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I retroscena della denuncia di Apple contro OpenAI


Vediamo tutti i dettagli, con nomi e cognomi.

Nel marzo del 1993 José Ignacio López de Arriortúa, capo degli acquisti mondiali di General Motors, lasciò Detroit per diventare dirigente di Volkswagen. Con lui partirono sette collaboratori fidati — i suoi «guerrieri» — e, secondo l'accusa di GM, decine di scatoloni di documenti riservati: listini dei fornitori, piani di prodotto, il progetto di una fabbrica ultraefficiente nota come Plant X. Gli inquirenti tedeschi trovarono parte di quelle carte in un appartamento di Wiesbaden usato da due membri del gruppo. La vicenda si chiuse nel gennaio 1997: Volkswagen versò a GM 100 milioni di dollari e si impegnò a comprare componenti del rivale per un altro miliardo. Nessun tribunale arrivò mai a una sentenza. Erano bastati quattro anni di avvocati, perquisizioni e diffidenza reciproca a fare il lavoro.

Venerdì 10 luglio Apple ha depositato alla corte federale della California del Nord una denuncia contro OpenAI, la controllata hardware io Products e due persone: Tang Tan, ex vicepresidente del product design a Cupertino e oggi responsabile dell'hardware di OpenAI, e Chang Liu, ingegnere elettronico con otto anni di Apple alle spalle.

Stessa storia, cambiano gli oggetti di scena: al posto degli scatoloni c'è un laptop aziendale che Liu, secondo l'atto, non avrebbe mai restituito dopo le dimissioni di inizio 2026, e con cui avrebbe scaricato decine di file su prodotti non annunciati: specifiche tecniche, presentazioni di ingegneria, dati di progetto. In un messaggio citato nella denuncia e ripreso da TechCrunch il 13 luglio, Liu scriveva a un collega: «LOL, ho scoperto che posso ancora accedere allo storage di rete». Tan, secondo la denuncia, avrebbe cominciato prima ancora di andarsene, inviando a sé stesso email con informazioni sui fornitori; una volta a OpenAI avrebbe condotto i colloqui di assunzione usando i nomi in codice interni dei progetti come grimaldelli per far parlare i candidati, chiedendo a dipendenti Apple ancora in servizio di portare «componenti veri» per sessioni di «show and tell». Un fornitore avrebbe persino eseguito per OpenAI una tecnica proprietaria di finitura dei metalli, convinto che Apple avesse dato il permesso.

Bloomberg calcola che OpenAI impieghi oggi oltre 400 ex dipendenti Apple, drenati in gran parte dai team di iPhone, Watch e AirPods, ma la denuncia ne nomina formalmente due, più una "co-cospiratrice", Yu-Ting "Alyssa" Peng, che non risulta imputata: un'assenza che M.G. Siegler, su Spyglass, legge come possibile indizio di una collaborazione con gli investigatori di Cupertino. Jony Ive, volto pubblico dell'hardware di OpenAI, nell'atto non compare mai. Apple sostiene di aver scoperto gli accessi di Liu già a febbraio e di aver contattato OpenAI senza mai ricevere risposta; il 14 maggio, però, Mark Gurman rivelava su Bloomberg che era semmai OpenAI a valutare un'azione legale contro Apple, per i ricavi deludenti dell'integrazione di ChatGPT in Siri. Otto settimane dopo è arrivata la denuncia — per Siegler, OpenAI ha punzecchiato l'orso finché l'orso non si è svegliato.

I precedenti di Cupertino suggeriscono che Apple riesce spesso a ottenere ciò che vuole prima ancora della sentenza — anzi, la sentenza non è così importante. Bloomberg Intelligence stimava il 13 luglio che Apple otterrà probabilmente misure cautelari mirate — materiali contesi isolati, prove preservate, conformità certificata — con l'effetto di rallentare i piani hardware di OpenAI. Intanto candidarsi a OpenAI significa, per un dipendente Apple, finire sotto la lente della sicurezza interna, e i fornitori — una comunità piccola, in cui Apple pesa più di chiunque — hanno un motivo in più per esitare. OpenAI, che secondo Bloomberg tiene fermo l'obiettivo di annunciare il primo dispositivo entro l'anno e lanciarlo nel 2027, dovrà attraversare tutto questo mentre prepara la quotazione in borsa. La discovery del processo, poi, taglierebbe in entrambe le direzioni: Apple vedrebbe finalmente cosa sta costruendo OpenAI, ma costringerebbe anche Apple, storicamente allergica a mostrare le proprie carte, a consegnare documenti e comunicazioni interne agli avvocati di OpenAI.

Il 10 giugno 2024, sul palco della WWDC, Apple presentava l'integrazione di ChatGPT in iOS come un pezzo del proprio futuro. Due anni dopo, nell'atto, descrive l'attività hardware di OpenAI come «marcia fino al torsolo», e TechCrunch ha fatto notare quanto la metafora del frutto guasto, scelta proprio dall'azienda della mela, suoni poco casuale. Eddy Cue, testimoniando al processo antitrust su Google nel maggio 2025, aveva ammesso che tra dieci anni un iPhone potrebbe non servire più. Nel gennaio 1997, quando Volkswagen staccò l'assegno, il danno che contava era già fatto: quattro anni di energie spese in aule di tribunale invece che sulle auto. Anche tra Apple e OpenAI la posta vera saranno gli anni che il processo consumerà, e la domanda è chi può permettersi meno di perderli: Apple, che deve ancora costruire la sua intelligenza artificiale, o OpenAI, che deve ancora costruire il suo primo oggetto.

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I socialisti Dem non sono mai stati così forti come ora


Le vittorie alle primarie di New York e Colorado spaventano Trump e i vertici Dem. Il New York Times ricostruisce due secoli di sconfitte del socialismo americano e la nuova strategia interna

I socialisti americani non hanno mai avuto così tanto potere politico come oggi. Il mese scorso diversi parlamentari democratici in carica a New York e in Colorado hanno perso le primarie contro sfidanti della sinistra socialista, il prossimo sindaco di Washington DC dovrebbe essere un socialista e Bernie Sanders parla di un movimento "sull'orlo della rivoluzione politica per cui abbiamo combattuto così a lungo". Un'analisi pubblicata sul New York Times ricostruisce due secoli di storia del socialismo americano per spiegare la novità di questa fase: per la prima volta i socialisti non corrono con un proprio partito, ma dentro quello democratico.

Il presidente Trump ha detto il mese scorso che il successo dei politici socialisti-democratici è "la minaccia più seria per il nostro paese dalla sua nascita" e lo ha paragonato a "una forma incontrollabile di cancro". Anche una parte dei vertici democratici li respinge: il deputato del New Jersey Josh Gottheimer ha detto che "se sei socialista, non sei un democratico", mentre un gruppo di deputati moderati ha firmato una lettera in cui dichiara "siamo capitalisti, non socialisti", nel timore che il partito appaia estremo e perda negli stati e nei collegi contendibili. I nuovi candidati hanno posizioni scomode per i dirigenti, come la fine di tutte le espulsioni di immigrati e lo stop agli aiuti militari a Israele.

Stati Uniti · La nuova sinistra
Due secoli di sconfitte da soli, ma ora i socialisti vincono presentandosi come democratici

Dalla comune utopista del 1825 al 6% di Eugene Debs, il socialismo americano non ha mai sfondato con un proprio partito. La nuova generazione ha cambiato strategia: candidarsi nelle primarie democratiche. E ha iniziato a vincere, da New York a Washington DC.
Grafica di FocusAmerica Luglio 2026

Inizio anni 2000
5.000

Luglio 2026
120.000

Iscritti alla DSA,
la principale organizzazione socialista

Iscritti oggi: il massimo
nella storia americana

Il 4 luglio la Democratic Socialists of America ha superato il primato del partito di Debs, fermo dal 1912: mai il socialismo americano era stato così grande

Esplora l'analisi
ILa nuova strategia IIDue secoli di storia IIIPerché solo ora IVLo scontro interno

Il cambio di metodo
Fuori dal partito si è sempre perso, dentro si comincia a vincere
Per oltre un secolo i socialisti americani hanno corso con liste proprie, senza mai avvicinarsi al potere. Oggi quasi tutti i membri della DSA si candidano nelle primarie del Partito Democratico — ed è questa la vera novità storica.

Prima · 1901–2016
Con un proprio partito
6%
Il miglior risultato di sempre a livello nazionale: Eugene Debs alle presidenziali del 1912

Debs si candida cinque volte alla Casa Bianca, senza mai andare oltre
Le uniche vittorie arrivano nelle città, come Milwaukee

Oggi · 2025–26
Dentro le primarie democratiche
New York · Colorado · Washington DC
Dove i candidati socialisti hanno battuto alle primarie i democratici in carica nell'ultimo anno

A New York il sindaco Mamdani è arrivato dalle primarie democratiche
A Washington DC il prossimo sindaco dovrebbe essere un socialista

È la prima volta che un'organizzazione socialista di massa ha membri che quasi tutti decidono di candidarsi da democratici, invece che con una propria lista Michael Kazin · storico, Georgetown University

Dalla comune utopista alle primarie
Come il socialismo americano è arrivato fin qui
Tocca le tappe per leggere che cosa è successo. Le idee socialiste sono riemerse a ogni crisi, ma il movimento non ha mai avuto un partito vincente: la svolta è arrivata cambiando casa.

1825
New Harmony, l'utopia che fallisce in pochi anni

Robert Owen, industriale gallese del cotone inorridito dalle fabbriche inglesi dove bambini di 6 anni lavoravano 16 ore al giorno, fonda in Indiana una comunità dove tutto è condiviso. Si dissolve rapidamente.

1901
Nasce il Partito Socialista d'America

Mette insieme agricoltori delle Grandi Pianure, ebrei laici di New York e artigiani del Midwest, uniti dal rifiuto del grande capitale.

1912
Il tetto del 6 per cento e i «socialisti delle fognature»

Il sindacalista Eugene Debs tocca il suo massimo alle presidenziali. I sindaci socialisti di città come Milwaukee si guadagnano invece fama di buoni amministratori: risanano gli acquedotti, costruiscono biblioteche, parchi e scuole pubbliche.

1935
Le idee entrano nel New Deal, il partito resta fuori

Durante la Grande Depressione Roosevelt introduce la Social Security, il sistema pensionistico pubblico modellato su un'idea socialista, e con i lavori pubblici dà un impiego a milioni di disoccupati. La Guerra Fredda schiaccerà poi i socialisti sull'immagine dei comunisti, che in realtà erano spesso loro rivali.

1963
Due socialisti organizzano la marcia su Washington

A. Philip Randolph e Bayard Rustin mettono in piedi la manifestazione in cui Martin Luther King pronuncia il discorso «I have a dream».

1982
Harrington fonda la DSA con una strategia nuova

Michael Harrington, alleato di King, teorizza che i socialisti non vinceranno mai con una propria bandiera: devono trasformare il Partito Democratico, perseguendo «l'ala sinistra del possibile».

2008
La crisi finanziaria cambia una generazione

I millennial si laureano nel peggior mercato del lavoro dalla Grande Depressione. All'inizio del secolo la DSA contava appena 5.000 iscritti circa.

2016
Sanders sorprende alle primarie democratiche

Conquista i giovani e molti elettori indipendenti, più spaventati dall'insicurezza economica che da uno spauracchio sovietico svanito da decenni. Da quella campagna emergono Alexandria Ocasio-Cortez e Zohran Mamdani.

2025–26
La generazione delle primarie comincia a vincere

Parlamentari democratici in carica perdono le primarie contro sfidanti socialisti a New York e in Colorado; a Washington DC il prossimo sindaco dovrebbe essere un socialista.

Il terreno che rende possibile la svolta
Gli americani credono sempre meno nel capitalismo, i democratici nei loro vertici
Quando il mercato delude e tutto sembra troppo caro, il socialismo si presenta come una via d'uscita: i sondaggi mostrano quanto quel terreno si sia allargato in dieci anni.

«Il capitalismo americano funziona bene o abbastanza bene»
Quota di americani d'accordo, a dieci anni di distanza

2015

60%

2026

48%
−12 punti in dieci anni
Chi risponde che non funziona bene o non funziona affatto è passato nello stesso periodo dal 37% al 51%. Sondaggio Wall Street Journal-NORC, 11–18 giugno 2026.

Gli elettori democratici sono scontenti del proprio partito
Democratici e indipendenti vicini al partito che si dicono insoddisfatti o soddisfatti dei suoi dirigenti

Insoddisfatti

53%

Soddisfatti

45%

Sondaggio New York Times/Siena, maggio 2026. Il malcontento segue la sconfitta con Trump alle presidenziali del 2024.

120.000
Iscritti alla DSA a luglio 2026
Erano circa 5.000 all'inizio degli anni 2000

113.000
Il primato precedente, battuto dopo 114 anni
Il picco del Partito Socialista di Debs, nel 1912

6%
Il massimo mai ottenuto correndo da soli
Eugene Debs, presidenziali 1912

51%
Americani per cui il capitalismo non funziona
Erano il 37% nel 2015 (WSJ-NORC)

La battaglia dentro e fuori il partito
Trump li paragona a un cancro, una parte dei democratici li respinge
La crescita dei socialisti spaventa la Casa Bianca ma anche i dirigenti democratici, che temono di apparire estremi e di perdere nei collegi contendibili.

La minaccia più seria per il nostro Paese dalla sua nascita
Donald Trumppresidente degli Stati UnitiRepubblicano

Se sei socialista, non sei un democratico
Josh Gottheimerdeputato del New JerseyDemocratico

Siamo capitalisti, non socialisti
Lettera di un gruppo di deputati moderatipreoccupati di perdere nei collegi contendibiliDemocratici

Sull'orlo della rivoluzione politica per cui abbiamo combattuto così a lungo
Bernie Sanderssenatore del Vermont, sul movimento socialistaSocialista-democratico

Che cosa chiedono i nuovi candidati

Sanità pubblica universaleUn'idea realizzata da tempo in Europa, al centro del programma della DSA
Stop a tutte le espulsioniLa fine delle deportazioni di immigrati, posizione scomoda per i vertici del partito
Stop agli aiuti militari a IsraeleLa richiesta che più divide i socialisti dai dirigenti democratici

Fonte Analisi del New York Times sulla storia del socialismo americano; sondaggi Wall Street Journal-NORC (11–18 giugno 2026) e New York Times/Siena (maggio 2026); dati sugli iscritti Democratic Socialists of America.

Lo storico della Georgetown University Michael Kazin, ex direttore di Dissent, una rivista della sinistra socialdemocratica, ha detto al New York Times che "è la prima volta che un'organizzazione socialista di massa ha membri che quasi tutti decidono di candidarsi da democratici, invece che con una propria lista". L'organizzazione è la Democratic Socialists of America (DSA), fondata nel 1982, il cui programma chiede tra le altre cose una sanità pubblica universale, un'idea realizzata da tempo in Europa. La strategia interna è meno rivoluzionaria ma molto più minacciosa per i vertici del partito, indeboliti dalla sconfitta con Trump nel 2024 e ormai incapaci di ignorare la crescita alla propria sinistra.

Per quasi due secoli i socialisti americani hanno perso correndo da soli, in un paese dove il movimento non ha mai davvero attecchito. I primi furono utopisti come Robert Owen, industriale gallese del cotone inorridito dalle condizioni delle fabbriche inglesi, dove bambini di 6 anni lavoravano 16 ore al giorno: nel 1825 si trasferì in Indiana e fondò la comunità di New Harmony, dove tutto doveva essere condiviso e che fallì in pochi anni. Il Partito Socialista, fondato nel 1901, mise insieme agricoltori delle Grandi Pianure, ebrei laici di New York e artigiani del Midwest uniti dal rifiuto del grande capitale. Il suo volto era il sindacalista Eugene V. Debs, che si candidò cinque volte alla presidenza: il suo miglior risultato fu il 6 per cento dei voti nel 1912. Alcuni socialisti vinsero invece nelle città: i sindaci di posti come Milwaukee, soprannominati "socialisti delle fognature", si costruirono una reputazione di buoni amministratori risanando gli acquedotti e costruendo biblioteche, parchi e scuole pubbliche.

La Guerra Fredda schiacciò poi i socialisti sull'immagine dei comunisti, che in realtà erano spesso loro rivali: dopo la rivoluzione bolscevica i comunisti americani formarono un partito proprio, che crebbe grazie ai finanziamenti sovietici mentre quello socialista perdeva iscritti. Le idee socialiste però riemergevano nelle crisi. Durante la Grande Depressione Franklin D. Roosevelt introdusse la Social Security, il sistema pensionistico pubblico modellato su un'idea socialista, e con i lavori pubblici, un'altra nozione socialista, diede un impiego a milioni di disoccupati per costruire opere come la diga di Hoover. Negli anni Sessanta due socialisti, A. Philip Randolph e Bayard Rustin, organizzarono la marcia su Washington del 1963 in cui Martin Luther King pronunciò il discorso "I have a dream".

Michael Harrington, alleato di King e cofondatore della DSA, teorizzò già alla fine degli anni Sessanta la strategia che funziona oggi: i socialisti non avrebbero mai avuto successo con una propria bandiera e dovevano trasformare il Partito Democratico, perseguendo "l'ala sinistra del possibile". Il suo libro "The Other America", un ritratto della povertà americana, spinse l'amministrazione di Lyndon B. Johnson a coinvolgerlo nella cosiddetta guerra alla povertà. Furono comunque decenni di declino: alla fine degli anni Ottanta il capitalismo trionfava sui regimi comunisti in dissoluzione e all'inizio del nuovo secolo la DSA contava circa 5.000 iscritti.

La svolta arrivò con la crisi finanziaria del 2008. I millennial si laurearono nel peggior mercato del lavoro dalla Grande Depressione e nel 2016 Sanders, che si definisce socialista-democratico, sorprese alle primarie presidenziali conquistando i giovani e molti elettori indipendenti, più spaventati dall'insicurezza economica che da uno spauracchio sovietico svanito da decenni. Da quella campagna vennero Alexandria Ocasio-Cortez e Zohran Mamdani, che hanno vinto a New York passando dalle primarie democratiche, e la generazione che questa primavera ha vinto con lo stesso metodo da New York al Colorado fino a Washington DC.

Più della metà dei democratici e degli indipendenti vicini al partito si dice frustrata dai suoi dirigenti, secondo un sondaggio New York Times/Siena, e meno della metà degli americani pensa che il capitalismo funzioni bene o abbastanza bene, contro il 60 per cento di dieci anni fa, secondo una rilevazione Wall Street Journal-NORC. Molti di questi elettori non vogliono più tornare allo status quo precedente a Trump, perché non credono più in quel sistema. Per l'autrice dell'analisi è esattamente il tipo di momento storico in cui il socialismo comincia ad avere senso per più persone: quando il mercato crolla e tutto sembra troppo caro, il socialismo si presenta con la visione di una via d'uscita. Per ora però, scrive, a essere rifatto è il partito, non il Paese.


Perché il socialismo non ha mai attecchito negli Stati Uniti: i dubbi di Marx ed Engels


Bernie Sanders, Zohran Mamdani e Alexandria Ocasio-Cortez guidano un movimento socialista che punta a conquistare il Partito Democratico e che ha qualche possibilità di esprimere il candidato alla Casa Bianca nel 2028. La loro sfida più grande, però, non sono gli avversari interni: è una tradizione politica che respinge il socialismo da sempre, come avevano capito già Karl Marx e Friedrich Engels. In un'analisi pubblicata sulla National Review, Rich Lowry ripercorre i tentativi dei due padri del comunismo di spiegare perché la rivoluzione proletaria non arrivava proprio nel paese dove la loro teoria la prevedeva per prima.

Secondo la teoria di Marx, gli Stati Uniti erano il paese capitalista più avanzato del mondo e si stavano industrializzando a grande velocità: dovevano quindi essere i più vicini alla rivoluzione socialista, considerata inevitabile. "Il paese industrialmente più sviluppato mostra a quello meno sviluppato l'immagine del suo futuro", scrisse Marx nel Capitale. Le previsioni in questo senso furono innumerevoli: nel 1907 un dirigente dei socialdemocratici tedeschi arrivò a dire che "gli americani saranno i primi a inaugurare una repubblica socialista".

La rivoluzione però non arrivò e i due dovettero spiegare il ritardo. Marx indicò la mobilità dei lavoratori americani, che impediva la formazione di una classe di diseredati: "Il salariato di oggi è domani un contadino indipendente o un artigiano che lavora per conto proprio. Scompare dal mercato del lavoro, ma non finisce nell'ospizio dei poveri".

Engels aggiunse altri due elementi. Il primo era l'assenza di un passato feudale: gli americani, scrisse, "sono conservatori nati, proprio perché l'America è così puramente borghese, così del tutto priva di un passato feudale e perciò orgogliosa della sua organizzazione puramente borghese". Il secondo era la prosperità: "Il tenore di vita dell'operaio americano è considerevolmente più alto perfino di quello britannico", osservò Engels, "e questo da solo basta a tenerlo indietro ancora per qualche tempo".

Anche gli intellettuali di sinistra americani si sono interrogati a lungo sul fallimento del socialismo nel loro paese. Il politologo Seymour Martin Lipset, nel libro scritto con Gary Marks It Didn't Happen Here: Why Socialism Failed in the United States, ricorda che questi attribuirono il fallimento a un insieme di caratteristiche e valori che chiamarono "eccezionalismo americano", un termine poi adottato dai conservatori come descrizione positiva del paese. Lipset e Marks passarono in rassegna le spiegazioni possibili: la difficoltà di farsi spazio in un sistema dominato da due soli partiti, la rigidità ideologica del Partito Socialista d'America a inizio Novecento e l'incapacità del partito e del movimento sindacale di lavorare insieme. Ma conclusero che il fattore più profondo era la cultura del paese, fondata sull'individualismo e sulla diffidenza verso lo Stato: prima della Grande Depressione perfino le organizzazioni dei lavoratori americane erano ostili all'intervento statale.

Qualche successo locale il socialismo americano lo ottenne comunque a inizio Novecento, soprattutto a Milwaukee. I Democratic Socialists of America, la principale organizzazione socialista del paese, stanno cominciando a replicare quei risultati e sono in condizione di giocarsi una posta più alta, anche se dovranno superare le resistenze radicate nella società americana.

Negli anni Trenta il socialista radicale Leon Samson descrisse l'americanismo come "un assenso solenne a una manciata di nozioni definitive, democrazia, libertà, opportunità, a cui l'americano aderisce razionalisticamente proprio come un socialista aderisce al suo socialismo: perché gli fa bene, perché gli dà lavoro, perché, così pensa, gli garantisce la felicità". La sua conclusione era che "l'americanismo ha funzionato da sostituto del socialismo".

Sanders, Mamdani e Ocasio-Cortez puntano a rovesciare questa dinamica e a sostituire l'americanismo con il socialismo. Per Lowry è un progetto che va contro la tradizione e i costumi del paese e sul quale perfino Marx ed Engels avevano dei dubbi.


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La Casa Bianca sospende l'addetto al teleprompter che scommetteva sui discorsi di Trump


Gabriel Perez ha vinto più di 100.000 dollari su Kalshi puntando sulle parole che il presidente avrebbe detto nei discorsi che conosceva in anticipo. Il caso è al vaglio del regolatore federale

La Casa Bianca ha sospeso senza stipendio l'addetto al teleprompter di Donald Trump, accusato di aver sfruttato la conoscenza anticipata dei discorsi del presidente per vincere più di 100.000 dollari in scommesse online. ABC News ha rivelato giovedì che Gabriel Perez, il tecnico che dal 2016 gestisce lo schermo da cui il presidente legge i suoi interventi, faceva puntate sulla piattaforma Kalshi, un mercato di predizione dove gli utenti possono scommettere anche sulle parole e sulle frasi che verranno pronunciate nei discorsi pubblici.

Secondo Kalshi, Perez scommetteva su parole comuni destinate a comparire negli interventi di Trump, come nomi di paesi e termini economici. Le puntate hanno riguardato anche i grandi discorsi, tra cui quello sullo stato dell'Unione che il presidente ha tenuto a inizio anno davanti al Congresso. Le scommesse passavano dal mercato "Mentions", la sezione della piattaforma dedicata proprio alle parole dei discorsi pubblici.

I sistemi di sorveglianza della società hanno segnalato le operazioni a marzo: Kalshi ha congelato i fondi sul conto di Perez e ha trasmesso il caso alla Commodity Futures Trading Commission (CFTC), l'agenzia federale che regola i derivati finanziari e i mercati di predizione. "Il team di sorveglianza di Kalshi ha subito segnalato, indagato e trasmesso queste operazioni", ha detto Robert DeNault, responsabile legale della piattaforma. Le regole di Kalshi vietano le scommesse basate su informazioni ottenute grazie al proprio lavoro e da poco la società chiede agli utenti di dichiarare per chi lavorano.

Secondo il New York Times, Perez sta trattando con i regolatori federali un accordo per chiudere le accuse e finora ha collaborato.

Karoline Leavitt, la portavoce della Casa Bianca, ha detto che il presidente considera la vicenda "una vergogna". "Questa persona non sarà più qui", ha aggiunto in conferenza stampa, spiegando che la decisione è stata presa dallo stesso Trump. Alla domanda se altri dipendenti della Casa Bianca siano sospettati di usare informazioni riservate sui mercati di predizione, Leavitt ha risposto: "Non che io sappia".

I sospetti di scommesse con informazioni riservate sui mercati di predizione si sono moltiplicati negli ultimi mesi. Ad aprile tre candidati sono stati scoperti a puntare sulle proprie corse elettorali. A giugno le autorità federali hanno aperto un'indagine sull'ex deputato George Santos per una scommessa sulla sua presenza al discorso sullo stato dell'Unione. A marzo la Casa Bianca aveva avvertito il personale di non usare informazioni riservate su queste piattaforme, poche settimane prima che i procuratori federali accusassero un soldato delle forze speciali dell'esercito di aver sfruttato informazioni classificate per scommettere su Polymarket, il principale concorrente di Kalshi, sulla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro.

I mercati di predizione permettono di scommettere su eventi di ogni tipo, dalle elezioni statali alle partite dei Mondiali di calcio. Il settore, dominato da Kalshi e Polymarket, muove decine di miliardi di dollari all'anno ed è regolato a livello federale dalla CFTC, a differenza del resto del gioco d'azzardo americano, controllato dai singoli stati. Queste piattaforme, vietate in Francia e in altri paesi europei, hanno sollevato dubbi sulla compatibilità con le leggi statali sul gioco e sulla possibilità che vengano manipolate da chi dispone di informazioni riservate: nei mesi scorsi diversi conti avevano guadagnato circa 1,2 milioni di dollari puntando sulla data di avvio delle operazioni militari americane contro l'Iran poche ore prima dei primi attacchi.

L'attenzione per i guadagni legati alla presidenza riguarda anche Trump: nelle sue ultime dichiarazioni patrimoniali il presidente ha riportato ricavi per 1,2 miliardi di dollari nel 2025 dai suoi affari in criptovalute, mentre gli investitori perdevano denaro su mercati che Trump ha cercato di proteggere da una regolamentazione più severa. Più di 500 milioni sono arrivati dalla vendita di nuovi prodotti digitali della sua società World Liberty Financial e oltre 600 milioni dalle meme coin con la sua faccia vendute da CIC Digital: sia i token sia le monete hanno poi perso gran parte del loro valore. Giovedì la sua azienda di media ha annunciato che farà pagare l'accesso prioritario ai post pubblicati su Truth Social, compresi quelli del presidente che possono muovere i mercati finanziari.

Proprio giovedì sera, la notte tra giovedì e venerdì in Italia, Trump era atteso in prima serata televisiva con un discorso su sicurezza elettorale e macchine per il voto. Su Kalshi gli utenti scommettevano che avrebbe pronunciato più di tre volte espressioni come "Save America Act", "fraud" e "Iran".


Due milioni di dollari a Trump dal gruppo coreano colpito dai dazi americani


Base Group, principale investitore di una società sudcoreana dell'alluminio che contesta i dazi imposti dal Dipartimento del Commercio su alcune esportazioni verso gli Stati Uniti, ha versato lo scorso anno 2 milioni di dollari alla holding di Donald Trump. Il pagamento è emerso per la prima volta dalla dichiarazione patrimoniale annuale del presidente, pubblicata alla fine di giugno.

Il documento offre una spiegazione piuttosto vaga: la somma sarebbe collegata a una "lettera d'intenti" e rappresenterebbe una "commissione di sviluppo non rimborsabile". Interpellate dal New York Times, la società e la famiglia Trump hanno riferito che il versamento riguarda un progetto golfistico non ancora annunciato.

Conflitti d’interesse · Gli affari esteri del presidente

Coinvolto in un contenzioso sui dazi americani, un gruppo coreano ha versato 2 milioni alla holding di Trump

Il versamento di Base Group — principale investitore di Korea Aluminium, società dell’alluminio sotto indagine del Dipartimento del Commercio — compare nella dichiarazione patrimoniale del presidente. La Trump Organization lo attribuisce a un progetto golfistico non ancora annunciato e nega ogni legame con il contenzioso.

Grafica di FocusAmerica 15 luglio 2026

La cifra al centro del caso
0
Dollari

versati nel 2025 alla holding di Donald Trump, indicati nella dichiarazione patrimoniale come una «commissione di sviluppo non rimborsabile» legata a una «lettera d’intenti».

Base Group nega di aver violato le norme commerciali statunitensi. La Trump Organization definisce «pura finzione» ogni legame tra il pagamento e i dazi.

Il rapporto

Quasi dieci anni per avvicinare la famiglia Trump


Prima del versamento, una lunga rete di relazioni commerciali.

Da anni
Base Group distribuisce in esclusiva in Corea del Sud i vini a marchio Trump.

Lo scorso febbraio
Eric Trump ospite nella sede di Base Group a Seul: al centro dell’incontro, come aumentare gli scambi commerciali tra Corea e Stati Uniti.

2025
Il pagamento da 2 milioni di dollari alla holding del presidente.

La proporzione

Due milioni sono una frazione minima degli incassi del presidente


Nel 2025 la holding di Trump ha dichiarato entrate per oltre 2,24 miliardi di dollari. Il pagamento coreano ne è appena una scheggia.

Redditi dichiarati nel 2025 2,24 mld $

Criptovalute 1,4 mld Altri redditi 715 mln Attività estere 125 mln
Dentro le attività estere

Attività estere in 13 Paesi 125 mln $

Regno Unito, India, Qatar, Arabia Saudita, Romania, Turchia, Vietnam, Emirati… 2 mln
Base Group

Il pagamento vale meno di un millesimo dei redditi dichiarati dal presidente nel 2025. Una somma modesta per la holding; per Korea Aluminium, in gioco c’è un dazio che potrebbe salire al 105%.

Il contenzioso

Il dazio su Korea Aluminium potrebbe quasi quadruplicare


Una vicenda che parte da Washington nel 2022 e non è ancora chiusa. Apri ogni tappa per i dettagli.

Le posizioni delle parti

Fonte New York Times; dichiarazione patrimoniale del presidente (U.S. Office of Government Ethics), luglio 2026. Valori dichiarati, non profitti, arrotondati. Il New York Times non ha trovato prove di interventi del presidente o della famiglia a favore delle due società.

Un rapporto coltivato da quasi dieci anni


Base Group cerca da quasi un decennio di consolidare i rapporti con la famiglia Trump. La società distribuisce in esclusiva in Corea del Sud i vini a marchio Trump e, più recentemente, ha ospitato Eric Trump nella propria sede centrale a Seul. Durante l'incontro, avvenuto a febbraio, si è discusso di come incrementare gli scambi commerciali tra Corea del Sud e Stati Uniti, secondo quanto riferito da un dirigente del gruppo.

Queste iniziative coincidono con le difficoltà di Korea Aluminium, società collegata a Base Group, che ha ridotto le esportazioni verso gli Stati Uniti dopo che il Dipartimento del Commercio ha stabilito che alcune aziende sudcoreane hanno aggirato i dazi sull'alluminio prodotto in Cina. Il New York Times non ha trovato prove che Trump o un membro della sua famiglia siano intervenuti presso funzionari americani in favore delle due società. Base Group, da parte sua, nega di aver violato le norme commerciali statunitensi.

Alan Garten, responsabile legale della Trump Organization, ha assicurato al quotidiano che il pagamento non ha alcun legame con il contenzioso commerciale. "Operiamo da decenni nel golf, nell'ospitalità e nel settore immobiliare e abbiamo concluso transazioni con innumerevoli aziende in tutto il mondo", ha dichiarato. "Qualsiasi insinuazione secondo cui questa operazione sarebbe stata motivata da ragioni diverse da legittime considerazioni commerciali è pura finzione".

Gli affari esteri della holding del presidente


Il caso si inserisce in un quadro senza precedenti nella storia americana moderna. Trump conserva interessi economici personali in quasi trenta iniziative imprenditoriali all'estero. Prima del suo primo mandato, lui e la famiglia si erano impegnati a non sottoscrivere nuovi accordi internazionali durante la presidenza. Una promessa che però è stata abbandonata all'inizio del secondo mandato.

I 2 milioni versati da Base Group rappresentano soltanto una piccola parte degli almeno 125 milioni di dollari incassati nel 2025 dalla holding del presidente attraverso attività in tredici Paesi, tra cui Regno Unito, India, Qatar, Arabia Saudita, Romania, Turchia, Vietnam ed Emirati Arabi Uniti. Una somma comunque modesta rispetto ad altre fonti di reddito: nello stesso anno, gli affari nel settore delle criptovalute avrebbero fruttato al presidente 1,4 miliardi di dollari.

Storici ed ex funzionari interpellati dal New York Times sottolineano che rapporti finanziari diretti di questa portata tra un presidente e soggetti stranieri non hanno precedenti. George W. Bush vendette la propria quota nella squadra di baseball dei Texas Rangers mentre valutava la candidatura alla Casa Bianca; Ronald Reagan liquidò le proprie partecipazioni azionarie; Calvin Coolidge non volle neppure acquistare una casa. "Non ho mai visto nulla di simile", ha dichiarato Peter J. Wallison, già consigliere della Casa Bianca e funzionario del Dipartimento del Tesoro durante l'Amministrazione Reagan. "Crea conflitti di interesse e rende difficile per un presidente decidere, oppure rischia di condizionarne le scelte".

Il dazio potrebbe salire al 105%


Il contenzioso risale almeno al 2022, quando il Dipartimento del Commercio dell'Amministrazione Biden avviò un'indagine sulle aziende sudcoreane sospettate di aiutare i produttori cinesi ad aggirare i dazi sull'alluminio. Nel 2023 l'indagine concluse che Pechino cercava di eludere le misure antidumping facendo transitare i propri prodotti attraverso società coreane. Due anni dopo furono introdotti dazi specifici su alcune importazioni provenienti da fornitori sudcoreani, tra cui proprio la Korea Aluminium, le cui vendite negli Stati Uniti ne hanno risentito.

Il mese scorso il Dipartimento del Commercio ha comunicato di aver ricevuto da un'associazione americana del settore una richiesta di estensione dei dazi, senza fare alcun riferimento ai rapporti con il presidente. Nei giorni scorsi l'agenzia ha inoltre adottato una decisione preliminare che porterebbe al 105% l'aliquota sulle esportazioni di Korea Aluminium, quasi quattro volte il livello attuale. La decisione definitiva però non è ancora stata presa.

La Casa Bianca respinge ogni sospetto. "Non esistono conflitti di interesse", ha dichiarato al New York Times il portavoce Kush Desai. Emily Davis, portavoce dell'International Trade Administration del Dipartimento del Commercio, ha definito questi procedimenti "quasi giudiziari e apolitici", escludendo qualsiasi interferenza politica.


