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Trump firma due ordini esecutivi per il quantum computing


Computer quantistici operativi entro il 2028.
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In breve:


Trump ha firmato due ordini esecutivi sul quantum computing: il primo impone alle agenzie federali, incluso il Dipartimento dell'Energia, di lavorare con il settore privato per dispiegare un computer quantistico abbastanza potente da supportare la ricerca scientifica entro il 2028; il secondo serve a dotarsi di sistemi resistenti agli attacchi quantistici entro il 2031, anticipando il target fissato da Biden per il 2035. Gli ordini arrivano in parallelo a miliardi di dollari in finanziamenti del Dipartimento del Commercio e a investimenti massicci da parte di IBM, Microsoft e Google.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Trump Seeks to Boost Quantum Computing With New Executive Orders

wsj.com


Alternativa in italiano: non pervenuta

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)
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Negli Stati Uniti il sostegno del leader di partito pesa ancora nelle primarie


Un'analisi di VoteHub mostra che gli endorsement restano legati al risultato: tra i primi 80 candidati per sostegno delle élite, 56 hanno vinto la primaria

Negli Stati Uniti, quando un partito deve scegliere chi mandare alle elezioni, spesso non decidono i vertici a tavolino ma gli elettori, attraverso le primarie. E in quel passaggio i big del partito non restano neutrali: prendono posizione e dichiarano pubblicamente chi sostengono. Questo appoggio pubblico si chiama "endorsement" e, secondo un'analisi pubblicata su VoteHub, continua a pesare sul risultato delle primarie del 2026 per la Camera dei rappresentanti.

Conviene chiarire i termini, perché in Italia non esiste un meccanismo simile. Le primarie sono elezioni interne con cui gli iscritti o gli elettori di un partito scelgono chi sarà il candidato ufficiale alla carica vera e propria, in questo caso un seggio alla Camera. L'endorsement non è un voto e non vale nulla sul piano formale: è il sostegno pubblico che un esponente di rilievo, un deputato, un ex ministro o un'organizzazione interna al partito, decide di dare a uno dei contendenti. Funziona come un segnale rivolto agli elettori, soprattutto a quelli meno informati, su chi il partito considera il candidato giusto.

Un caso recente lo mostra bene. In Texas il candidato democratico Johnny Garcia ha vinto il ballottaggio interno contro la rivale Maureen Galindo con un vantaggio di quasi 28 punti, dopo aver raccolto appoggi da tutto l'arco del partito. Lo hanno sostenuto progressisti come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e il deputato Greg Casar, esponenti dell'area liberale moderata come l'ex segretario ai Trasporti Pete Buttigieg e James Talarico, candidato democratico al Senato in Texas, e perfino un'organizzazione di democratici conservatori come il Blue Dog PAC. Molti di questi appoggi si spiegano con la debolezza dell'avversaria: dichiarazioni controverse e commenti antisemiti di Galindo avevano spinto i leader del partito a prendere le distanze da lei.

Coalizioni così ampie restano però l'eccezione. Altri candidati le hanno costruite, come Bob Brooks in Pennsylvania e Rebecca Cooke in Wisconsin, ma sono casi isolati. Tra i democratici è in corso un dibattito crescente su quanto sia legittimo che i dirigenti del partito mettano il pollice sulla bilancia delle primarie, una cosa che tra i repubblicani non fa quasi più discutere.

Il punto più caldo riguarda il DCCC, il Comitato per la campagna congressuale dei democratici, cioè l'organismo del partito che lavora per far eleggere deputati alla Camera. Il DCCC gestisce un programma, chiamato Red to Blue, con cui seleziona e sostiene i candidati nei collegi considerati contendibili. Quando ha inserito in quel programma Jasmeet Bains al posto del progressista Randy Villegas in un collegio della California, è scoppiata una forte protesta da parte di esponenti progressisti nazionali e di amministratori locali. Scontri simili si sono ripetuti in Maine e in Pennsylvania, dove altri candidati impegnati in primarie contese sono stati inseriti nel programma con il malumore dei loro avversari interni.

Tra i repubblicani la dinamica è opposta. Funzionari ed elettori non sembrano avere problemi con il fatto che il presidente Donald Trump incoroni di fatto i candidati del partito nei vari collegi. Il suo appoggio ha una forte capacità di trascinamento, perché molti altri esponenti di peso lo seguono a ruota. Un esempio: l'endorsement di Trump a Jim Kingston, candidato in un collegio della Georgia, è arrivato alle 14:28 del 14 aprile, ora locale (le 20:28 in Italia), e quello di Mike Johnson, presidente della Camera, è seguito appena dieci minuti dopo, alle 14:38 (le 20:38 in Italia).

Per misurare tutto questo, VoteHub ha costruito un tracker, sulla scia di quelli che il sito FiveThirtyEight realizzava per le primarie presidenziali, applicandone la logica alle primarie per la Camera. Il meccanismo più originale è il modo di pesare gli appoggi. A ogni endorsement viene assegnato un valore che combina due elementi: quante volte la pagina Wikipedia di chi concede l'appoggio è stata vista negli ultimi 28 giorni e un punteggio legato alla carica, attuale o passata, che ricopre. Sommando i punti raccolti da ciascun candidato e dividendoli per il totale della sua primaria, si ottiene una "percentuale di endorsement", cioè la quota di sostegno delle élite di partito che quel candidato ha conquistato.

La maggior parte dei candidati si colloca in due gruppi opposti: o non riceve alcun appoggio o ne raccoglie il 100 per cento nella propria corsa. In questo secondo gruppo ci sono molti repubblicani benedetti da Trump e privi di concorrenza interna. Il legame con il voto resta comunque positivo: più alta è la percentuale di endorsement, più tende a salire la percentuale di voti nella primaria. La correlazione appare più forte tra i repubblicani che tra i democratici. Una spiegazione è il peso fuori scala degli appoggi di Trump; un'altra è che gli endorsement arrivino spesso a giochi quasi fatti, perché il presidente sostiene candidati uscenti o già nettamente favoriti.

Restringendo lo sguardo ai soli candidati che hanno ricevuto almeno un appoggio ma non tutti, cioè le corse davvero contese, il quadro cambia. In questo sottoinsieme la correlazione tra percentuale di endorsement e voti cresce tra i democratici, mentre resta pressoché invariata tra i repubblicani. La debolezza del legame tra i democratici colpisce, perché il loro elettorato viene di solito descritto come più attento alla possibilità di vincere alle elezioni vere e quindi più incline a seguire le indicazioni dei dirigenti.

C'è chi legge in questo dato il segnale di un fenomeno battezzato online "Tea Party democratico", per richiamare l'ondata di destra che dopo il 2009 si ribellò ai vertici repubblicani. L'idea è che l'associazione con i capi del partito possa danneggiare un candidato invece di aiutarlo. Il campione è troppo piccolo e selezionato per trarne conclusioni nette, ma la tendenza merita attenzione: se gli appelli contro l'establishment si diffondessero nelle primarie democratiche, gli appoggi delle élite potrebbero diventare un'arma meno utile.

Nel complesso, però, i numeri restano eloquenti. Tra i primi 80 candidati per percentuale di endorsement, 56 hanno vinto direttamente la primaria e altri dieci sono arrivati al ballottaggio. Questo non dimostra che siano gli appoggi a far vincere, ma indica che chi domina la partita degli endorsement è quasi sempre anche un candidato forte sul piano elettorale, capace di raccogliere consensi, fondi e visibilità.

Gli endorsement, infine, dicono molto anche oltre le singole corse. Rivelano come i leader di partito si stanno posizionando, quali candidati e quali correnti scelgono di promuovere e dove si sta spostando il potere interno. Il panorama del 2026 può offrire un primo indizio sulla corsa alla nomination presidenziale del 2028: gli esponenti che si espongono nelle primarie per la Camera non stanno solo cercando di orientare quelle gare, ma anche costruendo alleanze e misurando la propria influenza in vista del prossimo ciclo.

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I padri fondatori avevano messo in guardia da un uomo come Trump


In un saggio su Rolling Stone John Avlon sostiene che i moniti di Washington, Hamilton e Madison contro demagoghi, corruzione e ingerenze straniere descrivono la presidenza Trump.

Mentre gli Stati Uniti si preparano a celebrare i 250 anni dalla Dichiarazione d'indipendenza, i moniti dei padri fondatori sui pericoli per la democrazia somigliano alle cronache di oggi. È la tesi di un saggio dell'analista John Avlon pubblicato su Rolling Stone, secondo cui George Washington, Alexander Hamilton e James Madison avevano previsto con precisione il tipo di leader incarnato dal presidente Trump.

La Costituzione americana fu pensata per proteggere i cittadini dall'ascesa di un aspirante tiranno. I costituenti studiarono il crollo delle antiche repubbliche greche, racconta Avlon, e da quella ricerca nacque il sistema di pesi e contrappesi tra i tre poteri dello Stato. John Adams ammoniva che "non c'è mai stata una democrazia che non si sia suicidata".

I fondatori misero in guardia contro cinque pericoli precisi: il demagogo, la faziosità di partito spinta all'estremo, la corruzione unita all'influenza straniera, l'uso politico della religione e l'erosione della separazione dei poteri. Avlon sostiene che oggi l'America li sta vivendo tutti insieme.

Hamilton, nel primo numero del Federalista, la raccolta di saggi del 1787 e 1788 scritti a sostegno della Costituzione, avvertì che la maggior parte di chi ha rovesciato le libertà delle repubbliche "ha iniziato la propria carriera adulando il popolo, cominciando come demagoghi e finendo come tiranni". In una lettera a Washington del 1792 descrisse un uomo "senza principi nella vita privata, disperato nelle proprie finanze, audace nel temperamento", che finge di difendere la libertà solo per gettare le cose nel caos. Quel passaggio fu citato dal deputato democratico Adam Schiff durante il primo impeachment del presidente.

Nel discorso d'addio del 1796 Washington indicò nella faziosità di partito la minaccia più urgente per la repubblica, insieme al debito eccessivo, alle guerre e alle ingerenze straniere nelle elezioni. Lo spirito di parte, scrisse, alimenta "sospetti infondati e falsi allarmi", fomenta "rivolte e insurrezioni" e "apre la porta all'influenza straniera e alla corruzione". Avlon, autore di un libro sul discorso d'addio uscito nel 2017, nota che la frase sull'insurrezione sembrava allora una preoccupazione lontana, ma si è materializzata il 6 gennaio 2021 con l'assalto al Campidoglio per fermare il passaggio dei poteri.

L'ingerenza straniera nelle elezioni è documentata almeno dal 2016, con l'operazione russa a favore di Trump ricostruita in un rapporto della commissione Intelligence del Senato, a guida bipartisan. Avlon ricorda l'esempio delle proteste contrapposte organizzate davanti a una moschea di Houston, con entrambi gli schieramenti aizzati da disinformazione russa partita dall'altra parte del mondo. Nel 2024, dopo una donazione di un grande investitore americano della società madre di TikTok, il presidente ha ignorato una legge bipartisan e un ordine della Corte Suprema votato all'unanimità, 9 a 0, che vietava l'app di proprietà cinese.

La corruzione era una preoccupazione così centrale per i fondatori da spingerli a inserire nella Costituzione il divieto di accettare "emolumenti" da governi stranieri. Se Jimmy Carter aveva affidato la sua azienda agricola a un trust cieco pur di evitare conflitti d'interesse, oggi, ha osservato uno studioso del conservatore American Enterprise Institute, "Trump ha organizzato esplicitamente i suoi interessi economici nel secondo mandato per facilitare la ricezione di doni stranieri". Avlon stima che il presidente abbia arricchito la famiglia di miliardi di dollari dal nuovo insediamento, in buona parte da fonti estere, dagli aerei donati dal Qatar agli affari nelle criptovalute, e lo accusa di aver venduto grazie presidenziali ad alleati e sostenitori.

Sul fronte religioso Avlon richiama i post in cui il presidente si paragona a Gesù e il nazionalismo cristiano rivendicato da esponenti dell'amministrazione, a partire dal capo del Pentagono Pete Hegseth. Jefferson definì il primo emendamento, che vieta al Congresso di stabilire una religione di Stato, come la costruzione di "un muro di separazione tra Chiesa e Stato". Il Trattato di Tripoli del 1796 era ancora più netto: "Il governo degli Stati Uniti d'America non è in alcun senso fondato sulla religione cristiana".

La separazione dei poteri doveva frenare un esecutivo tirannico. "L'ambizione deve servire a contrastare l'ambizione", scrisse Madison, che però non aveva previsto una polarizzazione capace di rendere il Congresso a maggioranza repubblicana subordinato al presidente. Il numero di collegi in bilico è crollato per via di come vengono disegnati i distretti, e molti eletti temono più la sfida interna alle primarie che l'avversario dell'altro partito. Avlon accusa lo speaker della Camera Mike Johnson di delegare i suoi poteri al presidente, rinunciando al controllo del Congresso sui dazi e sui poteri di guerra.

La Corte Suprema, sempre più ideologica secondo Avlon, è oggi più incline a far avanzare agende di parte anche a costo di ribaltare precedenti consolidati, come quando ha cancellato cinquant'anni di diritto all'aborto, e questo ha alimentato il calo di fiducia nell'istituzione.

Contro questi rischi Avlon propone una lunga lista di riforme: la fine del ridisegno partigiano dei collegi e primarie aperte anche agli elettori indipendenti, più trasparenza per gli algoritmi delle piattaforme social, il superamento della sentenza Citizens United che ha liberalizzato il denaro in politica, un rafforzamento della norma sugli emolumenti, una riforma del potere di grazia e un servizio civile nazionale accompagnato dal ritorno dell'educazione civica nelle scuole. La risposta peggiore, sostiene, sarebbe la rassegnazione. Cita la frase attribuita a Benjamin Franklin, secondo cui gli Stati Uniti restano "una repubblica, se sarete capaci di conservarla".

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Trump ha trasformato il programma rifugiati in una corsia per i bianchi sudafricani


Il presidente ha sospeso l'ingresso dei rifugiati da quasi tutto il mondo ma ha creato un'eccezione per gli afrikaner: oltre 6.000 sudafricani accolti, quasi tutti bianchi.

Il presidente Trump ha sospeso l'ingresso dei rifugiati negli Stati Uniti da quasi tutto il mondo, ma ha creato un'eccezione per una categoria ben precisa: gli afrikaner bianchi del Sudafrica, la minoranza etnica discendente dei coloni olandesi che governò durante l'apartheid. In pochi mesi più di 6.000 sudafricani, in grande maggioranza bianchi, hanno ottenuto lo status di rifugiato e si sono trasferiti in America, completando in poche settimane un percorso che in condizioni normali può richiedere anni.

Per decenni il programma rifugiati aveva fatto degli Stati Uniti un porto sicuro per chi fuggiva da guerre, disastri e persecuzioni. Sotto la presidenza Trump è diventato di fatto una via d'accesso quasi esclusivamente per persone bianche, secondo i documenti governativi e le testimonianze raccolti dal New York Times. Il Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, non classifica i rifugiati per etnia, ma in questo anno fiscale ha ammesso più di 6.600 persone: tutte tranne tre venivano dal Sudafrica.

La scelta è il culmine di una lunga battaglia del presidente contro l'immigrazione. Negli anni Trump ha imposto divieti di ingresso a cittadini di Paesi africani e a maggioranza musulmana, ha reso più difficile ottenere la carta verde da quelle nazioni e si è scagliato contro le politiche di azione positiva a favore delle minoranze. In un'intervista al New York Times all'inizio dell'anno aveva detto di ritenere che le tutele dell'era dei diritti civili avessero portato i bianchi a essere "trattati molto male".

Il programma ribaltato lascia migliaia di persone nei campi profughi di tutto il mondo senza alcuna possibilità di entrare negli Stati Uniti, mentre apre una corsia preferenziale per gli afrikaner. La Casa Bianca difende la scelta. "Il presidente Trump ha offerto un'ancora di salvezza agli afrikaner, che vengono stuprati, mutilati, uccisi e cacciati dalle loro proprietà in tutto il Sudafrica", ha dichiarato in una nota la portavoce Anna Kelly, sostenendo che l'amministrazione continua a esaminare le domande "perché il presidente ha un cuore umanitario".

Chi lavora nell'accoglienza dei rifugiati contesta la linea. "È l'inversione morale e legale di tutto ciò di cui si occupa questo lavoro", ha detto Jason Marks, un alto funzionario per i rifugiati che si è dimesso dal Dipartimento per la Sicurezza interna quando il presidente ha annunciato la corsia rapida per gli afrikaner. "Stanno srotolando il tappeto rosso per questo gruppo, con una chiara agenda razziale e politica, a spese di tutti gli altri."

L'amministrazione sostiene di voler dare priorità ai rifugiati capaci di integrarsi meglio. Il segretario di Stato Marco Rubio ha detto questo mese ai parlamentari che la politica sui rifugiati deve servire l'interesse nazionale e favorire chi può "integrarsi rapidamente nella società e avere successo". La deputata democratica di New York Grace Meng ha chiesto perché altri rifugiati non sarebbero in grado di integrarsi, a partire dagli afghani che avevano aiutato i soldati americani durante la guerra, avevano superato i controlli e ora restano bloccati. Quelli già arrivati nel suo distrito, ha detto, "si sono integrati, contribuiscono e pagano le tasse".

L'integrazione degli afrikaner non è stata sempre semplice. Diversi tra loro hanno lamentato ritardi nei sostegni economici delle agenzie locali di accoglienza, secondo le segnalazioni ottenute dal New York Times. Una famiglia si è lamentata di dover compilare da sola le domande per l'assistenza sanitaria pubblica e la previdenza sociale, un'altra di dover usare i mezzi pubblici. Un sudafricano arrivato in Texas ha riferito che la sua famiglia era stata sistemata in un appartamento "sporco, pieno di muffa e in una zona poco sicura" di Fort Worth. Le proteste arrivano dopo che l'amministrazione ha tagliato i fondi alle agenzie di accoglienza e i benefici un tempo garantiti ai nuovi rifugiati, compresi i buoni alimentari.

Almeno tre afrikaner sono tornati in Sudafrica dopo essersi stabiliti in Stati come Minnesota, Idaho e Illinois, secondo i documenti governativi. "Credo che alcuni di loro stiano scoprendo che non è una vita facile, quella del rifugiato", ha detto Bryony Fox, docente all'università di Stellenbosch in Sudafrica, che studia gli spostamenti forzati di popolazione.

Il governo sudafricano respinge con forza l'idea, sostenuta dal presidente, che gli afrikaner siano vittime di un "genocidio". I dati della polizia non confermano che i bianchi siano colpiti dalla violenza più di altri gruppi: il Paese ha un tasso di omicidi molto alto, ma le vittime sono di ogni etnia. Gli agricoltori bianchi, su cui il presidente ha spesso richiamato l'attenzione, sono stati uccisi in episodi feroci, come però lo sono stati i sudafricani neri. "Non è un attacco mirato, non è una persecuzione sistematica", ha detto Fox, secondo cui i criminali colpiscono le fattorie perché lì trovano risorse.

Le statistiche raccontano un'altra disuguaglianza. L'apartheid, il sistema di segregazione razziale finito nel 1994, vietava ai sudafricani neri di possedere i terreni agricoli migliori, e ancora oggi quasi tutti i grandi proprietari terrieri sono bianchi. La Commissione per l'equità nel lavoro ha rilevato che nel 2024 i bianchi occupavano il 61 per cento delle posizioni dirigenziali apicali pur essendo solo il 7,5 per cento della popolazione, mentre i neri restano disoccupati a tassi molto più alti. Per ridurre questo divario il governo dell'African National Congress ha introdotto le leggi sull'emancipazione economica dei neri, che incentivano le aziende ad avere proprietà e dirigenza nere. Sono proprio queste norme che gli afrikaner trasferiti negli Stati Uniti indicano come causa dei loro problemi economici.

Il presidente ripete da anni, fin dal suo primo mandato, affermazioni marginali su un presunto genocidio dei bianchi in Sudafrica. L'anno scorso, in un confronto teso nello Studio Ovale, ha rivolto una lezione sul suo stesso Paese al presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, che lo aveva invitato ad ascoltare "le voci dei sudafricani".

Per i critici la spiegazione del trattamento riservato ai bianchi sudafricani sta nell'atteggiamento del presidente verso i rifugiati in generale. La politica mostra "indifferenza verso la sorte dei rifugiati non bianchi", ha detto Sharif Aly, presidente dell'International Refugee Assistance Project, organizzazione che assiste legalmente i rifugiati.

Resta difficile sapere quanto siano rigorosi i controlli sui nuovi arrivati. In passato la procedura era lunga e richiedeva fedina penale, cartelle cliniche e perfino i post sui social. L'amministrazione ha annunciato che avrebbe respinto le richieste di chi aveva pubblicato contenuti antisemiti o "anti-americani". Eppure uno degli afrikaner accolti era stato ammesso nonostante nel 2023 avesse scritto su X che gli ebrei erano "inaffidabili" e "un gruppo pericoloso": durante l'esame della sua domanda, ha raccontato, nessuno gli ha mai sollevato il problema.

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Alla Corte Suprema crescono le spaccature tra giudici conservatori e progressisti


Quest'anno i nove giudici si sono divisi sette volte lungo le linee ideologiche, più che in tutto l'anno scorso e devono ancora pronunciarsi sui casi più delicati.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha già emesso quest'anno più sentenze divise sei a tre lungo le linee ideologiche di quante ne avesse pronunciate in tutto l'anno giudiziario precedente, e deve ancora decidere i suoi casi più delicati. Il dato arriva mentre i nove giudici corrono a chiudere le cause più divisive entro la fine del mese.

La Corte è composta da sei giudici di orientamento conservatore e tre progressisti, quindi una spaccatura ideologica si traduce quasi sempre in un voto sei a tre. Dall'inizio dell'anno questo è accaduto sette volte, una in più rispetto a tutto l'anno scorso, prima ancora che i giudici affrontino i casi più importanti sui poteri del presidente e sui diritti delle persone transgender.

Martedì quattro delle cinque sentenze depositate sono state sei a tre. Una ha impedito a un uomo di religione rastafariana di fare causa agli agenti penitenziari che, violando una legge federale, gli avevano tagliato i dreadlocks. Un'altra ha consentito alla Exxon di citare in giudizio per una proprietà confiscata dal governo cubano nel 1960.

La decisione sei a tre più importante dell'anno è la sentenza di aprile che ha svuotato il Voting Rights Act, la legge che dal 1965 tutela il diritto di voto delle minoranze, della sua capacità di incidere sulle dispute relative ai collegi elettorali. La pronuncia ha permesso ai repubblicani di ridisegnare rapidamente i confini dei collegi in Stati del Sud come Louisiana e Alabama a proprio vantaggio in vista delle elezioni di metà mandato di quest'anno.

I conteggi non comprendono le decisioni prese sul cosiddetto registro d'emergenza, la procedura d'urgenza con cui la Corte decide rapidamente senza un'udienza pubblica completa, dove i due schieramenti si sono divisi ancora più spesso.

David Cole, docente di diritto alla Georgetown University ed ex direttore legale dell'American Civil Liberties Union, la principale organizzazione americana per i diritti civili, ha definito la tendenza a decidere i casi importanti sei a tre lungo linee di partito un problema serio per la legittimità della Corte. "I giudici dovrebbero essere guidati dal diritto, non dalla politica", ha detto. Anche quando le divisioni riflettono visioni giuridiche diverse e non la politica, ha aggiunto, più i giudici si dividono lungo linee di partito meno credibilità ha la Corte come istituzione.

Alcuni dei casi più importanti hanno però visto conservatori e progressisti dalla stessa parte. A febbraio la Corte ha bocciato i dazi globali imposti dal presidente Donald Trump con una maggioranza che comprendeva tre conservatori e tre progressisti. La settimana scorsa ha stabilito all'unanimità che il Secondo Emendamento, che tutela il diritto di portare armi, impediva al governo di disarmare un uomo del Texas solo perché fa uso abituale di marijuana.

I giudici tendono a minimizzare le sentenze sei a tre e ricordano l'ampia quota di casi decisi all'unanimità, che però riguardano di solito questioni più tecniche e di minore portata. "Mi infastidisce perché non è accurato", ha detto il mese scorso la giudice conservatrice Amy Coney Barrett, parlando al George W. Bush Presidential Center. La quota molto più alta di sentenze unanimi, ha aggiunto, "non è la narrazione che viene dipinta dai media".

Parlando alla Reagan Library, il giudice Neil Gorsuch ha fatto un ragionamento simile. "Nove persone anziane nominate da cinque presidenti diversi nell'arco di trent'anni, da tutto il paese, e siamo in grado di risolvere all'unanimità il 40% dei casi su cui i tribunali di grado inferiore non erano d'accordo", ha detto Gorsuch, primo giudice nominato da Trump alla Corte. "Credo che sia qualcosa".

Più della metà delle 46 sentenze depositate finora è stata decisa all'unanimità, una quota leggermente superiore a quella dello stesso periodo dell'anno scorso. Le decisioni più grandi e complesse, però, arrivano negli ultimi giorni dell'anno giudiziario e raramente sono unanimi. Con una decina di casi ancora in attesa di una pronuncia, la quota di decisioni unanimi è destinata a calare. Tra il 2020 e il 2024 quasi il 14% delle sentenze nel merito si è diviso lungo linee ideologiche, secondo i dati raccolti da SCOTUSblog.

I giudici si attaccano sempre più spesso, negli atti scritti e in pubblico, sul proprio ruolo nei casi sui collegi elettorali. "I tribunali sono apolitici", ha detto il mese scorso la giudice progressista Ketanji Brown Jackson, la più giovane della Corte. "Dobbiamo essere scrupolosi nell'attenerci ai principi e alle regole che applichiamo in ogni caso e non sembrare di fare qualcosa di diverso in questo tipo di contesto". Il giudice conservatore Samuel Alito ha replicato in una breve opinione definendo le sue osservazioni "banali nel migliore dei casi" e "infondate e offensive". "Quale principio ha violato la Corte?", ha scritto Alito.

Sempre martedì la Corte si è divisa sei a tre in una decisione che renderà più facile per il governo espellere i titolari di green card, il permesso di soggiorno permanente, condannati per alcuni reati. Si è divisa allo stesso modo in una sentenza che impedisce ai membri del movimento religioso Falun Gong di fare causa alla Cisco per aver venduto apparecchiature al governo cinese che, secondo loro, avrebbero favorito le torture contro il gruppo.

