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Samsung Galaxy A27 5G: display immersivo, AI e sei anni di aggiornamenti


Samsung amplia la sua gamma Galaxy A con il nuovo Samsung Galaxy A27 5G, uno smartphone pensato per rendere più completa e immediata l’esperienza quotidiana di un numero sempre maggiore di utenti. Il dispositivo arriva sulla scia del Galaxy A26 5G e punta su alcuni elementi chiave molto concreti: un display più immersivo, prestazioni affidabili, funzioni intelligenti integrate e un supporto software pensato per durare nel tempo.

Il nuovo Galaxy A27 5G si presenta con un ampio display Super AMOLED da 6,7 pollici con risoluzione FHD+ e frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz. Questa scelta permette di avere immagini più fluide durante la navigazione, lo scorrimento dei social, la visione di video e l’utilizzo delle app di tutti i giorni. Samsung ha lavorato anche sul design del pannello, introducendo un Infinity-O Display con foro per la fotocamera frontale, così da ridurre le distrazioni e lasciare più spazio ai contenuti. Le cornici più sottili e bilanciate contribuiscono a rendere l’esperienza visiva più continua, mentre lo spessore di soli 7,8 mm aiuta a mantenere il dispositivo pratico da usare e comodo da portare con sé durante la giornata.

A livello di prestazioni, Samsung Galaxy A27 5G utilizza la piattaforma Snapdragon 6 Gen 3, realizzata con processo produttivo a 4 nm. Si tratta di un processore pensato per offrire una buona reattività nelle operazioni quotidiane, dal passaggio tra le app alla navigazione online, fino al multitasking e all’intrattenimento. I miglioramenti della parte grafica permettono una gestione più fluida di gaming e streaming, mentre le memorie di nuova generazione contribuiscono a rendere più rapidi i trasferimenti dei dati e più efficiente il consumo energetico. Il dispositivo sarà disponibile in due configurazioni, con 6 GB di RAM e 128 GB di memoria interna oppure con 8 GB di RAM e 256 GB di spazio di archiviazione, entrambe espandibili tramite microSD fino a 2 TB.

Anche il comparto fotografico è stato pensato per rispondere alle esigenze più comuni. Sul retro troviamo una fotocamera principale da 50 MP con stabilizzazione ottica dell’immagine, utile per ottenere scatti più stabili e ridurre il mosso, soprattutto quando la luce non è ideale. A questa si affiancano una fotocamera ultragrandangolare da 5 MP e una macro da 2 MP, mentre nella parte frontale è presente una fotocamera da 12 MP progettata per catturare selfie più naturali, con una resa più equilibrata di luminosità e colori in diverse condizioni.

Uno degli aspetti più interessanti del nuovo Galaxy A27 5G riguarda l’integrazione delle funzioni Awesome Intelligence, pensate per rendere l’intelligenza artificiale più accessibile e utile nelle attività di tutti i giorni. Cerchia e Cerca con Google supporta ora il riconoscimento multi-oggetto, permettendo di cercare più elementi presenti in un’immagine con un solo gesto. È una funzione pratica, per esempio, quando si vuole trovare un capo d’abbigliamento, un accessorio o un prodotto visto in una foto. La funzione permette anche di provare virtualmente alcuni capi direttamente dai risultati di ricerca, aprendo nuove possibilità per esplorare stili e abbinamenti in modo rapido.

Tra gli strumenti intelligenti troviamo anche Gomma Oggetto, migliorata per offrire risultati più precisi quando si desidera rimuovere elementi indesiderati da una foto. La modifica risulta più naturale e semplice, senza richiedere competenze particolari. La Trascrizione vocale nell’app Registratore vocale diventa invece ancora più utile grazie alla possibilità di tradurre durante la trascrizione, con supporto a 22 lingue. Questa funzione può aiutare nella gestione di riunioni, lezioni, interviste o appunti vocali, soprattutto quando si lavora con contenuti in lingue diverse.

Samsung ha inoltre integrato una scelta più ampia di assistenti AI, tra cui Google Gemini e Perplexity, rendendo l’esperienza più flessibile in base alle abitudini dell’utente. L’integrazione con alcune app native Galaxy, inclusa Galleria, permette interazioni più rapide e intuitive, mentre il supporto a Bixby come agente conversazionale consente di controllare impostazioni e funzioni del dispositivo usando un linguaggio più naturale.

Un altro punto importante è il supporto nel tempo. Galaxy A27 5G riceverà sei generazioni di aggiornamenti Android OS e One UI, oltre a sei anni di aggiornamenti di sicurezza dalla data di lancio globale. Questo rende lo smartphone più interessante per chi cerca un dispositivo da utilizzare a lungo, senza doverlo sostituire dopo poco tempo. Sul fronte della protezione dei dati, il telefono si basa su Samsung Knox e su Knox Vault, una soluzione pensata per custodire informazioni sensibili e aumentare la sicurezza del dispositivo.

La batteria da 5.000 mAh punta a garantire una buona autonomia nell’uso quotidiano, mentre la ricarica rapida da 25 W permette di recuperare energia in tempi più contenuti. Non manca la certificazione IP64, che offre protezione contro polvere e spruzzi d’acqua, un dettaglio utile per affrontare con più tranquillità le situazioni di tutti i giorni.

Samsung Galaxy A27 5G sarà disponibile in Italia a partire dal 3 luglio nelle colorazioni Black, Blue e Light Pink. Il prezzo parte da 359,90 euro per la versione 6 GB + 128 GB, mentre la variante 8 GB + 256 GB sarà proposta a partire da 449,90 euro. Samsung affiancherà inoltre il dispositivo al servizio Samsung Care+, pensato per offrire una copertura aggiuntiva e contribuire a proteggere il valore dello smartphone nel tempo.

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Trump minaccia dazi al 100% sui paesi che tassano i servizi digitali


Il presidente: ogni paese che tassa i servizi digitali delle aziende americane sarà colpito da un dazio del 100% sui beni esportati negli Stati Uniti.

Il presidente Donald Trump ha minacciato di imporre un dazio del 100% sui beni di qualsiasi paese che decida di tassare i servizi digitali delle aziende americane. L'annuncio è arrivato venerdì 26 giugno con un messaggio sul suo social network, Truth Social.

"Numerosi paesi europei stanno discutendo l'imminente introduzione di una tassa sui servizi digitali contro le aziende americane", ha scritto Trump. "Alcuni di questi paesi sono vicini a farlo davvero". Il presidente ha aggiunto che ogni paese che introdurrà una tassa simile "sarà immediatamente colpito da un dazio del 100% su tutti i beni inviati negli Stati Uniti".

Il nuovo dazio, ha precisato il presidente, prevarrà su qualsiasi accordo commerciale già concluso con gli Stati Uniti, "già attuato, firmato o no". I dazi "saranno imposti immediatamente" se i paesi andranno avanti con i loro piani di tassazione.

La minaccia arriva il giorno dopo che i paesi dell'Unione europea hanno rispettato la scadenza del 4 luglio fissata da Trump per ridurre i dazi sui beni americani. L'accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione europea, raggiunto l'anno scorso, fissa un tetto del 15% ai dazi americani sui beni europei in cambio dell'azzeramento dei dazi europei sui prodotti industriali americani. La nuova mossa colpirebbe anche questo accordo. La lentezza del processo legislativo europeo per rispettare gli impegni presi aveva già spinto Trump a minacciare di reintrodurre un dazio del 25% sulle importazioni europee, auto comprese.

Le tasse sui servizi digitali sono di solito costruite per applicarsi soltanto alle più grandi aziende tecnologiche del mondo, come Meta, Alphabet e Amazon, che sono americane. Più di una decina di paesi le hanno già introdotte.

La Francia applica dal 2019 un'imposta del 3% sui ricavi generati nel paese dai servizi digitali offerti da aziende con più di 25 milioni di euro di fatturato in Francia e più di 750 milioni nel mondo. Lo scorso anno alcuni parlamentari francesi hanno proposto di raddoppiare l'aliquota al 6%. Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto la settimana scorsa, prima di incontrare Trump al vertice del G7, che la Francia non avrebbe ceduto alle pressioni per cancellare la tassa. Prima di partire per il vertice, Trump aveva avvertito che gli Stati Uniti non avrebbero avuto "altra scelta" se non applicare dazi del 100% sul vino francese qualora Parigi non avesse eliminato l'imposta.

Trump ha già minacciato ritorsioni contro i paesi che tassano i servizi digitali, sostenendo che colpiscano in modo ingiusto i giganti tecnologici americani. L'anno scorso aveva promesso di interrompere ogni trattativa commerciale con il Canada per la sua versione della tassa. Ottawa l'ha poi cancellata poco prima che entrasse in vigore. Anche l'ufficio del rappresentante per il commercio degli Stati Uniti ha minacciato a lungo Francia, Regno Unito, Austria e Spagna, sostenendo che queste imposte discriminano le aziende americane, che dominano il settore a livello mondiale.

Non è chiaro quale legge darebbe a Trump il potere di imporre subito dazi pesanti a singoli paesi. La Corte Suprema ha bocciato i dazi "reciproci" del presidente, che imponevano aliquote individuali a quasi tutti i paesi, stabilendo che la legge sui poteri economici di emergenza non autorizzava la Casa Bianca a introdurli da sola. Poche ore dopo quella sconfitta, Trump aveva firmato un ordine esecutivo per un nuovo dazio globale del 10% basato su un'altra norma, la Sezione 122 del Trade Act del 1974. Ma i dazi creati con quella legge possono durare solo 150 giorni e ogni proroga richiede l'approvazione del Congresso.

L'Unione europea ha assicurato che reagirà "in modo rapido e determinato" se Trump darà seguito alle nuove minacce. "Le misure unilaterali contro politiche legittime sono ingiustificate", ha dichiarato un portavoce della Commissione europea. Dopo i dazi, il presidente vuole prendere di mira anche le barriere cosiddette non tariffarie, cioè le regole europee sulla tecnologia e sull'ambiente che a suo dire ostacolano le esportazioni americane.

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Dreame Tasti - Recensione


La friggitrice ad aria in vetro che porta una ventata di novità in cucina
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Le friggitrici ad aria nonostante siano sul mercato da diversi anni, continuano ad essere in voga e innovative. Non a caso questa nuova Dreame Tasti è uno di quei prodotti che riesce a distinguersi immediatamente dalla massa.

Dopo averla utilizzata per diversi giorni nella preparazione di patatine, pollo, verdure, cibi surgelati e piatti da riscaldare, posso affermare con certezza che Dreame Tasti è diversa dalle altre, e ora ti spiegherò il perchè.
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In primis, è la presenza di due contenitori in vetro trasparente di dimensioni diverse, con tanto di possibilità di aggiungere l'acqua durante la cottura. Inoltre, grazie ai pratici contenitori in vetro, la pulizia risulta essere molto semplice rendendo di fatto la nuova Dreame Tasti uno dei prodotti più interessanti e diversi che ho avuto la possibilità di provare negli ultimi mesi.

Stando ai dati tecnici, la friggitrice ad aria Dreame Tasti vanta un sistema di circolazione dell'aria calda a 360 gradi e dispone di una potenza di 1500 Watt.

Come già detto, inclusi nella confezione troviamo due contenitori in vetro da 2,5 litri e da 4,5 litri, oltre al vassoio di tostatura in acciaio, il coperchio per conservare gli alimenti, il tappetino in silicone resistente al calore, uno scovolino per la pulizia e un pratico bicchiere dosatore da 30 ml.

Tornando ai contenitori in vetro, questo risulta spesso ben 6 mm ed è completamente privo di rivestimenti antiaderenti.

La temperatura può essere regolata da 40 a 185 gradi e il tempo di cottura da 1 a 60 minuti, offrendo quindi una buona flessibilità per preparare alimenti molto diversi tra loro.

ACQUISTO CONSIGLIATO

Dreame Tasti


La friggitrice ad aria con contenitori in vetro trasparente, doppia capacità e possibilità di aggiungere acqua durante la cottura per ottenere alimenti più morbidi, succosi e facili da controllare.

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Dreame Tasti friggitrice ad aria con contenitori in vetro trasparente

La prima impressione una volta estratta dalla scatola è decisamente positiva.

La qualità percepita è elevata e il vetro trasmette una sensazione di robustezza superiore rispetto ai tradizionali cestelli in metallo rivestito. Il design è moderno e minimale, con un corpo superiore compatto che contiene il sistema di riscaldamento e il pannello touch.

Dal punto di vista estetico è una delle friggitrici ad aria più particolari che abbia visto negli ultimi tempi. Il contenitore trasparente permette infatti di vedere completamente ciò che sta accadendo all'interno durante la preparazione.
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Due capacità per adattarsi a ogni esigenza


Una caratteristica che ho trovato davvero pratica è la presenza di due recipienti differenti.

Il contenitore da 2,5 litri è perfetto quando si cucina per una o due persone. Lo utilizzo spesso per preparare una porzione di patatine, qualche verdura o una cena veloce senza dover occupare spazio inutilmente.

Quando invece ci sono più persone a tavola entra in gioco il recipiente da 4,5 litri, che offre una capacità decisamente più generosa e permette di preparare porzioni abbondanti senza problemi.

Passare da un contenitore all'altro richiede pochissimi secondi e rende la friggitrice molto più versatile rispetto a molti modelli tradizionali.

Le modalità di cottura disponibili


Sul pannello di controllo sono presenti cinque modalità preimpostate, pensate per semplificare l’uso quotidiano e adattarsi a diverse preparazioni.

Tra queste, quella che ho usato di più è Air Fry, ideale per la cottura ad aria. Permette di preparare cibi dorati e croccanti praticamente senza l'uso di olio. La modalità Roast è pensata per arrosti e preparazioni che richiedono una cottura più uniforme e prolungata. Broil permette invece di ottenere una maggiore doratura superficiale ed è particolarmente utile con carne e verdure. Reheat è dedicata al riscaldamento degli alimenti già cotti, mentre Keep Warm serve a mantenere il cibo caldo prima di servirlo in tavola.

Durante la prova ho utilizzato tutte le modalità almeno una volta e devo dire che l'interfaccia è molto intuitiva. Bastano pochi minuti per prendere confidenza con i comandi.

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La funzione che mi ha sorpreso di più


La caratteristica più interessante della Dreame Tasti è probabilmente quella che passa più inosservata leggendo la scheda tecnica.

Utilizzando il bicchiere dosatore è infatti possibile aggiungere una piccola quantità di acqua all'interno del contenitore prima della cottura.

Questa soluzione permette di generare umidità durante la preparazione e contribuisce a mantenere gli alimenti più morbidi.

Durante i miei test ho notato la differenza soprattutto con il pollo. Il risultato finale è stato più succoso rispetto a quello ottenuto normalmente con una classica friggitrice ad aria.

Come si comporta nella vita di tutti i giorni


Le patatine sono probabilmente il primo test che tutti fanno con una friggitrice ad aria e anche in questo caso non ho fatto eccezione.

La cottura è risultata uniforme e la croccantezza finale è stata molto soddisfacente. Lo stesso discorso vale per nuggets, crocchette e altri prodotti surgelati.

Con le verdure ho ottenuto risultati particolarmente interessanti. Zucchine, melanzane e peperoni mantengono una buona consistenza e sviluppano una piacevole doratura esterna.

Dove la Dreame Tasti mi ha convinto maggiormente è però con carne e pesce. La combinazione tra aria calda e umidità aiuta a evitare quella fastidiosa secchezza che spesso caratterizza le friggitrici ad aria tradizionali.
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Immagine prodotto 1
Immagine prodotto 2
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Una visuale completa sulla cottura


Uno degli aspetti che ho imparato ad apprezzare maggiormente è la possibilità di controllare il cibo senza aprire continuamente il contenitore.

Può sembrare una sciocchezza, ma durante l'utilizzo quotidiano fa davvero la differenza.

Non devo interrompere la cottura per verificare il livello di doratura e posso capire immediatamente se un alimento necessita di qualche minuto aggiuntivo.

È una comodità che, una volta provata, diventa difficile abbandonare.

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La friggitrice ad aria con contenitori in vetro trasparente, doppia capacità e possibilità di aggiungere acqua durante la cottura per ottenere alimenti più morbidi, succosi e facili da controllare.

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Dreame Tasti friggitrice ad aria con contenitori in vetro trasparente

Pulizia e manutenzione


Anche la fase di pulizia è stata una piacevole sorpresa.

Il contenitore in vetro si lava facilmente sia a mano sia in lavastoviglie. Lo stesso vale per il vassoio di tostatura e per gran parte degli accessori inclusi nella confezione.

Rispetto ad alcuni cestelli antiaderenti che tendono a macchiarsi o a trattenere odori, il vetro mantiene un aspetto praticamente invariato anche dopo diversi utilizzi.

Lo scovolino incluso si è rivelato utile per raggiungere le zone meno accessibili e completare la pulizia in pochi minuti.

Considerazioni finali


Dopo aver trascorso diversi giorni con la Dreame Tasti, posso dire che si tratta di una delle friggitrici ad aria più originali che abbia utilizzato negli ultimi anni.

La presenza del vetro non è soltanto una scelta estetica, ma migliora concretamente l'esperienza d'uso. La possibilità di osservare la cottura in tempo reale, la semplicità di pulizia e l'assenza di rivestimenti antiaderenti sono aspetti che ho apprezzato quotidianamente.

A questo si aggiungono la doppia capacità, i materiali di qualità e il sistema che sfrutta una piccola quantità d'acqua per mantenere gli alimenti più morbidi e succosi.

Non è semplicemente un'altra friggitrice ad aria. È un prodotto che prova a proporre qualcosa di diverso e, dopo averla utilizzata, posso dire che l'obiettivo è stato raggiunto.

RECENSIONE SMARTPULSE
smartpulse.it

Dreame Tasti
friggitrice ad aria • contenitori in vetro • doppia capacità • 1500W
Il voto premia l’originalità dei contenitori in vetro trasparente, la doppia capacità, la pulizia semplice e la possibilità di aggiungere acqua durante la cottura, utile per mantenere gli alimenti più morbidi e succosi.

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Best Choice Smartpulse

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smartpulse.it
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I chip di Apple, lo scanner di Midjourney, il tracking program di Meta, il meglio della settimana


Le notizie più importanti della settimana, più l'editoriale.
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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon sabato,
questa settimana ruota molto attorno ai chip: Apple inizierà a svilupparli insieme a Intel, l'Europa firma un accordo per non comprarli dalla Cina, mentre OpenAI e Broadcom hanno già presentato il loro. Poi ci sono altri fatti come Midjourney che si dà all'hardware sanitario, e tanto altro ancora. Buona lettura!

Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.
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Europa, che succede?


Marzo 2031, Washington. Una donna vestita di bianco, con delle spalliere anni '80 e una cintura marrone a stringere i fianchi, si sistema i capelli di fronte allo specchio, all'interno di un bagno con i ripiani in marmo e una corposa tenda rossa. Poi prende un po' d'acqua e si tampona leggermente le guance — tira un respirone. È una funzionaria europea. In fondo al corridoio, sei persone stanno decidendo il destino del suo continente.

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Trump annuncia che Apple produrrà chip negli USA insieme a Intel


Big tech
Trump ha annunciato via social che Apple produrrà chip negli Stati Uniti affidandosi alle fonderie di Intel. L'accordo, ancora privo di conferme ufficiali da entrambe le aziende, era stato anticipato dal Wall Street Journal a maggio: Intel produrrebbe chip basati su design Apple, seguendo lo stesso modello oggi usato da TSMC. L'ipotesi è che Intel si occupi dei processori di fascia bassa, come i chip M-series entry-level per iPad e Mac. La mossa è legata alla domanda AI che ha ridotto la capacità produttiva di TSMC.
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Fonte: MacRumors
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Midjourney lancia uno scanner a ultrasuoni per la salute personale


Startup
Midjourney è conosciuta per il suo servizio di generazione di immagini tramite AI. Ha annunciato il suo primo progetto hardware: il Midjourney Scanner, una macchina a ultrasuoni whole-body che, secondo il CEO David Holz, non ha precedenti e supera l'MRI su diversi fronti. Il dispositivo richiede che l'utente sia parzialmente immerso in acqua e debutterà in spazi chiamati Midjourney Spa — il primo a San Francisco, in uno spazio da oltre 2.300 metri quadrati con saune, vasche idromassaggio e palestra. L'obiettivo dichiarato è arrivare a una flotta di 50.000 scanner. Per ora senza AI a bordo, la tecnologia punta a ottenere progressivamente le approvazioni FDA fino a supportare migliaia di diagnosi, con ambizioni terapeutiche entro un orizzonte di dieci anni.
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Fonte: bloomberg.com
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Polymarket pagava creator per scommesse completamente false sui social


Legge
Polymarket ha pagato decine di creator sui social per girare video in cui vincevano grandi somme su scommesse predittive che in realtà non esistevano, secondo un'inchiesta del Wall Street Journal. La piattaforma ha costruito copie quasi perfette del proprio sito — tra cui uno raggiungibile all'URL poiymarket .com, con una 'i' maiuscola al posto della 'l' — su cui i creator simulavano puntate da centinaia di migliaia di dollari. Ai creator venivano corrisposti tra i 2.000 e i 3.000 dollari al mese, con istruzioni precise su cosa dire e indicazione di non rivelare il rapporto commerciale con Polymarket. Il WSJ ha esaminato 1.105 video di 10 creator, identificando scommesse false per un totale di 1,9 milioni di dollari; la campagna ha accumulato oltre 140 milioni di visualizzazioni su TikTok, YouTube e Instagram. Polymarket, la cui piattaforma principale è tecnicamente bloccata negli Stati Uniti dal 2022 per via di una sanzione CFTC, stava anche mirando specificamente al pubblico americano: i creator venivano pagati solo se almeno il 60% degli spettatori era negli USA. Dopo il contatto del WSJ, il sito poiymarket.com.
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Fonte: Ars Technica
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INTERVISTIAMO LO SPONSOR

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Perché gli italiani non cambiano banca?

"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."

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Meta sospende il programma di tracking dipendenti dopo un data leak interno


Privacy
Meta ha sospeso il Model Capability Initiative, il programma che registrava keystroke e movimenti del mouse dei propri dipendenti per addestrare modelli AI, dopo che i dati raccolti — incluse conversazioni private, trascrizioni e dati sulle performance — sono stati resi accessibili per errore all'intera azienda. Secondo Business Insider, che ha riportato la notizia, Meta ha dichiarato di non avere evidenze di accessi impropri da parte di dipendenti, ma ha avviato un'indagine interna.
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Fonte: Engadget
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Meta sta sviluppando Arena, un'app di prediction market


Big tech
Meta sta sviluppando un'app indipendente chiamata Arena, pensata per competere con Polymarket e Kalshi, i mercati predittivi dove gli utenti scommettono sull'esito di eventi. Secondo due dipendenti a conoscenza del progetto, l'app funzionerebbe inizialmente con un sistema di punti virtuali simile a quello dei videogiochi, anche se l'uso di denaro reale non è stato escluso per il futuro. Arena sarebbe separata dagli altri prodotti Meta — Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger — ma punterebbe sulla base utenti esistente, che supera i 3,56 miliardi di persone al giorno, per crescere rapidamente. Il progetto è descritto internamente come sperimentale ma prioritario, e si affianca ad almeno un altro esperimento in corso: Meta Photos, un'app stand-alone per la creazione di contenuti tramite AI.
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Fonte: nytimes.com
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Meta lancia i Meta Glasses al prezzo economico di 299 dollari


Tecnologia
Meta ha lanciato una nuova linea di occhiali smart chiamata Meta Glasses, disponibile da oggi in diversi paesi (inclusa l'Italia) a partire da 299 dollari. Realizzati in collaborazione con EssilorLuxottica, a differenza dei Ray-Ban Smart Glasses non sono legati ad alcun brand di moda: il marchio è solo Meta. Gli occhiali non hanno schermo, ma integrano fotocamera, speaker e un tasto dedicato all'assistente Meta AI, che risponde a domande, riconosce ciò che l'utente sta guardando e supporta funzioni di navigazione a piedi con indicazioni passo dopo passo. La batteria dura oltre otto ore, con la custodia di ricarica che garantisce fino a 40 ore aggiuntive.
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Fonte: techcrunch.com
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OpenAI e Broadcom presentano Jalapeño, il loro primo chip AI


Intelligenza Artificiale
Jalapeño
è il primo chip custom sviluppato da OpenAI e Broadcom. La collaborazione è partita 18 mesi fa ed è diventata pubblica in ottobre. Il chip, sviluppato in nove mesi, sarà usato da OpenAI per l'inferenza, cioè per servire i modelli agli utenti di ChatGPT. Le due aziende lo descrivono come il primo componente di una piattaforma hardware più grande. La produzione su larga scala è prevista per il 2027, la piena operatività a metà 2028.
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Fonte: CNBC
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L'UE firma il Pax Silica: non comprerà chip AI dalla Cina


Politica
La Commissione Europea ha firmato la dichiarazione Pax Silica. È un'iniziativa guidata dagli Stati Uniti per escludere la Cina dalle catene di fornitura di chip per l'AI. Il documento è non vincolante e senza misure operative concrete. Il via libera interno è arrivato dopo che Washington ha escluso l'ipotesi di limitare le esportazioni di chip AI verso i paesi dell'Europa centro-orientale, opzione valutata nel 2025. Oltre alla firma collettiva UE, alcuni stati membri hanno aderito anche bilateralmente: Paesi Bassi martedì, Finlandia e Svezia in precedenza. Il governo USA indica che anche Germania e Grecia avrebbero firmato martedì.
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Fonte: Euractiv
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Anthropic accusa Alibaba di aver aggirato Claude per addestrare i propri modelli


Intelligenza Artificiale
Anthropic ha scritto al Senato americano accusando Alibaba di aver condotto il più grande attacco di distillazione mai registrato contro i suoi modelli. Tra il 22 aprile e il 5 giugno, operatori affiliati ad Alibaba avrebbero eseguito 28,8 milioni di scambi con circa 25.000 account fraudolenti. La distillazione consiste nell'addestrare un modello più piccolo sugli output di uno più potente, sottraendone le capacità. La lettera di Anthropic, datata 10 giugno e ottenuta da CNBC, è indirizzata a due senatori americani. Già a febbraio Anthropic aveva segnalato campagne simili attribuite a DeepSeek, Moonshot e MiniMax.
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Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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ChatGPT scende sotto il 50% di market share per la prima volta


Business
Per la prima volta da quando esiste, ChatGPT ha perso la maggioranza assoluta del mercato degli assistenti AI. A fine maggio la quota di OpenAI era scesa al 46,4%, mentre Gemini di Google saliva al 27,7% e Claude di Anthropic al 10,3%. In termini assoluti ChatGPT resta il chatbot più usato al mondo, con 1,1 miliardi di utenti mensili — ed è l'app ad aver raggiunto il miliardo più velocemente nella storia — ma la concorrenza cresce. Il calo è attribuito sia all'integrazione di Gemini nell'ecosistema Google, sia alla reputazione di Claude per la produttività: il 13% degli utenti di Anthropic paga un abbonamento, il tasso di conversione più alto del settore. Ha pesato anche il contratto di OpenAI con il Dipartimento della Difesa americano, che a febbraio ha provocato un'impennata di disinstallazioni.
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Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Letture interessanti


In lingua inglese.

L'America si sta avviando verso la settimana lavorativa infinita


www.theatlantic.com (eng)

L'universo vuole solo imparare


dayafter.substack.com (eng)

Il nuovo CEO di Apple deve ricostruire un team di design che ha perduto la rotta


www.bloomberg.com (eng)

Gli scienziati propongono che i buchi neri non esistano e siano qualcosa di molto più strano


www.404media.co (eng)

Lo sponsor della settimana

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Vivo e lavoro nel mondo tech & finance e un po' mi imbarazza far parte di coloro che non hanno mai cambiato banca in quindici anni — eppure sì, me ne lamento anch'io.

Poi sono un grande fan degli ecosistemi di banking disegnati e sviluppati con attenzione meticolosa al dettaglio, e in Fineco ho visto un livello di cura non da poco. Tutte le loro piattaforme sono state sviluppate ad hoc (non si appoggiano a fornitori esterni) e nascono con l'idea di avere una experience eccellente per l'utente finale.

Sarà che sono UX Designer, ma per me vale tanto. Poi hanno una cosa che molte banche che vivono solo online non hanno, cioè una presenza reale di professionisti umani che ti seguono.

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Notizie veloci


In lingua inglese.

Telegram perde il ricorso contro il blocco temporaneo dell'app in India


www.reuters.com (eng)

Microsoft tornerà a installare forzatamente l'app Microsoft 365 Copilot su Windows 11


www.techpowerup.com (eng)

Tesla respinge la narrativa sull'Autopilot dopo l'incidente mortale in Texas


techcrunch.com (eng)

SK Hynix supera Samsung e diventa l'azienda più preziosa della Corea


www.reuters.com (eng)

Apple e Disney hanno avuto conversazioni su una fusione, dice Bob Iger


9to5mac.com (eng)

Elon Musk perde lo status di trilionario con il crollo delle azioni SpaceX e Tesla


www.theguardian.com (eng)

Video della settimana

youtube.com/embed/ZpPiZiqWjyA?…

Abbiamo creato il vostro telefono dei sogni


Questo bel video mostra il team della Nothing Content presentare un concept phone basato sui feedback della community.

Vedi video su youtube.com (eng - 07:45)

Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.


Europa, che succede?


Marzo 2031, Washington. Una donna vestita di bianco, con delle spalliere anni '80 e una cintura marrone a stringere i fianchi, si sistema i capelli di fronte allo specchio, all'interno di un bagno con i ripiani in marmo e una corposa tenda rossa. Poi prende un po' d'acqua e si tampona leggermente le guance — tira un respirone.

È una funzionaria europea. In fondo al corridoio, sei persone stanno decidendo il destino del suo continente.

Europa 2031 è stato denominato un "thought experiment": un paper di diciottomila parole pubblicato l'11 giugno 2026 che parla del (non) futuro del nostro continente. Lo firma la Arq Foundation con una coalizione di ricercatori e investitori: tra loro Michiel Bakker, che lavora tra il MIT e Google DeepMind, e Philip Fox, co-autore dell'International AI Safety Report.

