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Armi o pensioni: l'Europa non riesce a pagare entrambe


La spesa militare europea deve crescere, ma i bilanci sono già sotto pressione per pensioni, invecchiamento e crisi petrolifera

L'Europa non ha i mezzi militari per influenzare la guerra in Iran e sta scoprendo quanto sia difficile procurarseli. Mentre Stati Uniti e Israele colpiscono Teheran con i missili, i governi europei ammettono in privato di non avere la capacità offensiva o difensiva per incidere sul conflitto o per spingere il presidente Trump a chiuderlo in fretta. Come spiega il New York Times, è il risultato di decenni di spesa militare insufficiente, su cui oggi concordano sia Washington sia i governi europei. Ma rimediare si sta rivelando un rompicapo fiscale e politico che ha un nome classico in economia: il problema "armi contro burro".

La formula descrive la scelta tra spesa militare e spesa sociale. Per decenni l'Europa ha scelto il "burro", investendo in sanità, pensioni e welfare mentre gli Stati Uniti garantivano la difesa del continente con truppe e armamenti schierati dalla Guerra Fredda in poi. La Germania del dopoguerra, in particolare, spese poco per l'esercito per scelta deliberata. L'accordo ha retto dalla caduta del Muro di Berlino fino a tempi recenti: Barack Obama e Joe Biden hanno sollecitato gli alleati europei ad aumentare i budget militari, ma è stato Trump a forzare la svolta, minacciando di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato e rimproverando gli alleati per la spesa insufficiente. Al suo ritorno alla Casa Bianca, i governi europei si sono affrettati ad aumentare gli stanziamenti per la difesa.

Il problema è che il momento non poteva essere peggiore. I sistemi pensionistici europei furono progettati per società più giovani, in cui una forza lavoro numerosa sosteneva i pensionati e veniva a sua volta sostenuta dalle generazioni successive. Oggi l'Europa invecchia rapidamente e il meccanismo non regge più: l'aspettativa di vita si è allungata, quindi i pensionati percepiscono gli assegni più a lungo, mentre il calo delle nascite riduce il numero dei lavoratori che versano contributi. Le pensioni costano di più e le economie europee non crescono abbastanza per generare le entrate fiscali necessarie.

Per colmare il divario e finanziare il riarmo, i governi hanno poche opzioni: aumentare le tasse, tagliare le prestazioni sociali, accogliere lavoratori immigrati che paghino le tasse e sostengano la crescita, oppure indebitarsi. Le prime tre strade sono impopolari tra gli elettori. L'indebitamento è sempre più costoso e per molti paesi non è praticabile. Solo la Germania, che ha mantenuto il debito relativamente basso, può permettersi una grande campagna di prestiti per ricostruire un esercito di primo livello. "Italia, Spagna e Francia hanno uno spazio fiscale limitato per qualsiasi nuovo grande programma di spesa", ha dichiarato al New York Times Christoph Trebesch, economista dell'Università di Kiel.

I numeri della Francia illustrano la difficoltà. Secondo i ricercatori governativi francesi, il paese dovrebbe spendere il 3,5% del prodotto interno lordo per migliorare la difesa in modo significativo. Per coprire quel costo servirebbe un aumento di quasi il 10% dell'Iva nei prossimi cinque anni, oppure un incremento analogo delle tasse patrimoniali sui più ricchi. Tagliare la spesa sarebbe ancora più arduo: il welfare rappresenta circa un terzo del Pil annuale francese e c'è scarsissima tolleranza pubblica per ridurlo, soprattutto se questo significa riformare le pensioni, che da sole assorbono quasi la metà dei costi sociali.

I partiti di estrema destra sfruttano il malcontento. Il Rassemblement National in Francia e Alternative für Deutschland in Germania hanno conquistato elettori delle classi lavoratrici anche opponendosi ai tagli pensionistici. Emmanuel Macron e il cancelliere Friedrich Merz hanno incontrato resistenze nei loro tentativi di riformare i programmi sociali. Il dilemma si estende ad altri settori: i programmi di sviluppo e aiuto internazionale stanno già subendo tagli. "Il nostro bilancio pubblico si sta riducendo", ha detto al New York Times Reem Alabali Radovan, ministra tedesca per lo Sviluppo, aggiungendo che "si ridurrà ancora".

La guerra in Iran aggiunge nuove pressioni. Il conflitto ha bloccato il traffico delle petroliere nello Stretto di Hormuz e fatto schizzare i prezzi globali del petrolio. In tutta Europa i parlamentari ricevono già richieste di intervento per alleggerire il costo della benzina. Se lo shock petrolifero dovesse persistere e provocare una recessione profonda, i governi subiranno pressioni per spendere di più o tagliare le tasse per rilanciare la crescita, una strategia che funziona solo se ci si può indebitare senza provocare una crisi fiscale.

"Molti paesi europei si trovano tra l'incudine e il martello", ha sintetizzato al New York Times Pal Jonson, ministro della Difesa svedese, il cui paese ha quasi triplicato la spesa militare rispetto al Pil dal 2017. "Questo percorso sarebbe dovuto iniziare molto prima", ha aggiunto. Il rischio che la situazione sfugga di mano preoccupa anche le istituzioni finanziarie internazionali. "Quanto può durare prima che i mercati reagiscano?", si è chiesta Beata Javorcik, capo economista della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, intervistata dal New York Times. "Le crisi impiegano più tempo di quanto si pensi a manifestarsi, ma quando arrivano, arrivano molto più in fretta".

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Trump valuta altri cambi nel governo, ma vuole evitare uno scossone


Dopo il licenziamento del procuratore generale Bondi, il presidente considera la rimozione dei segretari al Commercio e al Lavoro. Riconfermata la direttrice dell'intelligence nazionale Gabbard

Dopo aver rimosso in poche settimane due dei membri più importanti del suo governo, il presidente Donald Trump sta valutando ulteriori cambiamenti ai vertici della sua amministrazione. Il Washington Post, citando consiglieri della Casa Bianca, racconta però un presidente combattuto: deciso a rinnovare la squadra, ma preoccupato di dare l'impressione di un rimpasto su larga scala.

L'ultimo licenziamento, giovedì, ha riguardato il procuratore generale Pam Bondi, la figura che negli Stati Uniti guida il Dipartimento di Giustizia. Trump le aveva comunicato il giorno prima, mentre andavano insieme verso la Corte Suprema, che il suo "tempo stava per finire". Bondi aveva chiesto di restare più a lungo e Trump aveva detto che ci avrebbe pensato, ma nel giro di poche ore la notizia della sua uscita era già trapelata. Secondo fonti a conoscenza del pensiero del presidente, Trump era insoddisfatto da mesi: Bondi non aveva perseguito i suoi avversari politici e aveva gestito male la pubblicazione dei fascicoli di Jeffrey Epstein, una vicenda che ha dominato le cronache per gran parte dell'anno scorso.

Un mese prima era toccato a Kristi Noem, segretaria alla Sicurezza interna, licenziata dopo un lungo periodo di insoddisfazione per le sue prestazioni e per i titoli negativi generati dalla sua agenzia.

Ora nel mirino ci sono altri due membri del gabinetto. Secondo due funzionari della Casa Bianca, che hanno parlato al Washington Post in forma anonima, il segretario al Commercio Howard Lutnick e la segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer sono sotto esame per una possibile uscita. Chavez-DeRemer affronta accuse di cattiva condotta che includono una presunta relazione con un collaboratore e il consumo di alcol in ufficio, uno scandalo che ha già provocato le dimissioni di alti funzionari della sua agenzia. Lutnick, invece, irrita da tempo lo staff della Casa Bianca per la sua abitudine di proporre iniziative politiche e accordi senza autorizzazione preventiva. Trump ha discusso la possibilità di lasciarli andare entrambi, ma non ha preso una decisione definitiva e le loro uscite non sono necessariamente imminenti.

Chi appare più al sicuro è Tulsi Gabbard, direttrice dell'intelligence nazionale. Nonostante le sue posizioni critiche verso il coinvolgimento americano in Medio Oriente, in particolare verso l'ipotesi di un conflitto con l'Iran, e nonostante lo stesso Trump abbia detto ai giornalisti che Gabbard ha "un modo di pensare un po' diverso dal mio" sull'Iran, la Casa Bianca si è mossa rapidamente per blindarla. Dopo il licenziamento di Bondi, Trump ha voluto una dichiarazione "molto forte" a suo sostegno: il suo account di risposta rapida su X ha pubblicato un messaggio del direttore delle comunicazioni secondo cui il presidente "ha piena fiducia" in Gabbard. Un funzionario della Casa Bianca ha confermato al Washington Post che Gabbard è "al sicuro" nel suo ruolo per il momento.

Il portavoce della Casa Bianca Davis Ingle ha dichiarato al Washington Post che Trump ha "il gabinetto e il team più talentuosi della storia americana", definendo Gabbard, Lutnick e Chavez-DeRemer "patrioti" che "stanno instancabilmente attuando l'agenda del presidente". Tutti e tre, ha aggiunto, "continuano ad avere la piena fiducia del presidente".

Per la sostituzione di Bondi alla guida del Dipartimento di Giustizia, Trump ha già indicato il vice procuratore generale Todd Blanche come procuratore generale ad interim, e secondo un funzionario della Casa Bianca è "molto probabile" che Blanche guidi il dipartimento anche nel lungo periodo. Il presidente ha preso in considerazione anche altri nomi, tra cui Lee Zeldin, capo dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente, e Harmeet Dhillon, vice procuratore generale nella divisione diritti civili, sostenuta con forza dai commentatori vicini al movimento MAGA. Un funzionario ha però precisato al Washington Post che, pur rispettandola, Trump non considera Dhillon tra i candidati principali.

Un funzionario della Casa Bianca ha cercato di ridimensionare la portata dei cambiamenti: i licenziamenti di Bondi e Noem sarebbero stati casi isolati, maturati dopo mesi di riflessione sulle rispettive prestazioni. Trump, che durante il primo anno del suo secondo mandato ha spesso difeso pubblicamente i membri del gabinetto anche quando erano sotto pressione, non vuole che si parli di un rimpasto generale.

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L'amicizia con Trump è diventata un peso per Meloni


La giornalista Anna Momigliano scrive sul New York Times che il legame con il presidente americano si sta trasformando in una zavorra politica, tra calo nei sondaggi e sconfitta al referendum
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Il rapporto privilegiato tra Giorgia Meloni e Donald Trump, a lungo considerato un asset strategico per l'Italia, si sta trasformando in un problema politico. È la tesi di Anna Momigliano, giornalista ed editorialista del Corriere della Sera, in un editoriale pubblicato sul New York Times il 3 aprile. Momigliano, che scrive da Milano, traccia la parabola di una premier che per oltre tre anni è apparsa solida e ora mostra le prime crepe.

Meloni è arrivata a Palazzo Chigi nel 2022, sette mesi dopo l'invasione russa dell'Ucraina, alla guida di una coalizione che includeva esponenti con posizioni filorusse. Ha però rapidamente dissipato i timori dei partner europei di trovarsi di fronte a un nuovo Viktor Orbán. L'Italia ha inviato aiuti militari all'Ucraina e fa parte della cosiddetta "coalizione dei volenterosi", il gruppo di circa trenta Paesi che si sono impegnati a fornire garanzie di sicurezza a Kiev dopo un eventuale cessate il fuoco.

Con Trump, scrive Momigliano, Meloni è riuscita a evitare il ciclo di deferenza e rifiuto in cui sono caduti altri leader europei, come il premier britannico Keir Starmer, che nella sua prima visita alla Casa Bianca offrì un invito dalla famiglia reale per poi veder crollare il rapporto. Meloni è stata l'unica leader europea in carica a partecipare alla cerimonia di insediamento del presidente, che in una recente conversazione con il Corriere della Sera l'ha descritta come "una grande leader e una mia amica". Un risultato ottenuto, secondo l'editorialista, grazie a uno stile collaborativo ma mai servile e a una certa affinità ideologica.

Il problema è che Trump è diventato tossico in Europa. Momigliano cita diversi episodi recenti. L'11 marzo, parlando della guerra in Iran davanti al Parlamento, Meloni ha detto che l'Italia "non partecipa a quell'intervento e non intende parteciparvi", collocando i bombardamenti "fuori dal perimetro" di un sistema internazionale "in crisi". Quando Trump ha chiesto ai Paesi europei di contribuire ad aprire lo Stretto di Hormuz, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha risposto il 16 marzo a Berlino che "la questione di un coinvolgimento militare della Germania non si pone". Il 20 marzo Meloni ha aggiunto che "nessuno sta considerando una missione militare italiana per forzare il blocco dello stretto".

I numeri raccontano il contesto di questa presa di distanza. Il tasso di approvazione di Trump in Italia è quasi dimezzato rispetto a un anno fa, al 19 per cento. L'opinione pubblica italiana è fortemente contraria alla guerra in Iran, consumatori e imprese subiscono l'aumento dei prezzi di petrolio e gas, l'agricoltura è colpita dalla carenza di fertilizzanti. Se dal ruolo di interlocutrice privilegiata di Trump in Europa non si riesce a ottenere alcun vantaggio visibile, scrive Momigliano, a che serve?
Governo italiano
Questo clima ha pesato sul voto del mese scorso, formalmente un referendum sulla riforma della giustizia ma nei fatti trasformatosi in un voto di fiducia sul governo che quella riforma sosteneva. L'affluenza è stata superiore alle attese e il "No" ha vinto con un margine netto, quasi il 54 per cento. Meloni è apparsa improvvisamente vulnerabile e l'opposizione ha fiutato l'opportunità.

Momigliano ricorda che negli ultimi due anni la premier aveva superato indenne una serie di crisi: uno scandalo sessuale che coinvolgeva il ministro della Cultura, un'indagine per frode sul ministro del Turismo, un'inchiesta sul rimpatrio di un signore della guerra libico soggetto a un mandato di arresto internazionale e la condanna di un sottosegretario per aver rivelato informazioni classificate. Nel 2024 il tasso di approvazione di Meloni era al 41 per cento e a novembre 2025 era salito al 45.

La luna di miele, durata improbabilmente a lungo, è finita. Dopo i risultati del referendum, Meloni ha imposto le dimissioni del ministro del Turismo indagato e del sottosegretario condannato, anche se nessuno dei due casi era legato alla riforma della giustizia. La settimana scorsa, scrive Momigliano, l'Italia avrebbe negato agli aerei militari americani il permesso di atterrare in una base in Sicilia prima di dirigersi in Medio Oriente perché gli Stati Uniti non avevano richiesto l'autorizzazione, anche se il governo ha negato che il rifiuto fosse legato a tensioni con Washington.

Momigliano chiude con un vecchio proverbio italiano: "Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio". Il costo dell'amicizia con Trump in Europa, è la sua conclusione, supera ormai i benefici.

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Fotografie del passato, del presente e del futuro


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Un tempo, pur sicuri delle proprie capacità, i fotografi continuavano ad interrogarsi sulle potenzialità dello strumento fotografico. Per loro, non esistevano leggi scritte. Il passato poteva dialogare con il presente. Il presente, mettere le basi del futuro. L'intento era condurre lo sguardo verso la definizione di nuove prospettive. Lontano dai pregiudizi e dalle inutili ideologie. Una lezione che abbiamo presto dimenticato e che rende oggi più urgente la lettura critica di opere di ogni fattura. Perché le sfide del passato, l'ho capito presto, sono quelle odierne.

In questo appuntamento mensile di "Questa è roba da fotografi!", la rubrica dove ti parlo di contenitori cartacei e racconti audiovisivi di fotografia, ho raccolto alcune delle letture e visioni del mese appena conclusosi: prodotti culturali che mi hanno guidato nella rivalutazione di alcuni argomenti, ancora oggi, centralissimi.

Nelle letture di oggi: una rivista, una raccolta e un documentario.


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Letta da migliaia di Streepher italiani ✓

Argentique


di Francesco Mento (2014 - 2016)


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Rivista Argentique (n. 3). All'interno, le fotografie di © Federico Bosso (The Beauty between order and disorder), © Paolo Solari Bozzi (Zambian Portraits), © Ugo Maccà (I siciliani di Maccà) e © Andres Contreras Rodriguez (Doppelgänger).

«L'analogico è materia, luce, sperimentazione; la manifestazione concreta di un concetto che il digitale, per quanto splendido nella sua praticità, non potrà mai imitare del tutto». Queste parole, che potrebbero suonare, di primo acchito, fuori moda, per chi con le macchine fotografiche di ultima generazione ci è nato e cresciuto, sintetizzano, invero, il pensiero di molti fotografi contemporanei: artigiani della carta e degli acidi di sviluppo che con il digitale non sono mai riusciti a trovare una vera intesa: cosa che, con l'analogico, è stata immediata.

Sul concetto,Francesco Mento ne potrebbe discorrere per ore. Francesco è un fotografo messinese ed ex docente di fotografia all'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Molta della sua produzione passa dalla fotografia di strada e dal ritratto in studio. Le sue fotografie sono pure, granulose, sfuggenti; frutto del sapiente utilizzo della camera oscura e di macchine di vario formato. Se la sua visione mi ha colpito per l'europeicità dei contenuti, il suo trascorso da editore mi ha fatto riflettere sull'importanza delle scelte. Perché oltre ad uno straordinario fotografo, Francesco è stato direttore della rivista Argentique: un raccoglitore di altissima qualità incentrato sulla valorizzazione della sola fotografia analogica.

Argentique è una rivista cartacea uscita tra il 2014 e il 2016. Fin dal primo numero, curato da Francesco e Roberta Lo Schiavo (photo-editor), e accompagnato dai testi di Valentina Leuzzi e Valentina Messina, i lavori selezionati sono stati organizzati per offrire un'esperienza di lettura molto vicina a quella di un portfolio personale: poco testo, tante immagini a ricoprire le ampie e bianche pagine della rivista e tre lingue per adattarsi ad ogni mercato.

Nella sua casa-studio, Francesco mi ha mostrato alcuni numeri della rivista, sopravvissuti al tempo e alla polvere. La copertina, che imita le dimensioni e i colori di un contenitore di carta fotografica, e la varietà dei racconti, che vanno dalla Street Photography al ritratto in studio, mi hanno regalato subito ottime sensazioni. Si percepisce una cura rivolta all'editing che trascende l'ordinario. Ma ad avermi rapito è soprattutto la procedura di stampa, che valorizza i contrasti e la naturale granulosità della pellicola. Al tatto, sento quasi il calore dei sali d'argento.

Francesco mi ha raccontato che Argentique è stata la concretizzazione di una necessità collettiva che sentiva molto impellente nella fase di maggior esplosione dei Social Networks. «Vedendo in mostra diversi lavori di straordinari fotografi e fotografe» mi ha confidato Francesco, «ho pensato fosse un peccato non poter conservare quelle storie e renderle disponibili al pubblico. Di frequente, chi scatta in analogico, non nutre molta stima nella pubblicazione online. Questo accade sia per un rifiuto di uno strumento che reputa inefficace sia per un'effettiva mal restituzione delle opere, che dall'analogico al digitale, perdono sempre qualcosa. In qualche modo serviva un contenitore adeguato, e Argentique lo è stato».

Un contenitore ineccepibile, Argentique. Mi è bastato poco per capirlo. In quei cinque numeri, ho avuto l'occasione di poter visionare splendidi lavori. Per chi, come me, ama il bianco e nero, davanti ad un prodotto del genere, non può che entusiasmarsi. C'è tutto quello che ti aspetteresti da una rivista! Eppure questo non è bastato. Purtroppo il progetto ha cessato la sua pubblicazione. I numeri degli abbonati erano esigui; il costo della stampa altissimo. Lo sconforto di Francesco, per un progetto che aveva una voce, è grande. Mi sento molto fortunato a poter conservare nella mia libreria la testimonianza di un simile viaggio. Di questo ringrazio infinitamente Francesco, che me ne ha gentilmente donato delle copie. Potertene mostrare qui qualche pagina è un onore concesso a pochi appassionati.

Non voglio però credere che sia tutto qui. La storia di Argentique ci racconta molto più di un insuccesso. Nonostante la fotografia analogica stia attirando nuove leve, sembra più un commercio mosso dalla nostalgia che dalla necessità di sviluppo di considerazioni personali. Tuttavia, si continua a sognare in analogico, ad aver ancora bisogno delle sue "inimitabili" qualità. L'esperienza di Argentique, come quella di altri progetti, ce lo dimostra; segno di come la fotografia ai sali d'argento possa essere tuttora una casa per tantissimi di noi.

Le riviste sono fuori commercio. Puoi tentare di trovarne alcune nell'usato o contattando Francesco Mento, che ne conserva dei numeri in casa-studio.



Qualche pagina interna di Argentique (N.3 e Edizione Speciale x Arles 2015)


Camera Work


di Alfred Stieglitz (2024)


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Ad aver contribuito fortemente alla diffusione della fotografia nella quotidianità delle persone sono state soprattutto le riviste e i giornali. Prima cartacei, oggi digitali: seppur nel tempo questi contenitori abbiano perso parte della loro attrattiva, a favore dei Social Networks, più veloci e autonomi, rimangono una vetrina indispensabile per tanti autori desiderosi di dare credito al proprio lavoro.

Non tutti sanno che a lanciare sul mercato una delle prime riviste fotografiche fu Alfred Stieglitz. Il nome, son sicuro, non ti sarà nuovo. Alfred è stato tra i fotografi americani più rivoluzionari della sua epoca. Sostenitore di una fotografia artisticamente autonoma, ha fondato nel 1902 il movimento della "Photo-Secession". Lui, come altri membri del gruppo, credeva che la fotografia non fosse una semplice "copia della realtà" ma un mezzo di espressione indipendente. «Alla stregua della pittura» scrive Stieglitz nel manifesto del movimento, «anche la fotografia è uno strumento abilissimo di rappresentazione del sentire di un artista. Noi secessionisti rivendichiamo così la sua autonomia e il suo valore espositivo».

La rivoluzione caldeggiata da Alfred Stieglitz non può fermarsi alle sole parole. Ci vuole la carta. E così, dopo una prima esperienza come curatore di riviste (prese parte ad un'iniziativa del The Camera Club a favore della valorizzazione della fotografia americana), e un iniziale avvicinamento al mondo delle gallerie di New York (passione che darà vita alla Galleria 291), lancia nel 1903 il primo numero di una rivista che ridisegnerà i canoni dell'editoria culturale: Camera Work.

Nel 2024, Taschen ha raccolto tutto il materiale proposto nei cinquanta numeri di Camera Work in un unico volume: "Camera Work. The Complete Photographs". Neanche a dirlo, appena ne sono venuto a conoscenza, l'ho preso subito. Il volume, che si presenta in dimensioni compatte, è una di quelle operazioni editoriali che vanno acquistate anche solo per il vanto di possedere un un pezzo di storia della fotografia nella propria libreria. Accompagnate dai testi iniziali di Pam Roberts,incentrati sul racconto delle origini del progetto, e da didascalie che riportano l'anno, l'autore e il numero di pubblicazione, le immagini proposte ci guidano nell'evoluzione del pensiero fotografico tra il 1903 e il 1917.

Questa raccolta è encomiabile, per diversissimi motivi. Oltre a catapultarci dentro un contesto artistico ben preciso - dove ancora la fotografia era "niente" - ci svela alcune vicissitudini dell'ambiente fotografico dell'epoca difficilmente riscontrabili altrove. Due cose, nello specifico, mi hanno colpito. Una la si può leggere nella bellissima introduzione di Pam Roberts; la seconda, invece, la si può dedurre dalle fotografie selezionate nel volume. In "Camera Work. The Complete Photographs" comprendiamo cosa voglia dire gestire un progetto editoriale, venato da una direzione artistica anticonformista e da amicizie instabili, e quanto la sperimentazione sia, e continui ad essere, un varco verso la crescita personale.

Tutte le fotografie proposte sono piccoli tasselli verso la fotografia che sarà. Lo dice la struttura indagativa che sorregge ogni visione ma anche i nomi che ne hanno dato origine, tra i più importanti artisti dell'epoca(Robert Demachy, Paul Strand e Julia Margaret Cameron, per citarne alcuni). Camera Work era caratterizzata da una carta pregiatissima giapponese e da un metodo di stampa oggi relegato a produzioni a tiratura limitata (la fotocalcografia, un processo che unisce incisione e sviluppo fotografico). Il libro di Taschen, per motivi editoriali, non ha potuto emulare quei risultati. Ciononostante, rimane un volume esemplare, per completezza e, perché no, curiosità. Acquistarlo è come navigare nel passato guardando verso il presente. Le sfide dell'epoca sono ancora le sfide odierne.

Il volume costa 19,00 euro. Puoi acquistare una copia del libro sul sito ufficiale della casa editrice Taschen, su Amazon o nella tua libreria di fiducia.



Qualche pagina interna di "Camera Work. The Complete Photographs", di Alfred Stieglitz (2024)


Infinito. L'universo di Luigi Ghirri


di Matteo Parisini (2023)

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Sono pochi, pochissimi, i fotografi di cui il nome riecheggia ancora tutt'oggi nella mente degli appassionati di fotografia di ogni generazione e nazionalità. Per quanto la fotografia contemporanea sia spesso una faccenda molto americana, non bisogna andare molto lontano per poter trovare artisti che masticano la nostra stessa lingua. Personaggi talmente grandiosi da aver rivoluzionato il modo in cui guardiamo le cose. E, di conseguenza, noi stessi. Luigi Ghirri è uno di questi.

Con la visione del documentario "Infinito. L'universo di Luigi Ghirri", girato da Matteo Parisini nel 2023, ho riaperto una ferita culturale che non vedevo sanguinare da tempo. Perché di tempo, dallo studio dei suoi lavori, ne è passato.

Quando lessi la prima volta "Niente di antico sotto il sole" (Quodlibet Edizioni, 2021) e "Lezioni di fotografia" (Quodlibet Edizioni, 2009) ero giovanissimo; appena maggiorenne. Tuttavia, capii subito di starmi trovando di fronte ad una personalità che non aveva paragoni nel mondo della fotografia. Anzi, di più: nella sfera culturale. Le sue parole e le sue immagini mi trafissero, mostrandomi cosa la fotografia era in grado di fare nella sua forma più pura. Ritrovarle qui in video, narrate dall'ottima voce di Stefano Accorsi, me ne hanno ricordato l'essenza, facendomi ritornare su quei passi che tanto mi furono cari.

Il documentario è un omaggio alla straordinaria esistenza del fotografo modenese. La narrazione è strutturata su un binario che unisce splendidamente il ricordo del fotografo, su cui spiccano, soprattutto, le testimonianze di amici e familiari, e l'evidenziazione del linguaggio fotografico che lo ha reso famoso in tutto il mondo.

Luigi Ghirri non è storia, è presenza - Gianni Leone


Mi è piaciuto parecchio. Per tanti motivi. Non è quel tipo di documentario tecnico che si concentra totalmente sulla storiografia delle opere e sulla loro progettualità. Le immagini ci sono, e pure ritmate bene. Ma non è solo questo. "Infinito. L'universo di Luigi Ghirri" parla della fantasia del fotografo e delle scelte che lo hanno spinto a rivoluzionarsi. Rispettando lo spirito poetico di Ghirri, il regista è riuscito a fare una cosa straordinaria: sintetizzare pochi concetti, all'interno di macro sequenze, per trasformarli in veri e propri dialoghi sulla fotografia.

Le parole scorrono, lente ed appassionanti, accompagnate da alcune delle più belle immagini di Ghirriana memoria. Nel documentario, troviamo le Polaroid, la serie su Versailles, gli immancabili paesaggi della provincia emiliana-romagnola. Di fronte a queste splendide manifestazioni di interrogativi che diventano materia da cui attingere, ammiriamo con religioso silenzio le riflessioni che hanno guidato Luigi Ghirri nell'espressione di una precisa sensazione. Il perché di certi colori; di certe ottiche; di certe inquadrature che nella loro semplicità toccano l'anima.

Un prodotto visivo prezioso, che riesce nel difficile compito di non essere troppo noioso né televisivamente superficiale. Si mantiene in uno strano equilibrio. Un equilibrio che Ghirri avrebbe molto apprezzato, perché nella leggerezza dello sguardo si nasconde un principio di rinnovamento. Quel rinnovamento, che nella frase iniziale del fotografo detta alla figlia - "vado a fotografare il cielo" - esprime già tutto quello che ci serve per fare buone fotografie. Non dare mai nulla per scontato, sembra dirci Ghirri. E questo piccolo capolavoro continua a ricordarcelo.

Puoi visionare il documentario gratuitamente su Rai Play.
Dalla serie "Polaroid", 1980. Fotografia di © Luigi Ghirri

In ultimo, un invito

Questo numero della rubrica si chiude qua. Spero di averti stimolato a dare un'occhiata, quanto meno, al documentario di Luigi Ghirri! È gratuito, e merita. Prima di lasciarti all'area commenti (dove sono sicuro ci consiglierai degli ottimi libri da leggere, vero?) concludo con un invito. È aperta l'Open Call di Roma E'Festival: il festival di fotografia di strada degli amici di Effe4.0. Mi hanno chiesto di essere giudice della categoria "Serie" e io ho accettato volentieri. Come sai, amo la progettualità nella Street Photography e sono curioso di vedere quali storie mi proporranno. Se ti va, buttaci un occhio. I premi non sono male 😀

Maggiori Informazioni ⚀

Per il resto, ci si becca in giro. O sul Forum, come preferisci. A presto!
👋🏻

Cambiamo le prospettive 🔻


La cultura fotografica cambia la prospettiva sul mondo; e se sei qui a leggerne su queste pagine digitali è perché, in fondo, lo hai capito pure tu. Continuiamo allora insieme a rendere la materia fruibile a tutti senza abbassarci alle bieche logiche di mercato. Sostieni la nostra visione.
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Trump vuole 152 milioni di dollari per riaprire il carcere di Alcatraz


La proposta è inserita nel bilancio federale presentato dalla Casa Bianca, che prevede anche 1,7 miliardi per il sistema penitenziario

Il presidente Donald Trump vuole riaprire Alcatraz, il penitenziario federale più famoso d'America, chiuso da oltre sessant'anni. Per coprire i costi del primo anno di lavori, la Casa Bianca ha chiesto al Congresso 152 milioni di dollari.

