I titoli del Tesoro statunitense stanno perdendo sempre di più il loro status di bene rifugio. La corsa dei rendimenti, che martedì ha portato quello del trentennale al 5,337%, il livello più alto da diciannove anni, non si spiega soltanto con l’inflazione persistente o con il boom del debito emesso dalle imprese per finanziare l’intelligenza artificiale. Secondo un’analisi del Wall Street Journal, invece, i titoli americani rendono ormai più di alcuni attivi comparabili considerati meno sicuri e, nei momenti di tensione, non si comportano più come un bene rifugio.
Dalla pandemia in poi gli Stati Uniti hanno inondato il mercato di nuovo debito, arrivato questa settimana a 40 mila miliardi di dollari includendo anche la quota detenuta da enti pubblici. Nulla lascia pensare che il flusso sia destinato a fermarsi. Dopo la crisi finanziaria globale era accaduto l’opposto: il debito federale era aumentato rapidamente, ma i rendimenti erano comunque scesi perché il credito privato era crollato e strumenti considerati sicuri, come i titoli garantiti da mutui con il rating più alto, si erano rivelati tutt’altro che tali.
Debito federale · Mercato dei Treasury
I Treasury hanno smesso di comportarsi da bene rifugio
Il rendimento del trentennale americano ha toccato il livello più alto da diciannove anni. Ma il punto non è solo l’inflazione: oggi gli investitori chiedono di più per assorbire il debito degli Stati Uniti, non meno per metterlo al sicuro.
Grafica di FocusAmerica 20 agosto 2026
Rendimento del Treasury a trent’anni, martedì
5,337%
È il valore più alto dall’aprile 2007: da diciannove anni gli Stati Uniti non pagavano tanto per farsi prestare denaro così a lungo.
4,00% Picco dell’aprile 2007: 5,44%
40.000 mld $
Il debito federale raggiunto questa settimana, compresa la quota in mano a enti pubblici
2.100 mld $
Il disavanzo che l’Ufficio Congressuale del Bilancio prevede per quest’anno
I quattro passaggi dell’analisi
Il segno Il premio I conti Le mosse
Il segno che si è invertito
I Treasury rendevano meno di tutti. Oggi rendono di più
Per decenni chi comprava titoli americani accettava un rendimento più basso in cambio della sicurezza. Dal 2022 quel vantaggio è sparito: nei tre confronti che gli economisti usano come metro, lo scarto ha cambiato segno.
Fino al 2021 Dal 2022
Parità
I Treasury rendono di più
I Treasury rendono di meno
Swap sui tassi d’interesse
Obbligazioni di imprese con il rating più alto
Titoli di altri Stati, coperti dal rischio di cambio
Quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury salgono: è successo dopo l’annuncio dei dazi del «Liberation Day». Un bene rifugio dovrebbe fare l’esatto contrario.
Schema qualitativo: indica la direzione dello scarto, non la sua ampiezza. Il tratteggio segna la posizione precedente. Il confronto con le obbligazioni societarie tiene conto del rischio d’insolvenza.
La misura del cambiamento
Un terzo dell’aumento non dipende né dall’inflazione né dalla Federal Reserve
Dal 2015 i rendimenti sono saliti di 2,5 punti percentuali. L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero calcola quanta parte di quella salita dipenda da un fatto nuovo: gli investitori chiedono di essere pagati di più per assorbire il debito che il Tesoro immette sul mercato.
Aumento dei rendimenti dal 2015 2,5 punti
1,75 punti Inflazione persistente, politica monetaria e altri fattori di mercato
0,75 punti Il passaggio dal premio di sicurezza al premio di assorbimento
Dopo la crisi del 2008 gli economisti parlavano di penuria di attivi sicuri: tutti volevano titoli americani e ce n’erano pochi, così i rendimenti scendevano. Oggi vale il contrario: ce ne sono troppi, e il mercato si fa pagare per assorbirli.
Ripartizione stimata da Caballero combinando lo scarto con gli swap sui tassi e l’aumento del premio a termine.
