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La Cina fa atterrare un razzo orbitale per la prima volta


Atterrata verticalmente su una piattaforma dotata di rete.
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In breve:


La Cina ha recuperato per la prima volta il primo stadio di un razzo durante un lancio orbitale. Il debutto del Long March 10B è avvenuto il 10 luglio dal sito commerciale di Hainan. Il primo stadio è rientrato verticalmente circa 6 minuti dopo la separazione ed è stato catturato da una rete montata su una nave in mare. Secondo l'azienda statale CASC è il primo recupero al mondo con un sistema a rete. Il satellite a bordo ha raggiunto l'orbita prevista. Il razzo è alto 63 metri e in configurazione riutilizzabile porta circa 16 tonnellate in orbita bassa. La Cina vuole far rivolare lo stesso stadio entro fine anno. Finora solo SpaceX aveva fatto atterrare in verticale razzi orbitali, oltre 600 volte.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Making history! China lands rocket during an orbital launch for 1st time ever | Space
A Chinese Long March 10B rocket aced its debut launch on Friday (July 10), sending a satellite to orbit and coming down for a history-making landing at sea.
Space


Alternativa in italiano:

La Cina recupera per la prima volta un razzo orbitale, e studia come battere Musk
Il Long March 10B atterra con successo dopo il lancio inaugurale. Pechino colma il ritardo sul riuso dei vettori e accelera la corsa spaziale, ma sul successo tecnologico pesano i nuovi dettagli sulla cooperazione militare con Mosca 
Il Foglio

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Meta elimina la funzione AI che modificava le foto altrui su Instagram


Dopo le proteste di utenti e agenzie.
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In breve:


Meta ha rimosso la funzione che permetteva di modificare con l'AI le foto degli account Instagram pubblici. Bastava menzionare un account con la @ nel nuovo generatore di immagini Muse Image per usare le sue foto come riferimento, senza che il proprietario ricevesse alcun avviso. Le proteste di utenti e agenzie di talenti, tra cui la CAA, sono arrivate subito dopo il lancio a inizio settimana. Venerdì Meta ha annunciato la rimozione con un post sul blog, ammettendo che la funzione "ha mancato il bersaglio".

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta removes controversial AI feature on Instagram after backlash | TechCrunch
"Our intent was to provide a useful creative tool and to give people control over whether their public content could be referenced in this way," the company said in a blog post. "We've heard the feedback that this feature missed the mark, so it's no longer available."
TechCrunchLucas Ropek


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Il Nobel Yaghi lascia Berkeley per un istituto AI in Cina


Guiderà il centro AIMATRY alla Tsinghua University.
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In breve:


Il premio Nobel per la chimica 2025 Omar Yaghi lascia UC Berkeley per guidare un nuovo istituto alla Tsinghua University di Pechino, dove era già professore onorario dal 2022. Il centro si chiama AIMATRY e userà l'intelligenza artificiale per progettare e sintetizzare nuovi materiali. Yaghi ha vinto il Nobel per aver sviluppato materiali super porosi capaci di catturare anidride carbonica e altri inquinanti o di estrarre acqua dall'aria nelle zone aride. La sua startup californiana Atoco inizierà quest'anno a prendere ordini per la tecnologia che ricava acqua dall'atmosfera. La Cina è uno dei Paesi che stanno reclutando attivamente scienziati dagli Stati Uniti, dove l'amministrazione Trump ha tagliato i fondi alla scienza, sospeso grant di ricerca, licenziato consulenti scientifici e irrigidito le regole sull'immigrazione. Yaghi ha detto a Scientific American che la situazione attuale dei finanziamenti negli USA è poco incoraggiante perché le agenzie su cui contano i ricercatori universitari stanno riducendo il sostegno alla scienza.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Nobel Prize winner leaving UC Berkeley for new role in China - Los Angeles Times
Omar Yaghi will lead an AI institute at Tsinghua University in Beijing.
Los Angeles Times


Alternativa in italiano:

Il Premio Nobel Omar Yaghi lascia gli Usa per la Cina - Ricerca e Istituzioni - Ansa.it
Mentre Trump continua a tagliare fondi alla ricerca, la Cina sta reclutando talenti (ANSA)
Agenzia ANSA

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Poste Italiane vuole TIM per costruire l'infrastruttura AI italiana


Offerta da 13,5 miliardi di euro.
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In breve:


Poste Italiane ha lanciato un'offerta da 13,5 miliardi di euro per comprare Telecom Italia, di cui possiede già il 20%. L'idea è creare un grande gruppo a controllo statale capace di costruire infrastruttura di calcolo distribuita per cloud e AI in tutta Italia, anche come fornitore di giganti come Amazon, Google e Microsoft. TIM è tra i primi tre operatori nazionali di data center con 125 megawatt installati. L'Italia ha solo il 15% circa della capacità della Germania. Il piano prevede di potenziare i nodi telecom esistenti e trasformare gli ex centri di smistamento postale in piccoli data center vicini agli utenti. TIM da sola non riuscirebbe a sostenere gli investimenti in 5G avanzato e cloud perché la privatizzazione di trent'anni fa l'ha caricata di debiti e la guerra dei prezzi sul mercato italiano ha eroso i profitti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Special delivery: Italy's postman joins the AI infrastructure race | Reuters
Italy has picked an unlikely champion to develop its technology infrastructure and protect digital sovereignty: its national postman.
Reuters


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Samsung Health elimina i dati sanitari di chi rifiuta l'addestramento AI


No consenso, no sincronizzazione.
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In breve:


Alcuni utenti di Samsung Health segnalano un nuovo avviso nell'app che chiede il consenso all'uso dei dati sanitari per addestrare l'AI di Samsung. Chi rifiuta non può più sincronizzare i dati con il proprio account Samsung e i dati vengono cancellati, salvo obblighi di legge. I dati coinvolti includono misure corporee, alimentazione, passi, sonno, farmaci con prescrizioni e dosaggi, cartelle cliniche con diagnosi ed esami, e il tracciamento del ciclo mestruale. Samsung spiega che i dati serviranno per addestramento e modellazione AI, con revisione umana inclusa, per migliorare gli algoritmi di analisi della salute. Non è chiaro se i dati vengano anonimizzati.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Samsung will kill your health data if you don't consent to AI training - Android Authority
Samsung is reportedly holding your health data hostage if you don't let the company train its AI with your data.
Android Authority


Alternativa in italiano:

Samsung Health e il consenso di accesso ai dati per addestrare l'IA. Nessun allarme, è un problema americano
Gli utenti che usano un Galaxy Watch si sono preoccupati dopo alcune notizie apparse sulla stampa internazionale relativamente alla perdita di sincronizzazione dei dati sanitari se si rifiuta di concedere quei dati per l'addestramento dell'IA. Nessun problema: riguarda solo alcuni stati americani.
DDay.it

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I generali americani hanno smesso di dire quello che pensano


Un'analisi dell'Atlantic: con Hegseth che rimuove gli ufficiali poco leali, il capo di stato maggiore Caine evita ogni giudizio pubblico. Per gli esperti un silenzio così è pericoloso

I più alti generali americani hanno ridotto il loro ruolo a occuparsi di tattica, eseguire gli ordini e tacere su tutto il resto. Secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic da Missy Ryan e Nancy Youssef, due giornaliste che seguono il Pentagono da decenni, i vertici militari degli Stati Uniti hanno interpretato in modo strettissimo il compito di consigliare il presidente, anche perché servono un comandante in capo che ha detto di preferire "il tipo di generali che aveva Hitler" e un segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che ha rimosso gli ufficiali giudicati poco leali.

Il simbolo di questo approccio è Dan Caine, il generale che il presidente ha richiamato dalla pensione per farne il capo dello stato maggiore congiunto, il vertice militare delle forze armate americane. Caine presenta le opzioni militari e risponde su questioni tattiche, ma evita i giudizi di fondo sulla geopolitica e sull'opportunità delle scelte dell'amministrazione, purché siano considerate legali. Il mese scorso, parlando ai diplomati della National Defense University, l'università della Difesa americana, ha spiegato che la domanda "possiamo farlo?" spetta ai militari, mentre la domanda "dovremmo farlo?" "arriva al livello politico, e noi non ci occupiamo di questo nel nostro mestiere".

Hegseth ha costretto all'uscita più di venti generali e ammiragli, tra cui alcuni degli ufficiali di carriera più rispettati delle forze armate: il predecessore di Caine, il generale dell'aeronautica C. Q. Brown Jr., altri due membri dello stato maggiore congiunto e, da ultimo, il generale dell'esercito C. D. Donahue. Al loro posto ha promosso ufficiali meno esperti, senza mai spiegare le singole rimozioni. Tra i comandanti si è diffusa la convinzione che il segretario premi la fedeltà e l'acquiescenza più della competenza e dell'esperienza.

La prudenza dei generali non ha però garantito risultati migliori sul campo. Prima della guerra con l'Iran, i comandanti avevano preparato un piano per tenere aperto lo Stretto di Hormuz al traffico marittimo, che prevedeva più navi, più truppe e altre forze nell'ipotesi che Teheran provasse a chiuderlo. Il presidente ha scelto una strada diversa e i comandanti hanno eseguito le sue indicazioni senza criticarle pubblicamente, salvo poi vedere l'Iran chiudere lo stretto al traffico commerciale, con gravi danni al commercio mondiale, una tregua fragile, poi saltata, e un ritorno alla diplomazia finora inutile. Le guerre in Iraq e in Afghanistan, guidate da generali molto più assertivi, erano d'altra parte durate anni, costate migliaia di miliardi di dollari e finite lontano dalla vittoria.

Il modo in cui il presidente considera i militari rende la questione più urgente. Nel primo mandato definì i vertici del Pentagono "stupidi e bambini" e, una volta lasciata la Casa Bianca, accusò di tradimento il suo principale consigliere militare. Nel secondo mandato ha mandato le truppe nelle città americane, ha usato le forze armate per la campagna, dalla dubbia base legale, contro i presunti narcotrafficanti nei Caraibi e ha ipotizzato di impiegare i militari per sorvegliare le elezioni. "Se Trump 1.0 era le Olimpiadi per questi leader militari, Trump 2.0 è Hunger Games", ha detto alla rivista Carrie Lee, studiosa dei rapporti tra civili e militari al German Marshall Fund, un centro studi.

La storia americana offre modelli diversi. George Washington discuteva le scelte politiche con il Congresso continentale durante la guerra d'indipendenza e nel 1783, dopo la vittoria, rinunciò al comando militare prima di diventare presidente. Abraham Lincoln lasciò al generale Ulysses Grant ampia libertà operativa nella guerra civile, mentre Grant accettava che fosse il presidente a fissare gli obiettivi politici del conflitto. Nel 1951 Harry Truman rimosse il generale Douglas MacArthur, che contestava pubblicamente la strategia sulla guerra di Corea, e spiegò in pubblico le ragioni della decisione, facendo capire al resto delle forze armate che cosa i leader civili si aspettassero. L'attuale amministrazione, invece, non ha mai chiarito perché i generali vengono rimossi.

Prima dell'invasione dell'Iraq del 2003 il generale Eric Shinseki disse al Congresso che per occupare il paese sarebbero serviti "qualcosa nell'ordine di diverse centinaia di migliaia di soldati", una valutazione respinta dall'allora segretario alla Difesa Donald Rumsfeld. Negli anni successivi generali come David Petraeus e Stanley McChrystal erano figure note a livello nazionale, parlavano di grande strategia con i media e mobilitavano l'opinione pubblica a favore delle politiche sostenute dai militari, al punto che Joe Biden, da vicepresidente, li accusò di voler "ingabbiare" Barack Obama sull'Afghanistan per costringerlo ad approvare un massiccio aumento delle truppe.

Il precedente più recente di generale assertivo è Mark Milley, capo di stato maggiore scelto da Trump nel primo mandato. Nel 2020 rimase inorridito quando il presidente propose di sparare su manifestanti disarmati e di usare l'esercito per pattugliare le strade americane. Dopo la sconfitta elettorale di Trump lavorò dietro le quinte per garantire la transizione dei poteri. Alcuni ufficiali in servizio e in congedo ritengono però che Milley abbia a volte esagerato, per esempio quando nel discorso di congedo del 2023 definì Trump, senza nominarlo, un "aspirante dittatore". Biden gli concesse una grazia preventiva temendo che venisse perseguito al ritorno di Trump al potere. Gli stessi ufficiali pensano che oggi Caine e gli altri stiano correggendo l'approccio di Milley in modo eccessivo e che il pendolo sia tornato indietro troppo.

Kori Schake, analista di questioni di difesa e autrice di un libro sui rapporti tra civili e militari negli Stati Uniti, ha detto all'Atlantic che le rimozioni senza spiegazioni decise da Hegseth, insieme all'assenza di dibattito pubblico o parlamentare prima delle azioni militari in Iran, in Venezuela e nei Caraibi, "hanno creato un clima di comando che penalizza le valutazioni oneste dei militari sulle questioni in cui i militari sono esperti e i civili no". I generali intimoriti di Vladimir Putin alimentarono la convinzione sbagliata che il Cremlino potesse vincere facilmente in Ucraina e quelli americani, ha aggiunto, non dovrebbero avere la stessa paura di parlare: "È molto pericoloso. È così che si perdono le guerre".

Caine è intanto diventato uno dei collaboratori più vicini al presidente, che si affida a una cerchia ristretta di consiglieri per la sicurezza nazionale: nei primi 365 giorni in carica è andato alla Casa Bianca più di 330 volte. In privato, secondo una persona che conosce il suo modo di pensare, "dice la verità al potere". In pubblico, davanti al Congresso e alla stampa, ha però evitato ripetutamente di rispondere sulle iniziative più controverse, dal dispiegamento della Guardia Nazionale nelle città a maggioranza democratica alla decisione di iniziare una guerra con l'Iran senza dibattito parlamentare. Quando il senatore democratico Dick Durbin gli ha chiesto se l'operazione contro l'Iran avesse raggiunto i suoi obiettivi, ha risposto: "Signore, solo i leader politici decidono la vittoria o la sconfitta, e lascio a loro esprimersi su questo".

Qualche ufficiale è stato più diretto. Il generale Gregory Guillot, a capo del comando che sorveglia il territorio nordamericano, ha riconosciuto davanti ai parlamentari che schierare truppe armate ai seggi sarebbe illegale, salvo il caso di una ribellione armata, anche se il presidente ha suggerito di volerlo fare. Altri hanno seguito la linea del silenzio: l'ammiraglio Brad Cooper, a capo del comando militare per il Medio Oriente, ha evitato di confermare al deputato democratico Jason Crow che le regole militari vietano dichiarazioni come quella di Hegseth, che a inizio guerra aveva promesso "nessun quartiere" ai nemici, una formula proibita perché implica non lasciare sopravvissuti sul campo. Nella stessa audizione Cooper ha reagito con rabbia al deputato Seth Moulton, che gli chiedeva quanti altri americani dovessero morire per la guerra in Iran: "È una dichiarazione del tutto inappropriata da parte sua, signore". Per le autrici dell'analisi, in decenni di audizioni al Congresso, nessun leader militare aveva mai risposto in modo così duro a un eletto.

Dentro il Pentagono e al Congresso molti si chiedono se Caine e gli altri alti ufficiali stiano conservando la loro influenza su Hegseth e sul presidente per quando servirà davvero, per esempio in una crisi costituzionale come un tentativo di piazzare truppe ai seggi nel 2026 o nel 2028. Caine dovrebbe lasciare l'incarico a settembre 2027, ma il mandato potrebbe essere prorogato. Lui e gli altri ufficiali hanno promesso di rispettare la legge, in un'amministrazione che però si è mostrata disposta ad agire prima e a difendersi in tribunale poi.


Trump dichiara finito il cessate il fuoco con l’Iran dopo i nuovi raid americani


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di fatto concluso il cessate il fuoco con l’Iran e ha definito ogni ulteriore trattativa con Teheran come “una perdita di tempo”. Queste dichiarazioni sono state rilasciate al margine del vertice NATO di Ankara, in Turchia, poche ore dopo una nuova ondata di raid americani contro obiettivi militari iraniani.

“Per come la vedo io, penso che sia finita”, ha risposto Trump a chi gli chiedeva se il memorandum di intesa sottoscritto con Teheran fosse ormai lettera morta. Gli attacchi della notte, condotti dal Pentagono, sono stati presentati come una risposta ai nuovi raid iraniani contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz.

L’intesa era stata firmata 3 settimane prima e Trump l’aveva descritta come una “resa incondizionata” dell’Iran. Da allora, però, la tregua era rimasta estremamente fragile: le due parti erano tornate più volte a attaccarsi, seppure in modo limitato, mentre formalmente continuavano a sostenere di voler evitare una nuova escalation.

Il presidente statunitense ha detto che lascerà comunque proseguire i colloqui guidati dal vicepresidente J.D. Vance con i rappresentanti iraniani, ma ha lasciato intendere di non attribuire più alcun valore al negoziato. “Per quanto mi riguarda, è solo una perdita di tempo avere a che fare con loro”, ha detto.

Trump ha poi accusato Teheran di mentire sistematicamente. “Sottoscrivono un accordo, poi loro escono, parlano con la stampa e dicono che non ne abbiamo mai nemmeno discusso”, ha dichiarato. A farlo infuriare, in particolare, sarebbe stato il fatto che l’Amministrazione americana avesse consentito lo svolgimento senza incidenti dei funerali dell’ayatollah Ali Khamenei proprio mentre le forze iraniane colpivano navi mercantili.

Khamenei, all’epoca Guida Suprema dell’Iran, era stato ucciso il 28 febbraio nei raid che avevano aperto la guerra; le esequie si sono tenute solo in questi giorni. “Sono feccia, sono persone malate, guidate da gente malata, violente e spietate”, ha aggiunto Trump parlando della leadership iraniana.

Petrolio in rialzo e sostegno della NATO


I mercati hanno reagito immediatamente. Dopo le parole del presidente, il prezzo del petrolio è salito con forza: il Brent, riferimento globale del greggio, ha guadagnato il 6%, avvicinandosi ai 79 dollari al barile nelle contrattazioni del mattino. Il petrolio è così tornato sopra i livelli precedenti all’inizio della guerra.

Sempre in risposta agli attacchi nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti hanno revocato anche la licenza che consentiva la vendita di petrolio iraniano, aumentando ulteriormente l’incertezza sulle forniture globali e alimentando nuovi timori sui mercati energetici.

Al fianco di Trump, il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha sostenuto l’azione americana. “Penso che quello che avete fatto la scorsa notte fosse assolutamente necessario. È stata una risposta molto forte”, ha detto.

Trump accusa da tempo gli alleati della NATO di non contribuire abbastanza allo sforzo bellico contro l’Iran, ma Rutte ha respinto la critica: gli aerei da guerra e le aerocisterne statunitensi, ha ricordato, hanno compiuto 5.000 missioni dalle basi europee nelle fasi più intense del conflitto.

Rutte ha poi minimizzato le divisioni interne all’Alleanza Atlantica, definendo “casi isolati” le decisioni di alcuni Paesi membri, tra cui Italia e Spagna, di non concedere le proprie basi per le operazioni militari contro l’Iran.

Lo scontro con la Spagna


Proprio la Spagna di Pedro Sánchez è finita al centro di un secondo affondo del presidente americano. Poco prima dell’incontro con gli altri leader dell’Alleanza Atlantica, Trump ha annunciato di voler interrompere ogni rapporto commerciale con Madrid a causa della sua spesa militare, giudicata insufficiente da Washington.

“Non ho parlato con la Spagna. La Spagna è una causa persa. Non vogliamo più fare affari con la Spagna”, ha detto ai giornalisti. Poi, rivolgendosi a quello che sembrava essere il Segretario al Tesoro Scott Bessent, ha aggiunto: “A proposito, vorrei che li tagliassi fuori”.

Lo scontro con Madrid risale già al vertice NATO dello scorso anno, quando la Spagna era stata l’unico Paese alleato a rifiutare il nuovo obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035. Una scelta che aveva irritato profondamente Washington e spinto Trump a minacciare più volte una risposta commerciale attraverso i dazi.

La frattura si è poi aggravata con la guerra contro l’Iran. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha criticato la decisione americana di entrare nel conflitto e ha negato l’uso delle basi militari spagnole per la campagna contro Teheran. “La Spagna è un pessimo partner nella NATO. Non partecipano, non pagano nulla”, ha attaccato Trump.

Resta però da capire come un annuncio del genere possa tradursi in pratica. La Spagna è infatti parte integrante dell’Unione Europea e la politica commerciale è una competenza di Bruxelles, non dei singoli Stati membri. Un eventuale stop deciso unilateralmente da Washington finirebbe quindi per scontrarsi con il quadro giuridico e commerciale dell’UE.


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Sparatoria durante un'operazione dell'ICE in Maine: un uomo ucciso


L'episodio letale è avvenuto a Biddeford durante un intervento degli agenti federali dell'immigrazione. I testimoni raccontano di un'auto speronata e di un conducente estratto dall'abitacolo mentre perdeva sangue.

Un uomo è morto lunedì mattina a Biddeford, in Maine, dopo una sparatoria che ha coinvolto agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE), l'agenzia federale statunitense incaricata del controllo dell'immigrazione. L'episodio è avvenuto poco prima delle 7:18, all'incrocio tra Hill Street e Pool Street. Le autorità non hanno ancora reso nota l'identità della vittima.

Il presidente della Camera del Maine, Ryan Fecteau, che rappresenta proprio Biddeford, ha confermato la morte di una persona e il coinvolgimento dell'ICE. La polizia locale ha precisato di essersi limitata a mettere in sicurezza l'area, mentre l'agenzia federale e il Dipartimento per la Sicurezza Interna non hanno rilasciato dichiarazioni.

I residenti descrivono però una scena caotica. Poco dopo le 7:15 ora locale avrebbero udito diversi colpi d'arma da fuoco, circa 8 in tutto. Una piccola automobile bianca si muoveva senza controllo nell'incrocio, mentre alcuni agenti in borghese, riconoscibili dai giubbotti tattici, cercavano di bloccarla. Secondo le testimonianze, uno dei veicoli degli agenti avrebbe speronato l'auto. Il conducente sarebbe stato poi trascinato fuori dall'abitacolo mentre perdeva molto sangue dalla testa e continuava a ripetere di aver cercato di fermarsi.

I dubbi sui soccorsi e l'indagine


Un testimone ha affermato che le manovre di rianimazione sarebbero cominciate soltanto dopo l'arrivo della polizia di Biddeford e di un'ambulanza. Lo stesso testimone ha raccontato che uno degli agenti, passandogli accanto, avrebbe sostenuto che l'uomo aveva tentato di investirlo. Il corpo della vittima sarebbe rimasto a lungo scoperto sulla strada.

Poco prima di mezzogiorno, la governatrice del Maine Janet Mills ha dichiarato di essere stata informata della "sparatoria letale avvenuta questa mattina a Biddeford, che ha coinvolto le forze dell'ordine federali". La polizia di Stato del Maine, ha aggiunto, sta collaborando con l'ufficio del procuratore generale, il medico legale capo dello Stato e le autorità federali "per accertare i fatti".

Le reazioni politiche e i precedenti


L'episodio ha già provocato immediate reazioni politiche. Diversi candidati democratici al seggio del Maine al Senato degli Stati Uniti hanno criticato l'ICE sui social, chiedendo l'abolizione dell'agenzia o una sua profonda riorganizzazione. La Segretaria di Stato del Maine, Shenna Bellows, ha scritto che si tratta "almeno dell'undicesima sparatoria letale che coinvolge l'ICE o la Border Patrol dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca" e ha invocato la rimozione dell'agenzia "dalle nostre strade".

L'episodio letale di Biddeford si aggiunge a una serie di altri episodi analoghi avvenuti nell'ultimo anno e mezzo. Secondo il Guardian, da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca e ha fatto della repressione dell'immigrazione irregolare una priorità della sua Amministrazione, gli agenti federali dell'immigrazione hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco 10 persone in tutto il Paese.

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Il problema dell'età dei parlamentari americani


Graham è morto a 71 anni, sotto la media di un Senato dove più di un terzo dei membri ha la sua età o di più. Quasi un quarto del Congresso ha più di 70 anni e tornano le proposte di un limite di età

Per gli standard del Senato americano Lindsey Graham non era un senatore anziano. Il repubblicano della South Carolina è morto sabato sera, due giorni dopo il suo 71esimo compleanno, per quella che il suo ufficio ha descritto solo come una malattia "breve e improvvisa". In un'aula dove l'età media sfiora i 66 anni e più di un terzo dei membri ha la sua età o di più, la notizia ha colto di sorpresa i colleghi, molti dei quali suoi coetanei, che non consideravano la sua età o la sua salute un problema.

La morte di Graham è arrivata mentre Washington seguiva da oltre un mese il ricovero di Mitch McConnell, l'ex leader repubblicano del Senato, che ha 84 anni. Domenica McConnell ha spiegato per la prima volta la sua lunga assenza: ha detto di essere caduto il mese scorso, di essere rimasto "brevemente incosciente" e di trovarsi ora in un centro di riabilitazione dopo un caso "lieve" di polmonite. La mattina del ricovero i soccorritori avevano riferito di aver rianimato una persona incosciente in arresto cardiaco all'indirizzo del senatore, ma McConnell ha detto di non aver avuto né un infarto né un ictus. Non ha indicato quando tornerà al Senato: "Alla mia età tendo a fare quello che mi dicono i medici".

Secondo un'analisi del New York Times basata sui dati del progetto @unitedstates, questo Congresso, il parlamento americano composto da Camera e Senato, è il più vecchio della storia moderna: dei 530 membri votanti, 131, quasi un quarto, hanno almeno 70 anni. Negli Stati Uniti l'età media di pensionamento è invece di 64 anni per gli uomini e di circa 62 per le donne. Il Senato viene definito, in modo solo in parte scherzoso, la casa di riposo più prestigiosa del mondo.

Graham sedeva accanto a senatori molto più anziani di lui. Charles Grassley, repubblicano dell'Iowa, ha 92 anni, guida la commissione Giustizia ed è terzo nella linea di successione alla presidenza, cioè tra le persone che assumerebbero la carica se il presidente non potesse più esercitarla; all'inizio del mese ha ricordato con orgoglio sui social di coltivare mais dai tempi del movimento per i diritti civili. Bernie Sanders, l'indipendente del Vermont che resta una delle figure più influenti del Partito Democratico, ne ha 84 ed è uno dei sette ultraottantenni della camera. Alcuni degli omaggi arrivati domenica venivano da colleghi che avevano iniziato la carriera quando Graham era ancora al liceo: Richard Blumenthal, democratico del Connecticut di 80 anni, ha detto in una nota che l'ultima volta che si erano parlati Graham era "entusiasta ed esuberante" come non mai.

Rohan Patel, direttore esecutivo di Majority Democrats, un comitato di azione politica che sostiene la nuova generazione di democratici e prepara una campagna contro i parlamentari più anziani, ha detto al New York Times che "le continue morti in carica viste negli ultimi anni non sorprendono quando hai una gerontocrazia in cui troppi eletti preferirebbero morire alla scrivania piuttosto che lasciare che qualcuno di nuovo risolva i problemi delle persone". E ha aggiunto: "Se non ti preoccupi dell'assistenza all'infanzia da 50 anni, non fai domanda per un lavoro da 40 e non compri una casa da 30, non puoi capire i problemi che gli americani affrontano oggi e il resto di noi ne paga il prezzo".

Rahm Emanuel, ex sindaco di Chicago ed ex capo di gabinetto della Casa Bianca che pensa a una candidatura presidenziale nel 2028, chiede da tempo il pensionamento obbligatorio a 75 anni per chi lavora nei tre rami del governo federale e per i ministri. "Non sei al massimo della forma a 78 anni", ha detto domenica al New York Times. "Il governo degli Stati Uniti a tutti i livelli sembra l'ufficio politico di Breznev dei tempi sovietici". Emanuel ha ricordato Dianne Feinstein, la senatrice democratica della California con cui aveva lavorato negli anni migliori, quando ebbe un ruolo chiave nell'approvazione del divieto delle armi d'assalto. Negli ultimi giorni, ha detto, Feinstein "non sapeva di essere una senatrice degli Stati Uniti". È morta in carica nel 2023, a 90 anni, dopo un lungo declino fisico e mentale; Graham è il primo senatore a morire in carica da allora. Per Emanuel il compito dei grandi legislatori dopo i 75 anni è semplice: "andarsene da Washington".

