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Il primo dispositivo di OpenAI sarà uno speaker senza schermo


Progettato da Jony Ive, in vendita dal 2027.
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In breve:


Il primo prodotto hardware di OpenAI sarà uno smart speaker senza schermo, con batteria ricaricabile per portarlo di stanza in stanza, secondo Bloomberg. Controllerà gli elettrodomestici smart, riprodurrà musica, risponderà a messaggi e domande usando ChatGPT. Ha camera e sensori per capire il contesto attorno a sé, più elementi meccanici che si muovono da soli per sembrare vivo. Attingerà a email e dati personali per conoscere il proprietario e diventare più proattivo nel tempo. Per parlare userà una versione avanzata della nuova modalità vocale GPT-Live, che ascolta e parla contemporaneamente. Al design lavorano Jony Ive e il suo studio LoveFrom, dopo l'acquisizione di io Products per 6,5 miliardi di dollari. La presentazione prevista quest'anno e la vendita nel 2027, ma Apple ha fatto causa per furto di segreti industriali e chiede un'ingiunzione che potrebbe bloccare le vendite.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI’s First Device Will Be Home Speaker Built as AI Companion - Bloomberg
OpenAI’s much-anticipated push into consumer devices is slated to begin with a mobile, screen-free smart speaker designed to be a new type of home computer for the AI era, according to people familiar with the matter.
Bloomberg.com


Alternativa in italiano:

Ecco il primo dispositivo OpenAI: speaker AI con parti mobili
OpenAI starebbe sviluppando uno speaker AI senza schermo, mobile e dotato di fotocamera, atteso nel 2027.
Tom's Hardware

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L'elettorato americano si sposta a sinistra in vista delle midterm


Nello studio 2026 di Echelon Insights la sinistra fedele cresce di 5 punti e il vantaggio della destra sull'immigrazione scende da 36 a 6, mentre i conservatori moderati hanno poca voglia di votare
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L'elettorato americano si sta spostando a sinistra a quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, quando si rinnovano la Camera e un terzo del Senato. Lo mostra l'edizione 2026 di Political Tribes, lo studio con cui l'istituto Echelon Insights divide gli elettori americani in otto "tribù" politiche: in un anno il gruppo più a sinistra è cresciuto dal 16 al 21 per cento dell'elettorato e il vantaggio della destra sull'immigrazione si è quasi azzerato, mentre i conservatori moderati, in movimento verso i democratici, sono tra i meno motivati ad andare a votare.

Echelon Insights è un istituto di area repubblicana fondato dai sondaggisti Kristen Soltis Anderson e Patrick Ruffini. Lo studio si basa su un sondaggio condotto tra il 18 e il 22 giugno su 1.003 elettori considerati probabili votanti, chiamati a scegliere tra coppie di affermazioni opposte: nove domande sui temi sociali, nove su quelli economici e sei sul rapporto con l'establishment, cioè la fiducia in esperti, politici, giornalisti e istituzioni internazionali. Un'analisi statistica raggruppa poi gli intervistati in otto tribù, dalla Loyal Left, la sinistra fedele ai democratici, alla Loyal Right, la destra fedele ai repubblicani.

La Loyal Left, liberal sia sui temi sociali sia su quelli economici, è oggi la tribù più numerosa e vale il 21 per cento dell'elettorato, cinque punti in più in un anno. La crescita avviene a spese del centro e del centrosinistra, con quattro gruppi in calo: gli Electability Democrats, di sinistra ma distanti dalle posizioni più impopolari come il taglio dei fondi alla polizia, gli American Institutionalists, convinti che il sistema americano nel complesso funzioni, i giovani della tribù Young and Disillusioned (un punto in meno ciascuno) e i centristi ottimisti dei Middle American Optimists, che cedono tre punti.

Midterm 2026 · L'elettorato in movimento
L'America si sposta a sinistra, ma il centro resta a casa

A quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, lo studio Political Tribes di Echelon Insights fotografa un elettorato che scivola a sinistra: la tribù più progressista è diventata la più numerosa, il vantaggio repubblicano sull'immigrazione è quasi sparito e i conservatori moderati, decisivi a novembre, sono i meno motivati ad andare alle urne.
Grafica di FocusAmerica

Il segnale più netto
Il vantaggio della destra sull'immigrazione si è quasi azzerato

+14

2021

+36

2024

+6

Oggi

Punti di vantaggio di «rafforzare la sicurezza al confine» su «rendere più facile immigrare legalmente» come risposta all'immigrazione irregolare

In due anni i repubblicani hanno perso 30 punti sul tema che portava i loro elettori alle urne

Esplora lo studio
ILe tribù IIL'economia IIIChi si sposta IVChi vota

Otto gruppi, un solo vincitore
La sinistra fedele ai democratici è diventata la tribù più numerosa
In un anno la Loyal Left, liberal sui temi sociali e su quelli economici, ha guadagnato cinque punti. La crescita avviene a spese del centro e del centrosinistra, con quattro gruppi in calo.

Giugno 2025
16%

Giugno 2026
21%

Quota della tribù sull'elettorato dei probabili votanti
La Loyal Left vale oggi più di un elettore probabile su cinque

Chi perde terreno

Middle American Optimists
I centristi più ottimisti dell'elettorato americano

−3 pt

Electability Democrats
Di sinistra, ma lontani dalle posizioni più impopolari

−1 pt

American Institutionalists
Convinti che il sistema americano nel complesso funzioni

−1 pt

Young and Disillusioned
Giovani, in prevalenza donne, distanti dall'establishment

−1 pt

La conferma nelle altre misure

47%+4
Il quadrante liberal
Elettori a sinistra sia sull'economia sia sui temi culturali, dal 43% di un anno fa

34%+3
Il Labor Party ipotetico
Sanità universale e tasse sui ricchi: il livello più alto mai registrato dal 2019

20%−10
Il Nationalist Party ipotetico
Contrasto all'immigrazione irregolare: era al 30% nel giugno 2024

Labor e Nationalist sono partiti ipotetici del test con cui Echelon chiede agli elettori quale forza sceglierebbero in un sistema a cinque partiti.

Nove domande, otto vittorie
Sull'economia le risposte di sinistra prevalgono quasi ovunque
Tra i probabili votanti restano ampie le maggioranze a favore di tasse più alte sui redditi elevati, sanità garantita dal governo e salario minimo più generoso.

Alzare le tasse sui redditi sopra i 250.000 dollari
66%

Garantire a tutti la copertura sanitaria spetta al governo federale
62%

Portare il salario minimo federale a 20 dollari l'ora
57%

Le regole sulle imprese proteggono l'interesse pubblico
57%

050100%

L'unico punto rimasto alla destra
L'idea che con il duro lavoro si riesca ad andare avanti prevale ancora, ma il margine si è ridotto da +19 punti nel 2021 a +5 oggi.

Le tribù in movimento
Tre gruppi scivolano verso i democratici con margini a due cifre
Il confronto tra il voto presidenziale del 2024 e le intenzioni di voto per il Congresso mostra dove i repubblicani stanno perdendo consenso.

Moderate Right
18 pt verso i dem

Conservatori che si fidano degli esperti, sostengono il libero scambio e approvano il matrimonio gay

2024

R +75

Oggi

R +57

New Republican Populists

«Sanità pubblica per tutti, aborto per nessuno»: di sinistra sull'economia, di destra sui temi sociali

14 punti
L'ampiezza dello spostamento verso i democratici rispetto al voto del 2024

Young and Disillusioned
19 pt verso i dem

La tribù più giovane e più anti-establishment tra quelle che nel 2024 votarono per Kamala Harris

2024

D +32

Oggi

D +51

Margini tra i due partiti all'interno di ciascuna tribù: R = vantaggio repubblicano, D = vantaggio democratico. Le lunghezze delle barre sono confrontabili solo all'interno della stessa scheda.

Il centro demotivato
Chi si sta spostando è anche chi ha meno voglia di votare
I due poli fedeli restano i più mobilitati. La Moderate Right combina invece una disponibilità al voto fragile con la motivazione più bassa: un divario di 24 punti, il più ampio tra le otto tribù.

Loyal Left

Quasi certi di votare

86%

Molto motivati

75%

Loyal Right

Quasi certi di votare

79%

Molto motivati

63%

Moderate Right
Divario di 24 punti

Quasi certi di votare

66%

Molto motivati

42%

Anche le altre due tribù in movimento restano ai margini: si dicono quasi certi di votare il 51% dei New Republican Populists e il 53% della Young and Disillusioned, le quote più basse dello studio.
Il peso delle tribù fedeli

55%
Dei consensi repubblicani viene dalla Loyal Right
Tra gli elettori con la più alta propensione al voto

46%
Dei consensi democratici viene dalla Loyal Left
Tra gli elettori con la più alta propensione al voto

Intenzioni di voto per il Congresso
Democratici +6

51

45

DemocraticiRepubblicani

Fonte
Echelon Insights, «2026 Political Tribes»; sondaggio su 1.003 probabili elettori condotto dal 18 al 22 giugno 2026; analisi di Patrick Ruffini. I confronti annuali si riferiscono all'edizione 2025 dello studio.

I "quadranti" ideologici, la seconda lente dello studio, confermano la tendenza: il gruppo liberal, a sinistra sia sull'economia sia sui temi culturali, è passato in un anno dal 43 al 47 per cento. Lo stesso vale per il test sulla democrazia multipartitica, con cui Echelon chiede dal 2019 agli americani quale partito sceglierebbero se il sistema ne offrisse cinque: il Labor Party, partito ipotetico che promette sanità universale e tasse sui ricchi, è salito dal 31 al 34 per cento, il livello più alto mai registrato.

Il dato più netto riguarda l'immigrazione. Alla domanda se l'immigrazione irregolare vada affrontata rendendo più facile immigrare legalmente o rafforzando la sicurezza al confine, gli americani sceglievano la seconda opzione con un margine di 14 punti nel 2021, salito a 36 nel 2024; oggi quel margine è sceso a 6 punti. Ruffini, in un'analisi pubblicata nella sua newsletter, lo considera la prova principale dell'opinione pubblica "termostatica", cioè della tendenza degli elettori a percepire come eccessive le politiche del partito al governo e a spostarsi nella direzione opposta, anche se secondo lui può pesare il successo del presidente Donald Trump nel chiudere il confine. In entrambe le letture, scrive, i repubblicani hanno perso l'immigrazione come tema capace di portare i loro elettori alle urne.

Anche il Nationalist Party, il partito ipotetico del test multipartitico che fa del contrasto all'immigrazione irregolare la sua prima bandiera, è sceso dal 30 per cento del giugno 2024 al 20 di oggi. Il quadrante populista, che unisce posizioni di sinistra sull'economia e di destra sui temi sociali, è calato per la prima volta da quando la serie esiste, dal 22 al 18 per cento in un anno.

Sui temi economici la sinistra è in vantaggio in otto domande su nove. Il 66 per cento degli intervistati vuole alzare le tasse sui redditi sopra i 250.000 dollari, il 62 per cento ritiene che garantire a tutti una copertura sanitaria spetti al governo federale, il 57 per cento porterebbe il salario minimo federale a 20 dollari l'ora e una quota analoga pensa che le regole sulle imprese servano a proteggere l'interesse pubblico. La destra prevale solo sulla convinzione che con il duro lavoro si riesca ad andare avanti, ma anche lì il margine si è ridotto da 19 punti nel 2021 a 5 oggi.

Il conservatorismo economico si è stabilizzato dopo il forte calo dell'anno scorso, ma resta ai minimi degli ultimi anni. Durante l'amministrazione Biden questo orientamento non aveva aiutato i democratici, che gli elettori ritenevano responsabili dell'andamento dell'economia. Ora che alla Casa Bianca ci sono i repubblicani, scrive Ruffini, sono i democratici a poterne approfittare: lo spostamento alimenta l'ascesa dei candidati socialisti che corrono nelle primarie democratiche.

In vista di novembre tre tribù si stanno spostando verso i democratici con margini a due cifre. La Moderate Right, i conservatori moderati che si fidano degli esperti, sostengono il libero scambio, approvano il matrimonio gay e riconoscono che le donne incontrano ancora ostacoli, aveva votato Trump con 75 punti di margine nel 2024 e oggi dà ai repubblicani un vantaggio di 57 punti nelle intenzioni di voto per il Congresso, 18 in meno. I New Republican Populists, che lo studio riassume nella formula "Medicare for all, abortions for none" (sanità pubblica per tutti, aborto per nessuno), si sono spostati di 14 punti. La Young and Disillusioned, tribù giovane e in prevalenza femminile, la più anti-establishment tra quelle che nel 2024 votarono per Kamala Harris, è passata da un margine democratico di 32 punti a uno di 51.

La disponibilità a votare premia però i due poli: nella Loyal Left l'86 per cento si dice quasi certo di andare alle urne e il 75 per cento si dichiara molto motivato, mentre la Loyal Right è al 79 e al 63 per cento. La Moderate Right combina invece una probabilità di voto del 66 per cento con una motivazione del 42: un divario di 24 punti, il più ampio tra le otto tribù, con una motivazione di 31 punti più bassa di quella degli Electability Democrats, il gruppo speculare sul fronte democratico. Lo studio parla di "Demotivated Middle", un centro demotivato: anche i New Republican Populists e la Young and Disillusioned, le altre due tribù in movimento, dichiarano una probabilità di voto tra le più basse (51 e 53 per cento).

Per Ruffini i repubblicani arrivano alle elezioni di metà mandato con il compito di rimotivare e riconquistare i conservatori lontani dal mondo MAGA, perché tra chi va davvero a votare le tribù fedeli pesano più del loro peso demografico: tra gli elettori con la più alta propensione al voto, il 55 per cento dei consensi repubblicani arriva dalla Loyal Right e il 46 per cento di quelli democratici dalla Loyal Left. Nel complesso, le intenzioni di voto per il Congresso danno i democratici avanti di sei punti, 51 a 45.

Su un punto le otto tribù si somigliano: il costo della vita è il primo problema del paese per sette gruppi su otto, con un picco del 46 per cento tra i giovani della Young and Disillusioned. L'eccezione è la Loyal Left, che al primo posto mette la corruzione politica, indicata dal 30 per cento, davanti al costo della vita e allo stato della democrazia.


Una socialista Dem prova a vincere in Wisconsin, uno Stato in bilico


Francesca Hong vuole dimostrare che una socialista-democratica può vincere anche in uno Stato in bilico. La deputata statale democratica del Wisconsin, 37 anni, figlia di immigrati coreani ed ex ristoratrice, è tra i candidati di punta alle primarie per la nomination a governatore, in uno Stato che il presidente Trump ha vinto nel 2024. Se arrivasse fino in fondo sarebbe la prima governatrice socialista-democratica nella storia degli Stati Uniti. Un reportage del New York Times racconta la sua campagna come il test più rischioso per un movimento in piena crescita.

In questo ciclo elettorale gli elettori progressisti, furiosi con una dirigenza democratica che considerano vecchia, tiepida e legata agli interessi delle grandi aziende, hanno fatto cadere diversi parlamentari uscenti nelle primarie. Candidati che si definiscono socialisti hanno vinto le primarie per la Camera a New York, Denver e Filadelfia e il termine, da cui i politici americani un tempo prendevano le distanze, è diventato popolare a sinistra. Hong viene spesso paragonata a Zohran Mamdani, il sindaco socialista-democratico di New York. C'è però una differenza sostanziale: Mamdani ha vinto in una città molto liberale, mentre Hong deve convincere operai, allevatori e coltivatori di mirtilli rossi in zone conservatrici, dove sta portando la sua campagna.

Una parte dei democratici teme che la sua candidatura regali l'elezione ai repubblicani. Sono convinti che gli avversari useranno le sue dichiarazioni più controverse, compresi vecchi post sui social in cui chiedeva di abolire la polizia, e che gli elettori moderati e conservatori del Wisconsin respingeranno in massa una socialista, compromettendo anche il tentativo democratico di conquistare il parlamento statale. "Questo non è l'anno per mettere alla prova una socialista democratica. Questo non è New York", ha detto al New York Times Joe Wineke, ex presidente del partito nello Stato. Anche i repubblicani sperano di sfidarla: per il presidente del partito in Wisconsin, Brian Schimming, "in entrambi i partiti direbbero che è il nostro scenario migliore".

Hong ha lasciato il college per lavorare nei ristoranti di Madison, passando da lavapiatti a chef, e nel 2016 ha aperto un suo locale, chiuso nel 2024 per difficoltà economiche. Continua a lavorare come cuoca e barista anche durante la campagna. A maggio è stata citata in giudizio per quasi 30.000 dollari di debiti sulla carta di credito, che ha poi saldato, e ha risposto dicendosi "delusa che il debito venga dipinto come una colpa morale, soprattutto quando le persone non possono permettersi le basi della vita quotidiana". Le sue origini operaie sono al centro di una candidatura che presenta come una lotta tra gli americani comuni e le élite del denaro. Il suo messaggio e la sua abilità online le hanno dato presa sui giovani, anche se si aspetta di risultare indietro rispetto ai rivali nei bilanci di raccolta fondi in uscita a luglio.

La sua carta migliore con gli elettori repubblicani è l'opposizione ai data center che alimentano il boom dell'intelligenza artificiale e che molti residenti accusano di divorare terra, acqua, elettricità e sgravi fiscali senza dare quasi nulla in cambio. Secondo un sondaggio di febbraio della Marquette Law School, un istituto universitario del Wisconsin, per il 70% dei residenti dello Stato i costi dei data center superano i benefici e lo pensa anche il 55% dei repubblicani. Hong è stata l'unica candidata democratica a sostenere una moratoria di un anno sulle nuove costruzioni, un piano che chiama "Control-Alt-Delete". "È un modo per iniziare a parlare di avidità e controllo delle grandi aziende", ha detto in un'intervista. "Il Wisconsin non è in vendita a Big Tech". A Wisconsin Rapids, dove un progetto di data center da 89 ettari sul sito di una cartiera chiusa ha mobilitato i residenti, anche elettori repubblicani parlano di votare per lei.

Il malcontento economico nello Stato va oltre i data center. A marzo il 56% degli intervistati da Marquette disapprovava l'operato del presidente e una maggioranza relativa riteneva che i dazi stessero danneggiando l'economia e gli agricoltori. Gli alleati di Hong citano la disuguaglianza dei redditi in crescita, i prezzi delle case aumentati bruscamente dal 2020 e i costi ospedalieri tra i più alti del paese. L'economia del Wisconsin va ancora bene per alcuni indicatori, con una disoccupazione sotto la media nazionale, ma più di un terzo degli abitanti indica il costo della vita come il problema principale, ha detto al New York Times Jason Stein, presidente del centro studi indipendente Wisconsin Policy Forum, secondo cui ci sono segnali che gli elettori siano pronti a uno spostamento a sinistra.

La nomination però non è affatto scontata. I democratici si presentano in sei per la successione al governatore uscente Tony Evers, che si ritira, e tra i favoriti ci sono l'ex vice-governatore Mandela Barnes, sconfitto nella corsa al Senato del 2022, la vice-governatrice in carica Sara Rodriguez e la senatrice statale Kelda Roys. Barnes e Rodriguez sostengono di avere idee altrettanto trasformative per i lavoratori, ma di essere più eleggibili di Hong: "Vogliono qualcuno che alla fine vinca", ha detto Rodriguez. Sul tema dei data center Barnes ha finito per chiedere anche lui una pausa in attesa di regole, mentre Rodriguez propone più regolamentazione senza moratoria. Il probabile candidato repubblicano è il deputato Tom Tiffany.

Il Wisconsin ha una tradizione socialista antica: alla fine dell'Ottocento Milwaukee elesse una serie di sindaci socialisti detti "delle fogne", per la loro attenzione alle opere pubbliche come i sistemi fognari. Negli ultimi decenni lo Stato ha oscillato tra conservatori duri come il senatore Ron Johnson e l'ex governatore Scott Walker e liberali convinti come la senatrice Tammy Baldwin. Hong sostiene di avere più cose in comune con gli elettori operai di Trump che con l'establishment democratico: "Ho il vantaggio di non essere una politica di carriera".


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Abdul El-Sayed, il progressista che in Michigan corre contro entrambi i partiti


Sostenuto da Sanders, Ocasio-Cortez e dal sindacato dell'auto, l'ex direttore della sanità di Detroit sfida l'establishment Dem e la lobby filoisraeliana. Sarebbe il primo senatore musulmano

Abdul El-Sayed, 41 anni, ex direttore della sanità pubblica di Detroit, è in vantaggio di misura nella maggior parte dei sondaggi per le primarie democratiche del Senato in Michigan, in programma il 4 agosto. Quando è entrato in corsa nell'aprile del 2025 molti nello stato lo consideravano una comparsa: nel 2018 aveva perso le primarie per governatore con 22 punti di distacco. Un reportage di Time, che lo ha seguito per due giorni di campagna nella penisola superiore del Michigan, racconta come la sua corsa anti-establishment abbia sorpreso il partito, spinto fuori dalla gara la senatrice statale Mallory McMorrow e conquistato l'appoggio di Bernie Sanders, di Alexandria Ocasio-Cortez e della United Auto Workers, il principale sindacato dell'auto.

Al dibattito televisivo di Mackinac Island, il raduno primaverile dell'establishment politico dello stato, El-Sayed ha proposto una tassa del 7 per cento sul patrimonio dei miliardari, il Medicare for All, cioè un sistema sanitario pubblico universale, e un'applicazione più dura delle leggi antitrust contro le aziende che si accordano per alzare i prezzi. A un certo punto ha sfidato gli altri candidati ad alzare la mano se non avevano mai ricevuto un assegno da Blue Cross Blue Shield of Michigan, la più grande assicurazione sanitaria dello stato e sponsor del dibattito: è stato l'unico a farlo, tra le risate del pubblico. Accanto a lui c'era la deputata Haley Stevens, la candidata preferita di Chuck Schumer, il capogruppo democratico al Senato.

La corsa in Michigan è diventata un test della divisione tra i democratici sulla risposta al secondo mandato di Trump: una parte del partito sostiene che gli stati in bilico si vincono rassicurando gli elettori moderati, un'altra pensa che la prudenza sia diventata un ostacolo e che gli elettori vogliano candidati disposti a sfidare i poteri consolidati. Il seggio è cruciale, perché senza il Michigan la strada dei democratici per riconquistare il Senato si complica molto. L'ex presidente del partito democratico dello stato Lon Johnson, che appoggia Stevens, ha detto a Time che la base progressista del Michigan è consistente "ma non basta per vincere". El-Sayed risponde con la storia elettorale recente dello stato, che nel 2016 scelse Sanders alle primarie democratiche e poi votò per Trump, nel 2020 per Biden e nel 2024 di nuovo per Trump: per lui gli elettori non chiedono un centrismo calibrato ma qualcuno che scuota lo status quo. El-Sayed attribuisce parte della sua ascesa nei sondaggi anche alle proteste per la guerra con l'Iran, che a suo dire ha confermato il messaggio della campagna: i gruppi di interesse radicati distorcono la politica americana.

La linea di frattura principale della primaria è Israele. Stevens riceve un consistente sostegno finanziario dall'AIPAC, la principale lobby filoisraeliana americana, ed è favorevole a continuare la vendita di armi americane a Israele. El-Sayed dice che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza, un'accusa avanzata da diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani e respinta da Israele, dal governo americano e dagli altri paesi del G7. Il tema pesa in Michigan, lo stato con la più grande concentrazione di arabi e musulmani del paese: la rabbia delle comunità arabo-americane verso l'amministrazione Biden per la guerra a Gaza ha spaccato la coalizione democratica nel 2024, tra elettori rimasti a casa e altri passati a Trump. El-Sayed, che se eletto sarebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti, pensa che molti di quegli elettori si possano riconquistare se il partito fa i conti con ciò che li ha allontanati.

Martedì, nel primo dibattito dopo il ritiro di McMorrow, Stevens ha risposto agli attacchi sui suoi legami con la lobby filoisraeliana ricordando le sue critiche recenti a Benjamin Netanyahu. Poche ore prima il primo ministro israeliano, informato di quelle critiche dalla CNN, aveva detto che Stevens "sta probabilmente cercando di giustificare l'antisemitismo". Per El-Sayed quell'attacco era in realtà un favore politico: Netanyahu, ha detto, non la stava attaccando davvero, ma cercava di allontanare da lei l'immagine di sostenitrice convinta delle politiche israeliane.

Gli avversari considerano l'alleanza con Hasan Piker la sua più grande vulnerabilità. Piker è uno streamer di sinistra che trasmette su Twitch, una piattaforma di dirette video, e ha più di 8 milioni di follower sui social: è stato criticato per aver detto che "l'America si è meritata l'11 settembre" e che voterebbe "per Hamas invece che per Israele ogni singola volta". El-Sayed ha fatto campagna con lui nei campus universitari del Michigan, dove le loro dirette hanno contribuito alla sua ascesa. Ha rifiutato più volte di prenderne le distanze: a Time ha detto che l'establishment non capisce quanto siano impopolari quegli attacchi e che molti elettori vedono in lui "un democratico che non finge".

Figlio di immigrati egiziani cresciuto a Bloomfield Hills, un sobborgo benestante a nord di Detroit, El-Sayed ha una laurea in medicina alla Columbia e un dottorato in sanità pubblica a Oxford, dove ha studiato da borsista Rhodes. È stato direttore della sanità di Detroit mentre la città usciva dalla bancarotta e poi della contea di Wayne, dove ha contribuito a un programma che cancellerà centinaia di milioni di dollari di debiti sanitari. A convincerlo a candidarsi è stato un messaggio della deputata progressista Rashida Tlaib all'inizio del 2025, quando il senatore democratico del Michigan Gary Peters decise di non ricandidarsi: "Habibi, questa sembra tua", gli scrisse.

La vittoria di Zohran Mamdani a New York a novembre ha trasformato la sua campagna, perché ha reso credibile l'idea che si potesse vincere. Mamdani gli aveva chiesto consigli prima di lanciare la propria corsa, ma El-Sayed respinge il paragone: "Non sono un socialista", dice, anche se molte delle sue proposte coincidono con l'agenda dei suoi sostenitori socialisti-democratici. Più che sostituire il capitalismo, che considera un buon modo di allocare le risorse su scala piccola e locale, vuole limitare le concentrazioni di potere che secondo lui lo hanno distorto.

Il probabile candidato repubblicano, l'ex deputato Mike Rogers, lo attacca da più di un mese con video che lo definiscono estremista e disonesto, dedicando molta meno attenzione a Stevens: un segno che i repubblicani lo considerano l'avversario più plausibile a novembre. La portavoce del comitato repubblicano per il Senato ha detto che El-Sayed vuole esportare in Michigan il "corridoio comunista" di New York. Molti democratici temono che quel bagaglio politico sia facile da sfruttare, ma El-Sayed prevede di battere Rogers di 7 punti. Del suo stesso partito non pensa molto meglio: sui democratici che hanno abbandonato la richiesta di abolire l'ICE, l'agenzia federale che si occupa delle espulsioni degli immigrati, risponde che "molti democratici sono deboli e codardi". E di Schumer, che sostiene Stevens, dice che dopo la vittoria alle primarie dovranno incontrarsi, ma che per quell'incontro ha "molto poco interesse".


Le primarie in Michigan si vincono online


La primaria democratica per il Senato in Michigan, in programma il 4 agosto, è diventata la corsa più "online" degli Stati Uniti. I tre candidati, tutti millennial, passano gran parte del tempo a conquistare l'attenzione sui social più che a stringere mani per lo Stato. È la prova generale di un modo nuovo di fare campagna, basato su quella che gli americani chiamano "economia dell'attenzione": l'idea che vincere un'elezione significhi prima di tutto catturare lo sguardo del pubblico sul web. Lo racconta un reportage di Politico dalla Mackinac Island, dove i candidati si sono ritrovati per il primo dibattito televisivo statewide.

La posta in gioco va oltre il Michigan. Se a novembre i democratici perdessero il seggio contro il probabile candidato repubblicano Mike Rogers, riconquistare la maggioranza al Senato diventerebbe quasi impossibile, e i repubblicani lo sanno. Il Senate Leadership Fund, il super PAC vicino al leader della maggioranza repubblicana al Senato John Thune, ha già prenotato 45 milioni di dollari di spot per Rogers in autunno. Un super PAC è un comitato che può raccogliere e spendere somme illimitate a favore di un candidato, purché non coordinato direttamente con la sua campagna.

La primaria deciderà anche quale Partito Democratico uscirà dalle elezioni di medio termine, dopo la seconda sconfitta contro il presidente Donald Trump e con una base che chiede un cambiamento netto. Due dei tre candidati, l'ex funzionario della sanità pubblica Abdul El-Sayed e la senatrice statale Mallory McMorrow, hanno chiesto un ricambio nella leadership del partito. El-Sayed ha detto di essere l'unico candidato la cui vittoria non andrebbe bene a Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, e McMorrow ha chiesto a Schumer di farsi da parte. La terza candidata, la deputata Haley Stevens, ha invece l'endorsement di Schumer e il sostegno dell'establishment democratico del Michigan. I tre si dividono anche su come limitare l'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, e sulla sanità: El-Sayed sostiene il "Medicare for All", un sistema sanitario pubblico universale, mentre McMorrow e Stevens preferiscono l'opzione pubblica, cioè un'assicurazione statale che affianca quelle private senza sostituirle.

Una vittoria progressista in Michigan rafforzerebbe la pressione sui vertici del partito. Proprio questa settimana i candidati sostenuti dal sindaco socialista-democratico di New York Zohran Mamdani hanno vinto tre primarie in città, battendo tra gli altri il deputato Adriano Espaillat, presidente del gruppo dei deputati ispanici al Congresso, e infliggendo un colpo a Schumer e al leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries. Un successo della sinistra anche in Michigan indicherebbe che l'ondata populista di sinistra, ribattezzata da alcuni "Tea Party democratico", può contare anche fuori dalla New York più progressista. Il tema pesa molto in Michigan, lo Stato con la più alta percentuale di elettori arabo-americani e con una base sempre più critica verso Israele.

El-Sayed e McMorrow dedicano gran parte della campagna all'economia dell'attenzione, un approccio che secondo molti definirà il futuro delle campagne elettorali americane. Nel 2024 Trump, da sempre abile nel catturare l'attenzione, ha vinto anche grazie alla scelta di puntare sui nuovi media e sui creatori di contenuti su YouTube e Twitch, le piattaforme seguite dai giovani uomini. Sull'altro fronte Mamdani è passato da sconosciuto a sindaco della più grande città americana sfornando video di strada molto cliccati, una tattica adottata anche da El-Sayed.

I numeri dei follower raccontano due strategie opposte. Su X El-Sayed ha circa 136.700 follower, McMorrow oltre 226.500, mentre Stevens ne ha meno di 30.000. La campagna di Stevens accusa gli avversari di puntare troppo sui commenti dei social invece che sulle urne. Per ora la scommessa premia El-Sayed, l'unico dei tre ad aver già corso a livello statale, nel 2018 contro la governatrice Gretchen Whitmer: i sondaggi lo danno primo, con Stevens seconda e McMorrow terza a distanza.

La svolta per El-Sayed è arrivata in aprile, quando ha fatto campagna insieme a Hasan Piker, popolare streamer di estrema sinistra con milioni di follower. Dopo che McMorrow lo aveva criticato per le sue parole sull'11 settembre, i consensi di El-Sayed hanno iniziato a salire. Piker ha detto a Politico che quella mossa è stata "probabilmente l'errore di tutta questa campagna". Lo streamer è una figura controversa anche tra i democratici: ha detto una volta che "l'America si è meritata l'11 settembre", salvo poi scusarsi, e ha condannato la risposta israeliana a Gaza in termini che alcuni hanno definito antisemiti, accusa che lui respinge dicendo di criticare il governo israeliano e non l'identità ebraica. McMorrow ha paragonato Piker a Nick Fuentes, personaggio dichiaratamente di estrema destra e antisemita.

El-Sayed è cresciuto dentro l'economia dell'attenzione. Ha lavorato per Crooked Media, la società di podcast fondata da ex collaboratori di Barack Obama, è stato collaboratore della CNN e ha poi creato una propria casa di produzione per il suo podcast. Dopo la sconfitta del 2024 ha cambiato registro, passando dal professore universitario di Oxford che parlava di "capitalismo razziale" al personaggio in versione "bro": mostra i muscoli, si fa riprendere mentre fa sci nautico e ciclismo e si avvolge nella bandiera americana. Una delle sue frasi più note è la rilettura della celebre battuta di Michelle Obama: "Quando loro vanno in basso, noi non andiamo in alto, li trasciniamo nel fango e li soffochiamo". Il suo patrimonio è salito fino a 1,66 milioni di dollari, ma ha rinviato la pubblicazione della dichiarazione patrimoniale a dopo la primaria.

McMorrow ha invece costruito la sua notorietà sui social prima ancora di entrare in politica. Era diventata un volto nazionale nel 2022 con un discorso virale in cui replicava alle accuse infondate dei repubblicani che la definivano una "groomer", termine con cui i conservatori indicano chi adesca minori. In passato ha lavorato come direttrice creativa per Gawker, sito di gossip oggi chiuso, e come designer per la Mattel sulle automobiline Hot Wheels. I suoi video continuano a funzionare: uno sulla pubblicità del canale sportivo NFL RedZone ha raccolto quasi due milioni di visualizzazioni, un altro sui prezzi personalizzati in base ai dati degli utenti quasi sei milioni. Un gruppo esterno a lei vicino, Yes MI Action Committee, ha previsto di spendere almeno sette milioni di dollari per sostenerla. La sua dimestichezza con il web le si è però ritorta contro: la CNN ha riportato vecchi tweet cancellati in cui criticava il Michigan e l'America profonda, tra cui uno in cui si lamentava del clima dello Stato. Stevens ha subito attaccato, accusandola di parlare male dei cittadini che aspira a rappresentare.

Stevens ha scelto la strada opposta e resta volutamente fuori dalla gara per l'attenzione. Ha un percorso politico tradizionale: è stata la prima parlamentare millennial del Michigan al Congresso e ha conquistato un collegio storicamente repubblicano. I suoi video non diventano virali e quando lo fanno è di solito per immagini che la mettono in difficoltà, come quando è stata contestata alla convention del partito statale in aprile per la sua posizione su Israele e sull'AIPAC, la potente lobby filo-israeliana. Nelle ultime settimane l'establishment del Michigan si è compattato attorno a lei, forse per timore di una vittoria di El-Sayed: oltre all'appoggio di Schumer, ha incassato l'endorsement dell'ex senatrice Debbie Stabenow e una foto con la senatrice Elissa Slotkin, che però resta neutrale. Anche il braccio elettorale dei repubblicani al Senato la prende di mira con video che la ritraggono in modo goffo.

