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Nubia Neo 5 Max, il nuovo smartphone con display da 7,5 pollici che sfida i PadPhone


Nubia Neo 5 Max porta il formato degli smartphone verso una nuova dimensione con un ampio display da 7,5 pollici. Ecco cosa sappiamo del nuovo PadPhone e delle sue caratteristiche
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Nubia ha annunciato il lancio globale di nubia Neo 5 Max. Il device introduce una nuova categoria di PadPhone che coniuga l'esperienza visiva di un tablet compatto con i controlli portatili di una console di gioco. Dotato di un display da 7,5 pollici, nubia Neo 5 Max unisce le funzionalità di un tablet, controlli a livello di console, un'esperienza audiovisiva immersiva e un'assistenza al gaming basata sull'IA in un unico dispositivo versatile per il gaming, l'intrattenimento e la produttività quotidiana.

Un hub “tutto in uno”


nubia Neo 5 Max sviluppa il concetto di PadPhone grazie al suo display da 7,5 pollici con risoluzione da 1,5K leader della categoria, che offre una superficie tattile superiore del 27% rispetto a nubia Neo 5 5G. Il formato 18.7:9 favorisce un'esperienza di gioco più precisa e focalizzata e, nei titoli FPS, consente di ingrandire fino al 40% i contorni dei nemici. Il dispositivo è dotato di certificazione SGS Eye Care a livello hardware, con riduzione della luce blu sull’intero schermo e autentico DC dimming; queste tecnologie, combinate con funzioni software di protezione degli occhi sviluppate internamente e promemoria intelligenti per il benessere visivo, contribuiscono a garantire un utilizzo più confortevole anche durante sessioni prolungate.

Samsung Galaxy Z: quale pieghevole scegliere
Galaxy Z Fold o Galaxy Z Flip? Una guida per capire quale nuovo pieghevole Samsung scegliere in base alle proprie esigenze, dall’uso quotidiano alla produttività
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Le molteplici modalità adattive valorizzano tutte le potenzialità dell'ampio display da 7,5 pollici, trasformando nubia Neo 5 Max in un hub versatile tutto in uno. L'orientamento orizzontale con supporto protettivo lo converte in una mini TV personale; la modalità E-Ink riproduce l'aspetto dell'inchiostro su carta per una lettura confortevole senza affaticamento della vista, mentre le modalità Controller e Streaming permettono un casting reattivo e a bassa latenza dei giochi AAA.

Un'immersione sensoriale completa


nubia Neo 5 Max integra i Neo Triggers 5.0 con una frequenza di campionamento di 990 Hz e una latenza di risposta hardware di 4,7 ms, per un'esecuzione rapida delle azioni di mira, tiro, spostamento e attivazione delle abilità attraverso una configurazione flessibile a quattro dita.

💡
Progettato per l’impugnatura C-grip, il display da 7,5 pollici aumenta la superficie tattile del 27% e amplia la distanza tra i tasti del 21% rispetto ai layout convenzionali

La tecnologia Magic Touch 3.0 mantiene elevata la reattività del display anche nelle situazioni di utilizzo più intense e filtra i tocchi accidentali causati da dita bagnate o unte, mentre un giroscopio ad alta precisione ottimizza il controllo rotazionale e l'antenna di gioco a 360° garantisce una connettività stabile. I due altoparlanti simmetrici offrono un volume superiore del 300%, supportato da un design audio anti-ostruzione. Grazie alla tecnologia audio immersiva Dolby Atmos, nubia Neo 5 Max offre un'esperienza sonora più ricca, con profondità, chiarezza e ottimi dettagli.

Il sistema di raffreddamento


nubia Neo 5 Max combina un chipset MediaTek Dimensity 7100 realizzato con processo produttivo a 6 nanometri, una memoria LPDDR5X e uno spazio di archiviazione UFS 2.2. Questo modello è dotato di un innovativo sistema di raffreddamento da oltre 30.000 mm² in grado di migliorare l'efficienza della dissipazione del calore del 140% attraverso una camera di vapore capillare a doppio strato, che amplia i canali di circolazione vapore-liquido, e un pannello VC stampato in 3D per una dispersione del calore più rapida.

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AI Game Space 5.0 offre un rapido accesso agli strumenti di gioco e alle funzionalità di assistenza intelligente. AI Demi Copilot 2.0 funge da allenatore e compagno di gioco, offrendo consigli in tempo reale, aggiornamenti sull'andamento delle partite e supporto legato al gioco

La batteria a due celle da 7.100 mAh distribuisce l'energia in modo più efficiente, contribuendo a contenere il surriscaldamento e a preservare l'affidabilità della batteria nel tempo anche durante un utilizzo intensivo. Durante le sessioni di gioco, la funzione Bypass Charging alimenta direttamente il dispositivo senza surriscaldare la batteria. Anche con una batteria al 5%, la modalità Extreme 5% consente di giocare fino a 22,9 minuti.

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nubia Neo 5 Max è inizialmente disponibile nel Sudest asiatico nelle colorazioni Shadow Black, Titanium Gold e Cyber Silver, e offre configurazioni di 20GB (8GB + 12GB) di RAM con spazio di archiviazione di 256GB o spazio di archiviazione di 512GB. Techpertutti.com vi terrà aggiornati sull'arrivo dal nuovo gaming padphone in Italia.

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Samsung Galaxy Z: quale pieghevole scegliere? Guida ai nuovi smartphone per ogni esigenza


Quando si sceglie un nuovo smartphone, è naturale consultare recensioni, confrontare modelli e guardare video comparativi alla ricerca del dispositivo “migliore”. Le classifiche possono essere utili, ma non rispondono alla domanda più importante: qual è lo smartphone più adatto a me? La risposta dipende da esigenze personali, come il modo in cui si preferisce lavorare, creare contenuti e restare connessi durante la giornata.

Perché scegliere un Galaxy Z Flip o un Galaxy Z Fold?


Il miglior pieghevole non è lo stesso per tutti. È proprio per questo che Samsung offre tre diversi design pieghevoli con la nuova serie Galaxy Z. Che si cerchi un dispositivo per lavorare in mobilità, uno schermo più ampio per leggere, guardare contenuti e giocare oppure uno smartphone compatto da portare sempre con sé, la nuova serie Galaxy Z offre una soluzione per ogni esigenza.
La nuova serie Galaxy Z offre una soluzione per ogni esigenzaLa nuova serie Galaxy Z offre una soluzione per ogni esigenza
Forte di otto generazioni di esperienza nel settore dei dispositivi pieghevoli, Samsung conosce a fondo ciò che gli utenti cercano di più nei dispositivi pieghevoli. La nuova serie Galaxy Z è il risultato di questa esperienza: ogni dispositivo offre prestazioni elevate negli ambiti più importanti per gli utenti, dai display alla durabilità, dalla portabilità alle performance.

Quale Samsung Galaxy Z scegliere?


La nuova serie Galaxy Z comprende tre smartphone pieghevoli progettati per esigenze differenti: il compatto Galaxy Z Flip8, il nuovissimo Galaxy Z Fold8 e il potente Galaxy Z Fold8 Ultra. La scelta del modello più adatto dipende, in definitiva, da ciò che ci si aspetta dalla propria esperienza smartphone e dal modo in cui il dispositivo si inserisce nella vita quotidiana.
Samsung Galaxy Z Flip 8Samsung Galaxy Z Flip 8
Scegli Galaxy Z Flip8 se desideri:

  • il dispositivo della serie Galaxy Z più sottile e leggero di sempre;
  • uno smartphone ideale per esprimere la propria creatività e realizzare selfie di alta qualità;
  • svolgere rapidamente le attività quotidiane senza aprire il dispositivo.


Samsung Galaxy Z Fold 8Samsung Galaxy Z Fold 8
Scegli Galaxy Z Fold8 se cerchi:

  • un ampio display pieghevole pensato per lavorare, leggere, guardare contenuti e utilizzare più app contemporaneamente;
  • un’esperienza visiva immersiva per guardare contenuti, leggere e giocare;
  • il Galaxy Z Fold più leggero mai realizzato da Samsung


Samsung Galaxy Z Fold 8 UltraSamsung Galaxy Z Fold 8 Ultra
Scegli Galaxy Z Fold8 Ultra se per te sono prioritari:

  • il massimo dell’esperienza Galaxy, con tutte le funzionalità della gamma Ultra;
  • un display pieghevole da 8 pollici progettato per il multitasking;
  • prestazioni flagship per produttività e creatività;
  • il sistema di fotocamere più evoluto della serie Galaxy Z

Tutti i modelli della serie Galaxy Z condividono la stessa attenzione per resistenza, qualità costruttiva e innovazione. Le più recenti funzionalità di Galaxy AI e un software ottimizzato per ogni form factor offrono un’esperienza d’uso personalizzata, adattata alle caratteristiche di ciascun dispositivo.

Samsung Galaxy Z Fold8 Ultra, Fold8 e Flip8: tutte le novità
Samsung rinnova la sua famiglia di smartphone pieghevoli con Galaxy Z Fold8 Ultra, Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Flip8. Ecco tutte le novità su design, Galaxy AI, prestazioni e funzionalità pensate per adattarsi a ogni stile di vita
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Non esiste uno smartphone migliore in assoluto, ma quello più adatto al proprio modo di vivere, lavorare e creare. Per questo Samsung continua ad ampliare il proprio portfolio di dispositivi pieghevoli, offrendo soluzioni pensate per esigenze, abitudini e stili di vita differenti. Dal Galaxy Z TriFold presentato all’inizio dell’anno alla nuova serie Galaxy Z, Samsung continua a evolvere il proprio portfolio di dispositivi pieghevoli per rispondere a una vasta gamma di esigenze e stili di vita.


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La collaboratrice più vicina a Trump è stata senza nulla osta di sicurezza per un anno


Natalie Harp ha ottenuto l'autorizzazione soltanto negli ultimi mesi. Intanto il Daily Beast ha pubblicato per intero le due lettere che l'assistente gli scrisse nel 2023.

La collaboratrice più vicina a Donald Trump ha rifiutato ripetutamente, per oltre un anno, di avviare la procedura necessaria a ottenere il nulla osta di sicurezza normalmente richiesto ai dipendenti dell'ala ovest della Casa Bianca. Lo hanno riferito a MS NOW due persone al corrente della vicenda, che non hanno saputo spiegare perché Natalie Harp non avesse completato le pratiche. Dopo che l'ufficio legale della Casa Bianca e i responsabili della sicurezza hanno sollevato il problema, è intervenuto personalmente il presidente. Soltanto negli ultimi mesi Harp ha compilato i moduli, è stata sottoposta alla verifica federale dei precedenti e ha finalmente ottenuto l'autorizzazione.

Il modulo SF-86, indispensabile per avviare l'istruttoria, raccoglie informazioni sulle precedenti residenze, sulla situazione finanziaria e sui contatti con cittadini stranieri. Un alto funzionario della Casa Bianca a conoscenza della procedura ha spiegato che Harp aveva ottenuto diverse proroghe per completarlo, sottolineando che la compilazione richiede molto tempo. Il Secret Service aveva tuttavia espresso preoccupazioni sul suo conto già durante il primo anno del secondo mandato di Trump, secondo tre delle quattro persone sentite da MS NOW. Alcune riguardavano il suo accesso pressoché illimitato al presidente, altre proprio l'assenza del nulla osta.

La Casa Bianca respinge questa ricostruzione. "Natalie Harp ha un nulla osta di sicurezza come tutti gli altri ed è un membro leale e instancabile della squadra del presidente Trump", ha dichiarato a MS NOW la portavoce Karoline Leavitt. L'ufficio stampa non ha risposto alla richiesta di un commento da parte della diretta interessata, che ricopre gli incarichi di assistente speciale e assistente esecutiva del presidente, con uno stipendio annuo di 150.000 dollari.

Chi filtra ciò che arriva a Trump


Harp ha la propria postazione fuori dallo Studio Ovale e filtra buona parte delle informazioni che ogni giorno raggiungono il presidente. Gli consegna pile di fogli stampati: articoli favorevoli, sondaggi positivi provenienti da fonti discutibili e messaggi di persone vicine a Trump, o desiderose di esserlo, che cercano di attirarne l'attenzione. Proprio per questa abitudine, durante la campagna del 2024 i collaboratori più anziani le avevano affibbiato il soprannome di "stampante umana". Secondo una delle fonti di MS NOW, Harp "asseconda gli aspetti meno costruttivi e più problematici del suo carattere, mettendogli davanti materiale che nessuno ha verificato".

Un funzionario della sicurezza nazionale ha osservato che la vicinanza di Harp al presidente, sia nell'ala ovest sia nella residenza, le consente di accedere alle informazioni più delicate che circolano attorno a Trump, più di quasi tutti gli altri alti funzionari della Casa Bianca. I vertici dello staff hanno cercato discretamente di limitare questa disponibilità continua, senza riuscirci. "È semplicemente ostinata e non si rende conto che era proprio ciò che stavano cercando di fare", ha spiegato una delle fonti.

La posizione di Harp è finita di recente sotto i riflettori quando si è saputo che era tra i pochissimi collaboratori saliti con il presidente su un furgone del catering dopo un vertice NATO ad Ankara, per raggiungere in segreto un secondo aereo. Con loro c'erano anche il vicecapo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, mentre il Segretario alla Difesa Pete Hegseth era salito a bordo separatamente. L'Air Force One era intanto decollato come diversivo con a bordo il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, il consigliere Stephen Miller, il resto dello staff e i giornalisti, nonostante si temesse un possibile piano iraniano per colpire l'aereo presidenziale.

Durante un comizio ad Atlanta nel fine settimana, il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha affermato che Trump "non vuole fare il suo lavoro: vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie". La frase ha provocato una dura reazione del presidente, del direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung e del portavoce Davis Ingle, che hanno rivolto al senatore una serie di attacchi personali.

Le lettere del 2023


In questi giorni il Daily Beast ha pubblicato per la prima volta nella loro interezza due lettere scritte da Harp a Trump nel 2023, durante o subito dopo il viaggio di 4 giorni compiuto da Trump nel maggio di quell'anno nei suoi campi da golf di Aberdeen e Turnberry, in Scozia, e di Doonbeg, in Irlanda. All'epoca lei aveva 31 anni, lui 76. Alcuni estratti erano già apparsi in All or Nothing, il libro di Michael Wolff dedicato alla campagna del 2024, e successivamente in un articolo del New York Times.

The Daily Beast published letters that Trump’s 35-year-old aide Natalie Harp allegedly wrote to him

“You are all that matters to me. I don’t want to ever let you down. Thank you for being my Guardian and Protector in this Life”t.co/fTpcaYYsZa pic.twitter.com/40doqcyQU2
— philip lewis (@Phil_Lewis_) August 21, 2026


"Sei tutto quello che conta per me", scrive Harp. "Non voglio mai deluderti", che ringrazia Trump per essere "il mio Custode e Protettore in questa Vita", adottando un uso delle maiuscole che ricorda lo stile del presidente. Una lettera è chiusa con la frase "Con tutto il mio cuore, Natalie" e l'altra con "Sempre, Natalie", entrambe sono firmate a pennarello. In un passaggio scrive di invidiare le donne "il cui unico lavoro sembra essere parlare con te ed essere carine", aggiungendo: "Voglio quel lavoro!!".

In un altro si scusa per essere rimasta bloccata alla dogana durante la trasferta: "Ero sola nel furgone davanti alla dogana, senza passaporto. Sono andata nel panico e avrei dovuto chiamare il Secret Service invece che te". A proposito della propria stanchezza, ammette di essersene accorta troppo tardi: "Non avevo idea di quanto velocemente stessi arrivando all'esaurimento". E conclude: "Sono io a essere indegna".

Wolff, che oltre ad aver scritto il libro conduce il podcast Inside Trump's Head, ha raccontato di avere ricevuto le lettere da fonti interne allo staff elettorale dell'allora candidato repubblicano, preoccupate per la crescente vicinanza di Harp a Trump. Secondo la sua ricostruzione, lo staff trovò i fogli proprio tra le pile di stampe che la collaboratrice stava portando a Trump. Le lettere sono state fotografate e le immagini cominciarono a circolare tra i collaboratori. "Quella che emerge non è una relazione che dovrebbe esistere in un contesto professionale", ha detto Wolff, aggiungendo che all'epoca vi fu "una mezza rivolta" nello staff.

"Le persone vicine a Donald Trump sapevano che passava troppo tempo con Natalie Harp, che la sua influenza stava crescendo e che era un'influenza fondata sul nulla. Non aveva alcuna esperienza". Il Daily Beast ha verificato diversi dettagli contenuti nelle lettere, dalla presenza di Harp a bordo dell'aereo alla passeggiata sul campo da golf anziché in golf cart, confrontandoli con le fotografie scattate in quei giorni. Harp è diventata anche un canale attraverso il quale alcuni leader stranieri raggiungono il presidente in tempo di guerra. Trump le detta inoltre molti dei messaggi che pubblica su Truth Social: è lei a trascriverli e a pubblicarli online.

Il percorso che l'ha portata fino alla porta dello Studio Ovale è cominciato nel 2019, quando Trump la notò durante un intervento su Fox News. L'anno successivo Harp ha parlato alla Convention repubblicana, raccontando che era stato Trump a salvarle la vita. A suo dire, la firma del Right to Try Act, la legge del 2018 che consente ai pazienti affetti da malattie potenzialmente letali di accedere a terapie sperimentali non ancora autorizzate, le aveva permesso di curare un tumore osseo al secondo stadio. Il Washington Post riportò poco dopo le obiezioni dei medici: Harp aveva ricevuto un farmaco immunoterapico già autorizzato dalla FDA, l'agenzia federale che regolamenta i farmaci, ma per un impiego diverso da quello approvato, una situazione non contemplata da quella legge.

Dopo la Convention Harp è diventata conduttrice di One America News, l'emittente della destra radicale sulla quale ha rilanciato le affermazioni infondate di Trump secondo cui le elezioni del 2020 sarebbero state truccate contro di lui. Nel 2022 è poi passata nello staff elettorale di Trump, prima di entrare ufficialmente nell'organico della Casa Bianca il 20 gennaio 2025, giorno del suo secondo giuramento.


Ossoff attacca Trump sui viaggi con la sua assistente


Il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha attaccato il presidente Donald Trump per il rapporto con la sua assistente esecutiva Natalie Harp, 35 anni, durante un comizio tenuto domenica a Midtown, il quartiere centrale di Atlanta. Davanti a più di mille sostenitori il senatore, 39 anni, ha contrapposto i marinai della portaerei USS Abraham Lincoln, rimasta in mare da quasi nove mesi, a un presidente che secondo lui non vuole fare il proprio lavoro.

"Mentre i marinai della Lincoln combattono la sua guerra, mentre prosciuga senza risultati le nostre munizioni e le nostre riserve di petrolio, il presidente dorme durante le riunioni. Gioca a golf e compra e vende azioni. Vedete, non vuole fare il suo lavoro", ha detto Ossoff. "Vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul loro palazzo volante apparentemente indifeso regalato dall'emiro del Qatar."

Trump ha viaggiato con Harp proprio domenica sull'aereo presidenziale donato dal Qatar, per tornare a Washington dal suo circolo di golf in New Jersey dove aveva passato il fine settimana. Nel discorso Ossoff ha accusato il presidente di trascinare una nazione in guerra con la menzogna, di trattare i cittadini come sciocchi e chi serve il paese come pedine.

Harp è diventata una presenza quasi costante accanto al presidente, che ha 80 anni. La giornalista del New York Times Maggie Haberman l'ha descritta come il suo ciuccio umano: "È una specie di ciuccio, se vogliamo dirla così, la sua coperta di Linus", ha detto domenica al giornalista Jacob Soboroff. Il fratello di Harp, Preston, ha definito "molto malsano" il legame della sorella con il presidente.

All'inizio del secondo mandato Trump aveva preso a dire al suo staff che Harp "era l'unica che lo amava quanto sua moglie e i suoi figli", si legge in "Regime Change", il libro scritto da Haberman insieme al collega del New York Times Jonathan Swan. "Voi ve ne andrete tutti a fare soldi", diceva secondo il libro, "lei non mi lascerà mai." Harp gli lasciava biglietti elogiativi negli spazi personali, in uno dei quali aveva scritto "sei tutto ciò che conta per me".

Senator Jon Ossoff slams Trump:

“He doesn’t want to do the job. He wants to build his ballroom and travel with Natalie on their apparently defenseless flying palace gifted by the Emir of Qatar.” pic.twitter.com/SS5I66WQIo
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) August 17, 2026


Nel libro Harp è soprannominata anche stampante umana, perché stampa di continuo per il presidente articoli favorevoli, post sui social e altro materiale lusinghiero. Porta sempre con sé una stampante portatile e un computer per fornirgli informazioni su richiesta.

La vicinanza tra i due è emersa anche la settimana scorsa, quando si è saputo che Harp era tra i pochi collaboratori saliti con Trump su un aereo militare per lasciare la Turchia, dopo che il presidente era uscito di nascosto dall'Air Force One dentro un camion del catering per una minaccia di assassinio iraniana al vertice NATO. Il segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere della Casa Bianca Stephen Miller erano rimasti sull'aereo presidenziale usato come esca, mentre con il presidente erano saliti anche il vice capo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, come ha riportato il Washington Post. Alcuni membri dello staff della Casa Bianca non sapevano che Trump non fosse a bordo dell'aereo su cui erano rimasti.

Ossoff ha dedicato gran parte del comizio al costo della vita. "Costa più che mai riempire il frigorifero, alimentare la casa, farsi una tazza di caffè, comprare il materiale scolastico per i figli o un trattore per la fattoria", ha detto. "Ci era stato promesso che il lavoro duro avrebbe portato ricchezza e avanzamento, ma per troppi il tapis roulant diventa più veloce e più ripido. I georgiani lavorano di più e più a lungo, ma le bollette continuano a salire." Ha poi detto di voler togliere i soldi delle aziende dalla politica, indicando nella corruzione la ragione per cui nulla funziona per le persone comuni.

Il senatore corre per un secondo mandato contro il deputato repubblicano Mike Collins. Il voto anticipato in Georgia comincia tra otto settimane e al giorno delle elezioni mancano meno di 80 giorni. "La Georgia merita di meglio", ha detto Ossoff. "Meglio di un burattino di Trump come Mike Collins, che è a favore della guerra, dei dazi e dei tagli alla vostra sanità. E l'America merita di meglio di Donald Trump."

Ossoff ha accusato Collins di essere un razzista, di essere sotto indagine federale per l'uso illecito di denaro pubblico e di essere circondato da neonazisti e nazionalisti bianchi, oltre ad avere votato per la guerra e per tagliare la sanità. Lo ha anche descritto come un candidato che al podio trema e poi scappa, alla guida di una campagna che sta crollando.

A un evento elettorale a Savannah la settimana scorsa un uomo aveva chiesto a Collins se avrebbe sostenuto una proposta avanzata dall'amministrazione Trump a maggio, un fondo per risarcire chi è stato danneggiato ingiustamente dal governo federale. Molti democratici sostengono che quel fondo potrebbe servire a risarcire i condannati per l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Un portavoce della campagna di Collins ha respinto la ricostruzione di Ossoff, spiegando che il deputato vuole che le agenzie federali rispondano degli abusi di potere ma non sostiene un fondo senza limiti né pagamenti automatici a carico dei contribuenti per chi è stato perseguito per il 6 gennaio.

Ossoff ha detto che l'ostilità di Trump verso la contea di Fulton, che comprende Atlanta, ha la stessa origine di quella verso Filadelfia e Detroit: "È perché il fatto che gli elettori neri siano stati determinanti per la sua sconfitta lo offende ancora più della sconfitta stessa." Ha poi detto che gli americani non sono un'etnia ma un popolo unito da convinzioni condivise. Ha definito assurda la situazione in cui i grandi imprenditori tecnologici scavano bunker e avvertono che l'intelligenza artificiale che stanno addestrando potrebbe portare a disoccupazione di massa o all'estinzione dell'uomo, mentre il Congresso discute di sale da ballo e di sport giovanili.

"So che molti di voi sono qui oggi perché non sopportate quello che è stato fatto al nostro paese", aveva detto Ossoff aprendo il comizio. Il senatore ha presentato la sua corsa come un progetto che va oltre i confini di partito, rivolto a chi cerca equilibrio, competenza e servizio pubblico di qualità, "una campagna di persone perbene che amano il nostro stato e il nostro paese e si prendono cura gli uni degli altri".


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La rassegna stampa di sabato 22 agosto 2026


Saltano i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Canada e scattano nuovi dazi con ritorsioni; la Corte Suprema lascia proseguire la sala da ballo di Trump; il presidente sospende i dazi sulla carne bovina e fa campagna in South Carolina in vista delle elezioni di metà mandato

Questa è la rassegna stampa di sabato 22 agosto 2026

Canada-Stati Uniti, saltano i negoziati e scatta la guerra dei dazi


I colloqui commerciali tra Stati Uniti e Canada sono naufragati nella notte di venerdì, facendo scattare nuovi dazi statunitensi al 50% su circa 20 miliardi di dollari di prodotti canadesi. Il primo ministro Mark Carney ha sospeso le trattative e annunciato ritorsioni "dollaro su dollaro", nella rottura più netta con il secondo partner commerciale degli Stati Uniti. L'Amministrazione ha escluso dalle nuove tariffe energia, potassio e minerali critici.

Fonti: New York Times, Bloomberg, Financial Times

La Corte Suprema lascia proseguire i lavori per la sala da ballo di Trump


La Corte Suprema ha stabilito venerdì che il progetto della nuova sala da ballo alla Casa Bianca può proseguire per ora, sospendendo l'ordine di un tribunale di grado inferiore che ne aveva bloccato la realizzazione. La decisione è una vittoria per l'Amministrazione, che difende la demolizione dell'ala est e la costruzione dell'edificio da 400 milioni di dollari come necessarie per ragioni di sicurezza. I giudici continueranno a valutare il ricorso d'urgenza.

Fonti: BBC News, Axios, Wall Street Journal

Trump sospende i dazi sulla carne bovina importata, protestano gli allevatori


Il presidente ha annunciato la sospensione temporanea dei dazi su un massimo di 300.000 tonnellate di carne bovina importata per 90 giorni, con l'obiettivo di far scendere i prezzi al consumo prima delle elezioni di metà mandato. La mossa ha provocato reazioni dure tra gli allevatori e alcuni parlamentari repubblicani, che accusano la Casa Bianca di penalizzare i produttori interni già in difficoltà. Il prezzo medio della carne macinata è salito di oltre il 9% in un anno.

Fonti: New York Times, Financial Times, The Hill

Trump in South Carolina per Darline Graham: "Fate finta che sia io sulla scheda"


In vista delle elezioni di metà mandato, il presidente ha esortato gli elettori repubblicani a comportarsi come se fosse lui stesso candidato, durante un comizio in South Carolina a sostegno della senatrice Darline Graham. L'appuntamento, alla vigilia del ballottaggio delle primarie contro il deputato Ralph Norman, è un test della capacità di Trump di orientare il voto del suo partito. La Casa Bianca sta spostando il proprio baricentro verso la campagna elettorale.

Fonti: New York Times, Semafor, Wall Street Journal

Il Pentagono licenzia i vertici del giornale militare Stars and Stripes


Il dipartimento della Difesa ha licenziato il direttore, l'editore e un corrispondente della testata Stars and Stripes, storicamente indipendente, in quello che è l'ultimo tentativo di ridurne l'autonomia editoriale. Tra le persone allontanate figura anche una corrispondente dal Medio Oriente. La decisione si inserisce in una più ampia riorganizzazione della comunicazione militare voluta dal segretario Pete Hegseth.

Fonti: New York Times, The Guardian, The Hill

Un giudice annulla il divieto d'ingresso di Trump per 75 Paesi


Un giudice del distretto meridionale di New York ha annullato la politica dell'Amministrazione che vietava l'ingresso ai cittadini di 75 Paesi. Secondo la sentenza, il provvedimento eccedeva i poteri legali attribuiti al segretario di Stato Marco Rubio.

Fonti: New York Times

Le Poste finalizzano il piano per limitare il voto per corrispondenza


Il servizio postale statunitense ha pubblicato la versione definitiva di una norma che imporrà agli Stati di fornire al governo federale informazioni sugli elettori prima delle elezioni di metà mandato di novembre. Il piano dà attuazione a un ordine esecutivo di Trump sul voto per posta, già bloccato da due tribunali federali e ora al vaglio della Corte Suprema. Le stesse Poste riconoscono che le ingiunzioni in vigore ne impediscono per ora l'applicazione.

Fonti: New York Times, The Guardian

TikTok pagherà 400 milioni di dollari per la privacy dei minori


TikTok ha raggiunto un'intesa con il dipartimento di Giustizia per chiudere una causa che accusava la piattaforma di aver raccolto illegalmente i dati di bambini sotto i 13 anni. L'accordo, da 400 milioni di dollari, è uno dei più consistenti mai siglati negli Stati Uniti in materia di privacy dei minori. Il contenzioso risaliva a una denuncia del 2024 contro la società e la controllante ByteDance.

Fonti: Axios, BBC News

Trump minaccia una causa da 5 miliardi contro un think tank critico


I legali del presidente hanno inviato una lettera al Center for American Progress minacciando una causa da 5 miliardi di dollari se l'organizzazione non ritratterà un rapporto critico sul dispiegamento della Guardia nazionale. Lo studio sostiene che l'invio dei militari a Washington, Memphis e Los Angeles non ha ridotto in modo misurabile la criminalità, a fronte di un costo stimato di 1,7 miliardi. È l'ultimo caso in cui l'Amministrazione ricorre alle vie legali contro le voci critiche.

Fonti: New York Times, The Guardian

Anthropic verso una quotazione record, potrebbe raccogliere 100 miliardi


La società di intelligenza artificiale Anthropic punta a raccogliere fino a 100 miliardi di dollari con una quotazione in borsa che potrebbe valutare l'azienda 2.000 miliardi di dollari, secondo quanto riferito ai potenziali investitori dai suoi banchieri. Una cifra che supererebbe la SpaceX di Elon Musk. La start-up ha appena cinque anni di vita.

Fonti: New York Times

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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I repubblicani che vivono in quartieri democratici sono i più soli d'America


Uno studio condotto su 168 mila americani suggerisce che sentirsi politicamente fuori posto può incidere sulla salute mentale quasi quanto vivere in una zona povera

I repubblicani che vivono nei quartieri a maggioranza democratica sono più ansiosi, soli e depressi non soltanto degli altri elettori conservatori, ma persino dei loro vicini democratici. È quanto emerge da un sondaggio condotto su 168 mila americani, che ridimensiona una convinzione diffusa a destra: quella secondo cui sarebbero soprattutto i progressisti a non sopportare il confronto con idee politiche diverse dalle proprie. Da anni, del resto, il presidente Donald Trump e i suoi sostenitori si vantano di "far impazzire" i liberal.

Il divario rimane ampio anche dopo aver tenuto conto delle caratteristiche individuali degli intervistati, come il reddito e l'origine etnica, e di quelle del quartiere, tra cui il livello di ricchezza e la densità abitativa. La correlazione tra isolamento politico e disagio psicologico risulta forte quanto quella che, tra gli americani di qualunque orientamento, lega la salute mentale al fatto di vivere in una zona povera.

Come è stato condotto lo studio


Il sondaggio, realizzato tra maggio 2020 e dicembre 2022, ha raccolto le opinioni politiche degli intervistati e sottoposto loro una serie di domande utilizzate anche in ambito clinico per individuare possibili problemi di salute mentale. Un gruppo di ricercatori della UCLA, l'Università della California a Los Angeles, e di Harvard, coordinato da Ryan Baxter-King, ha trasformato le risposte in tre indici compresi tra zero e uno: più alto era il valore, maggiore risultava la vulnerabilità a depressione, ansia e solitudine. Lo studio è stato pubblicato a giugno sulla rivista scientifica PNAS e successivamente ripreso dall'Economist.

Nel complesso, e in tutti i gruppi demografici, i democratici dichiarano più problemi di salute mentale rispetto ai repubblicani. Proprio per questo, il dato relativo ai quartieri progressisti rappresenta un'eccezione significativa. Le giovani donne risultano tra le categorie più in difficoltà, o almeno tra quelle più propense a riferire un disagio: tra i 18 e i 24 anni il punteggio medio è di 0,4 sia per la depressione sia per l'ansia e di 0,48 per la solitudine. Tra gli uomini con più di 60 anni, invece, i valori scendono rispettivamente a 0,11, 0,12 e 0,16.

La solitudine politica dell'America


Secondo i ricercatori, a pesare è soprattutto la sensazione di trovarsi fuori posto sul piano politico, anche se non possono essere escluse altre cause individuali o legate al quartiere, come la scarsità di luoghi di incontro. Nelle zone a maggioranza democratica, i repubblicani affermano più raramente di potersi esprimere liberamente sulle questioni politiche e di avere accesso ad attività culturali vicino a casa. È anche possibile, osservano gli autori, che nel valutare la qualità del luogo in cui vivono gli elettori conservatori attribuiscano alla politica un'importanza maggiore rispetto ai democratici.

La segregazione sociale su base politica, intanto, sta aumentando e sembra riguardare soprattutto l'elettorato progressista. Uno studio dell'Università della California e di YouGov ha rilevato lo scorso anno che il 46% dei democratici aveva interrotto un rapporto con un amico, un familiare o un partner a causa di divergenze politiche, contro il 29% dei repubblicani. I democratici erano anche più numerosi nell'affermare di essere stati loro a chiudere la relazione. I ricercatori di UCLA e Harvard citano inoltre studi secondo cui i progressisti tendono a escludere più spesso gli avversari politici dalle occasioni sociali. Se chi esprime idee diverse viene trattato con maggiore ostilità, concludono, diventa più facile capire perché tanti repubblicani che vivono nelle zone democratiche mostrino livelli così elevati di disagio.


Tra i giovani americani il divario politico di genere non è mai stato così ampio


Il 66% delle giovani americane si dichiara democratica o comunque più vicina al Partito Democratico, contro il 44% dei coetanei uomini. Sono i numeri dell'edizione 2026 del National Public Opinion Reference Survey (NPORS), la rilevazione annuale del Pew Research Center, uno dei principali istituti di ricerca demoscopica degli Stati Uniti. Dopo il voto del 2024 la distanza politica tra ragazzi e ragazze non si è ridotta, si è allargata.

Tra i giovani uomini i repubblicani sono più numerosi dei democratici. Le differenze tra generazioni, inoltre, esistono soltanto tra le donne: gli uomini più giovani e quelli più anziani hanno oggi orientamenti politici quasi identici. È una rottura rispetto al passato, quando i giovani di entrambi i sessi erano nel complesso più progressisti e più vicini ai Democratici del resto del paese.

Negli Stati Uniti non esiste una tessera di partito paragonabile a quella europea e l'appartenenza politica si misura chiedendo agli elettori da che parte stanno. Chi si definisce indipendente ma ammette di propendere per uno schieramento viene conteggiato insieme a quel partito. Le percentuali del sondaggio comprendono quindi anche loro.

Pew Research Center · NPORS 2026

Tra i giovani americani il divario politico fra i sessi non si è chiuso: si è allargato

Dopo il voto del 2024 in molti si erano chiesti se la distanza fra ragazzi e ragazze stesse per richiudersi. La rilevazione annuale del Pew Research Center dice il contrario: fra gli under 30 non è mai stata così ampia.

Grafica di FocusAmerica Rilevazione di luglio 2026

Chi si dichiara democratico o vicino ai Democratici, 18–29 anni

Uomini

Donne

Fra loro i repubblicani sono oggi più numerosi dei democratici
Due terzi: il livello più alto degli ultimi sei anni

punti di distanza

0%100%

Negli Stati Uniti non esiste la tessera di partito: l’appartenenza si misura chiedendo agli elettori da che parte stanno. Chi si dichiara indipendente ma propende per uno schieramento è conteggiato con quel partito.

Lo specchio repubblicano

I ragazzi si spostano a destra, le ragazze vanno nella direzione opposta


Identificazione partitica degli americani fra i 18 e i 29 anni, rilevazione 2026. La quota restante non si riconosce in nessuno dei due schieramenti.

Democratici o vicini ai Democratici Repubblicani o vicini ai Repubblicani

Per i giovani uomini il Pew non pubblica la cifra esatta dell’identificazione repubblicana e indica «quasi la metà»: la barra tratteggiata segnala che si tratta di una stima, ricavata dai ventidue punti di distanza rilevati rispetto alle coetanee.

Sei anni, tre passaggi

Il 2024 sembrava l’inizio di un riavvicinamento. Era un’eccezione.


Tocca una tappa per leggere che cosa è successo.

La vera origine del divario

Nessun fattore, da solo, spiega la distanza


Né Trump, né l’aborto, né il femminismo, né i podcast maschili bastano a rendere conto di quello che sta accadendo.

L’effetto del presidente in carica

La popolarità di chi occupa la Casa Bianca pesa sull’appartenenza politica, soprattutto fra chi segue poco la politica. Nell’estate del 2024 Joe Biden toccò il minimo del suo mandato.

di consensi per Biden nell’estate del 2024

Progressisti stanchi di Biden

Le giovani elettrici di sinistra non si erano spostate a destra per convinzione: erano stanche di Biden e diffidenti verso Kamala Harris. Quota di progressisti con un’opinione molto favorevole del presidente nel 2023.

Il genere come identità politica

Più delle generazioni precedenti, ragazzi e ragazze sono convinti che saranno trattati ingiustamente proprio per il loro sesso. Da questa convinzione nascono risentimento e accuse reciproche: in un sondaggio fra adolescenti americani la maggioranza dei ragazzi ha detto che a scuola le ragazze ricevono un trattamento di favore, mentre fra le ragazze cresce l’idea che il mondo sia un posto pericoloso e che la responsabilità sia in gran parte degli uomini.

I numeri principali. Fra i 18 e i 29 anni si dichiara democratico o vicino ai Democratici il 66 per cento delle donne e il 44 per cento degli uomini: ventidue punti di distanza. Sul fronte opposto, è repubblicano o vicino ai Repubblicani il 27 per cento delle giovani donne e quasi la metà dei giovani uomini. Nel 2020 la distanza fra i due gruppi sull’identificazione repubblicana era di appena sei punti. Nell’estate del 2024 Joe Biden toccò il 36 per cento di consensi, il minimo del suo mandato; nel 2023 aveva un’opinione molto favorevole di lui il 10 per cento dei progressisti under 30, contro il 62 per cento di quelli dai 65 anni in su.


Fonte Pew Research Center, National Public Opinion Reference Survey 2026. Analisi e serie storica: Daniel Cox, American Storylines. Il minimo di consensi di Joe Biden nell’estate 2024 è rilevato da Gallup.

Negli ultimi sei anni l'identificazione repubblicana è cresciuta tra i giovani uomini: nel 2026 quasi la metà si colloca a destra, una quota superiore a quella del 2020 e solo di poco inferiore a quella del 2024. Tra le giovani donne è invece precipitata, con appena il 27% che si dichiara repubblicana o indipendente vicina ai Repubblicani. Dal 2020 le loro scelte politiche si sono mosse molto più di quelle dei coetanei uomini.

Il NPORS è uno strumento affidabile per via della metodologia con cui viene costruito. Il Pew Research Center lo somministra ogni anno per posta, al telefono e online, un impianto pensato per ridurre la distorsione prodotta da chi non risponde: i tassi di risposta arrivano a essere da otto a nove volte più alti di quelli di un normale sondaggio telefonico. Serve a produrre stime di riferimento su indicatori che le statistiche pubbliche americane non rilevano, come l'appartenenza partitica e l'affiliazione religiosa. Nel complesso, nel 2026 gli americani sono un po' meno repubblicani e un po' più democratici di quanto fossero nel 2024.

Il 2024 era stato un anno pessimo per i Democratici. Nell'estate di quell'anno l'allora presidente Joe Biden aveva toccato il minimo di consenso del suo mandato, il 36%. L'inflazione era scesa rispetto ai picchi della pandemia ma gli elettori continuavano ad attribuire ai Democratici la responsabilità dell'aumento dei prezzi e il costo della vita era il tema centrale della campagna. Sull'immigrazione, sulla criminalità, sulla difesa dal terrorismo e sull'economia il Partito Repubblicano era di gran lunga il più credibile agli occhi dell'elettorato.

Alle presidenziali il presidente Donald Trump andò molto bene tra i giovani uomini, un risultato che in molti attribuirono a una campagna costruita su un immaginario maschile, dalle apparizioni con i lottatori di arti marziali miste ai podcast rivolti a un pubblico di ragazzi. Guadagnò consensi anche tra le giovani donne, un gruppo che fino ad allora lo aveva sempre respinto. Da quel risultato era nata la domanda se la distanza politica tra i due sessi si stesse chiudendo.

L'aumento improvviso dell'identificazione repubblicana tra le giovani donne nel 2024 non ha prodotto un riallineamento duraturo e due anni dopo quel dato somiglia a un'anomalia. Secondo l'analisi dei numeri pubblicata da Daniel Cox su American Storylines, le giovani elettrici progressiste erano semplicemente stanche di Joe Biden e diffidenti verso Kamala Harris. Nel 2023 solo il 10% dei giovani progressisti aveva un'opinione "molto favorevole" di Biden, contro il 62% dei progressisti dai 65 anni in su.

La popolarità del presidente in carica pesa sull'appartenenza politica, soprattutto tra chi segue poco la politica o ha alle spalle poche elezioni. Ci si potrebbe aspettare uno spostamento a sinistra di entrambi i gruppi mentre il consenso del presidente scende. Ragazzi e ragazze stanno invece reagendo in modo diverso.

Le ragioni del divario non si riducono a un solo fattore: non a Trump, non all'aborto, non al femminismo e nemmeno ai podcast maschili. Nella politica americana di oggi il genere è diventato un tratto sempre più rilevante, capace di dare forma alle esperienze e alle preferenze politiche. A renderlo tale è la sensazione, condivisa dai giovani di entrambi i sessi, di dover affrontare difficoltà specifiche proprio in quanto uomini o in quanto donne. Più delle generazioni precedenti, sono convinti che saranno trattati ingiustamente per il proprio sesso. È il tema a cui Cox dedica un capitolo di Generation Uncoupled, il libro che sta per pubblicare.

Da questa percezione nascono risentimento e accuse reciproche, in un momento in cui sia i ragazzi sia le ragazze si sentono trascurati. In un sondaggio condotto tra gli adolescenti americani la maggioranza dei ragazzi ha detto che a scuola le ragazze ricevono un trattamento di favore. Tra le ragazze cresce invece la convinzione che il mondo sia un posto pericoloso e che la responsabilità sia in gran parte degli uomini. Questi sentimenti possono avere origini del tutto legittime, dall'esperienza vissuta o dai contenuti che ciascuno consuma online, ma sono anche facili da manipolare per i politici interessati e per chi sulla rete ci costruisce sopra un guadagno.


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Come Ocasio-Cortez può essere la candidata Dem nel 2028


Secondo un'analisi della Free Press l'ala progressista è forte ma non ha un candidato. Il calendario delle primarie premia chi arriva sempre tra i primi tre mentre gli altri si dividono i voti

Alexandria Ocasio-Cortez potrebbe avere la strada più semplice di qualunque altro democratico verso la candidatura alla Casa Bianca del 2028. La tesi è di Mark Halperin in un'analisi pubblicata sulla Free Press, magazine conservatore americano, e si regge su una contraddizione del Partito Democratico: l'ala più progressista è in ascesa ed è ormai potente, ma non ha un candidato naturale da schierare.

Per mesi la previsione più diffusa è stata che la deputata, 36 anni, avrebbe rinunciato alla corsa presidenziale. Tra due anni si libera il seggio al Senato di Chuck Schumer, ma secondo Halperin potrebbe lasciar perdere anche quello e aspettare il ciclo elettorale successivo, una scelta comprensibile e persino razionale. Il campo democratico però non ha un favorito e potrebbe non trovarlo fino alla fine dell'inverno del 2028. Nel conto entrano anche il nuovo calendario delle primarie e l'ascesa dei socialisti democratici, che quest'estate hanno già vinto a sorpresa una primaria per il Senato in Florida.

Nella corsia progressista gli altri due nomi disponibili sono Bernie Sanders e Ro Khanna. Il primo, a 84 anni, è considerato dai più troppo anziano per essere un candidato credibile. Il secondo, deputato della California, ha un certo seguito e una spiccata capacità di far parlare di sé, ma non il carisma e la platea nazionale di Ocasio-Cortez.

Ocasio-Cortez e Sanders hanno avviato insieme un progetto per conquistare e rimodellare il Partito Democratico. Lei è chiaramente il socio di minoranza, ma il senatore dovrebbe farsi da parte se decidesse di correre, consegnandole buona parte del suo movimento e di quel che resta della macchina costruita per le sue campagne presidenziali. A quel punto avrebbe la corsia progressista tutta per sé, mentre i rivali dell'establishment non hanno alle spalle nessun movimento e si ritroverebbero ammassati nella stessa corsia a contendersi lo stesso spazio.

Tre requisiti servono per una campagna presidenziale seria: notorietà nazionale, la capacità di raccogliere decine o centinaia di milioni di dollari e l'interesse costante dei media. Molti democratici rinunciano a candidarsi o si ritirano presto proprio perché non riescono a ottenerli. Kamala Harris e Gavin Newsom li hanno tutti e tre, quasi nessun altro nel campo ne ha anche solo uno. Ocasio-Cortez arriverebbe ai blocchi di partenza con i tre requisiti già in mano.

Milioni di americani che non saprebbero riconoscere il proprio deputato sanno chi è Ocasio-Cortez. Milioni che non saprebbero citare una sola legge approvata grazie a lei sanno più o meno per che cosa si batte, conoscono il suo stile e sanno da che parte sta. I candidati presidenziali spendono decine di milioni di dollari per costruire quel tipo di visibilità e quasi sempre falliscono.

Il repertorio politico di Ocasio-Cortez si è costruito sull'economia dell'attenzione. È un'outsider giovane che attacca l'establishment, ha rapporti diretti con conduttori televisivi, produttori, dirigenti di rete e influencer, ha un tempismo preciso sui social e non finge di essere infastidita dagli aspetti più superficiali del mestiere. Molti politici dicono di detestare il circo mentre si assicurano di stare al centro della pista, lei il circo lo apprezza davvero.

Il racconto sui social del prelievo dei propri ovuli (fatto per aumentare le possibilità di diventare madre in futuro) è stato istruttivo anche in vista di una campagna. È riuscita a essere personale senza scivolare nel patetico, politica senza sembrare di sfruttare la vicenda e confidenziale senza apparire forzata. Riesce a far sentire alle persone di conoscerla, una cosa che Kamala Harris, Hillary Clinton, JD Vance, Gavin Newsom e molti altri politici famosi non sono mai riusciti a ottenere.

Nancy Pelosi, con cui aveva litigato di continuo quando era arrivata al Congresso, le ha riconosciuto una vena pragmatica. "Penso che sia stata molto operativa", ha detto di recente l'ex presidente della Camera, "ed è semplicemente meraviglioso. So che è una gioia lavorare con lei e credo che lo pensino quasi tutti i deputati". In bocca a Pelosi la parola "operativa" è un complimento pesante, che non distribuisce con leggerezza.

Quel pragmatismo si è esteso a una revisione della sua immagine pubblica. Ha tolto i pronomi dalla biografia del suo account X e ha abbandonato il sostegno al taglio dei fondi alla polizia. Poi ha liquidato il "Woke 1" come una stagione "folle", scrollandosi di dosso un'etichetta un tempo di moda e diventata ingombrante.

Una campagna presidenziale è stata spesso descritta come la risonanza magnetica più invasiva mai inventata per un politico. Undici mesi passati in giro per il paese sono una cosa diversa da un post virale su Instagram. Lo stesso vale per un dibattito di due ore, per un'ora davanti a una redazione ostile, per la conversazione con un agricoltore del New Hampshire che vuole sapere quale politica agricola hai in mente o con un operaio del Michigan che vuole sapere che fine farà il suo posto di lavoro. Alla fine arriva sempre la domanda più difficile: per chi sarebbe, esattamente, una presidenza Ocasio-Cortez?

Ocasio-Cortez ha principi, un'identità politica e posizioni consolidate. Quello che non ha ancora mostrato è una teoria della presidenza. Barack Obama ne aveva una, come Bill Clinton e Ronald Reagan. Ce l'ha anche il presidente Donald Trump. Lei per ora ha soltanto slogan, cioè populismo economico, ricambio generazionale e rottura del potere delle istituzioni consolidate. È una buona base per un movimento simbolico, molto meno per una filosofia di governo, per l'approvazione di leggi nazionali e per le decisioni internazionali.

Archiviare il woke come una follia, quasi fosse un fenomeno osservato da lontano, non cancella il fatto che lei sia stata una delle figure politiche più in vista di quella stagione. Quando ha cambiato idea? Perché? Quali delle sue vecchie posizioni difende ancora e quali no? Non sono domande a trabocchetto, sono domande a cui gli elettori vorranno una risposta. Il rischio è che le risposte rivelino una politica più convenzionale di quanto il suo marchio lasci intendere, capace soprattutto di individuare dove si stanno spostando l'attenzione e le mode del partito e di spostarsi lì insieme a loro. L'autenticità è la sua valuta principale e non può permettersi di intaccarla.

A febbraio, alla conferenza sulla sicurezza di Monaco, l'appuntamento annuale che riunisce leader politici e responsabili della difesa di mezzo mondo, Ocasio-Cortez ha faticato in un panel sul populismo, al punto che una parte del suo staff si riferisce a quell'episodio semplicemente come "Monaco". È sembrata una persona che aveva imparato le linee generali senza essere in grado di padroneggiarne i dettagli, o particolarmente interessata a farlo. La politica estera non è solo questione di esprimere i valori giusti. I presidenti devono conoscere la NATO, la Cina, la deterrenza, la dottrina nucleare, l'intelligence, il commercio, le alleanze, le sanzioni e il Medio Oriente. Devono saperne abbastanza da capire quando i generali, i diplomatici e i funzionari dei servizi seduti al tavolo hanno ragione e quando invece stanno difendendo gli interessi del proprio apparato.

Ocasio-Cortez ha passato tutta la sua vita politica nazionale come parlamentare d'assalto. Non è mai stata governatrice, non ha mai guidato un'amministrazione, non ha mai dovuto far quadrare il bilancio di uno Stato, gestire una catastrofe naturale, comandare la Guardia Nazionale o negoziare un grande accordo bipartisan. Non è un fatto che la squalifichi. Obama aveva un curriculum sottile quando si candidò e il presidente Trump non aveva alcuna esperienza di governo. Entrambi però offrivano agli elettori un'idea chiara di che cosa sarebbe stata la loro presidenza.

Il calendario approvato per le primarie democratiche del 2028 parte dalla South Carolina il 22 gennaio, poi tocca al Nevada il 1° febbraio, al New Hampshire l'8, al New Mexico il 15, al Michigan il 22 e alla Virginia il 29, prima del Super Tuesday (la giornata in cui vota un gran numero di Stati insieme). Sulla carta sembra una sequenza costruita apposta per fermare una candidata come lei. In pratica potrebbe fare l'opposto.

La South Carolina è l'ostacolo più evidente per il peso degli elettori neri, soprattutto i più anziani, storicamente più pragmatici e meno attratti dalla sinistra progressista. Ma non avrebbe bisogno di vincerla, le basterebbe piantare una bandierina. Avrebbe sostenitori neri di rilievo, un'organizzazione nazionale, attenzione illimitata della stampa e i soldi per competere ovunque: un piazzamento tra i primi tre sarebbe già sufficiente nel gioco delle aspettative che accompagna le prime votazioni.

In Nevada l'elettorato è in larga parte latino, con una presenza sindacale forte, molti elettori giovani e un debole per la celebrità: una donna portoricana che corre come candidata del populismo economico non sarebbe un corpo estraneo. Il New Hampshire è terreno classico delle candidature insurrezionali, come dimostra la storia di Sanders. Il New Mexico offre un altro elettorato con una forte presenza ispanica e un'altra occasione per costruire il proprio discorso su salari, sanità, casa e potere economico invece che sui temi culturali.

Il Michigan mette insieme sindacati, elettori giovani, elettori arabo-americani, elettori neri, quel che resta dell'organizzazione di Sanders e un elettorato democratico che ha già dimostrato di apprezzare i candidati disposti a sfidare l'establishment del partito. La Virginia chiude la serie con un grande elettorato nero, i democratici delle periferie ad alta istruzione, i dipendenti federali e i progressisti del nord dello Stato.

Vincere tutti e sei gli Stati non è necessario, forse non serve nemmeno vincerne la metà. I democratici non assegnano i delegati con il sistema dei repubblicani, dove in molti Stati chi arriva primo li prende tutti: li distribuiscono in proporzione ai voti, così anche chi arriva secondo o terzo porta a casa delegati per la convention che sceglie il candidato. Se Ocasio-Cortez fosse la candidata progressista dominante in questa serie di appuntamenti, accumulerebbe delegati arrivando ogni volta tra i primi tre, mentre i rivali si fanno la guerra tra loro.

Con Harris, Newsom, Wes Moore, Josh Shapiro, Pete Buttigieg, JB Pritzker, Andy Beshear e diversi altri a dividersi il resto del partito, a lei basterebbe lo stesso 25 o 30 per cento quasi ovunque. È così che una corrente diventa il primo gruppo e che il primo gruppo costruisce un vantaggio incolmabile nei delegati. Entro il Super Tuesday la politica che buona parte dell'establishment democratico ha considerato un problema per un decennio potrebbe diventare quella che tutti gli altri cercano invano di fermare.

I sondaggi sui possibili scontri diretti con i candidati repubblicani potrebbero mostrarla competitiva o addirittura avanti, un appoggio utile all'argomento della sua eleggibilità. Una parte dei democratici teme di candidare un'altra donna non bianca dopo la sconfitta di Kamala Harris. Un partito che ha perso due elezioni presidenziali con una donna in cima alla scheda sarà nervoso all'idea di riprovarci. La sua risposta sarebbe che non somiglia né a Hillary Clinton né a Kamala Harris e che ogni alternativa possibile arriva con il proprio pacchetto di difetti: troppo di sinistra, troppo moderato, troppo vecchio, troppo giovane, troppo costiero, troppo legato all'amministrazione Biden, troppo legato ai miliardari, troppo inesperto, troppo noioso.

Le cose che possono andare storte sono molte. Se l'establishment riuscisse a coagularsi su un solo nome entro la terza o quarta votazione, quel candidato raccoglierebbe tutto il voto contrario ai progressisti. Le vecchie posizioni di Ocasio-Cortez verrebbero riesumate ogni giorno, i repubblicani spenderebbero centinaia di milioni di dollari per definire al posto suo che cosa significhi socialismo democratico e ogni dichiarazione fatta dal 2018 in poi diventerebbe uno spot elettorale.

Per la prima volta nella sua vita politica sarebbe giudicata non tanto rispetto alle persone che combatte, quanto rispetto al lavoro che chiede agli elettori di affidarle. Dovrà spiegare non solo che cosa non va nel capitalismo, a Washington, tra i miliardari e nell'establishment del suo partito, ma anche che cosa farebbe a mezzogiorno del 20 gennaio 2029. La domanda, sempre di più, non è se si candiderà, ma che cosa succede al resto del campo democratico se lo fa.


Una socialista-dem vince a sorpresa la primaria per il Senato in Florida


La deputata statale socialista-democratica Angie Nixon ha vinto a sorpresa la primaria democratica per il Senato in Florida, il risultato più inatteso di una serata elettorale in cui si è votato anche in Alaska, in Wyoming e in California in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Con il 56% dei voti contro il 44% ha battuto Alex Vindman, l'ex tenente colonnello dell'esercito diventato famoso come testimone chiave nel primo processo di impeachment contro il presidente Donald Trump. Vindman aveva raccolto 16,3 milioni di dollari di donazioni, 16 volte i 975.000 di Nixon.

