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Funerale del cardinale Ruini oggi in San Pietro, Papa Leone: "Ha servito il Vangelo con discrezione e abnegazione"


Il rito delle esequie alle 16.30 all'Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro

Sarà Papa Leone XIV a presiedere oggi alle 16.30, all'Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro, i funerali del cardinale Camillo Ruini, scomparso martedì sera a 95 anni. Lo rende noto l'agenzia SIR.

Il Pontefice ha espresso "gratitudine al Signore per il dono di questo stimato uomo di Chiesa, che visse con generosità il suo ministero". In un telegramma alla Diocesi di Roma, Leone XIV ha ricordato Ruini come "esperto e saggio fratello, corroborato da fede profonda, acuta intelligenza e sguardo lungimirante, che ha servito con discrezione e abnegazione il Vangelo e la Chiesa", citando in particolare "il suo proficuo lavoro per la Conferenza episcopale italiana e per un fecondo dialogo con il mondo della cultura".

Ruini aveva guidato la Conferenza Episcopale Italiana per sedici anni, dal 1991 al 2007, lasciando un segno profondo nella storia della Chiesa italiana e nel suo rapporto con la società civile e la politica.

Dopo i funerali in Vaticano, il feretro si trasferirà nella diocesi natale del porporato per una seconda celebrazione esequiale, presieduta dall'arcivescovo Giacomo Morandi nella Cattedrale di Reggio Emilia venerdì 19 giugno alle 16. Ieri sera la Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla si era già raccolta in Cattedrale per la recita del Rosario in suffragio del cardinale.

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Trump e Netanyahu sempre più distanti sulla fine della guerra con l'Iran


Il presidente si è stancato delle pressioni del premier israeliano per continuare la guerra con l'Iran e lo ha rimproverato per i bombardamenti in Libano, mentre i due leader si allontanano

Le telefonate frequenti tra il presidente Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non sono più così amichevoli. Mentre cercava di mettere fine alla guerra con l'Iran, Trump ha riservato parole dure al partner che lo aveva spinto in quel conflitto. Secondo una ricostruzione del Wall Street Journal, la sua insofferenza verso Netanyahu è esplosa più volte nelle ultime settimane, mentre il premier israeliano voleva continuare a combattere.

In una telefonata sul Libano il presidente ha rimproverato Netanyahu: "Perché fai saltare in aria i palazzi? Smettila di far saltare i palazzi". In un'altra si è lamentato del fatto che una recessione globale innescata dalla guerra potrebbe legare il suo nome a quello di Herbert Hoover, alla Casa Bianca durante il crollo dei mercati del 1929 che aprì la Grande Depressione.

Il cessate il fuoco annunciato giovedì ha colto di sorpresa i funzionari israeliani, convinti che Trump propendesse più per nuovi attacchi militari che per un accordo. Israele era in attesa di possibili raid. Il memorandum d'intesa, un documento che fissa principi e impegni senza valore di trattato vincolante, prevede uno scambio: Teheran riapre completamente lo Stretto di Hormuz, il braccio di mare da cui passa gran parte del petrolio mondiale, in cambio della fine del blocco navale americano e della possibilità di vendere il suo greggio sul mercato. La trattativa più difficile, quella sullo smantellamento del programma nucleare iraniano, è stata rinviata ai successivi 60 giorni.

Netanyahu ha accolto con scetticismo le clausole sul nucleare. "Donald, come pensi di verificarlo?", ha chiesto in una telefonata, elencando in altre occasioni le ragioni storiche per non fidarsi degli iraniani. Mentre Trump parlava della necessità di riaprire lo stretto, il premier lo invitava ad aspettare, a logorare gli iraniani e a continuare a fare loro del male.

Trump si è stancato di queste pressioni. Ai suoi consiglieri ha detto che nessuno è in grado di gestire Netanyahu e che vorrebbe "bombardare tutti". Un alto funzionario dell'amministrazione ha descritto telefonate quasi sempre uguali: "Bibi spiega al presidente perché deve far saltare in aria qualcosa, perché l'intelligence israeliana sa come farlo e quando farlo, e il presidente ascolta".

Quando ha saputo che Trump avrebbe firmato un accordo tenendo Israele in disparte, Netanyahu ha chiesto un incontro urgente, e solo giorni dopo ai funzionari israeliani è stata mostrata una bozza dell'intesa. Al Wall Street Journal il presidente ha descritto un rapporto dai confini netti, in cui Netanyahu "chiede il permesso", un'umiliazione pubblica per il leader israeliano. "Ci chiama i grandi, e lui è il piccolo", ha detto Trump.

Dentro l'amministrazione americana è cresciuto il sospetto verso il premier. Alcuni funzionari della Casa Bianca si sono chiesti se Netanyahu abbia voluto prolungare la guerra con l'Iran per rafforzare la propria posizione politica. Gli israeliani, a loro volta, accusano alcuni consiglieri di Trump di trasmettergli informazioni negative sul loro paese. "Bibi è terrorizzato che Trump lo molli, ma lo vede anche come uno che si può convincere di qualsiasi cosa, compreso attaccare l'Iran", ha detto Nathan Sachs, esperto del Middle East Institute, un centro studi di Washington.

Netanyahu arriva alle elezioni d'autunno in difficoltà, con i sondaggi che non gli assegnano una maggioranza di governo. In passato Trump era venuto in suo soccorso, chiedendo pubblicamente che fosse graziato nel processo per corruzione ancora in corso a suo carico, e chi è vicino al premier sperava in una spinta anche durante la campagna elettorale. Ora appare improbabile. "Mi chiedo se Bibi voglia davvero continuare", ha detto Trump alla televisione ABC News all'inizio del mese, costringendo il leader israeliano a confermare la propria candidatura.

I due non sono mai stati amici intimi né compagni di golf. In un'intervista di fine 2025 Trump ha definito il rapporto per certi versi simbiotico: "Bibi è una persona difficile, ma lo sono anch'io". Netanyahu è noto per fidarsi di poche persone intorno a sé. In questo mandato ha incontrato Trump almeno sette volte, oltre alle telefonate frequenti, e lo chiama per nome, Donald, un'informalità che la maggior parte degli altri leader mondiali non si concede.

I collaboratori di Netanyahu hanno ricevuto l'indicazione di concentrare i messaggi e i post sui social sul legame stretto tra i due uomini. Un post del 2025 mostrava i due leader ai comandi di un bombardiere B-2, aereo militare americano. Una foto animata con l'intelligenza artificiale ritagliava il presidente israeliano in modo da lasciare in scena solo Netanyahu e Trump. Israele ha persino ingaggiato un'agenzia di influenza sui social guidata da Brad Parscale, ex manager della campagna elettorale di Trump.

Nel corso del 2025 Netanyahu è andato più volte alla Casa Bianca per convincere Trump a colpire l'Iran. In un'occasione il presidente lo ha portato in un giro privato della camera Lincoln, una stanza storica della residenza presidenziale. In un'altra gli ha regalato un cercapersone d'oro, una replica dei dispositivi che gli israeliani avevano riempito di esplosivo per colpire i membri di Hezbollah, il gruppo militare libanese filo-iraniano considerato terroristico dagli Stati Uniti. Il senatore repubblicano della South Carolina Lindsey Graham, alleato del presidente, ha raccontato in un'intervista a marzo che Trump ne fu colpito: "Mi ha chiamato quella sera e ha detto: 'Caspita'. Gli ha dato un rispetto nuovo per Israele".

Trump si è mostrato più disposto alla guerra con l'Iran di quanto pensassero molti suoi consiglieri e gli stessi israeliani. La cooperazione militare tra i due paesi ha raggiunto livelli senza precedenti: generali israeliani sedevano nelle sale operative americane e decine di aerocisterne statunitensi erano parcheggiate nel principale aeroporto civile israeliano e in altri siti del paese. I piloti israeliani avevano imparato a riconoscere le voci dei colleghi americani che li rifornivano in volo.

Il presidente non si è quasi mai convinto della necessità di mandare truppe di terra in Iran, perché credeva che la potenza aerea americana bastasse a piegare il regime e a costringerlo a smantellare il programma nucleare. All'inizio si congratulava con Netanyahu per la precisione degli attacchi, per quanti leader iraniani venivano eliminati e per i bersagli successivi, discutendo singoli siti in telefonate notturne. Con il passare delle settimane è diventato scettico su alcune affermazioni del premier e ha respinto un suo piano per un'invasione curda dell'Iran volta a rovesciare il regime.

Netanyahu spingeva per colpire le infrastrutture energetiche iraniane, come l'isola di Kharg, una mossa contraria al diritto umanitario internazionale a seconda di come fosse stata condotta e osteggiata da alcuni consiglieri di Trump. Il premier era contrario a qualsiasi accordo sul nucleare, convinto che il regime avrebbe corso di nascosto verso la bomba. Il presidente invece voleva una soluzione diplomatica e non solo militare, e aveva promesso a Netanyahu che ogni intesa sarebbe stata "blindata".

A irritare di più il presidente sono stati i bombardamenti israeliani sul Libano nonostante la tregua. Dopo ogni telefonata ora Trump chiede ad altri membri dell'amministrazione se Netanyahu sia stato accurato, una verifica che in passato non faceva. A un certo punto ha portato funzionari israeliani e libanesi nello Studio Ovale e ha provato a mediare di persona, dopo aver detto ai collaboratori di aver visto foto di cristiani bombardati in Libano. In una telefonata di questo mese, i cui dettagli erano stati anticipati dal sito Axios, il presidente avrebbe definito Netanyahu "fottutamente pazzo" e gli avrebbe detto che senza il suo sostegno sarebbe finito in prigione.

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Salis attacca il regolamento Ue sui rimpatri: "Fascista"


Via libera dell'Aula sui rimpatri. Salis denuncia una deriva autoritaria nelle politiche migratorie europee

Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento sui rimpatri con 418 voti favorevoli, 218 contrari e 30 astensioni. Il provvedimento punta a rendere più efficaci le procedure di espulsione dei cittadini di Paesi terzi che non hanno titolo per restare nell'Unione Europea.

Tra le voci più critiche c'è stata quella dell'eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Salis, che ha definito il testo «una politica fascista che si insinua nelle pieghe della democrazia sulla pelle delle persone migranti».

Secondo Salis, il regolamento introduce misure che rischiano di comprimere i diritti fondamentali, ampliando il ricorso al trattenimento e aprendo alla possibilità di trasferire i migranti in centri situati in Paesi terzi sulla base di accordi con l'Unione.

Per i sostenitori della riforma, invece, il nuovo quadro normativo rappresenta uno strumento necessario per aumentare il numero dei rimpatri effettivamente eseguiti e rafforzare il controllo delle frontiere europee.

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Terremoto nel centrodestra: Futuro Nazionale supera la Lega


Secondo la rilevazione effettuata da Youtrend per SkyTG24, il partito di Vannacci sale al 5,9% e supera il Carroccio. Movimento 5 Stelle in flessione al 12,1%, FdI resta primo partito al 27,8%
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Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci sorpassa la Lega. Secondo il sondaggio Youtrend per Sky TG24, rilevato al 18 giugno, il partito guadagna 1,5 punti rispetto alla rilevazione del 29 maggio e si attesta al 5,9%, superando il Carroccio, fermo al 5,8% e in calo dello 0,1%.

Fratelli d'Italia resta saldamente primo partito al 27,8%, con un leggero incremento dello 0,1%. Sale di mezzo punto il Partito Democratico, al 22,2% (+0,5%). In flessione il Movimento 5 Stelle, che perde 1,4 punti e scende al 12,1%, il calo più marcato della rilevazione. Forza Italia sale al 8,2% (+0,4%) e Alleanza Verdi e Sinistra al 6,8% (+0,4%).

Tra i partiti minori, Azione si ferma al 3,1% (-0,1%), Italia Viva al 2,1% (-0,1%), il Partito Liberaldemocratico all'1,2% (stabile), Ora! all'1,1% (stabile), +Europa all'1% (-0,2%) e Noi Moderati allo 0,9% (-0,1%). Gli altri partiti raccolgono l'1,8% (-0,9%).

Gli indecisi e gli astenuti si attestano al 32,3% del campione.

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Garlasco: ricoverata la madre di Andrea Sempio, Daniela Ferrari


La donna è stata soccorsa nella sua abitazione e trasportata in ospedale dopo aver assunto una quantità eccessiva di farmaci

Garlasco torna ancora una volta a fare i conti con una vicenda che intreccia cronaca giudiziaria e dimensione umana. Nelle ultime ore Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, è stata ricoverata in ospedale dopo aver assunto una quantità eccessiva di farmaci. La donna è stata soccorsa dal personale sanitario e trasferita al pronto soccorso, dove è stata sottoposta alle cure necessarie.

Secondo le prime informazioni emerse, le sue condizioni non sarebbero gravi e non sarebbe in pericolo di vita. I medici hanno provveduto agli accertamenti del caso e la donna resta sotto osservazione.

L'episodio arriva in un momento particolarmente delicato per la famiglia Sempio, tornata sotto i riflettori a seguito della riapertura dell'inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi, il delitto che da quasi vent'anni continua a interrogare magistrati, investigatori e opinione pubblica.

Negli ultimi mesi Daniela Ferrari era stata ascoltata dagli inquirenti nell'ambito delle nuove attività investigative. In particolare, il suo nome era emerso in relazione ad alcuni elementi considerati rilevanti per la ricostruzione degli spostamenti del figlio Andrea nei giorni successivi all'omicidio della giovane.

La forte esposizione mediatica e il peso di una vicenda che continua a occupare le pagine della cronaca nazionale hanno inevitabilmente riportato l'attenzione anche sulle famiglie coinvolte. Dietro gli atti processuali, le consulenze e le ipotesi investigative, restano infatti persone che da anni convivono con il peso di una storia mai uscita davvero dall'interesse pubblico.

Sulle cause dell'accaduto non sono stati diffusi dettagli ufficiali. Saranno eventuali accertamenti a chiarire con precisione le circostanze che hanno portato al ricovero della donna. Al momento, la priorità resta il suo stato di salute e il percorso di recupero dopo il malore.

Nel frattempo l'inchiesta sul delitto di Garlasco prosegue il suo cammino, mentre l'attenzione si sposta inevitabilmente anche sulle conseguenze personali che una vicenda giudiziaria così lunga e complessa può avere su chi, direttamente o indirettamente, ne è coinvolto.

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Trump blocca il suo stesso candidato e lascia l'intelligence americana a uno senza esperienza


Annullando all'ultimo l'audizione di Jay Clayton, Trump apre la strada a Bill Pulte alla guida ad interim delle agenzie di spionaggio e mette a rischio anche il rinnovo della sorveglianza.

Bill Pulte, un funzionario senza alcuna esperienza in materia di sicurezza nazionale, prenderà venerdì la guida ad interim della comunità di intelligence statunitense, le 18 agenzie di spionaggio del paese. A rendere possibile questo passaggio è stato lo stesso presidente Donald Trump, che mercoledì ha di fatto affossato la nomina del candidato che lui stesso aveva scelto per quel ruolo.

La settimana scorsa Trump aveva indicato Jay Clayton, procuratore federale per il distretto sud di New York, come direttore permanente della National Intelligence, la carica che sovrintende e coordina le agenzie di spionaggio americane. La scelta era stata accolta con sollievo dai senatori preoccupati per il precedente candidato di Trump alla guida ad interim, appunto Pulte. Il Senato era pronto a muoversi in fretta per confermare Clayton prima della scadenza.

Mercoledì Trump ha cambiato rotta e ha annullato l'audizione di conferma di Clayton, in programma nel pomeriggio. Una mossa che, come spiega un'analisi pubblicata su Vox, lascia di fatto strada libera a Pulte e finisce per sabotare il candidato voluto dallo stesso presidente.

La scelta di Clayton era nata proprio per rassicurare i senatori, che la nomina di Pulte aveva spinto a esprimere dubbi trasversali ai due partiti. Bloccando all'ultimo il procuratore, Trump ha vanificato quel tentativo di compromesso e ha riportato al centro l'uomo che il Congresso voleva tenere fuori dalla stanza dei bottoni dello spionaggio.

Pulte è oggi direttore della Federal Housing Finance Agency, l'ente federale che vigila sul mercato dei mutui, incarico che manterrà anche guidando l'intelligence, come ha indicato Trump. Non ha esperienza di sicurezza nazionale né titoli evidenti per sovrintendere alle agenzie di spionaggio del paese.

Ciò che invece ha mostrato è la disponibilità a usare i poteri del proprio ufficio contro gli avversari del presidente. Alla guida dell'agenzia sui mutui questo si è tradotto in accuse di frode immobiliare non comprovate; con gli strumenti dell'intelligence americana a disposizione, le conseguenze potrebbero essere più gravi.

Pulte dovrebbe inoltre tagliare in profondità il personale dell'ufficio del direttore della National Intelligence. Trump ha lasciato intendere che lo userà per indagare su presunte "elezioni truccate", come ha già fatto la sua predecessora Tulsi Gabbard.

Allo scontro è legato anche il FISA, il programma che regola la sorveglianza statunitense sulle comunicazioni con l'estero, in scadenza e in attesa di rinnovo. La legge è decaduta la settimana scorsa proprio per le preoccupazioni bipartisan su Pulte, e la nomina di Clayton serviva ad agevolarne il passaggio in Congresso.

Trump ha però messo a rischio anche la sorveglianza, chiedendo ai parlamentari di abbinare il rinnovo a una legge sull'identificazione nazionale degli elettori al voto che il Senato ha già respinto. In un messaggio il presidente ha descritto questa richiesta come l'aggiunta di "un leggero tocco di intrigo".

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Da Firenze il manifesto della nuova generazione del fashion design


Ricerca, inclusione e visione globale al centro dei progetti dei talenti emergenti
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Firenze si conferma ancora una volta laboratorio privilegiato del futuro della moda. Alla vigilia di Pitti Uomo 110 la passerella del Polimoda Graduate Show 2026 ha portato in scena molto più di una semplice sfilata di fine corso: un manifesto generazionale, un racconto corale capace di trasformare la moda in strumento di riflessione sul presente.

Nell'anno del quarantesimo anniversario dell'istituto, gli studenti selezionati hanno presentato collezioni che sfuggono alle logiche commerciali per concentrarsi su ciò che oggi appare più urgente: identità, appartenenza, memoria e cambiamento. In passerella non si sono viste soltanto silhouette e sperimentazioni stilistiche, ma storie personali tradotte in linguaggio visivo, frammenti di vissuto che diventano abiti e dichiarazioni culturali.

Emilie wenckstern, No Longer Human

Ciò che emerge con forza è una nuova sensibilità progettuale. I giovani designer non cercano l'effetto spettacolare fine a sé stesso; preferiscono interrogare il mondo che li circonda. Le collezioni affrontano temi come le migrazioni, le radici culturali, la fluidità dell'identità, il rapporto tra corpo e tecnologia, restituendo una moda che torna a essere veicolo di pensiero prima ancora che prodotto.

In un settore spesso accusato di rincorrere il consumo e la velocità, il Graduate Show di Polimoda propone invece il valore del tempo, della ricerca e della consapevolezza. Ogni capo racconta un percorso, ogni dettaglio diventa espressione di una posizione precisa nei confronti della società contemporanea. La creatività non viene intesa come evasione dalla realtà, ma come strumento per comprenderla e, forse, trasformarla.

Vincenzo Junior Marrazzo, Il Latte delle Vergini

Anche la scelta della Manifattura Tabacchi come scenario contribuisce a rafforzare il messaggio. Un luogo simbolo di rigenerazione urbana che diventa cornice ideale per una generazione pronta a ridefinire i codici della moda attraverso uno sguardo inclusivo, internazionale e profondamente umano.

La lezione più interessante lasciata da questa edizione non riguarda le tendenze della prossima stagione, ma il ruolo stesso del designer contemporaneo. I talenti usciti dal Polimoda sembrano suggerire che il futuro della moda non sarà costruito soltanto sulla capacità di creare desiderio, ma soprattutto sulla capacità di generare significato.

Victor Brial, Souvenirs of Wandering

E forse è proprio questa la vera eredità della sfilata fiorentina: ricordare che, in un tempo dominato dall'incertezza, la moda può ancora essere uno spazio di ricerca culturale, un linguaggio capace di raccontare chi si è e chi si desidera diventare.

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Troppo rumore per i cori di "Buon compleanno": scatta la chiusura di 15 giorni per un locale di bimbi a Roma


Stop al Muccapazza dopo i ricorsi dei residenti. La proprietà: “Danno economico enorme a fine anno scolastico”

Quindici giorni di chiusura per un locale dedicato alle feste dei bambini nel quartiere Monteverde. Al centro della vicenda ci sono i canti e i jingle musicali che accompagnano i compleanni organizzati all'interno della struttura, ritenuti fonte di disturbo per il vicinato secondo quanto contestato dagli organi competenti.

Il provvedimento riguarda il Muccapazza, attività specializzata nell'organizzazione di eventi per famiglie e bambini, che nei giorni scorsi ha ricevuto la notifica della sospensione temporanea dell'esercizio. Si tratta dell'ennesimo capitolo di una controversia che si protrae da diversi anni e che ruota attorno alle emissioni sonore prodotte durante le feste.

Secondo quanto riferito dalla proprietà, la contestazione non riguarda attività assimilabili alla movida notturna o a eventi musicali di grande richiamo, ma momenti legati alle celebrazioni dei compleanni, compresi i tradizionali cori di "Buon compleanno" e i brevi accompagnamenti musicali che precedono il taglio della torta.

La chiusura avrà una durata di 15 giorni e interesserà uno dei periodi considerati più rilevanti per le attività rivolte alle famiglie, in concomitanza con la conclusione dell'anno scolastico e con il conseguente aumento di feste, cene di classe ed eventi dedicati ai più piccoli.

La società che gestisce il locale ha evidenziato le ricadute economiche del provvedimento, sottolineando come la sospensione comporti l'interruzione delle attività programmate e conseguenze sull'organizzazione del lavoro. Secondo quanto dichiarato dai responsabili, decine di dipendenti saranno costretti a fermarsi per la durata della chiusura.

Nei giorni scorsi la società, attraverso il proprio legale, ha presentato un'istanza al Municipio XII chiedendo un differimento della decorrenza della sanzione. La richiesta, spiegano i gestori, era motivata dalla necessità di smaltire prodotti alimentari deperibili già acquistati e di evitare la cancellazione degli eventi prenotati da famiglie e scuole. L'azienda ha precisato di non voler contestare l'esecuzione del provvedimento, ma di chiedere esclusivamente una diversa tempistica per limitarne gli effetti.

La vicenda ha acceso il dibattito nel quartiere e tra gli operatori del settore dell'intrattenimento familiare. Da una parte vi sono le esigenze dei residenti che hanno segnalato il disturbo acustico; dall'altra quelle di un'attività che sostiene di svolgere un servizio rivolto principalmente ai bambini e alle famiglie.