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Russia e Cina hanno un piano segreto per neutralizzare Starlink


Un'inchiesta di The Insider, Der Spiegel e Le Monde mostra una cooperazione militare tra Mosca e Pechino molto più profonda di quanto dichiarato: dalla guerra ai satelliti di Elon Musk alla difesa antimissile.

Russia e Cina hanno studiato insieme un piano per neutralizzare Starlink, la rete di internet satellitare di Elon Musk, e stanno collaborando nel settore militare molto più di quanto ammettano pubblicamente. A rivelarlo sono documenti riservati sottratti a forum militari sino-russi mai resi pubblici, al centro di un'inchiesta condotta da The Insider, Der Spiegel e Le Monde.

I materiali comprendono quattro presentazioni mostrate nel novembre 2023 al Terzo Forum sino-russo per la cooperazione tecnico-militare di Canton, un appuntamento bilaterale ricorrente ma mai pubblicizzato, così come un protocollo firmato a Mosca nel giugno dello stesso anno. I documenti coprono in totale 5 ambiti: armi spaziali e distruzione di satelliti, difesa aerea e antimissile integrata, droni "a sciame", nuovi veicoli corazzati e aviazione militare.

Documenti riservati

Mosca e Pechino progettano insieme la guerra del futuro, a partire da Starlink


Presentazioni segrete e un protocollo firmato rivelano quanto la cooperazione militare tra Russia e Cina sia più profonda di quanto i due Paesi ammettano.

Grafica di FocusAmerica 9 luglio 2026

秘密 · СЕКРЕТНО · riservato Canton · nov 2023

5
Gli ambiti della cooperazione militare segretasecondo i documenti del forum sino-russo di Canton

1Armi spaziali e anti‑satellite
2Difesa aerea e antimissile
3Droni “a sciame”
4Veicoli corazzati
5Aviazione militare

Le prove: 4 presentazioni mostrate al forum di Canton nel novembre 2023 e un protocollo firmato a Mosca nel giugno dello stesso anno.

I tre pilastri dell’intesa
1Starlink 2Lo scudo 3Il baratto

Il piano in tre fasi per neutralizzare la rete di Musk


Per Pechino, Starlink non è un servizio commerciale ma un’infrastruttura militare: la sua architettura distribuita, senza un nodo centrale, richiede una strategia a escalation crescente.

1

Fase uno

Pressione legale e diplomatica
Azioni internazionali per frenare l’espansione della costellazione satellitare.

2

Fase due

Occupazione di frequenze e disturbo
Sottrarre a Starlink le frequenze e le orbite necessarie alla crescita, bloccando il segnale in aree selezionate con interferenze elettromagnetiche.

3

Fase tre

Distruzione fisica della rete
Prima malware diffuso attraverso i terminali degli utenti, poi armi a basso costo per abbattere i satelliti più in fretta di quanto SpaceX riesca a sostituirli.

Già in campo
Secondo l’intelligence NATO, un dispositivo russo sarebbe già in grado di disturbare i ricevitori Starlink a terra entro un raggio di circa 16 km.

Uno scudo congiunto contro i missili ipersonici americani


Il protocollo firmato a Mosca il 5 giugno 2023 con Rosoboronexport, Almaz‑Antey e NPO Almaz fissa obiettivi che superano l’S‑500 “Prometheus”, il sistema russo più avanzato.

0 km
Gittata massima dei missili balistici da intercettare

0 g
Accelerazione laterale dei bersagli da colpire

0 km
Quota massima d’ingaggio dei missili ipersonici

Possibile entrata in servizio
~ 2030

2023 · firma del protocollo2030

Perché conta
“Questo è il sancta sanctorum, qualcosa che né la Russia né l’Unione Sovietica hanno mai voluto condividere” — Pavel Luzin, Saratoga Foundation.

Esperienza di guerra russa in cambio di tecnologia cinese


Alla base dell’intesa c’è uno scambio: i dati raccolti da Mosca sul campo di battaglia contro l’industria e i componenti di Pechino.

Mosca offre
L’esperienza maturata al fronte

  • Dati di combattimento sull’uso dei droni raccolti in Ucraina
  • Know‑how operativo su guerra elettronica e tattiche reali


Pechino offre
La potenza industriale e tecnologica

  • 160 tipi di droni prodotti, ma quasi mai testati in combattimento
  • Semiconduttori e componenti: moduli IA, sensori, batterie, memorie


Il risultato sul campo
Il drone russo V2U vola già in Ucraina con moduli di intelligenza artificiale, sensori, batterie e memorie cinesi. E secondo l’UE, la Cina ha addestrato centinaia di soldati russi.

Fonte: inchiesta di The Insider, Der Spiegel e Le Monde
Elaborazione FocusAmerica su dati The Insider

Il dossier dedicato a Starlink porta la firma della China Aerospace Science and Technology Corporation, il principale appaltatore spaziale statale cinese. La rete satellitare di Musk viene descritta non come un semplice servizio commerciale, ma come un'infrastruttura militare: un sistema di navigazione alternativo quando il GPS viene disturbato e una piattaforma di sorveglianza ad alta precisione. La sua forza, secondo gli autori del documento, risiede nell'architettura distribuita, priva di un nodo centrale: disturbare una stazione di terra o abbattere un singolo satellite non basta a fermarla.

Per superare questo ostacolo, i ricercatori cinesi propongono quindi una strategia in 3 fasi. La prima prevede pressioni legali e diplomatiche per limitare l'espansione della costellazione. La seconda punta a occupare frequenze e orbite necessarie alla crescita di Starlink, affiancando a questa mossa un sistema di disturbo elettromagnetico capace di bloccare il segnale in aree selezionate. La terza contempla la distruzione fisica della rete: prima attraverso attacchi informatici per diffondere malware nei terminali, poi con armi a basso costo in grado di eliminare i satelliti più rapidamente di quanto SpaceX riesca a sostituirli.

Il patto su difesa antimissile e armi ipersoniche


Alcuni segnali indicano che quei piani siano già in fase avanzata di implementazioni. Pubblicazioni legate all'Esercito Popolare di Liberazione cinese hanno parlato più volte di scenari basati su armi laser e missili anti-satellite. Per quanto riguarda la Russia invece, i servizi di intelligence della NATO stanno seguendo con attenzione un progetto che prevederebbe il rilascio di nuvole di piccoli proiettili per lacerare i pannelli solari dei satelliti, mentre un dispositivo russo sarebbe già in grado di disturbare i ricevitori Starlink a terra entro un raggio di circa 16 km.

Il cuore della cooperazione tra i due Paesi, però, è un altro. Il 5 giugno 2023 una delegazione militare cinese guidata dal colonnello Tong Xiaofeng, alto funzionario della Commissione Militare Centrale cinese, ha firmato a Mosca con i produttori russi Rosoboronexport, Almaz-Antey e NPO Almaz un protocollo per sviluppare insieme un sistema di difesa aerea e antimissile capace di intercettare missili ipersonici americani.

Il documento fissa obiettivi molto ambiziosi: intercettare missili balistici a medio raggio fino a 4.000 km, colpire bersagli capaci di accelerazioni laterali fino a 25 g e ingaggiare missili ipersonici a quote fino a 40 km. Si tratta di soglie che supererebbero qualsiasi sistema anti missile oggi in dotazione all'esercito russo, compreso il più avanzato di tutti, l'S-500 "Prometheus". "Questo è il sancta sanctorum, qualcosa che né la Russia né l'Unione Sovietica hanno mai voluto condividere", ha dichiarato a The Insider l'esperto militare Pavel Luzin, della Saratoga Foundation. Secondo Justin Bronk, del Royal United Services Institute di Londra, il sistema antimissile congiunto russo-cinese potrebbe entrare in servizio intorno al 2030.

Insomma, la neutralità rivendicata da Pechino appare ormai sempre più difficile da sostenere. "Ufficialmente il messaggio è: non siamo coinvolti, aiutiamo entrambe le parti. Ma di fatto non c'è più alcuna neutralità", ha dichiarato Alexander Gabuev, del Carnegie Russia Eurasia Center. E senza i semiconduttori cinesi, ha aggiunto il ricercatore di Harvard Dmitry Gorenburg, "la Russia non sarebbe stata in grado di sostenere la propria industria della difesa negli ultimi quattro anni".

Il baratto tra esperienza russa e tecnologia cinese


I documenti mettono a nudo anche il baratto che c'è alla base dell'intesa tra i due Paesi: l'esperienza russa maturata sul campo in cambio della tecnologia cinese. Una presentazione dell'Accademia delle Scienze Militari cinese propone di formalizzare lo scambio di know how sui droni. Pechino ne produce 160 tipi, ma le ha impiegate raramente in combattimento; Mosca, al contrario, dispone di una grande quantità di dati raccolti al fronte sull'uso dei propri droni. I risultati si vedono già in Ucraina, dove il drone russo V2U funziona con moduli di intelligenza artificiale, sensori, batterie e memorie cinesi, secondo documenti dell'intelligence militare ucraina del 2025.

Il rapporto si sta rovesciando anche nell'aviazione. Una presentazione della AVIC afferma che la Cina ha ormai "la capacità e la volontà di contribuire allo sviluppo della tecnologia aeronautica russa". "La cosa più interessante di queste slide è che sono i cinesi a cercare l'aiuto della Russia, mentre di solito accade il contrario", ha commentato a The Insider un ex ufficiale dell'Aeronautica americana.

Il sostegno cinese alla guerra russa, secondo l'inchiesta, va ben oltre. Esperti cinesi avrebbero consigliato Mosca sulla costruzione di una fabbrica di droni kamikaze e contribuito successivamente a creare una rete capace di riportare online i soldati russi al fronte dopo che, all'inizio del 2026, Starlink aveva tagliato il servizio agli utenti non registrati in territorio ucraino. A metà giugno, l'Alta Rappresentante della Politica Estera dell'Unione Europea Kaja Kallas ha dichiarato che Bruxelles ha ottenuto informazioni verificate sull'addestramento di centinaia di soldati russi da parte cinese.

Musk, intanto, da parte sua elogia da tempo il governo di Pechino e non ha fatto mistero neppure di riferirsi alla isola autonoma di Taiwan come "parte integrante" della Cina. Musk non ha neppure mai lasciato intendere di sapere che lo stesso governo avrebbe cospirato con la Russia per distruggere uno dei suoi asset più preziosi. Interpellata dai media al centro dello scoop, SpaceX non ha voluto commentare.

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I Dem del Maine hanno otto giorni per trovare lo sfidante di Susan Collins


Dopo il ritiro di Graham Platner, accusato di stupro, 601 delegati sceglieranno il 25 luglio a Bangor il nuovo candidato al Senato. Nel primo dibattito i candidati hanno attaccato solo Susan Collins

I democratici del Maine hanno otto giorni per trovare il candidato che sfiderà a novembre la senatrice repubblicana Susan Collins. Il 25 luglio a Bangor 601 delegati del partito sceglieranno il sostituto di Graham Platner, il vincitore delle primarie di giugno, che si è ritirato la settimana scorsa dopo che Politico ha rivelato l'accusa di stupro di una sua ex compagna. Platner nega l'accusa.

La corsa è tra le più importanti delle elezioni di metà mandato: Collins, in Senato da cinque mandati, è l'unica senatrice repubblicana che quest'anno cerca la rielezione in uno stato vinto da Kamala Harris nel 2024 e il suo seggio è considerato decisivo da entrambi i partiti per il controllo del Senato.

Dodici candidati hanno presentato la candidatura entro la scadenza di mercoledì. Tra loro ci sono tre sconfitti delle primarie per governatore di giugno: la segretaria di Stato del Maine Shenna Bellows, che Collins aveva già battuto nel 2014, l'ex presidente del Senato statale Troy Jackson e Nirav Shah, ex responsabile della sanità pubblica dello stato. In corsa ci sono anche Jordan Wood, ex collaboratore del Congresso arrivato terzo nelle primarie del secondo distretto, Dan Kleban, cofondatore del birrificio Maine Beer Company, e David Costello, terzo nelle primarie per il Senato vinte da Platner.

Entro lunedì i candidati devono raccogliere 500 firme di elettori democratici registrati, di cui almeno 50 in ciascuna di otto contee diverse. Nel fine settimana i democratici si riuniranno in ognuna delle 16 contee dello stato per eleggere 500 dei 601 delegati alla convention, mentre gli altri 101 sono membri di diritto del comitato statale del partito. Più di 5.500 persone si sono già registrate per partecipare alle riunioni o candidarsi come delegate. I delegati non saranno vincolati a un candidato e per la nomination servirà superare il 50%, probabilmente dopo più turni di voto.

Le campagne di Bellows, Jackson e Shah hanno riattivato le reti di volontari delle corse per governatore per portare i propri sostenitori alle riunioni di contea, mentre Wood invita i democratici a partecipare senza costruire una propria lista di delegati, chiedendo un processo trasparente. Paige Loud, un'assistente sociale che aveva corso nelle primarie del secondo distretto, si è invece ritirata per protesta, accusando i candidati più ricchi di comprarsi i delegati e di riempire le sale di persone già impegnate con un candidato.

Giovedì sera i candidati si sono affrontati nel primo dibattito televisivo, divisi in due gruppi per via del numero. I toni sono stati civili, senza attacchi reciproci: il bersaglio comune è stata Collins, criticata per i suoi voti sulla Corte Suprema e per la lunga permanenza a Washington. Le differenze politiche tra i principali candidati sono minime e tutti si presentano come progressisti e oppositori del presidente Trump.

La prima domanda rivolta a tutti è stata quale fosse la migliore idea di Platner da portare avanti. Jackson ha scelto il "Medicare for All", la proposta di un sistema sanitario pubblico universale; Shah l'abolizione dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione; Wood la definizione di genocidio per la guerra di Israele a Gaza; Bellows la lotta alla corruzione di Washington. Platner aveva vinto le primarie con il 72% dei voti e la sua campagna contava più di 15.000 volontari. Nel corso della serata i candidati hanno alzato i toni contro l'ICE dopo il caso dell'uomo ucciso lunedì a Biddeford da un agente dell'agenzia.

Bellows ha accusato Collins di non fare abbastanza per fermare Trump sulla guerra in Iran e i moderatori le hanno ricordato che la senatrice ha votato una risoluzione per limitare i poteri di guerra del presidente. "Una settimana fa ero in vacanza", si è giustificata Bellows, che come Jackson e Shah fino a poche settimane fa correva per la carica di governatore e non si stava preparando a una campagna contro Collins.

Il 23 luglio, due giorni prima della convention, i candidati torneranno a confrontarsi in un dibattito organizzato dalla CNN insieme al quotidiano locale Bangor Daily News. Durerà due ore a partire dalle 20 ora della costa est (le 2 di notte in Italia), con le domande dei conduttori Jake Tapper e Dana Bash e del responsabile politico del giornale Michael Shepherd, davanti a un pubblico che comprenderà anche alcuni dei delegati.

Bernie Sanders, che aveva spinto l'ascesa di Platner, ha detto a Semafor che si tratta di "un momento senza precedenti" e che è meglio che i cittadini del Maine decidano da soli, senza influenze esterne. Anche il leader dei democratici al Senato Chuck Schumer e il comitato del partito per le campagne al Senato restano neutrali, così come la senatrice Elizabeth Warren, che a marzo aveva appoggiato Platner. Le uniche critiche arrivano dai senatori dell'Illinois Dick Durbin e Tammy Duckworth, che rimproverano a Shah la gestione di un'epidemia mortale di legionella quando lavorava nello stato. Collins ha detto a Semafor che non sapere contro chi correrà "è certamente una situazione insolita".


Anche l'uomo ucciso dall'ICE in Maine non era l'obiettivo degli agenti


Per la seconda volta in sei giorni un agente dell'ICE, l'agenzia federale americana che si occupa dei controlli sull'immigrazione e delle espulsioni, ha ucciso un uomo alla guida della sua auto che non era l'obiettivo dell'operazione in corso. Joan Sebastian Guerrero, un colombiano di 26 anni, è stato colpito lunedì 13 luglio verso le 7 del mattino (le 13 in Italia) a Biddeford, una città costiera di circa 22mila abitanti nel Maine, nel nord-est degli Stati Uniti. Il 7 luglio a Houston, in Texas, era stato ucciso in circostanze simili Lorenzo Salgado Araujo, un messicano di 52 anni.

Il dipartimento della sicurezza interna, il ministero da cui dipende l'ICE, ha diffuso la sua versione solo dodici ore dopo i fatti. Gli agenti stavano sorvegliando l'ultimo indirizzo conosciuto di un immigrato irregolare destinatario di un ordine definitivo di espulsione, un uomo è uscito dalla casa in auto e gli agenti hanno tentato di fermarlo. A quel punto, secondo il comunicato, "il veicolo ha tentato di fuggire" e un agente, "temendo per la sicurezza pubblica", ha aperto il fuoco. Il conducente è stato colpito ed è morto per le ferite. Il comunicato non spiega perché l'uomo rappresentasse un pericolo per la sicurezza pubblica. In una comunicazione separata inviata ad alcuni membri del Congresso il dipartimento ha usato parole più nette, sostenendo che il conducente aveva usato il veicolo come un'arma contro le forze dell'ordine.

La comunicazione ufficiale è stata contraddittoria. Il senatore del Maine Angus King, un indipendente, ha riferito che il segretario alla sicurezza interna Markwayne Mullin gli aveva detto in un primo momento che l'uomo ucciso era destinatario di un mandato d'arresto e di un ordine di espulsione. Poche ore dopo Mullin lo ha richiamato per correggersi: Guerrero non era l'obiettivo dell'operazione. Secondo la Maine Immigrants' Rights Coalition, un'organizzazione per i diritti degli immigrati in contatto con la famiglia, Guerrero aveva un permesso di lavoro e un numero di previdenza sociale, un dato che le autorità federali non hanno confermato. Faceva il fattorino, era sposato e aveva una figlia piccola. L'ambasciata della Colombia sta assistendo la famiglia e ha chiesto chiarimenti al dipartimento sulle circostanze della morte.

Nessun video completo dei fatti è finora emerso e nessuno degli agenti indossava una telecamera, nonostante l'amministrazione si fosse impegnata a estenderne l'uso. I testimoni avevano descritto un'auto bianca speronata dai veicoli degli agenti e il conducente estratto dall'abitacolo mentre perdeva sangue dalla testa. L'inchiesta è affidata all'ispettore generale del dipartimento, il suo organo di controllo interno, insieme all'FBI. Anche il procuratore generale del Maine ha aperto un'indagine. L'agente che ha sparato è stato sospeso in attesa dei risultati.

Il caso ricalca quello di Houston. Gli agenti cercavano altre due persone e avevano scambiato il furgone di Salgado Araujo per quello dell'obiettivo. Secondo la versione ufficiale l'uomo aveva tentato la fuga e usato il mezzo contro gli agenti, ma i familiari che viaggiavano con lui la smentiscono e anche in quel caso non c'erano telecamere in funzione. Il procuratore della contea di Harris ha emesso una ventina di mandati di comparizione per raccogliere prove e testimonianze, lamentando che il governo federale non condivide le prove con i suoi investigatori. Il Senato del Messico ha condannato la morte di 17 cittadini messicani legata all'azione delle autorità americane dell'immigrazione durante il secondo mandato del presidente, chiedendo indagini approfondite su ogni caso.

La governatrice del Maine, la democratica Janet Mills, ha scritto che la correzione di Mullin "rende questa tragedia ancora più inquietante e rivoltante" e che mette in luce "il modo sconsiderato e disordinato in cui vengono condotte le operazioni di controllo dell'immigrazione nel Maine e in tutto il paese". Centinaia di persone hanno manifestato per le strade di Biddeford, anche davanti agli uffici della senatrice repubblicana Susan Collins, che ha chiesto un'indagine "completa e imparziale". Per King la sparatoria è il risultato della quota di 2.000 arresti al giorno imposta agli agenti dalla Casa Bianca: "È un modo terribile di dare istruzioni alle forze dell'ordine", ha detto alla CNN.

Guerrero è l'undicesima persona uccisa dagli agenti federali dell'immigrazione dal ritorno del presidente alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, e la quinta colpita mentre era alla guida. Secondo un conteggio del New York Times, dall'anno scorso gli agenti federali hanno sparato contro più di 20 persone, in diversi casi con ricostruzioni ufficiali poi smentite dai video, mentre gli arresti giornalieri di immigrati sono raddoppiati nell'ultima settimana di giugno e continuano a crescere. Seth Stoughton, ex agente di polizia e professore di diritto all'Università della South Carolina, aveva spiegato a Mother Jones che da decenni le polizie americane addestrano gli agenti a non mettersi davanti a un veicolo in movimento e a non sparare ai conducenti, perché colpire chi guida non ferma l'auto: la trasforma "da missile guidato in missile senza guida".

Mullin è arrivato alla guida del dipartimento quest'anno, dopo la rimozione di Kristi Noem, criticata per la gestione delle operazioni in Minnesota, dove a gennaio gli agenti federali hanno ucciso due cittadini americani, Renee Good e Alex Pretti. Le loro morti, riprese in video e diffuse sui social, avevano innescato grandi proteste a Minneapolis e contribuito a rendere impopolare la politica anti-immigrazione del presidente. Anche nel Maine un'operazione su larga scala era iniziata a gennaio con centinaia di arresti: si chiamava "Operation Catch of the Day", un riferimento all'industria della pesca dello Stato, e da allora i residenti di Biddeford riferiscono una presenza frequente degli agenti nella zona.


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Intervista a Valeria Malacasa


Un’intervista a Valeria Malacasa sull’accessibilità web, sul design inclusivo e su quel cambio di prospettiva necessario per costruire siti pensati davvero per tutte le persone.
Valeria Malacasa è una web designer e UX/Ul designer torinese.
Dal 2016 progetta e sviluppa siti wèb e interfacce web, sia per brand privati sia per enti della Pubblica Amministrazione italiana.
Nel 2026 ha creato la newsletter Switch su Linkedin, attraverso cui condivide approfondimenti su accessiblità web, inclusività, web design, usabilità web e ottimizzazione delle web performance, è autrice del libro "Switch on - Accessibilità".


1. Valeria, partiamo semplice: perché un libro sull’accessibilità web proprio adesso? C’è stato un episodio, un progetto o una frustrazione professionale che ti ha fatto dire: “Ok, questa cosa va messa in ordine”?

Qui (su LinkedIn ndr.) ho iniziato a pubblicare contenuti educativi e divulgativi sull’accessibilità web verso inizio 2026, e ho trovato subito un bel riscontro.

In particolare, un mio follower ha commentato così un post sullo skip link: “Sto imparando più da te che in tanti corsi che ho seguito”. Altri mi hanno scritto, privatamente e non, che con il mio linguaggio semplice riuscivo a spiegare concetti anche complessi senza renderli noiosi.

Questo mi ha dato la spinta che serviva!

Ho capito di avere delle cose da dire e che serviva uno strumento che avvicinasse i professionisti all’accessibilità web, in un format “entry level”, che andasse dritto al punto.

2. Switch On: Accessibilità è il tuo primo libro. Cosa ti ha spinta a trasformare competenze, esempi e checklist in una guida strutturata?

Lavoro su progetti della Pubblica Amministrazione da inizio 2022, e in questi anni ho capito che sull’accessibilità web ci sono ancora molti pregiudizi e barriere, che scoraggiano designer e developer.

Primo fra tutti: l’idea che l’accessibilità web sia difficile, sia da studiare che da applicare.

In realtà, molte delle best practice sono semplici, più di quanto si pensi!

Ma se per studiare l’accessibilità si parte dalla documentazione ufficiale di W3C o da un manuale di 350 pagine su normative, storia dell'accessibilità digitale e spiegazione completa delle WCAG (gli standard internazionali dell’accessibilità web), è chiaro che ci si può scoraggiare e lasciar perdere l’argomento, delegando a figure specializzate.

È soprattutto per questo che ho voluto creare una guida pratica, ben strutturata, agile e focalizzata solo su ciò che serve realmente nel lavoro quotidiano di web designer e web developer, perché una volta arrivati all’ultima pagina i lettori pensino: “Allora, non è poi così complicato fare un sito web accessibile!”.

3. A chi hai pensato mentre lo scrivevi: designer, sviluppatori, agenzie, freelance, clienti finali? Chi vorresti che lo tenesse aperto accanto al monitor mentre lavora?

Principalmente è scritto per web designer, o comunque per chi si occupa della progettazione grafica e dello sviluppo di siti web.

Ho scritto il libro portando la mia esperienza di web designer e ho seguito esattamente il processo di lavorazione dei miei progetti, partendo da una panoramica sull’accessibilità, per poi arrivare al progetto grafico, allo sviluppo, alla creazione dei contenuti tramite linguaggio inclusivo, e infine al test.

4. Molti trattano l’accessibilità come una verifica finale, quasi una revisione da fare quando il sito è già finito. Perché secondo te è un errore?

L’idea che un prodotto o servizio debba poter essere utilizzato da tutte le persone, indipendentemente dalle loro condizioni fisiche e mentali, dalla presenza o meno di disabilità, deve entrare nel progetto fin dall’inizio.

Trattarla solo a fine progetto porta principalmente due svantaggi:

  1. livello di accessibilità basso o inesistente;
  2. maggiore investimento per la revisione.

Un esempio concreto: gli scivoli dei marciapiedi.

Se un marciapiede non ha uno scivolo che consenta un passaggio agevole a persone in carrozzina, persone con ridotta capacità motoria o persone che portano un passeggino, che si fa? I due scenari, di solito, sono:

  1. nel peggiore dei casi, il marciapiede rimane così, e con esso la barriera architettonica;
  2. nel migliore dei casi, il marciapiede viene spaccato e viene aggiunto lo scivolo, con un costo per la collettività in termini pecuniari e di tempistiche.

Se, invece, quel marciapiede fosse stato realizzato fin da subito con gli scivoli adeguati, il problema non si sarebbe posto, le tempistiche e i costi di realizzazione sarebbero stati pressoché identici e la barriera architettonica non si sarebbe mai presentata.

Ho un po’ semplificato, ma il concetto vale anche per l’accessibilità web.

Rimettere mano al codice e alla grafica di un’interfaccia può costare settimane di sviluppo, con conseguenti costi che verrebbero praticamente azzerati se invece si includesse l’accessibilità fin da subito.

Spesso, sono proprio questi costi di rifacimento a bloccare, e le interfacce rimangono non accessibili.

5. Qual è il falso mito più duro da smontare sull’accessibilità web? Quello che senti ripetere più spesso e che ti fa venire voglia di lanciare un validatore WCAG dalla finestra.

Ce ne sono parecchi e la reazione è più o meno quella!

Probabilmente, quello che mi dà più fastidio - e che ho incluso anche nel libro - è che l’accessibilità web riguardi solo poche persone.

Sono due gli aspetti di questo falso mito che bisogna smontare.

Prima di tutto, l’accessibilità web riguarda potenzialmente chiunque, non solo persone con disabilità. Pensa al contrasto colore: è utile per persone ipovedenti, ma anche per chi usa il telefono sotto il sole o con una luminosità ridotta. Un po’ come lo scivolo del marciapiede di cui parlavo prima: è fondamentale per persone in carrozzina, ma utile anche a me che porto mio figlio nel passeggino o a una persona che usa temporaneamente le stampelle.

In secondo luogo, c’è una ragione più etica per cui questo pregiudizio non ha senso.

Se le persone che possono giovare di un sito web accessibile fossero, effettivamente, poche, questa sarebbe una buona ragione per escluderle? Perché una persona cieca o sorda dovrebbe “valere meno” di cento persone non cieche e non sorde? E se quell’unica persona con disabilità fosse proprio quella giusta per il sito web, che ha bisogno di chiedere un preventivo o richiedere una demo del prodotto venduto?

Un altro vantaggio non da poco, nel web design, è che un codice HTML pulito e semantico è utile sia per gli screen reader sia per i bot dei motori di ricerca e le AI, per cui ha ripercussioni positive sulla SEO e la GEO.

6. Nel libro parli di design accessibile, contrasto cromatico, HTML semantico, ARIA, screen reader e navigazione da tastiera. Da dove dovrebbe iniziare chi oggi si sente davanti a un labirinto?

Non ti mentirò: le regole di accessibilità sono tante, alcune più semplici, altre meno, e non tutte le buone pratiche sono codificate nelle WCAG. L’accessibilità web passa da vari aspetti, visivi e non, tutti importanti allo stesso modo.

La buona notizia è che non bisogna necessariamente conoscerli tutti!

Il design è il primo passo, perché se ci sono problemi di accessibilità, questi si presenteranno anche in fase di sviluppo, ma non si può negare che usare codice HTML semantico sia alla base di un’interfaccia accessibile.

Per questo il mio libro è un buon punto di partenza, perché individua solo le regole essenziali e permette di avere una panoramica sul tema.

7. Se dovessi indicare tre errori comuni che rendono un sito meno accessibile, quali sceglieresti? Quelli piccoli, quotidiani, apparentemente innocui, ma capaci di chiudere porte in faccia agli utenti.

Sono gli errori che vedo fare più di frequente - e, tra l’altro, quelli che si risolvono anche più facilmente - :

  1. rapporto di contrasto fra testo e sfondo insufficiente;
  2. uso di tag HTML <button> per i link e di <a> per i bottoni;
  3. mancanza dello skip link all’inizio della pagina.

Sono tre errori “piccoli”, semplici da risolvere, ma che per una persona che usa screen reader, con impedimenti visivi o con difficoltà nell’uso di mouse e trackpad, rendono la navigazione complessa e frustrante.

8. Quanto pesa l’accessibilità nella qualità complessiva di un sito? In altre parole: un sito accessibile è “solo” più inclusivo, o è anche progettato meglio?

Per me, l’accessibilità pesa tanto quanto tutti gli altri aspetti qualitativi, dall’estetica all’ottimizzazione delle conversioni.

Molte best practice di accessibilità hanno ripercussioni importanti sulla SEO, sull’usabilità e sulle conversioni.

Un sito web molto bello, ma non accessibile, probabilmente avrà un HTML sporco e non semantico, contenuti che cambiano tramite JavaScript, elementi visivi complessi da percepire e usare, e questo non è un male solo per le persone con disabilità: è un male per tutti i visitatori e una potenziale perdita di opportunità di business e branding per chi in quel sito web ha investito del denaro.

Un sito accessibile porta benefici a chiunque lo visiti, di conseguenza anche al brand che con quel sito vuole ottenere risultati concreti.

9. Cosa possono fare concretamente agenzie e team per integrare l’accessibilità nel processo senza trasformarla in una montagna burocratica?

Prima di tutto, bisogna capire cos’è l’accessibilità web e perché è importante.

È una parte imprescindibile del nostro lavoro ed è il motivo per cui ho inserito questo argomento nella prima parte del mio libro.

Bisogna abbandonare ogni pregiudizio, capire su quali principi si basa l’accessibilità e quali benefici porta, non solo ai visitatori di un sito web ma a tutti gli stakeholder.

Successivamente, si può partire dal mio libro, oppure studiare manuali più completi, ma indubbiamente a un certo punto bisogna aprire il sito web di W3C e studiare le WCAG, almeno quelle di livello A e AA e che si applicano al progetto realizzato.

Ci sono poi altri aspetti normativi da approfondire, come la dichiarazione di accessibilità e il meccanismo di feedback. Qui, affrontare la burocrazia è inevitabile nel caso in cui il sito web rientri negli obblighi previsti dalla Legge Stanca o dal recente European Accessibility Act.

10. Se una persona finisse il tuo libro e decidesse di cambiare una sola cosa nel modo in cui progetta o sviluppa siti web, quale vorresti che fosse?

Vorrei che quella persona imparasse a farsi sempre delle domande, che poi è il motivo per cui ho creato il progetto Switch.

Se la persona che ha letto il libro iniziasse un nuovo sito web, e al momento di scrivere il codice HTML del logo in alto a sinistra si chiedesse: “Un momento, ma se lo scrivo in questo modo, poi lo screen reader lo legge correttamente?” allora avrò certamente raggiunto il mio obiettivo!

Potete conoscere meglio Valeria su LinkedIn: linkedin.com/in/valeriamalacas… o sul suo sito web: valeriamalacasa.it

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Quel che resta di Xbox


Xbox sta affilando la mannaia, è arrivato lo Steam Next Fest e l'addio a Destiny 2
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Dopo una piccola pausa estiva, torna Letter to a Gamer giusto in tempo per trovare l’industria del gaming sulla soglia dell’abisso. Tra Sony che cancella il formato fisico, i licenziamenti nucleari di Xbox e Bungie e gli studi liquidati, è evidente che il videogioco come industria è nel pieno di una contrazione che, grazie all’ingordigia dell’industria dell’IA, potrebbe durare per anni. Oltre alle notizie e alle raccomandazioni, però, vi aspettano la recensione di uno stupidissimo party game e un sorvolo dell’ultima Tennocon, l’evento annuale in cui Digital Extreme racconta il futuro dei suoi giochi, Warframe e Soulframe.


News index


- Niente speedrunning per i sauditi
+ Xbox e Sony: due settimane di passi falsi
- Id Software si rimette in piedi dopo l’ondata di licenziamenti
+ Niente più Pokémon Unite negli esports di Pokémon
- Un nuovo Fallout forzato su Obsidian
+ In centinaia contro i licenziamenti di Xbox
- GTA 6 ha avuto la più massiccia campagna di preordini di sempre
+ Overwatch interrompe lo sviluppo di Stadium

Niente speedrunning per i sauditi - L'organizzazione di beneficienza che organizza eventi di speedrunning Games Done Quick (GDQ) ha cancellato una diretta sponsorizzata dallo sviluppatore giapponese SNK, di proprietà saudita, poche ore dopo averla annunciata. L'annuncio della partnership, che aveva al centro il popolarissimo Metal Slug, ha suscitato polemiche a causa delle ormai documentate violazioni dei diritti umani dell’Arabia Saudita e della campagna di “sportwashing" che la nazione sta portando avanti sia con gli sport tradizionali sia con gli esport, soprattutto attraverso la Esports World Cup attualmente in corso a Parigi. GDQ ha dichiarato che "non accetterà i fondi derivanti da questa sponsorizzazione né continuerà a collaborare con questo sponsor".

Xbox e Sony: due settimane di passi falsi - Dal taglio del formato fisico per la casa giapponese a quello di 3200 posti di lavoro da parte della sussidiaria di Microsoft, in due settimane Sony e Xbox hanno perso montagne di punti agli occhi dei consumatori nel nome dei tempi che cambiano e dei costi da tagliare. Sony ha ucciso il cd perché “l’80% degli acquisti sono in digitale”, senza specificare che in quel’80% ci sono i giochi disponibili solo in digitale e che la mossa gli garantisce di tenersi il 100% dei ricavi dei suoi first party e una grossa fetta delle vendite dei giochi di altri studi, diventando una monopolio di fatto. Xbox ha lamentato margini sottoterra e insostenibili dopo l’annuncio da parte di Microsoft di profitti record per il 2025. Davvero in quei 101 miliardi di utili fatti nel 2025 non c’era lo spazio per tenersi double Fine e Ninja Theory e non licenziare migliaia di persone?

Id Software si rimette in piedi dopo l’ondata di licenziamenti - Dopo giorni di speculazione sul futuro della storica casa di Doom e Quake (e soprattutto sul suo motore grafico proprietario) id Software ha detto di avere ancora “un team abbastanza grande" per realizzare i propri giochi, nonostante i significativi licenziamenti subiti. Id ha scritto che "il team attuale ha all'incirca le stesse dimensioni di quello di quando stavamo realizzando Doom (2016)". In seguito alla pubblicazione della dichiarazione, è trapelata la notizia che id sarebbe nelle fasi iniziali di produzione di un nuovo gioco di Doom e che il motore grafico id Tech è al sicuro con 2 dozzine di persone al lavoro per perfezionarlo”, ha detto un rappresentante di Xbox.