Nixon, 42 anni, organizzatrice sindacale eletta a Jacksonville, non ha potuto permettersi neppure uno spot televisivo: secondo la società di monitoraggio pubblicitario AdImpact ha speso in pubblicità 60.000 dollari contro i 2,2 milioni del suo avversario. La sua campagna si è affidata ai social e al porta a porta di volontari e iscritti ai sindacati; la spinta finale nel sud della Florida sembra aver pagato, perché Nixon ha vinto nelle contee urbane dello stato, comprese Miami-Dade e Broward, dove Vindman abita dal 2023. "Abbiamo dimostrato che le persone comuni sono più potenti delle grandi aziende e dei miliardari", ha detto ai sostenitori riuniti a Jacksonville. "Ci hanno superato nella spesa 16 a 1 e abbiamo vinto".

Primarie democratiche · Florida

Nixon batte Vindman di 12 punti nella corsa per il Senato in Florida

L’Associated Press assegna alla deputata statale Angie Nixon una vittoria per 151.303 voti, poco più di dodici punti, sull’ex tenente colonnello dell’esercito Alex Vindman, con circa l’1 per cento delle schede ancora da scrutinare. A novembre sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody nell’elezione speciale per il seggio lasciato da Marco Rubio.

Angie Nixon 56,0%
Deputata statale di Jacksonville · 703.126 voti

Alex Vindman 44,0%
Ex tenente colonnello dell’esercito · 551.823 voti

1.254.949 voti conteggiati 99% scrutinato

Nixon in vantaggio Vindman in vantaggio
OrlandoJacksonvilleTampaW. Palm BeachMiami Margine in voti40.00010.0002.000

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 7:36 italiane del 19 agosto 2026 con lo scrutinio al 99 per cento. Primarie democratiche del 18 agosto 2026 per l’elezione speciale al Senato in Florida.

A novembre Nixon sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody in un'elezione speciale per gli ultimi due anni del mandato lasciato libero da Marco Rubio quando è diventato segretario di Stato. Al suo posto il governatore Ron DeSantis aveva nominato proprio Moody nel gennaio 2025. La senatrice è nettamente favorita, ha già più di 8 milioni di dollari in cassa e corre in uno stato che Trump nel 2024 ha vinto con 13 punti di vantaggio. La candidatura di Nixon, entrata a giugno nei Democratic Socialists of America, l'organizzazione dei socialisti americani, metterà alla prova fin dove possa arrivare una progressista in uno stato sempre più repubblicano; se eletta, sarebbe la prima senatrice nera della Florida.

La sinistra non ha però vinto ovunque. In Florida i deputati Debbie Wasserman Schultz e Jared Moskowitz, moderati e sostenitori di Israele, hanno respinto gli sfidanti progressisti nei nuovi collegi in cui erano stati costretti a correre dal ridisegno della mappa elettorale voluto dai repubblicani dello stato. Wasserman Schultz, che è bianca e ha alle spalle undici mandati, ha vinto in un collegio abitato in gran parte da comunità afroamericane e caraibiche superando quattro candidati neri, secondo cui il seggio doveva continuare a essere rappresentato da un afroamericano; Moskowitz ha battuto Oliver Larkin, un sindacalista socialista.

In Florida è caduto anche un deputato repubblicano in carica: Cory Mills ha perso nel 7° distretto contro Ryan Elijah, un ex conduttore di telegiornali locali. Mills è indagato dalla commissione Etica della Camera, l'organo che vigila sulla condotta dei deputati, per accuse che vanno dalla violenza domestica alla cattiva condotta sessuale fino alle violazioni delle regole sul finanziamento della campagna. Il Dipartimento di Giustizia indaga inoltre sulle sue finanze; lui nega ogni addebito. Trump lo aveva appoggiato a febbraio, ma lunedì sera ha pubblicato sui social il proprio appoggio a tutti i deputati uscenti del partito in Florida tranne lui; DeSantis aveva detto di non sostenerlo e due colleghi, Anna Paulina Luna e Mike Haridopolos, si erano schierati con Elijah. Mills è l'undicesimo membro della Camera a perdere una primaria quest'anno, sette democratici e quattro repubblicani, un numero insolitamente alto; l'opposizione vede ora nel collegio un'occasione di conquista, ma avrebbe preferito sfidare proprio Mills.

Quella di Mills è stata una delle tre sconfitte subite in una sola serata dai candidati appoggiati dal presidente. In Florida ha perso anche Catalina Lauf, ex funzionaria del Dipartimento del Commercio appoggiata da Trump appena la settimana scorsa. Jim Schwartzel, un imprenditore locale dei media, l'ha superata nella corsa per il seggio lasciato libero dal deputato Byron Donalds, candidato a governatore. In Wyoming la sovrintendente all'istruzione pubblica Megan Degenfelder, la candidata scelta da Trump, è stata battuta nella primaria per governatore dal senatore statale e allevatore Eric Barlow, ormai quasi certo di guidare lo stato in cui il presidente nel 2024 ha ottenuto il suo margine di vittoria più ampio, 46 punti. Nelle primarie di questo ciclo i suoi candidati a governatore avevano già perso in Iowa, Georgia e South Carolina. Sempre in Wyoming la deputata Harriet Hageman, che nel 2022, appoggiata da Trump, aveva tolto il seggio alla Camera a Liz Cheney, tra le più dure critiche del presidente nel partito, ha vinto la primaria per il seggio al Senato della senatrice Cynthia Lummis, che si ritira.

Per la successione a DeSantis, arrivato al limite dei due mandati in Florida, i repubblicani hanno scelto proprio Donalds, sostenuto da Trump da prima ancora della candidatura ufficiale, mentre i democratici hanno nominato David Jolly, ex deputato repubblicano che ha lasciato il partito nel 2018, durante il primo mandato di Trump, e si è registrato come democratico l'anno scorso. Donalds è rimasto sotto il 50% dei voti, un risultato che ha già alimentato preoccupazioni in una parte del partito, ma ha raccolto più di 100 milioni di dollari contro i 10 di Jolly e parte favorito: i democratici non vincono la corsa a governatore della Florida dal 1994. Se eletto, Donalds diventerebbe il primo governatore nero dello stato.

In Alaska si sono qualificati per la sfida di novembre al Senato la democratica Mary Peltola, ex deputata ed ex pescatrice, nel 2022 prima nativa dell'Alaska eletta al Congresso, e il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan, veterano dei Marine e sostenitore di Trump. La loro corsa potrebbe decidere il controllo del Senato. Nello stato tutti corrono in un'unica primaria, indipendentemente dal partito: i primi quattro accedono al turno di novembre, che si tiene con il voto a preferenze ordinate, in cui gli elettori mettono in classifica le proprie scelte invece di indicarne una sola. Per uno dei due posti rimanenti, con circa un quarto delle schede conteggiate, era in testa Daniel J. Sullivan, un maestro elementare in pensione che porta lo stesso nome del senatore: i repubblicani lo accusano di essere una candidatura civetta piazzata dall'altro partito per confondere gli elettori e dividere i voti dell'uscente, lui sostiene che la sua corsa è legittima. Le schede postali spedite entro il giorno del voto saranno conteggiate fino a dieci giorni dopo. Peltola arriva alla sfida dopo una settimana complicata, in cui ha preso le distanze da un appello per la raccolta fondi firmato dall'ex vicepresidente Kamala Harris e ha cambiato i vertici della sua campagna.

Resta invece aperta la corsa speciale nel 14° distretto della California per il seggio lasciato da Eric Swalwell, il deputato che si è dimesso ad aprile dopo che più donne lo avevano accusato di cattiva condotta sessuale, una di violenza sessuale; lui ha negato. Se lo contendono due democratiche: Aisha Wahab, senatrice statale progressista, e Melissa Hernandez, funzionaria dei trasporti dell'area di San Francisco su posizioni più moderate. Nella notte il risultato non era ancora stato assegnato e lo spoglio dei voti postali andrà avanti per circa una settimana. Nelle ultime due settimane di campagna lo United Democracy Project, il super PAC di AIPAC, la potente lobby filo-israeliana, ha riversato nella corsa quasi 2,5 milioni di dollari a favore di Hernandez e contro Wahab, che a giugno aveva vinto la primaria con 26 punti di vantaggio. In California i primi due delle primarie avanzano indipendentemente dal partito: chi vince completerà il mandato di Swalwell, in scadenza a gennaio, e le due si affronteranno di nuovo a novembre per il mandato pieno.


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La Corte Suprema sblocca il cantiere della sala da ballo di Trump


Il presidente della Corte Suprema John Robers sospende temporaneamente il blocco dei lavori. Resta però ancora irrisolta la questione sul merito: se il progetto debba essere autorizzato dal Congresso.

Il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha stabilito oggi che i lavori per la sala da ballo voluta da Donald Trump alla Casa Bianca possono proseguire, almeno per ora, nonostante il blocco imposto da un tribunale federale di livello inferiore. Con un ordine di poche righe, Roberts ha sospeso l'ingiunzione in attesa che la Corte nel suo insieme possa esaminare nel merito la richiesta dell'Amministrazione, che presenta la demolizione dell'East Wing e la costruzione della nuova sala come necessarie per ragioni di sicurezza. Sulla legittimità dell'opera, tuttavia, la Corte non si è ancora pronunciata.

All'inizio del mese, un collegio d'appello federale aveva confermato con due voti contro uno l'ingiunzione che fermava il cantiere, sostenendo che per un intervento di questa portata Trump avesse bisogno dell'approvazione del Congresso. A portare il progetto in tribunale è stato il National Trust for Historic Preservation, l'organizzazione che tutela il patrimonio storico statunitense. La decisione è stata sostenuta dai giudici Patricia Millett e Bradley Garcia, mentre Neomi Rao ha firmato l'opinione dissenziente. Lo stesso collegio aveva però sospeso per due settimane gli effetti della propria pronuncia, concedendo ai legali del presidente il tempo necessario per rivolgersi alla Corte Suprema.

La sicurezza nazionale invocata dalla Casa Bianca


Nel ricorso, il solicitor general D. John Sauer, che rappresenta il governo federale davanti alla Corte Suprema, ha definito il blocco come "un'ingiunzione straordinaria e illegittima", destinata a fermare la costruzione di un "complesso militare integrato" nell'East Wing, a suo giudizio "indispensabile per la sicurezza nazionale". In questa ricostruzione, la sala da ballo costituirebbe soltanto uno spazio "completamente sicuro" all'interno del complesso. La sospensione dell'ingiunzione, ha insistito Sauer, sarebbe necessaria "per la sicurezza del presidente, la continuità del governo e la separazione dei poteri".

Il giudice Richard Leon, autore dell'ingiunzione, aveva però chiarito già ad aprile che il divieto aveva una portata più limitata. Pur impedendo al governo di compiere qualsiasi atto diretto alla realizzazione della sala da ballo, l'ordine consentiva infatti i lavori sotterranei destinati alle strutture di sicurezza nazionale e gli interventi necessari a proteggere il sito e il presidente.

Per sostenere l'urgenza del progetto, la Casa Bianca ha indicato un quadro di minacce crescenti, citando il presunto complotto contro l'evento UFC ospitato a giugno alla Casa Bianca e la sparatoria avvenuta davanti alla Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca. Trump, tuttavia, parla da tempo della costruzione di una sala da ballo, ben prima che fossero sollevati questi allarmi. Dopo il ritorno alla Casa Bianca aveva assicurato che il progetto non avrebbe interessato l'edificio esistente: in seguito, però, l'East Wing è stato demolito e i lavori sono cominciati con una procedura accelerata.

In un documento depositato presso la Corte Suprema, il funzionario della Casa Bianca Joshua Fisher ha scritto che il progetto è completato al 65% e che le strutture sotterranee sono ormai quasi ultimate. La consegna è prevista per agosto 2028. La sala occuperà circa 8.400 metri quadrati e dovrebbe costare intorno ai 600 milioni di dollari, metà dei quali a carico dei contribuenti. Al momento dell'annuncio, il costo stimato era invece di 200 milioni e la Casa Bianca aveva assicurato che l'intera somma sarebbe stata finanziata da donatori privati.


L’uomo della sala da ballo di Trump è staato in missione riservata da Putin


Rodney Mims Cook Jr, il funzionario che sovrintende all'ampliamento della sala da ballo voluta da Donald Trump alla Casa Bianca, ha incontrato funzionari del Cremlino durante un viaggio compiuto in Russia all'inizio dell'estate, nell'ambito di una missione diplomatica riservata. Lo ha rivelato il Financial Times. Cook presiede la Commissione delle Belle Arti, ovvero l'ente federale che esprime pareri sull'aspetto degli edifici e dei monumenti pubblici di Washington. Prima di partire, a giugno, per il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, aveva ricevuto un passaporto diplomatico e una lunga serie di briefing. Durante l'evento, la principale vetrina internazionale del Cremlino, nota come "la Davos di Putin", gli è stata assegnata anche una scorta diplomatica.

Cook è stato il primo funzionario statunitense a partecipare al forum dal 2018 in poi. L'anno successivo gli Stati Uniti avevano boicottato l'evento per protestare contro l'arresto di un noto imprenditore americano, ed in seguito ne erano rimasti lontani anche a causa dell'invasione russa dell'Ucraina. Il Cremlino ha presentato Cook come il capo della prima delegazione ufficiale statunitense dopo molti anni, mentre lui ha dichiarato ai media di Stato russi di avere ricevuto l'autorizzazione di Trump e del Dipartimento di Stato. Quello stesso giorno, durante un'audizione al Senato, il Segretario di Stato Marco Rubio aveva però risposto al democratico Dick Durbin di non essere "al corrente della delegazione che è andata" al Forum.

Secondo due delle persone citate dal quotidiano britannico, l'Amministrazione Trump puntava su emissari inattesi come Cook per cercare di superare lo stallo diplomatico sulla guerra in Ucraina. Tra i suoi interlocutori ci sarebbe stato Anton Kobyakov, consigliere di Vladimir Putin. Un funzionario della Casa Bianca ha affermato che gli Stati Uniti "continuano a svolgere un ruolo costruttivo parlando con entrambe le parti" e che Trump continua ad essere "ottimista" sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace. Un altro funzionario americano ha spiegato invece che Cook aveva partecipato al Forum nella sua veste di presidente della Commissione delle Belle Arti, con l'obiettivo di rafforzare i rapporti culturali tra i due Paesi. Cook non ha voluto commentare gli incontri con gli esponenti russi, chiarire se fosse stato Trump a incaricarlo di aprire quel canale né dire se tornerà presto a Mosca. "Ci sono molte richieste. Ci stiamo lavorando", ha dichiarato al Financial Times.

La dacia di Atlanta e il tavolo dei vecchi amici


Durante un panel intitolato "Russia-Stati Uniti: dialogo delle culture", Cook ha mostrato le fotografie della propria "dacia" ad Atlanta, costruita secondo quello che ha definito lo stile "vernacolare russo in legno, che mi ha toccato il cuore nel corso dei decenni". Ha poi illustrato a lungo le chiese, gli edifici pubblici e le case di campagna che ha contribuito a restaurare in Russia da quando visitò il Paese per la prima volta, negli anni Novanta.

Al tavolo con lui sedevano dirigenti del mondo della cultura ed esponenti del governo russo, tra cui la Ministra della Cultura russa Olga Lyubimova, nonostante alcuni dei partecipanti fossero stati colpiti proprio dalle sanzioni americane. "Conosco la cultura russa e conosco la maggior parte dei vertici delle loro istituzioni culturali", ha detto Cook. Ha descritto l'incontro, al quale partecipavano molti suoi vecchi amici, come "un grande ritorno a casa": "Il legame personale tra tutti noi era molto chiaro". Al Forum erano presenti anche l'attore Steven Seagal e l'attivista conservatrice statunitense Candace Owens.

Il primo giorno, mentre attraversava la piazza del Palazzo d'Inverno per andare a fare colazione con un amico, Cook ha assistito a un attacco ucraino con droni contro un impianto petrolifero di San Pietroburgo, dal quale si sono levate enormi colonne di fumo nero sulla città. "Troppo vicino per stare tranquilli", aveva commentato.

Il disco da hockey sulla Resolute Desk


Cook ha raccontato anche di essersi recato sulla tomba di Louisa Catherine Adams, la figlia di tredici mesi di John Quincy Adams, primo rappresentante diplomatico americano in Russia, dove ha deposto dei fiori e letto una preghiera. Lo ha accompagnato Vladimir Tolstoy, per anni consigliere culturale di Putin e trisnipote dell'autore di Guerra e pace. "Siamo amici da decenni. È una star", ha detto Cook.

Il giorno successivo, durante una sessione di domande e risposte con Putin, Cook ha portato "un caro saluto dal suo amico, il presidente Trump", aggiungendo che c'erano "molte idee di cui parlare tra le nostre due capitali nella prossima settimana". Putin lo ha ringraziato e, ricorrendo a una metafora tratta dall'hockey, ha detto di avere "rimandato indietro il disco". Cook se ne è procurato uno da un amico e lo ha posato sulla Resolute Desk nello Studio Ovale, "con grande divertimento del presidente Trump". "Così il messaggio è stato recapitato", ha raccontato.

A San Pietroburgo Cook ha inoltre chiesto a un'orchestra di 150 elementi l'esecuzione privata della Settima sinfonia di Dmitri Shostakovich, composta durante l'assedio nazista di Leningrado. A Putin ha detto che la cultura e la musica avevano aiutato la città a sopravvivere alla guerra e che anche Atlanta, la sua città natale, avrebbe potuto essere risparmiata dalla distruzione quando l'Unione la conquistò durante la guerra civile americana. "Se solo Atlanta avesse avuto Shostakovich, forse la mia bellissima città sarebbe intatta come questo bellissimo posto", ha detto tra gli applausi.

Quella sinfonia, ha sostenuto, "è ciò che ha sostanzialmente spezzato le linee tedesche intorno alla città ed è stato l'inizio della fine per i nazisti. I russi hanno usato la loro musica come un'arma e ha funzionato". È la stessa leva che Cook sostiene di avere proposto durante il viaggio: "Usiamo la musica come motivo per un cessate il fuoco, chiudiamo questa guerra e consolidiamo davvero un trattato".


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I giovani americani bocciano il capitalismo e guardano al socialismo


Un sondaggio Axios-Generation Lab fotografa una generazione sempre più pessimista su economia e lavoro: il 68% ha un'opinione positiva o neutra del socialismo, contro il 47% del capitalismo, mentre cresce il timore per l'impatto dell'intelligenza artificiale.

Più di un quarto degli americani tra i 18 e i 34 anni, il 27%, ritiene di aver perso il lavoro perché il proprio datore lo ha sostituito con l'intelligenza artificiale, oppure di conoscere qualcuno a cui è successo. È quanto emerge da un sondaggio di Axios e Generation Lab, che fotografa una percezione del fenomeno molto più ampia di quanto suggeriscano le ricerche disponibili sull'effettiva perdita di posti di lavoro causata dall'automazione.

Il timore, però, convive con un utilizzo sempre più diffuso degli stessi strumenti: il 71% afferma di sentirsi a proprio agio con l'intelligenza artificiale quanto o più di un anno fa, il 61% ha utilizzato ChatGPT nell'ultimo mese, il 48% Gemini e il 20% Claude. La sfiducia si estende anche alla politica. Alla domanda su quale partito sia più affidabile per ridurre il costo della vita, la risposta più frequente è stata "nessuno dei due", scelta dal 36% degli intervistati, contro il 26% che indica i democratici e il 22% i repubblicani.

"I giovani bocciano un po' tutto: come sta lavorando il presidente, come va l'economia, entrambi i partiti", ha spiegato ad Axios Cyrus Beschloss, amministratore delegato di Generation Lab. "L'intelligenza artificiale è un fattore di rottura piuttosto grosso, ed è facile indicare una cosa senza volto come la causa di tutto". Ne emerge così una generazione che utilizza quotidianamente gli strumenti ai quali attribuisce una parte della propria insicurezza lavorativa, non si fida di nessuno dei due grandi partiti per affrontare il carovita e guarda ormai al socialismo con molta meno diffidenza di quanta ne riservi al capitalismo.

Sondaggio Axios

I giovani americani non si fidano né dell’intelligenza artificiale, né dei partiti, né del capitalismo


Un sondaggio Axios e Generation Lab su 1.075 americani tra i 18 e i 34 anni fotografa una generazione schiacciata dal carovita, che usa ogni giorno gli strumenti ai quali attribuisce la propria insicurezza sul lavoro.

Grafica di FocusAmerica

27%Ritiene di aver perso il lavoro perché sostituito dall’intelligenza artificiale, oppure conosce qualcuno a cui è successo. 61%Ha usato ChatGPT nell’ultimo mese. Gemini 48%, Claude 20%. Il 71% si sente a proprio agio con l’intelligenza artificiale quanto o più di un anno fa. 96%È preoccupato per affitto, spesa, benzina o utenze; il 40% si dice estremamente preoccupato. Il 48% giudica pessima l’economia nazionale e il 78% pensa che oggi sarebbe difficile trovare lavoro. 36%Non si fida di nessuno dei due partiti per ridurre il costo della vita, contro il 26% che indica i democratici e il 22% i repubblicani. Il 66% disapprova l’operato di Donald Trump. 68% contro 47%Giudica il socialismo in modo positivo o neutro; sul capitalismo dice lo stesso solo il 47%.

1Il paradosso

Temono l’intelligenza artificiale e la usano ogni giorno


Le due percentuali arrivano dallo stesso campione: chi teme di essere sostituito dall’intelligenza artificiale è anche chi la usa tutti i giorni.

Ogni punto è un giovane americano su 100.

Le ricerche disponibili sull’automazione misurano una perdita di posti di lavoro molto più contenuta di quella percepita.

2Gli strumenti

Tre giovani su cinque hanno usato ChatGPT nell’ultimo mese


si sente a proprio agio con l’intelligenza artificiale quanto o più di un anno fa.

3Il carovita

Il costo della vita preoccupa quasi tutti


Affitto, spesa, benzina, utenze: la preoccupazione è quasi unanime e per due su cinque è estrema.

4La sfiducia

Per abbassare i prezzi non si fidano di nessun partito

Risposte alla domanda: quale partito è più affidabile per ridurre il costo della vita?

5I sistemi economici

Il socialismo convince più del capitalismo


Quota di intervistati che associa alla parola un giudizio positivo o neutro.

Il divario è di 21 punti a favore del socialismo. I giudizi negativi sul capitalismo sono più del doppio di quelli espressi sul socialismo.

A novembre 2025 una rilevazione sui soli studenti universitari dava 67% contro 40%. La nuova indagine include anche chi ha finito gli studi da tempo, chi si è fermato al diploma e chi non lo ha conseguito: il quadro non cambia.

Fonte: Axios / Generation Lab. Sondaggio condotto dal 29 luglio al 4 agosto 2026 su un campione rappresentativo di 1.075 adulti tra i 18 e i 34 anni; margine di errore 3,01 punti percentuali.

Il carovita domina le preoccupazioni


Il 96% dei giovani intervistati si dice preoccupato per il costo dell'affitto, della spesa, della benzina o delle utenze e il 40% si definisce "estremamente" preoccupato. Il 48% giudica "pessima" la situazione dell'economia nazionale. Anche il mercato del lavoro viene percepito con forte pessimismo: se dovessero cercare oggi un impiego, il 35% ritiene che sarebbe "molto difficile" trovarlo e il 43% "abbastanza difficile". Più della metà considera l'acquisto di una casa tra i propri principali obiettivi, ma soltanto circa uno su due pensa che riuscirà a realizzarlo nel prossimo decennio, mentre il 28% lo considera molto improbabile.

Il giudizio sul presidente è altrettanto severo: il 66% disapprova l'operato di Donald Trump, il 54% con forte convinzione. Il 64% boccia inoltre la sua gestione della guerra con l'Iran, con il 50% che esprime un giudizio molto negativo, mentre due terzi degli intervistati ritengono che il conflitto abbia lasciato gli Stati Uniti in una situazione peggiore rispetto a quella precedente. In vista delle presidenziali del 2028, a pesare sembra essere soprattutto la notorietà dei possibili candidati.

Tra i democratici Kamala Harris guida con il 28,7%, davanti a Michelle Obama al 14,9% e ad Alexandria Ocasio-Cortez all'11,7%. Gli indipendenti preferiscono Michelle Obama, all'11,4%, seguita da Ocasio-Cortez al 9,2% e da Bernie Sanders al 7,4%. Tra i repubblicani invece JD Vance domina con il 31,5%, molto distante da Donald Trump Jr., al 10,7%, e Marco Rubio, al 9,7%.

Il socialismo convince più del capitalismo


Il dato forse più significativo riguarda però il giudizio sui sistemi economici. Il 68% dei giovani intervistati esprime un'opinione positiva o neutra del socialismo, contro appena il 47% che dice lo stesso del capitalismo. I giudizi negativi sul capitalismo sono inoltre più del doppio di quelli espressi sul socialismo. Un sondaggio dello scorso novembre aveva rilevato numeri simili tra gli studenti universitari, 67% contro 40%, un risultato che allora era stato spiegato soprattutto con l'orientamento politico più a sinistra dei campus.

La nuova rilevazione comprende invece anche giovani che hanno terminato gli studi da tempo, che si sono fermati al diploma o che non lo hanno conseguito, senza che il quadro cambi in maniera sostanziale. "Non credo che i giovani se ne stiano seduti a ragionare su quale modello economico sia più utile alla società, o a leggere la Repubblica di Platone riflettendo sulla teoria economica", ha osservato Beschloss. "Probabilmente vedono il socialismo come un modo radicale di scuotere le cose, di dare qualcosa alla classe lavoratrice, una cosa antisistema più che il funzionamento concreto del socialismo".

Il sondaggio è stato condotto tra il 29 luglio e il 4 agosto 2026 su un campione rappresentativo di 1.075 adulti tra i 18 e i 34 anni, con un margine di errore di 3,01 punti percentuali: il 37% degli intervistati si è dichiarato democratico, il 26% repubblicano e il 29% indipendente.


Per gli elettori americani il costo della vita ora conta più che nel 2024


Oggi il 36% degli americani indica l'inflazione e i prezzi come il problema più importante del Paese. Nell'ottobre 2024, poche settimane prima del voto che ha riportato Donald Trump alla Casa Bianca, a dare la stessa risposta era il 24%. La quota è cresciuta con regolarità nell'ultimo anno: a maggio era al 30% ed è salita al 36% nell'ultima rilevazione diffusa questa settimana dal sondaggio periodico di YouGov e dell'Economist sulle priorità degli americani.

A maggio il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,48 dollari al gallone, poco meno di quattro litri. Nello stesso mese l'inflazione è salita al livello più alto degli ultimi tre anni, spinta soprattutto dalla guerra con l'Iran, che si trascina da mesi e ha interrotto le rotte delle forniture. Dal 2022 gli americani considerano l'inflazione uno dei problemi più gravi del Paese e ne hanno tenuto conto anche nelle urne. Nel 2024 il carovita e le condizioni dell'economia sono stati tra i principali fattori che hanno favorito l'elezione di Trump.

Più della metà degli intervistati in un sondaggio Ipsos del 2 e 3 giugno ha dichiarato di aver tagliato le spese non essenziali dopo l'aumento del prezzo della benzina e del costo della vita. Più di un terzo ha rinviato gli acquisti più costosi o scelto marche meno care. Proprio sull'inflazione e sul costo della vita Trump registra il giudizio peggiore tra tutti i temi monitorati: il saldo tra chi approva e chi disapprova il suo operato su questo fronte è quasi 20 punti inferiore al suo saldo complessivo ed è peggiorato di oltre 40 punti dall'inizio del mandato, secondo la media dei sondaggi raccolta da FiftyPlusOne e calcolata da G. Elliott Morris.

Il prezzo politico del carovita

L’inflazione presenta il conto a Trump


Prezzi e costo della vita sono tornati in cima alle preoccupazioni degli americani e stanno ridisegnando la corsa alle elezioni di metà mandato.

Grafica di FocusAmericaDati al 6 agosto 2026

La salita

Un problema che cresce da un anno


Quota di americani che indica l’inflazione e i prezzi come il problema più importante del Paese (YouGov/The Economist).

4,48 $
Prezzo medio della benzina al gallone a maggio, quando l’inflazione ha toccato il massimo degli ultimi tre anni

1 su 2
Più di un americano su due ha tagliato le spese non essenziali dopo i rincari (Ipsos, giugno)

Il punto debole

Sull’inflazione Trump riceve il giudizio più severo


Saldo fra chi approva e chi disapprova la gestione del carovita da parte del presidente (media dei sondaggi FiftyPlusOne).


Oltre
−40punti
Il calo del saldo dall’inizio del mandato: nessun altro tema è peggiorato così tanto.

Sul carovita il giudizio è quasi 20 punti più severo di quello complessivo sul presidente.

Il sorpasso

Per la prima volta in dieci anni l’economia premia i Democratici


«Di quale partito ti fidi di più sull’economia?» — Ipsos/Reuters, 29 luglio–3 agosto 2026.

37%DemocraticiDem.

27%Né l’uno né l’altroNessuno

36%RepubblicaniRep.

Un solo punto separa i due partiti — e oltre un quarto degli americani non ne sceglie nessuno

Dall’insediamento di Trump il vantaggio democratico su questo tema è cresciuto di oltre 20 punti.

La posta in gioco

A novembre i Democratici partono avvantaggiati


Intenzioni di voto per la Camera e gradimento del presidente, medie FiftyPlusOne al 6 agosto.

Generic ballot — elettori probabili

Democratici 49,0%+6,5

In lieve calo dal 49,4% del 31 luglio, ma il distacco resta ampio.

Repubblicani 42,5%

In discesa dal 43,5% del 31 luglio.

Gradimento del presidente — adulti

Approva 36,8%

In lieve risalita dal minimo del 36,1% toccato il 31 luglio.

Disapprova 59,9%

Era al 61% una settimana fa.

Fonti: YouGov/The Economist; Ipsos (2–3 giugno 2026); Ipsos/Reuters (29 luglio–3 agosto 2026); FiftyPlusOne, media dei sondaggi elaborata da G. Elliott Morris.

L'economia diventa un problema politico per i Repubblicani


Per la prima volta in dieci anni, più americani si fidano dei Democratici che dei Repubblicani sulla gestione dell'economia. Nell'ultimo sondaggio Ipsos per Reuters, condotto tra il 29 luglio e il 3 agosto, il 37% ha indicato i Democratici e il 36% i Repubblicani. Da quando Trump si è insediato, il vantaggio democratico su questo tema è cresciuto di oltre 20 punti.

I deputati democratici hanno scelto il carovita come tema centrale della campagna per le elezioni di metà mandato. Alcuni parlamentari repubblicani temono invece che il loro partito non stia facendo abbastanza per contrastare l'aumento dei costi. I candidati di entrambi gli schieramenti cercano così di presentarsi come i migliori difensori del portafoglio degli elettori.

Nel 2024 i Democratici avevano cercato di prendere le distanze dai giudizi negativi sull'economia dell'allora presidente Joe Biden e dall'inflazione che aveva segnato gran parte del suo mandato, senza riuscirci: persero la presidenza e il Senato. Per i Repubblicani il compito potrebbe essere ancora più difficile, perché dovrebbero prendere le distanze da un presidente in carica mentre il giudizio sulla sua gestione dell'inflazione continua a peggiorare.

Non tutti gli elettori, naturalmente, decidono il proprio voto sulla base di un solo tema. Nei sondaggi restano ai primi posti anche la sanità, la previdenza sociale e lo stato della democrazia. E chi disapprova la gestione dell'inflazione non voterà necessariamente per i Democratici a novembre. Il vantaggio democratico nel generic ballot — la domanda con cui i sondaggisti chiedono quale partito si voterebbe alle elezioni per la Camera senza indicare i nomi dei candidati — è comunque arrivato a circa 7 punti. La quota di elettori probabili intenzionati a votare repubblicano è scesa dal 43,5% del 31 luglio al 42,5%, mentre quella democratica è passata dal 49,4% al 49%. I dati sono aggiornati alle 13 del 6 agosto sulla costa orientale degli Stati Uniti, le 19 in Italia.

Gli altri segnali dai sondaggi


L'indice di gradimento del presidente tra gli adulti americani è leggermente risalito dopo il minimo della settimana scorsa: il 31 luglio era al 36,1%, con il 61% di giudizi negativi; ora è al 36,8%, contro il 59,9% di disapprovazione. La popolarità di Trump è crollata molto più di quanto siano cresciuti i Democratici nel generic ballot, che tende comunque a spostarsi verso il partito all'opposizione negli ultimi mesi della campagna elettorale.

Il 55% degli americani ritiene che l'Amministrazione si sia spinta troppo oltre nell'inviare agenti federali dell'immigrazione nelle città, in calo rispetto al 62% di febbraio, secondo un sondaggio AP-NORC condotto dal 23 al 27 luglio. La quota di chi pensa che il governo abbia ecceduto nel limitare l'immigrazione legale è scesa dal 54% al 51%, mentre quella di chi ritiene eccessive le espulsioni degli immigrati che vivono illegalmente nel Paese è passata dal 52% al 47%.

Il 68% degli americani ritiene che la guerra in Iran non sia valsa i costi sostenuti, secondo un sondaggio Ipsos per il Chicago Council on Global Affairs, centro studi di politica estera, condotto dal 10 al 21 luglio. Lo pensa il 91% dei Democratici e il 76% degli indipendenti. Tra i Repubblicani, invece, il 63% ritiene che la guerra sia valsa i suoi costi e il 36% che non lo sia stata. Nel complesso, la quota di americani che considera il programma nucleare iraniano una minaccia critica è scesa al 49%, mentre tra i Repubblicani è salita dal 56% del 2023 al 68% di oggi.

Infine, il 16% degli americani dichiara di aver vissuto almeno un periodo da senzatetto, secondo un sondaggio YouGov condotto dal 28 al 30 luglio. Il 61% considera il fenomeno un problema molto serio e un altro 29% abbastanza serio. Il 77% chiede che il governo federale faccia di più, mentre il 70% rivolge la stessa richiesta agli Stati e alle amministrazioni locali. Solo l'11% ritiene che il problema sia al di fuori del controllo della politica.


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Nessuno sa che idee e programma ha il prossimo governatore della California


Ha vinto le primarie democratiche con il 28% in un campo frammentato e a Sacramento nessuno conosce il suo programma: preferisce non fare promesse che teme di non poter mantenere.

Xavier Becerra ha vinto le primarie democratiche in California con il 28% dei voti e a novembre diventerà quasi certamente il governatore dello Stato più popoloso degli Stati Uniti. A Sacramento, la capitale californiana, nessuno sa però cosa intenda fare con l'incarico più importante della sua carriera. La vaghezza sembra una scelta deliberata.

"Posso fare promesse davvero grandi, ma non ci portano da nessuna parte: possono farci eleggere, però preferisco non correre su promesse gonfiate che non posso mantenere", ha dichiarato questa settimana a Politico. Ha collegato quella cautela alla sua esperienza alla guida della risposta della Casa Bianca alla pandemia di Covid: allora, ha detto ai giornalisti, non poteva promettere tutti i respiratori che servivano, perché non voleva sentirsi rinfacciare che qualcuno era morto per una promessa non mantenuta.

Becerra è arrivato alla candidatura per una strada tortuosa, nella corsa più caotica che la California ricordi da una generazione. Non era la prima scelta dei grandi nomi del Partito Democratico e nemmeno la seconda: si è imposto in un campo frammentato dopo che i candidati meglio posizionati hanno rinunciato, come Kamala Harris e il senatore Alex Padilla, o sono crollati, come Eric Swalwell. Per gran parte della campagna è rimasto nelle retrovie, poi è salito rapidamente in testa quando l'uscita di scena di Swalwell ha creato un vuoto.

Le sue proposte concrete sono poche: congelare le tariffe delle assicurazioni, regalare una fascia oraria di elettricità gratuita e individuare i progetti edilizi già pronti a partire. Ha vinto presentandosi come una mano ferma in un'epoca di deficit di bilancio e di turbolenze politiche. Il candidato delle scelte radicali era il suo principale rivale, il miliardario Tom Steyer, che ha speso centinaia di milioni di dollari per occupare lo spazio progressista promettendo un sistema sanitario pubblico universale, una tassa sui miliardari e la fine del monopolio delle società elettriche.

Quando gli chiedono cosa farà, Becerra risponde di guardare al suo passato. Sul clima, dopo essere stato criticato per aver ricevuto soldi da Chevron e per aver detto che la California ha bisogno del colosso petrolifero, invita a leggere le cause che da procuratore generale ha intentato contro le aziende dei combustibili fossili. Il procuratore generale è il capo dell'avvocatura dello Stato, una carica elettiva che in California conta molto sul piano politico.

La settimana scorsa ha detto che intende restituire l'assicurazione sanitaria ai milioni di californiani che stanno per perderla a causa delle politiche del presidente Donald Trump, senza spiegare come. È il punto in cui si saldano i suoi due obiettivi dichiarati, rendere la California più accessibile nei costi e garantire a tutti l'accesso alle cure, ed è anche il punto in cui la mancanza di dettagli pesa di più.

A Sacramento circolano soprattutto voci su chi verrà assunto e domande su come mettersi in contatto con lui. I lobbisti descrivono la situazione come un esame per il quale hanno studiato la materia sbagliata e raccontano di procedere per esclusione, eliminando le risposte palesemente errate e tirando a indovinare sulle altre.

L'avvocato formatosi a Stanford preferisce studiare a fondo i dossier ed esaminare vantaggi e svantaggi con il suo staff. Una volta presa la decisione difficilmente torna indietro. Sta incontrando studi di lobbying, associazioni di categoria, sindacati e dirigenti dell'industria tecnologica. Con un gruppo ristretto di consiglieri, oggi molto richiesti a Sacramento, sta approfondendo la crisi del bilancio californiano e l'effetto dei tagli federali decisi da Washington.

"Non ci saranno molti annunci roboanti, non ci sarà molta retorica spinta al limite", ha detto Roger Salazar, consulente politico che conosce Becerra da anni e ha lavorato alla sua campagna per la procura generale. "Non è così che è fatto Xavier. È una persona pacata, che si prende il tempo di formulare le politiche e poi le porta avanti."

Amanda Renteria, che è stata una delle principali collaboratrici di Becerra ai tempi della procura generale, ha detto che il candidato ha la libertà di costruire il suo programma con i tempi che preferisce. Nessuno si aspettava da lui promesse altisonanti, perché ha corso sull'essere una persona ponderata ed esperta.

Chi non lo ha sostenuto legge lo stesso metodo in modo meno benevolo. Un approccio così misurato può apparire lento o ambiguo, poco adatto a un momento in cui la California affronta insieme il cambiamento climatico, il fenomeno diffuso dei senzatetto, un mercato assicurativo in crisi e un calo periodico della popolazione.

Alcuni ex funzionari dell'amministrazione Biden lo accusano di essere arrivato impreparato al ministero della Salute e dei servizi sociali e di aver reagito con lentezza a crisi come l'arrivo massiccio di minori non accompagnati al confine meridionale. Becerra e alleati come l'ex capo di gabinetto della Casa Bianca Ron Klain hanno respinto quelle critiche come infondate o mal informate, ma a Sacramento continuano a circolare.

Arnold Schwarzenegger aveva una notorietà globale, Jerry Brown un'esperienza senza pari e la capacità di concentrarsi su pochi temi, Gavin Newsom un'ambizione dichiarata e la propensione a proporre cose destinate a finire sui giornali. Ogni governatore viene misurato sui predecessori e Becerra è l'opposto di quelle personalità ingombranti.

Nel 2018 Newsom era il favorito indiscusso e aveva l'appoggio dei sindacati; Becerra invece è arrivato in testa tardi e ha subito meno controlli di un candidato che resta in vantaggio per mesi. I gruppi economici hanno speso gran parte delle loro risorse per fermare Steyer, lasciando a Becerra il ruolo dell'alternativa ragionevole. Anche quando è diventato il candidato da battere non ha ottenuto l'appoggio esclusivo degli alleati tradizionali del partito, a cominciare dalla California Teachers Association (il sindacato degli insegnanti) e dalla SEIU California, l'organizzazione che riunisce i lavoratori dei servizi ed è di solito indispensabile per chi corre a livello statale.

Quella freddezza gli lascia però le mani libere: senza esami di ammissione ideologici e senza impegni programmatici presi in campagna elettorale, ha più spazio di manovra e meno ragioni per legarsi a un'agenda dettagliata. Un dirigente di un gruppo di interesse ha detto che nessuno pensava potesse vincere e che quindi nessuno lo ha messo alle strette sui contenuti e che ora può presentarsi come uno che non deve niente a nessuno.

Dalla vittoria alle primarie Becerra ha tenuto un profilo pubblico basso, in contrasto con il suo avversario repubblicano Steve Hilton, che continua a moltiplicare eventi e proposte per recuperare terreno. La sua prima mossa verso novembre è la campagna contro un referendum promosso dai repubblicani, che introdurrebbe l'obbligo di esibire un documento d'identità per votare. In California le proposte di legge possono essere sottoposte direttamente agli elettori raccogliendo le firme necessarie. La battaglia contro l'iniziativa gli consente di occupare il ruolo di oppositore di Trump che Newsom ha interpretato con entusiasmo.

Becerra è cresciuto a Sacramento ma non è considerato un uomo della capitale statale: l'unico mandato all'Assemblea (la camera bassa del parlamento californiano) e i quattro anni da procuratore generale contano poco rispetto ai decenni passati a Washington, prima al Congresso, dove è diventato vicino alla deputata Nancy Pelosi, poi nell'amministrazione Biden. Per questo le nomine che dovrà fare pesano molto: si sa che si affida moltissimo ai collaboratori più stretti, ma il suo ex capo di gabinetto si è dichiarato colpevole di corruzione in un procedimento federale. Becerra non è stato coinvolto e ha respinto con forza i tentativi di collegarlo alla vicenda.

Intorno a lui ci sono collaboratori di lunga data insieme a figure arrivate di recente dall'orbita di Newsom. Tra queste ci sono Lindsey Cobia e Courtni Pugh, entrati nella campagna nelle fasi finali, e Nicole Elliott, che si occupa di programma e ha gestito la regolamentazione della cannabis nell'amministrazione Newsom. Il coniuge di Elliott, Jason Elliott, è tra i fedelissimi del governatore uscente.

Non ci sono stati contatti formali tra lo staff di Becerra e l'amministrazione Newsom, anche se i due si sono visti in un ristorante di San Francisco poco dopo la vittoria alle primarie. Lo staff del governatore uscente sta preparando documenti e appunti per informare il successore e per convincerlo a conservare alcune delle politiche in corso. Becerra si prepara intanto a guidare quella che è la quinta economia del mondo.

"C'è molta pianificazione per fare in modo che il prossimo governatore abbia una transizione senza intoppi, dall'annuncio del bilancio a gennaio al mantenimento dei programmi esistenti, fino alle migliaia di nomine che dovrà fare", ha detto Bob Salladay, portavoce di Newsom. "Ovviamente il prossimo governatore avrà le sue priorità, ma metteremo nero su bianco tutto quello a cui il governatore Newsom ha lavorato e quello che secondo noi va protetto e gestito." Newsom domina la politica californiana da quasi dieci anni e ora guarda a una probabile candidatura presidenziale.

Becerra manterrà la moratoria sulla pena di morte decisa da Newsom, ma su altri fronti ha annunciato una rottura. Ha promesso di ripristinare la copertura sanitaria per gli immigrati senza documenti che Newsom aveva ridotto e ha fatto sapere che cancellerà una norma della motorizzazione californiana che consente la circolazione di camion a guida autonoma senza un conducente a bordo, una scelta opposta a quella del governatore uscente, che aveva sempre bloccato i tentativi dei sindacati di limitare i veicoli senza pilota. Sul divieto di vendere auto nuove a benzina dal 2035 aveva inizialmente espresso dubbi, poi martedì ha detto di ritenere l'obiettivo raggiungibile.

La prova più impegnativa dei primi mesi di mandato gliel'ha lasciata Newsom. Il governatore uscente, moderato in economia, ha resistito a lungo agli aumenti delle tasse, poi quest'anno ha firmato una legge che obbliga la California a preparare un piano per far pagare le aziende i cui dipendenti guadagnano così poco da avere diritto ai sussidi pubblici, una richiesta storica dei sindacati.

Becerra si è detto favorevole e ha lasciato intendere che quelle entrate potrebbero finanziare il suo obiettivo di tenere assicurati tutti i californiani, consegnando una vittoria storica proprio ai sindacati che non lo hanno appoggiato finché il suo successo non è diventato certo. La misura metterebbe però contro di lui le associazioni imprenditoriali come la California Chamber of Commerce, la confindustria dello Stato, che ha rotto con la sua tradizione appoggiando Becerra dopo essersi opposta duramente a Steyer. E richiederebbe i due terzi dei voti del parlamento statale, la soglia necessaria in California per alzare le tasse: un risultato mai scontato, nonostante la larghissima maggioranza democratica.

Il presidente dell'Assemblea Robert Rivas, uno degli sponsor più importanti della sua candidatura, ha detto di non poter dire con certezza su quali temi Becerra si concentrerà, pur essendo convinto che avrà un piano e un'agenda ambiziosi. Rivas passerà parte dell'autunno a fare campagna con lui contro il referendum sul documento d'identità. "Non si sveglia ogni mattina pensando a come fare notizia o a come finire in prima pagina", ha detto. "Non ha bisogno di parlare più forte degli altri, ma sarebbe un errore scambiarlo per passività. Non è così che è fatto Xavier: è competitivo, è estremamente tenace e sta certamente pianificando il futuro."


Ocasio-Cortez è per la prima volta la favorita dei mercati previsionali per le primarie 2028


Alexandria Ocasio-Cortez è diventata per la prima volta la favorita per la nomination democratica alle presidenziali del 2028 su Polymarket, la piattaforma che consente di scommettere denaro reale sull’esito di eventi politici. Mercoledì sera la probabilità attribuita dal mercato alla deputata progressista di New York era salita al 21%, davanti al governatore della California Gavin Newsom, fermo al 17%. Al terzo posto figurava il senatore della Georgia Jon Ossoff, intorno al 16%, mentre Kamala Harris era quotata all’8%.

Su Kalshi, piattaforma concorrente, Ocasio-Cortez e Newsom risultavano invece appaiati. Soltanto il giorno precedente, le quotazioni vedevano ancora il governatore californiano al primo posto e la deputata newyorkese al secondo. Il quadro cambia sostanzialmente nei sondaggi politici tradizionali citati dall’Independent: per questi in testa resta l’ex vicepresidente Kamala Harris, seguita da Newsom, mentre Ocasio-Cortez si colloca per ora molto più indietro.

La deputata non ha neppure annunciato la propria candidatura, ma non l’ha neppure esclusa. Domenica, ospite di This Week su ABC News, si è detta grata per il sostegno ricevuto e ha lasciato aperta ogni possibilità. All’Independent ha tuttavia spiegato che, per il momento, la sua attenzione è concentrata sulle elezioni di metà mandato: “In questo momento penso soprattutto alle midterm: dobbiamo assicurarci di riconquistare la maggioranza”.

Primarie democratiche 2028

I mercati scommettono su Ocasio‑Cortez, i sondaggi ancora no


Su Polymarket la deputata di New York ha superato Gavin Newsom per la prima volta. Su Kalshi i due sono appaiati, mentre nei sondaggi tradizionali lei resta indietro. Tre strumenti, tre classifiche diverse.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 14 agosto 2026

Polymarket — nomination democratica 2028

Ocasio-Cortez
21,4%

contro

Newsom
17,0%

PrimaProbabilità attribuita dal mercato
SecondaEra in testa fino a metà agosto

Su questo mercato gli scommettitori hanno impegnato 1,26 miliardi di dollari: è il contratto politico più scambiato della piattaforma.

La rimonta

Due mesi e mezzo per ribaltare il campo


Il 1° giugno Newsom valeva il 27% e Ocasio-Cortez il 9%. Poi il governatore ha annunciato di essere sotto indagine federale, mentre la deputata ha incassato un sondaggio favorevole dopo l’altro.

Ocasio-Cortez Newsom

Variazione in punti percentuali rispetto al 1° giugno.

17 giugno

Newsom rende pubblica l’indagine federale che riguarda lui e la moglie, e la definisce una ritorsione politica. Il mercato lo riporta sotto il 25%.

3 luglio

Il vicepresidente JD Vance pronostica che sarà Ocasio-Cortez la candidata democratica. In pochi giorni le sue quotazioni passano dall’8% al 14%.

Fine luglio

Un sondaggio dell’Università del New Hampshire, primo Stato del calendario, mette Ocasio-Cortez davanti a tutti gli altri democratici.

12 agosto — il sorpasso

Ocasio-Cortez supera Newsom per la prima volta, 18% contro 17%. In due giorni sale ancora, fino al 21,4% attuale.

Trascina il dito sul grafico, o usa le frecce della tastiera, per leggere i valori di ogni settimana. I quattro punti cerchiati segnano i passaggi chiave.

Il campo

Il mercato non riesce a indicare un favorito


I primi tre nomi si tengono in meno di sei punti e nessuno di loro supera il 22%. A due anni dalle primarie la corsa democratica resta apertissima.

Sulla piattaforma sono quotati oltre quaranta nomi: tutti gli altri restano sotto il 4%.

Tre termometri

Cambi strumento, cambia la classifica


Le due piattaforme di scommesse e i sondaggi misurano cose diverse: i mercati pesano il denaro di chi scommette, i sondaggi contano le preferenze degli elettori.

Polymarket
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez21,4%
2Newsom17,0%
3Ossoff15,6%

Qui il sorpasso è già avvenuto.

Kalshi
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez17%
1Newsom17%
3Ossoff14%

Qui i due sono appaiati in testa.

Emerson College
Sondaggio — 19-20 luglio
1Buttigieg18%
2Newsom16%
3Ocasio-Cortez11%

Qui lei è terza, e altri sondaggi nazionali mettono ancora davanti Kamala Harris.

Ocasio-Cortez non ha annunciato alcuna candidatura e ripete che pensa alle elezioni di metà mandato. I mercati previsionali non prevedono il futuro: registrano l’attenzione del momento, e in questo momento l’attenzione è tutta su di lei.

Fonte: Polymarket e Kalshi, quotazioni del 14 agosto 2026; Emerson College Polling, sondaggio del 19-20 luglio 2026. La serie storica giugno-agosto è una ricostruzione settimanale dal registro eventi di Polymarket e non riproduce le oscillazioni infragiornaliere.

La scelta di congelare gli ovuli e il messaggio sui diritti


Sabato Ocasio-Cortez aveva annunciato su Instagram di avere iniziato il percorso per congelare i propri ovuli. Ha raccontato di avere risparmiato per anni, poiché la sua assicurazione sanitaria non copre la procedura, collegando poi questa scelta personale alla condizione della salute femminile negli Stati Uniti. La deputata ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “politicizzare i corpi delle donne, privarci della possibilità di scegliere e punirci tanto per la decisione di avere una gravidanza quanto per quella di non averla”.

Secondo Ocasio-Cortez, l’attuale Amministrazione ha reso la gravidanza più pericolosa di quanto non fosse in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. “Ci riprenderemo il nostro potere”, ha promesso rivolgendosi ai propri follower.

Durante la stessa intervista ad ABC News citata in precedenza, le è stato chiesto anche delle vecchie posizioni di Francesca Hong, candidata democratica sconfitta alle primarie per la carica di governatore del Wisconsin, che ha preso le distanze dai propri post del 2020 in cui chiedeva l’abolizione della polizia. Ocasio-Cortez ha risposto con una risata e, citando un consigliere comunale di New York, ha osservato: “Woke 1 era una follia”.

A suo giudizio, ciò che conta è valutare le posizioni espresse oggi dai candidati. I dibattiti di quegli anni furono “piuttosto fruttuosi”, ha riconosciuto, ma “la retorica di quel periodo”, maturata durante il lockdown, non sarebbe più valida oggi.

La sfida per l’identità del Partito Democratico


Un’eventuale candidatura di Ocasio-Cortez nel 2028 misurerebbe la disponibilità del Partito Democratico a spostarsi ulteriormente a sinistra oppure, al contrario, a tornare verso il centro. Nell’area progressista stanno intanto acquistando peso i socialisti democratici e figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che in Michigan ha sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato.

Il partito continua a fare i conti anche con la sconfitta del 2024, quando Harris subentrò a Joe Biden nelle fasi finali della campagna elettorale e fu battuta da Donald Trump, nonostante le cause giudiziarie e le inchieste a carico del candidato repubblicano. Restano profonde le divisioni interne sulla riforma sanitaria, sul sostegno americano a Israele e sull’immigrazione.

In vista delle elezioni di metà mandato diversi modelli considerano ora i democratici favoriti per riconquistare almeno la Camera, ma ancora alla pari nella corsa per il Senato. A pesare sui repubblicani sono soprattutto l’impopolarità della guerra in Iran e il rincaro della benzina, il cui prezzo ha superato i 4 dollari al gallone, pari a poco meno di quattro litri. Secondo un sondaggio dell’Economist e di YouGov, il 57% degli americani considera il conflitto in Iran come una scelta sbagliata.


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Ha spiato al-Qaeda per gli Stati Uniti. Ora l’ICE vuole espellerlo


Blerim Skoro sostiene di aver lavorato per CIA e FBI contribuendo all’arresto di terroristi. Fermato mentre rinnovava i documenti, rischia di essere rimandato in Kosovo, dove potrebbe subire torture.

Gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia federale statunitense responsabile dell’immigrazione e delle dogane, hanno arrestato Blerim Skoro il 3 agosto, mentre si trovava in un ufficio dell’immigrazione del New Jersey per rinnovare i propri documenti. Skoro, 55 anni, nato in Kosovo, sposato con una cittadina americana e padre di tre figli, lavora come tassista a Staten Island. Sostiene di essersi infiltrato in al-Qaeda per conto della Central Intelligence Agency dopo gli attentati dell’11 settembre. I suoi avvocati si sono rivolti a un tribunale federale per contestarne la detenzione e impedirne l’espulsione.

“Non avrei mai pensato che mi avrebbero tradito così”, ha detto Skoro alla CBS News durante un colloquio telefonico dal centro di detenzione di Elizabeth, nel New Jersey. “Vi prego: se devo morire, che sia in questo Paese, così i miei figli potranno seppellirmi.” Nel novembre 2022 un giudice federale aveva già sospeso la sua espulsione verso il Kosovo, riconoscendo il rischio che vi fosse catturato e torturato, in applicazione della Convenzione contro la Tortura. La decisione di allora non gli aveva però concesso la residenza legale negli Stati Uniti. Secondo i suoi avvocati, il provvedimento teneva conto anche del contributo dato da Skoro all’arresto di persone legate ad al-Qaeda, al-Shabaab e Hezbollah.

Dal carcere alle indagini dell’FBI su bin Laden


Il rapporto di Skoro con gli apparati di sicurezza americani è iniziato in carcere. Nel 2000 fu arrestato per traffico di droga: racconta di aver accettato di trasportare eroina per una banda criminale albanese perché faticava a mantenere i figli e i genitori, arrivati negli Stati Uniti come profughi dopo la fuga dal Kosovo negli Anni Novanta. In una prigione di Manhattan entrò in contatto con un gruppo di islamisti radicali. I documenti dell’FBI che lo indicano come informatore confidenziale confermano che, dopo l’11 settembre, gli investigatori si servirono proprio di quel legame.