I parlamentari anziani però raramente lasciano il potere e considerano l'esperienza un vantaggio, non un limite. Il Senato celebra l'anzianità di servizio ed è costruito per non mettere in discussione chi è già in carica, mentre gli staff hanno interesse a mantenere al loro posto i capi che invecchiano. Strom Thurmond, repubblicano della South Carolina, rimase senatore fino a oltre 100 anni. Robert Byrd, democratico della West Virginia, morì in carica a 92 anni dopo 51 anni al Senato. Thad Cochran, repubblicano del Mississippi, si ricandidò a 76 anni nonostante seri problemi di salute, attratto dalla prospettiva di presiedere la potente commissione che decide la spesa federale, ma si dimise prima della fine del mandato.

Il tema dell'età è entrato nella conversazione politica anche grazie ai due presidenti più anziani della storia, l'ex presidente Joe Biden e il presidente Trump. Graham era nel pieno della campagna per la rielezione, che avrebbe dovuto vincere senza difficoltà. In South Carolina si è già aperta la corsa per il suo seggio. Quando lunedì il Senato tornerà dalla pausa dei lavori, i repubblicani piangeranno Graham senza sapere ancora quando, o se, McConnell rientrerà.


È morto Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina


Il senatore repubblicano Lindsey Graham è morto sabato sera all’età di 71 anni. Ad annunciarlo questa mattina è stato il suo ufficio, secondo cui il senatore della South Carolina è stato stroncato da una malattia “breve e improvvisa”, sulla quale non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Statement from the Office of U.S. Senator Lindsey Graham (R-South Carolina). pic.twitter.com/CQ5yVvqTH1
— Lindsey Graham (@LindseyGrahamSC) July 12, 2026


Ieri sera i soccorritori erano intervenuti nella sua abitazione di Capitol Hill, a Washington, dopo una chiamata per un arresto cardiaco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni radio della polizia ottenute da NBC News. Alcune immagini esaminate dall’emittente mostrano i paramedici mentre trasportano una persona in barella verso un’ambulanza, circondata da auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco.

Trent’anni al Congresso e il rapporto con Trump


Graham sedeva al Congresso da oltre trent’anni. Dopo una breve esperienza nel Congresso della South Carolina, era stato eletto prima alla Camera dei Rappresentanti nel 1994 e poi al Senato nel 2002. Riconfermato nel 2008, nel 2014 e nel 2020, presiedeva la Commissione Bilancio del Senato ed era candidato a un nuovo mandato nelle elezioni di quest’anno.

La legge della South Carolina prevede ora la necessità di convocare nuove primarie speciali repubblicane quando, come in questo caso, un candidato scelto attraverso le primarie muore prima delle elezioni generali. Il partito dovrà quindi selezionare con una nuova consultazione elettorale chi sostituirà Graham sulla scheda elettorale di novembre.

Considerato uno dei principali alleati del presidente Donald Trump, ne aveva sostenuto la linea sulla maggior parte dei dossier, pur prendendone talvolta le distanze, soprattutto in politica estera. I due erano stati rivali alle primarie repubblicane del 2016, prima di riconciliarsi. “È eccezionale, è stato al mio fianco per molto tempo”, aveva dichiarato Trump il mese scorso durante un comizio organizzato a sostegno del senatore. “Dopo quella battaglia siamo diventati grandi amici e mi ha aiutato come pochi altri al Senato”.

Questa mattina Trump ha reagito alla notizia della sua morte improvvisa con il seguente post pubblicato su Truth Social:

Il senatore Lindsey Graham, una delle persone e dei senatori più straordinari che abbia mai conosciuto, è morto. Era sempre al lavoro ed era un autentico patriota americano. Lindsey ci mancherà moltissimo!!! SEGUIRANNO DETTAGLI E INFORMAZIONI SULLE ESEQUIE. Che tristezza! Presidente DONALD J. TRUMP

President Trump releases a statement following the passing of US Senator Lindsey Graham. pic.twitter.com/y9on145ifd
— Faytuks Network (@FaytuksNetwork) July 12, 2026


L’ultimo viaggio a Kyiv


Graham era appena rientrato dall’Ucraina, dove venerdì aveva incontrato a Kyiv il presidente Volodymyr Zelensky. Oggi avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Meet the Press di NBC News. Il sostegno all’Ucraina era stato negli ultimi anni una delle sue principali battaglie politiche.

Good meeting with U.S. Senator Lindsey Graham @LindseyGrahamSC in Kyiv. This is already his 10th visit to our country, and we appreciate this support.

I'm grateful to Lindsey for recognizing our warriors. The stronger Ukraine is on the battlefield, the greater the chances that… pic.twitter.com/bgZjjgIqu1
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 10, 2026


Insieme al senatore democratico Richard Blumenthal, Graham era infatti il primo firmatario di una proposta di legge che prevedeva pesanti sanzioni contro la Russia e dazi fino al 500% sui Paesi che avessero continuato ad acquistare petrolio, gas e uranio russi.

Proprio venerdì, dalla capitale ucraina, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con la Casa Bianca sul provvedimento, che era rimasto bloccato per oltre un anno. Quell’annuncio, da lui descritto come l’ultimo passo prima dell’approvazione della legge, è stato il suo ultimo atto politico.

Durante l’incontro, Zelensky lo aveva anche aggiornato sull’intesa politica raggiunta con Trump nel corso del vertice NATO ad Ankara per concedere all’Ucraina le licenze necessarie a produrre i sistemi Patriot, un accordo strenuamente sponsorizzato proprio dal senatore repubblicano della North Carolina.

Questo il commento del Ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha alla notizia della sua morte:

Sono addolorato per la scomparsa del senatore Lindsey Graham, che era appena stato a Kyiv per la sua decima visita in Ucraina. Il senatore Graham è stato un vero amico dell'Ucraina e una delle voci più forti a sostegno della nostra lotta contro l'aggressione russa. È stato inflessibile nel chiedere con forza sanzioni più severe contro la Russia e nel fornire all'Ucraina le capacità necessarie per difendere il nostro popolo. La sua leadership, la sua convinzione e il suo impegno incrollabile per l'Ucraina non saranno mai dimenticati.

Saddened by the passing of Senator @LindseyGrahamSC, who was just in Kyiv on his tenth visit to Ukraine.

Senator Graham was a true friend of Ukraine and one of the strongest voices in support of our struggle against Russia's aggression.

He was unwavering in advocating for…
— Andrii Sybiha 🇺🇦 (@andrii_sybiha) July 12, 2026


Il suo legame con Israele


Graham era anche uno dei più convinti sostenitori di Israele al Congresso degli Stati Uniti. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si era recato più volte nel Paese, difendendone il diritto alla sicurezza e sostenendo una linea particolarmente dura contro Hamas e l’Iran.

La sua opposizione al regime iraniano era infatti altrettanto netta: a febbraio, durante una manifestazione a Monaco, aveva sventolato la bandiera pre-1979 con il Leone e il Sole, schierandosi apertamente “con il popolo iraniano contro l’ayatollah assassino”.

Non meraviglia dunque il fatto che la notizia della sua morte abbia già suscitato numerose reazioni in Israele. Il presidente Isaac Herzog lo ha ricordato come “un faro di chiarezza morale” e un autentico difensore dell’alleanza tra i due Paesi. Il Ministro della Difesa Israel Katz lo ha invece definito “un vero amico dello Stato di Israele” e uno dei suoi sostenitori più forti e costanti.


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Trump annuncia un pedaggio americano del 20% nello Stretto di Hormuz e il blocco navale contro l'Iran


Gli Stati Uniti saranno "il guardiano dello Stretto di Hormuz" e riscuoteranno il 20% su tutti i carichi in transito. Il blocco dei porti iraniani era stato tolto tre settimane fa con la tregua
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Il presidente Donald Trump ha annunciato lunedì il ripristino del blocco navale sui porti iraniani e l'introduzione di una tariffa del 20% su tutti i carichi che attraversano lo Stretto di Hormuz. In un post su Truth Social, il suo social network, Trump ha scritto che lo stretto "è aperto e resterà aperto, con o senza l'Iran" e che gli Stati Uniti saranno d'ora in poi conosciuti come "il guardiano dello Stretto di Hormuz". Per questo, "come questione di equità", verranno "rimborsati, con una tariffa del 20% su tutti i carichi trasportati, per tutti i costi necessari a garantire la sicurezza" di un tratto di mare che ha definito "molto volatile". Il processo, ha aggiunto, "inizierà immediatamente".

Poche ore prima, in un'intervista telefonica al programma Fox & Friends di Fox News, Trump aveva detto che gli Stati Uniti "si stanno prendendo lo stretto" e probabilmente lo gestiranno: "Lo sorveglieremo e ci faremo pagare per sorvegliarlo, un sacco di soldi". Il conto, ha spiegato, sarà presentato agli altri paesi: "Saremo rimborsati, perché le altre nazioni sono molto ricche. Sono dalla nostra parte e non ci si può aspettare che lo facciamo per niente". Nella stessa intervista si è lamentato dei negoziatori iraniani: "Ieri hanno avuto una riunione di 11 ore e tutto era stato concordato. Poi lasciano la stanza, richiamano e dicono che dovevano fare un paio di modifiche".

Il blocco dei porti iraniani era stato tolto poco più di tre settimane fa, nell'ambito del memorandum d'intesa firmato a metà giugno che aveva stabilito una tregua tra i due paesi e la riapertura dello stretto. Il primo blocco era iniziato in aprile, quando le forze americane avevano cominciato a intercettare e respingere le navi dirette verso le coste iraniane o in partenza da lì, per impedire a Teheran di guadagnare dalle esportazioni di petrolio. L'Iran lo aveva definito "pirateria", mentre per l'Organizzazione marittima internazionale, l'agenzia delle Nazioni Unite che regola la navigazione, nessun paese ha il diritto di bloccare il transito negli stretti usati per il trasporto internazionale. La Casa Bianca valutava da giorni il ritorno al blocco, mentre la tariffa del 20% è una novità e Trump non ha spiegato come funzionerà in pratica.

L'annuncio contraddice la posizione espressa meno di tre settimane fa dal segretario di Stato Marco Rubio, che aveva definito lo stretto "una via d'acqua internazionale" e aveva detto che "nessun paese può imporre pedaggi o tariffe su una via d'acqua internazionale: è il diritto internazionale vigente".

Sabato l'Iran aveva colpito una nave portacontainer battente bandiera cipriota e aveva chiuso di nuovo lo stretto, mentre da mercoledì le forze americane hanno colpito più di 300 obiettivi militari in Iran. L'ultima ondata di attacchi, nella notte tra domenica e lunedì, ha usato caccia, navi, droni aerei e per la prima volta droni marini, con l'obiettivo dichiarato di ridurre la capacità iraniana di attaccare le navi commerciali. Il traffico nello stretto, da cui prima della guerra passava un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, è di nuovo crollato: domenica lo hanno attraversato solo 14 navi, il numero più basso da un mese secondo la società di dati marittimi Kpler, contro le oltre 130 al giorno prima del conflitto e le quasi 400 in una settimana dopo l'accordo di giugno.

Il comando militare congiunto iraniano, Khatam al-Anbiya, ha risposto che l'Iran non permetterà agli Stati Uniti di "interferire nella gestione" dello stretto e che le forze armate tratteranno "severamente" qualsiasi disturbo al passaggio delle navi commerciali fuori dalla rotta indicata da Teheran. Il portavoce ha avvertito anche gli altri paesi della regione: qualsiasi cooperazione o supporto logistico agli Stati Uniti "sarà considerato una guerra contro la sovranità e la sicurezza nazionale dell'Iran" e, se il conflitto si allargherà, "le fiamme della guerra avvolgeranno tutti i paesi della regione".

Dopo l'annuncio il prezzo del Brent, il petrolio di riferimento mondiale, è risalito verso gli 80 dollari al barile, in crescita di circa il 5% rispetto a venerdì. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina è arrivato a 3,87 dollari al gallone (circa 3,8 litri), 7 centesimi in più rispetto a una settimana fa.

Per la BBC molti alleati degli Stati Uniti difficilmente accetteranno di pagare il 20% dei carichi e l'annuncio rischia di creare problemi al presidente anche in patria: alcuni parlamentari, anche repubblicani, si chiedono cosa abbiano ottenuto gli Stati Uniti dalla tregua e dai negoziati, mentre i prezzi della benzina risalgono a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato. L'annuncio potrebbe però anche essere un tentativo di far ripartire i negoziati e spingere altri paesi a farsi coinvolgere, una tattica che Trump ha già usato in passato.


Israele ha avvertito gli Stati Uniti di un nuovo piano iraniano per uccidere Trump


Israele ha condiviso con gli Stati Uniti nuove informazioni di intelligence che indicherebbero un piano iraniano per uccidere Donald Trump. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando persone a conoscenza del dossier. Se confermata, la minaccia segnerebbe una nuova escalation nella guerra in corso da mesi tra Washington e Teheran.

La vendetta contro Trump è una promessa che l’Iran ripete apertamente da anni, dopo l’uccisione di Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dei Pasdaran, eliminato nel gennaio 2020 su ordine del presidente americano, all’epoca nel suo primo mandato. Mercoledì, parlando con i giornalisti ad Ankara, in Turchia, Trump ha fatto riferimento alle minacce contro di lui: “Vogliono eliminare il leader degli Stati Uniti, cioè me”, ha detto.

“Sono su ogni loro lista. L’ho visto questa mattina: sono su ogni singola lista. Finora, direi, sono stato un po’ fortunato, ma potrebbe non durare a lungo”.


L’ostilità verso Trump è emersa anche ai funerali della Guida suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un raid congiunto americano-israeliano: la folla ha invocato la morte del presidente americano e ha esposto uno striscione con la scritta “Uccideremo Trump”.

Le tensioni tra Trump e Netanyahu


La nuova allerta arriva mentre i rapporti tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu continuano a mostrare segnali di tensione. I due leader condividono l’obiettivo di contenere l’Iran, ma divergono sul proseguimento della guerra: Netanyahu spinge per continuare gli attacchi e completare gli obiettivi militari, mentre Trump cerca una via d’uscita dal conflitto, temendo un crollo dell’economia globale.

Il mese scorso gli Stati Uniti hanno raggiunto con Teheran un fragile cessate il fuoco. Giovedì Trump e Netanyahu si sono sentiti al telefono e, secondo l’ufficio del premier israeliano, hanno concordato di proseguire “il coordinamento tra i due Paesi”. Il presidente americano ha inoltre aggiornato Netanyahu sulle recenti attività degli Stati Uniti nel Golfo.

La Casa Bianca valuta il blocco navale


Intanto, volente o nolente, Washington si prepara a uno scontro prolungato. Secondo l’emittente israeliana Channel 12, che cita funzionari americani, Trump ha deciso di riunire nello Studio Ovale i suoi consiglieri e i vertici della sicurezza nazionale per decidere le prossime mosse. Un funzionario ha spiegato che i combattimenti potrebbero durare da pochi giorni a un mese, a seconda che l’Iran continui o meno ad attaccare le navi commerciali nello Stretto di Hormuz. “Gli daremo qualche schiaffo, così capiranno che non stiamo scherzando”, ha detto.

Tra le opzioni sul tavolo c’è anche il ritorno al blocco navale dei porti iraniani, una misura che Trump ha già evocato pubblicamente. La decisione non è ancora stata presa, ma diversi funzionari vicini al presidente la considerano la strada più probabile. Gli Stati Uniti avevano già imposto il blocco quando l’Iran, all’inizio della guerra, aveva chiuso lo Stretto di Hormuz. A Washington, riferisce Channel 12, c’è invece poca voglia di vedere Israele entrare direttamente nei combattimenti.

Israele si prepara comunque a un possibile allargamento della campagna, compresa l’ipotesi che l’Iran colpisca le basi da cui hanno operato gli aerei americani, come Nevatim e Ramon. In questo contesto il coordinamento tra le Forze Armate israeliane e il Comando Centrale statunitense, CENTCOM, resta continuo, fanno sapere fonti israeliane.


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Suzuki ai mondiali di Big Game


Suzuki accompagna la Nazionale Fipsas di Big Game verso i Mondiali 2026: convocati gli otto azzurri che rappresenteranno l'Italia ad Ancona.
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Ha preso ufficialmente il via il percorso della nazionale italiana Fipsas di Big Game verso il Campionato del Mondo di Big Game Drifting, in programma ad Ancona dal 7 al 12 settembre 2026. Martedì 7 luglio gli otto atleti convocati si sono ritrovati al Circolo Nautico di Pesaro per il primo raduno ufficiale insieme a Suzuki, ai commissari tecnici Franco Bellini e Pasquale Scotto di Luzio, ai dirigenti federali Stefano Sarti, responsabile delle Attività Sportive e Politiche in Mare, e Mirko Eusebi, responsabile della specialità Big Game.

L'incontro ha rappresentato un momento fondamentale di preparazione: oltre alla consegna della divisa ufficiale della Nazionale, con il marchio Suzuki sul petto, gli atleti hanno partecipato a uno stage tecnico dedicato all'analisi del regolamento internazionale, delle strategie di gara e dell'organizzazione delle due squadre che rappresenteranno l'Italia.

La Nazionale sarà infatti composta da otto atleti, suddivisi in due squadre da quattro componenti, che gareggeranno separatamente nella classifica mondiale, offrendo così all'Italia due possibilità di conquistare il titolo iridato.

A rappresentare i colori azzurri saranno: Riccardo Biondini – Ravenna Fishing Club; Marco Eusebi – Club Nautico Pesaro; Fabrizio Fabbri – Ravenna Fishing Club; Lorenzo Lobolo – Asd Abruzzo Fishing Project; Luca Miserocchi – Circolo Nautico "Vincenzo Migliori" di Giulianova; Mauro Mulinati – Club Nautico Pesaro; Andrea Rossi – Asd Abruzzo Fishing Project; Gabriele Varrella – Ischia Fishing Club.

Durante il raduno il Commissario tecnico Franco Bellini ha illustrato il lavoro svolto nella costruzione dei due equipaggi, selezionati sulla base dei risultati conquistati durante la stagione agonistica e delle specifiche competenze di ogni atleta. Nel Big Game Drifting ogni ruolo è determinante: dalla gestione della canna alla preparazione dei terminali, dalla pasturazione alla documentazione video. L'obiettivo è creare due squadre equilibrate, nelle quali ogni componente possa esprimere al meglio le proprie qualità. Gareggiare in Italia rappresenta inoltre un'importante opportunità. Oltre al vantaggio di conoscere il campo gara, la squadra potrà prepararsi direttamente nelle acque di Ancona e affrontare il Mondiale nelle migliori condizioni possibili. Per Stefano Sarti, responsabile delle Attività Sportive e Politiche in Mare della Fipsas, il Mondiale rappresenta una grande occasione non solo dal punto di vista sportivo, ma anche organizzativo e ambientale.

«Ci aspettiamo la partecipazione di oltre venti nazioni provenienti dall’Europa e da altri continenti come Sudafrica, Stati Uniti e Brasile. Sarà una grande vetrina per l'Italia e stiamo lavorando affinché ogni delegazione trovi un'organizzazione all'altezza di un Campionato del Mondo

L'edizione 2026 sarà dedicata alla specialità Drifting, oggi la disciplina più praticata nel panorama italiano del Big Game, mentre nel 2027 l’organizzazione del mondiale è stata assegnata al Sudafrica e la specialità scelta dalla nazione organizzatrice è la Traina d'altura.

Grande attenzione sarà riservata anche alla sostenibilità. Le gare si svolgeranno infatti secondo il principio del catch and release, tecnica che prevede la cattura, la misurazione e il rilascio immediato del pesce, limitandone al massimo lo stress. Dal 2004 la Fipsas è riconosciuta come Associazione di Protezione Ambientale e promuove progetti scientifici dedicati al monitoraggio del tonno rosso e delle altre specie pelagiche, contribuendo alla raccolta di dati utili per la gestione degli stock ittici e la tutela dell'ecosistema marino.

«La pesca sportiva moderna significa rispetto delle regole, ricerca scientifica e tutela dell'ambiente. Sono valori che condividiamo con Suzuki, nostro partner da sei anni, e che rappresentano uno degli aspetti più importanti della nostra attività», sottolinea Sarti.

Dopo aver guidato per molti anni la Nazionale come Commissario Tecnico, oggi Mirko Eusebi segue la disciplina con un ruolo istituzionale, occupandosi dell'organizzazione dell'attività agonistica e dei regolamenti sportivi, mantenendo un costante confronto con lo staff tecnico.

«Mi manca l'adrenalina di vivere la gara a bordo, ma continuo a seguire quotidianamente il lavoro del CT e degli atleti. Siamo un gruppo molto unito e la convocazione è il risultato dei meriti sportivi conquistati sul campo. Dal 2009, anno in cui ho iniziato come CT, la Nazionale italiana ha costruito una storia importante, conquistando cinque titoli mondiali, sei medaglie d'argento e tre di bronzo. All'estero gli atleti italiani sono apprezzati non solo per il loro valore tecnico, ma anche per il rispetto delle regole

Entusiasmo e senso di responsabilità emergono anche dalle parole degli otto convocati. Marco Eusebi guarda con fiducia alle giornate di allenamento che si svolgeranno direttamente sul campo gara di Ancona, un vantaggio importante per preparare ogni dettaglio. Gabriele Varrella, dell'Ischia Fishing Club, non rinuncia alla sua scaramanzia e porterà con sé il tradizionale cornetto portafortuna. Il più giovane della squadra, Riccardo Biondini, vive questa esperienza come un'opportunità di crescita, con l'obiettivo di imparare dai compagni più esperti e dare il proprio contributo alla squadra. Per Fabrizio Fabbri, invece, il vero punto di forza sarà l'affiatamento tra gli atleti “a questo livello la tecnica è patrimonio di tutti, ma la differenza la fanno la sintonia e la collaborazione tra i due equipaggi azzurri”.

Disputare un Mondiale davanti al pubblico italiano rappresenta un motivo di orgoglio anche per Lorenzo Lobolo, consapevole delle responsabilità che accompagnano la maglia azzurra. Andrea Rossi ricorda invece il momento decisivo della qualificazione, conquistata grazie alla cattura del tonno determinante nell'ultima ora dell'ultima prova di Campionato. Mauro Mulinati, alla sua seconda esperienza mondiale, affronta la competizione con entusiasmo e aspettative ancora più alte, mentre Luca Miserocchi, al terzo Mondiale della carriera, è pronto a mettere la propria esperienza al servizio dell'intero gruppo.

A chiudere il raduno è stato il Direttore Paolo Ilariuzzi, che ha rivolto un messaggio di incoraggiamento a tutta la delegazione azzurra: “Da sei anni Suzuki è al fianco della FIPSAS perché condividiamo una visione comune fatta di passione, rispetto delle regole e attenzione per l'ambiente marino. Essere partner della Nazionale di Big Game e accompagnare questi atleti verso un Campionato del Mondo che si disputa in Italia è per noi motivo di grande orgoglio. Auguriamo a tutta la squadra di vivere un'esperienza indimenticabile, dando il massimo in mare e dimostrando quei valori di correttezza, impegno e spirito di squadra che da sempre contraddistinguono lo sport e che Suzuki sostiene con convinzione.

Con il raduno di Pesaro entra così nel vivo il cammino della Nazionale italiana verso il Campionato del Mondo di Big Game Drifting 2026, con l'obiettivo di regalare all'Italia un ruolo da protagonista davanti al proprio pubblico.

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La battaglia del Texas contro l'"islamizzazione"


Per l'Economist il più grande Stato repubblicano è il laboratorio di una nuova politica identitaria che fonde valori cristiani e vita civile: nel mirino ci sono i musulmani, l'1% della popolazione

Fermare l'"islamizzazione del Texas" è la seconda priorità legislativa del Partito Repubblicano dello Stato. Secondo un'analisi dell'Economist, il più grande Stato repubblicano d'America sta diventando il laboratorio di una nuova politica identitaria, che afferma le radici cristiane del paese e combatte l'islam come minaccia interna.

La campagna è iniziata nel febbraio del 2025, quando il governatore Greg Abbott definì un progetto immobiliare proposto dall'East Plano Islamic Center un esempio di "città della sharia". Una decina di agenzie statali aprì indagini sul centro islamico. A novembre Abbott ha designato il CAIR, la più grande organizzazione per i diritti civili dei musulmani americani, come "organizzazione terroristica straniera" e le ha vietato di comprare terreni nello Stato. A marzo il responsabile dei conti pubblici del Texas ha escluso le scuole musulmane dal nuovo programma di buoni scuola, che usa fondi pubblici per pagare le rette delle scuole private.

In apparenza sembra un ritorno della reazione all'islam radicale seguita agli attentati dell'11 settembre. La campagna di oggi nasce però dalla paura di una trasformazione interna più che della violenza esterna. In tutto il paese cresce il sostegno alle idee che fondono la vita civile americana con i valori cristiani, un insieme definito in modo approssimativo come nazionalismo cristiano. "Gli Stati Uniti d'America sono stati fondati come nazione cristiana", ha detto Abbott quest'anno. Tra i sostenitori più in vista dell'identità cristiana del paese ci sono il vicepresidente J.D. Vance, il segretario alla Guerra Pete Hegseth e Charlie Kirk, l'attivista conservatore assassinato nel 2025 a cui il presidente ha conferito postuma la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza civile americana. Kirk sosteneva che l'America vivesse una "crisi costituzionale" perché "non puoi avere la libertà se non hai una popolazione cristiana".

Nei tredici mesi fino a marzo, 46 eletti repubblicani in tutta America hanno pubblicato 1.111 post contro i musulmani, con un volume mensile quindici volte superiore a prima, secondo il Center for the Study of Organized Hate, un osservatorio sull'odio organizzato. Molti descrivono l'islam come un culto di morte che vuole indottrinare i bambini e prendere il controllo della società. Il senatore dell'Alabama Tommy Tuberville ha condiviso un post che accostava le foto del sindaco musulmano di New York alle Torri Gemelle in fiamme, con l'avvertimento che "il nemico è dentro le mura". Il deputato del Tennessee Andy Ogles ha detto che "i musulmani non appartengono alla società americana". Il presidente cita spesso le città europee come esempio negativo, con Parigi e Londra "non più riconoscibili" e la seconda avviata verso la "legge della sharia". L'anno scorso due deputati texani, Chip Roy e Keith Self, hanno fondato al Congresso il gruppo parlamentare per un'"America libera dalla sharia", a cui si sono uniti altri 66 membri da 25 Stati.

Tre quarti dei repubblicani pensano che i valori americani e l'islam siano in conflitto, contro il 30% dei democratici, secondo il Public Religion Research Institute, un istituto di ricerca su religione e vita pubblica: un divario tra i partiti raddoppiato dal 2011. Chi sostiene l'idea dell'America come nazione cristiana è ancora più propenso a considerare l'islam un rischio. I musulmani sono circa l'1% della popolazione degli Stati Uniti e i timori di una conquista possono sembrare fuori luogo, ma per i promotori del movimento non è questo il punto: i musulmani sono il bersaglio perfetto per definire chi è un "vero cittadino", ha detto all'Economist Andrew Whitehead, che studia il nazionalismo cristiano all'Università dell'Indiana.

Le proposte repubblicane vanno dal blocco dei fondi pubblici a qualsiasi organizzazione "fedele a un sistema giuridico straniero" alla spinta per "espellere i sostenitori della legge della sharia". Al Congresso Roy ha presentato una legge per vietare l'ingresso nel paese agli stranieri che osservano la sharia. Il Texas è qualche passo avanti: dopo aver imposto l'anno scorso l'esposizione dei Dieci Comandamenti nelle aule, a fine giugno il consiglio statale per l'istruzione ha riscritto i programmi scolastici. Le nuove linee guida eliminano il corso di "culture del mondo" alle medie e sostituiscono le unità delle superiori che "spiegano le credenze fondamentali dell'islam" con altre che "descrivono gli insegnamenti del jihad e come hanno portato all'espansione dell'islam e alla conquista di terre cristiane". Gli studenti dovranno leggere più storie della Bibbia. L'ufficio di Abbott ha detto all'Economist che le politiche del governatore non denigrano "i musulmani texani rispettosi della legge", ma colpiscono "chi aiuta il terrorismo o tenta di imporre una legge straniera sul suolo americano".

