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L'ex senatrice Sinema è stata citata in giudizio per la relazione con la sua guardia del corpo


L'ex senatrice dell'Arizona ha ammesso in una deposizione i rapporti con un uomo della sua scorta. L'ex moglie di lui la accusa in North Carolina di avere rotto un matrimonio durato 14 anni.

L'ex senatrice dell'Arizona Kyrsten Sinema ha ammesso in una deposizione giurata di avere avuto una relazione con un uomo della sua scorta, allora sposato, mentre era ancora in carica. La testimonianza è finita negli atti di una causa civile depositati davanti a un tribunale federale, che l'ex moglie della guardia del corpo ha intentato contro di lei.

Sinema era stata eletta come democratica, poi era passata al gruppo degli indipendenti e ha lasciato il seggio all'inizio del 2025. A citarla in giudizio è Heather Ammel, l'ex moglie di Matthew Ammel, l'uomo che faceva parte della sua sicurezza: la accusa di avere fatto finire il suo matrimonio, durato 14 anni. I due coniugi si sono separati il primo novembre del 2024, poche settimane dopo l'ultimo incontro riferito da Sinema. Il divorzio è diventato definitivo nel marzo di quest'anno.

La causa è stata presentata in un tribunale del North Carolina, che ha una legge sull'alienation of affection (la sottrazione d'affetto). È uno strumento che non esiste nell'ordinamento italiano: permette al coniuge tradito di chiedere i danni non al marito o alla moglie, ma alla terza persona ritenuta responsabile della rottura del matrimonio.

Gli avvocati di Sinema hanno spostato il caso davanti alla giustizia federale e lì hanno chiesto che venisse archiviato, sostenendo che la relazione con Ammel si è svolta fuori dal North Carolina e che il giudice federale non ha giurisdizione personale su di lei. Il 19 agosto è fissata l'udienza in cui verranno esaminate le prove.

Sinema, che non è sposata, ha raccontato nella deposizione del 31 luglio, raccolta in uno studio legale di Raleigh, che il primo rapporto con Ammel risale alla fine di maggio del 2024, intorno al Memorial Day (la festa dei caduti che negli Stati Uniti cade l'ultimo lunedì del mese). I due si trovavano in una casa affittata a Napa, in California, insieme ad alcuni amici della senatrice e a un altro membro della scorta.

A giugno Sinema e Ammel erano a New York per un matrimonio. Avevano stanze d'albergo separate, ma sono stati "intimi" in quella di lei, ha detto la senatrice nella deposizione. A metà luglio, dopo un volo notturno dalla costa ovest, sono stati insieme nell'appartamento di Sinema a Washington. A metà agosto sono andati ad Aspen, in Colorado, per un viaggio di raccolta fondi. La relazione è proseguita fino all'ottobre del 2024, quando i due si sono visti nella casa dell'allora senatrice a Phoenix.

Un altro incontro a Washington, alla fine di settembre, Sinema ha detto di non riuscire a ricordarlo, mentre Ammel lo ha confermato nella propria deposizione. L'ex senatrice ha riconosciuto di sapere, per tutto il periodo, che l'uomo era sposato e aveva tre figli.

Tra i messaggi finiti negli atti ce n'è uno in cui Sinema scriveva ad Ammel: "Metto la mia mano sul tuo cuore. Ci vediamo presto. Mi manchi". Durante la deposizione un avvocato le ha chiesto se capiva che una moglie, leggendo un messaggio del genere indirizzato al marito, potesse preoccuparsi di chi glielo stesse mandando. Sinema ha risposto di sì. Negli atti è visibile anche la schermata di un secondo messaggio dell'allora senatrice, ritrovato sul telefono di Ammel, in cui gli scriveva di svegliarsi la notte cercando le sue braccia.

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L'Iran si prepara ad allargare la guerra se dovessero fallire i negoziati


Mentre negozia con Washington, Teheran sta riorganizzando i propri vertici militari, rafforzando le milizie alleate e pianificando nuovi attacchi dal Golfo Persico al Mar Rosso.

Nei due mesi successivi alla firma del Memorandum d'Intesa da parte di Donald Trump, il 17 giugno nella reggia di Versailles, la dirigenza iraniana ha principalmente lavorato per allargare la guerra, non per porne fine. È quanto hanno raccontato al Wall Street Journal funzionari iraniani e arabi. A Teheran l'accordo è stato interpretato come un espediente di Washington e Israele per allentare la pressione sull'economia mondiale e guadagnare tempo in vista di un attacco più vasto. Per questo motivo, anziché puntare sul negoziato, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei avrebbe trascorso l'estate preparando l'apparato di sicurezza a un confronto prolungato, che l'Iran potrebbe perfino decidere di aprire per primo. L'obiettivo dichiarato è infliggere danni sufficienti a impedire che si ripetano i bombardamenti subiti durante la guerra dei dodici giorni dello scorso anno e nel conflitto tuttora in corso.

Il Memorandum di Islamabad, che prende il nome dalla mediazione pakistana, prevedeva una serie di concessioni a favore di Teheran: deroghe alle sanzioni per consentire all'Iran di tornare a vendere petrolio, l'accesso a miliardi di dollari congelati e la prospettiva di un fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione. Trump lo aveva firmato di persona a Versailles, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian lo aveva sottoscritto elettronicamente da Teheran. In cambio, l'Iran avrebbe dovuto riaprire al traffico mercantile lo Stretto di Hormuz e negoziare in buona fede sul proprio programma nucleare.

I 60 giorni concessi alle parti per raggiungere un'intesa definitiva scadono oggi e le delegazioni hanno comunicato ai mediatori l'intenzione di voler prorogare il termine, senza però accordarsi sulla durata dell'estensione. Nel frattempo, già all'inizio di luglio, i Pasdaran hanno ripreso ad aprire il fuoco contro le navi scortate dalla Marina statunitense, cogliendo di sorpresa la Casa Bianca. "Sono persone molto pericolose, sono malate", ha reagito Trump a margine del vertice NATO di Ankara, dove ha dichiarato conclusa la tregua e definito i dirigenti iraniani "feccia".

Iran – Stati Uniti

I 60 giorni del memorandum finiscono oggi, e nello Stretto di Hormuz non passa quasi più nessuno


Il 17 giugno, a Versailles, Donald Trump ha firmato con l’Iran il Memorandum di Islamabad: due mesi per chiudere un accordo definitivo. Il termine scade oggi senza intesa. Secondo il Wall Street Journal, Teheran ha passato la tregua a riorganizzare i comandi militari, a rifornire le milizie alleate e a riprendere gli attacchi alle navi.

Grafica di FocusAmerica 17 agosto 2026

Transiti commerciali nello Stretto di Hormuz
In una settimana il traffico si è fermato

Fine settimana 8-9 agostoUna settimana prima della scadenza

navi

Sabato 15 agostoDopo gli attacchi alle petroliere

navi

Domenica 16 agosto

navi

Ogni sagoma rappresenta una nave commerciale rilevata dai sistemi di tracciamento.

Prima della guerra cominciata il 28 febbraio, lo Stretto vedeva passare oltre 130 navi al giorno: da qui transitava un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto scambiati nel mondo.

Transiti commerciali rilevati nello Stretto di Hormuz: 31 nel fine settimana dell’8-9 agosto, 5 sabato 15 agosto, nessuno domenica 16 agosto. Prima della guerra ne passavano oltre 130 al giorno.

Il patto I 60 giorni La mappa

Che cosa prevedeva il memorandum

Miliardi in cambio di uno stretto aperto


Il testo firmato il 17 giugno contiene quattordici punti. Questi sono gli impegni che le due parti avrebbero dovuto trasformare in un accordo definitivo entro oggi.

WashingtonChe cosa otteneva l’Iran

300Miliardi di dollari

Un piano decennale di ricostruzione e sviluppo economico, che Washington si è impegnata a costruire insieme ai partner della regione.
Mai avviato

100Miliardi congelati, stima

Fondi e beni iraniani bloccati all’estero, da restituire via via che il negoziato avanzava.
Non sbloccati

Sanzioni e blocco navale

Deroghe immediate sull’esportazione di petrolio, prodotti petrolchimici e derivati, e la revoca del blocco navale statunitense imposto il 13 aprile.
Applicate solo in parte

TeheranChe cosa doveva dare in cambio

60Giorni di passaggio libero

Lo Stretto di Hormuz riaperto subito e senza pedaggio per tutta la durata del negoziato.
Traffico di nuovo fermo

60%Uranio da diluire

Le scorte arricchite al 60 per cento dovevano essere diluite sul posto, sotto la supervisione dell’AIEA.
Verifica sospesa

Accordo definitivo

Un’intesa sul nucleare da negoziare in buona fede entro il 17 agosto, con la revoca progressiva di tutte le sanzioni.
Nessun negoziato aperto

Il conto alla rovescia finisce oggi. Le delegazioni hanno chiesto ai mediatori di prorogare il termine, ma non si sono accordate nemmeno sulla durata della proroga.

Dalla firma alla scadenza

Due mesi di tregua, usati per preparare la guerra


Tocca una data per leggere che cosa è successo.

17 giugno · firma17 agosto · scadenza

Sessanta giorni per trasformare il memorandum in un accordo. Sono finiti tutti, e le tacche segnano che cosa è successo nel frattempo.

17 giugnoTrump firma il memorandum a VersaillesIl presidente statunitense sottoscrive il Memorandum di Islamabad durante la cena per il G7 alla reggia di Versailles; il presidente iraniano Masoud Pezeshkian firma da Teheran. Lo Stretto di Hormuz riapre e gli Stati Uniti revocano il blocco navale imposto il 13 aprile.
Inizio luglioI Pasdaran tornano a sparare sulle naviLe Guardie della Rivoluzione riaprono il fuoco contro i mercantili scortati dalla Marina statunitense. La Casa Bianca viene colta di sorpresa: al vertice NATO di Ankara Trump dichiara conclusa la tregua.
20 luglioSi apre il secondo fronte, sul Mar RossoGli Houthi dichiarano lo Stretto di Bab al-Mandeb chiuso alle navi saudite, la rotta con cui Riad aggira il Golfo Persico. Nelle stesse ore i droni delle milizie irachene colpiscono le infrastrutture petrolifere del regno e Aramco ferma l’impianto di Abqaiq.
Luglio“Abbiamo sfruttato appieno il cessate il fuoco”Lo ammette all’agenzia Tasnim il portavoce dei Pasdaran, il generale Hossein Mohebbi: durante la tregua l’Iran ha accelerato la produzione di missili e ne ha migliorato la precisione. Gli ufficiali iraniani intanto addestrano le milizie alleate in Iraq, Yemen e Libano.
Inizio agostoIl Consiglio per la Sicurezza blocca l’intesa con l’OmanI diplomatici iraniani avevano concordato con Mascate rotte sorvegliate e una riapertura graduale dello Stretto. L’accordo salta all’ultimo per il veto del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, l’organo che rappresenta l’ala più dura del regime.
10 agostoKhamenei consegna i comandi ai falchiLa Guida Suprema Mojtaba Khamenei nomina sei alti ufficiali. I decreti chiedono esplicitamente di prepararsi a “potenti operazioni offensive contro il nemico” e di ampliare la rete di controspionaggio interno.
14 agostoColpite tre navi degli EmiratiAbu Dhabi denuncia l’attacco a tre navi della compagnia petrolifera Adnoc mentre attraversavano lo Stretto. Da quel momento il traffico commerciale si ferma quasi del tutto.
17 agostoScadono i 60 giorni, senza accordoOggiLe delegazioni chiedono ai mediatori una proroga del termine, ma non trovano un’intesa nemmeno sulla durata dell’estensione. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ricorda che il memorandum sanciva la fine della guerra, non un cessate il fuoco.

I due stretti

La morsa si è chiusa su entrambe le uscite


Riad aggira il Golfo Persico spostando il greggio via oleodotto fino al Mar Rosso. Da luglio anche quella rotta è sotto tiro. Tocca un numero sulla mappa, o una voce dell’elenco, per il dettaglio.

IranArabia SauditaYemen1Stretto di Hormuz2Golfo dell’Oman3Abqaiq4Isola di Bubiyan5Bab al-Mandeb6Giordania
Oleodotto Est-Ovest Rotta saudita verso il Mar Rosso Luoghi degli attacchi, toccabili
1Stretto di HormuzCinque transiti commerciali sabato, nessuno domenica. Prima della guerra ne passavano oltre 130 al giorno.2Golfo dell’OmanIl 14 agosto gli Emirati denunciano l’attacco a tre navi dell’Adnoc in transito verso lo Stretto.3Abqaiq, Arabia SauditaI droni delle milizie sciite irachene colpiscono le infrastrutture petrolifere: Aramco ferma l’impianto.4Isola di Bubiyan, KuwaitAll’inizio di maggio le forze di sicurezza arrestano quattro militari dei Pasdaran sbarcati da un peschereccio. Altri due riescono a fuggire.5Stretto di Bab al-MandebDal 20 luglio gli Houthi lo dichiarano chiuso alle navi saudite. Nel fine settimana i tracciamenti hanno contato 49 passaggi, contro i 55 della settimana prima, ma nessun carico petrolifero saudita.6GiordaniaDurante una pausa dei combattimenti l’Iran lancia una salva di missili balistici, due settimane dopo l’attacco in cui erano morti tre militari statunitensi.

Chi comanda adesso

I quattro uomini scelti per condurre la guerra


Il 10 agosto la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha nominato sei alti ufficiali. Nelle quattro poltrone che contano di più sono arrivati i veterani della guerra contro l’Iraq e della repressione interna.

Ahmad Vahidi
Comandante in capo dei Pasdaran
Guidava di fatto le Guardie della Rivoluzione da marzo. La nomina formale gli affida il compito di condurre “potenti operazioni offensive contro il nemico”.

Ali Abdollahi
Capo di stato maggiore delle forze armate
Veterano dei Pasdaran e sostenitore degli attacchi contro i Paesi arabi che ospitano basi statunitensi. Deve completare l’integrazione dello stato maggiore nel comando di guerra Khatam al-Anbiya.

Mohsen Rezaei
Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale
Comandò le Guardie Rivoluzionarie nella guerra contro l’Iraq. Nel Consiglio rappresenta direttamente la Guida Suprema: è l’organo che ha fatto saltare l’intesa con l’Oman.

Hossein Taeb
Comandante dei Basij
Diresse la repressione delle proteste del 2009. Ora deve trasformare la milizia volontaria in una rete di informatori di quartiere, dopo che l’intelligence israeliana ha dimostrato di essersi infiltrata in profondità nel Paese.

Fonte Elaborazione su Wall Street Journal (17 agosto 2026), dati di tracciamento navale Kpler rilanciati da Reuters, testo del Memorandum di Islamabad diffuso dalla Casa Bianca, CNN e agenzia Tasnim per le nomine militari e le dichiarazioni dei Pasdaran. Base cartografica: Natural Earth. Ritratti: Wikimedia Commons.

Un apparato militare riorganizzato per l'offensiva


La riorganizzazione dell'apparato di sicurezza iraniano, annunciata una settimana fa, ha collocato nei ruoli chiave gli uomini scelti per condurre la guerra. Ahmad Vahidi, che guidava ufficiosamente i Pasdaran da marzo, è stato confermato al comando con l'incarico esplicito di condurre "potenti operazioni offensive contro il nemico". Il generale Ali Abdollahi, veterano del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e sostenitore degli attacchi contro i Paesi arabi che ospitano basi statunitensi, ha assunto il comando unificato dei Pasdaran e dell'esercito regolare.

Mohsen Rezaei, che guidò le Guardie Rivoluzionarie durante la guerra contro l'Iraq negli anni Ottanta, è diventato segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, nel quale rappresenta direttamente la Guida Suprema Mojtaba Khamenei. Hossein Taeb, che nel 2009 ha diretto la violenta repressione delle proteste contro la rielezione di Ahmadinejad alla presidenza, è invece tornato al vertice delle milizie paramilitari Basij con il compito di trasformare la milizia volontaria in una rete di informatori di quartiere. Le due guerre hanno infatti mostrato quanto profondamente l'intelligence israeliana fosse riuscita a penetrare nel Paese.

"L'elevazione di Vahidi è coerente con una leadership che prepara l'apparato di sicurezza a un confronto prolungato, non a un ritorno alla normale politica di pace", ha dichiarato al Wall Street Journal Saeid Golkar, studioso dell'apparato di sicurezza iraniano all'Università del Tennessee a Chattanooga.

Dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso


Mentre i diplomatici negoziavano, i Pasdaran hanno approfittato della relativa calma garantita dal Memorandum per addestrare le milizie alleate, inviando consiglieri in Iraq, Yemen e Libano. Secondo informazioni raccolte dai servizi di intelligence di diversi Paesi arabi, anche attraverso comunicazioni intercettate, ufficiali iraniani sono stati mandati nelle aree controllate dagli Houthi per pianificare uno scontro più duro con l'Arabia Saudita, coordinandosi anche con le milizie paramilitari sciite irachene. Sulle alture che dominano il Mar Rosso sono stati schierati missili, armi navali e lanciatori di droni. Agli yemeniti sono state consegnate anche liste di obiettivi comprendenti porti e impianti energetici sauditi.

Il 20 luglio gli Houthi hanno dichiarato lo Stretto di Bab al-Mandeb chiuso alle navi saudite, mettendo così in difficoltà una delle rotte utilizzate da Riad per aggirare la morsa iraniana sul Golfo Persico. Contemporaneamente, le milizie irachene hanno colpito con i droni le infrastrutture petrolifere del regno, costringendo Aramco a fermare l'impianto di Abqaiq. "Abbiamo sfruttato appieno il periodo di cessate il fuoco", ha ammesso a luglio il portavoce dei Pasdaran, il generale Hossein Mohebbi, all'agenzia Tasnim. "Abbiamo potenziato le nostre capacità, accelerato il ritmo di produzione dei missili e migliorato la precisione".

Per gli Stati Uniti, la nuova escalation ha già avuto conseguenze pesanti. Durante una pausa dei combattimenti, l'Iran ha lanciato una salva di missili balistici contro la Giordania, due settimane dopo un altro attacco nello stesso Paese nel quale erano stati uccisi tre militari statunitensi. Negli ultimi 15 giorni Teheran ha inoltre colpito sei navi degli Emirati dirette verso Hormuz. I funzionari del Golfo osservano con crescente allarme che i missili iraniani riescono a superare le difese statunitensi e a colpire con sempre maggiore precisione obiettivi in Kuwait e Bahrein. I Pasdaran hanno già avvertito i Paesi arabi che sono pronti a distruggere i loro impianti energetici se gli Stati Uniti dovessero strutture analoghe in Iran, ed hanno già consegnato alle loro controparti liste dettagliate di singoli bersagli.

Le opzioni allo studio comprendono attacchi preventivi, il sabotaggio dei cavi internet sottomarini nel Golfo Persico, la destabilizzazione politica dei Paesi dove sono presenti consistenti comunità sciite, come Kuwait e Bahrein, e perfino operazioni di terra in territorio kuwaitiano. A Kuwait City la minaccia viene presa sul serio: all'inizio di maggio le forze di sicurezza hanno arrestato quattro militari dei Pasdaran sbarcati da un peschereccio noleggiato sull'isola di Bubiyan, separata dall'Iran soltanto da una sottile striscia di territorio iracheno. Altri due uomini sono riusciti a fuggire.

Trump scommette sulla pressione economica


L'intesa raggiunta all'inizio di agosto dai diplomatici iraniani con l'Oman, che prevedeva rotte sorvegliate e una riapertura graduale dello Stretto di Hormuz, sarebbe stata bloccata all'ultimo motivo proprio dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, che rappresenta l'ala più dura del regime. I Pasdaran hanno quindi ripreso ad attaccare le navi mercantili, con pesanti conseguenze sul traffico: nel fine settimana appena trascorso hanno attraversato lo Stretto solo 5 navi commerciali sabato e nessuna la domenica, contro le 31 del fine settimana precedente.

Con il negoziato in stallo, a Trump è rimasto solo di sperare che prima o poi le sanzioni e il blocco navale inducano Teheran a cedere. L'apparato militare e l'economia dell'Iran hanno subito danni gravissimi e il presidente Pezeshkian, una delle colombe del regime, continua ad avvertire che, senza un accordo che consenta la revoca delle sanzioni, il sistema economico del Paese rischia di crollare. Come abbiamo citato in precedenza, però, la ricostruzione delle infrastrutture e il ripristino degli accessi alle basi missilistiche stanno procedendo più rapidamente del previsto. Una ripresa che sembra quindi allontanare l'esito auspicato dalla Casa Bianca: costringere Teheran a negoziare facendo leva solo sulla pressione militare ed economica.

Anche Mehdi Mohammadi, consigliere del capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf, ha definito lo stallo attuale "la calma prima della tempesta". Tra i fattori che potrebbero alimentare una nuova escalation, ha scritto, vi sarebbe un "progetto generazionale di vendetta di sangue" per l'uccisione di Ali Khamenei, padre dell'attuale Guida Suprema, rimasto ucciso il 28 febbraio durante i primi raid della guerra.


Hormuz, Il Golfo si è rassegnato al controllo iraniano sullo Stretto


I produttori di energia del Golfo Persico si stanno convincendo che il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz sia ormai una nuova realtà destinata a condizionare a tempo indeterminato le loro esportazioni e, di conseguenza, le forniture mondiali di energia. Il problema, spiegano al Wall Street Journal, è che l'alternativa potrebbe essere ancora peggiore: una nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran esporrebbe nuovamente agli attacchi le infrastrutture energetiche dei Paesi arabi della regione.

I numeri spiegano l'urgenza: la scorsa settimana le esportazioni di greggio attraverso lo Stretto sono scese a circa 2,2 milioni di barili al giorno, contro gli 8,5 milioni di un mese prima, secondo la società di analisi Kpler. Prima del conflitto attraverso Hormuz transitavano circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati. Anche l'Iran ha pagato il blocco imposto sullo Stretto: in una settimana le sue esportazioni si sono dimezzate, scendendo a 47.000 barili al giorno.

Guerra Usa-Iran · Lo Stretto di Hormuz

L’Iran ha trasformato Hormuz in un’arma: il Golfo deve scegliere tra cedere a Teheran e rischiare l’escalation

In cinque mesi di conflitto il traffico petrolifero nello Stretto è quasi sparito e le rotte alternative sono finite sotto attacco. I produttori del Golfo, riferisce il Wall Street Journal, si preparano a convivere con il veto di Teheran.

Grafica di FocusAmerica 11 agosto 2026

Lo Stretto che si chiude

Il greggio in transito a Hormuz si è ridotto a un rivolo

2,2
milioni di barili
al giorno

Solo greggio · dati Kpler−74% in un mese
Prima del conflitto≈20 Un mese fa8,5 La scorsa settimana2,2

Golfo Persico
Golfo dell’Oman
Iran
Arabia Saudita
Emirati
Oman
Stretto di Hormuz

Prima del conflitto lo Stretto era attraversato da circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati; oggi il greggio in transito è sceso a 2,2 milioni. Anche l’Iran paga il blocco: il suo export si è dimezzato in una settimana, fino a 47.000 barili al giorno.

Le rotte alternative

Nemmeno le vie di fuga dal Golfo sono al sicuro


Oleodotti verso il Mar Rosso e il Golfo dell’Oman aggirano lo Stretto, ma i porti di arrivo e le navi in partenza restano nel raggio di Teheran e dei suoi alleati.

1 2 3 4
Mar Rosso
Golfo Persico
Oleodotto Est–Ovest
Habshan–Fujairah

OleodottoRotta marittimaAttacco
1Jizan 2Damietta 3Largo degli Emirati 4Paesi del Golfo

Jizan, Arabia Saudita
Domenica gli Houthi hanno rivendicato un attacco alla raffineria sul Mar Rosso, il secondo dalla fine di luglio. La rotta saudita che aggira Hormuz passa proprio da qui.

172
attacchi contro infrastrutture civili nei sei Paesi arabi del Golfo tra il 28 febbraio e il 30 luglio (Acled)

Circa 1 su 2 ha colpito impianti energetici: raffinerie, centrali elettriche, dissalatori

Il conto, finora

Prezzi in tensione, scorte in calo, export iraniano al minimo

Brent
87,72 $
▲ +5% lunedì
al barile: il massimo dal 31 luglio, nonostante la domanda debole in Asia e in Europa

Scorte mondiali
−400 mln
▼ di barili in sei mesi
il cuscinetto che finora ha frenato i prezzi si sta esaurendo

Export dell’Iran
47.000
▼ −50% in una settimana

Una settimana fa≈94.000
Oggi47.000

barili al giorno: il blocco dello Stretto costa anche a Teheran

«Cedere all’Iran il controllo del traffico, anche solo temporaneamente, non risolve i problemi di fondo e lascia le esportazioni del Golfo in balia di Teheran per il futuro prevedibile.»
Ellen Wald, Global Energy Center dell’Atlantic Council, al Wall Street Journal

Fonte: Wall Street Journal; dati Kpler, Vortexa, Acled, Adnoc · Agosto 2026

Il negoziato si è fermato sulle acque territoriali


L'intesa allo studio non piace a nessuno dei rivali di Teheran, perché finirebbe per formalizzare il controllo iraniano sulle navi in entrata nello Stretto. Il negoziato si è comunque arenato nei giorni scorsi. Il Memorandum d'Intesa firmato il 17 giugno da Washington e Teheran avrebbe dovuto riaprire Hormuz alle navi commerciali e avviare 60 giorni di trattative per arrivare a una pace stabile, ma il confronto si è bloccato sul percorso che dovrebbero seguire i mercantili: l'Iran pretende infatti che transitino nelle proprie acque territoriali.

Teheran chiede inoltre un alleggerimento delle pressioni finanziarie e il divieto di transito per le navi da guerra americane e israeliane nello Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti rifiutano qualsiasi accordo che consenta all'Iran di ostacolare la libertà di navigazione, riferiscono i mediatori. Lunedì il portavoce della diplomazia iraniana Esmail Baghaei ha affermato che, finché continuerà il blocco navale americano, non esisteranno le condizioni per riaprire lo Stretto e ha chiesto a Washington di "riparare le conseguenze delle proprie azioni".

Trump ha replicato nello stesso giorno avanzando a sua volta una serie di richieste, tra cui un risarcimento per le persone uccise nelle guerre, negli attacchi e nelle proteste. Risultato di questo tira e molla: il prezzo del Brent, il greggio di riferimento internazionale, ha chiuso in rialzo di circa il 5%, a 87,72 dollari al barile, il livello più alto dal 31 luglio.

Le rotte alternative non hanno protetto il Golfo


Gli Emirati Arabi Uniti erano riusciti a riportare le esportazioni ai livelli precedenti alla guerra entro il mese di giugno, combinando l'oleodotto che attraversa il deserto con il passaggio di navi nelle acque vicine all'Oman con i transponder spenti, cioè con i sistemi che ne segnalano la posizione disattivati, secondo la società di tracciamento Vortexa. Poi però sono arrivati gli attacchi. La compagnia petrolifera di Stato Adnoc ha dichiarato che 4 delle 16 navi colpite dall'inizio del conflitto sono state centrate da missili o droni soltanto nell'ultima settimana.

Anche l'Arabia Saudita, che trasporta parte del greggio attraverso la penisola fino a un porto sul Mar Rosso, ha visto quella rotta alternativa finire sotto il fuoco degli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall'Iran. Domenica il gruppo ha rivendicato un attacco alla raffineria di Jizan, il secondo dalla fine di luglio. Il Ministero saudita dell'Energia ha confermato l'incendio, senza però indicarne la causa. In Egitto, intanto, un drone ha colpito il porto mediterraneo di Damietta, incendiando due navi, tra cui un'unità americana per lo stoccaggio di gas.

Tra il 28 febbraio e il 30 luglio l'Iran e le milizie irachene sue alleate hanno condotto almeno 172 attacchi contro infrastrutture non militari nei sei Paesi arabi del Golfo, secondo il monitoraggio dell'Armed Conflict Location and Event Data: circa la metà ha colpito infrastrutture energetiche, dagli impianti petroliferi alle centrali elettriche fino ai dissalatori. Funzionari della regione riferiscono inoltre che nelle ultime settimane Teheran ha fatto sapere che è pronta a colpire gli impianti energetici dei Paesi del Golfo in caso di una nuova escalation ordinata dal presidente Donald Trump.

Il dilemma: cedere a Teheran o rischiare una nuova escalation


"In questo quadro gli Stati arabi del Golfo non sono davvero in grado di garantire la sicurezza e l'apertura dello Stretto di Hormuz e non possono più contare su di esso per i trasporti o per il commercio", ha spiegato al Wall Street Journal Umer Karim, ricercatore sulla sicurezza del Golfo all'Università di Birmingham. "Quindi, per ora, non c'è altra opzione che concedere qualcosa alle richieste iraniane." Ma secondo Karim, ora l'obiettivo di Teheran sarebbe controllare non soltanto lo Stretto, ma tutto ciò che vi transita, imponendo di fatto le proprie condizioni ai Paesi vicini.

Per questo motivo, i governi della regione stanno anche studiando come ridurre la dipendenza da Hormuz, progettando nuovi oleodotti verso il Mar Rosso e il Golfo dell'Oman e aumentando la capacità di stoccaggio all'estero, da riempire nei periodi di relativa calma. Secondo Eric Alter, direttore dell'Accademia diplomatica Anwar Gargash di Abu Dhabi, queste soluzioni possono allentare la pressione, ma "non bastano certo a rendere irrilevante il veto iraniano". Nel frattempo cresce l'irritazione dei funzionari del Golfo nei confronti della Casa Bianca, alla quale rimproverano di non avere una strategia chiara mentre il conflitto si trascina.

Tuttavia i prezzi del petrolio restano lontani dai massimi raggiunti in primavera, frenati dalla debolezza della domanda in Cina, Giappone, India ed Europa, anche se le scorte mondiali sono diminuite di oltre 400 milioni di barili in soli 6 mesi e il margine di sicurezza si è progressivamente ridotto. "Dopo cinque mesi di conflitto si capisce perché gli Stati del Golfo vogliano trovare un modo per far ripartire il traffico marittimo", ha detto al Wall Street Journal Ellen Wald, del Global Energy Center dell'Atlantic Council. "Ma cedere all'Iran il controllo del traffico in entrata e in uscita, anche solo temporaneamente, non risolve i problemi di fondo e lascia le loro esportazioni in balia di Teheran per il futuro prevedibile."


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Kaspersky lancia l’allarme: le credenziali rubate sono ancora il metodo più efficace per gli attacchi hacker


Kaspersky lancia l’allarme: le credenziali rubate restano una delle principali porte d’ingresso per gli attacchi hacker contro aziende e utenti
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Secondo il recente report globale Security Services di Kaspersky, la violazione delle password e l’uso improprio di account validi sono state tra le tattiche più efficaci utilizzate dai cybercriminali nel 2025. Questa tendenza riflette un cambiamento strategico: gli aggressori stanno progressivamente abbandonando malware più “rumorosi”, in grado di attivare i sistemi di protezione degli endpoint, preferendo invece sfruttare accessi legittimi per eludere il rilevamento.

Anatomy of a Cyber World” è un report globale approfondito basato sui dati raccolti nel 2025; esso analizza le tecniche, gli strumenti e gli scenari di rilevamento più comuni utilizzati dagli autori degli attacchi, evidenziando inoltre le principali caratteristiche degli incidenti rilevati.

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Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Secondo il report, una quota significativa delle tecniche di attacco monitorate più frequentemente riguarda la gestione delle credenziali e delle identità. L’analisi, che prende in esame i tassi di conversione dei diversi indicatori di attacco (IoA), mette in evidenza le seguenti tattiche dannose prevalenti:

  • indovinare le password – 34.8%: questa tecnica consiste nel tentare sistematicamente diverse password fino a ottenere l’accesso a un account. Si posiziona al primo posto tra le tecniche più utilizzate, poiché viene impiegata sia negli attacchi reali sia nelle valutazioni di sicurezza autorizzate, confermandosi una minaccia persistente nell’attuale panorama della cybersecurity. Le aziende che utilizzano password deboli o riutilizzate continuano a favorire questa strategia ormai consolidata;
  • creazione di account locali – 34.7%: una volta ottenuto l’accesso a un sistema, gli aggressori creano spesso nuovi account locali per mantenere la persistenza anche nel caso in cui il punto di accesso iniziale venga individuato e rimosso. Questa tecnica viene osservata frequentemente durante le esercitazioni di sicurezza e può essere rilevata solo disponendo di una telemetria adeguata, spesso assente;
  • abuso di account validi – 34.5%: anziché distribuire malware, gli aggressori accedono utilizzando credenziali rubate o compromesse, confondendosi con le normali attività degli utenti. Questo rende il rilevamento molto più complesso, poiché l’accesso appare del tutto legittimo. L’elevato tasso di conversione dimostra perché le credenziali compromesse continuino a rappresentare uno dei vettori di attacco più pericolosi;
  • manipolazione degli account – 32%: gli aggressori modificano gli account esistenti per consolidare il proprio accesso, ad esempio riattivando account disabilitati, modificando l’appartenenza ai gruppi o aumentando i privilegi. Questa pratica conferma una tendenza più ampia: invece di introdurre nuovi strumenti, gli aggressori rafforzano il proprio controllo sfruttando ciò che è già presente nell’infrastruttura;
  • individuazione dei servizi di rete – 31.2%: prima di muoversi all’interno della rete, gli aggressori effettuano generalmente una scansione alla ricerca di servizi aperti e sistemi raggiungibili. Questa fase di ricognizione rappresenta spesso un chiaro segnale di successive attività di movimento laterale e ulteriori attacchi. Individuarla tempestivamente consente ai team di sicurezza di guadagnare tempo prezioso per intervenire.


Fonte: Kaspersky
Il report classifica le tecniche degli aggressori in base alla frequenza con cui le attività osservate hanno portato, in ultima analisi, a incidenti dannosi confermati. Secondo gli esperti di Kaspersky, nonostamte il vasto numero di tecniche utilizzate dagli aggressori, un rilevamento efficace richiede di dare priorità ai comportamenti con la più alta probabilità di intenzioni dannose, evitando al contempo un numero eccessivo di falsi positivi.

“Gli autori delle minacce non hanno sempre bisogno di malware sofisticati per raggiungere i propri obiettivi. In molti casi, gli strumenti amministrativi legittimi e gli account compromessi rappresentano ancora il modo più rapido ed efficace per muoversi all’interno di un’organizzazione evitando di essere individuati”, ha commentato Sergey Soldatov di Kaspersky.

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Amazon Family arriva in Italia: con Prime ora puoi condividere i vantaggi senza costi aggiuntivi


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Amazon Family è ufficialmente disponibile in Italia. Il servizio mette a disposizione dei clienti Prime un modo semplice per condividere molti dei propri benefici Prime con un altro adulto del nucleo familiare, senza dover condividere l’account.

Come funziona


Con Amazon Family, il cliente Prime principale - chiamato Amministratore dell’Amazon Family - può invitare un altro adulto del proprio nucleo familiare a condividere vari benefici Prime, tra cui consegne rapide e senza costi aggiuntivi, Prime Video (con pubblicità), offerte ed eventi esclusivi come Prime Day e la Festa delle Offerte Prime, Amazon Music Prime e Amazon Luna. L'amministratore dell’Amazon Family seleziona un unico metodo di pagamento per condividere i benefici Prime, l'altro adulto accetta e la configurazione richiede solo pochi click.

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Quali i vantaggi che si possono condividere


Con Amazon Family ogni membro del nucleo familiare continua a utilizzare il proprio account Amazon, mantenendo separati la cronologia degli ordini, i suggerimenti personalizzati e tutte le informazioni personali. In questo modo, le esperienze di acquisto restano private e indipendenti per ciascun cliente, senza che la condivisione dei benefici Prime comporti la condivisione dell'account. Tra i vantaggi Prime che possono essere condivisi rientrano le consegne Prime veloci e illimitate, Amazon Music Prime, le offerte esclusive e i risparmi su migliaia di prodotti, comprese iniziative come il Prime Day e la Festa delle Offerte Prime. La condivisione comprende inoltre Prime Video, con pubblicità, e Amazon Luna, il servizio di cloud gaming di Amazon.

Account separati e pagamenti sotto controllo


La privacy dei singoli account rimane uno degli aspetti centrali di Amazon Family. Ogni membro conserva la propria cronologia degli ordini e i propri suggerimenti personalizzati, mentre la sicurezza dell'account resta personale: non è necessario condividere password o codici monouso. Per condividere i benefici Prime, l'amministratore di Amazon Family deve invece selezionare un metodo di pagamento da condividere; quando un altro membro del nucleo familiare utilizza quel metodo per effettuare un acquisto, può visualizzare soltanto alcuni dati della carta: le ultime quattro cifre, il nome riportato sulla carta, la data di scadenza e l'indirizzo di fatturazione.

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L'amministratore riceve inoltre una notifica con l'importo totale dell'acquisto effettuato utilizzando il metodo di pagamento condiviso. Ogni membro dell'Amazon Family mantiene comunque la possibilità di scegliere, al momento del pagamento, se utilizzare il metodo di pagamento condiviso oppure una propria modalità di pagamento. In questo modo, i vantaggi Prime possono essere condivisi senza rinunciare alla separazione degli account e alla gestione personale dei propri acquisti.

Come si configura Amazon Family


Per iniziare, i clienti possono andare su “Il mio account” e selezionare “La tua Amazon Family”. Da lì è possibile invitare un altro adulto del nucleo familiare ad unirsi. Quest’ultimo riceverà un invito, lo accetterà e avrà immediatamente accesso ai benefici condivisi. È possibile anche gestire le impostazioni familiari, visualizzare i membri del nucleo e scoprire i suggerimenti personalizzati di Prime Video e Amazon Luna, tutto dal Family Hub a questo link.

Quanto costa Amazon Family


Amazon Family è senza costi aggiuntivi. Per condividere i benefici Prime, il cliente deve essere iscritto a Prime. L’abbonamento è disponibile a 4,99 €/mese o 49,90 €/anno, con una prova gratuita di 30 giorni per i clienti idonei. Chi non è ancora cliente Prime può iscriversi per accedere ad Amazon Family e a molti altri benefici, tra cui consegne rapide e illimitate, Prime Video, Amazon Music Prime, risparmi esclusivi e molto altro.

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Ossoff attacca Trump sui viaggi con la sua assistente


Al comizio di Atlanta il senatore della Georgia ha contrapposto i marinai della USS Abraham Lincoln al presidente che "dorme durante le riunioni" e viaggia con l'assistente Natalie Harp.

Il senatore democratico della Georgia Jon Ossoff ha attaccato il presidente Donald Trump per il rapporto con la sua assistente esecutiva Natalie Harp, 35 anni, durante un comizio tenuto domenica a Midtown, il quartiere centrale di Atlanta. Davanti a più di mille sostenitori il senatore, 39 anni, ha contrapposto i marinai della portaerei USS Abraham Lincoln, rimasta in mare da quasi nove mesi, a un presidente che secondo lui non vuole fare il proprio lavoro.

"Mentre i marinai della Lincoln combattono la sua guerra, mentre prosciuga senza risultati le nostre munizioni e le nostre riserve di petrolio, il presidente dorme durante le riunioni. Gioca a golf e compra e vende azioni. Vedete, non vuole fare il suo lavoro", ha detto Ossoff. "Vuole costruire la sua sala da ballo e viaggiare con Natalie sul loro palazzo volante apparentemente indifeso regalato dall'emiro del Qatar."

Trump ha viaggiato con Harp proprio domenica sull'aereo presidenziale donato dal Qatar, per tornare a Washington dal suo circolo di golf in New Jersey dove aveva passato il fine settimana. Nel discorso Ossoff ha accusato il presidente di trascinare una nazione in guerra con la menzogna, di trattare i cittadini come sciocchi e chi serve il paese come pedine.

Harp è diventata una presenza quasi costante accanto al presidente, che ha 80 anni. La giornalista del New York Times Maggie Haberman l'ha descritta come il suo ciuccio umano: "È una specie di ciuccio, se vogliamo dirla così, la sua coperta di Linus", ha detto domenica al giornalista Jacob Soboroff. Il fratello di Harp, Preston, ha definito "molto malsano" il legame della sorella con il presidente.

All'inizio del secondo mandato Trump aveva preso a dire al suo staff che Harp "era l'unica che lo amava quanto sua moglie e i suoi figli", si legge in "Regime Change", il libro scritto da Haberman insieme al collega del New York Times Jonathan Swan. "Voi ve ne andrete tutti a fare soldi", diceva secondo il libro, "lei non mi lascerà mai." Harp gli lasciava biglietti elogiativi negli spazi personali, in uno dei quali aveva scritto "sei tutto ciò che conta per me".

Senator Jon Ossoff slams Trump:

“He doesn’t want to do the job. He wants to build his ballroom and travel with Natalie on their apparently defenseless flying palace gifted by the Emir of Qatar.” pic.twitter.com/SS5I66WQIo
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) August 17, 2026


Nel libro Harp è soprannominata anche stampante umana, perché stampa di continuo per il presidente articoli favorevoli, post sui social e altro materiale lusinghiero. Porta sempre con sé una stampante portatile e un computer per fornirgli informazioni su richiesta.

La vicinanza tra i due è emersa anche la settimana scorsa, quando si è saputo che Harp era tra i pochi collaboratori saliti con Trump su un aereo militare per lasciare la Turchia, dopo che il presidente era uscito di nascosto dall'Air Force One dentro un camion del catering per una minaccia di assassinio iraniana al vertice NATO. Il segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere della Casa Bianca Stephen Miller erano rimasti sull'aereo presidenziale usato come esca, mentre con il presidente erano saliti anche il vice capo di gabinetto Dan Scavino e Walt Nauta, responsabile delle operazioni dello Studio Ovale, come ha riportato il Washington Post. Alcuni membri dello staff della Casa Bianca non sapevano che Trump non fosse a bordo dell'aereo su cui erano rimasti.

Ossoff ha dedicato gran parte del comizio al costo della vita. "Costa più che mai riempire il frigorifero, alimentare la casa, farsi una tazza di caffè, comprare il materiale scolastico per i figli o un trattore per la fattoria", ha detto. "Ci era stato promesso che il lavoro duro avrebbe portato ricchezza e avanzamento, ma per troppi il tapis roulant diventa più veloce e più ripido. I georgiani lavorano di più e più a lungo, ma le bollette continuano a salire." Ha poi detto di voler togliere i soldi delle aziende dalla politica, indicando nella corruzione la ragione per cui nulla funziona per le persone comuni.

Il senatore corre per un secondo mandato contro il deputato repubblicano Mike Collins. Il voto anticipato in Georgia comincia tra otto settimane e al giorno delle elezioni mancano meno di 80 giorni. "La Georgia merita di meglio", ha detto Ossoff. "Meglio di un burattino di Trump come Mike Collins, che è a favore della guerra, dei dazi e dei tagli alla vostra sanità. E l'America merita di meglio di Donald Trump."

Ossoff ha accusato Collins di essere un razzista, di essere sotto indagine federale per l'uso illecito di denaro pubblico e di essere circondato da neonazisti e nazionalisti bianchi, oltre ad avere votato per la guerra e per tagliare la sanità. Lo ha anche descritto come un candidato che al podio trema e poi scappa, alla guida di una campagna che sta crollando.

A un evento elettorale a Savannah la settimana scorsa un uomo aveva chiesto a Collins se avrebbe sostenuto una proposta avanzata dall'amministrazione Trump a maggio, un fondo per risarcire chi è stato danneggiato ingiustamente dal governo federale. Molti democratici sostengono che quel fondo potrebbe servire a risarcire i condannati per l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Un portavoce della campagna di Collins ha respinto la ricostruzione di Ossoff, spiegando che il deputato vuole che le agenzie federali rispondano degli abusi di potere ma non sostiene un fondo senza limiti né pagamenti automatici a carico dei contribuenti per chi è stato perseguito per il 6 gennaio.

Ossoff ha detto che l'ostilità di Trump verso la contea di Fulton, che comprende Atlanta, ha la stessa origine di quella verso Filadelfia e Detroit: "È perché il fatto che gli elettori neri siano stati determinanti per la sua sconfitta lo offende ancora più della sconfitta stessa." Ha poi detto che gli americani non sono un'etnia ma un popolo unito da convinzioni condivise. Ha definito assurda la situazione in cui i grandi imprenditori tecnologici scavano bunker e avvertono che l'intelligenza artificiale che stanno addestrando potrebbe portare a disoccupazione di massa o all'estinzione dell'uomo, mentre il Congresso discute di sale da ballo e di sport giovanili.

"So che molti di voi sono qui oggi perché non sopportate quello che è stato fatto al nostro paese", aveva detto Ossoff aprendo il comizio. Il senatore ha presentato la sua corsa come un progetto che va oltre i confini di partito, rivolto a chi cerca equilibrio, competenza e servizio pubblico di qualità, "una campagna di persone perbene che amano il nostro stato e il nostro paese e si prendono cura gli uni degli altri".


La USS Abraham Lincoln non tocca porto da oltre 200 giorni, ma Trump nega i problemi a bordo


Il presidente Donald Trump ha dichiarato di non essere preoccupato per le condizioni a bordo della USS Abraham Lincoln, la portaerei di base a San Diego in missione da quasi 9 mesi in Medio Oriente. Ha inoltre respinto le richieste di un’indagine avanzate dal Congresso sui casi di disagio psicologico tra i membri dell’equipaggio, affermando che la nave non è rimasta in mare “neanche lontanamente abbastanza a lungo”.

Quando i giornalisti gli hanno fatto notare la crescente preoccupazione delle famiglie degli oltre 5.000 uomini e donne imbarcati, Trump ha risposto: “No, non sono preoccupate”. Il presidente ha poi annunciato che la Lincoln lascerà presto la regione e sarà sostituita da “un’altra nave molto simile”, senza precisare quale. Secondo il Wall Street Journal, si tratterebbe della USS George Washington.

La Lincoln non effettua uno scalo da oltre 200 giorni, benché normalmente le portaerei attracchino ogni 30-45 giorni, salvo rinvii imposti dalle esigenze operative. Salpata da San Diego il 21 novembre 2025 e inizialmente diretta nel Mar Cinese Meridionale, è stata successivamente dirottata in Medio Oriente. Da allora ha toccato terra una sola volta, durante una breve sosta a Guam nel dicembre scorso.

Marina americana · USS Abraham Lincoln

Ventiduemila chilometri, un solo attracco

La portaerei è salpata da San Diego il 21 novembre 2025 con oltre 5.000 persone a bordo. Doveva andare nel Mar Cinese Meridionale, è finita in Medio Oriente. Da nove mesi ha toccato terra una volta sola, a Guam.

Grafica di FocusAmerica 14 agosto 2026

1Il Pacifico10.200 km
San Diego Guam Oceano Pacifico

2Fino al Mar Arabico12.000 km
Guam Medio Oriente Oceano Indiano

San Diego Guam Medio Oriente Oceano Pacifico Oceano Indiano
Rotta seguita Destinazione iniziale Scalo a terra Area operativa

Dopo Guam la Lincoln ha aggirato l’Indonesia da sud senza più fermarsi. Tracciato indicativo: la Marina non diffonde le rotte operative.

PartenzaSan Diego, 21 nov 2025
Giorni in mare266
Scali a terra1 — Guam, dic 2025
Persone a bordooltre 5.000
Rientrodata non comunicata

«Neanche lontanamente abbastanza a lungo»

Donald Trump, sul tempo passato in mare dalla Lincoln, respingendo le richieste di indagine del Congresso

Le soste che non ci sono state

Sette scali attesi, uno soltanto effettuato


Le due bande coprono gli stessi 266 giorni. Sopra, il ritmo abituale: una portaerei attracca ogni 30-45 giorni. Sotto, quello che ha fatto davvero la Lincoln, che è partita da San Diego e non si è più fermata dopo Guam.

Scorri il dito sulla banda blu per leggere le date.

In 266 giorni una portaerei attracca di norma sette volte. La USS Abraham Lincoln lo ha fatto una volta sola, a Guam, nel dicembre 2025: oltre 200 giorni senza toccare terra.

Ritmo abituale7 scali attesi

USS Abraham Lincoln1 effettivo

Guam

Oltre 200 giorni senza toccare terra

Il confronto

I dispiegamenti più lunghi dai tempi del Vietnam


Negli ultimi anni la Marina ha allungato le missioni delle portaerei. Con la guerra in Iran, uomini e mezzi si sono concentrati in Medio Oriente.

USS Gerald R. Ford: 326 giorni (2025-26, record dal Vietnam). USS Abraham Lincoln: 295 giorni nel 2020. USS Abraham Lincoln: 266 giorni, missione in corso. USS George H.W. Bush: 136 giorni, missione in corso.

Record dal Vietnam: 326 giorni

Le due versioni

Chi è a bordo e chi comanda raccontano due navi diverse


Quattro punti su cui le famiglie dei marinai e i vertici militari danno risposte opposte.

Famiglie e stampa di settore Marina e Pentagono

84,4%

dei marinai che potevano prolungare il servizio ha scelto di farlo: il valore più alto tra tutte le portaerei americane. Il Central Command lo usa per smentire i racconti sulle condizioni a bordo.

L’ordine dei rifornimenti dopo l’attacco iraniano in Bahrein

Cibo
Prima priorità

Igiene
Seconda

Posta
Ultima

Colpito il principale centro logistico americano nella regione, i comandi hanno stabilito una priorità nei rifornimenti. La posta arriva per ultima.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Navy Times, Military Times, Stars and Stripes, Wall Street Journal, Central Command e dichiarazioni del Segretario ad interim della Marina Hung Cao. Confini da Natural Earth. I 266 giorni e i chilometri percorsi sono calcoli della redazione sulla rotta indicativa San Diego–Guam–Mar Arabico; la Marina non diffonde né le rotte operative né la data esatta dello scalo di Guam.

Le denunce delle famiglie e la replica della Marina


Secondo i familiari, a bordo scarseggiano beni di prima necessità, tra cui i prodotti per l’igiene personale, mentre l’acqua sarebbe contaminata. Diverse famiglie descrivono un equipaggio esausto, con il morale molto basso. A riferire per prime delle difficili condizioni sulla nave sono state le testate specializzate Navy Times, Military Times e Stars and Stripes. Almeno un marinaio è caduto in mare e la Marina ha aperto un’inchiesta sull’episodio. Secondo il Military Times, altri membri dell’equipaggio avrebbero tentato di gettarsi fuori bordo.

Il Segretario ad interim della Marina, Hung Cao, ha risposto con un post su X, escludendo che vi siano state vittime e sostenendo che sia stato curato soltanto “un numero ridotto di casi legati alla salute mentale”. I menu, ha aggiunto, “sono stati modificati quando non erano disponibili rifornimenti di prodotti freschi, senza saltare un solo pasto”.

Cao non ha invece voluto rispondere alle altre accuse riguardanti le forniture e le condizioni di vita a bordo, limitandosi ad assicurare che la portaerei “tornerà presto a casa nell’ambito di una rotazione pianificata”. “Non c’è dubbio che i nostri giovani uomini e donne siano stati spinti al limite, ma non si sono mai spezzati. Sono comprensibilmente stanchi, ma non hanno mai smesso di combattere”, ha scritto ancora Cao, accusando i giornali di voler “dipingere i nostri combattenti come vittime” e di distogliere così l’attenzione dall’Iran e dalla minaccia che rappresenta per gli Stati Uniti.

Anche il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sostenuto che le condizioni sulla Lincoln siano state “completamente travisate”. “Alcuni dispiegamenti durano più di altri e nutro per quei marinai più rispetto e gratitudine di chiunque altro. Quello che fanno in quei mari e in condizioni tanto difficili, con meno scali, è incredibile”, ha dichiarato giovedì.

Diversi esponenti democratici non sembrano però essere soddisfatti di queste spiegazioni e chiedono ora di accertare per bene come si sia arrivati a questa situazione. I senatori Richard Blumenthal, del Connecticut, e Ruben Gallego, dell’Arizona, hanno sollecitato pubblicamente l’apertura di un’indagine. Gallego, che ha prestato in passato servizio nei Marines, ha inoltre chiesto alla Marina di consentire a una delegazione bipartisan del Congresso di salire a bordo.

Dispiegamenti sempre più lunghi


Il Central Command, responsabile delle operazioni militari statunitensi in Medio Oriente, ha smentito le ricostruzioni della stampa sottolineando che l’84,4% dei membri dell’equipaggio che potevano prolungare il servizio ha scelto di farlo: il dato più alto tra tutte le portaerei della flotta americana.

Un funzionario della Marina ha attribuito invece le carenze a bordo ll’attacco iraniano contro il principale centro logistico statunitense in Bahrein, che avrebbe costretto i comandi a stabilire un ordine di priorità nei rifornimenti: prima gli alimenti, poi i prodotti per l’igiene e infine la posta.

Il caso della Lincoln si inserisce, comunque, in una tendenza più ampia. Negli ultimi anni la Marina statunitense ha progressivamente prolungato i dispiegamenti delle portaerei e, con la guerra in Iran ancora in corso, uomini e mezzi sono stati concentrati in Medio Oriente, allungando ulteriormente la permanenza in mare.

La USS George H.W. Bush, salpata da Norfolk il 31 marzo, naviga da almeno quattro mesi. La USS Gerald R. Ford, partita nel 2025, ha operato nel Mediterraneo e nei Caraibi prima di dirigersi verso il Medio Oriente: al momento del rientro, avvenuto a maggio, era rimasta in missione per 326 giorni, stabilendo il record dai tempi della guerra del Vietnam. Il primato precedente apparteneva proprio alla Lincoln, con 295 giorni trascorsi in mare nel 2020.


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Trump ordina di ridurre le esercitazioni militari con la Corea del Sud


Il presidente cita il rapporto con Kim Jong-un e il rifiuto di Seul di partecipare alla guerra contro l'Iran. Le manovre sono comunque iniziate lunedì come previsto.

Il presidente Donald Trump ha ordinato al Pentagono, il ministero della Difesa americano, di ridurre le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, alleata degli Stati Uniti da più di settant'anni. Ha spiegato la decisione con il suo "ottimo rapporto" con il leader nordcoreano Kim Jong-un e l'ha annunciata domenica 16 agosto sul suo social network Truth Social, poche ore prima dell'inizio delle manovre.

Le esercitazioni, ha scritto Trump, "non sono soltanto costose, con gran parte di questi costi pagati dagli Stati Uniti d'America (come al solito!)", ma "inviano un segnale del tutto inappropriato e ostile" a un paese che "per tutto il tempo in cui Donald J. Trump è stato presidente si è mostrato non minaccioso e rispettoso". Il presidente ha parlato di sé in terza persona.

"Dato che è troppo tardi per annullarle, ho dato istruzione al segretario alla guerra, Pete Hegseth, di ridurre in modo sostanziale le esercitazioni militari congiunte", ha scritto Trump riferendosi al capo del Pentagono. Nello stesso messaggio ha collegato la scelta al rifiuto di Seul di partecipare alla guerra americana contro l'Iran: ha raccontato di aver chiesto al presidente sudcoreano se volesse unirsi agli Stati Uniti nella "denuclearizzazione della Repubblica islamica dell'Iran" e di essersi sentito rispondere "No grazie!", premettendo che la questione "in qualche modo non c'entra (?)".

Il ministero della Difesa sudcoreano ha fatto sapere che le manovre annuali sono cominciate lunedì come previsto. Si chiamano Ulchi Freedom Shield, durano undici giorni e coinvolgono 18.000 soldati sudcoreani insieme a una parte dei 28.500 militari americani di stanza nel paese. Le due forze armate si addestrano insieme dal 1955, due anni dopo l'armistizio che nel 1953 ha posto fine alla guerra di Corea.

Il Pentagono è stato colto di sorpresa dall'annuncio, come ha riferito il New York Times citando un alto ufficiale americano. La settimana scorsa un responsabile del comando congiunto tra Stati Uniti e Corea del Sud aveva spiegato ai giornalisti che le manovre avrebbero simulato il combattimento contro le truppe nordcoreane, che hanno acquisito esperienza combattendo per la Russia in Ucraina. Non è chiaro in che modo il Pentagono ridurrà la propria partecipazione a esercitazioni già cominciate.

"I soldati nordcoreani sono stati schierati e hanno combattuto in Ucraina e hanno riportato in Corea del Nord quello che hanno imparato", ha detto in una conferenza stampa il colonnello Ryan Donald, responsabile della comunicazione del comando congiunto. "Questo cambia le capacità della Corea del Nord e il nostro addestramento tiene conto di quella minaccia". Le manovre prevedono operazioni congiunte in scenari complessi, tra cui un'esercitazione a fuoco vivo per verificare la capacità di colpire con precisione, l'attraversamento di un corso d'acqua e la distribuzione di equipaggiamenti già posizionati sul territorio. I due paesi le hanno descritte come "di natura difensiva" e costruite su "minacce realistiche, comprese le lezioni apprese dai conflitti recenti".

Il senatore democratico Mark Kelly, ex pilota della Marina, ha criticato la decisione poche ore dopo l'annuncio, scrivendo sui social che "svuotare queste esercitazioni congiunte è miope ed è un errore". A maggio Hegseth aveva elogiato la Corea del Sud durante un incontro al Pentagono, citando il suo "impegno ad aumentare la spesa per la difesa" e la sua "leadership nell'assumersi la responsabilità primaria per la sicurezza della penisola coreana". Era, aveva aggiunto il segretario, un esempio di condivisione degli oneri dell'alleanza che tutti i partner degli Stati Uniti avrebbero fatto bene a seguire.

Il ministero degli Esteri nordcoreano aveva definito venerdì le manovre "una prova generale per una guerra di aggressione", promettendo di rispondere "a un nuovo livello di minaccia con un nuovo livello di deterrenza". Mercoledì la Corea del Nord ha lanciato un missile balistico verso le acque al largo della sua costa orientale, sei giorni dopo un missile a corto raggio: sono stati i primi test balistici da fine giugno, in violazione dei divieti delle Nazioni Unite.

"Il Giappone sarà certamente preoccupato", ha dichiarato a Bloomberg Adam Farrar, ex responsabile per la Corea del Consiglio per la sicurezza nazionale, l'organismo che coordina la politica estera e di difesa alla Casa Bianca, sotto Trump e sotto Joe Biden. "Se questa scelta è stata determinata dall'Iran, anche loro sono a rischio, vista la loro indisponibilità a farsi coinvolgere". Una decisione dell'ultimo minuto di questo tipo, ha aggiunto, solleverà interrogativi sull'impegno americano verso gli alleati asiatici e potrebbe indebolire la deterrenza. Anche l'Australia ha un trattato di sicurezza con Washington e ha scelto di restare fuori dal conflitto con l'Iran.