La proprietà ha annunciato l'intenzione di proseguire le iniziative a tutela della propria attività e sta valutando ulteriori azioni per contestare una decisione che ritiene sproporzionata. Nel frattempo il locale resterà chiuso per 15 giorni, mentre continua il confronto tra le parti su una vicenda che pone al centro il delicato equilibrio tra il diritto al riposo dei residenti e lo svolgimento di attività dedicate all'infanzia.

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Maturità ed esami universitari: il kit dello studente diventa digitale tra AI, app e strumenti smart


Tra app per la produttività, assistenti AI e strumenti smart per lo studio, il tradizionale kit dello studente si evolve e diventa sempre più digitale.
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Giugno è, per molti, il mese più atteso dell'anno. Le campanelle smettono di suonare, gli zaini finiscono in un angolo e il conto alla rovescia verso le vacanze entra nel vivo. Ma se per migliaia di studenti segna l'inizio dell'estate, per altri rappresenta l'avvio di una delle sfide più impegnative dell'anno. Per i maturandi e per gli universitari, giugno coincide infatti con l'inizio della maratona dello studio: tra esami di maturità (cominciati questa mattina), sessioni universitarie e ore trascorse sui libri, le giornate cambiano ritmo e si trasformano in una corsa contro il tempo fatta di studio, concentrazione e obiettivi da raggiungere.

ASUS ROG: arriva il primo notebook gaming con doppio schermo OLED da 16 pollici
Una soluzione pensata per gamer, creator e professionisti che cercano prestazioni elevate, multitasking avanzato e un’esperienza visiva senza compromessi.
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


E proprio il tempo sembra essere la prima vera preoccupazione degli studenti. Prima ancora di aprire un libro o ripassare un programma, cresce infatti la ricerca di strumenti che aiutino a pianificare lo studio e organizzare le giornate. Dall’analisi di idealo, emerge che con l'avvicinarsi dell'esame di Stato e della sessione estiva i planner e le agende rappresentano la categoria con la crescita più elevata, registrando un vero e proprio boom del +217%. Un segnale chiaro di come il kit dello studente del 2026 non sia più composto soltanto da libri e cancelleria, ma da un insieme di strumenti pensati per gestire al meglio il proprio tempo e affrontare con maggiore serenità uno dei periodi più intensi dell'anno accademico.

Dai libri al cloud: lo studio è sempre più digitale


Non solo organizzazione, lo studio passa sempre di più attraverso il digitale. Appunti condivisi, dispense online, piattaforme didattiche e materiali archiviati in cloud rendono indispensabili strumenti tecnologici in grado di accompagnare gli studenti durante tutta la preparazione. Non sorprende quindi la crescita registrata per i caricatori per laptop (+29%), seguiti dalle docking station (+12%), dagli hard disk esterni (+8%) e dalle chiavette USB (+3%). Un'evoluzione che racconta come la scrivania dello studente moderno sia sempre più connessa e organizzata attorno a dispositivi digitali.

Accanto al computer, lo smartphone si conferma il vero compagno di studio della Generazione Z. Dalle app per prendere appunti ai gruppi di classe, passando per le piattaforme educative e i sempre più diffusi strumenti basati sull'intelligenza artificiale, il telefono accompagna ogni fase della preparazione. A dimostrarlo è l'aumento delle ricerche di accessori per gli smartphone come le cuffie (+45%), che contribuiscono a creare un ambiente più silenzioso e favorevole alla concentrazione, e i ricambi per smartphone (+27%), a conferma di quanto questo dispositivo sia ormai diventato uno strumento essenziale nella quotidianità e nello studio.

Non solo studio: anche il comfort giusto fa la differenza


Prepararsi per un esame, tuttavia, non significa soltanto accumulare materiale didattico. Significa anche creare le condizioni giuste per mantenere alta la concentrazione durante lunghe ore di studio. Per questo cresce l'attenzione verso il comfort della postazione domestica: i cuscini registrano un aumento del +54%, seguiti dai pouf (+20%), dalle sedie da ufficio (+15%) e dalle scrivanie (+9%). Un segnale di come il benessere fisico e la qualità dell'ambiente di studio siano diventati parte integrante della preparazione agli esami.

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E poi c'è il rito che accomuna generazioni di studenti: le lunghe serate trascorse sui libri nelle settimane che precedono la prova. Tra ripassi dell'ultimo minuto, simulazioni e schemi da completare, cresce anche l'interesse per prodotti che accompagnano le sessioni di studio serali. Le ricerche di macchine per caffè in cialde registrano una crescita del +33% e quelle a capsule del +10%. Se un tempo bastavano libri, quaderni e una manciata di penne, oggi il kit dello studente racconta un modo completamente nuovo di affrontare la preparazione agli esami. Tra calendari, laptop, smartphone, postazioni sempre più curate e l'immancabile caffè delle sessioni notturne, la sfida non è più soltanto studiare, ma creare le condizioni migliori per farlo.


Arriva il primo notebook gaming ASUS ROG con due schermi OLED da 16 pollici: una rivoluzione per gamer e creator


ASUS ha annunciato la disponibilità del nuovo Zephyrus Duo, il primo laptop da gaming al mondo con doppio schermo OLED da 16 pollici. Questo PC Copilot+ è alimentato dall'ultimo processore Intel Core Ultra Series 3 e abbinato a una GPU per laptop NVIDIA GeForce RTX fino a 5090 con TGP a 135 W, garantendo altissime prestazioni sia nel gaming sia nella creazione di contenuti. Questo dispositivo di fascia ultra-premium è racchiuso in un telaio in alluminio con lavorazione CNC in una colorazione Stellar Grey ed è dotato di una tastiera magnetica rimovibile che consente di giocare e creare ovunque.

MOVA Z70 Ultra Roller Complete: il robot aspirapolvere con pulizia costante
Grazie a tecnologie avanzate, manutenzione semplificata e prestazioni elevate, il nuovo Z70 Ultra Roller Complete di Mova punta a migliorare l’esperienza di pulizia automatica in casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Primo al mondo con doppio schermo da 16 pollici


Lo Zephyrus Duo è il primo notebook da gaming al mondo con doppio schermo da 16 pollici. Dotato di due schermi touchscreen OLED 3K ROG Nebula HDR, con oltre 21 pollici di diagonale totale disponibile, il Duo ridefinisce i limiti di ciò che una workstation personale portatile è in grado di offrire. Entrambi i pannelli offrono un tempo di risposta di 0,2 ms, abbinato a una frequenza di aggiornamento di 120 Hz, e lo schermo principale supporta NVIDIA G-SYNC, garantendo movimenti nitidi e un ghosting quasi nullo nei giochi. Con 1100 nit di luminosità massima e la certificazione VESA DisplayHDR True Black 1000, i giochi e i contenuti HDR appaiono con una definizione altissima. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla tastiera magnetica rimovibile: essa può essere utilizzata come una normale tastiera, ma completamente rimovibile e utilizzabile in modalità wireless tramite Bluetooth. Nonostante il profilo ultrasottile di 5,1 mm, il dispositivo offre una corsa dei tasti di 1,7 mm, in linea con i laptop da gaming di fascia alta.

Grande flessibilità

Grazie al supporto inclinabile a 90° e alla rotazione di 320° della cerniera, lo Zephyrus Duo offre cinque modalità operative dedicate. La modalità Dual Screen sfrutta il supporto e rimuove la tastiera per offrire agli utenti un'esperienza multi-monitor immediata, senza bisogno di dongle o cavi. La modalità Laptop è una configurazione standard da 16 pollici, con la tastiera posizionata proprio sotto lo schermo principale, perfetta per i giochi e le semplici attività di produttività.
Asus Zephyrus Duo nella modalità Laptop
La modalità Condivisione posiziona il Duo in piano a 180°, consentendo a ciascuno schermo di essere rivolto verso un partecipante alla riunione per consentire una rapida collaborazione in gruppi numerosi. La modalità libro orienta entrambi gli schermi in verticale, ideale per applicazioni come browser web e strumenti di programmazione in cui è necessario visualizzare più di poche righe alla volta. Infine, la modalità Tenda posiziona gli schermi in alto e fa sì che la cerniera formi una struttura a forma di A, consentendo a due persone di giocare insieme. Lo Zephyrus Duo reinventa ciò che è possibile realizzare con un notebook.
Asus Zephyrus Duo nella modalità libro

Potenza d’eccellenza


Lo Zephyrus Duo è dotato dell'ultimo processore Intel Core Ultra Series 3 a 16 core e 16 thread in grado di gestire con facilità qualsiasi applicazione o gioco AAA. Dotato di una GPU NVIDIA GeForce RTX fino a 5090 laptop con un TGP massimo di 135W, il nuovo notenook ASUS è una macchina ideale sia per i giocatori più accaniti che per i creator. Questa GPU di fascia alta offre le più recenti funzionalità di gioco e di intelligenza artificiale e grazie a questa potenza, i giocatori possono incrementare la risoluzione, la qualità delle texture e la fedeltà grafica in tutti i giochi più recenti. La temperatura è tenuta sotto controllo grazie alle più recenti tecnologie ROG Intelligent Cooling, con alcune innovazioni all'avanguardia, specifiche per il design a doppio schermo.

WWDC 2026: Apple Intelligence, Siri AI e novità Apple
Apple annuncia al WWDC 2026 una Siri più intelligente, nuove funzioni di Apple Intelligence e aggiornamenti software per iPhone, iPad e Mac
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design ultra-premium


Lo Zephyrus Duo ha un aspetto all'altezza delle sue specifiche tecniche: racchiuso in un telaio in alluminio lavorato a CNC che riprende l'estetica ultra-premium della linea Zephyrus senza rinunciare alla rigidità strutturale, il dispositivo sfoggia una nuovissima colorazione Stellar Grey. Inoltre, lo Zephyrus Duo 2026 presenta un sistema di illuminazione Slash Lighting completamente rinnovato, con 35 zone distinte per offrire ancora più opzioni di personalizzazione. Racchiuso in un rivestimento in vetro realizzato con la massima precisione, il sistema Slash Lighting dello Zephyrus Duo rappresenta la nuova evoluzione dell'iconico stile Zephyrus.

Disponibilità e prezzi


ROG Zephyrus DUO (GX651) è disponibile su ASUS eShop al prezzo consigliato al pubblico a partire da 4.999 euro.


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Trump difende l'accordo con l'Iran e ignora le condizioni che lui aveva fissato


Alla conferenza del G7 il presidente accetta che Teheran tenga missili, arricchisca uranio e riabbia i fondi congelati, motiva l'intesa con ragioni economiche e minaccia nuovi raid

Il presidente Donald Trump ha difeso l'accordo per fermare la guerra con l'Iran cancellando, una dopo l'altra, le condizioni che lui stesso aveva indicato come irrinunciabili per giustificare il conflitto. In una conferenza stampa di quasi settanta minuti a chiusura del vertice del G7, il gruppo delle sette grandi economie occidentali riunito a Évian-les-Bains, in Francia, ha lasciato intendere che Teheran potrà conservare parte dei suoi missili balistici, arricchire uranio e riavere accesso ai fondi congelati all'estero. Sono i tre nodi su cui per anni si è giocato il confronto con l'Iran e che lui aveva citato come prove del fallimento dei presidenti precedenti.

Il presidente ha rivendicato il diritto dell'Iran a tenere una parte dei suoi missili: "Devono averne alcuni, perché altri ne hanno". E ha aggiunto: "Devo forse lasciare che l'Arabia Saudita abbia i missili e loro no? Non funziona così. I missili non sono il problema. Colpiscono un piccolo punto, ma non fanno saltare in aria il pianeta".

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva detto che la capacità di produzione missilistica iraniana era stata "funzionalmente annientata" dai raid statunitensi e israeliani iniziati il 28 febbraio. Trump ha sostenuto di aver distrutto "probabilmente l'84-85 per cento" dei missili iraniani, mentre il resto sarebbe sepolto sottoterra e inutilizzabile. Le agenzie di intelligence americane hanno però stimato che Teheran ha conservato circa il 70 per cento dei suoi lanciatori mobili e una quota analoga dell'arsenale precedente alla guerra,

Per anni Trump e molti repubblicani si erano chiesti perché l'Iran dovesse poter arricchire uranio se, come sostiene, non vuole un'arma nucleare. A maggio il segretario di Stato Marco Rubio aveva detto a Fox News che Teheran deve "rinunciare all'arricchimento". Con Rubio alle sue spalle, mercoledì il presidente ha mostrato di non essere più d'accordo: "È un po' difficile quando altri lo hanno, quando lo hanno Stati confinanti, e tu non lasci che loro lo abbiano per l'elettricità e cose del genere. Bisogna usare un po' di buon senso".

Sul terzo punto, i miliardi di dollari iraniani bloccati nelle banche estere, il presidente ha detto che quei soldi andranno restituiti: "Non sono soldi nostri, sono soldi loro, e li abbiamo congelati a un certo punto. Immagino che dovremo restituirli. Se non lo facessimo, nessuno investirebbe più nel dollaro".

A spingere Trump verso l'intesa è stata soprattutto la preoccupazione per l'economia. Il presidente ha detto di voler evitare una "catastrofe economica" e di non voler essere paragonato a Herbert Hoover, alla Casa Bianca durante il crollo dei mercati del 1929 che aprì la Grande Depressione. "È sempre stato quello che non volevo essere", ha detto ai giornalisti riuniti per il vertice, secondo il Wall Street Journal. Ha ammesso di essere stato influenzato dalla corsa della Borsa mentre lavorava alla fine del conflitto, durato tre mesi e capace di far salire i costi dell'energia in un anno di elezioni di metà mandato.

Solo un mese prima il presidente aveva detto il contrario. A chi gli chiedeva quanto fosse mosso dalla situazione finanziaria degli americani, aveva risposto: "Nemmeno un po'. Non penso alla situazione finanziaria degli americani. Non penso a nessuno. Penso a una cosa sola: non possiamo permettere che l'Iran abbia un'arma nucleare. Tutto qui".

Mentre Trump parlava sul palco, alti funzionari americani leggevano ai giornalisti il testo del memorandum d'intesa, un documento che fissa principi e impegni senza valore di trattato vincolante. Un funzionario ha detto che il memorandum "non ci impegna letteralmente a nulla", ma che se gli iraniani si comporteranno bene gli Stati Uniti vorranno premiare quel comportamento.

L'accordo, in vigore per 60 giorni e prorogabile, segna un cambio di rotta rispetto alle posizioni di Trump degli ultimi mesi. Dopo aver mostrato interesse per un cambio di regime a Teheran, il presidente ha accettato un testo in cui le due parti si impegnano a "rispettare la reciproca sovranità e integrità territoriale e a non interferire negli affari interni dell'altro".

Lo Stretto di Hormuz, il braccio di mare da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, riaprirà subito e l'Iran potrà vendere il suo greggio senza sanzioni. Il testo prevede che per le navi commerciali non ci sia "alcun pedaggio per 60 giorni soltanto". Con il procedere dei negoziati gli asset iraniani verrebbero scongelati gradualmente e trasferiti alla Banca centrale iraniana, le sanzioni rimanenti verrebbero rimosse a patto che l'Iran rispetti gli impegni e verrebbe creato un fondo di investimento da 300 miliardi di dollari, finanziato in gran parte, secondo gli Stati Uniti, dai paesi del Golfo Persico.

L'accordo è stato annunciato domenica ma non è stato reso pubblico, su richiesta dell'Iran. In cambio del sollievo economico, Teheran si è impegnata a non dotarsi di un'arma nucleare, un impegno già preso molte volte in passato. Le questioni più delicate, a partire dai dettagli sul programma nucleare, sono state rinviate ai due mesi di trattativa che seguiranno, quando la pressione militare sull'Iran si è ormai allentata.

In una mossa inattesa, Trump ha firmato il memorandum mercoledì sera durante una cena alla reggia di Versailles, vicino a Parigi, sorprendendo alcuni dei suoi collaboratori. "L'ho firmato a Versailles. Appena firmato", ha detto. Aveva già apposto la firma digitale al documento, articolato in 14 punti, domenica. Poche ore prima aveva detto che l'intesa non era abbastanza importante da richiedere la sua firma e che avrebbe lasciato il compito al vicepresidente JD Vance. Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha firmato.

I colloqui nucleari tra le due parti si terranno comunque a Lucerna, in Svizzera, da venerdì a domenica. Per gli Stati Uniti parteciperanno Vance e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, con mediatori di Pakistan e Qatar. Scherzando, il presidente ha detto che affidando a Vance la firma e i negoziati il vice si prenderà parte della colpa in caso di fallimento: "Se funziona, mi prendo io il merito. Se non funziona, do la colpa a JD".

Trump ha minacciato nuovi attacchi se l'Iran non rispetterà i patti: "Se non onorano l'accordo, probabilmente torneremo a bombardarli finché non lo faranno. È incredibile cosa possono fare le bombe". Ha liquidato anche la mancanza di meccanismi che obblighino Teheran a rispettare l'intesa: "Cos'altro dovrei fare? Dire che vi porto in tribunale?". L'accordo è considerato la più grande scommessa di politica estera del suo secondo mandato, perché il presidente punta sul fatto che il regime iraniano sceglierà il progresso economico al posto dello sviluppo nucleare.

Falchi anti-iraniani come l'ex vicepresidente Mike Pence e l'ex ambasciatrice alle Nazioni Unite Nikki Haley hanno criticato la nuova linea, mentre alcuni tra gli avversari più aspri di Trump l'hanno applaudita. Christian Whiton, ex consulente del Dipartimento di Stato sotto George W. Bush e nel primo mandato di Trump, ha detto che il presidente sta facendo "molte delle cose che aveva criticato a Obama".

Il riferimento è all'accordo del 2015 con cui gli Stati Uniti di Barack Obama e altre potenze avevano limitato il programma nucleare iraniano in cambio della rimozione delle sanzioni. Trump e i repubblicani lo avevano attaccato proprio per il sollievo economico concesso a Teheran, che a loro dire finiva per finanziare le milizie filo-iraniane e il terrorismo.

Il senatore repubblicano del Texas Ted Cruz si è opposto con forza all'idea di restituire i fondi: "La storia ci insegna che dare miliardi di dollari a lunatici teocratici che vogliono ucciderci non è una buona idea". Il National Iranian American Council, organizzazione della diaspora iraniana negli Stati Uniti, ha invece accolto con favore le parole del presidente, definendo le misure dell'accordo non concessioni ma "correzioni" di una politica di coercizione fallita.

Nella stessa conferenza Trump ha criticato Israele, alleato degli Stati Uniti, per la sua campagna in Libano. Pur riconoscendo il diritto del paese a difendersi, ha detto che a volte è stato troppo pesante: "Penso che potrebbero fare meglio con Hezbollah", il gruppo militare libanese filo-iraniano. "Quando due droni vengono lanciati nel deserto e cadono senza fare danni, non c'è bisogno di abbattere palazzi a Beirut".

Stati Uniti e Israele avevano lanciato i raid sull'Iran il 28 febbraio. Da allora Israele ha combattuto Hezbollah in Libano e occupato ampie porzioni del paese. Con il procedere dei negoziati Trump si è infuriato per gli attacchi israeliani su Beirut, temendo che potessero far saltare l'intesa, e alla fine ha deciso di chiudere il conflitto anche a costo di limitare le opzioni di Israele in Libano.

In Israele l'intesa ha scatenato una rabbia trasversale, diretta contro il primo ministro Benjamin Netanyahu, come ha raccontato l'Associated Press. I critici sostengono che abbia trascinato Trump nella guerra promettendo più di quanto il conflitto potesse ottenere e che ora il presidente stia tirando fuori Israele prima che il paese si senta pronto. L'ex primo ministro Ehud Barak, rivale di Netanyahu, ha detto all'emittente pubblica israeliana che "l'Iran ne esce più forte, Israele più debole".

Yair Lapid, che sfiderà Netanyahu alle elezioni d'autunno, ha definito l'accordo "uno dei più clamorosi fallimenti della politica estera e di sicurezza di Israele". Netanyahu ha replicato che continuerà a impedire all'Iran di ottenere armi nucleari "con o senza accordo" e ha rivendicato di non aver ceduto alla richiesta iraniana di un ritiro israeliano dal Libano. Sul fronte opposto, esponenti della sua coalizione come il ministro ultranazionalista per la Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir chiedono di proseguire la campagna in Libano fino allo smantellamento di Hezbollah.

Il presidente francese Emmanuel Macron, padrone di casa del vertice, ha appoggiato l'intesa definendola "necessaria", pur ammettendo che non risolve ogni problema, a partire dalla questione nucleare, e che resta il rischio di un collasso. L'accordo infatti non scioglie i nodi che hanno acceso la guerra: il programma nucleare iraniano, i missili e il sostegno di Teheran alle milizie della regione. Su questi punti si misureranno i sessanta giorni di trattativa.

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Lexar JumpDrive D500: la mini SSD portatile pensata per l’estate e lo smart working


L’estate porta con sé più movimento, più viaggi e spesso anche un modo diverso di lavorare. C’è chi parte per qualche giorno al mare, chi alterna casa e ufficio, chi lavora da remoto da una seconda casa e chi, semplicemente, si trova a gestire foto, video e documenti da dispositivi diversi. In questo scenario avere i propri file sempre a portata di mano diventa una necessità concreta, non solo una comodità.

La Lexar JumpDrive D500 nasce proprio per questo tipo di utilizzo. Non è una semplice chiavetta USB tradizionale, ma una mini SSD portatile in formato compatto, pensata per rendere più rapido il trasferimento dei dati tra smartphone, tablet, notebook, PC e Mac. Il suo punto di forza è la presenza del doppio connettore USB-C e USB-A, che permette di passare da un dispositivo all’altro senza dover usare cavi o adattatori.

I dati devono muoversi con noi


Oggi la vita digitale non resta più ferma su un solo dispositivo. Lo smartphone viene usato per scattare foto e registrare video, il tablet per leggere documenti o gestire contenuti in mobilità, il notebook per lavorare, modificare file e organizzare materiali. Quando ci si sposta, soprattutto durante l’estate, il bisogno di trasferire rapidamente i contenuti diventa ancora più evidente.

Il cloud resta una soluzione comoda, ma non sempre è la più immediata. In viaggio può capitare di avere una connessione lenta, instabile o del tutto assente. In hotel, in aeroporto, in treno o in una località di vacanza, caricare e scaricare file pesanti può diventare complicato. Una soluzione fisica come Lexar JumpDrive D500 permette invece di avere i file con sé e di spostarli tra dispositivi in modo diretto, anche senza Internet.

Una chiavetta dual connector per smartphone, tablet e computer


Il design dual connector della Lexar JumpDrive D500 è uno degli aspetti più interessanti per chi utilizza ogni giorno dispositivi diversi. Da un lato c’è il connettore USB-C, ormai presente su molti smartphone, tablet, notebook recenti e Mac. Dall’altro lato c’è il connettore USB-A, ancora molto diffuso su PC, smart TV, stampanti, proiettori e altri dispositivi.