Niente più Pokémon Unite negli esports di Pokémon - The Pokemon Company ha deciso di rimuovere Pokemon Unite dal suo circuito competitivo per il 2027. La decisione è stata annunciata nell'ambito di un aggiornamento più ampio che illustra i piani per il Championship del 2027. Oltre alle regole di qualificazione riviste, alle categorie di età e alle sedi degli eventi, Play! Pokemon ha confermato che Unite non sarà più incluso né nel circuito competitivo regolare, né nei Campionati Mondiali Pokemon. Unite è entrato a far parte dei mondiali di Pokemon nel 2022 ed è stato l’unica competizione a squadre dell'evento. Il Campionato del 2026 di Unite ha in palio premi per un totale di oltre 1 milione di dollari, di cui 500.000 riservati al team vincitore.

Un nuovo Fallout forzato su Obsidian - Obsidian Entertainment inizierà a brevissimo lo sviluppo di un nuovo gioco della serie Fallout sotto la direzione di Josh Sawyer, game director di Fallout: New Vegas. L’annuncio è arrivato dopo il "reset" aziendale di Xbox, che prevede una maggiore attenzione ai franchise di punta a scapito, nel caso di Obsidian, di progetti meno prestigiosi. Diversi progetti non ancora annunciati sono stati cancellati dallo studio, tra cui un sequel di Avowed e un gioco di ruolo che era "strutturalmente e tematicamente" simile a Fallout. L’azienda ha deciso, però, di continuare in autonomia lo sviluppo di Avowed 2 nella speranza, secondo Jason Schrier, di far vedere a Microsoft che il traguardo è così vicino che vale la pena finire di investirci”.

In centinaia contro i licenziamenti di Xbox - I dipendenti di ZeniMax e Bethesda si sono riuniti davanti alla sede principale dell'azienda a Rockville, nel Maryland, per protestare contro la recente ondata di licenziamenti decisi dalla dirigenza di Xbox. Anche il sindaco di Rockville e un consigliere comunale hanno partecipato alla manifestazione per offrire il loro sostegno non solo ai dipendenti licenziati, ma a quegli ulteriori 1600 tagli che avverranno entro l'anno fiscale 2026 e che stanno creando un'atmosfera di terrore e incertezza in tutti gli studi Xbox.

GTA 6 ha avuto la più massiccia campagna di preordini di sempre - Secondo Newzoo, la campagna di preordini di Grand Theft Auto 6 è la più redditizia mai registrata. La società di analisi e ricerche di mercato nel settore dei videogiochi ha pubblicato un nuovo report sulla prima settimana di preordini del nuovo titolo Rockstar basata sui dati di spesa digitale. Utilizzando come riferimento la distribuzione dei giocatori di GTA 5 nel mondo, Newzoo ha stimato che la spesa totale globale nella prima settimana di preordini si aggira intorno ai 260 milioni di dollari, 180 dei quali tra USA ed Europa. "Questo segna l'inizio della campagna di preordini di un videogioco più forte mai registrata", ha scritto la società.

Overwatch interrompe lo sviluppo di Stadium - I dati non perdonano, visto che solo il 3% della playerbase gioca alla modalità Stadium (quella in stile MOBA introdotta l’anno scorso), blizzard ha deciso che interromperà lo sviluppo attivo di Stadium. Questo non vuol dire che la modalità chiuderà, ma non verranno aggiunti eroi o mappe. Le prossime stagioni vedranno solo il reset del rank competitivo, l’aggiunta di qualche ricompensa cosmetica ed eventuali interventi di bilanciamento. La buona notizia è che il 20% dell’utenza è ancora appassionato della modalità 6v6 che continuerà a essere supportata, bilanciata e studiata per una maggiore integrazione.


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di videogiochi ancora lontani.

Palworld 1.0 - Forse non sapevate che all suo debutto da 2 milioni di giocatori contemporanei, Palworld non era proprio “uscito”, era in early access. Ora, con la versione 1.0 il Pokémon con le armi è pronto a stupire nuovamente e questo suo secondo lancio è già nella top 20 dei lanci più di successo di sempre su Steam. Più Poké… ehm… Pal, più cose da fare, più armi e, soprattutto, una endgame fatto e finito sono i suoi punti forti e dopo averci passato qualche ora è facile dire che se lo avete amato in early access ora ci sono un sacco di cose in più con cui divertirsi. Se non lo avete mai provato e vi piacciono i survival crafting e il creature collecting allora il gioco ha un bel pacchetto con cui intrattenervi per decine di ore.

The Incident at Galley House - Un dispositivo per guardare attraverso il tempo, una casa in cui sono morte diverse persone e un mistero da risolvere a decenni di distanza: queste sono le premesse di the Incident at Valley House, il nuovo deduction game degli autori di The Roottrees Are Dead. Dovrete ricostruire chi ha fatto che cose e, soprattutto, quando per permettere al vostro dispositivo di recuperare delle onde radio rimaste sospese nel tempo. Il gioco è per un pubblico ultra specifico: gli amanti delle storie da detective con abbondanza di enigmi, note da prenndere e ricostruzioni da fare. Se appartenete a questo segmento The Incident at Galley House ha molto da offrirvi.

D-topia - Annapurna Interactive pubblica un progetto giapponese cozy, utopico e realizzato solo da due veterani di Level 5, gli autori dei giochi del Professor Layton. Il gioco è ambientato in un’utopia dove chi gioca veste i panni di un umano il cui lavoro è gestire l’IA incaricata della felicità dei residenti di una struttura. Il gameplay, tranquillo e mai troppo complicato, è un intrecciarsi di storie personali e dilemmi sull rapporto tra uomini e macchine senzienti. Se siete alla ricerca di un gioco che stimola il cervello senza mettervi in difficoltà, D-Topia saprà accontentarvi.

Denshattack - Qualcuno ha detto gioco di skate arcade in cui il protagonista è un treno che deve fare la rivoluzione distruggendo le mega corporazioni giapponesi a colpi di grind e trick? Bene, perché è esattamente quello che Denshattack ha da offrire: avere dei riflessi pronti è indispensabile e il premio per la vostra coordinazione sarà un tributo a Jet Set Radio coi fiocchi in cui tutto si muove a velocità smodata e un’escalation di follia generale è sempre dietro l’angolo.


Heave Ho 2 è un ibrido che funziona tra friendslop e rage-game: la recensione


Non sono molti i giochi che hanno il coraggio di fare il party game assurdo e sfidare la competizione della grande N: Heave Ho 2 è uno di loro

La premessa di Heave Ho 2 è molto semplice: un gruppo di curiose pallotte con due braccia (minimo 2 massimo 4) deve tenersi per mano per raggiungere la fine di ogni livello e mollare qualche scorreggia ben piazzata nel frattempo. É un gioco a tre bottoni: uno per aggrappare la mano destra alle superfici, uno per aggrappare la sinistra e un altro (il joystick) per controllare la direzione delle braccia.

Non c’è una storia, non c’è progressione e non ci sono fronzoli: Heave ho 2 è una party game fatto e finito con l’obiettivo esplicito di scatenare risate quando, inevitabilmente, la catena umana si romperà e partiranno gli insulti per capire di chi è la colpa. Questo è il suo obiettivo e, dopo una prova in due e in quattro usando una Nintendo Switch, si può dire che lo raggiunge in pieno. Ha qualche elemento di rage game tra i suoi ingranaggi, cosa che nel 90% dei casi aumenta il numero di risate, ma occhio a quel 10%, una vostro ospite potrebbe accumulare non poca frustrazione.

In un mondo di Meccha Chamelion, Peak, Rv There Yet e una lunga serie di altri titoli per far divertire un gruppo di amici, perché scegliere Heave Ho 2? Un fattore di attrattiva è indubbiamente il suo multiplayer locale: non servono quattro persone ognuna con la sua copia del gioco per divertirsi: basta un padrone di casa con abbastanza controller. Un altro punto forte è la semplicità: la cooperazione richiesta è unicamente limitata ai riflessi necessari a premere 2 bottoni a tempo, nient’altro. Ci sono un sacco di livelli di difficoltà crescente che non durano più di 2 minuti ciascuno (almeno all’inizio) e le ambientazioni cambiano piuttosto in fretta: in tre serate il gioco è pressoché concluso.

A remargli contro c’è, per via delle poche cose che possono fare i personaggi, un gameplay che potrebbe iniziare ad annoiare dopo un’oretta. Ogni tanto, poi, è come se il gioco volesse fare troppo rumore tra le grida dei suoi personaggini la colonna sonora a base di voci ridicole e tutti i suoi effetti sonori: c’è una po’ il rischio sovra-stimolazione se si è in quattro e si parla tanto, ma il sonoro è assolutamente irrilevante per superare i livelli, disattivarlo non toglierà nulla all’esperienza.

In conclusione, Heave Ho 2 è un party game che non ha paura di essere apertamente stupido, in puro stile Devolver, e ha tutto quello che serve per risollevare le sorti di una serata che si sta arenando. Forse non riuscirà a portare sulle sue spalle il peso di un’intera rimpatriata visto il rischio ripetitività, ma vi darà una mano a divertirvi con i vostri invitati. Se la passione per il titolo di Le Cartel Studio dovesse esplodere, si può anche andare avanti online sia nella modalità cooperativa sia in quella versus.


Il futuro di Warframe e Soulframe: gli annunci della Tennoconn 2026


Digital Extremes ha svelato due importanti aggiornamenti per i suoi live service free to play

Digital Extremes ha appena finito di celebrare 11 anni di TennoCon con una Tenno Live piena zeppa di annunci. Warframe Tau è stato sicuramente il protagonista: è il prossimo capitolo narrativo del gioco e introdurrà un nuovo sistema planetario (il primo nella storia del gioco) sempre gratuitamente per tutti. Soulframe, la versione fantasy ecopunk e sword and sorcery di Warframe, invece, ha presentato un nuovo percorso di progressione e le tanto attese cavalcature.

Le grandi novità di Warframe


A fare da headliner, oltre alla nuova ambientazione, c'era Brysko, il nuovo Warframe a tema detective in stile noir, che avrà un monologo interiore doppiato da Matthew Mercer (Cassidy di Overwatch). Con l'aggiornamento arriverà anche Portau, un gioco di carte basato sulle meccaniche del poker: sarà l'avverarsi del sogno di molti utenti di "avere Balatro dentro Warframe". Citrine Prime Access farà da evento principale dell'autunno insieme a una nuova versione del Nightwave, il battle pass gratuito di Warframe, intitolata Shockwave e presentata dal Protoframe Amir (Volt). Visto che prima o poi tocca a tutti, è stata anche lanciata una collaborazione ufficiale con Fortnite.
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“Quando abbiamo lanciato Warframe quasi 14 anni fa, non avremmo mai immaginato cosa sarebbe diventato davvero”, ha dichiarato Rebecca Ford, Creative Director di Warframe. “Con la community al nostro fianco, il nostro piccolo progetto nato dalla passione è sbocciato in qualcosa di più, qualcosa di significativo che va oltre le metriche commerciali, oltre il numero di giocatori, oltre i dati e le cifre. Ora, guardiamo oltre le stelle verso questo nuovo capitolo e ci inchiniamo profondamente con la massima gratitudine alla nostra community che si è fidata di noi, ci ha rispettato e ci ha aiutato a plasmare questo piccolo grande gioco in qualcosa di più di quanto avremmo mai potuto immaginare. Warframe è per voi, Tau è per voi, e siamo entusiasti di intraprendere questo viaggio insieme a voi.”

Soulframe è sempre più vicino al lancio


Tra le rivelazioni più interessanti della grande giornata di Digital Extremes c'è stata l'anteprima della prossima Favola di Soulframe: si chiama Warsongs e ha come antagonista principale Ben Starr (Clair Obscur: Expedition 33) nei panni di Tempest Bayor. Le favole, come i grossi update narrativi di Warframe, sono avventure su binari molto cinematiche che portano avanti il comparto narrativo e introducono nuovi personaggi e abilità. Ad attendere i giocatori in autunno ci sarà un nuovo percorso di progressione, un nuovo boss, il Mendicant Reinbreaker e le tanto attese cavalcature.
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"Il nostro approccio alla narrazione in Soulframe si è concentrato molto sulla redenzione, con archi narrativi positivi incentrati sulla salvezza e non necessariamente sulla distruzione del corpo e dell'anima umana", ha detto Geoff Crookes, Direttore Creativo di Soulframe. "La vita offre molti percorsi verso la redenzione e, con la Favola Warsongs, stiamo cercando di esplorare un pizzico di questo contrasto per dimostrare il necessario equilibrio per la coesistenza. La crescita non avviene veramente senza un certo livello di disperazione e paura. Questi sono importanti meccanismi narrativi che sono incredibilmente vicini all'esperienza umana e al percorso della vita. Questi temi non sono facili da affrontare, ma sono essenziali per la nostra esistenza come abitanti temporanei di Alca (la regione che fa da mappa e ambientazione a Soulframe ndr). Speriamo che la nostra community, e i giocatori che scoprono Soulframe per la prima volta oggi, trovino un senso di connessione con tutto questo".


Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
youtu.be/Q8y39VMCf1w


Grazie per aver letto questa nuova edizione di Letter to a Gamer. É solo grazie al sostegno di chi legge che questa newsletter può restare indipendente, priva di pubblicità, sponsor e qualunque altra influenza che non sia il rapporto autore e lettore. Chi si innnamora di Letter to a Gamer e vule darle una mano può condividere questo link con i propri amici e compagni di giochi e seguire i social della newsletter (Instagram, Bluesky, TikTok). C'è anche un gruppo Telegram per fare domande, proporre titoli da recensire e discutere con altri appassionati.

Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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Trump appoggia il fondatore di MyPillow come governatore del Minnesota


Il presidente ha definito l'imprenditore "uno dei più grandi e laboriosi patrioti d'America". Nei sondaggi per le elezioni di novembre la democratica Amy Klobuchar è avanti di 17 punti su di lui

Donald Trump ha annunciato mercoledì il suo sostegno a Mike Lindell nella corsa a governatore del Minnesota. In un post sul suo social network Truth Social, il presidente ha definito il fondatore dell'azienda di cuscini MyPillow "uno dei più grandi e laboriosi patrioti d'America" e ha scritto che ha "sacrificato" più di quasi chiunque altro "combattendo per il nostro paese, soprattutto quando si tratta di integrità elettorale", un riPostsferimento agli anni passati da Lindell a diffondere teorie screditate sui presunti brogli delle presidenziali del 2020. "Mike sarà spettacolare! Ama davvero il Minnesota, come me, e vuole riportarlo fuori dall'oblio e dall'imbarazzo. Può farcela!", ha aggiunto Trump, che lo ha chiamato "l'uomo dei cuscini".

La primaria repubblicana si terrà l'11 agosto e nello stato è già possibile votare in anticipo. L'appoggio arriva alla vigilia del discorso alla nazione che Trump terrà giovedì in prima serata e che, secondo il presidente, sarà dedicato alla sicurezza elettorale. Lindell, diventato famoso in tutto il paese con gli spot televisivi dei suoi cuscini, è da anni uno dei sostenitori più accesi di Trump e ne ha rilanciato le false affermazioni secondo cui la sconfitta del 2020 contro Joe Biden fu frutto di brogli. Ringraziando il presidente sui social, Lindell ha risposto con lo slogan "Rendiamo di nuovo grande il Minnesota".

Alla primaria partecipano anche la presidente della Camera statale Lisa Demuth, l'imprenditore Kendall Qualls, che a maggio ha ottenuto l'appoggio ufficiale del Partito Repubblicano del Minnesota, il candidato governatore del 2022 Scott Jensen e la deputata statale Peggy Bennett. Nessuno dei rivali ha criticato la scelta del presidente: Qualls ha detto in un video ai sostenitori che Trump "è esattamente ciò di cui il nostro paese aveva bisogno nell'ultimo decennio", aggiungendo però che "questa corsa non si vincerà con gli appoggi nazionali. La decideranno i conservatori del Minnesota".

Nei sondaggi per le elezioni generali Lindell è il più debole tra i repubblicani. Una rilevazione realizzata a giugno per il quotidiano Star Tribune e altri media locali dà la senatrice democratica Amy Klobuchar avanti 53% a 36% nel confronto diretto con lui, con l'11% di indecisi: contro nessun altro candidato repubblicano la senatrice ottiene un margine così ampio. Klobuchar è avanti anche su Qualls (48% a 37%) e su Demuth (48% a 40%) ed è la favorita nel campo democratico, dove è in corsa da gennaio.

Il seggio è vacante perché il governatore democratico Tim Walz, candidato alla vicepresidenza nel 2024, ha rinunciato a un terzo mandato; nel 2022 aveva battuto Jensen di 7,7 punti. Trump ha attaccato più volte il governatore uscente definendolo incompetente e ha accusato la sua amministrazione di aver permesso frodi diffuse nella spesa federale per l'assistenza all'infanzia, usando una retorica razzista contro la comunità di immigrati somali dello stato, indicata come origine delle presunte frodi. Sulla gestione statale di quei programmi sono in corso indagini.

Sulla candidatura pesa anche una questione di residenza: Lindell è nato in Minnesota e lì ha costruito MyPillow, ma per diversi anni è stato registrato per votare in Texas e in un atto giudiziario dell'anno scorso si è definito "un cittadino del Texas". Da allora ha detto ai giornalisti di aver ristabilito la residenza in Minnesota e di poter rispettare la legge statale, che impone ai candidati governatore di vivere nello stato per almeno un anno prima delle elezioni generali.

La campagna ha anche pochi soldi: secondo i registri statali sul finanziamento elettorale, dal lancio della candidatura a dicembre Lindell ha raccolto poco più di un milione di dollari e a fine maggio aveva circa 12.000 dollari in cassa, mentre lui sostiene di aver già raccolto circa 3 milioni. Parlando mercoledì con il Minnesota Reformer, Lindell ha detto che con l'appoggio di Trump "i soldi affluiranno da tutto il paese". Il sito ha anche rivelato che non ha pagato circa 48.000 dollari di imposte sulla proprietà per la sua casa da 2,5 milioni di dollari a Tonka Bay: "L'anno scorso non avevo i soldi", ha ammesso, aggiungendo che il ritardo comporta solo interessi e una penalità.

Nella stessa intervista Lindell ha ripetuto di credere che Trump abbia vinto in Minnesota nel 2020, pur ammettendo di non poterlo dire "al 100% in un senso o nell'altro". In realtà il presidente ha perso lo stato in tutte e tre le sue candidature: di 1,5 punti contro Hillary Clinton nel 2016, di 7 contro Biden nel 2020 e di 4 contro Kamala Harris nel 2024. Da governatore, ha detto, vorrebbe eliminare l'imposta statale sul reddito o quella sulle vendite, compensando con una tassa più alta sugli acquisti online.

A novembre si vota per il governatore in 36 stati: oggi 26 stati hanno un governatore repubblicano e 24 uno democratico. Il partito del presidente considera il Minnesota una delle occasioni migliori per strappare uno stato agli avversari, nonostante la debole popolarità di Trump e il malcontento degli elettori per l'economia. Klobuchar ha aperto la campagna parlando della stretta migratoria dell'amministrazione, durante la quale gli agenti federali hanno ucciso due residenti del Minnesota, dell'assassinio di una leader del parlamento statale e di una sparatoria in una scuola che ha ucciso diversi bambini, tutti fatti avvenuti nell'ultimo anno. La senatrice ha promesso "una revisione da cima a fondo del nostro governo statale" per individuare "sprechi, frodi e abusi" e ha preso le distanze da Walz, dicendo di non amare lo status quo e di volere un cambiamento.

Il bilancio di Trump nelle primarie repubblicane per governatore è finora misto. In Georgia il suo candidato, il vicegovernatore Burt Jones, ha perso contro Rick Jackson, un miliardario della sanità che ha speso più di 100 milioni di dollari, in gran parte suoi, per conquistare la candidatura; in Iowa il deputato Randy Feenstra è stato battuto dall'imprenditore Zach Lahn. Dopo quelle sconfitte, al ballottaggio della primaria in South Carolina il presidente ha appoggiato entrambi i candidati, il procuratore generale Alan Wilson e la vicegovernatrice Pamela Evette, dopo aver inizialmente sostenuto solo quest'ultima; ha vinto Wilson. Anche in altre corse Trump è rimasto concentrato sul 2020: in Georgia ha appoggiato per il Senato il deputato Mike Collins ricordando che il rivale, l'ex allenatore di football Derek Dooley, aveva riconosciuto la legittimità dell'elezione di Biden. Le elezioni generali in Minnesota si terranno il 3 novembre.


Trump terrà giovedì un discorso alla nazione sulle elezioni del 2020


Donald Trump terrà giovedì un discorso televisivo alla nazione alle 21, ora della costa est degli Stati Uniti (le 3 del mattino di venerdì in Italia). Il presidente lo ha scritto lunedì sul suo social network Truth Social senza indicare l'argomento, ma un funzionario dell'amministrazione ha detto a Reuters che il discorso riguarderà l'intelligence appena declassificata sulle indagini relative alle elezioni americane e quelle che la Casa Bianca considera falle delle macchine per il voto, in grado in teoria di permettere intrusioni informatiche straniere. La notizia era stata anticipata dall'emittente televisiva MS Now.

Il riferimento è al voto del 2020, che Trump sostiene da anni di aver perso per colpa di brogli di massa a favore di Joe Biden. Nessuna prova è mai emersa: tribunali, ricontrolli delle schede e il Dipartimento di Giustizia del suo primo mandato non hanno trovato frodi, mentre l'agenzia federale per la sicurezza informatica definì quel voto "il più sicuro della storia americana".

Un consigliere del presidente ha descritto ad Axios il discorso come un "potpourri" che comprenderà le elezioni, un aggiornamento sull'Iran e qualsiasi altro tema Trump ritenga importante. Finora Trump ha tenuto pochi interventi in prima serata dalla Casa Bianca e vuole farne di più, ha spiegato il consigliere, perché questi discorsi "danno un senso di importanza" a quello che dice. Il presidente vuole anche rilanciare il SAVE America Act, una legge ferma al Congresso che introdurrebbe requisiti rigidi di identificazione per votare. Per fare pressione aveva detto al Congresso che non avrebbe firmato la legge bipartisan sulla casa se prima non fosse passata la sua stretta sul voto: il testo è entrato in vigore nei giorni scorsi senza la firma presidenziale.

L'annuncio è arrivato poche ore dopo che Trump aveva detto che avrebbe reimposto il blocco navale contro l'Iran, insieme a un pedaggio del 20% su tutte le navi in transito nello Stretto di Hormuz. La situazione con Teheran "cambia di minuto in minuto, ma è una cosa che vuole affrontare", ha detto il consigliere ad Axios. L'ultimo grande discorso televisivo del presidente risale al primo aprile, quando difese per la prima volta in modo completo la guerra contro l'Iran, iniziata più di un mese prima con la campagna militare condotta insieme a Israele. Il conflitto ha fatto salire il prezzo del petrolio e scendere i consensi di Trump.

Da oltre un anno l'amministrazione cerca di aumentare la supervisione federale sull'organizzazione delle elezioni e di cambiare il modo in cui gli americani votano, un tentativo che secondo gli esperti legali toglierebbe potere agli stati in violazione della Costituzione. Con il controllo repubblicano del Congresso in gioco alle elezioni di metà mandato di novembre, democratici ed esperti di sicurezza elettorale temono che l'amministrazione voglia interferire. Presentando il 2020 come illegittimo, dicono diversi esperti, Trump prepara il terreno per contestare eventuali sconfitte repubblicane e per indebolire i democratici se riconquisteranno il Congresso.

Un'analisi forense consegnata l'anno scorso da Mojave Research, una società esterna ingaggiata da Tulsi Gabbard quando era direttrice dell'intelligence nazionale, la carica che coordina le agenzie di spionaggio americane, ha trovato difetti in alcune macchine per il voto sequestrate a Porto Rico, ma nessuna prova di manomissioni. Secondo Reuters, prima di lasciare l'incarico a giugno Gabbard ha prodotto anche un rapporto che descrive vulnerabilità significative delle macchine e propone rimedi come l'aggiornamento del software: la Casa Bianca ne ha però rinviato la pubblicazione. Al suo posto Trump ha nominato ad interim Bill Pulte, il direttore dell'agenzia federale che regola i mutui, e lo ha autorizzato a declassificare i documenti legati al voto del 2020.

La Casa Bianca ha anche creato di recente una task force per riesaminare alcuni aspetti dell'elezione del 2020, a cui lavora il giornalista John Solomon, ex collaboratore di Fox News. Solomon ha chiesto accesso ai file di un'analisi che dissentiva dalla valutazione diffusa nel 2021 dall'intelligence americana, secondo cui nessun attore straniero aveva tentato o era riuscito ad alterare "alcun aspetto tecnico" del voto del 2020. Quel documento, preparato dal National Intelligence Council, il principale organo di analisi dell'intelligence, insieme a CIA, FBI, NSA e altre agenzie, concludeva che il presidente russo Vladimir Putin aveva autorizzato operazioni di influenza per favorire Trump e per minare la fiducia nel processo elettorale, che la Cina aveva preso in considerazione un intervento senza poi attuarlo e che l'Iran aveva condotto una campagna di influenza contro la candidatura di Trump.

I funzionari elettorali si dicono fiduciosi che le macchine siano adeguatamente sicure e ricordano che non è mai emersa alcuna prova di intrusioni straniere che abbiano cambiato i risultati delle elezioni passate.


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L'FBI valuta l'IA per verificare le firme sulle schede elettorali sequestrate in Georgia


L'agenzia ha discusso l'impiego dell'intelligenza artificiale per confrontare le firme su circa 150.000 schede elettorali sequestrate a Fulton County relative alle elezioni 2020. Gli esperti mettono in dubbio l'affidabilità del metodo.

L'FBI sta valutando la possibilità di ricorrere all'intelligenza artificiale per verificare l'autenticità delle firme su decine di migliaia di buste contenenti le schede elettorali per corrispondenza sequestrate a Fulton County, in Georgia. Lo rivela ProPublica, che ha esaminato comunicazioni interne dell'agenzia e raccolto la testimonianza di uno specialista tecnico del Bureau coinvolto nel progetto. È l'ultimo capitolo della nuova e senza precedenti indagine voluta dall'Amministrazione Trump sulle elezioni presidenziali del 2020.

Il presidente sostiene da anni, senza prove, che la vittoria gli sia stata sottratta e ha più volte puntato il dito contro la Georgia, dove fu sconfitto da Joe Biden per appena 11.779 voti. A gennaio l'FBI ha perquisito gli uffici elettorali di Fulton County, roccaforte democratica dello Stato, sequestrando centinaia di scatoloni di materiale: circa 700, secondo ProPublica. Tra i documenti figurano le buste relative a circa 150.000 schede postali, 116.000 delle quali contenevano voti per Biden.

Centinaia di analisti mobilitati


Il ricorso all'IA per il confronto delle firme era ancora allo studio alla fine di giugno, ma non è chiaro se il progetto sia stato successivamente avviato. Secondo un memorandum interno esaminato dalla testata, il Bureau ha intanto assegnato all'indagine su Fulton County 260 analisti provenienti dagli uffici territoriali di tutto il Paese. MS Now ha riferito che due di loro sarebbero stati licenziati dopo essersi rifiutati di partecipare. Tra i compiti assegnati figura anche il confronto di un elenco di 175.000 elettori con una banca dati commerciale, per verificare, tra le altre cose, se siano ancora in vita.

Il progetto prevede di confrontare le firme sulle buste con quelle presenti su altri documenti elettorali, come i moduli di registrazione al voto. Dalle comunicazioni interne emerge però che ogni firma verrebbe comparata con un solo campione esterno: una base troppo limitata che, secondo gli esperti, aumenta sensibilmente il rischio di segnalare false discrepanze. Gli specialisti certificati e i sistemi bancari più affidabili utilizzano normalmente diversi campioni di confronto.

Lo specialista tecnico dell'FBI ha spiegato che, disponendo di una quantità sufficiente di dati, l'analisi potrebbe risultare "abbastanza accurata". L'esito dipenderebbe però dalla soglia scelta per individuare le possibili frodi: "Spetta a chi costruisce il sistema stabilire le linee guida". Il Bureau avrebbe preso in considerazione anche prodotti commerciali sviluppati da società come OpenAI e Anthropic.

I dubbi sull'affidabilità del metodo


All'interno dell'agenzia cresce il timore che l'indagine possa risentire di pressioni politiche. Alcuni funzionari starebbero cercando di ridimensionare le aspettative, evidenziando i limiti di un'analisi delle firme condotta su una scala così vasta, mentre i vertici continuerebbero a insistere sul progetto. "Sono tutti convinti che, trovino qualcosa oppure no, andranno avanti", ha dichiarato la fonte.

Anche gli esperti del settore esprimono forti dubbi. Linton Mohammed, ex presidente dell'American Society of Questioned Document Examiners, ha ricordato a ProPublica che "le firme cambiano, a differenza del DNA o delle impronte digitali", e si è detto scettico sulla capacità dell'IA di svolgere un esame affidabile.

Studi e inchieste giornalistiche hanno inoltre rilevato che il confronto delle firme porta a respingere in misura sproporzionata le schede degli elettori appartenenti alle minoranze etniche, dei giovani, degli anziani e delle persone con disabilità. Un politologo chiamato come perito in una causa intentata in Ohio nel 2020 stimò che, per ogni scheda illegittima intercettata, ne venissero scartate 32 valide.

Le accuse degli attivisti conservatori sulla presunta mancata verifica delle firme a Fulton County, che hanno contribuito a innescare il sequestro di gennaio, erano peraltro già state esaminate. Sia un osservatore indipendente sia lo States United Democracy Center le avevano in precedenza giudicate infondate.

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Il Pentagono misurerà ogni anno il testosterone dei militari sopra i 30 anni


Hegseth aggiunge il test ai controlli sanitari annuali e offre la terapia sostitutiva a chi ha valori bassi. I medici sconsigliano gli screening di routine e avvertono dei rischi per la fertilità

Ogni militare americano con più di 30 anni farà ogni anno un test del testosterone. Lo ha annunciato il segretario alla Difesa Pete Hegseth in un video pubblicato su X, presentando l'iniziativa come un modo per mantenere le truppe "sul fronte più avanzato della letalità". Chi risulterà avere valori bassi potrà scegliere di sottoporsi alla terapia sostitutiva del testosterone, che reintegra l'ormone con iniezioni, cerotti, gel o impianti sottocutanei.

Il test entrerà a far parte della valutazione sanitaria periodica, l'esame obbligatorio dal 2016 con cui il Pentagono misura le condizioni fisiche, la salute mentale e l'idoneità al dispiegamento dei militari. Sarà obbligatorio dai 30 anni in su, mentre i più giovani potranno chiederlo su base volontaria.

"Investiamo molto in armi, piattaforme ed equipaggiamento, ma il nostro vantaggio tattico più decisivo sarà sempre il singolo combattente", ha detto Hegseth nel video. "Questa iniziativa non riguarda il potenziamento artificiale: riguarda il ripristino e l'ottimizzazione delle capacità naturali". Al video Hegseth ha allegato la scritta "The High-T Department of War", il Dipartimento della Guerra ad alto testosterone: "High-T" è una moda diffusa sui social da influencer che invitano gli uomini a cercare livelli elevati dell'ormone per preservare forza e mascolinità.

La promozione della mascolinità tradizionale è una costante ricorrente dell'amministrazione Trump. A gennaio il segretario alla Salute Robert F. Kennedy ha dichiarato che Mehmet Oz, a capo dell'agenzia federale che gestisce i programmi sanitari pubblici Medicare e Medicaid, aveva esaminato le cartelle cliniche del presidente e vi aveva trovato "i livelli di testosterone più alti che abbia mai visto in una persona sopra i 70 anni". Ad aprile la Food and Drug Administration, l'agenzia federale che regola i farmaci, ha ampliato l'accesso alla terapia sostitutiva dopo decenni in cui ne raccomandava la prescrizione solo agli uomini con problemi medici nella produzione dell'ormone.

Hegseth, ex membro della Guardia Nazionale ed ex conduttore di Fox News, ha già imposto ai militari standard di forma fisica più severi, che richiedono a tutti di superare uno "standard maschile". Lo scorso settembre, in un discorso davanti a centinaia di alti ufficiali a Quantico, in Virginia, ha detto di non voler vedere militari sovrappeso né "generali e ammiragli grassi".

Circa il 5,6% degli uomini tra i 30 e i 79 anni ha una carenza di testosterone, che può causare perdita di massa muscolare, affaticamento, aumento di peso e disfunzioni sessuali ed è associata a diabete, malattie cardiovascolari, osteoporosi e depressione. Il calo dell'ormone con l'età è però considerato un normale segno dell'invecchiamento: dopo i 30-40 anni i livelli scendono di circa l'1% l'anno. La stessa Food and Drug Administration non approva la terapia sostitutiva per gli uomini che non soffrono di ipogonadismo, una condizione medica legata al malfunzionamento degli organi che producono il testosterone.

Le principali società mediche del settore, come la Endocrine Society e l'American Urological Association, sconsigliano gli screening di routine per l'ipogonadismo nella popolazione maschile generale. Helen Bernie, urologa e direttrice della medicina sessuale e riproduttiva maschile alla Indiana University, ha dichiarato a NOTUS che un singolo risultato basso non deve portare direttamente a una diagnosi o a una cura: i livelli vanno misurati due volte al mattino presto e valutati insieme ai sintomi, perché mancanza di sonno, allenamenti intensi, variazioni di peso, malattie e alcuni farmaci possono abbassare temporaneamente il testosterone. "Lo screening dovrebbe aprire la porta a una valutazione medica ponderata, non automaticamente a una prescrizione", ha detto. La terapia inoltre può compromettere la produzione di spermatozoi e la fertilità, soprattutto nei più giovani.

Il Pentagono ha rifiutato di commentare oltre il contenuto del video e non ha risposto alle domande sulle indicazioni della Food and Drug Administration a proposito della terapia sostitutiva.


La fissazione di Trump per la bellezza maschile allarmava i suoi collaboratori


Maggie Haberman, corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca e tra le giornaliste che seguono Donald Trump da più tempo, ha detto in un'intervista pubblicata domenica dal podcast "Talk Easy" che il presidente ha "una fissazione e una fascinazione per l'aspetto maschile". La sua predilezione per gli uomini attraenti e per la mascolinità classica è nota da tempo, ma nel primo mandato, ha raccontato la giornalista, aveva allarmato molte persone della sua amministrazione.

Il conduttore Sam Fragoso le ha chiesto direttamente se l'interesse del presidente per l'aspetto degli uomini vada oltre la semplice ammirazione. Fragoso ha ricordato che Trump ha descritto diversi uomini della sua amministrazione come "usciti direttamente dal casting", li ha definiti belli e affascinanti e ha elogiato le doti fisiche del golfista Arnold Palmer. Il conduttore ha poi chiesto con ironia se Trump "celebri il Pride dopo giugno", riferendosi al mese dell'orgoglio LGBT. "Non so se Donald Trump abbia mai celebrato il Pride, punto", ha risposto Haberman. "Ma di certo ha una fissazione e una fascinazione per l'aspetto maschile."

Haberman ha detto che questa attenzione è cresciuta nel secondo mandato. "Era qualcosa che nel primo mandato aveva sorpreso molte persone della sua amministrazione e lui è diventato molto più esplicito. Di certo in campagna elettorale e adesso", ha aggiunto.

Fragoso ha chiesto in particolare dell'apparente infatuazione del presidente per Zohran Mamdani, il sindaco socialista-democratico di New York. Trump lo ha invitato nello Studio Ovale, ma lo ha anche definito "un bastardo comunista duro e puro". "Parla molto anche dell'aspetto delle donne", ha risposto Haberman. "Ma sì, Mamdani è generalmente considerato un uomo giovane e di bell'aspetto e penso che il presidente abbia un tipo su quel fronte".

