, Gaza, Libano, Iran e Golfo Persico, paure esistenziali per il cambiamento climatico e l'intelligenza artificiale, la presenza politica polarizzante di Donald Trump. Un'analisi del 2024 della Brookings Institution sul tono delle notizie ha rilevato che "il tono delle notizie è stato più negativo di quanto i fondamentali avrebbero previsto tra il 2018 e il 2020 e ancora più negativo del previsto tra il 2021 e il 2023". Le notizie di oggi sono sorprendentemente più negative di qualsiasi periodo precedente registrato.

La tristezza americana di questo decennio nasce dunque dalla combinazione di una crisi economica percepita come permanente, di un ambiente mediatico straordinariamente negativo, della crescita della solitudine e del declino delle istituzioni di riferimento. L'inflazione ha reso la vita di oggi meno accessibile, mentre la consapevolezza dei successi altrui sui social ha reso più difficile immaginare il proprio domani. Il crollo della fiducia ha lasciato gli americani disorientati di fronte a istituzioni che non controllano, mentre l'isolamento scelto ha smantellato la fiducia comunitaria.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Antitrust: istruttorie su Glovo e Deliveroo per pratiche scorrette


Sotto la lente dell’Authority la comunicazione sull'impegno etico e le tutele dei rider. Possibili informazioni ingannevoli ai consumatori

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha avviato due distinte istruttorie nei confronti di alcune società riconducibili al gruppo Glovo e di Deliveroo Italy, nell’ambito dell’offerta di servizi di consegna a domicilio di prodotti alimentari. La notizia è stata resa nota da fonte ANSA, che riporta come l’iniziativa riguardi presunte pratiche commerciali scorrette legate alla comunicazione aziendale.

Secondo quanto riferito, le istruttorie coinvolgono, per il gruppo Glovo, le società Glovoapp23, Foodinho e Glovo Infrastructure Services Italy. L’attenzione dell’Autorità si concentra su possibili informazioni ritenute ingannevoli diffuse al pubblico in merito all’impegno etico e alla responsabilità sociale delle piattaforme nei confronti dei rider.

Nel dettaglio, l’Antitrust intende verificare se le dichiarazioni e i messaggi promozionali delle aziende possano aver fornito una rappresentazione non corretta delle condizioni di lavoro e delle tutele garantite ai lavoratori impegnati nelle consegne. L’eventuale difformità tra comunicazione e realtà operativa potrebbe configurare una violazione delle norme a tutela dei consumatori e della concorrenza.

Le istruttorie rappresentano una fase preliminare dell’attività di accertamento e non implicano, allo stato attuale, alcuna responsabilità accertata. Le società coinvolte avranno la possibilità di presentare memorie difensive e documentazione a supporto della correttezza del proprio operato.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump e Iran vicini a un accordo su un memorandum di 14 punti per chiudere la guerra e congelare l'arricchimento


Witkoff e Kushner stanno trattando direttamente con Teheran un possibile accordo quadro di una pagina che prevede tra le altre cose una moratoria a tempo sull'arricchimento dell'uranio, la fine del blocco nello Stretto di Hormuz e lo sblocco dei fondi iraniani congelati.

Stati Uniti e Iran sono vicini a un'intesa preliminare per chiudere la guerra in Medio Oriente. Il documento allo studio è un memorandum di una sola pagina, articolato in 14 punti, che dovrebbe fissare la cornice per un negoziato più ampio sul programma nucleare iraniano. Lo riferisce in esclusiva Axios, citando due funzionari statunitensi e altre due fonti informate sul dossier. La Casa Bianca attende da Teheran risposte su alcuni nodi cruciali nelle prossime 48 ore, nulla è ancora definito, ma le fonti descrivono questa fase come il momento di maggiore vicinanza a un'intesa dall'inizio della guerra.
Il memo dei 14 punti — FocusAmerica

Negoziato Usa-Iran · Anatomia del memo

Una pagina per fermare la guerra:
i 14 punti del memo Trump-Teheran


Un memorandum di una sola pagina, 14 punti, una finestra di 30 giorni per chiudere il dossier nucleare. Washington e Teheran trattano la cornice di un'intesa storica. Il nodo principale resta la durata della moratoria sull'arricchimento dell'uranio.

Fonte: Axios Inviati Trump: Witkoff e Kushner 6 maggio 2026

Pagine del memo
1
documento sintetico

Punti negoziali
14
articolazione del testo

Finestra negoziale
30
giorni dopo l'intesa

Esplora il dossier
1 Il memo 2 Il nodo 3 Lo scambio 4 L'agenda

I pilastri del documento

Cinque cardini per una cornice di pace


Il memorandum non chiude l'accordo finale: definisce i contorni entro cui dovrà nascere. Questi sono gli elementi che, secondo le fonti citate da Axios, formano l'ossatura del testo.