La storia segue due europei: Caroline, ventotto anni, lavora alla Commissione perché ha deciso di rimanere a Bruxelles, e di crederci. Christian invece, è partito per la Silicon Valley — questi sono due dei personaggi immaginari del paper.

I numeri che fanno da impalcatura al racconto sono veri. Oggi l'Europa controlla circa il 5% della capacità di calcolo per l'IA nel mondo, contro l'80% degli Stati Uniti. Il più grande supercomputer americano vale 1.250 megawatt; il più grande europeo, 83. L'Europa ha solo 3 LLM degni di nota, gli Stati Uniti circa 50. Sono campionati completamente diversi. L'Europa poi è lenta ad adottare nuove tecnologie per via delle regolamentazioni, il resto del mondo arriva sempre prima.

Come ci siamo arrivati? Secondo gli autori, con una serie di errori commessi principalmente nel 2025: abbiamo sottovalutato quanto in fretta l'IA sarebbe corsa e quanto avrebbe cambiato le cose, e sopravvalutato la nostra capacità di recuperare.

Quando a gennaio la cinese DeepSeek arrivò vicino alla frontiera spendendo un milionesimo di quanto hanno speso gli americani, Bruxelles tirò un sospiro di sollievo. «Allora si può fare anche senza i miliardi» dissero in coro, ma il ragionamento era sbagliato: i trucchi per metterci meno tempo richiedono tanti esperimenti e quindi tanti soldi — ammesso che di trucchi ne esistano ancora.

Febbraio 2025, il summit di Parigi. Ursula von der Leyen annuncia il fondo InvestAI da 200 miliardi e Macron dice «plug, baby, plug» richiamando il «drill, baby, drill» trumpiano a favore delle trivellazioni petrolifere, adattato dal presidente francese in chiave data center. Ma gran parte di quei soldi sono fondi vecchi riconfezionati, quasi un trick di contabilità, mentre i colossi americani nello stesso anno ne investono oltre 400, e lo fanno davvero. Nel frattempo i funzionari europei — quelli che dovrebbero regolare l'IA — non possono usarla sui dispositivi di lavoro, per ragioni di protezione dati. Chi deve scrivere le regole insomma, non conosce nemmeno bene che cosa sta regolando.

Da qui il racconto scivola, anno dopo anno, in un incubo piuttosto plausibile. 2027: un modello open source potente quanto i migliori scatena un'ondata di ransomware, e le aziende europee passate per motivi di "sovranità" a fornitori del proprio continente più "arretrati" — passetemi il termine — sono le prime a pagare il riscatto. 2029: gli Stati Uniti razionano l'IA per fasce di Paesi, e l'Europa finisce in Tier 2, con la sua quota dimezzata. 2030: un colosso americano compra le case automobilistiche europee in crisi per trasformarne gli stabilimenti in fabbriche di robot; il debito francese esplode, l'euro vacilla. 2031: Washington decide che vuole il controllo diretto di ASML — l'unico vero asso rimasto in mano all'Europa nella filiera di produzione dei chip — e mette il continente davanti a tre opzioni: diventare un protettorato americano, consegnare il futuro alla Cina, o appassire nell'isolamento.

Il documento, Europa 2031, è uscito un giorno prima che Washington tagliasse al continente l'accesso ai modelli più potenti di Anthropic: un paper quasi fantascientifico, divenuto realtà nel giro di ventiquattro ore.

Daan Juijn, che ha diretto la ricerca, l'ha messa così: «abbiamo solo detto ad alta voce ciò che molti stavano pensando». L'attuale traiettoria dell'IA, scrivono gli autori, impone «l'agenda politica più ambiziosa della storia europea dal dopoguerra», e senza un'inversione di rotta immediata il continente perderà la capacità di plasmare il proprio futuro — con valori che non saprà più difendere e un welfare che non saprà più finanziare.

Il documento, va detto, ha alcuni difetti. Diversi degli accordi miliardari americani che cita sono già saltati. Sorvola sulla sicurezza dell'IA, infilando solo nelle FAQ l'idea che competere alla frontiera ci renderebbe più sicuri. I dati tuttavia sono chiari ed il pericolo innegabile. Il 2031 è una data senza dubbio inventata ma il conto alla rovescia, quello no.

Dimenticavo, ecco il paper.


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Europa, che succede?


Ti spiego il declino del continente in cui vivi.

Marzo 2031, Washington. Una donna vestita di bianco, con delle spalliere anni '80 e una cintura marrone a stringere i fianchi, si sistema i capelli di fronte allo specchio, all'interno di un bagno con i ripiani in marmo e una corposa tenda rossa. Poi prende un po' d'acqua e si tampona leggermente le guance — tira un respirone.

È una funzionaria europea. In fondo al corridoio, sei persone stanno decidendo il destino del suo continente.

Europa 2031 è stato denominato un "thought experiment": un paper di diciottomila parole pubblicato l'11 giugno 2026 che parla del (non) futuro del nostro continente. Lo firma la Arq Foundation con una coalizione di ricercatori e investitori: tra loro Michiel Bakker, che lavora tra il MIT e Google DeepMind, e Philip Fox, co-autore dell'International AI Safety Report.

La storia segue due europei: Caroline, ventotto anni, lavora alla Commissione perché ha deciso di rimanere a Bruxelles, e di crederci. Christian invece, è partito per la Silicon Valley — questi sono due dei personaggi immaginari del paper.

I numeri che fanno da impalcatura al racconto sono veri. Oggi l'Europa controlla circa il 5% della capacità di calcolo per l'IA nel mondo, contro l'80% degli Stati Uniti. Il più grande supercomputer americano vale 1.250 megawatt; il più grande europeo, 83. L'Europa ha solo 3 LLM degni di nota, gli Stati Uniti circa 50. Sono campionati completamente diversi. L'Europa poi è lenta ad adottare nuove tecnologie per via delle regolamentazioni, il resto del mondo arriva sempre prima.

Come ci siamo arrivati? Secondo gli autori, con una serie di errori commessi principalmente nel 2025: abbiamo sottovalutato quanto in fretta l'IA sarebbe corsa e quanto avrebbe cambiato le cose, e sopravvalutato la nostra capacità di recuperare.

Quando a gennaio la cinese DeepSeek arrivò vicino alla frontiera spendendo un milionesimo di quanto hanno speso gli americani, Bruxelles tirò un sospiro di sollievo. «Allora si può fare anche senza i miliardi» dissero in coro, ma il ragionamento era sbagliato: i trucchi per metterci meno tempo richiedono tanti esperimenti e quindi tanti soldi — ammesso che di trucchi ne esistano ancora.

Febbraio 2025, il summit di Parigi. Ursula von der Leyen annuncia il fondo InvestAI da 200 miliardi e Macron dice «plug, baby, plug» richiamando il «drill, baby, drill» trumpiano a favore delle trivellazioni petrolifere, adattato dal presidente francese in chiave data center. Ma gran parte di quei soldi sono fondi vecchi riconfezionati, quasi un trick di contabilità, mentre i colossi americani nello stesso anno ne investono oltre 400, e lo fanno davvero. Nel frattempo i funzionari europei — quelli che dovrebbero regolare l'IA — non possono usarla sui dispositivi di lavoro, per ragioni di protezione dati. Chi deve scrivere le regole insomma, non conosce nemmeno bene che cosa sta regolando.

Da qui il racconto scivola, anno dopo anno, in un incubo piuttosto plausibile. 2027: un modello open source potente quanto i migliori scatena un'ondata di ransomware, e le aziende europee passate per motivi di "sovranità" a fornitori del proprio continente più "arretrati" — passetemi il termine — sono le prime a pagare il riscatto. 2029: gli Stati Uniti razionano l'IA per fasce di Paesi, e l'Europa finisce in Tier 2, con la sua quota dimezzata. 2030: un colosso americano compra le case automobilistiche europee in crisi per trasformarne gli stabilimenti in fabbriche di robot; il debito francese esplode, l'euro vacilla. 2031: Washington decide che vuole il controllo diretto di ASML — l'unico vero asso rimasto in mano all'Europa nella filiera di produzione dei chip — e mette il continente davanti a tre opzioni: diventare un protettorato americano, consegnare il futuro alla Cina, o appassire nell'isolamento.

Il documento, Europa 2031, è uscito un giorno prima che Washington tagliasse al continente l'accesso ai modelli più potenti di Anthropic: un paper quasi fantascientifico, divenuto realtà nel giro di ventiquattro ore.

Daan Juijn, che ha diretto la ricerca, l'ha messa così: «abbiamo solo detto ad alta voce ciò che molti stavano pensando». L'attuale traiettoria dell'IA, scrivono gli autori, impone «l'agenda politica più ambiziosa della storia europea dal dopoguerra», e senza un'inversione di rotta immediata il continente perderà la capacità di plasmare il proprio futuro — con valori che non saprà più difendere e un welfare che non saprà più finanziare.

Il documento, va detto, ha alcuni difetti. Diversi degli accordi miliardari americani che cita sono già saltati. Sorvola sulla sicurezza dell'IA, infilando solo nelle FAQ l'idea che competere alla frontiera ci renderebbe più sicuri. I dati tuttavia sono chiari ed il pericolo innegabile. Il 2031 è una data senza dubbio inventata ma il conto alla rovescia, quello no.

Dimenticavo, ecco il paper.

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Tisch Fishing Europe


Tisch Fishing Europe l’app dei pescatori

Tisch Fishing Europe è un’app Android pensata per i pescatori sportivi in Europa. Combina previsioni meteo, pressione atmosferica, vento, maree e dati solunari in un punteggio di pesca chiaro per ogni giorno e ogni ora, aiutando il pescatore a capire quando vale la pena uscire e quali specie possono essere più attive. L’app include previsioni di pesca giornaliere e orarie, consulente delle specie, consigli su esche, artificiali e tecniche, maree e solunare, meteo dettagliato, mappa degli spot, diario delle catture, widget per la schermata Home e notifiche per le giornate migliori. Copre 6 mari europei: Mar Adriatico, Mar Mediterraneo, Oceano Atlantico, Mare del Nord, Mare di Norvegia e Mar Baltico, con oltre 100 specie di pesci. È disponibile in 14 lingue, senza pubblicità e senza abbonamento.

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Trump bocciato nel mondo, crolla la fiducia negli Stati Uniti come partner affidabile


Un nuovi sondaggio del Pew Research Center in 36 Paesi registra giudizi negativi sul presidente americano e cali a doppia cifra nella reputazione degli USA, Italia compresa.

Solo un adulto su quattro nel mondo si fida del modo in cui Donald Trump gestisce gli affari internazionali. Sempre meno persone, inoltre, considerano gli Stati Uniti un partner affidabile. È quanto emerge da un nuovo sondaggio del Pew Research Center, che ha intervistato oltre 42.000 persone in 36 Paesi tra l'8 febbraio e il 13 maggio 2026. In media, appena il 23% degli intervistati dichiara di avere fiducia nella leadership di Trump, una quota in calo rispetto all'anno scorso nella maggior parte dei Paesi analizzati.

Anche l'immagine complessiva degli Stati Uniti peggiora. Il 37% degli intervistati ha un'opinione favorevole del Paese, mentre il 57% esprime un giudizio negativo. Nell'ultimo anno le valutazioni positive sono scese in modo netto, con cali a doppia cifra in Indonesia, Italia, Nigeria, Sudafrica, Corea del Sud e Turchia.

Il dato più preoccupante per Washington riguarda però l'affidabilità. Rispetto al 2022, l'ultima volta in cui il Pew aveva posto la stessa domanda, sotto la presidenza di Joe Biden, la quota di chi considera gli Stati Uniti un partner affidabile è precipitata in molti Paesi. In Canada, per esempio, nel 2022 l'83% degli intervistati descriveva gli Stati Uniti come affidabili. Oggi lo fa soltanto il 35%. Cali simili colpiscono anche alcuni dei principali alleati americani nell'area Asia-Pacifico.

Sondaggio Pew Research · 36 Paesi

Il mondo ha smesso di fidarsi di Washington a causa di Trump

Solo un adulto su quattro nel mondo si fida di come Donald Trump gestisce gli affari internazionali. E sempre meno persone considerano gli Stati Uniti un partner affidabile: tra i Paesi alleati storici la fiducia negli Stati Uniti è crollata in pochi anni dopo la rielezione di Trump.

Grafica di FocusAmerica 42.151 intervistati · febbraio–maggio 2026

Fiducia nella leadership di Trump · mediana globale


0%
si fida

In 26 tra Paesi e territori la fiducia non supera il 30%. In nessun Paese è cresciuta rispetto all'anno scorso.

Esplora i dati
IAffidabilità III dossier IIIPromossi e bocciati IVIl ruolo globale

Un partner affidabile? Sempre meno

In quattro anni i Paesi alleati hanno cambiato idea sugli Stati Uniti


Quota di chi descrive oggi gli Stati Uniti come un partner affidabile. Nel 2022, sotto Biden, la fiducia era alta. Oggi è precipitata quasi ovunque.

Affidabili oggi (2026)
Livello del 2022

Il crollo è generale: la Svezia segna il calo più ripido, dall'83% al 31% in quattro anni, ma anche Canada e Germania perdono oltre quaranta punti. Nessuno dei principali alleati resta sui livelli del 2022.

La politica estera, dossier per dossier

Bocciato quasi su tutto


Su otto grandi questioni internazionali, in quasi tutti i Paesi almeno metà degli intervistati disapprova l'operato del presidente americano. Valori mediani.

Disapprova
Approva

Dove resiste, dove viene bocciato

I cinque Paesi più favorevoli e i più ostili


Quota di chi ha fiducia in Trump nella gestione degli affari mondiali. Tra i due estremi, oltre sessanta punti di distanza.

Maggiore fiducia%

Minore fiducia

Trump nel confronto tra leader

Tra i grandi del mondo, quasi nessuno è così in basso come lui


Fiducia nei sei leader su cui il Pew ha interrogato i 36 Paesi. Solo il premier israeliano Netanyahu raccoglie un giudizio peggiore di Trump.

Nessuna fiducia
Fiducia

La fiducia in Netanyahu non è stata rilevata in Israele: il suo dato si basa su 35 Paesi.

Una forza per la stabilità? Non più

Crolla anche la fiducia nel ruolo globale degli Stati Uniti


Quota di chi ritiene che gli Stati Uniti contribuiscano alla pace e alla stabilità nel mondo. Il calo dal 2023 è ripido tra gli alleati.

35%
crede che gli Stati Uniti contribuiscano alla pace e alla stabilità nel mondo — in forte calo rispetto al 2023

I cali più ripidi dal 2023 (punti percentuali)

Il dato che tocca il fondo
Solo il 10% in Francia e l'8% in Svezia pensa che gli Stati Uniti tengano conto degli interessi di Paesi come il proprio quando decidono la politica estera.

Fonte Pew Research Center, Spring 2026 Global Attitudes Survey. Valori mediani salvo dove indicato.
Metodo 42.151 adulti intervistati in 36 Paesi tra l'8 febbraio e il 13 maggio 2026. Le mediane sintetizzano i valori dei 36 Paesi; la fiducia in Netanyahu, non rilevata in Israele, si basa su 35 Paesi. Nella quasi totalità dei casi le interviste sono successive al 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno avviato l'azione militare contro l'Iran. I confronti con il 2022 e il 2023 riguardano solo i Paesi per cui esiste un dato storico.

Dove Trump resiste e dove viene bocciato


Trump ottiene i giudizi migliori nelle Filippine, in Israele, Nigeria, Kenya e Ghana. In Israele, tuttavia, il dato è fortemente diviso lungo linee etniche e religiose: tra gli ebrei si fida di lui il 79% degli intervistati, contro solo il 13% degli arabi. In Nigeria lo approva l'87% dei cristiani, ma solo il 33% dei musulmani. Tra questi ultimi, la fiducia nel presidente americano è crollata di 41 punti in un anno.

Nel complesso, in 26 tra Paesi e territori analizzati la fiducia in Trump non supera il 30%. In Turchia, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est resta addirittura a una sola cifra. Rispetto all'anno scorso, il dato è calato in 16 dei 24 Paesi per cui esiste un confronto storico e non è aumentato in nessuno.

A pesare è anche l'orientamento politico. In 18 dei 27 Paesi in cui il Pew misura l'ideologia degli intervistati, chi si colloca a destra si fida di Trump più di chi si colloca a sinistra. I giudizi migliori arrivano dagli elettori europei vicini ai partiti populisti di destra, ma persino in questo segmento le valutazioni sono peggiorate rispetto al passato.

Politica estera bocciata quasi ovunque


Su otto grandi questioni internazionali, in quasi tutti i Paesi almeno metà degli intervistati boccia l'operato di Trump. Il giudizio peggiore riguarda l'Iran: in media, il 74% disapprova la linea del presidente americano. Israele è il Paese in cui il sostegno è più alto, con il 73% di approvazione, seguito da Kenya e Nigeria, entrambi al 51%. Nella quasi totalità dei Paesi, le interviste si sono svolte dopo il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato il conflitto militare contro l'Iran.

Anche sui dazi il giudizio è quasi ovunque negativo. Solo in Kenya una maggioranza, pari al 55%, approva la politica commerciale di Trump. Le critiche più dure arrivano proprio da alcuni dei principali partner economici degli Stati Uniti: approva il 27% degli intervistati nel Regno Unito, il 18% in India, il 17% in Canada, il 15% in Giappone, il 14% in Corea del Sud, l'11% in Messico e appena l'8% in Germania. Restano bassi, soprattutto in Europa, anche i giudizi sulle parole di Trump sulla Groenlandia, sulla sua gestione della guerra tra Russia e Ucraina e sul suo ruolo nel conflitto a Gaza.

Peggiora infine la percezione del ruolo globale degli Stati Uniti. Solo il 35% degli intervistati pensa ora che Washington contribuisca alla pace e alla stabilità nel mondo, in forte calo rispetto al 2023. In Svezia, Paesi Bassi, Polonia, Canada e Australia la quota è scesa di almeno 30 punti. Appena il 32% ritiene che gli Stati Uniti tengano conto degli interessi di Paesi come il proprio quando decidono la politica estera. Tra gli alleati NATO il dato tocca il fondo: in Francia si ferma al 10%, in Svezia addirittura all'8%.

Il confronto con gli altri leader conferma la debolezza del presidente americano. Nei 36 Paesi analizzati, soltanto il 23% degli adulti dichiara di avere fiducia in Trump sulle questioni internazionali. È un dato più basso di quello registrato per il presidente francese Emmanuel Macron, per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per il leader cinese Xi Jinping e persino per il presidente russo Vladimir Putin. Tra i leader esaminati dal sondaggio, solo il premier israeliano Benjamin Netanyahu ottiene un giudizio peggiore di Donald Trump.

Il sondaggio è stato condotto dal Pew Research Center su un campione complessivo di 42.151 adulti in 36 Paesi tra l'8 febbraio e il 13 maggio 2026, e fanno parte di un sondaggio più ampio sulla percezione globale degli Stati Uniti e del loro presidente.

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La guerra in Iran si è chiusa con la sconfitta di tutti


Secondo il giornalista Derek Thompson e l'esperto Karim Sadjadpour l'accordo firmato dal presidente consegna all'Iran lo Stretto di Hormuz senza fermarne il programma nucleare

La guerra in Iran si è chiusa con un accordo che per il giornalista americano Derek Thompson somiglia a "qualcosa di molto vicino a un documento di resa". In un'analisi pubblicata sulla sua newsletter, Thompson intervista Karim Sadjadpour del Carnegie Endowment for International Peace, un centro studi di politica estera con sede a Washington, e ne ricava una conclusione netta: in questa guerra hanno perso tutti.

La ricostruzione parte dallo scorso febbraio, quando Stati Uniti e Israele lanciarono un attacco a sorpresa contro l'Iran, colpendo centinaia di obiettivi militari e uccidendo migliaia di membri della Guardia rivoluzionaria islamica, tra cui la guida suprema Ali Khamenei. La Casa Bianca parlò di un successo pieno, ma quattro mesi dopo, scrive Thompson, le cose sono andate diversamente. Il regime è sopravvissuto, l'Iran ha reagito chiudendo lo Stretto di Hormuz con mine, droni e missili e ha colpito le infrastrutture dei paesi vicini. Il conflitto si è trasformato in un pantano.

La settimana scorsa il presidente Donald Trump ha firmato l'intesa che chiude il conflitto. Sadjadpour la definisce "un insieme di concessioni americane così sbilanciato da sembrare scritto unilateralmente da Teheran". Dei quattordici punti principali del memorandum, secondo l'analista, uno solo chiede qualcosa all'Iran, cioè alcune concessioni sul nucleare, mentre tutti gli altri favoriscono Teheran o sono formule diplomatiche di rito. In cambio della promessa di rinunciare all'arma atomica, già fatta e disattesa in passato, l'Iran ottiene concessioni militari ed economiche e il riconoscimento di fatto del suo controllo sullo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita il 20% del petrolio e del gas mondiali.

Il punto più debole dell'accordo, per Sadjadpour, riguarda proprio lo Stretto. Il memorandum prevede che per i prossimi 60 giorni, durante i negoziati, lo Stretto di Hormuz resti aperto al traffico, ma oltre quel termine non c'è alcuna garanzia che torni a essere una via d'acqua internazionale. Se l'esito della guerra sarà che l'Iran ne mantiene il controllo amministrativo, dice l'analista, si tratterà di "un'enorme sconfitta strategica" per gli Stati Uniti. Nelle ultime 48 ore Teheran ha già minacciato di chiudere lo Stretto se Israele attaccherà il gruppo libanese Hezbollah.

Nel tentativo di togliere all'Iran l'accesso a una super-arma, la bomba atomica, gli Stati Uniti gliene avrebbero consegnata un'altra: secondo Thompson Teheran può ora installare un casello sullo Stretto di Hormuz, tassando i passaggi o bloccandoli a piacimento, come un'autostrada a pedaggio.

Il controllo iraniano sullo Stretto è soprattutto una minaccia economica per i paesi vicini, spiega Sadjadpour. L'Arabia Saudita ha dirottato il petrolio sul Mar Rosso e gli Emirati hanno trovato rotte alternative, ma il paese che ha sofferto di più è il Qatar, che condivide con l'Iran un grande giacimento di gas e per quattro mesi è rimasto quasi senza entrate, perché non ha altra via per esportare il suo gas naturale liquefatto. Anche per questo, nota l'analista, Doha ha spinto per un accordo qualsiasi.

Nessuno degli obiettivi annunciati dal presidente la notte in cui lanciò la guerra è stato raggiunto, è la valutazione di Sadjadpour. Il programma nucleare iraniano non è stato cancellato, la produzione di missili non è stata azzerata, le milizie alleate di Teheran nella regione non sono state smantellate e il regime è ancora in piedi. L'accordo non prevede lo stop ai missili a lungo raggio né la fine del sostegno iraniano ai gruppi armati in Libano e Iraq, mentre la questione dell'uranio quasi pronto per la bomba resta rinviata a future trattative. I partner regionali, aggiunge l'analista, sono colpiti soprattutto dal fatto che missili e droni non siano nemmeno sul tavolo: non temono un attacco nucleare, ma l'Iran ha lanciato oltre 5.000 attacchi con missili e droni contro i suoi vicini.

Il paragone che pesa di più è quello con l'accordo nucleare firmato da Barack Obama nel 2015, il cosiddetto JCPOA, che Trump aveva definito il peggiore mai negoziato. Quell'intesa offriva all'Iran la fine delle sanzioni legate al nucleare e l'accesso ai fondi congelati in cambio di limiti stringenti sull'arricchimento dell'uranio. Per molti esperti, scrive Thompson, l'accordo del presidente è perfino più debole. Sadjadpour aggiunge una differenza di fondo: l'intesa di Obama non arrivava dopo una guerra costata ai contribuenti americani oltre 130 miliardi di dollari. Trump aveva attaccato quel patto perché restituiva all'Iran 1,7 miliardi di dollari in contanti, mentre le cifre di cui si parla ora sono nell'ordine delle decine, se non centinaia, di miliardi.

Se l'accordo è così sfavorevole, perché il presidente lo ha firmato? La risposta di Sadjadpour è che Trump "dice ad alta voce quello che andrebbe tenuto nascosto": ha ammesso di non voler essere ricordato come un nuovo Herbert Hoover, il presidente della Grande depressione, e di temere che la guerra stesse spingendo il paese verso un collasso economico. Fin dall'inizio, spiega l'analista, il regime iraniano sapeva di non poter battere gli Stati Uniti sul campo e ha puntato a sconfiggerli "nel salotto di casa", facendo salire il prezzo del petrolio e moltiplicando le esplosioni, così che gli americani vedessero il caos in televisione e poi trovassero il prezzo della benzina raddoppiato. La contraddizione più difficile da spiegare, per l'analista, è che quattro mesi fa quel regime era ritenuto tanto pericoloso da giustificare un intervento militare massiccio, mentre oggi, con un semplice cambio di uomini al vertice ma senza alcun mutamento nei suoi comportamenti, riceve enormi concessioni economiche.

Sul fronte interno la guerra ha lasciato il presidente con il peggior indice di gradimento della sua presidenza e con una parte del mondo conservatore in rivolta. Tucker Carlson, il più ascoltato podcaster di informazione del paese, ha annunciato che lascerà il Partito Repubblicano. Per Thompson è come se il conflitto fosse stato aperto e chiuso da due amministrazioni diverse. Era cominciato con il segretario di Stato Marco Rubio, capo della diplomazia americana, a dare alla Casa Bianca toni da falco neoconservatore in stile George W. Bush. Si è chiuso con il vicepresidente JD Vance, isolazionista, a trattare e difendere un'intesa fondata su valori opposti a quelli con cui la guerra era stata giustificata.

Vance difende l'intesa sostenendo che l'America deve uscire dal Medio Oriente e dalle guerre senza fine. Scommette sul fatto che agli americani la fine del conflitto piacerà, ma Sadjadpour è scettico, perché il pubblico non ama farsi coinvolgere in guerre mediorientali e ancor meno perderle contro avversari il cui slogan ufficiale resta "morte all'America". L'analista cita il precedente del ritiro dall'Afghanistan deciso da Joe Biden, che molti volevano ma la cui umiliazione finale danneggiò il presidente. Trump stesso, racconta, ha detto in due occasioni che se l'accordo funzionerà si prenderà il merito e se fallirà darà la colpa a Vance, che intanto rischia di diventare il bersaglio dei rivali nelle primarie repubblicane del 2028, da Ted Cruz a Lindsey Graham.

Per Sadjadpour il grande sconfitto, almeno nel breve periodo, potrebbe essere Israele. Dopo aver chiesto invano a ogni amministrazione dagli anni Novanta un aiuto per bombardare l'Iran, Benjamin Netanyahu lo aveva finalmente ottenuto da Trump, ma la guerra si è chiusa con un'intesa che la stampa israeliana ha vissuto come un abbandono e che molti israeliani hanno percepito come un tradimento. La domanda aperta, per l'analista, è se l'opinione pubblica americana, soprattutto tra i più giovani, si sia allontanata da Israele in modo permanente, o se questo dipenda dalla persona di Netanyahu e possa cambiare con una nuova leadership.

Con un bilancio militare pari a circa l'1% di quello americano, l'Iran ha scoperto che con droni da 20.000 dollari si può tenere in ostaggio l'economia globale, colpendo petroliere da 100 milioni di dollari e le infrastrutture dei paesi vicini. È la lezione che Sadjadpour considera la più rilevante del conflitto, lo stesso schema usato dall'Ucraina contro la Russia: paesi più deboli che trovano strumenti asimmetrici e a basso costo per resistere a una potenza militare superiore. Una seconda lezione, che l'analista dice di aver imparato durante un anno passato a Beirut, è che "costruire richiede decenni, distruggere richiede giorni": la stabilità su cui paesi come Arabia Saudita, Emirati e Qatar vogliono costruire il loro futuro è costosa e lenta, mentre l'instabilità costa pochissimo.

Come l'Iran si riorganizzerà al suo interno resta una delle incognite maggiori. È un regime molto abile nella repressione, perfezionata in 47 anni, ma pessimo nel governare, dice Sadjadpour. Lo slancio nazionalista seguito alla guerra potrebbe rivelarsi "un'euforia passeggera", destinata a svanire quando torneranno le difficoltà quotidiane: un'inflazione al 70%, con rincari a tre cifre su molti generi alimentari. Per l'analista il regime ha probabilmente imparato la lezione sbagliata: che l'ideologia rivoluzionaria non è il peso che lo trascina verso guerre e crisi, ma il salvagente che lo ha tenuto a galla durante le rivolte popolari.

La conclusione di Sadjadpour è la stessa che aveva messo per iscritto sull'Atlantic nella prima settimana di guerra: è un conflitto senza vincitori. Per un certo periodo aveva pensato che l'unico vero vincitore fosse Vladimir Putin, arricchito dal rialzo dei prezzi del petrolio, ma il leader russo resta in difficoltà in Ucraina. E chiunque arriverà alla Casa Bianca dopo Trump, avverte l'analista, dovrà comunque fare i conti con un Iran che resta un avversario, perché la sua intera identità si fonda sull'ostilità verso gli Stati Uniti.

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QAnon si ribella a Trump: "Stanchi di essere trattati come spazzatura"


La Casa Bianca di recente ha rilanciato gli slogan e i simboli del movimento complottista per promuovere gli ordini esecutivi sul "calcolo quantistico", ma i seguaci di Q insorgono: per loro è appropriazione politica indebita dopo anni di promesse tradite.

Anche i seguaci di QAnon si sono alla fine rivoltati contro Donald Trump. Questa settimana la Casa Bianca ha lanciato una campagna social dai toni cospirazionisti per promuovere gli ordini esecutivi del presidente sul "calcolo quantistico", ottenendo però l’effetto opposto a quello sperato. Lo racconta The Bulwark in un articolo firmato da Will Sommer.

La campagna ha usato slogan e riferimenti tipici della galassia QAnon. Un ufficio del Dipartimento della Difesa, ad esempio, ha pubblicato su X la frase "Where we go one, we go quantum", rielaborazione del motto del movimento "Where we go one, we go all". Un altro post ha riprodotto un finto messaggio firmato da Q, la presunta fonte interna ai vertici dello Stato attorno alla quale ruota l’intera mitologia del movimento.