Haberman ha appena pubblicato "Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump", scritto con il collega del New York Times Jonathan Swan. Il libro racconta il primo anno del secondo mandato di Trump e le differenze tra l'amministrazione attuale e quella del primo mandato.


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Huawei FreeClip 2 S: i nuovi auricolari open-ear che uniscono design elegante e audio di alta qualità


HUAWEI FreeClip 2 S portano una nuova interpretazione degli auricolari open-ear, combinando un design raffinato, comfort prolungato, qualità audio avanzata e funzioni intelligenti
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Huawei ha presentato ufficialmente le FreeClip 2 S, gli auricolari che segnano una nuova evoluzione nel connubio tra stile e comfort. Oltre a confermare l'eccellenza in termini di ergonomia e prestazioni, questo modello introduce un design ispirato all'estetica luminosa. La custodia di ricarica, pur mantenendo dimensioni compatte, è stata riprogettata per custodire anche piccoli accessori, offrendo una sintesi perfetta tra eleganza e praticità.

Huawei MatePad Pro Max ufficiale: il nuovo tablet premium
Huawei amplia la sua gamma di tablet con il nuovo MatePad Pro Max, un dispositivo premium che punta su design ultra sottile e leggero, prestazioni di alto livello e funzionalità avanzate per produttività, creatività e intrattenimento
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Dal lancio dei suoi primi auricolari con design a clip nel 2023, Huawei ha continuato a esplorare nuovi form factor e linguaggi di stile nel segmento dei dispositivi open-ear. Le FreeClip 2, elevano ulteriormente l'esperienza audio open-ear grazie a funzionalità di ascolto adattivo e a una chiarezza del suono pensata per ogni scenario, preservando la comodità d'uso.

Estetica luminosa


Ispirato a una fusione tra lucentezza metallica e toni naturali, il design delle FreeClip 2 S si esprime in due colorazioni di tendenza: blu e argento.
La custodia di ricarica è stata sottoposta a oltre 100 processi di precisione per ottenere la sua silhouette arrotondata, simmetrica e splendidamente riflettenteLa custodia di ricarica è stata sottoposta a oltre 100 processi di precisione per ottenere la sua silhouette arrotondata, simmetrica e splendidamente riflettente
All'apertura, gli auricolari si rivelano in tutta la loro brillantezza: disposti l'uno accanto all'altro come gioielli preziosi, trasformano ogni utilizzo in un piccolo rituale di stile. Lo spazio interno utilizzabile è stato ampliato del 20% , consentendo di riporre non solo gli auricolari, ma anche piccoli orecchini. Una soluzione tanto elegante quanto funzionale, che garantisce la massima praticità d'uso senza intaccare la compattezza.

Con un peso di soli 5,1 g per singolo auricolare, le FreeClip 2 S offrono una straordinaria sensazione di leggerezza introducendo, al contempo, il luminoso archetto Airy C-bridge. Realizzato in silicone liquido, l'archetto è rifinito attraverso 22 rigorosi processi di miscelazione e spruzzatura della vernice per ottenere una finitura metallica a specchio ultra-lucida.

Acustica avanzata e chiarezza cristallina


Gli auricolari, inoltre, elevano l'esperienza d'ascolto grazie a un algoritmo avanzato di volume adattivo, promette Huawei. Essi integrano un chip audio proprietario e un processore NPU AI che supportano funzioni come la percezione in tempo reale dell'ambiente circostante e la regolazione intelligente di volume e voce. Grazie a un sistema di rilevamento bidirezionale che identifica i rumori ambientali e normalizza l'intensità della sorgente audio, gli auricolari adattano il suono in modo intuitivo al livello di ascolto preferito.

HUAWEI FreeClip 2: comfort open-ear e design C-Bridge
HUAWEI FreeClip 2 puntano su comfort quotidiano e ascolto open-ear adattivo grazie all’innovativo design C-Bridge, pensato per un uso prolungato
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


In combinazione con la tecnologia di miglioramento adattivo della voce, le FreeClip 2 S offrono un'esperienza audio cristallina e trasparente, ideale sia per la musica sia per gli audiolibri. Gli auricolari sono inoltre dotati di un driver a doppio diaframma in grado di riprodurre fedelmente sia le sfumature più delicate delle voci sia l'impatto profondo dei bassi, per una qualità sonora eccezionale.

Disponibilità, prezzi e assistenza


FreeClip 2 S sono disponibili su Huawei Store e presso i principali negozi di elettronica di consumo a 229 euro. Fino al 17 agosto, utilizzando il coupon ACSFREECLIP2S, è previsto uno sconto di 30 euro. Inoltre, con l’acquisto è incluso in omaggio un paio di charm esclusivi firmati Les Néréides.

HUAWEI FreeClip 2S


Gli auricolari che segnano una nuova evoluzione nel connubio tra stile e comfort.

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Huawei MatePad Pro Max è ufficiale: il nuovo tablet ultra sottile e leggero punta tutto su potenza e autonomia


Huawei ha annunciato il nuovissimo MatePad Pro Max. Il tablet è caratterizzato da un design ultra leggero e sottile, un display OLED flessibile PaperMatte da 13.2 pollici, una produttività equiparabile a quella di un PC e una vasta gamma di strumenti dedicati alla creatività. Huawei MatePad Pro Max è stato progettato per offrire un'esperienza di smart working ancora più professionale grazie a un tablet flagship potente, versatile ed elegante. Che si tratti di gestire attività complesse, sostenere periodi di lavoro prolungati o supportare l’intero flusso creativo dall’ispirazione alla produzione di contenuti, il dispositivo consente di fare molto grazie a un'esperienza d'uso fluida e potente.

LG Sound Suite arriva in Italia: audio surround con Dolby Atmos FlexConnect
La soluzione permette di creare un impianto home theater flessibile, adattando automaticamente il suono alla disposizione degli speaker per un’esperienza immersiva e personalizzata
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Ultra-sottile, leggero ma incredibilmente robusto


Per migliorare la portabilità dei tablet a grande schermo, MatePad Pro Max sfrutta al massimo ogni millimetro di spazio interno grazie a un innovativo design dei componenti e a un'architettura interna minimalista. Il risultato è una rivoluzionaria architettura che ridefinisce il concetto di sottigliezza per un tablet: nella versione PaperMatte Edition esso pesa appena 509g e ha uno spessore di soli 4.7 mm. Nonostante il design ultrasottile, il devcie garantisce un'elevata affidabilità grazie a una scocca in lega di alluminio, a una struttura interna con travi portanti e a giunzioni a incastro rinforzate, caratteristiche che lo rendono il primo tablet del settore a ottenere la certificazione TÜV Rheinland Ultra-thin Bending Resistance.
Il MatePad Pro Max da diverse prospettiveIl MatePad Pro Max da diverse prospettive

Un display premium, immersivo e senza notch


Per quanto riguarda il display il tablet vanta una cornice ultra-sottile di soli 3.55 mm e un rapporto schermo-corpo del 94%, offrendo un'esperienza visiva priva di bordi. Il display OLED flessibile PaperMatte da 13.2" con risoluzione 3K eccelle nella riduzione dei riflessi e nel comfort visivo, tale da aggiudicarsi la certificazione TÜV Rheinland Full Care Display 5.0.

Prestazioni, audio, colori realistici e autonomia


Rispetto al precedente modello, il MatePad Pro Max offre prestazioni complessive superiori del 20% e una dissipazione del calore migliorata del 30%. Sul fronte audio, il tablet è dotato di un sistema a sei altoparlanti con crossover e un'innovativa unità bassi a quattro driver, capace di riprodurre bassi profondi per un'esperienza d'ascolto incredibilmente immersiva. La batteria ad alto contenuto di silicio da 9.760 mAh garantisce un'autonomia che copre fino a 13,6 ore di utilizzo (dati Huawei). Inoltre, MatePad Pro Max è il primo tablet a introdurre la tecnologia Huawei True-to-Color Camera che, combinata con la fotocamera posteriore ultra-HD da 50 MP, assicura una precisione millimetrica nella fedeltà e nella riproduzione dei colori.
Il tablet è dotato di un sistema a sei altoparlanti con crossover e un'innovativa unità bassi a quattro driverIl tablet è dotato di un sistema a sei altoparlanti con crossover e un'innovativa unità bassi a quattro driver

Un salto di qualità per la produttività e la creatività


MatePad Pro Max eleva la produttività mobile a un nuovo livello, offrendo un'efficienza straordinaria. L'esperienza è completata dalla tastiera HUAWEI Glide, caratterizzata da un layout full-size a sei righe con una corsa dei tasti di 1.8 mm e dotata di un ampio touchpad attivo su tutta la superficie, che supporta il clic in ogni suo punto per offrire un'esperienza d'uso e d'interazione del tutto simile a quella di un laptop. Realizzata con materiali in lega leggera ad alta resistenza, la tastiera sfoggia un design ultrasottile e minimalista, impreziosito da un'innovativa custodia a scomparsa per la stilo che unisce ricarica e custodia in un'unica soluzione.
MatePad Pro Max eleva la produttività mobile a un nuovo livello grazie alla tastiera, caratterizzata da un layout full-size a sei righeMatePad Pro Max eleva la produttività mobile a un nuovo livello grazie alla tastiera, caratterizzata da un layout full-size a sei righe
L'applicazione GoPaint continua a mettere a disposizione strumenti creativi di livello professionale, mentre Notes offre uno spazio semplice e intuitivo per prendere appunti in totale libertà.

Nothing Phone (4b) ufficiale: Snapdragon, AMOLED 120 Hz e AI
Nothing Phone (4b) porta l’esperienza Nothing a un nuovo livello con processore Snapdragon, display Super AMOLED a 120 Hz, fotocamera da 50 MP con stabilizzazione ottica (OIS) e le nuove funzionalità Essential AI.
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Disponibilità e prezzi


MatePad Pro Max è ufficialmente disponibile per l'acquisto su Huawei Store al prezzo di 1299 euro. Durante il periodo di lancio, e fino al 31 luglio, al prodotto saranno applicati 100 euro di sconto con in omaggio la M-Pencil Pro. Il prodotto include anche una tastiera.

CONSIGLIATO DA TECHPERTUTTI

HUAWEI MatePad Pro 13.2” 12GB+256GB


Display OLED da 13.2 Pollici, M-Pencil Powered by NearLink, con tastiera touchpad, con 88W SuperCharge.

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I giorni più lunghi di Genova


Venticinque anni fa la morte di Carlo Giuliani in piazza Alimonda. Le prime parole del padre: «Oggi abbiamo due vittime, mio figlio e quel ragazzo che ha sparato»

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Il padre e il figlio si sentono al telefono alle tre del pomeriggio. È il 20 luglio del 2001, un venerdì, il venerdì del G8: i tre giorni che hanno stravolto Genova e l’hanno trasformata in un set a cielo aperto, dove si sono girati racconti drammatici per giornali, reti tv e internet in tutto il mondo.

Perché non è un venerdì qualunque, quello in cui padre e figlio si sentono al telefono nel primo pomeriggio, ma loro non lo sanno né lo immaginano. Il ragazzo, il figlio, ha 23 anni, si chiama Carlo, Carlo Giuliani, anche se gli amici lo chiamano Carletto, o Titti, come il cartone animato, perché un po’ lo ricorda: è mingherlino e con il viso ancora da adolescente.

Carlo Giuliani nei suoi vent’anni ancora tutti da vivere ha passato momenti di crisi, ha attraversato la fragilità di chi vorrebbe trovare la propria strada e un pizzico di felicità. A lui è capitato di ricorrere a droghe, e adesso, quasi a mettersi alla prova, dà una mano a chi si occupa di tossicodipendenti. È andato a vivere da solo, ha lasciato la casa dei genitori, il padre è sindacalista della CGIL, con cui ha un rapporto complesso, ma gli amici gli stanno accanto.

In quel pomeriggio, lui dice al padre che andrà in piazza Manin sulla collina di Castelletto, ma in realtà prima fa un salto in Carignano, quartiere bene della città, dove abitano due suoi amici. Uno è il figlio di un importante personaggio della politica amministrativa. «Che succede laggiù?», chiede Carlo. E indica la Fiera del mare che è stata trasformata nel quartier generale dei poliziotti della Celere, arrivati da Roma e non solo. Uno spiazzo protetto da container dove gli agenti soffrono per il caldo. «Ma sì, andiamo un po’ a vedere cosa succede», racconterà dopo uno degli amici.

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Come eravamo prima del boom


In un romanzo di Elena Varvello Alba torna nel passato, quando nel centro storico vivevano «i pezzenti» e la Ferrero era una pasticceria in via Maestra

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Prima della città diventata capitale internazionale del turismo enogastronomico, c’era un’Alba povera, attraversata dalle tensioni del ventennio fascista e dalle scelte della Resistenza. È quella città che Elena Varvello restituisce nel suo romanzo “La vita sempre” (Guanda, 2026), un viaggio nelle radici di un territorio e nelle storie private che ne hanno costruito l’identità. Al centro del lavoro della scrittrice torinese, vincitrice del premio Mondello e finalista al Campiello, ci sono le esistenze dei nonni, due giovani cresciuti a cavallo tra le guerre mondiali.

Lui, Francesco, viene da una famiglia benestante – il padre è macellaio nella centrale via Cavour –, cresce con una madre anaffettiva, frequenta l’università a Torino ma in città preferisce passare il tempo a giocare a carte e a inseguire le donne. Lei, Teresa, nasce in una «via di pezzenti», via Macrino, una zona che oggi è invece compresa nel centro storico, con prezzi tutt’altro che popolari. La madre fa la sarta, il fratello Giuseppe è disabile e il padre è tornato dalla Prima guerra mondiale mutilato nel corpo e distrutto nell’anima.

Attraverso il loro incontro e le loro vicende – che li porteranno prima a diventare una coppia, nonostante le difficoltà familiari ed economiche, poi a separarsi e ad affrontare un epilogo drammatico – Varvello racconta non soltanto una storia d’amore e di formazione, ma anche il ritratto di una generazione travolta dalla storia nel momento in cui si affacciava alla vita adulta.

Mettere su carta emozioni, dubbi e fragilità di due ragazzi costretti a diventare grandi in fretta è anche il tentativo di ricucire uno strappo aperto da oltre settant’anni, attraverso la letteratura, per ridare vita a ciò che si è interrotto troppo bruscamente. Allo stesso tempo, il romanzo è un monito a non dimenticare ciò che è accaduto, per non perdere un tratto profondo dell’identità delle Langhe e dell’intero Cuneese.

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Stripe vuole comprare PayPal, Google obbligata ad aprirsi ai rivali, arrivano gli app store di terzi su Google Play


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon venerdì,
avevamo già parlato dell'intenzione di Stripe di acquistare PayPal ma in questi giorni è arrivata la notizia dell'offerta. Poi parleremo di due grandi colpi che accusa Google: l'apertura di Android alle aziende AI terze e l'ammissione di app store esterni all'interno di Google Play. Questo e tanto altro, buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima Notizia - Ep. 366 - Venerdì 17 luglio
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Stripe e Advent offrono 53 miliardi di dollari per comprare PayPal


Business
Stripe e il fondo di private equity Advent hanno presentato nei giorni scorsi un'offerta congiunta per comprare PayPal. Propongono 60,50 dollari per azione, circa 53 miliardi in totale. Non è detto che PayPal accetti. La società è all'inizio di un piano di rilancio con un nuovo CEO in carica da marzo, dopo un profit warning legato alla crescita debole della funzionalità del checkout. Il piano prevede la riorganizzazione in tre divisioni, tagli ai costi per almeno 1,5 miliardi in due-tre anni e il licenziamento del 20% del personale. Al picco del 2021 PayPal valeva oltre 280 miliardi, oggi ne vale circa 42. Per alcuni analisti l'offerta è bassa e difficilmente il nuovo CEO la accetterà. Stripe e Advent potrebbero rilanciare fino a 70 dollari per azione.
~
Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: Punto Informatico

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L'UE obbliga Google ad aprire Android alle aziende AI rivali


Legge
Due nuove regole dell'UE obbligano Google a condividere i dati di ricerca e ad aprire Android alle aziende AI concorrenti. La Commissione ha rilevato che gli assistenti AI terzi (non prodotti da Google) non funzionano su Android allo stesso livello di Gemini. Ora Google deve consentirne l'attivazione vocale e permettere loro di eseguire compiti in background, come prenotare ristoranti tramite app di terze parti. Per la Commissione le misure favoriranno alternative a Google Search e a Gemini. Google contesta la decisione affermando che le regole eliminano protezioni costruite per la privacy, esporrebbero le ricerche degli europei a società sconosciute senza anonimizzazione adeguata e senza consenso, e metterebbero a rischio segreti commerciali e sicurezza nazionale. Bruxelles ha già imposto ad Apple l'interoperabilità con prodotti di terzi e a Meta lo smantellamento di funzioni come lo scorrimento infinito.
~
Fonte: AP News
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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Su Google Play arrivano gli app store di terze parti


Big tech
Google dovrà iniziare a distribuire store alternativi dentro Google Play negli Stati Uniti dal 22 luglio. È l’effetto della causa antitrust avviata da Epic dopo la rimozione di Fortnite nel 2020: Google è stata ritenuta colpevole di aver ostacolato la concorrenza degli app store rivali. Gli store terzi avranno accesso di default al catalogo di Google Play, salvo scelta contraria degli sviluppatori. Google potrà addebitare 5.000 dollari l'anno agli store per la revisione di sicurezza e conformità, e potrà rimuovere dal programma gli store in cui oltre l'1% delle installazioni tentate risulta malware o software indesiderato.
~
Fonte: Ars Technica
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Gli operai Hyundai scioperano contro i robot umanoidi Atlas


Cronaca
Migliaia di operai Hyundai a Ulsan, in Corea del Sud, hanno avviato uno sciopero parziale dopo 15 round di trattative fallite sul piano di introdurre robot umanoidi in fabbrica. È la prima volta che uno stabilimento di automobili legato a questo tipo di automazione robotica, viene fermato da uno sciopero. Dal 13 al 15 luglio i turni sono stati accorciati di due ore, dal 20 al 22 luglio sono previsti stop di quattro ore. Hyundai vuole installare oltre 25.000 robot Atlas di Boston Dynamics negli stabilimenti Hyundai e Kia, a partire dalle fabbriche americane nel 2028. Ogni robot costa circa 130.000 dollari e secondo un'analista di Samsung Securities si ripaga in circa due anni di lavoro. Un analista di Macquarie stima che a 100.000 dollari il costo operativo scenderebbe sotto il salario minimo federale americano di 7,25 dollari l'ora.
~
Fonte: Ars Technica
Alternativa in italiano: today.it

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La Cina limita i fidanzati AI perché vuole più crescita demografica


Legge
In Cina sono entrate in vigore nuove regole sui chatbot da compagnia. Le norme vietano di incoraggiare la dipendenza emotiva degli utenti e le relazioni virtuali con i minori. Le aziende devono sottoporre i chatbot a una valutazione regolatoria prima del lancio e il governo può chiudere quelli ritenuti non sicuri. Alibaba e ByteDance hanno già disattivato alcune funzioni. Dietro c'è la crisi demografica: nel 2025 la popolazione è scesa per il quarto anno consecutivo a 1,405 miliardi e la natalità ha toccato il minimo storico. Secondo un ricercatore del Carnegie Endowment, Pechino teme che le relazioni con i chatbot allontanino le persone dal matrimonio e dai figli. California e New York hanno approvato leggi più leggere, che obbligano i chatbot a ricordare ogni tre ore agli utenti di non essere umani.
~
Fonte: The Wall Street Journal
Alternativa in italiano: Punto Informatico

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Il vibe coding è evaso dal terminale


platformer.news (eng)

Uber e Waymo si stanno scontrando. Il futuro dei robotaxi è arrivato


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I test del sangue per l'Alzheimer offrono nuove promesse per diagnosticare e prevedere la malattia


nytimes.com (eng)

La nuova era di WhatsApp


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Notizie veloci


In lingua inglese.

Google pubblica il primo teaser del Pixel 11 e mostra Pixel Glow [Video]


9to5google.com (eng)

SpaceX presenta il kit Starlink di nuova generazione V5: ecco le novità


teslarati.com (eng)

NotebookLM ora si chiama Gemini Notebook


blog.google (eng)

Tool del giorno

Paradigm


Con Paradigm puoi caricare un PDF, un link o un testo qualsiasi, e l'AI lo trasforma in un percorso di apprendimento personalizzato che si riscrive man mano che progredisci. Curioso il pricing: se convinci l'AI di quanto ne hai bisogno, paghi un prezzo minore.

Link: paradigm.study

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Gli operai Hyundai scioperano contro i robot umanoidi Atlas


Primo stop di una fabbrica auto per l'automazione.
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In breve:


Migliaia di operai Hyundai a Ulsan, in Corea del Sud, hanno avviato uno sciopero parziale dopo 15 round di trattative fallite sul piano di introdurre robot umanoidi in fabbrica. È la prima volta che uno stabilimento di automobili legato a questo tipo di automazione robotica, viene fermato da uno sciopero. Dal 13 al 15 luglio i turni sono stati accorciati di due ore, dal 20 al 22 luglio sono previsti stop di quattro ore. Hyundai vuole installare oltre 25.000 robot Atlas di Boston Dynamics negli stabilimenti Hyundai e Kia, a partire dalle fabbriche americane nel 2028. Ogni robot costa circa 130.000 dollari e secondo un'analista di Samsung Securities si ripaga in circa due anni di lavoro. Un analista di Macquarie stima che a 100.000 dollari il costo operativo scenderebbe sotto il salario minimo federale americano di 7,25 dollari l'ora.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Fear of humanoid robots spurs human workers to strike at Hyundai auto factory - Ars Technica
Hyundai aims to deploy 25,000 Atlas robots starting with US factories in 2028.
Ars Technica


Alternativa in italiano:

Sciopero Hyundai: gli operai si fermano per la prima volta contro l'arrivo dei robot Atlas
Stop di tre giorni agli stabilimenti Hyundai in Corea del Sud: il sindacato incrocia le braccia non solo per i salari, ma per bloccare l'ingresso dei robot umanoidi Atlas nelle linee di montaggio. Una vertenza storica che pone l'automazione al centro del futuro occupazionale
Today

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La Cina limita i fidanzati AI perché vuole più crescita demografica


Più nascite e meno amori virtuali.
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In breve:


In Cina sono entrate in vigore nuove regole sui chatbot da compagnia. Le norme vietano di incoraggiare la dipendenza emotiva degli utenti e le relazioni virtuali con i minori. Le aziende devono sottoporre i chatbot a una valutazione regolatoria prima del lancio e il governo può chiudere quelli ritenuti non sicuri. Alibaba e ByteDance hanno già disattivato alcune funzioni. Dietro c'è la crisi demografica: nel 2025 la popolazione è scesa per il quarto anno consecutivo a 1,405 miliardi e la natalità ha toccato il minimo storico. Secondo un ricercatore del Carnegie Endowment, Pechino teme che le relazioni con i chatbot allontanino le persone dal matrimonio e dai figli. California e New York hanno approvato leggi più leggere, che obbligano i chatbot a ricordare ogni tre ore agli utenti di non essere umani.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

China Wants More Babies—So It’s Cracking Down on AI Chatbot Love Affairs - WSJ
Beijing sets emotional boundaries between humans and machines, Beijing sets emotional boundaries between humans and machines
The Wall Street JournalStu Woo


Alternativa in italiano:

Chatbot AI, nuova legge in Cina per limitare l'impatto emotivo
La Cina propone nuove regole per limitare la capacità dei chatbot di influenzare le emozioni degli utenti, soprattutto dei più vulnerabili.
Punto Informatico

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Stripe e Advent offrono 53 miliardi di dollari per comprare PayPal


Proposta da 53 miliardi con premio del 30%
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In breve:


Stripe e il fondo di private equity Advent hanno presentato nei giorni scorsi un'offerta congiunta per comprare PayPal. Propongono 60,50 dollari per azione, circa 53 miliardi in totale. Non è detto che PayPal accetti. La società è all'inizio di un piano di rilancio con un nuovo CEO in carica da marzo, dopo un profit warning legato alla crescita debole della funzionalità del checkout. Il piano prevede la riorganizzazione in tre divisioni, tagli ai costi per almeno 1,5 miliardi in due-tre anni e il licenziamento del 20% del personale. Al picco del 2021 PayPal valeva oltre 280 miliardi, oggi ne vale circa 42. Per alcuni analisti l'offerta è bassa e difficilmente il nuovo CEO la accetterà. Stripe e Advent potrebbero rilanciare fino a 70 dollari per azione.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Stripe and Private-Equity Firm Advent Offer to Buy PayPal - WSJ
The fintech company is in the early stages of a turnaround effort under new CEO Enrique Lores, The fintech company is in the early stages of a turnaround effort under new CEO Enrique Lores
The Wall Street JournalLauren Thomas and Ben Dummett


Alternativa in italiano:

Stripe vuole comprare PayPal, è la fine di un'era?
Stripe vuole mettere le mani su PayPal. L'offerta arriva dopo il crollo in Borsa, i licenziamenti e la concorrenza nei pagamenti digitali.
Punto Informatico

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L'UE obbliga Google ad aprire Android alle aziende AI rivali


Anche i dati di ricerca vanno condivisi.
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In breve:


Due nuove regole dell'UE obbligano Google a condividere i dati di ricerca e ad aprire Android alle aziende AI concorrenti. La Commissione ha rilevato che gli assistenti AI terzi (non prodotti da Google) non funzionano su Android allo stesso livello di Gemini. Ora Google deve consentirne l'attivazione vocale e permettere loro di eseguire compiti in background, come prenotare ristoranti tramite app di terze parti. Per la Commissione le misure favoriranno alternative a Google Search e a Gemini. Google contesta la decisione affermando che le regole eliminano protezioni costruite per la privacy, esporrebbero le ricerche degli europei a società sconosciute senza anonimizzazione adeguata e senza consenso, e metterebbero a rischio segreti commerciali e sicurezza nazionale. Bruxelles ha già imposto ad Apple l'interoperabilità con prodotti di terzi e a Meta lo smantellamento di funzioni come lo scorrimento infinito.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

EU issues new antitrust rules for Google
The European Union has issued new rules for Google, requiring it to share search data and open its Android system to rival AI companies.
AP News


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Su Google Play arrivano gli app store di terze parti


L'ingiunzione antitrust del caso Epic torna operativa.
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In breve:


Google dovrà iniziare a distribuire store alternativi dentro Google Play negli Stati Uniti dal 22 luglio. È l’effetto della causa antitrust avviata da Epic dopo la rimozione di Fortnite nel 2020: Google è stata ritenuta colpevole di aver ostacolato la concorrenza degli app store rivali. Gli store terzi avranno accesso di default al catalogo di Google Play, salvo scelta contraria degli sviluppatori. Google potrà addebitare 5.000 dollari l'anno agli store per la revisione di sicurezza e conformità, e potrà rimuovere dal programma gli store in cui oltre l'1% delle installazioni tentate risulta malware o software indesiderato.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Third-party app stores coming to Google Play next week as Epic settlement withdrawn - Ars Technica
With the settlement withdrawn, Google is now bound by the court's full antitrust remedies.
Ars Technica


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Missili e droni degli Houthi sul Mar Rosso: l'Iran prepara il blocco di Bab el-Mandeb


Ufficiali dei pasdaran sono in Yemen per coordinare l'operazione, scrive Reuters. L'ordine di attacco scatterebbe se Trump iniziasse a colpire le infrastrutture energetiche iraniane.

Gli Houthi hanno completato i preparativi per attaccare le navi nel Mar Rosso. Il gruppo yemenita alleato dell'Iran ha schierato missili e droni sulle alture che dominano lo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio obbligato tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso, e attende soltanto l'ordine di aprire il fuoco. Lo scrive Reuters, citando una fonte vicina al movimento. Ufficiali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i pasdaran, si troverebbero già in Yemen per coordinare l'eventuale blocco dello Stretto.

L'ordine scatterebbe se gli Stati Uniti dessero seguito alla minaccia di Donald Trump di colpire le infrastrutture energetiche iraniane, hanno riferito giovedì all'agenzia tre persone a conoscenza dei preparativi. Secondo due alte fonti iraniane e una fonte regionale, i vertici della Repubblica Islamica hanno discusso la possibilità di chiudere l'accesso al Mar Rosso e hanno trasmesso agli Houthi le indicazioni operative su come procedere.

A rischio l'ultima via d'uscita del petrolio del Golfo


La nuova minaccia si aggiunge alla chiusura dello Stretto di Hormuz e rischia di sbarrare anche la principale rotta alternativa per il petrolio del Golfo. Dopo l'interruzione delle spedizioni attraverso Hormuz, l'Arabia Saudita ha dirottato circa il 70% delle proprie esportazioni di greggio lungo un oleodotto che attraversa il Paese e raggiunge proprio la costa del Mar Rosso. Un conflitto aperto con gli Houthi metterebbe però a rischio anche questa soluzione, ostacolando le spedizioni verso i mercati asiatici, principali destinatari del petrolio saudita. Dal Mar Rosso transita attualmente circa il 7% dell'energia mondiale.

I primi segnali della nuova escalation sono già visibili. Questa settimana gli Houthi hanno lanciato un attacco missilistico contro l'Arabia Saudita, dopo aver accusato lunedì il regno saudita di avere bombardato il loro aeroporto. "Se i combattimenti si intensificassero e si estendessero alle infrastrutture per l'esportazione e alla navigazione nel Mar Rosso, sarebbe a rischio l'unica grande rotta alternativa per l'export petrolifero della regione", ha dichiarato a Reuters Torbjorn Soltvedt, analista principale per il Medio Oriente della società di consulenza sui rischi Verisk Maplecroft.

Il precedente del 2024 e le nuove minacce di Trump


Uno scenario simile si era già verificato nel 2024, quando gli attacchi degli Houthi contro le navi avevano spinto numerose compagnie di navigazione a circumnavigare l'Africa, allungando i tempi di consegna e facendo aumentare i costi di trasporto. I raid statunitensi contro le postazioni del gruppo, avviati alla fine della presidenza di Joe Biden e intensificatisi dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, avevano successivamente favorito la ripresa del traffico nel bacino. Quattro anni fa gli huthi avevano inoltre colpito direttamente l'Arabia Saudita, prima che tra le parti fosse raggiunta una tregua.

Intanto aumenta anche la pressione americana sull'Iran. Martedì Trump ha ripristinato il blocco navale dei porti iraniani e ha minacciato di bombardare le centrali elettriche del Paese. Secondo il Wall Street Journal, negli ultimi giorni il presidente starebbe valutando anche l'occupazione di alcune isole del Golfo Persico, tra cui l'isola di Kharg, dove si trova il terminal attraverso il quale transita il 90% delle esportazioni iraniane di petrolio e prodotti raffinati.

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Ai Dem non basta più il messaggio economico per vincere


Secondo il giornalista americano il partito si illude che basti il messaggio economico giusto, mentre gli elettori votano sui temi culturali. E l'agenda dell'abbondanza non colma il divario

I democratici conoscono già i nomi dei candidati capaci di vincere tra gli elettori senza laurea, ma preferiscono innamorarsi di figure che incarnano un'idea. Lo sostiene il giornalista americano Matthew Yglesias, una delle voci più note dell'area moderata del Partito Democratico, in un'analisi pubblicata sulla sua newsletter Slow Boring.

Il caso più recente per Yglesias è quello di Graham Platner, il candidato democratico al Senato nel Maine che si è da poco ritirato dopo un'accusa di violenza sessuale. I sondaggi durante la campagna lo davano in forte difficoltà tra gli elettori senza laurea, anche quando batteva con ampio margine la senatrice repubblicana uscente Susan Collins tra i laureati dello Stato. Per il giornalista non c'è nulla di sorprendente: è un democratico che corre contro una repubblicana e i democratici vanno male tra i bianchi senza laurea.

Platner avrebbe forse battuto Collins anche senza lo scandalo, scrive Yglesias, ma non per un particolare richiamo sulla classe operaia: il Maine è uno Stato che Kamala Harris aveva vinto con un buon margine nel 2024, un anno difficile per i democratici a livello nazionale. Il punto, per lui, è un altro: un network di operatori politici e giornalisti simpatizzanti era riuscito a creare entusiasmo attorno a Platner perché erano loro a essere entusiasti dell'idea di Platner.

I democratici che vincono davvero tra gli elettori operai hanno nomi e cognomi. Yglesias li elenca: governatori come Josh Shapiro in Pennsylvania e Gretchen Whitmer in Michigan, parlamentari come Elissa Slotkin, Jared Golden, Ruben Gallego e Mark Kelly. Vengono considerati noiosi, eppure vincono. Se il partito si entusiasmasse per loro invece che per i candidati-simbolo, a suo giudizio farebbe molta meno fatica a farli sembrare interessanti.

Midterm 2026 · Il dibattito democratico
I democratici sanno già chi vince tra gli operai, ma preferiscono i candidati-simbolo

Dopo il ritiro di Graham Platner nel Maine, il giornalista Matthew Yglesias accusa il suo partito: l’entusiasmo va a chi incarna un’idea, non a chi vince davvero tra gli elettori senza laurea.
Grafica di FocusAmerica 11 luglio 2026

I democratici che vincono tra gli elettori senza laurea
Josh ShapiroPennsylvania Gretchen WhitmerMichigan Elissa SlotkinMichigan Jared GoldenMaine Ruben GallegoArizona Mark KellyArizona

Governatore della Pennsylvania
Eletto nel 2022 con circa 15 punti di vantaggio in uno Stato che nel 2024 ha votato per Trump.

Vengono considerati noiosi, eppure vincono, scrive Yglesias: se il partito si entusiasmasse per loro invece che per i candidati-simbolo, farebbe meno fatica a farli sembrare interessanti.

Il caso Platner
L’entusiasmo era per l’idea di Platner, non per i suoi voti
Il candidato si è ritirato dalla corsa al Senato del Maine dopo un’accusa di violenza sessuale. Per Yglesias la sua parabola era leggibile fin dall’inizio. Tocca ogni punto per i dettagli.

Un network ha costruito l’attesa+
Operatori politici e giornalisti simpatizzanti hanno creato entusiasmo attorno a Platner perché erano loro, per primi, entusiasti dell’idea che il candidato incarnava.

I sondaggi raccontavano un’altra storia+
Batteva la senatrice repubblicana Susan Collins con ampio margine tra i laureati, ma era in forte difficoltà tra gli elettori senza laurea: il profilo tipico di un democratico, non un richiamo speciale sulla classe operaia.

Il Maine non era una prova di forza+
Platner avrebbe forse battuto Collins anche senza lo scandalo, scrive Yglesias, ma perché Kamala Harris aveva vinto lo Stato con un buon margine nel 2024, un anno difficile per i democratici a livello nazionale.

La corrente dell’abbondanza
L’abbondanza fa approvare le leggi, ma non può fare da bandiera
Il movimento che chiede di costruire più case allentando le regole urbanistiche è una storia di successo legislativo. Proprio per questo, sostiene Yglesias, non può diventare il marchio dei moderati.

Cosa ha ottenuto
Molte leggi nei parlamenti statali, riforme locali sulla zonizzazione e ora una legge federale sulla casa, appena entrata in vigore senza la firma di Trump.
Senato 85–5 Camera 358–32

Perché non basta
Quei voti sono in gran parte bipartisan: una vittoria di tutti non può marchiare una sola fazione. E la casa resta lontana dai temi che pesano di più nell’opinione pubblica.