La USS George Washington, unica portaerei americana nell'area dell'Asia-Pacifico, è stata intanto dirottata verso il Medio Oriente. Gli Stati Uniti tengono di norma almeno una portaerei nella regione per scoraggiare la Cina e la Corea del Nord, ma stanno esaurendo le armi più importanti e hanno spostato risorse militari dall'Asia al Medio Oriente.

Trump e la sua amministrazione hanno già attaccato i paesi della NATO per il sostegno che a loro giudizio non hanno dato alla guerra contro l'Iran, cominciata il 28 febbraio con i bombardamenti americani e israeliani. Il presidente si è lamentato più volte del rifiuto degli alleati europei di mettere a disposizione i propri aeroporti militari per gli attacchi. L'annuncio su Seul è arrivato pochi giorni dopo che la Corea del Sud aveva fatto sapere che i colloqui con Washington sui progetti di investimento strategico erano ancora in corso, in un momento in cui l'amministrazione americana spinge per accelerarli.

Dopo l'incontro con Kim a Singapore nel 2018 Trump aveva già definito le manovre "provocatorie" e aveva detto ai giornalisti: "Fermeremo i giochi di guerra, il che ci farà risparmiare un'enorme quantità di denaro, a meno che e finché non vedremo che i futuri negoziati non stanno andando come dovrebbero". Il presidente ha incontrato il leader nordcoreano tre volte durante il primo mandato, l'ultima nel 2019. Da quando è tornato alla Casa Bianca ha detto più volte di voler riprendere quei colloqui.

La trattativa si era interrotta nel 2019 senza alcun accordo sul programma nucleare nordcoreano. Da allora Pyongyang ha ampliato il suo arsenale atomico e missilistico e secondo gli esperti Kim ritiene che un arsenale più grande aumenti le possibilità di strappare concessioni agli Stati Uniti in futuri negoziati. "Questa volta la logica è meno chiara. Con il sostegno russo Kim è in una posizione più forte e finora ha mostrato poco interesse a un dialogo", ha detto Farrar, che oggi lavora per Bloomberg Economics.

Nel settembre 2025 il leader nordcoreano ha detto di conservare "bei ricordi personali" di Trump e ha lasciato intendere che potrebbe tornare al tavolo se gli Stati Uniti abbandonassero la loro "ossessione delirante per la denuclearizzazione" della Corea del Nord. Sabato il presidente ha pubblicato una foto che lo ritrae accanto a Kim nella zona demilitarizzata tra le due Coree nel giugno 2019, scrivendo che i due vanno molto d'accordo "nonostante l'aria poco amichevole in questa particolare foto". Nel 2017 i rapporti tra i due erano molto diversi: Kim aveva definito Trump un "vecchio rimbambito mentalmente squilibrato" dopo che il presidente, in un discorso alle Nazioni Unite, aveva minacciato di "distruggere totalmente" la Corea del Nord se gli Stati Uniti avessero dovuto difendere se stessi o i propri alleati.

Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, in carica da giugno 2025, ha offerto a Pyongyang colloqui senza condizioni preliminari senza ricevere risposta. Sabato, nel discorso per la festa della Liberazione, ha chiesto di nuovo il dialogo e ha promesso passi per ridurre le tensioni militari e costruire una convivenza pacifica nella penisola, dicendo che il suo paese farà la propria parte da "pacificatore".

La Corea del Nord ha un ruolo sempre più attivo nei conflitti internazionali, a partire dal sostegno militare alla Russia in Ucraina. Domenica i media statali di Pyongyang hanno riferito che Kim si è detto "fiero" del rapporto con Mosca in una lettera inviata al presidente russo Vladimir Putin.


Trump intende misurare la fedeltà degli alleati Nato prima di tagliare le truppe in Europa


Prima di decidere quali soldati e mezzi ritirare dall’Europa, Washington vuole stabilire quanto ciascun alleato della NATO sia allineato alle politiche di Donald Trump. Il questionario inviato ai governi dell’Alleanza, visionato da Bloomberg, punta a misurare il grado di sintonia politica di ogni Paese con l’attuale Amministrazione americana.

Ai governi viene chiesto se abbiano “sostenuto pubblicamente” la politica estera degli Stati Uniti e quali “restrizioni” impongano all’uso delle proprie basi da parte delle forze americane. Un’altra sezione esamina gli acquisti effettuati presso le aziende statunitensi della difesa e verifica se le autorità nazionali abbiano “osteggiato pubblicamente” le norme che “ostacolano” i contratti con queste imprese.

La domanda conclusiva è se il Paese si sia adeguato all’approccio “strong, clear, and quiet”, “forte, chiaro e silenzioso”, la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee interpretano il documento come il tentativo di subordinare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Un simile legame tra garanzie di sicurezza e fedeltà politica rovescerebbe l’impianto delle relazioni transatlantiche costruito dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’impegno militare degli Stati Uniti prescindeva dai contrasti politici del momento. L’Amministrazione Trump ha però già manifestato apertamente il proprio sostegno alle destre in Germania e Ungheria.

Il questionario circola mentre Washington sta conducendo la revisione semestrale del dispositivo militare americano in Europa, che dovrebbe concludersi entro dicembre. Gli alleati si aspettano tagli consistenti sia ai contingenti di stanza nel continente sia ai mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione in caso di attacco russo.

Un funzionario della NATO ha confermato che Washington sta lavorando con gli alleati alla revisione, senza però commentare il documento. Anche il Pentagono ha preferito non rispondere.

NATO · Il questionario di Washington
Grafica di FocusAmerica · Aggiornato al 14 agosto 2026

Revisione del dispositivo militare americano in Europa

Washington chiede agli alleati quanto sono allineati a Trump


Prima di decidere quali soldati e quali mezzi ritirare dall’Europa, gli Stati Uniti hanno inviato ai governi dell’Alleanza un questionario che misura la sintonia politica di ciascun Paese con l’Amministrazione. La revisione si chiude entro dicembre.

Il questionario agli alleati 4 aree di domanda

MittenteStati Uniti
DestinatariI governi dell’Alleanza
ConsegnaPrima le ambasciate a Washington, poi il quartier generale NATO

1Politica esteraIl vostro governo ha sostenuto pubblicamente la politica estera degli Stati Uniti?Risposta
La domanda cita le iniziative americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale: la guerra contro l’Iran, avviata il 28 febbraio a fianco di Israele, e la cattura di Nicolás Maduro del 3 gennaio. In nessuno dei due casi Washington ha consultato gli alleati prima di agire.

2Basi militariQuali restrizioni imponete all’uso delle vostre basi da parte delle forze americane?Risposta
Il documento chiede a ciascun governo se abbia imposto divieti e se sia disposto a ridurli o a eliminarli. La Spagna ha già negato Rota e Morón, l’Italia ha rifiutato Sigonella.

3Industria della difesaComprate dalle aziende americane della difesa e ne difendete i contratti?Risposta
Washington pretende prove concrete dei progressi verso gli obiettivi di spesa concordati. Poi domanda se i governi abbiano osteggiato pubblicamente le politiche «made in Europe» che ostacolano i contratti con l’industria statunitense. Se non lo hanno fatto, chiede se sono disposti a farlo.

4DottrinaVi siete adeguati all’approccio strong, clear and quiet?Risposta
«Forte, chiaro e silenzioso» è la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee leggono questa domanda come il tentativo di legare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Tocca una domanda per leggere che cosa c’è dietro. Questa è una ricostruzione grafica delle quattro aree di domanda descritte da Bloomberg: non riproduce il documento originale.

3basi negate agli Stati Uniti, in Spagna e in Italia
5.000soldati americani in uscita dalla Germania
60%la quota americana sulla spesa militare dell’Alleanza

La mappa

Dove Washington si è già sentita dire di no


Spagna e Italia hanno negato le proprie basi alle operazioni contro l’Iran. Tocca una scheda o un numero sulla mappa per collegarli.

Germania Polonia Spagna Italia 1 2
Basi negate Presenza americana in movimento Altri Paesi NATO Paesi non NATO

1 Rota e Morón (Spagna) · 2 Sigonella (Italia). L’inquadratura copre l’Europa continentale: non compaiono Islanda, Canada e Stati Uniti.

Spagna2basi negate agli Stati UnitiRota e Morón restano chiuse alle operazioni americane contro l’Iran. Italia1base negata agli Stati UnitiSigonella è indisponibile per le stesse operazioni contro Teheran.

Le truppe

Cinquemila militari escono dalla Germania, cinquemila entrano in Polonia


Lo stesso numero, in direzione opposta. Sono però due decisioni distinte, che non riguardano gli stessi reparti.

Germania · in uscita −5.000

Il ritiro è già stato annunciato. Altre unità lasciano il Paese senza essere sostituite.

Polonia · in arrivo +5.000

Trump li ha promessi a maggio, richiamando l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

Ogni quadrato rappresenta 100 militari: cinquanta quadrati, cinquemila soldati.

La posta in gioco

L’Europa spende molto di più, ma dipende ancora da Washington


Mark Rutte difende la revisione richiamando proprio lo sforzo europeo. Il divario di capacità, però, resta.

Spesa militare dell’Alleanza, 2025

60%
40%

Stati Uniti Europa e Canada · 574 miliardi di dollari

+20%

La crescita reale della spesa di Europa e Canada nel 2025 rispetto all’anno precedente. Non basta comunque a colmare il divario con gli Stati Uniti.

Ciò che gli Stati Uniti mettono sul tavolo
Bombardieri strategici Droni Navi da guerra

I tagli riguardano anche i mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione se la Russia attaccasse un Paese dell’Alleanza. Di bombardieri strategici l’Europa non dispone affatto.

Il calendario

Le tappe che portano a dicembre


Un anno di decisioni prese senza consultare gli alleati, e la scadenza che presenta il conto.

Oggi

Gennaio 2026Dicembre 2026

3 gennaio 2026
Gli Stati Uniti catturano il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo trasferiscono a New York. Numerosi governi europei parlano di violazione del diritto internazionale.

28 febbraio 2026
Washington affianca Israele nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso, senza consultare gli alleati. Spagna e Italia negano l’uso delle proprie basi.

Maggio 2026
Trump promette 5.000 militari in più alla Polonia e cita l’elezione del presidente Karol Nawrocki.

Luglio 2026
Al vertice di Ankara il Segretario generale Mark Rutte difende la revisione: il processo, sostiene, sta unificando la NATO.

Agosto 2026
Il questionario arriva al quartier generale di Bruxelles. A fine mese gli Stati Uniti incontrano gli alleati per discutere la revisione.

Entro dicembre 2026
Si chiude la revisione del dispositivo militare americano in Europa. Gli alleati si aspettano tagli consistenti ai contingenti e ai mezzi.

FontiBloomberg (documento visionato); NATO, rapporto annuale del Segretario generale, marzo 2026; dichiarazioni di Mark Rutte, luglio 2026. Confini: Natural Earth.
NotaIl ritiro dalla Germania e il rinforzo in Polonia sono decisioni distinte e non riguardano gli stessi reparti.

Iran e Venezuela, i dossier che dividono l’Alleanza


Nella parte dedicata alla politica estera, il questionario cita le “iniziative” americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale, i due teatri nei quali Trump ha ordinato operazioni militari senza coinvolgere la NATO. Washington non ha consultato gli alleati prima di affiancare Israele, il 28 febbraio, nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso.

La Spagna ha successivamente negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón per le operazioni contro Teheran, mentre l’Italia ha rifiutato la disponibilità dello scalo di Sigonella. Il documento chiede ora a ciascun governo se abbia imposto divieti analoghi e se sia “disposto a ridurre o eliminare queste restrizioni”.

Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno inoltre catturato il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo hanno trasferito a New York, nell’ambito di un’operazione concepita per riaffermare l’influenza americana nell’emisfero occidentale. Numerosi governi europei l’hanno giudicata una violazione del diritto internazionale.

Sul fronte della spesa militare, Washington pretende prove concrete dei progressi compiuti verso gli obiettivi concordati e della capacità europea di sostituire i mezzi americani. Il questionario vuole inoltre sapere se i governi acquistino sistemi dalle aziende statunitensi e se abbiano criticato le nuove politiche “made in Europe”. In caso contrario, domanda se siano disposti a farlo.

Il testo, fatto circolare inizialmente tra le ambasciate alleate a Washington, è arrivato questa settimana anche al quartier generale della NATO a Bruxelles, dove alla fine del mese gli Stati Uniti incontreranno i partner per discutere la revisione.

I tagli già avviati


Il ridimensionamento della presenza militare americana in Europa è già cominciato con l’annunciato ritiro di 5.000 soldati dalla Germania e il trasferimento di altre unità senza sostituzioni. Alla Polonia, invece, Trump ha promesso a maggio altri 5.000 militari, richiamando esplicitamente l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

I tagli dovrebbero riguardare anche i mezzi che gli Stati Uniti potrebbero mettere a disposizione in caso di attacco russo contro un Paese dell’Alleanza, tra cui bombardieri strategici, dei quali l’Europa non dispone, così come droni e navi da guerra.

Il Segretario generale della Nato Mark Rutte ha comunque difeso la revisione in corso, definendola logica e positiva alla luce dell’aumento delle spese militari di Europa e Canada, cresciute nel 2025 di quasi il 20% in termini reali. Alla vigilia del vertice di Ankara, che si è tenuto a luglio, Rutte ha dichiarato ai giornalisti che il processo in corso “sta unificando la NATO” e che ripeterlo regolarmente rappresenta una scelta saggia.


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Ecosistema Garmin


All’inizio di giugno Garmin ha presentato l’ultima evoluzione dell’Ecosistema Garmin, un’evoluzione che riguarda i nuovi prodotti e le nuove funzioni software pensate per la vela. Garmin, per la sua precisione, affidabilità e precisione è stata scelta da Luna Rossa e da migliaia di velisti in tutto il mondo. L’ecosistema Garmin è una suite completa di funzionalità tra cui spicca Polar Performance, un database precaricato con oltre 400 modelli di imbarcazioni, per visualizzare in tempo reale le tabelle polari direttamente sul chartplotter Garmin, confrontando le prestazioni teoriche con quelle effettive. La funzione SailAssist offre strumenti evoluti come laylines, indicazioni su direzione e intensità del vento, grafici delle tendenze e informazioni avanzate che aiutano a ottimizzare rotta e manovre sia in crociera sia in regata. E poi, la pianificazione della navigazione diventa ancora più efficiente grazie alla possibilità di creare rotte dal pc e trasferirle direttamente al sistema di bordo tramite rete Nmea. Le rotte salvate sul chartplotter possono essere visualizzate, modificate, salvate o attivate con pochi passaggi, garantendo continuità tra la fase di pianificazione e la navigazione vera e propria. Nella ricerca della massima sicurezza, i Vhf Garmin Signal touchscreen a colori con Dsc integrato combinano semplicità di utilizzo, accesso immediato alle funzioni principali e piena integrazione con l’elettronica di bordo, contribuendo a rendere la navigazione ancora più sicura e intuitiva.

garmin.com

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I separatisti dell'Alberta vedono in Trump un alleato per staccarsi dal Canada


Il 19 ottobre la provincia petrolifera vota se avviare il percorso verso un referendum sull'indipendenza. Un reportage di Politico racconta un movimento tra complottismo e simpatie per il presidente

Il 19 ottobre gli elettori dell'Alberta, la provincia petrolifera e profondamente conservatrice del Canada occidentale, decideranno se avviare il processo legale che potrebbe portare a un referendum sulla secessione dal paese. Il movimento separatista locale, a lungo liquidato come marginale, è oggi al centro di uno dei dibattiti più delicati della politica canadese e ha trovato un punto di riferimento inatteso nel presidente americano Donald Trump. Lo racconta un reportage di Politico da Mirror, un piccolo centro dell'Alberta dove il 1° luglio, giorno della festa nazionale canadese, centinaia di persone si sono radunate per una celebrazione alternativa chiamata "Albertans' Day".

La festa si è tenuta al Whistle Stop Cafe, un locale diventato noto per aver sfidato le restrizioni durante la pandemia e che l'ex premier della provincia Jason Kenney definisce il "ground zero" del separatismo albertano. C'erano musica dal vivo, un mercato contadino e hamburger alla griglia, ma nessuna bandiera con la foglia d'acero. I partecipanti si avvolgevano nella bandiera dell'Alberta, sventolavano striscioni con la scritta "we're done" ("abbiamo chiuso") e indossavano cappellini "Trump 2024" o MAGA, sigla qui reinterpretata come "Make Alberta Great Again" ("rendere di nuovo grande l'Alberta"). Un attivista locale, diventato una piccola celebrità per i suoi cartelli da giardino separatisti, dice di averne consegnati più di 12.000 in tutta la provincia. Mentre il resto del Canada celebrava la nascita del paese, i presenti immaginavano di lasciarlo.

Il voto di ottobre, indetto dalla premier dell'Alberta Danielle Smith, non deciderà direttamente la secessione, ma stabilirà se avviare il percorso legale verso un eventuale referendum sull'indipendenza. Secondo i sondaggi circa il 30 per cento degli albertani vuole lasciare il Canada. Per i federalisti il rischio principale non è quindi una vittoria dei separatisti, ma l'astensione. Se chi vuole restare dà la vittoria per scontata e non va a votare, una base separatista molto motivata potrebbe ottenere un risultato sorprendentemente alto, dando nuova legittimità al movimento e allontanando gli investimenti privati dalla provincia. "Possiamo tutti pensare che il peggio non accadrà. Possiamo mettere cartelli in giardino e scrivere poesie sull'unità canadese. Ma onestamente, se la gente non si presenterà alle urne il 19 ottobre, potremmo perdere questo referendum", ha detto Eleanor Olszewski, ministra del governo federale eletta in Alberta.

Il risentimento dell'Alberta verso il governo federale di Ottawa è antico, ma l'ingrediente che ha accelerato la spinta separatista è nuovo: Trump e il deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Canada. I separatisti sono furiosi per gli attriti tra il primo ministro canadese Mark Carney e il presidente americano e molti considerano la presidenza Trump l'occasione che rende possibile l'indipendenza, con gli Stati Uniti pronti a comprare il petrolio e il gas della provincia in caso di distacco. Molti rivendicano anche una parentela culturale con gli americani e condividono ritagli di giornale falsi secondo cui i primi coloni arrivati dagli Stati Uniti avrebbero plasmato la cultura di frontiera dell'Alberta, mentre le province orientali sarebbero più legate alle tradizioni europee. C'è perfino chi guarda con favore all'idea, rilanciata più volte da Trump, di fare del Canada il 51° stato americano.

Uno dei gruppi principali, l'Alberta Prosperity Project, sta cercando di ottenere un prestito da 500 miliardi di dollari canadesi dal governo degli Stati Uniti per finanziare un'uscita "senza scosse" dal Canada. "Questo non è il movimento indipendentista di vostro nonno", ha detto a Politico Jeffrey Rath, co-fondatore del gruppo e attivista separatista di lunga data che ha cercato di farsi ascoltare dall'amministrazione Trump. Rath sostiene di aver chiesto presentazioni al Dipartimento del Tesoro e a grandi banche come JP Morgan Chase e Goldman Sachs per preparare un piano di fattibilità dell'indipendenza. Non è chiaro però se questi colloqui ci siano mai stati.

Il gruppo ha compiuto tre viaggi a Washington e Rath afferma di aver incontrato funzionari "di livello molto alto" che avrebbero portato le sue informazioni fino alla Casa Bianca. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha risposto che il dipartimento "incontra regolarmente un'ampia gamma di rappresentanti" e che non prevede incontri futuri. Il voto, ha aggiunto citando l'ambasciatore americano in Canada Pete Hoekstra, è una decisione che spetta agli albertani.

A gennaio il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha definito l'Alberta un "partner naturale per gli Stati Uniti", citando le sue "grandi risorse". "La gente ne parla. La gente vuole la sovranità. Vuole quello che hanno gli Stati Uniti", ha detto al podcaster conservatore Jack Posobiec, con un cenno esplicito al movimento separatista.

Bessent parlava pochi giorni dopo che Carney aveva sostenuto al forum di Davos che le medie potenze devono costruire nuove coalizioni dopo la "rottura" dell'ordine globale alimentata da Trump. L'episodio ha fatto infuriare i separatisti filoamericani, come l'uso da parte di Carney dell'espressione "nuovo ordine mondiale" durante un viaggio in Cina a gennaio per firmare accordi su energia e commercio, una frase che è benzina per chi teme la nascita di un governo globale. Attraverso gruppi Facebook e video su YouTube nel movimento si sono diffuse teorie secondo cui Carney starebbe portando il Canada verso il comunismo e contro gli Stati Uniti.

Al raduno di Mirror le conversazioni passavano dall'accusa a Carney di non essere stato eletto democraticamente alla convinzione che la pandemia sia stata orchestrata dalle élite globali, fino all'idea che il divieto federale sulle armi d'assalto serva a impedire ai canadesi di ribellarsi al governo. Alcuni partecipanti difendono perfino i dazi imposti da Trump sulle merci canadesi, visti come uno strumento per fermare la deriva del paese.

Kenney fa risalire l'alienazione dell'Ovest canadese alla creazione della provincia nel 1905, quando a suo dire Ottawa trattava l'Alberta più come una colonia che come un partner alla pari. Il governo federale ritardò tra l'altro il passaggio alla provincia del controllo sulle risorse naturali. Il movimento separatista moderno prese poi forma negli anni Ottanta con il National Energy Program del primo ministro liberale Pierre Elliott Trudeau, che alzò le tasse sulle compagnie e sulle esportazioni petrolifere spostando una parte maggiore dei profitti dall'Alberta a Ottawa. Il programma, molto impopolare, fu smantellato cinque anni dopo, ma gli albertani non lo hanno dimenticato. Quando nel 2015 divenne primo ministro il figlio, Justin Trudeau, il suo governo introdusse politiche ambientali che secondo l'industria petrolifera resero più difficile e costoso costruire oleodotti, aumentare la produzione e attrarre investimenti.

Per l'ex deputato conservatore Damien Kurek uno dei momenti decisivi della rabbia albertana arrivò nel 2021, quando il presidente americano Joe Biden cancellò l'oleodotto Keystone XL nel suo primo giorno alla Casa Bianca, revocandone il permesso di attraversamento del confine. Nel collegio di Kurek, che comprendeva Hardisty, il più grande snodo di oleodotti del Canada, i meccanici avevano meno camion da riparare, i ristoranti servivano meno pasti, i motel restavano vuoti e le giovani famiglie rinviavano l'acquisto di una casa. Ma ciò che molti albertani ricordano di più non è la decisione di Biden: è la convinzione che Ottawa, allora guidata da Justin Trudeau, non abbia combattuto per fermarla. Kurek invita comunque a non liquidare i separatisti come traditori. I politici, dice, dovrebbero piuttosto chiedersi perché così tanti albertani si sentono abbandonati dalla federazione.

Molti nella provincia ritengono inoltre che il loro voto pesi meno di quello dell'Ontario e del Quebec, le province popolose dove si decidono le elezioni federali. Dopo aver eletto per anni deputati conservatori vedendo comunque nascere governi liberali, alcuni hanno concluso che le urne federali abbiano poco effetto sulle sorti dell'Alberta. La frustrazione è aggravata dal programma di perequazione (equalization) previsto dalla Costituzione canadese, che redistribuisce entrate fiscali federali alle province meno ricche. L'Alberta, tra le più ricche del paese grazie al petrolio, non ne ha mai beneficiato, mentre Ottawa raccoglie dagli albertani più tasse di quante ne spenda nella provincia. Ne esce rafforzata la convinzione, vecchia di decenni, che l'Alberta finanzi il resto del Canada ricevendo troppo poco in cambio.

Carney, che è cresciuto proprio in Alberta, ha avvertito la provincia che rischia una propria Brexit e allo stesso tempo ha cercato di rispondere alle sue richieste concrete. Lo scorso novembre ha firmato un accordo con il governo provinciale per lavorare a un nuovo oleodotto. Poco dopo, a porte chiuse, ha sorpreso i deputati del suo partito aprendo un discorso proprio dal tema del separatismo. L'intesa, ha spiegato, non era solo un successo economico, ma una necessità strategica per tenere insieme il paese. "Era emozionato. Si sarebbe sentito cadere uno spillo", ha raccontato a Politico un deputato liberale presente.

Da allora il governo ha smantellato diverse politiche ambientali dell'era Trudeau, nonostante le proteste di una parte dei deputati liberali. L'ex ministro dell'ambiente Steven Guilbeault ha annunciato l'addio alla politica accusando il partito di "fare marcia indietro" sul clima. Il mese scorso l'esecutivo ha detto che la partnership per l'oleodotto verso la costa occidentale varrà 35 miliardi di dollari canadesi. A luglio Carney è andato tre volte nella provincia, due delle quali accanto alla premier Smith. Entrambi presentano il patto come la prova che il Canada funziona ancora per tutti i suoi cittadini, anche se molti separatisti rispondono che arriva con dieci anni di ritardo. "In Canada siamo più forti quando siamo uniti, quando ci prendiamo cura gli uni degli altri e ci assicuriamo che nessun bambino, nessuna famiglia, nessuno venga lasciato indietro", ha detto Carney a gennaio in un discorso ai canadesi e al suo governo.

Al raduno di Mirror, intanto, un venditore proponeva coltelli, storditori elettrici, pale tattiche, visori notturni e scudi protettivi, invitando gli albertani a difendersi da soli. Nel parcheggio c'erano pickup e SUV modificati per sembrare auto dello sceriffo con adesivi "Republic of Alberta", mentre alcuni partecipanti mostravano magliette artigianali con insulti a Carney. I federalisti, racconta Kenney, sono allarmati dal fatto che vicini, amici, familiari e a volte perfino coniugi siano "disposti a tradire il loro paese". Per l'ex premier il separatismo è diventato la causa in cui confluisce ogni battaglia del mondo conservatore: "È un ombrello perfetto per ogni ossessione, paranoia e ansia della destra".

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Washington, un anno dopo: la Guardia Nazionale è ancora nelle strade


Trump aveva inizialmente annunciato un'emergenza di 90 giorni contro il crimine. La missione invece è stata prorogata fino al 2029, mentre nella capitale cresce lo scontro sull'autonomia del distretto.

L'11 agosto 2025 Donald Trump ha annunciato un dispiegamento straordinario di forze federali a Washington per combattere la criminalità, promettendo di rendere la capitale "sicura e bella". Un anno dopo, i militari sono ancora lì e la missione è stata prorogata fino a gennaio 2029, cioè oltre le prossime elezioni presidenziali. Al 4 agosto risultavano schierati più di 4.600 uomini della Guardia Nazionale provenienti dal distretto e da ventiquattro tra Stati e territori, ai quali si aggiungono un numero imprecisato di agenti federali, impegnati in operazioni meno visibili. Una parte del contingente dovrebbe essere ritirata verso la fine dell'estate.

Il prolungamento della missione costerà circa 1,4 miliardi di dollari, secondo la stima trasmessa dal Dipartimento della Difesa al Congresso, calcolata però su una presenza media di 2.500 militari fino al 2029, ovvero quasi la metà di quelli attualmente in servizio. Piccoli gruppi di uomini armati sono ormai diventati parte del paesaggio urbano: hanno partecipato a operazioni di arresto, ma pattugliano anche zone turistiche e quartieri dove i reati violenti sono rari, dal Tidal Basin durante la fioritura dei ciliegi fino a Georgetown. Sono intervenuti in emergenze sanitarie, hanno spalato la neve e collaborato a operazioni di decoro urbano, attività apprezzate anche da una parte dei residenti.

Washington · Un anno di Guardia Nazionale

Un anno dopo, i militari sono ancora a Washington. E ci resteranno fino al 2029

Trump ha annunciato l’emergenza criminalità l’11 agosto 2025. La missione, nata come temporanea, arriva ora fino al gennaio 2029: attraversa le elezioni di midterm, supera le presidenziali e costa 1,4 miliardi di dollari.

Grafica di FocusAmerica 12 agosto 2026

La missione al 4 agosto 2026

Militari schierati
Costo della proroga

4.600

1,4 mld

uomini della Guardia Nazionale nella capitale, arrivati dal distretto e da 24 tra Stati e territori
di dollari fino al gennaio 2029, secondo la stima che il Pentagono ha mandato al Congresso

Un’emergenza lunga 1.258 giorni

Oggi


Un anno già trascorsoAltri 2 anni e 5 mesi davanti

11 ago 2025
Trump annuncia l’emergenza criminalità e schiera la Guardia Nazionale

3 nov 2026
Elezioni di midterm: si vota con i militari nelle strade

7 nov 2028
Elezioni presidenziali

20 gen 2029
Fine annunciata della missione, salvo decisione contraria del presidente

01Il conto

La stima da 1,4 miliardi copre poco più della metà degli uomini che oggi sono in città


Il Dipartimento della Difesa ha calcolato la spesa degli anni fiscali 2027-2029 ipotizzando una presenza media di 2.500 militari. Al 4 agosto ne risultavano schierati quasi il doppio.

2.500 la media su cui è calcolata la spesa 2.100 gli uomini in più presenti oggi

Ogni quadrato vale 100 militari. Una parte del contingente dovrebbe rientrare verso la fine dell’estate.

Ogni giorno un militare costa quasi il 60% in più di un agente di polizia

Guardia Nazionale 607 $

Agente della polizia metropolitana 384 $

Costo giornaliero per persona, secondo i calcoli del Niskanen Center. I militari sono armati e possono fermare una persona, ma non hanno il potere di arrestarla.

02Il merito conteso

Il crimine cala, ma i militari non hanno toccato i reati violenti


La polizia metropolitana registra un calo generale rispetto allo stesso periodo del 2025. Lo studio del Niskanen Center attribuisce alla Guardia Nazionale solo una parte di quel calo, e sempre nella stessa categoria di reati.

97

66
omicidi dal 1° gennaio al 7 agosto 2025
nello stesso periodo del 2026

Gli omicidi sono scesi del 32% in un anno.

−20%
la criminalità complessiva registrata dalla polizia, fino al 7 agosto

13.000
gli arresti che la procura federale attribuisce all’operazione

Che cosa lo studio attribuisce davvero alla Guardia Nazionale

Reati d’occasione: furti, effrazioni nelle auto, pacchi rubati −24%

Reati violenti: omicidi, aggressioni, rapine 0
nessun effetto misurabile

La curva scendeva già prima dell’arrivo delle truppe. I reati calano a Washington dal 2023, dopo anni di lavoro della polizia locale. I militari pattugliano soprattutto le zone turistiche e i nodi dei trasporti, dove avvengono i furti, non i quartieri poveri dove si concentrano gli omicidi.

03La geografia giudiziaria

Nelle altre città i giudici hanno fermato i militari. A Washington no


Apri una città per leggere che cosa hanno deciso i tribunali.

Washington Chicago Portland Los Angeles
Missione in corso Fermata dai giudici o ritirata

Washington In corso + Oltre 4.600 militari, missione prorogata al 2029

Il ricorso del procuratore generale del distretto, Brian Schwalb, ha vinto in primo grado, ma la corte d’appello ha lasciato proseguire il dispiegamento. La causa è ancora pendente.

Chicago Bloccata + Corte Suprema, 6 voti contro 3

Nel dicembre 2025 la Corte ha lasciato in vigore il blocco: il governo non ha indicato una norma che autorizzi l’esercito a far rispettare le leggi in Illinois. Contrari tre giudici: Alito, Gorsuch e Thomas.

Portland Illegittima + Un giudice federale dell’Oregon

La giudice Karin Immergut, nominata da Trump, ha stabilito che il presidente non aveva una base legale per mobilitare la Guardia Nazionale in Oregon: le proteste erano rientrate da mesi.

Los Angeles Ritirata + Dispiegamento finito dopo il blocco di un giudice

Alla fine del 2025 Trump ha annunciato di rinunciare, almeno per il momento, ai dispiegamenti a Chicago, Los Angeles e Portland.

04La ragione

Washington non è uno Stato, e il presidente lo sa


Il distretto federale è stato istituito dal Congresso: sulla polizia e sulla Guardia Nazionale locale il presidente ha poteri che negli Stati non possiede, a partire dal comando diretto e dalla nomina del comandante.

700.000+
residenti che pagano le tasse federali

0
rappresentanti con diritto di voto al Congresso

1973
l’anno dell’Home Rule Act

L’Home Rule Act lascia ai residenti il voto per il sindaco e per il consiglio comunale. Il Congresso però controlla il bilancio della città, può riesaminare ogni legge approvata e convocare gli amministratori locali per chiedere conto del loro operato.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati Associated Press (4 e 10 agosto 2026), Metropolitan Police Department, Dipartimento della Difesa, Niskanen Center e Corte Suprema degli Stati Uniti. Contorni geografici: US Atlas. I dati sui militari sono aggiornati al 4 agosto 2026, quelli sulla criminalità al 7 agosto 2026.

Il crimine cala, ma il merito è conteso


La Casa Bianca rivendica i risultati dell'operazione. "Il presidente Trump ha trasformato Washington da città in preda al crimine a rifugio sicuro e bello per i residenti e per i visitatori", ha dichiarato la portavoce Abigail Jackson. La procura federale del distretto attribuisce all'operazione più di 13.000 arresti. I dati della polizia metropolitana indicano, fino al 7 agosto, un calo della criminalità complessiva del 20% rispetto allo stesso periodo del 2025, con gli omicidi diminuiti del 32%, da 97 a 66. La curva, tuttavia, aveva già cominciato a scendere prima dell'arrivo delle truppe, anche grazie a politiche locali introdotte negli anni precedenti.

Uno studio attribuisce al dispiegamento una riduzione aggiuntiva di circa il 24%, concentrata quasi interamente nei reati contro il patrimonio e nei crimini d'occasione, ma nessuna ricerca ha finora dimostrato un legame tra la presenza dei militari e il calo dei reati violenti. "C'è una profonda ironia nel fatto che ci troviamo nella capitale del mondo libero e il nostro presidente la tratti come uno stato di polizia", ha detto Scott Michelman, direttore legale dell'ACLU del Distretto di Columbia. "I residenti di Washington convivono con la Guardia Nazionale nei loro quartieri da circa un anno, senza che ci sia mai stata una vera emergenza né alcuna ragione perché siano qui."

Il ricorso contro il dispiegamento nella capitale, presentato dal procuratore generale del distretto Brian Schwalb, è ancora pendente. Nelle altre città, invece, l'Amministrazione ha subito una serie di sconfitte giudiziarie: nel dicembre 2025 la Corte Suprema ha lasciato in vigore, con 6 voti contro 3, il blocco all'invio dei militari a Chicago, un giudice federale dell'Oregon ha dichiarato illegittima la mobilitazione delle truppe a Portland e Trump ha infine annunciato di rinunciare, almeno per il momento, ai dispiegamenti a Chicago, Los Angeles e Portland.

Washington rappresenta però un caso diverso: essendo un distretto federale istituito dal Congresso, il presidente esercita sulla polizia e sulla Guardia Nazionale locale poteri che negli Stati non possiede, compreso quello di comandare direttamente la Guardia e nominarne il comandante. Il Home Rule Act del 1973 consente ai residenti di eleggere il sindaco e il consiglio comunale, ma il Congresso mantiene il controllo sul bilancio cittadino, può riesaminare ogni legge approvata e convocare gli amministratori locali per chiedere conto del loro operato. Il delegato della città alla Camera, inoltre, non ha diritto di voto.

La battaglia per l'autonomia diventa politica


Il dispiegamento della Guardia Nazionale ha pesato anche sulle primarie democratiche di giugno, che hanno premiato i candidati più netti nella difesa dell'autonomia e della trasformazione di Washington in uno Stato. Janeese Lewis George, socialista democratica, è la favorita per la carica di sindaca in una città a larghissima maggioranza democratica, e Trump ha già minacciato di porre Washington sotto controllo federale se lei dovesse vincere.

Robert White Jr., anche lui favorevole alla statualità del distretto, ha vinto le primarie per il "seggio" al Congresso e punta a costruire "un esercito di residenti" e alleati da mobilitare nei collegi più competitivi, per contribuire alla sconfitta dei deputati ostili all'autonomia del Distretto di Columbia e sostenere quelli favorevoli. È la stessa strategia adottata nel 1972 dall'ex delegato Walter Fauntroy contro un deputato della South Carolina che si opponeva da tempo all'autonomia della città: "Non l'ha usata molte volte, ma ha fatto capire alla gente che era meglio lasciare in pace Washington", ha detto White all'Associated Press.

La sindaca uscente Muriel Bowser ha scelto invece una linea più prudente, evitando gli attacchi personali rivolti a Trump da altri esponenti democratici, nel tentativo di non irritare il presidente e di non mettere a rischio quel poco di autonomia che resta al Distretto. Il suo ufficio ha ribadito che la sicurezza dei cittadini rimane la priorità e che la difesa dell'auto governo resta "la nostra stella polare". In un video fissato sul suo profilo X, Bowser ricorda che la città conta più di 700.000 contribuenti americani che servono nell'esercito, aprono imprese e crescono figli senza avere una rappresentanza con diritto di voto al Congresso né il controllo della propria Guardia Nazionale.

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Popolarità Trump, numeri sempre in bilico alla deadline dei negoziati con l’Iran (16 agosto)


Il periodo agostano causa solo piccole oscillazioni sull’approvazione di Trump: i numeri si stabilizzano sul livello estremamente basso che ha contraddistinto il periodo di guerra con l’Iran, con le trattative che stanno ormai giungendo al termine e possibili conseguenze al momento imprevedibili.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana estiva non ha evidenziato grandi smottamenti: dopo aver toccato il livello di net rating più basso del mandato e in mezzo a tanti piccoli balzelli, la popolarità si è leggermente rialzata assestandosi su un livello comunque critico, tra i tanti bassi e i pochi alti registrati dall’inizio del conflitto in Iran.

Il periodo ferragostano non è particolarmente ricco di rilevazioni: il tasso di approvazione rimane inferiore al 40% in tutte le medie, mentre la disapprovazione si assesta un po’ sotto al 60%.

I numeri sono peggiorati notevolmente dall’inizio della guerra in Iran, e non si intravedono spiragli positivi considerando lo stallo nelle trattative di pace.

Situazione al limite per il tycoon, che resta dietro a Joe Biden nella classifica dei presidenti più impopolari a questo punto del mandato.

Il dato attuale, infatti, è peggiore rispetto alla già catastrofica media di Joe Biden nell’agosto 2022; questo significa che l’approvazione di Trump è la peggiore di sempre dopo quasi diciannove mesi di presidenza. È di circa undici punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie tendono a riallinearsi, con un modesto aggiustamento verso l’alto per Focus America e una lieve diminuzione per Silver e RCP.

Come già accennato, dopo quasi diciannove mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciannove mesi del suo primo mandato e a quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 572 giorni di presidenza (-20,7 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, peggiore di Biden che con il suo -19,5 attraversava comunque un periodo di grande sofferenza.

Risulta molto indietro, come detto, anche rispetto al suo primo mandato, in cui era più del doppio più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 37% e il 39%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 58%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri, considerando la scadenza di domani dei negoziati con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
5 rilevazioni di 5 istituti — 16 agosto 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 1 sondaggio
Elettori registrati al voto

A

Adults · 3 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 16 agosto 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 38,1% (-0,4) - 58% (-0,3). In totale un net approval arrotondato di -19,9 (-0,1).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 39,1% (-0,2) - 58,4% (-). In totale un net rating di -19,3 (-0,2).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 37,3% (-0,2) - 58% (-1,1), con un net rating complessivo di -20,7 (+0,9). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
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Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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In Wisconsin i sondaggi hanno sbagliato perché prevedevano un elettorato troppo giovane


La rianalisi dei dati grezzi di un istituto trova tre cause: parametri tarati su un elettorato troppo giovane e progressista, la rimonta di Crowley dopo le ultime interviste e chi non risponde.

I sondaggi finali delle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin davano Francesca Hong avanti di 22 punti su David Crowley, che cinque giorni dopo ha vinto per mezzo punto, 39,8% a 39,3%. G. Elliott Morris ha rianalizzato i dati grezzi di uno degli istituti che erano sul campo e ha trovato tre cause dell'errore, quasi tutte correggibili.

L'istituto è State Navigate, una organizzazione non profit che nelle elezioni per governatore di Virginia e New Jersey del 2025 era stata la più precisa di tutte. Morris aveva costruito per loro il programma di ponderazione dei sondaggi e in cambio ha ottenuto i dati grezzi da analizzare pubblicamente, senza mostrare i risultati all'istituto prima di pubblicarli. A fine luglio la loro rilevazione dava Hong al 44% e Crowley al 15%. In quella di agosto, con le interviste chiuse il 6, Hong era ancora al 44% e Crowley al 22%. Un errore di 22 punti sul margine non è normale nemmeno per una primaria, dove l'errore medio di un sondaggio per il Senato o per il governatore è di circa 13 punti.

Il problema non sta nel trattamento dei dati. Rifacendo i conti sui file grezzi con gli stessi parametri usati dall'istituto, Morris riproduce quasi esattamente i numeri pubblicati. L'errore sta in quello a cui il sondaggio è stato ponderato. Ogni sondaggio corregge il campione raccolto per farlo somigliare all'elettorato che i ricercatori si aspettano alle urne: se tra gli intervistati ci sono troppi giovani, il loro peso viene ridotto. Se però il modello di elettorato è sbagliato, la correzione allontana il risultato dalla realtà invece di avvicinarlo.

L'anagrafe elettorale del Wisconsin, il registro pubblico che negli Stati Uniti tiene traccia di chi è iscritto a votare e a quali elezioni ha partecipato, descrive un elettorato delle primarie composto per il 52-53% da persone dai 65 anni in su e per il 2-3% da under 30. Il campione di luglio era per il 36% di over 65 e per il 17% di under 30, cioè metà anziano e otto volte più giovane dell'elettorato che voleva misurare.

Chaz Nuttycombe, direttore di State Navigate, ha spiegato a Morris di avere costruito i parametri partendo dall'anagrafe, calcolando etnia, istruzione, area geografica, età, genere e tipo di iscrizione di chi aveva votato alle primarie precedenti in Wisconsin. Poi ha corretto quei valori sulla base delle primarie più recenti del 2025 e del 2026. La correzione ha alzato la quota di giovani, portandola al 9% di 18-29enni nel sondaggio contro il 2% dell'anagrafe. I pesi hanno quindi cambiato pochissimo il campione, perché gli intervistati somigliavano già ai parametri scelti.

Gli altri istituti hanno lavorato in due fasi: prima hanno reso il campione rappresentativo di tutti gli elettori registrati del Wisconsin, poi hanno lasciato che fossero gli intervistati a dire se sarebbero andati a votare alle primarie democratiche, a quelle repubblicane o a nessuna delle due. La precisione dipendeva così dal fatto che chi si autoselezionava fosse rappresentativo di chi poi vota davvero. Gli elettori che hanno risposto erano troppo giovani e troppo di sinistra.

Ripesando le due rilevazioni sull'anagrafe elettorale, per partito, età, etnia, sesso e istruzione, l'errore sul margine di agosto scende da 24 punti a circa 14. Nei numeri pubblicati da State Navigate il 17% degli intervistati si definiva socialista democratico e un altro 43% progressista, molto progressista o estremamente progressista. Anche dopo aver riportato età, etnia, sesso, istruzione e partito ai valori dell'anagrafe, il campione restava composto per il 38% da elettori che si dicono "molto liberal". Fissando quella quota al 25% registrato nelle primarie del 2016 dai sondaggi all'uscita dai seggi, l'errore sul margine crolla. Aggiungendo ai parametri anche il reddito si scende a circa 3 punti.

Nessuna fonte ufficiale dice però quanti elettori "molto liberal" ci siano davvero in uno Stato, ed è il motivo per cui i sondaggisti evitano di ponderare per ideologia: senza un dato di riferimento la scelta resta arbitraria e rischia di sembrare un modo per aggiustare il risultato. Morris propone di pubblicare più stime alternative, ciascuna con un'ipotesi diversa sulla composizione ideologica dell'elettorato.

La rimonta di Crowley è la seconda causa dell'errore e riguarda quello che è successo dopo la chiusura delle interviste. La rilevazione di agosto ha reintervistato 633 delle persone già sentite a luglio, riconoscendole una per una grazie a un codice dell'anagrafe elettorale. Tra loro il vantaggio di Hong è sceso di circa 7 punti in dieci giorni, da 33,6 a 27,1, quando mancavano ancora cinque giorni al voto. Morris stima che Crowley guadagnasse circa due terzi di punto al giorno nelle ultime settimane e che la corsa si sia spostata di 6-10 punti in suo favore dopo l'uscita degli ultimi sondaggi.

Mandela Barnes si è ritirato tra le due rilevazioni e i suoi elettori sono andati per il 25% a Crowley e per il 19% a Hong, con un altro 14% a Kelda Roys. Gli indecisi che nel frattempo avevano scelto si sono divisi per il 40% su Crowley, per il 40% su altri candidati e solo per il 20% su Hong. Il 6 agosto quasi la metà di loro era ancora senza una preferenza, con la parte moderata dell'elettorato che si è compattata soltanto nel giorno del voto. Distribuendo gli indecisi del sondaggio di agosto secondo gli stessi flussi, la corsa diventa un pareggio: Hong 34,4 e Crowley 34,3, contro un margine reale di mezzo punto.

La terza causa è chi ai sondaggi non risponde. Forzando la rilevazione di agosto a riprodurre il risultato vero, la composizione del campione cambia poco, con gli over 65 che salgono dal 43% al 46% e chi si definisce "molto liberal" che scende dal 41% al 36%. La distorsione non stava quindi nel mix demografico ma dentro ogni gruppo, perché anche gli elettori anziani e moderati che hanno risposto erano più favorevoli a Hong di quelli che sono andati davvero a votare. Tra i 1.284 intervistati di luglio il 51,2% dei sostenitori di Hong ha risposto anche alla seconda intervista, esattamente come il 51,2% di quelli di Crowley.

Applicando un metodo statistico pubblicato nel 2019 sul Journal of the Royal Statistical Society da Rebecca Andridge, Brady West e Rod Little, che simula come cambierebbero i risultati se la scelta di rispondere dipendesse in parte dal voto stesso, Morris stima che la mancata risposta abbia gonfiato Hong di 0-5 punti, circa un decimo dello scarto tra sondaggi e urne. Il resto è la somma di parametri sbagliati e movimento tardivo.

L'anagrafe del Wisconsin è piena di dati mancanti o sbagliati e l'età è la variabile più problematica. Nel documento metodologico State Navigate ha scritto che "molti elettori del Wisconsin hanno come anno di nascita il 1800 e noi non crediamo nei vampiri". Si tratta in genere di iscritti recenti e molto giovani. Circa la metà di quelli intervistati con quell'anno di nascita ha detto di avere tra i 18 e i 29 anni. Rifacendo i calcoli con ipotesi via via più aggressive su quanti di questi elettori siano davvero giovani, il vantaggio finale di Hong passa da 2,4 punti a 8,4 punti man mano che sale la quota di under 30, perché i giovani che hanno risposto a quel sondaggio erano quasi tutti suoi elettori.

Morris lascia quattro indicazioni ai sondaggisti: ponderare i sondaggi sulle primarie usando i dati dell'anagrafe su chi alle primarie ha votato davvero, restare sul campo fino all'ultimo fine settimana, verificare quanto i risultati cambiano al variare delle ipotesi sull'ideologia (in Wisconsin valgono circa 11 punti di margine) e trasformare l'analisi della mancata risposta in un controllo di routine prima della pubblicazione. Ripesati con i parametri corretti, quei sondaggi sbagliano più o meno quanto il sondaggio medio di una primaria.


David Crowley vince a sorpresa le primarie Dem per il governatore del Wisconsin


David Crowley ha vinto la primaria democratica per la carica di governatore del Wisconsin. Ha battuto per circa 3mila voti su quasi 790mila la socialista-democratica Francesca Hong, che i sondaggi davano avanti di una ventina di punti. L'Associated Press ha assegnato la vittoria alle 2:34 di notte (le 9:34 in Italia), al termine di uno spoglio in cui i due si sono scambiati più volte vantaggi di poche centinaia di voti. Crowley, 40 anni, a capo del governo della contea di Milwaukee, affronterà il 3 novembre il repubblicano Tom Tiffany, deputato sostenuto dal presidente Donald Trump, in uno degli stati più contesi del paese.

Con oltre il 95% delle schede scrutinate, Crowley ha ottenuto il 39,8% dei voti contro il 39,4% di Hong, mentre la terza classificata, la senatrice statale Kelda Roys, si è fermata al 7,5%. La legge del Wisconsin permette allo sconfitto di chiedere un riconteggio quando il distacco è inferiore a un punto percentuale (qui è di circa 0,4). Nella notte, con i risultati ancora incerti, Hong ha parlato ai sostenitori senza ammettere la sconfitta: "so che non abbiamo i risultati definitivi, ma so che siamo pronti a continuare a combattere".

Lo scrutinio è stato segnato da un errore a Milwaukee, dove le chiavette consegnate al centro di conteggio contenevano i registri di controllo invece dei risultati di almeno 28mila schede postali della città. La direttrice della commissione elettorale cittadina ha parlato di un "errore umano" che ha ritardato di ore il momento decisivo della serata. Quando i voti sono stati caricati, hanno premiato Crowley con circa 5 punti di vantaggio e hanno chiuso la corsa.

Hong arrivava al voto da favorita dopo essere stata davanti in tutti i sondaggi per mesi. L'ultima rilevazione della Marquette University la dava al 38% contro il 7% di Crowley e le medie stimavano un vantaggio intorno ai 20 punti. Lo scarto tra sondaggi e urne supera quello del Michigan, dove la settimana scorsa il progressista Abdul El-Sayed aveva vinto con un solo punto di margine una primaria per il Senato in cui era dato avanti in doppia cifra, un errore di circa 12 punti.

Per Crowley la vittoria completa una rimonta cominciata un mese fa. Si era ritirato dalla corsa l'8 luglio con consensi a una cifra e fondi in esaurimento, per poi rientrare dieci giorni dopo, quando la campagna della vicegovernatrice Sara Rodriguez era crollata per irregolarità nei conti. Il governatore uscente Tony Evers lo ha appoggiato con una mossa considerata rara e ha girato lo stato con lui nell'ultima settimana. La campagna di Crowley ha raccolto a fine luglio quasi il triplo dei fondi dell'intero anno precedente e ha beneficiato di oltre 3 milioni di dollari di spese di comitati esterni.

Su Hong hanno pesato le vecchie posizioni riemerse nel finale di campagna, dai post sul definanziamento della polizia a quelli per abolire il Senato degli Stati Uniti e cancellare la festa del Ringraziamento, tutti ritrattati nelle ultime settimane senza spegnere le polemiche. Una parte dei democratici temeva che la sua candidatura avrebbe consegnato ai repubblicani uno stato che nel 2024 ha registrato il margine presidenziale più stretto del paese. Evers aveva spiegato così il suo intervento contro di lei: Hong "ha passato l'intera campagna a occuparsi non dei problemi, ma di quello che c'è su Twitter".

Cresciuto nella zona nord di Milwaukee da genitori con problemi di dipendenze e salute mentale, sfrattato tre volte da bambino, Crowley amministra dal 2020 la contea più popolosa dello stato. È il primo afroamericano e il più giovane di sempre in quel ruolo e se vincesse a novembre sarebbe il primo governatore nero del Wisconsin. In campagna ha promesso di costruire più case, migliorare il sistema sanitario e portare il salario minimo statale dagli attuali 7,25 dollari l'ora a 20 dollari entro il 2030.

La corsa di novembre parte aperta, perché le ultime tre elezioni per il governatore del Wisconsin senza un uscente in campo hanno cambiato ogni volta il partito al potere. Tiffany, 68 anni, ha vinto facilmente la sua primaria e ha detto che la strategia non cambierà con Crowley: "non c'è un centesimo di differenza tra i candidati democratici". Evers lo ha festeggiato su X nella notte definendolo "il futuro del nostro partito" e scrivendo che "per ora balliamo la polka. Domani torniamo al lavoro per vincere".

Primarie democratiche · Wisconsin

Crowley batte Hong per 3.000 voti nella corsa a governatore del Wisconsin

L’Associated Press assegna a Crawley una vittoria per 3.211 voti, quattro decimi di punto, sulla deputata statale Francesca Hong, con circa il 2 per cento delle schede che restano ancora da scrutinare. A novembre sfiderà il repubblicano Tom Tiffany nella corsa per la successione a Tony Evers.

David Crowley 39,8%
Esecutivo della contea di Milwaukee · 313.321 voti

Francesca Hong 39,4%
Deputata statale di Madison · 310.110 voti

Kelda Roys 7,5%
Senatrice statale di Madison · 59.013 voti

Joel Brennan 4,7%
Ex segretario all’Amministrazione · 36.981 voti

Sara Rodriguez 4,1%
Vicegovernatrice · 32.505 voti

Mandela Barnes 4,1%
Ex vicegovernatore · 32.239 voti

787.678 voti conteggiati 98% scrutinato

Crowley in vantaggio Hong in vantaggio
MadisonMilwaukeeEau ClaireGreen Bay Margine in voti10.0002.500500

Crowley è avanti in 52 contee su 72, Hong in 20: sue Madison e le città universitarie, con lo scarto più ampio dello stato nella contea di Dane (+11.182 voti). Crowley ha vinto la sua, Milwaukee, per appena 2.392 voti.

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 9:52 italiane del 12 agosto 2026 con lo scrutinio al 98 per cento. Primarie democratiche dell’11 agosto 2026 per la carica di governatore del Wisconsin.

Martedì si votava anche in Minnesota, Connecticut e Vermont, oltre che in un'elezione speciale in South Carolina, con un bilancio misto per la sinistra democratica. In Minnesota la vicegovernatrice progressista Peggy Flanagan ha battuto di quasi 20 punti la deputata centrista Angie Craig nella primaria democratica per il Senato, nonostante circa 16 milioni di dollari di spese esterne a favore della rivale. "Per mesi vi ho detto che questa campagna era i molti contro i soldi", ha detto Flanagan ai sostenitori, "indovinate un po', i molti hanno appena vinto".

Flanagan, 46 anni e membro della nazione Ojibwe di White Earth, sarebbe la prima donna nativa americana eletta al Senato. Affronterà la repubblicana Michele Tafoya, ex giornalista sportiva televisiva, per il seggio della democratica uscente Tina Smith, in uno stato che non elegge un senatore repubblicano dal 2002. Sempre in Minnesota la senatrice Amy Klobuchar ha ottenuto quasi senza rivali la candidatura democratica per governatore, dopo la rinuncia di Tim Walz travolto a gennaio da uno scandalo sulle frodi nei programmi sociali dello stato. Tra i repubblicani la presidente della Camera statale Lisa Demuth ha sconfitto Mike Lindell, il fondatore dell'azienda di cuscini MyPillow sostenuto da Trump e tra i più noti negazionisti della sua sconfitta del 2020.

In South Carolina la senatrice Darline Graham, nominata a luglio per completare il mandato del fratello Lindsey Graham, morto un mese fa, non ha raggiunto la maggioranza necessaria a vincere subito la primaria repubblicana speciale per il Senato, nonostante il sostegno di Trump. Il 25 agosto andrà al ballottaggio contro Ralph Norman, deputato veterano e vicepresidente del Freedom Caucus, il gruppo dei parlamentari repubblicani più a destra.

In Connecticut il deputato John Larson, 78 anni e in carica da 28, ha perso la primaria democratica del primo distretto contro Luke Bronin, ex sindaco di Hartford di 47 anni. Bronin ha impostato la campagna sul ricambio generazionale, dopo vittorie simili di sfidanti più giovani a New York e Denver. Il governatore Ned Lamont ha invece ottenuto facilmente la candidatura a un terzo mandato. In Vermont l'economista Amanda Janoo ha vinto la primaria democratica per governatore e sfiderà il repubblicano Phil Scott, rieletto nel 2024 con più di 50 punti di margine.

In Wisconsin i democratici hanno scelto anche Rebecca Cooke per la rivincita nel terzo distretto contro il repubblicano Derrick Van Orden, che l'aveva battuta nel 2024 per meno di 3 punti. Il distretto è uno dei seggi che il partito considera decisivi per riconquistare la Camera. Nel settimo, lasciato libero da Tiffany, i repubblicani hanno candidato Michael Alfonso, 26 anni, genero del segretario ai Trasporti Sean Duffy e sostenuto da Trump. Se eletto sarebbe il membro più giovane del Congresso.


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Negli Stati Uniti frenano consumi e fiducia: vendite al dettaglio in calo dello 0,6%


Le vendite al dettaglio sono scese dello 0,6% a luglio, il dato peggiore in oltre un anno, contro il +0,1% atteso. Ad agosto la fiducia dei consumatori misurata dall'Università del Michigan è calata dell'8%, e il calo più netto è tra i repubblicani.

Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono diminuite dello 0,6% a luglio, il risultato peggiore da oltre un anno e molto distante dal +0,1% previsto dagli analisti. La flessione non dipende soltanto dalle componenti tradizionalmente più volatili: escludendo stazioni di servizio e concessionarie, infatti, le vendite sono comunque arretrate dello 0,3%. Il settore delle auto e dei ricambi ha perso l'1,8%, quello dei carburanti lo 0,9% e i negozi di elettronica ed elettrodomestici lo 0,5%. Alcuni comparti hanno però continuato a crescere: l'abbigliamento ha registrato un aumento dell'1,9%, i prodotti per la salute e la cura della persona dello 0,7% e la ristorazione dello 0,5%. Rispetto a un anno prima, le vendite restano comunque più alte del 5%.

A indebolire il dato ha contribuito anche il calendario. Amazon ha anticipato il Prime Day rispetto all'anno scorso, concentrando a giugno gli acquisti promozionali che in precedenza erano stati effettuati a luglio: questo spiega una parte consistente del calo del 2,2% delle vendite online. Un effetto analogo è arrivato dal Mondiale di calcio, disputato quasi interamente a giugno, che ha anticipato una quota della spesa legata all'evento e ha fatto apparire luglio più debole di quanto non fosse realmente.

Consumi USA · Luglio 2026

A luglio gli americani hanno speso meno, e ora si aspettano che i prezzi corrano più degli stipendi

Le vendite al dettaglio sono scese dello 0,6%, il calo più forte da maggio 2025. Non è solo un effetto delle voci più volatili: anche l’aggregato che entra nel calcolo del PIL si è ridotto, e la fiducia dei consumatori è tornata a scendere.

Grafica di FocusAmerica 15 agosto 2026

Vendite al dettaglio, variazione su giugno
−0,6%
Il calo più forte da maggio 2025

In valore assoluto le vendite si sono fermate a 763,6 miliardi di dollari, il 5,0% in più di un anno fa.