Nei prossimi giorni la Corte dovrebbe pronunciarsi sul tentativo del presidente di porre fine alla cittadinanza per nascita, cioè la cittadinanza automatica per chi nasce sul suolo americano, come è stata intesa per oltre un secolo. Deciderà anche sul tentativo di rimuovere Lisa Cook, una dei governatori della Federal Reserve, la banca centrale americana. Dalle discussioni in aula, queste due decisioni potrebbero vedere insieme conservatori e progressisti.

Restano in attesa anche i casi sul potere del presidente di rimuovere i vertici di altre agenzie indipendenti, come la Federal Trade Commission che vigila sulla concorrenza, di respingere i richiedenti asilo al confine e di cancellare le protezioni temporanee dall'espulsione per i cittadini haitiani e siriani. La Corte esamina poi un importante caso sul Secondo Emendamento relativo a una legge delle Hawaii che rende più difficile portare armi negli esercizi privati aperti al pubblico, come i negozi. Valuta infine due leggi di West Virginia e Idaho che vietano alle ragazze transgender di gareggiare nelle squadre sportive femminili. Tutti questi casi possono dividere la Corte sei a tre.

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Gavin Newsom arretra nei sondaggi sul 2028


Il governatore della California è sceso dal 25 al 15% nei sondaggi. Per l'analista Nate Silver punta sull'eredità di Biden per tenersi i democratici più fedeli al partito.

Gavin Newsom, governatore della California, aveva iniziato l'anno come favorito per la candidatura democratica alle presidenziali del 2028, ma i sondaggi mostrano un arretramento netto. Secondo un'analisi di Nate Silver, l'esperto di sondaggi americano, pubblicata sulla sua newsletter Silver Bulletin, il sostegno tra i potenziali elettori democratici per le primarie, le consultazioni interne con cui i partiti scelgono chi candidare, è sceso dal 25% di gennaio al 15% di oggi.

Anche i mercati di previsione, dove si scommette sull'esito delle elezioni, segnalano lo stesso movimento: la probabilità che Newsom ottenga la candidatura è passata dal 35,5% del primo gennaio al 23,3% di oggi. Nessun avversario si è imposto come alternativa naturale e il campo resta molto aperto, tanto che i primi sei candidati messi insieme hanno una probabilità di vittoria inferiore al 60%.

I maggiori guadagni sono andati all'ex vicepresidente Kamala Harris e al senatore della Georgia Jon Ossoff. Harris viene dallo stesso Stato di Newsom e ha posizioni quasi identiche alle sue, mentre Ossoff è più giovane e può vantare di aver vinto elezioni in uno Stato in bilico, cioè uno Stato dove l'esito non è scontato e i due partiti se la giocano fino all'ultimo.

Per Silver il calo di Newsom è semplicemente un "ritorno alla media", il fenomeno per cui un valore eccezionale tende prima o poi a riavvicinarsi ai livelli normali. Il governatore, scrive, non ha argomenti particolarmente convincenti per essere il candidato e il suo sostegno iniziale rifletteva soprattutto la notorietà. Come governatore dello Stato più popoloso del paese, Newsom è il candidato "di turno" dell'establishment democratico, l'ala più legata all'apparato del partito, ed è il democratico più conosciuto che non sia Harris o un ultraottantenne come Joe Biden o Bernie Sanders. Quel posizionamento è però un problema, perché l'establishment democratico è molto impopolare, anche tra gli elettori del partito.

Newsom ha provato a smarcarsi con alcune mosse verso il centro. Ha invitato nel suo podcast figure conservatrici come Charlie Kirk, attivista della destra americana, si è spostato a destra sul tema delle atlete transgender e a gennaio ha annunciato la sua contrarietà a una proposta di tassa sulla ricchezza in California che potrebbe essere sottoposta al voto degli elettori a novembre.

La strategia, scrive Silver, è però contraddittoria. Tra gli ospiti più recenti del podcast di Newsom c'è stato Hunter Biden, il figlio dell'ex presidente graziato dal padre. E il governatore ha cominciato a rivendicare apertamente l'eredità di Joe Biden, cosa singolare visto che nel 2022 aveva di fatto condotto una campagna parallela in vista di una possibile sfida proprio a Biden. A ottobre scorso aveva definito Biden "uno dei presidenti di maggior successo dell'ultimo secolo".

Silver, che ha più volte invitato i democratici a voltare pagina rispetto a Biden, considera la scelta di Newsom un errore, perché gli elettori non si stanno affezionando all'eredità di Biden, come a volte accade per gli ex presidenti. Un sondaggio della CNN sul gradimento dei presidenti viventi assegna a Biden solo il 30% di giudizi favorevoli, meno del 38% di consensi con cui aveva lasciato la Casa Bianca. Nello stesso sondaggio il presidente Donald Trump è al 34%, Bill Clinton al 38%, George W. Bush al 42% e Barack Obama è l'unico ex presidente davvero popolare, con il 57% di giudizi positivi.

Chi ha un'opinione favorevole di Biden, nota Silver, è quasi solo elettorato democratico convinto. Tra chi si dichiara democratico il gradimento di Biden è al 71%, ma scende al 51% tra chi si limita a propendere per il partito e crolla al 20% tra gli indipendenti, contro il 56% di Obama. Anche tra gli elettori neri solo il 53% ha un giudizio favorevole.

Obama resta invece amatissimo nel partito, con un gradimento del 96% tra i democratici. Nel sondaggio della CNN il 30% degli elettori indica Obama come il presidente che ammira di più, contro appena l'1% che cita Biden. Per Silver Obama è "praticamente l'unico democratico che ancora unisce" le varie anime del partito, compresi i più giovani e quelli di sinistra.

Silver divide il partito democratico in tre correnti. La prima è la sinistra, che preferisce a Newsom candidati come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez. La seconda è quella dei centristi che insistono sull'efficienza di governo, critici sia dei risultati di Newsom alla guida della California sia delle sue reali possibilità di vittoria.

La terza corrente, forse la più numerosa, è quella che Silver chiama i "lib della Resistenza", gli elettori più fedeli al fronte anti-Trump: progressisti ma non di estrema sinistra, in media più anziani, istruiti e in prevalenza donne, più legati al partito che a una precisa ideologia. Sono quelli convinti che Biden sia stato messo da parte ingiustamente, per una fissazione esagerata dei media sulla sua età.

Le tre correnti hanno spiegazioni diverse della sconfitta del 2024. La sinistra pensa che il partito debba spostarsi più a sinistra sui temi economici e redistributivi. I centristi ritengono che debba abbassare i toni sulle battaglie culturali che pagano poco nelle urne e dimostrare di saper governare. I "lib della Resistenza" negano invece che i democratici abbiano un problema di sostanza: per loro la sconfitta è dipesa dal non aver combattuto abbastanza, contro Trump e contro una copertura mediatica ostile, e dal fatto che la candidata Kamala Harris fosse una donna nera.

Newsom, secondo Silver, risponde proprio alle preoccupazioni di quest'ultima corrente: è un "combattente" che pubblica messaggi tutti in maiuscolo come fa il presidente, ed è uno che vince. La sua tesi è che il sostegno rumoroso a Biden serva da segnale ai democratici più fedeli al partito, per rassicurarli che avevano ragione sul 2024.

Silver riconosce a Newsom meriti reali: la sua mossa sul ridisegno dei collegi elettorali in California è stata "sostanziale e intelligente" e il governatore può vincere, restando alla pari con un avversario come il vicepresidente JD Vance. Ma il suo argomento sull'eleggibilità è debole: i margini con cui ha vinto in California sono stati modesti e la California è tutto fuorché uno Stato in bilico. Candidati come Ossoff, che hanno ottenuto buoni risultati in Stati contesi, hanno carte più solide da giocare.

Forse Newsom ha capito che non potrà mai liberarsi dell'etichetta di democratico dell'establishment e quindi tanto vale abbracciarla. Per Silver è una scelta tatticamente difendibile ma anche "un segno di debolezza": se riesce a tenersi i "lib della Resistenza", il governatore avrà comunque una base solida nel sistema proporzionale delle primarie democratiche, dove i delegati si assegnano in proporzione ai voti ricevuti. Potrebbe ripetersi quanto accaduto a Biden nel 2020 e a John Kerry nel 2004, quando il partito si strinse attorno al favorito iniziale come scelta "meno peggiore", salvo poi ritrovarsi con candidati mediocri alle presidenziali.

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Il secondo Dan Sullivan fa causa all'Alaska per restare sulla scheda delle primarie


Daniel J. Sullivan Jr., omonimo del senatore repubblicano, è stato escluso dal voto di agosto perché accusato di voler confondere gli elettori. Ora chiede a un giudice di rimetterlo in corsa.

Un uomo che porta lo stesso nome e la stessa appartenenza politica del senatore repubblicano dell'Alaska Dan Sullivan ha presentato ricorso a un tribunale per restare sulla scheda della primaria di agosto, dopo che le autorità elettorali dello Stato lo avevano escluso. Daniel J. Sullivan Jr., che non è parente del senatore, ha depositato lunedì l'appello alla Corte superiore dell'Alaska sostenendo che lo Stato non può cancellare legalmente il suo nome.

L'esclusione risale al 15 giugno, quando Carol Beecher, direttrice della divisione elettorale dell'Alaska, l'ufficio che gestisce le elezioni dello Stato, ha stabilito che la candidatura non era stata depositata in buona fede. Secondo Beecher la dichiarazione di candidatura non era stata presentata per concorrere davvero alla carica di senatore degli Stati Uniti, ma con lo scopo di confondere o ingannare gli elettori e di compromettere così la correttezza e la neutralità della scheda.

L'indagine era stata aperta dalla vicegovernatrice repubblicana Nancy Dahlstrom una settimana prima dell'esclusione, sulla base di accuse credibili secondo cui Sullivan Jr. si sarebbe candidato in coordinamento con un'altra campagna per confondere e manipolare gli elettori. Nel provvedimento di esclusione, però, Beecher non ha citato alcuna prova di un coordinamento con altri candidati o con il Partito Democratico.

Nel ricorso gli avvocati dello sfidante, Jeffrey Robinson, Bryn Pallesen e Zoe Eisberg, sostengono che la Costituzione americana fissa solo tre requisiti per sedere al Senato: l'età, la cittadinanza e la residenza. Nessuna legge dell'Alaska, scrivono, regola le motivazioni private che spingono una persona a candidarsi o a fare campagna elettorale.

Sullivan Jr. è un insegnante in pensione di Petersburg, una piccola comunità di pescatori, ed è stato anche dipendente del servizio forestale federale e maestro elementare. È entrato in corsa pochi giorni prima del termine ultimo per le candidature, fissato al primo giugno, e proprio insieme alla candidatura ha cambiato la propria iscrizione di partito passando ai repubblicani.

Beecher ha motivato la decisione con diversi elementi: l'iscrizione alle liste elettorali con il nome Daniel J. Sullivan Jr., il cambio di partito avvenuto in concomitanza con la candidatura, la somiglianza tra il suo sito di campagna e quello del senatore e la collaborazione con una consulente i cui clienti hanno incluso alcuni democratici. La direttrice si è richiamata a un regolamento secondo cui il nome di un candidato non può comparire sulla scheda in un modo che confonda o inganni gli elettori o ne comprometta l'equità.

L'ingresso in corsa, pochi giorni prima della scadenza, aveva provocato la condanna del senatore Sullivan e del Comitato senatoriale nazionale repubblicano, l'organismo del partito che finanzia le campagne per il Senato. Lo hanno definito un candidato fittizio e hanno sostenuto che stesse lavorando con i democratici per favorire l'ex deputata Mary Peltola.

Peltola, unica rappresentante dell'Alaska alla Camera tra l'agosto del 2022 e il gennaio del 2025, è insieme al senatore Sullivan la candidata di maggior peso in una corsa con più di una decina di nomi. La sua campagna e i democratici dello Stato hanno smentito ogni legame con lo sfidante, che a sua volta ha negato qualsiasi contatto. Interpellato sui rapporti con lo staff di Peltola, ha risposto "zero, niente, nulla".

Il comitato repubblicano ha chiesto alle autorità dell'Alaska e alla Commissione elettorale federale, l'ente che vigila sui finanziamenti delle campagne negli Stati Uniti, di aprire un'indagine. Nella denuncia alla commissione sostiene che la stratega Amber Lee abbia aiutato gratuitamente lo sfidante a lanciare la campagna, in violazione della legge federale. Lee guida una propria società di marketing e ha avuto diversi clienti democratici.

Nel presentare la sua corsa alle primarie repubblicane, Sullivan Jr. aveva criticato il senatore uscente per non mettere l'Alaska al primo posto e per pensare a se stesso più che ai cittadini. Il suo logo richiama quello dell'avversario, perché entrambi si ispirano alla bandiera dell'Alaska, e nell'annuncio della candidatura si era presentato anche lui come Dan Sullivan.

La regola invocata da Beecher non vieta di mettere il nome di Sullivan sulla scheda. Lo ha detto la scorsa settimana il consulente legale del parlamento statale Andrew Dunmire, rispondendo a un quesito del deputato democratico Andrew Gray. Secondo Dunmire la divisione elettorale potrebbe rispettare il regolamento disegnando la scheda in modo da far distinguere agli elettori i due Sullivan. È la stessa posizione degli avvocati dello sfidante. All'inizio l'uomo era stato regolarmente registrato come Dan J. Sullivan, mentre il senatore compariva come Dan S. Sullivan, con l'indicazione di parlamentare in carica.

Il dipartimento di Giustizia dell'Alaska ha annunciato che difenderà la decisione della divisione elettorale e che conta su una sentenza in tempi rapidi.

La corsa al Senato in Alaska è una delle più seguite delle elezioni di metà mandato di quest'anno ed entrambi i partiti la considerano decisiva per il controllo della Camera alta del Congresso. L'Alaska usa una primaria aperta, in cui tutti i candidati di ogni partito compaiono sulla stessa scheda e i primi quattro più votati, a prescindere dallo schieramento, accedono all'elezione generale. In quella fase si vota con il metodo della scelta classificata, il cosiddetto ranked-choice voting, che chiede agli elettori di ordinare i candidati per preferenza fino a individuare un vincitore. Le schede dovrebbero essere stampate domenica, il che rende urgente la decisione del giudice.

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L'intelligenza artificiale può organizzare le tue vacanze? Ecco cosa chiedere per ottenere i migliori consigli


Dalla scelta della destinazione alla creazione di itinerari personalizzati, gli strumenti AI possono offrire suggerimenti utili e far risparmiare tempo. Tuttavia, la qualità dei risultati dipende spesso dalle domande che vengono poste
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Fino a poco tempo fa i viaggiatori che pianificavano una vacanza si dividevano in due gruppi: chi entrava in agenzia viaggi e chi preferiva il fai-da-te, con settimane fatte di ricerche, confronti, recensioni lette e link salvati. Oggi, sempre più spesso, tutto comincia con una domanda a ChatGPT, Gemini o Claude: “suggeriscimi un hotel tranquillo, vicino al Colosseo, adatto a un weekend in coppia e non troppo turistico”. Secondo gli ultimi dati diffusi dall'Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, 1 viaggiatore italiano su 3 usa strumenti di AI generativa per definire itinerari e cercare esperienze, e l’85% di chi li utilizza li considera utili o fondamentali. Google Trends segnala un incremento del 300% nell’interesse per “AI travel assistant” tra aprile e giugno 2026.

nubia Air Pro: smartphone sottile con potenza, stile e durata
Grazie al design ultrasottile, alla struttura resistente e all’hardware affidabile, Nubia Air Pro punta a diventare un interessante punto di riferimento nella sua fascia di mercato
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Dall’aspettativa alla realtà


La promessa dei motori di risposta AI è semplice e molto attraente: meno tempo perso a confrontare opzioni, più suggerimenti già ordinati in base a gusti, budget, date, posizione e stile di viaggio. Un approccio più personalizzato, che trasforma l’AI in un consulente pronto ad esaudire la richiesta di esperienze di viaggio uniche. Secondo le Travel Predictions 2026 di Booking.com, il 57% dei viaggiatori immagina proprio questo: “delegare all’Intelligenza artificiale la pianificazione di unitinerario di viaggio sorprendente e poco battuto, che sia in linea con i propri desideri".

Tuttavia, non sempre il risultato corrisponde alle aspettative. Un itinerario generato in pochi secondi può sembrare perfetto, ma basarsi su informazioni non aggiornate, distanze sottostimate, prezzi non più validi o descrizioni troppo generiche. A livello globale c’è preoccupazione per la correttezza delle informazioni fornite dagli strumenti di intelligenza artificiale, dove viene presentata una scelta troppo vasta e le opzioni significative per il proprio viaggio non sono sufficienti.

L’AI può ridurre drasticamente il tempo necessario per scegliere una meta, confrontare strutture e costruire itinerari. Ma la qualità del risultato dipende da tre fattori: dati, prompt ben formulati e controllo umano - ha spiegato Luca Rodelladi Smartness - senza questi elementi, il rischio è ricevere suggerimenti apparentemente personalizzati, ma in realtà omologati, incompleti o costruiti su aspettative irrealistiche”.


Come scrivere un prompt di viaggio efficace in 3 semplici mosse


Per ottenere risposte più utili, non basta indicare destinazione e date: l’AI funziona meglio quando riceve un contesto simile a quello che si darebbe a un consulente di viaggio: chi parte, con quale budget, con che ritmo, quali esperienze interessano davvero e quali invece si vogliono evitare.

La base per un prompt più efficace potrebbe partire così: “agisci come un consulente di viaggio. Siamo due persone, vogliamo passare tre giorni a Roma dal 10 al 12 luglio, budget massimo 300 euro a notte per l’hotel, arriveremo in treno, preferiamo zone centrali ma non troppo caotiche di sera, ci interessano ristoranti locali, musei e vogliamo spostarci a piedi. Prima di suggerire hotel o attività, indicami quali informazioni potrebbero non essere aggiornate e cosa devo verificare prima di prenotare”.

La differenza sta nei dettagli che si aggiungono. Raccontare viaggi già fatti e spiegare cosa è piaciuto o meno, riportare recensioni personali di hotel o esperienze passate, specificare quanto si è disposti a camminare o se si hanno esigenze alimentari particolari può cambiare radicalmente la qualità della risposta. Allo stesso tempo, la verifica umana resta essenziale: prezzi, disponibilità, orari di apertura, distanze reali, condizioni di cancellazione e recensioni recenti andrebbero sempre controllati prima di prenotare.

Il dato che non aspetta: IA e decisioni in tempo reale | techpertutti.com
Dal Confluent Current London 2026 alla pista di Formula 1: perché senza dati freschi e affidabili l’intelligenza artificiale rischia di accelerare le decisioni sbagliate invece di migliorarle
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

L’hotel giusto? Non basta essere online, bisogna essere rilevanti


Questa trasformazione riguarda anche hotel e case vacanza. Se i viaggiatori iniziano a scoprire strutture ricettive e itinerari attraverso risposte generate dall’AI, non basta più essere presenti online o ben posizionati su Google: bisogna offrire informazioni chiare, coerenti e aggiornate, abbastanza specifiche da permettere ai nuovi motori di risposta di interpretare correttamente l’offerta. È il principio alla base della GEO (Generative Engine Optimization), l’approccio che ormai affianca la SEO tradizionale: fare in modo che contenuti, dati e fonti digitali aiutino strumenti come ChatGPT, Gemini o Perplexity a capire quando e perché una struttura può essere consigliata.

Per una struttura ricettiva, significa passare da descrizioni generiche a informazioni davvero utili per chi deve scegliere. Non basta dire “posizione strategica” o “atmosfera accogliente”: contano indicazioni concrete su quartiere, distanze, collegamenti o servizi per famiglie. Sono questi elementi ad aiutare l’AI a capire quando una struttura è davvero adatta a un certo tipo di viaggiatore.

“L’intelligenza artificiale non funziona come una bacchetta magica: funziona quando ha dati affidabili, obiettivi chiari e una supervisione strategica. Vale per un viaggiatore che chiede un itinerario, ma vale anche per un hotel che usa l’AI per definire i prezzi o aumentare la propria visibilità. La tecnologia può ridurre il lavoro manuale e accelerare le decisioni, ma bisogna dedicargli attenzione perché le aspettative corrispondano alla realtà”, ”, conclude Luca Rodella.


Nuovo nubia Air Pro: lo smartphone sottile che punta su potenza, stile e durata


Nubia ha presentato Air Pro, il nuovo smartphone progettato per tutti coloro che desiderano un dispositivo elegante e leggero, ma al tempo stesso resistente e affidabile in ogni situazione. Pensato per uno stile di vita attivo, Air Pro accompagna gli utenti durante tutta la giornata, dalle attività quotidiane allo sport, fino alle avventure outdoor più impegnative. Il risultato è uno smartphone che combina design ultrasottile, protezione avanzata, elevate capacità fotografiche e lunga autonomia, rispondendo ai principali compromessi tipici di questa categoria.

nubia Neo 5 GT ufficiale in Italia: gaming, AI e design futuristico
nubia Neo 5 GT debutta in Italia puntando su gaming ad alte prestazioni, intelligenza artificiale integrata e un design futuristico pensato per distinguersi nel panorama degli smartphone mobile gaming
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Sottile, leggero e progettato per durare


Con uno spessore di 5,99 mm e un peso di 172 g, Air Pro si distingue per il suo design compatto e maneggevole. Nonostante il profilo ultrasottile, esso integra una batteria al silicio-carbonio da 5.000 mAh, capace di offrire una maggiore densità energetica rispetto alle soluzioni tradizionali. Questo si traduce in un’autonomia affidabile anche nelle giornate più intense. Il dispositivo supporta inoltre la ricarica rapida da 45 W, la funzione ypass charging per ridurre il calore durante l’utilizzo prolungato e la ricarica inversa da 10 W per alimentare altri dispositivi quando necessario. Le certificazioni IP69K, IP69 e IP68, leader del settore, assicurano protezione da acqua, polvere e condizioni estreme, rendendo il dispositivo adatto agli ambienti outdoor e agli utilizzi più dinamici, inclusa la fotografia subacquea.

Esperienza athleisure migliorata con Motion Key e fotocamera da 108MP


nubia Air Pro integra una fotocamera principale da 108 MP progettata per offrire immagini estremamente dettagliate e grande flessibilità in fase di ritaglio. Funzioni come Quick Snap, Burst Mode e Slow Motion consentono di catturare con precisione scene in movimento, come attività sportive o momenti outdoor dinamici.
La fotocamera frontale da 32 MP garantisce selfie di alta qualità anche in condizioni di luce difficiliLa fotocamera frontale da 32 MP garantisce selfie di alta qualità anche in condizioni di luce difficili. Sul bordo destro, in rosso, il tasto Motion key
Per semplificare l’esperienza di allenamento, nubia Air Pro introduce il Motion Key, un pulsante dedicato che consente di attivare la One-Tap Sports Mode con un solo tocco. Questa funzione avvia un’interfaccia dedicata allo sport, offrendo accesso rapido alle app fitness e alle statistiche di allenamento in tempo reale, permettendo di monitorare i propri progressi a colpo d’occhio senza interrompere il ritmo dell’attività.
La struttura in lega di alluminio ad alta resistenza del Nubia Air Pro, e il vetro rinforzato garantiscono una protezione efficace contro urti e cadute nell’uso quotidianoLa struttura in lega di alluminio ad alta resistenza del Nubia Air Pro, e il vetro rinforzato garantiscono una protezione efficace contro urti e cadute nell’uso quotidiano
Per supportare al meglio attività come corsa, ciclismo, trekking e kayak, lo smartphone può essere abbinato a una fascia da braccio leggera e resistente al sudore (venduta separatamente), che mantiene il dispositivo stabile durante allenamenti e uscite sportive. Per l’esplorazione outdoor e gli allenamenti serali, nubia Air Pro integra inoltre una suite di strumenti dedicata, con funzionalità pratiche come altimetro, bussola, livella digitale, goniometro e la nuova funzione Alarm Bell. Pensata per la sicurezza personale, questa modalità combina un allarme ad alto volume, una torcia a lampeggio rapido e un flash dello schermo ad alto contrasto, così da garantire maggiore visibilità e permettere agli utenti di attirare facilmente l’attenzione quando necessario.
Air Pro integra, inoltre una gamma di funzionalità basate sull’intelligenza artificialeAir Pro integra, inoltre una gamma di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale

Prestazioni elevate e esperienza visiva immersiva


nubia Air Pro è alimentato da un processore octa-core a 6 nm ad alte prestazioni, progettato per garantire fluidità e reattività anche negli scenari più impegnativi. Offre fino a 20 GB di RAM (8 GB + 12 GB virtuali) e fino a 512 GB di memoria, assicurando velocità e ampio spazio di archiviazione anche per un utilizzo intensivo. Il dispositivo è dotato di un display AMOLED da 6,77 pollici con cornici ultrasottili, refresh rate a 120 Hz e luminosità di picco fino a 4.500 nit, per una visibilità eccellente anche all’aperto. A completare l’esperienza contribuiscono i doppi altoparlanti stereo, che offrono un audio coinvolgente e immersivo. Air Pro integra, inoltre una gamma di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, pensate per rendere le attività quotidiane più semplici e versatili. Il dispositivo è disponibile su Amazon nelle colorazioni Prime Black e Aero White al prezzo di 449,90 euro.

Estate 2026: il vademecum Roborock per una casa sempre pronta agli ospiti
L’estate è sinonimo di visite improvvise e momenti da condividere. Con il vademecum Roborock scopri come mantenere la casa sempre pulita e accogliente grazie alle più moderne tecnologie per la pulizia domestica
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


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Ventotene e Ponza e...


Il legame indissolubile tra la passione per il mare, la tutela dell’ambiente e l'impegno sociale si rinnova anche quest'anno con il BIG FISH TOUR 2026.
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L'evento si conferma come il punto di riferimento più atteso per la community della pesca sportiva, capace di unire l'adrenalina della sfida al profondo rispetto per l'ecosistema marino.

​Anche per questa nuova edizione, il tour può contare sulla prestigiosa riconferma di Raymarine nel ruolo chiave di Main Partner, colosso della strumentazione elettronica di bordo che garantisce i massimi standard di prestazioni, innovazione e sicurezza tecnologica. Al suo fianco scende in campo una squadra d'eccellenza composta da qualificati sponsor tecnici e partner d'eccezione:

  • Italcanna e Gladiator, punti di riferimento per l'attrezzatura da pesca rigorosamente made in Italy;
  • White Monkey nota azienda italiana di artificiali specifici per i pesci del Mediterraneo.
  • Mustad, azienda storica di ami e accessori per la pesca.
  • Fishoo, la nuovissima piattaforma dedicata a tutti gli specialisti della pesca sportiva per vendere e comprare attrezzatura da pesca.