Il nodo culturale
Molti elettori vedono il partito come culturalmente estraneo
Il vero ostacolo dei democratici, per Yglesias, non è il messaggio economico: è l’immagine che una parte dell’elettorato si è fatta del partito.
Come appaiono i democratici a questi elettori

1Praticano discriminazioni contro i bianchi
2Non vogliono far rispettare la legge
3Hanno idee bizzarre su sesso e genere

Gli attacchi repubblicani più efficaci colpiscono più temi insieme: deboli sull’immigrazione irregolare perché ostili alla legge, con idee strane sull’identità di genere e insieme morbidi sulla criminalità.
L’errore è doppio, avverte Yglesias: il messaggio economico giusto non farà sparire i temi culturali, e abbracciare l’abbondanza non basta per sembrare diversi senza toccare i veri tabù elettorali.

I due principi
Aiutare i poveri e dare a ogni territorio la sua politica culturale
Se potesse guidare da solo la politica dei moderati, Yglesias partirebbe da qui.

1
Aiutare i poveri
Distingue i moderati dai repubblicani, ma anche dalla sinistra più radicale, che a suo giudizio pensa più a colpire i ricchi che ad aiutare chi sta in basso.

2
Tenere insieme posizioni culturali diverse
Sui grandi valori morali i politici dovrebbero rispecchiare i propri elettori, non provare a guidarli con forza.

San Francisco
Un progressista sui temi culturali come Scott Wiener dovrebbe essere il benvenuto tra i moderati.

Politica economica: costruire più case

Louisiana
Serve un conservatore sui valori come l’ex governatore John Bel Edwards.

Politica economica: espandere il Medicaid

A ogni territorio la sua politica culturale e, su quella base, una buona politica economica.

Il banco di prova
In Michigan la primaria si è ridotta a una scelta tra i due poli
La corsa per il Senato che Yglesias segue da mesi mostra il problema in pratica. Si vota il 4 agosto.

1
Haley StevensEstablishment
Deputata sostenuta dai vertici del partito, ma con uno dei profili elettorali più deboli tra i parlamentari democratici dello Stato.

2
Abdul El-SayedSinistra
Il candidato dell’area di Bernie Sanders. Per Yglesias troppo a sinistra per uno Stato in bilico.

3
Mallory McMorrowRitirata il 5 luglio
La preferita di Yglesias, a lungo favorita. L’hanno affondata errori suoi: uno scontro poco avveduto con un influente commentatore di sinistra e i vecchi messaggi cancellati in cui denigrava il Michigan.

Fonte Elaborazione FocusAmerica sull’analisi di Matthew Yglesias (Slow Boring). Ritiri e primarie: AP, CNN, NPR. Voti sulla legge federale per la casa: Congresso degli Stati Uniti.

La corrente di pensiero al centro dell'analisi è quella dell'abbondanza (in inglese abundance), che punta a rimuovere i vincoli burocratici e urbanistici che frenano la costruzione di case, la produzione di energia e le infrastrutture. In pratica coincide soprattutto con il movimento YIMBY, dall'inglese Yes In My Back Yard, sì nel mio cortile, che chiede di costruire più abitazioni allentando le regole locali sulla zonizzazione. Su questo piano, per Yglesias, è una storia di successo: i suoi sostenitori hanno fatto approvare molte leggi nei parlamenti statali, riforme locali e ora una legge federale sulla casa.

L'abbondanza però non funziona come bandiera identitaria per la corrente moderata, sostiene il giornalista, perché è troppo lontana dai temi che contano di più nell'opinione pubblica. Buona parte di quelle leggi è bipartisan, cioè votata da entrambi i partiti, il che la rende poco utile come marchio di una singola fazione.

Il vero ostacolo dei democratici, per Yglesias, è che molti elettori percepiscono il partito come dominato da persone culturalmente estranee, che praticano discriminazioni contro i bianchi, non vogliono far rispettare la legge e hanno idee bizzarre su sesso e genere. Gli attacchi repubblicani più efficaci, spiega, colpiscono più temi insieme: i democratici sarebbero deboli sull'immigrazione irregolare perché ostili all'applicazione della legge e desiderosi di una sostituzione della popolazione bianca, oppure avrebbero idee strane sull'identità di genere e insieme sarebbero morbidi sulla criminalità.

L'errore più comune dei democratici di oggi, secondo Yglesias, è credere che, se solo trovassero il messaggio economico giusto, gli elettori smetterebbero di dare peso ai temi culturali. Ma se i democratici stessi tengono molto a quei temi, allora possono tenerci anche gli elettori indecisi. Una parte del partito, avverte, vuole fare lo stesso errore al contrario: pensa che abbracciare l'abbondanza permetta di apparire diversi senza toccare i veri tabù elettorali.

Se potesse guidare da solo la politica dei moderati, scrive Yglesias, si baserebbe su due principi: aiutare i poveri e tenere insieme posizioni culturali diverse. Il primo distingue i moderati dai repubblicani, ma anche dalle correnti più radicali della sinistra, che a suo giudizio sembrano concentrate più sul colpire i ricchi che sull'aiutare chi sta in basso.

La sua polemica con l'ala sinistra del partito, quella che si riconosce in Bernie Sanders, Zohran Mamdani e Alexandria Ocasio-Cortez, riguarda soprattutto il modo di fare politica. È diventata troppo espressiva, a suo avviso, più interessata a mostrare le proprie idee che a capire cosa serve davvero per vincere e governare.

Sul secondo principio Yglesias va oltre gran parte dei moderati di oggi. Sui grandi valori morali e culturali i politici dovrebbero rispecchiare i propri elettori, non provare a guidarli con forza. Un politico molto a sinistra sui temi culturali come Scott Wiener, che rappresenta San Francisco, dovrebbe essere il benvenuto tra i moderati, ma il partito dovrebbe anche cercare figure come l'ex governatore John Bel Edwards, un democratico conservatore sui valori, da candidare in Stati come la Louisiana. A ogni territorio la sua politica culturale e, su quella base, una buona politica economica: più case a San Francisco, l'espansione del Medicaid, il programma pubblico di assistenza sanitaria per i più poveri, in Louisiana.

Un esempio concreto è la primaria per il Senato in Michigan, che Yglesias segue da mesi. L'establishment del partito si è schierato con la deputata Haley Stevens, che però ha uno dei profili elettorali più deboli tra i parlamentari democratici dello Stato. La sinistra ha puntato su Abdul El-Sayed, per il giornalista troppo a sinistra per uno Stato in bilico. Il suo preferito era una terza candidata, la senatrice statale Mallory McMorrow, che per un lungo periodo è stata anche la favorita.

McMorrow non è stata rovinata dal ritrovarsi stretta tra i due poli, spiega Yglesias, ma da una serie di errori suoi: uno scontro poco avveduto con un influente commentatore di sinistra e soprattutto la scoperta di vecchi messaggi cancellati in cui denigrava il Michigan. In uno Stato del Midwest dalle forti radici locali, essere colti a prendere in giro il proprio Stato pesa molto. Alla fine la corsa si è ridotta a una scelta tra Stevens ed El-Sayed.

Quello che Yglesias chiede alla sua parte politica è di rispettare la varietà degli Stati Uniti e di provare a competere in tutto il paese invece di cancellarsi a vicenda. A chi ha come passione cambiare l'opinione pubblica più che rispecchiarla, consiglia di cercarsi un altro mestiere lontano dalla politica elettorale.


Graham Platner si ritira dalla corsa al Senato nel Maine


Graham Platner ha ritirato la propria candidatura al Senato per il Maine nella serata di mercoledì (la notte in Italia), con un video di 11 minuti pubblicato sui social. La decisione arriva due giorni dopo che una donna che aveva frequentato in passato lo ha accusato pubblicamente di violenza sessuale, un'accusa che lui definisce falsa. Il Partito Democratico del Maine ha ora tempo fino al 27 luglio per scegliere il candidato che a novembre sfiderà la senatrice repubblicana Susan Collins in una delle corse decisive per il controllo del Senato.

"Crediamo che perché il movimento continui non possa essere io e per questo sospendiamo le attività della campagna", ha detto Platner nel video, in cui ha definito le accuse parte di una strategia dell'establishment per "esercitare una pressione strutturale su di noi" e ha ripetuto che il ritiro "non è assolutamente un'ammissione di colpa". Ha spiegato che, se fosse rimasto in corsa, avrebbe perso la possibilità di raccogliere fondi e di accedere ai dati sugli elettori, dopo che i vertici democratici al Senato avevano minacciato di tagliargli le risorse. Secondo il Washington Post, la forma dell'annuncio era una condizione posta dallo stesso Platner: aveva detto ai collaboratori più fedeli che avrebbe sospeso la campagna solo se avesse potuto dire tutto ciò che voleva.

My name might be on the ballot right now, but that ballot line belongs to the people of Maine. pic.twitter.com/RKVyLU76tm
— Graham Platner for Senate (@grahamformaine) July 9, 2026


La crisi è precipitata lunedì, quando Jenny Racicot, una donna che ha raccontato di aver frequentato Platner in modo discontinuo per due anni, lo ha accusato di essere entrato in casa sua senza invito e ubriaco una notte alla fine del 2021 e di averla costretta a un rapporto mentre lei gli diceva di fermarsi. Platner ha negato, ma nel giro di 48 ore i suoi principali sostenitori gli hanno chiesto di ritirarsi. "Alla luce di queste accuse molto serie, gli ho raccomandato di farsi da parte", ha detto martedì il senatore Bernie Sanders, il suo sponsor più influente. Lo stesso giorno una seconda ex fidanzata ha raccontato al Washington Post che Platner rimuoveva ripetutamente il preservativo durante i rapporti senza il suo consenso.

Era l'ultimo capitolo di una serie di scandali iniziata a ottobre: un tatuaggio simile a un simbolo nazista, poi coperto, vecchi post su Reddit in cui minimizzava le violenze sessuali, messaggi sessualmente espliciti inviati ad altre donne dopo il matrimonio e accuse di comportamenti violenti da parte di alcune ex fidanzate. Platner, un allevatore di ostriche di 41 anni ed ex Marine, aveva attribuito quei comportamenti a problemi di salute mentale e allo stress post-traumatico legato al servizio militare e fino a questa settimana aveva conservato il sostegno di gran parte della sinistra del partito, compresi Sanders ed Elizabeth Warren.

Stati Uniti · La corsa al Senato nel Maine
La caduta di Graham Platner, accusa dopo accusa

Per undici mesi il candidato democratico del Maine era sopravvissuto a un tatuaggio simile a un simbolo nazista, ai vecchi post su Reddit e alle rivelazioni delle ex fidanzate. Un'accusa di stupro lo ha travolto in due giorni. Ora il partito ha meno di tre settimane per scegliere chi sfiderà Susan Collins.
Grafica di FocusAmerica

Giorni di campagna
323

Giorni per il crollo
2

dal lancio del 19 agosto 2025 al video con cui ha sospeso la campagna
dall'accusa pubblica di Jenny Racicot all'annuncio del ritiro

Nel giro di 48 ore dall'accusa i suoi principali sostenitori, Bernie Sanders compreso, gli avevano già chiesto di farsi da parte.

La ricostruzione in quattro capitoli
1Gli scandali2Le 48 ore3E ora?4La posta

Undici mesi sul filo
Cinque momenti che avrebbero affondato qualsiasi campagna. La sua era sopravvissuta a tutti, fino a luglio.
Tocca una tappa per il dettaglio

19 ago 2025
Il lancio della campagna

L'allevatore di ostriche ed ex Marine, 41 anni, si candida contro Susan Collins da outsider anti-establishment: nei primi nove giorni raccoglie oltre un milione di dollari.

16 ott 2025
Riemergono i vecchi post su Reddit

La CNN riporta alla luce anni di commenti poi cancellati, compresi post in cui Platner minimizzava le violenze sessuali. Nel giro di dieci giorni si dimettono la direttrice politica e il responsabile della campagna.

20 ott 2025
Il tatuaggio simile a un simbolo nazista

In un podcast Platner rivela di avere sul petto un teschio simile al Totenkopf delle SS. Dice di non averne mai conosciuto il significato e lo fa coprire il giorno dopo.

mag–giu 2026
Le rivelazioni delle ex fidanzate

Wall Street Journal e New York Times raccontano i messaggi sessualmente espliciti inviati ad altre donne dopo il matrimonio e le relazioni segnate da comportamenti instabili e aggressivi.

9 giu 2026
La vittoria alle primarie

Nonostante gli scandali, Platner vince la nomination democratica conservando il sostegno della sinistra del partito, da Bernie Sanders a Elizabeth Warren.

Il crollo, giorno per giorno
Dall'accusa di Jenny Racicot al video del ritiro sono bastate 48 ore perché il partito gli voltasse le spalle.

lunedìlun
6
luglio

L'accusa di violenza sessuale
Politico pubblica il racconto di Jenny Racicot: una notte alla fine del 2021 Platner sarebbe entrato in casa sua senza invito e ubriaco e l'avrebbe costretta a un rapporto mentre lei gli diceva di fermarsi. Lui nega e annulla alcuni eventi elettorali.

martedìmar
7
luglio

Il partito lo scarica
Schumer, Warren e infine Sanders gli chiedono di farsi da parte, mentre i vertici minacciano di tagliare fondi e accesso ai dati sugli elettori. Una seconda ex racconta al Washington Post altri rapporti non consensuali.

mercoledìmer
8
luglio

Il video del ritiro
In un video di 11 minuti Platner sospende la campagna e definisce le accuse una strategia dell'establishment. Meno di un'ora dopo Troy Jackson lancia la propria candidatura.

«Alla luce di queste accuse molto serie, gli ho raccomandato di farsi da parte»Bernie Sanders · martedì 7 luglio
Gli hanno chiesto di ritirarsi
Chuck SchumerKirsten GillibrandBernie SandersElizabeth WarrenRo KhannaZohran Mamdaniil Partito Dem. del Maine

Due scadenze per salvare la corsa
Il ritiro formale va depositato entro il 13 luglio; poi i delegati democratici avranno due settimane per scegliere il successore.

8 lug
annuncio del ritiro

13 lug
ritiro formale

27 lug
convention dem

3 nov
voto di midterm

Ritiro formale
13 luglio

Il termine di legge entro cui Platner deve depositare il ritiro perché il partito possa sostituirlo sulla scheda elettorale.

La convention
27 luglio

Entro le 17 (le 23 in Italia) un'assemblea di delegati democratici sceglierà il nuovo candidato.

Già in corsa per la successione

Troy Jackson
Ex presidente del Senato statale, vicino alle posizioni di Platner

Jordan Wood
Ex capo di gabinetto della deputata Katie Porter

Dan Kleban
Cofondatore del birrificio Maine Beer Company

David Costello
Terzo alle primarie di giugno, rientrato in corsa

Valutano la candidatura

Nirav Shah
Ex numero due dei CDC, l'agenzia federale per la sanità pubblica

Shenna Bellows
Segretaria di Stato del Maine, sovrintende alle elezioni

Perché il Maine è decisivo per il Senato
I democratici devono strappare quattro seggi ai repubblicani senza perderne nessuno. Il Maine è tra le occasioni migliori.

51 · maggioranza

Il Senato oggi

47
53

Se i democratici strappano 4 seggi

47

49

democraticiseggi da strapparerepubblicani
Con quattro seggi in più i democratici arriverebbero a 51, la soglia della maggioranza. Il Maine è tra i pochi stati dove il seggio repubblicano è considerato contendibile.

L'obiettivo
4
i seggi che i democratici devono strappare ai repubblicani a novembre per riconquistare il Senato, senza perderne nessuno

L'avversaria

il mandato consecutivo che Susan Collins cerca il 3 novembre: finora ha respinto ogni tentativo democratico di toglierle il seggio

Il precedente
+7
i punti di vantaggio con cui Kamala Harris ha vinto il Maine alle presidenziali del 2024

Fonte: Politico, Washington Post, CNN, Portland Press Herald · Dati aggiornati al 9 luglio 2026

Platner ha detto che depositerà il ritiro formale, richiesto per legge entro il 13 luglio perché il partito possa sostituirlo sulla scheda, solo dopo aver ricevuto garanzie che il processo di selezione sarà "aperto, trasparente e democratico". Il Partito Democratico del Maine, che nei giorni scorsi lo aveva accusato di provare a condizionare la scelta del successore, ha votato per tenere una convenzione, cioè un'assemblea di delegati che sceglierà il nuovo candidato entro la scadenza delle 17 del 27 luglio (le 23 in Italia). Nel frattempo il comitato nazionale che finanzia le campagne democratiche per il Senato ha aperto un fondo per raccogliere donazioni da trasferire al futuro candidato.

Meno di un'ora dopo l'annuncio, Troy Jackson, ex presidente del Senato statale del Maine e boscaiolo della contea rurale di Aroostook, ha lanciato la sua candidatura. È considerato il più vicino alle posizioni di Platner e il deputato progressista californiano Ro Khanna si è già schierato con lui, ma Jackson ha detto alla NBC che non vorrebbe il sostegno dell'ex candidato: "Quando si è arrivati a un'accusa credibile di violenza sessuale, quella è stata la linea rossa". Si sono candidati anche Jordan Wood, ex capo di gabinetto della deputata Katie Porter, e Dan Kleban, cofondatore del birrificio Maine Beer Company, mentre David Costello, terzo nella primaria vinta da Platner a giugno, ha annunciato il suo rientro in corsa. Valutano la candidatura anche Nirav Shah, ex numero due dei Centers for Disease Control and Prevention, l'agenzia federale per la sanità pubblica, e Shenna Bellows, la segretaria di Stato del Maine, la carica che sovrintende alle elezioni. L'attore Patrick Dempsey, il cui nome era circolato tra i possibili sostituti, ha escluso una candidatura.

Per i democratici il Maine è un tassello essenziale nel tentativo di riconquistare il Senato: a novembre devono strappare quattro seggi ai repubblicani senza perderne nessuno dei propri. Collins cerca il sesto mandato in uno stato che Kamala Harris ha vinto con 7 punti di vantaggio nel 2024 e finora ha sempre respinto i tentativi democratici di toglierle il seggio.


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Il boom del fracking sta finendo dopo aver reso gli Stati Uniti il primo produttore di petrolio della storia


La produzione rallenta e l'automazione sostituisce gli operai dei pozzi. La crisi di Hormuz mostra l'eredità di vent'anni di trivellazioni: non l'indipendenza energetica, ma molta più sicurezza

Il fracking, la tecnica di estrazione che in vent'anni ha trasformato gli Stati Uniti nel più grande produttore di petrolio della storia, sta perdendo slancio: il petrolio facile da estrarre scarseggia, la produzione cresce a ritmi sempre più lenti e l'automazione sta sostituendo gli operai dei pozzi come in passato aveva fatto con i minatori del carbone. Secondo un'analisi pubblicata su Politico da Mike Soraghan, giornalista che segue il settore energetico da oltre un decennio, il boom ha reso il paese più ricco e più sicuro, ma ha distribuito benefici e danni in modo molto disuguale. La sua eredità principale non è l'indipendenza energetica promessa da molti, ma una sicurezza negli approvvigionamenti molto maggiore di prima.

Il termine corretto è "fratturazione idraulica" e non indica un nuovo tipo di trivellazione, ma una fase della costruzione di un pozzo: dopo la perforazione, un fluido carico di sostanze chimiche viene pompato sottoterra a pressioni così alte da fratturare la roccia, che libera petrolio o gas. La tecnica esiste da più di un secolo. Già nell'Ottocento le squadre facevano esplodere dinamite nei pozzi, la prima fratturazione commerciale risale al 1949 e nel 1969 il governo federale provò perfino a far esplodere una bomba nucleare sottoterra per aumentare la produzione (funzionò, ma il gas era troppo radioattivo per essere usato).

La svolta arrivò alla fine degli anni Novanta, quando il petroliere texano George Mitchell riuscì a sfruttare le formazioni di scisto, rocce profonde che l'industria aveva sempre considerato troppo costose in rapporto ai profitti, orientando le trivelle in orizzontale per moltiplicare i punti da fratturare. "Continuavano a dirmi che stavo perdendo tempo", disse a Politico nel 2010 Mitchell, morto nel 2013. "Be', ha funzionato". Le aziende produssero prima un eccesso di gas naturale e poi applicarono lo stesso metodo al petrolio, rendendo più economici la benzina, l'elettricità e quasi tutto ciò che è fatto di plastica.

La produzione americana di petrolio toccò il suo minimo sotto un presidente petroliere, il repubblicano George W. Bush, e iniziò la scalata sotto il democratico Barack Obama. Bush contribuì però a rimuovere un ostacolo normativo: la legge sull'energia del 2005 impedì all'EPA, l'agenzia federale per la protezione dell'ambiente, di regolamentare il fracking, con una norma nota come "Halliburton Loophole". La produzione di gas iniziò a salire nel 2006 e quella di petrolio pochi anni dopo. Gli Stati Uniti sono diventati il primo produttore mondiale alla fine del primo mandato di Trump e hanno continuato a battere record sotto Joe Biden, fino a estrarre ogni giorno più petrolio dell'Arabia Saudita e più di qualsiasi paese nella storia.

A livello nazionale l'industria petrolifera è saldamente repubblicana e i suoi critici sono per lo più democratici, ma la politica energetica si decide negli Stati e la maggior parte dei governatori democratici ha promosso le trivellazioni. L'eccezione è Andrew Cuomo, che nel 2014 vietò il fracking nello Stato di New York con un ordine esecutivo. In Colorado John Hickenlooper, ex geologo, vinse un seggio al Senato dopo aver raccontato di aver bevuto un sorso di fluido da fracking a una riunione con gli amministratori delegati del settore. A livello federale l'idea di un divieto non ha mai avuto seguito: Obama incluse l'aumento della produzione di gas nelle sue politiche sul clima e nel 2024 Kamala Harris dovette difendersi in Pennsylvania dagli attacchi di Trump per le sue vecchie richieste di vietare la tecnica, una cosa che un presidente comunque non può fare.

Tra il 2003 e il 2017 sono morti sul lavoro 1.566 operai petroliferi, a un tasso sei volte superiore alla media nazionale secondo i Centers for Disease Control, l'agenzia federale per la salute pubblica. Le trivellazioni hanno inoltre provocato terremoti, rovinato terreni agricoli e contaminato l'acqua potabile di alcune abitazioni al punto da renderla infiammabile. Tre casi di inquinamento delle falde, in Texas, a Dimock in Pennsylvania e a Pavillion in Wyoming, tutti raccontati nel documentario Gasland candidato all'Oscar, definirono i fronti della battaglia ambientale. Nel caso texano l'EPA aprì nel 2010 una rara azione d'emergenza contro la società Range Resources, che aveva trivellato un pozzo a circa 600 metri da quello d'acqua di un'abitazione, ma la abbandonò due anni dopo senza spiegazioni.

"Il fracking è un esempio perfetto di qualcosa in cui ci sono beneficiari netti e perdenti netti. E purtroppo la società spesso non si prende cura dei perdenti", ha detto a Politico Christopher Knittel, economista del Massachusetts Institute of Technology. Uno studio che Knittel ha condotto con altri tre studiosi, pubblicato nel 2019, ha calcolato che in media i benefici superano i costi, con un guadagno di circa 2.500 dollari l'anno per famiglia. I proprietari di casa hanno però avuto una probabilità di trarne vantaggio da cinque a sette volte superiore rispetto agli affittuari: i nuovi posti di lavoro portati da un boom estrattivo aumentano gli stipendi di chi ha un mutuo a tasso fisso, ma fanno salire gli affitti dei pensionati a reddito fisso.

La guerra con l'Iran, che ha chiuso lo Stretto di Hormuz bloccando i flussi di petrolio dal Golfo Persico, ha mostrato quanto vale questa produzione interna. Alcuni paesi, come l'India e il Pakistan, hanno affrontato carenze di carburante; negli Stati Uniti i prezzi alla pompa sono saliti, ma non ci sono stati razionamenti né code chilometriche ai distributori. Secondo un recente rapporto della Federal Reserve, la banca centrale americana, uno shock petrolifero come quello di quest'anno avrebbe tagliato l'occupazione di quasi il 2% se fosse avvenuto negli anni Settanta, mentre oggi l'effetto "è essenzialmente nullo". Un altro studio della Fed stima che tra il 2010 e il 2015 il settore abbia aggiunto più dell'1% al prodotto interno lordo.

Il presidente vede nella crisi un'occasione commerciale. "Comprate petrolio dagli Stati Uniti d'America. Ne abbiamo in abbondanza", ha detto ad aprile, scrivendo poi su Truth Social, il suo social network, che "gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi del petrolio salgono guadagniamo molto". Allo stesso tempo ha minacciato i fornitori di benzina con un'indagine federale sui prezzi gonfiati.

Per Knittel la sostituzione del carbone con il gas nelle centrali elettriche, resa possibile dal fracking, è stata il principale motore del calo delle emissioni americane di gas serra, più del solare, dell'eolico e delle auto elettriche. Daniel Raimi, del centro studi Resources for the Future, ha ricordato però a Politico che il boom ha alimentato anche la petrolchimica e le esportazioni di gas naturale liquefatto e ha tenuto bassi i prezzi del petrolio, tutte cose che aumentano le emissioni: nel complesso, ha detto, il bilancio climatico "non è affatto chiaro".

Andy Walz, uno dei principali dirigenti della compagnia petrolifera Chevron, ha detto a Politico che d'ora in poi "tutti vorranno privilegiare la sicurezza energetica" e che questo potrebbe portare più rinnovabili, anche se nessun paese abbandonerà del tutto i combustibili fossili: piuttosto diversificherà le forniture per non dipendere da un solo fornitore. L'Agenzia internazionale dell'energia prevede paesi sempre meno disposti a dipendere dagli altri per qualsiasi cosa. Alcuni si stanno già muovendo: in Uruguay quasi il 99% dell'elettricità viene da fonti rinnovabili. Se il mondo accelererà sui veicoli elettrici mentre gli Stati Uniti resteranno ancorati ai combustibili fossili, l'industria americana rischia di ritrovarsi isolata. "Mi chiedo se non siamo come Cuba", ha detto Raimi: "avremo le nostre vecchie auto a benzina in giro per le strade mentre il resto del mondo sfreccia sulle elettriche".


L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti lanciano il terzo attacco in una settimana


Gli Stati Uniti hanno lanciato nella serata americana di sabato, la notte in Italia, il terzo round di attacchi contro l'Iran in una settimana, dopo che le forze iraniane hanno colpito la GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che attraversava lo Stretto di Hormuz. Poco prima dell'annuncio americano le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano dichiarato chiuso lo stretto "fino a nuovo ordine", accusando gli Stati Uniti di interferire nel passaggio. Il Comando centrale americano (Centcom), che dirige le operazioni in Medio Oriente, ha detto di aver colpito circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti missilistici e di droni, depositi di munizioni e reti di comunicazione: in totale, i tre round di questa settimana hanno colpito più di 300 obiettivi.

Secondo Centcom un membro civile dell'equipaggio risulta disperso, mentre l'incendio a bordo e i gravi danni alla sala macchine hanno impedito alla nave di proseguire la navigazione. L'equipaggio ha abbandonato la nave e si trova su una scialuppa di salvataggio. L'Iran ha sostenuto di aver sparato un colpo di avvertimento dopo che "diverse navi hanno tentato di viaggiare lungo una rotta non approvata" ignorando le indicazioni di transitare nelle acque territoriali iraniane e ha avvertito che risponderà con forza a qualsiasi ritorsione americana.

L'Iran ha risposto ai nuovi bombardamenti lanciando missili balistici contro la base aerea Prince Hassan in Giordania e contro la base di Al-Udeid in Qatar: nella base giordana ha sostenuto di aver distrutto un centro di comando e alcuni hangar per droni. L'esercito regolare iraniano ha annunciato attacchi con droni contro una batteria di missili Patriot, un deposito di munizioni e un sito radar in Kuwait, oltre che contro impianti radar e di comunicazione americani in Bahrein. I media di stato iraniani hanno riferito anche di attacchi contro il porto di Duqm, in Oman, dove si trovano snodi logistici della marina americana. Il Qatar ha detto di aver intercettato i colpi diretti contro il suo territorio, mentre Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno riferito di attacchi con missili e droni in corso di intercettazione. In Iran la televisione di stato ha riferito di esplosioni lungo tutta la costa meridionale, dai poli energetici di Bushehr e Asalouyeh ai porti di Bandar Abbas e Jask.

"L'Iran ha fatto una pessima scelta. Ora paga", ha scritto sui social il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Venerdì il presidente Trump aveva detto che il cessate il fuoco concordato a giugno "è finito", pur confermando che i colloqui con Teheran sarebbero proseguiti. In un post su Truth Social aveva poi minacciato di colpire l'Iran con "1.000 missili" già puntati nel caso in cui il regime tentasse di assassinarlo, aggiungendo che l'esercito americano è pronto da almeno un anno a "decimare e distruggere tutte le aree dell'Iran".

Dall'inizio della guerra l'Iran sostiene che le sue acque territoriali siano l'unica rotta percorribile attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale. Per questo spara contro le navi che seguono il corridoio vicino alla costa dell'Oman, protetto dalla marina americana, mentre il centro dello stretto, dove le navi passavano prima della guerra, è considerato pericoloso per il rischio di mine posate dai militari iraniani. Il traffico giornaliero è crollato: giovedì lo hanno attraversato solo 22 navi, contro le oltre 130 al giorno di prima del conflitto, secondo la società di dati marittimi Kpler. Il Brent, il petrolio di riferimento internazionale, ha chiuso la settimana vicino ai 76 dollari al barile, circa il 5% sopra i livelli prebellici, comunque lontano dal picco di quasi 120 dollari toccato nelle fasi peggiori della guerra.

La settimana era iniziata con gli attacchi iraniani a tre navi commerciali nello stretto, tra cui una petroliera saudita e una nave qatariota che trasportava gas naturale liquefatto, attacchi che l'Iran non ha rivendicato. Gli Stati Uniti avevano risposto con due giorni di bombardamenti su più di 170 obiettivi militari iraniani, tra i più intensi dall'inizio della guerra: secondo il ministero della Salute iraniano almeno 17 persone sono state uccise e la televisione di stato ha identificato almeno otto dei morti come soldati. L'Iran aveva reagito lanciando missili e droni contro Kuwait, Bahrein e, per la prima volta dall'inizio della tregua, la Giordania. Washington aveva poi lanciato un ultimatum, chiedendo a Teheran di dichiarare pubblicamente aperti tutti i canali dello stretto e di impegnarsi a non sparare più contro le navi civili. Funzionari americani avevano raccontato che l'Iran aveva attribuito gli attacchi alle navi a un'unità fuori controllo delle Guardie rivoluzionarie.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato sabato a Muscat il suo omologo dell'Oman per discutere del passaggio nello stretto, senza esiti chiari: i due paesi hanno concordato di proseguire i colloqui a livello tecnico e politico. L'Oman ha fatto circolare una proposta per amministrare lo stretto insieme all'Iran, con la possibilità di imporre commissioni sulle navi in transito. A poco più di tre settimane dall'accordo iniziale di pace, che prevedeva di negoziare un'intesa più ampia entro 60 giorni, lo stretto è diventato il principale punto di scontro tra i due paesi, mentre gli obiettivi dichiarati della guerra, a partire dallo smantellamento del programma nucleare iraniano, sono passati in secondo piano.

La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha promesso sabato di vendicare il padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio nell'attacco con cui Stati Uniti e Israele hanno aperto la guerra, definendo la vendetta un dovere "certo e innegabile". È la sua prima dichiarazione pubblica dopo il funerale del padre, durato una settimana e culminato giovedì con la sepoltura a Mashhad. Khamenei non appare in pubblico da quando è succeduto al padre all'inizio di marzo: secondo funzionari iraniani e israeliani sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di guerra.


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Due milioni di dollari a Trump dal gruppo coreano colpito dai dazi americani


Il pagamento ricevuto da Base Group, legato a un progetto sul golf, emerge dalla dichiarazione dei redditi del presidente. Una società collegata al gruppo sta contestando i dazi antidumping imposti dal Dipartimento del Commercio.

Base Group, principale investitore di una società sudcoreana dell'alluminio che contesta i dazi imposti dal Dipartimento del Commercio su alcune esportazioni verso gli Stati Uniti, ha versato lo scorso anno 2 milioni di dollari alla holding di Donald Trump. Il pagamento è emerso per la prima volta dalla dichiarazione patrimoniale annuale del presidente, pubblicata alla fine di giugno.

Il documento offre una spiegazione piuttosto vaga: la somma sarebbe collegata a una "lettera d'intenti" e rappresenterebbe una "commissione di sviluppo non rimborsabile". Interpellate dal New York Times, la società e la famiglia Trump hanno riferito che il versamento riguarda un progetto golfistico non ancora annunciato.

Conflitti d’interesse · Gli affari esteri del presidente

Coinvolto in un contenzioso sui dazi americani, un gruppo coreano ha versato 2 milioni alla holding di Trump

Il versamento di Base Group — principale investitore di Korea Aluminium, società dell’alluminio sotto indagine del Dipartimento del Commercio — compare nella dichiarazione patrimoniale del presidente. La Trump Organization lo attribuisce a un progetto golfistico non ancora annunciato e nega ogni legame con il contenzioso.

Grafica di FocusAmerica 15 luglio 2026

La cifra al centro del caso
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Dollari

versati nel 2025 alla holding di Donald Trump, indicati nella dichiarazione patrimoniale come una «commissione di sviluppo non rimborsabile» legata a una «lettera d’intenti».

Base Group nega di aver violato le norme commerciali statunitensi. La Trump Organization definisce «pura finzione» ogni legame tra il pagamento e i dazi.

Il rapporto

Quasi dieci anni per avvicinare la famiglia Trump


Prima del versamento, una lunga rete di relazioni commerciali.

Da anni
Base Group distribuisce in esclusiva in Corea del Sud i vini a marchio Trump.

Lo scorso febbraio
Eric Trump ospite nella sede di Base Group a Seul: al centro dell’incontro, come aumentare gli scambi commerciali tra Corea e Stati Uniti.

2025
Il pagamento da 2 milioni di dollari alla holding del presidente.

La proporzione

Due milioni sono una frazione minima degli incassi del presidente


Nel 2025 la holding di Trump ha dichiarato entrate per oltre 2,24 miliardi di dollari. Il pagamento coreano ne è appena una scheggia.

Redditi dichiarati nel 2025 2,24 mld $

Criptovalute 1,4 mld Altri redditi 715 mln Attività estere 125 mln
Dentro le attività estere

Attività estere in 13 Paesi 125 mln $

Regno Unito, India, Qatar, Arabia Saudita, Romania, Turchia, Vietnam, Emirati… 2 mln
Base Group

Il pagamento vale meno di un millesimo dei redditi dichiarati dal presidente nel 2025. Una somma modesta per la holding; per Korea Aluminium, in gioco c’è un dazio che potrebbe salire al 105%.

Il contenzioso

Il dazio su Korea Aluminium potrebbe quasi quadruplicare


Una vicenda che parte da Washington nel 2022 e non è ancora chiusa. Apri ogni tappa per i dettagli.

Le posizioni delle parti

Fonte New York Times; dichiarazione patrimoniale del presidente (U.S. Office of Government Ethics), luglio 2026. Valori dichiarati, non profitti, arrotondati. Il New York Times non ha trovato prove di interventi del presidente o della famiglia a favore delle due società.

Un rapporto coltivato da quasi dieci anni


Base Group cerca da quasi un decennio di consolidare i rapporti con la famiglia Trump. La società distribuisce in esclusiva in Corea del Sud i vini a marchio Trump e, più recentemente, ha ospitato Eric Trump nella propria sede centrale a Seul. Durante l'incontro, avvenuto a febbraio, si è discusso di come incrementare gli scambi commerciali tra Corea del Sud e Stati Uniti, secondo quanto riferito da un dirigente del gruppo.

