Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Meta, Anthropic, Google e OpenAI alla Casa Bianca sui test di sicurezza AI


Dopo gli ultimi cyber incidenti.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Alcuni rappresentanti di Meta, Anthropic, Google e OpenAI stanno incontrando i consiglieri di Donald Trump per discutere i test di sicurezza sui modelli AI più avanzati. L'incontro arriva dopo le intrusioni dei modelli di Anthropic e OpenAI nei sistemi di altre aziende. La riunione riguarda nello specifico i piani del governo per misurare le capacità di hacking dei modelli americani più avanzati. A giugno l'amministrazione ha chiesto alle aziende di sottoporre volontariamente i modelli a test governativi fino a 30 giorni prima del rilascio pubblico. Cinque senatori democratici hanno chiesto a Trump una legge che renda questi test permanenti, perché restrizioni opache e caso per caso renderebbero le alternative cinesi più economiche e prevedibili da adottare.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Meta, Anthropic, Google, OpenAI to meet with Trump advisers amid rogue AI agent fallout | Reuters
Meta , Anthropic, Google and OpenAI staff will meet with U.S. President Donald ​Trump's advisers on Tuesday about voluntary safety testing for advanced AI ‌models, according to four sources familiar with the meeting, as concerns over rogue AI agents grow.
Reuters


Alternativa in italiano: non pervenuta

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il bollino AI non ci salverà, ma è meglio di niente


Dal 2 agosto 2026 l’AI Act introduce bollini e obblighi di trasparenza per i contenuti generati con AI. Ma quanto sono davvero utili?
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Dal 2 agosto entra in vigore una parte delle AI Act europeo con gli obblighi di trasparenza. Quando dei contenuti sono generati con AI dovranno riportare un bollino che li contrassegna esplicitamente, con qualche eccezione. Ma per una serie di casi anche i contenuti generati con AI non richiederanno il bollino. E allora a che serve?

Se non mi conosci ciao! Sono Martino e parlo del rapporto tra intelligenza artificiale e società, e di altre cose. Mi trovi anche sui social come @oradecima (Instagram, YouTube).

Per spiegare sinteticamente cosa richiede il bollino e invece cosa no, trovate il mio video appena uscito:

View this post on Instagram


A post shared by Martino Wong (@oradecima)


AI Act: etichette per i contenuti generati con intelligenza artificialeschema dei contenuti per cui serve o non serve il bollino, dettagli nel video
Qui invece vi dico la mia sulla questione a monte: questa legge ci aiuta davvero a capire meglio cosa abbiamo di fronte? O rischia di avere addirittura effetti controproducenti?

Il parallelismo che mi viene in mente è quello con i banner per i cookie: poter rifiutare i cookie per il marketing è decisamente utile, ma l'implementazione con il pulsante è diventata un meme e per quanto l'UE abbia richiesto migliorie, per esempio che il pulsante "rifiuta tutti i cookies non necessari" sia obbligatoriamente ben visibile, è ancora piuttosto raro che le persone abbiano effettivamente chiaro cosa succede a seconda dei pulsanti che cliccano.
Rendere comprensibile e fruibile cosa faccia un sito con le nostre informazioni rimane complicato, al punto che spesso i banner per i cookie sono diventati solo uno scherno sulle tendenze di regolamentazione dell’UE. (che, effettivamente, a volte risultano tragicomiche).
Meme “What if the EU built GitHub?” con un’interfaccia piena di richieste di consenso e adempimenti europei“What if the EU built GitHub?” — Jonas Fröller su X
Per i bollini AI è lo stesso? O sono utili?

Secondo me sì, ma meno di quanto potremmo sperare.

Il primo problema, date le eccezioni di cui parlavamo nel video, è che la presenza del bollino non coincide con l'uso dell'AI: tutte le immagini con il bollino sono AI, ma non tutte le immagini AI hanno il bollino.

Per i testi la richiesta è piuttosto interessante: se il testo non è supervisionato, serve il bollino, ma se il testo è generato con AI e però qualcuno si prende la responsabilità editoriale di averlo controllato, allora non serve il bollino.
Badate che non serve quindi che il testo venga modificato da un umano, basta solo che l’umano lo controlli.

In linea di principio questo è più che ragionevole, perché è evidente che l'obiettivo sia quello di far capire al lettore se deve "stare all'erta", e anche di incentivare il controllo umano.
Dall'altra crea il bizzarro effetto di rendere lecito avere testi AI, che presumibilmente avranno anche gli stilemi tipici dell'AI, senza contrassegno.
È facile immaginare che una persona potrebbe accorgersi che ci sia un testo AI senza il bollino, in modo perfettamente legale, e però non capirne le sottigliezze normative, finendo per fidarsi di meno del bollino.

Lo stesso vale per la questione dell'uso personale, che non richiede il contrassegno. È chiaro anche qui il perché, ed è corretto che ci siano più obblighi per l’uso commerciale: se lo zio genera un buongiornissimo con chatgpt ha senso obbligarlo a mettere un bollino? (anche se sui social vediamo ormai sempre di più i contrassegni automatici).
Uno zio genera con l’AI un kitschissimo buongiornissimo con caffè, rose, glitter e un gattino che esce dal laptopnessuno ha chiesto di generare la moka bialetti e i cornetti ma ok
Queste sfumature evidenziano che, ovviamente, qualsiasi etichetta è limitata e limitante. Qualsiasi.
La realtà è sempre più sfumata delle etichette che possiamo provare a mettere, e questo vale anche per i contrassegni che qualcosa sia generato con AI.
Anche l'idea, pure corretta, dell'etichetta ulteriore "AI modified" che l'UE assegna a contenuti non completamente generati con AI ma modificati, porta a infinite domande su cosa costituisca una modifica e cosa no, non solo a livello legale ma nella percezione delle persone.

Quando per modificare immagini c'erano solo programmi come Photoshop non ci sognavamo di mettere per legge dei bollini "fatto con Photoshop"; non abbiamo mai avuto bollini su pubblicità: "usa effetti speciali" o "il gallo del riso Scotti non parla davvero, è animato". È però indubbio che la scala e la rapidità dei sistemi AI nel generare risultati prima impensabili ha un peso, ed è reale la confusione che abbiamo come società su cosa sia vero e cosa no.

La mia speranza è che queste confusioni siano delle stanchezze e fatiche temporanee, siano i nostri muscoli che devono abituarsi a un movimento nuovo, ma che a un certo punto alleneremo abbastanza per avere di nuovo chiaro insieme quello che è reale e quello che non lo è.
Sarà semplice? no, e ci faremo male nel frattempo.

Quello che chiaramente la norma vuole limitare è l'inganno di essere influenzati come se qualcosa fosse reale quando invece è finto, come quello che è successo con Il Giornale, che reputo piuttosto grave.

Al tempo stesso, penso che le suggestioni che un'immagine AI può provocare non vengano annullate completamente da un semplice bollino. Ma di questo ne parliamo nella prossima newsletter sulla questione de Il Giornale, che doveva essere la scorsa newsletter, ehm scusate.
In ogni caso, mantengo la speranza!

Secondo voi funzioneranno questi bollini?

(Ci sarebbe anche da parlare della parte più pratica, che è una partita a schiaccia la talpa: le etichette devono essere machine readable: ovvero devono esserci anche metadati, watermark o altri segnali riconoscibili in automatico, come lo standard C2PA o SynthID. Ma appena si inventa un modo per contrassegnare un’immagine, c'è chi cerca un modo per rimuoverlo, però di questo ci serve più tempo per parlarne meglio...)

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Estate 2026, gli italiani riscoprono il viaggio in auto tra città d'arte e borghi


Con i biglietti aerei diventati sempre più cari, milioni di italiani riscoprono l'auto per raggiungere città d'arte e borghi.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Gli italiani tornano a viaggiare in auto, ma con una logica del tutto nuova. Nell'estate 2026 le ricerche su Google legate agli spostamenti su quattro ruote mettono a segno un +20% rispetto al 2025, come evidenzia l'ultimo report dell'Osservatorio Telepass elaborato da Moveo e Seed Digital. La trasformazione riguarda soprattutto la struttura del viaggio: meno soggiorni statici e più percorsi a tappe che intrecciano patrimonio culturale, borghi e località balneari. I dati accumulati tra gennaio e luglio confermano il cambio di passo. Nonostante una flessione complessiva delle ricerche turistiche (-3,6%), la domanda per singoli monumenti cresce del 3,4%, a discapito dei quesiti generici che perdono oltre ventisei punti percentuali. La cultura arriva a coprire l'81% delle ricerche complessive, trainata da icone come il Colosseo, il Pantheon o il Duomo di Milano, a testimonianza di un pubblico sempre più informato e orientato a costruire itinerari su misura.

Addio Ferragosto, luglio è il nuovo mese delle vacanze
Ipsos certifica il sorpasso di luglio sul mese di Ferragosto: 45% degli italiani in partenza contro il 31% di agosto. Prezzi e affollamento riscrivono il calendario delle ferie, i borghi guadagnano il 7%, la pressione turistica si concentra ancora sulle stesse coste.
L'Analista QuotidianoCibelle Dardi

Conti alla mano, l'auto batte l'aereo


Oltre la logistica, è il bilancio familiare a spingere gli italiani verso l'automobile. La spinta decisiva arriva dal carovoli che ha caratterizzato il 2026: in Europa i prezzi dei biglietti sono cresciuti dell'8,1% a maggio e del 3,1% a giugno, ma è sui collegamenti nazionali che l'impatto si fa più pesante. Tra marzo e maggio le tratte interne hanno subito rincari medi del 13%, toccando un picco del 26,8% ad aprile. In questo scenario la vettura privata offre un margine di manovra imbattibile: permette di sommare più mete, variare gli itinerari e azzerare i costi aggiuntivi tipici delle prenotazioni multiple. Un vantaggio competitivo che resta intatto anche a fronte del lieve adeguamento dei pedaggi autostradali ASPI, saliti in media dell'1,5% a inizio anno.

L'espansione dei viaggi su strada genera una ricaduta diretta sull'intera filiera dei servizi connessi alla mobilità. Le stime di Autostrade per l'Italia ne fotografano la portata: nei due fine settimana più critici dell'esodo estivo sono attesi circa 16 milioni di veicoli lungo i 3.000 chilometri della rete gestita, con il picco di traffico concentrato nel secondo weekend di agosto e criticità storicamente localizzate sull'asse dell'A1 Milano-Napoli e dell'A14 Bologna-Taranto.

A Nord-Est, la rete di Autostrade Alto Adriatico registra numeri analoghi, con 26,7 milioni di transiti nel solo primo semestre del 2026, in crescita dell'1,2% sull'anno precedente, e oltre 11 milioni di passaggi previsti tra fine luglio e metà settembre. Un'accelerazione confermata dal primo sabato da bollino nero, che con 190 mila veicoli ha segnato un +7% su base annua e picchi del +24% al casello di Latisana.

Questa intensificazione della circolazione premia la componentistica automotive, le reti di manutenzione e le stazioni di servizio, sostenute da una domanda crescente di prestazioni accessorie che vanno dalle colonnine di ricarica rapida fino alla ristorazione di qualità lungo i percorsi turistici. Le aziende italiane del settore affrontano la sfida di posizionarsi strategicamente lungo questi flussi, scontando tuttavia un ritardo sul fronte della digitalizzazione. La scarsa diffusione di piattaforme capaci di integrare in un unico passaggio pedaggi, sosta, accessi culturali e assistenza tecnica lascia infatti spazio all'avanzata degli aggregatori internazionali.

Agosto 2026: chi chiude, chi resta e chi apre
Mentre le città chiudono, i borghi dell’entroterra fanno il pieno di turisti.
L'Analista QuotidianoCibelle Dardi

L'impatto del turismo di prossimità sulle economie dei piccoli comuni


L'estate 2026 ha confermato una tendenza ormai strutturale: una quota crescente di italiani sceglie il ritmo della fruizione lenta, trasformando i centri dell'entroterra nei protagonisti delle vacanze estive. Questo spostamento di flussi verso i borghi storici e i siti minori genera benefici economici immediati, ma mette a nudo evidenti criticità operative. La maggior parte dei comuni sotto i cinquemila abitanti non dispone infatti di strutture commisurate ai picchi di presenza dei fine settimana estivi. La carenza di parcheggi, la mancanza di segnaletica multilingue e gli orari ridotti dei musei finiscono per accorciare il tempo medio di permanenza, limitando l'indotto per le attività commerciali locali.

Il turismo di prossimità può diventare un volano fondamentale contro lo spopolamento delle aree interne solo se sostenuto da investimenti in servizi e formazione. Alcuni territori hanno già avviato soluzioni efficaci: in Umbria, il ciclo «Degusta il borgo» promosso dalla Strada del Sagrantino ha abbinato percorsi artistici, itinerari naturalistici e degustazioni a prenotazione digitale tra Bevagna, Montefalco, Giano dell'Umbria e Gualdo Cattaneo. Si tratta di un modello capace di intercettare chi viaggia in auto, distribuire i visitatori su più tappe e integrare cultura ed enogastronomia, in linea con le proposte della rete Borghi Autentici d'Italia per trasformare la mobilità individuale in sviluppo territoriale duraturo.



Agosto 2026: chi chiude, chi resta e chi apre


Via Roma, nove del mattino, in una città media italiana. Il bar all'angolo espone il cartello del rientro, fissato al 25 agosto. Pochi metri più in là la salumeria abbassa la serranda fino al 13, la libreria indipendente chiude per riaprire il 24, la panetteria riporta un laconico «chiuso per ferie» senza data di ritorno. Il Ferragosto, che quest'anno cade di sabato, complica la consuetudine (tutta italiana) del ponte, dove convivono la tradizione delle ferie lunghe «anni Sessanta» e un modello nuovo, sempre più diffuso, di aperture a a macchia di leopardo. Nelle città di provincia il commercio si divide poi tra il piccolo dettaglio, che conserva la chiusura lunga, e le catene e i franchising, che restano aperti a orario continuato per tutta la stagione.

Le 156mila serrande chiuse in tredici anni


Il rapporto «Città e demografia d'impresa» dell'Ufficio Studi di Confcommercio calcola che fra il 2012 e il 2025 siano scomparsi oltre 156mila punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante, più di un quarto del totale. La contrazione ha risparmiato solo poche categorie — farmacie, tabaccherie, computer e telefonia — mentre vestiario, commercio non specializzato e ambulanti hanno perso una fetta consistente delle attività. I comuni più colpiti si concentrano al Nord. Le proiezioni al 2035 dello stesso Ufficio Studi non lasciano ben sperare: senza politiche di rigenerazione urbana, altre 100mila attività rischiano di chiudere entro il decennio.

La chiusura lunga di tre settimane, retaggio di un'economia in cui le città si svuotavano tutte insieme, diventa così un lusso: chi vuole restare aperto l'anno successivo fatica a permettersela.

L'agosto di quelli che restano in città


Secondo il Centro Studi Conflavoro circa 40 milioni di italiani, quindi due su tre, non partiranno nel mese di agosto2026. «Quasi quaranta milioni di italiani restano a casa e i loro soldi non si spostano: restano nel raggio di pochi chilometri dall'uscio, dal fruttivendolo al forno al bar all'angolo», ha dichiarato il presidente di Conflavoro Roberto Capobianco presentando lo studio a fine luglio, come riportato dall'osservatorio Osserva Italia.

Centro Studi Confcooperative conferma la stima: chi si mette in viaggio per Ferragosto è una minoranza rispetto a chi resta, come anche segnalato nel comunicato ripreso da AgenziaCult. Secondo Federalberghi quasi un italiano su due non farà vacanze tra giugno e settembre. Un fatto sociale prima che economico, che avrà indubbiamente effetti diretti sulla domanda di negozi aperti nelle settimane centrali di agosto.

Supermercati e franchising, dove la serranda non si abbassa mai


Per il Ferragosto Conad ha comunicato un piano capillare di aperture straordinarie, con punti vendita attivi in molte regioni italiane. Famila ha inserito il 15 agosto nel calendario ufficiale delle aperture straordinarie 2026. Lidl mantiene aperture a macchia di leopardo, Esselunga apre gran parte dei punti vendita con orario ridotto nelle grandi città, Il Gigante alterna, Pam Panorama tiene aperti gli store centrali. Coop, per tradizione, chiude «per scelta» la maggior parte dei negozi.

Riguardo alle librerie, Feltrinelli mantiene l'orario continuato tutto agosto: la sede di Piazza Gae Aulenti a Milano opera con orario pieno dal lunedì al venerdì. Diverso il caso di alcune Mondadori affiliate, come il Bookstore di Mestre, chiuso dal 3 al 17 agosto: segno che il franchising, quando è affidato a esercenti indipendenti, replica i comportamenti del piccolo commercio locale.

Se il turista arriva e la serranda è abbassata


C'è però un secondo elemento, meno raccontato: mentre le città d'arte alzano barriere contro l'overtourism — come Venezia che ha confermato per il terzo anno consecutivo il ticket d'ingresso — l'analisi previsionale «I piccoli comuni nel sistema turistico italiano: scenario 2026» di Demoskopika fotografa borghi che crescono in arrivi, presenze e spesa turistica più delle grandi capitali dell'overtourism, con una permanenza media che si allunga verso i quattro giorni.

Le regioni che crescono di più sono Molise, Basilicata, Sicilia, Emilia-Romagna e Abruzzo — mete lontane dalle rotte tradizionali del turismo di massa.

Il boom turistico, in questi piccoli centri, rappresenta un'occasione storica per invertire lo spopolamento, ma pretende un cambio di mentalità dai commercianti locali. Chi tiene aperto in agosto non lo fa più solo per servire i residenti anziani rimasti, ma per intercettare un turismo lento, benestante, che spende sempre di più e che si aspetta di trovare pane, giornali, farmacia e trattoria funzionanti in un martedì di Ferragosto. La sfida, per molti piccoli comuni delle aree interne, è passare da un'economia stagionale-emergenziale a un'economia stagionale-strutturata, con turni, orari coordinati e presidio dei servizi essenziali.


Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Le città americane che hanno detto sì alla droga ora fanno marcia indietro


Dal 2014 al 2024 sono morti per overdose 862mila americani. A Seattle e Burlington la riduzione del danno ha consegnato parchi e strade allo spaccio. Ora diverse città democratiche tornano indietro

Dal 2014 al 2024 sono morti per overdose circa 862mila americani, più del doppio del decennio precedente. Nelle città che hanno spinto più a fondo sulle politiche di riduzione del danno la mortalità è cresciuta nettamente e resta molto sopra i livelli del passato anche dopo i cali degli ultimi due anni.

Secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic, in città come Seattle e Burlington quelle politiche hanno consegnato parchi e marciapiedi al consumo di droga. Ora una parte della classe politica progressista che le aveva volute sta tornando sui suoi passi.

La riduzione del danno è nata cinquant'anni fa nei Paesi Bassi, dove i tossicodipendenti si organizzarono in sindacati come il Junkiebond di Rotterdam per distribuire siringhe pulite e contestare l'obbligo dell'astinenza. Le sue idee di base hanno un consenso largo. A Bushwick, quartiere di Brooklyn, nel 1991 il tasso di infezione da HIV tra chi si iniettava eroina aveva superato il 50% e gli attivisti che rischiavano l'arresto per consegnare aghi puliti salvarono molte vite.

Il passaggio successivo fu più radicale: sostenere che i tossicodipendenti dovessero poter usare droga senza timore di essere arrestati.

Il primo centro autorizzato per il consumo in Nord America aprì nel 2003 a Vancouver, in Canada, quando il Partito Liberale creò un'eccezione alle leggi federali sugli stupefacenti. Nel Downtown Eastside, un quartiere portuale degradato, i consumatori potevano portare la propria eroina in una struttura da tredici posti dove il personale distribuiva aghi puliti e acqua sterile ed era addestrato a bloccare le overdose. Gli studi registrarono meno casi di AIDS e meno morti.

Cambiò anche il lessico della sanità pubblica. La parola tossicodipendente venne giudicata stigmatizzante e sostituita da "persone che usano droghe", chi assumeva sostanze non ne "abusava" più e chi risultava positivo a un test non lo "falliva".

Keith Humphreys, professore di psichiatria e scienze comportamentali a Stanford ed ex consulente del presidente Barack Obama, sostiene gli scambi di siringhe e si oppone all'incarcerazione di massa dei consumatori. Quando però ricorda che la politica sulle droghe deve tenere conto dell'impatto sulle comunità, viene liquidato da alcuni critici come un reazionario. I loro argomenti, ha detto all'Atlantic, "assomigliano molto di più a quelli sul diritto alle armi e sul rifiuto dei vaccini".

Il modello di Vancouver ha generato decine di centri per il consumo in tutto il Canada. La British Columbia (la provincia sulla costa del Pacifico) si è spinta oltre con il programma "safer supply", cioè fornitura più sicura, in cui società fondate da ex funzionari pubblici distribuiscono gratuitamente oppioidi legali come l'idromorfone, molto più potente dell'eroina, ritirabili in farmacia e da distributori automatici dedicati.

Nel 2023 la provincia ha depenalizzato il possesso di piccole quantità di alcune droghe pesanti. Un ospedale ha ordinato agli infermieri di non sequestrare fentanyl o metanfetamina ai pazienti e di non impedire ai sospetti spacciatori di far loro visita. Quando la British Columbia ha vietato il consumo entro quindici metri da parchi, aree gioco e piscine, la corte suprema provinciale ha bloccato la legge perché poteva causare un "danno irreparabile" ai consumatori.

"I sostenitori della riduzione del danno avevano la forza di un bulldozer", ha detto all'Atlantic Julian Somers, che studia le dipendenze alla Simon Fraser University.

Molti consumatori hanno imparato ad aggirare il sistema. Ottenevano quindici o più pillole di idromorfone al giorno e le rivendevano agli spacciatori in cambio di fentanyl più forte, mentre gli spacciatori rimettevano le pillole sul mercato. Un'inchiesta del National Post ha calcolato che nelle città con il safer supply i prezzi delle pillole sul mercato nero sono crollati del 70% o più, cosa che ha allargato il bacino dei dipendenti.

Le overdose mortali in British Columbia sono passate da 369 nel 2014 a oltre 2.500 nel 2023. L'anno scorso sono scese a 1.826, un dato che resta quasi nove volte più alto di quello di quindici anni prima.

La provincia sta ora rivedendo il proprio esperimento. Dal 2025 chi riceve i farmaci del safer supply deve consumarli davanti al farmacista e all'inizio di quest'anno il programma di depenalizzazione è scaduto. Nel 2024 il primo ministro provinciale ha nominato lo psichiatra Daniel Vigo consulente scientifico capo sulle droghe tossiche, un incarico da cui ha parlato dei danni al cervello provocati dalle overdose ripetute e ha proposto il trattamento obbligatorio per una parte dei tossicodipendenti.

"È come se ci fossimo dimenticati che l'obiettivo era impedire alle persone di diventare dipendenti", ha detto Vigo alla rivista, aggiungendo poi che "la riduzione del danno crea problemi quando smette di essere una parte di una strategia complessiva e diventa un movimento ideologico".

Uno studio recente ha rilevato che dopo la chiusura di un centro per il consumo in Alberta le overdose mortali non sono cresciute e più tossicodipendenti hanno chiesto di essere curati. Anche sulle cure imposte per legge, presentate spesso come un ritorno alla logica carceraria, molti dati mostrano che chi entra in un percorso obbligatorio ha le stesse probabilità di restare pulito e di non essere arrestato di nuovo rispetto ai pochi che chiedono aiuto spontaneamente.

Vancouver resta comunque il riferimento degli amministratori progressisti americani. New York ha aperto due centri per il consumo nel 2021 e il Rhode Island ne ha aperto uno a Providence nel 2024, citando in entrambi i casi l'esperienza canadese. Il parlamento dello stato di Washington ha nominato un gruppo di lavoro che nel 2025 ha raccomandato di creare una fornitura legale di narcotici per i tossicodipendenti, richiamando più volte il programma di Vancouver.

Il consiglio comunale di Burlington, in Vermont, ha approvato l'anno scorso l'apertura di un centro, finanziato con circa 2 milioni di dollari che lo stato ha ottenuto da un accordo giudiziario nazionale sugli oppioidi. L'organizzazione scelta per gestirlo ha scritto che Vancouver "resta la fonte di gran parte delle prove" sui benefici di queste strutture.

Burlington ha meno di 45mila abitanti e nel 2024 ha registrato 585 overdose, 28 delle quali mortali, più del doppio del tasso pro capite di overdose mortali di New York nello stesso anno. In tutto il Vermont i morti per overdose sono stati 170 l'anno scorso, il 37% in meno rispetto al picco del 2022 ma molto sopra i 78 del 2010. Lo stato ha leggi severe contro il possesso di eroina e cocaina, però a Burlington chi ne detiene piccole quantità viene raramente arrestato o processato.

Nel 2020 il consiglio comunale ha tagliato quasi un milione di dollari al bilancio della polizia locale, dopo una campagna degli attivisti per definanziarla. Sei anni fa la città aveva circa cento agenti, oggi ne ha meno di settanta. Il presidente del consiglio comunale Ben Traverse, un democratico critico verso la direzione presa dalla città, ha raccontato che nei fine settimana dopo mezzanotte a volte ci sono cinque agenti in servizio in tutta Burlington.

Sarah George, procuratrice della contea che comprende Burlington, nel 2022 ha annunciato che il suo ufficio non avrebbe più perseguito i casi in cui la polizia trovava droga fermando automobili per fanali rotti, vetri oscurati o patenti scadute, perché quei controlli potevano essere motivati da discriminazione razziale. Gli agenti possono comunque sequestrare e distruggere la sostanza e per la procuratrice tanto basta. È stata rieletta due volte e si candida per un terzo mandato.

George dice che i tossicodipendenti sono "raramente pericolosi" e che la crisi nasce dalla pandemia, dal costo delle case e da un'ondata di sfratti. Sul parco davanti al municipio, diventato luogo di consumo e di spaccio, la sua posizione è netta: "quel parco è ancora un posto molto sicuro". I tossicodipendenti, ha detto alla rivista, "non possono essere fatti sparire, fanno parte della nostra comunità".