E dal territorio due eccellenze:

  • Casale del Giglio, l'azienda vinicola, per accompagnerà i momenti di convivialità e i brindisi tra i partecipanti;
  • Frantoio Orsini, pronto a esaltare con il suo olio le prelibatezze gastronomiche locali.


Il calendario delle sfide: le due tappe del 2026


​Il viaggio della flotta prenderà il via nel cuore dell'estate per concludersi a fine estate:

Il debutto (2-5 luglio) - BIG FISH TOURNAMENT. Un vero e proprio "gotha" della pesca sportiva impegnato in un'avvincente ricerca al maestoso pesce spada. I riflettori sono rivolti nella storica cornice di Ventotene per la celebre gara di traina d'altura. Un appuntamento ormai iconico che attira equipaggi e appassionati da ogni parte d'Italia e dall’estero. I migliori 10 classificati dell’edizione 2025 insieme a quelli del 2026, si affronteranno alle BIG FISH FINALS che si svolgeranno a Ponza nel 2027.

Il gran finale (17-20 settembre) - LOLA TROPHY. Il sipario sul tour calerà a Ponza con il prestigioso trofeo dedicato agli specialisti della traina col vivo alla ricerca di record su ricciole e dentici, immersi nello scenario unico delle acque pontine.

Tra storia e biodiversità: lo straordinario scenario dell'Arcipelago Pontino


​Fare da sfondo al BIG FISH TOUR significa navigare all'interno di uno dei patrimoni naturali e storici più affascinanti del Mar Tirreno. Ponza e Ventotene accolgono i pescatori con le loro inconfondibili architetture settecentesche a cupola e i colori pastello, nate dal genio progettuale dell'ingegnere borbonico Antonio Winspeare. A Ventotene, in particolare, il cuore pulsante dell'evento rimarrà l'antico Porto Romano, un gioiello scavato nel tufo con oltre duemila anni di storia marinara.

​Ma il vero protagonista resta l'ambiente circostante. Le isole sono oasi selvagge dove la flora (dalla rarità della palma nana su Palmarola) convive con rotte migratorie cruciali per l'avifauna, tutelate dal rinomato osservatorio ornitologico di Ventotene. Sotto la superficie dell'acqua, la convergenza delle correnti della profonda fossa del Tirreno crea un microclima ricchissimo di plancton, capace di attirare i grandi predatori pelagici: non solo pesci spada, tonni rossi, alalunghe, aguglie imperiali e lampughe, ma anche spettacolari passaggi di delfini, tartarughe marine, capodogli e balene.

​​Sostenibilità, enogastronomia e l'eccellenza del gusto


Il BIG FISH TOUR porta avanti con fermezza un manifesto di tutela ambientale. Operando in totale rispetto e a debita distanza dalle aree di massima protezione della riserva marina di Ventotene e Santo Stefano, l'evento promuove attivamente le pratiche di rilascio del pescato. Solo una quota minima e selezionata viene prelevata per essere valorizzata a terra, celebrando la risorsa ittica in chiave gastronomica.

​La valorizzazione del territorio passerà anche per la cucina con l'attesa gara di crudi "La Brigata del Big Fish", un format in cui aspiranti chef si sfideranno nella creazione di piatti minimali e d'impatto volti a esaltare il pesce locale e le eccellenze agroalimentari del territorio.

Quest'anno l'evento culinario si arricchisce di una presenza straordinaria: in veste di giudice ci sarà infatti il Maître du Sel Paolo Santoro. Oltre a valutare le creazioni in gara, il Maestro offrirà al pubblico e ai partecipanti un prezioso intervento formativo, spiegando nel dettaglio le diverse caratteristiche dei Sali e oli, i loro segreti e i perfetti abbinamenti per esaltare al massimo la cucina di pesce.

​A condurre l'intera manifestazione, accogliendo i giurati, i critici enogastronomici e gli ospiti illustri sul palco, ci sarà la professionalità della giornalista e conduttrice Chiara Giallonardo (volto noto di RAI 1 - Isoradio).

Il pilastro più importante: la solidarietà


​L'Associazione Autentico Mare rinnova con orgoglio il suo storico impegno sociale: ogni "strike" registrato in mare si trasformerà in un aiuto concreto a favore di Smile House Fondazione ETS. La fondazione si occupa di garantire un percorso di cura completo e multidisciplinare - dalla chirurgia alla logopedia e al supporto psicologico - ai pazienti affetti da malformazioni cranio-maxillo-facciali. Unire la gioia dello sport all'aiuto verso il prossimo, donando un nuovo sorriso a chi ne ha più bisogno, è il traguardo più ambizioso che il BIG FISH TOUR si impegna a superare.

www.italiabigfish.com

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Nvidia per i robot umanoidi, Instagram sfida Netflix sulla TV, Cloudflare e il suo sistema anti-bot


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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Fineco.

Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon mercoledì,
oggi parleremo di Nvidia che sfrutta il suo software per i veicoli a guida autonoma e lo applica ai robot umanoidi, specificatamente per renderli sicuri a contatto con gli umani. Poi vedremo i nuovi contenuti sull'app per TV di Instagram; parleremo del nuovo interessante anti-bot di Cloudflare, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

Nvidia vuole rendere i robot umanoidi sicuri quando sono vicini alle persone


Robotica
Nvidia ha annunciato Halos, un software derivato dai sistemi per veicoli a guida autonoma, pensato per rendere i robot umanoidi in grado di operare in sicurezza vicino alle persone — incluso il contatto fisico. Il problema dei sistemi attuali è che impongono ai robot di fermarsi o rallentare appena si avvicina un umano, rendendoli inutilizzabili per compiti cooperativi come passare oggetti o sollevare carichi insieme ai lavoratori. Halos gira sull'hardware IGX Thor di Nvidia e permette ai robot di analizzare l'ambiente in tempo reale e prendere decisioni autonome su cosa possono toccare, muovere o spingere.
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Fonte: bloomberg.com
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Instagram sfida Netflix con contenuti lunghi, episodi e format live per la TV


Big tech
Meta sta sperimentando formati video lunghi, serie a episodi e Live TV nella sua app per televisori, lanciata a dicembre 2025 su Amazon Fire TV e ora disponibile anche su Google TV e Samsung. L'app introduce canali tematici personalizzati, il cast diretto dallo smartphone, supporto ai video orizzontali e la possibilità di vedere le Stories sul grande schermo. La mossa segue il test della funzione "Series" per Reels annunciato a inizio giugno. Instagram entra così in competizione non solo con TikTok e YouTube, ma con servizi come Netflix e Amazon Prime Video.
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Fonte: TechCrunch
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INTERVISTIAMO LO SPONSOR

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Perché gli italiani non cambiano banca?

"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."

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Cloudflare collabora con Chrome, Firefox e Edge per un protocollo anti-bot


Privacy
Cloudflare ha annunciato un'iniziativa congiunta con Google Chrome, Mozilla Firefox, Microsoft Edge e Shopify per sviluppare PACT (Private Access Control Tokens), un protocollo che permette ai siti web di verificare se il traffico proviene da esseri umani o da agenti AI autorizzati, senza tracciare gli utenti né raccogliere dati sul loro comportamento. Il meccanismo funziona così: un sito in cui l'utente è già iscritto emette un token anonimo, il browser lo conserva e lo presenta ad altri siti come prova di identità, eliminando la necessità di CAPTCHA, login forzati o fingerprinting del dispositivo. La spinta arriva dai dati di Cloudflare Radar: il traffico automatizzato rappresenta già il 58% delle richieste HTTP globali, superando quello umano con circa 18 mesi di anticipo rispetto alle previsioni.
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Fonte: TNW
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SpaceX lancia Starfall, la sua prima capsula cargo riutilizzabile


Spazio
SpaceX ha lanciato per la prima volta Starfall, una capsula cargo progettata per portare materiali in orbita e riportarli sulla Terra. Il veicolo non trasporta persone: serve per ricerca, farmaceutica e produzione spaziale, dove alcuni materiali devono essere recuperati dopo un periodo in microgravità. Starfall può portare fino a 1.000 kg di carico, misura 3,1 metri di diametro ed è pensata per rientri controllati con scudo termico, gas freddo e paracadute. La capsula non ha un proprio sistema di propulsione, quindi il rientro dovrebbe dipendere dallo stadio superiore del Falcon 9. L’ammaraggio è previsto nel Pacifico, circa 1.300 chilometri al largo della costa occidentale degli Stati Uniti.
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Fonte: space.com
Alternativa in italiano: non pervenuta

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Meta sospende il programma di tracking dipendenti dopo un data leak interno


Privacy
Meta ha sospeso il Model Capability Initiative, il programma che registrava keystroke e movimenti del mouse dei propri dipendenti per addestrare modelli AI, dopo che i dati raccolti — incluse conversazioni private, trascrizioni e dati sulle performance — sono stati resi accessibili per errore all'intera azienda. Secondo Business Insider, che ha riportato la notizia, Meta ha dichiarato di non avere evidenze di accessi impropri da parte di dipendenti, ma ha avviato un'indagine interna.
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Fonte: Engadget
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

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seangoedecke.com (eng)

Lo sponsor della settimana

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Vivo e lavoro nel mondo tech & finance e un po' mi imbarazza far parte di coloro che non hanno mai cambiato banca in quindici anni — eppure sì, me ne lamento anch'io.

Poi sono un grande fan degli ecosistemi di banking disegnati e sviluppati con attenzione meticolosa al dettaglio, e in Fineco ho visto un livello di cura non da poco. Tutte le loro piattaforme sono state sviluppate ad hoc (non si appoggiano a fornitori esterni) e nascono con l'idea di avere una experience eccellente per l'utente finale.

Sarà che sono UX Designer, ma per me vale tanto. Poi hanno una cosa che molte banche che vivono solo online non hanno, cioè una presenza reale di professionisti umani che ti seguono.

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Tesla respinge la narrativa sull'Autopilot dopo l'incidente mortale in Texas


techcrunch.com (eng)

Tool del giorno

Upstream


La scelta del client di posta elettronica è un po' come la scelta dello smartphone o del tuo zaino preferito, cose cioè che usi ogni giorno. Oggi segnaliamo Upstream, startup supportata da Y Combinator, che unisce la tua esperienza a quella di una serie di agenti.

Link: upstream.do

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Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.


Hai ottimizzato tutto, tranne la banca


Questo è un articolo sponsorizzato. Gli sponsor non influenzano la linea editoriale di Morning Tech, ma permettono al progetto di esistere.

Scopri Fineco

Siamo bravissimi a confrontare. L'operatore telefonico, la bolletta della luce, l'assicurazione dell'auto, l'abbonamento che usiamo poco. Su tutto cerchiamo l'opzione migliore, su una cosa no: la banca.

In Italia restiamo nella stessa banca in media quindici anni (dati Fineco). Non perché sia la migliore, ma perché a un certo punto smette di essere una scelta e diventa un'abitudine, come la strada per andare al lavoro: non la decidi più, la fai e basta.

C'è anche un motivo meno comodo da ammettere. Secondo l'indagine IACOFI di Banca d'Italia, l'alfabetizzazione finanziaria nel Paese resta bassa: 10,7 su 20 nell'indicatore complessivo e 4,6 su 10 sulle competenze digitali. Se non hai gli strumenti per capire davvero cosa fa la tua banca, il conto resta una decisione presa una volta sola e mai più rivista.

Ma nel frattempo qualcosa paghi. Sempre Banca d'Italia, nell'indagine sul costo dei conti, stima per il 2024 circa 101 euro l'anno di spesa media per un conto tradizionale, contro circa 31 euro per uno online. La stessa persona che soppesa due offerte di pasta al supermercato non si accorge di una differenza del settanta per cento sul conto in banca.

Il costo, però, è solo metà del discorso. L'altra metà è cosa ricevi in cambio.

Ma infatti, che cosa dovrebbe fare per te una banca oggi, nel 2026? Da una parte ci sono gli istituti di sempre, solidi ma costruiti su processi vecchi, dove per fare due operazioni passi da tre canali diversi. Dall'altra, le neobank nate dentro un'app, veloci ma che rimangono pur sempre dietro uno schermo.

Fineco prova a stare nel mezzo, e lo fa da prima che esistesse la parola fintech. È nata quasi ventisei anni fa con un'idea che allora sembrava strana: una sola piattaforma per tenere insieme conto, carte, trading, credito e investimenti, costruita in casa invece di assemblare pezzi comprati da fornitori esterni. Oggi parlare di banca e app nella stessa frase è normale. All'epoca non lo era.

Tutto è connesso: lo stipendio che entra, le spese, i pagamenti, gli investimenti che fai partire con due tap dallo stesso posto in cui guardi il saldo. Non sono mondi separati che ogni tanto si scambiano un'informazione.

E poi c'è la parte che un'app da sola non ti dà: le persone. Una rete di consulenti che ti segue quando devi decidere cosa fare dei tuoi soldi, perché un grafico non basta. La tecnologia fa la parte ripetitiva, qualcuno in carne e ossa fa quella difficile. Non la banca che ti mette in fila, non l'app che ti lascia solo.

Resta l'ultima scusa, quella sincera: cambiare è una rottura. Ed è il motivo per cui oggi Fineco offre il conto a canone zero. Apri, provi, e se funziona porti dentro il resto con calma. Tolto il canone, l'unico vero motivo per restare fermi è l'inerzia.

Non puoi cambiare la tua banca. Ma puoi cambiare banca. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.
Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.

Intervista

Perché gli italiani non cambiano banca?


"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."

Cosa rende Fineco diversa?


"La tecnologia ce la siamo costruita in casa, non l'abbiamo comprata a pezzi. Conto, trading e investimenti stanno nello stesso posto e si parlano tra loro. E accanto alla piattaforma c'è una rete di consulenti veri. Le macchine gestiscono la routine, le persone ci sono quando devi decidere."

Cosa ne pensa Morning Tech?


Vivo e lavoro nel mondo tech & finance e un po' mi imbarazza far parte di coloro che non hanno mai cambiato banca in quindici anni — eppure sì, me ne lamento anch'io.

Poi sono un grande fan degli ecosistemi di banking disegnati e sviluppati con attenzione meticolosa al dettaglio, e in Fineco ho visto un livello di cura non da poco. Tutte le loro piattaforme sono state sviluppate ad hoc (non si appoggiano a fornitori esterni) e nascono con l'idea di avere una experience eccellente per l'utente finale.

Sarà che sono UX Designer, ma per me vale tanto. Poi hanno una cosa che molte banche che vivono solo online non hanno, cioè una presenza reale di professionisti umani che ti seguono.

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Meta sospende il programma di tracking dipendenti dopo un data leak interno


Conversazioni private e performance dei dipendenti esposte a tutti.
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In breve:


Meta ha sospeso il Model Capability Initiative, il programma che registrava keystroke e movimenti del mouse dei propri dipendenti per addestrare modelli AI, dopo che i dati raccolti — incluse conversazioni private, trascrizioni e dati sulle performance — sono stati resi accessibili per errore all'intera azienda. Secondo Business Insider, che ha riportato la notizia, Meta ha dichiarato di non avere evidenze di accessi impropri da parte di dipendenti, ma ha avviato un'indagine interna.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta Is 'Pausing' Employee Tracking Program After It Let The Whole Company See Sensitive Data
This won’t make the already-controversial AI training endeavor any more popular.
Engadget


Alternativa in italiano:

Meta sospende il programma che tracciava tastiera e mouse dei dipendenti
Lo strumento tracciava keystroke, mouse e screenshot dei dipendenti USA per addestrare i modelli AI dell'azienda. Lo stop arriva dopo un leak interno classificato SEV 2 che ha reso visibili a tutti conversazioni private e dati sulle performance
Hardware Upgrade

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Cloudflare collabora con Chrome, Firefox e Edge per un protocollo anti-bot


Serve a distinguere i bot malevoli dagli agenti autorizzati.
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In breve:


Cloudflare ha annunciato un'iniziativa congiunta con Google Chrome, Mozilla Firefox, Microsoft Edge e Shopify per sviluppare PACT (Private Access Control Tokens), un protocollo che permette ai siti web di verificare se il traffico proviene da esseri umani o da agenti AI autorizzati, senza tracciare gli utenti né raccogliere dati sul loro comportamento. Il meccanismo funziona così: un sito in cui l'utente è già iscritto emette un token anonimo, il browser lo conserva e lo presenta ad altri siti come prova di identità, eliminando la necessità di CAPTCHA, login forzati o fingerprinting del dispositivo. La spinta arriva dai dati di Cloudflare Radar: il traffico automatizzato rappresenta già il 58% delle richieste HTTP globali, superando quello umano con circa 18 mesi di anticipo rispetto alle previsioni.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Cloudflare teams up with Chrome, Firefox, and Edge on a privacy-first anti-bot protocol
Cloudflare, Mozilla, Google, and Microsoft are developing PACT, a privacy-preserving protocol to verify legitimate web traffic without tracking users., Cloudflare, Mozilla, Google, and Microsoft are developing PACT, a privacy-preserving protocol to verify legitimate web traffic without tracking users.
TNW | Artificial-IntelligenceAna Maria Constantin


Alternativa in italiano:

Cloudflare prova a salvare il web dai bot con token anonimi
Cloudflare lavora con Chrome, Firefox ed Edge a PACT, token anonimi pensati per riconoscere traffico umano e agenti legittimi senza CAPTCHA.
Tom's Hardware

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Instagram sfida Netflix con contenuti lunghi, episodi e format live per la TV


L'app approda anche sui televisori Samsung.
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In breve:


Meta sta sperimentando formati video lunghi, serie a episodi e Live TV nella sua app per televisori, lanciata a dicembre 2025 su Amazon Fire TV e ora disponibile anche su Google TV e Samsung. L'app introduce canali tematici personalizzati, il cast diretto dallo smartphone, supporto ai video orizzontali e la possibilità di vedere le Stories sul grande schermo. La mossa segue il test della funzione "Series" per Reels annunciato a inizio giugno. Instagram entra così in competizione non solo con TikTok e YouTube, ma con servizi come Netflix e Amazon Prime Video.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Instagram looks to take on streaming services with longer-form, episodic and live formats for its TV app | TechCrunch
Instagram is coming for streaming services like Netflix and Amazon Prime Video as it sets its ambitions for living room viewing.
TechCrunchAisha Malik


Alternativa in italiano:

L’app di Instagram colonizza anche i televisori Samsung
Si parte come al solito dagli Stati Uniti, ma il TV, elettrodomestico centenario, sta diventando sempre più terreno di conquista per applicazioni e usi diversi dalla televisione tradizionale
DDay.it

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SpaceX lancia Starfall, la sua prima capsula cargo riutilizzabile


Può trasportare fino a mille chili di payload.
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In breve:


SpaceX ha lanciato per la prima volta Starfall, una capsula cargo progettata per portare materiali in orbita e riportarli sulla Terra. Il veicolo non trasporta persone: serve per ricerca, farmaceutica e produzione spaziale, dove alcuni materiali devono essere recuperati dopo un periodo in microgravità. Starfall può portare fino a 1.000 kg di carico, misura 3,1 metri di diametro ed è pensata per rientri controllati con scudo termico, gas freddo e paracadute. La capsula non ha un proprio sistema di propulsione, quindi il rientro dovrebbe dipendere dallo stadio superiore del Falcon 9. L’ammaraggio è previsto nel Pacifico, circa 1.300 chilometri al largo della costa occidentale degli Stati Uniti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

SpaceX launches its 1st 'Starfall' reentry capsule in early morning Falcon 9 liftoff

space.com


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Nvidia vuole rendere i robot umanoidi sicuri quando sono vicini alle persone


Applicando il software per auto a guida autonoma ai robot.
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In breve:


Nvidia ha annunciato Halos, un software derivato dai sistemi per veicoli a guida autonoma, pensato per rendere i robot umanoidi in grado di operare in sicurezza vicino alle persone — incluso il contatto fisico. Il problema dei sistemi attuali è che impongono ai robot di fermarsi o rallentare appena si avvicina un umano, rendendoli inutilizzabili per compiti cooperativi come passare oggetti o sollevare carichi insieme ai lavoratori. Halos gira sull'hardware IGX Thor di Nvidia e permette ai robot di analizzare l'ambiente in tempo reale e prendere decisioni autonome su cosa possono toccare, muovere o spingere.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Nvidia Seeks to Make Humanoid AI Robots Safer Around Humans

bloomberg.com


Alternativa in italiano: non pervenuta

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Trump vuole vincere le midterm cambiando le regole


Il presidente chiede ai repubblicani di lasciar perdere l'inflazione e puntare sul SAVE America Act, sul ridisegno dei collegi e sulle accuse di brogli ai democratici.

Donald Trump pensa che i repubblicani stiano perdendo tempo a parlare di prezzi e inflazione. Per vincere le elezioni di medio termine di novembre, che a metà mandato presidenziale rinnovano il Congresso, il presidente vorrebbe che il partito puntasse su tutt'altro: ridisegnare a proprio vantaggio i collegi elettorali, smantellare alcune regole del Senato e approvare una legge che stringe le maglie del voto. A scri

Il piano, secondo quanto riporta New York Magazine, si riassume in quattro mosse: ridisegnare i collegi ovunque possibile, eliminare il filibuster, licenziare il funzionario che vigila sul rispetto delle regole del Senato e approvare il SAVE America Act. Il filibuster è la regola che di fatto impone una maggioranza di sessanta voti su cento per approvare gran parte delle leggi al Senato, mentre il ridisegno dei collegi, noto come gerrymandering, consiste nel tracciare i confini delle circoscrizioni per gonfiare i seggi di un partito. È un'agenda che guarda al voto come a una battaglia su chi controlla il campo di gioco, più che su cosa dire agli elettori indecisi per convincerli.

I repubblicani vorrebbero invece un'agenda capace di far scendere il costo della vita e di riportare a casa parte degli elettori persi dopo il voto del 2024. C'è la possibilità che venga approvata una legge sulla casa, anche se nessuno crede che avrà effetti immediati sul prezzo degli alloggi. L'accordo di pace con l'Iran, se reggerà, potrebbe alleggerire la pressione sui prezzi dell'energia e in particolare della benzina, che i politici americani seguono con attenzione ossessiva. Ma il meccanismo legislativo e comunicativo del partito è nel caos e ormai è probabilmente troppo tardi per costruire un messaggio credibile sui prezzi.

Alla base della strategia c'è la convinzione, vera o soltanto dichiarata, che i democratici proveranno a falsare le elezioni con milioni di voti illegali. La risposta del presidente è contro-falsare il risultato e ostacolare in ogni modo il voto democratico, che a suo dire è in larga parte fraudolento. Trump è irritato dal fatto che il suo stesso partito tenga a tradizioni come il filibuster o la Byrd Rule, la norma che limita quali misure possono passare con la procedura a maggioranza semplice e su cui si fonda l'obiezione del funzionario del Senato ad approvare per quella via il SAVE America Act.

Per il presidente l'unico motivo per cui i repubblicani hanno ancora qualche possibilità di mantenere il controllo della Camera è la campagna di ridisegno dei collegi che lui stesso ha lanciato la scorsa estate. Un aiuto decisivo è arrivato dalla Corte Suprema, che con una sentenza di fine aprile, nota come caso Callais, ha aperto la strada a nuovi ridisegni di parte negli Stati del Sud. I repubblicani di quegli Stati però non hanno sfruttato l'occasione fino in fondo e per ora hanno lasciato intatti i collegi a maggioranza afroamericana in Alabama, Georgia, Louisiana e South Carolina.

Il SAVE America Act è il cuore del piano. A febbraio la Camera ne ha approvato una versione più limitata, che obbliga a dimostrare la cittadinanza per potersi registrare nelle liste elettorali. La versione completa, quella voluta dal presidente, vieta il voto per corrispondenza che oggi non richiede di indicare un motivo e aggiunge alcune norme ostili alle persone transgender. Perché diventi legge dovrebbe approvarla anche il Senato. È qui che si gioca lo scontro interno ai repubblicani.

Se il leader repubblicano al Senato, John Thune, cedesse alle pressioni della Casa Bianca e la legge superasse le inevitabili cause legali, il risultato sarebbe, secondo un'analisi del New York Magazine, la vigilia elettorale più caotica dal XIX secolo. I sistemi di registrazione degli elettori andrebbero riscritti da cima a fondo per applicare i nuovi requisiti. Milioni e milioni di cittadini potrebbero vedersi contestare il diritto di voto, mentre i repubblicani avvierebbero cancellazioni di massa dalle liste per eliminare gli elettori giudicati non in regola. I 37 Stati che oggi permettono il voto per corrispondenza senza dover indicare un motivo, tra cui 13 dei 14 più popolosi, dovrebbero rivoluzionare i loro piani elettorali da un giorno all'altro. Per i sette Stati in cui si vota quasi solo per corrispondenza, il passaggio sarebbe devastante.

Se invece il SAVE America Act fallisse o restasse impigliato nei tribunali, il presidente ha un piano B: farne comunque il tema della campagna, insieme alla tesi di fondo del mondo MAGA, il movimento che fa capo a Trump, secondo cui il vero problema del paese non è il caro vita ma un presunto complotto dei democratici per importare criminali da tutto il mondo e farli votare illegalmente.

Per gli elettori indecisi, soprattutto quelli che nel 2024 hanno votato Trump per insofferenza verso l'inflazione o verso un'amministrazione democratica giudicata inefficace, è un messaggio rischioso, perché chiede in sostanza di sposare per intero la causa MAGA. Ha però il vantaggio di entusiasmare la base più fedele, a cui promette di non scendere a compromessi con l'avversario. I professionisti e i candidati repubblicani nei territori in bilico non sembrano convinti, eppure hanno poca scelta, perché quasi tutti hanno legato la propria carriera al presidente, che ricorda loro spesso di dovergli il potere che oggi hanno. Se a novembre non dovesse funzionare, resta lo scenario di un contenzioso dopo il voto come quello che Trump mise in piedi nel 2020 e nel 2021.

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Trump non spende gli aiuti esteri decisi dal Congresso


Il Congresso ha stabilito per legge quanto spendere in aiuti esteri e Trump ha firmato. Ma i suoi funzionari non eseguono gli ordini, in quella che gli esperti chiamano una crisi costituzionale.

L'amministrazione Trump non sta spendendo gran parte degli aiuti esteri che il Congresso le ha ordinato di erogare e che lo stesso presidente Donald Trump ha trasformato in legge con la sua firma. Per diversi esperti legali, il modo in cui i funzionari ignorano quegli ordini viola probabilmente la legge e aggrava una crisi costituzionale, cioè una rottura della divisione dei poteri tra governo, Congresso e magistratura.