La richiesta è contenuta nella proposta di bilancio federale presentata venerdì dalla Casa Bianca. Il documento, che rappresenta la lista delle priorità di spesa dell'amministrazione, include anche un aumento di 1,7 miliardi di dollari per il Federal Bureau of Prisons, l'agenzia federale che gestisce le carceri. I fondi aggiuntivi servirebbero a migliorare gli stipendi e le condizioni di lavoro delle guardie carcerarie, nel tentativo di risolvere una carenza cronica di personale che si trascina da anni. La proposta di bilancio, va detto, è raramente approvata dal Congresso nella sua interezza.

Riaprire Alcatraz è un progetto a cui Trump tiene da tempo. Già nel maggio scorso il presidente aveva annunciato su Truth Social di aver dato indicazioni al Bureau of Prisons, al Dipartimento di Giustizia, all'FBI e al Dipartimento per la Sicurezza interna di riaprire il penitenziario "sostanzialmente ampliato e ricostruito" per ospitare "i criminali più spietati e violenti d'America". Nel suo post, Trump aveva definito la riapertura "un simbolo di legge, ordine e giustizia". Il direttore del Bureau of Prisons, William K. Marshall III, aveva dichiarato all'epoca che la sua agenzia avrebbe "esplorato ogni strada" per attuare i piani del presidente.

La struttura si trova su un'isola al largo della costa di San Francisco e oggi è un importante sito storico, visitato ogni anno da circa 1,2 milioni di turisti. Come penitenziario federale ha funzionato per quasi trent'anni, ospitando alcuni dei criminali più pericolosi del paese, tra cui Al Capone, George "Machine Gun" Kelly e James "Whitey" Bulger. Chiuse nel 1963 perché, come si legge sul sito del Bureau of Prisons, "l'istituto era troppo costoso per continuare a funzionare". Già all'epoca le stime parlavano di 3-5 milioni di dollari necessari solo per i lavori di restauro e manutenzione, senza contare i costi operativi quotidiani.

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Uomini che monitorano cose


Il meme del “monitoring the situation” non è soltanto un meme.

C’è qualcosa di rivelatore – prima ancora che di ironico – nel successo del meme “monitoring the situation”, quell’attitudine a documentarsi e osservare ciò che accade, di crisi in crisi, nel mondo senza intervenire, senza prendere posizione, senza fare altro che restare in una sospensione operativa che viene trasformata in contenuto.

Non è una semplice gag più e meno riuscita, né solo una variazione sulla linea comico-memetica applicata alla geopolitica: è una postura; e, come tutte le posture che attecchiscono su larga scala, racconta qualcosa di più strutturale su chi la adotta e sul contesto che la rende riconoscibile.

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DJI Avata 360: il nuovo drone FPV che rivoluziona il volo immersivo


DJI Avata 360 porta il volo FPV a un livello completamente nuovo grazie a un’esperienza immersiva a 360°. Ecco come funziona, cosa cambia rispetto ai droni tradizionali e perché potrebbe rivoluzionare il settore
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DJI ha presentato Avata 360, il nuovo drone di punta dell’azienda offre immagini a 360°. Inoltre, il potente sistema di trasmissione video O4+ e il rilevamento degli ostacoli permettono ai creator di vedere più lontano, con un’esperienza di volo più stabile, più sicura e ancora più immersiva. Abbinato a DJI Goggles e ai Motion Controller, l’ultimo arrivato della serie Avata offre un’esperienza di volo immersiva con tutto il brivido dell’FPV.
Nella foto sopra, DJI Avata segue i ciclistiNella foto sopra, DJI Avata segue i ciclisti

Due obiettivi per aumentare la creatività


Avata 360 beneficia di due diversi obiettivi che possono essere alternati in modo fluido. L’obiettivo a 360° utilizza sensori equivalenti a 1 pollice che catturano immagini a 360° con ricchi dettagli per video HDR a 8K/60 fps e foto da 120 MP. Con pixel grandi e un'ampia gamma dinamica, anche luci e ombre vengono catturate con nitidezza. Sia i video sia le foto possono essere esportati direttamente o rielaborati in post-produzione. La modalità Obiettivo singolo, invece, consente ai creator di effettuare riprese tradizionali in 4K/60fps, come con Avata.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Trasmissione video stabile


Il nuovo drone è dotato del sistema di trasmissione video O4+ di punta dell’azienda, che offre live feed stabili e nitidi per voli più fluidi e coinvolgenti. Le sue eccellenti capacità anti‑interferenza consentono la trasmissione in alta definizione e ad alta frequenza di fotogrammi a 1080p/60 fps e supportano una portata fino a 20 km.
Le lenti sono facilmente intercambiabiliLe lenti sono facilmente intercambiabili

Sicurezza avanzata


Avata 360 offre fino a 23 minuti di autonomia di volo (dichiara DJI) e include diverse funzioni di sicurezza standard, tra cui il rilevamento omnidirezionale degli ostacoli in notturna e le pareliche integrate. Se danneggiata, la lente della fotocamera può essere sostituita facilmente con il kit lente di ricambio con strumenti per DJI Avata 360 (venduto separatamente). Consente inoltre un’esperienza eccezionale nella creazione di contenuti aerei: una singola ripresa realizzata con l’imaging a 360° può essere trasformata, in post-produzione, in molteplici clip.
Grazie a DJI RC Motion 3, anche i principianti potranno eseguire acrobazie aeree come il driftingGrazie a DJI RC Motion 3, anche i principianti potranno eseguire acrobazie aeree come il drifting

Le principali funzionalità


Il DJI Avata 360 integra una serie di funzionalità avanzate che ridefiniscono l’esperienza FPV rendendola accessibile anche ai meno esperti. Tra le principali novità spiccano lo Spotlight Free, che consente di agganciare automaticamente un soggetto in movimento replicando movimenti di camera professionali, e ActiveTrack 360°, capace di adattare dinamicamente il tracciamento in base allo scenario, mantenendo sempre il soggetto al centro dell’inquadratura.
DJI Avata con Radiocomando RC2DJI Avata con Radiocomando RC2
La modalità FPV introduce un effetto di rollio naturale applicabile anche in post-produzione, mentre il tracciamento intelligente, supportato da algoritmi evoluti, permette di seguire con precisione persone, veicoli e animali anche in riprese a 360°. Sul fronte editing, il sistema GyroFrame consente un controllo totale dell’inquadratura direttamente in app, affiancato da uno stabilizzatore virtuale che abilita rotazioni e inclinazioni infinite per movimenti di camera più dinamici. Completano il pacchetto una lente frontale sostituibile, 42 GB di memoria interna per registrazioni fino a 30 minuti in 8K senza microSD e trasferimenti ultra rapidi tramite Wi-Fi 6, che garantiscono velocità fino a 100 MB/s per un flusso di lavoro immediato e senza interruzioni.

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Prezzo e disponibilità


DJI Avata 360 sarà disponibile per l’acquisto su dji-store.it e presso i rivenditori autorizzati a partire dal 23 aprile, nelle seguenti configurazioni:

  • DJI Avata 360 (DJI RC 2) 729 euro;
  • DJI Avata 360 Fly More Combo (DJI RC 2) 949 euro;
  • DJI Avata 360 Motion Combo 949 euro.

Autenticazione push: come funziona e perché le banche la stanno adottando al posto delle password


Nel settore bancario, la protezione delle identità digitali è diventata una priorità strategica. L’aumento delle transazioni digitali, insieme a quello delle potenziali vulnerabilità e all’inasprimento dei requisiti normativi, sta spingendo le istituzioni finanziarie a ripensare i propri sistemi di verifica. In questo scenario, l’autenticazione tramite notifiche push mobile mobile si sta affermando come una soluzione capace di coniugare sicurezza, rapidità e semplicità. Infobip osserva come le banche stiano gradualmente abbandonando l’utilizzo degli OTP inviati via SMS o email per adottare modelli più sicuri e più resilienti alle frodi. L’autenticazione push consente infatti di verificare identità e operazioni direttamente all’interno dell’app bancaria, riducendo drasticamente il rischio di intercettazioni, SIM swapping o tentativi di phishing.

Autenticazione push mobile: come funziona e perché le banche la stanno adottando


L’autenticazione push nasce dalla necessità di creare un meccanismo di verifica più robusto e adatto ai modelli di rischio attuali. L’associazione univoca tra app, dispositivo e identità garantisce che ogni richiesta non possa essere replicata o manipolata da attori malevoli. Parallelamente, la possibilità di approvare un’operazione con un solo tocco elimina passaggi ridondanti e migliora la customer experience, un fattore sempre più decisivo nell'ambito dei servizi finanziari digitali.

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La spinta normativa conferma l’urgenza del cambiamento. In Europa, PSD2 e gli standard di Strong Customer Authentication impongono l’utilizzo di sistemi multifattore basati su app; in India cresce l’adozione della biometria; negli Stati Uniti e in America Latina sono in corso test su passkey e notifiche push per contrastare il phishing. Anche la Central Bank of the UAE ha stabilito l’eliminazione degli OTP su canali non sicuri entro marzo 2026, accelerando una trasformazione già in atto.

Perché le banche stanno adottando questa tecnologia


L’applicazione delle notifiche push nel settore bancario è ampia e supporta una vasta gamma di esigenze operative. Le banche possono verificare in tempo reale la legittimità di un login effettuato da un nuovo dispositivo o da una posizione insolita, riducendo il rischio di accessi non autorizzati. I clienti possono inoltre autorizzare pagamenti e altre operazioni sensibili direttamente all’interno dell’app, visualizzando in modo chiaro tutti i dettagli della transazione—un approccio che migliora i tassi di completamento del 3D Secure e riduce le opportunità di frode.

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Quando viene rilevata un’attività potenzialmente fraudolenta, una notifica push consente ai clienti di confermare o bloccare immediatamente l’azione sospetta, contribuendo a ridurre i falsi positivi e a limitare eventuali perdite. Anche la registrazione di un nuovo dispositivo avviene in modo sicuro: l’attivazione viene confermata tramite un dispositivo già registrato, proteggendo le credenziali da utilizzi fraudolenti. Il risultato è un modello che rafforza la fiducia nelle interazioni digitali senza compromettere un’esperienza utente fluida.

“L’adozione dell’autenticazione push non è soltanto una scelta tecnologica: rappresenta un’evoluzione culturale, in cui sicurezza e semplicità devono procedere insieme per garantire continuità operativa, protezione e centralità delle persone", ha dichiarato Vittorio D’Alessio di Infobip.



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Iran, riattivati i bunker colpiti: Teheran conserva la sua capacità di attacco


Secondo l’intelligence americana, Teheran ha riattivato parte delle postazioni sotterranee colpite e mantiene operativi missili e lanciatori per rafforzare la propria leva strategica sullo Stretto di Hormuz.

L’Iran è riuscito in diversi casi a rimettere rapidamente in funzione bunker, silos e postazioni missilistiche sotterranee colpite dai raid americani e israeliani. È questa una delle indicazioni principali contenute nei rapporti dell’intelligence statunitense, secondo cui Teheran conserva ancora una parte significativa dei propri missili e delle piattaforme di lancio mobili, nonostante i bombardamenti continui subiti nel corso di queste cinque settimane di guerra.

L'intelligence vs Casa Bianca e Pentagono


Il dato mette in discussione, almeno in parte, la narrativa diffusa nelle ultime settimane dal Pentagono e dalla Casa Bianca, che hanno rivendicato progressi sostanziali nella campagna militare contro l’apparato bellico iraniano. Washington sostiene ufficialmente di aver colpito 11.000 obiettivi in Iran in cinque settimane e continua a definire la distruzione della capacità missilistica del Paese come uno degli obiettivi centrali del conflitto.

Ad esempio, il Segretario di Stato Marco Rubio ha di recente parlato di un “grave ridimensionamento” della capacità di lancio iraniana. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha insistito sul calo del numero di missili e droni lanciati da Teheran, affermando che l’Iran è ancora in grado di colpire, ma con un’intensità molto inferiore rispetto all’inizio della guerra. Anche la stessa Casa Bianca ha sostenuto che gli attacchi balistici e con droni siano diminuiti del 90% e che due terzi delle strutture produttive iraniane siano state danneggiate o distrutte.

La strategia a lungo termine dell'Iran


Le valutazioni dell’intelligence americana delineano, invece, un quadro molto meno lineare. Gli Stati Uniti non ritengono di disporre ancora di una stima davvero affidabile del numero di rampe di lancio rimaste, ma ciò nonostante la valutazione è che l’Iran conservi ancora gran parte della capacità di impiegare l’arsenale residuo di missili balistici e le piattaforme di lancio ancora disponibili per colpire Israele e altri Paesi della regione.

Il calo nel ritmo degli attacchi iraniani, in questa ottica, non sarebbe dovuto soltanto all’efficacia dei bombardamenti subiti, ma anche al fatto che Teheran starebbe scegliendo volutamente di nascondere una quota maggiore delle rampe di lancio in bunker e caverne, nel tentativo di proteggerle dai raid e conservarle nel caso in cui la guerra si dovesse prolungare. L’obiettivo sarebbe quello di mantenere una capacità di pressione sia durante il conflitto sia nella fase successiva.

Anche con un arsenale ridotto e con un impiego più cauto delle proprie piattaforme di lancio, l’Iran ha continuato a colpire Israele. Le fonti parlano di circa 20 missili al giorno, spesso lanciati uno o due alla volta. Un funzionario occidentale ha indicato invece una forchetta fra 15 e 30 missili balistici e fra 50 e 100 droni kamikaze al giorno.

Le stime reali sulle capacità residue di Teheran restano però incerte. L’Iran, secondo le fonti dell'intelligence, starebbe impiegando molte "esche" e questo renderebbe difficile capire quante delle piattaforme di lancio apparentemente distrutte fossero vere. Anche le valutazioni americane precedenti alla guerra non sarebbero state del tutto precise. A complicare il quadro c’è poi la difficoltà di stabilire quanti sistemi di lancio siano davvero stati nascosti nei bunker o nelle caverne colpiti dagli attacchi.

In alcuni casi, inoltre, strutture sotterranee apparse inizialmente danneggiate sarebbero state rapidamente liberate e riportate in funzione. È uno degli elementi che rafforzano l’idea, contenuta nelle valutazioni americane, che l’Iran non sia stato per nulla privato della propria capacità di minacciare militarmente la regione.

Il controllo dello Stretto di Hormuz


Accanto alla questione delle capacità missilistiche iraniane resta aperta anche quella del controllo dello Stretto di Hormuz, che per Teheran continua a essere una leva strategica essenziale. Sempre secondo l'intelligence americana, l’Iran non avrebbe, infatti, alcuna intenzione di riaprire presto il passaggio, proprio perché il suo controllo di fatto su una delle principali arterie energetiche del mondo rappresenta il suo strumento di pressione più forte nei confronti degli Stati Uniti.

L’ipotesi è che Teheran possa continuare a ostacolare il traffico marittimo per mantenere artificialmente alti i prezzi dell’energia e aumentare la pressione su Donald Trump, alla ricerca di una via d’uscita rapida da una guerra sempre più impopolare tra gli elettori americani. Da parte sua, Trump ha finora minimizzato la difficoltà di riaprire lo Stretto e ha persino scritto su Truth Social che, con un po’ più di tempo, gli Stati Uniti potrebbero facilmente riaprirlo, prendere il petrolio e farne una fortuna.

Diversi analisti avvertono però che un’operazione militare per riaprire Hormuz comporterebbe rischi elevati e potrebbe trascinare gli Stati Uniti in un conflitto molto più lungo e sanguinoso. Anche se Washington riuscisse a controllare la costa meridionale iraniana e le isole dell’area, i Guardiani della Rivoluzione potrebbero continuare a minacciare il traffico con droni e missili lanciati dall’interno del Paese.

I Guardiani della Rivoluzione hanno già reso il passaggio molto più rischioso e costoso per molte navi commerciali, usando attacchi a imbarcazioni civili, mine e richieste di pedaggi. Le conseguenze sono già visibili nell’aumento del prezzo del petrolio e nelle difficoltà di approvvigionamento per i Paesi che dipendono dall’energia del Golfo. Ovviamente, per la Casa Bianca, il rincaro dell’energia rischia di alimentare l’inflazione e di trasformarsi in un serio problema politico per Trump ed i repubblicani in vista delle elezioni di midterm.

L'abbattimento del caccia americano


A rendere ancora più fragile la narrazione americana della superiorità militare è arrivato ieri l’abbattimento del primo caccia da combattimento statunitense colpito dal fuoco della contraerea iraniana dall’inizio della guerra. Si trattava di un F-15E Strike Eagle con due membri di equipaggio a bordo. Uno dei due membri dell'equipaggio è stato salvato con successo, mentre il secondo risulta ancora disperso a questa mattina.

L’abbattimento del caccia ha un valore operativo e simbolico. Negli ultimi giorni l’Amministrazione Trump aveva insistito sull’idea di una superiorità aerea ormai consolidata. L’F-15E non è un velivolo stealth, ma resta un aereo veloce, agile e progettato per missioni aria-aria e aria-terra. La sua perdita, insieme all’incertezza sul destino del secondo membro dell’equipaggio, apre un fronte delicato anche sul piano diplomatico e militare, soprattutto nel caso in cui l’aviatore disperso venisse catturato dall’Iran.

A peggiorare le cose c'è il fatto che, durante le operazioni di soccorso, almeno un elicottero Black Hawk americano sarebbe stato colpito dal fuoco da terra iraniano, pur riuscendo a raggiungere sano e salvo l’Iraq. Negli stessi momenti, un A-10 Warthog è precipitato nella regione del Golfo Persico e il pilota è stato tratto in salvo, ma le cause non sono state chiarite.

Le conseguenze per i civili iraniani


Sul terreno, intanto, i civili iraniani continuano a pagare il prezzo più alto della guerra. A Teheran, secondo le testimonianze oculari, la notte appena trascorsa è stata segnata da esplosioni, incendi e paura nei quartieri settentrionali della città. Famiglie intere si sono rifugiate nei bagni, nei corridoi o nei seminterrati dei palazzi per proteggersi dai bombardamenti.

La Human Rights Activists News Agency ha riferito che nelle ultime 24 ore sarebbero stati registrati un totale di almeno 206 attacchi in 13 province iraniane, con almeno un civile ucciso. La stessa organizzazione parla di almeno 1.607 morti civili dall’inizio della guerra. È il segno più evidente che, mentre Washington e Teheran misurano danni, deterrenza e capacità residue, il conflitto continua a travolgere la popolazione civile prima di tutto.

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Hegseth invoca Gesù per la guerra, papa Leone XIV lo smentisce


Il segretario alla Difesa chiede preghiere per la vittoria militare in Medio Oriente. Il pontefice risponde: la dominazione è "estranea alla via di Gesù Cristo"

Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha chiesto ai cittadini statunitensi di pregare "ogni giorno, in ginocchio" per una vittoria militare in Medio Oriente "nel nome di Gesù Cristo". Papa Leone XIV, il primo pontefice nato negli Stati Uniti, ha risposto con una visione opposta del cristianesimo.

Durante la messa del Giovedì Santo nella Basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale del vescovo di Roma, il papa ha dichiarato che la missione cristiana è stata spesso "distorta da un desiderio di dominazione, del tutto estraneo alla via di Gesù Cristo". Senza nominare Hegseth, Leone XIV ha aggiunto: "Tendiamo a considerarci potenti quando dominiamo, vittoriosi quando distruggiamo i nostri simili, grandi quando siamo temuti. Dio ci ha dato un esempio, non di come dominare, ma di come liberare; non di come distruggere la vita, ma di come donarla".

Non è la prima volta che il pontefice interviene sul tema. Già a fine marzo, in un'omelia domenicale, aveva avvertito che Gesù "non ascolta le preghiere di chi fa la guerra, ma le respinge". Le parole del papa si inseriscono nel contesto del conflitto in corso: da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato a bombardare l'Iran a fine febbraio, Leone XIV ha chiesto con costanza la fine delle violenze e un ritorno al dialogo.

Il pontefice ha mantenuto durante tutto il primo anno di pontificato un approccio prudente nei confronti della politica americana, evitando lo scontro diretto con la Casa Bianca. Ha preferito agire attraverso canali indiretti, come quando ha incoraggiato i vescovi statunitensi a sostenere con forza gli immigrati mentre il presidente Trump intensificava la campagna di espulsioni. Ha menzionato Trump per nome solo quando un giornalista gli ha chiesto direttamente se avesse un messaggio per il presidente.

"Mi dicono che il presidente Trump abbia recentemente dichiarato di voler porre fine alla guerra", ha detto il papa il 31 marzo fuori dalla residenza di Castel Gandolfo. "Si spera che stia cercando un modo per ridurre la quantità di violenza, di bombardamenti".

Leone XIV ha riferito di non aver parlato direttamente con Trump della guerra. Venerdì mattina, tuttavia, ha avuto una conversazione telefonica con il presidente israeliano Isaac Herzog, alla quale ha ribadito l'importanza del dialogo e della fine dei conflitti per garantire una "pace giusta e duratura" in Medio Oriente, come riportato in un comunicato vaticano.

Lo scontro, pur mai esplicitato in termini personali, segna una frattura evidente tra l'amministrazione Trump e il Vaticano sull'uso della retorica religiosa a sostegno dello sforzo bellico. Da un lato Hegseth che trasforma la preghiera cristiana in strumento di mobilitazione militare, dall'altro il papa che ricorda come il messaggio evangelico sia incompatibile con la logica della dominazione e della guerra.

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SpaceX IPO, OpenAI record finanziamento, Anthropic Mythos, il meglio della settimana


Il meglio della settimana + un editoriale scritto da noi.
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Buon sabato,
la notizia della settimana è sicuramente la tanto attesa IPO di SpaceX. Ma sono successe molte altre cose come il leak di migliaia di documenti di Anthropic che hanno portato a conoscere non solo direzioni strategiche ma anche mezzo milione di righe di codice. L'editoriale di oggi invece è dedicato ai cinquant'anni di Apple: a chi era e chi sarà. Buona lettura!

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Editoriale del sabato


Ispirato alle notizie della settimana.
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Felice (?) compleanno, Apple


La casa del mio amico Giulio è sempre stata in una penombra giustificata dalla ricerca di aria fresca, in una Firenze in cui di fresco c'è molto poco. È l'anno '99 e tra un armadio vecchio stile e una tenda un po' ingiallita dal fumo delle sigarette della madre di Giulio, si erge lui: l'iMac G3.

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Notizie della settimana


Una selezione delle notizie più rilevanti della settimana.

SpaceX ha depositato l'offerta pubblica iniziale


Business
SpaceX ha depositato in via confidenziale i documenti per la quotazione presso la Securities and Exchange Commission, il regolatore dei mercati negli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, l’offerta pubblica iniziale potrebbe raccogliere tra 40 e 80 miliardi di dollari e arrivare in Borsa già entro luglio. Per ora i documenti restano riservati, quindi mercato e investitori non possono ancora vedere dati su ricavi, costi e utili. A seguire l’operazione sono cinque grandi banche d’affari statunitensi.
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Fonte: The Wall Street Journal
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E una è andata

SpaceX è stata quindi la prima a depositare l'IPO, all'interno di un trio che si completa con Anthropic e OpenAI...
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OpenAI chiude il finanziamento più grande della Silicon Valley


Startup
OpenAI ha chiuso un aumento di capitale da 122 miliardi di dollari (record storico) che valuta la società 852 miliardi in vista di una possibile quotazione in Borsa entro la fine dell’anno. I principali sottoscrittori sono Amazon, Nvidia e SoftBank, con 110 miliardi complessivi, mentre oltre 3 miliardi arrivano da investitori facoltosi raggiunti tramite le banche. La società entrerà anche in alcuni fondi di investimento (ETF) gestiti dalla famosa ARK Invest. I nuovi fondi serviranno soprattutto a sostenere i costi dei chip per addestrare e far funzionare i modelli AI.
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Fonte: The Wall Street Journal
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Il lancio di Artemis II è partito con successo


Spazio
La missione Artemis II della NASA è partita dal Kennedy Space Center in Florida stanotte intorno alle 00:30 ora italiana, con quattro astronauti a bordo della capsula Orion, spinta dal razzo SLS, cioè Space Launch System. L’equipaggio, formato da tre statunitensi e da un canadese, è entrato in orbita terrestre e vi resterà per circa 25 ore per verificare i sistemi di bordo prima della traiettoria verso la Luna. Il volo durerà 10 giorni: il mezzo passerà attorno alla Luna, arriverà fino a circa 6.400 chilometri oltre e poi rientrerà con ammaraggio nell’oceano Pacifico. L'obiettivo è validare l'ambiente di atterraggio lunare e l'integrità dei sitemi per permettere, durante Artemis III, di mettere piede sulla Luna dopo 52 anni.
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Fonte: AP News
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Trapelato il nuovo modello ultra potente di Anthropic: Mythos


Intelligenza Artificiale
Un errore di configurazione del sistema che gestisce i contenuti di Anthropic ha reso accessibili quasi 3.000 risorse non pubblicate. Tra i materiali emersi c'è una bozza di blog post su Claude Mythos, descritto internamente come il modello più potente mai realizzato dall’azienda, più grande e più capace della linea Opus, oggi al vertice dell’offerta sopra Sonnet e Haiku. Il testo fa pensare all’arrivo di una nuova categoria separata sopra Opus e riporta anche il nome alternativo "Capybara". Nella bozza compare infine un riferimento a grossi rischi di sicurezza informatica legati al rilascio del modello, a causa delle sue altissime competenze nel campo cyber.
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Fonte: Testing Catalog
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Uber e WeRide avviano ufficialmente i robotaxi completamente autonomi a Dubai


Robotica
A Dubai Uber e WeRide hanno avviato un servizio di robotaxi completamente autonomi, prenotabili via app senza conducente né addetto di sicurezza a bordo, dopo una fase di test gratuita partita a dicembre con operatore umano. Il servizio copre varie aree della città, compresi distretti commerciali e industriali, ed è stato autorizzato il mese scorso dalla Roads and Transport Authority, l’ente che regola i trasporti locali. Uber integra i veicoli di WeRide nella propria piattaforma, mentre la gestione operativa delle flotte è affidata a un'azienda locale.
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Fonte: TechCrunch
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Meta sta testando Intagram Plus in vari paesi


Privacy
Meta sta testando Instagram Plus, una versione a pagamento di Instagram per ora disponibile solo in Filippine, Giappone e Messico a circa 2 dollari al mese. Il test, anticipato da Meta a gennaio come parte di un piano più ampio su formule premium per social e messaggistica, include funzioni che ampliano il controllo sulle storie, fra cui la possibilità di visualizzarle in via anonima, vedere quante persone la guardano due volte, creare gruppi di pubblico aggiuntivi oltre a follower e Amici più stretti, estenderne la durata e una ricerca avanzata degli spettatori di una storia.
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Fonte: 9to5Mac
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Le scorte di elio dei produttori di chip sudcoreani dureranno fino a giugno


Business
I produttori sudcoreani di chip, tra cui Samsung Electronics e SK Hynix, avrebbero scorte di elio sufficienti fino a giugno, quindi senza carenze immediate ma pur sempre a rischio. Il disagio è dovuto all’aumento dei prezzi a causa delle interruzioni delle operazioni sul gas in Qatar, dopo l’escalation militare che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele. L’elio è usato nella fabbricazione dei semiconduttori e il Qatar è tra i principali fornitori mondiali. Secondo fonti governative e industriali, le riserve coprono da quattro a sei mesi, mentre alcuni fornitori stanno aumentando gli acquisti dagli Stati Uniti e accettando sovrapprezzi per ridurre il rischio di interruzioni se il conflitto dovesse durare più a lungo.
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Fonte: Reuters
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Se continua la guerra

Il conflitto non è come tanti altri che vediamo nel mondo perché i paesi arabi di quella zona hanno sia snodi che...
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Il Garante per la Privacy sanziona Intesa Sanpaolo per 31,8 milioni di euro


Privacy
L’indagine, iniziata dopo un data breach notificato a luglio 2024, ha accertato che un dipendente ha consultato senza motivo le informazioni bancarie di 3.573 clienti con oltre 6.600 accessi tra febbraio 2022 e aprile 2024. Secondo l’autorità, la banca non aveva controlli adeguati per rilevare accessi anomali, anche su clienti più esposti come soggetti con incarichi pubblici. Il Garante ha inoltre contestato una notifica incompleta e tardiva dell’incidente e la comunicazione ai clienti solo dopo un suo intervento nel novembre 2024.
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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Mistral rilascia un nuovo modello open source per la generazione vocale


Intelligenza Artificiale
La francese Mistral ha presentato Voxtral TTS, un modello open source di sintesi vocale pensato per assistenti vocali e applicazioni aziendali come vendite, relazione con i clienti e supporto. Entra così in concorrenza con gruppi come ElevenLabs, Deepgram e OpenAI, ma con la differenza che Voxtral è specializzata in nove lingue, tra cui italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, hindi e arabo. Secondo l’azienda può ricreare una voce personalizzata con meno di cinque secondi di campione audio. È basato su Ministral 3B, modello leggero che funziona anche su smartphone, laptop o smartwatch, e rientra nella strategia con cui Mistral vuole costruire una piattaforma completa per testo, audio e immagini.
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Fonte: TechCrunch
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Perché è importante?