L’obiettivo mancato
Bessent voleva dimezzare il disavanzo: quest’anno cresce ancora
Il Segretario al Tesoro aveva promesso di riportare il disavanzo al 3% del prodotto interno lordo, contenendo l’inflazione con più energia e alzando la produttività con l’intelligenza artificiale. La guerra con l’Iran e una sentenza della Corte Suprema hanno spinto i conti nella direzione opposta.
Disavanzo dell’anno fiscale 2024 1.800 mld $
Previsione dell’Ufficio Congressuale del Bilancio per quest’anno 2.100 mld $
L’obiettivo indicato da Bessent: il 3% del prodotto interno lordo circa la metà
−250 mld $
Le entrate doganali che verranno a mancare rispetto alle stime precedenti
Dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi imposti con i poteri d’emergenza
1.900 mld $
Le obbligazioni di alta qualità che le imprese emetteranno quest’anno, secondo Barclays
Una cifra record, in gran parte per costruire data center
Il debito pubblico e quello delle imprese si contendono gli stessi compratori: più carta arriva sul mercato, più sale il rendimento che gli investitori pretendono.
La risposta del Tesoro
Invece di agire sulle cause, Bessent interviene sul mercato
Tocca ogni passaggio per aprirlo. In poche settimane il Dipartimento del Tesoro ha spostato le emissioni sulle scadenze brevi, difeso lo yen senza vendere titoli americani e raddoppiato i riacquisti senza preavviso.
La scelta di fondo
Il disavanzo si finanzia con titoli a breve termine+
Il Tesoro copre una quota crescente del disavanzo con scadenze corte ed evita di ampliare le aste sui titoli lunghi. Ha anche lasciato intendere che alcune di quelle aste potrebbero essere ridotte. Il prezzo lo pagherà chi verrà dopo: quel debito andrà rinnovato, forse a tassi ancora più alti.
Fine luglio · Inizio agosto
Lo yen viene difeso in euro, non in dollari+
Con la valuta giapponese ai minimi da quarant’anni, Washington interviene insieme a Tokyo. Gli Stati Uniti comprano yen usando euro e non dollari, per non dover vendere titoli americani.
La richiesta alla Federal Reserve
Più dollari alle banche centrali estere, in cambio di garanzie+
Bessent chiede di ampliare la FIMA repo facility, lo strumento con cui le banche centrali straniere ottengono dollari lasciando in garanzia titoli americani. Oggi il limite è di 60 miliardi di dollari al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo è evitare che il Giappone venda Treasury per difendere lo yen.
Mercoledì · L’annuncio a sorpresa
I riacquisti raddoppiano: da 2 a 4 miliardi per operazione+
L’aumento riguarda i titoli con scadenza fra dieci e trent’anni e vale dal 9 settembre al 4 novembre. I rendimenti sono scesi subito, ma dagli anni Settanta le emissioni erano sempre state «regolari e prevedibili», annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Blake Gwinn di RBC Capital Markets avverte che titoli meno prevedibili diventano più volatili, e chi li compra chiederà di essere pagato anche per quello.
Il punto
Finché il debito cresce e il Tesoro agisce sul mercato invece che sui conti, chi compra Treasury continuerà a chiedere di essere pagato di più.
Fonte Wall Street Journal; studi di Ricardo Caballero (MIT) e di Hanno Lustig (Stanford University) con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group; Ufficio Congressuale del Bilancio; Barclays; Dipartimento del Tesoro. Rendimenti al 18 agosto 2026; massimo dell’aprile 2007 secondo i dati di mercato citati da The Hill.
Dal premio di sicurezza al premio di assorbimento
L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero aveva definito quella situazione una “penuria di attivi sicuri”: la forte domanda di titoli ritenuti estremamente affidabili si scontrava con un’offerta limitata, spingendone i rendimenti verso il basso. In un recente studio Caballero sostiene però che il rapporto si sia ormai rovesciato. Gli investitori, anziché accontentarsi di rendimenti modesti in cambio della sicurezza, ne chiedono invece di più elevati per assorbire l’enorme quantità di debito immessa sul mercato. Il premio di sicurezza si sarebbe così trasformato in un premio di assorbimento.