Tra il 2002 e il 2006, mentre era detenuto nel penitenziario federale di Allenwood, in Pennsylvania, Skoro afferma di aver raccolto informazioni su 3 uomini legati a reti terroristiche:

  • Faysal Galab, uno dei Lackawanna Six, descritti dagli investigatori federali come la prima cellula terroristica interna agli Stati Uniti;
  • Randall “Ismail” Royer, condannato a vent’anni per il coinvolgimento nella rete jihadista della Virginia;
  • Junuz Fuaz, indicato come membro di Hezbollah.

Anche documenti dell’FBI del 2004 ottenuti dalla CBS News, in gran parte oscurati per motivi di sicurezza nazionale, identificano inoltre Skoro come informatore in un’indagine su Osama bin Laden. Alcune delle informazioni da lui fornite sono state definite, all'interno di questo documento, come “utilizzabili” e “attendibili” e comprendevano dettagli su un “campo di addestramento siriano”.

Gli anni sotto copertura e l’arresto di Betim Kaziu


Skoro pensava che quel lavoro gli avrebbe garantito uno sconto di pena, ma nel 2007 venne rimpatriato in Kosovo. In una dichiarazione depositata nel suo procedimento giudiziario sostiene che la CIA gli chiese allora di infiltrarsi in al-Qaeda partendo proprio dai Balcani. Dice di essere rimasto sotto copertura dal 2007 al 2009, di aver visitato in Siria un campo che descrive come legato all’organizzazione poi divenuta l'ISIS e di aver operato anche in Libano, Giordania, Pakistan ed Egitto. Fotografie e video girati in quel periodo, che lo mostrano in ambienti mediorientali insieme a terroristi noti, sono stati utilizzati nel documentario del 2024 The Accidental Spy e, lo scorso anno, in una puntata di un programma su YouTube.

A quel periodo risale anche l’arresto di Betim Kaziu, il terrorista di Brooklyn condannato nel 2012 a 27 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata all’omicidio di militari americani all’estero e per il tentativo di fornire sostegno materiale ad al-Shabaab. In una dichiarazione del dicembre 2020, Skoro ha scritto di aver telefonato di nascosto al proprio referente della CIA per comunicargli la posizione di Kaziu, che in quel momento ospitava nel suo appartamento in Kosovo.

Kaziu fu arrestato il 27 agosto 2009 dalla polizia kosovara e successivamente consegnato alla task force antiterrorismo di New York. Skoro ha mostrato alla CBS News uno scambio di email del 24 settembre 2009 con un uomo di nome “Chris”, che indica come il suo referente nella CIA: “Sono stato molto contento di vedere che il nostro amico Kaziu è di nuovo negli Stati Uniti.” La CIA non ha confermato la ricostruzione. Skoro sostiene inoltre di aver contribuito a intercettare carichi di uranio diretti in Kosovo, sventando un possibile attentato con una bomba sporca, e di aver fornito altre informazioni all’FBI e alla polizia di New York dall’aprile 2015, quando afferma di essere stato contattato da un reclutatore dell’ISIS.

Era arrivato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1994, chiedendo asilo dopo aver disertato dall’esercito jugoslavo. Racconta di aver assistito a stupri e all’uccisione di bambini da parte dei soldati durante la guerra in Kosovo. Nel 2014 rientrò illegalmente dal Canada negli Stati Uniti dopo che, secondo il suo racconto, la sua copertura era saltata e un agguato in Kosovo lo aveva ferito a una gamba. E' finito per la prima volta nel mirino dell’ICE nel 2016, quando la polizia di New York lo aveva fermato perché utilizzava la tessera dei trasporti a tariffa agevolata della figlia.

Il ricorso contro la detenzione


Joshua Dratel, precedente avvocato difensore di Skoro, ha dichiarato alla CBS News che negli ultimi dieci anni il suo assistito ha condotto una vita “del tutto rispettosa della legge e produttiva, insieme alla sua famiglia, dopo un’esperienza terribile affrontata per gli Stati Uniti con grande coraggio e abilità”. Bhairavi Desai, direttrice esecutiva della New York Taxi Workers Alliance, il sindacato al quale Skoro è iscritto, si è detta “sconvolta” nello scoprire quanto fosse fragile la posizione dell’uomo, da lei descritto come un autista “notevole, spiritoso e gentile”.

“Pensavo che, visto il lavoro svolto nella guerra al terrorismo per conto della CIA, avesse già ottenuto uno status permanente. Sembra davvero brutale essersene serviti in questo modo e adesso scartarlo.” Gli attuali legali, Amy Greer e Rene Kathawala, quest’ultimo avvocato pro bono dello studio Orrick, hanno presentato il 4 agosto un ricorso di habeas corpus, integrato il 17 agosto. Sostengono che, in virtù della protezione ottenuta nel 2022, l’ICE non possa espellere Skoro senza prima rivolgersi a un giudice.

“Anche questo caso riguarda la possibilità per l’ICE di arrestare arbitrariamente e detenere a tempo indeterminato, senza preavviso, motivazione né procedura, uno straniero al quale sia stata riconosciuta la protezione dall’espulsione in base alla Convenzione contro la tortura”, si legge nel ricorso. “La risposta è un no netto.” Il 17 agosto il giudice federale Robert Kirsch ha ordinato al governo di rispondere entro tre giorni.

Questo mese, però, l’ICE ha rimpatriato alcuni cittadini messicani che godevano della stessa protezione, dopo che il Dipartimento di Stato aveva ricevuto dal governo messicano assicurazioni che non sarebbero stati maltrattati. Anche in quel caso, come ha riferito il New York Times, la procedura era cominciata senza passare da un tribunale federale. Non si tratta certo di un episodio isolato. Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, l’amministrazione ha trasferito in Messico circa 20 mila cittadini di Paesi terzi nell’ambito degli accordi di espulsione. Sono inoltre documentati casi di persone allontanate dagli Stati Uniti nonostante godessero della protezione prevista dalla Convenzione contro la Tortura.


Ha votato Trump tre volte, poi l’ICE ha arrestato sua moglie in aeroporto


Galina Bobreneva, cittadina russa arrivata negli Stati Uniti con un visto turistico nel 2021 e sposata con un americano, è stata fermata il 13 luglio all'aeroporto di Burbank, in California, subito dopo essere scesa da un volo interno proveniente da San Francisco. Un agente in borghese l'ha sottoposta a un controllo supplementare, l'ha interrogata per un quarto d'ora e poi l'ha portata via in manette a bordo di un'auto senza contrassegni. Sono seguiti 16 giorni di detenzione: una notte trascorsa sul pavimento di una cella nel seminterrato di un edificio federale a Los Angeles, due settimane nel centro di trattenimento di Adelanto, nel deserto del Mojave, e una corsa contro il tempo dei suoi avvocati per ottenerne il rilascio.

È tornata libera solo il 29 luglio, dopo aver versato una cauzione di 35 mila dollari, ma con un braccialetto elettronico alla caviglia. Ora deve difendersi in un procedimento federale di espulsione avviato perché è rimasta negli Stati Uniti oltre la scadenza del visto. Il caso, ricostruito dal New York Times, mostra un nuovo fronte della campagna di espulsioni di massa voluta da Donald Trump: gli arresti negli aeroporti di persone con il visto scaduto, ma con una pratica migratoria ancora aperta e senza precedenti penali.

Gli agenti operano con la collaborazione del personale addetto alla sicurezza aeroportuale, intervenendo ai banchi del check-in e ai gate sulla base di un accordo che consente alla TSA, l'agenzia responsabile dei controlli sui passeggeri, di condividere informazioni con le autorità che si occupano di immigrazione. Il quotidiano newyorkese ha individuato almeno 27 arresti di questo tipo in 9 Stati.

La legge federale permette di trattenere anche chi ha presentato una domanda per la green card dopo la scadenza del visto. Le Amministrazioni precedenti, però, generalmente non consideravano queste persone una priorità per l'arresto e l'espulsione. Invece ora che la Casa Bianca ha spinto per raddoppiare gli arresti quotidiani, portandoli dai circa mille dell'inizio dell'anno a duemila, migliaia di stranieri convinti di poter restare nel Paese mentre la loro domanda viene esaminata rischiano di finire nel mirino come Bobreneva. Ciò nonostante l'ICE resta comunque ben al di sotto dell'obiettivo fissato.

Una domanda pendente non garantisce più protezione


Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, Bobreneva aveva ottenuto due proroghe del visto turistico e nel 2022 aveva presentato domanda di asilo. Nel marzo 2025 aveva conosciuto Brent Jindra, venditore nel settore tecnologico, che aveva poi sposato a dicembre. Ad aprile il marito aveva depositato per lei una domanda di green card basata sul matrimonio. Le autorità ne avevano confermato la ricezione e Bobreneva era stata sottoposta ai rilievi delle impronte digitali. Il suo legale, Patrick Valdez, sostiene che non sia mai rimasta priva di uno status regolare. Il giorno dell'arresto la coppia era diretta a Burbank per motivi di lavoro e per incontrare alcuni amici. Due giorni dopo Bobreneva avrebbe dovuto festeggiare il proprio quarantesimo compleanno in un albergo della contea di Sonoma.

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna, interpellato sul caso, l'ha invece definita "un'immigrata irregolare", fermata perché "ha oltrepassato i limiti della nostra ospitalità violando le leggi della nazione". "Per essere chiari", ha aggiunto in una nota, "un permesso di lavoro o una domanda pendente NON conferiscono uno status legale negli Stati Uniti". L'ICE, l'agenzia federale responsabile dell'immigrazione e delle dogane, non ha risposto alle domande del quotidiano newyorkese.

Da parte sua, Bobreneva ha raccontato al New York Times di aver trascorso circa 18 ore in una stanza gelida insieme ad altre donne, prima di essere trasferita ad Adelanto a bordo di un furgone senza contrassegni, con ceppi alle caviglie e catene alla vita e ai polsi. Nel centro di detenzione, ha detto, le luci rimanevano accese giorno e notte e le radio degli agenti gracchiavano senza sosta. Per 120 donne c'erano solo 7 docce, delle quali soltanto 4 funzionanti; l'acqua potabile scarseggiava e i malati ricevevano assistenza solo quando le loro condizioni erano ormai tanto gravi da rendere necessario il ricovero.

Le condizioni del centro di detenzione di Adelanto


Le accuse di Bobreneva coincidono con quelle contenute in una separata causa depositata a gennaio da Public Counsel, Coalition for Humane Immigrant Rights, Immigrant Defenders Law Center e dallo studio legale Willkie Farr & Gallagher. Le organizzazioni per la difesa dei diritti dei migranti denunciano la presenza di muffa, acqua sporca e cure mediche negate a circa duemila persone, presentando a sostegno più di venti dichiarazioni giurate di ex detenuti e persone ancora trattenute.

GEO Group, la società privata che gestisce il centro di Adelanto, ha rifiutato di commentare il caso di Bobreneva e ha rinviato le domande all'ICE. Un portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna ha definito "FALSE" le denunce sulle pessime condizioni del centro di detenzione di Adelanto, sostenendo che a tutte le persone trattenute siano garantiti pasti, acqua, assistenza medica e contatti con familiari e avvocati. A luglio, tuttavia, un giudice federale ha emesso un'ingiunzione preliminare che impone all'ICE di assicurare acqua potabile 24 ore su 24, cure adeguate, pulizie quotidiane, pasti nutrienti e 4 ore all'aria aperta ogni giorno.

L'agenda migratoria che ha contribuito a riportare Trump alla Casa Bianca si sta intanto trasformando in un problema per i repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato, perché ormai persino una parte dell'elettorato del presidente ha cominciato a criticare i metodi dell'ICE. Lo stesso Jindra, che afferma di aver votato tre volte per Trump proprio per la sua linea dura sull'immigrazione, sostiene che il mandato ricevuto dal presidente riguardasse gli ingressi illegali e gli stranieri con precedenti penali, non le persone entrate legalmente nel Paese. Sua moglie dovrà presentarsi all'ICE di San Francisco il 7 settembre e comparire davanti a un giudice il 22 ottobre. Il procedimento potrebbe durare mesi e, nel frattempo, il braccialetto elettronico le impedisce di allontanarsi più di poche decine di km da casa.


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Chi l'avrebbe mai detto


Che un modello di business mai implementato prima in un genere fosse fallimentare
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Quella appena conclusasi è stata una settimana così piena di news che questa newsletter si concentrerà proprio sulle novità più scottanti del mondo del gaming, lasciando un attimo da parte le sezioni review ed editoriale. Partiamo da una chiusura eccellente per poi passare all'ultima causa di Roblox, a un rework massiccio di un live service di Sony, alla nascita (e alla morte) di nuovi studi e alle date di uscita che verranno rispettate "al 100%".


News index


+ Riot Games chiude lo sviluppo di 2XKO, chi l'avrebbe mai detto
- Roblox nel mirino del senato statunitense
+ Lo studio di Invincible Vs ha licenziato il 75% del suo staff
- 2K apre un nuovo studio per “il prossimo Blockbuster sportivo AAA”
+ Kingdom Hearts 4 uscirà “al 100% nel 2027”
- Horizon Hunters Gathering sta subendo “consistenti rielaborazioni”
+ Netflix chiude altri due studi di sviluppo
- Tre leggende di Tekken sono di nuovo insieme in VS Studio
+ Secondo un ex EA, i nuovi proprietari staccheranno la spina al nuovo Mass Effect
- Il designer di Dishonored ha fondato un nuovo studio fatto di ex Arcane

Riot Games chiude lo sviluppo di 2XKO, chi l'avrebbe mai detto - Riot Games ha annunciato che a dicembre di quest'anno terminerà lo sviluppo del suo picchiaduro free-to-play 2XKO. Il motivo è semplice: mettere a disposizione un fighting game gratuitamente, con la speranza di vendere tante skin costose, è una pessima decisione di business, soprattutto visto il decennio di sviluppo richiesto dal gioco per arrivare sul mercato. I picchiaduro si vendono a prezzo pieno per "intrappolare il nuovo utente o l'appassionato che, una volta spesi i soldi, si ritrova "costretto" a imparare molti strati di complessità del gioco. I segnali c'erano: poche settimane dopo il lancio, Riot ha licenziato 80 sviluppatori citando poco riscontro del pubblico, e il circuito torneistico non è mai davvero decollato.

Roblox nel mirino del Senato statunitense - Da una lettera indirizzata al CEO e co-fondatore di Roblox, David Baszucki, abbiamo appreso che la sottocommissione per la criminalità e l'antiterrorismo del Comitato giudiziario del Senato degli Stati Uniti ha avviato un'indagine sulla piattaforma per preoccupazioni relative alla sicurezza dei minori. Il comitato ha ordinato a Roblox di "conservare tutti i documenti" relativi agli abusi sui minori sulla piattaforma, fissando al 31 agosto 2026 la scadenza per la presentazione di alcune carte di rilievo. Quello americano è solo l'ultimo governo ad aprire delle investigazioni sulla piattaforma dopo quello indonesiano, canadese e australiano.

Lo studio di Invincible Vs ha licenziato il 75% del suo staff - Quarter Up, una sussidiaria di Skybound Entertainment, avrebbe licenziato circa 35 dipendenti. I licenziamenti arrivano a meno di quattro mesi dal lancio del picchiaduro Invincible Vs, un gioco su licenza che mette uno contro l'altro i protagonisti del famosissimo cartone animato di Amazon Invincible. Un dipendente anonimo ha dichiarato che Quarter Up "non ha il budget per mantenere impiegate così tante persone" dopo che Invincible Vs ha deluso le aspettative di vendita.

2K apre un nuovo studio per “il prossimo Blockbuster sportivo AAA” - 2K ha annunciato l'apertura di Small Axe Studios, un nuovo sviluppatore AAA nato dal progetto 2K Sports Labs. Small Axe vanta tra le sue fila diversi ex veterani di EA che in passato hanno lavorato a serie sportive come FIFA, Madden NFL e NHL. 2K ha detto che "Small Axe Studios si impegnerà a creare il prossimo franchise sportivo di successo di 2K". Che sia in cantiere un gioco di calcio concorrente di FC?

Kingdom Hearts IV uscirà “al 100% nel 2027” - La promessa del director di Kingdom Hearts IV è che uscirà alla fine del 2027, come confermato da un nuovo trailer del gioco. Il co-direttore di Kingdom Hearts IV, Tai Yasue, ha dichiarato durante un panel alla conferenza D23 di Disney di "essere sicuro al 100%" che quella finestra di lancio sarà rispettata e che "lo sviluppo procede senza intoppi". Il creatore della serie, Tetsuya Nomura, ha confermato questa affermazione, dichiarando che "non ci saranno ritardi" rispetto alla data di lancio.

Horizon Hunters Gathering sta subendo “consistenti rielaborazioni” - Il buon vecchio Jason Shrier ha scoperto che il gioco cooperativo PvE live service di Sony Horizon Hunters Gathering sta subendo un'importante rielaborazione a seguito dei feedback negativi ricevuti dai tester. Guerrilla Games, che si occupa dello sviluppo e possiede l'IP di Horizon, "eliminerà la componente di live service" di Horizon Hunters Gathering e ne ridurrà la portata complessiva. Secondo le fonti di Schrier, alcuni sviluppatori sono stati tolti dal gioco per lavorare su altri progetti di Guerrilla.

Netflix chiude altri due studi di sviluppo - Netflix non chiude ai videogiochi ma continua a disinvestire, riducendo il numero di studi di sviluppo di sua proprietà. Il colosso dello streaming chiuderà Night School (Oxenfree), studio con sede a Los Angeles acquisito nel 2021, e prevede di chiudere anche Moonloot, con sede a Helsinki, fondato nel 2022. Solo sei settimane fa, Night School aveva pubblicato Unhinged, un gioco horror in prima persona della durata di 30 minuti, disponibile in streaming sulle TV degli abbonati Netflix. Il gioco era stato elogiato dal co-CEO di Netflix, Greg Peters, durante una chiamata con gli investitori in cui aveva citato "numeri davvero solidi". Sei settimane dopo, Night School chiude i battenti.

Tre leggende di Tekken sono di nuovo insieme in VS Studio - Kohei Ikeda, ex direttore di Tekken 7 e Tekken 8, è entrato a far parte di VS Studio, riunendo così tre sviluppatori storici di Tekken nel nuovo studio di sviluppo di proprietà di SNK. Ikeda ha annunciato il passaggio il 18 agosto, condividendo una foto con Katsuhiro Harada e Yuichi Yonemori. L'annuncio arriva a meno di tre mesi dall'addio di Ikeda a Bandai Namco, dopo 20 anni di collaborazione con l'azienda. VS Studio non ha ancora annunciato il suo primo gioco e l'arrivo di Ikeda non offre molti indizi, a parte il suo riferimento alla creazione di "qualcosa di completamente nuovo" con Harada e Yonemori. VS è di proprietà di SNK, a sua volta completamente posseduta dal PIF, il fondo di investimento sovrano saudita.

Secondo un ex EA, i nuovi proprietari staccheranno la spina al nuovo Mass Effect - Il prossimo Mass Effect, che EA e BioWare avevano annunciato nel il 2023, potrebbe essere in cattive acque secondo un ex dirigente di alto livello di EA. Emmanuel Rosier, che ha lavorato per nove anni come senior manager in EA, ha detto a PC Gamer che il futuro di BioWare è in discussione: "Poi ci sono IP come quelle di BioWare che ha avuto difficoltà come studio e come marchio, negli ultimi anni, e non so se (i nuovi proprietari sauditi) continueranno a finanziare questo progetto (il nuovo mass Effect). Penso che questo sia il più grande punto interrogativo per me". Alla domanda diretta se EA avrebbe effettivamente abbandonato BioWare e cancellato il gioco, la sua risposta non è stata rassicurante. "Crederò che il prossimo gioco di Mass Effect sia ancora vivo solo quando lo vedrò, mettiamola così", ha detto.

Il designer di Dishonored ha fondato un nuovo studio fatto di ex Arkane -È stata annunciata la nascita di un nuovo studio di sviluppo con a capo ex sviluppatori di Arkane. Black Pony Immersive è attivo già da un anno, conta 26 membri ed è guidato dai veterani di Dishonored Harvey Smith, Ricardo Bare e Ben Horne. Smith, che vanta oltre 30 anni di esperienza nel mondo dello sviluppo, è stato il creatore di titoli Deus Ex, Thief: Deadly Shadows e Area 51, nonché direttore creativo di Dishonored e Dishonored 2. Bare ha 27 anni di esperienza nel settore e in un'intervista con The Game Business ha spiegato che, anziché inseguire le tendenze del settore, lo studio si concentrerà sui simulatori immersivi alla Dishonored perché è ciò che i suoi membri hanno sempre amato.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Montabi - Metti insieme i Pokémon e Slay The Spire e otterrai Montabi, un gioco in cui si collezionano creature, si assemblano mazzi e si fanno battaglie roguelike per salvare una città in pericolo. Ci sono 22 starter e ogni linea evolutiva porta con sé un mazzo completamente nuovo, che moltiplica all’infinito le possibilità. La progressione è quella tipica di un roguelike e il gameplay di momento in momento è solidissimo, se cercate un’alternativa a Slay the Spire 2 ibridata con i Pokémon questo gioco è perfetto per voi.

Marvel Tōkon: Fighting Souls - Il picchia duro di Arc System Works (Guilty Gear) e Marvel è difficile, complesso e a volte non si capisce niente di quello che succede a schermo. Ma come ogni prodotto della casa nipponica, dandogli il tempo necessario a sbocciare si viene ricompensati con un gioco stratificato, complesso e con tante ore di divertimento. Un solo caveat: non è un esperienza per neofiti perché è pensata per i fan dei picchiaduro e, nonostante la proprietà intellettuale blasonata, i novizi assoluti si ritroveranno in seria difficoltà.

Gallipoli - Gli autori di Verdun e Isonzo tornano alla carica con un nuovo fps a tema Prima Guerra Mondiale. Dopo un breve rinvio, il progetto è pronto al suo debutto e il curriculum dello studio è ineccepibile quando si tratta di mescolare accuratezza storica e divertimento contemporaneo. 10 classi e battaglie 50 contro 50 sono alla base dell’offerta di questa nuova esperienza con in più nuove armi, location e specializzazioni.

The Sinking City 2 - Atmosfera lovecraftiana, poche risorse, anni ’20 ed enigmi pensati per mettere ansia a chi gioca: The Sinking City 2 è un horror per gli amanti dell’horror. Tra combattimenti, puzzle e una narrativa che potrebbe non essere originalissima, ma che ha qualcosa da dire, questo gioco potrebbe essere un buon compagno di fine estate prima dell’inondazione di settembre.


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Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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La "Resistance" anti-Trump del primo mandato sconfitta alle primarie


Rispetto a Vindman ed altri ex protagonisti del primo impeachment contro Trump, gli elettori democratici hanno premiato candidati maggiormente concentrati sul costo della vita e sulla sfida all’establishment.

Alexander Vindman ha perso martedì le primarie democratiche per il Senato in Florida contro Angie Nixon, deputata statale al terzo mandato e iscritta ai Democratic Socialists of America (DSA). Nixon ha ottenuto il 56,1% dei voti, contro il 43,9% di Vindman. Il tenente colonnello in congedo era diventato un volto noto nel 2019, quando aveva testimoniato nell'inchiesta della Camera dei Rappresentanti che portò al primo impeachment di Donald Trump. Proprio su ìquella notorietà aveva costruito sia la campagna elettorale, incentrata sulla lotta alla corruzione e sull'opposizione al presidente, sia la sua raccolta fondi: al 29 luglio aveva superato i 16 milioni di dollari, contro il milione scarso raccolto da Nixon e gli 11 milioni della senatrice repubblicana uscente Ashley Moody.

"Vindman è un eroe, ma i ricordi sbiadiscono e per la maggior parte delle persone ora la priorità è il costo della vita", ha detto a Politico lo stratega democratico David Axelrod. "Nixon, invece, ha messo quei temi al centro della sua campagna." Anche Diana DeGette, che nel 2021 fu tra i deputati incaricati di sostenere l'accusa nel secondo processo di impeachment, ha perso il 30 giugno dopo 29 anni alla Camera. A batterla è stata Melat Kiros, avvocata di 29 anni arrivata dall'Etiopia da neonata e sostenuta da Bernie Sanders, dai DSA e da Justice Democrats.

DeGette è stata il settimo membro della Camera in carica a perdere le primarie per la propria ricandidatura in questo ciclo elettorale. Il 4 agosto, nel tredicesimo distretto del Michigan, è toccato a Shri Thanedar, che negli ultimi due anni aveva insistito per mettere nuovamente Trump sotto accusa ed è stato sconfitto dal deputato statale Donavan McKinney, anche lui vicino ai DSA. Non è finita qui: Dan Goldman, responsabile legale della maggioranza durante la prima inchiesta di impeachment, è stato battuto il 23 giugno dall'ex revisore dei conti di New York Brad Lander.

Durante la sua campagna elettorale, Lander aveva ricordato di aver messo "il proprio corpo in prima linea" contro le politiche anti immigrazione dell'Amministrazione Trump. Sostenuto dal sindaco Zohran Mamdani, ha ottenuto quasi due terzi dei voti. Secondo Politico, sulla sconfitta di Goldman ha pesato molto anche la spaccatura dei democratici su Israele. Tom Steyer, il finanziere che aveva sostenuto economicamente la campagna Need to Impeach, ha speso 213 milioni di dollari di tasca propria, la cifra più alta mai investita in una primaria californiana per il governatorato, senza riuscire neppure a qualificarsi per il secondo turno. A novembre si affronteranno Xavier Becerra e il repubblicano Steve Hilton.

Raja Krishnamoorthi, membro delle Commissioni Vigilanza e Intelligence nel 2021, ha perso le primarie dell'Illinois per il Senato contro la vicegovernatrice Juliana Stratton, mentre Al Green, scrive Politico, è stato battuto da un candidato più giovane. George Conway, cofondatore del Lincoln Project, si è fermato al 6% nelle primarie per il seggio lasciato dal deputato uscente Jerry Nadler a New York. Harry Dunn, l'agente della polizia del Campidoglio decorato per il suo comportamento durante l'assalto del 6 gennaio 2021, è arrivato terzo nel quinto distretto del Maryland.

Midterm 2026 · Primarie democratiche

I nove volti della prima Resistance hanno perso tutte le primarie

Da un distacco di 3,8 punti a uno di 37: tra marzo e agosto gli accusatori di Donald Trump sono stati battuti uno dopo l’altro da avversari più giovani e più a sinistra. Il denaro non ha spostato niente. Gli elettori democratici chiedono risposte sul costo della vita.

Grafica di FocusAmerica 21 agosto 2026


Nove esponenti della prima Resistance anti-Trump sono stati battuti nelle primarie democratiche del 2026, tra marzo e agosto. Raja Krishnamoorthi (Illinois, 17 marzo, 33,4% contro il 40,4% di Juliana Stratton), Al Green (Texas, 26 maggio, 31,4% contro 68,6%), Tom Steyer (California, 2 giugno, terzo con il 21%), Dan Goldman (New York, 23 giugno, 34% contro il 65,8% di Brad Lander), George Conway (New York, 23 giugno, quinto con il 6,1%), Harry Dunn (Maryland, 23 giugno, terzo con il 13,5%), Diana DeGette (Colorado, 30 giugno, 44% contro il 49% di Melat Kiros), Shri Thanedar (Michigan, 4 agosto, 48,1% contro 51,9%) e Alexander Vindman (Florida, 18 agosto, 43,9% contro il 56,1% di Angie Nixon).

In Florida Vindman aveva raccolto oltre 16 milioni di dollari contro il milione scarso di Nixon. Tom Steyer ha speso 213 milioni di dollari di tasca propria senza qualificarsi per il secondo turno in California.

Secondo Emerson College Polling il 23% degli elettori si considera sostenitore dei Democratic Socialists of America: la quota sale al 46% tra i democratici e al 53% tra i democratici sotto i 50 anni, contro il 37% di quelli sopra i 50.


Le primarie democratiche del 2026
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L’ultima martedì scorso in Florida: Alexander Vindman, il testimone del primo impeachment, battuto dalla deputata statale Angie Nixon.

Erano il volto dell’opposizione a Donald Trump durante il suo primo mandato: chi come testimone dell’impeachment, chi come manager dell’accusa, chi come finanziatore della campagna per metterlo sotto processo.

Il muro

Nove gare, nove sconfitte: dal quasi pareggio alla disfatta


Quota di voti del candidato sconfitto e di chi lo ha battuto. Tocca una riga per leggere com’è andata.

Ordina
il candidato della Resistance chi lo ha battuto Distacco

Quota di voti alle primarie

Nelle gare con più di due candidati — California, dodicesimo distretto di New York, quinto distretto del Maryland — il confronto è con il primo classificato. Per Colorado, Maryland e Michigan le percentuali sono di spoglio non definitivo.

Il denaro

In ognuna di queste gare ha perso chi aveva raccolto di più


Fondi dichiarati dai comitati elettorali, accostati al risultato delle urne.

Cifre arrotondate al milione: Vindman aveva superato i 16 milioni al 29 luglio, Nixon si era fermata sotto il milione, Krishnamoorthi aveva raccolto più di 30 milioni contro i 4 di Stratton. In Illinois correvano dieci candidati e in California venti: qui sono riportati i protagonisti.

La base

I socialisti democratici sono quasi dove era il Tea Party nel 2010


Come si divide l’elettorato americano davanti alla domanda «si considera un sostenitore dei DSA?», agosto 2026.

«Questa volta la rabbia della base non è rivolta solo contro Trump e i repubblicani, ma anche contro l’establishment democratico», dice Joel Payne di MoveOn. Ro Khanna elenca i temi che muovono quegli elettori: Medicare per tutti, tassare i miliardari, basta guerre all’estero.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Politico, Axios, Associated Press, uffici elettorali statali e rendiconti federali al 29 luglio 2026. Il sondaggio sui Democratic Socialists of America è di Emerson College Polling, condotto il 16 e 17 agosto 2026 su 1.000 elettori probabili; il confronto con il Tea Party viene da un sondaggio CBS News dell’agosto 2010.

La nuova rabbia della base democratica


Il 23% degli elettori si considera oggi sostenitore dei Democratic Socialists of America, contro il 60% che non si riconosce nell'organizzazione e il 17% che non sa rispondere, secondo Emerson College Polling. Tra i democratici la quota sale al 46% e si concentra soprattutto nelle fasce più giovani. "Il 53% dei democratici sotto i 50 anni sostiene i DSA, contro il 37% di quelli sopra i 50", ha spiegato Spencer Kimball, direttore esecutivo dell'istituto. Nell'agosto 2010, una domanda formulata in modo simile dalla CBS News aveva rilevato un sostegno al Tea Party del 29%.

"La #Resistance rifletteva soprattutto lo stato d'animo della prima presidenza Trump; oggi la rabbia è di tipo diverso", ha detto a Politico Lanae Erickson, vicepresidente del centro studi centrista Third Way. "La gente è arrabbiata per la guerra. E' arrabbiata per i prezzi che salgono. E' arrabbiata soprattutto perché l'establishment non ha prodotto risultati per loro."

La stessa diagnosi arriva anche dai gruppi progressisti. "Durante il primo mandato di Trump, la rabbia della base era rivolta soprattutto contro Donald Trump e i repubblicani. Questa volta si estende anche all'establishment democratico", ha detto ad Axios Joel Payne, portavoce di MoveOn. Il deputato Ro Khanna elenca invece i temi che, a suo giudizio, muovono oggi gli elettori democratici: "il Medicare per Tutti, tassare i miliardari e dire basta alle guerre all'estero e agli aiuti a Israele". Medicare è l'assicurazione sanitaria pubblica riservata agli anziani e la sinistra del partito chiede da anni di estenderla all'intera popolazione.

Secondo uno stratega democratico che ha lavorato a una di queste campagne, il filo conduttore delle sconfitte sta nel profilo dei candidati: erano tutti "istituzionalisti", convinti che il sistema giudiziario avrebbe chiamato Trump a rispondere delle proprie azioni. Dopo il ritorno del presidente alla Casa Bianca, gli elettori hanno smesso di credere in quelle istituzioni e cominciato a dare ascolto a chi le attaccava.

L'impeachment perde slancio


Diversi deputati hanno detto ad Axios che la serie di sconfitte subite dagli esponenti della prima "Resistance" sta indebolendo l'ipotesi di mettere nuovamente sotto accusa Trump nel 2027, qualora i democratici riconquistassero la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. "Se tutto quello che faremo sarà tornare alla strategia fallimentare dell'impeachment, ci ritroveremo in minoranza molto presto", ha detto uno di loro. Non tutti però condividono questa lettura. "Non credo che l'impeachment sia una strada verso la notorietà", ha osservato un terzo deputato. "Per quelli che hanno perso, penso abbiano pesato soprattutto le campagne elettorali condotte male" e Robert Garcia, capogruppo democratico nella Commissione Vigilanza della Camera, non ha escluso una nuova messa in stato d'accusa del presidente.

David Jolly, candidato democratico a governatore della Florida ed ex deputato repubblicano che lasciò il partito nel 2018 proprio a causa di Trump, ha detto a Politico, a seguito della vittoria alle primarie di martedì, di non voler impostare su di lui la propria campagna elettorale. "Non mi sto candidando per Trump. Ne voglio parlare raramente. Ma cercherò di collegare Byron all'economia di Trump", ha affermato riferendosi al suo avversario repubblicano Byron Donalds. Anche Elaine Luria, candidata a riconquistare il suo vecchio seggio in Virginia dopo aver fatto parte della Commissione sul 6 gennaio, si dice "orgogliosa" di quel lavoro, ma ha spostato subito la sua strategia sui conti delle famiglie.

Mike Madrid, cofondatore ed ex esponente del Lincoln Project, estende il ragionamento a entrambi gli schieramenti. Alle primarie di martedì, infatti, anche diversi candidati sostenuti da Trump sono stati sconfitti, dalla Florida al Wyoming. Madrid parla di una vera e propria “stanchezza da Trump”: “La gente è semplicemente stufa di lui. Non vuole più avere a che fare né con le sue continue liti e con il logorante modello del ‘mai con Trump’, né con quello dell’adesione servile al MAGA”. In entrambi gli schieramenti, insomma, la rendita politica accumulata attorno alla figura di Trump durante il suo primo mandato non sembra più sufficiente a vincere le primarie. La competizione tra chi lo ha sostenuto e chi lo ha contrastato con maggiore convinzione pare essere arrivata al capolinea: gli elettori chiedono risposte su questioni più concrete e vicine alla loro vita quotidiana.


Una socialista-dem vince a sorpresa la primaria per il Senato in Florida


La deputata statale socialista-democratica Angie Nixon ha vinto a sorpresa la primaria democratica per il Senato in Florida, il risultato più inatteso di una serata elettorale in cui si è votato anche in Alaska, in Wyoming e in California in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Con il 56% dei voti contro il 44% ha battuto Alex Vindman, l'ex tenente colonnello dell'esercito diventato famoso come testimone chiave nel primo processo di impeachment contro il presidente Donald Trump. Vindman aveva raccolto 16,3 milioni di dollari di donazioni, 16 volte i 975.000 di Nixon.

Nixon, 42 anni, organizzatrice sindacale eletta a Jacksonville, non ha potuto permettersi neppure uno spot televisivo: secondo la società di monitoraggio pubblicitario AdImpact ha speso in pubblicità 60.000 dollari contro i 2,2 milioni del suo avversario. La sua campagna si è affidata ai social e al porta a porta di volontari e iscritti ai sindacati; la spinta finale nel sud della Florida sembra aver pagato, perché Nixon ha vinto nelle contee urbane dello stato, comprese Miami-Dade e Broward, dove Vindman abita dal 2023. "Abbiamo dimostrato che le persone comuni sono più potenti delle grandi aziende e dei miliardari", ha detto ai sostenitori riuniti a Jacksonville. "Ci hanno superato nella spesa 16 a 1 e abbiamo vinto".

Primarie democratiche · Florida

Nixon batte Vindman di 12 punti nella corsa per il Senato in Florida

L’Associated Press assegna alla deputata statale Angie Nixon una vittoria per 151.303 voti, poco più di dodici punti, sull’ex tenente colonnello dell’esercito Alex Vindman, con circa l’1 per cento delle schede ancora da scrutinare. A novembre sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody nell’elezione speciale per il seggio lasciato da Marco Rubio.

Angie Nixon 56,0%
Deputata statale di Jacksonville · 703.126 voti

Alex Vindman 44,0%
Ex tenente colonnello dell’esercito · 551.823 voti

1.254.949 voti conteggiati 99% scrutinato

Nixon in vantaggio Vindman in vantaggio
OrlandoJacksonvilleTampaW. Palm BeachMiami Margine in voti40.00010.0002.000

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 7:36 italiane del 19 agosto 2026 con lo scrutinio al 99 per cento. Primarie democratiche del 18 agosto 2026 per l’elezione speciale al Senato in Florida.

A novembre Nixon sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody in un'elezione speciale per gli ultimi due anni del mandato lasciato libero da Marco Rubio quando è diventato segretario di Stato. Al suo posto il governatore Ron DeSantis aveva nominato proprio Moody nel gennaio 2025. La senatrice è nettamente favorita, ha già più di 8 milioni di dollari in cassa e corre in uno stato che Trump nel 2024 ha vinto con 13 punti di vantaggio. La candidatura di Nixon, entrata a giugno nei Democratic Socialists of America, l'organizzazione dei socialisti americani, metterà alla prova fin dove possa arrivare una progressista in uno stato sempre più repubblicano; se eletta, sarebbe la prima senatrice nera della Florida.

La sinistra non ha però vinto ovunque. In Florida i deputati Debbie Wasserman Schultz e Jared Moskowitz, moderati e sostenitori di Israele, hanno respinto gli sfidanti progressisti nei nuovi collegi in cui erano stati costretti a correre dal ridisegno della mappa elettorale voluto dai repubblicani dello stato. Wasserman Schultz, che è bianca e ha alle spalle undici mandati, ha vinto in un collegio abitato in gran parte da comunità afroamericane e caraibiche superando quattro candidati neri, secondo cui il seggio doveva continuare a essere rappresentato da un afroamericano; Moskowitz ha battuto Oliver Larkin, un sindacalista socialista.

In Florida è caduto anche un deputato repubblicano in carica: Cory Mills ha perso nel 7° distretto contro Ryan Elijah, un ex conduttore di telegiornali locali. Mills è indagato dalla commissione Etica della Camera, l'organo che vigila sulla condotta dei deputati, per accuse che vanno dalla violenza domestica alla cattiva condotta sessuale fino alle violazioni delle regole sul finanziamento della campagna. Il Dipartimento di Giustizia indaga inoltre sulle sue finanze; lui nega ogni addebito. Trump lo aveva appoggiato a febbraio, ma lunedì sera ha pubblicato sui social il proprio appoggio a tutti i deputati uscenti del partito in Florida tranne lui; DeSantis aveva detto di non sostenerlo e due colleghi, Anna Paulina Luna e Mike Haridopolos, si erano schierati con Elijah. Mills è l'undicesimo membro della Camera a perdere una primaria quest'anno, sette democratici e quattro repubblicani, un numero insolitamente alto; l'opposizione vede ora nel collegio un'occasione di conquista, ma avrebbe preferito sfidare proprio Mills.

Quella di Mills è stata una delle tre sconfitte subite in una sola serata dai candidati appoggiati dal presidente. In Florida ha perso anche Catalina Lauf, ex funzionaria del Dipartimento del Commercio appoggiata da Trump appena la settimana scorsa. Jim Schwartzel, un imprenditore locale dei media, l'ha superata nella corsa per il seggio lasciato libero dal deputato Byron Donalds, candidato a governatore. In Wyoming la sovrintendente all'istruzione pubblica Megan Degenfelder, la candidata scelta da Trump, è stata battuta nella primaria per governatore dal senatore statale e allevatore Eric Barlow, ormai quasi certo di guidare lo stato in cui il presidente nel 2024 ha ottenuto il suo margine di vittoria più ampio, 46 punti. Nelle primarie di questo ciclo i suoi candidati a governatore avevano già perso in Iowa, Georgia e South Carolina. Sempre in Wyoming la deputata Harriet Hageman, che nel 2022, appoggiata da Trump, aveva tolto il seggio alla Camera a Liz Cheney, tra le più dure critiche del presidente nel partito, ha vinto la primaria per il seggio al Senato della senatrice Cynthia Lummis, che si ritira.

Per la successione a DeSantis, arrivato al limite dei due mandati in Florida, i repubblicani hanno scelto proprio Donalds, sostenuto da Trump da prima ancora della candidatura ufficiale, mentre i democratici hanno nominato David Jolly, ex deputato repubblicano che ha lasciato il partito nel 2018, durante il primo mandato di Trump, e si è registrato come democratico l'anno scorso. Donalds è rimasto sotto il 50% dei voti, un risultato che ha già alimentato preoccupazioni in una parte del partito, ma ha raccolto più di 100 milioni di dollari contro i 10 di Jolly e parte favorito: i democratici non vincono la corsa a governatore della Florida dal 1994. Se eletto, Donalds diventerebbe il primo governatore nero dello stato.

In Alaska si sono qualificati per la sfida di novembre al Senato la democratica Mary Peltola, ex deputata ed ex pescatrice, nel 2022 prima nativa dell'Alaska eletta al Congresso, e il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan, veterano dei Marine e sostenitore di Trump. La loro corsa potrebbe decidere il controllo del Senato. Nello stato tutti corrono in un'unica primaria, indipendentemente dal partito: i primi quattro accedono al turno di novembre, che si tiene con il voto a preferenze ordinate, in cui gli elettori mettono in classifica le proprie scelte invece di indicarne una sola. Per uno dei due posti rimanenti, con circa un quarto delle schede conteggiate, era in testa Daniel J. Sullivan, un maestro elementare in pensione che porta lo stesso nome del senatore: i repubblicani lo accusano di essere una candidatura civetta piazzata dall'altro partito per confondere gli elettori e dividere i voti dell'uscente, lui sostiene che la sua corsa è legittima. Le schede postali spedite entro il giorno del voto saranno conteggiate fino a dieci giorni dopo. Peltola arriva alla sfida dopo una settimana complicata, in cui ha preso le distanze da un appello per la raccolta fondi firmato dall'ex vicepresidente Kamala Harris e ha cambiato i vertici della sua campagna.

Resta invece aperta la corsa speciale nel 14° distretto della California per il seggio lasciato da Eric Swalwell, il deputato che si è dimesso ad aprile dopo che più donne lo avevano accusato di cattiva condotta sessuale, una di violenza sessuale; lui ha negato. Se lo contendono due democratiche: Aisha Wahab, senatrice statale progressista, e Melissa Hernandez, funzionaria dei trasporti dell'area di San Francisco su posizioni più moderate. Nella notte il risultato non era ancora stato assegnato e lo spoglio dei voti postali andrà avanti per circa una settimana. Nelle ultime due settimane di campagna lo United Democracy Project, il super PAC di AIPAC, la potente lobby filo-israeliana, ha riversato nella corsa quasi 2,5 milioni di dollari a favore di Hernandez e contro Wahab, che a giugno aveva vinto la primaria con 26 punti di vantaggio. In California i primi due delle primarie avanzano indipendentemente dal partito: chi vince completerà il mandato di Swalwell, in scadenza a gennaio, e le due si affronteranno di nuovo a novembre per il mandato pieno.


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Meloni e Trump non si parlano da settimane


In un'intervista al New York Times la presidente del Consiglio ricostruisce la rottura con la Casa Bianca: gli attacchi del presidente a Papa Leone, poi la lite sulla foto al G7 di giugno.

Giorgia Meloni e il presidente Donald Trump non si parlano da diverse settimane. Lo ha rivelato la presidente del Consiglio italiana in una rara intervista al New York Times, in cui ha ricostruito la rottura con l'uomo che considerava il suo principale alleato ideologico a Washington.

"È evidente che con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, vista la nostra convergenza sull'immigrazione e sulla cultura woke", ha detto Meloni. "Le cose sono andate diversamente".

Il primo strappo è arrivato ad aprile, quando il presidente ha attaccato Papa Leone definendolo debole sul crimine e pessimo in politica estera, con un messaggio scritto in gran parte in lettere maiuscole. Meloni ha risposto che parole del genere erano "inaccettabili" e il presidente ha replicato che inaccettabile era lei.

A giugno il presidente ha fatto circolare la versione secondo cui Meloni lo avrebbe "implorato" per una fotografia insieme, durante il vertice del G7 in Francia. La presidente del Consiglio ha replicato che l'Italia e lei non elemosinano, diventando la prima di diversi leader europei offesi a rispondere a muso duro alla Casa Bianca. Da lì in poi i contatti si sono interrotti.

Alla domanda se i due torneranno a sentirsi dopo la pausa estiva, Meloni ha esitato: "Beh, vedremo". Ha aggiunto di non avere rimpianti sulla linea tenuta: "Continuo a credere che l'unità dell'Occidente sia una cosa molto importante. Non decido la strategia italiana sulla base dei miei rapporti personali".

Meloni era stata l'unica capo di governo dell'Unione Europea invitata all'insediamento del presidente nel gennaio 2025. Contava di fare da ponte tra Washington e l'Europa, sfruttando il nazionalismo comune e l'ostilità condivisa verso l'immigrazione, con l'obiettivo di tenere in piedi anche l'alleanza occidentale. Quando l'anno scorso il presidente la definì "una bella giovane donna" finse indifferenza, perché riteneva che la posta in gioco fosse più alta.

Le provocazioni dalla Casa Bianca si sono però accumulate. Il presidente ha detto che l'Unione Europea era stata creata per fregare gli Stati Uniti, che la Groenlandia, territorio semiautonomo danese, andrebbe consegnata agli americani e che gli alleati europei della NATO sono dei pusillanimi che in Afghanistan si sarebbero tenuti "un po' indietro". In quella guerra l'Italia ha perso 53 soldati. "Insultare l'Italia dopo che avevamo pagato un tributo di sangue in Afghanistan è stato un affronto brutale", ha detto Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e da anni uomo di fiducia della presidente del Consiglio.

La rottura si spiega con l'obiettivo principale della politica estera della presidente del Consiglio, che ha finito per contare più dei valori condivisi con il presidente americano: dare peso geopolitico all'ottava economia del mondo e cancellare lo status di ultima fra le grandi potenze. "Non mi piace l'idea di un'Italia sottomessa, di un'Italia che si considera inferiore agli altri", ha detto al New York Times. L'obiettivo, ha spiegato, è "la più grande rivoluzione che possa avvenire in questa nazione: una rivoluzione dell'orgoglio". L'Italia doveva smettere di fare "la ruota di scorta di Francia e Germania" e sedersi "al tavolo di chi decide la direzione".

Il 4 settembre Meloni diventerà il capo di governo rimasto in carica ininterrottamente più a lungo nella storia della Repubblica italiana. È a Palazzo Chigi da quasi quattro anni, circa quattro volte la media dei governi italiani del dopoguerra: nello stesso periodo la Francia ha cambiato sei governi e il Regno Unito tre primi ministri. Con Emmanuel Macron in uscita l'anno prossimo, Meloni può diventare la decana della politica europea, il ruolo che fu di Angela Merkel.

La sua parabola ha aggiunto una parola al vocabolario politico europeo. Con "melonizzazione" si indica il processo che permette a un partito post-fascista, in questo caso Fratelli d'Italia, di liberarsi della minaccia autoritaria e di essere accettato nel campo moderato attraverso un conservatorismo pragmatico, o quantomeno la sua apparenza. "Meloni non è una leader visionaria, ma è diventata una star globale e l'emblema della possibilità che i nazionalisti di estrema destra vengano assorbiti", ha detto Giovanni Orsina, direttore della Luiss School of Government di Roma.

Marine Le Pen ha ora una risposta pronta per rassicurare gli elettori francesi: basta guardare all'Italia. Suo padre aveva fondato il Front National (oggi Rassemblement National) ispirandosi al nazionalismo antisemita del regime collaborazionista di Vichy. In Germania un giorno potrebbe toccare all'AfD.

"La memoria svanisce dopo tre generazioni", ha detto al New York Times Thomas Bagger, ambasciatore tedesco in Italia. "Nemmeno l'Olocausto risuona come una volta e lo stesso vale per l'imperativo dell'integrazione europea".

Secondo il New York times, nazismo e il fascismo non stanno tornando, ma il nazionalismo e la xenofobia restano una sfida seria per Bruxelles, insieme alla guerra ai confini dell'Unione Europea, con il presidente Trump e il presidente russo Vladimir Putin che puntano a indebolirla o addirittura a disfarla. "Nella migliore delle ipotesi Meloni vuole un'Europa dal tocco leggero", ha detto Nathalie Tocci, docente alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies Europe.

Meloni ha 49 anni e viene dall'estrema destra italiana. Nel 1992, dopo le stragi di mafia che uccisero a due mesi di distanza i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, si iscrisse a 15 anni al Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, il partito fondato nel 1946 da ex esponenti del partito fascista di Benito Mussolini. Quattordici anni dopo era in Parlamento come la più giovane vicepresidente della Camera della storia repubblicana e nel 2008 diventava a 31 anni la ministra più giovane di sempre. Fratelli d'Italia, che ha co-fondato, è rimasto per sette anni intorno al 3 per cento.

Nell'intervista Meloni ha definito il fascismo un periodo "particolarmente complesso" e ha rifiutato ancora una volta di dirsi antifascista, un'etichetta che associa ai gruppi di sinistra della sua giovinezza. Nel discorso di insediamento aveva detto che il momento peggiore della storia italiana era stato l'approvazione delle leggi razziali del 1938. A una televisione francese, nel 1996, aveva invece detto che "Mussolini era un buon politico" e che "tutto quello che ha fatto, lo ha fatto per l'Italia".

Il 22 maggio ha pubblicato su Instagram un elogio di Giorgio Almirante, fascista convinto sotto Mussolini e fondatore del Movimento Sociale Italiano. Almirante era stato tra i collaboratori di spicco della rivista razzista e antisemita "La difesa della razza", dove scrisse che il razzismo italiano doveva essere "quello del sangue nelle nostre vene", altrimenti il Paese sarebbe finito in mano ai "meticci e agli ebrei". "Ci ha insegnato una cosa molto importante sul piano dei valori", ha detto Meloni al New York Times. "Che puoi combattere la tua battaglia con dignità anche partendo da una posizione molto marginale". Per Stefano Feltri, che cura la newsletter Appunti, "Meloni non ha mai detto né fatto nulla di fascista, ma non fa parte dell'Italia antifascista, la cultura della Resistenza che ha prodotto la nostra Costituzione".

Al governo la sua principale eredità è la disciplina di bilancio. Con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti il deficit è sceso dal 7 per cento a un valore vicino al limite del 3 per cento fissato dall'Unione Europea e il debito italiano ha ottenuto la prima promozione di rating in 23 anni. Per riuscirci la presidente del Consiglio ha rovesciato le sue posizioni: nel 2014 diceva di essere favorevole all'uscita dall'euro, poi ha avuto bisogno dei soldi europei, compresi circa 221 miliardi di dollari del piano di ripresa dopo la pandemia. Come una buona europeista si è messa in riga sui conti pubblici e come un buon membro della NATO ha sostenuto l'Ucraina contro la Russia.

Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, contesta i risultati economici: una crescita dello 0,5 per cento, un calo dell'8 per cento dei salari reali, bollette energetiche tra le più alte d'Europa e ospedali pubblici impoveriti. "La stabilità può essere un valore, ma quando è immobilismo la gente non perdona", ha detto al New York Times. Meloni ribatte elencando occupazione, inflazione, sbarchi irregolari, spesa sanitaria e spread: "Ditemi se non sono migliori!". Quei numeri si sono effettivamente mossi nella direzione giusta, a volte solo di poco. Per Veronica De Romanis, docente di economia alla Luiss, "il massimo che si può dire è che non c'è stato nessun disastro", con 1,2 milioni di italiani che non studiano e non lavorano (molti dei quali se ne vanno all'estero).

Sull'immigrazione il governo ha autorizzato senza clamore circa 450.000 visti per lavoratori stranieri da impiegare nei campi, nelle fabbriche e nell'assistenza agli anziani e ha messo a punto un piano di investimenti in Africa. Il progetto di trasferire i richiedenti asilo in Albania resta impigliato nei ricorsi giudiziari, è costato molto e ha prodotto risultati minimi, finché a giugno l'Unione Europea ha aperto all'uso di centri di rimpatrio in "Paesi terzi sicuri". Meloni può così rivendicare una vittoria sulla politica migratoria europea. Questo mese ha guidato l'attacco dell'Unione Europea al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, accusato di eccessiva permissività dopo l'arrivo di migliaia di migranti a Ceuta.

La sconfitta più pesante è arrivata a marzo con il referendum sulla giustizia, che avrebbe messo i magistrati sotto un controllo politico più stretto. "Una vittoria avrebbe portato in seguito a modifiche più profonde della Costituzione, nella direzione di un esecutivo più forte e di un sistema più presidenziale", ha detto lo storico Davide Conti. "È il suo obiettivo di fondo".

Il consenso di Fratelli d'Italia resta comunque intorno al 27 per cento, poco sopra il risultato delle elezioni del 2022. La sinistra divisa non ha un leader di pari statura in vista del voto dell'anno prossimo. La sfida più insidiosa arriva ora dalla sua destra, con il partito Futuro Nazionale del generale in congedo Roberto Vannacci, che chiede "omogeneità culturale", definisce i gay "non normali" e propone la "remigrazione" di 500.000 immigrati irregolari. "L'errore di fondo di Meloni è essersi diluita", ha detto al New York Times.


Trump intende misurare la fedeltà degli alleati Nato prima di tagliare le truppe in Europa


Prima di decidere quali soldati e mezzi ritirare dall’Europa, Washington vuole stabilire quanto ciascun alleato della NATO sia allineato alle politiche di Donald Trump. Il questionario inviato ai governi dell’Alleanza, visionato da Bloomberg, punta a misurare il grado di sintonia politica di ogni Paese con l’attuale Amministrazione americana.

Ai governi viene chiesto se abbiano “sostenuto pubblicamente” la politica estera degli Stati Uniti e quali “restrizioni” impongano all’uso delle proprie basi da parte delle forze americane. Un’altra sezione esamina gli acquisti effettuati presso le aziende statunitensi della difesa e verifica se le autorità nazionali abbiano “osteggiato pubblicamente” le norme che “ostacolano” i contratti con queste imprese.

La domanda conclusiva è se il Paese si sia adeguato all’approccio “strong, clear, and quiet”, “forte, chiaro e silenzioso”, la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee interpretano il documento come il tentativo di subordinare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Un simile legame tra garanzie di sicurezza e fedeltà politica rovescerebbe l’impianto delle relazioni transatlantiche costruito dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’impegno militare degli Stati Uniti prescindeva dai contrasti politici del momento. L’Amministrazione Trump ha però già manifestato apertamente il proprio sostegno alle destre in Germania e Ungheria.

Il questionario circola mentre Washington sta conducendo la revisione semestrale del dispositivo militare americano in Europa, che dovrebbe concludersi entro dicembre. Gli alleati si aspettano tagli consistenti sia ai contingenti di stanza nel continente sia ai mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione in caso di attacco russo.

Un funzionario della NATO ha confermato che Washington sta lavorando con gli alleati alla revisione, senza però commentare il documento. Anche il Pentagono ha preferito non rispondere.

NATO · Il questionario di Washington
Grafica di FocusAmerica · Aggiornato al 14 agosto 2026

Revisione del dispositivo militare americano in Europa

Washington chiede agli alleati quanto sono allineati a Trump


Prima di decidere quali soldati e quali mezzi ritirare dall’Europa, gli Stati Uniti hanno inviato ai governi dell’Alleanza un questionario che misura la sintonia politica di ciascun Paese con l’Amministrazione. La revisione si chiude entro dicembre.