Il tema di Israele e dell'AIPAC attraversa l'intera campagna. Secondo il consulente democratico Rob Flaherty, ex vice della campagna di Kamala Harris nel 2024, in Michigan si è creata una "tempesta perfetta": due candidati molto online, uno podcaster e l'altra abile creatrice di contenuti, una candidata più tradizionale come Stevens e un dibattito acceso sull'AIPAC, in una corsa che riguarda l'identità stessa del partito. Al dibattito McMorrow ha cercato una via di mezzo, dicendo che "le persone non possono permettersi di aspettare una rivoluzione che potrebbe non arrivare mai", mentre El-Sayed ha replicato che "la rivoluzione di sicuro non arriverà se non lottiamo per ottenerla". Il momento più discusso è stato il silenzio di Stevens su una domanda sui contributi dell'AIPAC: secondo il New York Times ha parlato per 160 parole senza mai rispondere.


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La fissazione di Trump per la bellezza maschile allarmava i suoi collaboratori


La giornalista Maggie Haberman ha detto al podcast "Talk Easy" che il presidente è diventato più esplicito nel secondo mandato e che il sindaco di New York Zohran Mamdani rientra nel suo tipo

Maggie Haberman, corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca e tra le giornaliste che seguono Donald Trump da più tempo, ha detto in un'intervista pubblicata domenica dal podcast "Talk Easy" che il presidente ha "una fissazione e una fascinazione per l'aspetto maschile". La sua predilezione per gli uomini attraenti e per la mascolinità classica è nota da tempo, ma nel primo mandato, ha raccontato la giornalista, aveva allarmato molte persone della sua amministrazione.

Il conduttore Sam Fragoso le ha chiesto direttamente se l'interesse del presidente per l'aspetto degli uomini vada oltre la semplice ammirazione. Fragoso ha ricordato che Trump ha descritto diversi uomini della sua amministrazione come "usciti direttamente dal casting", li ha definiti belli e affascinanti e ha elogiato le doti fisiche del golfista Arnold Palmer. Il conduttore ha poi chiesto con ironia se Trump "celebri il Pride dopo giugno", riferendosi al mese dell'orgoglio LGBT. "Non so se Donald Trump abbia mai celebrato il Pride, punto", ha risposto Haberman. "Ma di certo ha una fissazione e una fascinazione per l'aspetto maschile."

Haberman ha detto che questa attenzione è cresciuta nel secondo mandato. "Era qualcosa che nel primo mandato aveva sorpreso molte persone della sua amministrazione e lui è diventato molto più esplicito. Di certo in campagna elettorale e adesso", ha aggiunto.

Fragoso ha chiesto in particolare dell'apparente infatuazione del presidente per Zohran Mamdani, il sindaco socialista-democratico di New York. Trump lo ha invitato nello Studio Ovale, ma lo ha anche definito "un bastardo comunista duro e puro". "Parla molto anche dell'aspetto delle donne", ha risposto Haberman. "Ma sì, Mamdani è generalmente considerato un uomo giovane e di bell'aspetto e penso che il presidente abbia un tipo su quel fronte".

Haberman ha appena pubblicato "Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump", scritto con il collega del New York Times Jonathan Swan. Il libro racconta il primo anno del secondo mandato di Trump e le differenze tra l'amministrazione attuale e quella del primo mandato.

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Trump chiede all'ICE di riprendere i controlli stradali un giorno dopo lo stop


Il presidente sconfessa su Truth Social il Segretario alla Sicurezza Interna Markwayne Mullin, che aveva sospeso i fermi dei veicoli dopo l'uccisione di due uomini da parte degli agenti in Texas e nel Maine.
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Donald Trump ha chiesto all'Immigration and Customs Enforcement (ICE) di riprendere i controlli stradali, appena un giorno dopo che la sua stessa Amministrazione ne aveva ordinato la sospensione. In un messaggio pubblicato oggi su Truth Social, il presidente ha definito i fermi dei veicoli "uno degli strumenti anticrimine più importanti ed efficaci" dell'agenzia, avvertendo: "Se vi rinunciamo, facciamo il gioco dei criminali".

Nel post, Trump elogia gli agenti e sostiene che "la criminalità in America è in forte calo, in molti casi ai minimi da decenni". Torna poi ad attaccare la politica migratoria di Joe Biden, che a suo dire avrebbe permesso l'ingresso nel Paese di 25 milioni di persone senza controlli. "I democratici radicali vorrebbero che questo tornasse ad accadesse, ma non succederà sotto la mia Amministrazione", scrive, invitando l'ICE a riprendere le sue operazioni, pur agendo con "buon senso e giudizio".

L'intervento contraddice apertamente una decisione presa dai vertici della sua Amministrazione poche ore prima. Ieri il Segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin aveva ordinato agli agenti di sospendere "immediatamente" i fermi dei veicoli. La misura era arrivata dopo un colloquio con la senatrice repubblicana del Maine Susan Collins, che aveva chiesto a Mullin di interrompere "tutti i controlli non urgenti".

Una pausa per addestrare nuovamente gli agenti


Il provvedimento riguardava specificamente l'Enforcement and Removal Operations (ERO), la divisione dell'ICE incaricata degli arresti e dei rimpatri per motivi di immigrazione, ma non l'unità che conduce le indagini penali. La sospensione avrebbe dovuto essere temporanea ed era stata disposta in attesa che gli agenti ricevessero un nuovo addestramento sulle tecniche da adottare durante i fermi stradali.

All'origine della decisione originale c'erano due sparatorie letali avvenute in meno di una settimana. Il 7 luglio, a Houston, un agente ha ucciso Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano di 52 anni, durante un controllo stradale mentre l'ICE cercava un'altra persona. Lunedì, a Biddeford, nel Maine, un altro agente ha ucciso Joan Sebastian Guerrero, cittadino colombiano di 26 anni. In entrambi i casi, l'uomo colpito non era l'obiettivo dell'operazione.

Secondo il Dipartimento della Sicurezza interna, nel Maine l'agente ha aperto il fuoco "temendo per la sicurezza pubblica", mentre Guerrero tentava di fuggire dirigendo l'auto verso di lui. Una ricostruzione contestata dalle associazioni per i diritti degli immigrati che sottolineano invece che Guerrero, padre di una bambina di tre anni, possedeva un permesso di lavoro e un numero di previdenza sociale. L'agente coinvolto è stato sospeso e l'FBI ha assunto la conduzione dell'indagine.

Nessuno dei due agenti coinvolti nelle sparatorie indossava una bodycam. Dopo l'uccisione a Minneapolis, lo scorso gennaio, dei cittadini statunitensi Renee Good e Alex Pretti, il Dipartimento aveva promesso di dotare rapidamente il personale di telecamere indossabili. A distanza di mesi, tuttavia, la distribuzione non è stata ancora completata. I due senatori del Maine, la repubblicana Susan Collins e l'indipendente Angus King, chiedono da tempo che le bodycam diventino obbligatorie e sostengono che l'agenzia non possa essere lasciata libera di indagare su se stessa.

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Nughes e il Maestrale


Il forte maestrale che ha sferzato tutta la costa dell’oristanese non ha fermato un centinaio di garisti iscritti alla nona edizione del trofeo Anda. Il migliore è stato Salvatore Nughes.
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Si è svolta il 16 maggio, nel Golfo di Oristano, la nona edizione del trofeo Anda, organizzata dall’omonimo sodalizio di Arborea guidato dal Paolo Zuddas. Non è facile per un piccolo club mettere su una competizione, incastrandola in un calendario agonistico fittissimo. Ma l’Anda c’è riuscita e con successo, visto il numero di partecipanti, scesi in campo sulla spiaggia di Arborea. La formula è quella a picchetto, individuale, in un'unica manche dalle 18:00 alle 24:00. Quest’anno il meteo ha fatto i dispetti e, caso più unico che raro, per il giorno della gara la costa ovest dell’isola era sferzata da una maestralata d’insolita violenza. Tanto potente era l’azione combinata di vento e onde che la gara si è disputata sulla spiaggia di Sassu, dove gli oltre 100 garisti hanno sofferto solo relativamente il condizionamento della posidonia vagante. Certo il NW 5 ha inevitabilmente “frenato” i lanci e limitato il raggio di azione, almeno nelle prime due ore della gara.

La gara - Mai visto un mare così a Sassu! C’è chi ha optato per le canne pesanti, altri hanno insistito con un assetto medio leggero; i più, vista la formula a due canne, hanno scelto un approccio misto. In linea di massima la maggior parte ha utilizzato zavorre di almeno 150 grammi. Verso le 22:00, quando mancavano ancora 2 ore alla fine, si è registrata l’attenuazione dei fenomeni meteo e l’azione di pesca è diventata molto meno impegnativa. Per una volta a Sassu la gara non era in catch & release, quindi potevano essere trattenuti solo i pesci con misura minima da tabella Sardegna, ad esempio mormore e orata a cm 20, occhiate a 15. Questo ha in parte determinato dei carnieri con poche catture, ma tanto è bastato per stilare una classifica finale. Dopo la pesatura del pescato, che si è svolta in contemporanea con la cena ristoratrice presso la sede dell’Anda sul lungomare di Arborea, il trofeo è stato meritatamente assegnato a Salvatore Nughes (Poseidon 1984), grazie a un carniere di 11 prede. A ruota, con un pesce in meno, si è piazzato Mario Piras, del medesimo club algherese, il quale ha preceduto sul podio Salvatore Matzuzzi del J Casting Team di Cagliari. Alla bella premiazione, composta di attrezzatura e prodotti tipici del territorio (vini, formaggi, miele…), sostenuta dai vari sponsor fra i quali Latte Arborea, Cooperativa Produttori e Veret Italia, è seguita la lotteria.
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Dazi fino al 100% contro chi acquista energia russa: la legge voluta da Graham per colpire Mosca


Il disegno di legge promosso dal defunto senatore repubblicano Lindsey Graham consentirebbe a Trump di colpire i cinque maggiori Paesi importatori di petrolio e gas russi. Cina e India sono i principali bersagli di questa proposta di legge.

Un gruppo bipartisan di senatori ha presentato ieri un disegno di legge per attribuire al presidente Donald Trump il potere di imporre dazi fino al 100% ai cinque maggiori acquirenti di energia russa, a cominciare da Cina e India. Il provvedimento, denominato Sanctioning Russia Act of 2026, porta la firma del defunto senatore Lindsey Graham e punta a privare Mosca delle entrate utilizzate per finanziare l'invasione dell'Ucraina.

Il testo prende di mira i cinque principali Paesi importatori di petrolio e gas russi. Secondo il senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal, che lo ha elaborato insieme a Graham, grazie a questo provvedimento Trump potrebbe colpire anche le persone che favoriscono la vendita di energia russa. Il testo di legge prevede inoltre nuove sanzioni contro soggetti russi attivi nei settori della difesa, dell'energia e della finanza, oltre che contro la cosiddetta "flotta ombra", la rete di vecchie petroliere utilizzata da Mosca per aggirare le restrizioni internazionali.

Da parte sua Blumenthal ha indicato Cina, India, Slovacchia, Ungheria e Azerbaigian come i cinque principali importatori di greggio russo nel 2025. Per il gas naturale, invece, i primi cinque acquirenti sono stati Cina, Francia, Giappone, Ungheria e Belgio. Gli ultimi quattro Paesi sarebbero però esentati, perché stanno riducendo le importazioni dalla Russia e ciascuno di loro ha acquistato meno del 15% del gas complessivamente esportato da Mosca.

Guerra in Ucraina · Congresso USA

Dazi fino al 100% a chi compra l’energia russa: l’ultima legge di Lindsey Graham

Un gruppo bipartisan di senatori ha presentato il Sanctioning Russia Act of 2026: darebbe a Trump il potere di colpire con i dazi i cinque maggiori importatori di petrolio e di gas russi, a cominciare da Cina e India, per privare Mosca delle entrate che finanziano l’invasione dell’Ucraina.

Grafica di FocusAmerica 15 luglio 2026

Dazio massimo previsto sugli acquirenti di energia russa

Prime bozze
500%

Testo finale
500%

Su qualsiasi acquirente di petrolio, gas o uranio russi: oltre 60 Paesi nel mirino
Solo sui cinque maggiori importatori di petrolio e di gas

Se approvata, sarebbe la prima volta che il Congresso autorizza esplicitamente i dazi come strumento di pressione geopolitica, e non come risposta a pratiche commerciali considerate sleali.

Esplora la legge
IIl meccanismo III Paesi colpiti IIIGli ostacoli

Il meccanismo

Due leve per prosciugare le entrate di Mosca


La legge combina dazi contro i Paesi che comprano energia russa e sanzioni dirette contro l’economia di guerra del Cremlino.

Prima leva · I dazi
Fino al 100% sulle importazioni

Trump potrebbe imporli ai cinque maggiori acquirenti di petrolio e di gas russi, per spingerli a interrompere i rapporti energetici con Mosca. Nel mirino anche le persone che favoriscono la vendita di energia russa.

Seconda leva · Le sanzioni

Nuove misure contro i soggetti russi attivi in tre settori chiave:

Difesa Energia Finanza
Flotta ombra
Colpita anche la rete di vecchie petroliere con cui Mosca aggira le restrizioni internazionali.

Il compromesso con la Casa Bianca
Senatori dei due partiti e Casa Bianca hanno negoziato per oltre un anno. L’amministrazione si è opposta agli automatismi imposti dal Congresso, chiedendo per Trump la massima libertà negoziale: il testo finale è un compromesso sostenuto da repubblicani, democratici e Casa Bianca. Secondo lo staff presidenziale Trump è favorevole, ma il presidente, interpellato, si è limitato a rispondere: «Ne stiamo ancora discutendo».

I Paesi colpiti

Colpiti i grandi importatori, esentati i Paesi che riducono gli acquisti


I cinque principali acquirenti di greggio e di gas russi nel 2025, indicati dal senatore Richard Blumenthal.

Petrolio
Principali importatori di greggio russo

Gas naturale
Principali importatori di gas russo

Esentato chi ha comprato meno del 15% del gas esportato da Mosca e sta riducendo gli acquisti.

Esposto ai dazi Esentato

Due casi particolari
La Cina è l’unico Paese esposto ai dazi su entrambi i fronti, petrolio e gas. L’Ungheria compare in entrambe le liste, ma è nel mirino solo per il greggio: per il gas rientra tra gli esentati.

Gli ostacoli

Un percorso in salita tra Camera e dubbi sui poteri di Trump


Perché l’approvazione non è scontata. Tocca ogni passaggio per i dettagli.

Senato Thune valuta quando portare il testo in aula+

L’approvazione sarebbe anche un omaggio a Graham, morto a 71 anni per una dissezione aortica. Il leader della maggioranza: «Lindsey era l’uomo che guidava tutto questo, la forza trainante».

Camera La regola del blue slip complica l’iter+

Secondo la Costituzione, le leggi che generano entrate tramite dazi o altri strumenti fiscali devono avere origine alla Camera dei Rappresentanti, dove l’esito della misura resta incerto.

Fronte democratico Chi è più vicino a Kyiv teme poteri eccessivi per la Casa Bianca+

Alcuni democratici particolarmente vicini all’Ucraina temono che la legge attribuisca a Trump un potere troppo ampio: dopo la bocciatura, da parte della Corte Suprema, dei poteri d’emergenza usati per i dazi del «Liberation Day», il testo gli darebbe una base legale più solida.

Il rischio secondo gli esperti
Per Edward Fishman, ex responsabile delle sanzioni USA, oggi al Council on Foreign Relations, i nuovi poteri «potrebbero non essere usati come dovrebbero, cioè per fare pressione sulla Russia, ma piuttosto come uno strumento per scatenare nuove guerre commerciali contro amici e nemici».
Secondo Fishman, per colpire Mosca sarebbero più efficaci sanzioni secondarie contro raffinerie, banche e operatori petroliferi che rendono possibili gli scambi.

Fonte Sanctioning Russia Act of 2026; dichiarazioni del sen. Richard Blumenthal sui dati 2025 e sul perimetro delle prime bozze (oltre 60 Paesi, via CNN e The Hill); Wall Street Journal. Luglio 2026.

Una svolta legislativa per il Congresso


Se approvata, la legge rappresenterebbe una svolta: si tratterebbe, infatti, della prima volta che il Congresso autorizza esplicitamente l'impiego dei dazi come strumento di pressione geopolitica, anziché come risposta a pratiche commerciali considerate sleali.

Senatori di entrambi i partiti e rappresentanti della Casa Bianca hanno lavorato al provvedimento per oltre un anno. Le prime versioni erano molto più severe e prevedevano dazi fino al 500% sui beni provenienti da qualsiasi Paese che acquistasse petrolio, gas, uranio o altri prodotti russi. La Casa Bianca si è però opposta a meccanismi automatici imposti dal Congresso, chiedendo che fosse lasciata a Trump la massima libertà negoziale.

La versione definitiva nasce quindi da un compromesso che, secondo fonti vicine al dossier, ha alla fine ottenuto il sostegno di repubblicani, democratici e Casa Bianca. I senatori intendono approvare la misura anche per rendere omaggio a Graham, morto a 71 anni per una dissezione aortica, secondo quanto stabilito dai medici legali. Lo staff presidenziale ha fatto sapere che Trump sostiene il disegno di legge, anche se il presidente, interpellato direttamente, si è limitato a rispondere: "Ne stiamo ancora discutendo".

I dubbi sull'uso dei nuovi poteri


Il testo però fornirebbe anche a Trump una base legislativa più solida per imporre nuovi dazi, dopo che quest'anno la Corte Suprema aveva bocciato il ricorso alla legge sui poteri d'emergenza utilizzata dal presidente nell'aprile 2025 per introdurre unilateralmente i dazi del cosiddetto "Liberation Day".

Alcuni esperti temono che gli ampi poteri attribuiti alla Casa Bianca possano quindi essere utilizzati per finalità diverse da quelle immaginate dal Senato. "Potrebbero non essere usati come dovrebbero, cioè per fare pressione sulla Russia, ma piuttosto come uno strumento per scatenare nuove guerre commerciali contro amici e nemici", ha, ad esempio, dichiarato al Wall Street Journal Edward Fishman, ex alto funzionario statunitense responsabile delle sanzioni e oggi direttore del programma di geoeconomia del Council on Foreign Relations.

Secondo Fishman, se l'obiettivo fosse davvero quello di danneggiare Mosca, sarebbe più efficace imporre sanzioni secondarie agli acquirenti del greggio russo e agli intermediari che rendono possibili gli scambi, come raffinerie, banche e operatori petroliferi. I dazi secondari previsti dalla proposta di legge colpirebbero invece tutte le importazioni provenienti da un determinato Paese, con l'obiettivo di spingerlo a interrompere i rapporti energetici con Mosca. "Sospetto che la Casa Bianca abbia infine deciso di sostenere il testo perché si è resa conto che concederà a Trump un margine di manovra molto più ampio sui dazi", ha aggiunto.

Gli esponenti democratici favorevoli al provvedimento sostengono che siano stati proprio i dazi secondari imposti all'India lo scorso anno a ridurne gli acquisti di energia russa. Fishman ritiene invece che abbiano inciso soprattutto le sanzioni varate nel 2025 dall'Amministrazione Trump contro Rosneft e Lukoil, due delle maggiori compagnie petrolifere russe, insieme alla minaccia di colpire con sanzioni secondarie le banche e le raffinerie indiane.

Il difficile passaggio al Congresso


Se la versione precedente del provvedimento godeva di un vasto consenso bipartisan, il nuovo testo potrebbe invece incontrare l'opposizione di alcuni esponenti democratici particolarmente vicini all'Ucraina, preoccupati proprio del fatto che la legge possa attribuire a Trump un potere eccessivo nell'impiego dei dazi.

A complicare l'iter parlamentare c'è anche la cosiddetta regola del blue slip: secondo la Costituzione, le proposte di legge che generano entrate attraverso dazi o altri strumenti fiscali devono avere origine alla Camera dei Rappresentanti. Il destino della misura dipenderà quindi anche dalla Camera, dove il suo esito resta incerto.

Il leader della maggioranza al Senato, il repubblicano del South Dakota John Thune, ha comunque dichiarato di stare valutando quando portare il testo in aula. "Lindsey era l'uomo che guidava tutto questo, la forza trainante. Ma ci sono altri senatori fortemente interessati, quindi sarebbe importante riuscire a trovare una strada per arrivare fino in fondo", ha detto.

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La Cina detta le condizioni alla Russia: il muro di Pechino sul gasdotto Power of Siberia 2


Un'inchiesta del Wall Street Journal descrive una Russia sempre più subordinata a Pechino: impone condizioni durissime sul progetto energetico e avvia rapporti con l'élite che potrebbe guidare il Paese dopo la fine della presidenza di Putin.

La Russia di Vladimir Putin è ormai il partner minore della Cina di Xi Jinping, che ne orienta le scelte secondo i propri interessi, con cautela e senza mai ostentare pubblicamente la propria superiorità per non umiliare Mosca e il suo presidente. È il quadro tracciato da un'inchiesta del Wall Street Journal, basata su colloqui con funzionari dei due Paesi e analisti. Secondo il quotidiano statunitense, Pechino non si sta limitando più a coltivare Putin e la sua cerchia più stretta: sta anzi già costruendo rapporti con i funzionari e gli esponenti dell'élite destinati a determinare il futuro della Russia dopo la sua uscita di scena.

L'esempio più significativo è il gasdotto Power of Siberia 2, il progetto con cui Gazprom spera di compensare almeno in parte la perdita del mercato europeo. Alla vigilia della visita di Stato di Putin a Pechino del 19 e 20 maggio 2026, la delegazione russa arrivata in anticipo, guidata dall'amministratore delegato di Gazprom Alexei Miller, si è scontrata con un muro.

Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, i funzionari cinesi hanno chiarito che daranno il via libera alla costruzione soltanto se Mosca venderà il gas allo stesso prezzo praticato sul mercato interno russo, che è in larga parte sussidiato dal bilancio pubblico russo. Avrebbero inoltre intimato alla delegazione di non sollevare nuovamente la questione fino a quando la Russia non sarà pronta ad accettare le condizioni di Pechino. Tra i 42 accordi e dichiarazioni firmati da Putin il giorno successivo non figurava infatti alcun documento sul gasdotto.

"Xi ha ricevuto Putin come un imperatore riceve un ospite nel proprio castello e poi lo ha rimandato a casa con la coda tra le gambe", ha dichiarato al quotidiano Jörg Wuttke, imprenditore tedesco con una lunga esperienza nei rapporti tra Cina e Russia. Secondo Wuttke, Pechino non ha alcun incentivo economico ad accettare le richieste russe: sul mercato mondiale vi è un'ampia disponibilità di gas naturale liquefatto e la domanda cinese di gas importato, anche grazie al gigantesco sviluppo delle energie rinnovabili, dovrebbe raggiungere il picco a metà degli anni Trenta. "Perché dovrebbe vincolarsi a un gasdotto che richiederà cinque o sei anni di lavori e aumenterà la sua dipendenza dalla Russia, quando può acquistare gas da qualsiasi altro Paese?", osserva.

Geopolitica · L’asse Mosca-Pechino

Nel rapporto con la Cina, la Russia è ormai il partner minore

Xi Jinping orienta le scelte di Mosca senza mai umiliarla in pubblico: detta le condizioni sul gas, incassa concessioni finanziarie e coltiva già le élite del dopo-Putin. I numeri dello squilibrio secondo un’inchiesta del Wall Street Journal.

Grafica di FocusAmerica

Lo squilibrio commerciale tra i due Paesi

Quanto pesa la Cina per Mosca
≈40%

vs

Quanto pesa la Russia per Pechino
<4%

dell’interscambio commerciale russo: nel 2013, al primo incontro tra Xi e Putin, era circa il 10%
del commercio estero cinese: Mosca resta un fornitore di petrolio e gas, a prezzi fortemente scontati

Un rapporto di dipendenza di circa dieci a uno, che rende il legame con Pechino ormai indispensabile alla sopravvivenza di Mosca.

Il dossier gas

Power of Siberia 2, il gasdotto che Pechino continua a rinviare


Gazprom conta sul progetto per compensare almeno in parte la perdita del mercato europeo. Ma è la Cina a dettare tempi e condizioni. Tocca le tappe per i dettagli.

Settembre 2025 Gazprom annuncia un «memorandum vincolante»+

Durante una visita di Putin in Cina, l’amministratore delegato Alexei Miller presenta l’intesa come una svolta nei negoziati. L’annuncio però è rivolto solo ai giornalisti russi e non contiene alcun dettaglio sul punto decisivo, il prezzo del gas. Pechino non confermerà mai l’accordo.

19 maggio 2026 La delegazione russa si scontra con un muro+

Alla vigilia della visita di Stato di Putin, i funzionari cinesi pongono a Miller la loro condizione: il gas va venduto allo stesso prezzo praticato sul mercato interno russo, in larga parte sussidiato dal bilancio pubblico. E intimano di non sollevare più la questione finché Mosca non sarà pronta ad accettare.

20 maggio 2026 Putin firma 42 accordi. Nessuno riguarda il gasdotto+

Tra i documenti siglati a Pechino non figura alcun testo su Power of Siberia 2. «Xi ha ricevuto Putin come un imperatore riceve un ospite nel proprio castello e poi lo ha rimandato a casa con la coda tra le gambe», ha dichiarato al quotidiano l’imprenditore tedesco Jörg Wuttke.

Il bilancio della visita di Stato

Due giorni di colloqui, una lunga lista di firme. E un’assenza che pesa più di tutto il resto.

42
accordi e dichiarazioni firmati da Putin a Pechino

0
documenti sul gasdotto Power of Siberia 2

Concessioni e porte chiuse

Mosca cede sullo yuan, ma le banche cinesi che contano restano chiuse


L’isolamento finanziario costringe la Russia a rivedere posizioni difese per anni, senza ottenere in cambio l’accesso alle istituzioni guidate da Pechino.

SCO
Banca di sviluppo della Shanghai Cooperation Organisation

Dopo oltre un decennio di opposizione, Putin dà il via libera allo yuan come valuta principale dell’istituto, destinato a finanziare progetti in Asia centrale: la regione che il Cremlino considera il proprio «estero vicino».

Mosca cede
AIIB
Asian Infrastructure Investment Bank

Per effetto delle pressioni occidentali, la Russia resta fuori dalla banca multilaterale con sede a Pechino.

Russia esclusa
NDB
New Development Bank (BRICS)

Mosca è esclusa anche dall’istituto dei BRICS, che ha sede a Shanghai.

Russia esclusa

La strategia dell’attesa

Perché Pechino può permettersi di lasciare Mosca in sospeso


Il tempo lavora per la Cina, su tutti i tavoli: dal gas alla successione al Cremlino.

1
Il gas non manca

Sul mercato mondiale c’è ampia disponibilità di gas naturale liquefatto: Pechino può comprare da qualsiasi altro Paese, senza vincolarsi a un gasdotto che richiede cinque o sei anni di lavori e aumenta la sua dipendenza dalla Russia.

2
La domanda cinese di gas ha già il picco in vista

Anche grazie al gigantesco sviluppo delle rinnovabili, la domanda cinese di gas importato dovrebbe raggiungere il picco a metà degli anni Trenta.

3
Il dopo-Putin è già in agenda

Pechino costruisce rapporti con i funzionari e le élite destinati a guidare la Russia dopo l’uscita di scena di Putin. In Russia crescono intanto i casi di spionaggio cinese, che Mosca evita di rendere pubblici per non compromettere un rapporto ormai vitale.

«È meglio continuare a lasciare i russi in attesa. Aspettare che la loro situazione economica peggiori ulteriormente e che si ritrovino in ginocchio: a quel punto accetteranno condizioni ancora più vantaggiose per la Cina pur di vendere il proprio gas».Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino

Fonte Elaborazione FocusAmerica su un’inchiesta del Wall Street Journal basata su colloqui con funzionari cinesi e russi e analisti, luglio 2026.

Le promesse di Gazprom e il prezzo dell'isolamento


Non è la prima volta che Power of Siberia 2 si rivela un miraggio. Nel settembre 2025, durante una precedente visita di Putin in Cina, Miller aveva annunciato la firma di un "memorandum giuridicamente vincolante" per la costruzione del gasdotto, presentandolo come una svolta nei negoziati. L'annuncio, tuttavia, era stato rivolto soltanto ai giornalisti russi e non conteneva alcun dettaglio sulle condizioni dell'intesa, a cominciare dalla questione decisiva del prezzo del gas. Pechino, inoltre, non ha mai confermato l'accordo.

Nel frattempo, la Cina continua a ottenere concessioni sostanziali dalla Russia. Per oltre un decennio Putin si era opposto all'adozione dello yuan come valuta principale della Banca di Sviluppo della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), destinata a finanziare progetti in Asia centrale, una regione che il Cremlino considera parte del proprio "estero vicino". Nell'ultimo anno, però, riferiscono al Wall Street Journal consiglieri del governo cinese e diplomatici, Xi Jinping è riuscito a ottenere il via libera di Putin.

L'isolamento finanziario ha costretto Mosca a rivedere la propria posizione e ora la Russia è pronta a dare il via libera, chiedendo in cambio garanzie affinché le sue operazioni non vengano ostacolate dalle sanzioni occidentali. Altre istituzioni a guida cinese restano però inaccessibili: per effetto delle pressioni occidentali, la Russia è stata esclusa sia dall'Asian Infrastructure Investment Bank di Pechino sia dalla New Development Bank dei BRICS, con sede a Shanghai.

Anche i numeri del commercio tra i due Paesi mostrano la portata dello squilibrio. Quando Xi incontrò Putin per la prima volta, nel 2013, la Cina rappresentava circa il 10% dell'interscambio commerciale russo; da allora quella quota è quadruplicata. La Russia, al contrario, vale meno del 4% del commercio cinese e rimane essenzialmente solo un fornitore di materie prime, soprattutto petrolio e gas venduti a prezzi fortemente scontati rispetto il resto del mondo.

Pechino si prepara già al dopo-Putin


All'interno della Russia emergono sempre più casi di spionaggio cinese e tentativi di reclutamento di funzionari di medio livello. Mosca, tuttavia, evita di renderli pubblici o persino di discuterne apertamente con Pechino, per timore di compromettere un rapporto ormai indispensabile per la propria sopravvivenza. Ma la verità è che Pechino si sta già muovendo per capire chi potrebbe prendere il posto di Vladimir Putin e come sfruttare la situazione a proprio vantaggio.

"La Cina ha un'occasione davvero straordinaria per trasformare la Russia in una sorta di gigantesco Laos o Pakistan: un Paese molto più dipendente da Pechino, molto più legato a essa e sempre più incline a considerarla un modello", afferma Alexander Gabuev, sinologo e direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino.

Anche sul gasdotto, secondo Gabuev, la strategia cinese è ormai evidente: "È meglio continuare a lasciare i russi in attesa. Aspettare che la loro situazione economica peggiori ulteriormente e che si ritrovino in ginocchio: a quel punto accetteranno condizioni ancora più vantaggiose per la Cina pur di vendere il proprio gas".

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Ottocast per l’estate 2026: 6 accessori smart per auto e camper


Durante i viaggi estivi l’auto diventa spesso uno spazio nel quale si trascorrono molte ore. Navigazione, musica, sicurezza e intrattenimento assumono quindi un ruolo importante, soprattutto nelle lunghe percorrenze, durante le soste in autostrada o nei viaggi in famiglia.

Per rispondere a queste esigenze, Ottocast ha selezionato sei dispositivi dedicati alla connettività e all’infotainment di auto e camper.

La proposta comprende dash cam, telecamere per controllare i sedili posteriori, adattatori per CarPlay wireless, sistemi basati su Android e display universali destinati anche ai veicoli meno recenti. I prodotti possono essere utilizzati per aggiornare un sistema multimediale già presente oppure per aggiungere uno schermo completo alle auto che ne sono sprovviste.

OttoSafe Cam combina dash cam e CarPlay wireless


Tra i dispositivi dedicati alla sicurezza si trova OttoSafe Cam, un accessorio che integra una dash cam e un adattatore CarPlay wireless all’interno dello stesso prodotto.

La telecamera registra con una risoluzione 2K QHD e dispone di un campo visivo regolabile fino a 130 gradi. La presenza della visione notturna permette di riprendere la strada anche quando l’illuminazione è ridotta, ad esempio durante gli spostamenti serali o all’interno delle gallerie.

Un accelerometro integrato rileva eventuali urti e blocca automaticamente la clip interessata, evitando che venga sovrascritta dalle registrazioni successive. Il sistema emette anche un avviso vocale e consente di visualizzare i filmati direttamente attraverso lo schermo dell’infotainment.

OttoSafe Cam può funzionare come telecamera anche senza collegare lo smartphone. È sufficiente alimentare il dispositivo per avviare la registrazione del percorso. La funzione Live Road View permette inoltre di osservare in tempo reale la strada davanti al veicolo sul display dell’auto.

È disponibile anche una modalità di sorveglianza del parcheggio attiva per 24 ore, che richiede l’installazione di un kit hardwire opzionale. Il prezzo consigliato è di 139,99 euro, con la possibilità di scegliere un pacchetto che comprende una scheda microSD da 64 GB.

Cabin Care controlla i sedili posteriori dallo schermo dell’auto


Per chi viaggia con bambini, Ottocast propone Cabin Care, un sistema che unisce un adattatore CarPlay wireless a una telecamera interna con risoluzione Full HD.

La videocamera offre un angolo di ripresa di 150 gradi e trasmette le immagini dei sedili posteriori direttamente sul display dell’auto. Il flusso video viene mostrato in tempo reale, senza registrare le immagini e senza caricarle su servizi cloud.

La visione a infrarossi permette di controllare l’abitacolo anche durante i viaggi notturni. Attraverso la modalità split-screen è possibile mantenere aperta la navigazione e, nello stesso momento, visualizzare ciò che accade nella parte posteriore dell’auto.

Nella confezione sono presenti due sistemi di montaggio. La telecamera può essere fissata con una cinghia intorno all’appoggiatesta oppure tramite una clip applicata alle aste del poggiatesta.

Il prezzo consigliato di Cabin Care è di 109 euro.

OttoAibox P3 Pro trasforma l’infotainment in un sistema Android


Per aggiungere applicazioni e servizi di streaming al display dell’auto, la proposta più completa della gamma è OttoAibox P3 Pro. Il dispositivo utilizza un processore Snapdragon 6225, affiancato da 8 GB di memoria RAM e 128 GB di spazio di archiviazione.

Una volta collegato a un sistema compatibile, il box permette di utilizzare lo schermo dell’infotainment come un dispositivo Android. È possibile scaricare applicazioni dal Google Play Store, usare servizi di navigazione e accedere a piattaforme come YouTube e Netflix. La riproduzione dei contenuti video è destinata alle soste o all’utilizzo da parte dei passeggeri.