La reazione è stata durissima. "Abbiamo chiuso con l’essere trattati come spazzatura", ha scritto la promotrice QAnon Liz Crokin, accusando Trump di non aver mosso un dito mentre le vite dei credenti della teoria complottista venivano distrutte. Il movimento, che per anni lo aveva considerato una figura quasi messianica, destinata a smascherare lo "Stato profondo" e a inaugurare una nuova era, ora sembra essersi quindi stancato di lui.

Le promesse tradite e il caso Epstein


Le ragioni della rottura sono diverse, ma il nucleo è uno solo: Trump aveva ripetutamente promesso gli arresti degli esponenti dello "Stato profondo", ma non ha mai mantenuto questa promessa. Ha poi cercato di bloccare la pubblicazione dei file su Jeffrey Epstein, un tema centrale nell’immaginario complottista di QAnon, e ora si è riappropriato degli slogan del movimento solo quando gli è tornato utile. Per molti seguaci delusi, è un gesto sgradevole e offensivo.

La voce più dura è sicuramente quella di Marjorie Taylor Greene, ex deputata repubblicana della Georgia e un tempo la più nota sostenitrice di QAnon al Congresso. Greene ha lasciato la Camera dei Rappresentanti all’inizio del 2026 proprio dopo la rottura con Trump, legata anche ai suoi tentativi di frenare la diffusione dei documenti su Epstein. In un video pubblicato questa settimana ha attaccato frontalmente la Casa Bianca: "Adesso provano a tirare fuori questa robaccia di Q e la propaganda per prendervi di nuovo in giro", ha detto.

Greene ha poi rievocato uno degli episodi più imbarazzanti per i fan del presidente. Durante la campagna del 2020, lo staff di Trump aveva bandito magliette e cartelli con i simboli di QAnon dai comizi, dopo che la presenza sempre più vistosa dei seguaci della teoria complottista aveva iniziato a spaventare gli elettori. "Il team di Trump non voleva essere associato alla folla di QAnon, si vergognavano dei seguaci di Q", ha dichiarato.

Il filone "quantum" e l’ambiguità della Casa Bianca


Il video di Greene ha scatenato una nuova ondata di proteste. Una figura nota online come "QAnon John" ha rincarato la dose: secondo lui, i post recenti rivelano la disperazione politica del presidente, anche a causa di scelte giudicate apertamente filo-israeliane. La propaganda di Q, ha scritto, servirebbe soltanto a cercare di "riportare all’ovile i fedeli ingannati".

Per la Casa Bianca è difficile sostenere che si sia trattato di un equivoco. Anche il tema del "calcolo quantistico" fa già parte della tradizione di QAnon, segno che il riferimento non era casuale. La fazione "quantum" è tra le più estreme del movimento: il suo punto di riferimento era un uomo che si faceva chiamare "Baby Q", leader di una setta in Arizona. Sosteneva di essere un viaggiatore nel tempo, ma poi si è dichiarato colpevole di estorsione e ha scontato una pena in carcere.

Nessuno però incarna meglio l’ambiguità di questa operazione di Bobby Levy, responsabile del team di risposta rapida della Casa Bianca e tra i più attivi nella campagna "quantum". Levy ha pubblicato slogan come "Activation Word: Ronald McDonald" e "i patrioti hanno ancora il controllo", entrambi marchi di fabbrica di QAnon. Eppure non è mai stato un vero simpatizzante del movimento. I seguaci di Q, abilissimi a scavare negli archivi online, hanno infatti ritrovato un suo tweet del 2021 in cui chiedeva di internarli. "Quelli di Q non vanno mai presi sul serio", aveva scritto. "Riaprite i manicomi!"

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Trump ha ottenuto un farmaco sperimentale contro l'obesità?


Un 79enne ha ottenuto l'accesso a un farmaco sperimentale contro l'obesità. I democratici al Congresso sospettano sia il presidente e chiedono di rivelarne l'identità.

Un paziente di 79 anni ha ottenuto ad aprile l'accesso a un farmaco sperimentale contro l'obesità non ancora approvato e diversi parlamentari democratici sospettano che possa trattarsi del presidente Donald Trump. Da giorni chiedono all'amministrazione di rivelare l'identità di quella persona.

A rivelare la vicenda è stato STAT, sito specializzato in notizie di medicina e sanità, secondo cui Eli Lilly, la casa farmaceutica che produce il farmaco, e la Food and Drug Administration, l'agenzia federale che regola i medicinali negli Stati Uniti, hanno offerto al paziente la retatrutide attraverso il programma chiamato "compassionate use", l'uso compassionevole. Questo canale permette a chi soffre di patologie gravi e con un pericolo di vita immediato di accedere a trattamenti ancora sperimentali, prima della loro approvazione ufficiale.

Il paziente soffre di obesità refrattaria ai trattamenti, di apnee ostruttive del sonno e di ipertensione polmonare. La domanda è stata presentata da un medico di alto livello dei National Institutes of Health, gli istituti nazionali della sanità che finanziano e conducono la ricerca biomedica pubblica statunitense, e ha attirato l'interesse dei massimi funzionari sanitari del governo, segno che la persona destinataria del farmaco era molto introdotta. Esperti di etica e di medicina hanno detto a STAT che è insolito aprire un percorso di uso compassionevole per un solo paziente, quando l'obesità è una condizione tanto diffusa.

STAT non sa chi sia il paziente. Ma per la natura inusuale della richiesta e per le caratteristiche anagrafiche della persona ha chiesto alla Casa Bianca se si trattasse di Trump. Il presidente ha compiuto 80 anni questo mese, è sovrappeso e a gennaio ha detto al New York Times che "probabilmente dovrebbe" assumere farmaci contro l'obesità. Durante il suo primo mandato aveva già ricevuto un trattamento sperimentale attraverso lo stesso canale per curare il Covid-19.

Dopo un primo momento di reticenza, il portavoce della Casa Bianca Kush Desai ha dichiarato che la richiesta non riguardava il presidente.

Alcuni parlamentari democratici continuano comunque a porre domande. Il deputato Ted Lieu, della California, ha ipotizzato in una conferenza stampa di mercoledì che Trump abbia annullato la firma di una legge bipartisan sulla casa perché potrebbe risentire degli "effetti collaterali" di un farmaco. Lieu ha richiamato anche alcuni problemi di salute più visibili del presidente, come la difficoltà a restare sveglio durante le riunioni di gabinetto e il gonfiore alle mani.

"Donald Trump ha ricevuto questo farmaco speciale da Eli Lilly e lo ha ottenuto grazie a quella norma?", ha chiesto Lieu riferendosi all'uso compassionevole. "Se è così, perché? La Casa Bianca deve dire la verità e raccontare agli americani qual è lo stato di salute di Donald Trump".

La senatrice Maggie Hassan, del New Hampshire, ha inviato mercoledì una lettera al segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. per chiedere l'identità del paziente e sapere in particolare se si tratti del presidente o di una persona a lui vicina. Kennedy guida il Department of Health and Human Services, il dipartimento del governo federale che si occupa di sanità e servizi sociali. Hassan ha chiesto anche se quella persona abbia ricevuto il farmaco gratuitamente, ricordando l'aumento dei costi dei medicinali per i cittadini comuni.

"Sono profondamente preoccupata dalle nuove notizie che lasciano pensare che lei possa aver piegato le regole di un programma federale, esercitando una pressione politica impropria, per garantire a un individuo ben introdotto l'accesso gratuito a un farmaco esclusivo", ha scritto Hassan rivolgendosi a Kennedy.

"È stato il presidente Trump a ricevere l'accesso gratuito alla retatrutide? E se non lo è stato, si è trattato di un alto funzionario dell'amministrazione, di un finanziatore politico o di qualcuno vicino all'amministrazione?", ha aggiunto.

Hassan ha chiesto inoltre chi, all'interno del dipartimento, abbia approvato la richiesta di uso compassionevole, quali comunicazioni siano intercorse tra il dipartimento e la Casa Bianca e quali tra Eli Lilly e l'amministrazione.

La vicenda ha catturato l'attenzione del pubblico americano. Numerose testate hanno ripreso la notizia, raccontando la smentita della Casa Bianca e interrogandosi sulla possibilità che il paziente sia davvero il presidente, mentre il caso diventava virale sui social.

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Al vertice di Ankara la NATO annuncerà miliardi in contratti per le armi e aiuti all'Ucraina


I leader dell'Alleanza, atteso anche Trump, si riuniscono il 7 e 8 luglio in Turchia: in arrivo decine di miliardi in nuovi appalti militari e 70 miliardi di euro di aiuti a Kiev.

La NATO si prepara ad annunciare decine di miliardi di euro in nuovi contratti per le armi al vertice in programma ad Ankara, in Turchia, il 7 e 8 luglio, dove i paesi dell'Alleanza Atlantica rinnoveranno anche il sostegno militare all'Ucraina. Lo riferiscono alcune fonti diplomatiche a Politico.

Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, vuole imperniare il summit sul rilancio della produzione industriale della difesa. È un tema capace di mettere d'accordo i paesi membri e di mettere in secondo piano le divisioni interne all'Alleanza, che restano profonde su molti dossier.

Tra gli annunci attesi ci sono decine di miliardi in nuovi appalti militari. I paesi europei si impegneranno a investire nelle capacità di attacco in profondità, cioè la possibilità di colpire bersagli lontani dalla linea del fronte, oltre che in sistemi di difesa aerea e in droni.

Per gli alleati europei il vertice è anche l'occasione per impegnarsi a un ruolo più attivo nella difesa del continente, trasformando l'aumento della spesa militare degli ultimi anni in armi e capacità concrete.

La bozza della dichiarazione finale prevede un pacchetto di aiuti militari all'Ucraina da 70 miliardi di euro, circa 77 miliardi di dollari, con l'impegno a garantire almeno una cifra equivalente l'anno successivo. Gli Stati Uniti non dovrebbero contribuire al raggiungimento di questo obiettivo.

Il sostegno all'Ucraina resta il punto più delicato della trattativa sul testo, che secondo le stesse fonti procede comunque senza intoppi. La dichiarazione congiunta sarà breve, una scelta che riduce gli spazi di disaccordo tra i governi.

Gli alleati stanno valutando di inserire nella bozza un riferimento alla recente guerra degli Stati Uniti contro l'Iran. Al vertice di Ankara è atteso anche il presidente Donald Trump, insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che guiderà la delegazione di Kiev.

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Le migliori app da avere in viaggio: quelle che ti salvano davvero la vacanza dopo l’atterraggio


Prima di partire i social aiutano a scegliere mete e itinerari, ma sono le app giuste a fare la differenza quando sei già arrivato. Ecco le migliori app viaggio per orientarsi, risolvere problemi e vivere una vacanza senza imprevisti.
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Tik Tok e Instagram dettano l'estetica, gli influencer consigliano tappe ed itinerari unici che svoltano il viaggio. Per le nuove generazioni la scelta di un viaggio passa inevitabilmente dallo schermo di uno smartphone, trasformando l'esplorazione in un'esperienza che prende forma molto prima di preparare i bagagli. A confermarlo sono i dati del Travel Trends Report 2026, secondo cui oltre il 50% dei viaggiatori usa i social come bussola primaria per decidere la meta, individuare i luoghi di interesse e assaporare l'atmosfera locale ancor prima del check-in.

HONOR 600 Series ufficiale: AI avanzata e funzioni premium nella fascia media
La nuova HONOR 600 Series punta a ridefinire la fascia media premium con intelligenza artificiale avanzata, comparto fotografico evoluto e design elegante
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Tuttavia atterrare a destinazione con un programma impeccabile rappresenta solo il primo passo. Se sulla carta sembra tutto calcolato, preparato e salvato, una volta sul posto diventa evidente la necessità di un supporto concreto per affrontare la realtà locale. Ritrovarsi improvvisamente senza connessione a fissare un cartello stradale incomprensibile, cercare di decifrare la mappa sconosciuta o attendere invano un mezzo pubblico sono i momenti in cui si realizza di aver trascurato la preparazione di tutti quegli strumenti indispensabili per sapersi muovere agevolmente sul campo. Per questo motivo, prima ancora di chiudere la valigia, è cruciale capire quali siano le app specifiche capaci di risolvere le esigenze pratiche sul momento.

Proprio per guidare i giovani viaggiatori all'interno di questo vasto panorama tecnologico, Utravel, che da anni supporta migliaia di ragazzi alla scoperta del mondo, ha deciso di consigliare le app da scaricare prima di mettersi in volo:

  • una VPN: questa applicazione permette di aggirare i blocchi di rete in modo rapido, garantendo la possibilità di usare i social network o di scambiare messaggi e videochiamate senza limitazioni. Allo stesso tempo, protegge i dati personali ogni volta che ci si collega alle reti Wi-Fi pubbliche di hotel e aeroporti, salvaguardando la sicurezza informatica del viaggiatore;
  • Google Translate (o un traduttore avanzato): essenziale per superare le barriere linguistiche quotidiane, è importante che abbia la funzione di tradurre i testi in tempo reale inquadrandoli tramite la foto.Il consiglio fondamentale è scaricare il pacchetto della lingua locale prima di partire, così da assicurarsi il funzionamento del traduttore anche in modalità offline, in assenza di campo;
  • Moovit e 12go: la combinazione ideale per rendere fluidi e comodi gli spostamenti con i mezzi pubblici. Con la prima applicazione si possono pianificare al dettaglio gli itinerari urbani scoprendo linee e orari, mentre con la seconda è possibile acquistare direttamente i biglietti per treni, autobus e traghetti locali, evitando code e imprevisti;
  • un'App di e-sim: permette di acquistare una sim virtuale online tramite app in modo più comodo, immediato e conveniente rispetto alla ricerca di una sim fisica in aeroporto. In questo modo si azzerano i rischi di truffe o incomprensioni all'arrivo e si ottiene il pieno controllo della propria linea, con la libertà di aggiornare o modificare i pacchetti in tempo reale a seconda delle necessità;



Vacanze e AI: 1 italiano su 3 usa l’intelligenza artificiale per pianificare i viaggi
Nonostante la crescita dell’AI, recensioni degli utenti e convenienza economica continuano a essere gli elementi che incidono maggiormente sulle decisioni di viaggio
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


  • Timeshifter o Jet lag rooster: il benessere fisico è alla base di un buon viaggio e queste applicazioni aiutano il corpo ad abituarsi progressivamente al fuso orario del posto in cui si sta per andare, fornendo tabelle di marcia personalizzate per ridurre al minimo gli effetti del jet lag;
  • Utravel App: il punto di ritrovo ideale per chi cerca un'avventura fuori dalle rotte più turistiche. L'applicazione permette di interfacciarsi direttamente con chi ha già visitato il paese per ottenere indicazioni e suggerimenti. Al tempo stesso, la piattaforma offre la possibilità organizzare le proprie giornate inserendo esperienze locali come lezioni di cucina tipica o laboratori artigianali, consentendo di strutturare viaggio autentico e su misura in modo semplice e intuitivo.

HONOR 600 Series debutta ufficialmente: smartphone premium di fascia media con AI avanzata


Honor ha presentato la nuovissima serie Honor 600. Progettati per una nuova generazione di creators, i nuovi smartphone combinano l'esclusiva AI Image to Video 2.0, con una fotocamera notturna da 200MP ultra-chiara di punta. La serie, inoltre, integra una batteria da 6.400mAh , processori Snapdragon e un display ultra-luminoso da 6,57 pollici, tutti alloggiati nel design più raffinato della storia di Number Series.

Ridefinire la creatività mobile


Al centro della capacità creativa c'è l'AI Image to Video 2.0, alimentata dal primo modello di generazione video multimodale unificato del settore - un sistema che integra la generazione, il montaggio e la comprensione dei video in un unico flusso di lavoro senza soluzione di continuità. In particolare, è possibile combinare fino a tre immagini con istruzioni in linguaggio naturale per produrre sequenze video di 3-8 secondi, definire frame sia di apertura sia di chiusura e accedere alla più ampia libreria di modelli cinematografici del settore per film stilizzati.

Alert di prezzo, cashback e offerte: come gli italiani combattono il caro vita
Il caro vita spinge sempre più italiani a cercare sconti e promozioni online. Tra alert di prezzo, cashback e comparatori, cambia il modo di risparmiare nel 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Un potente sistema di telecamere notturne


Basandosi sull'eredità di immagini ultra-nitide da 200 megapixel di Honor 400 Series, la serie 600 affronta la sfida più difficile della fotografia mobile: l'imaging notturno. Al riguardo, la telecamera notturna ultra-chiara da 200 megapixel offre una sensibilità luminosa superiore del 24% rispetto alla precedente generazione, mentre una fotocamera ultra-larga da 12Mp, un sensore di temperatura colore dedicato e una telecamera frontale da 50Mp completano la base hardware. Nella versione Pro, una fotocamera Telephoto Camera periscopio da 50MP 3.5X spinge fino a uno zoom 120x. La fedeltà del colore è garantita dall'esclusivo AI Color Engine, una soluzione collaborativa multicamera che debutta nella fascia media premium, che corregge in modo intelligente il bilanciamento del bianco, per toni realistici direttamente dall'otturatore. Una suite completa di algoritmi AI notturni potenziati dall'AI Cloud Enhancement unisce il sistema: fotografia notturna migliorata con AI su uno zoom da 0,6 a 10 volte, ritratti notturni migliorati con AI e effetti bokeh multiforma (Pro), AI Super Zoom 2.0 con intervallo di attivazione esteso, e SuperMoon 2.0 sul modello Pro per composizioni lunari drammatiche con chiarezza in primo piano.



Honor 600 arancione

Design premium e durata della batteria


Una batteria più grande tipicamente significa un dispositivo più robusto. La Serie 600 rifiuta questo compromesso e grazie alla maestria dell'intaglio a freddo integrato di alta qualità, il dispositivo è scolpito in un corpo unico senza cuciture. Una struttura in metallo satinato e opaco per un design che è indiscutibilmente premium. Disponibile in tre colori sgargianti: arancione, bianco dorato e nero, c'è una tonalità per soddisfare ogni stile. All'interno di questo profilo sottile, la tecnologia di impilamento, leader nel settore consente una batteria da 6.400mAh, senza aggiungere spessore o peso rispetto alla generazione precedente. Un motore di programmazione delle batterie AI ottimizza dinamicamente la distribuzione della potenza tra comunicazione, elaborazione e risposta tattile, consentendo una durata di due giorni anche in condizioni d'uso impegnative, dichiara l'azienda. La ricarica si adatta a ogni scenario: 80W Wired Honor SuperCharge in tutta la serie, 50W Wireless SuperChargeon e 27W Wired Reverse Charging su entrambi i modelli. Una durata di cinque anni, con fino a 1.600 cicli di carica, garantisce la salute a lungo termine della batteria durante tutto il ciclo di vita del prodotto.



Honor 600 Pro

8.000nit Display ultra-luminoso


La Serie Honor 600 alza il livello visivo con un display da 6,57 pollici che raggiunge una luminosità massima di 8.000 nit, 458ppi e frequenza di aggiornamento a 120Hz. La modalità Sunlight, secondo i dati forniti da Honor, mantiene la chiarezza all'aperto grazie a una curva di luminosità migliorata, una gestione termica ottimizzata e una regolazione dinamica della luminosità. In aggiunta, la tecnologia Eye Comfort Display bilancia questa brillantezza con il comfort visivo a lungo termine attraverso l'intelligente ottimizzazione della luminosità e del colore. Un'esposizione di queste capacità richiede una protezione altrettanto robusta: resistenza all'acqua e alla polvere IP68, IP69 e IP69K, insieme alla certificazione 5 stelle Premium Performance di SGS per Drop & Crush, garantiscono che il dispositivo resista a spruzzi, polvere, cadute e all'imprevedibilità della vita quotidiana.

HONOR Robot Phone a Cannes: il futuro dell’imaging mobile AI
HONOR ha portato il Robot Phone alla China Night del Festival di Cannes mostrando nuove evoluzioni per l’imaging mobile AI, tra fotografia smart, innovazione tecnologica e visione del futuro mobile
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prestazioni di punta e integrazione con Apple


Alla base dell'intera esperienza, HONOR 600 funziona su Snapdragon 7 Gen 4 con il 27% di potenza della CPU e il 30% di aumento della GPU per un gaming potente e prestazioni fluide ogni giorno. Il modello 600 Pro si avvicina allo Snapdragon 8 Elite sulla tecnologia di processo 3nm, ottenendo miglioramenti del 45% della CPU e del 44% della GPU - una vera risposta di punta per applicazioni impegnative e multitasking. La Serie 600 si estende oltre sé stessa come perfetta compagna dell'ecosistema Apple: OneHop aggiornato consente la sincronizzazione delle notifiche Honor-iPhone, la condivisione di file con un solo tocco con iPhone e Mac, la condivisione di hotspot e la visualizzazione dei messaggi su Apple Watch. Le note Honor e i file del telefono sono accessibili su Mac come file locali, collegando Android e Apple per una produttività senza soluzione di continuità tra le piattaforme.

Dettagli prezzi e offerte


Honor 600 Series è disponibile per l'acquisto su Honor.com e nei principali rivenditori autorizzati. I prezzi variano dai 430 euro della variante Lite a 1000 euro della variante top di gamma Pro.


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New York congela gli affitti di un milione di case e Mamdani realizza la sua promessa


Il consiglio che fissa i tetti agli aumenti ha votato 7 a 1 per bloccare i canoni di un milione di appartamenti a equo canone, dal primo ottobre.

Giovedì 25 giugno il consiglio comunale di New York che ogni anno fissa i tetti agli aumenti degli affitti ha deciso di congelare i canoni di quasi un milione di appartamenti a canone regolato, realizzando la principale promessa elettorale del sindaco Zohran Mamdani. Il blocco vale sia per i contratti di un anno sia per quelli di due e si applica ai rinnovi a partire dal primo ottobre.

Il voto, atteso da settimane, è una vittoria politica per Mamdani, che alla guida della città è arrivato proprio impegnandosi a ridurre il costo della vita in una delle metropoli più care del mondo. "Freeze the rent", congelate gli affitti, era lo slogan ripetuto di continuo durante la campagna. Dopo il risultato il sindaco, eletto a novembre, ha parlato in un comunicato di "una vittoria storica per gli inquilini di New York".

A New York circa il 40 per cento degli appartamenti è a canone regolato, una forma di equo canone che riguarda quasi due milioni di persone. Si tratta di case private, ma la città stabilisce ogni anno di quanto al massimo i proprietari possono aumentare l'affitto al rinnovo del contratto. A decidere è il Rent Guidelines Board, un organismo di nove membri nominati dal sindaco: due in rappresentanza dei proprietari, due degli inquilini e cinque cosiddetti membri "pubblici", tra cui chi lo presiede.

Mamdani aveva annunciato già in campagna che avrebbe nominato solo persone convinte che "i proprietari se la cavano benissimo", così da assicurarsi il blocco. Una volta insediato ha nominato la maggioranza dei membri del consiglio, compresa la presidente Chantella Mitchell e quattro dei cinque membri pubblici.

Il via libera è arrivato con sette voti a favore e uno solo contrario, ed è la prima volta che il congelamento riguarda insieme i contratti annuali e quelli biennali. L'unico voto contrario è stato quello di Arpit Gupta, membro pubblico nominato nel 2022, che aveva proposto di limitare il blocco ai soli edifici lasciati deteriorare dai proprietari, permettendo aumenti altrove. A sorpresa ha votato a favore Maksim Wynn, uno dei rappresentanti dei proprietari nominato da Mamdani, secondo cui i problemi dei padroni di casa vanno risolti con strumenti che spettano alla città e allo Stato di New York, non con gli aumenti dei canoni.

La mattina del voto una delle due rappresentanti dei proprietari, Christina Smyth, si è dimessa per protesta, sostenendo in una lettera che l'esito era già deciso e che il consiglio aveva "smesso di essere un organo che accerta i fatti". La presidente Mitchell ha risposto con un comunicato pubblico in cui ha rivendicato "l'indipendenza con cui i membri di quest'anno hanno lavorato".

Il mondo immobiliare ha contestato con forza la decisione. James Whelan, presidente del Real Estate Board of New York, un'influente associazione di categoria, ha detto che il voto "è popolare ma peggiorerà la crisi abitativa" e ha accusato il consiglio di ignorare i propri stessi dati. I proprietari sostengono che senza aumenti non riusciranno a coprire i costi di manutenzione e riparazione degli edifici. Contro la delibera è atteso un ricorso in tribunale.

Chi vive negli appartamenti a canone regolato è più spesso nero o latino, più povero e più anziano rispetto a chi affitta sul mercato libero. Secondo un'analisi dell'organizzazione contro la povertà Robin Hood e della Columbia University, circa 140.000 persone che oggi abitano in queste case finirebbero sotto la soglia di povertà se dovessero pagare gli affitti di mercato. Tra il 2014 e il 2023 il canone mediano di un appartamento regolato è passato, al netto dell'inflazione, da 1.485 a 1.500 dollari, mentre quello di mercato è salito da 1.856 a 2.000 dollari.

I proprietari, dal canto loro, segnalano difficoltà crescenti. Un'indagine della Community Preservation Corporation, un istituto di credito senza scopo di lucro, ha rilevato che nel 2024 quasi un terzo dei suoi clienti non guadagnava abbastanza dagli edifici a canone regolato per pagare il mutuo, quasi il triplo rispetto al 2022. A pesare sono l'inflazione, l'aumento dei costi assicurativi e una serie di leggi a favore degli inquilini approvate dallo Stato di New York nel 2019, che hanno tolto ai padroni di casa diversi modi per alzare i canoni.

Il consiglio aveva già congelato gli affitti in passato, sotto l'ex sindaco Bill de Blasio: nel 2015, per la prima volta nei suoi 46 anni di storia, e poi nel 2016, nel 2020 e nella prima metà del 2021. In quei casi, però, i proprietari potevano comunque aumentare i canoni quando un inquilino lasciava l'appartamento, una possibilità eliminata proprio dalle leggi del 2019. Sotto il predecessore di Mamdani, Eric Adams, gli affitti regolati erano invece cresciuti complessivamente del 12 per cento in quattro anni.

La decisione arriva in una città dove gli affitti del mercato libero continuano a salire: ad aprile il canone mediano di un appartamento a Manhattan ha superato per la prima volta i 5.000 dollari al mese, mentre il tasso di sfitti è sceso intorno all'1,5 per cento, un livello così basso che la città lo definisce un'emergenza. Il blocco rafforza anche il momento politico di Mamdani: due giorni prima del voto tre candidati al Congresso da lui sostenuti avevano vinto le primarie democratiche, battendo due deputati uscenti.

Resta aperto il nodo di chi un affitto, anche calmierato, fatica comunque a pagarlo. Un'analisi di Politico ha mostrato che a New York gli incassi degli affitti nell'edilizia popolare e sociale sono in calo, senza che se ne capisca con chiarezza il motivo: per chi guadagna poco una spesa medica imprevista o un funerale bastano a far saltare i conti, anche quando il canone in sé sarebbe sostenibile.

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Rubio smentisce il Cremlino: "In Alaska Trump non strinse alcun accordo con Putin"


Il Segretario di Stato americano chiarisce che ad Anchorage ci fu soltanto una proposta, mai trasformata in intesa. Cade così la versione russa sul presunto "spirito di Anchorage", evocato per mesi da Mosca ma mai concretizzato.

Le presunta intese tra Donald Trump e Vladimir Putin di cui i funzionari russi parlano da mesi non sono mai esistite. Lo ha dichiarato il Segretario di Stato americano Marco Rubio, smentendo categoricamente la versione su cui il Cremlino ha costruito gran parte del suo racconto sul vertice in Alaska.

L'incontro di Anchorage, nell'agosto dello scorso anno, fu il primo faccia a faccia tra il presidente russo Vladimir Putin e quello americano Donald Trump dall'inizio della guerra in Ucraina e la rielezione del secondo. Ma, secondo Rubio, in quell'occasione non venne chiuso alcun patto. "In Alaska non c'era alcun accordo. C'era solo una proposta, ma nessun accordo è stato raggiunto", ha affermato. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, restano pronti a svolgere un ruolo costruttivo nella ricerca di una soluzione al conflitto, se verrà loro richiesto. È su questo, ha detto, che Trump lavora da un anno e mezzo.

Lo "spirito di Anchorage" evocato da Mosca


I funzionari russi non hanno mai chiarito quali fossero, concretamente, le presunte intese raggiunte in Alaska. Eppure, negli ultimi mesi, hanno evocato più volte un presunto "spirito di Anchorage", presentandolo come la base politica di un possibile accordo con Washington.

Secondo Bloomberg, Putin dava per scontato che Trump avesse accettato la cessione completa del Donbass da parte dell'Ucraina, inclusa l'intera regione di Donetsk, che l'esercito russo non controlla integralmente. Le stime indipendenti più recenti attribuiscono a Mosca tra il 75% e l'85% del territorio regionale.

Fonti del Washington Post raccontano invece che ad Anchorage Putin pretendeva il controllo di tutte e quattro le regioni ucraine annesse unilateralmente dal Cremlino nel 2022. Solo in seguito avrebbe ammorbidito la posizione, dicendosi disposto a rinunciare ad alcune parti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson.

Le accuse russe agli Stati Uniti


A dicembre 2025, durante il tradizionale incontro annuale con i miliardari russi, Putin avrebbe detto di essere pronto a uno "scambio di territori", a condizione però di ottenere l'intero Donbass. Lo riferiscono fonti di Kommersant, secondo cui il presidente russo si sarebbe lamentato del fatto che gli americani avessero abbandonato le intese raggiunte sotto la pressione degli europei.

Questa settimana, però, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha insinuato che il vertice di Anchorage fosse stato, in realtà, una mossa tattica per guadagnare tempo e armare meglio Kyiv. "Non voglio nemmeno sospettare che l'Alaska, come le altre iniziative europee, sia stata pensata per prendere tempo e riarmare il regime di Kyiv, non voglio nemmeno pensarci. Ma di fatto è andata come è andata", ha dichiarato.

Lavrov ha aggiunto che a questo punto Mosca non considera più gli Stati Uniti un "mediatore obiettivo" tra le due parti e ritiene di essere sottoposta a una pressione crescente attraverso le sanzioni.