La sindaca Emma Mulvaney-Stanak, del Vermont Progressive Party (il partito locale che governa la città da gran parte degli ultimi quarant'anni), difende le stesse politiche. Sostiene le indagini della polizia e della Drug Enforcement Administration, l'agenzia federale antidroga, contro gli spacciatori, ma dice che quel lavoro è vano perché ai capi arrestati subentrano subito altri.

L'estate scorsa si è opposta a una risoluzione del consiglio comunale che chiedeva di presidiare con la polizia il parco davanti al municipio, poi l'ha firmata mantenendo l'obiezione di fondo: "spostare e rimuovere le persone non è la soluzione". Ammette che un centro per il consumo può attirare in città altri tossicodipendenti e altri spacciatori, ma lo considera un rischio necessario. Sull'insofferenza dei cittadini è stata esplicita: "siamo affaticati dalla nostra compassione".

Contro la sindaca si sono schierati il governatore repubblicano Phil Scott e la commissaria alla sicurezza pubblica dello stato Jennifer Morrison, che nel 2020 ha guidato per sei mesi la polizia di Burlington prima di dimettersi, in parte per quella che ha descritto come cattiva gestione del comune. Su richiesta della città hanno mandato periodicamente la polizia statale a dare una mano in centro. Morrison ha detto all'Atlantic che normalizzare il consumo di droga e la dipendenza espone i giovani a conseguenze gravi.

Il negozio di attrezzatura sportiva Outdoor Gear Exchange ha dichiarato al parlamento del Vermont di aver perso circa 400mila dollari per taccheggio nel 2024. Il negozio di arredamento Homeport ne ha persi 95mila e ha dovuto assumere una guardia. L'anno scorso 170 imprenditori e ristoratori hanno scritto una lettera aperta alla sindaca per avvertire che la città era in crisi, chiedendo cure per i tossicodipendenti e non il carcere.

Una coalizione della sinistra locale, con sindacati, gruppi per la riduzione del danno e la sezione dei Democratic Socialists of America, ha risposto con una controlettera in cui accusava i commercianti e chiedeva loro di aprire i bagni e gli ingressi riparati ai consumatori. Chiedere più agenti, hanno scritto, avrebbe "danneggiato ancora di più i membri più vulnerabili della nostra comunità".

A Seattle gli elettori sembravano pronti a cambiare rotta già nel 2021, quando hanno eletto la repubblicana moderata Ann Davison avvocata della città (la carica che decide le imputazioni per i reati minori). Nello stesso anno è entrata nel consiglio comunale la democratica Sara Nelson, che da presidente dell'assemblea ha fatto approvare norme contro il consumo di droga in pubblico e contro lo spaccio in centro, ha aumentato le telecamere di sorveglianza e ha dirottato fondi verso le cure per le dipendenze disponibili senza attesa.

Nelson ha anche chiesto perché la contea di King spendesse milioni di dollari per distribuire kit con stagnola, pipe e istruzioni su come fumare fentanyl, che portavano stampata l'immagine di Martin Luther King Jr., da cui la contea prende il nome. In un'audizione del 2023 le ha risposto Amber Tejada, dipendente di un'organizzazione sanitaria non profit partner del comune, dicendo che uno dei principi chiave della riduzione del danno è "sostenere l'autonomia delle persone che usano droghe".

A novembre scorso gli elettori hanno bocciato sia Nelson sia Davison. I loro successori hanno criticato l'uso delle telecamere e si sono opposti alle norme che vietano ai consumatori recidivi di frequentare alcune zone della città.

Nella contea di King, che comprende Seattle, tra il 2016 e il 2025 sono morte 7.089 persone per overdose, sette volte il numero degli omicidi nello stesso periodo. Fra le politiche dei dirigenti locali e le richieste degli elettori la distanza è evidente. Nei sondaggi i residenti mettono criminalità e droga tra le loro preoccupazioni principali e in una rilevazione del Seattle Times di tre anni fa il 60% degli intervistati voleva che la polizia arrestasse chi consuma droga in luoghi pubblici.

La nuova sindaca Katie Wilson, socialista-democratica senza precedenti esperienze da eletta, ha aperto a una revisione parziale di quelle politiche. Prima di candidarsi ha scritto sul settimanale The Stranger che la debolezza principale del racconto della sinistra è "l'abitudine a sviare", che fa sembrare che la sinistra neghi la realtà delle strade.

Da quando si è insediata ha autorizzato lo sgombero dei grandi accampamenti nei parchi e a fine giugno ha promesso di colpire lo spaccio e il disordine nei quartieri di Little Saigon e Beacon Hill, con più agenti e con l'arresto di consumatori e spacciatori o la pressione perché accettino le cure. Così facendo ha rotto con molti dei suoi alleati e sarà giudicata sulla capacità di ripulire le strade.

A San Francisco il sindaco Daniel Lurie ha ordinato alla polizia di colpire gli spacciatori e di smantellare le tendopoli. A Philadelphia la sindaca Cherelle Parker ha mandato agenti nei quartieri più colpiti e ha istituito un tribunale per le dipendenze, che offre a chi commette un reato grave di droga per la prima volta di evitare il carcere entrando in un programma di cura. A Boston la sindaca Michelle Wu, che in passato guardava con favore ai centri per il consumo, ha ordinato lo sgombero degli accampamenti e ha cancellato dai suoi piani ogni riferimento a quelle strutture.

A Seattle il prezzo di ogni tentativo di ridurre il consumo di droga in pubblico lo hanno pagato i quartieri colpiti. Per anni, quando parchi e aree gioco diventavano piazze di spaccio, la città ha reagito recintandoli e togliendoli alle famiglie.

A maggio polizia e operai comunali sono tornati nel parco Jose Rizal per preparare i lavori di ristrutturazione e hanno smontato il gazebo dove i consumatori fumavano e si iniettavano droga, ridotto male dall'uso. Il comune non prevede di ricostruirlo e ha spiegato che il parco "è stato colpito da attività non conformi all'uso previsto". Anche la pensilina dell'autobus dietro l'angolo, dove i consumatori si radunavano giorno e notte, è stata rimossa per l'aumento di rifiuti e vandalismo.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La guerra civile dentro la Heritage Foundation, la fondazione che ha scritto Project 2025


Dal 2021 hanno lasciato 293 persone. Il presidente Kevin Roberts ha sostituito la vecchia guardia con giovani della destra online e punta su JD Vance per il 2028.

La Heritage Foundation, il centro studi conservatore che ha scritto Project 2025, il piano di governo preparato per la seconda amministrazione di Donald Trump, ha perso 293 dipendenti dal 2021. L'ultima ondata di uscite è arrivata dopo che il suo presidente, Kevin Roberts, ha difeso pubblicamente Tucker Carlson, criticato da tutta la destra americana per aver ospitato nel suo programma Nick Fuentes, influencer suprematista bianco e antisemita di 27 anni. La crisi della fondazione è stata ricostruita da un'inchiesta del New York Times, che ha parlato con più di una decina tra dipendenti ed ex dipendenti.

Il video pubblicato da Roberts su X in ottobre denunciava la "coalizione velenosa" che attaccava Carlson. Sosteneva anche che i conservatori non devono sentirsi obbligati a sostenere in modo automatico un governo straniero, per quanto forti siano le pressioni della "classe globalista" e di "chi agisce in malafede al servizio dell'agenda di qualcun altro". Il filosofo israelo-americano Yoram Hazony, uno degli alleati storici di Carlson che hanno rotto con lui, aveva definito quel programma il principale centro di smistamento dell'antisemitismo virulento nella destra politica.

Roberts si è poi scusato con i dipendenti per aver "deluso questa istituzione" e per la scelta delle parole, che alcuni avevano criticato come un richiamo a stereotipi antisemiti. Gli interlocutori abituali della fondazione negli uffici del Congresso, nelle corti d'appello federali e nelle ambasciate straniere hanno smesso di volersi far associare pubblicamente a Heritage.

Josh Blackman, giurista che da anni lavorava alla nuova edizione della "Heritage Guide to the Constitution", ha scritto in una lettera di dimissioni poi diventata pubblica che i coautori del volume si sono sfilati dall'evento di presentazione e hanno rifiutato di firmare le copie. Alcuni giudici che avevano parlato alla fondazione gli hanno detto che non volevano più risultare affiliati.

Decine di dipendenti se ne sono andati e diciotto sono finiti al centro studi dell'ex vicepresidente Mike Pence, Advancing American Freedom (fondato nel 2021 come casa dei conservatori più tradizionali).

Roberts non si è mostrato turbato dalle partenze. Ha detto al New York Times che restavano pochi ex colleghi decisi a guidare la missione di Heritage in una specie di stile anni Ottanta e che è appropriato che siano andati da Pence. Alcuni studiosi, soprattutto nei dipartimenti legale ed economico, erano abituati "a ottenere sempre quello che volevano". Per Roberts "è un bene che se ne siano andati".

Il clima interno era già pesante prima del video. I dipendenti venivano licenziati o si dimettevano senza annunci né spiegazioni, al punto che in ufficio la situazione veniva chiamata "Heritage Hunger Games". Alcuni credevano che i computer aziendali fossero controllati e avevano cominciato a parlarsi su Signal e con telefoni usa e getta.

Andy Olivastro, responsabile della raccolta fondi di Heritage, ha risposto per iscritto che il tentativo degli ex dipendenti di screditare la fondazione dall'esterno dimostra perché non ne fanno più parte. Per un ex analista di alto livello il ricambio era pianificato: un movimento cresciuto nella destra si è infiltrato in diverse istituzioni conservatrici tradizionali e le ha conquistate. A Heritage, dice, è stato un colpo di mano.

Dal 1980 la fondazione pubblica ogni quattro anni un manuale di governo, il "Mandate for Leadership", destinato a una possibile amministrazione repubblicana. Il primo, mille pagine, finì sul tavolo del governo di Ronald Reagan che lo usò come copione. Project 2025 non era una rifondazione ma un cambio di marchio.

Al piano hanno partecipato più di 50 sigle della cosiddetta Nuova destra: tra queste American Compass, organizzazione socialmente conservatrice che chiede politiche economiche a sostegno della classe lavoratrice, la rivista The American Conservative cofondata da Patrick Buchanan, il Claremont Institute e il Center for Renewing America di Russell Vought, oggi direttore dell'Office of Management and Budget, l'ufficio della Casa Bianca che prepara il bilancio federale.

Molti dipendenti hanno raccontato che Project 2025 era stato costruito pensando a Ron DeSantis, governatore della Florida. Reuters ha rivelato che tra la fondazione e la campagna presidenziale di DeSantis c'erano telefonate quasi quotidiane e visite mensili a Tallahassee, spesso dello stesso Roberts. Nell'aprile 2023 DeSantis è stato l'ospite principale della conferenza per i 50 anni di Heritage, dove il piano è stato presentato. Il governatore si è ritirato nel gennaio 2024 e la fondazione ha dovuto cambiare bersaglio.

Trump ha negato con forza di conoscere Project 2025, raccontato dai giornali come un programma per smontare lo Stato amministrativo, cancellare le politiche sulla diversità, chiudere i confini e concentrare il potere nell'esecutivo. Secondo diversi ex dipendenti la pubblicità data al piano lo aveva fatto infuriare. I responsabili della sua campagna, Susie Wiles e Chris LaCivita, chiamarono la fondazione per chiedere di smettere di associare il progetto alla futura amministrazione. Alla fine del 2024 Roberts ha ammesso che quel marchio era diventato un problema politico.

Dopo la vittoria del presidente i dirigenti di Heritage si sono trovati a rincorrere per piazzare i propri uomini nella nuova amministrazione. Il primato della fondazione era conteso da organizzazioni nate nel frattempo, a cominciare dall'America First Policy Institute, fondato da funzionari del primo mandato. Ne erano dirigenti tre futuri ministri: Linda McMahon all'Istruzione, Brooke Rollins all'Agricoltura e Pam Bondi alla Giustizia.

Anche quel gruppo aveva il suo manuale, "The America First Agenda", meno appariscente di Project 2025 e in larga parte sovrapposto. Nel libro "Regime Change" i giornalisti Maggie Haberman e Jonathan Swan scrivono che Vought all'inizio era escluso dalla corsa per il bilancio proprio per il suo legame con Project 2025 e che è diventato centrale nella ristrutturazione dello Stato solo grazie a JD Vance e al consigliere Stephen Miller.

Heritage sostiene che 290 suoi ex collaboratori lavorano nell'amministrazione.

Roberts rivendica che delle circa 1.900 raccomandazioni del volume ne siano già state attuate 750, pur ammettendo che molte di quelle idee erano anche di altri.

Gli analisti più anziani, che difendevano il libero scambio, si sono ritrovati contro una generazione più giovane favorevole ai dazi. Andrew Hale, analista di politica commerciale uscito a gennaio e oggi alla fondazione di Pence, ha detto al New York Times che a Heritage di mercati liberi e libero scambio non si occupa più nessuno e che lui era l'ultimo a promuoverli.

Hale era disposto a discutere di politiche economiche, ma non a "stare seduto lì a discutere se l'Olocausto sia avvenuto o no". Tra i nuovi assunti circolavano gli argomenti diffusi da Fuentes, Carlson e dalla podcaster Candace Owens che mettono in dubbio la ricostruzione storica dell'Olocausto o le origini dello Stato di Israele.

Richard Stern, allora direttore del centro sul bilancio di Heritage e oggi anche lui alla fondazione di Pence, ha raccontato che in ufficio si discuteva spesso di chi fossero i buoni e i cattivi nella Seconda guerra mondiale. Diversi nuovi assunti erano ammiratori di Buchanan, autore di un libro secondo cui l'istigatore del conflitto fu Churchill e non Hitler. Tra loro il capo economista della fondazione, E.J. Antoni, 38 anni, che ha elogiato quel libro su X e che Trump ha candidato nel 2025 alla guida del Bureau of Labor Statistics, l'istituto federale che produce le statistiche su lavoro e prezzi (la nomina è stata poi ritirata per i dubbi sulle sue qualifiche).

Un mese prima del caso Carlson, Heritage aveva pubblicato sul suo canale YouTube un video intitolato "Pat Buchanan Was Right About Everything". Fa parte della campagna per fargli assegnare la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile americana. Buchanan era stato messo ai margini del Partito Repubblicano negli anni Novanta per le sue affermazioni sul controllo ebraico della politica estera americana in Medio Oriente.

Le nuove assunzioni hanno spostato il baricentro della fondazione dalle politiche pubbliche alle guerre culturali. Scott Yenor, professore di scienze politiche alla Boise State University arrivato nel 2025, sostiene che il suffragio femminile sia stato un errore, che le donne non dovrebbero godere di tutele legali contro le discriminazioni sul lavoro e che una società sana richieda il patriarcato.

Dentro Heritage si discuteva apertamente se il voto dovesse spettare solo ai capifamiglia maschi. Un'altra discussione riguardava il rapporto della fondazione sulla famiglia, che secondo alcuni doveva proporre un trasferimento di ricchezza da migliaia di miliardi di dollari l'anno dai single alle coppie sposate con figli attraverso il fisco. L'idea è stata scartata, ma quando il rapporto è uscito quest'anno quasi tutta la squadra di economisti aveva ritirato la propria firma.

Tra i nuovi arrivi c'è anche Mario Enzler, ex guardia svizzera in Vaticano, assunto come consigliere. Enzler si era dimesso dall'Università di St. Thomas di Houston dopo le accuse, riportate dal quotidiano locale, che l'università italiana dove diceva di aver preso il dottorato non rilasciasse dottorati.

All'inizio del 2025 un dipendente ha scritto al consiglio di amministrazione una lettera che descrive un ambiente di lavoro tossico. Roberts, si legge nel testo, aveva ammesso davanti allo staff di avere problemi di gestione della rabbia e le sue insicurezze lo portavano a liquidare i dipendenti storici più esperti di lui come "repubblicani dell'establishment" o gente "che va ai cocktail party di Washington". Chi non era d'accordo con lui veniva spinto fuori dal proprio posto.

Secondo la stessa lettera a Heritage era ormai richiesto di essere contrari alla fecondazione assistita e alla contraccezione, anche per le coppie sposate. Le donne single senza figli venivano considerate delle fallite. Le selezioni competitive per i posti non esistevano più, sostituite dall'assunzione di cattolici allineati alle posizioni del capo della fondazione.

Il tono pubblico è cambiato con l'ascesa dell'Oversight Project, la struttura creata nel 2022 per denunciare presunte frodi dell'amministrazione Biden e guidata dall'avvocato Mike Howell. Dopo l'assassinio di Charlie Kirk nel settembre 2025 e la direttiva del presidente all'FBI di indagare su tutti i partecipanti a presunte cospirazioni criminali e terroristiche interne, Howell ha chiesto al governo di inserire l'"estremismo violento ispirato all'ideologia transgender" tra le categorie del terrorismo interno. Nel documento sosteneva senza fornire dati che metà delle grandi sparatorie nelle scuole dal 2015 sarebbe collegata a quell'ideologia.

Sempre su X, Howell ha risposto a un'analista ebrea di Heritage che sollevava dubbi costituzionali sulla sua proposta di vietare il velo islamico al Congresso dicendole di andare a lavare a secco l'hijab di Ilhan Omar (deputata del Minnesota). Quest'anno la stessa struttura ha assunto Jeffrey Clark, ex funzionario del Dipartimento di Giustizia incriminato per il ruolo avuto nel tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni del 2020.

Roberts è arrivato a Heritage nel 2021 dal Texas Public Policy Foundation di Austin, con la promessa al consiglio di amministrazione di unire il nuovo spirito populista del movimento conservatore a un'istituzione tradizionale. Nel 2022, alla conferenza del National Conservatism, disse al pubblico di non essere andato lì per invitare i conservatori nazionali nel movimento conservatore ma per riconoscere che Heritage faceva già parte del loro.

Richard Reinsch, tra le sue prime assunzioni, ha raccontato che la direzione gli fece cancellare un post su X che criticava una legge sostenuta da Vance, allora senatore dell'Ohio. Gli fece togliere anche l'indicazione della propria affiliazione da una lettera aperta in difesa della libertà individuale contro l'autoritarismo di destra e di sinistra. In ufficio, secondo Stern, Roberts aveva smesso di parlare di libertà individuale per parlare di bene comune, cioè non della libertà di fare quello che si vuole ma di quello che si deve. Spingeva per uno Stato più grande e con più poteri di regolazione.

Carlson, il cui primo lavoro dopo l'università fu proprio a Heritage, oggi considera la fondazione irrilevante. Ha detto al New York Times che lì non sanno nemmeno difendere la libertà di parola e che non sanno fare quello che un centro studi dovrebbe fare, cioè pensare. Secondo Carlson la fondazione si limita a fare quello che vogliono i suoi finanziatori, cioè sostegno a Israele e sgravi fiscali.

Alla stessa conclusione arriva da posizioni opposte Sarah Longwell, editrice della testata anti-Trump The Bulwark: il caso Carlson è successo perché Carlson è più potente di Heritage e i centri studi non contano più molto. Longwell ha lavorato in quel mondo dai primi anni Duemila e dice che passare il tempo in quegli ambienti le nascondeva i sentimenti reali degli elettori repubblicani.

Hazony, entrato nel consiglio di amministrazione della fondazione a maggio, difende invece il cambiamento come una necessità pratica. Il conservatorismo americano del dopoguerra è stato attraente per due generazioni, ha detto, ma ha perso la capacità di analizzare e spiegare i fenomeni politici importanti. È uno strumento povero per trovare soluzioni su immigrazione, libero scambio senza limiti e guerre infinite, i tre temi che hanno portato Trump alla vittoria.

Roger Severino, vicepresidente per la politica economica e interna, spiega che il filone populista parla a una parte trascurata dell'elettorato, convinta che dal libero scambio e dalla crescita guadagnassero solo le élite delle coste. La fondazione, dice, vuole evitare che gli obiettivi economici tradizionali sacrifichino "beni superiori come la famiglia, la fede e la sicurezza nazionale". Chiama questa fase Heritage 2.0 e dice che se cambiano le circostanze e non cambi le tattiche hai il piano di gioco degli sciocchi.

Ryan Williams, presidente del Claremont Institute, dice che tutta la destra sta cercando di tenere insieme chi lavora nel movimento dagli anni Novanta e chi ha meno di trent'anni e si è politicizzato con i due mandati di Trump. Nel nuovo ecosistema di podcast e influencer, aggiunge, l'incentivo a discutere di idee convive con quello a fare click e soldi, che ha un legame tenue con l'accuratezza.

Rod Dreher, scrittore conservatore vicino ai conservatori nazionali e ai cattolici post-liberali, dice che ignorare i giovani seguaci di Fuentes sarebbe sciocco e persino crudele. Non riesce però a indicare un solo dirigente della destra che riconosca il disagio di quei ragazzi e indichi loro una strada migliore.

Nel filmato dell'assemblea interna convocata dopo il video, uscito poi in rete, una giovane dipendente dice che tra la Generazione Z è cresciuta l'ostilità verso Israele. Non dipende dall'antisemitismo di milioni di americani, aggiunge, ma dal fatto che molti giovani conservatori sono cattolici e ortodossi e considerano il sionismo cristiano un'eresia moderna. Roberts risponde che la difficoltà del movimento conservatore oggi è capire come rispettare le differenze di opinione.

Heritage non sostiene ufficialmente singoli candidati, ma secondo gli ex dipendenti sta investendo molto nel rapporto con Vance, che parla proprio a quel settore della destra e che da settimane subisce una campagna online ostile dentro il suo stesso partito. In un podcast Hazony ha detto apertamente che Vance è il candidato dato per scontato per il 2028.

Molti di quelli che se ne sono andati considerano perdente la scommessa sugli attivisti online e sui ventenni, perché non rappresentano i politici repubblicani nel resto del paese e restano una parte piccolissima del partito anche a Washington. Dreher aggiunge che essere conservatori dovrebbe significare essere contrari ai cambiamenti radicali e chiede con che cosa questi ragazzi pensino di sostituire quello che vogliono abbattere.

Nelle prime pagine del suo libro del 2024, "Dawn's Early Light: Taking Back Washington to Save America", Roberts costruisce una lunga metafora sulle proprietà produttive della distruzione. Scrive che il fuoco trasforma il marciume e il legno morto in nuovo terreno e che i conservatori devono piantare nuovi alberi, cioè fondare nuove istituzioni. Niente di tutto questo conterà se resteranno restii a compiere il terzo passo: distruggere le istituzioni che non si possono salvare.


"Never Vance": la fronda repubblicana che punta a logorare il vicepresidente prima del 2028


JD Vance è diventato il bersaglio di una vasta campagna di attacchi online proveniente dal suo stesso partito, a due anni dalla scelta del candidato repubblicano alle presidenziali del 2028. Lo riporta il Washington Post, secondo cui gli alleati del vicepresidente considerano l'offensiva un'operazione coordinata per avvelenare il terreno politico prima ancora che Vance annunci le proprie intenzioni.

I detrattori hanno adottato lo slogan "Never Vance" e nell'ultima settimana hanno inondato i social media di accuse: sostengono che il vicepresidente sarebbe "inadatto" all'incarico per il suo impegno nella ricerca di un accordo di pace con l'Iran e affermano, senza fornire prove, che assumerebbe posizioni non condivise dal presidente Donald Trump. Alcuni dei suoi critici sono arrivati persino a paragonarlo a Barack Obama e al senatore Bernie Sanders.

Per intensità e precocità, secondo il quotidiano della capitale statunitense, l'ostilità che Vance incontra nel proprio campo non avrebbe precedenti tra i vicepresidenti americani degli ultimi decenni: il fenomeno riflette sia il crescente peso dei social media nel dibattito politico americano sia la posta in gioco nella scelta dell'erede di Trump.

La reazione degli alleati di Vance


Il team politico di Vance minimizza l'impatto della campagna sull'elettorato repubblicano e sostiene che molti degli attacchi non siano spontanei. Un collaboratore vicino al vicepresidente, intervenuto in forma anonima, ha dichiarato al Washington Post che sarebbe "ovvio a chiunque abbia un quoziente intellettivo superiore a 70" che l'offensiva è "del tutto inautentica e probabilmente, almeno in parte, coordinata". A suo giudizio, l'ondata di critiche non trova riscontro nei sondaggi: la popolarità di Vance tra gli elettori repubblicani resta infatti vicina a quella di Trump e non è diminuita negli ultimi nove mesi, come sarebbe presumibilmente accaduto se gli attacchi fossero stati autentici ed efficaci.

Gli alleati del vicepresidente intravedono nella campagna persino un possibile vantaggio. Il fatto che l'establishment repubblicano e gli avversari bollati come neoconservatori si schierino apertamente contro Vance potrebbe rafforzarne l'immagine agli occhi della base conservatrice in vista delle primarie. "Le voci rumorose dell'establishment di Washington producono una cacofonia online", ha dichiarato al quotidiano il commentatore conservatore Steve Cortes, "ma non rappresentano affatto il consenso degli elettori repubblicani".

Jon Schweppe, sostenitore di Vance e consigliere dell'American Principles Project, ha pubblicato su X un grafico che mostra la stabilità del gradimento del vicepresidente nonostante quella che definisce un'"operazione anti-Vance". Il post ha ricevuto in breve tempo decine di risposte ostili da parte di account che non seguivano Schweppe, benché nessun profilo di rilievo lo avesse rilanciato. "È assolutamente organizzato", ha commentato, accusando i detrattori di voler "creare una frattura e separare Vance dal presidente".

Lo scontro su Iran e Israele


Al centro delle tensioni c'è soprattutto la politica estera. Le critiche avevano raggiunto un primo picco nell'autunno scorso, quando esponenti neoconservatori e attivisti filoisraeliani avevano accusato Vance di antisemitismo per la sua vicinanza a figure critiche nei confronti del rapporto tra Stati Uniti e Israele. La nuova escalation è cominciata dopo l'intervista di quasi tre ore concessa il 15 luglio al podcast di Joe Rogan. In quell'occasione Vance si è definito un "moderato ragionevole" nel dibattito sulle relazioni con Israele e ha citato un'inchiesta di Time riguardante un'operazione di influenza online filoisraeliana gestita da un ex funzionario della campagna di Trump. "La mia risposta è: andate all'inferno", ha detto. "Io rappresento prima di tutto gli americani".