Questa doppia interfaccia rende la chiavetta molto versatile. Si può usare, ad esempio, per liberare spazio dallo smartphone dopo una giornata di foto e video, per spostare documenti di lavoro da un notebook a un altro, oppure per portare una presentazione su un proiettore senza dipendere dalla connessione. È una soluzione semplice, ma molto pratica per chi vuole evitare adattatori, cavi aggiuntivi e passaggi inutili.

Trasferimenti rapidi grazie alla tecnologia USB 3.2 Gen 1


La Lexar JumpDrive D500 utilizza la tecnologia USB 3.2 Gen 1 e raggiunge velocità di trasferimento fino a 400 MB/s. Questo significa che può gestire anche file pesanti in tempi ridotti, come video in alta risoluzione, librerie fotografiche, cartelle di lavoro o materiali creativi.

Secondo quanto indicato da Lexar, è possibile trasferire circa 2 GB di dati in appena cinque secondi. Nella vita quotidiana questo può fare la differenza, soprattutto quando si ha poco tempo o si lavora lontano dalla propria postazione abituale. Ridurre i tempi di attesa rende più semplice organizzare i contenuti, fare backup veloci e passare da un dispositivo all’altro senza interrompere il flusso di lavoro.

Backup automatico delle foto anche senza Internet


Un altro elemento utile per l’utilizzo in mobilità è il supporto alla Lexar App per smartphone. L’app consente di effettuare il backup automatico delle fotografie, incluse le Live Photo di iPhone, anche quando non è disponibile una connessione Internet.

Questa funzione può essere particolarmente comoda in vacanza. Durante un viaggio si tende a scattare molte foto e registrare diversi video, occupando rapidamente la memoria dello smartphone. Avere un supporto fisico su cui salvare i contenuti permette di liberare spazio e conservare una copia dei ricordi più importanti senza dover aspettare una rete Wi-Fi stabile o consumare dati mobili.

Compatta, leggera e con capacità fino a 1TB


Nonostante le dimensioni ridotte, la Lexar JumpDrive D500 è disponibile con capacità fino a 1TB. Lo spazio è quindi sufficiente per archiviare migliaia di fotografie, ore di video, documenti personali e materiali professionali. Il tutto in un dispositivo che pesa appena 26 grammi e può essere portato facilmente in tasca, nello zaino o nella borsa del computer.

La struttura in metallo contribuisce a dare una sensazione di solidità, mentre il meccanismo swivel protegge i connettori durante il trasporto. È un dettaglio importante per un prodotto pensato per essere usato spesso fuori casa, magari tra borse, trolley, scrivanie condivise e spostamenti continui.

Una soluzione pratica per creator, professionisti e utenti in movimento


La mini SSD portatile Lexar JumpDrive D500 si rivolge a un pubblico ampio. Può essere utile ai creator che registrano molti contenuti con lo smartphone, ai professionisti che devono spostare file di lavoro tra più computer, agli studenti che alternano tablet e PC, ma anche a chi vuole semplicemente avere una copia fisica dei propri dati più importanti.

Il vantaggio principale è la semplicità. Non serve configurare servizi complessi, non bisogna dipendere dal cloud e non occorrono accessori aggiuntivi. Si collega il dispositivo, si trasferiscono i file e si continua a lavorare o viaggiare.

Lexar JumpDrive D500 accompagna la nuova mobilità digitale


La tecnologia segue sempre di più il ritmo delle persone. Oggi si lavora, si crea e si condividono contenuti in luoghi diversi, spesso senza una postazione fissa e con dispositivi sempre più eterogenei. In questo contesto, una soluzione come Lexar JumpDrive D500 risponde a un’esigenza molto concreta: rendere i dati davvero mobili.

Con il doppio connettore USB-C e USB-A, velocità fino a 400 MB/s, capacità fino a 1TB, peso ridotto e supporto al backup tramite app, questa chiavetta in formato mini SSD portatile si propone come un accessorio semplice ma utile per affrontare l’estate, lo smart working e gli spostamenti quotidiani con più libertà.

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MSI MAESTRO 500 WIRELESS: cuffie con ANC e fino a 90 ore di autonomia


MSI amplia la propria gamma di accessori audio con le nuove MSI MAESTRO 500 WIRELESS, cuffie wireless pensate per chi cerca un prodotto versatile da usare durante il lavoro, le chiamate, il gaming leggero, l’ascolto musicale e l’intrattenimento quotidiano. Non si tratta di cuffie pensate solo per una singola situazione, ma di un modello che prova a coprire diversi scenari d’uso, puntando soprattutto su autonomia, connettività e controllo del rumore.

Il prezzo di listino è di 69,99 euro, una cifra che rende le nuove cuffie MSI interessanti per chi vuole un modello completo senza salire troppo di fascia. Le MAESTRO 500 WIRELESS sono già disponibili su Amazon nelle colorazioni Navy e Black, mentre sullo store ufficiale MSI vengono proposte nella variante Navy.

Cuffie wireless per lavoro, musica e chiamate


Le nuove MSI MAESTRO 500 WIRELESS nascono per accompagnare l’utente durante tutta la giornata. Il punto forte è la loro capacità di adattarsi a contesti diversi, passando con facilità dall’ascolto di musica alle riunioni online, dalle sessioni davanti al PC ai momenti di relax con film, serie TV o contenuti in streaming.

MSI ha scelto un’impostazione abbastanza pratica: le cuffie integrano la cancellazione attiva del rumore, una modalità Trasparenza, microfoni pensati per rendere più chiare le chiamate e una connettività ampia, così da poterle usare con computer, console, smartphone, tablet e altri dispositivi compatibili. È un approccio che guarda soprattutto a chi non vuole cambiare cuffie in base al dispositivo utilizzato.

Cancellazione del rumore e modalità Trasparenza


Uno degli aspetti più interessanti delle MSI MAESTRO 500 WIRELESS è la presenza della cancellazione attiva del rumore, utile per ridurre le distrazioni quando si lavora in ambienti rumorosi, si viaggia o si vuole semplicemente ascoltare musica con maggiore concentrazione. La modalità ANC permette di isolarsi meglio dai rumori di fondo, creando un ascolto più immersivo.

Accanto alla cancellazione del rumore troviamo anche la modalità Trasparenza, pensata per fare l’esatto contrario: lasciare entrare parte dei suoni esterni e mantenere una certa consapevolezza di ciò che accade intorno. È una funzione comoda quando si cammina, si è in ufficio o si ha bisogno di ascoltare una voce o un annuncio senza togliere le cuffie.

Questa doppia gestione del rumore rende le cuffie più flessibili, perché permette di scegliere di volta in volta se isolarsi completamente o restare collegati all’ambiente circostante.

Driver da 40 mm e audio ad alta risoluzione


Per la parte audio, le MSI MAESTRO 500 WIRELESS utilizzano driver da 40 mm con supporto a una risposta in frequenza estesa fino a 40 kHz. L’obiettivo è offrire un suono chiaro e coinvolgente, adatto non solo alla musica, ma anche a film, video, giochi e contenuti parlati.

La presenza di driver di queste dimensioni dovrebbe aiutare a restituire un ascolto più corposo, con una resa più ampia rispetto a soluzioni più compatte. Naturalmente, la qualità finale dipenderà anche dal tipo di sorgente utilizzata e dal contenuto riprodotto, ma sulla carta MSI ha puntato su una configurazione adatta a un uso quotidiano piuttosto vario.

Microfono con beamforming ed ENC


Le MAESTRO 500 WIRELESS non guardano solo all’ascolto, ma anche alla comunicazione. Il sistema di microfoni integra la tecnologia beamforming e la cancellazione del rumore ambientale ENC, pensate per rendere la voce più chiara durante chiamate, videoconferenze e chat vocali.

La funzione ENC lavora sulla riduzione dei rumori di fondo, mentre il beamforming aiuta a catturare meglio la voce dell’utente. È una caratteristica utile soprattutto per chi lavora spesso da remoto, partecipa a meeting online o utilizza le cuffie anche per parlare con amici e colleghi durante le sessioni di gioco.

MSI ha inserito anche una funzione molto pratica: il mute a ribalta. In questo modo è possibile silenziare o riattivare il microfono semplicemente alzandolo o abbassandolo, senza dover cercare ogni volta un pulsante o un comando software.

Connettività completa: 2,4 GHz, Bluetooth 5.4 e jack da 3,5 mm


Un altro punto importante delle MSI MAESTRO 500 WIRELESS è la connettività multimodale. Le cuffie supportano la connessione wireless a 2,4 GHz, il Bluetooth 5.4 e anche il collegamento cablato tramite jack da 3,5 mm.

Questa scelta rende il prodotto più flessibile rispetto a molte cuffie solo Bluetooth. La connessione a 2,4 GHz può essere utile quando si desidera una comunicazione più stabile e reattiva con il PC, mentre il Bluetooth 5.4 permette un utilizzo semplice con smartphone, tablet e altri dispositivi compatibili. Il jack da 3,5 mm resta invece una soluzione comoda quando si vuole usare il cavo, quando la batteria è scarica o quando il dispositivo non supporta una connessione wireless adatta.

È una caratteristica da non sottovalutare, soprattutto per chi usa le stesse cuffie su più dispositivi durante la giornata.

Autonomia fino a 90 ore


Il dato che colpisce di più nella scheda tecnica è sicuramente l’autonomia. MSI dichiara per le MAESTRO 500 WIRELESS una durata della batteria fino a 90 ore, un valore molto interessante per cuffie di questa fascia di prezzo.

Un’autonomia così lunga può fare la differenza nell’uso reale, perché riduce la necessità di ricaricare spesso le cuffie. È una caratteristica utile per chi lavora molte ore al computer, per chi viaggia, per gli studenti, per chi ascolta musica durante la giornata o per chi vuole un accessorio sempre pronto senza dover controllare continuamente il livello della batteria.

Le cuffie supportano anche la ricarica rapida, pensata per recuperare energia in poco tempo e tornare a usarle senza lunghe attese.

Design pieghevole e colorazioni disponibili


Dal punto di vista del design, le MSI MAESTRO 500 WIRELESS puntano su una struttura pieghevole, utile per ridurre l’ingombro quando vengono riposte in borsa o nello zaino. È un dettaglio pratico, soprattutto per chi porta spesso le cuffie fuori casa o le usa tra ufficio, università e spostamenti.

Le colorazioni disponibili sono Navy e Black, due varianti sobrie e facili da abbinare a contesti diversi. La versione Navy dà un tocco leggermente più distintivo, mentre la Black resta la scelta più classica e discreta.

Prezzo e disponibilità in Italia


Le MSI MAESTRO 500 WIRELESS sono già disponibili in Italia al prezzo consigliato di 69,99 euro. Si possono acquistare su Amazon nelle colorazioni Navy e Black, mentre sullo store ufficiale MSI sono disponibili nella sola colorazione Navy.

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Maturità 2026 al via: da Pavese a Calabresi, ecco le tracce della prima prova scritta


Letteratura, Costituzione, scienza e attualità tra i temi scelti per l’esame che inaugura l’edizione 2026

È iniziata questa mattina in tutta Italia la Maturità 2026 con la tradizionale prima prova scritta di italiano, comune a tutti gli indirizzi scolastici. Dalle prime indiscrezioni emerse nel corso della mattinata e confermate da diverse fonti giornalistiche, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha proposto ai maturandi una selezione di tracce che spaziano dalla letteratura all’attualità, dalla storia costituzionale alla divulgazione scientifica.

Per la Tipologia A, dedicata all’analisi del testo, gli studenti si sono confrontati con due importanti autori del Novecento italiano. Secondo quanto riportato da Fanpage.it, il Ministero ha scelto Cesare Pavese con la poesia “Passerò per piazza di Spagna”, offrendo ai candidati la possibilità di approfondire uno dei protagonisti più significativi della letteratura italiana contemporanea. Accanto a Pavese è stato proposto anche Vitaliano Brancati, con un brano tratto dall’opera “I piaceri”, incentrata sui temi della società e dei rapporti umani.

Tra le tracce della Tipologia B, dedicata al testo argomentativo, emerge un forte richiamo alla storia repubblicana italiana. Secondo le anticipazioni diffuse da Skuola.net, una delle proposte (B1) riguarda infatti l’Assemblea Costituente, attraverso un brano tratto dal discorso di insediamento dell’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Una scelta che invita gli studenti a riflettere sui principi fondanti della democrazia italiana e sul ruolo delle istituzioni.

Sempre nell’ambito del testo argomentativo, l’ANSA riferisce della presenza di un estratto dal volume “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere” del sociologo Frank Furedi. Il testo affronta il tema dei confini, della loro funzione nelle società contemporanee e delle dinamiche che caratterizzano il dibattito pubblico internazionale.

Un’altra traccia della stessa tipologia, identificata come B2, è dedicata invece alla comunicazione scientifica. Gli studenti hanno potuto lavorare su un brano del giornalista e scrittore Piero Bianucci tratto dal libro “Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire”, un testo che pone al centro il rapporto tra conoscenza, divulgazione e chiarezza del linguaggio.

Tra i temi di attualità proposti nella Tipologia C figura inoltre il concetto di fatica. Secondo quanto riportato da Skuola.net e confermato da fonti ANSA, lo spunto è stato fornito da un estratto del libro “Alzarsi all’alba” del giornalista e scrittore Mario Calabresi. Il testo invita a riflettere sul valore dell’impegno, del sacrificio e della perseveranza nella vita personale e professionale, temi particolarmente vicini all’esperienza delle nuove generazioni.

Le tracce predisposte per questa prima prova mostrano una significativa varietà di argomenti e prospettive, con l’obiettivo di valorizzare le competenze di analisi, comprensione e argomentazione degli studenti. Dalla grande letteratura del Novecento ai temi civici, fino alle questioni legate alla scienza e al mondo contemporaneo, l’esame di Stato 2026 si apre con una proposta culturale ampia e articolata.

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Minn-Kota IP Link Bt


Tra i tanti accessori che Minn Kota propone nel suo vasto catalogo, il piccolo IP Link Bt è un potente controllo remoto che permette di avere a portata di mano molti dati del motore, dell’elica e della batteria. È molto compatto e impermeabile ed è presente di serie con tutti i motori dotati di i-Pilot Link. Questo utilissimo telecomando dispone di uno schermo touch-screen a colori da 4,3 pollici personalizzabile e di una serie di pulsanti dedicati per raggiungere velocemente le funzioni più usate. Visualizza lo status del motore, il menù utente, la potenza del segnale GPS, lo stato dell’elica e lo stato della batteria. È alimentato da una batteria ricaricabile. Inoltre, nei modelli Ulterra, controlla anche l’autostow/deploy e il power trim.

kditaly.com

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La Georgia rinuncia a ridisegnare i collegi elettorali


I leader del partito hanno respinto la richiesta del governatore Brian Kemp, a differenza di altri Stati del Sud che hanno ridisegnato in fretta le mappe per favorire il partito.

I leader repubblicani del parlamento della Georgia hanno respinto mercoledì la richiesta del governatore Brian Kemp di ridisegnare i confini dei collegi elettorali, fermando un'operazione che avrebbe ridotto il peso politico degli elettori non bianchi. La decisione è arrivata nel giorno in cui Kemp, anche lui repubblicano, aveva convocato una sessione straordinaria del parlamento statale proprio per rivedere quei confini.

Negli Stati Uniti i confini dei collegi vengono ridisegnati periodicamente e il partito che controlla un parlamento statale può tracciarli in modo da avvantaggiare i propri candidati, una pratica nota come gerrymandering. I leader repubblicani hanno motivato la marcia indietro con il timore di muoversi troppo in fretta dopo una sentenza della Corte Suprema che ha indebolito le tutele del Voting Rights Act per gli elettori delle minoranze.

La scelta della Georgia contrasta con quanto accaduto in altri Stati del Sud, dove le maggioranze repubblicane hanno ridisegnato in fretta i collegi del Congresso prima delle elezioni di metà mandato di novembre. Lo hanno fatto in parte rispondendo agli appelli del presidente Donald Trump, che vuole rafforzare la fragile maggioranza repubblicana alla Camera dei rappresentanti.

Attivisti per i diritti civili e parlamentari democratici, soprattutto quelli neri e di altre minoranze, hanno celebrato il risultato dopo settimane di pressioni e dopo aver radunato centinaia di cittadini davanti al Campidoglio della Georgia ad Atlanta. Tra loro c'era Raphael Warnock, primo senatore nero dello Stato, tornato da Washington per partecipare alla protesta.

"Oggi si è visto che le persone comuni non devono aspettare fino a novembre per far sentire la propria voce e proteggere la nostra democrazia", ha dichiarato Warnock. "Possiamo alzarci in piedi e parlare proprio adesso."

Kemp non aveva chiesto di riaprire i collegi prima di novembre. Voleva invece che i confini per il Congresso venissero ridisegnati in vista delle elezioni del 2028. Il governatore, negli ultimi mesi del suo secondo mandato, aveva anche chiesto ai parlamentari di ridisegnare i propri collegi, una mossa che avrebbe reso la Georgia il primo Stato ad applicare al proprio parlamento la sentenza Louisiana contro Callais della Corte Suprema.

Lo speaker della Camera statale Jon Burns ha inviato a Kemp una lettera poche ore prima dell'inizio della sessione, informandolo che i parlamentari non avrebbero affrontato il tema del ridisegno dei collegi. Ha annunciato la decisione poco dopo, mentre i manifestanti riempivano il Campidoglio al grido di "Black voters matter", gli elettori neri contano.

Kemp ritiene che gli attuali collegi della Georgia siano incostituzionali e non vede ragioni per rinviare la loro revisione. "La suddivisione dei collegi legislativi è però responsabilità dell'Assemblea generale ed è nella sua discrezione rimandare la questione a una data successiva", ha scritto in un comunicato.

Burns ha spiegato che i parlamentari vogliono procedere con calma dopo la sentenza Callais, con cui la Corte Suprema ha annullato la mappa dei collegi della Louisiana giudicandola un gerrymander razziale illegale. La decisione apre la strada ai parlamenti statali per ridurre il numero di collegi in cui gli elettori neri e di altre minoranze sono determinanti.

Per lo speaker era più importante concentrarsi sui temi economici che su quelli che ha definito giochi di parte. Ha citato anche le cause ancora pendenti sugli attuali collegi della Georgia e la necessità di capire fino in fondo come la questione razziale possa o non possa essere usata nel disegno dei confini.

In privato, come riferito dall'Associated Press, alcuni repubblicani avevano espresso il timore che un processo affrettato, capace di ridurre il potere politico degli elettori delle minoranze, potesse provocare una reazione negativa. Temevano inoltre che i nuovi confini creassero senza volerlo collegi più competitivi, che i democratici avrebbero potuto vincere, soprattutto nell'area di Atlanta. I repubblicani della Georgia non hanno comunque escluso di tornare sul tema più avanti nel corso dell'anno.

Prima della sentenza Callais, la Sezione 2 del Voting Rights Act, la legge del 1965 che tutela il diritto di voto delle minoranze, era interpretata come un obbligo a disegnare collegi che dessero alle minoranze storicamente svantaggiate una ragionevole possibilità di eleggere i candidati di loro scelta. A livello nazionale questi collegi, chiamati opportunity districts, hanno eletto in misura maggiore deputati neri e di altre minoranze.

Circa un terzo dei 180 deputati statali della Georgia è nero. Aggiungendo elettori latini, asiatici e di altre minoranze, la quota di non bianchi sale al 40%, più o meno in linea con la composizione della popolazione dello Stato. Nella delegazione della Georgia alla Camera dei rappresentanti cinque collegi su quattordici hanno un elettorato in maggioranza o in maggioranza relativa non bianco. Nel 2024 tutti hanno eletto democratici neri.

Con la sentenza Callais una maggioranza conservatrice dei giudici ha concluso che i collegi disegnati tenendo conto della composizione etnica violano la clausola di eguale protezione della Costituzione americana. L'opinione di maggioranza, scritta dal giudice Samuel Alito, ha stabilito che la ripartizione dei collegi deve essere neutrale rispetto all'etnia.

Il ragionamento di Alito non si fondava sugli interessi di partito e i tribunali federali hanno stabilito che il gerrymandering a fini partitici è permesso dalla Costituzione. Negli Stati del Sud, però, l'appartenenza a un partito coincide in larga parte con l'etnia e così la sentenza ha permesso ai repubblicani di rafforzare i propri collegi ridistribuendo gli elettori non bianchi, che tendono a votare per i democratici. Molti attivisti per i diritti civili sostengono che questo renda impossibile per i parlamenti del Sud essere davvero neutrali rispetto all'etnia quando tracciano i confini.

Il tema dei diritti di voto delle minoranze è particolarmente sentito in Georgia, dove il complesso del Campidoglio ospita una statua di Martin Luther King e si trova a pochi isolati dai luoghi in cui il leader dei diritti civili visse, predicò e guidò il movimento che portò all'approvazione del Voting Rights Act nel 1965. Warnock, che è anche pastore della chiesa di Atlanta dove King predicava, ha paragonato la possibilità di ridurre la rappresentanza dei non bianchi alla lunga storia delle leggi Jim Crow, il sistema di segregazione razziale in vigore nel Sud, con le tasse sul voto e i test di alfabetizzazione che un tempo escludevano gli elettori neri. Anche quelle misure, ha ricordato, venivano definite neutrali rispetto all'etnia.

"Se volete ridisegnare le mappe e ne avete il potere, immagino che possiate farlo", ha detto Warnock riferendosi ai repubblicani che lodano King ogni anno nella festa nazionale a lui dedicata. "Ma tenete il nome del dottor King fuori dalla vostra bocca."

A livello nazionale la battaglia sul ridisegno dei collegi è cominciata l'anno scorso, quando Trump ha spinto gli Stati controllati dai repubblicani a ridisegnare le mappe del Congresso a proprio vantaggio. Il Texas è stato il primo a rispondere all'appello.

Il governatore della California Gavin Newsom e i democratici di Sacramento hanno reagito con un proprio gerrymander, poi approvato dagli elettori. Altri Stati hanno seguito. Il bilancio sarebbe stato quasi in pareggio se la Corte Suprema della Virginia, a maggioranza conservatrice, non avesse annullato le nuove mappe disegnate dai democratici e approvate dagli elettori. Nel complesso i repubblicani ritengono di poter guadagnare dieci seggi netti nei vari Stati. Potrebbero non bastare per conservare la maggioranza al Congresso, vista la bassa popolarità del presidente, ma potrebbero limitare i guadagni dei democratici.