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Valpolcevera, la promessa dell’assessore


Intervista a Emilio Robotti dopo il test de L’Unica. Secondo l’assessore, il traffico tornerà regolare entro la fine dell’anno e le code non dipendono dalla ciclovia

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Emilio Robotti, 61 anni, regge alcune tra le cariche di maggior impatto critico della giunta guidata da Silvia Salis: Mobilità sostenibile, Trasporto pubblico, Lavoro e Rapporti sindacali, Servizi civici e Diritto di cittadinanza. Come si legge sul suo curriculum, è un avvocato con esperienza in vari ambiti: dal diritto dell’area sanitaria a quello legato alle nuove tecnologie e all’informatica giuridica, passando per il diritto del lavoro, dei diritti umani e internazionale. Alle ultime elezioni comunali del maggio 2025 si era presentato con la lista Alleanza Verdi e Sinistra ed era risultato primo dei non eletti.

Tra le numerose gatte da pelare che si ritrova da assessore, prima tra tutte quella della crisi sempre più complessa dell’Azienda Mobilità e Trasporti (AMT), c’è anche un paradosso che riguarda la paralisi del traffico in Valbisagno e in Valpolcevera. Un paradosso, sì, perché mentre in Valbisagno si ragiona da tempi remoti su quali soluzioni adottare per accelerare almeno il trasporto pubblico, passando dal tram al filobus, da Skymetro alla funivia, in Valpolcevera il problema sembrava risolto per sempre da almeno una decina d’anni e invece ora è persino peggio di prima. Robotti però è pronto a giurare che entro la fine dell’anno i miglioramenti ci saranno, anche sulla base delle indicazioni dei comitati che da un paio d’anni si battono per il ripristino della viabilità entro i termini della ragione.

I comitati, come anticipato da L’Unica nell’edizione della settimana scorsa, hanno costituito un coordinamento che si è presentato ufficialmente nei giorni scorsi al presidente del Municipio V, Michele Versace. Il coordinamento, che ha anche aperto una pagina Facebook, il prossimo 3 luglio incontrerà proprio l’assessore Robotti con l’obiettivo di concordare una modalità di confronto con l’amministrazione comunale per affrontare e preferibilmente risolvere insieme le varie questioni.

Assessore, secondo quanto riferiscono alcuni media, il Comune l’inverno scorso aveva avviato il rilevamento dei flussi di traffico nella strada di sponda destra del Polcevera: i dati ora sono disponibili?

«In realtà abbiamo fatto rilevazioni dei passaggi per la regolazione – poi effettuata – di un impianto semaforico interessato dal percorso della ciclovia Superlavalle. Per la rilevazione dei flussi era stata richiesta un’offerta a soggetti esterni all’amministrazione, ma al momento l’affidamento non c’è ancora stato. Con i cantieri in corso non era possibile».

La pista ciclabile è ritenuta la prima responsabile dei rallentamenti. È così anche secondo lei?

«Sicuramente non è la prima responsabile, ammesso che lo sia. In primo luogo, questa percezione è nata nel momento in cui è partito il cantiere per la ciclovia. Che, come ogni cantiere, ovviamente provoca disagi anche alla circolazione fino al completamento delle opere. È vero però che la ciclovia, ereditata dall’amministrazione precedente e parte dei progetti PNRR da completare entro il prossimo 30 giugno, forse era un progetto migliore in origine, ma una serie di modifiche successive ne hanno ridotto molto la fruibilità. Su alcuni errori della precedente amministrazione stiamo rimediando, quando possibile. Le modifiche al progetto apportate negli anni scorsi erano ad esempio causate da due rotonde, originariamente non previste, che risultano realizzate con conseguenze negative persino sulla stessa ciclovia. Ma il primo problema del rallentamento della circolazione in Valpolcevera è sicuramente il traffico di mezzi pesanti che si somma a quello privato, insieme alle decine di cantieri presenti, anche per opere strategiche di interesse nazionale oltre che per la messa in sicurezza idrogeologica della vallata; cantieri che a loro volta generano un flusso importante di mezzi pesanti».

D’accordo, ma allora perché aggiungere le rotonde?

«Sono state autorizzate dall’amministrazione che ci ha preceduto, per permettere l’accesso a un nuovo supermercato non solo alle auto dei clienti, ma soprattutto ai camion: sia per l’approvvigionamento del mercato, sia per i lavori di costruzione del nuovo centro logistico (e in futuro per il funzionamento del centro logistico). Le rotonde e i restringimenti (senza peraltro riduzione del numero delle corsie) in sé possono provocare un rallentamento e però avere un ritorno positivo in termini di sicurezza. Il livello di incidentalità – secondo i dati della polizia locale – è calato significativamente rispetto agli anni precedenti, mantenendo però la fluidità della circolazione. È invece il traffico pesante nelle rotatorie a creare una serie di problemi che stiamo affrontando. In tutto questo, l’impossibilità momentanea di ripristinare la viabilità di sponda precedente al crollo del ponte Morandi [a senso unico lungo entrambe le sponde, ndr] aggrava la situazione. Così come ogni evento negativo che si ripercuote con effetto domino sulla circolazione in tutta la Valpolcevera: incidenti in città o più spesso ancora in autostrada, chiusura del terminal container per allerta vento e successiva riapertura».

La pista ciclabile deve essere conclusa in tutto il suo sviluppo da Fiumara a Pontedecimo entro quanto tempo?

«A parte il termine, ormai vicinissimo, del prossimo 30 giugno non ci sono termini per il completamento verso Fiumara, perché non ci sono i finanziamenti. Ovviamente la nostra intenzione è di proseguire fino al completamento dell’opera, recuperando le risorse che per il momento non ci sono, perché in caso contrario la ciclovia Superlavalle, così come è ora, non ha molto senso. Il progetto avrebbe dovuto prevedere un cronoprogramma completo, ma così non è stato: l’amministrazione precedente aveva deciso di realizzare un tratto a sé stante, come del resto è accaduto in altre parti della città. Una parte del futuro tracciato, a quanto ho constatato, dovrebbe essere sulla sede di una linea ferroviaria dismessa, senza interferenze quindi con la viabilità stradale e in assoluta sicurezza per i ciclisti. La soluzione è interessante, tuttavia il terreno è di proprietà di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) e abbiamo scoperto che il percorso per acquisirlo non è mai stato avviato. Quindi dovremo fare anche questo».

Di recente, lei ha incontrato una rappresentanza dei comitati che le ha segnalato una serie di criticità che rallentano il traffico con ripercussioni in tutta la valle. Il Comune è disponibile ad apportare modifiche sul tracciato in base anche alle indicazioni dei comitati?

«Come amministrazione siamo sempre disponibili ad ascoltare cittadini, associazioni e comitati, a valutare e accogliere, se è possibile e se risponde agli interessi generali, i suggerimenti che da loro riceviamo. Nel caso della Valpolcevera, e non solo per la ciclovia, in un anno ho partecipato personalmente a numerosi – tanti che ne ho perso il conto – sopralluoghi, incontri, commissioni municipali, assemblee e cabine di regia dove erano presenti anche i comitati. Oltre a quelli dei dirigenti e dei tecnici. Alcune delle modifiche che abbiamo adottato con successo in Valpolcevera (in prossimità di Trasta e del ponte per esempio) sono state in accoglimento di suggerimenti ricevuti o soluzioni trovate dai nostri tecnici nel corso di sopralluoghi congiunti. Recentemente abbiamo incontrato alcuni esponenti di comitati della Valpolcevera, abbiamo risposto alle loro domande e offerto disponibilità, apprezzata, a incontri periodici di aggiornamento con loro e il Municipio V».

Quando sarà ripristinato il senso unico nelle due strade di sponda del Polcevera?

«Per me anche ieri! In questo caso siamo legati al cantiere gestito da IRE (ex sviluppo Genova). La conclusione dei lavori era prevista a fine 2025, poi il termine è slittato al dicembre prossimo, però sembra che – secondo quanto ci assicura IRE – i lavori si possano ultimare subito dopo l’estate. Incrociamo le dita. In ogni caso, abbiamo già dato tutte le indicazioni per il ripristino della viabilità di sponda, che prevediamo avrà conseguenze positive anche per Cornigliano e la rotonda di via Massena. A metà giugno è stata aperta una parte della sopraelevata portuale, con benefici per il traffico pesante da e verso il porto, completando la nuova viabilità per il traffico dei veicoli diretti all’imbarco dei traghetti che compensa la chiusura del varco Etiopia. Questo fa parte del necessario lavoro congiunto con Autorità Portuale per migliorare la viabilità che è fondamentale per la città e per il porto stesso».

È prevista l’apertura di altri cantieri che potrebbero pesare sulla viabilità in Valpolcevera?

«Nuovi di grande impatto, per fortuna no; sono più che sufficienti quelli che ci sono ora. In realtà, un cantiere può avere fasi successive più o meno impattanti. Ad esempio, i lavori per il ponte ferroviario sul Polcevera richiedono operazioni di enorme complessità e stiamo lavorando per diminuire al massimo le ripercussioni sulla circolazione e i disagi per la cittadinanza. Contiamo comunque di riuscire nei prossimi mesi, verso fine anno, a migliorare la situazione generale in tutta la Valpolcevera con il ripristino della viabilità di sponda e altri piccoli e grandi interventi di regolazione del traffico».

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L’inceneritore ligure che spaventa l’Alessandrino


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«Ex ACNA di Cengio e inceneritore dei rifiuti ligure in valle Bormida: quale futuro attende il nostro territorio dal punto di vista ambientale e della salute pubblica? Per rispondere a questa domanda e fare il punto su due questioni calde e strettamente interconnesse, giovedì 25 giugno, alle ore 20:30, si terrà un’importante assemblea presso la sala ex Kaimano di Acqui Terme».

È una chiamata alla partecipazione civica quella che il Comune ha rivolto alla popolazione di Acqui. Ed è anche l’effetto più recente dell’onda lunga di preoccupazione e proteste che ha investito il Piemonte da diversi mesi, di fronte all’ipotesi di realizzare nell’entroterra savonese un impianto di incenerimento della spazzatura prodotta evidentemente soprattutto a Genova.

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Fra le aree ritenute idonee dalla Regione Liguria, infatti, due sono situate giusto alle porte delle colline delle Langhe e dei territori celebrati dall’Unesco: il sito ex ACNA di Cengio, dove permane un’eredità pesante delle antiche produzioni chimiche che è stata solo in parte bonificata e messa in sicurezza, e la superficie comunale di Cairo Montenotte, anch’essa gravata da presenze industriali di notevole impatto.
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Quattro province, una valle

Non è strano che l’Alessandrino sia così legato al Savonese. È il lungo corso del fiume Bormida ad avere insegnato a questa zona di confine, che fra le regioni Piemonte e Liguria attraversa quattro province, a sentirsi parte di un’unica bio-regione, a sentirsi valle. Una valle che origina nelle montagne dell’entroterra ligure, per poi estendersi per centocinquanta chilometri nei territori del Cuneese, che diventano Astigiano e che, infine, ad Alessandria, confluiscono nella pianura lambita dal Tanaro.

Una lezione che la valle Bormida ha imparato con dolore. Gliel’ha insegnata nel profondo un inquinamento di centodiciassette anni, quando il fiume era nero, biologicamente morto, e una densa schiuma biancastra e maleodorante si formava nei vortici della corrente. Tanto durarono le produzioni dell’ACNA di Cengio. Ma maestra fu anche la devastante alluvione del 1994, con una piena che travolse e distrusse ogni cosa, fino a congiungersi con la tragica esondazione ad Alessandria.

Il dibattito del 25 giugno affronterà i due temi caldi del momento. Da un lato la questione inceneritore, con l’impatto ambientale sul tessuto locale e le possibili alternative sostenibili in un’ottica di economia circolare. Dall’altro lo stato dell’ex ACNA, con un focus sul monitoraggio del sito «per garantire che la guardia rimanga alta sulla tutela delle falde acquifere e della salute dei residenti», come si legge sull’invito del Comune di Acqui.

Gli eventi informativi e di sensibilizzazione degli abitanti si susseguono da diversi mesi e ora, per la prima volta, approderanno in provincia di Alessandria. La formula prevede un modello già collaudato, fatto di analisi tecniche puntuali, aggiornamenti procedurali, dettagli specifici, ma anche della ferma denuncia di un modo di agire da parte della Regione Liguria che finora non ha lasciato alcuno spazio al dialogo e al confronto con gli enti locali e i residenti, che non hanno mai perso l’occasione di dimostrare la loro ferma opposizione al progetto.

Gruppi di lavoro hanno riunito gli esperti nelle competenze ambientali, politiche, sanitarie, legali e gli esiti di quegli studi – sull’iniziativa della giunta Bucci di costruire l’inceneritore per chiudere il ciclo dei rifiuti – vengono restituiti al pubblico in forma divulgativa, che possa essere compresa da chiunque. Soprattutto, da queste parti la cittadinanza attiva ha una lunga storia che arriva da lontano: e la consapevolezza che sia di nuovo necessario impegnarsi per contrastare la minaccia si sta diffondendo rapidamente.

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L’inquinamento si espande per chilometri

Renato Galliano è il presidente dell’osservatorio del paesaggio “La prima Langa”, una delle sedici associazioni che partecipano al “Coordinamento No Inceneritore” nato negli ultimi mesi- «La minaccia dell’inceneritore a Cengio o a Cairo, con gravi danni ambientali e sanitari, ripercorre la stessa logica dell’ACNA», ha detto a L’Unica. «Effetti negativi sul territorio e sulle comunità che lo abitano. Benefici per il gruppo industriale che gestirà l’impianto. La storia si ripete, così come si ripete il coinvolgimento sociale, la contrarietà dei sindaci, l’attività delle associazioni e dei comitati. I cittadini vogliono uscire da questa gabbia della marginalità e poter intervenire rifiutando soluzioni inaccettabili per il proprio territorio e per le future generazioni».

È lui che di solito dal palco parla con chiarezza. «L’incenerimento dei rifiuti non è una soluzione», ha spiegato a L’Unica. «Crea inquinamento atmosferico con sostanze anche molto pericolose che si disperdono per chilometri, crea il 25-30 per cento di polveri tra sottili e leggere. Si tratta di un progetto industriale speculativo che non apporterà nessun beneficio alla comunità locale, ma che lascerà una pesante eredità ambientale per 20-30 anni. Occorre andare verso la raccolta differenziata, il riuso e il riciclo». Gli stessi obiettivi, peraltro, suggeriti dall’Unione europea in via prioritaria per la gestione dei rifiuti.

Daniela Prato è la portavoce del “Coordinamento No Inceneritore” ed è a capo delle numerose iniziative che coinvolgono da mesi gli attivisti: volantinaggi nei paesi, campagne social, anche flash mob. «Siamo contrari a un impianto del genere perché rappresenta un progetto obsoleto rispetto alle alternative, che prevedono prima di tutto la raccolta differenziata e il riciclo, cosa che sicuramente non si sta facendo abbastanza in Liguria e in particolare a Genova», ha detto. Effettivamente, i dati raccontano che nella Regione la separazione dei materiali non raggiunge il 60 per cento e nel capoluogo è di poco superiore al 50, quando la normativa europea chiede obiettivi del 65 per cento come minimo. «Basti invece pensare che in valle Bormida, dove vorrebbero bruciare i rifiuti, è attestata a soglie prossime all’80 per cento», ha fatto notare Prato. Oltre il danno, la beffa.

«Difendiamo la valle Bormida anche perché non è assolutamente un sito idoneo ad accogliere un inceneritore», ha continuato la portavoce del Coordinamento. «Prima di tutto, per le sue criticità pesanti a livello ambientale: abbiamo già pagato pregresse pianificazioni industriali, che devono ancora essere bonificate e di cui subiamo tuttora le conseguenze. In secondo luogo, perché almeno il 70 per cento dei rifiuti liguri arriva da una distanza di diverse decine di chilometri e questo appesantirebbe il traffico veicolare su infrastrutture viarie già congestionate. Infine perché la gestione ambientale nel nostro territorio è approssimativa: è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo realtà come lo stoccaggio non regolare delle ceneri dell’inceneritore di Torino, aziende che sforano di benzoapirene: queste cose dimostrano che siamo una terra poco controllata, meglio ancora fuori controllo».

Ci sono inoltre condizioni naturali alla base delle preoccupazioni degli abitanti: «La conformazione geografica della vallata non permette un riciclo dell’aria: gli inquinanti ricadrebbero sul territorio», ha concluso Prato. «Da tempo chiediamo alla Regione Liguria una valorizzazione seria e costruttiva dei nostri luoghi: abbiamo coinvolto realtà come il basso Piemonte, che crede fermamente in una politica diversa e che verrebbe penalizzato in maniera pesante da questa scelta. Ecco perché continuiamo a informare le persone con le assemblee. Agiremo per vie legali, se ci sarà la presentazione di progetti concreti e se l’intento di costruire l’inceneritore in valle Bormida dovesse proseguire». Entro il 30 giugno, in base al bando regionale, le società interessate al business dovranno presentare i loro programmi di investimento. Cinque delle sei proposte preliminari finora inoltrate hanno già indicato la valle Bormida per la localizzazione.

Il sindaco di Acqui

In ogni caso non è ancora detta l’ultima parola. La questione è già arrivata in Parlamento, dove i deputati Angelo Bonelli e Marco Grimaldi (Alleanza verdi-sinistra) e il collega Andrea Giaccone (Lega) hanno presentato interrogazioni al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. In consiglio regionale del Piemonte, a tenere caldo il tema con altrettanti atti formali ci hanno pensato, nei giorni scorsi, gli esponenti del Partito democratico Fabio Isnardi, Mauro Calderoni e Domenico Ravetti e quelli della Lega Fabio Carosso e Marco Protopapa. «Non bisogna abbassare la guardia», ha ammonito quest’ultimo.

In Liguria, l’opposizione di centrosinistra si è da tempo dichiarata con fermezza contraria alla costruzione di un inceneritore, promuovendo un ciclo dei rifiuti completamente sostenibile, con potenziamento della raccolta differenziata, riciclo spinto e riuso dei materiali, contestando l’ipotesi di nuovi carichi ambientali. Seguono da vicino la vicenda e si sono pronunciati contro l’impianto le Province di Cuneo e Asti, l’Unione montana alta Langa, mentre molti Comuni liguri e piemontesi hanno approvato delibere dello stesso tenore. Le parole più dure sono venute dal sindaco Danilo Rapetti: «Non possiamo che essere solidali con la nuova lotta della val Bormida», ha detto a L’Unica. «Questaè una terra che da cent’anni subisce angherie e che ha sempre saputo tenere la testa alta e la schiena dritta, fino a vincere le sue battaglie, sia pure al prezzo di molte preoccupazioni e, spesso, di sofferenza e morte. Un inceneritore sarebbe materia di cui discutere serenamente, ma non qui. In val Bormida un inceneritore sarebbe altamente e decisamente inopportuno. In memoria di ciò che è stato e a tutela di ciò che sarà».

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Da Bra una scuola per la Cisgiordania


Dagli incontri con gli studenti braidesi al cantiere: così 55 bambini del villaggio di Khallet Taha hanno potuto riprendere a studiare
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Il 13 aprile 2026 cinquantacinque bambine e bambini hanno varcato per la prima volta la soglia della loro nuova scuola. Fino a quel giorno, per studiare, percorrevano fino a cinque chilometri in un territorio segnato dagli insediamenti illegali israeliani e da una violenza che non risparmia nemmeno i percorsi quotidiani verso un’aula. Khallet Taha è un piccolo villaggio nel sud della Cisgiordania, vicino alla città di Dura, nel governatorato di Hebron, Palestina. Oggi ospita un edificio semplice ma completo: quattro aule scolastiche, uno spazio per l’infanzia, laboratori di informatica e scienze, servizi igienici, un cortile. Si chiama scuola Juzoor (“radici”, in arabo) ed è il risultato di un’iniziativa nata con il sostegno della città di Bra.

A seguire il filo che unisce il Roero alla Cisgiordania è Luigi Bisceglia, bresciano di origine, che da 15 anni vive a Gerusalemme. Lavora per il VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), per il quale è coordinatore regionale per il Medio Oriente, e insegna economia aziendale e metodologia della ricerca all’università locale. È lui ad aver accompagnato, nel giugno del 2022, il gemellaggio tra il Comune di Bra e il Comune di Betlemme. «Vivendo qui e avendo ottimi rapporti con la comunità braidese, per me era la cosa più normale del mondo dare una mano ai due comuni», ha raccontato.

L’incontro con gli studenti

Dopo l’eccidio del 7 ottobre 2023, quella rete di relazioni è diventata il canale attraverso cui una comunità ha trasformato la preoccupazione in azione concreta. Bisceglia ha cominciato a tenere incontri online per spiegare la situazione, finché non è stato invitato fisicamente a Bra. Nell’ottobre del 2024, il coordinatore del VIS ha così incontrato in due giorni 600 studenti degli ultimi anni di tutte le scuole della città, insieme alla giornalista e scrittrice Paola Caridi. La Consulta Giovanile di Bra ha preso parte attiva al dibattito, ragionando sul significato della pace. «Sul palco coinvolgevamo i ragazzi direttamente», ha ricordato Bisceglia a L’Unica.

L’idea della scuola, però, è arrivata da dove meno ci si aspettava: dai bambini di una scuola dell’infanzia di Bra. «Come facevi a dire di no?», ha commentato Bisceglia. Il messaggio che il progetto voleva lanciare era chiaro: «Costruire una scuola non è solo ricostruire ciò che è stato distrutto, ma è anche ricostruire la speranza. Volevamo dire ai bambini e ai ragazzi palestinesi che noi in Italia pensavamo a loro, che eravamo pronti a fare un gesto concreto».

La raccolta di fondi

Il gesto concreto ha richiesto mesi di raccolta fondi e una mobilitazione che ha coinvolto l’intera provincia. Il Comune di Bra ha votato all’unanimità in Consiglio comunale uno stanziamento di 10 mila euro dall’avanzo di bilancio 2024. Il Credito Cooperativo di Cherasco ha contribuito con 5 mila euro. Altre associazioni si sono aggiunte con cifre tra i 2 mila e i 5 mila euro. Ma la parte più significativa della raccolta – oltre cinquecento donatori – è arrivata sotto forma di contributi tra i 10 e i 50 euro. «Famiglie, individui, bambini hanno creduto fortemente in questa scuola», ha detto Bisceglia. E così in breve tempo si è arrivati a raccogliere 70 mila euro, importo minimo per cominciare i lavori.

Il terreno su cui sorge l’edificio è stato donato gratuitamente dalle famiglie della comunità di Khallet Taha, che hanno finanziato anche i lavori di sbancamento e il muro di contenimento. «È un legame bellissimo tra due comunità che supportano i loro bambini», ha osservato il coordinatore. I lavori sono partiti il 26 novembre 2025 e la prima fase si è conclusa il 31 gennaio 2026. Poi, il 28 febbraio, lo scoppio del conflitto tra Israele e Iran ha costretto alla chiusura di tutte le scuole della Cisgiordania. Solo il 12 aprile è stato possibile riaprire, e il giorno successivo si è tenuta l’inaugurazione.
Il cantiere della scuola
Nel frattempo, la comunità locale non si è fermata. Le famiglie di Khallet Taha, soddisfatte del risultato, hanno acquistato di tasca propria i climatizzatori e le telecamere di sicurezza dell’edificio. Questo risparmio inatteso ha permesso di destinare fondi aggiuntivi alla costruzione del parco giochi, la cui realizzazione è prevista entro luglio. «La collaborazione continua», ha sottolineato Bisceglia. «Non è un nostro progetto: è loro, e noi ci siamo messi al servizio di tutto questo».
I bambini e le bambine a scuola
Le tensioni locali

Il contesto in cui la scuola nasce è tutt’altro che stabile. L’Autorità Palestinese (AP) attraversa una crisi economica e finanziaria senza precedenti: i fondi trattenuti da Israele – circa ottanta milioni di dollari al mese di IVA e dazi doganali che Israele è tenuto a versare all’AP in base al Protocollo di Parigi allegato agli Accordi di Oslo – sono congelati dal maggio del 2025. Il risultato è che gli insegnanti della Cisgiordania vengono pagati al cinquanta per cento una volta ogni due mesi, e i bambini vanno a scuola due o tre giorni alla settimana. «Per la prima volta in quindici anni ho incontrato bambini di otto anni che non sapevano leggere e scrivere», ha detto Bisceglia. «Garantire anche solo quei due o tre giorni è fondamentale».

Inoltre, dalla scuola di Khallet Taha si vedono, in posizione sopraelevata, due insediamenti illegali israeliani. «Strategicamente gli insediamenti sono costruiti in Cisgiordania per erodere porzioni di territorio e separare le città palestinesi l’una dall’altra», ha aggiunto il coordinatore. «Chiunque arrivi con i propri occhi lo vede. E non è avere un sentimento contro qualcuno: è rendersi conto di quello che accade nella realtà». Nonostante questo, la scuola sorge in un’area controllata dall’AP (le cosiddette aree A e B, istituite dagli Accordi di Oslo) e pertanto non può essere demolita dall’esercito israeliano, come invece potrebbe succedere se sorgesse sull’area C, quella parte di Cisgiordania amministrata dalle autorità di Israele e che rappresenta il 59 per cento del territorio occupato palestinese.

Nonostante tutto, la Rete Cuneese per la Palestina e il VIS guardano già oltre. «A maggior ragione è proprio adesso che non si abbandonano le persone, in particolare i bambini», ha detto Bisceglia. Il prossimo obiettivo è la scuola Aisha Khalil, nel distretto di Yatta, dove il piano terra è già stato realizzato con fondi della cooperazione italiana: mancano ancora le aule per 70 o 80 bambini (la raccolta fondi è appena partita ed è già possibile contribuire a questo link).

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Vita di una badante romena a Torino


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Salgo sul bus diretto a Nizza, cerco il mio posto. Mi lascia passare una signora sulla sessantina, ben curata: sopracciglia sottili, unghie rifinite, montatura degli occhiali leggera. Chiede: «Va fino a Sanremo?». «No, fino a Nizza». «Allora saremo compagne di viaggio», commenta. Sembra abbia una flessione francese, un italiano leggermente impreciso. Letitia viene dalla Bucovina, nel Nord della Romania. È venuta in Italia molti anni fa per lavorare: ha sempre fatto la badante. «Non mi vergogno a dirlo», aggiunge. «È un lavoro dignitoso».

Il figlio con i nonni

È lei a chiedere di darci del tu. Cosa ti manca della Romania? chiedo. «Tutto», risponde. «A Torino mi trovo bene, ma sai, quando nasci e cresci in una terra, rimani legato ai tuoi luoghi, alle tue abitudini. E poi la gente, gli amici, la famiglia. Andando avanti con l’età vorresti avere vicini i genitori: è la ruota della vita».

Quando hai lasciato la Romania? «Me ne sono andata nel 2004, quando mio figlio piccolo aveva soltanto nove anni. Non ho più visto nessuno dei miei per tre anni: avevo il permesso di soggiorno, ma la Romania non era ancora nell’Unione europea. Avrei potuto rientrare dopo i primi due mesi, ma ho deciso di rimanere per non perdere il lavoro. Non sono mai andata in un bar o in una discoteca, neppure in un giardino. Ho sempre e solo lavorato per mantenere la famiglia».

Sei mai tornata? «Sì, quando la Romania è entrata in Unione europea. È stato un trauma: non abbracciavo la mia famiglia da tanto tempo. Anche sentirci era difficile: non c’era ancora Whatsapp. Andavo ai telefoni di Porta Nuova, mi mettevo in fila per aspettare il mio turno. In quei tre anni non ho visto crescere i miei bambini. Nel 2015 sono tornata a casa per un po’, ormai mia mamma era anziana, mi dovevo dedicare a lei. Sono rimasta là per cinque anni: sentivo il bisogno di staccarmi, avevo addosso una stanchezza più psicologica che fisica. Ho tirato su i miei figli, ma non mi sono vissuta nulla di loro, neanche l’adolescenza. Io credo che per capire certe cose bisogna viverle. Loro sono cresciuti, hanno preso le loro strade. Mia figlia, ad esempio, abita a Nizza. È per questo che sto viaggiando».

La stai andando a trovare? «Sì, lavora lì, nel ristorante brasiliano di mio genero. E anche gli altri due figli sono lontani, dalla Romania e dall’Italia. Vivono a Londra. Tutti e due».

La riunione una volta all’anno

Tutti insieme si ritrovano solo d’estate, in Romania: un compromesso per cercare di vedersi nonostante i periodi di ferie differenti.

C’è un tuo momento preferito in questi giorni d’incontro? «In realtà non saprei dirti. Forse giocare insieme, ma in fondo niente di particolare: qualche grigliata, un picnic in montagna, un pranzo, una cena. Andiamo in piscina, al ristorante, solo per goderci tutti i momenti e i pochi giorni che ci rimangono da poter passare insieme. È un periodo che dura sempre troppo poco. E per me non è poi una vacanza in cui rilassarmi. Vado anche per lavorare: la casa è sporca, tutto è da mettere in ordine».

Qualcosa che ti fa paura, adesso, prima delle vacanze in cui rivedrai tutti? «Spero sempre di ritrovare tutti in salute. Quest’anno poi c’è una cosa che mi dispiace: una delle mie migliori amiche si è ammalata, ha un tumore a un polmone. Siamo amiche da quando eravamo ragazze e non abbiamo mai litigato davvero: ci sono stati degli scontri, a volte ce ne siamo dette di tutti i colori, ma ci siamo sempre ritrovate. Bastava un caffè e tutto tornava come prima. È una bravissima persona e questa cosa del tumore mi ha pesato tanto, è stato un fulmine a ciel sereno. Abita in Irlanda, ma l’ha scoperto in Romania: quando è rientrata ha fatto tutto – chemio, radio – ma non ne è uscita bene. Non riesce più a focalizzare le parole. Non riesco a mettermi in contatto, la distanza non aiuta. Quel che mi dispiace è che so che quest’estate non ci troveremo a raccontarci com’è andato l’anno. Non passeremo quei pochi momenti insieme. Un grande dispiacere».