L’interfaccia OttoDrive OS 3.0 include una modalità giorno e notte automatica e consente di gestire due applicazioni contemporaneamente attraverso lo split-screen. In questo modo, ad esempio, è possibile mantenere visibile la mappa mentre viene selezionata la musica.

Lo slot per schede SIM e il supporto a CloudSIM consentono al dispositivo di collegarsi alla rete senza utilizzare necessariamente l’hotspot dello smartphone. Questa configurazione riduce il consumo della batteria del telefono e permette al box di funzionare con una connessione dati indipendente.

OttoAibox P3 Pro viene proposto al prezzo consigliato di 219,99 euro.

Play2Video Ultra integra Netflix, YouTube e Prime Video


Una soluzione più compatta è rappresentata da Play2Video Ultra, un adattatore con alcune applicazioni già installate. Il sistema comprende Netflix, YouTube, IPTV e Prime Video, alle quali possono essere aggiunte fino a cinque applicazioni attraverso l’App Hub.

A differenza di un tradizionale box Android aperto, Play2Video Ultra utilizza un ambiente software chiuso. L’obiettivo è offrire un sistema controllato, limitando l’installazione a una selezione definita di applicazioni.

La connessione con il veicolo avviene tramite Bluetooth 5.4 e Wi-Fi dual-band. Dopo la prima configurazione, il collegamento viene effettuato automaticamente quando si accende l’auto.

Gli aggiornamenti software vengono distribuiti in modalità FOTA tramite l’applicazione OttoPilot. Il prezzo consigliato è di 79 euro.

OttoScreen AI porta CarPlay e Android Auto sui veicoli senza display


Non tutte le auto dispongono di uno schermo multimediale integrato. Per i veicoli più datati e per alcuni camper, Ottocast propone OttoScreen AI, un display universale plug-and-play da 11,4 pollici.

Il sistema supporta CarPlay wireless, Android Auto e Android 15. Può quindi essere utilizzato per la navigazione, la musica, le applicazioni e i comandi vocali anche sui veicoli precedenti al 2016, normalmente privi di queste tecnologie.

L’installazione non richiede la sostituzione dell’autoradio. Il display può essere collegato a una porta USB oppure all’alimentazione del veicolo. La connessione a Internet può essere fornita dallo smartphone o da un hotspot Wi-Fi portatile.

Anche in questo caso è presente la modalità split-screen, utile per mantenere aperta la navigazione mentre si controllano altre funzioni. Il dispositivo utilizza un processore octa-core, accompagnato da 4 GB di RAM e 32 GB di memoria interna.

Il prezzo consigliato di OttoScreen AI è di 159,99 euro.

Mini Pico rende wireless CarPlay e Android Auto cablati


Chi possiede già un’auto con CarPlay o Android Auto cablato può eliminare il collegamento fisico dello smartphone utilizzando Mini Pico.

L’adattatore sfrutta il Wi-Fi 6 e il Bluetooth 5.4 per collegare automaticamente il telefono al sistema di infotainment quando viene avviato il veicolo. Non aggiunge nuove applicazioni allo schermo, ma converte la connessione originale da cablata a wireless.

Un pulsante integrato permette di passare rapidamente da uno smartphone all’altro. La funzione può essere utile quando la stessa automobile viene utilizzata da più persone, anche con dispositivi Android e iPhone differenti.

Il connettore USB inclinato di 90 gradi è progettato per occupare meno spazio vicino alla presa dell’auto. Mini Pico supporta inoltre gli aggiornamenti FOTA e viene commercializzato al prezzo consigliato di 49 euro.

Soluzioni differenti per aggiornare auto e camper


La gamma estiva Ottocast comprende prodotti destinati a esigenze diverse. OttoSafe Cam e Cabin Care si concentrano sulla visualizzazione e sul controllo di ciò che accade fuori e dentro il veicolo.

OttoAibox P3 Pro e Play2Video Ultra aggiungono applicazioni e servizi multimediali ai sistemi compatibili, mentre OttoScreen AI permette di installare un display anche su auto e camper che ne sono sprovvisti.

Mini Pico rappresenta invece la soluzione più semplice per chi dispone già di CarPlay o Android Auto, ma vuole utilizzare il sistema senza collegare ogni volta lo smartphone con un cavo.

Fondata a Hong Kong nel 2009, Ottocast sviluppa dispositivi dedicati alla connettività automotive ed è presente in oltre 50 Paesi. La sua offerta comprende adattatori wireless, sistemi di infotainment, schermi universali e accessori progettati per integrare navigazione, intrattenimento e funzioni di sicurezza all’interno del veicolo.

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Musk ha violato la legge del Wisconsin con gli assegni da un milione di dollari agli elettori


La commissione elettorale ha inviato due denunce alla procura, che può incriminare Musk per corruzione elettorale dopo gli assegni distribuiti nella corsa alla Corte Suprema statale del 2025

Elon Musk ha probabilmente violato la legge del Wisconsin quando ha distribuito assegni da un milione di dollari ad alcuni elettori durante la campagna per la Corte Suprema statale del 2025. Lo ha stabilito la commissione elettorale del Wisconsin, un organo bipartisan composto da tre democratici e tre repubblicani, che la settimana scorsa ha trasmesso due denunce alla procura della contea di Brown. I procuratori possono ora decidere se incriminare il miliardario per corruzione elettorale e hanno 40 giorni di tempo per riferire alla commissione.

La commissione ha votato 5 a 1 giovedì, in una seduta a porte chiuse, come ha riferito la sua portavoce Emilee Miklas. La mozione approvata dice che ci sono elementi sufficienti per ritenere che Musk abbia violato la legge statale con un post sui social media in cui offriva un milione di dollari a chi aveva votato all'elezione per la Corte Suprema, "per indurli a votare in quell'elezione". Le due denunce, riservate per legge, sono state presentate da elettori di Milwaukee e di Green Bay, la città della contea di Brown dove Musk consegnò gli assegni durante un comizio pochi giorni prima del voto. Il procuratore distrettuale della contea, il repubblicano David Lasee, non ha risposto alle richieste di commento, come non lo hanno fatto i portavoce di Musk.

In Wisconsin i giudici della Corte Suprema statale vengono eletti direttamente dai cittadini. Nel 2025 Musk, fondatore di SpaceX e amministratore delegato di Tesla, fu tra i protagonisti del tentativo di ribaltare la maggioranza progressista della corte: insieme ai gruppi che finanziava spese almeno 20 milioni di dollari a sostegno di Brad Schimel, il candidato appoggiato dai repubblicani. Schimel perse di 10 punti contro Susan Crawford, la candidata sostenuta dai democratici. La corsa costò in totale più di 100 milioni di dollari ed è stata l'elezione giudiziaria più costosa della storia americana.

Tre elettori del Wisconsin ricevettero gli assegni da un milione di dollari, due dei quali di persona al comizio di Green Bay. Due settimane prima del voto il comitato di azione politica di Musk, America PAC, aveva anche offerto 100 dollari agli elettori che firmavano una petizione contro i "giudici attivisti" o che convincevano qualcun altro a firmarla.

La vittoria di Crawford mantenne la corte in mano ai progressisti. La loro maggioranza è poi salita a 5 giudici contro 2 con la vittoria, quest'anno, di Chris Taylor, un'altra candidata sostenuta dai democratici. Un mese dopo la sconfitta Musk annunciò che avrebbe speso molto meno in campagne politiche.

Gli avvocati di Musk sostennero nel 2025 che le donazioni erano un esercizio della libertà di espressione e che limitarle avrebbe violato sia la costituzione del Wisconsin sia quella federale. Nei documenti depositati in tribunale scrissero che i pagamenti erano "destinati a generare un movimento dal basso in opposizione ai giudici attivisti, non a sostenere o contrastare esplicitamente alcun candidato".

La spesa di Musk in quella campagna ha già prodotto una causa civile, intentata dal Wisconsin Democracy Campaign, un gruppo di vigilanza sulla trasparenza politica, che chiede di vietargli per sempre di offrire pagamenti in denaro agli elettori dello stato. La causa, pendente nella contea di Brown, accusa Musk e due gruppi da lui finanziati di aver violato i divieti di corruzione elettorale e di lotterie non autorizzate. Prima del voto anche il procuratore generale del Wisconsin, un democratico, aveva fatto causa per impedire la consegna degli assegni a due elettori, ma i tribunali statali gli diedero torto.

America PAC aveva usato una tattica quasi identica prima delle presidenziali del 2024, offrendo un milione di dollari al giorno agli elettori del Wisconsin e di altri sei stati in bilico che firmavano una petizione a difesa del Primo e del Secondo emendamento della Costituzione, quelli che tutelano la libertà di espressione e il possesso di armi. In quel caso un giudice della Pennsylvania stabilì che i procuratori non avevano dimostrato che si trattasse di una lotteria illegale e permise all'iniziativa di continuare fino al giorno delle elezioni.

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Motorola Edge 70 Max è ufficiale: lo smartphone premium punta su batteria, autonomia record e prestazioni al top


Motorola amplia la propria gamma premium con Edge 70 Max, uno smartphone che punta su autonomia, prestazioni elevate e un comparto hardware di ultima generazione. Ecco tutte le caratteristiche, le novità e cosa cambia rispetto alla generazione precedente

Motorola ha svelato oggi il nuovo edge 70 max, smartphone potente e dal design molto accattivante. Alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Gen 5, l'edge 70 max offre un display luminoso Quad HD+ (2K), un sistema audio Hi-Res, una potente batteria da 7100mAh, un sistema di fotocamere di livello professionale, il tutto racchiuso in un design realizzato in vetro premium durevole.
Il processore Snapdragon 8 Gen 5 assicura velocità di picco fino a 3,8 GHz e di un aumento del 36% nelle prestazioni della CPUIl processore Snapdragon 8 Gen 5 assicura velocità di picco fino a 3,8 GHz e di un aumento del 36% nelle prestazioni della CPU

Prestazioni premium


Grazie al processore Snapdragon 8 Gen 5, motorola promette sessioni di gioco e streaming ultra-fluidi, con colori brillanti e transizioni perfette. Inoltre, ledge 70 max garantisce le funzionalità di intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo in modo rapido ed efficiente. Lo smartphone, inoltre, vanta un nuovo sistema di raffreddamento a camera di vapore con metallo liquido per regolare il calore prodotto durante le alte prestazioni. La memoria LPDDR5X fino a 8Gb assicura grande reattività e multitasking senza interruzioni, mentre 256, 512 GB o 1 TB regalano spazio in abbondanza per le app, i giochi e i contenuti multimediali.

Come espandere la memoria dello smartphone con Lexar SL500
Lo spazio sullo smartphone non basta più? Con l’SSD portatile Lexar SL500 puoi espandere rapidamente la memoria disponibile, trasferire file ad alta velocità e gestire foto, video e documenti senza dipendere dal cloud o eliminare contenuti importanti
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Audio e Video


Questo smartphone è dotato dell'unico display Quad HD+ (2K) della categoria, con il 77% di pixel in più rispetto al Full HD, per visioni più nitide e realistiche. La tecnologia Extreme AMOLED offre un contrasto potenziato e i 7000 nit di luminosità di picco (dichiarati dal brand) forniscono un'elevatissima intensità cromatica anche alla luce diretta del sole. La certificazione Pantone Validated assicura che ogni tonalità sia fedele alla realtà e con la frequenza di aggiornamento a 144Hz, lag e scie sullo schermo diventano un ricordo del passato. Musica, serie TV e film avranno la qualità audio che meritano, grazie ai doppi altoparlanti stereo e al sistema audio certificato Hi-Res. Dolby Atmos regala un suono immersivo multidimensionale e Snapdragon Sound è progettato per offrire una qualità audio premium con connettività Bluetooth.

Autonomia di un livello superiore


Motorola edge 70 max è dotata di una batteria al silicio-carbonio da 7100mAh sottile ma potente. La ricarica TurboPower da 90W garantisce energia per tutto il giorno in soli 6 minuti e, per una ricarica rapida senza cavi, la ricarica wireless magnetica Qi2 da 25W si integra perfettamente nella routine quotidiana delle persone.
Il retro in vetro opaco resiste ai riflessi fastidiosi e alle impronte digitali

Design e resistenza


La forma incontra l’innovazione: una cornice in alluminio di grado aeronautico conferisce robustezza al dispositivo, mentre il vetro premium opaco sul retro regala un'eleganza moderna e pulita. In collaborazione con Pantone Color Institute, edge 70 max è disponibile nei colori Aqua Gray, Dark Shadow e Ice Melt, soddisfa gli standard militari di durabilità ed è progettato per resistere a cadute fino a 1,8 metri, mentre le certificazioni IP68 e IP69 offrono una protezione superiore contro polvere, sporco, sabbia e acqua ad alta pressione.

Scatti da professionista


Il nuovo smartphone integra un sistema fotografico versatile con sensore principale Sony LYTIA da 50 MP stabilizzato otticamente, fotocamera ultrawide con funzione Macro e sensore frontale da 32 MP capace di registrare video in 4K. Il comparto fotografico è supportato dall'intelligenza artificiale, che ottimizza automaticamente colori, dettagli e tonalità della pelle, migliorando la qualità degli scatti e adattando le immagini allo stile fotografico dell'utente senza richiedere regolazioni manuali.

Prezzi e disponibilità


motorola edge 70 max sarà disponibile con un prezzo di partenza di 899 euro per la versione 8/256GB. La disponibilità in Italia sarà comunicata successivamente. Fino al 15 agosto, coloro che acquistano edge 70 max tramite motorola.com/it potranno usufruire di un'offerta speciale di lancio che comprende un bundle con Moto Buds Loop (valore 129 euro) e un caricatore Duo da 125W (valore 59 euro).

CONSIGLIATO DA TECHPERTUTTI

Motorola Edge 70


Il Motorola Edge 70 è lo smartphone perfetto per chi cerca l'eleganza assoluta senza rinunciare alla sostanza. Motorola ha fatto centro trovando il perfetto equilibrio tra estetica e autonomia.

  • 🪶 Design ultrasottile e leggero:
  • ☀️ Display pOLED da 4500 nits
  • 🛡️ Resistenza estrema IP69 e Military Standard


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Come espandere la memoria dello smartphone con l'SSD Lexar SL500


Oggi la creatività si muove insieme a chi la vive, e poterla portare in ogni luogo senza limiti è diventato fondamentale per chi lavora con immagini e video. Lo smartphone accompagna ogni creazione, pronto a trasformare idee ed emozioni in progetti multimediali, ovunque ci si trovi. Uno strumento così prezioso, seppur limitato da un dettaglio molte volte trascurato come lo spazio disponibile. La memoria interna si esaurisce in fretta e i modelli più capienti hanno costi elevati difficili da giustificare.

Navigazione mobile: il 50% degli italiani è stanco di pop-up e pubblicità invasive
Un’indagine Accessiway-YouGov rivela che per il 50% degli italiani pop-up, cookie e pubblicità invasive rappresentano il principale ostacolo nella navigazione da smartphone, evidenziando le sfide ancora aperte per l’accessibilità digitale e l’esperienza utente
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Per fotografi, videomaker e appassionati questo significa trasferimenti continui o compromessi sulla qualità, proprio quando la libertà creativa dovrebbe essere totale. Anche gli SSD esterni tradizionali spesso non sono la giusta risposta perché possono limitare la mobilità, con cavi e unità pendenti che finiscono per occupare una mano o una tasca, rendendo meno pratico lavorare in movimento.

Prestazioni elevate e mobilità senza compromessi per foto e video


In questo scenario nasce l’SSD portatile Lexar SL500, pensato per accompagnare i creator in ogni attività. Sottile, elegante e magnetico, si aggancia allo smartphone offrendo alte prestazioni e la possibilità di lavorare sui file in tempo reale, anche durante le registrazioni. Con la connettività USB 3.2 Gen 2×2, SL500 raggiunge velocità fino a 2.000 MB/s in lettura e 1.800 MB/s in scrittura, gestendo senza fatica video in alta risoluzione, progetti fotografici complessi e contenuti di grandi dimensioni.

Supporta la registrazione con il codec professionale Apple ProRes fino a 4K 60 FPS, disponibile a partire dall’iPhone 15 Pro, ed è compatibile con smartphone Android, PC, Mac, fotocamere e tutti i dispositivi dotati di porta USB-C. La protezione dei dati è garantita dalla crittografia Lexar DataShield AES a 256 bit, per sicurezza totale. L’archiviazione, per Lexar, non è solo un elemento fisico, ma un ecosistema completo pensato per rispondere alle esigenze di ogni utente.

In questa visione a 360 gradi si inserisce l’app Lexar, disponibile gratuitamente su App Store e Google Play, che permette il backup automatico di foto (incluse le Apple Live Photo) e video, estendendo e preservando in modo semplice la capacità di archiviazione dello smartphone.

vivo X Fold6 in Italia nel 2026: il pieghevole con fotocamera premium
vivo X Fold6 si prepara a entrare nella scena degli smartphone pieghevoli premium: il nuovo modello vivo punta su fotografia avanzata, design raffinato e tecnologie di nuova generazione. L’arrivo in Italia nel 2026 potrebbe segnare una nuova fase per il mercato foldable
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Prezzo e disponibilità

Disponibile in 1TB, 2TB e 4TB, Lexar SL500 con kit magnetico è acquistabile su lexar.nital.it al prezzo di partenza di 229 euro.

CONSIGLIATO DA TECHPERTUTTI

SSD esterno Lexar SL500M


Questo SSD portatile è stato progettato specificamente per le esigenze moderne: grazie al suo esclusivo aggancio magnetico, si fissa perfettamente sul retro dei dispositivi compatibili, trasformandosi in un'estensione invisibile e sicura del telefono.

  • 🧲 Esclusivo aggancio magnetico per smartphone e dispositivi compatibili
  • ⚡ Velocità estrema USB 3.2 Gen2x2 fino a 2000 MB/s in lettura
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Samsung SSD 990 ufficiale: fino a 7.250 MB/s e consumi ridotti


Samsung amplia la propria gamma di unità di archiviazione con il nuovo Samsung SSD 990, una soluzione NVMe progettata per aggiornare computer desktop e notebook compatibili. Il nuovo modello utilizza l’interfaccia PCIe 4.0 ed è disponibile nelle capacità da 1 TB e 2 TB, con caratteristiche adatte all’utilizzo quotidiano, al gaming e alla gestione di contenuti ad alta risoluzione.

Tra gli elementi principali figurano una velocità di lettura sequenziale che può raggiungere i 7.250 MB/s e un’efficienza energetica migliorata fino al 38% rispetto al Samsung 990 PRO. Il produttore punta quindi a combinare trasferimenti rapidi, tempi di caricamento ridotti e consumi più contenuti.

Samsung SSD 990: velocità fino a 7.250 MB/s


Il nuovo Samsung SSD 990 utilizza un’interfaccia PCIe 4.0 x4 compatibile con il protocollo NVMe 2.0. Il formato scelto è M.2 2280, diffuso sulle schede madri desktop e sui notebook dotati di uno slot compatibile.

Le prestazioni cambiano leggermente in base alla capacità. La versione da 1 TB raggiunge una velocità di lettura sequenziale dichiarata fino a 7.150 MB/s, mentre il modello da 2 TB arriva fino a 7.250 MB/s. La velocità di scrittura sequenziale raggiunge invece i 6.450 MB/s su entrambe le varianti.

Questi valori consentono di ridurre i tempi necessari per trasferire file di grandi dimensioni, come video ad alta risoluzione, librerie fotografiche, progetti grafici e cartelle contenenti numerosi documenti. Le prestazioni possono inoltre contribuire a velocizzare l’avvio del sistema operativo e il caricamento dei programmi installati sull’unità.

Il Samsung SSD 990 utilizza memoria Samsung V-NAND e un controller proprietario sviluppato dall’azienda. La combinazione tra memoria, controller e tecnologia Intelligent TurboWrite viene impiegata per gestire le operazioni di scrittura più impegnative.

Prestazioni casuali per applicazioni e videogiochi


Samsung ha comunicato anche i valori relativi alle prestazioni casuali, espressi in IOPS. Questo parametro indica il numero di operazioni di lettura o scrittura che l’unità riesce a gestire in un secondo e può incidere sulla reattività del sistema durante l’avvio delle applicazioni o il caricamento di numerosi file di piccole dimensioni.

Il modello da 1 TB raggiunge fino a 700.000 IOPS in lettura casuale e 1.100.000 IOPS in scrittura. La versione da 2 TB arriva invece fino a 850.000 IOPS in lettura e 1.200.000 IOPS in scrittura.

Le prestazioni casuali risultano rilevanti nell’utilizzo quotidiano del computer, perché sistemi operativi, programmi e videogiochi accedono frequentemente a numerosi file differenti. Il nuovo SSD può quindi essere impiegato su computer destinati alla produttività, al gaming e alla creazione di contenuti.

Capacità da 1 TB e 2 TB


Samsung propone il nuovo SSD 990 nelle capacità da 1 TB e 2 TB. La versione da 1 TB può essere utilizzata come unità principale per sistema operativo, programmi e documenti, mentre quella da 2 TB offre più spazio per librerie multimediali, progetti creativi e videogiochi di grandi dimensioni.

Secondo la stima fornita dall’azienda, il modello da 2 TB può contenere fino a 30 videogiochi di grandi dimensioni, considerando una capacità media di circa 64 GB per titolo. Il calcolo è basato su una dimensione media di 64,3 GB, ricavata da 12 titoli inclusi nella classifica “Best of 2025: New Releases” di Steam.

La disponibilità di maggiore spazio risulta utile soprattutto per i giochi moderni e per chi lavora con filmati in 4K, fotografie RAW, progetti grafici o file audio di grandi dimensioni.

La capacità effettivamente disponibile può risultare inferiore rispetto a quella indicata, poiché una parte dello spazio viene utilizzata per file di sistema e operazioni interne di manutenzione.

Efficienza energetica migliorata fino al 38%


Uno degli aspetti su cui Samsung è intervenuta riguarda l’efficienza energetica. Rispetto al Samsung 990 PRO, il nuovo SSD 990 offre un miglioramento dichiarato fino al 38% nel rapporto tra prestazioni e consumi.

Nei test interni condotti sul modello da 2 TB, il Samsung SSD 990 ha raggiunto valori pari a 1.686 MB/s per watt in lettura e 1.697 MB/s per watt in scrittura. Il Samsung 990 PRO aveva invece registrato rispettivamente 1.221 e 1.255 MB/s per watt.

Una migliore efficienza permette all’unità di raggiungere velocità elevate utilizzando meno energia. Questo aspetto può essere rilevante nei notebook, dove i consumi incidono sull’autonomia, e nei computer desktop compatti, nei quali è importante controllare temperature e dissipazione.

Samsung Magician per la gestione dell’unità


Il nuovo SSD è compatibile con Samsung Magician, il software sviluppato dall’azienda per la gestione delle proprie unità di archiviazione.

Il programma permette di monitorare lo stato dell’SSD, gestire la migrazione dei dati e accedere alle funzioni di ottimizzazione delle prestazioni. Può inoltre essere utilizzato per verificare le condizioni dell’unità e gestire le funzioni di protezione dei dati supportate.

Crittografia, resistenza e garanzia


Il Samsung SSD 990 supporta la crittografia hardware AES a 256 bit, lo standard TCG Opal 2.0 e la funzione Encrypted Drive basata sul protocollo IEEE 1667.

La resistenza dichiarata è pari a 400 TBW per il modello da 1 TB e 800 TBW per quello da 2 TB. Il valore TBW, acronimo di Total Bytes Written, indica la quantità complessiva di dati che può essere scritta sull’unità.

Samsung offre una garanzia limitata di tre anni oppure fino al raggiungimento del valore TBW indicato, a seconda di quale condizione si verifichi per prima.

Specifiche tecniche del Samsung SSD 990


  • Interfaccia: PCIe 4.0 x4, NVMe 2.0
  • Formato: M.2 2280
  • Memoria: Samsung V-NAND
  • Controller: controller proprietario Samsung
  • Capacità: 1 TB e 2 TB
  • Lettura sequenziale: fino a 7.150 MB/s sul modello da 1 TB e 7.250 MB/s sul modello da 2 TB
  • Scrittura sequenziale: fino a 6.450 MB/s
  • Lettura casuale: fino a 700.000 IOPS sul modello da 1 TB e 850.000 IOPS sul modello da 2 TB
  • Scrittura casuale: fino a 1.100.000 IOPS sul modello da 1 TB e 1.200.000 IOPS sul modello da 2 TB
  • Software: Samsung Magician
  • Resistenza: 400 TBW per 1 TB e 800 TBW per 2 TB
  • Garanzia: tre anni o fino al raggiungimento del TBW previsto


Prezzo e disponibilità del Samsung SSD 990


Il nuovo Samsung SSD 990 è disponibile dal 14 luglio 2026 nelle versioni da 1 TB e 2 TB.

Il prezzo consigliato al pubblico parte da 289,90 euro per il modello da 1 TB, mentre la variante da 2 TB viene proposta a 569,90 euro.

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Lindsey Graham è stato il politico per eccellenza di quest'epoca


Per Anne Applebaum il senatore incarnava quest'epoca: da patriota atlantista a collaboratore opportunista di Trump, con la causa dell'Ucraina come ultimo legame con i vecchi ideali

Lindsey Graham, il senatore repubblicano della South Carolina morto improvvisamente sabato sera, è stato a suo modo il politico per eccellenza di quest'epoca. Lo scrive la storica e giornalista Anne Applebaum in un'analisi pubblicata sull'Atlantic, in cui ricostruisce la parabola di un uomo che per metà carriera incarnò il patriottismo americano e la difesa delle alleanze democratiche, per poi trasformarsi, a suo giudizio, in un collaboratore rumoroso e opportunista del presidente.

Graham era nato e cresciuto in una piccola città della South Carolina. Quando i genitori morirono, lui non aveva ancora trent'anni: pagò gli studi a sé e alla sorella minore grazie a una borsa dell'ROTC, il programma che forma gli ufficiali della riserva nelle università americane, e poi allo stipendio dell'aeronautica militare. Divenne avvocato militare, prestò servizio nella Germania Ovest durante la Guerra fredda e rimase nella riserva per vent'anni, lavorando in Iraq e in Afghanistan anche da senatore. "L'aeronautica è stata una delle cose migliori che mi siano mai capitate", disse nel 2015. "Mi ha dato uno scopo più grande di me. Mi ha messo in compagnia di patrioti".

Come il suo amico John McCain, ricorda Applebaum, Graham credeva che l'America dovesse stare al centro di una vasta alleanza democratica. L'autrice racconta di averlo incontrato proprio in quel contesto, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco e in altri incontri euro-americani che il senatore frequentava con regolarità. Nel 2014 si era descritto all'Atlantic come un politico pragmatico e lontano dagli slogan populisti: "So che Washington è rotta, ma quello che è rotto è che tutti urlano e nessuno cerca di aggiustarla. Io ci sto provando".

Quando Donald Trump si affacciò alla politica americana, secondo Applebaum, Graham lo riconobbe subito per quello che era: il portavoce di un'ideologia estranea, radicalmente diversa dal patriottismo idealista che lui aveva praticato fin dall'infanzia. Nel 2015 lo definì "un istigatore d'odio razziale, uno xenofobo e un fanatico religioso" che doveva "andare all'inferno", oltre che "uno svitato". Trump, scrive l'autrice, in privato derideva i militari che Graham amava chiamandoli "fessi e perdenti" e metteva al centro della sua politica le falsità, il cinismo e l'avidità personale.

Dopo la vittoria di Trump, Graham rimase per un periodo in silenzio. Applebaum racconta di averlo visto nella primavera del 2016 a una di quelle conferenze in Europa: le sembrò troppo depresso per parlare. Poi, come molti altri repubblicani, prese la decisione di abbandonare i suoi ideali e di diventare, nelle parole dell'autrice, un "collaboratore" chiassoso e opportunista, un termine che lei accosta ai comportamenti di chi ha vissuto sotto occupazione politica o ha attraversato un cambio di regime. Giocava a golf con il presidente, lo giustificava in televisione e lo sostenne mentre smontava le alleanze che Graham aveva difeso per tutta la vita. Nel 2021 si rifiutò di votare per la sua condanna nel processo di impeachment seguito all'assalto al Campidoglio e al tentativo di rovesciare il risultato delle elezioni.

Le motivazioni di Graham restano per Applebaum un mistero: forse desiderava la vicinanza al potere, forse temeva di perdere il seggio al Senato e con quello ogni rilevanza. In fondo, scrive, doveva sapere di stare tradendo gli ideali della sua giovinezza.

Nel secondo mandato di Trump la sua posizione si era fatta, sempre secondo l'autrice, ancora più strana. Coerente con la vecchia idea dell'America come difensore delle democrazie, Graham sostenne l'Ucraina dopo l'invasione russa del 2022 e chiese il trasferimento di armi americane a Kyiv, con poco effetto su un presidente che, scrive Applebaum, ha maltrattato il presidente ucraino, ha fermato le forniture di armi nella speranza di costringere l'Ucraina alla resa e ha legami personali e d'affari di lunga data con la Russia. Graham fece comunque dieci viaggi in Ucraina, l'ultimo concluso il giorno prima di morire, e ripropose così tante volte la sua legge di sanzioni contro Mosca che il testo era diventato, nelle parole dell'autrice, una specie di barzelletta, l'"Aspettando Godot" del Congresso: sempre presentato, mai accettato da un presidente che non voleva creare problemi ai suoi amici russi. Allo stesso tempo continuava a compiacere Trump, appoggiando ogni giravolta della sua difesa contraddittoria della guerra americana in Iran.

Forse, conclude Applebaum, Graham capiva a qualche livello di aver tradito il codice morale con cui era cresciuto e forse per questo mantenne il suo attaccamento alla causa ucraina. Con la sua morte, per l'autrice, tace una delle poche voci nell'orbita di Trump che conservava ancora un legame con la vecchia Repubblica americana.


È morto Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina


Il senatore repubblicano Lindsey Graham è morto sabato sera all’età di 71 anni. Ad annunciarlo questa mattina è stato il suo ufficio, secondo cui il senatore della South Carolina è stato stroncato da una malattia “breve e improvvisa”, sulla quale non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Statement from the Office of U.S. Senator Lindsey Graham (R-South Carolina). pic.twitter.com/CQ5yVvqTH1
— Lindsey Graham (@LindseyGrahamSC) July 12, 2026


Ieri sera i soccorritori erano intervenuti nella sua abitazione di Capitol Hill, a Washington, dopo una chiamata per un arresto cardiaco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni radio della polizia ottenute da NBC News. Alcune immagini esaminate dall’emittente mostrano i paramedici mentre trasportano una persona in barella verso un’ambulanza, circondata da auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco.

Trent’anni al Congresso e il rapporto con Trump


Graham sedeva al Congresso da oltre trent’anni. Dopo una breve esperienza nel Congresso della South Carolina, era stato eletto prima alla Camera dei Rappresentanti nel 1994 e poi al Senato nel 2002. Riconfermato nel 2008, nel 2014 e nel 2020, presiedeva la Commissione Bilancio del Senato ed era candidato a un nuovo mandato nelle elezioni di quest’anno.

La legge della South Carolina prevede ora la necessità di convocare nuove primarie speciali repubblicane quando, come in questo caso, un candidato scelto attraverso le primarie muore prima delle elezioni generali. Il partito dovrà quindi selezionare con una nuova consultazione elettorale chi sostituirà Graham sulla scheda elettorale di novembre.

Considerato uno dei principali alleati del presidente Donald Trump, ne aveva sostenuto la linea sulla maggior parte dei dossier, pur prendendone talvolta le distanze, soprattutto in politica estera. I due erano stati rivali alle primarie repubblicane del 2016, prima di riconciliarsi. “È eccezionale, è stato al mio fianco per molto tempo”, aveva dichiarato Trump il mese scorso durante un comizio organizzato a sostegno del senatore. “Dopo quella battaglia siamo diventati grandi amici e mi ha aiutato come pochi altri al Senato”.

Questa mattina Trump ha reagito alla notizia della sua morte improvvisa con il seguente post pubblicato su Truth Social:

Il senatore Lindsey Graham, una delle persone e dei senatori più straordinari che abbia mai conosciuto, è morto. Era sempre al lavoro ed era un autentico patriota americano. Lindsey ci mancherà moltissimo!!! SEGUIRANNO DETTAGLI E INFORMAZIONI SULLE ESEQUIE. Che tristezza! Presidente DONALD J. TRUMP

President Trump releases a statement following the passing of US Senator Lindsey Graham. pic.twitter.com/y9on145ifd
— Faytuks Network (@FaytuksNetwork) July 12, 2026


L’ultimo viaggio a Kyiv


Graham era appena rientrato dall’Ucraina, dove venerdì aveva incontrato a Kyiv il presidente Volodymyr Zelensky. Oggi avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Meet the Press di NBC News. Il sostegno all’Ucraina era stato negli ultimi anni una delle sue principali battaglie politiche.

Good meeting with U.S. Senator Lindsey Graham @LindseyGrahamSC in Kyiv. This is already his 10th visit to our country, and we appreciate this support.

I'm grateful to Lindsey for recognizing our warriors. The stronger Ukraine is on the battlefield, the greater the chances that… pic.twitter.com/bgZjjgIqu1
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 10, 2026


Insieme al senatore democratico Richard Blumenthal, Graham era infatti il primo firmatario di una proposta di legge che prevedeva pesanti sanzioni contro la Russia e dazi fino al 500% sui Paesi che avessero continuato ad acquistare petrolio, gas e uranio russi.

Proprio venerdì, dalla capitale ucraina, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con la Casa Bianca sul provvedimento, che era rimasto bloccato per oltre un anno. Quell’annuncio, da lui descritto come l’ultimo passo prima dell’approvazione della legge, è stato il suo ultimo atto politico.

Durante l’incontro, Zelensky lo aveva anche aggiornato sull’intesa politica raggiunta con Trump nel corso del vertice NATO ad Ankara per concedere all’Ucraina le licenze necessarie a produrre i sistemi Patriot, un accordo strenuamente sponsorizzato proprio dal senatore repubblicano della North Carolina.

Questo il commento del Ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha alla notizia della sua morte:

Sono addolorato per la scomparsa del senatore Lindsey Graham, che era appena stato a Kyiv per la sua decima visita in Ucraina. Il senatore Graham è stato un vero amico dell'Ucraina e una delle voci più forti a sostegno della nostra lotta contro l'aggressione russa. È stato inflessibile nel chiedere con forza sanzioni più severe contro la Russia e nel fornire all'Ucraina le capacità necessarie per difendere il nostro popolo. La sua leadership, la sua convinzione e il suo impegno incrollabile per l'Ucraina non saranno mai dimenticati.

Saddened by the passing of Senator @LindseyGrahamSC, who was just in Kyiv on his tenth visit to Ukraine.

Senator Graham was a true friend of Ukraine and one of the strongest voices in support of our struggle against Russia's aggression.