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Questa mattina mi sento distorto... 🤣🤣🤣
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Dyson V10 Konical: il nuovo aspirapolvere senza filo con svuotamento automatico


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Dyson porta anche nella fascia V10 una delle funzioni più comode per chi usa spesso l’aspirapolvere senza filo: lo svuotamento automatico. Il nuovo Dyson V10 Konical con Auto-empty Dok nasce infatti per rendere la pulizia quotidiana più pratica, ordinata e igienica, senza rinunciare alla potenza di aspirazione che ha reso riconoscibile la gamma Dyson negli ultimi anni.

Il punto centrale di questo nuovo modello non è soltanto la capacità di aspirare polvere, peli e capelli, ma il modo in cui gestisce tutto quello che succede dopo la pulizia. Una volta terminato l’utilizzo, l’aspirapolvere può essere riposto nella base Auto-empty Dok, che si occupa di svuotare automaticamente il contenitore, ricaricare il dispositivo e tenere in ordine gli accessori. È una soluzione pensata soprattutto per chi vuole evitare il contatto diretto con la polvere e ridurre quelle piccole operazioni fastidiose che spesso accompagnano l’uso degli aspirapolvere senza filo.

Dyson V10 Konical punta su praticità e igiene


Il nuovo Dyson V10 Konical è stato progettato per semplificare una delle operazioni meno piacevoli: svuotare il contenitore. Chi ha in casa animali, capelli lunghi o molta polvere lo sa bene, perché aprire il serbatoio può far disperdere sporco e allergeni nell’aria. Con la base Auto-empty Dok, invece, polvere e detriti vengono trasferiti in un sacchetto sigillato, riducendo la necessità di intervenire manualmente dopo ogni sessione di pulizia.

Secondo Dyson, il sacchetto della base può contenere fino a 60 giorni di polvere e detriti, anche se la durata reale dipende ovviamente dalla frequenza d’uso, dalla grandezza della casa e dalla quantità di sporco raccolto. In ogni caso, l’idea è chiara: rendere l’aspirapolvere più vicino a un sistema completo, sempre pronto all’uso e meno impegnativo nella manutenzione quotidiana.

Spazzola All Floor Cones: meno capelli aggrovigliati e più controllo


Una delle novità più interessanti è la nuova spazzola All Floor Cones, caratterizzata da una forma conica pensata per evitare che capelli lunghi e peli di animali si avvolgano intorno al rullo. È un dettaglio importante, perché nei modelli tradizionali capita spesso di dover intervenire a mano, tagliare i capelli rimasti bloccati o rimuovere grovigli dopo qualche utilizzo.

In questo caso Dyson ha scelto una soluzione più pratica: la spazzola accompagna capelli e peli verso il sistema di aspirazione, riducendo gli accumuli e rendendo la pulizia più fluida. È una funzione utile soprattutto nelle case con animali domestici o con persone dai capelli lunghi, dove il problema dei grovigli è molto più frequente.

La spazzola integra anche un sistema di illuminazione verde simile a un laser, pensato per rendere più visibile la polvere sui pavimenti duri. Non è solo un effetto scenico: su superfici come parquet, gres o piastrelle chiare, la polvere sottile spesso si nota poco a occhio nudo. La luce aiuta quindi a individuare meglio le zone sporche e a capire dove passare più volte.
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Filtrazione HEPA sigillata fino a 0,1 micron


Dyson V10 Konical introduce anche una filtrazione HEPA completamente sigillata a cinque stadi, capace di catturare fino al 99,99% delle particelle fino a 0,1 micron. Questo significa che il sistema è pensato per trattenere polveri fini, allergeni, batteri e altre particelle molto piccole, rilasciando nell’ambiente aria filtrata.

È un aspetto da non sottovalutare, soprattutto per chi usa l’aspirapolvere in ambienti chiusi, magari in presenza di bambini, animali o persone sensibili alla polvere. La filtrazione sigillata serve proprio a evitare che le particelle aspirate rientrino nell’aria durante l’utilizzo o lo svuotamento.

Anche la base Auto-empty Dok integra un sistema di filtrazione HEPA, così da gestire in modo più igienico il trasferimento dello sporco dal contenitore dell’aspirapolvere al sacchetto sigillato.

Potenza, autonomia e modalità di utilizzo


Dal punto di vista delle prestazioni, il nuovo aspirapolvere senza filo Dyson V10 Konical offre una potenza di aspirazione di 150 Air Watt, con un incremento dichiarato del 30% rispetto a Dyson V8. L’autonomia arriva fino a 60 minuti, valore che naturalmente può variare in base alla modalità scelta e al tipo di superficie trattata.

Le modalità disponibili sono tre: Eco, Medium e Boost. La modalità Eco è pensata per le pulizie più leggere e per sfruttare al massimo l’autonomia, mentre Medium rappresenta l’equilibrio più adatto all’uso quotidiano. Boost, invece, serve quando bisogna affrontare sporco più ostinato, tappeti o accumuli localizzati.

Un altro elemento pratico è il controllo a un solo pulsante, che evita di dover tenere premuto il grilletto durante tutta la sessione di pulizia. È una scelta comoda, soprattutto quando si usa l’aspirapolvere per più stanze o per sessioni più lunghe.

Il contenitore ha una capacità di 0,54 litri, il peso è di 2,65 kg e le dimensioni sono pari a 1160 x 250 x 210 mm. È disponibile anche una batteria sostituibile, utile per chi vuole estendere l’autonomia complessiva durante le pulizie più lunghe.

Auto-empty Dok: svuotamento, ricarica e accessori in un’unica base


La vera novità del sistema è la Dyson Auto-empty Dok, una base che non si limita a tenere l’aspirapolvere in posizione verticale. Una volta collegata alla corrente, permette di ricaricare il dispositivo, svuotare automaticamente il contenitore e organizzare fino a tre accessori.

Il sacchetto interno sigillato ha una capacità di 2,5 litri e, secondo Dyson, può contenere fino a due mesi di sporco. Questo riduce la frequenza degli svuotamenti manuali e rende l’esperienza più pulita, specialmente per chi non ama entrare in contatto con polvere e detriti.

Le dimensioni della base sono pari a 337 x 292 x 1206 mm, mentre il peso è di 7,2 kg. Si tratta quindi di una stazione da lasciare stabilmente in casa, magari in lavanderia, in un ripostiglio o in un angolo dedicato alla pulizia.

Interessante anche la compatibilità: la base Auto-empty Dok è compatibile con Dyson V8 Cyclone e Dyson V10 Konical. Inoltre, gli accessori dei modelli Dyson V8, Dyson V8 Cyclone e del nuovo V10 Konical sono intercambiabili, un dettaglio utile per chi possiede già prodotti Dyson e vuole continuare a usare strumenti acquistati in precedenza.

Prezzo e disponibilità


Il nuovo Dyson V10 Konical è già disponibile al prezzo di 499 euro. La base Auto-empty Dok sarà invece disponibile nelle prossime settimane al prezzo di 150 euro.

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Adobe ha rilasciato nuovi aggiornamenti!

Relativamente a Lightroom Classic qui trovate le novità di questo update: youtu.be/WN5ncWPpjjI?si=cz3Mg9…

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Snap presenta SPECS, gli occhiali AR che vogliono rendere il computing più umano


Snap Inc. guarda oltre lo smartphone e presenta ufficialmente SPECS, una nuova generazione di occhiali in realtà aumentata pensata per portare il computing direttamente nel mondo reale. Non si tratta di semplici occhiali smart e nemmeno di un visore tradizionale, ma di un dispositivo indossabile autonomo che integra intelligenza artificiale, display trasparenti, strumenti di lavoro, intrattenimento ed esperienze condivise all’interno dell’ambiente che ci circonda.

L’obiettivo dichiarato da Snap è ambizioso: rendere il rapporto con la tecnologia più naturale, meno legato agli schermi e più vicino al modo in cui viviamo, lavoriamo, impariamo e comunichiamo ogni giorno. Gli Snap SPECS vogliono quindi inserirsi in quella nuova categoria di dispositivi che provano a superare il classico compromesso tra potenza, portabilità e comfort.

Gli occhiali sono disponibili in preordine su SPECS.COM al prezzo di 2.295 euro, con un deposito rimborsabile di 170 euro. Le prime spedizioni sono previste per l’autunno 2026 negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Francia.

Un computer indossabile dentro un paio di occhiali trasparenti


Con SPECS, Snap descrive una nuova idea di computer personale. Per anni il computing è stato legato a schermi fissi, smartphone, notebook o visori che spesso richiedono di isolarsi dall’ambiente. Gli SPECS provano invece a portare le informazioni digitali nello spazio fisico, sovrapponendole al mondo reale senza costringere l’utente ad abbassare lo sguardo o a interrompere quello che sta facendo.

Il concetto è semplice da spiegare ma complesso da realizzare: indossare un paio di occhiali e vedere comparire davanti ai propri occhi indicazioni, strumenti, contenuti, notifiche, assistenti virtuali ed esperienze interattive, mantenendo però il contatto visivo con ciò che accade intorno.

Secondo Snap, gli occhiali AR SPECS rappresentano un passaggio importante dopo oltre dieci anni di investimenti nella realtà aumentata. L’azienda ha lavorato su strumenti per sviluppatori, sistema operativo proprietario, display, ottiche e computer vision, arrivando a depositare oltre 7.000 brevetti legati a questo settore.

Più avanzati degli occhiali AI, più leggeri di un visore


Il punto interessante degli SPECS è il loro posizionamento. Snap non li presenta come un semplice paio di occhiali con funzioni vocali o fotocamera integrata, ma nemmeno come un visore immersivo pensato per sostituire l’ambiente reale.

Gli occhiali con intelligenza artificiale oggi disponibili sono spesso più comodi e facili da indossare, ma restano limitati nelle funzioni. I visori, al contrario, possono offrire esperienze più potenti, ma risultano generalmente più ingombranti e meno adatti a un utilizzo quotidiano prolungato. Gli SPECS cercano di stare nel mezzo, proponendo un dispositivo autonomo, senza cavi e senza unità esterne.

Il design è pensato per l’uso di tutti i giorni. La struttura è realizzata in polimero svizzero TR90, un materiale ad alte prestazioni scelto per combinare leggerezza e resistenza. Gli occhiali saranno disponibili in due misure: il modello da 47 mm pesa 132 grammi, mentre quello da 52 mm arriva a 136 grammi. Snap ha previsto anche inserti removibili per supportare diverse prescrizioni ottiche, così da rendere il prodotto più accessibile anche a chi porta normalmente gli occhiali da vista.

Display LCoS, campo visivo da 51 gradi e lenti elettrocromiche


La parte visiva è uno degli elementi centrali dei nuovi Snap SPECS. Gli occhiali integrano un display proprietario basato su tecnologia liquid crystal on silicon, con un campo visivo di 51 gradi e supporto a 16 milioni di colori. L’obiettivo è offrire immagini più ricche, fluide e leggibili, mantenendo allo stesso tempo la trasparenza necessaria per continuare a vedere l’ambiente circostante.

Snap paragona l’esperienza visiva a quella di un display desktop da 24 pollici per il lavoro, oppure a quella di uno schermo home cinema fino a 115 pollici posizionato a circa tre metri di distanza. In pratica, gli SPECS possono trasformare lo spazio davanti all’utente in una superficie digitale privata, visibile solo a chi indossa gli occhiali.

Un altro dettaglio molto interessante riguarda le lenti elettrocromiche, capaci di passare da trasparenti a oscurate in circa 10 secondi. La tecnologia è ispirata a quella utilizzata nei finestrini del Boeing 787 Dreamliner e serve ad adattare l’esperienza visiva a contesti diversi, dalla casa agli ambienti esterni più luminosi.

Snap ha inoltre riprogettato il waveguide, cioè il sistema ottico che permette di proiettare le immagini nelle lenti. Il nuovo design utilizza miliardi di nanostrutture invisibili, estremamente piccole, pensate per migliorare nitidezza, fluidità e ridurre al minimo la distorsione.

Due processori Snapdragon e tracciamento delle mani più naturale


Sotto la scocca, gli SPECS integrano due processori Snapdragon. Uno è dedicato alla computer vision, mentre l’altro è progettato per gestire l’esecuzione delle Lenti, cioè le esperienze in realtà aumentata create per l’ecosistema Snap.

Questa configurazione permette agli occhiali di riconoscere l’ambiente, seguire i movimenti e gestire interazioni più naturali. Il tracciamento delle mani ad alta velocità consente di usare gli SPECS senza dipendere sempre da controller esterni, rendendo l’interazione più immediata e vicina ai gesti quotidiani.

Snap dichiara una latenza motion-to-photon di 7 millisecondi, un dato molto importante per la realtà aumentata. Una latenza bassa aiuta infatti a mantenere i contenuti digitali stabili e ben ancorati al mondo reale, evitando quella sensazione di ritardo o disallineamento che può rovinare l’esperienza immersiva.

A cosa servono gli Snap SPECS nella vita quotidiana


La promessa degli occhiali AR di Snap è rendere la realtà aumentata davvero utile, non solo spettacolare. Gli SPECS possono mostrare indicazioni stradali, misurazioni spaziali, notifiche, contenuti multimediali e assistenza contestuale basata sull’intelligenza artificiale.

In uno scenario di lavoro, gli occhiali possono diventare un grande display personale per duplicare lo schermo, aprire una lavagna virtuale o creare uno spazio operativo anche quando non si ha davanti un monitor fisico. In ambito intrattenimento, possono essere usati per guardare contenuti in streaming o vivere esperienze digitali più coinvolgenti.

La parte più particolare resta però quella legata alle esperienze condivise. Snap parla di centinaia di Lenti AR già realizzate dagli sviluppatori, con esempi che vanno dal golf alla musica fino alla didattica. Una Lente può aiutare a leggere il green durante una partita, un’altra può trasformare lo spazio in una batteria interattiva con Drum Kit, mentre strumenti educativi come Vector Fields permettono di visualizzare forze normalmente invisibili.

È proprio qui che gli SPECS provano a distinguersi dagli schermi tradizionali. Non mostrano soltanto contenuti, ma li collocano nello spazio, trasformando l’ambiente reale in una superficie interattiva.

Intelligenza artificiale integrata nel mondo reale


Uno dei punti più importanti degli SPECS è l’integrazione con l’intelligenza artificiale. Snap descrive questa AI non come un assistente chiuso dentro una chat, ma come un sistema capace di vedere ciò che vede l’utente, comprendere il contesto e offrire supporto nel momento in cui serve.

Questo approccio apre scenari interessanti. Invece di chiedere informazioni a uno smartphone, l’utente potrebbe ricevere suggerimenti direttamente mentre svolge un’attività. L’assistenza può diventare più contestuale, perché legata a ciò che si sta guardando e facendo in quel preciso istante.

Naturalmente, un’integrazione così profonda solleva anche domande importanti su privacy, controllo dei dati e trasparenza. Snap ha infatti sottolineato che gli SPECS richiedono il consenso prima di accedere a informazioni sensibili, integrano un LED visibile durante la registrazione e privilegiano l’elaborazione dei dati direttamente sul dispositivo. Gli utenti potranno inoltre controllare ciò che viene memorizzato, sincronizzato, condiviso o eliminato.

Autonomia fino a 20 ore con la custodia di ricarica


Sul fronte autonomia, gli Snap SPECS offrono fino a 4 ore di utilizzo misto con una singola carica. In questo scenario rientrano la riproduzione audio e video, l’uso delle Lenti, l’assistenza AI, le notifiche Bluetooth e altre attività quotidiane.

La custodia di ricarica inclusa garantisce fino a quattro ricariche aggiuntive, portando l’autonomia complessiva fino a 20 ore in mobilità. È una scelta importante, perché rende il prodotto più vicino a un dispositivo da usare durante la giornata, anche se l’autonomia effettiva dipenderà molto dal tipo di utilizzo.

Snap punta anche sugli sviluppatori


Oltre al prodotto hardware, Snap ha annunciato nuovi strumenti dedicati agli sviluppatori. Negli ultimi diciotto mesi l’azienda ha rilasciato 10 aggiornamenti di Snap OS, introducendo oltre 40 nuove funzionalità e API. Questo lavoro ha già permesso la pubblicazione di centinaia di Lenti per gli SPECS.

Tra le novità c’è anche lo sviluppo agentico per la creazione delle Lenti all’interno di Lens Studio, pensato per aiutare gli sviluppatori a ideare, prototipare, testare, ottimizzare e migliorare le esperienze AR anche dopo il lancio. L’anteprima per gli sviluppatori è in fase di roll-out su Claude Code, Codex e Cursor.

Snap ha inoltre presentato lo SPECS Spatial Benchmark, utile per valutare le prestazioni dei modelli di intelligenza artificiale in attività spaziali del mondo reale, insieme al Migration Agent, pensato per aiutare i team a portare progetti esistenti sugli SPECS. Il nuovo Native Development Kit permette invece di integrare codice e librerie direttamente in Lens Studio.

Questo ecosistema sarà fondamentale per capire il futuro degli SPECS. Hardware e design possono attirare l’attenzione, ma saranno le applicazioni e le esperienze disponibili a determinare il reale valore del prodotto nel tempo.

Una campagna globale con volti della creatività


Per accompagnare il lancio, Snap ha svelato anche una campagna globale dedicata agli SPECS, realizzata dal fotografo Steven Meisel. Tra i protagonisti compaiono figure del mondo dello sport, della musica, della moda e della creatività, tra cui Jimmy Butler, Imogen Heap, Hoyeon, Jack Harlow e Kaia Gerber.

Ognuno di loro ha collaborato con Snap per immaginare nuove esperienze con gli SPECS, che debutteranno in autunno. È un modo per raccontare il prodotto non solo come dispositivo tecnologico, ma come piattaforma creativa destinata a influenzare il modo in cui contenuti digitali e mondo fisico possono convivere.

Un passo importante verso il futuro della realtà aumentata


Gli Snap SPECS rappresentano uno dei tentativi più concreti di portare la realtà aumentata fuori dai laboratori e dagli ambienti professionali, avvicinandola alla vita quotidiana. Il prezzo resta alto e il debutto iniziale sarà limitato ad alcuni mercati, ma il progetto mostra chiaramente la direzione in cui Snap vuole muoversi.

L’idea non è sostituire lo smartphone dall’oggi al domani, ma proporre un modo diverso di accedere alle informazioni digitali. Meno schermi da tenere in mano, più contenuti integrati nello spazio reale. Meno isolamento, più continuità tra tecnologia e ambiente circostante.

Se gli SPECS riusciranno davvero a combinare comfort, autonomia, qualità visiva, privacy e un ecosistema ricco di applicazioni, potrebbero diventare uno dei prodotti più interessanti nella nuova fase del computing indossabile. Per ora Snap ha tracciato una strada chiara: portare l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata dentro un paio di occhiali, rendendo il computer meno visibile, ma potenzialmente molto più presente nella vita di tutti i giorni.

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Notizie della settimana da smartpulse - 17 Giugno 2026



Omada Flex Bridge 5 e Sector Bridge 5: reti wireless outdoor fino a 5 km

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Omada Flex Bridge 5 e Sector Bridge 5: reti wireless outdoor fino a 5 km


Omada, il brand di TP-Link dedicato alle soluzioni di rete professionali, amplia la propria gamma di prodotti per la connettività outdoor con l'arrivo di Flex Bridge 5 e Sector Bridge 5. Si tratta di due nuove soluzioni progettate per realizzare collegamenti wireless a lunga distanza e semplificare la creazione di infrastrutture di rete distribuite, particolarmente utili per aziende, impianti produttivi, campus, hotel, magazzini e sistemi di videosorveglianza.

L'obiettivo è offrire un'alternativa pratica ed efficiente nei contesti in cui la posa di cavi risulta difficile, costosa o poco conveniente. Grazie ai nuovi ponti radio, diventa possibile collegare edifici e aree distanti tra loro mantenendo una connessione stabile e facilmente gestibile.

Connessioni wireless fino a 5 km di distanza


Le nuove soluzioni Flex Bridge 5 e Sector Bridge 5 operano sulla banda a 5 GHz e supportano velocità wireless fino a 867 Mbps. La copertura può raggiungere i 5 chilometri, permettendo di realizzare collegamenti affidabili anche su lunghe distanze.

Le antenne integrate ad alto guadagno sono state progettate per garantire stabilità del segnale e continuità operativa, caratteristiche particolarmente importanti per applicazioni professionali e sistemi di sorveglianza.

Le due soluzioni supportano sia configurazioni Point-to-Point (PtP) che Point-to-Multipoint (PtMP), offrendo un'elevata flessibilità nella progettazione delle reti.

Una rete scalabile per aziende e videosorveglianza


Uno degli aspetti più interessanti riguarda la possibilità di espandere facilmente l'infrastruttura.

Con Flex Bridge 5, un'unità master può collegare fino a 8 unità client. Integrando nella rete il nuovo Sector Bridge 5 come nodo centrale, la capacità aumenta ulteriormente, consentendo di gestire fino a 32 dispositivi Flex Bridge all'interno della stessa architettura wireless.

Grazie alla sua copertura di 120 gradi, Sector Bridge 5 è particolarmente indicato per realizzare reti distribuite in aree industriali, strutture ricettive, campus aziendali e sistemi di videosorveglianza che coprono ampi spazi.

Alimentazione PoE integrata per telecamere IP


Un'altra caratteristica pensata per i professionisti è la presenza di tre porte Gigabit PoE sui dispositivi della serie Flex Bridge 5.

Due di queste porte supportano la funzione PoE Out, consentendo di alimentare direttamente telecamere IP e altri dispositivi compatibili senza dover installare alimentatori aggiuntivi.

Questa soluzione permette di semplificare notevolmente la realizzazione di impianti di videosorveglianza, riducendo la complessità dell'infrastruttura e facilitando l'installazione in aree remote, parcheggi, perimetri aziendali e spazi aperti.

Installazione semplice e configurazione rapida


Omada ha lavorato anche sulla semplicità di installazione. I nuovi dispositivi possono essere configurati rapidamente grazie a un sistema basato su DIP Switch, che consente di assegnare il ruolo di master o client e completare il collegamento in pochi passaggi.

L'installazione può essere effettuata sia a parete sia su palo, mentre il supporto Ball-Joint facilita la regolazione dell'angolazione per ottenere il miglior allineamento possibile delle antenne.

Durante il montaggio, l'App Omada consente inoltre di monitorare in tempo reale la qualità del segnale, aiutando gli installatori a individuare il posizionamento ottimale dei dispositivi.

Progettati per resistere agli ambienti esterni


Essendo pensati per installazioni permanenti all'aperto, Flex Bridge 5 e Sector Bridge 5 offrono una certificazione IP66, che garantisce protezione contro polvere e agenti atmosferici.

I dispositivi integrano inoltre una protezione contro sovratensioni e fulmini fino a 6 kV, aumentando l'affidabilità operativa anche in ambienti particolarmente impegnativi.