Il viaggio sempre più caro

Quanto spesso vai da tua figlia, a Nizza? «Quando posso, per vedere i miei nipoti di 14 e 4 anni. Questa volta passerò il weekend, ma il viaggio è diventato un problema». Letitia mi fa un elenco di tutti gli ostacoli del viaggio. Prima andava in macchina, arrivava in quattro ore ed era comodo, ci voleva soltanto un po’ di tempo per trovare un parcheggio. Ma ormai l’autostrada costa troppo, la benzina ancora peggio e il parcheggio non si trova mai. Aggiunge con una risata ironica: «Non mi godevo neanche il paesaggio». Ha provato anche il treno: costa poco, ma bisogna cambiare a Ventimiglia, con un’ora di vuoto per la coincidenza: non ci sono più i diretti.

È cambiato viaggiare in questi anni? Ci sono più controlli? «In Francia i controlli ci sono sempre stati. Anni fa andavo in macchina anche in Romania, lì c’erano pochi controlli all’uscita. Più controllo all’entrata in Italia. Adesso ci vado in aereo; speriamo, ho preso il biglietto da mesi. Spero non facciano saltare la vacanza».

Che cosa ti piace di Nizza? «Il mare mi incanta», risponde. Mi racconta che quando suo figlio viveva ancora in Italia andava spesso in Liguria. Poi c’era stato un periodo in cui aveva assistito una signora che aveva la casa a San Lorenzo, era diventato uno dei suoi posti preferiti. Negli ultimi anni il mare di Nizza ha sostituito quello ligure. «L’unico problema è il francese», continua. «Non lo parlo e questo mi crea non pochi problemi: per esempio, quando non riesco a capire quanto dura la validità di un biglietto rischio di prendere la multa». Adora Place Masséna, così centrale e ariosa, immersa tra i palazzi eleganti, ma per lei la cosa più importante è rivedere i nipoti. Di uno mi ha mostrato la foto che le fa da sfondo sul cellulare. Dell’altra nipotina mi dice che sarebbe andata in Puglia in gita e che sa cinque lingue. Con orgoglio le ha elencate tutte: rumeno, francese, inglese, portoghese e italiano.

«È appassionata di disegno», racconta. «Ma non si sa cosa farà: a 14 anni non si hanno ancora le idee chiare». Com’è la scuola in Francia? Si trova bene? «Oh, lei è contentissima: la scuola è cara, ma le piace tantissimo».

È difficile gestire il rapporto a distanza con i nipoti? Quali sono i modi migliori per tenersi in contatto? «Non è facile, la distanza si fa sentire: dieci/quindici minuti di chiamata non sono la stessa cosa. I miei figli erano a fianco di mia mamma, dormivano e mangiavano vicino a lei. C’era un rapporto diverso. Io preferisco non sentirli tutti i giorni: mi informo se sono in salute. A dire la verità, come la vivo io, il rapporto è distaccato. Non riesci a goderti i nipoti, non è come vederti una volta a settimana, prendere il gelato insieme. Anche con il mio lavoro, l’impegno con anziani e malati, non riesco a staccarmi facilmente».

Perdere il lavoro significa perdere la casa

Hai mai pensato di trasferirti a Nizza, per stare con loro? «No, in Italia mi sono trovata bene da subito. Certo, ho incontrato gente brava e meno brava come in tutto il mondo, ma poi dopo tanti anni non andrei da altre parti. Infatti, anche dopo cinque anni in Romania sono tornata qui. Sono sola, non mi appoggio a nessuno. L’Italia è un posto molto accogliente, mi sono adeguata e integrata: ho preso la patente, ho studiato, ho preso la terza media. Ho trovato un lavoro, volevo lavorare come OSS, ma avrei dovuto smettere di fare la badante e ho rinunciato. Io se perdo il lavoro poi rischio di perdere anche la casa, vivo il trauma che vale per tutte le badanti. Ci si ritrova dall’oggi al domani senza lavoro e senza casa. Psicologicamente è difficile: io l’ho vissuto nell’ultimo anno. Lavoravo con una signora di 96 anni. La figlia l’ha portata via perché non avevano più soldi. Mi sono trovata fuori casa, sono andata da un’amica, ho trovato un lavoro e sono stata quindici giorni da una persona che non mi ha neanche pagato. Poi ho trovato a Rivoli, c’erano due sorelle, ma loro non volevano badanti: facevano tutti i tipi di dispetti. Dopo tre mesi sono andata via. Ho trovato un’altra signora, ma dopo tre mesi è mancata. Ho cambiato sei case: non è facile».

Arriviamo a Nizza e il nostro viaggio prosegue in treno fino alla stazione di Nice-Ville. Ci salutiamo e mi lascia il biglietto da visita del ristorante di sua figlia: «Buona permanenza a Nizza, e buon mare», mi dice. «Sulla nostra via ci sono sempre persone messe dal Signore, persone che devi conoscere. Non è un caso. Ci sono anche tante persone che non ti guardano neanche in faccia: “Sei straniera e non dovresti neanche essere qui”».

Secondo l’Osservatorio INPS sui lavori domestici, nel 2024 in provincia di Torino lavoravano oltre 36 mila lavoratrici e lavoratori domestici (più di 17 mila badanti e circa 19 mila colf). Di questi, quasi 3 mila avevano dai 65 anni in su. A queste cifre, stando ai dati dell’Osservatorio Domina sul lavoro domestico, andrebbero aggiunti dai 23 ai 25 mila casi di lavoratori e lavoratrici in nero.


Questa puntata di L’Unica Torino termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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La rassegna stampa di venerdì 26 giugno 2026


La Corte Suprema apre alla fine dello status protetto per haitiani e siriani e decide su armi e Roundup, a New York passa il congelamento degli affitti di Mamdani, la Fed irrigidisce il tono sull'inflazione e l'Iran colpisce una nave nello Stretto di Hormuz

Questa è la rassegna stampa di venerdì 26 giugno 2026

La Corte Suprema consente all'Amministrazione di porre fine allo status protetto per haitiani e siriani


Con una decisione 6-3, la Corte Suprema ha aperto la strada all'Amministrazione Trump per cancellare il Temporary Protected Status (TPS) di centinaia di migliaia di immigrati haitiani e siriani che vivono negli Stati Uniti da anni, esponendoli a possibili espulsioni. I tre giudici progressisti hanno espresso un duro dissenso, contestando il ruolo delle considerazioni razziali nella mossa dell'esecutivo. La sentenza chiarisce anche cosa attende concretamente i titolari del beneficio nei prossimi mesi.

Fonti: BBC News, The Wall Street Journal, The New York Times

La Corte Suprema chiude la sessione con sentenze su armi e sul diserbante Roundup


Nello stesso giorno, la Corte Suprema ha bocciato una legge delle Hawaii che limitava il porto d'armi nelle proprietà private, restringendo il margine di manovra degli altri Stati che vogliono regolare le armi da fuoco. I giudici hanno inoltre dato ragione a Bayer in una controversia chiave sui contenziosi legati al diserbante Roundup. Le decisioni, tutte 6-3, segnano la volata finale della Corte verso la pausa estiva.

Fonti: The Wall Street Journal, Axios, The Wall Street Journal

A New York approvato il congelamento degli affitti voluto dal sindaco Mamdani


Il Rent Guidelines Board di New York ha approvato con un voto di 7-1 il congelamento biennale degli affitti per circa un milione di appartamenti a canone regolato, una delle promesse centrali della campagna del sindaco Zohran Mamdani. La misura, che entrerà in vigore a ottobre, riguarda gli edifici costruiti prima del 1974 e quelli con determinate agevolazioni fiscali. È un primo risultato concreto a pochi mesi dall'inizio del mandato.

Fonti: The New York Times, The Hill, The Wall Street Journal

Trump invita i repubblicani a smettere di bloccare i lavori della Camera


Dopo un incontro alla Casa Bianca con lo speaker Mike Johnson, il presidente Trump ha esortato pubblicamente i deputati repubblicani a non far più cadere i voti procedurali, una tattica con cui un gruppo di conservatori ha paralizzato l'attività della Camera per spingere sul SAVE America Act in materia elettorale. Johnson ha intanto trasmesso alla Casa Bianca il disegno di legge bipartisan sulla casa, segnale di fiducia sul suo via libera dopo che Trump aveva inizialmente rifiutato di firmarlo.

Fonti: Axios, The Hill, Bloomberg

La Federal Reserve assume un tono più rigido sull'inflazione mentre i mercati arretrano


Le parole dure del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh sull'inflazione hanno rassicurato gli investitori e, insieme al calo del petrolio, hanno fatto scendere le attese di lungo periodo sui prezzi. Le prospettive sui tassi si sono spostate in direzione restrittiva, con alcuni analisti che ipotizzano persino un rialzo mentre l'inflazione PCE tocca il massimo da tre anni. Intanto le borse asiatiche sono scese bruscamente per i timori sulla domanda legata all'intelligenza artificiale.

Fonti: Financial Times, Financial Times, Financial Times

L'Iran colpisce una nave nello Stretto di Hormuz e mette a rischio gli sforzi di pace con gli Stati Uniti


Una nave cargo è stata colpita da un proiettile non identificato nello Stretto di Hormuz, in un attacco attribuito all'Iran che ha spinto diverse superpetroliere a tornare indietro lungo la cruciale via di transito energetico. L'episodio mina i tentativi di ripristinare il traffico marittimo e complica gli sforzi di Washington per arrivare a un accordo di pace con Teheran. La tensione si riflette anche sul prezzo del greggio e sulle pressioni inflazionistiche globali.

Fonti: The New York Times, Semafor, Bloomberg

Un giudice ordina al Dipartimento di Giustizia di rendere pubblici altri documenti su Epstein


Un giudice federale di Washington ha ordinato al Dipartimento di Giustizia di pubblicare ulteriori documenti non oscurati sul caso Jeffrey Epstein, o di spiegare entro il 2 luglio perché non può farlo. L'ingiunzione nasce dalla causa della giornalista e analista legale Katie Phang, che accusa il Dipartimento di aver oscurato in modo improprio nomi e materiali, comprese alcune email e riferimenti al presidente Trump, che ha sempre negato ogni illecito. Il Dipartimento ha già diffuso 3,5 milioni di pagine in base all'Epstein Act.

Fonti: Axios, The Hill

Apple alza i prezzi per la carenza di chip di memoria, Micron vola in borsa


L'amministratore delegato di Apple Tim Cook ha annunciato aumenti di prezzo fino a circa il 20% su Mac e iPad, spiegando che l'azienda non può più proteggere i clienti dai rincari legati alla carenza globale di chip di memoria. Sul fronte opposto della filiera, le azioni del produttore di memorie Micron sono balzate dopo risultati superiori alle attese, trainati dalla domanda legata all'intelligenza artificiale, scuotendo l'intero comparto tecnologico di Wall Street.

Fonti: Semafor, BBC News, Financial Times

La California voterà su una tassa sui miliardari e tra i democratici scoppia lo scontro


Una proposta di tassa sui miliardari arriverà davanti agli elettori della California a novembre, aprendo un confronto ad alta tensione all'interno del Partito democratico dopo il fallimento dei tentativi di compromesso. I più ricchi stanno reagendo con due iniziative referendarie che potrebbero annullare la misura. La battaglia riflette una tensione più ampia della politica americana alle prese con le forti disuguaglianze.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal

Sanders pubblica email interne che mostrano le pressioni di RFK Jr. sui vaccini


Il senatore Bernie Sanders ha diffuso una serie di email del Dipartimento della Salute che sembrano mostrare il segretario Robert F. Kennedy Jr. esercitare pressioni sui Centri per il controllo delle malattie (CDC) riguardo alla comunicazione sui vaccini. I messaggi indicherebbero che Kennedy ha indirizzato il comitato consultivo del CDC a limitare l'accesso ai vaccini. La pubblicazione alimenta lo scontro politico sull'orientamento della sanità pubblica americana.

Fonti: The Hill

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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OpenAI presenta il suo primo chip, l'UE non comprerà chip dalla Cina, Anthropic accusa Alibaba


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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Fineco.

Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon venerdì,
oggi vedremo il nuovo chip AI firmato Broadcom + OpenAI. Poi parleremo del Pax Silica, l'accordo appena firmato che non consentirà alla Cina di esportare chip nell'Unione Europea; vedremo le accuse di Anthropic contro Alibaba, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 351 - Venerdì 26 giugno
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Confrontiamo tutto: l'operatore, la luce, l'assicurazione. La banca quasi mai, e in media ci restiamo quindici anni (dati Fineco).

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

OpenAI e Broadcom presentano Jalapeño, il loro primo chip AI


Intelligenza Artificiale
Jalapeño
è il primo chip custom sviluppato da OpenAI e Broadcom. La collaborazione è partita 18 mesi fa ed è diventata pubblica in ottobre. Il chip, sviluppato in nove mesi, sarà usato da OpenAI per l'inferenza, cioè per servire i modelli agli utenti di ChatGPT. Le due aziende lo descrivono come il primo componente di una piattaforma hardware più grande. La produzione su larga scala è prevista per il 2027, la piena operatività a metà 2028.
~
Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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L'UE firma il Pax Silica: non comprerà chip AI dalla Cina


Politica
La Commissione Europea ha firmato la dichiarazione Pax Silica. È un'iniziativa guidata dagli Stati Uniti per escludere la Cina dalle catene di fornitura di chip per l'AI. Il documento è non vincolante e senza misure operative concrete. Il via libera interno è arrivato dopo che Washington ha escluso l'ipotesi di limitare le esportazioni di chip AI verso i paesi dell'Europa centro-orientale, opzione valutata nel 2025. Oltre alla firma collettiva UE, alcuni stati membri hanno aderito anche bilateralmente: Paesi Bassi martedì, Finlandia e Svezia in precedenza. Il governo USA indica che anche Germania e Grecia avrebbero firmato martedì.
~
Fonte: Euractiv
Alternativa in italiano: non pervenuta

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INTERVISTIAMO LO SPONSOR

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Perché gli italiani non cambiano banca?

"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."

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Anthropic accusa Alibaba di aver aggirato Claude per addestrare i propri modelli


Intelligenza Artificiale
Anthropic ha scritto al Senato americano accusando Alibaba di aver condotto il più grande attacco di distillazione mai registrato contro i suoi modelli. Tra il 22 aprile e il 5 giugno, operatori affiliati ad Alibaba avrebbero eseguito 28,8 milioni di scambi con circa 25.000 account fraudolenti. La distillazione consiste nell'addestrare un modello più piccolo sugli output di uno più potente, sottraendone le capacità. La lettera di Anthropic, datata 10 giugno e ottenuta da CNBC, è indirizzata a due senatori americani. Già a febbraio Anthropic aveva segnalato campagne simili attribuite a DeepSeek, Moonshot e MiniMax.
~
Fonte: CNBC
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Il rover Perseverance ha trovato tracce di carbonio organico su Marte


Spazio
Il rover Perseverance ha trovato carbonio macromolecolare nelle rocce di Bright Angel, un affioramento lungo il letto prosciugato di Neretva Vallis, un fiume che miliardi di anni fa trasportava acqua fino al cratere Jezero. Le stesse rocce avevano già attirato l'attenzione nel 2024 per strutture di superficie simili a quelle lasciate da microbi fossili sulla Terra. Il carbonio macromolecolare può originare da organismi viventi, ma anche da processi geologici o da meteoriti: non è dunque una prova completa di vita passata. Per stabilire l'origine servirà un'analisi in laboratorio terrestre. Il problema è che la missione NASA di rientro dei campioni marziani è stata di fatto cancellata ed è attesa per gli anni 2030, mentre la Cina punta a portare campioni sulla Terra nel 2031.
~
Fonte: the Guardian
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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Un fondo da 500 milioni di dollari per eliminare il raffreddore comune


Scienza
Il 24 giugno è stato lanciato un fondo da 500 milioni di dollari chiamato Intercept, volto a eliminare raffreddore, influenza e altri virus respiratori. Tra i finanziatori ci sono Stripe e Anthropic. L'obiettivo dichiarato è quello di portare almeno due trattamenti attraverso le prime due fasi di sperimentazione clinica, con un costo stimato tra 20 e 30 milioni di dollari a farmaco, lasciando poi alle case farmaceutiche il compito di completare il percorso verso il mercato. Il fondo vuole sostenere anche tecnologie già esistenti come sistemi di filtraggio dell'aria e luci UV. I responsabili ammettono che 500 milioni non bastano a coprire l'intero percorso.
~
Fonte: TIME
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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In lingua inglese.

I report di vulnerabilità non sono più speciali


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Giocatori morti


text-incubation.com (eng)

La guerra con altri mezzi


letter.palladiummag.com (eng)

La verità sull'essere un manager


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Lo sponsor della settimana

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Vivo e lavoro nel mondo tech & finance e un po' mi imbarazza far parte di coloro che non hanno mai cambiato banca in quindici anni — eppure sì, me ne lamento anch'io.

Poi sono un grande fan degli ecosistemi di banking disegnati e sviluppati con attenzione meticolosa al dettaglio, e in Fineco ho visto un livello di cura non da poco. Tutte le loro piattaforme sono state sviluppate ad hoc (non si appoggiano a fornitori esterni) e nascono con l'idea di avere una experience eccellente per l'utente finale.

Sarà che sono UX Designer, ma per me vale tanto. Poi hanno una cosa che molte banche che vivono solo online non hanno, cioè una presenza reale di professionisti umani che ti seguono.

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Notizie veloci


In lingua inglese.

Elon Musk perde lo status di trilionario con il crollo delle azioni SpaceX e Tesla


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Qualcomm ottiene Meta come primo cliente ufficiale per i suoi chip per data center Dragonfly


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Tesla e Sunrun collaborano su una centrale elettrica virtuale da 16 GW per i data center


electrek.co (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/S67z2aekBrI?…

Ho dato un corpo a ChatGPT


Un'interessante esperimento chiamato "Growbot" in cui si cerca di capire come l'IA cresce e sperimenta all'interno di un corpo.

Vedi video su youtube.com (eng - 27:24)

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Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.


Hai ottimizzato tutto, tranne la banca


Questo è un articolo sponsorizzato. Gli sponsor non influenzano la linea editoriale di Morning Tech, ma permettono al progetto di esistere.

Scopri Fineco

Siamo bravissimi a confrontare. L'operatore telefonico, la bolletta della luce, l'assicurazione dell'auto, l'abbonamento che usiamo poco. Su tutto cerchiamo l'opzione migliore, su una cosa no: la banca.

In Italia restiamo nella stessa banca in media quindici anni (dati Fineco). Non perché sia la migliore, ma perché a un certo punto smette di essere una scelta e diventa un'abitudine, come la strada per andare al lavoro: non la decidi più, la fai e basta.

C'è anche un motivo meno comodo da ammettere. Secondo l'indagine IACOFI di Banca d'Italia, l'alfabetizzazione finanziaria nel Paese resta bassa: 10,7 su 20 nell'indicatore complessivo e 4,6 su 10 sulle competenze digitali. Se non hai gli strumenti per capire davvero cosa fa la tua banca, il conto resta una decisione presa una volta sola e mai più rivista.

Ma nel frattempo qualcosa paghi. Sempre Banca d'Italia, nell'indagine sul costo dei conti, stima per il 2024 circa 101 euro l'anno di spesa media per un conto tradizionale, contro circa 31 euro per uno online. La stessa persona che soppesa due offerte di pasta al supermercato non si accorge di una differenza del settanta per cento sul conto in banca.

Il costo, però, è solo metà del discorso. L'altra metà è cosa ricevi in cambio.

Ma infatti, che cosa dovrebbe fare per te una banca oggi, nel 2026? Da una parte ci sono gli istituti di sempre, solidi ma costruiti su processi vecchi, dove per fare due operazioni passi da tre canali diversi. Dall'altra, le neobank nate dentro un'app, veloci ma che rimangono pur sempre dietro uno schermo.

Fineco prova a stare nel mezzo, e lo fa da prima che esistesse la parola fintech. È nata quasi ventisei anni fa con un'idea che allora sembrava strana: una sola piattaforma per tenere insieme conto, carte, trading, credito e investimenti, costruita in casa invece di assemblare pezzi comprati da fornitori esterni. Oggi parlare di banca e app nella stessa frase è normale. All'epoca non lo era.

Tutto è connesso: lo stipendio che entra, le spese, i pagamenti, gli investimenti che fai partire con due tap dallo stesso posto in cui guardi il saldo. Non sono mondi separati che ogni tanto si scambiano un'informazione.

E poi c'è la parte che un'app da sola non ti dà: le persone. Una rete di consulenti che ti segue quando devi decidere cosa fare dei tuoi soldi, perché un grafico non basta. La tecnologia fa la parte ripetitiva, qualcuno in carne e ossa fa quella difficile. Non la banca che ti mette in fila, non l'app che ti lascia solo.

Resta l'ultima scusa, quella sincera: cambiare è una rottura. Ed è il motivo per cui oggi Fineco offre il conto a canone zero. Apri, provi, e se funziona porti dentro il resto con calma. Tolto il canone, l'unico vero motivo per restare fermi è l'inerzia.

Non puoi cambiare la tua banca. Ma puoi cambiare banca. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.
Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.

Intervista

Perché gli italiani non cambiano banca?


"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."

Cosa rende Fineco diversa?


"La tecnologia ce la siamo costruita in casa, non l'abbiamo comprata a pezzi. Conto, trading e investimenti stanno nello stesso posto e si parlano tra loro. E accanto alla piattaforma c'è una rete di consulenti veri. Le macchine gestiscono la routine, le persone ci sono quando devi decidere."

Cosa ne pensa Morning Tech?


Vivo e lavoro nel mondo tech & finance e un po' mi imbarazza far parte di coloro che non hanno mai cambiato banca in quindici anni — eppure sì, me ne lamento anch'io.

Poi sono un grande fan degli ecosistemi di banking disegnati e sviluppati con attenzione meticolosa al dettaglio, e in Fineco ho visto un livello di cura non da poco. Tutte le loro piattaforme sono state sviluppate ad hoc (non si appoggiano a fornitori esterni) e nascono con l'idea di avere una experience eccellente per l'utente finale.

Sarà che sono UX Designer, ma per me vale tanto. Poi hanno una cosa che molte banche che vivono solo online non hanno, cioè una presenza reale di professionisti umani che ti seguono.

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Un fondo da 500 milioni di dollari per eliminare il raffreddore comune


Stripe e Anthropic tra i principali finanziatori.
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In breve:


Il 24 giugno è stato lanciato un fondo da 500 milioni di dollari chiamato Intercept, volto a eliminare raffreddore, influenza e altri virus respiratori. Tra i finanziatori ci sono Stripe e Anthropic. L'obiettivo dichiarato è quello di portare almeno due trattamenti attraverso le prime due fasi di sperimentazione clinica, con un costo stimato tra 20 e 30 milioni di dollari a farmaco, lasciando poi alle case farmaceutiche il compito di completare il percorso verso il mercato. Il fondo vuole sostenere anche tecnologie già esistenti come sistemi di filtraggio dell'aria e luci UV. I responsabili ammettono che 500 milioni non bastano a coprire l'intero percorso.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

A New $500 Million Fund Is Trying to Eliminate the Common Cold
The project, called Intercept, aims to financially back the development of treatments that protect against respiratory infections of all kinds, plus technology to clean air.
TIMEVeronique Greenwood


Alternativa in italiano:

Stripe, Anthropic e OpenAI sostengono un’iniziativa volta a contrastare le infezioni respiratorie - MIT Technology Review Italia
Intercept, una nuova organizzazione senza scopo di lucro, si concentrerà sulla lotta contro il raffreddore comune e l’influenza. Il raffreddore comune colpisce tutti noi, spesso più di una volta all’anno. E non c’è modo di prevenirlo. Il meglio che si possa fare è assumere vitamina C e stare alla larga da chi ha il naso
MIT Technology Review Italia - La rivista del MIT per l'innovazione

Questa voce è stata modificata (1 mese fa)
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OpenAI e Broadcom presentano Jalapeño, il loro primo chip AI


Progettato in soli nove mesi con l'AI.
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In breve:


Jalapeño è il primo chip custom sviluppato da OpenAI e Broadcom. La collaborazione è partita 18 mesi fa ed è diventata pubblica in ottobre. Il chip, sviluppato in nove mesi, sarà usato da OpenAI per l'inferenza, cioè per servire i modelli agli utenti di ChatGPT. Le due aziende lo descrivono come il primo componente di una piattaforma hardware più grande. La produzione su larga scala è prevista per il 2027, la piena operatività a metà 2028.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI and Broadcom reveal Jalapeno, first AI chip in partnership
Eight months after announcing a custom chip deal, OpenAI and Broadcom are revealing their first joint project: Jalapeño.
CNBCKif Leswing


Alternativa in italiano:

Jalapeño è il primo chip di OpenAI progettato con Broadcom
Jalapeño è il primo chip custom (ASIC) di OpenAI per l'inferenza dei modelli realizzato in collaborazione con Broadcom (verrà usato entro fine anno).
Punto Informatico

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Il rover Perseverance ha trovato tracce di carbonio organico su Marte


Si aprono nuovi interrogativi.
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In breve:


Il rover Perseverance ha trovato carbonio macromolecolare nelle rocce di Bright Angel, un affioramento lungo il letto prosciugato di Neretva Vallis, un fiume che miliardi di anni fa trasportava acqua fino al cratere Jezero. Le stesse rocce avevano già attirato l'attenzione nel 2024 per strutture di superficie simili a quelle lasciate da microbi fossili sulla Terra. Il carbonio macromolecolare può originare da organismi viventi, ma anche da processi geologici o da meteoriti: non è dunque una prova completa di vita passata. Per stabilire l'origine servirà un'analisi in laboratorio terrestre. Il problema è che la missione NASA di rientro dei campioni marziani è stata di fatto cancellata a gennaio: una versione rivista è attesa per gli anni 2030, mentre la Cina punta a portare campioni sulla Terra nel 2031.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Nasa rover detects potential signatures of ancient microbial life on Mars | Mars | The Guardian
Perseverance identifies organic carbon molecules in rocks on riverbed that carried water billions of years ago
the Guardian


Alternativa in italiano:

NASA, composti organici complessi trovati su Marte: prima rilevazione di carbonio macromolecolare del rover Perseverance
In un nuovo studio guidato da scienziati della NASA è stata annunciata la prima rilevazione di carbonio macromolecolare su Marte
Innovazione Fanpage

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Anthropic accusa Alibaba di aver aggirato Claude per addestrare i propri modelli


28,8 milioni di scambi con account fraudolenti.
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In breve:


Anthropic ha scritto al Senato americano accusando Alibaba di aver condotto il più grande attacco di distillazione mai registrato contro i suoi modelli. Tra il 22 aprile e il 5 giugno, operatori affiliati ad Alibaba avrebbero eseguito 28,8 milioni di scambi con circa 25.000 account fraudolenti. La distillazione consiste nell'addestrare un modello più piccolo sugli output di uno più potente, sottraendone le capacità. La lettera di Anthropic, datata 10 giugno e ottenuta da CNBC, è indirizzata a due senatori americani. Già a febbraio Anthropic aveva segnalato campagne simili attribuite a DeepSeek, Moonshot e MiniMax.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic accuses Alibaba of campaign to extract AI capabilities
The letter, which was obtained by CNBC, claims Alibaba carried out "the largest known distillation attack on Anthropic to date."
CNBCAshley Capoot


Alternativa in italiano:

Anthropic vs Alibaba: account falsi per copiare le capacità di Claude
Anthropic accusa Alibaba di aver usato account falsi per generare conversazioni con Claude e distillare le sue capacità.
Punto Informatico

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L'UE firma il Pax Silica: non comprerà chip AI dalla Cina


Bruxelles esclude Pechino dalle forniture di semiconduttori.
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In breve:


La Commissione Europea ha firmato la dichiarazione Pax Silica. È un'iniziativa guidata dagli Stati Uniti per escludere la Cina dalle catene di fornitura di chip per l'AI. Il documento è non vincolante e senza misure operative concrete. Il via libera interno è arrivato dopo che Washington ha escluso l'ipotesi di limitare le esportazioni di chip AI verso i paesi dell'Europa centro-orientale, opzione valutata nel 2025. Oltre alla firma collettiva UE, alcuni stati membri hanno aderito anche bilateralmente: Paesi Bassi martedì, Finlandia e Svezia in precedenza. Il governo USA indica che anche Germania e Grecia avrebbero firmato martedì.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

EU signs US 'Pax Silica' initiative singling-out China on AI chips | Euractiv
The Council gave the Commission a green light to sign the declaration after months of internal negotiations
EuractivEuractiv


Alternativa in italiano: non pervenuta

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promo (book is out)

Sensitive content

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Di recente ho scoperto che Imola era chiamata la "città dei matti", perché i manicomi le stavano come la FIAT a Torino.

Come l'ho scoperto?

Dirigendo una miniserie per il canale YouTube di HIBOU. Oggi è uscito il teaser.

youtu.be/UFeKOFmIpZM?si=9qn0nQ…

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La Corte Suprema dà via libera a Trump: revocate le protezioni per 350mila haitiani


Con una decisione presa 6 voti contro 3, la maggioranza conservatrice consente all'Amministrazione Trump di cancellare il Temporary Protected Status. Per i giudici, le frasi di Trump su Haiti non bastano a dimostrare una discriminazione.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha autorizzato l'Amministrazione di Donald Trump a revocare le protezioni legali per centinaia di migliaia di immigrati che finora potevano restare nel Paese per ragioni umanitarie. Con 6 voti a favore e 3 contrari, la maggioranza conservatrice ha respinto la tesi secondo cui òa Casa Bianca avrebbe agito per pregiudizio razziale quando la Segretaria alla Sicurezza interna, Kristi Noem, ha posto fine al Temporary Protected Status per gli immigrati haitiani.

Trump ha più volte usato parole denigratorie contro Haiti, definendolo un Paese sporco e pieno di malattie, e ha sostenuto che gli immigrati haitiani stanno "avvelenando il sangue" dell'America. Per la Corte, però, quelle dichiarazioni non bastano a dimostrare un intento discriminatorio. "Nessuna delle dichiarazioni citate, né del presidente né dalla Segretaria, era apertamente razzista, e nella sostanza tutte esprimevano posizioni politiche che possono fondarsi su giustificazioni neutre rispetto all'etnia haitiana", ha scritto il giudice Samuel Alito nell'opinione firmata dalla maggioranza dei giudici.