Il questionario agli alleati 4 aree di domanda

MittenteStati Uniti
DestinatariI governi dell’Alleanza
ConsegnaPrima le ambasciate a Washington, poi il quartier generale NATO

1Politica esteraIl vostro governo ha sostenuto pubblicamente la politica estera degli Stati Uniti?Risposta
La domanda cita le iniziative americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale: la guerra contro l’Iran, avviata il 28 febbraio a fianco di Israele, e la cattura di Nicolás Maduro del 3 gennaio. In nessuno dei due casi Washington ha consultato gli alleati prima di agire.

2Basi militariQuali restrizioni imponete all’uso delle vostre basi da parte delle forze americane?Risposta
Il documento chiede a ciascun governo se abbia imposto divieti e se sia disposto a ridurli o a eliminarli. La Spagna ha già negato Rota e Morón, l’Italia ha rifiutato Sigonella.

3Industria della difesaComprate dalle aziende americane della difesa e ne difendete i contratti?Risposta
Washington pretende prove concrete dei progressi verso gli obiettivi di spesa concordati. Poi domanda se i governi abbiano osteggiato pubblicamente le politiche «made in Europe» che ostacolano i contratti con l’industria statunitense. Se non lo hanno fatto, chiede se sono disposti a farlo.

4DottrinaVi siete adeguati all’approccio strong, clear and quiet?Risposta
«Forte, chiaro e silenzioso» è la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee leggono questa domanda come il tentativo di legare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Tocca una domanda per leggere che cosa c’è dietro. Questa è una ricostruzione grafica delle quattro aree di domanda descritte da Bloomberg: non riproduce il documento originale.

3basi negate agli Stati Uniti, in Spagna e in Italia
5.000soldati americani in uscita dalla Germania
60%la quota americana sulla spesa militare dell’Alleanza

La mappa

Dove Washington si è già sentita dire di no


Spagna e Italia hanno negato le proprie basi alle operazioni contro l’Iran. Tocca una scheda o un numero sulla mappa per collegarli.

Germania Polonia Spagna Italia 1 2
Basi negate Presenza americana in movimento Altri Paesi NATO Paesi non NATO

1 Rota e Morón (Spagna) · 2 Sigonella (Italia). L’inquadratura copre l’Europa continentale: non compaiono Islanda, Canada e Stati Uniti.

Spagna2basi negate agli Stati UnitiRota e Morón restano chiuse alle operazioni americane contro l’Iran. Italia1base negata agli Stati UnitiSigonella è indisponibile per le stesse operazioni contro Teheran.

Le truppe

Cinquemila militari escono dalla Germania, cinquemila entrano in Polonia


Lo stesso numero, in direzione opposta. Sono però due decisioni distinte, che non riguardano gli stessi reparti.

Germania · in uscita −5.000

Il ritiro è già stato annunciato. Altre unità lasciano il Paese senza essere sostituite.

Polonia · in arrivo +5.000

Trump li ha promessi a maggio, richiamando l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

Ogni quadrato rappresenta 100 militari: cinquanta quadrati, cinquemila soldati.

La posta in gioco

L’Europa spende molto di più, ma dipende ancora da Washington


Mark Rutte difende la revisione richiamando proprio lo sforzo europeo. Il divario di capacità, però, resta.

Spesa militare dell’Alleanza, 2025

60%
40%

Stati Uniti Europa e Canada · 574 miliardi di dollari

+20%

La crescita reale della spesa di Europa e Canada nel 2025 rispetto all’anno precedente. Non basta comunque a colmare il divario con gli Stati Uniti.

Ciò che gli Stati Uniti mettono sul tavolo
Bombardieri strategici Droni Navi da guerra

I tagli riguardano anche i mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione se la Russia attaccasse un Paese dell’Alleanza. Di bombardieri strategici l’Europa non dispone affatto.

Il calendario

Le tappe che portano a dicembre


Un anno di decisioni prese senza consultare gli alleati, e la scadenza che presenta il conto.

Oggi

Gennaio 2026Dicembre 2026

3 gennaio 2026
Gli Stati Uniti catturano il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo trasferiscono a New York. Numerosi governi europei parlano di violazione del diritto internazionale.

28 febbraio 2026
Washington affianca Israele nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso, senza consultare gli alleati. Spagna e Italia negano l’uso delle proprie basi.

Maggio 2026
Trump promette 5.000 militari in più alla Polonia e cita l’elezione del presidente Karol Nawrocki.

Luglio 2026
Al vertice di Ankara il Segretario generale Mark Rutte difende la revisione: il processo, sostiene, sta unificando la NATO.

Agosto 2026
Il questionario arriva al quartier generale di Bruxelles. A fine mese gli Stati Uniti incontrano gli alleati per discutere la revisione.

Entro dicembre 2026
Si chiude la revisione del dispositivo militare americano in Europa. Gli alleati si aspettano tagli consistenti ai contingenti e ai mezzi.

FontiBloomberg (documento visionato); NATO, rapporto annuale del Segretario generale, marzo 2026; dichiarazioni di Mark Rutte, luglio 2026. Confini: Natural Earth.
NotaIl ritiro dalla Germania e il rinforzo in Polonia sono decisioni distinte e non riguardano gli stessi reparti.

Iran e Venezuela, i dossier che dividono l’Alleanza


Nella parte dedicata alla politica estera, il questionario cita le “iniziative” americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale, i due teatri nei quali Trump ha ordinato operazioni militari senza coinvolgere la NATO. Washington non ha consultato gli alleati prima di affiancare Israele, il 28 febbraio, nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso.

La Spagna ha successivamente negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón per le operazioni contro Teheran, mentre l’Italia ha rifiutato la disponibilità dello scalo di Sigonella. Il documento chiede ora a ciascun governo se abbia imposto divieti analoghi e se sia “disposto a ridurre o eliminare queste restrizioni”.

Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno inoltre catturato il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo hanno trasferito a New York, nell’ambito di un’operazione concepita per riaffermare l’influenza americana nell’emisfero occidentale. Numerosi governi europei l’hanno giudicata una violazione del diritto internazionale.

Sul fronte della spesa militare, Washington pretende prove concrete dei progressi compiuti verso gli obiettivi concordati e della capacità europea di sostituire i mezzi americani. Il questionario vuole inoltre sapere se i governi acquistino sistemi dalle aziende statunitensi e se abbiano criticato le nuove politiche “made in Europe”. In caso contrario, domanda se siano disposti a farlo.

Il testo, fatto circolare inizialmente tra le ambasciate alleate a Washington, è arrivato questa settimana anche al quartier generale della NATO a Bruxelles, dove alla fine del mese gli Stati Uniti incontreranno i partner per discutere la revisione.

I tagli già avviati


Il ridimensionamento della presenza militare americana in Europa è già cominciato con l’annunciato ritiro di 5.000 soldati dalla Germania e il trasferimento di altre unità senza sostituzioni. Alla Polonia, invece, Trump ha promesso a maggio altri 5.000 militari, richiamando esplicitamente l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

I tagli dovrebbero riguardare anche i mezzi che gli Stati Uniti potrebbero mettere a disposizione in caso di attacco russo contro un Paese dell’Alleanza, tra cui bombardieri strategici, dei quali l’Europa non dispone, così come droni e navi da guerra.

Il Segretario generale della Nato Mark Rutte ha comunque difeso la revisione in corso, definendola logica e positiva alla luce dell’aumento delle spese militari di Europa e Canada, cresciute nel 2025 di quasi il 20% in termini reali. Alla vigilia del vertice di Ankara, che si è tenuto a luglio, Rutte ha dichiarato ai giornalisti che il processo in corso “sta unificando la NATO” e che ripeterlo regolarmente rappresenta una scelta saggia.


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TP-Link Archer NX500-Outdoor: il nuovo router 5G per portare Internet veloce anche all’aperto


TP-Link Archer NX500-Outdoor amplia la gamma di router 5G del produttore con una soluzione progettata per offrire connettività veloce e affidabile anche negli ambienti esterni
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TP-Link amplia la propria gamma di router 5G da esterno con Archer NX500-Outdoor. Si tratta di una nuova soluzione progettata per garantire una connettività affidabile e ad alte prestazioni anche negli ambienti outdoor. Evoluzione della precedente analoga proposta, il nuovo modello introduce anche la distribuzione del segnale Wi-Fi 6, consentendo di estendere la copertura wireless, oltre a fornire una connessione stabile all'interno dell'abitazione.

Connessione 5G e Wi-Fi 6 per gli spazi esterni


La crescente diffusione di sistemi di videosorveglianza, smart home e dispositivi IoT rende sempre più importante poter contare su una connessione stabile anche negli spazi esterni. Nelle aree non raggiunte dalla fibra FTTH, la rete mobile rappresenta oggi un'alternativa sempre più valida; grazie all'evoluzione delle reti 5G, è infatti possibile raggiungere velocità molto elevate e un livello di affidabilità adatto anche alle applicazioni più esigenti.
TP-Link Archer NX500-Outdoor è un router 5G progettato per essere installato all’esterno degli edificiTP-Link Archer NX500-Outdoor è un router 5G progettato per essere installato all’esterno degli edifici
In molti contesti, però, i router 5G installati all'interno degli edifici non riescono a sfruttare appieno il potenziale della rete mobile, poiché il segnale viene attenuato da muri e altri ostacoli. Allo stesso tempo, la copertura Wi-Fi tradizionale fatica spesso a raggiungere in modo efficace aree esterne come giardini, cortili, parcheggi o spazi industriali.

Per rispondere a queste esigenze, TP-Link ha sviluppato Archer NX500-Outdoor, un router 5G con slot per SIM progettato per essere installato all’esterno degli edifici, dove il segnale mobile ha una qualità di ricezione superiore, e distribuirlo tramite Wi-Fi 6 sia nelle aree outdoor sia all'interno dell'edificio.

Grazie al supporto della connettività 5G, il dispositivo raggiunge velocità di download fino a 4,67 Gbps, offrendo tutta la banda necessaria per streaming ad alta definizione, video call, gaming online e trasferimenti di file di grandi dimensioni. Il supporto al Wi-Fi 6 Dual Band AX3000, con velocità fino a 2402 Mbps sulla banda 5 GHz e 574 Mbps sulla banda 2,4 GHz, assicura inoltre connessioni stabili anche in presenza di numerosi dispositivi collegati contemporaneamente.

La possibilità di distribuire il segnale Wi-Fi anche negli ambienti esterni rappresenta uno dei principali elementi distintivi del nuovo modello, rendendolo ideale per connettere telecamere IP, luci e sensori smart, impianti di irrigazione, robot tagliaerba ma anche per creare postazioni di lavoro o svago all'aperto, senza la necessità di ricorrere a ulteriori punti di accesso Wi-Fi. La gestione della rete è infine affidata all'App Tether, che consente di configurare il router, monitorare i dispositivi connessi e gestire il traffico dati direttamente dal proprio smartphone.

E-commerce ad agosto: gli italiani continuano a comprare
L’e-commerce non va in vacanza: anche ad agosto gli italiani continuano a fare acquisti online. Ecco come cambiano le abitudini di shopping durante l’estate
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Affidabilità in ogni ambiente


Posizionando il router all'esterno è possibile intercettare un segnale mobile più forte, riducendo le attenuazioni causate da muri e ostacoli e assicurando una connessione più stabile anche nelle aree con copertura limitata. Il supporto per il montaggio su palo, parete o finestra permette di individuare facilmente il punto di installazione più favorevole, mentre la certificazione IP66, l'operatività da -30 °C a +60 °C e la protezione contro fulmini e scariche elettrostatiche garantiscono affidabilità anche nelle condizioni ambientali più impegnative. A completare la dotazione, la porta PoE da 2,5 Gbps consente di trasportare alimentazione e dati attraverso un unico cavo Ethernet, semplificando le operazioni di installazione.

Disponibilità e prezzi


Archer NX500-Outdoor è acquistabile presso lo Showroom ufficiale di TP-Link e sul Brand Store di Amazon al prezzo di 299 euro.

Consigliato da Techpertutti

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E-commerce ad agosto, lo shopping online non va in vacanza: cosa comprano gli italiani


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Per molto tempo agosto è stato considerato un mese sospeso, quasi estraneo alle normali dinamiche economiche e commerciali, soprattutto in Italia. Oggi, però, questa immagine rispecchia sempre meno il modo in cui le persone vivono, si informano e acquistano. Le ferie continuano a modificare le abitudini quotidiane, ma non interrompono i bisogni, gli interessi e le decisioni di consumo. Lo shopping online, in particolare, non segue più necessariamente il calendario lavorativo tradizionale: resta accessibile in ogni momento e accompagna le persone anche durante gli spostamenti, nei luoghi di villeggiatura e nei momenti di maggiore libertà.

I dati raccolti da Trovaprezzi.it mostrano con chiarezza che agosto non è affatto il mese con il minor numero di ricerche dell’anno. Nell’agosto 2025 la piattaforma ha registrato oltre 18,5 milioni di ricerche, un volume superiore a quello registrato sia ad aprile che a settembre. Ciò significa che, persino nel mese simbolicamente associato alla pausa estiva, si effettuano in media quasi 600 mila ricerche al giorno. Non siamo di fronte a un picco paragonabile a quelli generati da periodi promozionali particolarmente intensi o dall’avvicinarsi del Natale, ma neppure a una scomparsa o a un crollo della domanda.

Gli italiani parlano con l’AI: come cambia il rapporto con la tecnologia
L’intelligenza artificiale è entrata nella vita quotidiana di milioni di italiani, trasformando il modo di lavorare, informarsi e comunicare
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Ad agosto non cambia tanto la propensione all’acquisto, quanto il contesto in cui nasce la ricerca. Durante il resto dell’anno molti percorsi di acquisto sono inseriti all’interno di routine consolidate, mentre in estate diventano più frammentati, mobili e legati alle circostanze del momento. La ricerca può riguardare qualcosa dimenticato prima della partenza, un prodotto necessario per affrontare il caldo, un acquisto destinato al viaggio o al tempo libero, ma anche un’esigenza improvvisa e difficilmente rinviabile.

Si acquista tecnologia anche in vacanza


Non è un caso che le dieci categorie più cercate su Trovaprezzi ad agosto siano rimaste le stesse nel 2024 e nel 2025, pur con qualche variazione nell’ordine. Tra queste troviamo Integratori e Vitamine, Prodotti Salute, Farmaci da Banco, Prodotti per il Viso e Prodotti per il Corpo. Non mancano Cellulari e Smartphone, Frigoriferi e Congelatori, Condizionatori e Deumidificatori, Sneakers e Scarpe Sportive, Lavatrici e Asciugatrici. È una classifica interessante perché descrive uno shopping estivo molto più articolato; accanto ai prodotti stagionali e a quelli dedicati al benessere compaiono beni tecnologici ed elettrodomestici, spesso associati a necessità concrete. La continuità delle categorie maggiormente ricercate suggerisce inoltre che non si tratti di comportamenti puramente episodici, ma di una domanda che tende a ripresentarsi con caratteristiche riconoscibili.

Lo smartphone: il mezzo preferito per lo shopping


Il vero elemento distintivo dello shopping online estivo è il ruolo dei dispositivi mobili, e in particolare dello smartphone. Ad agosto 2025 il 77,9% delle ricerche effettuate su Trovaprezzi.it proveniva da dispositivi mobili, per un totale di oltre 14,4 milioni di ricerche. Il desktop ha rappresentato il 20,7%, mentre il tablet si è fermato all’1,4%. Lo smartphone si conferma così il principale strumento di accesso all’e-commerce: viene utilizzato sotto l’ombrellone, durante un viaggio, in una casa di villeggiatura o semplicemente in un momento libero. Si tratta di percorsi meno lineari rispetto a quelli che avvengono davanti a un computer, ma non per questo meno rilevanti né più lontani dalla decisione di acquisto.

DJI Mic Mini 2S: 28 ore e IA per il rumore
DJI Mic Mini 2S introduce la registrazione interna fino a 28 ore e una nuova cancellazione del rumore basata sull’IA avanzata, per audio più pulito in ogni situazione
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Per i retailer e i brand, questo scenario suggerisce una conclusione chiara. Considerare agosto un mese nel quale ridurre automaticamente la presenza e gli investimenti significa rischiare di lasciare scoperto un pubblico che continua a cercare, confrontare e valutare acquisti. Naturalmente non è sufficiente replicare le strategie utilizzate durante il resto dell’anno. Occorre adattare messaggi, assortimento e servizi alle caratteristiche specifiche del periodo, osservando attentamente l’andamento delle singole categorie e le motivazioni che guidano la domanda. La disponibilità immediata dei prodotti, la trasparenza sui tempi di consegna, la possibilità di indicare facilmente un indirizzo diverso da quello abituale o di scegliere un punto di ritiro possono diventare elementi decisivi.

La scelta consapevole dei prodotti


Mantenere una presenza efficace ad agosto significa anche garantire un’esperienza realmente pensata per lo smartphone, il cui utilizzo cresce ulteriormente rispetto alla navigazione tramite PC durante le settimane agostane. Pagine lente, informazioni poco leggibili e procedure di acquisto complesse rischiano di interrompere percorsi che nascono spesso in condizioni di attenzione limitata. Il consumatore estivo vuole capire rapidamente se il prodotto è disponibile, qual è il prezzo finale, quando verrà consegnato e quali alternative sono disponibili. La comparazione assume quindi un ruolo ancora più importante, perché consente di orientarsi in poco tempo e di prendere decisioni consapevoli anche in un contesto meno abituale.

L'e-commerce non va in vacanza


L’e-commerce ad agosto non va in vacanza perché non vanno in vacanza le esigenze delle persone. Cambiano i ritmi, i luoghi e le priorità, ma l’interesse resta vivo. La sfida per chi vende online non è convincere i consumatori a continuare a valutare acquisti: i dati dimostrano che già lo fanno. La vera sfida è farsi trovare nel momento in cui nasce un bisogno, offrendo un’esperienza semplice, veloce e coerente con un pubblico sempre più mobile.

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I titoli di Stato americani stanno perdendo lo status di bene rifugio


Debito, inflazione e timori sui conti pubblici spingono i rendimenti ai massimi da diciannove anni. Le mosse di Bessent sostengono i titoli, ma spostano in avanti il problema che diventa sempre più serio.

I titoli del Tesoro statunitense stanno perdendo sempre di più il loro status di bene rifugio. La corsa dei rendimenti, che martedì ha portato quello del trentennale al 5,337%, il livello più alto da diciannove anni, non si spiega soltanto con l’inflazione persistente o con il boom del debito emesso dalle imprese per finanziare l’intelligenza artificiale. Secondo un’analisi del Wall Street Journal, invece, i titoli americani rendono ormai più di alcuni attivi comparabili considerati meno sicuri e, nei momenti di tensione, non si comportano più come un bene rifugio.

Dalla pandemia in poi gli Stati Uniti hanno inondato il mercato di nuovo debito, arrivato questa settimana a 40 mila miliardi di dollari includendo anche la quota detenuta da enti pubblici. Nulla lascia pensare che il flusso sia destinato a fermarsi. Dopo la crisi finanziaria globale era accaduto l’opposto: il debito federale era aumentato rapidamente, ma i rendimenti erano comunque scesi perché il credito privato era crollato e strumenti considerati sicuri, come i titoli garantiti da mutui con il rating più alto, si erano rivelati tutt’altro che tali.

Debito federale · Mercato dei Treasury

I Treasury hanno smesso di comportarsi da bene rifugio

Il rendimento del trentennale americano ha toccato il livello più alto da diciannove anni. Ma il punto non è solo l’inflazione: oggi gli investitori chiedono di più per assorbire il debito degli Stati Uniti, non meno per metterlo al sicuro.

Grafica di FocusAmerica 20 agosto 2026

Rendimento del Treasury a trent’anni, martedì
5,337%
È il valore più alto dall’aprile 2007: da diciannove anni gli Stati Uniti non pagavano tanto per farsi prestare denaro così a lungo.

4,00% Picco dell’aprile 2007: 5,44%

40.000 mld $
Il debito federale raggiunto questa settimana, compresa la quota in mano a enti pubblici

2.100 mld $
Il disavanzo che l’Ufficio Congressuale del Bilancio prevede per quest’anno

I quattro passaggi dell’analisi
Il segno Il premio I conti Le mosse

Il segno che si è invertito

I Treasury rendevano meno di tutti. Oggi rendono di più


Per decenni chi comprava titoli americani accettava un rendimento più basso in cambio della sicurezza. Dal 2022 quel vantaggio è sparito: nei tre confronti che gli economisti usano come metro, lo scarto ha cambiato segno.

Fino al 2021 Dal 2022

Parità
I Treasury rendono di più
I Treasury rendono di meno

Swap sui tassi d’interesse
Obbligazioni di imprese con il rating più alto
Titoli di altri Stati, coperti dal rischio di cambio

Quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury salgono: è successo dopo l’annuncio dei dazi del «Liberation Day». Un bene rifugio dovrebbe fare l’esatto contrario.
Schema qualitativo: indica la direzione dello scarto, non la sua ampiezza. Il tratteggio segna la posizione precedente. Il confronto con le obbligazioni societarie tiene conto del rischio d’insolvenza.

La misura del cambiamento

Un terzo dell’aumento non dipende né dall’inflazione né dalla Federal Reserve


Dal 2015 i rendimenti sono saliti di 2,5 punti percentuali. L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero calcola quanta parte di quella salita dipenda da un fatto nuovo: gli investitori chiedono di essere pagati di più per assorbire il debito che il Tesoro immette sul mercato.

Aumento dei rendimenti dal 2015 2,5 punti

1,75 punti Inflazione persistente, politica monetaria e altri fattori di mercato
0,75 punti Il passaggio dal premio di sicurezza al premio di assorbimento

Dopo la crisi del 2008 gli economisti parlavano di penuria di attivi sicuri: tutti volevano titoli americani e ce n’erano pochi, così i rendimenti scendevano. Oggi vale il contrario: ce ne sono troppi, e il mercato si fa pagare per assorbirli.
Ripartizione stimata da Caballero combinando lo scarto con gli swap sui tassi e l’aumento del premio a termine.

L’obiettivo mancato

Bessent voleva dimezzare il disavanzo: quest’anno cresce ancora


Il Segretario al Tesoro aveva promesso di riportare il disavanzo al 3% del prodotto interno lordo, contenendo l’inflazione con più energia e alzando la produttività con l’intelligenza artificiale. La guerra con l’Iran e una sentenza della Corte Suprema hanno spinto i conti nella direzione opposta.

Disavanzo dell’anno fiscale 2024 1.800 mld $

Previsione dell’Ufficio Congressuale del Bilancio per quest’anno 2.100 mld $

L’obiettivo indicato da Bessent: il 3% del prodotto interno lordo circa la metà

−250 mld $
Le entrate doganali che verranno a mancare rispetto alle stime precedenti
Dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi imposti con i poteri d’emergenza

1.900 mld $
Le obbligazioni di alta qualità che le imprese emetteranno quest’anno, secondo Barclays
Una cifra record, in gran parte per costruire data center

Il debito pubblico e quello delle imprese si contendono gli stessi compratori: più carta arriva sul mercato, più sale il rendimento che gli investitori pretendono.

La risposta del Tesoro

Invece di agire sulle cause, Bessent interviene sul mercato


Tocca ogni passaggio per aprirlo. In poche settimane il Dipartimento del Tesoro ha spostato le emissioni sulle scadenze brevi, difeso lo yen senza vendere titoli americani e raddoppiato i riacquisti senza preavviso.


La scelta di fondo
Il disavanzo si finanzia con titoli a breve termine+

Il Tesoro copre una quota crescente del disavanzo con scadenze corte ed evita di ampliare le aste sui titoli lunghi. Ha anche lasciato intendere che alcune di quelle aste potrebbero essere ridotte. Il prezzo lo pagherà chi verrà dopo: quel debito andrà rinnovato, forse a tassi ancora più alti.


Fine luglio · Inizio agosto
Lo yen viene difeso in euro, non in dollari+

Con la valuta giapponese ai minimi da quarant’anni, Washington interviene insieme a Tokyo. Gli Stati Uniti comprano yen usando euro e non dollari, per non dover vendere titoli americani.


La richiesta alla Federal Reserve
Più dollari alle banche centrali estere, in cambio di garanzie+

Bessent chiede di ampliare la FIMA repo facility, lo strumento con cui le banche centrali straniere ottengono dollari lasciando in garanzia titoli americani. Oggi il limite è di 60 miliardi di dollari al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo è evitare che il Giappone venda Treasury per difendere lo yen.


Mercoledì · L’annuncio a sorpresa
I riacquisti raddoppiano: da 2 a 4 miliardi per operazione+

L’aumento riguarda i titoli con scadenza fra dieci e trent’anni e vale dal 9 settembre al 4 novembre. I rendimenti sono scesi subito, ma dagli anni Settanta le emissioni erano sempre state «regolari e prevedibili», annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Blake Gwinn di RBC Capital Markets avverte che titoli meno prevedibili diventano più volatili, e chi li compra chiederà di essere pagato anche per quello.

Il punto
Finché il debito cresce e il Tesoro agisce sul mercato invece che sui conti, chi compra Treasury continuerà a chiedere di essere pagato di più.

Fonte Wall Street Journal; studi di Ricardo Caballero (MIT) e di Hanno Lustig (Stanford University) con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group; Ufficio Congressuale del Bilancio; Barclays; Dipartimento del Tesoro. Rendimenti al 18 agosto 2026; massimo dell’aprile 2007 secondo i dati di mercato citati da The Hill.

Dal premio di sicurezza al premio di assorbimento


L’economista del Massachusetts Institute of Technology Ricardo Caballero aveva definito quella situazione una “penuria di attivi sicuri”: la forte domanda di titoli ritenuti estremamente affidabili si scontrava con un’offerta limitata, spingendone i rendimenti verso il basso. In un recente studio Caballero sostiene però che il rapporto si sia ormai rovesciato. Gli investitori, anziché accontentarsi di rendimenti modesti in cambio della sicurezza, ne chiedono invece di più elevati per assorbire l’enorme quantità di debito immessa sul mercato. Il premio di sicurezza si sarebbe così trasformato in un premio di assorbimento.

Un indizio arriva dal confronto con gli swap sui tassi d’interesse, derivati utilizzati per gestire l’esposizione alle oscillazioni dei tassi e impiegati come riferimento per il costo del credito alle imprese. Storicamente i titoli del Tesoro rendevano meno degli swap, oggi invece rendono di più. Combinando questo indicatore con l’aumento del premio a termine, Caballero calcola che il passaggio dal premio di sicurezza a quello di assorbimento spieghi circa 0,75 punti percentuali dei 2,5 punti di aumento dei rendimenti registrati dal 2015.

A conclusioni simili arriva uno studio di Hanno Lustig, della Stanford University, realizzato con Roberto Gómez-Cram e Howard Kung per l’Aspen Economic Strategy Group. In passato i titoli del Tesoro americani rendevano meno delle obbligazioni societarie con il rating più alto anche dopo aver tenuto conto del rischio d’insolvenza. Dal 2022 questo vantaggio è scomparso; lo stesso è avvenuto rispetto ai titoli di altri Stati sovrani, una volta coperto il rischio di cambio. Gli autori segnalano inoltre che, quando le borse scendono, oggi i rendimenti dei Treasury tendono a salire, come avvenne dopo l’annuncio dei dazi del “Liberation Day” da parte di Donald Trump. Anche le notizie su disavanzi di bilancio più ampi del previsto spingono i rendimenti verso l’alto.

Bessent interviene sul mercato, non sui conti


Questa dinamica era cominciata prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, ma l’attuale Amministrazione non è riuscita a invertirla. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva inizialmente indicato tra le priorità del presidente la riduzione dei rendimenti, che avrebbe contribuito ad abbassare anche i tassi sui mutui. L’obiettivo sarebbe dovuto essere raggiunto contenendo l’inflazione attraverso una maggiore produzione di energia, aumentando la produttività grazie all’intelligenza artificiale e riducendo il disavanzo, pari a 1.800 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2024.

È andata in maniera del tutto diversa. La guerra con l’Iran ha spinto verso l’alto i prezzi dell’energia e l’inflazione, mentre l’Ufficio Congressuale del Bilancio (CBO) prevede per quest’anno un disavanzo di 2.100 miliardi di dollari, pari a circa il doppio dell’obiettivo del 3% del prodotto interno lordo indicato inizialmente da Bessent. Una parte significativa del peggioramento deriva dalle entrate doganali, stimate in circa 250 miliardi in meno rispetto alle precedenti previsioni dopo che la Corte Suprema ha annullato i dazi inizialmente imposti dall’Amministrazione ricorrendo ai poteri economici d’emergenza. Nel frattempo, secondo Barclays, le imprese emetteranno quest’anno la cifra record di 1.900 miliardi di dollari di obbligazioni di alta qualità, in larga parte per finanziare la costruzione di data center.

Secondo il Wall Street Journal, anziché intervenire sulle cause che sono alla base di questa situazione, Bessent ha scelto di agire direttamente sul mercato. Il Dipartimento del Tesoro sta così finanziando una quota crescente del disavanzo con titoli a breve termine, evitando di ampliare le aste sulle scadenze più lunghe, e ha lasciato intendere che alcune di queste aste potrebbero perfino essere ridotte.

I riacquisti scuotono il mercato


Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto Bessent è poi intervenuto insieme a Tokyo per sostenere lo yen, sceso ai minimi da quarant’anni. Gli Stati Uniti hanno comprato valuta giapponese utilizzando euro anziché dollari, in modo da non dover vendere titoli americani. Nello stesso contesto Bessent ha chiesto di ampliare la FIMA repo facility della Federal Reserve, vale a dire lo strumento attraverso il quale le banche centrali estere possono dare in garanzia titoli del Tesoro americani in cambio di dollari, oggi limitato a 60 miliardi al giorno per ciascuna controparte. L’obiettivo di tutto questo è evitare che il Giappone debba liquidare Treasury per difendere la propria valuta.

Dagli anni Settanta le Amministrazioni democratiche e repubblicane avevano seguito il principio di emissioni “regolari e prevedibili”, annunciate durante i rifinanziamenti trimestrali. Anche i riacquisti introdotti nel 2024 per migliorare la liquidità dei titoli meno scambiati rispettavano un calendario prestabilito. Bessent aveva ribadito questo principio proprio in un discorso a novembre. Ma mercoledì ha annunciato a sorpresa il raddoppio dei riacquisti, da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione, per i titoli con scadenze comprese tra dieci e trent’anni. L’aumento sarà applicato dal 9 settembre al 4 novembre, appena due settimane dopo l’ultimo rifinanziamento trimestrale.

La mossa ha colto gli investitori in contropiede e ha fatto scendere immediatamente i rendimenti, ma l’effetto potrebbe essere temporaneo. “Se le emissioni e i riacquisti non sono più regolari né prevedibili, i titoli rischiano di diventare diventare più volatili” e gli investitori potrebbero chiedere rendimenti più elevati per “tenere conto di questa maggiore imprevedibilità”, ha osservato Blake Gwinn, responsabile della strategia sui tassi statunitensi di RBC Capital Markets. Affidandosi maggiormente alle scadenze brevi, inoltre, il Dipartimento del Tesoro aumenta il rischio di dover rifinanziare il debito quando i tassi saranno ancora più alti: un problema che potrebbe però ricadere su un futuro Segretario al Tesoro e su una Amministrazione di colore diverso.


Nel 2030 il debito americano supererà il record della Seconda guerra mondiale


Nel 2030 il debito pubblico americano in mano agli investitori supererà, in rapporto alla dimensione dell'economia, il record toccato alla fine della Seconda guerra mondiale. Lo prevede il Congressional Budget Office (CBO), l'ufficio indipendente che analizza i conti pubblici per conto del Congresso. La differenza rispetto agli anni Quaranta è che questa volta il debito non dà alcun segno di voler scendere, come ha scritto in un editoriale il Washington Post. Il bilancio del governo federale è il più grande di qualunque organizzazione nella storia dell'umanità e vale più dell'intera economia di ogni altro paese al mondo, con l'unica eccezione della Cina.

In passato le impennate del debito americano erano causate dalle guerre o dalle recessioni ed erano temporanee: finito il conflitto o ripresa la crescita, il debito tornava a scendere in rapporto all'economia. Oggi sale per ragioni demografiche, perché la maggior parte della spesa va a programmi che servono una popolazione che invecchia. Nel 2025, durante un'espansione economica e in tempo di pace, il deficit di bilancio in rapporto al prodotto interno lordo è stato più alto di quello di qualunque anno degli anni Trenta (il decennio della Grande depressione).

Conti pubblici · Stati Uniti

Nel 2030 il debito supera il record del 1946

Debito in mano agli investitori, in percentuale del prodotto interno lordo. Il picco del 1946 arrivò dopo la guerra mondiale e nei vent’anni successivi si dimezzò.

0% 25% 50% 75% 100% 125% picco del 1946: 106,1% 1900 1920 1940 1960 1980 2000 2036 proiezioni 120,2%

Fonte Congressional Budget Office, dati raccolti dal Washington Post. Esclude il debito detenuto da altre agenzie federali. Dati osservati fino al 2025, proiezioni dal 2026.

Nel 1945 l'84% della spesa federale andava alla difesa, un'ondata destinata a ritirarsi appena finita la guerra. Nel 2025 il 73% della spesa è andato alla spesa obbligatoria e agli interessi sul debito, voci che per legge devono continuare a essere pagate. La spesa obbligatoria è quella che il Congresso non deve approvare ogni anno, dato che è già stabilita dalle leggi che hanno creato i programmi: cresce da sola, senza che gli eletti debbano decidere nulla.

Intorno al 2030 gli over 65 saranno un americano su cinque, mentre nel 2008 erano uno su otto. L'invecchiamento fa salire in automatico i costi della previdenza e dell'assistenza sanitaria agli anziani e li scarica su una popolazione attiva proporzionalmente più piccola. Nel 1952 c'erano sei persone tra i 25 e i 64 anni per ogni persona con più di 65 anni, cioè sei redditi da tassare per pagare le prestazioni di un anziano. Nel 2011 erano quattro. Oggi sono 2,7, con una forza lavoro scesa ai minimi dalla pandemia.

Demografia · Stati Uniti

Nel 1950 c’erano sei adulti per ogni anziano, nel 2040 saranno 2,4

Persone tra i 25 e i 64 anni per ogni persona di 65 anni o più: sono i redditi che vengono tassati per pagare pensioni e sanità agli anziani.

2 3 4 5 6 1950 1970 1990 2010 2030 2040 proiezioni 2,4

Fonte Congressional Budget Office, dati raccolti dal Washington Post. Dati osservati fino al 2021, proiezioni dal 2022.

Il 2030 è anche l'anno in cui, secondo l'ufficio bilancio del Congresso, i morti cominceranno a superare i nati. Da quel momento l'unica fonte di crescita della popolazione americana sarà l'immigrazione. I programmi di previdenza e assistenza che occupano gran parte del bilancio furono disegnati su aspettative demografiche del Novecento che non valgono più, un problema che accomuna gli Stati Uniti all'Europa.

La previdenza pubblica americana, la Social Security, per decenni ha incassato più di quanto pagasse, ma quei soldi sono stati spesi per altro. Dal 2010 il programma è in deficit ogni anno ed è dato in insolvenza nel 2032, cioè senza più riserve da cui attingere: a quel punto, in assenza di interventi del Congresso, gli assegni degli anziani verrebbero tagliati di circa un quarto per tutti.

Demografia · Stati Uniti

Dal 2030 moriranno più americani di quanti ne nascono

Saldo naturale e immigrazione netta, in milioni di persone all’anno. Dal 2030 l’immigrazione resta l’unica fonte di crescita della popolazione.

Nati meno morti Immigrazione netta
1,0 0,5 0 −0,5 2006 2015 2025 2035 2045 2056 proiezioni −0,34 0,34 1,02

Fonte Congressional Budget Office, dati raccolti dal Washington Post. Il saldo naturale è la differenza fra nati e morti, l’immigrazione netta fra chi entra e chi lascia il paese. Dati osservati fino al 2025, proiezioni dal 2026.

Il buco di Medicare, il programma sanitario pubblico per gli over 65, è molto più grande. Dei 138 mila miliardi di dollari di squilibrio di bilancio previsti nei prossimi trent'anni, 109 mila miliardi vengono da Medicare, spinto dai costi sanitari in aumento e da una popolazione anziana che riceve molto più di quanto abbia mai versato in tasse. Il fondo che finanzia i ricoveri ospedalieri del programma va in insolvenza nel 2033.

Le date sono il risultato di stime ottimistiche. Sono le proiezioni di base dell'ufficio bilancio del Congresso, che danno per scontate nessuna guerra, nessuna recessione, un'inflazione bassa e stabile e nessun nuovo programma pubblico o cambiamento delle tasse. Una recessione peggiorerebbe il quadro e, se gli Stati Uniti dovessero aumentare la spesa militare per una guerra lunga, non avrebbero molto margine per farlo.

I falchi del bilancio parlano di questi problemi da anni e finora è sembrato che non succedesse niente, perché i conti federali hanno retto più di quanto molti si aspettassero. Gli Stati Uniti però partono da livelli di debito paragonabili a quelli della Seconda guerra mondiale e da deficit annuali superiori a quelli della Grande depressione. Non sono attrezzati ad affrontare quello che la demografia porterà, né gli eventi mondiali che nessuno può prevedere. Il conto arriva negli anni Trenta.


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L'FBI ferma l'ex deputato Eric Swalwell all'aeroporto e gli sequestra i dispositivi


L’ex deputato democratico è indagato dopo le accuse di violenza sessuale. Perquisita anche la sua abitazione a Washington.

Agenti dell’FBI hanno fermato l’ex deputato democratico Eric Swalwell all’aeroporto internazionale di San Francisco, gli hanno notificato un mandato di perquisizione e hanno sequestrato i suoi dispositivi elettronici. L’operazione rientra in un’indagine penale federale scaturita dalle accuse di violenza sessuale e condotta impropria rivolte all’ex membro del Congresso. Il sequestro e la successiva perquisizione della sua abitazione a Washington sono stati confermati da diverse testate statunitensi, mentre il San Francisco Standard ha ottenuto i dettagli del mandato con cui sono stati autorizzati.

Il provvedimento, depositato il 13 agosto presso il Distretto settentrionale della California e assegnato al giudice Thomas S. Hixson, è stato eseguito sabato alle 20.25 locali, le 5.25 di domenica in Italia, subito dopo l’arrivo di Swalwell in California. Gli agenti hanno sequestrato un iPhone bianco con cavo e alimentatore e un MacBook Pro. Il verbale di esecuzione è stato firmato dall’agente speciale Kyle R. Biebesheimer, appartenente alla squadra Anticorruzione e diritti civili dell’ufficio FBI di San Francisco, che ha certificato sotto giuramento l’esattezza dell’inventario. Una copia del mandato è stata consegnata a Swalwell, 45 anni, che si è mostrato collaborativo. Il giorno successivo gli agenti hanno perquisito anche la sua abitazione di Washington, sequestrando altro materiale.

Le accuse e le altre indagini


Almeno 5 donne hanno accusato pubblicamente l’ex deputato di violenza sessuale o comportamenti inappropriati. Le accuse sono emerse ad aprile, dopo la pubblicazioni di inchieste della CNN e del San Francisco Chronicle. Una sua ex collaboratrice sostiene di essere stata violentata due volte mentre era troppo ubriaca per poter acconsentire. Un’altra donna afferma di essere stata drogata prima di subire un’aggressione sessuale nel 2018. Altre donne hanno riferito di aver ricevuto su Snapchat messaggi sessualmente espliciti e, in almeno un caso, una fotografia non richiesta dei genitali di Swalwell.

Swalwell, considerato in precedenza come uno dei favoriti nella corsa per diventare governatore della California, ha sospeso la sua campagna elettorale il 12 aprile. Il giorno seguente ha annunciato le dimissioni dal Congresso, diventate effettive il 14 aprile. La Commissione Etica della Camera aveva appena aperto un’indagine sulla sua condotta e su una presunta violenza ai danni di una dipendente del suo ufficio, mentre in aula si profilava un voto sulla sua espulsione. L’ex deputato ha sempre respinto tutte le accuse.

Il Dipartimento di Giustizia ha aperto la propria inchiesta ad aprile. Parallelamente procedono gli accertamenti della procura distrettuale di Manhattan, dell’ufficio dello sceriffo della contea di Los Angeles e della procura distrettuale della stessa contea. Il procuratore Nathan Hochman ha affidato il caso alla divisione specializzata nei reati sessuali. Il Dipartimento di Giustizia, l’FBI e il legale di Swalwell non hanno risposto alle richieste di chiarimento.

Lunedì la Task Force della Casa Bianca per la trasparenza ha inoltre diffuso documenti declassificati sui rapporti tra Swalwell e Christine Fang, conosciuta come “Fang Fang” e sospettata di avere legami con l’intelligence cinese. Secondo le carte, Swalwell riferì all’FBI di avere avuto con lei rapporti fisici in alcune occasioni. Gli investigatori non riscontrarono allora violazioni della legge federale da parte sua e lo rimossero dall’elenco dei soggetti dell’indagine.

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La terra non è più bassa


La coltivazione “fuori suolo” ha mosso i primi passi a Borgo San Dalmazzo. Vitangelo Di Pierro, direttore della divisione tecnico-agronomica di Ageon, ne spiega a L’Unica tecniche e vantaggi

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Tutti conoscono il proverbio «la terra è bassa». Da secoli sta lì a indicare la fatica cui sono costretti i contadini. Ma forse non tutti sanno che, ormai da decenni, si è diffuso il cosiddetto “metodo fuori suolo” che, tra le altre cose, consente ai lavoratori di poter coltivare senza doversi faticosamente chinare a terra: le strutture ideate appositamente per questo tipo di coltivazione sono a mezza altezza, anche una persona seduta può così svolgere agevolmente il proprio lavoro. Le implicazioni sotto il profilo dell’inclusività sono intuibili, con notevoli vantaggi anche per le aziende del settore agricolo che generalmente fanno i conti con la difficoltosa ricerca del personale.

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Fox News mette in guardia dai politici Dem attraenti sui social


Nel programma Outnumbered la conduttrice Ainsley Earhardt ha elencato i democratici che si mostrano al meglio online e ha detto che il rossetto non cambia la sostanza delle loro idee

Fox News ha messo in guardia i suoi spettatori dai politici democratici che appaiono in forma e sorridenti sui social media. Mercoledì, nel programma Outnumbered, la conduttrice Ainsley Earhardt ha elencato i democratici che si mostrano al meglio nelle foto pubblicate online e ha detto che l'aspetto fisico non rende meno pericolose le idee che difendono.

"El-Sayed se ne va in giro con queste magliette attillate", ha detto Earhardt. "AOC con il suo bel sorriso. È bellissima. Ha il rossetto rosso. E c'è Mamdani, sempre sorridente, sempre positivo almeno in apparenza. Questo non rende la loro filosofia meno pericolosa, giusto?". AOC sono le iniziali con cui è conosciuta Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York.

"Puoi mettere il rossetto a un maiale, ma resta un maiale", ha proseguito la conduttrice. "Puoi metterli su TikTok, puoi metterli su Instagram e su Facebook, o su qualunque piattaforma usino, ma il socialismo fallisce sempre. Anche con il rossetto, anche con una maglietta attillata, resta socialismo e fallisce". In Florida questa settimana una candidata socialista-democratica ha vinto a sorpresa la primaria democratica per il Senato, battendo un avversario che aveva raccolto sedici volte più fondi.

Ocasio-Cortez ha difeso nei giorni scorsi la spinta dei democratici sui social e la sua partecipazione al canale dello streamer Hasan Piker su Twitch, la piattaforma di dirette video. La deputata, che pochi giorni fa ha preso le distanze dalla stagione del progressismo culturale dei primi anni Venti, ritiene che l'abbandono di quegli spazi a favore dei media tradizionali abbia contribuito alla sconfitta dell'ultima tornata elettorale.

I consulenti che oggi si preoccupano di quella strategia sono gli stessi che dopo la sconfitta chiedevano al partito di andare nel podcast di Joe Rogan, ha detto Ocasio-Cortez. "Si è parlato molto del fatto che alle ultime elezioni abbiamo perso i giovani uomini e molti degli stessi consulenti che oggi si torcono le mani erano quelli che dicevano che dovevamo andare da Joe Rogan e che non dovevamo essere così disposti a partecipare alla cancel culture", ha detto la deputata. "Quando guardiamo alle elezioni che ci sono state, abbiamo perso i giovani. Il fatto è che i democratici possono andare da Joe Rogan. I democratici possono andare su Fox News. I democratici hanno la responsabilità di costruire una coalizione vincente".

"I giovani seguono mezzi e conversazioni a cui abbiamo la responsabilità di prestare attenzione e di rispondere", ha aggiunto. "Spesso, quando si fanno le analisi del giorno dopo su come hanno votato i diversi gruppi, quella che viene ignorata è l'ondata generazionale. I millennial non sono più ragazzini ribelli. Siamo adulti con mutui e figli. Quella generazione sta iniziando a essere decisiva alle urne. E c'è rabbia per essere stati ignorati, messi da parte, per il fatto che le generazioni precedenti hanno ipotecato il nostro futuro economico su tutto, dall'economia al clima".


Una socialista-dem vince a sorpresa la primaria per il Senato in Florida


La deputata statale socialista-democratica Angie Nixon ha vinto a sorpresa la primaria democratica per il Senato in Florida, il risultato più inatteso di una serata elettorale in cui si è votato anche in Alaska, in Wyoming e in California in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Con il 56% dei voti contro il 44% ha battuto Alex Vindman, l'ex tenente colonnello dell'esercito diventato famoso come testimone chiave nel primo processo di impeachment contro il presidente Donald Trump. Vindman aveva raccolto 16,3 milioni di dollari di donazioni, 16 volte i 975.000 di Nixon.

Nixon, 42 anni, organizzatrice sindacale eletta a Jacksonville, non ha potuto permettersi neppure uno spot televisivo: secondo la società di monitoraggio pubblicitario AdImpact ha speso in pubblicità 60.000 dollari contro i 2,2 milioni del suo avversario. La sua campagna si è affidata ai social e al porta a porta di volontari e iscritti ai sindacati; la spinta finale nel sud della Florida sembra aver pagato, perché Nixon ha vinto nelle contee urbane dello stato, comprese Miami-Dade e Broward, dove Vindman abita dal 2023. "Abbiamo dimostrato che le persone comuni sono più potenti delle grandi aziende e dei miliardari", ha detto ai sostenitori riuniti a Jacksonville. "Ci hanno superato nella spesa 16 a 1 e abbiamo vinto".

Primarie democratiche · Florida

Nixon batte Vindman di 12 punti nella corsa per il Senato in Florida

L’Associated Press assegna alla deputata statale Angie Nixon una vittoria per 151.303 voti, poco più di dodici punti, sull’ex tenente colonnello dell’esercito Alex Vindman, con circa l’1 per cento delle schede ancora da scrutinare. A novembre sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody nell’elezione speciale per il seggio lasciato da Marco Rubio.

Angie Nixon 56,0%
Deputata statale di Jacksonville · 703.126 voti

Alex Vindman 44,0%
Ex tenente colonnello dell’esercito · 551.823 voti

1.254.949 voti conteggiati 99% scrutinato

Nixon in vantaggio Vindman in vantaggio
OrlandoJacksonvilleTampaW. Palm BeachMiami Margine in voti40.00010.0002.000

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 7:36 italiane del 19 agosto 2026 con lo scrutinio al 99 per cento. Primarie democratiche del 18 agosto 2026 per l’elezione speciale al Senato in Florida.

A novembre Nixon sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody in un'elezione speciale per gli ultimi due anni del mandato lasciato libero da Marco Rubio quando è diventato segretario di Stato. Al suo posto il governatore Ron DeSantis aveva nominato proprio Moody nel gennaio 2025. La senatrice è nettamente favorita, ha già più di 8 milioni di dollari in cassa e corre in uno stato che Trump nel 2024 ha vinto con 13 punti di vantaggio. La candidatura di Nixon, entrata a giugno nei Democratic Socialists of America, l'organizzazione dei socialisti americani, metterà alla prova fin dove possa arrivare una progressista in uno stato sempre più repubblicano; se eletta, sarebbe la prima senatrice nera della Florida.

La sinistra non ha però vinto ovunque. In Florida i deputati Debbie Wasserman Schultz e Jared Moskowitz, moderati e sostenitori di Israele, hanno respinto gli sfidanti progressisti nei nuovi collegi in cui erano stati costretti a correre dal ridisegno della mappa elettorale voluto dai repubblicani dello stato. Wasserman Schultz, che è bianca e ha alle spalle undici mandati, ha vinto in un collegio abitato in gran parte da comunità afroamericane e caraibiche superando quattro candidati neri, secondo cui il seggio doveva continuare a essere rappresentato da un afroamericano; Moskowitz ha battuto Oliver Larkin, un sindacalista socialista.

In Florida è caduto anche un deputato repubblicano in carica: Cory Mills ha perso nel 7° distretto contro Ryan Elijah, un ex conduttore di telegiornali locali. Mills è indagato dalla commissione Etica della Camera, l'organo che vigila sulla condotta dei deputati, per accuse che vanno dalla violenza domestica alla cattiva condotta sessuale fino alle violazioni delle regole sul finanziamento della campagna. Il Dipartimento di Giustizia indaga inoltre sulle sue finanze; lui nega ogni addebito. Trump lo aveva appoggiato a febbraio, ma lunedì sera ha pubblicato sui social il proprio appoggio a tutti i deputati uscenti del partito in Florida tranne lui; DeSantis aveva detto di non sostenerlo e due colleghi, Anna Paulina Luna e Mike Haridopolos, si erano schierati con Elijah. Mills è l'undicesimo membro della Camera a perdere una primaria quest'anno, sette democratici e quattro repubblicani, un numero insolitamente alto; l'opposizione vede ora nel collegio un'occasione di conquista, ma avrebbe preferito sfidare proprio Mills.

Quella di Mills è stata una delle tre sconfitte subite in una sola serata dai candidati appoggiati dal presidente. In Florida ha perso anche Catalina Lauf, ex funzionaria del Dipartimento del Commercio appoggiata da Trump appena la settimana scorsa. Jim Schwartzel, un imprenditore locale dei media, l'ha superata nella corsa per il seggio lasciato libero dal deputato Byron Donalds, candidato a governatore. In Wyoming la sovrintendente all'istruzione pubblica Megan Degenfelder, la candidata scelta da Trump, è stata battuta nella primaria per governatore dal senatore statale e allevatore Eric Barlow, ormai quasi certo di guidare lo stato in cui il presidente nel 2024 ha ottenuto il suo margine di vittoria più ampio, 46 punti. Nelle primarie di questo ciclo i suoi candidati a governatore avevano già perso in Iowa, Georgia e South Carolina. Sempre in Wyoming la deputata Harriet Hageman, che nel 2022, appoggiata da Trump, aveva tolto il seggio alla Camera a Liz Cheney, tra le più dure critiche del presidente nel partito, ha vinto la primaria per il seggio al Senato della senatrice Cynthia Lummis, che si ritira.

Per la successione a DeSantis, arrivato al limite dei due mandati in Florida, i repubblicani hanno scelto proprio Donalds, sostenuto da Trump da prima ancora della candidatura ufficiale, mentre i democratici hanno nominato David Jolly, ex deputato repubblicano che ha lasciato il partito nel 2018, durante il primo mandato di Trump, e si è registrato come democratico l'anno scorso. Donalds è rimasto sotto il 50% dei voti, un risultato che ha già alimentato preoccupazioni in una parte del partito, ma ha raccolto più di 100 milioni di dollari contro i 10 di Jolly e parte favorito: i democratici non vincono la corsa a governatore della Florida dal 1994. Se eletto, Donalds diventerebbe il primo governatore nero dello stato.

In Alaska si sono qualificati per la sfida di novembre al Senato la democratica Mary Peltola, ex deputata ed ex pescatrice, nel 2022 prima nativa dell'Alaska eletta al Congresso, e il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan, veterano dei Marine e sostenitore di Trump. La loro corsa potrebbe decidere il controllo del Senato. Nello stato tutti corrono in un'unica primaria, indipendentemente dal partito: i primi quattro accedono al turno di novembre, che si tiene con il voto a preferenze ordinate, in cui gli elettori mettono in classifica le proprie scelte invece di indicarne una sola. Per uno dei due posti rimanenti, con circa un quarto delle schede conteggiate, era in testa Daniel J. Sullivan, un maestro elementare in pensione che porta lo stesso nome del senatore: i repubblicani lo accusano di essere una candidatura civetta piazzata dall'altro partito per confondere gli elettori e dividere i voti dell'uscente, lui sostiene che la sua corsa è legittima. Le schede postali spedite entro il giorno del voto saranno conteggiate fino a dieci giorni dopo. Peltola arriva alla sfida dopo una settimana complicata, in cui ha preso le distanze da un appello per la raccolta fondi firmato dall'ex vicepresidente Kamala Harris e ha cambiato i vertici della sua campagna.

Resta invece aperta la corsa speciale nel 14° distretto della California per il seggio lasciato da Eric Swalwell, il deputato che si è dimesso ad aprile dopo che più donne lo avevano accusato di cattiva condotta sessuale, una di violenza sessuale; lui ha negato. Se lo contendono due democratiche: Aisha Wahab, senatrice statale progressista, e Melissa Hernandez, funzionaria dei trasporti dell'area di San Francisco su posizioni più moderate. Nella notte il risultato non era ancora stato assegnato e lo spoglio dei voti postali andrà avanti per circa una settimana. Nelle ultime due settimane di campagna lo United Democracy Project, il super PAC di AIPAC, la potente lobby filo-israeliana, ha riversato nella corsa quasi 2,5 milioni di dollari a favore di Hernandez e contro Wahab, che a giugno aveva vinto la primaria con 26 punti di vantaggio. In California i primi due delle primarie avanzano indipendentemente dal partito: chi vince completerà il mandato di Swalwell, in scadenza a gennaio, e le due si affronteranno di nuovo a novembre per il mandato pieno.


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In Michigan un sondaggio rilancia le speranze di El-Sayed


Un sondaggio Susquehanna dà Il democratico avanti di sette punti su Mike Rogers, ma le altre rilevazioni descrivono una corsa ancora molto incerta.

Il democratico Abdul El-Sayed è avanti di sette punti sul repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato in Michigan: 46% contro 39%, secondo un sondaggio dell'istituto Susquehanna diffuso questa settimana e condotto il 17 agosto tra gli elettori probabili. Il 9% degli intervistati è ancora indeciso, mentre il 4% indica un altro candidato: complessivamente, dunque, più di un elettore su otto non si schiera con nessuno dei due principali contendenti. Resta comunque il risultato più favorevole a El-Sayed da diverse settimane e contrasta con quasi tutte le altre rilevazioni più recenti.

Un sondaggio di Fox News, condotto tra il 6 e il 10 agosto su 1.006 elettori registrati e con un margine di errore di tre punti, dava invece Rogers avanti per 51% a 47%. La rilevazione, tuttavia, prendeva in esame una popolazione diversa da quella degli elettori probabili, una delle ragioni per cui i due risultati non coincidono. Un sondaggio online realizzato questo mese da TechnoMetrica per la League of American Workers assegnava invece a El-Sayed un vantaggio di tre punti, 45% contro 42%. Alla fine di luglio, EPIC-MRA per MIRS aveva rilevato Rogers avanti di tre punti, 46% contro 43%, su un campione di 600 persone e con un margine di errore di 4 punti: una distanza, quindi, statisticamente non significativa. La stessa rilevazione aveva esaminato anche un possibile confronto tra Rogers e la deputata Haley Stevens, che risultava in vantaggio di due punti.