L'anno scorso l'amministrazione aveva smantellato USAID, la U.S. Agency for International Development, l'agenzia statunitense per gli aiuti allo sviluppo e il maggior donatore al mondo, terminando migliaia di programmi e licenziando quasi tutto il personale senza il permesso del Congresso. Ma USAID era nata da una legge del Congresso e per chiuderla serviva il via libera dei parlamentari. Quando i funzionari di Trump lo hanno chiesto, insieme a un drastico taglio della spesa per cibo, medicine e programmi salvavita, il Congresso ha detto no.

I parlamentari, che controllano i cordoni della borsa pubblica, hanno stabilito nel dettaglio quanto il Dipartimento di Stato, il ministero degli esteri americano, dovesse spendere: 9,4 miliardi di dollari per la salute globale, contro malattie come HIV, tubercolosi e malaria, e più di 5 miliardi per gli aiuti umanitari d'emergenza. Trump ha firmato la legge.

A otto mesi dall'inizio dell'anno fiscale, molti di quegli ordini restano disattesi, come ha accertato un'inchiesta di ProPublica. I funzionari hanno ritardato i pagamenti per la salute globale, non hanno erogato i fondi per alcuni progetti e hanno etichettato come "non allocati" i soldi destinati agli aiuti umanitari, una formula che ne blocca l'uso. Quando i parlamentari hanno chiesto spiegazioni, spesso non hanno ricevuto risposta.

Lo scontro sulla spesa federale tra la Casa Bianca e il Congresso va avanti dal primo giorno dell'amministrazione, ma su nessun tema è tanto visibile quanto sugli aiuti esteri. David Super, docente di diritto ed economia alla Georgetown University ed esperto di diritto costituzionale, lo ha definito "un'enorme presa di potere da parte del presidente, che sottrae poteri al Congresso".

Il Congresso aveva creato USAID decenni fa come strumento della diplomazia e dell'influenza americana nel mondo. Quando l'amministrazione l'ha smantellata, interrompendo i pagamenti di migliaia di programmi che portavano cibo e medicine ai paesi poveri, molte persone sono morte, inclusi molti bambini.

A frenare la spesa è soprattutto l'OMB, l'ufficio della Casa Bianca che gestisce il bilancio federale, guidato da Russell Vought. Quest'anno ha etichettato come "non allocati" sia gli aiuti umanitari sia i fondi per la salute globale, riservandosi l'ultima parola sul loro impiego. Bobby Kogan, consigliere dell'OMB sotto Joe Biden e oggi al centro studi progressista Center for American Progress, lo ha riassunto così: "Se non spendi soldi per un anno e tutte le cliniche chiudono, allora quelle persone muoiono".

Il Dipartimento di Stato ha fatto poco o nulla per spendere i fondi che il Congresso aveva destinato a scopi precisi, dalla pianificazione familiare alla nutrizione. Anche PEPFAR, il piano presidenziale d'emergenza contro l'AIDS a cui si attribuisce il salvataggio di 26 milioni di vite, ha ricevuto meno soldi pur con uno stanziamento confermato dal Congresso.

La spesa per la salute globale procede molto più lentamente che in passato. Degli oltre 9 miliardi che il Congresso aveva ordinato di spendere, a fine marzo l'amministrazione ne aveva impegnati appena 190 milioni, il 5% della media degli stessi mesi nei cinque anni precedenti il ritorno di Trump alla Casa Bianca, quando di solito a quella data ne era stata impegnata circa la metà. Il calcolo è di Aid on the Hill, un gruppo di ex dipendenti di USAID. Il Dipartimento di Stato contesta quei numeri e afferma di aver approvato spese per più di 7,5 miliardi.

La nuova strategia, battezzata America First Global Health, prevede accordi con i paesi poveri, a cui viene chiesto l'accesso ai dati sanitari come condizione per ricevere le medicine salvavita che gli Stati Uniti un tempo donavano. A guidare gli aiuti esteri è Jeremy Lewin, un avvocato di 29 anni entrato nel governo attraverso il DOGE, il dipartimento per l'efficienza voluto da Elon Musk per tagliare la spesa, senza alcuna esperienza umanitaria. Da luglio "svolge le funzioni" di sottosegretario all'assistenza estera, un incarico che richiederebbe il via libera del Congresso, mai arrivato.

Per distribuire gli aiuti un tempo gestiti da USAID, Lewin si appoggia sempre più a grandi organizzazioni internazionali: ha incanalato 3,8 miliardi verso l'OCHA, l'ufficio dell'ONU per il coordinamento degli affari umanitari, benché l'accordo non consenta agli Stati Uniti di controllare in modo indipendente come vengano spesi. Restano inoltre da versare 661 milioni al Global Fund, il fondo internazionale contro AIDS, tubercolosi e malaria di cui gli Stati Uniti sono il maggior donatore. Interrogato al Senato, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto che i pagamenti si sarebbero mossi "presto, molto rapidamente".

In passato l'OMB si limitava a ripartire tra le agenzie i fondi approvati dal Congresso. Con Vought li ha invece bloccati più volte con manovre dalla legalità dubbia. C'è il timore che l'amministrazione non intenda spenderli affatto, come già accaduto l'anno scorso: nel 2025 aveva recuperato circa 13 miliardi di aiuti esteri votati per legge. Lo aveva fatto in parte con una manovra che Vought chiama pocket rescission, cioè chiedere al Congresso di cancellare dei fondi così a ridosso della fine dell'anno fiscale che, anche in caso di no, non resta il tempo per spenderli. Per l'organo del Congresso che vigila sui conti pubblici è una mossa illegale, che viola l'Impoundment Control Act, la legge del 1974 nata dopo gli scontri con il presidente Richard Nixon per impedire alla Casa Bianca di trattenere i fondi decisi dal Congresso.

Un tribunale federale aveva bloccato la manovra, ma la Corte Suprema, con una decisione d'urgenza spaccata lungo le linee ideologiche, ha lasciato proseguire il recupero dei fondi senza pronunciarsi nel merito.

Ad aprile l'OMB ha comunicato al Congresso che avrebbe accantonato 19 miliardi per coprire i costi di chiusura dei programmi USAID cancellati l'anno scorso. Di quella cifra, 3,2 miliardi provengono da fondi che il Congresso aveva destinato alla salute globale e allo sviluppo: se non verranno impegnati entro fine settembre, scadranno e non potranno più essere spesi.

I senatori democratici hanno definito la decisione "un'ammissione vergognosa di spreco di denaro dei contribuenti", ma a metà giugno non avevano ancora ricevuto risposta. Interrogato in audizione, Rubio ha scaricato la responsabilità sull'OMB, anche se il suo dipartimento aveva appena ottenuto dall'ufficio il rilascio di altri fondi per rispondere a un'epidemia di Ebola.

Se il blocco dei fondi diventasse la regola, avvertono funzionari di carriera e giuristi, il potere di spesa del Congresso ne uscirebbe svuotato. "Avremmo una minaccia fondamentale allo stato di diritto", ha detto Cerin Lindgrensavage, ex avvocato del Dipartimento di Giustizia, oggi all'organizzazione Protect Democracy. "Il Congresso ha detto di spendere i soldi e il presidente non vuole. La domanda è: chi vince? Per legge dovrebbe vincere il Congresso. In questo momento sta vincendo il presidente".

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Trump minaccia di tagliare i fondi agli Stati che non cambiano le regole del voto


Lo rivela la CNN: gli Stati che non passano alle schede cartacee e non verificano la cittadinanza degli elettori rischiano di perdere il 20% dei fondi federali per la sicurezza interna.

L'amministrazione del presidente Donald Trump minaccia di tagliare decine di milioni di dollari di fondi federali per la sicurezza interna agli Stati che si rifiutano di cambiare il modo in cui si vota. Lo rivela la CNN, che ha ottenuto documenti interni e parlato con più fonti dentro il governo.

Le nuove regole riguardano diversi programmi di finanziamento del Department of Homeland Security, il dipartimento per la sicurezza interna che si occupa di antiterrorismo, protezione delle infrastrutture e gestione delle emergenze. Gli Stati dovrebbero abbandonare alcuni sistemi di voto elettronico e passare a schede cartacee compilate a mano dagli elettori. Dovrebbero anche far passare le liste degli iscritti al voto attraverso un controverso database federale per la verifica della cittadinanza, condurre verifiche manuali dei risultati con metodi stabiliti dall'amministrazione e controllare la cittadinanza di chiunque lavori ai seggi.

Gli Stati che non si adeguano perderebbero il 20% dei fondi, potenzialmente milioni di dollari. Si tratta di sovvenzioni che nell'anno fiscale in corso dovrebbero superare il miliardo di dollari complessivo e che servono soprattutto ad aiutare i governi statali e locali a prevenire attentati, proteggere le infrastrutture e prepararsi ai grandi disastri. Da anni queste sovvenzioni chiedono di destinare almeno il 3% alla sicurezza elettorale, ma le nuove linee guida, che dovrebbero arrivare agli Stati entro la fine del mese, trasformano quella richiesta generica in riforme obbligatorie con penalità severe per chi le ignora.

La mossa fa parte della campagna del presidente contro le presunte frodi elettorali e del suo tentativo di aumentare il controllo federale sullo svolgimento delle elezioni. Diversi studi indicano che quel tipo di frode è molto più raro di quanto Trump sostenga. L'iniziativa arriva mentre diversi Stati hanno approvato leggi per impedire al governo federale di interferire con il voto.

Usare i fondi federali come leva per piegare gli Stati alle proprie politiche è una tattica già vista. L'amministrazione ha provato a punire allo stesso modo gli Stati su immigrazione e su programmi di diversità, equità e inclusione. In alcuni casi i tribunali l'hanno bloccata. Anche questa iniziativa potrebbe finire presto davanti ai giudici.

La Costituzione americana assegna agli Stati il controllo sull'organizzazione del voto. Il Congresso, il parlamento americano, può approvare regole elettorali, ma secondo i tribunali il presidente da solo ha poteri molto limitati per imporle. I tentativi di Trump di riscrivere le regole del voto hanno già incontrato ostacoli legali: ha firmato ordini esecutivi, cioè provvedimenti che non passano dal Congresso, oltre a chiedere agli Stati dati riservati sugli elettori. David Becker, ex avvocato del ministero della giustizia che oggi consiglia i funzionari elettorali, ha detto di aspettarsi che anche le nuove regole vengano bloccate nei tribunali.

Il database della cittadinanza che gli Stati dovrebbero usare si chiama SAVE ed è uno strumento del dipartimento pensato per individuare chi vota senza averne il diritto. I critici lo considerano inaffidabile, perché può generare falsi riscontri e segnalare per errore elettori regolari, facendoli cancellare dalle liste. Molti Stati lo usano già, altri si sono rifiutati. Il Department of Justice, il ministero della giustizia americano, ha fatto causa a 30 Stati che non hanno voluto consegnare le loro liste per una verifica federale con questo sistema.

La maggior parte delle zone del paese usa già schede cartacee compilate a mano, ma circa il 30% degli elettori vive in luoghi che si affidano interamente a macchine elettroniche: alcune registrano le scelte e stampano una scheda da conteggiare, altre memorizzano i voti solo in formato digitale. Tra gli Stati che dovrebbero cambiare sistema ci sono Delaware, Georgia, Nevada e South Carolina, insieme alla contea di Los Angeles.

Le sovvenzioni per la sicurezza interna sono già servite come strumento di pressione. L'anno scorso i funzionari avevano provato a trattenere i fondi agli Stati che non aggiornavano i conteggi della popolazione in linea con la campagna di espulsioni di massa dell'amministrazione, ma diversi Stati hanno fatto causa e un giudice ha bloccato la misura.

Per gli Stati il conto può essere salato. Aggiornare le attrezzature di voto in tutto il paese per allinearle agli standard federali raccomandati è stato stimato in 2,7 miliardi di dollari. In Georgia, dove anche il parlamento statale ha approvato una legge sulle schede cartacee, il segretario di Stato repubblicano Raffensperger, il funzionario che sovrintende le elezioni, ha calcolato una spesa di 66 milioni di dollari. Le linee guida prevedono che gli Stati possano chiedere fondi aggiuntivi per coprire i cambiamenti, ma il costo per adeguarsi potrebbe superare la somma stessa che il governo minaccia di trattenere.

Un portavoce del dipartimento per la sicurezza interna ha detto che nessuna modifica ai requisiti o alla distribuzione dei fondi è ufficiale finché non viene annunciata e pubblicata attraverso i canali autorizzati. Ha aggiunto che l'amministrazione considera la sicurezza elettorale una priorità di sicurezza nazionale. Chiunque riceva fondi federali, ha detto, deve aspettarsi di rendere conto di come spende i soldi dei contribuenti.

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AGON PRO AGP277QKDC: il nuovo monitor OLED da gaming arriva fino a 720 Hz


AGON by AOC presenta ufficialmente AGON PRO AGP277QKDC, il primo monitor della nuova serie AGON 7. Si tratta di un modello pensato per il gaming competitivo e per gli esports, ma anche per chi cerca un display molto avanzato sotto il profilo tecnico. Il nuovo monitor introduce infatti la tecnologia Tandem WOLED di nuova generazione e una modalità particolare chiamata Dual Frame Mode, che permette di scegliere tra due configurazioni diverse in base al tipo di gioco.

Il nuovo AGON PRO AGP277QKDC è un monitor da 26,5 pollici, pari a 67,3 cm, progettato per offrire un equilibrio tra velocità, qualità dell’immagine e comfort d’uso. Il pannello può lavorare a 540 Hz in risoluzione QHD, quindi a 2560 x 1440 pixel, oppure spingersi fino a 720 Hz in risoluzione HD, cioè 1280 x 720 pixel. Questa doppia modalità è pensata soprattutto per i giocatori competitivi, che possono privilegiare la definizione dell’immagine oppure la massima fluidità nei titoli esports dove ogni millisecondo può fare la differenza.

Una delle novità più importanti riguarda il pannello Tandem WOLED di quarta generazione. Questa tecnologia utilizza una struttura a più strati sovrapposti, progettata per migliorare l’efficienza luminosa e distribuire il carico emissivo su più livelli. Il risultato è una luminosità di picco dichiarata fino a 1.500 nit, con APL dell’1,5%, insieme a una maggiore affidabilità nel tempo. Per un monitor OLED destinato al gaming spinto, questo aspetto è particolarmente interessante perché punta a unire la qualità visiva tipica dell’OLED con una resistenza superiore nell’utilizzo quotidiano.

Sul fronte della velocità, il nuovo monitor gaming AGON PRO offre un tempo di risposta GtG di 0,03 ms, un valore quasi istantaneo che contribuisce a ridurre scie e sfocature nelle scene più rapide. Il supporto alla certificazione NVIDIA G-SYNC Compatible e alla tecnologia Adaptive Sync aiuta inoltre a mantenere l’esperienza di gioco fluida, limitando fenomeni come tearing e stuttering. AGON by AOC indica anche l’ottimizzazione per PS5 e Xbox Series X/S, rendendolo una soluzione adatta non solo al PC gaming, ma anche alle console di ultima generazione.

La qualità visiva non si ferma alla velocità. Il pannello supporta 1,07 miliardi di colori, quindi una profondità a 10 bit, e copre il 99,5% dello spazio colore DCI-P3. Ogni unità viene calibrata in fabbrica e fornita con un report dedicato, una scelta utile per chi vuole usare il monitor anche per attività creative, editing e contenuti multimediali. La certificazione VESA DisplayHDR True Black 500 valorizza invece uno dei punti di forza principali della tecnologia OLED, cioè la capacità di offrire neri molto profondi e un contrasto elevato.

Anche la connettività è stata pensata per gestire segnali ad alta larghezza di banda. Il monitor integra due porte HDMI 2.1, una DisplayPort 2.1 UHBR 20 e una connessione USB-C con Power Delivery fino a 65 W. Quest’ultima permette di trasmettere video e dati, oltre a ricaricare un laptop compatibile con un solo cavo. Non manca nemmeno uno switch KVM integrato, utile per controllare due PC con la stessa tastiera e lo stesso mouse. È una funzione interessante per streamer, creator e professionisti che alternano una postazione gaming a un ambiente di lavoro.

Con la nuova serie AGON 7, AOC introduce anche un design rivisto. Il monitor adotta una struttura frameless su quattro lati, pensata per offrire un impatto visivo più pulito e immersivo. La base simmetrica del supporto è stata progettata per liberare spazio sulla scrivania, un dettaglio importante per chi utilizza mouse pad grandi e ha bisogno di movimenti ampi durante il gioco competitivo. Nel design trovano spazio anche un sistema di gestione dei cavi, un supporto estraibile per le cuffie e l’illuminazione RGB Light FX personalizzabile.

L’ergonomia è un altro elemento centrale del nuovo AGON PRO AGP277QKDC. Il supporto consente una regolazione in altezza fino a 150 mm, oltre a inclinazione, rotazione e funzione pivot a 90° per l’utilizzo in verticale. Anche il menu OSD è stato riprogettato per rendere più semplice la gestione delle impostazioni. Il controllo avviene tramite joystick, affiancato da due pulsanti personalizzabili ad accesso rapido, così da modificare rapidamente le opzioni più utilizzate.

Per rispondere a una delle principali preoccupazioni legate ai monitor OLED, AGON by AOC offre una garanzia di tre anni che include esplicitamente la protezione contro il burn-in OLED. Il monitor integra inoltre i protocolli OLED Care, pensati per preservare nel tempo luminosità, uniformità e accuratezza cromatica del pannello. Si tratta di un dettaglio importante, soprattutto considerando il posizionamento del prodotto e il tipo di utilizzo intensivo a cui può essere sottoposto.

AGON PRO AGP277QKDC sarà disponibile a partire da settembre 2026 al prezzo consigliato di 799 euro.

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Il deputato Ro Khanna sfida Elon Musk a un dibattito televisivo sui tagli alla spesa pubblica


Il democratico, possibile candidato alla Casa Bianca nel 2028, accusa Musk di aver condannato a morte 4,5 milioni di bambini chiudendo USAID. Il trilionario minaccia di fargli causa.

Ro Khanna, deputato democratico della California, ha sfidato Elon Musk a un dibattito televisivo sui tagli alla spesa pubblica decisi quando l'imprenditore guidava il Dipartimento per l'efficienza governativa (DOGE), l'iniziativa di riduzione della spesa voluta dal presidente Donald Trump. La sfida arriva al termine di uno scontro sui social tra il deputato, possibile candidato alla Casa Bianca nel 2028, e l'uomo più ricco del mondo.

"Lo sfido a un dibattito, su CNN, su CNBC o in un'università, può scegliere lui dove. Discutiamo di cosa è successo al DOGE, discutiamo del perché sono favorevole a una tassa sui grandi patrimoni", ha detto Khanna lunedì in un'intervista alla CNBC. "Possiamo avere un confronto di idee, se crede nella libertà di parola e di espressione su questi temi."

La sfida risponde a uno scambio acceso avvenuto lunedì su X, il social di proprietà di Musk, dove l'imprenditore ha scritto che Khanna andrebbe portato in tribunale o addirittura messo in prigione. Il deputato aveva detto che Musk deve rispondere delle possibili morti causate dalla chiusura, decisa dal DOGE, di USAID, l'agenzia del governo statunitense per gli aiuti allo sviluppo internazionale.

Lo scontro online è cominciato lunedì mattina, quando Musk ha contestato a Khanna di aver citato uno studio della rivista medica Lancet, secondo cui i tagli a USAID potrebbero provocare la morte di più di 4,5 milioni di bambini. Il DOGE, guidato da Musk, ha di fatto chiuso USAID l'anno scorso, nel tentativo di ridurre l'apparato federale e colpire presunte inefficienze.

In un podcast sabato, Khanna aveva detto che Musk "deve rispondere" dei "4,5 milioni di bambini in tutto il mondo che ha forse condannato a morte smantellando USAID".

Musk ha risposto a un articolo del New York Post sulle parole di Khanna scrivendo "è ora di fare causa a questo bugiardo". Poco dopo ha spiegato come il DOGE decideva i tagli: "Il criterio applicato dal DOGE era molto semplice: fornire i recapiti di chi riceve gli aiuti, così da poter verificare che non fossero fraudolenti". Secondo Musk, "il denaro veniva mandato a politici corrotti spacciandolo per aiuti". Ha poi accusato Khanna di insider trading, cioè di speculare in borsa con informazioni riservate, ribadendo che dovrebbe finire in prigione.

"Non è piacevole che la persona più ricca del mondo, con il più grande seguito su X, dica che dovresti finire in prigione, che ti farà causa e che sei un bugiardo", ha detto Khanna nell'intervista. "Sto affrontando l'uomo più ricco del mondo, ma spererei che accettasse un vero dibattito."

Se si terrà, il dibattito metterebbe di fronte l'uomo più ricco del mondo e un aspirante presidente per il 2028, mentre il Partito Democratico spinge per nuove tasse sui più ricchi e attacca i miliardari.

Khanna ha già avuto scontri con i suoi vecchi alleati della Silicon Valley, il distretto che rappresenta. All'inizio dell'anno diversi suoi ex sostenitori avevano minacciato di abbandonarlo dopo la sua apertura a una tassa sui grandi patrimoni in California. Il suo collegio comprende Fremont, dove 20.000 persone lavorano nella fabbrica Tesla. Khanna ha ricordato che Musk in passato lo ha sostenuto, elogiando un suo libro e la sua opposizione alla censura di Twitter su una storia riguardante Hunter Biden, figlio dell'ex presidente Joe Biden.

Musk è diventato il primo trilionario al mondo, cioè il primo a superare i mille miliardi di dollari di patrimonio, dopo la quotazione in borsa di SpaceX, che ha reso milionari 4.400 dipendenti. Il traguardo gli ha attirato molte critiche da sinistra. L'economista Paul Krugman, ex editorialista del New York Times, ha detto che solo un "sistema truccato" può rendere qualcuno così ricco.

Khanna, che ha guidato con successo la battaglia per rendere pubblici i documenti sul caso Epstein, ha detto di non voler smettere di sfidare i più ricchi, pur rappresentando uno dei distretti più benestanti del Paese. "Il test morale più importante per il Partito Democratico in questo momento è se combatterete davvero l'amministrazione Trump e se combatterete l'oligarchia", ha detto. "Con il mio lavoro sui file Epstein e ora con le accuse a Musk, ho accettato queste sfide."

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I socialisti Dem avanzano nelle grandi città americane


Janeese Lewis George ha vinto le primarie nella capitale e si aggiunge ai sindaci di New York e Seattle. A Los Angeles la sfida è ancora aperta, tra promesse ambiziose e vincoli di bilancio.

Un socialista democratico governa New York, la città più grande degli Stati Uniti, una sindaca socialista amministra Seattle e dal 2027 quasi certamente toccherà a una socialista democratica prendere le redini di Washington, la capitale. La vittoria di Janeese Lewis George, 38 anni, alle primarie democratiche della scorsa settimana è l'ultimo segnale di un movimento che cresce nelle grandi città americane.

Membri o meno dei Democratic Socialists of America, l'organizzazione che riunisce la sinistra socialista del paese, questi candidati hanno vinto promettendo un intervento pubblico forte e accusando il vecchio establishment democratico di aver fallito. Sostengono che la soluzione a problemi come il costo degli asili e delle case stia nell'azione diretta del governo e nell'organizzazione delle comunità, non nel libero mercato o negli incentivi fiscali. Si descrivono più simili a un sindaco di Stoccolma che di Leningrado, ma non evitano lo scontro con gli interessi economici, dalle aziende private dei servizi ai proprietari immobiliari.

Lewis George, membro del consiglio comunale di Washington, ha fatto leva sulle frustrazioni legate alle case e ai costi per crescere i figli. Ha promesso di ampliare gli aiuti per gli asili nido, costruire decine di migliaia di nuove abitazioni e rafforzare il calmieramento degli affitti. I suoi critici hanno bollato queste promesse come irrealistiche, ma gli elettori le hanno premiate. In una città democratica come Washington la sua vittoria alle elezioni generali è quasi scontata.

"Non credo che lo status quo sia tutto ciò che possiamo fare", ha detto Lewis George al New York Times. La gente, ha aggiunto, voleva "vedere i leader fare qualcosa di più che dire alle persone cosa non possono fare".

Il punto di riferimento di questa nuova generazione è Zohran Mamdani, 34 anni, che ha battuto due volte l'ex governatore di New York Andrew Cuomo nella sua scalata al municipio. Nel discorso di insediamento aveva promesso di "sostituire la freddezza dell'individualismo sfrenato con il calore del collettivismo".

Da quando governa una città di 8 milioni di abitanti ha però moderato le sue posizioni. Ha confermato Jessica Tisch, considerata una moderata, a capo della polizia, lasciandole un ampio controllo sulle scelte. Ha fatto marcia indietro sulla promessa di rinunciare al controllo del sistema scolastico e su quella di ampliare un costoso programma di sussidi per la casa. Ha costruito un rapporto di lavoro con la governatrice Kathy Hochul, anche lei moderata, e una relazione sorprendentemente cordiale con il presidente Trump, che un tempo aveva definito un despota.

Il "socialismo delle fognature", fatto di volontari che spalano la neve e squadre che riparano le buche nell'asfalto, è diventato un marchio di fabbrica di Mamdani quanto la promessa elettorale degli autobus gratuiti.

La prova vera per un movimento nato dall'idealismo e dalle promesse audaci è governare. I vincoli di bilancio dei comuni possono essere stretti, soprattutto a Washington, che è un'enclave federale sottoposta a un'ampia supervisione del Congresso. Con le finanze cittadine già provate dai tagli ai posti di lavoro federali e dagli effetti della pandemia, la città fatica a pagare i programmi sociali che ha già in piedi.

"Soprattutto a livello locale, governare è una questione pratica", ha detto Mary Cheh, ex consigliera comunale che alle primarie aveva sostenuto la principale rivale di Lewis George. "Qualche cambiamento ci sarà, ne sono sicura, ma non sarà tutto quello che speravano."

A Los Angeles, Nithya Raman, 44 anni, consigliera comunale e socialista democratica, è al ballottaggio contro Karen Bass, la sindaca democratica che corre per la rielezione. Raman era emersa nel 2020, durante le proteste del movimento Black Lives Matter che attraversarono le grandi città americane. Negli ultimi anni ha però preso le distanze dai Democratic Socialists of America su alcuni temi, tra cui il modo di affrontare la crisi abitativa: pur difendendo le tutele per gli inquilini più poveri, ha sostenuto politiche più favorevoli alla costruzione di nuove case.