He was unwavering in advocating for…
— Andrii Sybiha 🇺🇦 (@andrii_sybiha) July 12, 2026


Il suo legame con Israele


Graham era anche uno dei più convinti sostenitori di Israele al Congresso degli Stati Uniti. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si era recato più volte nel Paese, difendendone il diritto alla sicurezza e sostenendo una linea particolarmente dura contro Hamas e l’Iran.

La sua opposizione al regime iraniano era infatti altrettanto netta: a febbraio, durante una manifestazione a Monaco, aveva sventolato la bandiera pre-1979 con il Leone e il Sole, schierandosi apertamente “con il popolo iraniano contro l’ayatollah assassino”.

Non meraviglia dunque il fatto che la notizia della sua morte abbia già suscitato numerose reazioni in Israele. Il presidente Isaac Herzog lo ha ricordato come “un faro di chiarezza morale” e un autentico difensore dell’alleanza tra i due Paesi. Il Ministro della Difesa Israel Katz lo ha invece definito “un vero amico dello Stato di Israele” e uno dei suoi sostenitori più forti e costanti.


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L'ICE sospende quasi tutti i fermi dei veicoli dopo due sparatorie letali


La direttiva è stata impartita dal Segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin dopo un colloquio con la senatrice repubblicana Susan Collins. La sospensione sarà però solo temporanea: prima di riprendere le operazioni, gli agenti dovranno ricevere un nuovo addestramento.

L'Immigration and Customs Enforcement ha sospeso la maggior parte dei fermi di veicoli su tutto il territorio nazionale, dopo che due operazioni condotte in Texas e nel Maine si sono concluse, nell'arco di una settimana, con l'uccisione di due persone che non erano obiettivo dei raid anti immigrazione. La decisione, riferita ad ABC News da fonti a conoscenza della direttiva, è stata presa dal Segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin dopo un colloquio con Susan Collins, senatrice repubblicana del Maine. Collins ha confermato di aver chiesto al Segretario di "interrompere tutti i fermi di veicoli non urgenti".

La sospensione non riguarda però l'intera agenzia. Secondo altre fonti, si applica nel dettaglio solo alla Enforcement and Removal Operations, vale a dire la divisione incaricata degli arresti e dei rimpatri per violazioni civili delle leggi sull'immigrazione, ma non alla divisione Homeland Security Investigations, che conduce invece le indagini penali per conto dell'ICE. Restano esclusi dal blocco anche i sospettati con precedenti per reati gravi o violenti, nei confronti dei quali sarà ancora possibile ricorrere al fermo del veicolo.

Nella maggior parte dei casi, gli agenti dovranno ora attendere che la persona ricercata lasci l'abitazione o il luogo di lavoro e fermarla a piedi. Il cambiamento è comunque rilevante: intercettare un veicolo consentiva infatti di seguire e arrestare una persona lontano dalla sua abitazione, nella quale gli agenti non possono entrare senza un mandato giudiziario. La sospensione resterà in vigore finché Mullin non avrà approvato il nuovo protocollo e gli agenti sul campo non avranno completato l'addestramento previsto.

L'uccisione di Joan Sebastian Guerrero nel Maine


La decisione arriva dopo la sparatoria avvenuta lunedì mattina, intorno alle 7 del mattino ora locale, a Biddeford, nel Maine. Un agente dell'ICE ha ucciso Joan Sebastian Guerrero, cittadino colombiano di 26 anni, mentre la squadra tentava di fermare il veicolo che il giovane stava guidando.

Guerrero non era però la persona ricercata dagli agenti dell'ICE. A chiarirlo è stato il senatore indipendente del Maine Angus King, che ha riferito di averlo appreso direttamente da Mullin durante una telefonata. Gli agenti cercavano invece un altro uomo, destinatario di un ordine definitivo di espulsione dagli Stati Uniti. Il Dipartimento della Sicurezza interna ha poi confermato che nessuna delle due persone uccise nel Maine e in Texas era l'obiettivo dell'operazione in cui ha perso la vita.

Secondo un portavoce dell'ICE, gli agenti stavano "sorvegliando in modo mirato l'ultimo indirizzo conosciuto di uno straniero irregolare destinatario di un ordine definitivo di espulsione". Quando l'uomo ricercato ha lasciato l'abitazione a bordo di un veicolo, gli agenti hanno tentato di fermarlo. "Il veicolo ha cercato di fuggire e, temendo per la sicurezza pubblica, un agente ha esploso un colpo con la propria arma", ha dichiarato l'agenzia.

L'ufficio del procuratore generale del Maine ha fornito una ricostruzione più netta, sostenendo che "il sospetto ha tentato di fuggire dirigendo il veicolo verso l'agente ed è stato colpito a morte". L'ICE, tuttavia, non ha affermato esplicitamente che Guerrero avesse cercato di investire gli agenti, come invece aveva fatto in altri episodi analoghi.

Il precedente di Houston


Sei giorni prima, il 7 luglio, un agente dell'ICE aveva ucciso a Houston Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano. Anche in quel caso la persona colpita non era l'obiettivo dell'operazione degli agenti anti immigrazione. In quel caso, secondo l'ICE, Salgado Araujo avrebbe cercato di speronare un agente con l'auto.

La famiglia però contesta veementemente questa versione e chiede la diffusione di eventuali immagini che mostrino quanto è successo. Alla domanda sulla presenza di registrazioni effettuate con le body camera, il Dipartimento della Sicurezza interna ha risposto che gli agenti coinvolti non ne erano dotati, attribuendo la mancata fornitura alle interruzioni delle forniture provocate dagli shutdown del governo federale voluti dai democratici per bloccare i finanziamenti all'ICE.

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Riflessi in Laguna


Se la spigola, nei mesi che anticipano l’estate, dimostra di essere volubile e lunatica, noi non dobbiamo esser da meno e adattare di conseguenza la nostra tecnica. Ecco come affronta una giornata di spinning alla spigola Sergio Tarantola, appassionato e esperto di questa tecnica.
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foto in alto: l’autore, ben protetto dalle nuvole di zanzare sempre presenti in laguna all’alba e al tramonto, solleva una bella spigola per uno scatto veloce prima del rilascio.

di Sergio Tarantola

La "Regina", cioè la nostra incredibile, lunatica e incomprensibile spigola, è molto attiva in inverno, presente un po’ dappertutto, in mare, a ridosso delle foci dei fiumi, nelle aree portuali. Ma con l’arrivo del caldo e con l’innalzamento della temperatura del mare non sparisce mica. Anzi, nel periodo che precede i mesi più afosi dell’anno, si sposta, cerca nuovi punti di caccia, perché con le schiuse della primavera d’insetti e uova, sente il bisogno di cambiare la sua dieta. E come se desiderasse nuovi sapori, a lei preclusi durante i lunghi mesi invernali nei quali si limita a cacciare poche specie di prede e cioè quelle che trova nei complicati ambienti della stagione fredda. È per questo motivo che la si trova più all’interno nei delta dei fiumi e nelle ampie lagune. Da sempre gli ambienti salmastri e fluviali che comunicano con il mare sono il suo regno ed è lì che adoro cercarla e diventare come lei attento, silenzioso, preciso e soprattutto "variabile". Cosa intendo definendo la spigola "variabile"? È la sua capacità di variare dieta nella ricerca di piccoli pesci, gamberi, granchi, vermi, crostacei, uova, ecc.


Cattura multipla per Sergio e Marco Andrea Pacifico. Uno scorcio di un canale; il modo migliore per sondare questi spot è muovendosi in belly boat.

Ecco, se vogliamo anche in questi mesi avere qualche strike dobbiamo prima di tutto capire cosa sta cercando (ecco cosa intendo con "essere variabile") in quel preciso momento. In sostanza è proprio questa la cosa che più mi affascina del pescare la spigola. Provare artificiali e gomme sempre nuove, rende tutto più divertente. Se poi azzecchi quella giusta per formato, colore, rumore, puoi diventare anche selettivo, attirando esemplari di dimensioni più importanti, che a volte sembra che abbiano la laurea per come riescono a evitare il nostro inganno. Sarà l'ambiente nel quale mi ritrovo nel cercarla, circondato da ecosistemi a volte poco battuti dall'uomo e quindi meno "disturbati". O l'incontro con animali e uccelli che non avrei mai visto nel loro ambiente, ma solo in documentari o video, che mi rende un tutt’uno con la natura. Quindi con le mie esperienze di pesca alla spigola cerco tutto questo, ogni volta che organizzo la mia uscita settimanale.

Assetto variabile - A inizio maggio, con il mio compagno di avventure di pesca Marco Andrea Pacifico, abbiamo deciso di avventurarci in una nuova zona della Sardegna dove non eravamo mai stati a pesca. Con noi avevamo tanta attrezzatura. Infatti, non esiste un’unica configurazione canna, mulinello, esca che possa andar sempre bene. Personalmente ho sfruttato soprattutto una canna in due pezzi giapponese, da 10-42 grammi che mi permetteva di usare esche come minnow, wtd, crank e gomme con teste piombate, insomma, un po’ di tutto. Su di essa montavo un mulinello 2500 per le gomme e uno appena più grande (3000) con le esche dure. Marco si è affidato alle sue monopezzo americane, con diverse grammature a seconda dello spot che andavamo a insidiare. Tutti e due abbiamo usato del trecciato PE 0,8 e un finale in fluorocarbon dello 0,28. Per quanto riguarda i colori e le tipologie di esche utilizzate non saprei cosa dire, perché potrei scrivere un romanzo. In tre giorni di spinning, tra gomme e hardbaits, credo di aver usato almeno 100 esche diverse. Per fortuna la nostra curiosità è stata ripagata con diverse catture di spigole di discrete dimensioni in diversi spot, che avevamo solo immaginato osservandoli dal satellite e da foto del posto. Tutte le catture fatte sono state liberate con cura, perché negli anni abbiamo imparato che è meglio contare su 100 spigole liberate all'anno che zero prese nel successivo. E comunque, sul mio profilo Instagram trovate tutte le catture e i successivi rilasci.

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Pesca da Riva a Salerno


Domenica 12 luglio, in una bellissima giornata d'estate si è concluso il fantastico e coinvolgente torneo di pesca da riva Acsi (Associazione centri sportivi italiani), organizzato dall'Asd Fisherman Club Salerno.

Terza ed ultima fase di un torneo che a stretto giro su un campo gara sempre uguale e caratterizzato da un mix di condizioni adatte a vari tipi di pesca, ha assegnato il titolo di ''campione'' con un sistema a punti progressivo con classifica a 10, cioè dove i primi 10 di giornata vedevano premiato il loro impegno con punti extra per concorrere alla vittoria assoluta.

La prima prova ha visto l'affermazione di uno dei paladini di casa, Ettore Della Rocca (Fisherman Club Salerno Asd) che sfruttava l'alta presenza di predatori e pesci di fondo con la tecnica della bombarda semi affondante per aggiudicarsi la prova con ben 1500 grammi di pescato.

La seconda prova invece ha premiato gli esperti del colpo, in particolare della pesca al cefalo. Infatti si aggiudicava la prova un'altro beniamino di casa, Manuel Migalia (Fisherman Club Salerno Asd) che di buona lena e con caparbietà catturava un mix di cefali di taglia che gli hanno valso la vittoria di giornata.

Terza prova ricca di pesci, che tuttavia davano non pochi grattacapi ai partecipanti che non riuscivano a concludere le catture piu' importanti . Infatti la presenza di cefali di grossa taglia ha sorpreso i convenuti tanto da non adeguare la tecnica in modo efficace e perdere la maggior parte dei pesci allamati. Comunque a imbroccare la giornata giusta, seppur di pochi grammi, è stato il buon Aniello Vitiello (Lenza Stabiese Asd) che col suo carniere andava ad aggiudicarsi la prova.

Conti alla mano, il comitato organizzatore ha stilato la complessa classifica in pochi attimi al banchetto giuria e dato via alla fase finale, cioè alla premiazione della giornata, seguita dalla bellissima e folkloristica premiazione degli assoluti per poi dare sfogo agli esausti concorrenti, in un mini banchetto con bibite e buffet per tutti.

Un torneo combattuto sin dall'inizio, dove i migliori si sono dati battaglia a suon di pesci. A vincere in questi casi, non è sempre l'eccellenza, ma la costanza e infatti la caparbietà e la costanza di 3 piazzamenti al secondo posto di giornata hanno premiato come campione assoluto del Torneo Acsi Salerno 2026, l'abilissimo e sempre concentrato Pasquale Di Dario (Barracuda Asd) che ha dimostrato le sue qualità senza ombra di dubbio, totalizzando ben 27 punti torneo e 2775 grammi di pescato totale, distanziando il secondo classificato Martino Miranda (Lenza stabiese Asd) a 20 punti e l'ottimo ma sfortunato campione uscente, il bravissimo Manuel Miraglia in forza al Fisherman club Salerno il quale, solo per un po' di sfortuna nell'aver perso un paio di cefali nella terza prova, non si aggiudicava prova e torneo.

Onore al merito dei tre abili pescatori saliti sul podio assoluto con foto e festeggiamenti vari e un rinvio alla prossima edizione del torneo più avvincente e combattuto di tutto il sud Italia.

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Danilo Galimi Mondiale


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Le selettive provinciali, nel surfcasting, sono solo il primo passo per chi vuole arrivare agli italiani e, perché no, ambire ai mondiali. Ma il livello tecnico è altissimo perché il regolamento, basato sull’utilizzo di un’unica canna, sul catch and release e sulla misurazione dei pesci con una speciale (e complicata…) tabella di conversione, impone di affinare la propria tecnica, sia in pesca che nel lancio. Lo stesso regolamento permette comunque, anche in questi anni nei quali vediamo un impoverimento dei nostri mari, di stilare classifiche che evidenziano la bravura del pescatore, minimizzando il fattore fortuna. Nella provincia di Cagliari sono state disputate le prime due manche. La prima, organizzata dai ragazzi del Coxinas, si è svolta a Torregrande il 28 febbraio scorso. È stata dominata da un astro nascente del surfcasting, capace di conquistare, quest’anno la tanto ambita maglia azzurra per i prossimi mondiali. Stiamo parlando del giovane e già fortissimo Danilo Galimi, portacolori dell’Hippocampus Cagliari. Dietro di lui, a Torregrande si sono piazzati Claudio Stocchino (Hcc) e Matteo Piras (Coxinas). La seconda manche, organizzata dal J casting team Cagliari, si è svolta al Poetto l’11 aprile. È stata vinta da Riccardo Chessa (JCasting), davanti a Mario Ruggiu (Hcc) e Gianmarco Soddu (Hcc), con Danilo che comunque ha timbrato il cartellino con un prezioso primo di settore. Alla luce di questi risultati, dopo le prime due manche comanda Danilo Galimi che scappa veloce quasi fosse una gazzella, inseguito da un branco di leoni: ben 6 atleti del J Casting Team di Cagliari con a capo Riccardo Chessa. I giochi, per il successo finale, sono comunque apertissimi e per avere un quadro più preciso, si dovrà aspettare settembre, quando riprenderanno le selettive.
Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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HUAWEI FreeClip 2 S ufficiali: design gioiello, audio adattivo e custodia porta-accessori


Huawei amplia la propria gamma di auricolari open-ear con i nuovi HUAWEI FreeClip 2 S, un modello che combina ascolto a orecchio aperto, leggerezza e un design ispirato al mondo della gioielleria. Presentati ufficialmente il 14 luglio 2026, arrivano sul mercato italiano in due colorazioni e introducono una custodia di ricarica riprogettata, capace di accogliere anche piccoli accessori.

I nuovi auricolari raccolgono l’eredità dei primi FreeClip, lanciati nel 2023 con una particolare struttura a clip pensata per mantenere libero il condotto uditivo. Questo approccio permette di ascoltare musica, podcast e chiamate senza isolarsi completamente dai rumori circostanti, una caratteristica utile durante gli spostamenti, in ufficio o nelle attività quotidiane.

Con HUAWEI FreeClip 2 S, il produttore interviene soprattutto su materiali, finiture e gestione intelligente dell’audio, mantenendo il caratteristico archetto Airy C-bridge e il peso contenuto del precedente modello.

Un design ispirato a perle e madreperla


L’aspetto estetico rappresenta uno degli elementi centrali dei nuovi HUAWEI FreeClip 2 S. Il modello viene proposto nelle colorazioni blu e argento. La prima richiama i riflessi delle perle blu, mentre la seconda riprende le sfumature luminose della madreperla argentata.

Anche la custodia di ricarica segue questa impostazione. La superficie arrotondata e riflettente viene realizzata attraverso oltre 100 processi di precisione, studiati per ottenere una forma simmetrica e una finitura uniforme. Una volta aperta, la custodia mostra i due auricolari disposti affiancati, con un’impostazione che ricorda quella di un piccolo portagioie.

Huawei ha inoltre ampliato del 20% lo spazio interno utilizzabile. Oltre agli auricolari, la custodia può quindi contenere piccoli orecchini o accessori di dimensioni compatibili. Questa modifica non dovrebbe incidere in maniera significativa sull’ingombro complessivo, mantenendo il dispositivo facilmente trasportabile in borsa o in tasca.

Auricolari leggeri con archetto Airy C-bridge


Ogni auricolare pesa 5,1 grammi, un valore pensato per favorire l’utilizzo prolungato. La struttura a clip distribuisce il peso sui lati dell’orecchio e non richiede l’inserimento di gommini all’interno del condotto uditivo.

L’archetto Airy C-bridge è realizzato in silicone liquido e, secondo i dati comunicati da Huawei, risulta più morbido del 25% rispetto a quello utilizzato sulla prima generazione di FreeClip. Per ottenere la finitura metallica a specchio vengono impiegati 22 processi di miscelazione e applicazione della vernice.

Questa soluzione consente di mantenere una struttura flessibile, necessaria per adattare la clip alla forma dell’orecchio, senza rinunciare all’effetto lucido che caratterizza il nuovo modello.

Audio adattivo basato sull’intelligenza artificiale


Sul piano tecnico, gli auricolari open-ear Huawei integrano un chip audio di terza generazione e un processore NPU dedicato alle funzioni di intelligenza artificiale. Il sistema analizza in tempo reale l’ambiente circostante e interviene automaticamente sul volume e sulla riproduzione della voce.

La regolazione adattiva utilizza un rilevamento bidirezionale che prende in considerazione sia il rumore ambientale sia l’intensità della sorgente sonora. Il volume può quindi aumentare in luoghi rumorosi, come una metropolitana o una strada trafficata, e ridursi quando ci si sposta in un ambiente più silenzioso.

L’obiettivo è mantenere un livello d’ascolto uniforme senza richiedere continue regolazioni manuali. L’utente può comunque scegliere fra tre livelli di intervento, adattando il comportamento degli auricolari alle proprie preferenze.

Il sistema comprende anche una tecnologia di miglioramento adattivo della voce, sviluppata per rendere più comprensibili dialoghi, audiolibri, podcast e telefonate. Si tratta di una funzione particolarmente importante su un prodotto open-ear, perché l’assenza di isolamento passivo lascia entrare una maggiore quantità di suoni esterni.

Driver a doppio diaframma per voci e basse frequenze


Gli HUAWEI FreeClip 2 S utilizzano un driver a doppio diaframma, progettato per gestire sia le frequenze legate alle voci sia la riproduzione dei bassi. Questa configurazione punta a offrire una resa più completa nonostante il formato aperto degli auricolari.

Il design open-ear, infatti, presenta esigenze diverse rispetto ai tradizionali auricolari in-ear. Non creando una chiusura all’interno del condotto uditivo, richiede un controllo più preciso della direzione del suono e delle frequenze basse. Huawei abbina quindi il nuovo driver agli algoritmi di elaborazione adattiva per mantenere la riproduzione chiara in differenti condizioni ambientali.

Prezzo e disponibilità in Italia


I nuovi HUAWEI FreeClip 2 S sono disponibili in Italia dal 14 luglio 2026 su Huawei Store e presso i principali rivenditori di elettronica di consumo. Il prezzo di listino è di 229 euro.

Fino al 17 agosto 2026 è possibile utilizzare sullo store Huawei il coupon ACSFREECLIP2S, che prevede uno sconto di 30 euro. Con l’acquisto viene inoltre fornito un paio di charm firmati Les Néréides, pensati per personalizzare ulteriormente l’aspetto degli auricolari.

Nella confezione commerciale è incluso anche il servizio HUAWEI Loss Care. Durante i primi 12 mesi dall’acquisto, in caso di smarrimento o danneggiamento accidentale di un singolo auricolare, il servizio consente di ottenere uno sconto del 50% sull’acquisto del ricambio.

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Ex Westinghouse, un buco nero lungo venticinque anni


Dal progetto faraonico dell’archistar Mario Bellini, mai realizzato, all’accordo tra Esselunga e Politecnico per un centro congressi da cinquemila posti
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Questa è la storia di una biblioteca civica mai costruita. È l’incredibile racconto su un “buco nero” di Torino, un’area industriale dismessa – descritta dalle cronache cittadine come “ex Westinghouse” –, che da venticinque anni aspetta di avere una destinazione, tra inchieste giudiziarie, cambi di proprietà, progetti stracciati, proteste popolari.

Si tratta di circa 40 mila metri quadrati situati in una zona centrale di Torino. È un vasto terreno a fianco del Palazzo di Giustizia “Bruno Caccia” (progetto Albertini-Gregotti-Cagnardi, inaugurato nel 2001). È a poca distanza dalla grande galleria in vetro e acciaio della stazione di Porta Susa (progettata dal gruppo francese AREP con Silvio D’Ascia e Agostino Magnaghi), da cui dal 2013 partono i treni dell’alta velocità. È all’ombra del grattacielo Intesa Sanpaolo, alto 166 metri (ideato da Renzo Piano) e inaugurato nel 2015. Era prevista la costruzione di una torre di vetro alta sette piani, collocata sulle onde di una struttura di cristallo.
Fonte: Google Maps
Quello della nuova Biblioteca Centrale Civica di Torino – presentato il 27 marzo 2001 al Teatro Gobetti alla presenza del suo ideatore, l’architetto e designer milanese Mario Bellini – era un plastico stupendo. E tale è rimasto.

«Doveva essere un fiore all’occhiello per la città», ha commentato con L’Unica il professor Valentino Castellani, ex sindaco di Torino che in quelle settimane era al termine del suo secondo mandato. «Faceva parte di un ambizioso programma di recupero per molte aree della “Spina 2”, individuate dal piano regolatore firmato da Vittorio Gregotti e Augusto Cagnardi». La “Spina 2” è un’area che si estende lungo corso Inghilterra, da corso Vittorio Emanuele II a piazza Statuto.«Eravamo convinti che fosse necessaria una grande biblioteca, intesa come centro culturale cittadino e perciò lanciammo un concorso internazionale». Al bando parteciparono 175 studi di architettura e la spesa stimata era di 233 miliardi di lire (pari oggi a circa 184 milioni di euro): si coltivava la speranza di finire i lavori entro «l’anno confine» del 2006, in tempo per le Olimpiadi invernali.

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Siri AI disponibile in beta pubblica, DeepSeek prepara l'IPO, il chatbot AI di Spotify


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon mercoledì,
è appena iniziato uno dei test più grandi e delicati della storia di Apple: Siri AI, in versione beta pubblica. Poi parleremo dell'IPO di DeepSeek; vedremo il nuovo chatbot AI di Spotify, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 364 - Mercoledì 15 luglio
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Il podcast
Notizie spiegate a voce, no AI. Ogni giorno.
Durata media: 10 minuti.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Uscita la beta pubblica di iOS 27 con il nuovo Siri AI


Intelligenza Artificiale
La nuova Siri AI era finora riservata solo agli sviluppatori, ma con la beta pubblica di iOS 27 chiunque può ora provarla (al di fuori dell'Europa), prima del lancio ufficiale atteso a settembre. Apple l'aveva annunciata al WWDC di giugno. Siri AI accede a email, foto e messaggi sul dispositivo, risponde a ciò che appare sullo schermo e attinge a conoscenze generali come un chatbot moderno. È integrato in Spotlight e nella Dynamic Island e per la prima volta ha anche un'app dedicata. Funziona anche su iPad, Mac, Apple Watch, CarPlay, AirPods, Apple TV e Vision Pro. Dietro ci sono i Foundation Models di Apple e Private Cloud Compute: questi modelli nascono da una collaborazione con Google, che ha usato Gemini per creare versioni più piccole ed efficienti, addestrate però con dati proprietari Apple. Il sistema cloud impedisce ad Apple di accedere ai dati personali degli utenti. Con 2,5 miliardi di dispositivi attivi nel mondo, sarà il test più grande mai fatto per la risposta di Apple a ChatGPT e Gemini.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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DeepSeek punta a raccogliere 1,5 miliardi di dollari e prepara l'IPO


Intelligenza Artificiale
DeepSeek starebbe trattando una nuova raccolta da circa 1,5 miliardi di dollari a una valutazione di 71 miliardi, in vista di un'IPO prevista per il 2027 ma possibile già entro fine anno, secondo Bloomberg. Solo un mese fa la società cinese aveva chiuso il suo primo round di finanziamento esterno da 7 miliardi a una valutazione di circa 50 miliardi. I suoi modelli open source restano vicini alle prestazioni dei migliori laboratori AI statunitensi nonostante i controlli americani sull'export di chip. Il servizio cloud di DeepSeek gira su chip Huawei. A giugno DeepSeek ha gestito quasi il 23% dei token processati da Vercel, piattaforma di infrastruttura AI per le aziende, contro il 32% di Anthropic. Tra gli investitori ci sono Tencent e un fondo statale cinese per l'intelligenza artificiale.
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Fonte: TechCrunch
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Spotify lancia un chatbot AI nell'app mobile


Intelligenza Artificiale
Su Spotify si potrà dialogare con un'AI per fare domande sui contenuti in ascolto, tra musica, podcast e audiolibri. Si può chiedere parametri personali come ad esempio quante volte si è ascoltato un certo artista. La funzione si chiama Talk to Spotify ed è in fase di rilascio in beta per gli utenti Premium maggiorenni negli Stati Uniti, in Irlanda e in Svezia, su iOS e Android. Prima dell'uso l'app avverte che l'AI può commettere errori e invita a non condividere dati sensibili. Negli ultimi anni Spotify ha già introdotto un DJ AI, le playlist AI e un filtro contro i contenuti deepfake e ingannevoli.
~
Fonte: cnet.com
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Google pubblica per errore su Amazon tutti i Pixel 11


Tecnologia
Le schede complete dei nuovi smartphone Pixel 11 sono comparse per errore su Amazon, pubblicate da Google e poi rimosse. Rivelano prezzi, colori e specifiche a quasi un mese dal lancio, fissato per il 12 agosto a New York. La gamma resta di quattro modelli: Pixel 11, 11 Pro, 11 Pro XL e 11 Pro Fold. Il modello base parte da 899 dollari con 256 GB di memoria, 100 dollari in più dello scorso anno. Sparisce la versione da 128 GB. Il Pro parte da 1.099 dollari, il Pro XL da 1.299, il pieghevole Fold da 1.899. Sui modelli Pro la RAM scende a 12 GB nelle versioni base, contro i 16 GB dell'anno scorso su tutta la gamma. Secondo i report pesa il rincaro delle memorie che colpisce tutto il settore. Batterie leggermente più piccole rispetto ai Pixel 10.
~
Fonte: Android Central
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Nadella mette in guardia le aziende dai lab AI di frontiera


Intelligenza Artificiale
In un lungo post su X, il CEO di Microsoft Satya Nadella ha avvertito che le aziende che usano l'AI pagano due volte: una in denaro e una con la conoscenza proprietaria che devono dare in pasto ai modelli per renderli utili. Lo chiama "paradosso dell'informazione inversa". I modelli imparano dai prompt, dagli strumenti usati dagli agenti e soprattutto dalle correzioni degli utenti, e quella conoscenza fluisce verso i laboratori AI senza che i clienti sappiano cosa il fornitore stia imparando. Secondo Nadella le aziende dovrebbero costruire ambienti di apprendimento isolati dentro il proprio perimetro, dotarsi di sistemi di valutazione privati, mantenere la proprietà della memoria AI e un livello di orchestrazione disaccoppiato dai singoli modelli. The Register critica Microsoft che ha investito miliardi in OpenAI e Copilot che raccoglie dati aziendali.
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Fonte: theregister
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Letture interessanti


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Ecco l'azienda appena quotata in borsa e sostenuta da Bezos che sta ricreando il sole e le stelle


sherwood.news (eng)

La tecnologia più umana mai creata


a16z.news (eng)

La canzone più trasmessa dalle radio australiane è un prodotto dell'IA generativa?


theguardian.com (eng)

Su cosa ci resterà da lavorare?


normaltech.ai (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

SpaceX si prepara al tredicesimo volo di prova di Starship, previsto per questa settimana


arstechnica.com (eng)

Microsoft corregge un record di 622 vulnerabilità, inclusi due zero-day attualmente sotto attacco


thehackernews.com (eng)

Apple in trattative con una startup che comprime i modelli AI per farli girare su iPhone


cnbc.com (eng)

Video del giorno

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iOS 27: le 5 novità da vedere subito


iOS 27 è appena uscito in versione pubblica ma in Europa non lo possiamo usare. Ecco alcune novità che per adesso possiamo vedere solo tramite video.

Vedi video su youtube.com (eng - 15:18)

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Google pubblica per errore su Amazon tutti i Pixel 11


Prezzi in aumento di 100 dollari.
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In breve:


Le schede complete dei nuovi smartphone Pixel 11 sono comparse per errore su Amazon, pubblicate da Google e poi rimosse. Rivelano prezzi, colori e specifiche a quasi un mese dal lancio, fissato per il 12 agosto a New York. La gamma resta di quattro modelli: Pixel 11, 11 Pro, 11 Pro XL e 11 Pro Fold. Il modello base parte da 899 dollari con 256 GB di memoria, 100 dollari in più dello scorso anno. Sparisce la versione da 128 GB. Il Pro parte da 1.099 dollari, il Pro XL da 1.299, il pieghevole Fold da 1.899. Sui modelli Pro la RAM scende a 12 GB nelle versioni base, contro i 16 GB dell'anno scorso su tutta la gamma. Secondo i report pesa il rincaro delle memorie che colpisce tutto il settore. Batterie leggermente più piccole rispetto ai Pixel 10.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Massive Pixel 11 leak just revealed almost everything about Google's next phones | Android Central
Google accidentally listed the entire Pixel 11 series on Amazon, revealing pricing, specs, colors, and storage options nearly a month before launch.
Android Central


Alternativa in italiano:

Mega leak per Google Pixel 11: Tensor G6 e LED RGB
Sono state pubblicate su Telegram le (presunte) specifiche tecniche dei quattro smartphone che andranno a comporre la gamma Google Pixel 11.
Punto Informatico

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Spotify lancia un chatbot AI nell'app mobile


Beta disponibile in USA, Irlanda e Svezia.
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In breve:


Su Spotify si potrà dialogare con un'AI per fare domande sui contenuti in ascolto, tra musica, podcast e audiolibri. Si può chiedere parametri personali come ad esempio quante volte si è ascoltato un certo artista. La funzione si chiama Talk to Spotify ed è in fase di rilascio in beta per gli utenti Premium maggiorenni negli Stati Uniti, in Irlanda e in Svezia, su iOS e Android. Prima dell'uso l'app avverte che l'AI può commettere errori e invita a non condividere dati sensibili. Negli ultimi anni Spotify ha già introdotto un DJ AI, le playlist AI e un filtro contro i contenuti deepfake e ingannevoli.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Spotify Now Lets You Ask AI Questions in Its Mobile App
Music streaming service Spotify is getting new AI assistant capabilities, so you'll be able to ask contextual questions about the content you're listening to.
cnet.com


Alternativa in italiano:

Spotify lancia la chat AI che aiuta a scoprire la musica
Spotify aggiunge la chat AI nell'app mobile. Si parla o si digita per scoprire musica e chiedere informazioni su brani, album e artisti.
Punto Informatico

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Uscita la beta pubblica di iOS 27 con il nuovo Siri AI


Il più grande e atteso test degli ultimi anni, ma non in Europa.
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In breve:


La nuova Siri AI era finora riservata solo agli sviluppatori, ma con la beta pubblica di iOS 27 chiunque può ora provarla (al di fuori dell'Europa), prima del lancio ufficiale atteso a settembre. Apple l'aveva annunciata al WWDC di giugno. Siri AI accede a email, foto e messaggi sul dispositivo, risponde a ciò che appare sullo schermo e attinge a conoscenze generali come un chatbot moderno. È integrato in Spotlight e nella Dynamic Island e per la prima volta ha anche un'app dedicata. Funziona anche su iPad, Mac, Apple Watch, CarPlay, AirPods, Apple TV e Vision Pro. Dietro ci sono i Foundation Models di Apple e Private Cloud Compute: questi modelli nascono da una collaborazione con Google, che ha usato Gemini per creare versioni più piccole ed efficienti, addestrate però con dati proprietari Apple. Il sistema cloud impedisce ad Apple di accedere ai dati personali degli utenti. Con 2,5 miliardi di dispositivi attivi nel mondo, sarà il test più grande mai fatto per la risposta di Apple a ChatGPT e Gemini.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple opens its new Siri AI to everyone with the iOS 27 public beta | TechCrunch
If you’ve been waiting to try Apple’s revamped Siri without installing a developer beta, you now can. The company on Tuesday released the iOS 27 public beta, giving iPhone owners early access to its AI-powered assistant and other new features before the software’s official launch this fall., -
TechCrunchSarah Perez


Alternativa in italiano:

iOS 27 è disponibile in beta pubblica, ma Siri AI è fuori dall'EU
La beta pubblica di iOS 27 è disponibile, ma Siri AI resta esclusa da iPhone e iPad nell’Unione Europea.
Tom's Hardware

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DeepSeek punta a raccogliere 1,5 miliardi di dollari e prepara l'IPO


Valutazione quasi raddoppiata in un mese.
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In breve:


DeepSeek starebbe trattando una nuova raccolta da circa 1,5 miliardi di dollari a una valutazione di 71 miliardi, in vista di un'IPO prevista per il 2027 ma possibile già entro fine anno, secondo Bloomberg. Solo un mese fa la società cinese aveva chiuso il suo primo round di finanziamento esterno da 7 miliardi a una valutazione di circa 50 miliardi. I suoi modelli open source restano vicini alle prestazioni dei migliori laboratori AI statunitensi nonostante i controlli americani sull'export di chip. Il servizio cloud di DeepSeek gira su chip Huawei. A giugno DeepSeek ha gestito quasi il 23% dei token processati da Vercel, piattaforma di infrastruttura AI per le aziende, contro il 32% di Anthropic. Tra gli investitori ci sono Tencent e un fondo statale cinese per l'intelligenza artificiale.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

DeepSeek reportedly in talks to raise $1.5B, then IPO | TechCrunch
DeepSeek, the Chinese large language model developer, is said to be preparing for a 2027 IPO debut as it also looks to raise around $1.5 billion in new funds at a $71 billion valuation.
TechCrunchDominic-Madori Davis


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Nadella mette in guardia le aziende dai lab AI di frontiera


I modelli imparano dai dati proprietari dei clienti.
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In breve:


In un lungo post su X, il CEO di Microsoft Satya Nadella ha avvertito che le aziende che usano l'AI pagano due volte: una in denaro e una con la conoscenza proprietaria che devono dare in pasto ai modelli per renderli utili. Lo chiama "paradosso dell'informazione inversa". I modelli imparano dai prompt, dagli strumenti usati dagli agenti e soprattutto dalle correzioni degli utenti, e quella conoscenza fluisce verso i laboratori AI senza che i clienti sappiano cosa il fornitore stia imparando. Secondo Nadella le aziende dovrebbero costruire ambienti di apprendimento isolati dentro il proprio perimetro, dotarsi di sistemi di valutazione privati, mantenere la proprietà della memoria AI e un livello di orchestrazione disaccoppiato dai singoli modelli. The Register critica Microsoft che ha investito miliardi in OpenAI e Copilot che raccoglie dati aziendali.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Microsoft chief turns hostile on frontier AI labs, warns companies to guard their IP
Lock it down, warns Satya Nadella, seemingly forgetting the billions Redmond chipped in to OpenAI back in the good old days
theregister


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La riserva petrolifera degli Stati Uniti è ai minimi e gli impianti non reggono più


Biden e Trump hanno autorizzato il rilascio di 352 milioni di barili in 4 anni. Il GAO denuncia guasti, pozzi danneggiati e manutenzioni insufficienti, mentre la guerra con l'Iran continua a mettere sotto pressione i mercati energetici mondiali.