Due candidati poco popolari


El-Sayed, esponente dell'ala progressista del Partito Democratico, ha sconfitto Stevens alle primarie. La sua vicinanza allo streamer Hasan Piker e alcune sue dichiarazioni del passato gli hanno attirato critiche all'interno del partito e offerto argomenti agli avversari repubblicani. Rogers, sostenuto da Donald Trump, è stato invece deputato alla Camera dal 2001 al 2015. Un solo sondaggio non basta ovviamente a chiudere il dibattito sulla sua eleggibilità, anche se Susquehanna è considerato uno degli istituti con il miglior livello di accuratezza.

La scorsa settimana Harry Enten, analista elettorale della CNN, ha definito El-Sayed "storicamente impopolare" e "molto più debole degli altri democratici in corsa", sostenendo che il suo livello di impopolarità sia il peggiore mai registrato, a questo punto della campagna, da un candidato democratico al Senato dall'inizio del secolo. Nel sondaggio di Fox News, il 41% degli intervistati esprime un giudizio positivo su El-Sayed e il 54% uno negativo, per un saldo netto di -13. I candidati democratici al Senato in Iowa, Maine e Ohio registrano invece tutti un saldo positivo. Anche Rogers, però, è giudicato sfavorevolmente: il 45% ne ha un'opinione positiva e il 51% una negativa, per un saldo netto di -6.


In Ohio Sherrod Brown prova a rientrare al Senato con lo stesso messaggio di 52 anni fa


A 73 anni Sherrod Brown prova a rientrare al Senato degli Stati Uniti due anni dopo aver perso il seggio che aveva tenuto per tre mandati. È uno dei democratici su cui il partito conta di più per le sue speranze di riconquistare il controllo della camera alta a novembre. Il suo avversario è Jon Husted, senatore repubblicano che a quella carica non è mai stato eletto: è stato nominato per occupare il seggio lasciato libero da JD Vance quando è diventato vicepresidente.

Nel 2024 Brown aveva perso con il presidente Trump sulla scheda e l'entusiasmo repubblicano al massimo, mentre l'industria delle criptovalute spendeva cifre enormi per cacciarlo dal Senato. Questa volta il presidente non è candidato ed è impopolare presso larga parte del paese. L'Ohio resta però uno Stato che nell'ultimo decennio si è spostato a destra.

Brown ha raccolto più fondi di qualsiasi altro democratico candidato al Senato, con l'eccezione di James Talarico in Texas e Jon Ossoff in Georgia. Gli analisti elettorali indipendenti classificano la corsa dell'Ohio tra il favore ai repubblicani e il testa a testa (cioè tra una gara che il candidato repubblicano parte favorito per vincere e una in cui nessuno dei due è davanti). I sondaggi indicano che Brown può farcela.

Nei sondaggi, nei focus group e alle urne l'elettorato democratico chiede candidati giovani, estranei alla politica di professione e ostili all'establishment di Washington. Brown è l'esatto contrario: eletto per la prima volta nel 1974, ha passato gran parte degli ultimi trentacinque anni nei corridoi del Congresso. Al tempo stesso è prima di tutto un populista economico e il costo della vita alimenta oggi una spinta a sinistra dentro il partito. Il messaggio che sempre più elettori democratici vogliono sentirsi dire è quello che lui ripete da prima che molti di loro nascessero. Dennis Eckart, ex deputato dell'Ohio e amico di lunga data, ha detto al New York Times che Brown è quello che la maggior parte della gente desidera. "È stato il senatore della cameriera, è stato il senatore dell'operaio", ha detto.

I repubblicani lo descrivono come un uomo del passato, uno che ha già perso una volta e perderà di nuovo perché è troppo a sinistra per il suo Stato. Husted ha definito "patetica" l'operazione. "O è il suo sistema, o è stato un fallimento nel cambiarlo", ha detto al New York Times il senatore, eletto all'assemblea legislativa dell'Ohio nel 2000 e poi segretario di Stato dell'Ohio, la carica che sovrintende alle elezioni, prima di diventare vicegovernatore e di essere nominato al Senato. "Può scegliere quale delle due, ma in un modo o nell'altro è stato un fallimento." Nick Puglia, portavoce del comitato che finanzia le campagne dei repubblicani al Senato, ha detto in una nota che "dopo 32 anni passati a piegare il ginocchio davanti alla sinistra radicale a Washington" Brown "è completamente fuori sintonia con l'Ohio" mentre si batte per aumentare le tasse e dare sussidi pubblici agli immigrati irregolari.

Quest'anno Brown ha deciso di parlare del suo avversario, cosa che di solito non fa. Nei suoi incontri ricorda che Husted ha detto che chi fa fatica non sa come muoversi nel mondo reale e che basterebbe lavorare di più e meglio per guadagnare di più. La frase che giudica più offensiva è quella in cui il senatore repubblicano ha definito "rotta" l'etica del lavoro nel paese. Husted ha risposto che si tratta di "una bugia" e ha detto che Brown "non ha mai lavorato in una fabbrica né fatto un giorno di lavoro manuale in vita sua".

Figlio di un medico e laureato a Yale, Brown è stato eletto deputato all'assemblea dell'Ohio nel 1974, quattro giorni prima di compiere 22 anni. Il giornale della sua città, il Mansfield News Journal, lo descrisse allora come un "liberal" con "il sostegno del sindacato", già attivista per i diritti civili, per l'ambiente e contro la guerra ai tempi del liceo. "Il sistema fa schifo", disse a un cronista.

È stato rieletto nel 1976, nel 1978 e nel 1980. Nel 1982 è diventato segretario di Stato dell'Ohio, è stato riconfermato nel 1986 e ha perso il posto nel 1990. Nel 1992 è entrato alla Camera dei rappresentanti a Washington ed è stato rieletto nel 1994 (l'anno in cui moltissimi democratici persero il seggio) e poi altre cinque volte. Una delle ragioni della sua tenuta è l'opposizione precoce e convinta al NAFTA, l'accordo di libero scambio nordamericano.

Nel libro del 1999 "Congress From the Inside" ha scritto che quell'accordo alimentò rabbia e cinismo tra gli iscritti ai sindacati, che "hanno visto i salari ristagnare, le fabbriche delle loro comunità chiudere e il loro presidente mandare i loro posti di lavoro in Messico". Nel libro del 2004 "Myths of Free Trade: Why American Trade Policy Has Failed" ha preso di mira le élite del paese. "Se i leader delle nostre istituzioni si prendessero il tempo di ascoltare le persone che lavorano con le mani, forse imparerebbero qualcosa sulle ragioni dell'ansia dei lavoratori, sulla disperazione con cui molti guardano al futuro".

I nomi dei suoi due cani riassumono la sua politica: Franklin, come Franklin Delano Roosevelt, e Walter, come Walter Reuther. "Il più grande presidente", ha detto al New York Times, "e il più grande leader sindacale". Per Brown il problema di fondo della politica americana degli ultimi cinquant'anni è che le imprese sono diventate sempre più grandi e forti mentre il lavoro è diventato sempre più piccolo e debole, con lo smantellamento sistematico della Great Society, il programma di riforme sociali di Lyndon Johnson degli anni Sessanta costruito sul New Deal di Roosevelt degli anni Trenta.

La sua vittoria al Senato nel 2018, due anni dopo che il presidente Trump aveva vinto l'Ohio, era stata così improbabile che molti democratici si chiesero se non dovesse candidarsi alla Casa Bianca. Il messaggio non è cambiato da allora. "La storia e la politica sono cicliche", ha detto al New York Times.

In Ohio i democratici hanno una generazione di amministratori giovani: Aftab Pureval, 43 anni, sindaco di Cincinnati, Justin Bibb, 39 anni, sindaco di Cleveland, e Dani Isaacsohn, 37 anni, capogruppo di minoranza alla Camera dello Stato. Quando quest'anno si è aperta la corsa al Senato, nessuno di loro si è fatto avanti. Pureval ha detto al New York Times che da giovane non vorrebbe nessun altro candidato al posto di Brown, perché il costo della vita è il tema di cui si occupa da quando è entrato nella vita pubblica.

Nei suoi comizi Brown ricorda l'ultima cosa importante che ha fatto da senatore, il Social Security Fairness Act, la legge bipartisan che ha contribuito a scrivere per garantire la pensione piena a milioni di dipendenti pubblici. A Steubenville, ex città dell'acciaio sul fiume Ohio a 45 minuti di auto da Pittsburgh, è entrato tra gli applausi nella sede locale del sindacato degli elettricisti. Alle sue spalle c'erano cartelli con scritto "Workers before billionaires", i lavoratori prima dei miliardari, e "Taking on the rigged system", contro il sistema truccato.

"Vedete cosa succede quando le aziende fanno sempre più soldi", ha detto agli iscritti. "I dirigenti sono pagati sempre di più, i profitti sono più grandi, voi lavorate di più, siete più produttivi e i soldi che escono sono più di quelli che entrano." "Ecco perché combattiamo", ha aggiunto. "Ecco perché sono in questa corsa".

Quando si candidò per la prima volta nel 1974, un annuncio elettorale lo presentava come "un cambiamento in meglio". Cinquantadue anni dopo chiede lo stesso genere di cambiamento. Eckart ha ricordato i discorsi che faceva all'assemblea dell'Ohio negli anni Settanta. "Stava reincarnando Roosevelt", ha detto. "Non c'è granché di nuovo".


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I repubblicani hanno rotto con il libero mercato e cercano le parole per spiegarlo


Una nuova generazione di leader è convinta che la vecchia ortodossia non tenga insieme la coalizione di Trump. L'interventismo economico viene venduto con il linguaggio della fede e della famiglia.

Una nuova generazione di politici repubblicani è convinta che la vecchia ortodossia del libero mercato non basti più a tenere insieme la coalizione elettorale costruita da Donald Trump. Il partito sta cercando le parole per vendere agli elettori la sua nuova economia in vista del 2028, quando il presidente non sarà più sulla scheda.

Politiche che dieci anni fa sarebbero state impensabili per un repubblicano, dai dazi all'ingresso diretto dello Stato nel capitale delle aziende, vengono oggi presentate con il linguaggio conservatore della fede, della famiglia e dell'equità. "La risposta al perché il partito sta finalmente cambiando direzione è: gli elettori. È una risposta di una parola sola", ha detto in un'intervista il senatore Josh Hawley, che sostiene questa linea economica da più di dieci anni.

I repubblicani della vecchia guardia hanno passato l'ultimo decennio a sperare che l'interventismo economico del presidente fosse una parentesi, dopo la quale il partito avrebbe ripreso la rotta di prima. La ristretta rosa dei possibili successori dice il contrario. Da senatore JD Vance ha chiesto regole più severe per le grandi banche e per le ferrovie, oltre a proporre un aumento delle tasse sui fondi patrimoniali delle università, posizioni che sotto Ronald Reagan o George W. Bush gli sarebbero costate l'espulsione dal partito.

Tra le stelle nascenti del partito ci sono il vicepresidente, il segretario di Stato Marco Rubio e senatori come Jim Banks e Bernie Moreno, gente che capisce i problemi degli americani e l'importanza dei lavoratori, ha detto a Politico Jamieson Greer, il rappresentante per il Commercio che da un anno e mezzo gestisce la politica dei dazi del presidente.

La vecchia guardia, che si richiama ad Adam Smith, Milton Friedman e Ayn Rand, ammette di non avere nessuno da opporre a quello che considera un socialismo strisciante entrato nel discorso repubblicano. "Se la definizione netta di socialismo è possedere i mezzi di produzione, allora sì, il presidente ci è arrivato", ha detto Douglas Holtz-Eakin, ex capo economista del consiglio dei consulenti economici di George W. Bush e oggi alla guida del think tank conservatore American Action Forum. "I vecchi conservatori, le persone come me, letteralmente: Bush è stato la fine di tutto questo. È sparito da molto tempo".

Gli elettori operai si sono spostati verso i repubblicani nell'ultimo decennio e hanno portato con sé priorità che convivono male con l'agenda liberista tradizionale, come proteggere i posti di lavoro interni, alzare i salari e rendere possibile a una famiglia comprare casa e avere figli con un reddito da lavoro manuale. Le stesse preoccupazioni si stanno estendendo agli impiegati, alle prese con salari fermi e con il timore che l'intelligenza artificiale si mangi i loro posti.

Per ogni elettore benestante affezionato ai tagli delle tasse che perdono, i repubblicani ne guadagnano cinque della classe lavoratrice, ha detto Oren Cass, fondatore e capo economista di American Compass, un think tank populista di destra. Il partito si riempie così di elettori che lo spingono ancora più in quella direzione, mentre i democratici perdono proprio le persone che li tenevano con i piedi per terra.

Il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che a inizio agosto ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Michigan, sono l'altra faccia dello stesso fenomeno. Il loro populismo di sinistra parla agli stessi elettori conquistati da Trump, quelli di cui il prossimo candidato repubblicano alla Casa Bianca avrà bisogno. Tra i sostenitori di Bernie Sanders e quelli del movimento MAGA non c'è molta distanza da almeno dieci anni, ha detto Alex Bruesewitz, consulente esterno del presidente. Cambiano le ricette per arrivare ai risultati, non i risultati. Il vecchio messaggio repubblicano, "lavora di più, io mi sono tirato su da solo", per Bruesewitz non funziona più con questi elettori.

Lo scontro interno è esploso in pubblico la settimana scorsa, quando una discussione sui giovani americani che si lamentano di un burrito da 20 dollari si è allargata alla domanda se i conservatori prendano abbastanza sul serio le difficoltà economiche degli elettori. Il podcaster Jack Posobiec, molto seguito nel mondo MAGA, si è definito "non capitalista" attaccando l'imprenditore canadese Kevin O'Leary. "Vedono i vari Kevin O'Leary con gli orologi da 2 milioni di dollari e ci chiediamo perché fanno il tifo per Mangione", ha detto Posobiec, riferendosi a Luigi Mangione, accusato di aver ucciso l'amministratore delegato di UnitedHealthcare Brian Thompson. "Se non adottiamo alcune di queste politiche populiste, avremo proprio una rivoluzione socialista".

Per convincere una generazione di repubblicani cresciuta nell'idea che l'intervento dello Stato sia sempre sospetto, i populisti ricorrono spesso al linguaggio religioso. Greer, membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, cita Brigham Young quando dice che i fedeli dovrebbero comprare solo dai propri "fratelli fedeli". Hawley, evangelico, usa la parola "patto" per richiamare la convinzione dei puritani che esistesse un "prezzo giusto" per le merci e un salario equo per il lavoro.

Se la questione viene posta in termini di più regole e più Stato, gli evangelici rispondono che non ne sono convinti, ha detto Hawley. "Ma se dici: questo riguarda quello che è giusto e quello che è sbagliato, riguarda l'essere a favore della famiglia, allora dicono: questo è senz'altro vero, sono completamente d'accordo". Secondo il senatore "gli evangelici stanno riscoprendo la nostra lunga storia di impegno economico".

"L'economia è fatta per l'uomo o l'uomo è fatto per l'economia?", ha detto Andrew Walker, preside della facoltà di teologia del Southern Baptist Theological Seminary. Politici come Hawley e Rubio, secondo Walker, si chiedono quanto valga il prodotto interno lordo se ci sono uomini dipendenti dalla droga che non si sposano, mentre il paese fa entrare lavoratori stranieri con i visti H-1B per stimolare la crescita.

L'81% degli americani ha un'opinione positiva della "libera impresa", mentre solo il 54% dice lo stesso del "capitalismo", in calo dal 61% del 2010, ha rilevato un recente sondaggio di Gallup. Del "socialismo" ha un'opinione positiva il 39%. Le stesse idee, presentate con parole diverse, ottengono reazioni molto diverse.

Un precedente di repubblicani che provano a unire il mercato con un ruolo attivo dello Stato esiste. Il "conservatorismo compassionevole" di Bush prevedeva l'intervento federale per obiettivi sociali, dalla copertura dei farmaci dentro Medicare, il programma sanitario pubblico per gli anziani, ai soldi pubblici distribuiti attraverso organizzazioni religiose per combattere la povertà e le dipendenze. Bush aveva perfino ipotizzato un percorso di "cittadinanza guadagnata" per gli immigrati irregolari.

I repubblicani di quegli anni accettavano comunque il primato del mercato, mentre i populisti di oggi sono più disposti a intervenire per ottenere i risultati che ritengono utili alle famiglie e ai lavoratori. "I conservatori compassionevoli non erano altrettanto infatuati delle burocrazie di élite capaci di realizzare il bene comune attraverso il potere esecutivo", ha detto Tim Chapman, presidente di Advancing American Freedom, l'organizzazione politica dell'ex vicepresidente Mike Pence.

Le due parti non sono d'accordo neanche su chi debba stabilire che cosa sia il bene comune. I conservatori tradizionali sostengono che dare a Washington il potere di decidere quali risultati economici servano alle famiglie significa scavalcare il giudizio dei singoli e dei territori. La vecchia guardia ha concentrato gli attacchi su Vance, anche se Rubio da anni sostiene argomenti simili, a partire dal discorso del 2019 sul "capitalismo del bene comune" tenuto alla Catholic University di Washington.

Dentro la nuova destra manca l'accordo su quanto lontano debba arrivare quel principio. Molti conservatori accettano i "conti Trump", che aprono ai bambini un investimento con vantaggi fiscali e un versamento iniziale dello Stato di 1.000 dollari, ma sono a disagio con altre mosse, come la quota del 9,9% che il governo ha preso nel produttore di chip Intel. Un criterio che fissi il limite dell'intervento pubblico non è ancora stato definito. "Vogliamo che sia il capitalismo a fare il più possibile, ma dove il capitalismo o il mercato falliscono vogliamo assicurarci che ai margini si faccia il necessario", ha detto Greer.

Sotto i politici che si giocheranno la candidatura del 2028 sta crescendo una generazione di collaboratori e studiosi conservatori per cui la diffidenza verso il vecchio consenso liberista è il punto di partenza, non più una posizione di minoranza. "Non vedo nessuno che dica: voglio tornare a candidarmi sulla piattaforma del conservatorismo tradizionale, o anche solo sulla sua versione di Bush", ha detto Holtz-Eakin. "Personalmente credo che anche questa passerà, ma ci vorrà molto tempo".


Abdul El-Sayed vince le primarie Dem per il Senato in Michigan


Abdul El-Sayed ha vinto le primarie del Partito Democratico per il Senato in Michigan. Era la corsa più attesa e più divisiva della stagione che porta alle elezioni di metà mandato di novembre, in cui si rinnovano la Camera e un terzo del Senato. L'emittente televisiva NBC gli ha assegnato la vittoria mentre lo spoglio era ancora in corso, come da prassi americana, in cui sono i media a proclamare i vincitori sulla base delle proiezioni. Al momento della proclamazione il vantaggio sulla deputata moderata Haley Stevens era di pochi punti percentuali e i numeri definitivi arriveranno nelle prossime ore. El-Sayed, 41 anni, ex funzionario della sanità pubblica e figlio di immigrati egiziani, correva da progressista contro la candidata dell'establishment del partito. Se a novembre vincesse anche le elezioni generali, diventerebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti.

Il seggio è quello lasciato libero dal senatore democratico Gary Peters, che si ritira, ed è considerato decisivo per il controllo del Senato. A novembre El-Sayed affronterà il repubblicano Mike Rogers, un ex deputato sostenuto dal presidente Donald Trump che nel 2024 aveva perso la corsa per l'altro seggio del Michigan contro la democratica Elissa Slotkin.

El-Sayed era in vantaggio di quasi 30 punti nei primi risultati e ha visto il margine ridursi per tutta la notte, man mano che venivano conteggiati i voti per posta, nettamente favorevoli a Stevens. Lui ha vinto il voto in presenza con circa 25 punti di scarto, lei quello postale con un margine simile. L'affluenza ha stabilito i record per una primaria dello stato, con oltre 1,3 milioni di voti per posta e un voto anticipato in presenza cresciuto del 90% rispetto al 2024. I due candidati hanno parlato ai sostenitori dopo la mezzanotte locale (le sei del mattino in Italia), quando l'esito era ancora incerto.

Primarie democratiche · Michigan

El-Sayed batte Stevens per meno di due punti nella corsa per il Senato

La rete NBC ha assegnato la vittoria a El-Sayed quando lo spoglio era quasi completo. In palio c'è il seggio lasciato dal democratico Gary Peters: a novembre la sfida sarà con il repubblicano Mike Rogers.

Scrutinio in corso Grafica di Focus America 5 agosto 2026

CandidatoVoti%

Abdul El-Sayed Ex funzionario della sanità pubblica
700.272
48,9%

Haley Stevens Deputata al Congresso
675.350
47,1%

Mallory McMorrow Senatrice statale, ritirata
57.604
4,0%

1.433.226 voti conteggiati 91% scrutinato

Fonte New York Times, risultati non ufficiali. Primarie democratiche del 4 agosto 2026 per il seggio del Michigan al Senato degli Stati Uniti; la vittoria è stata assegnata dalla rete NBC. McMorrow si era ritirata a luglio, ma restava sulla scheda.

Sei gruppi esterni hanno speso 62 milioni di dollari a favore di Stevens, un vantaggio di nove a uno secondo i dati della società di monitoraggio pubblicitario AdImpact. Per El-Sayed, tra campagna e alleati, sono arrivati circa 7 milioni. Oltre la metà dei fondi pro-Stevens, circa 32 milioni, è arrivata dal super PAC di AIPAC, la principale lobby filo-israeliana degli Stati Uniti (i super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere somme illimitate, purché non si coordinino direttamente con i candidati). È la cifra più alta spesa da un singolo gruppo in una primaria democratica federale in questo ciclo elettorale. Secondo un'analisi del Washington Post, con oltre 97 milioni di dollari di spot televisivi la primaria del Michigan è stata la seconda più costosa del paese, dietro soltanto a quella del Texas. La provenienza del denaro è diventata il tema centrale della campagna. Nell'ultimo dibattito i due candidati hanno passato i primi quindici minuti a litigare su super PAC e gruppi che non rivelano i propri donatori.

Sulla guerra a Gaza i due candidati erano agli opposti. El-Sayed accusa il governo israeliano di aver commesso un genocidio e chiede di interrompere gli aiuti militari americani a Israele. Stevens si definisce una "orgogliosa democratica pro-Israele", sostiene il mantenimento degli aiuti senza condizioni e non ritiene che ci sia stato un genocidio. La distanza si è vista nelle urne di uno stato che ospita una delle più grandi comunità arabe d'America. A Dearborn, la città del Michigan con la più alta quota di residenti arabo-americani, El-Sayed ha vinto con oltre 57 punti di margine.

Stevens, 43 anni, deputata al quarto mandato, era la candidata dei vertici del partito. Il leader dei senatori democratici Chuck Schumer aveva chiesto ai donatori di finanziarla e la governatrice Gretchen Whitmer, che nel 2018 aveva sconfitto nettamente El-Sayed nelle primarie per la carica di governatore, l'aveva appoggiata pubblicamente. I sondaggi le attribuivano un ampio vantaggio tra gli elettori neri e tra gli over 60. El-Sayed è andato più forte tra i giovani, i laureati e gli indipendenti, che in Michigan possono partecipare al voto perché le primarie sono aperte, senza registrazione per partito. Lo hanno sostenuto Bernie Sanders, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e il sindacato dell'auto United Auto Workers.

La corsa era seguita da tutte le correnti democratiche perché era il primo scontro diretto dell'anno tra progressisti e centristi in una primaria per il Senato. E si è svolta in uno stato in bilico, non in roccaforti come New York o Denver, dove la sinistra ha già vinto quest'anno. Sullo sfondo c'è il 2028. Il partito ha collocato in via preliminare il Michigan al quinto posto nel calendario delle prossime primarie presidenziali (prima del Super Tuesday, il giorno in cui vota il blocco più numeroso di stati). Per entrambe le ali la sfida è stata una prova generale delle strategie con cui mobilitare le rispettive coalizioni.

Per la sinistra è arrivata un'altra vittoria dal settimo distretto del Michigan, quello della capitale Lansing. William Lawrence, un organizzatore di 35 anni che ha co-fondato il movimento ambientalista giovanile Sunrise Movement, ha superato due candidati moderati che si sono divisi il voto (insieme avevano ottenuto la maggioranza dei consensi). Lawrence, sostenuto da Sanders, ha fatto campagna contro i data center e per la sanità universale. A novembre sfiderà il repubblicano Tom Barrett in uno dei 18 seggi considerati contendibili dal Cook Political Report, l'istituto indipendente che valuta la competitività dei collegi. Sarà un test sulla capacità del populismo di sinistra di vincere in un distretto conteso.

In Missouri ha vinto invece l'establishment. Il deputato Wesley Bell, un moderato pro-Israele, ha respinto con oltre il 70% dei voti il tentativo di rientro di Cori Bush. L'ex deputata socialista-democratica, che lui stesso aveva battuto nel 2024, faceva parte della "Squad", il gruppo delle deputate più progressiste del Congresso. Anche in questa corsa il super PAC legato ad AIPAC ha speso milioni di dollari contro Bush. La sconfitta interrompe la serie di successi dei socialisti democratici, che a giugno avevano estromesso tre deputati in carica. Resta ancora aperta la sfida di Detroit tra il deputato Shri Thanedar e lo sfidante socialista-democratico Donavan McKinney.

Le primarie di martedì hanno definito anche la corsa per la successione della governatrice Whitmer, non più ricandidabile per i limiti di mandato. A novembre la democratica Jocelyn Benson, segretaria di Stato del Michigan (la carica che sovrintende alle elezioni), affronterà il deputato repubblicano John James, sostenuto da Trump. Benson ha difeso i risultati del 2020 dai tentativi di ribaltamento; James, se vincesse, diventerebbe il primo governatore nero dello stato.

Negli altri stati al voto, in Kansas i repubblicani hanno scelto Ty Masterson, il presidente del Senato statale sostenuto da Trump, per la successione della governatrice democratica Laura Kelly. Lo sfiderà la democratica populista Cindy Holscher, che ha vinto la sua primaria contro il candidato appoggiato dalla governatrice uscente. Gli elettori hanno inoltre bocciato il referendum promosso dai repubblicani per rendere elettivi i giudici della Corte Suprema statale, un tentativo di ribaltare la sentenza del 2019 che garantisce il diritto all'aborto nello stato. In Missouri sono state respinte sia la proposta che avrebbe reso molto più difficili i referendum costituzionali di iniziativa popolare sia quella per abolire l'imposta statale sul reddito. In Virginia i democratici hanno candidato l'ex deputata Elaine Luria, che sfiderà di nuovo la repubblicana Jen Kiggans dopo la sconfitta del 2022 in uno dei distretti più competitivi del paese. Nello stato di Washington, dove tutti i candidati corrono in un'unica primaria e i primi due passano al voto di novembre, la deputata democratica moderata Marie Gluesenkamp Perez affronterà John Braun, un repubblicano appoggiato da Trump.

Sempre martedì, in South Dakota il candidato democratico al Senato Julian Beaudion si è ritirato dalla corsa dopo aver denunciato minacce e un incendio nella sua casa, lasciando campo libero a un indipendente contro il senatore repubblicano Mike Rounds. È il terzo caso quest'anno dopo Nebraska e Idaho, una strategia che i democratici stanno ripetendo negli stati più conservatori per concentrare i voti dell'opposizione.


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Trump propone di aprire al taglio del legname 44 milioni di acri di foreste protette


Il Forest Service ha depositato la proposta che cancella la regola firmata da Bill Clinton nel 2001. I commenti del pubblico si chiudono il 21 settembre, poi sono attese le cause delle associazioni.

Il Forest Service, l'agenzia federale che gestisce le foreste nazionali americane, ha depositato martedì la proposta di aprire più di 44 milioni di acri di aree selvagge alla costruzione di strade e al taglio del legname. La regola che il governo vuole cancellare risale al 2001 e vieta strade, taglio commerciale e attività minerarie nelle foreste rimaste senza collegamenti, una protezione in vigore da un quarto di secolo. Il provvedimento riguarda la gestione di 44,7 milioni di acri in tutto il paese.

La Roadless Area Conservation Rule, la "roadless rule", cioè la regola sulle aree senza strade, è una misura bipartisan firmata da Bill Clinton negli ultimi giorni della sua presidenza per proteggere dal taglio commerciale e dalle concessioni minerarie le terre forestali non ancora sviluppate, con l'obiettivo di mantenere intatti gli ecosistemi e di proteggere le riserve d'acqua. Copre il 30 per cento delle foreste nazionali, circa 59 milioni di acri (24 milioni di ettari), secondo il Dipartimento dell'Agricoltura, da cui dipende il Forest Service. La differenza con i 44,7 milioni di acri della proposta si spiega con Idaho e Colorado, che hanno regolamenti propri prevalenti su quello federale e restano fuori da qualsiasi cambiamento della politica nazionale.

La ministra dell'Agricoltura Brooke Rollins ha detto che la cancellazione restituisce autorità ai gestori forestali locali, "che conoscono la terra meglio di chiunque altro, togliendo le barriere che hanno impedito loro di fare il lavoro che la terra richiede". In un comunicato ha aggiunto che "per troppo tempo restrizioni superate hanno tenuto decine di milioni di acri di foreste fuori dalla portata proprio di quegli interventi che migliorano la salute delle foreste e riducono il rischio di incendi per le nostre comunità" e che "le nostre foreste non possono permettersi un altro decennio di inazione". "In tutto il paese abbiamo visto condizioni prevedibili, boschi troppo fitti, infestazioni di insetti e malattie, trasformare paesaggi sani in polveriere", ha detto.

L'agenzia ha definito la regola una restrizione uguale per tutti, che ha frustrato i gestori del territorio ed è stata un ostacolo alla riduzione del rischio di roghi. I funzionari federali dicono che la cancellazione toglie la designazione nazionale delle aree senza strade ma non obbliga a tagliare alberi o a costruire strade. Il capo del Forest Service Tom Schultz ha detto che permetterà interventi essenziali come la rimozione del legname morto e infiammabile: più del 40 per cento delle aree senza strade ha un pericolo di incendio alto o molto alto, ma solo il 5 per cento ha ricevuto trattamenti di riduzione dei combustibili dal 2014.

Gli Stati Uniti stanno vivendo uno degli anni peggiori per gli incendi: fino al 17 agosto sono bruciati 7,3 milioni di acri in circa 49.000 roghi, secondo il National Interagency Fire Center, il centro federale che coordina la lotta agli incendi. Gli scienziati spiegano che il peggioramento degli incendi dipende dalla combinazione di tre fattori: il cambiamento climatico che scalda e asciuga i boschi, il minor taglio del legname e decenni di soppressione dei roghi che hanno lasciato accumulare materiale combustibile.

Le strade potrebbero però aumentare la minaccia degli incendi, hanno avvertito alcuni esperti, perché portano persone. Quasi l'85 per cento degli incendi comincia con un'attività umana come mozziconi di sigaretta, roghi di sterpaglie o scintille di attrezzature, hanno mostrato le ricerche. Le strade possono anche fare da corridoio per le specie invasive, comprese le erbe infiammabili. "Introdurre strade e attività umane in aree che sono altrimenti indisturbate aumenterà gli incendi dove il rischio ora è basso", ha detto al New York Times Alexandra D. Syphard, ecologa del Conservation Biology Institute, organizzazione non profit dell'Oregon. "L'impatto involontario di tutto questo potrebbe essere creare una situazione peggiore".

Camille Stevens-Rumann, direttrice del Colorado Forest Restoration Institute e professoressa associata di ecologia del fuoco alla Colorado State University, ha aggiunto che le nuove strade non aiuterebbero necessariamente contro gli incendi più distruttivi, perché questi tendono a innescarsi vicino alle strade già esistenti. I fuochi nelle zone remote, spesso provocati dai fulmini, bruciano in media molti meno acri. Uno studio pubblicato quest'anno sulla rivista Fire Ecology ha rilevato che tra il 1992 e il 2024 la densità degli inneschi nelle foreste nazionali degli Stati Uniti continentali era più bassa nelle aree selvagge protette e nelle aree senza strade inventariate. Era più alta entro 50 metri dalle strade, anche se gli incendi partiti vicino alle strade erano in media più piccoli. Un'analisi del 2025 della Wilderness Society, associazione ambientalista, aveva trovato che la densità degli incendi è più bassa nelle aree selvagge e protette e più alta vicino alle strade.

Il senatore democratico del New Mexico Martin Heinrich ha ricordato che nelle zone remote si arriva con i paracadutisti antincendio: "Abbiamo i paracadutisti, tanto per cominciare, è così che si arriva in quelle aree remote". Ha detto anche che gli incendi controllati, le potature e altri interventi sono già di routine su milioni di acri di bosco e che quelle aree vengono poi richiuse al traffico dei mezzi a motore. I democratici degli Stati occidentali hanno detto di ritenere che gli argomenti sugli incendi servano a nascondere il vero obiettivo dell'Amministrazione, cioè permettere più taglio del legname.

Il presidente Donald Trump ha fatto della produzione di legname una priorità. L'anno scorso ha chiesto un aumento del 25 per cento del taglio nelle foreste nazionali e ha ordinato alle agenzie di aggirare le tutele per le specie in pericolo e altre norme ambientali per riuscirci. Rollins ha poi firmato un memorandum che dichiara una "situazione di emergenza" nelle foreste nazionali e istituisce una procedura accelerata per il taglio, che accorcia la partecipazione del pubblico e le revisioni legali. I produttori americani di legname hanno una disponibilità di tronchi limitata, in parte proprio per la regola sulle aree senza strade. In più affrontano la concorrenza del legname canadese a basso costo.

La cancellazione elimina le protezioni per i nove milioni di acri non sviluppati del Tongass National Forest, in Alaska, la foresta nazionale più grande del paese e la più grande foresta pluviale temperata intatta al mondo. Durante la seconda parte del suo primo mandato il governo federale aveva già tolto le restrizioni al taglio e alle strade nel Tongass e l'Amministrazione Biden le aveva ripristinate nel 2023. I leader politici dell'Alaska hanno sostenuto un'esenzione dalla regola, che secondo loro ostacola le opportunità economiche.

Damien Schiff, avvocato della Pacific Legal Foundation, studio legale libertario di interesse pubblico che contesta da tempo la regola nel Tongass, ha detto di ritenere che le protezioni federali abbiano danneggiato l'attività mineraria, la produzione di legname e altro sviluppo economico. In Alaska, ha sostenuto, le restrizioni intorno al Tongass hanno reso difficile collegare le comunità vicine alla rete elettrica. "Ha avuto un effetto deprimente sull'uso della foresta nazionale per le attività produttive in generale", ha detto. La cancellazione è una vittoria importante per gli Stati guidati dai repubblicani e per i gruppi industriali che da anni sostengono che i divieti abbiano frenato lo sviluppo economico. Più di una decina di cause hanno provato senza successo a far cadere la regola. Il governatore repubblicano del Montana Greg Gianforte ha detto che "per 25 anni il peso di Washington ha ostacolato la capacità del Montana di gestire come si deve il rischio incendi e lo sviluppo delle strade" su quasi il 60 per cento delle terre del Forest Service nello Stato.

La cancellazione riguarda principalmente la California e altri nove Stati occidentali, dove si trova più del 95 per cento delle aree senza strade inventariate. Le aree californiane coprono circa 4,4 milioni di acri distribuiti su 21 foreste nazionali (tra cui parti di Angeles, Tahoe, Inyo, Shasta-Trinity e Los Padres).

Le aree senza strade ospitano più della metà della fauna a rischio, dagli orsi grizzly ai lupi, dagli alci ai salmoni ai ghiottoni. Comprendono anche le ultime foreste vetuste rimaste nel paese. Le terre forestali americane assorbono milioni di tonnellate di carbonio l'anno. Chi difende la regola dice che ha preservato l'acqua pulita, gli spazi per le attività all'aria aperta e gli habitat delle specie in pericolo. "Per 25 anni la Roadless Rule ha tenuto intatte le nostre foreste più selvagge. I benefici sono stati incalcolabili per le persone, per l'acqua, per la fauna e per il clima", ha detto Abigail Dillen, presidente di Earthjustice, organizzazione non profit di diritto ambientale.

Le associazioni ambientaliste dicono che il piano distruggerà paesaggi intatti, tra cui habitat cruciali per le specie migratorie e le sorgenti dei grandi acquedotti municipali. "Strappando le protezioni ad alcune delle nostre foreste intatte più antiche, l'Amministrazione Trump mette in pericolo le forniture di acqua potabile di decine di milioni di persone e minaccia gli habitat della fauna e le occasioni di svago in quasi ogni Stato", ha detto Drew McConville, ricercatore del Center for American Progress, centro studi di orientamento progressista. Randi Spivak, direttrice delle politiche sulle terre pubbliche del Center for Biological Diversity, ha detto che quelle sono alcune delle ultime foreste davvero selvagge rimaste nel paese e che "una volta che si comincia a spianare strade per il taglio commerciale e per lo sviluppo industriale, non si torna più indietro".

Emma Powell, responsabile degli affari istituzionali dell'Alaska Wilderness League, ha descritto il Tongass come un tesoro globale che ospita le risalite dei salmoni e una fauna abbondante e ha detto che "dalla pesca al turismo alle attività ricreative all'aperto, questi paesaggi sostengono migliaia di posti di lavoro e generano miliardi di dollari di attività economica ogni anno". David Jenkins, presidente dell'associazione conservatrice Conservatives for Responsible Stewardship, con sede in Virginia, ha criticato la proposta come fiscalmente irresponsabile e ha ricordato l'arretrato di manutenzione da miliardi di dollari: "L'agenzia non ha i soldi per prendersi cura delle 368.000 miglia di strade che già bucherellano le nostre foreste nazionali".

Tre quarti degli americani si dicevano favorevoli alla regola in un sondaggio del 2019 del Pew Charitable Trusts, ente di ricerca non profit. Quando l'anno scorso il Dipartimento dell'Agricoltura ha annunciato l'intenzione di cancellarla ne erano arrivati più di 600.000 commenti pubblici, in grandissima parte contrari: un'analisi del Center for Western Priorities, associazione non di parte per la conservazione, ha calcolato che il 99 per cento era contro. "Gli americani di ogni orientamento politico hanno reso chiarissimo che non vogliono che siano i nominati politici a togliere le protezioni alle terre pubbliche", ha detto Chris Krupp, avvocato di WildEarth Guardians.

Diverse associazioni dovrebbero fare causa per bloccare la cancellazione. Alex Craven, responsabile della campagna sulle foreste del Sierra Club, ha contestato che eliminare la regola permetta di lavorare di più contro gli incendi. Ha ipotizzato che più strade portino più fuochi e ha detto che la regola non ha mai impedito al Forest Service interventi mirati sui combustibili. Ha promesso che il Sierra Club e altri gruppi combatteranno la proposta a ogni passaggio. I democratici in Congresso hanno provato a trasformare la regola in legge, ma il tentativo si è arenato in un parlamento a maggioranza repubblicana. "In un momento in cui il cambiamento climatico sta intensificando i rischi di incendio, questa Amministrazione si muove per strappare le protezioni ad alcune delle ultime foreste selvagge rimaste in America", ha detto la senatrice democratica di Washington Maria Cantwell, tra i promotori dell'iniziativa.

La proposta e la bozza della valutazione di impatto ambientale sono state depositate martedì e vanno pubblicate mercoledì sul Federal Register, la gazzetta ufficiale degli Stati Uniti. Da lì si apre un periodo di 30 giorni per i commenti del pubblico, che devono arrivare entro la mezzanotte del 21 settembre, prima della decisione finale.

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Ci sono dei casi di finti sondaggi negli Stati Uniti


Median Strategies ha ammesso di essere in realtà un "esperimento sociale": una delle sue rilevazioni false è stata rilanciata da un giornale e dallo staff elettorale della sindaca di Los Angeles Karen Bass.

Un sondaggio che dava la sindaca di Los Angeles Karen Bass largamente in vantaggio sulla sua rivale, la consigliera comunale Nithya Raman, era falso. Lo ha ammesso lunedì la stessa società che lo aveva diffuso, dopo le ripetute domande del Los Angeles Times. Quella di Median Strategies non era affatto una rilevazione: "Median Strategies è stata creata come esperimento sociale di breve durata per esaminare come informazioni presentate come sondaggi possano entrare e diffondersi nell'ecosistema dell'informazione politica senza verifiche indipendenti", ha scritto la società in un'email al quotidiano. Median ha aggiunto di non voler rendere pubblica l'identità delle persone coinvolte e di non essere disponibile per interviste.

Il falso sondaggio era corredato di tutti i dettagli tipici di una rilevazione autentica. Bass risultava avanti di quasi 12 punti percentuali in vista del ballottaggio del 3 novembre, sulla base di un presunto campione di 560 elettori di Los Angeles intervistati tra il 30 luglio e il 5 agosto, con un margine di errore del 4,1%. Secondo i dati pubblicati, il 16% degli intervistati aveva votato alle primarie per Spencer Pratt, il repubblicano ed ex volto del programma televisivo "The Hills" eliminato il 2 giugno dopo una campagna incentrata sulle critiche a Bass per la gestione degli incendi. Di questi elettori, circa l'85% sarebbe pronto a votare per Bass al ballottaggio e solo il 7% Raman. "Di fronte alla scelta tra la sindaca in carica e una sfidante vicina ai Democratic Socialists of America, la maggior parte degli elettori di Pratt sembra considerare Bass l'opzione più conosciuta e moderata, anziché restare a casa", sosteneva Median nella propria falsa analisi.

Dal titolo di un giornale all'account della sindaca


Da quel passaggio era nato un titolo del California Post: "Gli elettori di Spencer Pratt potrebbero essere decisivi nella corsa a sindaco di Los Angeles, secondo l'ultimo sondaggio". Anche lo staff elettorale di Bass aveva rilanciato il dato, citando Median Strategies come fonte. Il post è stato poi cancellato. "Questo sondaggio era stato ripreso da una testata giornalistica", ha spiegato un portavoce della campagna elettorale. "Qualsiasi tentativo in malafede di influenzare le elezioni dovrebbe essere indagato e perseguito con tutto il rigore della legge".

Il dato era stato invece accolto con scetticismo da Kenneth Mejia, revisore dei conti della città, che a metà luglio aveva appoggiato Raman. Mejia aveva ricordato su X che, prima della sua elezione, i sondaggi davano perdente anche lui, ma che aveva poi vinto con un ampio margine. Bass e Raman sono entrambe democratiche ed ex alleate: la consigliera è arrivata al ballottaggio sfidando da sinistra la sindaca uscente.

Il precedente del Wisconsin


Median aveva cominciato a pubblicare i propri sondaggi sui social il 9 agosto. L'account contava circa 20 follower e, nel post di presentazione, prometteva "sondaggi affidabili, ripensati", senza clienti di parte né finanziamenti da campagne o partiti. Due giorni dopo aveva pubblicato una prima rilevazione sulle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin che dava la socialista democratica Francesca Hong avanti di oltre 20 punti. A vincere era stato invece, a sorpresa, David Crowley, presidente della contea di Milwaukee.

Quel risultato, tuttavia, non era apparso implausibile: anche le altre rilevazioni autentiche davano Hong largamente in vantaggio, ad esempio al 44% contro il 22% di Crowley in un sondaggio condotto tra il 3 e il 6 agosto. La sua sconfitta ha poi aperto negli Stati Uniti un dibattito sulle ragioni per cui i sondaggi avevano sbagliato la corsa del Wisconsin. Median aveva riconosciuto l'errore il 12 agosto e il giorno successivo aveva pubblicato il falso sondaggio sulle elezioni di Los Angeles.

In poco più di una settimana, dunque, un account appena creato e seguito da una ventina di persone è riuscito a far circolare due sondaggi completamente inventati. Il primo è passato quasi inosservato perché sembrava confermare le rilevazioni autentiche, prima di essere smentito dal risultato delle urne. Il secondo è stato invece ripreso nel titolo di un giornale e rilanciato dall’account ufficiale della campagna di una sindaca, senza che nessuno verificasse chi avesse realizzato il sondaggio, con quali risorse e secondo quale metodologia. È bastata, insomma, una veste grafica credibile perché dati privi di qualunque fondamento venissero trattati come una notizia.


Wisconsin, perché i sondaggi non hanno visto la rimonta di Crowley


David Crowley ha vinto le primarie democratiche per il governatore del Wisconsin battendo la socialista Francesca Hong per appena quattro decimi di punto, circa 3.000 voti, dopo che due sondaggi davano la sua sfidante avanti di una ventina di punti. Il risultato di martedì ha interrotto la serie di vittorie della sinistra nelle primarie democratiche di questo ciclo elettorale e soprattutto ha riaperto il dibattito sull'affidabilità delle rilevazioni nel Midwest.

Una settimana prima, in Michigan, i sondaggi avevano sovrastimato di oltre dieci punti il progressista Abdul El-Sayed, che ha poi vinto lo stesso le primarie per il Senato, ma con appena un punto di vantaggio. In Wisconsin lo scarto appare ancora più clamoroso: persino il sondaggista ufficiale della campagna elettorale di Crowley lo dava indietro di quasi venti punti a pochi giorni dal voto.

Primarie democratiche · Wisconsin
I sondaggi non hanno sbagliato su Hong. Hanno sbagliato su Crowley
Nella media delle quattro rilevazioni che misuravano entrambi i candidati, la socialista Francesca Hong era al 38,5% e ha chiuso al 39,4%. David Crowley era al 14% e ha vinto con il 39,8%. Quasi tutta la sua crescita è uscita dal serbatoio degli indecisi e dei candidati minori.
Grafica di FocusAmerica

Primarie democratiche in Wisconsin, 11 agosto 2026. Risultato: David Crowley 39,8%, Francesca Hong 39,4%, Kelda Roys 7,5%, Joel Brennan 4,7%, Mandela Barnes 4,1%, altri due candidati ritirati 4,5%. Margine: 0,4 punti, oltre 3.000 voti. Media delle quattro rilevazioni fra il 18 luglio e il 5 agosto: Hong 38,5%, Crowley 14%. Fonte: Associated Press; sondaggi PPP, Marquette Law School Poll, Impact Research.

Dalla media dei sondaggi al voto
David Crowley Francesca Hong Altri candidati e indecisi

Il resto del campo perde 26,7 punti, quasi esattamente quanto ne guadagna Crowley. I punti chiari sull'asse di sinistra sono le singole rilevazioni.

Francesca Hong
+0,0pt
Quanto è cresciuta rispetto alla media dei sondaggi: il solo dato che le rilevazioni avevano previsto con precisione.

David Crowley
+0,0pt
Quanto è cresciuto nello stesso arco di tempo. Nessuna rilevazione lo aveva visto arrivare.

Il fotofinish Le cause Il caso Michigan

In corsa erano quattro, ma sulla scheda i nomi erano sette
Tre candidati si erano ritirati nelle settimane precedenti. I loro nomi sono rimasti stampati e gli elettori hanno continuato a votarli.

Ventuno a uno
Ogni quadratino vale quattro decimi di punto, cioè l'intero margine con cui Crowley ha vinto la primaria. Ai tre candidati ritirati ne sono andati ventuno e mezzo.

Lo scarto fra Crowley e Hong0,4 punti

I voti andati ai tre candidati ritirati8,6 punti

Un riconteggio possibile, ma a spese di chi lo chiede
La legge del Wisconsin consente di chiedere il riconteggio quando lo scarto resta sotto il punto percentuale, ma lo Stato ne copre le spese soltanto sotto lo 0,25%. Il margine di Crowley supera quella soglia di quindici centesimi di punto: Hong avrebbe dovuto pagare di tasca propria. Ha preferito riconoscere la sconfitta e annunciare il proprio sostegno al vincitore.

Cinque ragioni che si sono sommate
Nessuna di queste basta da sola a spiegare uno scarto di venticinque punti. Messe in fila descrivono rilevazioni che misuravano un elettorato diverso da quello che si è presentato alle urne.

Il sondaggio è un'istantanea di un momento.David Axelrod, ex capo stratega della campagna di Barack Obama, ad Axios

Due volte in otto giorni, sempre nella stessa direzione
Le rilevazioni hanno sovrastimato la sinistra in entrambe le primarie del Midwest. In Michigan il vantaggio si è ridotto a un punto, in Wisconsin si è rovesciato.

Fonte: Associated Press (98% delle schede scrutinate); sondaggi Public Policy Polling, Marquette Law School Poll e Impact Research; Wisconsin Examiner, Axios. La media è calcolata sulle quattro rilevazioni che misuravano sia Hong sia Crowley, fra il 18 luglio e il 5 agosto; il Marquette dell'8-16 luglio è escluso perché non rilevava Crowley. La quota degli altri due candidati ritirati è calcolata come residuo sulle percentuali AP. Dati aggiornati al 13 agosto 2026.

Una campagna stravolta negli ultimi giorni


Il mese finale della campagna è stato particolarmente caotico. L'establishment del partito si è mosso in ordine sparso per fermare Hong, esponente dell'Assemblea statale considerata troppo a sinistra per poter vincere a novembre. Due candidati si sono ritirati dopo essere stati travolti da scandali improvvisi e lo stesso Crowley, che a 40 anni guida l'amministrazione della contea di Milwaukee, aveva inizialmente abbandonato la corsa, salvo poi rientrare proprio nel tentativo di fermarla.

L'ultima settimana è stata dominata dalle difficoltà di Hong nello spiegare alla CNN perché in passato avesse scritto sui social "cancellate il Giorno del Ringraziamento". Mentre Fox News dedicava alla vicenda servizi a ciclo continuo, Crowley attraversava lo Stato insieme al governatore democratico uscente Tony Evers, insistendo sui dubbi circa la capacità dell'avversaria di vincere le elezioni generali. Gli strateghi democratici cominciavano intanto a vedere gli indecisi spostarsi verso di lui.

"È il vecchio adagio che ripetiamo spesso ma ascoltiamo di rado: il sondaggio è un'istantanea di un momento", ha detto ad Axios David Axelrod, ex capo stratega della campagna presidenziale di Barack Obama del 2008. "Molte rilevazioni sono state fatte troppo presto per cogliere il movimento degli ultimi giorni". I numeri sembrano confermarlo: Hong ha chiuso al 39,4% e le ultime stime la collocavano poco sopra il 40%, dunque l'errore sulla sua percentuale è stato minimo. A cambiare radicalmente è stato invece il consenso di Crowley, passato in pochi giorni da circa il 20% al 39,8% finale.

Primarie aperte e un elettorato difficile da prevedere


In Wisconsin le primarie sono aperte: questo significa che ogni elettore può cioè partecipare a quella del partito che preferisce, indipendentemente dalla propria registrazione. Costruire un modello affidabile sull'elettorato che si presenterà effettivamente alle urne diventa quindi molto più complicato. "È difficile sapere chi andrà a votare", ha ammesso anche Axelrod.

Chaz Nuttycombe, fondatore del gruppo indipendente State Navigate e autore di una delle rilevazioni di inizio agosto che davano Hong avanti in doppia cifra, ipotizza che una parte degli elettori abituali delle primarie repubblicane abbia alla fine scelto di votare in quella democratica proprio per fermarla. A sostegno della sua tesi cita il traffico registrato dal suo sito: l'ultima rilevazione ha ricevuto più di 10.000 visite da indirizzi IP del Wisconsin e delle aree vicine, un'indicazione, secondo Nuttycombe, del forte interesse degli elettori contrari a Hong nel capire su quale alternativa concentrare il voto.

Dan Pfeiffer, anche lui ex consigliere di Obama, ha indicato un ulteriore fattore: Hong, a corto di fondi, non ha acquistato spot televisivi nella fase decisiva della campagna per rispondere agli attacchi contro di lei. "Ha condotto una campagna di base capace di mobilitare le persone su temi come i data center, ma la scelta di non trasmettere spot negli ultimi giorni probabilmente le è costata l'elezione", ha scritto Pfeiffer. "Negli ultimi giorni gli elettori hanno sentito solo le preoccupazioni sulla sua capacità di vincere a novembre e nessun messaggio positivo in senso contrario".

Il margine di vittoria di Crowley è abbastanza ridotto da consentire un riconteggio, ma Hong avrebbe dovuto sostenere personalmente i costi perché lo scarto supera gli 0,25 punti, così come previsto dalla legge. Ha quindi preferito riconoscere la sconfitta e annunciare il proprio sostegno a Crowley che sfiderà a novembre il deputato repubblicano Tom Tiffany.


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Gli Stati Uniti espelleranno 1.200 migranti in Liberia


Il primo gruppo di 20 persone dovrebbe arrivare giovedì. I migranti potranno chiedere asilo o lasciare il Paese, mentre Washington sosterrà la gestione del programma.

La Liberia accetterà fino a 1.200 persone espulse dagli Stati Uniti pur non essendo il loro Paese d'origine. L'accordo, uno dei più ampi conclusi dall'amministrazione Trump per trasferire migranti in Paesi terzi, sarà attuato nell'arco di un anno. Il primo gruppo, composto da 20 persone, dovrebbe arrivare giovedì.

I migranti proverranno dall'Africa, dal Nord America, dal Sud America e dai Caraibi. Il governo liberiano ha già esaminato l'elenco delle persone destinate al trasferimento. Il ministro della Giustizia Natu Oswald Tweh ha detto che nella maggior parte dei casi si tratta di persone che hanno commesso violazioni delle norme sull'immigrazione o altri reati.

Monrovia sostiene che chi arriverà sarà trattato come "ospite della Repubblica". Il ministro dell'Informazione Jerolinmek Piah ha detto che i migranti potranno chiedere asilo in Liberia oppure lasciare liberamente il Paese. Il governo si è impegnato a fornire l'assistenza necessaria a chi cercherà protezione e a garantire la sicurezza delle persone durante la loro permanenza.

L'intesa estende la strategia con cui il presidente Donald Trump trasferisce persone espulse in Stati diversi da quello di cittadinanza. Secondo Refugees International e Human Rights First, l'amministrazione ha raggiunto accordi con almeno 35 Paesi. All'inizio di agosto 2026 gli Stati Uniti avevano inviato circa 22mila persone in 26 Paesi di cui non erano originarie. Quasi una decina delle destinazioni si trova in Africa e l'impegno assunto dalla Liberia riguarda il maggior numero di migranti previsto finora da un singolo accordo.

Il ricorso ai Paesi terzi permette agli Stati Uniti di allontanare anche migranti che non possono essere rimandati nello Stato d'origine. Un giudice dell'immigrazione può infatti riconoscere che il ritorno esporrebbe una persona a rischi per la sua sicurezza e vietarne il rimpatrio diretto. Le fonti non chiariscono se tra i primi trasferiti in Liberia ci siano persone protette da un ordine di questo tipo.

Gli avvocati specializzati in immigrazione considerano questi trasferimenti una scappatoia legale. Una persona può essere mandata in un Paese con cui non ha legami e dove può incontrare nuovi pericoli. Se non riesce a ottenere protezione o a costruirsi un'alternativa, può trovarsi con poca scelta oltre al ritorno proprio nello Stato dal quale era fuggita.

Liberia e Stati Uniti avevano concluso nel 2025 un accordo reso pubblico nel marzo 2026. L'intesa prevede che i richiedenti asilo e le altre persone bisognose di protezione possano restare nel Paese africano dopo il trasferimento. Il governo liberiano ha presentato la decisione come un'iniziativa "interamente umanitaria" e coerente con le proprie tradizioni di accoglienza.

Monrovia ha dichiarato di non avere chiesto né ricevuto "compensi o promesse di ricompense" in cambio dei 1.200 posti. Washington fornirà comunque sostegno per gestire il programma e rafforzare il sistema migratorio liberiano. Nel 2025 gli Stati Uniti avevano inoltre esteso da 12 a 36 mesi la validità di alcuni visti per i cittadini liberiani e avevano promesso 124 milioni di dollari per i servizi sanitari del Paese.

La Liberia è entrata anche nel caso di Kilmar Abrego Garcia, cittadino salvadoregno divenuto un simbolo della politica migratoria del presidente dopo essere stato espulso per errore in El Salvador e poi riportato negli Stati Uniti. L'amministrazione Trump ha cercato di convincere i tribunali a consentire il suo trasferimento nel Paese africano e vuole ancora inviarlo lì.