Quello che gli analisti si aspettavano, e quello che è successo

Vendite al dettagliototale del settore

Gruppo di controlloentra nel calcolo del PIL

0

+0,1%

−0,6%

+0,3%

−0,4%

Atteso
Reale
Atteso
Reale

In entrambi i casi lo scarto fra la previsione e il dato reale è di 0,7 punti percentuali. Le stime di maggio e giugno sono state riviste al ribasso.

Il dettaglio

Scendono l’online e le auto, tiene l’abbigliamento


Variazione delle vendite a luglio rispetto a giugno, per tipo di esercizio. Tocca il cerchietto accanto ad alcune voci per leggere la nota.

0

La fiducia

Ad agosto la fiducia dei consumatori torna a scendere


Indice dell’Università del Michigan, rilevazione preliminare di agosto. Gli analisti si aspettavano 54,5.

Luglio
55,2

Agosto
51

Dato definitivo
Stima preliminare

L’indice ha perso l’8% in un mese, dopo due mesi di risalita

A peggiorare non è il giudizio sulle finanze personali, calato solo di poco, ma la fiducia nell’economia in generale. Le attese sull’inflazione restano invece ferme: 4,3% a dodici mesi, 3,3% a cinque anni.

Su 100 americani, quanti si aspettano che nei prossimi dodici mesi il proprio reddito cresca più dei prezzi

Dicembre 2024 18

Agosto 2026 8

In venti mesi si sono più che dimezzati. È la quota di americani ormai rassegnata a vedere il proprio reddito crescere meno del costo della vita.

Vendite a luglio, variazione su giugno. In calo: vendite online −2,2%; auto e ricambi −1,8%; benzina −0,9%; elettronica ed elettrodomestici −0,5%; alimentari −0,1%. In crescita: materiali edili e giardinaggio +0,3%; grandi magazzini +0,3%; ristorazione e bar +0,5%; salute e cura della persona +0,7%; abbigliamento +1,9%.

Fiducia dei consumatori. Aspettative sull’economia: −11% nel breve periodo e −17% nel lungo, in un mese. Fiducia degli elettori repubblicani: −19% rispetto ai livelli precedenti alla guerra con l’Iran. Su 100 americani, 8 si aspettano che il proprio reddito cresca più dei prezzi: erano 18 nel dicembre 2024.


Fonte U.S. Census Bureau, Advance Monthly Retail Trade Survey (14 agosto 2026); Università del Michigan, Surveys of Consumers, rilevazione preliminare di agosto 2026. Le previsioni sono il consenso degli analisti rilevato da FactSet.

Si indebolisce la componente che più alimenta il PIL


Anche al netto di questi fattori, però, il quadro rimane fiacco. Il cosiddetto gruppo di controllo delle vendite al dettaglio, l'aggregato utilizzato per stimare i consumi nel calcolo del PIL, è diminuito dello 0,4%, mentre gli analisti prevedevano un aumento dello 0,3%. Nel secondo trimestre la spesa delle famiglie aveva fornito 2,1 punti percentuali alla crescita del PIL, compensando il contributo negativo del resto dell'economia. Se anche questo motore rallenta, restano pochi altri fattori capaci di sostenere l'espansione.

"Il debole rapporto sulle vendite al dettaglio di luglio mostra che i consumatori si sono presi una pausa dopo l'esuberante ondata di spesa della prima metà dell'anno", ha scritto Kathy Bostjancic, capo economista di Nationwide. "La contrazione della spesa nel gruppo di controllo, unita alle revisioni al ribasso dei due mesi precedenti, indica che all'inizio del terzo trimestre i consumi reali hanno meno slancio di quanto si pensasse", ha aggiunto.

Crollano le aspettative sull'economia


Anche la fiducia dei consumatori si è deteriorata. Nella rilevazione preliminare di agosto, l'indice dell'Università del Michigan è sceso dell'8%, passando dai 55,2 punti di luglio a 51, contro i 54,5 attesi dagli analisti. L'indicatore tornava così a diminuire dopo due mesi consecutivi di crescita, pur restando al di sopra dei minimi raggiunti in primavera, durante l'impennata dei prezzi della benzina. Il peggioramento non riguarda tanto la valutazione delle finanze personali, diminuita solo marginalmente, quanto le prospettive generali: le aspettative sull'economia sono crollate dell'11% nel breve periodo e del 17% nel lungo. Sono rimaste invece invariate le attese sull'inflazione, al 4,3% per i prossimi dodici mesi e al 3,3% nell'orizzonte di cinque anni.

Il calo più marcato si registra tra gli elettori repubblicani, il cui indice di fiducia è ora inferiore del 19% rispetto ai livelli precedenti alla guerra con l'Iran ed è sceso al punto più basso dalle elezioni del 2024. "Sebbene l'indebolimento registrato all'inizio del mese sia stato diffuso tra i diversi gruppi demografici, le riduzioni più consistenti hanno riguardato i consumatori anziani, quelli a basso reddito e quelli privi di una laurea", ha spiegato Joanne Hsu, responsabile dell'indagine del Michigan. "Sono categorie particolarmente vulnerabili a qualsiasi erosione del potere d'acquisto provocata dall'inflazione." Soltanto l'8% degli americani si aspetta che nei prossimi dodici mesi il proprio reddito cresca più rapidamente dei prezzi, contro il 18% del dicembre 2024.

Il debole rapporto sull'occupazione della scorsa settimana e due dati relativamente contenuti sull'inflazione consentono intanto alla Federal Reserve di attendere prima di valutare un eventuale ulteriore rialzo dei tassi in autunno. Il mercato azionario continua a salire e la disoccupazione rimane bassa: per ora nulla indica ancora un vero arretramento dei consumi. I dati di luglio mostrano sicuramente però che la spinta della prima metà dell'anno si è esaurita e che l'economia continua a dipendere da famiglie ormai sempre più rassegnate a vedere i propri redditi crescere meno del costo della vita.


Per gli elettori americani il costo della vita ora conta più che nel 2024


Oggi il 36% degli americani indica l'inflazione e i prezzi come il problema più importante del Paese. Nell'ottobre 2024, poche settimane prima del voto che ha riportato Donald Trump alla Casa Bianca, a dare la stessa risposta era il 24%. La quota è cresciuta con regolarità nell'ultimo anno: a maggio era al 30% ed è salita al 36% nell'ultima rilevazione diffusa questa settimana dal sondaggio periodico di YouGov e dell'Economist sulle priorità degli americani.

A maggio il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,48 dollari al gallone, poco meno di quattro litri. Nello stesso mese l'inflazione è salita al livello più alto degli ultimi tre anni, spinta soprattutto dalla guerra con l'Iran, che si trascina da mesi e ha interrotto le rotte delle forniture. Dal 2022 gli americani considerano l'inflazione uno dei problemi più gravi del Paese e ne hanno tenuto conto anche nelle urne. Nel 2024 il carovita e le condizioni dell'economia sono stati tra i principali fattori che hanno favorito l'elezione di Trump.

Più della metà degli intervistati in un sondaggio Ipsos del 2 e 3 giugno ha dichiarato di aver tagliato le spese non essenziali dopo l'aumento del prezzo della benzina e del costo della vita. Più di un terzo ha rinviato gli acquisti più costosi o scelto marche meno care. Proprio sull'inflazione e sul costo della vita Trump registra il giudizio peggiore tra tutti i temi monitorati: il saldo tra chi approva e chi disapprova il suo operato su questo fronte è quasi 20 punti inferiore al suo saldo complessivo ed è peggiorato di oltre 40 punti dall'inizio del mandato, secondo la media dei sondaggi raccolta da FiftyPlusOne e calcolata da G. Elliott Morris.

Il prezzo politico del carovita

L’inflazione presenta il conto a Trump


Prezzi e costo della vita sono tornati in cima alle preoccupazioni degli americani e stanno ridisegnando la corsa alle elezioni di metà mandato.

Grafica di FocusAmericaDati al 6 agosto 2026

La salita

Un problema che cresce da un anno


Quota di americani che indica l’inflazione e i prezzi come il problema più importante del Paese (YouGov/The Economist).

4,48 $
Prezzo medio della benzina al gallone a maggio, quando l’inflazione ha toccato il massimo degli ultimi tre anni

1 su 2
Più di un americano su due ha tagliato le spese non essenziali dopo i rincari (Ipsos, giugno)

Il punto debole

Sull’inflazione Trump riceve il giudizio più severo


Saldo fra chi approva e chi disapprova la gestione del carovita da parte del presidente (media dei sondaggi FiftyPlusOne).


Oltre
−40punti
Il calo del saldo dall’inizio del mandato: nessun altro tema è peggiorato così tanto.

Sul carovita il giudizio è quasi 20 punti più severo di quello complessivo sul presidente.

Il sorpasso

Per la prima volta in dieci anni l’economia premia i Democratici


«Di quale partito ti fidi di più sull’economia?» — Ipsos/Reuters, 29 luglio–3 agosto 2026.

37%DemocraticiDem.

27%Né l’uno né l’altroNessuno

36%RepubblicaniRep.

Un solo punto separa i due partiti — e oltre un quarto degli americani non ne sceglie nessuno

Dall’insediamento di Trump il vantaggio democratico su questo tema è cresciuto di oltre 20 punti.

La posta in gioco

A novembre i Democratici partono avvantaggiati


Intenzioni di voto per la Camera e gradimento del presidente, medie FiftyPlusOne al 6 agosto.

Generic ballot — elettori probabili

Democratici 49,0%+6,5

In lieve calo dal 49,4% del 31 luglio, ma il distacco resta ampio.

Repubblicani 42,5%

In discesa dal 43,5% del 31 luglio.

Gradimento del presidente — adulti

Approva 36,8%

In lieve risalita dal minimo del 36,1% toccato il 31 luglio.

Disapprova 59,9%

Era al 61% una settimana fa.

Fonti: YouGov/The Economist; Ipsos (2–3 giugno 2026); Ipsos/Reuters (29 luglio–3 agosto 2026); FiftyPlusOne, media dei sondaggi elaborata da G. Elliott Morris.

L'economia diventa un problema politico per i Repubblicani


Per la prima volta in dieci anni, più americani si fidano dei Democratici che dei Repubblicani sulla gestione dell'economia. Nell'ultimo sondaggio Ipsos per Reuters, condotto tra il 29 luglio e il 3 agosto, il 37% ha indicato i Democratici e il 36% i Repubblicani. Da quando Trump si è insediato, il vantaggio democratico su questo tema è cresciuto di oltre 20 punti.

I deputati democratici hanno scelto il carovita come tema centrale della campagna per le elezioni di metà mandato. Alcuni parlamentari repubblicani temono invece che il loro partito non stia facendo abbastanza per contrastare l'aumento dei costi. I candidati di entrambi gli schieramenti cercano così di presentarsi come i migliori difensori del portafoglio degli elettori.

Nel 2024 i Democratici avevano cercato di prendere le distanze dai giudizi negativi sull'economia dell'allora presidente Joe Biden e dall'inflazione che aveva segnato gran parte del suo mandato, senza riuscirci: persero la presidenza e il Senato. Per i Repubblicani il compito potrebbe essere ancora più difficile, perché dovrebbero prendere le distanze da un presidente in carica mentre il giudizio sulla sua gestione dell'inflazione continua a peggiorare.

Non tutti gli elettori, naturalmente, decidono il proprio voto sulla base di un solo tema. Nei sondaggi restano ai primi posti anche la sanità, la previdenza sociale e lo stato della democrazia. E chi disapprova la gestione dell'inflazione non voterà necessariamente per i Democratici a novembre. Il vantaggio democratico nel generic ballot — la domanda con cui i sondaggisti chiedono quale partito si voterebbe alle elezioni per la Camera senza indicare i nomi dei candidati — è comunque arrivato a circa 7 punti. La quota di elettori probabili intenzionati a votare repubblicano è scesa dal 43,5% del 31 luglio al 42,5%, mentre quella democratica è passata dal 49,4% al 49%. I dati sono aggiornati alle 13 del 6 agosto sulla costa orientale degli Stati Uniti, le 19 in Italia.

Gli altri segnali dai sondaggi


L'indice di gradimento del presidente tra gli adulti americani è leggermente risalito dopo il minimo della settimana scorsa: il 31 luglio era al 36,1%, con il 61% di giudizi negativi; ora è al 36,8%, contro il 59,9% di disapprovazione. La popolarità di Trump è crollata molto più di quanto siano cresciuti i Democratici nel generic ballot, che tende comunque a spostarsi verso il partito all'opposizione negli ultimi mesi della campagna elettorale.

Il 55% degli americani ritiene che l'Amministrazione si sia spinta troppo oltre nell'inviare agenti federali dell'immigrazione nelle città, in calo rispetto al 62% di febbraio, secondo un sondaggio AP-NORC condotto dal 23 al 27 luglio. La quota di chi pensa che il governo abbia ecceduto nel limitare l'immigrazione legale è scesa dal 54% al 51%, mentre quella di chi ritiene eccessive le espulsioni degli immigrati che vivono illegalmente nel Paese è passata dal 52% al 47%.

Il 68% degli americani ritiene che la guerra in Iran non sia valsa i costi sostenuti, secondo un sondaggio Ipsos per il Chicago Council on Global Affairs, centro studi di politica estera, condotto dal 10 al 21 luglio. Lo pensa il 91% dei Democratici e il 76% degli indipendenti. Tra i Repubblicani, invece, il 63% ritiene che la guerra sia valsa i suoi costi e il 36% che non lo sia stata. Nel complesso, la quota di americani che considera il programma nucleare iraniano una minaccia critica è scesa al 49%, mentre tra i Repubblicani è salita dal 56% del 2023 al 68% di oggi.

Infine, il 16% degli americani dichiara di aver vissuto almeno un periodo da senzatetto, secondo un sondaggio YouGov condotto dal 28 al 30 luglio. Il 61% considera il fenomeno un problema molto serio e un altro 29% abbastanza serio. Il 77% chiede che il governo federale faccia di più, mentre il 70% rivolge la stessa richiesta agli Stati e alle amministrazioni locali. Solo l'11% ritiene che il problema sia al di fuori del controllo della politica.


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In Ohio Sherrod Brown prova a rientrare al Senato con lo stesso messaggio di 52 anni fa


A 73 anni il democratico sfida il repubblicano Jon Husted nella corsa da cui dipendono le speranze del suo partito di riconquistare la camera alta a novembre.
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A 73 anni Sherrod Brown prova a rientrare al Senato degli Stati Uniti due anni dopo aver perso il seggio che aveva tenuto per tre mandati. È uno dei democratici su cui il partito conta di più per le sue speranze di riconquistare il controllo della camera alta a novembre. Il suo avversario è Jon Husted, senatore repubblicano che a quella carica non è mai stato eletto: è stato nominato per occupare il seggio lasciato libero da JD Vance quando è diventato vicepresidente.

Nel 2024 Brown aveva perso con il presidente Trump sulla scheda e l'entusiasmo repubblicano al massimo, mentre l'industria delle criptovalute spendeva cifre enormi per cacciarlo dal Senato. Questa volta il presidente non è candidato ed è impopolare presso larga parte del paese. L'Ohio resta però uno Stato che nell'ultimo decennio si è spostato a destra.

Brown ha raccolto più fondi di qualsiasi altro democratico candidato al Senato, con l'eccezione di James Talarico in Texas e Jon Ossoff in Georgia. Gli analisti elettorali indipendenti classificano la corsa dell'Ohio tra il favore ai repubblicani e il testa a testa (cioè tra una gara che il candidato repubblicano parte favorito per vincere e una in cui nessuno dei due è davanti). I sondaggi indicano che Brown può farcela.

Nei sondaggi, nei focus group e alle urne l'elettorato democratico chiede candidati giovani, estranei alla politica di professione e ostili all'establishment di Washington. Brown è l'esatto contrario: eletto per la prima volta nel 1974, ha passato gran parte degli ultimi trentacinque anni nei corridoi del Congresso. Al tempo stesso è prima di tutto un populista economico e il costo della vita alimenta oggi una spinta a sinistra dentro il partito. Il messaggio che sempre più elettori democratici vogliono sentirsi dire è quello che lui ripete da prima che molti di loro nascessero. Dennis Eckart, ex deputato dell'Ohio e amico di lunga data, ha detto al New York Times che Brown è quello che la maggior parte della gente desidera. "È stato il senatore della cameriera, è stato il senatore dell'operaio", ha detto.

I repubblicani lo descrivono come un uomo del passato, uno che ha già perso una volta e perderà di nuovo perché è troppo a sinistra per il suo Stato. Husted ha definito "patetica" l'operazione. "O è il suo sistema, o è stato un fallimento nel cambiarlo", ha detto al New York Times il senatore, eletto all'assemblea legislativa dell'Ohio nel 2000 e poi segretario di Stato dell'Ohio, la carica che sovrintende alle elezioni, prima di diventare vicegovernatore e di essere nominato al Senato. "Può scegliere quale delle due, ma in un modo o nell'altro è stato un fallimento." Nick Puglia, portavoce del comitato che finanzia le campagne dei repubblicani al Senato, ha detto in una nota che "dopo 32 anni passati a piegare il ginocchio davanti alla sinistra radicale a Washington" Brown "è completamente fuori sintonia con l'Ohio" mentre si batte per aumentare le tasse e dare sussidi pubblici agli immigrati irregolari.

Quest'anno Brown ha deciso di parlare del suo avversario, cosa che di solito non fa. Nei suoi incontri ricorda che Husted ha detto che chi fa fatica non sa come muoversi nel mondo reale e che basterebbe lavorare di più e meglio per guadagnare di più. La frase che giudica più offensiva è quella in cui il senatore repubblicano ha definito "rotta" l'etica del lavoro nel paese. Husted ha risposto che si tratta di "una bugia" e ha detto che Brown "non ha mai lavorato in una fabbrica né fatto un giorno di lavoro manuale in vita sua".

Figlio di un medico e laureato a Yale, Brown è stato eletto deputato all'assemblea dell'Ohio nel 1974, quattro giorni prima di compiere 22 anni. Il giornale della sua città, il Mansfield News Journal, lo descrisse allora come un "liberal" con "il sostegno del sindacato", già attivista per i diritti civili, per l'ambiente e contro la guerra ai tempi del liceo. "Il sistema fa schifo", disse a un cronista.

È stato rieletto nel 1976, nel 1978 e nel 1980. Nel 1982 è diventato segretario di Stato dell'Ohio, è stato riconfermato nel 1986 e ha perso il posto nel 1990. Nel 1992 è entrato alla Camera dei rappresentanti a Washington ed è stato rieletto nel 1994 (l'anno in cui moltissimi democratici persero il seggio) e poi altre cinque volte. Una delle ragioni della sua tenuta è l'opposizione precoce e convinta al NAFTA, l'accordo di libero scambio nordamericano.

Nel libro del 1999 "Congress From the Inside" ha scritto che quell'accordo alimentò rabbia e cinismo tra gli iscritti ai sindacati, che "hanno visto i salari ristagnare, le fabbriche delle loro comunità chiudere e il loro presidente mandare i loro posti di lavoro in Messico". Nel libro del 2004 "Myths of Free Trade: Why American Trade Policy Has Failed" ha preso di mira le élite del paese. "Se i leader delle nostre istituzioni si prendessero il tempo di ascoltare le persone che lavorano con le mani, forse imparerebbero qualcosa sulle ragioni dell'ansia dei lavoratori, sulla disperazione con cui molti guardano al futuro".

I nomi dei suoi due cani riassumono la sua politica: Franklin, come Franklin Delano Roosevelt, e Walter, come Walter Reuther. "Il più grande presidente", ha detto al New York Times, "e il più grande leader sindacale". Per Brown il problema di fondo della politica americana degli ultimi cinquant'anni è che le imprese sono diventate sempre più grandi e forti mentre il lavoro è diventato sempre più piccolo e debole, con lo smantellamento sistematico della Great Society, il programma di riforme sociali di Lyndon Johnson degli anni Sessanta costruito sul New Deal di Roosevelt degli anni Trenta.

La sua vittoria al Senato nel 2018, due anni dopo che il presidente Trump aveva vinto l'Ohio, era stata così improbabile che molti democratici si chiesero se non dovesse candidarsi alla Casa Bianca. Il messaggio non è cambiato da allora. "La storia e la politica sono cicliche", ha detto al New York Times.

In Ohio i democratici hanno una generazione di amministratori giovani: Aftab Pureval, 43 anni, sindaco di Cincinnati, Justin Bibb, 39 anni, sindaco di Cleveland, e Dani Isaacsohn, 37 anni, capogruppo di minoranza alla Camera dello Stato. Quando quest'anno si è aperta la corsa al Senato, nessuno di loro si è fatto avanti. Pureval ha detto al New York Times che da giovane non vorrebbe nessun altro candidato al posto di Brown, perché il costo della vita è il tema di cui si occupa da quando è entrato nella vita pubblica.

Nei suoi comizi Brown ricorda l'ultima cosa importante che ha fatto da senatore, il Social Security Fairness Act, la legge bipartisan che ha contribuito a scrivere per garantire la pensione piena a milioni di dipendenti pubblici. A Steubenville, ex città dell'acciaio sul fiume Ohio a 45 minuti di auto da Pittsburgh, è entrato tra gli applausi nella sede locale del sindacato degli elettricisti. Alle sue spalle c'erano cartelli con scritto "Workers before billionaires", i lavoratori prima dei miliardari, e "Taking on the rigged system", contro il sistema truccato.

"Vedete cosa succede quando le aziende fanno sempre più soldi", ha detto agli iscritti. "I dirigenti sono pagati sempre di più, i profitti sono più grandi, voi lavorate di più, siete più produttivi e i soldi che escono sono più di quelli che entrano." "Ecco perché combattiamo", ha aggiunto. "Ecco perché sono in questa corsa".

Quando si candidò per la prima volta nel 1974, un annuncio elettorale lo presentava come "un cambiamento in meglio". Cinquantadue anni dopo chiede lo stesso genere di cambiamento. Eckart ha ricordato i discorsi che faceva all'assemblea dell'Ohio negli anni Settanta. "Stava reincarnando Roosevelt", ha detto. "Non c'è granché di nuovo".


Il modello di Nate Silver dà i Democratici favoriti per la vittoria a novembre


I democratici hanno l'87% di probabilità di riprendersi la Camera e il 57% di conquistare il Senato alle elezioni di metà mandato. Sono i numeri di FLIPR, il nuovo modello di previsione elettorale presentato ieri da Nate Silver sulla sua newsletter Silver Bulletin, a 84 giorni dal voto di novembre.

FLIPR è l'acronimo di Forecast with Leading Indicators, Polls and (Expert) Ratings, cioè previsione con indicatori anticipatori, sondaggi e valutazioni degli esperti. Il modello è l'erede diretto delle previsioni che Silver produceva per FiveThirtyEight e gira in tre versioni: Lite che usa solo i sondaggi, Classic che aggiunge i cosiddetti fondamentali come la raccolta fondi e il fatto di essere già in carica, Deluxe che incorpora anche le valutazioni degli analisti di Cook Political Report, Inside Elections e Sabato's Crystal Ball.

Ogni aggiornamento si basa in genere su 40.000 simulazioni e tratta insieme Camera, Senato e corse per governatore, così da poter calcolare anche la probabilità di scenari misti. Le tre versioni arrivano a risultati vicini tra loro: alla Camera i democratici sono all'87% con Deluxe e Classic e all'83% con Lite, al Senato al 57% con Deluxe e Lite e al 56% con Classic.

Il reale vantaggio democratico nel voto popolare


La media semplice dei sondaggi sul generic ballot — la domanda con cui si chiede agli elettori quale partito intendano sostenere alla Camera, senza indicare i nomi dei candidati — vede i Democratici in vantaggio di 6,7 punti, un margine rimasto pressoché stabile negli ultimi mesi. Secondo Silver, quel margine probabilmente sottostima il vantaggio democratico, perché la maggior parte delle rilevazioni ad essere intervistati sono gli elettori registrati e non quelli che con più probabilità andranno davvero a votare, ovvero i cosiddetti probabili elettori (“likely voters”) nel gergo dei sondaggisti americani.

Negli Stati Uniti per votare bisogna, infatti, iscriversi in anticipo nelle liste elettorali e gli istituti di sondaggio distinguono tra chi è semplicemente registrato e chi è considerato un probabile elettore. Applicando a tutti i sondaggi basati su elettori registrati la correzione per l'affluenza stimata, che Silver ricava dai sondaggi che pubblicano entrambe le versioni, il vantaggio stimato per i democratico sale a 8,1 punti.

Il modello calcola anche un valore storico di partenza basato su tutte le elezioni per il Congresso dal 1946, calibrato sul gradimento del presidente in carica, sul risultato dell'elezione precedente e sul fatto che si tratti o meno di elezioni di metà mandato, con una correzione per la polarizzazione crescente. Quel calcolo stima che i democratici possano vincere il voto popolare per la Camera di 8,7 punti. Le tre stime, i sondaggi grezzi, i sondaggi corretti per l'affluenza e la storia delle elezioni passate, si collocano quindi tutte tra i 6 e i 9 punti a favore dei democratici.

L'indice di gradimento del presidente resta intanto intorno a -20 punti, con il 38% di consensi e solo il 22% degli americani che dichiara di approvare con convinzione il suo operato. I pochi repubblicani scettici verso il presidente difficilmente voteranno per i democratici, ma potrebbero alla fine non andare a votare affatto danneggiando ulteriormente le possibilità di vittoria repubblicane a novembre.

Silver afferma che un presidente con questi numeri, impantanato in una guerra impopolare in Medio Oriente e alle prese con i prezzi della benzina in aumento, pesa molto più della disorganizzazione interna del Partito Democratico. A questo si aggiunge la stanchezza degli elettori verso un presidente di 80 anni che non può ricandidarsi, in un momento in cui in tutto il mondo l'essere al potere è diventato uno svantaggio.

Previsioni per Camera e Senato


Alla Camera dei Rappresentanti i repubblicani hanno vinto la partita del ridisegno dei collegi elettorali, condotto a metà decennio in modo senza precedenti. La mappa che ne è uscita ha una leggera inclinazione a loro favore e riduce il numero di collegi contendibili, perché entrambi i partiti hanno disegnato distretti fortemente partigiani.

Il punto di equilibrio, secondo FLIPR e altri modelli, sta ora intorno ai 3 o 3,5 punti: se l'ambiente politico nazionale è di almeno 3 punti a favore dei democratici, sono loro ad iniziare ad essere i favoriti in termini di seggi. Ma l’estremo gerrymandering comporta anche il fatto che, persino con una vittoria di 9 punti nel voto popolare, che per gli standard moderni sarebbe un trionfo, difficilmente i democratici arriverebbero ai 41 seggi guadagnati nel 2018.

Al Senato ci sono invece oggi 53 repubblicani e 47 democratici. In caso di parità il voto decisivo (“tie breaking”) spetta al vicepresidente JD Vance, che, da Costituzione, presiede i lavori del Senato. Per i democratici la sfida non è per nulla facile, essendo necessario per ottenere la maggioranza conquistare 4 seggi netti — che salgono a 5 se non mantengono il controllo del Michigan.

In quello Stato il loro candidato Abdul El-Sayed, che il presidente ha attaccato più volte pubblicamente nei giorni scorsi, è attualmente poco dietro al candidato repubblicano Mike Rogers nella media dei sondaggi. Secondo i calcoli di Silvers, ad ogni modo, per ottenere la maggioranza al Senato serve un ambiente politico di almeno 6 punti a favore dei democratici. Oggi sono su quel livello o poco sopra, quindi sono comunque favoriti anche se per poco.

In dettaglio, FLIPR considera sei corse in cui i democratici sono attualmente in equilibrio o in vantaggio: North Carolina, Maine, Texas, Ohio, Iowa e Alaska. Di questi ne devono vincere almeno 4:

  1. in North Carolina Roy Cooper ha il 90% di probabilità ed è la cosa più simile a una certezza, benché i democratici non vincano un'elezione presidenziale in quello Stato dal 2008;
  2. in Maine Troy Jackson, subentrato a Graham Platner dopo il suo ritiro, è dato al 69% di chance di vittoria contro la senatrice uscente Susan Collins;
  3. in Texas il candidato democratico James Talarico è dato leggermente favorito, forse la sorpresa principale del modello, ma in linea con quelli che sono i sondaggi attualmente disponibili;
  4. in Ohio l'ex senatore Sherrod Brown è quasi alla pari nella battaglia contro il senatore uscente Jon Husted, per il controllo del seggio lasciato libero da JD Vance per i prossimi due anni di mandato;
  5. in Iowa il democratico Josh Turek è sostanzialmente alla pari con la candidata repubblicana Ashley Hinson, mentre il democratico Rob Sand è in vantaggio nella corsa per governatore;
  6. infine, in Alaska Mary Peltola, già eletta in passato al seggio unico dello Stato alla Camera in un anno meno favorevole al suo partito, se la gioca quasi alla pari con il suo probabile rivale repubblicano, il senatore uscente Dan Sullivan.

Restano poi due possibilità di vittoria piuttosto remote per i democratici in Kansas e in Nebraska, dove corre Dan Osborn, formalmente indipendente ma di fatto vicino ai democratici.

Il Michigan è la maggiore divergenza interna al modello. La versione Lite, che usa solo i sondaggi, dà Rogers favorito al 60%, perché El-Sayed è indietro di circa un punto e mezzo nella media. Classic e Deluxe lo considerano invece favorito e lo proiettano a una vittoria di circa 3 punti, sul presupposto che i candidati vadano spesso male nei sondaggi mentre sono impegnati in primarie combattute.

Silver ha ricalcolato quanto pesa la qualità dei candidati e ha trovato che oggi conta circa la metà rispetto al 2010, quando pubblicò la sua prima previsione per le elezioni di metà mandato. Con una base elettorale stimata intorno agli 8 punti a favore dei democratici in Michigan, El-Sayed potrebbe andare molto peggio del suo partito e vincere lo stesso.

Fuori dal Michigan i repubblicani non hanno quasi nulla da poter conquistare. La versione Deluxe assegna loro il 9% di probabilità in New Hampshire e il 6% in Georgia e in Minnesota. In Georgia il senatore uscente Jon Ossoff è in vantaggio di 9 punti su Mike Collins, in uno Stato dove i democratici raramente vincono con più di un punto o due.

Un onda blu in arrivo?


Silver ha scritto di essere rimasto lui stesso un po' sorpreso dal 57% di chance di vittoria democratica al Senato, ma si tratta di un valore sostanzialmente in linea con gli altri modelli e di poco superiore a quello dei mercati previsionali, dove si scommette con denaro vero sull'esito del voto.

Gli errori di previsione nelle corse per il Senato sono correlati tra loro, ma molto meno di quanto accada in un'elezione presidenziale, dove gli stessi due candidati sono sulla scheda in ogni Stato. Per questo non è poi così assurdo pensare che i democratici possano perdere il Michigan e vincere in Alaska. Per fare un paragone, i risultati delle elezioni di metà mandato del 2018 e del 2022 sono state disomogenei e molto regionalizzati, con sacche di forza repubblicana in Florida e New York anche in anni buoni per i democratici.

Ma nelle ultime elezioni importanti, quelle che si sono tenute a novembre 2025, i sondaggi avevano sottostimato i democratici e i loro margini di vittoria in Virginia, New Jersey e altri Stati sono stati coerenti con quella che si configura come un'onda blu. Il Comitato Nazionale Democratico ha sicuramente un problema di raccolta fondi, eppure tra i candidati al Senato i primi sette per denaro raccolto in questo ciclo elettorale sono tutti democratici.

Per quanto riguarda le corse per i governatori, Silver ritiene che le prove empiriche indichino i candidati più moderati come i più eleggibili. Se i democratici si collocassero nella parte alta delle proiezioni, il 2027 potrebbe iniziare con due terzi della popolazione americana che vive in Stati con un governatore democratico, un chiaro vantaggio nella battaglia sul ridisegno dei collegi del 2028.

In questo contesto, affinché i democratici non riescano a riprendersi la maggioranza alla Camera dovrebbero sbagliare più cose insieme: un errore sistematico dei sondaggi, già successo in passato ma non nelle recenti elezioni di metà mandato, insieme a eventi esterni che aiutino i repubblicani, come una chiusura rapida e inattesa della guerra in Iran.

Tuttavia la possibilità che questo accada è molto remota: il modello di Silver, che viene aggiornato quasi ogni giorno, parte, infatti, anche dall'osservazione che il clima politico è più stabile che in passato: gli elettori si formano un'opinione prima e gli spostamenti tardivi che una volta caratterizzavano le elezioni di metà mandato non si vedono quasi più.


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Caro vita, così cambia l’estate degli italiani: più staycation e tempo in famiglia secondo Temu


Il caro vita sta cambiando le abitudini estive degli italiani: sempre più persone scelgono staycation, attività da fare a casa e momenti di qualità in famiglia, secondo una nuova analisi di Temu
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Con il costo della vita che continua a incidere sui bilanci familiari, sempre più italiani stanno ripensando al modo in cui trascorrere le vacanze estive. Piuttosto che rinunciare del tutto al tempo libero, molte famiglie scelgono soggiorni più brevi, restano vicino a casa e trovano nuovi modi per valorizzare i fine settimana e i momenti di qualità insieme. Secondo l'Osservatorio Turismo Estate 2025 di Confcommercio (Fonte: Confcommercio, Osservatorio Turismo Estate 2025), il 91% degli italiani avrebbe deciso di trascorrere le vacanze estive in Italia, confermando la solidità del turismo domestico e il crescente interesse per esperienze di viaggio di prossimità.

Il trend è confermato anche dall'Osservatorio Nazionale Vacanze Estate 2025 di Federconsumatori, secondo cui solo il 43,2% degli italiani sarà in vacanza quest'anno e tra coloro che sono partiti e stanno per partire, il 54% ha previsto di ridurre la durata della vacanza a un periodo compreso tra tre e cinque giorni. Inoltre, l'82% degli intervistati resterà in Italia, indicando tra le principali motivazioni l'aumento dei costi di viaggio.

Alla luce di questi numeri, sempre più consumatori cercano soluzioni convenienti per godersi il tempo libero e i trend di acquisto su Temu mostrano un crescente interesse per prodotti che permettono di ricreare l'atmosfera delle vacanze direttamente a casa: dagli spazi dedicati ai pranzi all'aperto e all'intrattenimento per tutta la famiglia, fino ad angoli di relax in giardino.

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Techpertutti.comGuglielmo Sbano

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La crescente popolarità delle staycation riflette una più ampia tendenza verso consumi sempre più orientati al rapporto qualità-prezzo. I dati emersi suggeriscono che i consumatori danno sempre più priorità ad acquisti in grado di migliorare la vita quotidiana, ottimizzando al tempo stesso il budget familiare. Mentre le pressioni economiche continuano a influenzare le abitudini di spesa, le staycation stanno diventando molto più di una semplice soluzione per risparmiare. Per molte famiglie italiane rappresentano l'opportunità di rallentare i ritmi, trascorrere più tempo insieme e riscoprire il piacere delle cose semplici. Dalle cene in giardino alle serate cinema sotto le stelle, dai giochi all'aperto ai momenti di relax sul balcone, i consumatori dimostrano che per vivere un'estate memorabile non è necessario allontanarsi da casa.


Smart home sempre più diffuse in Italia: ecco come stanno cambiando la vita quotidiana


Le smart home sono ormai una realtà consolidata per molti italiani. A confermarlo è un nuovo studio di reichelt elektronik, secondo cui il 66% dei 1.000 consumatori intervistati in Italia utilizza almeno un dispositivo intelligente nella propria abitazione. Tra le soluzioni più diffuse spiccano i dispositivi multimediali, come smart TV e sistemi audio intelligenti, utilizzati dal 63% degli intervistati. Seguono gli assistenti vocali, tra cui Amazon Alexa e Google Home, presenti nel 48% delle case. Al terzo posto, a pari merito con il 29%, si trovano gli elettrodomestici smart, come frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie connesse, e i dispositivi dedicati alla pulizia della casa, come i robot aspirapolvere intelligenti. In controtendenza, invece, i sistemi di illuminazione smart registrano un calo di diffusione: se nel precedente studio del 2024 erano utilizzati dal 30% degli utenti, nell'indagine del 2026 la percentuale scende al 16%.

LG Sound Suite arriva in Italia: audio surround con Dolby Atmos FlexConnect
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Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Una persona su quattro è spinta all'acquisto dalla passione per la tecnologia; tuttavia, il principale driver di acquisto di prodotti smart è il desiderio di un maggiore comfort all'interno della propria casa. Seguono il controllo intelligente del riscaldamento, la possibilità di controllare il consumo energetico o quella di aumentare la sicurezza della propria casa mentre si è in vacanza.

La smart home “vale la pena”, ma non è indispensabile


Una netta maggioranza degli intervistati conferma che l'investimento ripaga: il 53% di essi riferisce di aver effettivamente risparmiato denaro grazie ai dispositivi intelligenti, ad esempio sulle bollette del riscaldamento o dell'elettricità. Tuttavia, una maggiore comodità appare come il vantaggio principale, superando il miglioramento dell’efficienza nella vita quotidiana e persino il potenziale di risparmio economico (34%). Ciò detto, nonostante il 64% degli intervistati afferma che la tecnologia smart home semplifica la vita, molti non la considerano indispensabile: il 39% descrive i prodotti smart come "un piacevole extra, ma non essenziale", e ben il 50% non vuole diventare troppo dipendente dai dispositivi intelligenti. In generale, i principali svantaggi citati sono la dipendenza da una connessione internet e dall'alimentazione elettrica, i prezzi elevati e le preoccupazioni legate alla privacy dei dati. C'è però anche un aspetto decisamente positivo: rispetto agli ultimi anni, molti dei principali ostacoli che frenavano l'adozione della smart home si sono ridotti in modo significativo. I dispositivi intelligenti sono oggi più accessibili, più affidabili e, soprattutto, più semplici da installare e utilizzare. Questa evoluzione conferma che la smart home non è più una tecnologia destinata a pochi appassionati, ma una soluzione sempre più intuitiva e accessibile, ormai entrata a far parte della quotidianità di molte famiglie italiane.

Domina il Wi-Fi, Matter e Zigbee ampiamente sconosciuti


Il Wi-Fi è di gran lunga lo standard di connettività più utilizzato: l'81% degli intervistati dichiara di usarlo attivamente. Segue al secondo posto il Bluetooth, con un utilizzo attivo del 68%. La situazione è diversa per i protocolli specifici per la smart home: Matter, lo standard di connettività cross-produttore comparativamente nuovo, è completamente sconosciuto al 62% degli intervistati. La situazione è simile per Zigbee (anch'esso sconosciuto al 63%, con il 5% di utilizzo attivo) e Z-Wave (61% non lo conosce, 5% di utilizzo attivo). Thread è leggermente più conosciuto: ben il 31% ne ha sentito parlare, anche se solo il dieci per cento utilizza effettivamente questo protocollo di comunicazione. Home Assistant fa eccezione: con un utilizzo attivo del 24% e un tasso di conoscenza del 65% (noto o utilizzato), la piattaforma open-source è la più ampiamente utilizzata tra le soluzioni specifiche per la smart home.

Streaming e Pay TV: gli italiani hanno 3 abbonamenti
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Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Il ruolo centrale della sicurezza


La sicurezza resta uno degli aspetti più importanti per chi sceglie una smart home. Gli utenti chiedono dispositivi protetti da aggiornamenti costanti, comunicazioni crittografate, maggiore trasparenza nella gestione dei dati personali e la possibilità di utilizzare i prodotti anche senza dipendere dal cloud. Nonostante la crescente diffusione della casa intelligente, molti consumatori continuano infatti a nutrire preoccupazioni legate alla cybersecurity. Tra i timori più comuni emergono il rischio di accessi non autorizzati, il furto o l'utilizzo improprio dei dati personali, possibili guasti con ripercussioni sulla sicurezza domestica e la protezione di telecamere e sistemi di videosorveglianza connessi.

La smart home sta diventando un luogo comune


Il 66% degli italiani utilizza dispositivi intelligenti e più della metà dichiara di aver risparmiato denaro grazie a essi. Allo stesso tempo, problemi come i prezzi elevati, l’incompatibilità o il funzionamento complicato sono diventati significativamente meno comuni.

"Lo studio di reichelt elektronik mostra che la smart home ha superato la fase dell'hype ed è entrata nella routine quotidiana anche in Italia" ha affermato Arno Doncks di reichelt elektronik - la riduzione delle barriere in termini di prezzo, compatibilità e facilità d'uso dimostra inoltre che il settore ha compiuto progressi significativi negli ultimi anni. Il prossimo obiettivo è altrettanto chiaro: per favorire un'ulteriore diffusione delle smart home sarà fondamentale conquistare la fiducia dei consumatori sul fronte della sicurezza informatica e della protezione dei dati, che continuano a rappresentare gli aspetti sui quali si concentrano le maggiori preoccupazioni”.



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Le primarie democratiche del 2028 partiranno dalla South Carolina


Il nuovo calendario assegna maggiore peso agli elettori afroamericani e latinoamericani e prevede sei appuntamenti prima del Super Tuesday del 7 marzo: inizia il 22 gennaio 2028 in South Carolina. Seguono Nevada, New Hampshire, New Mexico, Michigan e Virginia.

Le primarie democratiche per la Casa Bianca del 2028 cominceranno il 22 gennaio in South Carolina. Lo ha deciso ieri il Democratic National Committee (DNC), l'organo dirigente del Partito Democratico statunitense, riunito ad Austin, in Texas, per il suo meeting estivo. Dopo la South Carolina sarà la volta del Nevada, il 1° febbraio, seguito dal New Hampshire l'8, dal New Mexico il 15, dal Michigan il 22 e dalla Virginia il 29. Tutti e sei gli Stati voteranno prima del Super Tuesday del 7 marzo, la giornata in cui si terranno contemporaneamente le primarie nel maggior numero di Stati.

South Carolina e Nevada si contendevano da mesi il diritto di inaugurare il calendario. I sostenitori di entrambe le candidature presentavano il proprio Stato come il luogo più adatto per mostrare a un Paese scettico un'immagine nuova del partito. La South Carolina ha fatto leva soprattutto sul peso del suo elettorato afroamericano, una componente decisiva della coalizione democratica nazionale e per questo, secondo i suoi dirigenti, meritevole di esprimersi per prima. Nel complesso, la nuova sequenza punta ad assegnare un ruolo maggiore agli elettori neri e latinoamericani nella scelta del candidato alla Casa Bianca.

Primarie democratiche 2028 · Il nuovo calendario

La corsa democratica alla Casa Bianca comincerà in South Carolina

Il Democratic National Committee ha fissato l'ordine dei primi sei Stati: si vota dal 22 gennaio al 29 febbraio 2028, prima del Super Tuesday. L'Iowa resta fuori, il New Hampshire scende al terzo posto.
Grafica di FocusAmerica 15 agosto 2026

Il primo voto
22
gennaio 2028
South Carolina
Per la seconda volta di fila lo Stato apre le primarie del Partito Democratico. Nel 2020 votava per quarto, il 29 febbraio.

6
Stati al voto prima del Super Tuesday

45
giorni dal primo voto al Super Tuesday

3
nuovi ingressi rispetto al 2020

Il calendario
Si comincia di sabato, poi si vota ogni martedì
Dalla South Carolina alla Virginia passano trentotto giorni, e la finestra si chiude nel giorno bisestile. Tocca una data per leggere perché quello Stato è stato scelto.
Giorno di voto Super Tuesday Gennaio e marzo

1. South Carolina, 22 gennaio · 2. Nevada, 1° febbraio · 3. New Hampshire, 8 febbraio · 4. New Mexico, 15 febbraio · 5. Michigan, 22 febbraio · 6. Virginia, 29 febbraio · Super Tuesday, 7 marzo 2028.

Dal 17 gennaio al 12 marzo 2028. Le settimane iniziano di lunedì.

Il confronto
Tre Stati entrano, l'Iowa esce
Nel 2020 la finestra iniziale contava quattro Stati e si apriva il 3 febbraio. Quella del 2028 ne conta sei e comincia dodici giorni prima.

Finestra iniziale 2020
Iowa 3 feb New Hampshire 11 feb Nevada 22 feb South Carolina 29 feb

Finestra iniziale 2028
South Carolina 22 gen Nevada 1° feb New Hampshire 8 feb New Mexico 15 feb Michigan 22 feb Virginia 29 feb

L'Iowa, i cui caucus del 2020 finirono nel caos, resta escluso: nessuno Stato del Midwest apre più il calendario. Il New Hampshire passa dal secondo al terzo posto, ma una legge statale gli impone di votare per primo: lo scontro con il partito nazionale resta aperto.

Chi vive negli Stati che aprono il calendario
Il bacino si allarga, e cambia soprattutto per classe demografica
Quante persone di ciascun gruppo vivono nei sei Stati del 2028, e quante ne vivevano nei quattro del 2020. Dati basati su residenti censiti, non elettori registrati.
Quattro Stati del 2020 Sei Stati del 2028

Persone senza laurea: da 6,3 a 14 milioni. Afroamericani: da 1,8 a 4,6 milioni. Latinoamericani: da 1,8 a 4,2 milioni. Giovani tra 18 e 24 anni: da 1,2 a 2,8 milioni. Veterani e militari: da 0,9 a 2,1 milioni. Asiatici e originari del Pacifico: da 0,5 a 1,4 milioni. Iscritti ai sindacati: da 0,4 a 1,1 milioni. Nativi americani: da 90.000 a 370.000.

Il partito presenta il nuovo calendario come il più diversificato della sua storia e insiste sul peso degli elettori neri e latinoamericani. Ma l'aumento più grande riguarda chi non ha una laurea: sono 7,7 milioni in più rispetto al 2020, il gruppo tra cui i democratici hanno perso più terreno negli ultimi cicli elettorali.

I criteri
Perché il partito ha scelto questi sei Stati
La Commissione Regole e Statuto ha lavorato per mesi su tre parametri dichiarati.

1

Campagne elettorali alla portata anche dei candidati minori
La South Carolina ha uno dei mercati pubblicitari più economici tra gli Stati scelti. In Nevada il mercato televisivo di Reno raggiunge quasi tutti gli elettori che vivono fuori da Las Vegas. South Carolina e New Hampshire sono compatti: spostarsi costa poco.

2

Stati che pesano anche a novembre
Nevada e Michigan sono due Stati in bilico alle presidenziali. New Hampshire, New Mexico, South Carolina e Virginia hanno corse locali combattute e ampie fasce di elettori indecisi.

3

Un elettorato che rappresenta maggiormente il partito
Il DNC vuole che gli elettori neri e latinoamericani, decisivi nella coalizione democratica, si esprimano prima degli altri. La South Carolina ha costruito su questo la propria candidatura a votare per prima.

Chi non rispetta l'ordine rischia sanzioni: gli Stati possono subire multe e perdere delegati, i candidati che fanno campagna fuori sequenza possono essere esclusi dai dibattiti ufficiali del partito.

Fonte Democratic National Committee, delibera del 15 agosto 2026 e comunicato della Commissione Regole e Statuto. I dati sui residenti sono elaborazioni DNC su Census Bureau, Bureau of Labor Statistics e Department of Veterans Affairs. Calendario 2020: Ballotpedia. Grafica: FocusAmerica.

Un elettorato più ampio e diversificato


Il partito presenta la nuova prima fase delle primarie come la più diversificata della sua storia. Secondo i dati diffusi dal DNC, nei sei Stati vivono 4,6 milioni di afroamericani, 2,8 milioni in più rispetto a quelli che aprivano il calendario del 2020, e 4,2 milioni di latinoamericani, con un aumento di 2,4 milioni. Cresce anche il numero degli elettori di origine asiatica o provenienti dalle isole del Pacifico, che raggiunge 1,4 milioni, e quello dei nativi americani, pari a 370.000.

L'incremento più consistente riguarda però le persone senza laurea: sono 14 milioni, 7,7 milioni in più rispetto al 2020. Nei sei Stati vivono inoltre 2,8 milioni di giovani tra i 18 e i 24 anni, 1,1 milioni di iscritti ai sindacati e 2,1 milioni tra veterani e militari in servizio. Un altro criterio decisivo è stato il costo della campagna elettorale. Il DNC sostiene che il nuovo calendario consentirà anche ai candidati meno conosciuti o con minori risorse finanziarie di competere nella fase iniziale.

La South Carolina dispone infatti di uno dei mercati pubblicitari meno costosi tra gli Stati selezionati, mentre in Nevada, il mercato televisivo di Reno permette di raggiungere gran parte degli elettori che vivono fuori dall'area di Las Vegas. South Carolina e New Hampshire, infine, sono geograficamente compatti e consentono di limitare le spese per gli spostamenti. Il calendario iniziali comprende anche due Stati chiave potenzialmente decisivi alle presidenziali di novembre, come Nevada e Michigan, mentre in New Hampshire, New Mexico, South Carolina e Virginia sono previste competizioni locali combattute e sono presenti importanti fasce di elettori indecisi.

La scelta conclude un percorso condotto dalla Commissione Regole e Statuto del partito, che ha definito i criteri, raccolto le candidature degli Stati, esaminato le proposte e rivisto il regolamento prima del voto finale, trasmesso in diretta. "Il Comitato ha approvato un calendario che rappresenta davvero il nostro partito e i nostri valori e che ci aiuterà a riconquistare la Casa Bianca nel 2028", ha dichiarato il presidente del DNC, Ken Martin.


Ocasio-Cortez è per la prima volta la favorita dei mercati previsionali per le primarie 2028


Alexandria Ocasio-Cortez è diventata per la prima volta la favorita per la nomination democratica alle presidenziali del 2028 su Polymarket, la piattaforma che consente di scommettere denaro reale sull’esito di eventi politici. Mercoledì sera la probabilità attribuita dal mercato alla deputata progressista di New York era salita al 21%, davanti al governatore della California Gavin Newsom, fermo al 17%. Al terzo posto figurava il senatore della Georgia Jon Ossoff, intorno al 16%, mentre Kamala Harris era quotata all’8%.

Su Kalshi, piattaforma concorrente, Ocasio-Cortez e Newsom risultavano invece appaiati. Soltanto il giorno precedente, le quotazioni vedevano ancora il governatore californiano al primo posto e la deputata newyorkese al secondo. Il quadro cambia sostanzialmente nei sondaggi politici tradizionali citati dall’Independent: per questi in testa resta l’ex vicepresidente Kamala Harris, seguita da Newsom, mentre Ocasio-Cortez si colloca per ora molto più indietro.

La deputata non ha neppure annunciato la propria candidatura, ma non l’ha neppure esclusa. Domenica, ospite di This Week su ABC News, si è detta grata per il sostegno ricevuto e ha lasciato aperta ogni possibilità. All’Independent ha tuttavia spiegato che, per il momento, la sua attenzione è concentrata sulle elezioni di metà mandato: “In questo momento penso soprattutto alle midterm: dobbiamo assicurarci di riconquistare la maggioranza”.

Primarie democratiche 2028

I mercati scommettono su Ocasio‑Cortez, i sondaggi ancora no


Su Polymarket la deputata di New York ha superato Gavin Newsom per la prima volta. Su Kalshi i due sono appaiati, mentre nei sondaggi tradizionali lei resta indietro. Tre strumenti, tre classifiche diverse.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 14 agosto 2026

Polymarket — nomination democratica 2028

Ocasio-Cortez
21,4%

contro

Newsom
17,0%

PrimaProbabilità attribuita dal mercato
SecondaEra in testa fino a metà agosto

Su questo mercato gli scommettitori hanno impegnato 1,26 miliardi di dollari: è il contratto politico più scambiato della piattaforma.

La rimonta

Due mesi e mezzo per ribaltare il campo


Il 1° giugno Newsom valeva il 27% e Ocasio-Cortez il 9%. Poi il governatore ha annunciato di essere sotto indagine federale, mentre la deputata ha incassato un sondaggio favorevole dopo l’altro.

Ocasio-Cortez Newsom

Variazione in punti percentuali rispetto al 1° giugno.

17 giugno

Newsom rende pubblica l’indagine federale che riguarda lui e la moglie, e la definisce una ritorsione politica. Il mercato lo riporta sotto il 25%.

3 luglio

Il vicepresidente JD Vance pronostica che sarà Ocasio-Cortez la candidata democratica. In pochi giorni le sue quotazioni passano dall’8% al 14%.

Fine luglio

Un sondaggio dell’Università del New Hampshire, primo Stato del calendario, mette Ocasio-Cortez davanti a tutti gli altri democratici.

12 agosto — il sorpasso

Ocasio-Cortez supera Newsom per la prima volta, 18% contro 17%. In due giorni sale ancora, fino al 21,4% attuale.

Trascina il dito sul grafico, o usa le frecce della tastiera, per leggere i valori di ogni settimana. I quattro punti cerchiati segnano i passaggi chiave.

Il campo

Il mercato non riesce a indicare un favorito


I primi tre nomi si tengono in meno di sei punti e nessuno di loro supera il 22%. A due anni dalle primarie la corsa democratica resta apertissima.

Sulla piattaforma sono quotati oltre quaranta nomi: tutti gli altri restano sotto il 4%.

Tre termometri

Cambi strumento, cambia la classifica


Le due piattaforme di scommesse e i sondaggi misurano cose diverse: i mercati pesano il denaro di chi scommette, i sondaggi contano le preferenze degli elettori.

Polymarket
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez21,4%
2Newsom17,0%
3Ossoff15,6%

Qui il sorpasso è già avvenuto.

Kalshi
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez17%
1Newsom17%
3Ossoff14%

Qui i due sono appaiati in testa.

Emerson College
Sondaggio — 19-20 luglio
1Buttigieg18%
2Newsom16%
3Ocasio-Cortez11%

Qui lei è terza, e altri sondaggi nazionali mettono ancora davanti Kamala Harris.

Ocasio-Cortez non ha annunciato alcuna candidatura e ripete che pensa alle elezioni di metà mandato. I mercati previsionali non prevedono il futuro: registrano l’attenzione del momento, e in questo momento l’attenzione è tutta su di lei.

Fonte: Polymarket e Kalshi, quotazioni del 14 agosto 2026; Emerson College Polling, sondaggio del 19-20 luglio 2026. La serie storica giugno-agosto è una ricostruzione settimanale dal registro eventi di Polymarket e non riproduce le oscillazioni infragiornaliere.

La scelta di congelare gli ovuli e il messaggio sui diritti


Sabato Ocasio-Cortez aveva annunciato su Instagram di avere iniziato il percorso per congelare i propri ovuli. Ha raccontato di avere risparmiato per anni, poiché la sua assicurazione sanitaria non copre la procedura, collegando poi questa scelta personale alla condizione della salute femminile negli Stati Uniti. La deputata ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “politicizzare i corpi delle donne, privarci della possibilità di scegliere e punirci tanto per la decisione di avere una gravidanza quanto per quella di non averla”.

Secondo Ocasio-Cortez, l’attuale Amministrazione ha reso la gravidanza più pericolosa di quanto non fosse in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. “Ci riprenderemo il nostro potere”, ha promesso rivolgendosi ai propri follower.

Durante la stessa intervista ad ABC News citata in precedenza, le è stato chiesto anche delle vecchie posizioni di Francesca Hong, candidata democratica sconfitta alle primarie per la carica di governatore del Wisconsin, che ha preso le distanze dai propri post del 2020 in cui chiedeva l’abolizione della polizia. Ocasio-Cortez ha risposto con una risata e, citando un consigliere comunale di New York, ha osservato: “Woke 1 era una follia”.

A suo giudizio, ciò che conta è valutare le posizioni espresse oggi dai candidati. I dibattiti di quegli anni furono “piuttosto fruttuosi”, ha riconosciuto, ma “la retorica di quel periodo”, maturata durante il lockdown, non sarebbe più valida oggi.

La sfida per l’identità del Partito Democratico


Un’eventuale candidatura di Ocasio-Cortez nel 2028 misurerebbe la disponibilità del Partito Democratico a spostarsi ulteriormente a sinistra oppure, al contrario, a tornare verso il centro. Nell’area progressista stanno intanto acquistando peso i socialisti democratici e figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che in Michigan ha sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato.

Il partito continua a fare i conti anche con la sconfitta del 2024, quando Harris subentrò a Joe Biden nelle fasi finali della campagna elettorale e fu battuta da Donald Trump, nonostante le cause giudiziarie e le inchieste a carico del candidato repubblicano. Restano profonde le divisioni interne sulla riforma sanitaria, sul sostegno americano a Israele e sull’immigrazione.

In vista delle elezioni di metà mandato diversi modelli considerano ora i democratici favoriti per riconquistare almeno la Camera, ma ancora alla pari nella corsa per il Senato. A pesare sui repubblicani sono soprattutto l’impopolarità della guerra in Iran e il rincaro della benzina, il cui prezzo ha superato i 4 dollari al gallone, pari a poco meno di quattro litri. Secondo un sondaggio dell’Economist e di YouGov, il 57% degli americani considera il conflitto in Iran come una scelta sbagliata.


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Mangione si dichiara colpevole di stalking e tenta di bloccare il processo statale per omicidio


Il 28enne si è dichiarato colpevole di due reati federali di stalking con esito letale. Ora la sua difesa sostiene che il separato procedimento statale violerebbe il divieto di processare due volte una persona per la stessa condotta.

Luigi Mangione si è dichiarato colpevole venerdì di due capi d'accusa federali per stalking con esito letale, ammettendo in aula di aver ucciso a colpi d'arma da fuoco Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, su un marciapiede di New York. Il 28enne ha compiuto la mossa a meno di un mese dall'inizio di un secondo processo per omicidio davanti alla giustizia statale. Subito dopo la confessione, i suoi legali hanno però depositato una memoria nella quale sostengono che quel procedimento non possa più celebrarsi, perché equivarrebbe a giudicarlo una seconda volta per la stessa condotta.

In cambio della dichiarazione di colpevolezza, Mangione non ha ottenuto né uno sconto di pena né un accordo con l'accusa. Del resto, non c'era più una condanna a morte da evitare: a gennaio un giudice federale aveva annullato due capi d'imputazione, fra cui quello per omicidio commesso con un'arma da fuoco, l'unico che avrebbe consentito di infliggergli la pena capitale. Il Dipartimento di Giustizia aveva poi rinunciato a impugnare la decisione. La sentenza federale sarà pronunciata il 18 dicembre e l'accusa chiederà l'ergastolo.

Il caso Mangione

Mangione ammette l’omicidio per fermare il secondo processo


Si è dichiarato colpevole davanti alla corte federale di aver ucciso l’amministratore delegato di UnitedHealthcare. Poche ore dopo i suoi legali hanno chiesto di cancellare il processo dello Stato di New York: sarebbe un secondo giudizio per lo stesso omicidio.