Gli Stati Uniti stanno attingendo alla propria riserva strategica di petrolio a un ritmo che le infrastrutture non sembrano più in grado di sostenere. Secondo un'inchiesta del Wall Street Journal, i prelievi sempre più frequenti, l'usura degli impianti e anni di investimenti insufficienti stanno compromettendo la Strategic Petroleum Reserve, ovvero la riserva nazionale di greggio istituita nel 1975 e custodita in 60 caverne saline lungo la costa del Golfo del Messico.

Negli ultimi 4 anni le Amministrazioni Biden e Trump hanno autorizzato i più consistenti rilasci nella storia della riserva, nel tentativo di contenere i prezzi del petrolio in aumento: complessivamente 352 milioni di barili, pari a quasi la metà della sua capacità totale. L'operazione ancora in corso, che prevede il rilascio di 172 milioni di barili autorizzato da Trump a marzo, sottoporrà gli impianti a ulteriori pressioni. Nel frattempo, le scorte sono già scese ai livelli più bassi dal 1983.

Energia · Sicurezza nazionale

Gli Stati Uniti svuotano la riserva di petrolio d’emergenza, ma gli impianti che la custodiscono stanno cedendo

Quattro anni di rilasci record per frenare i prezzi hanno portato le scorte di greggio ai minimi dal 1983. E secondo il GAO la rete di caverne saline che le conserva è tenuta insieme «con i cerotti».
Grafica di FocusAmerica

Riserva strategica di petrolio · 60 caverne saline sulla costa del Golfo del Messico


Scorte ai minimi dal 1983

Rilasci autorizzati negli ultimi 4 anni
352 milioni di barili

Quasi metà della capacità totale della riserva
I rilasci più consistenti nella storia della riserva, autorizzati dalle Amministrazioni Biden e Trump

Il conteggio comprende l’operazione ancora in corso: i 172 milioni di barili autorizzati da Trump a marzo, che sottoporranno gli impianti a ulteriori pressioni.

Le infrastrutture
Una rete tenuta insieme «con i cerotti»
Il deterioramento è documentato da tempo: un rapporto del Government Accountability Office, l’organo di controllo del Congresso, ha messo nero su bianco le ammissioni dei funzionari del Dipartimento dell’Energia.

16
guasti gravi dal 2013, che hanno coinvolto anche le condutture dell’acqua e gli impianti per lo smaltimento

fino a 400 mila
i barili di greggio resi inaccessibili dalla rottura improvvisa di un pozzo in un sito del Texas, nel maggio 2024

Cicli completi di svuotamento previsti dal progetto

1
2
3
4
5
contro decine di prelievi

Le caverne erano state progettate per sopportare non più di cinque cicli completi. Negli anni, Amministrazioni e Congresso vi hanno attinto decine di volte, tra vendite per finanziare la spesa pubblica e rilasci d’emergenza.

Dal rapporto GAO
Gli stessi funzionari del Dipartimento dell’Energia ammettono di tenere insieme il sistema «con i cerotti», senza sapere per quanto tempo potrà continuare a reggere.

La capacità operativa
Le caverne non lavorano più come da progetto
Il Dipartimento dell’Energia stimava a dicembre una capacità molto ridotta rispetto ai parametri originari, sia in estrazione sia in immissione.

Quanto petrolio si può estrarre ogni giorno
−39%

4,4 mln

2,7 mln

Quanto se ne può immettere ogni giorno
−44%

785 mila

440 mila

Progetto originario
Stima attuale (barili al giorno)

In caso di emergenza, una parte del petrolio potrebbe non essere subito disponibile, mentre ricostituire le scorte richiederebbe molto più tempo.

La guerra con l’Iran
Il conflitto ha riportato la riserva al centro
Il timore di nuove limitazioni al traffico nello Stretto di Hormuz continua ad alimentare una forte volatilità sui mercati energetici.

Picco dei futures USA
112,95 $
al barile, con un quinto dell’offerta globale bloccata

Quotazioni attuali
≈74 $
al barile, con le riserve immesse sul mercato

Il rilascio delle riserve strategiche, coordinato con gli altri Paesi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha contribuito a frenare la corsa dei futures statunitensi.

Petrolio mondiale in transito dallo Stretto di Hormuz · prima del conflitto

≈20%

Produzione USA di greggio · milioni di barili al giorno

2008

5 mln

2026

≈14 mln

Il boom dello shale oil ha reso gli Stati Uniti il primo produttore mondiale: oggi dipendono dalle riserve molto meno che in passato.

«È un asset nazionale di importanza strategica e la sua gestione deve essere portata a quel livello», ha dichiarato al Wall Street Journal Clayton Seigle, esperto di sicurezza energetica del Center for Strategic and International Studies.

I costi
Riparare costa, ricostituire le scorte ancora di più
Gli interventi realizzati finora hanno accumulato ritardi e costi superiori alle previsioni, e i fondi stanziati non bastano. Importi in milioni di dollari.

Programma di interventi già avviato · Dipartimento dell’Energia

1.400

Arretrato di manutenzione stimato · a dicembre

230

Una cifra che, secondo il GAO, sottovaluta il fabbisogno reale.

Fondi stanziati dal Congresso per le riparazioni

218

Il costo maggiore resta però fuori dal conto: acquistare il petrolio necessario a ricostituire le scorte. Il Segretario all’Energia Chris Wright ha riconosciuto che ottenere nuovi fondi dal Congresso sarà difficile.

Fonte
Wall Street Journal; Government Accountability Office; Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti.

Una rete di caverne e pozzi tenuta insieme "con i cerotti"


Il deterioramento delle infrastrutture è ormai documentato da tempo. Un rapporto pubblicato il mese scorso dal Government Accountability Office (GAO), l'organo di controllo del Congresso, rivela che gli stessi funzionari del Dipartimento dell'Energia hanno ammesso di tenere insieme il sistema "con i cerotti", senza sapere per quanto tempo potrà continuare a reggere. Dal 2013 si sono verificati 16 guasti gravi, che hanno coinvolto anche le condutture dell'acqua e gli impianti per lo smaltimento. Nel maggio 2024, la rottura improvvisa di un pozzo in un sito del Texas ha reso inaccessibili fino a 400 mila barili di greggio.

Il problema è strutturale. Le caverne erano state progettate per sopportare non più di cinque cicli completi di svuotamento, ma nel corso degli anni diverse Amministrazioni e maggioranze al Congresso vi hanno attinto decine di volte, attraverso vendite destinate a finanziare la spesa pubblica e rilasci d'emergenza. Il risultato è che la riserva strategica non funziona più secondo i parametri originari.

A dicembre il Dipartimento dell'Energia stimava una capacità di estrazione di soli 2,7 milioni di barili al giorno, contro i 4,4 milioni previsti dal progetto iniziale, e una capacità di immissione di 440 mila barili, rispetto ai 785 mila originari. In caso di emergenza, dunque, una parte del petrolio potrebbe non essere immediatamente disponibile, mentre ricostituire le scorte richiederebbe molto più tempo.

La guerra con l'Iran ha riportato la riserva al centro


La questione è diventata ancora più urgente con la guerra tra Stati Uniti e Iran, che continua ad alimentare una forte volatilità sui mercati energetici. Le tensioni degli ultimi giorni hanno riacceso il timore di nuove limitazioni al traffico nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale, prima del conflitto, transitava circa il 20% del petrolio mondiale.

Il rilascio delle riserve strategiche, coordinato con gli altri Paesi membri dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, ha contribuito a frenare la corsa dei futures statunitensi, arrivati fino a 112,95 dollari al barile quando un quinto dell'offerta globale risultava bloccato. Ora le quotazioni si aggirano intorno ai 74 dollari.

Gli Stati Uniti dipendono oggi dalle riserve strategiche molto meno che in passato: il boom dello shale oil li ha trasformati nel primo produttore mondiale di greggio, con quasi 14 milioni di barili al giorno prodotti quest'anno, rispetto ai 5 milioni del 2008. La crisi iraniana ha tuttavia dimostrato che quelle scorte rimangono una leva fondamentale. "È un asset nazionale di importanza strategica e la sua gestione deve essere portata a quel livello", ha dichiarato al Wall Street Journal Clayton Seigle, esperto di sicurezza energetica del Center for Strategic and International Studies.

Riparazioni costose e fondi ancora insufficienti


Il Dipartimento dell'Energia ha già realizzato alcuni interventi attraverso un programma da 1,4 miliardi di dollari, segnato però da ritardi e costi superiori alle previsioni. A dicembre, lo stesso Dipartimento stimava in circa 230 milioni di dollari l'arretrato degli interventi di manutenzione, una cifra che, secondo il GAO, sottovaluta il fabbisogno reale.

Il Congresso, a maggioranza repubblicana, ha già stanziato 218 milioni di dollari per riparare gli impianti. Resta però da affrontare il costo ben più elevato dell'acquisto del petrolio necessario a ricostituire le scorte. Il Segretario all'Energia Chris Wright ha riconosciuto che ottenere dal Congresso i nuovi fondi sarà difficile. Insomma, gli Stati Uniti continuano ad attingere alla loro principale riserva energetica d'emergenza, mentre le infrastrutture che la custodiscono sono sempre più fragili e le risorse per riempirla restano insufficienti.

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Trump si prepara a pubblicare documenti riservati per mettere in dubbio le elezioni di metà mandato


La task force della Casa Bianca pubblicherà entro settimane documenti riservati sulle presunte irregolarità del voto. Il Dipartimento di Giustizia minaccia intanto i funzionari elettorali degli stati

Una task force della Casa Bianca che sta esaminando migliaia di pagine di documenti riservati dell'intelligence e delle forze dell'ordine, alla ricerca di presunte irregolarità nelle elezioni americane, inizierà a pubblicarli entro poche settimane. Lo hanno detto due funzionari a conoscenza del dossier a MS NOW. La pubblicazione rientra in una serie di iniziative con cui il presidente e i suoi collaboratori tornano a mettere in discussione il risultato delle elezioni del 2020, sostengono l'esistenza di frodi elettorali diffuse e puntano a ridurre la fiducia del pubblico nelle elezioni di metà mandato di novembre, che decideranno il controllo del Congresso.

All'operazione parteciperà l'ufficio del direttore dell'intelligence nazionale, l'organismo che coordina le agenzie di spionaggio americane. Il suo capo ad interim, Bill Pulte, non ha esperienza di intelligence, è allo stesso tempo il massimo responsabile federale per le politiche della casa ed è accusato dai democratici di usare a fini politici le informazioni del governo. Secondo i democratici, Trump lo ha messo in quel ruolo per aiutare i repubblicani alle elezioni di metà mandato e, potenzialmente, per limitare il voto dei loro elettori. L'anno scorso Pulte ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di incriminare diversi avversari politici del presidente, tra cui la procuratrice generale di New York Letitia James, sulla base di informazioni sui mutui ottenute dalle banche dati governative. Nessuno di quei casi si è concluso con una condanna.

"Non credo che abbiamo mai visto un'amministrazione così ostile al diritto di voto e a elezioni libere e corrette", ha detto a MS NOW Jonathan Diaz, responsabile per i diritti di voto del Campaign Legal Center, un'organizzazione di vigilanza sull'etica pubblica. Per David Becker, ex avvocato della sezione per i diritti di voto del Dipartimento di Giustizia, la pubblicazione avrà poca presa sulla maggioranza degli americani: "È facile presentarsi a una conferenza stampa e buttare lì un documento di mille pagine con dentro accuse riciclate e già smentite di anni fa", ha detto, ricordando che ogni presunta illegalità dovrebbe comunque superare il vaglio dei tribunali. Becker ha detto di non temere la pubblicazione, perché quella del 2020 "è l'elezione più esaminata della storia mondiale", ma di temere che la Casa Bianca e il governo federale siano diventati "forse il principale amplificatore della disinformazione" che punta a delegittimare la democrazia americana.

Martedì Harmeet Dhillon, una dirigente del Dipartimento di Giustizia nominata da Trump, ha minacciato di azione penale i funzionari elettorali di tutti gli stati nel caso conteggino schede votate da persone senza cittadinanza americana, secondo alcune lettere visionate da MS NOW. La minaccia rilancia una teoria del complotto promossa da Trump e smentita da tempo: le ricerche e le verifiche degli stati hanno accertato che il voto dei non cittadini è estremamente raro, riguarda un numero minimo di schede e non è organizzato in modo coordinato. La vicegovernatrice repubblicana dello Utah, Deidre Henderson, che è la massima responsabile elettorale del suo stato, ha scritto sui social che una decina di tribunali ha giudicato illegali le precedenti richieste con cui Dhillon voleva ottenere dagli stati i dati privati degli elettori. "Stamattina è arrivata un'altra lettera d'amore dal Dipartimento di Giustizia, piena di minacce di azione penale", ha scritto Henderson. "È un comportamento davvero bizzarro per l'agenzia federale che dovrebbe proteggere i diritti civili".

Questa settimana Dhillon ha anche comunicato ai funzionari del Michigan che il Dipartimento di Giustizia invierà osservatori federali in tre città a forte maggioranza democratica, tra cui Lansing, durante le primarie statali del 4 agosto. Il Michigan ospita a novembre una corsa molto contesa per il Senato e, proprio a Lansing, un seggio della Camera in bilico che entrambi i partiti considerano decisivo. A fine giugno la FEMA, l'agenzia federale per la gestione delle emergenze, ha pubblicato nuovi requisiti che impongono agli stati di rivedere il modo in cui organizzano le elezioni, pena la perdita dei fondi federali antiterrorismo assegnati dal Dipartimento della Sicurezza Interna, da cui la FEMA dipende.

"Trump ha adottato un approccio che coinvolge l'intero governo per influenzare i risultati elettorali", ha detto a MS NOW Mark Blumberg, che per vent'anni ha indagato sui casi di diritto di voto nella divisione per i diritti civili del Dipartimento di Giustizia. "Potrebbe essere assolutamente catastrofico". Oltre a Pulte, Trump ha nominato procuratore generale ad interim Todd Blanche, il suo ex avvocato difensore, e ha messo alla guida dell'FBI Kash Patel, un suo ex collaboratore alla Casa Bianca. Secondo gli esperti di elezioni, i tre non hanno alcun ruolo legale nell'amministrazione del voto o nel conteggio delle schede: possono indagare sulle interferenze straniere, ma la Costituzione stabilisce che fissare le regole del voto e contare le schede spetta solo ai funzionari statali e locali, in alcuni casi al Congresso.

Con un ordine esecutivo della scorsa primavera Trump ha provato a riscrivere unilateralmente le regole elettorali federali e a usare il servizio postale per limitare chi può votare, una cosa mai tentata da nessun presidente nella storia americana. Nei giorni scorsi la sua amministrazione ha anche svuotato la commissione federale che aiuta gli stati a organizzare le elezioni, licenziandone i due commissari democratici.

All'inizio dell'anno l'allora direttrice dell'intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, accompagnò gli agenti dell'FBI che, con un mandato firmato da un giudice, portarono via centinaia di scatoloni di schede e registri elettorali del 2020 da un seggio della contea di Fulton, in Georgia, un'area a forte maggioranza democratica. Gli esperti temono che Pulte possa fare qualcosa di simile il giorno del voto di novembre: ottenere un mandato, presentarsi in un seggio e assistere al sequestro di registri e macchine per il voto da parte dell'FBI, con la motivazione di un'indagine federale su presunte interferenze straniere. Per Jessica Marsden, legale dell'organizzazione non profit Protect Democracy, un'operazione del genere potrebbe interrompere il voto o il conteggio dei risultati. I democratici chiederebbero probabilmente ai giudici federali di ordinare la restituzione delle macchine, citando una legge del 1948 che vieta ad agenti federali armati e soldati di entrare nei seggi.

Marsden sta invitando i funzionari elettorali locali a chiedere fin da ora ai legali e alle forze dell'ordine di stati e contee come risponderebbero se l'FBI provasse a sequestrare con la forza macchine, registri o schede, in modo da proteggere la catena di custodia del materiale elettorale fino alla proclamazione dei risultati. Tra gli altri scenari che gli esperti considerano possibili ci sono osservatori del Dipartimento di Giustizia che a Detroit e Lansing annunciano presunti voti di non cittadini e raid dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, nelle aree democratiche di stati in bilico come Texas e Georgia, che scoraggerebbero il voto dei cittadini naturalizzati per paura di un arresto. "Non ha precedenti", ha detto Marsden. "Se nel 2010 mi aveste detto che avremmo fatto questa conversazione, non ci avrei creduto".


Trump svuota l'agenzia federale che aiuta gli Stati a organizzare le elezioni


Il presidente Donald Trump ha licenziato via email i due commissari democratici dell'unica agenzia federale dedicata alle elezioni, svuotandola completamente a pochi mesi dal voto di metà mandato, le elezioni di novembre che rinnoveranno il Congresso a metà del suo mandato.

I due commissari, Thomas Hicks e Benjamin Hovland, hanno ricevuto l'email di licenziamento il 9 luglio. Erano stati scelti dai democratici del Congresso. La vicepresidente della commissione, la repubblicana Christy McCormick, si era già dimessa il mese precedente, mentre il quarto posto era rimasto vacante all'inizio dell'anno, quando il repubblicano Donald Palmer aveva lasciato l'incarico per entrare nella Heritage Foundation, un centro studi conservatore. Così la Election Assistance Commission è rimasta del tutto priva di membri.

Per approvare qualsiasi decisione la commissione ha bisogno del voto di almeno tre dei suoi quattro componenti. Riempire i posti vacanti potrebbe richiedere mesi. "Queste rimozioni lasciano l'agenzia senza guida e incapace di svolgere le sue principali responsabilità", ha dichiarato Michael Waldman, presidente del Brennan Center for Justice, il centro di ricerca giuridica della New York University.

La decisione arriva dopo una sentenza della Corte Suprema del 29 giugno che ha ampliato molto il potere del presidente di rimuovere i vertici delle agenzie indipendenti, quelle che il Congresso ha costruito per tenere al riparo dal controllo diretto della Casa Bianca. La Corte ha però esentato la Federal Reserve, la banca centrale americana, bloccando il tentativo di Trump di rimuovere una delle sue governatrici, Lisa Cook. Un funzionario della Casa Bianca ha detto che quella sentenza dà al presidente la facoltà di licenziare i commissari, anche se non è ancora chiaro se l'agenzia elettorale rientri davvero in quel potere ampliato.

In una nota la Casa Bianca ha dichiarato che il presidente "si riserva il diritto di rimuovere individui che potrebbero non essere del tutto allineati con l'importante compito di garantire la sicurezza delle elezioni americane e di assicurare che ogni voto legale venga contato".

La Election Assistance Commission è l'unica agenzia federale che si occupa esclusivamente di amministrazione delle elezioni. Il Congresso la creò con l'Help America Vote Act dopo le contestate elezioni presidenziali del 2000, per aiutare gli stati a migliorare la gestione del voto senza però centralizzarla a Washington. Ha soprattutto un ruolo di sostegno: distribuisce i fondi elettorali federali, gestisce il modulo nazionale per registrarsi al voto per posta, controlla e certifica le macchine per votare e offre linee guida agli amministratori locali. Le sue raccomandazioni sono volontarie e non ha alcun potere sanzionatorio.

Per legge la commissione deve restare bipartisan: non può avere più di due membri dello stesso partito. I commissari sono nominati dal presidente sulla base delle indicazioni dei leader repubblicani e democratici di Camera e Senato. La nomina passa poi al Senato per la conferma.

Stati Uniti · Midterm 2026
Quattro seggi, zero commissari: Trump svuota l’agenzia che assiste le elezioni

Il 9 luglio la Casa Bianca ha licenziato via email i due membri democratici della Election Assistance Commission; l’unica commissaria repubblicana rimasta si è dimessa. A quattro mesi dal voto di metà mandato, l’organismo che distribuisce i fondi agli Stati e certifica i sistemi di voto non può più prendere alcuna decisione.
Grafica di FocusAmerica

Seggi previsti dalla legge

In carica dopo il 9 luglio
4

0
Due democratici
e due repubblicani

La Commissione
non ha più quorum

Palmer
Dimissioni
apr 2026

Hicks
Licenziato
9 lug 2026

Hovland
Licenziato
9 lug 2026

McCormick
Dimessa
9 lug 2026

In quota democratica
In quota repubblicana

È il primo banco di prova dei nuovi poteri di rimozione che la Corte Suprema ha riconosciuto al presidente

Esplora l’analisi
ILa cronologia IILe sentenze IIIE adesso

Dallo scontro sulle regole del voto alla Commissione vuota
Tocca ogni tappa per leggere il dettaglio. La Costituzione affida la gestione delle elezioni soprattutto agli Stati e al Congresso: finora i tribunali hanno bloccato gran parte dei tentativi del presidente di modificarla per decreto.

2002
Nasce la Election Assistance Commission

Il Congresso la istituisce con l’Help America Vote Act, legge bipartisan firmata da George W. Bush dopo il caos del voto del 2000: quattro seggi, due democratici e due repubblicani.

MARZO 2025
L’ordine esecutivo sulla prova di cittadinanza

Trump ordina di inserire nel modulo nazionale di registrazione al voto l’obbligo di documentare la cittadinanza. La Commissione non lo applica e un giudice federale blocca la disposizione: il presidente ha oltrepassato i propri poteri.

29 GIUGNO 2026
La Corte Suprema amplia i poteri del presidente

Con la sentenza Slaughter (6 voti a 3) i giudici stabiliscono che il presidente può rimuovere senza giusta causa i vertici delle agenzie indipendenti. Cade un precedente che resisteva dal 1935.

9 LUGLIO 2026
La Commissione resta senza membri

I due democratici Hicks e Hovland vengono licenziati con un’email della Casa Bianca; la repubblicana McCormick si dimette. Palmer aveva già lasciato in aprile: nessun commissario in carica.

3 NOVEMBRE 2026
Le elezioni di metà mandato

Senza quorum l’agenzia non può distribuire nuovi fondi agli uffici elettorali né certificare i sistemi di voto. La gestione delle urne resta comunque nelle mani degli Stati.

Due sentenze in un giorno tracciano il confine del potere presidenziale
Il 29 giugno la Corte Suprema ha dato al presidente mano libera sulle agenzie indipendenti, ma ha riconosciuto alla Federal Reserve una tutela speciale. Solo Roberts e Kavanaugh hanno votato con la maggioranza in entrambi i casi.

Trump v. Slaughter · Federal Trade Commission

Via libera alle rimozioni
6–3

Maggioranza: i sei giudici conservatori
Il presidente può licenziare senza giusta causa i membri delle agenzie esecutive indipendenti. È il principio invocato dalla Casa Bianca per le rimozioni all’EAC.

Il caso Lisa Cook · Federal Reserve

L’eccezione della banca centrale
5–4

Maggioranza: Roberts e Kavanaugh con i tre giudici liberal
La governatrice Cook resta in carica: prima di rimuovere un membro della Fed servono preavviso e possibilità di replica. L’indipendenza della banca centrale fa eccezione.

Giudici conservatori
Giudici liberal
Cerchio vuoto: in dissenso
Roberts e Kavanaugh, in maggioranza in entrambe

Un’agenzia congelata a quattro mesi dal voto
Senza commissari l’EAC non può deliberare: nuovi fondi agli Stati, certificazione dei sistemi di voto e modulo nazionale di registrazione restano fermi finché il Senato non confermerà le nuove nomine.

0
Commissari in carica
Sui quattro seggi previsti dall’Help America Vote Act

>1 mld $
Fondi per la sicurezza del voto distribuiti dal 2018 al 2025
Stima del Bipartisan Policy Center

4
Nomine necessarie per far ripartire la Commissione
Ognuna richiede la conferma del Senato

2002
L’anno in cui il Congresso ha istituito l’agenzia
Con una legge bipartisan firmata da George W. Bush

Cosa succede ora

Ricorso

Hicks e Hovland possono impugnare il licenziamento
Il caso potrebbe risalire fino alla Corte Suprema e precisare quanto lontano arriva il principio fissato dalla sentenza Slaughter.

Nomine

La Casa Bianca può proporre nuovi commissari
Ogni nomina passa dalla conferma del Senato, un processo tutt’altro che rapido. In alternativa, i quattro seggi possono restare vacanti.

Midterm

Il voto di novembre resta nelle mani degli Stati
La rimozione non cambia lo svolgimento delle elezioni, ma priva gli uffici elettorali locali di nuovi fondi e del supporto federale.

Fonte Associated Press, Votebeat, ProPublica, NBC News, SCOTUSblog. Dati aggiornati al 10 luglio 2026.

Non è la prima agenzia elettorale che Trump svuota. All'inizio dell'anno aveva rimosso un commissario democratico della Federal Election Commission, l'autorità che vigila sul finanziamento delle campagne, senza che la mossa finisse in tribunale. Quella commissione è priva del numero legale da aprile 2025, quando sono usciti altri due membri repubblicani. Da allora non può più emettere linee guida.

I repubblicani hanno provato più volte, senza riuscirci, a eliminare la Election Assistance Commission, che Joe Biden aveva raddoppiato durante il suo mandato. Oggi conta appena 65 dipendenti dopo una serie di tagli decisi da Trump. Per anni l'agenzia era rimasta senza numero legale, incapace di aggiornare le linee guida sul voto, finché nel 2019 il Senato non aveva confermato nuovi commissari.

Diversi funzionari elettorali democratici hanno criticato la decisione. I segretari di stato, che nei singoli stati americani sono i principali responsabili dell'organizzazione del voto, dovranno ancora una volta colmare il vuoto lasciato dal governo federale, ha detto Cisco Aguilar, presidente dell'associazione che riunisce i segretari di stato democratici.

La commissione perde così la capacità di formulare raccomandazioni condivise tra i due partiti proprio nei mesi che precedono il voto, mentre il presidente prova a rimodellare in modo aggressivo il modo in cui il paese vota. Da settimane la sua amministrazione spinge per un ruolo più diretto del governo federale nelle elezioni di novembre.


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Trump rinuncia al pedaggio del 20% su Hormuz dopo le proteste dei Paesi del Golfo


Il presidente sostituisce la tariffa sulle navi con nuovi impegni di investimento da parte dei Paesi del Golfo negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, chiede a Netanyahu di ritirare le truppe israeliane dalla Siria e dal Libano.
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Donald Trump ha ritirato oggi la proposta di imporre un pedaggio del 20% alle navi in transito nello Stretto di Hormuz. La tariffa sarà sostituita da nuovi "accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo concluderanno negli Stati Uniti", ha annunciato il presidente su Truth Social. Il dietrofront è arrivato poche ore prima dell'entrata in vigore del blocco navale statunitense contro l'Iran, mentre nello Stretto di Hormuz le forze americane e iraniane si scambiavano attacchi per il quarto giorno consecutivo.

L'International Maritime Organization, l'agenzia marittima delle Nazioni Unite, aveva in precedenza ricordato che non esiste alcuna base giuridica per imporre pedaggi obbligatori alle navi che attraversano uno stretto internazionale. Soprattutto, come osservato da Axios, la proposta americana finiva paradossalmente per legittimare la pretesa dell'Iran di riscuotere tariffe per il transito nelle stesse acque: una richiesta che Trump aveva respinto fino a pochi giorni prima.

Due funzionari di Paesi del Golfo hanno riferito ad Axios che l'annuncio di Trump aveva colto di sorpresa l'intera regione, inducendo diversi governi a chiedere chiarimenti ai propri interlocutori alla Casa Bianca. La questione è stata affrontata anche oggi, durante la telefonata in cui Trump ha presentato all'emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, le condoglianze per la morte del padre.

Ricevendo il primo ministro iracheno, il presidente ha poi raccontato di essere stato contattato da "re ed emiri" che gli chiedevano di abbandonare il progetto. "Non credo che nessuno debba imporre una tariffa per attraversare lo Stretto o qualsiasi altro stretto al mondo", ha dichiarato ai giornalisti. "Non mi piace il concetto di pedaggio, ma allo stesso tempo non è giusto che proteggiamo questa rotta per il mondo intero senza ricevere alcuna forma di compensazione". I nuovi investimenti, ha aggiunto, rappresentano una contropartita migliore.

Già prima della guerra con l'Iran, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Bahrein si erano impegnati a investire complessivamente oltre 2.000 miliardi di dollari negli Stati Uniti nei prossimi anni. Secondo Trump, i nuovi accordi renderanno "quella cifra ancora più grande".

Trump chiede a Netanyahu il ritiro dalla Siria e dal Libano


Intanto giovedì scorso, durante una telefonata con Benjamin Netanyahu, Trump ha chiesto a Israele di avviare il ritiro delle proprie forze dalla Siria e di procedere nella stessa direzione anche in Libano. Lo hanno riferito sempre ad Axios funzionari statunitensi e israeliani.

Secondo un alto funzionario americano, il presidente ha spiegato al primo ministro israeliano che la presenza militare nei territori siriani alimenta le tensioni e aumenta il rischio di un'escalation. "Non vi vogliono lì. Dovreste ridispiegare le truppe", gli avrebbe detto, estendendo la richiesta anche al Libano. L'ufficio di Netanyahu ha replicato che il premier "ha ribadito la necessità di mantenere zone di sicurezza lungo i confini di Israele".

La telefonata è avvenuta il giorno successivo all'incontro tra Trump e il presidente siriano Ahmad al-Sharaa, a margine del vertice NATO in Turchia. Per mesi l'Amministrazione americana ha lavorato a un accordo di sicurezza tra Israele e Siria che prevedeva il graduale ritiro delle truppe israeliane dai territori occupati dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad, nel dicembre 2024. Washington avrebbe però concluso che Netanyahu non è disposto a fare le concessioni necessarie.

A poco più di tre mesi dalle elezioni del 27 ottobre, decisive tanto per la sua sopravvivenza politica quanto per il suo futuro giudiziario, Netanyahu dispone di pochissimo margine per cedere. Esponenti di primo piano del suo governo chiedono infatti che Israele mantenga a tempo indeterminato il controllo delle aree occupate nel sud della Siria e del Libano, considerate indispensabili per impedire un nuovo attacco come quello del 7 ottobre.

Alcuni ministri e parlamentari spingono persino per la costruzione di insediamenti ebraici nelle stesse aeree, anche se nelle ultime settimane proprio nel sud della Siria si sono moltiplicate le proteste contro la presenza israeliana, sfociate anche in scontri tra civili e soldati.

Il negoziato bloccato sul ritiro dal Libano


Oggi intanto i mediatori statunitensi hanno incontrato a Roma diplomatici israeliani e libanesi per discutere l'attuazione dell'accordo quadro firmato a Washington il 26 giugno. Il testo impegna Israele a ritirarsi da due "zone pilota" nel sud del Libano e a consentire il dispiegamento dell'esercito libanese, ma finora le truppe israeliane sono rimaste nelle loro posizioni.

Beirut chiede quindi un calendario preciso per il ritiro. Israele sostiene invece di dover prima verificare che nelle due aree non siano più presenti armi o infrastrutture militari di Hezbollah. Le autorità libanesi replicano che questo accertamento dovrebbe essere affidato all'esercito statunitense. Il negoziato resta quindi bloccato proprio sul meccanismo che dovrebbe consentire l'inizio del ridispiegamento israeliano.

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L'inflazione Usa rallenta al 3,5%, ma la guerra con l'Iran prepara un nuovo shock energetico


A giugno i prezzi hanno registrato il calo mensile più marcato dall'aprile 2020, grazie soprattutto all'energia. Ma il dato fotografa una situazione già superata: il Brent è salito oltre gli 86 dollari e il traffico nello Stretto di Hormuz è quasi paralizzato.

L'inflazione americana ha rallentato a giugno, sostenuta dal netto calo dei prezzi dell'energia. L'indice dei prezzi al consumo è aumentato del 3,5% nei dodici mesi terminati a giugno, in sensibile frenata rispetto al 4,2% di maggio. Su base mensile, i prezzi sono diminuiti dello 0,4%, dopo il rialzo dello 0,5% registrato il mese precedente: si tratta della contrazione più marcata dall'aprile 2020.

A determinare il rallentamento è stata soprattutto l'energia, i cui prezzi sono scesi del 5,7% in un solo mese, dopo il balzo del 3,9% di maggio. Ma anche l'inflazione core, che esclude le componenti più volatili rappresentate da alimentari ed energia, ha continuato a rallentare, passando dal 2,9% al 2,6% su base annua. Il rapporto, tuttavia, fotografa una situazione in larga parte già superata. I dati si fermano a giugno e non incorporano la nuova impennata del prezzo del petrolio provocata nelle ultime due settimane dalla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.

Questa mattina il Brent, riferimento internazionale del greggio, era scambiato a 86,53 dollari al barile: oltre il 20% in più rispetto al primo luglio e il 17% sopra i livelli precedenti alla guerra. Lunedì aveva chiuso con un rialzo del 9,6%, dopo che il presidente Donald Trump aveva annunciato il ripristino del blocco navale statunitense contro i porti iraniani. Il WTI, riferimento per il mercato americano, ha invece raggiunto gli 80 dollari.