A Seattle, Katie Wilson, che si definisce socialista ma non è iscritta ai Democratic Socialists of America, ha evitato gli scontri ideologici che molti si aspettavano dopo la sua vittoria a sorpresa di novembre. Le tensioni con un consiglio comunale più moderato hanno portato a trattative più che a conflitti: ha accettato di attivare le telecamere di sorveglianza appena installate nella zona dello stadio durante i Mondiali di calcio, ospitati quest'anno negli Stati Uniti, nonostante la sua contrarietà iniziale.

Anche Wilson ha messo la casa al primo posto. Aveva promesso di aprire 500 posti letto nei rifugi o alloggi d'emergenza prima dell'inizio dei Mondiali, ma ne mancano all'appello più di 400. Ha annunciato di voler costruire 1.000 nuove abitazioni entro la fine del primo anno e 4.000 entro la fine del mandato di quattro anni, un obiettivo ambizioso. "Ho sicuramente molto da imparare, ma non voglio far credere di essere arrivata pensando che sarebbe stato facile", ha detto in un'intervista. "Le cose si fanno in un certo modo da moltissimo tempo, e cambiarle richiede molto tempo."

Non tutti i candidati di sinistra hanno vinto, come dimostrano le sconfitte nelle recenti elezioni per sindaco a San Francisco e Philadelphia. Ma la promessa di un settore pubblico forte e capace di rispondere ai bisogni ha trovato ascolto tra molti elettori che, da ogni parte politica, sentono che il governo ha smesso di funzionare per loro, al di là dei vincoli di bilancio e delle divisioni di partito.

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Trump minaccia dieci anni di carcere per chi danneggia lo specchio d'acqua del Lincoln Memorial


La grande vasca rifatta su volere del presidente è invasa dalle alghe e perde la vernice blu appena posata. Trump accusa sabotatori e minaccia dieci anni di carcere per i responsabili.

Il presidente Donald Trump ha minacciato fino a dieci anni di carcere per chiunque danneggi il grande specchio d'acqua che si trova davanti al Lincoln Memorial, a Washington. La vasca, conosciuta come Reflecting Pool, è diventata un caso politico dopo una ristrutturazione voluta dallo stesso presidente e finita male. Davanti all'acqua pattugliano ora agenti della Guardia nazionale e della polizia dei parchi nazionali.

Sul suo social network Truth Social Trump ha scritto che di tutte le statue e le fontane restaurate dalla sua amministrazione l'unica a essere vandalizzata è proprio la vasca, e ha ricordato che la distruzione di questi monumenti è punibile con dieci anni di carcere. "Chi farebbe una cosa del genere? Sono crimini molto gravi che riguardano la distruzione di monumenti nazionali. Anni di galera", aveva scritto nei giorni precedenti.

La vicenda nasce dalla decisione di rifare la vasca in vista del 4 luglio 2026, quando gli Stati Uniti celebreranno i 250 anni dall'indipendenza. Il presidente aveva criticato i predecessori per aver lasciato l'acqua verde e macchiata dalle alghe e aveva fatto verniciare il fondo di un blu come la bandiera americana, perché riflettesse meglio il Washington Monument. Il progetto è costato più di 14 milioni di dollari (12,25 milioni di euro). L'amministrazione ha speso oltre 16 milioni di dollari per rifare il fondo della vasca e per altri lavori.

Pochi giorni dopo la riapertura, all'inizio di giugno, il blu era già virato al verde per la proliferazione di alghe. Gli operai hanno versato perossido di idrogeno nell'acqua per eliminarle, ma poi pezzi del nuovo rivestimento hanno iniziato a staccarsi mentre le squadre aspiravano il fondo.

Trump ha respinto ogni responsabilità e ha parlato di "sabotatori" che avrebbero inciso il rivestimento o versato fertilizzante nell'acqua. Nello Studio Ovale ha detto ai giornalisti di avere la prova fotografica di un taglio di oltre cento metri praticato sul fondo della vasca. "L'ho visto. L'hanno tagliato in modo molto violento", ha dichiarato. L'amministrazione non ha però fornito elementi a sostegno e un taglio di quelle dimensioni non era visibile.

La polizia dei parchi nazionali ha reso noto che cinque persone sono state arrestate per "vandalismo" e altre cinque hanno ricevuto sanzioni. Non erano disponibili documenti pubblici a riguardo. La Casa Bianca ha rifiutato di consegnare copia dei verbali, citando indagini in corso.

Il contratto per rifare la superficie della vasca è stato assegnato senza una gara d'appalto completa alla Atlantic Industrial Coatings, una ditta della Virginia. Trump ha detto ai giornalisti che la responsabilità non è dell'impresa che ha eseguito i lavori. Molti dei cantieri avviati dal presidente a Washington e alla Casa Bianca sono stati criticati per i costi, per le condizioni poco trasparenti con cui sono stati affidati e per il loro carattere ostentato.

L'amministrazione si prepara intanto a svuotare la vasca per le riparazioni. Il National Park Service, il servizio federale dei parchi nazionali, ha chiesto il 16 giugno un permesso temporaneo per scaricare l'acqua in una fognatura collegata a un impianto di depurazione. Trump ha detto che servirà togliere l'acqua per sistemare "due piccole zone, due zone molto piccole".

In serata il presidente ha minacciato di fare causa alla rete televisiva ABC, uno dei suoi bersagli ricorrenti, accusandola di diffondere "informazioni ingannevoli" sulla vasca. Ha anche pubblicato l'immagine di un manifestante vestito da rana con un cartello, definendolo "un altro esempio di manifestante pazzo a favore delle alghe (probabilmente pagato)".

Trump ha collegato i presunti sabotaggi a un episodio della settimana precedente, quando sul prato del National Mall erano comparsi i numeri "86 47" tracciati sull'erba ingiallita. Le autorità ritengono che potessero essere una minaccia al presidente, il quarantasettesimo, dato che nello slang americano "86" significa "sbarazzarsi di". Per gli oppositori del presidente la vasca verde e scrostata è ormai la metafora di una presidenza mal riuscita.

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Recensione Dreame Aqua 10 Ultra Roller: il robot che ridefinisce il lavaggio dei pavimenti


Il robot aspirapolvere e lavapavimenti di Dreame introduce un innovativo sistema a rullo autopulente. Ecco come si comporta nella pulizia quotidiana, tra aspirazione potente, lavaggio avanzato e automazione completa
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Il Dreame Aqua 10 Ultra Roller si presenta come prodotto premium del brand, caratterizzato da linee eleganti e una costruzione curata. La configurazione iniziale richiede qualche minuto ma il processo resta semplice e intuitivo, grazie a un'app ben realizzata e a una procedura di mappatura rapida ed efficace. La scheda tecnica è senza dubbio uno dei suoi punti di forza: la batteria offre una buona autonomia, mentre la potenza di aspirazione si colloca ai vertici della categoria. Tra le caratteristiche più particolari troviamo un rullo, in luogo dei panni rotanti, che si auto-pulisce mentre esegue il compito assegnato, alla temperatura di 100 ℃. Inoltre, il sistema di superamento degli ostacoli è progettato per affrontare dislivelli fino a 8 cm con gradino doppio. Aqua 10 Ultra Roller rappresenta così una soluzione molto interessante di Dreame, pensata anche per quelle abitazioni con tappeti più spessi e piccoli gradini tra le stanze, quest'ultimo uno scenario piuttosto specifico. Da sottolineare anche la garanzia del produttore fino a tre anni, una scelta che testimonia la fiducia dell'azienda nella qualità e nell'affidabilità del prodotto. In occasione dei Prime Days, Aqua 10 Ultra Roller è disponibile al prezzo promozionale di 813 euro (386 euro di sconto rispetto al prezzo originale).

Robot Aspirapolvere

Dreame Aqua10 Ultra Roller Complete


Scheda tecnica completa

Aspirazione
30.000 Pa

Batteria
6.400 mAh

Navigazione
LDS VersaLift

Spazzola Principale
Doppia HyperStream™ antigroviglio

Dimensioni Robot
350 × 350 × 97,5 mm

Altezza LDS Sollevato
120 mm

Peso Robot
5,8 kg

Peso Base
11,1 kg

Contenitore Polvere
220 ml

Acqua Robot
100 ml pulita
140 ml usata

Rilevamento Ostacoli
Doppia telecamera AI, luce strutturata 3D laterale e LED

Superamento Ostacoli
8 cm doppio gradino
4,2 cm gradino singolo

Controllo Vocale
Integrato e assistenti di terze parti

Lavaggio Moci
Acqua calda fino a 100°C

Serbatoi Base
4 L pulita
3,5 L sporca

Dimensioni Stazione Base
420 × 440 × 505 mm

Techpertutti.com • Specifiche dichiarate dal produttore

Design e configurazione: tutto al posto giusto


Il Dreame Aqua10 Ultra Roller Complete adotta un design elegante e moderno che richiama quello degli altri modelli premium del produttore. Nella fattispecie, tra le novità interessanti introdotte dall'azienda rientra anche la stazione multifunzione e le sue dimensioni; in particolare, per chi intende posizionarla sotto mensole, mobili o in spazi con altezza limitata, le sue dimensioni esterne sono di circa 50cm in altezza, 42 in larghezza e 44cm in profondità.
La stazione all-in-one del Dreame Aqua10 Ultra Roller Complete. Il robot stazione nel suo alloggiamentoLa stazione all-in-one del Dreame Aqua10 Ultra Roller Complete. Il robot stazione nel suo alloggiamento
La gestione dell'acqua è stata progettata con particolare attenzione alla praticità: i serbatoi dell'acqua pulita e dell'acqua sporca sono alloggiati sotto il coperchio superiore e presentano una struttura che impedisce errori di inserimento durante il rimontaggio. Il serbatoio dell'acqua pulita può contenere fino a 4 litri, mentre quello dedicato alla raccolta dell'acqua sporca raggiunge una capacità di 3,5 litri. Entrambi sono robusti, dotati di maniglie ergonomiche e caratterizzati da una forma che facilita lo svuotamento senza causare schizzi accidentali.
I due serbatoi dell'acqua: l'accesso è sotto il coperchio superiore della stazione
Dietro il pannello frontale trovano posto il sacchetto per la raccolta automatica della polvere e i due serbatoi dedicati ai detergenti. Dreame include nella confezione anche due soluzioni specifiche: una per la pulizia quotidiana e una formulata per affrontare sporco organico più ostinato, particolarmente utile nelle abitazioni in cui vivono animali domestici. Si tratta di una dotazione interessante che contribuisce a rendere l'esperienza d'uso ancora più completa, anche se al momento non sono disponibili informazioni ufficiali sul costo dei ricambi.
Frontalmente: l'alloggio per il sacchetto polvere e il serbatoio per i detergentiFrontalmente: l'alloggio per il sacchetto polvere e il serbatoio per i detergenti (A soluzione per pavimenti, B soluzione specifica per eliminare odori lasciati da animali domestici)
L'installazione iniziale richiede pochi minuti. Attraverso l'app Dreamehome è sufficiente scansionare il codice QR presente sotto il coperchio del robot e seguire la procedura guidata per la connessione alla rete Wi-Fi. L'applicazione si conferma una delle più complete della categoria, offrendo una gestione avanzata delle mappe, la personalizzazione delle aree di pulizia, la definizione di zone vietate e numerose opzioni dedicate all'automazione.
L'App Dreamehome vanta un'interfaccia chiara ed intuitivaL'App Dreamehome vanta un'interfaccia chiara ed intuitiva
Molto buona anche l'integrazione con i sistemi di controllo vocale. Oltre al supporto per gli assistenti di terze parti, il robot dispone di un sistema proprietario che durante i test si è dimostrato rapido nel riconoscimento dei comandi e affidabile nell'esecuzione delle operazioni richieste. La combinazione tra software maturo, configurazione intuitiva e un elevato livello di automazione contribuisce a rendere il Dreame Aqua10 Ultra Roller Complete un prodotto immediatamente pronto all'uso anche per chi si avvicina per la prima volta a un robot aspirapolvere di fascia premium.
Screehshot dell'App - sezione per l'impostazione dell'assistente vocaleScreehshot dell'App - sezione per l'impostazione dell'assistente vocale

Prestazioni di lavaggio e superamento ostacoli: il vero punto di forza


Tra gli aspetti più importanti del robot di Dreame rientra senz'altro quello delle prestazioni di lavaggio sui pavimenti duri. In questo contesto, infatti, Aqua 10 Ultra Roller si dimostra eccellente e rispetto ai tradizionali sistemi con panni rotanti e l'innovativo rullo fa la differenza, mantenendo costantemente elevata l'efficacia della pulizia. Alla base della tecnologia, un sistema composto da 12 ugelli che funziona "irrigando" continuamente il rullo di 260mm di lunghezza con acqua pulita, mentre una spatola in gomma raccoglie immediatamente l'acqua sporca convogliandola in un apposito serbatoio interno. Questo approccio consente al robot di pulire sempre con acqua fresca, evitando uno dei limiti più comuni dei modelli tradizionali, che tendono a trascinare sul pavimento un panno progressivamente più sporco durante la sessione di lavaggio.
Il sistema OmniSight 2.0 consente una navigazione precisa ed il rilevamento degli ostacoliIl sistema OmniSight 2.0 consente una navigazione precisa ed il rilevamento degli ostacoli
Nell'utilizzo quotidiano, i risultati dei test effettuati sono sicuramente convincenti: grazie alla potenza di 30.000pa i liquidi lasciati sul pavimento vengono efficacemente aspirati, così come macchie di caffè, residui di bevande zuccherate e impronte lasciate dalle scarpe nelle zone più frequentate della casa. Anche la pulizia lungo i bordi viene eseguita con risultati soddisfacenti, con il rullo estensibile che raggiunge efficacemente battiscopa e angoli.
Le due telecamere ed il sensore posizionato nella torretta retrattile, permettono un'alta precisione in prossimità dei bordiLe due telecamere ed il sensore posizionato nella torretta retrattile, permettono un'alta precisione in prossimità dei bordi
Un'altra caratteristica particolarmente interessante è il sistema Auto-Seal per la protezione dei tappeti. Si tratta di una soluzione ancora poco diffusa in questo settore: in particolare, quando l'Aqua10 Ultra Roller Complete rileva la presenza di un tappeto o si avvicina a una superficie tessile, un apposito schermo protettivo sigilla il rullo di lavaggio per evitare qualsiasi contatto tra l'acqua e il tappeto.
A sinistra: per una maggiore precisione, l'App consente di aggiungere manualmente la presenza di un tappeto. Al centro: il robot si solleva e attiva la funzione di aspirazione. A destra: un particolare del sistema Auto-Seal dove il rullo viene "sigillato" per eliminare qualsiasi contatto con il tappeto
Si tratta di un approccio differente rispetto alle soluzioni adottate dalla maggior parte della concorrenza e ha l'obiettivo è garantire una protezione ancora più efficace contro il rischio di umidità residua su tappeti, moquette e superfici tessili delicate. Tuttavia, come per qualsiasi tecnologia di questo tipo, l'efficacia può variare in presenza di tappeti particolarmente spessi o con strutture molto irregolari; in questi casi rimane comunque possibile sfruttare le funzioni dell'app Dreamehome per definire zone di esclusione dal lavaggio e ottenere un controllo ancora più preciso del comportamento del robot.

Molto interessante anche il sistema ProLeap dedicato al superamento degli ostacoli: il telaio è in grado di sollevarsi per affrontare dislivelli fino a 8 cm nel caso di gradini doppi e fino a 4,2 cm per ostacoli singoli. Si tratta di una caratteristica che può fare la differenza nelle abitazioni con soglie particolarmente elevate, tappeti spessi o passaggi complessi tra le stanze.
Tre fasi del sistema ProLeap: il robot si solleva per superare il battiportaTre fasi del sistema ProLeap: il robot si solleva per superare il battiporta
Durante i test, questa soluzione si è dimostrata estremamente efficace, consentendo al robot di superare ostacoli che mettono in difficoltà altri dispositivi simili. In particolare, il Dreame Aqua10 Ultra Roller è riuscito ad affrontare senza problemi una soglia di circa 5 cm, mostrando un'ottima padronanza nel superare questo tipo di ostacoli molto frequenti in prossimità delle finestre.

Manutenzione ridotta al minimo: il vero vantaggio di un top di gamma


Uno dei motivi per investire in un robot aspirapolvere di fascia premium è la possibilità di ridurre al minimo le attività di manutenzione quotidiana. Da questo punto di vista, il Dreame Aqua10 Ultra Roller Complete mantiene le promesse, offrendo un livello di automazione tra i più avanzati attualmente disponibili sul mercato.
Il mocio a rullo si sgancia facilmente per la manutenzione periodica. Dreame include un secondo rullo nella confezioneIl mocio a rullo si sgancia facilmente per la manutenzione periodica. Dreame include un secondo rullo nella confezione
La stazione multifunzione gestisce in autonomia gran parte delle operazioni necessarie dopo ogni sessione di pulizia. Al termine del lavoro, il rullo viene lavato accuratamente e successivamente asciugato con aria calda a 70℃, una soluzione che contribuisce a prevenire la formazione di cattivi odori, muffe e accumuli di batteri. Durante il periodo di prova, il sistema si è dimostrato particolarmente efficace: il rullo è sempre risultato pulito e asciutto, senza quelle fastidiose tracce di umidità o gli odori sgradevoli che spesso caratterizzano i modelli più economici.
I due serbatoi del robotA sinistra: il contenitore della polvere alloggiato nella parte superiore del robot. Il suo filtro va periodicamente lavato. A destra: collocato in posizione opposta alla telecamera frontale, il serbatoio dell'acqua sporca raccolta dal rullo durante le fasi di operazione
Anche la gestione della polvere richiede un intervento minimo da parte dell'utente. Il contenitore interno viene svuotato automaticamente all'interno del sacchetto presente nella base, mentre i serbatoi dell'acqua pulita e dell'acqua sporca risultano facilmente accessibili e chiaramente identificabili, semplificando le operazioni di riempimento e svuotamento.
Particolare della pancia del robot: con il rullo, troviamo le due spazzole antigroviglio
Buono il comportamento della doppia spazzola HyperStream nella gestione di capelli e peli di animali domestici. La particolare struttura antigroviglio riduce sensibilmente il rischio di accumuli rispetto alle tradizionali spazzole con setole, limitando la necessità di interventi manuali. Nelle abitazioni con animali o persone dai capelli lunghi può comunque essere necessario effettuare controlli periodici.
La confezione del robot include una bottiglia di liquido detergente per pavimentiLa confezione del robot include una bottiglia di liquido detergente per pavimenti
L'app Dreamehome contribuisce ulteriormente a semplificare la manutenzione grazie a un sistema di monitoraggio intelligente dei componenti soggetti a usura. Filtri, spazzole, sacchetti e altri elementi vengono costantemente controllati, con notifiche che avvisano l'utente quando è necessario effettuare una pulizia o una sostituzione. Un approccio particolarmente utile per preservare nel tempo le prestazioni del robot e massimizzarne la durata operativa. Anche l'accesso ai componenti è stato progettato con attenzione. Il rullo può essere rimosso rapidamente senza l'utilizzo di utensili, il filtro è facilmente lavabile sotto acqua corrente e la manutenzione ordinaria risulta alla portata di qualsiasi utente, anche di chi non ha particolare esperienza con questa tipologia di prodotti. Nel complesso, il Dreame Aqua10 Ultra Roller Complete offre un'esperienza estremamente "hands-off"; è proprio questo elevato livello di automazione a rappresentare una parte importante del valore aggiunto di un prodotto appartenente alla fascia premium del mercato.

App completa e navigazione intelligente


L'app Dreamehome offre un ottimo livello di controllo avanzato, consentendo di gestire in modo intuitivo ogni aspetto della pulizia domestica, dalla creazione delle mappe alla personalizzazione dei percorsi fino alla configurazione delle aree riservate. L'interfaccia fornisce una panoramica dettagliata dell'ambiente domestico, mostrando non solo la posizione della stazione base ma anche la copertura della rete Wi-Fi all'interno dell'abitazione, una funzione molto utile per verificare che robot e dock mantengano sempre una connessione stabile durante le operazioni di pulizia.
Screenshot dell'AppScreenshot dell'App: a sinistra l'avvio della mappatura rapida. Al centro e a destra: rispettivamente, le impostazioni in presenza di animali domestici e tappeti
La fase di mappatura iniziale non è stata rapida e precisa come mi attendevo. In particolare, in corrispondenza delle gambe di sedie ho notato qualche collisione di troppo (anche se appena accennata) e il rientro in casa dalla terrazza esterna ha richiesto un piccolo "aiuto". Tuttavia, occorre evidenziare come la rappresentazione grafica degli ambienti sia risultata accurata sin dal primo passaggio e la superficie scansionata comprendeva anche i balconi, un dettaglio non trascurabile dal momento che in occasione di altri test ho dovuto aggiungerlo manualmente.Una volta completata la scansione, è possibile modificare le stanze, creare zone vietate, impostare pareti virtuali e personalizzare le modalità di pulizia per ogni area della casa. La combinazione tra navigazione LDS VersaLift, telecamere AI, sensori tridimensionali e algoritmi avanzati che evitano gli ostacoli, consentono al Dreame Aqua 10 Ultra Roller Complete di mantenere sempre una traiettoria efficiente e muoversi con sicurezza anche in ambienti complessi, eliminando quelle "incertezze" emerse durante la fase iniziale di mappatura. Il sistema di riconoscimento degli oggetti, basato su AI può occasionalmente commettere errori nell'identificazione degli elementi presenti nell'abitazione, assegnando etichette non sempre corrette ad alcuni mobili o complementi d'arredo. Si tratta tuttavia di un limite che incide più sulla rappresentazione grafica della mappa che sull'effettiva capacità operativa del robot. Nel complesso, Dreamehome si conferma una delle piattaforme software più complete e mature del settore; pur con qualche margine di miglioramento la qualità della navigazione, le opzioni di personalizzazione e la gestione intelligente degli ambienti collocano il Dreame Aqua10 Ultra Roller Complete tra i riferimenti della categoria anche sotto il profilo software.
fasi della navigazione del robotA sinistra: l'altezza ridotta del Dreame e la torretta retraibile gli consentono di passare agevolmente sotto i mobili. A destra: quando la luce è insufficiente, il robot naviga avvalendosi della luce led frontale

Autonomia e ricarica


A completare una dotazione tecnica già molto ricca troviamo una batteria da 6.400 mAh, una capacità che consente al Dreame Aqua10 Ultra Roller Complete di affrontare senza difficoltà anche abitazioni di grandi dimensioni. Secondo i dati dichiarati dal produttore, l'autonomia può raggiungere fino a 175 minuti nelle condizioni più favorevoli. Nell'utilizzo reale, tuttavia, i risultati variano in base alla modalità selezionata e al livello di sporco presente. Durante le operazioni di sola aspirazione è possibile aspettarsi mediamente tra 110 e 120 minuti di lavoro continuativo mentre, utilizzando contemporaneamente aspirazione e lavaggio l'autonomia si attesta generalmente tra i 90 e i 100 minuti. Si tratta di valori più che adeguati per la maggior parte delle abitazioni, che permettono al robot di completare la pulizia di appartamenti e case di medie dimensioni con una singola carica. In caso di superfici particolarmente estese o di programmi di pulizia più intensivi, entra comunque in gioco la funzione di ricarica intelligente: quando il livello della batteria scende sotto una determinata soglia, il robot torna automaticamente alla stazione base, si ricarica e riprende il lavoro esattamente dal punto in cui era stato interrotto. La ricarica completa richiede circa tre ore e mezza, un tempo in linea con quello dei principali concorrenti della fascia premium. Da segnalare inoltre la presenza di una funzione dedicata alla tutela della batteria che consente di limitare la carica massima all'80%. Una caratteristica spesso presente su smartphone e notebook di fascia alta ma ancora poco diffusa nel settore dei robot aspirapolvere, utile per ridurre l'usura delle celle nel lungo periodo e preservare la capacità della batteria dopo anni di utilizzo.

Dreame alza ancora l'asticella


Con Aqua10 Ultra Roller Complete Dreame si conferma uno dei marchi più dinamici e ambiziosi del mercato, capace di introdurre soluzioni che vanno oltre il semplice incremento della potenza di aspirazione. Il dispositivo rappresenta una delle proposte più avanzate attualmente disponibili in circolazione grazie, soprattutto, al suo innovativo sistema di lavaggio con mocio a rullo. L'aspirazione da 30.000 Pa assicura prestazioni elevate su diverse superfici, la navigazione si dimostra precisa e affidabile, mentre la stazione multifunzione riduce al minimo le operazioni di manutenzione. A questo si aggiungono un software maturo, un'eccellente gestione degli ostacoli e una capacità di superare soglie che pochi concorrenti riescono a eguagliare. In conclusione, per chi desidera il massimo in termini di automazione, prestazioni di lavaggio e tecnologia, il Dreame Aqua10 Ultra Roller Complete rappresenta oggi una delle opzioni più convincenti dell'intero segmento premium, anche alla luce del consistente sconto adoperato dal bran in occasione del periodo promozionale.

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Tucker Carlson rompe con i repubblicani e li accusa di mettere Israele davanti all'America


Il commentatore conservatore, difensore del partito da 35 anni, dice di essere "fuori" e prevede che molti altri lo seguiranno. Non sosterrà nemmeno i democratici.

Tucker Carlson, uno dei commentatori più influenti del conservatorismo americano, ha annunciato di essere "fuori" dal Partito repubblicano e di non avere intenzione di votarlo in futuro. Secondo lui non sarà l'unico a prendere questa decisione. "E se sono fuori io, penso che lo siano anche molte altre persone", ha detto.

Carlson ha spiegato di aver difeso con convinzione i repubblicani per 35 anni e di non poterlo più fare. "Non sosterrei il Partito repubblicano. Non c'è alcuna possibilità che io sostenga il Partito repubblicano", ha dichiarato. Ha accusato il partito di aver "tradito" gli elettori, anteponendo la sicurezza nazionale di Israele a quella degli Stati Uniti.

"Come potrei io, o qualsiasi elettore americano, sostenere un partito politico che non è leale verso gli Stati Uniti. Che mette gli interessi di un Paese straniero al di sopra di quelli dei propri cittadini. Non è possibile votare per gente del genere e io non lo farò", ha aggiunto.

Il commentatore ha precisato che non sosterrà nemmeno i democratici e di non sapere come voterà in futuro. Le sue parole sono arrivate in un episodio del podcast Can't Be Censored, andato in onda giovedì e diventato virale online lunedì.

La rottura pubblica mette in evidenza le crescenti fratture all'interno della coalizione MAGA, il movimento nato attorno allo slogan Make America Great Again e costruito dal presidente Donald Trump. La guerra in Iran e la gestione dell'economia continuano a dividere i repubblicani.