Che cosa cambia per gli immigrati


La sentenza della Corte Suprema revoca i blocchi con cui i tribunali inferiori avevano sospeso la cancellazione del programma durante i ricorsi e rimanda il caso nel merito ai giudici di grado inferiore. Nel frattempo, però, l'Amministrazione può procedere a porre fine TPS per circa 350.000 persone arrivate da Haiti e per altri 6.000 dalla Siria. La decisione apre inoltre la strada alla revoca delle protezioni per gli immigrati provenienti da altri Paesi in via di sviluppo, tra cui Afghanistan, Nepal, Sud Sudan e Venezuela.

Il Temporary Protected Status era stato creato dal Congresso nel 1990. Si tratta di uno status che permette agli immigrati considerate idonei di restare temporaneamente negli Stati Uniti e di lavorare legalmente quando i loro Paesi d'origine sono colpiti da guerre, disastri naturali o epidemie. Quando Trump è tornato alla Casa Bianca l'anno scorso, circa 1,3 milioni di immigrati provenienti da 17 Paesi vivevano legalmente negli Stati Uniti proprio grazie al TPS. La sua Amministrazione si è mossa per cancellare lo status ai migranti provenienti da 13 di questi Paesi, sostenendo che le Amministrazioni precedenti avessero abusato del programma rinnovandolo di continuo.

Il dissenso dei giudici liberal


Le associazioni che difendono i diritti dei migranti avevano presentato una serie di ricorsi, accusando l'Amministrazione Trump di aver aggirato le procedure e, in alcuni casi, di aver agito con ostilità verso le minoranze etniche. La giudice della Corte Suprema Elena Kagan, nella sua opinione di dissenso, ha citato diverse frasi di Trump su Haiti, comprese le accuse secondo cui gli immigrati haitiani mangerebbero cani e gatti o "probabilmente hanno l'AIDS". Sono parole, ha scritto Kagan, "così ripugnanti e venate di razzismo che la maggioranza rinuncia a metterle per iscritto".

Alcuni immigrati che perderanno il TPS potranno ora chiedere altre forme di protezione, come l'asilo. Ma queste vie sono spesso più difficili da percorrere ed ottenere. Ciò significa nei fatti che per molti beneficiari la cancellazione dello status decisa dalla Corte Suprema potrebbe significare il rischio concreto di un rimpatrio imminente, nonostante molti di loro vivono negli Stati Uniti da anni, abbiano superato i controlli periodici sui loro precedenti penali e alcuni abbiano persino coniugi o figli cittadini americani.

Sempre oggi, la Corte Suprema ha rafforzato la linea dura di Trump sull'immigrazione con una seconda sentenza, anch'essa firmata da Alito, che consente all'Amministrazione Trump di respingere le persone al confine tra Stati Uniti e Messico senza dare loro la possibilità di chiedere formalmente asilo sul territorio statunitense. Anche in questo caso la decisione è stata presa con un voto di 6 a 3, con i giudici liberal dissenzienti. In attesa dinanzi alla Corte resta però ancora un'altra misura simbolo della linea dura di Trump: il tentativo di negare la cittadinanza per nascita ai figli degli immigrati senza documenti, sul quale però anche diversi giudici conservatori sembravano essere scettici durante l'audizione.

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Le poste americane minacciano di non consegnare le schede elettorali per volere di Trump


Il capo delle poste David Steiner ha detto al Senato che una nuova regola fermerebbe la consegna delle schede negli Stati che rifiutano di cedere al governo federale le liste degli elettori.

Il servizio postale americano non consegnerà più le schede elettorali inviate per posta negli Stati che si rifiutano di cedere al governo federale i dati sui propri elettori. Lo ha detto David Steiner, il responsabile delle poste statunitensi, durante un'audizione al Senato di mercoledì, spiegando gli effetti di una nuova regola proposta dalla sua agenzia.

La regola è stata diffusa questo mese e segue l'ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump a marzo per limitare il voto per posta. Quell'ordine, contro cui sono in corso diverse cause, punta a costruire liste di cittadini Stato per Stato per stabilire chi ha diritto a votare e chiede al servizio postale di non distribuire le schede a chi non compare in quegli elenchi.

All'inizio dell'anno Steiner aveva dichiarato al New York Times che le poste avrebbero lasciato ai tribunali la decisione sulla legittimità dell'ordine e che avrebbero comunque continuato a consegnare le schede per posta. Nell'audizione di mercoledì davanti alla commissione Sicurezza interna del Senato il tono è cambiato: la nuova regola, ha ammesso, fermerebbe di fatto la consegna delle schede negli Stati che non si adeguano alle richieste del presidente.

Il senatore Gary Peters del Michigan, il democratico di più alto rango nella commissione, gli ha chiesto se, davanti a uno Stato che rifiuta di consegnare la lista dei suoi elettori per corrispondenza, le poste avrebbero comunque spedito le schede. "Con la nostra regola proposta, no", ha risposto Steiner. Ha poi ribadito che il servizio postale rispetterà qualunque decisione dei tribunali sul voto per posta.

La sospensione di una parte del servizio negli Stati dove gli elettori usano molto il voto per corrispondenza potrebbe avere conseguenze su milioni di americani. Trump si oppone con forza al voto per posta e ha ripetuto più volte, senza prove, che le schede inviate per corrispondenza permettono brogli su larga scala a vantaggio dei democratici.

La regola proposta affida al servizio postale un ruolo ampio nel processo di voto per corrispondenza. Prevede che i dipendenti delle poste controllino l'idoneità delle schede usando le liste di elettori fornite dagli Stati e impone agli Stati stessi nuove regole sul modo in cui le schede devono essere disegnate.

I democratici e le associazioni per i diritti di voto sostengono che la regola sia la prova che l'amministrazione Trump vuole intromettersi nelle elezioni, che la Costituzione affida invece agli Stati. Temono che il presidente stia usando questa spinta verso il controllo federale per dare un vantaggio elettorale ai repubblicani, una cosa che Trump non ha smentito. Durante l'audizione i senatori democratici hanno accusato ripetutamente Steiner di eseguire gli ordini del presidente.

"La prego di non lasciarsi usare come una pedina di questo manuale autoritario", gli ha detto la senatrice Elissa Slotkin, democratica del Michigan. "Il servizio postale è una delle istituzioni più importanti del nostro paese. Non lo rovini con l'ossessione di un uomo solo."

La regola è ora in una fase di trenta giorni di consultazione pubblica, iniziata questo mese. L'ordine esecutivo chiede al servizio postale di adottare la versione definitiva entro la fine di luglio.

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La destra americana vuole punire le donne che abortiscono


Quattro anni dopo la fine di Roe v. Wade, parte del movimento anti-aborto chiede di eliminare le immunità che proteggono dal carcere le donne che abortiscono.

Cresce tra i conservatori americani il numero di chi sostiene che l'unico modo per fermare gli aborti sia arrestare le donne che li fanno. Per anni il movimento contro l'aborto era rimasto unito attorno a un principio: le donne andavano risparmiate dalle conseguenze penali, mentre i medici e chi rendeva possibile l'intervento andavano perseguiti con il massimo rigore della legge. Ora un numero crescente di leader conservatori mette in discussione quel principio.

La spinta nasce dalla frustrazione per un dato: oggi gli aborti sono più numerosi di quando, quattro anni fa, la Corte Suprema ha cancellato la sentenza Roe v. Wade, la decisione del 1973 che garantiva il diritto all'aborto in tutto il paese. Il motivo principale è la diffusione delle pillole abortive, ormai disponibili anche negli stati che hanno vietato l'intervento. Secondo un rapporto pubblicato questo mese dalla Society of Family Planning, un'organizzazione che studia la contraccezione e l'aborto, negli stati con il divieto quasi tutti gli aborti avvengono tramite telemedicina, grazie alle cosiddette leggi-scudo approvate da stati a guida democratica, che proteggono i medici che spediscono le pillole per posta.

Nel quarto anniversario della fine di Roe, più di 60 tra influencer conservatori, leader anti-aborto e pastori hanno firmato una petizione per rimuovere le immunità legali che finora hanno protetto dal carcere le donne che abortiscono. A promuoverla è un gruppo chiamato White Rose Resistance, guidato dall'attivista Seth Gruber, e tra i firmatari ci sono podcaster e personaggi noti dell'ambiente conservatore come Allie Beth Stuckey, Riley Gaines e Alex Clark. Il testo chiede ai legislatori di rimuovere le immunità che permettono "l'uccisione intenzionale di bambini non ancora nati" e di approvare leggi che garantiscano piena ed eguale protezione "fin dal momento della fecondazione". Gruber ha detto che il documento unirà molte persone nel movimento e che i sostenitori di questa posizione sono "molto più numerosi di quanto la gente creda".

Pochi giorni prima, i delegati al congresso statale del Partito Repubblicano del Texas avevano votato per chiedere l'abrogazione delle norme che esentano dalle pene penali le donne che abortiscono. Allo stesso tempo, il più grande gruppo anti-aborto del Texas, Texas Right to Life, sta studiando un'idea per saggiare il terreno politico sul tema: colpire una fascia ristretta di donne, quelle con una licenza medica, minacciando di revocare loro l'abilitazione se vengono sorprese a prendere le pillole abortive.

"Negli ultimi quattro anni il nostro atteggiamento si è ammorbidito un po', perché stiamo guardando alla reale portata del problema", ha detto al New York Times John Seago, presidente di Texas Right to Life. "Voglio che non sia più un tabù chiedersi qual è la responsabilità di queste donne." Alla domanda diretta se il suo gruppo ora sostenga il carcere per le donne, Seago si è rifiutato di rispondere, dicendo di voler aprire una discussione sull'approccio più corretto.

Per ora il cambiamento è soprattutto verbale. In nessuno dei circa due decine di stati che hanno vietato del tutto o quasi l'aborto i leader repubblicani sembrano pronti a smantellare le protezioni che tengono le donne al riparo dal carcere, e i recenti tentativi legislativi di introdurre pene penali sono falliti in diversi stati, compreso il Texas.

Il dibattito sta però aprendo divisioni tra i conservatori e crea un problema ad alcuni candidati repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato di quest'anno, in cui si rinnova parte del Congresso. Molti repubblicani sono sotto pressione da parte degli attivisti perché affrontino la questione delle pillole abortive, ma sostenere il carcere per le donne che abortiscono rischia di provocare una reazione negativa nel resto dell'elettorato. In Texas, Ken Paxton, candidato repubblicano al Senato federale che ha sempre fatto dell'opposizione all'aborto un tratto centrale della sua identità politica, è rimasto in silenzio sul tema, pur essendosi smarcato la settimana scorsa da un'altra posizione del partito statale che condannava la fecondazione in vitro.

Il vicepresidente JD Vance, durante un podcast la settimana scorsa, ha detto di sentire l'eco del "movimento abolizionista dell'aborto", l'etichetta usata da chi spinge per perseguire le donne, e ha lasciato intendere il pericolo che la questione rappresenta per i repubblicani, affermando che "non possiamo essere immuni alle realtà della politica moderna". Le pressioni si scaricano anche sull'amministrazione del presidente Donald Trump, già criticata da una parte della destra per non aver fatto abbastanza per bloccare l'arrivo delle pillole. Lo stesso Trump, interrogato sul tema durante la campagna del 2016, aveva detto di essere favorevole a "una qualche forma di punizione" per le donne, salvo poi fare rapidamente marcia indietro e ribadire che "la donna è una vittima".

Dentro il movimento, diversi leader storici suonano l'allarme contro questa deriva. Susan B. Anthony Pro-Life America, una delle principali organizzazioni anti-aborto, ribadisce che la sua posizione non è cambiata. "Non sosteniamo leggi che attribuiscono pene penali alle donne e le rendono passibili della pena di morte", ha dichiarato la responsabile della comunicazione Kelsey Pritchard, ricordando che nessuna legge statale anti-aborto lo prevede e che nessuno di questi progetti è stato approvato da un'assemblea legislativa. Kristan Hawkins, presidente di Students for Life, ha detto che anche la sua posizione resta invariata, pur senza escludere un cambiamento nel lontano futuro: "Il mio messaggio è 'non ora', ma non sto dicendo 'mai'." Secondo Hawkins, prima bisognerebbe rendere l'aborto "impensabile" sul piano culturale e solo allora ci si potrebbe porre la domanda su come perseguirlo. Le due dirigenti avevano firmato nel 2022 un intervento per respingere apertamente l'idea di processare le donne.

Al congresso repubblicano texano, riunito a Houston, un gruppo di attivisti ha spinto con forza perché il partito mettesse tra le sue priorità l'abrogazione delle leggi che proteggono le donne. Nelle riunioni e negli interventi dal palco hanno parlato del fatto che i bambini nel grembo materno meritano "eguale protezione" davanti alla legge e hanno citato studi secondo cui decine di migliaia di pillole abortive sono entrate in Texas nell'ultimo anno. Alcuni oratori hanno chiesto ai delegati di immaginare uno scenario estremo, in cui un'attivista per il diritto all'aborto prende le pillole sui gradini del Campidoglio del Texas senza incorrere in alcuna pena. Alla fine i delegati hanno scelto il pacchetto di misure sull'aborto come una delle loro priorità principali. Due deputati statali repubblicani hanno espresso sostegno pubblico al movimento abolizionista in video registrati: David Lowe ha detto che per anni i leader anti-aborto del Texas hanno cantato vittoria "mentre decine di migliaia di bambini continuano a essere legalmente uccisi nel nostro stato", mentre Brent Money, che l'anno scorso aveva presentato senza successo un progetto di legge in questo senso, ha definito le pene penali per chi abortisce "la posizione anti-aborto più logica e moralmente coerente".

Bradley Pierce, presidente della Foundation to Abolish Abortion, uno dei principali gruppi favorevoli alla criminalizzazione, sostiene che il movimento non abbia mai avuto tanto slancio come ora. Si aspetta un'ondata di consensi quando l'assemblea legislativa del Texas si riunirà l'anno prossimo e nei prossimi mesi conta di convincere i politici dello stato, Paxton compreso. Da procuratore generale del Texas, Paxton si era posto come strenuo difensore delle leggi anti-aborto, avviando azioni legali contro i distributori di pillole e i fornitori di altri stati, e ora è in una corsa serrata per il Senato contro il deputato democratico James Talarico, che ha fatto del sostegno al diritto all'aborto un punto centrale della sua campagna. Perseguire le donne che abortiscono, ha detto Pierce, è "dove dobbiamo spendere più capitale politico".

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Il Venezuela scopre un debito da 240 miliardi di dollari lasciato da Maduro


Una revisione dei conti rivela nuovi debiti pari a 240 miliardi di dollari, il più alto al mondo rispetto al PIL. Caracas prepara la più grande ristrutturazione del debito sovrano della storia, prima di Grecia e Argentina.

Il Venezuela ha un debito da 240 miliardi di dollari, pari a circa due volte e mezzo il valore della sua economia. Nessun Paese al mondo presenta oggi un peso così alto rispetto al prodotto interno lordo. A rivelarlo è una revisione dei conti pubblici condotta dalla banca d'affari americana Centerview Partners, secondo quanto scrive il Financial Times.

A preparare l'operazione è stata la vicepresidente Delcy Rodríguez, che guida il Paese da gennaio, dopo la cattura dell'ex leader Nicolás Maduro da parte delle forze speciali americane. Rodríguez vuole ora annunciare la più grande ristrutturazione del debito sovrano mai realizzata. Per farlo ha affidato a Centerview Partners il compito di ricostruire lo stato reale delle finanze venezuelane, che il governo dovrebbe presentare ai creditori nelle prossime settimane.

Finanza · America Latina

Il Venezuela è il Paese più indebitato del mondo

Una revisione dei conti pubblici ha fissato il debito pubblico del Venezuela a 240 miliardi di dollari, vale a dire 2 volte e mezzo l'intera economia nazionale. Nessuno Stato, oggi, regge un peso così alto rispetto alla propria ricchezza.

Grafica di FocusAmerica Dati 2026

Economia (PIL)

Debito pubblico
100 mld $

240 mld $
Quanto produce
il Paese

Quanto deve
ai creditori

Il rapporto tra debito e PIL arriva al 240%: il primato precedente apparteneva al Giappone, fermo intorno al 230%

Esplora l'analisi
IIl record IIIl primato IIIIl crollo IVI creditori

Debito vs PIL

Il debito vale due volte e mezzo l'economia venezuelana


Le stime di mercato collocavano il debito venezuelano tra i 150 e i 200 miliardi. La revisione dei conti condotta dalla banca d'affari americana Centerview Partners lo porta molto più in alto.

Debito pubblico 240mld $

Economia (PIL) 100mld $

Per ogni dollaro prodotto dall'economia venezuelana, lo Stato ne deve due e mezzo.

La più grande ristrutturazione di sempre

Più della Grecia, più dell'Argentina


Si tratterebbe della più grande ristrutturazione di debito sovrano mai realizzata. A guidarla è la vicepresidente Delcy Rodríguez, alla testa del Paese da gennaio dopo la cattura di Maduro da parte delle Forze Speciali statunitensi.

Venezuela · 2026
Il nuovo record mondiale

240mld $

Grecia · 2012
Crisi dell'eurozona

~200mld $

Argentina · 2001
Il precedente primato

~100mld $

Mezzo secolo di declino

Un'economia ridotta a un quarto in tredici anni


Mezzo secolo fa il Venezuela era tra i Paesi più ricchi dell'America Latina. Le politiche di Chávez e Maduro hanno progressivamente smantellato la sua economia.

0mld $

0mld $
2012Ultimo anno di Hugo Chávez al potere
OggiIl valore dell'economia nel 2026

Iperinflazione · 2018
0%
È la stima dell'Assemblea Nazionale, all'epoca controllata dall'opposizione. Una cifra così alta significava che i prezzi raddoppiavano quasi ogni settimana.

929.797%
Stima FMI

vs

130.060%
Dato ufficiale
Banca Centrale

A chi deve soldi il Venezuela

Da dove arrivano i 240 miliardi di debito


La parte principale del debito è composta da obbligazioni dello Stato e della compagnia petrolifera PDVSA. Il resto si divide tra creditori commerciali, aziende e governi stranieri.

Obbligazioni di Stato e PDVSA
Circa 60 mld di capitale, più 40 mld di interessi mai rimborsati

~100mld $

Aziende espropriate
Richieste di indennizzo avanzate dalle imprese nazionalizzate

>20mld $


Cina
In parte già rimborsata con forniture di petrolio

10–20mld $


Russia
Mosca ha più volte condonato il debito vs Caracas, ma resta in piedi questo credito

~6mld $

A rendere insolita l'operazione è l'assenza del Fondo Monetario Internazionale, di norma centrale in questo tipo di negoziati. Caracas ha riallacciato i rapporti con il FMI solo ad aprile, dopo 7 anni di gelo.

Fonte Revisione dei conti pubblici di Centerview Partners, riportata dal Financial Times; Fondo Monetario Internazionale. Le cifre tra il 2018 e oggi sono in parte stime, in assenza di statistiche ufficiali venezuelane.

Una ristrutturazione più grande di Grecia e Argentina


La cifra emersa dalla revisione è molto più alta delle stime circolate finora sui mercati, che collocavano il debito venezuelano tra i 150 e i 200 miliardi di dollari. Oggi l'economia del Paese vale circa 100 miliardi, contro i 370 miliardi del 2012, ultimo anno di Hugo Chávez al potere. Il rapporto tra debito e PIL arriva così al 240%.

Finora il primato del rapporto debito/PIL apparteneva al Giappone, che nel 2025 sfiorava il 230% secondo il Fondo Monetario Internazionale. Anche per dimensioni della crisi, il Venezuela passerebbe in testa: supererebbe la Grecia, che nel 2012 ristrutturò circa 200 miliardi di dollari durante la crisi dell'eurozona, e l'Argentina, che in precedenza aveva segnato il record con un default da 100 miliardi.

Il crollo dell'economia e il nodo dei creditori


Mezzo secolo fa il Venezuela era tra i Paesi più ricchi dell'America Latina. Poi le politiche di Chávez e Maduro hanno progressivamente smantellato la sua economia e indebolito anche il settore petrolifero, nonostante il Paese custodisca le maggiori riserve di greggio al mondo. Il governo ha smesso di pubblicare statistiche ufficiali nel 2015 e nel 2018 l'inflazione è arrivata a sfiorare il 1.700.000%, secondo le stime del Parlamento allora controllato dall'opposizione.

La parte principale del debito pubblico è composta da obbligazioni dello Stato e della compagnia petrolifera statale PDVSA: secondo gli analisti, circa 60 miliardi di dollari di capitale e altri 40 miliardi di interessi mai rimborsati. Alla Cina Caracas deve tra i 10 e i 20 miliardi, in parte rimborsati con forniture di petrolio. Restano poi decine di miliardi dovuti a compagnie petrolifere e banche che avevano concesso finanziamenti commerciali, oltre a più di 20 miliardi di richieste avanzate da aziende espropriate. Tra i creditori c'è anche la Russia, da anni vicina ai leader venezuelani: Mosca ha più volte condonato i debiti di Caracas, ma secondo gli analisti il Venezuela non le avrebbe mai restituito circa 6 miliardi.

A rendere insolita l'operazione è soprattutto l'assenza del Fondo Monetario Internazionale, di norma centrale in questo tipo di negoziati. Caracas ha riallacciato i rapporti con il Fondo solo ad aprile, dopo sette anni di gelo. Rodríguez punta comunque a chiudere un accordo con i creditori entro la fine dell'anno, con l'obiettivo di riaprire al Venezuela l'accesso ai mercati internazionali.

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Euro digitale, l'UE punta a ridurre la dipendenza dalle carte di credito americane


La Commissione Economia dell'Europarlamento approva le regole sulla valuta elettronica proposte dalla BCE. Esperimento pilota previsto nel 2027, lancio ufficiale nel 2029. Previsti tetti agli importi per proteggere i depositi bancari.

L'euro digitale ha superato un passaggio decisivo. La Commissione per gli Affari economici del Parlamento europeo ha approvato martedì le regole per il lancio della valuta elettronica della Banca Centrale Europea, pensata per ridurre la dipendenza dell'eurozona dai circuiti di pagamento statunitensi in una fase di rapporti transatlantici sempre più tesi.

L'euro digitale funzionerebbe come un portafoglio elettronico garantito dalla banca centrale, ma distribuito attraverso banche e società fintech. Permetterebbe in questo modo a tutti i residenti dell'eurozona di pagare online e nei negozi con moneta pubblica digitale. Il progetto è allo studio da sei anni, ma ha assunto maggiore urgenza dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e l'imposizione di dazi anche a partner consolidati come l'Unione Europea. Da qui il timore che, in futuro, gli Stati Uniti possano usare come leva politica il loro dominio sulle reti di pagamento, a partire da Visa e Mastercard.

Perché Bruxelles ha deciso di accelerare


Il via libera è arrivato dopo tre anni di trattative tra la BCE e le banche, preoccupate dal rischio di fuga dei depositi e dalla perdita di ricavi. Per questo gli istituti hanno chiesto di limitare la portata del progetto. Secondo la bozza approvata, l'euro digitale servirebbe a ridurre l'eccessiva dipendenza dai fornitori non europei e a portare la moneta unica nell'era digitale.

Un gruppo di estrema destra, Europa delle Nazioni Sovrane, ha però votato contro, rendendo più probabile un nuovo passaggio in plenaria. Salvo obiezioni, i legislatori dovrebbero comunque avviare il mese prossimo i negoziati con il Consiglio dell'Unione Europea e la Commissione, con l'obiettivo di arrivare all'approvazione definitiva entro la fine dell'anno. La BCE prevede una sperimentazione di dodici mesi nella seconda metà del 2027, prima del lancio completo nel 2029, e ha fatto sapere di attendere la posizione definitiva del Parlamento.

Fuori dall'eurozona, la Cina ha già sperimentato lo yuan digitale su larga scala, mentre India e Brasile hanno condotto test. Il Regno Unito si è fermato soprattutto alla fase di ricerca, per i timori legati alla privacy, alla stabilità finanziaria e all'impatto sul settore bancario. Trump, invece, ha vietato alla Federal Reserve di emettere una sua valuta digitale.

I tetti agli importi e il ruolo delle banche


Come già in precedenza il Consiglio dell'Unione Europea, anche il Parlamento Europeo ha previsto tutele per le banche. I legislatori propongono che sia la Commissione Europea a stabilire quanti euro digitali ogni persona possa detenere, sulla base di una raccomandazione della BCE, e che il tetto venga rivisto almeno ogni 2 anni. Le aziende non potranno trattenere euro digitali per più di 24 ore. La moneta digitale non maturerà interessi e sarà gratuita per gli utenti.

La proposta riflette una serie di compromessi politici. Il sistema mantiene le banche commerciali al centro della distribuzione, lascia un ruolo limitato ai canali pubblici e non presenta l'euro digitale come una vera alternativa ai depositi bancari. Concessioni di questo tipo sono state probabilmente decisive per convincere alcuni critici, tra cui Fernando Navarrete Rojas, negoziatore dell'Europarlamento sul dossier, che solo di recente ha ritirato la sua opposizione alla disponibilità dell'euro digitale anche online.

Le simulazioni della BCE indicano che, in uno scenario estremo e considerato altamente improbabile di corsa agli sportelli, i correntisti potrebbero trasferire fino a 699 miliardi di euro dalle banche dell'eurozona se il limite venisse fissato a 3.000 euro a persona. La cifra equivale all'8,2% di tutti i depositi al dettaglio a vista, con un impatto potenzialmente più forte sulle banche più piccole e sugli istituti maggiormente legati alla raccolta tradizionale.

Costi e compensazioni ancora da definire


Restano aperte le questioni sui costi. Auke Zijlstra, del gruppo di estrema destra Patrioti per l'Europa, ha osservato che le principali discussioni con le altre istituzioni europee riguarderanno come compensare le aziende partecipanti per i costi di avvio, che la BCE stima tra i 4 e i 6 miliardi di euro distribuiti su quattro anni.

Ha aggiunto però che l'euro digitale potrebbe rivelarsi obsoleto già al momento del lancio, vista la concorrenza di iniziative private come il servizio di pagamenti istantanei Wero, sostenuto da un consorzio di grandi banche europee. Damian Boeselager dei Verdi ha sostenuto che l'euro digitale dovrebbe risultare economico per i commercianti, molti dei quali saranno obbligati ad accettarlo. La proposta del Parlamento prevede un'esenzione per i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi.

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Dyson V10 Konical ufficiale: arriva l'aspirapolvere con Auto-empty Dok che si svuota da solo


Dyson entra in una nuova era della pulizia domestica con V10 Konical e Auto-empty Dok, la prima soluzione del marchio che consente lo svuotamento automatico del contenitore della polvere
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Dyson ha presentato il suo primo aspirapolvere con svuotamento automatico V10 Konical con Auto-empty Dok, progettato per rendere la pulizia più semplice e igienica senza compromettere le prestazioni. Il device è dotato di una spazzola conica districante che illumina la polvere invisibile e districa i capelli lunghi e i peli di animali, mentre la base svuota automaticamente il contenitore dopo ogni utilizzo, ricarica il dispositivo e consente di riporre gli accessori ordinatamente in un unico punto: una soluzione integrata che rende la pulizia più igienica e senza sforzo.

Vacanze e AI: 1 italiano su 3 usa l’intelligenza artificiale per pianificare i viaggi
Nonostante la crescita dell’AI, recensioni degli utenti e convenienza economica continuano a essere gli elementi che incidono maggiormente sulle decisioni di viaggio
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


"Svuotare il contenitore di un aspirapolvere è spesso un’operazione scomoda e poco igienica: la polvere si disperde, gli allergeni restano nell’aria e il processo di pulizia viene interrotto. Abbiamo progettato una base che lo fa al posto dell’utente, in modo automatico e igienico", ha commentato Asaph Ooi di Dyson


Dyson V10 Konical: un sistema di illuminazione verde simile a un laser rivela la polvere invisibileDyson V10 Konical: un sistema di illuminazione verde simile a un laser rivela la polvere invisibile

Dyson V10 Konical


Il nuovo Dyson V10 Konical offre un'aspirazione potente e miglioramenti concreti per la pulizia quotidiana. La sua spazzola conica districante impedisce ai capelli lunghi e ai peli di animali di avvolgersi e aggrovigliarsi attorno al rullo – senza più necessità di tagliarli o rimuoverli manualmente – mentre un sistema di illuminazione verde simile a un laser rivela la polvere invisibile, per non tralasciare nessun punto durante la pulizia.

Il dispositivo integra inoltre un sistema di filtrazione HEPA completamente sigillato, a cinque stadi, che cattura il 99,99% delle particelle fino a 0,1 micron (tra cui allergeni, batteri e virus), rilasciando nell’ambiente solo aria pulita e mantenendo costante la potenza di aspirazione, per prestazioni ottimali a ogni utilizzo (dati Dyson).

Auto-empty Dok


L’Auto-empty Dok trasferisce polvere e detriti in un sacchetto sigillato che contiene fino a 60 giorni di sporco, riducendo la frequenza degli svuotamenti manuali. Il sistema di filtrazione HEPA completamente sigillato cattura le particelle fini durante il processo di svuotamento, contribuendo a garantire un'aria più pulita in casa. La ricarica integrata mantiene il dispositivo sempre pronto all'uso, mentre lo scomparto dedicato consente di organizzare fino a tre accessori.
Dyson V10 Konical con auto-empty DokDyson V10 Konical con auto-empty Dok

Nuova tecnologia, stessi accessori


I prodotti Dyson sono progettati per durare nel tempo, ingegnerizzati e rigorosamente testati per garantirne la resistenza. L'Auto-empty Dok è compatibile con le generazioni di aspirapolvere precedenti, consentendo a chi possiede il Dyson V8 Cyclone di effettuare l’upgrade del proprio sistema senza dover sostituire il dispositivo. Gli accessori dei modelli Dyson V8, V8 Cyclone e il nuovo V10 Konical sono tra loro intercambiabili, e permettono di continuare a utilizzare i medesimi strumenti con le versioni precedenti e di scegliere tra un’ampia gamma di accessori per soddisfare ogni esigenza di pulizia.

vivo WATCH GT 2 arriva in Italia: display AMOLED e lunga autonomia
vivo WATCH GT 2 arriva ufficialmente in Italia portando con sé un design elegante, un ampio display e una delle autonomie più interessanti della categoria. Scopri caratteristiche, funzionalità e dettagli.
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Un sistema completo


Dyson V10 Konical con Auto-empty Dok unisce aspirazione potente, filtrazione HEPA avanzata e design intelligente a una soluzione igienica e hands-free per lo svuotamento del contenitore, rendendo la pulizia più semplice, più efficace e meno invasiva nella vita quotidiana.