I

Fine della guerra
Dichiarazione formale di cessazione delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, con apertura di una finestra di trattativa di 30 giorni.

II

Riapertura dello Stretto di Hormuz
Allentamento progressivo delle restrizioni iraniane sul traffico navale e del blocco statunitense durante il periodo di negoziato.

III

Limiti al programma nucleare
Moratoria sull'arricchimento dell'uranio, divieto di impianti sotterranei e impegno iraniano a non sviluppare armi nucleari.

IV

Ispezioni rafforzate
Regime di controlli a sorpresa da parte degli ispettori delle Nazioni Unite, con accesso ampliato agli impianti nucleari iraniani.

V

Rimozione delle sanzioni
Smantellamento graduale delle sanzioni statunitensi e sblocco dei fondi iraniani congelati nei conti bancari di altri Paesi.

Il punto più delicato

Quanti anni dovrà durare la moratoria sull'uranio


È la variabile su cui si gioca l'accordo. Le posizioni di partenza sono distanti 15 anni: Teheran ne propone 5, Washington ne chiede 20. Le ipotesi di compromesso al vaglio si collocano nella fascia centrale.

Iran propone
5
anni di moratoria

Stati Uniti chiedono
20
anni di moratoria

Le posizioni sull'asse del negoziato

Zona di compromesso

1215
le ipotesi al vaglio · anni

Iran · 5

Usa · 20

0
5
10
15
20

Anni

La clausola
Washington vuole anche un meccanismo di estensione automatica: se Teheran viola gli impegni, la moratoria si prolunga senza nuovi negoziati.

Le altre soglie tecniche

Limite arricchimento
3,67%
Soglia massima consentita all'Iran al termine della moratoria. Compatibile solo con uso civile.

Uranio altamente arricchito
Fuori
L'Iran avrebbe accettato di trasferirlo all'estero. Tra le ipotesi anche il trasferimento negli Stati Uniti.

Cosa offre ciascuna parte

L'architettura del do ut des


Il memorandum funziona se ogni concessione su un fronte trova contropartita sull'altro. Ecco come si distribuiscono gli impegni reciproci.

Iran
Concede

Stop all'arricchimento per la durata della moratoria

Trasferimento all'estero dell'uranio altamente arricchito

Impegno a non sviluppare armi nucleari

Divieto di gestire impianti sotterranei

Accesso a ispezioni a sorpresa dell'Onu

Allentamento delle restrizioni nello Stretto di Hormuz

Stati Uniti
Concede

Rimozione graduale delle sanzioni

Sblocco dei fondi iraniani congelati nel mondo

Allentamento del blocco navale nello Stretto

Sospensione delle operazioni militari contro l'Iran

Cornice per consentire un arricchimento civile al 3,67%

Riconoscimento implicito dell'interlocutore di Teheran

Le prossime tappe

Una corsa contro il tempo in due fasi


Prima la firma del memorandum, poi 30 giorni per trasformarlo in un accordo di dettaglio. Il fallimento di una qualsiasi delle due tappe può riportare le forze americane a colpire l'Iran.

Adesso
Risposta di Teheran su nodi cruciali
La Casa Bianca attende risposte dall'Iran nelle prossime 48 ore. È la fase più vicina a un'intesa dall'inizio della guerra.

Fase 1 · Firma del memo
Dichiarazione di fine guerra
Il memorandum di una pagina ufficializza la cessazione delle ostilità e apre la finestra negoziale di 30 giorni.

Fase 2 · 30 giorni
Negoziato di dettaglio a Islamabad o Ginevra
Witkoff e Kushner trattano direttamente con Teheran su moratoria, sanzioni, ispezioni e Stretto di Hormuz.

Esito · Doppio binario
Accordo finale o ritorno al conflitto
Se i colloqui falliscono, Washington può ripristinare il blocco navale e tornare a colpire l'Iran. L'opzione militare resta sul tavolo.

Fonte Ricostruzione Axios del 6 maggio 2026, basata su due funzionari statunitensi e altre due fonti informate sul dossier. Dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio del 5 maggio 2026.

Il negoziato è condotto direttamente dagli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, che stanno trattando direttamente con funzionari iraniani e attraverso mediatori esterni. Nella sua forma attuale, il memorandum dovrebbe dichiarare la fine della guerra e aprire una finestra di 30 giorni per raggiungere un accordo dettagliato su apertura dello Stretto di Hormuz, limiti al programma nucleare iraniano e rimozione delle sanzioni statunitensi. I colloqui successivi potrebbero svolgersi a Islamabad o a Ginevra.

Il punto più delicato resta però la durata della moratoria sull'arricchimento dell'uranio. Teheran ha proposto 5 anni, Washington ne chiede 20. Alcune fonti indicano un possibile compromesso a 12 anni, mentre una quarta colloca l'asticella a 15. Gli Stati Uniti vorrebbero inoltre inserire una clausola che prolunghi automaticamente la moratoria in caso di violazioni iraniane. Alla scadenza del periodo stabilito, all'Iran potrebbe essere consentito di arricchire l'uranio fino al limite del 3,67%, una soglia compatibile con l'uso civile.