Diverse cause giudiziarie contestano l'accordo con la Liberia. Il contenzioso riguarda il limite tra il potere dell'amministrazione di eseguire le espulsioni e il diritto dei migranti a non essere mandati in luoghi dove potrebbero correre rischi. Gli avvocati che criticano questa politica sostengono che la possibilità formale di chiedere asilo o ripartire non elimini il pericolo di spingere indirettamente una persona verso il Paese dal quale cercava protezione.

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Huawei WATCH GT 7: lancio il 2 settembre a Monaco


Huawei si prepara a presentare una nuova generazione di dispositivi durante il HUAWEI Innovative Product Launch, evento in programma il 2 settembre 2026 a Monaco di Baviera. La presentazione globale coinvolgerà diverse categorie di prodotto, con novità dedicate al mondo degli smartwatch Huawei, dei tablet e dei dispositivi audio.

Al centro dell'evento ci sarà soprattutto la nuova serie HUAWEI WATCH GT 7, che rappresenterà la prossima generazione degli smartwatch sportivi dell'azienda. Huawei ha anticipato alcune delle caratteristiche che accompagneranno i nuovi wearable, con particolare attenzione alle attività outdoor, al monitoraggio della salute, all'autonomia e alle funzioni dedicate agli sport.

La serie HUAWEI WATCH GT 7 introdurrà nuove modalità sviluppate per gli sport invernali, sfruttando un sistema composto da più sensori per riconoscere automaticamente attività come sci e snowboard. Una delle caratteristiche annunciate riguarda la possibilità di continuare a rilevare l'attività anche nelle situazioni in cui il segnale GPS non risulta disponibile, ampliando così le possibilità di utilizzo durante le sessioni sulla neve.

Per chi pratica sci e attività in montagna sarà inoltre disponibile l'accesso alle mappe di oltre 3.000 comprensori sciistici distribuiti in diverse aree del mondo. Le informazioni potranno essere utilizzate direttamente dallo smartwatch per orientarsi e consultare i percorsi durante le attività outdoor.

Tra le novità della serie figura anche la funzione Turn Detection, sviluppata per analizzare le curve durante le discese. Il sistema permette di conteggiare le curve brevi e quelle medio-lunghe, calcolando anche il relativo raggio di curvatura. Si tratta di un ulteriore dato che andrà ad arricchire le informazioni registrate dal dispositivo durante sci e snowboard.

Huawei ha lavorato anche sulle funzionalità rivolte agli appassionati di ciclismo. Le nuove modalità di ciclismo all'aperto comprenderanno strumenti come la Pianificazione delle Salite, la Trasmissione dei Dati di Salita e gli Avvisi di Curva Pericolosa. Attraverso queste funzioni lo smartwatch potrà fornire informazioni utili sul percorso e sull'andamento dell'attività, permettendo di tenere sotto controllo elementi come ritmo e progressione durante le salite.

La nuova generazione di smartwatch continuerà inoltre a puntare sulla gestione della salute e sull'autonomia. Huawei descrive WATCH GT 7 come una serie sviluppata attorno a quattro aspetti principali: design, prestazioni nelle attività outdoor, monitoraggio della salute e batteria a lunga durata. Ulteriori dettagli relativi alle caratteristiche tecniche, ai sensori e alle differenze tra i diversi modelli della gamma saranno comunicati in occasione della presentazione ufficiale del 2 settembre.

Il HUAWEI Innovative Product Launch di Monaco di Baviera non sarà però dedicato esclusivamente agli smartwatch. Durante l'evento Huawei presenterà infatti anche nuovi tablet e dispositivi audio, ampliando ulteriormente il proprio ecosistema di prodotti. La strategia annunciata dall'azienda punta a integrare maggiormente tecnologia, sport, salute, creatività e attività quotidiane attraverso dispositivi progettati per lavorare insieme all'interno dell'ecosistema Huawei.

In attesa della presentazione ufficiale, Huawei ha inoltre avviato una promozione dedicata proprio alla nuova serie di smartwatch. HUAWEI WATCH GT 7 sarà disponibile su HUAWEI Store dal 2 settembre 2026, giorno dell'evento di lancio.

Gli utenti possono già registrarsi sullo store ufficiale dell'azienda per ricevere un coupon Huawei da 70 euro, utilizzabile per l'acquisto dei nuovi smartwatch della serie WATCH GT 7. Secondo quanto comunicato dall'azienda, il coupon sarà valido su entrambi i modelli previsti all'interno della nuova gamma.

La presentazione del 2 settembre permetterà quindi di conoscere nel dettaglio la nuova famiglia Huawei WATCH GT 7, comprese configurazioni, specifiche complete e disponibilità, oltre agli altri dispositivi che entreranno a far parte dell'ecosistema Huawei nel corso dei prossimi mesi.

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AOC GAMING CQ32G4ZA: il monitor con tre refresh rate fino a 500 Hz


AGON by AOC amplia la gamma di monitor gaming G4 con il nuovo AOC GAMING CQ32G4ZA, un modello curvo da 31,5 pollici progettato per offrire tre diverse combinazioni di risoluzione e frequenza di aggiornamento all’interno dello stesso display. La principale novità è rappresentata dalla tecnologia Triple Refresh Rate, che permette di scegliere tra QHD a 260 Hz, Full HD a 360 Hz e HD a 500 Hz direttamente dal menu del monitor.

Il nuovo monitor gaming AOC CQ32G4ZA utilizza un pannello Fast VA da 31,5 pollici, pari a circa 80 centimetri, con curvatura 1500R. La configurazione è pensata per adattare il comportamento dello schermo alle caratteristiche dei diversi generi videoludici, modificando il rapporto tra risoluzione e frequenza di aggiornamento senza dover utilizzare display differenti.

Si tratta del primo monitor AOC dotato di tre modalità specifiche che combinano risoluzione e refresh rate. Secondo quanto annunciato dal produttore, il CQ32G4ZA inaugura inoltre una nuova famiglia di prodotti basati sulla tecnologia Triple Refresh Rate, destinata ad ampliarsi nei prossimi mesi.

La modalità con risoluzione QHD e refresh rate fino a 260 Hz consente di visualizzare immagini a 2560 × 1440 pixel mantenendo contemporaneamente una frequenza di aggiornamento elevata. Questa configurazione è destinata soprattutto ai giochi nei quali il livello di dettaglio grafico e la visibilità degli elementi sullo schermo hanno un ruolo importante, come RPG, titoli strategici e giochi open world.

Passando alla modalità Full HD a 360 Hz, la risoluzione viene ridotta a 1920 × 1080 pixel per ottenere una frequenza di aggiornamento superiore. È una configurazione rivolta principalmente ai giochi competitivi e agli sparatutto, dove la fluidità e la rapidità con cui vengono aggiornate le immagini possono avere maggiore rilevanza rispetto alla densità dei pixel.

La terza impostazione porta invece il monitor alla frequenza massima di 500 Hz, utilizzando una risoluzione HD. In questa modalità il CQ32G4ZA punta soprattutto alla velocità di aggiornamento dello schermo, sacrificando parte della definizione dell'immagine per consentire al sistema di raggiungere frame rate particolarmente elevati.

Le tre configurazioni possono essere selezionate attraverso il menu OSD, On-Screen Display, permettendo di modificare rapidamente le impostazioni del monitor in funzione del gioco utilizzato.

La struttura del nuovo AOC GAMING CQ32G4ZA è caratterizzata da una curvatura di 1500R. Il pannello avvolge maggiormente il campo visivo rispetto a un tradizionale schermo piatto e permette di mantenere le aree laterali del display all'interno di un angolo di visione più uniforme.

Alla base del monitor si trova un pannello Fast VA, una tecnologia che combina il contrasto tipico dei pannelli VA con tempi di risposta più rapidi. Il rapporto di contrasto statico dichiarato raggiunge 4.000:1, mentre la luminosità massima arriva a 450 cd/m².

Sul fronte della riproduzione cromatica, il monitor copre il 95% dello spazio colore DCI-P3, parametro utilizzato per indicare l'estensione della gamma cromatica riproducibile dal pannello. È presente anche la certificazione VESA DisplayHDR 400, che permette al monitor di gestire contenuti HDR compatibili con una maggiore differenza tra le aree luminose e quelle più scure dell'immagine.

Il pannello utilizza inoltre un rivestimento antiriflesso studiato per ridurre i riflessi prodotti dalla luce ambientale e dalle sorgenti luminose presenti nella stanza.

Un'altra area sulla quale AOC è intervenuta riguarda i tempi di risposta. Il CQ32G4ZA raggiunge un valore dichiarato di 1 ms GtG, ovvero Gray-to-Gray, parametro che misura la velocità con cui i pixel riescono a passare da una tonalità di grigio a un'altra.

Il valore MPRT scende invece fino a 0,3 ms, con l'obiettivo di limitare la sfocatura percepita durante i movimenti particolarmente rapidi sullo schermo. Questa caratteristica si affianca agli elevati refresh rate disponibili nelle tre modalità operative del monitor.

È presente anche la tecnologia Adaptive-Sync, che sincronizza dinamicamente la frequenza di aggiornamento dello schermo con il numero di fotogrammi prodotti dalla scheda grafica. Il sistema serve a limitare fenomeni come screen tearing e stuttering, che possono comparire quando frame rate della GPU e refresh rate del monitor non sono sincronizzati.

Il nuovo monitor gaming AOC include inoltre alcune tecnologie dedicate alle sessioni di utilizzo prolungate. La funzione Flicker-Free utilizza una retroilluminazione a corrente continua per limitare lo sfarfallio dello schermo, mentre la modalità Low Blue Light permette di ridurre via software la componente blu della luce emessa dal display.

Anche il supporto può essere regolato per adattare la posizione dello schermo alla postazione. Il monitor permette una regolazione dell'altezza fino a 120 millimetri, oltre alla possibilità di intervenire sull'inclinazione e sulla rotazione del pannello.

Per chi utilizza bracci o supporti esterni è disponibile inoltre la compatibilità con lo standard VESA 100 × 100 mm, che consente di rimuovere la base originale e installare il monitor su sistemi di montaggio compatibili.

La dotazione di connessioni comprende due porte HDMI 2.0 e una DisplayPort 1.4, utilizzabili per collegare PC, console e altri dispositivi compatibili. È disponibile anche un'uscita audio da 3,5 mm dedicata alle cuffie.

Il CQ32G4ZA integra inoltre degli altoparlanti, permettendo di riprodurre direttamente l'audio del sistema e dei videogiochi senza utilizzare necessariamente diffusori esterni o cuffie.

Le impostazioni possono essere gestite anche attraverso AOC G-Menu, il software sviluppato dal produttore per controllare diverse funzioni del monitor direttamente dal desktop del computer. In questo modo è possibile intervenire su alcuni parametri dello schermo senza utilizzare esclusivamente i pulsanti fisici e il menu OSD.

Con il CQ32G4ZA, AOC introduce quindi per la prima volta nel proprio catalogo un sistema basato su tre differenti combinazioni di risoluzione e frequenza di aggiornamento. La configurazione QHD raggiunge 260 Hz, quella Full HD arriva a 360 Hz, mentre la modalità HD permette di raggiungere il valore massimo di 500 Hz.

Il nuovo AOC GAMING CQ32G4ZA sarà disponibile sul mercato a partire da dicembre 2026. Il monitor farà parte della gamma gaming G4 di AGON by AOC e rappresenterà il primo modello di una nuova serie di display equipaggiati con tecnologia Triple Refresh Rate.

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Polaroid x Pokémon: fotocamere e pellicole speciali


Polaroid e Pokémon celebrano il 30° anniversario del celebre franchise con una nuova collezione in edizione limitata dedicata alla fotografia istantanea. La collaborazione porta alcuni dei personaggi e degli elementi più riconoscibili dell’universo Pokémon sulle fotocamere Polaroid, accompagnandoli con pellicole personalizzate e una serie di accessori coordinati.

La nuova collezione Polaroid x Pokémon rappresenta una delle collaborazioni più ampie realizzate dal marchio fotografico e comprende complessivamente tre fotocamere istantanee, tre varianti di pellicola con cornici dedicate, dark slide personalizzate e diversi accessori. L’obiettivo è combinare l’esperienza analogica tipica della fotografia istantanea con l’estetica del mondo Pokémon, rivolgendosi sia ai fan più giovani sia a chi segue il franchise fin dalle sue prime generazioni.

Uno dei prodotti principali della gamma è la Polaroid Now Generazione 3 – Versione Pokémon, proposta al prezzo di 139,99 euro. La fotocamera utilizza la piattaforma della Now Gen 3, reinterpretata attraverso elementi grafici ispirati all’universo Pokémon. Il design richiama in particolare la celebre Poké Ball, trasformando il corpo della fotocamera in un oggetto immediatamente riconoscibile per gli appassionati della serie.

Accanto alla Polaroid Now Gen 3 arrivano anche due versioni speciali della più compatta Polaroid Go Generation 3. La prima è dedicata a Pikachu, uno dei Pokémon più iconici dell’intero franchise, mentre la seconda utilizza una grafica ispirata a Sylveon. Entrambi i modelli saranno disponibili al prezzo di 99,99 euro.

La collaborazione non riguarda soltanto le fotocamere. Polaroid ha infatti realizzato anche una serie di pellicole Pokémon in edizione speciale, caratterizzate da cornici e grafiche personalizzate. La Polaroid Color i-Type – Versione Pokémon sarà venduta a 21,99 euro, mentre per il formato Polaroid Go saranno disponibili due confezioni doppie dedicate rispettivamente a Pikachu e Sylveon, entrambe proposte a 22,99 euro.

Le pellicole includono inoltre dark slide personalizzate e frame protettivi pensati per trasformare le fotografie istantanee anche in piccoli oggetti da collezione. In questo modo, l’identità visiva della collaborazione accompagna non soltanto il dispositivo utilizzato per scattare, ma anche la fotografia una volta sviluppata.

La gamma Polaroid x Pokémon viene completata da diversi accessori coordinati. Tra questi è prevista una custodia per Polaroid Go in edizione Pokémon, disponibile a 24,99 euro, insieme a un album fotografico Polaroid Go, anch’esso proposto a 24,99 euro. Sarà inoltre disponibile una tracolla Polaroid a tema Pokémon, compatibile con entrambe le tipologie di fotocamera e commercializzata al prezzo di 14,99 euro.

La collaborazione nasce in occasione dei trent’anni di Pokémon e punta a collegare due esperienze fortemente legate al concetto di ricordo: da una parte l’esplorazione e la raccolta che caratterizzano da sempre il mondo Pokémon, dall’altra la possibilità di ottenere immediatamente una fotografia fisica attraverso il formato istantaneo.

Secondo Mathieu Galante, Senior Director Licensing di The Pokémon Company International, i concetti di scoperta, connessione ed esplorazione hanno sempre fatto parte dell’identità di Pokémon. La collaborazione con Polaroid si inserisce quindi in questa direzione, invitando le persone a catturare momenti ed esperienze e a trasformarli in ricordi tangibili.

La Polaroid x Pokémon Edizione Speciale sarà distribuita a livello globale in quantità limitate. I preordini partiranno il 25 agosto 2026 attraverso il sito ufficiale Polaroid e tramite Pokémon Center nei mercati in cui il negozio online ufficiale è disponibile, tra cui Stati Uniti, Regno Unito e Canada.

Il lancio completo della collezione è previsto per il 5 ottobre 2026. La disponibilità limitata riguarderà sia le fotocamere Polaroid Now Gen 3 e Go Generation 3 personalizzate, sia le relative pellicole e gli accessori dedicati.

Con questa collaborazione, Polaroid x Pokémon porta quindi Pikachu, Sylveon e l’estetica della Poké Ball nel mondo della fotografia istantanea, creando una gamma composta da dispositivi, pellicole e accessori sviluppati appositamente per il 30° anniversario del franchise.

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Trump vota per posta, ma vuole limitare questo sistema per tutti gli altri


Il presidente ha utilizzato in Florida lo stesso metodo di voti che da anni definisce corrotto. La Casa Bianca si difende: si trovava fuori dallo Stato e rientrerebbe nelle eccezioni previste.

Donald Trump ha votato per posta alle primarie repubblicane che si sono tenute in Florida, utilizzando lo stesso metodo che da anni definisce corrotto e che ora vuole limitare drasticamente in vista delle elezioni di medio termine di novembre. I registri elettorali della contea di Palm Beach, citati dai media americani, mostrano che il presidente ha richiesto la scheda alla fine di luglio e l’ha restituita il 13 agosto.

Dal giorno delle elezioni, tuttavia, il suo profilo non risulta più consultabile sul sito della contea, che indica le informazioni come protette dalla divulgazione pubblica. Trump sostiene da anni, senza prove, che il voto per corrispondenza sia particolarmente esposto alle frodi e lo collega alla sua tesi infondata secondo cui le presidenziali del 2020 gli sarebbero state sottratte. “Le schede inviate per posta sono intrinsecamente corrotte”, aveva dichiarato a luglio durante un discorso sulla sicurezza elettorale.

La difesa della Casa Bianca


La Casa Bianca nega che vi sia una contraddizione, sostenendo che Trump si trovasse fuori dalla Florida e potesse quindi rientrare nell’eccezione prevista per chi è in viaggio dal pacchetto di restrizioni che il presidente vuole aggiungere al SAVE America Act. “Come tutti sanno, il presidente è residente a Palm Beach e partecipa alle elezioni della Florida, ma ovviamente vive soprattutto alla Casa Bianca, a Washington. Non è una notizia”, ha dichiarato all’Agence France-Presse la portavoce Olivia Wales.

La portavoce ha ricordato anche che la versione sostenuta da Trump manterrebbe la possibilità di votare per posta in caso di malattia, disabilità, servizio militare o viaggio, vietandola invece negli altri casi. Secondo i suoi collaboratori, il presidente non metteva piede nello Stato da mesi. La legge della Florida consente in realtà a qualsiasi elettore registrato di richiedere una scheda postale, anche se lo Stato, controllato dai repubblicani, negli ultimi anni ha irrigidito le regole sull’identificazione e sulla gestione dei plichi.

Il testo approvato dalla Camera dei Rappresentanti, a differenza di quanto spesso si affermi, non abolisce del tutto il voto per corrispondenza, ma introduce requisiti più severi per dimostrare identità e cittadinanza. Trump chiede ora al Congresso di aggiungervi una restrizione molto più ampia del voto postale. Sul fronte giudiziario, intanto, l’Amministrazione ha chiesto alla Corte Suprema di ripristinare alcune disposizioni di un ordine esecutivo sulle procedure elettorali che restringe il voto via posta, ma che sono state bloccate dai tribunali di livello inferiore.

Non è la prima volta


Non è la prima volta che Trump ricorre a un meccanismo che attacca pubblicamente. Aveva già votato per posta a Palm Beach nel 2020 e in un’elezione speciale tenuta in Florida all’inizio di quest’anno, giustificando poi la scelta con la lontananza dallo Stato ma ribadendo la propria contrarietà: “No, penso che il voto per posta sia una cosa terribile. Se voti, devi andare a farlo di persona”.

Le primarie a cui ha votato Trump servivano anche a scegliere il candidato repubblicano che punta a succedere al governatore Ron DeSantis, non rieleggibile per il limite dei mandati. A vincere, con circa il 48%, è stato il deputato Byron Donalds, sostenuto proprio dal presidente, che a novembre affronterà il candidato democratico David Jolly.


In Florida si vota per le primarie a governatore e il candidato di Trump è il favorito


La Florida vota oggi, martedì 18 agosto, per le primarie, le elezioni interne con cui i partiti scelgono i candidati per il voto di metà mandato del 3 novembre. È la giornata più piena dell'estate elettorale americana. Si vota anche in Alaska e in Wyoming, ma le corse più importanti si concentrano nel terzo stato più popoloso del paese. La sfida principale è la scelta del candidato repubblicano per la successione del governatore Ron DeSantis, che dopo due mandati non può ricandidarsi. I seggi chiudono alle 19 locali, quando in Italia sarà l'1 di notte di mercoledì (le 2 nella parte nord-occidentale dello stato, che si trova in un altro fuso orario). Quasi due milioni di elettori hanno già votato per posta o in anticipo.

Il favorito per la nomination repubblicana a governatore è Byron Donalds, deputato al terzo mandato che ha l'appoggio del presidente Donald Trump dal febbraio 2025, da prima ancora che annunciasse la candidatura. Se vincesse anche a novembre diventerebbe il primo governatore nero nella storia della Florida. Tra comitato elettorale e PAC alleato (i comitati esterni che negli Stati Uniti raccolgono fondi per le campagne) ha messo insieme 111 milioni di dollari. Nella nostra media, Donalds è al 41%, oltre il doppio degli altri candidati con il vicegovernatore Jay Collins al 18% e l'investitore James Fishback al 17%%. L'ex presidente della Camera statale Paul Renner è al 7%.

Sondaggi · Florida

Donalds arriva al voto sopra il 40 per cento, Collins e Fishback si giocano il secondo posto

Quota di ciascun candidato nella media giornaliera dei sondaggi per la primaria repubblicana a governatore della Florida. Donalds è rimasto davanti per tutta la campagna e chiude al 41,3 per cento; alle sue spalle Collins (17,6) e Fishback (15,9) sono saliti fino a contendersi il secondo posto, con Renner al 7,1. I pallini chiari sono le singole rilevazioni.

10% 20% 30% 40% 50% 9 mesi 6 mesi 3 mesi voto Donalds 41,3 Collins 17,6 Fishback 15,9 Renner 7,1
La media si ferma all'11 agosto 2026, ultimo sondaggio disponibile. Si vota oggi, 18 agosto.

Fonte Elaborazione di Focus America su 35 sondaggi della primaria repubblicana raccolti da Wikipedia, aggiornati al 18 agosto 2026. Le medie giornaliere sono stimate con un filtro di Kalman a livello locale: ogni sondaggio pesa per la dimensione del campione e per l’effetto casa dell’istituto, e i sondaggi commissionati da una parte pesano la metà. Il lisciamento è lo stesso per le quattro linee.

Donalds
Collins
Fishback
Renner

Dei sei sondaggi realizzati da metà luglio, però, quattro danno Donalds intorno al 50% e due lo collocano poco sopra il 30%. L'ultimo, dell'istituto The Public Sentiment Institute, lo vede avanti su Fishback di appena tre punti, 31% a 28%; lo stesso istituto aveva già pubblicato in passato un sondaggio finanziato di nascosto dalla campagna di Fishback. I sondaggisti hanno del resto già sbagliato nelle recenti primarie in Michigan e Wisconsin. Sulla corsa pesa anche l'ostilità di DeSantis, che ha criticato la candidatura di Donalds senza appoggiare nessun altro candidato, nemmeno il suo vice Collins. E l'appoggio di Trump non è una garanzia. In questo ciclo elettorale quattro dei dodici candidati da lui sostenuti nelle primarie repubblicane per governatore senza un uscente hanno perso.

Fishback, 31 anni, ex fondatore di una società di investimenti cresciuto nella contea di Broward, ha costruito la sua rimonta con attacchi personali contro Donalds, che è nero, spesso a sfondo razzista. Lo ha definito uno "schiavo" delle grandi aziende e un "assunto per la diversità". Ad agosto lo ha anche accusato di essere indagato per traffico sessuale, un'affermazione che il Dipartimento di Giustizia ha definito falsa.

Fishback ha il sostegno di ambienti dell'estrema destra online, compresi quelli legati al suprematista bianco Nick Fuentes. Allo stesso tempo ha fatto breccia tra i giovani con proposte populiste: aiuti pubblici alle giovani famiglie per comprare casa, limiti ai fondi che acquistano abitazioni per affittarle, difesa dell'ambiente dal cemento e divieto totale dei data center per l'intelligenza artificiale. Negli ultimi mesi ha più che raddoppiato i suoi consensi nei sondaggi, mentre Donalds lo ha liquidato come uno che "gioca per l'algoritmo".

Proprio i data center sono diventati un tema in tutto lo stato, dalla corsa a governatore alle elezioni di contea. Fishback promette di vietarli, Renner propone una moratoria e Donalds, criticato dagli avversari per i finanziamenti ricevuti dal settore, ha risposto che "non ci sarà nessun divieto". Chi vince la primaria repubblicana affronterà a novembre il probabile candidato democratico David Jolly, un ex deputato repubblicano che ha lasciato il partito durante il primo mandato di Trump. La Florida non elegge un governatore democratico da più di trent'anni, ma i sondaggi sul confronto diretto danno Donalds avanti di appena cinque punti.

Per il Senato la primaria da seguire è quella democratica, che decide chi sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody in un'elezione speciale, cioè un voto fuori calendario per un seggio che Moody occupa per nomina, senza essere mai stata eletta. Il favorito è Alex Vindman, tenente colonnello dell'esercito in pensione e testimone chiave nel primo procedimento di impeachment contro Trump, nel 2019. Ha raccolto 16,3 milioni di dollari, più degli 11,3 della stessa Moody.

La sua rivale, la deputata statale Angie Nixon, progressista nata a Jacksonville, ha raccolto circa un sedicesimo di quella cifra, ma ha radici politiche locali che a Vindman mancano. L'ex militare si è trasferito in Florida solo nel 2023. A maggio Nixon ha ricevuto il primo richiamo formale in vent'anni dell'assemblea statale per una protesta con il megafono contro la nuova mappa dei collegi. L'unico sondaggio pubblico, di inizio luglio, dava Vindman avanti 34% a 24%.

Alla Camera si vota per la prima volta con la nuova mappa dei collegi che i repubblicani della Florida hanno approvato in primavera su spinta di DeSantis, un caso di gerrymandering, cioè il ridisegno dei confini elettorali a vantaggio del partito che li traccia, pensato per strappare quattro seggi ai democratici. Il democratico moderato Jared Moskowitz corre ora in un collegio che Trump avrebbe vinto di nove punti nel 2024. Prima di novembre deve superare la sfida interna di Oliver Larkin, sindacalista iscritto ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista americana. Larkin lo accusa di essere troppo moderato e troppo vicino a Israele.

Debbie Wasserman Schultz, ex presidente del Partito Democratico nazionale, si è invece candidata nel 20° distretto, un collegio a maggioranza nera dove oggi rappresenta appena il 2% degli abitanti. La scelta ha irritato molti dirigenti locali, secondo cui il seggio dovrebbe andare a un candidato nero, ma i quattro principali sfidanti rischiano di dividersi i voti. Tra loro ci sono l'attivista progressista Elijah Manley, il rapper Luther Campbell dei 2 Live Crew e l'ex deputata Sheila Cherfilus-McCormick. Quest'ultima si è dimessa ad aprile dopo che la commissione Etica della Camera l'aveva accusata di aver spostato illegalmente fondi dall'azienda di famiglia alla sua campagna.

Le candidature di Larkin, di Manley e della stessa Nixon sono il nuovo banco di prova della sinistra socialista, reduce da diverse vittorie nelle primarie democratiche di quest'estate. Il terreno però è ostile, perché Trump ha vinto lo stato di 13 punti nel 2024 e il socialismo resta una parola respinta da molte comunità di origine cubana e venezuelana del sud. Venerdì i tre hanno chiuso la campagna con un comizio comune a Fort Lauderdale insieme alla deputata Rashida Tlaib, tra le proteste di alcuni democratici locali. Una vittoria di uno qualsiasi dei tre sarebbe una grossa sorpresa.

La primaria più curiosa è quella repubblicana del 19° distretto, il collegio sicuro lasciato libero da Donalds nel sud-ovest dello stato, che il New York Times ha raccontato come una gara tra candidati arrivati da fuori. Dei dieci in lizza, sei hanno già corso per la Camera in altri stati e due sono ex deputati travolti dagli scandali. Il primo è Madison Cawthorn del North Carolina, il secondo è Chris Collins di New York, che si dimise nel 2019 prima di dichiararsi colpevole di insider trading e fu poi graziato da Trump. La favorita è Catalina Lauf, 33 anni, consigliera del dipartimento del Commercio durante la prima amministrazione Trump. Il presidente l'ha appoggiata la settimana scorsa, anche se ha già perso due corse per il Congresso in Illinois. Sulla scheda c'è pure Jim Oberweis, che la batté in una di quelle primarie nel 2020.

Nel 7° distretto, tra i sobborghi di Orlando e Daytona Beach, il deputato repubblicano Cory Mills cerca il terzo mandato nonostante i molti guai. Su di lui pesano un'indagine del Dipartimento di Giustizia sulle sue finanze, un'inchiesta della commissione Etica della Camera per presunte violenze contro una ex compagna e irregolarità nei conti elettorali, oltre a un ordine restrittivo ottenuto nel 2025 da un'ex fidanzata. Trump lo ha appoggiato a febbraio, ma da allora non lo ha più nominato. DeSantis ha detto venerdì di non sostenerlo e due deputati repubblicani dello stato si sono schierati con il principale sfidante, l'ex conduttore televisivo Ryan Elijah. Anche qui i sondaggi si contraddicono. A inizio agosto Mills era avanti 30% a 14%, mentre una rilevazione di metà agosto dava Elijah avanti 44% a 27%. I democratici sperano paradossalmente in una vittoria di Mills, che renderebbe più contendibile a novembre un collegio vinto da Trump di 12 punti.

La nuova mappa complica la vita anche ai democratici Kathy Castor, a Tampa, e Darren Soto, nell'area di Orlando. I loro collegi sono stati ridisegnati per essere molto più favorevoli ai repubblicani e le primarie per scegliere i loro sfidanti sono affollate, senza favoriti chiari.

Fuori dalla Florida, l'Alaska usa una primaria unica in cui tutti i candidati di tutti i partiti compaiono sulla stessa scheda e i primi quattro passano al voto di novembre. Per la carica di governatore ci sono 17 candidati, mentre al Senato tenta il ritorno l'ex deputata democratica Mary Peltola. In Wyoming la sezione statale del Freedom Caucus, la corrente più a destra dei repubblicani, punta ad allargare i successi ottenuti due anni fa nel parlamento locale. Si tengono infine due elezioni speciali. In Pennsylvania i democratici provano a strappare ai repubblicani un seggio conservatore della Camera statale, per rafforzare la loro maggioranza risicata. In California si sceglie invece il sostituto di Eric Swalwell, il deputato democratico dimessosi ad aprile dopo le accuse di violenza sessuale arrivate da diverse donne.


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Hormuz, Il corridoio segreto degli Stati Uniti per far uscire il petrolio


Ogni notte il Pentagono scorta fino a venti petroliere lungo la costa dell'Oman, ma gli attacchi iraniani continuano e l'operazione mette sotto pressione la flotta americana.

Da maggio il Pentagono gestisce un corridoio riservato per entrare e uscire dallo stretto di Hormuz lungo la corsia meridionale, quella che costeggia l'Oman. Ogni notte vi transitano tra le 15 e le 20 petroliere di nascosto. L'operazione, denominata Project Freedom, è cominciata il 4 maggio. Due funzionari statunitensi hanno detto ad Axios che attraverso questa rotta escono circa 10 milioni di barili di petrolio al giorno, all'incirca la metà del volume precedente alla guerra, che vengono poi immessi sul mercato mondiale dell'energia. "Controlliamo la corsia meridionale dello Stretto di Hormuz da due mesi", ha affermato uno dei funzionari. "Le Guardie Rivoluzionarie iraniane possono crearci qualche problema, ma non controllano lo Stretto. Lo controlliamo noi".

Le cifre, tuttavia, non coincidono. Prima della guerra attraverso lo Stretto transitavano circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio, condensati e prodotti raffinati, di cui circa 15 milioni di solo greggio. Per quest'ultimo, il New York Times, che ha ricostruito la stessa operazione, riferisce che a luglio le petroliere impegnate sulle rotte protette dagli Stati Uniti hanno trasportato fuori dal Golfo Persico circa 5 milioni di barili al giorno, rispetto ai 4 milioni di giugno e ad appena 1,6 milioni di maggio. Michelle Wiese Bockmann, analista di intelligence marittima della società Windward, ha definito il corridoio "uno dei successi più sorprendenti" dell'operazione e ha osservato che il flusso è aumentato progressivamente. Una parte del greggio del Golfo evita inoltre lo Stretto viaggiando attraverso gli oleodotti mediorientali.

Le stime del governo statunitense sono sistematicamente superiori a quelle delle società che tracciano le navi attraverso i satelliti. Il 13 agosto il Segretario all'Energia Chris Wright ha indicato una media settimanale di quasi 9 milioni di barili al giorno in uscita dallo Stretto, riconoscendo che la cifra superava gran parte delle valutazioni degli istituti privati. L'operazione in corso non si limita però solo a scortare le petroliere cariche in uscita. I militari statunitensi accompagnano anche le navi vuote che entrano nel Golfo dal Mar Arabico, le fanno caricare negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrein e in Kuwait e poi le riportano fuori. A coordinare le attività è una task force che opera dal quartier generale dell'82ª Divisione aviotrasportata dell'Esercito, a Fort Bragg, nella North Carolina, insieme ai partner regionali del Golfo.

Ogni notte viene compilato l'elenco delle navi in uscita e di quelle vuote in entrata. Le imbarcazioni si muovono in due convogli distinti, in fasce orarie separate, attraversando punti di controllo prestabiliti ai quali devono comunicare la propria posizione. Sopra di loro volano i caccia dell'Aeronautica, incaricati di individuare e abbattere i droni e i missili cruise iraniani. Le navi che si affidano al Central Command spengono normalmente i transponder per non essere localizzate, rendendo così più difficile anche per le società specializzate ricostruire il traffico reale.

Il nuovo corridoio è diventato praticabile dopo una campagna di bombardamenti durata due settimane, durante la quale il Central Command statunitense ha messo fuori uso gran parte dei radar e dei sistemi iraniani di sorveglianza marittima. Teheran ha ormai una visibilità molto limitata sul traffico nella corsia meridionale e può contare soltanto su alcuni radar ripristinati e sugli osservatori a bordo dei motoscafi veloci dei pasdaran. Rimasto in gran parte “cieco”, l’Iran lancia droni e missili cruise verso le aree in cui presume stiano transitando le navi. Nella notte tra domenica e lunedì, le forze statunitensi hanno abbattuto otto droni e due missili cruise lanciati proprio con questa modalità.

Gli attacchi iraniani e il costo della protezione


Dall'inizio di giugno almeno 15 navi che percorrevano le rotte meridionali sono state colpite, causando il ferimento di 16 marinai e la morte di altri 2, secondo l'analisi condotta dal New York Times sui dati dell'Organizzazione Marittima Internazionale, l'agenzia delle Nazioni Unite responsabile della navigazione. Questa settimana un'altra nave è stata centrata mentre si trovava vicino all'Oman e un membro dell'equipaggio è morto, ha reso noto martedì l'organismo della Marina britannica che monitora il traffico commerciale nell'area.

Tra gli armatori disposti a rischiare ed utilizzare la rotta lungo l'Oman figura la compagnia greca Dynacom, che il 19 luglio ha visto colpite due delle proprie petroliere, una delle quali è stata successivamente abbandonata. La compagnia petrolifera statale di Abu Dhabi, ADNOC, ha invece dichiarato la settimana scorsa che dall'inizio della guerra 18 sue navi sono state attaccate, con un morto e venti feriti tra gli equipaggi.

Proteggere questo traffico impone agli Stati Uniti uno sforzo che prima della guerra non era necessario, quando le petroliere attraversavano lo Stretto senza scorta. "Garantire ininterrottamente questo tipo di difesa richiede un'enorme quantità di lavoro", ha spiegato Joshua Tallis, analista del Center for Naval Analyses. Il Central Command sostiene di aver aiutato più di mille navi ad attraversare lo stretto. Il suo portavoce, il capitano Tim Hawkins, ha risposto alle critiche affermando che gli attacchi riusciti contro alcune imbarcazioni non dimostrano l'inefficacia della protezione, dal momento che nel complesso il numero delle navi in transito è aumentato.

Trump ha detto mercoledì ad Axios che "dallo Stretto di Hormuz sta uscendo un'enorme quantità di petrolio". Il giorno precedente aveva definito lo Stretto "aperto e operativo", proprio mentre una nave veniva colpita al largo dell'Oman. Il presidente ha aggiunto che gli Stati Uniti non stanno attualmente trattando con Teheran perché gli iraniani "stanno perdendo tempo e negoziare con loro è una perdita di tempo". "Hanno ancora un po' di combattività, ma nel complesso sono l'ombra di ciò che erano prima", ha concluso.

Una flotta sempre più sotto pressione


Non è chiaro, però, come la Marina statunitense intenda mantenere in Medio Oriente una forza di queste dimensioni. Nel Golfo dell'Oman si trovano attualmente una ventina di navi da guerra statunitensi, comprese le portaerei Abraham Lincoln e George H.W. Bush con i rispettivi cacciatorpediniere di scorta, oltre alle unità incaricate di far rispettare il blocco dei porti iraniani ordinato da Trump. La Lincoln è in mare dal 21 novembre e il suo equipaggio ha trascorso più di duecento giorni senza una libera uscita. Prima di poter tornare in servizio, la portaerei avrà bisogno di interventi consistenti. A sostituirla arriverà la George Washington, di base in Giappone, mentre per la Bush, salpata il 31 marzo, non è ancora stato annunciato alcun avvicendamento.

Anche i rifornimenti sono diventati più difficili. La base della Marina a Manama, capitale del Bahrein, è stata di fatto distrutta dagli attacchi iraniani del primo giorno di guerra. Privata del suo principale scalo logistico in Medio Oriente, la Marina rifornisce ora le proprie unità da Diego Garcia, l'isola britannica nell'Oceano Indiano situata circa 1.800 km a sud-ovest della punta meridionale dell'India. Ogni tratta richiede più di cinque giorni di navigazione. Nemmeno Diego Garcia però è al sicuro: il 20 marzo l'Iran ha lanciato contro la base due missili balistici a medio raggio. Tutti i porti della regione restano alla portata dei missili iraniani.

Nel frattempo, molte grandi compagnie di navigazione continua a preferire di evitare lo Stretto finché non verrà raggiunto un cessate il fuoco duraturo. Nonostante tutti gli sforzi statunitensi, questo significa sostanzialmente che il traffico navale resterà comunque a livelli ridotti fino a che la crisi non sarà rientrata del tutto. "La minaccia iraniana sullo Stretto resterà significativa nel prossimo futuro", ha confermato Mona Yacoubian, direttrice del programma sul Medio Oriente del Center for Strategic and International Studies.


Trump minaccia di bombardare l'Oman, mentre il negoziato con l'Iran è ancora in stallo


Donald Trump ha minacciato di bombardare l'Oman, accusando il sultanato di ostacolare un accordo con l'Iran. "Non credo che si siano comportati molto bene, ma potremmo occuparci di loro molto facilmente, proprio come abbiamo fatto con gli altri", ha detto lunedì ai giornalisti nello Studio Ovale, senza spiegare che cosa avessero fatto i funzionari omaniti per suscitare la sua irritazione. Lo stesso giorno, in un'intervista a Fox News, era stato molto più esplicito: se l'Oman "si mettesse di mezzo", ha affermato ricorrendo a un'espressione volgare, gli Stati Uniti lo bombarderanno "di santa ragione".

Per settimane la Casa Bianca aveva assicurato che l'Iran fosse vicino alla firma di un'intesa sul nucleare e che l'Oman potesse contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Il piccolo Paese del Golfo era così finito al centro dei tentativi diplomatici per porre fine alla guerra. Il quadro, hanno riferito funzionari americani al Wall Street Journal, resta però confuso. L'Oman, affacciato sulla sponda meridionale dello Stretto, sta trattando con Teheran per consentire il passaggio di un maggior numero di navi commerciali. Nei giorni scorsi l'Iran ha annunciato che le due parti avevano raggiunto un'intesa sui transiti e stavano preparando una dichiarazione congiunta.

Washington ritiene che il negoziato possa allentare la pressione sul mercato energetico globale e sul prezzo della benzina negli Stati Uniti. All'interno dell'Amministrazione, tuttavia, resta il timore che l'Oman aiuti l'Iran a ottenere un accordo sul nucleare più favorevole a Teheran. Sarebbe proprio questo sospetto ad alimentare la rabbia del presidente. L'Oman è soltanto l'ultimo Paese finito nel mirino di Trump per non aver fatto abbastanza, a suo giudizio, per porre fine alla guerra contro l'Iran avviata dagli Stati Uniti insieme a Israele.

Domenica il presidente ha ordinato al Pentagono di ridurre in modo sostanziale le esercitazioni congiunte con la Corea del Sud, sostenendo che Seoul si fosse rifiutata di aiutare Washington a riaprire Hormuz. Trump lo ha annunciato su Truth Social poche ore prima dell'inizio delle manovre, rivendicando al tempo stesso la propria "ottima relazione" con Kim Jong Un. Le esercitazioni Ulchi Freedom Shield sono comunque cominciate lunedì.

"Ci dareste una piccola mano?", ha raccontato di aver chiesto al presidente sudcoreano Lee Jae Myung, precisando subito dopo che gli Stati Uniti non avevano realmente bisogno di aiuto. "Mi ha detto: no, grazie. E io gli ho risposto: un momento, abbiamo 39.000 soldati laggiù che vi proteggono da Kim Jong Un, il vostro vicino di casa, e voi non ci aiutate in un'operazione militare molto semplice in Iran? È strano". Il contingente statunitense in Corea del Sud conta in realtà circa 28.500 militari. Trump si è lamentato anche di alleati europei come il Regno Unito e la Spagna, riproponendo la sua consueta accusa secondo cui gli altri Paesi otterrebbero dagli Stati Uniti molto più di quanto offrano in cambio.

Guerra in Iran · Stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz si è svuotato, e Trump presenta il conto agli alleati

Prima della guerra dallo Stretto passavano 21,6 milioni di barili al giorno. Nell’ultimo trimestre ne sono passati 4,9. Il memorandum firmato con l’Iran a giugno è scaduto senza accordo e il presidente accusa un alleato dopo l’altro di non averlo aiutato a riaprire il passaggio.

Grafica di FocusAmerica 18 agosto 2026

La strozzatura

Un braccio di mare che l’Iran e l’Oman si dividono


La sponda nord dello Stretto è iraniana, quella sud omanita: le acque territoriali dei due Paesi coprono l’intero passaggio. È questa geografia a rendere l’Oman indispensabile in ogni trattativa sulla riapertura. Nel punto più stretto il canale misura circa 33 chilometri e le corsie di navigazione sono larghe poco più di tre chilometri per senso di marcia.

Lo Stretto di Hormuz separa l’Iran, a nord, dalla penisola omanita del Musandam, a sud. È l’unica via di mare tra il Golfo Persico e l’oceano aperto.

Una sagoma = un milione di barili al giorno Quarto trimestre 2025. L’ultimo trimestre prima della guerra: 21,6 milioni di barili al giorno.

Il canale si chiude, trimestre per trimestre
Tocca un trimestre per cambiare la mappa

  • Primo trimestre 202520,9
  • Secondo trimestre 202521,0
  • Terzo trimestre 202521,3
  • Quarto trimestre 202521,6
  • Primo trimestre 202614,9
  • Secondo trimestre 20264,9

Sono 16,7 milioni di barili al giorno in meno rispetto all’ultimo trimestre di pace. Il gas naturale liquefatto ha seguito la stessa curva: dagli 11,7 miliardi di piedi cubi al giorno di inizio 2025 agli 0,8 del secondo trimestre 2026. Sul terzo trimestre la EIA non ha ancora pubblicato i dati.

28 febbraio
Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran. Teheran risponde colpendo il traffico commerciale e rivendicando il controllo dello Stretto.

7 aprile
Una tregua di due settimane. Washington e Teheran la annunciano dopo i colloqui di Islamabad. Entrambe rivendicano la vittoria.

Giugno
Il memorandum. Si apre una finestra di sessanta giorni per un accordo complessivo sul nucleare e sulla riapertura del passaggio.

Inizio luglio
La tregua si rompe. Il cessate il fuoco collassa, ma la finestra negoziale resta formalmente aperta.

17 agosto
La finestra si chiude senza accordo. Lo stesso giorno Trump minaccia di bombardare l’Oman e il senatore Tim Kaine annuncia una risoluzione sui poteri di guerra per impedirlo.

Il conto agli alleati

Chi, secondo Trump, non ha fatto abbastanza


Dall’inizio della guerra il presidente accusa un Paese dopo l’altro di non aiutare gli Stati Uniti a riaprire lo Stretto. Ecco che cosa è successo a ciascuno.

Oman
Minacciato di raid
Trump dice che gli Stati Uniti potrebbero occuparsene molto facilmente. Il sultanato sta trattando con Teheran per far passare più navi commerciali e alcuni collaboratori del presidente lo accusano in privato di fare il doppio gioco.

Corea del Sud
Esercitazioni ridotte
Il presidente ordina al Pentagono di tagliare le manovre congiunte, sostenendo che Seul si sia rifiutata di aiutare. Le esercitazioni Ulchi Freedom Shield sono cominciate lo stesso.

Regno Unito e Spagna
Accusati in pubblico
Trump ripropone la sua accusa abituale: gli alleati otterrebbero dagli Stati Uniti molto più di quanto offrono in cambio.

Qatar e Pakistan
Promossi mediatori
Washington affida ormai a loro i contatti con Teheran. L’Oman, che era al centro dei colloqui, esce di scena.

Il numero che continua a cambiare

Quanti militari americani ci sono davvero in Corea del Sud


La parte piena è il contingente fissato dalla legge sulla difesa. La parte tratteggiata è quanto il presidente ci aggiunge quando cita la cifra in pubblico.

  • Legge sulla difesa28.500
  • Trump, 17 agosto39.000
  • Trump, 6 aprile45.000


Fonte Flussi nello Stretto: Energy Information Administration, Global Energy Security Data, 12 agosto 2026. Contingente in Corea del Sud: National Defense Authorization Act e Congressional Research Service. Ricostruzione diplomatica: Wall Street Journal. Geometrie costiere: Natural Earth.

Lo scontro interno alla Casa Bianca


Alcuni collaboratori di primo piano della Casa Bianca, intanto, accusano in privato l'Oman di fare il doppio gioco e di essere schierato, nei fatti, con l'Iran anziché impegnato nella ricerca del miglior compromesso possibile tra Washington e Teheran. Altri ritengono invece che gli storici rapporti tra i due Paesi rappresentino una risorsa per la mediazione e che Trump stia cercando un capro espiatorio per il mancato accordo sul nucleare. "Le minacce di Trump non fanno che incoraggiare gli iraniani, che vi scorgono un ulteriore segnale di debolezza", ha detto al Wall Street Journal Steven Cook, esperto di Medio Oriente del Council on Foreign Relations.

Secondo Cook, è l'Iran a spingere l'Oman verso un piano congiunto, in modo da presentare la gestione dei transiti come un progetto legittimo e condiviso dalle due sponde dello Stretto. Un accordo tra Iran e Oman rischierebbe tuttavia di consolidare il controllo di Teheran su Hormuz. Trump vorrebbe invece un'intesa che riaprisse completamente il passaggio, dal quale prima della guerra transitavano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa il 20% del consumo mondiale di prodotti petroliferi liquidi, secondo l'Energy Information Administration.

La finestra di 60 giorni prevista dal Memorandum concluso a giugno tra Stati Uniti e Iran per raggiungere un accordo complessivo è scaduta lunedì senza che le parti trovassero un'intesa. La tregua prevista dal documento era peraltro già collassata all'inizio di luglio. La via d'uscita dal conflitto resta quindi poco chiara: Washington si affida ormai soprattutto a Qatar e Pakistan come mediatori, mentre l'Oman, inizialmente al centro dei colloqui, sembra essere stato messo da parte. Trump avrebbe persino confidato ai propri collaboratori di essere disposto a dichiarare bloccato il percorso dell'Iran verso l'arma nucleare e vinta la guerra, a condizione che Teheran riapra completamente lo Stretto.

Kaine prepara una risoluzione al Senato per bloccare Trump


La minaccia di bombardamenti contro l'Oman ha però già provocato una reazione al Congresso. Il senatore democratico Tim Kaine ha annunciato che, al termine della pausa di agosto, presenterà una risoluzione sui poteri di guerra per impedire un'azione militare contro il sultanato. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha risposto invece che l'imposizione di pedaggi iraniani nello stretto rappresenterebbe una linea rossa per l'Amministrazione:

"Se creiamo un precedente in base al quale uno Stato può decidere di controllare una via d'acqua internazionale, imporre un pedaggio e far saltare in aria le navi che non pagano, avremo creato un precedente molto pericoloso, destinato inevitabilmente a ripetersi in altre parti del mondo".


I rapporti tra Stati Uniti e Oman si sono deteriorati negli ultimi mesi. Il Ministro degli Esteri omanita Badr al-Busaidi, che prima della guerra aveva contribuito a mediare i colloqui tra Stati Uniti e Iran, ha criticato più volte la decisione americana di porre fine a quei negoziati ed attaccare su pressione israeliana. Alla vigilia della prima ondata di raid era intervenuto a "Face the Nation", sulla CBS, nel tentativo di scongiurare il conflitto. "Qualunque sia la vostra opinione sull'Iran, non sono stati loro a volere questa guerra", ha scritto successivamente sui social.


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HONOR Pad X9 Max: display da 13 pollici e batteria da 10.100 mAh per l'intrattenimento portatile


HONOR Pad X9 Max inaugura una nuova esperienza di intrattenimento portatile con un ampio display da 13 pollici e una batteria da 10.100 mAh. Ecco caratteristiche e novità del nuovo tablet HONOR
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Honor ha presentato Pad X9 Max, un tablet elegante e potente con ampio display, progettato per offrire una visione immersiva, prestazioni che durano per tutta la giornata e strumenti evoluti per la produttività. Con un peso di 618 g e un profilo ultrasottile di 6,72 mm, Pad X9 Max combina un display da 13 pollici, con una capiente batteria da 10.100 mAh, il tutto racchiuso in un design raffinato e portatile.

Un grande display racchiuso in un design raffinato e portatile


Al centro del Pad X9 Max si trova il Max Display da 13 pollici, con risoluzione 2,5K e frequenza di aggiornamento di 120 Hz, progettato per garantire nitidezza, ampiezza e fluidità durante la fruizione di contenuti di intrattenimento. Con una risoluzione di 2500 × 1560 pixel, una densità di 228 PPI e il supporto fino a 1,07 miliardi di colori, il display riproduce ogni contenuto con ricchezza di dettagli e profondità.
Il formato da 13 pollici offre una superficie di lavoro più ampiaIl formato da 13 pollici offre una superficie di lavoro più ampia
La luminosità massima raggiunge i 700 nit (dati Honor), assicurando una visione confortevole anche in ambienti ben illuminati, mentre la frequenza di aggiornamento di 120 Hz garantisce fluidità nello scorrimento e nella riproduzione di contenuti. Il formato da 13 pollici offre una superficie di lavoro più ampia rispetto ai tablet di dimensioni inferiori, creando un’esperienza visiva più aperta e coinvolgente senza compromettere la portabilità.

Questa esperienza visiva è racchiusa in un dispositivo progettato secondo il principio per cui un buon design deve eliminare il superfluo e valorizzare ciò che conta davvero. Il telaio interamente in metallo del Pad X9 Max è realizzato a partire da un unico blocco di lega di alluminio ed è caratterizzata da un pannello posteriore uniforme, una raffinata finitura sabbiata e angoli delicatamente arrotondati, che conferiscono al dispositivo un aspetto armonioso e strutturato. Con uno spessore di 6,72 mm e un peso di 618 g, il tablet offre una netta sensazione di comfort.

Caro vita: più staycation per gli italiani | Techpertutti
Il caro vita sta cambiando le abitudini estive degli italiani: sempre più persone scelgono staycation, attività da fare a casa e momenti di qualità in famiglia, secondo una nuova analisi di Temu
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Intrattenimento, produttività e prestazioni


Per supportare le attività quotidiane di intrattenimento, lavoro e studio, il Pad X9 Max combina funzionalità reattive per il multitasking con un’ampia capacità di archiviazione. La tecnologia RAM Turbo assegna in modo intelligente le risorse di archiviazione per ampliare la RAM effettiva, offrendo un’esperienza di memoria equivalente a 18 GB, composta da 6 GB di RAM e 12 GB virtuali, insieme a 256 GB di memoria interna. La memoria può essere ulteriormente ampliata tramite microSD fino a 2 TB, offrendo agli utenti più spazio per raccolte multimediali, documenti e file creativi.
Honor Pad X9 Max integra una Max Battery da 10.100 mAhHonor Pad X9 Max integra una Max Battery da 10.100 mAh
Un tablet con un display così ampio necessita di un’autonomia all’altezza. Pad X9 Max integra una Max Battery da 10.100 mAh, che supporta fino a 16 ore di riproduzione video continua, 13 ore di lettura di documenti, 12 ore di scrittura di appunti con Notes e fino a 73 ore di riproduzione musicale (dati Honor). Per chi lascia il tablet in standby tra una sessione e l’altra, il dispositivo può rimanere inattivo fino a 90 giorni con una sola ricarica. Quando è necessario ricaricarlo, la tecnologia SuperCharge da 45 W contribuisce a ridurre i tempi di attesa.

Prestazioni audiovisive IMAX Enhanced


Pad X9 Max supporta l’esperienza IMAX Enhanced, portando su un dispositivo portatile un intrattenimento ancora più cinematografico. L’esperienza si sviluppa attorno a quattro elementi fondamentali: qualità delle immagini, suono immersivo, formato ampliato e contenuti esclusivi.
Honor Pad X9 Max ha ottenuto le certificazioni Hi-Res Audio e Hi-Res Audio WirelessHonor Pad X9 Max ha ottenuto le certificazioni Hi-Res Audio e Hi-Res Audio Wireless
Per quanto riguarda l’audio, il tablet è dotato di un sistema quad-speaker supportato dagli algoritmi audio proprietari di HONOR e consente un incremento del volume fino al 200%, per una scena sonora più potente. Pad X9 Max ha inoltre ottenuto le certificazioni Hi-Res Audio e Hi-Res Audio Wireless, mentre l’elaborazione audio DTS aggiunge profondità spaziale sia durante l’ascolto tramite gli altoparlanti sia con le cuffie. I contenuti IMAX Enhanced sono disponibili attraverso le piattaforme di streaming supportate, tra cui Disney+.

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Connettività fluida tra dispositivi


Pad X9 Max è progettato per funzionare perfettamente con dispositivi e piattaforme differenti. Honor Connect consente il trasferimento di file tra dispositivi di marchi diversi basati su iOS, HarmonyOS, Android, Windows e macOS.

Prezzo e disponibilità


HONOR Pad X9 Max è disponibile nella colorazione Gray. Sarà disponibile in due configurazioni di memoria. La versione da 4 + 128 GB è proposta al prezzo di 399,90 euro, mentre la versione da 6 + 256 GB è disponibile al prezzo di 499,90 euro. Entrambe le configurazioni includono in bundle una tastiera e, acquistando su HONOR.com, è possibile usufruire di un coupon sconto di 50 euro.

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Caro vita, così cambia l’estate degli italiani: più staycation e tempo in famiglia secondo Temu


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Con il costo della vita che continua a incidere sui bilanci familiari, sempre più italiani stanno ripensando al modo in cui trascorrere le vacanze estive. Piuttosto che rinunciare del tutto al tempo libero, molte famiglie scelgono soggiorni più brevi, restano vicino a casa e trovano nuovi modi per valorizzare i fine settimana e i momenti di qualità insieme. Secondo l'Osservatorio Turismo Estate 2025 di Confcommercio (Fonte: Confcommercio, Osservatorio Turismo Estate 2025), il 91% degli italiani avrebbe deciso di trascorrere le vacanze estive in Italia, confermando la solidità del turismo domestico e il crescente interesse per esperienze di viaggio di prossimità.