Sul fronte dell'alimentazione, la compatibilità con gli standard 802.3af/at PoE, PoE passivo e alimentazione 12V DC permette di utilizzare diverse modalità di installazione, comprese configurazioni alimentate tramite energia solare.

Gestione centralizzata con Omada SDN


I nuovi ponti radio possono essere gestiti localmente tramite interfaccia web o applicazione dedicata, anche senza una connessione Internet attiva.

Per le installazioni più complesse, Flex Bridge 5 e Sector Bridge 5 possono essere integrati nell'ecosistema Omada SDN, la piattaforma che consente il monitoraggio centralizzato dell'intera infrastruttura di rete.

Attraverso controller hardware, software o cloud, gli amministratori possono controllare le prestazioni dei dispositivi, verificare lo stato della rete e intervenire rapidamente da remoto.

Con queste nuove soluzioni, Omada punta a offrire ai system integrator e alle aziende uno strumento affidabile per realizzare reti wireless outdoor, collegamenti a lunga distanza e sistemi di videosorveglianza distribuiti, senza la necessità di infrastrutture cablate complesse.

CaratteristicaDettaglio
Banda wireless5 GHz
Velocità massimaFino a 867 Mbps
CoperturaFino a 5 km
Modalità supportatePoint-to-Point e Point-to-Multipoint
Unità supportateFino a 8 client con Flex Bridge 5, fino a 32 unità con Sector Bridge 5
Porte3 porte Gigabit PoE
PoE Out2 porte dedicate per telecamere IP e dispositivi compatibili
Protezione outdoorCertificazione IP66
Protezione elettricaContro sovratensioni e fulmini fino a 6 kV
GestioneApp Omada, interfaccia Web e Omada SDN


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
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Oncologia, dall’Australia un algoritmo per intercettare gli effetti collaterali dell’immunoterapia


Un nuovo sistema digitale analizza le cartelle cliniche per diagnosticare tempestivamente le infiammazioni intestinali nei pazienti

Un team di scienziati australiani ha sviluppato un innovativo strumento digitale capace di individuare con rapidità e accuratezza i pazienti oncologici che manifestano gravi complicanze a causa dei trattamenti immunoterapici.

Il sistema, basato su un algoritmo informatico validato dal punto di vista medico, crea un vero e proprio "fenotipo digitale". Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Xinhua News Agency, l'infrastruttura analizza i dati delle cartelle cliniche elettroniche per rilevare la colite immuno-correlata. Questa patologia infiammatoria intestinale rappresenta una delle complicanze più diffuse, arrivando a colpire fino al 50% dei soggetti sottoposti a immunoterapia con inibitori dei checkpoint immunitari.

L'algoritmo promette di rivoluzionare la gestione clinica sostituendo le tradizionali e dispendiose revisioni manuali delle cartelle con un metodo automatizzato, standardizzato e ad alta precisione. Jasmine Teng, specialista in malattie infettive presso il Peter MacCallum Cancer Center e responsabile principale dello studio, ha sottolineato come l'iniziativa rappresenti un progresso fondamentale nell'ottimizzazione dei dati già strutturati all'interno dei sistemi sanitari.

L'obiettivo a lungo termine dei ricercatori è mappare i biomarcatori predittivi della patologia. In questo modo, le équipe oncologiche potranno personalizzare tempestivamente i regimi terapeutici o intervenire con una gestione precoce dell'effetto collaterale, migliorando significativamente la qualità della vita dei pazienti. Secondo gli autori dello studio, la capacità di identificare questa condizione su larga scala aprirà la strada a filoni di ricerca clinica e approfondimenti scientifici precedentemente inaccessibili.

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Storie nere di una terra tranquilla


Floriana Floris, Makka Sulaev, Matilde Baldi, Zoe Trinchero. Nel raggio di pochi chilometri quattro storie di donne, diverse per contesto ma unite dal filo rosso della violenza

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C’è un fazzoletto di terra, incastrato tra le colline pettinate dai vigneti dell’Astigiano, dove la cronaca nera ha smesso di essere un insieme di fatti isolati per trasformarsi in un’unica, enorme ferita collettiva. Da Incisa Scapaccino a Montegrosso, fino alle strade di Nizza Monferrato, ci sono pochi chilometri di strada, eppure in poco più di tre anni i destini di quattro donne si sono incrociati in un coro di violenza che lascia senza fiato.

Incisa Scapaccino, giugno 2023

Tutto è cominciato nella penombra di una casa di Incisa, il 6 giugno 2023. Floriana Floris, 49 anni, ha capito prima dei soccorritori che la sua vita era arrivata al capolinea. Il compagno, Paolo Riccone, impugnava un coltello: l’ha colpita per quaranta volte, infierendo sul suo corpo solo perché lei voleva lasciarlo.
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Floris, nei quaranta minuti precedenti al massacro, aveva trovato la forza di registrare sette brevi video con lo smartphone, un testamento di puro terrore: «Non voglio morire. Voglio vivere perché ho una figlia». Aveva intenzione di andare in caserma a denunciarlo il mattino successivo, ma quel mattino non lo ha mai visto. L’uomo, dopo averla uccisa, ha vegliato il cadavere per due giorni prima di tentare il suicidio.

Lui è nato a Incisa, figlio del benzinaio del paese. Lei era arrivata da poco, non abbastanza perché la compassione dei concittadini prendesse la direzione giusta. A pochi giorni dal delitto, sulla porta della casa dove vivevano vittima e assassino, è comparso un biglietto anonimo che è suonato come un’accusa per tutto il paese: «Un paese freddo, insensibile e privo di rispetto per chi non c’è più. L’ignoranza non ha limiti: parlano dell’assassino ma nulla su Floriana che non c’è più, rimasta due giorni lì per terra con il suo assassino».

Parole pesantissime. Persino don Claudio Montanaro, il parroco, le ha commentate con disagio e imbarazzo: «Capisco che in questo momento possano emergere rabbia e dolore. Io posso dire che la nostra comunità dovrà superare un trauma. Purtroppo, si sente spesso di tragedie come questa: sembrano sempre lontane, ora sappiamo che capitano anche dietro casa nostra e in qualunque famiglia. Ora quella di Floriana è nel dolore, merita rispetto e silenzio. Ora siamo soltanto chiamati apregare per la vittima, per la sua famiglia ma anche per lui».

Nizza Monferrato, marzo 2024

Nemmeno il tempo di elaborare il lutto che, il 1° marzo 2024, a pochissimi chilometri di distanza – a Nizza Monferrato – l’orrore ha bussato alla porta di un’altra famiglia. Questa volta, però, la violenza subita si trasforma in una reazione disperata di sopravvivenza. Makka Sulaev aveva appena 18 anni quando si ritrovò davanti all’ennesimo, brutale episodio di violenza domestica.
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Suo padre, Akhyad Sulaev, aveva inseguito la madre fin dentro la camera da letto per massacrarla di botte. L’uomo non accetta che la moglie voglia licenziarsi dal ristorante dove lavorano insieme; in quella casa i soprusi contro la donna e i figli sono una spaventosa routine quotidiana.

Makka è intervenuta per fare scudo, ha preso un coltello e con quello ha colpito il padre per due volte, uccidendolo sul colpo per fermare la sua furia. Durante il processo, a fare la differenza sarà un file audio registrato dal telefono del fratellino: si sentono distintamente le minacce di morte del padre, le urla della madre e i rumori della colluttazione.

Dopo una prima condanna a 9 anni e 4 mesi, pochi giorni fa – il 5 giugno 2026, tre anni esatti dopo la morte di Floriana Floris – la Corte d’Assise d’Appello di Torino ha ribaltato il verdetto, assolvendo Makka Sulaev con formula piena. Ha agito per legittima difesa, per salvare la vita di sua madre e la propria da un destino segnato. «Ma questa assoluzione non cancella il passato», ha detto la ragazza dopo la sentenza. «È un macigno che mi porterò sempre addosso. Non voglio però che passi un messaggio sbagliato. Vorrei che alle persone arrivasse il significato corretto di questa storia […] La giustizia fai da te non è mai una buona cosa. Lo provo sulla mia pelle: alla fine ti trovi a doverti tenere tutto dentro, a conviverci ogni giorno, ed è terribile».

Montegrosso d’Asti, dicembre 2025

Il destino, in questa provincia profonda, sa essere incredibilmente crudele, intrecciando i fili delle esistenze in modi che superano la fantasia. Matilde Baldi e Zoe Trinchero erano legate da una profonda amicizia d’infanzia. Vivevano entrambe a Montegrosso, condividevano le confidenze e i sogni dei loro vent’anni. Eppure, sono state strappate alla vita a meno di due mesi di distanza l’una dall’altra.
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Matilde Baldi, studentessa universitaria di vent’anni, ha trovato la morte la sera dell’11 dicembre 2025 lungo la tangenziale di Asti, sull’autostrada Asti-Cuneo. Viaggiava sulla 500 guidata dalla madre quando un bolide è piombato alle spalle e le ha centrate in pieno. Le indagini della Procura di Asti, chiuse a fine maggio 2026, hanno squarciato il velo sulla dinamica di quello che avrebbe potuto essere un incidente, ma non lo era: non è stata una fatalità, ma la conseguenza di una gara clandestina di velocità. Due Porsche stavano sfrecciando nel traffico a circa duecento chilometri orari.

Alla guida dell’auto che ha travolto la 500 c’era Franco Vacchina, un imprenditore astigiano oggi accusato di omicidio stradale aggravato e tentato inquinamento delle prove. Subito dopo lo schianto l’uomo ha cercato di convincere un carrozziere a riparare i danni per occultare le tracce prima del sequestro, ricevendo un rifiuto.

Mentre Baldi lottava tra la vita e la morte in ospedale – dove morirà tre giorni dopo – l’imprenditore inviava messaggi agli amici che oggi suonano come uno schiaffo sulla tomba della ragazza: «Per la cena andiamo volentieri, facciamo passare questa settimana. Tra il caos del lavoro e l’incidente di giovedì che ho distrutto la Gt3 nuova sono un po’ off», si legge in una chat, pubblicata dal quotidiano La Stampa.

Nessun pensiero per la giovane agonizzante: c’è solo il fastidio per la supercar nuova distrutta e il tentativo di cercare agganci con il prefetto per risolvere il «problema con la patente». Vacchina si difende nelle chat parlando di semplice sfortuna: «Sfiga», scrive a un amico. «Non sono un pilota di F1 ma sono 35 anni che guido Porsche. Non mi capacito ancora adesso di come possa essere potuto succedere».

L’unica nota di luce resta il gesto dei familiari di Baldi, che hanno autorizzato l’espianto degli organi salvando dieci persone. Neppure questo, però, smuove i protagonisti di questa incredibile storia dal loro cinismo. «Ho parlato trenta minuti con il capo dell’anticrimine», scrive un amico a Vacchina. «Il fatto che lei abbia donato gli organi l’ha fatta tenere in vita quattro giorni, sufficienti a raccogliere filmati e tutto per vedere che cazzo stavate facendo […] Hanno i filmati delle velocità e cosa avete fatto fino all’incidente: trenta persone sono andate a testimoniare che voi stavate facendo una gara. C’è gente che veramente ti vuole morto». Vacchina abbozza: «Tu mi conosci, come fai a credere che stessi facendo una gara, alle 20:15, con il traffico a palla».Ma la Procura ha indagato anche il conducente della seconda vettura: la gara, per gli inquirenti, c’era.

Nizza Monferrato, febbraio 2026

Zoe Trinchero, l’amica del cuore di Matilde Baldi, la raggiungerà nel silenzio definitivo della morte poco tempo dopo, nella notte tra il 6 e il 7 febbraio 2026. A soli 17 anni, è stata aggredita e uccisa a Nizza da Alex Manna, 19 anni, un ragazzo che considerava un amico. La violenza esplode a seguito di un rifiuto, un semplice “no” a un tentativo di approccio.

Manna, che praticava la boxe, ha scaricato sulla ragazza una raffica di pugni al volto, l’ha stretta al collo e infine l’ha trascinata sul bordo del canale, spingendola giù nel letto del torrente per disfarsi del corpo. Subito dopo il delitto, ha messo in piedi un tentativo di depistaggio razzista, accusando ingiustamente un trentenne di origine africana, adottato da una famiglia di Nizza: un jazzista di talento, con un passato fatto di festival e accademie e un presente minato da alcuni problemi psichici.

«È stato il nero, quello pazzo». Una menzogna che ha scatenato una violenta reazione popolare e una caccia all’uomo con residenti armati di bastoni sotto la casa dell’innocente. «Ero il bersaglio più facile, per il colore della mia pelle e per le mie fragilità», racconterà il giorno del funerale, quando il vero assassino aveva già confessato. Due mesi più tardi, la relazione del medico legale aggiungerà a questa storia un altro particolare terribile: quando è stata buttata nel canale, Zoe Trinchero era ancora viva. È morta annegata, mentre Manna fuggiva pensando a come farla franca.

Quattro storie di donne che si legano indissolubilmente con il filo rosso della violenza, della sopraffazione e dell’indifferenza, consumate tutte nello spazio di pochissimi chilometri, in una terra che si credeva tranquilla e che si è scoperta più fragile, spaventata, costretta a guardarsi allo specchio attraverso le cronache dei tribunali. In uno dei messaggi inviati dopo lo schianto sulla Asti-Cuneo, un amico scriveva a Franco Vacchina: «Vedrai, che tra un anno ne rideremo insieme».

No, in questa fetta di provincia non ne riderà nessuno. Né tra un anno né mai.

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L’ospedale che “ricovera” il paziente a casa è il sogno di tutti. A Torino c’è, e da più di quarant’anni. Si chiama OAD, Ospedalizzazione a domicilio, ed è un progetto “ad alta intensità assistenziale”, offre cioè un’assistenza molto simile a quella che si riceve in un ricovero convenzionale. Per ora purtroppo è una realtà circoscritta all’ospedale Molinette della Città della salute e della scienza, ma potrebbe essere estesa se l’amministrazione della sanità decidesse di investire su una intuizione medica all’avanguardia i cui effetti, sia clinici sia economici, sono tutti positivi. Nonostante da anni sia universalmente riconosciuto come un’eccellenza della sanità piemontese e il gradimento di pazienti e familiari sia altissimo, nessun direttore generale o assessore di nessun colore politico negli anni ha voluto garantire questa opportunità a tutti i torinesi, e ancora oggi è un privilegio dei soli cittadini che abitano nell’area Sud della città, il centro e la zona ospedali della Città della salute fino a Moncalieri.

Il servizio è nato nel 1984 da una lungimirante intuizione dei geriatri torinesi Fabrizio Fabris e Luigi Pernigotti e si è progressivamente sviluppato. Diversi studi – condotti su pazienti colpiti da eventi ischemici cerebrali, insufficienza cardiaca, patologie croniche riacutizzate ai bronchi o ai polmoni, malattie infettive e onco-ematologiche – ne hanno dimostrato efficacia e sicurezza. Il superamento della fase sperimentale è arrivato nel 2010, con una delibera di giunta (proposta da Eleonora Artesio, allora assessora alla Sanità nella giunta di centrosinistra presieduta da Mercedes Bresso), con cui si sono normate l’organizzazione e la remunerazione dell’attività di assistenza specialistica di ospedalizzazione domiciliare. Dopo, più nulla: quello che c’era è rimasto, e come spesso accade, non solo nella sanità, Torino è rimasta al palo. A realizzare il sogno sono stati altri.

Come funziona

L’accesso all’OAD può avvenire direttamente dal pronto soccorso delle Molinette, o su segnalazione dei medici dei reparti di degenza o del medico di famiglia. Condizioni imprescindibili la presenza in casa di almeno un caregiver (familiare convivente o badante a cui si affida un ruolo centrale nella gestione della cura) e l’assenza di condizioni di severa instabilità clinica. Il paziente ritenuto idoneo viene “ricoverato” a casa sua e la gestione clinica è in carico al personale medico e infermieristico delle Molinette, in grado di eseguire esami ematochimici, la diagnostica radiologica “trasportabile” (raggi RX, ecografie, ecocardio), telemonitoraggio, somministrazioni di farmaci ospedalieri e procedure strumentali e infusionali di base. Nulla è improvvisato: anche i familiari sono supportati e formati.

Responsabile dell’OAD torinese, operativa dalle 8 alle 20, è Renata Marinello e il servizio dipende dalla Geriatria universitaria dell’ospedale, diretta dal professor Mario Bo. La squadra dei sanitari a domicilio comprende quattro medici, undici infermieri e un coordinatore infermieristico. Con loro collabora un assistente sociale. Non è certo un servizio a costo zero, ma un ricovero ospedaliero convenzionale costa più del doppio. Una giornata di degenza ospedaliera in area medica alle Molinette costa in media 400-600 euro; per una giornata in OAD la Regione ha previsto una somma di 165 euro, quando il costo giornaliero stimato per l’ospedale è di 220 euro.

Il bilancio del 2025 è di 600 ricoveri in dodici mesi. «I pazienti seguiti sono in prevalenza anziani, con età media superiore agli ottant’anni, fragili, polipatologici e politrattati», ha raccontato a L’Unica Renata Marinello. «Ma non mancano malati di ogni età affetti da patologie ematologiche e oncologiche, insufficienze cardiache, epatiche o respiratorie, patologie neurodegenerative o ancora malattie congenite per cui sono necessari frequenti ricoveri ospedalieri, spesso di lunga durata».

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Perché al Servizio sanitario nazionale serve l’OAD

«Gli anziani in Piemonte rappresentano il 25 per cento circa della popolazione, ma contribuiscono alla maggior parte dei ricoveri in area medica», ha detto a L’Unica Mario Bo. «Il ricovero ospedaliero, per quanto spesso efficace nel risolvere l’evento acuto, è gravato da un consistente rischio di eventi avversi durante la degenza: allettamento e decondizionamento fisico, stato confusionale acuto (delirium), infezioni nosocomiali, cadute. Tutte condizioni che, soprattutto nei pazienti più fragili, possono peggiorare significativamente qualità e quantità della vita».

Nei pazienti ricoverati in OAD, al contrario, «queste complicanze, in particolare delirium e infezioni, sono molto ridotte, consentendo una miglior qualità di vita e meno ricoveri in Rsa o strutture di riabilitazione. Il risparmio dei costi sanitari è evidente». C’è poi un secondo motivo reso sempre più urgente dall’invecchiamento della popolazione, ha aggiunto il direttore della Geriatria universitaria della Città della salute: «Una sanità ospedalo-centrica non è più sostenibile per molti “grandi anziani” che spesso hanno severe limitazioni funzionali. Oltre alle difficoltà nelle prenotazioni di esami e visite in tempi utili, molti pazienti non sono in grado di andare alle visite ambulatoriali in ospedale. In questo contesto l’OAD potrebbe svolgere un controllo domiciliare periodico per prevenire recidive, riacutizzazioni e ridurre il numero di riospedalizzazioni». In un futuro prossimo, ha concluso il professore, «molte condizioni che oggi prevedono l’ospedalizzazione o il ricovero in Rsa o strutture per la riabilitazione potrebbero essere trattate al domicilio con vantaggio clinico ed economico».

Il modello catalano

Nato nel 1947 al Montefiore hospital di New York, il modello dell’Hospital at home si è diffuso negli Stati Uniti e in Canada, in Francia, in Australia e in Spagna. E proprio in Spagna, a Barcellona, è arrivato a gennaio dalle Molinette il geriatra e dottorando Roberto Presta, 34 anni, nel ruolo di “osservatore speciale” presso l’ospedale Parc sanitari pere Virgili, un centro pubblico catalano specializzato in cure intermedie e integrazione tra ospedale, territorio e domicilio. In Catalogna, ha spiegato, «vent’anni fa si è voluto investire sull’assistenza agli anziani e da allora l’ospedalizzazione a domicilio ha avuto una spinta fortissima».

Il modello – molto simile a quello che Torino aveva sperimentato già vent’anni prima – è stato messo a sistema: ora è routine in 27 ospedali in tutta la Catalogna e a diversi livelli di cura, ovvero non solo nel trattamento di casi acuti ma anche in fase di recupero o stabilizzazione. Nell’ospedale dove lavora Presta, la media è di settanta pazienti seguiti ogni giorno a domicilio e i medici che si spostano per visitarli in casa sono quattro.

In ospedali più grandi come l’Hospital clinic, con cui la Città della salute sta realizzando uno studio dedicato per valutare efficacia e sicurezza del modello, i medici sono nove, gli infermieri trenta. «Qui in Catalogna il paziente viene accompagnato in un percorso continuo che tiene conto dei diversi bisogni assistenziali – ha detto Presta a L’Unica –. Ciò è possibile anche grazie ad équipe interdisciplinari e cartelle cliniche elettroniche consultabili a tutti i livelli dell’assistenza». La sfida per Torino, se la si volesse cogliere, «è quella di rafforzare la dimensione di rete, rendendo più strutturati i collegamenti tra i livelli di cura dentro un sistema più ampio e accessibile. In questo senso la multidisciplinarietà rappresenta un punto di forza che dovrebbe diventare strutturale: accanto a medici e infermieri, servono competenze riabilitative, sociali, farmacologiche, nutrizionali e psicologiche». Se i software di ospedali e territorio non dialogano – è la sintesi – è facile immaginare quanti ostacoli si possono trovare sulla strada della cura.

I pazienti

A sostenere la promozione dell’OAD è attiva da tempo l’associazione “Promozione dell’Ospedale a casa”. La presiede da otto anni Laura Scarzello, un volto noto a Torino perché per anni è stata l’efficientissima segretaria di Rolando Picchioni, a lungo presidente del Salone del libro. «Ho avuto una mamma che è mancata a cento anni e che non ha passato un solo giorno in ospedale», ha raccontato a L’Unica. «Negli ultimi mesi è stata seguita a casa: un’esperienza fantastica. Anni fa è stato il mio turno, una brutta polmonite dopo un infarto. Non penso che possa esserci soluzione migliore per una famiglia che riesce a tenere a casa i familiari malati, soprattutto se anziani».

Dalla vita vissuta è partita la sua battaglia: «Anche Picchioni ci ha aiutati in questa causa e ci dava uno stand al Salone per pubblicizzare la nostra attività e il servizio». Un mese fa, la presidente Scarzello ha chiesto un incontro all’assessore regionale Federico Riboldi: «Ci ha ascoltato e con lui c’era anche il direttore regionale della sanità Antonino Sottile. Ci hanno parlato della possibilità di avviare un tavolo di lavoro su questo tema. Incrocio le dita, negli anni siamo andati a bussare a tutti, ma dopo le parole non sono mai seguiti i fatti». È anche una questione di principio: «Solo se abiti in centro o vicino alle Molinette hai diritto a questo servizio. Gli altri sono pazienti di serie B?».

La lezione del Covid

La necessità di superare l’organizzazione tradizionale a favore di modelli più flessibili e facilmente riorganizzabili in caso di necessità si è resa più evidente durante la pandemia, quando si è riscontrato con chiarezzache l’ospedale non è in grado di affrontare da solo la gestione sanitaria di una popolazione anziana in progressivo aumento.