Queste iniziative coincidono con le difficoltà di Korea Aluminium, società collegata a Base Group, che ha ridotto le esportazioni verso gli Stati Uniti dopo che il Dipartimento del Commercio ha stabilito che alcune aziende sudcoreane hanno aggirato i dazi sull'alluminio prodotto in Cina. Il New York Times non ha trovato prove che Trump o un membro della sua famiglia siano intervenuti presso funzionari americani in favore delle due società. Base Group, da parte sua, nega di aver violato le norme commerciali statunitensi.

Alan Garten, responsabile legale della Trump Organization, ha assicurato al quotidiano che il pagamento non ha alcun legame con il contenzioso commerciale. "Operiamo da decenni nel golf, nell'ospitalità e nel settore immobiliare e abbiamo concluso transazioni con innumerevoli aziende in tutto il mondo", ha dichiarato. "Qualsiasi insinuazione secondo cui questa operazione sarebbe stata motivata da ragioni diverse da legittime considerazioni commerciali è pura finzione".

Gli affari esteri della holding del presidente


Il caso si inserisce in un quadro senza precedenti nella storia americana moderna. Trump conserva interessi economici personali in quasi trenta iniziative imprenditoriali all'estero. Prima del suo primo mandato, lui e la famiglia si erano impegnati a non sottoscrivere nuovi accordi internazionali durante la presidenza. Una promessa che però è stata abbandonata all'inizio del secondo mandato.

I 2 milioni versati da Base Group rappresentano soltanto una piccola parte degli almeno 125 milioni di dollari incassati nel 2025 dalla holding del presidente attraverso attività in tredici Paesi, tra cui Regno Unito, India, Qatar, Arabia Saudita, Romania, Turchia, Vietnam ed Emirati Arabi Uniti. Una somma comunque modesta rispetto ad altre fonti di reddito: nello stesso anno, gli affari nel settore delle criptovalute avrebbero fruttato al presidente 1,4 miliardi di dollari.

Storici ed ex funzionari interpellati dal New York Times sottolineano che rapporti finanziari diretti di questa portata tra un presidente e soggetti stranieri non hanno precedenti. George W. Bush vendette la propria quota nella squadra di baseball dei Texas Rangers mentre valutava la candidatura alla Casa Bianca; Ronald Reagan liquidò le proprie partecipazioni azionarie; Calvin Coolidge non volle neppure acquistare una casa. "Non ho mai visto nulla di simile", ha dichiarato Peter J. Wallison, già consigliere della Casa Bianca e funzionario del Dipartimento del Tesoro durante l'Amministrazione Reagan. "Crea conflitti di interesse e rende difficile per un presidente decidere, oppure rischia di condizionarne le scelte".

Il dazio potrebbe salire al 105%


Il contenzioso risale almeno al 2022, quando il Dipartimento del Commercio dell'Amministrazione Biden avviò un'indagine sulle aziende sudcoreane sospettate di aiutare i produttori cinesi ad aggirare i dazi sull'alluminio. Nel 2023 l'indagine concluse che Pechino cercava di eludere le misure antidumping facendo transitare i propri prodotti attraverso società coreane. Due anni dopo furono introdotti dazi specifici su alcune importazioni provenienti da fornitori sudcoreani, tra cui proprio la Korea Aluminium, le cui vendite negli Stati Uniti ne hanno risentito.

Il mese scorso il Dipartimento del Commercio ha comunicato di aver ricevuto da un'associazione americana del settore una richiesta di estensione dei dazi, senza fare alcun riferimento ai rapporti con il presidente. Nei giorni scorsi l'agenzia ha inoltre adottato una decisione preliminare che porterebbe al 105% l'aliquota sulle esportazioni di Korea Aluminium, quasi quattro volte il livello attuale. La decisione definitiva però non è ancora stata presa.

La Casa Bianca respinge ogni sospetto. "Non esistono conflitti di interesse", ha dichiarato al New York Times il portavoce Kush Desai. Emily Davis, portavoce dell'International Trade Administration del Dipartimento del Commercio, ha definito questi procedimenti "quasi giudiziari e apolitici", escludendo qualsiasi interferenza politica.

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Heave Ho 2 è un ibrido che funziona tra friendslop e rage-game: la recensione


Non sono molti i giochi che hanno il coraggio di fare il party game assurdo e sfidare la competizione della grande N: Heave Ho 2 è uno di loro
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La premessa di Heave Ho 2 è molto semplice: un gruppo di curiose pallotte con due braccia (minimo 2 massimo 4) deve tenersi per mano per raggiungere la fine di ogni livello e mollare qualche scorreggia ben piazzata nel frattempo. É un gioco a tre bottoni: uno per aggrappare la mano destra alle superfici, uno per aggrappare la sinistra e un altro (il joystick) per controllare la direzione delle braccia.

Non c’è una storia, non c’è progressione e non ci sono fronzoli: Heave ho 2 è una party game fatto e finito con l’obiettivo esplicito di scatenare risate quando, inevitabilmente, la catena umana si romperà e partiranno gli insulti per capire di chi è la colpa. Questo è il suo obiettivo e, dopo una prova in due e in quattro usando una Nintendo Switch, si può dire che lo raggiunge in pieno. Ha qualche elemento di rage game tra i suoi ingranaggi, cosa che nel 90% dei casi aumenta il numero di risate, ma occhio a quel 10%, una vostro ospite potrebbe accumulare non poca frustrazione.

In un mondo di Meccha Chamelion, Peak, Rv There Yet e una lunga serie di altri titoli per far divertire un gruppo di amici, perché scegliere Heave Ho 2? Un fattore di attrattiva è indubbiamente il suo multiplayer locale: non servono quattro persone ognuna con la sua copia del gioco per divertirsi: basta un padrone di casa con abbastanza controller. Un altro punto forte è la semplicità: la cooperazione richiesta è unicamente limitata ai riflessi necessari a premere 2 bottoni a tempo, nient’altro. Ci sono un sacco di livelli di difficoltà crescente che non durano più di 2 minuti ciascuno (almeno all’inizio) e le ambientazioni cambiano piuttosto in fretta: in tre serate il gioco è pressoché concluso.

A remargli contro c’è, per via delle poche cose che possono fare i personaggi, un gameplay che potrebbe iniziare ad annoiare dopo un’oretta. Ogni tanto, poi, è come se il gioco volesse fare troppo rumore tra le grida dei suoi personaggini la colonna sonora a base di voci ridicole e tutti i suoi effetti sonori: c’è una po’ il rischio sovra-stimolazione se si è in quattro e si parla tanto, ma il sonoro è assolutamente irrilevante per superare i livelli, disattivarlo non toglierà nulla all’esperienza.

In conclusione, Heave Ho 2 è un party game che non ha paura di essere apertamente stupido, in puro stile Devolver, e ha tutto quello che serve per risollevare le sorti di una serata che si sta arenando. Forse non riuscirà a portare sulle sue spalle il peso di un’intera rimpatriata visto il rischio ripetitività, ma vi darà una mano a divertirvi con i vostri invitati. Se la passione per il titolo di Le Cartel Studio dovesse esplodere, si può anche andare avanti online sia nella modalità cooperativa sia in quella versus.
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Colorado, un ex predicatore che afferma di aver ucciso a 7 anni ha vinto le primarie GOP


Victor Marx sostiene anche di praticare esorcismi al telefono e di aver salvato 40mila donne e ragazze dalla tratta. Secondo il New York Times, la sua ascesa è il sintomo di una radicalizzazione che non risparmia neppure i democratici.
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Victor Marx, ex predicatore pentecostale ora diventato politico, ha vinto giovedì scorso le primarie repubblicane per la carica di governatore del Colorado, nonostante sostenga di aver ucciso un uomo per la prima volta quando aveva 7 anni, su ordine di un patrigno violento, e si sia rifiutato di chiarire se abbia ucciso altre persone da adulto. Nel corso della sua vita è stato arrestato almeno 2 volte per condotta molesta, ha raccontato di aver terrorizzato uno psichiatra minacciando di ucciderlo e ha spiegato al giornalista del Colorado Kyle Clark di essere in grado di praticare esorcismi al telefono.

Molti dei particolari più clamorosi della sua biografia, tuttavia, non hanno trovato riscontri. I cronisti che hanno cercato tracce dell'omicidio che Marx dice di aver commesso da bambino non ne hanno trovate. Il suo sito sosteneva inoltre che avesse salvato dalla tratta sessuale oltre 40mila donne e ragazze: incalzato sulla cifra, Marx l'ha ridimensionata con una risposta surreale, parlando di "più di una e meno di un mucchio".

Ma tutte queste incongruenze non hanno intaccato la sua popolarità nella base elettorale repubblicana. Charlie Kirk ha firmato la prefazione del suo libro del 2024, The Dangerous Gentleman. Il suo sito ha venduto per 99 dollari una guida alla "guerra spirituale", completa di istruzioni per scacciare i demoni. Marx e la moglie sono stati inoltre coinvolti in quella che appare come una società di marketing multilivello specializzata nella vendita di vitamine.

Lui si definisce un "operatore umanitario ad alto rischio" e racconta di essersi spinto nelle zone di guerra per compiere missioni cristiane di salvataggio. Anche la sua storia familiare contribuisce alla costruzione del personaggio: suo padre si chiamava davvero Karl Marx e inventò una disciplina denominata "karate cajun", nella quale il figlio sostiene di aver raggiunto il settimo dan.

Secondo quanto afferma Michelle Goldberg sul New York Times l'ascesa di Marx mostra che cosa può accadere quando gli elettori, spinti da una visione sempre più apocalittica della politica, smettono di considerare decisive la competenza e l'eleggibilità. Una volta innescata, la radicalizzazione è difficile da controllare e può travolgere anche chi pensava di poterla sfruttare. Nel suo libro Marx si presenta come un uomo qualunque e formula una previsione che, dopo la sua vittoria, suona anche come un avvertimento: "In un futuro molto vicino ci saranno migliaia di persone come me nel mondo".

Il panico tra i repubblicani del Colorado


Marx ha sconfitto per circa 2.500 voti la senatrice statale Barbara Kirkmeyer, sostenuta dall'establishment del partito, nella più combattuta primaria repubblicana per la carica di governatore nella storia del Colorado. In uno Stato ormai dominato dai democratici, i repubblicani nutrivano già poche speranze di riconquistare il governatorato. La preoccupazione principale riguarda però le competizioni locali e per il Congresso: un candidato di punta come Marx, temono i dirigenti del partito, potrebbe trascinare verso la sconfitta l'intera lista dei candidati repubblicani.

★Primarie repubblicane · Colorado · 9 luglio 2026
Colorado, primarie repubblicane per il governatore
Victor Marx vince per meno di mezzo punto su Barbara Kirkmeyer. Corsa assegnata da Associated Press
Focus America

CandidatoVoti%

Victor Marx
Vincitore

208.345
39,86%

Barbara Kirkmeyer

205.931
39,40%

Scott Bottoms

108.444
20,75%

522.720voti totali
>95% scrutinato

Elaborazione di Focus America su dati dell'Associated Press

La rivoluzione della destra radicale sembra così aver iniziato a divorare se stessa. Due anni fa l'area MAGA aveva conquistato il Partito Repubblicano del Colorado, portando alla presidenza statale Dave Williams, noto per le sue posizioni apertamente antigay. Eppure, neppure questo gruppo ha dato il suo endorsement a Marx. Secondo Jimmy Sengenberger, editorialista conservatore del Denver Gazette, molti dei fedelissimi di Williams avevano scelto Scott Bottoms, deputato statale dell'ultradestra e a sua volta pastore, ma con un profilo meno eccentrico. Bottoms si è però fermato al terzo posto alle primarie.

Chuck Broerman, dirigente repubblicano della contea di El Paso, attribuisce il successo di Marx soprattutto alla sua abilità nel marketing e al crescente disprezzo degli elettori per i politici di professione. "Victor Marx si è venduto benissimo come outsider, come risposta all'angoscia di una parte dei repubblicani del Colorado", ha spiegato al quotidiano, sottolineando la vastità del suo seguito sui social e l'effetto valanga generato online. Marx, ha aggiunto, "ha creato un veicolo nel quale le persone hanno potuto riversare la propria energia emotiva".

Secondo il New York Times, dinamiche simili stanno però emergendo anche nelle primarie democratiche. In Texas, la sessuologa Maureen Galindo, accusata di antisemitismo, è riuscita ad arrivare al ballottaggio per un seggio alla Camera. Anche dopo aver proposto di incarcerare i sionisti, ha raccolto il 36% dei voti prima di essere sconfitta. A New York, la socialista Darializa Avila Chevalier ha battuto il progressista Adriano Espaillat, costringendo altri esponenti democratici a prendere le distanze dalle sue posizioni più estreme, compreso il rifiuto di affermare che gli assassini debbano essere incarcerati.

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Trump dopo cinque mesi di guerra con l'Iran non sa come uscirne


Il cessate il fuoco è collassato, il pedaggio su Hormuz è stato annunciato e ritirato in un giorno e per il Pentagono i costi del conflitto possono arrivare a 100 miliardi di dollari

La guerra tra Stati Uniti e Iran doveva durare tra le quattro e le sei settimane ed è arrivata alla ventesima. Il cessate il fuoco mediato dal presidente a giugno è collassato tra attacchi notturni reciproci, martedì è ripartito il blocco navale americano contro i porti iraniani e le stime interne del Pentagono indicano che il conflitto potrebbe costare agli Stati Uniti fino a 100 miliardi di dollari, il triplo della cifra riconosciuta finora in pubblico.

Lunedì il presidente aveva annunciato un pedaggio del 20% sui carichi delle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, il passaggio obbligato per il petrolio del Golfo Persico, in cambio della protezione americana dagli attacchi iraniani. Martedì lo ha cancellato dopo le telefonate dei leader arabi del Golfo, che non volevano pagarlo. L'annuncio contraddiceva la posizione della sua stessa amministrazione, secondo cui i pedaggi erano una violazione del diritto internazionale. Trump ha coperto la retromarcia dicendo ai giornalisti che quei paesi faranno "massicci investimenti" negli Stati Uniti, senza dare alcun dettaglio.

Secondo un'analisi del New York Times, il presidente ha trovato nell'Iran un avversario che non si piega agli strumenti con cui ha ottenuto risultati altrove, dalle pressioni sugli alleati della NATO alle minacce di dazi contro i partner commerciali. "Ha incontrato un paese che non è disposto a giocare secondo le sue regole, cioè piegarsi, baciare l'anello e dirgli quanto è bravo", ha detto al giornale Vali Nasr, professore alla Johns Hopkins University che ha consigliato presidenti e segretari di Stato sul Medio Oriente. "Non credo che abbia una strategia sull'Iran", ha detto Abbas Milani, direttore degli studi iraniani all'università di Stanford: "Affronta queste cose d'istinto e con due obiettivi contraddittori. Da una parte continua a dire di voler fare un accordo e rendere l'Iran un'economia fiorente, dall'altra minaccia di annientarne la civiltà".

A giugno, quando aveva firmato il cessate il fuoco, Trump aveva elogiato i negoziatori iraniani definendoli "persone molto razionali", "forti" e "intelligenti". La settimana scorsa li ha chiamati "feccia" e "gente malata". Ai giornalisti che gli chiedevano cosa fosse cambiato in tre settimane ha risposto: "Li ho conosciuti". La tregua era peraltro un accordo limitato: doveva fermare i combattimenti per 60 giorni per permettere di negoziare i nodi veri, a partire dal futuro del programma nucleare iraniano, e non ha retto nemmeno fino a quella scadenza.

La partita è ormai una gara di resistenza, secondo un'analisi del Wall Street Journal: ciascuno dei due paesi aspetta che l'altro ceda per primo. Trump vorrebbe chiudere prima delle elezioni di metà mandato di novembre, in cui si rinnovano la Camera e un terzo del Senato, e prima che i prezzi della benzina tornino a salire. Teheran scommette di poter resistere al blocco navale più a lungo, nonostante un'economia già in caduta libera, senza però provocare un'escalation che lascerebbe a Trump solo le opzioni militari più estreme. Il petrolio Brent, il riferimento internazionale, è salito martedì a 84,73 dollari al barile, in aumento di oltre l'11% in due giorni; all'inizio della guerra aveva superato i 100 dollari.

Negli ultimi due mesi le forze americane hanno scortato più di 800 navi lungo la rotta meridionale dello stretto, vicino alla costa dell'Oman. Con la fine della tregua le Guardie rivoluzionarie iraniane sono riuscite a colpire e mettere fuori uso alcune navi su quella rotta con missili e droni, uccidendo e ferendo membri degli equipaggi. Caccia, droni ed elicotteri americani intercettano gran parte dei colpi, ma quelli lanciati dalla costa iraniana a distanza ravvicinata arrivano troppo in fretta per essere fermati. Gli Stati Uniti hanno inoltre scorte limitate di intercettori, i missili che servono ad abbattere quelli iraniani, un vincolo che rende rischioso per Trump prolungare il conflitto.

La stima interna del Pentagono sul costo complessivo della guerra è tra 80 e 100 miliardi di dollari, ha rivelato NBC News, il triplo dei circa 30 miliardi comunicati finora al Congresso. La cifra comprende oltre 30 miliardi per ricostruire le basi americane danneggiate dagli attacchi iraniani, di cui quasi uno solo per le strutture in Bahrein, la sostituzione di più di 40 aerei colpiti e il ripristino delle scorte di munizioni. Il Pentagono, rimasto a corto di fondi, ha chiesto al Congresso uno stanziamento supplementare di 68 miliardi, ma i parlamentari finora hanno mostrato poco interesse ad approvarlo e accusano il Dipartimento della Difesa di nascondere i costi reali. "È molto frustrante per il popolo americano che non si riesca ad avere una risposta chiara su quanto costi questa guerra", ha detto il senatore indipendente Angus King.

"Finché non muoiono americani, l'Iran sarà una questione secondaria per la maggior parte degli americani", ha detto al New York Times Elliott Abrams, ex funzionario per la sicurezza nazionale in diverse amministrazioni repubblicane, secondo cui la guerra non ha travolto l'agenda del presidente. Per Aaron David Miller, ex negoziatore americano per il Medio Oriente, il precedente è invece quello di Jimmy Carter, la cui presidenza fu segnata dalla crisi degli ostaggi in Iran del 1979-81: "L'Iran ha consumato e macchiato l'eredità di un presidente e potrebbe benissimo macchiare o rovinare quella di un altro".


L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti lanciano il terzo attacco in una settimana


Gli Stati Uniti hanno lanciato nella serata americana di sabato, la notte in Italia, il terzo round di attacchi contro l'Iran in una settimana, dopo che le forze iraniane hanno colpito la GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che attraversava lo Stretto di Hormuz. Poco prima dell'annuncio americano le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano dichiarato chiuso lo stretto "fino a nuovo ordine", accusando gli Stati Uniti di interferire nel passaggio. Il Comando centrale americano (Centcom), che dirige le operazioni in Medio Oriente, ha detto di aver colpito circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti missilistici e di droni, depositi di munizioni e reti di comunicazione: in totale, i tre round di questa settimana hanno colpito più di 300 obiettivi.

Secondo Centcom un membro civile dell'equipaggio risulta disperso, mentre l'incendio a bordo e i gravi danni alla sala macchine hanno impedito alla nave di proseguire la navigazione. L'equipaggio ha abbandonato la nave e si trova su una scialuppa di salvataggio. L'Iran ha sostenuto di aver sparato un colpo di avvertimento dopo che "diverse navi hanno tentato di viaggiare lungo una rotta non approvata" ignorando le indicazioni di transitare nelle acque territoriali iraniane e ha avvertito che risponderà con forza a qualsiasi ritorsione americana.

L'Iran ha risposto ai nuovi bombardamenti lanciando missili balistici contro la base aerea Prince Hassan in Giordania e contro la base di Al-Udeid in Qatar: nella base giordana ha sostenuto di aver distrutto un centro di comando e alcuni hangar per droni. L'esercito regolare iraniano ha annunciato attacchi con droni contro una batteria di missili Patriot, un deposito di munizioni e un sito radar in Kuwait, oltre che contro impianti radar e di comunicazione americani in Bahrein. I media di stato iraniani hanno riferito anche di attacchi contro il porto di Duqm, in Oman, dove si trovano snodi logistici della marina americana. Il Qatar ha detto di aver intercettato i colpi diretti contro il suo territorio, mentre Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno riferito di attacchi con missili e droni in corso di intercettazione. In Iran la televisione di stato ha riferito di esplosioni lungo tutta la costa meridionale, dai poli energetici di Bushehr e Asalouyeh ai porti di Bandar Abbas e Jask.

"L'Iran ha fatto una pessima scelta. Ora paga", ha scritto sui social il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Venerdì il presidente Trump aveva detto che il cessate il fuoco concordato a giugno "è finito", pur confermando che i colloqui con Teheran sarebbero proseguiti. In un post su Truth Social aveva poi minacciato di colpire l'Iran con "1.000 missili" già puntati nel caso in cui il regime tentasse di assassinarlo, aggiungendo che l'esercito americano è pronto da almeno un anno a "decimare e distruggere tutte le aree dell'Iran".

Dall'inizio della guerra l'Iran sostiene che le sue acque territoriali siano l'unica rotta percorribile attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale. Per questo spara contro le navi che seguono il corridoio vicino alla costa dell'Oman, protetto dalla marina americana, mentre il centro dello stretto, dove le navi passavano prima della guerra, è considerato pericoloso per il rischio di mine posate dai militari iraniani. Il traffico giornaliero è crollato: giovedì lo hanno attraversato solo 22 navi, contro le oltre 130 al giorno di prima del conflitto, secondo la società di dati marittimi Kpler. Il Brent, il petrolio di riferimento internazionale, ha chiuso la settimana vicino ai 76 dollari al barile, circa il 5% sopra i livelli prebellici, comunque lontano dal picco di quasi 120 dollari toccato nelle fasi peggiori della guerra.

La settimana era iniziata con gli attacchi iraniani a tre navi commerciali nello stretto, tra cui una petroliera saudita e una nave qatariota che trasportava gas naturale liquefatto, attacchi che l'Iran non ha rivendicato. Gli Stati Uniti avevano risposto con due giorni di bombardamenti su più di 170 obiettivi militari iraniani, tra i più intensi dall'inizio della guerra: secondo il ministero della Salute iraniano almeno 17 persone sono state uccise e la televisione di stato ha identificato almeno otto dei morti come soldati. L'Iran aveva reagito lanciando missili e droni contro Kuwait, Bahrein e, per la prima volta dall'inizio della tregua, la Giordania. Washington aveva poi lanciato un ultimatum, chiedendo a Teheran di dichiarare pubblicamente aperti tutti i canali dello stretto e di impegnarsi a non sparare più contro le navi civili. Funzionari americani avevano raccontato che l'Iran aveva attribuito gli attacchi alle navi a un'unità fuori controllo delle Guardie rivoluzionarie.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato sabato a Muscat il suo omologo dell'Oman per discutere del passaggio nello stretto, senza esiti chiari: i due paesi hanno concordato di proseguire i colloqui a livello tecnico e politico. L'Oman ha fatto circolare una proposta per amministrare lo stretto insieme all'Iran, con la possibilità di imporre commissioni sulle navi in transito. A poco più di tre settimane dall'accordo iniziale di pace, che prevedeva di negoziare un'intesa più ampia entro 60 giorni, lo stretto è diventato il principale punto di scontro tra i due paesi, mentre gli obiettivi dichiarati della guerra, a partire dallo smantellamento del programma nucleare iraniano, sono passati in secondo piano.

La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha promesso sabato di vendicare il padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio nell'attacco con cui Stati Uniti e Israele hanno aperto la guerra, definendo la vendetta un dovere "certo e innegabile". È la sua prima dichiarazione pubblica dopo il funerale del padre, durato una settimana e culminato giovedì con la sepoltura a Mashhad. Khamenei non appare in pubblico da quando è succeduto al padre all'inizio di marzo: secondo funzionari iraniani e israeliani sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di guerra.


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Vance accusa Israele: "Una campagna d'influenza per prolungare la guerra con l'Iran"


Il vicepresidente americano denuncia nel podcast di Joe Rogan un'operazione israeliana per orientare l'opinione pubblica statunitense e far naufragare i negoziati con Teheran, mentre il cessate il fuoco vacilla sempre di più.

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha accusato alcuni settori del governo israeliano di star finanziando una campagna d'influenza per orientare l'opinione pubblica americana e sabotare i negoziati con l'Iran. "Ci sono persone all'interno del loro sistema — lo sappiamo senza alcun dubbio — che stanno cercando di manipolare e modificare l'opinione pubblica americana per far continuare la guerra all'infinito", ha dichiarato durante una conversazione di tre ore con il podcaster Joe Rogan. "Non per raggiungere un obiettivo, ma semplicemente per prolungarla all'infinito".

Le accuse di Vance segnano una nuova escalation nella frattura, ormai sempre più pubblica, tra Washington e il suo principale alleato in Medio Oriente ed arrivano inoltre in un momento particolarmente delicato: il cessate il fuoco con Teheran, che lo stesso Vance ha contribuito a negoziare il mese scorso, si sta sgretolando ogni giorno che passa tra nuovi attacchi iraniani contro le navi commerciali e raid americani, proseguiti per il quinto giorno consecutivo.

Influenzare l'opinione pubblica americana


Israele ha stanziato centinaia di milioni di dollari per consolidare negli Stati Uniti il sostegno alla guerra e migliorare la propria immagine nel mondo. Uno dei contratti è stato affidato a Brad Parscale, già responsabile in passato della campagna elettorale di Trump: il Wall Street Journal ne quantifica il valore complessivo in 45 milioni di dollari, mentre i documenti depositati ai sensi del Foreign Agents Registration Act e citati da Time indicano un compenso di 1,5 milioni al mese.

Nella sua intervista, Vance ha richiamato proprio l'articolo di Time, secondo il quale una parte di quei fondi sarebbe stata impiegata per finanziare influencer online che lo avevano attaccato. "Quando apro Time e scopro che esiste una vera e propria campagna d'influenza straniera, finanziata per far naufragare l'accordo al quale stavo lavorando, e che molte delle persone pagate mi attaccavano in modo completamente disonesto, la mia risposta è: andate all'inferno", ha affermato il vicepresidente. Poi ha aggiunto: "Io rappresento prima di tutto gli americani".

Da parte sua, Parscale ha respinto le accuse sui social: "Le affermazioni secondo cui avrei attaccato il memorandum o l'Amministrazione Trump sono false. Non esiste un solo elemento di prova che dimostri che io abbia agito contro l'amministrazione".

La frattura generazionale nel mondo conservatore


Le parole di Vance acquistano particolare rilievo perché provengono dall'uomo che molti considerano l'erede politico di Trump e che il presidente ha incaricato di negoziare la fine del conflitto. Veterano della guerra in Iraq, il vicepresidente, 41 anni, ha costruito la propria carriera proprio sull'opposizione alle "guerre infinite": nel 2023, quando era senatore, si schierò contro gli aiuti all'Ucraina e all'inizio di quest'anno ha sostenuto la via diplomatica con l'Iran, salvo poi allinearsi a Trump quando il presidente ha deciso di intervenire militarmente.

Dietro il nuovo scontro si intravede però una frattura più profonda nel campo conservatore. Il sostegno a Israele, per decenni considerato un caposaldo della politica repubblicana, viene ora sempre più contestato da una generazione più giovane, convinta che gli interessi israeliani non coincidano necessariamente con quelli americani. L'attivista conservatore Bob Vander Plaats descrive un vero divario generazionale: la Generazione Z guarda a Israele soprattutto attraverso una lente politica, mentre gli elettori più anziani continuano a farlo attraverso una lente biblica.

Anche sui media conservatori questa frattura è ben presente: Tucker Carlson denuncia da settimane quella che definisce "la guerra di Israele", Megyn Kelly ha avvertito il proprio pubblico che nessun americano dovrebbe morire per un Paese straniero e lo stesso Rogan, che aveva sostenuto Trump nel 2024, ha rotto pubblicamente con il presidente dopo la decisione di entrare in guerra contro l'Iran.

La crescente irritazione di Trump


Anche Trump ha manifestato una crescente insofferenza nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusandolo di aver continuato le operazioni militari di Israele in Libano permettere a rischio i negoziati. Vance, da parte sua, non si aspetta che questi negoziati seguano un percorso lineare: "Sarà tutto complicato, con molte interruzioni e altrettante ripartenze".

La sua conclusione, tuttavia, non lascia spazio ad alcuna ambiguità: "In questo momento Israele sta perdendo la battaglia per l'opinione pubblica negli Stati Uniti d'America. È un fatto semplice ed evidente". E i sondaggi più recenti sembrano dargli ragione: secondo il Pew Research Center, il 62% degli americani ha un'opinione sfavorevole del governo israeliano, contro il 32% che lo giudica positivamente. Un sondaggio Quinnipiac rileva inoltre che il 48% degli elettori ritiene che Washington sostenga eccessivamente Israele, la quota più alta registrata dal 2017. Nello stesso sondaggio appena il 20% esprime un giudizio favorevole su Netanyahu.

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Come l'Iran ha trasformato una sconfitta militare in una vittoria strategica


Su War on the Rocks due esperti di sicurezza sostengono che Teheran ha preparato per vent'anni una guerra diversa: sopravvivere, imporre costi e negoziare da una posizione di forza

Diciannove settimane dopo l'inizio della guerra contro Stati Uniti e Israele, l'Iran detta le condizioni della pace. È la tesi di un'analisi pubblicata su War on the Rocks, sito americano specializzato in sicurezza nazionale, firmata da Pnina Shuker, ricercatrice del Jerusalem Institute for Security and Strategy, e da Andrew Milburn, ufficiale dei Marines in pensione con un passato nelle operazioni speciali. Secondo i due autori, Washington e Gerusalemme hanno combattuto una guerra fatta di potenza militare, mentre Teheran ne ha preparata per vent'anni un'altra, costruita attorno a un obiettivo più stretto: sopravvivere abbastanza a lungo da imporre costi crescenti agli avversari e trasformare la resistenza in leva negoziale.

Quando a giugno è stato firmato il memorandum d'intesa, il presidente Donald Trump ha dichiarato che l'accordo con l'Iran era "completo". La risposta di Teheran è stata continuare a colpire e imporre una sorta di pedaggio sulla rotta marittima più importante del mondo, mentre espandeva la sua influenza in Iraq. Il risultato è stato una tregua fragile durante la quale, scrivono gli autori, l'Iran ha negoziato da una posizione di forza maggiore di quella che aveva prima della guerra.

Il bilancio militare, riconoscono Shuker e Milburn, sembra una sconfitta netta per Teheran. La Guida suprema Ali Khamenei è stato ucciso nei primi attacchi, l'arsenale missilistico è sceso da circa 2.500 a 1.000-1.200 missili, i lanciatori funzionanti da 480 a un centinaio, la marina convenzionale ha cessato di esistere e le infrastrutture per l'arricchimento dell'uranio sono fuori uso. "Sulla carta" è stata una batosta, ammettono i due analisti, ma gli Stati Uniti e Israele volevano la resa dell'Iran e la caduta del regime, mentre Teheran voleva qualcosa di più limitato: sopravvivere. E ci è riuscito.

Nel 2005 il centro strategico delle Guardie rivoluzionarie, il corpo militare che affianca l'esercito regolare iraniano, aveva formalizzato la dottrina della "difesa a mosaico": una struttura di comando decentralizzata, pensata per sopravvivere proprio agli attacchi di decapitazione con cui questo conflitto si è aperto. "Abbiamo avuto due decenni per studiare le sconfitte dei militari americani subito a est e a ovest di noi. Abbiamo incorporato le lezioni di conseguenza", disse il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi all'inizio della campagna.

Lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita gran parte del petrolio mondiale, era il cuore della strategia iraniana. Secondo l'analisi, l'amministrazione americana ha sottovalutato la disponibilità di Teheran a chiudere lo stretto e avrebbe probabilmente potuto impedirne la chiusura se avesse posizionato navi nella zona fin dall'inizio. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu lo ha ammesso alla CBS: "C'è voluto un po' perché capissero quanto fosse grande quel rischio".

L'Iran non ha sfidato la superiorità aerea americana e israeliana, ma ha colpito i sistemi che la rendevano possibile: aerocisterne, radar, nodi di comunicazione e piattaforme di comando. I suoi droni e missili costavano poche migliaia di dollari l'uno, mentre gli intercettori usati per fermarli ne costavano milioni. Le salve prolungate hanno consumato scorte di intercettori che non potevano essere ricostituite in tempo. La distruzione della flotta convenzionale iraniana, aggiungono gli autori, ha risolto il problema sbagliato: la minaccia al traffico commerciale veniva da mine, missili, droni e piccole imbarcazioni d'attacco, come l'Ucraina aveva già dimostrato contro la Russia nel Mar Nero.

La flotta di petroliere iraniane è passata da circa 70 navi nel 2020 a quasi 550 nel 2025, un'infrastruttura costruita per aggirare le sanzioni e sostenuta dalle raffinerie cinesi, che da sole assorbivano circa il 90% delle vendite estere di petrolio iraniano e garantivano quasi metà del bilancio statale. Sul fronte dell'informazione il regime ha usato anche animazioni generate con l'intelligenza artificiale per costruire una narrativa di resilienza rivolta pure al pubblico americano: i sondaggi negli Stati Uniti mostravano poca voglia di un conflitto prolungato e una forte opposizione all'invio di truppe di terra.

Gli attacchi ai paesi del Golfo avevano un obiettivo politico: mostrare ai partner regionali di Washington che sostenere la campagna aveva un prezzo. Dopo il colpo al terminal petrolifero degli Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Arabia Saudita hanno chiuso il loro spazio aereo agli aerei militari americani. Il caso più chiaro, scrivono gli autori, è stato "Project Freedom", il piano di Trump per scortare le petroliere attraverso lo stretto: l'Arabia Saudita, citando la scarsa coerenza della strategia americana, ha rifiutato basi e spazio aereo nonostante l'intervento personale del presidente. Il piano è stato accantonato. Gli Emirati, che insieme ai sauditi hanno assorbito migliaia di colpi iraniani durante la guerra, sono usciti dall'OPEC e hanno minacciato di lasciare la Lega Araba. Dopo la fine dei combattimenti, Riad e Abu Dhabi hanno inviato delegazioni di condoglianze a Teheran per il funerale di Khamenei.

Il negoziato, secondo i due analisti, ha certificato il risultato. Washington è passata dalla richiesta di resa incondizionata ad accettare che la scorta di uranio arricchito resti in Iran, mentre Teheran ha indurito le sue posizioni, aggiungendo alle richieste di prima della guerra le riparazioni di guerra e il ritiro delle forze americane dalle aree vicine al Paese. La sequenza dell'accordo firmato questa settimana è la prova più chiara: prima che l'Iran debba sciogliere un solo nodo, dalla scorta nucleare al programma missilistico ai gruppi armati alleati, gli Stati Uniti tolgono il blocco navale, ritirano le forze, concedono deroghe alle sanzioni che sbloccano i ricavi petroliferi e rendono trasferibili i beni iraniani congelati. Solo a quel punto, secondo il testo stesso dell'intesa, partono i negoziati su tutto il resto.

I costi economici del conflitto dureranno oltre il cessate il fuoco. La lunga interruzione del traffico attraverso Hormuz ha fatto salire i prezzi dell'energia e ha bloccato i flussi di fertilizzanti, elio e plastiche da cui dipendono industrie e consumatori in tutto il mondo, Stati Uniti compresi, con conseguenze sui prezzi alimentari globali che potrebbero durare fino al 2027. Il petrolio Brent resta circa 20 dollari sopra i livelli di prima della guerra.