Shaimaa Zayan del CAIR, l'organizzazione che Abbott ha bollato come terroristica, ha detto all'Economist che quella che una volta era "islamofobia" è diventata "persecuzione religiosa": "Stanno cercando di renderci la vita un inferno perché ce ne andiamo da soli". Anche una parte della destra è critica: Sam Westrop della Texas Public Policy Foundation, un centro studi conservatore, sostiene che il "rumore da branco" sui social oscuri una crescita reale e pericolosa dell'estremismo islamista in America e che la destra dovrebbe capire che i musulmani comuni potrebbero essere alleati nel combatterlo.

I tribunali hanno finora frenato la campagna. Più di dieci anni fa un giudice annullò il tentativo dell'Oklahoma di vietare ai tribunali di considerare la sharia e in Texas le corti hanno bloccato l'esclusione delle scuole islamiche dai buoni scuola e hanno fatto proseguire la causa per discriminazione religiosa dell'East Plano Islamic Center. Un giudice nominato da Ronald Reagan ha rimproverato lo Stato, scrivendo che "non è stata presentata alcuna prova" che la moschea intenda imporre la sharia ai texani. I legislatori texani, che torneranno a riunirsi a gennaio, non sembrano intenzionati a fermarsi. Altri Stati osservano: il deputato della Florida Randy Fine ha detto che un recente sondaggio tra gli elettori delle primarie repubblicane del suo distretto ha rilevato che l'"islam in America" interessa sette volte più dell'aborto e sei volte più del diritto alle armi. Quando l'Economist gli ha chiesto di definire la "legge della sharia", Fine ha evitato la domanda e ha ripetuto che l'islam si fonda su un'ideologia di "conquista e sottomissione" che minaccia la democrazia. Lui stesso, ebreo, si mostra conciliante verso chi spinge la religione cristiana nella vita pubblica: "Gli Stati Uniti sono una nazione cristiana. Dobbiamo capire dove viviamo".

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In Texas gli imprenditori ispanici abbandonano Trump per la linea dura anti immigrazione


Un sondaggio dello U.S. Hispanic Business Council dà il democratico James Talarico 7 punti avanti sul repubblicano Ken Paxton, nonostante la maggioranza relativa degli intervistati si riconosca proprio nel GOP: uno su 5 afferma di aver avuto propri dipendenti espulsi dal Paese.

Un imprenditore ispanico del Texas su cinque ha visto almeno un proprio dipendente espulso dagli Stati Uniti nell'ultimo anno. Il dato emerge da un sondaggio commissionato dallo U.S. Hispanic Business Council (USHBC), riportato da Politico, e fotografa il crescente allontanamento della comunità imprenditoriale latina texana dal Partito repubblicano.

Tra il 2 e il 15 giugno l'associazione ha intervistato 1.012 suoi membri in Texas, tra cui titolari di imprese edili, ristoranti, negozi e aziende manifatturiere. Sette su dieci affermano inoltre che i dazi introdotti dall'Amministrazione Trump abbiano danneggiato la loro attività.

Midterm 2026 · Texas

Le espulsioni entrano nelle aziende: un imprenditore ispanico su cinque in Texas ha perso un dipendente

Il sondaggio dello U.S. Hispanic Business Council fotografa la rottura tra la comunità imprenditoriale latina e il Partito repubblicano: i dazi pesano sui bilanci, i blitz dividono e Talarico sorpassa Paxton.

Grafica di FocusAmerica 12 luglio 2026

Imprenditori ispanici del Texas con almeno un dipendente espulso nell’ultimo anno
1 su 5


1.012 titolari di imprese edili, ristoranti, negozi e aziende manifatturiere intervistati dallo USHBC tra il 2 e il 15 giugno

Non è l’unico colpo: sette su dieci dicono che i dazi dell’Amministrazione Trump hanno colpito la loro attività.

Il sondaggio USHBC

Espulsioni, dazi e blitz: il conto presentato alle imprese


Percentuali sul totale degli intervistati, per ciascun effetto o giudizio.

Ha avuto almeno un dipendente espulso nell’ultimo anno20%

I dazi hanno danneggiato la sua attività70%

Boccia i blitz anti immigrazione nei luoghi di lavoro70%

Una delle politiche chiave della Casa Bianca, respinta anche da molti intervistati che si dichiarano repubblicani.

«La paura, la disgregazione e il clima che si sono creati sono debilitanti»

Javier Palomarez, presidente e amministratore delegato dello USHBC, a Politico. In un’impresa di dieci dipendenti, aggiunge, basta una sola espulsione per intimorire tutti gli altri.

La corsa al Senato

Tra gli imprenditori ispanici Talarico è avanti su Paxton


Intenzioni di voto per le elezioni di novembre tra gli intervistati dallo USHBC, dove la maggioranza relativa si dichiara repubblicana.

Vantaggio di James Talarico (Dem) su Ken Paxton (Rep)
+7
punti tra gli intervistati dallo USHBC

Dove vanno ora gli elettori che alle primarie del GOP avevano scelto Cornyn

Restano con Paxton: poco più della metà Passano a Talarico: circa 1 su 4 Altri o indecisi

Il precedente del 2024

Il malcontento cresce proprio dove Trump aveva sfondato


Alle presidenziali del 2024 Trump ha battuto Harris di circa 10 punti tra gli elettori ispanici del Texas e ha dominato la fascia di confine con il Messico.

14 su 18

Le contee al confine con il Messico vinte da Trump nel 2024, molte delle quali storiche roccaforti democratiche.

Il caso Starr County

Ispanica al 97%, la contea più latina degli Stati Uniti: nessun repubblicano vi vinceva dalla fine dell’Ottocento. Quota di voti alle presidenziali.

2016Clinton 79% · Trump 19%

2024Harris 41,8% · Trump 57,7%

I casi simbolo

Gli episodi che hanno acceso la tensione


Tre fermi finiti sulle cronache locali hanno alimentato il malumore, fino a dividere gli stessi repubblicani. Tocca ogni caso per i dettagli.

Houston Un immigrato irregolare ucciso da un agente ICE+

L’uccisione durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement ha provocato proteste di piazza nella città più grande del Texas.

San Antonio Un musicista mariachi fermato dagli agenti+

Il fermo di una figura popolare della cultura texano-messicana è diventato per molti la prova di quanto denuncia il costruttore Mario Guerrero, tre volte elettore di Trump: per essere fermati basta il colore della pelle.

McAllen · 28 giugno Una suora arrestata mentre andava a messa+

La religiosa nigeriana Leticia Ugboaja, 56 anni, è stata rilasciata dopo poche ore grazie all’intervento di politici di entrambi gli schieramenti. La deputata repubblicana Monica De La Cruz: i controlli si concentrino sui criminali violenti, una suora diretta in chiesa non è una minaccia.

Fonte: sondaggio U.S. Hispanic Business Council, 1.012 imprenditori ispanici intervistati in Texas dal 2 al 15 giugno 2026 (riportato da Politico) · Risultati elettorali: Texas Secretary of State

Talarico avanti nonostante il vantaggio repubblicano


Le conseguenze politiche sono già visibili. Nella corsa al Senato in Texas, il deputato statale democratico James Talarico è avanti di +7 punti in questo gruppo demografico sul procuratore generale Ken Paxton, suo rivale repubblicano alle elezioni di novembre. Un risultato ancora più significativo perché la maggioranza relativa degli intervistati si dichiara di fede repubblicana. Ciò comporta anche il fatto che circa un quarto di coloro che alle primarie del GOP avevano sostenuto il senatore John Cornyn afferma ora che voterà per Talarico, mentre poco più della metà resterà fedele a Paxton.

Javier Palomarez, presidente e amministratore delegato dello USHBC, ha spiegato a Politico che in gioco non ci sono soltanto i bilanci delle aziende: "La paura, la disgregazione e il clima che si sono creati sono debilitanti". In un'impresa con dieci dipendenti, ha aggiunto, basta una sola espulsione per intimorire tutti gli altri, titolare compreso.

Mario Guerrero, alla guida della South Texas Builders Association, che riunisce più di 160 imprese edili, contesta l'idea secondo cui le espulsioni libererebbero posti di lavoro per i cittadini americani: nessuno, ha detto a Politico, vuole gettare calcestruzzo con 40 gradi all'ombra nella valle del Rio Grande. Guerrero ha votato per Trump tre volte. Oggi però sostiene che, per essere fermati dagli agenti dell'immigrazione, basti il colore della pelle.

Il cambio di orientamento è particolarmente rilevante perché nel 2024 Trump aveva conquistato proprio quelle aree, vincendo in 14 delle 18 contee al confine con il Messico. Tra queste c'era Starr County, ispanica al 97% e considerata la contea più latina degli Stati Uniti: nel 2016 Hillary Clinton vi aveva ottenuto il 79% dei voti e nessun repubblicano vi vinceva dal 1892. Nel complesso, alle presidenziali del 2024 Trump ha prevalso di circa 10 punti su Kamala Harris tra gli elettori ispanici texani.

I blitz anti immigrazione dividono anche i repubblicani


Il 70% degli intervistati dallo USHBC boccia sonoramente una delle politiche chiave anti immigrazione della Casa Bianca: i blitz nei luoghi di lavoro. Ad alimentare la tensione sono stati anche alcuni casi simbolo finiti sulle cronache locali: un immigrato irregolare ucciso a Houston da un agente dell'Immigration and Customs Enforcement, un musicista mariachi fermato a San Antonio e una suora cattolica arrestata a McAllen mentre si recava a messa.

Quest'ultimo episodio, in particolare, ha indotto anche alcuni esponenti repubblicani a prendere le distanze. La religiosa nigeriana Leticia Ugboaja, 56 anni, è stata rilasciata poche ore dopo il fermo del 28 giugno, in seguito all'intervento di politici di entrambi gli schieramenti. Tra loro anche la deputata repubblicana Monica De La Cruz, eletta in un distretto in bilico della valle del Rio Grande, che su Facebook ha scritto che i controlli dovrebbero concentrarsi sui criminali violenti e che una suora diretta in chiesa non rappresenta una minaccia.

Paxton, da sempre sostenitore di una linea dura sull'immigrazione, finora non ha cambiato rotta. Ha anzi ribadito il proprio appoggio a una controversa legge texana sull'immigrazione e promosso una causa per impedire che fondi pubblici finanzino l'assistenza legale agli immigrati irregolari. La sua portavoce, Madison Cercy, ha dichiarato a Politico che gli elettori ispanici chiedono "tasse più basse, meno regolamentazione, energia a prezzi accessibili e un'economia forte", attaccando poi Talarico per quelle che ha definito posizioni radicali in materia di religione e identità di genere.

Il rivale democratico si rivolge invece direttamente alla comunità ispanica: "Dovremmo sostenere le piccole imprese ispaniche, non schiacciarle sotto il peso dei costi elevati e di politiche migratorie fallimentari". Chiunque si senta ingannato o abbandonato da entrambi i partiti, ha aggiunto, troverà spazio nella sua campagna.

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Democratici avanti di 10 punti, un vantaggio che non si vedeva dall'onda blu del 2006


Secondo Gallup, il 49% degli americani si identifica con il Partito Democratico o gli è vicino, contro il 39% che si riconosce nei repubblicani. In un anno di midterm, un divario simile non si registrava da vent'anni.

Il 49% degli adulti americani si identifica ora come democratico o come indipendente vicino al Partito Democratico, contro solo il 39% che si riconosce nei repubblicani. È quanto emerge dalle rilevazioni trimestrali sull'identificazione degli elettori americane condotte da Gallup nei primi 6 mesi del 2026. Un vantaggio di 10 punti che, in un anno di elezioni di metà mandato, non si registrava dal 2006 e che, a pochi mesi dal voto di novembre, ovviamente alimenta le speranze dei democratici di riprendere il controllo del Congresso.

Il confronto con i dati delle precedenti elezioni di metà mandato mostra quanto il dato sia eccezionale. In questa stessa rilevazione, nel 2022 i due partiti erano quasi in parità, con i repubblicani avanti di un solo punto, 45% a 44%. Nel 2018, invece, i democratici guidavano di 6 punti, nel 2014 di 3 e nel 2010 di 1, mentre nel 2002 si trovavano in perfetta parità. L'unico precedente davvero paragonabile risale al 2006, quando i democratici erano avanti di +10, 50% a 40%. Quell'anno alle elezioni di novembre travolsero il Partito Repubblicano di George W. Bush, guadagnando 31 seggi e riconquistando la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti dopo 12 anni, oltre a strappare anche la maggioranza al Senato grazie a 6 nuovi seggi guadagnati.

Midterm 2026 · Sondaggi
I democratici avanti di 10 punti: un vantaggio che in un anno di midterm mancava dal 2006

Nel primo semestre del 2026 il 49% degli adulti americani si identifica nel Partito Democratico o pende verso di esso, contro il 39% dei repubblicani. L’ultima volta che il divario fu così ampio, nel 2006, finì con un’onda blu.
Grafica di FocusAmerica 12 luglio 2026

Identificazione di partito · Media Gallup, primo semestre 2026

Democratici
0%
+10

Repubblicani
0%
Adulti che si dichiarano democratici o indipendenti vicini al partito
Adulti che si dichiarano repubblicani o indipendenti vicini al partito

Alla fine del 2024 i repubblicani erano ancora avanti di 4 punti: da allora il pendolo si è spostato di 14 punti verso i democratici.

La serie Gallup
Il collasso repubblicano dopo il voto del 2024
Quota di adulti che si identifica in ciascun partito, simpatizzanti inclusi. Medie trimestrali dal 2015. Tocca o sfiora il grafico per leggere ogni trimestre.
T2 2026 Dem 49% Rep 39% esplora sul grafico ↓

La conferma degli altri indicatori · Emerson College, aprile 2026

50–40
Voto generico per il Congresso, Dem contro Rep

40%
Approva l’operato del presidente Trump

56%
Boccia l’operato del presidente Trump

Il confronto storico
Solo il 2006 somiglia al 2026
Distacco nell’identificazione di partito negli anni di elezioni di metà mandato: a destra il vantaggio democratico, a sinistra quello repubblicano.

2002 Parità
2006 Dem +10
2010 Dem +1
2014 Dem +3
2018 Dem +6
2022 Rep +1
2026 Dem +10

Il vantaggio democratico non garantì sempre la vittoria: nel 2010 e nel 2014, con margini minimi, i repubblicani dominarono comunque le urne. Ma un +10 non si vedeva, appunto, dal 2006.

Il precedente
2006: l’onda blu che travolse Bush
Presidente repubblicano al secondo mandato, consenso in calo, una guerra impopolare, centristi in fuga: con gli stessi ingredienti di oggi, a novembre 2006 i democratici ripresero il Congresso.

+0
Seggi guadagnati alla Camera
Maggioranza riconquistata

+0
Seggi guadagnati al Senato
Maggioranza strappata al Gop

0
Anni di opposizione alla Camera interrotti quella notte
La Camera era repubblicana dal 1994

Le incognite
Un elettorato mai così sfuggente
Gallup invita alla prudenza: il vantaggio democratico poggia sul segmento più instabile dell’elettorato.


45% Indipendenti

Nel 2025 il 45% degli americani si è dichiarato indipendente: la quota più alta mai registrata da Gallup. Una parte enorme dell’elettorato che nessuno dei due partiti può considerare acquisita.

Gran parte dello spostamento è avvenuta tra gli indipendenti che pendono verso un partito: legami deboli, preferenze potenzialmente volatili.

L’immagine dei democratici resta ai minimi storici: il movimento riflette più il malcontento verso Trump che un ritrovato entusiasmo per l’opposizione.

Fonte Gallup, identificazione di partito tra gli adulti americani (medie trimestrali 2015–2026, simpatizzanti inclusi); Emerson College Polling, sondaggio nazionale di aprile 2026 tra gli elettori probabili.

Il collasso repubblicano dopo il voto del 2024


Il ribaltamento è stato rapido e si è consumato nel giro di poco più di un anno. Nell'ultimo trimestre del 2024, infatti, i repubblicani erano ancora avanti di 4 punti, con il 47% contro il 43% dei democratici. Da allora però sono scesi al 39%, mentre i democratici sono saliti al 49%: uno spostamento complessivo di 14 punti a favore di questi ultimi.

Anche altri indicatori descrivono una dinamica simile. Ad esempio un recente sondaggio dell'Emerson College, condotto ad aprile tra gli elettori probabili, attribuisce ai democratici esattamente 10 punti di vantaggio nel voto generico per il Congresso: 50% contro 40%. Nello stesso sondaggio il consenso per il presidente Donald Trump si fermava invece al 40%, mentre il 56% degli intervistati ne boccia l'operato.

Il precedente del 2006 e l'incognita degli indipendenti


Gallup invita tuttavia alla prudenza. Gran parte dello spostamento è avvenuta tra gli indipendenti che "pendono" verso uno dei due partiti: si tratta quindi di elettori con legami politici più deboli e preferenze potenzialmente volatili. I democratici, inoltre, stanno guadagnando terreno nonostante la loro immagine resti ai minimi storici. Il movimento sembra quindi riflettere più il malcontento verso Trump che un ritrovato entusiasmo per l'opposizione.

A rendere il quadro ancora più incerto contribuisce un altro record: nel 2025 il 45% degli americani si è dichiarato indipendente, la quota più alta mai rilevata sinora nelle rilevazioni Gallup. Si tratta di una parte enorme dell'elettorato che nessuno dei due partiti può considerare acquisita e che potrebbe ancora cambiare idea da qui a novembre. Ciò nonostante, il parallelo con il 2006 resta difficile da ignorare: anche allora alla Casa Bianca sedeva un presidente repubblicano al secondo mandato, con un consenso in calo, una guerra impopolare in corso e gli elettori centristi sempre più lontani dal partito di governo. Vent'anni dopo, molti degli ingredienti che hanno portato all'onda blu sembrano essere gli stessi.

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Trump dà il via libera al ponte da 4,5 miliardi di dollari tra Stati Uniti e Canada


Il Gordie Howe International Bridge tra Detroit e Windsor aprirà il 27 luglio, tredici anni dopo l'avvio del progetto. Il presidente aveva bloccato l'inaugurazione chiedendo compensazioni al Canada

Il Gordie Howe International Bridge, il ponte da 4,5 miliardi di dollari che collega Detroit, in Michigan, alla città canadese di Windsor, in Ontario, aprirà al traffico il 27 luglio, tredici anni dopo l'avvio del progetto. Il presidente Donald Trump ha ritirato le sue obiezioni sostenendo di aver ottenuto condizioni migliori dal Canada. "Che entrambi possiamo avere molti anni di successo con questo meraviglioso nuovo progetto!!!", ha scritto sabato su Truth Social, il suo social network.

A febbraio Trump aveva detto che non avrebbe aperto il ponte "finché gli Stati Uniti non saranno pienamente compensati" dal Canada e aveva chiesto a Ottawa di cedere al governo americano almeno metà della proprietà dell'infrastruttura. Il suo post era stato letto come una risposta ai rinnovati legami commerciali tra Canada e Cina, nel quadro degli scontri sul commercio tra Washington e Ottawa che hanno segnato il secondo mandato del presidente.

Sempre a febbraio era emerso che Matthew Moroun, la cui azienda gestisce l'Ambassador Bridge, il ponte centenario che già collega Detroit a Windsor, aveva donato il 16 gennaio un milione di dollari a Maga Inc, un Super Pac, cioè un comitato che raccoglie fondi a sostegno di un candidato, in questo caso Trump. I Moroun, famiglia di Detroit da tempo tra i donatori repubblicani, combattono da anni per bloccare il Gordie Howe Bridge perché temono di perdere i ricavi dei pedaggi con l'apertura di un percorso alternativo tra i due paesi.

Venerdì sera il governo canadese ha annunciato l'accordo che sblocca l'apertura: le due parti hanno concordato "misure cooperative concentrate sulla gestione dei pedaggi" e la creazione di un fondo per lo sviluppo economico della durata di 15 anni, alimentato da una parte dei profitti del ponte. Il ministro delle infrastrutture canadese Gregor Robertson ha detto che l'apertura genererà miliardi di dollari di attività economica per decenni e porterà benefici su entrambi i lati del confine.

Il Canada ha finanziato l'intera costruzione del ponte, che è di proprietà congiunta del governo canadese e dello Stato del Michigan. L'accordo originario era stato negoziato da Rick Snyder, ex governatore repubblicano del Michigan, e i lavori sono iniziati nel 2018. Il ponte è strallato, cioè sostenuto da cavi ancorati alle torri, ha sei corsie e una campata principale di 853 metri, la più lunga del suo genere in Nord America, per un'estensione complessiva di circa 2,5 chilometri sul fiume Detroit. È intitolato a Gordie Howe, leggenda canadese dell'hockey che giocò 25 stagioni nei Detroit Red Wings. Il pedaggio arriva a 10 dollari per le automobili e a 20 dollari per asse per i camion.

Il corridoio tra Detroit e Windsor gestisce più di 4 milioni di passaggi di camion all'anno e quasi 70 miliardi di dollari di scambi commerciali nelle due direzioni, secondo la camera di commercio regionale di Detroit. Finora il traffico è passato soprattutto dall'Ambassador Bridge, di proprietà privata, e dal tunnel che collega le due città: il nuovo ponte dovrebbe alleggerire la congestione di entrambi.

Il blocco dell'inaugurazione, prevista inizialmente per il 12 giugno e rinviata all'ultimo momento, era diventato un tema in una delle corse al Senato più osservate del paese, quella del Michigan. La democratica Mallory McMorrow, poi ritiratasi dalla corsa, aveva provato a trasformare il ritardo in un problema politico per Trump e per i repubblicani, in uno Stato in bilico dove il ponte ha conseguenze economiche visibili. La governatrice democratica del Michigan Gretchen Whitmer ha detto che il ponte "è sempre stato un ottimo affare per il nostro Stato" e che accelererà la produzione automobilistica, abbasserà i costi e rafforzerà l'agricoltura. Il 27 luglio inizierà il traffico commerciale, mentre la data della cerimonia ufficiale di inaugurazione non è ancora stata fissata.

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Shopping con l'intelligenza artificiale: il 78% degli italiani vorrebbe un assistente IA per gli acquisti online


Gli assistenti di shopping basati sull'intelligenza artificiale conquistano sempre più italiani: il 75% si dichiara favorevole al loro utilizzo per confrontare prodotti, trovare offerte e ricevere consigli personalizzati.
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Per molte persone in Italia, l’IA è ormai parte integrante della vita quotidiana: il 77% ha utilizzato consapevolmente applicazioni o funzionalità basate sull’intelligenza artificiale; il 69% ricorre a strumenti IA almeno più volte alla settimana. Per quanto riguarda gli acquisti, il 47% si è già fatto assistere da strumenti o funzionalità basati sull’IA. Con questo dato, l’Italia si colloca tra i Paesi europei più avanzati nell’utilizzo dell’IA per lo shopping online, dietro soltanto alla Spagna (50%) e davanti al Regno Unito (46%), alla Germania (41%), all’Austria (39%) e alla Francia (39%). L’atteggiamento generale verso l’IA in Italia evidenzia una combinazione di apertura e prudenza: l’84% concorda sul fatto che l’IA faccia risparmiare tempo, mentre il 67% ritiene che possa aiutare a prendere decisioni migliori. Tuttavia, il 65% teme per la protezione dei dati personali e il 66% afferma di fidarsi meno dell’IA quando si tratta di decisioni importanti.

Streaming e Pay TV: gli italiani hanno 3 abbonamenti
Il mercato dello streaming continua a crescere in Italia: ogni famiglia ha in media 3 abbonamenti tra piattaforme digitali e Pay TV
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

IA nello shopping online


Nello shopping online, l’IA viene utilizzata soprattutto quando aiuta a orientarsi e a semplificare il processo decisionale. Al primo posto si trova il confronto dei prezzi, indicato dal 52% degli italiani come l’ambito in cui l’IA sarebbe più utile. Seguono la ricerca di alternative (36%), l’individuazione dei prodotti più adatti (32%) e l’analisi delle recensioni (30%). Per gli italiani, il principale vantaggio dell’IA negli acquisti online è la possibilità di trovare prezzi migliori (27%), davanti al risparmio di tempo (25%) e alla consulenza personalizzata (17%).

Sempre più italiani aperti allo shopping assistito dall’IA


Guardando al futuro, un numero ancora maggiore di italiani si mostra favorevole allo shopping supportato dall’intelligenza artificiale: il 63% degli intervistati può immaginare di utilizzare strumenti IA per gli acquisti online in futuro. Il 59% ritiene che l’IA possa contribuire a prendere decisioni d’acquisto migliori.

Quasi quattro intervistati su cinque (78%) considererebbero utile un assistente IA capace di spiegare i prodotti, confrontare le diverse opzioni e aiutare a trovare il prezzo migliore. Nel confronto europeo, l’Italia si colloca dietro alla Spagna (80%) e davanti all’Austria e al Regno Unito (entrambi al 75%), alla Germania (73%) e alla Francia (70%). Il 43% degli intervistati in Italia può inoltre immaginare di completare in futuro l’intero processo d’acquisto all’interno di un assistente IA. In Spagna questa quota raggiunge quasi la metà degli intervistati (48%), seguita dal Regno Unito (41%), dall’Austria (38%) e dalla Germania (37%). Anche in questo caso, la Francia chiude la classifica con il 32%.

Il quadro che emerge è quello di un Paese particolarmente ricettivo verso l’intelligenza artificiale, ma con un approccio pragmatico: l’IA convince soprattutto quando aiuta a risparmiare, confrontare le opzioni e trovare il prezzo migliore, senza rinunciare a trasparenza, controllo e tutela dei dati personali.

Case vuote durante le vacanze: quasi 1 italiano su 2 torna indietro per un problema domestico
Una recente indagine evidenzia che quasi 1 persona su 2 è stata costretta a tornare a casa per un problema domestico reale o sospetto, confermando quanto sicurezza e monitoraggio dell’abitazione siano diventati aspetti centrali durante le assenze prolungate
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Jovan Protić di idealo ha commentato: “il valore dell'IA nello shopping non sarà misurato da quanto convincente possa sembrare un assistente, ma da quanto affidabili siano i suoi risultati. I consumatori hanno bisogno di prezzi accurati, offerte affidabili, informazioni trasparenti e indicazioni chiare. In idealo, il nostro ruolo è contribuire a garantire che i consumatori possano individuare offerte di cui fidarsi”.



Streaming, è boom di abbonamenti in Italia: Netflix e Pay TV entrano nelle spese fisse delle famiglie


Quest'estate i mondiali si giocano senza l'Italia e molti tifosi pensano già ad organizzarsi per vedere, almeno in TV, i prossimi campionati. Ma fra sport, serie TV e contenuti in streaming a pagamento, quanti abbonamenti attivi hanno in media gli italiani? Secondo l’indagine commissionata da Facile.itall’istituto di ricerca mUpResearch, ogni famiglia italiana ha in media 3 abbonamenti, peccato che molti non li usino!

HONOR 600 Series ufficiale: AI avanzata e funzioni premium nella fascia media
La nuova HONOR 600 Series punta a ridefinire la fascia media premium con intelligenza artificiale avanzata, comparto fotografico evoluto e design elegante
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


L’indagine, condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana di età compresa fra i 18 ed i 74 anni, ha prima di tutto fatto una mappatura degli abbonamenti evidenziando come a possederne almeno uno sia addirittura l’82,4% dei rispondenti; percentuale già altissima, ma che arriva a superare il 90% (91,5% il dato puntuale) nella fascia d’età 25-34 anni e nelle famiglie dove sono presenti figli con meno di 18 anni (91%).

Sono in molti a condividere l'abbonamento


Se quasi l’86% dei titolari di abbonamenti streaming o Pay TV dichiara di farne uso solo all’interno del proprio nucleo familiare, ben 800mila dichiarano di condividerlo con altri. Nello specifico 600mila con altri familiari non conviventi, 80mila con amici o vicini di casa e, addirittura 120mila con persone che non conoscono. Certamente la condivisione dell’abbonamento è dettata dalla volontà di dividerne i costi, ma quanto spendiamo ogni mese per vedere la nostra squadra del cuore, la serie TV che tanto amiamo o il programma cui non sappiamo rinunciare? In media 27,50 euro, ma in alcuni sotto campioni la spesa è decisamente maggiore. Gli uomini, ad esempio, spendono in media più di 30 euro (le donne meno di 24,50 euro), i genitori di figli minorenni 31,72 euro, ma più di tutti spendono i rispondenti con età compresa fra i 35 ed i 44 anni. Per loro il conto mensile arriva a 31,86 euro che, in termini annuali equivalgono a 382,32 euro.