Carlson fa parte di un gruppo di conservatori convinti che gli Stati Uniti siano entrati nella guerra in Iran su pressione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. È una tesi che il segretario di Stato Marco Rubio ha in parte confermato poco dopo l'inizio degli attacchi. Alcuni critici di Carlson hanno sostenuto che le sue posizioni siano antisemite.

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SpaceX di Musk non se la passa benissimo in borsa


Il titolo del gruppo di Elon Musk ha perso il 16,4% lunedì, terza seduta consecutiva in calo. In un solo giorno persi oltre 400 miliardi di valore, ma SpaceX resta nel top 10 mondiale.
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Lunedì 22 giugno l'azione di SpaceX, il gruppo aerospaziale di Elon Musk, ha perso il 16,4% a Wall Street, la borsa di New York, chiudendo a 154,60 dollari. È stata la terza seduta consecutiva in rosso per una società che appena dieci giorni prima aveva realizzato il più grande debutto in borsa della storia. In una sola giornata la sua capitalizzazione è scesa di 400,8 miliardi di dollari, la seconda perdita di valore più grande mai registrata in un giorno per un'azienda americana.

SpaceX si era quotata in borsa il 12 giugno a 135 dollari per azione, con un'offerta pubblica iniziale, cioè la prima vendita di azioni al pubblico, che ha raccolto oltre 85 miliardi di dollari, la più ricca di sempre. Nei primi giorni il titolo è schizzato del 50% e ha superato i 225 dollari martedì 16 giugno. In quel momento la società valeva quasi 3.000 miliardi di dollari ed era la quarta azienda al mondo, davanti ad Amazon e Microsoft.

Da quel picco è cominciata la discesa: entro giovedì la capitalizzazione era già scesa di circa 620 miliardi di dollari, a 2.370 miliardi, facendo scivolare SpaceX al settimo posto mondiale, dietro il produttore di chip taiwanese TSMC. Nonostante il crollo il titolo resta sopra il prezzo di collocamento di 135 dollari. La società conserva una capitalizzazione di circa 2.040 miliardi di dollari e rimane nel gruppo delle dieci maggiori società quotate al mondo, davanti al produttore di semiconduttori Broadcom e al colosso petrolifero saudita Saudi Aramco.

Mercati · Nasdaq
SpaceX vola al debutto e poi arretra: SPCX a 154,60 dollari
Prezzo di chiusura del titolo SPCX al Nasdaq — dall'IPO del 12 giugno al 22 giugno 2026
Focus America

Prezzo IPO
135,00 $
12 giugno 2026

Ultima chiusura
154,60 $
+14,5% sull'IPO

Massimo (16 giu)
201,80 $
−23,4% dal picco

220 $ 200 $ 180 $ 160 $ 140 $ Prezzo IPO 135,00 $ 160,95 192,50 201,80 191,82 185,00 154,60 12 giu 15 giu 16 giu 17 giu 18 giu 22 giu
Elaborazione di Focus America su dati di Investing.com (prezzi di chiusura giornalieri). Il 19 giugno il Nasdaq e' rimasto chiuso per il Juneteenth; la seduta del 23 giugno e' ancora in corso, quindi l'ultima chiusura disponibile e' quella del 22 giugno.

Patrick O'Hare, analista dei mercati, ha detto all'agenzia di stampa francese AFP che si tratta di un ripiego tecnico "normale" dopo l'impennata delle prime sedute. Giuseppe Sette, cofondatore della società di analisi Reflexivity, ha aggiunto in una nota che alcuni azionisti possiedono partecipazioni molto grandi, una condizione che può spingerli a vendere per incassare i guadagni nel breve periodo.

A pesare sul titolo ha contribuito anche l'acquisizione di Cursor, una startup specializzata nell'uso dell'intelligenza artificiale per scrivere codice informatico, che SpaceX ha annunciato martedì 16 giugno per 60 miliardi di dollari interamente in azioni. L'operazione comporta una diluizione di circa il 3,4%: per pagare l'acquisto la società emette nuove azioni e così la quota di ogni socio già presente si riduce.

SpaceX ha annunciato lunedì anche la sua prima emissione di obbligazioni, cioè titoli di debito con cui un'azienda prende in prestito denaro dagli investitori impegnandosi a restituirlo con gli interessi. La società vuole raccogliere fino a 20 miliardi di dollari per ripagare un prestito ponte ottenuto in precedenza, pur disponendo di circa 100,8 miliardi di dollari di liquidità al 19 giugno. L'annuncio del nuovo debito ha alimentato le vendite di lunedì.

KeyBanc ha avviato la copertura del titolo con un giudizio neutrale, senza fissare un prezzo obiettivo. L'analista Michael Leshock ha scritto che SpaceX ha grandi possibilità di crescita dirompente, ma che il mercato le ha già incorporate nel prezzo attuale, con un rapporto tra rischio e rendimento ormai equilibrato. Leshock ha spiegato che l'azienda è difficile da valutare, perché nessun'altra società mette insieme lanci di razzi, internet satellitare e intelligenza artificiale. Il titolo, ha calcolato, vale circa 29 volte i ricavi previsti per il 2027, una valutazione molto più alta di quella di quasi tutti i concorrenti nei settori spaziale, delle telecomunicazioni e dell'AI.

Secondo Leshock saranno i progressi di Starship, il grande razzo riutilizzabile che SpaceX sta sviluppando, a decidere il ritmo di crescita sia dei servizi di connettività come Starlink, la rete di internet satellitare del gruppo, sia dei futuri data center orbitali dedicati all'intelligenza artificiale.

Gli analisti di Morningstar avvertono da prima dell'IPO che SpaceX è "molto sopravvalutata" e che il suo valore di mercato poggia su tecnologie che la stessa società definisce nuove e non ancora collaudate. Dopo l'accordo per Cursor hanno abbassato la stima del valore equo del titolo a 62 dollari, dai 63 precedenti. Hanno indicato in 169 dollari il prezzo migliore possibile, raggiungibile solo se i ricavi dall'intelligenza artificiale miglioreranno.

Alcuni analisti descrivono SpaceX come l'ultima meme stock, un titolo gonfiato più dall'entusiasmo collettivo degli investitori che dai suoi conti. Ipek Ozkardeskaya, di Swissquote, ha detto che molti comprano l'azione nell'attesa che altri facciano lo stesso, spingendo il prezzo sempre più in alto. Ha aggiunto che la società "sta bruciando liquidità", perché il business di Starlink non riesce a compensare le forti spese per l'esplorazione spaziale. Franco Granda, di PitchBook, aveva scritto a marzo che SpaceX avrebbe potuto muoversi in borsa come Tesla, l'azienda di auto elettriche di Musk, ma con oscillazioni ancora più ampie.

Il debutto delle opzioni su SpaceX, martedì, ha dato agli investitori uno strumento in più per scommettere contro il titolo. Le opzioni sono contratti che permettono di puntare sul rialzo o sul ribasso di un'azione. Chris Murphy, analista di Susquehanna, ha scritto che, sulla base di questi scambi, c'è il 15% di probabilità che il titolo perda metà del suo valore nei prossimi tre mesi.

Timothy Horan, analista di Oppenheimer, ha invece promosso l'accordo per Cursor e ha alzato il suo prezzo obiettivo a 250 dollari entro la fine dell'anno, dai 190 precedenti. Per Horan l'intesa conviene a entrambe le parti, perché Cursor avrà accesso alla potenza di calcolo di SpaceX, mentre SpaceX ottiene la tecnologia, gli ingegneri e i dati della startup.

A muovere il titolo, più dei giudizi sui fondamentali, sono le dinamiche degli scambi. Sul mercato sono disponibili solo 639 milioni di azioni, una piccola parte degli oltre 13 miliardi che SpaceX ha in circolazione. Nei prossimi mesi dipendenti e primi investitori potranno iniziare a vendere le loro quote, finora bloccate da un vincolo temporaneo chiamato lockup. La domanda iniziale era stata enorme: nelle prime tre sedute gli investitori avevano comprato azioni SpaceX per 369,8 milioni di dollari, oltre il quadruplo di quanto versato nello stesso periodo su Nvidia.

Nel 2025 il fatturato di SpaceX è salito a 18,7 miliardi di dollari, in crescita del 33% sull'anno precedente, ma i costi sono aumentati ancora più in fretta e la società ha chiuso con una perdita netta di 4,9 miliardi di dollari.

Il calo ha eroso anche il patrimonio di Elon Musk. Secondo le stime di Forbes, a metà della scorsa settimana la sua ricchezza era già scesa di 67,8 miliardi di dollari, a circa 1.200 miliardi, dopo aver toccato il massimo storico di oltre 1.400 miliardi durante i giorni del rialzo. Musk resta comunque l'uomo più ricco del mondo, molto davanti al cofondatore di Google Larry Page.

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Il caso Mari è una resa


La polemica delle frasi su Michela Murgia sancisce l’irrilevanza del salotto culturale.

Lo scrittore Michele Mari forse ha detto certe frasi ingiuriose – anzi sessiste, intrise di una prospettiva patriarcale – sulla defunta scrittrice Michela Murgia, legandone, così è stato riportato, la produzione culturale all’aspetto fisico.

Il fatto sarebbe avvenuto su un pulmino (pardon: un van, pare che oggi si dica così) diretto a Bisceglie per il tour di presentazioni dei finalisti del Premio Strega, gruppo che annovera tanto Mari quanto Teresa Ciabatti, la scrittrice che l’ha accusato (pardon: call-outato, pare che oggi si dica così) di aver pronunciato quelle parole, che lui invece sostiene di non aver mai detto.

Sull’impalcatura traballante di questo he said/she said si è innestata una polemica che ho seguito prima distrattamente, scrollando sullo smartphone tra attese ferroviarie e pasti in osterie del centro Italia, e poi in modo più scrupoloso, sprofondando nelle grotte carsiche del meta-commento. Ho aggrottato le sopracciglia osservandola occupare la posizione centrale nelle homepage dei siti dei grandi quotidiani, spodestando la guerra in Iran e i Mondiali di calcio. E devo aver strabuzzato gli occhi scoprendo che è riuscita a far parlare per giorni diversi addetti ai lavori della cultura di cosa è stato detto, o non detto, in quel frangente.

Intendiamoci, a margine dell’innesco del chiacchiericcio c’è un sostrato di interesse sostanziale: Michela Murgia è stata oggetto di commentacci e cattiverie sessiste sul suo aspetto per tutta la vita, e ne ha parlato con intelligenza e acume nei suoi libri. Ridurne l’opera e lo stile a una presunta frustrazione dovuta a fattori estetici le fa un colossale torto, e se Michele Mari si fosse abbandonato a un commento del genere in presenza di una delle sue amiche più care – lui dice di non averlo fatto, ricordo – il frustrato, nel caso, sarebbe lui.

Ma il brusio di alcuni addetti ai lavori variamente inseriti nell’establishment della cultura, quest’Atlantide sempre più prossima a un’estinzione spettacolare, mi ha colpito per un altro motivo: mi è sembrato un grido di disperazione.

Provo a spiegarmi: l’assenza di riscontri oggettivi su quanto avvenuto davvero in quel van (se lo riscrivo fammi arrestare) non è condizione sufficiente a soffocare ogni commento sul nascere, ma dovrebbe quantomeno far adoperare certe cautele – o certi condizionali – nel discutere dei fatti oggetto di discordia.

E invece buonissima parte degli intervenuti al dibattito ha scelto di sposare acriticamente una premessa inverificabile, costruendo a piacimento a partire da quel primo tassello ipotetico: e così si è saltati con leggerezza ai settantenni delle «brigate Voltaire» che aggiungevano in fretta al carrello Amazon il libro di Mari, mentre dall’altro lato della barricata ci si affannava a ricondurre l’accaduto nei binari angusti delle pernacchie sul «politicamente corretto» alla pummarola. Il tutto nell’incredulità della maggior parte delle maestranze del mondo della parola, e nel disinteresse più radicale di quasi tutti gli altri.

Le squadre erano già fatte, come sempre: da una parte il riflesso incondizionato che assolve l’artista «scorretto», a prescindere dal fatto che sia stato scorretto per davvero; dall’altra, la contrazione involontaria che prova ad ampliare una bega da gruppo vacanze in Salento rendendola un referendum sulla società che cambia, sulla sua sensibilità e sulle sue regole di convivenza.

Ma quale che sia la propria posizione in merito alla querelle, una cosa su cui possiamo essere d’accordo è che, per come è stata impostata, non tocca nessuna questione strutturale, sistemica, pubblica: contestualizzata nella direzione dell’ennesimo dissing (prendo in prestito la definizione di Maria Grazia Calandrone su La Stampa, uno dei pochi commenti alla vicenda che valeva la pena leggere) tra squadrette di intellettuali, ha immediatamente perso ogni residuo portato di critica sociale.

Le chiose in cui sono prodotti i più alti rappresentanti del ceto intellettuale non hanno aiutato, va detto. Chiara Tagliaferri, scrittrice amica di Murgia, ha commentato su Repubblica:

Un van che sta portando in giro i finalisti del più importante e prestigioso premio letterario italiano non è un contesto privato. Le scrittrici e gli scrittori sono persone che forgiano, grazie ai loro libri, gli universi che noi abitiamo.


Lidia Ravera, parlando all’Ansa, si è profusa in un simile esercizio di suprematismo delle lettere:

Noi scrittrici e scrittori siamo dei privilegiati e ci corre l'obbligo, per restituire qualcosa di questo gigantesco dono, di sviluppare e condividere una superiore intelligenza del reale. Non siamo mai in vacanza, non possiamo essere sciocchini mai.


L’obbligo di uno scrittore o di una scrittrice, se ne esiste uno, è quello di scrivere libri, possibilmente belli: una «superiore intelligenza del reale» (di cui peraltro nei libri di Ravera non ravviso traccia: limite mio) ce l’hanno Claude e ChatGPT, forse.

Fuor di battuta: un simile inquadramento della cultura – non a caso, offerto da chi con la suddetta ha raggiunto posizioni di relativo potere – travisa volutamente ciò che la cultura è per la larga maggioranza del pubblico e dei lettori: al di là di ogni considerazione circa il distinguere uomini privati e artisti pubblici, nessuno ha mai chiesto ad autori e autrici di misurare le loro parole nel contesto di una trasferta di gruppo verso Bisceglie.

Discutere delle idee che queste parole comunicano, a valle dell’innesco della polemica, è legittimo, ci mancherebbe: ma immaginare un mondo in cui Artisti e Scrittori, dall’alto delle loro Muse, non si immischiano con le umane bassezze del volgo – che anzi hanno il compito di educare e «forgiare» – risulta non meno che ridicolo.

Che una scrittrice 75enne che ha venduto milioni di copie in cinquant’anni di carriera dica che «non è mai in vacanza», poverina, in quanto indefessamente votata alla ricerca di una «superiore intelligenza del reale» mi sembra persino più grave del dissing che intendeva commentare, perché restituisce una concezione dell’intellettuale rinchiuso nella sua proverbiale torre d’avorio, che in una riga ammette il suo privilegio e nella successiva lo rinsalda a colpi di retorica.

In questo senso, dicevo, l’intera polemichetta su cosa ha detto, non ha detto, forse ha detto Michele Mari mi sembra un canto del cigno di un settore sempre più condannato a parlarsi addosso, allo strapotere tardoimperiale dei circoletti, allo spirito di corpo, ai pulmini per iniziati. In una parola: all’irrilevanza.

A volte le parole dicono più di quello che dicono, ed è anzi una delle loro qualità principali: chi le usa per mestiere dovrebbe saperlo. Ma in questo caso, per quanto mi riguarda, il velo di Maya squarciato dal cicaleccio ha mostrato un panorama ancora più piccolo, inconsistente e autoreferenziale di quello a cui ci eravamo abituati.

I protagonisti più attivi di questo valzer di posizionamenti intrisi di nulla, che hanno ridotto a un’operetta da contrapposizione algoritmica il lascito di un’intellettuale brillante come Michela Murgia, si credono i re-filosofi della Repubblica di Platone, ma in realtà sono più simili ai sofisti delle Nuvole di Aristofane: sospesi a mezz’aria nel loro pensatoio, convinti di maneggiare i massimi sistemi, mentre sotto di loro il mondo procede senza nemmeno alzare lo sguardo.

E forse il problema, più che la frase detta o non detta su un van (aaaaah) per Bisceglie, è tutto qui; un pezzo del nostro ceto culturale non ha perso soltanto il contatto con la realtà: ha perso persino il pubblico davanti a cui fingere di interpretarla.

  • Proibire l’uso dei social media ai minori di 16 anni, come ora pensa di fare anche il Regno Unito, è una buona idea? Psicologi a confronto sul Guardian;

  • Quando l’anti-wokismo divora i suoi figli: ora il MAGA fa paura agli stessi personaggi che l’hanno coccolato;



🫰
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L’inceneritore ligure che spaventa l’Alessandrino


Si allarga la protesta contro l’ipotesi della Regione Liguria di costruire un termovalorizzatore a Cengio. Si temono inquinamenti lungo tutto il corso della Bormida. Ad Acqui l’ultima assemblea

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«Ex ACNA di Cengio e inceneritore dei rifiuti ligure in valle Bormida: quale futuro attende il nostro territorio dal punto di vista ambientale e della salute pubblica? Per rispondere a questa domanda e fare il punto su due questioni calde e strettamente interconnesse, giovedì 25 giugno, alle ore 20:30, si terrà un’importante assemblea presso la sala ex Kaimano di Acqui Terme».

È una chiamata alla partecipazione civica quella che il Comune ha rivolto alla popolazione di Acqui. Ed è anche l’effetto più recente dell’onda lunga di preoccupazione e proteste che ha investito il Piemonte da diversi mesi, di fronte all’ipotesi di realizzare nell’entroterra savonese un impianto di incenerimento della spazzatura prodotta evidentemente soprattutto a Genova.

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Val Bormida, la lotta ai veleni non è mai finita

Fra le aree ritenute idonee dalla Regione Liguria, infatti, due sono situate giusto alle porte delle colline delle Langhe e dei territori celebrati dall’Unesco: il sito ex ACNA di Cengio, dove permane un’eredità pesante delle antiche produzioni chimiche che è stata solo in parte bonificata e messa in sicurezza, e la superficie comunale di Cairo Montenotte, anch’essa gravata da presenze industriali di notevole impatto.
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Quattro province, una valle

Non è strano che l’Alessandrino sia così legato al Savonese. È il lungo corso del fiume Bormida ad avere insegnato a questa zona di confine, che fra le regioni Piemonte e Liguria attraversa quattro province, a sentirsi parte di un’unica bio-regione, a sentirsi valle. Una valle che origina nelle montagne dell’entroterra ligure, per poi estendersi per centocinquanta chilometri nei territori del Cuneese, che diventano Astigiano e che, infine, ad Alessandria, confluiscono nella pianura lambita dal Tanaro.

Una lezione che la valle Bormida ha imparato con dolore. Gliel’ha insegnata nel profondo un inquinamento di centodiciassette anni, quando il fiume era nero, biologicamente morto, e una densa schiuma biancastra e maleodorante si formava nei vortici della corrente. Tanto durarono le produzioni dell’ACNA di Cengio. Ma maestra fu anche la devastante alluvione del 1994, con una piena che travolse e distrusse ogni cosa, fino a congiungersi con la tragica esondazione ad Alessandria.

Il dibattito del 25 giugno affronterà i due temi caldi del momento. Da un lato la questione inceneritore, con l’impatto ambientale sul tessuto locale e le possibili alternative sostenibili in un’ottica di economia circolare. Dall’altro lo stato dell’ex ACNA, con un focus sul monitoraggio del sito «per garantire che la guardia rimanga alta sulla tutela delle falde acquifere e della salute dei residenti», come si legge sull’invito del Comune di Acqui.

Gli eventi informativi e di sensibilizzazione degli abitanti si susseguono da diversi mesi e ora, per la prima volta, approderanno in provincia di Alessandria. La formula prevede un modello già collaudato, fatto di analisi tecniche puntuali, aggiornamenti procedurali, dettagli specifici, ma anche della ferma denuncia di un modo di agire da parte della Regione Liguria che finora non ha lasciato alcuno spazio al dialogo e al confronto con gli enti locali e i residenti, che non hanno mai perso l’occasione di dimostrare la loro ferma opposizione al progetto.

Gruppi di lavoro hanno riunito gli esperti nelle competenze ambientali, politiche, sanitarie, legali e gli esiti di quegli studi – sull’iniziativa della giunta Bucci di costruire l’inceneritore per chiudere il ciclo dei rifiuti – vengono restituiti al pubblico in forma divulgativa, che possa essere compresa da chiunque. Soprattutto, da queste parti la cittadinanza attiva ha una lunga storia che arriva da lontano: e la consapevolezza che sia di nuovo necessario impegnarsi per contrastare la minaccia si sta diffondendo rapidamente.

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L’archivio ritrovato della lotta contro i veleni

L’inquinamento si espande per chilometri

Renato Galliano è il presidente dell’osservatorio del paesaggio “La prima Langa”, una delle sedici associazioni che partecipano al “Coordinamento No Inceneritore” nato negli ultimi mesi- «La minaccia dell’inceneritore a Cengio o a Cairo, con gravi danni ambientali e sanitari, ripercorre la stessa logica dell’ACNA», ha detto a L’Unica. «Effetti negativi sul territorio e sulle comunità che lo abitano. Benefici per il gruppo industriale che gestirà l’impianto. La storia si ripete, così come si ripete il coinvolgimento sociale, la contrarietà dei sindaci, l’attività delle associazioni e dei comitati. I cittadini vogliono uscire da questa gabbia della marginalità e poter intervenire rifiutando soluzioni inaccettabili per il proprio territorio e per le future generazioni».

È lui che di solito dal palco parla con chiarezza. «L’incenerimento dei rifiuti non è una soluzione», ha spiegato a L’Unica. «Crea inquinamento atmosferico con sostanze anche molto pericolose che si disperdono per chilometri, crea il 25-30 per cento di polveri tra sottili e leggere. Si tratta di un progetto industriale speculativo che non apporterà nessun beneficio alla comunità locale, ma che lascerà una pesante eredità ambientale per 20-30 anni. Occorre andare verso la raccolta differenziata, il riuso e il riciclo». Gli stessi obiettivi, peraltro, suggeriti dall’Unione europea in via prioritaria per la gestione dei rifiuti.

Daniela Prato è la portavoce del “Coordinamento No Inceneritore” ed è a capo delle numerose iniziative che coinvolgono da mesi gli attivisti: volantinaggi nei paesi, campagne social, anche flash mob. «Siamo contrari a un impianto del genere perché rappresenta un progetto obsoleto rispetto alle alternative, che prevedono prima di tutto la raccolta differenziata e il riciclo, cosa che sicuramente non si sta facendo abbastanza in Liguria e in particolare a Genova», ha detto. Effettivamente, i dati raccontano che nella Regione la separazione dei materiali non raggiunge il 60 per cento e nel capoluogo è di poco superiore al 50, quando la normativa europea chiede obiettivi del 65 per cento come minimo. «Basti invece pensare che in valle Bormida, dove vorrebbero bruciare i rifiuti, è attestata a soglie prossime all’80 per cento», ha fatto notare Prato. Oltre il danno, la beffa.

«Difendiamo la valle Bormida anche perché non è assolutamente un sito idoneo ad accogliere un inceneritore», ha continuato la portavoce del Coordinamento. «Prima di tutto, per le sue criticità pesanti a livello ambientale: abbiamo già pagato pregresse pianificazioni industriali, che devono ancora essere bonificate e di cui subiamo tuttora le conseguenze. In secondo luogo, perché almeno il 70 per cento dei rifiuti liguri arriva da una distanza di diverse decine di chilometri e questo appesantirebbe il traffico veicolare su infrastrutture viarie già congestionate. Infine perché la gestione ambientale nel nostro territorio è approssimativa: è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo realtà come lo stoccaggio non regolare delle ceneri dell’inceneritore di Torino, aziende che sforano di benzoapirene: queste cose dimostrano che siamo una terra poco controllata, meglio ancora fuori controllo».

Ci sono inoltre condizioni naturali alla base delle preoccupazioni degli abitanti: «La conformazione geografica della vallata non permette un riciclo dell’aria: gli inquinanti ricadrebbero sul territorio», ha concluso Prato. «Da tempo chiediamo alla Regione Liguria una valorizzazione seria e costruttiva dei nostri luoghi: abbiamo coinvolto realtà come il basso Piemonte, che crede fermamente in una politica diversa e che verrebbe penalizzato in maniera pesante da questa scelta. Ecco perché continuiamo a informare le persone con le assemblee. Agiremo per vie legali, se ci sarà la presentazione di progetti concreti e se l’intento di costruire l’inceneritore in valle Bormida dovesse proseguire». Entro il 30 giugno, in base al bando regionale, le società interessate al business dovranno presentare i loro programmi di investimento. Cinque delle sei proposte preliminari finora inoltrate hanno già indicato la valle Bormida per la localizzazione.

Il sindaco di Acqui

In ogni caso non è ancora detta l’ultima parola. La questione è già arrivata in Parlamento, dove i deputati Angelo Bonelli e Marco Grimaldi (Alleanza verdi-sinistra) e il collega Andrea Giaccone (Lega) hanno presentato interrogazioni al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. In consiglio regionale del Piemonte, a tenere caldo il tema con altrettanti atti formali ci hanno pensato, nei giorni scorsi, gli esponenti del Partito democratico Fabio Isnardi, Mauro Calderoni e Domenico Ravetti e quelli della Lega Fabio Carosso e Marco Protopapa. «Non bisogna abbassare la guardia», ha ammonito quest’ultimo.

In Liguria, l’opposizione di centrosinistra si è da tempo dichiarata con fermezza contraria alla costruzione di un inceneritore, promuovendo un ciclo dei rifiuti completamente sostenibile, con potenziamento della raccolta differenziata, riciclo spinto e riuso dei materiali, contestando l’ipotesi di nuovi carichi ambientali. Seguono da vicino la vicenda e si sono pronunciati contro l’impianto le Province di Cuneo e Asti, l’Unione montana alta Langa, mentre molti Comuni liguri e piemontesi hanno approvato delibere dello stesso tenore. Le parole più dure sono venute dal sindaco Danilo Rapetti: «Non possiamo che essere solidali con la nuova lotta della val Bormida», ha detto a L’Unica. «Questaè una terra che da cent’anni subisce angherie e che ha sempre saputo tenere la testa alta e la schiena dritta, fino a vincere le sue battaglie, sia pure al prezzo di molte preoccupazioni e, spesso, di sofferenza e morte. Un inceneritore sarebbe materia di cui discutere serenamente, ma non qui. In val Bormida un inceneritore sarebbe altamente e decisamente inopportuno. In memoria di ciò che è stato e a tutela di ciò che sarà».