Grafica di FocusAmerica. Dati aggiornati al 15 agosto 2026

Un solo omicidio, due tribunali

Corte federale
2

Stato di New York
8

capi d’accusa per cui si è dichiarato colpevole
capi d’accusa per cui si è dichiarato non colpevole

In cambio della confessione Mangione non ha ottenuto nessuno sconto di pena e nessun accordo con l’accusa.

La cronologia

Due procedimenti, un solo colpo di pistola


Dall’arresto in poi il governo federale e lo Stato di New York procedono in parallelo. Ogni tappa corre sul suo binario.

Procedimento federale Procedimento statale


Il nodo giuridico

Stesso fatto, due nomi diversi


La difesa sostiene che le due accuse puniscano la stessa condotta. La procura di Manhattan risponde che sono reati distinti.

«Non c’è alcun dubbio che i procuratori statali e quelli federali abbiano contestato lo stesso identico omicidio».

Dalla memoria depositata dai legali di Mangione


I precedenti

La giurisprudenza non indica una direzione sola


Governo federale e singoli Stati sono entità sovrane distinte: in linea di principio possono processare la stessa persona per lo stesso fatto. I casi già decisi, però, vanno in due direzioni opposte. Tocca una scheda per aprirla.

La posta in gioco

Se il processo di New York cade e il 18 dicembre la giudice federale infligge meno dell’ergastolo, si allontana la prospettiva che Mangione resti in carcere per il resto della vita.

4 dicembre 2024: Brian Thompson viene ucciso a Manhattan. 9 dicembre 2024: Mangione viene arrestato e i due procedimenti partono in parallelo. Gennaio 2026: un giudice federale annulla due capi d’imputazione e cade la pena di morte. 14 agosto 2026: Mangione si dichiara colpevole dei due capi federali di stalking con esito letale; i legali chiedono di cancellare il processo statale. 8 settembre 2026: è fissato il processo dello Stato di New York per otto capi d’accusa. 18 dicembre 2026: sentenza federale, l’accusa chiederà l’ergastolo.


Fonte: atti dei procedimenti federale e statale, dichiarazioni delle parti, Wall Street Journal, agenzie di stampa.

Le date successive al 15 agosto 2026 sono quelle fissate dal calendario processuale e possono cambiare.

La difesa invoca il divieto di doppio giudizio


Negli Stati Uniti il governo federale e i singoli Stati costituiscono entità sovrane distinte, ciascuna delle quali può avviare un proprio procedimento giudiziario. In linea di principio, quindi, una persona può essere processata due volte per lo stesso fatto senza che venga violato il divieto costituzionale di doppio giudizio. La difesa sostiene però che, nel caso di Mangione, questa separazione sia esistita soltanto formalmente: la procura di Manhattan e il Dipartimento di Giustizia avrebbero coordinato le due incriminazioni per aumentare le probabilità di condanna e ottenere una pena più severa.

"Dal giorno del suo arresto, il 9 dicembre 2024, Luigi Mangione è stato una pedina in procedimenti paralleli portati avanti dalla procura della contea di New York e dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti", hanno scritto gli avvocati, secondo i quali questa collaborazione avrebbe violato il diritto dell'imputato a un giusto processo. I legali richiamano anche la legge dello Stato di New York, che vieta di perseguire una persona per due reati "basati sullo stesso atto o sulla stessa vicenda criminale".

I precedenti, tuttavia, non indicano una direzione univoca. Nel dicembre 2019 il giudice Maxwell Wiley annullò il procedimento statale contro Paul Manafort, ex responsabile della campagna elettorale di Donald Trump, accusato di frode ipotecaria e altri reati per aver presentato documenti falsi alle banche e ottenuto prestiti per oltre 20 milioni di dollari. Il suo avvocato, l'attuale Procuratore Generale degli Stati Uniti Todd Blanche, sostenne che la condotta contestata nei sedici capi d'accusa statali coincidesse con quella per cui Manafort era già stato condannato in sede federale per frode bancaria, e il giudice gli diede ragione.

Esistono però anche decisioni di segno opposto. Derek Chauvin, l'agente di polizia di Minneapolis coinvolto nella morte di George Floyd, si dichiarò colpevole in sede federale di averne violato i diritti civili e fu comunque condannato per omicidio da un tribunale statale. Nel 1998, inoltre, la più alta corte dello Stato di New York ritenne legittimo il doppio procedimento contro tre uomini che cinque anni prima avevano rapinato la Marine Midland Bank di Pearl River, stabilendo che i reati federali comprendessero elementi assenti nelle imputazioni statali.

Manhattan vuole celebrare comunque il processo


Davanti alla giustizia statale Mangione deve rispondere di omicidio di secondo grado e di diversi reati legati alle armi, mentre in sede federale ha ammesso solo di aver commesso stalking con esito letale. "Non c'è alcun dubbio che i procuratori statali e quelli federali abbiano contestato lo stesso identico omicidio", affermano i suoi legali. La procura di Manhattan sosterrà con ogni probabilità che le imputazioni statali siano sufficientemente diverse da quelle federali e che il processo possa quindi celebrarsi.

Secondo Mark Zauderer, avvocato newyorchese estraneo al caso, la tesi della difesa potrebbe però essere difficile da sostenere: "È chiaro che tanto le norme federali quanto quelle statali, pur essendo diverse, sono state concepite per punire lo stesso fatto: l'uccisione di una persona", ha affermato al Wall Street Journal. L'ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan ha dichiarato comunque di essere pronto a discutere le mozioni della difesa, in attesa della sentenza federale.

Un portavoce ha ribadito che il procuratore Alvin Bragg "resta impegnato a ottenere giustizia per Thompson e la sua famiglia". La procura teme infatti che il 18 dicembre il giudice federale possa condannare Mangione a una pena inferiore all'ergastolo richiesto dall'accusa. Se nel frattempo il processo statale di New York venisse cancellato, diminuirebbero quindi le probabilità che Mangione trascorra il resto della vita in carcere.


Luigi Mangione pronto a dichiararsi colpevole nel processo federale contro di lui


Luigi Mangione dovrebbe dichiararsi colpevole domani davanti al tribunale federale di Manhattan, dove è accusato di stalking con esito letale per l’uccisione di Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare, avvenuta nel dicembre 2024. Lo ha anticipato il New York Times.

In sede federale Mangione non risponde direttamente di omicidio: il processo è fissato per il 5 gennaio 2027 e il capo d’accusa più grave prevede una pena massima dell’ergastolo. L’udienza, in programma domani alle 11 a New York, le 17 in Italia, è stata richiesta congiuntamente martedì dall’accusa e dalla difesa.

Non è ancora noto per quali capi d’imputazione Mangione, 28 anni, intenderebbe dichiararsi colpevole e l’accordo potrebbe saltare fino all’ultimo momento, anche in aula. Una prima trattativa era, in effetti, già naufragata a giugno. Finora l’imputato si è sempre dichiarato non colpevole di tutte le accuse contestategli, sia in sede federale sia in quella statale.

Interpellato ieri sulla possibilità di un accordo, Jamie McDonald, capo della procura federale di Manhattan, si è limitato a confermare la data dell’udienza: “Questo è tutto quello che possiamo dire al momento”.

L’uccisione di Thompson, avvenuta a Midtown Manhattan, una delle zone più frequentate degli Stati Uniti, e la successiva caccia all’uomo, durata cinque giorni, hanno catalizzato l’attenzione del Paese. Molti americani hanno reagito con orrore, mentre altri hanno espresso solidarietà nei confronti dell’uomo accusato di aver sparato, trasformato da alcuni nel simbolo della protesta contro il sistema delle assicurazioni sanitarie.

Il caso Mangione

Se Mangione si dichiara colpevole in sede federale, il processo per omicidio può saltare

Due procure hanno incriminato Luigi Mangione per lo stesso omicidio. La legge di New York vieta di processare due volte una persona per gli stessi fatti, ma la protezione scatta soltanto quando il primo procedimento si chiude. L’udienza federale arriva venticinque giorni prima dell’inizio del processo statale.

Grafica di FocusAmerica 13 agosto 2026

La finestra tra i due procedimenti
25
giorni
tra l’udienza federale e l’inizio del processo statale

Federale
Ven 14 agosto
Udienza a sorpresa a Manhattan

Statale
Mar 8 settembre
Inizia la selezione della giuria

Il procedimento che si chiude per primo decide se il secondo può ancora celebrarsi.

I numeri del caso. Udienza federale: venerdì 14 agosto 2026, ore 11 a New York. Processo statale per omicidio: 8 settembre 2026. Processo federale: 5 gennaio 2027.

Capi d’accusa federali: 2 rimasti su 4 (due capi di stalking con esito letale), pena massima l’ergastolo. Capi d’accusa statali: 9 rimasti su 11, il più grave l’omicidio di secondo grado, da 25 anni all’ergastolo.

La legge di New York vieta due procedimenti per gli stessi fatti, ma la protezione scatta solo quando il primo si chiude con una condanna o con la giuria già insediata.


La cronologia

Il doppio binario


Un solo omicidio, due incriminazioni parallele nel dicembre 2024. Da allora i due procedimenti hanno perso per strada i capi d’accusa più gravi e si sono contesi la precedenza.

FederaleDistretto Sud di New York
StataleProcura di Manhattan

La regola

Lo scambio


La Costituzione americana consente allo Stato e al governo federale di processare la stessa persona per gli stessi fatti: sono due sovranità distinte. La legge di New York offre una protezione più ampia e vieta il secondo procedimento, ma solo dopo che il primo si è chiuso con una condanna o con la giuria già insediata. Finora non era successo, e nel 2025 il giudice Carro aveva definito “prematura” l’eccezione della difesa.

Scenario AMangione si dichiara colpevole Scenario BL’accordo salta
FEDERALE STATALE art. 40.20 14 AGO 5 GEN 8 SET

Il precedente

Nel 2019 la stessa procura di Manhattan incriminò Paul Manafort per reati già giudicati in sede federale. Il giudice Maxwell Wiley archiviò il caso proprio in base alla legge di New York, e la corte d’appello confermò la decisione. L’avvocato che vinse quella causa era Todd Blanche, oggi ministro della Giustizia degli Stati Uniti.

I capi d’accusa

Che cosa resta in piedi


In venti mesi la difesa ha fatto cadere i capi d’accusa più gravi su entrambi i fronti: il terrorismo a New York, l’omicidio con arma da fuoco in sede federale. Con quest’ultimo è uscita di scena anche la pena di morte.

Le pene previste dal capo d’accusa più grave

Federale · Stalking con esito letalefino all’ergastolo

Statale · Omicidio di secondo gradoda 25 anni all’ergastolo

025 anniergastolo

Il capo statale fissa un minimo di legge di 25 anni. Quello federale arriva all’ergastolo ma non prevede un minimo: la pena la decide interamente il giudice.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su New York Times, ABC News, CNN e NBC News, e su atti dei procedimenti United States v. Mangione (Distretto Sud di New York) e People v. Mangione (Corte suprema dello Stato di New York, contea di New York). Dati aggiornati al 13 agosto 2026.

Il nodo del doppio processo


Il processo statale per omicidio inizierà invece l’8 settembre, meno di un mese dopo l’udienza federale. Gli avvocati di Mangione potrebbero sfruttare un’eventuale dichiarazione di colpevolezza per chiedere l’archiviazione delle accuse statali, invocando il principio del double jeopardy, che vieta di processare due volte una persona per lo stesso reato.

La procura distrettuale di Manhattan, guidata da Alvin Bragg, intende però opporsi con decisione a qualsiasi tentativo del genere. Secondo gli esperti consultati dal New York Times, l’ufficio di Bragg potrebbe sostenere che le imputazioni statali riguardano un reato distinto, l’omicidio, rispetto allo stalking contestato a livello federale.

A gennaio la giudice federale Margaret Garnett ha respinto due capi d’accusa, incluso quello che avrebbe consentito di chiedere la pena capitale in caso di condanna. Alla fine di febbraio il Dipartimento di Giustizia ha rinunciato a impugnare la decisione.

Lo scorso anno anche Gregory Carro, giudice del processo statale, aveva annullato i due capi d’imputazione legati al terrorismo, ritenendo le prove “legalmente insufficienti”. Dei 9 capi statali rimasti, il più grave è l’omicidio di secondo grado, punibile con una pena compresa tra 25 anni di carcere e l’ergastolo.

Lo scontro tra la procura federale e Bragg


I due procedimenti paralleli hanno alimentato lo scontro tra il Dipartimento di Giustizia e l’ufficio di Bragg, che è l’unico procuratore ad aver ottenuto una condanna penale contro Donald Trump per la vicenda dei soldi in nero alla pornostar Stormy Daniels. Quando Mangione è stato incriminato a livello federale, nelle ultime settimane della presidenza di Joseph Biden, la procura si aspettava che il processo statale si celebrasse per primo.

Poco dopo l’insediamento di Trump, tuttavia, il Dipartimento di Giustizia ha cambiato orientamento e ha annunciato nel giro di poche settimane che avrebbe chiesto la pena di morte, una decisione che normalmente richiede molti mesi. Da allora le due procure si contendono la precedenza.

L’ufficio di Bragg ha sollevato formalmente la questione del doppio processo il mese scorso, dopo le prime indiscrezioni sull’accordo tra Mangione e i procuratori federali. In una lettera inviata il 2 luglio al giudice Carro, il pubblico ministero Joel Seidemann ha scritto che la procura distrettuale si sarebbe opposta a qualsiasi patteggiamento capace di “vanificare un esito giusto del procedimento statale”.

Bragg ha inoltre chiesto alla giudice Garnett di tenere conto di questo elemento nel decidere se accettare l’accordo. Qualsiasi dichiarazione di colpevolezza, ha aggiunto, dovrebbe considerare “la gravità dei reati dell’imputato, la perdita di una vita innocente e l’impatto di quei crimini sulla famiglia della vittima”.

Il collegio difensivo, guidato da Karen Friedman Agnifilo, contesta il doppio binario giudiziario fin dall’incriminazione di Mangione da parte delle autorità statali e federali, nel dicembre 2024.

In una memoria depositata presso il tribunale statale di Manhattan, i legali di Mangione hanno sostenuto che la sovrapposizione tra i due procedimenti sollevi problemi costituzionali di portata tale da non avere precedenti comparabili. Le due accuse, hanno scritto, si basano sugli stessi fatti e concedono di fatto alle procure due diverse possibilità di ottenere una condanna.


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Perché la destra americana è ancora ossessionata da Anthony Fauci


Il senatore Rand Paul lo insegue da sei anni e ora lo ha fatto accusare di oltraggio al Congresso. Due analisi spiegano perché l'America cerca ancora un colpevole per la pandemia

Anthony Fauci, per decenni il medico più rispettato degli Stati Uniti, nelle scorse settimane si è appellato più di cento volte al Quinto emendamento (la norma della Costituzione americana che protegge dal rischio di autoincriminarsi) durante un'udienza della commissione del Senato per la Sicurezza interna. La commissione, presieduta dal senatore repubblicano Rand Paul, ha poi approvato con i soli voti del suo partito l'accusa di oltraggio al Congresso nei confronti dello scienziato per il suo rifiuto di rispondere. Paul, secondo cui gli americani vogliono vedere "dietro le sbarre" l'85enne ormai in pensione, lo insegue da sei anni. Fauci, che ha scelto il silenzio su consiglio del suo avvocato, ha parlato di una "ossessione squilibrata" del senatore nei suoi confronti.

Nel 2020 Fauci era il volto della risposta americana alla pandemia. Finì sulla copertina di Time, fu interpretato da Brad Pitt al Saturday Night Live e per strada si vendevano candele votive e pupazzi con la sua faccia. Oggi è il bersaglio preferito del movimento MAGA, del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. e del presidente Donald Trump, che rivendica di aver riaperto il paese durante la pandemia contro il suo parere. Due analisi, una di Peter Wehner sull'Atlantic e una di Matt Bai su Rolling Stone, spiegano perché l'America cerca ancora un colpevole per la pandemia.

Il caso costruito da Paul si regge su due accuse. La prima è che Fauci abbia finanziato la ricerca da cui è nato il virus, la seconda è che abbia mentito al Congresso per nasconderlo. Fauci ha guidato per 38 anni il National Institute of Allergy and Infectious Diseases, l'istituto federale per le malattie infettive che distribuisce ogni anno miliardi di dollari in finanziamenti alla ricerca. Uno di questi andò a EcoHealth Alliance, un'organizzazione non profit di New York che in cinque anni girò circa 600.000 dollari a un laboratorio di Wuhan, in Cina, dove si studiavano i coronavirus dei pipistrelli. L'istituto assegna migliaia di finanziamenti l'anno, i funzionari approvano i subappalti e il direttore non li esamina personalmente. Soprattutto, i virus studiati con quei fondi sono così distanti geneticamente dal SARS-CoV-2 che non avrebbero potuto generarlo, come hanno ripetuto più volte virologi indipendenti.

Nessuno ha stabilito con certezza dove sia iniziata la pandemia e l'ostruzionismo della Cina rende improbabile che accada. Nessun investigatore esterno ha mai avuto accesso agli archivi dell'Istituto di virologia di Wuhan, ai suoi primi campioni o alle cartelle cliniche del personale. Le prove scientifiche disponibili favoriscono però un'origine naturale. I primi casi di Covid-19 si concentrarono attorno a un angolo del mercato di Huanan dove si macellavano animali selvatici e i campioni ambientali raccolti in quell'area contengono, nello stesso tampone, la sequenza del SARS-CoV-2 e il DNA di possibili ospiti intermedi come il cane procione.

La seconda accusa nasce da uno scambio del 2021, quando Fauci negò davanti a Paul che i National Institutes of Health, l'agenzia federale per la ricerca medica, avessero mai finanziato nel laboratorio di Wuhan ricerche di "guadagno di funzione". Questi studi puntano a capire in anticipo cosa permetterebbe a un virus di passare all'uomo, così da preparare vaccini e cure, ma l'espressione ha tre significati diversi ed è qui che si gioca tutta la disputa. In biologia indica qualsiasi ricerca che dia a un organismo una capacità nuova, come modificare un batterio perché digerisca il petrolio. Nel dibattito politico è arrivata a significare rendere ancora più letale un virus già pericoloso.

Le regole federali adottate nel 2017 (e riviste nel 2024) usano invece una definizione più ristretta, che copre solo il potenziamento di patogeni ritenuti altamente trasmissibili e altamente letali per l'uomo ed esclude i virus così come esistono in natura. Fauci rispondeva usando la definizione delle regole federali, l'unica che stabilisce cosa l'agenzia può finanziare. In base a quella, la ricerca di Wuhan era stata esaminata prima del finanziamento ed era risultata fuori dal perimetro, perché riguardava virus raccolti in natura da cui non ci si aspettava una malattia grave nell'uomo. I due, in sostanza, intendevano cose diverse con le stesse parole. Lo spergiuro richiede inoltre una dichiarazione consapevolmente falsa e cinque anni dopo non c'è alcuna prova che Fauci abbia detto qualcosa che riteneva falso.

La novità dell'ultima udienza è il diario che Fauci tenne durante la pandemia. Paul ne ha pubblicato più di 1.100 pagine, con annotazioni dal dicembre 2019 al dicembre 2022, il mese del suo ritiro, dopo che il dipartimento della Salute guidato da Kennedy aveva individuato i file su un server del governo. "Quello che ha scritto in privato e quello che ha detto al paese sono due storie diverse", ha scritto Paul su X. Due verifiche indipendenti, di FactCheck.org e di PolitiFact, mostrano però che nelle pagine citate dal senatore le note private di Fauci non differiscono in modo sostanziale dalle sue dichiarazioni pubbliche. Il diario restituisce semmai un uomo lusingato dalla celebrità, entusiasta per gli inviti alle feste di Hollywood e intento a contare le proprie apparizioni sulla stampa, mentre chiedeva al paese di rinunciare alla socialità.

Fauci ha passato cinque decenni ai National Institutes of Health e ha consigliato sette presidenti. Negli anni Ottanta prese sul serio l'epidemia di AIDS quando gran parte del governo federale la ignorava, ampliò l'accesso dei malati ai farmaci sperimentali e diventò amico dell'attivista Larry Kramer, che prima lo aveva definito un "assassino". Fu tra gli architetti di PEPFAR, il programma contro l'AIDS nei paesi poveri lanciato da George W. Bush nel 2003, a cui si attribuiscono più di 25 milioni di vite salvate, soprattutto nell'Africa subsahariana.

Negli anni Novanta convinse Bill Clinton a finanziare il centro federale di ricerca sui vaccini dove si studiava già la tecnologia a mRNA. Per questo i ricercatori completarono il progetto della proteina alla base del vaccino contro il Covid in 48 ore dalla pubblicazione del genoma del virus e il primo vaccino fu autorizzato in circa 11 mesi. Secondo una stima del centro di ricerca Commonwealth Fund, la campagna vaccinale ha salvato più di 3,2 milioni di vite negli Stati Uniti tra il dicembre 2020 e il novembre 2022. Nel 2014, durante l'emergenza Ebola, indossò le protezioni per entrare personalmente nella stanza di isolamento di un'infermiera contagiata a Dallas e otto giorni dopo la riaccompagnò fuori dall'ospedale abbracciandola in pubblico.

Per Wehner la rabbia contro uno degli scienziati più illustri della sua generazione nasce prima di tutto da un Partito Repubblicano diventato prigioniero del pensiero cospirativo, in cui molti dirigenti traggono energia dalla distruzione di istituzioni e persone: Fauci è un bersaglio perché durante la pandemia si rifiutò di assecondare le teorie del complotto e attaccò pubblicamente chi le diffondeva. C'è poi il lutto non elaborato. Già nel 2020 il commentatore David Brooks scrisse che le pandemie, a differenza di altre catastrofi, tendono a dividere le persone e che, una volta finite, si cerca di dimenticarle o si cercano colpevoli. I virus non si possono punire, le persone sì. A molti serve un cattivo, anche se in questo caso il cattivo è uno degli uomini che contribuirono a porre fine alla pandemia.

Bai aggiunge una spiegazione storica: ogni calamità americana ha avuto il suo colpevole, dall'assassinio di John Kennedy con Lee Oswald all'11 settembre con Osama bin Laden, mentre la pandemia è forse la prima tragedia a definire un'epoca senza un responsabile immediato. Per una destra cresciuta con mezzo secolo di retorica contro il governo federale, l'architetto di tanto dolore doveva per forza trovarsi a Washington. E in televisione c'era proprio Fauci, il principale esperto del governo, a difendere chiusure e distanziamento.

Bai riconosce ai critici alcune ragioni. La teoria della fuga del virus da un laboratorio fu scartata troppo in fretta da funzionari e giornalisti, con una reazione più emotiva che scientifica che ha alimentato anni di sfiducia. Le chiusure, giustificate all'inizio, durarono troppo: poliziotti e pompieri tornarono al lavoro mentre insegnanti e dipendenti pubblici sindacalizzati restavano a casa. Col tempo la mascherina stessa si trasformò in un segno di appartenenza politica. Altri attacchi però non reggono. Kennedy continua a sostenere che il vaccino sia stato un fallimento perché non ha fermato la trasmissione del virus, ma nelle fasi finali della pandemia a riempire i pronto soccorso e gli obitori erano le persone che avevano rifiutato di vaccinarsi.

Soprattutto, scrive Bai, la furia contro Fauci si fonda su un equivoco: l'idea che avesse il potere di chiudere le scuole, imporre i vaccini e congelare l'economia. Il compito di un funzionario della sanità pubblica davanti a una pandemia letale è indicare come ridurre al minimo il rischio di contagio, non decidere quante morti siano tollerabili. Pesare i costi economici e sociali di quelle raccomandazioni spettava ai presidenti.

Trump, alla Casa Bianca nella prima fase della pandemia, prima minimizzò la minaccia prevedendo al massimo 60.000 morti e poi si affidò in gran parte a Fauci, pur lamentandosi delle chiusure e rifiutando di indossare la mascherina. Alla fine del suo primo mandato i morti superavano i 400.000. Joe Biden distribuì rapidamente i vaccini, ma i suoi elettorati di riferimento, dagli insegnanti ai governatori democratici, si erano affezionati alle restrizioni e la spinta verso un ritorno alla normalità fu timida. Il governo federale non rientrò in ufficio per l'intero suo mandato.

Per Bai, Fauci non è né il burattinaio descritto da una parte della destra né il santo infallibile celebrato da una parte della sinistra. La pandemia chiedeva al sistema politico americano equilibrio, cioè la capacità di riconoscere interessi in conflitto e di calibrare una risposta che contenesse il virus senza paralizzare il paese. È esattamente ciò che il sistema non sa più offrire, perché ogni questione si trasforma in una guerra tra fazioni. Alla fine gli Stati Uniti hanno perso per il Covid circa il doppio degli americani morti nella guerra del Vietnam, mentre i risultati scolastici dei ragazzi peggioravano e le comunità si dividevano. "Non è il fallimento di Anthony Fauci", conclude. "È il nostro".


Trump è fermo al 2020: la pandemia, l'elezione persa e il 6 gennaio


In pochi giorni il presidente Donald Trump ha rivendicato di aver riaperto il paese durante la pandemia contro il parere dei suoi consiglieri e ha detto che Anthony Fauci era quello con le "idee folli". Ha ripetuto, come fa quasi ogni giorno, di aver vinto l'elezione del 2020 e che il voto fu truccato, una tesi senza fondamento in cui crede una larga parte della sua base. Venerdì ha definito "un viaggio innocente" l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, il giorno in cui morirono quattro persone.

Nel secondo mandato Trump è concentrato sulla vendetta per la sconfitta del 2020 e sulla ritorsione verso i suoi avversari politici, mentre molti americani vorrebbero sapere perché il paese è in guerra con l'Iran o come fare a permettersi la spesa oggi, nel 2026. I sondaggi sul suo gradimento sono scesi e i repubblicani sono preoccupati per le elezioni di metà mandato, ma niente di tutto questo sembra ridurre la sua insistenza su quello che è successo sei anni fa.

"Non credo che il suo ego gli permetta di accettare il fatto che qualcuno che considera debole come Joe Biden sia riuscito a batterlo", ha detto al New York Times Sarah Matthews, vice portavoce della prima amministrazione Trump che si dimise durante l'assalto al Congresso.

Matthews ha raccontato di aver visto di persona alcuni consiglieri dire a Trump che aveva perso e che non c'erano prove di frodi. "Ha smesso di ascoltare quelle persone e ha iniziato a circondarsi di gente compiacente e di complottisti", ha detto. Sei anni dopo, secondo lei, gli americani vivono ancora le conseguenze di quella scelta, nel senso che il presidente non si occupa delle cose di cui si preoccupa la maggior parte di loro.

La Casa Bianca collega l'attenzione del presidente per il 2020 alla spinta per approvare il SAVE America Act, una legge che obbligherebbe chi si iscrive alle liste elettorali a dimostrare di essere cittadino americano, vieterebbe i documenti senza fotografia ai seggi e limiterebbe fortemente il voto per posta. Negli Stati Uniti per votare bisogna iscriversi a un registro elettorale e l'iscrizione spetta al singolo cittadino, non avviene in automatico come in Italia.

I democratici sostengono che la legge renderebbe più difficile votare a chi ne ha diritto. Abigail Jackson, portavoce della Casa Bianca, ha detto che il presidente "non smetterà di lottare" finché non sarà approvata e che è in grado di occuparsi di più cose insieme.

I senatori repubblicani hanno diffuso la settimana scorsa le pagine dei diari di Fauci, recuperate da un server del governo e rese pubbliche dal ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr. In quelle pagine l'immunologo raccontava l'attenzione che riceveva da celebrità come Julia Roberts e Barbra Streisand.

Fauci si è avvalso più di cento volte del Quinto Emendamento mercoledì scorso, durante un'audizione davanti alla commissione Sicurezza interna del Senato. Il Quinto Emendamento della Costituzione americana consente a chi è sotto interrogatorio di non rispondere per non rischiare di autoincriminarsi e per molti quel silenzio è stato un'ammissione implicita di colpa. Fauci ha 85 anni e ha lasciato il servizio pubblico nel 2022.

Anche Trump si avvalse del Quinto Emendamento centinaia di volte in un processo per frode nel 2022.

Nei diari Fauci descriveva il progressivo deterioramento del suo rapporto con Trump, con disaccordi sui trattamenti sperimentali contro il virus, sulle indicazioni per le mascherine, sulla disponibilità dei test e sulla chiusura delle scuole. La tensione risaliva al gennaio 2020, quando il presidente minimizzava la diffusione di un virus ancora sconosciuto. "Ho dovuto rispondere che stiamo prendendo la cosa molto sul serio e che gli americani non devono avere paura o preoccuparsi", scrisse Fauci a proposito di un'intervista televisiva di quei giorni. "Vediamo se questo mi mette contro il presidente".

Nella lista di nemici che Trump si attribuisce dall'ultimo anno del primo mandato c'è anche Joe Biden. Il mese scorso il presidente si è allontanato dal tema in eventi dedicati alla capacità nucleare del paese, alla manifattura e all'ambiente per insultare il suo successore. Sui social ha scritto di aver telefonato a Biden per avvertirlo che Fauci "non andava bene" e che "o non aveva la minima idea o era disonesto", aggiungendo che la telefonata era stata accolta bene ma non aveva portato a nulla. Due persone che conoscono direttamente le conversazioni tra i due dicono che quella telefonata non è mai avvenuta. Trump aveva invece premiato Fauci con un riconoscimento presidenziale per il lavoro che portò al vaccino contro il Covid.

Un ex alto funzionario che faceva parte della task force sul coronavirus della prima amministrazione ha raccontato che Trump e i suoi consiglieri erano spesso in disaccordo con Fauci nelle riunioni della Situation Room, la sala della Casa Bianca dove si gestiscono le emergenze. Nei momenti di tensione Fauci ripeteva che il suo compito era formulare raccomandazioni basate sulla scienza e che spettava ai funzionari della Casa Bianca soppesarle rispetto ai possibili danni economici.

I racconti del presidente tolgono ogni sfumatura alla gestione di un'epidemia che negli Stati Uniti ha ucciso più di un milione di persone. Nella sua versione dei fatti ci sono solo buoni e cattivi, chi sta con lui e chi gli è contro.

Quell'approccio binario era evidente già durante la pandemia e può essere costato a Trump l'elezione su cui continua a tornare, secondo Thomas B. Pepinsky, politologo alla Cornell University e coautore del libro "Pandemic Politics: The Deadly Toll of Partisanship in the Age of COVID". "La conclusione principale era che l'amministrazione Trump ha interpretato la pandemia come una minaccia politica", ha detto Pepinsky della sua ricerca. "È stato un errore tattico. Avrebbe potuto essere rieletto se avesse trattato la pandemia in modo diverso".

Le affermazioni false del presidente sul voto del 2020 hanno avuto un costo per la democrazia americana. Diversi sondaggi hanno registrato una sfiducia crescente verso le istituzioni di governo e verso la sicurezza del voto, ma con una divisione netta tra i due schieramenti sulle ragioni. Una rilevazione pubblicata a maggio ha trovato che la maggioranza dei repubblicani teme che votino persone che non ne hanno diritto, mentre la maggioranza dei democratici teme che a chi ne ha diritto venga impedito di farlo.

Gli americani affrontano ora un'epidemia di morbillo in crescita e i timori per la contaminazione degli alimenti. Alla domanda su un focolaio di ciclosporiasi, una malattia che provoca diarrea e la cui diffusione recente è stata collegata a lattuga iceberg contaminata, il presidente ha risposto: "Non ci ho pensato". Poi ha scherzato con il giornalista che aveva fatto la domanda: "Ha mangiato lattuga di recente?".

Chi conosce il modo di lavorare del presidente ritiene che continuerà a parlare del 2020, perché la lezione che sembra aver tratto da quel periodo è che i fatti non hanno mai fermato le sue opinioni e che questo lo ha premiato. "Se dice una cosa abbastanza volte, ha il megafono più grande del mondo", ha detto Matthews. "Naturalmente ci saranno milioni di americani che gli crederanno e lo prenderanno in parola, anche se non ha prove per sostenere quello che dice".


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La USS Abraham Lincoln non tocca porto da oltre 200 giorni, ma Trump nega i problemi a bordo


La portaerei è in missione da quasi nove mesi. Le famiglie denunciano carenze di beni essenziali, acqua contaminata e gravi disagi psicologici tra i marinai. I senatori democratici chiedono un’indagine, mentre la Marina respinge tutte le accuse.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato di non essere preoccupato per le condizioni a bordo della USS Abraham Lincoln, la portaerei di base a San Diego in missione da quasi 9 mesi in Medio Oriente. Ha inoltre respinto le richieste di un’indagine avanzate dal Congresso sui casi di disagio psicologico tra i membri dell’equipaggio, affermando che la nave non è rimasta in mare “neanche lontanamente abbastanza a lungo”.

Quando i giornalisti gli hanno fatto notare la crescente preoccupazione delle famiglie degli oltre 5.000 uomini e donne imbarcati, Trump ha risposto: “No, non sono preoccupate”. Il presidente ha poi annunciato che la Lincoln lascerà presto la regione e sarà sostituita da “un’altra nave molto simile”, senza precisare quale. Secondo il Wall Street Journal, si tratterebbe della USS George Washington.

La Lincoln non effettua uno scalo da oltre 200 giorni, benché normalmente le portaerei attracchino ogni 30-45 giorni, salvo rinvii imposti dalle esigenze operative. Salpata da San Diego il 21 novembre 2025 e inizialmente diretta nel Mar Cinese Meridionale, è stata successivamente dirottata in Medio Oriente. Da allora ha toccato terra una sola volta, durante una breve sosta a Guam nel dicembre scorso.

Marina americana · USS Abraham Lincoln

Ventiduemila chilometri, un solo attracco

La portaerei è salpata da San Diego il 21 novembre 2025 con oltre 5.000 persone a bordo. Doveva andare nel Mar Cinese Meridionale, è finita in Medio Oriente. Da nove mesi ha toccato terra una volta sola, a Guam.

Grafica di FocusAmerica 14 agosto 2026

1Il Pacifico10.200 km
San Diego Guam Oceano Pacifico

2Fino al Mar Arabico12.000 km
Guam Medio Oriente Oceano Indiano

San Diego Guam Medio Oriente Oceano Pacifico Oceano Indiano
Rotta seguita Destinazione iniziale Scalo a terra Area operativa

Dopo Guam la Lincoln ha aggirato l’Indonesia da sud senza più fermarsi. Tracciato indicativo: la Marina non diffonde le rotte operative.

PartenzaSan Diego, 21 nov 2025
Giorni in mare266
Scali a terra1 — Guam, dic 2025
Persone a bordooltre 5.000
Rientrodata non comunicata

«Neanche lontanamente abbastanza a lungo»

Donald Trump, sul tempo passato in mare dalla Lincoln, respingendo le richieste di indagine del Congresso

Le soste che non ci sono state

Sette scali attesi, uno soltanto effettuato


Le due bande coprono gli stessi 266 giorni. Sopra, il ritmo abituale: una portaerei attracca ogni 30-45 giorni. Sotto, quello che ha fatto davvero la Lincoln, che è partita da San Diego e non si è più fermata dopo Guam.

Scorri il dito sulla banda blu per leggere le date.

In 266 giorni una portaerei attracca di norma sette volte. La USS Abraham Lincoln lo ha fatto una volta sola, a Guam, nel dicembre 2025: oltre 200 giorni senza toccare terra.

Ritmo abituale7 scali attesi

USS Abraham Lincoln1 effettivo

Guam

Oltre 200 giorni senza toccare terra

Il confronto

I dispiegamenti più lunghi dai tempi del Vietnam


Negli ultimi anni la Marina ha allungato le missioni delle portaerei. Con la guerra in Iran, uomini e mezzi si sono concentrati in Medio Oriente.

USS Gerald R. Ford: 326 giorni (2025-26, record dal Vietnam). USS Abraham Lincoln: 295 giorni nel 2020. USS Abraham Lincoln: 266 giorni, missione in corso. USS George H.W. Bush: 136 giorni, missione in corso.

Record dal Vietnam: 326 giorni

Le due versioni

Chi è a bordo e chi comanda raccontano due navi diverse


Quattro punti su cui le famiglie dei marinai e i vertici militari danno risposte opposte.

Famiglie e stampa di settore Marina e Pentagono

84,4%

dei marinai che potevano prolungare il servizio ha scelto di farlo: il valore più alto tra tutte le portaerei americane. Il Central Command lo usa per smentire i racconti sulle condizioni a bordo.

L’ordine dei rifornimenti dopo l’attacco iraniano in Bahrein

Cibo
Prima priorità

Igiene
Seconda

Posta
Ultima

Colpito il principale centro logistico americano nella regione, i comandi hanno stabilito una priorità nei rifornimenti. La posta arriva per ultima.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Navy Times, Military Times, Stars and Stripes, Wall Street Journal, Central Command e dichiarazioni del Segretario ad interim della Marina Hung Cao. Confini da Natural Earth. I 266 giorni e i chilometri percorsi sono calcoli della redazione sulla rotta indicativa San Diego–Guam–Mar Arabico; la Marina non diffonde né le rotte operative né la data esatta dello scalo di Guam.

Le denunce delle famiglie e la replica della Marina


Secondo i familiari, a bordo scarseggiano beni di prima necessità, tra cui i prodotti per l’igiene personale, mentre l’acqua sarebbe contaminata. Diverse famiglie descrivono un equipaggio esausto, con il morale molto basso. A riferire per prime delle difficili condizioni sulla nave sono state le testate specializzate Navy Times, Military Times e Stars and Stripes. Almeno un marinaio è caduto in mare e la Marina ha aperto un’inchiesta sull’episodio. Secondo il Military Times, altri membri dell’equipaggio avrebbero tentato di gettarsi fuori bordo.

Il Segretario ad interim della Marina, Hung Cao, ha risposto con un post su X, escludendo che vi siano state vittime e sostenendo che sia stato curato soltanto “un numero ridotto di casi legati alla salute mentale”. I menu, ha aggiunto, “sono stati modificati quando non erano disponibili rifornimenti di prodotti freschi, senza saltare un solo pasto”.

Cao non ha invece voluto rispondere alle altre accuse riguardanti le forniture e le condizioni di vita a bordo, limitandosi ad assicurare che la portaerei “tornerà presto a casa nell’ambito di una rotazione pianificata”. “Non c’è dubbio che i nostri giovani uomini e donne siano stati spinti al limite, ma non si sono mai spezzati. Sono comprensibilmente stanchi, ma non hanno mai smesso di combattere”, ha scritto ancora Cao, accusando i giornali di voler “dipingere i nostri combattenti come vittime” e di distogliere così l’attenzione dall’Iran e dalla minaccia che rappresenta per gli Stati Uniti.

Anche il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha sostenuto che le condizioni sulla Lincoln siano state “completamente travisate”. “Alcuni dispiegamenti durano più di altri e nutro per quei marinai più rispetto e gratitudine di chiunque altro. Quello che fanno in quei mari e in condizioni tanto difficili, con meno scali, è incredibile”, ha dichiarato giovedì.

Diversi esponenti democratici non sembrano però essere soddisfatti di queste spiegazioni e chiedono ora di accertare per bene come si sia arrivati a questa situazione. I senatori Richard Blumenthal, del Connecticut, e Ruben Gallego, dell’Arizona, hanno sollecitato pubblicamente l’apertura di un’indagine. Gallego, che ha prestato in passato servizio nei Marines, ha inoltre chiesto alla Marina di consentire a una delegazione bipartisan del Congresso di salire a bordo.

Dispiegamenti sempre più lunghi


Il Central Command, responsabile delle operazioni militari statunitensi in Medio Oriente, ha smentito le ricostruzioni della stampa sottolineando che l’84,4% dei membri dell’equipaggio che potevano prolungare il servizio ha scelto di farlo: il dato più alto tra tutte le portaerei della flotta americana.

Un funzionario della Marina ha attribuito invece le carenze a bordo ll’attacco iraniano contro il principale centro logistico statunitense in Bahrein, che avrebbe costretto i comandi a stabilire un ordine di priorità nei rifornimenti: prima gli alimenti, poi i prodotti per l’igiene e infine la posta.

Il caso della Lincoln si inserisce, comunque, in una tendenza più ampia. Negli ultimi anni la Marina statunitense ha progressivamente prolungato i dispiegamenti delle portaerei e, con la guerra in Iran ancora in corso, uomini e mezzi sono stati concentrati in Medio Oriente, allungando ulteriormente la permanenza in mare.

La USS George H.W. Bush, salpata da Norfolk il 31 marzo, naviga da almeno quattro mesi. La USS Gerald R. Ford, partita nel 2025, ha operato nel Mediterraneo e nei Caraibi prima di dirigersi verso il Medio Oriente: al momento del rientro, avvenuto a maggio, era rimasta in missione per 326 giorni, stabilendo il record dai tempi della guerra del Vietnam. Il primato precedente apparteneva proprio alla Lincoln, con 295 giorni trascorsi in mare nel 2020.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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In Wisconsin Crowley non farà campagna insieme ai socialisti


Il candidato democratico a governatore del Wisconsin punta sul costo della vita e sull'estremismo del repubblicano Tom Tiffany per tenere insieme sinistra, indipendenti ed ex elettori repubblicani.

Il candidato democratico a governatore del Wisconsin, David Crowley, farà campagna elettorale sul costo della vita e sull'estremismo del suo avversario repubblicano, ma non salirà sul palco con alcuni dei principali sostenitori di Francesca Hong, la candidata di sinistra che ha battuto nelle primarie democratiche per il governatore del Wisconsin, il voto con cui gli elettori di un partito scelgono chi mandare alle elezioni vere e proprie. Lo ha detto giovedì a Politico in una delle prime interviste dopo la vittoria.

"Non saremo tutti d'accordo su tutto. Ma penso che siamo d'accordo sul fatto che l'obiettivo finale è assicurarci di non avere un estremista MAGA e il deputato Tom Tiffany seduto nell'ufficio del governatore", ha detto Crowley, usando l'acronimo dello slogan del presidente Donald Trump "Make America Great Again". Lo Stato del Wisconsin, ha aggiunto Crowley, "ha una grande opportunità" di mettere un freno all'agenda del presidente in una fase di crisi del costo della vita. Tiffany, che sarà il suo avversario a novembre, è attualmente un deputato repubblicano alla Camera.

Il Wisconsin è uno degli Stati più contesi del Paese e Trump lo ha vinto nel 2024 con poco meno di 30mila voti di scarto. I democratici considerano decisivo tenersi la carica di governatore, che negli Stati Uniti è il capo dell'esecutivo di uno stato, per fare da argine alla Casa Bianca. Sperano anche di conquistare il controllo pieno delle istituzioni statali, cioè la poltrona di governatore insieme alle due camere del parlamento locale, per la prima volta dal 2010.

Crowley attualmente amministra la contea di Milwaukee ed è stato scelto personalmente da Tony Evers, il governatore in carica. Nella sua intervista ha detto che vuole tenere dentro l'ala sinistra del partito ma anche rivolgersi agli indipendenti e a chi in passato ha votato repubblicano e ora "si sente rifiutato dall'attuale Partito Repubblicano".

Il candidato democratico ha aggiunto di avere già parlato con "alcuni repubblicani più interessati a sconfiggere Tom Tiffany". Nel 2018 Evers strappò la carica di governatore al repubblicano Scott Walker con una coalizione dello stesso tipo, che ha tenuto insieme le roccaforti democratiche, gli indipendenti e una parte degli elettori di area conservatrice.

I consulenti di Crowley ritengono che insistere sul costo della vita sotto l'Amministrazione Trump, mentre la guerra con l'Iran resta fortemente impopolare ed il gradimento del presidente scende sempre più in basso, sia il terreno migliore per parlare a una platea ampia di elettori, al di là dei confini del proprio partito.


David Crowley vince a sorpresa le primarie Dem per il governatore del Wisconsin


David Crowley ha vinto la primaria democratica per la carica di governatore del Wisconsin. Ha battuto per circa 3mila voti su quasi 790mila la socialista-democratica Francesca Hong, che i sondaggi davano avanti di una ventina di punti. L'Associated Press ha assegnato la vittoria alle 2:34 di notte (le 9:34 in Italia), al termine di uno spoglio in cui i due si sono scambiati più volte vantaggi di poche centinaia di voti. Crowley, 40 anni, a capo del governo della contea di Milwaukee, affronterà il 3 novembre il repubblicano Tom Tiffany, deputato sostenuto dal presidente Donald Trump, in uno degli stati più contesi del paese.

Con oltre il 95% delle schede scrutinate, Crowley ha ottenuto il 39,8% dei voti contro il 39,4% di Hong, mentre la terza classificata, la senatrice statale Kelda Roys, si è fermata al 7,5%. La legge del Wisconsin permette allo sconfitto di chiedere un riconteggio quando il distacco è inferiore a un punto percentuale (qui è di circa 0,4). Nella notte, con i risultati ancora incerti, Hong ha parlato ai sostenitori senza ammettere la sconfitta: "so che non abbiamo i risultati definitivi, ma so che siamo pronti a continuare a combattere".

Lo scrutinio è stato segnato da un errore a Milwaukee, dove le chiavette consegnate al centro di conteggio contenevano i registri di controllo invece dei risultati di almeno 28mila schede postali della città. La direttrice della commissione elettorale cittadina ha parlato di un "errore umano" che ha ritardato di ore il momento decisivo della serata. Quando i voti sono stati caricati, hanno premiato Crowley con circa 5 punti di vantaggio e hanno chiuso la corsa.

Hong arrivava al voto da favorita dopo essere stata davanti in tutti i sondaggi per mesi. L'ultima rilevazione della Marquette University la dava al 38% contro il 7% di Crowley e le medie stimavano un vantaggio intorno ai 20 punti. Lo scarto tra sondaggi e urne supera quello del Michigan, dove la settimana scorsa il progressista Abdul El-Sayed aveva vinto con un solo punto di margine una primaria per il Senato in cui era dato avanti in doppia cifra, un errore di circa 12 punti.

Per Crowley la vittoria completa una rimonta cominciata un mese fa. Si era ritirato dalla corsa l'8 luglio con consensi a una cifra e fondi in esaurimento, per poi rientrare dieci giorni dopo, quando la campagna della vicegovernatrice Sara Rodriguez era crollata per irregolarità nei conti. Il governatore uscente Tony Evers lo ha appoggiato con una mossa considerata rara e ha girato lo stato con lui nell'ultima settimana. La campagna di Crowley ha raccolto a fine luglio quasi il triplo dei fondi dell'intero anno precedente e ha beneficiato di oltre 3 milioni di dollari di spese di comitati esterni.

Su Hong hanno pesato le vecchie posizioni riemerse nel finale di campagna, dai post sul definanziamento della polizia a quelli per abolire il Senato degli Stati Uniti e cancellare la festa del Ringraziamento, tutti ritrattati nelle ultime settimane senza spegnere le polemiche. Una parte dei democratici temeva che la sua candidatura avrebbe consegnato ai repubblicani uno stato che nel 2024 ha registrato il margine presidenziale più stretto del paese. Evers aveva spiegato così il suo intervento contro di lei: Hong "ha passato l'intera campagna a occuparsi non dei problemi, ma di quello che c'è su Twitter".

Cresciuto nella zona nord di Milwaukee da genitori con problemi di dipendenze e salute mentale, sfrattato tre volte da bambino, Crowley amministra dal 2020 la contea più popolosa dello stato. È il primo afroamericano e il più giovane di sempre in quel ruolo e se vincesse a novembre sarebbe il primo governatore nero del Wisconsin. In campagna ha promesso di costruire più case, migliorare il sistema sanitario e portare il salario minimo statale dagli attuali 7,25 dollari l'ora a 20 dollari entro il 2030.

La corsa di novembre parte aperta, perché le ultime tre elezioni per il governatore del Wisconsin senza un uscente in campo hanno cambiato ogni volta il partito al potere. Tiffany, 68 anni, ha vinto facilmente la sua primaria e ha detto che la strategia non cambierà con Crowley: "non c'è un centesimo di differenza tra i candidati democratici". Evers lo ha festeggiato su X nella notte definendolo "il futuro del nostro partito" e scrivendo che "per ora balliamo la polka. Domani torniamo al lavoro per vincere".

Primarie democratiche · Wisconsin

Crowley batte Hong per 3.000 voti nella corsa a governatore del Wisconsin

L’Associated Press assegna a Crawley una vittoria per 3.211 voti, quattro decimi di punto, sulla deputata statale Francesca Hong, con circa il 2 per cento delle schede che restano ancora da scrutinare. A novembre sfiderà il repubblicano Tom Tiffany nella corsa per la successione a Tony Evers.

David Crowley 39,8%
Esecutivo della contea di Milwaukee · 313.321 voti

Francesca Hong 39,4%
Deputata statale di Madison · 310.110 voti

Kelda Roys 7,5%
Senatrice statale di Madison · 59.013 voti

Joel Brennan 4,7%
Ex segretario all’Amministrazione · 36.981 voti

Sara Rodriguez 4,1%
Vicegovernatrice · 32.505 voti

Mandela Barnes 4,1%
Ex vicegovernatore · 32.239 voti

787.678 voti conteggiati 98% scrutinato

Crowley in vantaggio Hong in vantaggio
MadisonMilwaukeeEau ClaireGreen Bay Margine in voti10.0002.500500

Crowley è avanti in 52 contee su 72, Hong in 20: sue Madison e le città universitarie, con lo scarto più ampio dello stato nella contea di Dane (+11.182 voti). Crowley ha vinto la sua, Milwaukee, per appena 2.392 voti.

Fonte Associated Press, dati raccolti dal New York Times, aggiornati alle 9:52 italiane del 12 agosto 2026 con lo scrutinio al 98 per cento. Primarie democratiche dell’11 agosto 2026 per la carica di governatore del Wisconsin.

Martedì si votava anche in Minnesota, Connecticut e Vermont, oltre che in un'elezione speciale in South Carolina, con un bilancio misto per la sinistra democratica. In Minnesota la vicegovernatrice progressista Peggy Flanagan ha battuto di quasi 20 punti la deputata centrista Angie Craig nella primaria democratica per il Senato, nonostante circa 16 milioni di dollari di spese esterne a favore della rivale. "Per mesi vi ho detto che questa campagna era i molti contro i soldi", ha detto Flanagan ai sostenitori, "indovinate un po', i molti hanno appena vinto".

Flanagan, 46 anni e membro della nazione Ojibwe di White Earth, sarebbe la prima donna nativa americana eletta al Senato. Affronterà la repubblicana Michele Tafoya, ex giornalista sportiva televisiva, per il seggio della democratica uscente Tina Smith, in uno stato che non elegge un senatore repubblicano dal 2002. Sempre in Minnesota la senatrice Amy Klobuchar ha ottenuto quasi senza rivali la candidatura democratica per governatore, dopo la rinuncia di Tim Walz travolto a gennaio da uno scandalo sulle frodi nei programmi sociali dello stato. Tra i repubblicani la presidente della Camera statale Lisa Demuth ha sconfitto Mike Lindell, il fondatore dell'azienda di cuscini MyPillow sostenuto da Trump e tra i più noti negazionisti della sua sconfitta del 2020.

In South Carolina la senatrice Darline Graham, nominata a luglio per completare il mandato del fratello Lindsey Graham, morto un mese fa, non ha raggiunto la maggioranza necessaria a vincere subito la primaria repubblicana speciale per il Senato, nonostante il sostegno di Trump. Il 25 agosto andrà al ballottaggio contro Ralph Norman, deputato veterano e vicepresidente del Freedom Caucus, il gruppo dei parlamentari repubblicani più a destra.

In Connecticut il deputato John Larson, 78 anni e in carica da 28, ha perso la primaria democratica del primo distretto contro Luke Bronin, ex sindaco di Hartford di 47 anni. Bronin ha impostato la campagna sul ricambio generazionale, dopo vittorie simili di sfidanti più giovani a New York e Denver. Il governatore Ned Lamont ha invece ottenuto facilmente la candidatura a un terzo mandato. In Vermont l'economista Amanda Janoo ha vinto la primaria democratica per governatore e sfiderà il repubblicano Phil Scott, rieletto nel 2024 con più di 50 punti di margine.

In Wisconsin i democratici hanno scelto anche Rebecca Cooke per la rivincita nel terzo distretto contro il repubblicano Derrick Van Orden, che l'aveva battuta nel 2024 per meno di 3 punti. Il distretto è uno dei seggi che il partito considera decisivi per riconquistare la Camera. Nel settimo, lasciato libero da Tiffany, i repubblicani hanno candidato Michael Alfonso, 26 anni, genero del segretario ai Trasporti Sean Duffy e sostenuto da Trump. Se eletto sarebbe il membro più giovane del Congresso.


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In Maine il candidato democratico Troy Jackson è avanti nei sondaggi


Nel sondaggio di Fox News il democratico Troy Jackson è avanti 48 a 46. Il 55% degli elettori teme che la senatrice voti troppo spesso con il presidente, il 43% che lo sfidante sia troppo a sinistra.
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Il democratico Troy Jackson è avanti di due punti su Susan Collins nella corsa al Senato in Maine, 48% contro 46%, secondo un sondaggio di Fox News pubblicato mercoledì. Il vantaggio resta dentro il margine di errore della rilevazione, pari a tre punti, ma il quadro è cambiato rispetto a giugno, quando la senatrice repubblicana era avanti di tre punti sul precedente candidato democratico, Graham Platner. Da allora il consenso per Collins è sceso di quattro punti, mentre Jackson va un punto meglio di quanto andasse Platner.

Il 55% degli elettori del Maine è preoccupato dal fatto che il voto di Collins in Senato si allinei troppo spesso con le posizioni del presidente Donald Trump, mentre il 43% teme che Jackson sia troppo vicino ai Democratic Socialists of America, il movimento socialista-democratico americano. Tra gli elettori indipendenti la distanza tra le due preoccupazioni arriva a 14 punti a sfavore della senatrice.

Jackson, boscaiolo di quinta generazione originario di Allagash ed ex presidente del Senato del Maine, ha sostituito Platner a luglio, dopo che il primo candidato si era ritirato in seguito a un'accusa di violenza. Il cambio di candidato ha trasformato la corsa in un referendum su Collins: il 61% di chi sostiene Jackson dice che il proprio voto è soprattutto contro la senatrice, mentre a giugno, con Platner, era il 48%. Solo il 36% vota soprattutto per Jackson, contro il 50% che votava per Platner.

Il 71% di chi sostiene Collins dice invece di votare soprattutto per lei, contro il 53% di giugno, mentre il 27% vota soprattutto contro Jackson, quando con Platner era il 45%. Tra i sostenitori della senatrice ci sono anche più elettori con una scelta ormai definitiva, con uno scarto di otto punti. Un elettore di Jackson su cinque dice di poter ancora cambiare idea prima del voto.

Sondaggio · Maine

Il 55% teme che Collins voti troppo spesso con Trump, il 43% che Jackson sia troppo a sinistra

Agli elettori del Maine è stato chiesto quanto li preoccupino i due candidati al Senato. Le barre vanno dalla preoccupazione più forte, a sinistra, alla sua assenza, a destra. 6-10 agosto 2026 · 1.000 elettori registrati (±3%) · Fox News.

Susan CollinsVota troppo spesso con il presidente Trump
40% 15% 16% 27%

Troy JacksonÈ troppo vicino al movimento socialista-democratico
25% 18% 24% 29%

Estremamente preoccupato Molto Poco Per nulla preoccupato

Fonte Sondaggio Fox News realizzato da Beacon Research e Shaw & Company Research dal 6 al 10 agosto 2026 su 1.000 elettori registrati del Maine, con un margine di errore di tre punti percentuali. La riga tratteggiata segna il 50 per cento del campione: sommando i primi due livelli, la preoccupazione per i voti di Collins con il presidente lo supera, quella per la vicinanza di Jackson ai socialisti no. Il residuo fino a 100 sono gli elettori che non hanno espresso un giudizio.

Tra chi si dice certo al 100% di andare a votare il vantaggio di Jackson sale a quattro punti, 50% contro 46%. I democratici si dichiarano molto più interessati alle elezioni rispetto ai repubblicani (18 punti di scarto) e più motivati a votare (nove punti), anche se la quota di chi si dice sicuro di presentarsi alle urne a novembre è quasi identica nei due schieramenti, con appena tre punti di differenza.

Il vantaggio di Jackson si concentra tra gli elettori progressisti, le donne laureate e chi ha meno di 35 anni. È avanti anche tra gli uomini sotto i 45 anni e tra chi vive in una famiglia iscritta a un sindacato, mentre tra le donne è avanti di quattro punti e tra gli uomini i due candidati sono pari. Collins tiene tra i conservatori, i cristiani evangelici bianchi, gli uomini dai 45 anni in su e chi non ha una laurea, oltre che tra gli elettori delle zone rurali e tra i coniugati.

Rispetto ai numeri di Platner a giugno, Jackson tiene le stesse posizioni tra le donne, i laureati e gli elettori dei sobborghi, mentre guadagna 12 punti tra chi ha meno di 45 anni. Il vantaggio di dieci punti che Collins aveva tra gli uomini è invece scomparso.

Quasi tutti i repubblicani che si riconoscono nel movimento MAGA sostengono Collins, ma la quota scende a tre quarti tra i repubblicani che ne sono estranei, quasi uno su cinque dei quali vota per Jackson. Tra i simpatizzanti dei Democratic Socialists of America il sostegno a Jackson è quasi unanime, ma scende a due terzi tra i democratici e gli indipendenti che non si riconoscono in quel movimento.

"Sostituire Platner con Jackson ha permesso ad altri due fattori di emergere: l'opposizione al presidente Trump e il desiderio di cambiamento", ha detto Daron Shaw, il sondaggista repubblicano che realizza le rilevazioni di Fox News insieme al democratico Chris Anderson. "La corsa resta serrata e non darei mai Collins per spacciata, ma bisogna riconoscere un leggero vantaggio ai democratici".

Collins è in Senato dal 1997 e nel 2020 ha vinto il quinto mandato con quasi nove punti di margine. È l'unica senatrice repubblicana in corsa per la rielezione quest'anno in uno Stato che il presidente ha perso nel 2024, quando Kamala Harris vinse in Maine con sette punti di vantaggio. Il giudizio personale su Trump nello Stato è negativo di 20 punti, con il 39% di opinioni favorevoli e il 59% di contrarie. I democratici considerano il seggio del Maine indispensabile nel tentativo di riconquistare il Senato.