In Europa spesso soffriamo il lavoro anche solo testuale nella nostra lingua, non abbiamo ancora il livello di...
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Il CERN ha effettuato la prima consegna di antimateria con un camion


Scienza
Il CERN ha completato il primo trasporto su strada di antimateria dimostrando che un campione di 92 antiprotoni (particelle con la stessa massa dei protoni ma carica opposta) può restare confinato durante il viaggio senza annichilirsi a contatto con la materia. Il test si è svolto su circa 10 chilometri dentro il campus usando una trappola portatile criogenica di Penning, che blocca particelle cariche con campi magnetici ed elettrici, mantenuta a -268 gradi Celsius. L’obiettivo è portare gli antiprotoni fuori dalle aree del CERN soggette a disturbi, così da migliorare la precisione degli esperimenti sulle simmetrie fondamentali da 100 a 1.000 volte.
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Fonte: ScienceAlert
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Wikipedia vieta i contenuti generati dall'IA


Intelligenza Artificiale
La comunità che gestisce Wikipedia in lingua inglese ha aggiornato le proprie regole interne vietando l’uso dei grandi modelli linguistici per scrivere nuove voci o riscrivere contenuti già presenti, dopo un dibattito interno e una votazione tra gli editor. La comunità ritiene che questi sistemi entrino spesso in conflitto con i principi centrali dell’enciclopedia, basati su verificabilità delle fonti e gestione umana del contenuto. Restano ammesse solo due eccezioni: traduzioni e correzioni minime di forma su testi scritti dagli editor, ma solo dopo revisione umana e senza aggiungere informazioni proprie o alterare il senso del testo.
~
Fonte: The Guardian
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Letture interessanti


Della settimana, in lingua inglese.

La storia dietro al più grande affare mai concluso da Google: l'acquisizione di DeepMind


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Il crollo improvviso del prodotto più pubblicizzato di OpenAI dai tempi di ChatGPT


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Incontra la startup che ha usato l'IA e OpenClaw per automatizzare i suoi sviluppatori


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Apple compie 50 anni: come una startup nata in un garage è diventata un colosso da 3,5mila miliardi di dollari


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Notizie veloci


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OpenAI accantona "a tempo indeterminato" i piani per il ChatGPT erotico


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L'impennata del numero di utenti di Waymo in un grafico


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Trapelata la Dynamic Island del prossimo iPhone 18 Pro (foto)


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Beehiiv si espande nel mondo dei podcast, puntando a competere con Patreon


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Tool della settimana

Clico


Questa è un'estensione gratuita per Chrome e funziona così: ogni volta che clicchi su un campo di testo puoi premere "CMD+O" per far apparire un chatbot che scrive al posto tuo oppure riguarda ciò che scrivi o ciò che è scritto sulla pagina.

Link: tryclico.com

Video della settimana

youtube.com/embed/ukWwV5peW14?…

Come la Cina gioca a lungo termine contro Trump


Questo bellissimo e completo servizio di Bloomberg dà una panoramica chiara sull'attualissima gara Cina-USA spiegando tanti dettagli di cui non si parla ogni giorno.

Vedi video su youtube.com (eng - 10:33)


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La casa del mio amico Giulio è sempre stata in una penombra giustificata dalla ricerca di aria fresca, in una Firenze in cui di fresco c'è molto poco. È l'anno '99 e tra un armadio vecchio stile e una tenda un po' ingiallita dal fumo delle sigarette della madre di Giulio, si erge lui: l'iMac G3.

Io sono un bambino di nove anni ma sono affascinato dal contenitore trasparente che lascia intravedere chip e schede. In generale mi appare come un oggetto da ricchi e penso «Non lo avrò mai».

Infatti ho dovuto aspettare undici anni prima di comprare il primo Mac, e ho dovuto aspettare di imparare a programmare, fare siti web per altri e farmi pagare, perché la paghetta di una famiglia che abita alle case popolari non basta.

Prima però ci sono stati il mio primo iPod e l'iPad Mini, oltre che l'iPhone 5, che ha inaugurato il mio "lignaggio" personale (l'iPod era acquistabile ma per gli altri due ho dovuto fare altri siti web). La moneta di scambio dunque per ottenere questi device era parlare la loro stessa lingua, o linguaggio.

Perché ci piace Apple? E perché non ci piace Apple?

Negli anni ho capito che chi ama Apple lo fa per una questione di usabilità e design: l'attenzione maniacale ad ogni singolo dettaglio non è solo un piacere al momento dell'utilizzo ma è anche espressiva di una vision nella quale gli utenti si adagiano e spesso si identificano. A chi non piace Apple semplicemente non interessa la parte di design o banalmente ha altri gusti.

Sono cambiate tante cose dalla dipartita di Jobs. È evidente che la sua ossessione non sia replicabile e, come spesso accade con le figure geniali e carismatiche, chi viene dopo difficilmente riesce a gestire tutte le sfide.

Infatti, possiamo dirlo, Apple ha fatto molto male con l'intelligenza artificiale — quasi non poteva fare peggio: non ha un LLM proprietario e non sappiamo se ce lo avrà mai; quando l'IA ha preso piede tutti i suoi team interni funzionavano a compartimenti stagni mentre l'IA deve integrarsi con tutto e tutti (nel loro caso, Siri) quindi prima ancora di scrivere codice hanno dovuto ristrutturare tutti i reparti con anche tanti licenziamenti; e poi, hanno venduto un'intera linea di iPhone 16 sulla promessa di un Siri AI a marzo 2025 che non è mai arrivato, poi lo hanno promesso a marzo 2026 (dopo una class action da parte di chi ha acquistato iPhone 16) e non è arrivato — oggi mentre scrivo l'editoriale, stiamo tutti sperando di vedere qualcosa a settembre.

Jobs era molto bravo a immaginarsi il futuro: vedeva un trend e la sua mente sognava dispositivi e servizi, fino a concretizzarli. Non è una considerazione nostalgica, più un'osservazione sulla leadership: tutti sapevano che OpenAI e DeepMind stavano iniziando ad addestrare i loro modelli molti anni prima della diffusione main stream di queste tecnologie (con GPT-3.5, novembre 2022): perché il management di Apple non ha individuato la natura completamente disruptive e rivoluzionaria di questa nuova tecnologia e non ha lavorato sui rischi della loro competitività? Perché si è ritrovata solo due anni fa a ristrutturare i dipartimenti per farli parlare fra di loro? Queste sono aziende che dietro hanno le agenzie di advisory più grandi al mondo ed eserciti di analisti. Che cosa è successo?

La risposta non la conosciamo, Apple non si espone, e tutto quello che sappiamo ci arriva dalle poche esclusive interviste del Wall Street Journal che abbiamo condiviso e commentato insieme l'anno scorso.

Sta di fatto che il futuro prossimo è fatto di wearable e di agenti AI — possiamo davvero ridurre tutto a questi due grandi elementi. Significa che i prodotti di punta saranno in gran parte occhiali, auricolari e pin, mentre gli agenti AI sfideranno i designer (come me) a pensare a un nuovo modo di creare interfacce, fatte di conversazioni vocali e non.

Se la vediamo da questo punto di vista, Apple purtroppo, di nuovo, è messa male: non ha smart glasses ma solo i dati di utilizzo e vendita del Vision Pro, che non ha compiaciuto i mercati; non ci sono progetti di pin (le spille) mentre gli AirPods si stanno muovendo verso una versione AI, sì, ma il problema è che è l'AI stessa nemmeno esiste. Attualmente c'è un team che sta lavorando sulla parte di foundational models per cercare di creare un LLM proprietario ma tutta l'infrastruttura del nuovo Siri si appoggia a Gemini, e inoltra le richieste a ChatGPT e altri quando la domanda è troppo complessa.

C'è davvero ancora una grande eccellenza nel design e nell'usabilità di Apple, mentre vedo molti buchi a livello di strategia e di business (che però intaccano anche il design). Il mondo del software è cresciuto così tanto che non si tratta più di scegliere tra design skewmorphic o flat, ma di immaginarsi come un'intelligenza tanto artificiale quanto complicata possa assistere una persona. È come prendere un organismo senziente, in grado di parlare e di compiere task fuori dalla nostra portata, e farlo "vivere" all'interno di un contenitore.

La storia ha visto grandi colossi crollare per mancanza di tempismo, e lo abbiamo visto anche recentemente con Intel, che non è stata fatta fuori perché è stata salvata dall'amministrazione Trump, ma che ci è andata molto vicino. Onestamente penso che Apple si rimetterà in carreggiata, perché partner come Google e OpenAI non gli stanno chiudendo la porta in faccia. Quello di cui ha bisogno adesso è di tanta forza e precisione, perché quando lancerà i suoi primi smart glasses dovrà competere con i Meta Ray-Ban Display, che già oggi contano una lunga permanenza sul mercato; quando lancerà Siri AI dovrà competere con ChatGPT, Claude e Gemini; quando lancerà il suo primo pin o auricolare dovrà competere con OpenAI, che ne sta disegnando uno proprio con il designer storico di Apple Jony Ive.

La strada è tortuosa ma questo nuovo livello di complessità tecnologica è una sfida per tutti. Buon compleanno Apple.


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Felice (?) compleanno, Apple


Un'azienda che ha dato tanto e alla quale oggi viene chiesto di più.

La casa del mio amico Giulio è sempre stata in una penombra giustificata dalla ricerca di aria fresca, in una Firenze in cui di fresco c'è molto poco. È l'anno '99 e tra un armadio vecchio stile e una tenda un po' ingiallita dal fumo delle sigarette della madre di Giulio, si erge lui: l'iMac G3.

Io sono un bambino di nove anni ma sono affascinato dal contenitore trasparente che lascia intravedere chip e schede. In generale mi appare come un oggetto da ricchi e penso «Non lo avrò mai».

Infatti ho dovuto aspettare undici anni prima di comprare il primo Mac, e ho dovuto aspettare di imparare a programmare, fare siti web per altri e farmi pagare, perché la paghetta di una famiglia che abita alle case popolari non basta.

Prima però ci sono stati il mio primo iPod e l'iPad Mini, oltre che l'iPhone 5, che ha inaugurato il mio "lignaggio" personale (l'iPod era acquistabile ma per gli altri due ho dovuto fare altri siti web). La moneta di scambio dunque per ottenere questi device era parlare la loro stessa lingua, o linguaggio.

Perché ci piace Apple? E perché non ci piace Apple?

Negli anni ho capito che chi ama Apple lo fa per una questione di usabilità e design: l'attenzione maniacale ad ogni singolo dettaglio non è solo un piacere al momento dell'utilizzo ma è anche espressiva di una vision nella quale gli utenti si adagiano e spesso si identificano. A chi non piace Apple semplicemente non interessa la parte di design o banalmente ha altri gusti.

Sono cambiate tante cose dalla dipartita di Jobs. È evidente che la sua ossessione non sia replicabile e, come spesso accade con le figure geniali e carismatiche, chi viene dopo difficilmente riesce a gestire tutte le sfide.

Infatti, possiamo dirlo, Apple ha fatto molto male con l'intelligenza artificiale — quasi non poteva fare peggio: non ha un LLM proprietario e non sappiamo se ce lo avrà mai; quando l'IA ha preso piede tutti i suoi team interni funzionavano a compartimenti stagni mentre l'IA deve integrarsi con tutto e tutti (nel loro caso, Siri) quindi prima ancora di scrivere codice hanno dovuto ristrutturare tutti i reparti con anche tanti licenziamenti; e poi, hanno venduto un'intera linea di iPhone 16 sulla promessa di un Siri AI a marzo 2025 che non è mai arrivato, poi lo hanno promesso a marzo 2026 (dopo una class action da parte di chi ha acquistato iPhone 16) e non è arrivato — oggi mentre scrivo l'editoriale, stiamo tutti sperando di vedere qualcosa a settembre.

Jobs era molto bravo a immaginarsi il futuro: vedeva un trend e la sua mente sognava dispositivi e servizi, fino a concretizzarli. Non è una considerazione nostalgica, più un'osservazione sulla leadership: tutti sapevano che OpenAI e DeepMind stavano iniziando ad addestrare i loro modelli molti anni prima della diffusione main stream di queste tecnologie (con GPT-3.5, novembre 2022): perché il management di Apple non ha individuato la natura completamente disruptive e rivoluzionaria di questa nuova tecnologia e non ha lavorato sui rischi della loro competitività? Perché si è ritrovata solo due anni fa a ristrutturare i dipartimenti per farli parlare fra di loro? Queste sono aziende che dietro hanno le agenzie di advisory più grandi al mondo ed eserciti di analisti. Che cosa è successo?

La risposta non la conosciamo, Apple non si espone, e tutto quello che sappiamo ci arriva dalle poche esclusive interviste del Wall Street Journal che abbiamo condiviso e commentato insieme l'anno scorso.

Sta di fatto che il futuro prossimo è fatto di wearable e di agenti AI — possiamo davvero ridurre tutto a questi due grandi elementi. Significa che i prodotti di punta saranno in gran parte occhiali, auricolari e pin, mentre gli agenti AI sfideranno i designer (come me) a pensare a un nuovo modo di creare interfacce, fatte di conversazioni vocali e non.

Se la vediamo da questo punto di vista, Apple purtroppo, di nuovo, è messa male: non ha smart glasses ma solo i dati di utilizzo e vendita del Vision Pro, che non ha compiaciuto i mercati; non ci sono progetti di pin (le spille) mentre gli AirPods si stanno muovendo verso una versione AI, sì, ma il problema è che è l'AI stessa nemmeno esiste. Attualmente c'è un team che sta lavorando sulla parte di foundational models per cercare di creare un LLM proprietario ma tutta l'infrastruttura del nuovo Siri si appoggia a Gemini, e inoltra le richieste a ChatGPT e altri quando la domanda è troppo complessa.

C'è davvero ancora una grande eccellenza nel design e nell'usabilità di Apple, mentre vedo molti buchi a livello di strategia e di business (che però intaccano anche il design). Il mondo del software è cresciuto così tanto che non si tratta più di scegliere tra design skewmorphic o flat, ma di immaginarsi come un'intelligenza tanto artificiale quanto complicata possa assistere una persona. È come prendere un organismo senziente, in grado di parlare e di compiere task fuori dalla nostra portata, e farlo "vivere" all'interno di un contenitore.

La storia ha visto grandi colossi crollare per mancanza di tempismo, e lo abbiamo visto anche recentemente con Intel, che non è stata fatta fuori perché è stata salvata dall'amministrazione Trump, ma che ci è andata molto vicino. Onestamente penso che Apple si rimetterà in carreggiata, perché partner come Google e OpenAI non gli stanno chiudendo la porta in faccia. Quello di cui ha bisogno adesso è di tanta forza e precisione, perché quando lancerà i suoi primi smart glasses dovrà competere con i Meta Ray-Ban Display, che già oggi contano una lunga permanenza sul mercato; quando lancerà Siri AI dovrà competere con ChatGPT, Claude e Gemini; quando lancerà il suo primo pin o auricolare dovrà competere con OpenAI, che ne sta disegnando uno proprio con il designer storico di Apple Jony Ive.

La strada è tortuosa ma questo nuovo livello di complessità tecnologica è una sfida per tutti. Buon compleanno Apple.

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La rassegna stampa di sabato 4 aprile 2026


L'Iran abbatte un caccia USA mentre Trump nomina Vance "zar delle frodi" contro gli stati democratici. Proposto bilancio record da 1.500 miliardi per la Difesa

Questa è la rassegna stampa di sabato 4 aprile 2026

Un caccia americano abbattuto dall'Iran durante le operazioni militari


L'Iran ha abbattuto un F-15E Strike Eagle americano nel suo spazio aereo, costringendo l'equipaggio a lanciarsi con il paracadute e dando inizio a una missione di ricerca e soccorso. Uno dei due membri dell'equipaggio è stato recuperato, mentre due elicotteri di soccorso sono stati colpiti dal fuoco iraniano durante le operazioni. Un secondo aereo A-10 Warthog si è schiantato nel Golfo Persico in un incidente separato.

Fonti: Financial Times, The Hill, BBC

Trump nomina Vance "zar delle frodi" per una campagna contro gli stati democratici


Il presidente Trump ha nominato il vicepresidente JD Vance come "zar delle frodi" per guidare una campagna contro presunte irregolarità negli stati democratici. Trump ha dichiarato su Truth Social che il problema delle frodi è "massiccio e pervasivo", mentre le autorità hanno già annunciato una serie di arresti in California. L'iniziativa è stata criticata dai democratici come priva di fondamento.

Fonti: The Guardian, The Guardian

Trump propone un bilancio della Difesa da 1.500 miliardi di dollari per il 2027


L'amministrazione Trump ha richiesto al Congresso un aumento del 42% della spesa per la difesa, portandola a 1.500 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2027. Contemporaneamente, il presidente propone tagli del 10% a tutte le altre spese governative. La proposta include anche 152 milioni di dollari per ripristinare Alcatraz come prigione federale.

Fonti: Semafor, The Hill, New York Times

Più di venti procuratori generali democratici fanno causa a Trump per le restrizioni al voto postale


Oltre venti procuratori generali democratici hanno presentato una causa per contestare l'ordine esecutivo di Trump che limita il voto per corrispondenza. L'ordine dirige il Servizio Postale degli Stati Uniti a non inviare schede elettorali per posta a persone non presenti in una lista predeterminata di cittadini idonei. I democratici sostengono che si tratta di un tentativo incostituzionale di privare del diritto di voto i cittadini.

Fonti: The Guardian, The Hill, BBC

Trump ordina il pagamento di tutti i dipendenti del Dipartimento di Sicurezza Nazionale durante lo shutdown


Il presidente ha emesso un ordine esecutivo che garantisce stipendi e benefici a tutti i dipendenti del Dipartimento di Sicurezza Nazionale durante il parziale shutdown del governo, ora al 49° giorno. L'ordine, intitolato "Liberare il Dipartimento di Sicurezza Nazionale dallo Shutdown causato dai Democratici", è simile a quello emesso la scorsa settimana per i dipendenti della TSA.

Fonti: The Guardian, The Hill, Bloomberg

Il rapporto sui posti di lavoro di marzo supera le aspettative con 178.000 nuove posizioni


L'economia americana ha aggiunto 178.000 posti di lavoro a marzo, superando le previsioni degli analisti. Il tasso di disoccupazione è sceso dopo la fine di uno sciopero nel settore sanitario e il miglioramento delle condizioni meteorologiche invernali. I dati mostrano un mercato del lavoro più forte del previsto, fornendo un quadro positivo dell'economia sotto la nuova amministrazione.

Fonti: New York Times

L'intelligence americana riferisce che l'Iran sta riparando rapidamente i bunker missilistici


Secondo i rapporti dell'intelligence statunitense, l'Iran sta riparando velocemente le sue installazioni missilistiche danneggiate negli attacchi precedenti. Questi rapporti gettano dubbi su quanto sia vicino l'obiettivo americano di distruggere la capacità missilistica iraniana, un elemento chiave nella strategia militare. La rapidità delle riparazioni solleva preoccupazioni sulla durata degli effetti dei bombardamenti.

Fonti: New York Times

Il senatore repubblicano Curtis chiede la fine delle operazioni in Iran senza dichiarazione di guerra formale


Il senatore John Curtis (R-Utah) ha dichiarato che non sosterrà l'offensiva militare USA-Israele in Iran se il conflitto raggiungerà i 60 giorni senza l'approvazione del Congresso. Curtis cita la Risoluzione sui Poteri di Guerra del 1973 che limita il periodo di tempo del presidente per rispondere alle "minacce emergenti" senza autorizzazione congressuale. La sua posizione evidenzia le crescenti tensioni all'interno del Partito Repubblicano riguardo al conflitto.

Fonti: The Hill

L'arcivescovo militare americano questiona la giustezza morale della guerra in Iran


L'arcivescovo Timothy Broglio, capo di tutti i cappellani cattolici nelle forze armate statunitensi, ha messo in dubbio la campagna militare americana in Iran dicendo che "sotto la teoria della guerra giusta - non lo è". Broglio ha dichiarato alla CBS News che, mentre l'Iran "era una minaccia con armi nucleari", fare guerra allo stato teocratico costituisce "compensare una minaccia prima che la minaccia si realizzi effettivamente".

Fonti: The Guardian

La NASA pubblica le prime foto della Terra dalla missione Artemis II verso la Luna


La NASA ha rilasciato le prime immagini spettacolari della Terra scattate dalla missione Artemis II, la prima missione dal 1972 a portare persone intorno alla Luna. Le foto sono state scattate il terzo giorno della missione dal comandante Reid Wiseman a bordo della capsula Orion. Le immagini mostrano la Terra in tutto il suo splendore mentre l'equipaggio si dirige verso la Luna, segnando un momento storico per l'esplorazione spaziale americana.

Fonti: New York Times, BBC

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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Come la guerra in Iran sta indebolendo Trump


Il presidente perde consenso tra giovani, latinos e indipendenti. I prezzi della benzina salgono di un dollaro al gallone e i tassi sui mutui tornano sopra il 6,5%

Donald Trump ha tenuto mercoledì sera un raro discorso alla nazione per difendere la guerra aerea in Iran, promettendo che i bombardamenti finiranno "in due o tre settimane" e che l'economia americana ne uscirà rafforzata. Ma i numeri raccontano una storia diversa: il gradimento del presidente è sceso al 39% nella media di Nate Silver, il punto più basso del suo secondo mandato, con alcuni sondaggi di alta qualità che lo collocano ancora più in basso, in una zona che ricorda i livelli di George W. Bush dopo l'uragano Katrina.

Il discorso, scrive Peter Hamby su Puck, è stato di per sé un'ammissione di debolezza politica. Trump non gioca più in attacco. Ha chiesto pazienza e spirito di sacrificio agli americani, un appello che contraddice l'intera carriera politica di un presidente costruito sulla promessa di risultati immediati. Ha assicurato che i prezzi della benzina scenderanno, che lo Stretto di Hormuz "si riaprirà naturalmente" e che le azioni in borsa, in calo di oltre il 4% dall'inizio del conflitto, "risaliranno rapidamente".

I dati economici, però, vanno nella direzione opposta. Il prezzo medio della benzina è salito di oltre un dollaro al gallone dall'inizio della guerra. In Stati chiave come Michigan, Arizona e Nevada, che Trump conquistò promettendo di abbassare i prezzi, la benzina supera ora i 4 dollari al gallone. I futures sul petrolio sono aumentati di oltre il 60% nell'ultimo mese e hanno continuato a salire giovedì, dopo che il discorso presidenziale non è riuscito a calmare i timori sull'impatto economico del conflitto. Secondo il Wall Street Journal, i prezzi a marzo sono cresciuti di 43,96 dollari al barile, l'aumento mensile più alto da quando i futures sul greggio West Texas Intermediate hanno iniziato a essere negoziati nel 1983.

Le conseguenze si estendono oltre il petrolio. L'aumento dei costi dei fertilizzanti costringe gli agricoltori americani, già alle prese con l'incertezza dei dazi, a ridurre le coltivazioni di mais e grano. I tassi sui mutui a 30 anni, che stavano finalmente scendendo prima della guerra e avvicinavano l'acquisto di una casa a chi ne era escluso dalla pandemia in poi, sono tornati sopra il 6,5% a causa dei timori di inflazione. "Non riusciamo a occuparci degli asili nido", ha detto Trump durante un pranzo pasquale a porte chiuse, poche ore prima del discorso. "Stiamo combattendo guerre".

Il gradimento del presidente sull'economia è negativo di 23 punti. Quello sull'inflazione lo è di 32 punti, un dato peggiore di quello registrato da Joe Biden quando lasciò l'incarico. Un sondaggio Harvard/Harris di questa settimana ha rivelato che più elettori preferiscono la gestione economica di Biden a quella di Trump. Nella stessa rilevazione la grande maggioranza degli intervistati attribuisce il caro vita al presidente in carica, non al suo predecessore.

Ciò che rende la situazione di Trump diversa da quella di altri presidenti in difficoltà è che la crisi è in gran parte autoinflitta. Il conflitto in Iran è una scelta che nessuno nel mondo chiedeva, lanciata in un anno elettorale, e rappresenta una rottura con due promesse centrali della campagna del 2024: porre fine alle costose avventure militari all'estero e rendere la vita più accessibile per gli americani. Poco più di un mese fa, nel discorso sullo Stato dell'Unione, Trump aveva promesso di abbassare i prezzi al supermercato, ridurre i costi dei farmaci, rendere le case più accessibili e contenere le tariffe energetiche, vantandosi che la benzina costava "solo 2,30 dollari al gallone nella maggior parte degli Stati".

Il malcontento attraversa anche il mondo conservatore. Bradley Devlin, caporedattore politico del Daily Signal, testata di orientamento conservatore, ha scritto su X che milioni di americani avrebbero sostenuto con entusiasmo l'agenda di politica interna di Trump, ma che "nessuno se la ricorda più. È stato tutto stravolto". Il suo post è stato condiviso da Raheem Kassam, direttore del National Pulse e comproprietario del Butterworth's, il locale di Capitol Hill frequentato da funzionari e sostenitori del presidente. Kassam ha diffuso i sondaggi negativi sulla guerra, tra cui la media di RealClearPolitics che mostra un 54% di americani contrari al conflitto, con una tendenza in peggioramento.

I sondaggi indicano che circa l'80% dei repubblicani sostiene ancora la guerra. Ma i repubblicani da soli non bastarono a eleggere Trump. La vittoria del 2024 su Kamala Harris fu costruita sugli elettori indecisi, i padri di famiglia delle periferie, gli indipendenti, i giovani uomini e i latinos. Quei consensi si stanno dissolvendo. Secondo SocialSphere, un anno fa il 55% degli uomini tra i 18 e i 29 anni approvava Trump. Prima della guerra il dato era sceso al 45%. Ora è al 38%. Il gradimento tra gli elettori latinos è al 32%, secondo un sondaggio YouGov/Economist. Tra gli indipendenti è crollato al 22%, con un sostegno alla guerra ancora più basso.

Sono numeri che Hamby definisce "calamitosi" per un presidente a poco più di un anno dall'insediamento, alla vigilia delle elezioni di metà mandato di novembre. Trump ha fatto la cosa che in politica non si dovrebbe mai fare: ha guardato gli elettori negli occhi, ha fatto promesse e poi le ha infrante.

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Il mercato del lavoro Usa riparte a marzo: 178 mila posti in più, disoccupazione scende al 4,3%


Dopo il calo di febbraio, le nuove assunzioni accelerano oltre le attese. Sanità, costruzioni e trasporti trainano la ripresa, mentre continua la contrazione dei posti di lavoro nel governo federale.

Il mercato del lavoro statunitense è tornato a crescere con forza a marzo, con 178 mila nuovi posti di lavoro creati e un tasso di disoccupazione sceso al 4,3 per cento. Dopo la frenata di febbraio, il nuovo dato segna quindi un rimbalzo superiore alle attese degli economisti e offre una prima fotografia della tenuta dell’occupazione nel mese in cui è iniziata la guerra in Iran. Le imprese hanno assunto quasi 3 volte più del previsto, nonostante un contesto ancora segnato da forte incertezza economica. Il dato suggerisce che, almeno per ora, il mercato del lavoro americano abbia assorbito il primo contraccolpo. Resta però da capire se riuscirà a mantenere questo ritmo anche nei prossimi mesi.
Il mercato del lavoro USA

A trainare la crescita di marzo è stata ancora una volta la sanità, con 76 mila posti di lavoro in più, oltre un terzo del totale. Sul dato ha inciso anche il rientro di parte del personale dopo la fine di uno sciopero in California. Hanno contribuito anche le costruzioni, con 26 mila posti in più, i trasporti e la logistica, con 21 mila, il manifatturiero, con 15 mila, e il settore del tempo libero e dell’ospitalità, con 44 mila occupati in più. Continua invece la contrazione dell’occupazione nel governo federale. A marzo sono andati persi altri 18 mila posti, portando il calo complessivo a 355 mila dall’ottobre 2024, pari a una riduzione dell’11,8% rispetto al picco di allora.

Le revisioni dei mesi precedenti restituiscono un quadro più misto. A febbraio l’economia ha perso 133 mila posti di lavoro, 41 mila in più rispetto alla prima stima, in un mese condizionato da uno sciopero nel settore sanitario e dal maltempo invernale. Gennaio è stato invece rivisto al rialzo, da 126 mila a 160 mila posti di lavoro creati. Accanto ai segnali di forza emergono però anche elementi di debolezza. I salari orari medi nel settore privato sono saliti del 3,5% su base annua, il ritmo più lento dal 2021 e appena sufficiente a tenere il passo dell’inflazione. Su base mensile, l’aumento è stato dello 0,2%. La settimana lavorativa media si è inoltre accorciata a 34,2 ore, un dato che può tradursi in retribuzioni complessive più basse.

Anche la partecipazione al mercato del lavoro mostra qualche segnale di rallentamento. La quota di persone tra i 25 e i 54 anni che lavorano o cercano un impiego è scesa leggermente all’83,8%, dopo una lunga fase di stabilità. Il tasso di assunzione, già a febbraio, era sceso su livelli che non si vedevano dal 2020. Per questo anche il calo della disoccupazione va letto con cautela, perché nello stesso mese si è ridotta anche la forza lavoro. Sul fronte opposto, però, i licenziamenti restano contenuti. Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione da parte dei lavoratori licenziati sono vicine ai minimi degli ultimi due anni, segno che molte aziende continuano a trattenere il personale dopo le difficoltà incontrate nel ricostruire gli organici nel periodo successivo alla pandemia.

Il rapporto segnala un calo nei tassi di disoccupazione di diversi gruppi demografici ed etnici, ma il dato che appare più chiaramente in diminuzione a marzo è quello dei lavoratori di origine asiatica, sceso al 3,7% dal 4,8% precedente. Per gli altri gruppi principali, il quadro mensile resta più stabile, pur con alcune oscillazioni.

Resta però aperto, però, il nodo dell’effetto della guerra in Iran. I dati di marzo precedono in buona parte l’impatto più ampio che il rialzo dei prezzi dell’energia potrebbe avere sull’economia globale. Se il petrolio dovesse restare su livelli elevati, il rischio sarebbe quello di un doppio colpo: meno occupazione e più inflazione. In altre parole, uno scenario di stagflazione. Il dato di marzo restituisce quindi l’immagine di un mercato del lavoro ancora resiliente nelle prime settimane del conflitto. La vera incognita, adesso, è capire se questa tenuta basterà a reggere gli effetti più duraturi della guerra e del rincaro energetico.