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Nel dialetto dell’Alta Langa la parola ancalau dice tutto. Indica chi vince la timidezza e, osando, sa innovare. Una parola che in molti, fuori da Bosia e dintorni, non avevano mai sentito prima che diventasse il nome di un premio.

Il 20 e 21 giugno prossimi, nel piccolo Comune di circa 170 abitanti nella provincia di Cuneo, va in scena la dodicesima edizione del Premio Ancalau, un evento pop e al tempo stesso culturale, capace di richiamare ogni anno imprenditori, intellettuali, artisti e soprattutto giovani startupper da tutta Italia. Nel tempo ha guadagnato un rilievo nazionale autentico, non costruito a tavolino, ma cresciuto con la forza delle idee e del territorio.

E se il Premio Ancalau esiste, è soprattutto merito di Silvio Saffirio. Creativo e imprenditore della pubblicità, grande protagonista degli anni d’oro degli spot televisivi, dodici anni fa ha dato vita all’associazione culturale Ancalau assieme al sindaco di Bosia, Ettore Secco, e coinvolgendo il fondatore di Eataly Oscar Farinetti e il presidente di Banca d’Alba, Tino Cornaglia. Una squadra molto attiva, con Saffirio deus ex machina capace di sfornare idee a raffica. Tra le altre cose, è stato lui l’ideatore della Pinacoteca all’aperto di Bosia, ovvero i murali dedicati ai Grandi di Langa, dipinti dall’artista Silver Veglia sulle facciate degli edifici del paese. È lui che ogni anno sceglie i soggetti da immortalare.
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Questa straordinaria e peculiare hall of fame è diventata a tutti gli effetti una risorsa turistica per Bosia. «Non abbiamo quasi più spazi per ospitare nuovi murali, per la prossima edizione staremo a vedere. Costruiremo nuove pareti», ha detto a L’Unica lo stesso Saffirio. «A parte gli scherzi, di sicuro ogni opera avrà un QR code a cui si potrà accedere per leggere la storia del personaggio raffigurato. In quattro lingue». Ora Saffirio si appresta a inaugurare l’ultimo murale, quello che renderà omaggio a Carlin Petrini, l’ideatore di Slow Food, un ancalau di diritto che avrebbe dovuto essere presente alle premiazioni di domenica 21 giugno.

L’omaggio a Carlo Petrini

«Ci aveva dato la sua disponibilità, sarebbe venuto molto volentieri», ha detto ancora Saffirio. «Non ce l’ha fatta, purtroppo. Noi in realtà avevamo in mente di non realizzare un altro murale, ci saremmo fermati per un anno. Ma, appresa la notizia, abbiamo cambiato subito il programma e il nostro Silver Veglia si è messo al lavoro per realizzare un nuovo ritratto. Così è nato il murale di Petrini, che sarà ben visibile proprio a fianco dello spazio dedicato al presidente Luigi Einaudi. E il riconoscimento di Propheta in patria che avevamo pensato per Carlin, lo consegneremo al rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo, Bruno Perillo».

Durante la presentazione del Premio Ancalau, al grattacielo della Regione Piemonte (dove L’Unica era presente), il sindaco di Bosia, Secco, ha ricordato un aneddoto a proposito di Petrini: «Ricordo che eravamo impegnati nella giornata finale della prima edizione, a un certo punto mia moglie mi avvisa: guarda che sta arrivando Carlin. Ci siamo tutti messi in agitazione, era già allora, nel 2016, un personaggio importante. Era venuto a seguire la nostra iniziativa, perché molto incuriosito dalla formula che legava il territorio e le startup innovative. E alla fine, a tavola, ci confidò che quei tajarin che stava assaporando, assieme alla piacevole sorpresa dell’Ancalau, erano effettivamente valsi il viaggio».

Una bella soddisfazione. Saffirio invece ha ricordato che «all’epoca noi dello staff eravamo ancora troppo poveri per permetterci un servizio fotografico. Così non abbiamo immagini della visita di Carlin. In altre successive occasioni, per un motivo o per l’altro, non fu possibile averlo ospite. Come quando facemmo il gemellaggio tra la nostra nocciola tonda gentile e il cacao della regione messicana della Chontalpa, alla presenza dell’ambasciatore messicano. Petrini era impegnato da un’altra parte».

Ora il murale di Veglia completa un lungo percorso. Oscar Farinetti, dell’amico e sodale Carlin parla ancora al presente: «Lui è un personaggio pazzesco. Ne parlo come fosse vivo. Ci aveva già dato l’ok, sarebbe venuto volentieri a Bosia e per tutti sarebbe stato un momento molto bello, perché Carlin, più di chiunque dalle nostre parti, ha segnato il territorio. E non solo: è riuscito a portarlo a un livello mondiale. Ha trasferito il think local all’act global, a un livello veramente globale. Sono rarissime le persone che sono state capaci di farlo».

Farinetti è il fantasista del “team ancalau” e il suo entusiasmo per l’evento non si è mai incrinato nel corso di questi dodici anni: «È stata una gran bella idea, perché abbiamo creato un metodo per dare spazio ai giovani che vogliono imporre le loro idee. Il Premio Ancalau porta con sé un carattere di estrema modernità e al tempo stesso propone il recupero di tradizioni antiche straordinarie, legate a Bosia, comune incastonato nell’Alta Langa che riesce a dare un senso a tutto questo».

Una vetrina per le startup

Tornando a Saffirio, è sempre lui che ha pensato il “Torneo delle idee” per i giovani startupper, focus principale della manifestazione, costruendo nel tempo una rete di partner e sostenitori capace di trasformare ogni edizione in qualcosa di più di una semplice cerimonia. «Ancalau è stato in primo luogo una scoperta storica e antropologica per il numero stupefacente di inventori, imprenditori, innovatori e anche avventurosi che ebbe Bosia tra fine Ottocento e il Novecento», ha spiegato a L’Unica. «Si guadagnarono la nomea popolare di Ancalau di Bosia e ci doveva pur essere un motivo. Da qui a pensare di far rivivere questa memoria di coraggio, inventiva, riscatto e intraprendenza e allargarla all’intero territorio virtuoso della Langa e del Roero, il passo è stato facile».

Nel tempo sono stati aggiunti tanti tasselli, tutti significativi. Ha detto ancora Saffirio: «È una festa popolare? Sì, vedi la gente serena e gioiosa e il buon cibo non manca. È un evento culturale? Certo, ma vivo, dinamico. Si rivive in chiave attuale il passato, si onorano i Padri e le Madri, si rievocano i Grandi di Langa». E poi c’è lo sguardo che volge al futuro con le startup: un primo premio da 20 mila euro «in soldi veri, che di solito vengono versati la sera stessa dell’annuncio. Lo sottolineo perché spesso altre rassegne promettono riconoscimenti che poi non sono così tangibili». I numeri confermano: in dodici anni il torneo delle startup di Bosia ha visto sfilare 615 progetti e più di 1.200 partecipanti, attribuendo complessivamente 127 mila euro in premi. Sei dei talenti premiati negli anni sono stati poi selezionati dalla rivista Forbes tra i giovani under 30 più influenti d’Italia.

Tra i protagonisti del premio l’Orchestra Filarmonica Bosconerese, fondata nel 1912 a Bosconero, nel Canavese, scoperta e “agganciata” da Saffirio. Una presenza a suo modo simbolica: in oltre un secolo di attività l’orchestra non si fermò nemmeno durante le due guerre mondiali, è cresciuta dai venti fondatori agli attuali cinquanta elementi ed è diventata una vera orchestra di fiati arricchita di recente da violoncelli e contrabbasso. Ha suonato all’Auditorium RAI, al Piccolo Regio, al Teatro Carignano, spaziando dal repertorio classico al jazz fino ai ritmi sudamericani. Con l’Ancalau condivide qualcosa di essenziale: entrambi affondano le radici in un piccolo paese di provincia e non si sono mai arresi alle difficoltà. In una parola, osano.

Questa puntata di L’Unica Cuneo termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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Tesla che presenta Megapod, Perplexity che lancia Brain, le scommesse finte di Polymarket


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Buon martedì,
oggi parleremo del nuovo progetto Megapod di Tesla, in diretta competizione con Nvidia. Poi vedremo il nuovo "Brain" di Perplexity; parleremo della campagna promozionale con scommesse finte compiuta da Polymarket, e tanto altro ancora. Buona lettura!

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Intro + Prima notizia - Ep. 348 - Martedì 23 giugno
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Le news di oggi, selezionate a mano.

Tesla ha presentato un nuovo hardware AI per data center chiamato Megapod


Business
Tesla ha depositato un trademark per un prodotto chiamato Megapod: un sistema hardware modulare per data center AI che comprende server, networking, distribuzione elettrica e raffreddamento venduti come unità integrata. La domanda è di tipo "intent-to-use", il che significa che il prodotto non esiste ancora. Il problema è che Tesla non ha un business consolidato nell'hardware di calcolo per terzi: il suo cluster AI interno, Cortex, gira su circa 67.000 GPU Nvidia H100, e il progetto Dojo è stato cancellato nell'agosto 2025 dopo che Musk lo ha definito "un vicolo cieco evolutivo". I chip AI5 e AI6 sono entrambi in ritardo — il primo di quasi due anni, il secondo di sei mesi — con la produzione di massa prevista non prima della fine del 2027. Il mercato che Megapod vorrebbe aggredire è già dominato da Nvidia.
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Fonte: Electrek
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Perplexity lancia Brain, la memoria che impara dai propri errori


Intelligenza Artificiale
Perplexity ha lanciato Brain, un sistema di memoria per il suo agente Computer che tiene traccia di ciò che l'agente ha fatto: quali fonti ha usato, quali correzioni ha ricevuto, cosa non ha funzionato. Dopo ogni sessione, Brain aggiorna un grafo di contesto che viene sintetizzato durante la notte in un wiki personale caricato automaticamente prima del task successivo. Secondo i dati interni di Perplexity, il sistema migliora la correttezza delle risposte del 25% sui task già affrontati, migliora il recall del 16% e riduce del 13% il costo dei task con contesto pesante. Brain è in Research Preview da oggi per gli abbonati Max (200 dollari al mese) ed Enterprise Max; i competitor open source come OpenClaw e Hermes offrono funzionalità simili da mesi, ma girano in locale su hardware proprio.
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Fonte: Decrypt
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Perché gli italiani non cambiano banca?

"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."

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Polymarket pagava creator per scommesse completamente false sui social


Legge
Polymarket ha pagato decine di creator sui social per girare video in cui vincevano grandi somme su scommesse predittive che in realtà non esistevano, secondo un'inchiesta del Wall Street Journal. La piattaforma ha costruito copie quasi perfette del proprio sito — tra cui uno raggiungibile all'URL poiymarket .com, con una 'i' maiuscola al posto della 'l' — su cui i creator simulavano puntate da centinaia di migliaia di dollari. Ai creator venivano corrisposti tra i 2.000 e i 3.000 dollari al mese, con istruzioni precise su cosa dire e indicazione di non rivelare il rapporto commerciale con Polymarket. Il WSJ ha esaminato 1.105 video di 10 creator, identificando scommesse false per un totale di 1,9 milioni di dollari; la campagna ha accumulato oltre 140 milioni di visualizzazioni su TikTok, YouTube e Instagram. Polymarket, la cui piattaforma principale è tecnicamente bloccata negli Stati Uniti dal 2022 per via di una sanzione CFTC, stava anche mirando specificatamente al pubblico americano: i creator venivano pagati solo se almeno il 60% degli spettatori era negli USA. Dopo il contatto del WSJ, il sito poiymarket.com.
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Fonte: Ars Technica
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Tesla con autopilot sfonda una casa e uccide una donna


Legge
La NHTSA ha aperto una Special Crash Investigation sul sinistro avvenuto il 19 giugno in Texas, dove una Tesla Model 3 ha abbandonato la carreggiata ad alta velocità e si è schiantata contro un'abitazione privata. Una donna di 76 anni che si trovava in casa è morta in ospedale per le ferite riportate. Il conducente, risultato sobrio, ha dichiarato alla polizia che il veicolo stava operando con un sistema di guida autonoma al momento dell'impatto. Tesla non ha risposto alle richieste di commento. Pochi giorni prima del crash, i senatori dem Markey e Blumenthal avevano già scritto alla NHTSA chiedendo un'indagine formale sul Full Self-Driving, accusando Tesla di basare i propri dati sulla sicurezza su analisi fuorvianti.
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Fonte: bbc.com
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Europe 2031: a Bruxelles un esperimento dimostra la distruzione economica del continente


Politica
Un "thought experiment" chiamato Europe 2031, scritto da un think tank di Bruxelles legato alla Arq Foundation, ha ritratto un'Europa economicamente distrutta nel 2031 per non aver investito in AI, data center e robotica mentre USA e Cina dominavano il settore. Il documento è diventato virale nella settimana del G7, anche perché pubblicato un giorno prima che l'amministrazione Trump bloccasse l'accesso degli stranieri a Claude Fable, il modello AI di Anthropic — esattamente il tipo di scenario che lo scritto aveva prefigurato. Gli autori sostengono che l'Europa stia costruendo infrastrutture AI controllate da aziende americane senza garanzie di poterle usare. I critici riconoscono il valore dell'allarme ma osservano che alcuni dei mega-deal citati nel testo in quanto prove — come l'accordo da 100 miliardi tra OpenAI e Nvidia — sono già collassati.
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Fonte: the Guardian
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Letture interessanti


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L'universo vuole solo imparare


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Il nuovo CEO di Apple deve ricostruire un team di design che ha perduto la rotta


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Quando è il maintainer ad essere AI-pilled


octet-stream.net (eng)

Jane Street, la potenza segreta di Wall Street, entra nella scena AI


wsj.com (eng)

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Vivo e lavoro nel mondo tech & finance e un po' mi imbarazza far parte di coloro che non hanno mai cambiato banca in quindici anni — eppure sì, me ne lamento anch'io.

Poi sono un grande fan degli ecosistemi di banking disegnati e sviluppati con attenzione meticolosa al dettaglio, e in Fineco ho visto un livello di cura non da poco. Tutte le loro piattaforme sono state sviluppate ad hoc (non si appoggiano a fornitori esterni) e nascono con l'idea di avere una experience eccellente per l'utente finale.

Sarà che sono UX Designer, ma per me vale tanto. Poi hanno una cosa che molte banche che vivono solo online non hanno, cioè una presenza reale di professionisti umani che ti seguono.

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Notizie veloci


In lingua inglese.

La scommessa anomala di Founders Fund sui pesci uccisi umanamente


techcrunch.com (eng)

La Steam Machine di Valve arriva il 29 giugno a $1.049, ma probabilmente non riuscirete ancora ad acquistarla


arstechnica.com (eng)

Microsoft tornerà a installare forzatamente l'app Microsoft 365 Copilot su Windows 11


techpowerup.com (eng)

Video del giorno

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Brain per Perplexity Computer


Ecco la presentazione di Brain, il nuovo sistema di Perplexity per addestrare continuamente il suo agente "Computer."

Vedi video su youtube.com (eng - 1:06)

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Hai ottimizzato tutto, tranne la banca


Questo è un articolo sponsorizzato. Gli sponsor non influenzano la linea editoriale di Morning Tech, ma permettono al progetto di esistere.

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Siamo bravissimi a confrontare. L'operatore telefonico, la bolletta della luce, l'assicurazione dell'auto, l'abbonamento che usiamo poco. Su tutto cerchiamo l'opzione migliore, su una cosa no: la banca.

In Italia restiamo nella stessa banca in media quindici anni (dati Fineco). Non perché sia la migliore, ma perché a un certo punto smette di essere una scelta e diventa un'abitudine, come la strada per andare al lavoro: non la decidi più, la fai e basta.

C'è anche un motivo meno comodo da ammettere. Secondo l'indagine IACOFI di Banca d'Italia, l'alfabetizzazione finanziaria nel Paese resta bassa: 10,7 su 20 nell'indicatore complessivo e 4,6 su 10 sulle competenze digitali. Se non hai gli strumenti per capire davvero cosa fa la tua banca, il conto resta una decisione presa una volta sola e mai più rivista.

Ma nel frattempo qualcosa paghi. Sempre Banca d'Italia, nell'indagine sul costo dei conti, stima per il 2024 circa 101 euro l'anno di spesa media per un conto tradizionale, contro circa 31 euro per uno online. La stessa persona che soppesa due offerte di pasta al supermercato non si accorge di una differenza del settanta per cento sul conto in banca.

Il costo, però, è solo metà del discorso. L'altra metà è cosa ricevi in cambio.

Ma infatti, che cosa dovrebbe fare per te una banca oggi, nel 2026? Da una parte ci sono gli istituti di sempre, solidi ma costruiti su processi vecchi, dove per fare due operazioni passi da tre canali diversi. Dall'altra, le neobank nate dentro un'app, veloci ma che rimangono pur sempre dietro uno schermo.

Fineco prova a stare nel mezzo, e lo fa da prima che esistesse la parola fintech. È nata quasi ventisei anni fa con un'idea che allora sembrava strana: una sola piattaforma per tenere insieme conto, carte, trading, credito e investimenti, costruita in casa invece di assemblare pezzi comprati da fornitori esterni. Oggi parlare di banca e app nella stessa frase è normale. All'epoca non lo era.

Tutto è connesso: lo stipendio che entra, le spese, i pagamenti, gli investimenti che fai partire con due tap dallo stesso posto in cui guardi il saldo. Non sono mondi separati che ogni tanto si scambiano un'informazione.

E poi c'è la parte che un'app da sola non ti dà: le persone. Una rete di consulenti che ti segue quando devi decidere cosa fare dei tuoi soldi, perché un grafico non basta. La tecnologia fa la parte ripetitiva, qualcuno in carne e ossa fa quella difficile. Non la banca che ti mette in fila, non l'app che ti lascia solo.

Resta l'ultima scusa, quella sincera: cambiare è una rottura. Ed è il motivo per cui oggi Fineco offre il conto a canone zero. Apri, provi, e se funziona porti dentro il resto con calma. Tolto il canone, l'unico vero motivo per restare fermi è l'inerzia.

Non puoi cambiare la tua banca. Ma puoi cambiare banca. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.
Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.

Intervista

Perché gli italiani non cambiano banca?


"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."

Cosa rende Fineco diversa?


"La tecnologia ce la siamo costruita in casa, non l'abbiamo comprata a pezzi. Conto, trading e investimenti stanno nello stesso posto e si parlano tra loro. E accanto alla piattaforma c'è una rete di consulenti veri. Le macchine gestiscono la routine, le persone ci sono quando devi decidere."

Cosa ne pensa Morning Tech?


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Tesla ha presentato un nuovo hardware AI per data center chiamato Megapod


Sfida diretta a Nvidia nel mercato rack-scale.
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In breve:


Tesla ha depositato un trademark per un prodotto chiamato Megapod: un sistema hardware modulare per data center AI che comprende server, networking, distribuzione elettrica e raffreddamento venduti come unità integrata. La domanda è di tipo "intent-to-use", il che significa che il prodotto non esiste ancora. Il problema è che Tesla non ha un business consolidato nell'hardware di calcolo per terzi: il suo cluster AI interno, Cortex, gira su circa 67.000 GPU Nvidia H100, e il progetto Dojo è stato cancellato nell'agosto 2025 dopo che Musk lo ha definito "un vicolo cieco evolutivo". I chip AI5 e AI6 sono entrambi in ritardo — il primo di quasi due anni, il secondo di sei mesi — con la produzione di massa prevista non prima della fine del 2027. Il mercato che Megapod vorrebbe aggredire è già dominato da Nvidia.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Tesla plans to sell modular AI data center hardware called 'Megapod' | Electrek
Tesla wants to sell modular AI data center hardware, according to a new trademark application for a product called “Megapod.”...
ElectrekFred Lambert


Alternativa in italiano:

Elon Musk prova a sfidare NVIDIA sui datacenter IA: registrato il marchio Megapod
La compagnia di Elon Musk ha depositato il marchio Megapod negli Stati Uniti, puntando a vendere blocchi hardware preconfigurati per l'addestramento e l'inferenza dell'intelligenza artificiale
Hardware Upgrade

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Polymarket pagava creator per scommesse completamente false sui social


140 milioni di views generate con contenuti truffaldini.
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In breve:


Polymarket ha pagato decine di creator sui social per girare video in cui vincevano grandi somme su scommesse predittive che in realtà non esistevano, secondo un'inchiesta del Wall Street Journal. La piattaforma ha costruito copie quasi perfette del proprio sito — tra cui uno raggiungibile all'URL poiymarket .com, con una 'i' maiuscola al posto della 'l' — su cui i creator simulavano puntate da centinaia di migliaia di dollari. Ai creator venivano corrisposti tra i 2.000 e i 3.000 dollari al mese, con istruzioni precise su cosa dire e indicazione di non rivelare il rapporto commerciale con Polymarket. Il WSJ ha esaminato 1.105 video di 10 creator, identificando scommesse false per un totale di 1,9 milioni di dollari; la campagna ha accumulato oltre 140 milioni di visualizzazioni su TikTok, YouTube e Instagram. Polymarket, la cui piattaforma principale è tecnicamente bloccata negli Stati Uniti dal 2022 per via di una sanzione CFTC, stava anche mirando specificatamente al pubblico americano: i creator venivano pagati solo se almeno il 60% degli spettatori era negli USA. Dopo il contatto del WSJ, il sito poiymarket.com.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Polymarket's viral videos showed people winning big, but the bets were fake - Ars Technica
Winning" bets were made on cloned website and would have lost money, WSJ finds.
Ars Technica


Alternativa in italiano:

Polymarket paga i creator per pubblicare video con vincite fake?
Un report del Wall Street Journal accusa Polymarket di aver pagato video con scommesse e guadagni falsi, per attirare nuovi utenti.
Punto Informatico

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Europe 2031: a Bruxelles un esperimento dimostra la distruzione economica del continente


Letto da europarlamentari e funzionari britannici e tedeschi.
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In breve:


Un "thought experiment" chiamato Europe 2031, scritto da un think tank di Bruxelles legato alla Arq Foundation, ha ritratto un'Europa economicamente distrutta nel 2031 per non aver investito in AI, data center e robotica mentre USA e Cina dominavano il settore. Il documento è diventato virale nella settimana del G7, anche perché pubblicato un giorno prima che l'amministrazione Trump bloccasse l'accesso degli stranieri a Claude Fable, il modello AI di Anthropic — esattamente il tipo di scenario che lo scritto aveva prefigurato. Gli autori sostengono che l'Europa stia costruendo infrastrutture AI controllate da aziende americane senza garanzie di poterle usare. I critici riconoscono il valore dell'allarme ma osservano che alcuni dei mega-deal citati nel testo in quanto prove — come l'accordo da 100 miliardi tra OpenAI e Nvidia — sono già collassati.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

A viral doomsday scenario aims to shake Europe out of its AI complacency | AI (artificial intelligence) | The Guardian
Does a thought-experiment about US ascendancy in the technology say as much about AI jitters as it does about the reality?
the Guardian


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Tesla con autopilot sfonda una casa e uccide una donna


L'autista ha dichiarato di usare il Full Self-Driving.
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In breve:


La NHTSA ha aperto una Special Crash Investigation sul sinistro avvenuto il 19 giugno in Texas, dove una Tesla Model 3 ha abbandonato la carreggiata ad alta velocità e si è schiantata contro un'abitazione privata. Una donna di 76 anni che si trovava in casa è morta in ospedale per le ferite riportate. Il conducente, risultato sobrio, ha dichiarato alla polizia che il veicolo stava operando con un sistema di guida autonoma al momento dell'impatto. Tesla non ha risposto alle richieste di commento. Pochi giorni prima del crash, i senatori dem Markey e Blumenthal avevano già scritto alla NHTSA chiedendo un'indagine formale sul Full Self-Driving, accusando Tesla di basare i propri dati sulla sicurezza su analisi fuorvianti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Tesla crash that killed a woman under US federal investigation
A Tesla driver on Friday said he was using ‘self-driving’ technology after his vehicle sped into a Texas home.
bbc.com


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Perplexity lancia Brain, la memoria che impara dai propri errori


Disponibile oggi per abbonati Max a $200/mese.
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In breve:


Perplexity ha lanciato Brain, un sistema di memoria per il suo agente Computer che tiene traccia di ciò che l'agente ha fatto: quali fonti ha usato, quali correzioni ha ricevuto, cosa non ha funzionato. Dopo ogni sessione, Brain aggiorna un grafo di contesto che viene sintetizzato durante la notte in un wiki personale caricato automaticamente prima del task successivo. Secondo i dati interni di Perplexity, il sistema migliora la correttezza delle risposte del 25% sui task già affrontati, migliora il recall del 16% e riduce del 13% il costo dei task con contesto pesante. Brain è in Research Preview da oggi per gli abbonati Max (200 dollari al mese) ed Enterprise Max; i competitor open source come OpenClaw e Hermes offrono funzionalità simili da mesi, ma girano in locale su hardware proprio.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Perplexity's AI Agent Now Has a Brain That Learns From Its Own Mistakes - Decrypt
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DecryptDecrypt / Jose Antonio Lanz


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L'arte di pensare chiaro: riassunto di Rolf Dobelli


99 bias cognitivi in capitoli da 3 pagine ciascuno. Dobelli mostra perché il cervello prende decisioni sbagliate — e come smettere di farti del male da solo.

TL;DR

  • Il cervello usa scorciatoie (euristiche) utili per sopravvivere, disastrose per decidere. Dobelli cataloga 99 bias con un capitolo di 2–3 pagine per ciascuno.
  • Tre bias da conoscere subito: survivorship (vedi solo i vincitori), sunk cost (continui per il passato) e confirmation bias (cerchi prove per ciò che credi già).
  • Il libro si usa come manuale di emergenza: un capitolo a settimana, o prima di ogni decisione importante.


Hai mai rimpianto una decisione «ovvia» che in quel momento sembrava razionale? Hai continuato un progetto senza senso «perché ormai avevi investito»? Hai seguito l'opinione di tutti senza un motivo solido?

Non è stupidità. È come funziona il cervello umano: usa scorciatoie che erano utili per la sopravvivenza sulla savana e che oggi — nelle decisioni finanziarie, relazionali, lavorative — diventano trappole.

