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«Ex ACNA di Cengio e inceneritore dei rifiuti ligure in valle Bormida: quale futuro attende il nostro territorio dal punto di vista ambientale e della salute pubblica? Per rispondere a questa domanda e fare il punto su due questioni calde e strettamente interconnesse, giovedì 25 giugno, alle ore 20:30, si terrà un’importante assemblea presso la sala ex Kaimano di Acqui Terme».
È una chiamata alla partecipazione civica quella che il Comune ha rivolto alla popolazione di Acqui. Ed è anche l’effetto più recente dell’onda lunga di preoccupazione e proteste che ha investito il Piemonte da diversi mesi, di fronte all’ipotesi di realizzare nell’entroterra savonese un impianto di incenerimento della spazzatura prodotta evidentemente soprattutto a Genova.
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Fra le aree ritenute idonee dalla Regione Liguria, infatti, due sono situate giusto alle porte delle colline delle Langhe e dei territori celebrati dall’Unesco: il sito ex ACNA di Cengio, dove permane un’eredità pesante delle antiche produzioni chimiche che è stata solo in parte bonificata e messa in sicurezza, e la superficie comunale di Cairo Montenotte, anch’essa gravata da presenze industriali di notevole impatto.
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Quattro province, una valle
Non è strano che l’Alessandrino sia così legato al Savonese. È il lungo corso del fiume Bormida ad avere insegnato a questa zona di confine, che fra le regioni Piemonte e Liguria attraversa quattro province, a sentirsi parte di un’unica bio-regione, a sentirsi valle. Una valle che origina nelle montagne dell’entroterra ligure, per poi estendersi per centocinquanta chilometri nei territori del Cuneese, che diventano Astigiano e che, infine, ad Alessandria, confluiscono nella pianura lambita dal Tanaro.
Una lezione che la valle Bormida ha imparato con dolore. Gliel’ha insegnata nel profondo un inquinamento di centodiciassette anni, quando il fiume era nero, biologicamente morto, e una densa schiuma biancastra e maleodorante si formava nei vortici della corrente. Tanto durarono le produzioni dell’ACNA di Cengio. Ma maestra fu anche la devastante alluvione del 1994, con una piena che travolse e distrusse ogni cosa, fino a congiungersi con la tragica esondazione ad Alessandria.
Il dibattito del 25 giugno affronterà i due temi caldi del momento. Da un lato la questione inceneritore, con l’impatto ambientale sul tessuto locale e le possibili alternative sostenibili in un’ottica di economia circolare. Dall’altro lo stato dell’ex ACNA, con un focus sul monitoraggio del sito «per garantire che la guardia rimanga alta sulla tutela delle falde acquifere e della salute dei residenti», come si legge sull’invito del Comune di Acqui.
Gli eventi informativi e di sensibilizzazione degli abitanti si susseguono da diversi mesi e ora, per la prima volta, approderanno in provincia di Alessandria. La formula prevede un modello già collaudato, fatto di analisi tecniche puntuali, aggiornamenti procedurali, dettagli specifici, ma anche della ferma denuncia di un modo di agire da parte della Regione Liguria che finora non ha lasciato alcuno spazio al dialogo e al confronto con gli enti locali e i residenti, che non hanno mai perso l’occasione di dimostrare la loro ferma opposizione al progetto.
Gruppi di lavoro hanno riunito gli esperti nelle competenze ambientali, politiche, sanitarie, legali e gli esiti di quegli studi – sull’iniziativa della giunta Bucci di costruire l’inceneritore per chiudere il ciclo dei rifiuti – vengono restituiti al pubblico in forma divulgativa, che possa essere compresa da chiunque. Soprattutto, da queste parti la cittadinanza attiva ha una lunga storia che arriva da lontano: e la consapevolezza che sia di nuovo necessario impegnarsi per contrastare la minaccia si sta diffondendo rapidamente.
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L’inquinamento si espande per chilometri
Renato Galliano è il presidente dell’osservatorio del paesaggio “La prima Langa”, una delle sedici associazioni che partecipano al “Coordinamento No Inceneritore” nato negli ultimi mesi- «La minaccia dell’inceneritore a Cengio o a Cairo, con gravi danni ambientali e sanitari, ripercorre la stessa logica dell’ACNA», ha detto a L’Unica. «Effetti negativi sul territorio e sulle comunità che lo abitano. Benefici per il gruppo industriale che gestirà l’impianto. La storia si ripete, così come si ripete il coinvolgimento sociale, la contrarietà dei sindaci, l’attività delle associazioni e dei comitati. I cittadini vogliono uscire da questa gabbia della marginalità e poter intervenire rifiutando soluzioni inaccettabili per il proprio territorio e per le future generazioni».