Stati Uniti · Inflazione e petrolio

L’inflazione americana rallenta, ma la guerra con l’Iran ha già fatto risalire il petrolio


A giugno i prezzi al consumo sono scesi dello 0,4% in un mese, il calo più marcato da aprile 2020. Il dato però non incorpora l’impennata del greggio innescata nelle ultime due settimane dalla ripresa delle ostilità.

Grafica di FocusAmerica

Indice dei prezzi al consumo — variazione sui 12 mesi

Maggio
4,2%

Giugno
3,5%

il livello più alto da oltre tre anni
la prima frenata in cinque mesi

Anche l’inflazione core, che esclude alimentari ed energia, è scesa dal 2,9% al 2,6%: il raffreddamento non riguarda soltanto la benzina.

Atto 1 · Il raffreddamento
La sola energia trascina giù l’intero indice
Come sono cambiati i prezzi a giugno rispetto a maggio, dati destagionalizzati. La benzina da sola è scesa di quasi il 10%.

Il calo mensile dell’energia è il più ampio da aprile 2020 e arriva dopo il balzo del 3,9% registrato a maggio.

Atto 2 · Il controshock
Il greggio è già tornato a correre
Il rapporto sull’inflazione si ferma a giugno: non registra il rialzo del petrolio provocato dalla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran.

86,53 $
Brent, dollari al barile — 14 luglio 2026

+9,6%
in un solo giorno, lunedì, dopo l’annuncio del ripristino del blocco navale contro i porti iraniani

+20%
rispetto al prezzo del 1º luglio, prima della rottura della tregua

+17%
sopra i livelli precedenti all’inizio della guerra

Il WTI, riferimento per il mercato americano, ha raggiunto gli 80 dollari al barile.

Atto 3 · Lo Stretto
Lo Stretto di Hormuz è ormai vicino alla paralisi
Ogni quadrato rappresenta una nave. Prima del conflitto ne transitavano oltre 130 al giorno; ieri appena dieci, secondo la società di analisi marittima Kpler.
Transiti di ieri: 10 Transiti venuti a mancare: oltre 120

−92%
di transiti rispetto ai livelli prebellici. Eurasia Group stima che possano stabilizzarsi tra il 5% e il 15%: in quello scenario il Brent può salire fino a 95 dollari al barile.

Il punto · Un equilibrio fragile
Salari e prezzi ora corrono alla stessa velocità
Dopo tre mesi di arretramento dei salari reali, retribuzioni e inflazione crescono entrambe intorno al 3,5% annuo. Il probabile rincaro della benzina rischia di cancellare in fretta questo equilibrio.

Per la Federal Reserve il dato di giugno riduce la pressione per un rialzo imminente dei tassi. Ma con la guerra in corso, avverte Goldman Sachs Asset Management, l’ipotesi di nuovi aumenti resta tutt’altro che archiviata.

Fonte: Bureau of Labor Statistics (CPI, giugno 2026); Kpler; Eurasia Group; Goldman Sachs Asset Management. Dati di mercato al 14 luglio 2026.

Hormuz vicino alla paralisi


Intanto il traffico nello Stretto di Hormuz è ormai tornato ai minimi termini. Ieri lo hanno attraversato appena dieci navi, contro le oltre 130 al giorno registrate prima del conflitto, secondo i dati della società di analisi marittima Kpler. Eurasia Group stima che i transiti possano stabilizzarsi tra il 5% e il 15% dei livelli prebellici e prevede che così facendo il petrolio possa arrivare a salire fino a 95 dollari al barile.

Gli attacchi iraniani contro le petroliere hanno reso il passaggio sempre più pericoloso. Due navi cargo emiratine sono state colpite da missili cruise nelle acque territoriali dell'Oman: un membro dell'equipaggio è morto e altri 8 sono rimasti feriti, quattro dei quali in modo grave, secondo il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti. Una terza nave, la Stolt Magnesium, ha preso fuoco dopo essere stata raggiunta da un ordigno non identificato, come riferito dalla compagnia armatrice Stolt Tankers.

Il nuovo dilemma della Fed


Il rallentamento dell'inflazione registrato a giugno potrebbe allontanare la prospettiva di nuovi rialzi dei tassi nel corso dell'anno. La guerra con l'Iran, però, costringe la Federal Reserve a mantenere ancora aperta ogni opzione. "Il buon dato sull'inflazione riduce la pressione sulla Fed per un rialzo imminente, ma la ripresa delle ostilità con l'Iran significa che l'ipotesi di nuovi aumenti dei tassi è tutt'altro che archiviata", ha scritto Kay Haigh, responsabile globale del reddito fisso e delle soluzioni di liquidità di Goldman Sachs Asset Management.

Le pressioni sui prezzi, del resto, non provengono soltanto dal petrolio. Anche i dazi continuano a trasferirsi sui consumatori, mentre il boom dell'intelligenza artificiale alimenta nuovi costi e i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 3% in un anno. Sul fronte energetico potrebbe inoltre profilarsi un secondo shock proveniente dalla Russia, alle prese con una carenza di carburante legata alla guerra contro l'Ucraina. Patrick De Haan, responsabile dell'analisi petrolifera di GasBuddy, ha descritto lo scenario come "un doppio colpo, con pochi ammortizzatori disponibili".

Per i lavoratori americani, il dato di giugno rappresenta perlomeno una tregua. Dopo tre mesi di calo dei salari reali, la crescita annua delle retribuzioni ha raggiunto quella dei prezzi: entrambe si attestano intorno al 3,5%. In altre parole, i salari hanno smesso di perdere potere d'acquisto, ma non hanno ancora recuperato terreno. Il probabile rincaro della benzina rischia però di spezzare rapidamente questo fragile equilibrio. Con le elezioni di metà mandato sempre più vicine, il caro carburante potrebbe così trasformarsi in un serio problema politico per Trump e per il Partito Repubblicano.

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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Israele voleva riportare Ahmadinejad al potere in Iran: il piano segreto fallito del Mossad


Per anni il Mossad avrebbe coltivato l'ex presidente iraniano come possibile alternativa al regime, rivela il New York Times. A febbraio l'operazione per reinsediarlo alla guida del Paese è fallita: ora Ahmadinejad sarebbe agli arresti domiciliari.

Per anni Israele avrebbe mantenuto contatti segreti con Mahmoud Ahmadinejad, considerandolo un possibile alleato per guidare l'Iran dopo un eventuale cambio di regime. Lo rivela un'inchiesta del New York Times, basata sulle testimonianze di fonti americane e iraniane informate sull'operazione. Un paradosso clamoroso, considerando che l'ex presidente iraniano è noto per aver negato l'Olocausto e invocato più volte la distruzione dello Stato ebraico.

Il piano è entrato nella sua fase decisiva alla fine di febbraio, nei primi giorni della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, quando il Mossad avrebbe tentato di sottrarre Ahmadinejad alla sorveglianza del regime. L'operazione, però, è clamorosamente fallita e oggi l'ex presidente si troverebbe agli arresti domiciliari, sotto la custodia dell'intelligence dei Guardiani della Rivoluzione.

L'incontro segreto a Budapest


Israele attribuiva all'operazione un'importanza tale che David Barnea, allora direttore del Mossad, si sarebbe recato personalmente a Budapest nel 2024 per incontrare Ahmadinejad. Poco dopo, secondo ex funzionari americani, l'intelligence israeliana aveva informato la CIA dei contatti in corso. A fornire la copertura fu una conferenza sul clima organizzata dalla Ludovika University su richiesta di un alto funzionario del governo ungherese.

Il rettore Gergely Deli, che ha confermato la vicenda, ha raccontato di aver agito da "prestanome": "Se due nemici vogliono parlarsi, è meglio fare il possibile perché lo facciano". Negli ultimi anni Israele avrebbe inoltre sostenuto le spese di viaggio e di soggiorno dell'ex presidente, incontrato più volte all'estero. I primi contatti documentati risalirebbero almeno a un suo viaggio in Guatemala nel 2023.

Il raid, la fuga e il piano per rovesciare il regime


Il 28 febbraio un raid israeliano ha colpito il complesso di Ahmadinejad a Teheran, prendendo di mira l'edificio che ospitava le sue guardie del corpo e la sua automobile blindata. Subito dopo, secondo quattro alti funzionari iraniani, una Peugeot nera guidata da agenti del Mossad lo ha prelevato e condotto in un rifugio segreto all'interno del Paese.

Da lì sarebbe dovuta partire l'operazione per rovesciare il regime e riportare Ahmadinejad al potere. Il piano comprendeva anche l'apertura di un secondo fronte, mai attuato: armare i gruppi di opposizione curdi presenti nel nord dell'Iraq, farli entrare nell'Iran occidentale e spingerli ad avanzare verso Teheran.

Ahmadinejad, tuttavia, sarebbe rimasto irritato per le modalità con cui era stato portato via e sempre più scettico sulla possibilità di tornare al potere grazie al supporto di Israele. Decise quindi di lasciare il suo rifugio in circostanze ancora poco chiare ed è riapparso in pubblico soltanto lunedì scorso, ai funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso nel primo giorno del conflitto. Nei filmati appare a capo chino, con la mascherina abbassata sul mento e circondato da uomini che sembrano appartenere alle forze di sicurezza.

L'ambizione di diventare l'"Eltsin iraniano"


Secondo i suoi collaboratori, Ahmadinejad si era convinto che non avrebbe mai potuto riconquistare il potere finché la Repubblica Islamica fosse rimasta in piedi. Il regime, del resto, aveva respinto per tre volte la sua ricandidatura alle elezioni presidenziali. Alle persone più vicine aveva confidato di volersi presentare come un riformatore capace di guidare la transizione, sul modello di Boris Eltsin dopo il crollo dell'Unione Sovietica.

Avrebbe inoltre promesso che, una volta tornato alla guida dell'Iran, avrebbe riconosciuto l'esistenza dello Stato di Israele nell'ambito degli Accordi di Abramo. Il Mossad non ha risposto alle richieste di commento del New York Times, mentre il portavoce di Ahmadinejad ha rifiutato di pronunciarsi sulla vicenda.

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Dodici Stati americani fanno causa per bloccare la fusione tra Paramount e Warner Bros


La coalizione di Stati guidata dalla California sostiene che l’operazione ridurrebbe drasticamente la concorrenza nel cinema e nella tv via cavo. Chiedono un ordine restrittivo per impedire la chiusura dell’accordo.

I procuratori generali di 12 Stati americani a guida democratica, tra cui California, New York e Washington, hanno intentato una causa per bloccare l’acquisizione di Warner Bros Discovery da parte di Paramount Skydance, un’operazione da 110 miliardi di dollari. La loro iniziativa potrebbe ritardare o impedire il completamento dell’accordo, con un costo potenziale di centinaia di milioni di dollari per Paramount.

La coalizione di Stati ha chiesto alle due società di non perfezionare la fusione fino alla conclusione del procedimento e ha annunciato la presentazione di un’istanza per ottenere un ordine restrittivo temporaneo. All’azione legale partecipano anche Arizona, Colorado, Connecticut, Massachusetts, Minnesota, Nevada, New Jersey, New Mexico e Oregon.

Il rischio di una concentrazione senza precedenti


Secondo gli Stati che hanno presentato la causa, la fusione tra le due società danneggerebbe la concorrenza in almeno tre settori. Il primo è quello della distribuzione cinematografica su larga scala: a operazione conclusa, tre soli distributori controllerebbero il 75% dei film, mentre i primi quattro — il nuovo gruppo nato dalla fusione, Disney, Universal e Sony — arriverebbero all’86%.

Nel mercato dei film di maggiore incasso, invece, Paramount e Warner Bros supererebbero insieme il 30%, con una quota complessiva del 90% nelle mani dei primi quattro distributori. Il terzo fronte è quello della tv via cavo: Warner Bros è attualmente il secondo operatore e Paramount il terzo; insieme raggiungerebbero il 27% del mercato.

Antitrust · L’industria dell’intrattenimento

La fusione più grande nella storia di Hollywood finisce in tribunale

Dodici Stati a guida democratica, con in testa la California, hanno fatto causa per bloccare l’acquisizione di Warner Bros Discovery da parte di Paramount Skydance. Il Dipartimento di Giustizia aveva già approvato l’operazione a giugno.

Grafica di FocusAmerica 13 luglio 2026

La causa in due numeri
Paramount Skydance + Warner Bros Discovery

L’operazione
0mld $

contro

Stati in causa
0

L’acquisto di Warner Bros Discovery da parte di Paramount Skydance
I procuratori generali democratici che vogliono bloccare la fusione

Gli Stati hanno chiesto alle due società di non chiudere la fusione fino alla fine del processo: in caso contrario presenteranno un’istanza per un ordine restrittivo temporaneo.

L’accusa

Dopo la fusione, quattro gruppi controllerebbero quasi tutto il cinema americano


Le quote di mercato che, secondo la causa, il nuovo gruppo e gli altri grandi studios avrebbero a operazione conclusa.

I film distribuiti in tutte le sale del Paese
27%al nuovo gruppo

Le uscite cinematografiche su scala nazionale

27%


primi 3: 75%
0100%

Tre soli distributori controllerebbero il 75% di questi film; con Disney, Universal e Sony i primi quattro arriverebbero all’86%.

I blockbuster ad alto incasso previsto
>30%al nuovo gruppo

I grandi titoli da cui arriva la maggior parte degli incassi

>30%


0100%

Il 90% di questi film sarebbe nelle mani dei primi quattro distributori.

I canali della tv via cavo
27%al nuovo gruppo

La vendita dei canali di base agli operatori via cavo e satellitari

27%

0100%

La quota nascerebbe dall’unione del 2° operatore del mercato, Warner Bros, con il 3°, Paramount.

Nuovo gruppo Paramount–Warner Bros Disney, Universal e Sony Altri gruppi del settore

Le posizioni

Gli Stati temono i prezzi, Paramount si appella allo streaming


Le due tesi che il giudice federale dovrà mettere a confronto.

Chi vuole fermare la fusione

Prezzi più alti, qualità inferiore e meno contenuti per il cinema e la televisione

Rob Bonta, procuratore generale della California

Con gli Stati si sono schierati i sindacati degli sceneggiatori (per la presidente della WGA West è “una delle peggiori fusioni mai proposte”) e Cinema United, l’associazione delle sale cinematografiche.

La difesa di Paramount

Un concorrente più forte contro le piattaforme dominanti dello streaming e della tecnologia

Ciò che nascerebbe dalla fusione, secondo la società

Per Paramount la causa distorce il diritto antitrust e ritardare l’operazione danneggerebbe i lavoratori dell’intrattenimento: la sola California ha già perso decine di migliaia di posti nel settore.

Il quadro regolatorio

Washington ha detto sì, ma la partita resta aperta su tre fronti


A che punto è l’esame dell’operazione tra Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea.

Via libera
Dipartimento di Giustizia (Usa)
Ha approvato l’acquisizione a giugno.

Causa
12 Stati a guida democratica
Chiedono a un giudice federale di bloccare la fusione, con un possibile costo di centinaia di milioni di dollari per Paramount in caso di ritardi.

Indagine
Regno Unito
L’autorità per la concorrenza ha aperto un’indagine formale il mese scorso.

Verso l’ok
Unione Europea
I regolatori sembrano orientati a un via libera con condizioni: secondo Bloomberg, Paramount valuta la cessione di parte delle reti tv per bambini.

Gli Stati contro le grandi fusioni: i precedenti

Live Nation – Ticketmaster

Quest’anno una coalizione bipartisan di 33 Stati ha portato avanti con successo una causa antitrust contro il colosso dei biglietti.

Nexstar – Tegna

Un gruppo di Stati ha ottenuto da un giudice federale il blocco della fusione, nonostante l’ok del Dipartimento di Giustizia e della FCC.

La causa conferma il crescente attivismo dei procuratori generali statali contro i grandi gruppi industriali, per colmare quello che considerano un vuoto lasciato dalle autorità federali.

Fonte Elaborazione FocusAmerica sulla causa presentata dai procuratori generali di 12 Stati contro la fusione Paramount Skydance–Warner Bros Discovery, sulle dichiarazioni delle parti e su Bloomberg per le indiscrezioni relative all’esame europeo.

“La fusione illegale di questi due colossi dell’intrattenimento porterebbe a prezzi più alti, qualità inferiore e meno contenuti per il cinema e la televisione, danneggiando le sale, i distributori della tv via cavo e, in ultima analisi, il pubblico, su ogni divano e in ogni cinema degli Stati Uniti”, ha dichiarato il procuratore generale democratico della California, Rob Bonta.

L’iniziativa ha ricevuto il sostegno dei sindacati degli sceneggiatori, la Writers Guild of America West e la Writers Guild of America East. La presidente della WGAW, Michele Mulroney, ha definito l’operazione come “una delle peggiori fusioni mai proposte”, mentre per il presidente della WGAE, Tom Fontana, le conseguenze sulle industrie americane dell’intrattenimento e dell’informazione sarebbero “un disastro assoluto”.

Favorevole alla causa anche Cinema United, l’associazione delle sale cinematografiche, secondo cui un’ulteriore concentrazione degli studios produrrebbe effetti “significativi e duraturi” sui cinema locali di tutto il Paese.

Paramount: “La fusione rafforzerà la concorrenza”


Paramount ha respinto tutte le accuse, sostenendo che la causa “distorce i principi consolidati del diritto antitrust e si fonda su una rappresentazione errata della concorrenza nell’attuale industria dell’intrattenimento”. Secondo l’azienda, la fusione permetterebbe invece di creare “un concorrente più forte contro le piattaforme dominanti dello streaming e della tecnologia”, accusate di aver indebolito il mercato cinematografico e l’occupazione nel settore.

Un portavoce di Paramount ha inoltre affermato che ritardare l’operazione danneggerebbe ulteriormente i lavoratori dell’intrattenimento, dopo che la California ha già perso decine di migliaia di posti di lavoro nel comparto.

Il Dipartimento di Giustizia aveva già approvato l’acquisizione a giugno, ma l’operazione resta sotto esame anche all’estero. L’autorità britannica per la concorrenza ha aperto il mese scorso un’indagine formale, mentre i regolatori dell’Unione Europea sembrerebbero orientati verso un via libera subordinato ad alcune condizioni. Secondo Bloomberg, Paramount sarebbe disposta a cedere parte delle attività legate alle reti televisive per bambini pur di ottenere l’approvazione europea.

La causa presentata dai 12 Stati conferma, a ogni modo, il crescente attivismo dei procuratori generali statali contro i grandi gruppi industriali, nel tentativo di colmare quello che considerano un vuoto lasciato dalle autorità federali. Quest’anno una coalizione bipartisan di 33 Stati aveva già portato avanti con successo una causa antitrust contro Live Nation e Ticketmaster. Un altro gruppo di Stati ha invece ottenuto da un giudice federale il blocco della fusione tra Nexstar e Tegna, nonostante l’approvazione del Dipartimento di Giustizia e della Federal Communications Commission.

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Anche l'uomo ucciso dall'ICE in Maine non era l'obiettivo degli agenti


Joan Sebastian Guerrero, colombiano di 26 anni, è stato ucciso mentre usciva di casa in auto. Il capo della sicurezza interna prima ha parlato di un mandato a suo carico, poi si è corretto

Per la seconda volta in sei giorni un agente dell'ICE, l'agenzia federale americana che si occupa dei controlli sull'immigrazione e delle espulsioni, ha ucciso un uomo alla guida della sua auto che non era l'obiettivo dell'operazione in corso. Joan Sebastian Guerrero, un colombiano di 26 anni, è stato colpito lunedì 13 luglio verso le 7 del mattino (le 13 in Italia) a Biddeford, una città costiera di circa 22mila abitanti nel Maine, nel nord-est degli Stati Uniti. Il 7 luglio a Houston, in Texas, era stato ucciso in circostanze simili Lorenzo Salgado Araujo, un messicano di 52 anni.

Il dipartimento della sicurezza interna, il ministero da cui dipende l'ICE, ha diffuso la sua versione solo dodici ore dopo i fatti. Gli agenti stavano sorvegliando l'ultimo indirizzo conosciuto di un immigrato irregolare destinatario di un ordine definitivo di espulsione, un uomo è uscito dalla casa in auto e gli agenti hanno tentato di fermarlo. A quel punto, secondo il comunicato, "il veicolo ha tentato di fuggire" e un agente, "temendo per la sicurezza pubblica", ha aperto il fuoco. Il conducente è stato colpito ed è morto per le ferite. Il comunicato non spiega perché l'uomo rappresentasse un pericolo per la sicurezza pubblica. In una comunicazione separata inviata ad alcuni membri del Congresso il dipartimento ha usato parole più nette, sostenendo che il conducente aveva usato il veicolo come un'arma contro le forze dell'ordine.

La comunicazione ufficiale è stata contraddittoria. Il senatore del Maine Angus King, un indipendente, ha riferito che il segretario alla sicurezza interna Markwayne Mullin gli aveva detto in un primo momento che l'uomo ucciso era destinatario di un mandato d'arresto e di un ordine di espulsione. Poche ore dopo Mullin lo ha richiamato per correggersi: Guerrero non era l'obiettivo dell'operazione. Secondo la Maine Immigrants' Rights Coalition, un'organizzazione per i diritti degli immigrati in contatto con la famiglia, Guerrero aveva un permesso di lavoro e un numero di previdenza sociale, un dato che le autorità federali non hanno confermato. Faceva il fattorino, era sposato e aveva una figlia piccola. L'ambasciata della Colombia sta assistendo la famiglia e ha chiesto chiarimenti al dipartimento sulle circostanze della morte.

Nessun video completo dei fatti è finora emerso e nessuno degli agenti indossava una telecamera, nonostante l'amministrazione si fosse impegnata a estenderne l'uso. I testimoni avevano descritto un'auto bianca speronata dai veicoli degli agenti e il conducente estratto dall'abitacolo mentre perdeva sangue dalla testa. L'inchiesta è affidata all'ispettore generale del dipartimento, il suo organo di controllo interno, insieme all'FBI. Anche il procuratore generale del Maine ha aperto un'indagine. L'agente che ha sparato è stato sospeso in attesa dei risultati.

Il caso ricalca quello di Houston. Gli agenti cercavano altre due persone e avevano scambiato il furgone di Salgado Araujo per quello dell'obiettivo. Secondo la versione ufficiale l'uomo aveva tentato la fuga e usato il mezzo contro gli agenti, ma i familiari che viaggiavano con lui la smentiscono e anche in quel caso non c'erano telecamere in funzione. Il procuratore della contea di Harris ha emesso una ventina di mandati di comparizione per raccogliere prove e testimonianze, lamentando che il governo federale non condivide le prove con i suoi investigatori. Il Senato del Messico ha condannato la morte di 17 cittadini messicani legata all'azione delle autorità americane dell'immigrazione durante il secondo mandato del presidente, chiedendo indagini approfondite su ogni caso.

La governatrice del Maine, la democratica Janet Mills, ha scritto che la correzione di Mullin "rende questa tragedia ancora più inquietante e rivoltante" e che mette in luce "il modo sconsiderato e disordinato in cui vengono condotte le operazioni di controllo dell'immigrazione nel Maine e in tutto il paese". Centinaia di persone hanno manifestato per le strade di Biddeford, anche davanti agli uffici della senatrice repubblicana Susan Collins, che ha chiesto un'indagine "completa e imparziale". Per King la sparatoria è il risultato della quota di 2.000 arresti al giorno imposta agli agenti dalla Casa Bianca: "È un modo terribile di dare istruzioni alle forze dell'ordine", ha detto alla CNN.

Guerrero è l'undicesima persona uccisa dagli agenti federali dell'immigrazione dal ritorno del presidente alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, e la quinta colpita mentre era alla guida. Secondo un conteggio del New York Times, dall'anno scorso gli agenti federali hanno sparato contro più di 20 persone, in diversi casi con ricostruzioni ufficiali poi smentite dai video, mentre gli arresti giornalieri di immigrati sono raddoppiati nell'ultima settimana di giugno e continuano a crescere. Seth Stoughton, ex agente di polizia e professore di diritto all'Università della South Carolina, aveva spiegato a Mother Jones che da decenni le polizie americane addestrano gli agenti a non mettersi davanti a un veicolo in movimento e a non sparare ai conducenti, perché colpire chi guida non ferma l'auto: la trasforma "da missile guidato in missile senza guida".

Mullin è arrivato alla guida del dipartimento quest'anno, dopo la rimozione di Kristi Noem, criticata per la gestione delle operazioni in Minnesota, dove a gennaio gli agenti federali hanno ucciso due cittadini americani, Renee Good e Alex Pretti. Le loro morti, riprese in video e diffuse sui social, avevano innescato grandi proteste a Minneapolis e contribuito a rendere impopolare la politica anti-immigrazione del presidente. Anche nel Maine un'operazione su larga scala era iniziata a gennaio con centinaia di arresti: si chiamava "Operation Catch of the Day", un riferimento all'industria della pesca dello Stato, e da allora i residenti di Biddeford riferiscono una presenza frequente degli agenti nella zona.


Ucciso da un agente dell'ICE a Houston, ma non era lui l'obiettivo dell'operazione


Un agente dell'immigrazione statunitense ha ucciso a Houston un uomo che non era l'obiettivo dell'operazione. Lorenzo Salgado Araujo, cittadino messicano di 52 anni che viveva da 35 anni negli Stati Uniti, è stato colpito all'addome durante un fermo stradale, martedì mattina, ed è morto poche ore dopo in ospedale. Gli agenti stavano cercando in realtà altri 2 uomini, uno dei quali guatemalteco, che ritenevano viaggiassero a bordo di un furgone bianco.

Al volante del mezzo c'era però Araujo, che era diretto al lavoro insieme ad altri tre operai, mentre i due ricercati non erano a bordo. La circostanza è stata confermata da una portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, citata dal New York Times. Secondo la ricostruzione ufficiale del Dipartimento, alcune settimane prima gli agenti avevano sorvegliato un indirizzo collegato a uno dei ricercati, notando due furgoni bianchi. Tornati sul posto martedì, avrebbero individuato "un furgone bianco con una persona che somigliava all'obiettivo" e avviato il fermo. Nessuno degli agenti indossava una body camera in quel momento.

Le autorità sostengono ora che Araujo abbia usato il veicolo come un'arma, tentando di investire un agente, che avrebbe quindi sparato per legittima difesa. Al momento, tuttavia, non sono stati resi pubblici video o altri elementi indipendenti in grado di confermare questa versione. Araujo lascia 3 figli, tutti cittadini statunitensi in quanto nati su territorio americano.

Stati Uniti · Immigrazione
Gli agenti cercavano altri due uomini. A Houston l’ICE ha ucciso la persona sbagliata

Lorenzo Salgado Araujo, 52 anni, è stato colpito all’addome durante un fermo stradale mentre andava al lavoro con la sua squadra di operai. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha confermato che non era l’obiettivo dell’operazione. Nessuno degli agenti indossava una body camera.

Grafica di FocusAmerica 11 luglio 2026

Il caso in quattro numeri

0
Anni al momento della morte

0
Anni vissuti negli Stati Uniti

0
Figli, tutti cittadini americani

0
Body camera sugli agenti

Gli agenti stavano cercando due uomini che ritenevano a bordo di un furgone bianco. Una portavoce del Dipartimento ha confermato al New York Times che nessuno dei due era sul mezzo guidato da Araujo.

Le due versioni
Le autorità parlano di legittima difesa, i testimoni la smentiscono

La ricostruzione del Dipartimento per la Sicurezza Interna a confronto con quella dei tre operai che viaggiavano con Araujo.

La versione delle autorità
Dipartimento per la Sicurezza Interna
Settimane prima, durante la sorveglianza di un indirizzo collegato a uno dei ricercati, gli agenti notano due furgoni bianchi.
Martedì mattina individuano «un furgone bianco con una persona che somigliava all’obiettivo» e avviano il fermo.
Araujo avrebbe usato il veicolo come un’arma, tentando di investire un agente, che avrebbe sparato per legittima difesa.
Nessun video o elemento indipendente è stato reso pubblico a sostegno di questa ricostruzione.

La versione dei testimoni
I tre passeggeri, tramite l’avvocato Hugo Balderas Ibarra
Verso le 6.30 il gruppo è diretto a un cantiere edile, dopo una sosta per comprare ghiaccio e acqua.
Quando si accorge di essere seguito da un veicolo senza contrassegni, Araujo cerca di allontanarsi; l’auto degli agenti gli taglia la strada e sperona il furgone che procede a passo d’uomo.
Un agente scende e apre il fuoco dal lato del passeggero, colpendo Araujo in maniera letale.
«Non c’è mai stato un agente davanti al veicolo, né alcun agente si è mai trovato in pericolo»

Ciò che manca per stabilire la verità

0
Body camera indossate dagli agenti

0
Telecamere installate sui veicoli

0
Video diffusi dalle autorità federali

L’assenza di body camera e dashcam è stata confermata alla deputata Sylvia Garcia dal direttore facente funzione dell’ICE, David Venturella.

Le indagini
Tre inchieste aperte, con tre prospettive diverse

Sul caso lavorano due autorità federali e la procura locale, che teme di non ricevere le prove chiave.

1
Ispettorato generale del Dipartimento per la Sicurezza InternaFederale

Guida l’indagine interna sull’operazione e sulla condotta degli agenti coinvolti.

2
FBI, ufficio di HoustonFederale

Indaga sull’episodio, ma al momento lo tratta come un’aggressione ai danni di un agente federale.

3
Procura della contea di HarrisLocale

Il procuratore Sean Teare ha aperto un’indagine autonoma, ma teme che le autorità federali non condividano le prove raccolte.

Il precedente pesa: a Minneapolis i funzionari federali avevano parlato di legittima difesa per le uccisioni di Alex Pretti e Renee Good, due cittadini statunitensi che protestavano contro le operazioni dell’ICE. Testimoni e video hanno poi smentito quella ricostruzione.

Il contesto
La campagna di espulsioni in quattro cifre

Il caso di Houston si inserisce nella stretta sull’immigrazione voluta dall’Amministrazione Trump dal gennaio 2025.

0
Arresti al giorno: l’obiettivo fissato per l’ICE dalla Casa Bianca
Amministrazione Trump

0+
Persone contro cui gli agenti hanno aperto il fuoco da settembre 2025, quasi tutte a bordo del proprio veicolo
Ricostruzioni di stampa

0
Persone uccise da agenti dell’immigrazione dal ritorno di Trump alla Casa Bianca
Conteggio del Guardian (dato minimo)

0
Morti nei centri di detenzione federali del Texas nello stesso periodo
Analisi del Texas Tribune (dato minimo)

La reazione del Messico
Città del Messico passa alle vie legali

La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato iniziative che vanno oltre le consuete note diplomatiche.

Le mosse annunciate

Il Ministero degli Esteri presenterà denunce alla procura e al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e avvierà azioni legali contro le società che gestiscono i centri di detenzione, ritenute responsabili delle condizioni in cui sono morti 14 cittadini messicani.

«Non possiamo permettere più questi maltrattamenti»

Claudia Sheinbaum, presidente del Messico

Fonte: New York Times, Washington Post, The Guardian, Texas Tribune; dichiarazioni del Dipartimento per la Sicurezza Interna e dell’avvocato dei testimoni.
Nota: Ricostruzioni aggiornate all’11 luglio 2026. Le due versioni dei fatti restano al vaglio delle indagini in corso.

I testimoni: "Nessun agente era in pericolo"


I 3 uomini che viaggiavano con Araujo hanno fornito una ricostruzione diversa da quella riportata dalle autorità. Attraverso il loro avvocato, Hugo Balderas Ibarra, hanno raccontato che il gruppo era diretto a un cantiere edile dopo essersi fermato, intorno alle 6.30 del mattino ora locale, per acquistare ghiaccio e acqua. Quando si sarebbe accorto di essere seguito da un veicolo senza contrassegni, Araujo avrebbe cercato di allontanarsi.

Secondo il racconto riferito dall'avvocato al Washington Post, l'auto degli agenti avrebbe tagliato la strada al furgone e lo avrebbe speronato mentre questo procedeva a passo d'uomo. Un agente sarebbe quindi sceso dal veicolo e avrebbe aperto il fuoco dal lato del passeggero, colpendo Araujo in maniera letale. In una dichiarazione scritta a mano, uno dei passeggeri ha definito falsa la versione fornita dalle autorità.

"Non c'è mai stato un agente davanti al veicolo, né alcun agente si è mai trovato in pericolo", ha dichiarato Balderas Ibarra. "Questa ricostruzione è semplicemente falsa e sono convinto che i miei assistiti stiano dicendo la verità". Tra i passeggeri c'era anche Victor Hugo Salgado Araujo, fratello minore della vittima, successivamente trasferito in un centro di detenzione per migranti a Conroe, in Texas.

Sul caso ora indagano sia l'ispettorato generale del Dipartimento per la Sicurezza Interna che l'ufficio dell'FBI di Houston, che al momento tratta però l'episodio come un'aggressione ai danni di un agente federale. Anche il procuratore della contea di Harris, Sean Teare, ha aperto un'indagine, pur temendo che il lavoro degli investigatori locali possa essere ostacolato dalla mancata condivisione delle prove da parte delle autorità federali.

La deputata democratica Sylvia Garcia ha riferito che il direttore facente funzione dell'ICE, David Venturella, le ha confermato l'assenza sia delle body camera sia delle telecamere installate sui veicoli. Venturella avrebbe inoltre ammesso che né Araujo né suo fratello erano gli obiettivi dell'operazione. "Non sono pronta a dire che sia tutto falso, ma le cose sembrano andare in quella direzione", ha dichiarato Garcia.

Le altre sparatorie e la reazione del Messico


Il caso si inserisce nella campagna di espulsioni di migranti intensificata dall'Amministrazione Trump a partire dal ritorno dell'attuale presidente alla Casa Bianca, che ha fissato per l'ICE l'obiettivo di 2.000 arresti al giorno. Da settembre 2025 gli agenti dell'immigrazione hanno aperto il fuoco contro più di 20 persone, quasi tutte mentre si trovavano all'interno dei propri veicoli, provocando in alcuni casi la loro morte.

Il Guardian ha contato almeno 10 persone uccise da agenti dell'immigrazione dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, nel gennaio 2025. Il Texas Tribune riporta almeno 14 morti nei centri federali di detenzione del Texas nello stesso periodo.

In diversi episodi simili a questo, i filmati emersi successivamente hanno contraddetto le prime ricostruzioni delle autorità. È accaduto anche a Minneapolis, dove due cittadini statunitensi, Alex Pretti e Renee Good, sono stati uccisi mentre protestavano contro le operazioni dell'ICE. I funzionari federali avevano parlato inizialmente di legittima difesa e l'allora responsabile del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Kristi Noem, aveva definito Pretti come un "terrorista interno", sostenendo che avesse impugnato un'arma. Testimoni e registrazioni video hanno in seguito smentito questa ricostruzione.