In quegli anni anche l’OAD ha dovuto affrontare molte difficoltà logistiche e di sicurezza, superate in parte dal ricorso a strumenti di telemonitoraggio. È stato così possibile trattare al domicilio i pazienti che non necessitavano di procedure invasive evitando il ricovero nei reparti Covid, soprattutto per le persone ad alto rischio di eventi avversi, principalmente pazienti immunodepressi e più fragili, e riducendo i devastanti effetti negativi legati al ricovero ospedaliero in area Covid: senso di abbandono e isolamento sociale, depressione e depersonalizzazione.

Prospettive future

Quale potrebbe essere il ruolo dell’ospedalizzazione a domicilio all’interno del futuro Parco della salute, annunciato con ottimismo, al netto di inchieste e ritardi, per la fine del 2031? Da maggio 2018 ad aprile 2021, l’OAD ha preso parte al progetto “La casa nel parco”. «L’obiettivo era proporre soluzioni per l’e-health, la sanità digitale: applicazione di tecnologie ICT nella gestione dei processi sanitari, telemedicina e telemonitoraggio», ha spiegato a L’Unica Marinello. «Il perno del progetto è proprio la riflessione sullo sviluppo di tecnologie di avanguardia anche per le cure agli anziani nei due futuri grandi ospedali, Torino e Novara. Fondamentale, tuttavia, che il modello sia ripensato già in fase di progettazione con il suo inserimento all’interno della rete territoriale».

“La casa nel parco” è un lavoro da 11 milioni di budget finanziati da fondi FESR (Fondi europei per lo sviluppo regionale) 2014-2020, che ha coinvolto imprese, Università e Politecnico con otto diversi dipartimenti, dall’informatica all’ingegneria edile, da diritto e filosofia alla medicina e farmacia, e due enti di ricerca privati, il Collegio Carlo Alberto e la Fondazione ISI. Oltre a tre ospedali: la Città della salute e della scienza di Torino, l’Ospedale maggiore della carità di Novara, la Fondazione don Gnocchi a Torino.

Di recente, l’assessore alla Sanità del Piemonte Federico Riboldi ha voluto segnalare l’esperienza dell’OAD nelle sue Good news, la newsletter settimanale sulle buone notizie della sanità: una scelta che fa sperare nella volontà di potenziare il progetto. «La Regione guarda con grande interesse a queste esperienze innovative, che contribuiscono a rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio e a utilizzare in modo sempre più appropriato le risorse disponibili», ha detto l’assessore a L’Unica. «Il nostro compito è continuare a monitorarne i risultati, valorizzare le buone pratiche e verificare come possano essere ulteriormente sviluppate all’interno della rete sanitaria piemontese, sempre mantenendo al centro la sicurezza e i bisogni dei pazienti».

Nei prossimi giorni Riboldi ha convocato un incontro per avviare una riflessione: «L’ospedalizzazione a domicilio è uno degli esempi più interessanti di come la sanità possa evolvere per rispondere ai cambiamenti demografici e ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e fragile», ha aggiunto. «L’esperienza della Città della salute, che da quarant’anni rappresenta un punto di riferimento nazionale in questo ambito, dimostra che in determinate condizioni è possibile garantire cure di livello ospedaliero direttamente a casa del paziente. La sfida dei prossimi anni sarà proprio portare sempre più cure vicino alle persone, soprattutto utilizzando al meglio le opportunità offerte dall’innovazione organizzativa e tecnologica».

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La rassegna stampa di giovedì 18 giugno 2026


Trump firma l'intesa che chiude la guerra con l'Iran e riapre lo Stretto di Hormuz, mentre Israele resta isolata; la Fed di Warsh congela i tassi e cresce lo scontro tra il presidente e i repubblicani del Senato su nomine, FISA e collegi elettorali

Questa è la rassegna stampa di giovedì 18 giugno 2026

Gli Stati Uniti e l'Iran firmano l'accordo che chiude la guerra


Il presidente Trump ha firmato il memorandum d'intesa che pone fine alla guerra con l'Iran e prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, con la revoca del blocco navale e un alleggerimento delle sanzioni in cambio di future concessioni sul programma nucleare. Nel difendere l'intesa, Trump ha riconosciuto che Teheran manterrà i propri missili balistici e ha avvertito che potrebbe tornare a bombardare se i negoziati nei prossimi sessanta giorni dovessero fallire. Diversi critici, sia tra i democratici sia tra i falchi repubblicani, sostengono che il risultato sia molto inferiore agli obiettivi iniziali dell'Amministrazione.

Fonti: Axios, The New York Times, Financial Times

Israele isolata nella sua opposizione all'intesa con Teheran


Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è rimasto in silenzio dopo la firma, mentre molti funzionari del suo governo considerano l'accordo un disastro strategico e politico. Israele resta isolata sul piano internazionale nel ritenere che la guerra avrebbe dovuto continuare, con persino gli Emirati Arabi Uniti schierati a favore dell'intesa. Il punto più delicato riguarda il Libano: il memorandum prevede il ritiro israeliano, ma un consigliere di Netanyahu ha precisato che il Paese non si considera vincolato su questo capitolo finché Hezbollah non sarà disarmato.

Fonti: Axios

La Federal Reserve lascia i tassi invariati nel debutto di Warsh


La Federal Reserve ha mantenuto i tassi di interesse fermi nella prima riunione presieduta dal nuovo presidente Kevin Warsh, che ha annunciato un "nuovo capitolo" e una serie di riforme della banca centrale. Le nuove proiezioni mostrano i funzionari divisi tra nessun taglio quest'anno e uno o più rialzi, di fronte al timore di un'inflazione più alta. Nella sua prima conferenza stampa Warsh ha illustrato la propria visione, segnalando anche un abbandono della prassi della cosiddetta forward guidance.

Fonti: The New York Times, Financial Times, Axios

Lo scontro tra Trump e i repubblicani del Senato


Cresce la tensione tra il presidente Trump e il leader della maggioranza al Senato John Thune, che in più occasioni ha respinto le richieste della Casa Bianca su politiche e nomine. Trump ha scompaginato i piani del Senato ritirando il suo candidato all'intelligence da un'audizione e insistendo per la fine dell'ostruzionismo. Lo strappo alimenta una frattura interna ai repubblicani in un anno elettorale.

Fonti: The Wall Street Journal, The New York Times

Trump rinvia la nomina di Clayton e blocca il rinnovo della legge sulla sorveglianza


Il presidente Trump ha annunciato il rinvio della nomina di Jay Clayton a direttore dell'intelligence nazionale, complicando gli sforzi del Congresso per rinnovare i poteri di sorveglianza estera previsti dalla legge FISA. Trump ha inoltre dichiarato che non firmerà la proroga di quella normativa e ha chiesto al Congresso di approvare una legge sull'identificazione degli elettori al voto. La decisione ha gettato il Senato nel caos sulla guida della comunità dell'intelligence.

Fonti: The Wall Street Journal, The Hill

La Georgia accantona il ridisegno dei collegi tra le proteste


I vertici del Parlamento della Georgia hanno rinunciato al piano per ridisegnare i collegi e sottrarre alla Camera seggi detenuti da deputati democratici afroamericani, poche ore prima dell'avvio di una sessione straordinaria. La decisione è arrivata dopo crescenti proteste contro l'operazione di gerrymandering. I democratici hanno comunque avvertito che "la battaglia non è finita".

Fonti: The New York Times, Axios

L'Amministrazione paga 765 milioni per cancellare quattro progetti eolici


L'Amministrazione pagherà 765 milioni di dollari per annullare quattro progetti di energia eolica offshore. È il terzo accordo di questo tipo siglato dal Dipartimento degli Interni, che ha speso circa 2,5 miliardi di dollari per indurre le aziende ad abbandonare i loro impianti eolici in mare. La mossa conferma l'ostilità del governo verso le rinnovabili offshore.

Fonti: The New York Times

Il New Mexico chiede quasi un miliardo di dollari a Meta


Il New Mexico chiede una sanzione di quasi un miliardo di dollari a Meta, dopo che una giuria ha ritenuto il colosso tecnologico responsabile di aver messo in pericolo i minori e di aver ingannato il pubblico sulla sicurezza delle proprie piattaforme. La richiesta segna un nuovo capitolo nel contenzioso tra gli Stati e le grandi aziende dei social network sulla tutela dei più giovani.

Fonti: Fox News

Inaugurazione dell'Obama Presidential Center con gli ex presidenti


Gli ex presidenti Biden, Clinton e Bush dovrebbero partecipare all'inaugurazione dell'Obama Presidential Center a Chicago. Parlando prima della cerimonia, Barack Obama ha accusato le istituzioni che collaborano con il presidente Trump di essere "cadute vittime" dell'idea che "tutto ruoti intorno al denaro". L'evento riunisce così buona parte della leadership democratica insieme ai predecessori repubblicani.

Fonti: The Hill, The Hill

Si chiude dopo trentasette anni la supervisione federale sui Teamsters


Il Dipartimento di Giustizia e il sindacato dei Teamsters hanno avviato la procedura per porre fine al controllo federale sull'organizzazione, in vigore da trentasette anni. La supervisione era stata istituita per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nel potente sindacato dei trasporti. La fine del monitoraggio segna un passaggio significativo nei rapporti tra l'Amministrazione e il mondo sindacale.

Fonti: The Hill, Axios

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Il robot francese Eno, Apple nel 2027, SpaceX supera Amazon


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon giovedì,
non tutti sanno che c'è una startup di robotica molto promettente a Parigi: si chiama Genesis AI e ha appena presentato il robot general-purpose Eno. Poi discuteremo delle buone nuove da Mark Gurman sui prodotti che presenterà Apple a metà 2027; parleremo di SpaceX che supera Amazon per capitalizzazione di mercato; e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Le news di oggi, selezionate a mano.

Startup francese sostenuta dall'ex CEO di Google debutta il robot Eno


Robotica
Genesis AI, startup parigina sostenuta dall'ex CEO di Google Eric Schmidt, ha presentato Eno, un robot general-purpose basato su AI pensato per ambienti industriali. Il sistema è progettato per ragionare, adattarsi e gestire compiti sconosciuti, con algoritmi di visione-linguaggio-azione più veloci rispetto alle soluzioni presenti sul mercato, secondo Schmidt. Genesis collaborerà con LG CNS, il braccio IT di LG Group, per portare il robot ai clienti industriali entro la fine del 2025. Eno va addestrato dagli utenti, ma impara rapidamente. La startup ha raccolto 105 milioni di dollari l'anno scorso con investitori sia americani che cinesi.
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Fonte: bloomberg.com
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AirPods con fotocamera, iPhone "speciale" e iPhone pieghevole arriveranno nel 2027


Tecnologia
Apple sta preparando per la seconda metà del 2027 quella che internamente considera la sua più grande ondata di nuovi prodotti: AirPods con fotocamere integrate, un iPhone pieghevole di seconda generazione e un iPhone speciale per i 20 anni del dispositivo. Gli AirPods con camera, nome in codice B798, erano attesi per il 2026 ma sono slittati a causa dei ritardi nello sviluppo dell'AI: le fotocamere nei gambi non serviranno a scattare foto, ma a fornire contesto visivo a Siri, permettendo all'assistente di riconoscere oggetti e ambienti circostanti. L'iPhone per l'anniversario, disponibile in due misure, avrà un display quasi senza bordi con vetro curvo sui lati. Tutti e tre i prodotti saranno lanciati sotto la guida del nuovo CEO John Ternus. Apple sta già testando questi dispositivi insieme a iOS 28, l'aggiornamento software nome in codice Bell previsto per il 2027.
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Fonte: bloomberg.com
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SpaceX supera Amazon e diventa la quinta azienda al mondo per capitalizzazione di mercato


Big tech
Pochi giorni dopo la quotazione in borsa, SpaceX ha superato Amazon per capitalizzazione di mercato, toccando un picco di 2.970 miliardi di dollari contro i 2.650 miliardi di Amazon. Il catalizzatore è stato l'annuncio dell'acquisizione di Anysphere, la società dietro Cursor, l'app di vibe coding con oltre un milione di utenti, per 60 miliardi di dollari in azioni. Il deal viene pagato in stock, senza attingere ai proventi dell'IPO, e dovrebbe chiudersi nel terzo trimestre 2026. Per xAI — la divisione AI di SpaceX — l'obiettivo è colmare il gap con Anthropic e OpenAI nel segmento del coding enterprise, dove Cursor si è già affermato come strumento di riferimento tra gli sviluppatori professionisti.
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Fonte: the Guardian
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Anthropic e Casa Bianca stanno discutendo per ripristinare Fable 5 e Mythos 5


Politica
Anthropic e funzionari dell'amministrazione Trump stanno negoziando per risolvere le restrizioni di sicurezza che hanno portato alla sospensione dei modelli AI Fable 5 e Mythos 5. Il governo ha vietato venerdì scorso l'accesso degli utenti stranieri ai due modelli dopo che ricercatori di Amazon avevano scoperto un modo per aggirarne le protezioni; Anthropic ha poi disattivato l'accesso per tutti gli utenti. Alcuni funzionari dell'amministrazione chiedono che Anthropic riconosca carenze nel rilascio di Fable e nelle comunicazioni con la Casa Bianca; l'azienda sostiene invece che le vulnerabilità segnalate erano relativamente semplici e che aveva già collaborato estensivamente con il governo prima del lancio. Anthropic, valutata 965 miliardi di dollari e prossima all'IPO, sta perdendo utenti e ricavi a causa della sospensione, mentre l'amministrazione Trump deve dimostrare di saper gestire responsabilmente il settore AI.
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Fonte: The Wall Street Journal
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Trapelati documenti interni che rivelano le perdite miliardarie di OpenAI


Business
Documenti finanziari certificati ottenuti dal giornalista indipendente Ed Zitron mostrano che OpenAI ha chiuso il 2025 con ricavi in forte crescita — da 3,7 miliardi nel 2024 a 13,07 miliardi nel 2025 — ma con perdite operative che accelerano ancora più in fretta. Le sole spese in R&D hanno raggiunto 19,18 miliardi di dollari, di cui 10,59 miliardi pagati a Microsoft, superando ampiamente i ricavi totali dell'anno. La perdita operativa complessiva è salita a 20,92 miliardi, contro gli 8,78 miliardi del 2024. La perdita netta dichiarata è quasi 39 miliardi, ma circa 30 miliardi sono legati a una voce contabile straordinaria connessa alla conversione in società a scopo di lucro: al netto, la perdita effettiva sarebbe di circa 8 miliardi. OpenAI punta a raggiungere la redditività entro il 2030, ma deve fare i conti con costi in crescita, clienti enterprise sempre più critici sul ROI e la pressione competitiva di Anthropic sui prezzi.
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Fonte: Ars Technica
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Il superpotere della sicurezza di Anthropic


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SpaceX e il Sole Senziente


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AirPods con fotocamera, iPhone "speciale" e iPhone pieghevole arriveranno nel 2027


Gli ultimi aggiornamenti da Mark Gurman.
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In breve:


Apple sta preparando per la seconda metà del 2027 quella che internamente considera la sua più grande ondata di nuovi prodotti: AirPods con fotocamere integrate, un iPhone pieghevole di seconda generazione e un iPhone speciale per i 20 anni del dispositivo. Gli AirPods con camera, nome in codice B798, erano attesi per il 2026 ma sono slittati a causa dei ritardi nello sviluppo dell'AI: le fotocamere nei gambi non serviranno a scattare foto, ma a fornire contesto visivo a Siri, permettendo all'assistente di riconoscere oggetti e ambienti circostanti. L'iPhone per l'anniversario, disponibile in due misure, avrà un display quasi senza bordi con vetro curvo sui lati. Tutti e tre i prodotti saranno lanciati sotto la guida del nuovo CEO John Ternus. Apple sta già testando questi dispositivi insieme a iOS 28, l'aggiornamento software nome in codice Bell previsto per il 2027.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple Plans Camera AirPods Alongside Upgraded Foldable iPhone in 2027

bloomberg.com


Alternativa in italiano:

Il 2027 di Apple: tre prodotti rivoluzionari e un'AI che non è ancora pronta
Apple lavora a tre grandi novità per il 2027: l'iPhone del ventennale con display edge-to-edge, il secondo pieghevole e AirPods con fotocamera.
SmartWorld

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
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Anthropic e Casa Bianca stanno discutendo per ripristinare Fable 5 e Mythos 5


I modelli sono offline da venerdì scorso.
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In breve:


Anthropic e funzionari dell'amministrazione Trump stanno negoziando per risolvere le restrizioni di sicurezza che hanno portato alla sospensione dei modelli AI Fable 5 e Mythos 5. Il governo ha vietato venerdì scorso l'accesso degli utenti stranieri ai due modelli dopo che ricercatori di Amazon avevano scoperto un modo per aggirarne le protezioni; Anthropic ha poi disattivato l'accesso per tutti gli utenti. Alcuni funzionari dell'amministrazione chiedono che Anthropic riconosca carenze nel rilascio di Fable e nelle comunicazioni con la Casa Bianca; l'azienda sostiene invece che le vulnerabilità segnalate erano relativamente semplici e che aveva già collaborato estensivamente con il governo prima del lancio. Anthropic, valutata 965 miliardi di dollari e prossima all'IPO, sta perdendo utenti e ricavi a causa della sospensione, mentre l'amministrazione Trump deve dimostrare di saper gestire responsabilmente il settore AI.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic, Trump Officials Seek Deal on Restoring Powerful Model Access - WSJ
‘Both parties are working quickly to get this resolved,’ Anthropic says in first public comments since it pulled Fable and Mythos models, ‘Both parties are working quickly to get this resolved,’ Anthropic says in first public comments since it pulled Fable and Mythos models
The Wall Street JournalAmrith Ramkumar


Alternativa in italiano: non pervenuta

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SpaceX supera Amazon e diventa la quinta azienda al mondo per capitalizzazione di mercato


L'acquisizione di Cursor ha aiutato.
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In breve:


Pochi giorni dopo la quotazione in borsa, SpaceX ha superato Amazon per capitalizzazione di mercato, toccando un picco di 2.970 miliardi di dollari contro i 2.650 miliardi di Amazon. Il catalizzatore è stato l'annuncio dell'acquisizione di Anysphere, la società dietro Cursor, l'app di vibe coding con oltre un milione di utenti, per 60 miliardi di dollari in azioni. Il deal viene pagato in stock, senza attingere ai proventi dell'IPO, e dovrebbe chiudersi nel terzo trimestre 2026. Per xAI — la divisione AI di SpaceX — l'obiettivo è colmare il gap con Anthropic e OpenAI nel segmento del coding enterprise, dove Cursor si è già affermato come strumento di riferimento tra gli sviluppatori professionisti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

SpaceX overtakes Amazon to become world’s fifth most valuable company | SpaceX | The Guardian
Elon Musk’s firm briefly reached $2.97tn valuation days after its IPO following purchase of AI coding startup Cursor
the Guardian


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Trapelati documenti interni che rivelano le perdite miliardarie di OpenAI


Perdite operative da 20,9 miliardi solo nel 2025.
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In breve:


Documenti finanziari certificati ottenuti dal giornalista indipendente Ed Zitron mostrano che OpenAI ha chiuso il 2025 con ricavi in forte crescita — da 3,7 miliardi nel 2024 a 13,07 miliardi nel 2025 — ma con perdite operative che accelerano ancora più in fretta. Le sole spese in R&D hanno raggiunto 19,18 miliardi di dollari, di cui 10,59 miliardi pagati a Microsoft, superando ampiamente i ricavi totali dell'anno. La perdita operativa complessiva è salita a 20,92 miliardi, contro gli 8,78 miliardi del 2024. La perdita netta dichiarata è quasi 39 miliardi, ma circa 30 miliardi sono legati a una voce contabile straordinaria connessa alla conversione in società a scopo di lucro: al netto, la perdita effettiva sarebbe di circa 8 miliardi. OpenAI punta a raggiungere la redditività entro il 2030, ma deve fare i conti con costi in crescita, clienti enterprise sempre più critici sul ROI e la pressione competitiva di Anthropic sui prezzi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Leaked financial docs show OpenAI is losing billions of dollars a year - Ars Technica
Audited accounting shows growing revenues being dwarfed by R&D, other expenses.
Ars Technica


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Startup francese sostenuta dall'ex CEO di Google debutta il robot Eno


In partnership con LG.
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In breve:


Genesis AI, startup parigina sostenuta dall'ex CEO di Google Eric Schmidt, ha presentato Eno, un robot general-purpose basato su AI pensato per ambienti industriali. Il sistema è progettato per ragionare, adattarsi e gestire compiti sconosciuti, con algoritmi di visione-linguaggio-azione più veloci rispetto alle soluzioni presenti sul mercato, secondo Schmidt. Genesis collaborerà con LG CNS, il braccio IT di LG Group, per portare il robot ai clienti industriali entro la fine del 2025. Eno va addestrato dagli utenti, ma impara rapidamente. La startup ha raccolto 105 milioni di dollari l'anno scorso con investitori sia americani che cinesi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Startup Backed by Ex-Google CEO Debuts Robot, LG Partnership

bloomberg.com


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Maturità 2026, Polizia Postale e Skuola.net smontano le bufale: "Le tracce non si trovano online"


Un maturando su cinque convinto di trovare le tracce in rete, uno su cinque a rischio esclusione per lo smartwatch

Alla vigilia della prima prova scritta tornano le bufale sulla maturità. Per contrastarle, Polizia di Stato e Skuola.net rilanciano anche quest'anno la campagna "Maturità al sicuro", giunta alla diciannovesima edizione, con l'obiettivo di aiutare i candidati a distinguere le informazioni corrette dalle fake news che circolano online nei giorni più delicati dell'anno scolastico.

La bufala più dura a morire riguarda le tracce. Secondo un monitoraggio di Skuola.net su mille studenti, un maturando su cinque è convinto che navigando online nelle ore precedenti alla prova sia possibile trovare anticipazioni attendibili: il 13% crede che circoleranno in anteprima gli argomenti, mentre un 7% è certo di poter trovare il testo integrale delle tracce. Il 16% dei candidati dichiara che trascorrerà la vigilia sveglio fino a tardi nel tentativo di intercettare uno scoop che, in realtà, non esiste.

Sul fronte dei dispositivi elettronici la situazione è migliorata ma non del tutto. L'85% dei maturandi sa che il cellulare va consegnato alla commissione prima di sedersi al banco, pena l'invalidazione della prova. Resta però un 10% convinto di poter tenere il telefono in tasca purché spento, e un 5% che pensa di poterlo usare rischiando al massimo una penalizzazione sul voto. Entrambe le convinzioni sono errate.