È lui che di solito dal palco parla con chiarezza. «L’incenerimento dei rifiuti non è una soluzione», ha spiegato a L’Unica. «Crea inquinamento atmosferico con sostanze anche molto pericolose che si disperdono per chilometri, crea il 25-30 per cento di polveri tra sottili e leggere. Si tratta di un progetto industriale speculativo che non apporterà nessun beneficio alla comunità locale, ma che lascerà una pesante eredità ambientale per 20-30 anni. Occorre andare verso la raccolta differenziata, il riuso e il riciclo». Gli stessi obiettivi, peraltro, suggeriti dall’Unione europea in via prioritaria per la gestione dei rifiuti.
Daniela Prato è la portavoce del “Coordinamento No Inceneritore” ed è a capo delle numerose iniziative che coinvolgono da mesi gli attivisti: volantinaggi nei paesi, campagne social, anche flash mob. «Siamo contrari a un impianto del genere perché rappresenta un progetto obsoleto rispetto alle alternative, che prevedono prima di tutto la raccolta differenziata e il riciclo, cosa che sicuramente non si sta facendo abbastanza in Liguria e in particolare a Genova», ha detto. Effettivamente, i dati raccontano che nella Regione la separazione dei materiali non raggiunge il 60 per cento e nel capoluogo è di poco superiore al 50, quando la normativa europea chiede obiettivi del 65 per cento come minimo. «Basti invece pensare che in valle Bormida, dove vorrebbero bruciare i rifiuti, è attestata a soglie prossime all’80 per cento», ha fatto notare Prato. Oltre il danno, la beffa.
«Difendiamo la valle Bormida anche perché non è assolutamente un sito idoneo ad accogliere un inceneritore», ha continuato la portavoce del Coordinamento. «Prima di tutto, per le sue criticità pesanti a livello ambientale: abbiamo già pagato pregresse pianificazioni industriali, che devono ancora essere bonificate e di cui subiamo tuttora le conseguenze. In secondo luogo, perché almeno il 70 per cento dei rifiuti liguri arriva da una distanza di diverse decine di chilometri e questo appesantirebbe il traffico veicolare su infrastrutture viarie già congestionate. Infine perché la gestione ambientale nel nostro territorio è approssimativa: è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo realtà come lo stoccaggio non regolare delle ceneri dell’inceneritore di Torino, aziende che sforano di benzoapirene: queste cose dimostrano che siamo una terra poco controllata, meglio ancora fuori controllo».
Ci sono inoltre condizioni naturali alla base delle preoccupazioni degli abitanti: «La conformazione geografica della vallata non permette un riciclo dell’aria: gli inquinanti ricadrebbero sul territorio», ha concluso Prato. «Da tempo chiediamo alla Regione Liguria una valorizzazione seria e costruttiva dei nostri luoghi: abbiamo coinvolto realtà come il basso Piemonte, che crede fermamente in una politica diversa e che verrebbe penalizzato in maniera pesante da questa scelta. Ecco perché continuiamo a informare le persone con le assemblee. Agiremo per vie legali, se ci sarà la presentazione di progetti concreti e se l’intento di costruire l’inceneritore in valle Bormida dovesse proseguire». Entro il 30 giugno, in base al bando regionale, le società interessate al business dovranno presentare i loro programmi di investimento. Cinque delle sei proposte preliminari finora inoltrate hanno già indicato la valle Bormida per la localizzazione.
Il sindaco di Acqui
In ogni caso non è ancora detta l’ultima parola. La questione è già arrivata in Parlamento, dove i deputati Angelo Bonelli e Marco Grimaldi (Alleanza verdi-sinistra) e il collega Andrea Giaccone (Lega) hanno presentato interrogazioni al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. In consiglio regionale del Piemonte, a tenere caldo il tema con altrettanti atti formali ci hanno pensato, nei giorni scorsi, gli esponenti del Partito democratico Fabio Isnardi, Mauro Calderoni e Domenico Ravetti e quelli della Lega Fabio Carosso e Marco Protopapa. «Non bisogna abbassare la guardia», ha ammonito quest’ultimo.