Un indizio arriva dal confronto con gli swap sui tassi d’interesse, derivati utilizzati per gestire l’esposizione alle oscillazioni dei tassi e impiegati come riferimento per il costo del credito alle imprese. Storicamente i titoli del Tesoro rendevano meno degli swap, oggi invece rendono di più. Combinando questo indicatore con l’aumento del premio a termine, Caballero calcola che il passaggio dal premio di sicurezza a quello di assorbimento spieghi circa 0,75 punti percentuali dei 2,5 punti di aumento dei rendimenti registrati dal 2015.
A conclusioni simili arriva uno studio di Hanno Lustig, della Stanford University, realizzato con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group. In passato i titoli del Tesoro americani rendevano meno delle obbligazioni societarie con il rating più alto anche dopo aver tenuto conto del rischio d’insolvenza. Dal 2022 questo vantaggio è scomparso; lo stesso è avvenuto rispetto ai titoli di altri Stati sovrani, una volta coperto il rischio di cambio. Gli autori segnalano inoltre che, quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury tendono a salire, come avvenne dopo l’annuncio dei dazi del “Liberation Day” da parte di Donald Trump. Anche le notizie su disavanzi di bilancio più ampi del previsto spingono i rendimenti verso l’alto.
Bessent interviene sul mercato, non sui conti
Questa dinamica era cominciata prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, ma l’attuale Amministrazione non è riuscita a invertirla. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva inizialmente indicato tra le priorità del presidente la riduzione dei rendimenti, che avrebbe contribuito ad abbassare anche i tassi sui mutui. L’obiettivo sarebbe dovuto essere raggiunto contenendo l’inflazione attraverso una maggiore produzione di energia, aumentando la produttività grazie all’intelligenza artificiale e riducendo il disavanzo, pari a 1.800 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2024.
È andata in maniera del tutto diversa. La guerra con l’Iran ha spinto verso l’alto i prezzi dell’energia e l’inflazione, mentre l’Ufficio Congressuale del Bilancio (CBO) prevede per quest’anno un disavanzo di 2.100 miliardi di dollari, pari a circa il doppio dell’obiettivo del 3% del prodotto interno lordo indicato inizialmente da Bessent. Una parte significativa del peggioramento deriva dalle entrate doganali, stimate in circa 250 miliardi in meno rispetto alle precedenti previsioni dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi inizialmente imposti dall’Amministrazione ricorrendo ai poteri economici d’emergenza. Nel frattempo, secondo Barclays, le imprese emetteranno quest’anno la cifra record di 1.900 miliardi di dollari di obbligazioni di alta qualità, in larga parte per finanziare la costruzione di data center.
Secondo il Wall Street Journal, anziché intervenire sulle cause che sono alla base di questa situazione, Bessent ha scelto di agire direttamente sul mercato. Il Dipartimento del Tesoro sta così finanziando una quota crescente del disavanzo con titoli a breve termine, evitando di ampliare le aste sulle scadenze più lunghe, e ha lasciato intendere che alcune di queste aste potrebbero perfino essere ridotte.
I riacquisti scuotono il mercato
Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto Bessent è poi intervenuto insieme a Tokyo per sostenere lo yen, sceso ai minimi da quarant’anni. Gli Stati Uniti hanno comprato valuta giapponese utilizzando euro anziché dollari, in modo da non dover vendere titoli americani. Nello stesso contesto Bessent ha chiesto di ampliare la FIMA repo facility della Federal Reserve, vale a dire lo strumento attraverso il quale le banche centrali estere possono dare in garanzia titoli del Tesoro americani in cambio di dollari, oggi limitato a 60 miliardi al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo di tutto questo è evitare che il Giappone debba liquidare Treasury per difendere la propria valuta.