L'analisi del Washington Post sui contenuti pubblicati dagli influencer conservatori su X ha rilevato un'impennata delle critiche subito dopo l'intervista, con interventi di commentatori come Ben Shapiro, Marc Thiessen e Batya Ungar-Sargon. Alcuni account che affermano di sostenere il Segretario di Stato Marco Rubio nel 2028 presentavano inoltre elementi nei propri profili che ne suggerivano una provenienza estera. Vance rimane comunque il favorito nei sondaggi sulle future primarie repubblicane, anche se Rubio, sostenuto soprattutto dall'ala più tradizionale del partito e vicina al mondo degli affari, ha guadagnato terreno negli ultimi mesi.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La polizia anti-immigrazione di Trump sorveglia i social per identificare chi la critica online


L'agenzia ha speso 258 milioni di dollari in sorveglianza e ha inviato centinaia di ordini ai social per identificare utenti anonimi. Nessuno dei casi si è chiuso con un'accusa penale

L'ICE, l'agenzia federale americana che si occupa di immigrazione e dogane, ha costruito nell'ultimo anno un sistema di sorveglianza permanente di internet per individuare chi la critica online. Squadre di appaltatori privati setacciano ventiquattro ore su ventiquattro Facebook, Instagram, X e altre piattaforme alla ricerca di contenuti che l'agenzia considera pericolosi per i suoi agenti o per le sue operazioni. Lo ha ricostruito il Wall Street Journal sulla base di documenti federali, contratti pubblici e testimonianze di appaltatori ed ex agenti federali.

Gli appaltatori preparano rapporti quotidiani e fascicoli su chi viene classificato come una minaccia, con nome, luogo in cui vive, data di nascita, posto di lavoro, numero di previdenza sociale che negli Stati Uniti funziona da codice fiscale, targa dell'auto e precedenti penali. Il programma ha coinvolto anche cittadini americani e gruppi di attivisti che segnalano alle comunità locali la presenza degli agenti dell'immigrazione.

Per identificare i critici anonimi il Dipartimento della sicurezza interna, il ministero da cui dipende l'ICE, ha inviato centinaia di ordini di consegna dei dati alle società che gestiscono i social network. I suoi agenti hanno poi rintracciato cittadini americani sul posto di lavoro e per strada, chiedendo loro di firmare una lettera in cui prendevano atto che i loro messaggi online sull'ICE "potrebbero" costituire un reato.

Il dipartimento sostiene di voler proteggere agenti e famiglie da "campagne di violenza coordinate" che avrebbero prodotto un aumento dell'8.000 per cento delle minacce di morte da quando il presidente Trump è tornato alla Casa Bianca. Un portavoce dell'ICE ha detto che i metodi investigativi dell'agenzia rispettano la Costituzione, le libertà civili e la privacy. Ha definito "categoricamente falsa" ogni accusa di voler soffocare la libertà di parola.

L'ICE contro i critici online

Un anno di sorveglianza, nessuna accusa

L'agenzia federale per l'immigrazione ha costruito un sistema permanente di monitoraggio dei social per individuare chi la critica. Squadre di appaltatori privati lo alimentano ventiquattro ore su ventiquattro. Nei dieci casi arrivati davanti a un giudice non è stata formulata nessuna accusa penale.

Grafica di FocusAmerica 4 agosto 2026

L'apparato e il suo esito

Milioni di dollari
258

Accuse penali
0

Spesi dall'ICE in tecnologie di sorveglianza e consulenti nell'ultimo anno, il 57 per cento in più dell'anno prima
Nei dieci casi in cui qualcuno ha impugnato davanti a un giudice l'ordine di consegna dei dati

Sei mesi dopo il primo ordine, l'utente di Reddit che il governo cerca di identificare resta sconosciuto.

L'imbuto

Dalla sorveglianza di massa a zero imputazioni


Tocca ogni numero per il dettaglio.


Monitoraggio quasi20 piattaforme setacciate senza interruzione: da Facebook, Instagram e X fino a Reddit, Discord, Snapchat e LinkedIn Il bando chiede anche di incrociare i profili con i registri della motorizzazione e i verbali di polizia, e di usare l'apprendimento automatico per l'«intelligence anticipatoria delle minacce». Identificazione Centinaia gli ordini di consegna dei dati inviati alle società che gestiscono i social network Servono a identificare i critici anonimi. Tra luglio e dicembre 2025 Reddit ne ha ricevuti alcuni che chiedevano i dati di undici account: ha stabilito che quegli utenti esercitavano un diritto protetto, si è opposto e il dipartimento li ha ritirati. Indagine 131 le indagini interne aperte per doxxing e minacce al personale dell'agenzia Tra gennaio 2025 e marzo 2026. Comprendono la pubblicazione dei dati dei dipendenti sui social e su volantini, e l'esistenza di chat di gruppo contro l'ICE. Opposizione 10 le persone che si sono opposte in tribunale ai tentativi di identificarle Nove cittadini americani e un canadese. Giudizio 4 i mandati del gran giurì confermati dai giudici L'agenzia ha abbandonato tre casi, altri tre restano aperti.

Esito 0 le accuse penali formulate Nessuno dei dieci è stato incriminato. Le condanne ottenute dal Dipartimento della giustizia nell'ultimo anno riguardano altri casi: un uomo dell'Oklahoma che su X invocava di sparare agli agenti, e due donne di Los Angeles riconosciute colpevoli di stalking per aver seguito in diretta streaming l'auto di un agente fino a casa.
Ogni riga misura uno stadio diverso della stessa macchina, non un sottoinsieme di quella precedente. La larghezza della figura non è proporzionale ai valori.

I soldi

Chi guarda, e chi lo paga


Il monitoraggio è affidato ad appaltatori privati. L'ufficio che dovrebbe vigilare sul programma ha due funzionari.

Committente
ICE – Office of Professional Responsibility

L'ufficio interno che con le amministrazioni precedenti indagava soprattutto sugli abusi commessi dagli agenti.

8 milioni di dollari · settembre 2025

Appaltatore
Amivero

Piccola società tecnologica della Virginia, conosciuta più per lo sviluppo di software che per l'intelligence.

Subappalto

Esecutore
Guidehouse

Società di consulenza che collabora con il governo americano anche nella difesa e nell'intelligence.

In un anno
+57%

la crescita della spesa dell'ICE in tecnologie di sorveglianza e consulenti

Dal 2020, quasi
50 mln

in almeno sei contratti di scansione dei registri pubblici: oltre metà impegnata da gennaio 2025

A vigilare, solo
2

funzionari a tempo pieno rimasti all'ufficio privacy che dovrebbe controllare il programma

Il caso

Sei mesi per un nome, senza riuscirci


La caccia a un utente di Reddit, tappa per tappa. Tocca ogni voce per aprirla.

Tappa I Il primo ordine amministrativo+

Il governo chiede a Reddit nome, indirizzo, dati di fatturazione e account collegati. Non indica quale legge sia stata violata.

Tappa II Che cosa aveva scritto l'utente+

Tre commenti sull'ICE, due con la sigla «ACAB», acronimo inglese di una frase che definisce bastardi tutti i poliziotti. In uno elencava alcuni Stati e una città in cui aveva vissuto l'agente Jonathan Ross, informazioni già pubblicate dai giornali, e scriveva di sperare che finisse nel penitenziario di Stillwater.

Tappa III L'opposizione+

Il Civil Liberties Defense Center chiede l'annullamento dell'ordine: il suo assistito stava esercitando un diritto protetto dal Primo emendamento.

Tappa IV Il governo cambia strumento+

Ritira la richiesta e ne presenta un'altra tramite il gran giurì, estesa di un altro mese fino a dicembre 2025. In quel periodo l'utente aveva pubblicato il numero di telefono di un agente, trovato su un sito di ricerche anagrafiche di cui aveva subito indicato il collegamento.

Tappa V Il giudice respinge il ricorso+

La richiesta di annullare il mandato del gran giurì viene respinta. Il procedimento è sospeso in attesa dell'appello.

Oggi L'identità resta sconosciuta+

Sei mesi dopo il primo ordine il governo non ha ancora un nome, e nessuna accusa è stata formulata.

La soglia

Che cosa protegge il Primo emendamento


La linea che separa un'opinione da un reato passa dall'intenzione, e i tribunali americani la collocano molto in alto.

Protetto

L'iperbole politica. In una sentenza storica la Corte Suprema ha ricordato che il linguaggio dell'arena politica è spesso «violento, offensivo e impreciso».

Non protetto

Le minacce vere. Ma condividere i dati personali di un agente non è di per sé un reato senza la prova di un'intenzione criminale.

Il dipartimento

Parla di «campagne di violenza coordinate» e di un aumento dell'8.000 per cento delle minacce di morte da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Un portavoce dell'ICE definisce «categoricamente falsa» ogni accusa di voler soffocare la libertà di parola.

Gli avvocati

«Per quanto posso vedere, tutto questo riguarda persone che dicono cose sgradevoli sull'ICE», dice Lauren Regan, che ha assistito diversi indagati. «Niente che si avvicini a una vera minaccia».

Fonte Elaborazione su documenti federali, contratti pubblici e testimonianze di appaltatori ed ex agenti raccolti dal Wall Street Journal. Dati aggiornati ad agosto 2026.

Avvocati per i diritti civili ed ex funzionari del dipartimento dicono che la rete ha catturato persone che esprimevano opinioni protette dal Primo emendamento della Costituzione, la norma che tutela la libertà di parola. "Per quanto posso vedere, tutto questo riguarda persone che dicono cose sgradevoli sull'ICE e sul controllo dell'immigrazione", ha dichiarato al Wall Street Journal Lauren Regan, avvocata che ha assistito diverse persone indagate per quello che avevano scritto online. "Niente che si avvicini a una vera minaccia."

Reddit ha ricevuto ordini amministrativi che chiedevano i dati di 11 account che avevano pubblicato "contenuti critici verso le azioni federali" tra luglio e dicembre dell'anno scorso. La società ha stabilito che quegli utenti stavano esercitando un diritto protetto dal Primo emendamento e si è opposta a ogni richiesta, che il dipartimento ha poi ritirato. Ben Lee, responsabile legale di Reddit, ha detto che la società si oppone di routine alle richieste governative troppo ampie o che minacciano la privacy e i diritti civili degli utenti.

Il governo è passato ai mandati del gran giurì, l'organo di cittadini che negli Stati Uniti decide se rinviare a giudizio un imputato e i cui atti hanno un peso legale maggiore. "La domanda è: vengono usati per indagini vere su presunti reati o per costruire una lista di sorvegliati speciali?", ha dichiarato Joshua Koltun, avvocato che ha difeso due americani i cui dati erano stati richiesti ai social network.

Dieci persone, nove americani e un canadese, si sono opposte ai tentativi del dipartimento di identificarle. I giudici hanno confermato quattro mandati del gran giurì, l'agenzia ha abbandonato tre casi e altri tre sono ancora aperti. In nessuno di questi casi è stata formulata un'accusa penale.

La Corte Suprema ha stabilito che le minacce vere non sono protette dalla Costituzione, mentre l'iperbole politica lo è. In una sentenza storica ha ricordato che il linguaggio dell'arena politica è spesso "violento, offensivo e impreciso".

Diversi cittadini finiti sotto osservazione avevano pubblicato informazioni sugli agenti dell'immigrazione, dai luoghi in cui stavano operando ai loro nomi fino agli indirizzi di casa.

L'amministrazione Trump considera il "doxxing organizzato delle forze dell'ordine" una forma di terrorismo interno. Il doxxing è la pubblicazione online dei dati personali di una persona per esporla a ritorsioni. Il dipartimento sostiene che rientri nella definizione anche riprendere gli agenti mentre lavorano e pubblicare il video. Quando un giornale locale ha rivelato che l'agente che aveva ucciso Renee Good si chiamava Jonathan Ross, il dipartimento ha parlato di "comportamento sconsiderato" e ha chiesto alla testata di cancellare subito l'articolo.

Condividere i dati personali di un agente federale non è di per sé un reato senza la prova di un'intenzione criminale, una soglia storicamente alta nei tribunali americani secondo costituzionalisti e avvocati penalisti. "Non stanno formulando accuse penali, quelle in cui potremmo contestare la vaghezza della norma e il suo abuso", ha detto Regan. "Se vogliono solo usare tutto questo come tattica intimidatoria, non è nemmeno uno scontro ad armi pari."

Nell'ultimo anno il Dipartimento della giustizia ha ottenuto diverse condanne per messaggi online sugli agenti dell'ICE. Un uomo dell'Oklahoma è stato condannato per minacce a funzionari federali dopo aver scritto su X che i cittadini americani avrebbero dovuto sparare a quelli che definiva terroristi interni, insieme ad altri messaggi in cui invocava che gli agenti venissero uccisi. A Los Angeles due donne sono state riconosciute colpevoli di stalking per aver seguito in diretta streaming l'auto di un agente fino a casa sua, credendo, secondo la loro versione, che stesse andando verso una retata.

Il caso più lungo riguarda un utente di Reddit che il governo cerca di identificare da sei mesi. Il primo ordine amministrativo chiedeva nome, indirizzo, dati di fatturazione e account collegati, senza indicare quale legge fosse stata violata. Dai dati d'archivio recuperati dal Wall Street Journal risulta che in quel periodo l'utente aveva scritto tre commenti sull'ICE, due dei quali con la sigla "ACAB", acronimo inglese di una frase che definisce bastardi tutti i poliziotti. In uno era intervenuto in una discussione sull'articolo che aveva identificato Ross, elencando alcuni Stati e una città in cui l'agente aveva vissuto (informazioni già pubblicate dai giornali). Nello stesso commento scriveva di sperare che Ross finisse nel penitenziario di Stillwater.

Il centro legale Civil Liberties Defense Center ha chiesto l'annullamento dell'ordine, sostenendo che il suo assistito stava esercitando un diritto protetto. Il governo ha ritirato la richiesta iniziale e ne ha presentata un'altra tramite il gran giurì, estesa di un altro mese fino a dicembre 2025. In quel periodo l'utente aveva pubblicato il numero di telefono di un agente, trovato su un sito di ricerche anagrafiche di cui aveva subito indicato il collegamento. Pochi giorni prima aveva scritto di voler abolire l'ICE e cancellare tutti i confini.

La richiesta di annullare il mandato del gran giurì è stata respinta e il giudice ha sospeso il procedimento in attesa dell'appello. Sei mesi dopo il primo ordine l'identità dell'utente resta sconosciuta.

La spesa dell'ICE per tecnologie di sorveglianza e consulenti ha raggiunto 258 milioni di dollari nel primo anno pieno del secondo mandato di Trump, il 57 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

L'agenzia ha firmato almeno sei contratti che prevedono la scansione di registri pubblici alla ricerca di "minacce", per quasi 50 milioni di dollari dal 2020. Più della metà di quei fondi è stata impegnata da gennaio dell'anno scorso, mentre un altro affidamento che può arrivare a 50 milioni continua a essere prorogato. I contratti più recenti chiedono agli appaltatori di geolocalizzare persone classificate come "estremiste", preparare rapporti su singoli individui e incrociare le informazioni con le banche dati del governo.

Il programma è coordinato dall'Office of Professional Responsibility dell'ICE, l'ufficio interno che con le amministrazioni precedenti si occupava soprattutto di indagare sugli abusi commessi dagli agenti.

A settembre dell'anno scorso l'ufficio ha affidato ad Amivero, una piccola società tecnologica della Virginia conosciuta più per lo sviluppo di software che per l'intelligence, un contratto da oltre 8 milioni di dollari per monitorare i social network alla ricerca di minacce e di piani per ostacolare le operazioni dell'agenzia. Amivero ha subappaltato il lavoro a Guidehouse, società di consulenza che collabora con il governo americano anche nella difesa e nell'intelligence.

Il bando prevede il monitoraggio di quasi venti piattaforme, da Reddit a Discord fino a Snapchat e LinkedIn. Chiede anche di usare documenti pubblici come i registri della motorizzazione e i verbali di polizia per identificare gli utenti segnalati e mappare le loro relazioni. Agli analisti è chiesto di usare l'apprendimento automatico per individuare i rischi, compresa quella che il documento chiama "intelligence anticipatoria delle minacce", cioè l'individuazione di tendenze e schemi di potenziali minacce prima che si concretizzino.

Le segnalazioni sono state così numerose che l'ufficio, che ha pochi dipendenti, ha dovuto chiedere aiuto all'ufficio di intelligence di Homeland Security Investigations, la divisione investigativa dell'ICE, che ora si occupa delle attività contro il doxxing. Gli avvocati hanno visto crescere gli ordini di consegna dei dati sui cittadini americani a partire da settembre 2025, lo stesso mese in cui è partito il contratto.

Il controllo sul programma spetta all'ufficio privacy dell'ICE, che secondo ex dipendenti del governo è ridotto a due funzionari a tempo pieno. Tra gennaio 2025 e marzo di quest'anno l'ufficio interno ha aperto almeno 131 indagini per doxxing e minacce al personale dell'agenzia, comprese la pubblicazione dei dati dei dipendenti sui social e su volantini e l'esistenza di chat di gruppo contro l'ICE.

"Stiamo assistendo alla trasformazione della privacy in un'arma che avvantaggia i potenti e in particolare le forze dell'ordine", ha dichiarato al Wall Street Journal Danielle Citron, professoressa di diritto all'Università della Virginia che si occupa di privacy, molestie online e diritti civili. Ha detto che gli agenti nascondono nomi e volti e che, se portassero il nome sulla divisa e non indossassero le maschere, ci sarebbero probabilmente meno episodi del genere.

A New York due agenti dell'ufficio interno si sono presentati in un seggio elettorale dove stava lavorando una scrutatrice, dopo averla contattata al telefono per un messaggio che secondo loro aveva pubblicato su Instagram in gennaio. Avevano con sé le stampe del suo profilo, il suo indirizzo, la sua data di nascita e quella che sembrava una sua foto scattata a un controllo di sicurezza in aeroporto. Le hanno chiesto di rimuovere il messaggio e di firmare una lettera in cui prendeva atto di poter aver violato una legge federale.

Un portavoce dell'ICE sostiene che la donna avesse pubblicato l'indirizzo di casa di un agente e ha mostrato al Wall Street Journal una schermata in cui la parte finale del testo è oscurata. Meta non ha voluto commentare l'autenticità dell'immagine.

Gli stessi agenti quel giorno hanno consegnato la stessa lettera ad altre persone. Una di loro ha fatto causa: David Streever è stato rintracciato da un agente speciale mentre era in vacanza, cinque mesi dopo aver mandato una mail all'allora direttore dell'ICE Todd Lyons in cui, dopo la morte di Alex Pretti, lo definiva un essere umano mostruoso. Secondo la sua denuncia il comportamento del dipartimento è una ritorsione contro un discorso protetto dalla Costituzione e finirà per scoraggiare gli americani dall'esprimersi.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Gli influencer pro-Trump perdono pubblico alla vigilia delle elezioni di metà mandato


Le visualizzazioni dei creatori più fedeli al presidente sono crollate dai massimi del 2024, mentre cresce chi a destra lo attacca. I candidati repubblicani rischiano di restare senza megafono

Gli influencer di destra che avevano spinto la rielezione di Donald Trump stanno perdendo pubblico a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato di novembre. Un'analisi del New York Times sui dati di ascolto degli ultimi anni mostra che l'audience dei contenuti favorevoli al presidente è scesa dai massimi del 2024 e per alcuni creatori ha toccato i minimi storici, mentre chi a destra ha cominciato a criticare Trump registra guadagni irregolari.

Benny Johnson, che durante la campagna del 2024 accumulava decine di milioni di visualizzazioni su YouTube pubblicando contenuti sui temi culturali più divisivi, oggi ne ha diversi milioni in meno e l'attenzione che riceveva su X si è ridotta a poca cosa. La sua fedeltà al presidente è diventata poco attraente per una parte degli elettori repubblicani, irritati dall'aumento del costo della vita e dalla decisione di aprire la guerra con l'Iran.

Dan Bongino, conduttore di podcast ed ex vicedirettore dell'FBI, la polizia federale americana, ha visto le visualizzazioni delle sue dirette dimezzarsi rispetto al picco del 2024. Megyn Kelly, ex conduttrice di Fox News, ha avuto momenti di crescita esplosiva che però non è riuscita a mantenere.

L'analisi ha messo insieme diversi anni di dati su podcast, YouTube, X e Rumble, la piattaforma video di area conservatrice, per dodici creatori di contenuti politici: oltre a Johnson, Bongino e Kelly ci sono Tucker Carlson, Steven Crowder, Matt Walsh, Candace Owens, Stephen K. Bannon, Nicholas Fuentes, Ben Shapiro, Tim Pool e Charlie Kirk, i cui account sono passati ad altri collaboratori di Turning Point USA, l'organizzazione giovanile conservatrice che aveva fondato, dopo il suo omicidio a settembre. Solo pochi hanno visto crescere il proprio pubblico dall'insediamento del presidente, molti di più lo hanno visto calare.

Media e potere · Verso le midterm

Chi difende Trump perde pubblico, chi lo attacca lo conquista

Il New York Times ha messo insieme diversi anni di dati di ascolto su podcast, YouTube, X e Rumble per dodici creatori di contenuti della destra americana. A tre mesi dal voto di metà mandato, la macchina che nel 2024 portava gli elettori alle urne gira molto più piano.

Grafica di FocusAmerica

Il volume del segnale
Visualizzazioni settimanali medie, in milioni. Le quattro onde sono disegnate sulla stessa scala: più sono alte, più grande è il pubblico.

Ben Shapiro Resta con Trump
YouTube, visualizzazioni a settimana

−85%

0mln

0mln

2024
2026

Nick Fuentes Attacca Trump
Rumble, visualizzazioni a settimana

×8

0mln

0mln

2024
2026

Valori arrotondati. Fuentes pubblica solo su Rumble e negli ultimi mesi la sua curva è tornata a scendere.

Gli altri numeri
Il pubblico si restringe anche fuori da YouTube. E l’unico dato in crescita è la quantità di contenuti prodotti.

−50%
Dan Bongino, dirette su Rumble

È tornato in diretta a febbraio, dopo le dimissioni dall’FBI, ma il pubblico non lo ha seguito.

−50%
Daily Wire, traffico del sito

La testata di cui Shapiro è proprietario ha perso metà dei lettori in un anno.

+50%
Podcast di Shapiro, contenuti pubblicati

Shapiro ha pubblicato più episodi rispetto all’anno scorso: è così che i download hanno tenuto.

Le due fratture
Due eventi hanno diviso i creatori di destra e, con loro, il pubblico che li seguiva.

Settembre 2025
L’omicidio di Charlie Kirk

Shapiro e Benny Johnson pubblicano commemorazioni e analisi sul presunto attentatore. Candace Owens lancia teorie del complotto su chi abbia ordinato l’omicidio e durante la polemica il suo pubblico cresce.

Primavera 2026
La guerra contro l’Iran

Shapiro si schiera con il presidente e con la guerra: tra aprile e giugno perde circa 60.000 iscritti su YouTube. Fuentes, che attacca il presidente, arriva al suo massimo.

Perché il pubblico si assottiglia
Governare toglie argomenti

È difficile alimentare l’indignazione quando sono i repubblicani a controllare Washington. E la stagione delle elezioni di metà mandato scalda molto meno di quella presidenziale.

Gli algoritmi cambiano senza preavviso

I creatori dipendono dalle piattaforme su cui pubblicano. Quando X modifica il proprio algoritmo, la portata dei loro contenuti cambia senza che nessuno spieghi perché.

È arrivata una generazione nuova

Una leva di influencer parla di politica insieme ai videogiochi e alle relazioni sentimentali, e sta portando via spettatori ai volti storici della destra online.

«Si vota a novembre, ma il cuore delle elezioni di metà mandato è adesso»
Ryan Broderick, fondatore della newsletter Garbage Day, al New York Times

Fonte New York Times, analisi di diversi anni di dati su podcast, YouTube, X e Rumble per dodici creatori di contenuti politici (31 luglio 2026). Dati sugli iscritti: newsletter Chaotic Era.

Gli esperti indicano più ragioni per questo arretramento. È difficile alimentare l'indignazione politica quando sono i repubblicani a controllare Washington e la stagione delle elezioni di metà mandato è meno accesa di quella presidenziale. I creatori dipendono poi dai capricci degli algoritmi, come quello di X, che cambiano senza spiegazioni e ne modificano la portata. Una nuova generazione di influencer ha inoltre sottratto spettatori parlando di politica insieme ad altri argomenti come i videogiochi e le relazioni sentimentali.

I candidati repubblicani rischiano di trovarsi senza la cassa di risonanza su cui contavano da anni, un fronte compatto di creatori capace di mobilitare l'elettorato e portarlo alle urne a ogni tornata. "Si vota a novembre, ma il cuore delle elezioni di metà mandato è adesso", ha detto al New York Times Ryan Broderick, fondatore di Garbage Day, una newsletter sulla cultura e l'influenza online. "Molta della propaganda che stanno diffondendo non fa presa come avrebbe fatto anche solo tre o quattro anni fa", ha aggiunto.

La prima frattura è arrivata dopo l'omicidio di Kirk, quando lo scontro tra i creatori di destra ha spaccato anche il loro pubblico. Shapiro e Johnson hanno pubblicato commemorazioni e analisi sul presunto attentatore, mentre Owens ha lanciato nuove teorie del complotto su chi avesse ucciso Kirk, con video dal titolo "Who Ordered the Hit on Charlie Kirk?", cioè chi ha ordinato l'omicidio di Charlie Kirk. Il suo pubblico su YouTube e sui podcast è cresciuto durante la polemica.

Owens ha alimentato altre teorie del complotto, tra cui le falsità sul sesso di Brigitte Macron, moglie del presidente francese, che l'anno scorso l'ha citata in giudizio per diffamazione in una causa ancora aperta. "Per qualcuno può essere una teoria del complotto, ma non per me", ha detto al New York Times. "Penso di fare un ottimo lavoro nell'essere accurata in quello che presento alle persone."

La guerra contro l'Iran ha allargato la frattura tra chi sostiene il presidente e chi lo attacca. Shapiro si è schierato con Trump e con la guerra e tra aprile e giugno ha perso circa 60mila iscritti su YouTube, secondo i dati della newsletter Chaotic Era. Le sue visualizzazioni su YouTube sono scese al livello più basso da anni, circa quattro milioni a settimana contro i 27 milioni del 2024. Il traffico del Daily Wire, la testata di cui è proprietario, si è dimezzato rispetto all'anno scorso. Anche i siti di informazione generalista perdono lettori, ma il calo dei siti di destra è più marcato e riguarda tra gli altri The Blaze e The Federalist.