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Caccia Usa abbattuto in Iran, corsa contro il tempo per trovare l’equipaggio


Fonti giornalistiche e media iraniani riferiscono che un caccia americano è stato colpito durante un raid sul Paese, uno dei due membri dell'equipaggio è stato tratto in salvo. Si tratta del primo velivolo statunitense abbattuto dal fuoco nemico dall’inizio della guerra.

L’Iran ha abbattuto un caccia statunitense durante un attacco aereo sul proprio territorio, in quello che rappresenta il primo episodio del genere dall’inizio della guerra. A bordo del velivolo c’erano due persone e sono in corso operazioni di ricerca e soccorso per tentare di localizzarle prima che vengano intercettate dalle forze iraniane. Per ora non è arrivata una conferma ufficiale della perdita dell’aereo da parte degli Stati Uniti, ma la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha riferito che il presidente Donald Trump è stato già informato dell’accaduto.

Jet Usa abbattuto in Iran — analisi

Analisi

Jet Usa abbattuto in Iran, la corsa per trovare l’equipaggio


Ricerca e soccorso, difesa aerea iraniana ancora attiva e nuovi rischi per Washington nel conflitto in corso.

Aggiornamento Uno dei due membri dell'equipaggio è stato tratto in salvo, le ricerche vanno avanti per il secondo.

✈️ Quadro 🚁 Equipaggio ⚠️ Escalation ⛽ Energia

Il quadro

F-15E
Il modello del caccia abbattuto

Primo caso
Si tratta del primo jet Usa abbattuto dal fuoco nemico dall’inizio della guerra


Cosa sappiamo Rottami e seggiolino eiettabile
+

  • I media iraniani hanno diffuso immagini che mostrerebbero rottami del velivolo.
  • Nel materiale diffuso compare anche uno dei seggiolini eiettabili.


Perché pesa sul conflitto Mette in dubbio la tesi di una difesa aerea iraniana già neutralizzata
+

Missili, droni, difese costiere e sistemi antiaerei iraniani non sarebbero stati ridotti nella misura più volte descritta dalla Casa Bianca.

La ricerca dell’equipaggio

1 salvato
Uno dei due membri dell’equipaggio è stato tratto in salvo

1 disperso
Le ricerche proseguono per localizzare il secondo


La finestra di recupero La priorità è arrivare prima delle forze iraniane nella zona dell’abbattimento
+

E' una vera e propria corsa contro il tempo. La tv di Stato iraniana ha invitato i civili presenti nell’area a cercare i membri dell’equipaggio, promettendo una ricompensa a chi li avesse trovati vivi e consegnati alle forze di sicurezza.

Mezzi citati Elicotteri nell’area e, secondo una ricostruzione, un C-130 americano
+

  • Elicotteri presenti nella zona.
  • Un velivolo che sarebbe finito sotto il fuoco e si sarebbe ritirato.
  • Coinvolgimento anche di un Hercules C-130 statunitense, secondo una delle ricostruzioni.


Indizi sul terreno Paracadute segnalato e immagini compatibili con un recupero in corso
+

  • Segnalazione del ritrovamento di un paracadute.
  • Presenza di elicotteri compatibile con operazioni di recupero.
  • La nazionalità dei mezzi presenti resta non confermata.


Perché complica Washington

5 settimane
L'abbattimento è avvenuto a 5 settimane dall’inizio della guerra

1.500 miliardi
La cifra che la Casa Bianca vuole chiedere al Congresso per la difesa nel 2027


Il nodo politico e militare L’episodio rafforza l’idea che Teheran resti una minaccia concreta per le forze americane
+

L’abbattimento mostra infatti che l’Iran conserva la capacità di colpire velivoli statunitensi e complica ulteriormente la posizione diplomatica di Washington.


La spinta alla spesa militare Il piano di Trump è accompagnato da tagli ad agenzie civili e sanità
+

L’Amministrazione Trump intende accompagnare l’aumento della spesa per il Pentagono con 73 miliardi di dollari di tagli ad agenzie civili e con maggiori risorse per il controllo della frontiera e i rimpatri.

Il fronte energia

20%
Circa un quinto del petrolio mondiale passava dallo Stretto di Hormuz prima dell'inizio del conflitto

CMA CGM Kribi
La prima nave diretta verso l’Europa occidentale che è riuscita ad attraversare indenne lo Stretto di Hormuz


Perché Hormuz conta Blocchi e attacchi stanno già facendo salire i prezzi globali dell’energia
+

Dallo stretto passaggio marittimo prima della guerra passava circa un quinto del petrolio mondiale. Il blocco iraniano dello stretto e gli attacchi contro infrastrutture energetiche hanno già spinto in alto i prezzi.


Nuovi danni nel Golfo Kuwait e Abu Dhabi parlano di attacchi a raffinerie, impianti e giacimenti petroliferi
+

  • Droni contro la raffineria di Mina al-Ahmadi in Kuwait.
  • Danneggiato anche un impianto energetico e di desalinizzazione, secondo il governo kuwaitiano.
  • Incendio in un grande giacimento di gas ad Abu Dhabi dopo la caduta di detriti di missili abbattuti.

Nelle ultime ore sono circolati immagini e video che mostrano alcuni rottami del velivolo e almeno uno dei seggiolini eiettabili. Gli elementi visibili fanno pensare a un F-15E, un caccia statunitense con un equipaggio standard di due persone. Nella zona sarebbero presenti elicotteri e almeno un aereo da trasporto militare per la ricerca dell’equipaggio. Secondo alcune segnalazioni, sarebbe stata promessa una ricompensa a chi li trovasse vivi e li consegnasse alle forze di sicurezza.

Una delle ricostruzioni circolate nelle ultime ore sostiene che più mezzi aerei statunitensi abbiano partecipato alle operazioni di ricerca e che uno di loro si sia ritirato dopo essere finito sotto il fuoco. Tuttavia, il Canale 12 israeliano, citando una fonte occidentale, ha poi riferito che uno dei due membri dell’equipaggio americano sarebbe stato salvato ed evacuato dal sud dell’Iran, mentre stanno ancora andando avanti le ricerche per il secondo.

Al di là della sorte dei militari coinvolti, comunque, l’episodio ha un peso politico e militare rilevante. L’abbattimento del jet contraddice infatti una delle principali rivendicazioni dell’Amministrazione Trump, secondo cui la difesa aerea iraniana sarebbe stata ormai neutralizzata e Teheran non avrebbe più avuto la capacità di colpire in questo modo. La vicenda, suggerisce, piuttosto che l’Iran conserva ancora capacità operative significative, dai missili ai droni, fino ai sistemi antiaerei e alle difese costiere. A 5 settimane dall’inizio della guerra, la Repubblica islamica resta quindi una minaccia concreta per le forze americane, non solo sul piano simbolico, ma anche su quello operativo.

La notizia arriva mentre lo scontro tra Stati Uniti e Iran si è ulteriormente intensificato. Negli ultimi giorni Trump ha minacciato di bombardare l’Iran “fino a riportarlo all’età della pietra” e nelle ultime 24 ore i due Paesi si sono scambiati attacchi contro infrastrutture militari e civili nella regione. Ieri gli Stati Uniti hanno colpito un ponte autostradale vicino a Teheran e i media iraniani hanno parlato di 8 morti.

Dall’inizio della guerra, l’Iran ha risposto colpendo raffinerie, petroliere, depositi e altre infrastrutture energetiche nella regione, mentre Israele ha attaccato obiettivi simili in territorio iraniano. A pesare sull’economia globale è soprattutto il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. Una stretta che, insieme agli attacchi, ha già contribuito a far salire i prezzi dell’energia.

Nelle stesse ore in cui si diffondeva la notizia dell’abbattimento del caccia americano, sono emerse anche nuove segnalazioni di danni a infrastrutture strategiche nel Golfo. La compagnia Kuwait Petroleum ha dichiarato che droni hanno colpito la raffineria di Mina al-Ahmadi, senza fornire altri dettagli. Il governo kuwaitiano ha, inoltre, accusato l’Iran di aver danneggiato un impianto energetico e di desalinizzazione. Ad Abu Dhabi, invece, le autorità hanno riferito che detriti caduti dopo l’intercettazione di un missile hanno provocato un incendio in un importante giacimento di gas, costringendo alla sospensione delle operazioni.

In questo quadro, Trump ha rilanciato la minaccia di colpire nuove infrastrutture energetiche iraniane, avvertendo che, se Teheran non riaprirà lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti distruggeranno le centrali elettriche del Paese. La leadership iraniana, però, continua a mantenere una linea di sfida. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, ha dichiarato che, nelle condizioni attuali, negoziare con Washington è impossibile.

L’escalation militare si intreccia intanto con le scelte di politica interna americana. La Casa Bianca ha annunciato che chiederà al Congresso altri 1.500 miliardi di dollari per la difesa nell’anno fiscale 2027. Se approvata, la misura porterebbe la spesa militare statunitense al livello più alto della storia moderna. L’Amministrazione intende accompagnare questo aumento con 73 miliardi di dollari di tagli ad agenzie civili e alla sanità, oltre a maggiori fondi per il controllo della frontiera e per le espulsioni degli immigrati irregolari.

I circa 1.500 miliardi destinati al Pentagono equivalgono a circa il 4,5% del Pil americano e rappresenterebbero, al netto dell’inflazione, il maggiore aumento annuale della spesa militare statunitense dai tempi della guerra di Corea. Un incremento di questa portata rischia di aggravare ulteriormente la situazione del debito federale che già si avvicina alla pericolosa quota di 39 mila miliardi di dollari.

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Buone notizie per una volta


Questa settimana è la volta di un paio di buone notizie!
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Questa settimana Letter to a Gamer ha, finalmente, qualche buona notizia: è stato revocato il brevetto di Nintendo relativo all'evocazione delle creature e l'Italia ha selezionato la sua nazionale di Overwatch. Ovviamente non mancano anche le solite brutte notizie, tra licenziamenti per progetti falliti e dovuti all'IA. In fondo trovate la nuova puntata di [REDACTED] podcast per chi vuole un'esperienza più orientata al lato entertainment del giornalismo videoludico e esportivo.


News index


+ Revocato il brevetto di Nintendo sull’evocazione dei personaggi
- Marathon "sarà qui per molti anni", Bungie commenta il post lancio
+ Stormgate perde la sua componente online per colpa dell’IA
- Eidos Montreal: 124 licenziamenti e cambio di direzione
+ Warhorse (KCD2) licenzia per sostituire con l'AI
- Ecco la nazionale italiana di Overwatch

Revocato il brevetto di Nintendo sull’evocazione dei personaggi - In una rara vittoria per tutto il mondo dei videogiochi, uno dei brevetti concessi a Nintendo e The Pokémon Company nel settembre 2025 è stato revocato. Il brevetto era incentrato sulla possibilità per i giocatori di evocare un "personaggio secondario" da far partecipare a delle lotte con una di due modalità di combattimento. L'Ufficio brevetti degli Stati Uniti ha respinto tutte e 26 le rivendicazioni del brevetto, ritenendo che le invenzioni rivendicate fossero "ovvie". Nelle parole dell'ufficio: "l'invenzione da proteggere non è sufficientemente innovativa per ottenere un brevetto, oppure non apporta un'innovazione che una persona esperta nel settore o nell'arte in questione non avrebbe potuto concepire combinando idee preesistenti". Resta ancora in essere il brevetto relativo alle cavalcature secondo cui Nintendo detiene i diritti sul “cambio fluido di oggetti cavalcabili o l’azione di spostarsi rapidamente attraverso vari ambienti legandosi a un “oggetto bersaglio, come una creatura".

Marathon "sarà qui per molti anni", Bungie commenta il post lancio - Secondo le stime di Alinea Analytics, l'extraction shooter ambientato su Tau Ceti 4 ha venduto 1,2 milioni di copie fino ad oggi, di cui 800.000 su Steam, 217.000 su PlayStation 5 e 133.000 su Xbox Series S e X. Questo dato ha destato qualche preoccupazione tra i fan riguardo al futuro del gioco. Nella guida ufficiale per migliorare le prestazioni su PC, gli sviluppatori hanno promesso "molti anni" di miglioramenti costanti per il gioco: "Sebbene siamo molto orgogliosi di ciò che abbiamo realizzato con l'aspetto generale e l'esperienza di gioco sin dall'Alpha, puntiamo a un impegno a lungo termine con Marathon. Non vediamo l'ora di continuare a migliorare costantemente ogni aspetto del gioco per molti anni. Grazie per aver intrapreso questo viaggio con noi!" L'ultima parola resta di Sony, che ha comprato Bungie per 3,6 miliardi di dollari, ma l'azienda nippinica potrebbe avere le mani legate: chiudere anche Marathon significherebbe un colpo mortale per Bungie e l'ammissione definitiva di aver perso la corsa ai live service dopo il disastro Concord e la cancellazione di sei dei 12 giochi multigiocatore in cantiere.

Stormgate perde la sua componente online per colpa dell’IA - Il gioco di strategia in tempo reale, sviluppato dagli autori di StarCraft fuoriusciti da Blizzard per fondare Frost Giant Studios, ha annunciato Che non supporterà più la modalità online dalla fine di aprile 2026. Il motivo è che l'azienda che gestisce i suoi server, Hathora, è stata acquisita da una compagnia che si occupa di IA. Lo studio ha comunicato di sperare di reintrodurre la modalità online in futuro, ma al momento il gioco è in fase di aggiornamento per restare giocabile offline. Avere potenza di calcolo collegata alla rete (la definizione di un server) è un costo sempre più oneroso per le case di sviluppo perché l'intelligenza artificiale ha una fame insaziabile del cosiddetto "compute" e ogni fonte va bene per soddisfare questa domanda in continua crescita.

Eidos Montreal: 124 licenziamenti e cambio di direzione - Lo studio che ha dato i natali a Deus Ex e che ha aiutato a sviluppare la serie Tomb Raider e il videogioco dei Guardiani della Galassia è l'ultima vittima del periodo di forte ridimensionamento dell'industria dei videogiochi che stiamo vivendo. Anche David Anfossi, che ha lavorato allo studio per quasi due decenni, è stato produttore di Deus Ex Human Revolution e ha ricoperto la carica di responsabile dello studio dal 2013, ha lasciato l'azienda. L'ultima hit dello studio è stato il gioco dei Guardiani della Galassia nel 2021, da allora Eidos Montreal è rimasta bloccata a fare da studio di supporto. Un nuovo progetto nell'universo di Deus Ex è stato proposto a diversi editori ma nessuno ha accettato di finanziarlo perché ritenuto "troppo di nicchia"

Warhorse (KCD2) licenzia per sostituire con l'AI - Lo sviluppatore di Kingdom Come: Deliverance 2 avrebbe licenziato senza preavviso Max Hejtmánek, il direttore del doppiaggio e traduttore dal ceco all'inglese. Il motivo? Il suo ruolo sarebbe stato "reso obsoleto in favore dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale per tutte le traduzioni future". Hejtmánek ha condiviso la sua storia sulla pagina Reddit del gioco, affermando di essere entrato a far parte di Warhorse Studios nel 2022 e di aver lavorato principalmente su Kingdom Come: Deliverance 2 e i suoi DLC. Il licenziamento è stato "inaspettato e un tradimento" ed è arrivato mentre era impegnato in un progetto. Warhorse ha commentato la notizia con un po' di sano corporatese che non conferma o smentisce: "Warhorse Studios è sempre stato uno studio che punta sul talento e apprezziamo profondamente le persone che contribuiscono a plasmare il nostro lavoro. Nel rispetto della privacy e della dignità dei colleghi, sia attuali che ex, non discuteremo pubblicamente di singole situazioni".

Ecco la nazionale italiana di Overwatch - L'Italia ha la sua nazionale di Overwatch in vista della Overwatch World Cup che si terrà alla BlizzCon il prossimo settembre. I membri, selezionati dopo diversi giorni di tryout, sono:

Tank

• Mikix

• Lvxght

DPS

• Xono

• Chimera

Support

• Littleplume

• Katekomi

• Unread

Il Coach della Nazionale è Federico “Adnar” Arena che ha appena iniziato due settimane di preparazione intensiva in vista della Conference Cup del Mondiale (EMEA Qualifiers: 17–19 aprile), con l’obiettivo dichiarato di presentarsi al massimo della forma e dimostrare di meritare una wildcard.

Le giornate di competizione saranno:

- Venerdì 17 aprile – ore 18:00 (GMT+1)

- Sabato 18 aprile – ore 14:00 (GMT+1)

- Domenica 19 aprile – ore 14:00 (GMT+1)


Cosa giocare questo weekend


Demo e titoli da provare per scoprire qualcosa di nuovo

Siete alla ricerca di cose nuove? Emozioni forti? Storie strappalacrime? Questa lista di raccomandazioni ha qualcosa per tutti i palati tra nuove uscite, titoli in early access e demo di nuovi videogiochi ancora lontani.

Project Songbird: Vi siete mai chiesti cosa sarebbe successo se le meccaniche di Firewatch, la trama di Alan wake e l'atmosfera di Silent Hill fossero state fuse in un unico gioco? Gli amanti dell'horror ora possono rispondere a questa domanda con Project Songbird, un horror narrativo in prima perssona con protagonista un musicista che deve incidere il suo nuovo album in una remotaa baita negli Appalachi nel mezzo di un blocco dello scrittore.

Aether & Iron: Disco Elysium ma negli anni '30, con ambientazione deco-punk e con corse tra macchine da gestire come combattimenti tattici a turni. La storia è avvincente, l'atmosfera è fatta bene, il combattimento/racing è originale e c'è una demo gratuita per assaggiare quello che il gioco ha da offrire. Io ero già convinto a "corse di macchine anti-gravità in una New York degli anni '30 alternativa, ma c'è anche una bella narrazione ad accompagnare questa idea.

Grime 2: Alcuni di noi hanno bisogno di avere un Metroidvania sempre a portata di mano per mettere alla prova le nostre abilità e testare i limiti del genere. Se siete tra gli appassionati di questo tipo di giochi e avete bisogno di una nuova montagna da scalare date una possibilità a Grime 2. Il suo personaggio mutaforma è garanzia di innovazione e i suoi ambienti mi hanno colpito per colori, presenza scenica dei boss e ricchezza di particolari.

Tamashika: É un rhythm game? Un movement shooter? Un simulatore di attacchi epilettici? É tutto questo e molto di più. Tamashika ha un tempo di completamento di 10 minuti, ma il suo unico livello cambia tutti i giorni perché è generato proceduralmente. Chi gioca ha una pistola e un tantō, nient'altro, ma vi consiglio caldamente di guardare il suo trailer per capire il livello di follia giapponese che questo gioco offrirà a partire dal 10 aprile.


Bloodletter: la recensione del cardgame medievale in cui si fa il cerusico


Bloodletter è l'ultimo roguelike deckbuilder a meritare la vostra attenzione

Bloodletter potrebbe essere l'ultimo roguelike deckbuilder a meritare la vostra attenzione, ma solo se avete pazienza. L'uscita di Slay the Spire 2, con il suo mezzo milione di giocatori contemporanei su Steam, ha messo la parola fine alla corsa all'imitazione iniziata proprio con Slay the Spire 1 nel 2019.

Dopo il successo del primo capitolo, centinaia di cloni hanno cercato di replicare il suo successo, alcuni con più fortuna e più innovazione di altri. Ora, per fortuna, la deckbuilding mania si sta calmando, ma potrebbe esserci un ultimo figlio di questa moda che vale la pena giocare.

Qui non ci sono duelli ma un villaggio medievale sotto il giogo di entità malvagie che bisogna sconfiggere a colpi di purificazione, fiducia e benessere. in Bloodletter, infatti, chi gioca veste i panni di un barbiere-chirurgo-cerusico a cui gli abitanti di un villaggio vanno per farsi curare.

Ogni notte, un malvagio spirito abbassa la loro salute e la loro purezza, li fa ammalare e semina sfiducia nei confronti di tutto e tutti. Durante il giorno, con un mazzo di carte personalizzabile e migliorabile, è compito del dottore rimettere gli abitanti in forze.

Al posto che consumare una barra della vita si riempie un misuratore della purezza che, raggiunto il traguardo, consuma una delle vite dell'entità. Gli abitanti fanno da venditori di modificatori per il mazzo di carte di ciascuna run che è fisso all'inizio, ma modificabile di turno in turno.

Morti tre abitanti la partita è persa e una cosa va detta: perderete non poco. Bloodletter non è solo un gioco che non ci tiene a semplificarvi la vita, ma è anche una guerra di trincea tra chi gioca e le entità nemiche. Una run può durare più di un'ora tra passi in avanti e turni conservativi per limitare i danni.

Ogni giorno di tempo in game è diviso in mattina, in cui si curano gli abitanti, sera, in cui si modifica il mazzo, e notte, in cui l'entità fa i suoi danni. I turni, poi, sono composti da un elenco ben preciso di abitanti, ognuno che ha bisogno di diversi gradi di cura, fiducia e purezza. L'equilibrio è molto delicato e perdere un paziente è un attimo.

L'unico elemento che non mi è piaciuto a livello di gampelay è il fattore casuale con cui il gioco fa scegliere all'entità quali abitanti attaccare a fine giornata (il numero dipende dal livello di difficoltà e dall'entità) e quali punire con status negativi. Non c'era nessun motivo di rendere questi parametri randomici: spiegarli e renderli parte del flusso di gioco avrebbe reso Bloodletter più profondo e strategico.

La buona notizia è che Bloodletter è appena sbarcato in early access quindi i suoi autori hanno le orecchie aperte ai suggerimenti dei fan.

Se l'impianto da roguelike deckbuilder è abbastanza innovativo da scongiurare ogni sentore di già visto, a rendere il gioco unico è il suo stile artistico deliziosamente medievale. Tra icone, personaggi, illustrazioni ed effetti, Bloodletter è un'inquietante e ben fatta trasposizione dei canoni dell'estetica medievale alle necessità di un prodotto culturale moderno.

Vi consiglio Bloodletter se avete ancora un po' di spazio da dare a questo genere ormai ultra-saturo e se vi piacciono le estetiche e le ambientazioni medievali, perché sono quello che al gioco riesce meglio. Il divertimento c'è, ma è lento e non immediatamente accessibile: l'Early Access farà bene al gioco che, se si sbrigherà, potrà cavalcare l'onda di Slay the Spire 2 quando anche lui uscirà dall'EA.


Magic torna a scuola con i Segreti di Strixhaven


Ci sarà tanto da studiare per padroneggiare il ritorno al piano universitario con Segreti di Strixhaven

Wizards of the Coast vuole far tornare a scuole i giocatori di Magic the Gathering con la nuova espansione I Segreti di Strixhaven, il piano ispirato alle grandi scuole di Magia, e ci sarà da studiare se vorrete primeggiare agli eventi dedicati a questa nuova espansione. La cosa che mi ha colpito più di tutte (durante la presentazione in anteprima di meccaniche e storia) è stata il numero di variabili che questo set inserisce all’interno del gioco di carte collezionabili più longevo sul mercato.

Il piano di Strixhaven torna a splendere


In uscita il 24 aprile, con pre-release il 17 e debutto su MTG Arena il 21, Segreti di Strixhaven è un vero e proprio ritorno a scuola perché meccaniche, carte e storia ruotano tutte attorno ai 5 college che hanno conquistato il pubblico e ai 5 elder dragon che li hanno fondati. Un piccolo ripasso per chi non conosce questa università:

  • Silverquil è il college del bianco e del nero ed per i conoscitori delle lingue e della retorica
  • Prismari ha come identità il rosso e il blu ed è dedito alle arti elementali
  • Witherbloom (verde-nero) studia il ciclo della vita e della morte
  • Lorehold usa il bianco e il rosso per studiare il passato (archeomanzia) e riportarlo alla vita
  • Quandrix sfrutta il verde e il blu per indagare la matematica e la dualità tra il reale e l’immaginazione

Ogni college, poi, ha la sua mascotte che, in quest’espansione, non è più una pedina, ma diventa una creatura fatta e finita. A livello progettuale, le accoppiate di colori di questo piano sono pensate per sottolineare il conflitto ta i due colori protagonisti, invece di celebrarlo come avviene in Ravnica. Questo porta a un universo più teso, ma anche più ricco di potenziale narrativo: i Segreti di Strixhaven, infatti, sono tutti relativi alle conseguenze dell’invasione di Phyrexia che su questo piano ha fatto molte vittime e forgiato molti eroi.

Due planeswalker saranno le colonne portanti del set: Ral Zarek, che a -7 fa saltare fino a 5 turni di fila all’avversario (ma bisognerebbe fare 5 teste di fila lanciando una moneta), e il Proferssor Dellian Fel, nuovo personaggio verde-nero che fa guadagnare punti vita facendone perdere altrettanti a un avversario.

Le meccaniche di Segreti di Strixhaven


Le nuove meccaniche di questo set sono tante, hanno effetti che si accumulano nella pila e andranno studiate accuratamente, soprattutto per arrivare preparati agli eventi sealed.

La prima è Prepared che permette alle creature giocate di lanciare una vera e propria magia. La creatura in questione ha, in basso a destra, una magia con un nome (nuova o del passato di Magic) con un costo di mana e una velocità (istantaneo o stregoneria). Per lanciarla la creatura deve essere Preparata (un nuovo status) e molte di loro entrano in gioco preparate e poi perdono la condizione una volta lanciata la magia. Ci sono carte che ri-applicano questo status o lo rimuovono da quelle avversarie per impedirgli di lanciare la loro magia. Una carta, Emeritus of Ideation, ha come magia che può lanciare una delle power nine: Ancestral Recall (pesca tre carte a costo 1) e tra le magie disponibili c’è anche Rianimare e altre carte dalla precedente iterazione di Strixhaven.

C’è una nuova parola chiave: Paradigma. Questa compare solo nelle magie Lezione, e permette a chi la lancia di giocare, senza pagarne il costo, una copia della magia che la possiede all’inizio di ogni fase principale della partita.

Ogni college, poi, ha la sua abilità, eccole spiegate nel dettaglio:

Repartee (Silverquil): ogni carta ne ha una versione diversa e, nelle parole di Athena Froelich - executive producer del set, “dovrete leggerle tutte, proprio come vorrebbero gli alunni della scuola”. L’unica cosa che hanno in comune è che si attivano una volta sola e interagiscono con la stack.

Opus (Prismari): questa abilità ha un effetto iniziale e uno secondario se sono stati spesi 5 o più mana per far attivare l’abilità Opus. Exhibition Tidecaller, per esempio, è uno 0/2 con Opus che dice: ogni volta che giochi un istantaneo o una stregoneria, un giocatore bersaglio macina tre carte, se quell’istantaneo o stregoneria è stato pagato 5 o più mana, ne macina invece 10.

Infusion (Witherbloom): questa è forse la più semplice perché le carte che la possiedono hanno abilità aggiuntive (infusioni) se sono stati guadagnati punti vita.

Flashback (Lorehold): presente solo negli istantanei e nelle stregonerie, Flashback dà alla carta che la possiede la possibilità di essere rigiocato dal cimitero a un costo diverso per poi essere esiliata.

Increment (Quandrix): sulle creature di questa scuola si legge “se al momento del lancio di una magia il mana speso per giocarla è maggiore della forza della creatura già in campo con Increment, quest’ultima riceve un segnalino +1/+1”.

Commander e ristampe del ritorno a Strixhaven


Oltre al ritorno delle slow land in Standard (quelle terre doppie che entrano stappate solo se una terra base è già presente in campo), I Segreti di Strixhaven introduce ben cinque nuovi mazzi commander, la ristampa (tra le altre) di Force of Will, Vampiric Tutor e Giant Growth e una carta serializzava in 500 esemplari (Emeritus of Ideation) la cui illustrazione è stata realizzata da Mark Poole, l’artista che ha dato vita all’iconica Ancestral Recall.

Ecco i 5 mazzi Commander, uno per ciascun college, che arriveranno con l’espansione:

  • Quintorius (rosso-bianco) è l’unico planeswalker di questi deck ed evoca pedine Spirito per sopraffare il nemico con la forza dei numeri.
  • Killian (bianco nero) è il maestro delle auree e userà le sue magie per far combattere tra loro i vostri avversari.
  • Rootha (rosso blu) ruota attorno alla trasformazione delle creature grandi in danni diretti.
  • Dina (verde nero) era incentrata sul guadagnare punti vita in passato, ora si concentra sui sacrifici delle creature piccole per potenziare le sue magie e guadagnare punti vita.
  • Zimone (blu verde) ha un mazzo tutto incentrato sulle magie a costo X e vuole che quel numero sia il più grande possibile.

Tutti i mazzi hanno un comandante secondario che è la mascotte del college e in ogni mazzo c’è una creatura leggendaria mono-colore che rappresenta una sorta di professore in visita da un altro piano. Ci è stata mostrata solo quella bianca, un kitsune studioso di Kamigawa, e tutte hanno delle magie che possono lanciare con Prepared: “Non posso dire quali magie giocheranno queste creature, ma una di loro non può essere giocata in commander perché è bannata”.

Non dimenticare di dare un ascolto alla nuova puntata di [REDACTED] Podcast, lo show settimanale in cui io, Francesco Lombardo e Cecilia Ciocchetti analizziamo le notizie più importanti della settimana in fatto di gaming e esport.
youtube.com/embed/5aj3QP7eLRo?…


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Ci vediamo alla prossima lettera,
Riccardo "Tropic" Lichene

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Good news for once!


This week we got good news for once
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This week, Letter to a Gamer finally has some good news: Nintendo's patent for summoning creatures has been revoked, and Italy has selected its own national Overwatch team. Of course, there's also the usual bad news, including layoffs for failed projects and AI-related issues.