L'arte di pensare chiaro di Rolf Dobelli (Garzanti, 2013) cataloga 99 di questi errori cognitivi in capitoli da 2–3 pagine ciascuno: un bias, un esempio vivido, un antidoto concreto. Dobelli — scrittore e imprenditore svizzero — lo ha scritto partendo dall'incontro con la letteratura di Daniel Kahneman (Thinking, Fast and Slow), ma con un obiettivo diverso: non spiegare la psicologia cognitiva, ma darti strumenti pratici per smettere di farti del male da solo.

I 3 bias da conoscere prima di tutti gli altri

1. Survivorship bias — vedi solo i sopravvissuti


Leggi storie di startup da un milione. Senti di imprenditori che hanno lasciato il lavoro fisso e ce l'hanno fatta. Non leggi — mai — dei migliaia che hanno tentato la stessa cosa e fallito. I fallimenti sono invisibili.

Il consiglio di Dobelli: «Visita i cimiteri». Studia i fallimenti, non solo i vincitori, prima di prendere una decisione basata su «prove di successo».

2. Sunk cost — butti buoni soldi dopo cattivi


Continui a guardare un film noioso «perché hai già pagato». Tieni un progetto morto perché «ci hai messo due anni». Resti in una relazione che non funziona perché «abbiamo già investito tanto».

Il passato è irrecuperabile. Solo i costi futuri contano nelle decisioni razionali. Il sunk cost è uno dei bias più documentati — e più costosi — della psicologia cognitiva.

3. Confirmation bias — cerchi prove per ciò in cui credi già


Quando hai un'idea, leggi articoli che la confermano. Ignori quelli che la smentiscono. Il cervello filtra l'evidenza per proteggere le credenze esistenti.

L'antidoto di Dobelli: «Murder your darlings». Cerca attivamente prove contro la tua tesi preferita. Se l'idea regge, ne uscirà più solida. Se crolla, hai evitato un errore costoso.

Questi tre bias — e gli altri 96 — sono spiegati in dettaglio, con tabella e piano pratico, nella sezione riservata ai membri del Protocollo.

La mappa completa: 12 bias da conoscere


Questi sono i 12 errori cognitivi più frequenti del libro, quelli che i ricercatori considerano i più costosi nel quotidiano. Ogni capitolo del libro ne tratta uno in profondità:

Bias sociali


  • Prova sociale (social proof) — se tutti guardano in cielo, alzi lo sguardo. Se milioni pensano X, X sembra vero. Pericoloso in mercati, politica, consumi. Antidoto: chiedi «dati?» prima di seguire la corrente.
  • Bias di autorità — obbediamo a titoli, divise, status. Gli esperimenti di Milgram mostrano quanto sia facile. Antidoto: separa il messaggio dal messaggero.
  • Liking bias — compri da chi ti piace, assumi chi ti è simpatico, segui chi è carismatico. Non necessariamente chi ha ragione. Antidoto: valuta il processo, non la persona.
  • Effetto alone (halo effect) — una qualità positiva (bellezza, carisma) colora tutto il giudizio. Antidoto: elenca separatamente i pro e i contro di ogni aspetto.


Bias decisionali


  • Overconfidence — sopravvalutiamo sistematicamente conoscenza e capacità predittiva. Esperti e principianti spesso condividono lo stesso margine di errore sul futuro. Antidoto: stima esplicita dei tuoi margini di errore.
  • Availability bias — sovrastimi ciò che è vivido (aerei che cadono, news shock) rispetto a ciò che è statisticamente probabile. La memoria recente distorce la percezione del rischio. Antidoto: cerca i base rate, le frequenze reali.
  • Clustering illusion — vedi pattern dove c'è solo rumore casuale (mercati, coincidenze, serie di eventi). Il cervello è un pattern-finder compulsivo, anche dove non ci sono pattern.
  • Principio di contrasto — giudichi in modo relativo, non assoluto. Un prezzo alto dopo uno altissimo sembra ragionevole. Antidoto: definisci un benchmark assoluto prima di ogni confronto.


Bias psicologici


  • Reciprocità — regali e favori creano senso di obbligo. Attenzione a degustazioni gratuite, omaggi commerciali, «cortesie» interessate. Non devi restituire ciò che non hai chiesto.
  • Effetto IKEA — sopravvaluti ciò che hai costruito con le tue mani. Il tuo business plan fatto da te sembra sempre migliore di quello altrui. Fallo valutare da qualcuno senza coinvolgimento emotivo.
  • Paralisi da scelta — troppe opzioni producono ansia e rimpianto. «Buono abbastanza» batte la ricerca infinita del meglio. Definisci i tuoi criteri minimi e fermati al primo che li soddisfa.
  • Outcome bias — giudichi la qualità di una decisione dal risultato, non dal processo. Un risultato positivo da una decisione stupida non la rende saggia. Valuta sempre: «Avevo le informazioni giuste? Ho usato un processo sensato?»


Tabella — 10 bias, trappola e antidoto

BiasTrappolaAntidoto
SurvivorshipSolo vincitori visibiliStudia i fallimenti
Social proofSegui la follaChiedi: «Dati?»
Sunk costButti buoni dopo cattiviDecidi solo sul futuro
ConfermaCerchi prove tueCerca la falsificazione
Overconfidence«So prevedere»Stima margini di errore
AutoritàObbedisci al titoloValuta l'argomento
AvailabilityNews = rischio realeCerca il base rate
ReciprocitàRegalo = debitoRifiuta ciò che non hai chiesto
ContrastoPrezzo relativoBenchmark assoluto
LikingFiducia a chi piaceValuta il processo

Piano pratico: 7 giorni, 1 bias al giorno


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Usa il cervello prima che lui usi te: riassunto di Paolo Borzacchiello


Il tuo cervello non lavora per te: lavora per l'abitudine. Borzacchiello mostra come uscire dal pilota automatico con 12 situazioni quotidiane e il dialogo BACKSTAGE tra Amigdala, Corteccia e Dopamina.

TL;DR

  • Il tuo cervello non lavora per te: lavora per l'abitudine, per il percorso già battuto. Borzacchiello mostra come uscire dal pilota automatico.
  • 12 situazioni quotidiane — stress, social, dolce serale, sindrome dell'impostore — con il dialogo BACKSTAGE tra Amigdala, Corteccia e Dopamina.
  • Il messaggio finale è scomodo: se deleghi tutto a ChatGPT e ai social, atrofizzi il muscolo che ti rende umano.


C'è una frase che Borzacchiello ripete durante le sue conferenze: «Il tuo cervello non è il tuo migliore amico — è il tuo coinquilino più abitudinario». Non fa quello che è meglio per te: fa quello che ha già fatto mille volte. Sinapsi comode, percorsi battuti, risposte automatiche.

Usa il cervello prima che lui usi te (Mondadori, 2024) è un manuale di autodifesa cognitiva: 12 situazioni reali della vita quotidiana — dall'interrogazione in classe allo scroll compulsivo, dal dolore fisico alla sindrome dell'impostore — in cui Borzacchiello apre il BACKSTAGE della mente e mostra cosa succede veramente quando reagiamo.

Paolo Borzacchiello è tra i massimi esperti italiani di intelligenza linguistica applicata: consulente, autore, co-creatore di HCE — Human Connections Engineering, la disciplina che studia come pensiamo, comunichiamo e interagiamo. Non è un manuale di PNL: è pop-neuroscience con dialoghi teatrali e esercizi pratici che Borzacchiello avverte: saltarli ha «conseguenze karmiche».

Di cosa parla davvero


Il libro ruota attorno a un cast fisso di «personaggi interni»: la Corteccia prefrontale (la regista razionale), l'Amigdala (la sentinella emotiva), il Nucleus accumbens (l'amante del piacere), più Dopamina, Serotonina, Cortisolo, Ossitocina, Endorfine. Questi personaggi litigano — in dialoghi ironici nel BACKSTAGE — ogni volta che la vita ti mette davanti a una scelta.

Il punto centrale: non è «colpa» tua se reagisci in modo automatico. Ma ora che lo sai, hai uno strumento in più. E quello strumento è la consapevolezza del meccanismo, non la forza di volontà.

I contenuti completi — tutti i 12 capitoli con il BACKSTAGE, gli esercizi pratici e il piano di lettura giorno per giorno — sono riservati ai membri del Protocollo.

Il cast: chi recita nel tuo BACKSTAGE

PersonaggioRuolo nel BACKSTAGE
Corteccia prefrontaleRegista razionale — pianificazione, giudizio, rimpianto
AmigdalaSentinella emotiva — paura, allarme, hijack
Nucleus accumbensPiacere e reward — «devo averlo»
DopaminaMotivazione e anticipazione del premio
SerotoninaStabilità e serenità — la «Queen» del benessere
CortisoloStress cronico — project manager sempre in emergenza
OssitocinaLegame e fiducia — cemento delle relazioni
EndorfineAnalgesia e benessere — il premio del corpo

I 12 capitoli: mappa del tuo pilota automatico


Ogni capitolo segue la stessa struttura: storia (personaggio reale in situazione quotidiana) → BACKSTAGE (dialogo tra le parti del cervello) → meccanismo (spiegazione psicologica semplificata) → pratica (esercizio da fare, non opzionale).

1. Sotto stress — Mattia all'interrogazione


Mani fredde, cuore a mille, gola secca. Hai studiato, ma non «accedi» al sapere. È l'amygdala hijack: la Corteccia viene sequestrata dalla Sentinella emotiva. Il meccanismo: l'attivazione simpatica riduce temporaneamente l'accesso alle memorie esplicite. Pratica: riconosci l'attivazione ad alta voce («Amigdala accesa») + 3 respiri lenti prima di rispondere.

2. Quando lui vuole usare te — Gianluca tra palestra e divano


Conflitto interno: «una parte di me vuole andare, un'altra no». Il BACKSTAGE mostra l'assemblea condominiale — Corteccia calcola, Amigdala scappa, Serotonina media. Il meccanismo: il conflitto tra parti non è debolezza, è normale architettura mentale. Nominarlo ad alta voce riduce il caos. Pratica: scrivi quale «parte» sta parlando in quel momento.

3. Quando il desiderio vuole fregarti — Giovanna e lo scroll


TikTok per «cinque minuti» → un'ora dopo, sneaker sponsorizzate «devono essere mie». Nucleus accumbens + dopamina del reward intermittente vs Corteccia. Il meccanismo: il feed è progettato per mantenere attiva l'anticipazione del prossimo contenuto — non la soddisfazione, ma l'attesa della soddisfazione. Pratica: timer 25 minuti, nota il momento in cui lo scroll accelera.

4. Quando credi di essere triste — Elisa e il doomscrolling


Notizie di guerre, economia, tragedie: Elisa si sente «angosciata». Ma è emozione reale o amplificazione mediatica? Il meccanismo: il sistema limbico non distingue tra minaccia diretta e minaccia percepita tramite schermo — il cortisolo sale comunque. Pratica: stop doomscrolling 21:00–07:00.

5. Quando ti rubano le virgole — Giovanni e i messaggi


«Ciao tt bn?» + tre emoji al posto di un pensiero completo. Il meccanismo: il linguaggio povero non è solo sintomo di pensiero povero — lo rinforza. Le aree di Broca e Wernicke sono muscoli: se non le usi, si indeboliscono. Pratica: un messaggio completo, senza abbreviazioni né sole emoji.

6. Quando ti fa tanto male — Paolo in ospedale


Borzacchiello in prima persona: dolore post-operatorio, riflesso di trattenere il respiro. Il meccanismo: corpo e mente non sono separati — le endorfine reagiscono anche all'attesa del dolore. Pratica: 2 minuti di body scan — dove senti tensione? Respira lì.

7. Voglia di dolci — Cristina e il frigo notturno


Serie TV → immagine di biscotti in cucina → mano nella dispensa prima di averlo deciso. Il meccanismo: i trigger ambientali (immagini, stanchezza, abitudine oraria) attivano il craving prima della scelta consapevole. Pratica: pausa 10 minuti prima di andare in cucina la sera.

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Claude Guillemot, co-fondatore di Ubisoft, muore in un incidente aereo


Claude Guillemot, il co-fondatore di Ubisoft, è morto il 19 giugno in seguito a un incidente aereo in Francia.

Il mondo dell'industria videoludica è in lutto per la tragica scomparsa di Claude Guillemot, uno dei cinque fratelli che nel 1986 hanno dato vita al colosso francese dei videogiochi Ubisoft. La morte di Guillemot è avvenuta nel pomeriggio del 19 giugno, a seguito di un drammatico incidente aereo che ha coinvolto un velivolo Cessna 421. Secondo quanto riportato inizialmente dalla testata Ouest France e successivamente confermato dall'azienda stessa, il velivolo è precipitato in un campo situato nei pressi dell'aeroporto di La Baule, sulla costa occidentale della Francia. Per le due persone a bordo, tra cui il sessantanovenne imprenditore, non c'è stato nulla da fare. Ubisoft ha espresso il proprio cordoglio attraverso un comunicato ufficiale, sottolineando l'immensa tristezza per la perdita di una figura chiave nella storia della fondazione del gruppo.

La società ha dichiarato che i pensieri di tutta l'azienda sono rivolti alla famiglia e ai cari di Claude in questo momento estremamente difficile, specificando che non verranno rilasciate ulteriori dichiarazioni per rispettare il dolore dei parenti. Insieme ai suoi fratelli, Claude Guillemot ha giocato un ruolo fondamentale nella trasformazione di Ubisoft da una piccola realtà familiare a uno dei principali editori di videogiochi a livello mondiale, capace di lanciare franchise di enorme successo internazionale come Assassin's Creed e Far Cry. Oltre al suo storico impegno in Ubisoft, dove sedeva stabilmente nel consiglio di amministrazione, Claude Guillemot ricopriva la prestigiosa carica di presidente e amministratore delegato di Guillemot Corp. Questa società è ampiamente nota nel settore tecnologico per la proprietà di marchi di riferimento come Hercules, specializzato in attrezzature per DJ, e Thrustmaster, leader nella produzione di periferiche di gioco di alta qualità. La sua visione imprenditoriale è stata determinante per diversificare l'attività della famiglia nel mercato dell'hardware e degli accessori, consolidando la presenza dei Guillemot nell'intero panorama tecnologico.

Fonte: www.engadget.com

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GPT-5.6 in arrivo? OpenAI sfida la concorrenza con un nuovo major update per la sua IA


OpenAI potrebbe lanciare la nuova versione di ChatGPT, GPT-5.6, già il 25 giugno: i tester dicono che si tratterà di un grande passo avanti

Le indiscrezioni riguardanti il prossimo passo di OpenAI nel campo dei LLM si fanno sempre più insistenti. Secondo diverse fonti e segnalazioni provenienti da tester ed esperti del settore, l'azienda guidata da Sam Altman sarebbe pronta a lanciare GPT-5.6 già dalla prossima settimana. Sebbene non ci sia ancora una conferma ufficiale, le voci suggeriscono che il nuovo aggiornamento porterà miglioramenti significativi in termini di ragionamento logico, programmazione e gestione di contesti estesi. La nuova gamma dovrebbe includere le varianti Mini, Standard e Pro, con alcuni abbonati che sostengono di aver già avuto accesso a test preliminari attraverso una versione denominata GPT-5.5 Pro. I primi feedback degli utenti evidenziano un salto di qualità tangibile nella capacità di problem solving.

Alcuni tester su X hanno notato che l'intelligenza artificiale sembra ora più capace, richiedendo meno correzioni e offrendo risultati eccellenti fin dal primo tentativo. In particolare, il modello mostrerebbe una maggiore efficacia nella pianificazione di compiti complessi e multi-step. Questo potenziamento potrebbe essere legato all'incremento di un parametro interno di ragionamento, soprannominato Juice Value, passato da 768 a 960. Gli sviluppatori hanno segnalato che progetti che prima richiedevano decine di minuti di revisioni manuali possono ora essere completati con una precisione molto più alta, riducendo drasticamente i tempi di lavoro effettivo. Una delle novità più rilevanti riguarda l'espansione della finestra di contesto, che passerebbe da un milione a ben 1,5 milioni di token. Questo aggiornamento permetterebbe al modello di elaborare codebase massive, documenti di ricerca estremamente lunghi e flussi di lavoro complessi senza perdere la continuità delle informazioni.

Tuttavia, la qualità superiore sembra avere un costo in termini di temporali: molti utenti hanno riferito che GPT-5.6 impiega più tempo per rispondere, segno che OpenAI potrebbe aver privilegiato la profondità del ragionamento rispetto alla velocità pura. Casi d'uso estremi, come la creazione di un intero videogioco 3D con simulazione fisica, hanno richiesto oltre un'ora di elaborazione, ma con risultati qualitativamente superiori a qualsiasi versione precedente. Il possibile lancio di GPT-5.6, ipotizzato per il 25 giugno, si inserisce in un contesto di accesa competizione globale. Con i modelli cinesi come GLM-5.2 e le ultime evoluzioni di Anthropic che spingono i confini del coding, OpenAI punta a consolidare la sua leadership non solo attraverso la tecnologia, ma anche con una strategia di prezzi aggressiva.

Fonte: www.gizmochina.com

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NVIDIA Blackwell Next: avvistata la nuova architettura per GPU nel kernel Linux


NVIDIA potrebbe presto lanciare le schede video con architettura Blackwell Next: sono comparse nel kernel di Linux.

Gli ingegneri di NVIDIA hanno iniziato a tracciare il percorso per il futuro dell'hardware ad alte prestazioni, inserendo riferimenti a una nuova architettura denominata "Blackwell-Next" all'interno delle patch del kernel Linux. Questa scoperta, emersa durante lo sviluppo del ciclo Linux 7.2, suggerisce che l'azienda stia già preparando il terreno per la prossima generazione di schede video, concentrandosi sull'integrazione del supporto software necessario per la gestione dei driver. Il riferimento è apparso specificamente all'interno del driver VFIO dedicato ai sistemi NVGrace-GPU, indicando un'attenzione prioritaria verso l'hardware per data center e le piattaforme di virtualizzazione avanzata.

Dal punto di vista tecnico, la modifica introdotta dagli sviluppatori riguarda il modo in cui il driver verifica se la memoria della GPU è pronta dopo una fase di probe o di reset. Mentre l'attuale architettura Grace Blackwell si affida al percorso di polling BAR0, per i futuri chip "Blackwell Next" è stato implementato un controllo di prontezza basato sullo standard CXL DVSEC (Compute Express Link). Questa evoluzione sottolinea il passaggio verso standard di interconnessione più moderni ed efficienti, fondamentali per gestire i massicci carichi di lavoro richiesti dall'intelligenza artificiale e dal calcolo ad alte prestazioni nel cloud. Sebbene il nome "Blackwell-Next" compaia nei documenti tecnici, è importante contestualizzarlo all'interno della roadmap ufficiale di NVIDIA. L'azienda ha già confermato pubblicamente che la piattaforma successiva a Blackwell prenderà il nome di "Rubin". Presentata come la prossima grande rivoluzione per l'IA, l'architettura Rubin includerà non solo nuove GPU, ma anche le CPU Vera, le interconnessioni NVLink 6 e soluzioni di rete avanzate come ConnectX-9 e BlueField-4.

Resta da capire se "Blackwell-Next" rappresenti una versione intermedia o se sia semplicemente un nome in codice provvisorio utilizzato internamente prima del debutto commerciale delle soluzioni basate su Rubin. Un aspetto interessante riguarda la convergenza sempre più marcata tra i segmenti data center e consumer. Se in passato le architetture per i supercomputer e quelle per le schede video GeForce mantenevano nomenclature distinte, oggi questa distinzione appare meno netta. NVIDIA ha già mostrato come i sistemi RTX Spark utilizzeranno chip della serie N basati su Blackwell, con versioni basate su Rubin previste per il futuro. È quindi ragionevole ipotizzare che le innovazioni introdotte con Blackwell-Next e successivamente con l'architettura Feynman influenzeranno direttamente anche la prossima generazione di GPU per il mercato gaming, portando i vantaggi del calcolo accelerato e delle nuove tecnologie di memoria anche sulle scrivanie degli utenti finali.

Fonte: videocardz.com

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La Cina entra nella corsa per i data center spaziali: così vuole sfidare SpaceX di Elon Musk


La Cina ha fondato il Centro di Innovazione per l'Industria del Calcolo Spaziale, dedicato ai datacenter spaziali per l'IA.

Il governo cinese ha ufficialmente approvato la creazione del Centro di Innovazione per l'Industria del Calcolo Spaziale, una mossa volta a unire i principali attori della filiera tecnologica nazionale. L'obiettivo del centro è ambizioso: creare una rete di data center orbitanti basati sull'intelligenza artificiale, in grado di operare indipendentemente dalle reti energetiche terrestri. Questa iniziativa, che coinvolge produttori di razzi, aziende di semiconduttori e giganti dell'IA, mira a connettere l'intera catena industriale per potenziare il settore dell'Internet delle Cose (IoT) satellitare. Secondo quanto emerso, la mossa di Pechino ha anticipato di una settimana l'annuncio del satellite AI1 di Elon Musk, evidenziando una competizione sempre più serrata per il dominio del calcolo computazionale in orbita.

Il nuovo centro di ricerca si concentrerà su sei pilastri tecnologici fondamentali per rendere l'IA operativa nello spazio profondo. Tra questi spiccano lo sviluppo di chip nativi spaziali ad alta affidabilità e resistenza termica, e la creazione di grandi modelli linguistici (LLM) ottimizzati per funzionare in condizioni di energia limitata. L'infrastruttura orbitale è progettata per superare i colli di bottiglia logistici ed energetici che attualmente limitano lo sviluppo dei data center sulla Terra. Inoltre, il progetto prevede l'integrazione di sistemi di misurazione e controllo cloud terra-spazio e l'implementazione di servizi di potenza computazionale gestiti tramite operazioni tokenizzate, aprendo la strada a una nuova economia digitale spaziale.

La strategia cinese si differenzia nettamente dall'approccio adottato dalle aziende occidentali. Mentre SpaceX di Elon Musk e Blue Origin di Jeff Bezos procedono in modo indipendente, puntando su una forte integrazione verticale e su mega-fabbriche proprietarie, la Cina ha scelto la via della collaborazione forzata tra realtà industriali e istituzioni accademiche. Questo modello di alleanza industriale mira a condividere risorse e competenze per accelerare l'innovazione, contrapponendosi al modello americano dove la competizione tra singoli attori privati come Musk e Bezos rimane il motore principale del settore. Resta da vedere quale delle due filosofie risulterà vincente nella conquista della sovranità digitale nello spazio. Sebbene Elon Musk discuta di calcolo spaziale già dal 2023, l'impegno concreto di Pechino dimostra che il governo cinese considera la tecnologia orbitale una priorità assoluta per il futuro della nazione. Nonostante la Cina disponga di ampie infrastrutture terrestri e risorse energetiche, la decisione di investire massicciamente in data center spaziali indica una volontà chiara di non restare indietro nella nuova corsa all'IA spaziale. La possibilità di elaborare dati direttamente in orbita rappresenta una svolta tecnologica che potrebbe ridefinire gli equilibri di potere nel campo dell'intelligenza artificiale e delle comunicazioni satellitari nei prossimi anni.

Fonte: www.tomshardware.com

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Negli Stati Uniti i papà non sono mai stati così presenti nella vita dei figli


Nel 1965 i padri di figli piccoli dedicavano meno di 10 ore a settimana a casa e bambini, oggi quasi 30. Un'analisi smonta la teoria che il loro disimpegno spieghi il calo delle nascite.

Nel 1965 un padre americano sposato con figli piccoli dedicava in media meno di 10 ore a settimana alla cura dei bambini e ai lavori di casa. Nel 2024 ne dedica quasi 30. È uno dei dati di un'analisi firmata dal demografo Lyman Stone e pubblicata dall'Institute for Family Studies, un centro di ricerca americano sulla famiglia, che mette in discussione una delle spiegazioni più diffuse del calo delle nascite: l'idea che gli uomini non aiutino abbastanza in casa.

Le madri sposate con bambini piccoli, negli anni Trenta, passavano circa 55 ore a settimana tra lavoro domestico e cura dei figli, oggi poco più di 40. La diffusione di elettrodomestici come lavastoviglie e lavatrici ha alleggerito il carico delle donne, mentre quello degli uomini è cresciuto. Il risultato è che una coppia con figli piccoli, che nel 1965 sommava circa 50 ore a settimana di lavoro domestico e cura dei bambini, oggi ne mette insieme oltre 70.

Una parte di questo aumento dipende da come le persone raccontano il proprio tempo. I genitori di oggi tendono a registrare come cura dedicata ai figli dei momenti che in passato non venivano contati così. Il tempo di cura non è quindi cresciuto quanto suggeriscono i dati grezzi.

Non è però solo una questione di percezione. I padri trascorrono davvero più tempo con i figli rispetto a qualsiasi generazione precedente e oggi arrivano a quasi 45 ore a settimana. Il dato comprende anche le ore di sonno quando i bambini dormono nella stessa stanza o nel letto dei genitori, e molto dipende da come ciascuno interpreta l'essere "con" i figli. Il tempo che le madri passano con i bambini, al contrario, sembra essersi ridotto un po' negli ultimi anni.

Sommando ogni tipo di impegno, dal lavoro retribuito a quello domestico fino allo studio e alla cura dei figli e degli anziani, le madri e i padri sposati con bambini piccoli arrivano entrambi a circa 63 ore a settimana. Erano 60 nel 2005 e 58 nel 1965. Tra i due sessi non c'è una differenza statisticamente significativa nel tempo dedicato a mandare avanti la famiglia o a pagarne i costi.

Spingere gli uomini a fare di più in casa probabilmente non è la chiave per far risalire le nascite, visto che il loro contributo è già cresciuto molto. C'è poi un secondo elemento che colpisce: nonostante lavastoviglie, robot aspirapolvere e consegne a domicilio, il monte ore complessivo di lavoro delle coppie è salito invece di scendere. Il problema, allora, potrebbe non essere la divisione del lavoro tra i genitori ma la sua quantità.

Una possibile spiegazione arriva dal punto di vista dei figli. I ragazzi tra i 15 e i 17 anni passano oggi un po' più tempo con i genitori rispetto al passato, anche se di recente il dato è calato. È invece crollato il tempo che trascorrono da soli con gli amici, così come quello con adulti diversi dai genitori. Man mano che i ragazzi diventano meno autonomi e gli altri adulti si defilano dalla loro vita, sono i genitori a doversi fare avanti.

I padri americani di oggi passano più tempo con i figli, aiutano molto in casa e restano nella maggior parte dei casi i principali percettori di reddito della famiglia. Lontani dallo stereotipo del marito che sparisce per il golf o la caccia, hanno ridotto hobby e amicizie per dedicarsi alla famiglia più di chiunque prima di loro.

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