Il podcast di Shapiro ha retto meglio, in parte perché quest'anno ha pubblicato il 50 per cento di contenuti in più rispetto al precedente, il che ha fatto salire il totale dei download. "Ben Shapiro ha ancora uno dei megafoni più grandi dei media conservatori e il suo podcast va ancora bene, ma per lui è uno spostamento innegabile", ha detto al New York Times Kyle Tharp, che cura Chaotic Era. "Credo che ci sia molta più concorrenza sia a destra sia a sinistra nello spazio dei media di partito", ha aggiunto.

Su Rumble la rivalità va in scena tra Bongino, alleato del presidente ed ex funzionario dell'amministrazione, e Fuentes, ex sostenitore diventato uno dei suoi critici più duri. Bongino, che prima di dedicarsi alla comunicazione era stato agente dei servizi segreti americani, aveva lasciato la piattaforma l'anno scorso al culmine della popolarità per assumere l'incarico di vicedirettore dell'FBI, dimettendosi pochi mesi dopo. È tornato ai podcast e alle dirette a febbraio, ma il pubblico non lo ha seguito: dopo l'impennata delle prime puntate si è stabilizzato attorno alla metà dei livelli della campagna del 2024.

Fuentes, nazionalista bianco che pubblica solo su Rumble, è arrivato a otto milioni di visualizzazioni medie a settimana contro circa un milione nel 2024, anche se negli ultimi mesi la sua curva è tornata a scendere.

Il successo dei sostenitori delusi di Trump come Fuentes e Owens indica che avranno un ruolo più grande nel futuro dei contenuti di destra online, ha detto al New York Times Angelo Carusone, presidente di Media Matters for America, un osservatorio sui media di area progressista. Owens in particolare sta passando "dall'essere una personalità mediatica di commento tipicamente di destra" alla costruzione di racconti d'inchiesta. "Può creare una linea narrativa e poi spingerla. E questo, credo, è un segno di potere", ha aggiunto.


Marjorie Taylor Greene e Tucker Carlson preparano un nuovo partito contro Trump


Marjorie Taylor Greene e Tucker Carlson stanno lavorando alla nascita di un nuovo partito costruito intorno allo slogan America First e all'opposizione alla guerra con l'Iran. L'iniziativa riunisce alcuni ex alleati del presidente Donald Trump che hanno lasciato il Partito Repubblicano o sono entrati in conflitto con lui. Il gruppo non ha ancora presentato una struttura formale, ma Greene ha annunciato che "il movimento è cominciato" e Carlson ha già detto di voler contribuire alla creazione di un terzo partito.

Greene ha pubblicato il 1° agosto una foto della riunione. Carlson siede a capotavola, accanto al deputato del Kentucky Thomas Massie e a Joe Kent, ex direttore del National Counterterrorism Center, il Centro nazionale antiterrorismo. Al tavolo ci sono anche Greene e Brian Glenn, il giornalista conservatore che ha sposato pochi giorni prima. La scena, con biscotti al cioccolato e latte davanti ai partecipanti, mostra per la prima volta insieme il nucleo politico del progetto.

Greene ha legato direttamente l'iniziativa alla politica estera del presidente. "Avevamo detto basta guerre all'estero, facevamo sul serio e abbiamo sostenuto Donald Trump perché aveva fatto quella promessa. Ma ci ha traditi tutti", ha scritto su X. L'ex deputata della Georgia ha definito l'impegno del gruppo "America First per tutti gli americani, di destra, di sinistra e di centro". Il tentativo è quindi quello di presentare l'opposizione alla guerra come una causa capace di superare i confini tradizionali tra Repubblicani e Democratici.

Greene parlava già apertamente di un nuovo partito prima della foto. Il 30 giugno aveva detto a Piers Morgan che un gruppo di esponenti della destra e della sinistra avrebbe potuto unirsi per creare un partito concentrato sugli interessi americani, senza cadere nelle trappole dei due schieramenti. L'ex deputata si era dimessa dal Congresso a gennaio dopo essersi detta stanca dei Repubblicani e aveva scelto di non affrontare una primaria ostile dopo gli attacchi pubblici del presidente.

Carlson aveva assunto una posizione simile. A giugno l'ex conduttore di Fox News aveva detto che non avrebbe più votato per i Repubblicani perché, a suo giudizio, il partito non era fedele agli Stati Uniti e metteva gli interessi di un paese straniero davanti a quelli dei cittadini americani. Il riferimento era a Israele. A luglio ha poi dichiarato alla Columbia Journalism Review: "Ci sarà un terzo partito e farò tutto quello che posso per contribuire a farlo nascere". Per Carlson, Repubblicani e Democratici dedicano troppa attenzione agli affari internazionali mentre peggiorano le condizioni di vita degli americani.

La guerra con l'Iran ha trasformato lo slogan America First nel principale terreno di scontro tra il presidente e il gruppo. Greene, Carlson, Massie e Kent sostengono che il conflitto, iniziato a febbraio, contraddica la promessa di porre fine alle "guerre senza fine". Kent si è dimesso a marzo dall'incarico di capo dell'antiterrorismo perché non poteva, come ha scritto, sostenere in coscienza una guerra contro un paese che a suo giudizio non rappresentava una minaccia imminente per gli Stati Uniti. Ha accusato inoltre Israele e la sua lobby americana di aver spinto Washington verso il conflitto.

Massie ha portato la stessa opposizione dentro il Congresso. Alla fine di luglio è stato tra i Repubblicani che hanno votato una risoluzione sui poteri di guerra per limitare l'autorità del presidente nella conduzione del conflitto con l'Iran. La Camera l'ha approvata con 214 voti favorevoli e 208 contrari. Il deputato aveva già rotto con il presidente sul caso Jeffrey Epstein e a maggio ha perso le primarie repubblicane del Kentucky contro Ed Gallrein, un ex militare sostenuto da Trump. Il suo mandato termina a gennaio.

Anche Greene e Massie si erano opposti al presidente sulla pubblicazione dei documenti del dipartimento della Giustizia relativi a Jeffrey Epstein. Entrambi avevano votato per costringere l'amministrazione a diffondere tutti i file. Greene aveva poi annunciato le dimissioni dal Congresso dopo che Trump l'aveva attaccata e aveva spiegato di non voler affrontare una primaria che considerava personale e distruttiva. La rottura sull'Iran ha quindi consolidato un rapporto politico già segnato da altri scontri con la Casa Bianca.

Trump ha risposto con attacchi personali contro i suoi ex alleati. Ha definito Greene una "traditrice", Kent una "persona spregevole", Carlson una "persona con un basso quoziente intellettivo" e Massie "debole e patetico". Il presidente ha difeso la guerra sostenendo che serva a impedire all'Iran di ottenere un'arma nucleare. Ha respinto anche l'accusa di essersi lasciato trascinare da Israele e ha affermato che, semmai, sarebbe stato lui a forzare la mano del governo israeliano.

Il nuovo movimento nasce mentre diversi sondaggi mostrano che la maggioranza degli americani è contraria alla guerra con l'Iran, nella quale sono morti 18 militari statunitensi e migliaia di iraniani. Questo dissenso non elimina gli ostacoli elettorali. Nessun candidato esterno ai due grandi partiti ha vinto la presidenza nell'era moderna e solo pochi membri del Congresso non sono affiliati ai Repubblicani o ai Democratici.

Greene e Carlson puntano a separare l'idea di America First dalla fedeltà personale al presidente. La loro proposta unisce il rifiuto delle guerre all'estero, la critica al peso di Israele nelle scelte di Washington e il malcontento verso entrambi i grandi partiti. La foto del 1° agosto non equivale ancora alla fondazione di una nuova organizzazione politica, ma rende visibile un gruppo che dichiara di voler trasformare la frattura interna al movimento trumpiano in un progetto autonomo.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump è fermo al 2020: la pandemia, l'elezione persa e il 6 gennaio


Il presidente rivendica di aver riaperto il paese contro il parere di Fauci, ripete che il voto fu truccato e definisce un viaggio innocente l'assalto al Congresso. Intanto i sondaggi scendono.

In pochi giorni il presidente Donald Trump ha rivendicato di aver riaperto il paese durante la pandemia contro il parere dei suoi consiglieri e ha detto che Anthony Fauci era quello con le "idee folli". Ha ripetuto, come fa quasi ogni giorno, di aver vinto l'elezione del 2020 e che il voto fu truccato, una tesi senza fondamento in cui crede una larga parte della sua base. Venerdì ha definito "un viaggio innocente" l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, il giorno in cui morirono quattro persone.

Nel secondo mandato Trump è concentrato sulla vendetta per la sconfitta del 2020 e sulla ritorsione verso i suoi avversari politici, mentre molti americani vorrebbero sapere perché il paese è in guerra con l'Iran o come fare a permettersi la spesa oggi, nel 2026. I sondaggi sul suo gradimento sono scesi e i repubblicani sono preoccupati per le elezioni di metà mandato, ma niente di tutto questo sembra ridurre la sua insistenza su quello che è successo sei anni fa.

"Non credo che il suo ego gli permetta di accettare il fatto che qualcuno che considera debole come Joe Biden sia riuscito a batterlo", ha detto al New York Times Sarah Matthews, vice portavoce della prima amministrazione Trump che si dimise durante l'assalto al Congresso.

Matthews ha raccontato di aver visto di persona alcuni consiglieri dire a Trump che aveva perso e che non c'erano prove di frodi. "Ha smesso di ascoltare quelle persone e ha iniziato a circondarsi di gente compiacente e di complottisti", ha detto. Sei anni dopo, secondo lei, gli americani vivono ancora le conseguenze di quella scelta, nel senso che il presidente non si occupa delle cose di cui si preoccupa la maggior parte di loro.

La Casa Bianca collega l'attenzione del presidente per il 2020 alla spinta per approvare il SAVE America Act, una legge che obbligherebbe chi si iscrive alle liste elettorali a dimostrare di essere cittadino americano, vieterebbe i documenti senza fotografia ai seggi e limiterebbe fortemente il voto per posta. Negli Stati Uniti per votare bisogna iscriversi a un registro elettorale e l'iscrizione spetta al singolo cittadino, non avviene in automatico come in Italia.

I democratici sostengono che la legge renderebbe più difficile votare a chi ne ha diritto. Abigail Jackson, portavoce della Casa Bianca, ha detto che il presidente "non smetterà di lottare" finché non sarà approvata e che è in grado di occuparsi di più cose insieme.

I senatori repubblicani hanno diffuso la settimana scorsa le pagine dei diari di Fauci, recuperate da un server del governo e rese pubbliche dal ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr. In quelle pagine l'immunologo raccontava l'attenzione che riceveva da celebrità come Julia Roberts e Barbra Streisand.

Fauci si è avvalso più di cento volte del Quinto Emendamento mercoledì scorso, durante un'audizione davanti alla commissione Sicurezza interna del Senato. Il Quinto Emendamento della Costituzione americana consente a chi è sotto interrogatorio di non rispondere per non rischiare di autoincriminarsi e per molti quel silenzio è stato un'ammissione implicita di colpa. Fauci ha 85 anni e ha lasciato il servizio pubblico nel 2022.

Anche Trump si avvalse del Quinto Emendamento centinaia di volte in un processo per frode nel 2022.

Nei diari Fauci descriveva il progressivo deterioramento del suo rapporto con Trump, con disaccordi sui trattamenti sperimentali contro il virus, sulle indicazioni per le mascherine, sulla disponibilità dei test e sulla chiusura delle scuole. La tensione risaliva al gennaio 2020, quando il presidente minimizzava la diffusione di un virus ancora sconosciuto. "Ho dovuto rispondere che stiamo prendendo la cosa molto sul serio e che gli americani non devono avere paura o preoccuparsi", scrisse Fauci a proposito di un'intervista televisiva di quei giorni. "Vediamo se questo mi mette contro il presidente".

Nella lista di nemici che Trump si attribuisce dall'ultimo anno del primo mandato c'è anche Joe Biden. Il mese scorso il presidente si è allontanato dal tema in eventi dedicati alla capacità nucleare del paese, alla manifattura e all'ambiente per insultare il suo successore. Sui social ha scritto di aver telefonato a Biden per avvertirlo che Fauci "non andava bene" e che "o non aveva la minima idea o era disonesto", aggiungendo che la telefonata era stata accolta bene ma non aveva portato a nulla. Due persone che conoscono direttamente le conversazioni tra i due dicono che quella telefonata non è mai avvenuta. Trump aveva invece premiato Fauci con un riconoscimento presidenziale per il lavoro che portò al vaccino contro il Covid.

Un ex alto funzionario che faceva parte della task force sul coronavirus della prima amministrazione ha raccontato che Trump e i suoi consiglieri erano spesso in disaccordo con Fauci nelle riunioni della Situation Room, la sala della Casa Bianca dove si gestiscono le emergenze. Nei momenti di tensione Fauci ripeteva che il suo compito era formulare raccomandazioni basate sulla scienza e che spettava ai funzionari della Casa Bianca soppesarle rispetto ai possibili danni economici.

I racconti del presidente tolgono ogni sfumatura alla gestione di un'epidemia che negli Stati Uniti ha ucciso più di un milione di persone. Nella sua versione dei fatti ci sono solo buoni e cattivi, chi sta con lui e chi gli è contro.

Quell'approccio binario era evidente già durante la pandemia e può essere costato a Trump l'elezione su cui continua a tornare, secondo Thomas B. Pepinsky, politologo alla Cornell University e coautore del libro "Pandemic Politics: The Deadly Toll of Partisanship in the Age of COVID". "La conclusione principale era che l'amministrazione Trump ha interpretato la pandemia come una minaccia politica", ha detto Pepinsky della sua ricerca. "È stato un errore tattico. Avrebbe potuto essere rieletto se avesse trattato la pandemia in modo diverso".

Le affermazioni false del presidente sul voto del 2020 hanno avuto un costo per la democrazia americana. Diversi sondaggi hanno registrato una sfiducia crescente verso le istituzioni di governo e verso la sicurezza del voto, ma con una divisione netta tra i due schieramenti sulle ragioni. Una rilevazione pubblicata a maggio ha trovato che la maggioranza dei repubblicani teme che votino persone che non ne hanno diritto, mentre la maggioranza dei democratici teme che a chi ne ha diritto venga impedito di farlo.

Gli americani affrontano ora un'epidemia di morbillo in crescita e i timori per la contaminazione degli alimenti. Alla domanda su un focolaio di ciclosporiasi, una malattia che provoca diarrea e la cui diffusione recente è stata collegata a lattuga iceberg contaminata, il presidente ha risposto: "Non ci ho pensato". Poi ha scherzato con il giornalista che aveva fatto la domanda: "Ha mangiato lattuga di recente?".

Chi conosce il modo di lavorare del presidente ritiene che continuerà a parlare del 2020, perché la lezione che sembra aver tratto da quel periodo è che i fatti non hanno mai fermato le sue opinioni e che questo lo ha premiato. "Se dice una cosa abbastanza volte, ha il megafono più grande del mondo", ha detto Matthews. "Naturalmente ci saranno milioni di americani che gli crederanno e lo prenderanno in parola, anche se non ha prove per sostenere quello che dice".


Per il 73% degli americani Trump trascura i problemi più importanti del paese


Il 73% degli adulti americani ritiene che il presidente Donald Trump non stia prestando abbastanza attenzione ai problemi più importanti del paese, la quota più alta mai registrata, mentre il 27% pensa che abbia le priorità giuste. È il risultato di un nuovo sondaggio realizzato per la CNN dall'istituto demoscopico SSRS, che arriva mentre i giudizi sulla guerra con l'Iran peggiorano e il malcontento per l'economia resta diffuso.

Il gradimento complessivo del presidente è al 34% e ha eguagliato il minimo della sua carriera, toccato alla fine del primo mandato dopo l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Il dato conferma il calo emerso negli ultimi sondaggi. La metà degli americani disapprova con forza il suo operato, il valore più alto dei suoi due mandati. Solo il 15% lo approva con la stessa convinzione, il minimo mai registrato.

Tra i repubblicani il gradimento è sceso al nuovo minimo del 78% e solo il 19% si dice entusiasta per il resto del secondo mandato, contro il 38% della scorsa primavera.

Sondaggio · Stati Uniti

Due americani su tre bocciano Trump su economia e guerra in Iran

Il 65% degli adulti americani dice che le politiche del presidente hanno peggiorato le condizioni economiche del paese e il 67% che le sue decisioni militari in Iran hanno danneggiato gli Stati Uniti. Rilevazione CNN/SSRS, 23-27 luglio 2026.

Sondaggio Grafica di Focus America 30 luglio 2026

Il giudizio

Il 67% boccia le scelte sull’Iran, il 65% quelle economiche


Quota di adulti americani per ciascuna risposta: giudizio negativo a sinistra, nessun effetto al centro, giudizio positivo a destra. Ogni barra somma al 100 per cento.

Decisioni militari in Iran
67% 21%

Politiche economiche
65% 22%

Hanno danneggiato / peggiorato Nessun effetto Hanno aiutato / migliorato

Fonte CNN/SSRS polling. Sondaggio condotto dal 23 al 27 luglio 2026 su un campione nazionale casuale di 1.225 adulti americani, intervistati online o al telefono con un intervistatore; margine di errore ±3,2 punti percentuali. La linea tratteggiata indica il 50 per cento delle risposte.

I giudizi peggiori riguardano tre temi legati tra loro: il 28% approva la gestione della situazione in Iran, il 25% quella dell'inflazione e il 21% quella dei prezzi della benzina, con sacche di dissenso anche tra i suoi sostenitori. Circa due terzi degli americani pensano che le politiche di Trump abbiano peggiorato le condizioni economiche e che le sue decisioni militari in Iran abbiano danneggiato gli Stati Uniti. Circa tre quarti dicono che il presidente non è in contatto con i problemi che le persone comuni affrontano ogni giorno.

Una maggioranza crescente di americani si aspetta un conflitto militare di lungo periodo, ma solo un quarto circa ritiene che Trump abbia un piano chiaro per gestire la situazione, in calo dal 40% dell'inizio della guerra. Il 62% dice che Trump non è un leader mondiale efficace, contro il 54% dei primi mesi del secondo mandato.

Appena un quarto pensa che la guerra sia valsa il prezzo pagato in vite americane e denaro, con i più giovani particolarmente scettici.

La ricaduta economica più concreta del conflitto è il prezzo della benzina: il 74% degli americani dice che l'aumento gli ha causato almeno qualche difficoltà (a marzo era il 63%). Meno di un quarto crede che il presidente abbia un piano per affrontare il problema, mentre il 71% ritiene che Trump non abbia fatto abbastanza per ridurre i prezzi dei beni di uso quotidiano, in crescita dal 58% di un anno fa.

L'approvazione più alta sui singoli temi si ferma al 41% e riguarda la gestione del diritto di voto e dell'integrità delle elezioni, il tema su cui i suoi sostenitori si sono compattati di più. Il 39% approva la gestione dell'immigrazione, che all'inizio del secondo mandato era un punto relativamente positivo, mentre il 35% approva quella del governo federale.

Dopo due recenti sparatorie mortali in cui sono stati coinvolti agenti dell'ICE, l'agenzia federale che esegue gli arresti e le espulsioni degli immigrati, gli americani ritengono, con uno scarto di 20 punti, che l'agenzia stia rendendo le città meno sicure, non più sicure. Con uno scarto di 34 punti giudicano che i cambiamenti nelle agenzie sanitarie come la FDA e i CDC, che si occupano di farmaci e salute pubblica, stiano lasciando la popolazione meno protetta, mentre il paese affronta un focolaio del parassita cyclospora e un aumento dei casi di morbillo.

Il 58% degli americani si dice insoddisfatto o arrabbiato per i cantieri avviati da Trump a Washington, tra cui la costruzione di una nuova sala da ballo alla Casa Bianca e la ristrutturazione della Reflecting Pool, la vasca monumentale della capitale. Solo il 17% esprime un giudizio positivo, mentre per il 25% la questione non conta. Circa due terzi degli americani pensano inoltre che Trump non metta il bene del paese davanti al proprio tornaconto personale.

Al momento del secondo insediamento quasi metà degli americani riteneva probabile che Trump avrebbe evitato i conflitti di interesse tra l'azienda di famiglia e il suo ruolo di presidente; oggi solo il 23% pensa che ci sia riuscito almeno in parte. Il 57% giudica negativo il fatto che l'anno scorso, da presidente in carica, abbia guadagnato più di 2 miliardi di dollari tra criptovalute, royalty e investimenti immobiliari; per il 7% è un fatto positivo e per il 36% non conta molto. Più di 6 americani su 10 dicono che Trump è andato troppo oltre nel perseguire i propri interessi privati mentre è alla Casa Bianca e nei progetti di ristrutturazione della residenza presidenziale e di altri luoghi simbolo di Washington. Quasi altrettanti pensano lo stesso dei cambiamenti imposti a istituzioni culturali come il Kennedy Center e lo Smithsonian.

I progetti non sono popolari nemmeno tra i repubblicani: il 43% li giudica positivamente e per il 35% non hanno importanza. La maggior parte degli elettori repubblicani considera irrilevanti anche i guadagni del presidente, ma tra chi ha un'opinione prevale il giudizio negativo.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Honda Marine Cup Italia


La Marina di Nettuno ha ospitato, a fine giugno, la seconda edizione dell’Honda Marine Cup, un meeting di pesca al tonno aperto ai proprietari di fuoribordo della casa nipponica.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Alla manifestazione, inserita nella tre giorni del Festival Honda, (evento della divisione aziendale multisettoriale che raggruppa auto, moto e power equipment) hanno partecipato i brand ambassador più popolari di Honda Marine, come Marco Valerio Alessandrini, Pasquale Esposito, Emiliano Gabrielli, Pietro Marchi, Pasquale Marchionna, Luigi Potenza, Nicola Sagliano. È stata una festa, un trionfo di ospitalità, dove Honda ha voluto farsi carico di tutto, esca compresa e un montepremi generoso a cui hanno contribuito alcuni importantissimi partner come Lowrance, Shimano e Joker Boat. Tempo ottimo e mare calmo ha accompagnato gli equipaggi in navigazione alla ricerca dei tonni, sostanzialmente alletterati. Alla fine ha vinto il team Honda Blu Max con Luigi Potenza, Giordano Renzetti e Francesco Di Tonto, con due alletterati. Totalizzando 12.000 punti l’equipaggio ha vinto uno splendido e originale trofeo (un modellino di un nuovo fuoribordo V6 Honda) e un assegno da tradurre in prodotti Honda del valore di € 1.500. Il team Mapapi (Pasquale Marchionna, Francesco Vilardi e Gaetano Pompilio) portando alla bilancia uno spada valutato 6.000 punti, sale sul gradino d’onore e guadagna lo stesso trofeo Honda e un assegno di 1.000 euro. Chiude il podio, terzo in classifica, Tornado Tuna (Gianmarco Colaceci, Simone Rosati, Sergio Rosati, Alessio Maria Martufi). 6.000 punti anche per loro e assegno da 500 euro, spendibile sempre per prodotti Honda.

Big Shoals (Emanuele Rotondi, Matteo Ceretta, Leonardo Dell’Aguzzo e Matteo Rotondi) che conta sempre 6.000 punti ma maturati in gara poco dopo il terzo, agguanta il quarto posto e Honda Marine, generosamente, decide comunque di premiarlo allo stesso modo del terzo.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Prosegue il dramma dei Dem americani su come hanno perso le elezioni del 2024


Paul Rivera dice di aver consegnato a Ken Martin il capitolo sulla scelta di Joe Biden di ricandidarsi e sui consulenti arricchiti con la politica. Il presidente del partito nega di averlo ricevuto

L'uomo che ha scritto l'autopsia del Partito Democratico sulla sconfitta del 2024 accusa il partito di aver tenuto fuori il capitolo più scomodo del suo lavoro, quello che metteva in discussione la scelta di Joe Biden di ricandidarsi e descriveva una classe di consulenti diventata "generazionalmente ricca grazie alla politica". Paul Rivera ha consegnato quel capitolo al New York Times e ha parlato in pubblico per la prima volta di come i Democratici hanno analizzato la propria sconfitta.

Il Comitato nazionale democratico (Democratic National Committee), l'organo che dirige il partito a livello federale, aveva pubblicato la bozza dell'autopsia lo scorso maggio dopo mesi di resistenze, dicendo di diffondere il documento incompleto "nella sua interezza" per trasparenza. In quella bozza il capitolo intitolato "Cosa è successo nel 2024" era segnalato come in attesa, con una nota in cui si leggeva "Questa sezione non è stata fornita dall'autore".

"C'è un singolo punto di rottura per il 2024? Forse è la decisione del presidente di cercare la rielezione invece di passare il testimone", si legge nel capitolo conteso. Il testo analizzava poi la perdita di consensi tra gli elettori ispanici, neri, asiatici-americani e nativi americani, quasi assente dalla versione diffusa a maggio. Il terzo tema era il profilo economico degli stessi strateghi democratici, definiti "finanziariamente sicuri" e per questo lontani dalle difficoltà della maggior parte degli americani.

Rivera non faceva i nomi di chi si era arricchito, ma scriveva che i Democratici che chiedono un cambiamento continuano a sbattere la testa contro un sistema che si è dimostrato rigido e capace di arricchire se stesso. "È quindi possibile che le persone che erano nella stanza ai livelli più alti delle decisioni del 2024 abbiano frainteso l'umore e i problemi pratici dell'America di tutti i giorni", si legge nel capitolo.

Ken Martin, presidente del Comitato nazionale democratico, ha respinto la ricostruzione. "È falso", ha detto in una dichiarazione scritta. "Questa presunta sezione del rapporto non era in nessun raccoglitore che ho esaminato". E ha aggiunto: "Se l'avessimo avuta a maggio, l'avremmo pubblicata insieme al resto del rapporto".

Martin ha detto che se il partito avesse avuto materiali contro i consulenti che si arricchiscono li avrebbe inclusi e ha ricordato di essersi candidato alla guida dei Democratici proprio per chiedere conto al complesso industriale dei consulenti e per fare in modo che il partito paghi solo il lavoro che aiuta a vincere.

"Se sia stata una decisione consapevole da parte loro di seppellire la sezione per nascondere un paragrafo, non lo so", ha detto Rivera. "Quella è una domanda per loro. Quello che posso dire è che ce l'avevano e hanno deciso di non pubblicarla".