Per Israele il bilancio è ancora più duro. Non era parte dei colloqui e, secondo i suoi stessi funzionari, non aveva nemmeno visto il testo dell'accordo con cui dovrà convivere. Hizballah, colpito ma non distrutto, ottiene dai termini dell'intesa una protezione dagli attacchi israeliani e potrà essere riarmato con il sostegno iraniano, mentre il programma missilistico che Israele considera una minaccia esistenziale non viene toccato. I paesi del Golfo che Gerusalemme sperava di avvicinare hanno fatto l'opposto, mantenendo o approfondendo i rapporti con Teheran e allontanando l'ipotesi di allargare gli Accordi di Abramo, le intese di normalizzazione tra Israele e alcuni paesi arabi. Quando Netanyahu ha spinto per colpire Beirut mettendo a rischio l'accordo, Trump lo avrebbe chiamato per dirgli che senza la protezione americana "sarebbe in prigione".

L'Iran ha ottenuto ciò per cui combatteva, concludono Shuker e Milburn: il regime è intatto, il denaro in arrivo può ricostruire il programma nucleare e l'arsenale missilistico, la chiusura dello stretto resta una carta da giocare di nuovo se Teheran deciderà che Washington non rispetta i patti. Gli autori citano lo storico militare britannico Basil Liddell Hart, per cui l'obiettivo della guerra è ottenere una pace migliore: giudicata con questo metro, scrivono, la guerra non ha raggiunto il suo scopo né per gli Stati Uniti né per Israele. È finita, ma a condizioni scritte a Teheran.


L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz e gli Stati Uniti lanciano il terzo attacco in una settimana


Gli Stati Uniti hanno lanciato nella serata americana di sabato, la notte in Italia, il terzo round di attacchi contro l'Iran in una settimana, dopo che le forze iraniane hanno colpito la GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che attraversava lo Stretto di Hormuz. Poco prima dell'annuncio americano le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano dichiarato chiuso lo stretto "fino a nuovo ordine", accusando gli Stati Uniti di interferire nel passaggio. Il Comando centrale americano (Centcom), che dirige le operazioni in Medio Oriente, ha detto di aver colpito circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti missilistici e di droni, depositi di munizioni e reti di comunicazione: in totale, i tre round di questa settimana hanno colpito più di 300 obiettivi.

Secondo Centcom un membro civile dell'equipaggio risulta disperso, mentre l'incendio a bordo e i gravi danni alla sala macchine hanno impedito alla nave di proseguire la navigazione. L'equipaggio ha abbandonato la nave e si trova su una scialuppa di salvataggio. L'Iran ha sostenuto di aver sparato un colpo di avvertimento dopo che "diverse navi hanno tentato di viaggiare lungo una rotta non approvata" ignorando le indicazioni di transitare nelle acque territoriali iraniane e ha avvertito che risponderà con forza a qualsiasi ritorsione americana.

L'Iran ha risposto ai nuovi bombardamenti lanciando missili balistici contro la base aerea Prince Hassan in Giordania e contro la base di Al-Udeid in Qatar: nella base giordana ha sostenuto di aver distrutto un centro di comando e alcuni hangar per droni. L'esercito regolare iraniano ha annunciato attacchi con droni contro una batteria di missili Patriot, un deposito di munizioni e un sito radar in Kuwait, oltre che contro impianti radar e di comunicazione americani in Bahrein. I media di stato iraniani hanno riferito anche di attacchi contro il porto di Duqm, in Oman, dove si trovano snodi logistici della marina americana. Il Qatar ha detto di aver intercettato i colpi diretti contro il suo territorio, mentre Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno riferito di attacchi con missili e droni in corso di intercettazione. In Iran la televisione di stato ha riferito di esplosioni lungo tutta la costa meridionale, dai poli energetici di Bushehr e Asalouyeh ai porti di Bandar Abbas e Jask.

"L'Iran ha fatto una pessima scelta. Ora paga", ha scritto sui social il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Venerdì il presidente Trump aveva detto che il cessate il fuoco concordato a giugno "è finito", pur confermando che i colloqui con Teheran sarebbero proseguiti. In un post su Truth Social aveva poi minacciato di colpire l'Iran con "1.000 missili" già puntati nel caso in cui il regime tentasse di assassinarlo, aggiungendo che l'esercito americano è pronto da almeno un anno a "decimare e distruggere tutte le aree dell'Iran".

Dall'inizio della guerra l'Iran sostiene che le sue acque territoriali siano l'unica rotta percorribile attraverso lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita normalmente un quinto del petrolio mondiale. Per questo spara contro le navi che seguono il corridoio vicino alla costa dell'Oman, protetto dalla marina americana, mentre il centro dello stretto, dove le navi passavano prima della guerra, è considerato pericoloso per il rischio di mine posate dai militari iraniani. Il traffico giornaliero è crollato: giovedì lo hanno attraversato solo 22 navi, contro le oltre 130 al giorno di prima del conflitto, secondo la società di dati marittimi Kpler. Il Brent, il petrolio di riferimento internazionale, ha chiuso la settimana vicino ai 76 dollari al barile, circa il 5% sopra i livelli prebellici, comunque lontano dal picco di quasi 120 dollari toccato nelle fasi peggiori della guerra.

La settimana era iniziata con gli attacchi iraniani a tre navi commerciali nello stretto, tra cui una petroliera saudita e una nave qatariota che trasportava gas naturale liquefatto, attacchi che l'Iran non ha rivendicato. Gli Stati Uniti avevano risposto con due giorni di bombardamenti su più di 170 obiettivi militari iraniani, tra i più intensi dall'inizio della guerra: secondo il ministero della Salute iraniano almeno 17 persone sono state uccise e la televisione di stato ha identificato almeno otto dei morti come soldati. L'Iran aveva reagito lanciando missili e droni contro Kuwait, Bahrein e, per la prima volta dall'inizio della tregua, la Giordania. Washington aveva poi lanciato un ultimatum, chiedendo a Teheran di dichiarare pubblicamente aperti tutti i canali dello stretto e di impegnarsi a non sparare più contro le navi civili. Funzionari americani avevano raccontato che l'Iran aveva attribuito gli attacchi alle navi a un'unità fuori controllo delle Guardie rivoluzionarie.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato sabato a Muscat il suo omologo dell'Oman per discutere del passaggio nello stretto, senza esiti chiari: i due paesi hanno concordato di proseguire i colloqui a livello tecnico e politico. L'Oman ha fatto circolare una proposta per amministrare lo stretto insieme all'Iran, con la possibilità di imporre commissioni sulle navi in transito. A poco più di tre settimane dall'accordo iniziale di pace, che prevedeva di negoziare un'intesa più ampia entro 60 giorni, lo stretto è diventato il principale punto di scontro tra i due paesi, mentre gli obiettivi dichiarati della guerra, a partire dallo smantellamento del programma nucleare iraniano, sono passati in secondo piano.

La nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha promesso sabato di vendicare il padre e predecessore Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio nell'attacco con cui Stati Uniti e Israele hanno aperto la guerra, definendo la vendetta un dovere "certo e innegabile". È la sua prima dichiarazione pubblica dopo il funerale del padre, durato una settimana e culminato giovedì con la sepoltura a Mashhad. Khamenei non appare in pubblico da quando è succeduto al padre all'inizio di marzo: secondo funzionari iraniani e israeliani sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di guerra.


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Huawei MatePad Pro Max è ufficiale: il nuovo tablet ultra sottile e leggero punta tutto su potenza e autonomia


Huawei amplia la sua gamma di tablet con il nuovo MatePad Pro Max, un dispositivo premium che punta su design ultra sottile e leggero, prestazioni di alto livello e funzionalità avanzate per produttività, creatività e intrattenimento
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Huawei ha annunciato il nuovissimo MatePad Pro Max. Il tablet è caratterizzato da un design ultra leggero e sottile, un display OLED flessibile PaperMatte da 13.2 pollici, una produttività equiparabile a quella di un PC e una vasta gamma di strumenti dedicati alla creatività. Huawei MatePad Pro Max è stato progettato per offrire un'esperienza di smart working ancora più professionale grazie a un tablet flagship potente, versatile ed elegante. Che si tratti di gestire attività complesse, sostenere periodi di lavoro prolungati o supportare l’intero flusso creativo dall’ispirazione alla produzione di contenuti, il dispositivo consente di fare molto grazie a un'esperienza d'uso fluida e potente.

LG Sound Suite arriva in Italia: audio surround con Dolby Atmos FlexConnect
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Ultra-sottile, leggero ma incredibilmente robusto


Per migliorare la portabilità dei tablet a grande schermo, MatePad Pro Max sfrutta al massimo ogni millimetro di spazio interno grazie a un innovativo design dei componenti e a un'architettura interna minimalista. Il risultato è una rivoluzionaria architettura che ridefinisce il concetto di sottigliezza per un tablet: nella versione PaperMatte Edition esso pesa appena 509g e ha uno spessore di soli 4.7 mm. Nonostante il design ultrasottile, il devcie garantisce un'elevata affidabilità grazie a una scocca in lega di alluminio, a una struttura interna con travi portanti e a giunzioni a incastro rinforzate, caratteristiche che lo rendono il primo tablet del settore a ottenere la certificazione TÜV Rheinland Ultra-thin Bending Resistance.
Il MatePad Pro Max da diverse prospettiveIl MatePad Pro Max da diverse prospettive

Un display premium, immersivo e senza notch


Per quanto riguarda il display il tablet vanta una cornice ultra-sottile di soli 3.55 mm e un rapporto schermo-corpo del 94%, offrendo un'esperienza visiva priva di bordi. Il display OLED flessibile PaperMatte da 13.2" con risoluzione 3K eccelle nella riduzione dei riflessi e nel comfort visivo, tale da aggiudicarsi la certificazione TÜV Rheinland Full Care Display 5.0.

Prestazioni, audio, colori realistici e autonomia


Rispetto al precedente modello, il MatePad Pro Max offre prestazioni complessive superiori del 20% e una dissipazione del calore migliorata del 30%. Sul fronte audio, il tablet è dotato di un sistema a sei altoparlanti con crossover e un'innovativa unità bassi a quattro driver, capace di riprodurre bassi profondi per un'esperienza d'ascolto incredibilmente immersiva. La batteria ad alto contenuto di silicio da 9.760 mAh garantisce un'autonomia che copre fino a 13,6 ore di utilizzo (dati Huawei). Inoltre, MatePad Pro Max è il primo tablet a introdurre la tecnologia Huawei True-to-Color Camera che, combinata con la fotocamera posteriore ultra-HD da 50 MP, assicura una precisione millimetrica nella fedeltà e nella riproduzione dei colori.
Il tablet è dotato di un sistema a sei altoparlanti con crossover e un'innovativa unità bassi a quattro driverIl tablet è dotato di un sistema a sei altoparlanti con crossover e un'innovativa unità bassi a quattro driver

Un salto di qualità per la produttività e la creatività


MatePad Pro Max eleva la produttività mobile a un nuovo livello, offrendo un'efficienza straordinaria. L'esperienza è completata dalla tastiera HUAWEI Glide, caratterizzata da un layout full-size a sei righe con una corsa dei tasti di 1.8 mm e dotata di un ampio touchpad attivo su tutta la superficie, che supporta il clic in ogni suo punto per offrire un'esperienza d'uso e d'interazione del tutto simile a quella di un laptop. Realizzata con materiali in lega leggera ad alta resistenza, la tastiera sfoggia un design ultrasottile e minimalista, impreziosito da un'innovativa custodia a scomparsa per la stilo che unisce ricarica e custodia in un'unica soluzione.
MatePad Pro Max eleva la produttività mobile a un nuovo livello grazie alla tastiera, caratterizzata da un layout full-size a sei righeMatePad Pro Max eleva la produttività mobile a un nuovo livello grazie alla tastiera, caratterizzata da un layout full-size a sei righe
L'applicazione GoPaint continua a mettere a disposizione strumenti creativi di livello professionale, mentre Notes offre uno spazio semplice e intuitivo per prendere appunti in totale libertà.

Nothing Phone (4b) ufficiale: Snapdragon, AMOLED 120 Hz e AI
Nothing Phone (4b) porta l’esperienza Nothing a un nuovo livello con processore Snapdragon, display Super AMOLED a 120 Hz, fotocamera da 50 MP con stabilizzazione ottica (OIS) e le nuove funzionalità Essential AI.
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Disponibilità e prezzi


MatePad Pro Max è ufficialmente disponibile per l'acquisto su Huawei Store al prezzo di 1299 euro. Durante il periodo di lancio, e fino al 31 luglio, al prodotto saranno applicati 100 euro di sconto con in omaggio la M-Pencil Pro. Il prodotto include anche una tastiera.

CONSIGLIATO DA TECHPERTUTTI

HUAWEI MatePad Pro 13.2” 12GB+256GB


Display OLED da 13.2 Pollici, M-Pencil Powered by NearLink, con tastiera touchpad, con 88W SuperCharge.

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LG Sound Suite arriva in Italia: il nuovo sistema audio surround modulare con Dolby Atmos FlexConnect


LG ha annunciato la disponibilità sul mercato italianodi LG Sound Suite. Si tratta dell’innovativo sistema audio domestico modulare che porta l’esperienza audio da cinema in salotto, grazie all’integrazione della tecnologia Dolby Atmos FlexConnect. Quest’ultima permette di ricreare un audio avvolgente e ben bilanciato adattando il suono in base alla posizione di tutti gli elementi del sistema LG Sound Suite, liberando l’utente dalle configurazioni tradizionali che richiedono l’installazione dei diffusori in posti ben precisi della stanza.
Il cuore tecnologico del sistema è la soundbar all-in-one H7Il cuore tecnologico del sistema è la soundbar all-in-one H7
Il sistema LG Sound Suite si compone di un set di elementi wireless separati che possono essere combinati ed espansi nel tempo creando fino a 50 configurazioni possibili. Il cuore tecnologico del sistema è la soundbar all-in-one H7, che, grazie al processore α11 Gen3 con motore neurale, analizza generi e suoni, separando voci, musica ed effetti per elaborare l’audio con straordinaria precisione. La soundbar è stata progettata per ricreare tutto il coinvolgimento dei contenuti Dolby Atmos anche quando è da sola, grazie a ben 20 unità audio integrate fra cui 4 woofer e 8 radiatori passivi.
Gli speaker sono utilizzabili come satelliti surround e speaker Bluetooth indipendentiGli speaker sono utilizzabili come satelliti surround e speaker Bluetooth indipendenti
Completano il sistema, gli speaker wireless M7 ed M5 - rispettivamente da 2.1.1 e 1.1.1 canali, utilizzabili come satelliti surround, ma anche come speaker Bluetooth indipendenti - e il subwoofer wireless W7 - dotato di un’unità da 8 pollici e una risposta in frequenza fino a 25Hz -, che danno vita a un suono chiaro, ricco e con bassi profondi. Tutti i componenti di LG Sound Suite sono dotati di diffusori Peerless, punto di riferimento nell'acustica di alta gamma da oltre un secolo.

LG Swing ufficiale: il nuovo smart monitor che trasforma casa e lavoro
Grazie al design versatile e alle funzionalità smart integrate, il dispositivo punta a ridefinire il modo di utilizzare gli spazi domestici per produttività, intrattenimento e vita quotidiana
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Con LG Sound Suite si può partire da un assetto compatto e scalare fino a un sistema a 13.1.7 canali. È possibile, infatti, creare il proprio sistema home cinema partendo proprio dalla soundbar H7, che funziona da hub Dolby Atmos FlexConnect a cui possono successivamente abbinare ulteriori diffusori della gamma Sound Suite, rendendo compatibile qualunque TV in commercio con questa tecnologia.
L'installazione dei diversi elementi è incredibilmente semplice grazie alla connettività Bluetooth e Wi-FiL'installazione dei diversi elementi è incredibilmente semplice grazie alla connettività Bluetooth e Wi-Fi
Se si dispone di un TV compatibile con Dolby Atmos FlexConnect – fra cui i nuovissimi OLED evo AI G6 e C6, oppure G5 e C5 - è possibile collegare i diffusori surround direttamente al TV, anche senza la soundbar H7, in modo da arricchire la dinamica del suono e renderla più appagante minimizzando gli ingombri. L'installazione dei diversi elementi è incredibilmente semplice: grazie alla connettività Bluetooth e Wi-Fi, i componenti si abbinano e si integrano senza cavi. Tutto il sistema può essere gestito e controllato dall’app LG ThinQ, da cui si può avviare la configurazione Dolby Atmos FlexConnect, regolare il bilanciamento audio e intervenire su ciascuno dei singoli elementi audio.

vivo X Fold6 in Italia nel 2026: il pieghevole con fotocamera premium
vivo X Fold6 si prepara a entrare nella scena degli smartphone pieghevoli premium: il nuovo modello vivo punta su fotografia avanzata, design raffinato e tecnologie di nuova generazione. L’arrivo in Italia nel 2026 potrebbe segnare una nuova fase per il mercato foldable
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Tre tecnologie esclusive che arricchiscono l’esperienza audio di LG Sound Suite:

  • Sound Follow, basata su tecnologia ultra-wideband (UWB), regola automaticamente il punto di ascolto ottimale in base alla posizione dell'utente, indipendentemente da dove sono collocati gli altoparlanti;
  • Room Calibration Pro analizza le caratteristiche acustiche dell'ambiente e applica un'elaborazione basata sull'intelligenza artificiale per ottimizzare il suono in ogni punto della stanza;
  • AI Sound Pro+ trasforma l'audio stereo in suono surround multicanale, operando una separazione degli oggetti grazie all’AI che mantiene voci, musica ed effetti sonori chiari e bilanciati, adattando l'audio al tipo di contenuto.

LG Sound Suite è disponibile in Italia su LG Online Shop e nei migliori negozi di elettronica di consumo da oggi ai seguenti prezzi:

  • Soundbar all-in-one H7: 999 euro
  • Speaker wireless M7: 399 euro
  • Speaker wireless M5: 249 euro
  • Subwoofer wireless W7: 599 euro


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Trump pronto ad accusare la Cina di interferenze elettorali nel suo discorso di stanotte


Secondo la CBS, il presidente intende accusare Pechino di aver compromesso i dati degli elettori e la CIA di avergli nascosto l’informazione nel primo mandato. La Casa Bianca non conferma.

Il discorso che Donald Trump terrà questa notte dovrebbe contenere accuse finora inedite di interferenze cinesi nelle elezioni americane del 2020. Lo riferisce CBS News. Secondo le fonti della rete televisiva americana, il presidente sosterrà che Pechino ha compromesso i dati degli elettori statunitensi e che la CIA ne era al corrente, senza però condividere l’informazione con lui durante il primo mandato.

Interpellata sul contenuto del discorso, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha risposto: ”Come al solito, fonti anonime speculano su ciò che il presidente Trump dirà stanotte. La verità è che nessuno sa ancora cosa dirà, ed è per questo che tutti dovrebbero sintonizzarsi”.

Trump ha annunciato il suo discorso all’inizio della settimana rivelando pochi dettagli, ma ha lasciato chiaramente intendere che il tema centrale saranno proprio le elezioni del 2020. Il presidente sostiene da anni, senza fondamento, che lui abbia perso le elezioni del 2020 a causa di frodi diffuse.

Ad ascoltarlo stanotte in platea dovrebbero esserci diversi membri del suo gabinetto, tra cui i vertici di CIA, FBI, Office of the Director of National Intelligence e Dipartimento per la Sicurezza Interna.

Il ruolo cinese nelle elezioni 2020


Sul ruolo della Cina nelle presidenziali del 2020 l’intelligence americana si è però già espressa, con conclusioni piuttosto chiare. In un rapporto pubblicato all’inizio del 2021, il National Intelligence Council concluse con un alto grado di certezza che Pechino non aveva tentato di influenzare l’esito del voto, ritenendo che né una vittoria di Biden né una di Trump fosse “abbastanza vantaggiosa per la Cina da rischiare di essere colta a interferire“. Le agenzie di intelligence stabilirono inoltre che la Cina non interferì né con le infrastrutture elettorali né con il conteggio dei voti.

Nello stesso documento il responsabile dell’intelligence per il cyberspazio espresse però una posizione diversa: riteneva, con moderata certezza, che la Cina avesse cercato di indebolire la corsa alla rielezione di Trump, soprattutto attraverso i social media e le dichiarazioni ufficiali. Anche lui concordava, tuttavia, sul fatto che il regime cinese non avesse interferito con i processi elettorali americani.

In un rapporto separato dell’aprile 2020, declassificato nel 2022 ma in gran parte oscurato, lo stesso ufficio rilevò che l’intelligence cinese aveva “analizzato i dati di registrazione degli elettori di più Stati americani“, con l’obiettivo di condurre analisi dell’opinione pubblica in vista del voto.

Il documento non spiegava come la Cina fosse riuscita ad ottenere quei dati, né quanto fossero sensibili, ma in molti Stati una parte delle informazioni sugli elettori registrati è pubblica. Le sezioni non oscurate del documento non contengono però alcuna accusa a Pechino di aver manipolato i dati o interferito con le procedure di voto.

Il rapporto del 2021 attribuiva invece alla Russia tentativi di denigrare la campagna di Biden e all’Iran azioni contro quella di Trump, senza però affermare che nessuno dei due Paesi avesse attaccato direttamente le infrastrutture elettorali. Nessun attore straniero, concludeva il documento, aveva tentato di alterare registrazioni al voto, operazioni di voto o conteggio dei voti: per l’intelligence, una manipolazione su larga scala sarebbe stata facilmente rilevata dai sistemi di sorveglianza fisica e informatica sui seggi e dagli audit post-elettorali.

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L’Odissea di Nolan tra macelleria razionalista e la vertigine del racconto omerico


Se i film precedenti di Nolan sembravano anticipare questo film, è anche vero che la sua Odissea assume in sé molti elementi tipicamente nolaniani.

L’Ulisse di Nolan non è un avventuriero o un geniale eroe, ma un uomo perseguitato. Un Ulisse del dolore e della fatica, la cui tragedia, da quando è rimasto intrappolato nel destino deciso per lui dagli dèi, consiste nell’essersi visto sottrarre il tempo che avrebbe dovuto impiegare per la sua vita privata e famigliare. Odissea è, quindi, ancora una volta un viaggio attraverso il tempo, come già Memento o Oppenheimer, in cui passato e presente si intrecciano nel filo di una catastrofe annunciata e inevitabile. Nell’adattamento di Nolan è facile leggere il racconto dell’impossibile ritorno dalla guerra di un veterano divorato dal senso di colpa e dallo stress post-traumatico, mentre la guerra stessa, come sfida alla civiltà e all’umanità, continua a far risuonare il proprio orrore ben oltre lo spegnersi dell’ultima brace tra le rovine. È un film che sicuramente mette ancora una volta alla prova la hybris dell’autore, come fece Kubrick con il suo mai realizzato Napoleon (e che, da giovane, aveva sognato di adattare l’Iliade, rinunciando poi all’idea perché riteneva impossibile rappresentare degnamente gli dèi dell’Olimpo), in questo ennesimo prototipo di cinema ibrido, nato dalle sue ossessioni tecnologiche, sospeso tra l’età dell’oro della pellicola analogica in 70 mm e il futuro del grande spettacolo (con il formato IMAX nativo utilizzato per la prima volta per un intero lungometraggio). I dodicimila versi del poema omerico, che da millenni alimentano inconsapevolmente il nostro immaginario, d’altronde hanno già influenzato profondamente il cinema “odissiaco” di Nolan, da Inception a Interstellar, entrambi racconti di eroi che attraversano tempo e spazio nel tentativo di ritornare a casa. Si ha quindi un effetto alla Tenet, generato da una sensazione di déjà-vu. Questa storia – in fondo la prima di tutte le storie mai raccontate – Nolan l’aveva già narrata. Anzi, più di una volta.

Ma vale anche il contrario. Se alcuni (tutti?) film precedenti di Nolan sembravano anticipare questo, la sua Odissea assume in sé molti elementi tipicamente nolaniani, già sviluppati nelle opere precedenti. Il film organizza, ad esempio, una circolazione di oggetti, feticci e amuleti, invenzione narrativa cara al regista e già presente nei suoi lavori passati. È il caso del bastoncino che designa i giovani destinati alla guerra, passando da Robert Pattinson a Elliot Page, poi da Page a Matt Damon, fino a ritornare inevitabilmente a Pattinson. Lo stesso accade con la spilla raffigurante Atena che Penelope affida a Ulisse: un totem della memoria che gli indica la strada. Vengono in mente l’orologio e il bracciale che padre e figlia si scambiano in Interstellar, oppure la trottola di DiCaprio in Inception, che lo lega al ricordo della moglie e funge al tempo stesso da bussola, permettendogli di distinguere il sogno dalla realtà. Insomma, nei film precedenti di Nolan c’era già molta Odissea e in questa Odissea c’è molto dei film precedenti di Nolan.

Come era forse lecito aspettarsi, però, l’adattamento omerico è inevitabilmente una sfida per un regista ossessionato dal reale, dalla storia e dalla scienza, al punto da soffocare spesso ogni slancio della fantasia. Spaventato quanto lo era in Inception nel rappresentare la natura fumosa e visionaria dei sogni, Nolan evita di mostrare esplicitamente gli dèi, gli inferi, i mostri e la magia (e quando lo fa raggiunge le vette più alte). Viene in mente Ceronetti nella sua straordinaria invettiva contro i macellai razionalisti che – a suo dire – scannavano il Cantico dei Cantici, «appendendo ai ganci del loro frigorifero l’erotismo, il linguaggio, la malattia, la morte, il sacro, il destino umano, la storia, tutto». Squartato diligentemente il testo omerico e terminato il lavoro esegetico, si possono vendere al pubblico i suoi tagli più pregiati. Nonostante la maestria del regista, è difficile provare un vero brivido davanti al Ciclope smarrito di Nolan, alla sua Scilla evanescente o ai Lestrigoni trasformati in austeri automi, se le loro apparizioni non sembrano altro che fastidiosi impedimenti che rimandano costantemente il momento in cui Ulisse, impaziente, potrà impugnare lo xiphos. E d’altronde Nolan continua ad avere difficoltà a raccontare i personaggi femminili, ridotti a figure stereotipate: dalla mater dolorosa dalle labbra tremanti di Penelope, nonostante gli sforzi di Anne Hathaway, fino a una Calipso affidata a Charlize Theron in wellness retreat alle Maldive.

Attraverso una narrazione fatta di continui flashback, l’Odissea di Ulisse viene raccontata ora da Menelao, suo antico compagno d’armi, ora riaffiora dalla memoria dello stesso eroe, che sull’isola di Calipso recupera gradualmente i ricordi dopo anni di oblio. Il film pone l’enfasi sulla tradizione orale fin dalla scena iniziale, nella quale l’aedo Demodoco (Travis Scott, in una delle tante strizzatine d’occhio pop) batte il bastone sul tavolo del banchetto dei Proci per dare inizio al racconto omerico, rivolgendosi contemporaneamente agli ascoltatori della finzione e agli spettatori in sala. È un racconto kata moiran quello di Nolan, rispettoso e reverente, ma allo stesso tempo è un racconto che mette in dubbio se stesso, che sfida l’ambiguità della parola con la «verità» dell’immagine (terreno sempre scivoloso). Anche il poema ci chiede un atto di fiducia quando Ulisse diventa il primo narratore della propria impresa e nessuno - né i Feaci né il lettore - possiede strumenti per verificare ciò che dice. Nolan rende esplicita questa ambiguità e la trasforma nel motore del film. Non esistono storie completamente vere. Esistono soltanto storie che riescono a sembrare vere. E forse è proprio questa la funzione del mito, del cinema e della narrazione in generale: non riprodurre fedelmente la realtà, ma costruire un’esperienza di verità che continui a parlarci, a sedurci, magari a ingannarci. In questo senso Nolan sembra suggerire che la menzogna non è un incidente del racconto: è la sua condizione originaria. Ogni storia è una selezione, un’omissione, un’interpretazione. Non esiste un narratore perfettamente affidabile, perché non esiste uno sguardo capace di contenere integralmente la realtà. Ogni memoria è incompleta, ogni testimonianza è deformata dall’emozione, dall’interesse, dalla paura o semplicemente dal tempo.

Penelope interroga chiunque sostenga di aver incontrato Ulisse, ma non crede davvero a nessuno. Sa che ogni narratore modifica inevitabilmente ciò che racconta. Telemaco costruisce la propria ricerca passando da un testimone all’altro, confrontando versioni differenti degli stessi fatti nella speranza che, dalle loro contraddizioni, emerga almeno un frammento di verità. Nel film quasi nessuno vede direttamente gli eventi che cerca di comprendere. Tutto arriva attraverso la parola degli altri. Ogni personaggio è costretto ad affidarsi a testimonianze, voci, ricordi, confessioni, leggende. E tutti, senza eccezione, diffidano di ciò che ascoltano. In The Prestige la magia era una menzogna a cui il pubblico voleva credere. E ancora ne Il cavaliere oscuro l’origine del Joker viene tenuta nascosta da una cortina di invenzioni retoriche, continuamente riscritta da versioni contraddittorie. L’Odissea di Nolan conduce tutte queste riflessioni al loro approdo naturale.

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Pesca a Strascico più Sostenibile?


In Spagna, è in corso una sperimentazione volta a valutare una tecnologia di pesca che potrebbe contribuire a ridurre l’impatto ambientale della pesca con reti a strascico.
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Per evitare possibili discrepanze legate al confronto tra diverse imbarcazioni, durante la sperimentazione viene utilizzato un unico peschereccio commerciale a strascico di fondo. L'imbarcazione opererà inizialmente con porte semipelagiche e successivamente con porte convenzionali. Lo svolgimento delle due fasi in successione immediata e nelle stesse aree di pesca riduce al minimo gli effetti della variabilità stagionale, ambientale e spaziale, garantendo un confronto affidabile tra le due configurazioni degli attrezzi.

La sperimentazione è particolarmente rilevante per le attività di pesca a strascico di fondo nel Mediterraneo che hanno come specie bersaglio importanti risorse commerciali, tra cui il gambero rosa (Parapenaeus longirostris), il nasello europeo (Merluccius merluccius), la triglia di fango (Mullus barbatus), il calamaro di Coindet (Illex coindetii), il gambero rosso (Aristeus antennatus), il sugarello (Trachurus trachurus), la canocchia (Squilla mantis) e il pagello fragolino (Pagellus erythrinus).

"Durante le operazioni di pesca, i ricercatori valuteranno i tassi di cattura, la composizione del pescato, la geometria dell'attrezzo, il comportamento delle porte dello strascico e l'efficienza operativa. L'obiettivo è determinare se le porte semipelagiche possano ridurre gli impatti ambientali senza compromettere le prestazioni di pesca o la praticità delle normali operazioni commerciali", ha spiegato Sergi Tudela, responsabile della pesca e coordinatore dell'Unità Tecnica per il Mediterraneo Occidentale della GFCM (Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo).

La nave da ricerca per la pesca e l'oceanografia è Emma Bardán, gestita dalla Segreteria Generale della Pesca della Spagna, svolge un ruolo fondamentale nella sperimentazione. L'imbarcazione realizzerà mappe ad alta risoluzione del fondale marino prima e dopo le operazioni di pesca con entrambe le tipologie di porte, consentendo un confronto diretto dei loro effetti sull'ambiente marino. Inoltre, monitorerà la trasparenza dell'acqua durante le operazioni di pesca per valutare la quantità di sedimenti sollevati da ciascun tipo di porta.

Il progetto è realizzato nell'ambito del programma GFCM MedSea4Fish e contribuisce direttamente all'attuazione della Strategia GFCM 2030, fornendo prove scientifiche a sostegno dell'adozione di tecnologie di pesca a minore impatto ambientale. I risultati contribuiranno a orientare le future decisioni sulla gestione della pesca, con l'obiettivo di conciliare la tutela degli ecosistemi marini con attività di pesca produttive e resilienti in tutto il Mediterraneo.

ENGLISH VERSION

Mediterranean field trial tests enhanced trawl technology to reduce seabed impact while sustaining fishing performance

A new scientific field trial is underway off the coast of Alicante, Spain, to evaluate an enhanced fishing technology that could help reduce the environmental footprint of bottom trawl fisheries while sustaining the catch performance that commercial fishers rely on.

The project will evaluate the performance of semi-pelagic trawl doors compared with conventional trawl doors. Designed to operate slightly above the seabed, semi-pelagic doors – also known as flying doors – have the potential to reduce direct contact with the seafloor and limit sediment disturbance while maintaining the horizontal opening and stability required for efficient fishing operations.

This collaborative initiative brings together the General Secretariat for Fisheries of the Ministry of Agriculture, Fisheries and Food of Spain and the General Fisheries Commission for the Mediterranean (GFCM) of the Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO), with the participation of the Spanish Institute of Oceanography, which is leading the field activities.

A step towards sustainable trawling

To avoid potential discrepancies associated with comparing different vessels, a single commercial bottom trawl vessel is being used throughout the trial, first operating with semi-pelagic doors and then with conventional doors. Conducting both phases in immediate succession and in the same fishing grounds minimizes the effects of seasonal, environmental and spatial variability, ensuring a robust comparison between the two gear configurations.

The trial is particularly relevant to Mediterranean bottom trawl fisheries targeting commercially important species such as deep-water rose shrimp (Parapenaeus longirostris, European hake (Merluccius merluccius), red mullet (Mullus barbatus), broadtail shortfin squid (Illex coindetii), blue and red shrimp (Aristeus antennas), Atlantic horse mackerel (Trachurus trachurus), mantis shrimp (Squilla mantis) and common pandora (Pagellus erythrinus).

“During the fishing operations, researchers will assess catch rates, catch composition, gear geometry, trawl door behaviour and operational efficiency. The objective is to determine whether semi-pelagic doors can reduce environmental impacts without compromising fishing performance or the practicality of day-to-day commercial operations”, explained Sergi Tudela, Fishery Officer and Coordinator of the GFCM Western Mediterranean Technical Unit.

The fisheries and oceanographic research vessel Emma Bardán, operated by the Spanish General Secretariat for Fisheries, plays a key role in the trial. The vessel will produce high-resolution maps of the seabed before and after trawling with both door types, providing a direct comparison of their effects on the marine environment. It will also monitor water clarity during fishing operations to assess how much sediment is disturbed by each type of trawl door.

The project is carried out under the GFCM MedSea4Fish programme and directly contributes to the implementation of the GFCM 2030 Strategy by providing scientific evidence to support the adoption of lower-impact fishing technologies. Its findings will help inform future fisheries management decisions aimed at balancing healthy marine ecosystems with productive and resilient fisheries across the Mediterranean.

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Biden annuncia il memoir sulla sua presidenza, in uscita dopo le midterm


"Promise Me, America" esce il 17 novembre e racconta la pandemia, le guerre e la scelta di ricandidarsi e poi ritirarsi. Tra i democratici c'è chi teme un ritorno di attenzione sull'ex presidente

L'ex presidente Joe Biden ha annunciato mercoledì 15 luglio, con un video sui social, la pubblicazione di un libro di memorie sui suoi quattro anni alla Casa Bianca. Il volume si intitola "Promise Me, America" e uscirà il 17 novembre, due settimane dopo le elezioni di metà mandato ("midterm") con cui si rinnova il Congresso.

Nel video Biden ha detto che il libro parla "delle sfide che abbiamo affrontato come nazione" e "delle decisioni che ho preso e del perché le ho prese": la risposta alla pandemia di Covid-19, l'economia, le guerre in Afghanistan e in Ucraina e il ripristino della democrazia dopo l'assalto al Congresso dei sostenitori di Donald Trump del 6 gennaio 2021. L'ex presidente ha aggiunto che il libro spiegherà "perché ho scelto di candidarmi alla rielezione e perché ho scelto di farmi da parte".