Anche il governo messicano ha reagito duramente alla morte di Araujo. La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato iniziative che andranno oltre le consuete note diplomatiche: il Ministero degli Esteri presenterà denunce alla procura e al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e intende avviare azioni legali contro le società che gestiscono i centri di detenzione, considerate responsabili delle condizioni in cui sono morti 14 cittadini messicani. "Non possiamo permettere più questi maltrattamenti", ha dichiarato Sheinbaum.


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Il Senato rilancia le sanzioni alla Russia nel nome di Lindsey Graham


Dopo la morte improvvisa del senatore repubblicano, democratici e repubblicani vogliono approvare il pacchetto che Graham aveva negoziato fino alle ultime ore della sua vita.

La morte improvvisa di Lindsey Graham ha restituito al Senato americano qualcosa che a Washington è diventato sempre più raro: un fronte bipartisan unito dietro una proposta di legge. Democratici e repubblicani vogliono ora approvare il nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, al quale il senatore della South Carolina aveva lavorato fino alle ultime ore di vita: il testo del progetto di legge può già contare sulla firma di 85 senatori su cento.

Il leader della maggioranza repubblicana John Thune ha affermato che l’approvazione della legge rappresenterebbe “un grande tributo all’eredità di Lindsey”. Il leader della minoranza democratica Chuck Schumer lo ha esortato a portarla immediatamente in aula: “Passerà con una maggioranza schiacciante e aiuterà i nostri alleati in Ucraina”.

Senato USA · Dopo Graham

L’ultima legge di Lindsey Graham unisce il Senato sulle sanzioni alla Russia

Il senatore della South Carolina ha lavorato al pacchetto fino alle ultime ore di vita. Ora democratici e repubblicani vogliono approvarlo subito, come tributo alla sua eredità.

Grafica di FocusAmerica 14 luglio 2026

Le firme sulla proposta di legge
0su 100

Senatori che hanno firmato il pacchetto di sanzioni contro la Russia scritto da Graham con il democratico Richard Blumenthal

85 firmatari 15 non firmatari

Per il leader repubblicano John Thune l’approvazione sarebbe “un grande tributo all’eredità di Lindsey”. Il democratico Chuck Schumer chiede di portarla subito in aula.

Il compromesso con la Casa Bianca

L’accordo con Trump ha ristretto il raggio delle sanzioni


Per mesi il presidente aveva chiesto ai repubblicani di attendere. La svolta è arrivata la scorsa settimana ad Ankara, nell’incontro tra i senatori e il Segretario al Tesoro Scott Bessent.

Versione originaria
500%

Dazio su tutte le merci importate negli Stati Uniti da qualunque Paese che continui ad acquistare petrolio, gas, uranio o altri prodotti energetici russi.

Versione concordata
5Paesi

Sanzioni concentrate sui Paesi accusati di aggirare le restrizioni comprando energia russa a prezzi scontati, anche per rivenderla.

I dettagli del nuovo testo non sono ancora pubblici: non si sa quali siano i cinque Paesi, se l’aliquota del 500% resti invariata e quanta discrezionalità avrà Trump nell’applicazione delle misure.

La cronologia

Dall’accordo di Ankara al giuramento della sorella


Una settimana che ha cambiato il destino della legge e del seggio della South Carolina. Tocca le tappe per i dettagli.

La scorsa settimana L’incontro di Ankara sblocca la legge+

Graham e altri senatori incontrano in Turchia il Segretario al Tesoro Scott Bessent e superano le obiezioni della Casa Bianca, che voleva tempo per la propria campagna di pressione su Putin.

Venerdì 10 luglio L’annuncio dell’accordo con l’amministrazione+

Graham, Blumenthal e i senatori Jeanne Shaheen e Roger Wicker annunciano l’intesa con l’amministrazione Trump per far avanzare la versione aggiornata della legge.

Sabato 11 luglio L’ultima telefonata a Trump, poi la morte+

Poche ore prima di morire, Graham aggiorna telefonicamente il presidente sui progressi. A Blumenthal, nell’ultima conversazione, aveva detto: “Questo è un grandissimo risultato”.

Lunedì 13 luglio Trump indica la sorella, McMaster la nomina+

Su indicazione del presidente, il governatore della South Carolina Henry McMaster nomina Darline Graham Nordone per completare il mandato del fratello.

Martedì 14 luglio Il giuramento previsto in Senato+

Nordone entra in carica fino a gennaio 2027. Intanto diversi repubblicani si preparano alla corsa del 2026 per un mandato pieno di sei anni.

Cosa succede ora

Il seggio, la commissione e il destino della legge


Le partite aperte dopo la scomparsa del senatore.

Il seggio
Darline Graham Nordone

La sorella del senatore ne completa il mandato fino a gennaio 2027.

La Commissione Bilancio
Ron Johnson

Il senatore del Wisconsin dovrebbe assumerne la guida, finora tenuta da Graham.

Alla Camera
Via libera già ottenuto

La versione originaria del provvedimento era già stata approvata dai deputati.

Il nome della legge
“Lindsey Graham Sanctions Act”

La proposta del deputato Joe Wilson per intitolare il provvedimento al senatore scomparso.

Fonte Dichiarazioni dei senatori e atti del Congresso degli Stati Uniti; ricostruzioni di Axios e The Hill, luglio 2026.

Per il senatore democratico Cory Booker, votare insieme il provvedimento sarebbe il modo migliore per rendere omaggio a una battaglia alla quale Graham “stava letteralmente dedicando i suoi ultimi respiri”.

La sorella nominata al suo posto


La successione si è messa in moto rapidamente. Il governatore della South Carolina Henry McMaster, su indicazione del presidente Donald Trump, ha nominato Darline Graham Nordone, sorella del senatore, per completarne il mandato fino a gennaio 2027. Il giuramento è previsto martedì pomeriggio.

Il senatore repubblicano Ron Johnson dovrebbe invece assumere la guida della Commissione Bilancio, presieduta finora proprio da Graham. Nel frattempo, diversi esponenti repubblicani si preparano a concorrere alle elezioni del 2026 in South Carolina per conquistare un mandato pieno di sei anni.

L’accordo raggiunto prima della morte


Il Senato era già andato più volte vicino ad approvare la proposta di legge, firmata da Graham insieme al democratico Richard Blumenthal. In ogni occasione, però, Trump aveva chiesto ai repubblicani di attendere, per lasciare alla sua Amministrazione il tempo di condurre una propria campagna di pressione sul presidente russo Vladimir Putin.

La svolta è arrivata solo la scorsa settimana, quando Graham e altri senatori hanno incontrato ad Ankara, in Turchia, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, superando così le obiezioni della Casa Bianca. “Siamo orgogliosi di annunciare di aver raggiunto un accordo con l’amministrazione Trump per far avanzare la versione aggiornata della nostra legge sulle sanzioni alla Russia”, hanno dichiarato venerdì Graham, Blumenthal e i senatori Jeanne Shaheen e Roger Wicker.

Sabato sera, poche ore prima di morire, Graham aveva aggiornato telefonicamente Trump sui progressi compiuti. L’accordo con la Casa Bianca ha ridotto la portata del provvedimento rispetto alla versione originaria, che prevedeva un dazio del 500% su tutte le merci importate negli Stati Uniti da qualunque Paese continuasse ad acquistare petrolio, gas, uranio o altri prodotti energetici russi.

Il nuovo testo dovrebbe invece concentrare le sanzioni su cinque Paesi accusati di aggirare le restrizioni comprando energia russa a prezzi scontati, anche per rivenderla. I dettagli, tuttavia, non sono ancora stati pubblicati: non è chiaro quali siano i cinque Paesi interessati, se l’aliquota del 500% sia rimasta invariata e quanta discrezionalità sarà riconosciuta a Trump nell’applicazione delle misure.

L’ultima telefonata e il tributo del Congresso


Lunedì il Senato ha continuato a fare i conti con la scomparsa inattesa di Graham. Thune ha trattenuto a stento le lacrime durante il suo intervento in aula. “Non ci sono parole per descrivere il suo impatto sulla politica estera e interna degli Stati Uniti”, ha dichiarato Wicker.

Blumenthal ha ricordato l’ultima lunga conversazione avuta con Graham durante il fine settimana: “Esultava per l’accordo raggiunto sulla nostra legge sulle sanzioni alla Russia e mi ha detto: “Questo è un grandissimo risultato”.

La versione originaria del provvedimento aveva già ottenuto il via libera della Camera. Il deputato repubblicano Joe Wilson ha proposto ora di intitolare la legge al senatore scomparso: “Sarebbe molto appropriato chiamarla ‘Lindsey Graham Sanctions Act’. Il modo per fermare Putin è mandare in bancarotta gli oligarchi russi”.

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Trump terrà giovedì un discorso alla nazione sulle elezioni del 2020


Il presidente parlerà in prima serata di intelligence declassificata sul voto del 2020 e di presunte falle delle macchine elettorali. Per gli esperti prepara la contestazione del voto di novembre

Donald Trump terrà giovedì un discorso televisivo alla nazione alle 21, ora della costa est degli Stati Uniti (le 3 del mattino di venerdì in Italia). Il presidente lo ha scritto lunedì sul suo social network Truth Social senza indicare l'argomento, ma un funzionario dell'amministrazione ha detto a Reuters che il discorso riguarderà l'intelligence appena declassificata sulle indagini relative alle elezioni americane e quelle che la Casa Bianca considera falle delle macchine per il voto, in grado in teoria di permettere intrusioni informatiche straniere. La notizia era stata anticipata dall'emittente televisiva MS Now.

Il riferimento è al voto del 2020, che Trump sostiene da anni di aver perso per colpa di brogli di massa a favore di Joe Biden. Nessuna prova è mai emersa: tribunali, ricontrolli delle schede e il Dipartimento di Giustizia del suo primo mandato non hanno trovato frodi, mentre l'agenzia federale per la sicurezza informatica definì quel voto "il più sicuro della storia americana".

Un consigliere del presidente ha descritto ad Axios il discorso come un "potpourri" che comprenderà le elezioni, un aggiornamento sull'Iran e qualsiasi altro tema Trump ritenga importante. Finora Trump ha tenuto pochi interventi in prima serata dalla Casa Bianca e vuole farne di più, ha spiegato il consigliere, perché questi discorsi "danno un senso di importanza" a quello che dice. Il presidente vuole anche rilanciare il SAVE America Act, una legge ferma al Congresso che introdurrebbe requisiti rigidi di identificazione per votare. Per fare pressione aveva detto al Congresso che non avrebbe firmato la legge bipartisan sulla casa se prima non fosse passata la sua stretta sul voto: il testo è entrato in vigore nei giorni scorsi senza la firma presidenziale.

L'annuncio è arrivato poche ore dopo che Trump aveva detto che avrebbe reimposto il blocco navale contro l'Iran, insieme a un pedaggio del 20% su tutte le navi in transito nello Stretto di Hormuz. La situazione con Teheran "cambia di minuto in minuto, ma è una cosa che vuole affrontare", ha detto il consigliere ad Axios. L'ultimo grande discorso televisivo del presidente risale al primo aprile, quando difese per la prima volta in modo completo la guerra contro l'Iran, iniziata più di un mese prima con la campagna militare condotta insieme a Israele. Il conflitto ha fatto salire il prezzo del petrolio e scendere i consensi di Trump.

Da oltre un anno l'amministrazione cerca di aumentare la supervisione federale sull'organizzazione delle elezioni e di cambiare il modo in cui gli americani votano, un tentativo che secondo gli esperti legali toglierebbe potere agli stati in violazione della Costituzione. Con il controllo repubblicano del Congresso in gioco alle elezioni di metà mandato di novembre, democratici ed esperti di sicurezza elettorale temono che l'amministrazione voglia interferire. Presentando il 2020 come illegittimo, dicono diversi esperti, Trump prepara il terreno per contestare eventuali sconfitte repubblicane e per indebolire i democratici se riconquisteranno il Congresso.

Un'analisi forense consegnata l'anno scorso da Mojave Research, una società esterna ingaggiata da Tulsi Gabbard quando era direttrice dell'intelligence nazionale, la carica che coordina le agenzie di spionaggio americane, ha trovato difetti in alcune macchine per il voto sequestrate a Porto Rico, ma nessuna prova di manomissioni. Secondo Reuters, prima di lasciare l'incarico a giugno Gabbard ha prodotto anche un rapporto che descrive vulnerabilità significative delle macchine e propone rimedi come l'aggiornamento del software: la Casa Bianca ne ha però rinviato la pubblicazione. Al suo posto Trump ha nominato ad interim Bill Pulte, il direttore dell'agenzia federale che regola i mutui, e lo ha autorizzato a declassificare i documenti legati al voto del 2020.

La Casa Bianca ha anche creato di recente una task force per riesaminare alcuni aspetti dell'elezione del 2020, a cui lavora il giornalista John Solomon, ex collaboratore di Fox News. Solomon ha chiesto accesso ai file di un'analisi che dissentiva dalla valutazione diffusa nel 2021 dall'intelligence americana, secondo cui nessun attore straniero aveva tentato o era riuscito ad alterare "alcun aspetto tecnico" del voto del 2020. Quel documento, preparato dal National Intelligence Council, il principale organo di analisi dell'intelligence, insieme a CIA, FBI, NSA e altre agenzie, concludeva che il presidente russo Vladimir Putin aveva autorizzato operazioni di influenza per favorire Trump e per minare la fiducia nel processo elettorale, che la Cina aveva preso in considerazione un intervento senza poi attuarlo e che l'Iran aveva condotto una campagna di influenza contro la candidatura di Trump.

I funzionari elettorali si dicono fiduciosi che le macchine siano adeguatamente sicure e ricordano che non è mai emersa alcuna prova di intrusioni straniere che abbiano cambiato i risultati delle elezioni passate.


La legge sulla casa entra in vigore senza la firma di Trump


Una delle leggi più importanti degli ultimi decenni sulla casa è entrata in vigore negli Stati Uniti senza la firma del presidente Donald Trump. Il 21st Century Road to Housing Act, il provvedimento bipartisan pensato per rendere le abitazioni più accessibili, è diventato legge sabato 11 luglio dopo che il presidente si è rifiutato di firmarlo per protesta.

Trump aveva dieci giorni di tempo per firmare il testo, opporre il veto o lasciarlo entrare in vigore senza il suo nome. La Costituzione americana prevede che una legge approvata dal Congresso diventi effettiva anche senza la firma del presidente, se questi non la respinge entro dieci giorni. Il termine scadeva alle 23:59 di venerdì sulla costa orientale (le 5:59 del mattino di sabato in Italia) e allo scadere il provvedimento è diventato legge in automatico.

"Non firmerò la legge sulla casa, che è stata approvata dal Congresso e inviata alla Casa Bianca, per protesta contro il fatto che il Senato degli Stati Uniti non è capace di approvare il SAVE America Act", ha scritto il presidente sul suo social Truth Social venerdì. Il SAVE America Act è una proposta di legge che imporrebbe la prova di cittadinanza per iscriversi alle liste elettorali e un documento con foto per votare. Il testo è fermo al Senato, dove non ha i sessanta voti necessari ad avanzare. Da mesi il presidente insiste per una stretta sulle regole del voto, un obiettivo che persegue anche per altre strade.

Nelle settimane precedenti Trump aveva più volte sminuito il provvedimento. Lo aveva definito "un grande sbadiglio" e di "minore importanza" rispetto alla legge elettorale. Il 24 giugno, poche ore prima di una cerimonia di firma già organizzata al Congresso, aveva annunciato a sorpresa che non avrebbe approvato la legge sulla casa finché i parlamentari non avessero prima approvato quella sul voto.

Il rifiuto mette in imbarazzo lo stesso partito del presidente in un anno di elezioni di metà mandato. La legge era passata con un sostegno larghissimo di entrambi gli schieramenti, 85 voti a 5 al Senato e 358 a 32 alla Camera. Rappresenta una delle poche vittorie legislative su cui i repubblicani contavano prima del voto di novembre. Invece di rivendicarla, si sono ritrovati a rincorrere le mosse del presidente.

"Le sue priorità non potrebbero essere più chiare: costi più alti per le famiglie e più potere per sé", ha scritto su X il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer. Il presidente della Camera, il repubblicano Mike Johnson, aveva provato a spingere Trump alla firma, ricordando ai giornalisti che la legge sarebbe comunque entrata in vigore e che l'avrebbero festeggiata lo stesso.

La legge affronta il problema soprattutto dal lato dell'offerta, cioè aumentando il numero di case disponibili. Raccoglie 47 proposte diverse, presentate sia dai repubblicani sia dai democratici. Questo spiega perché ha ottenuto un consenso così ampio. Tra le misure ci sono incentivi alle case prefabbricate, costruite in fabbrica e più economiche di quelle tirate su sul posto, la trasformazione di uffici in appartamenti e fondi federali in più ai comuni che costruiscono di più.

Per le case prefabbricate la legge elimina l'obbligo di avere un telaio d'acciaio permanente, quello che le rende trasportabili. Secondo gli esperti di politiche abitative il cambiamento può far risparmiare tra i 5.000 e i 10.000 dollari a casa e rendere più facili progetti più elaborati, come un secondo piano.

Per la prima volta il provvedimento limita anche il ruolo di Wall Street nel mercato immobiliare. Vieta ai grandi investitori che possiedono almeno 350 case unifamiliari di comprarne altre. L'obiettivo è rendere il mercato più accessibile alle famiglie, che spesso non riescono a competere con chi può pagare l'intera casa in contanti. La norma però non obbliga chi già supera quella soglia a vendere nulla. A livello nazionale, del resto, questi grandi investitori possiedono soltanto il 3% circa del mercato degli affitti unifamiliari, anche se in alcune città e quartieri la loro presenza è molto maggiore.

Le decisioni che contano di più sul mercato immobiliare si prendono nei governi locali o negli uffici dei costruttori, non a Washington. Le regole urbanistiche locali, che possono rallentare o bloccare le nuove costruzioni, restano intatte, perché a fissarle sono i comuni. Anche i tassi sui mutui, altro fattore decisivo, non dipendono dal Congresso: quello per un mutuo a trent'anni si aggira oggi intorno al 6,5%, molto più alto rispetto agli anni della pandemia.

A tenere ferme le case sul mercato contribuisce anche un altro meccanismo. Milioni di proprietari che avevano bloccato mutui a tassi bassissimi prima del 2022 non vogliono vendere, perché farlo significherebbe accendere un mutuo molto più caro. Nemmeno questo nodo viene toccato dalla legge.

L'Urban Institute, un centro studi di Washington, ha contato 35 tra programmi, regolamenti e studi che il Dipartimento per l'edilizia e lo sviluppo urbano, il ministero americano competente sulla casa, dovrà mettere in pratica, proprio mentre è a corto di personale dopo i tagli decisi dall'amministrazione Trump. "È una legge che cambia regole e regolamenti. Sbloccherà fondi, ma gran parte delle sue norme valgono quanto la loro attuazione", ha detto alla CNN Shaun Donovan, ex segretario del dipartimento sotto Barack Obama.

A giugno il prezzo mediano di una casa già esistente ha toccato i 440.600 dollari, il valore più alto da quando esistono questi dati, nel 1999. Una famiglia con un reddito di 75.000 dollari l'anno può oggi permettersi meno di un quarto delle case in vendita. Gli economisti della Casa Bianca hanno stimato all'inizio dell'anno una carenza di 10 milioni di abitazioni. Il nuovo provvedimento potrebbe colmarne solo una parte. Chi lo sostiene lo presenta comunque come un primo passo, il più ampio tentativo federale da decenni per rendere la casa più accessibile agli americani.


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Come espandere la memoria dello smartphone con l'SSD Lexar SL500


Lo spazio sullo smartphone non basta più? Con l'SSD portatile Lexar SL500 puoi espandere rapidamente la memoria disponibile, trasferire file ad alta velocità e gestire foto, video e documenti senza dipendere dal cloud o eliminare contenuti importanti
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Oggi la creatività si muove insieme a chi la vive, e poterla portare in ogni luogo senza limiti è diventato fondamentale per chi lavora con immagini e video. Lo smartphone accompagna ogni creazione, pronto a trasformare idee ed emozioni in progetti multimediali, ovunque ci si trovi. Uno strumento così prezioso, seppur limitato da un dettaglio molte volte trascurato come lo spazio disponibile. La memoria interna si esaurisce in fretta e i modelli più capienti hanno costi elevati difficili da giustificare.

Navigazione mobile: il 50% degli italiani è stanco di pop-up e pubblicità invasive
Un’indagine Accessiway-YouGov rivela che per il 50% degli italiani pop-up, cookie e pubblicità invasive rappresentano il principale ostacolo nella navigazione da smartphone, evidenziando le sfide ancora aperte per l’accessibilità digitale e l’esperienza utente
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Per fotografi, videomaker e appassionati questo significa trasferimenti continui o compromessi sulla qualità, proprio quando la libertà creativa dovrebbe essere totale. Anche gli SSD esterni tradizionali spesso non sono la giusta risposta perché possono limitare la mobilità, con cavi e unità pendenti che finiscono per occupare una mano o una tasca, rendendo meno pratico lavorare in movimento.

Prestazioni elevate e mobilità senza compromessi per foto e video


In questo scenario nasce l’SSD portatile Lexar SL500, pensato per accompagnare i creator in ogni attività. Sottile, elegante e magnetico, si aggancia allo smartphone offrendo alte prestazioni e la possibilità di lavorare sui file in tempo reale, anche durante le registrazioni. Con la connettività USB 3.2 Gen 2×2, SL500 raggiunge velocità fino a 2.000 MB/s in lettura e 1.800 MB/s in scrittura, gestendo senza fatica video in alta risoluzione, progetti fotografici complessi e contenuti di grandi dimensioni.

Supporta la registrazione con il codec professionale Apple ProRes fino a 4K 60 FPS, disponibile a partire dall’iPhone 15 Pro, ed è compatibile con smartphone Android, PC, Mac, fotocamere e tutti i dispositivi dotati di porta USB-C. La protezione dei dati è garantita dalla crittografia Lexar DataShield AES a 256 bit, per sicurezza totale. L’archiviazione, per Lexar, non è solo un elemento fisico, ma un ecosistema completo pensato per rispondere alle esigenze di ogni utente.

In questa visione a 360 gradi si inserisce l’app Lexar, disponibile gratuitamente su App Store e Google Play, che permette il backup automatico di foto (incluse le Apple Live Photo) e video, estendendo e preservando in modo semplice la capacità di archiviazione dello smartphone.

vivo X Fold6 in Italia nel 2026: il pieghevole con fotocamera premium
vivo X Fold6 si prepara a entrare nella scena degli smartphone pieghevoli premium: il nuovo modello vivo punta su fotografia avanzata, design raffinato e tecnologie di nuova generazione. L’arrivo in Italia nel 2026 potrebbe segnare una nuova fase per il mercato foldable
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Prezzo e disponibilità

Disponibile in 1TB, 2TB e 4TB, Lexar SL500 con kit magnetico è acquistabile su lexar.nital.it al prezzo di partenza di 229 euro.

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Questo SSD portatile è stato progettato specificamente per le esigenze moderne: grazie al suo esclusivo aggancio magnetico, si fissa perfettamente sul retro dei dispositivi compatibili, trasformandosi in un'estensione invisibile e sicura del telefono.

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Navigazione mobile: pop-up e pubblicità invasive sono il principale ostacolo per il 50% degli italiani


Dall'home banking agli acquisti online, dalla prenotazione di visite mediche ai servizi della Pubblica Amministrazione, oggi una quota sempre crescente di attività quotidiane viene svolta direttamente dal cellulare. Eppure, nonostante l'entrata in vigore dell'European Accessibility Act (EAA) il 28 giugno 2025 abbia rappresentato un passaggio fondamentale verso un digitale più inclusivo, persistono ancora numerose barriere che complicano l'esperienza degli utenti, lasciando emarginate persone con difficoltà visive, motorie e cognitive. A evidenziarlo è una ricerca condotta da YouGov per Accessiway.

Pubblicità invasive, cookie e pop-up sono gli ostacoli più segnalati


Secondo l'indagine, il principale ostacolo riscontrato nell'utilizzo dello smartphone è rappresentato da pubblicità invasive, richieste di consenso ai cookie e pop-up difficili da chiudere, indicati dal 50% degli intervistati. Seguono poi i contenuti che si caricano troppo lentamente (27%) e le procedure di inserimento dati considerate eccessivamente complesse, come la compilazione di moduli, la gestione delle password o l'inserimento di informazioni personali (23%).

eBay: boom del collezionismo tra calcio e pop culture
Il collezionismo sta vivendo una nuova evoluzione. Su eBay prende sempre più piede la “beyond-the-game economy”, un fenomeno che unisce calcio, pop culture, trading card, memorabilia e oggetti da collezione, trasformando la passione dei fan in un mercato sempre più dinamico e globale
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Per rendersi conto del numero di persone che ogni giorno navigano online tramite smartphone, per svolgere le più comuni ricerche in rete, è utile consultare i dati dell’ultimo report Audiweb, secondo cui gli utenti mensili che hanno navigato in media da mobile e computer nel 2025 sono stati 44,1 milioni, 40,5 milioni dei quali da mobile (il 95% della popolazione di 18-74 anni, +0,7% rispetto al 2024).

"La ricerca condotta insieme a YouGov evidenzia chiaramente la necessità di continuare a investire nella progettazione di servizi digitali realmente semplici, intuitivi e inclusivi. Quando un sito web o un'app risultano complessi da utilizzare, il rischio è quello di generare forme di esclusione digitale che colpiscono soprattutto le persone più vulnerabili, come gli anziani, le persone con disabilità e chi possiede competenze digitali limitate. Tuttavia, l'accessibilità non riguarda solo queste categorie ma rappresenta un elemento determinante per la qualità dell'esperienza digitale di tutti gli utenti." haaffermato Edoardo Arnello di Accessiway.


Uno scenario condiviso a livello europeo


I risultati italiani si inseriscono in un quadro europeo più ampio emerso da cinque indagini realizzate da Accessiway nel 2026 in Francia, Italia, Austria, Germania e Regno Unito. Le ricerche evidenziano come le difficoltà di navigazione da smartphone rappresentino una criticità diffusa in tutti i Paesi analizzati, con percentuali che raggiungono l'82% in Francia, seguita da Austria (80%), Italia (79%), Germania (64%) e Regno Unito (64%).

HONOR 600 Series ufficiale: AI avanzata e funzioni premium nella fascia media
La nuova HONOR 600 Series punta a ridefinire la fascia media premium con intelligenza artificiale avanzata, comparto fotografico evoluto e design elegante
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Un dato particolarmente significativo riguarda i più giovani. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti, sono gli utenti della Generazione Z a dichiarare più frequentemente problemi di accessibilità digitale, segno di aspettative sempre più elevate rispetto alla qualità e alla semplicità dell'esperienza online. In Italia, il 90% degli under 35 (contro il 75% degli over 56) afferma di incontrare difficoltà nella navigazione da mobile. La situazione è simile anche in Francia (88%), Austria (87%) e Regno Unito (81%). La Germania, invece, rappresenta un’eccezione: il 60% della Generazione Z tedesca, infatti, dichiara di incontrare difficoltà online, contro il 68% degli over 56. Per quanto riguarda le barriere di navigazione da smartphone, pubblicità invasive, pop-up e richieste di consenso ai cookie si confermano essere i principali ostacoli anche a livello europeo, confermando la necessità per aziende e organizzazioni di progettare servizi digitali realmente accessibili, intuitivi e inclusivi per tutti.


Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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Rubio dichiara guerra alla Corte Penale Internazionale: “La smantelleremo pezzo dopo pezzo”


Il segretario di Stato Marco Rubio annuncia una campagna per “smantellare” il tribunale dell’Aja. Washington minaccia nuove sanzioni contro i giudici e funzionari e farà pressione sui Paesi alleati che ancora sostengono la Corte.

Gli Stati Uniti intendono smantellare la Corte Penale Internazionale (CPI). Lo ha annunciato lunedì il Segretario di Stato Marco Rubio, spiegando che Washington punta a “smantellare sistematicamente” il tribunale dell’Aja, istituito per perseguire i responsabili dei crimini più gravi.

“Usando tutti gli strumenti a disposizione del nostro governo e lavorando al fianco di ogni alleato con cui possiamo fare causa comune, smantelleremo la CPI, mattone dopo mattone, se necessario”, ha detto Rubio in un video pubblicato sul suo account X.

The International Criminal Court seeks to become the unaccountable arbiter of a new global law — empowered to prosecute and arrest our citizens at will and existentially threaten American sovereignty.

We will teach the ICC the full meaning of American resolve. pic.twitter.com/2egHK1jA98
— Secretary Marco Rubio (@SecRubio) July 13, 2026


Istituita nel 2002 e con sede all’Aja, nei Paesi Bassi, la Corte Penale Internazionale indaga su genocidi, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e altri gravi reati internazionali. Gli Stati Uniti non hanno però mai ratificato lo Statuto di Roma, il trattato che ha dato vita alla Corte. Rubio giustifica l’offensiva con il rischio che il tribunale possa processare cittadini americani: un’eventualità che, a suo giudizio, rappresenterebbe “la morte degli Stati Uniti come nazione sovrana e indipendente”.

Le pressioni sui Paesi alleati


Il Dipartimento di Stato americano accusa la CPI di volersi trasformare in un “arbitro globale che non risponde a nessuno” e di minacciare gli americani attraverso le indagini sulla condotta di militari e funzionari statunitensi nelle guerre combattute all’estero. L’annuncio ufficiale è arrivato lunedì, ma Rubio avrebbe cominciato a muoversi già la scorsa settimana, telefonando ai responsabili della diplomazia di diversi Paesi per costruire un fronte internazionale contro il tribunale.

In concreto, tuttavia, la possibilità che la Corte riesca a processare cittadini americani rimane remota. La CPI, infatti, non dispone di una propria forza di polizia e può arrestare e giudicare cittadini statunitensi soltanto se uno Stato membro esegue il mandato. Più di cento Paesi, inoltre, hanno sottoscritto accordi con Washington impegnandosi a non consegnare cittadini americani alla Corte.

In base al principio di complementarità, infine, un’autentica indagine o un procedimento condotto dalle autorità nazionali può impedire l’intervento della CPI sugli stessi presunti crimini.

Una minaccia all’intera istituzione


L’Amministrazione Trump aveva già contestato precedentemente le indagini aperte dalla CPI sulla condotta dei soldati americani in Afghanistan, per poi attaccare duramente anche le iniziative della Corte contro Israele, cosa che aveva portato all’imposizione di sanzioni a diversi esponenti della Corte.

La nuova offensiva, però, non si limita più a impedire singole inchieste: prende invece di mira l’istituzione nel suo complesso. Per indebolirla, il Dipartimento di Stato minaccia nuove sanzioni contro giudici e funzionari e avverte che Washington potrebbe riconsiderare i rapporti con i Paesi alleati che “dipendono dall’assistenza americana” ma “rifiutano di respingere la falsa autorità della CPI”.

Secondo diversi esperti, la campagna potrebbe ostacolare il perseguimento dei più gravi crimini internazionali e approfondire la frattura tra Washington e i Paesi alleati che sostengono il tribunale. “Se gli Stati Uniti si rivoltano contro la Corte nel suo complesso, si stanno davvero allontanando da principi ai quali i nostri alleati più importanti attribuiscono un valore enorme”, ha osservato in una intervista al New York Times Alex Whiting, professore di diritto ad Harvard e lui stesso ex procuratore della CPI.

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I Coxineros a Orani


Nicholas Casta e Fabio Sculco, con una bella pescata a Porto Ferro, dominano la V edizione del trofeo organizzato egregiamente dai ragazzi di Orani.
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foto in alto: Sandro Fancellu, presidente dell’Onda Blu Orani, davanti ai tre migliori box classificati.

Se digitate Orani su Wikipedia il risultato è: “Orani (Orane in sardo) è un comune italiano di 2572 abitanti della provincia di Nuoro in Sardegna, la cui altitudine varia da 490 a 630 metri s.l.m.”. Questo per i “comuni mortali”, per noi surfcaster sardi, e ancor di più per quelli di lungo corso come il sottoscritto, Orani significa innanzitutto Onda Blu, il mitico club che fa parte del nostro panorama agonistico da tantissimi anni, con atleti leggendari come Tore Loddo, vero pilastro del sodalizio del neo presidente Sandro Fancellu. Quella del 18 aprile è stata l'edizione numero 5 del Trofeo Onda Blu Orani, la ormai classica gara a campo libero di circa 12 ore. Ogni spiaggia compresa fra Arborea e Cardedu, quindi tutto il nord Sardegna, poteva essere lo spot giusto dove ciascuno degli oltre 70 garisti poteva giocare le sue carte. Le scelte più gettonate sono state le spiagge ogliastrine, quelle della zona di Olbia, ma anche il variegato litorale Algherese. Proprio verso la città catalana Manlio Lenticchia e io, di concerto con il duo Nicholas Casta-Fabio Sculco del Coxinas Villacidro, abbiamo deciso di dirigerci per tentare la conquista del trofeo. Dopo una lunghissima camminata in spiaggia abbiamo raggiunto il punto in cui mettere su la postazione di pesca, giusto un'oretta prima del tramonto. Appena il tramonto ha preso forma all’orizzonte, i vettini delle canne hanno incominciato a segnalarci che i pesci erano entrati in attività. Innanzitutto mormore, oratelle ma anche occhiate e saraghi. Nicholas e Fabio non si sono fermati un attimo, passando da una canna all’altra, adeguandosi al ritmo a tratti forsennato dettato dalle prede. Anche noi abbiamo avuto il nostro daffare, anche se progressivamente le catture per noi si sono diradate fino a cessare quasi completamente. Intanto radio pesca non trasmetteva notizie di grandi pescate, ma in queste cose la verità si scopre soltanto alla pesa della domenica.
Uno sparide in misura pescato dalla coppia Bullita-Mossa.
E infatti, al ritrovo, vengono consegnati parecchi sacchi piuttosto pesanti. Alla resa dei conti proprio i Coxineros nostri compagni di avventura, con ben 69 prede e oltre 7 chili di peso stravincono la gara, precedendo due loro soci, gli inossidabili Marco Mossa e Daniele Bullita, autori di una bellissima pescata sulla costa ogliastrina. Ottimi terzi Marco Anedda e Lorenzo Fadda de Gli Amici e il Mare che portano al peso un bellissimo carniere realizzato nel territorio di Olbia. A seguire altre 33 coppie di surfcaster, io e Manlio raggiungiamo la metà classifica, peccato… Comunque la premiazione Yuki ha “baciato” le prime 10 coppie, le prime tre società (Coxinas su tutte), la società geograficamente più lontana (Fornaci Savona) e il maggior numero di prede (Casta-Sculco). Il premio per la preda più grossa se lo aggiudica Mauro Cugudda del Ploaghe Fishing Club grazie a una bella orata del golfo di Oristano. Splendida gara e incredibile ospitalità della società di Orani, sia all’accoglienza del sabato pomeriggio, che la domenica al rientro dalle spiagge, con una ricca colazione un pranzo sontuoso, tutto innaffiato dall’ottimo vino di Mamoiada. Pescatori contenti e tanti pesci alla bilancia, ben 80 chili! Sandro Fancellu ha superato a pieni voti l’anno di prova come presidente! Ovviamente il merito è di tutti gli sponsor intervenuti e della sua ciurma che ha lavorato incessantemente per la riuscita dell’evento. Qua si torna sempre con piacere! Per i pesci, per il cibo, per gli amici! Meglio di così? Alla prossima!