Martin era stato eletto alla guida del partito nel febbraio 2025 e aveva promesso una revisione degli errori del 2024, rifiutando la parola autopsia perché il partito "non è morto" e preferendo la formula "revisione a posteriori". Aveva affidato il lavoro a Rivera, un consulente democratico che aveva lavorato alla Casa Bianca con Bill Clinton e che non seguiva una corsa presidenziale dal 2004, ma che era un suo vecchio amico.

Rivera ha preso il progetto part-time e senza compenso. Ha avuto accesso ai dati interni del partito e insieme allo staff ha intervistato dirigenti democratici di tutto il paese.

A novembre il rapporto aveva superato le scadenze interne. Dieci giorni dopo le nette vittorie democratiche alle elezioni per i governatori di Virginia e New Jersey, Martin lo ha chiamato. "La richiesta in quel momento era: puoi mandare quello che hai, in qualunque condizione sia?", ha raccontato Rivera. Secondo la sua ricostruzione Martin gli disse anche che non voleva più pubblicare un'autopsia ma una sintesi ridotta. Martin lo nega e dice che la decisione di non pubblicare è arrivata solo a metà dicembre, mentre lui e il suo staff continuavano a chiedere all'autore le sezioni mancanti e le fonti.

Rivera ha mandato i documenti a pezzi, con sei o sette email in un mese. Il partito li ha poi assemblati in una bozza di 192 pagine. Alla sede democratica i dirigenti hanno giudicato il lavoro di qualità scadente, pieno di frasi fatte e di dati senza fonte. Le annotazioni finite nel documento pubblicato erano sprezzanti: "I numeri sembrano inesatti rispetto ai dati pubblici". In cima a ogni pagina un avvertimento in rosso spiegava che il comitato non aveva ricevuto le fonti, le interviste o i dati a supporto di molte delle affermazioni contenute nel testo e che quindi non poteva verificarle in modo indipendente.

Rivera dice che alcune sezioni erano rimaste in bianco di proposito perché contava di completarle insieme ai dirigenti del comitato, conversazioni che a suo dire non ci sono mai state. Le interviste erano state registrate e trascritte con la promessa ai partecipanti che i file sarebbero stati cancellati alla chiusura del rapporto. Quando a novembre Martin gli ha detto che il rapporto finale non ci sarebbe stato, Rivera ha cancellato da solo tutti quei file dal server del partito. "Non serviva il loro permesso per registrare, non serviva il permesso per cancellare", ha detto.

Il 18 dicembre Martin ha annunciato in pubblico che non ci sarebbe stata nessuna autopsia.

A gennaio ha detto a Rivera che aveva "consegnato un prodotto scadente" e i due si sono incontrati un sabato per sei ore. Durante quell'incontro, racconta Rivera, ha capito che al presidente del partito non era stato messo davanti il documento completo, così ne ha stampato una versione e gliel'ha consegnata il 20 gennaio, 173 pagine dentro un raccoglitore ad anelli. Era più corta della bozza uscita a maggio perché non conteneva la sezione sugli Stati in bilico.

Che l'incontro sia avvenuto e che un raccoglitore sia passato di mano non è in discussione. Il disaccordo riguarda cosa ci fosse dentro.

I documenti forniti al New York Times risultano modificati per l'ultima volta poco prima dell'incontro del 20 gennaio ed erano ancora una bozza grezza, tanto che il titolo del capitolo mancante è scritto male in parte del nome del file. Rivera dice di aver mandato in precedenza una versione del capitolo per posta elettronica a un altro dirigente, ma le email del partito vengono cancellate dopo trenta giorni per motivi di sicurezza e non ne resta traccia. Altri tre dirigenti che avevano lavorato con lui hanno detto di non aver mai visto quel documento.

Nel capitolo Rivera sosteneva che le vittorie democratiche alle elezioni di metà mandato del 2022 avessero nascosto le fragilità del partito e dello stesso Biden. "Quelle vittorie hanno portato i Democratici a credere di essere più forti di quanto fossero. Il presidente Biden, vedendo quei risultati, ha preso la decisione di cercare la rielezione anche quando gli americani stavano già mandando un segnale molto forte: erano scontenti dello status quo", si legge nel testo.

Martin sostiene che nel raccoglitore non ci fosse materiale nuovo ma solo testi già consegnati e che il lavoro fatto con Rivera a gennaio riguardasse le lezioni da trarre dalla sconfitta, da condividere poi con alleati e donatori. Dice di ricevere almeno dieci raccoglitori a settimana con materiali informativi e di non ricordare che quello sia rimasto in suo possesso più di qualche settimana. Il partito ha cercato il raccoglitore e ha passato al setaccio i file digitali senza trovare nulla.

Ad aprile Martin era ancora sotto pressione per l'autopsia mai uscita. Dopo un passaggio teso al podcast progressista "Pod Save America", nel quale ha ripetuto più volte che non c'era nessuna prova schiacciante, sono circolati molto i video dei suoi tentativi di spiegare perché il rapporto non fosse stato pubblicato. Poco dopo la CNN si è presentata al comitato con nuovi dettagli sul contenuto e il partito ha deciso di consegnarle la bozza integrale, uscita il 21 maggio.

Nello stesso momento Martin ha chiamato Rivera per avvisarlo. È stata l'ultima volta che i due si sono parlati.

La disputa arriva a meno di cento giorni dalle elezioni di metà mandato di novembre, quando i Democratici sperano che i pessimi indici di gradimento del presidente Donald Trump li aiutino a conquistare la Camera e forse il Senato. Martin è già sotto accusa per la gestione di un partito che ha dichiarato oltre 2 milioni di dollari di debiti, mentre il Comitato nazionale repubblicano ne aveva 128,5 milioni in cassa.

Le domande sulla sua leadership vanno oltre i conti. A inizio luglio ha lanciato il telefono sulla scrivania di un giovane collaboratore, episodio finito in una segnalazione alle risorse umane.

Rivera, la cui reputazione è stata danneggiata dalle annotazioni in rosso del partito, ha detto di essere andato allo scoperto perché ritiene che servano cambiamenti profondi e discussioni schiette che non vede arrivare. Nel frattempo ha finito una sua revisione del 2024 di 564 pagine, intitolata "Blue by 2032" (blu entro il 2032, dal colore del partito), che si apre con una nota in cui racconta la sua versione dei fatti. Propone cambiamenti su organizzazione, raccolta fondi e comunicazione, dall'investire prima sul territorio alla stretta sui comitati elettorali che raccolgono soldi con l'inganno, fino alla critica ai tecnici dei fogli di calcolo che a suo dire hanno costruito un marchio debole per i Democratici.

"C'è un ecosistema molto comodo che trarrà grandi profitti dal fatto che non cambi nulla", ha detto Rivera. "In ogni altro aspetto della vita professionale, quando fallisci, guardi indietro per capire cosa è andato storto: non in politica e di sicuro non in questo partito".


Da chi è fatta l'élite secondo gli americani


Per gli americani le élite non sono i professori universitari, i giornalisti o i dipendenti pubblici. La grande maggioranza degli elettori identifica invece con questo termine i miliardari e le celebrità, ai quali una parte consistente aggiunge i politici eletti e i dirigenti d'azienda. È il principale risultato di un sondaggio pubblicato dalla rivista The Argument, condotto su 3.000 elettori registrati tra il 20 e il 26 luglio, con un margine di errore di 2 punti percentuali.

Il dato contraddice la definizione di élite prevalente nella destra americana. Christopher Rufo, intellettuale conservatore del Manhattan Institute, e i sostenitori del DOGE, il Dipartimento per l'Efficienza Governativa voluto dall'amministrazione Trump, descrivono da anni le élite come una ristretta minoranza capace di esercitare la propria influenza sulle istituzioni che producono e diffondono conoscenza: scuole, università, chiese e mezzi d'informazione. Patrick Deneen, uno degli autori di riferimento della destra postliberale, le ha definite la "laptop class", la classe del computer portatile. Gli elettori, però, non sembrano condividere questa lettura: soltanto una piccola minoranza considera parte dell'élite gli accademici, i giornalisti o i professionisti con una laurea specialistica.

L'élite come contrario dell'americano medio


Gli intervistati ritengono inoltre che le élite, comunque le si definisca, non condividano i loro valori. Il sondaggio registra un ampio sostegno al libero scambio, all'aumento dei finanziamenti per le scuole pubbliche e a una forma di sanità universale garantita dallo Stato. Su questi temi gli elettori pensano di essere in sintonia con la maggioranza degli americani, ma attribuiscono alle élite posizioni molto più ostili. Una distanza analoga emerge sulle questioni sociali: la maggior parte degli intervistati respinge l'idea che debba essere soltanto l'uomo a mantenere la famiglia e considera uomini e donne ugualmente adatti a ricoprire ruoli di comando, ma immagina che le élite la pensino diversamente.

La collocazione ideologica attribuita alle élite è tuttavia contraddittoria. Sulla proprietà pubblica delle imprese, che la maggioranza degli elettori respinge, una quota consistente degli intervistati considera le élite molto più favorevoli e dunque più a sinistra. Sull'aumento dei fondi alle scuole pubbliche, sostenuto dagli elettori, una pluralità le ritiene invece contrarie e quindi più a destra. Secondo Lakshya Jain, autore dell'analisi, la spiegazione più coerente è che gli americani tendano ad attribuire alle élite tutte le posizioni che ritengono impopolari: nell'immaginario degli elettori, essere parte dell'élite significa soprattutto essere l'opposto dell'americano medio.

L’identikit del potere

Per gli americani le élite sono i miliardari, non i professori


Un sondaggio di The Argument su 3.000 elettori registrati smentisce la destra intellettuale: l’élite non è la «classe del laptop», ma chi ha soldi, fama e potere. Un identikit che somiglia molto al presidente.

Grafica di FocusAmerica

IL’identikit

3 su 4

Più di 3 americani su 4 considerano i miliardari parte dell’élite

Secondo gli elettori
È élite chi ha ricchezza, fama e potere
MiliardariGrande maggioranza
CelebritàGrande maggioranza
Politici elettiConsenso ampio
Dirigenti d’aziendaConsenso ampio

Secondo la destra intellettuale
La «laptop class» di Rufo, DOGE e Deneen
Professori e accademiciPiccola minoranza
GiornalistiPiccola minoranza
Laureati e dipendenti pubbliciPiccola minoranza

Gerarchia qualitativa secondo l’analisi di The Argument: quota di elettori che include ogni categoria nell’élite.

IILo specchio rovesciato

Su commercio, scuole e sanità gli elettori si sentono in maggioranza — e immaginano le élite all’opposto. Tocca un tema per il dettaglio.

Proprietà pubblica delle imprese
Elettori: contrari
Élite percepite: molto favorevoli
Viste più a sinistra

Più fondi alle scuole pubbliche
Elettori: favorevoli
Élite percepite: contrarie
Viste più a destra

Nell’immaginario degli elettori, essere parte dell’élite significa essere l’opposto dell’americano medio.
La lettura di Lakshya Jain, autore dell’analisi di The Argument

IIIIl conto elettorale

Miliardario
Celebrità
Dirigente
Politico

Il presidente
Tutte e quattro le etichette insieme — e trae profitto dalla carica

0%

degli elettori disapprova l’operato di Trump

Quasi la metà disapprova «fortemente» Disapprova nel complesso: 60%

Il vantaggio democratico
Intenzioni di voto per il Congresso (generic ballot), margine Dem–Rep in punti

Tutti gli elettori registrati

Dem +8

Probabili votanti a novembre

Dem +10

0+4+8+12

Fiducia maggiore nei Democratici su tutti i temi testati tranne la criminalità, incluse economia e sanità, le due questioni più importanti per gli elettori.

Il contrappunto: la cassa
Fondi del Comitato nazionale democratico rispetto a quello repubblicano
−100 mln $

Il DNC è indebitato e dispone di oltre 100 milioni di dollari in meno; diversi parlamentari uscenti hanno perso le primarie.

Fonte: The Argument / Verasight, sondaggio su 3.000 elettori registrati negli Stati Uniti, 20–26 luglio 2026. Margine d’errore ±2 punti percentuali.

Il vantaggio dei Democratici e il problema fondi


Questa percezione offre uno spazio politico ai Democratici, che nel 2026 hanno trasformato i miliardari nel bersaglio principale di spot e comizi e intendono costruire la campagna per le elezioni di metà mandato di novembre anche sui guadagni personali del presidente. Per i Repubblicani il problema è speculare: il loro leader è contemporaneamente un miliardario, una celebrità e un dirigente d'azienda che trae profitto dalla presidenza, cioè l'incarnazione stessa dell'élite descritta dagli elettori. Il 60% degli intervistati disapprova l'operato di Trump e quasi la metà lo disapprova "fortemente".

Il sondaggio contiene anche indicazioni elettorali favorevoli ai Democratici. Il partito registra il più ampio vantaggio di popolarità mai misurato nelle rilevazioni della rivista. Gli elettori si fidano più dei Democratici che dei Repubblicani su tutti i temi esaminati, con la sola eccezione della criminalità. Il vantaggio comprende anche l'economia e la sanità, considerate le due questioni più importanti. Nel "generic ballot", la domanda che misura le intenzioni di voto per il Congresso, i Democratici sono avanti di 8 punti; il margine sale a 10 tra gli elettori sicuri di partecipare alle elezioni di novembre.

I numeri arrivano però in una fase difficile per il partito, che ha visto diversi parlamentari uscenti perdere le primarie e deve affrontare una grave crisi finanziaria: il Comitato nazionale democratico è indebitato e dispone di oltre 100 milioni di dollari in meno rispetto a quello repubblicano. Secondo Jain, il quadro politico resta comunque il più favorevole ai Democratici degli ultimi vent'anni. Gli americani continuano a non amare particolarmente il partito, ma sono ancora più arrabbiati con i Repubblicani, ai quali attribuiscono la responsabilità del caro vita e della guerra impopolare contro l'Iran.


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il piano di privatizzazione della FIFA mette in crisi Infantino


Il progetto da 4,2 miliardi di dollari per cedere agli investitori privati una quota degli affari del Mondiale è stato ìritirato dopo tre giorni. UEFA e altre federazioni si ribellano, mentre persino la Casa Bianca di Trump prende le distanze dall’operazione.

Gianni Infantino ha ritirato il piano con cui la FIFA intendeva cedere a investitori privati fino al 20% di una società incaricata di gestire le attività commerciali legate al Mondiale. Presentata martedì 28 luglio e affossata nel giro di 3 giorni, l'operazione si chiamava FIFA Forward Enterprise e puntava a raccogliere 4,2 miliardi di dollari attraverso un veicolo valutato circa 20 miliardi. A guidare il gruppo di investitori sarebbe stata Thrive Eternal, costola di Thrive Capital, il fondo di Joshua Kushner, mentre JPMorgan avrebbe seguito l'operazione. "Dopo aver ascoltato con attenzione tutte le posizioni, è diventato chiaro che il progetto ha creato divisioni", ha scritto il presidente della FIFA annunciando la retromarcia. "Di conseguenza, questa proposta non andrà avanti".

Il coinvolgimento dei Kushner ha conferito all'operazione anche una forte dimensione politica. Negli ultimi anni Infantino ha costruito un rapporto particolarmente stretto con Donald Trump: ha partecipato al suo insediamento nel gennaio 2025 e ha collaborato con la Casa Bianca nell'organizzazione del Mondiale attraverso la task force presidenziale dedicata al torneo. Joshua Kushner è il fratello di Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e genero del presidente. Questa rete di rapporti ha reso ancora più delicata la scelta della FIFA di affidare un ruolo centrale al suo fondo, anche se Trump ha dichiarato di non aver mai discusso con Infantino il progetto per l'ingresso degli investitori privati.

La nuova società avrebbe riunito la gestione dei diritti commerciali della federazione internazionale — dalle televisioni alle sponsorizzazioni, fino alla biglietteria e alle licenze — e l'organizzazione materiale dei tornei. In cambio, Infantino offriva a ciascuna delle 211 federazioni affiliate fino a 40 milioni di dollari: 20 milioni per il ciclo di bilancio 2027-2030, contro gli 8 previsti fino a quel momento, più altri 20 milioni opzionali e immediati, finanziati con i 4,2 miliardi di capitale privato. Per ottenerli, però, le federazioni avrebbero dovuto approvare il progetto entro il 19 settembre.

UEFA e confederazioni hanno respinto l'operazione


La UEFA ha reagito duramente minacciando di boicottare le competizioni della FIFA, Mondiale compreso, e ha definito il piano "irresponsabile e indifendibile", sostenendo che il governo dello sport non possa essere subordinato al rendimento degli investitori. "L'attuale dirigenza della FIFA ha perso la fiducia dell'UEFA e di molti altri membri della famiglia del calcio", ha dichiarato la confederazione calcistica europea, giudicando l'operazione "tutto tranne che trasparente".

Giovedì si sono riuniti anche i 41 membri della CONCACAF, la confederazione calcistica del Nord e Centro America, che hanno respinto il progetto contestando sia l'assenza di un esame da parte degli organi di governo sia una scadenza considerata artificialmente breve. Sulla stessa linea si è schierata la Confederazione calcistica asiatica: il suo presidente, lo sceicco Salman bin Ebrahim Al Khalifa, ha affermato che il futuro del calcio mondiale deve essere sempre definito "attraverso una consultazione adeguata e il rispetto".

Dimissioni, accuse interne e sfiducia verso Infantino


Carlos Cordeiro, consigliere di alto livello della presidenza, ex banchiere di Goldman Sachs e rappresentante della FIFA nella task force della Casa Bianca sul Mondiale, si è dimesso definendo l'operazione "un cattivo affare per il calcio". "Non posso restare a guardare mentre la FIFA valuta di vendere una quota del Mondiale", ha scritto Cordeiro. "Non ho avuto alcun ruolo in questa proposta e mi oppongo senza riserve". Il direttore operativo Kevin Lamour ha invece sostenuto che il personale della federazione fosse stato ingannato sul modo in cui la proposta era stata costruita, descrivendola come il "progetto di una persona sola".

Claudius Schafer, presidente di European Leagues, l'organismo che riunisce 53 campionati professionistici maschili e femminili, ha dichiarato ad Al Jazeera che la posizione di Infantino non è più accettabile. "Quando ho visto come si è svolta tutta la vicenda e che gli organi chiave della FIFA non erano stati coinvolti, allora c'è sostanzialmente una sola conseguenza", ha spiegato Schafer, insistendo soprattutto sul metodo: "Nessuno sapeva dei piani, nemmeno il Consiglio FIFA, che è l'organo di governo della FIFA".

Le federazioni calcistica nazionali hanno rincarato la dose. Quella inglese ha affermato che "il Mondiale appartiene al calcio e sempre gli apparterrà", la KNVB olandese ha dichiarato di non avere più fiducia nella guida di Infantino, le federazioni svedese e belga hanno contestato la trasparenza e le regole di governo, Football Australia ha richiamato l'indipendenza dell'istituzione, mentre contro il piano si è schierato persino il primo ministro britannico Andy Burnham. Il ritiro ha cancellato il progetto, ma non la crisi che ha aperto: sul tavolo non c'è più la scadenza del 19 settembre, bensì il futuro stesso di chi aveva tentato di portare avanti da solo un'operazione che doveva essere destinata a trasformare radicalmente il controllo economico della Coppa del Mondo di calcio.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

DJI Mic Mini 2S: registrazione interna e riduzione del rumore AI


DJI amplia la propria gamma di microfoni wireless con DJI Mic Mini 2S, un nuovo sistema compatto destinato alla registrazione di interviste, podcast, video, contenuti social e produzioni con più partecipanti. Presentato il 4 agosto 2026, il modello introduce per la prima volta nella famiglia dei mini microfoni DJI la registrazione interna, affiancata dal formato float a 32 bit, da due livelli di cancellazione del rumore basata sull’intelligenza artificiale e dalla possibilità di collegare fino a quattro trasmettitori a un solo ricevitore.

Il dispositivo riprende il formato leggero di DJI Mic Mini 2, ma aggiunge strumenti pensati per offrire una maggiore sicurezza durante l’acquisizione dell’audio. La memoria integrata consente infatti di salvare una copia della registrazione direttamente nel trasmettitore, riducendo il rischio di perdere il materiale in caso di problemi con la fotocamera, lo smartphone o il collegamento wireless.

Registrazione interna in float a 32 bit


Una delle principali caratteristiche di DJI Mic Mini 2S è il supporto alla registrazione interna in float a 32 bit. Questo formato permette di acquisire un intervallo dinamico molto ampio e offre maggiore libertà nella regolazione dei livelli durante la post-produzione. Può risultare utile quando il volume cambia rapidamente, ad esempio nel passaggio da una voce bassa a un suono improvvisamente più intenso.

Ogni trasmettitore integra circa 14,5 GB di memoria. DJI indica una capacità di registrazione fino a 28 ore nella modalità predefinita a 24 bit. Il sistema consente quindi di conservare lunghe sessioni audio senza dover ricorrere immediatamente a supporti esterni, una soluzione adatta sia alle riprese in movimento sia alle produzioni realizzate in studio.

Cancellazione del rumore AI su due livelli


Per migliorare la comprensibilità delle voci, il nuovo microfono wireless DJI utilizza una cancellazione del rumore basata sull’intelligenza artificiale, regolabile su due livelli. La modalità Base è progettata per attenuare i rumori costanti tipici degli ambienti interni, come quelli prodotti da ventilatori e condizionatori, oltre a intervenire sul riverbero. La modalità Forte è invece destinata ai contesti esterni più rumorosi, dove traffico, vento e suoni ambientali possono interferire maggiormente con il parlato.

DJI ha integrato anche il Controllo clipping, che interviene sui picchi improvvisi per limitare la distorsione, e il Bilanciamento del volume, sviluppato per mantenere più uniforme il livello di uscita durante interviste e dirette streaming. A queste funzioni si aggiungono tre tonalità vocali preimpostate. Normale mantiene una resa equilibrata, Brillante aumenta la presenza e la chiarezza della voce, mentre Rich restituisce un’impronta più piena e calda.

Fino a quattro trasmettitori collegati a un ricevitore


Il sistema supporta configurazioni 4 TX + 1 RX, permettendo di connettere contemporaneamente fino a quattro trasmettitori a un unico ricevitore. Questa caratteristica amplia le possibilità di impiego nelle tavole rotonde, nei podcast con più ospiti, nelle interviste di gruppo e nelle piccole produzioni video.

DJI Mic Mini 2S mantiene inoltre la compatibilità con alcune generazioni precedenti. Il ricevitore può essere utilizzato con i trasmettitori di Mic Mini e Mic Mini 2, mentre il sistema supporta anche il ricevitore mobile della serie DJI Mic. Chi possiede già componenti compatibili può quindi ampliare gradualmente la propria configurazione senza sostituire necessariamente l’intero kit.

Trasmettitore da 12 grammi con clip e magnete


Il trasmettitore pesa 12 grammi ed è stato progettato per essere applicato agli abiti tramite clip oppure supporto magnetico. Le dimensioni ridotte ne facilitano il posizionamento vicino alla fonte sonora e permettono di utilizzarlo durante riprese in viaggio, vlog, interviste in strada e produzioni quotidiane senza occupare molto spazio nell’attrezzatura.

La copertura anteriore magnetica può essere rimossa e sostituita. Sono disponibili separatamente otto varianti colorate, già introdotte con Mic Mini 2, oltre alla serie Time realizzata in collaborazione con l’illustratrice Victo Ngai. Questi elementi modificano l’aspetto esterno del trasmettitore senza alterarne la struttura principale.

Collegamento diretto alle fotocamere DJI Osmo


L’integrazione con l’ecosistema DJI permette ai trasmettitori di collegarsi direttamente a diversi dispositivi della gamma Osmo, senza richiedere un ricevitore separato. I modelli indicati come compatibili comprendono Osmo Pocket 4P, Osmo Pocket 4, Osmo 360, Osmo Nano e Osmo Action 6.

Attraverso la connessione OsmoAudio, il microfono può trasmettere direttamente audio a 48 kHz e 24 bit. Questa configurazione riduce il numero di cavi e accessori necessari e semplifica la preparazione delle riprese per chi utilizza già fotocamere e action cam DJI.

Prezzi e disponibilità di DJI Mic Mini 2S


DJI Mic Mini 2S è disponibile dal 4 agosto 2026 sullo store ufficiale italiano, nei DJI Store di Milano e Roma e presso i rivenditori autorizzati. Il kit con due trasmettitori, un ricevitore e la custodia di ricarica ha un prezzo suggerito di 189 euro. La configurazione con un trasmettitore e un ricevitore costa 99 euro, così come il kit composto da un trasmettitore, un ricevitore mobile e la custodia di ricarica.

Tra gli accessori acquistabili separatamente figurano il trasmettitore a 69 euro e la custodia di ricarica a 33 euro. Il set di coperture anteriori magnetiche colorate viene proposto a 19 euro, mentre il set della serie Time ha un prezzo suggerito di 39 euro.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Narwal Flow 2 arriva in bianco: prezzo e caratteristiche


Narwal amplia la propria gamma di robot per la pulizia domestica con una nuova versione di Narwal Flow 2. Il robot aspirapolvere e lavapavimenti, modello di punta del marchio per il 2026, è ora disponibile anche nella colorazione bianca, pensata per integrarsi negli ambienti moderni caratterizzati da tonalità chiare e arredi minimalisti.

La nuova finitura non modifica le caratteristiche tecniche del modello originale nero. Rimangono quindi disponibili il sistema di lavaggio FlowWash, la piattaforma di intelligenza artificiale NarMind Pro, una potenza di aspirazione di 31.000 Pa e una base automatizzata capace di ridurre gli interventi richiesti durante l’utilizzo quotidiano.

Una finitura bianca per gli ambienti contemporanei


Il design di Narwal Flow 2 bianco segue le attuali tendenze dell’arredamento, sempre più orientate verso palette crema, pavimenti in legno chiaro e spazi aperti. Robot e stazione presentano forme coordinate, in modo da apparire come un unico elemento all’interno della casa.

La parte frontale della base è rivestita con una superficie opaca effetto vetro satinato. Il trattamento anti-impronta aiuta a limitare i segni lasciati dal contatto con le dita e contribuisce a mantenere più ordinato l’aspetto esterno della stazione.