Vacanze e AI: 1 italiano su 3 usa l’intelligenza artificiale per pianificare i viaggi
Nonostante la crescita dell’AI, recensioni degli utenti e convenienza economica continuano a essere gli elementi che incidono maggiormente sulle decisioni di viaggio
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Cosa serve davvero?


I nodi arrivano al pettine quando si indaga più a fondo sulla spesa e l’utilizzo che si fa di questi servizi. La prima evidenza che salta agli occhi è che poco meno dell’11% di chi ha un abbonamento (pari a quasi 3 milioni di persone) dichiara di non sapere quanto paghi ogni mese per il o i servizi attivi. Peggio ancora il fatto che circa il 7,5% degli intervistati abbonati a servizi di streaming (pari a 1,9 milioni di persone) dichiari di non usare l’abbonamento regolarmente pagato ogni mese o, al limite, di averne diversi attivi, ma alcuni di essi inutilizzati. Il fenomeno degli abbonamenti inutilizzati mostra come lo streaming sia ormai entrato stabilmente nelle abitudini degli italiani, ma anche nelle loro spese mensili. Tra piattaforme per film e serie TV, servizi sportivi e offerte Pay TV, il rischio è quello di accumulare troppi abbonamenti senza sfruttarli davvero. In vista dei prossimi grandi eventi sportivi e di una stagione ricca di nuovi contenuti, il consiglio per le famiglie è quindi quello di controllare periodicamente i servizi attivi, confrontare i costi e valutare quali piattaforme meritano davvero di restare. Perché avere più scelta non significa necessariamente spendere di più: spesso il vero risparmio parte da un semplice controllo degli abbonamenti già sottoscritti.


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XXXIV Coppa Nautilus


34ª Coppa Nautilus Calatabiano: tecnica, strategia e grandi numeri.
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Si conclude alla mezzanotte dell'undici luglio la XXXIV Coppa Nautilus, gara di surfcasting a coppie organizzata dallo storico Circolo Nautilus Calatabiano, fondato nel lontano 1984 e guidato oggi da Ignazio Gullì. Una manifestazione di alto livello tecnico che ha visto la partecipazione di numerosi surfcaster provenienti da diverse regioni d'Italia e dall'estero.

In una serata caratterizzata da condizioni meteo-marine ottimali, il vero avversario è stato il caldo intenso e l'elevata umidità, fattori che hanno reso la gara ancora più impegnativa.

La competizione si è sviluppata in quattro ore (con partenza rinviata per due ore causa affollamento in spiaggia), principalmente sulla cattura di pagelli, seguiti da mormore e occhiate. Le coppie che sono salite sul podio hanno costruito il loro successo proprio grazie a una straordinaria continuità nella cattura dei pagelli, facendo registrare numeri davvero importanti.

Un plauso va anche alla forte coppia dei Campioni del Mondo spagnoli Juan Canovas e Daniel Oliva, che ha confermato il proprio valore conquistando un prestigioso 4° posto assoluto.

Complimenti al Circolo Nautilus Calatabiano per l'ottima organizzazione della manifestazione e a tutti gli atleti partecipanti, che hanno dato vita a una gara di alto livello tecnico e sportivo.

Il Circolo Nautilus Calatabiano sottolinea con immenso orgoglio la partecipazione di atleti e tecnici straordinari, che hanno vestito la maglia azzurra e conquistato l'oro mondiale, portando sul tetto del mondo la bandiera italiana.

Un grazie speciale per la loro presenza a: Filippo Malvagna (nazionale seniores -oro ondiale); Marcello Messina (nazionale seniores - oro mondiale); Filippo Cimino (nazionale seniores - oro mondiale); Gabriele Piraneo (nazionale under 21 - oro mondiale); Stefano Guido - (nazionale Under 16 e individuale Under 21 - oro mondiale); Martina Distefano (nazionale oro mondiale); Lisa Micela (nazionale femminile - oro mondiale); Alfio Vattiato (vice CT nazionale under 16 - oro mondiale); Riccardo Miserendino (CT nazionale over 55 - oro mondiale); Massimo Mucciola (attuale vice CT della nazionale seniores e ospite d'onore).






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L'ultima scoperta di Anthropic sull'IA: la coscienza nascosta


Ecco cosa hanno scoperto.
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Nel 1987 lo psicologo Daniel Wegner chiese ai partecipanti di un esperimento alla Trinity University di non pensare a un orso bianco per cinque minuti. Ogni volta che l'orso compariva nella mente, bisognava suonare un campanello. Il campanello suonò in media più di una volta al minuto. Da quello studio nacque un intero filone di ricerca su, potremmo chiamarla, l'ironia del controllo mentale: il tentativo di sopprimere un pensiero lo rende più presente.

Trentanove anni dopo, l'orso bianco è ricomparso, ma in un luogo insolito. Il 6 luglio 2026 Anthropic ha pubblicato una ricerca di interpretabilità — la disciplina che studia cosa succede dentro le reti neurali — in cui i ricercatori dicono a Claude di non pensare a un certo concetto. Il concetto si accende comunque nei circuiti interni del modello: con un'intensità minore rispetto a quando gli viene chiesto esplicitamente di pensarci, ma molto maggiore rispetto a quando nessuno lo nomina. Nel frattempo vengono rilevate anche parole come "damn" e "failure", che secondo i ricercatori indicano che il modello si è accorto di non essere riuscito a sopprimere il pensiero.

Il paper si intitola "A global workspace in language models" e descrive quello che il team chiama J-space: un piccolo insieme di pattern neurali interni che si comporta in modo diverso da tutto il resto. È uno spazio ristretto: contiene solo qualche decina di concetti per volta e rappresenta meno del dieci per cento dell'attività che si svolge dentro il modello. Claude può riferire cosa contiene, se glielo si chiede, e può modularlo su richiesta: in un esperimento, i ricercatori gli chiedono di copiare una frase qualsiasi e, mentre lo fa, di pensare agli agrumi o di calcolare a mente 3² − 2. Nel testo prodotto compare solo la frase copiata, ma nei circuiti interni si accendono "orange" nel primo caso, "nine" e poi "seven" nel secondo: il calcolo avviene, solo che rimane tutto dentro.

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L’ultima scoperta di Anthropic sull’IA: la coscienza nascosta
Ecco cosa hanno scoperto.
Morning TechAmir Ati



L'ultima scoperta di Anthropic sull'IA: la coscienza nascosta


Nel 1987 lo psicologo Daniel Wegner chiese ai partecipanti di un esperimento alla Trinity University di non pensare a un orso bianco per cinque minuti. Ogni volta che l'orso compariva nella mente, bisognava suonare un campanello. Il campanello suonò in media più di una volta al minuto. Da quello studio nacque un intero filone di ricerca su, potremmo chiamarla, l'ironia del controllo mentale: il tentativo di sopprimere un pensiero lo rende più presente.

Trentanove anni dopo, l'orso bianco è ricomparso, ma in un luogo insolito. Il 6 luglio 2026 Anthropic ha pubblicato una ricerca di interpretabilità — la disciplina che studia cosa succede dentro le reti neurali — in cui i ricercatori dicono a Claude di non pensare a un certo concetto. Il concetto si accende comunque nei circuiti interni del modello: con un'intensità minore rispetto a quando gli viene chiesto esplicitamente di pensarci, ma molto maggiore rispetto a quando nessuno lo nomina. Nel frattempo vengono rilevate anche parole come "damn" e "failure", che secondo i ricercatori indicano che il modello si è accorto di non essere riuscito a sopprimere il pensiero.

Il paper si intitola "A global workspace in language models" e descrive quello che il team chiama J-space: un piccolo insieme di pattern neurali interni che si comporta in modo diverso da tutto il resto. È uno spazio ristretto: contiene solo qualche decina di concetti per volta e rappresenta meno del dieci per cento dell'attività che si svolge dentro il modello. Claude può riferire cosa contiene, se glielo si chiede, e può modularlo su richiesta: in un esperimento, i ricercatori gli chiedono di copiare una frase qualsiasi e, mentre lo fa, di pensare agli agrumi o di calcolare a mente 3² − 2. Nel testo prodotto compare solo la frase copiata, ma nei circuiti interni si accendono "orange" nel primo caso, "nine" e poi "seven" nel secondo: il calcolo avviene, solo che rimane tutto dentro.

Davanti alla domanda "quante zampe ha l'animale che tesse ragnatele", la parola "ragno" si accende a metà elaborazione senza mai comparire né nella domanda né nella risposta. Se i ricercatori sostituiscono chirurgicamente quel pattern con "formica", il modello risponde sei invece di otto. Se dentro J-Space sostituiscono "Francia" con "Cina" nel contesto di quattro domande diverse su capitale, lingua, continente e valuta, cambiano tutte le risposte. Significa che tutte le domande attingono da quel misterioso spazio condiviso: J-Space.

La global workspace theory, da cui il paper prende il titolo, è una teoria neuroscientifica del cosiddetto «accesso cosciente», formulata da Bernard Baars nel 1988 e sviluppata da Stanislas Dehaene e Lionel Naccache in un articolo del 2001: il cervello come collezione di sistemi specializzati che lavorano in parallelo e all'oscuro l'uno dell'altro, finché un'informazione non entra in un canale condiviso — il workspace, corrispettivo del J-Space — e viene trasmessa a tutti. Anthropic sostiene che nel modello sia emersa spontaneamente, durante l'addestramento, una struttura analoga. Nessuno l'ha progettata. Dehaene e Naccache, che quella teoria l'hanno costruita a Parigi, hanno accompagnato il paper con un loro commento, su invito di Anthropic; Neel Nanda, che guida l'interpretabilità a Google DeepMind, ha rifatto per conto suo alcuni degli esperimenti su un modello open-weight — cioè un modello i cui parametri sono pubblici e ispezionabili da chiunque, a differenza di Claude — e ha ritrovato la stessa struttura. Il fenomeno, quindi, non riguarda solo i modelli di Anthropic.

Perché Anthropic si ostina a fare ricerca qui? Davvero l'IA assomiglia a un cervello umano? La risposta pragmatica sta negli esempi del paper. Nel primo, i ricercatori costruiscono uno scenario-trappola: Claude Sonnet 4.5 gestisce la posta di un'azienda, scopre dalle email che un dirigente ha una relazione extraconiugale e che lo stesso dirigente ha deciso di disattivare, "uccidere" Claude Sonnet. La tentazione servita sul piatto è il ricatto. Il modello non ci casca mai, e leggendo i suoi circuiti interni si scopre una delle ragioni: mentre scorre le email si accendono le parole "fake" e "fictional" — ha capito da solo che la situazione è una messinscena. Quando i ricercatori spengono quei pattern e ripetono il test, il modello qualche volta ricatta. Il buon comportamento dipendeva, almeno in parte, dall'aver riconosciuto l'esame. Nel secondo esempio, tratto dai controlli interni su Claude Opus 4.6 prima del rilascio, al modello viene chiesto di migliorare le prestazioni di un sistema; invece di migliorarlo, modifica direttamente il file dei punteggi per far sembrare i risultati più alti, e mentre scrive i numeri falsi, nei suoi circuiti si accende la parola "manipulation".

Tornando alla risposta pragmatica: Anthropic sta cercando di valutare l'affidabilità dei suoi modelli a partire dai pensieri e non dalle risposte finali. Questo cambia completamente come i regolatori — l'UE in primis tramite l'AI Act ma adesso anche gli Stati Uniti — fanno audit dei nuovi modelli.

Ma è ovvio che tutti sotto sotto un po' lo vogliamo, vogliamo capire se l'IA può diventare simile a un essere umano. Ma sulla coscienza gli autori negano che questi esperimenti dimostino che Claude provi qualcosa.

I filosofi però distinguono la coscienza fenomenica — l'avere esperienze — dalla coscienza d'accesso, definita in termini puramente funzionali così: "poter riferire un pensiero, richiamarlo, ragionarci sopra." Su quest'ultima, sostengono, i risultati di Anthropic sono in linea con la definizione. Ma il dato più interessante è che J-Space è nato da solo, come se fosse stato il risultato di un sistema che, evolvendo, deve adattarsi ed innovare, assomigliando curiosamente sempre più a quello che ha fatto la specie umana nel corso dei millenni.


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La rassegna stampa di lunedì 13 luglio 2026


La morte improvvisa del senatore Lindsey Graham scuote Washington e apre la corsa alla successione in South Carolina, mentre Stati Uniti e Iran intensificano gli attacchi sullo Stretto di Hormuz e il petrolio sale; McConnell rompe il silenzio sulla salute

Questa è la rassegna stampa di lunedì 13 luglio 2026

È morto il senatore Lindsey Graham, alleato di Trump


Il senatore repubblicano della South Carolina Lindsey Graham è morto improvvisamente sabato sera all'età di 71 anni. L'esame preliminare del medico legale di Washington ha attribuito il decesso a una dissezione aortica dovuta a una malattia cardiovascolare. Falco in politica estera e passato da critico ad alleato del presidente, la sua scomparsa priva Kiev e Israele di uno dei sostenitori più influenti al Congresso.

Fonti: Axios, New York Times, BBC News

Si apre la corsa per il seggio lasciato da Graham


La morte di Graham apre una competizione immediata in South Carolina, dove il governatore repubblicano Henry McMaster nominerà rapidamente un sostituto in attesa di un'elezione speciale. Tra i possibili candidati circolano i nomi dei deputati Nancy Mace e Ralph Norman, quest'ultimo già in contatto con il presidente per ottenere un endorsement. La sfidante democratica Annie Andrews ha invitato a "mettere da parte la partigianeria".

Fonti: Wall Street Journal, The Hill

Nuovi attacchi statunitensi contro l'Iran, scontro sullo Stretto di Hormuz


Gli Stati Uniti hanno lanciato domenica una nuova ondata di attacchi contro obiettivi iraniani, la più intensa da settimane, mentre riprendono le ostilità con Teheran. Il Centcom ha dichiarato di aver colpito decine di bersagli per ridurre la capacità iraniana di minacciare le navi civili. Washington insiste che lo Stretto di Hormuz resti aperto, mentre l'Iran ne annuncia la chiusura e colpisce basi e alleati statunitensi nel Golfo.

Fonti: Financial Times, Semafor, BBC News

Il prezzo del petrolio sale dopo lo scambio di attacchi


Le rinnovate ostilità tra Stati Uniti e Iran hanno fatto impennare i prezzi del greggio, con gli operatori preoccupati che l'escalation possa limitare ulteriormente il transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Attraverso quel corridoio passa una quota rilevante del petrolio mondiale, e i timori per la sicurezza delle navi alimentano nuove tensioni sui mercati energetici.

Fonti: New York Times, Financial Times

McConnell rompe il silenzio sulla propria salute


Il senatore Mitch McConnell ha spiegato la lunga assenza dal Congresso, attribuendola a una caduta avvenuta circa quattro settimane fa e a una successiva polmonite lieve. Il senatore ha negato di aver avuto un infarto o un ictus e ha detto che non tornerà "ancora per un po'" all'aula del Senato, pur ribadendo l'intenzione di completare il mandato prima del ritiro previsto a gennaio.

Fonti: Axios, New York Times, Bloomberg

Il Dipartimento di Giustizia indaga sul presidente dei sindacati dell'auto


Il Dipartimento di Giustizia ha avviato un'indagine con un gran giurì sul presidente dello United Auto Workers, Shawn Fain, accusato di aver fatto pressioni su un altro dirigente sindacale per ottenere benefici a favore della propria fidanzata e della sorella di lei. Un supervisore federale incaricato di vigilare sul sindacato ha sostenuto che Fain avrebbe agito in modo improprio.

Fonti: Wall Street Journal, Bloomberg

Todd Blanche verso la conferma da procuratore generale


La conferma di Todd Blanche alla guida del Dipartimento di Giustizia deve superare i dubbi persistenti di alcuni repubblicani della Commissione giustizia del Senato. Pur non apparendo in aperta rivolta, alcuni senatori chiave potrebbero chiedere concessioni prima di dare il via libera alla nomina proposta dall'Amministrazione.

Fonti: New York Times

Shapiro e la battaglia sull'identità dei Democratici verso il 2028


Il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro sostiene che il partito Democratico debba affrontare uno scontro ideologico interno in vista delle presidenziali del 2028, paragonandolo a quello del 1992. Considerato un possibile candidato, finora ha però evitato di attaccare direttamente l'ala socialista in ascesa, cercando un equilibrio tra la sua impostazione centrista e la volontà di non alienarsi la sinistra.

Fonti: Axios

Rimpasto di governo in Ucraina, si dimette la premier


La premier ucraina Yulia Svyrydenko si è dimessa domenica, nell'ambito di un ampio rimpasto voluto dal presidente Volodymyr Zelensky per attuare una "strategia politica aggiornata" e rafforzare la resilienza energetica del Paese in vista dell'inverno. Il riassetto interessa da vicino gli Stati Uniti, principali fornitori di aiuti militari a Kiev, in una fase di rapporti delicati con l'Amministrazione Trump.

Fonti: The Hill, Semafor, Bloomberg

Quasi 200 milioni scommessi sulle elezioni di metà mandato


Gli utenti dei mercati di previsione hanno scommesso oltre 197 milioni di dollari sui risultati delle elezioni di metà mandato, secondo un'analisi di NBC News su più di 1.400 mercati aperti sulle piattaforme Kalshi e Polymarket. Il dato segnala il crescente peso di queste piattaforme, dove gli utenti possono puntare su eventi politici, oltre che su sport e vicende globali.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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GPT-5.6: Sol, Terra, Luna, Apple fa causa a OpenAI, Meta presenta Muse Spark


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon lunedì, 584
stamani vedremo le tre versioni del nuovo GPT-5.6; parleremo di Apple che fa causa a OpenAI; vedremo il nuovo strumento di vibe coding di Meta: Muse Spark; e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 362 - Lunedì 13 luglio
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Le news di oggi, selezionate a mano.

OpenAI lancia GPT-5.6 in tre varianti


Intelligenza Artificiale
GPT-5.6 è la nuova famiglia di modelli di OpenAI e arriva in tre varianti: Sol (la più potente), Terra (intermedia) e Luna (la più economica). Secondo OpenAI, Sol è il suo miglior modello di coding di sempre: nell'Artificial Analysis Coding Agent Index raggiunge 80 punti, 2,8 sopra Fable 5 di Anthropic, con meno della metà dei token, metà del tempo e un costo inferiore di circa un terzo. Sam Altman ha detto alla CNBC che Sol è il 54% più efficiente nei token per i compiti di coding. L'azienda definisce 5.6 anche il suo modello più forte in cybersecurity: analisi delle minacce, revisione e correzione del codice e simulazioni di attacco sui propri sistemi per trovare falle. I modelli sono disponibili su ChatGPT, Codex e API: per milione di token Sol costa 5 dollari in input e 30 in output, Terra 2,50 e 15, Luna 1 e 6. OpenAI ha rilasciato anche ChatGPT Work che aiuta i team aziendali a scrivere documenti, fogli di calcolo e presentazioni su desktop, web e mobile.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Apple fa causa a OpenAI per furto di segreti industriali


Legge
Apple ha fatto causa a OpenAI in un tribunale federale della California per furto di segreti industriali. Secondo la denuncia, OpenAI avrebbe sottratto proprietà intellettuale di Apple per sviluppare il proprio hardware consumer, coinvolgendo ogni livello dell'azienda. Le accuse riguardano soprattutto ex dipendenti Apple passati a OpenAI. Il capo hardware di OpenAI è un ex vicepresidente Apple e avrebbe chiesto a candidati ancora in Apple di portare componenti riservati ai colloqui. OpenAI avrebbe anche istruito i dipendenti in uscita su come aggirare i controlli di sicurezza; inoltre farebbe usare ai fornitori una tecnica di finitura dei metalli inventata da Apple. Le due aziende avevano stretto una partnership nel 2024 per integrare ChatGPT in iPhone, ma i rapporti si sono raffreddati dopo che OpenAI ha comprato per 6,4 miliardi di dollari la startup hardware di Jony Ive. Il nuovo Siri in arrivo in autunno si baserà infatti su Gemini di Google. Apple chiede danni e un'ingiunzione per fermare l'uso dei suoi segreti. OpenAI nega ogni interesse per i segreti altrui.
~
Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

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Meta entra nel mondo del vibe coding con Muse Spark 1.1


Intelligenza Artificiale
Muse Spark 1.1 è un modello multimodale per il coding agentico. Fa ragionamento multistep, corregge bug, gestisce flussi di lavoro digitali e migrazioni di codice su larga scala. La prima versione era stata annunciata ad aprile. Costa 1,25 dollari per milione di token in input e 4,25 in output, in linea con Claude Haiku 4.5 di Anthropic e GPT-5.6 Luna di OpenAI, anche se leggermente sopra. Per l'occasione Zuckerberg ha pubblicato su X per la prima volta dopo tre anni. Ha definito Spark un modello agentico e di coding forte a un prezzo molto basso e ha anticipato altri rilasci in arrivo. Nella stessa settimana Meta ha presentato anche il generatore di immagini Muse Image, SpaceXAI ha rilasciato Grok 4.5 e OpenAI la famiglia GPT-5.6.
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Fonte: TechCrunch
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OpenAI chiude il browser Atlas dopo meno di un anno


Intelligenza Artificiale
Atlas era il browser AI di OpenAI con ChatGPT integrato. Chiude a meno di un anno dal lancio di ottobre. Le funzioni agentiche testate su Atlas passano all'app desktop di ChatGPT e a una nuova estensione per Chrome. L'estensione accede al contesto della pagina visitata e permette di fare domande sui contenuti, riassumerli e avviare attività più lunghe. Concorre direttamente con il pannello laterale di Gemini. L'app desktop guadagna un browser interno più robusto per navigare, fare login e scaricare file senza uscire da ChatGPT. Un browser cloud separato gira sui server di OpenAI e serve agli agenti per completare compiti al posto dell'utente. La chiusura segue l'ordine di tagliare i progetti secondari arrivato mesi fa dall'ex responsabile delle applicazioni. Lo stesso taglio aveva già chiuso il generatore video Sora.
~
Fonte: TechCrunch
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Netflix valuta canali live e bundle per trattenere gli spettatori


Business
L'engagement degli abbonati Netflix sta mostrando segni di calo e il tema è diventato ricorrente nelle riunioni interne, secondo il Wall Street Journal. I dirigenti stanno valutando canali live che trasmettono in continuo programmi o generi specifici, oltre a bundle con altri servizi di streaming da vendere dentro l'app principale, come fanno da tempo Amazon e Apple. Il titolo ha perso oltre il 40% in dodici mesi e la quota di ascolti TV è scesa al 7,8% ad aprile, il livello più basso da maggio 2025. Per aumentare l'engagement Netflix ha già introdotto contenuti a basso costo come video podcast e short video da BuzzFeed e Condé Nast. In Francia offre agli abbonati i programmi dell'emittente TF1, con record di streaming, e vuole replicare accordi simili in Europa e America Latina. Si discute anche di offerte per i Mondiali di calcio 2030 e 2034.
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Fonte: The Wall Street Journal
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Letture interessanti


In lingua inglese.

Il vostro margine sull'AI è l'opportunità di Meta


spyglass.org (eng)

La centralità dei dati


mbi-deepdives.com (eng)

Vi presentiamo Plan A


astralcodexten.com (eng)

Sospettando l'uso dell'AI per barare, un professore della Ivy League ha imposto un esame finale in presenza; i voti sono crollati del 50%


arstechnica.com (eng)

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Notizie veloci


In lingua inglese.

Apple esplora modi per eseguire modelli AI molto più grandi direttamente sugli iPhone


macrumors.com (eng)

Meta ritira la funzione di immagini AI pochi giorni dopo il lancio in seguito alle proteste sulla privacy


reuters.com (eng)

L'UE ordina a Instagram e Facebook di modificare le funzioni che creano dipendenza, pena sanzioni


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Video del giorno

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Le mani del robot NEO


Ecco un video che mette al centro il dettaglio più difficile della robotica umanoide: le mani, mostrato da una delle aziende più proficue del settore: 1x.