Ancora più diffusa la confusione sugli smartwatch. Quasi un maturando su cinque, il 19%, potrebbe esporsi al rischio di esclusione per colpa di un orologio connesso: il 16% pensa di poterlo tenere al polso a patto che sia disconnesso da Internet, mentre il 3% crede di non incorrere in alcuna limitazione. Analoga confusione sui dispositivi che consentono di usare l'intelligenza artificiale offline: quasi un quarto dei candidati, il 23%, è convinto di poterli portare in aula, credendo erroneamente che basti non comunicare con l'esterno.

Per sfatare le ultime bufale, questa sera alle 20 gli operatori del Commissariato online e un rappresentante della Polizia di Stato, insieme a un esponente dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, saranno ospiti della diretta web di Skuola.net. Secondo i promotori della campagna, l'obiettivo è invitare gli studenti ad affrontare l'esame senza affidarsi a scorciatoie o presunte anticipazioni online.

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Per Hillary Clinton la ricandidatura di Biden nel 2024 fu "un terribile errore"


Per l'ex segretaria di Stato la sconfitta democratica del 2024 nasce dalla scelta di Biden di ricandidarsi a 81 anni: con primarie aperte, dice, chiunque avrebbe battuto Trump.

Hillary Clinton ha indicato in un solo errore la causa della sconfitta dei Democratici alle elezioni presidenziali del 2024: la decisione di Joe Biden di ricandidarsi alla Casa Bianca a 81 anni. In una nuova intervista l'ex segretaria di Stato ha definito quella scelta un "terribile errore di calcolo".

Parlando lunedì a un evento a Manhattan con David Remnick, direttore del settimanale New Yorker, Clinton ha detto che Biden ha commesso "un terribile errore per se stesso, per la sua eredità e per il paese" nel tentare di candidarsi di nuovo, come riferito dal New York Times.

Se Biden avesse deciso di "passare il testimone" e il Partito Democratico avesse tenuto primarie competitive, cioè una vera gara interna per scegliere il candidato, ha detto Clinton, "chiunque fosse uscito da quella sfida, che fosse la vicepresidente, un governatore, un senatore o chiunque altro, avrebbe battuto Donald Trump".

Il mese scorso il Comitato Nazionale Democratico, l'organo che dirige il partito, ha pubblicato un'analisi della sconfitta del 2024, giudicata incompleta e piena di errori, che addebitava alla Casa Bianca di Biden il modo in cui aveva posizionato Kamala Harris prima del suo ritiro tardivo dalla corsa. Il documento non ha approfondito la scelta iniziale di Biden di ricandidarsi.

A fine maggio Jill Biden, moglie dell'ex presidente, ha detto al programma "CBS News Sunday Morning" di essere stata "spaventata" durante la disastrosa prestazione del marito nel primo dibattito televisivo del 2024 contro Trump. "Ho pensato: oddio, sta avendo un ictus", ha raccontato. Dopo il dibattito spinse comunque il marito a restare in corsa.

Biden lasciò la corsa a fine luglio 2024 e appoggiò subito Harris, sua vicepresidente, lasciandole però solo tre mesi per costruire la propria campagna prima del voto.

Clinton ha detto che Harris ha perso in parte per il poco tempo a disposizione e in parte per la difficoltà di prendere le distanze da un presidente impopolare che l'aveva scelta come vice. "Alcune persone non volevano sentire nessun candidato criticarlo, soprattutto qualcuno che lui aveva scelto come vicepresidente", ha detto a Remnick. "Se fosse stato un governatore o qualcun altro uscito da un processo diverso, avrebbe potuto fare molto di più per smarcarsi da lui."

I Democratici che dopo il dibattito avevano provato a convincere Biden a ritirarsi, ha detto Clinton, trovarono "negazione totale". Biden alla fine fu convinto solo dai sondaggi.

Clinton e Biden hanno un rapporto cordiale in pubblico ma in privato competitivo e a tratti rancoroso. Servirono insieme ai vertici dell'amministrazione di Barack Obama, Biden come vicepresidente e Clinton come segretaria di Stato, ed entrambi valutarono di candidarsi alla presidenza nel 2016 prima che Biden rinunciasse.

Obama riteneva Clinton una candidata più forte di Biden, che allora era in lutto per la morte del figlio Beau, ucciso da un tumore al cervello. Per quell'anno scoraggiò con delicatezza il suo vice dal candidarsi.

Biden ha più volte espresso rimpianto per non essersi candidato nel 2016. "Me ne pento ogni giorno", disse della sua scelta ancora prima della sconfitta di Clinton. Nel 2017 affermò: "Penso che avrei potuto vincere". E ha sostenuto di poter vincere anche nel 2024 se fosse rimasto in corsa.

Clinton vinse il voto popolare nel 2016 ma perse contro Trump gli Stati chiave in bilico. Per la sua sconfitta indicò una serie di fattori fuori dal suo controllo, tra cui l'interferenza russa e la decisione dell'allora direttore dell'FBI, la polizia federale americana, James Comey, di annunciare nel pieno della campagna che il suo ufficio stava riesaminando se Clinton avesse gestito male informazioni riservate.

Ammise però anche i propri errori, tra cui l'uso di una email privata in violazione delle regole del Dipartimento di Stato. "L'errore più importante che ho commesso", disse nel 2017, "è stato usare la posta personale".

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Centrosinistra, Fratoianni detta la linea: "Il nucleo della coalizione siamo noi"


Il segretario di SI blinda il patto a tre senza Renzi, boccia il premierato mascherato e rilancia la tassa sulle grandi ricchezze

Le tre principali forze dell’opposizione, secondo Nicola Fratoianni, hanno il compito di assumere un ruolo trainante nel percorso di costruzione dell’alternativa al centrodestra. È quanto ha affermato il segretario di Sinistra Italiana intervenendo a “L’Attimo Fuggente”, trasmissione di Giornale Radio condotta da Luca Telese e Giuliano Guida Bardi, all’indomani dell’incontro che ha riunito Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e lo stesso Fratoianni per avviare un confronto politico comune tra le principali componenti del centrosinistra.

Rispondendo a una domanda sull’assenza di Matteo Renzi nella fotografia che ha accompagnato l’iniziativa, Fratoianni ha spiegato che la scelta è legata al peso politico e alla responsabilità assunta dalle forze coinvolte nel percorso. Secondo il leader di Sinistra Italiana, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra rappresenterebbero complessivamente circa il 42% dei consensi nelle rilevazioni disponibili, configurandosi come le tre principali forze dell’opposizione.

Fratoianni ha precisato che tale ruolo non implica una maggiore importanza rispetto agli altri soggetti politici, ma una responsabilità più ampia nel promuovere convergenze e iniziative comuni. Ha inoltre sottolineato come le tre forze abbiano maturato negli ultimi anni posizioni condivise su numerosi temi politici e sociali.

Sul tema della leadership della futura coalizione, il segretario di Sinistra Italiana ha escluso che la questione della candidatura alla presidenza del Consiglio sia stata affrontata nel corso dell’incontro. A suo giudizio, si tratta di un argomento che trova maggiore spazio nel dibattito mediatico che nell’agenda politica attuale, e che non rappresenta oggi una priorità per i cittadini.

Nel corso dell’intervista, Fratoianni ha dedicato ampio spazio anche alla proposta di riforma elettorale avanzata dalla maggioranza. Il leader di Sinistra Italiana ha definito il progetto “anticostituzionale, sbagliato e inaccettabile”, contestando in particolare il meccanismo del premio di maggioranza e l’obbligo di indicare il candidato premier al momento della presentazione del programma elettorale.

Secondo Fratoianni, tali elementi anticiperebbero di fatto una forma di premierato e rischierebbero di alterare il principio della rappresentanza parlamentare. Per questo motivo, il segretario di Sinistra Italiana ha ribadito la propria preferenza per un sistema elettorale integralmente proporzionale, ritenuto più idoneo a garantire una rappresentanza fedele degli orientamenti espressi dagli elettori.

Infine, interpellato sulla possibilità di introdurre una patrimoniale, Fratoianni ha confermato la propria posizione favorevole. Il leader di Sinistra Italiana ha dichiarato di sostenere l’introduzione di un’imposta rivolta alle grandi ricchezze, ribadendo il proprio assenso a una misura di questo tipo qualora fosse limitata ai patrimoni di maggiore entità.

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L'amministrazione Trump blocca una causa ambientale contro Musk


Il Dipartimento di Giustizia cita la guerra in Iran per fermare la causa della NAACP contro il data center di Musk e rivendica il potere di bloccare le azioni legali ambientali dei cittadini.

Il Dipartimento di Giustizia ha chiesto a un tribunale federale del Mississippi di archiviare la causa per inquinamento che la NAACP, la più antica organizzazione per i diritti civili degli afroamericani, ha intentato contro xAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk. La richiesta, depositata nella tarda serata di lunedì, cita la sicurezza nazionale: secondo il governo, l'azienda ha avuto un ruolo essenziale nella guerra con l'Iran e le sue turbine a gas non possono essere fermate.

Nel documento, firmato da Stanley Woodward Jr., procuratore generale associato e numero tre del dipartimento, il governo sostiene che la causa minaccia la sicurezza nazionale perché "cerca di interrompere la fornitura di energia per l'innovazione nell'intelligenza artificiale che supporta le operazioni militari". Il Dipartimento di Giustizia ha anche argomentato di avere l'autorità di fermare le cause ambientali intentate da privati cittadini o gruppi, un potere che finora non aveva mai rivendicato.

La NAACP ha fatto causa a xAI in aprile per contestare l'uso di turbine a gas senza permessi per alimentare i data center vicino al confine tra Tennessee e Mississippi. Secondo l'organizzazione, xAI gestisce attualmente 57 turbine a gas nel Mississippi per il suo data center Colossus 2, senza i controlli sull'inquinamento richiesti dal Clean Air Act, la principale legge americana sull'inquinamento atmosferico. Questo fa dell'impianto una delle maggiori fonti industriali singole di ossido di azoto, che contribuisce allo smog, oltre che di altre sostanze inquinanti come il particolato e la formaldeide, che colpiscono in modo sproporzionato i quartieri afroamericani vicini e i gruppi vulnerabili come bambini, anziani e famiglie a basso reddito.

"È straordinario che gli Stati Uniti intervengano a favore di un inquinator e in un caso come questo", ha dichiarato al New York Times Laura Thoms, direttrice dell'ufficio legale di Earthjustice, un'organizzazione ambientalista senza scopo di lucro che rappresenta la NAACP insieme al Southern Environmental Law Center. La Thoms, che fino all'anno scorso era a capo dell'ufficio per l'applicazione delle norme ambientali proprio al Dipartimento di Giustizia, ha aggiunto che a sua conoscenza il dipartimento non aveva mai sostenuto di avere il potere di respingere le cause dei cittadini con la propria sola autorità. "Di solito il dipartimento interviene per far rispettare la legge", ha detto, riferendosi al Clean Air Act, che richiede a impianti come le centrali elettriche di ottenere permessi e installare tecnologie di controllo dell'inquinamento.

Martedì Woodward ha dichiarato in una nota che "la responsabilità ultima di far rispettare la legge federale spetta al potere esecutivo, non a gruppi di interesse privati", aggiungendo che il dipartimento è "impegnato a mantenere quell'ordine costituzionale proteggendo al contempo la sicurezza nazionale e promuovendo l'energia e l'innovazione americana".

La richiesta del Dipartimento di Giustizia mette in discussione un pilastro del diritto ambientale americano: le cosiddette "citizen suits", le cause dei cittadini. Il Clean Air Act prevede che singoli individui e gruppi possano citare in giudizio aziende o agenzie governative per costringerle a rispettare le leggi ambientali, e per decenni queste cause sono state uno strumento fondamentale per il movimento ambientalista. Thomas Jorling, che nel 1970 contribuì a scrivere la legge quando era consigliere legale di senatori repubblicani, ha ricordato al New York Times che la norma sulle cause dei cittadini fu pensata proprio per prevenire quelle che ha chiamato "negligenze dolose" delle agenzie governative. "Tra le motivazioni per non far rispettare la legge ci sono favoritismi, ricompense politiche, risorse insufficienti e simili", ha detto Jorling. "Non ci sono altre spiegazioni per la mancata applicazione della legge da parte del governo. Le cause dei cittadini sono la linea di difesa".

L'intervento del Dipartimento di Giustizia a favore di xAI mette l'amministrazione Trump in contrasto con un'altra agenzia federale, l'EPA, l'agenzia per la protezione ambientale, che all'inizio dell'anno aveva chiarito che anche le turbine temporanee sono soggette a permessi e controlli sull'inquinamento. Andrew Mergen, professore alla Harvard Law School, ha definito "molto aggressivo" il documento del dipartimento e lo ha collegato a una campagna di lunga data del movimento giuridico conservatore per limitare le cause dei cittadini su basi costituzionali. Mergen, che ha lavorato per tre decenni nella divisione ambiente del Dipartimento di Giustizia fino al 2022, ha notato che la richiesta è stata firmata quasi interamente da nomine politiche, incluso un funzionario di alto rango come Woodward, piuttosto che da avvocati di carriera del dipartimento. "In trentatré anni al Dipartimento di Giustizia, non credo di aver mai presentato un atto con la firma del procuratore generale associato", ha detto, vedendo in questo un segnale di politicizzazione dell'istituzione.

La causa chiede sanzioni di circa 124 mila dollari al giorno per ogni violazione e un'ingiunzione che ordini all'azienda di fermare le turbine. xAI, che ora fa parte di SpaceX, l'azienda aerospaziale di Musk recentemente quotata in borsa e che ha reso Musk il primo uomo con un patrimonio superiore ai mille miliardi di dollari, ha sostenuto che le turbine sono temporanee e quindi esenti da requisiti di autorizzazione più severi. Abre' Conner, direttrice della giustizia ambientale e climatica della NAACP, ha dichiarato che "in un momento in cui i super-ricchi sembrano essere protetti e sostenuti da alcune delle nostre istituzioni governative, è importante che le industrie inquinanti non traggano vantaggio a spese della salute delle comunità nere". Ha aggiunto che "le cause dei cittadini sono una polizza assicurativa fondamentale per le comunità per ritenere gli inquinatori responsabili delle decisioni che causano loro danni".

Il caso è nel Quinto Circuito, la corte d'appello federale considerata la più conservatrice del paese, e Mergen ha osservato che il dipartimento "si sente molto sicuro di avere un certo vantaggio del campo di casa". Emily Tucker, vicepresidente della società di ricerca Capstone, ha detto al New York Times che secondo una "lettura convenzionale" del Clean Air Act il tribunale dovrebbe dare ragione alla NAACP, ma l'argomento della sicurezza nazionale potrebbe creare difficoltà e rendere probabile un ricorso fino alla Corte Suprema.

La richiesta del Dipartimento di Giustizia rappresenta un'espansione senza precedenti del potere esecutivo sulla legislazione ambientale e un attacco diretto allo strumento delle cause dei cittadini, che da oltre cinquant'anni permettono a singoli e associazioni di portare gli inquinatori davanti a un giudice.

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Comunicazione pubblica digitale, assegnati a Roma gli Smartphone d’Oro 2026: premiate 23 esperienze innovative


Oltre 20mila voti per scegliere le migliori iniziative digitali della PA tra 70 candidature provenienti da tutta Italia

La trasformazione digitale della pubblica amministrazione continua a consolidarsi come uno degli assi portanti dell’innovazione nel settore pubblico italiano. È quanto emerso dalla dodicesima edizione degli Stati Generali della Comunicazione Pubblica Digitale, promossi da Fondazione Italia Digitale e ospitati a Roma negli spazi di Binario F, presso la Stazione Termini.

L’appuntamento annuale, che ha riunito esperti, rappresentanti istituzionali, giornalisti, professionisti della comunicazione e responsabili digitali di enti pubblici, ha offerto un’occasione di confronto sulle strategie di innovazione adottate dalle amministrazioni italiane, con particolare attenzione alle opportunità e alle sfide poste dall’intelligenza artificiale.

Momento centrale della giornata è stata la premiazione dello Smartphone d’Oro 2026, il riconoscimento dedicato alle migliori pratiche di comunicazione e informazione pubblica digitale, giunto quest’anno alla sua settima edizione. Alla competizione hanno partecipato 70 realtà pubbliche provenienti da diverse regioni italiane. La selezione dei vincitori è avvenuta attraverso la combinazione dei voti espressi dalla giuria scientifica e dalla votazione popolare online, che nelle cinque ore dedicate ha raccolto complessivamente 20.300 preferenze.

Ad aggiudicarsi il primo posto assoluto è stata l’Agenzia Strategica per lo Sviluppo Sostenibile del Territorio della Regione Puglia. Sul secondo gradino del podio si è classificata l’ASL di Biella, mentre il terzo posto è andato alla Commissione di Albo nazionale dei Tecnici della prevenzione negli ambienti e nei luoghi di lavoro.

Nel corso della cerimonia sono stati assegnati anche i premi speciali di categoria. Il riconoscimento per la Cultura è stato conferito alla Reggia di Caserta, quello per gli Enti Locali al Comune di Copparo e quello dedicato alla Gestione Eventi a Lares Italia. Il premio Innovazione è stato assegnato a ISPRA, mentre l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale è stata premiata per la categoria Istruzione e Ricerca.

Nell’ambito sanitario, il riconoscimento è andato alla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), mentre per la categoria Servizi Pubblici è stata premiata l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi. Il premio Sostenibilità è stato attribuito a ENEA, mentre il riconoscimento dedicato al Turismo è andato al GAL Sulcis.

La manifestazione ha inoltre valorizzato ulteriori esperienze attraverso una serie di menzioni speciali assegnate a INPS, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Formez PA, Regione Lazio, Federsanità, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Polizia di Stato, ASST Valle Olona, CSI Piemonte, Istituto Comprensivo Tommaseo e Regione Friuli Venezia Giulia.

Nel corso della mattinata è stata presentata anche una ricerca realizzata da Fondazione Italia Digitale e Istituto Piepoli sul rapporto tra cittadini, informazione e servizi digitali. Dall’indagine emerge che circa due italiani su tre si informano sulle attività della propria città attraverso strumenti digitali, mentre otto cittadini su dieci esprimono una valutazione positiva nei confronti degli amministratori che investono in innovazione tecnologica e servizi digitali.

Secondo gli organizzatori, i risultati dell’edizione 2026 confermano la crescente maturità della comunicazione pubblica digitale italiana e la diffusione di buone pratiche in numerosi ambiti dell’amministrazione. Gli Stati Generali della Comunicazione Pubblica Digitale e il premio Smartphone d’Oro torneranno a Roma nel 2027 con una nuova edizione dedicata all’evoluzione dell’ecosistema pubblico digitale.

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Migranti, via libera definitivo al decreto sui rimpatri volontari. Meloni: "Più ordine e più efficacia"


Approvata in via definitiva la riforma delle procedure di rientro assistito; il governo rivendica maggiore efficienza
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L'Aula della Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il decreto legge contenente disposizioni urgenti in materia di rimpatri volontari assistiti. Il provvedimento ha ottenuto 147 voti favorevoli, 93 contrari e tre astensioni, confermando il testo già licenziato dal Consiglio dei ministri e successivamente approvato dal Senato senza modifiche. Il decreto rappresenta un intervento correttivo rispetto a una precedente normativa, oggetto di approfondimenti istituzionali in seguito ai rilievi emersi durante il confronto con il Quirinale in merito ad alcuni profili di costituzionalità.

La notizia è stata riportata dal quotidiano Il Giornale, che ha evidenziato come il provvedimento introduca una serie di misure finalizzate a rendere più efficace il sistema dei rimpatri volontari assistiti, ampliando al contempo la platea dei soggetti autorizzati a fornire assistenza ai cittadini stranieri che intendano aderire ai programmi predisposti dallo Stato.

Secondo quanto illustrato nel dossier del Servizio Studi parlamentare, il decreto prevede, per il triennio 2026-2028, l'erogazione di un compenso a favore del rappresentante munito di mandato che assista il cittadino straniero nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito. La nuova disciplina chiarisce inoltre che il compenso sarà riconosciuto indipendentemente dall'esito finale del procedimento di rimpatrio.

Il testo amplia inoltre il numero dei soggetti che potranno svolgere l'attività di rappresentanza e assistenza, demandando a un successivo decreto del ministro dell'Interno la definizione dei criteri per l'individuazione dei rappresentanti abilitati e delle modalità di corresponsione del compenso. Per l'attuazione della misura sono stati stimati oneri pari a 281.055 euro per il 2026 e a 561.495 euro annui per ciascuno degli anni 2027 e 2028.

L'approvazione del decreto è stata accolta con favore dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che attraverso un video pubblicato sui social ha sottolineato l'importanza del provvedimento nell'ambito delle politiche migratorie del governo.


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"Con il via libera definitivo della Camera al decreto Rimpatri e alle norme sui rimpatri volontari assistiti facciamo un altro passo avanti per rafforzare gli strumenti a disposizione dello Stato nella gestione dei flussi migratori. Più serietà, più ordine, più efficacia", ha dichiarato la premier.

Meloni ha inoltre ribadito l'impostazione dell'esecutivo sul tema dell'immigrazione, affermando che "l'obiettivo è chiaro: governare il fenomeno migratorio con regole certe e strumenti concreti". Il Presidente del Consiglio ha quindi concluso il suo intervento con un messaggio di continuità dell'azione di governo: "Avanti così".

Il decreto entra nel quadro delle iniziative adottate dall'esecutivo per rafforzare gli strumenti amministrativi e operativi legati alla gestione dei flussi migratori, con particolare attenzione ai percorsi di rimpatrio volontario assistito, considerati una delle opzioni previste dall'ordinamento per favorire il rientro dei cittadini stranieri nei Paesi di origine attraverso procedure assistite e coordinate dalle autorità competenti.

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G7 di Evian, giornata conclusiva: più armi a Kiev, sanzioni rafforzate su Mosca e sostegno all'intesa con l'Iran


La dichiarazione congiunta spazia dall'Ucraina al Medio Oriente, da Taiwan alla lotta al traffico di droga

Si chiude oggi il G7 di Evian, in Francia, con una giornata dedicata a crescita economica e intelligenza artificiale, dopo che nella notte è stata pubblicata una dichiarazione congiunta che tocca i principali dossier geopolitici globali. Riporta RaiNews.

Sul fronte ucraino, secondo il documento finale, i leader dei Sette Grandi si dicono "uniti nell'incrollabile sostegno all'Ucraina" e concordano di aumentare la fornitura di sistemi di difesa aerea, capacità a lungo raggio e intercettori. Nel testo si afferma inoltre l'impegno a "rafforzare le sanzioni, comprese quelle sui settori del petrolio e del gas" contro la Russia, e i leader parlano di "un nuovo slancio" dopo i recenti sviluppi sul campo di battaglia. Zelensky partecipa ai lavori e ha riferito di poter incontrare nuovamente Trump domani.