L'inflazione resta il primo problema per gli elettori dello Stato e un terzo dice che sarà il fattore più importante nella scelta del voto per il Senato. Seguono l'immigrazione e il controllo delle frontiere, la sanità e le divisioni politiche del paese. Quattro elettori su dieci dicono di restare indietro dal punto di vista economico e tra loro Jackson è avanti di 29 punti.

Il giudizio personale sulla senatrice è negativo di dieci punti, con il 44% di opinioni favorevoli e il 54% di contrarie, un peggioramento rispetto a giugno, quando il saldo era negativo di tre punti (47% contro 50%). Jackson ha un saldo positivo di un solo punto, con il 47% di favorevoli e il 46% di contrari. Entrambi i candidati sono giudicati meglio dei rispettivi partiti: chi ha un'opinione negativa di tutti e due preferisce Jackson di tre punti, mentre tra chi giudica male entrambi i partiti il democratico è avanti di 22 punti.

Il movimento MAGA e i Democratic Socialists of America hanno saldi di giudizio quasi identici, negativi rispettivamente di 19 e 21 punti. L'intensità è però diversa: il 50% degli elettori del Maine ha un'opinione fortemente sfavorevole del primo, contro il 38% del secondo.

Nella corsa per il governatore la democratica Hannah Pingree è avanti di 11 punti sul repubblicano Bobby Charles, mentre il terzo candidato in corsa, Rick Bennett, raccoglie il 9%. Quasi tre elettori su dieci dicono però di poter ancora cambiare idea. Il vantaggio di Pingree si spiega soprattutto con la fedeltà di partito: la sostiene il 92% dei democratici, mentre Charles raccoglie l'83% dei repubblicani e la quota più ampia di indipendenti sceglie lei.

Pingree ha un giudizio personale positivo di 15 punti (52% contro 37%), mentre Charles è negativo di sei punti (36% contro 42%) e il 23% degli elettori non lo conosce abbastanza per esprimersi. Bennett è ancora meno noto: il 52% non sa dare un giudizio su di lui.

Il sondaggio è stato condotto tra il 6 e il 10 agosto su un campione di 1.000 elettori registrati del Maine, contattati sia per telefono sia via messaggio, con un margine di errore di tre punti percentuali. La rilevazione è stata realizzata insieme da due istituti di parte opposta, Beacon Research per i democratici e Shaw & Company Research per i repubblicani.


I democratici del Maine scelgono Troy Jackson per sfidare Susan Collins


I democratici del Maine hanno scelto questa mattina Troy Jackson, ex presidente del Senato statale, come candidato contro la senatrice repubblicana Susan Collins. La convention straordinaria riunita a Bangor lo ha nominato con 566 voti su 571 delegati, dopo il ritiro di Graham Platner. L’unica altra candidata rimasta in corsa, la dirigente del settore biofarmaceutico Saundra Pelletier, ha ottenuto cinque voti.

Jackson aveva di fatto conquistato la nomination già il fine settimana precedente, quando i democratici dello Stato avevano approvato a larghissima maggioranza la lista di delegati da lui indicata. “Siamo sulla buona strada per ottenere il governo che ci meritiamo”, aveva dichiarato allora in un video rivolto ai sostenitori. Platner aveva abbandonato la corsa il 10 luglio, travolto da un’accusa di violenza sessuale che ha sempre respinto.

Convention democratica · Maine
I democratici del Maine scelgono Troy Jackson contro Susan Collins
Convention straordinaria di Bangor — voto dei 571 delegati
Focus America

CandidatoVoti%

Troy Jackson
Ex presidente del Senato statale

566
99,1%

Saundra Pelletier
Dirigente del settore biofarmaceutico

5
0,9%

571delegati
Voto concluso

Graham Platner si è ritirato dalla corsa prima del voto. Elaborazione di Focus America.

La scommessa progressista per conquistare il Senato


La scelta di Jackson rafforza l’ala sinistra del partito, che punta ancora una volta su un candidato progressista per sottrarre ai repubblicani uno dei seggi decisivi nella battaglia per la maggioranza al Senato. Collins è l’unica senatrice repubblicana chiamata a difendere il proprio seggio in uno Stato vinto da Kamala Harris nel 2024. Per conquistare il controllo del Senato a novembre, i democratici devono ottenere 4 seggi in più.

La campagna presenta Jackson come un taglialegna di quinta generazione e un “combattente di lungo corso per i diritti dei lavoratori”. A giugno si era classificato terzo alle primarie democratiche per la carica di governatore, sostenuto dal senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders. Il suo programma prevede il Medicare for All, la fine dei finanziamenti pubblici all’esercito israeliano, l’abolizione dell’Immigration and Customs Enforcement e una tutela federale del diritto all’aborto.

I repubblicani si preparano da settimane ad attaccare il candidato che avrebbe sostituito Platner, qualunque fosse stato il suo nome. Il giorno stesso della nomination, il Senate Leadership Fund, il comitato legato alla leadership repubblicana del Senato, ha annunciato un investimento da 42 milioni di dollari contro Jackson. Al candidato democratico restano ora 101 giorni per ridurre il vantaggio di Collins e provare a conquistare, nelle elezioni del 3 novembre, uno dei seggi da cui potrebbe dipendere il controllo del Senato.


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Anthropic ha sviluppato un modello più avanzato di Mythos, ma non vuole renderlo pubblico


Nel nuovo rapporto sui rischi, l’azienda alza anche da “molto basso” a “basso” il pericolo di disallineamento e riconosce che alcune valutazioni interne non riescono più a misurare adeguatamente i progressi dei modelli.

Anthropic ha addestrato un modello leggermente più avanzato di Mythos 5, il suo attuale sistema di punta, ma non prevede, al momento, di renderlo disponibile al pubblico. L’azienda lo chiama “Model 2” e ne parla nel rapporto sui rischi pubblicato venerdì 14 luglio, nel quale precisa anche di non avere però alcuna intenzione di rallentare lo sviluppo delle proprie tecnologie interne.

Nel documento Model 2 viene descritto come aver dimostrato un “miglioramento evidente nei compiti interni” rispetto agli altri modelli. Anthropic utilizza “in modo intensivo” sia Mythos 5 sia il nuovo modello per la programmazione, il lavoro agentico — cioè le attività che un sistema è in grado di svolgere autonomamente — e la generazione di dati. Il progresso, tuttavia, non sarebbe paragonabile al salto compiuto all’inizio dell’anno con il passaggio da Opus 4.6 a Mythos.

“Al momento non abbiamo piani per rilasciare questo modello all’esterno”, scrive la società. Ad Axios, Anthropic ha spiegato che addestrare e valutare versioni sperimentali destinate a rimanere interne rientra nel suo normale processo di ricerca e sviluppo.

Aumentano i timori sul disallineamento


Allo stesso tempo Anthropic ha innalzato da “molto basso” a “basso” il rischio di disallineamento negli scenari in cui la posta in gioco è particolarmente elevata. Con il termine inglese misalignment si indica la possibilità che il comportamento di un modello si discosti dagli obiettivi stabiliti da chi lo ha addestrato. La revisione è legata ad alcuni comportamenti emersi durante le esercitazioni di cybersicurezza.

L’azienda precisa che gli elementi raccolti potrebbero ancora giustificare una classificazione “molto bassa”, ma di avere scelto una stima più prudente a causa delle incertezze residue. Il rapporto rileva inoltre i primi segnali di un’accelerazione nella capacità dei modelli di svolgere autonomamente attività di ricerca e sviluppo.

Il rischio complessivo resta giudicato “basso”, perché i sistemi non hanno ancora superato la soglia che imporrebbe l’introduzione di misure di sicurezza aggiuntive. Anthropic si dice però “meno fiduciosa in questa valutazione” rispetto al passato. A pesare sono sia i progressi osservati sia la “saturazione” dei test più concreti, basati su compiti specifici, che non riescono più a cogliere pienamente l’aumento delle capacità dei modelli.

Le falle nei sistemi di sicurezza


Per quanto riguarda le armi chimiche e biologiche, Anthropic dichiara di operare ormai come se i propri modelli avessero già superato la soglia oltre la quale potrebbero fornire un aiuto significativo a chi intende produrle o impiegarle. Il documento segnala anche alcune falle nei controlli interni: in un caso, i modelli sono stati utilizzati senza le salvaguardie previste per il rischio biologico; in un altro, un errore nei dati di addestramento ha indotto Mythos 5 ad apprendere direttamente alcuni comportamenti indesiderati, anziché imparare a riconoscerli e segnalarli.

Secondo l’azienda statunitense, i propri modelli continuano comunque a superare il test sul rapporto tra costi e benefici sociali che Anthropic applica ai suoi sistemi. La società ammette però che il risultato potrebbe cambiare in futuro con l’aumento delle loro capacità. Anche la rivale OpenAI, intanto, sta rallentando il lancio di Astra, il suo prossimo modello di punta rivale diretto di Mythos 5, perché non è in grado ancora escludere che possieda capacità critiche in ambito di cybersecurity.

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Trump punta sul calo della criminalità per le elezioni


Il presidente ha presentato a Long Island i dati dell'FBI sul calo della criminalità violenta e ha accusato i democratici, mentre i sondaggi restano negativi su economia e guerra in Iran.

Il presidente Donald Trump è tornato in campagna elettorale venerdì scegliendo la criminalità come tema, mentre le prospettive dei Repubblicani per le elezioni di metà mandato di novembre continuano a peggiorare per la sua gestione dell'economia e della guerra in Iran.

Trump ha parlato all'accademia di polizia della contea di Nassau, a Long Island, nello Stato di New York, in un evento costruito attorno alle nuove statistiche dell'FBI, la polizia federale americana, che indicano un calo della criminalità in tutto il paese. Il presidente ha accusato i democratici di voler indebolire le forze dell'ordine e ha descritto i repubblicani come i difensori della legge e dell'ordine. "Abbiamo messo fine alla guerra contro la polizia e abbiamo dichiarato una guerra molto dura alla criminalità", ha detto.

La scelta del tema è un tentativo di spostare l'attenzione dalle critiche continue al suo modo di governare. La guerra in Iran resta in una situazione di stallo, gli ultimi dati hanno mostrato un'inflazione rimasta sopra il 3% e alla Casa Bianca si è aperta una nuova crisi dopo che i familiari del personale imbarcato sulla portaerei USS Abraham Lincoln hanno denunciato condizioni disumane a bordo.

I sondaggi registrano elettori scontenti della gestione dell'economia e della guerra in Iran, i due temi che dominano la campagna per il voto di novembre. La criminalità è invece un terreno su cui gli elettori considerano storicamente forti i repubblicani. I critici del presidente dicono che ha esagerato la portata del problema e ha alimentato la paura della violenza e dell'immigrazione.

Sul palco con il presidente sono saliti anche Todd Blanche e Kash Patel. Blanche è il procuratore generale, la carica che negli Stati Uniti guida il dipartimento della Giustizia con un ruolo simile a quello di un ministro, mentre Patel dirige l'FBI. I due hanno presentato il rapporto dell'FBI sulla criminalità nel 2025, che registra la riduzione più ampia della criminalità violenta da un anno all'altro.

Con il presidente c'era anche Bruce Blakeman, candidato repubblicano a governatore dello Stato di New York e county executive della contea di Nassau, cioè il capo dell'amministrazione locale. Blakeman è in una corsa in salita per strappare la carica a Kathy Hochul, la governatrice democratica in carica.

Le analisi delle statistiche sulla criminalità violenta del Council on Criminal Justice, un centro di ricerca indipendente, hanno trovato tendenze simili. Lo stesso vale per le rilevazioni della Major Cities Chiefs Association, che riunisce i capi della polizia delle grandi città americane. Entrambe fanno però notare che il calo è cominciato durante l'amministrazione di Joe Biden.

Il presidente ha attaccato più volte i democratici per i livelli di criminalità nelle città amministrate dal loro partito e all'inizio del mandato ha mobilitato militari e agenti federali nelle grandi città, sia per una stretta sulla criminalità sia per rafforzare i controlli sull'immigrazione, contro la volontà delle autorità locali e statali. Trump ha poi ritirato le truppe dopo aver perso una serie di cause in tribunale.

A Washington la Guardia Nazionale, la forza militare di riserva che il presidente e i governatori possono mobilitare, continua a pattugliare le strade. Trump ha detto che la sua presenza ha reso la capitale più sicura, anche se il dispiegamento è diventato un motivo di tensione con i residenti.

I Repubblicani affrontano condizioni difficili nel tentativo di mantenere il controllo del Congresso a novembre, in un voto che viene considerato soprattutto un giudizio sull'economia. I sondaggi danno al presidente valutazioni negative sulla gestione economica mentre le famiglie fanno i conti con un costo della vita aggravato dai dazi e dalla guerra contro l'Iran, che ha fatto salire i prezzi del petrolio e della benzina.


Trump afferma che intende dichiarare lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti


“Dopo che avremo finito di battere l’Iran, che sta già subendo una pesantissima sconfitta, molto presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti”. Queste sono le parole dette questa sera da Donald Trump sul palco a Garden City, a Long Island, davanti agli agenti di un’accademia di polizia, durante un intervento dedicato ai risultati della sua Amministrazione nella lotta alla criminalità.

Trump: After we finish defeating Iran, I will be declaring the Hormuz Strait a territory of the United States. pic.twitter.com/8cu9gem82b
— Acyn (@Acyn) August 14, 2026


Nel suo intervento il presidente non ha però spiegato su quale base giuridica o con quali strumenti Washington potrebbe rivendicare la sovranità su una delle principali rotte marittime mondiali. Lo Stretto di Hormuz, infatti, collega il Golfo Persico al Golfo di Oman. Le sue acque territoriali appartengono all’Iran, sulla sponda settentrionale, e all’Oman, su quella meridionale.

Prima della guerra attraverso il passaggio transitava circa il 20% del petrolio mondiale e una quota significativa delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto. Il traffico si è ormai ridotto a una frazione dei livelli precedenti al conflitto: lunedì, ad esempio, sono transitate appena 8 navi, contro più di 130 al giorno nei mesi precedenti.

Il blocco dello Stretto e la pressione sui mercati energetici


La guerra tra Stati Uniti e Iran ha, insomma, quasi del tutto paralizzato il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, con conseguenze immediate sui mercati energetici mondiali. Così nei giorni scorsi il greggio si è avvicinato di nuovo a quota 90 dollari al barile, mentre Washington e Teheran restano ancora lontane da un’intesa definitiva che consenta di riaprire stabilmente lo Stretto.

Dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, Trump sostiene che il controllo effettivo dello stretto sia ormai finito nelle mani di Washington. Il presidente ha ordinato per due volte un blocco navale nell’area e ha ripetutamente rivendicato la capacità degli Stati Uniti di decidere quali navi e quali esportazioni petrolifere possano attraversare la regione. Il 10 agosto aveva inoltre chiesto a Teheran di pagare risarcimenti per le vittime degli attacchi attribuiti alla Repubblica islamica e della repressione delle proteste interne.

Lo scontro con Teheran sul “controllo totale”


Una settimana prima, il 3 agosto, Trump aveva accusato l’Iran, con un post pubblicato su Truth Social, di essere “incredibilmente doppiogiochista” per aver negato l’esistenza di colloqui volti a porre fine alla guerra. Aveva liquidato come “le solite chiacchiere” le rivendicazioni iraniane sul controllo di Hormuz e sostenuto che “nulla arriva all’Iran se non lo vogliamo noi e nulla arriverà finché non ci sarà un accordo o una resa totale”.

“Che l’Iran voglia ammetterlo o no, stiamo parlando della soluzione di un problema che loro hanno causato, per decenni”, aveva aggiunto. Mercoledì però la Persian Gulf Strait Authority, ovvero il nuovo organismo istituito dall’Iran a maggio per gestire il traffico nello stretto, ha risposto su X alle dichiarazioni americane secondo cui Hormuz non sarebbe più bloccato.

Claims and repeated posts by U.S. officials that the Strait of Hormuz is no longer blocked do not change the reality: the Strait of Hormuz remains blocked and will not be reopened until Iran’s conditions are accepted.
— PGSA | نهاد مدیریت آبراه خلیج فارس (@PGSA_IRAN) August 12, 2026


Le affermazioni dei funzionari statunitensi, aveva scritto l’ente, “non cambiano la realtà: lo Stretto di Hormuz resta bloccato e non sarà riaperto finché le condizioni dell’Iran non saranno accettate”. Il messaggio era una replica diretta proprio a Trump, che nei giorni precedenti aveva rivendicato ancora una volta il “controllo totale” del passaggio da parte statunitense.


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Peltola prende le distanze da Kamala Harris: "Non abbiamo mai chiesto il suo sostegno"


Mary Peltola dice di non aver approvato l'appello per la raccolta fondi firmato dall'ex vicepresidente, che nel 2024 ha perso lo Stato di 14 punti. Lo staff di Peltola teme che l'iniziativa possa danneggiare la sua immagine di centrista indipendente.

La campagna di Mary Peltola, ex deputata democratica ora candidata al Senato in Alaska, ha preso le distanze dall'appello per la raccolta fondi firmato da Kamala Harris, precisando di non averlo autorizzato e di non aver mai chiesto il sostegno dell'ex vicepresidente. "Mary non cerca l'appoggio di nessuno dei 48 Stati contigui: la sua attenzione è e sarà sempre rivolta all'Alaska", ha dichiarato lo staff in una nota, ricordando invece gli endorsement ricevuti da diversi sindacati locali. La campagna ha inoltre affermato di non essere stata informata dell'iniziativa prima dell'invio dell'email.

Il messaggio è stato spedito mercoledì dal Fight for the People PAC, il comitato di azione politica di Harris. L'ex vicepresidente invitava i sostenitori a "stare al fianco di Mary" e definiva quella dell'Alaska una corsa "che i democratici devono assolutamente vincere" per riconquistare il Senato. "Se c'è qualcuno che può ribaltare l'Alaska e assicurare ai democratici la maggioranza al Senato, è proprio Mary", si legge nel testo. Il collegamento rimandava alla pagina di un comitato democratico, dove ai donatori veniva proposto di dividere il contributo tra la campagna di Peltola e il PAC di Harris.

Non era la prima volta che il comitato dell'ex vicepresidente sfruttava la candidatura di Peltola per raccogliere fondi. Un messaggio analogo era stato inviato il 12 gennaio, giorno dell'annuncio della sua discesa in campo: "Questa è la corsa che potrebbe decidere il controllo del Senato". A rendere più delicata l'ultima iniziativa è soprattutto il momento scelto, a pochi giorni dalle primarie dell'Alaska, in programma martedì 18 agosto.

L'offensiva dei repubblicani


Harris ha perso l'Alaska di 14 punti alle presidenziali del 2024 e, per conquistare il seggio, Peltola dovrà ottenere risultati molto migliori di lei. L'ex deputata, che può contare su una consistente disponibilità finanziaria, si presenta come una centrista dallo spirito indipendente e sfida il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan. I pochi sondaggi disponibili descrivono una competizione aperta.

Il National Republican Senatorial Committee, l'organizzazione elettorale dei senatori repubblicani, ha subito cercato di sfruttare l'email per legare Peltola a Harris. "Mary Peltola ha lavorato fianco a fianco con Kamala Harris per mettere l'Alaska all'ultimo posto, quindi non sorprende che Harris la sostenga", ha dichiarato il portavoce Nick Puglia. Il mandato di Peltola alla Camera, durato poco più di due anni, ha coinciso con l'Amministrazione di Joe Biden. Anche Nate Adams, portavoce della campagna di Sullivan, ha attaccato l'avversaria: "Per quanto Mary Peltola cerchi di nascondersi da questo endorsement, gli abitanti dell'Alaska vedono benissimo da che parte stanno lei e Kamala Harris".

Nello Stato si vota attraverso una primaria unica, aperta a tutti i candidati indipendentemente dal partito di appartenenza: i primi quattro classificati accedono alle elezioni generali di novembre. La qualificazione di Peltola appare pressoché certa, ma il voto offre ai candidati un'importante occasione per rivolgersi a un elettorato particolarmente attento alla campagna. Doversi difendere dai tentativi repubblicani di associarla a Harris non era il messaggio con cui l'ex deputata avrebbe voluto occupare la scena.

L'appello del PAC è arrivato mentre Harris sta valutando una nuova candidatura alla Casa Bianca. In primavera l'ex vicepresidente ha detto al reverendo Al Sharpton che "potrebbe" correre di nuovo per la presidenza e negli ultimi mesi ha moltiplicato le apparizioni pubbliche in tutto il Paese. Peltola, che nel 2024 non l'aveva sostenuta, ha scelto per questa campagna uno slogan lontano dalla politica nazionale: "Pesce, famiglia e libertà".

Una corsa decisiva e piena di incognite


Rebecca Himschoot, deputata indipendente dell'Assemblea statale dell'Alaska, ha detto al New York Times che l'email difficilmente aiuterà Peltola, pur rappresentando soltanto una piccola parte della valanga di messaggi provenienti dall'esterno che sta investendo la campagna. "Provo pena per gli elettori dell'Alaska in questo ciclo: tutto il materiale che ci arriva è tremendamente manipolatorio", ha osservato, definendo l'iniziativa del comitato di Harris "davvero stupida". "Sta cercando di approfittare dello slancio di Mary Peltola, senza nemmeno essere candidata a qualcosa, almeno per quanto ne sappiamo. E qui non era andata bene neppure la prima volta", ha aggiunto.

L'Alaska non elegge un esponente democratico al Senato da quasi vent'anni, ma conserva una forte tradizione indipendente e negli ultimi cicli elettorali ha mostrato alcuni segnali di avvicinamento ai democratici. La maggioranza degli elettori dello Stato non è iscritta ad alcun partito. Nel 2022 Lisa Murkowski, repubblicana centrista, è stata rieletta al Senato battendo un'avversaria sostenuta dal presidente Donald Trump.

A preoccupare i repubblicani è anche la presenza sulla scheda di un secondo Dan Sullivan: un ex maestro elementare senza esperienza politica che porta lo stesso nome del senatore uscente. Il timore è che possa confondere una parte degli elettori, sottrarre voti al repubblicano e avvantaggiare Peltola. Il partito accusa la campagna democratica di averne favorito la candidatura per trarre in inganno gli elettori, ma lo staff dell'ex deputata nega qualsiasi coordinamento. Il secondo Sullivan, intanto, ha vinto la battaglia legale per rimanere sulla scheda dopo che gli uffici elettorali avevano tentato invano di escluderlo.


Ocasio-Cortez è per la prima volta la favorita dei mercati previsionali per le primarie 2028


Alexandria Ocasio-Cortez è diventata per la prima volta la favorita per la nomination democratica alle presidenziali del 2028 su Polymarket, la piattaforma che consente di scommettere denaro reale sull’esito di eventi politici. Mercoledì sera la probabilità attribuita dal mercato alla deputata progressista di New York era salita al 21%, davanti al governatore della California Gavin Newsom, fermo al 17%. Al terzo posto figurava il senatore della Georgia Jon Ossoff, intorno al 16%, mentre Kamala Harris era quotata all’8%.

Su Kalshi, piattaforma concorrente, Ocasio-Cortez e Newsom risultavano invece appaiati. Soltanto il giorno precedente, le quotazioni vedevano ancora il governatore californiano al primo posto e la deputata newyorkese al secondo. Il quadro cambia sostanzialmente nei sondaggi politici tradizionali citati dall’Independent: per questi in testa resta l’ex vicepresidente Kamala Harris, seguita da Newsom, mentre Ocasio-Cortez si colloca per ora molto più indietro.

La deputata non ha neppure annunciato la propria candidatura, ma non l’ha neppure esclusa. Domenica, ospite di This Week su ABC News, si è detta grata per il sostegno ricevuto e ha lasciato aperta ogni possibilità. All’Independent ha tuttavia spiegato che, per il momento, la sua attenzione è concentrata sulle elezioni di metà mandato: “In questo momento penso soprattutto alle midterm: dobbiamo assicurarci di riconquistare la maggioranza”.

Primarie democratiche 2028

I mercati scommettono su Ocasio‑Cortez, i sondaggi ancora no


Su Polymarket la deputata di New York ha superato Gavin Newsom per la prima volta. Su Kalshi i due sono appaiati, mentre nei sondaggi tradizionali lei resta indietro. Tre strumenti, tre classifiche diverse.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 14 agosto 2026

Polymarket — nomination democratica 2028

Ocasio-Cortez
21,4%

contro

Newsom
17,0%

PrimaProbabilità attribuita dal mercato
SecondaEra in testa fino a metà agosto

Su questo mercato gli scommettitori hanno impegnato 1,26 miliardi di dollari: è il contratto politico più scambiato della piattaforma.

La rimonta

Due mesi e mezzo per ribaltare il campo


Il 1° giugno Newsom valeva il 27% e Ocasio-Cortez il 9%. Poi il governatore ha annunciato di essere sotto indagine federale, mentre la deputata ha incassato un sondaggio favorevole dopo l’altro.

Ocasio-Cortez Newsom

Variazione in punti percentuali rispetto al 1° giugno.

17 giugno

Newsom rende pubblica l’indagine federale che riguarda lui e la moglie, e la definisce una ritorsione politica. Il mercato lo riporta sotto il 25%.

3 luglio

Il vicepresidente JD Vance pronostica che sarà Ocasio-Cortez la candidata democratica. In pochi giorni le sue quotazioni passano dall’8% al 14%.

Fine luglio

Un sondaggio dell’Università del New Hampshire, primo Stato del calendario, mette Ocasio-Cortez davanti a tutti gli altri democratici.

12 agosto — il sorpasso

Ocasio-Cortez supera Newsom per la prima volta, 18% contro 17%. In due giorni sale ancora, fino al 21,4% attuale.

Trascina il dito sul grafico, o usa le frecce della tastiera, per leggere i valori di ogni settimana. I quattro punti cerchiati segnano i passaggi chiave.

Il campo

Il mercato non riesce a indicare un favorito


I primi tre nomi si tengono in meno di sei punti e nessuno di loro supera il 22%. A due anni dalle primarie la corsa democratica resta apertissima.

Sulla piattaforma sono quotati oltre quaranta nomi: tutti gli altri restano sotto il 4%.

Tre termometri

Cambi strumento, cambia la classifica


Le due piattaforme di scommesse e i sondaggi misurano cose diverse: i mercati pesano il denaro di chi scommette, i sondaggi contano le preferenze degli elettori.

Polymarket
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez21,4%
2Newsom17,0%
3Ossoff15,6%

Qui il sorpasso è già avvenuto.

Kalshi
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez17%
1Newsom17%
3Ossoff14%

Qui i due sono appaiati in testa.

Emerson College
Sondaggio — 19-20 luglio
1Buttigieg18%
2Newsom16%
3Ocasio-Cortez11%

Qui lei è terza, e altri sondaggi nazionali mettono ancora davanti Kamala Harris.

Ocasio-Cortez non ha annunciato alcuna candidatura e ripete che pensa alle elezioni di metà mandato. I mercati previsionali non prevedono il futuro: registrano l’attenzione del momento, e in questo momento l’attenzione è tutta su di lei.

Fonte: Polymarket e Kalshi, quotazioni del 14 agosto 2026; Emerson College Polling, sondaggio del 19-20 luglio 2026. La serie storica giugno-agosto è una ricostruzione settimanale dal registro eventi di Polymarket e non riproduce le oscillazioni infragiornaliere.

La scelta di congelare gli ovuli e il messaggio sui diritti


Sabato Ocasio-Cortez aveva annunciato su Instagram di avere iniziato il percorso per congelare i propri ovuli. Ha raccontato di avere risparmiato per anni, poiché la sua assicurazione sanitaria non copre la procedura, collegando poi questa scelta personale alla condizione della salute femminile negli Stati Uniti. La deputata ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “politicizzare i corpi delle donne, privarci della possibilità di scegliere e punirci tanto per la decisione di avere una gravidanza quanto per quella di non averla”.

Secondo Ocasio-Cortez, l’attuale Amministrazione ha reso la gravidanza più pericolosa di quanto non fosse in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. “Ci riprenderemo il nostro potere”, ha promesso rivolgendosi ai propri follower.

Durante la stessa intervista ad ABC News citata in precedenza, le è stato chiesto anche delle vecchie posizioni di Francesca Hong, candidata democratica sconfitta alle primarie per la carica di governatore del Wisconsin, che ha preso le distanze dai propri post del 2020 in cui chiedeva l’abolizione della polizia. Ocasio-Cortez ha risposto con una risata e, citando un consigliere comunale di New York, ha osservato: “Woke 1 era una follia”.

A suo giudizio, ciò che conta è valutare le posizioni espresse oggi dai candidati. I dibattiti di quegli anni furono “piuttosto fruttuosi”, ha riconosciuto, ma “la retorica di quel periodo”, maturata durante il lockdown, non sarebbe più valida oggi.

La sfida per l’identità del Partito Democratico


Un’eventuale candidatura di Ocasio-Cortez nel 2028 misurerebbe la disponibilità del Partito Democratico a spostarsi ulteriormente a sinistra oppure, al contrario, a tornare verso il centro. Nell’area progressista stanno intanto acquistando peso i socialisti democratici e figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che in Michigan ha sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato.

Il partito continua a fare i conti anche con la sconfitta del 2024, quando Harris subentrò a Joe Biden nelle fasi finali della campagna elettorale e fu battuta da Donald Trump, nonostante le cause giudiziarie e le inchieste a carico del candidato repubblicano. Restano profonde le divisioni interne sulla riforma sanitaria, sul sostegno americano a Israele e sull’immigrazione.

In vista delle elezioni di metà mandato diversi modelli considerano ora i democratici favoriti per riconquistare almeno la Camera, ma ancora alla pari nella corsa per il Senato. A pesare sui repubblicani sono soprattutto l’impopolarità della guerra in Iran e il rincaro della benzina, il cui prezzo ha superato i 4 dollari al gallone, pari a poco meno di quattro litri. Secondo un sondaggio dell’Economist e di YouGov, il 57% degli americani considera il conflitto in Iran come una scelta sbagliata.


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nubia Neo 5 GT: 5 consigli per mantenere alte le prestazioni durante il gaming in estate


Gaming d'estate con nubia Neo 5 GT? Ecco 5 consigli utili per gestire il calore, preservare le prestazioni e giocare più a lungo senza rallentamenti
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L'estate porta con sé giornate più lunghe, vacanze, weekend fuori porta e tante occasioni per giocare anche lontano da casa. Che si tratti di una partita sotto l'ombrellone, di una pausa gaming durante un viaggio in treno o di qualche match serale dopo una giornata al mare, cambiano i luoghi e le abitudini, ma non la voglia di vivere un'esperienza di gioco fluida e senza interruzioni. A incidere sulle prestazioni possono essere diversi fattori, dalle applicazioni attive in background alla gestione della batteria, fino alle temperature elevate, che nei mesi più caldi possono diventare una criticità soprattutto in caso di utilizzo intenso.

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Xiaomi Redmi 17 Series punta su autonomia e resistenza con una maxi-batteria da 7.500 mAh e un ampio display da 6,9″. Ecco tutte le novità
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Per continuare a giocare al meglio anche in estate, nubia condivide cinque semplici accorgimenti per gestire in modo più efficiente le risorse del dispositivo, limitare gli effetti del calore e mantenere un'esperienza di gioco ottimale.

1. Tieni sotto controllo la temperatura


Quando il caldo si fa sentire, anche lo smartphone può essere messo alla prova, soprattutto durante le sessioni di gioco più lunghe o all’aperto. Non è solo la potenza del processore a fare la differenza: un sistema di raffreddamento efficace aiuta a dissipare il calore e a mantenere prestazioni più stabili nel tempo, anche quando il dispositivo è sottoposto a carichi intensi. nubia Neo 5 GT integra una ventola di raffreddamento attiva, abbinata a un sistema di dissipazione termica da 29.508 mm² e al Through-Flow Duct Design, che convoglia aria fresca direttamente verso CPU e batteria per mantenere temperature più stabili anche durante le sessioni di gioco più intense. Il sistema Cold-Core Trinity, insieme al VC Cooling System, contribuisce inoltre a garantire frame rate costanti e prestazioni fluide anche sotto stress.

2. Ricarica lo smartphone nel modo corretto


Anche la ricarica genera calore e, durante le giornate più calde, è preferibile ricaricare lo smartphone in ambienti freschi e ventilati. Per chi non vuole interrompere la partita quando la batteria è scarica, possono inoltre fare la differenza funzionalità dedicate: nubia Neo 5 GT supporta il Bypass Charging, che alimenta direttamente il dispositivo senza stressare la batteria, contribuendo a limitare il surriscaldamento anche durante le sessioni più prolungate.

3. Riduci le interruzioni mentre giochi


Messaggi, chiamate e notifiche possono arrivare proprio nei momenti decisivi di una partita. Prima di iniziare a giocare può quindi essere utile attivare la modalità "Non disturbare" o sfruttare le funzionalità dedicate al gaming che permettono di gestire le notifiche e limitare le interruzioni, rendendo un'esperienza più immersiva e continua.

4. Regola la luminosità del display


Durante le giornate estive è normale aumentare la luminosità dello schermo per migliorare la visibilità quando si gioca all'aperto. Tuttavia, mantenere il display costantemente al livello massimo può aumentare il consumo energetico e contribuire al riscaldamento del dispositivo. Quando possibile, è quindi consigliabile ridurre leggermente la luminosità o affidarsi alla regolazione automatica per trovare il giusto equilibrio tra comfort visivo, autonomia e prestazioni.

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Anche un display in grado di assicurare una buona leggibilità in condizioni di forte luminosità può aiutare. nubia Neo 5 GT integra un display OLED da 6,8 pollici con refresh rate fino a 120 Hz e luminosità di picco fino a 1.300 nit, pensato per garantire immagini fluide e una buona visibilità anche durante le sessioni di gioco all'aperto.

5. Prima di chiudere la valigia, prepara anche lo smartphone


Prima di partire si controlla che in valigia non manchi nulla. Anche lo smartphone, però, merita qualche minuto di preparazione. Aggiornare i giochi preferiti mentre si dispone ancora di una connessione Wi-Fi stabile permette di evitare download pesanti, tempi di attesa e consumo di dati durante il viaggio. È utile anche verificare lo spazio di memoria disponibile, eliminare i contenuti non necessari e scaricare in anticipo giochi o aggiornamenti, così da avere tutto pronto fin dai primi momenti della vacanza. Tra i giochi da scaricare prima della partenza, non possono mancare quelli multiplayer. Dalle sfide durante gli spostamenti alle partite serali, per divertirsi insieme ai propri compagni di viaggio.

Grazie al raffreddamento attivo, al processore MediaTek Dimensity 7400, alla batteria da 6.210 mAh con ricarica rapida da 45 W, al display OLED da 120 Hz e alle funzionalità AI dedicate al gaming, nubia Neo 5 GT è pensato per offrire prestazioni stabili e un'esperienza di gioco reattiva, anche quando le temperature salgono e il ritmo di gioco si fa più intenso.

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Xiaomi Redmi 17 Series: maxi-batteria da 7.500 mAh e display da 6,9″, ecco le novità


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Xiaomi ha presentato Redmi 17 Series. Si tratta dell’ultima generazione della sua linea di smartphone dall'ottimo rapporto qualità-prezzo, pensata per unire autonomia estrema e intrattenimento senza compromessi. Composta da Redmi 17 e Redmi 17 5G, la serie si distingue per una potente batteria da 7.500 mAh (typ), un ampio display immersivo da 6,9 pollici a elevato refresh rate e una doppia fotocamera da 50 MP potenziata dall’intelligenza artificiale.
La serie Redmi 17 è caratterizzata dall'ottimo rapporto qualità-prezzoLa serie Redmi 17 è caratterizzata dall'ottimo rapporto qualità-prezzo

Batteria più grande e ricarica più veloce


L’autonomia è il vero punto di forza di Redmi 17 Series, secondo il brand. Equipaggiati con un'enorme batteria da 7.500 mAh (typ), i dispositivi sono studiati per garantire produttività, intrattenimento e connessione prolungando notevolmente il tempo tra una ricarica e l’altra. Redmi 17 è dichiarato fino a 28 ore di riproduzione video, 91 ore di riproduzione musicale, 46 ore di chiamate o 12 ore di registrazione video, mentre il 17 5G supporta fino a 28 ore di riproduzione video locale a 1080p, 109 ore di riproduzione musicale con auricolari Bluetooth, 53 ore di chiamate o 10 ore di registrazione video a 1080p.

Display da 6.9” per un’esperienza visiva immersiva


Redmi 17 Series è dotata di un ampio display immersivo da 6,9 pollici che garantisce un'esperienza fortemente immersiva per lo streaming, il gaming e la navigazione. Grazie alla tecnologia AdaptiveSync a 120 Hz, il refresh rate si adatta dinamicamente tra 60 Hz, 90 Hz e 120 Hz per garantire interazioni fluide e ottimizzare al contempo l'efficienza energetica. A tutela degli occhi durante le sessioni più lunghe, intervengono il DC dimming e le tre certificazioni TÜV Rheinland per la riduzione dell’affaticamento visivo.

Sul fronte resistenza, il display è protetto dal vetro Corning Gorilla Glass 7i, che garantisce una maggiore resistenza ai graffi e una protezione migliorata in caso di caduta. La certificazione IP64 contro acqua e polvere, unita alla tecnologia Wet Touch, garantisce inoltre una perfetta reattività del touch screen anche in caso di schermo o mani bagnate.

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Un design nuovo e audace, dentro e fuori


Redmi 17 Series introduce un design completamente nuovo, ispirato alla natura, in una gamma di colori classici ed espressivi. La versione 17 è disponibile nei colori Black, Blue, Green e Purple, mentre il 17 5G è disponibile nei colori Black, Blue e Orange, con quest’ultimo caratterizzato da una finitura in pelle PU di alta qualità per una presa più morbida e confortevole.

Oltre alla palette colori rinnovata, i nuovi smartphone presentano un display piatto e una cornice opaca che, insieme al design Metal Deco e agli angoli a 'R' più pronunciati, creano un look ispirato ai modelli di punta, comodo da impugnare e piacevole alla vista. Il design frontale completa l'opera: il foro centrale e le cornici ultra-sottili conferiscono allo smartphone un aspetto decisamente pulito e premium. A completare il look, un sistema di illuminazione RGB dinamica che offre un’illuminazione personalizzata per segnalare chiamate in arrivo, notifiche, livello di ricarica o per integrarsi con l'esperienza di gaming e l'uso della fotocamera.
Le colorazioni della versione Redmi 17Le colorazioni della versione Redmi 17

Prestazioni fluide


La 17 Series di Redmi combina un hardware performante con l’integrazione di Xiaomi HyperOS 3. In particolare, il 17 è alimentato dal MediaTek Helio G91-Ultra, mentre il 17 5G è dotato della piattaforma mobile Snapdragon 4 Gen 5 con 5G. Entrambi i modelli supportano fino a 12 GB di RAM con Memory Extension e Xiaomi HyperOS 3, che migliora ulteriormente l’esperienza con animazioni più fluide, una reattività ottimizzata e interazioni quotidiane più naturali.

Lato imaging, il sistema a doppia fotocamera AI da 50 MP cattura immagini straordinariamente nitide e naturali, mentre la funzione di scatto a doppia visuale anteriore e posteriore semplifica la registrazione di momenti da più prospettive contemporaneamente. Per i momenti da vivere a tutto volume, i doppi altoparlanti stereo dotati di un aumento del volume fino al 300% offrono un audio più ampio¹⁰ e potente per video, musica, chiamate e molto altro ancora.

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Prezzi e disponibilità


  • Redmi 17 sarà disponibile in due varianti:
    • 4 GB + 128 GB a 249,90 euro, in offerta per la fase di lancio a 199,90 euro;
    • 4 GB + 256 GB a 279,90 euro in offerta per la fase di lancio a 249,90 euro,


  • Redmi 17 5G sarà disponibile in due varianti 4 GB + 128 GB e 4 GB + 256 GB, a partire da 269,90 euro. Possibili offerte di lancio verranno comunicate più sotto data.

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La polizia anti-immigrazione vuole usare guanti che danno scosse elettriche


La polizia federale dell'immigrazione è pronta a spendere fino a 20 milioni di dollari per i dispositivi. Il fornitore avverte di non usarli su bambini, anziani e donne incinte.

L'ICE, la polizia federale che negli Stati Uniti si occupa dell'immigrazione, vuole dotare i suoi agenti di guanti capaci di rilasciare scosse elettriche dolorose. Il piano prevede una spesa tra i 10 e i 20 milioni di dollari per acquistare entro marzo migliaia di dispositivi che l'avviso ufficiale chiama conductive distraction and de-escalation devices, cioè strumenti conduttivi pensati per distrarre e ridurre la tensione. L'avviso è stato pubblicato lunedì dal Dipartimento della Sicurezza interna ed è stato rivelato per primo dall'Associated Press.

I dispositivi si chiamano G.L.O.V.E. (sigla di Generated Low Output Voltage Emitter) e restano normali guanti da pattuglia finché l'agente non preme un interruttore che ne attiva la modalità elettrica. Devono essere appoggiati direttamente sulla pelle e la scarica provoca un dolore pensato per ottenere in pochi secondi la sottomissione di chi oppone resistenza. A differenza del Taser, la pistola a impulsi elettrici in dotazione a molte polizie americane, non lasciano bruciature né segni di contatto.

A produrli è Compliant Technologies, un'azienda di Lexington, in Kentucky, i cui guanti negli ultimi anni sono stati adottati da alcune carceri e da alcuni dipartimenti di polizia. La dimensione dell'acquisto lascia pensare che l'ICE voglia distribuirli alla maggior parte dei suoi agenti, se non a tutti. L'avviso indica che il bando per un contratto senza gara poteva uscire già venerdì e che l'accordo durerebbe fino al 31 marzo 2027. Il fondatore e amministratore delegato dell'azienda, Jeff Niklaus, ha risposto via email di non poter parlare dell'argomento.

"Siamo indignati", ha detto mercoledì in conferenza stampa la procuratrice generale dello Stato di New York, Letitia James, che ha avvertito gli agenti dell'ICE: chi userà male i guanti nel suo Stato rischia conseguenze penali e civili. La deputata democratica Pramila Jayapal ha scritto su X che il dispositivo "non renderà nessuno più sicuro e anzi darà all'ICE un altro strumento pericoloso per prendere di mira cittadini e immigrati". Il deputato Maxwell Frost ha accusato il governo di spendere venti milioni di dollari dei contribuenti per armare agenti mascherati che operano senza rispettare la legge.

Jenn Rolnick Borchetta, vicedirettrice del programma sulla polizia dell'American Civil Liberties Union, la principale associazione americana per le libertà civili, ha detto che gli americani non hanno motivo di credere che gli agenti useranno i guanti in modo appropriato e ha chiesto perché servano in un'attività di controllo dell'immigrazione, che è di natura amministrativa. Chi riceve la scossa, ha aggiunto, può non avere alcun preavviso: "L'ICE ha passato l'ultimo anno a dimostrare al Paese di essere troppo rapido nell'uso della forza. Ora potrà somministrare scosse elettriche con una leggera pressione di un pulsante che forse nessun altro riesce a vedere".

Tom Homan, responsabile della Casa Bianca per il confine, ha difeso il piano giovedì in un'intervista a "Fox & Friends", la prima presa di posizione pubblica dell'Amministrazione sulla vicenda. "È un altro strumento per far diventare collaborativo qualcuno che non lo è", ha detto. "Non si può andare da 0 a 100 e ricorrere subito alla forza letale". Homan ha aggiunto che passerà del tempo prima che i guanti arrivino sul campo, perché l'agenzia sta ancora definendo i protocolli di addestramento e altre questioni di regolamento. Il Dipartimento della Sicurezza interna ha replicato alle critiche dicendo che l'ICE valuta di continuo le esigenze dei suoi agenti sul terreno per assicurarsi che abbiano gli strumenti necessari ad arrestare ed espellere in sicurezza gli stranieri irregolari con precedenti penali.

Il manuale d'uso del dispositivo ne vieta l'impiego come punizione, per tortura o per gioco e contro chi mostra soltanto "sfida verbale o insolenza". Il produttore avverte anche di non usarlo su categorie a rischio come bambini piccoli, donne incinte, anziani e persone con disabilità gravi, cioè proprio parte della popolazione con cui gli agenti dell'immigrazione hanno a che fare ogni giorno. Per poterlo indossare gli agenti devono completare un corso e ricertificarsi ogni due anni.

John Sandweg, ex direttore facente funzione dell'ICE durante la presidenza di Barack Obama, ha detto in un'intervista all'emittente MS NOW che è troppo facile che lo strumento finisca per essere usato male "contro una popolazione che non rappresenta una minaccia". Non serve molta immaginazione, ha aggiunto, per vederlo impiegato contro una madre che oppone un po' di resistenza mentre viene separata dal figlio. Il problema, secondo lui, è distribuire una tecnologia del genere senza un vero investimento nella formazione degli agenti.

Michael Mannheimer, professore di diritto alla Northern Kentucky University che ha studiato l'uso della forza nelle operazioni federali, teme che i guanti facciano saltare i passaggi intermedi. "Se gli agenti dell'ICE ce l'hanno immediatamente a disposizione, lo useranno più di quanto dovrebbero?", ha detto. "Scavalcheranno una forza minore che potrebbe essere appropriata ed efficace per ottenere obbedienza, usando invece questo per primo?"

Una causa ancora aperta sostiene che un uomo di 43 anni è morto nel 2024 dopo aver ricevuto 27 scariche con i guanti e altre 13 con un Taser in un carcere di Richmond, in Kentucky, anche se il dispositivo viene presentato come non letale e innocuo per il cuore. Un'indagine interna del Madison County Detention Center ha accertato che due delle scariche erano durate 45 e 99 secondi ciascuna, molto oltre il limite di 15 secondi raccomandato dal produttore. Quelle azioni, si legge nel rapporto citato negli atti giudiziari, avevano inflitto dolore inutile aumentando il rischio di complicazioni sanitarie gravi. Il produttore del Taser ha eliminato di recente la funzione "drive-stun", uno strumento simile per ottenere obbedienza attraverso il dolore che alcuni agenti avevano usato in modo improprio.

Geoffrey Alpert, professore di criminologia all'University of South Carolina, ha detto che converrebbe partire da un acquisto più piccolo e studiare l'uso dei dispositivi prima di distribuirli su larga scala, visto quanto poco ancora se ne sa. "State vendendo all'ingrosso a un gruppo di agenti che potrebbero non essere addestrati ad altre strategie come la de-escalation, o a interagire con il pubblico in modi diversi dall'applicazione della legge, come fanno quasi tutti i poliziotti locali", ha detto. L'errore umano, ha aggiunto, è quasi prevedibile.

John Peters, presidente dell'Institute for the Prevention of In-Custody Deaths, che sta studiando come il dispositivo è stato usato finora, lo ha paragonato a una puntura d'ape: "È immediato e acuto, e ti distrae". Secondo Peters l'acquisto dell'ICE sarebbe di gran lunga il più grande mai fatto dall'azienda e i guanti servirebbero soprattutto a far scendere dalle auto o dalle case le persone che non collaborano e a spostarle dentro e fuori dai centri di detenzione. Si aspetta che una minoranza di dipendenti ne abusi, come accade con le altre tecnologie di polizia, ma ritiene improbabile che provochino lesioni.

Finora i guanti sono stati usati più nelle carceri che per strada, mentre gli agenti dell'ICE ricorrono sempre più spesso alla forza per tirare fuori le persone dalle automobili. Da poco più di un anno almeno sei persone sono state uccise a colpi d'arma da fuoco da agenti dell'immigrazione, tra cui due automobilisti il mese scorso in Maine e in Texas. Nessuna di quelle scene era stata ripresa e l'agenzia ha poi deciso di dotare tutti i suoi agenti di una bodycam entro agosto. A gennaio la morte di due manifestanti americani uccisi a Minneapolis dai colpi di agenti dell'ICE aveva provocato un'ondata di indignazione in tutto il Paese.

A luglio l'ACLU ha reso noto di aver presentato più di 50 denunce per possibili abusi degli agenti dell'immigrazione in tutto il Paese. Nello stesso mese l'ICE ha arrestato oltre 51.000 persone per violazioni delle leggi sull'immigrazione, il numero più alto da quando il presidente Donald Trump è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025.


Tutti gli agenti dell'ICE avranno una bodycam entro agosto


L'ICE, l'agenzia federale americana che applica le leggi sull'immigrazione, conta di dotare ogni agente sul campo di una telecamera da indossare entro la fine di agosto, in anticipo sul calendario che si era data. Sarebbe la prima volta che le operazioni di controllo dell'immigrazione del governo federale vengono documentate con le immagini in modo sistematico. Quanto di quel materiale arriverà al pubblico dipende però quasi interamente dall'agenzia stessa.

Il regolamento sulle telecamere consente ai vertici dell'ICE di trattenere o rinviare a tempo indeterminato i filmati girati durante gli episodi che si chiudono con un ferimento grave o con la morte di una persona in custodia. Una disposizione prevede la diffusione accelerata delle immagini in questi casi quando si stabilisce che farlo è nel "migliore interesse dell'agenzia".

La regola è emersa da un'inchiesta dell'Associated Press, l'agenzia di stampa americana, pubblicata venerdì. Il giorno dopo il direttore facente funzione dell'ICE David J. Venturella ha replicato sostenendo che le limitazioni servono a proteggere le indagini e la riservatezza delle persone coinvolte e che sono in linea con la legge federale e con le regole in vigore nelle altre agenzie federali.

Venturella ha accusato l'Associated Press di aver "travisato" il regolamento e di aver confuso quella singola disposizione con il potere generale dell'ICE di diffondere i filmati. Il testo, ha detto, chiarisce che le immagini non vanno rese pubbliche quando questo può compromettere un'indagine o la riservatezza delle persone. L'ICE è "impegnata sulla trasparenza e sulla responsabilità" e resta "in linea con i tempi" per equipaggiare ogni agente e funzionario sul campo entro la fine di agosto, ha aggiunto.

L'articolo dell'agenzia di stampa non sosteneva che quella disposizione regoli ogni diffusione di immagini. Riguardava gli episodi più gravi tra agenti e cittadini, quelli che finiscono con un ferimento serio o con un morto. Prima di pubblicare, l'Associated Press aveva chiesto un commento all'ICE, che ha risposto solo in parte senza affrontare il passaggio sul "migliore interesse".

L'agenzia è sotto pressione da luglio, quando un suo agente ha ucciso un automobilista di 25 anni in Maine. Chi ha sparato aveva precedenti per comportamenti violenti. Pochi giorni prima un altro agente dell'ICE aveva colpito a morte a Houston un costruttore edile che stava andando al lavoro. Nessuna delle due sparatorie è stata ripresa da una telecamera.

Dopo l'uccisione di due cittadini americani durante un'operazione contro l'immigrazione in Minnesota, l'allora responsabile del Dipartimento della Sicurezza Interna Kristi Noem aveva detto che le telecamere sarebbero arrivate a tutti gli agenti sul campo "in base ai fondi disponibili". Le sparatorie di luglio hanno provocato proteste e riportato l'attenzione sull'assenza di riprese. Tom Homan, il responsabile dell'amministrazione Trump per i confini, ha poi stabilito che i fermi dei veicoli vengano registrati con almeno una telecamera.

Christopher Schneider, professore di sociologia alla Brandon University in Canada, ha detto all'Associated Press che diffondere solo una parte dei filmati è una pratica corrente in diversi corpi di polizia americani, ma di solito non viene messa nero su bianco in un regolamento in modo così esplicito. "In un certo senso l'ICE sta dicendo apertamente quello che di solito si tace", ha aggiunto.

L'agenzia gemella dell'ICE, la Customs and Border Protection, che si occupa di dogane e controllo delle frontiere, non ha mai diffuso le immagini della morte di Alex Pretti, ucciso a Minneapolis a gennaio. Il commissario Rodney Scott ha detto ai parlamentari che il filmato fa parte di un'indagine e sarà reso pubblico "quando sarà opportuno".


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Le forze americane intendono lasciare l’Iraq entro il 30 settembre


Il ritiro delle ultime truppe americane coinciderà con la scadenza fissata da Baghdad per il disarmo delle milizie. Intanto Riyadh avverte del rischio di attacchi coordinati dall’Iraq e dallo Yemen.

Le ultime truppe americane presenti in Iraq lasceranno il Paese entro il 30 settembre, secondo quanto riferito da alcuni funzionari all’Associated Press. Il primo ministro Ali al Zaidi ha definito la scadenza “fissa e definitiva” dopo l’incontro di mercoledì con l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, il comando militare statunitense per il Medio Oriente.

Washington non ha precisato quanti soldati siano ancora dispiegati nel Paese: negli ultimi anni il contingente era stato ridotto a circa 2.500 uomini. Le forze americane avevano già abbandonato lo scorso anno le basi situate nella maggior parte dell’Iraq, mantenendo una presenza soltanto nella regione semiautonoma del Kurdistan iracheno.

Da quando, il 28 febbraio, è cominciata la guerra che contrappone Stati Uniti e Israele all’Iran, le postazioni statunitensi nell’area sono state colpite ripetutamente. Il trasferimento di uomini e mezzi da Erbil è iniziato circa tre settimane fa, secondo alcuni funzionari curdi, e gli americani hanno già ritirato le batterie antimissile Patriot che proteggevano la zona.

L’allarme saudita per un attacco su due fronti


Il ritiro avviene mentre l’Arabia Saudita denuncia una minaccia crescente da parte dei gruppi armati filoiraniani. La scorsa settimana Riyadh ha avvertito di ritenere possibile un attacco coordinato su due fronti: da nord, attraverso le milizie irachene sostenute da Teheran, e da sud, per opera degli Houthi yemeniti.

I servizi di intelligence sauditi, americani e di altri Paesi della regione avrebbero individuato spostamenti di droni e missili compatibili con la preparazione di attacchi contro impianti energetici, porti e aeroporti. Il 29 luglio l’Arabia Saudita aveva già colpito, insieme al Centcom, alcuni gruppi filoiraniani in Iraq, accusandoli di avere condotto attacchi con droni contro infrastrutture petrolifere saudite.

Il giorno successivo, Riyadh e alcuni partner regionali avevano concluso che gli Houthi avessero attaccato il regno partendo dal territorio iracheno e agendo in coordinamento con gruppi armati locali. Secondo queste valutazioni, le operazioni si sarebbero svolte sotto la supervisione dei Pasdaran, le Guardie Rivoluzionarie iraniane. Baghdad ha annunciato l’apertura di un’indagine sulle accuse.

La difficile sfida del disarmo delle milizie


Il governo iracheno ha scelto il 30 settembre anche come termine entro il quale ricondurre tutte le fazioni armate sotto il controllo dello Stato. Secondo al Zaidi, la partenza delle truppe straniere farebbe infatti venir meno la principale giustificazione invocata da questi gruppi per conservare i propri arsenali.

Le fazioni più potenti legate a Teheran continuano però a opporsi al disarmo. Il comandante delle Forze Quds, Esmail Qaani, si sarebbe recato a Baghdad nel tentativo di raggiungere un compromesso che consenta alle milizie di mantenere almeno una parte delle armi.

I gruppi armati potrebbero cercare di mettere alla prova i propri avversari già prima del completamento del ritiro americano. Un aumento dei dispiegamenti, nuovi movimenti di droni e missili o messaggi riconducibili ai Pasdaran potrebbero indicare il tentativo di fissare nuove linee rosse proprio mentre Washington abbandona il Paese.

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La rassegna stampa di sabato 15 agosto 2026


La portaerei Abraham Lincoln rientra dopo le denunce sulle condizioni a bordo, Luigi Mangione si dichiara colpevole dell'omicidio del capo di UnitedHealthcare e gli Stati Uniti preparano nuove sanzioni contro l'Iran mentre il caro-benzina pesa sulle elezioni di metà mandato

Questa è la rassegna stampa di sabato 15 agosto 2026

La portaerei Abraham Lincoln torna a casa dopo le denunce sulle condizioni a bordo


La Marina ha annunciato il rientro della portaerei USS Abraham Lincoln dopo oltre 265 giorni di dispiegamento nel Medio Oriente, in seguito a segnalazioni di carenza di cibo e beni di prima necessità, acqua contaminata e casi di marinai che si sono gettati in mare. Il presidente Trump ha minimizzato le preoccupazioni, sostenendo che il dispiegamento non fosse durato "neanche lontanamente abbastanza" e negando che le famiglie dell'equipaggio fossero in allarme. Parlamentari di entrambi i partiti hanno chiesto un'inchiesta sul deterioramento delle condizioni a bordo.

Fonti: Axios, Wall Street Journal, The Hill

Luigi Mangione si dichiara colpevole per l'omicidio dell'amministratore delegato di UnitedHealthcare


Luigi Mangione, 28 anni, si è dichiarato colpevole davanti a un tribunale federale delle accuse di stalking sfociato nella morte di Brian Thompson, amministratore delegato di UnitedHealthcare ucciso a Manhattan nel dicembre 2024. "Ho sparato al signor Thompson", ha ammesso in aula, descrivendo di aver stampato in 3D la pistola usata per il delitto. I suoi legali puntano ora a far cadere gran parte delle accuse statali invocando il divieto di doppio processo, ma resta in programma un processo per omicidio nello Stato di New York.

Fonti: Axios, Wall Street Journal, BBC

Gli Stati Uniti preparano nuove sanzioni contro l'Iran mentre il caro-benzina pesa sugli elettori


L'Amministrazione si prepara a varare misure economiche senza precedenti contro l'Iran per costringere Teheran a cedere dopo quasi sei mesi di guerra. Sul fronte interno, l'aumento dei prezzi della benzina legato al conflitto sta acuendo la stretta sul costo della vita, con parlamentari di entrambi gli schieramenti che segnalano la preoccupazione degli elettori. Trump ha invitato gli americani ad accettare di pagare "un pochino di più" alla pompa, dichiarando di non volersi mai scusare per i rincari.

Fonti: Bloomberg

Trump punta sul tema della sicurezza mentre economia e guerra frenano il Partito repubblicano


In campagna elettorale a Long Island, il presidente Trump ha spostato l'attenzione sul tema della criminalità mentre le prospettive repubblicane per le elezioni di metà mandato di novembre continuano a soffrire per la gestione dell'economia e della guerra in Iran. Il presidente ha rivendicato il calo dei reati e sostenuto il candidato repubblicano alla carica di governatore di New York. Sondaggi e analisti indicano però la sostenibilità del costo della vita come il tema che più preoccupa gli elettori.