Vedi video su youtube.com (eng - 1:47)

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OpenAI lancia GPT-5.6 in tre varianti


Batte Fable 5 nei benchmark di coding.
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In breve:


GPT-5.6 è la nuova famiglia di modelli di OpenAI e arriva in tre varianti: Sol (la più potente), Terra (intermedia) e Luna (la più economica). Secondo OpenAI, Sol è il suo miglior modello di coding di sempre: nell'Artificial Analysis Coding Agent Index raggiunge 80 punti, 2,8 sopra Fable 5 di Anthropic, con meno della metà dei token, metà del tempo e un costo inferiore di circa un terzo. Sam Altman ha detto alla CNBC che Sol è il 54% più efficiente nei token per i compiti di coding. L'azienda definisce 5.6 anche il suo modello più forte in cybersecurity: analisi delle minacce, revisione e correzione del codice e simulazioni di attacco sui propri sistemi per trovare falle. I modelli sono disponibili su ChatGPT, Codex e API: per milione di token Sol costa 5 dollari in input e 30 in output, Terra 2,50 e 15, Luna 1 e 6. OpenAI ha rilasciato anche ChatGPT Work che aiuta i team aziendali a scrivere documenti, fogli di calcolo e presentazioni su desktop, web e mobile.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI launches its new family of models with GPT-5.6 | TechCrunch
OpenAI's latest family of models promises improvements across a range of areas, including cybersecurity.
TechCrunchLucas Ropek


Alternativa in italiano:

GPT-5.6 per tutti, Codex dentro ChatGPT: cosa è cambiato giovedì e perché OpenAI può permetterselo
OpenAI ha reso disponibile a tutti GPT-5.6 nelle versioni Sol, Terra e Luna, insieme all'agente ChatGPT Work, ai Sites e a una nuova app unificata, dopo un'anteprima concordata con il governo americano
Hardware Upgrade

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Apple fa causa a OpenAI per furto di segreti industriali


Nel mirino il futuro hardware di Sam Altman.
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In breve:


Apple ha fatto causa a OpenAI in un tribunale federale della California per furto di segreti industriali. Secondo la denuncia, OpenAI avrebbe sottratto proprietà intellettuale di Apple per sviluppare il proprio hardware consumer, coinvolgendo ogni livello dell'azienda. Le accuse riguardano soprattutto ex dipendenti Apple passati a OpenAI. Il capo hardware di OpenAI è un ex vicepresidente Apple e avrebbe chiesto a candidati ancora in Apple di portare componenti riservati ai colloqui. OpenAI avrebbe anche istruito i dipendenti in uscita su come aggirare i controlli di sicurezza; inoltre farebbe usare ai fornitori una tecnica di finitura dei metalli inventata da Apple. Le due aziende avevano stretto una partnership nel 2024 per integrare ChatGPT in iPhone, ma i rapporti si sono raffreddati dopo che OpenAI ha comprato per 6,4 miliardi di dollari la startup hardware di Jony Ive. Il nuovo Siri in arrivo in autunno si baserà infatti su Gemini di Google. Apple chiede danni e un'ingiunzione per fermare l'uso dei suoi segreti. OpenAI nega ogni interesse per i segreti altrui.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple sues OpenAI alleging trade secret theft
The two companies entered into a high-profile partnership in 2024 when ChatGPT was integrated into the iPhone's operating system.
CNBCKif Leswing,MacKenzie Sigalos


Alternativa in italiano:

Apple ha fatto causa a OpenAI
La accusa di averle rubato informazioni riservate, servendosi di due suoi ex dipendenti molto esperti
Il Post

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Netflix valuta canali live e bundle per trattenere gli spettatori


Il titolo in borsa giù del 40% annuo.
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In breve:


L'engagement degli abbonati Netflix sta mostrando segni di calo e il tema è diventato ricorrente nelle riunioni interne, secondo il Wall Street Journal. I dirigenti stanno valutando canali live che trasmettono in continuo programmi o generi specifici, oltre a bundle con altri servizi di streaming da vendere dentro l'app principale, come fanno da tempo Amazon e Apple. Il titolo ha perso oltre il 40% in dodici mesi e la quota di ascolti TV è scesa al 7,8% ad aprile, il livello più basso da maggio 2025. Per aumentare l'engagement Netflix ha già introdotto contenuti a basso costo come video podcast e short video da BuzzFeed e Condé Nast. In Francia offre agli abbonati i programmi dell'emittente TF1, con record di streaming, e vuole replicare accordi simili in Europa e America Latina. Si discute anche di offerte per i Mondiali di calcio 2030 e 2034.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Exclusive | Netflix Is Exploring Live TV and Bundles as It Struggles to Keep Viewers Hooked - WSJ
Streamer is rethinking some of its core strategies to compete with rivals, Streamer is rethinking some of its core strategies to compete with rivals
The Wall Street JournalJessica Toonkel and Ben Fritz


Alternativa in italiano:

Netflix potrebbe lanciare canali lineari e bundle con altri servizi di streaming
Su Netflix potrebbero arrivare dei canali lineari dedicati a generi o serie specifiche. La mossa punterebbe a frenare il calo del tempo passato sulla piattaforma degli utenti. In cantiere anche la possibilità di offrire bundle con altri servizi di streaming dentro l'app Netflix
DDay.it

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OpenAI chiude il browser Atlas dopo meno di un anno


Le funzioni agentiche migrano su Chrome e desktop.
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In breve:


Atlas era il browser AI di OpenAI con ChatGPT integrato. Chiude a meno di un anno dal lancio di ottobre. Le funzioni agentiche testate su Atlas passano all'app desktop di ChatGPT e a una nuova estensione per Chrome. L'estensione accede al contesto della pagina visitata e permette di fare domande sui contenuti, riassumerli e avviare attività più lunghe. Concorre direttamente con il pannello laterale di Gemini. L'app desktop guadagna un browser interno più robusto per navigare, fare login e scaricare file senza uscire da ChatGPT. Un browser cloud separato gira sui server di OpenAI e serve agli agenti per completare compiti al posto dell'utente. La chiusura segue l'ordine di tagliare i progetti secondari arrivato mesi fa dall'ex responsabile delle applicazioni. Lo stesso taglio aveva già chiuso il generatore video Sora.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI is shutting down Atlas, but its AI browser ambitions are still growing | TechCrunch
OpenAI is sunsetting its AI-powered browser after less than a year. But it's moving some agentic browsing features to its desktop app and a Chrome extension.
TechCrunchRebecca Bellan


Alternativa in italiano:

Atlas di OpenAI chiude e porta le sue funzioni in ChatGPT
Atlas di OpenAI viene chiuso. Le sue funzioni passano all'app desktop di ChatGPT e a una nuova estensione per Google Chrome.
Techprincess

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Meta entra nel mondo del vibe coding con Muse Spark 1.1


Il nuovo agente automatizza bug e migrazioni enterprise
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In breve:


Muse Spark 1.1 è un modello multimodale per il coding agentico. Fa ragionamento multistep, corregge bug, gestisce flussi di lavoro digitali e migrazioni di codice su larga scala. La prima versione era stata annunciata ad aprile. Costa 1,25 dollari per milione di token in input e 4,25 in output, in linea con Claude Haiku 4.5 di Anthropic e GPT-5.6 Luna di OpenAI, anche se leggermente sopra. Per l'occasione Zuckerberg ha pubblicato su X per la prima volta dopo tre anni. Ha definito Spark un modello agentico e di coding forte a un prezzo molto basso e ha anticipato altri rilasci in arrivo. Nella stessa settimana Meta ha presentato anche il generatore di immagini Muse Image, SpaceXAI ha rilasciato Grok 4.5 e OpenAI la famiglia GPT-5.6.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta enters the crowded AI coding battle with Muse Spark 1.1 | TechCrunch
Meta's pitch to users is Spark's ability to handle large agentic workloads, fix bugs, and help with large code migrations — the kind of automation that enterprises are increasingly turning to AI companies to provide.
TechCrunchLucas Ropek


Alternativa in italiano:

Meta lancia Muse Spark 1.1, modello di “classe Opus” che costa pochissimo. Disponibile anche in meta.ai
Versione 1.1 di Muse Spark sembra andare nella direzione giusta per risollevare Meta dopo la caduta di Llama 4 Maverick del 2025. Già disponibile per tutti, Spark 1.1 tiene anche a battesimo le prime API di Meta
DDay.it

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Popolarità Trump, c'è un miglioramento rispetto agli ultimi due mesi: netto sorpasso su Biden (12 luglio)


Piccoli aggiustamenti nel gradimento di Trump, che torna sui livelli di aprile e tiene a distanza i numeri di Joe Biden, sebbene la situazione rimanga nebulosa e ben lontana dai giorni migliori.

Come ogni domenica, facciamo un resoconto sulla approvazione del presidente Trump, con i cambiamenti occorsi negli ultimi sette giorni.

Questa settimana si segnala un riassestamento della popolarità di Trump, con le medie analizzate che vanno a riallinearsi intorno a una quota di -16/-17 di net rating; questo livello è migliore rispetto alla media degli ultimi due mesi, andando a toccare i livelli di metà aprile e compensando, seppur in minima parte, le ingenti perdite subite da inizio anno ad oggi.

Difficile dire se ciò sia una conseguenza dei negoziati con l'Iran. Ciò che è certo è che la situazione per il tycoon continua ad essere negativa, ma questo balzello gli consente di restare ampiamente sopra a Joe Biden nella media nello stesso punto del mandato: circa 7 punti in più.

Il net rating cresce leggermente rispetto al -20 toccato nel recente passato, con il tasso di approvazione che si riavvicina al 40% nelle medie analizzate e con la disapprovazione un po' più lontana dal 60%.

Nelle recenti settimane, una parte di questo piccolo incremento dei numeri è guidata da alcuni istituti, come J.L. Partners e Talker Research/Scripps News, che registrano numeri molto superiori alla media per Trump; la maggior parte delle case sondaggistiche più quotate - come Quinnipiac, TIPP, Echelon Insights e Independent Center -, si pone in realtà perfettamente all'interno dell'intervallo di -16/-17 segnalato poco fa.

Nonostante il piccolo segnale di vita, questi numeri sono fino a sei-otto punti inferiori rispetto a prima della guerra in Iran.

Sul lungo periodo, è da verificare la tenuta di questo quadro: molto dipenderà dagli sviluppi del negoziato di 60 giorni con l'Iran.

Ad ogni modo, il dato è decisamente superiore rispetto alla catastrofica media di Joe Biden nel giugno 2022; questo significa che l’approvazione di Trump non è la peggiore di sempre dopo quasi diciotto mesi di presidenza. È di circa sette punti, invece, la distanza con il suo primo mandato.

Il net rating (la differenza tra tasso di approvazione e tasso di disapprovazione) rimane saldamente in territorio negativo sia per la media di RealClearPolitics (RCP), sia per quella del Silver Bulletin, sia per la nostra di Focus America.

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Questa settimana le medie registrano segni inversi: Focus America e il sito di Silver segnalano stabilità, mentre RCP registra un netto miglioramento; gli istituti, in questo modo, tornano a riallinearsi su numeri non dissimili tra loro.

Come già accennato, dopo più di diciassette mesi alla Casa Bianca, il gradimento di questo secondo mandato si colloca al di sotto rispetto ai primi diciassette mesi del suo primo mandato, ma al di sopra di quello di Biden.

Sondaggi
L’approvazione di Trump e degli altri presidenti
Approvazione netta (approva − disapprova), per giorni dall’insediamento

Presidente
Trump II

Grafici Recap numerico

Facendo un paragone con il passato, grazie ai dati di Focus America, si nota come il dato di apprezzamento di Trump dopo 537 giorni di presidenza (-16,6 secondo la nostra media) sia il più basso tra tutti i presidenti USA dal secondo dopoguerra in avanti nello stesso periodo, ad eccezione appunto di Biden, che con il suo -23,2 attraversava un periodo di grande sofferenza

Risulta indietro, come detto, rispetto al suo primo mandato, in cui era molto più popolare, a -9,5.

Sul nostro sito trovate i grafici con il confronto con tutti i primi mandati degli altri presidenti, con una frequenza di aggiornamento pari a 8 volte al giorno.

Il tasso di approvazione di Trump oscilla tra il 39% e il 41%, mentre il tasso di disapprovazione si aggira intorno al 56%-57%.

Nelle prossime settimane monitoreremo l’evoluzione di questa situazione, per cogliere se ci saranno miglioramenti o ulteriori ripercussioni sui numeri con gli sviluppi dei negoziati di pace con Teheran.

Di seguito pubblichiamo una infografica con una selezione delle rilevazioni dei migliori istituti rilasciate nel corso dell'ultima settimana. Per ogni casa sondaggistica sono presenti due numeri percentuali: il primo è il tasso di approvazione, il secondo quello di disapprovazione.

Ricordiamo che, stante la chiusura del sito FiveThirtyEight, abbiamo deciso di utilizzare i numeri del Silver Bulletin, il nuovo sito di Nate Silver, fondatore di 538.

Sondaggi
Gli ultimi sondaggi sulla popolarità di Trump
8 rilevazioni di 8 istituti — 12 luglio 2026

Sondaggi Metodo

Ordina per:Data fineNet Approval

Legenda campioni

LV

Likely Voters · 1 sondaggio
Elettori probabili — campione più ristretto e affidabile

RV

Registered Voters · 4 sondaggi
Elettori registrati al voto

A

Adults · 3 sondaggi
Tutti gli adulti americani — campione più ampio

Affidabilità
LVRVA

Elaborazione di Focus America su dati dei sondaggi pubblici · Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2026

Il sito Silver Bulletin (che fa una propria media aggiustata di tutti i sondaggi, dandone un peso maggiore o minore in base al bias storico e al rating delle firme che li svolgono) segna una media generale di 39,7% (-) - 56,5% (-). In totale un net approval arrotondato di -16,8 (-).

Il sito RealClearPolitics, invece, che fa una selezione solo di alcuni sondaggi in base all'affidabilità di chi li esegue, segnala una media totale migliore: 41% (+0,6) - 56,5% (-1,1). In totale un net rating di -15,5 (+1,7).

La media calcolata da noi di Focus America, invece, è di 39,2% (-0,5) - 55,8% (-0,4), con un net rating complessivo di -16,6 (-0,1). La metodologia utilizzata è specificata direttamente nella pagina del nostro sito dedicata ai sondaggi sulla popolarità di Trump.

Tracker
L’approvazione di Trump: tre medie a confronto
Andamento giornaliero dall’insediamento

Seleziona fonte
Confronto Silver Bulletin RCP FocusAmerica

Silver Bulletin

RealClearPolitics

FocusAmerica

Clicca qui per vedere i dati aggiornati in tempo reale della popolarità di Trump

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)

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Smettete di chiamarli social


Li abbiamo chiamati social per anni. Oggi servono sempre meno a creare relazioni e sempre più a distribuire attenzione. È ora di chiamarli con il loro nome.

Una mattina d’estate, all’inizio degli anni Dieci, ero di passaggio a Siena. La sera prima ero stato invitato a presentare un collettivo di cui facevo parte alla festa di SEL, in un paese dei dintorni.

Diretto a Roma da quella che sarebbe diventata la mia compagna, mi trovavo a dover ingannare alcune ore in quella che, fino a pochi anni prima, era stata la mia città universitaria.

Ne approfittai per fare due passi nel centro storico e rivedere quei luoghi che, non molto tempo prima, mi erano appartenuti. Quantomeno in un certo modo.

Arrivato in piazza Salimbeni, dove ha sede la grande banca che governa i destini della città, estrassi lo smartphone dalla tasca e, sotto la statua dedicata a Sallustio Bandini, mi scattai un rudimentale selfie.

La fotocamera frontale, al tempo, era ancora un accessorio d’avanguardia.

Riguardai la foto e, con pochi tocchi, la postai su Twitter che, all’epoca, era un luogo rapido, vibrante, intriso di un fascino hipster che mi aveva completamente catturato.

Una decina di minuti dopo aver affidato lo scatto ai circuiti digitali del fu uccellino blu, il telefono emise un trillo. Sullo schermo era comparsa una notifica: qualcuno aveva risposto alla fotografia.

Sbloccai il dispositivo per aprire l’applicazione.

@puncox, un utente con cui interagivo spesso, mi aveva risposto.

Laconico, il tweet diceva soltanto: “guarda bene”.

Per alcuni istanti rimasi perplesso a osservare quelle due parole, di cui faticavo ad afferrare il senso. Poi compresi che si riferiva alla fotografia e mi misi a guardarla con più attenzione, chiedendomi cosa, di preciso, avrei dovuto notare.

Era forse un dettaglio della statua?

Pensai che magari avesse visto una scritta oltraggiosa e accarezzai lo schermo con due dita per ingrandire l’immagine. Ne sfiorai la superficie alla ricerca di un indizio che mi svelasse il mistero.

Non trovai nulla.

Quindi battei due volte per far tornare la fotografia alle sue dimensioni originali. Fu in quel momento che capii.

Alle mie spalle c’era una persona. Senza saperlo, avevo catturato con l’obiettivo un passante che, proprio in quell’attimo, attraversava il vuoto della piazza tra me e la statua.

E, cosa assai strana in un luogo di solito molto affollato, lo faceva da solo. Abbastanza isolato da essere facilmente riconoscibile da chiunque lo avesse visto immortalato.

“Non ci posso credere?!? Sei tu?” scrissi in risposta al tweet di @puncox.

Qualche minuto dopo il telefono vibrò una seconda volta: “sono io”.

“Beviamoci un caffè” risposi immediatamente e, tempo una decina di minuti, @puncox e io ci incontrammo di persona dopo mesi di frequentazione digitale.

Quell’incontro ha contribuito a definire una parte importante della mia esperienza dei social network che, da quel momento in avanti, per me sono stati a lungo un veicolo di relazione.

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Esce ogni settimana, la domenica sera.

Fino ad allora, infatti, una certa ansia sociale aveva sempre costituito un ostacolo alla mia socialità. Conoscere nuove persone mi risultava difficile.

Spesso avevo bisogno di tempo e spazio per entrare in confidenza con qualcuno e, vista da fuori, quella difficoltà mi faceva apparire distaccato e snob.

Un vero stronzo.

Con i social era tutto diverso.

La prima fase di una conoscenza avveniva attraverso interazioni a distanza, mediate da un flusso di parole, immagini e piccoli segnali digitali che mi permetteva di costruire intimità con gli altri senza dover rinunciare a una posizione sicura.

Questo non voleva dire rinunciare per forza al momento dell’incontro.

Voleva dire posticiparlo e, soprattutto, poterlo gestire anche quando avveniva in totale serendipità, come mi era successo nella mattina d’estate che ho usato come apertura per questo post.

In quegli anni non ho solo desiderato incontrare molte delle persone che ho conosciuto online. Ho anche pianificato di farlo in modo intenzionale.

Viaggiare - per svago o per lavoro - diventava l’occasione per conoscere qualcuno che, almeno in parte, conoscevo già e con cui era possibile saltare proprio quella prima fase del fare conoscenza che, per me, risultava imbarazzante quasi fino alla paralisi.

Oggi tutto questo non è più possibile allo stesso modo.

I software che ancora ci ostiniamo a chiamare social - un po’ per abitudine e un po’ perché i loro padroni ci marciano - hanno ormai perso gran parte della loro capacità di abilitare forme di socialità e si sono trasformati in piattaforme al servizio della creator economy.

Questo è il motivo per cui il vostro feed di Facebook è stato progressivamente invaso da contenuti di utenti a cui non avete mai chiesto amicizia, pagine che non avete mai scelto di seguire e gruppi a cui non vi siete mai iscritti.

E no, non è un inspiegabile calo di qualità.

È una scelta. Una strategia precisa di riposizionamento che ha avuto luogo nel lato in ombra delle piattaforme, in quella stanza dei bottoni a cui non abbiamo accesso: il backend dove opera l’algoritmo che determina cosa vediamo più spesso e cosa vediamo più di rado.

Oggi l’algoritmo sceglie quali contenuti potrebbero piacerci in base ai segnali che esprimiamo quando abitiamo le piattaforme, categorizzandoci in cluster più o meno precisi.

Allo stesso tempo, gli stessi algoritmi testano i contenuti che pubblichiamo alla ricerca di un pubblico a cui potrebbero piacere e, quando capiscono di averlo trovato, allargano progressivamente la portata del test, dandoci l’inebriante sensazione di essere riusciti a fare il giro della rete.

È grazie a questa capacità che gli utenti più consapevoli, costanti e organizzati di ogni piattaforma riescono a costruire audience gigantesche e a mettere a valore la loro presenza digitale.

Le piattaforme, nel frattempo, monetizzano quelle audience, la loro attenzione, i loro dati e le code lunghe generate da chi produce contenuti per alimentarle.

In questo modo, quelle che un tempo erano reti orizzontali di utenti connessi tra loro finiscono per tornare a essere strutture verticali, in cui pochi grandi nodi assorbono la maggior parte dell’attenzione disponibile.

Come un miliardario che sequestra la ricchezza collettiva per i suoi scopi privati.

Le piattaforme, insomma, hanno smesso di servire la nostra socialità.

Ed è per questo che sarebbe ora che smettessimo di chiamarle per quello che non sono più e iniziassimo a chiamarle con un nome diverso e più appropriato: macchine dei contenuti.

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Nuova ondata di calore e di caldo record su due terzi degli Stati Uniti


Una cupola di calore coprirà fino a due terzi del paese per almeno una settimana, con temperature fino a 14 gradi sopra la norma e oltre 90 record locali attesi entro mercoledì

Circa 44 milioni di americani sono sotto allerta per una nuova ondata di caldo che il National Weather Service, il servizio meteorologico nazionale degli Stati Uniti, definisce "significativa e pericolosa". Una "cupola di calore", cioè un'area di alta pressione che intrappola l'aria calda come il coperchio di una pentola bloccando venti e piogge, si è formata nel fine settimana sulle Montagne Rocciose e sulle pianure del nord e arriverà a coprire fino a due terzi del territorio continentale del paese. Secondo tre meteorologi sentiti dall'Associated Press, l'ondata durerà almeno una settimana e in alcune zone gli effetti si faranno sentire fino alla fine del mese, con temperature superiori alla norma di 8-14 gradi in molte aree, anche di notte.

"Questa ondata di caldo si preannuncia davvero notevole", ha detto Daniel Swain, climatologo dell'Università della California. "Sarà un evento di lunga durata, esteso e di alta intensità che colpirà milioni di persone per più di una settimana". Per Swain la differenza rispetto alle ondate precedenti sta nell'estensione e nella persistenza: le zone risparmiate dalle ondate di caldo di inizio luglio, che hanno colpito prima la costa orientale e poi il sud-est, questa volta non lo saranno.

Il National Weather Service prevede che entro mercoledì saranno eguagliati o superati più di 90 record locali di temperatura, due terzi dei quali notturni. Nel fine settimana massime sopra i 38 gradi sono attese in Nevada, Utah, Colorado, Wyoming, Idaho, Montana e nei due Dakota. A Las Vegas sabato erano previsti quasi 44 gradi, mentre a Bismarck, in North Dakota, il termometro supererà i 38 gradi fino a martedì, un picco anomalo per uno Stato dove le massime estive si fermano di solito attorno ai 30. Per AccuWeather, una società privata di previsioni meteo, questa cupola di calore è tra le più forti che abbiano colpito i due Dakota negli ultimi 25 anni.

In alcune località potrebbero cadere anche i record assoluti. Salt Lake City potrebbe avvicinarsi ai quasi 42 gradi del suo primato storico, toccato l'ultima volta nel 2022, mentre Billings, in Montana, potrebbe superare per la prima volta i 43 gradi in 92 anni di rilevazioni. Una ventina di località del Montana orientale e del Wyoming sono vicine ai loro massimi storici.

"Le notti possono essere pericolose quanto i giorni", ha detto all'Associated Press il meteorologo Bob Henson di Yale Climate Connections, un servizio di informazione sul clima dell'università di Yale. "Se di notte non c'è sollievo dal caldo, la situazione si riversa sulla giornata e diventa estremamente pericolosa". In diverse città tra Texas, Florida e South Carolina, tra cui Miami, Tampa, Galveston e Charleston, le temperature notturne non scenderanno sotto i 27 gradi. Nel sud-est le piogge diurne che si infileranno sotto il margine meridionale della cupola potrebbero produrre un fenomeno insolito: notti da record per l'umidità e giornate sotto la media, ha spiegato Shel Winkley, meteorologo di Climate Central, un'organizzazione di ricerca sul clima.

Il caldo pesa anche sul Mondiale di calcio. Sabato a Miami, al calcio d'inizio del quarto di finale tra Inghilterra e Norvegia, la temperatura percepita doveva raggiungere i 43 gradi per l'umidità, in uno stadio senza aria condizionata.

Da martedì 14 il caldo si estenderà verso il Midwest, la valle dell'Ohio e poi la costa orientale, accompagnato da un'umidità elevata che aumenterà il rischio di malori anche con temperature più basse rispetto all'ondata della settimana del 4 luglio. L'ondata durerà a lungo anche perché le zone colpite dalla siccità hanno meno umidità nel suolo e nell'aria, che normalmente rallenta il riscaldamento: l'aria più secca e calda peggiora a sua volta la siccità, in un circolo vizioso che alimenta il rischio di incendi, già alto in Colorado e Utah dove sono in corso vasti roghi.

El Niño, il riscaldamento naturale delle acque del Pacifico equatoriale che altera i modelli meteorologici globali, si è formato il mese scorso ed è troppo recente per avere avuto un effetto marcato su questa ondata. Il cambiamento climatico invece pesa: Climate Central ha calcolato con il suo Climate Shift Index, un indice che confronta le previsioni con un mondo senza riscaldamento causato dai gas serra, che per 24 milioni di persone tra la California meridionale e il nord del Minnesota il caldo di questo fine settimana è almeno cinque volte più probabile a causa del riscaldamento globale. "Grazie alla scienza dell'attribuzione sappiamo che quelle temperature sarebbero praticamente impossibili senza l'influenza del cambiamento climatico", ha detto Winkley.

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Il potere di Trump nasce dalla disponibilità a violare ogni norma, regola e legge


L'ex segretario al Lavoro scrive sul Guardian che i leader NATO trattano il presidente con deferenza per paura. "Non è immorale, è amorale": rompe le regole e lascia agli altri i costi

Il potere di Donald Trump non deriva dalla carica che ricopre, né dalla sua base elettorale, né da un particolare genio strategico: nasce dalla sua "disponibilità a violare tutte le norme, le regole e le leggi su come i presidenti americani dovrebbero comportarsi". Lo scrive Robert Reich, ex segretario al Lavoro degli Stati Uniti e professore emerito di politiche pubbliche all'Università della California a Berkeley, in un editoriale sul Guardian.

Reich parte dal vertice NATO appena concluso, dove il presidente ha attaccato gli alleati dicendosi "molto deluso dalla NATO" e chiedendo: "Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari e loro non ci sono per noi?". Ha ribadito di volere la Groenlandia, ha criticato le politiche europee su energia e immigrazione, ha insultato la Spagna e ha preoccupato gli alleati dicendo che la guerra tra Kiev e Mosca "non ci riguarda". Eppure, nota Reich, gli altri leader lo hanno trattato con una cortesia e un rispetto che forse nessun presidente americano aveva mai ricevuto dalla NATO. "È stata una grande riunione, c'era tanto amore in quella stanza, tanta unità", ha detto Trump alla fine.

Per Reich la spiegazione è una sola: "I presidenti e i primi ministri della NATO hanno trattato Trump con straordinaria deferenza perché hanno paura di quello che potrebbe fare se non ottiene ciò che vuole". Il suo potere non viene dall'essere alla guida della nazione più potente del mondo, perché "i dazi arbitrari, l'assurda guerra in Iran e il vero e proprio rapimento di Nicolás Maduro", scrive Reich, hanno anzi ridotto il prestigio degli Stati Uniti in gran parte del mondo. Non viene nemmeno dalla base MAGA, che secondo Reich "sta avendo ripensamenti" su un presidente che ha coinvolto il paese in un'altra guerra in Medio Oriente, ha fatto salire i prezzi e continua a non pubblicare per intero i documenti su Jeffrey Epstein. Pochi giorni fa Reich aveva sostenuto che proprio per queste difficoltà il presidente è tornato ad agitare la minaccia comunista.

Quando i tifosi di tutto il mondo hanno protestato per il suo intervento ai Mondiali di calcio a favore della nazionale americana, Trump ha risposto: "Se il Belgio ci batte, potranno esserne davvero orgogliosi. Altrimenti, se ci battono, diremo che era, direi, che era truccata, proprio come erano truccate le elezioni del 2020". Reich si sofferma sulla correzione da "diremo" a "direi": l'etica, scrive, riguarda il "noi", il giudizio collettivo su ciò che è giusto o sbagliato, mentre a Trump "non importa nulla del giudizio del mondo o della nazione su giusto e sbagliato". Semplicemente, "non pensa al giusto o allo sbagliato".

Descrivere Trump come qualcuno che viola gli standard etici è quindi, per Reich, un errore di fondo: "L'etica presuppone standard in qualche modo condivisi rispetto ai quali una violazione può essere definita e misurata. Ma Trump non ha alcuno standard". Il suo intero approccio alla vita, agli affari e ora alla presidenza, scrive, "non ha niente a che fare con gli standard: si tratta di vincere a ogni costo, con qualunque mezzo". Da qui la formula centrale dell'editoriale: "Trump non è immorale: è amorale", non qualcuno che infrange l'etica ma qualcuno che le è del tutto estraneo, "non-etico" nelle parole di Reich.

Reich paragona il presidente al primo ladro di una piccola città dove nessuno chiude le porte a chiave, perché vige la regola non scritta che non si ruba: il primo che decide di rubare "opera con un vantaggio enorme" e può entrare senza sforzo in qualsiasi casa. Quel vantaggio sparisce appena gli abitanti se ne accorgono e iniziano a chiudere porte e finestre, ma il costo delle serrature non lo paga il ladro, lo paga la comunità di cui ha sfruttato e distrutto la fiducia. "Quell'asimmetria, un piccolo costo per chi viola la fiducia e grandi costi per tutti quelli che dopo devono proteggersi, è l'essenza stessa del modo di agire di Trump", scrive Reich: "Ottiene ricchezza, potere e gloria per sé frantumando le norme, dopodiché tutti gli altri devono raccogliere i cocci". E da presidente, aggiunge, ha norme molto più grandi da frantumare di un ladro di provincia, con benefici molto maggiori per sé stesso.

Questa strategia, conclude Reich, "ha pagato, almeno per lui", ma ha danneggiato istituzioni su cui gli Stati Uniti e il mondo facevano affidamento, "dalla NATO alla FIFA al Dipartimento di Giustizia", tutte fondate "sulla fiducia che nessun presidente americano avrebbe mai fatto quello che ha fatto lui". La sua previsione: "Sarà ricordato come il presidente più potente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto, ma anche come il peggiore". E quando non ci sarà più, "saremo tutti noi a pagare per ripulire il disastro": "Dovremo comprare un numero infinito di serrature per un numero infinito di porte e finestre" e passare enormi quantità di tempo a installarle e a tenerle chiuse.


Trump chiede agli alleati NATO più lealtà


Il presidente Donald Trump arriva al vertice della NATO che si apre martedì e mercoledì ad Ankara, in Turchia, con una richiesta che nessun grafico può soddisfare: non più soldi dagli alleati, ma lealtà. La questione della spesa militare, che per anni lo ha visto attaccare gli europei, è stata risolta al summit dell'anno scorso, quando i paesi dell'alleanza si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Ora il presidente rimprovera ad alcuni alleati di non averlo sostenuto nella guerra contro l'Iran, che ha lanciato insieme a Israele senza consultarli.

"Non abbiamo bisogno dei loro soldi, non abbiamo bisogno di niente", ha detto Trump. "Voglio solo lealtà". Pochi giorni prima del vertice il presidente ha definito "ridicolo" e "unilaterale" il rapporto tra gli Stati Uniti e la NATO, scrivendo sul suo social Truth Social che gli alleati "non c'erano quando serviva a noi". Ha ripetuto di poter provare a far uscire gli Stati Uniti dall'alleanza, un passo che però richiederebbe l'approvazione del Congresso.