News index


+ Nintendo's character-summon patent got revoked
- Marathon "will be here for many years," Bungie's comments post-launch
+ Stormgate will lose its online component due to AI
- Eidos Montreal hit by 124 layoffs and a change of leadership
+ Warhorse (KCD2) lays off employees to replace them with AI
- Here's the Italian Overwatch National Team

Nintendo's character-summon patent got revoked - In a rare victory for the entire video game industry, one of the patents granted to Nintendo and The Pokémon Company in September 2025 has been revoked. The patent focused on the ability for players to summon a "sub-character" to join battles using one of two battle modes. The U.S. Patent Office rejected all 26 claims of the patent, deeming the claimed inventions "obvious." In the office's words: "The invention is not sufficiently novel to warrant a patent, or does not provide an innovation that a person skilled in the art could not have conceived by combining preexisting ideas". The patent for mounts, which Nintendo claims covers the "seamless switching of mountable objects or the act of rapidly moving through environments by tethering to a target object, such as a creature," remains in place.

Marathon "will be here for many years," Bungie's comments post-launch - According to estimates from Alinea Analytics, the extraction shooter set on Tau Ceti 4 has sold 1.2 million copies to date, including 800,000 on Steam, 217,000 on PlayStation 5, and 133,000 on Xbox Series S and X. This has raised some concerns among fans about the game's future. In the official guide for improving PC performance, the developers promised "many years" of constant improvements for the game: "While we're very proud of what we've achieved with the overall look and feel since the Alpha, we're committed long-term to Marathon. We look forward to continuing to consistently improve every aspect of the game for many years. Thank you for taking this journey with us!". The final say rests with Sony, which bought Bungie for $3.6 billion, but the Japanese company could have its hands tied: shutting down Marathon would also mean a mortal blow for Bungie and the definitive admission that it has lost the race for live service games after the Concord disaster and the cancellation of six of the 12 multiplayer games it had in the works.

Stormgate will lose its online component due to AI - The real-time strategy game, developed by the StarCraft vets who left Blizzard to found Frost Giant Studios, has announced that it will no longer support its online mode by the end of April 2026. The reason is that the company that manages its servers, Hathora, has been acquired by an AI company. The studio has announced that it hopes to reintroduce online mode in the future, but the game is currently being updated to remain playable offline. Having computing power connected to the network (the definition of a server) is an increasingly more costly expense for development studios because artificial intelligence has an insatiable hunger for compute, and any source is good at meeting this ever-growing demand.

Eidos Montreal hit by 124 layoffs and a change of leadership - The studio that gave birth to Deus Ex and helped develop the Tomb Raider series and the Guardians of the Galaxy video game is the latest victim of the current period of significant downsizing in the video game industry. David Anfossi, who worked at the studio for nearly two decades, was a producer on Deus Ex: Human Revolution, and has held the position of studio head since 2013, has also left the company. The studio's last hit was the Guardians of the Galaxy game in 2021, and since then, Eidos Montreal has been stuck acting as a support studio. A new project in the Deus Ex universe was pitched to several publishers, but none agreed to fund it because it was deemed "too niche".

Warhorse (KCD2) lays off employees to replace them with AI - Kingdom Come: Deliverance 2 developer reportedly fired Max Hejtmánek, the voiceover director and Czech-to-English translator, without warning. The reason? His role was "rendered obsolete in favor of using artificial intelligence for all future translations". Hejtmánek shared his story on the game's Reddit page, stating that he joined Warhorse Studios in 2022 and worked primarily on Kingdom Come: Deliverance 2 and its DLCs. The dismissal was "unexpected and a betrayal" and came while he was working on a project. Warhorse commented on the news with a bit of corpo speak that neither confirms nor denies: "Warhorse Studios has always been a talent-focused studio, and we deeply appreciate the people who help shape our work. Out of respect for the privacy and dignity of our colleagues, both current and former, we will not discuss individual situations publicly".

Here's the Italian Overwatch National Team - Italy has its own Overwatch national team for the Overwatch World Cup, which will be held at BlizzCon this September. The members, selected after several days of tryouts, are:
Tank
• Mikix
• Lvxght
DPS
• Xono
• Chimera
Support
• Littleplume
• Katekomi
• Unread
The national team coach is Federico “Adnar” Arena, who has just begun two weeks of intensive preparation for the World Cup Conference Cup (EMEA Qualifiers: April 17–19), with the stated goal of taking the team to top-form and proving its worthy status as a wildcard.
The competition days will be:

  • Friday, April 17 – 6:00 PM (GMT+1)
  • Saturday, April 18 – 2:00 PM (GMT+1)
  • Sunday, April 19 – 2:00 PM (GMT+1)



What to play this weekend


Something new to try and discover for the first time

Looking for something new? Thrills? Tear-jerking stories? This list of recommendations has something for everyone, from new releases to early access titles to demos of upcoming video games that are still a long way off.

Project Songbird: Have you ever wondered what would happen if the mechanics of Firewatch, the plot of Alan Wake, and the atmosphere of Silent Hill were combined into one game? Horror fans can now answer that question with Project Songbird, a first-person narrative horror game starring a musician struggling with writer's block while recording his new album in a remote Appalachian cabin.

Aether & Iron: Disco Elysium, but in the 1930s, with a deco-punk setting and car racing in the form of turn-based tactical combat. The story is engaging, the atmosphere is well-crafted, the combat/racing is original, and there's a free demo to sample what the game has to offer. I was already sold on "anti-gravity car racing in an alternate 1930s New York," but there's also a great narrative to back this idea up.

Grime 2: Some of us need a Metroidvania always at hand to test our skills and push the limits of the genre. If you're a fan of this type of games and need a new mountain to climb, give Grime 2 a try. Its shape-shifting main character promises innovation, and its environments impressed me with their color, the bosses' presence, and the richness of their details.

Tamashika: Is it a rhythm game? A movement shooter? An epileptic seizure simulator? It's all of this and more. Tamashika takes 10 minutes to complete, but its one single level changes every day because it's procedurally generated. Players are equipped with a pistol and a tanto blade, nothing else, but I highly recommend watching the trailer to understand the level of Japanese madness this game will offer starting April 10th.


Bloodletter Early Access review


Bloodletter is the last, not the latest, roguelike deckbuilder worth your attention

Bloodletter might be the last roguelike deckbuilder worth your attention, but only if you're patient. The release of Slay the Spire 2, with its half a million concurrent players on Steam, put an end to the race for imitations that began with Slay the Spire 1 in 2019.

After the success of the first installment, hundreds of clones attempted to replicate its success, some with more success and innovation than others. Thankfully, the deckbuilding craze is now dying down, but there may be one last child of this fad worth playing.

There are no duels here, but a medieval village under the yoke of evil entities that must be defeated with purification, trust, and well-being. In Bloodletter, the player takes on the role of a barber-surgeon to whom the villagers come for treatment.

Every night, an evil spirit lowers their health and purity, makes them ill, and sows distrust towards everything and everyone. During the day, with a customizable and upgradeable deck of cards, it is the doctor's job to restore the villagers' strength.

Instead of depleting a life bar, you fill a purity meter, which, once full, consumes one of the entity's lives. The villagers act as vendors of modifiers for each run's deck of cards, which is fixed at the start but can be modified from turn to turn.

Once three villagers die, the game is over, and one thing must be said: you'll lose a lot. Bloodletter isn't just a game that doesn't bother making your life easier, it's also a war of attrition between the player and the enemy entities. A run can last over an hour, with both advancements and conservative turns to limit damage.

Each day of in-game time is divided into morning, when you heal the villagers; evening, when you adjust your deck; and night, when the entity deals its damage. The turns are then made up of a very specific list of villagers, each requiring varying degrees of healing, trust, and purity. The balance is very delicate, and losing a patient is easyer than you might think.

The only gameplay element I didn't like was the randomness with which the game makes the entity choose which villagers to attack at the end of the day (the number depends on the difficulty level and the entity) and which to punish with negative status effects. There was no reason to make these parameters random: explaining them and making them part of the gameplay flow would have made Bloodletter deeper and more strategic.

The good news is that Bloodletter has just entered Early Access, so its creators are keeping an ear to the ground for fan suggestions. While the roguelike deckbuilder framework is innovative enough to eliminate any sense of déjà vu, what makes the game unique is its delightfully medieval art style. Between icons, characters, illustrations, and effects, Bloodletter is a haunting and well-crafted transposition of medieval aesthetics to the needs of a modern cultural product.

I recommend Bloodletter if you still have some room to give to this now oversaturated genre and if you enjoy medieval aesthetics and settings, because that's what the game does best. It's fun, but it's slow and not immediately accessible: Early Access will do the game good, and if it gets going quickly, it could ride the wave of Slay the Spire 2 when that too leaves EA.

Don't forget to listen to the new episode of [REDACTED] Podcast, the weekly show in which Francesco Lombardo, Cecilia Ciocchetti, and I analyze the week's most important gaming and esports news.
youtube.com/embed/5aj3QP7eLRo?…


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Riccardo "Tropic" Lichene

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Perché Trump non ha previsto l'aumento del prezzo della benzina


L'attacco all'Iran ha provocato la parziale chiusura dello Stretto di Hormuz e il prezzo della benzina ha raggiunto i livelli più alti dal 2022. Il presidente continua a minimizzare, ma non considera che il mercato energetico è globale

Il 31 marzo il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha superato i 4 dollari al gallone, il livello più alto dal 2022, quando l'economia stava ancora assorbendo gli shock post-pandemia. La causa è la parziale chiusura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita normalmente un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, bloccato dall'Iran dall'inizio di marzo. Il presidente Trump, però, continua a sostenere che la situazione non rappresenta un problema. I mercati e i sondaggi dicono il contrario.

David Frum, editorialista dell'Atlantic, analizza in un articolo le ragioni di questa sottovalutazione e individua un errore ricorrente nella visione economica del presidente: il rifiuto di riconoscere che gli Stati Uniti fanno parte di un'economia globale.

Il 16 marzo, due settimane dopo l'inizio delle operazioni militari contro l'Iran, Trump ha dichiarato ai giornalisti di avere la situazione sotto controllo nello Stretto di Hormuz, affermando che gli Stati Uniti avevano distrutto più di 30 navi posamine iraniane. Nella stessa occasione ha aggiunto: "Noi riceviamo meno dell'1 per cento del nostro petrolio dallo stretto. Il Giappone ne riceve il 95 per cento, la Cina il 90 per cento". Come nota Frum, le cifre specifiche sono sbagliate: la Cina riceve circa il 40 per cento del suo petrolio dal Golfo Persico. Tuttavia il punto generale è corretto: il petrolio del Golfo va principalmente in Asia e quasi nulla arriva in Nord America.

Il problema, scrive Frum, è che questi dettagli geografici contano poco per i mercati energetici mondiali. La maggior parte del petrolio e del gas americano viene prodotta negli stessi Stati Uniti, e le importazioni provengono in larga misura da Canada e Messico. Ma il petrolio americano può essere caricato su una petroliera e spedito in Giappone o nell'Unione Europea se il prezzo all'estero sale. Il meccanismo globale di compravendita tende a equalizzare i prezzi ovunque. Per isolare il mercato interno, gli Stati Uniti dovrebbero smettere sia di esportare sia di importare petrolio, cosa che Trump non intende fare. Anzi, lo stesso presidente esorta continuamente altri Paesi a comprare energia americana. "Comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza", ha detto il 31 marzo.

L'editorialista dell'Atlantic sostiene che questa incapacità di comprendere il legame tra le forniture del Golfo Persico e il prezzo alla pompa per gli automobilisti americani potrebbe spiegare come Trump sia arrivato alla guerra con l'Iran. Una minaccia allo Stretto di Hormuz, scrive Frum, è probabilmente lo scenario più studiato e simulato nell'intero apparato militare statunitense. La sua complessità ha dissuaso i presidenti americani dall'attaccare l'Iran per quasi 50 anni, indipendentemente dalle provocazioni di Teheran.

"Nessun presidente è stato disposto a fare quello che io sono disposto a fare stasera", ha annunciato Trump quando i primi bombardamenti sono iniziati il 28 febbraio. La tesi di Frum è che Trump potrebbe essere stato il primo presidente a vedere questa guerra come una risposta proprio perché è stato il primo a non comprendere la domanda. La stessa logica che lo porta ad amare i dazi, come strumento per isolare l'economia americana dal resto del mondo, lo ha portato a sottovalutare le conseguenze economiche di un conflitto che coinvolge il più importante snodo energetico del pianeta.

Trump desidera un'economia americana separata dal resto del mondo, scrive Frum, e per questo ama i dazi, senza però riflettere su cosa significhino per i produttori americani, che ora devono pagare di più per materie prime come l'alluminio. Con l'energia, però, questo isolamento è impossibile. I mercati sono globali, i prezzi si allineano e una crisi nello Stretto di Hormuz si traduce in benzina più cara anche per chi dal Golfo Persico non importa quasi nulla.

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L'ossessione di Trump per la "tabella di marcia" in Iran nasconde il caos


L'espressione, ripetuta oltre 150 volte dalla sua presidenza, serve a proiettare un'immagine di competenza e controllo su un conflitto dai tempi e dagli obiettivi incerti

Qualunque cosa stia accadendo in Iran, che si tratti di indebolire la marina e le capacità missilistiche del paese, sostenere Israele o prevenire l'acquisizione di armi nucleari, l'amministrazione Trump ha una certezza da offrire all'opinione pubblica americana: la guerra è "in anticipo sulla tabella di marcia". Il presidente lo ha detto a CNN il 2 marzo ("un po' in anticipo"), poi a CBS News il 9 marzo ("molto in anticipo"), e infine in una riunione di gabinetto il 26 marzo, con un crescendo quasi parodistico: "Estremamente, davvero, molto in anticipo sulla tabella di marcia". Un'analisi del New York Times, firmata dall'editorialista Carlos Lozada, smonta questa formula retorica ricorrente, mostrandone le radici, le contraddizioni e la funzione politica.

Non è solo il presidente a ripetere questa espressione. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato il conflitto in anticipo sui tempi. Lo stesso ha fatto il segretario alla Difesa Pete Hegseth, con una variazione: la guerra sarebbe "secondo i piani" e "in anticipo sul ritmo". Dopo i colloqui con i ministri degli Esteri del G7 la settimana scorsa, il segretario di Stato Marco Rubio ha detto che la guerra era "nei tempi o in anticipo sulla tabella di marcia".

Trump: "We've way ahead of schedule if you look at what we've done in terms of the destruction of that country" pic.twitter.com/S51uxAtmkc
— Aaron Rupar (@atrupar) March 26, 2026


Secondo l'analisi di Lozada, affermare che una guerra è nei tempi previsti, o addirittura in anticipo, è un esercizio di illusione: serve a proiettare competenza, controllo e successo. Se esiste una tabella di marcia, deve esistere un piano; se si è in anticipo, il piano funziona. E, elemento cruciale per questo presidente, una tabella di marcia implica una data di fine del conflitto, coerente con la promessa elettorale di non impegnarsi in guerre infinite.

L'espressione ha radici nel passato imprenditoriale di Trump. Nel suo primo libro, The Art of the Deal, si vantava costantemente di completare i progetti "in anticipo sulla tabella di marcia" e "sotto budget". Ma non si faceva scrupoli a manipolare le apparenze: nel libro racconta di aver ordinato a un'impresa di far muovere macchinari avanti e indietro in un cantiere di Atlantic City perché il consiglio di amministrazione, in visita quel giorno, pensasse che i lavori procedessero spediti.

Philip Bump, giornalista di MSNow, ha contato oltre 150 occasioni in cui Trump ha usato l'espressione "in anticipo sulla tabella di marcia" da presidente, applicandola a qualsiasi cosa: dalla riforma sanitaria per i veterani ai progressi nell'istruzione. L'origine di questa ossessione, scrive Bump, risale al rapido completamento della pista di pattinaggio Wollman a Central Park negli anni Ottanta, un successo che Trump ha trasformato in mito fondativo della propria immagine pubblica.

Trump: “The military is building a massive complex under the ballroom, and that’s under construction, and we’re doing very well, so we’re ahead of schedule”
pic.twitter.com/i5f1MHHLkk
— Republicans against Trump (@RpsAgainstTrump) March 30, 2026


In effetti, l'espressione ha avuto almeno un uso legittimo: durante la pandemia di Covid-19, l'operazione Warp Speed per lo sviluppo dei vaccini ha superato i tempi standard di diversi anni, un risultato straordinario. Ma nel secondo mandato le "tabelle di marcia" sono diventate sempre più sconcertanti: Trump le ha applicate alla costruzione della sala da ballo della Casa Bianca (i cui piani sembrano ancora in evoluzione e i cui lavori sono stati bloccati da un giudice federale martedì), all'andamento dell'economia ("anni in anticipo") e persino al Dow Jones, che avrebbe raggiunto quota 50.000 "tre anni in anticipo sulla tabella di marcia", come se esistesse un calendario prestabilito per i movimenti di borsa.

Le tempistiche dichiarate dall'amministrazione per la guerra in Iran sono state erratiche. All'inizio del conflitto, Trump ha parlato di "quattro o cinque settimane", il punto a cui ci si trova ora. A metà marzo ha detto che avrebbe saputo quando la guerra sarebbe finita "quando lo sentirò nelle ossa". Il 20 marzo ha ipotizzato di "ridurre" le operazioni perché gli Stati Uniti erano "molto vicini" al completamento degli obiettivi. Le minacce di colpire le centrali elettriche iraniane se l'Iran non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz hanno continuato a slittare: prima 48 ore, poi cinque giorni, poi altri dieci, fino a svuotare di significato qualsiasi scadenza.

Martedì sera il presidente ha dichiarato che le truppe "se ne andranno molto presto", nel giro di due o tre settimane, un orizzonte che supera la previsione iniziale. Eppure nessuno nell'amministrazione ammette un ritardo, anche perché Trump ha anche detto che la guerra è "già vinta". E la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, lunedì ha corretto la stima originale, affermando che il presidente "ha sempre detto" che la guerra sarebbe durata da quattro a sei settimane, aggiungendo una settimana alla previsione iniziale. Martedì mattina Hegseth ha suggerito che le tempistiche contraddittorie sono un'ambiguità deliberata: "Ha detto quattro-sei settimane, sei-otto settimane, tre, potrebbe essere qualsiasi numero. Ma non riveleremmo mai esattamente quale sia".

Lozada ricorda che le guerre americane del passato hanno prodotto le proprie illusioni. In Vietnam i funzionari usavano il conteggio dei nemici uccisi come indicatore di progresso. Il generale William Westmoreland parlò della "luce in fondo al tunnel" alla fine del 1967, pochi mesi prima che l'offensiva del Tet smentisse ogni ottimismo. In Afghanistan, per vent'anni, varie metriche, come la crescita delle forze di sicurezza afghane, si rivelarono immaginarie. In Iran, osserva Lozada, la tabella di marcia è l'illusione più malleabile: in una guerra dagli obiettivi mutevoli, qualsiasi calendario vale quanto un altro, e dichiarare di essere "in anticipo" serve a gestire il ciclo delle notizie, influenzare i mercati e tenere insieme una coalizione politica che si sta fratturando.

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Perché il nuovo tentativo di Trump di regolare il voto postale sarà un fallimento


Il presidente vuole che il servizio postale rifiuti le schede di chi non compare in una lista federale di cittadini, ma la Costituzione non gli dà questo potere. L'obiettivo reale potrebbe essere un altro.

Donald Trump ha firmato martedì un nuovo ordine esecutivo sulle elezioni che, tra le altre cose, incarica il Dipartimento della sicurezza interna di creare un elenco di tutti i cittadini americani maggiorenni e ordina al servizio postale degli Stati Uniti di rifiutare le schede elettorali inviate per posta se il nome del votante non compare in una lista di elettori idonei fornita dallo Stato mesi prima del voto. Si tratta del secondo ordine esecutivo di Trump in materia elettorale dopo quello firmato a marzo 2025, che è già stato in gran parte bloccato dai tribunali.

Secondo un'analisi pubblicata da Slate, rivista online americana che si occupa di politica, cultura e attualità con un taglio orientato a sinistra, l'ordine è destinato a subire la stessa sorte del precedente. A scriverla è Richard L. Hasen, giurista esperto di diritto elettorale. La tesi centrale è che il provvedimento sia non solo incostituzionale ma anche materialmente inapplicabile prima delle elezioni di novembre, e che il suo vero scopo sia alimentare confusione e sfiducia nel sistema elettorale americano.

Il problema giuridico di fondo è che la Costituzione americana non assegna al presidente alcun ruolo nella gestione delle elezioni. Lo ha stabilito con chiarezza la giudice federale Colleen Kollar-Kotelly quando ha bloccato parti del primo ordine esecutivo di Trump sulle elezioni, scrivendo che la Costituzione non consente al presidente di imporre modifiche unilaterali alle procedure elettorali federali. L'articolo 1, sezione 4, della Costituzione attribuisce agli Stati il potere di stabilire le regole per le elezioni al Congresso, con la possibilità per il Congresso stesso di intervenire. Il decimo emendamento riserva inoltre agli Stati il diritto di gestire le proprie elezioni locali. Il presidente, in questo quadro, non ha competenze.

Il nuovo ordine esecutivo presenta anche un altro problema costituzionale: tenta di esercitare un controllo diretto sul servizio postale, che il Congresso ha trasformato in agenzia indipendente con il Postal Reorganization Act del 1970. Trump aveva già tentato di dare ordini a un'altra agenzia indipendente, la Election Assistance Commission, con il primo ordine esecutivo sulle elezioni, ma i tribunali glielo hanno impedito. È probabile, secondo l'analisi di Hasen, che accada lo stesso con il servizio postale.

C'è poi la questione pratica dei tempi. L'ordine prevede complesse procedure di regolamentazione sia per il Dipartimento della sicurezza interna sia per il servizio postale, oltre a nuove regole per gli Stati su questioni come il tipo di buste da utilizzare e i sistemi di tracciamento delle schede. Cambiamenti di questa portata non possono essere realizzati in pochi mesi, come ha dimostrato l'esperienza caotica delle elezioni del 2020 durante la pandemia. A questo si aggiunge un problema specifico: il nuovo ordine non prevede alcun meccanismo per gli elettori che si trasferiscono in un nuovo Stato o si registrano per la prima volta nelle settimane precedenti il voto, che resterebbero esclusi dal voto per posta perché non presenti nella lista dello Stato.

Hasen nota che il provvedimento firmato da Trump è più debole di quanto i sostenitori delle teorie sulla frode elettorale sperassero. Una bozza di ordine esecutivo trapelata al Washington Post prevedeva la dichiarazione di emergenza nazionale e il controllo presidenziale su tutti gli aspetti delle elezioni federali, dalla registrazione alle macchine per il voto, con il divieto quasi totale del voto per posta. Trump ha optato per una versione ridimensionata, che tuttavia resta illegale secondo l'analisi del giurista.

Lo stesso Trump sembra consapevole delle difficoltà legali. Al momento della firma ha dichiarato alla stampa che l'ordine verrà probabilmente impugnato, attaccando preventivamente i giudici che potrebbero bloccarlo. Secondo Hasen, questo conferma che l'obiettivo non è vincere in tribunale ma mantenere viva la narrazione secondo cui il voto per posta è sinonimo di brogli, cosa che Trump sostiene senza prove. L'effetto, scrive Hasen, è duplice: da un lato convince i suoi sostenitori che i democratici hanno bisogno di imbrogliare per vincere, dall'altro mette in dubbio le regole del voto a pochi mesi dalle elezioni, scoraggiando la partecipazione e alimentando sfiducia nella democrazia. Il rischio, secondo il giurista, è che il danno alla fiducia nel sistema elettorale sopravviva a lungo all'ordine esecutivo stesso, che potrebbe essere bloccato dai tribunali nel giro di giorni.

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Fossili Viventi


Il profondo e lo sconosciuto evocano misteriose avventure. Anche a pesca! Sembra che gli abissi debbano per forza ricondurre a scenari inediti, emozionanti. E forse qualcosa di vero c’è. L’autore in queste pagine ci dà qualche interessante spunto.
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foto in alto: riconoscibile dal colore azzurro, la verdesca ha un altro carattere distintivo, il muso appuntito, triangolare.

L’uomo è la specie dominante del pianeta Terra e nonostante abbia plasmato (ahimè) a suo piacimento gli ecosistemi, nutre ancora una paura ancestrale per le poche specie, in genere ben fornite di denti, per le quali può ancora essere preda, sia pur occasionale, e non predatore. Nel nostro ambiente preferito, tralasciando il falso mito dell’orca assassina, l’unico predatore che ancora incute timore all’uomo è lo squalo. Sicuramente, da una parte ha contributo a influenzare l’immaginario collettivo la serie di fortunati film di Spielberg di fine anni ‘70; mentre, dall’altra, lo squalo è un vero fossile vivente, appartiene a una categoria a se stante di pesci, cioè quelli cartilaginei, e non ha sicuramente un aspetto rassicurante. Per i suddetti motivi, nonostante la mia conoscenza in materia e la mia razionalità, non vi nascondo che i miei “bagnetti” al largo nel blu, magari dopo aver pasturato più o meno volontariamente, sono sempre molto brevi e circospetti. Nel Mediterraneo sono presenti numerose specie di squali, ma oggi ci dedicheremo alle specie catturabili a bolentino di profondità, anche se è difficile pensare che si possa mirare direttamente a queste specie. Infatti, gli squali rappresentano, per la nostra scarsa abitudine a consumarne le carni, quasi sempre una cattura accidentale, ma è bene conoscere le principali specie anche perché alcune di esse possono essere pericolose se non maneggiate con cautela.
Un piccolo ma comunque abbastanza inquietante esemplare di squalo zigrino.
Demersali - Le principali specie demersali che incontreremo più comunemente mentre pratichiamo la nostra amata pesca negli abissi sono le seguenti tre: il gattuccio (Scyliorhinus canicula) riconoscibile per una particolare colorazione marrone maculata è lo squalo più diffuso del Mediterraneo, raggiunge la dimensione massima di un metro e depone uova aderenti a gorgonie e coralli. In Italia è comunemente pescato e commercializzato (in Sardegna è uno degli ingredienti della burrida) ed anche ricercato in acquariologia. Lo zigrino (Dalatias licha), probabilmente il meno diffuso dei tre, distinguibile per una colorazione molto scura tendente al marrone sulla quale spicca il verde vitreo degli occhi. Lo si può trovare tra i 200 e i 1800 metri, è ovoviviparo come molte specie di squali e raggiunge la lunghezza di m 1,8. Lo spinarolo (Squalus acantihas), è una specie abbastanza diffusa, che raggiunge discrete dimensioni (fino a cm 150). Lo si trova in genere oltre i 300 metri di profondità, è ovoviviparo con un periodo di gestazione che arriva ai due anni e ciò lo rende molto vulnerabile. È pericoloso da maneggiare per la presenza di due aculei nella parte anteriore delle due pinne dorsali collegati a ghiandole velenifere; la tossina contenuta in queste ghiandole, in caso di puntura accidentale, provoca ferite molto dolorose.
In Adriatico da Venezia a Bari il gattuccio diventa in dialetto cagnole o cagnetto… insomma piccolo cane. In passato la sua pelle era utilizzata come abrasivo in ebanisteria ed è ancora utilizzata invece in pelletteria.


come dice il nome… attenti alle spine, mentre proverete a slamarlo lo spinarolo si contorcerà con forza cercando di pungervi, in particolar modo con l’aculeo posto sulla seconda pinna dorsale.

Considerazioni - Le tre specie analizzate preferiscono fondali molli, prevalentemente fangosi. Se siamo alla ricerca delle prede principe del bolentino di profondità, cernie e occhioni, una grossa presenza di squali demersali può significare che… siamo nel posto sbagliato, o quanto meno siamo in una zona di confine.

Pelagici - Oltre alle specie demersali, può capitare di imbattersi in qualche specie di squalo pelagica che, incuriosita e attratta da pesci che si dibattono, luci, esche e scie odorose, decida di attaccare i nostri terminali in risalita o in discesa. Gli attacchi più frequenti avvengono ad opera della verdesca (Prionace glauca), uno squalo pelagico che arriva fino a 3 metri di lunghezza, non particolarmente pericoloso per l’uomo. Anche questa specie è ovovivipara e ad accrescimento lento e molto vulnerabile in quanto presente come bycatch di altre specie pelagiche commerciali.
Verdesca al game over. Verrà slamata e rilasciata.
Conclusioni - Per la loro scarsa appetibilità (anche se sono assolutamente commestibili), la fragilità ecologica e la difficile gestione a bordo di esemplari di grosse dimensioni, conviene sempre liberarli una volta catturati, dopo un’eventuale rapida foto di rito possibilmente in acqua, o a bordo con le dovute attenzioni. La totalità degli esemplari che vedete in foto è stata subito liberata, e per fortuna, anche nella pesca professionale, gli squali non vengono più considerati come un nemico da uccidere, ma come un “fossile vivente” da proteggere per non alterare gli equilibri degli ecosistemi marini. Gli squali nel Mar Mediterraneo sono tra le specie più minacciate al mondo, con oltre il 50% delle specie analizzate a rischio di estinzione. Questa grave vulnerabilità è causata da un mix di fattori biologici e, soprattutto, dall'intensa pressione antropica, in particolare la pesca eccessiva.
La risalita forzata di uno spinarolo vorace che stringe tra i denti ben due esche e altrettanti ami.


PRINCIPALI MINACCE E CAUSE DI VULNERABILITA’

  • Pesca accidentale (bycatch) - È la causa principale. Squali e razze finiscono spesso nelle reti o sugli ami destinati ad altre specie (pesce spada, tonno), spesso con esiti mortali.
  • Sovrapesca e pesca illegale - Nonostante i divieti, le catture intenzionali per carne, pinne e cartilagine, insieme alla pesca illegale, continuano a decimare le popolazioni.
  • Caratteristiche biologiche - Gli squali mediterranei crescono lentamente, maturano tardi e hanno una riproduzione limitata. Queste caratteristiche rendono le loro popolazioni estremamente lente a riprendersi dopo un calo.
  • Degradazione dell'habitat - L'inquinamento, il traffico marittimo e la distruzione degli habitat costieri riducono le aree di nursery e alimentazione.