Disponibilità e prezzo


Dyson V10 Konical è disponibile al prezzo di 499,00 euro (su Dyson.it) mentre Auto-empty Dok sarà disponibile nelle prossime settimane.


vivo WATCH GT 2 debutta in Italia: design premium, display immersivo e batteria da record


Vivo ha annunciato il lancio in Italia del vivo WATCH GT 2, il nuovo smartwatch progettato per offrire un’esperienza d’uso immersiva, luminosa e personalizzabile. Dotato di un ampio display Amoled da 2,07 pollici, una lunga autonomia, modalità sportive avanzate, quadranti personalizzabili e funzioni smart integrate, vivo WATCH GT 2 è pensato per ogni momento della giornata, unendo stile, praticità e connettività.

Acquisti online: i 6 falsi miti sull’e-commerce da sfatare nel 2026
Gli acquisti online sono sempre più diffusi, ma molti consumatori continuano a credere a convinzioni errate su prezzi, sicurezza e affidabilità. Ecco i 6 falsi miti sull’e-commerce che influenzano ancora le decisioni di acquisto e le strategie delle aziende nel 2026
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Un display più grande per un’esperienza d’uso più immersiva


vivo WATCH GT 2 è dotato di un display Amoled da 2,07 pollici con frequenza di aggiornamento a 60 Hz, luminosità di picco fino a 2400 nit e cornici ultra-sottili di 1,8 mm. Lo schermo curvo 2.5D senza bordi contribuisce a creare un’esperienza visiva elegante, garantendo una leggibilità ottimale in qualsiasi condizione di luce, sia durante gli spostamenti quotidiani sia all’aperto sotto la luce diretta del sole.
vivo Watch GT 2 nella versione Stellar Whitevivo Watch GT 2 nella versione Stellar White
Con il suo design squadrato dalle linee pulite, il WATCH GT 2 dona al polso un’estetica raffinata, moderna. La variante Obsidian Black si distingue per la nuova cornice in alluminio nero lucido, ottenuta attraverso molteplici processi di lucidatura di precisione che ne esaltano il carattere premium. La versione Stellar White propone invece un look più delicato e contemporaneo. Grazie ai quadranti personalizzabili, ai temi dinamici, ai cinturini intercambiabili e alla funzione Always-On Display, è possibile adattare lo smartwatch al proprio stile e alle diverse occasioni della giornata.

Fino a 25 giorni di autonomia


vivo WATCH GT 2 è progettato per offrire un'esperienza leggera, senza pensieri e sempre connessa. Secondo quanto dichiarato dal brand, in modalità Bluetooth lo smartwatch garantisce fino a 25 giorni di autonomia, che diventano 17 giorni con un utilizzo tipico e 14 giorni con la funzione Always On Display attivata. Che si sia in ufficio, in palestra o in viaggio, WATCH GT 2 è progettato per rimanere sempre al passo con il ritmo della giornata.

Monitoraggio sportivo avanzato, incluse modalità dedicate a padel e tennis


Tra le principali novità introdotte da vivo spicca la modalità professionale dedicata a padel e tennis, due delle discipline sportive più amate in Italia. Grazie agli algoritmi proprietari, che integrano funzioni di analisi della camminata - Gait Analysis - e suggerimenti basati sull’intelligenza artificiale, il dispositivo è in grado di monitorare parametri come frequenza cardiaca, calorie consumate e distribuzione dei colpi, inclusi diritti e rovesci, aiutando anche gli sportivi amatoriali a comprendere meglio le proprie prestazioni.
vivo Watch GT 2 nella versione Obsidian Blackvivo Watch GT 2 nella versione Obsidian Black
In aggiunta agli sport di racchetta, vivo WATCH GT 2 supporta oltre 100 modalità sportive suddivise in 9 categorie, con programmi dedicati alla corsa, monitoraggio dei percorsi, tracciamento delle attività quotidiane, e feedback vocali ottimizzati per specifiche discipline. La resistenza all’acqua fino a 5 ATM consente inoltre di utilizzarlo con tranquillità anche durante attività acquatiche.

Benessere sotto controllo


Il WATCH GT 2 integra un sistema avanzato di monitoraggio della salute basato sull’intelligenza artificiale, in grado di rilevare in modo continuo frequenza cardiaca, saturazione dell’ossigeno nel sangue (SpO₂), qualità del sonno, livelli di stress e rumore ambientale, con la possibilità di effettuare controlli aggiuntivi in qualsiasi momento. Gli avvisi intelligenti consentono di monitorare eventuali variazioni della frequenza cardiaca in tempo reale, mentre la sincronizzazione con l’app vivo Health permette di consultare facilmente dati e trend nel tempo, offrendo una panoramica completa del proprio benessere.
Per gli utenti iPhone, lo smartwatch garantisce, inoltre, la piena compatibilità con iOS, supportando funzioni come il controllo remoto della fotocamera, la gestione della musica, la sincronizzazione delle notifiche e il monitoraggio del ciclo mestruale, offrendo così la massima flessibilità all'interno di ecosistemi di dispositivi differenti.

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Connettività smart per la vita di tutti i giorni


Basato su vivo BlueOS, il WATCH GT 2 offre un’esperienza d’uso fluida e intuitiva. Lo smartwatch è compatibile sia con dispositivi Android sia iOS, garantendo una connessione semplice e immediata all’interno di ecosistemi differenti. Inoltre, il dispositivo dispone di un chip NFC per la memorizzazione dei badge di accesso, consentendo di entrare in uffici o complessi residenziali compatibili con un semplice tocco. Integrato nel dispositivo, infine, Gemini AI Assistant che permette di gestire richieste in linguaggio naturale, supporta la traduzione delle chiamate e la generazione di riepiloghi, offrendo un supporto pratico nelle attività quotidiane.

Prezzi e disponibilità


vivo WATCH GT 2 è disponibile a partire da 149 euro sullo store ufficiale di vivo - vivostore.it/ e sul canale ufficiale di vivo su Amazon.


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Trump blocca la legge sulla casa e si scontra con i senatori del suo partito


Ha annullato la firma su una legge per la casa, ha rimproverato i senatori repubblicani per il voto sull'Iran e ha attaccato gli alleati europei, Italia compresa

Il presidente Donald Trump ha trasformato mercoledì in una delle giornate più caotiche del suo secondo mandato: ha annullato all'ultimo la firma di una legge bipartisan sulla casa, ha rimproverato a uno a uno i senatori del suo stesso partito durante un pranzo a porte chiuse e nel pomeriggio ha attaccato gli alleati europei, Italia compresa. Anche per un presidente abituato a mosse a sorpresa, secondo i parlamentari repubblicani la giornata è stata sconcertante. Il senatore John Kennedy l'ha riassunta così: "Il presidente è come una scatola di cioccolatini, non sai mai cosa ti capita".

Il caso più clamoroso è stata la cancellazione della cerimonia di firma del 21st Century ROAD to Housing, una legge pensata per rendere le abitazioni più accessibili che elimina vincoli burocratici e semplifica gli obblighi ambientali per favorire nuove costruzioni. La Casa Bianca l'aveva definita una delle più importanti leggi sull'accessibilità della casa nella storia americana e al Congresso era già pronto un palco con il sigillo presidenziale e le bandiere a stelle e strisce. La cerimonia era fissata per mezzogiorno, le 18 in Italia. Quella stessa mattina, però, Trump ha definito la legge "di minore importanza" e poco dopo ha annullato tutto. L'immagine simbolo della giornata è stata quella del deputato repubblicano French Hill che sul palco elogiava il sostegno del presidente alla legge, ignaro che Trump avesse appena ritirato quel sostegno su Truth Social.

Dietro la mossa c'è una strategia: Trump usa la legge sulla casa come merce di scambio per costringere il Senato ad approvare il SAVE America Act, la sua priorità assoluta. Si tratta di una proposta di legge che imporrebbe la prova della cittadinanza per iscriversi alle liste elettorali e un documento d'identità per votare in tutto il paese. Il presidente vuole anche eliminare gran parte del voto per posta. Ha detto che non firmerà la legge sulla casa finché il Congresso non gli manderà il provvedimento sul voto.

Il SAVE America Act è fermo perché i democratici usano il filibuster, la regola che al Senato impone una maggioranza di 60 voti su 100 per approvare gran parte delle leggi. Trump chiede da tempo di abolirlo, ma il leader della maggioranza al Senato John Thune gli ripete che i voti non ci sono. "Non è una conclusione che ovviamente gli piacerebbe, ma è così", ha detto Thune ai giornalisti. La senatrice Lisa Murkowski ha escluso di dare il proprio consenso alla cancellazione del filibuster. Trump ha appoggiato l'idea, avanzata dal senatore Mike Lee, di un filibuster parlato che costringa i democratici a restare in aula a oltranza, ma molti repubblicani pensano che non funzionerebbe.

Il pranzo con i senatori repubblicani, organizzato dal senatore Rick Scott senza che Thune ne fosse al corrente, doveva essere un momento di festa. Si è trasformato in uno scontro. Trump ha avuto un acceso diverbio con il senatore Bill Cassidy sulla guerra con l'Iran e sulla scarsità di informazioni che la Casa Bianca condivide con il Senato. Cassidy lo ha chiamato più volte "fratello mio" per stemperare la tensione, ma il presidente ha replicato che non era suo fratello, gli ha intimato di sedersi e gli ha dato del perdente. "Non mi scuso per aver tenuto testa al presidente", ha detto poi Cassidy ai giornalisti. "Ho perso la pazienza, è colpa dell'irlandese che è in me". Cassidy aveva già perso la primaria del suo partito questa primavera, dopo che Trump aveva appoggiato il suo avversario. Il senatore Roger Marshall, medico, ha paragonato la riunione a "un consiglio direttivo di ospedale in cui un gruppo di medici si urla addosso".

Lo scontro nasceva dal voto del giorno prima: martedì il Senato aveva approvato, con quattro repubblicani schierati insieme ai democratici, una risoluzione che impone a Trump di chiedere l'autorizzazione del Congresso prima di nuove azioni militari contro l'Iran. È uno strumento previsto dalla War Powers Resolution, la legge che limita il potere del presidente di entrare in guerra senza il via libera del Parlamento. Il senatore Kennedy ha detto che il presidente era furibondo per quel voto. Secondo Trump la risoluzione, pur non vincolante, rischiava di indebolire i negoziatori americani impegnati nelle trattative con Teheran, tanto che avrebbe dovuto fermarsi a spiegare alla controparte iraniana che si trattava di un voto privo di effetti.

Trump ha rimproverato anche il senatore Dave McCormick per non aver partecipato al voto e si è rivolto a Murkowski appena è entrata nella sala. A un certo punto ha osservato che tutti coloro che avevano votato per condannarlo nei processi di impeachment, la procedura con cui il Congresso può mettere sotto accusa e rimuovere un presidente, non erano più in Senato. Murkowski, che aveva votato per condannarlo nel secondo processo, si è raddrizzata sulla sedia. "Beh, tranne lei", ha detto il presidente.

Il gruppo di senatori repubblicani disposti a sfidare apertamente Trump è cresciuto. Oltre a Cassidy ci sono John Cornyn, anche lui sconfitto in una primaria da un candidato sostenuto dal presidente, Mitch McConnell e Thom Tillis, entrambi vicini a lasciare il Senato e quindi meno esposti a ritorsioni politiche, e le storiche voci fuori dal coro Susan Collins e la stessa Murkowski. Sempre più spesso scelgono le tradizioni del Senato invece delle richieste della Casa Bianca.

Per sbloccare il SAVE America Act, il presidente della Camera Mike Johnson ha in mente un'altra strada. Giovedì mattina avrebbe incontrato Trump per proporgli di far passare la legge al Senato con la sola maggioranza semplice, usando la procedura di bilancio chiamata reconciliation, che consente di approvare alcune misure aggirando i 60 voti del filibuster. L'ostacolo è che la parliamentarian del Senato, la funzionaria che vigila sul rispetto delle regole della camera, ha finora escluso che il SAVE America Act possa seguire quella via. Trump ne ha chiesto la rimozione, ma i repubblicani si sono rifiutati. Lo stesso Lee ha avvertito che la reconciliation può modificare solo spese o entrate obbligatorie e non può fare da contenitore per una legge sulle regole elettorali.

In serata Cassidy ha contribuito a ribaltare un altro voto. Insieme al senatore Rand Paul ha aiutato i repubblicani a bloccare una seconda risoluzione sui poteri di guerra in Iran, dopo aver sostenuto una misura simile il giorno prima: il Senato è passato da 50 a 48 contro a 50 a 47 a favore. Cassidy ha spiegato di aver cambiato posizione dopo aver incontrato il vicepresidente JD Vance e l'inviato speciale Steve Witkoff, che gli hanno fornito un quadro più ampio sulla situazione iraniana.

Nel pomeriggio, ricevendo nello Studio Ovale il segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump si è rivolto agli alleati europei. Ha detto che il Regno Unito stava "morendo" e ha sostenuto che alcuni storici partner avevano deluso gli Stati Uniti. Ha elencato i paesi con cui era insoddisfatto per non aver fatto di più nella guerra con l'Iran: Italia, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Alla domanda su cosa volesse dall'Europa ha risposto: "Solo lealtà. Voglio soltanto la loro lealtà". Rutte ha scelto la via dell'adulazione, mostrando un cartellone sull'aumento della spesa militare dei paesi membri e definendo Trump "il leader del mondo libero".

La giornata è arrivata al culmine di settimane di tensioni interne. Trump ha bloccato il rinnovo di un importante strumento di sorveglianza, la sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act, scaduta il 12 giugno, ha stravolto i piani per la conferma del suo stesso candidato alla guida dell'intelligence nominando Bill Pulte direttore facente funzioni e ha rallentato altri provvedimenti del partito con richieste a sorpresa. Per i repubblicani è una delle fratture più profonde da quando è tornato alla Casa Bianca.

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Trump apre le celebrazioni dei 250 anni degli Stati Uniti con un comizio su se stesso


Il presidente ha aperto al National Mall sedici giorni di celebrazioni per l'anniversario dell'indipendenza con un comizio in stile campagna elettorale, mentre i sondaggi lo danno ai minimi

Il presidente Donald Trump ha aperto le celebrazioni per il 250° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti con un comizio in stile campagna elettorale, in cui ha messo se stesso al centro della scena. Mercoledì sera, al National Mall di Washington, il grande parco che si estende dal Campidoglio al Lincoln Memorial, il presidente ha dato il via a sedici giorni di festeggiamenti davanti a migliaia di persone.

Trump ha parlato da dietro un vetro antiproiettile che attraversava tutto il palco. Sopra di lui sono passati più volte aerei militari, tra cui un bombardiere B-2 scortato da quattro caccia F-35, mentre le bande dell'esercito suonavano e il cantante Lee Greenwood eseguiva God Bless the USA, l'inno dei suoi comizi.

"Mentre ci avviciniamo al nostro 250° anno di indipendenza, sono entusiasta di dichiarare che l'America è di ritorno", ha detto Trump alla folla. Il presidente ha parlato dell'"inizio dell'età dell'oro dell'America" e ha rivendicato i propri risultati, dalla vittoria nella guerra con l'Iran alla prosperità economica fino alla stretta sul confine con il Messico. Insolitamente disciplinato, ha seguito quasi sempre il copione del teleprompter e ha chiuso in meno di mezz'ora, uno dei discorsi più brevi del suo secondo mandato. Si è anche congratulato con se stesso per aver estromesso il presidente venezuelano Nicolás Maduro, senza menzionare i terremoti che avevano colpito il paese quella stessa notte.

L'evento era nato come una grande fiera con uno stand per ogni Stato, seguita da una serie di concerti. La quasi totalità degli artisti annunciati si è però ritirata per non essere associata a un evento politico, da Young MC a Martina McBride, dai Commodores a Bret Michaels, frontman dei Poison. Trump ha allora deciso di prendere in mano l'appuntamento e trasformarlo in un comizio del suo movimento, con Lee Greenwood, il tenore Christopher Macchio e le bande militari al posto dei cantanti rinunciatari.

Sul palco è salito anche il segretario ai trasporti Sean Duffy, che ha attaccato i musicisti ritiratisi e ha definito Trump "il più grande presidente mai esistito in questo paese dai tempi di George Washington". Il deputato democratico della California Jared Huffman ha accusato gli organizzatori di vendere accesso a interessi particolari e di riscrivere la storia della fondazione del paese secondo i gusti del presidente. "Dovrebbe servire a unirci. Sta cercando di rendere questa celebrazione tutta su di sé", ha detto Huffman.

Le celebrazioni fanno capo a due organizzazioni distinte. America250 è l'iniziativa bipartisan autorizzata dal Congresso per coordinare gli eventi in tutto il paese, mentre Freedom 250 è un'iniziativa pubblico-privata sostenuta dalla Casa Bianca, che cura gli appuntamenti di più alto profilo. La Great American State Fair, la grande fiera nazionale promossa da quest'ultima, trasformerà il National Mall fino al 10 luglio in un'esposizione in stile fiera mondiale, con i padiglioni dei singoli Stati, oltre 150 stand e una grande ruota panoramica davanti al Campidoglio.

Secondo un'analisi pubblicata su Le Monde, il presidente ha posto un segno di uguaglianza tra la propria persona, il movimento MAGA (Make America Great Again) e il patriottismo americano. Trump ha fatto stampare il proprio profilo su una moneta commemorativa e il Tesoro valuta perfino una banconota da 250 dollari con la sua effigie. Sulla facciata del dipartimento dell'interno, il ministero che gestisce i parchi e le terre pubbliche, sono stati appesi due grandi ritratti: a sinistra George Washington, "il primo dell'America", a destra Trump, "l'America prima di tutto".

Le celebrazioni arrivano in un momento difficile per il presidente. Le rilevazioni sul suo gradimento lo collocano ai minimi: il 37% secondo il centro di ricerca AP-NORC, il 34% per Reuters/Ipsos, fino al 30% registrato dall'istituto American Research Group, il valore più basso mai toccato in quella serie. Sull'economia l'approvazione scende al 33%, mentre sull'immigrazione si ferma al 40%.

La quota di americani molto o estremamente fieri di esserlo è crollata dall'87% del 2001 al 58% di oggi, nove punti in meno rispetto al 2025, secondo l'istituto di sondaggi Gallup. Il calo è netto tra gli elettori democratici ma anche tra gli indipendenti, molto corteggiati in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, quando si rinnoverà il Congresso.

Pesa soprattutto la guerra con l'Iran, durata quasi quattro mesi, che ha spinto i prezzi al consumo al livello più alto degli ultimi tre anni. Solo un americano su quattro ritiene che il conflitto sia valso i suoi costi. L'inflazione resta più alta di quella ereditata dal presidente e cresce più dei salari, mentre il deficit continua a salire. Gli investimenti nell'intelligenza artificiale trainano la crescita ma alimentano i timori per i posti di lavoro della classe media. Il prezzo del petrolio è in calo dopo che lo stretto di Hormuz ha iniziato a riaprire, in seguito a un accordo provvisorio per chiudere la guerra con Teheran.

Nel 1976 il presidente Gerald Ford curò con grande attenzione le cerimonie del bicentenario, in un paese scosso dalle dimissioni di Richard Nixon, dalla guerra in Vietnam e dalla crisi energetica. Il suo principale consigliere ordinò agli autori dei discorsi di evitare qualsiasi "insinuazione di parte". Anche Ulysses Grant, nel centenario del 1876, criticò gli "errori di giudizio" dei ribelli del Sud durante la guerra civile, ma li definì coraggiosi nelle loro convinzioni. Trump ha scelto la strada opposta.

Con un decreto firmato a fine marzo 2025, intitolato "Restaurare la verità e la ragione nella storia americana", l'amministrazione ha denunciato l'"ideologia corrosiva" diffusa nei musei pubblici e ne ha avviato la ripresa in mano. Il presidente usa la parola "comunista" per attaccare la nuova ondata di progressisti uscita dalle primarie democratiche, mentre il suo ex consigliere Steve Bannon parla di "jihadisti marxisti".

La polemica del momento riguarda la piscina riflettente ai piedi del Lincoln Memorial. Il restauro, costato 14 milioni di dollari (12 milioni di euro), si è rivelato un disastro: l'acqua ha virato al verde, invasa dalle alghe, mentre la vernice si sfalda. Trump ha dato la colpa a "sabotatori" e "vandali", sostenendo che qualcuno avrebbe inciso un taglio di oltre cento metri nel nuovo rivestimento, e ha parlato di sei arresti. I democratici lo descrivono invece come un progetto di vanità pagato con i soldi dei contribuenti.

Trump tornerà a parlare il 4 luglio, giorno della festa nazionale, in quello che lui stesso ha definito un "comizio". L'evento avrà un dispositivo di sicurezza eccezionale, con metal detector e l'obbligo di esibire un documento d'identità per assistere ai fuochi d'artificio. La Casa Bianca spera in un milione di persone, più di quante ne richiamò il bicentenario del 1976.

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La biblioteca guarda all’estero


Dalla mission in Bulgaria alle attività sociali. La direttrice Conti: «Credo che, a turno, sia transitata di qui tutta la città»

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Ci si arriva lasciandosi alle spalle Sofia e proseguendo per 240 chilometri in direzione nord-est. Veliko Tărnovo si innalza lassù, arroccata su tre colline che dominano l’ansa a ferro di cavallo del fiume Yantra. L’imponente fortezza di Tsarevets, la splendida chiesa dell’Ascensione, la caratteristica Samovodska Charshia: tanti luoghi storici testimoniano l’importanza di una città che, in epoca medievale, fu capitale della Bulgaria per oltre due secoli. E poi c’è la Biblioteca Regionale “Petko Slaveykov”, dove la tradizione si fonde con l’innovazione. Proprio qui una delegazione della Biblioteca Astense, intitolata all’ex presidente Giorgio Faletti, nei mesi scorsi è stata protagonista di un progetto di mobilità.

«Tutto è partito da un invito arrivato al Comune di Asti ed esteso a noi», ha raccontato a L’Unica Alessia Conti, direttrice della biblioteca astigiana. «Sono esperienze che servono a rafforzare le competenze e a confrontarsi con altre realtà sulle buone pratiche bibliotecarie». E così i bibliotecari Walter Gonella, Federica Varaldo e Karim Soufellou sono stati catapultati per tre giorni nel cuore orientale della penisola balcanica, una full immersion fatta di incontri, panel e tavoli tematici in un’avventura capace di intrecciare competenze professionali e relazioni umane.

Al pari dei colleghi, Gonella è rimasto colpito dall’accoglienza: «Sono stati estremamente calorosi», ha riferito a L’Unica. «Abbiamo incontrato le autorità locali e visitato i luoghi simbolo della città, ci hanno trattato come una delegazione istituzionale». Per risalire alle radici di questo viaggio bisogna fare qualche passo indietro e tornare alla fine del periodo sovietico. «L’invito è nato dal rapporto di amicizia e collaborazione stipulato tra Asti e Veliko Tărnovo nel 1989», ha chiarito Gonella. «Loro portano avanti questo progetto a livello europeo soprattutto con i Paesi dell’Europa dell’Est. Insieme a noi c’erano biblioteche provenienti da Serbia, Ungheria, Romania, Macedonia e Polonia, oltre che dalla stessa Bulgaria. Di fatto, eravamo gli unici rappresentanti dell’Europa occidentale».

La memoria locale

Sono state giornate in cui si è parlato di innovazione, tutela del patrimonio, ruolo sociale delle biblioteche come spazi di comunità. E la biblioteca di Veliko Tărnovo si è rivelata tecnologicamente all’avanguardia, in netto contrasto con gli stereotipi che dipingono gli ex Paesi del blocco sovietico come realtà intrappolate negli anni Novanta.

Gonella ha evidenziato che «loro digitalizzano soprattutto la memoria locale. Scansioni di giornali, creazione di pagine online con link, fonti e documenti: è quello il patrimonio da difendere, quello che gli altri non hanno». Uno stimolo, un modello a cui guardare, su questo si trova in sintonia anche Varaldo: «Penso sia l’aspetto principale emerso in questo scambio. Per molti utenti la biblioteca è il primo approdo quando si tratta di cercare fonti storiche. Per fare un lavoro del genere servono fondi, ma anche per noi sarebbe molto importante implementare questo aspetto».

Uno dei volti più interessanti della biblioteca di Veliko Tărnovo è l’ufficio dedicato esclusivamente alla progettazione europea: «È qualcosa a cui guardiamo con grande ammirazione», ha ammesso Conti. «Le nostre possibilità sono più limitate, ma l’orizzonte è sempre l’internazionalizzazione. Anche in ottica “Passepartout”, il nostro festival culturale estivo, ci piacerebbe avere una rassegna dal respiro internazionale inserendo qualche piccolo innesto. Bisogna procedere gradualmente, a piccoli passi».

La ricerca dei fondi

Progetti e investimenti importanti, ma senza mai perdere di vista la sostenibilità. La direttrice della Biblioteca Astense ha sottolineato che, nel caso dell’esperienza a Veliko Tărnovo, «si è trattato di un progetto nell’ambito del programma Erasmus+. Le uniche spese che abbiamo dovuto coprire sono state quelle di viaggio».

I fondi restano la sfida più grande per una biblioteca attiva su tanti fronti. Certamente la capacità di fare rete garantisce l’appoggio di una squadra di partner, sponsor e finanziatori fatta di istituzioni, banche e fondazioni. Tra i progetti più rappresentativi c’è sicuramente il “Bibliobus”, l’iniziativa di biblioteca itinerante.

Anche la delegazione bulgara in visita ad Asti è rimasta colpita dal progetto. Ideato dall’ex direttrice Mimma Bogetti, lo scorso anno la biblioteca itinerante si è regalata un nuovo bus con cui ha raggiunto 14 comuni della provincia, portando libri e attività di promozione della lettura anche nei centri più piccoli e periferici.

I numeri della biblioteca

Conti non nasconde la soddisfazione per i risultati raggiunti: «Abbiamo appena approvato il bilancio del 2025: non è mai scontato trovare i fondi con cui dare continuità ai progetti, specialmente quando servono somme importanti».

Nonostante le inevitabili difficoltà, i dati della relazione finale relativa allo scorso anno ritraggono una biblioteca vivace, in piena salute. Nel corso del 2025 sono stati realizzati 103 eventi, coinvolgendo oltre 200 relatori e registrando circa 8.400 presenze complessive. Il fiore all’occhiello rimane “Passepartout”, il festival culturale diretto da Alberto Sinigaglia capace di radunare scrittori, giornalisti, studiosi, politici e intellettuali di alto profilo. Dopo 23 edizioni, la risposta del pubblico continua a essere forte: i 13 incontri organizzati nella scorsa edizione, per dare un’idea, hanno raccolto in media 320 persone per ogni appuntamento.

Sul fronte delle attività quotidiane, le 150 postazioni studio accolgono ogni giorno una sessantina di persone (con picchi di affluenza invernali che superano le postazioni disponibili), mentre i servizi bibliotecari hanno superato i 15 mila prestiti totali, per un incremento di 1.168 prestiti rispetto al 2024. Numeri importanti che certificano la bontà della mission di una struttura nata nel 1873 ma sempre attenta a restare al passo con i tempi.

In un panorama caratterizzato da trasformazioni mai così rapide, la Biblioteca Astense ha scelto di evolvere il proprio modello per affermarsi come spazio civico. Un occhio di riguardo viene riservato alla riduzione delle disuguaglianze culturali, alla promozione dell’inclusione e al coinvolgimento attivo dei cittadini, comprese le fasce più giovani.

Non è un caso se molti progetti, a cominciare dal laboratorio di fumetto per arrivare alle giornate dedicate ai giochi da tavolo, sono rivolti a bambini e giovani adulti. Tutte attività ad accesso libero e gratuito come quelle del progetto “Cultura per Crescere”, un’iniziativa mirata alle famiglie con bambini tra gli zero e i sei anni.

«Quando nasce un figlio, spesso le famiglie sono disorientate», ha rilevato Conti. «Devono capire come muoversi sul piano sanitario, come passare insieme momenti di qualità e così via». Per questo la biblioteca ha attivato una serie di attività in sinergia con ASL, Museo Paleontologico, Centro per le Famiglie e altre realtà del territorio. In lavorazione c’è anche un sito internet destinato a raccogliere tutte queste realtà, proponendosi come un’autentica mappa per le famiglie.

Non solo libri in prestito

Con un’offerta così ampia, è inevitabile abbracciare vari tipi di pubblico. In biblioteca «passa l’umanità», per dirla con le parole di Conti. «Credo che, a turno, sia transitata di qui tutta la città», ha riconosciuto la direttrice. «Siamo una realtà gratuita e aperta tutto l’anno: i luoghi informali come il nostro invogliano la partecipazione».

Gonella ha lavorato in diversi tipi di biblioteche, ma ritiene quelle civiche come la Astense le più stimolanti proprio per la varietà di pubblico. Lui ama in modo particolare l’attività di reference, ovvero il compito di indirizzare gli utenti, mentre altri colleghi sono più portati per la catalogazione.

Ma il mestiere del bibliotecario può toccare aspetti che sconfinano dalla letteratura: «Il nostro lavoro implica anche la comprensione delle necessità della persona», ha osservato Varaldo. «Non sempre gli utenti cercano un libro da portare a casa: a volte hanno solo bisogno di parlare con qualcuno. In questi casi subentra un fattore umano che riguarda l’accoglienza e l’empatia. Anche così si svolge un servizio per la comunità».

L’attenzione alla sfera sociale è probabilmente il marchio più evidente della direzione di Conti, in carica dal 2023. In una società segnata dalla disgregazione, dove ognuno è sempre più perso nelle proprie individualità, la Biblioteca Astense vuole porsi come punto di riferimento non solo culturale ma anche comunitario. Un luogo di incontro, ascolto e supporto al servizio dei cittadini. In questa direzione va la volontà di intercettare fasce di pubblico sempre più ampie, con un occhio di riguardo alle situazioni di fragilità. Un impegno portato avanti giorno dopo giorno per rendere la biblioteca la casa di tutti. Non solo di chi legge.