Dagli anni Settanta le Amministrazioni democratiche e repubblicane avevano seguito il principio di emissioni “regolari e prevedibili”, annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Anche i riacquisti introdotti nel 2024 per migliorare la liquidità dei titoli meno scambiati rispettavano un calendario prestabilito. Bessent aveva ribadito questo principio proprio in un discorso a novembre. Ma mercoledì ha annunciato a sorpresa il raddoppio dei riacquisti, da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione, per i titoli con scadenze comprese tra dieci e trent’anni. L’aumento sarà applicato dal 9 settembre al 4 novembre, appena due settimane dopo l’ultimo rifinanziamento trimestrale.
La mossa ha colto gli investitori in contropiede e ha fatto scendere immediatamente i rendimenti, ma l’effetto potrebbe essere temporaneo. “Se le emissioni e i riacquisti non sono più regolari né prevedibili, i titoli rischiano di diventare diventare più volatili” e gli investitori potrebbero chiedere rendimenti più elevati per “tenere conto di questa maggiore imprevedibilità”, ha osservato Blake Gwinn, responsabile della strategia sui tassi statunitensi di RBC Capital Markets. Affidandosi maggiormente alle scadenze brevi, inoltre, il Dipartimento del Tesoro aumenta il rischio di dover rifinanziare il debito quando i tassi saranno ancora più alti: un problema che potrebbe però ricadere su un futuro Segretario al Tesoro e su una Amministrazione di colore diverso.
Nel 2030 il debito americano supererà il record della Seconda guerra mondiale
Nel 2030 il debito pubblico americano in mano agli investitori supererà, in rapporto alla dimensione dell'economia, il record toccato alla fine della Seconda guerra mondiale. Lo prevede il Congressional Budget Office (CBO), l'ufficio indipendente che analizza i conti pubblici per conto del Congresso. La differenza rispetto agli anni Quaranta è che questa volta il debito non dà alcun segno di voler scendere, come ha scritto in un editoriale il Washington Post. Il bilancio del governo federale è il più grande di qualunque organizzazione nella storia dell'umanità e vale più dell'intera economia di ogni altro paese al mondo, con l'unica eccezione della Cina.
In passato le impennate del debito americano erano causate dalle guerre o dalle recessioni ed erano temporanee: finito il conflitto o ripresa la crescita, il debito tornava a scendere in rapporto all'economia. Oggi sale per ragioni demografiche, perché la maggior parte della spesa va a programmi che servono una popolazione che invecchia. Nel 2025, durante un'espansione economica e in tempo di pace, il deficit di bilancio in rapporto al prodotto interno lordo è stato più alto di quello di qualunque anno degli anni Trenta (il decennio della Grande depressione).
Conti pubblici · Stati Uniti
Nel 2030 il debito supera il record del 1946
Debito in mano agli investitori, in percentuale del prodotto interno lordo. Il picco del 1946 arrivò dopo la guerra mondiale e nei vent’anni successivi si dimezzò.
0% 25% 50% 75% 100% 125% picco del 1946: 106,1% 1900 1920 1940 1960 1980 2000 2036 proiezioni 120,2%
Fonte Congressional Budget Office, dati raccolti dal Washington Post. Esclude il debito detenuto da altre agenzie federali. Dati osservati fino al 2025, proiezioni dal 2026.
Nel 1945 l'84% della spesa federale andava alla difesa, un'ondata destinata a ritirarsi appena finita la guerra. Nel 2025 il 73% della spesa è andato alla spesa obbligatoria e agli interessi sul debito, voci che per legge devono continuare a essere pagate. La spesa obbligatoria è quella che il Congresso non deve approvare ogni anno, dato che è già stabilita dalle leggi che hanno creato i programmi: cresce da sola, senza che gli eletti debbano decidere nulla.