STATO DELLE POPOLAZIONI

  • Rischio estinzione - Più della metà delle specie di squali e razze nel Mediterraneo sono minacciate (vulnerabili, in pericolo o in pericolo critico).
  • Declino storico - Negli ultimi 200 anni, le popolazioni di squali nel Mediterraneo sono diminuite di oltre il 97%.
  • Specie critiche - Il grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) è classificato come "in pericolo critico" (Critically endangered) nel Mediterraneo. Anche verdesche, mako e diverse specie di squalo angelo sono gravemente minacciate.
  • Estinzioni locali - Oltre 13 specie sono diventate localmente estinte, specialmente nel Mediterraneo occidentale e nell'Adriatico.
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La commissione controllata da Trump approva la sala da ballo della Casa Bianca


Il voto arriva pochi giorni dopo che un giudice federale ha ordinato lo stop ai lavori. I repubblicani al Congresso non sembrano avere fretta di intervenire.
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La National Capital Planning Commission, l'agenzia federale che supervisiona le costruzioni su suolo pubblico nell'area di Washington, ha approvato giovedì il progetto della nuova sala da ballo della Casa Bianca voluta dal presidente Trump. Il voto, 8 a 1, arriva però in un momento di forte incertezza giuridica: martedì un giudice federale ha ordinato la sospensione dei lavori, stabilendo che il presidente non può procedere senza l'autorizzazione del Congresso.

La commissione, composta da dodici membri, è stata rimodellata lo scorso anno da Trump, che ha rimosso tutti i commissari nominati dal suo predecessore Joe Biden e li ha sostituiti con propri alleati. A presiederla è Will Scharf, segretario dello staff della Casa Bianca e in passato avvocato personale di Trump. L'unico voto contrario è arrivato da Phil Mendelson, democratico e presidente del consiglio municipale di Washington. Due commissari si sono astenuti votando "presente". Mendelson ha criticato le dimensioni del progetto e la rapidità del processo di approvazione. "È semplicemente troppo grande", ha detto.

Il progetto prevede la costruzione di un edificio di circa 8.400 metri quadrati su due piani, con una capacità di quasi mille posti, nel punto dove sorgeva la East Wing, l'ala est della Casa Bianca demolita nell'ottobre scorso per volontà di Trump. Il costo stimato è di 400 milioni di dollari, finanziati interamente da donazioni private. Tra i donatori ci sono grandi aziende come Amazon, Google e Palantir, tutte titolari di contratti miliardari con il governo federale, un dato che ha sollevato interrogativi su possibili conflitti di interesse.
Render, White House
Il voto della commissione era previsto già a marzo, ma era stato rinviato a causa della valanga di commenti pubblici ricevuti: circa 32.000 secondo il New York Times, la stragrande maggioranza contrari al progetto. Il Washington Post ha rilevato che oltre il 97% dei commenti era critico. Prima del voto di giovedì, circa quaranta persone hanno protestato fuori dalla sede della commissione con cartelli contro il progetto.

La vera incognita è ora lo scontro legale. Martedì il giudice federale Richard Leon ha ordinato la sospensione dei lavori, stabilendo che il presidente non ha l'autorità di finanziare un progetto di queste dimensioni attraverso donazioni private senza il consenso del Congresso. Leon, nominato dal presidente repubblicano George W. Bush, ha scritto nella sentenza che il presidente è il "custode" della Casa Bianca per le future generazioni, non il proprietario. Il giudice ha concesso due settimane per presentare ricorso e ha escluso dall'ingiunzione i lavori necessari alla sicurezza dell'edificio.

Trump ha immediatamente annunciato il ricorso, definendo la sentenza "egregia", e ha contestato la necessità di un'autorizzazione del Congresso. "Abbiamo costruito molte cose alla Casa Bianca nel corso degli anni. Non si chiede l'approvazione del Congresso", ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale. Il presidente sembra inoltre intenzionato a sfruttare l'eccezione prevista dal giudice per i lavori di sicurezza: ha sottolineato che il progetto include un tetto a prova di droni, vetri antiproiettile, bunker, un ospedale e strutture di telecomunicazione sicure.
Lavori di demolizione a dicembre 2025, G. Edward Johnson
Sul fronte politico, i repubblicani al Congresso non mostrano fretta di intervenire. Se il ricorso dovesse fallire, i legislatori dovrebbero scegliere se approvare una legge che autorizzi esplicitamente la costruzione, un passo che li esporrebbe alle critiche dei democratici. Come ha scritto Politico, la maggior parte dei repubblicani con competenza diretta sulla materia non ha risposto alle richieste di commento. I portavoce dei presidenti delle commissioni competenti alla Camera e al Senato, il deputato Bruce Westerman dell'Arkansas e il senatore Mike Lee dello Utah, non hanno rilasciato dichiarazioni.

I democratici hanno già trasformato la sala da ballo in un argomento elettorale. La deputata Rosa DeLauro del Connecticut, prima democratica nella commissione bilancio della Camera, ha dichiarato che il progetto è un test chiaro sulle priorità repubblicane: i legislatori possono scegliere se riaprire il Department of Homeland Security, attualmente in shutdown, oppure autorizzare la costruzione di una sala da ballo da 400 milioni di dollari per ospitare amici miliardari del presidente.

Il progetto è impopolare anche tra gli elettori. Secondo un sondaggio Economist/YouGov condotto tra il 27 e il 30 marzo, il 56% degli americani disapprova le ristrutturazioni della Casa Bianca volute da Trump, mentre solo il 28% le sostiene. Un sondaggio precedente dello stesso istituto, condotto a febbraio, mostrava dati simili: il 58% degli intervistati si dichiarava contrario alla demolizione della East Wing per costruire la sala da ballo, contro un 25% favorevole.

Le divisioni attraversano anche le linee di partito. Tra gli elettori che nel 2024 hanno votato per Trump, il 57% approva il progetto, ma il 24% lo boccia. Tra i repubblicani registrati il sostegno si ferma al 56%, con un 22% contrario. Persino tra i sostenitori del movimento MAGA, il 13% si oppone.

Trump ha descritto il progetto come una priorità assoluta, sostenendo che i presidenti hanno bisogno di uno spazio permanente per ricevere dignitari stranieri e ospiti di alto livello, senza dover ricorrere alle tende montate sul prato sud della Casa Bianca. Giovedì sera, su Truth Social, ha celebrato l'approvazione definendo la sala da ballo "la più grande e bella del suo genere al mondo". Prima del voto, la Casa Bianca ha presentato alcune modifiche al progetto, tra cui l'eliminazione di una scalinata giudicata inutile e troppo grande dai critici.

La commissione ha anche derogato alle proprie procedure standard, approvando in un'unica seduta sia i piani preliminari sia quelli definitivi, un processo che normalmente si sviluppa in più riunioni nell'arco di mesi. A titolo di confronto, l'approvazione di una recinzione perimetrale della Casa Bianca richiese quattro passaggi in nove mesi tra il 2016 e il 2017. I critici vedono in questa accelerazione un'ulteriore conferma di come Trump abbia piegato i processi istituzionali per portare avanti il progetto prima della fine del suo mandato nel 2029.

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Addio chiavi: con Nuki la porta si apre con un tap, come il contactless


Addio chiavi: con Nuki Smart Lock puoi aprire la porta di casa con un semplice tap, proprio come i pagamenti contactless. Ecco come funziona la serratura smart
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Da Tap to Pay a Tap to Unlock: Nuki porta la stessa semplicità e sicurezza dei pagamenti contactless direttamente alla porta di casa. Ciò che da tempo fa parte della vita quotidiana nel mondo dei pagamenti sta diventando realtà anche nell'accesso alla propria abitazione grazie al nuovo Keypad 2 NFC. Il pioniere austriaco dell'accesso intelligente lancia la prima keypad al mondo certificata Aliro per serrature elettroniche residenziali. La spesa settimanale al supermercato, un biglietto della metropolitana valido 24 ore, il pagamento con carta alla biglietteria del cinema o una bibita fresca allo stadio: tutto questo può essere pagato in modo comodo, sicuro e in pochi secondi con un solo tocco. In ciascuna di queste situazioni, è la tecnologia Near Field Communication (NFC) che consente il pagamento contactless tramite smartphone o smartwatch.

WD My Passport Ultra 6TB: Recensione Completa | Techpertutti
Con il My Passport Ultra da 6TB, Western Digital porta sul mercato una capacità da storage professionale in formato tascabile ad un prezzo competitivo lo rendono interessante — ma le velocità tipiche da HDD restano il nodo da sciogliere in un mercato sempre più dominato dagli SSD.
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Con il nuovo Keypad 2 NFC, Nuki applica alla porta di casa i vantaggi della tecnologia NFC, che permette uno scambio di dati sicuro e immediato a distanza ravvicinata (pochi centimetri).

"L'accesso non è mai stato così intelligente, sicuro e veloce. Con il Keypad 2 NFC portiamo i vantaggi del Tap to Pay direttamente alla porta di casa. I nostri utenti possono contare sulla stessa comodità e sullo stesso livello di sicurezza a cui sono già abituati nei pagamenti contactless di tutti i giorni", afferma Martin Pansy di Nuki.



Poiché Smart Lock e Keypad sono prodotti standalone di Nuki, la nuova funzionalità può essere facilmente integrata a posteriori: infatti, il Keypad NFC consente alle serrature elettroniche Nuki già compatibili con Matter di supportare Tap to Unlock in pochissimo tempo.

Sblocco contactless. Come funziona


Ma come funziona Tap to Unlock? Basta avvicinare il proprio dispositivo mobile al Keypad 2 NFC: non è necessario aprire l’app Nuki. Per utilizzare Apple Home Key o Samsung Digital Home Key all’interno di un portafoglio digitale, sono necessari una Nuki Smart Lock compatibile con Matter, un hub Matter del rispettivo provider e un dispositivo mobile compatibile. “Uno dei principi fondamentali di Nuki è rendere le nuove funzionalità accessibili a tutti gli utenti, indipendentemente dal produttore”, sottolinea il co-fondatore Jürgen Pansy. Per questo motivo, la modalità Nuki App amplia le opzioni di sblocco: consente infatti di utilizzare Tap to Unlock in modo completamente indipendente da Matter o dalle app wallet. Questa modalità è disponibile per tutti gli utenti con una Nuki Smart Lock di quarta o quinta generazione e uno smartphone dotato di NFC, senza necessità di un hub aggiuntivo.

Progettato per durare nel tempo


Con il Keypad 2 NFC, ora è possibile accedere alla propria abitazione in cinque modi diversi: tramite Apple Home Key, Samsung Digital Home Key, Tap to Unlock nella modalità Nuki App, impronta digitale o codice di accesso personalizzato. Il nuovo Keypad può memorizzare fino a 20 impronte digitali, 35 chiavi Tap-to-Unlock e 200 codici di accesso. Ogni singolo accesso alla propria casa, sia tramite tap, impronta digitale o codice di accesso, è protetto da una crittografia end-to-end in quanto l'azienda austriaca si affida agli stessi standard di crittografia collaudati utilizzati nei sistemi di pagamento. Come tutti i prodotti Nuki, anche il nuovo Keypad garantisce il massimo livello di sicurezza dei dati: tutti i dati di accesso Nuki sono memorizzati localmente, mentre l'utilizzo del cloud rimane facoltativo. L'installazione è semplice: il montaggio richiede pochi minuti utilizzando strisce adesive o viti, senza alcun cablaggio complesso.
l nuovo Keypad può memorizzare fino a 20 impronte digitali, 35 chiavi Tap-to-Unlock e 200 codici di accessol nuovo Keypad può memorizzare fino a 20 impronte digitali, 35 chiavi Tap-to-Unlock e 200 codici di accesso
Nuki Keypad 2 NFC è progettato per durare nel tempo: è protetto dalla polvere e dall'umidità secondo lo standard internazionale IP54. Anche l'alimentazione è progettata per durare a lungo; poiché Keypad e Smart Lock non sono connessi in modo permanente, il consumo energetico si riduce significativamente, assicurando un’autonomia di almeno dodici mesi.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

Disponibilità


Il Nuki Keypad 2 NFC è disponibile al prezzo di 179 euro nello Shop online di Nuki e su Amazon.


WD My Passport Ultra 6TB: tanta capacità ad un prezzo accessibile. Ma vale ancora un HDD portatile nel 2026?


Con My Passport Ultra 6TB Western Digital è tra le poche aziende ad aver superato il limite dei 5TB per gli hard disk portatili da 2,5 pollici. Un limite tecnico imposto dalle dimensioni compatte di questi device, in grado di collegarsi al PC tramite USB e che non necessitano di alimentazione esterna. Il drive esterno di WD, compatibile con Windows e Mac, risulta quindi una delle poche opzioni disponibili sul mercato ed offre un ottimo rapporto tra capacità, portabilità e prezzo. I principali concorrenti, basati su tecnologia SSD sono superiori in velocità e robustezza ma il costo da sostenere è significativamente più alto. In questo articolo Techpertutti analizza nel dettaglio il WD My Passport Ultra 6TB, e tra design, software, sicurezza dei dati e confronto di prestazioni cercheremo di capire se vale davvero la pena sceglierlo.

WD My Passport Ultra 6TB – Scheda Tecnica | Techpertutti.com

WD My Passport Ultra 6TB

Scheda tecnica completa

Capacità
6 TB

Interfaccia
USB-C / USB 3.2 Gen 1

Velocità max
5 Gbps

Rotazione disco
5.400 rpm

Crittografia
AES 256-bit

Dimensioni
110 × 82 × 22 mm

Peso
237 g

Garanzia
3 anni

Alimentazione
Bus powered (USB)

Compatibilità
PC, Mac, PS4/5, Xbox

Design e costruzione


Il WD My Passport Ultra 6TB si presenta con un form factor da 2,5 pollici, un'estetica sobria con una finitura lucida sulla parte superiore e una base in plastica opaca. Le colorazioni disponibili variano a seconda della capacità: in particolare, nella versione da 2TB troviamo anche il color oro, in aggiunta all'argento e al blu. La versione Ultra da 6TB in prova è disponibile solo in blu, ha sullo stesso lato un connettore USB-C con accanto l'indicatore LED di attività. Il cavo in dotazione misura circa 46 cm, sufficiente per l'uso quotidiano.
Sul lato superiore troviamo la porta USB-C ed accanto il led di statoSul lato superiore troviamo la porta USB-C ed accanto il led di stato
Il punto debole estetico è lo spessore: infatti, con i suoi 22 mm risulta decisamente più spesso rispetto a qualsiasi SSD portatile comparabile. Tuttavia, le sue dimensioni non costituiscono un problema di portabilità perchè il My Passport Ultra entra comodamente in una borsa da laptop o in uno zaino tecnico.
WD My Passport Ultra entra comodamente nelle tasche ed il suo utilizzo è molto versatile
Il WD My Passport Ultra integra una porta USB-C e include nella confezione un adattatore USB-C / USB-A, pensato per chi utilizza ancora dispositivi con connettori di vecchia generazione — una scelta pratica che amplia la compatibilità senza dover acquistare accessori aggiuntivi. Il drive, inoltre, è dotato di software integrato per la gestione dei file e il backup automatico, con protezione tramite password e supporto alla crittografia hardware AES a 256 bit. Un livello di sicurezza di livello professionale che rende i dati illeggibili a chiunque non sia autorizzato, anche in caso di smarrimento o furto del dispositivo.

Confronto Velocità HD Portatili | Techpertutti.com

Confronto Velocità – HD Portatili

Lettura e scrittura sequenziale (MB/s)

Lettura sequenziale

Scrittura sequenziale

★ WD My Passport Ultra 6TB
In prova HDD · 5.400 rpm

Lettura

~130 MB/s

Scrittura

~109 MB/s

Seagate One Touch 5TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~145 MB/s

Scrittura

~136 MB/s

LaCie Rugged Mini USB-C 5TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~132 MB/s

Scrittura

~130 MB/s

Toshiba Canvio Advance 4TB
HDD · 5.400 rpm

Lettura

~138 MB/s

Scrittura

~129 MB/s

I valori indicati sono orientativi e possono variare in base alla configurazione del sistema, al tipo di file trasferito e alle condizioni d'uso.

Prestazioni


Dopo la configurazione iniziale, ho utilizzato l'HD per verificarne la velocità di lettura dati: il processo di trasferimento ha raggiunto i 110 MB/s costanti, senza cali, in media con gli hard disk portatili 2,5" di questa generazione. Un aspetto apprezzabile è il funzionamento silenzioso del drive: il rumore di rotazione è estremamente basso, appena percettibile in ambienti anche in ambienti silenziosi. L'alimentazione avviene interamente via USB, senza cavi di rete o adattatori aggiuntivi. Le prestazioni potrebbero sembrare modeste rispetto agli standard odierni ma è importante capire il contesto tecnologico in cui si inserisce questo drive.

HDD vs SSD: qual è la differenza


Se stiamo valutando di acquistare il WD My Passport Ultra, potremmo chiederci perché non comprare direttamente un SSD portatile? La risposta dipende tutto da cosa ci serve davvero: un Hard Disk Drive come questo di WD funziona tramite una testina meccanica che si sposta fisicamente sopra dei piatti magnetici rotanti per leggere e scrivere i dati.

È una tecnologia collaudata, affidabile e soprattutto economica per grandi capacità. Uno svantaggio rispetto ai drive a stato solido è la velocità, espressa in giri al minuto (rpm) e dalla posizione fisica dei dati sul disco. Un SSD (Solid State Drive), al contrario, non ha parti mobili: i dati vengono archiviati su chip di memoria flash NAND, garantendo accessi praticamente istantanei, consumi ridotti e maggiore resistenza agli urti.
Screenshot del software di gestione del My Passport Ultra 6TBScreenshot del software di gestione del My Passport Ultra 6TB

Conclusioni


In un'epoca in cui gli SSD dominano sempre di più il mercato dello storage portatile il WD My Passport Ultra da 6TB conserva una sua nicchia di mercato. In particolare, il suo costo per terabyte rimane imbattibile rispetto a qualsiasi SSD equivalente, e la sua capacità di offrire ben 6 TB tascabili offre un formato adatto a tenere al sicuro intere librerie multimediali, backup periodici e persino i giochi. A completare il quadro, Western Digital ha integrato materiali riciclati nella costruzione, un segnale concreto di attenzione alla sostenibilità che si aggiunge a un design tutto sommato solido, sviluppato per resistere all'uso quotidiano. Infine, ma non meno importante, la garanzia di ben 3 anni offerta dal produttore. Dunque, se avete bisogno di archiviare enormi librerie di filmati, foto RAW, o semplicemente "alleggerire" l'enorme quantità di file conservati nel Cloud, questo disco è un'unità di storage molto affidabile e difficile da battere in rapporto qualità-prezzo.


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Gli Stati Uniti bombardano un ponte civile vicino a Teheran. Trump: "C'è molto altro in arrivo"


L'attacco segna un'escalation nella campagna militare americana. Intanto, l'intelligence dipinge un quadro diverso dalle dichiarazioni ottimiste della Casa Bianca: metà dei lanciatori di missili iraniani sarebbe ancora pienamente operativa.

Gli Stati Uniti hanno colpito ieri per la prima volta una grande infrastruttura civile in Iran, poche ore dopo che Donald Trump aveva minacciato in un discorso alla nazione di riportare il Paese "all'età della pietra". Il bersaglio è stato il ponte B-1 vicino a Teheran, che collega la capitale con il sobborgo di Karaj. Secondo le autorità statunitensi, ufficialmente l'attacco serviva a impedire alle Forze Armate iraniane di trasferire armi attraverso il ponte. I media di Stato iraniani hanno parlato di 8 morti e 95 feriti tra i civili.

Il raid segna un possibile allargamento della campagna americana, finora concentrata soprattutto su obiettivi militari. Un funzionario della difesa Usa, citato da Axios, ha detto che altri ponti potrebbero essere colpiti. Trump ha rivendicato l'operazione su Truth Social, scrivendo che "il ponte più grande dell'Iran è stato abbattuto, per non essere mai più usato" e aggiungendo che "c'è molto altro in arrivo". Nello stesso messaggio ha intimato a Teheran di raggiungere un accordo "prima che sia troppo tardi".

Secondo i funzionari americani, il ponte era usato dalle forze iraniane per trasferire di nascosto missili e componenti missilistici da Teheran verso siti di lancio nell'Iran occidentale. Un secondo funzionario lo ha definito una rotta logistica pensata per sostenere la capacità iraniana di lancio di missili balistici e droni d'attacco, senza però chiarire se fosse davvero operativa al momento del bombardamento. La missione iraniana alle Nazioni Unite ha invece denunciato su X gli attacchi americani e israeliani contro obiettivi civili. Anche il Ministro degli Esteri iraniano ha sostenuto che colpire strutture civili, "compresi ponti in costruzione", non costringerà il Paese ad arrendersi.

Iran: cosa dice davvero l'intelligence Usa

Analisi
Iran: il divario tra Casa Bianca e intelligence
Raid sul ponte B-1, arsenale residuo e critiche politiche — aprile 2026

Raid Arsenale Politica Cronologia

L'attacco al ponte B-1

Ponte B-1
Teheran–Karaj, prima infrastruttura civile colpita dagli Usa dall'inizio del conflitto

8 + 95
Rispettivamente, morti e feriti secondo i media di Stato iraniani

Cosa dicono le due parti

Versione Usa
Il ponte serviva a trasferire missili e componenti verso siti di lancio nell'Iran occidentale

Un funzionario lo ha definito una rotta logistica per sostenere i missili balistici e i droni d'attacco. Non è stato precisato se fosse operativa al momento del raid.

Versione Iran
Attacco a infrastrutture civili che non costringerà l'Iran alla resa

Il ministro degli Esteri iraniano ha parlato di obiettivi civili e "ponti incompiuti". La missione iraniana all'ONU ha denunciato i raid americani ed israeliani contro target civili.

Le parole di Trump

"All'età della pietra"
Minaccia di Trump nel discorso alla nazione, prima del raid

Su Truth Social ha poi rivendicato l'attacco: il ponte "crolla, per non essere mai più usato". Ha intimato a Teheran di raggiungere un accordo "prima che sia troppo tardi" e annunciato che "c'è molto altro in arrivo".

Stime intelligence Usa vs Casa Bianca

Lanciatori missilistici neutralizzati

Intelligence

~50%

Casa Bianca

~90%

NB: alcuni dei lanciatori di missili restanti potrebbero essere sepolti o bloccati in tunnel

Droni distrutti

Intelligence

~50%

Casa Bianca

>80%

Migliaia di droni ancora a disposizione nell'arsenale di Teheran secondo l'intelligence

Impianti di produzione colpiti

Intelligence

n.d.

Casa Bianca

Due terzi degli impianti danneggiati o distrutti secondo la Casa Bianca

Cosa resta operativo

−90%
Riduzione attacchi con missili balistici e droni kamikaze sulle forze Usa dall'inizio del conflitto (dato Pentagono)

Intatti
Missili cruise costieri e forze navali dei Pasdaran a Hormuz

2-3 settimane
Previsione di Trump per concludere le operazioni

Una fonte che ha esaminato la valutazione dell'intelligence definisce irrealistica questa previsione. La rete di tunnel e caverne iraniana rende difficile neutralizzare i lanciatori di missili rimasti.

Scontro politico a Washington

NATO: Trump minaccia il ritiro
1 aprile — Accusa l'Alleanza di non aver sostenuto l'operazione in Iran

I due senatori alla guida della Commissione Vigilanza del Senato, Tillis e Shaheen, definiscono l'ipotesi un "sogno che si avvera" per Putin e Xi. McConnell e Coons hanno difeso l'Alleanza ricordando il sostegno post-11 settembre. Una norma del 2023 impedisce il ritiro senza il voto dei due terzi del Senato.

Spesa sociale: fondi alla Difesa
Pranzo di Pasqua, 1 aprile

Trump propone di trasferire agli Stati la gestione di asili nido, Medicaid e Medicare, per concentrare la spesa federale sulla difesa. La Casa Bianca ha poi precisato che il riferimento era alla lotta alle frodi, ma il discorso verteva su chi dovesse finanziare questi programmi.

Pentagono vs intelligence
Versioni contrastanti sull'andamento della guerra

Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha definito "completamente sbagliata" la ricostruzione della CNN basata sulle fonti di intelligence. La portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, parla di Iran "decimato" e "schiacciante superiorità aerea".

Tocca un evento per i dettagli

1 Aprile
Trump valuta l'uscita dalla NATO

Accusa l'Alleanza di non aver sostenuto l'operazione con Israele. Anche Rubio evoca una revisione della partecipazione Usa. Senatori bipartisan criticano duramente l'ipotesi.

1 Aprile
Pranzo di Pasqua: meno welfare, più difesa

Trump propone di trasferire la gestione di Medicaid, Medicare e asili nido agli Stati per concentrare le risorse federali sulla guerra.

1 Aprile, sera
Discorso alla nazione: Trump minaccia "l'età della pietra" per l'Iran

Dichiara che la capacità missilistica iraniana è stata "drasticamente ridotta" e annuncia altre 2-3 settimane per concludere le operazioni.

2 Aprile
Raid Usa sul ponte B-1 (Teheran–Karaj)

Prima grande infrastruttura civile iraniana colpita dai bombardamenti. 8 morti e 95 feriti secondo Teheran. Funzionari Usa avvertono: altri ponti potrebbero fare la syessa fine.

Stesso giorno
CNN rivela la valutazione dell'intelligence

Circa metà dei lanciatori di misili iraniani sarebbero ancora disponibili, migliaia di droni ancora nell'arsenale, missili costieri intatti. Un quadro ben "più complesso" rispetto alla narrazione ufficiale.

Fonti: CNN, Axios, New York Times, The Guardian · aprile 2026

Quello che dice l'intelligence vs la Casa Bianca


Il nuovo attacco arriva mentre una valutazione dell'intelligence statunitense, riportata dalla CNN, racconta una realtà ben diversa da quella presentata pubblicamente dall'Amministrazione Trump riguardo le capacità militari iraniane. Tre fonti hanno riferito che circa metà dei lanciatori di missili iraniani sarebbe infatti ancora disponibile, anche se il totale potrebbe includere mezzi oggi inaccessibili perché sepolti o bloccati sottoterra. La stessa valutazione indica che migliaia di droni iraniani restano a disposizione nell'arsenale del Paese — circa metà delle capacità iniziali — e che una parte consistente dei missili cruise costieri è rimasta intatta.

Il quadro che emerge è nettamente diverso dai toni usati da Trump e dalla sua Amministrazione. Nel discorso di mercoledì sera, il presidente aveva sostenuto che la capacità iraniana di lanciare missili e droni è stata "drasticamente ridotta" e che fabbriche di armi e lanciatori di missili iraniani venivano distrutti ogni giorno. Anche il Pentagono ha fatto sinora notare soprattutto il calo degli attacchi: il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato più volte che gli attacchi iraniani condotti con missili balistici e droni kamikaze contro le forze americane sono diminuiti del 90% dall'inizio del conflitto.

La Casa Bianca respinge con fermezza questa ricostruzione. La portavoce Anna Kelly ha dichiarato che l'Iran è stato decimato sul piano militare, che la Marina iraniana è stata annientata, che due terzi degli impianti di produzione sono stati danneggiati o distrutti e che Stati Uniti e Israele hanno una schiacciante superiorità aerea. Anche il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha definito "completamente sbagliata" la ricostruzione della CNN, sostenendo invece che gli Stati Uniti siano in anticipo rispetto ai propri obiettivi militari.

Ma dietro questo scontro di versioni emergono sempre di più i segnali di una guerra più lunga e più complicata di quanto Trump lasci intendere. Una fonte che ha esaminato la valutazione dell'intelligence ha definito irrealistico l'obiettivo indicato dal presidente, che mercoledì sera ha parlato di 2 o 3 settimane per concludere le operazioni militari. La capacità iraniana di nascondere i lanciatori di missili in una rete estesa di tunnel e caverne continua a rendere difficile neutralizzarli. Restano inoltre rilevanti le capacità di attacchi nel Golfo, in particolare nello Stretto di Hormuz, dove l'Iran conserva buona parte delle forze navali dei Guardiani della Rivoluzione.

Da Teheran a Washington: i fronti politici aperti da Trump


La guerra con l'Iran sta intanto producendo nuove tensioni politiche nella capitale americana. Secondo la CNN, durante un pranzo privato tenutosi il 1° aprile, Trump ha detto che il governo federale dovrebbe spendere meno per sanità e assistenza all'infanzia e concentrarsi maggiormente invece sulla difesa. Ha sostenuto che programmi come asili nido, Medicaid e Medicare dovrebbero essere gestiti dagli Stati e non dal governo federale. La Casa Bianca ha poi precisato che Trump stava parlando soprattutto della necessità di contrastare le frodi in questi programmi, ma il suo intervento riguardava in realtà soprattutto chi dovesse finanziarli.

Ma anche i suoi attacchi alla NATO hanno provocato frizioni politiche, persino tra i repubblicani. I senatori Thom Tillis (R-N.C.) e Jeanne Shaheen (D-N.H.), alla guida della Commissione Vigilanza del Senato, hanno definito l'idea di un ritiro americano dall'Alleanza Atlantica come un "sogno che si avvera" per Vladimir Putin e Xi Jinping. Il giorno prima anche i senatori Mitch McConnell (R-Ky.) e Chris Coons (D-De.) avevano difeso la NATO dagli attacchi di Trump, ricordando il sostegno dato agli Stati Uniti dopo l'11 settembre e il sacrificio dei soldati alleati in Afghanistan e in Iraq.