In Liguria, l’opposizione di centrosinistra si è da tempo dichiarata con fermezza contraria alla costruzione di un inceneritore, promuovendo un ciclo dei rifiuti completamente sostenibile, con potenziamento della raccolta differenziata, riciclo spinto e riuso dei materiali, contestando l’ipotesi di nuovi carichi ambientali. Seguono da vicino la vicenda e si sono pronunciati contro l’impianto le Province di Cuneo e Asti, l’Unione montana alta Langa, mentre molti Comuni liguri e piemontesi hanno approvato delibere dello stesso tenore. Le parole più dure sono venute dal sindaco Danilo Rapetti: «Non possiamo che essere solidali con la nuova lotta della val Bormida», ha detto a L’Unica. «Questaè una terra che da cent’anni subisce angherie e che ha sempre saputo tenere la testa alta e la schiena dritta, fino a vincere le sue battaglie, sia pure al prezzo di molte preoccupazioni e, spesso, di sofferenza e morte. Un inceneritore sarebbe materia di cui discutere serenamente, ma non qui. In val Bormida un inceneritore sarebbe altamente e decisamente inopportuno. In memoria di ciò che è stato e a tutela di ciò che sarà».
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Nel dialetto dell’Alta Langa la parola ancalau dice tutto. Indica chi vince la timidezza e, osando, sa innovare. Una parola che in molti, fuori da Bosia e dintorni, non avevano mai sentito prima che diventasse il nome di un premio.
Il 20 e 21 giugno prossimi, nel piccolo Comune di circa 170 abitanti nella provincia di Cuneo, va in scena la dodicesima edizione del Premio Ancalau, un evento pop e al tempo stesso culturale, capace di richiamare ogni anno imprenditori, intellettuali, artisti e soprattutto giovani startupper da tutta Italia. Nel tempo ha guadagnato un rilievo nazionale autentico, non costruito a tavolino, ma cresciuto con la forza delle idee e del territorio.
E se il Premio Ancalau esiste, è soprattutto merito di Silvio Saffirio. Creativo e imprenditore della pubblicità, grande protagonista degli anni d’oro degli spot televisivi, dodici anni fa ha dato vita all’associazione culturale Ancalau assieme al sindaco di Bosia, Ettore Secco, e coinvolgendo il fondatore di Eataly Oscar Farinetti e il presidente di Banca d’Alba, Tino Cornaglia. Una squadra molto attiva, con Saffirio deus ex machina capace di sfornare idee a raffica. Tra le altre cose, è stato lui l’ideatore della Pinacoteca all’aperto di Bosia, ovvero i murali dedicati ai Grandi di Langa, dipinti dall’artista Silver Veglia sulle facciate degli edifici del paese. È lui che ogni anno sceglie i soggetti da immortalare.
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Questa straordinaria e peculiare hall of fame è diventata a tutti gli effetti una risorsa turistica per Bosia. «Non abbiamo quasi più spazi per ospitare nuovi murali, per la prossima edizione staremo a vedere. Costruiremo nuove pareti», ha detto a L’Unica lo stesso Saffirio. «A parte gli scherzi, di sicuro ogni opera avrà un QR code a cui si potrà accedere per leggere la storia del personaggio raffigurato. In quattro lingue». Ora Saffirio si appresta a inaugurare l’ultimo murale, quello che renderà omaggio a Carlin Petrini, l’ideatore di Slow Food, un ancalau di diritto che avrebbe dovuto essere presente alle premiazioni di domenica 21 giugno.
L’omaggio a Carlo Petrini
«Ci aveva dato la sua disponibilità, sarebbe venuto molto volentieri», ha detto ancora Saffirio. «Non ce l’ha fatta, purtroppo. Noi in realtà avevamo in mente di non realizzare un altro murale, ci saremmo fermati per un anno. Ma, appresa la notizia, abbiamo cambiato subito il programma e il nostro Silver Veglia si è messo al lavoro per realizzare un nuovo ritratto. Così è nato il murale di Petrini, che sarà ben visibile proprio a fianco dello spazio dedicato al presidente Luigi Einaudi. E il riconoscimento di Propheta in patria che avevamo pensato per Carlin, lo consegneremo al rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo, Bruno Perillo».
Durante la presentazione del Premio Ancalau, al grattacielo della Regione Piemonte (dove L’Unica era presente), il sindaco di Bosia, Secco, ha ricordato un aneddoto a proposito di Petrini: «Ricordo che eravamo impegnati nella giornata finale della prima edizione, a un certo punto mia moglie mi avvisa: guarda che sta arrivando Carlin. Ci siamo tutti messi in agitazione, era già allora, nel 2016, un personaggio importante. Era venuto a seguire la nostra iniziativa, perché molto incuriosito dalla formula che legava il territorio e le startup innovative. E alla fine, a tavola, ci confidò che quei tajarin che stava assaporando, assieme alla piacevole sorpresa dell’Ancalau, erano effettivamente valsi il viaggio».