Sul Medio Oriente, il comunicato finale accoglie con favore l'intesa annunciata tra Stati Uniti e Iran, definendola "un'opportunità storica per impedire all'Iran di acquisire armi nucleari". Sul piano del traffico marittimo, nel testo si sostiene l'accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz e l'iniziativa di difesa multinazionale guidata da Francia e Regno Unito per proteggere le navi mercantili. Sul nucleare, il documento riafferma che "l'Iran non acquisirà mai armi nucleari" e che i negoziati dovranno tenere conto delle minacce regionali poste da Teheran. Sul Libano, il G7 sostiene gli sforzi per il disarmo di Hezbollah. Su Gaza, la dichiarazione indica la necessità di accelerare gli aiuti umanitari e chiede la fine delle violenze in Cisgiordania.

Il testo affronta anche altri dossier: profonda preoccupazione per i programmi nucleari e missilistici della Corea del Nord, opposizione a qualsiasi modifica unilaterale dello status quo nello Stretto di Taiwan, impegno a smantellare le reti di traffico di migranti e a intensificare la lotta contro il traffico di droga, definito "una minaccia importante e crescente per la sicurezza nazionale".

L'ultima sessione di lavoro riunisce al tavolo i membri del G7, i Paesi partner, Egitto, Kenya, India, Brasile e Corea del Sud, e la direttrice del FMI Kristalina Georgieva sul tema della crescita economica equilibrata e sostenibile. Il vertice si chiuderà con un pranzo dedicato all'intelligenza artificiale, a cui parteciperanno anche Sam Altman di OpenAI, Dario Amodei di Anthropic e Arthur Mensch di Mistral AI.

Nel pomeriggio Macron terrà la conferenza stampa conclusiva. In serata Trump sarà accolto alla Reggia di Versailles per una cena in occasione del 250esimo anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti. Il palazzo è il luogo simbolo dell'amicizia franco-americana: qui nel 1783 fu firmato il trattato che sancì l'indipendenza americana.

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Omicidio Saman Abbas, la Cassazione conferma i quattro ergastoli


Respinti i ricorsi delle difese: diventano definitive le massime pene per i genitori e i cugini. Ventidue anni allo zio della vittima

Secondo quanto riportato da Il Giornale, la Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per l'omicidio di Saman Abbas, la giovane di origine pakistana uccisa a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, nella primavera del 2021. I giudici della Suprema Corte hanno rigettato i ricorsi presentati dalle difese, confermando integralmente le sentenze emesse in secondo grado nei confronti dei familiari ritenuti responsabili del delitto.

Diventano così definitive le condanne all'ergastolo per i genitori della ragazza, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, nonché per i cugini Ikram Ijaz e Noman Hulaq. Confermata anche la pena di 22 anni di reclusione inflitta allo zio Danish Hasnain, individuato come uno dei partecipanti al piano omicidiario.

La decisione della Cassazione chiude definitivamente uno dei procedimenti giudiziari più rilevanti degli ultimi anni in materia di violenza familiare e delitti maturati in contesti caratterizzati da forti pressioni culturali e sociali. La Suprema Corte ha accolto le richieste formulate dalla Procura Generale, che alla vigilia dell'udienza aveva sollecitato il rigetto dei ricorsi e la conferma delle condanne pronunciate dalla Corte d'Appello.

Secondo quanto accertato nei precedenti gradi di giudizio, Saman Abbas sarebbe stata uccisa per essersi opposta a un matrimonio combinato con un parente residente in Pakistan e per aver manifestato la volontà di condurre una vita autonoma, in contrasto con le aspettative della famiglia. Gli inquirenti e i giudici hanno ricostruito l'esistenza di un progetto omicidiario condiviso tra più componenti del nucleo familiare, finalizzato a punire quella che veniva percepita come una violazione delle regole e delle tradizioni imposte alla giovane.

Nella propria requisitoria, il Procuratore Generale aveva definito il movente del delitto come caratterizzato da una violenza «estrema e sproporzionata», sottolineando come l'omicidio fosse stato deliberatamente concepito per sanzionare il presunto disonore arrecato dalla ragazza alla famiglia. Elementi che, secondo l'accusa, hanno contribuito a delineare la particolare gravità del fatto e la natura del movente.

La vicenda ebbe inizio tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021, quando la diciottenne scomparve da Novellara. Nelle ore successive i genitori lasciarono l'Italia per fare ritorno in Pakistan, mentre lo zio e i cugini si allontanarono nei giorni seguenti. Le indagini, supportate da testimonianze, intercettazioni e attività investigative protrattesi nel tempo, hanno consentito di ricostruire il quadro accusatorio che ha portato alle condanne definitive.

Determinante nel corso delle indagini è stato anche il contributo dello zio Danish Hasnain, che ha indicato agli investigatori il luogo in cui era stato occultato il corpo della giovane. Un elemento che ha consentito il ritrovamento dei resti di Saman e ha rappresentato uno dei passaggi chiave dell'inchiesta.

Con la pronuncia della Corte di Cassazione si conclude dunque l'iter giudiziario relativo all'omicidio di Saman Abbas. Le condanne all'ergastolo per i genitori e i due cugini, insieme alla pena di 22 anni per lo zio, diventano ora irrevocabili.

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Trump deve battere l'accordo sull'Iran di Obama, ma la parte difficile deve ancora cominciare


L'intesa con Teheran per ora è solo un cessate il fuoco di 60 giorni: il negoziato vero parte venerdì in Svizzera, e l'Iran arriva al tavolo più forte che nel 2015

Il presidente Trump si trova in una trappola di sua creazione: per giustificare i costi umani ed economici dei tre mesi di guerra con l'Iran deve ottenere un accordo nettamente migliore di quello firmato da Barack Obama nel 2015, ma per ora ha in mano solo un cessate il fuoco e la promessa di negoziare. Lo scrive in un'analisi il New York Times, che ha intervistato il presidente al telefono domenica sera.

Pochi minuti dopo l'inizio della telefonata per spiegare l'intesa appena raggiunta con Teheran, Trump è tornato su un tema che lo irrita, il paragone con l'accordo nucleare di Obama, definendolo "un disastro". "Era una strada verso l'arma nucleare, il nostro è un muro contro l'arma nucleare nel senso più vero del termine", ha detto. La sua sensibilità sull'argomento è comprensibile: aveva fatto campagna contro quel patto già dal 2015 e lo aveva poi cancellato durante il suo primo mandato, contro il parere di molti suoi alti consiglieri per la sicurezza nazionale. In un discorso del 2018 lo aveva accusato di aver tolto "sanzioni economiche pesantissime all'Iran in cambio di limiti molto deboli" all'attività nucleare e di "nessun limite" agli altri comportamenti ostili di Teheran, soprattutto il sostegno al terrorismo in Medio Oriente. Molte di queste critiche erano fondate ed erano spesso condivise anche dai democratici.

L'accordo descritto domenica è però soltanto un cessate il fuoco e l'impegno ad aprire del tutto lo Stretto di Hormuz, il passaggio strategico per il traffico mondiale di petrolio, per sessanta giorni. Le due parti si impegnano ad avviare i negoziati sul futuro del programma nucleare, ma per ora non c'è modo di confrontare il vecchio e il nuovo patto, perché sono di natura completamente diversa.

L'accordo del 2015 portò a far uscire dall'Iran circa il 97 per cento delle scorte nucleari di allora. Il destino delle scorte attuali, molto più pericolose, resta indeterminato. Non c'è alcuna decisione su come gestire la futura ricerca e l'arricchimento dentro l'Iran, né se tutti i principali siti nucleari verranno chiusi. Non si discute ancora di limiti ai missili iraniani né del ritorno del sostegno di Teheran a quel che resta delle milizie che finanzia, come Hamas, Hezbollah e gli Houthi.

Il vicepresidente JD Vance ha riconosciuto la portata del lavoro da fare, che comincia venerdì in Svizzera con la firma cerimoniale di un memorandum d'intesa tra lui e il principale esponente del parlamento iraniano. Trump sostiene che non sarà difficile. "Abbiamo concluso l'accordo con l'Iran", ha detto martedì a un vertice del G7 in Francia. "Si passa a una seconda fase, che secondo me sarà persino più facile." È forse l'unico a pensarlo: l'accordo del 2015 richiese diciotto mesi di trattativa ed è lungo oltre 150 pagine, piene di parametri tecnici e di allegati su come monitorare e ispezionare il programma nucleare.

"Quello che deve fare lui è perfino più difficile di quel che dovemmo fare noi nel 2015, perché noi non avevamo a che fare con una scorta di uranio vicina a quella necessaria per un'arma nucleare", ha detto al New York Times Wendy Sherman, che guidò la squadra negoziale del 2015 e fu poi vicesegretaria di Stato con il presidente Joe Biden. Sherman ha aggiunto che l'amministrazione Trump non ha ancora messo insieme la squadra di esperti necessaria: "Servono avvocati, esperti del Tesoro, esperti di energia, esperti di ispezioni." Nel 2015 ai negoziati c'erano tra gli altri Ernest Moniz, segretario all'Energia ed esperto di armi nucleari, il capo dell'intelligence sull'Iran della CIA, l'agenzia di spionaggio americana, e americani che avevano lavorato con gli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, l'ente nucleare dell'ONU.

L'inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e il genero del presidente Jared Kushner stanno correndo per assemblare una squadra simile nei sessanta giorni di trattativa che partono venerdì. Qualche settimana fa hanno passato una giornata all'Oak Ridge National Laboratory, un laboratorio nucleare americano, con esperti che hanno spiegato che tipo di attrezzature servirebbero per recuperare l'uranio arricchito al 60 per cento e diluirlo. Gli iraniani non si presentano impreparati: il loro ministro degli Esteri Abbas Araghchi, principale interlocutore di Witkoff, era il numero due iraniano ai negoziati di undici anni fa e ha una conoscenza dettagliata dell'infrastruttura nucleare del paese, dai siti di arricchimento di Natanz e Fordo alle operazioni di Isfahan, dove l'Iran stava sviluppando la capacità di trasformare l'uranio in forma metallica, utilizzabile per una testata. Tutti e tre i siti erano stati colpiti un anno fa con bombe e missili americani anti-bunker, nell'operazione chiamata "Midnight Hammer", che lasciò sotto le macerie molti degli impianti nucleari più importanti dell'Iran.

La squadra per la sicurezza nazionale di Trump si dice convinta, almeno in pubblico, di avere carte che la squadra di Obama non aveva. "Obama aveva implorato l'Iran per un accordo", ha detto il segretario alla Difesa Pete Hegseth alla CBS domenica. "Noi abbiamo bombardato l'Iran, poi imposto un blocco navale" e ripreso a bombardare una settimana fa "per assicurarci che si sedessero al tavolo per un grande accordo", dicendo che i militari americani resteranno al largo per controllare che gli iraniani rispettino gli impegni. Lo stesso Trump ha ripreso il tema nella telefonata di domenica: "Credo che ne abbiano avuto abbastanza", ha detto, ricordando che gli iraniani erano stati colpiti da due ondate di attacchi.

Quello che Trump e Hegseth tralasciano è che stavolta anche gli iraniani hanno parecchie carte che undici anni fa non avevano. Hanno scoperto di poter chiudere lo Stretto di Hormuz semplicemente piazzando qualche mina e lanciando qualche drone, abbastanza da far esitare armatori e capitani prima di attraversare lo stretto passaggio, e hanno dimostrato di poter raggiungere e distruggere impianti di desalinizzazione, sistemi radar americani e impianti petrolchimici nella regione. Inoltre nel 2015 il materiale più potente che possedevano era arricchito solo al 20 per cento, e sarebbero serviti settimane o mesi di ulteriore arricchimento per renderlo utilizzabile in una bomba. Oggi hanno combustibile arricchito al 60 per cento, che può diventare adatto a un'arma in pochi giorni o settimane, se riescono a recuperarlo dalle macerie di Isfahan senza farsi scoprire.

Nell'intervista Trump è tornato più volte sull'accordo di Obama, affermando in modo errato che avrebbe "permesso loro di arricchire fino all'arma nucleare". In realtà quel patto limitava l'arricchimento al 3,67 per cento, la soglia usata per i reattori e non per le armi atomiche. Un difetto reale dell'accordo, come lo stesso Trump aveva detto nella campagna del 2016, era invece che consentiva all'Iran di continuare a lavorare su centrifughe di nuova generazione e a un arricchimento molto limitato. L'intesa di Obama era inoltre destinata a scadere nel 2030. Nell'intervista Trump ha parlato della possibilità di concordare una sospensione dell'arricchimento per quindici-vent'anni, il che farebbe cadere le restrizioni tra il 2041 e il 2046. Anche questo guadagnerebbe tempo, ma guadagnare tempo era pure la strategia dell'accordo di Obama.

L'intesa del 2015 aveva molti difetti: gli iraniani si rifiutarono di trattare sulla dimensione e sulla gittata del loro arsenale missilistico, e il nuovo memorandum sembra tacere sul punto, rinviato al prossimo round. Quel patto non impedì all'Iran di finanziare gruppi terroristici, e anche su questo il memorandum pare non dire nulla, così come nulla sul trattamento di manifestanti e dissidenti, ai quali all'inizio dell'anno Trump aveva promesso "aiuto in arrivo". Nella telefonata il presidente ha sostenuto che l'Iran otterrà l'allentamento delle sanzioni solo se cambierà comportamento, anche smettendo di sparare sui manifestanti, ma ha anche detto di non avere fretta di sequestrare l'uranio o di portarlo fuori dal paese, perché sotto le macerie non rappresenta una minaccia immediata.

La grande incognita è se ci sarà davvero un secondo accordo. "Non è arrivato alla seconda parte di niente, né in Ucraina né a Gaza", ha detto Sherman. Se però andrà fino in fondo e otterrà tutte le concessioni che dice gli iraniani sono pronti a fare in cambio di incentivi finanziari, Trump potrebbe arrivare a un'intesa che va ben oltre quella del 2015. Per ora non ce l'ha.

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La guerra con l'Iran finisce ma l'economia americana resta nei guai


Benzina sopra i 4 dollari al gallone e inflazione ai massimi da tre anni: i prezzi alti potrebbero durare mesi e complicare la posizione di Trump al voto di metà mandato

La guerra tra Stati Uniti e Iran si avvia alla fine, ma il suo conto per l'economia americana resta da pagare. Lunedì il presidente Trump ha annunciato un'intesa preliminare che sembra aver fermato i combattimenti in Medio Oriente, ma i prezzi alti e le altre tensioni che hanno colpito famiglie e imprese americane non si sono fermati. Lo scrive il New York Times, secondo cui il carovita potrebbe restare elevato ancora per mesi, fino a complicare la posizione della Casa Bianca alle elezioni di metà mandato, il voto che a novembre rinnoverà il Congresso.

Stati Uniti e Iran hanno firmato un accordo quadro per porre fine al conflitto, ma nessuna delle due parti ne ha pubblicato il testo completo e i dettagli restano sconosciuti. All'inizio della guerra, Trump aveva previsto un intervento di breve durata e solo un lieve contraccolpo per l'economia americana, che a suo dire si sarebbe ripresa in fretta. La campagna militare è invece durata oltre tre mesi, dopo i primi attacchi ordinati a fine febbraio, e ha innescato tensioni finanziarie destinate a durare, forse fino al prossimo anno.

Il prezzo del petrolio ha cominciato a scendere, ma il costo dei carburanti non tornerà subito ai livelli precedenti la guerra e potrebbero servire mesi prima che gli automobilisti vedano un sollievo pieno al distributore. Lunedì il prezzo medio della benzina ha superato i 4 dollari al gallone (circa 3,8 litri) a livello nazionale secondo l'AAA, l'associazione automobilistica americana: meno del picco toccato durante la guerra, ma ancora circa un dollaro in più al gallone rispetto a un anno fa.

Anche le altre strozzature nell'energia e nei trasporti marittimi globali sembrano allentarsi, con la riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio che collega il Golfo Persico al Golfo dell'Oman ed è cruciale per il traffico di petrolio. L'arretrato nelle spedizioni non si smaltirà però in una notte e beni come i fertilizzanti potrebbero restare scarsi, una situazione che secondo gli analisti può spingere ancora al rialzo il costo del cibo anche dopo la fine del conflitto.

Dopo tre mesi di guerra, a maggio l'inflazione complessiva è accelerata fino al ritmo più rapido degli ultimi tre anni, con gli aumenti dei prezzi che hanno superato la crescita dei salari. Il dato contrasta con le ripetute assicurazioni del presidente, secondo cui l'economia era in salute e gli effetti della guerra sarebbero stati temporanei. Il mese scorso Trump aveva promesso che gli americani avrebbero visto "benzina e petrolio crollare come un sasso" non appena i due paesi avessero raggiunto un accordo.

James Knightley, capo economista internazionale della banca ING, ha detto al New York Times che molte incognite circondano ancora l'intesa, a partire da quanto sarà "una pace duratura". Anche con un prezzo del petrolio in calo, secondo Knightley potrebbe non essere prima del 2027 che il gallone medio di benzina torni sotto i 3 dollari, il livello precedente la guerra, e che l'inflazione rallenti fino all'obiettivo del 2 per cento fissato dalla Federal Reserve, la banca centrale americana. In entrambi i casi il sollievo vero potrebbe non arrivare prima delle elezioni di metà mandato, una tempistica che a suo avviso rischia di essere un ostacolo per il Partito repubblicano.

Trump ha continuato a minimizzare. Mentre la benzina aumentava, ha definito le preoccupazioni sul costo della vita una "truffa", e dopo l'ultimo dato sull'inflazione lo ha definito "ottimo" dichiarando: "amo l'inflazione". Molti democratici si sono subito aggrappati a queste parole per sostenere agli elettori che il controllo repubblicano di Washington ha lasciato le famiglie in condizioni peggiori. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer ha attaccato il presidente in aula, chiedendosi "a cosa stia pensando Trump" nel dire in televisione "la cosa più insensata e fuori dal mondo immaginabile".

Gli attacchi puntano a sfruttare una serie di sondaggi recenti che mostrano maggioranze di elettori sempre più insoddisfatte della gestione dell'economia da parte del presidente, con indici di fiducia dei consumatori che riflettono la stessa ansia sul futuro del paese. La Casa Bianca ha spesso liquidato questi giudizi negativi come faziosi, sostenendo che i consumatori continuano a spendere e si sentono meglio sulle proprie finanze di quanto appaia.

Trump sperava di presentarsi al voto di novembre con un'economia in pieno slancio, grazie alle sue politiche, compreso un ampio pacchetto di tagli alle tasse, mentre cominciavano a produrre effetti. Il mercato del lavoro in particolare resta solido, con 172.000 posti aggiunti il mese scorso, e i mercati finanziari sono saliti lunedì sulla prospettiva di un accordo con l'Iran. Tomas Philipson, professore all'università di Chicago e già membro del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump, ha detto al giornale che parte del pessimismo è di routine, perché spesso colpisce il partito al governo, e che un'intesa con l'Iran sarebbe "un enorme sollievo per i mercati e per l'economia in generale".

Prima della guerra la Casa Bianca contava su quello che Joseph Lavorgna, capo economista di SMBC Nikko Securities America e fino a poco tempo fa alto consulente del Dipartimento del Tesoro, ha definito un "boom disinflazionistico", una crescita capace di far scendere i prezzi rimasti alti. Il conflitto con l'Iran ha cambiato il quadro, facendo salire i prezzi e minacciando di rallentare la crescita della produzione. "Avremo un boom", ha detto Lavorgna al New York Times, "ma non sarà disinflazionistico".

La maggior parte degli economisti ritiene che la benzina, pur potendo scendere presto, resterà sopra la media precedente la guerra almeno fino alla fine dell'anno, ha detto Ajay Parmar, direttore per l'energia e la raffinazione della società di dati di mercato ICIS. Se il prezzo del petrolio restasse elevato più a lungo del previsto, anche per l'aumento della domanda alla fine della guerra, la pressione inflazionistica resterebbe negli Stati Uniti per un periodo ragionevole. Due rapporti della società Oxford Economics hanno indicato altri rischi, tra cui l'aumento del costo dei fertilizzanti, che potrebbe far salire i prezzi del cibo a livello globale con un ritardo anche dopo la fine della guerra.

"Anche se il prezzo del petrolio scende bruscamente dopo un accordo, non significa per forza che l'inflazione scenderà altrettanto bruscamente", ha detto al New York Times Grace Zwemmer, economista per gli Stati Uniti della stessa Oxford Economics. "Le cose non torneranno alla normalità così, dall'oggi al domani", ha aggiunto, anche se un accordo ridurrebbe parte dei rischi al ribasso per l'economia.

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Catanzaro, la Polizia di Stato potenzia i controlli con un nuovo drone operativo


In servizio un velivolo DJI Mini 4 Pro assegnato alla Questura: supporto a prevenzione, sicurezza e monitoraggio del territorio
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La Questura di Catanzaro, attraverso un post pubblicato sulla propria pagina Facebook, ha reso noto di aver ricevuto un velivolo a pilotaggio remoto DJI Mini 4 Pro che entra ufficialmente a far parte dei mezzi operativi della Polizia di Stato. Il drone sarà impiegato nelle attività di controllo del territorio, prevenzione e supporto alla sicurezza pubblica nella provincia catanzarese.

Il dispositivo è stato concesso in comodato d’uso gratuito dalla Regione Calabria – Unità Operativa Autonoma “Politiche della Montagna, Foreste, Forestazione e Difesa del Suolo”, Settore “Difesa del Suolo, Tutela del Territorio e Prevenzione Calamità Forestali”. L’assegnazione è avvenuta su iniziativa del dirigente del settore competente, nell’ambito di un accordo formalizzato lo scorso 25 marzo tra il Questore di Catanzaro e il dirigente generale della medesima struttura regionale.

Secondo quanto comunicato, l’acquisizione del mezzo è stata resa possibile anche grazie all’interessamento del Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno e di un esponente della Giunta regionale calabrese. L’obiettivo dell’iniziativa è il rafforzamento delle capacità operative e tecnologiche a supporto delle attività di prevenzione e controllo del territorio.

A seguito della consegna, il drone è stato immatricolato come velivolo d’istituto e assicurato, quindi formalmente immesso in servizio e assegnato all’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Catanzaro.

Parallelamente, due operatori di polizia dello stesso ufficio hanno completato la formazione specifica presso il Centro Addestramento Standardizzazione al Volo della Polizia di Stato di Pratica di Mare, conseguendo l’abilitazione alla conduzione del velivolo e acquisendo le competenze necessarie al suo impiego operativo.

L’introduzione del drone rappresenta un ulteriore passo nel processo di ammodernamento delle dotazioni tecnologiche della Polizia di Stato. Il mezzo consentirà attività di osservazione e monitoraggio aereo in diversi contesti operativi, contribuendo a interventi più rapidi e mirati, oltre a un impiego più efficiente delle risorse sul territorio.