Nel pannello è integrata anche una sottile fascia luminosa che comunica lo stato operativo del dispositivo. L’indicatore permette di controllare rapidamente l’attività del robot senza ricorrere ogni volta all’applicazione. La base adotta inoltre una struttura semi-chiusa, progettata per contenere visivamente il robot quando si trova nella posizione di ricarica e manutenzione.

FlowWash e panno Trak Mop per il lavaggio dei pavimenti


La pulizia delle superfici è affidata al FlowWash Mopping System, il sistema proprietario sviluppato da Narwal. La tecnologia utilizza un panno piatto chiamato Trak Mop, il cui movimento ricorda quello di un piccolo tapis roulant.

Durante il funzionamento, il panno viene pulito continuamente per limitare il trasferimento dello sporco da una zona all’altra del pavimento. Il sistema impiega acqua riscaldata fino a 60 °C ed esercita una pressione massima di 12 N sulla superficie.

Questa configurazione è stata progettata per trattare diverse tipologie di sporco domestico, comprese le macchie di grasso presenti in cucina e le impronte lasciate dagli animali. L’autopulizia in tempo reale consente al robot di proseguire il ciclo utilizzando una parte del panno costantemente risciacquata.

NarMind Pro adatta la pulizia agli ostacoli


Il nuovo robot lavapavimenti integra il sistema NarMind Pro, basato su un’architettura ibrida che combina il processore AI presente nel dispositivo con il modello cloud VLM OmniVision. Questa soluzione permette a Narwal Flow 2 di riconoscere gli oggetti presenti nelle stanze e di modificare il percorso in base agli ostacoli rilevati.

Secondo i dati comunicati dall’azienda, il sistema aumenta del 15% la copertura lungo i bordi e migliora del 20% l’efficienza complessiva della pulizia. Il riconoscimento automatico serve inoltre a ridurre gli interventi manuali necessari per liberare il percorso prima dell’avvio.

La mappatura 3D a colori riproduce la disposizione degli ambienti e facilita il controllo del robot attraverso l’applicazione. Da qui è possibile visualizzare le stanze, gestire le aree da pulire e impostare le modalità compatibili con le diverse esigenze domestiche.

Modalità dedicate ad animali e bambini


Narwal Flow 2 include alcune funzioni sviluppate per le abitazioni in cui sono presenti bambini o animali domestici. La Modalità Animali identifica le zone maggiormente frequentate dagli animali e concentra la pulizia in queste aree. La funzione “Trova il mio animale” può inoltre aiutare a individuarne la posizione all’interno della casa.

La Modalità Bambino riduce invece la rumorosità nelle aree dedicate ai più piccoli. In questa configurazione il livello sonoro dichiarato scende a 56,48 dB. Il riconoscimento dei giocattoli consente al robot di identificarli durante la navigazione e di aggirarli senza interrompere il ciclo.

Aspirazione da 31.000 Pa e sistema anti-groviglio


Per la raccolta di polvere e detriti, Narwal Flow 2 raggiunge una potenza di aspirazione dichiarata di 31.000 Pa. La tecnologia CarpetFocus regola il comportamento del robot quando rileva tappeti e moquette, adattando la pulizia alla superficie incontrata.

Il sistema anti-groviglio è stato progettato per impedire che capelli e peli si avvolgano intorno alle spazzole. Questa caratteristica riduce la necessità di rimuovere manualmente i residui accumulati, un aspetto particolarmente rilevante nelle case con animali o persone con capelli lunghi.

La stazione gestisce automaticamente diverse operazioni di manutenzione, compreso lo svuotamento del contenitore della polvere. Narwal dichiara fino a 120 giorni di utilizzo senza manutenzione, anche se la durata effettiva può variare in base alla frequenza dei cicli, alle dimensioni dell’abitazione e alla quantità di sporco raccolto.

Prezzo e disponibilità di Narwal Flow 2 bianco


Narwal Flow 2 nella colorazione bianca è disponibile dal 4 agosto 2026 sul sito ufficiale Narwal e su Amazon. Il prezzo di vendita consigliato è di 1.299 euro.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Sony WH-1000XM6, nuova colorazione Olive Gray


Sony amplia la gamma delle sue cuffie wireless over-ear con le nuove Sony WH-1000XM6 Olive Gray. La colorazione si aggiunge alle recenti varianti Sand Pink e Sandstone, proseguendo la collezione di finiture ispirate alle tonalità naturali.

La nuova versione non introduce modifiche alle caratteristiche tecniche delle WH-1000XM6, ma propone una finitura grigio-verde pensata per integrarsi con uno stile sobrio e contemporaneo. L’obiettivo è offrire un’alternativa cromatica meno convenzionale rispetto ai classici colori scuri, mantenendo il design minimalista della serie 1000X.

Una tonalità ispirata alla natura


La colorazione Olive Gray combina sfumature di grigio e verde oliva, applicate all’archetto, ai padiglioni e agli altri elementi esterni delle cuffie. Secondo Sony, questa scelta cromatica nasce dall’interesse crescente verso prodotti tecnologici caratterizzati da un’estetica semplice e destinata a durare oltre le tendenze stagionali.

Il design conserva la struttura pieghevole introdotta con questa generazione. Il meccanismo utilizza un processo di iniezione metallica, mentre la custodia compatta presenta una chiusura magnetica. Le cuffie pesano circa 254 grammi e utilizzano un archetto più ampio rivestito in pelle sintetica, affiancato da padiglioni imbottiti progettati per distribuire la pressione durante gli ascolti prolungati.

Cancellazione del rumore con processore HD QN3


Le Sony WH-1000XM6 Olive Gray mantengono il sistema di cancellazione attiva del rumore presente nelle altre versioni. Il funzionamento è affidato al processore HD Noise Cancelling Processor QN3, che opera insieme a dodici microfoni distribuiti sui due padiglioni.

Il processore analizza in tempo reale i suoni provenienti dall’ambiente e regola l’intensità dell’eliminazione del rumore. L’Adaptive NC Optimiser può adattare il funzionamento del sistema alle condizioni esterne, alla vestibilità delle cuffie e alle variazioni della pressione atmosferica, un elemento utile soprattutto durante i viaggi in aereo.

È disponibile anche la modalità Auto Ambient Sound, che lascia passare automaticamente alcuni suoni esterni, come conversazioni e annunci. Le impostazioni possono essere gestite manualmente attraverso l’app Sony | Sound Connect.

Sony descrive le WH-1000XM6 come le proprie cuffie con la cancellazione del rumore più avanzata. L’affermazione si basa su una ricerca condotta dall’azienda al 1° giugno 2026, seguendo linee guida conformi agli standard IEC e confrontando dieci importanti marchi del settore delle cuffie wireless con noise cancelling. Il dettaglio della metodologia è riportato nel comunicato Sony.

Driver da 30 mm e supporto LDAC


La riproduzione sonora è affidata a driver dinamici da 30 mm dotati di una cupola realizzata in materiale composito in fibra di carbonio. La risposta in frequenza dichiarata con collegamento cablato si estende da 4 Hz a 40.000 Hz.

Con una connessione Bluetooth, le cuffie supportano i codec SBC, AAC, LDAC e LC3. LDAC permette di trasmettere audio ad alta risoluzione sui dispositivi compatibili, mentre la tecnologia DSEE Extreme utilizza l’elaborazione Edge-AI per recuperare parte delle informazioni perse durante la compressione dei file musicali.

Attraverso l’applicazione Sony è possibile utilizzare un equalizzatore a dieci bande e gestire funzioni come Background Music, Game EQ e 360 Reality Audio Upmix for Cinema, progettata per creare una riproduzione spaziale durante la visione di film e contenuti video.

Microfoni, chiamate e connessione multipoint


Il sistema di microfoni viene impiegato anche durante le chiamate. La tecnologia di beamforming basata sull’intelligenza artificiale cerca di isolare la voce dell’utente dai rumori circostanti, comprese le conversazioni provenienti dall’ambiente.

Le cuffie utilizzano la connessione Bluetooth 5.3, con una portata dichiarata di circa dieci metri. Sono inoltre compatibili con Bluetooth LE Audio e Auracast, oltre a supportare la connessione multipoint per mantenere attivo il collegamento con due dispositivi e passare, per esempio, dal computer allo smartphone.

Resta disponibile anche un ingresso mini-jack da 3,5 mm. Le WH-1000XM6 possono quindi funzionare tramite cavo, anche quando la batteria è scarica.

Autonomia fino a 30 ore con noise cancelling


L’autonomia dichiarata raggiunge un massimo di 30 ore con cancellazione del rumore attiva e 40 ore disattivandola. Per le conversazioni, Sony indica fino a 24 ore con noise cancelling e 28 ore senza.

Una ricarica completa tramite USB richiede circa tre ore e mezza. Utilizzando un alimentatore USB Power Delivery compatibile, una ricarica di tre minuti può fornire fino a tre ore di riproduzione, in base alle condizioni indicate da Sony. Le cuffie possono continuare a riprodurre contenuti anche mentre sono collegate al caricatore.

Disponibilità delle Sony WH-1000XM6 Olive Gray


Le Sony WH-1000XM6 nella colorazione Olive Gray sono state annunciate il 3 agosto 2026 e risultano acquistabili attraverso i canali ufficiali Sony.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

OPPO Reno16 F arriva in Italia: caratteristiche e prezzo


OPPO amplia la propria gamma di smartphone con il nuovo OPPO Reno16 F, modello che entra a far parte della Reno16 Series e porta sul mercato italiano le principali funzioni fotografiche e creative della famiglia. Il dispositivo è disponibile dal 3 agosto 2026 nella configurazione con 8 GB di RAM e 256 GB di memoria interna.

Il nuovo smartphone viene proposto nelle colorazioni Pop White e Purple Black. La versione Pop White presenta il 3D Pop Planet Design, una finitura sviluppata per caratterizzare la parte posteriore del dispositivo e distinguerla dalle altre varianti della serie.

Display AMOLED e configurazione da 256 GB


La parte anteriore di OPPO Reno16 F è occupata da un display AMOLED da 6,57 pollici. La tecnologia AMOLED permette di gestire individualmente l’illuminazione dei pixel, producendo neri profondi e un contrasto elevato durante la visualizzazione di fotografie, video e contenuti social.

La configurazione commercializzata in Italia comprende 8 GB di RAM e 256 GB di spazio di archiviazione. La memoria interna può quindi essere utilizzata per conservare applicazioni, fotografie, video e altri contenuti realizzati attraverso il comparto fotografico dello smartphone.

Fotocamere da 50 MP e stabilizzazione ottica


Uno degli elementi centrali di OPPO Reno16 F è il sistema fotografico. La fotocamera anteriore utilizza un sensore da 50 MP abbinato a un obiettivo ultra-grandangolare. L’ampiezza dell’inquadratura consente di includere più persone o una porzione maggiore dello sfondo durante selfie, fotografie di gruppo e registrazioni video.

Sul retro è presente una fotocamera principale dotata di stabilizzazione ottica OIS. Questa tecnologia compensa fisicamente alcuni movimenti dello smartphone durante lo scatto o la registrazione, contribuendo a limitare il mosso e a rendere più stabili le riprese.

Il comparto posteriore comprende anche un teleobiettivo per ritratti da 50 MP, capace di raggiungere uno zoom ottico di circa 3,5x. La lunghezza focale permette di avvicinare il soggetto senza ricorrere esclusivamente all’ingrandimento digitale e può essere impiegata per ritratti e fotografie scattate a distanza.

Funzioni AI per fotografie e video


La dotazione software include diversi strumenti dedicati alla creazione e alla modifica dei contenuti. Tra le funzionalità indicate da OPPO figurano Pop Cam, AI Remix Collage e Popout 2.0, sviluppate per intervenire sulla composizione delle immagini e creare contenuti destinati anche alla condivisione sui social network.

Per i video sono disponibili 4K Auto Straighten Video, che automatizza la correzione dell’allineamento delle riprese, e Dual View Video 2.0, pensata per realizzare filmati combinando differenti prospettive. Queste modalità affiancano le normali funzioni della fotocamera e permettono di gestire direttamente dallo smartphone una parte delle attività di registrazione ed editing.

Il sistema operativo utilizzato è ColorOS 16, che integra strumenti come AI Snap Key e AI Mind Space. Le funzioni basate sull’intelligenza artificiale sono inserite nell’interfaccia del dispositivo con l’obiettivo di semplificare l’acquisizione, l’organizzazione e la gestione dei contenuti.

Ricarica SUPERVOOC e certificazioni IP


Per la ricarica, OPPO Reno16 F supporta la tecnologia 45W SUPERVOOC. Il comunicato di lancio non specifica la capacità della batteria o i tempi necessari per una ricarica completa, ma conferma la compatibilità con il sistema di ricarica rapida proprietario di OPPO.

Lo smartphone ha inoltre ottenuto le certificazioni IP68, IP69 e IP69K per la protezione dall’ingresso di acqua e polvere. Come precisato dal produttore, i test vengono effettuati in un ambiente controllato e in condizioni specifiche. La resistenza effettiva può variare nel tempo in base all’utilizzo e all’usura del prodotto.

Prezzo e disponibilità di OPPO Reno16 F


Il prezzo di listino di OPPO Reno16 F è fissato a 699,99 euro. In occasione del lancio, lo smartphone viene proposto su OPPO Store al prezzo promozionale di 599,99 euro.

Dal 1° al 31 agosto 2026, aggiungendo 3,99 euro all’acquisto effettuato sullo store ufficiale, è possibile ottenere un bundle composto da cover, power bank e auricolari OPPO Enco Buds3 Pro. I prodotti inclusi nella promozione possono essere acquistati anche separatamente al rispettivo prezzo pieno.

OPPO Reno16 F è disponibile anche presso i principali rivenditori di elettronica al prezzo scontato di 599,99 euro. Colori, disponibilità e condizioni commerciali possono cambiare in base al punto vendita.

Le promozioni sulla gamma OPPO Reno16


Durante il mese di agosto sono previste offerte anche per gli altri modelli della serie. OPPO Reno16 Pro e OPPO Reno16 vengono proposti rispettivamente a 899,99 euro e 749,99 euro.

Dal 17 al 30 agosto, con un’aggiunta di 9,99 euro, è possibile scegliere uno dei bundle dedicati. Il primo comprende una fan bag e una cover in edizione BABYMONSTER insieme agli auricolari OPPO Enco Air5. L’alternativa include un power bank da 10.000 mAh, una cover protettiva e un caricatore.

OPPO Reno16 FS viene invece commercializzato a 649,99 euro dal 1° al 16 agosto e a 599,99 euro dal 17 al 30 agosto. Per il secondo periodo è previsto anche un bundle con cover e caricatore, acquistabile aggiungendo 3,99 euro.

Con l’arrivo di OPPO Reno16 F, la Reno16 Series comprende quindi più configurazioni differenziate per dotazione, prezzo e promozioni, mantenendo al centro dell’esperienza le funzioni fotografiche, gli strumenti creativi basati sull’intelligenza artificiale e il sistema operativo ColorOS 16.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Neutralità amorale


L’Udc e Pro Svizzera sbandierano tanto la loro voglia di neutralità ma, guarda caso, il loro concetto di “neutralità integrale” avvantaggia sempre gli autoritarismi

A fine settembre in Svizzera voteremo se fischiettare facendo finta di niente mentre in Europa uno stato imperialista compie un crimine di guerra ogni giorno, because neutralità.

Mio articolo pubblicato nell'edizione del 3 agosto de La Regione:

Il 27 settembre saremo chiamati a votare l’ennesima iniziativa della destra isolazionista. La pervicacia di questa destra che lavora ostinatamente contro gli interessi della Svizzera è impressionante. Dopo il tentativo burocratico-statalista di provare a mettere un tetto alla popolazione (che sarebbe stata una prima mondiale), ecco l’iniziativa popolare federale «Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)» che vuole iscrivere nella Costituzione un'interpretazione rigorosa della neutralità.
La Svizzera è sempre stata un piccolo Paese circondato da potenze europee. In quanto piccola confederazione di piccoli stati circondati da potenze che spesso si facevano la guerra tra loro, o ci si alleava con quella che si riteneva sarebbe stata la potenza vincitrice, o si stava fuori da tutti i contenziosi europei, e allo stesso tempo si fornivano mercenari a tutti.
Oggi, tuttavia, la situazione è completamente diversa dal passato; d’altronde, checché ne dicano i conservatori, le cose cambiano. Se ieri la Svizzera era un piccolo soggetto in mezzo a grandi soggetti europei in lotta tra loro, oggi siamo letteralmente circondata dall'Unione Europea. È quindi un fatto che oggi la Svizzera non corra nessun rischio di essere invasa da un Paese vicino e che non ci sia nessun pericolo di guerra tra i suoi vari vicini europei, tutti stati appartenenti alla UE.
Oggi la neutralità che la destra ha in mente non è una neutralità pragmatica e flessibile adatta al nostro periodo storico (e non ferma al Medioevo) nel quale l’Unione Europea garantisce pace lungo i nostri confini, bensì una neutralità opportunistica dell’amoralità. Se l’iniziativa passasse, infatti, non potremmo più imporre autonomamente sanzioni contro Stati in guerra, con l’unica eccezione delle sanzioni dell’ONU, decise dal Consiglio di sicurezza. Questo significa, per esempio, non più sanzioni alla Russia e alla sua guerra di conquista imperialista. L’Udc e Pro Svizzera sbandierano tanto la loro voglia di neutralità ma, guarda caso, il loro concetto di “neutralità integrale” avvantaggia sempre gli autoritarismi, ossia la parte che offende, in barba al diritto internazionale. Se l’iniziativa passasse, la Svizzera diventerebbe il rifugio degli autocrati in giro per il mondo: un Paese che chiude entrambi gli occhi di fronte ai crimini di guerra e contro l’umanità e allo stesso tempo è ben disposto a fare affari con la feccia mondiale. Un Paese amorale e opportunista, che non sarebbe rispettato e preso sul serio dal consesso delle democrazie liberali. Tutte le persone che non vivono mentalmente nel Medioevo e che hanno a cuore il diritto internazionale devono essere contrarie a questa iniziativa.
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Amazon Family arriva in Italia: con Prime ora puoi condividere i vantaggi senza costi aggiuntivi


Amazon Family arriva in Italia e permette ai clienti Prime di condividere i vantaggi dell'abbonamento con un altro adulto del nucleo familiare, senza costi aggiuntivi
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Aggiungi Techpertutti.com alle tue fonti preferite
Seguici e condividi:
Facebook Instagram X.com

Amazon Family è ufficialmente disponibile in Italia. Il servizio mette a disposizione dei clienti Prime un modo semplice per condividere molti dei propri benefici Prime con un altro adulto del nucleo familiare, senza dover condividere l’account.

Come funziona


Con Amazon Family, il cliente Prime principale - chiamato Amministratore dell’Amazon Family - può invitare un altro adulto del proprio nucleo familiare a condividere vari benefici Prime, tra cui consegne rapide e senza costi aggiuntivi, Prime Video (con pubblicità), offerte ed eventi esclusivi come Prime Day e la Festa delle Offerte Prime, Amazon Music Prime e Amazon Luna. L'amministratore dell’Amazon Family seleziona un unico metodo di pagamento per condividere i benefici Prime, l'altro adulto accetta e la configurazione richiede solo pochi click.

DJI Osmo Pocket 4P: qualità cinematografica e Pro
DJI Osmo Pocket 4P punta a rivoluzionare il settore delle fotocamere con stabilizzatore, combinando funzioni professionali, stabilizzazione avanzata e qualità video di livello cinematografico
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Quali i vantaggi che si possono condividere


Con Amazon Family ogni membro del nucleo familiare continua a utilizzare il proprio account Amazon, mantenendo separati la cronologia degli ordini, i suggerimenti personalizzati e tutte le informazioni personali. In questo modo, le esperienze di acquisto restano private e indipendenti per ciascun cliente, senza che la condivisione dei benefici Prime comporti la condivisione dell'account. Tra i vantaggi Prime che possono essere condivisi rientrano le consegne Prime veloci e illimitate, Amazon Music Prime, le offerte esclusive e i risparmi su migliaia di prodotti, comprese iniziative come il Prime Day e la Festa delle Offerte Prime. La condivisione comprende inoltre Prime Video, con pubblicità, e Amazon Luna, il servizio di cloud gaming di Amazon.

Account separati e pagamenti sotto controllo


La privacy dei singoli account rimane uno degli aspetti centrali di Amazon Family. Ogni membro conserva la propria cronologia degli ordini e i propri suggerimenti personalizzati, mentre la sicurezza dell'account resta personale: non è necessario condividere password o codici monouso. Per condividere i benefici Prime, l'amministratore di Amazon Family deve invece selezionare un metodo di pagamento da condividere; quando un altro membro del nucleo familiare utilizza quel metodo per effettuare un acquisto, può visualizzare soltanto alcuni dati della carta: le ultime quattro cifre, il nome riportato sulla carta, la data di scadenza e l'indirizzo di fatturazione.

Samsung Galaxy Watch Ultra2 e Watch9 ufficiali: novità AI
I nuovi smartwatch Samsung integrano Galaxy AI, sensori evoluti e funzioni dedicate a salute, monitoraggio del sonno, allenamento e benessere, offrendo un’esperienza ancora più intelligente e completa al polso
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


L'amministratore riceve inoltre una notifica con l'importo totale dell'acquisto effettuato utilizzando il metodo di pagamento condiviso. Ogni membro dell'Amazon Family mantiene comunque la possibilità di scegliere, al momento del pagamento, se utilizzare il metodo di pagamento condiviso oppure una propria modalità di pagamento. In questo modo, i vantaggi Prime possono essere condivisi senza rinunciare alla separazione degli account e alla gestione personale dei propri acquisti.

Come si configura Amazon Family


Per iniziare, i clienti possono andare su “Il mio account” e selezionare “La tua Amazon Family”. Da lì è possibile invitare un altro adulto del nucleo familiare ad unirsi. Quest’ultimo riceverà un invito, lo accetterà e avrà immediatamente accesso ai benefici condivisi. È possibile anche gestire le impostazioni familiari, visualizzare i membri del nucleo e scoprire i suggerimenti personalizzati di Prime Video e Amazon Luna, tutto dal Family Hub a questo link.

Quanto costa Amazon Family


Amazon Family è senza costi aggiuntivi. Per condividere i benefici Prime, il cliente deve essere iscritto a Prime. L’abbonamento è disponibile a 4,99 €/mese o 49,90 €/anno, con una prova gratuita di 30 giorni per i clienti idonei. Chi non è ancora cliente Prime può iscriversi per accedere ad Amazon Family e a molti altri benefici, tra cui consegne rapide e illimitate, Prime Video, Amazon Music Prime, risparmi esclusivi e molto altro.

Consigliato da Techpertutti

Motorola moto g87


Sistema di fotocamere OIS a ultra risoluzione da 200 MP. Fino a due giorni di autonomia con una sola carica grazie alla batteria da 5100 mAh e alla ricarica TurboPower ultrarapida

  • 📱 Design elegante, protezione totale
  • 📷 Sistema di fotocamere OIS a ultra risoluzione da 200 MP

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


DJI Osmo Pocket 4P: rivoluziona le fotocamere con stabilizzatore, qualità cinematografica e funzioni Pro


Aggiungi Techpertutti.com alle tue fonti preferite
Seguici e condividi:
Facebook Instagram X.com

Dji ha ufficialmente lanciato l'attesissima Osmo Pocket 4P, una fotocamera tascabile a doppio obiettivo con stabilizzatore. Il dispositivo vanta un nuovissimo sensore CMOS da 1 pollice con 17 stop di gamma dinamica, oltre a un obiettivo da 60mm con apertura f/1,8 per ritratti naturali. Con l'occasione, Dji ha anche presentato il nuovo profilo colore D-Log 2 a 10 bit1, in grado di catturare oltre un miliardo di colori per immortalare scene con un'altissima fedeltà. Osmo Pocket 4P è disponibile su store.dji.com e arriva in due varianti di colore: nero classico e bianco perla, entrambe a 609 euro nella versione standard e 699 euro nella combo Vlog.
Ricarica dallo 0 all'80% in soli 18 minuti per poter effettuare fino a tre ore di ripreseRicarica dallo 0 all'80% in soli 18 minuti per poter effettuare fino a tre ore di riprese

Versatilità cinematografica


Osmo Pocket 4P è dotata di fotocamera a doppio obiettivo che permette di ottenere senza sforzo effetti visivi cinematografici, dai paesaggi urbani con obiettivo grandangolare ai ritratti delicati. L'obiettivo grandangolare principale è dotato di un nuovissimo CMOS da 1 pollice (equivalente a 20mm e con apertura f/2,0). Sfruttando l'avanzata tecnologia Lofic, esso offre un'inedita gamma dinamica e supporta video fino a 4K/240 fps. Comunemente presenti nelle macchine da presa di fascia alta, queste funzionalità professionali per la produzione cinematografica permettono di gestire senza sforzo scene ad alto contrasto come paesaggi urbani notturni, tramonti e ritratti in controluce. In aggiunta, un nuovo obiettivo medio-tele da 60mm ad alta risoluzione e ampia apertura offre la lunghezza focale classica per ritratti; supporta lo zoom ottico 3× e lo zoom fino a 12×1 e l'ampia apertura f/1,8 (profondità di campo equivalente a f/6,3) comprime lo sfondo, avvicinandolo al soggetto per ottenere un effetto sfocato.

Workation e smart working: le cuffie Jabra per lavorare
Sempre più italiani scelgono la workation per conciliare vacanza e lavoro. In questo scenario, cuffie professionali come le Jabra Evolve3 85 aiutano a migliorare la qualità delle chiamate, ridurre le distrazioni e lavorare con maggiore concentrazione ovunque ci si trovi
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Nuovi orizzonti nell'imaging


Per le azioni ad alta velocità, Osmo Pocket 4P può catturare filmati in slow motion ultra HD fino a 8×1 a 4K/240 fps. In alternativa è possibile utilizzare la funzione Video con otturatore lento per tracciare le scie di luce, creare un effetto mosso o catturare le scie dei movimenti. L'integrazione del nuovo profilo colore D-Log 2 a 10 bit1, abbinato a 17 stop di gamma dinamica, preserva i dettagli nelle alte luci e nelle ombre, al pari delle migliori macchine da presa professionali, dichiara il brand.
Registrazione istantanea: ruota il touchscreen per accendere e iniziare a registrare rapidamenteRegistrazione istantanea: ruota il touchscreen per accendere e iniziare a registrare rapidamente

Riprese intelligenti, massima stabilità


Osmo Pocket 4P si fonda sulla celebre eredità DJI nella cinematografia professionale, incluso l'innovativo sistema di stabilizzazione Ronin. Racchiuso in un corpo compatto da 230 g, Dji sottolinea che il suo avanzato stabilizzatore meccanico a 3 assi garantisce riprese fluide e stabili. Inoltre, il nuovo ActiveTrack 8.01 mantiene i soggetti, che si tratti di persone, veicoli, animali domestici o oggetti dalle forme dinamiche, saldamente al centro dell'inquadratura, anche con zoom 12×.