Il trend è confermato anche dall'Osservatorio Nazionale Vacanze Estate 2025 di Federconsumatori, secondo cui solo il 43,2% degli italiani sarà in vacanza quest'anno e tra coloro che sono partiti e stanno per partire, il 54% ha previsto di ridurre la durata della vacanza a un periodo compreso tra tre e cinque giorni. Inoltre, l'82% degli intervistati resterà in Italia, indicando tra le principali motivazioni l'aumento dei costi di viaggio.

Alla luce di questi numeri, sempre più consumatori cercano soluzioni convenienti per godersi il tempo libero e i trend di acquisto su Temu mostrano un crescente interesse per prodotti che permettono di ricreare l'atmosfera delle vacanze direttamente a casa: dagli spazi dedicati ai pranzi all'aperto e all'intrattenimento per tutta la famiglia, fino ad angoli di relax in giardino.

Smart home sempre più diffuse in Italia: ecco perché crescono
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Ricreare l'atmosfera delle vacanze senza lasciare casa


Per molte famiglie, durante l'estate, giardini, balconi e terrazze diventano un'estensione della casa. Tra i prodotti più richiesti su Temu figurano gazebo, accessori per barbecue, borse termiche, coperte da picnic e tavoli da campeggio pieghevoli, ideali per creare spazi accoglienti dove trascorrere pranzi in famiglia e piacevoli serate all'aperto. Anche l'intrattenimento domestico si sposta all'esterno; Temu registra, infatti, un crescente interesse per prodotti che permettono di ricreare l'esperienza del cinema a casa, come mini proiettori portatili, schermi per proiezione, macchine per popcorn e illuminazione da esterno, offrendo alle famiglie la possibilità di organizzare serate cinema sotto le stelle senza sostenere i costi di una serata fuori.
I consumatori investono inoltre in piccoli acquisti in grado di trasformare gli spazi esterni in vere e proprie oasi di relaxI consumatori investono inoltre in piccoli acquisti in grado di trasformare gli spazi esterni in vere e proprie oasi di relax
Anche i genitori sono alla ricerca di soluzioni accessibili per intrattenere i bambini durante le vacanze scolastiche. Su Temu riscuotono particolare successo prodotti come piscine gonfiabili, tappeti gioco con spruzzi d'acqua, giochi da esterno e tende da gioco per bambini, che consentono alle famiglie di trascorrere tempo di qualità insieme mantenendo sotto controllo le spese dedicate allo svago. I consumatori investono inoltre in piccoli acquisti in grado di trasformare gli spazi esterni in vere e proprie oasi di relax. Amache, sedie sospese, ventilatori portatili e lanterne decorative contribuiscono a creare ambienti accoglienti, offrendo molti dei comfort tipici di una tradizionale vacanza estiva.

Amazon Family in Italia: condividi Prime gratis
Amazon Family arriva in Italia e permette ai clienti Prime di condividere i vantaggi dell’abbonamento con un altro adulto del nucleo familiare, senza costi aggiuntivi
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Il rapporto qualità-prezzo


La crescente popolarità delle staycation riflette una più ampia tendenza verso consumi sempre più orientati al rapporto qualità-prezzo. I dati emersi suggeriscono che i consumatori danno sempre più priorità ad acquisti in grado di migliorare la vita quotidiana, ottimizzando al tempo stesso il budget familiare. Mentre le pressioni economiche continuano a influenzare le abitudini di spesa, le staycation stanno diventando molto più di una semplice soluzione per risparmiare. Per molte famiglie italiane rappresentano l'opportunità di rallentare i ritmi, trascorrere più tempo insieme e riscoprire il piacere delle cose semplici. Dalle cene in giardino alle serate cinema sotto le stelle, dai giochi all'aperto ai momenti di relax sul balcone, i consumatori dimostrano che per vivere un'estate memorabile non è necessario allontanarsi da casa.


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Trump perde tre primarie in una sola notte: dieci suoi candidati battuti, sei solo ad agosto


In Wyoming e Florida sono stati sconfitti tutti i candidati indicati dal presidente. Le bocciature dall'inizio della stagione salgono a dieci, nonostante oltre 300 endorsement.

Alle primarie repubblicane di martedì in Wyoming e in due distretti congressuali della Florida hanno votato quasi 300 mila persone, ma soltanto il 28% ha scelto il candidato indicato da Donald Trump. In Wyoming Megan Degenfelder, sovrintendente statale all'Istruzione, è stata battuta dal senatore statale Eric Barlow, che ha ottenuto il 45% contro il suo 29,7%, nella corsa per succedere al governatore uscente Mark Gordon.

In Florida il deputato Cory Mills ha perso nel settimo distretto contro l'ex conduttore televisivo Ryan Elijah, vincitore con il 47% contro il 34%, al termine di una campagna segnata dalle inchieste a suo carico. Nel diciannovesimo distretto Catalina Lauf si è fermata al 22%, arrivando seconda dietro Jim Schwartzel, che ha prevalso con il 29% in una competizione con dieci candidati.

Dieci sconfitte su oltre trecento indicazioni


Con queste tre sconfitte salgono a dieci, dall'inizio della stagione delle primarie, i candidati sostenuti dal presidente e bocciati dagli elettori repubblicani nelle competizioni per il Congresso o per una carica statale. Sono tanti quanti quelli sconfitti nel 2018, nel 2020 e nel 2024 messi insieme, secondo un'analisi della CNN basata sulle indicazioni di voto raccolte da Ballotpedia. Trump ha però appoggiato complessivamente 312 candidati e, fino all'inizio di luglio, il 97% di loro aveva vinto la propria primaria.

Il primato negativo resta quello del 2022, quando furono sconfitti dodici candidati sostenuti da Trump. Quel risultato, tuttavia, era fortemente concentrato in un solo Stato: sei delle dodici sconfitte arrivarono in Georgia, dove l'establishment repubblicano si era fermamente opposto alle sue accuse infondate di brogli nelle elezioni presidenziali del 2020. Quest'anno le battute d'arresto sono invece distribuite in più Stati e sei delle dieci si sono verificate soltanto ad agosto.

Oltre ai tre candidati sconfitti martedì, hanno perso anche Mike Lindell, aspirante governatore del Minnesota, il deputato del Tennessee Andy Ogles e Amir Hassan, candidato alla Camera in Michigan, battuto da Thomas J. Smith, un avversario che si era persino ritirato dalla corsa. Il risultato peggiore, però, riguarda i governatorati. Cinque dei dieci candidati sconfitti puntavano alla guida di uno Stato, contro i tre del 2022. Nelle primarie in cui non sosteneva un governatore uscente, Trump ha perso il 42% delle competizioni, vale a dire 5 su 12. Degenfelder e Lauf hanno inoltre ottenuto due dei tre risultati peggiori mai registrati da candidati appoggiati dal presidente.

Trump ha reagito alla sconfitta di Mills con un messaggio pubblicato mercoledì mattina sui social, sostenendo di avergli chiesto di ritirarsi. "Ho detto al deputato della Florida Cory Mills, un mio amico, di abbandonare la corsa, ma non ha voluto ascoltarmi", ha scritto. "Pensava di poter vincere, quindi come dargli torto? Ora abbiamo un ottimo candidato, Ryan Elijah, che correrà al suo posto". Tale pressione, però, non era mai stata esercitata pubblicamente. A giugno, in occasione del ballottaggio repubblicano per il governatorato della South Carolina, Trump aveva adottato una strategia simile, finendo per sostenere entrambi i candidati quando era ormai evidente che la vicegovernatrice Pam Evette, inizialmente appoggiata da lui, sarebbe stata sconfitta.

Il bilancio può ancora peggiorare


Le primarie ancora in programma potrebbero aggravare il bilancio. Il presidente ha sostenuto Anthony DiLorenzo nel primo distretto del New Hampshire e la senatrice Darline Graham, nominata al seggio appartenuto al fratello Lindsey Graham e attesa martedì prossimo dal ballottaggio delle elezioni suppletive in South Carolina.

Proprio mentre i tre candidati di Trump perdevano le loro primarie, Graham è apparsa in seria difficoltà durante il dibattito contro il suo avversario, il deputato Ralph Norman. Interrogata sulla rilevanza di Taiwan e del Mar Cinese Meridionale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha esordito dicendo "sarò sincera", per poi ammettere di non essere "molto preparata sui temi della sicurezza nazionale". Nikki Haley, ex governatrice della South Carolina e alleata di Norman, ha subito rilanciato il filmato della risposta. Se Graham dovesse perdere, diventerebbe la quarta candidata al Senato sostenuta da Trump e sconfitta in una primaria, dopo Luther Strange in Alabama nel 2017, Evan Jenkins in West Virginia nel 2018 e Trent Staggs nello Utah nel 2024.

Secondo Aaron Blake, autore dell'analisi della CNN, queste sconfitte non sarebbero casuali, ma coinciderebbero con i segnali di crescente insofferenza nei confronti di un presidente storicamente impopolare, visibili anche all'interno della sua base. Un recente sondaggio della CNN ha rilevato che, su alcuni temi centrali, la quota di repubblicani e indipendenti di orientamento repubblicano insoddisfatti di Trump raggiunge il 30% o il 40% e, in alcuni casi, supera il 50%. Questo non significa, ovviamente, che il presidente abbia perso il controllo del partito: il suo elevatissimo tasso di vittorie dimostra il contrario. Ma nelle competizioni realmente contendibili la sua indicazione sembra aver perso parte della propria forza decisiva e martedì gli elettori chiamati a seguirla l'hanno ignorata in tutti e tre i casi.


In Florida si vota per le primarie a governatore e il candidato di Trump è il favorito


La Florida vota oggi, martedì 18 agosto, per le primarie, le elezioni interne con cui i partiti scelgono i candidati per il voto di metà mandato del 3 novembre. È la giornata più piena dell'estate elettorale americana. Si vota anche in Alaska e in Wyoming, ma le corse più importanti si concentrano nel terzo stato più popoloso del paese. La sfida principale è la scelta del candidato repubblicano per la successione del governatore Ron DeSantis, che dopo due mandati non può ricandidarsi. I seggi chiudono alle 19 locali, quando in Italia sarà l'1 di notte di mercoledì (le 2 nella parte nord-occidentale dello stato, che si trova in un altro fuso orario). Quasi due milioni di elettori hanno già votato per posta o in anticipo.

Il favorito per la nomination repubblicana a governatore è Byron Donalds, deputato al terzo mandato che ha l'appoggio del presidente Donald Trump dal febbraio 2025, da prima ancora che annunciasse la candidatura. Se vincesse anche a novembre diventerebbe il primo governatore nero nella storia della Florida. Tra comitato elettorale e PAC alleato (i comitati esterni che negli Stati Uniti raccolgono fondi per le campagne) ha messo insieme 111 milioni di dollari. Nella nostra media, Donalds è al 41%, oltre il doppio degli altri candidati con il vicegovernatore Jay Collins al 18% e l'investitore James Fishback al 17%%. L'ex presidente della Camera statale Paul Renner è al 7%.

Sondaggi · Florida

Donalds arriva al voto sopra il 40 per cento, Collins e Fishback si giocano il secondo posto

Quota di ciascun candidato nella media giornaliera dei sondaggi per la primaria repubblicana a governatore della Florida. Donalds è rimasto davanti per tutta la campagna e chiude al 41,3 per cento; alle sue spalle Collins (17,6) e Fishback (15,9) sono saliti fino a contendersi il secondo posto, con Renner al 7,1. I pallini chiari sono le singole rilevazioni.

10% 20% 30% 40% 50% 9 mesi 6 mesi 3 mesi voto Donalds 41,3 Collins 17,6 Fishback 15,9 Renner 7,1
La media si ferma all'11 agosto 2026, ultimo sondaggio disponibile. Si vota oggi, 18 agosto.

Fonte Elaborazione di Focus America su 35 sondaggi della primaria repubblicana raccolti da Wikipedia, aggiornati al 18 agosto 2026. Le medie giornaliere sono stimate con un filtro di Kalman a livello locale: ogni sondaggio pesa per la dimensione del campione e per l’effetto casa dell’istituto, e i sondaggi commissionati da una parte pesano la metà. Il lisciamento è lo stesso per le quattro linee.

Donalds
Collins
Fishback
Renner

Dei sei sondaggi realizzati da metà luglio, però, quattro danno Donalds intorno al 50% e due lo collocano poco sopra il 30%. L'ultimo, dell'istituto The Public Sentiment Institute, lo vede avanti su Fishback di appena tre punti, 31% a 28%; lo stesso istituto aveva già pubblicato in passato un sondaggio finanziato di nascosto dalla campagna di Fishback. I sondaggisti hanno del resto già sbagliato nelle recenti primarie in Michigan e Wisconsin. Sulla corsa pesa anche l'ostilità di DeSantis, che ha criticato la candidatura di Donalds senza appoggiare nessun altro candidato, nemmeno il suo vice Collins. E l'appoggio di Trump non è una garanzia. In questo ciclo elettorale quattro dei dodici candidati da lui sostenuti nelle primarie repubblicane per governatore senza un uscente hanno perso.

Fishback, 31 anni, ex fondatore di una società di investimenti cresciuto nella contea di Broward, ha costruito la sua rimonta con attacchi personali contro Donalds, che è nero, spesso a sfondo razzista. Lo ha definito uno "schiavo" delle grandi aziende e un "assunto per la diversità". Ad agosto lo ha anche accusato di essere indagato per traffico sessuale, un'affermazione che il Dipartimento di Giustizia ha definito falsa.

Fishback ha il sostegno di ambienti dell'estrema destra online, compresi quelli legati al suprematista bianco Nick Fuentes. Allo stesso tempo ha fatto breccia tra i giovani con proposte populiste: aiuti pubblici alle giovani famiglie per comprare casa, limiti ai fondi che acquistano abitazioni per affittarle, difesa dell'ambiente dal cemento e divieto totale dei data center per l'intelligenza artificiale. Negli ultimi mesi ha più che raddoppiato i suoi consensi nei sondaggi, mentre Donalds lo ha liquidato come uno che "gioca per l'algoritmo".

Proprio i data center sono diventati un tema in tutto lo stato, dalla corsa a governatore alle elezioni di contea. Fishback promette di vietarli, Renner propone una moratoria e Donalds, criticato dagli avversari per i finanziamenti ricevuti dal settore, ha risposto che "non ci sarà nessun divieto". Chi vince la primaria repubblicana affronterà a novembre il probabile candidato democratico David Jolly, un ex deputato repubblicano che ha lasciato il partito durante il primo mandato di Trump. La Florida non elegge un governatore democratico da più di trent'anni, ma i sondaggi sul confronto diretto danno Donalds avanti di appena cinque punti.

Per il Senato la primaria da seguire è quella democratica, che decide chi sfiderà la senatrice repubblicana Ashley Moody in un'elezione speciale, cioè un voto fuori calendario per un seggio che Moody occupa per nomina, senza essere mai stata eletta. Il favorito è Alex Vindman, tenente colonnello dell'esercito in pensione e testimone chiave nel primo procedimento di impeachment contro Trump, nel 2019. Ha raccolto 16,3 milioni di dollari, più degli 11,3 della stessa Moody.

La sua rivale, la deputata statale Angie Nixon, progressista nata a Jacksonville, ha raccolto circa un sedicesimo di quella cifra, ma ha radici politiche locali che a Vindman mancano. L'ex militare si è trasferito in Florida solo nel 2023. A maggio Nixon ha ricevuto il primo richiamo formale in vent'anni dell'assemblea statale per una protesta con il megafono contro la nuova mappa dei collegi. L'unico sondaggio pubblico, di inizio luglio, dava Vindman avanti 34% a 24%.

Alla Camera si vota per la prima volta con la nuova mappa dei collegi che i repubblicani della Florida hanno approvato in primavera su spinta di DeSantis, un caso di gerrymandering, cioè il ridisegno dei confini elettorali a vantaggio del partito che li traccia, pensato per strappare quattro seggi ai democratici. Il democratico moderato Jared Moskowitz corre ora in un collegio che Trump avrebbe vinto di nove punti nel 2024. Prima di novembre deve superare la sfida interna di Oliver Larkin, sindacalista iscritto ai Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista americana. Larkin lo accusa di essere troppo moderato e troppo vicino a Israele.

Debbie Wasserman Schultz, ex presidente del Partito Democratico nazionale, si è invece candidata nel 20° distretto, un collegio a maggioranza nera dove oggi rappresenta appena il 2% degli abitanti. La scelta ha irritato molti dirigenti locali, secondo cui il seggio dovrebbe andare a un candidato nero, ma i quattro principali sfidanti rischiano di dividersi i voti. Tra loro ci sono l'attivista progressista Elijah Manley, il rapper Luther Campbell dei 2 Live Crew e l'ex deputata Sheila Cherfilus-McCormick. Quest'ultima si è dimessa ad aprile dopo che la commissione Etica della Camera l'aveva accusata di aver spostato illegalmente fondi dall'azienda di famiglia alla sua campagna.

Le candidature di Larkin, di Manley e della stessa Nixon sono il nuovo banco di prova della sinistra socialista, reduce da diverse vittorie nelle primarie democratiche di quest'estate. Il terreno però è ostile, perché Trump ha vinto lo stato di 13 punti nel 2024 e il socialismo resta una parola respinta da molte comunità di origine cubana e venezuelana del sud. Venerdì i tre hanno chiuso la campagna con un comizio comune a Fort Lauderdale insieme alla deputata Rashida Tlaib, tra le proteste di alcuni democratici locali. Una vittoria di uno qualsiasi dei tre sarebbe una grossa sorpresa.

La primaria più curiosa è quella repubblicana del 19° distretto, il collegio sicuro lasciato libero da Donalds nel sud-ovest dello stato, che il New York Times ha raccontato come una gara tra candidati arrivati da fuori. Dei dieci in lizza, sei hanno già corso per la Camera in altri stati e due sono ex deputati travolti dagli scandali. Il primo è Madison Cawthorn del North Carolina, il secondo è Chris Collins di New York, che si dimise nel 2019 prima di dichiararsi colpevole di insider trading e fu poi graziato da Trump. La favorita è Catalina Lauf, 33 anni, consigliera del dipartimento del Commercio durante la prima amministrazione Trump. Il presidente l'ha appoggiata la settimana scorsa, anche se ha già perso due corse per il Congresso in Illinois. Sulla scheda c'è pure Jim Oberweis, che la batté in una di quelle primarie nel 2020.

Nel 7° distretto, tra i sobborghi di Orlando e Daytona Beach, il deputato repubblicano Cory Mills cerca il terzo mandato nonostante i molti guai. Su di lui pesano un'indagine del Dipartimento di Giustizia sulle sue finanze, un'inchiesta della commissione Etica della Camera per presunte violenze contro una ex compagna e irregolarità nei conti elettorali, oltre a un ordine restrittivo ottenuto nel 2025 da un'ex fidanzata. Trump lo ha appoggiato a febbraio, ma da allora non lo ha più nominato. DeSantis ha detto venerdì di non sostenerlo e due deputati repubblicani dello stato si sono schierati con il principale sfidante, l'ex conduttore televisivo Ryan Elijah. Anche qui i sondaggi si contraddicono. A inizio agosto Mills era avanti 30% a 14%, mentre una rilevazione di metà agosto dava Elijah avanti 44% a 27%. I democratici sperano paradossalmente in una vittoria di Mills, che renderebbe più contendibile a novembre un collegio vinto da Trump di 12 punti.

La nuova mappa complica la vita anche ai democratici Kathy Castor, a Tampa, e Darren Soto, nell'area di Orlando. I loro collegi sono stati ridisegnati per essere molto più favorevoli ai repubblicani e le primarie per scegliere i loro sfidanti sono affollate, senza favoriti chiari.

Fuori dalla Florida, l'Alaska usa una primaria unica in cui tutti i candidati di tutti i partiti compaiono sulla stessa scheda e i primi quattro passano al voto di novembre. Per la carica di governatore ci sono 17 candidati, mentre al Senato tenta il ritorno l'ex deputata democratica Mary Peltola. In Wyoming la sezione statale del Freedom Caucus, la corrente più a destra dei repubblicani, punta ad allargare i successi ottenuti due anni fa nel parlamento locale. Si tengono infine due elezioni speciali. In Pennsylvania i democratici provano a strappare ai repubblicani un seggio conservatore della Camera statale, per rafforzare la loro maggioranza risicata. In California si sceglie invece il sostituto di Eric Swalwell, il deputato democratico dimessosi ad aprile dopo le accuse di violenza sessuale arrivate da diverse donne.


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Il vaccino a mRNA di Moderna contro il melanoma supera la prova decisiva


La terapia a mRNA sviluppata da Moderna e Merck raggiunge gli obiettivi della fase 3. Il titolo Moderna vola del 131% a Wall Street.

Il vaccino terapeutico personalizzato sviluppato da Moderna insieme a Merck ha raggiunto gli obiettivi principali della sperimentazione di fase 3 sui pazienti operati per un melanoma ad alto rischio, hanno annunciato mercoledì le due aziende statunitensi. È il primo studio in fase avanzata a ottenere risultati positivi per una terapia oncologica personalizzata a mRNA e rappresenta un'importante conferma di decenni di ricerche sui trattamenti costruiti in base alle mutazioni del tumore di ciascun paziente.

Il titolo di Moderna, che nella mattinata di mercoledì guadagnava circa il 90% secondo il Wall Street Journal, ha raggiunto i 163 dollari durante la seduta e ha chiuso intorno ai 145 dollari, contro i circa 63 dollari del giorno precedente. Il rialzo, pari a circa il 131%, è stato il maggiore mai registrato in una sola giornata dalla società. Merck ha guadagnato invece circa il 9%. Ai massimi della mattinata, le due aziende erano avviate ad aggiungere complessivamente oltre 50 miliardi di dollari alla propria capitalizzazione, mentre alla chiusura, la sola Moderna ne ha guadagnati circa 32, passando da 24 a 56 miliardi.

Lo studio INTerpath-001 ha coinvolto 1.137 pazienti con un melanoma cutaneo di stadio compreso tra IIB e IV, completamente asportato. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale, con un rapporto di due a uno, a ricevere per circa 56 settimane la combinazione di intismeran autogene e Keytruda oppure il solo Keytruda, un'immunoterapia già impiegata contro questo tumore. Il vaccino è stato somministrato ogni tre settimane, per un massimo di nove dosi, mentre Keytruda è stato somministrato ogni sei settimane, fino a nove cicli.

La combinazione ha raggiunto l'obiettivo principale dello studio, prolungando il periodo senza recidive, e uno dei principali obiettivi secondari, riducendo il rischio di metastasi a distanza. Le aziende non hanno però ancora diffuso i dati completi: l'entità della riduzione del rischio e i risultati sulla sopravvivenza saranno presentati a un congresso medico entro la fine dell'anno. Nello studio di fase 2b KEYNOTE-942, la stessa combinazione aveva ridotto del 49% il rischio di recidiva o morte e del 59% quello di metastasi a distanza o morte rispetto al solo Keytruda. Quanto alla sicurezza, Moderna e Merck hanno dichiarato di non aver rilevato nuovi segnali rispetto agli studi precedenti.

Un vaccino costruito sul tumore di ciascun paziente


Intismeran non previene un'infezione, come fanno i vaccini tradizionali, ma è una terapia realizzata su misura per ogni paziente. Dopo l'intervento chirurgico, i medici inviano un campione di sangue e una biopsia del tumore. Analizzandone il profilo genetico, individuano le mutazioni delle cellule tumorali che hanno maggiori probabilità di essere riconosciute dal sistema immunitario. Queste informazioni vengono codificate nell'mRNA e impiegate per produrre il vaccino.

Il processo richiede circa sei settimane dalla biopsia. Nel frattempo, il paziente si riprende dall'operazione e comincia il trattamento con Keytruda, mentre viene preparata la sua dose personalizzata. Le due aziende collaborano dal 2016 e hanno scelto di cominciare dal melanoma perché questo tipo di tumore presenta generalmente molte mutazioni e offre quindi un maggior numero di possibili bersagli al sistema immunitario.

Sono già in corso sperimentazioni su altri tumori, tra cui quelli della vescica e del rene e una delle forme più comuni di cancro al polmone. Secondo gli analisti, il risultato ottenuto nel melanoma rappresenta un segnale incoraggiante anche per questi studi. "Ho la sensazione che questo sia soltanto l'inizio di un nuovo campo", ha detto Jane Healy, vicepresidente dell'oncologia di Merck, spiegando che l'obiettivo è offrire ai pazienti più tempo libero dalla malattia e dalle terapie.

La scommessa oncologica di Moderna


Per Moderna il risultato apre le porte del mercato dei farmaci oncologici, che vale oltre 240 miliardi di dollari, dopo anni consecutivi di perdite e il calo delle vendite dei vaccini contro il Covid. "Adesso siamo un'azienda oncologica", ha dichiarato l'amministratore delegato Stéphane Bancel. Secondo lei, entro Natale Moderna potrebbe tornare a registrare una crescita delle vendite per la prima volta in quattro anni. La società punta a portare il farmaco sul mercato nel 2027. Nel comunicato ufficiale Bancel ha parlato del "potenziale trasformativo" della tecnologia nel trattamento del melanoma operato.

La capitalizzazione di Moderna resta comunque lontana dal massimo di oltre 180 miliardi di dollari raggiunto nel settembre 2021, dopo il lancio del vaccino contro il Covid. Di recente la società ha ottenuto l'approvazione anche per il suo vaccino antinfluenzale a mRNA, che secondo gli analisti dovrebbe incidere sui conti soprattutto nel lungo periodo. Per Merck la posta in gioco è diversa. Keytruda è uno dei farmaci più venduti al mondo, ma nei prossimi anni perderà la protezione brevettuale: combinarlo con il vaccino personalizzato potrebbe aiutare l'azienda ad attenuare le conseguenze della scadenza.

Geoff Meacham, analista di Citi, ha osservato che, senza conoscere i dati completi, è ancora difficile valutare il potenziale commerciale del vaccino. Un'adozione su larga scala richiederà risultati comparabili anche contro altri tumori e la dimostrazione che un processo produttivo così personalizzato possa essere ampliato in modo sostenibile. Prima dell'annuncio, lo stesso Meacham aveva definito lo studio un possibile "catalizzatore decisivo" per il settore oncologico di Moderna, aggiungendo che risultati solidi avrebbero potuto accelerare l'esame della Food and Drug Administration.

I vaccini oncologici personalizzati restano comunque complessi e costosi da produrre. Non è ancora chiaro quanto potranno essere accessibili in caso di approvazione. Finora, negli Stati Uniti, il principale precedente è Provenge, un'immunoterapia cellulare personalizzata per il tumore della prostata. Insomma, la Borsa ha scommesso decine di miliardi di dollari su un risultato di cui non si conosce ancora l'entità. I dati completi arriveranno solo entro la fine dell'anno e saranno gli stessi sui quali dovrà poi pronunciarsi in via definitiva la Food and Drug Administration.

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I Custodi del Silenzio


Come trasformare un’uscita di pesca in un’esperienza emozionante! L’autore, favorito da una natura spettacolare, riferisce con toni quasi poetici, suggestioni di un paesaggio sconosciuto ma a lui familiare. Come in una favola, la natura lo ricompensa con una cattura eccezionale, un record!
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Foto in alto: l'incontaminato e quasi surreale paesaggio dei fiumi marchigiani.

Eccovi un’avventura fatta di pura ossessione, passi felpati e silenzi d’oro. Muovendoci come ombre nella boscaglia, andiamo a caccia dei dinosauri del centro Italia: i cavedani da record! Questi ciprinidi, temprati dal tempo e dalle correnti, sono veri fantasmi d'acqua dolce. Sono diffidenti seriali e spietati nel punire ogni minimo errore, perché basta il riflesso di una canna o lo schizzo impercettibile di un movimento brusco per vederli svanire nel nulla. Ma quando la lenza si tende, l'acqua esplode e la frizione canta... allora sì, che comincia la festa!

Osservazione - Il segreto di questa tecnica è l’osservazione! Avanzo nella boscaglia a passi calcolati, con l'acqua che stringe i cosciali e la corrente che spinge. Sul viso porto gli occhiali polarizzati, fondamentali per tagliare il riflesso del sole e individuare ogni movimento sott'acqua. Pri- ma di muovermi setaccio il fiume alla ricerca dei patriarchi, cavedani oltre i 3 chili, veri dinosauri d'acqua dolce, diffidenti e schivi. Ingannarli non è mai questione di fortuna, ma di perfezione nel lancio, nell'approccio invisibile e nel movimento dell'esca. Sono pesci capaci di rifiutare l'inganno all'ultimo centimetro, logorando i nervi del pescatore; per questo gli occhi sono l'arma decisiva contro la loro vista infallibile. Per la sfida la mia selezione è drastica e in scatola non mancano mai i rotanti da 6 grammi in su, bianchi a punti o giallo acceso. Quando però servono distanza e massima naturalezza, la carta vincente è il minnow sinking Mustad Yuzuki Soft Lip (da 3 o 4,8 grammi). Un'esca micidiale che vola lontano, dotata di una paletta morbida anti-urto progettata per pescare e osare tra i sassi e gli ostacoli più duri.

Assetto di pesca - Questa pesca non è per deboli di cuore, richiede l'astuzia di una volpe e la tecnica per domare mostri d'acqua dolce in piena corrente. La mia attrezzatura è una canna da 2,13 metri con casting 5-21 grammi, il perfetto compromesso tra sensibilità e schiena per lanciare a distanza e gestire minnow o rotanti pesanti, anche fino a 11-12 grammi. Oltre i 2,5 o 3 chili i cavedani smettono di mangiare vegetazione e mutano pelle, diventando preda- tori spietati. Per catturarli devi scatenare il loro istinto territoriale e farli arrabbiare. Spesso l'attacco avviene per pura reazione nell'istante esatto in cui l'esca rompe la superficie; ecco perché una livrea shock come il green chartreuse, in caccia spacca di brutto, un vero “insulto visivo” a cui un grande predatore non può resistere. L'azione è un lampo. Individui il pesce, scagli l'esca oltre la sua scia e accenni una leggera passata nel suo raggio visivo, devi morderlo subito, al primo giro di manovella o puoi dirgli addio. Ti muovi invisibile a lato del fiume, ti posizioni alle sue spalle, prendi la mira e lanci. L'esca taglia l'aria, accarezza l'acqua davanti al suo muso e poi... Taac! L'inferno di cristallo si rompe e inizia un combattimento furibondo e selvaggio. Per arrivare a questo, però, ogni nodo deve essere perfetto. In bobina serve una treccia ultrasottile da mm 0,12 unita a un finale in fluorocarbon ultraclear, invisibile come l'aria. Chiude l'assetto una girella con moschettone di alta qualità, fondamentale per scaricare le torsioni della corrente e forzare il pesce con fermezza assoluta, impedendogli di puntare i rami sommersi. Perché statene certi… un cavedano da record farà di tutto per spaccare tutto e riconquistare la libertà!
Un altro grosso cavedano catturato dall'autore nel massimo silenzio. Il passo felpato è d'obbligo!
Una cattura record - Era un pomeriggio d’estate, di quelli in cui l'aria è densa ma dentro senti muoversi qualcosa, una vibrazione elettrica e la certezza viscerale che quel giorno qualcosa d’immenso avrebbe squarciato la rete del guadino. Mosso da quel sesto senso, punto dritto verso uno spot segreto. È una fortezza naturale, un tratto di fiume quasi inaccessibile ma regolamentato in modo da permettermi l'uso di esche artificiali di media dimensione, armate anche di ancorette. So che lì dentro nuotano i giganti e che la mole di quei pesci azzera ogni rischio di danneggiarli. Avanzo nel letto del fiume, sospeso tra i miei pensieri, mentre i raggi del sole filtrano come lame attraverso la boscaglia fitta. È il teatro perfetto, il territorio dei mostri. Poi il tempo si ferma. In lontananza, a galla, vedo muoversi un'enorme sagoma scura che taglia lentamente la corrente. Al primo impatto strabuzzo gli occhi pensando subito a una carpa per quanto è massiccia. Mi avvicino come un fantasma, passo dopo passo, finché l'acqua non si fa trasparente e cancella ogni dubbio. No, non è una carpa, è un cavedano colossale piantato proprio davanti a me. Il respiro si blocca di colpo nei polmoni e il cuore picchia contro il petto. So perfettamente come funziona, ho un colpo solo o al massimo due lanci, prima che avverta la mia presenza e svanisca per sempre. Impugno la canna e scelgo il rotante. Spingo indietro il braccio e scaglio.
Il tipico scenario fluviale dove scorgere le ombre in corrente e l'attacco efficace sul mini minnow.
Il lancio esce perfetto, così l'esca vola e atterra millimetrica a tre metri davanti al suo muso. Il rotante inizia a lavorare nella leggera corrente del fiume, la paletta gira emettendo vibrazioni, il mostro la intercetta, si gira e parte a tutta velocità. Bam! La canna si piega ad arco e la frizione urla. Sento un peso incredibile, una forza sorda e brutale che non ho mai provato prima con questa specie. Il pesce punta la corrente, cerca disperatamente i rami, la sponda e la salvezza. Ma la mia attrezzatura è una certezza, assecondo le testate, blocco ogni tentativo di fuga e, senza volerlo sfinire per preservare le sue energie, lo guido con autorità verso la rete. Un ultimo colpo di coda ed è dentro! Maestoso e dorato, un cavedano italico di una bellezza indescrivibile, un vero colosso davanti al quale resto a fissarlo quasi senza crederci. Scatto qualche foto al volo e passo alle misurazioni, scoprendo oltre 60 centimetri di lunghezza. Ha un corpo così massiccio che una mano sola non basta e devo sostenerlo con due. Il verdetto è da brividi kg 3,6, regalandomi il mio nuovo “personal best”. Un sogno a occhi aperti. La soddisfazione più grande, però, è un'altra, ovvero appoggiare quel gigante antico nelle acque del suo regno e guardarlo mentre, con una scodata lenta e fiera, torna a casa nella sua corrente. Wow!


La pesca ai grandi cavedani non concede spazio al caso, richiede astuzia, nervi d'acciaio e una mira eccellente. È una pesca fatta di attese estenuanti e pura adrenalina, immersi nell'atmosfera selvaggia dei nostri fiumi. Creature capaci di sopravvivere a mille insidie per quindici anni meritano il nostro rispetto più assoluto. Per questo pratichiamo sempre un rigoroso catch and release, perché la gioia di incrociare nuovamente le loro strade a taglie ancora più leggendarie è un'emozione senza eguali!


English version


The Guardians of Silence
How to turn a fishing trip into a thrilling experience! The author, blessed with spectacular natural surroundings, describes—in almost poetic tones—the allure of a landscape that is unknown to others but familiar to him. Just like in a fairy tale, nature rewards him with an exceptional catch—a record-breaker!

Here is an adventure born of pure obsession, stealthy steps, and golden silences. Moving like shadows through the thicket, we go in search of the dinosaurs of central Italy: record-breaking chub! These cyprinids, hardened by time and currents, are true freshwater ghosts. They’re chronically wary and merciless in punishing even the slightest mistake, because all it takes is the glint of a rod or the imperceptible splash of a sudden movement to make them vanish into thin air. But when the line tenses, the water explodes, and the drag screeches… that’s when the party really begins!

Observation - The secret to this technique is observation! I advance through the thicket with measured steps, the water clinging to my thighs and the current pushing me along. I wear polarized sunglasses, essential for cutting through the sun’s glare and spotting every movement underwater. Before making a move, I comb the river in search of the “patriarchs”—chub weighing over 3 kilos, true freshwater dinosaurs, wary and elusive. Fooling them is never a matter of luck, but of perfection in the cast, the stealthy approach, and the lure’s movement. These are fish capable of rejecting the lure at the very last centimeter, wearing down the angler’s nerves; that’s why your eyes are the decisive weapon against their infallible sight. For this challenge, my selection is strict, and my tackle box is always stocked with spinners weighing 6 grams and up, in white with spots or bright yellow. However, when distance and maximum naturalness are needed, the trump card is the Mustad Yuzuki Soft Lip sinking minnow (3 or 4.8 grams). A deadly lure that flies far, equipped with a soft, shock-absorbing lip designed for fishing and maneuvering among rocks and the toughest obstacles.

Fishing Setup - This type of fishing isn’t for the faint of heart; it requires the cunning of a fox and the technique to tame freshwater monsters in full current. My setup consists of a 2.13-meter rod with a casting weight range of 5–21 grams—the perfect balance between sensitivity and power to cast long distances and handle heavy minnows or spinners, even up to 11–12 grams. Once they exceed 2.5 or 3 kilos, chub stop feeding on vegetation and shed their skin, transforming into ruthless predators. To catch them, you have to trigger their territorial instinct and provoke them. Often, the strike happens purely by reaction at the exact moment the lure breaks the surface; that’s why a shocking color like green chartreuse works like a charm when hunting—a true “visual insult” that a large predator can’t resist. The action happens in a flash. Spot the fish, cast the lure beyond its wake, and make a slight pass within its field of vision—you have to get a bite immediately, on the very first turn of the reel, or you can kiss it goodbye. You move silently along the riverbank, position yourself behind it, take aim, and cast. The lure cuts through the air, skims the water right in front of its snout, and then. ... Taac! The crystal-clear water shatters, and a furious, wild fight begins. To get to this point, however, every knot must be perfect. On the reel, you need an ultra-thin 0.12 mm braided line paired with an ultraclear fluorocarbon leader, as invisible as air. The rig is completed by a high-quality swivel with a snap, essential for absorbing the twists caused by the current and fighting the fish with absolute firmness, preventing it from heading for submerged branches. Because rest assured… a record-breaking chub will do anything to break free and regain its freedom!

A record catch - It was a summer afternoon—one of those days when the air is thick, yet deep inside you feel something stirring: an electric buzz and a gut-level certainty that something immense would tear through the landing net that day. Driven by that sixth sense, I headed straight for a secret spot. It’s a natural fortress, a stretch of river that’s nearly inaccessible but regulated in such a way as to allow me to use medium-sized artificial lures, even those equipped with treble hooks. I know that giants swim there and that the sheer size of those fish eliminates any risk of harming them. I make my way along the riverbed, lost in thought, while the sun’s rays filter through the dense underbrush like blades. It’s the perfect setting, the realm of monsters. Then time stands still. In the distance, on the surface, I see a huge dark silhouette moving, slowly cutting through the current. At first glance, my eyes widen—I immediately think it’s a carp, given how massive it is. I approach like a ghost, step by step, until the water becomes crystal clear and dispels all doubt. No, it’s not a carp—it’s a colossal chub planted right in front of me. My breath catches suddenly in my lungs, and my heart pounds against my chest. I know exactly how this works: I have just one chance—or at most two casts—before it senses my presence and vanishes forever. I grip the rod and choose the spinner. I pull my arm back and cast. The cast is perfect; the lure flies through the air and lands with pinpoint accuracy three meters in front of its snout. The spinner begins to work in the river’s gentle current; the blade spins, emitting vibrations. The monster intercepts it, turns, and takes off at full speed. Bam! The rod bends into an arc and the drag screams. I feel an incredible weight, a dull, brutal force I’ve never experienced before with this species. The fish heads straight into the current, desperately seeking the branches, the bank, and safety. But my gear is rock-solid; I counter its runs, thwart every escape attempt, and—without wanting to exhaust it so as to preserve its energy—I guide it decisively toward the net. One last tail flick and it’s in! Majestic and golden, an Italian chub of indescribable beauty—a true colossus that leaves me staring in disbelief. I snap a few quick photos and move on to measuring it, discovering it’s over 60 centimeters long. Its body is so massive that one hand isn’t enough; I have to support it with both. The verdict is thrilling: 3.6 kg, giving me my new “personal best.” A daydream come true. The greatest satisfaction, however, lies elsewhere: setting that ancient giant back into the waters of its kingdom and watching it, with a slow and proud flick of its tail, return home to its current. Wow!
Fishing for large chub leaves no room for chance; it requires cunning, nerves of steel, and excellent aim. It’s a form of fishing made up of grueling waits and pure adrenaline, immersed in the wild atmosphere of our rivers. Creatures capable of surviving a thousand dangers for fifteen years deserve our utmost respect. That’s why we always practice strict catch-and-release—because the joy of crossing paths with them again, when they’ve grown to even more legendary sizes, is an unparalleled thrill!

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Un Savoia divide il Palio (e la sinistra)


Emanuele Filiberto ruba a Rasero i riflettori per il 6 settembre: Santa Caterina lo invita, l’ANPI protesta e l’opposizione si spacca. È l’ultimo capitolo della lunga storia che unisce l’ex casa regnante alla corsa

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«Andate, e che San Secondo vi assista». Sembrava che anche quest’anno i riflettori della polemica legata al Palio di Asti potessero fermarsi sulla figura di Maurizio Rasero, il sindaco che il prossimo 6 settembre pronuncerà per l’ultima volta la formula che tradizionalmente dà inizio alla corsa di piazza Alfieri. Invece la lite, puntuale come ogni anno, ha trovato un bersaglio inedito: Emanuele Filiberto di Savoia, il principe che contende a suo cugino Aimone i diritti su un trono che dal 1948 non esiste più.

Ma andiamo con ordine. La passione del sindaco per il Palio è sincera e risaputa, in passato è stato più volte rettore di Borgo Tanaro, nel 2002 e nel 2010 si è pure portato a casa la vittoria. L’anno scorso, il suo amore per la manifestazione aveva trovato un brutto ostacolo: il tentativo di organizzare un’edizione straordinaria in occasione del 750esimo anniversario era naufragato contro l’ostilità di una buona parte dei rettori. Rasero non l’aveva presa benissimo: aveva attaccato gli oppositori definendoli «amebe» e aveva annunciato la decisione di non partecipare più al Collegio dei rettori, l’organo che riunisce i rappresentanti dei ventuno rioni, borghi e Comuni che danno vita alla corsa.

Decenni di dedizione, però, non si buttano via per una delusione. Tanto che in città è piuttosto diffusa l’idea che Rasero – da aprile titolare del doppio, inedito, ruolo di sindaco e presidente di Banca d’Asti – avesse resistito alle pressioni di chi chiedeva a gran voce le sue dimissioni da municipio proprio per potersi presentare in piazza Alfieri con la fascia tricolore per dare ancora una volta “la licenza di correre” al capitano del Palio.

Invece la polemica è finita altrove. Ed è una polemica a scoppio ritardato, che ha rinfocolato le tensioni pre-elettorali e ha creato un nuovo vulnus all’interno del centrosinistra.

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La rassegna stampa di giovedì 20 agosto 2026


Il debito federale sfonda i 40 mila miliardi mentre la Fed teme l'inflazione, Trump lancia una guerra economica contro l'Iran e tratta i dazi con il Canada, Pyongyang smentisce i contatti con Washington e in Florida la sinistra conquista le primarie democratiche

Questa è la rassegna stampa di giovedì 20 agosto 2026

Il debito pubblico americano supera i 40 mila miliardi di dollari


Il debito federale degli Stati Uniti ha oltrepassato per la prima volta la soglia dei 40 mila miliardi di dollari, raddoppiando in poco più di dieci anni, mentre il rendimento dei titoli a trent'anni ha toccato il livello più alto da quasi vent'anni. I verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve mostrano che diversi membri temono un'inflazione ancora elevata e non escludono un rialzo dei tassi entro fine anno. Le promesse dell'Amministrazione di ridurre l'indebitamento sono state vanificate dalle spese per la guerra con l'Iran, dai tagli fiscali e dai rimborsi sui dazi.

Fonti: New York Times, BBC News, Financial Times

Trump annuncia una "guerra economica" senza precedenti contro l'Iran


Il presidente Donald Trump ha annunciato quella che ha definito la "più devastante operazione economica di sempre" contro l'Iran, minacciando "tremende conseguenze economiche" per qualunque Paese continui ad aiutare Teheran. L'iniziativa arriva dopo la scadenza di una tregua di sessanta giorni e mentre gli Stati Uniti cercano di riaprire lo Stretto di Hormuz, di fatto chiuso da inizio marzo. Gli Emirati Arabi Uniti, principale partner commerciale regionale dell'Iran, hanno intanto annunciato un embargo totale sulle transazioni con Teheran.

Fonti: Bloomberg, BBC News, The Hill

Stati Uniti e Canada verso un accordo commerciale prima della scadenza sui dazi


Washington e Ottawa hanno dichiarato di essere vicine a finalizzare un'intesa commerciale, con il primo ministro Mark Carney che ha parlato di "progressi significativi" a pochi giorni da una nuova scadenza sui dazi fissata per il fine settimana. Secondo alcune indiscrezioni l'Amministrazione sarebbe pronta a ridurre al 15% i dazi sulle automobili canadesi. Restano sul tavolo dossier delicati, come la possibile riapertura dell'oleodotto Keystone XL.

Fonti: BBC News, Bloomberg, Financial Times

Trump dice di voler incontrare Kim Jong Un, ma Pyongyang smentisce i contatti


Il presidente Trump ha affermato che il leader nordcoreano Kim Jong Un avrebbe risposto a una sua richiesta di dialogo e ha detto di sperare in un incontro entro l'anno. La sorella di Kim, Kim Yo-jong, ha però smentito qualsiasi comunicazione con Washington e ha liquidato la decisione statunitense di ridurre le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud. Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung ha invece elogiato la "determinazione" di Trump per la pace nella penisola.

Fonti: New York Times, Financial Times, Bloomberg

In Florida vince a sorpresa la socialista Angie Nixon, nuova scossa per i democratici


La deputata statale Angie Nixon ha vinto a sorpresa le primarie democratiche per il Senato in Florida puntando su un messaggio economico di sinistra incentrato sul costo della vita, battendo l'ex tenente colonnello Alexander Vindman. Il risultato alimenta il dibattito interno tra l'ala progressista e l'establishment del partito. Nella stessa tornata di primarie diversi candidati sostenuti da Trump sono stati sconfitti, anche nel Wyoming, dove l'ala più radicale del Partito repubblicano ha subito una netta bocciatura.

Fonti: Wall Street Journal, The Guardian, New York Times

Il vaccino di Moderna contro il melanoma mostra risultati promettenti


L'azienda farmaceutica americana Moderna ha annunciato che il suo vaccino contro il cancro della pelle, sviluppato insieme a Merck, ha raggiunto l'obiettivo di prevenire il ritorno del melanoma in una sperimentazione clinica. La tecnologia si basa sulla stessa piattaforma a mRNA che aveva permesso di produrre rapidamente i vaccini contro il Covid cinque anni fa. Alla notizia le azioni di Moderna sono balzate in Borsa, arrivando quasi a triplicare il proprio valore.

Fonti: Semafor, Financial Times, Axios

La battaglia sui data center diventa un caso politico negli Stati Uniti


La costruzione di nuovi data center per l'intelligenza artificiale sta generando crescenti tensioni politiche, con il timore di un contraccolpo elettorale che potrebbe costare ai repubblicani un seggio al Senato in Ohio. I critici denunciano problemi legati al consumo energetico, all'impatto ambientale e all'aumento delle bollette per i residenti. Diversi esponenti di entrambi i partiti chiedono ora una strategia nazionale per collocare gli impianti dove l'energia è sufficiente, senza penalizzare le comunità circostanti.

Fonti: The Guardian, Bloomberg, Axios

L'Amministrazione stringe sui migranti, tra liste per l'ICE e freno ai rimborsi fiscali


Nella contea di Canyon, in Idaho, alcuni agenti di sorveglianza hanno compilato una lista di persone nate all'estero da consegnare all'ICE senza verificare se si trovassero irregolarmente nel Paese, sollevando l'allarme dei critici. Sul fronte fiscale, il Dipartimento del Tesoro e l'agenzia delle entrate hanno proposto nuove restrizioni all'accesso di alcuni immigrati ai crediti d'imposta rimborsabili. Le misure rientrano negli sforzi dell'Amministrazione per limitare l'accesso dei non cittadini ai benefici federali.

Fonti: Fox News, The Hill

Caso Kirk, per l'accusa il proiettile inciso prova la matrice politica


I procuratori sostengono che il proiettile usato per uccidere il commentatore conservatore Charlie Kirk dimostri che l'attentatore, il giovane Tyler Robinson, avesse preso di mira la vittima per le sue idee politiche. Su una delle cartucce del fucile del nonno dell'imputato sarebbe stata incisa la scritta "Ehi fascista, prendi". L'accusa ha citato anche alcuni messaggi di testo attribuiti al sospettato a sostegno della propria ricostruzione.

Fonti: The Hill

Dagli Stati Uniti, la morte di Hayden Panettiere e il ritorno di Harry e Meghan


Le autorità americane, con il coinvolgimento della DEA, indagano sulla morte a trentasei anni dell'attrice Hayden Panettiere, star di "Nashville" e "Heroes", che in passato aveva parlato apertamente della propria dipendenza, mentre la polizia locale non ha finora rilevato indizi di reato. Sul fronte britannico, il principe Harry e Meghan hanno deciso di tornare a vivere nel Regno Unito dopo sei anni negli Stati Uniti, pur restando membri non operativi della famiglia reale. Fa discutere anche l'attore Larry David, che ha attaccato l'ex amico e avvocato di Trump Alan Dershowitz.

Fonti: New York Times, New York Times, The Guardian

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Hollywood si sta svuotando dai film


Tra il 2022 e il 2024 la contea di Los Angeles ha perso 42mila posti di lavoro nel cinema e nella tv. Nel mondo ci sono 120 programmi di incentivi alle produzioni e l'Illinois è già il sesto Stato

Una produzione che gira in Illinois può ottenere un credito d'imposta aggiuntivo del 5% se differenzia i rifiuti sul set, sostituisce le luci con lampade a LED e rinuncia ai generatori diesel. È il primo incentivo di questo tipo negli Stati Uniti e l'ultima arma di una gara tra governi per strappare a Hollywood film, serie televisive e pubblicità, come racconta un reportage di Politico.

In California il fenomeno ha un nome, "runaway production", cioè la fuga delle riprese dal distretto che ospita l'industria da più di un secolo. Tra il 2022 e il 2024 la contea di Los Angeles ha perso oltre 42mila posti di lavoro nel cinema e nella televisione. A maggio nel mondo c'erano 120 programmi di incentivi alle produzioni offerti da Stati, province e governi nazionali, un conteggio che non comprende le agevolazioni locali come quelle delle isole Canarie o il fondo comunale per il cinema di Città del Capo. Programmi simili esistono ormai in tutti i continenti tranne l'Antartide.

L'Illinois ha riscritto il proprio incentivo l'anno scorso, con una legge firmata dal governatore democratico JB Pritzker. Il credito di base è salito dal 30% al 35% della spesa sostenuta nello Stato (salari, noleggio delle attrezzature, alloggi) e si sono aggiunti i bonus per le produzioni ecologiche e per le serie televisive che si trasferiscono in Illinois. Il programma non ha un tetto di spesa, i crediti si possono scalare dalle imposte sul reddito della casa di produzione o dei suoi proprietari e si possono cedere ad altri contribuenti. La scadenza è stata spostata al 2038, così gli studi possono pianificare sul lungo periodo. Sommando tutti i bonus, compreso quello per chi gira fuori dall'area metropolitana di Chicago, una produzione può arrivare a un incentivo pari alla metà della spesa. "Nessuno può eguagliarlo", ha detto Peter Hawley, vicedirettore dell'Illinois Film Office, l'ufficio dello Stato che segue il settore.

Il bonus verde richiede alle produzioni di ottenere almeno 70 punti su 100 in una scheda di valutazione sulla sostenibilità. Alcune misure sono semplici, come donare o compostare il cibo avanzato, usare elettrodomestici certificati Energy Star, passare a software che eliminano la carta e scegliere vernici a basso contenuto di solventi. Altre richiedono investimenti veri e cambiano abitudini radicate sui set, come il passaggio all'illuminazione a LED o l'eliminazione dei generatori diesel. Le produzioni devono anche dimostrare di aver rispettato gli impegni e questo ha creato un mestiere nuovo, quello della verifica ambientale sul set, affidata a società di consulenza che raccolgono le prove durante le riprese. Hawley, che ha ideato il programma dopo anni passati a lavorare nel cinema, ha spiegato che l'idea è nata dalla frustrazione per gli sprechi: "Quello che mi dava fastidio era vedere camion e roulotte tenuti accesi per 14 ore al giorno".

L'anno scorso l'Illinois ha erogato 210 milioni di dollari di incentivi, che hanno contribuito a generare 703 milioni di dollari di spesa per le produzioni. Lo Stato è oggi il sesto in America per volume e spesa delle produzioni cinematografiche e televisive, secondo un'analisi di dati pubblici della Entertainment Partners, una società di servizi per il settore. "Siamo la quinta economia del paese. La California è la prima economia del paese e il mio compito è portarci al quarto posto", ha detto Pritzker. "Il cinema e la televisione sono uno dei campi in cui possiamo fare bene."

Chicago costruiva l'industria cinematografica americana prima ancora che si trasferisse in California. Nel 1914 Charlie Chaplin firmò con la Essanay Studios, una delle prime case di produzione americane, e nei mesi successivi girò in città diversi film muti. Poi passò alla Mutual Film Corporation, che gli offrì un contratto più ricco e uno studio tutto suo a Los Angeles. Anche altre società di Chicago spostarono le riprese a ovest, attratte dal sole e dai paesaggi vari. Nei decenni successivi il sud della California accumulò terreni a basso costo, manodopera abbondante e maestranze specializzate. Dopo la Seconda guerra mondiale la crescita della popolazione moltiplicò infrastrutture e professionisti. Il successo si autoalimentava, perché aziende, lavoratori, fornitori e finanziatori si concentravano tutti nello stesso posto.

Le telecamere digitali a basso costo hanno rotto quel monopolio, perché hanno ridotto la dipendenza dallo sviluppo della pellicola e reso possibile girare lontano dall'ecosistema californiano. Vancouver e Toronto furono le prime a beneficiarne e negli anni Novanta si contendevano il soprannome di "Hollywood del Nord", grazie a costi più bassi favoriti dal cambio e a paesaggi urbani che potevano passare per americani. Gli incentivi delle province canadesi hanno poi ispirato gli Stati americani. La Georgia ha lanciato il suo programma nel 2005 e tre anni dopo ha portato il credito di base al 20%, con un ulteriore 10% per i progetti che rispettano gli obblighi promozionali dello Stato, tra cui mostrare il logo della Georgia nel prodotto finito. Sono arrivati i grandi studi, comprese le produzioni Marvel della Walt Disney.

La svolta per l'Illinois è arrivata nel 2012 con Chicago Fire, la serie della NBC prodotta da Dick Wolf, seguita da Chicago P.D. e Chicago Med. Le tre serie si girano ai Cinespace Studios, un complesso ricavato da una vecchia acciaieria in un quartiere operaio nella zona ovest della città, dove sono nate anche Shameless, The Chi e The Bear, quest'ultima chiusa quest'anno dopo cinque stagioni e 21 premi Emmy.

La California resta il primo polo produttivo del paese e i progetti che hanno ottenuto gli incentivi nei primi 14 mesi del programma allargato dovrebbero generare 7,2 miliardi di dollari di spesa diretta nello Stato. L'anno scorso i legislatori avevano più che raddoppiato il Film & Television Tax Credit Program, portandolo a 750 milioni di dollari l'anno. Il programma però esclude interi settori: gli spot pubblicitari non sono ammessi e la post-produzione vale solo per i progetti girati in California. Quest'anno i parlamentari hanno provato a colmare entrambe le lacune con due incentivi autonomi, tra cui uno da 15 milioni di dollari l'anno per la pubblicità, ma le proposte non sono entrate nella manovra del governatore Gavin Newsom e quella sugli spot si è arenata in commissione bilancio.