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Il prigioniero che torna dal passato


Nel nuovo allestimento del Forte di Gavi l’intelligenza artificiale dà voce al maggiore Pringle, protagonista di una spettacolare fuga nel 1943
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Il Forte di Gavi ha più di mille anni di storia. È nato come castello medievale nell’anno 973, è diventato una delle fortezze più imponenti d’Europa per volontà della Repubblica di Genova nel Seicento, passato alla Francia con Napoleone, è poi stato assegnato ai Savoia dal Congresso di Vienna del 1815. Da allora è stato carcere civile, campo di prigionia durante due guerre mondiali e infine museo. L’11 luglio 2026, quattrocento anni esatti dopo l’avvio del grande cantiere seicentesco che gli diede la forma attuale, è diventato ancora una volta qualcosa di diverso. «Il Forte parlava già», ha detto a L’Unica Riccardo Vitale, direttore della struttura. «Oggi abbiamo cercato di metterlo nelle condizioni di farlo davvero verso tutti. Casualmente o per destino, il Forte è stato finalmente trasformato in un museo moderno». E ha quello che ci si aspetta da una struttura culturale contemporanea, dove i contenuti sono valorizzati da tecnologia, servizi, accessibilità, strumenti per pubblici diversi.

Un esempio banale: il Forte, in tutta la sua lunghissima storia, non era mai stato collegato alla rete idrica. Ora ci sono bagni funzionanti, una fontanella per i visitatori, e anche dotazioni per la manutenzione del vigneto storico sul Bastione San Tommaso. Perché qui si farà anche il vino: «I genovesi portarono qui la viticoltura», ha detto Maurizio Montovio, presidente del Consorzio per la Tutela del Gavi. «Dal vigneto recuperato nasceranno poche, simboliche bottiglie di Gavi DOCG. Il ricavato delle vendite sarà interamente devoluto a progetti di scopo sociale».
Foto: Sara Protti

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DK10x39 - Dissing


Io non ho ataccato Quintarelli, anche se poteva sembrare. E Raccuglia non ha attaccato me, e nemmeno lo sembrava. Scuse al primo, risposte al secondo, pace a tutti.
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Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Prima chiariamo una cosa, e poi rispondiamo a Alex Raccuglia, ok?

Allora, ecco la cosa da chiarire. Qualcuno ha sentito l'ultimo episodio o letto il post (visto che escono in contemporanea) e ne ha concluso che io avevo attaccato Stefano Quintarelli.

Ora, io sono bello, simpatico e intelligente, ma anche io ho i miei limiti. Uno di questi è che quando attacco qualcuno sono generalmente in grado di intendere e di volere, quindi il fatto che non ricordassi di averlo fatto, o di avere mai avuto un motivo per farlo, mi ha momentaneamente spiazzato.

Vediamo il passaggio incriminato:

Mi dispiace vedere una simile quantità di stronzate pubblicata sul Sole, sarà che ci ha lavorato Quintarelli. Quest'ultimo barrage di stronzate non vale nemmeno il fiato per chiamarle per nome. Ma purtroppo, come tutte le stronzate che girano attorno all'Intelligenza Artificiale, fanno un sacco bene alla carriera.


Allora, un minimo di contesto. L'episodio commentava un'intervista al prof. Sorgner uscita sul Sole 24Ore a firma di Roberto Manzocco.

Dire che avevo forti riserve nei confronti delle tesi sostenute da Sorgner, che è fautore di una cosa che chiama Euro-Transumanesimo, sarebbe un eufemismo di livello olimpico. Il paragrafo appena che ho riletto dovrebbe bastare come esempio.
intarelli. E ammetto che rileggendolo con attenzione, è decisamente ambiguo.

La frase "Mi dispiace vedere una simile quantità di stronzate pubblicata sul Sole, sarà che ci ha lavorato Quintarelli." può essere interpretata in due modi:

  1. il Sole era un giornale serio, poi ci ha lavorato Quintarelli e quindi ora è pieno di stronzate;
  2. Quintarelli ha lavorato al Sole, che quindi è un giornale serio, e mi dispiace leggerci queste stronzate.

Ora, chi mi conosce sa esattamente come andava letta. Ma rimane il fatto che, essendo io marginalmente meno famoso di Taylor Swift, la frase è ambigua. Questo fatto è colpa mia, e me ne scuso.

La lettura corretta è: Il Sole è il giornale dove ha lavorato Quintarelli, questo fatto lo rende per me è un giornale serio, mi dispiace leggerci certe stronzate.

Quindi no, non attaccavo Quintarelli. E giusto per non lasciare dubbi non ce l'ho nemmeno con Manzocco. Il pezzo era un'intervista a Sorgner per l'uscita del suo libro, e l'intervista faceva chiaramente capire i valori e le motivazioni dell'intervistato, quindi Manzocco ha fatto un lavoro egregio.

OK. Adesso metà di voi può risotterrare l'ascia di guerra.

All'altra metà, vorrei pacatamente far sapere che neanche Alex Raccuglia attaccava me. Ringrazio Marco "Cassandra" Calamari che ha voluto farmi sapere che gli rispondeva ma che non voleva "bruciarmi", ma veramente, non c'è problema. Peraltro, il pezzo di Cassandra mi è piaciuto, e mi è piaciuto anche il vlog di Alex.

Ora, io capisco che nel suo ultimo episodio Alex è agli antipodi delle mie opinioni. Ma considerato che le esprime in un modo civile, non vedo il problema. Non è che siamo qui per fare la guerra santa.

Se non avete seguito, il vlog/podcast di Alex si chiama "TechnoPillz", tutto attaccato con l'acca e la zeta, e l'episodio si chiama "Lettera aperta a Walter Vannini".

Ora, sul canale ho letto un sacco di critiche, alcune poste meglio di altre, e un sacco di astio non necessario.
Voglio dire, se Alex riesce a fare discorsi di senso compiuto mentre guida per andare in ufficio, dove sta il problema?

Il valore di un argomento sta nell'argomento, non nella modalità di presentazione; non è che ha più valore se lo declami in giacca e cravatta da un podio e meno se lo esterni in bermuda e maglietta mentre ti fai una birra. (Io, per dire, ho le migliori idee per gli episodi mentre mi faccio la doccia.)

E l'argomento di Alex non è da trascurare. Cosa ha detto? Questo:

  1. che lui da videomaker l'Intelligenza Artificiale generativa la usa eccome,con risultati che lo soddisfano,
  2. che con l'Intelligenza Artificiale riesce a affrontare progetti che, per limiti di risorse e budget, non riuscirebbe a fare altrimenti,
  3. che secondo lui non bisogna buttare il bambino con l'acqua sporca
  4. e che finché rimane economicamente percorribile, secondo lui non si torna indietro.

Ora, a parte che Alex è un amico, queste non sono solo opinioni legittime, sono anche condivise da molti.

Questo non significa che io non ci veda dei problemi. Vediamo di andare in ordine.

Allora. "Per me funziona" è un argomento cardine del soluzionismo da Big Tech, e è sempre un argomento difficile, e ancora di più per qualcosa come l'Intelligenza Artificiale generativa, venduta come panacea per tutto ma senza alcuna garanzia del produttore, ci mancherebbe.

Siamo quindi di fronte a una tecnologia della quale gli utenti stessi sono chiamati a fornire (gratuitamente, ca va sans dire) i casi d'uso.

C'è poi il problema che l'Intelligenza Artificiale generativa usata nella produzione di video non è la stessa cosa di quella usata nella produzione di testi, ma diciamo che sorvoliamo, sennò non ne usciamo più.

Quindi, Alex fa i video con l'aiuto della IA generativa, gli vengono bene e ci trova un vantaggio. Bene. Io il suo corto l'ho visto, ma anche se è tenero e carino, perfino io riesco a vedere che ci sono dei problemi di continuity, di cose che cambiano da una inquadratura all'altra senza motivo apparente. Quindi ok, interesse, ma il mio entusiasmo è limitato. Diciamo che si alza il livello minimo accettabile, ma non è che io con la Intelligenza Artificiale generativa divento Spielberg.

Ma diciamo che è un problema che si risolve con la prossima versione, un altro classico del soluzionismo da poveri di spirito propagandato da Big Tech come Vangelo.

Torniamo a noi. Se i risultati che ottieni con l'Intelligenza Artificiale sono soddisfacenti, e se addirittura ti permettono di affrontare progetti prima proibitivi, vuol dire che davvero l'Intelligenza Artificiale ti rende più produttivo.

Ottimo. E questa produttività si traduce in qualcosa di tangibile nel tuo stipendio o se la ingloba il datore di lavoro perché stare al passo col progresso è qualcosa che devi fare a spese tue?

Perché il punto non è l'Intelligenza Artificiale, il punto è che dagli anni '80 del Novecento, la produttività individuale è cresciuta continuamente, ma i salari sono rimasti fermi, al punto che un "buono stipendio" oggi è, in termini reali, inferiore a quello che prendevo nel 1990 come neolaureato al primo impiego.

Quindi OK, l'Intelligenza Artificiale ti rende più produttivo, e quindi produci più lavoro per lo stesso stipendio. Io non lo vedo come un passo avanti.

E non siamo fuori tema. Qual è il problema da un miliardo di dollari che la Intelligenza Artificiale dovrebbe risolvere? Te lo dico io: si chiama stipendi.
Da quando è uscito chatGPT il coro è stato unanime: siamo di fronte a una tecnologia che sostituirà i lavoratori. Lasciamo stare che la promessa non sia nemmeno lontanamente vicina all'essere raggiunta. Il punto è che i datori di lavoro ci credono perché sanno benissimo che anche se non è letteralmente vero, tutto quello che riduce il potere contrattuale di chi lavora è bene accetto, anche se costa di più.

Quindi tu stai dicendo al tuo datore di lavoro che puoi rendere di più a parità di stipendio. Che già secondo me è una cosa problematica, ma lui non capisce solo questo. Perché se da videomaker diventi, diciamo, "regista di Intelligenze Artificiali", perfino un manager riesce a capire che per scrivere prompt non servi tu, ma va bene chiunque.

Quindi come sempre il problema non è l'Intelligenza Artificiale generativa in sé, che è solo tecnologia, ma gli effetti che ha.
E gli effetti che descrivi sono che tu perdi potere contrattuale nei confronti del tuo datore di lavoro, e allo stesso tempo la tua professionalità viene sminuita, perché stai dimostrando che tutte le competenze e le capacità che facevano del tuo lavoro il tuo lavoro si riducono a tirare i dati con una o più Intelligenza Artificiale generative.

Dici giustamente che con l'Intelligenza Artificiale generativa puoi affrontare progetti che prima, per problemi di budget e risorse, sarebbero stati impercorribili.

Bene, ma se questo non si traduce in un incremento del tuo valore, non riesco a vedere in che senso sia una cosa positiva.

Non sei un radiologo che, se gli dai in mano un impianto per Risonanza Magnetica, riesce a diagnosticare di più e meglio, restando comunque radiologo.

Sei un videomaker che passa dal vendere la propria competenza di inquadrature, tempi scenici, luce, colore, sceneggiatura e regia, a qualcuno che si mette sullo stesso piano del proverbiale "cuggino che capisce il computer".

Gli informatici, o almeno questo informatico, hanno passati almeno gli ultimi quarant'anni a cercare di convincere il mercato di portare una competenza che va al di là del sapere usare il tal programma. Battaglia persa, sia chiaro. Basta guardare le offerte di lavoro oggi, che nella parte "competenze" sono solo una litania di nomi di prodotti.

E non parliamo delle certificazioni, che sono quasi universalmente certificazioni di prodotto. Prima eri un tecnico di rete Novell, ora sei un tecnico di rete Google o AWS, non cambia niente.

Nel migliore dei casi, certo, una persona con reali competenze di networking può riversarle in qualsiasi framework commerciale il momento richieda. Ma questo lo rende, agli occhi del datore di lavoro, più appetibile di qualcuno che conosca solo quello specifico framework? Non credo.

E poi, umanamente, perché spendere tempo e fatica a costruire una professionalità di settore generale e commercialmente agnostica, se poi comunque si viene pagati solo per la competenza di prodotto?

E il problema di scambiare la competenza professionale con la competenza di prodotto è che il tempo passa, i prodotti cambiano, e la tua competenza, quella con cui sei partito e quella che ti sei fatto sul campo, vale sempre zero. Se proprio sei fortunato, la ditta ti paga la ricertificazione, tanto è deducibile e costa sempre meno che aumentarti lo stipendio.

Ancora una cosa. Dici, giustamente, che il fattore "costo" ha il suo peso. Noi sappiamo già oggi che, per generare profitti, i prodotti di Intelligenza Artificiale generativa devono aumentare i propri costi di almeno 20 volte.

Quando questo succederà, le aziende si troveranno a dover ridurre i costi. Io mi faccio la domanda: cosa taglieranno? Perché se succede domani, tagliano i contratti con openAI e Anthropic.
Che infatti stanno facendo carte false per poter continuare a operare con perdite disastrose per almeno un altro paio d'anni.
Ecco, diciamo che fra due anni il venture capital si inaridisce e gli AI bro moltiplicano i prezzi per venti.

Fra due anni, il tuo datore di lavoro cosa taglierà:

  • lo strumento con cui ha potuto aumentare i guadagni, raggiungere clienti e progetti che non avrebbe potuto raggiungere, e porsi sul mercato come all'avanguardia della tecnologia produttiva...
  • o un lavoratore il cui costo non è più giustificato, e che può essere cambiato senza influire sull'immagine della ditta e sulle sue capacità produttive?

Chiedo per un amico...

pausa

Mica è ancora finita.

Il costo alla pompa non è la sola cosa di cui dobbiamo preoccuparci per valutare l'impatto sociale di una tecnologia, non dopo tutto quello che abbiamo imparato in questi anni.

No sappiamo che la filiera di una cosiddetta Intelligenza Artificiale generativa, sia testuale che grafica, è un disastro completo.

Partiamo dall'inizio. Si parte dal furto generalizzato di proprietà intellettuale a esclusivo vantaggio di oligopoli privati. Si procede con lo sfruttamento, in condizioni praticamente schiavistiche, di lavoratori in varie fasi del cosiddetto "controllo di qualità". Si va dall'Africa dove ai lavoratori viene chiesto di "scremare" a cottimo contenuti "indesiderati" (si sentono le virgolette?), con costi terrificanti in termini di salute mentale, fino a Europa e Stati Uniti dove, sempre a cottimo, i lavoratori devono fungere da "correttori di bozze" per l'Intelligenza Artificiale generativa.

Si tratta di lavori che risolvono problemi creati dalla stessa industria dell'Intelligenza Artificiale generativa, che ha consapevolmente scelto di raccogliere dati in modo indiscriminato, con costi esorbitanti di raccolta e di processo.

Perché?

Perché questo supporta la propria mitologia di grandezza, di un'industria che opera su scale fino ad oggi inimmaginabili per affrontare problemi fino ad oggi inimmaginabili, nonostante il sillogismo sia stato provato falso sin dall'inizio.

Si tratta di lavori senza senso, senza prospettiva, senza alcun valore professionale o culturale. Puro teatro a esclusivo vantaggio dei deliri millenaristici di una casta di oligarchi fascistoidi e buffoni.

Naturalmente il pensiero corrente promuove l'idea che sticazzi i lavoratori perché chi ha un lavoro di merda è colpa sua, non esistono poveracci stipendiati, solo founder milionari in momentanea difficoltà, e naturalmente l'Intelligenza Artificiale generativa li porterà tutti in auge.

Manco tutti quelli che ripetono sta fesseria girassero in Rolls, ma non importa, l'importante è mettere i poveri contro i più poveri, così lasciano in pacev i ricchi; è il trucco più vecchio del mondo.

Rimane ancora il fatto che i costi energetici e ambientali dell'industria dell'Intelligenza Artificiale generativa sono ancora peggio dei costi sociali.

Google ha appena annunciato di avere mancato i propri obiettivi di riduzione dell'impatto ambientale. Di nuovo. L'industria della Intelligenza Artificiale generativa non è solo spaventosamente idrovora e energivora: lo è in modo stupido e criminale.

Stupido perché gli AI bro continuano a vendere l'idea di "Dio nel computer" quando hanno in mano solo una tecnologia con qualche utilità marginale a una scala infinitamente minore di quella necessaria al mantenimento del loro carrozzone.

Criminale perché, solo un criminale può delirare del bisogno di Gigawattora di energia in un pianeta dove il cambiamento climetico richiede di mettere il risparmio energetico e la riduzione di emissioni in cima alle priorità.

pausa

OK, dove ci porta tutto questo? Voglio impedire a Alex o a chiunque di usare la sua Intelligenza Artificiale generativa?

Quello che spero è che smettiamo di usarla senza avere chiaro in testa quali interessi porta avanti, e che quegli interessi non sono di noi che la usiamo. In altri tempi si sarebbe detto che è necessario sviluppare una coscienza di classe.

È un lessico che non mi è mai appartenuto ma, come dicevamo prima, il valore di un argomento sta nell'argomento, non nella modalità di presentazione.

Quindi sì, è ora che sviluppiamo una coscienza di classe.

E, dopo averlo fatto, che ne traiamo le conseguenze.


DK10x38 - È arrivato il fenomeno


Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Ho letto con una certa fatica una breve intervista sul Sole24Ore a firma di Roberto Manzocco, segnalatami dall'implacabile Daniele.

Inizialmente avevo desistito, non tanto perché avevo 32 gradi in casa, ma per l'incipit:

I dati personali sono il nuovo petrolio.


Che è sempre stata una stronzata sesquipedale, ma nella mia ingenuità pensavo che dopo dopo dieci anni che ne parliamo e che tutti vedono con i loro occhi che interessi serve, pensavo fosse almeno passata silenziosamente nel dimenticatoio degli AI bro.

E invece no, perché arriva il fenomeno che si mette a fare discorsi come se fossimo a Dicembre 2022, avessero lanciato chatGPT ieri, e non ci avessero già strinato i cabbasisi a suon di puttanate.

Parliamo del prof. Stefan Lorenz Sorgner, filosofo transumanista che insegna alla John Cabot University a Roma.

Come già Cesare ragazzi, anche Sorgner ha avuto un'idea meravigliosa: i problemi dell'Europa derivano dal fatto che non fa come gli USA e la Cina.

Ascoltate:

“Per addestrare un’IA affidabile, abbiamo bisogno di raccolte strutturate ed esaurienti di dati digitali reali e personalizzati. Se le persone possono scegliere di non partecipare, il bacino di dati diventa frammentato e distorto, rendendolo inutile per ottenere informazioni cruciali".


Io direi che qualcuno deve prima dimostrare che addestrare un'IA affidabile, qualsiasi cosa ciò significhi, sia un obiettivo necessario o almeno desiderabile. Abbiamo detto mille volte che Intelligenza Artificiale è un termine di marketing che vuol dire tutto e niente.

E occhio, non lo dico io. John McCarthy, che il termine lo ha inventato, ha detto di averlo scelto proprio perché lo considerava ideale per attrarre fondi di ricerca.

Seconda cosa, le caratteristiche della raccolta dei dati dipendono dall'obiettivo che si ha.
"Raccogliamo tutti i dati, poi vediamo quali ci servono" non è solo lo slogan degli AI bro, ma anche quello dei loro eterni finanziatori nell'intelligence e nella Difesa statunitensi.

Ipotizzare a priori una raccolta universale di dati addirittura biometrici, per di più obbligatoria, significa non avere idea della pericolosità intrinseca di qualsiasi raccolta di dati, soprattutto quando non ha vincoli precisi.

E naturalmente, se arriva un altro fenomeno a dire "eh no, ma si dice prima a cosa serve la raccolta e poi li si usa olo per quello", complimenti genio, hai citato il GDPR.

Ma andiamo avanti con l'intervista di Manzocco, che sintetizza:

I dati digitali guidano il progresso del XXI secolo in tre aree fondamentali: la ricerca scientifica, l’elaborazione di politiche basate su dati concreti e l’ingegneria, in particolare l’IA medica. Per addestrare l’IA a individuare anche le patologie più rare, un set di dati completo è imprescindibile.” (Manzocco, 2026)


Di nuovo, siamo di fronte a ipotesi, di moda finché volete ma tutte da dimostrare; come è da dimostrare che queste ipotesi richiedano necessariamente la raccolta universale e obbligatoria di cui parlava Sorgner poco fa. Perché il passaggio logico mi manca tanto quanto la fondatezza delle ipotesi.

Riguardo alla ricerca scientifica, per dirne una, il vaccino per il COVID lo hanno fatto a Cambridge e in Germania, non negli USA. E lo hanno realizzato facendo ricerca, non tritando dati personali.

Fin qui è tutta fuffa Andiamo avanti.

Se l’Ue - continua Sorgner - vuole rimanere competitiva, dobbiamo abbandonare il GDPR…


Eccolo là, il famoso GDPR che limita le imprese e frena lo sviluppo, l'argomento preferito degli algopirla e di quelli che non sanno di cosa parlano. È molto divertente, perché è un argomento mutante. Ogni volta che chiedi spiegazioni ti fanno un esempio generico, tu lo smonti, e loro, "no, ma anche".

E il registro dei trattamenti non va bene. Ma anche le informative non vanno bene. Ma anche la necessità del consenso non va bene. Ma anche la minimizzazione non va bene. Ma anche le misure di sicurezza non vanno bene.

Abbiate il coraggio di dirlo chiaramente: vi rompe il cazzo dover fare qualsiasi cosa che non sia cercare il vostro profitto individuale. Abbiate il coraggio di ammetterlo, il vostro ideale di industria è quella dell'Ottocento, sessanta ore la settimana e operai di dodici anni.

Andiamo avanti.

Nel XXI secolo, i dati digitali personalizzati e, in particolare i dati biometrici, sono la nuova moneta del benessere pubblico


Sai che novità, è uno slogan del 2006, ed è una stupidata in qualsiasi modo lo giri, funziona solo come messaggio di marketing. Da un professore mi aspetterei di più.

Ma di nuovo Sorgner:

«La mia proposta è un Contratto Sociale sui Dati: i cittadini forniscono i propri dati biometrici a un sistema centralizzato e governato democraticamente. In cambio, lo Stato garantisce “libertà positive”, come un sistema sanitario universale e iper-personalizzato, l’accesso a tecnologie mediche all’avanguardia e una maggiore durata della vita in buona salute. La condivisione dei dati biometrici deve diventare un dovere civico».


Fatemi capire, lo Stato incamera i dati di tutti, a ciclo continuo, e tutti vivranno felici e contenti? Cosa ci impedisce di vivere felici e contenti finanziando lo stato sociale senza questo nuovo Contratto Sociale sui Dati: le ipotesi non dimostrate di cui abbiamo parlato prima?

Che meraviglioso ragionamento circolare.

Questa idea meravigliosa Sorgner la chiama Euro-transumanesimo. Che è diverso dal transumanesimo perché dovrebbe avere luogo in Europa. È una differenza sostanziale.

Chi mi segue ormai sa che quando uno arriva e ti dice che i dati sono il nuovo petrolio lo stronzatometro ha un picco. Ma Sorgner non si limita a questo, che sarebbe solo uno slogan vecchio di vent'anni e dimostrato falso un'infinità di volte. No, lui, in quanto filosofo, fa un ragionamento. Sto usando questa parola nell'accezione più ampia possibil, perché state sentendo, di che calibro è il ragionamento.

Dice Sorgner, adesso noi cediamo i dati personali a Google in cambio di una mail gratuita, sai che roba. Invece, cito

in un quadro democratico, la raccolta dei dati sarebbe obbligatoria, ma in cambio i cittadini otterrebbero una trasparenza assoluta…


Non so in quale armadio abbia vissuto il professore negli ultimi otto anni, ma la trasparenza sull'utilizzo dei propri dati personali è garantita proprio da quel GDPR che lui vorrebbe abbandonare.

Se c'è qualcosa del GDPR che lascia a desiderare, è la sua applicazione da parte delle autorità Garanti, che operano a macchia di leopardo, si lasciano trascinare per anni e alla fine applicano ai giganti del digitale sanzioni del tutto inefficaci.

Ecco, questo è qualcosa che potremmo abbandonare, non certo i principi del GDPR, che vengono copiati in tutto il mondo (meno negli USA, ma perché lì i diritti umani si limitano al diritto del consumatore, e poi ora sono troppo occupati a diventare una plutocrazia fascistoide).

Andiamo avanti. Sintetizza Manzocco:

Trattando i dati come una tassa pubblica elaborata da algoritmi incorruttibili piuttosto che da attori umani facilmente compromettibili, ci assicureremmo che l'IA sia addestrata sul mondo reale di tutti i cittadini.


Di nuovo, su quale pianeta vive il professor Sorgner?
Ah già, insegna a Roma, e allora cosa si fuma, e soprattutto, perché non la passa?

Battute a parte, "algoritmi incorruttibili" è un'idiozia che vive nell'Olimpo delle idiozie, a fianco delle blockchain, dei "contratti software" e del nostro futuro nel Metaverso.

Non so, vogliamo parlare dell'incorruttibilità dell'algoritmo che l'altr'anno fece le graduatorie dei precari della scuola?

L'incorruttibilità degli algoritmi non appartiene a questo mondo, ma sono sicuro che qualsiasi venditore di algoritmi mi darebbe volentieri torto.

L'articolo di Manzocco si chiude in gloria:

“Secondo Sorgner dal punto di vista digitale, l’Ue non ha nemmeno raggiunto il Medioevo”… “Poiché la prosperità economica e scientifica dipende ora principalmente dai Big Data, il GDPR ha di fatto danneggiato il vantaggio competitivo dell’Europa.”


Mi dispiace vedere una simile quantità di stronzate pubblicata sul Sole, sarà che ci ha lavorato Quintarelli. Quest'ultimo barrage di stronzate non vale nemmeno il fiato per chiamarle per nome. Ma purtroppo, come tutte le stronzate che girano attorno all'Intelligenza Artificiale, fanno un sacco bene alla carriera.

Giusto una cosa per chiudere. Il transumanesimo, come l'accelerazionismo, come l'Altruismo Efficace, sono apologetica per plutocrati; gli fornisce scuse acchiappapolli come l'Intelligenza Artificiale Generale e la Singolarità, per ignorare i propri obblighi civici e dedicarsi al proprio tossico interesse personale: come dice Cory Doctorow, non c'è modo di realizzare miliardi senza far male alle persone.

E il male alle persone va inteso in senso letterale, perché grattando il transumanesimo scopri l'eugenetica, scopri la scienza della razza, e tutto un armamentario di sterco intellettuale che Sorgner, da tedesco, dovrebbe conoscere bene, e che pensavano fosse possibile consegnare per sempre alle fogne della storia e che invece viene riportato in auge da inutili riccastri ghigliottinabili.

Ma c'è sempre quello che, vedendo un inutile riccastro, pensa che suonandogli il mandolino si finisce per cenare in villa.


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Poste Italiane e TIM per l'IA, la Cina recupera un razzo, il Nobel Omar Yaghi va in Cina


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon martedì,
oggi parleremo dei progetti per l'infrastruttura di calcolo (data center) di Poste Italiane; poi vedremo il primo grande recupero di un razzo orbitale da parte della Cina; parleremo di talenti che fuggono dagli Stati Uniti; e tanto altro ancora. Buona lettura!

Ti sei perso l'editoriale della settimana? Recuperalo qui (gratis per tutti):

L’ultima scoperta di Anthropic sull’IA: la coscienza nascosta
Ecco cosa hanno scoperto.
Morning TechAmir Ati

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Intro + Prima notizia - Ep. 363 - Martedì 14 luglio
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Le news di oggi, selezionate a mano.

Poste Italiane vuole TIM per costruire l'infrastruttura AI italiana


Intelligenza Artificiale
Poste Italiane ha lanciato un'offerta da 13,5 miliardi di euro per comprare Telecom Italia, di cui possiede già il 20%. L'idea è creare un grande gruppo a controllo statale capace di costruire infrastruttura di calcolo distribuita per cloud e AI in tutta Italia, anche come fornitore di giganti come Amazon, Google e Microsoft. TIM è tra i primi tre operatori nazionali di data center con 125 megawatt installati. L'Italia ha solo il 15% circa della capacità della Germania. Il piano prevede di potenziare i nodi telecom esistenti e trasformare gli ex centri di smistamento postale in piccoli data center vicini agli utenti. TIM da sola non riuscirebbe a sostenere gli investimenti in 5G avanzato e cloud perché la privatizzazione di trent'anni fa l'ha caricata di debiti e la guerra dei prezzi sul mercato italiano ha eroso i profitti.
~
Fonte: Reuters
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La Cina fa atterrare un razzo orbitale per la prima volta


Spazio
La Cina ha recuperato per la prima volta il primo stadio di un razzo durante un lancio orbitale. Il debutto del Long March 10B è avvenuto il 10 luglio dal sito commerciale di Hainan. Il primo stadio è rientrato verticalmente circa 6 minuti dopo la separazione ed è stato catturato da una rete montata su una nave in mare. Secondo l'azienda statale CASC è il primo recupero al mondo con un sistema a rete. Il satellite a bordo ha raggiunto l'orbita prevista. Il razzo è alto 63 metri e in configurazione riutilizzabile porta circa 16 tonnellate in orbita bassa. La Cina vuole far rivolare lo stesso stadio entro fine anno. Finora solo SpaceX aveva fatto atterrare in verticale razzi orbitali, oltre 600 volte.
~
Fonte: Space
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Il Nobel Yaghi lascia Berkeley per un istituto AI in Cina


Scienza
Il premio Nobel per la chimica 2025 Omar Yaghi lascia UC Berkeley per guidare un nuovo istituto alla Tsinghua University di Pechino, dove era già professore onorario dal 2022. Il centro si chiama AIMATRY e userà l'intelligenza artificiale per progettare e sintetizzare nuovi materiali. Yaghi ha vinto il Nobel per aver sviluppato materiali super porosi capaci di catturare anidride carbonica e altri inquinanti o di estrarre acqua dall'aria nelle zone aride. La sua startup californiana Atoco inizierà quest'anno a prendere ordini per la tecnologia che ricava acqua dall'atmosfera. La Cina è uno dei Paesi che stanno reclutando attivamente scienziati dagli Stati Uniti, dove l'amministrazione Trump ha tagliato i fondi alla scienza, sospeso grant di ricerca, licenziato consulenti scientifici e irrigidito le regole sull'immigrazione. Yaghi ha detto a Scientific American che la situazione attuale dei finanziamenti negli USA è poco incoraggiante perché le agenzie su cui contano i ricercatori universitari stanno riducendo il sostegno alla scienza.
~
Fonte: Los Angeles Times
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Meta elimina la funzione AI che modificava le foto altrui su Instagram


Intelligenza Artificiale
Meta ha rimosso la funzione che permetteva di modificare con l'AI le foto degli account Instagram pubblici. Bastava menzionare un account con la @ nel nuovo generatore di immagini Muse Image per usare le sue foto come riferimento, senza che il proprietario ricevesse alcun avviso. Le proteste di utenti e agenzie di talenti, tra cui la CAA, sono arrivate subito dopo il lancio a inizio settimana. Venerdì Meta ha annunciato la rimozione con un post sul blog, ammettendo che la funzione "ha mancato il bersaglio".
~
Fonte: TechCrunch
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Samsung Health elimina i dati sanitari di chi rifiuta l'addestramento AI


Privacy
Alcuni utenti di Samsung Health segnalano un nuovo avviso nell'app che chiede il consenso all'uso dei dati sanitari per addestrare l'AI di Samsung. Chi rifiuta non può più sincronizzare i dati con il proprio account Samsung e i dati vengono cancellati, salvo obblighi di legge. I dati coinvolti includono misure corporee, alimentazione, passi, sonno, farmaci con prescrizioni e dosaggi, cartelle cliniche con diagnosi ed esami, e il tracciamento del ciclo mestruale. Samsung spiega che i dati serviranno per addestramento e modellazione AI, con revisione umana inclusa, per migliorare gli algoritmi di analisi della salute. Non è chiaro se i dati vengano anonimizzati.
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Fonte: Android Authority
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L'ultima scoperta di Anthropic sull'IA: la coscienza nascosta


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Nel 1987 lo psicologo Daniel Wegner chiese ai partecipanti di un esperimento alla Trinity University di non pensare a un orso bianco per cinque minuti. Ogni volta che l'orso compariva nella mente, bisognava suonare un campanello. Il campanello suonò in media più di una volta al minuto. Da quello studio nacque un intero filone di ricerca su, potremmo chiamarla, l'ironia del controllo mentale: il tentativo di sopprimere un pensiero lo rende più presente.

Trentanove anni dopo, l'orso bianco è ricomparso, ma in un luogo insolito. Il 6 luglio 2026 Anthropic ha pubblicato una ricerca di interpretabilità — la disciplina che studia cosa succede dentro le reti neurali — in cui i ricercatori dicono a Claude di non pensare a un certo concetto. Il concetto si accende comunque nei circuiti interni del modello: con un'intensità minore rispetto a quando gli viene chiesto esplicitamente di pensarci, ma molto maggiore rispetto a quando nessuno lo nomina. Nel frattempo vengono rilevate anche parole come "damn" e "failure", che secondo i ricercatori indicano che il modello si è accorto di non essere riuscito a sopprimere il pensiero.

Il paper si intitola "A global workspace in language models" e descrive quello che il team chiama J-space: un piccolo insieme di pattern neurali interni che si comporta in modo diverso da tutto il resto. È uno spazio ristretto: contiene solo qualche decina di concetti per volta e rappresenta meno del dieci per cento dell'attività che si svolge dentro il modello. Claude può riferire cosa contiene, se glielo si chiede, e può modularlo su richiesta: in un esperimento, i ricercatori gli chiedono di copiare una frase qualsiasi e, mentre lo fa, di pensare agli agrumi o di calcolare a mente 3² − 2. Nel testo prodotto compare solo la frase copiata, ma nei circuiti interni si accendono "orange" nel primo caso, "nine" e poi "seven" nel secondo: il calcolo avviene, solo che rimane tutto dentro.

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