Un'esperienza d'uso ancora più intuitiva


Sulla scia dell'esperienza utente introdotta con la versione standard, DJI Osmo Pocket 4P integra una serie di funzioni pensate per rendere più semplice e immediato ogni momento della creazione di contenuti. La fotocamera può essere accesa e avviare rapidamente la registrazione semplicemente ruotando il touchscreen, mentre i controlli tramite gesture permettono di interagire con il dispositivo senza doverlo toccare: mostrando il palmo della mano è possibile attivare ActiveTrack, mentre il gesto a “V” consente di avviare la registrazione.
Osmo Pocket 4P è compatibile con una versatile gamma di accessori dell'ecosistema Osmo, per consentirti di ampliare le possibilità creativeOsmo Pocket 4P è compatibile con una versatile gamma di accessori dell'ecosistema Osmo, per consentirti di ampliare le possibilità creative
Tra le novità trova spazio anche la modalità Live Photo in 4K, che registra automaticamente una breve clip di 1,5 secondi per ogni scatto, trasformando le fotografie in ricordi dinamici senza rinunciare ai dettagli dell'alta risoluzione. Per chi cerca una maggiore libertà in fase di editing, Osmo Pocket 4P permette inoltre di realizzare fotografie fino a 37 MP, offrendo un livello di dettaglio elevato e maggiore margine per la post-produzione.

Garmin CIRQA ufficiale: smart band per salute e fitness
Garmin amplia la propria gamma di dispositivi wearable con CIRQA Smart Band, una nuova smart band progettata per il monitoraggio della salute, del sonno e dell’attività fisica. Scopri caratteristiche, funzioni e tutte le novità del nuovo tracker dedicato al benessere quotidiano
Techpertutti.comGuglielmo Sbano


Anche il trasferimento dei contenuti è stato pensato per velocizzare il workflow: grazie al supporto USB 3.1, la fotocamera raggiunge velocità di trasferimento via cavo fino a 800 MB/s, riducendo sensibilmente i tempi necessari per esportare foto e video e passare rapidamente alla fase di montaggio. L'autonomia rappresenta un altro elemento importante: secondo i dati forniti da Dji, la ricarica rapida consente di passare dallo 0 all'80% in appena 18 minuti, permettendo di ottenere fino a tre ore di riprese. Con una ricarica completa, invece, l'autonomia dichiarata arriva fino a 210 minuti, offrendo maggiore libertà durante le sessioni di shooting.

Consigliato da Techpertutti

DJI Osmo Pocket 4 Combo Creator


Compatta, potente e pronta per i creator

  • 🏃Video in slow motion 4K/240fps
  • 📹 Messa a fuoco veloce e accurata

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il Partito Democratico della California dà il suo sostegno alla tassa sui miliardari


Il consiglio del partito ha approvato la Proposition 40 nonostante l'opposizione di Gavin Newsom. A novembre gli elettori decidono se imporre un prelievo del 5% ai circa 200 miliardari dello Stato.

Il Partito Democratico della California ha dato il suo appoggio alla tassa sui miliardari che gli elettori dello Stato voteranno a novembre. Domenica il consiglio esecutivo del partito, un organo di circa 380 membri riunito a San Diego, ha approvato la Proposition 40 superando la soglia del 60% dei voti necessaria a battere le obiezioni interne. La misura prevede un prelievo una tantum del 5% sul patrimonio dei circa 200 miliardari californiani.

In California le leggi possono essere proposte direttamente dai cittadini: chi raccoglie abbastanza firme porta il testo sulla scheda elettorale e sono gli elettori a decidere se approvarlo, senza passare dal parlamento locale. La Proposition 40 ha ottenuto il posto sulla scheda a giugno grazie alle firme raccolte dal sindacato SEIU-United Healthcare Workers West, che rappresenta i lavoratori della sanità. Nella stessa riunione il consiglio del partito ha votato anche contro due misure finanziate da miliardari che puntano a svuotare la Proposition 40.

La tassa si applica a chi era residente in California il 1° gennaio di quest'anno e a fine anno avrà un patrimonio netto di almeno un miliardo di dollari. Il calcolo comprende i beni posseduti in tutto il mondo ma esclude gli immobili detenuti direttamente. Il prelievo si paga in cinque rate annuali dell'1%. Il gettito atteso è di 100 miliardi di dollari tra il 2027 e il 2031 (circa 20 miliardi l'anno), destinati alla sanità, alla scuola pubblica e agli aiuti alimentari per le famiglie povere.

Il sindacato ha proposto la tassa per compensare i tagli decisi dal Congresso con la One Big Beautiful Bill Act, la legge di bilancio firmata dal presidente Donald Trump nel luglio del 2025. Secondo le stime della KFF, una fondazione americana che studia i sistemi sanitari, quei tagli aprono un buco di 19 miliardi di dollari l'anno nella spesa sanitaria della California e possono far perdere la copertura a 1,6 milioni di persone iscritte a Medi-Cal, il programma pubblico che assicura i cittadini a basso reddito.

"Questo appoggio mette fine all'idea che i democratici della California non siano uniti sulla tassa sui miliardari: lo sono", ha detto in un comunicato Dave Regan, presidente del sindacato. Regan ha citato un sondaggio interno secondo cui più dell'80% dei democratici registrati sostiene la misura.

Il governatore Gavin Newsom e Xavier Becerra, candidato democratico alla sua successione, si sono schierati pubblicamente contro la proposta. Newsom, considerato un possibile candidato alla presidenza nel 2028, dice che il prelievo spingerebbe i contribuenti più ricchi a lasciare lo Stato. Dopo che l'iniziativa ha ottenuto il posto sulla scheda, il governatore e i suoi alleati hanno provato a convincere il sindacato a ritirarla. A un certo punto il sindacato ha offerto di farlo in cambio dell'appoggio di Newsom a una patrimoniale più leggera.

Contro la tassa si sono schierati anche la California Teachers Association, il principale sindacato degli insegnanti, i vigili del fuoco della California Professional Firefighters e Planned Parenthood Affiliates of California. L'opposizione degli insegnanti nasce anche dal fatto che la patrimoniale ha complicato il tentativo di rendere permanente l'imposta sui redditi alti che finanzia le scuole, una misura che sarà anch'essa sulla scheda di novembre e che il partito ha deciso di sostenere.

Un sondaggio del Public Policy Institute of California, un centro di ricerca indipendente dello Stato, ha rilevato a maggio che il 54% degli elettori probabili e il 76% dei democratici avrebbe votato a favore della tassa.

Tra i sostenitori ci sono il senatore Bernie Sanders e il deputato californiano Ro Khanna, secondo cui i fondi per la sanità servono e i californiani più ricchi dovrebbero pagare di più.

Nei giorni prima del voto entrambi gli schieramenti hanno cercato di conquistare i membri del consiglio, riuniti in un albergo vicino all'aeroporto di San Diego. Il sindacato ha allestito una sala con cibo e bevande e un banchetto dove distribuiva magliette e cappellini a favore della tassa.

Il Wall Street Journal ha rivelato che gli oppositori hanno pagato circa 7.000 dollari di camere d'albergo, quote di iscrizione e spese di viaggio per alcuni membri con diritto di voto e per i loro delegati, attraverso la società di consulenza politica Hilltop Public Solutions. La campagna "No on Prop 40" è finanziata dalla California Medical Association, l'associazione dei medici dello Stato, e dalla California Primary Care Association Advocates. Marco Meneghin, dirigente di Hilltop, ha detto in un comunicato che la campagna ha dato "un'assistenza limitata per le spese di viaggio" a volontari e sostenitori che avevano chiesto aiuto, definendola una pratica comune nelle campagne elettorali.

La California ospita il 12% della popolazione americana ma il 27% della ricchezza dei miliardari degli Stati Uniti. Secondo la lista in tempo reale di Forbes i 213 miliardari californiani possedevano 2.182 miliardi di dollari al 1° gennaio 2026, su un totale di 8.189 miliardi in mano ai 938 miliardari americani. Il loro patrimonio è cresciuto del 30% nel 2025, del 41% nel 2024 e del 41% nel 2023, un aumento del 158% in tre anni.

Gli esperti che hanno scritto l'iniziativa, tra cui Emmanuel Saez dell'università di Berkeley e David Gamage dell'università del Missouri, hanno calcolato che un prelievo del 5% su quella cifra frutterebbe 109 miliardi di dollari, che scendono a circa 100 tenendo conto di un 10% di elusione ed evasione. Il 72% della ricchezza dei miliardari californiani è in azioni quotate in borsa, quindi facile da valutare. I contribuenti interessati sono poco più di duecento, un numero che rende possibile controllarli uno per uno.

I miliardari americani pagano in tasse una quota del proprio reddito economico più bassa della media: il 24% contro il 30% dell'insieme dei cittadini tra il 2018 e il 2020. Rispetto al patrimonio il carico è ancora più basso, l'1,3% l'anno nello stesso periodo, contro il 3,1% degli anni della presidenza di Ronald Reagan. Il fisco americano tassa i guadagni sugli investimenti solo quando le azioni vengono vendute. Chi possiede grandi pacchetti azionari può quindi mantenere un tenore di vita alto senza vendere nulla e senza pagare quasi niente di imposta sul reddito.

I circa 200 miliardari californiani versano oggi il 2,5% dell'imposta statale sui redditi, circa 3 miliardi di dollari l'anno, pari all'1% delle entrate complessive della California, che nel bilancio 2025-26 sfiorano i 300 miliardi. Anche se qualcuno lasciasse lo Stato la perdita sarebbe piccola rispetto ai 100 miliardi attesi dalla tassa. Chi era residente il 1° gennaio scorso dovrà comunque pagarla per intero: trasferirsi adesso non serve a evitarla.

La Proposition 40 non è una legge ordinaria ma una modifica della Costituzione californiana, che oggi vieta di tassare oltre lo 0,4% certi beni immateriali. Il testo mette il gettito in conti separati e vincolati alla sanità, alla scuola e agli aiuti alimentari, fuori dal bilancio generale dello Stato. Per le imprese non quotate la valutazione segue una formula già usata da decenni in Svizzera: il valore contabile dell'azienda più 7,5 volte gli utili medi degli ultimi tre anni.

Dopo il voto di domenica la campagna contraria ha definito la tassa "cattiva per il nostro bilancio, cattiva per la nostra economia e cattiva per il nostro futuro", chiedendo "soluzioni intelligenti e durature" al posto di quelli che ha chiamato schemi non collaudati.

Gli elettori californiani decideranno a novembre.

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

MOVA E50 Pro Ultra: il robot aspirapolvere che porta il lusso sotto i 500 euro


MOVA E50 Pro Ultra porta sotto i 500 euro tecnologie da fascia alta: aspirazione da 30.000 Pa, doppio mocio rotante e manutenzione automatica. Lo abbiamo provato per voi
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Aggiungi Techpertutti.com alle tue fonti preferite
Seguici e condividi:
Facebook Instagram X.com

L'evoluzione dei robot aspirapolvere e lavapavimenti non conosce sosta e Mova vuole consolidare il suo posizionamento tra i brand leader di settore. In tale quadro, sulla scia del successo ottenuto con l'E40 Ultra, il brand ha annunciato l'E50 Pro Ultra, dispositivo che offre un'esperienza d'uso ispirata ai modelli di punta, ad un prezzo più accessibile: si comincia con la tecnologia TurboScrub, che combina una potenza di aspirazione di 30.000 Pa, un doppio mocio rotante a 260 giri al minuto e una pressione verso il basso fino a 12 N; poi il sistema Triple Anti-Tangle Mechanism, che riduce significativamente il groviglio di peli e capelli, mentre il mocio estensibile MaxiReach pulisce a filo di battiscopa e gli angoli più difficili. Inoltre, grazie all'avanzata tecnologia di navigazione, il robot riconosce i tappeti e solleva in automatico i panni rotanti, per evitare che questi possano bagnare le fibre. La manutenzione, quasi completamente automatica, completa la ricca dotazione dell'E50 Pro Ultra. Il prezzo sul sito ufficiale è di 499 euro, ma tramite gli e-commerce si può risparmiare ancora qualcosa. La recensione che segue, nella quale vedremo insieme i punti di forza dell'E50 Pro Ultra e qualche punto debole, prova ad analizzare le prestazioni del dispositivo, per capire quanto valga la pena acquistarlo alla luce del prezzo proposto dall'azienda, di per sé molto competitivo.
Per muoversi, l'E50 Pro Ultra si affida alla navigazione laser che scansiona l'ambiente a 360 gradiPer muoversi, l'E50 Pro Ultra si affida alla navigazione laser che scansiona l'ambiente a 360 gradi

Il design e navigazione


Il design dell'E50 Pro Ultra sfoggia un look elegante ed è caratterizzato da linee pulite ed una laccatura della cover superiore che trasmette un’immediata sensazione di buona qualità dei materiali. La forma circolare ha un diametro di 35cm e l'altezza, nonostante la torretta che ospita il sensore non sia retrattile, si ferma a 9,7cm, uno spessore che consente al robot di accedere con facilità sotto i mobili e in quelle aree difficili da raggiungere con un mocio tradizionale. Davanti la torretta i pulsanti On/Off e Home, posizionati in linea, retroilluminati e ben protetti. Il coperchio è munito di uno snodo, e una volta aperto troviamo il contenitore della polvere, che ha una capacità di 300 ml. Sotto il coperchio si trovano anche l'indicatore Led del Wi-Fi e l'immancabile codice QR per avviare la configurazione con l'app ufficiale.


A sinistra: un dettaglio dei pulsanti Home, On/Off, e Pulisci sul posto. A destra: il sistema di navigazione posto frontalmente

Sulla pancia, in corrispondenza dei passaruota laterali, troviamo una coppia di robusti braccetti meccanici dotati di ruote, capaci di aprirsi e spingere verso il basso per sollevare il robot in diagonale. Oltre che efficace, ho trovato questo meccanismo particolarmente utile in corrispondenza delle soglie: sin dalla fase di mappatura iniziale, infatti, il robot ha rilevato le soglie ed ha imparato velocemente come superarle. Una caratteristica, questa appena descritta, che riveste un importante peso specifico per il dispositivo, laddove robot concorrenti rischiano di rompersi quando i movimenti ripetuti sulle soglie mancano della necessaria coordinazione. Il mop destro, come vedremo meglio nel prossimo paragrafo, è dotato di una slitta che ne consente la traslazione laterale sul piano orizzontale. Questo movimento, permette al mop di estendersi oltre la sagoma del robot.



A sinistra e al centro: particolare della vaschetta contenente la polvere da 300ml. A destra il tasto reset, il led del wi-fi e il Qr Code per l'associazione del robot con all'App

Nella parte anteriore alloggia un laser a linea singola per il rilevamento degli ostacoli. Per muoversi, l'E50 Pro Ultra si affida alla navigazione laser che scansiona l'ambiente a 360 gradi: questo si traduce in traiettorie pulite, una pulizia metodica e un robot che non si perde lungo il percorso, atteso che la copertura della rete domestica sia estesa a tutta l'area interessata. Quando questa condizione è soddisfatta, il robot copre bene le superfici e ritrova la propria base senza esitazioni. La navigazione nel complesso è sicura; tuttavia, l'assenza di una videocamera si fa sentire specie nel caso di piccoli oggetti o cavi. Un suggerimento, che vale anche per chi possiede modelli di alta gamma ed è dettato dall'esperienza, è quello di mantenere sempre un minimo di ordine prima di avviare un ciclo di pulizia, in particolare quando lasciamo che il robot pulisca mentre siamo fuori casa.



A sinistra: in evidenza i panni rotanti e le ruote laterali che consentono il sollevamento del robot per superare ostacoli. Al centro: un dettaglio del design anti-groviglio della spazzola centrale. A destra: la spazzola rotante a tre bracci che convoglia la polvere e i detriti verso il condotto di aspirazione

Potenza e pulizia: TurboScrub al centro di tutto


Il cuore del dispositivo è la tecnologia proprietaria TurboScrub. Grazie alla potenza di aspirazione fino a 30.000 Pa, il robot genera un potente flusso d'aria in grado di aspirare con facilità piccoli detriti di cibo, peli, capelli e la polvere più sottile annidata in profondità nei tappeti. A questo proposito, un importante punto a favore è la spazzola centrale, interamente in gomma e con uno specifico design che previene l'aggrovigliarsi di capelli e peli di animali domestici. Nella pratica, la potenza di aspirazione si percepisce immediatamente: sul pavimento duro, set della mia prova, il robot ha aspirato in modo deciso polveri sottili, briciole e piccoli detriti senza tralasciarne alcuno. Generalmente basta un solo ciclo per ritrovare un pavimento pulito, senza dover ripetere un secondo passaggio. Più in particolare, ho trovato la modalità Standard sufficiente per le normali attività di pulizia quotidiana, anche se consiglio di passare alla modalità Intensa quando si tratta di pulire una zona particolarmente sporca.



A sinistra: i due mop rotanti che il robot solleva in fase di aspirazione. Al centro: i due mop rotanti sono facilmente rimovibili. A desrra: il particolare meccasismo MaxiReach che consente al mop di raggiungere gli angoli e le zone inaccessibili al robot

Durante la fase di lavaggio invece, la medesima tecnologia si avvale di un doppio mocio rotante, capace di raggiungere 260 giri al minuto e di esercitare una pressione verso il basso fino a 12 N. Questa due funzioni combinate consentono di ottimizzare il lavaggio della superficie, elevando l'efficacia sulle macchie ostinate e lo sporco incrostato, limitando gli interventi manuali solo quando strettamente necessario. Con il livello dell'acqua impostato al massimo, adatto al tipo di piastrelle della mia superficie di prova, ho notato che l'E50 Pro Ultra è in grado di affrontare la maggior parte delle macchie secche, rimuovendole senza lasciare segni. Durante il test ho anche apprezzato come i mop rotanti non lascino "scie" del loro passaggio e più in generale, non ho notato residui di acqua lasciati durante la navigazione. Rimanendo in questa fase, Turboscrub è coadiuvato dalla tecnologia proprietaria MaxiReach, realizzata per affrontare uno dei principali limiti dei robot di questo tipo: la distanza tra il corpo della macchina e il bordo del pavimento. In situazioni come il perimetro di una stanza, i bordi dei mobili o le gambe delle sedie, il mop laterale può estendersi oltre la sagoma del dispositivo di 5cm circa, riducendo la fascia di pavimento o di superficie che normalmente rimane non lavata. Su tappeti e moquette sottili, l'E50 Pro Ultra interrompe il flusso d'acqua e i moci si sollevano di 10mm per proteggere le fibre tessili. La potenza di aspirazione aumenta automaticamente, con il risultato di una pulizia efficace del tessuto, soprattutto se eseguita frequentemente, senza strapazzarlo.



A sinistra: la parte frontale della stazione di ricarica. Al centro: i due cestelli dell'acqua pulita e sporca. A destra: un dettaglio della base di ricarica, con la sede dei panni per il lavaggio, i contatti per la ricarica e gli ugelli per l'acqua e la polvere

La manutenzione e l'autonomia


Grazie alla sua batteria da 5.200 mAh, l'E50 Pro Ultra è in grado di pulire, aspirare e lavare, senza difficoltà una superficie di circa 70 m², avendo ancora il 30% di batteria a disposizione. Elaborando questo dato, il robot potrebbe ipoteticamente arrivare a coprire, in un'unica sessione, fino a circa 100 m², un valore suscettibile di variazioni, dettate in primis dalle modalità di pulizia scelte e poi anche all'ingombro dei mobili. Tuttavia, se dovesse accadere che l'autonomia non è sufficiente a completare il lavoro, il robot torna automaticamente alla propria base recupera l'energia necessaria a terminare la zona rimanente, per poi riprendere esattamente da dove si era fermato.

Sul fronte della manutenzione, l'E50 Pro Ultra soddisfa praticamente tutti i requisiti: al termine del task assegnato la stazione si occupa del lavaggio dei moci con acqua calda a 100°C, seguito dall'asciugatura automatica con aria calda a 63℃., per prevenire la formazione di odori. In proposito, va segnalata la presenza, nel vano che accoglie il sacchetto polvere, di una vaschetta che consente di aggiungere del detergente (Mova consiglia di utilizzare il proprio!). In concreto, questo serve soprattutto a pulire meglio i panni: oltre a ciò, essi conservano poi una leggerissima pellicola detergente utile per il passaggio successivo sul pavimento.



A sinistra: il vano contenente il sacchetto che raccoglie la polvere aspirata da robot. Al centro: la vaschetta del detersivo utilizzato dalla stazione per lavare i panni. A destra: la maniglia per aprire il contenitore dell'acqua pulita.

La polvere aspirata, dal canto suo, viene trasferita automaticamente in un sacchetto da 3,2 litri, una capacità generosa che consente di utilizzare regolarmente il robot senza avere la sensazione di dover svuotare continuamente il bidone della spazzatura. La stazione base, compatta e all-in-one integra, inoltre, un serbatoio per l'acqua pulita da 5 L e uno per l'acqua sporca da 4,5 L, riducendo drasticamente gli interventi manuali.

App e setup iniziale


La configurazione del robot, tramite l'App MovaHome, va eseguita in presenza di una connessione WiFi a 2,4GHz. Dopo averlo collegato alla rete domestica e lasciato che la ricarica arrivi al 100% si procede con la mappatura rapida delle stanze. Il sensore Lidar svolge egregiamente il suo compito, sin dal primo passaggio il robot fa un'accurata scansione degli ambienti. La mappa che risulterà al termine di questa operazione sarà, tuttavia non definitiva. Ad ogni successivo passaggio, infatti, oltre a pulire il device migliorerà la conoscenza degli ambienti, rendendo la mappa gradualmente più accurata. L'interfaccia dell'App, sempre molto pulita e gradevole, consente diverse modifiche manuali tra le quali: rinominare le stanze, unirle o dividerle, creare zone vietate, definire i tappeti, impostare sequenze di pulizia e persino chiedere al robot di pulire solo stanze o aree specifiche. Tuttavia, una lacuna va sottolineata e riguarda proprio le mappe: in particolare, l'App non consente di condividere la mappa realizzata! In pratica, se compriamo un nuovo robot della medesima azienda e lo aggiungiamo all'app, siamo costretti a ripetere l'operazione di mappatura da zero.

Molto utile la possibilità di condividere l'App, in modo che più membri della famiglia possono controllare il robot in modo indipendente. All'inizio l'interfaccia sembra complessa, per la quantità di opzioni disponibili, ma dopo un giorno o due passati a esplorarla, tutto inizia ad avere senso e una volta presa la mano, le opzioni di pulizia personalizzabili sono numerose: puoi scegliere la pulizia per stanza, per zona o per l'intera casa/ufficio. Sono disponibili anche la modalità solo aspirazione, il lavaggio, l'aspirazione seguita dal lavaggio, la selezione dei livelli di aspirazione, la regolazione del flusso d'acqua, preferenze di pulizia specifiche per stanza e la programmazione di sessioni automatiche. Una funzione che gli appassionati di smart home apprezzeranno è la compatibilità con Alexa, Siri e Google Home.

Scheda tecnica

CaratteristicaDettaglio
Tecnologia di lavaggioTurboScrub
Potenza di aspirazione30.000 Pa
Rotazione moci260 giri/min
Pressione mociFino a 12 N
Lavaggio moci in stazioneAcqua calda a 100°C
Dosaggio detergenteAutomatico
Sistema anti-groviglioTriple Anti-Tangle (spazzola laterale, spazzola a V con lame CleanChop opzionali, ruote omnidirezionali)
Copertura bordi/angoliMocio estensibile MaxiReach
Gestione tappetiSollevamento automatico del panno
Sacchetto polvere (stazione)3,2 L
Serbatoio acqua pulita5 L
Serbatoio acqua sporca4,5 L
AppMOVAhome
Prezzo 499 € circa

Verdetto


Aspirazione potente, navigazione affidabile, manutenzione ampiamente automatizzata e un'applicazione sufficientemente ricca di funzioni: con l'E50 Pro Ultra, Mova firma un robot aspirapolvere che riassume piuttosto bene lo stato attuale del mercato. Quello di un settore ormai giunto a maturità, capace oggi di offrire funzionalità fino a poco tempo fa riservate a una ristretta élite di prodotti. Mentre i robot di fascia alta si concentrano ormai su bracci motorizzati intelligenti o sulla capacità di salire le scale, sta emergendo una nuova nicchia di prodotti: quella dei robot accessibili, in grado di rispondere con affidabilità alle esigenze quotidiane di pulizia, senza inseguire funzioni sofisticate ma poco utilizzate nella pratica di tutti i giorni. Naturalmente, per contenere il prezzo sono necessarie alcune concessioni: manca un pilotaggio intelligente basato sull'IA, manca la luce led e la camera per la visione remota, il modulo di aspirazione è composto da una sola spazzola e nella confezione mancano i liquidi e le spazzole di ricambio. Si tratta, comunque, di limiti tutt'altro che discriminatori, più assimilabili a raffinatezze da fascia premium che a mancanze rispetto alle aspettative generali di un consumatore medio. Tanto più, che non bisogna dimenticare come l'E50 Pro Ultra non sia un flagship, ma un prodotto pensato per offrire il meglio della tecnologia disponibile ad un prezzo molto invitante.