Nel mese di luglio la biblioteca seguirà l’orario di apertura estivo: martedì 9:00-15:00; mercoledì 9:00-18:00; giovedì e venerdì 9:00-15:00; sabato 9:00-13:00.

Martedì 30 giugno, mercoledì 1 luglio e martedì 7 luglio la biblioteca sarà chiusa al pubblico.

Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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La nuova pista ciclabile nella strada di sponda destra del Polcevera si chiama SuperlaValle, ma in realtà comincia nel nulla e finisce nel nulla. Se si arriva da Pontedecimo, questo nulla, almeno per ora, si trova davanti al supermercato Ekom di via Semini. Qui la ciclovia si materializza all’improvviso e prosegue per appena duecento metri, si interrompe per un lungo tratto e riprende all’altezza del Centro Sportivo San Biagio. E poi finisce addirittura in curva, all’incrocio, pericolosissimo, tra via Romairone e via Levati, accanto alla Metro. Rinascerà molto più avanti, sull’altro lato della carreggiata, all’incrocio con il ponte Luigi Ratto, per spegnersi poco prima del ponte di Teglia, anche qui nel nulla.
Coda a San Biagio verso Pontedecimo – Foto: Roberto Orlando
Il primo problema è che nelle intenzioni del Comune, nel 2022, sindaco Marco Bucci, la pista sarebbe dovuta iniziare a Fiumara per arrivare, 14 chilometri dopo, a Pontedecimo. Costo previsto: 2,17 milioni, attinti dai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Tuttavia, al momento, è stata realizzata soltanto una parte del tracciato, circa quattro chilometri, e per il suo completamento non esiste il progetto esecutivo, figuriamoci i finanziamenti. Quindi andiamo per le lunghe. In compenso, questo eccentrico finire nel nulla sine die ha peggiorato drasticamente la qualità della vita di decine di migliaia di persone che, da ormai due anni, sono costrette a restare in coda a bordo dei loro mezzi di trasporto per un periodo di tempo tre, ma anche quattro volte superiore a quello che in realtà basterebbe. Lo strillano i residenti e lo conferma il semplice test che il cronista de L’Unica ha compiuto per provare a spiegare le cause di un disastro della mobilità facile da prevedere. Anticipiamo il risultato: per percorrere in auto quattro chilometri e mezzo il cronista ha impiegato 25 minuti (la velocità media è 10,8 km/h), in un orario che non si può nemmeno definire di punta. In assenza di traffico, di domenica sera per esempio, lo stesso tratto di strada si percorre in 8 minuti.

Dopo il nostro esperimento, raccontano le cronache, la situazione è peggiorata, a causa dell’attivazione di un nuovo semaforo all’incrocio tra il Ponte Divisione Alpina Cuneense e via Nostra Signora della Guardia. Tanto che il Municipio V ha chiesto di spegnerlo al più presto e lasciarlo in modalità lampeggiante per evitare il tracollo.

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Il nostro test

Partenza in direzione nord da via Evandro Ferri, all’altezza della concessionaria Audi. Sono le 17.17 e le prime auto condannate al surriscaldamento del motore in folle si avvicinano alla rotonda che immette in via San Donà di Piave. Lo sguardo scorre su panorami cui di solito non si bada, come ad esempio il “Campo Base Trasta Bis” del Terzo valico: è composto da tanti moduli sovrapposti, tutti uguali, improntati a criteri di razionalità estrema, una sorta di deposito di container dotati di porte e finestre, di un bel beige contornato leggiadramente da elementi marroncini. In coda, sbirciando nel villaggio, si procede così a rilento che per arrivare al ponte rosso sul Polcevera, cioè 800 metri più avanti, abbiamo impiegato 8 minuti, cioè cento metri al minuto, ovvero 6 km/h, cioè esattamente a “passo d’uomo”.

Passato il ponte, siamo tutti in trappola su quattro corsie, belle fitte di auto, furgoni, TIR, persino di scooter, ma ancora non se ne capisce la ragione, che si trova cinque minuti più avanti, alle 17.30: tradotto in metri, sono appena 250. È lì il primo tappo al flusso di lamiere arroventate dal sole di un maggio di fuoco, vicino all’imbocco della rotonda costruita per servire un nuovo centro logistico con la facciata decorata da grandi pannelli rettangolari di cemento di tutti i colori. In realtà il problema nasce un po’ prima, proprio all’inizio di via Polonio, dove il marciapiede – appena rifatto perché la ciclovia comincia proprio qui, poco dopo il ponte di Teglia – diventa un’autostrada mentre la strada si restringe con effetto caruggio.
Via Polonio – Foto: Roberto Orlando
Superata la rotonda, i successivi 800 metri risultano più fluidi: bastano due minuti per arrivare al ponte Divisione Alpina Cuneense, quello tutto bianco. Oltrepassiamo indenni anche un altro punto critico, ossia l’incrocio tra via al Santuario di Nostra Signora della Guardia e la strada che porta a Murta. Qui in precedenza le corsie erano due, ora è una sola – a favor di ciclabile – e si sdoppia soltanto nei cinquanta metri finali per consentire la svolta a sinistra dei veicoli diretti a Murta. Il più delle volte, questo incrocio è un inferno in cui gli automobilisti scontano pene anche senza peccato.

Al centro commerciale Ipercoop “L’Aquilone” si arriva in quattro minuti, alle 17.36, a causa di un rallentamento da semaforo all’incrocio con il ponte Luigi Ratto: si tratta di un chilometro e 400 metri percorsi alla velocità media di 21 km l’ora. Servono altri due minuti per arrivare al ponte Tullio Barbieri, 850 metri più in là. Occorreranno ancora sei minuti per raggiungere Pontedecimo, due chilometri e 700 metri più avanti.

Code infinite

In questo ultimo tratto del nostro viaggio, il problema è la rotonda di via Semini dove la pista ciclabile, interrotta all’Ipercoop, torna a farsi vedere davanti a un altro supermercato, quello di Ekom. La pista tronca qui è lunga circa duecento metri e come l’altra non porta da nessuna parte, né in un senso né nell’altro, ma almeno non dà fastidio a nessuno. Invece rallenta parecchio il traffico la rotonda che c’è subito dopo, perché il diametro è assai ridotto e i TIR, che devono quasi far manovra per entrare, la percorrono al ralenti.

Durante il test, il cronista de L’Unica ha potuto anche constatare il transito di ben tre persone in bicicletta: due sulla ciclovia, dalle parti dell’Ipercoop, e un terzo che, in tenuta da Tour de France, guidava il gruppo (di TIR) in mezzo a via Semini.

A margine, il cronista sente l’obbligo di segnalare una maxicoda in cui è incappato casualmente qualche giorno dopo il test: sabato 30 maggio alle ore 10.57 una colonna di veicoli di vario genere procedeva a passo d’uomo senza soluzione di continuità da Pontedecimo, all’altezza del ponte Ludovico Patrizi, fino al semaforo lumaca dell’Ipercoop. La coda ha raggiunto la lunghezza di tre chilometri e settecento metri, fenomeno che quando capita in autostrada viene segnalato dai pannelli luminosi a messaggio variabile.

La paralisi perenne del traffico in sponda destra, che ha pesanti ripercussioni anche sull’altra sponda del torrente, nel cuore dei quartieri della valle, ha finito per compattare la protesta, pacata ma ferma, di tutti i comitati della Valpolcevera che hanno firmato un patto di collaborazione al quale non fanno mancare il loro supporto i Comuni dell’alta valle (Mignanego, Serra Riccò, Sant’Olcese, Campomorone e Ceranesi), nonché il municipio Valpolcevera.

Protestano tutti

Il disastro del traffico fa scontenti tutti, persino, e non deve stupire, i potenziali beneficiari della pista, ossia i ciclisti che hanno più volte denunciato che così com’è l’opera è pressoché inutile e rischia di vanificare un piano per la mobilità green che invece ha le sue potenzialità.

La lunga strada della protesta parte da Ceranesi, dove è stato appena rieletto sindaco Claudio Montaldo, già vicesindaco di Genova nella giunta Pericu (1996-2002), per dieci anni assessore alla Sanità della Regione sotto la presidenza di Claudio Burlando (2005-2015).

Ha detto Montaldo a L’Unica: «L’aggravamento delle condizioni del traffico è dovuto in buona parte alla pista ciclabile, che a mio parere è stata progettata senza un’adeguata valutazione dei flussi. La pista di fatto ha tolto quella corsia in più che garantiva un po’ di elasticità alla circolazione nei due sensi di marcia. E poi, mi spiace dirlo per l’amico assessore Emilio Robotti [responsabile della mobilità sostenibile e del trasporto pubblico nella giunta Salis, ndr], ma è del tutto inutile: non la usa nessun ciclista».

L’analisi di Montaldo non si ferma. «Poi ci sono le nuove rotatorie: provocano forti rallentamenti e secondo me anche situazioni di pericolo. Poi certo, non è l’unico problema, ma per quanto ci riguarda direttamente stiamo cercando di risolverli», ha aggiunto. «Mi riferisco alla strada di Santa Marta, nata come opera di compensazione per il Terzo valico nel 2012. I lavori erano cominciati nel 2016 e poi si sono fermati. A fine 2022, soprattutto grazie al nostro impegno, i cantieri sono stati riaperti, pur tra mille intoppi, tra cui il cedimento di un argine. Adesso la strada è percorribile, ma ci saranno altri problemi per realizzare il tratto iniziale, a Pontedecimo, per il quale siamo riusciti a ottenere una modifica che scongiura una nuova chiusura».

Impegno comune

Sono necessari una serie di correttivi sulla viabilità di sponda destra, conclude Montaldo. Che ribadisce il suo appoggio ai comitati dei cittadini e al municipio V, in accordo con gli altri Comuni dell’alta valle.

Impegno comune, ribadisce il sindaco di Campomorone, Giancarlo Campora, rieletto per il suo quarto mandato nel 2024 con la lista unica “Campomorone - La nostra comunità”. «Con la nuova strada di sponda destra il problema del traffico in valle sembrava risolto», ha detto a L’Unica. «Oggi è peggio di prima. Tanto che ci sono state ripercussioni sull’economia: diverse aziende addirittura hanno chiuso perché qui non si circola più. E visto che delle piste ciclabili non si può fare a meno, abbiamo chiesto al Comune di Genova una serie di correttivi».

E come vi ha risposto? Campora sorride: «Diciamo che l’assessore Robotti si è dichiarato disponibile ad apportare alcune modifiche, ci aspettiamo che siano attuate». Ma è davvero tutta colpa della ciclovia? «Io non sono un tecnico – ha concluso Campora –. Dico solo che la Valpolcevera, e voglio lasciare sullo sfondo il tema del termovalorizzatore all’ex Colisa, è sempre stato un territorio nel quale piazzare cose, non sempre belle. È inevitabile però che, a forza di mettere cose, il traffico aumenti e allora ci vorrebbero nuove infrastrutture adeguate. Ma se invece si mettono cose e poi si restringono le uniche strade disponibili, anche senza essere un tecnico si capisce che la situazione non può che degenerare. Ammetto di essere un po’ sfiduciato».
Foto: Roberto Orlando
La posizione dei comitati

Simone Bona è uno dei componenti del Comitato San Biagio. «Il nostro comitato era nato dieci anni fa per la Gronda e poi si è adeguato alle nuove problematiche. Diciamo che allora la viabilità non era perfetta, però, salvo eccezioni, il traffico era scorrevole», ha spiegato Bona a L’Unica. «Dopo il tragico crollo del ponte Morandi è stato introdotto il doppio senso di marcia in entrambe le strade di sponda del torrente, ciononostante le condizioni del traffico erano ancora accettabili. Poi la precedente giunta comunale [sindaco Bucci al secondo mandato, poi rilevato dal suo vice Piero Piciocchi, 2022-2025, ndr] ha approvato il progetto della ciclovia finanziata dal PNRR, opera che oggi rappresenta una delle ragioni per cui in Valpolcevera la circolazione è diventata un problema quotidiano. Gli altri due ostacoli sono le rotonde in via Polonio, in corrispondenza del nuovo centro logistico di Sogegross, e in via Semini. Noi abbiamo sollevato il problema fin da subito, con i responsabili della mobilità della vecchia giunta, e continuiamo oggi con l’assessore Emilio Robotti e il suo staff tecnico, ai quali scriviamo con frequenza periodica».

Lo scopo, ha detto ancora Bona, «è quello di ottenere modifiche strutturali che possano snellire il traffico: eliminazione di aiuole non necessarie alla ciclovia e che restringono la carreggiata, revisione dei tempi semaforici, tolleranza zero contro la sosta dei mezzi pesanti all’ingresso del cantiere del Terzo valico di via Semini». Infine, secondo Bona sarebbero necessari dati certi sui flussi di traffico. «Anche perché il centro logistico Sogegross sta per aprire e si vocifera di 160 camion al giorno in transito: sarebbe un disastro anche se fossero soltanto la metà. Il nostro intento è quello di dialogare con le istituzioni per trovare insieme le soluzioni. L’assessore Robotti [che tre rappresentanti dei comitati hanno incontrato il 7 maggio, ndr] ci ha assicurato che aprirà un tavolo di confronto per discutere anche con i tecnici i correttivi. Restiamo in attesa».

I punti caldi dell’ingorgone

Luciano Giorgi, di Isoverde – frazione di Campomorone – non appartiene a nessun comitato, ma si è guadagnato credibilità sul campo, perché da tre anni studia il fenomeno-ingorgo. «Per andare e venire da casa devo affrontare ogni giorno un percorso a ostacoli, a cominciare dalla strada di Santa Marta, riaperta al traffico di recente: è lunga due chilometri, per realizzarla ci sono voluti 7 anni e ancora non è finita», ha raccontato a L’Unica. «E poi frane continue, i cantieri del Terzo valico, la riapertura della cava di Cravasco che ha incrementato il traffico di mezzi pesanti, anche di notte. Scendendo verso valle, la rotonda di via Semini, un’opera di compensazione per l’apertura di un supermercato Ekom complica la situazione. L’assessore Robotti ci ha spiegato che la rotonda serve anche a rallentare la velocità dei veicoli in un punto ritenuto pericoloso. Io ho qualche dubbio: mai visti incidenti lì».

La ciclovia? «Avrebbe un senso se servisse una zona residenziale non soggetta a una mole di traffico pesante così sostenuto», ha detto ancora Giorgi. «Paradossalmente, ha pure creato situazioni di pericolo: ci sono due incroci, attraversati dalla pista, dove i camion per immettersi in via Romairone sono costretti a invadere la corsia di marcia opposta a causa del restringimento della carreggiata. E poi la rotonda di via Polonio: si entra a due corsie e si esce su una sola, il contrario cioè di quello che dovrebbe essere. Una rotonda praticamente inutile perché la quasi totalità dei veicoli prosegue dritto, l’unica altra svolta è quella che porta al centro logistico Sogegross e allora forse sarebbe bastato un semaforo a chiamata per i camion in uscita».

La posizione del municipio Valpolcevera

Michele Versace dal maggio 2025 è il presidente, in quota Partito democratico, del municipio Valpolcevera. Era già consigliere fin dal 2017. «Il nostro primo atto, appena insediati – ha detto a L’Unica – è stata un’azione congiunta con i Comuni dell’alta valle chiedendo all’assessorato alla Mobilità di apportare delle modifiche alla viabilità di sponda destra che finora non è stato possibile ottenere perché l’opera è finanziata dal PNRR e deve essere ancora collaudata».

«Torneremo alla carica dopo il collaudo e non sappiamo nemmeno se sarà possibile realizzarle tutte: si tratterebbe di restringere i nuovi marciapiedi e ridurre l’impatto della ciclovia che in alcuni tratti è pericolosa per gli automobilisti ma anche per i ciclisti», ha continuato. «Intendiamoci su un punto: le nostre osservazioni non sono un modo per dichiarare la nostra ostilità alla mobilità sostenibile. In un mondo ideale sarebbe bellissimo poter andare tutti a lavorare in bicicletta e a cavallo. Ma noi per ora viviamo in un mondo reale e se per mobilità sostenibile si intende realizzare un’opera che penalizza migliaia e migliaia di persone è chiaro che di sostenibile non c’è proprio nulla. Nei quartieri il traffico pesante è aumentato a dismisura, anche per la presenza di grandi cantieri: tra Certosa, Rivarolo, Trasta e Fegino abbiamo l’ultimo miglio del Terzo valico, la metropolitana, la messa in sicurezza del rio Maltempo, il ponte in piazza Pallavicini».

Infine, ha concluso, «è urgente ripristinare i sensi unici nelle due strade di sponda. Lo chiediamo da anni: prima ci hanno risposto che era necessario attendere il completamento dello svincolo verso Fiumara, poi che bisognava aspettare la conclusione dei lavori per i quattro assi di forza del trasporto pubblico. Adesso però si deve accelerare: in bassa valle dal 2018 non ci si muove più».

E ora, dicono in molti, non si possono escludere forme di protesta clamorose.

Questa puntata di L’Unica Genova termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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Meta sviluppa un competitor di Polymarket, i nuovi Meta Glasses, l'arrivo di Claude Tag


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Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon giovedì,
oggi parliamo di una nuova app interna di nome Arena che Meta sta sviluppando internamente e che in futuro competerà con Polymarket e Kalshi. Sempre da Meta, vedremo i nuovi Meta Glasses di fascia bassa; poi parleremo di Claude Tag, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 350 - Giovedì 25 giugno
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Le news di oggi, selezionate a mano.

Meta sta sviluppando Arena, un'app di prediction market


Big tech
Meta sta sviluppando un'app indipendente chiamata Arena, pensata per competere con Polymarket e Kalshi, i mercati predittivi dove gli utenti scommettono sull'esito di eventi. Secondo due dipendenti a conoscenza del progetto, l'app funzionerebbe inizialmente con un sistema di punti virtuali simile a quello dei videogiochi, anche se l'uso di denaro reale non è stato escluso per il futuro. Arena sarebbe separata dagli altri prodotti Meta — Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger — ma punterebbe sulla base utenti esistente, che supera i 3,56 miliardi di persone al giorno, per crescere rapidamente. Il progetto è descritto internamente come sperimentale ma prioritario, e si affianca ad almeno un altro esperimento in corso: Meta Photos, un'app stand-alone per la creazione di contenuti tramite AI.
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Fonte: nytimes.com
Alternativa in italiano: HWUpgrade

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Meta lancia i Meta Glasses al prezzo economico di 299 dollari


Tecnologia
Meta ha lanciato una nuova linea di occhiali smart chiamata Meta Glasses, disponibile da oggi in diversi paesi (inclusa l'Italia) a partire da 299 dollari. Realizzati in collaborazione con EssilorLuxottica, a differenza dei Ray-Ban Smart Glasses non sono legati ad alcun brand di moda: il marchio è solo Meta. Gli occhiali non hanno schermo, ma integrano fotocamera, speaker e un tasto dedicato all'assistente Meta AI, che risponde a domande, riconosce ciò che l'utente sta guardando e supporta funzioni di navigazione a piedi con indicazioni passo dopo passo. La batteria dura oltre otto ore, con la custodia di ricarica che garantisce fino a 40 ore aggiuntive.
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Fonte: techcrunch.com
Alternativa in italiano: NotebookCheck

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Perché gli italiani non cambiano banca?

"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."

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Anthropic lancia Claude Tag, il collega AI dentro Slack


Intelligenza Artificiale
Anthropic ha presentato Claude Tag, una nuova funzione che porta Claude direttamente nei canali Slack come se fosse un membro del team. A differenza della precedente integrazione, il bot può monitorare conversazioni, inviare alert su messaggi rilevanti, intervenire nelle discussioni e correggere codice, il tutto sulla base di istruzioni preimpostate dall'utente. Per le operazioni più complesse, Claude Tag deve essere collegato a fonti dati esterne come calendario e email. Secondo Cat Wu, head of product di Anthropic per Claude Code e Cowork, circa il 65% del codice prodotto internamente dal team di prodotto dell'azienda viene già generato da una versione interna dello strumento.
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Fonte: bloomberg.com
Alternativa in italiano: Punto Informatico

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Trump firma due ordini esecutivi per il quantum computing


Politica
Trump ha firmato due ordini esecutivi sul quantum computing: il primo impone alle agenzie federali, incluso il Dipartimento dell'Energia, di lavorare con il settore privato per dispiegare un computer quantistico abbastanza potente da supportare la ricerca scientifica entro il 2028; il secondo serve a dotarsi di sistemi resistenti agli attacchi quantistici entro il 2031, anticipando il target fissato da Biden per il 2035. Gli ordini arrivano in parallelo a miliardi di dollari in finanziamenti del Dipartimento del Commercio e a investimenti massicci da parte di IBM, Microsoft e Google.
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Fonte: wsj.com
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Google investe 75 milioni nello studio cinematografico indipendente A24 per sviluppare AI per il cinema


Intelligenza Artificiale
Google investirà circa 75 milioni di dollari nello studio indipendente A24, segnando la prima volta che l'azienda prende una quota in uno studio cinematografico. L'accordo pluriennale non esclusivo prevede una partnership di ricerca tra DeepMind e A24 per sviluppare nuovi strumenti di produzione e distribuzione cinematografica — non per generare contenuti in modo automatico, ma per supportare il lavoro creativo dei filmmaker. L'investimento è comparabile a quello guidato da Thrive Capital nel 2024, quando A24 fu valutata 3,5 miliardi di dollari. A24 Labs, il team tecnologico interno di 20 persone, sta già sviluppando un'applicazione per storyboard generati con AI.
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Fonte: wsj.com
Alternativa in italiano: Il Post

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Il capo di WhatsApp di Meta si dimette, sarà sostituito dal fondatore indiano di fintech Kunal Shah


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Meta glasses — hands-on


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Siamo bravissimi a confrontare. L'operatore telefonico, la bolletta della luce, l'assicurazione dell'auto, l'abbonamento che usiamo poco. Su tutto cerchiamo l'opzione migliore, su una cosa no: la banca.

In Italia restiamo nella stessa banca in media quindici anni (dati Fineco). Non perché sia la migliore, ma perché a un certo punto smette di essere una scelta e diventa un'abitudine, come la strada per andare al lavoro: non la decidi più, la fai e basta.

C'è anche un motivo meno comodo da ammettere. Secondo l'indagine IACOFI di Banca d'Italia, l'alfabetizzazione finanziaria nel Paese resta bassa: 10,7 su 20 nell'indicatore complessivo e 4,6 su 10 sulle competenze digitali. Se non hai gli strumenti per capire davvero cosa fa la tua banca, il conto resta una decisione presa una volta sola e mai più rivista.

Ma nel frattempo qualcosa paghi. Sempre Banca d'Italia, nell'indagine sul costo dei conti, stima per il 2024 circa 101 euro l'anno di spesa media per un conto tradizionale, contro circa 31 euro per uno online. La stessa persona che soppesa due offerte di pasta al supermercato non si accorge di una differenza del settanta per cento sul conto in banca.

Il costo, però, è solo metà del discorso. L'altra metà è cosa ricevi in cambio.

Ma infatti, che cosa dovrebbe fare per te una banca oggi, nel 2026? Da una parte ci sono gli istituti di sempre, solidi ma costruiti su processi vecchi, dove per fare due operazioni passi da tre canali diversi. Dall'altra, le neobank nate dentro un'app, veloci ma che rimangono pur sempre dietro uno schermo.

Fineco prova a stare nel mezzo, e lo fa da prima che esistesse la parola fintech. È nata quasi ventisei anni fa con un'idea che allora sembrava strana: una sola piattaforma per tenere insieme conto, carte, trading, credito e investimenti, costruita in casa invece di assemblare pezzi comprati da fornitori esterni. Oggi parlare di banca e app nella stessa frase è normale. All'epoca non lo era.

Tutto è connesso: lo stipendio che entra, le spese, i pagamenti, gli investimenti che fai partire con due tap dallo stesso posto in cui guardi il saldo. Non sono mondi separati che ogni tanto si scambiano un'informazione.

E poi c'è la parte che un'app da sola non ti dà: le persone. Una rete di consulenti che ti segue quando devi decidere cosa fare dei tuoi soldi, perché un grafico non basta. La tecnologia fa la parte ripetitiva, qualcuno in carne e ossa fa quella difficile. Non la banca che ti mette in fila, non l'app che ti lascia solo.

Resta l'ultima scusa, quella sincera: cambiare è una rottura. Ed è il motivo per cui oggi Fineco offre il conto a canone zero. Apri, provi, e se funziona porti dentro il resto con calma. Tolto il canone, l'unico vero motivo per restare fermi è l'inerzia.

Non puoi cambiare la tua banca. Ma puoi cambiare banca. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.
Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.

Intervista

Perché gli italiani non cambiano banca?


"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."

Cosa rende Fineco diversa?


"La tecnologia ce la siamo costruita in casa, non l'abbiamo comprata a pezzi. Conto, trading e investimenti stanno nello stesso posto e si parlano tra loro. E accanto alla piattaforma c'è una rete di consulenti veri. Le macchine gestiscono la routine, le persone ci sono quando devi decidere."

Cosa ne pensa Morning Tech?


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Meta lancia i Meta Glasses al prezzo economico di 299 dollari


Disponibili da oggi in più paesi, con AI integrata.
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In breve:


Meta ha lanciato una nuova linea di occhiali smart chiamata Meta Glasses, disponibile da oggi in diversi paesi (inclusa l'Italia) a partire da 299 dollari. Realizzati in collaborazione con EssilorLuxottica, a differenza dei Ray-Ban Smart Glasses non sono legati ad alcun brand di moda: il marchio è solo Meta. Gli occhiali non hanno schermo, ma integrano fotocamera, speaker e un tasto dedicato all'assistente Meta AI, che risponde a domande, riconosce ciò che l'utente sta guardando e supporta funzioni di navigazione a piedi con indicazioni passo dopo passo. La batteria dura oltre otto ore, con la custodia di ricarica che garantisce fino a 40 ore aggiuntive.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta debuts new, cheaper smart glasses under its own brand

techcrunch.com


Alternativa in italiano:

I Meta Glasses vengono lanciati al prezzo di 299 dollari con una fotocamera da 12 MP, video in 3K e traduzione in tempo reale
Meta ha sviluppato una nuova collezione di occhiali intelligenti in collaborazione con EssilorLuxottica, ora disponibili a partire da 299 dollari. Dotati di una fotocamera da 12 megapixel, altoparlanti e microfoni, i Meta Glasses non solo consentono di scattare foto e registrare video, ma anche di tradurre le conversazioni, tra le altre cose.
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Google investe 75 milioni nello studio cinematografico indipendente A24 per sviluppare AI per il cinema


Prima partecipazione diretta di Google in uno studio cinematografico.
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In breve:


Google investirà circa 75 milioni di dollari nello studio indipendente A24, segnando la prima volta che l'azienda prende una quota in uno studio cinematografico. L'accordo pluriennale non esclusivo prevede una partnership di ricerca tra DeepMind e A24 per sviluppare nuovi strumenti di produzione e distribuzione cinematografica — non per generare contenuti in modo automatico, ma per supportare il lavoro creativo dei filmmaker. L'investimento è comparabile a quello guidato da Thrive Capital nel 2024, quando A24 fu valutata 3,5 miliardi di dollari. A24 Labs, il team tecnologico interno di 20 persone, sta già sviluppando un'applicazione per storyboard generati con AI.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Google Investing in ‘Backrooms’ Studio A24

wsj.com


Alternativa in italiano:

Google investirà 75 milioni di dollari nella società cinematografica A24 per sviluppare tecnologie basate sull'AI

Il Post

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Meta sta sviluppando Arena, un'app di prediction market


In stile Polymarket ma ancora senza soldi reali.
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In breve:


Meta sta sviluppando un'app indipendente chiamata Arena, pensata per competere con Polymarket e Kalshi, i mercati predittivi dove gli utenti scommettono sull'esito di eventi. Secondo due dipendenti a conoscenza del progetto, l'app funzionerebbe inizialmente con un sistema di punti virtuali simile a quello dei videogiochi, anche se l'uso di denaro reale non è stato escluso per il futuro. Arena sarebbe separata dagli altri prodotti Meta — Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger — ma punterebbe sulla base utenti esistente, che supera i 3,56 miliardi di persone al giorno, per crescere rapidamente. Il progetto è descritto internamente come sperimentale ma prioritario, e si affianca ad almeno un altro esperimento in corso: Meta Photos, un'app stand-alone per la creazione di contenuti tramite AI.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Mark Zuckerberg Directed Meta to Create a Prediction Markets App

nytimes.com


Alternativa in italiano:

Arena, l'app di scommesse a punti di Meta: così Zuckerberg sfida Polymarket e Kalshi
L'app interna di Meta, chiamata Arena, userebbe un sistema a punti stile videogioco e non denaro reale, almeno all'inizio. Sfrutterebbe gli oltre 3,56 miliardi di utenti del gruppo per insidiare Polymarket e Kalshi: i rivali sono già calati in Borsa
Hardware Upgrade

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Anthropic lancia Claude Tag, il collega AI dentro Slack


Sostituisce l'integrazione Slack già esistente di Claude.
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In breve:


Anthropic ha presentato Claude Tag, una nuova funzione che porta Claude direttamente nei canali Slack come se fosse un membro del team. A differenza della precedente integrazione, il bot può monitorare conversazioni, inviare alert su messaggi rilevanti, intervenire nelle discussioni e correggere codice, il tutto sulla base di istruzioni preimpostate dall'utente. Per le operazioni più complesse, Claude Tag deve essere collegato a fonti dati esterne come calendario e email. Secondo Cat Wu, head of product di Anthropic per Claude Code e Cowork, circa il 65% del codice prodotto internamente dal team di prodotto dell'azienda viene già generato da una versione interna dello strumento.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic Wants Claude to Be Your New Slack Coworker

bloomberg.com


Alternativa in italiano:

Claude Tag, l'assistente AI condiviso dal team su Slack
Anthropic integra Claude su Slack. si può taggare @Claude, assegnare compiti e lavorare in modo asincrono con l'AI che collabora con il team.
Punto Informatico

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