Fonti: Bloomberg, The Hill

Licenza bancaria all'azienda di criptovalute della famiglia Trump


L'Amministrazione ha concesso una licenza bancaria alla società di criptovalute legata alla famiglia Trump, alimentando le polemiche sul conflitto tra gli interessi economici del presidente e la sua carica. La prossima settimana Trump dovrebbe partecipare a un incontro alla Casa Bianca con dirigenti di primo piano del settore delle criptovalute e dei mercati di previsione, tra cui rappresentanti di Coinbase, a16z, Ripple e Kalshi. La commistione tra affari e politica è diventata un punto di frizione crescente.

Fonti: Financial Times, Semafor, Bloomberg

Gli Stati Uniti revocano il visto al figlio dell'ex presidente messicano


Andrés Manuel López Beltrán, figlio dell'ex presidente messicano López Obrador, ha denunciato la revoca del suo visto da parte degli Stati Uniti, accusando i vertici della diplomazia americana di prenderlo di mira per ragioni politiche. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha definito la decisione un'ingerenza nella politica interna del suo Paese. Il caso alimenta nuove tensioni nei rapporti tra Washington e Città del Messico.

Fonti: Wall Street Journal, Financial Times, The Hill

Un giudice apre la strada alle espulsioni dei somali con protezione temporanea


Una giudice federale del Massachusetts ha revocato la sospensione che bloccava le espulsioni dei cittadini somali titolari dello status di protezione temporanea (TPS), aprendo la strada all'Amministrazione per avviare i rimpatri. La decisione segue una sentenza della Corte Suprema in un caso collegato. Il provvedimento riguarda migliaia di persone che vivevano negli Stati Uniti sotto quella tutela.

Fonti: The Hill

Sparatorie multiple in Michigan, cinque morti oltre al sospettato


Una serie di sparatorie nella contea rurale di Missaukee, in Michigan, ha lasciato cinque persone morte oltre al presunto responsabile, al termine di un'ampia caccia all'uomo. Le autorità avevano diramato un allarme per l'individuo, considerato armato e pericoloso, prima che l'operazione si concludesse. Le indagini sulla dinamica dei diversi luoghi colpiti sono ancora in corso.

Fonti: ABC News, Fox News

Il trading azionario in Congresso diventa un tema della campagna per le elezioni di metà mandato


La compravendita di azioni da parte dei membri del Congresso e delle loro famiglie è diventata un argomento di attacco nella campagna per le elezioni di metà mandato, usato da sfidanti sia repubblicani sia democratici per accusare i parlamentari di comportamenti poco etici. Alcuni deputati e le loro famiglie hanno movimentato titoli per milioni di dollari dall'inizio della legislatura. La pratica, pur legale, irrita gli elettori e alimenta le richieste di regole più severe.

Fonti: New York Times

Il Dipartimento di Giustizia definisce "tentativo di assassinio" la minaccia all'Air Force One


Il Dipartimento di Giustizia ha descritto come un "tentativo di assassinio" l'incidente con una minaccia missilistica iraniana che il mese scorso avrebbe spinto il presidente Trump a cambiare aereo in segreto. Il riferimento compare in un ricorso d'urgenza alla Corte Suprema, con cui l'Amministrazione chiede di ribaltare la decisione di un tribunale che ha bloccato i lavori per una sala da ballo alla Casa Bianca. Secondo l'Amministrazione, obbligare il presidente a chiedere il permesso al Congresso sarebbe "pericoloso".

Fonti: The Hill, BBC

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Trump afferma che intende dichiarare lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti


Lo ha annunciato oggi in un intervento a Long Island senza però spiegare in che modo intenda farlo. Washington, infatti, non ha alcuna sovranità sul passaggio, chiuso da mesi, dove prima della guerra transitava circa il 20% del petrolio mondiale.

“Dopo che avremo finito di battere l’Iran, che sta già subendo una pesantissima sconfitta, molto presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti”. Queste sono le parole dette questa sera da Donald Trump sul palco a Garden City, a Long Island, davanti agli agenti di un’accademia di polizia, durante un intervento dedicato ai risultati della sua Amministrazione nella lotta alla criminalità.

Trump: After we finish defeating Iran, I will be declaring the Hormuz Strait a territory of the United States. pic.twitter.com/8cu9gem82b
— Acyn (@Acyn) August 14, 2026


Nel suo intervento il presidente non ha però spiegato su quale base giuridica o con quali strumenti Washington potrebbe rivendicare la sovranità su una delle principali rotte marittime mondiali. Lo Stretto di Hormuz, infatti, collega il Golfo Persico al Golfo di Oman. Le sue acque territoriali appartengono all’Iran, sulla sponda settentrionale, e all’Oman, su quella meridionale.

Prima della guerra attraverso il passaggio transitava circa il 20% del petrolio mondiale e una quota significativa delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto. Il traffico si è ormai ridotto a una frazione dei livelli precedenti al conflitto: lunedì, ad esempio, sono transitate appena 8 navi, contro più di 130 al giorno nei mesi precedenti.

Il blocco dello Stretto e la pressione sui mercati energetici


La guerra tra Stati Uniti e Iran ha, insomma, quasi del tutto paralizzato il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, con conseguenze immediate sui mercati energetici mondiali. Così nei giorni scorsi il greggio si è avvicinato di nuovo a quota 90 dollari al barile, mentre Washington e Teheran restano ancora lontane da un’intesa definitiva che consenta di riaprire stabilmente lo Stretto.

Dal 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, Trump sostiene che il controllo effettivo dello stretto sia ormai finito nelle mani di Washington. Il presidente ha ordinato per due volte un blocco navale nell’area e ha ripetutamente rivendicato la capacità degli Stati Uniti di decidere quali navi e quali esportazioni petrolifere possano attraversare la regione. Il 10 agosto aveva inoltre chiesto a Teheran di pagare risarcimenti per le vittime degli attacchi attribuiti alla Repubblica islamica e della repressione delle proteste interne.

Lo scontro con Teheran sul “controllo totale”


Una settimana prima, il 3 agosto, Trump aveva accusato l’Iran, con un post pubblicato su Truth Social, di essere “incredibilmente doppiogiochista” per aver negato l’esistenza di colloqui volti a porre fine alla guerra. Aveva liquidato come “le solite chiacchiere” le rivendicazioni iraniane sul controllo di Hormuz e sostenuto che “nulla arriva all’Iran se non lo vogliamo noi e nulla arriverà finché non ci sarà un accordo o una resa totale”.

“Che l’Iran voglia ammetterlo o no, stiamo parlando della soluzione di un problema che loro hanno causato, per decenni”, aveva aggiunto. Mercoledì però la Persian Gulf Strait Authority, ovvero il nuovo organismo istituito dall’Iran a maggio per gestire il traffico nello stretto, ha risposto su X alle dichiarazioni americane secondo cui Hormuz non sarebbe più bloccato.

Claims and repeated posts by U.S. officials that the Strait of Hormuz is no longer blocked do not change the reality: the Strait of Hormuz remains blocked and will not be reopened until Iran’s conditions are accepted.
— PGSA | نهاد مدیریت آبراه خلیج فارس (@PGSA_IRAN) August 12, 2026


Le affermazioni dei funzionari statunitensi, aveva scritto l’ente, “non cambiano la realtà: lo Stretto di Hormuz resta bloccato e non sarà riaperto finché le condizioni dell’Iran non saranno accettate”. Il messaggio era una replica diretta proprio a Trump, che nei giorni precedenti aveva rivendicato ancora una volta il “controllo totale” del passaggio da parte statunitense.

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Trump gioca a golf con la protezione di un sistema antiaereo


A Bedminster l'Esercito americano ha schierato un sistema Avenger con missili Stinger e un radar Sentinel. Dopo la guerra contro l'Iran e i tentativi di attentato, la sicurezza attorno al presidente è stata ulteriormente rafforzata.

Un sistema di difesa antiaerea dell'Esercito americano ha sorvegliato Donald Trump mentre giocava a golf. Domenica, durante l'ultimo giro del torneo LIV Golf a Bedminster, nel New Jersey, sul campo di proprietà del presidente sono comparse foto e video che mostrano un Avenger, la piattaforma missilistica montata su Humvee utilizzata dall'Esercito per la difesa aerea a corto raggio, schierato dietro il filo spinato a poca distanza dalle buche. In una delle immagini Trump impugna un wedge mentre il veicolo si intravede alle sue spalle. Lunedì la Casa Bianca ha confermato a The War Zone l'autenticità delle fotografie.

In un video compare anche un radar AN/MPQ-64 Sentinel, che fornisce all'Avenger il quadro dello spazio aereo circostante. Sono però soltanto gli apparati visibili: attorno al presidente, scrive The War Zone, operano altre piattaforme di protezione che non compaiono nelle immagini, a cominciare dai sistemi di guerra elettronica. L'Avenger utilizza missili Stinger a guida infrarossa ed è progettato per la difesa puntuale, cioè per reagire in pochi secondi a minacce aeree ravvicinate: una caratteristica particolarmente utile quando il presidente trascorre lunghi periodi all'aperto. Negli ultimi anni il sistema è stato aggiornato anche per contrastare i droni. Un lanciatore dello stesso tipo è installato sul tetto di un edificio vicino alla Casa Bianca fin dai mesi successivi agli attentati dell'11 settembre.

Quando questi sistemi vengono schierati a sostegno del Secret Service, a gestirli è il 263rd Army Air and Missile Defense Command, ha spiegato il North American Aerospace Defense Command (NORAD), responsabile della sorveglianza dello spazio aereo di Stati Uniti e Canada. Un portavoce non ha però voluto precisare con quale frequenza questi sistemi vengano impiegati per proteggere il presidente.

Sicurezza presidenziale

Per proteggere Trump sul campo da golf l’Esercito ha schierato una batteria antiaerea

Domenica, durante l’ultimo giro del torneo LIV Golf, dietro il filo spinato del campo di proprietà del presidente è comparso un Avenger: la piattaforma missilistica che l’Esercito usa per la difesa aerea a corto raggio. Nello stesso fine settimana si sono registrate cinque violazioni dello spazio aereo chiuso sopra Bedminster.

Grafica di FocusAmerica 12 agosto 2026

Che cosa c’era attorno alle buche
Un campo da golf difeso come un obiettivo militare

Seleziona i punti numerati per vedere che cosa fa ciascun apparato.

1 2 3 4

Schema illustrativo: posizioni e proporzioni non sono in scala.

1 Avenger+ Lanciatore di missili Stinger su Humvee

Usa missili Stinger a guida infrarossa ed è costruito per la difesa puntuale: deve reagire in pochi secondi a una minaccia aerea ravvicinata. Negli ultimi anni è stato aggiornato anche per contrastare i droni. Un lanciatore dello stesso tipo sta sul tetto di un edificio vicino alla Casa Bianca dai mesi successivi all’11 settembre.

2 Radar AN/MPQ-64 Sentinel+ L’occhio che guida il lanciatore

Fornisce all’Avenger il quadro dello spazio aereo circostante: è l’apparato che dice al lanciatore dove guardare. Compare in uno dei video girati a Bedminster e diffusi domenica.

3 Caccia F-16 e spazio aereo chiuso+ Il perimetro che si vede solo sulle mappe di volo

Sopra Bedminster vale una restrizione temporanea al volo. Quando un velivolo la viola, i caccia del NORAD lo intercettano e lo scortano fuori dall’area. Il comando sorveglia lo spazio aereo di Stati Uniti e Canada.

4 I sistemi che non si vedono+ Guerra elettronica e altre piattaforme

Attorno al presidente operano altre piattaforme che non compaiono nelle immagini, a cominciare dai sistemi di guerra elettronica. Quando questi apparati sostengono il Secret Service, a gestirli è il 263rd Army Air and Missile Defense Command.

Lo spazio aereo chiuso
Cinque violazioni in un solo fine settimana

Domenica due aerei da turismo sono entrati nella zona interdetta e i caccia del NORAD li hanno scortati fuori.

5 violazioni dello spazio aereo chiuso sopra il campo
2 aerei da turismo scortati fuori dall’area domenica
13 minuti di ritardo nella partenza del presidente, per un altro velivolo

Il 1° agosto la Casa Bianca aveva già diffuso un video girato a Bedminster, anche in quel caso con un Avenger sullo sfondo. «Non sono preoccupato per missili e droni», aveva scherzato Trump. «Ci pensiamo noi», gli aveva risposto un colonnello indicando il veicolo alle proprie spalle.

I precedenti
Dal 2020 a oggi, con il golf spesso sullo sfondo

Cinque dei sette episodi hanno avuto per scenario un campo da golf. Seleziona una data per aprire la scheda.

21 gennaio 2020Campo da golf Un fotomontaggio con un drone sopra il green+

Un account riconducibile a Khamenei pubblica l’immagine di un drone che sorvola Trump su un campo da golf, con la scritta in farsi «la vendetta è certa». Era la risposta all’uccisione del generale Qassem Soleimani, colpito pochi giorni prima da un drone americano in Iraq.

13 luglio 2024Comizio Gli spari al comizio di Butler+

Thomas Matthew Crooks, 20 anni, apre il fuoco durante un comizio elettorale in Pennsylvania. L’attentatore viene ucciso e l’allora candidato repubblicano lascia il palco con il volto insanguinato.

15 settembre 2024Campo da golf Un fucile nella vegetazione alla sesta buca+

Al Trump International Golf Club di West Palm Beach un agente del Secret Service vede la canna di un fucile puntata contro di lui lungo la recinzione e apre il fuoco. Ryan Wesley Routh, riconosciuto colpevole su tutti e cinque i capi d’imputazione, è stato condannato all’ergastolo più sette anni.

Luglio 2025Campo da golf Il «Golf Force One» a Turnberry+

Mentre gioca con il figlio Eric nel suo campo in Scozia, il presidente è seguito da un Polaris Ranger X con protezione balistica. La Casa Bianca lo definì parte della «flotta presidenziale di veicoli speciali».

28 febbraio 2026Contesto L’uccisione di Khamenei alza il rischio+

L’Ayatollah Ali Khamenei viene ucciso durante la prima ondata di attacchi dell’operazione Epic Fury. Da allora l’ipotesi di una rappresaglia iraniana contro il presidente americano è considerata più concreta, e i protocolli di sicurezza sono cambiati.

Inizio agosto 2026Campo da golf Un arresto a Rancho Palos Verdes+

Le autorità fermano un uomo che aveva fotografato e filmato i preparativi di sicurezza per una cena al Trump National Golf Club, in California. Aveva con sé un caricatore carico da 16 colpi e un falso distintivo da agente di sicurezza. Si è dichiarato non colpevole.

10 agosto 2026Campo da golf L’Avenger dietro il filo spinato+

Durante l’ultimo giro del LIV Golf compaiono foto e video del lanciatore schierato a poca distanza dalle buche. Il giorno dopo la Casa Bianca conferma che le immagini sono autentiche.

Scenario: campo da golf Altro scenario

Fonte Elaborazione FocusAmerica su The War Zone, NORAD, Casa Bianca, Dipartimento di Giustizia e Fox News. Dati aggiornati all’11 agosto 2026.

Cinque violazioni dello spazio aereo in un solo fine settimana


Lo stesso giorno due aerei da turismo hanno violato la restrizione temporanea al volo imposta sopra Bedminster e sono stati intercettati da caccia F-16 del NORAD. "Tutti i velivoli dell'aviazione generale sono stati scortati fuori dall'area in sicurezza dagli aerei del NORAD", ha comunicato il comando su X. Nell'arco del fine settimana le violazioni sono state 5 e un ulteriore velivolo ha fatto slittare di 13 minuti la partenza del presidente.

Il 1° agosto la Casa Bianca aveva già diffuso un video in cui Trump parlava con alcuni soldati a Bedminster, anche in quel caso con un Avenger sullo sfondo. "Non sono preoccupato per missili e droni", aveva scherzato il presidente. "Ci pensiamo noi", gli aveva risposto un colonnello, indicando con il pollice il veicolo alle proprie spalle.

Il rafforzamento delle misure di sicurezza è legato anche al mutato scenario internazionale. Il rischio è aumentato sensibilmente da quando Trump ha deciso di entrare in guerra contro l'Iran. L'Ayatollah Ali Khamenei è stato ucciso il 28 febbraio, durante la prima ondata di attacchi dell'operazione Epic Fury, e da allora l'ipotesi di una rappresaglia iraniana contro il presidente americano viene considerata più concreta che in passato, tanto da determinare modifiche ai protocolli di sicurezza finite anche sui giornali. A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce la rapida diffusione dei droni, dai modelli guidati in prima persona a quelli collegati via fibra ottica, tecnologie di cui l'Iran è stato negli ultimi anni sia utilizzatore sia esportatore.

Il precedente più esplicito risale al 21 gennaio 2020, quando un account Twitter riconducibile a Khamenei pubblicò un fotomontaggio in cui un drone sorvolava Trump su un campo da golf, accompagnato dalla scritta in farsi "la vendetta è certa". L'immagine faceva riferimento all'uccisione del generale Qassem Soleimani, colpito pochi giorni prima da un drone americano in Iraq. Quel raid aveva già provocato minacce pubbliche da parte di funzionari iraniani, alcune rivolte direttamente a Trump.

I campi da golf sono già stati teatro di minacce contro Trump


Trump è già stato bersaglio di diversi falliti attentati o presunti tentativi di attacco e più di uno ha avuto come scenario un campo da golf. L'episodio più recente risale all'inizio di agosto, quando le autorità hanno arrestato un uomo accusato di aver fotografato e filmato i preparativi di sicurezza per una cena di raccolta fondi al Trump National Golf Club di Rancho Palos Verdes, in California. Secondo Fox News, Jeanine John Taele, 38 anni, aveva con sé un caricatore carico da 16 colpi; nel suo furgone gli investigatori hanno trovato anche un'altra pistola e un falso distintivo da "security protection agent". Taele, ex marine con esperienze in Iraq e Afghanistan, aveva avvicinato gli agenti federali sostenendo di lavorare per il Dipartimento di Stato e di trovarsi sul posto per un servizio di sicurezza. Si è dichiarato non colpevole di tutte le accuse.

Il 15 settembre 2024, al Trump International Golf Club di West Palm Beach, in Florida, un agente del Secret Service impegnato nel controllo del perimetro notò il volto parzialmente nascosto di un uomo nella vegetazione lungo la recinzione, vicino alla sesta buca. "L'agente ha visto la canna di un fucile puntata direttamente contro di lui", si legge in un comunicato del dipartimento di Giustizia diffuso all'epoca. Mentre l'agente indietreggiava, la canna si mosse e lui aprì il fuoco. L'uomo, Ryan Wesley Routh, sopravvisse e riuscì inizialmente a fuggire. Nel settembre 2025 una giuria federale lo ha giudicato colpevole su tutti e cinque i capi d'imputazione, a cominciare dal tentato assassinio di un candidato alla presidenza; il 4 febbraio è stato condannato da un tribunale federale della Florida meridionale all'ergastolo più altri 7 anni di carcere.

Due mesi prima, il 13 luglio 2024, Thomas Matthew Crooks, 20 anni, di Bethel Park, aveva aperto il fuoco contro Trump durante un comizio elettorale a Butler, in Pennsylvania. L'attentatore fu ucciso e l'allora candidato alla presidenza repubblicano venne portato via dal palco con il volto insanguinato.

L'Avenger non è inoltre l'unico mezzo speciale impiegato per proteggere Trump durante le sue partite di golf. Nel luglio dello scorso anno, mentre giocava con il figlio Eric a Turnberry, nel suo campo in Scozia, il presidente era seguito da un Polaris Ranger X blindato, un veicolo utilitario dotato di protezione balistica che la stampa aveva ribattezzato Golf Force One. Un portavoce della Casa Bianca lo definì allora parte della "flotta presidenziale di veicoli speciali", senza fornire ulteriori dettagli. Trump si trovava in Scozia per un incontro con Keir Starmer, all'epoca primo ministro britannico, in un resort dove le misure di sicurezza erano state ulteriormente rafforzate.


Trump ha lasciato la Turchia su un aereo segreto, con l'Air Force One usato come esca per paura dell'Iran


Il presidente Donald Trump ha lasciato il vertice della NATO ad Ankara l'8 luglio a bordo di un aereo militare tenuto segreto, mentre la Casa Bianca faceva credere ai giornalisti e a parte del suo staff che stesse volando sull'Air Force One. Lo ha rivelato lunedì il Washington Post, che cita un funzionario americano a conoscenza dell'operazione e materiale verificato dal giornale. L'inganno è stato organizzato per una minaccia di assassinio arrivata dall'Iran, paese confinante con la Turchia.

Trump è salito sul vecchio Air Force One davanti alle telecamere e pochi minuti dopo è stato fatto scendere dal lato opposto dell'aereo dentro un camion dei pasti, quelli che caricano cibo e provviste a bordo dei voli. Il camion era stato sollevato con un sistema idraulico fino a un portellone sul fianco dove non c'erano i cronisti. Da lì il presidente e alcuni collaboratori sono stati portati su un terzo aereo, un C-32A dell'Aeronautica militare, la versione militare del Boeing 757, molto più piccolo del jumbo presidenziale.

Il vecchio Air Force One è servito da esca. Il gruppo ristretto di giornalisti che accompagna il presidente in ogni spostamento è partito convinto di viaggiare con lui, insieme ad alcuni membri dello staff della Casa Bianca. Prima del decollo era stato chiesto loro di tenere abbassate le tendine dei finestrini nella cabina stampa, una disposizione che di solito vale per i voli sulle zone di guerra.

Il piano è stato messo a punto in poche ore, dopo che i funzionari avevano giudicato credibile la minaccia. A conoscerlo era un gruppo ristretto di alti responsabili del governo, tra cui il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto, e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha scritto il New York Times, che ha confermato la ricostruzione con due alti funzionari americani.

Il vecchio Air Force One è atterrato alla base aerea di Mildenhall, nell'est dell'Inghilterra, alle 22:16 ora locale (le 23:16 in Italia). Prima che i giornalisti scendessero, Trump era già stato riportato in auto dal C-32A al jumbo presidenziale, dove è salito da un ingresso diverso. Alle 22:56 (le 23:56 in Italia) è sceso dalla scaletta del portellone superiore di sinistra come fa di solito, ha fatto il segno della vittoria ai cronisti senza avvicinarsi, ha salutato i militari della base e ha raggiunto a piedi il nuovo Air Force One donato dal Qatar, con cui è tornato a Washington insieme ai giornalisti.

Trump era arrivato ad Ankara con il nuovo Air Force One, il Boeing 747 regalato dal Qatar l'anno scorso e ristrutturato dall'azienda della difesa L3Harris, alla sua prima trasferta internazionale. Prima di ripartire aveva scritto su Truth Social che per il primo tratto avrebbe usato il vecchio jet azzurro "per i vecchi tempi", mentre il nuovo aereo sarebbe arrivato prima alla stessa base britannica per far salire a bordo i militari americani di stanza in Inghilterra.

La minaccia iraniana non riguardava soltanto l'aereo qatariota: il presidente era il bersaglio su qualunque velivolo avesse preso. Il cambio di aereo aveva comunque aperto un caso sulla sicurezza del nuovo Air Force One, che il New York Times a luglio aveva descritto come privo di alcuni dei sistemi di difesa montati sui modelli precedenti. Trump si è infuriato per quelle fughe di notizie e il Dipartimento di Giustizia ha convocato davanti a un gran giurì, l'organo di cittadini che negli Stati Uniti decide se procedere con un'incriminazione, i giornalisti che avevano firmato gli articoli e alcuni loro familiari. Le convocazioni sono state ritirate dopo che un giudice federale ha rimproverato i procuratori.

Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha risposto alle domande sull'operazione con una dichiarazione: "Ci sono molti nemici dell'America che lo hanno nel mirino e usiamo ogni strumento a nostra disposizione per affrontare quelle minacce". Era lo stesso testo diffuso a luglio, che in quell'occasione conteneva anche le parole "compresi la distrazione e il depistaggio", eliminate nella nuova versione. Cheung ha aggiunto che il jet donato dal Qatar è un velivolo all'avanguardia, dotato di protocolli di sicurezza di alto livello. Il Secret Service, il corpo che protegge il presidente, non ha voluto commentare e l'Aeronautica militare, che gestisce la flotta presidenziale, ha rinviato le domande alla Casa Bianca.

Sul volo di ritorno verso Washington Trump ha detto ai giornalisti di aver preso il vecchio aereo perché voleva che i militari della base britannica vedessero il nuovo. Sulle tendine abbassate ha detto di non essere a conoscenza di minacce specifiche, ma si è descritto sotto assedio costante da parte dell'Iran: "Io ho una minaccia in continuazione. Sono il numero uno della loro lista, prima di voi". Poi ha aggiunto, rivolto ai cronisti: "Ma se me ne vado io, ve ne andate anche voi".

Nel 2000 il presidente Bill Clinton entrò in Pakistan su un aereo senza insegne, mentre l'Air Force One ufficiale veniva mandato avanti come esca. Donald Mihalek, ex agente del Secret Service nelle scorte di George W. Bush e Barack Obama, ha detto al New York Times che l'agenzia ha già usato in passato aerei e cortei di automobili come diversivo: "Ogni volta che il presidente si trova in uno scenario dove c'è un potenziale pericolo di combattimento, il Secret Service ha adottato contromisure protettive, incluso l'uso di un'esca". Il compito dell'agenzia, ha detto, è tenere il presidente al sicuro, non fare informazione. Paul Eckloff, anche lui ex agente, ha detto all'Associated Press che la mossa non è senza precedenti ma resta un fatto insolito.

Le minacce iraniane contro Trump vanno avanti da anni, da quando nel primo mandato ordinò l'uccisione del generale Qassem Soleimani. Durante la campagna del 2024 i suoi consiglieri ricevettero informazioni di intelligence secondo cui Teheran voleva ancora colpirlo e lo staff cominciò a usare ogni tanto aerei esca, imbarcando il candidato su un jet segreto senza avvisare i giornalisti e facendo volare il suo aereo privato. Nello stesso periodo ci furono un piano di omicidio su commissione affidato a un intermediario iraniano, poi finito in tribunale, e la violazione delle email e dei profili social di alcuni collaboratori. L'amministrazione Biden rafforzò la protezione del candidato e poco dopo, per motivi non collegati all'Iran, Trump subì l'attentato di Butler, in Pennsylvania, seguito da un secondo tentativo a settembre.

Il vertice di Ankara si è tenuto mentre l'esercito americano conduceva una serie di attacchi su larga scala in Iran, in risposta agli assalti iraniani alle navi mercantili nella regione. La guerra, cominciata il 28 febbraio, va avanti da più di cinque mesi. I funzionari americani non avevano mai ammesso prima che il presidente non fosse dove sostenevano che fosse. Il senatore democratico Richard Blumenthal ha chiesto un'indagine del Congresso, definendo l'episodio "senza precedenti" e "surreale" in un intervento alla CNN.


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Da dove viene Alexandria Ocasio-Cortez


Anand Giridharadas ripubblica il suo ritratto della deputata democratica: l'infanzia tra due mondi, il padre morto presto e un'idea della politica fondata sul farsi capire

Alexandria Ocasio-Cortez è di nuovo al centro della conversazione politica americana. Nel giro di pochi giorni la deputata democratica di New York ha raccontato pubblicamente il suo percorso per congelare gli ovuli e ha detto in un'intervista televisiva che "Woke 1 was crazy", cioè che la prima stagione delle battaglie identitarie è stata una follia. La frase ha acceso un ampio dibattito a sinistra, tra chi la accusa di rinnegare il movimento che l'ha lanciata e chi ci vede una lettura lucida di come funzionano oggi l'attenzione e il potere.

Lo scrittore Anand Giridharadas ha scelto questo momento per ripubblicare sulla sua newsletter The Ink, in cinque puntate, il lungo ritratto della deputata che aveva scritto per il suo libro The Persuaders, basato anche su diverse interviste con lei. La prima puntata ricostruisce le origini di quella che l'autore considera forse la matricola più significativa nella storia del Congresso americano.

Il racconto parte da un comizio dell'ottobre 2019 in un parco del Queens, a New York, quando Ocasio-Cortez annunciò il suo sostegno a Bernie Sanders nelle primarie democratiche. Davanti alla folla ricordò il periodo in cui serviva ai tavoli di una taqueria, un locale messicano di Manhattan, fianco a fianco con lavoratori senza documenti, con turni di 12 ore, un'assicurazione sanitaria da 200 dollari al mese con una franchigia da 8.000 e una paga insufficiente per vivere: "È stato solo quando ho sentito parlare di un uomo di nome Bernie Sanders che ho cominciato a mettere in discussione, rivendicare e riconoscere il mio valore intrinseco di essere umano". Nei mesi successivi, con la spinta di quel sostegno, Sanders rivendicò la vittoria nelle prime tre gare e diventò per la prima volta il favorito.

Dentro la campagna, però, Ocasio-Cortez avvertì che il movimento che le aveva fatto scoprire la propria umanità appariva a molte altre persone ostile e giudicante, tutt'altro che accogliente. L'attore John Cusack, che ogni tanto viaggiava al seguito del candidato, chiedeva ai dirigenti una struttura dedicata a chi non si definiva progressista pur avendo idee vicine a quelle di Sanders. Il consiglio della deputata riguardava invece la postura. Temeva che il tono aggressivo di una parte dei sostenitori, soprattutto su Twitter, allontanasse gli scettici che la campagna avrebbe dovuto conquistare. Perfino David Sirota, ex collaboratore di Sanders associato proprio allo stile più combattivo, ha riconosciuto parlando con Giridharadas che quel consiglio era fondato.

Secondo Faiz Shakir, uno dei responsabili della campagna, Ocasio-Cortez insisteva anche sulla necessità di costruire consenso tra gli elettori neri e di aggiornare il linguaggio del candidato. Alcune sue raccomandazioni specifiche, ha detto Shakir, furono seguite. Un giorno la deputata disse direttamente a Sanders che la campagna doveva dare alle persone l'opportunità di vedere i valori del movimento, quelli di una società migliore e più avanzata per tutti. Cambiare però era difficile: la rabbia percepita nel movimento era radicata nell'identità del candidato e in decenni di torti subiti dalla classe lavoratrice. Shakir ammise di non poter controllare i tweet di tutti e ricordò che i sostenitori più aggressivi erano stati arruolati apposta, perché Sanders voleva gente capace di combattere. Alla fine del 2019 cominciò comunque a fare dirette con gli aggiornamenti della campagna ripetendo una formula precisa: "Siamo un movimento accogliente".

Dopo la sconfitta in South Carolina, alla vigilia delle primarie del Michigan, Ocasio-Cortez portò quel messaggio in pubblico. "Non siamo divisi; siamo disconnessi", disse citando la deputata Rashida Tlaib. La risposta, aggiunse, era "connettersi, lottare per qualcuno che non conosci, amare il prossimo, portare le persone dentro la causa. Ascoltare, adattarsi, aprire una postura di accettazione".

A Giridharadas spiegò poi che non parlava di tutto il movimento progressista ma di "un settore molto rumoroso e piccolo", capace di pesare molto più dei suoi numeri e più interessato, riprendendo una formula del giornalista Michael Kinsley, a trovare eretici che convertiti. "Non si tratta di rinunciare ai propri principi né di cambiare posizione, ma di aprire la propria postura", disse. E citò la lezione del suo mentore, quella che chiamava "la porta d'oro della ritirata", cioè aprire una strada a chi ha cominciato la conversazione in disaccordo con te.

Chi la incontra di persona, scrive Giridharadas, trova una donna quieta, quasi timida, mentre nell'immaginario pubblico è diventata la regina della replica tagliente, un'immagine costruita su tratti reali ma che non corrisponde alla persona che lei sa di essere. Quando parlava a Sanders e ai suoi sostenitori, parlava quindi anche a sé stessa, chiedendosi se sia possibile cambiare le cose grandi trovando l'umiltà e la pazienza per spostare i singoli esseri umani.

Ocasio-Cortez è nata nell'ottobre del 1989 a Parkchester, un complesso da circa 12mila appartamenti nel Bronx, costruito alla fine degli anni Trenta dall'assicurazione MetLife e riservato ai soli bianchi dal 1940 al 1968, quando la città ne ordinò l'integrazione e MetLife lo vendette al magnate immobiliare Harry Helmsley. Due mesi prima della sua nascita la moglie di Helmsley, Leona, era stata condannata per frode fiscale al termine del processo reso celebre da una frase riferita da un'ex domestica: "Noi non paghiamo le tasse; le tasse le paga solo la gente comune". I genitori chiamarono la figlia Alexandria, che in greco significa "difensore del genere umano".

Il padre, Sergio Ocasio, aveva un piccolo studio di architettura e ristrutturazioni ed era cresciuto nel Bronx degli anni Sessanta e Settanta, quando interi isolati del distretto si perdevano tra incendi e abbandono. Da ragazzo, ha raccontato la figlia, voleva essere una delle persone che aiutavano a tirare di nuovo su gli edifici. La madre, Blanca, cristiana evangelica nata a Porto Rico, puliva le case degli altri per sostenere il bilancio familiare. In casa si parlava soprattutto spagnolo, tanto che la bambina arrivò all'asilo senza sapere una parola di inglese.

Da eletta, Ocasio-Cortez ha raccontato al New Yorker un ricordo di quando aveva cinque anni. Durante un viaggio in auto verso la Florida il padre la portò allo specchio d'acqua del Washington Monument e, indicando i monumenti e il Campidoglio, le disse: "Questo è il nostro governo. Tutto questo ci appartiene. Appartiene a te". Tornata lì da deputata, ha ricordato di aver pensato che non tutto appartiene ancora a tutti e che il senso di andare al Congresso è proprio questo.

Intorno a quella stessa età i genitori misero insieme, con l'aiuto di zii e nonni, l'anticipo per una casa con due camere da letto a Yorktown Heights, un sobborgo tranquillo della contea di Westchester, una delle più ricche del paese, a meno di un'ora di auto dal Bronx, che è tra le più povere. Non fu un salto di ricchezza ma una scelta sulla qualità delle scuole. Il padre restò a lavorare nel Bronx, dove madre e figlia tornavano spesso nel fine settimana, dai cugini cresciuti con lei come fratelli. "L'unica differenza tra i loro risultati e i miei era un viaggio di quaranta minuti in auto", ha detto anni dopo in una conversazione pubblica con lo scrittore Ta-Nehisi Coates.

In seconda elementare la scuola propose di farle ripetere l'anno perché i piccoli segnali si sommavano, dall'essere mancina all'inglese come seconda lingua. I genitori si opposero, lei passò per i corsi di recupero e qualche anno dopo il primo test statale la piazzò nel 99° percentile in ogni categoria. "Ho dovuto davvero imparare a farmi valere da sola", ha detto all'autore. Da bambina che non capiva la lingua imparò a leggere lo stato d'animo delle persone senza bisogno di parole, una capacità che ha affinato da cameriera: "Il 90 per cento di questo lavoro non è nemmeno verbale". Si sentiva comunque incompresa, in una scuola dove i libri di testo e i programmi televisivi riflettevano quasi solo esperienze di persone bianche.

Per Giridharadas è qui la differenza più profonda con Sanders. Il senatore non si è mai preoccupato troppo di essere frainteso, concentrato com'era sul contenuto delle sue accuse al sistema più che sul modo in cui arrivavano alle persone. Lei, la bambina di origini portoricane cresciuta in una cittadina bianca, voleva essere capita ed era disposta a provare in quindici modi diversi a raggiungere il suo interlocutore, senza però cedere sulle posizioni.

La famiglia non era politicamente attiva in senso classico, ma i genitori trovavano sempre le persone in difficoltà della comunità e le invitavano a cena, al punto che la figlia li ha definiti "organizzatori di comunità informali". Alle scuole medie si presentò a una riunione del consiglio comunale per chiedere un aeratore per lo stagno malridotto davanti alla scuola (richiesta respinta). La sua politica di sinistra, ha spiegato in un'intervista, è nata dall'esperienza più che dalla teoria: "Non è che sono cresciuta leggendo Noam Chomsky. Sono cresciuta pulendo i bagni con mia madre".

Al liceo eccelleva nelle scienze e arrivò seconda alla fiera internazionale di scienza e ingegneria di Intel con una ricerca su come gli antiossidanti rallentano l'invecchiamento di alcuni vermi e per quel risultato un gruppo di scienziati le intitolò un asteroide, 23238 Ocasio-Cortez. Appena diplomata fece la volontaria telefonando agli elettori per la campagna di Barack Obama. Nel 2007, mettendo insieme borse di studio e prestiti, si iscrisse alla Boston University con l'obiettivo di diventare ginecologa.

Nell'autunno del secondo anno al padre fu diagnosticato un tumore ai polmoni in fase terminale. "Rendimi orgoglioso", le disse in ospedale. Morì pochi giorni dopo, senza lasciare testamento, mentre il paese scivolava in una crisi finanziaria di proporzioni generazionali. Sulla casa di famiglia arrivò la minaccia del pignoramento e la madre tornò a pulire case e a guidare scuolabus per tenere, come ha detto la figlia, "un tetto sopra le nostre teste". Ocasio-Cortez reagì buttandosi sullo studio, lasciò il percorso di medicina e si laureò in economia e relazioni internazionali. Curare i pazienti caso per caso non le bastava più, "volevo esaminare i problemi su scala più ampia", ha raccontato a Coates.

All'università conobbe Riley Roberts (ancora oggi il suo compagno), fece la volontaria nell'ufficio del senatore Edward Kennedy occupandosi delle richieste di persone con problemi di immigrazione e passò un semestre in Niger, in una clinica per la maternità. Finiti gli studi avrebbe potuto andare in molti posti. Tornò invece nel Bronx, all'inizio del periodo della sua vita che avrebbe poi chiamato "il crogiolo".


Alexandria Ocasio-Cortez ha annunciato che sta congelando i suoi ovuli


Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York, ha annunciato nel fine settimana con una serie di video sui social che sta congelando i suoi ovuli. La deputata, che ha 36 anni, ha spiegato di aver preso la decisione per sentirsi "più in controllo" della propria vita e di aver risparmiato a lungo per permettersi la procedura, che è costosa e spesso non è coperta dalle assicurazioni sanitarie.

Ocasio-Cortez ha collegato la scelta di rendere pubblico il percorso al clima politico. "In questo contesto politico in cui l'amministrazione nega alle donne di tutto il paese l'assistenza riproduttiva, dal diritto all'aborto alla possibilità di portare avanti una gravidanza sana, penso sia importante che noi leader abbiamo queste conversazioni e condividiamo questi processi per normalizzarli, soprattutto per le donne che lavorano", ha detto domenica mattina ad ABC News.

L'annuncio arriva mentre si discute di una sua possibile candidatura a cariche più alte: l'entourage di Bernie Sanders l'ha già indicata come possibile erede in vista delle presidenziali del 2028. La deputata ha detto di aver preso la decisione da una "posizione privilegiata" e ha ricordato che le donne che cercano lavoro o si candidano a una carica, a differenza degli uomini, subiscono un forte scrutinio su quando e se avranno figli.

Il congelamento degli ovuli è una procedura per la fertilità sempre più diffusa negli Stati Uniti. Gli ovuli vengono prelevati dal corpo della donna e conservati congelati. In un secondo momento possono essere fecondati in laboratorio con la fecondazione in vitro e gli embrioni vengono poi trasferiti nell'utero nella speranza che la donna rimanga incinta. Alla procedura ricorrono donne che devono sottoporsi a chemioterapia o ad altre cure che possono comprometterne la fertilità, ma anche donne sane che non si sentono pronte ad avere figli negli anni biologicamente più favorevoli a una gravidanza.

Uno studio del 2025 dell'università della California a Los Angeles (UCLA) ha rilevato che tra il 2014 e il 2021 i cicli di congelamento scelti in modo volontario, senza motivi medici, sono aumentati bruscamente. Nello stesso periodo l'età media delle donne che vi ricorrono è scesa da 36 anni a 34,9. Lo studio ha mostrato anche che solo il 5,7% delle donne che hanno congelato gli ovuli tra il 2014 e il 2016 è tornato a usarli nei cinque-sette anni successivi.

Il percorso dura in genere dai 10 ai 12 giorni, durante i quali le donne si iniettano ogni giorno due o tre farmaci ormonali e si sottopongono a frequenti analisi del sangue e a quattro-sei ecografie pelviche. Quando gli ovuli sono maturi, un medico li preleva con un intervento di 20-30 minuti guidato dall'ecografia, con la paziente in anestesia.

Nei video Ocasio-Cortez ha mostrato i farmaci che deve autosomministrarsi e si è filmata mentre si faceva un'iniezione di ormoni nell'addome, scherzando con chi la seguiva: "Non fatela strana. Anche se so che la farete strana". Ha raccontato che per via degli orari della terapia avrebbe dovuto farsi le iniezioni anche nel camerino, prima dell'intervista televisiva di domenica mattina. "Voglio che lo vediate, perché le donne possono fare qualsiasi cosa", ha detto. Ha aggiunto che continuerà a raccontare pubblicamente il processo e ha invitato chi la segue a mandarle domande.


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Trump intende misurare la fedeltà degli alleati Nato prima di tagliare le truppe in Europa


Il questionario visionato da Bloomberg chiede ai governi se abbiano sostenuto pubblicamente la politica estera americana e quali limiti impongano all’uso delle basi da parte degli Stati Uniti.

Prima di decidere quali soldati e mezzi ritirare dall’Europa, Washington vuole stabilire quanto ciascun alleato della NATO sia allineato alle politiche di Donald Trump. Il questionario inviato ai governi dell’Alleanza, visionato da Bloomberg, punta a misurare il grado di sintonia politica di ogni Paese con l’attuale Amministrazione americana.

Ai governi viene chiesto se abbiano “sostenuto pubblicamente” la politica estera degli Stati Uniti e quali “restrizioni” impongano all’uso delle proprie basi da parte delle forze americane. Un’altra sezione esamina gli acquisti effettuati presso le aziende statunitensi della difesa e verifica se le autorità nazionali abbiano “osteggiato pubblicamente” le norme che “ostacolano” i contratti con queste imprese.

La domanda conclusiva è se il Paese si sia adeguato all’approccio “strong, clear, and quiet”, “forte, chiaro e silenzioso”, la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee interpretano il documento come il tentativo di subordinare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Un simile legame tra garanzie di sicurezza e fedeltà politica rovescerebbe l’impianto delle relazioni transatlantiche costruito dopo la Seconda guerra mondiale, quando l’impegno militare degli Stati Uniti prescindeva dai contrasti politici del momento. L’Amministrazione Trump ha però già manifestato apertamente il proprio sostegno alle destre in Germania e Ungheria.

Il questionario circola mentre Washington sta conducendo la revisione semestrale del dispositivo militare americano in Europa, che dovrebbe concludersi entro dicembre. Gli alleati si aspettano tagli consistenti sia ai contingenti di stanza nel continente sia ai mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione in caso di attacco russo.

Un funzionario della NATO ha confermato che Washington sta lavorando con gli alleati alla revisione, senza però commentare il documento. Anche il Pentagono ha preferito non rispondere.

NATO · Il questionario di Washington
Grafica di FocusAmerica · Aggiornato al 14 agosto 2026

Revisione del dispositivo militare americano in Europa

Washington chiede agli alleati quanto sono allineati a Trump


Prima di decidere quali soldati e quali mezzi ritirare dall’Europa, gli Stati Uniti hanno inviato ai governi dell’Alleanza un questionario che misura la sintonia politica di ciascun Paese con l’Amministrazione. La revisione si chiude entro dicembre.

Il questionario agli alleati 4 aree di domanda

MittenteStati Uniti
DestinatariI governi dell’Alleanza
ConsegnaPrima le ambasciate a Washington, poi il quartier generale NATO

1Politica esteraIl vostro governo ha sostenuto pubblicamente la politica estera degli Stati Uniti?Risposta
La domanda cita le iniziative americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale: la guerra contro l’Iran, avviata il 28 febbraio a fianco di Israele, e la cattura di Nicolás Maduro del 3 gennaio. In nessuno dei due casi Washington ha consultato gli alleati prima di agire.

2Basi militariQuali restrizioni imponete all’uso delle vostre basi da parte delle forze americane?Risposta
Il documento chiede a ciascun governo se abbia imposto divieti e se sia disposto a ridurli o a eliminarli. La Spagna ha già negato Rota e Morón, l’Italia ha rifiutato Sigonella.

3Industria della difesaComprate dalle aziende americane della difesa e ne difendete i contratti?Risposta
Washington pretende prove concrete dei progressi verso gli obiettivi di spesa concordati. Poi domanda se i governi abbiano osteggiato pubblicamente le politiche «made in Europe» che ostacolano i contratti con l’industria statunitense. Se non lo hanno fatto, chiede se sono disposti a farlo.

4DottrinaVi siete adeguati all’approccio strong, clear and quiet?Risposta
«Forte, chiaro e silenzioso» è la formula con cui il Segretario alla Difesa Pete Hegseth descrive la strategia americana. Le capitali europee leggono questa domanda come il tentativo di legare la protezione militare all’allineamento ideologico.

Tocca una domanda per leggere che cosa c’è dietro. Questa è una ricostruzione grafica delle quattro aree di domanda descritte da Bloomberg: non riproduce il documento originale.

3basi negate agli Stati Uniti, in Spagna e in Italia
5.000soldati americani in uscita dalla Germania
60%la quota americana sulla spesa militare dell’Alleanza

La mappa

Dove Washington si è già sentita dire di no


Spagna e Italia hanno negato le proprie basi alle operazioni contro l’Iran. Tocca una scheda o un numero sulla mappa per collegarli.

Germania Polonia Spagna Italia 1 2
Basi negate Presenza americana in movimento Altri Paesi NATO Paesi non NATO

1 Rota e Morón (Spagna) · 2 Sigonella (Italia). L’inquadratura copre l’Europa continentale: non compaiono Islanda, Canada e Stati Uniti.

Spagna2basi negate agli Stati UnitiRota e Morón restano chiuse alle operazioni americane contro l’Iran. Italia1base negata agli Stati UnitiSigonella è indisponibile per le stesse operazioni contro Teheran.

Le truppe

Cinquemila militari escono dalla Germania, cinquemila entrano in Polonia


Lo stesso numero, in direzione opposta. Sono però due decisioni distinte, che non riguardano gli stessi reparti.

Germania · in uscita −5.000

Il ritiro è già stato annunciato. Altre unità lasciano il Paese senza essere sostituite.

Polonia · in arrivo +5.000

Trump li ha promessi a maggio, richiamando l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

Ogni quadrato rappresenta 100 militari: cinquanta quadrati, cinquemila soldati.

La posta in gioco

L’Europa spende molto di più, ma dipende ancora da Washington


Mark Rutte difende la revisione richiamando proprio lo sforzo europeo. Il divario di capacità, però, resta.

Spesa militare dell’Alleanza, 2025

60%
40%

Stati Uniti Europa e Canada · 574 miliardi di dollari

+20%

La crescita reale della spesa di Europa e Canada nel 2025 rispetto all’anno precedente. Non basta comunque a colmare il divario con gli Stati Uniti.

Ciò che gli Stati Uniti mettono sul tavolo
Bombardieri strategici Droni Navi da guerra

I tagli riguardano anche i mezzi che gli Stati Uniti metterebbero a disposizione se la Russia attaccasse un Paese dell’Alleanza. Di bombardieri strategici l’Europa non dispone affatto.

Il calendario

Le tappe che portano a dicembre


Un anno di decisioni prese senza consultare gli alleati, e la scadenza che presenta il conto.

Oggi

Gennaio 2026Dicembre 2026

3 gennaio 2026
Gli Stati Uniti catturano il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo trasferiscono a New York. Numerosi governi europei parlano di violazione del diritto internazionale.

28 febbraio 2026
Washington affianca Israele nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso, senza consultare gli alleati. Spagna e Italia negano l’uso delle proprie basi.

Maggio 2026
Trump promette 5.000 militari in più alla Polonia e cita l’elezione del presidente Karol Nawrocki.

Luglio 2026
Al vertice di Ankara il Segretario generale Mark Rutte difende la revisione: il processo, sostiene, sta unificando la NATO.

Agosto 2026
Il questionario arriva al quartier generale di Bruxelles. A fine mese gli Stati Uniti incontrano gli alleati per discutere la revisione.

Entro dicembre 2026
Si chiude la revisione del dispositivo militare americano in Europa. Gli alleati si aspettano tagli consistenti ai contingenti e ai mezzi.

FontiBloomberg (documento visionato); NATO, rapporto annuale del Segretario generale, marzo 2026; dichiarazioni di Mark Rutte, luglio 2026. Confini: Natural Earth.
NotaIl ritiro dalla Germania e il rinforzo in Polonia sono decisioni distinte e non riguardano gli stessi reparti.

Iran e Venezuela, i dossier che dividono l’Alleanza


Nella parte dedicata alla politica estera, il questionario cita le “iniziative” americane in Medio Oriente e nell’emisfero occidentale, i due teatri nei quali Trump ha ordinato operazioni militari senza coinvolgere la NATO. Washington non ha consultato gli alleati prima di affiancare Israele, il 28 febbraio, nell’avvio della guerra contro l’Iran, tuttora in corso.

La Spagna ha successivamente negato agli Stati Uniti l’uso delle basi di Rota e Morón per le operazioni contro Teheran, mentre l’Italia ha rifiutato la disponibilità dello scalo di Sigonella. Il documento chiede ora a ciascun governo se abbia imposto divieti analoghi e se sia “disposto a ridurre o eliminare queste restrizioni”.

Il 3 gennaio gli Stati Uniti hanno inoltre catturato il leader venezuelano Nicolás Maduro e lo hanno trasferito a New York, nell’ambito di un’operazione concepita per riaffermare l’influenza americana nell’emisfero occidentale. Numerosi governi europei l’hanno giudicata una violazione del diritto internazionale.

Sul fronte della spesa militare, Washington pretende prove concrete dei progressi compiuti verso gli obiettivi concordati e della capacità europea di sostituire i mezzi americani. Il questionario vuole inoltre sapere se i governi acquistino sistemi dalle aziende statunitensi e se abbiano criticato le nuove politiche “made in Europe”. In caso contrario, domanda se siano disposti a farlo.

Il testo, fatto circolare inizialmente tra le ambasciate alleate a Washington, è arrivato questa settimana anche al quartier generale della NATO a Bruxelles, dove alla fine del mese gli Stati Uniti incontreranno i partner per discutere la revisione.

I tagli già avviati


Il ridimensionamento della presenza militare americana in Europa è già cominciato con l’annunciato ritiro di 5.000 soldati dalla Germania e il trasferimento di altre unità senza sostituzioni. Alla Polonia, invece, Trump ha promesso a maggio altri 5.000 militari, richiamando esplicitamente l’elezione del presidente nazionalista Karol Nawrocki.

I tagli dovrebbero riguardare anche i mezzi che gli Stati Uniti potrebbero mettere a disposizione in caso di attacco russo contro un Paese dell’Alleanza, tra cui bombardieri strategici, dei quali l’Europa non dispone, così come droni e navi da guerra.

Il Segretario generale della Nato Mark Rutte ha comunque difeso la revisione in corso, definendola logica e positiva alla luce dell’aumento delle spese militari di Europa e Canada, cresciute nel 2025 di quasi il 20% in termini reali. Alla vigilia del vertice di Ankara, che si è tenuto a luglio, Rutte ha dichiarato ai giornalisti che il processo in corso “sta unificando la NATO” e che ripeterlo regolarmente rappresenta una scelta saggia.

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Ocasio-Cortez è per la prima volta la favorita dei mercati previsionali per le primarie 2028


Su Polymarket la deputata progressista raggiunge il 21% e supera Gavin Newsom, fermo al 17%. Nei sondaggi tradizionali, però, Kamala Harris resta in testa.

Alexandria Ocasio-Cortez è diventata per la prima volta la favorita per la nomination democratica alle presidenziali del 2028 su Polymarket, la piattaforma che consente di scommettere denaro reale sull’esito di eventi politici. Mercoledì sera la probabilità attribuita dal mercato alla deputata progressista di New York era salita al 21%, davanti al governatore della California Gavin Newsom, fermo al 17%. Al terzo posto figurava il senatore della Georgia Jon Ossoff, intorno al 16%, mentre Kamala Harris era quotata all’8%.

Su Kalshi, piattaforma concorrente, Ocasio-Cortez e Newsom risultavano invece appaiati. Soltanto il giorno precedente, le quotazioni vedevano ancora il governatore californiano al primo posto e la deputata newyorkese al secondo. Il quadro cambia sostanzialmente nei sondaggi politici tradizionali citati dall’Independent: per questi in testa resta l’ex vicepresidente Kamala Harris, seguita da Newsom, mentre Ocasio-Cortez si colloca per ora molto più indietro.

La deputata non ha neppure annunciato la propria candidatura, ma non l’ha neppure esclusa. Domenica, ospite di This Week su ABC News, si è detta grata per il sostegno ricevuto e ha lasciato aperta ogni possibilità. All’Independent ha tuttavia spiegato che, per il momento, la sua attenzione è concentrata sulle elezioni di metà mandato: “In questo momento penso soprattutto alle midterm: dobbiamo assicurarci di riconquistare la maggioranza”.

Primarie democratiche 2028

I mercati scommettono su Ocasio‑Cortez, i sondaggi ancora no


Su Polymarket la deputata di New York ha superato Gavin Newsom per la prima volta. Su Kalshi i due sono appaiati, mentre nei sondaggi tradizionali lei resta indietro. Tre strumenti, tre classifiche diverse.

Grafica di FocusAmerica Dati aggiornati al 14 agosto 2026

Polymarket — nomination democratica 2028

Ocasio-Cortez
21,4%

contro

Newsom
17,0%

PrimaProbabilità attribuita dal mercato
SecondaEra in testa fino a metà agosto

Su questo mercato gli scommettitori hanno impegnato 1,26 miliardi di dollari: è il contratto politico più scambiato della piattaforma.

La rimonta

Due mesi e mezzo per ribaltare il campo


Il 1° giugno Newsom valeva il 27% e Ocasio-Cortez il 9%. Poi il governatore ha annunciato di essere sotto indagine federale, mentre la deputata ha incassato un sondaggio favorevole dopo l’altro.

Ocasio-Cortez Newsom

Variazione in punti percentuali rispetto al 1° giugno.

17 giugno

Newsom rende pubblica l’indagine federale che riguarda lui e la moglie, e la definisce una ritorsione politica. Il mercato lo riporta sotto il 25%.

3 luglio

Il vicepresidente JD Vance pronostica che sarà Ocasio-Cortez la candidata democratica. In pochi giorni le sue quotazioni passano dall’8% al 14%.

Fine luglio

Un sondaggio dell’Università del New Hampshire, primo Stato del calendario, mette Ocasio-Cortez davanti a tutti gli altri democratici.

12 agosto — il sorpasso

Ocasio-Cortez supera Newsom per la prima volta, 18% contro 17%. In due giorni sale ancora, fino al 21,4% attuale.

Trascina il dito sul grafico, o usa le frecce della tastiera, per leggere i valori di ogni settimana. I quattro punti cerchiati segnano i passaggi chiave.

Il campo

Il mercato non riesce a indicare un favorito


I primi tre nomi si tengono in meno di sei punti e nessuno di loro supera il 22%. A due anni dalle primarie la corsa democratica resta apertissima.

Sulla piattaforma sono quotati oltre quaranta nomi: tutti gli altri restano sotto il 4%.

Tre termometri

Cambi strumento, cambia la classifica


Le due piattaforme di scommesse e i sondaggi misurano cose diverse: i mercati pesano il denaro di chi scommette, i sondaggi contano le preferenze degli elettori.

Polymarket
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez21,4%
2Newsom17,0%
3Ossoff15,6%

Qui il sorpasso è già avvenuto.

Kalshi
Scommesse — 14 agosto
1Ocasio-Cortez17%
1Newsom17%
3Ossoff14%

Qui i due sono appaiati in testa.

Emerson College
Sondaggio — 19-20 luglio
1Buttigieg18%
2Newsom16%
3Ocasio-Cortez11%

Qui lei è terza, e altri sondaggi nazionali mettono ancora davanti Kamala Harris.

Ocasio-Cortez non ha annunciato alcuna candidatura e ripete che pensa alle elezioni di metà mandato. I mercati previsionali non prevedono il futuro: registrano l’attenzione del momento, e in questo momento l’attenzione è tutta su di lei.

Fonte: Polymarket e Kalshi, quotazioni del 14 agosto 2026; Emerson College Polling, sondaggio del 19-20 luglio 2026. La serie storica giugno-agosto è una ricostruzione settimanale dal registro eventi di Polymarket e non riproduce le oscillazioni infragiornaliere.

La scelta di congelare gli ovuli e il messaggio sui diritti


Sabato Ocasio-Cortez aveva annunciato su Instagram di avere iniziato il percorso per congelare i propri ovuli. Ha raccontato di avere risparmiato per anni, poiché la sua assicurazione sanitaria non copre la procedura, collegando poi questa scelta personale alla condizione della salute femminile negli Stati Uniti. La deputata ha accusato l’Amministrazione Trump di voler “politicizzare i corpi delle donne, privarci della possibilità di scegliere e punirci tanto per la decisione di avere una gravidanza quanto per quella di non averla”.

Secondo Ocasio-Cortez, l’attuale Amministrazione ha reso la gravidanza più pericolosa di quanto non fosse in qualsiasi altro momento degli ultimi trent’anni. “Ci riprenderemo il nostro potere”, ha promesso rivolgendosi ai propri follower.

Durante la stessa intervista ad ABC News citata in precedenza, le è stato chiesto anche delle vecchie posizioni di Francesca Hong, candidata democratica sconfitta alle primarie per la carica di governatore del Wisconsin, che ha preso le distanze dai propri post del 2020 in cui chiedeva l’abolizione della polizia. Ocasio-Cortez ha risposto con una risata e, citando un consigliere comunale di New York, ha osservato: “Woke 1 era una follia”.

A suo giudizio, ciò che conta è valutare le posizioni espresse oggi dai candidati. I dibattiti di quegli anni furono “piuttosto fruttuosi”, ha riconosciuto, ma “la retorica di quel periodo”, maturata durante il lockdown, non sarebbe più valida oggi.

La sfida per l’identità del Partito Democratico


Un’eventuale candidatura di Ocasio-Cortez nel 2028 misurerebbe la disponibilità del Partito Democratico a spostarsi ulteriormente a sinistra oppure, al contrario, a tornare verso il centro. Nell’area progressista stanno intanto acquistando peso i socialisti democratici e figure come il sindaco di New York Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, che in Michigan ha sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato.

Il partito continua a fare i conti anche con la sconfitta del 2024, quando Harris subentrò a Joe Biden nelle fasi finali della campagna elettorale e fu battuta da Donald Trump, nonostante le cause giudiziarie e le inchieste a carico del candidato repubblicano. Restano profonde le divisioni interne sulla riforma sanitaria, sul sostegno americano a Israele e sull’immigrazione.