Una proposta fiscale dello stesso Newsom rischia ora di indebolire l'incentivo appena approvato. La misura limita in modo permanente l'ammontare di crediti che le grandi imprese possono usare per ridurre quanto devono allo Stato, con un tetto fissato a 5 milioni di dollari o a una certa percentuale dell'imposta annuale (si applica il valore più alto tra i due). L'entrata in vigore è prevista per il 2030. Gli studi si troverebbero a rinviare i crediti agli anni successivi oppure ad accettare un rimborso scontato spalmato su cinque anni. "Non è una modifica secondaria della politica di bilancio", ha detto in aula il 30 giugno Rick Chavez Zbur, deputato dell'assemblea statale e tra gli autori della legge che aveva allargato il programma. "Questi cambiamenti provocheranno una perdita significativa di posti di lavoro a favore di altri Stati e non possiamo permettere che questo settore fallisca." Marissa Saldivar, portavoce di Newsom, non ha detto se il governatore intende escludere l'incentivo dal nuovo limite e ha risposto che il tetto ai crediti "fa parte di una proposta di bilancio più ampia per garantire che lo Stato possa continuare a fare investimenti strategici mantenendo la stabilità fiscale di lungo periodo".

Le riprese in esterni nell'area di Los Angeles sono scese del 12,7% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, secondo un rapporto di fine luglio della FilmLA, l'organizzazione che monitora le riprese nella regione. Nella sola prima settimana di luglio in Illinois erano in lavorazione o in preparazione più di 25 tra film, serie televisive e spot.

La concorrenza estera ha spinto una parte del settore a chiedere un credito d'imposta federale, un'idea sostenuta da Jon Voight, l'attore nominato dal presidente Donald Trump come suo ambasciatore a Hollywood. La stessa proposta la porta avanti l'amministratore delegato di Paramount Skydance David Ellison insieme a un gruppo di parlamentari di entrambi i partiti. "Se approviamo un credito d'imposta nazionale abbiamo qualche possibilità di restare dominanti in questo settore importante", ha detto la deputata democratica Laura Friedman, che rappresenta il collegio californiano di Burbank, dove hanno sede alcuni studi, e che prima di entrare in politica lavorava come produttrice. "Ma dobbiamo agire. È ora di intervenire a livello nazionale."

Sul settore pesa anche il progetto di acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance, contestato dal procuratore generale della California Rob Bonta e destinato secondo molti a produrre licenziamenti di massa. I dirigenti di Paramount hanno inoltre minacciato di spostare la sede della società fuori dalla California per la battaglia antitrust.

La Georgia è il monito che in Illinois hanno bene in mente. Diventata all'inizio degli anni Dieci la "Hollywood del Sud" grazie a un credito senza tetto, ha visto le produzioni migrare altrove, in particolare nel Regno Unito, dove la Marvel gira oggi molti dei suoi progetti principali. La spesa per le produzioni nello Stato è crollata da circa 4,4 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2022 a 2,3 miliardi nel 2025, lasciando teatri di posa vuoti e maestranze senza lavoro. Politici e ricercatori hanno rimproverato al programma di aver fatto troppo poco per la manodopera locale, permettendo che molti posti di lavoro andassero a lavoratori di altri Stati. "I loro crediti d'imposta sono regali enormi", ha detto Pritzker. "Ha funzionato benissimo, se l'obiettivo è semplicemente avere più produzioni. Ma per me non ne vale la pena se alla fine lo Stato non ci guadagna."


Paramount apre alla vendita della CNN per salvare la fusione con Warner


Paramount è disposta a vendere la CNN pur di chiudere la causa antitrust che minaccia l'acquisizione di Warner Bros Discovery da 110 miliardi di dollari. Lo ha detto mercoledì Makan Delrahim, responsabile legale del gruppo, intervenendo alla conferenza California Agenda organizzata da Politico: la cessione della rete, ha spiegato, è "sul tavolo" come possibile soluzione al contenzioso promosso da dodici Stati. È il segnale più esplicito finora che Paramount Skydance è pronta ad andare oltre le garanzie interne per salvare una delle fusioni mediatiche più delicate e politicamente controverse degli ultimi anni.

Warner Bros Discovery è infatti la società quotata che oggi controlla la CNN e il completamento dell'operazione porterebbe il gruppo guidato da David Ellison a controllare contemporaneamente CBS News e la rete all news. Il Wall Street Journal ha rivelato mercoledì che Paramount aveva già discusso al proprio interno la creazione di un comitato editoriale per la CNN e altre misure a tutela dell'indipendenza della redazione, in colloqui iniziati prima ancora del deposito della causa.

La scadenza del 30 settembre e il muro di Bonta


Sul negoziato incombe una scadenza precisa. Ellison ha comunicato ai dirigenti che dal 1° ottobre inizierà a trasferire fuori dalla California alcune attività del gruppo se la causa non sarà chiusa entro il 30 settembre. Delrahim è stato il primo dirigente ad ammettere pubblicamente questa possibilità. Dalla stessa data scatteranno, però, anche le penali da 7 milioni di dollari al giorno a favore degli azionisti di Warner Bros Discovery, che continueranno ad accumularsi finché l'operazione non sarà completata.

La coalizione guidata dalla California, che ha depositato la causa il 13 luglio insieme ad altri undici Stati, sostiene che il gruppo nato dalla fusione arriverebbe a controllare quasi un terzo della distribuzione cinematografica e circa un terzo dei canali del cavo di base. Il Procuratore Generale della California Rob Bonta ha mostrato scarso interesse per gli impegni proposti da Paramount: in un intervento pubblicato il 10 agosto su Deadline li ha definiti "promesse frammentarie" e ha descritto il procedimento come "una pura azione di applicazione delle norme antitrust".

Le accuse politiche e il precedente della CBS


Alla battaglia antitrust si è aggiunto anche lo scontro politico. Jamie Raskin, il democratico di più alto grado nella Commissione Giustizia della Camera, ha inviato mercoledì a Ellison una lettera in cui lo accusa di "collusione" con il presidente Donald Trump e chiede la sua presenza ad un'audizione pubblica, citando le notizie sulle presunte interferenze politiche alla CBS News e i rapporti del gruppo con la Casa Bianca.

Ellison, figlio dell'alleato di Trump Larry Ellison, ha replicato in un intervento sul New York Times sostenendo che "grandi organizzazioni giornalistiche come la CNN e la CBS News esistono per raccontare le cose in modo dritto e imparziale". Ha inoltre lasciato intendere che la causa non serva a tutelare la concorrenza, ma a impedire proprio a lui di diventare proprietario della CNN.

Le garanzie oggi offerte sull'indipendenza della CNN si portano però dietro un precedente ingombrante, perché assicurazioni analoghe erano già state fornite per la CBS. Paramount ha poi pagato 16 milioni di dollari, destinati alla futura biblioteca presidenziale di Trump, per chiudere la causa intentata dal presidente sul montaggio dell'intervista di "60 Minutes" a Kamala Harris nel 2024. Diversi corrispondenti della rete hanno denunciato interferenze politiche da quando Ellison ha nominato Bari Weiss, fondatrice di Free Press, alla guida della testata. La CBS News ha respinto tutte le accuse.

Londra dà il via libera


Fuori dagli Stati Uniti il quadro regolatorio si è invece sbloccato. Il Regno Unito ha approvato l'acquisizione dopo aver ottenuto impegni vincolanti per almeno cinque anni sulla programmazione in Gran Bretagna e sull'indipendenza editoriale del notiziario di Channel 5, che dovrà restare separato da CNN International e CBS News. La causa guidata dalla California rimane così il principale ostacolo al completamento dell'operazione.

Bonta non ha mai indicato pubblicamente quali cessioni strutturali sarebbe disposto ad accettare. In assenza di un accordo, il caso arriverà a processo davanti alla giudice federale Araceli Martínez-Olguín, con la prima udienza fissata per il 2 marzo 2027. Se i tempi restassero questi, le sole penali giornaliere potrebbero raggiungere diversi miliardi di dollari, anche se Paramount non ha confermato pubblicamente l'esistenza di un tetto massimo.


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Sbobba AI: il Congresso americano è sommerso di leggi con errori


Deputati, collaboratori e lobbisti usano sempre più spesso ChatGPT e Claude per preparare le proposte di legge, ma le bozze sono piene di errori e fanno aumentare il lavoro dei giuristi della Camera.

L'intelligenza artificiale generativa è entrata stabilmente nel processo legislativo statunitense, ma i giuristi incaricati di scrivere materialmente le leggi faticano a smaltire il lavoro supplementare che ne deriva. Diversi dipendenti dell'Ufficio del Consulente Legislativo della Camera dei Rappresentanti hanno raccontato a Politico che le proposte redatte con l'IA sono sempre più numerose e spesso di scarsa qualità: contengono rinvii errati a norme già in vigore, definizioni giuridiche imprecise e formulazioni approssimative.

L'ufficio, noto con la sigla OLC, è composto da una settantina di giuristi indipendenti dai partiti e ha il compito di tradurre le intenzioni dei deputati nel linguaggio tecnico dei testi legislativi. In pratica, nessuna proposta arriva in aula senza essere prima passata al suo vaglio. Da quanto raccontano, il carico di lavoro è cresciuto man mano che deputati e organizzazioni esterne hanno iniziato a preparare le proprie iniziative con strumenti generalisti come ChatGPT e Claude. Una delle fonti ha spiegato che l'ufficio ormai impiega "più tempo a correggere i disegni di legge redatti con l'aiuto dell'IA di quanto ne servirebbe per scriverli da zero".

Le conseguenze di questa situazione possono essere serie: dai ritardi nell'iter di approvazione al rischio di contenziosi, perché una legge che richiama in modo errato un'altra norma o definisce male un istituto giuridico può facilmente finire in tribunale. "L'IA sa fare bene molte cose", ha detto a Politico Daniel Schuman, direttore esecutivo dell'American Governance Institute, organizzazione non profit che si occupa del funzionamento del Congresso, "ma non è ancora in grado di redigere testi legislativi destinati a diventare legge". Secondo Schuman, questi strumenti non possiedono né l'attenzione necessaria per i dettagli tecnici del diritto né la capacità di cogliere tutte le sfumature richieste dalla scrittura normativa.

Proprio quei dettagli costituiscono gran parte del lavoro. Wade Ballou, che ha guidato l'OLC dal 2016 al 2024, cita un esempio concreto: l'IA tende a perdere distinzioni decisive, come quella tra un credito d'imposta, una deduzione fiscale, un'esclusione dalla base imponibile e un contributo a fondo perduto. Si tratta di quattro strumenti che producono effetti diversi sia sul bilancio pubblico sia sui beneficiari, ma che sulla pagina possono apparire molto simili.

Un altro errore ricorrente riguarda la parola "State": i modelli possono interpretarla in modo da escludere il District of Columbia e le nazioni tribali, lasciando così milioni di persone fuori dall'applicazione della norma. Ari Hershowitz, avvocato ed esperto di tecnologia che ha contribuito a introdurre al Congresso i primi strumenti di intelligenza artificiale generativa, richiama inoltre il problema delle citazioni: i testi generati possono indicare in modo errato le leggi precedenti, con il rischio di "introdurre migliaia di bug anche nel nostro sistema giuridico".

Un emendamento con la risposta del chatbot


A giugno l'ufficio della deputata repubblicana della Florida Anna Paulina Luna ha diffuso la sintesi di un emendamento nella quale era rimasta la frase "Claude responded", segno che la risposta del chatbot era stata copiata e incollata senza un'adeguata rilettura. La stessa Luna lo ha ammesso su X: il suo staff aveva usato l'IA per correggere una bozza, ma non aveva poi controllato il testo.

Diversi altri collaboratori del Congresso hanno confermato a Politico che gli staff dei deputati, i lobbisti e le altre organizzazioni impegnate a promuovere iniziative legislative ricorrono ormai abitualmente all'intelligenza artificiale generativa nel lavoro quotidiano. Negli Stati Uniti è normale che un gruppo di interesse consegni a un deputato una bozza già scritta, che viene poi rielaborata dal suo ufficio. La responsabilità delle proposte depositate resta però dei deputati e dei loro collaboratori e "non può essere scaricata su un chatbot", ha affermato Norma Torres, componente della Commissione per l'Amministrazione della Camera.

Per cercare di risolvere questa situazione, l'OLC sta intanto sviluppando uno strumento IA proprio, chiamato Comparative Print Suite, che dovrebbe essere capace di mostrare in che modo una proposta modificherebbe le leggi esistenti. A differenza dei modelli di intelligenza artificiale generalista, quando non è in grado di elaborare una risposta il nuovo sistema dovrebbe segnalare un errore invece di inventare il testo.

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La guerra con l'Iran lascia il Pacifico senza portaerei americane


Washington sposta la USS George Washington in Medio Oriente, mentre i lunghi dispiegamenti logorano equipaggi e navi e offrono alla Cina l'occasione di rafforzare la propria influenza in Asia.

La guerra di Donald Trump contro l'Iran sta sottoponendo la flotta statunitense a una pressione crescente, fino a lasciare il Pacifico occidentale senza alcuna portaerei americana, uno dei principali strumenti della presenza militare di Washington in Asia. La USS George Washington, che il 5 agosto ha concluso una visita in Vietnam, è infatti attesa in Medio Oriente entro una settimana per sostituire la USS Abraham Lincoln. Il rientro di quest'ultima, inizialmente previsto per maggio, era stato rinviato due volte per prolungarne l'impiego nelle operazioni contro Teheran, mentre a bordo aumentavano le difficoltà di approvvigionamento e i casi di disagio psicologico tra i membri dell'equipaggio.

La Marina statunitense ha presentato il trasferimento come parte di un dispiegamento già programmato. Il vuoto nel Pacifico dovrebbe durare alcune settimane, fino a quando la USS Theodore Roosevelt prenderà il mare a settembre. Resta il fatto che, per la prima volta, nella regione non è presente alcuna portaerei americana.

"L'Amministrazione afferma che il Pacifico dovrebbe essere la priorità subito dopo l'emisfero occidentale", ha osservato ad Associated Press Greg Poling, direttore del programma per il Sud-est asiatico del Center for Strategic and International Studies. Secondo Poling, ora però gli Stati Uniti stanno facendo "esattamente il contrario" di quanto avevano annunciato quando promettevano di ridurre il proprio impegno in Medio Oriente. Gli alleati americani nella regione sono inquieti per l'imprevedibilità della Casa Bianca, ha aggiunto, mentre Pechino "è piuttosto contenta della distrazione americana e della frustrazione degli alleati".

Indo-Pacifico

La guerra all'Iran lascia il Pacifico senza portaerei


La USS George Washington ha lasciato il Vietnam per raggiungere il Medio Oriente e dare il cambio alla USS Abraham Lincoln, in mare da oltre 260 giorni. Fino a settembre nel Pacifico occidentale non ci sarà nessuna portaerei statunitense.

Grafica di FocusAmerica17 agosto 2026

La flotta, oggi

Una portaerei lascia il Pacifico e nessuna la sostituisce


La Marina statunitense ha undici portaerei e di norma ne tiene in mare due o tre.

La George Washington ha lasciato Da Nang il 5 agosto ed è attesa al largo dell'Oman a fine mese. La USS Theodore Roosevelt dovrebbe salpare da San Diego a settembre e riportare una portaerei americana nel Pacifico occidentale.

Quanto restano in mare

Al Ford sono mancati sei giorni per eguagliare il record del Vietnam


I dispiegamenti più lunghi di una portaerei statunitense, in giorni. Tocca una barra per leggere la scheda.

La linea tratteggiata segna il record assoluto: 332 giorni.

Chi occupa lo spazio vuoto

Mentre la Marina ruota le navi, la Cina si muove


Le mosse di luglio e agosto nel Pacifico occidentale.

Stati Uniti Cina

Lo sforzo in cifre


La flotta, oggi


Undici portaerei in totale, tre in mare. Dopo il trasferimento della USS George Washington: nessuna nel Pacifico occidentale, tre in Medio Oriente.

I dispiegamenti più lunghi, in giorni


  • USS Midway, 1972-73: 332
  • USS Coral Sea, 1965: 329
  • USS Gerald R. Ford, 2025-26: 326
  • USS Abraham Lincoln, 2020: 294
  • USS Abraham Lincoln, 2025-26: oltre 260, in corso


Lo sforzo in cifre


Circa 5.000 marinai e marines a bordo della Lincoln; oltre 200 giorni consecutivi senza uno scalo; soltanto 2 i cantieri del Paese in grado di revisionare una portaerei.


Fonte: Associated Press, CNN, ABC News, USNI News, U.S. Navy. Dati aggiornati al 17 agosto 2026.

La rinnovata assertività cinese nella regione


Nessuno si aspetta che la Cina invada Taiwan soltanto perché una portaerei ha lasciato la regione, ma questa assenza offre ovviamente a Pechino un'altra occasione per mostrare i muscoli, ha spiegato a sua volta Bryan Clark, ex sommergibilista della Marina e oggi analista dell'Hudson Institute. "La stanno usando come parte della narrazione con cui cercano di dimostrare alle Filippine, al Giappone, all'Indonesia e agli altri che gli Stati Uniti non sono più il difensore del Pacifico occidentale", ha detto Clark. L'obiettivo cinese, secondo l'analista, è convincere i Paesi della regione che Washington non sia più in grado di garantirne la sicurezza.

Le occasioni non mancano. Il 12 agosto una fregata cinese e una indonesiana hanno condotto una manovra congiunta nelle acque a est di Taiwan, la prima organizzata da Pechino in quell'area insieme alla Marina di un altro Paese. Secondo l'Associated Press, questo mese si sono svolte anche esercitazioni militari cinesi nei pressi della Secca di Scarborough, nel Mar Cinese Meridionale, rivendicata sia dalla Cina sia dalle Filippine. Il mese scorso il cacciatorpediniere lanciamissili Kaifeng ha invece condotto un'esercitazione a fuoco vivo a 180 km da Okinotori, l'isola più meridionale del Giappone, all'interno della zona economica esclusiva giapponese e durante una manovra congiunta con la Russia. Tokyo ha protestato, mentre Pechino ha risposto di non riconoscere quella zona. Sia Giappone che Filippine, entrambi alleati fondamentali degli Stati Uniti, hanno contenziosi territoriali aperti con la Cina.

A rassicurare gli alleati sta provando l'ammiraglio Frank Bradley, capo del Comando per le Operazioni Speciali, arrivato giovedì a Manila dopo una tappa in Corea del Sud e atteso successivamente in Giappone. Bradley ha assicurato ai colleghi filippini che le Forze Speciali americane sono pronte a intensificare le esercitazioni congiunte. "Gli Stati Uniti hanno la capacità di proiettare la forza in qualunque parte del globo", ha dichiarato all'Associated Press. "Quando la minaccia nella regione mediorientale sarà stata affrontata, ci ridispiegheremo, cambieremo nuovamente il nostro orientamento e saremo in grado di proiettare quella forza dovunque serva".

Ma per Evan Sankey, analista del Cato Institute specializzato nella politica americana verso la Cina, la presenza delle portaerei statunitensi offre agli alleati una rassicurazione anche psicologica, mentre la loro assenza "rafforza la sensazione generale che gli Stati Uniti siano distratti da quanto accade in Medio Oriente".

Equipaggi allo stremo e cantieri intasati


Nel suo secondo mandato Trump ha fatto un uso particolarmente intenso delle portaerei. La USS Gerald R. Ford è rientrata a Norfolk il 16 maggio dopo 326 giorni in mare: il dispiegamento più lungo dalla guerra del Vietnam, superato soltanto dai 332 giorni trascorsi al largo dalla USS Midway durante quel conflitto. Negli undici mesi di missione, la Ford ha sostenuto le operazioni contro l'Iran e la cattura dell'allora leader venezuelano Nicolás Maduro. Il 12 marzo, però, un incendio divampato nella lavanderia mentre la nave si trovava nel Mar Rosso è durato 30 ore, ha costretto l'unità a rientrare nel Mediterraneo per le riparazioni e ha lasciato 600 marinai senza un posto dove dormire. Ora la portaerei rischia un fermo per manutenzione che potrebbe protrarsi fino a 14 mesi.

Alla Lincoln è andata persino peggio. La portaerei ha lasciato San Diego a novembre e ha superato i 244 giorni di dispiegamento, trascorrendone circa 200 senza fare scalo. Gli oltre 5.000 marinai e marines a bordo hanno dovuto affrontare muffa, guasti agli impianti idraulici, acqua contaminata e ritardi nella consegna della posta. Questo mese un marinaio è finito in mare. Parlamentari di entrambi i partiti hanno chiesto chiarimenti sulle condizioni della nave e la Commissione per le Forze Armate della Camera dei Rappresentanti a guida repubblicana ha persino annunciato l'apertura di un'indagine.

Il capo di Stato Maggiore Dan Caine aveva già avvertito il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il presidente Donald Trump dei rischi legati a dispiegamenti troppo lunghi e al deterioramento del morale. Il comandante del Comando Centrale, l'ammiraglio Brad Cooper, sostiene invece che la Lincoln registri uno dei numeri più bassi di casi legati alla salute mentale nell'intera flotta. Trump, dal canto suo, ha commentato che il tempo trascorso in mare dall'equipaggio non è stato "lontanamente sufficiente".

La Marina statunitense dispone in totale di 11 portaerei e normalmente ne mantiene in mare 2 o 3. Secondo l'analisi, potrebbe arrivare a 4 se la USS Theodore Roosevelt decidesse di lasciare San Diego per il Medio Oriente, consentendo alla USS George Washington di tornare nel Pacifico. Al momento, però, il piano è che la Roosevelt prenda il mare a settembre per recarsi proprio nel Pacifico occidentale. Il problema rischia di emergere soprattutto in seguito, quando tutte queste unità avranno bisogno di manutenzione e dovranno affidarsi ai soli due cantieri del Paese abilitati a eseguire questi lavori.

Sullo sfondo resta la domanda se queste navi abbiano ancora senso in un mondo che cambia sempre più rapidamente. Michael Swaine, ricercatore del programma per l'Asia orientale del Quincy Institute, mette in dubbio la loro utilità futura: droni e missili le rendono bersagli sempre più vulnerabili, soprattutto contro un avversario come la Cina, mentre navi più piccole e sottomarini possono colpire con un'efficacia paragonabile a quella dei caccia decollati dai ponti di volo. A quanto pare l'ipotesi, che finora sembrava assurda, viene ora discussa anche dai vertici della Marina. L'ammiraglio Daryl Caudle, comandante delle operazioni navali, ha dichiarato all'Associated Press a febbraio di voler convincere i comandanti a impiegare unità più piccole e moderne, invece di ricorrere sistematicamente alle grandi portaerei.


La USS Abraham Lincoln non tocca porto da oltre 200 giorni, ma Trump nega i problemi a bordo


Il presidente Donald Trump ha dichiarato di non essere preoccupato per le condizioni a bordo della USS Abraham Lincoln, la portaerei di base a San Diego in missione da quasi 9 mesi in Medio Oriente. Ha inoltre respinto le richieste di un’indagine avanzate dal Congresso sui casi di disagio psicologico tra i membri dell’equipaggio, affermando che la nave non è rimasta in mare “neanche lontanamente abbastanza a lungo”.

Quando i giornalisti gli hanno fatto notare la crescente preoccupazione delle famiglie degli oltre 5.000 uomini e donne imbarcati, Trump ha risposto: “No, non sono preoccupate”. Il presidente ha poi annunciato che la Lincoln lascerà presto la regione e sarà sostituita da “un’altra nave molto simile”, senza precisare quale. Secondo il Wall Street Journal, si tratterebbe della USS George Washington.

La Lincoln non effettua uno scalo da oltre 200 giorni, benché normalmente le portaerei attracchino ogni 30-45 giorni, salvo rinvii imposti dalle esigenze operative. Salpata da San Diego il 21 novembre 2025 e inizialmente diretta nel Mar Cinese Meridionale, è stata successivamente dirottata in Medio Oriente. Da allora ha toccato terra una sola volta, durante una breve sosta a Guam nel dicembre scorso.

Marina americana · USS Abraham Lincoln

Ventiduemila chilometri, un solo attracco

La portaerei è salpata da San Diego il 21 novembre 2025 con oltre 5.000 persone a bordo. Doveva andare nel Mar Cinese Meridionale, è finita in Medio Oriente. Da nove mesi ha toccato terra una volta sola, a Guam.

Grafica di FocusAmerica 14 agosto 2026

1Il Pacifico10.200 km
San Diego Guam Oceano Pacifico

2Fino al Mar Arabico12.000 km
Guam Medio Oriente Oceano Indiano

San Diego Guam Medio Oriente Oceano Pacifico Oceano Indiano
Rotta seguita Destinazione iniziale Scalo a terra Area operativa

Dopo Guam la Lincoln ha aggirato l’Indonesia da sud senza più fermarsi. Tracciato indicativo: la Marina non diffonde le rotte operative.

PartenzaSan Diego, 21 nov 2025
Giorni in mare266
Scali a terra1 — Guam, dic 2025
Persone a bordooltre 5.000
Rientrodata non comunicata

«Neanche lontanamente abbastanza a lungo»

Donald Trump, sul tempo passato in mare dalla Lincoln, respingendo le richieste di indagine del Congresso

Le soste che non ci sono state

Sette scali attesi, uno soltanto effettuato


Le due bande coprono gli stessi 266 giorni. Sopra, il ritmo abituale: una portaerei attracca ogni 30-45 giorni. Sotto, quello che ha fatto davvero la Lincoln, che è partita da San Diego e non si è più fermata dopo Guam.

Scorri il dito sulla banda blu per leggere le date.

In 266 giorni una portaerei attracca di norma sette volte. La USS Abraham Lincoln lo ha fatto una volta sola, a Guam, nel dicembre 2025: oltre 200 giorni senza toccare terra.

Ritmo abituale7 scali attesi

USS Abraham Lincoln1 effettivo

Guam

Oltre 200 giorni senza toccare terra

Il confronto

I dispiegamenti più lunghi dai tempi del Vietnam


Negli ultimi anni la Marina ha allungato le missioni delle portaerei. Con la guerra in Iran, uomini e mezzi si sono concentrati in Medio Oriente.

USS Gerald R. Ford: 326 giorni (2025-26, record dal Vietnam). USS Abraham Lincoln: 295 giorni nel 2020. USS Abraham Lincoln: 266 giorni, missione in corso. USS George H.W. Bush: 136 giorni, missione in corso.

Record dal Vietnam: 326 giorni

Le due versioni

Chi è a bordo e chi comanda raccontano due navi diverse


Quattro punti su cui le famiglie dei marinai e i vertici militari danno risposte opposte.

Famiglie e stampa di settore Marina e Pentagono

84,4%

dei marinai che potevano prolungare il servizio ha scelto di farlo: il valore più alto tra tutte le portaerei americane. Il Central Command lo usa per smentire i racconti sulle condizioni a bordo.

L’ordine dei rifornimenti dopo l’attacco iraniano in Bahrein

Cibo
Prima priorità

Igiene
Seconda

Posta
Ultima

Colpito il principale centro logistico americano nella regione, i comandi hanno stabilito una priorità nei rifornimenti. La posta arriva per ultima.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Navy Times, Military Times, Stars and Stripes, Wall Street Journal, Central Command e dichiarazioni del Segretario ad interim della Marina Hung Cao. Confini da Natural Earth. I 266 giorni e i chilometri percorsi sono calcoli della redazione sulla rotta indicativa San Diego–Guam–Mar Arabico; la Marina non diffonde né le rotte operative né la data esatta dello scalo di Guam.

Le denunce delle famiglie e la replica della Marina


Secondo i familiari, a bordo scarseggiano beni di prima necessità, tra cui i prodotti per l’igiene personale, mentre l’acqua sarebbe contaminata. Diverse famiglie descrivono un equipaggio esausto, con il morale molto basso. A riferire per prime delle difficili condizioni sulla nave sono state le testate specializzate Navy Times, Military Times e Stars and Stripes. Almeno un marinaio è caduto in mare e la Marina ha aperto un’inchiesta sull’episodio. Secondo il Military Times, altri membri dell’equipaggio avrebbero tentato di gettarsi fuori bordo.

Il Segretario ad interim della Marina, Hung Cao, ha risposto con un post su X, escludendo che vi siano state vittime e sostenendo che sia stato curato soltanto “un numero ridotto di casi legati alla salute mentale”. I menu, ha aggiunto, “sono stati modificati quando non erano disponibili rifornimenti di prodotti freschi, senza saltare un solo pasto”.

Cao non ha invece voluto rispondere alle altre accuse riguardanti le forniture e le condizioni di vita a bordo, limitandosi ad assicurare che la portaerei “tornerà presto a casa nell’ambito di una rotazione pianificata”. “Non c’è dubbio che i nostri giovani uomini e donne siano stati spinti al limite, ma non si sono mai spezzati. Sono comprensibilmente stanchi, ma non hanno mai smesso di combattere”, ha scritto ancora Cao, accusando i giornali di voler “dipingere i nostri combattenti come vittime” e di distogliere così l’attenzione dall’Iran e dalla minaccia che rappresenta per gli Stati Uniti.

Anche il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sostenuto che le condizioni sulla Lincoln siano state “completamente travisate”. “Alcuni dispiegamenti durano più di altri e nutro per quei marinai più rispetto e gratitudine di chiunque altro. Quello che fanno in quei mari e in condizioni tanto difficili, con meno scali, è incredibile”, ha dichiarato giovedì.

Diversi esponenti democratici non sembrano però essere soddisfatti di queste spiegazioni e chiedono ora di accertare per bene come si sia arrivati a questa situazione. I senatori Richard Blumenthal, del Connecticut, e Ruben Gallego, dell’Arizona, hanno sollecitato pubblicamente l’apertura di un’indagine. Gallego, che ha prestato in passato servizio nei Marines, ha inoltre chiesto alla Marina di consentire a una delegazione bipartisan del Congresso di salire a bordo.

Dispiegamenti sempre più lunghi


Il Central Command, responsabile delle operazioni militari statunitensi in Medio Oriente, ha smentito le ricostruzioni della stampa sottolineando che l’84,4% dei membri dell’equipaggio che potevano prolungare il servizio ha scelto di farlo: il dato più alto tra tutte le portaerei della flotta americana.

Un funzionario della Marina ha attribuito invece le carenze a bordo ll’attacco iraniano contro il principale centro logistico statunitense in Bahrein, che avrebbe costretto i comandi a stabilire un ordine di priorità nei rifornimenti: prima gli alimenti, poi i prodotti per l’igiene e infine la posta.

Il caso della Lincoln si inserisce, comunque, in una tendenza più ampia. Negli ultimi anni la Marina statunitense ha progressivamente prolungato i dispiegamenti delle portaerei e, con la guerra in Iran ancora in corso, uomini e mezzi sono stati concentrati in Medio Oriente, allungando ulteriormente la permanenza in mare.

La USS George H.W. Bush, salpata da Norfolk il 31 marzo, naviga da almeno quattro mesi. La USS Gerald R. Ford, partita nel 2025, ha operato nel Mediterraneo e nei Caraibi prima di dirigersi verso il Medio Oriente: al momento del rientro, avvenuto a maggio, era rimasta in missione per 326 giorni, stabilendo il record dai tempi della guerra del Vietnam. Il primato precedente apparteneva proprio alla Lincoln, con 295 giorni trascorsi in mare nel 2020.


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L’uomo della sala da ballo di Trump è staato in missione riservata da Putin


Rodney Mims Cook Jr ha incontrato esponenti del Cremlino con un passaporto diplomatico e una scorta. Ma il Segretario di Stato Marco Rubio aveva detto al Senato di non sapere nulla della trasferta.

Rodney Mims Cook Jr, il funzionario che sovrintende all'ampliamento della sala da ballo voluta da Donald Trump alla Casa Bianca, ha incontrato funzionari del Cremlino durante un viaggio compiuto in Russia all'inizio dell'estate, nell'ambito di una missione diplomatica riservata. Lo ha rivelato il Financial Times. Cook presiede la Commissione delle Belle Arti, ovvero l'ente federale che esprime pareri sull'aspetto degli edifici e dei monumenti pubblici di Washington. Prima di partire, a giugno, per il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, aveva ricevuto un passaporto diplomatico e una lunga serie di briefing. Durante l'evento, la principale vetrina internazionale del Cremlino, nota come "la Davos di Putin", gli è stata assegnata anche una scorta diplomatica.

Cook è stato il primo funzionario statunitense a partecipare al forum dal 2018 in poi. L'anno successivo gli Stati Uniti avevano boicottato l'evento per protestare contro l'arresto di un noto imprenditore americano, ed in seguito ne erano rimasti lontani anche a causa dell'invasione russa dell'Ucraina. Il Cremlino ha presentato Cook come il capo della prima delegazione ufficiale statunitense dopo molti anni, mentre lui ha dichiarato ai media di Stato russi di avere ricevuto l'autorizzazione di Trump e del Dipartimento di Stato. Quello stesso giorno, durante un'audizione al Senato, il Segretario di Stato Marco Rubio aveva però risposto al democratico Dick Durbin di non essere "al corrente della delegazione che è andata" al Forum.

Secondo due delle persone citate dal quotidiano britannico, l'Amministrazione Trump puntava su emissari inattesi come Cook per cercare di superare lo stallo diplomatico sulla guerra in Ucraina. Tra i suoi interlocutori ci sarebbe stato Anton Kobyakov, consigliere di Vladimir Putin. Un funzionario della Casa Bianca ha affermato che gli Stati Uniti "continuano a svolgere un ruolo costruttivo parlando con entrambe le parti" e che Trump continua ad essere "ottimista" sulla possibilità di raggiungere un accordo di pace. Un altro funzionario americano ha spiegato invece che Cook aveva partecipato al Forum nella sua veste di presidente della Commissione delle Belle Arti, con l'obiettivo di rafforzare i rapporti culturali tra i due Paesi. Cook non ha voluto commentare gli incontri con gli esponenti russi, chiarire se fosse stato Trump a incaricarlo di aprire quel canale né dire se tornerà presto a Mosca. "Ci sono molte richieste. Ci stiamo lavorando", ha dichiarato al Financial Times.

La dacia di Atlanta e il tavolo dei vecchi amici


Durante un panel intitolato "Russia-Stati Uniti: dialogo delle culture", Cook ha mostrato le fotografie della propria "dacia" ad Atlanta, costruita secondo quello che ha definito lo stile "vernacolare russo in legno, che mi ha toccato il cuore nel corso dei decenni". Ha poi illustrato a lungo le chiese, gli edifici pubblici e le case di campagna che ha contribuito a restaurare in Russia da quando visitò il Paese per la prima volta, negli anni Novanta.

Al tavolo con lui sedevano dirigenti del mondo della cultura ed esponenti del governo russo, tra cui la Ministra della Cultura russa Olga Lyubimova, nonostante alcuni dei partecipanti fossero stati colpiti proprio dalle sanzioni americane. "Conosco la cultura russa e conosco la maggior parte dei vertici delle loro istituzioni culturali", ha detto Cook. Ha descritto l'incontro, al quale partecipavano molti suoi vecchi amici, come "un grande ritorno a casa": "Il legame personale tra tutti noi era molto chiaro". Al Forum erano presenti anche l'attore Steven Seagal e l'attivista conservatrice statunitense Candace Owens.

Il primo giorno, mentre attraversava la piazza del Palazzo d'Inverno per andare a fare colazione con un amico, Cook ha assistito a un attacco ucraino con droni contro un impianto petrolifero di San Pietroburgo, dal quale si sono levate enormi colonne di fumo nero sulla città. "Troppo vicino per stare tranquilli", aveva commentato.

Il disco da hockey sulla Resolute Desk


Cook ha raccontato anche di essersi recato sulla tomba di Louisa Catherine Adams, la figlia di tredici mesi di John Quincy Adams, primo rappresentante diplomatico americano in Russia, dove ha deposto dei fiori e letto una preghiera. Lo ha accompagnato Vladimir Tolstoy, per anni consigliere culturale di Putin e trisnipote dell'autore di Guerra e pace. "Siamo amici da decenni. È una star", ha detto Cook.

Il giorno successivo, durante una sessione di domande e risposte con Putin, Cook ha portato "un caro saluto dal suo amico, il presidente Trump", aggiungendo che c'erano "molte idee di cui parlare tra le nostre due capitali nella prossima settimana". Putin lo ha ringraziato e, ricorrendo a una metafora tratta dall'hockey, ha detto di avere "rimandato indietro il disco". Cook se ne è procurato uno da un amico e lo ha posato sulla Resolute Desk nello Studio Ovale, "con grande divertimento del presidente Trump". "Così il messaggio è stato recapitato", ha raccontato.

A San Pietroburgo Cook ha inoltre chiesto a un'orchestra di 150 elementi l'esecuzione privata della Settima sinfonia di Dmitri Shostakovich, composta durante l'assedio nazista di Leningrado. A Putin ha detto che la cultura e la musica avevano aiutato la città a sopravvivere alla guerra e che anche Atlanta, la sua città natale, avrebbe potuto essere risparmiata dalla distruzione quando l'Unione la conquistò durante la guerra civile americana. "Se solo Atlanta avesse avuto Shostakovich, forse la mia bellissima città sarebbe intatta come questo bellissimo posto", ha detto tra gli applausi.

Quella sinfonia, ha sostenuto, "è ciò che ha sostanzialmente spezzato le linee tedesche intorno alla città ed è stato l'inizio della fine per i nazisti. I russi hanno usato la loro musica come un'arma e ha funzionato". È la stessa leva che Cook sostiene di avere proposto durante il viaggio: "Usiamo la musica come motivo per un cessate il fuoco, chiudiamo questa guerra e consolidiamo davvero un trattato".


Trump vuole i sigilli presidenziali dorati sulla facciata della nuova sala da ballo


Il presidente Donald Trump vuole applicare sigilli presidenziali di colore oro sulla facciata esterna della nuova sala da ballo della Casa Bianca. Le decorazioni compaiono nelle immagini di progetto che l'Amministrazione ha reso pubbliche venerdì, allegandole a una richiesta d'urgenza alla Corte Suprema per poter andare avanti con i lavori.

Nelle immagini un grande Sigillo degli Stati Uniti dorato campeggia dentro il timpano dell'edificio, la parte triangolare che sormonta il colonnato. Un secondo emblema dorato, più piccolo, è collocato accanto alle finestre ad arco. Gli interni sono coperti di rifiniture in oro, con applique, lanterne sospese e pavimenti in marmo giallo.

I piani che la Casa Bianca aveva presentato per la sala da ballo non contenevano i sigilli dorati né le altre dorature sulla facciata. Il progetto era stato approvato all'inizio dell'anno da due agenzie federali che il presidente ha riempito di suoi fedelissimi. La prima è la Commission of Fine Arts, l'organismo che valuta l'aspetto delle opere architettoniche nella capitale; la seconda è la National Capital Planning Commission, che si occupa della pianificazione urbanistica di Washington. Il regolamento della Commission of Fine Arts prevede che le modifiche a un progetto già approvato siano sottoposte a un nuovo esame.

Dettagli decorativi come i sigilli di solito non richiedono una seconda approvazione se i commissari hanno già dato il via libera al progetto complessivo, ha detto al Washington Post Bryan Clark Green, storico dell'architettura e membro della National Capital Planning Commission dal 2022 al 2025, quando Trump lo ha licenziato. La commissione guarda soprattutto alla posizione, alle dimensioni e all'ingombro di un edificio, decisioni che arrivano prima nel processo di sviluppo del progetto.

Le due commissioni hanno dato il via libera alla sala da ballo sulla base dei soli concetti preliminari, senza aspettare di esaminare il progetto definitivo. Ex funzionari hanno definito la scelta senza precedenti e in contrasto con i requisiti fissati dalle agenzie stesse. "Ci sono sempre stati due esami", uno del concetto preliminare e uno del piano finale, ha detto l'architetto Bruce Redman Becker, nominato nella Commission of Fine Arts da Joe Biden e rimosso da Trump l'anno scorso. Non è chiaro quanto le commissioni siano disposte a opporsi alle nuove dorature, dato che tutti i loro membri sono stati scelti dal presidente.

La Casa Bianca ha rivendicato il progetto senza rispondere alle domande sul perché i sigilli dorati siano stati aggiunti e se la modifica imponga nuove verifiche federali. "Il presidente Trump continua a realizzare ristrutturazioni necessarie e attese da tempo per abbellire la Casa del Popolo, mentre celebriamo il 250esimo anniversario dell'indipendenza della nostra grande nazione", ha dichiarato il portavoce Davis Ingle. "Grazie al costruttore in capo, la Casa Bianca sarà adeguatamente glorificata e resterà in ottime condizioni per le generazioni a venire".

Una corte d'appello federale ha ordinato questo mese all'Amministrazione di fermare il cantiere entro il 21 agosto, dando ragione a un'associazione per la tutela dei beni storici. Secondo l'associazione il presidente ha ecceduto i suoi poteri costruendo con donazioni private un ampliamento di 90.000 piedi quadrati, circa 8.400 metri quadrati, senza l'approvazione del Congresso.

I funzionari della Casa Bianca hanno detto ai giudici della Corte Suprema che l'opera è completa al 65% e che è troppo tardi per fermarla. La consegna è prevista per agosto 2028 e qualsiasi ritardo, ha scritto nel ricorso il funzionario Joshua Fisher, metterebbe a rischio "tutto quello che abbiamo fatto finora".

La sala da ballo dovrebbe costare circa 600 milioni di dollari, di cui grosso modo la metà a carico dei contribuenti, secondo un'inchiesta del Washington Post. È il triplo della stima iniziale di 200 milioni annunciata dalla Casa Bianca, che aveva assicurato che i soldi sarebbero arrivati tutti da donatori privati.

Sotto la sala da ballo l'Amministrazione sta realizzando un complesso di sicurezza progettato per resistere a "bombe, razzi, missili, perfino esplosioni nucleari", ha scritto Fisher. Le dimensioni della parte sotterranea restano poco chiare: il piano ufficiale della National Capital Planning Commission indica circa 22.000 piedi quadrati, poco più di 2.000 metri quadrati, mentre Trump ha detto che il complesso scende per sei piani. Il progetto prevede anche un porto per i droni sul tetto, dove le immagini mostrano militari in divisa attorno a una fila di velivoli senza pilota.

James Hoban, l'architetto che progettò la Casa Bianca, cercò la semplicità per far capire che l'edificio sarebbe stato la Casa del Popolo e non la residenza di un re. Non mise oro all'esterno della villa e la tradizione fu rispettata anche quando vennero costruite l'Ala Est e l'Ala Ovest. Trump ha invece scelto uno stile di colonne più elaborato. L'interno dorato assomiglia alla sala da ballo che ha fatto ristrutturare nella sua residenza di Mar-a-Lago in Florida, ispirata secondo le sue parole alla reggia di Versailles.

I funzionari nominati da Trump nelle commissioni che hanno esaminato e approvato i piani avevano detto che era importante che l'ampliamento fosse coerente sul piano stilistico con la residenza originale. "Apprezzo molto l'uniformità e la coerenza tra la residenza presidenziale e il linguaggio architettonico neoclassico che questo progetto porta avanti", ha detto Paul Ingrassia, alto funzionario della General Services Administration, l'agenzia che gestisce gli immobili del governo federale, alla riunione di marzo della National Capital Planning Commission.

Trump ha già aggiunto decorazioni dorate alla Casa Bianca, soprattutto nello Studio Ovale. Ha poi approvato altri abbellimenti, tra cui un eliporto largo circa 30 metri che sarà circondato dal sigillo presidenziale.


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A 80 anni Ed Markey punta sul progressismo per superare la questione dell'età


Il senatore democratico più anziano in corsa per la rielezione sfida alle primarie del Massachusetts il moderato Seth Moulton, 47 anni. Un sondaggio di giugno lo dava avanti di sei punti.

Ed Markey ha 80 anni ed è il senatore democratico più anziano in corsa per la rielezione. Per ottenere un altro mandato di sei anni deve prima vincere le primarie del Massachusetts, il voto con cui i partiti americani scelgono i propri candidati, contro il deputato Seth Moulton, un moderato di 47 anni. La scommessa di Markey è che l'argomento dell'età non funzioni contro chi resta il più a sinistra dei due.

Gli elettori democratici stanno sostituendo i parlamentari più anziani con sfidanti giovani in tutto il paese. In Connecticut il deputato John Larson, 78 anni, ha appena perso la corsa per il quindicesimo mandato contro l'ex sindaco di Hartford Luke Bronin, 47 anni.

Markey ha spostato il confronto sul terreno ideologico, ripetendo lo schema che nel 2020 gli aveva permesso di battere l'ex deputato Joe Kennedy III. Rivendica le proprie posizioni progressiste e punta a somigliare più a Bernie Sanders che a Joe Biden. "Penso sempre di essere il più giovane della stanza", ha detto al New York Times, "quando si tratta di idee."

La carriera politica di Markey dura da mezzo secolo. Nel 1973 è entrato nel parlamento del Massachusetts, tre anni dopo è stato eletto alla Camera dei rappresentanti ed è rimasto lì fino al 2013, quando ha vinto l'elezione suppletiva per il Senato (si vota così quando un seggio resta vacante prima della scadenza naturale del mandato). Moulton, sei mandati alla Camera per la costa a nord di Boston, ha fatto proprio di quella longevità il tema centrale della campagna. "La gente dovrebbe chiedere: cosa pensi di ottenere nei prossimi sei anni che non sei riuscito a ottenere negli ultimi cinquanta?", ha detto a un dibattito di luglio.

I sondaggi sulla corsa sono pochi. Quello dell'Università del New Hampshire di giugno dava Markey avanti di sei punti percentuali, ma con due segnali negativi per il senatore: da febbraio lo sfidante aveva guadagnato 12 punti e quasi un quarto degli intervistati restava indeciso.

Markey descrive Moulton come troppo moderato per il Massachusetts. Gli contesta di non sostenere il "Medicare for all", la proposta di un sistema sanitario pubblico esteso a tutti gli americani. Gli rimprovera anche di aver aperto uno scontro con il proprio partito sui diritti delle persone transgender dopo la sconfitta del 2024.

"Che sia il Minnesota con Peggy Flanagan, il Michigan con Abdul El-Sayed o qui in Massachusetts, è progressisti contro moderati e i progressisti stanno vincendo", ha detto Markey. In Michigan e in Wisconsin, però, le rilevazioni pre-elettorali avevano sovrastimato proprio i candidati progressisti, che alle primarie hanno poi ottenuto risultati peggiori del previsto. Restano aperte due spiegazioni: che i sondaggisti abbiano sbagliato a immaginare chi sarebbe andato a votare a una primaria, oppure che gli elettori di alcuni candidati siano semplicemente più disposti a rispondere ai sondaggi.

A Worcester Markey ha inaugurato un campus industriale insieme al deputato Jim McGovern e al sindaco Joseph Petty, entrambi di 66 anni. Prima che il gruppo si sciogliesse li ha fermati per girare un video con il telefono, poi montato in un filmato per i social insieme alle altre tappe della giornata. La sera è andato allo stadio di baseball della città, dove è entrato nella cabina di commento per parlare dei giocatori più promettenti della squadra.

Una parte della campagna di Markey si regge sui volontari giovani che nel 2020 si erano organizzati con il nome di Markeyverse. Alcuni di loro oggi lavorano nel suo staff, montano i suoi video e ne fanno crescere il seguito su TikTok. "Bisogna spostarsi dove si trova la prossima generazione. Bisogna andare da loro", ha detto il senatore.

Markey ha promesso di lasciare spazio a quella generazione. Dopo il dibattito di luglio ha detto che, se sarà rieletto a novembre, non si ricandiderà alla fine del prossimo mandato, quando avrà 86 anni.


Wisconsin, perché i sondaggi non hanno visto la rimonta di Crowley


David Crowley ha vinto le primarie democratiche per il governatore del Wisconsin battendo la socialista Francesca Hong per appena quattro decimi di punto, circa 3.000 voti, dopo che due sondaggi davano la sua sfidante avanti di una ventina di punti. Il risultato di martedì ha interrotto la serie di vittorie della sinistra nelle primarie democratiche di questo ciclo elettorale e soprattutto ha riaperto il dibattito sull'affidabilità delle rilevazioni nel Midwest.

Una settimana prima, in Michigan, i sondaggi avevano sovrastimato di oltre dieci punti il progressista Abdul El-Sayed, che ha poi vinto lo stesso le primarie per il Senato, ma con appena un punto di vantaggio. In Wisconsin lo scarto appare ancora più clamoroso: persino il sondaggista ufficiale della campagna elettorale di Crowley lo dava indietro di quasi venti punti a pochi giorni dal voto.

Primarie democratiche · Wisconsin
I sondaggi non hanno sbagliato su Hong. Hanno sbagliato su Crowley
Nella media delle quattro rilevazioni che misuravano entrambi i candidati, la socialista Francesca Hong era al 38,5% e ha chiuso al 39,4%. David Crowley era al 14% e ha vinto con il 39,8%. Quasi tutta la sua crescita è uscita dal serbatoio degli indecisi e dei candidati minori.
Grafica di FocusAmerica

Primarie democratiche in Wisconsin, 11 agosto 2026. Risultato: David Crowley 39,8%, Francesca Hong 39,4%, Kelda Roys 7,5%, Joel Brennan 4,7%, Mandela Barnes 4,1%, altri due candidati ritirati 4,5%. Margine: 0,4 punti, oltre 3.000 voti. Media delle quattro rilevazioni fra il 18 luglio e il 5 agosto: Hong 38,5%, Crowley 14%. Fonte: Associated Press; sondaggi PPP, Marquette Law School Poll, Impact Research.

Dalla media dei sondaggi al voto
David Crowley Francesca Hong Altri candidati e indecisi

Il resto del campo perde 26,7 punti, quasi esattamente quanto ne guadagna Crowley. I punti chiari sull'asse di sinistra sono le singole rilevazioni.

Francesca Hong
+0,0pt
Quanto è cresciuta rispetto alla media dei sondaggi: il solo dato che le rilevazioni avevano previsto con precisione.

David Crowley
+0,0pt
Quanto è cresciuto nello stesso arco di tempo. Nessuna rilevazione lo aveva visto arrivare.

Il fotofinish Le cause Il caso Michigan

In corsa erano quattro, ma sulla scheda i nomi erano sette
Tre candidati si erano ritirati nelle settimane precedenti. I loro nomi sono rimasti stampati e gli elettori hanno continuato a votarli.

Ventuno a uno
Ogni quadratino vale quattro decimi di punto, cioè l'intero margine con cui Crowley ha vinto la primaria. Ai tre candidati ritirati ne sono andati ventuno e mezzo.

Lo scarto fra Crowley e Hong0,4 punti

I voti andati ai tre candidati ritirati8,6 punti

Un riconteggio possibile, ma a spese di chi lo chiede
La legge del Wisconsin consente di chiedere il riconteggio quando lo scarto resta sotto il punto percentuale, ma lo Stato ne copre le spese soltanto sotto lo 0,25%. Il margine di Crowley supera quella soglia di quindici centesimi di punto: Hong avrebbe dovuto pagare di tasca propria. Ha preferito riconoscere la sconfitta e annunciare il proprio sostegno al vincitore.

Cinque ragioni che si sono sommate
Nessuna di queste basta da sola a spiegare uno scarto di venticinque punti. Messe in fila descrivono rilevazioni che misuravano un elettorato diverso da quello che si è presentato alle urne.

Il sondaggio è un'istantanea di un momento.David Axelrod, ex capo stratega della campagna di Barack Obama, ad Axios

Due volte in otto giorni, sempre nella stessa direzione
Le rilevazioni hanno sovrastimato la sinistra in entrambe le primarie del Midwest. In Michigan il vantaggio si è ridotto a un punto, in Wisconsin si è rovesciato.

Fonte: Associated Press (98% delle schede scrutinate); sondaggi Public Policy Polling, Marquette Law School Poll e Impact Research; Wisconsin Examiner, Axios. La media è calcolata sulle quattro rilevazioni che misuravano sia Hong sia Crowley, fra il 18 luglio e il 5 agosto; il Marquette dell'8-16 luglio è escluso perché non rilevava Crowley. La quota degli altri due candidati ritirati è calcolata come residuo sulle percentuali AP. Dati aggiornati al 13 agosto 2026.

Una campagna stravolta negli ultimi giorni


Il mese finale della campagna è stato particolarmente caotico. L'establishment del partito si è mosso in ordine sparso per fermare Hong, esponente dell'Assemblea statale considerata troppo a sinistra per poter vincere a novembre. Due candidati si sono ritirati dopo essere stati travolti da scandali improvvisi e lo stesso Crowley, che a 40 anni guida l'amministrazione della contea di Milwaukee, aveva inizialmente abbandonato la corsa, salvo poi rientrare proprio nel tentativo di fermarla.

L'ultima settimana è stata dominata dalle difficoltà di Hong nello spiegare alla CNN perché in passato avesse scritto sui social "cancellate il Giorno del Ringraziamento". Mentre Fox News dedicava alla vicenda servizi a ciclo continuo, Crowley attraversava lo Stato insieme al governatore democratico uscente Tony Evers, insistendo sui dubbi circa la capacità dell'avversaria di vincere le elezioni generali. Gli strateghi democratici cominciavano intanto a vedere gli indecisi spostarsi verso di lui.

"È il vecchio adagio che ripetiamo spesso ma ascoltiamo di rado: il sondaggio è un'istantanea di un momento", ha detto ad Axios David Axelrod, ex capo stratega della campagna presidenziale di Barack Obama del 2008. "Molte rilevazioni sono state fatte troppo presto per cogliere il movimento degli ultimi giorni". I numeri sembrano confermarlo: Hong ha chiuso al 39,4% e le ultime stime la collocavano poco sopra il 40%, dunque l'errore sulla sua percentuale è stato minimo. A cambiare radicalmente è stato invece il consenso di Crowley, passato in pochi giorni da circa il 20% al 39,8% finale.

Primarie aperte e un elettorato difficile da prevedere


In Wisconsin le primarie sono aperte: questo significa che ogni elettore può cioè partecipare a quella del partito che preferisce, indipendentemente dalla propria registrazione. Costruire un modello affidabile sull'elettorato che si presenterà effettivamente alle urne diventa quindi molto più complicato. "È difficile sapere chi andrà a votare", ha ammesso anche Axelrod.

Chaz Nuttycombe, fondatore del gruppo indipendente State Navigate e autore di una delle rilevazioni di inizio agosto che davano Hong avanti in doppia cifra, ipotizza che una parte degli elettori abituali delle primarie repubblicane abbia alla fine scelto di votare in quella democratica proprio per fermarla. A sostegno della sua tesi cita il traffico registrato dal suo sito: l'ultima rilevazione ha ricevuto più di 10.000 visite da indirizzi IP del Wisconsin e delle aree vicine, un'indicazione, secondo Nuttycombe, del forte interesse degli elettori contrari a Hong nel capire su quale alternativa concentrare il voto.

Dan Pfeiffer, anche lui ex consigliere di Obama, ha indicato un ulteriore fattore: Hong, a corto di fondi, non ha acquistato spot televisivi nella fase decisiva della campagna per rispondere agli attacchi contro di lei. "Ha condotto una campagna di base capace di mobilitare le persone su temi come i data center, ma la scelta di non trasmettere spot negli ultimi giorni probabilmente le è costata l'elezione", ha scritto Pfeiffer. "Negli ultimi giorni gli elettori hanno sentito solo le preoccupazioni sulla sua capacità di vincere a novembre e nessun messaggio positivo in senso contrario".

Il margine di vittoria di Crowley è abbastanza ridotto da consentire un riconteggio, ma Hong avrebbe dovuto sostenere personalmente i costi perché lo scarto supera gli 0,25 punti, così come previsto dalla legge. Ha quindi preferito riconoscere la sconfitta e annunciare il proprio sostegno a Crowley che sfiderà a novembre il deputato repubblicano Tom Tiffany.


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