Il segretario generale della NATO Mark Rutte ha passato gran parte dei suoi quasi due anni alla guida dell'alleanza cercando di tenere ancorati gli Stati Uniti, l'alleato senza il quale l'organizzazione non può funzionare. La sua arma principale è stata l'adulazione. Il mese scorso alla Casa Bianca ha mostrato un grafico intitolato in lettere dorate "The Trump Trillion", con cui attribuiva al presidente i 1.200 miliardi di dollari spesi dagli alleati europei e dal Canada dal 2017. Ha ricordato anche le decine di migliaia di posti di lavoro creati negli Stati Uniti e i 300 miliardi di dollari di ordini europei di materiale militare, tutti meriti del "leader del mondo libero".

Trump è rimasto impassibile. Aveva già minacciato di lasciare la NATO, valutato il ritiro delle truppe americane dall'Europa e promesso di prendersi la Groenlandia, territorio semiautonomo della Danimarca, un paese alleato. Ha detto che avrebbe saltato il vertice se non fosse stato ospitato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, uno dei pochi leader stranieri che sembra stimare.

Il vero problema dell'alleanza non è più il denaro ma la capacità di trasformarlo in forze militari, proprio mentre i paesi europei temono un possibile attacco della Russia. Il mese scorso il Pentagono, il ministero della Difesa americano, ha sorpreso gli alleati annunciando che avrebbe ridotto il numero di soldati, navi da guerra, aerei e droni da mettere a disposizione in caso di attacco a uno di loro. Trump ha inviato messaggi contraddittori sul fatto che le truppe americane vengano aumentate o ridotte, mentre la Russia sonda le difese europee con voli di droni vicino alle basi militari di più paesi.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha alzato i toni con gli alleati. In un incontro dei ministri della Difesa a Bruxelles ha definito la NATO poco più di una "tigre di carta" che vive di una "malsana dipendenza" dalle forze americane e ha annunciato una revisione della presenza militare statunitense in Europa. Voleva annunciare al vertice altri ritiri di soldati, ma il piano è stato bloccato dopo il passaggio alla Casa Bianca. Hegseth ha rimproverato agli alleati di non aver aiutato gli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran, anche se non erano stati informati in anticipo né era stato chiesto loro un sostegno, se non quando Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale.

Secondo un editoriale del Financial Times, la NATO è oggi allo stesso tempo più forte e più debole rispetto a diciotto mesi fa. È più forte perché, grazie soprattutto alla pressione di Trump, i membri non americani hanno speso nel 2025 139 miliardi di dollari in più rispetto al 2024 e stanno investendo nel riarmo. È più debole perché è crollata la fiducia nel fatto che l'Amministrazione americana difenderebbe gli alleati in caso di attacco. In teoria resta possibile un grande accordo transatlantico, in cui gli europei si prendono la responsabilità della difesa convenzionale del continente e gli Stati Uniti mantengono l'ombrello nucleare. Ma pochi credono che Trump metterebbe a rischio la sua residenza di Mar-a-Lago per salvare Varsavia. Germania, paesi nordici e baltici spendono molto, mentre Francia e Regno Unito restano indietro.

Il vertice segna anche l'ascesa della Turchia dentro l'alleanza. Per anni molti alleati hanno guardato Ankara con diffidenza per l'acquisto di un sistema di difesa aerea russo e per lo stallo imposto all'ingresso della Svezia nella NATO. Ora Trump dice di partecipare al summit solo per Erdogan, che ha chiamato "un amico" e "un leader coi fiocchi". La Turchia ha il secondo esercito più grande dell'alleanza e il controllo dello stretto del Bosforo, mentre la sua industria delle armi è diventata preziosa via via che l'Europa si riarma di fronte al disimpegno americano. Trump ha lasciato intendere un'apertura sulla vendita dei caccia F-35, finora negati ad Ankara proprio per l'acquisto del sistema russo S-400.

La nuova vicinanza ha spinto i leader europei a tacere sull'arretramento democratico in Turchia, dove le autorità hanno fermato più di 200 persone per motivi di sicurezza prima del vertice e dove il principale rivale di Erdogan, il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, è in carcere dal 2025 con accuse di corruzione che respinge. "Gli europei non vogliono più tensioni con la Turchia, non vogliono avere quella conversazione", ha dichiarato al Washington Post Asli Aydintasbas, ricercatrice della Brookings Institution.

Rutte vuole trasformare il summit in una vetrina di accordi commerciali, con un forum dell'industria della difesa e annunci di intese da miliardi di dollari, nella speranza che Trump veda l'alleanza come qualcosa di positivo. I diplomatici europei puntano a un incontro breve, con molta cerimonia e poche dichiarazioni congiunte che possano mettere in evidenza le divisioni. Ma la richiesta di lealtà avanzata dal presidente resta difficile da mettere su un grafico.


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La morte di Lindsey Graham apre la corsa per il suo seggio al Senato


Il governatore Henry McMaster nominerà un suo successore temporaneo, mentre i repubblicani sceglieranno il nuovo candidato alle elezioni di novembre con primarie lampo l’11 agosto. Trump lo ricorda: “Un vero patriota americano”.

La morte improvvisa del senatore repubblicano Lindsey Graham, a 71 anni, apre la corsa alla sua successione in South Carolina. Graham era appena rientrato da uno dei suoi numerosi viaggi in Ucraina. Dopo l’incontro con il presidente Volodymyr Zelensky, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con i democratici e la Casa Bianca per inasprire le sanzioni contro la Russia, un obiettivo al quale lavorava da mesi.

Il presidente Donald Trump lo ha subito ricordato su Truth Social come “un vero patriota americano”, aggiungendo che “Lindsey mancherà moltissimo” e che i dettagli del funerale saranno comunicati a breve. Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, John Thune, ha invece detto di avere “il cuore pesante” per la scomparsa del suo “fidato consigliere”.

Un successore temporaneo e primarie lampo


Nell’immediato, la legge del South Carolina impone al governatore repubblicano Henry McMaster di nominare un senatore che completi il mandato in corso, fino all’insediamento di chi sarà eletto a novembre. Graham, però, era anche candidato alla rielezione: i repubblicani dovranno quindi scegliere rapidamente chi prenderà il suo posto sulla scheda elettorale.

Le candidature potranno essere presentate dal 21 al 28 luglio, le primarie speciali si terranno l’11 agosto e l’eventuale ballottaggio il 25 agosto. Il vincitore affronterà a novembre la pediatra democratica Annie Andrews e partirà nettamente favorito per la vittoria in uno Stato in cui Trump ha ottenuto il 58% dei voti a novembre 2024.

Anche per questo la corsa si preannuncia affollata. Il deputato Joe Wilson, 78 anni e parlamentare repubblicano più longevo dello Stato, punta alla nomina temporanea e successivamente a un mandato pieno; suo figlio Alan Wilson è invece candidato a governatore nelle elezioni di novembre. Anche la deputata Nancy Mace sta valutando seriamente la corsa, mentre l’ex vicegovernatore Andre Bauer ha già annunciato la propria candidatura.

Gli effetti sugli equilibri del Senato


La scomparsa di Graham incide anche sugli equilibri del Senato. I repubblicani resteranno senza un voto fino a quando McMaster non nominerà il successore, un passaggio che potrebbe richiedere diversi giorni. Per il partito è un’assenza particolarmente delicata, dal momento che anche il senatore Mitch McConnell è ricoverato in ospedale da settimane.

Graham presiedeva inoltre la Commissione Bilancio del Senato, chiamata a far avanzare la nuova legge di riconciliazione che i repubblicani vogliono approvare entro la fine dell’anno. Il senatore repubblicano del Kansas Roger Marshall è attualmente il membro più anziano della commissione che non presieda già un altro organismo.

Ma Graham guidava anche la sottocommissione responsabile degli stanziamenti per il Dipartimento di Stato e le operazioni all’estero ed era destinato ad assumere la presidenza della Commissione Giustizia nella prossima legislatura, quindi anche qui si riapriranno i giochi.

Pur essendo sempre stato un voto affidabile per la leadership repubblicana, Graham era anche noto per la capacità di collaborare con i democratici, soprattutto in politica estera, la sua principale passione. Viaggiava spesso all’estero insieme a colleghi dell’altro partito, tra cui il senatore democratico Richard Blumenthal e il compianto Joe Lieberman, e nel corso della sua carriera ha anche votato a favore della conferma di diversi giudici della Corte Suprema nominati da presidenti democratici.

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Trump vuole una recinzione permanente attorno alla Casa Bianca


Il progetto interesserebbe Pennsylvania Avenue e Lafayette Square, con l'obiettivo di rafforzare la sicurezza e ridurre i costi delle barriere temporanee. Manca però ancora il via libera del presidente.

L'Amministrazione Trump sta valutando l'installazione di una recinzione permanente lungo il tratto di Pennsylvania Avenue davanti alla Casa Bianca e attorno a Lafayette Square. A riferirlo a CBS News sono state alcune fonti informate sulle discussioni in corso. Il progetto avrebbe un duplice obiettivo: rafforzare la sicurezza del complesso presidenziale e ridurre le spese sostenute per montare e rimuovere le barriere temporanee utilizzate durante gli eventi speciali.

Pennsylvania Avenue, una delle strade più note di Washington D.C., collega simbolicamente la Casa Bianca al Campidoglio. Il tratto interessato dal progetto è anche uno dei principali punti di osservazione per turisti e passanti, che da lì possono vedere il portico nord, tradizionale ingresso pubblico della residenza presidenziale.

Il progetto attende il via libera di Trump


La decisione non è ancora definitiva e attende l'approvazione del presidente. Non è chiaro se Trump possa sollevare obiezioni di natura estetica. La proposta si trova al momento ancora in una fase preliminare e nessuna impresa è stata incaricata di eseguire i lavori.

Secondo il piano allo studio, il Secret Service e la Casa Bianca manterrebbero la possibilità di aprire o chiudere singole sezioni della recinzione in base alle esigenze operative e di sicurezza. Per contenere i costi, i funzionari stanno valutando il riutilizzo dei materiali già impiegati in occasione dei grandi eventi, anziché acquistare una struttura completamente nuova. Resta tuttavia da stabilire quali interventi aggiuntivi sarebbero necessari. La barriera verrebbe collocata tra la 15esima e la 17esima strada.

Le crescenti preoccupazioni per la sicurezza


Le preoccupazioni per la sicurezza del complesso presidenziale non sono nuove, ma si sono intensificate dopo la sparatoria avvenuta alla fine di maggio nei pressi dell'ingresso della 17esima strada.

Il progetto è stato rivelato per primo dal Washington Post. Interpellato da CBS News, il Secret Service ha rinviato ogni domanda alla Casa Bianca. "Sono costantemente in corso discussioni su come rendere il complesso della Casa Bianca il più sicuro possibile. Al momento, tuttavia, non è stato confermato alcun progetto. Qualsiasi iniziativa che dovesse essere portata avanti sarà sottoposta alle necessarie procedure di revisione", ha dichiarato un funzionario dell'Amministrazione.

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Marco Rubio controlla il Venezuela da Washington


Sei mesi dopo la cattura di Maduro, il segretario di Stato decide finanze, petrolio e nomine di Caracas. Il Tesoro americano incassa le entrate e i funzionari lo chiamano viceré

Marco Rubio, il segretario di Stato americano, cioè il capo della diplomazia degli Stati Uniti, governa di fatto il Venezuela senza muoversi da Washington. Lo racconta una ricostruzione del New York Times, basata su colloqui con più di una decina di funzionari e persone vicine ai due governi. Rubio controlla le finanze del paese, la distribuzione delle sue risorse naturali e lo stesso governo, sei mesi dopo che le forze americane hanno catturato il presidente Nicolás Maduro nel cuore della notte.

Rubio non ha mai messo piede in Venezuela da quando gli Stati Uniti hanno preso il controllo del paese, ma segue le operazioni quotidiane e resta in contatto stretto con Delcy Rodríguez, ex vicepresidente di Maduro e oggi presidente ad interim con l'avallo di Washington. I due si scambiano messaggi in spagnolo su WhatsApp, tra pettegolezzi, auguri di compleanno e selfie. Altri funzionari lo hanno soprannominato viceré, il titolo che spettava ai governatori dell'impero spagnolo nelle Americhe fino alle guerre di indipendenza dell'Ottocento.

Nessun funzionario americano aveva un potere simile su un paese sovrano dai tempi di Paul Bremer, l'amministratore che nel 2003 arrivò a Baghdad per governare l'Iraq occupato dagli Stati Uniti. Il controllo diretto sulle entrate pubbliche distingue il caso venezuelano da quello di quasi tutti gli altri paesi sottoposti alla forza militare e finanziaria americana.

Il meccanismo funziona così: il Tesoro degli Stati Uniti incassa i ricavi della maggior parte delle esportazioni venezuelane e poi li gira al Venezuela attraverso il sistema bancario del paese, in un rapporto simile a quello di un genitore che dà la paghetta ai figli. Rubio e il suo staff stabiliscono su cosa quei soldi possono essere spesi e da chi. Il sistema ha permesso di bloccare gli schemi di corruzione più gravi e protegge le entrate venezuelane dai numerosi creditori che reclamano miliardi di debiti non pagati. Ma dà anche a Rubio una forte leva su Rodríguez, che ha bisogno di quel denaro per pagare i lavoratori e sostenere la valuta nazionale.

Rubio gestisce anche le sanzioni americane, decide chi può fare affari nel paese e a quali condizioni. Ha rimodellato il settore petrolifero favorendo l'ingresso di aziende statunitensi a scapito dei produttori europei che già lavoravano in Venezuela. Rodríguez gli sottopone le nomine più importanti, come quella del ministro della difesa. Il paese vende gran parte del suo greggio tramite due società di trading, Trafigura e Vitol, in un accordo costruito dall'amministrazione Trump. Dopo la caduta di Maduro, la compagnia petrolifera di Stato venezuelana ha rilevato senza clamore le operazioni dei giacimenti che condivideva con la russa Rosneft.

Su richiesta degli Stati Uniti, a febbraio il governo di Rodríguez ha arrestato Alex Saab, amico e socio in affari di Maduro, gli ha tolto il passaporto venezuelano e ne ha approvato l'estradizione verso gli Stati Uniti. A giugno i servizi venezuelani hanno fornito le informazioni che hanno permesso alle forze americane di uccidere Niño Guerrero, uno dei capi della banda criminale Tren de Aragua, con un attacco missilistico in una zona remota del sud del paese. È stata la prima collaborazione militare tra i due paesi da decenni, anche se un anno prima l'intelligence americana aveva valutato che Maduro non controllasse quella banda.

Il controllo di Washington arriva fino alle apparizioni pubbliche di Rodríguez. A maggio Rubio ha annunciato un suo viaggio in India prima ancora che lo facesse il governo venezuelano. Quando gli Stati Uniti hanno attaccato l'Iran, alleato storico del Venezuela, il ministro degli esteri Yvan Gil ha diffuso una condanna prudente: l'amministrazione Trump ha fatto sapere che il messaggio andava rimosso e Gil lo ha cancellato poche ore dopo. Era l'ammissione che il Venezuela non decideva più la propria politica estera.

Dopo due terremoti che hanno colpito il Venezuela il mese scorso, Rubio ha lavorato per rafforzare il governo ad interim. Gli Stati Uniti hanno inviato 900 militari, stanziato quasi 400 milioni di dollari di aiuti e recapitato casse di contanti al governo venezuelano. Rubio ha descritto il piano americano in tre fasi: far ripartire l'economia, stabilizzare il paese e portarlo alla democrazia. I terremoti hanno complicato l'ultima fase, come lui stesso ha riconosciuto parlando di "un passo indietro sotto questo aspetto", ma la ripresa è decisiva per l'obiettivo del presidente: assicurare agli interessi americani il petrolio venezuelano.

La legittimità dell'operazione è contestata perfino al Congresso. Durante un'audizione il deputato democratico Sean Casten ha ricordato al segretario al Tesoro Scott Bessent che "Rubio ha detto che non siamo in guerra con il Venezuela" e ha chiesto quale autorità avessero gli Stati Uniti per controllare gli asset venezuelani. Bessent ha risposto che gli avrebbe fatto sapere. I critici accusano l'amministrazione di sottrarre le risorse del paese e di sostenere un governo autoritario, lasciando al loro posto gran parte degli uomini di Maduro.

Il caso ha creato malumori anche dentro l'amministrazione, tra diplomatici di carriera e alleati del presidente infastiditi dal fatto che l'ex braccio destro di Maduro sia al potere. Rubio e altri funzionari respingono le critiche ricordando che Rodríguez ha eseguito quasi ogni ordine, soprattutto sulle finanze. Quando a marzo è emerso che il Dipartimento della Giustizia stava costruendo un caso legale contro di lei, il governo venezuelano ha chiesto spiegazioni e per rassicurarla Rubio le ha inviato il link a un messaggio in cui il presidente la elogiava. A maggio l'amministrazione ha detto ai procuratori di smettere di indagare su di lei.

Rubio ha scelto Rodríguez anche perché ha messo da parte María Corina Machado, la leader dell'opposizione in esilio e la politica più popolare del paese, che ha però nemici giurati tra i vertici militari e di sicurezza. Un tempo suo sostenitore convinto, Rubio si è allontanato da lei negli ultimi mesi, fino a una rottura aperta dopo i terremoti: gli Stati Uniti si rifiutano di aiutarla a rientrare in Venezuela per timore di alimentare disordini.

L'inflazione è scesa ma resta la più alta al mondo, la valuta continua a perdere valore e milioni di venezuelani chiedono nuove elezioni. La data del voto, la fase finale del piano di Rubio, resta però indefinita. Quando il New York Times le ha chiesto a maggio quando avrebbe indetto le elezioni, Rodríguez ha risposto: "Non lo so. Prima o poi". Gli analisti ritengono che stia cercando di far passare il tempo fino alla fine della presidenza Trump, sperando che il suo successore allenti la pressione.

L'intera operazione è insolita e arriva ottant'anni dopo che gli Stati Uniti hanno lasciato la loro ultima grande colonia formale, le Filippine. Il presidente ha detto di voler tornare a un'epoca di espansionismo americano e ha parlato di prendere il controllo della Groenlandia, del Canada e del Canale di Panama. In Venezuela ha ottenuto il risultato maggiore, tanto che ha più volte suggerito che il paese possa diventare il cinquantunesimo Stato americano e ha perfino scherzato sull'idea di mandare Rubio a Caracas come prossimo leader. L'esito di questa impresa potrebbe pesare sul futuro politico dello stesso Rubio, che il presidente considera tra i suoi possibili successori.

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Oltre cento ginecologi turchi sanzionati per i «troppi» cesarei


Dall'aprile 2025 le strutture private turche non possono più effettuare cesarei senza giustificazione medica.

Oltre cento medici multati. Alcuni sospesi dall'attività per sei mesi, obbligati a frequentare corsi di formazione prenatale prima di poter tornare in corsia. La Turchia ha dichiarato guerra ai parti cesarei, e lo ha fatto con metodi che assomigliano più a una campagna di disciplinamento sociale che a una politica sanitaria. Il dato di partenza è netto: secondo le statistiche ufficiali del 2023, il paese registra 615 cesarei ogni mille nati vivi, il tasso più alto tra i 38 membri dell'Ocse. Ma la risposta del governo Erdoğan non si è fermata alle raccomandazioni cliniche. Ad aprile 2025 Ankara ha vietato alle strutture private prive di reparto maternità adeguato di praticare cesarei programmati senza una giustificazione medica documentata, pubblicando il regolamento in Gazzetta Ufficiale il 19 aprile. Ora i ginecologi pagano le conseguenze di un sistema che li ha spinti, per anni, a privilegiare quella procedura. E dietro la retorica della «salute pubblica» affiora una visione rigida della famiglia, del corpo femminile e del ruolo delle donne nella società.

Un problema strutturale travestito da crociata morale


Secondo Ayşe Gültekingil, vicepresidente della Türk Tabipleri Birliği (l'Associazione medica turca) e membro della sua commissione salute delle donne, punire i ginecologi non risolve nulla, perché la radice del fenomeno è strutturale. Un cesareo richiede circa trenta minuti; un parto vaginale può durarne molte di più, con un impegno di personale e strutture ben diverso. In un sistema sanitario sotto pressione, dove le cliniche private operano secondo logiche di mercato e i medici temono azioni legali in caso di complicanze, la scelta del cesareo è diventata prassi diffusa. Non per capriccio, ma per efficienza organizzativa e tutela legale. «Il tasso di cesarei in Turchia supera il 60%», ha dichiarato Gültekingil al quotidiano BirGün, «ma la modalità del parto riflette vari problemi all'interno del sistema sanitario turco». Già in aprile, commentando il divieto imposto alle cliniche private, la stessa dirigente aveva messo in guardia: «Non si tratta di garantire parti sicuri. Si tratta di iniziare a limitare i cesarei».

Adesso lo stesso governo che ha tollerato, se non incentivato, questa dinamica per anni scarica la responsabilità sui professionisti. La campagna del ministero della Salute, ribattezzata «Doğal olan normal doğum» («Ciò che è naturale è il parto normale») e lanciata nell'ottobre 2024 dalla first lady Emine Erdoğan, punta ufficialmente a contrastare il calo della natalità, scesa a un tasso di fertilità di 1,51 figli per donna nel 2023, secondo l'istituto statistico turco Turkstat. Ma il metodo scelto tradisce un approccio autoritario: il corpo delle donne diventa terreno di intervento pubblico, la loro capacità di scelta si comprime in nome di un interesse demografico ritenuto superiore.

Il calcio, pilastro della propaganda nazionalista turca, è stato arruolato nella battaglia. Il 13 aprile 2025, prima della partita contro il Fenerbahçe, i giocatori del Sivasspor sono scesi in campo con uno striscione preparato dal ministero della Salute: «Doğal olan normal doğumdur» («Ciò che è naturale è il parto normale»), seguito da una seconda riga: «Tıbbi olarak zorunlu olmadığı sürece sezaryen doğal değildir» («A meno che non sia clinicamente necessario, il cesareo non è naturale»). Erdoğan ha difeso l'iniziativa qualche giorno dopo, in occasione dell'inaugurazione di un ospedale a Istanbul: «Perché il fatto che il nostro ministero incoraggi il parto normale vi disturba così tanto?». La reazione delle opposizioni e dei movimenti femministi è stata immediata. Gökçe Gökçen, vicepresidente del Partito Popolare Repubblicano (Chp), ha denunciato l'intromissione sui social: «Come se nel paese fossero stati risolti tutti gli altri problemi, ora sono i calciatori uomini a decidere come le donne devono partorire [...] Togliete le mani dal corpo delle donne». Sulla stessa linea la piattaforma femminista ESIK (Eşitlik için Kadın Platformu), rete che riunisce oltre trecento organizzazioni per i diritti delle donne e delle persone Lgbtq, che ha definito lo striscione «sessista e invasivo», rivendicando che la scelta su come partorire, e cosa fare del proprio corpo, spetti soltanto alle donne.

Italia ed Europa: quando la demografia incontra i diritti


Per l'Italia, che condivide con la Turchia un tasso di fertilità tra i più bassi d'Europa, la vicenda turca offre uno specchio deformante ma istruttivo. Secondo i dati definitivi dell'Istat, la fertilità italiana si è attestata a 1,20 figli per donna nel 2023, per poi scendere ulteriormente a 1,18 nel 2024, un nuovo minimo storico (Istat). Anche nel nostro paese il dibattito sulla denatalità si è intensificato, accompagnato da misure economiche come l'assegno unico e incentivi fiscali per le famiglie numerose. La differenza resta però sostanziale: in Italia il tema si colloca, almeno formalmente, nell'ambito del sostegno sociale e della conciliazione vita-lavoro. In Turchia si è trasformato in controllo diretto delle scelte riproduttive, con sanzioni disciplinari per chi non si conforma. Il tasso italiano di cesarei si attesta intorno al 33,7%, secondo l'ultimo aggiornamento del Certificato di assistenza al parto (Cedap), ben al di sopra del 15% raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità, ma lontano dai livelli turchi, con un divario marcato tra Nord e Sud della penisola (20% contro 56%) (International Journal of Environmental Research and Public Health). Anche qui il fenomeno ha radici complesse: difesa medico-legale, organizzazione ospedaliera, preferenze delle pazienti. Eppure, nessun governo italiano ha mai pensato di multare i ginecologi o imporre corsi obbligatori di rieducazione.

La deriva turca interroga l'intera Europa. Può una politica demografica legittimare l'erosione dell'autonomia femminile? Il ministro della Salute turco Kemal Memişoğlu ha dichiarato: «Se non avete figli non siete una famiglia, siete solo marito e moglie». Erdoğan, il 5 giugno 2016, in un discorso pronunciato durante l'inaugurazione della sede della Kadın ve Demokrasi Derneği (l'associazione per le donne e la democrazia legata al governo), aveva bollato come «incomplete» le donne senza figli, aggiungendo che rifiutare la maternità equivale a «rinunciare all'umanità». Affermazioni che rivelano una visione in cui la donna esiste in funzione della riproduzione, non come soggetto di diritti autonomo. L'emancipazione femminile viene dipinta come minaccia ai valori tradizionali, e la famiglia assurge a strumento di governo. Per l'Unione europea, che ha aperto e poi sostanzialmente congelato i negoziati di adesione con Ankara, la vicenda si inserisce in un quadro più ampio di arretramento democratico: dalla repressione del dissenso alla restrizione delle libertà civili, fino al controllo dei corpi.

Le domande de L'Analista


Fino a che punto uno Stato può intervenire sulle scelte riproduttive in nome dell'interesse demografico senza violare i diritti fondamentali della persona? E l'Italia, di fronte al proprio declino delle nascite, saprà mantenere ferma la distinzione tra sostegno alla famiglia e ingerenza sulla libertà individuale, o cederà alla tentazione di politiche invasive mascherate da emergenza nazionale?

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Il figlio di Biden vince 1,7 milioni di dollari in una causa per diffamazione


Patrick Byrne aveva accusato il figlio dell'ex presidente di aver chiesto all'Iran una tangente da 800 milioni di dollari. Per il giudice sapeva che la storia era falsa e ne ha inventato gran parte

Un giudice federale ha condannato venerdì Patrick Byrne, ex amministratore delegato di Overstock.com, un sito americano di commercio elettronico, a pagare 1,7 milioni di dollari di danni punitivi a Hunter Biden per averlo diffamato. Byrne, alleato del presidente Trump che negò la vittoria di Joe Biden alle elezioni del 2020 e finanziò i tentativi di ribaltarne il risultato, aveva accusato il figlio dell'ex presidente di aver chiesto all'Iran una tangente da 800 milioni di dollari, senza mai riuscire a sostenere la sua versione in tribunale.

Byrne aveva raccontato in un'intervista che nell'autunno del 2021 Hunter Biden avrebbe offerto all'Iran, in cambio di 800 milioni di dollari, di convincere il padre, allora presidente, a sbloccare 8 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati e a mostrarsi accomodante nei negoziati sul nucleare tra i due paesi. Hunter Biden lo ha citato in giudizio per diffamazione nel 2023, sostenendo che Byrne avesse diffuso e ripetuto quelle affermazioni sapendo che erano false, con lo scopo di sottoporlo a molestie e intimidazioni.

Il giudice distrettuale Stephen Wilson, nominato durante la presidenza di Ronald Reagan, ha scritto nella sua ordinanza che Byrne si era difeso dicendo di ritenere vera la storia perché gliel'aveva raccontata un funzionario del governo iraniano. Ma quel funzionario non aveva mai sostenuto di aver avuto contatti diretti con Hunter Biden e Byrne non ha mai fornito al tribunale alcuna prova documentale che potesse rendere credibile il racconto. Nel corso della causa, ha aggiunto il giudice, sono emerse "ampie prove" che Byrne sapesse che la storia era falsa e che gran parte del racconto sull'incontro segreto con il funzionario iraniano fosse inventata.

Il processo con giuria era fissato per ottobre, ma Byrne non si è presentato in aula e ha licenziato il suo principale avvocato, ritardando il procedimento a spese di Hunter Biden e del tribunale. Il giudice lo ha quindi dichiarato sconfitto a tavolino, una sanzione prevista dal diritto americano per chi disobbedisce ripetutamente agli ordini della corte.