Trump ha detto il 1° aprile di stare valutando seriamente l'uscita degli Stati Uniti dall'Alleanza Atlantica, accusando la NATO di non avere sostenuto l'operazione militare congiunta con Israele contro l'Iran. Anche il Segretario di Stato Marco Rubio ha evocato una revisione della partecipazione americana all'Alleanza dopo la fine della guerra. Ma una norma inserita nella legge di bilancio della difesa per l'anno fiscale 2024, approvata nel dicembre 2023, impedisce al presidente di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO senza il voto favorevole di due terzi del Senato o un atto separato del Congresso, ostacolando i possibili piani della Casa Bianca.

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Hegseth manda via il capo di stato maggiore dell'esercito


Pete Hegseth ha chiesto al generale Randy George di andare in pensione con effetto immediato. Rimossi anche altri due generali. È l'ultimo di una lunga serie di licenziamenti ai vertici militari
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Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha costretto alle dimissioni il capo di stato maggiore dell'esercito americano, il generale Randy George, chiedendogli di andare in pensione con effetto immediato. La notizia, confermata dal portavoce del Pentagono Sean Parnell con un post su X, arriva mentre gli Stati Uniti sono impegnati in una guerra contro l'Iran il cui esito resta incerto. Insieme a George, Hegseth ha rimosso altri due generali dell'esercito: il capo dei cappellani militari, il generale di divisione William Green, e il comandante dell'Army Transformation and Training Command, il generale David Hodne.

George, ufficiale di fanteria diplomato alla prestigiosa accademia militare di West Point nel 1988, era stato nominato capo di stato maggiore dell'esercito nel settembre 2023 dall'allora presidente Joe Biden. Il suo mandato sarebbe dovuto durare fino all'estate 2027. Il suo profilo era considerato problematico dall'entourage di Hegseth soprattutto per un motivo: durante l'amministrazione Biden, George aveva ricoperto il ruolo di principale assistente militare del segretario alla Difesa Lloyd Austin. Secondo quanto riportato da CNN, quel legame con Austin era visto da Hegseth come un marchio negativo, nonostante il ruolo di assistente militare del segretario alla Difesa sia tradizionalmente considerato apolitico e riservato ai migliori ufficiali.

Il licenziamento è avvenuto in modo brusco. Secondo fonti del Pentagono citate da CNN, i vertici dell'esercito sono stati colti di sorpresa dall'annuncio, apprendendo la notizia insieme al resto del dipartimento della Difesa al momento della comunicazione pubblica. George ha ricevuto la telefonata di Hegseth mentre si trovava in una riunione. Ha poi parlato di persona al suo staff, che secondo un funzionario ha accolto la notizia con grande compostezza.

"Non sembra una decisione molto ponderata", ha commentato un funzionario americano alla CNN, sottolineando come la rimozione di uno dei membri dello stato maggiore congiunto avvenga nel pieno di un conflitto con l'Iran, proprio mentre l'esercito, sotto la guida di George, sta dispiegando forze e fornisce capacità di difesa aerea e missilistica integrate alla forza congiunta.
Daniel Marble / Fort Benning Public Affairs Office
Il successore più probabile è il generale Christopher LaNeve, attuale vice capo di stato maggiore dell'esercito, che assumerà il ruolo ad interim. Secondo diverse fonti citate da NBC News e CNN, Hegseth aveva spinto per insediare LaNeve nella posizione di vice capo proprio in vista di questa successione. LaNeve era stato in precedenza assistente militare di Hegseth e aveva attirato l'attenzione del presidente Trump il giorno stesso dell'insediamento, quando aveva chiamato durante il ballo inaugurale dalla Corea del Sud per congratularsi. Trump lo aveva elogiato pubblicamente.

La rimozione di George si inserisce in una serie ormai lunga di epurazioni ai vertici delle forze armate americane dall'inizio del secondo mandato di Trump. Hegseth ha rimosso o messo da parte oltre una dozzina tra generali e ammiragli. Tra i più importanti, il presidente delle riunioni congiunte dei capi di stato maggiore CQ Brown, l'ammiraglio Lisa Franchetti a capo della Marina, l'ammiraglio Linda Fagan a capo della Guardia costiera, il tenente generale Jeffrey Kruse a capo dell'agenzia di intelligence della Difesa e il vice ammiraglio Shoshana Chatfield, rappresentante militare americana presso il comitato militare della NATO. Il caso di Kruse è legato a una valutazione della sua agenzia che indicava come gli attacchi americani alle strutture nucleari iraniane fossero meno estesi di quanto Trump avesse dichiarato.

Hegseth ha sostenuto di voler semplicemente scegliere i comandanti più adatti a dirigere l'esercito con il bilancio più grande al mondo. I parlamentari democratici hanno espresso preoccupazione per una possibile politicizzazione delle forze armate, tradizionalmente più isolate dalle dinamiche politiche rispetto al resto dell'apparato statale americano.

Quanto al generale George, la sua carriera militare comprende servizio in Iraq e Afghanistan e il comando di alcune delle principali unità da combattimento dell'esercito, tra cui la 173rd Airborne Brigade Combat Team e la 4th Infantry Division. Durante il suo mandato come capo di stato maggiore, ha guidato la transizione dell'esercito dall'era della guerra al terrorismo verso una forza pensata per conflitti su larga scala, investendo in tecnologia dei droni e sistemi d'arma a lungo raggio. Ha anche ridotto il numero dei generali in servizio e snellito le strutture per rendere la forza più agile.

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La rassegna stampa di venerdì 3 aprile 2026


Trump licenzia la Procuratrice generale Bondi e rimuove il capo dell'Esercito mentre continua la guerra in Iran con crescenti costi economici

Questa è la rassegna stampa di venerdì 3 aprile 2026

Trump licenzia la Procuratrice generale Pam Bondi


Il Presidente Trump ha licenziato la Procuratrice generale Pam Bondi dopo 14 mesi di mandato turbolento, sostituendola temporaneamente con il suo vice Todd Blanche. La rimozione è avvenuta nonostante la lealtà dimostrata da Bondi, apparentemente a causa della sua gestione dei file Epstein e del fallimento nel perseguire efficacemente i nemici politici del Presidente.

Fonti: New York Times, Bloomberg, The Guardian

Hegseth licenzia il Generale Randy George, capo dell'Esercito


Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rimosso il Generale Randy George dal ruolo di capo di stato maggiore dell'Esercito, l'ultimo in una serie di epurazioni ai vertici militari sotto l'Amministrazione Trump. La decisione ha provocato rabbia e frustrazione tra gli alti ufficiali dell'Esercito.

Fonti: New York Times, BBC, The Guardian

La guerra in Iran causa ritardi nelle forniture militari al Giappone


L'ordine del Giappone per centinaia di missili Tomahawk dagli Stati Uniti è stato ritardato a causa dell'uso delle scorte americane nella guerra contro l'Iran. Questo rappresenta l'ultimo esempio di come il conflitto stia assorbendo risorse destinate alla difesa contro la Cina, il principale rivale strategico di Washington.

Fonti: Bloomberg

La portaerei USS Gerald R. Ford torna verso il Medio Oriente


La più grande portaerei del mondo, la USS Gerald R. Ford, ha lasciato la Croazia dopo le riparazioni e si dirige verso il Medio Oriente per rafforzare gli asset militari americani nella regione. La nave aveva subito danni nelle operazioni precedenti contro l'Iran.

Fonti: The Hill

Trump impone dazi del 100% sui farmaci di marca


Il Presidente ha firmato un ordine esecutivo che impone dazi del 100% sui farmaci di marca importati, citando la dipendenza degli Stati Uniti dalle importazioni. Le aziende farmaceutiche o i Paesi che concluderanno accordi sui prezzi o investimenti negli USA potranno ottenere dazi ridotti o esenzioni.

Fonti: The Hill, Wall Street Journal, The Guardian

I mercati obbligazionari reagiscono alla minaccia di crescita dalla guerra in Iran


I gestori di fondi stanno acquistando massicciamente obbligazioni dopo il forte sell-off del mercato, spostando l'attenzione dai timori inflazionistici ai probabili danni economici causati dal conflitto in Medio Oriente. Il petrolio e i mercati energetici continuano a essere volatili.

Fonti: Financial Times

La Commissione approva il progetto della sala da ballo di Trump alla Casa Bianca


La Commissione Nazionale per la Pianificazione Capitale ha approvato i piani per una vasta sala da ballo nell'Ala Est della Casa Bianca, nonostante circa 32.000 commenti per lo più negativi arrivati da tutto il Paese. Il progetto deve ancora superare diversi ostacoli legali.

Fonti: New York Times, The Hill

Hegseth autorizza i militari a portare armi personali nelle basi


Il Segretario alla Difesa ha firmato un memorandum che permette al personale militare di richiedere il permesso di portare armi da fuoco personali nelle installazioni militari. La nuova politica, secondo Hegseth, permetterà ai soldati di difendersi in caso di attacco.

Fonti: The Guardian, The Hill

Cuba libera oltre 2.000 prigionieri in grazia di massa


Il governo cubano ha autorizzato il rilascio di 2.010 prigionieri in una grazia generale descritta come gesto umanitario durante la Settimana Santa. Non è chiaro se sia collegata ai negoziati in corso tra Cuba e gli Stati Uniti, ma arriva mentre l'isola inizia a vedere sollievo dal blocco energetico.

Fonti: New York Times, Bloomberg

Un bambino di sette mesi ucciso a colpi di arma da fuoco a New York


Un bambino di sette mesi è stato ucciso mentre si trovava nel passeggino durante quella che la polizia definisce una sparatoria legata alle gang a New York City. Il bambino è considerato una vittima involontaria dell'episodio di violenza urbana che ha scosso la città.

Fonti: BBC

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

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OpenAI acquisisce TBPN


Un canale popolarissimo nel mondo dei founder.
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In breve:


OpenAI ha acquistato TBPN, un talk show quotidiano su tecnologia, affari, intelligenza artificiale e difesa seguito da dirigenti, investitori e imprenditori della Silicon Valley. È la prima acquisizione di una società media da parte del gruppo. Il programma, condotto da John Coogan e Jordi Hays, manterrà il proprio marchio e punta a ricavi annui superiori a 30 milioni di dollari. OpenAI dice di voler usare anche le capacità dei fondatori nella comunicazione e nel marketing per spiegare meglio al pubblico l’impatto concreto dell’IA.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI acquires TBPN, the buzzy founder-led business talk show | TechCrunch
TBPN, Silicon Valley’s cult-favorite tech podcast, will operate independently, even as it’s overseen by chief political operative Chris Lehane.
TechCrunchRebecca Bellan

Riassunto completo:


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Cosa è trapelato dai 3mila file di Anthropic


Circa mezzo milione di righe di codice sono online.
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In breve:


Anthropic sta affrontando due incidenti: Il primo riguarda la pubblicazione accidentale di quasi 3.000 file, compresa la bozza di un post su un nuovo modello ("Mythos") non ancora annunciato. Il secondo ha coinvolto Claude Code, un programma per sviluppatori: una versione distribuita per errore conteneva quasi 2.000 file del codice sorgente e oltre 512 mila righe di codice. L’azienda sostiene che non si sia trattato di un attacco esterno ma di un errore umano. Il codice non espone il modello in sé ma tutto il sistema che ci interagisce.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Anthropic is having a month | TechCrunch
A human really borks things at Anthropic for the second time this week.
TechCrunchConnie Loizos

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SpaceX ha depositato l'offerta pubblica iniziale


Potrebbe raccogliere tra 40 e 80 miliardi di dollari.

In breve:


SpaceX ha depositato in via confidenziale i documenti per la quotazione presso la Securities and Exchange Commission, il regolatore dei mercati negli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, l’offerta pubblica iniziale potrebbe raccogliere tra 40 e 80 miliardi di dollari e arrivare in Borsa già entro luglio. Per ora i documenti restano riservati, quindi mercato e investitori non possono ancora vedere dati su ricavi, costi e utili. A seguire l’operazione sono cinque grandi banche d’affari statunitensi.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

The Wall Street Journal - Musk’s SpaceX Files to Go Public in One of the Biggest IPOs Ever

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SpaceX deposita l'IPO, Amazon vuole Globalstar, OpenAI sta calando per gli investitori


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La rassegna di oggi è gentilmente sponsorizzata da Ghost.

Buon venerdì,
la rassegna di oggi ha tanto notizie a tema finanza perché il mercato si sta preparando all'anno di IPO più grande della storia e non sono pochi i fatti mediatici, politici e di business che stanno definendo questa corsa. Sono notizie queste che ci permettono di comprendere gli sviluppi prossimi e dove stanno andando le aziende che stanno definendo i decenni a venire. Buona lettura!

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Con il commento di Amir Ati.

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Intro + Prima notizia - Ep. 296 - Venerdì 3 Aprile
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Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

SpaceX ha depositato l'offerta pubblica iniziale


Business
SpaceX ha depositato in via confidenziale i documenti per la quotazione presso la Securities and Exchange Commission, il regolatore dei mercati negli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, l’offerta pubblica iniziale potrebbe raccogliere tra 40 e 80 miliardi di dollari e arrivare in Borsa già entro luglio. Per ora i documenti restano riservati, quindi mercato e investitori non possono ancora vedere dati su ricavi, costi e utili. A seguire l’operazione sono cinque grandi banche d’affari statunitensi.
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Fonte: The Wall Street Journal
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E una è andata

SpaceX è stata quindi la prima a depositare...
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Amazon è in trattativa per l'acquisizione dei satelliti che usa Apple


Big tech
Amazon ha avviato colloqui per comprare Globalstar, società di telecomunicazioni satellitari che supporta anche alcuni servizi di Apple collegati ai satelliti. Nel 2024 Apple ha acquistato il 20% di Globalstar e ha impegnato 1,1 miliardi di dollari per finanziare l’espansione della rete. Questa infrastruttura permette su iPhone e Apple Watch di contattare i soccorsi anche senza rete cellulare. Secondo il Financial Times, Apple partecipa alle trattative grazie all'ampia quota societaria. Amazon vuole Globalstar per competere con Starlink grazie alla sua flotta di satelliti Amazon Leo (prima si chiamava "Project Kuiper").
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Fonte: 9to5Mac
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Cala l’interesse degli investitori per le quote di OpenAI


Finanza
Nel mercato secondario, dove gli investitori provano a rivendere quote già possedute, l’interesse per OpenAI si sta raffreddando mentre Anthropic attira molta più domanda. Nelle ultime settimane sono state messe in vendita quote OpenAI per circa 600 milioni di dollari senza trovare compratori, mentre per Anthropic ci sarebbero circa 2 miliardi pronti a entrare. Una spiegazione è la differenza di valutazione: OpenAI è indicata intorno a 852 miliardi di dollari, Anthropic a circa 380 miliardi, quindi alcuni investitori vedono in Anthropic più spazio di crescita. Pesano su OpenAI anche i costi molto alti e una presenza meno forte nel mercato aziendale.
~
Fonte: Bloomberg
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OpenAI acquisisce TBPN


Business
OpenAI ha acquistato TBPN, un talk show quotidiano su tecnologia, affari, intelligenza artificiale e difesa seguito da dirigenti, investitori e imprenditori della Silicon Valley. È la prima acquisizione di una società media da parte del gruppo. Il programma, condotto da John Coogan e Jordi Hays, manterrà il proprio marchio e punta a ricavi annui superiori a 30 milioni di dollari. OpenAI dice di voler usare anche le capacità dei fondatori nella comunicazione e nel marketing per spiegare meglio al pubblico l’impatto concreto dell’IA.
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Fonte: TechCrunch
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Un canale di culto nella Silicon Valley

Più di una volta TBPN è apparso nelle...
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Cosa è trapelato dai 3mila file di Anthropic


Startup
Anthropic sta affrontando due incidenti: Il primo riguarda la pubblicazione accidentale di quasi 3.000 file, compresa la bozza di un post su un nuovo modello ("Mythos") non ancora annunciato. Il secondo ha coinvolto Claude Code, un programma per sviluppatori: una versione distribuita per errore conteneva quasi 2.000 file del codice sorgente e oltre 512 mila righe di codice. L’azienda sostiene che non si sia trattato di un attacco esterno ma di un errore umano. Il codice non espone il modello in sé ma tutto il sistema che ci interagisce.
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Fonte: TechCrunch
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Letture interessanti


In lingua inglese.

Incontra la startup che ha usato l'IA e OpenClaw per automatizzare i suoi sviluppatori


wsj.com (eng)

Microbolle


worksinprogress.news (eng)

Il blackout di Internet di Putin: una manovra caotica per isolare i russi dal resto del mondo


nytimes.com (eng)

Il CEO di Apple, Tim Cook, spiega il suo rapporto con Trump


macrumors.com (eng)

Notizie veloci


In lingua inglese.

L’Iran minaccia Nvidia, Apple e altri giganti della tecnologia


cnbc.com (eng)

Secondo alcune indiscrezioni, l'iPhone 18 Pro non sarà disponibile in colorazione nera


macrumors.com (eng)

Oltre l'iPhone: Apple ha nuovi prodotti "pronti" per una sorpresa in primavera


geeky-gadgets.com (eng)

Anthropic ha rimosso migliaia di repository GitHub che tentavano di estrarre il suo codice sorgente trapelato


techcrunch.com (eng)

Beehiiv si espande nel mondo dei podcast, puntando a competere con Patreon


techcrunch.com (eng)

Video del giorno

youtube.com/embed/74qPQt_5DdM?…

Apple: prototipi rari


Per il cinquantesimo compleanno di Apple, Wall Street Journal è volata a Cupertino dove ha avuto modo di visionare alcuni prodotti ed elementi storici dell'azienda, insieme al CEO Tim Cook.

Vedi video su youtube.com (eng - 7:24)

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Cala l’interesse degli investitori per le quote di OpenAI


In breve:


Nel mercato secondario, dove gli investitori provano a rivendere quote già possedute, l’interesse per OpenAI si sta raffreddando mentre Anthropic attira molta più domanda. Nelle ultime settimane sono state messe in vendita quote OpenAI per circa 600 milioni di dollari senza trovare compratori, mentre per Anthropic ci sarebbero circa 2 miliardi pronti a entrare. Una spiegazione è la differenza di valutazione: OpenAI è indicata intorno a 852 miliardi di dollari, Anthropic a circa 380 miliardi, quindi alcuni investitori vedono in Anthropic più spazio di crescita. Pesano su OpenAI anche i costi molto alti e una presenza meno forte nel mercato aziendale.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI Is Falling Out of Favor With Secondary Buyers
OpenAI shares have fallen out of favor on the secondary market — in some cases becoming almost impossible to unload — as investors pivot quickly to Anthropic, its biggest competitor.
BloombergHema Parmar

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Amazon è in trattativa per l'acquisizione dei satelliti che usa Apple


La rete Globalstar.

In breve:


Amazon ha avviato colloqui per comprare Globalstar, società di telecomunicazioni satellitari che supporta anche alcuni servizi di Apple collegati ai satelliti. Nel 2024 Apple ha acquistato il 20% di Globalstar e ha impegnato 1,1 miliardi di dollari per finanziare l’espansione della rete. Questa infrastruttura permette su iPhone e Apple Watch di contattare i soccorsi anche senza rete cellulare. Secondo il Financial Times, Apple partecipa alle trattative grazie all'ampia quota societaria. Amazon vuole Globalstar per competere con Starlink grazie alla sua flotta di satelliti Amazon Leo (prima si chiamava "Project Kuiper").

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Amazon ‘in talks’ to acquire Globalstar, and Apple’s stake is a key factor - 9to5Mac
Amazon is reportedly “in talks” to acquire Globalstar, the company that connects Apple’s iPhone and Apple Watch satellite features. Apple’s…
9to5MacZac Hall

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Cala l’interesse degli investitori per le quote di OpenAI


Anthropic sembra essere una scelta migliore.

In breve:


Nel mercato secondario, dove gli investitori provano a rivendere quote già possedute, l’interesse per OpenAI si sta raffreddando mentre Anthropic attira molta più domanda. Nelle ultime settimane sono state messe in vendita quote OpenAI per circa 600 milioni di dollari senza trovare compratori, mentre per Anthropic ci sarebbero circa 2 miliardi pronti a entrare. Una spiegazione è la differenza di valutazione: OpenAI è indicata intorno a 852 miliardi di dollari, Anthropic a circa 380 miliardi, quindi alcuni investitori vedono in Anthropic più spazio di crescita. Pesano su OpenAI anche i costi molto alti e una presenza meno forte nel mercato aziendale.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI Is Falling Out of Favor With Secondary Buyers
OpenAI shares have fallen out of favor on the secondary market — in some cases becoming almost impossible to unload — as investors pivot quickly to Anthropic, its biggest competitor.
BloombergHema Parmar

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Re Carlo III parlerà al Congresso americano per i 250 anni dell'indipendenza


I leader del Congresso hanno invitato il sovrano britannico a tenere un discorso il 28 aprile. Non accadeva dal 1991, quando parlò la regina Elisabetta II
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I leader del Congresso degli Stati Uniti hanno invitato re Carlo III a tenere un discorso davanti alle camere riunite il 28 aprile, in occasione del 250esimo anniversario dell'indipendenza americana dalla Gran Bretagna. Se l'invito verrà accettato, sarà la prima volta in 35 anni che un membro della monarchia britannica parla al Congresso.

La lettera di invito, inviata mercoledì, porta le firme dello speaker della Camera Mike Johnson, del leader della maggioranza al Senato John Thune, del leader della minoranza al Senato Charles Schumer e del leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries. I firmatari hanno scritto che l'indirizzo al Congresso offrirà "un'opportunità unica per condividere la vostra visione sul futuro della nostra relazione speciale e riaffermare la nostra alleanza in questo momento cruciale della storia".

Nella lettera i leader congressuali hanno anche ricordato che l'ultima volta che un membro della famiglia reale britannica parlò al Congresso fu nel 1991, quando la madre di Carlo, la regina Elisabetta II, sottolineò che il legame tra Stati Uniti e Regno Unito si fondava su uno "spirito di democrazia" condiviso e sull'impegno verso i valori fondamentali della libertà individuale, del consenso dei governati e dello stato di diritto.

Invitare leader stranieri a parlare davanti alle camere riunite del Congresso durante le visite di Stato è diventata una tradizione moderna, anche se questi discorsi restano relativamente rari. Durante il primo mandato del presidente Trump solo due leader stranieri tennero un discorso al Congresso: il presidente francese Emmanuel Macron nel 2018 e il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg nel 2019. Sotto la presidenza di Joe Biden i discorsi di questo tipo furono nove.
Official White House Photo by Andrea Hanks
La visita di Carlo e della moglie, la regina Camilla, è prevista dal 27 al 30 aprile e rappresenterà la prima visita di Stato del sovrano negli Stati Uniti da quando è diventato re. La Casa Bianca organizzerà una cena di Stato in loro onore il 28 aprile. Trump ha annunciato la visita martedì sulla piattaforma Truth Social, scrivendo di "non vedere l'ora di trascorrere del tempo con il re, che rispetto molto". Lo scorso settembre il presidente si era recato nel Regno Unito per una visita di Stato, durante la quale era stato accolto con una processione in carrozza, un sorvolo militare e un banchetto al Castello di Windsor.

Diversi ex primi ministri britannici hanno parlato in passato al Congresso americano, ma tra i membri della monarchia l'ultima a farlo resta la regina Elisabetta II. Il discorso di Carlo, se confermato, segnerà un momento simbolico nel rapporto tra le due nazioni, proprio nell'anno in cui gli Stati Uniti celebrano il 250esimo anniversario della dichiarazione con cui si separarono dalla corona britannica.

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JD Vance annuncia un libro sulla sua conversione al cattolicesimo


Il vicepresidente pubblica a giugno un memoir sulla fede mentre cresce la speculazione sulla sua candidatura alla Casa Bianca nel 2028
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JD Vance ha annunciato la pubblicazione di un nuovo libro sulla sua conversione al cattolicesimo, una mossa che rafforza il suo profilo pubblico in un momento in cui molti lo considerano il favorito per la nomination repubblicana alle presidenziali del 2028.

Il libro si intitola "Communion: Finding My Way Back to Faith" e uscirà il 16 giugno per HarperCollins. Vance ha annunciato la notizia con un post su X: "Ho scritto questo libro per molto tempo e sono onorato di poter finalmente condividere la storia completa con voi. Communion racconta il mio percorso personale e come ho ritrovato la strada verso la fede". In un comunicato stampa ha aggiunto: "Sono cristiano, e sono diventato cristiano perché credo che gli insegnamenti di Gesù Cristo siano veri. Ma non l'ho sempre pensato, e condividendo il mio percorso potrei essere d'aiuto ad altri, cattolici, protestanti o altro, che cercano una riconciliazione con Dio".

Come riporta il New York Times, il libro racconterà il ritorno di Vance al cristianesimo dopo aver abbandonato la pratica vagamente evangelica della sua infanzia, fino alla conversione al cattolicesimo avvenuta nel 2019, a 35 anni, dopo un percorso di istruzione privata con i frati domenicani di Cincinnati. Vance si ispirò a Sant'Agostino, che scelse come santo patrono, e al suo trattato "La città di Dio", che nel quinto secolo sfidò la classe dirigente di Roma. "Era la migliore critica della nostra epoca moderna che avessi mai letto", scrisse Vance in una rivista cattolica. "Una società orientata interamente al consumo e al piacere, che rifiuta il dovere e la virtù".

L'editore ha presentato il volume come un'esplorazione del modo in cui la fede guida le scelte politiche del vicepresidente, ma anche come una guida spirituale pensata per avvicinare altri lettori al cattolicesimo. Secondo il New York Times, il libro sostiene un progetto più ampio di leader, attivisti e politici socialmente conservatori per rafforzare il peso del cristianesimo conservatore nella vita pubblica americana. La fede cattolica conservatrice ha acquisito un'influenza crescente nella politica statunitense, grazie anche ai giudici cattolici della Corte Suprema e a convertiti laici come Vance. Questa Pasqua, le chiese cattoliche in tutto il paese hanno registrato un'impennata di conversioni.

Il titolo del libro richiama l'Eucaristia, un sacramento centrale del cattolicesimo che è diventato anche un simbolo politico: alcuni vescovi cattolici americani hanno sostenuto pubblicamente che leader democratici come l'ex presidente Joseph Biden e l'ex speaker della Camera Nancy Pelosi dovrebbero essere esclusi dalla comunione per il loro sostegno al diritto all'aborto.

La fede di Vance, però, ha generato anche tensioni. Il vicepresidente ha giustificato la campagna di rimpatri dell'amministrazione Trump con la propria interpretazione della dottrina cattolica, una posizione che ha provocato una dura reazione da parte dei vertici vaticani e si contrappone alle priorità di papa Leone XIV. Il pontefice è stato critico verso l'amministrazione: durante la Domenica delle Palme ha condannato "coloro che fanno la guerra", in un apparente riferimento al conflitto tra Stati Uniti e Iran. Già nel 2025 Vance aveva visitato il Vaticano per incontrare il defunto papa Francesco durante il weekend di Pasqua. L'incontro fu breve perché il pontefice era in cattive condizioni di salute, ma il Vaticano dichiarò che ci fu "uno scambio di opinioni" su migranti, rifugiati e detenuti, in un momento di forti critiche vaticane alla politica migratoria dell'amministrazione Trump.

La pubblicazione di un libro da parte di un vicepresidente in carica è piuttosto insolita e alimenta le speculazioni sulla corsa presidenziale del 2028. Molti strateghi, funzionari e elettori repubblicani considerano Vance il principale favorito per la prossima nomination del partito. Lo stesso presidente Trump ha indicato che potrebbe sostenere Vance o il segretario di Stato Marco Rubio. Vance ha detto che discutere della competizione "sembra così prematuro", ma ha compiuto passi concreti per dimostrare il suo sostegno alla base MAGA del presidente.

Con un memoir sulla fede, Vance potrebbe raggiungere un pubblico più ampio rispetto a un libro puramente politico. Le vendite di libri sulla religione, comprese le Bibbie, sono aumentate di recente, mentre le vendite di saggistica generale sono rimaste stagnanti.

Il primo libro di Vance, "Hillbilly Elegy", pubblicato nel 2016, raccontava la sua infanzia difficile a Middletown, Ohio, una città industriale in declino, e il percorso fino alla Yale Law School. Il bestseller trascorse più di 200 settimane nella classifica del New York Times e vendette oltre cinque milioni di copie nel mondo, secondo HarperCollins. Il libro lo proiettò sulla scena nazionale come interprete della classe operaia bianca che aveva portato Trump alla vittoria. Da allora, però, i democratici lo hanno accusato di aver esagerato le proprie origini proletarie. Questo mese il governatore del Kentucky Andy Beshear ha definito quel primo memoir "turismo della povertà", sostenendo che "commerciava in stereotipi logori" sulla regione. Vance aveva già iniziato a lavorare a un libro sulla fede per HarperCollins, ma lo aveva accantonato nel 2022. "Communion" è in parte la continuazione di quel progetto.

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Trump silura Pam Bondi dal Dipartimento di Giustizia


Il presidente ha annunciato la rimozione su Truth Social. A sostituirla sarà, ad interim, il vice Todd Blanche. Dietro la decisione, mesi di frustrazione per la gestione dei file Epstein e il fallimento delle azioni penali contro gli avversari politici

Donald Trump ha deciso di rimuovere Pam Bondi dall’incarico di Procuratrice Generale degli Stati Uniti. A riportarlo sono Fox Newse CNN, che citano fonti della Casa Bianca a conoscenza della decisione. I due media concordano sul punto centrale, cioè che Bondi sarebbe ormai in via d'uscita dal Dipartimento di Giustizia, ma divergono sui tempi e sulle modalità della sostituzione.

Secondo Fox News, Bondi avrebbe incontrato Trump ieri sera nello Studio Ovale, poco prima del discorso del presidente alla nazione sulla guerra in Iran. In quell’occasione, sarebbe stata già informata del suo imminente licenziamento. Una delle fonti citate da Fox News sostiene persino che, quando Trump è salito sul podio per il suo intervento, Bondi aveva già perso il posto e stava tornando in Florida.