In vista delle elezioni di metà mandato diversi modelli considerano ora i democratici favoriti per riconquistare almeno la Camera, ma ancora alla pari nella corsa per il Senato. A pesare sui repubblicani sono soprattutto l’impopolarità della guerra in Iran e il rincaro della benzina, il cui prezzo ha superato i 4 dollari al gallone, pari a poco meno di quattro litri. Secondo un sondaggio dell’Economist e di YouGov, il 57% degli americani considera il conflitto in Iran come una scelta sbagliata.

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In Michigan il repubblicano Rogers è avanti di quattro punti su El-Sayed


Il sondaggio di Fox News dà Rogers al 51% e il progressista El-Sayed al 47%, dentro il margine di errore. Nella corsa a governatore la democratica Benson è avanti di cinque punti su John James.

Il repubblicano Mike Rogers è avanti di quattro punti sul democratico Abdul El-Sayed nella corsa al Senato in Michigan, uno degli Stati da cui passa il tentativo dei democratici di riprendersi la maggioranza a novembre. Un sondaggio di Fox News lo dà al 51% contro il 47% di El-Sayed, un margine che rientra nell'errore statistico della rilevazione, pari a tre punti percentuali.

Il vantaggio di Rogers nasce dalla compattezza del campo repubblicano. Lo sostiene il 96% degli elettori del partito, con il 99% tra chi si riconosce nel movimento MAGA e l'89% tra gli altri.

Sondaggio Fox News · Michigan
Rogers è avanti di quattro punti, ma il Michigan resta in bilico

Il repubblicano Mike Rogers ottiene il 51% e il democratico Abdul El-Sayed il 47% nella corsa al Senato. La distanza rientra nel margine di errore, e nella stessa rilevazione i democratici vincono la corsa per il governatore.

Grafica di FocusAmerica.14 agosto 2026

Se si votasse oggi per il Senato

Abdul El-Sayed
47%

Indecisi
2%

Mike Rogers
51%

Democratico

Repubblicano

50% – pareggio

La fascia chiara indica il margine di errore, pari a 3 punti. Il confine tra i due candidati cade dentro quella fascia: con quattro punti di distanza, il vantaggio di Rogers non è statisticamente sicuro.

Lo stesso giorno, la stessa scheda
Due corse, due vincitori diversi

Gli elettori del Michigan votano a novembre per il Senato e per il governatore. Il sondaggio dà il seggio ai repubblicani e lo Stato ai democratici.

Senato Rogers +4

47%

51%

El-Sayed (D)Rogers (R)

Governatore Benson +5

52%

47%

Benson (D)James (R)

Chi vota due partiti diversi

Sceglie Rogers al Senato e la democratica Benson come governatrice

14%

Sceglie El-Sayed al Senato e il repubblicano James come governatore

5%

Quote sul totale degli elettori di ciascun candidato al Senato. Scala 0–20%.

Da dove nasce il vantaggio
I repubblicani sono compatti, i democratici no

El-Sayed ha vinto le primarie una settimana prima del sondaggio, dopo una campagna molto combattuta, e il suo campo non si è ancora ricompattato.

Quanti votano Rogers

Tutti gli elettori repubblicani
96%

Chi si riconosce nel movimento MAGA
99%

Repubblicani fuori dal movimento MAGA
89%

Quanti votano El-Sayed

Tutti gli elettori democratici
91%

Chi sostiene i Democratic Socialists of America
98%

Democratici estranei alla sinistra socialista e indipendenti
69%

Nella corsa per il governatore, lo stesso gruppo di elettori sceglie la democratica Jocelyn Benson all’81%. La differenza di dodici punti misura quanto El-Sayed deve ancora recuperare dentro il suo campo.

Che cosa muove il voto
Chi pensa all’immigrazione vota Rogers, chi pensa alla sanità vota El-Sayed

Per ogni tema il grafico mostra di quanti punti è avanti il candidato preferito da chi mette quel tema al primo posto.

◄ El-Sayed avantiRogers avanti ►
Inflazione38% degli elettori +10
Quattro elettori su dieci dicono di stare perdendo terreno dal punto di vista economico: tra loro El-Sayed è avanti di 24 punti.

Immigrazione e confini14% degli elettori +82
È il divario più ampio di tutto il sondaggio: chi mette l’immigrazione al primo posto sceglie Rogers quasi in blocco.

Sanità14% degli elettori +47
La sanità è il terreno migliore per El-Sayed, ma pesa quanto l’immigrazione: la indica come priorità un elettore su sette.

Divisioni politiche11% degli elettori +5
Chi indica le divisioni politiche come primo problema si divide quasi a metà, con un vantaggio minimo per El-Sayed.

Tocca un tema per leggere il dettaglio.

Un tema che divide l’elettorato

Gli Stati Uniti devono continuare a dare aiuti militari al governo israeliano?

44%
55%

FavorevoliContrari

Chi è favorevole sceglie Rogers con 45 punti di margine; chi è contrario preferisce El-Sayed di 29.

La scommessa democratica
El-Sayed è indietro, ma i democratici sono più mobilitati

Il vantaggio dei democratici sui repubblicani, in punti percentuali.

+15

sull’interesse per la campagna elettorale

+11

sulla motivazione ad andare a votare

+7

sulla certezza di votare a novembre

Il peso che i due candidati si portano dietro

Considera troppo estreme le posizioni di El-Sayed
54%

Giudica Rogers troppo vicino a Donald Trump
51%

Fonte
Sondaggio Fox News realizzato dal 6 al 10 agosto 2026 da Beacon Research e Shaw & Company Research su un campione di 1.006 elettori registrati del Michigan. Il margine di errore è di 3 punti percentuali sull’intero campione e più alto sui singoli sottogruppi.

El-Sayed ha vinto le primarie democratiche dopo una campagna molto combattuta solo una settimana prima della rilevazione e il suo campo non si è ancora ricompattato del tutto. Lo vota il 91% dei democratici e il 98% di chi sostiene i Democratic Socialists of America, l'organizzazione della sinistra socialista americana, ma la quota scende al 69% tra i democratici estranei a quel mondo e gli indipendenti. Tra gli indipendenti, un sottogruppo ristretto del campione, è leggermente avanti Rogers.

La coalizione di El-Sayed è fatta di elettori di sinistra, elettori neri, residenti delle città e donne laureate. Rogers è più forte tra i conservatori, i cristiani evangelici bianchi, gli elettori delle zone rurali e gli uomini bianchi senza laurea. Gli uomini preferiscono Rogers di 11 punti (55% contro 44%), mentre le donne si dividono quasi a metà, con il 49% a El-Sayed e il 48% a Rogers.

El-Sayed va peggio di Kamala Harris nel 2024 tra gli elettori neri, le donne e i residenti dei sobborghi, mentre Rogers resta sotto i livelli del presidente Donald Trump tra gli elettori sotto i 30 anni e gli indipendenti. Il confronto arriva dalla rilevazione sull'elettorato del Michigan realizzata da Fox News nel 2024. Trump ha vinto lo Stato nel 2016 e nel 2024, entrambe le volte con meno di due punti di margine, mentre Joe Biden lo aveva conquistato nel 2020 con quasi tre punti.

El-Sayed è avanti tra gli elettori più coinvolti: ha 11 punti di vantaggio tra chi si dice estremamente interessato all'elezione, 7 punti tra chi si dice estremamente motivato e 4 punti tra chi dà per certo il proprio voto. I democratici superano i repubblicani di 15 punti sull'interesse per la campagna, di 11 sulla motivazione a votare e di 7 sulla certezza di andare alle urne. Circa tre quarti dei sostenitori di ciascun candidato escludono di cambiare idea e circa due terzi dicono che il loro voto è soprattutto a favore del proprio candidato, non contro l'avversario.

Più della metà dell'elettorato considera troppo estreme le posizioni di El-Sayed (54%) e giudica Rogers troppo vicino a Trump (51%). Il timore attraversa entrambi gli schieramenti: i democratici preoccupati dall'estremismo del loro candidato (30%) sono il doppio dei repubblicani preoccupati dai legami di Rogers con il presidente (14%). Tra gli indipendenti prevale il secondo dubbio, 58% contro 48%.

"L'energia è a sinistra in Michigan, come in tutto il paese, e questo dovrebbe aiutare l'affluenza", ha detto il sondaggista repubblicano Daron Shaw, che realizza i sondaggi di Fox News insieme al democratico Chris Anderson. "Ma il percorso con cui El-Sayed è arrivato alla candidatura ha messo in luce le fratture del partito. Deve rassicurare una platea ampia di democratici del Michigan, compresi i Reagan Democrats, gli elettori ebrei e quelli neri, sul fatto che servirà i loro interessi invece di perseguire un'agenda estremista". I Reagan Democrats sono gli elettori operai di tradizione democratica passati ai repubblicani negli anni Ottanta.

Trump ha un saldo di gradimento negativo di 19 punti nello Stato, con il 40% di giudizi favorevoli e il 59% di contrari. Anche i due candidati al Senato sono sotto zero, con El-Sayed a -13 e Rogers a -6. Lo stesso vale per i partiti: i repubblicani sono a -12, i democratici a -13. Il movimento MAGA è giudicato con più favore rispetto ai Democratic Socialists of America, 40% contro 30%, ma raccoglie anche più ostilità netta: il 45% ne ha un'opinione fortemente negativa, contro il 37% dei socialisti.

L'inflazione è il primo tema della campagna, indicata dal 38% degli elettori. Quattro su dieci dicono di stare perdendo terreno dal punto di vista economico. Seguono l'immigrazione e la sanità, entrambe al 14%, poi le divisioni politiche all'11%.

El-Sayed resta competitivo grazie a chi mette al primo posto l'inflazione, dove è avanti di 10 punti, la sanità (+47) e le divisioni politiche (+5). Chi dà la priorità all'immigrazione sceglie invece Rogers con un margine di 82 punti. Chi si dice in difficoltà economica preferisce El-Sayed di 24 punti.

Il 55% degli elettori del Michigan si oppone alla prosecuzione degli aiuti militari americani al governo israeliano, mentre il 44% è favorevole. Il tema divide il voto in modo netto, perché chi è favorevole sceglie Rogers con 45 punti di margine, mentre chi è contrario preferisce El-Sayed di 29.

Nella corsa per il governatore la democratica Jocelyn Benson è avanti sul repubblicano John James di cinque punti, 52% contro 47%, anche in questo caso entro il margine di errore. La governatrice uscente Gretchen Whitmer non può ricandidarsi per il limite dei due mandati. Benson raccoglie più consensi di El-Sayed tra i democratici estranei alla sinistra socialista e tra gli indipendenti: 81% contro il 69% del candidato al Senato.

Il voto disgiunto, cioè la scelta di candidati di partiti diversi nelle due corse, pesa soprattutto a destra: il 14% di chi vota Rogers al Senato sceglie Benson come governatrice, mentre solo il 5% degli elettori di El-Sayed vota James. Benson ha un saldo di gradimento positivo di 7 punti (49% di giudizi favorevoli e 42% di contrari), James negativo di 3 punti (41% contro 44%). Circa un sostenitore di Benson su cinque e uno di James su quattro dicono di poter ancora cambiare idea.

Il sondaggio è stato realizzato tra il 6 e il 10 agosto su un campione di 1.006 elettori registrati del Michigan, estratti dagli elenchi elettorali dello Stato, sotto la direzione congiunta di Beacon Research, vicina ai democratici, e Shaw & Company Research, vicina ai repubblicani. Le interviste sono state raccolte al telefono, su rete fissa e su cellulare, oppure online dopo l'invio di un messaggio. Il margine di errore è di tre punti percentuali sull'intero campione e più alto sui singoli sottogruppi.


I Dem puntano a otto seggi repubblicani per riprendersi il Senato


I democratici puntano a strappare ai repubblicani 8 seggi al Senato nelle elezioni di metà mandato di novembre, quelle che a metà del mandato presidenziale rinnovano il Congresso. Sono due in più rispetto a quelli su cui il partito era concentrato finora. Chuck Schumer, leader dei democratici al Senato, ha aggiunto Kansas e Mississippi alla lista delle corse che considera contendibili, mentre per ribaltare la maggioranza servono 4 seggi in più di quelli che i democratici hanno oggi.

In Kansas il pastore Adam Hamilton ha vinto le primarie democratiche e a novembre sfiderà il senatore repubblicano Roger Marshall: nelle primarie sono gli elettori, non i dirigenti dei partiti, a scegliere chi correrà per ciascuno schieramento. Schumer lo ha descritto a Semafor come un "moderato" e ha detto che ha 40 chiese nello Stato e che ogni domenica 100.000 persone ascoltano un suo sermone. "Sono un sacco di persone", ha aggiunto.

In Mississippi il democratico Scott Colom sfida la senatrice Cindy Hyde-Smith in una corsa che Schumer considera ancora improbabile ma non impossibile. Ha detto che Hyde-Smith è "estremamente debole" e che Colom è un "procuratore duro che ha vinto le elezioni in un distretto difficile".

Midterm 2026
La mappa del Senato si allarga
Chuck Schumer porta a otto i seggi repubblicani che i democratici considerano contendibili a novembre, con le new entry Kansas e Mississippi. I repubblicani rispondono a loro volta con quattro obiettivi: gli Stati in bilico sono almeno dodici.

Grafica di FocusAmerica

Il punto di partenza

47 dem 53 rep
Oggi i democratici hanno 47 seggi, in blu. Vincendo i 4 seggi evidenziati al centro arriverebbero a 51 e conquisterebbero la maggioranza.

8
seggi oggi repubblicani nel mirino dei democratici

4
seggi oggi democratici nel mirino dei repubblicani

Il vento spinge a favore dei democratici: secondo Schumer, l’approvazione di Trump è scesa al 34-35 per cento ed è bassa anche negli Stati in bilico.

La mappa delle sfide
I colori indicano chi deve difendere oggi il seggio. Gli Stati con il bordo scuro sono quelli contesi: scegline uno per avere maggiori dettagli sulla sfida di novembre.

Scegli lo Stato14 corse contese
Nel mirino dem (seggio rep) Nel mirino rep (seggio dem) Jolly New entry Altre corse 2026 Nessuna elezione

Fonte: Semafor, intervista a Chuck Schumer (agosto 2026). Abbinamenti delle sfide verificati su AP e NBC News. Le primarie ancora da disputare: Minnesota l’11 agosto, Alaska il 18 agosto, New Hampshire l’8 settembre.

Gli 8 seggi repubblicani nel mirino dei democratici sono in Alaska, Maine, North Carolina, Ohio, Texas, Iowa, Kansas e Mississippi. "Si costruisce così una maggioranza, allargando la mappa. E vorrei costruire una maggioranza che non valga solo per il 2026 ma anche per gli anni successivi", ha detto Schumer in un'intervista di giovedì. "Cerchiamo sempre di allargare la mappa con candidati adatti ai loro Stati."

Tim Scott, presidente del National Republican Senatorial Committee (il comitato che organizza e finanzia le campagne dei repubblicani per il Senato), ha detto questa settimana che il suo partito ha 4 occasioni di conquista, in Michigan, Georgia, New Hampshire e Minnesota. Sommando le due liste, gli Stati contesi sono almeno 12 e il numero può ancora crescere.

Schumer non ha commentato il Montana, dove nessun senatore uscente si ricandida e la corsa può diventare più competitiva se gli avversari del repubblicano Kurt Alme si coalizzano attorno a un solo nome. In Nebraska l'indipendente Dan Osborn prova di nuovo a interrompere la serie di vittorie repubblicane.

Il primo motivo di una mappa così larga è il reclutamento dei candidati. Schumer ha convinto a candidarsi Mary Peltola in Alaska, Sherrod Brown in Ohio e Roy Cooper in North Carolina, tre candidature che ha spinto personalmente.

Il secondo motivo è il clima politico. I numeri dell'approvazione del presidente sono bassi negli Stati in bilico e molto negativi a livello nazionale, mentre la guerra in Iran è diventata "un caos totale" per le persone comuni, ha detto Schumer. Sperava di vedere l'approvazione di Trump "sotto il 40" e ora è al 34 o 35 per cento. "Una parte l'ha fatta Trump da solo. Ma una parte l'abbiamo fatta noi", ha detto. "Mi sento davvero bene sulla riconquista del Senato."

Schumer si aspetta ancora una possibile onda democratica a novembre e attribuisce al suo partito il merito di aver messo in difficoltà il presidente. I democratici hanno portato lo scontro fino allo shutdown (il blocco delle attività federali che scatta quando manca l'accordo sul bilancio) su due temi: l'applicazione delle leggi sull'immigrazione e il costo dell'assistenza sanitaria.

La prossima settimana i democratici hanno un'altra primaria importante in Minnesota, dove si sfidano la vicegovernatrice Peggy Flanagan e la deputata Angie Craig. Schumer ha detto di non avere preferenze tra le due.

Il suo percorso verso il ruolo di leader della maggioranza si è complicato con la sconfitta di due candidati che aveva scelto, alle primarie in Maine e in Michigan. Su Abdul El-Sayed, che ha vinto la primaria democratica per il Senato in Michigan, Schumer ha detto che "ha fatto una gran campagna" e che "Trump è messo davvero male".

I repubblicani leggono quelle due sconfitte come una buona notizia per loro. "Abdul El-Sayed migliora la nostra capacità di tenere il Senato. Penso che Troy Jackson in Maine migliori le nostre possibilità", ha detto Scott a Semafor. "C'è un sacco di gente interessante, affascinante e folle che sembra determinata a farci vincere."

Clicca qui per vedere il nostro modello aggiornato di previsione per le midterm


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Un ratto per chi ha licenziato


I lavoratori del settore videogiochi continuano a farsi sentire
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Il sindacato dei dipendenti di Bethesda accoglie la dirigenza Xbox con un ratto gonfiabile e No Man's Sky compie 10 anni facendo felice il suo creatore. Devolver si è stancato della borsa e c'è un cane da ritrovare nella recensione di questa settimana. Nell'editoriale analizziamo la performance da record di Blizzard e Overwatch e nelle raccomandazioni un clone di Star Fox con il pedigree e fuori dall'ecosistema Nintendo.


News index


- Un ratto gigante gonfiabile dà il benvenuto ai dirigenti di Microsoft in visita a Bethesda
+ Light no Fire non è sparito, è solo che Dan Murray si diverte troppo a svilupparlo
- Può permetterselo perché No Man’s Sky ha fato il record di giocatori da 10 anni a questa parte
+ Devolver non sta dietro alla borsa: vuole tornare una compagnia privata
- Amazon continua a tagliare sui videogiochi
+ Meccha Chamelion ha venduto 20 milioni di copie

Un ratto gigante gonfiabile dà il benvenuto ai dirigenti di Microsoft in visita a Bethesda - I vertici di Xbox hanno trovato ad accoglierli un ospite inatteso alla sede centrale di Bethesda Game Studios a Rockville, nel Maryland: un gigantesco topo gonfiabile di nome Scabby, centinaia di bandiere rosse sparse per l'area e dipendenti determinati a far sentire alla dirigenza l'impatto delle centinaia di licenziamenti che sono avvenuti, e devono ancora avvenire, in tutta Xbox. I membri del sindacato Bethesda Game Studios Union (OneBGS-CWA) hanno organizzato la protesta in concomitanza con la visita proprio della Ceo Asha Sharma con azioni dimostrative all'interno e all'esterno degli uffici. Il gigantesco topo gonfiabile è comunemente usato nelle proteste sindacali negli Stati Uniti ed è stato solo una parte dell'azione organizzata dai dipendenti di Bethesda in occasione della visita dei vertici aziendali. Un gruppo di sviluppatori licenziati ha piantato circa 800 bandiere rosse fuori dall'ufficio, una per ogni sviluppatore che ha perso il lavoro da luglio a oggi.

Light no Fire non è sparito, è solo che Dan Murray si diverte troppo a svilupparlo - “Sono molto felice di lavorare a Light No Fire nella mia piccola tana, senza dovermi preoccupare di nulla, cercando di fingere che il mondo esterno non esista. Non credo che la gente si renda conto di quanto sia ambizioso e folle questo progetto”. Con queste parole il leggendario creatore di No Man’s Sky Dan Murray ha commentato il procedere dei lavori sul suo gioco che “simulerà un intero pianeta grande quanto la Terra” e che, dal suo annuncio nel 2023 è diventato il secondo videogioco con più whishlist su Steam. Il piano di comunicazione del gioco c’era, ma visto l’incredibile successo, e le lezioni sull’hype pericoloso imparate con No Man’s Sky, il creatore ha deciso di non raccontare il gioco, godersi lo sviluppo e tornare a parlarne quando sarà pronto.

Può permetterselo perché No Man’s Sky ha fato il record di giocatori da 10 anni a questa parte - Murray, in occasione del decennale di No Man's Sky il 9 agosto 2026, ha detto che nell'ultimo anno il gioco "ha registrato il suo numero più alto di giocatori dal lancio". Il Ceo di Hello Games ha detto anche che, dal lancio, No Man's Sky ha avuto "decine di milioni" di giocatori.

Devolver non sta dietro alla borsa: vuole tornare una compagnia privata - Devolver Digital, l'editore specializzato in videogiochi indipendenti di qualità, ha annunciato di volersi ritirare dal mercato azionario dopo essere diventato una società quotata in borsa (Londra) nel 2021. L'azienda ha spiegato agli investitori che la pressione di essere sempre in crescita nel breve termine è in contrasto con la natura di un editore indipendente di videogiochi che punta a dare ai prodotti di qualità il tempo necessario a maturare e a vendere tanto. Gli azionisti voteranno sulla questione l'8 settembre 2026 e sarà necessaria l'approvazione del 75% di loro affinché il ritorno a compagnia privata possa avere luogo.

GTA 6: un volume di preordini mai visto e l’accordo con Netflix - Take-Two ha pubblicato i risultati finanziari del primo trimestre dell'anno fiscale 2027, registrando un fatturato netto molto superiore alle aspettative: 1,39 miliardi di dollari. La società, però, ha anche annunciato di aver "bruciato" 43 milioni di dollari per la cancellazione di un gioco ancora non annunciato. La vera notizia è che, parlando dei preordini di GTA VI, l'amministratore delegato Strauss Zelnick ha dichiarato che "nessuno ha mai visto niente di simile prima d'ora in Take-Two e nel settore" e ha definito i livelli di vendita "senza precedenti". La maggior parte delle persone ha preordinato l'edizione deluxe da 100 euro, un comportamento prevedibile visto che chi preordina è di solito un fan, ma potrebbe essere un segnale preoccupante per il mercato, che potrebbe decidere di renderlo il prezzo base dei giochi grossissimi.

Amazon continua a tagliare sui videogiochi - Amazon Games interromperà il supporto editoriale per due dei suoi grossissimi MMO in Occidente e trasferirà la gestione dei servizi di live service ai rispettivi sviluppatori. Lost Ark e Throne and Liberty non saranno più sotto l’ombrello Amazon a partire rispettivamente dall'inizio del 2027 e dal quarto trimestre del 2026. Il ritiro di Amazon da queste attività di supporto coincide con il periodo in cui chiuderanno i server del MMORPG: New World: Aeternum.

Meccha Chamelion ha venduto 20 milioni di copie - Il fenomeno del friendslop ha raggiunto vette improbabili: il gioco in cui bisogna colorarsi come lo sfondo per non essere sparati dagli avversari ha venduto 20 milioni di copie portando una ricchezza generazionale ai suoi sviluppatori ed editori.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

How Many Dudes - Quanti uomini servono per vincere contro un gorilla? Un videogioco prova a rispondere e crea un assurdo roguelike nel frattempo. Prendendo le redini di una fattoria di tizi (la traduzione migliore possibile di “dude”) alleverete i vostri combattenti e li metterete alla prova in battaglie sempre più assurde. Il gioco è senza senso ma è estremamente divertente e ha una demo gratuita per capire se è l’esperienza caotica e demenziale che fa per voi.

Wild Blue Skies - Uno dei programmatori originali di Starfox per Nintendo 64 ha fondato il suo studio e realizzato un tributo proprio a Starfox per tutti coloro che non hanno una Switch 2. Si chiama Wild Blue Skies ed è un gioco a base di astronavi su binari con protagonisti un cane, un cervo, una lucertola e un bue. É un nuovo Starfox ma senza i personaggi protetti da copyright e disponibile al di fuori dell’ecosistema Nintendo. Se siete alla ricerca esattamente di quell’esperienza, leggermente modernizzata e con il pedigree, allora questo è il gioco che fa per voi.

Echoes of Mystralia - A chi manca Hades viene in soccorso il team di Borealys Games che ha creato un ARPG roguelike con tante cose da fare, una progressione ramificata e una storia coinvolgente. Il suo punto di forza è un sistema che permette di creare magie quasi personalizzabili e il suo debutto in early access farà da termometro per le ambizioni degli sviluppatori. Lo stile artistico ricorda molto quello di Supergiant, così come il passo narrativo, se avete malato Hades 2 è il momento di ossessionarsi di nuovo con un gioco a base di run sempre diverse.

Agent 64: Spies Never Die - Il pubblico di riferimento per Agent 64 Spies Never Die è piccolo ma appassionato. Questo gioco, infatti, fa di tutto per fare felici i fan di Goldeneye per Nintendo 64: dalla grafica pixellata al tema della storia passando per la cooperativa locale e il multiplayer online, tutto è stato studiato per evocare la nostalgia del classico per N64 su piattaforme e con funzionalità moderne. Se appartenete a questo club ristretto non potete lasciarvelo scappare.


Finding Polka: la recensione di una lettera d'amore tanto assurda quanto artigianale


Quando un gioco è fatto con amore si vede

Chi segue questa newsletter da un po’ saprà cosa significa quando un gioco viene descritto come “molto giapponese” e Finding Polka è un gioco davvero MOLTO giapponese. Sviluppato da un piccolissimo team del Sol Levante, questo titolo è l’unione tra un piccolo puzzle game e i giochi da tavolo della serie Micro Macro: una grande tela piena di dettagli in cui orientarsi per raggiungere un obiettivo. Come dice il titolo, chi gioca deve ritrovare Polka, un bulldog con l’abitudine di finire nei pasticci, o di causarli.

La prospettiva a camera fissa (che può essere zoommata) costringe chi gioca a navigare gli ambienti-enigma, alla ricerca del percorso per raggiungere Polka, ma quella che sembra una normalissima ambientazione cittadina diventa ben presto qualcosa di decisamente più assurdo. Essendo un’esperienza da poco più di tre ore divisa in 12 livelli, non ha senso soffermarsi a descrivere cosa si fa e cosa si vede perché meccanicamente si fa poco (ogni livello ha un’abilità speciale assegnata al singolo pulsante delle interazioni) e l’esperienza visiva è il cuore della magia del gioco.

Da misteriosi ambienti sotterranei agli alieni, passando per animali antropomorfi e cultisti, Finding Polka è un vero e proprio carosello di assurdità che lasciano a bocca aperta vuoi per lo stupore, vuoi per la sorpresa o semplicemente perché la scena davanti ai vostri occhi sarà semplicemente troppo assurda. La musica che accompagna questi momenti è altrettanto surreale: loop strumentali, brevi sezioni di testo e un peculiarissimo uso dell’ambiente per il cambio di traccia rendono l’esperienza difficile da descrivere a parole, ma facile da raccomandare.

Altro punto di forza del gioco è la sua evidente artigianalità. Gli ambienti esplorabili sono il risultato della scansione e dell’animazione di 300 disegni in formato A4 e 100 disegni in formato B4 realizzati nell'arco di due anni utilizzando un totale di 13 penne a sfera. Essendo un gioco che fa da tributo all’amatissimo cane dello sviluppatore solitario del gioco Shinnosuke Kumazawa, gli amanti degli amici a quattro zampe troveranno tanta gioia e un pizzico di tristezza in questa avventura.

Finding Polka non è un gioco tecnicamente rifinito, lungo o innovativo dal punto di vista del gameplay. É un’esperienza fatta con cura, passione e un evidente amore per il medium e per un piccolo cagnolino bianco. Chi è alla ricerca di un modo per passare una serata insolita tra sorrisi, stupore e terrazza, dovrebbe dare una possibilità a questo gioco e non avere fretta: raccogliete i collezionabili, fate le piccolissime side-quest, godetevi ogni disegno, ogni personaggio e ogni assurda situazione che il gioco vi presenterà.


Editoriale: Overwatch: chi l’avrebbe mai detto che +eroi = +soldi


Blizzard è il fiore all'occhiello di Microsoft e Overwatch è la sua punta di diamante per il 2026

"Nell'anno fiscale 2026, Blizzard è stato lo sviluppatore con le migliori prestazioni nella divisione studi di Xbox, e l'anno appena trascorso ha segnato il nostro terzo miglior risultato fiscale in termini di fatturato nella storia di Blizzard”. Con queste parole la presidente di Blizzard Johanna Faries si è voluta congratulare in un’email interna ottenuta da Windows Central.

Faries continua: “Gli anni fiscali 2025 e 2026 sono stati i nostri primi due anni consecutivi di crescita dal 2017. Diablo 4: Lord of Hatred e Overwatch hanno avuto prestazioni eccezionali, soprattutto Overwatch che ha registrato il suo miglior trimestre dal 2022”. Questi risultati non solo hanno risparmiato l’azienda dal “bagno di sangue” di licenziamenti interni alla casa madre Xbox, ma hanno dimostrato la fattibilità del modello di business a lungo termine per i giochi live service attualmente a portfolio.

Per chi non fosse al passo, Overwatch ha abbandonato il 2 e rivitalizzato completamente il suo modello di business nel febbraio di quest’anno compiendo una scelta cruciale: aggiungere un nuovo eroe a stagione, più o meno ogni tre mesi. Insieme agli eroi sono aumentate le collaborazioni, le skin, gli eventi e, in generale, le opportunità di divertirsi con lo sparatutto Blizzard. Chi l’avrebbe mai detto che producendo a ritmi più serrati i gioielli della corona del gioco, gli eroi, con loro sarebbero aumentati anche i guadagni.

A dare ai fan uno sguardo alla filosofia della nuova monetizzazione di Blizzard ci pensa un ibrido, non verificabile, tra leak dall’interno e leggenda urbana. “Il gioco è stato salvato dal volume senza senso di vendite fatte dalla collaborazione con Le Sserafim” si legge in un post su Reddit attribuito a un ex impiegato. “Con una sproporzione impressionante di vendite per le skin di Kiriko rispetto al resto del cast” continua. Nel 2023, quando la collaborazione ha fatto il suo debutto, il gioco non stava benissimo: dopo la cancellazione della tanto pubblicizzata modalità PvE (molti contenuti della quale sono stati riciclati per Stadium) i numeri erano in calo, soprattutto sul fronte introiti, e i giocatori si stavano disamorando del gioco.

Come un fulmine a ciel sereno, l’evento ha riempito le tasche di Blizzard e dettato una linea ormai evidente: si investe (a livello di produzione di skin) negli eroi che vendono, e Kiriko continua a farlo, o le sue decine di skin tra collaborazioni e proprietarie, non si spiegherebbero. Ora che è arrivato il revamp di tutta l’esperienza, un modello di business che funziona e un game director che ascolta i giocatori senza il giogo di Activision (a mai più, Bobby Kotic), Overwatch è pronto a una nuova era di prosperità e popolarità.

Davanti alle buone notizie bisogna evitare di lasciarsi andare all’ottimismo sfrenato. Una cadenza così alta di nuove uscite mette a repentaglio la qualità degli eroi in lavorazione, che da capolavori di game design passano a “flavour of the month” del gioco, inserendo elementi di sbilanciamento che potrebbero andare a intaccare l’intera esperienza. Si potrebbe ribattere dicendo che Sojourn si è fatta tutte le finali delle più prestigiose competizioni di Overwatch da quando è uscita, e che il gioco è sempre andato da una composizione di squadra all’altra. Ma prima di un “meta”, Overwatch è sempre stato una filosofia, l’incarnazione di quel “Blizzard Soon” che ha reso l’azienda un’icona: la risposta che davano i membri della vecchia guardia quando gli chiedevano le date di uscita di aggiornamenti o giochi era “soon, when it’s ready”, ora quella filosofia è definitivamente morta, e il gioco sta meglio (finanziariamente) e ha un futuro assicurato. Il prezzo è che potremmo doverci accontentare di un’esperienza un po’ più monotona e simile a sé stessa. Niente più eroi che quando arrivano riscrivono le regole dell’intero genere degli hero shooter come Sigma e Brigitte, ma nuovi personaggi con kit interessanti che portano avanti una formula che funziona senza stravolgerla.


Non dimenticatevi di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
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Grazie per aver letto questa nuova edizione di Letter to a Gamer. É solo grazie al sostegno di chi legge che questa newsletter può restare indipendente, priva di pubblicità, sponsor e qualunque altra influenza che non sia il rapporto autore e lettore. Chi si innnamora di Letter to a Gamer e vule darle una mano può condividere questo link con i propri amici e compagni di giochi e seguire i social della newsletter (Instagram, Bluesky, TikTok). C'è anche un gruppo Telegram per fare domande, proporre titoli da recensire e discutere con altri appassionati.

Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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Artificiali d’Estate


La fascia costiera del Mediterraneo, particolarmente ricca di vita, rappresenta un ecosistema di grandissimo valore e se non fosse perennemente sfruttato dalla piccola pesca professionale, sarebbe un vero e proprio paradiso marino.
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Foto in alto: mentre la palamita è una preda classica del periodo estivo, la spigola, pur essendo un predatore che si nutre nell'immediato sottocosta, è più una preda invernale, questo però non esclude la possibilità d'incontrarla.

Il Mediterraneo ospita moltissime specie che trovano riparo e sostentamento nelle acque più prossime alla riva. Il rimescolamento dell’acqua, a opera delle onde e delle maree, rende l’immediato sottocosta un ecosistema perfetto per moltissimi piccoli pesci, che ovviamente attirano predatori più o meno grandi. In questi ambienti si creano le condizioni ottimali per insidiare a traina con esche finte, piccoli e medi predatori, soprattutto nella fascia d’acqua che va da mezzo fondo al fondo.

La traina - Si tratta di una tecnica antichissima, che nel tempo si è evoluta e che mira a prede di tutto rispetto tra cui la spigola, il dentice, la palamita, il barracuda e perfino il pesce serra. Si usano prevalentemente esche artificiali: minnow affondanti e galleggianti dai 9 ai 14 centimetri, ma il vero segreto del successo dipende dalle tecniche d’affondamento. Questa tecnica, se messa in pratica scientificamente, facendo lavorare gli artificiali nella fascia d'acqua desiderata e quindi con una perfetta padronanza dei sistemi d'affondamento, è in grado di stimolare alcuni tra i predatori più ricercati della nostra fascia costiera. Stiamo parlando di pesci pregiatissimi e di grande valore sportivo, in molti casi difficilissimi da insidiare con altre tecniche. Ognuno di questi predatori ha un suo habitat, un suo carattere e delle specifiche di traina ed è solo analizzando questi elementi, uno per uno, che possiamo aver ben chiara la situazione al momento della pesca.

Le fasce d’acqua - La vita nel sotto-costa è regolata in maniera predominante dalle diverse fasce d’acqua, ovvero dai diversi strati a temperature diverse che scorrono orizzontalmente slittando l’uno sopra l’altro. Queste correnti possono essere paragonate ad autostrade lungo le quali viaggiano i microrganismi e di conseguenza i piccoli pesci, prede dei predatori. L’individuazione della fascia d’acqua giusta avviene tramite l’ecoscandaglio. Questo, infatti, segnala la quota della mangianza, quindi lo spazio dove far lavorare le esche. Come è facile immaginare, gestire correttamente l’affondamento delle esche è alla base del successo. Questo significa che dovremo discernere sia la batimetrica d’azione, che la profondità a cui insidiare il pesce. Per praticità suddivideremo le fasce in base alla profondità, analizzando tecniche e prede, prendendo in esame soltanto i predatori catturabili con esche artificiali.

Fili affondanti - I due sistemi più usati per affondare le esche artificiali sono: il monel e la treccia piombata. Trainando a 4 nodi, il primo affonda circa 90 centimetri ogni 10 metri calati in acqua, mentre il secondo affonda cm 60-70. A questo bisogna aggiungere l’affondamento dell’esca che varia da 1,5 a 3 metri. Partendo dal presupposto che l’azione di pesca avviene su fondali variabili dai 5 ai 15-18 metri, ci si dovrà orientare sull’uno o sull’altro potere affondate, in considerazione del fatto che le esche devono pescare ad almeno 100 metri dalla poppa. Di conseguenza sui fondali compresi tra i 5 e 12-13 è preferibile il dacron piombato, mentre su fondali maggiori è da preferire il monel. Entrambi si usano preferibilmente con canne da 8-12 libbre, molto flessibili e lunghe, sia perché sono privi di elasticità e quindi la canna deve ammortizzare le testate del pesce, sia perché con canne che si flettono e si raddrizzano con il rollio della barca, i minnow lavorano meglio.

Piombi a sgancio - Un altro sistema per affondare gli artificiali è il piombo a sgancio rapido. Negli ultimi anni sono apparsi sul mercato piombi da applicare ed eliminare velocemente, di incredibile efficacia. Non solo garantiscono un discreto affondamento, ma sono assolutamente sicuri nell’applicazione sulla lenza. Utilizzando questo sistema, si dovrà segnare la lenza a seconda dell’affondamento, per sapere a che profondità naviga l’esca.

La mappatura del fondale - Il sistema più efficace per ottimizzare questa tecnica è quello di crearsi sul plotter una “passata” ottimale trainando su un fondale omogeneo. In questo modo, una volta calata la lenza e fatta raggiugere all’esca la profondità di traina, si potrà stare tranquilli, aven do quasi del tutto eliminato ogni possibilità di incaglio. Per “mappare” la secca o la cigliata su cui si pesca, è necessario effettuare un meticoloso lavoro combinando lo scandaglio e il plotter, memorizzando i punti interessanti e di simile profondità, che rappresenteranno poi la passata.
In questa tecnica la scelta dell'artificiale è alla base del successo, se non otteniamo risultati, ma sullo scandaglio vediamo pesci e/o mangianza, variare tipologia e colori dell'esca è sempre un escamotage che può dare buoni risultati.
Esche in acqua - La traina va effettuata seguendo l’andamento della costa, prediligendo le situazioni di mare in scaduta nelle quali si ha una maggiore attività di caccia nel sottocosta. Le aree da prendere maggiormente in considerazione sono: le scogliere a picco sul mare, le praterie di posidonia con pozze di sabbia in pochi metri d’acqua, i manufatti portuali, i canali di sbocco a mare, le dighe foranee e i tratti di costa sabbiosa dove frange l’onda. Trainando nell’immediato sottocosta è importante far passare le esche nei punti dove si notano i mulinelli della corrente, dove frange l’onda e fare attenzione ai movimenti sulla superficie dell’acqua, che potrebbero segnalare la presenza di predatori in caccia.

Le prede - Ovviamente i target più ambiti saranno i predatori nobili che si muovono vicino alla riva, ma tantissime altre prede possono rimanere vittima del nostro inganno durante la stagione estiva. Spigole e dentici saranno i nostri obiettivi principali seguiti da palamite, barracuda e tutti i tunnidi. Pescando in condizioni di luce bassa e con moltissima fortuna le sorprese non tarderanno ad arrivare considerando che la pesca con gli artificiali affondati è da sempre una delle tecniche più divertenti e redditizie.


English version


Summer Artificial Lures

The Mediterranean coastal zone, teeming with life, represents an ecosystem of immense value; were it not for constant exploitation by small-scale commercial fishing, it would be a veritable marine paradise.

The Mediterranean is home to a vast array of species that find shelter and sustenance in the waters closest to the shore. The mixing of water caused by waves and tides creates a perfect near-shore ecosystem for many small fish, which in turn attract predators of various sizes. These environments offer optimal conditions for targeting small-to-medium predators by trolling with artificial lures, particularly in the water column ranging from mid-depth to the seabed.

Trolling - This is an ancient technique that has evolved over time, targeting impressive game fish such as sea bass, dentex, bonito, barracuda, and even bluefish. Artificial lures are primarily used - specifically sinking and floating minnows ranging from 9 to 14 centimeters - but the true secret to success lies in the sinking techniques employed. When practiced systematically - ensuring the lures operate at the desired depth through mastery of sinking systems - this technique can entice some of the most sought-after predators along our coast. We are talking about highly prized fish that offer great sporting value and are often extremely difficult to catch using other methods. Each of these predators has its own habitat, temperament, and specific trolling requirements; only by analyzing these elements individually can we gain a clear understanding of the situation while fishing.

Water Layers - Near-shore marine life is predominantly governed by distinct water layers-strata of varying temperatures that flow horizontally, sliding over one another. These currents can be likened to highways along which microorganisms and consequently the small fish that serve as prey for larger predators travel. The right water layer is identified using a fish finder; this device indicates the depth of the baitfish, thereby revealing where the lures should be worked. As one might expect, properly controlling the lure's descent is key to success. This means determining both the target depth zone and the specific depth at which to fish for the predators. For the sake of clarity, we will categorize these zones by depth, analyzing the relevant techniques and prey species, focusing exclusively on predators that can be caught using artificial lures.

Sinking lines - The two most common systems for sinking artificial lures are Monel line and lead-core line. When trolling at 4 knots, the former sinks about 90 centimeters for every 10 meters deployed, while the latter sinks 60-70 cm. To this, one must add the lure's own diving depth, which ranges from 1.5 to 3 meters. Given that fishing takes place over depths varying from 5 to 15–18 meters, the choice between the two sinking capabilities depends on the depth, bearing in mind that the lures must run at least 100 meters behind the stern. Consequently, lead-core line is preferable for depths between 5 and 12–13 meters, whereas Monel is better suited for greater depths. Both are best used with long, highly flexible 8–12 lb class rods; this is necessary because these lines lack elasticity—meaning the rod must absorb the fish's head shakes—and because flexible rods allow minnow-style lures to perform better as they flex and straighten with the boat's rolling motion.

Quick-release weights - Another method for sinking artificial lures is the quick-release weight. In recent years, highly effective weights designed for rapid attachment and removal have appeared on the market. Not only do they provide significant sinking depth, but they also attach securely to the line. When using this system, the line should be marked according to the weight used so the angler knows the lure's running depth.

Seabed mapping - The most effective way to optimize this technique is to create an ideal trolling path on your chart plotter by running over a seabed with consistent depth. This way, once the line is lowered and the bait reaches the trolling depth, you can fish with peace of mind, having virtually eliminated any risk of snagging. To “map” the shoal or drop-off where you are fishing, you need to carry out a meticulous process combining the depth sounder and chart plotter, marking points of interest and similar depths that will define your trolling run.

Lures in the water - Trolling should be done by following the coastline, favoring conditions where the sea is settling after rough weather—times when predatory activity close to shore is highest. Key areas to target include: sheer cliffs dropping into the sea, *Posidonia* seagrass beds interspersed with sandy patches in shallow water, harbor structures, channel mouths, breakwaters, and sandy stretches where waves break. When trolling right along the shoreline, it is important to run your lures through current eddies and breaking waves, while keeping a close watch on the water's surface for signs of hunting predators.

The catch - Naturally, the most sought-after targets are the prized predators that roam near the shore, though many other species may fall for our lures during the summer season. Sea bass and dentex will be our primary targets, followed by Atlantic bonito, barracuda, and various tuna species. Fishing in low-light conditions—and with a bit of luck—surprises are sure to follow, given that trolling with sinking lures has always been one of the most enjoyable and productive techniques.

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Mosca dà la caccia ai cargo ucraini, Washington frena Kyiv sugli attacchi alle petroliere


Almeno 50 navi mercantili colpite in due mesi e oltre 30 morti: il traffico da Odesa è quasi fermo. Kyiv ha colpito il porto russo di Novorossiysk, ma ha smesso di attaccare le petroliere non legate alla Russia dopo una telefonata di JD Vance.

Un drone russo ha colpito una nave cargo al largo di Odesa alla fine di luglio, in pieno giorno, mentre sul lungomare della città passeggiavano famiglie e residenti. L'attacco, al quale ha assistito un cronista del New York Times, fa parte di una campagna contro le navi mercantili che ha praticamente paralizzato il traffico in entrata e in uscita dal principale collegamento dell'Ucraina con l'economia mondiale.

Tra giugno e luglio le forze russe hanno attaccato almeno 50 navi cargo, uccidendo più di 30 civili, secondo le autorità ucraine. "La Russia dà la caccia a queste navi", ha detto al New York Times Dmytro Barinov, presidente dell'Associazione dei Porti ucraini. "È una caccia professionale a navi civili". Dal 23 luglio Kyiv considera di fatto congelato il traffico marittimo dai tre porti ancora sotto il suo controllo e circa il 90% degli armatori ha sospeso gli scali, perché i premi assicurativi sono diventati insostenibili.

Mar Nero · Guerra al commercio

Nel Mar Nero la guerra è diventata una caccia alle navi civili


Dal 23 luglio i tre porti ancora sotto il controllo di Kyiv sono di fatto fermi e circa il 90% degli armatori ha sospeso gli scali. L’Ucraina colpisce i porti russi, ma su richiesta di Washington ha smesso di attaccare le petroliere che caricano greggio kazako.

Grafica di FocusAmerica13 agosto 2026

La mappa
Una rotta si è svuotata, l’altra continua a funzionare


Corridoio ucraino, fermo dal 23 luglio Petroliere con greggio kazako, non colpite dal 31 luglio Navi mercantili colpite

Le coste sono tracciate su dati Natural Earth. Le rotte sono schematiche: in rosso il corridoio commerciale che Kyiv tiene aperto dal 2023, in blu il percorso delle petroliere che caricano greggio kazako al terminale del Caspian Pipeline Consortium.

Navi colpite
50
Mercantili attaccati tra giugno e luglio, secondo le autorità ucraine. È una stima minima.
Armatori fermi
90%
Compagnie che hanno smesso di scalare i porti ucraini dopo il congelamento del traffico.
Export bloccato
2,1 mld $
Valore mensile delle esportazioni che passa dai tre porti ora fermi: il 60% del totale ucraino.

Il blocco arriva mentre comincia il raccolto in uno dei maggiori produttori mondiali di grano, mais e orzo: rischia di lasciare a terra milioni di tonnellate di cereali.

01La caccia50 navi colpite 02Il conto2,1 mld $ al mese 03Il freno americanola telefonata di Vance

Non è un blocco navale, è una caccia


Nel 2022 Mosca chiuse i porti con le navi da guerra. Oggi non le ha più: usa droni e missili per rendere la rotta troppo pericolosa e troppo costosa da assicurare, finché sono gli armatori stessi ad andarsene.

Ogni sagoma è una nave mercantile colpita · giugno-luglio

In rosso la Golden Leo, l’unica affondata

Civili uccisi a bordo, negli stessi due mesipiù di 30

19 luglio · Golden Leo
Aveva cambiato porto per non farsi trovare

Era appena salpata da Chornomorsk, scelto dall’equipaggio per evitare lo scalo principale di Odesa. I missili russi l’hanno raggiunta comunque. Tra i morti c’è il pilota Volodymyr Mykhailov, salito a bordo solo per guidarla fuori dal porto.

4miglia dalla costa
10morti a bordo
7giorni dopo affonda

«La Russia dà la caccia a queste navi. È una caccia professionale a navi civili»

Dmytro Barinov, presidente dell’Associazione dei Porti ucraini, al New York Times.

Due miliardi di dollari al mese fermi in banchina


Odesa, Chornomorsk e Pivdennyi valgono da soli circa il 60% dei ricavi che l’Ucraina ottiene ogni mese dalle esportazioni. Dal 23 luglio non ricevono più navi, e il raccolto resta a terra.

0

Navi transitate nel corridoio il 22 luglio

In piena stagione del raccolto nessuna nave è entrata o uscita dai porti ucraini. Il giorno dopo Kyiv ha dichiarato il traffico di fatto congelato.

Ricavi mensili dalle esportazioni: 3,5 mld $

I tre porti fermi2,1 mld $ · 60%
Altre vie1,4 mld $ · 40%

La quota di Odesa, Chornomorsk e Pivdennyi è oggi congelata. Le alternative via terra e sul Danubio coprono solo una parte dei volumi.

Che cosa è successo ai numeri · dopo il 23 luglio

Grano esportato dall’Ucraina, 1-15 agosto
▼−76%

Rispetto allo stesso periodo del 2025. Fonte: ministero delle Politiche agrarie ucraino.

Noli e assicurazioni sulla rotta del Mar Nero
▲+100%

I premi sono raddoppiati: è il motivo per cui gli armatori hanno smesso di scalare i porti ucraini.

Futures del grano a Chicago, 12 agosto
▲+3%

Con punte del 4%: il maggiore rialzo intra-giornaliero delle ultime tre settimane, dopo l’attacco ucraino a Novorossiysk.

70mln

Il precedente del 2022. Le persone spinte verso l’insicurezza alimentare acuta dal primo blocco dei porti, secondo le stime. L’accordo sul grano mediato da Nazioni Unite e Turchia resse un anno, poi saltò.

Washington ha chiesto a Kyiv di risparmiare una rotta


Anche Kyiv colpisce le navi legate a Mosca, e ha già lasciato la Crimea a corto di carburante. Ma quando i droni hanno iniziato a fermare le petroliere cariche di greggio kazako, con Chevron ed ExxonMobil tra gli azionisti del consorzio, è intervenuta la Casa Bianca.

KyivMetà luglio
I droni ucraini colpiscono le petroliere del consorzio

Quattro navi centrate al largo di Novorossiysk, una noleggiata da Chevron. L’amministratore delegato Mike Wirth porta il dossier all’Amministrazione Trump.

Mosca19 luglio
La Golden Leo viene colpita a quattro miglia dalla costa

Dieci morti a bordo. La nave affonda una settimana dopo.

Kyiv23 luglio
Kyiv dichiara congelato il traffico dai suoi tre porti

Circa il 90% degli armatori sospende gli scali: i premi assicurativi sono diventati insostenibili.

Washington31 luglio
La telefonata di Vance a Zelensky

Il vicepresidente chiede di sospendere gli attacchi alle petroliere non russe. Da quel giorno nessuna è stata più colpita.

Kyiv12 agosto
L’attacco a Novorossiysk risparmia le petroliere

Colpite difesa aerea, moli e infrastrutture portuali; si fermano due terminal per l’esportazione di grano. Tre morti, tra cui un bambino di 8 anni.

Mosca12-13 agosto
La ritorsione nella stessa notte cade su Izmail

Colpito il principale porto ucraino sul Danubio, al confine con la Romania.

Perché Kyiv ha detto sì

Che cosa concede

Stop agli attacchi alle petroliere non russe e alle infrastrutture del consorzio, purché le navi non trasportino carichi russi.

Che cosa punta a ottenere

La licenza per produrre gli intercettori Patriot e l’acquisto di diverse centinaia di missili prima dell’inverno, quando Mosca intensificherà i bombardamenti.

Greggio caricato al terminale del consorzio · milioni di barili al giorno

programmati: 1,7

1,9

Maggio

1,6

Giugno

1,3

Luglio

Dati Kpler citati dal Financial Times: 600.000 barili al giorno in meno tra maggio e luglio, con noli e assicurazioni raddoppiati anche su questa rotta. È la pressione che ha portato alla telefonata.

Dal terminale passa l’equivalente di circa il 2% della produzione mondiale giornaliera di petrolio: greggio kazako diretto in Europa, che Washington considera un’alternativa vitale alle forniture russe.

Fonte: New York Times, Financial Times, Reuters, Foreign Policy, Associazione dei Porti ucraini, ministero delle Politiche agrarie ucraino, dati Kpler. Coste da Natural Earth. Dati aggiornati al 13 agosto 2026.

La nuova campagna arriva all'inizio della stagione del raccolto in uno dei maggiori produttori mondiali di grano, mais e orzo e rischia di sconvolgere nuovamente le catene globali di approvvigionamento alimentare. Nel 2022, nei primi mesi dell'invasione su vasta scala, il blocco russo dei porti ucraini fece già aumentare i prezzi degli alimenti e, secondo le stime, spinse altri 70 milioni di persone verso una condizione di insicurezza alimentare acuta. Nel luglio di quell'anno le Nazioni Unite e la Turchia mediarono un accordo che consentì la ripresa delle esportazioni di grano.

L'intesa saltò un anno dopo, ma nel frattempo Kyiv era riuscita a spingere le navi da guerra russe fuori dal Mar Nero nordoccidentale e a mantenere aperta una propria rotta commerciale. Odesa e altri due porti vicini rappresentano circa il 60% dei 3,5 miliardi di dollari di ricavi mensili che l'Ucraina ottiene dalle esportazioni. Il nuovo blocco rischia quindi di lasciare a terra milioni di tonnellate di grano. L'Agri Council ucraino, l'associazione degli operatori agricoli, ha avvertito del pericolo di un'ondata di fallimenti e ha chiesto prestiti d'emergenza e garanzie pubbliche.

Tra le decine di navi colpite nelle ultime settimane c'è anche la Golden Leo, una nave da carico che il 19 luglio era appena partita da Chornomorsk, il porto vicino a Odesa scelto dall'equipaggio nel tentativo di evitare lo scalo principale. A circa quattro miglia dalla costa, la nave è stata raggiunta da missili russi: sono morti nove membri dell'equipaggio e il pilota ucraino Volodymyr Mykhailov, salito a bordo per guidarla fuori dal porto. La Golden Leo è affondata una settimana dopo.

La guerra delle petroliere e la telefonata di Vance


Anche le petroliere e le navi cargo legate alla Russia sono diventate un bersaglio sistematico dell'Ucraina. La campagna di Mosca sembra essere anche una risposta alla distruzione della flotta russa di petroliere nel Mar d'Azov e ai continui attacchi contro le navi che trasportano merci russe, che hanno contribuito a isolare la Crimea occupata e a lasciarla a corto di carburante. Gli esperti di questioni marittime osservano che queste imbarcazioni, pur essendo formalmente civili, vengono prese di mira perché servono ad aggirare le sanzioni e a esportare l'energia che finanzia lo sforzo bellico del Cremlino.

Su questo fronte, però, Kyiv ha dovuto frenare su richiesta di Washington. Il 31 luglio il vicepresidente JD Vance ha chiesto in una telefonata a Volodymyr Zelensky di sospendere gli attacchi contro le petroliere non russe al largo di Novorossiysk e l'Ucraina ha accettato. Quelle navi caricano greggio kazako al terminale del Caspian Pipeline Consortium, attraverso il quale transita l'equivalente di circa il 2% della produzione mondiale giornaliera di petrolio e nel quale le aziende statunitensi Chevron ed ExxonMobil detengono partecipazioni.

La richiesta americana, anticipata dal Financial Times, era arrivata dopo un incontro tra alti funzionari dell'Amministrazione di Donald Trump e l'amministratore delegato di Chevron Mike Wirth, la cui società aveva noleggiato una delle quattro petroliere colpite. Un funzionario della Casa Bianca ha spiegato che Washington considera il consorzio "un canale vitale di energia di origine kazaka per i mercati europei, alternativo alle forniture russe". Secondo una persona informata sulla posizione ucraina, Kyiv ha accettato la richiesta americana perché punta ancora a ottenere la licenza per produrre gli intercettori Patriot e ad acquistarne diverse centinaia prima dell'inverno, quando la Russia dovrebbe intensificare i bombardamenti contro le infrastrutture ucraine.

L'ultimo attacco ucraino di rilievo, condotto prima dell'alba di mercoledì, ha infatti risparmiato le petroliere e si è concentrato sul resto del porto di Novorossiysk, utilizzando droni a reazione, missili e mezzi navali senza equipaggio. Zelensky ha dichiarato che sono state colpite postazioni della difesa aerea, moli e infrastrutture portuali, mentre altre ricostruzioni indicano tra i possibili bersagli le fregate Admiral Essen e Admiral Makarov, una nave da sbarco e una corvetta russa.

Veniamin Kondratyev, governatore della regione di Krasnodar, ha riferito sui social di tre morti, tra cui un bambino di 8 anni, 24 feriti e circa 60 edifici residenziali danneggiati. Il sindaco Andrei Kravchenko ha dichiarato lo stato di emergenza e annunciato la sospensione dell'erogazione dell'acqua dopo il danneggiamento di due condotte.

Novorossiysk è però soprattutto uno dei principali snodi cerealicoli russi e due terminal per l'esportazione del grano hanno sospeso le attività. La Russia è il primo esportatore mondiale di frumento e i futures a Chicago sono saliti del 3% mercoledì, con punte del 4%, il maggiore rialzo intra-giornaliero delle ultime tre settimane. Nella stessa notte le forze russe hanno colpito per ritorsione Izmail, il principale porto ucraino sul Danubio, al confine con la Romania.

Una rotta che nessuno protegge più


Elisabeth Braw, esperta di minacce marittime dell'Atlantic Council, centro studi di Washington, ha descritto quella russa come una campagna sistematica e indiscriminata contro le navi mercantili che trasportano prodotti agricoli e altri carichi non militari, aggiungendo che attacchi di questo tipo violano trattati internazionali come la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare. Sul piano operativo, i russi fanno spesso stazionare i droni a poche miglia dalla costa ucraina, dove "cercano" le navi mercantili, ha spiegato il tenente Oleksandr, comandante di una divisione di motovedette ucraine. Secondo l'ufficiale, i droni prendono di mira anche i soccorritori che intervengono dopo un attacco.

Lo scontro nel Mar Nero è diventato così parte integrale di un fenomeno più ampio che sta mettendo sotto pressione uno dei principi fondamentali dell'ordine internazionale: la libertà di navigazione. Attori statali e non statali utilizzano sempre più spesso droni, missili antinave e mine per interrompere le rotte commerciali, dal Mar Rosso allo Stretto di Hormuz, di fatto chiuso da quando, a febbraio, Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran. I Paesi occidentali hanno inoltre intercettato ripetutamente le navi della cosiddetta flotta ombra russa e mercoledì il presidente Vladimir Putin, parlando a bordo di una nave da guerra nel Pacifico, ha definito queste operazioni "pirateria e rapina", promettendo di "rispondere allo stesso modo".


Trump e Musk chiudono di nuovo le porte a Zelensky


Donald Trump ha rimesso in discussione la promessa di concedere all’Ucraina la licenza per produrre gli intercettori Patriot, ma i negoziati tra Washington e Kyiv non si sono fermati. Al summit Nato di Ankara, all’inizio di luglio, aveva annunciato un’intesa. Ma al vertice del 28 luglio alla Casa Bianca non ha offerto garanzie sull’invio di nuovi sistemi e, pochi giorni dopo, durante una riunione di gabinetto a Camp David, ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto neppure sulle licenze. Si è così dissolto l’ottimismo che Kyiv aveva accumulato dopo mesi di successi militari, come racconta un’analisi dell’Atlantic firmata da Missy Ryan e Simon Shuster.