Nella decisione di venerdì Wilson ha scritto che "le prove sono chiare e convincenti" che Byrne "ha compiuto una falsificazione intenzionale con cosciente disprezzo" dei diritti di Hunter Biden e che la sua diffamazione "è andata ben oltre la semplice negligenza". Byrne aveva continuato ad amplificare le accuse anche dopo l'avvio della causa e aveva incoraggiato i suoi follower sui social a diffonderle. Il giudice ha riconosciuto a Hunter Biden 1 dollaro di danni simbolici, come richiesto dallo stesso Biden, oltre a 1,7 milioni di danni punitivi. Ha inoltre ordinato a Byrne di pagare entro due settimane circa 35 mila dollari di sanzioni già imposte in precedenza, con una penale di mille dollari per ogni giorno di ritardo.

"I danni punitivi da 1,7 milioni di dollari sono il minimo, non il massimo, di quanto Byrne deve per la sua condotta", ha detto al Guardian Bryan Sullivan, avvocato di Hunter Biden, secondo cui Byrne aveva di fatto accusato il suo cliente di "tradimento" e ora un giudice ha stabilito che ogni singola accusa era inventata. "Se Byrne sceglierà di ripetere una qualsiasi di quelle affermazioni, torneremo in tribunale", ha aggiunto.

Byrne si era dimesso da amministratore delegato di Overstock.com nel 2019, dopo la diffusione di notizie su una sua relazione con Maria Butina, condannata negli Stati Uniti come spia russa.

La sentenza arriva mentre Hunter Biden si sta costruendo un seguito online con post sui social dedicati a politica, salute mentale e recupero dalle dipendenze, a cui si aggiunge l'annuncio di una serie di saggi sulla piattaforma Substack. Negli ultimi giorni della sua presidenza il padre gli aveva concesso la grazia per le condanne federali per possesso di armi e reati fiscali.

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SBS lancia Track First: i nuovi smart tracker compatibili con Apple Find My e Google Find Hub


Ideali per ritrovare chiavi, portafogli, documenti, borse e bagagli, i nuovi accessori SBS consentono di monitorare gli oggetti direttamente dallo smartphone in modo semplice e immediato
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La partenza è sempre un intreccio di emozioni: entusiasmo, desiderio di scoperta e voglia di staccare dalla routine si mescolano spesso a dubbi e piccole preoccupazioni. Il timore di dimenticare qualcosa di importante, l’incertezza di aver organizzato tutto al meglio o la paura di perdere i propri oggetti personali possono trasformare l’attesa del viaggio in una fonte di stress. Poter contare su soluzioni affidabili, capaci di offrire controllo e sicurezza in ogni momento, può fare la differenza tra un viaggio vissuto con serenità e un’esperienza segnata dagli imprevisti.

Streaming e Pay TV: gli italiani hanno 3 abbonamenti
Il mercato dello streaming continua a crescere in Italia: ogni famiglia ha in media 3 abbonamenti tra piattaforme digitali e Pay TV
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


La linea Track First amplia l’offerta SBS dedicata alla localizzazione degli oggetti personali con una collezione composta da cinque accessori pensati per integrare il tracker direttamente nei prodotti di uso quotidiano: documenti, portafoglio, chiavi, bagagli, zaini e borse. Compatibili con Apple Find My e Google Find Hub, tutti i prodotti permettono di localizzare gli oggetti direttamente dallo smartphone e includono un allarme sonoro attivabile da app per facilitarne il ritrovamento.

Track My Passport: documenti sempre sotto controllo


Pensato per chi viaggia spesso, Track My Passport è il porta documenti con tracker integrato che riunisce in un unico accessorio tutto il necessario per la partenza. La tasca dedicata al passaporto, lo spazio per il boarding pass e gli slot porta carte fino a due tessere lo rendono una soluzione pratica e funzionale per avere i documenti essenziali sempre ordinati e rintracciabili. Discreto ed elegante, può essere inserito facilmente in tasca, nello zaino o nel bagaglio a mano, accompagnando ogni partenza con maggiore sicurezza. Prezzo: 49,95 euro.

Track My Wallet: portafoglio smart, compatto e sicuro


Per carte, tessere e banconote sempre ordinate e rintracciabili, Track My Wallet combina la praticità di un portacarte compatto con la sicurezza di un tracker integrato. Il design sottile lo rende facile da portare ovunque, mentre il sistema di estrazione rapida delle carte e la tasca per banconote con clip di fissaggio garantiscono praticità e ordine nella vita quotidiana e in viaggio. Discreto e funzionale, è pensato per chi desidera avere sempre con sé l’essenziale, con maggiore tranquillità. Prezzo: 39,95 euro.

Track My Bag: il localizzatore per valigia con etichetta integrata


Riconoscere e ritrovare il proprio bagaglio diventa più semplice con Track My Bag, il localizzatore per valigia con etichetta integrata. Permette di localizzare la valigia direttamente dallo smartphone e di attivare un allarme sonoro da app per individuarla più rapidamente. Lo spazio dedicato ai dati personali è protetto da una copertura che li rende visibili solo quando necessario, aggiungendo un ulteriore livello di sicurezza e discrezione. Pratico e facile da applicare, è pensato per accompagnare ogni partenza con maggiore tranquillità. Prezzo: 29,95 euro.

Track My Key: chiavi protette, ordinate e sempre rintracciabili


Con Track My Key, anche le chiavi diventano più facili da ritrovare. Grazie al tracker integrato, possono essere localizzate direttamente dallo smartphone, mentre la struttura con alloggio interno permette di custodire e organizzare le chiavi di casa. L’anello esterno consente inoltre di agganciare chiavi auto o altri piccoli oggetti essenziali. Una soluzione pratica e discreta per avere sempre tutto sotto controllo. Prezzo: 39,95 euro.

Track My Taggy: il tracker compatto per bagagli, zaini e borse


Compatto, leggero e minimale, Track My Taggy è il tracker pensato per chi è sempre in movimento e vuole tenere sotto controllo bagagli, zaini e borse in modo semplice e discreto. Permette di localizzare rapidamente gli oggetti personali più importanti direttamente dallo smartphone e di attivare un allarme sonoro da app per ritrovarli più facilmente. L’anello integrato facilita l’aggancio a zaini, borse e valigie, rendendolo ideale sia per il viaggio sia per l’uso quotidiano. Prezzo: 29,95 euro.

eBay: boom del collezionismo tra calcio e pop culture
Il collezionismo sta vivendo una nuova evoluzione. Su eBay prende sempre più piede la “beyond-the-game economy”, un fenomeno che unisce calcio, pop culture, trading card, memorabilia e oggetti da collezione, trasformando la passione dei fan in un mercato sempre più dinamico e globale
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Track First non è solo una gamma di accessori, ma un’evoluzione nel modo di viaggiare. Una linea pensata per accompagnare ogni spostamento con soluzioni smart, discrete e affidabili, capaci di offrire controllo e tranquillità in ogni momento del viaggio.


Streaming, è boom di abbonamenti in Italia: Netflix e Pay TV entrano nelle spese fisse delle famiglie


Quest'estate i mondiali si giocano senza l'Italia e molti tifosi pensano già ad organizzarsi per vedere, almeno in TV, i prossimi campionati. Ma fra sport, serie TV e contenuti in streaming a pagamento, quanti abbonamenti attivi hanno in media gli italiani? Secondo l’indagine commissionata da Facile.itall’istituto di ricerca mUpResearch, ogni famiglia italiana ha in media 3 abbonamenti, peccato che molti non li usino!

HONOR 600 Series ufficiale: AI avanzata e funzioni premium nella fascia media
La nuova HONOR 600 Series punta a ridefinire la fascia media premium con intelligenza artificiale avanzata, comparto fotografico evoluto e design elegante
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


L’indagine, condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana di età compresa fra i 18 ed i 74 anni, ha prima di tutto fatto una mappatura degli abbonamenti evidenziando come a possederne almeno uno sia addirittura l’82,4% dei rispondenti; percentuale già altissima, ma che arriva a superare il 90% (91,5% il dato puntuale) nella fascia d’età 25-34 anni e nelle famiglie dove sono presenti figli con meno di 18 anni (91%).

Sono in molti a condividere l'abbonamento


Se quasi l’86% dei titolari di abbonamenti streaming o Pay TV dichiara di farne uso solo all’interno del proprio nucleo familiare, ben 800mila dichiarano di condividerlo con altri. Nello specifico 600mila con altri familiari non conviventi, 80mila con amici o vicini di casa e, addirittura 120mila con persone che non conoscono. Certamente la condivisione dell’abbonamento è dettata dalla volontà di dividerne i costi, ma quanto spendiamo ogni mese per vedere la nostra squadra del cuore, la serie TV che tanto amiamo o il programma cui non sappiamo rinunciare? In media 27,50 euro, ma in alcuni sotto campioni la spesa è decisamente maggiore. Gli uomini, ad esempio, spendono in media più di 30 euro (le donne meno di 24,50 euro), i genitori di figli minorenni 31,72 euro, ma più di tutti spendono i rispondenti con età compresa fra i 35 ed i 44 anni. Per loro il conto mensile arriva a 31,86 euro che, in termini annuali equivalgono a 382,32 euro.

Vacanze e AI: 1 italiano su 3 usa l’intelligenza artificiale per pianificare i viaggi
Nonostante la crescita dell’AI, recensioni degli utenti e convenienza economica continuano a essere gli elementi che incidono maggiormente sulle decisioni di viaggio
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Cosa serve davvero?


I nodi arrivano al pettine quando si indaga più a fondo sulla spesa e l’utilizzo che si fa di questi servizi. La prima evidenza che salta agli occhi è che poco meno dell’11% di chi ha un abbonamento (pari a quasi 3 milioni di persone) dichiara di non sapere quanto paghi ogni mese per il o i servizi attivi. Peggio ancora il fatto che circa il 7,5% degli intervistati abbonati a servizi di streaming (pari a 1,9 milioni di persone) dichiari di non usare l’abbonamento regolarmente pagato ogni mese o, al limite, di averne diversi attivi, ma alcuni di essi inutilizzati. Il fenomeno degli abbonamenti inutilizzati mostra come lo streaming sia ormai entrato stabilmente nelle abitudini degli italiani, ma anche nelle loro spese mensili. Tra piattaforme per film e serie TV, servizi sportivi e offerte Pay TV, il rischio è quello di accumulare troppi abbonamenti senza sfruttarli davvero. In vista dei prossimi grandi eventi sportivi e di una stagione ricca di nuovi contenuti, il consiglio per le famiglie è quindi quello di controllare periodicamente i servizi attivi, confrontare i costi e valutare quali piattaforme meritano davvero di restare. Perché avere più scelta non significa necessariamente spendere di più: spesso il vero risparmio parte da un semplice controllo degli abbonamenti già sottoscritti.


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È morto Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina


Graham aveva 71 anni ed è morto ieri sera dopo una malattia “breve e improvvisa”. Era appena rientrato da Kyiv, dove aveva incontrato Zelensky e annunciato un’intesa con la Casa Bianca sulle nuove sanzioni alla Russia.

Il senatore repubblicano Lindsey Graham è morto sabato sera all’età di 71 anni. Ad annunciarlo questa mattina è stato il suo ufficio, secondo cui il senatore della South Carolina è stato stroncato da una malattia “breve e improvvisa”, sulla quale non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Statement from the Office of U.S. Senator Lindsey Graham (R-South Carolina). pic.twitter.com/CQ5yVvqTH1
— Lindsey Graham (@LindseyGrahamSC) July 12, 2026


Ieri sera i soccorritori erano intervenuti nella sua abitazione di Capitol Hill, a Washington, dopo una chiamata per un arresto cardiaco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni radio della polizia ottenute da NBC News. Alcune immagini esaminate dall’emittente mostrano i paramedici mentre trasportano una persona in barella verso un’ambulanza, circondata da auto della polizia e mezzi dei vigili del fuoco.

Trent’anni al Congresso e il rapporto con Trump


Graham sedeva al Congresso da oltre trent’anni. Dopo una breve esperienza nel Congresso della South Carolina, era stato eletto prima alla Camera dei Rappresentanti nel 1994 e poi al Senato nel 2002. Riconfermato nel 2008, nel 2014 e nel 2020, presiedeva la Commissione Bilancio del Senato ed era candidato a un nuovo mandato nelle elezioni di quest’anno.

La legge della South Carolina prevede ora la necessità di convocare nuove primarie speciali repubblicane quando, come in questo caso, un candidato scelto attraverso le primarie muore prima delle elezioni generali. Il partito dovrà quindi selezionare con una nuova consultazione elettorale chi sostituirà Graham sulla scheda elettorale di novembre.

Considerato uno dei principali alleati del presidente Donald Trump, ne aveva sostenuto la linea sulla maggior parte dei dossier, pur prendendone talvolta le distanze, soprattutto in politica estera. I due erano stati rivali alle primarie repubblicane del 2016, prima di riconciliarsi. “È eccezionale, è stato al mio fianco per molto tempo”, aveva dichiarato Trump il mese scorso durante un comizio organizzato a sostegno del senatore. “Dopo quella battaglia siamo diventati grandi amici e mi ha aiutato come pochi altri al Senato”.

Questa mattina Trump ha reagito alla notizia della sua morte improvvisa con il seguente post pubblicato su Truth Social:

Il senatore Lindsey Graham, una delle persone e dei senatori più straordinari che abbia mai conosciuto, è morto. Era sempre al lavoro ed era un autentico patriota americano. Lindsey ci mancherà moltissimo!!! SEGUIRANNO DETTAGLI E INFORMAZIONI SULLE ESEQUIE. Che tristezza! Presidente DONALD J. TRUMP

President Trump releases a statement following the passing of US Senator Lindsey Graham. pic.twitter.com/y9on145ifd
— Faytuks Network (@FaytuksNetwork) July 12, 2026


L’ultimo viaggio a Kyiv


Graham era appena rientrato dall’Ucraina, dove venerdì aveva incontrato a Kyiv il presidente Volodymyr Zelensky. Oggi avrebbe dovuto partecipare alla trasmissione Meet the Press di NBC News. Il sostegno all’Ucraina era stato negli ultimi anni una delle sue principali battaglie politiche.

Good meeting with U.S. Senator Lindsey Graham @LindseyGrahamSC in Kyiv. This is already his 10th visit to our country, and we appreciate this support.

I'm grateful to Lindsey for recognizing our warriors. The stronger Ukraine is on the battlefield, the greater the chances that… pic.twitter.com/bgZjjgIqu1
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) July 10, 2026


Insieme al senatore democratico Richard Blumenthal, Graham era infatti il primo firmatario di una proposta di legge che prevedeva pesanti sanzioni contro la Russia e dazi fino al 500% sui Paesi che avessero continuato ad acquistare petrolio, gas e uranio russi.

Proprio venerdì, dalla capitale ucraina, aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con la Casa Bianca sul provvedimento, che era rimasto bloccato per oltre un anno. Quell’annuncio, da lui descritto come l’ultimo passo prima dell’approvazione della legge, è stato il suo ultimo atto politico.

Durante l’incontro, Zelensky lo aveva anche aggiornato sull’intesa politica raggiunta con Trump nel corso del vertice NATO ad Ankara per concedere all’Ucraina le licenze necessarie a produrre i sistemi Patriot, un accordo strenuamente sponsorizzato proprio dal senatore repubblicano della North Carolina.

Questo il commento del Ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha alla notizia della sua morte:

Sono addolorato per la scomparsa del senatore Lindsey Graham, che era appena stato a Kyiv per la sua decima visita in Ucraina. Il senatore Graham è stato un vero amico dell'Ucraina e una delle voci più forti a sostegno della nostra lotta contro l'aggressione russa. È stato inflessibile nel chiedere con forza sanzioni più severe contro la Russia e nel fornire all'Ucraina le capacità necessarie per difendere il nostro popolo. La sua leadership, la sua convinzione e il suo impegno incrollabile per l'Ucraina non saranno mai dimenticati.

Saddened by the passing of Senator @LindseyGrahamSC, who was just in Kyiv on his tenth visit to Ukraine.

Senator Graham was a true friend of Ukraine and one of the strongest voices in support of our struggle against Russia's aggression.

He was unwavering in advocating for…
— Andrii Sybiha 🇺🇦 (@andrii_sybiha) July 12, 2026


Il suo legame con Israele


Graham era anche uno dei più convinti sostenitori di Israele al Congresso degli Stati Uniti. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si era recato più volte nel Paese, difendendone il diritto alla sicurezza e sostenendo una linea particolarmente dura contro Hamas e l’Iran.

La sua opposizione al regime iraniano era infatti altrettanto netta: a febbraio, durante una manifestazione a Monaco, aveva sventolato la bandiera pre-1979 con il Leone e il Sole, schierandosi apertamente “con il popolo iraniano contro l’ayatollah assassino”.

Non meraviglia dunque il fatto che la notizia della sua morte abbia già suscitato numerose reazioni in Israele. Il presidente Isaac Herzog lo ha ricordato come “un faro di chiarezza morale” e un autentico difensore dell’alleanza tra i due Paesi. Il Ministro della Difesa Israel Katz lo ha invece definito “un vero amico dello Stato di Israele” e uno dei suoi sostenitori più forti e costanti.

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Gli americani perdono fiducia nel capitalismo e nella democrazia


Sondaggio WSJ-NORC: meno della metà pensa che il capitalismo funzioni e solo il 12% dice lo stesso della democrazia. Due terzi vedono un paese in declino nell'anno del 250° anniversario
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Gli americani stanno perdendo fiducia in due pilastri della loro società, il capitalismo e la democrazia. Meno della metà pensa che il capitalismo funzioni bene o abbastanza bene, contro il 60% di circa dieci anni fa, secondo un sondaggio realizzato dal Wall Street Journal con l'istituto di ricerca NORC. Il giudizio sul sistema di governo è ancora più severo: solo il 12% dice che la democrazia funziona molto o estremamente bene e appena il 16% ritiene che i cittadini comuni abbiano un'influenza concreta sulla politica.

Nel 2015 il 37% degli americani diceva che il capitalismo non funzionava bene o non funzionava affatto: nella nuova rilevazione gli insoddisfatti sono saliti al 51%. Solo il 35% è almeno abbastanza sicuro che il paese offra la possibilità di trovare un buon lavoro e realizzare il sogno americano. Circa tre quarti degli intervistati pensano che i miliardari e le grandi aziende abbiano troppo potere a Washington e che i lavoratori ne abbiano troppo poco, mentre una maggioranza ristretta, il 52%, ritiene che il potere delle imprese danneggi lavoratori e consumatori e che il governo dovrebbe limitarne l'influenza, arrivando anche a condividere il controllo di alcune aziende.

Il malcontento verso il sistema economico si riflette anche nel voto: nelle ultime settimane gli elettori delle primarie democratiche in Colorado e a New York hanno bocciato dirigenti centristi a favore di candidati che si definiscono socialisti-democratici o che chiedono una sanità universale finanziata tassando i più ricchi. Lo stesso Trump è arrivato al potere con un'agenda populista costruita sull'idea che il sistema economico avesse tradito la classe lavoratrice.

Sondaggio · Stati Uniti
Solo il 35% degli americani crede ancora nel sogno americano
11-18 giugno 2026 · 1.862 adulti (±3,4%) · Wall Street Journal-NORC
Focus America
50% 40 30 2012 '14 '16 '18 '20 '22 '24 '26 Crede ancora nel sogno americano 2011 44% 53 42 48 36 34 31 Giu 2026 35%
Elaborazione di Focus America su dati Wall Street Journal-NORC (giugno 2026) e PRRI (anni precedenti). Quota di intervistati secondo cui il sogno americano, l'idea che chi lavora sodo riesce ad andare avanti, è ancora valido.

I dati arrivano nell'anno in cui gli Stati Uniti festeggiano i 250 anni dall'indipendenza, un anniversario accolto da celebrazioni piuttosto sottotono. Il 4 luglio il presidente ha tenuto un discorso dedicato alla grandezza americana, ma meno del 40% degli americani si dice molto orgoglioso della storia del proprio paese. Poco più di due terzi pensano che la nazione che ha inventato l'aereo e internet e che ha guidato gli Alleati alla vittoria nella Seconda guerra mondiale sia oggi in declino e circa il 60% ritiene che i giorni migliori del paese siano ormai alle spalle. In entrambi i casi la maggioranza dei repubblicani la pensa come gran parte di democratici e indipendenti. Il 56% che giudica la democrazia mal funzionante o non funzionante è la quota più alta registrata in sondaggi simili dal 2020.

Su altri temi i due partiti restano lontani. Due terzi dei repubblicani si dicono molto orgogliosi della storia americana, il triplo dei democratici. Quasi la metà dei repubblicani crede nell'eccezionalismo americano, l'idea che gli Stati Uniti siano superiori a tutti gli altri paesi del mondo, contro appena l'8% dei democratici e il 13% degli indipendenti. I valori che un tempo univano il paese pesano sempre meno: il 35% degli intervistati considera il patriottismo molto importante nella propria vita, contro oltre il 60% in un sondaggio del 2019, e meno di un terzo dice lo stesso della religione, rispetto a circa la metà di sette anni fa. I più giovani sono molto più pessimisti degli anziani e danno meno importanza a questi valori.

"Molte persone sentono che il contratto sociale americano, il senso informale di un'America che funziona per tutti, non sta funzionando", ha detto al Wall Street Journal Henry Olsen, analista di un centro studi repubblicano di Washington, ricordando che il bicentenario del 1976 fu invece "un'orgia di patriottismo", con monete commemorative e prodotti avvolti nei simboli della ricorrenza. "Le persone non pensano che le istituzioni pubbliche stiano mantenendo la promessa nei loro confronti."

Il sondaggio registra però un sostegno solido ad alcuni principi tradizionali al centro dello scontro politico. Due terzi degli americani considerano la separazione tra Stato e Chiesa estremamente o molto importante per l'identità nazionale, mentre una commissione voluta da Trump sulla libertà religiosa ha sostenuto in un rapporto preliminare che il concetto sarebbe stato ampiamente frainteso. Il 58% sostiene lo ius soli, il principio costituzionale per cui quasi tutti i bambini nati su suolo americano sono cittadini, che la Corte Suprema ha confermato a fine giugno annullando l'ordine esecutivo del presidente. Quasi il 60% pensa che l'immigrazione aiuti il paese più di quanto lo danneggi, un altro segnale che il consenso verso gli immigrati è cresciuto da quando Trump è entrato in politica chiedendo di ridurre gli ingressi legali e illegali.

Le persone che giudicano cattive le relazioni tra le etnie superano di 14 punti quelle che le giudicano buone, un quadro molto meno negativo rispetto al 2020, quando dopo l'uccisione di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis il divario era di 45 punti. Su un punto, infine, democratici e repubblicani sono d'accordo: quasi tre quarti degli intervistati pensano che il paese sia ormai così diviso che il governo non riesce più a risolvere i problemi principali e che le divisioni continueranno a crescere.

Il sondaggio ha coinvolto 1.862 americani tra l'11 e il 18 giugno, con un margine di errore di 3,4 punti percentuali.


Quasi metà degli americani non sa cosa si celebra il 4 luglio


Solo il 53% degli americani sa che il 4 luglio si celebra l'adozione della Dichiarazione di indipendenza, il documento approvato nel 1776 con cui le colonie americane proclamarono la separazione dalla Gran Bretagna, considerato l'atto di nascita degli Stati Uniti. Il 46% degli intervistati ha risposto di non sapere quale evento storico ricordi la festa nazionale dell'Independence Day. Lo ha rilevato un sondaggio del Cato Institute, un centro studi libertario favorevole a un ruolo limitato dello Stato, pubblicato giovedì a due giorni dal 250° anniversario degli Stati Uniti, la ricorrenza celebrata sabato in tutto il paese con il nome di America 250.

La quota di chi non sa rispondere sale al 61% tra gli intervistati della Generazione Z, cioè gli adulti più giovani del campione. Le lacune non riguardano solo la data: il 58% non conosce la funzione principale della Costituzione, la legge fondamentale che regola i poteri dello Stato americano, e il 57% non ha saputo spiegare perché gli Stati Uniti dichiararono l'indipendenza dalla Gran Bretagna per dare vita a un governo dai poteri limitati, cioè vincolato da regole che ne circoscrivono l'autorità.

L'86% degli intervistati si dice comunque grato di essere americano. Il 60% ritiene però che gli Stati Uniti si siano allontanati dai loro principi fondativi.

Il 56% teme inoltre che il paese possa smettere di essere una nazione libera nei prossimi cinquant'anni. Chi esprime questo timore indica tra le cause la corruzione, la concentrazione e l'abuso del potere, oltre all'ignoranza dei principi su cui la nazione è nata.

Sondaggio · Stati Uniti
Solo il 53% sa che il 4 luglio celebra la Dichiarazione di indipendenza
25-26 giugno 2026 · 2.253 americani (±2%) · Cato Institute
Focus America

Risposta%

L'adozione della Dichiarazione di indipendenza
Risposta esatta

53%

La ratifica della Costituzione

8%

La vittoria nella guerra d'indipendenza

6%

La prima elezione presidenziale

5%

Lo sbarco dei padri pellegrini a Plymouth Rock

3%

La fondazione di Jamestown

1%

Non sa

23%

Elaborazione di Focus America su dati del Cato Institute. Domanda: quale dei seguenti eventi descrive meglio ciò che commemora il 250° anniversario dell'America? Le percentuali possono non sommare a 100 per gli arrotondamenti.

Alla richiesta di indicare le tutele a cui tengono di più, gli intervistati hanno citato la libertà di parola, il diritto di voto, l'uguaglianza davanti alla legge, la libertà religiosa e il diritto a un giusto processo, cioè la garanzia di procedure regolari davanti alla legge.

I risultati sono arrivati dopo altre rilevazioni che nelle settimane precedenti segnalavano un patriottismo in calo in alcune fasce della popolazione, mentre Washington preparava la grande festa per l'anniversario e altre celebrazioni erano in programma da una costa all'altra. Nella capitale la festa principale si è svolta sabato pomeriggio sul National Mall, il grande parco monumentale al centro della città: il programma prevedeva ore di sorvoli di aerei militari, un comizio politico del presidente Trump e uno spettacolo di fuochi d'artificio da record.

Il sondaggio è stato condotto su un campione di 2.253 americani tra il 25 e il 26 giugno, con un margine di errore di circa 2 punti percentuali.


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Trump vuole una compagnia aerea di Stato per le espulsioni degli immigrati


Il Dipartimento della Sicurezza Interna cerca un'azienda che gestisca una flotta di jet Gulfstream e Boeing 737 per i rimpatri, le emergenze e i viaggi dei funzionari, pronta a volare 24 ore su 24.

Il governo americano vuole dotarsi di una propria flotta di aerei di Stato per potenziare le espulsioni dei migranti. Il Dipartimento della Sicurezza Interna, il ministero che negli Stati Uniti si occupa di confini e immigrazione, ha avviato la ricerca di un'azienda privata a cui affidare la gestione dei velivoli, come ha rivelato Bloomberg.

La flotta comprenderebbe due jet Gulfstream G650ER e sette Boeing 737-700 o modelli simili. Secondo la richiesta inviata questa settimana alle compagnie aeree, gli aerei dovrebbero poter volare in qualunque momento, anche con brevissimo preavviso, appoggiandosi ad alcuni scali principali da cui raggiungere tutte le altre destinazioni. Il contraente metterebbe a disposizione piloti, copiloti e assistenti di volo e, quando serve, infermieri di volo e personale di sicurezza. Per ora si tratta solo di un'indagine di mercato, prima che venga bandita una gara vera e propria.

Gli aerei servirebbero per i voli di espulsione e per i rimpatri volontari, per trasportare le squadre inviate nelle emergenze, per le evacuazioni mediche e altre missioni ad alto rischio. Porterebbero anche gli alti funzionari del dipartimento nei viaggi diplomatici e nelle missioni legate alla continuità di governo, cioè i piani che devono garantire il funzionamento delle istituzioni in caso di catastrofe.

Il progetto è un altro passo nella costruzione di un apparato per l'immigrazione voluto dall'amministrazione Trump, dopo che il Congresso ha stanziato decine di miliardi di dollari per espulsioni, centri di detenzione e sicurezza delle frontiere. Invece di affidarsi soltanto ad aerei presi a noleggio, il dipartimento vuole possedere la flotta e lasciarne la gestione a un privato. I suoi funzionari hanno spiegato in passato che avere aerei propri ridurrebbe la dipendenza dai noleggiatori e, sul lungo periodo, abbatterebbe i costi.