La ricostruzione di CNN aggiunge invece dettagli sulla gestione immediata della transizione. L’emittente riferisce che, almeno per ora, la guida del Dipartimento di Giustizia passerà al vice Procuratore Generale Todd Blanche. Secondo la stessa emittente, Trump negli ultimi giorni aveva già parlato con alcuni suoi alleati della possibilità di licenziare Bondi e mercoledì avrebbe affrontato direttamente il tema con lei, in un colloquio descritto come duro e franco. In quell’occasione, il presidente le avrebbe detto che non sarebbe rimasta a lungo nel suo ruolo. Due fonti citate da CNN aggiungono che Trump avrebbe anche prospettato per lei un altro incarico in futuro, compresa l’ipotesi di nominarla giudice federale.

Al momento non è ben chiaro ancora chi possa sostituirla. Fox News scrive che Trump starebbe valutando di nominare Lee Zeldin, attualmente a capo dell’Environmental Protection Agency, come possibile sostituto. Secondo Fox News, il tema sarebbe già emerso durante un incontro alla Casa Bianca proprio con Zeldin tenuto martedì, formalmente dedicato agli incendi e alla prevenzione. Anche la CNN conferma che Zeldin è tra i nomi presi in considerazione, ma precisa che non sarebbe l’unico tra i papabili alla sostituzione di Bondi e che, almeno nell’immediato, a prendere in mano il dipartimento sarebbe Blanche.

Intanto, un portavoce del Dipartimento di Giustizia, contattato da Fox News, ha smentito la notizia, sottolineando come Bondi fosse accanto a Trump durante il discorso della sera precedente. Anche la Casa Bianca, interpellata sul presunto licenziamento e sugli incontri citati, non ha voluto confermare le indiscrezioni. Secondo Fox News, una fonte interna si è limitata a dire che la situazione “è calda”, senza però sbilanciarsi. L’ufficio stampa della Casa Bianca ha inoltre rinviato a una dichiarazione attribuita a Trump, già inviata anche al New York Times: “La Procuratrice Generale Pam Bondi è una persona magnifica e sta facendo un ottimo lavoro”.

A parte le smentite ufficiali, dietro la rottura ci sarebbe però un rapporto ormai logorato. Secondo la CNN, Trump sarebbe deluso su più fronti, in particolare per la gestione dei file Epstein e per il fatto che Bondi non avrebbe indagato o perseguito con sufficiente decisione alcuni dei principali avversari politici del presidente. L’emittente cita anche il caso dell’indagine contro John Brennan, ex direttore della Central Intelligence Agency, accusato di aver reso dichiarazioni false al Congresso su una vecchia valutazione dell’intelligence relativa alle interferenze russe nelle elezioni del 2016.

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Trump mobilita intelligence e giustizia per dimostrare frodi elettorali nel 2020


Avvocati della campagna, ex agenti della Cia e vertici del dipartimento di Giustizia inseguono teorie che lo stesso staff di Trump aveva scartato. Al centro, un'indagine che coinvolge il Venezuela e macchine per il voto sequestrate a Puerto Rico

Sei anni dopo la sconfitta di Donald Trump alle elezioni del 2020, la Casa Bianca ha messo in moto un'operazione su più fronti per trovare prove a sostegno della tesi che il presidente uscì vincitore da quel voto. Secondo un'analisi del Wall Street Journal, alti funzionari del dipartimento di Giustizia, dell'Fbi e delle agenzie di intelligence stanno ora indagando su teorie che lo stesso entourage di Trump aveva liquidato come fantasiose appena due anni fa.

L'operazione ha anche un obiettivo legislativo: rafforzare la spinta del presidente perché il Congresso approvi il SAVE America Act, un pacchetto di nuove norme elettorali. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha evitato commenti specifici sull'indagine, ma ha dichiarato al Journal che "il popolo americano merita elezioni libere e corrette".

La settimana scorsa il ministro della Giustizia, Pam Bondi, ha autorizzato Dan Bishop, procuratore federale in North Carolina ed ex deputato che nel 2021 votò contro la certificazione della vittoria di Biden, a condurre indagini elettorali su scala nazionale. Bishop esaminerà anche i dati delle liste elettorali che il dipartimento di Giustizia sta raccogliendo dai singoli Stati per verificare se cittadini stranieri si siano registrati o abbiano votato illegalmente.

Al centro dell'operazione c'è Kurt Olsen, avvocato della campagna Trump coinvolto nel fallimentare tentativo di ribaltare il risultato del 2020 con l'iniziativa Stop the Steal. Olsen è stato incaricato dalla Casa Bianca lo scorso autunno di guidare questa nuova fase e nelle ultime settimane ha informato direttamente il presidente su una serie di presunte irregolarità, ha chiesto la desecretazione di numerosi documenti e ha sollecitato fino a 10 milioni di dollari di finanziamenti. Olsen trascorre gran parte del suo tempo al dipartimento di Giustizia, dove i procuratori stanno conducendo indagini penali ad Atlanta, Phoenix e in altre città.

Non tutti nell'amministrazione sono d'accordo. Alcuni funzionari della Casa Bianca e del dipartimento di Giustizia si sono opposti agli sforzi di Olsen per desecretare documenti e perseguire la cosiddetta "pista venezuelana". Lo stesso Trump ha resistito alla desecretazione di parte dei documenti e non ha concesso i fondi aggiuntivi richiesti.

La pista venezuelana è uno degli aspetti più singolari dell'intera vicenda. All'origine c'è un incontro avvenuto poco dopo le elezioni del 2020 tra Gary Berntsen, ex agente della Central Intelligence Agency noto per il suo ruolo nella caccia a Osama bin Laden, e Martín Rodil, un intermediario venezuelano che da anni collabora con le autorità americane per rintracciare figure corrotte in America Latina. I due si convinsero che la società Smartmatic, le cui macchine per il voto erano state usate dal regime di Nicolás Maduro per manipolare le elezioni venezuelane, potesse aver alterato anche i risultati americani. Con un finanziamento iniziale di 50.000 dollari dall'ex amministratore delegato di Overstock, Patrick Byrne, avviarono un'indagine privata che li portò a costruire laboratori dalle Bahamas alla Svizzera per analizzare i sistemi di voto. Smartmatic, che ha una causa in corso contro Fox News per accuse analoghe, ha dichiarato al Journal che si tratta delle stesse tesi screditate, "ora riciclate da altri attori politicamente motivati".

Nel 2024 i due riuscirono a ottenere un incontro con i vertici della campagna Trump in Florida, grazie all'intercessione del senatore Markwayne Mullin, dell'Oklahoma, confermato la settimana scorsa come nuovo segretario alla Sicurezza interna. La presentazione durò quasi tre ore, ma i consiglieri della campagna la giudicarono inverosimile. "Ci guardarono inorriditi", ha raccontato Berntsen al Journal. Dopo l'insediamento di Trump, però, la coppia trovò in Olsen un interlocutore disponibile e informò anche l'ufficio di Tulsi Gabbard, la responsabile dell'intelligence nazionale, che ha fatto sequestrare macchine per il voto a Puerto Rico, ora custodite in un campus dell'intelligence a Bethesda, nel Maryland. Una portavoce di Gabbard ha confermato che gli analisti stanno esaminando le macchine per individuare vulnerabilità e condividono i risultati con altre agenzie.

Sul fronte di Atlanta, il dipartimento di Giustizia ha messo in campo tre diversi funzionari per ottenere l'accesso a 148.000 schede elettorali per corrispondenza della contea di Fulton. Dopo che un giudice locale non rispose alla richiesta iniziale, Bondi incaricò il procuratore federale di St. Louis, Thomas Albus, di trovare il modo di sequestrare i documenti, concedendogli autorità al di fuori della sua giurisdizione. A gennaio agenti dell'Fbi portarono via 700 scatoloni di schede e altri materiali dal centro elettorale, sotto gli occhi dei funzionari della contea. L'operazione ha sorpreso gli stessi vertici repubblicani dello Stato, inclusi il governatore e il segretario di Stato. La contea di Fulton ha fatto causa per riottenere le schede. In un'udienza venerdì scorso, un esperto elettorale che testimoniava per la contea ha sostenuto che le basi dell'indagine dell'Fbi non sono credibili e si fondano su testimoni che non conoscono il funzionamento delle elezioni.

Nel 2021 l'amministrazione Biden aveva dichiarato "non credibili" le tesi secondo cui un governo straniero avesse controllato le infrastrutture elettorali americane, affermando di non aver trovato prove di manipolazioni da parte di attori governativi stranieri. Una serie di verifiche e riconteggi condotti da autorità statali e locali dopo il 2020 non aveva trovato prove di frodi o manomissioni diffuse. Ben Ginsberg, noto avvocato repubblicano esperto di diritto elettorale e critico di Trump, ha commentato al Journal: "Se non trovano nulla, saranno disposti ad ammetterlo?".

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Carbonara Day: oltre 250.000 ordini su Glovo, Roma guida la classifica del food delivery


I dati di Glovo sul Carbonara Day mostrano oltre 250.000 ordini nell’ultimo anno. Roma domina la classifica, seguita da Milano e Napoli, mentre il sabato sera si conferma il momento preferito per il food delivery
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Il 6 aprile prossimo torna uno degli appuntamenti più amati dagli appassionati di pasta: il Carbonara Day. Si tratta della giornata dedicata a uno dei piatti simbolo della tradizione italiana, capace di conquistare il pubblico ben oltre i confini nazionali. In occasione della ricorrenza, Glovo fotografa i principali trend di consumo legati alla carbonara, confermando il successo senza tempo di una ricetta iconica anche nel mondo del delivery.

È San Valentino il giorno preferito


Secondo i dati rilevati da Glovo, negli ultimi 12 mesi in Italia sono stati consegnati 250.000 ordini contenenti carbonara. Un risultato che dimostra quanto un grande classico della cucina del Bel Paese continui a essere una scelta amata dagli italiani in ogni stagione e occasione. Tra le curiosità emerse, spicca un dato interessante: il giorno con il maggior numero di ordini di carbonara nell’ultimo anno è stato San Valentino, a conferma di come anche un piatto della tradizione possa trasformarsi in una coccola da condividere.

vivo V70 in Italia: caratteristiche e prezzo
vivo porta in Italia la nuova serie vivo V70, puntando su design curato, comparto fotografico evoluto e prestazioni solide. Ecco tutto quello che c’è da sapere su caratteristiche, prezzo e disponibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Quando si ordina di più


La carbonara conquista soprattutto il weekend con sabato come giorno preferito dagli italiani per ordinarla. Quanto ai momenti della giornata, il consumo si concentra prevalentemente a cena, con un picco tra le 19 e le 20, fascia che raccoglie il 35% degli ordini. Segue il pranzo, in particolare tra le 12 e le 13. Guardando invece alla stagionalità, i mesi in cui la carbonara viene ordinata di più sono ottobre, settembre e maggio: per gli italiani è sempre un buon momento per gustarsi un buon piatto di carbonara.

La geografia della carbonara


A livello globale, l’Italia si posiziona nella top five per consumo di carbonara su Glovo, insieme a Spagna, Romania, Portogallo e Polonia, a dimostrazione di quanto questo piatto simbolo della tradizione italiana sia apprezzato anche all’estero. Nel panorama nazionale, è Roma a guidare la classifica delle città con il maggior numero di ordini, seguita da Milano, Napoli, Torino e Palermo. Stupisce la presenza di città come Catania, Bari e Padova, che rientrano nella top 10 delle città a maggiore diffusione di carbonara. Se quello romano resta un primato prevedibile, in quanto patria indiscussa della ricetta, questa fotografia racconta anche quanto la carbonara sia amata lungo tutto lo Stivale.

Tra i piatti romani più apprezzati


Tra amatriciana, cacio e pepe, pasta alla gricia e carbonara, quest’ultima risulta la più amata con il 48% degli ordini. Inoltre, se gli spaghetti restano il formato più iconico, la creatività dei menu disponibili su Glovo dimostra come questa ricetta si presti anche a interpretazioni diverse altrettanto sfiziose, come la Frittatina, i Tonnarelli, i Supplì, le Mezze maniche e i Rigatoni. Tradizione e sperimentazione convivono così in un piatto che continua a reinventarsi, mantenendo intatto il suo posto speciale nell’immaginario e nelle abitudini di consumo degli italiani.

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In un contesto sempre più guidato dai dati, il caso del Carbonara Day conferma come piattaforme digitali come Glovo non siano più solo servizi di consegna, ma veri osservatori privilegiati delle abitudini di consumo. I numeri registrati offrono uno spaccato chiaro delle preferenze degli utenti italiani, tra grandi classici intramontabili e nuovi trend legati alla fruizione del cibo. Un’evoluzione che rafforza il ruolo del food delivery come ecosistema tecnologico sempre più centrale nella quotidianità.


vivo lancia la nuova serie V70 in Italia: caratteristiche, novità e prezzi


Vivo ha annunciato il lancio in Italia della nuova serie V70, composta da due modelli inediti: vivo V70 e V70 FE. Si tratta di due dispositivi progettati per offrire un’esperienza fotografica avanzata, un design distintivo e prestazioni affidabili. Dalla fotografia ritrattistica professionale sviluppata con ZEISS alle funzionalità AI per la creazione quotidiana di contenuti, la serie V70 è progettata per accompagnare una nuova generazione di fotografi rendendo l’esperienza imaging più accessibile, intuitiva e potente.
Per il lancio della serie V70, vivo ha previsto numerose promozioniPer il lancio della serie V70, vivo ha previsto numerose promozioni

vivo V70: la partenrship con ZEISS


Sviluppato in collaborazione con ZEISS, vivo V70 si posiziona come modello di riferimento per la fotografia ritrattistica: il suo teleobiettivo ZEISS da 50 MP integra un sensore ultrasensibile da 1/1.95 pollici e stabilizzazione ottica OIS che garantisce scatti più nitidi anche in condizioni di scarsa luminosità. Il comparto fotografico posteriore è completato da una fotocamera principale ZEISS OIS da 50 MP con sensore flagship da 1/1.56" e da una fotocamera ultra grandangolare ZEISS da 8 MP, per una maggiore versatilità. Frontalmente troviamo una ZEISS Selfie Camera Group da 50 MP con Auto Focus, ideale sia per selfie individuali sia per foto di gruppo. Per la prima volta nella serie V, inoltre, V70 introduce la registrazione video 4K a 60 fps, per riprese cinematografiche fluide e di altissima qualità.

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Affidabilità e stile


vivo V70 adotta un'estetica che unisce eleganza e resistenza, grazie a un raffinato telaio in lega di alluminio di origine aerospaziale, angoli arrotondati e un display flat con cornici ultrasottili, che conferiscono al dispositivo una silhouette slanciata e sofisticata. Sul retro, il comparto fotografico dal profilo ribassato mantiene un aspetto essenziale e discreto. Sulla parte anteriore, cornici ultrasottili di soli 1,25 mm incorniciano il display OLED Ultra Clear da 6,59 pollici con risoluzione 1.5K che funziona a 120 Hz con 459 PPI. Sotto il display, è stato aggiunto il sistema di sblocco 3D Ultrasonic Fingerprint che offre uno sblocco rapido e sicuro, anche con le dita bagnate. Il pannello posteriore, infine, è realizzato con vetro AG inciso, ed è progettato per resistere a impronte e graffi. La batteria BlueVolt da 6500 mAh garantisce una ricarica duratura per tutto il giorno, anche in condizioni di caldo o freddo estremo (dati vivo), mentre il caricabatterie FlashCharge da 90W permette di ricaricare il dispositivo in pochi minuti. Oltre alla potenza, V70 è progettato per durare nel tempo grazie alla certificazione IP68 e IP696 e alla certificazione 10-Facet Drop Resistance, che protegge il dispositivo da cadute accidentali fino a 1,8 metri, garantendo una protezione completa contro getti d'acqua ad alta pressione, immersioni e cadute accidentali. L'affidabilità si estende anche alla connettività di rete grazie alla tecnologia Dual-Bridge Signal Concurrency e a ottimizzazioni mirate per ambienti altamente congestionati.

vivo V70 FE: imaging ad alta risoluzione


Pensato per un pubblico giovane, dinamico e attento allo stile, vivo V70 FE combina un design raffinato con funzionalità avanzate per la creazione di contenuti. Il cuore di V70 FE è la modalità High Resolution da 200 MP, progettata per garantire immagini nitide e stabili sia durante i viaggi sia nella vita quotidiana. Grazie al sensore da 1/1,56 pollici, alla stabilizzazione ottica certificata CIPA 4.0 e a uno zoom fino a 30x il dispositivo è in grado di catturare panorami ampi e dettagli distanti preservando precisione in ogni scatto. La funzione Ultra-Clear Photo Crop, inoltre, consente di ritagliare più scene da una singola fotografia, mantenendo inalterata la nitidezza. A supporto delle capacità fotografiche, V70 FE integra la batteria BlueVolt da 7000 mAh, il sistema di ricarica rapida FlashCharge da 90W e la certificazione IP68 e IP69 contro acqua e polvere. Dai dati vivo, con una singola ricarica completa V70 FE può garantire fino a 43,8 ore di riproduzione continua su YouTube 12 e fino a 16 ore 13 di utilizzo combinato tra le app principali 14 come navigatore, fotocamera, TikTok, Spotify e Instagram, mantenendo comunque una riserva del 14% di batteria.
Pensato per un pubblico giovane vivo V70 FE combina un design raffinato con funzionalità avanzatePensato per un pubblico giovane vivo V70 FE combina un design raffinato con funzionalità avanzate
Il dispositivo è alimentato dal MediaTek Dimensity 7360-Turbo, che assicura prestazioni fluide per le attività quotidiane, il gaming e il multitasking. Il display AMOLED Ultra Clear da 1,5K e il sistema dual stereo speaker simmetrico completano l’esperienza, offrendo audio e video ultra-immersivi per godersi l’intrattenimento.

Strumenti AI avanzati


La serie vivo V70 punta fortemente sull’intelligenza artificiale per migliorare l’esperienza fotografica, adattandosi a diversi contesti d’uso. Tra le novità spicca la Modalità Palco AI, pensata per catturare performance dal vivo anche in condizioni difficili, sfruttando la fotocamera ZEISS Super Telephoto da 50 MP e algoritmi avanzati per garantire scatti nitidi e dettagliati fino a 10x di zoom. A completare il comparto fotografico troviamo le opzioni ZEISS Multifocal Portrait, che permettono di personalizzare lunghezze focali e bokeh per ritratti più professionali, insieme a una suite di strumenti AI come Cambia Cielo, Cambia Scenario e Ritocco AI, disponibili anche su V70 FE, per modifiche rapide e creative con un solo tocco.
Il pannello posteriore della serie vivo V70 è realizzato con vetro AG inciso, progettato per resistere a impronte e graffiIl pannello posteriore della serie vivo V70 è realizzato con vetro AG inciso, progettato per resistere a impronte e graffi

OriginOS 6: intelligente, intuitivo e sicuro


La serie vivo V70 integra il nuovo OriginOS 6, che garantisce fino a cinque anni di aggiornamenti software e di sicurezza, assicurando longevità e affidabilità. Il sistema, completamente rinnovato offre prestazioni fluide nel tempo e un’esperienza ottimizzata grazie all’integrazione dell’intelligenza artificiale. Tra le novità spicca Origin Island, una finestra dinamica che semplifica l’accesso alle informazioni. Sul fronte produttività, gli strumenti AI permettono di migliorare scrittura, traduzioni e gestione delle riunioni, affiancati dall’assistente Google Gemini. Non manca un ecosistema orientato alla condivisione e alla continuità tra dispositivi, con soluzioni per il trasferimento rapido dei file e la collaborazione tra smartphone e computer.

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Disponibilità


La serie vivo V70 arriva in Italia dal domani, con vivo V70 disponibile a partire da 699 euro nei colori Alpine Gray e Authentic Black, mentre la variante Sandalwood Brown sarà esclusiva online. Il modello vivo V70 FE parte invece da 459 euro e sarà proposto in diverse configurazioni e colorazioni, tra cui Muse Purple e Ocean Blue. Per il lancio, vivo ha previsto numerose promozioni: sconti dedicati sullo store ufficiale, offerte bundle con caricatore da 90W e auricolari, oltre a finanziamenti a tasso zero. Sono previste anche offerte speciali su piattaforme come Amazon e presso retailer come Unieuro, Euronics e MediaWorld, con sconti per gli iscritti ai programmi fedeltà. Non manca infine la collaborazione con WINDTRE, che propone piani rateizzati con canone mensile e servizi inclusi, rendendo l’acquisto più accessibile e flessibile.


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KD presenta Autopilota Searebbel


Searebbel, il pilota automatico che non ti aspetti!
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KD, importatore per l'Italia dei marchi KVH, Humminbird, Mini-Kota, Cannon, amplia la propria offerta di prodotti per la nautica con una nuova distribuzione: searebbel, il pilota automatico che non ti aspetti.


Prestazioni sorprendenti, affidabilità e semplicità d’uso lo rendono una soluzione ideale per chi cerca il massimo controllo in navigazione. Tutto gestito da una sorprendente App.

Searebbel, è un MobilePilot, un'innovazione già pluripremiata, destinata a rivoluzionare il settore nautico globale, grazie anche alla semplicissima e velocissima installazione.

Mesi di test e prove sul campo, hanno convinto l'importatore KD a aggiungere tra i prestigiosi marchi anche Searebbel,uno strumento iper tecnologico, in cui nome è ispirato alle prime e rudimentali carte nautiche in fibra e cocco delle Isole Marshall.
Adattabilità totale - Batteria a lunga durata - Protezione IP67

  • Compatibile con la maggior parte dei sistemi di guida esistenti. Si installa direttamente sull’asse del timone tramite piastra di ancoraggio o velcro adesivo per pompe lisce, senza richiedere lavori invasivi in plancia. Include adattatori per alberi da M12, 1/2″ e 5/8″.
  • Progettato per resistere all’ambiente marino con classificazione IP67. La potente batteria interna Li-Ion da 14.8V (3000mAh) garantisce fino a 5 ore di navigazione in trasmissione continua e 24 ore in standby, ricaricabile facilmente tramite USB-C.
  • Governa l’imbarcazione tramite l’app dedicata sfruttando la connettività Bluetooth e Wi-Fi integrata. Il sistema GNSS assicura un tracciamento preciso per la navigazione, mentre l’integrazione NMEA 2000 (tramite modulo aggiuntivo) permette la gestione diretta dai display di bordo.



kditaly.com

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Ocasio-Cortez si oppone a tutti gli aiuti militari americani a Israele, anche per i sistemi difensivi


La deputata democratica di New York annuncia che voterà contro qualsiasi finanziamento militare, compreso l'Iron Dome. Una posizione che riflette il crescente distacco del Partito Democratico da Israele

Alexandria Ocasio-Cortez voterà contro tutti gli aiuti militari americani a Israele, compresi quelli destinati ai sistemi di difesa. Lo ha dichiarato martedì durante un forum virtuale privato con i membri della sezione newyorkese dei Democratic Socialists of America, il principale gruppo socialista democratico degli Stati Uniti. La conferma è arrivata dal suo capo di gabinetto, Mike Casca, dopo che il sito City & State ha riportato le dichiarazioni. La notizia è stata poi ripresa dal New York Times.

La presa di posizione segna un'evoluzione per Ocasio-Cortez. La deputata si opponeva già da tempo all'invio di armi offensive a Israele, ma la sua posizione sui sistemi difensivi, in particolare l'Iron Dome, il sistema antimissile israeliano, era rimasta ambigua. Nel 2024 aveva firmato una dichiarazione congiunta con altri 18 membri del Congresso in cui tutti si dicevano favorevoli al "rafforzamento dell'Iron Dome e di altri sistemi di difesa". Nel 2021, durante un voto sul finanziamento dell'Iron Dome, non aveva votato né a favore né contro, scegliendo l'opzione "presente", una formula parlamentare americana che equivale a un'astensione.

In una dichiarazione scritta diffusa mercoledì, Ocasio-Cortez ha spiegato che il governo israeliano non ha bisogno dell'assistenza americana per difendersi. "Credo che il governo israeliano sia in grado di finanziare da solo il sistema Iron Dome, che si è dimostrato fondamentale per proteggere i civili innocenti dagli attacchi missilistici e dai bombardamenti", ha affermato. Ha aggiunto che non sosterrà "l'invio di altri dollari dei contribuenti e aiuti militari a un governo che ignora sistematicamente il diritto internazionale e la legge americana".

La deputata ha anche fatto riferimento all'emendamento Leahy, una legge americana che vieta agli Stati Uniti di fornire addestramento o equipaggiamento a unità militari straniere che commettono violazioni dei diritti umani. Ocasio-Cortez ha dichiarato che gli alleati americani "che necessitano dei nostri aiuti militari devono comprendere che li forniremo in conformità con l'emendamento Leahy". Israele ha sempre respinto le accuse di aver commesso un genocidio.

La posizione di Ocasio-Cortez riflette un cambiamento più ampio all'interno del Partito Democratico. Il sostegno a Israele è calato in modo netto tra i democratici dall'inizio della guerra a Gaza. Un numero crescente di parlamentari democratici appoggia restrizioni agli aiuti militari per Israele. Alcuni esponenti di primo piano del partito hanno annunciato che non accetteranno più finanziamenti dall'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la potente lobby filoisraeliana che ha goduto a lungo di un sostegno bipartisan ma che è diventata un elemento di divisione nelle recenti primarie democratiche. Diversi candidati critici verso le politiche israeliane hanno vinto elezioni recenti, tra cui Zohran Mamdani, eletto sindaco di New York.

Il rapporto tra Ocasio-Cortez e i Democratic Socialists of America è stato altalenante, soprattutto sul tema di Israele. Nel 2024 la direzione nazionale dell'organizzazione le aveva ritirato l'endorsement, sostenendo che non aveva sostenuto a sufficienza il movimento filopalestinese. In quell'occasione il gruppo aveva riconosciuto che la deputata aveva assunto una posizione "coraggiosa" nel descrivere la condotta di Israele come un genocidio, ma aveva citato proprio la sua posizione sull'Iron Dome come motivo del ritiro dell'appoggio.

L'anno scorso Ocasio-Cortez aveva votato contro un emendamento a un disegno di legge sulla difesa che avrebbe tagliato i fondi per l'Iron Dome. Aveva spiegato in un post su X che quell'emendamento avrebbe "eliminato le capacità difensive dell'Iron Dome permettendo al contempo che le bombe che uccidono i palestinesi continuassero". Quattro deputati democratici progressisti avevano invece votato a favore dell'emendamento: Al Green del Texas, Summer Lee della Pennsylvania, Rashida Tlaib del Michigan e Ilhan Omar del Minnesota. Ocasio-Cortez aveva poi votato contro l'intero disegno di legge sugli stanziamenti per la difesa.

Ocasio-Cortez è entrata in politica come progressista anti-establishment ed è oggi considerata una delle figure più in vista del Partito Democratico. Il suo nome circola come possibile candidata alla presidenza nel 2028, ma alcuni progressisti preferirebbero vederla sfidare il senatore Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, nelle elezioni senatoriali dello stesso anno.

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Convegno RecFishing


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La Asd Blue Life Scuola Apnea Sardegna - che ha tra le finalità previste dallo statuto la divulgazione in materia di pesca e ambiente - organizza un convegno sulla nuova normativa europea che regolamenta la pesca ricreativa e sportiva, per informare tutte le associazioni e i pescatori sportivi sulle novità, le modalità per rispettare tale normativa, ed eventuali sanzioni.

In occasione del convegno, nella sede della Lega Navale di Cagliari in Viale Cristoforo Colombo, 135 Cagliari in data 10 aprile 2026 ore 18,00, sarà lanciata la campagna 2026 “Fishing For The Planet”, un programma di mappatura e recupero di reti fantasma nel Golfo di Cagliari.

Parteciperanno: in rappresentanza del Corpo Forestale e di V.
A., il Comm. S Davide Urrai - Direttore del Servizio Tecnico e della Vigilanza - e il Comm. S. Giovanni Tesei - Direttore del Servizio Territoriale di Sassari.
Il Comm. S. Tesei illustrerà, in un breve intervento, le attività svolte dal Corpo Forestale nel progetto "Strong Sea Life" (Survey and TReatment ON Ghost nets SEA LIFE).

Il convegno sarà moderato da Alberto Belfiori, direttore della rivista Mondo Pesca.

Ai saluti dell'Ammiraglio Giuseppe La Rosa - presidente Lega Navale Cagliari - e Simone Mingoia - presidente dell'Asd Blue Life Scuola Apnea Sardegna, seguiranno gli interventi dei rappresentanti del Corpo Forestale, della Capitaneria di Porto e del presidente Fipsas Sardegna Gianni Baldereschi.

LA NUOVA NORMATIVA

L’Unione Europea ha introdotto nuove norme che rendono obbligatoria la registrazione delle catture per la pesca ricreativa e sportiva. L'applicazione ufficiale indicata per l'Italia, promossa in linea con le direttive MASAF (Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste), è RecFishing.

Obiettivo: Monitorare le catture di specifiche specie ad alto interesse commerciale e tutelare le risorse marine.

Specie interessate: La registrazione riguarda principalmente specie sensibili, tra cui spigola, orata, tonno rosso, lampuga, pesce spada.

Obbligo: È necessario scaricare l'app RecFishing per registrare le catture o i rilasci (catch and release).

Sanzioni: La mancata registrazione o il mancato possesso del tesserino digitale aggiornato può comportare sanzioni amministrative, con multe potenziali fino a 1.000 euro e il sequestro dell'attrezzatura.

Censimento MASAF: L'obbligo dell'app si aggiunge al già esistente censimento obbligatorio (comunicazione di pesca sportiva) da effettuare sul sito del MASAF.

Sebbene l'obbligo sia scattato a gennaio 2026, la normativa non è ancora entrata in vigore. Conseguentemente, è stata prorogata al 30 aprile 2026 anche la scadenza tesserino di pesca sportiva, nelle more dell'emanazione del decreto direttoriale che recepisce la normativa europea relativa alla pesca sportiva e ricreativa in mare.

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