Intorno al 2030 gli over 65 saranno un americano su cinque, mentre nel 2008 erano uno su otto. L'invecchiamento fa salire in automatico i costi della previdenza e dell'assistenza sanitaria agli anziani e li scarica su una popolazione attiva proporzionalmente più piccola. Nel 1952 c'erano sei persone tra i 25 e i 64 anni per ogni persona con più di 65 anni, cioè sei redditi da tassare per pagare le prestazioni di un anziano. Nel 2011 erano quattro. Oggi sono 2,7, con una forza lavoro scesa ai minimi dalla pandemia.
Demografia · Stati Uniti
Nel 1950 c’erano sei adulti per ogni anziano, nel 2040 saranno 2,4
Persone tra i 25 e i 64 anni per ogni persona di 65 anni o più: sono i redditi che vengono tassati per pagare pensioni e sanità agli anziani.
2 3 4 5 6 1950 1970 1990 2010 2030 2040 proiezioni 2,4
Fonte Congressional Budget Office, dati raccolti dal Washington Post. Dati osservati fino al 2021, proiezioni dal 2022.
Il 2030 è anche l'anno in cui, secondo l'ufficio bilancio del Congresso, i morti cominceranno a superare i nati. Da quel momento l'unica fonte di crescita della popolazione americana sarà l'immigrazione. I programmi di previdenza e assistenza che occupano gran parte del bilancio furono disegnati su aspettative demografiche del Novecento che non valgono più, un problema che accomuna gli Stati Uniti all'Europa.
La previdenza pubblica americana, la Social Security, per decenni ha incassato più di quanto pagasse, ma quei soldi sono stati spesi per altro. Dal 2010 il programma è in deficit ogni anno ed è dato in insolvenza nel 2032, cioè senza più riserve da cui attingere: a quel punto, in assenza di interventi del Congresso, gli assegni degli anziani verrebbero tagliati di circa un quarto per tutti.
Demografia · Stati Uniti
Dal 2030 moriranno più americani di quanti ne nascono
Saldo naturale e immigrazione netta, in milioni di persone all’anno. Dal 2030 l’immigrazione resta l’unica fonte di crescita della popolazione.
Nati meno morti Immigrazione netta
1,0 0,5 0 −0,5 2006 2015 2025 2035 2045 2056 proiezioni −0,34 0,34 1,02
Fonte Congressional Budget Office, dati raccolti dal Washington Post. Il saldo naturale è la differenza fra nati e morti, l’immigrazione netta fra chi entra e chi lascia il paese. Dati osservati fino al 2025, proiezioni dal 2026.
Il buco di Medicare, il programma sanitario pubblico per gli over 65, è molto più grande. Dei 138 mila miliardi di dollari di squilibrio di bilancio previsti nei prossimi trent'anni, 109 mila miliardi vengono da Medicare, spinto dai costi sanitari in aumento e da una popolazione anziana che riceve molto più di quanto abbia mai versato in tasse. Il fondo che finanzia i ricoveri ospedalieri del programma va in insolvenza nel 2033.
Le date sono il risultato di stime ottimistiche. Sono le proiezioni di base dell'ufficio bilancio del Congresso, che danno per scontate nessuna guerra, nessuna recessione, un'inflazione bassa e stabile e nessun nuovo programma pubblico o cambiamento delle tasse. Una recessione peggiorerebbe il quadro e, se gli Stati Uniti dovessero aumentare la spesa militare per una guerra lunga, non avrebbero molto margine per farlo.
I falchi del bilancio parlano di questi problemi da anni e finora è sembrato che non succedesse niente, perché i conti federali hanno retto più di quanto molti si aspettassero. Gli Stati Uniti però partono da livelli di debito paragonabili a quelli della Seconda guerra mondiale e da deficit annuali superiori a quelli della Grande depressione. Non sono attrezzati ad affrontare quello che la demografia porterà, né gli eventi mondiali che nessuno può prevedere. Il conto arriva negli anni Trenta.
Il tasso di fecondità è sceso a 1,34 nell'Unione Europea e a 1,6 negli Stati Uniti, contro il 2,1 che servirebbe a tenere stabile la popolazione. Nessuna politica è riuscita a invertire la tendenza.
Redazione (Focus America)