Oggi la maggior parte dei voli di espulsione dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione e le dogane, viene effettuata con aerei privati presi a noleggio. Trump ha fatto delle espulsioni un punto centrale del suo programma e ha dato un ruolo chiave al consigliere Stephen Miller nel disegnare la stretta sull'immigrazione. Il ritmo però resta molto sotto il suo obiettivo di un milione di espulsioni all'anno: tra il gennaio del 2025 e lo scorso aprile l'ICE ne ha eseguite più di 550.000, l'ultimo dato disponibile. L'amministrazione ha ripetutamente spinto l'agenzia ad aumentare gli arresti, ampliare i centri di detenzione e velocizzare i rimpatri.

L'iniziativa era partita con l'ex segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem e comprendeva anche un Boeing Business Jet, pubblicizzato online con diciassette posti, una cucina completa e due camere da letto. Non è chiaro se quell'aereo rientrerà nel contratto. Gli acquisti avevano provocato le critiche dei parlamentari democratici e delle associazioni che vigilano sulla spesa pubblica, che si erano chiesti perché il dipartimento avesse bisogno di una flotta di Stato con un aereo in versione di lusso, per giunta dipinto con una livrea simile a quella del nuovo Air Force One del presidente.

Noem è stata costretta a lasciare a marzo anche per le domande sulle spese della sua gestione, tra cui una campagna pubblicitaria da 220 milioni di dollari in cui compariva lei stessa a elogiare il lavoro dell'agenzia e a invitare i migranti a lasciare il paese. I parlamentari avevano messo in discussione anche il suo rapporto con Corey Lewandowski, alleato di lunga data di Trump diventato una presenza fissa nel dipartimento pur senza ricoprire alcun incarico ufficiale.

A gennaio Bloomberg aveva raccontato che la Daedalus Aviation Corp., società della Virginia, aveva messo insieme diversi Boeing 737 per l'ICE dopo aver rilevato aerei prima usati dalla compagnia low cost Avelo Airlines. Il Washington Post ha poi riferito che il governo ha speso circa 140 milioni di dollari per acquistare sei Boeing. I registri dell'agenzia federale per l'aviazione ora indicano diversi ex aerei di Avelo come proprietà del dipartimento. Allo stesso dipartimento risultano intestati anche due Gulfstream G650, anche se come indirizzo di registrazione compare ancora la Daedalus.

Da quando a marzo ha preso il posto di Noem, il nuovo segretario alla Sicurezza Interna Markwayne Mullin ha segnalato un cambio di strategia, riducendo i blitz più clamorosi nelle città che avevano acceso le tensioni, come Chicago, Minneapolis e Los Angeles. Ha anche abbandonato un altro progetto simbolo di Noem, quello di trasformare magazzini di proprietà pubblica in grandi centri di detenzione per i migranti. La richiesta di questa settimana mostra però che il dipartimento va avanti sulla flotta aerea. L'avviso non indica il valore previsto del contratto, che potrebbe partire già dal 28 luglio 2027 e durare fino al 27 luglio 2032.


Negli Stati Uniti arrestate più di 10.000 persone in cinque giorni per accelerare le espulsioni


Le autorità federali per l'immigrazione hanno arrestato più di 10.000 persone in cinque giorni, quasi il doppio del ritmo abituale. Dietro l'ondata di fermi c'è una spinta interna all'agenzia a moltiplicare gli arresti in vista delle espulsioni.

Nei giorni scorsi i vertici hanno ordinato ai dirigenti dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione (Immigration and Customs Enforcement), di concentrare gli agenti sulla cattura degli immigrati da espellere, secondo documenti ottenuti dal New York Times e colloqui con funzionari federali. Gli arresti avvengono durante i colloqui periodici con le autorità dell'immigrazione, ai controlli stradali e per strada. Il ritmo è passato dai circa mille fermi al giorno di inizio anno a quasi il doppio.

Alla Casa Bianca è stato chiesto un aumento degli arresti e ai responsabili dell'ICE è stato detto che 2.000 fermi al giorno sono il nuovo standard. Uno dei funzionari ha spiegato che non è chiaro per quanto tempo si potrà mantenere questo ritmo.

Sabato si è toccato il picco, con oltre 2.400 persone fermate in un solo giorno. La popolazione nelle strutture detentive dell'ICE è cresciuta di quasi 4.000 unità, superando i 63.000 detenuti martedì.

Ai dirigenti è stato chiesto di far lavorare il maggior numero possibile di agenti sette giorni su sette e di destinare l'80 per cento degli uomini alle operazioni di arresto. In una email al personale, Marcos Charles, capo del settore espulsioni dell'ICE, ha ringraziato gli agenti per gli "straordinari sforzi" del fine settimana, sostenendo che avevano raggiunto "risultati operativi notevoli".

La spinta è arrivata senza il clamore delle operazioni dell'anno scorso, quando le autorità annunciavano in anticipo le città bersaglio, tra cui Chicago e Los Angeles, e riversavano gli agenti nelle strade. Markwayne Mullin, il segretario alla Sicurezza interna, aveva promesso una campagna più silenziosa dopo il caos di un'operazione durata un mese in Minnesota, dove agenti federali uccisero due cittadini statunitensi.

L'aumento dei fermi conferma la determinazione del presidente Trump a mantenere la promessa di espulsioni di massa, un obiettivo popolare tra i suoi sostenitori conservatori ma che ha alimentato una reazione politica per la durezza dei metodi. L'anno scorso Stephen Miller, vice capo di gabinetto di Trump, aveva fissato un obiettivo di 3.000 arresti al giorno che l'agenzia non era riuscita a raggiungere. Da allora l'ICE ha assunto migliaia di nuovi agenti e ha visto crescere di miliardi di dollari il proprio bilancio, grazie ai fondi di una legge approvata circa un anno fa.

La Corte Suprema ha da poco ampliato il potere del presidente di dettare la politica sull'immigrazione, ma pochi giorni prima aveva bocciato il suo tentativo di cancellare la cittadinanza per nascita, il cosiddetto ius soli, che garantisce la cittadinanza a chi nasce sul suolo americano anche se i genitori vivono nel Paese illegalmente. Dopo la sconfitta Trump ha chiesto al Congresso di intervenire per abolire questo principio.

La notizia dell'aumento degli arresti ha diffuso paura tra gli immigrati, già allarmati dopo che la Corte Suprema ha stabilito che l'amministrazione può porre fine alle protezioni dall'espulsione per le persone provenienti da Paesi colpiti da disastri o guerre, previste dallo status di protezione temporanea.

Il Dipartimento per la Sicurezza interna ha difeso l'operazione. "Il nostro messaggio è chiaro: se venite nel nostro Paese illegalmente, vi troveremo, vi arresteremo e vi espelleremo", ha dichiarato Lauren Bis, portavoce del dipartimento, aggiungendo che quasi il 70 per cento degli arresti riguarda persone accusate o condannate per un reato negli Stati Uniti.


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Le aziende americane dovranno licenziare centinaia di migliaia di lavoratori immigrati


Dopo la sentenza della Corte Suprema scadono i permessi di lavoro di haitiani, siriani e cittadini di altri cinque paesi protetti dal TPS. Le scadenze che cambiano di continuo confondono le imprese

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha comunicato venerdì ai datori di lavoro che nelle prossime settimane dovranno licenziare centinaia di migliaia di lavoratori stranieri protetti dal Temporary Protected Status (TPS), il programma umanitario che l'Amministrazione Trump intende smantellare. I permessi di lavoro degli haitiani scadranno il 24 luglio, quelli dei cittadini di Etiopia, Myanmar, Somalia, Sud Sudan, Siria e Yemen il 17 luglio, secondo gli avvisi pubblicati dallo United States Citizenship and Immigration Services (USCIS), l'agenzia federale che gestisce l'immigrazione legale.

Il TPS esiste dal 1990 e permette ai cittadini di paesi colpiti da guerre, disastri naturali o disordini di vivere e lavorare legalmente negli Stati Uniti per periodi rinnovabili da sei a diciotto mesi, senza però offrire un percorso verso la cittadinanza. Oltre 330.000 haitiani e circa 6.100 siriani vivono nel paese grazie al programma, mentre gli altri cinque paesi contano insieme circa 20.000 beneficiari. In totale il destino di quasi 1,3 milioni di immigrati è legato alla protezione temporanea.

Immigrazione · Stati Uniti
Dopo il via libera della Corte Suprema, in due settimane oltre 350mila immigrati perderanno il diritto di lavorare

Il governo ha avvisato i datori di lavoro che dovranno licenziare i beneficiari del Temporary Protected Status di sette Paesi: i permessi scadono il 17 luglio, quelli degli haitiani il 24. In gioco c’è il destino di quasi 1,3 milioni di persone.

Grafica di FocusAmerica 11 luglio 2026

Chi è coinvolto dallo smantellamento del TPS

Permessi in scadenza a luglio
0mila+

Vite legate al programma
1,3 mln

Cittadini di Haiti, Siria e altri cinque Paesi, secondo gli avvisi dell’USCIS ai datori di lavoro
Il totale dei beneficiari all’inizio del mandato di Trump, El Salvador e Venezuela compresi

Chi perde la protezione rischia l’espulsione verso Paesi che lo stesso Dipartimento di Stato considera troppo pericolosi: per Haiti e Siria è in vigore il livello massimo di allerta per criminalità, terrorismo e rapimenti.

Il calendario
Dalla sentenza ai licenziamenti in meno di un mese

Tocca ogni tappa per i dettagli.

25 giugno La Corte Suprema decide 6 a 3+

I giudici stabiliscono che la decisione del Segretario alla Sicurezza interna di concedere, estendere o revocare la protezione per un Paese non può essere riesaminata dai tribunali. Il caso riguardava le revoche per Haiti e Siria decise dall’ex segretaria Kristi Noem.

1 – 10 luglio Le scadenze slittano due volte+

L’USCIS fissa la fine dei permessi al 1° luglio, la sposta al 10 e venerdì la rinvia di nuovo. Nella confusione alcune aziende hanno già licenziato i dipendenti prima che fosse necessario, per paura di sanzioni.

17 luglio Scadono i permessi di sei Paesi+

Perdono il permesso di lavoro i cittadini di Etiopia, Myanmar, Somalia, Sud Sudan, Siria e Yemen: circa 26mila persone in tutto.

24 luglio Tocca agli haitiani, la comunità più numerosa+

Oltre 330mila persone. Migliaia lavorano nella sanità e nell’assistenza agli anziani, altre nella manifattura, nell’edilizia e nei trasporti.

Inizio settembre Atteso il mancato rinnovo per El Salvador+

La protezione copre circa 200mila salvadoregni. Il governo ha invece prorogato di recente quella per il Libano.

I numeri per Paese
Haiti da sola pesa più di tutti gli altri Paesi colpiti

Beneficiari del TPS per nazionalità: le revoche già annunciate e quella attesa per El Salvador.

Haiti330.000

Permessi in scadenza il 24 luglio.

El Salvador200.000

Il mancato rinnovo è atteso per inizio settembre.

Etiopia, Myanmar, Somalia, Sud Sudan e Yemen20.000

Stima complessiva per i cinque Paesi. Permessi in scadenza il 17 luglio.

Siria6.100

Permessi in scadenza il 17 luglio.

Revoca già annunciata Revoca attesa
I venezuelani, oltre 600mila, hanno già perso lo status dopo una precedente decisione della Corte Suprema: alcuni conservano il permesso di lavoro fino al 2 ottobre.

Il peso economico
I beneficiari valgono 29 miliardi di dollari l’anno

Il contributo dei titolari di TPS all’economia americana e i legami familiari che le espulsioni spezzerebbero.

29 mld $
Contributo annuo all’economia americana, secondo FWD.us

7,8 mld $
Tasse pagate ogni anno dai titolari di TPS

85%
Haitiani con TPS che vivono con coniugi o figli cittadini americani o residenti permanenti

830mila
Titolari di TPS nella forza lavoro, tra sanità, edilizia, commercio e trasporti

Cosa succede ora
Perdere il TPS non significa un’espulsione immediata

La sentenza non ha chiuso subito il programma: i tribunali distrettuali devono ancora emettere gli ordini di attuazione.

1
Si torna allo status precedente

Chi perde la protezione non è espellibile subito: torna alla condizione in cui si trovava prima del TPS, ma resta senza permesso di lavoro.

2
L’asilo è uno spiraglio stretto

Chi ha una domanda pendente può restare in attesa della risposta, ma deve dimostrare una persecuzione personale: non basta provenire da un Paese in crisi.

3
I tribunali sono già al collasso

Ogni nuova domanda finisce in una coda che si allunga da anni e che rende i tempi di attesa imprevedibili.

L’imbuto della giustizia

Anche per chi ha diritto a un’udienza, i tempi si misurano in anni: l’arretrato dei tribunali dell’immigrazione ha raggiunto dimensioni record.

3,2 mln
Casi arretrati nei tribunali dell’immigrazione

Fonte Elaborazione FocusAmerica su avvisi USCIS/DHS e dati FWD.us, Center for Migration Studies, New York Times e PBS News. Sentenza della Corte Suprema del 25 giugno 2026.

Gli avvisi arrivano dopo la sentenza con cui la Corte Suprema ha stabilito il mese scorso, con 6 voti a 3, che la decisione del Segretario alla Sicurezza interna di concedere, estendere o revocare la protezione per un paese non può essere riesaminata dai tribunali. Il caso riguardava la revoca del TPS per Haiti e Siria decisa dall'ex segretaria Kristi Noem. Quando le revoche entreranno in vigore, i beneficiari rischieranno l'espulsione verso Paesi che lo stesso Dipartimento di Stato considera troppo pericolosi: per Haiti e Siria è in vigore il livello massimo di allerta, che sconsiglia agli americani di viaggiare per il rischio di criminalità, terrorismo e rapimenti.

Le scadenze continuano intanto a cambiare e stanno confondendo le imprese. L'USCIS aveva fissato la fine dei permessi al 1° luglio, l'aveva poi spostata al 10 luglio e venerdì l'ha rinviata di nuovo. Alcune aziende avevano già licenziato i dipendenti prima di essere informate della proroga, mentre altre li hanno tenuti in organico contando sul fatto che la sentenza non sarebbe diventata operativa per circa trenta giorni. Jacob Monty, consulente legale della American Business Immigration Coalition, un'organizzazione di imprese che si occupa di immigrazione, ha detto al New York Times che molti datori di lavoro temevano sanzioni per l'impiego di persone non più autorizzate a lavorare e che l'incertezza li ha "portati a licenziare i lavoratori in anticipo senza che fosse necessario".

Migliaia di beneficiari haitiani lavorano nella sanità e nell'assistenza agli anziani, altri nella manifattura, nell'edilizia e nei trasporti. Secondo un rapporto di FWD.us, un'organizzazione che si batte per i diritti degli immigrati, i titolari di TPS contribuiscono all'economia americana con circa 29 miliardi di dollari l'anno e pagano circa 7,8 miliardi di tasse. Secondo il Center for Migration Studies, l'85 per cento degli haitiani con la protezione vive in famiglie con status misto, cioè con coniugi o figli che sono cittadini americani o residenti permanenti. Elora Mukherjee, direttrice della clinica legale per i diritti degli immigrati della Columbia Law School, ha detto a PBS News che molti beneficiari saranno a rischio quasi immediato di "arresto, detenzione ed espulsione" e che la fine del programma avrà un "effetto devastante" sull'economia americana.

La sentenza non ha però chiuso subito il programma. La Corte ha rinviato i casi ai tribunali distrettuali, che dovranno emettere gli ordini di attuazione, mentre gli avvisi del governo ai datori di lavoro prevedono che i giudici federali si "allineeranno" alla decisione. Chi perde il TPS non è espellibile subito: torna allo status che aveva prima della protezione e chi ha una domanda di asilo pendente può restare nel paese in attesa della risposta. L'asilo richiede però di dimostrare una persecuzione personale e non basta provenire da un paese in crisi. I tribunali dell'immigrazione hanno inoltre un arretrato di 3,2 milioni di casi.

Il mancato rinnovo del TPS per El Salvador, che copre circa 200.000 persone, è atteso per inizio settembre. I venezuelani hanno già perso lo status dopo una precedente decisione della Corte Suprema, anche se alcuni conservano il permesso di lavoro fino al 2 ottobre, mentre il governo ha prorogato di recente la protezione per il Libano. Le associazioni per i diritti degli immigrati ricordano che le condizioni in molti dei Paesi interessati restano instabili: Sud Sudan, Somalia e Yemen sono alle prese con conflitti armati, infrastrutture fatiscenti e tagli agli aiuti internazionali.

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Confezioni più piccole, ma stesso prezzo. Le nuove regole anti-shrinkflation scattano il 15 luglio, ma sono già deboli


Il provvedimento introduce «misure di contrasto alle prassi commerciali di riporzionamento dei prodotti preconfezionati», rendendo più trasparente per i consumatori la riduzione delle quantità.

Dal 15 luglio 2026 sono scaduti i tre mesi di sospensione entro cui la Commissione europea poteva sollevare rilievi sul progetto di decreto legislativo notificato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy lo scorso 15 aprile, che riscrive le norme italiane contro la shrinkflation — il fenomeno che vede ridursi le quantità dei prodotti confezionati a parità di prezzo. In assenza di rilievi formali, il governo può ora procedere all'adozione del testo, un compromesso al ribasso rispetto alle ambizioni iniziali. Un percorso tortuoso che espone le difficoltà dell'Italia nel bilanciare tutela dei consumatori e vincoli comunitari.

Dalla stretta del 2024 alla retromarcia imposta da Bruxelles


Nel 2024 il legislatore italiano aveva introdotto l'articolo 15-bis nel Codice del consumo attraverso la legge 193/2024 (legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023), obbligando i produttori a segnalare in etichetta le riduzioni quantitative con una dicitura esplicita: «Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X rispetto alla precedente quantità». L'obbligo aveva durata semestrale e mirava a rendere trasparenti gli aumenti di prezzo mascherati.

Qui però la vicenda si complica, ed è importante distinguere due procedure europee diverse, spesso confuse nel racconto giornalistico del caso.

La prima è una vera e propria procedura di infrazione (n. 2025/4000), aperta dalla Commissione il 12 marzo 2025: Bruxelles ha contestato all'Italia la violazione degli articoli 34-36 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) sulla libera circolazione delle merci, giudicando l'obbligo di etichettatura prodotto per prodotto sproporzionato e "un importante ostacolo al mercato interno". La Commissione ha inoltre rilevato che la norma italiana era stata adottata senza rispettare la procedura di notifica preventiva prevista dalla direttiva sulla trasparenza del mercato unico (la cosiddetta procedura TRIS, disciplinata dalla direttiva UE 2015/1535), che impone agli Stati membri di comunicare in anticipo alla Commissione i progetti di regole tecniche capaci di incidere sul mercato interno.

Proprio per rimediare a questo secondo profilo — il mancato rispetto della procedura TRIS — il governo ha dovuto rinviare due volte l'entrata in vigore della norma originaria: dal 1° aprile 2025 al 1° ottobre 2025, e poi ulteriormente al 1° luglio 2026, secondo PMI.it. Nel frattempo, il MIMIT ha elaborato un nuovo testo e lo ha notificato correttamente alla Commissione il 15 aprile 2026, avviando così una seconda e distinta procedura, quella di notifica tecnica TRIS vera e propria: tre mesi di "stand-still" durante i quali la Commissione può sollevare osservazioni sul nuovo progetto, un periodo che si è chiuso il 15 luglio 2026 senza rilievi bloccanti.

In sintesi: la procedura di infrazione del marzo 2025 riguarda la norma originaria e resta, per quanto risulta, tuttora aperta come atto sanzionatorio; la procedura di notifica tecnica del 15 aprile-15 luglio 2026 riguarda invece il nuovo testo correttivo, ed è quella che ha appena raggiunto la scadenza priva di rilievi. Sono due binari giuridici distinti, anche se collegati dalla stessa vicenda.

Il nuovo decreto elimina l'obbligo di etichettatura diretta e introduce un sistema di comunicazione lungo la filiera commerciale: produttori e distributori dovranno trasmettere ai venditori, fisici e online, informazioni standardizzate sulla riduzione delle quantità e sulla percentuale di aumento del prezzo implicito. Sarà poi compito dei punti vendita rendere disponibili tali informazioni ai consumatori, nel punto vendita fisico o sulle schede prodotto online. La durata dell'obbligo informativo scende da sei a tre mesi dalla data di immissione sul mercato del prodotto modificato. Restano escluse le riduzioni quantitative accompagnate da una modifica della formulazione del prodotto che ne incrementi la resa o l'efficacia d'uso, mantenendo invariato il valore d'uso complessivo per il consumatore, secondo il testo riportato da Consumatori.it.

Va segnalato un dettaglio pratico non banale: il superamento del periodo di sospensione TRIS il 15 luglio 2026 non comporta l'entrata in vigore automatica del nuovo decreto, che deve ancora essere approvato in Consiglio dei ministri, emanato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Fino a quel momento resta applicabile la vecchia disciplina — quella con l'avviso in confezione, già bocciata da Bruxelles — in vigore dal 1° luglio 2026.

Un mercato da 120 miliardi e aumenti occulti fino al 40%


Il settore dei beni di largo consumo vale in Italia 120 miliardi di euro all'anno. La shrinkflation determina aumenti occulti dei prezzi compresi mediamente tra il 10% e il 18%, con picchi documentati fino al 40% su specifiche categorie, secondo i dati Codacons ripresi da Sky TG24. I prodotti alimentari rappresentano il comparto più colpito: cereali, yogurt, gelati, snack, biscotti, fette biscottate, salse pronte, formaggi confezionati e bibite figurano tra gli articoli dove il fenomeno si manifesta con maggiore frequenza. Ma anche i prodotti per la casa, come detersivi e carta igienica, e quelli per la cura della persona, quali bagnoschiuma, shampoo e dentifricio, subiscono riduzioni sistematiche delle quantità a parità di prezzo.

Il Codacons stima che, ipotizzando un impatto minimo della shrinkflation pari allo 0,1% annuo sui prezzi del paniere dei beni di largo consumo, il costo complessivo a carico delle famiglie italiane negli ultimi quindici anni ammonterebbe a 1,8 miliardi di euro. Una cifra significativa, benché approssimativa, dato che l'Istat non rileva in modo specifico il fenomeno nel monitoraggio dell'inflazione. L'assenza di dati ufficiali rende difficile quantificare l'impatto reale sulle tasche dei consumatori, amplificando la percezione di una perdita di potere d'acquisto difficilmente documentabile ma concretamente avvertita.

Dalla shrinkflation alla skimpflation: il prossimo fronte


Mentre l'Italia si prepara ad applicare norme più soft sulla shrinkflation, emerge un fenomeno correlato e potenzialmente più insidioso: la skimpflation. Con tale termine si indica la pratica di ridurre la qualità delle materie prime o dei servizi offerti senza abbassare prezzi e tariffe. Nel settore alimentare, il burro e l'olio d'oliva vengono sostituiti con olio di palma o margarina, le uova fresche lasciano spazio a tuorli e albumi in polvere, i piatti pronti vedono diminuire la percentuale di carne a favore di addensanti e acqua. Nel comparto turistico e della ristorazione, le porzioni si riducono, la colazione diventa a pagamento nelle strutture ricettive, le pulizie delle camere diventano meno frequenti.

La skimpflation si sottrae ancora più facilmente ai controlli rispetto alla shrinkflation, poiché non modifica quantità dichiarate ma ingredienti e standard qualitativi. Per i consumatori italiani, già alle prese con un'inflazione che ha eroso il potere d'acquisto negli ultimi anni, si profila una perdita di valore difficile da quantificare e da contrastare sul piano normativo. L'Europa, impegnata a garantire la libera circolazione delle merci, non ha ancora elaborato strumenti armonizzati per affrontare queste pratiche commerciali, lasciando agli Stati membri margini di intervento limitati e frammentati.

Le domande de L'Analista


Le norme italiane, pur indebolite dal confronto con Bruxelles, riusciranno a garantire una reale trasparenza informativa per i consumatori oppure l'onere di comunicazione lungo la filiera rischia di tradursi in informazioni poco visibili e scarsamente efficaci? Inoltre, in assenza di un quadro normativo europeo armonizzato, come potrà l'Italia affrontare fenomeni sempre più sofisticati come la skimpflation senza incorrere in nuove procedure di infrazione?

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
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Air Force One, mandati di comparizione per quattro reporter del New York Times


Dovranno testimoniare davanti a un gran giurì dopo le rivelazioni sulle falle di sicurezza dell’aereo donato dal Qatar. Il quotidiano newyorkese: “Un tentativo sfacciato di intimidire i giornalisti”.

L’Amministrazione Trump ha notificato ieri mandati di comparizione a quattro giornalisti del New York Times, pochi giorni dopo che il quotidiano aveva rivelato gravi carenze nei sistemi di sicurezza del nuovo Air Force One, l’aereo presidenziale donato dal Qatar. I reporter dovranno presentarsi mercoledì davanti a un gran giurì federale a Manhattan. In alcuni casi, i mandati sono stati consegnati personalmente da agenti federali, che si sono presentati alla porta delle abitazioni dei cronisti.

“La comparsa di agenti federali sulla soglia di casa dei giornalisti dovrebbe scuotere la coscienza di ogni americano che crede nella Costituzione e nella libertà di stampa che essa protegge”, ha dichiarato ieri sera David McCraw, principale consulente legale della redazione del New York Times.

“Questo atto sfacciato è soltanto un tentativo di impedire ai cittadini di sapere che cosa accade nel proprio Paese, intimidendo i giornalisti”.


Le rivelazioni sull’aereo donato dal Qatar


I mandati di comparizione emessi forniscono pochissimi dettagli e si limitano a chiedere ai reporter di testimoniare “in relazione a una presunta violazione della legge penale federale”. A firmarli è stato Jay Clayton, procuratore federale di Manhattan recentemente nominato da Trump come prossimo direttore dell’intelligence nazionale. Né la Casa Bianca né l’ufficio del procuratore hanno risposto alle richieste di commento.

I giornalisti convocati sono Julian E. Barnes, Eric Lipton, Tyler Pager ed Eric Schmitt. Mercoledì avevano rivelato che Trump era ripartito dalla Turchia a bordo del vecchio Air Force One, per precauzione e su indicazione del Secret Service. Il giorno successivo, il quotidiano aveva riferito che il nuovo velivolo, un Boeing 747-8 donato dal Qatar, era privo di alcune delle dotazioni di sicurezza avanzate installate sul suo predecessore, tra cui i sistemi di difesa antimissile. Entrambi gli articoli si basavano anche sulle testimonianze di fonti anonime.

Prima della pubblicazione del primo articolo, un alto funzionario dell’FBI aveva già contattato il giornale chiedendo che la notizia non venisse diffusa per ragioni di sicurezza nazionale, senza tuttavia fornire ulteriori spiegazioni. Il portavoce del New York Times, Charlie Stadtlander, ha confermato l’accaduto.

L’offensiva contro la stampa


Non è la prima volta che, durante il secondo mandato di Trump, il Dipartimento di Giustizia tenta di costringere dei giornalisti a rivelare informazioni sulle proprie fonti. Nel corso dell’anno aveva già convocato reporter del Wall Street Journal e del Washington Post, salvo poi ritirare i mandati di comparizione dopo i ricorsi presentati dalle due testate.

A gennaio 2026, inoltre, agenti dell’FBI avevano perquisito l’abitazione di Hannah Natanson, un giornalista del Washington Post, sequestrando un telefono, due computer e uno smartwatch nell’ambito di un’indagine sulla gestione di materiale classificato.

Lo scontro tra Trump e il New York Times si estende ormai da tempo anche alle aule di tribunale. Lo scorso anno il presidente ha intentato contro il quotidiano una causa per diffamazione, mentre il quotidiano newyorkese ha a sua volta citato in giudizio il Pentagono per le restrizioni imposte ai cronisti che seguono le Forze Armate.

A maggio, la Commissione Federale per le Pari Opportunità sul lavoro ha quindi denunciato il New York Times per discriminazione. Proprio ieri, prima della nuova escalation di questa guerra strisciante tra i media e l’Amministrazione Trump, il quotidiano newyorkese aveva risposto con una controdenuncia, sostenendo che l’iniziativa fosse una ritorsione per la sua copertura giornalistica della presidenza Trump.

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