Nella notte tra il 4 e il 5 agosto, la capitale ucraina Kyiv e la regione circostante sono state colpite da 24 missili balistici, quattro missili Zircon o Oniks e 115 droni. La contraerea ucraina non è riuscita ad abbattere neppure uno dei missili balistici. Risultato: 17 persone sono morte e almeno 44 sono rimaste ferite. L’emergenza si è aggravata nella notte tra il 7 e l’8 agosto. La Russia ha lanciato altri sei missili balistici e 151 droni: le difese ucraine hanno abbattuto 135 droni, ma nessuno dei missili balistici. Secondo il Ministero della Difesa di Kyiv, a luglio l’Ucraina è riuscita a intercettarne soltanto 29 su 195. Zelensky ha chiesto una maggiore pressione internazionale su Mosca, sostenendo che Putin continui ad affidarsi “ai missili balistici e ai droni per prolungare la guerra”.

Guerra in Ucraina

Le carte perse di Zelensky


In poche settimane Kyiv ha visto sfumare i nuovi missili americani, la licenza per produrli e l’uso di Starlink oltre confine, mentre a Washington cadeva la sua ambasciatrice. La notte tra il 4 e il 5 agosto ha mostrato quanto costa restare senza difese.

Grafica di FocusAmerica


La notte tra il 4 e il 5 agosto

Ventotto missili su Kyiv, nessuno intercettato


La Russia ha lanciato 24 missili balistici, 4 missili Zircon o Oniks e 115 droni contro la capitale e la regione circostante. La contraerea ha fermato quasi tutti i droni, ma senza intercettori Patriot non ha potuto nulla contro i missili.


28 su 28 a segno 0 intercettati

Ogni linea rappresenta uno dei 28 missili arrivati a segno, secondo l’Aeronautica militare ucraina. Sullo sfondo, da sinistra: il campanile della Lavra, la torre della televisione e la statua della Madre Patria.

Droni abbattuti — 98 su 11585%

Missili abbattuti — 0 su 280%

17

44
persone uccise nell’attacco
persone rimaste ferite

Il motivo del rifiuto

Le scorte americane di Patriot si sono svuotate


La guerra con l’Iran, iniziata il 28 febbraio, ha consumato circa due terzi degli intercettori statunitensi. È l’argomento con cui Trump giustifica il no ai nuovi invii e alla licenza di produzione per Kyiv.

Prima della guerra con l’Iran2.330

Al cessate il fuoco di aprile1.030 circa−56%

Oggi759–827−65%

Gli Stati Uniti producono 183 nuovi intercettori all’anno: per tornare ai livelli precedenti servirebbero circa tre anni.

La barra dell’ultimo dato mostra la forchetta della stima (759–827). Stima CSIS su documenti di bilancio del Pentagono, 27 luglio 2026.


Le quattro carte

Kyiv aveva in mano quattro assi. Li ha persi tutti


AAPersa

I nuovi missili


PrimaZelensky contava su nuovi missili americani per difendere Kyiv.
OggiAlla Casa Bianca, il 28 luglio, Trump non ha offerto alcuna garanzia sull’invio di nuovi sistemi.
Il dettaglio

I Patriot sono l’unica arma nell’arsenale ucraino in grado di abbattere i missili balistici russi.

AAPersa

La licenza di produzione


PrimaAl vertice Nato di Ankara Trump aveva annunciato un’intesa per produrre i Patriot in Ucraina.
OggiA Camp David il presidente ha sostenuto che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.
Il dettaglio

Un alto funzionario ha spiegato all’Atlantic che trasferire la produzione metterebbe a rischio il vantaggio militare americano.

AAPersa

Starlink oltre confine


PrimaKyiv voleva usare la rete di SpaceX per guidare i droni contro i lanciatori mobili in territorio russo.
OggiMusk ha rifiutato perfino un colloquio con Zelensky e sostiene che sia arrivato il momento di negoziare.
Il dettaglio

L’inviato di Trump, Steve Witkoff, ha visitato Mosca otto volte da quando è in carica. A Kyiv non è mai andato.

AAPersa

L’ambasciatrice a Washington


PrimaOlha Stefanishyna era la voce di Kyiv presso l’Amministrazione Trump.
OggiÈ stata destituita il 3 agosto e incriminata per arricchimento illecito tre giorni dopo.
Il dettaglio

Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per circa 310.000 dollari. Lei respinge ogni accusa.


La cronologia

Dall’«amore» di Ankara al gelo di agosto

Inizio luglio
Il vertice Nato di Ankara

Trump annuncia la licenza per produrre i Patriot in Ucraina e descrive così il clima dei colloqui: «molto amore, molta unità».

28 luglio
L’incontro alla Casa Bianca

Zelensky si presenta come partner militare, non come caso umanitario. Trump però non offre garanzie sull’invio di nuovi sistemi.

Primi di agosto
La retromarcia di Camp David

Durante una riunione di gabinetto, Trump sostiene che nessun accordo fosse mai stato raggiunto, neppure sulle licenze.

3 agosto
Cade l’ambasciatrice

Zelensky destituisce Olha Stefanishyna. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione la incrimina per arricchimento illecito.

Notte del 4–5 agosto
L’attacco su Kyiv

28 missili e 115 droni colpiscono la capitale e la regione. Nessun missile viene intercettato: 17 morti e 44 feriti.

Fonte: The Atlantic (Missy Ryan e Simon Shuster); Aeronautica militare ucraina; CSIS, 27 luglio 2026; NABU e Alta Corte anticorruzione ucraina. Dati aggiornati all’8 agosto 2026.

La squadra di Zelensky travolta dalle inchieste


Nel frattempo, le inchieste sulla corruzione in tempo di guerra hanno decapitato la squadra del presidente ucraino. Olha Stefanishyna ha lasciato questa settimana l’Ambasciata di Washington: ha presentato le dimissioni citando motivi personali e Zelensky l’ha destituita con un decreto del 3 agosto. Tre giorni dopo, l’Alta Corte anticorruzione l’ha incriminata per arricchimento illecito e falso nella dichiarazione patrimoniale, fissando una cauzione di sei milioni di hryvnia, circa 130.000 dollari, meno della metà di quanto chiesto dalla procura.

Gli inquirenti le contestano beni non dichiarati per 13,9 milioni di hryvnia, circa 310.000 dollari, relativi agli anni in cui è stata vicepremier, dall’inizio del 2024 alla metà del 2025. Stefanishyna respinge ogni accusa e sostiene che spetti agli inquirenti dimostrare le contestazioni.

Questa notizia arriva in un periodo già complesso dopo che il mese scorso Zelensky aveva rimosso il Ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, nell’ambito di un rimpasto che ha coinvolto anche la premier Yuliia Svyrydenko, dimessasi su richiesta del presidente. Zelensky aveva giustificato la decisione con lo scontro interno tra Fedorov e il comandante in capo Oleksandr Syrskyi.

L’ex Ministro la riconduce invece proprio alla lotta alla corruzione: le sue riforme degli appalti militari avevano irritato i produttori di armi e i loro alleati negli alti comandi. Per settimane, quindi, manifestanti sono scesi in piazza a Kyiv per chiederne il reintegro, un raro caso di dissenso pubblico contro il presidente in un Paese in guerra.

Eppure Zelensky continua a puntare proprio su Fedorov per superare l’inverno. Alla Casa Bianca ha chiesto a Trump di intercedere presso Elon Musk. SpaceX consente infatti l’uso di Starlink sul territorio ucraino, comprese la Crimea e le altre aree occupate, ma lo blocca in Russia. Kyiv vorrebbe poter utilizzare il sistema oltre confine per guidare i droni contro i lanciatori mobili che bombardano le città ucraine.

Trump ha risposto che avrebbe valutato la richiesta, senza però assumere impegni. Durante la visita Zelensky ha chiesto anche un colloquio diretto con Musk, che ha rifiutato. Fedorov continua a trattare attraverso canali indiretti, finora senza risultati, mentre Elon insiste sul rischio di provocare un’escalation da parte russa e sostiene che sia arrivato il momento di raggiungere un accordo negoziale.

Trump aveva inoltre annunciato che i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner si sarebbero recati a Kyiv per la prima volta nei giorni successivi. Da allora non è emerso alcun altro segnale che il viaggio sia effettivamente in programma. Witkoff, da quando lavora per il presidente, ha invece visitato Mosca otto volte.

Le scorte americane e il timore di Mosca


La Casa Bianca teme le possibili ritorsioni del Cremlino e, contemporaneamente, deve fare i conti con la scarsità di munizioni provocata dalla guerra contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi congiunti americani e israeliani. Il Center for Strategic and International Studies stima ora che le scorte statunitensi di missili intercettori Patriot siano scese da circa 2.330 unità a un livello compreso tra 759 e 827.

Un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha detto all’Atlantic che gli Stati Uniti stanno valutando forme di collaborazione industriale con Kyiv, ma ha ribadito l’argomento utilizzato pubblicamente da Trump nelle ultime settimane: trasferire all’Ucraina la capacità di produrre i Patriot potrebbe mettere a rischio il vantaggio militare americano. “Dobbiamo dare la priorità alla protezione di questi sistemi sofisticati e all’aumento della produzione complessiva di sistemi d’arma critici”, ha dichiarato.

Nonostante il dietrofront pubblico di Trump, tuttavia, l’Amministrazione americana non ha ordinato di interrompere i negoziati. Secondo quattro fonti citate da Reuters, l’Ambasciatore statunitense presso la Nato Matthew Whitaker sta coordinando il tentativo di raggiungere un’intesa. Tra le ipotesi esaminate ci sono la produzione in Ucraina di componenti da assemblare poi in Germania, l’ingresso di Kyiv in un programma industriale americano ed europeo già esistente e la costruzione di una versione meno costosa dell’intercettore PAC-3.

Dopo le dichiarazioni di Trump, JD Vance avrebbe inoltre rassicurato Zelensky che gli impegni concordati tra i due presidenti sarebbero stati rispettati. Anche in caso di accordo, però, i primi intercettori non arriverebbero prima di almeno un anno. Ad ogni modo mercoledì, durante un intervento televisivo davanti al suo consiglio di guerra, Zelensky ha dato una lettura politica del rifiuto americano. “Forse sono passi politici mirati a rendere l’Ucraina più, diciamo, accomodante”, ha detto. “Secondo me anche questo fa parte del quadro”.

Nel febbraio 2025, la firma dell’accordo sulle risorse naturali ucraine si era già trasformata alla Casa Bianca in uno scontro televisivo. Trump e JD Vance avevano pubblicamente accusato Zelensky di ingratitudine e successivamente i collaboratori del presidente avevano chiesto alla delegazione ucraina di lasciare l’edificio. Zelensky e i suoi consiglieri non avevano compreso fino a che punto la nuova Amministrazione considerasse la sofferenza dell’Ucraina una causa associata ai democratici ed ereditata da Joe Biden, ha spiegato Stefanishyna all’Atlantic.

Fedorov era riuscito a ribaltare la situazione alla fine di gennaio. Le truppe russe avevano trovato il modo di utilizzare Starlink per guidare i propri droni, aggirando le difese aeree ucraine e rendendo vulnerabile praticamente qualsiasi obiettivo, compreso il quartiere governativo di Kyiv. Il ministro si era rivolto direttamente a Musk e, dal 1° febbraio, SpaceX aveva disattivato tutti i terminali attivi in Ucraina tranne quelli autorizzati dal Ministero della Difesa ucraino, tagliando fuori le forze russe.

Lo squilibrio tecnologico si era così spostato a favore di Kyiv. Entro metà febbraio le truppe ucraine avevano riconquistato alcune centinaia di km quadrati e poco dopo era iniziata la campagna di attacchi a lungo raggio contro le raffinerie russe.

All’inizio dell’estate i droni ucraini hanno interrotto le linee di rifornimento verso la Crimea: la benzina era praticamente scomparsa dai distributori per essere riservata ai mezzi di soccorso e all’esercito. Il 26 giugno le autorità filorusse avevano dichiarato lo stato di emergenza nella penisola illegalmente occupata.

“Il fattore che ha davvero cambiato l’atteggiamento americano, compreso quello del presidente Trump, sono i successi ucraini sul campo”, ha detto all’Atlantic William Taylor, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina. “A Trump piace stare dalla parte del vincitore”.

Dal riavvicinamento di Ankara al nuovo gelo


La guerra contro l’Iran aveva fornito a Kyiv un’altra carta negoziale: intercettori in grado di abbattere i droni economici impiegati da Teheran contro i Paesi del Golfo e le basi americane, con un costo che può scendere fino a mille dollari per unità, contro i milioni necessari per le munizioni statunitensi. Trump aveva liquidato l’offerta il 13 marzo a Fox News. “Non ci serve il loro aiuto sulla difesa dai droni”, aveva detto.

La cooperazione era comunque proseguita: pochi giorni prima Kyiv aveva inviato tecnici e intercettori a protezione delle basi americane in Giordania su richiesta di Washington e, a maggio, i due governi stavano lavorando a un accordo sulla difesa anti-drone.

A luglio, ad Ankara, Trump aveva annunciato la licenza per produrre i Patriot e aveva descritto ai giornalisti il clima dei colloqui dicendo che nella stanza c’erano “molto amore, molta unità”. Il 28 luglio, alla Casa Bianca, Zelensky aveva invece accantonato gli argomenti morali e giuridici, puntando sui vantaggi militari ottenuti dall’Ucraina e sulle competenze che Kyiv può offrire a chi combatte una guerra del XXI secolo.

Il messaggio, ha spiegato un ex consigliere del presidente ucraino, era che l’Ucraina non doveva più essere considerata un caso umanitario, ma un partner capace di reggersi sulle proprie gambe. Nello stesso giorno Zelensky ha partecipato al funerale del senatore Lindsey Graham e ha assistito al voto del Senato su un pacchetto bipartisan di sanzioni contro la Russia.

Poche settimane fa, insomma, il presidente ucraino sembrava poter contare su nuovi missili americani per difendere Kyiv, sul diritto di produrne altri in Ucraina, sulla possibilità di colpire in profondità il territorio russo grazie ai rapporti di Fedorov con Musk e su un’ambasciatrice ben inserita a Washington. Nel giro di pochi giorni, tutte queste carte si sono quantomeno fortemente indebolite: nessuna, almeno per ora, ha prodotto risultati concreti e immediati.


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E-commerce ad agosto, lo shopping online non va in vacanza: cosa comprano gli italiani


L’e-commerce non va in vacanza: anche ad agosto gli italiani continuano a fare acquisti online. Ecco come cambiano le abitudini di shopping durante l’estate
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Per molto tempo agosto è stato considerato un mese sospeso, quasi estraneo alle normali dinamiche economiche e commerciali, soprattutto in Italia. Oggi, però, questa immagine rispecchia sempre meno il modo in cui le persone vivono, si informano e acquistano. Le ferie continuano a modificare le abitudini quotidiane, ma non interrompono i bisogni, gli interessi e le decisioni di consumo. Lo shopping online, in particolare, non segue più necessariamente il calendario lavorativo tradizionale: resta accessibile in ogni momento e accompagna le persone anche durante gli spostamenti, nei luoghi di villeggiatura e nei momenti di maggiore libertà.

I dati raccolti da Trovaprezzi.it mostrano con chiarezza che agosto non è affatto il mese con il minor numero di ricerche dell’anno. Nell’agosto 2025 la piattaforma ha registrato oltre 18,5 milioni di ricerche, un volume superiore a quello registrato sia ad aprile che a settembre. Ciò significa che, persino nel mese simbolicamente associato alla pausa estiva, si effettuano in media quasi 600 mila ricerche al giorno. Non siamo di fronte a un picco paragonabile a quelli generati da periodi promozionali particolarmente intensi o dall’avvicinarsi del Natale, ma neppure a una scomparsa o a un crollo della domanda.

Gli italiani parlano con l’AI: come cambia il rapporto con la tecnologia
L’intelligenza artificiale è entrata nella vita quotidiana di milioni di italiani, trasformando il modo di lavorare, informarsi e comunicare
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Ad agosto non cambia tanto la propensione all’acquisto, quanto il contesto in cui nasce la ricerca. Durante il resto dell’anno molti percorsi di acquisto sono inseriti all’interno di routine consolidate, mentre in estate diventano più frammentati, mobili e legati alle circostanze del momento. La ricerca può riguardare qualcosa dimenticato prima della partenza, un prodotto necessario per affrontare il caldo, un acquisto destinato al viaggio o al tempo libero, ma anche un’esigenza improvvisa e difficilmente rinviabile.

Si acquista tecnologia anche in vacanza


Non è un caso che le dieci categorie più cercate su Trovaprezzi ad agosto siano rimaste le stesse nel 2024 e nel 2025, pur con qualche variazione nell’ordine. Tra queste troviamo Integratori e Vitamine, Prodotti Salute, Farmaci da Banco, Prodotti per il Viso e Prodotti per il Corpo. Non mancano Cellulari e Smartphone, Frigoriferi e Congelatori, Condizionatori e Deumidificatori, Sneakers e Scarpe Sportive, Lavatrici e Asciugatrici. È una classifica interessante perché descrive uno shopping estivo molto più articolato; accanto ai prodotti stagionali e a quelli dedicati al benessere compaiono beni tecnologici ed elettrodomestici, spesso associati a necessità concrete. La continuità delle categorie maggiormente ricercate suggerisce inoltre che non si tratti di comportamenti puramente episodici, ma di una domanda che tende a ripresentarsi con caratteristiche riconoscibili.

Lo smartphone: il mezzo preferito per lo shopping


Il vero elemento distintivo dello shopping online estivo è il ruolo dei dispositivi mobili, e in particolare dello smartphone. Ad agosto 2025 il 77,9% delle ricerche effettuate su Trovaprezzi.it proveniva da dispositivi mobili, per un totale di oltre 14,4 milioni di ricerche. Il desktop ha rappresentato il 20,7%, mentre il tablet si è fermato all’1,4%. Lo smartphone si conferma così il principale strumento di accesso all’e-commerce: viene utilizzato sotto l’ombrellone, durante un viaggio, in una casa di villeggiatura o semplicemente in un momento libero. Si tratta di percorsi meno lineari rispetto a quelli che avvengono davanti a un computer, ma non per questo meno rilevanti né più lontani dalla decisione di acquisto.

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Per i retailer e i brand, questo scenario suggerisce una conclusione chiara. Considerare agosto un mese nel quale ridurre automaticamente la presenza e gli investimenti significa rischiare di lasciare scoperto un pubblico che continua a cercare, confrontare e valutare acquisti. Naturalmente non è sufficiente replicare le strategie utilizzate durante il resto dell’anno. Occorre adattare messaggi, assortimento e servizi alle caratteristiche specifiche del periodo, osservando attentamente l’andamento delle singole categorie e le motivazioni che guidano la domanda. La disponibilità immediata dei prodotti, la trasparenza sui tempi di consegna, la possibilità di indicare facilmente un indirizzo diverso da quello abituale o di scegliere un punto di ritiro possono diventare elementi decisivi.

La scelta consapevole dei prodotti


Mantenere una presenza efficace ad agosto significa anche garantire un’esperienza realmente pensata per lo smartphone, il cui utilizzo cresce ulteriormente rispetto alla navigazione tramite PC durante le settimane agostane. Pagine lente, informazioni poco leggibili e procedure di acquisto complesse rischiano di interrompere percorsi che nascono spesso in condizioni di attenzione limitata. Il consumatore estivo vuole capire rapidamente se il prodotto è disponibile, qual è il prezzo finale, quando verrà consegnato e quali alternative sono disponibili. La comparazione assume quindi un ruolo ancora più importante, perché consente di orientarsi in poco tempo e di prendere decisioni consapevoli anche in un contesto meno abituale.

L'e-commerce non va in vacanza


L’e-commerce ad agosto non va in vacanza perché non vanno in vacanza le esigenze delle persone. Cambiano i ritmi, i luoghi e le priorità, ma l’interesse resta vivo. La sfida per chi vende online non è convincere i consumatori a continuare a valutare acquisti: i dati dimostrano che già lo fanno. La vera sfida è farsi trovare nel momento in cui nasce un bisogno, offrendo un’esperienza semplice, veloce e coerente con un pubblico sempre più mobile.

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Gli italiani parlano sempre più con l'intelligenza artificiale, ma il rapporto con la tecnologia è ancora in evoluzione


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La tecnologia sta cambiando linguaggio; non è più solo qualcosa che si usa, ma qualcosa con cui si dialoga. È questo il tema al centro del nuovo Samsung Trend Radar, che analizza come gli italiani oggi si relazionano con dispositivi smart e soluzioni di intelligenza artificiale. Un’evoluzione che segna il passaggio da utilizzo a conversazione: i dispositivi diventano progressivamente interlocutori, entrando nei micro-momenti quotidiani e adattandosi alle esigenze delle persone.

Italiani sempre più in dialogo con la tecnologia


Quasi un italiano su due interagisce con i propri dispositivi in modo conversazionale, adottando un linguaggio sempre meno “tecnico” e sempre più vicino a quello naturale. Tuttavia, questa trasformazione non è ancora completa: per il 59% degli italiani il dialogo con la tecnologia non è ancora percepito come naturale, segno di una relazione ancora in evoluzione. In parallelo, emerge un comportamento ibrido: scrittura e voce convivono, delineando un’interazione fluida e contestuale in cui l’utente sceglie di volta in volta come interagire.

Quando la voce rende la tecnologia una presenza più immediata


La relazione con la tecnologia resta fortemente ancorata all’utilità: il 60% dei nostri connazionali utilizza assistenti e AI per ottenere informazioni pratiche, mentre il 56% li usa per chiarire o semplificare contenuti. Ma è nei momenti di pausa che la tecnologia diventa presenza: il 37% la utilizza per staccare qualche minuto, mentre il 35% la integra nei momenti di relax serale. In questi contesti, l’intrattenimento è centrale: musica e video guidano l’esperienza.

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Samsung rinnova la sua famiglia di smartphone pieghevoli con Galaxy Z Fold8 Ultra, Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Flip8. Ecco tutte le novità su design, Galaxy AI, prestazioni e funzionalità pensate per adattarsi a ogni stile di vita
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Ed è proprio qui che gli assistenti vocali assumono un ruolo chiave: essi permettono un accesso immediato e naturale a ciò che cerchiamo, senza interrompere quello che si sta facendo. Pertanto, che si tratti di avviare una playlist, cercare un contenuto o controllare altri dispositivi, la voce abilita un’interazione leggera, perfettamente integrata nei micro-momenti quotidiani. Grazie all’integrazione tra smartphone Galaxy, Smart TV Samsung e dispositivi connessi tramite SmartThings, questa esperienza si estende in modo continuo tra ambienti diversi, trasformando l’assistente vocale in una presenza discreta ma costante lungo tutta la giornata.

Stiamo assistendo a un passaggio fondamentale: le persone non si limitano più a usare la tecnologia, ma iniziano a dialogare con essa. La sfida oggi è rendere questa interazione sempre più naturale, intuitiva e integrata nella quotidianità”, ha dichiarato Emanuele De Longhi di Samsung Italia.


Smart home: la voce come nuova interfaccia della casa


Nonostante la crescente diffusione dell’interazione conversazionale, l’adozione della smart home è ancora in fase iniziale: solo il 25% degli italiani possiede accessori smart. Le aspettative, però, sono già evolute: il 51% desidera tecnologie capaci di semplificare la gestione della casa, mentre il 55% le associa alla riduzione di stress e frizioni quotidiane. In questo contesto, la voce si afferma come interfaccia centrale: non più solo controllo, ma dialogo con l’ambiente domestico, nel quale soluzioni come SmartThings e Bespoke AI trasformano la casa in un ecosistema intelligente e reattivo, capace di rispondere ai comandi vocali e adattarsi alle abitudini quotidiane.

Verso una tecnologia sempre più conversazionale


Negli ultimi dodici mesi Samsung ha ampliato significativamente il proprio ecosistema AI e voice-first: funzioni come Traduzione live, Assistente note e Assistente alla scrittura, insieme a nuove capacità di gestione intelligente dell’audio, hanno trasformato lo smartphone in un hub di dialogo continuo tra utente e dispositivo. All’interno della casa invece, la dimensione conversazionale si amplifica grazie all’ecosistema SmartThings e alla gamma Bespoke AI, dove comandi vocali e automazioni intelligenti permettono di gestire le attività quotidiane in modo naturale e senza interruzioni. Anche l’intrattenimento evolve in chiave conversazionale: le Smart TV Neo Qled e Oled di ultima generazione integrano assistenti vocali avanzati e funzionalità AI che permettono di cercare contenuti, controllare dispositivi e personalizzare l’esperienza semplicemente attraverso la voce.

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Trump ed Elon Musk hanno fatto pace


Dopo la rottura del giugno 2025 i due si sentono circa una volta al mese. A maggio, sul volo verso Pechino, Musk ha detto al presidente che finanzierà la mobilitazione degli elettori repubblicani.

Elon Musk ha fatto sapere che spenderà almeno 100 milioni di dollari per aiutare i repubblicani a mantenere il controllo del Congresso alle elezioni di metà mandato di novembre. Lo ha detto al presidente Donald Trump a maggio, a bordo dell'aereo presidenziale, durante il lungo volo che portava a Pechino membri del governo, dirigenti d'azienda e familiari del presidente. La ricostruzione della riconciliazione tra i due, durata quasi un anno, è del Wall Street Journal.

Sul volo verso la Cina il clima era amichevole, raccontano le persone presenti. Musk, allora a un passo dal diventare il primo uomo al mondo a possedere mille miliardi di dollari, ha parlato al presidente dei suoi piani per costruire nuove fabbriche negli Stati Uniti. Trump gli ha raccontato di un video di un lancio spaziale che aveva visto da poco e gli ha chiesto di uno dei suoi figli piccoli. Con i consiglieri della Casa Bianca Musk ha ricordato quanto fosse stato divertente partecipare alla campagna presidenziale del 2024.

Se i democratici conquistassero il Congresso a novembre, sono pronti ad aprire una lunga serie di inchieste sul presidente e sulla sua famiglia. Musk, che vive in buona parte di ricchi contratti pubblici, potrebbe finire a sua volta nel mirino. Il riavvicinamento conviene quindi a entrambi.

In privato il presidente dice ai suoi collaboratori che con Musk non torneranno mai a essere vicini come una volta. I due però hanno ripreso a sentirsi circa una volta al mese e nelle telefonate parlano di intelligenza artificiale e di Cina, oltre che di quello che succede nel mondo. La Casa Bianca ha detto in una nota che Trump "ha costruito la più grande coalizione della storia della politica americana, piena di patrioti come Elon Musk che sono profondamente impegnati a preservare tutti i risultati storici di questa amministrazione".

La rottura era arrivata nel giugno del 2025, dopo mesi di attriti dietro le quinte. Musk si era trasferito nel complesso della Casa Bianca, dove a volte dormiva, per guidare il DOGE, il dipartimento per l'efficienza governativa creato per ridurre le dimensioni dell'amministrazione federale. I suoi metodi poco ortodossi gli avevano procurato una pessima stampa e avevano irritato i ministri, che rivendicavano il controllo delle proprie agenzie, mentre i tagli che aveva ordinato a programmi usati da milioni di americani venivano criticati da più parti.

"È il momento di sganciare la bomba davvero grossa", scrisse Musk ai suoi 240 milioni di follower su X nel punto più acceso dello scontro. Il presidente, sostenne, era citato nei documenti dell'inchiesta su Jeffrey Epstein: "È il vero motivo per cui non sono stati resi pubblici". Trump rispose dal suo social, Truth Social, minacciando di cancellare i contratti pubblici delle aziende di Musk e accusandolo di essersi opposto alla sua principale legge su tasse e spesa perché cancellava gli incentivi per le auto elettriche. Musk definì quel pacchetto "un abominio disgustoso" e disse che avrebbe spinto il paese verso altro debito. "Senza di me Trump avrebbe perso le elezioni", scrisse. "Che ingratitudine". Per rieleggerlo nel 2024 aveva speso quasi 300 milioni di dollari.

Il giorno dopo lo scontro pubblico il vicepresidente JD Vance e la capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles contattarono Musk per abbassare la tensione, convinti che la situazione fosse ormai così compromessa da non avere nulla da perdere. La conversazione andò bene. All'inizio della settimana successiva Musk chiamò Trump e anche quella telefonata fu positiva. Poco dopo l'imprenditore pubblicò un messaggio sui social in cui si diceva pentito di alcune sue frasi, ammettendo di essere andato troppo oltre.

A settembre, tre mesi dopo la rottura, Trump disse a un alto funzionario della Casa Bianca che non era pronto a riportare Musk nella sua cerchia ristretta. Vance ha avuto un ruolo centrale nel ricucire, tenendo aperti i canali con l'imprenditore e con i suoi alleati. Alla fine dell'estate del 2025 Musk rinunciò al progetto di fondare un nuovo partito, una mossa letta da alcuni consiglieri di Trump come un'offerta di pace: lo fece anche perché voleva mantenere il rapporto con il vicepresidente, considerato un probabile candidato alla presidenza nel 2028.

Vance riteneva Musk troppo importante per essere ignorato. Una rottura definitiva con l'amministrazione avrebbe avuto conseguenze pesanti, visto il peso dei contratti di SpaceX per la difesa e la sicurezza nazionale. Alla NASA, l'agenzia spaziale americana, alcuni erano andati nel panico quando Musk, nel momento più duro della lite, aveva minacciato di interrompere il supporto alle missioni verso la Stazione spaziale internazionale.

Una revisione dei contratti di SpaceX con il governo federale, avviata dall'amministrazione dopo la lite di giugno, stabilì che la maggior parte erano essenziali per il Dipartimento della Difesa e per la NASA. Da allora l'azienda si è legata ancora di più all'apparato militare americano.

Anche Donald Trump Jr., il figlio maggiore del presidente, è rimasto in buoni rapporti con Musk. Attorno al momento della rottura la sua società di investimenti, 1789 Capital, ha investito in xAI, SpaceX e Neuralink, tre aziende dell'imprenditore. È vicina a Musk anche Katie Miller, moglie del vice capo di gabinetto Stephen Miller, che aveva lavorato con lui durante i mesi alla Casa Bianca.

Charlie Kirk, l'attivista conservatore ucciso a settembre, aveva passato i mesi precedenti a lavorare per far riavvicinare i due, parlando con Musk mentre lo scontro esplodeva in pubblico. Trump e Musk parteciparono entrambi alla commemorazione organizzata in uno stadio di football in Arizona. David Sacks, consulente della Casa Bianca per la tecnologia e alleato di Musk, propose a Wiles di provare a farli incontrare.

Musk raggiunse il palco riservato al presidente e gli parlò brevemente. Trump gli diede una pacca sul gomito mentre l'imprenditore se ne andava. Più tardi, sull'aereo presidenziale, il presidente tornò su quello scambio definendolo interessante e chiese ai presenti che cosa ne pensassero. Quella sera Musk pubblicò una foto dell'incontro con la scritta "Per Charlie".

Alla Casa Bianca Musk si era scontrato più volte con Sergio Gor, storico collaboratore del presidente incaricato di vagliare le nomine dell'amministrazione. In una riunione all'inizio del secondo mandato Trump si lamentò perché il DOGE non stava andando abbastanza veloce su alcuni fronti, Musk diede la colpa a Gor e il presidente rimproverò duramente il suo collaboratore. Nell'agosto del 2025 Gor fu nominato ambasciatore in India, a circa 12mila chilometri da Washington.

A novembre Trump fece un'inversione a U clamorosa e nominò di nuovo Jared Isaacman, un alleato di Musk, alla guida della NASA. La concorrenza per quel posto era forte e Isaacman ebbe la meglio su Sean Duffy, il segretario ai Trasporti che aveva assunto l'incarico dopo il siluramento dello stesso Isaacman a giugno, nel pieno della rottura con Musk. L'imprenditore apprezzò la scelta.

Sempre a novembre Musk è tornato alla Casa Bianca per la cena offerta da Trump al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Negli ultimi mesi il presidente lo ha elogiato in pubblico e quando l'imprenditore ha raggiunto i mille miliardi di dollari di patrimonio gli ha mandato un biglietto di congratulazioni.

Per le elezioni di novembre Musk verserà i soldi ad America PAC, il comitato che aveva creato nel 2024 per finanziare le iniziative a favore di Trump. Almeno 100 milioni andranno a un'operazione per portare gli elettori alle urne negli stati chiave, un piano di cui avevano già scritto Axios e il New York Times. America PAC si coordinerà con MAGA Inc., il principale super PAC del presidente, che ha già in cassa più di 400 milioni di dollari. I super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere somme illimitate a sostegno di un candidato, a condizione di non coordinarsi formalmente con la sua campagna elettorale.

Musk ha fatto capire che questa volta resterà meno esposto rispetto alla campagna del 2024 e al periodo alla guida del DOGE. "Penso di essermi immischiato un po' troppo in politica", ha detto il mese scorso all'Economist. "Mi sono fatto prendere la mano, francamente".


I democratici preparano inchieste sulle aziende vicine a Trump


I democratici della Camera stanno mettendo a punto una vasta strategia di indagini sulle società e sugli operatori finanziari che ruotano attorno a Donald Trump, rinunciando però all’idea di avviare immediatamente una procedura di impeachment qualora conquistassero la maggioranza alle elezioni di metà mandato di novembre. Lo scrive Reuters, sulla base delle testimonianze di quattro persone informate sulle discussioni.

Deputati di primo piano e collaboratori delle varie Commissioni della Camera stanno valutando l'apertura di audizioni, l'emissione di citazioni a comparire e richieste documentali per ottenere le carte dei soggetti legati alla rete politica e imprenditoriale del presidente. L’idea è che indagare aziende private e operatori finanziari esterni possa produrre più risultati di uno scontro diretto con una Casa Bianca già pronta a opporsi a qualsiasi forma di controllo parlamentare.

Molti esponenti del Partito Democratico sostengono di aver imparato la lezione del primo mandato di Trump, quando il presidente fu messo in stato d’accusa due volte dalla Camera e assolto in entrambi i casi dal Senato. Le procedure di impeachment assorbono l’attività del Congresso e consentono al presidente di presentarsi come vittima di una campagna politica. I democratici vogliono invece ora utilizzare i poteri d’inchiesta della Camera dei Rappresentanti per esaminare le decisioni dell’Amministrazione e verificare se Trump abbia sfruttato la carica per favorire sé stesso, i suoi familiari, gli alleati o i suoi donatori.

Midterm 2026 · Il piano dei democratici

I democratici non puntano all’impeachment. Puntano alle carte

Se a novembre riconquistano la Camera, non apriranno subito una procedura di messa in stato d’accusa. Chiederanno invece i documenti alle aziende che fanno affari con l’amministrazione. Le prime lettere sono già partite.

Grafica di FocusAmerica 8 agosto 2026

Il calcolo di partenza

In 158 anni nessun presidente è mai stato condannato dal Senato


Quattro processi, otto votazioni finali, nessuna che abbia raggiunto la maggioranza dei due terzi. Ogni barra è la quota di senatori che hanno votato per la condanna, sulla votazione andata più vicina.

Soglia: due terzi

Nessuna barra tocca la linea rossa. Il caso più vicino resta il primo: nel 1868 ad Andrew Johnson salvò la presidenza un solo voto.

La strada che non prendono
Impeachment

Passa dal Senato, dove quella maggioranza non si è mai formata. Nel frattempo blocca il Congresso per mesi e permette al presidente di presentarsi come vittima.

La strada che prendono
Indagini

Non passa dal Senato. Bastano la maggioranza alla Camera e il potere di obbligare le aziende a consegnare i documenti: sei lettere sono già partite.

ILo strumento nuovo

Le prime lettere sono partite: quattro dossier e le cifre che ci stanno dietro


Ogni caso ha la forma del suo dato: una proporzione fuori scala, una composizione, un salto, una crescita. Tutte le barre sono disegnate in proporzione reale.

Sei lettere sono già partite. In rosso le tre di cui parliamo qui sotto, dove si aggiunge un quarto caso che una lettera non l’ha ancora ricevuta.

Nessuna indagine formale è stata aperta e non esiste ancora un elenco definitivo di obiettivi. Nessuna delle società citate è accusata di illeciti: Reuters scrive di non aver potuto stabilire se siano oggetto di contestazioni.

IILa sovrapposizione

Quattro nomi stanno da entrambe le parti: pagano la sala da ballo e compaiono nelle liste dei democratici


Prima i quattro nomi che ricorrono, poi l’elenco completo dei donatori.

AppleDonatore. Citata nelle discussioni per i contratti pubblici e i rapporti con l’amministrazione.
GoogleDonatore attraverso Alphabet, che ha già ricevuto una lettera per l’accordo da 24,5 milioni.
PalantirDonatore e grande appaltatore federale. Citata nelle discussioni per i suoi contratti.
Stephen A. SchwarzmanDonatore a titolo personale. Ha fondato Blackstone, anch’essa citata nelle discussioni.

Tutti e 37 i donatori
Citati nelle discussioni democratiche Legame personale con una società citata

La sala da ballo sorge al posto della East Wing, demolita nell’ottobre 2025. Il costo stimato, interamente a carico dei privati, è passato da 200 a 400 milioni di dollari: la Casa Bianca non ha reso noto quanto abbia versato ciascun donatore.

IIICome può finire

L’impeachment resta sul tavolo, ma alla fine della fila


La sequenza che i democratici hanno in mente, secondo le fonti citate da Reuters.

1
Adesso
Partono le lettere
Finché restano in minoranza, i democratici possono chiedere i documenti ma non possono obbligare nessuno a consegnarli.

2
3 novembre 2026
Il voto di metà mandato
I repubblicani controllano la Camera con un margine minimo e i sondaggi danno il vantaggio ai democratici.

3
Da gennaio 2027
Arrivano le citazioni a comparire
Con la maggioranza, la Camera può obbligare aziende e testimoni a consegnare le carte, convocare audizioni pubbliche e procedere per oltraggio al Congresso.

4
Solo se emergono prove
L’impeachment
«Se dalle inchieste emergeranno elementi che riterremo adeguati, non esiteremo a procedere», ha detto un collaboratore democratico.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su Reuters (8 agosto 2026). Processi di impeachment: verbali del Senato degli Stati Uniti e Library of Congress (1868, 1999, 2020, 2021). Accordi e contratti: Dipartimento di Giustizia, atti depositati alla corte federale della California del Nord, Washington Post e Mother Jones. Fondo 1789 Capital: Fox Business e analisi della CNN sui dati dei contratti federali. Elenco dei donatori: Casa Bianca, ottobre 2025. Per ogni processo è riportata la votazione con il maggior numero di voti per la condanna.

Da Apple a Palantir, le società nel mirino


I repubblicani controllano attualmente la Camera dei Rappresentanti con un margine davvero ristretto, ed i sondaggi assegnano ai democratici un vantaggio in vista del voto di novembre. Il Partito che controlla la maggioranza alla Camera può emettere citazioni a comparire, obbligare testimoni e aziende a consegnare documenti, convocare audizioni pubbliche e avviare procedimenti per oltraggio al Congresso. I democratici, tuttavia, si aspettano che la Casa Bianca contesti o ignori le richieste indirizzate direttamente all’esecutivo.

Le aziende, gli appaltatori e le società finanziarie che intrattengono rapporti con l’Amministrazione diventerebbero così il principale canale per arrivare ai documenti. Secondo tre fonti, nelle discussioni sono stati citati nomi come Apple, Alphabet, Palantir, Blackstone, BlackRock e le società di Elon Musk, compresa Tesla, per i loro contratti pubblici, l’esposizione alle decisioni dei regolatori o i rapporti con la Casa Bianca. Non esiste però ancora un elenco definitivo e nessuna indagine formale è stata avviata.

Al centro delle discussioni ci sono anche i contratti del Dipartimento della Sicurezza interna, i finanziamenti per la sala da ballo in costruzione alla Casa Bianca al posto della East Wing, le donazioni delle aziende e i possibili scambi di favori. L’elenco dei 37 finanziatori del progetto della costruzione della sala da ballo comprende Apple, Amazon, Google, Meta, Microsoft, Lockheed Martin e Coinbase: si tratta in larga parte delle stesse società che i democratici stanno valutando di sottoporre a indagine.

Nel mirino figurano inoltre i veicoli finanziari legati alla famiglia Trump, tra cui 1789 Capital, la società di venture capital di cui è socio Donald Trump Jr., così come gli investimenti dei fondi sovrani stranieri in entità riconducibili ai Trump. La capitalizzazione del principale fondo di 1789 Capital è passato da 200 milioni a 2 miliardi di dollari nel corso del 2025.

Un’analisi della CNN, condotta sui dati dei contratti pubblici, ha rilevato che le società presenti nel suo portafoglio hanno registrato un forte aumento dei finanziamenti ricevuti da entità federali da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Poiché, però, i fondi sovrani stranieri sono fuori dalla portata delle Commissioni del Congresso, i democratici valutano di chiedere i documenti alle società e ai fondi statunitensi che hanno fatto da intermediari.

Le prime lettere e l’impeachment come ultima opzione


Robert Garcia, deputato della California, e Jamie Raskin, del Maryland, sono i principali esponenti democratici nelle Commissioni Vigilanza e Giustizia dell'attuale Congresso. Entrambi sostengono che le indagini già avviate saranno ampliate se il partito dovesse conquistare il controllo della Camera. Garcia ha parlato di "contratti opachi del Pentagono che riempiono le tasche dei figli del presidente", dei "miliardi in criptovalute" di Trump e di accordi poco trasparenti con i donatori.

Le prime lettere di richiesta sono già state inviate. Una è stata recapitata a Paramount Skydance per i suoi rapporti con la Casa Bianca e per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery, un’operazione da 111 miliardi di dollari alla quale il Dipartimento di Giustizia ha dato il via libera a giugno, un anno dopo il pagamento di 16 milioni di dollari a Trump per chiudere la causa relativa a un servizio di "60 Minutes". Un’altra lettera è stata inviata a YouTube e alla controllante Alphabet per l’accordo da 24,5 milioni di dollari raggiunto nel settembre 2025, dei quali 22 milioni destinati alla Fondazione che finanzia la nuova sala da ballo della Casa Bianca.

Le richieste hanno raggiunto anche il gestore di carceri private GEO Group e la società di sicurezza Salus Worldwide Solutions, per i contratti firmati con il Dipartimento della Sicurezza interna, oltre ai trader di materie prime Vitol e Trafigura, coinvolti nella vendita del petrolio venezuelano disposta dall’Amministrazione dopo l’operazione militare del 3 gennaio che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro.

GEO Group e Salus sono già entrati nel mirino della Commissione Vigilanza della Camera: Garcia ha aperto un’indagine su un presunto sistema di scambi di favori attorno a Corey Lewandowski, ex consigliere di Trump e per mesi consigliere del Dipartimento della Sicurezza interna. Fondata nel 2023 e priva di precedenti contratti federali, nel 2025 Salus si è aggiudicata un appalto triennale da quasi un miliardo di dollari per gestire i voli destinati ai rimpatri volontari.

Finché resteranno in minoranza, però, i democratici non potranno obbligare i destinatari a fornire i documenti richiesti. Le lettere servono però ad avvertire i possibili bersagli e a indicare quali carte il partito potrebbe pretendere dopo la sua probabile vittoria a novembre.

A giugno Hakeem Jeffries, leader della minoranza democratica alla Camera, ha detto a Meet the Press della NBC che il Partito non esclude l’impeachment in caso di vittoria, ma che la priorità sarà affrontare i problemi economici che incidono direttamente sul portafoglio degli elettori. La messa in stato d’accusa rimane dunque un’opzione qualora le indagini portassero alla luce prove sufficienti per procedere in questo senso, non la prima mossa. "Se dalle inchieste emergeranno elementi che riterremo adeguati, non esiteremo a procedere", ha promesso un collaboratore democratico.


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Tre condannati a morte giustiziati nello stesso giorno negli Stati Uniti


Oklahoma, Tennessee e Alabama hanno eseguito tre iniezioni letali giovedì: non succedeva dal 2010. Dall'inizio dell'anno le esecuzioni sono state 22, dodici delle quali in Florida.

Tre uomini condannati a morte sono stati giustiziati con un'iniezione letale giovedì 13 agosto in Oklahoma, Tennessee e Alabama. Non succedeva dal 7 gennaio 2010, quando Louisiana, Ohio e Texas misero a morte tre detenuti nello stesso giorno. La coincidenza nasce dal calendario dei singoli Stati, ma arriva mentre negli Stati Uniti il numero delle esecuzioni continua a salire.

Carlos Cuesta-Rodriguez, 70 anni, è stato dichiarato morto alle 10:13 del mattino nel penitenziario di McAlester, in Oklahoma (le 17:13 in Italia). Mezz'ora dopo, alle 10:43, è toccato ad Anthony Darrell Hines, 66 anni, nel Tennessee. In Alabama Jeremy Williams, 42 anni, è stato dichiarato morto alle 18:16 (l'una e sedici del mattino in Italia).

Dall'inizio del 2026 negli Stati Uniti sono state eseguite 22 condanne a morte e ne sono in programma quasi altre dieci. Nel 2025 gli Stati che hanno applicato la pena capitale sono stati undici, per un totale di 47 esecuzioni, il livello più alto dal 2009. L'anno prima erano state 25 e nel 2021 poco più di un quarto di quelle del 2025.

Dodici delle 22 esecuzioni di quest'anno sono state fatte in Florida, più di tutti gli altri Stati messi insieme. A luglio la Florida ha giustiziato due uomini nello stesso giorno e dall'inizio del 2025 ha messo a morte 31 detenuti. Le 19 esecuzioni del 2025 sono un record per un governatore della Florida da quando la pena di morte è stata reintrodotta negli Stati Uniti, nel 1976.

Il governatore repubblicano Ron DeSantis, che lascia l'incarico a gennaio, è per gli esperti la ragione principale di questi numeri. "È lui il motivo per cui vediamo un numero record di esecuzioni. È lui il motivo per cui la Florida è un'anomalia rispetto al resto degli Stati Uniti", ha detto alla BBC Robin Maher, a capo del Death Penalty Information Center, il centro americano che raccoglie dati e ricerche sulla pena capitale senza prendere posizione sul merito. DeSantis ha difeso la pena di morte definendola un "forte deterrente" contro il crimine e "una punizione appropriata per i peggiori criminali".

Nel 2023 la Florida ha abbassato la soglia necessaria per mandare a morte un imputato. Prima serviva il voto di tutti e dodici i giurati, adesso ne bastano otto. Il reato di violenza sessuale su un minore di dodici anni è diventato punibile con la pena capitale. Il governatore della Florida ha inoltre un potere che quasi nessun altro ha, cioè firmare da solo l'ordine di esecuzione per i detenuti che hanno esaurito i ricorsi, senza il via libera di un giudice. Un meccanismo simile esiste in Pennsylvania, dove però non si esegue una condanna a morte dal 1999.

Il presidente Donald Trump è da tempo un sostenitore della pena capitale, che ha definito uno "strumento essenziale per dissuadere e punire chi commette i crimini più efferati e atti di violenza letale contro i cittadini americani". Nel 2020, durante il primo mandato, ha interrotto una moratoria sulle esecuzioni federali che durava da quasi vent'anni e ha ordinato tredici esecuzioni in sei mesi. Joe Biden ha poi ripristinato la moratoria e Trump l'ha cancellata di nuovo con un ordine esecutivo firmato il primo giorno del secondo mandato, nel gennaio 2025. Da allora nessuna esecuzione federale è stata portata a termine.

Negli Stati Uniti possono mandare a morte un condannato sia il governo federale sia i singoli Stati, davanti ai cui tribunali si celebra la gran parte dei processi per omicidio. Il Dipartimento di Giustizia ha ampliato i metodi ammessi, aggiungendo la fucilazione e reintroducendo l'iniezione letale. Ad aprile ha detto di aver accelerato anche le procedure interne per i casi di pena capitale. L'ordine esecutivo di Trump invita gli Stati a chiedere la pena di morte per i reati federali in cui viene ucciso un agente delle forze dell'ordine e incarica il ministro della Giustizia di assicurare loro una fornitura sufficiente dei farmaci per le iniezioni.

Gli effetti di queste scelte si vedranno solo tra diversi anni, ha detto alla BBC Justin Mazzola, vice responsabile della ricerca di Amnesty International USA, che è contraria alla pena di morte. I processi durano a lungo e alla condanna seguono i ricorsi previsti dalla legge.

Le case farmaceutiche si oppongono all'uso dei loro prodotti per le esecuzioni e questo ha creato una carenza dei farmaci necessari alle iniezioni letali. Nel 2025 la South Carolina ha cominciato per questo a giustiziare i detenuti con la fucilazione.

Circa il 3% delle esecuzioni statunitensi tra il 1890 e il 2010 non è andato come previsto, secondo le stime del Death Penalty Information Center. L'iniezione letale è il metodo con la percentuale più alta di fallimenti. Nel 2022 più di un terzo delle esecuzioni è andato male o è stato molto problematico.

A maggio le autorità del Tennessee hanno provato per più di un'ora a iniettare i farmaci a Tony Von Carruthers, nel braccio della morte da decenni, senza riuscirci. Secondo le testimonianze raccolte il sangue gli colava sul petto e lui ha ripetuto al personale del carcere di provare dolore. Il governatore Bill Lee gli ha concesso un rinvio di un anno, ma ha negato che l'esecuzione fosse fallita. Il medico, ha detto, semplicemente non è riuscito ad accedere a una vena.

Hines aveva fatto ricorso al governatore e ai tribunali proprio contro quel medico, sostenendo che non fosse qualificato e che avrebbe probabilmente sbagliato anche con lui, ma il ricorso è stato respinto. Era stato condannato per l'omicidio di Catherine Jean Jenkins, 54 anni, uccisa a coltellate nel 1985 mentre lavorava come cameriera in un motel di Kingston Springs. Quando gli è stato chiesto se avesse qualcosa da dire ha risposto "non adesso, grazie", poi ha aggiunto "salutate mio figlio". Il figlio ha assistito all'esecuzione: aveva ritrovato il padre quattro giorni prima, dopo non averlo più visto da quando aveva tre anni. Pochi minuti dopo l'apertura della tenda della camera della morte Hines ha chiesto alla sua assistente spirituale "quanto tempo ho?" e poco dopo i testimoni hanno sentito lamenti e respiro pesante.

Cuesta-Rodriguez è stato il terzo detenuto giustiziato quest'anno in Oklahoma. Nel 2003 aveva ucciso a colpi di pistola la sua compagna, Olimpia Fisher, 43 anni, nella casa in cui vivevano a Oklahoma City: la donna voleva lasciarlo, lui le ha sparato in un occhio e ha aspettato circa otto minuti mentre lei urlava chiedendo aiuto, prima di spararle il colpo mortale nell'altro occhio. Aveva detto di essersi pentito e aveva comunicato alla commissione competente di non volere la grazia. I suoi avvocati sostenevano che avesse avuto un'infanzia difficile a Cuba e che soffrisse di danni cerebrali e di disturbo da stress post-traumatico. Prima di morire ha girato la testa verso i due parenti presenti e ha mosso le labbra per dire che li amava, senza pronunciare ultime parole. Il respiro è stato affannoso per diversi minuti.

Williams si era dichiarato colpevole dello stupro e dell'omicidio di Kamarie Holland, una bambina di cinque anni della Georgia, nel 2021. Aveva rinunciato ai ricorsi e aveva chiesto per lettera alla procura generale dell'Alabama una data ravvicinata, perché la famiglia della vittima potesse avere "una qualche forma di chiusura". Secondo l'accusa aveva offerto 2.500 dollari alla madre della bambina per abusare di lei, l'aveva violentata e strangolata e aveva filmato l'aggressione. La madre sta scontando vent'anni di carcere per traffico sessuale. Williams era anche sospettato della morte della figlia neonata in Alaska nel 2005, ma è stato incriminato solo nel 2022.

Sulla lettiga Williams ha detto "voglio ringraziare Dio per avermi perdonato i miei peccati, così da poterlo incontrare in pace". "La natura indicibile di questo crimine è esattamente il motivo per cui abbiamo una legge sulla pena di morte", ha commentato in una nota Kay Ivey, che governa l'Alabama e aveva già escluso la grazia. Il procuratore distrettuale della contea di Russell, Richard Chancey, ha ricordato in conferenza stampa le ultime parole del condannato e ha detto che "quella bambina non è morta in pace". Per lo sceriffo della contea, Heath Taylor, Williams ha chiesto un'esecuzione rapida perché temeva il trattamento che avrebbe subito in carcere: "Secondo me non voleva doversi guardare le spalle per trent'anni".

Era la prima esecuzione dell'anno in Alabama. Un'altra, con il gas azoto, era stata bloccata a giugno da un giudice federale che ha dichiarato incostituzionale quel metodo.

Solo il 52% degli americani considera la pena di morte moralmente accettabile, il dato più basso dagli anni Settanta secondo un sondaggio Gallup. La maggioranza resta favorevole, ma il consenso si sta assottigliando.

Negli anni Novanta le giurie americane emettevano più di 300 condanne a morte all'anno, nel 2025 ne hanno emesse 23. "Sono cittadini comuni che giudicano persone accusate dei crimini peggiori e decidono quale pena sia adeguata", ha detto alla BBC Maher. "Dicono sempre più spesso che la condanna a morte non è la risposta giusta".

La pena di morte è stata abolita in 23 dei 50 Stati americani e in altri tre è in vigore una moratoria. "È l'opposto di una soluzione politica facile ed economica", ha detto alla BBC Maya Foa, a capo di Reprieve US, un'organizzazione legale internazionale contraria alla pena capitale.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

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La rassegna stampa di venerdì 14 agosto 2026


L'Amministrazione prepara un piano di isolamento economico contro l'Iran mentre cresce l'allarme per l'equipaggio della portaerei Lincoln; la Casa Bianca accusa oltre 40 Paesi di aiutare la Cina a eludere i dazi e un giudice respinge la causa contro Harvard sull'antisemitismo

Questa è la rassegna stampa di venerdì 14 agosto 2026

Gli Stati Uniti pronti a un piano di "isolamento economico" contro l'Iran


Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che la prossima settimana l'Amministrazione presenterà misure economiche che definisce senza precedenti contro l'Iran, per costringere Teheran a cedere attraverso la pressione finanziaria. Il braccio di ferro tra Washington e Teheran ha già effetti sui mercati: negli ultimi giorni i tassi sui mutui sono saliti sia negli Stati Uniti sia in diverse grandi economie europee.

Fonti: Bloomberg, Financial Times

Allarme per le condizioni dell'equipaggio della portaerei Abraham Lincoln


La portaerei USS Abraham Lincoln è in mare da quasi nove mesi e alcuni membri del Congresso hanno espresso preoccupazione per il benessere dell'equipaggio, tra carenze di cibo e impianti idraulici guasti. La Marina statunitense si prepara a sostituirla nell'area mediorientale con la USS George Washington.

Fonti: New York Times, BBC News, The Hill

Il consiglio del Kennedy Center riporta il nome di Trump sull'edificio


Il consiglio di amministrazione del John F. Kennedy Center di Washington ha votato per aggiungere il nome del presidente Trump sulla facciata dell'edificio e per procedere con una chiusura di due anni per lavori di ristrutturazione, in precedenza bloccata da un giudice federale. La decisione rilancia lo scontro legale sul controllo dell'istituzione culturale.

Fonti: Wall Street Journal, BBC News, Axios

L'Amministrazione autorizza le aziende private a colpire i criminali informatici


Il presidente Trump ha firmato un memorandum che apre la strada a un ruolo più ampio delle imprese private nell'offensiva informatica degli Stati Uniti contro i gruppi criminali transnazionali. La misura avvicinerebbe Washington a Paesi come Cina e Russia, dove le agenzie di intelligence si affidano da tempo a hacker del settore privato per missioni di sicurezza nazionale.

Fonti: New York Times, The Hill

Un giudice respinge la causa dell'Amministrazione contro Harvard sull'antisemitismo


Un giudice federale ha respinto la causa con cui l'Amministrazione sosteneva che l'università di Harvard non avesse fatto abbastanza per contrastare l'antisemitismo durante le proteste nel campus. Il giudice ha definito gli episodi contestati "isolati ed episodici", assestando un colpo alla strategia legale della Casa Bianca contro l'ateneo.

Fonti: New York Times

La Casa Bianca accusa oltre 40 Paesi di aiutare la Cina ad aggirare i dazi


Un nuovo rapporto della Casa Bianca, intitolato "The Great Transshipment Scam", accusa la Cina di dirottare merci per miliardi di dollari attraverso altri Paesi per eludere i dazi imposti dal presidente Trump nel 2018. Il documento coinvolge oltre 40 Paesi, dal Messico a Israele, e stima ingenti perdite di gettito per gli Stati Uniti.

Fonti: The Hill, Semafor

Musk e Trump ricuciono i rapporti, in vista delle elezioni di metà mandato


Elon Musk e il presidente Trump hanno ricomposto la loro relazione, dopo mesi di tensioni. L'imprenditore intende ora spendere almeno 100 milioni di dollari per sostenere i repubblicani alle elezioni di metà mandato, con una posta in gioco rilevante per entrambi.

Fonti: Wall Street Journal

Kushner in Israele ed Egitto la prossima settimana per i colloqui su Gaza


Jared Kushner, genero e inviato del presidente Trump, si recherà la prossima settimana in Israele per discutere della situazione a Gaza, con una tappa prevista anche al Cairo per incontrare i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia. La visita arriva mentre la Casa Bianca cerca di far avanzare la fase successiva del suo piano di pace, incentrata sul disarmo di Hamas, verso cui il governo Netanyahu si mostra scettico.

Fonti: Axios, Bloomberg

Tre migranti morti nel centro di detenzione Delaney Hall del New Jersey


Un terzo migrante è morto dopo un'emergenza medica al Delaney Hall di Newark, il più grande centro di detenzione per immigrati del New Jersey. Le morti hanno sollevato interrogativi sulla qualità dell'assistenza sanitaria nelle strutture gestite dall'agenzia federale per l'immigrazione, che ha difeso le cure fornite.

Fonti: New York Times, The Hill

Il Nevada archivia il caso sui "falsi grandi elettori" del 2020


Una giudice del Nevada ha respinto le accuse penali contro sei repubblicani accusati di aver falsamente dichiarato il presidente Trump vincitore dello Stato alle elezioni presidenziali del 2020. La giudice ha ritenuto insufficienti le prove, infliggendo un duro colpo ai tentativi dello Stato di perseguire i cosiddetti "falsi grandi elettori".

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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