Una bella soddisfazione. Saffirio invece ha ricordato che «all’epoca noi dello staff eravamo ancora troppo poveri per permetterci un servizio fotografico. Così non abbiamo immagini della visita di Carlin. In altre successive occasioni, per un motivo o per l’altro, non fu possibile averlo ospite. Come quando facemmo il gemellaggio tra la nostra nocciola tonda gentile e il cacao della regione messicana della Chontalpa, alla presenza dell’ambasciatore messicano. Petrini era impegnato da un’altra parte».
Ora il murale di Veglia completa un lungo percorso. Oscar Farinetti, dell’amico e sodale Carlin parla ancora al presente: «Lui è un personaggio pazzesco. Ne parlo come fosse vivo. Ci aveva già dato l’ok, sarebbe venuto volentieri a Bosia e per tutti sarebbe stato un momento molto bello, perché Carlin, più di chiunque dalle nostre parti, ha segnato il territorio. E non solo: è riuscito a portarlo a un livello mondiale. Ha trasferito il think local all’act global, a un livello veramente globale. Sono rarissime le persone che sono state capaci di farlo».
Farinetti è il fantasista del “team ancalau” e il suo entusiasmo per l’evento non si è mai incrinato nel corso di questi dodici anni: «È stata una gran bella idea, perché abbiamo creato un metodo per dare spazio ai giovani che vogliono imporre le loro idee. Il Premio Ancalau porta con sé un carattere di estrema modernità e al tempo stesso propone il recupero di tradizioni antiche straordinarie, legate a Bosia, comune incastonato nell’Alta Langa che riesce a dare un senso a tutto questo».
Una vetrina per le startup
Tornando a Saffirio, è sempre lui che ha pensato il “Torneo delle idee” per i giovani startupper, focus principale della manifestazione, costruendo nel tempo una rete di partner e sostenitori capace di trasformare ogni edizione in qualcosa di più di una semplice cerimonia. «Ancalau è stato in primo luogo una scoperta storica e antropologica per il numero stupefacente di inventori, imprenditori, innovatori e anche avventurosi che ebbe Bosia tra fine Ottocento e il Novecento», ha spiegato a L’Unica. «Si guadagnarono la nomea popolare di Ancalau di Bosia e ci doveva pur essere un motivo. Da qui a pensare di far rivivere questa memoria di coraggio, inventiva, riscatto e intraprendenza e allargarla all’intero territorio virtuoso della Langa e del Roero, il passo è stato facile».
Nel tempo sono stati aggiunti tanti tasselli, tutti significativi. Ha detto ancora Saffirio: «È una festa popolare? Sì, vedi la gente serena e gioiosa e il buon cibo non manca. È un evento culturale? Certo, ma vivo, dinamico. Si rivive in chiave attuale il passato, si onorano i Padri e le Madri, si rievocano i Grandi di Langa». E poi c’è lo sguardo che volge al futuro con le startup: un primo premio da 20 mila euro «in soldi veri, che di solito vengono versati la sera stessa dell’annuncio. Lo sottolineo perché spesso altre rassegne promettono riconoscimenti che poi non sono così tangibili». I numeri confermano: in dodici anni il torneo delle startup di Bosia ha visto sfilare 615 progetti e più di 1.200 partecipanti, attribuendo complessivamente 127 mila euro in premi. Sei dei talenti premiati negli anni sono stati poi selezionati dalla rivista Forbes tra i giovani under 30 più influenti d’Italia.
Tra i protagonisti del premio l’Orchestra Filarmonica Bosconerese, fondata nel 1912 a Bosconero, nel Canavese, scoperta e “agganciata” da Saffirio. Una presenza a suo modo simbolica: in oltre un secolo di attività l’orchestra non si fermò nemmeno durante le due guerre mondiali, è cresciuta dai venti fondatori agli attuali cinquanta elementi ed è diventata una vera orchestra di fiati arricchita di recente da violoncelli e contrabbasso. Ha suonato all’Auditorium RAI, al Piccolo Regio, al Teatro Carignano, spaziando dal repertorio classico al jazz fino ai ritmi sudamericani. Con l’Ancalau condivide qualcosa di essenziale: entrambi affondano le radici in un piccolo paese di provincia e non si sono mai arresi alle difficoltà. In una parola, osano.
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