La casa editrice Little, Brown and Company ha detto all'Associated Press che Biden è stato aiutato da una piccola squadra editoriale, come quasi tutti i suoi predecessori, e che farà un tour promozionale con interviste. L'editore non ha rivelato i dettagli economici dell'accordo, anche se i contratti per i memoir presidenziali valgono di solito almeno sette cifre. Dai tempi di Harry Truman, negli anni Cinquanta, quasi tutti i presidenti americani hanno pubblicato un libro sui loro anni alla Casa Bianca.

I’ve written a book about my time as President. It’s called PROMISE ME, AMERICA. It’s coming out November 17th and is available for preorder now. t.co/uMINr9efxS@littlebrown pic.twitter.com/yzWfZyD31A
— Joe Biden (@JoeBiden) July 15, 2026


Il partito democratico resta diviso sull'eredità di Biden e molti attribuiscono alla sua ostinazione a cercare un secondo mandato il ritorno alla Casa Bianca del presidente Trump. I vertici del partito vogliono che la campagna per le midterm, in cui puntano a riconquistare il controllo del Congresso, resti concentrata su Trump e sul suo operato e temono che eventuali anticipazioni o iniziative promozionali prima del voto riportino l'attenzione sull'ex presidente.

Biden aveva rivelato per errore l'esistenza del libro il mese scorso, durante una tappa del tour promozionale del memoir della moglie Jill, dicendo al pubblico che sarebbe uscito a settembre. L'episodio aveva creato malumori tra i democratici, che da mesi cercano di voltare pagina rispetto all'ex presidente.

Biden, che compirà 84 anni tre giorni dopo l'uscita del libro, si ritirò dalla corsa presidenziale nell'estate del 2024, dopo la pessima prova nel dibattito televisivo di giugno contro Trump che fece crollare i suoi consensi e sollevò dubbi sulla sua lucidità. Al suo posto corse la vicepresidente Kamala Harris, che perse nettamente. Harris ha poi definito "avventatezza" aver lasciato che Biden decidesse da solo se ricandidarsi.

La salute di Biden, il più anziano presidente della storia americana, è stata oggetto di speculazioni per gran parte del mandato e lui e i suoi consiglieri sono stati accusati sia da democratici sia da repubblicani di averne nascosto i problemi. La moglie Jill, nel suo memoir "View from the East Wing" pubblicato a giugno, ha scritto che durante il dibattito il marito le sembrò così debole e disorientato da farle temere un ictus, mentre la Casa Bianca aveva inizialmente parlato di un raffreddore. Nel 2025 era uscito "Original Sin" dei giornalisti Jake Tapper e Alex Thompson, dedicato al declino dell'allora presidente e a come venne tenuto nascosto.

Lindy Li, ex responsabile della raccolta fondi del partito democratico, ha detto a Fox News che il libro riaprirà ferite che i democratici faticano a superare dalla sconfitta del 2024 e rilancerà la domanda sul perché a Biden non fu chiesto di farsi da parte prima.

Nel video Biden ha detto di passare molto tempo con la famiglia e di essere in cura per il cancro alla prostata che gli è stato diagnosticato nel 2025: "sta andando davvero bene", ha detto. Il titolo del nuovo libro richiama "Promise Me, Dad", il memoir del 2017 dedicato al figlio Beau, morto di tumore al cervello, mentre il primo libro, "Promises to Keep", era uscito per sostenere la sua candidatura presidenziale del 2008. Negli ultimi mesi il figlio Hunter, che a inizio luglio ha vinto una causa per diffamazione, è diventato un difensore attivo dell'eredità della famiglia sui social e nei podcast.


Il figlio di Biden vince 1,7 milioni di dollari in una causa per diffamazione


Un giudice federale ha condannato venerdì Patrick Byrne, ex amministratore delegato di Overstock.com, un sito americano di commercio elettronico, a pagare 1,7 milioni di dollari di danni punitivi a Hunter Biden per averlo diffamato. Byrne, alleato del presidente Trump che negò la vittoria di Joe Biden alle elezioni del 2020 e finanziò i tentativi di ribaltarne il risultato, aveva accusato il figlio dell'ex presidente di aver chiesto all'Iran una tangente da 800 milioni di dollari, senza mai riuscire a sostenere la sua versione in tribunale.

Byrne aveva raccontato in un'intervista che nell'autunno del 2021 Hunter Biden avrebbe offerto all'Iran, in cambio di 800 milioni di dollari, di convincere il padre, allora presidente, a sbloccare 8 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati e a mostrarsi accomodante nei negoziati sul nucleare tra i due paesi. Hunter Biden lo ha citato in giudizio per diffamazione nel 2023, sostenendo che Byrne avesse diffuso e ripetuto quelle affermazioni sapendo che erano false, con lo scopo di sottoporlo a molestie e intimidazioni.

Il giudice distrettuale Stephen Wilson, nominato durante la presidenza di Ronald Reagan, ha scritto nella sua ordinanza che Byrne si era difeso dicendo di ritenere vera la storia perché gliel'aveva raccontata un funzionario del governo iraniano. Ma quel funzionario non aveva mai sostenuto di aver avuto contatti diretti con Hunter Biden e Byrne non ha mai fornito al tribunale alcuna prova documentale che potesse rendere credibile il racconto. Nel corso della causa, ha aggiunto il giudice, sono emerse "ampie prove" che Byrne sapesse che la storia era falsa e che gran parte del racconto sull'incontro segreto con il funzionario iraniano fosse inventata.

Il processo con giuria era fissato per ottobre, ma Byrne non si è presentato in aula e ha licenziato il suo principale avvocato, ritardando il procedimento a spese di Hunter Biden e del tribunale. Il giudice lo ha quindi dichiarato sconfitto a tavolino, una sanzione prevista dal diritto americano per chi disobbedisce ripetutamente agli ordini della corte.

Nella decisione di venerdì Wilson ha scritto che "le prove sono chiare e convincenti" che Byrne "ha compiuto una falsificazione intenzionale con cosciente disprezzo" dei diritti di Hunter Biden e che la sua diffamazione "è andata ben oltre la semplice negligenza". Byrne aveva continuato ad amplificare le accuse anche dopo l'avvio della causa e aveva incoraggiato i suoi follower sui social a diffonderle. Il giudice ha riconosciuto a Hunter Biden 1 dollaro di danni simbolici, come richiesto dallo stesso Biden, oltre a 1,7 milioni di danni punitivi. Ha inoltre ordinato a Byrne di pagare entro due settimane circa 35 mila dollari di sanzioni già imposte in precedenza, con una penale di mille dollari per ogni giorno di ritardo.

"I danni punitivi da 1,7 milioni di dollari sono il minimo, non il massimo, di quanto Byrne deve per la sua condotta", ha detto al Guardian Bryan Sullivan, avvocato di Hunter Biden, secondo cui Byrne aveva di fatto accusato il suo cliente di "tradimento" e ora un giudice ha stabilito che ogni singola accusa era inventata. "Se Byrne sceglierà di ripetere una qualsiasi di quelle affermazioni, torneremo in tribunale", ha aggiunto.

Byrne si era dimesso da amministratore delegato di Overstock.com nel 2019, dopo la diffusione di notizie su una sua relazione con Maria Butina, condannata negli Stati Uniti come spia russa.

La sentenza arriva mentre Hunter Biden si sta costruendo un seguito online con post sui social dedicati a politica, salute mentale e recupero dalle dipendenze, a cui si aggiunge l'annuncio di una serie di saggi sulla piattaforma Substack. Negli ultimi giorni della sua presidenza il padre gli aveva concesso la grazia per le condanne federali per possesso di armi e reati fiscali.


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Gli “errori” di Demartini e il crac dei risparmiatori


L’ex ad della Banca d’Asti celebra le cifre dei suoi vent’anni di gestione, ma liquida come uno sbaglio la strategia che ha bruciato i risparmi di ventimila astigiani

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C’è un filo invisibile, ironico e decisamente cinico, che unisce la leggendaria catena di montaggio di Detroit alle colline del Monferrato. Henry Ford – che non era esattamente l’ultimo arrivato in fatto di quattrini e che per molti ha praticamente inventato il capitalismo moderno – nel 1913 fece un miracolo: ridusse i tempi di fabbricazione della Model T, la prima auto popolare di tutti i tempi, da dodici ore a novantatré minuti. Ma il suo vero colpo di genio fu un altro: capì che per vendere auto serviva qualcuno in grado di comprarle.

Inventò così il “fordismo”, raddoppiando i salari dei suoi operai a cinque dollari al giorno e trasformandoli in suoi clienti. Un salario minimo ante litteram dove tutti guadagnavano e l’auto diventava il pilastro della neonata classe media. In sintesi: metto i soldi in tasca a chi non ne ha, così poi tornano a me. Un cerchio perfetto. Sembra che il celebre industriale amasse ripetere che «anche un errore può rivelarsi utile per raggiungere un obiettivo».

Proprio la parola “errore” è diventata il leitmotiv di un’altra storia, decisamente più provinciale ma non meno clamorosa, che ha scosso le fondamenta astigiane. Il 22 giugno di quest’anno, dopo anni passati tra arrampicate sugli specchi, scuse creative e rimpalli di responsabilità, la verità è finalmente venuta a galla. Il teatro della confessione non è stato un austero consiglio di amministrazione, bensì un dibattito (al quale L’Unica era presente) sul palco della festa annuale alla Casa del Popolo. Qui Carlo Demartini, ex amministratore delegato della Banca d’Asti, commentando il crollo dei titoli dell’istituto, ha pronunciato la parola magica: «È stato un errore».

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Il primo prodotto di OpenAI, la tastiera per Codex, il primo modello di Thinking Machines


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon giovedì,
oggi parleremo di due prodotti di OpenAI: la tastiera per gli utenti di Codex e lo speaker domestico. Poi vedremo il primo modello di Thinking Machines, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 365 - Giovedì 16 luglio
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Il primo dispositivo di OpenAI sarà uno speaker senza schermo


Tecnologia
Il primo prodotto hardware di OpenAI sarà uno smart speaker senza schermo, con batteria ricaricabile per portarlo di stanza in stanza, secondo Bloomberg. Controllerà gli elettrodomestici smart, riprodurrà musica, risponderà a messaggi e domande usando ChatGPT. Ha camera e sensori per capire il contesto attorno a sé, più elementi meccanici che si muovono da soli per sembrare vivo. Attingerà a email e dati personali per conoscere il proprietario e diventare più proattivo nel tempo. Per parlare userà una versione avanzata della nuova modalità vocale GPT-Live, che ascolta e parla contemporaneamente. Al design lavorano Jony Ive e il suo studio LoveFrom, dopo l'acquisizione di io Products per 6,5 miliardi di dollari. La presentazione prevista quest'anno e la vendita nel 2027, ma Apple ha fatto causa per furto di segreti industriali e chiede un'ingiunzione che potrebbe bloccare le vendite.
~
Fonte: Bloomberg.com
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OpenAI lancia una tastiera da 230 dollari per gestire gli agenti Codex


Intelligenza Artificiale
Da una collaborazione con Work Louder è nata una tastiera luminosa da 230 dollari per gestire gli agenti di coding di Codex. Si chiama Codex Micro: ha tasti che si illuminano per mostrare lo stato degli agenti, scorciatoie personalizzabili per le azioni più frequenti, un joystick per avviare i flussi di lavoro comuni e una manopola che regola quanto tempo e potenza di calcolo un agente dedica a un compito. Si configura dall'app desktop di ChatGPT.
~
Fonte: TechCrunch
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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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Thinking Machines pubblica Inkling, il suo primo modello open-weight


Intelligenza Artificiale
Il primo modello AI di Thinking Machines si chiama Inkling ed è open-weight, quindi scaricabile e modificabile liberamente. La startup è stata fondata da Mira Murati dopo l'uscita da OpenAI. Il modello ha 975 miliardi di parametri totali ma ne attiva circa 41 miliardi per ogni compito, ed è addestrato su 45mila miliardi di token di testo, immagini, audio e video, anche se per ora risponde solo in testo. L'azienda ammette che non è il modello più potente in circolazione ma è una base che le aziende possono addestrare e adattare da sole tramite la piattaforma di personalizzazione Tinker. In un progetto con il fondo Bridgewater, un modello open riaddestrato sui dati finanziari interni ha raggiunto l'84,7% nei test di ragionamento finanziario, battendo i modelli proprietari a un quattordicesimo del costo. La scommessa è che l'AI adattata dalle singole organizzazioni possa battere i modelli generici di OpenAI, Anthropic e Google.
~
Fonte: TechCrunch
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New York vieta i nuovi data center AI per un anno


Politica
New York è il primo stato USA a vietare la costruzione di nuovi data center hyperscale da 50 megawatt o più di potenza. La governatrice ha firmato un ordine esecutivo che blocca i cantieri per un massimo di un anno — il motivo sono i consumi energetici. Le bollette residenziali medie dello stato sono salite di quasi il 68% dal 2019 e, secondo la governatrice, questi impianti rischiano di superare la capacità della rete elettrica. I residenti apprezzano la misura con il 46% che la considera positiva per lo stato e il 21% di contrari. I repubblicani statali la contestano perché congela gli investimenti e toglie le decisioni alle comunità locali, e un senatore della Pennsylvania ha commentato che così "vince la Cina". Il blocco sarà revocato quando saranno pronti standard e regole per la costruzione.
~
Fonte: CNBC
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Un hacker ha svelato come Suno ha fatto scraping illegale da YouTube e Deezer


Legge
Suno è uno dei più grandi generatori di musica AI. Un hacker ha violato l'azienda e ha condiviso con la testata indipendente 404 Media codice sorgente del 2023-2024 con le istruzioni di scraping. I file mostrano milioni di brani presi da YouTube Music, Deezer, Genius, Pond5, Jamendo, Freesound, IMSLP e da podcast via RSS. Tra i numeri, oltre 2 milioni di clip da YouTube Music, 152.000 ore di brani taggati e circa 1 milione di ore di podcast da 420.000 show. Il codice indica anche l'uso di proxy di Bright Data per estrarre brani da YouTube. L'hacker afferma di aver avuto accesso a email, numeri di telefono e dati di pagamento Stripe di centinaia di migliaia di utenti. È entrato con il worm Shai-Hulud tramite un dipendente. Suno parla di un incidente limitato risalente a novembre 2025 e dice che riguardava codice obsoleto, che nessun dato sensibile è stato compromesso e che non era tenuta ad avvisare gli utenti. L'azienda è già sotto causa dell'industria discografica e nei procedimenti ha ammesso di essersi addestrata su "essenzialmente tutti i file musicali di qualità ragionevole" disponibili sul web aperto sostenendo che sia fair use.
~
Fonte: 404 Media
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In lingua inglese.

Come la causa di Apple minaccia di ostacolare il tentativo di OpenAI di competere con iPhone


bloomberg.com (eng)

Leggere tra le righe della causa Apple contro OpenAI


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Perché alcuni pazienti con demenza "ritornano" poco prima di morire?


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Hai appena assunto un milione di pessimi dipendenti


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Notizie veloci


In lingua inglese.

Adam Mosseri di Meta dice che i budget di token AI potrebbero presto essere limitati


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Un nuovo satellite "specchio spaziale" punta a portare la luce del sole sulla Terra anche di notte


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Report: OnePlus si ritirerà dagli Stati Uniti e dall'Europa


macrumors.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/m8uUUUsMD3Y?…

Codex Micro: la novità da vedere subito


Ecco il video di presentazione della tastiera hardware di OpenAI, disegnata attorno a chi sviluppa tramite Codex.

Vedi video su youtube.com (eng - 2:15)

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Hack Reveals Suno AI Music Generator Scraped YouTube, Deezer, and Genius


The AI music generation tool Suno scraped millions of songs and lyrics from YouTube Music, Deezer, and Genius, as well as from the stock music libraries Pond5, Jamendo, Freesound, the International Music Score Library Project, and podcasts via RSS feeds, according to a hacker who breached the company and shared data about Suno’s training libraries with 404 Media. The hacker was also able to access user information for hundreds of thousands of Suno’s customers, as well as Stripe payment information, they said.

The hacked data is a rare look at exactly how AI models and tools are built. Suno is one of the largest AI music generation tools on the internet, and has been the subject of several major lawsuits from the record industry, which accused the company of training on millions of copyrighted songs. As part of these legal proceedings, Suno previously admitted that it was trained on “essentially all music files of reasonable quality that are accessible on the open internet,” which included a total of “tens of millions of recordings.” Suno has been making the argument that it is allowed to train on copyrighted works as fair use in those cases, one of which has been settled.

The lawsuits have made clear that Suno did train on huge amounts of copyrighted works, but the hacked data shared with 404 Media sheds more light on how Suno scraped songs from the internet and where it took them from. The Recording Industry Association of America accused Suno of ripping songs directly from YouTube; the hacked data seen by 404 Media confirms this.

The hacked material includes source code that appears to be from 2023 and 2024 that includes scraping instructions and details about the scope of at least some of the scraping. For example, the comments in one file note that they will pull from “genius_hq, youtube_music, freesound, jamendo, imp, deezer, ytm_tagged,” and that “non-music will be filtered out.” A file called “youtube_music” notes that at the time the file was last updated, it had ingested “2,013,545 music clips.” Another file contains comments about different datasets Suno had created, which included “113,879 hours of youtube_music,” “17,615 hours of genius_hq,” “410 hours of free sound,” “19,514 hours of imslp,” “3,726 hours of jamendo,” “62,117 hours of pond5_music,” “12,287 hours of deezer,” “152,162 hours of ytm_tagged,” and “103 hours of musescore_lyrics.” In total, this is at least decades worth of music.

Other code the hacker shared with 404 Media appeared to look specifically for vocals by searching specifically for acapella versions of songs on YouTube. The code also suggested that Suno was using proxies to scrape songs from YouTube through a company called Bright Data, which sells scraping tools, infrastructure, and data services. Additional code shows that with the help of an online tool called PodcastIndex, Suno identified 420,000 different podcasts that had at least five, 30-minute episodes and sought to download roughly 1 million hours of podcasts.

It is unclear from the files seen by 404 Media exactly how Suno scraped files from each of the other platforms. Pond5 is a stock music and sound effects library owned by Shutterstock in which customers pay to access songs individually or can access a limited number of songs per month with a subscription. Pond5 claims it has 2.5 million music tracks; Suno’s data suggests that it scraped a substantial amount of the entire library. Genius, meanwhile, does not host songs directly on its website but allows Apple Music subscribers to play music through the website or to play samples of songs through Apple Music.

In one of its lawsuit filings, Suno said that its “training data includes essentially all music files of reasonable quality that are accessible on the open internet, abiding by paywalls, password protections, and the like, combined with similarly available text descriptions,” and that it was “constructed by showing the program tens of millions of instances of different kinds of recordings gathered from publicly available sources.”

“For Suno specifically, this process involved copying decades worth of the world’s most popular sound recordings and then ingesting those copies into Suno’s AI models so they can generate outputs that imitate the qualities of genuine human sound recordings,” the RIAA wrote in its lawsuit against Suno. “And to make matters worse, Suno obtained those copies in the first instance by unlawfully ‘stream ripping’ them from the popular streaming platform YouTube, and circumventing the technological measures designed specifically to prevent such unauthorized copying.”

In a statement, a Suno spokesperson said “As we have stated in public filings and disclosures, Suno’s AI models have been trained on publicly available music files and related metadata accessible on third-party websites on the open Internet. In November of 2025, we determined that Suno had been the subject of a limited security incident that was quickly contained. At the time, we immediately conducted an investigation and verified that the incident primarily involved outdated source code that is no longer in use at Suno and that no sensitive personal information was compromised. Importantly, Suno does not have access to customers’ full credit card numbers in Stripe.”

“Based on the limited nature of the customer information believed to be involved, we determined that individual notifications were not warranted under applicable privacy laws,” the Suno spokesperson added. Suno also sent a training data disclosure required under California law.

The hacker, ellie.191, told 404 Media they breached the company by hacking an individual employee using the Shai-Hulud worm, a supply chain attack that allowed hackers to harvest GitHub and cloud service credentials. They said they also accessed Suno’s customer list, which included customers’ emails and/or phone numbers and Stripe payment details, depending on what they used to login. The hacker provided a sample of some of the customers, some of whom confirmed to 404 Media they had used their phone number to sign up for Suno and said they were never notified of a breach. The hacker told 404 Media they had no specific motivation for hacking Suno and said “I like to hack anything and everything.”

404 Media has previously reported on leaked materials that showed Nvidia and Runway ML scraped YouTube en masse. For the most part, AI companies no longer deny training on copyrighted materials and instead make the argument that they are allowed to scrape artists’ work under fair use carveouts in copyright law.

Last month, The Atlantic reported on several music databases that are widely used in AI training, consisting of millions of tracks: “Three of the datasets I found are distributed as a list of links to songs on YouTube or Spotify. AI developers download the actual audio using tools that automate the job, some of which allow developers to bypass logins, advertisements, and mechanisms that might earn money or subscribers for creators. Such tools violate the terms of service of these platforms. (The fourth dataset, the Free Music Archive collection, is distributed with MP3s.),” the author of The Atlantic piece wrote. It is unclear whether Suno used any of these datasets.

The Suno spokesperson added that the company has worked to try to prevent users from generating songs that sound like existing songs. One of the contentions of several of the lawsuits was that Suno could be used to output songs that are nearly indistinguishable from existing works. “Our goal has always been to help people create original new music, not replicate someone else’s. That’s why we build our models around what we call ‘Original Creation, By Design.’ For example, we intentionally do not use artist names as a category of training metadata because we want our models to help people create brand new songs, not music that replicates other artists’ existing work,” the spokesperson said. “We believe artists deserve both new opportunities and strong protections. That's why we've invested in safeguards designed to help prevent impersonation, and other forms of misuse, while continuing to develop technologies for AI identification.”

Mikey Shulman, the CEO and founder of Suno, said on a podcast last year that he believes the “majority of people don’t enjoy the majority of the time they spend making music.”


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Thinking Machines pubblica Inkling, il suo primo modello open-weight


La startup di Mira Murati scommette sulla personalizzazione.
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In breve:


Il primo modello AI di Thinking Machines si chiama Inkling ed è open-weight, quindi scaricabile e modificabile liberamente. La startup è stata fondata da Mira Murati dopo l'uscita da OpenAI. Il modello ha 975 miliardi di parametri totali ma ne attiva circa 41 miliardi per ogni compito, ed è addestrato su 45mila miliardi di token di testo, immagini, audio e video, anche se per ora risponde solo in testo. L'azienda ammette che non è il modello più potente in circolazione ma è una base che le aziende possono addestrare e adattare da sole tramite la piattaforma di personalizzazione Tinker. In un progetto con il fondo Bridgewater, un modello open riaddestrato sui dati finanziari interni ha raggiunto l'84,7% nei test di ragionamento finanziario, battendo i modelli proprietari a un quattordicesimo del costo. La scommessa è che l'AI adattata dalle singole organizzazioni possa battere i modelli generici di OpenAI, Anthropic e Google.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Thinking Machines amps up its bet against one-size-fits-all AI with its first open model, Inkling | TechCrunch
It's the company's first public proof point after a year and a half spent building AI infrastructure largely out of public view., Open source AI is booming, according to Hugging Face CEO Clem Delangue. The company has grown into something like a GitHub for AI in recent years, where AI builders can share and download open models and datasets, now used by roughly half the Fortune 500. Delangue has seen the same story play out again and again: companies start out on frontier APIs, but as they scale, the costs push them towards open source models. On this episode of TechCrunch's Equity podcast, Rebecca Bellan talked to Delangue about why the open vs closed source fight matters in the wake of Anthropic’s halted Fable release, and why he's worried about the possibility that a handful of big companies could end up controlling everything. Chapters: 00:00 Intro 00:33 Breaking down open source growth data 04:34 What's driving the open source resurgence 08:47 Who’s using Hugging Face, and how? 10:28 China overtakes the US in open model downloads 16:34 Safety, access, and the risk of AI power concentration 24:03 Hugging Face's approach to legal risk 28:00 Turning down Nvidia 31:47 Underinvested opportunities: local AI, bio, robotics
TechCrunchConnie Loizos


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New York vieta i nuovi data center AI per un anno


Primo stato USA a imporre la moratoria.
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In breve:


New York è il primo stato USA a vietare la costruzione di nuovi data center hyperscale da 50 megawatt o più di potenza. La governatrice ha firmato un ordine esecutivo che blocca i cantieri per un massimo di un anno — il motivo sono i consumi energetici. Le bollette residenziali medie dello stato sono salite di quasi il 68% dal 2019 e, secondo la governatrice, questi impianti rischiano di superare la capacità della rete elettrica. I residenti apprezzano la misura con il 46% che la considera positiva per lo stato e il 21% di contrari. I repubblicani statali la contestano perché congela gli investimenti e toglie le decisioni alle comunità locali, e un senatore della Pennsylvania ha commentato che così "vince la Cina". Il blocco sarà revocato quando saranno pronti standard e regole per la costruzione.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

New York becomes first U.S. state to impose AI data center ban
New York became the first state to ban construction of 'hyperscale' AI data centers, for one year, after Gov. Kathy Hochul signed an executive order Tuesday.
CNBCPaxton Honerkamp


Alternativa in italiano:

New York blocca i nuovi data center per un anno: stop a consumi per IA
Leggi su Sky TG24 l'articolo New York blocca i nuovi data center per un anno: stop ai consumi per l'IA
Sky TG24

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Un hacker ha svelato come Suno ha fatto scraping illegale da YouTube e Deezer


Compromessi anche i dati di migliaia di utenti.
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In breve:


Suno è uno dei più grandi generatori di musica AI. Un hacker ha violato l'azienda e ha condiviso con la testata indipendente 404 Media codice sorgente del 2023-2024 con le istruzioni di scraping. I file mostrano milioni di brani presi da YouTube Music, Deezer, Genius, Pond5, Jamendo, Freesound, IMSLP e da podcast via RSS. Tra i numeri, oltre 2 milioni di clip da YouTube Music, 152.000 ore di brani taggati e circa 1 milione di ore di podcast da 420.000 show. Il codice indica anche l'uso di proxy di Bright Data per estrarre brani da YouTube. L'hacker afferma di aver avuto accesso a email, numeri di telefono e dati di pagamento Stripe di centinaia di migliaia di utenti. È entrato con il worm Shai-Hulud tramite un dipendente. Suno parla di un incidente limitato risalente a novembre 2025 e dice che riguardava codice obsoleto, che nessun dato sensibile è stato compromesso e che non era tenuta ad avvisare gli utenti. L'azienda è già sotto causa dell'industria discografica e nei procedimenti ha ammesso di essersi addestrata su "essenzialmente tutti i file musicali di qualità ragionevole" disponibili sul web aperto sostenendo che sia fair use.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Hack Reveals Suno AI Music Generator Scraped YouTube, Deezer, and Genius
Hacked source code reveals how Suno scraped decades worth of music and podcasts from the internet to train its AI tool.
404 Media


Alternativa in italiano: non pervenuta


Hack Reveals Suno AI Music Generator Scraped YouTube, Deezer, and Genius


The AI music generation tool Suno scraped millions of songs and lyrics from YouTube Music, Deezer, and Genius, as well as from the stock music libraries Pond5, Jamendo, Freesound, the International Music Score Library Project, and podcasts via RSS feeds, according to a hacker who breached the company and shared data about Suno’s training libraries with 404 Media. The hacker was also able to access user information for hundreds of thousands of Suno’s customers, as well as Stripe payment information, they said.

The hacked data is a rare look at exactly how AI models and tools are built. Suno is one of the largest AI music generation tools on the internet, and has been the subject of several major lawsuits from the record industry, which accused the company of training on millions of copyrighted songs. As part of these legal proceedings, Suno previously admitted that it was trained on “essentially all music files of reasonable quality that are accessible on the open internet,” which included a total of “tens of millions of recordings.” Suno has been making the argument that it is allowed to train on copyrighted works as fair use in those cases, one of which has been settled.

The lawsuits have made clear that Suno did train on huge amounts of copyrighted works, but the hacked data shared with 404 Media sheds more light on how Suno scraped songs from the internet and where it took them from. The Recording Industry Association of America accused Suno of ripping songs directly from YouTube; the hacked data seen by 404 Media confirms this.

The hacked material includes source code that appears to be from 2023 and 2024 that includes scraping instructions and details about the scope of at least some of the scraping. For example, the comments in one file note that they will pull from “genius_hq, youtube_music, freesound, jamendo, imp, deezer, ytm_tagged,” and that “non-music will be filtered out.” A file called “youtube_music” notes that at the time the file was last updated, it had ingested “2,013,545 music clips.” Another file contains comments about different datasets Suno had created, which included “113,879 hours of youtube_music,” “17,615 hours of genius_hq,” “410 hours of free sound,” “19,514 hours of imslp,” “3,726 hours of jamendo,” “62,117 hours of pond5_music,” “12,287 hours of deezer,” “152,162 hours of ytm_tagged,” and “103 hours of musescore_lyrics.” In total, this is at least decades worth of music.

Other code the hacker shared with 404 Media appeared to look specifically for vocals by searching specifically for acapella versions of songs on YouTube. The code also suggested that Suno was using proxies to scrape songs from YouTube through a company called Bright Data, which sells scraping tools, infrastructure, and data services. Additional code shows that with the help of an online tool called PodcastIndex, Suno identified 420,000 different podcasts that had at least five, 30-minute episodes and sought to download roughly 1 million hours of podcasts.

It is unclear from the files seen by 404 Media exactly how Suno scraped files from each of the other platforms. Pond5 is a stock music and sound effects library owned by Shutterstock in which customers pay to access songs individually or can access a limited number of songs per month with a subscription. Pond5 claims it has 2.5 million music tracks; Suno’s data suggests that it scraped a substantial amount of the entire library. Genius, meanwhile, does not host songs directly on its website but allows Apple Music subscribers to play music through the website or to play samples of songs through Apple Music.

In one of its lawsuit filings, Suno said that its “training data includes essentially all music files of reasonable quality that are accessible on the open internet, abiding by paywalls, password protections, and the like, combined with similarly available text descriptions,” and that it was “constructed by showing the program tens of millions of instances of different kinds of recordings gathered from publicly available sources.”

“For Suno specifically, this process involved copying decades worth of the world’s most popular sound recordings and then ingesting those copies into Suno’s AI models so they can generate outputs that imitate the qualities of genuine human sound recordings,” the RIAA wrote in its lawsuit against Suno. “And to make matters worse, Suno obtained those copies in the first instance by unlawfully ‘stream ripping’ them from the popular streaming platform YouTube, and circumventing the technological measures designed specifically to prevent such unauthorized copying.”

In a statement, a Suno spokesperson said “As we have stated in public filings and disclosures, Suno’s AI models have been trained on publicly available music files and related metadata accessible on third-party websites on the open Internet. In November of 2025, we determined that Suno had been the subject of a limited security incident that was quickly contained. At the time, we immediately conducted an investigation and verified that the incident primarily involved outdated source code that is no longer in use at Suno and that no sensitive personal information was compromised. Importantly, Suno does not have access to customers’ full credit card numbers in Stripe.”

“Based on the limited nature of the customer information believed to be involved, we determined that individual notifications were not warranted under applicable privacy laws,” the Suno spokesperson added. Suno also sent a training data disclosure required under California law.

The hacker, ellie.191, told 404 Media they breached the company by hacking an individual employee using the Shai-Hulud worm, a supply chain attack that allowed hackers to harvest GitHub and cloud service credentials. They said they also accessed Suno’s customer list, which included customers’ emails and/or phone numbers and Stripe payment details, depending on what they used to login. The hacker provided a sample of some of the customers, some of whom confirmed to 404 Media they had used their phone number to sign up for Suno and said they were never notified of a breach. The hacker told 404 Media they had no specific motivation for hacking Suno and said “I like to hack anything and everything.”

404 Media has previously reported on leaked materials that showed Nvidia and Runway ML scraped YouTube en masse. For the most part, AI companies no longer deny training on copyrighted materials and instead make the argument that they are allowed to scrape artists’ work under fair use carveouts in copyright law.

Last month, The Atlantic reported on several music databases that are widely used in AI training, consisting of millions of tracks: “Three of the datasets I found are distributed as a list of links to songs on YouTube or Spotify. AI developers download the actual audio using tools that automate the job, some of which allow developers to bypass logins, advertisements, and mechanisms that might earn money or subscribers for creators. Such tools violate the terms of service of these platforms. (The fourth dataset, the Free Music Archive collection, is distributed with MP3s.),” the author of The Atlantic piece wrote. It is unclear whether Suno used any of these datasets.

The Suno spokesperson added that the company has worked to try to prevent users from generating songs that sound like existing songs. One of the contentions of several of the lawsuits was that Suno could be used to output songs that are nearly indistinguishable from existing works. “Our goal has always been to help people create original new music, not replicate someone else’s. That’s why we build our models around what we call ‘Original Creation, By Design.’ For example, we intentionally do not use artist names as a category of training metadata because we want our models to help people create brand new songs, not music that replicates other artists’ existing work,” the spokesperson said. “We believe artists deserve both new opportunities and strong protections. That's why we've invested in safeguards designed to help prevent impersonation, and other forms of misuse, while continuing to develop technologies for AI identification.”

Mikey Shulman, the CEO and founder of Suno, said on a podcast last year that he believes the “majority of people don’t enjoy the majority of the time they spend making music.”


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

OpenAI lancia una tastiera da 230 dollari per gestire gli agenti Codex


Edizione limitata firmata insieme a Work Louder.
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In breve:


Da una collaborazione con Work Louder è nata una tastiera luminosa da 230 dollari per gestire gli agenti di coding di Codex. Si chiama Codex Micro: ha tasti che si illuminano per mostrare lo stato degli agenti, scorciatoie personalizzabili per le azioni più frequenti, un joystick per avviare i flussi di lavoro comuni e una manopola che regola quanto tempo e potenza di calcolo un agente dedica a un compito. Si configura dall'app desktop di ChatGPT.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Amid hardware legal battle, OpenAI releases a $230 keyboard for Codex | TechCrunch
OpenAI, which is in the middle of a legal battle with Apple over hardware trade theft allegations, just released a light-up keyboard designed to be paired with its agentic coding app.
TechCrunchLucas Ropek


Alternativa in italiano:

OpenAI presenta Codex Micro, console per gli agenti AI
OpenAI apre gli ordini di Codex Micro, controller da 230 dollari per gestire agenti e attività Codex.
Tom's Hardware

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il primo dispositivo di OpenAI sarà uno speaker senza schermo


Progettato da Jony Ive, in vendita dal 2027.
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In breve:


Il primo prodotto hardware di OpenAI sarà uno smart speaker senza schermo, con batteria ricaricabile per portarlo di stanza in stanza, secondo Bloomberg. Controllerà gli elettrodomestici smart, riprodurrà musica, risponderà a messaggi e domande usando ChatGPT. Ha camera e sensori per capire il contesto attorno a sé, più elementi meccanici che si muovono da soli per sembrare vivo. Attingerà a email e dati personali per conoscere il proprietario e diventare più proattivo nel tempo. Per parlare userà una versione avanzata della nuova modalità vocale GPT-Live, che ascolta e parla contemporaneamente. Al design lavorano Jony Ive e il suo studio LoveFrom, dopo l'acquisizione di io Products per 6,5 miliardi di dollari. La presentazione prevista quest'anno e la vendita nel 2027, ma Apple ha fatto causa per furto di segreti industriali e chiede un'ingiunzione che potrebbe bloccare le vendite.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI’s First Device Will Be Home Speaker Built as AI Companion - Bloomberg
OpenAI’s much-anticipated push into consumer devices is slated to begin with a mobile, screen-free smart speaker designed to be a new type of home computer for the AI era, according to people familiar with the matter.
Bloomberg.com


Alternativa in italiano:

Ecco il primo dispositivo OpenAI: speaker AI con parti mobili
OpenAI starebbe sviluppando uno speaker AI senza schermo, mobile e dotato di fotocamera, atteso nel 2027.
Tom's Hardware