Ispezioni, sanzioni e Stretto di Hormuz


Il memorandum prevede inoltre che l’Iran si impegni a non sviluppare mai armi nucleari e a non svolgere attività finalizzate a un uso militare del programma nucleare. Si sta discutendo inoltre di una clausola che impedirebbe a Teheran di gestire impianti nucleari sotterranei e di un regime di ispezioni rafforzato, con controlli a sorpresa da parte degli ispettori delle Nazioni Unite. Due fonti riferiscono che l'Iran avrebbe accettato anche di trasferire fuori dal Paese il proprio uranio altamente arricchito, un punto chiave per Washington che Teheran aveva finora sempre respinto. Tra le ipotesi al vaglio c'è persino il trasferimento del materiale negli Stati Uniti.

In cambio di tutto questo, Washington rimuoverebbe gradualmente le sanzioni e sbloccherebbe i miliardi di dollari iraniani congelati nel mondo. Le restrizioni iraniane al traffico nello Stretto di Hormuz e il blocco navale statunitense verrebbero invece allentati progressivamente durante i 30 giorni di negoziato. Se però i colloqui dovessero andare male, ha precisato un funzionario statunitense, le forze americane potrebbero ripristinare il blocco o tornare a attaccare l'Iran. Molte clausole del memorandum restano comunque subordinate al raggiungimento dell'accordo finale.

La cautela della Casa Bianca


La Casa Bianca ritiene che la leadership iraniana sia divisa al proprio interno e che costruire un consenso tra le diverse fazioni sarà difficile. La cautela emerge anche dalle parole del Segretario di Stato Marco Rubio, che martedì ha frenato gli entusiasmi: "Non dobbiamo per forza scrivere l'accordo vero e proprio in un giorno", ha dichiarato, definendo la trattativa in corso come "altamente complessa e tecnica". Rubio ha però anche definito alcuni vertici iraniani "fuori di testa", lasciando intendere che la chiusura dell'intesa resta incerta.

Secondo le due fonti statunitensi citate da Axios, sarebbero stati proprio i progressi del negoziato a spingere Trump a sospendere l'operazione militare appena annunciata nello Stretto di Hormuz, evitando così il collasso del fragile cessate il fuoco.

Questa voce è stata modificata (4 mesi fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

5 euro contro il fumo: 40mila firme per aumentare il prezzo di sigarette e sigarette elettroniche


In quattro anni il consumo di sigarette elettroniche è quasi raddoppiato. Secondo le stime, un aumento di 5 euro ridurrebbe i consumi del 37%

In Italia il consumo di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato continua a crescere, soprattutto tra i più giovani. In quattro anni la quota di utilizzatori è quasi raddoppiata: dal 3,9% del 2021 al 7,4% nel 2025, con un picco tra i 18 e i 34 anni dove si arriva al 16,5%.

È su questo scenario che si inserisce la campagna "5 euro contro il fumo", una proposta di legge di iniziativa popolare che punta ad aumentare di cinque euro il prezzo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, comprese sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. In poco più di tre mesi sono state raccolte 40mila firme, l'80% della soglia necessaria per portare il testo in Parlamento. L'iniziativa è promossa da AIOM, Fondazione AIRC e Fondazione Umberto Veronesi, insieme alla Fondazione AIOM.

L'idea alla base è semplice: usare il prezzo come leva diretta per ridurre i consumi. Secondo le stime dei promotori, un aumento di cinque euro potrebbe portare a un calo del 37% del consumo complessivo. Un impatto confermato dall'esperienza di altri Paesi europei. In Francia, tra il 2017 e il 2025, il prezzo medio è passato da 7,05 a 13 euro e la quota di fumatori adulti è scesa dal 27% al 18%. In Irlanda, nello stesso periodo, il prezzo è salito oltre i 15 euro con una riduzione simile dei consumatori.

In Italia i numeri restano alti: circa 10 milioni di fumatori e 93mila morti l'anno legati al tabacco. Ma il fronte sanitario insiste soprattutto su un punto: le sigarette elettroniche non rappresentano una vera alternativa. Secondo AIOM e Fondazione AIRC, la maggior parte degli utilizzatori di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato è già fumatore tradizionale e un giovane su cinque inizia proprio da questi prodotti. Nel mirino c'è anche il consumo combinato, che secondo gli oncologi aumenta in modo significativo il rischio di tumori polmonari rispetto al fumo tradizionale da solo.

La proposta si inserisce così in un dibattito sempre più centrale sulla prevenzione: l’uso del prezzo come strumento di salute pubblica, già adottato in diversi Paesi europei, e il suo impatto sulle abitudini di consumo e sulle politiche sanitarie.

Questa voce è stata modificata (4 mesi fa)