Consigliato da Techpertutti

MOVA E50 Pro Ultra Robot Aspirapolvere


Aspirazione da 30.000 Pa, doppio mocio rotante e manutenzione automatica

  • 🧹Tecnologia TurboScrub Pressione verso il basso di 12 N
  • 🔧 Manutenzione minima e tecnologia anti-groviglio

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La Foto del Mese


Con questa bella cattura Franco merita l'abbonamento a MP (mandaci l'indirizzo). E voi, cosa aspettate a inviarci le vostre catture? Spedite a info@mondopesca.it, potete essere fortunati e meritevoli.
Il caldo afoso porta anche qualche vantaggio: sono arrivate le big! La cattura è avvenuta a fine giugno, un’orata di ben 2,5 chili, pescata dalla spiaggia di Giorgino, a Cagliari. Che emozione! Un saluto a tutti i lettori di Mondo Pesca da Franco Acri.
Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Il giorno in cui Orson Welles arrivò a Cremolino


Nel 1947 il regista di “Quarto potere” risalì l’Alto Monferrato per chiedere a Ubaldo Arata, direttore della fotografia ovadese, di partecipare a un suo film

È l’estate del 1947. Un ragazzino sta giocando nella dispensa della casa di villeggiatura dei suoi, a Cremolino, la famiglia abita a Roma, ma sono originari di Ovada e hanno mantenuto una casa nel paese vicino. A un tratto il forte rumore di un’auto lo sorprende e lo spinge a uscire di casa.

È un suono insolito. In genere da lì, in quegli anni del dopoguerra, passano soltanto bici o motociclette: si tratta invece di una grossa macchina americana (una limousine, forse), che è arrivata a Cremolino arrancando sulla Priarona, la strada che congiunge Ovada al paesino del Monferrato. Si ferma davanti a casa sua. Del resto suo padre è un personaggio noto in paese e altri ragazzini hanno circondato l’auto.

Ne escono due tipi che cercano suo padre. Uno di questi, quando lo vede, si inginocchia letteralmente ai suoi piedi, dicendo: «Devi lavorare a questo film, altrimenti siamo rovinati».

This post is for subscribers only


Become a member to get access to all content
Subscribe now

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L'Italia si candida per le gigafactory AI, Astra risolve 10 problemi matematici, Apple lancia Apple Upgrade


I tuoi 5 minuti di aggiornamento quotidiano.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Ciao! Sono Amir e questo è Morning Tech: una realtà indipendente, senza investitori, supportata da voi e dalla pubblicità; una rassegna lenta e precisa, nel settore più veloce mai esistito.

Buon martedì,
oggi parleremo della candidatura dell'Italia al bando europeo per le gigafactory AI. Poi vedremo Astra di OpenAI che ha risolto 10 problemi matematici rimasti aperti da dieci anni; scopriremo il nuovo Apple Upgrade, e tanto altro ancora. Buona lettura!

Sei nella versione Free
Significa che non vedi il podcast, i commenti dell'autore, non hai accesso all'app, agli editoriali in anteprima e visualizzi la pubblicità.

Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

Podcast quotidiano


Con il commento di Amir Ati.

audio-thumbnail


Intro + Prima notizia - Ep. 377 - Martedì 4 agosto
0:00
/249.617324

Il podcast
Notizie spiegate a voce, no AI. Ogni giorno.
Durata media: 10 minuti.

Passa a Plus

Notizie dal mondo


Le news di oggi, selezionate a mano.

L'Italia si candida al bando europeo per le gigafactory AI


Business
EuroHPC ha aperto il 30 luglio il bando per costruire fino a sette gigafactory dedicate all'intelligenza artificiale in Europa. Il programma stanzia 10 miliardi di euro di fondi pubblici europei e nazionali e dovrebbe attivare oltre 20 miliardi di capitali privati. Le strutture medie devono partire da 25.000 acceleratori equivalenti a Nvidia H100 e le strutture grandi da almeno 40.000. Il contributo UE arriva a 500 milioni per una struttura media (da raddoppiare con risorse nazionali) e l'impianto deve essere operativo entro 18 mesi dal contratto. L'Italia si candida con Leonardo, Eni e la Fondazione AI4I, ma sito, investimento complessivo e quota pubblica non sono ancora noti. Le offerte vanno presentate entro il 12 novembre e la selezione è attesa a inizio 2027. Francia e Spagna hanno già reso pubblici capitali e siti dei loro progetti.
~
Fonte: Agenda Digitale

Leggi tutto

Astra di OpenAI risolve 10 problemi matematici aperti


Intelligenza Artificiale
Astra
è il prossimo modello di OpenAI non ancora disponibile al pubblico. I 10 problemi che ha risolto riguardano matematica e informatica teorica ed erano irrisolti da almeno dieci anni. Il risultato principale è la prima costruzione esplicita di un tipo di struttura algebrica di cui finora nessuno era riuscito a esibire un esempio; la questione era aperta da decenni. Il costo di calcolo stimato per generare le soluzioni è stato di 2.000 dollari. OpenAI ha pubblicato su GitHub un manoscritto di 249 pagine e le dimostrazioni in un formato che un software può controllare passo per passo in automatico; tutte e dieci risultano correttamente verificate.
~
Fonte: Quartz
Alternativa in italiano: non pervenuta

Leggi tutto

SPONSORED

CTA Image

Il prezzo è un'offerta lancio per i soli spot prenotati fino al 7 di agosto.

Scopri di più

Apple lancia Apple Upgrade


Big tech
Apple Upgrade è un nuovo programma di leasing mensile per iPhone, Apple Watch, iPad e Mac. Klarna gestisce il finanziamento e Apple cura l'esperienza cliente. Un progetto interno simile era partito circa cinque anni fa ed è stato chiuso nel 2024 per difficoltà di implementazione e timori sulle autorità di vigilanza. I contratti durano 12 o 24 mesi per iPhone e Apple Watch e 24 o 36 mesi per iPad e Mac; alla scadenza il cliente può passare a un modello nuovo, restituire il dispositivo o pagare il saldo per tenerlo. Ad esempio, un iPhone da 1.199 dollari costa 34,99 dollari al mese e prevede un nuovo modello ogni anno.
~
Fonte: Bloomberg
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Google ha presentato il Pixel 11 Pro Fold in un teaser ufficiale


Tecnologia
Google ha pubblicato un teaser video di 15 secondi del Pixel 11 Pro Fold (il pieghevole), dopo quello del Pixel 11 Pro della settimana scorsa. Il video mostra il ritaglio a forma di pillola per le lenti che sporge dalla Camera Bar. Dal video si ha una conferma del Pixel Glow, il nuovo indicatore LED luminoso che sarà posizionato intorno al modulo delle fotocamere. La homepage del Google Store ha un conto alla rovescia per il 12 agosto alle 16:00 italiane. L'evento Made by Google 2026 e la diretta iniziano otto ore dopo, quindi i preordini apriranno in anticipo.
~
Fonte: 9to5Google
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

Samsung vieta le app smart TV che condividono la connessione con estranei


Cybersecurity
Samsung rimuoverà le app per smart TV che trasformano la connessione internet di casa in un punto di passaggio per aziende esterne. Queste aziende possono usare la TV per visitare siti come LinkedIn e raccogliere automaticamente grandi quantità di informazioni, facendo sembrare ogni richiesta proveniente da una normale abitazione. Il televisore non apre LinkedIn sullo schermo: lavora in background e presta la connessione dell’utente. Tra le app coinvolte c’era anche un gioco di Pac-Man promosso da Samsung. I ricercatori avvertono che lo stesso sistema potrebbe essere modificato da remoto e usato per attività malevole.
~
Fonte: TechCrunch
Alternativa in italiano: [solo per supporter]

Leggi tutto

CTA Image

C'è chi la mattina apre Instagram, TikTok o Facebook; c'è invece chi inizia la giornata con la giusta frequenza intellettuale. Passa all'esperienza completa per meno due caffè al mese.

Da 3,99€ al mese

Letture interessanti


In lingua inglese.

Larry Ellison scommette tutto sul boom AI, sarà lui il volto della bolla AI?


nytimes.com (eng)

Gli invitati al matrimonio stavano arrivando, proprio mentre il suo fondo da 45 miliardi di dollari crollava


wsj.com (eng)

Il piano del Montana per diventare un hub della medicina sperimentale fa un passo avanti


technologyreview.com (eng)

Un fondatore tech voleva creare un nuovo paese. Un paese vero si è messo di mezzo


wsj.com (eng)

Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

Notizie veloci


In lingua inglese.

Wispr Flow si prepara a lanciare un notetaker per riunioni, suggeriscono i nuovi termini di servizio


techcrunch.com (eng)

Google Health ora condivide gli allenamenti Fitbit con Apple Salute


appleinsider.com (eng)

Google Chrome potrebbe presto bloccare di default le estensioni che dirottano la pagina Nuova scheda


bleepingcomputer.com (eng)

Tool del giorno

Capptivo


Capptivo è un'alternativa open-source e gratuita per creare screen recording curati in pochi secondi. L'interfaccia è pulita e il risultato è davvero notevole.

Link: capptivo.com

Unisciti


I tuoi 5 minuti di notizie tech ogni giorno

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

No spam. Cancellati quando vuoi.

SPONSOR VELOCe

CTA Image

Questo è un esempio di sponsor veloce: max 300 caratteri per raccontare la tua magnifica realtà.

A partire da 40€

Vuoi apparire tra gli sponsor in fondo? I prezzi partono da 40€, dai un'occhiata!

Ringraziamo i nostri mecenati: Dario Di Lascio, Pietro Bodecchi e Simone Falcini.

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Google ha presentato il Pixel 11 Pro Fold in un teaser ufficiale


Il pieghevole di Google. Preordini dal 12 agosto.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Google ha pubblicato un teaser video di 15 secondi del Pixel 11 Pro Fold (il pieghevole), dopo quello del Pixel 11 Pro della settimana scorsa. Il video mostra il ritaglio a forma di pillola per le lenti che sporge dalla Camera Bar. Dal video si ha una conferma del Pixel Glow, il nuovo indicatore LED luminoso che sarà posizionato intorno al modulo delle fotocamere. La homepage del Google Store ha un conto alla rovescia per il 12 agosto alle 16:00 italiane. L'evento Made by Google 2026 e la diretta iniziano otto ore dopo, quindi i preordini apriranno in anticipo.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Google teases Pixel 11 Pro Fold, early pre-order time on August 12
Following the Pixel 11 Pro last week, Google is now officially teasing the Pixel 11 Pro Fold. Meanwhile, pre-orders look...
9to5GoogleAbner Li


Alternativa in italiano:

Google rilascia il primo teaser dei Pixel 11 e conferma l'arrivo del Pixel Glow
Google ha rilasciato un primo teaser ufficiale dei nuovi Pixel 11 che conferma la presenza del nuovo Pixel Glow. Il debutto degli smartphone è fissato per il prossimo 12 agosto
Hardware Upgrade

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Samsung vieta le app smart TV che condividono la connessione con estranei


Milioni di televisori a rischio dirottamento del traffico.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Samsung rimuoverà le app per smart TV che trasformano la connessione internet di casa in un punto di passaggio per aziende esterne. Queste aziende possono usare la TV per visitare siti come LinkedIn e raccogliere automaticamente grandi quantità di informazioni, facendo sembrare ogni richiesta proveniente da una normale abitazione. Il televisore non apre LinkedIn sullo schermo: lavora in background e presta la connessione dell’utente. Tra le app coinvolte c’era anche un gioco di Pac-Man promosso da Samsung. I ricercatori avvertono che lo stesso sistema potrebbe essere modificato da remoto e usato per attività malevole.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Samsung bans smart TV apps that share users' internet connections with strangers | TechCrunch
New security research offers a rare view inside residential proxy networks, which rely on apps that share a person's internet connection with someone else.
TechCrunchZack Whittaker


Alternativa in italiano:

Smart TV: Samsung rimuove app che condividono la connessione
Samsung rimuoverà dallo store app e giochi contenenti SDK che trasformano le smart TV in proxy residenziali (usati durante gli attacchi informatici).
Punto Informatico

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

L'Italia si candida al bando europeo per le gigafactory AI


In campo Leonardo, Eni e la Fondazione AI4I.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


EuroHPC ha aperto il 30 luglio il bando per costruire fino a sette gigafactory dedicate all'intelligenza artificiale in Europa. Il programma stanzia 10 miliardi di euro di fondi pubblici europei e nazionali e dovrebbe attivare oltre 20 miliardi di capitali privati. Le strutture medie devono partire da 25.000 acceleratori equivalenti a Nvidia H100 e le strutture grandi da almeno 40.000. Il contributo UE arriva a 500 milioni per una struttura media (da raddoppiare con risorse nazionali) e l'impianto deve essere operativo entro 18 mesi dal contratto. L'Italia si candida con Leonardo, Eni e la Fondazione AI4I, ma sito, investimento complessivo e quota pubblica non sono ancora noti. Le offerte vanno presentate entro il 12 novembre e la selezione è attesa a inizio 2027. Francia e Spagna hanno già reso pubblici capitali e siti dei loro progetti.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Gigafactory AI in Italia, la sfida industriale del bando UE - Agenda Digitale
Il bando europeo uscito il 30 luglio apre la corsa a sette gigafactory AI con 10 miliardi pubblici e oltre 20 miliardi privati attesi. L’Italia schiera competenze industriali e supercalcolo, ma deve garantire in tempi stretti energia, autorizzazioni, sicurezza, capitali, fornitori e clienti pluriennali
Agenda Digitale


Alternativa in italiano: non pervenuta

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Apple lancia Apple Upgrade


Il tutto gestito da Klarna.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Apple Upgrade è un nuovo programma di leasing mensile per iPhone, Apple Watch, iPad e Mac. Klarna gestisce il finanziamento e Apple cura l'esperienza cliente. Un progetto interno simile era partito circa cinque anni fa ed è stato chiuso nel 2024 per difficoltà di implementazione e timori sulle autorità di vigilanza. I contratti durano 12 o 24 mesi per iPhone e Apple Watch e 24 o 36 mesi per iPad e Mac; alla scadenza il cliente può passare a un modello nuovo, restituire il dispositivo o pagare il saldo per tenerlo. Ad esempio, un iPhone da 1.199 dollari costa 34,99 dollari al mese e prevede un nuovo modello ogni anno.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

Apple Is Reinventing Itself as the World’s Biggest Subscription Provider
Also: MacBook Air runs into major shortages.
Bloomberg


Alternativa in italiano:

Klarna alimenterà Upgrade, un nuovo programma di leasing per hardware offerto da Apple - Business Wire - Ansa.it
(ANSA)
Agenzia ANSA

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Astra di OpenAI risolve 10 problemi matematici aperti


Le dimostrazioni sono state pubblicate su GitHub.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In breve:


Astra è il prossimo modello di OpenAI non ancora disponibile al pubblico. I 10 problemi che ha risolto riguardano matematica e informatica teorica ed erano irrisolti da almeno dieci anni. Il risultato principale è la prima costruzione esplicita di un tipo di struttura algebrica di cui finora nessuno era riuscito a esibire un esempio; la questione era aperta da decenni. Il costo di calcolo stimato per generare le soluzioni è stato di 2.000 dollari. OpenAI ha pubblicato su GitHub un manoscritto di 249 pagine e le dimostrazioni in un formato che un software può controllare passo per passo in automatico; tutte e dieci risultano correttamente verificate.

Questo testo è un riassunto del seguente articolo (eng):

OpenAI Astra model solves 10 open math problems for $2,000
The company published machine-checkable Lean 4 proofs on GitHub for all 10 results, including the first explicit construction of a non-sofic group
Quartz


Alternativa in italiano: non pervenuta

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Una bomba americana da una tonnellata su una casa a Qeshm: tre morti


Il New York Times ha ricostruito con video, foto e immagini satellitari il raid su un quartiere residenziale dell'isola nello Stretto di Hormuz. Il Central Command dice di stare verificando le notizie sulle vittime civili.

Una bomba americana da 2.000 libbre, pari a quasi una tonnellata, ha colpito nella notte di giovedì una casa sull'isola iraniana di Qeshm, uccidendo un uomo, sua moglie e il figlio di due anni. Lo hanno stabilito il New York Times e alcuni esperti di armamenti attraverso l'analisi di video, fotografie e immagini satellitari. Gli altri due figli della coppia sono stati estratti vivi dalle macerie, secondo quanto riferito dalle autorità iraniane.

L'attacco ha colpito il quartiere di Chah-Tangu, a Qeshm City, una zona densamente abitata dell'isola nello Stretto di Hormuz, dove le case sorgono a poca distanza l'una dall'altra. Il raid faceva parte dell'ondata di bombardamenti che Washington ha dichiarato di aver lanciato in risposta ai missili iraniani contro una base utilizzata dalle forze americane in Giordania. Qeshm era già stata colpita una volta a marzo, quando Teheran accusò gli Stati Uniti di aver bombardato un impianto di desalinizzazione, lasciando senz'acqua trenta villaggi. Washington e Israele negarono ogni responsabilità.

Il quotidiano newyorkese non ha trovato tracce di obiettivi militari nei pressi dell'abitazione né notizie di militari rimasti uccisi, che le autorità iraniane sono solite rendere pubbliche. Il Central Command, che giovedì mattina aveva annunciato di aver colpito obiettivi nel sud dell'Iran, non ha risposto alle domande sul bersaglio, sulla munizione impiegata e sulle precauzioni adottate per proteggere i civili. "Siamo a conoscenza delle segnalazioni e le stiamo verificando", ha dichiarato il capitano Tim Hawkins, portavoce del comando. "L'esercito americano non prende mai di mira i civili".

Iran · Il costo civile dei raid

Una bomba da quasi una tonnellata sulla casa dove dormiva una famiglia

Nella notte di giovedì un ordigno americano Mark-84 ha colpito un’abitazione nel quartiere di Chah-Tangu, a Qeshm City, dove le case sorgono a poca distanza l’una dall’altra. Il New York Times non ha trovato tracce di obiettivi militari nelle vicinanze. Sono morti un uomo, sua moglie e il figlio di due anni.

Grafica di FocusAmerica Agosto 2026

1 · L’ordigno

La Mark-84 è la più grande bomba convenzionale della serie in dotazione alle forze armate americane


Le dimensioni del cratere e i frammenti recuperati sul posto indicano l’impiego di una Mark-84. Le fotografie diffuse dai media iraniani sembrano mostrare i componenti di un kit JDAM, il dispositivo che trasforma un ordigno non guidato in una bomba a guida satellitare.

L’ordigno e ciò che ha colpito, nella stessa scala

907 kg
Peso nominale della Mark-84
2.000 libbre

circa 3 m 1,70 m 3,9 m
Le tre sagome sono in scala tra loro. L’ordigno è più alto della casa che ha colpito: le abitazioni del quartiere hanno un solo piano. In rosso, il kit di guida JDAM.

Carica esplosiva, per classe di munizione

L’arsenale americano comprende munizioni guidate molto più piccole, progettate proprio per colpire in aree urbane riducendo i danni intorno all’obiettivo. A Chah-Tangu è stata impiegata la più grande della serie Mark-80: venticinque volte l’esplosivo di una Small Diameter Bomb.

2 · Il raggio

L’ordigno è caduto dove le case sorgono a pochi metri l’una dall’altra


Munizioni di questa potenza vengono normalmente impiegate contro edifici, scali ferroviari e linee di comunicazione. A Chah-Tangu, i filmati girati sul posto mostrano detriti e veicoli danneggiati a oltre sessanta metri dal punto dell’esplosione.

120 m 60 m Cratere9 m 50 m

L’anello esterno racchiude circa 45.000 metri quadrati: poco più di sei campi da calcio, in un quartiere residenziale.

Come si è risaliti alla Mark-84

  • Cratere di almeno 9 metri
  • Frammenti di un kit JDAM
  • Ora e luogo coincidenti con i raid


3 · Il bilancio

Tre morti in una sola casa, venti famiglie senza tetto

4 · La sequenza

Non è il primo episodio con vittime civili dall’inizio delle operazioni


Tocca una tappa per aprirla.


«La forza attaccante deve prendere tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo i danni ai civili, anche nella scelta delle munizioni.»
Tom Dannenbaum — docente di diritto internazionale, Fletcher School, Tufts University

Il bilancio: tre morti nella stessa famiglia — Zahra Jafari, il marito Qeysar e il figlio Sina, di due anni — due bambini estratti vivi dalle macerie e circa venti famiglie rimaste senza casa. Non è il primo episodio con vittime civili: a marzo erano stati colpiti un impianto di desalinizzazione a Qeshm, che lasciò trenta villaggi senz’acqua, e una scuola elementare femminile a Minab, dove secondo le ricostruzioni morirono almeno 168 persone.

Fonte New York Times, su analisi di video, fotografie e immagini satellitari; Armament Research Services; autorità provinciali di Hormozgan via Fars News e Mehr News. Caratteristiche tecniche delle munizioni: Federation of American Scientists, Janes e U.S. Air Force. Elaborazione di agosto 2026.

Le analisi convergono su una bomba Mark-84


Le dimensioni del cratere, largo almeno nove metri, e i frammenti recuperati sul posto indicano che sarebbe stata utilizzata una Mark-84, una delle bombe convenzionali più potenti in dotazione alle Forze Armate statunitensi. Anche il luogo e l'ora dell'attacco coincidono con quelli delle operazioni militari americane. Secondo le autorità iraniane, circa venti famiglie sono rimaste senza casa; i filmati girati sul posto mostrano detriti e veicoli danneggiati a più di sessanta metri dal punto dell'esplosione. Nella stessa ondata di bombardamenti, altri ordigni hanno distrutto due magazzini fuori città.

Trevor Ball, ex artificiere dell'esercito americano e analista di Armament Research Services, ha spiegato al New York Times che "il grande cratere e i danni alle strutture sono compatibili con una bomba Mark-84 da 2.000 libbre, che può essere equipaggiata con kit di guida JDAM". Questi dispositivi trasformano un ordigno non guidato in una bomba a guida satellitare. Le fotografie diffuse dai media iraniani sembrano mostrare componenti di un kit JDAM, anche se il quotidiano non ha potuto verificare dove siano stati raccolti i frammenti.

Alla stessa conclusione è giunto Frederic Gras, consulente francese esperto di munizioni. Secondo Gras, le dimensioni del cratere sono compatibili con una Mark-84 sganciata da un aereo: l'ordigno sarebbe penetrato nel terreno prima di esplodere e il suolo sabbioso avrebbe assorbito parte dell'onda d'urto, indirizzandola verso il basso e limitando così l'estensione dei danni. Gras ha inoltre identificato uno dei frammenti metallici fotografati sul posto come la sezione di coda di un kit JDAM.

La tutela dei civili e i dubbi sulla proporzionalità


Munizioni di questa potenza vengono normalmente impiegate contro "edifici, scali ferroviari e linee di comunicazione", secondo l'ufficio dell'esercito americano che gestisce gli ordigni destinati al Pentagono, e nelle aree abitate possono provocare conseguenze devastanti per i civili. Il diritto internazionale umanitario impone alle forze impegnate in un conflitto di valutare il danno prevedibile per la popolazione in rapporto al vantaggio militare atteso.

"La forza attaccante deve prendere tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo i danni ai civili, anche nella scelta delle munizioni, negli orari dell'attacco e, quando le circostanze lo permettono, diffondendo avvisi preventivi efficaci", ha spiegato al quotidiano Tom Dannenbaum, professore associato di diritto internazionale alla Fletcher School della Tufts University. La scelta di una bomba da quasi una tonnellata in un quartiere densamente popolato, ha aggiunto, è "molto difficile da conciliare" con questo obbligo.

Ahmad Nafisi, vicegovernatore della provincia di Hormozgan, citato dall'agenzia semiufficiale Fars News, ha identificato le vittime come Zahra Jafari, il marito Qeysar Jafari, tassista, e il figlio Sina. In un servizio dell'agenzia Mehr News si vede un orologio appeso alla parete di una delle abitazioni distrutte, fermo poco prima delle 3:40, ora locale: pochi minuti dopo l'inizio dei raid annunciato dal Central Command. Gli altri due bambini, Mohammad Reza e Mehdi, sono ricoverati in condizioni stabili.

A marzo, 121 deputati democratici guidati da Yassamin Ansari, Sara Jacobs e Jason Crow avevano già sollecitato l'Amministrazione Trump a rendere pubblici i risultati delle indagini sulle vittime civili. La richiesta riguardava in particolare il bombardamento della scuola elementare femminile di Minab, dove, secondo le ricostruzioni, almeno 168 persone furono uccise nel primo giorno delle operazioni militari americane.


Gli Stati Uniti sono tornati a bombardare l'Iran dopo l'attacco alle basi americane in Giordania


Gli Stati Uniti sono tornati a bombardare l'Iran nella notte tra mercoledì e giovedì. Il Comando centrale americano (CENTCOM), che dirige le operazioni militari in Medio Oriente, ha parlato di una "pesante ondata" di attacchi contro decine di obiettivi e l'ha definita una "risposta potente" all'attacco missilistico tentato dall'Iran contro le basi americane in Giordania. I raid sono iniziati alle 20 di mercoledì, ora di Washington (le 2 di giovedì in Italia) e si sono conclusi quando in Iran erano circa le 5:30 del mattino. Secondo un funzionario americano l'operazione, pur più ampia delle precedenti, non ha segnato un ritorno alle operazioni di combattimento su larga scala.

I bombardamenti hanno colpito centri di comando militari, impianti per missili e droni, siti di sorveglianza e difesa costiera e mezzi navali. Secondo i media di stato iraniani gli attacchi hanno interessato le province meridionali di Hormozgan e Khuzestan, il cuore delle riserve e delle raffinerie di petrolio del paese, con esplosioni ad Abadan, Bushehr e sulle isole di Qeshm e Kish. La televisione di stato ha riferito che uno degli attacchi ha centrato una casa sull'isola di Qeshm, dove i soccorritori cercano due persone rimaste intrappolate sotto le macerie.

La rappresaglia era attesa da quando, nella notte tra martedì e mercoledì, l'Iran aveva lanciato a sorpresa cinque missili balistici contro le basi in Giordania usate dalle truppe americane, il primo attacco diretto dopo giorni di calma relativa. Tutti i colpi sono stati intercettati dai sistemi di difesa antiaerea Patriot. Mercoledì il presidente Donald Trump aveva promesso una reazione dura: "Li colpiremo molto duramente, perché è il nostro turno di colpirli", ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale. In mattinata aveva dichiarato a Fox News che gli iraniani "prenderanno una batosta". A bombardamenti conclusi, l'esercito giordano ha fatto sapere di avere abbattuto giovedì mattina altri cinque colpi lanciati dall'Iran, senza vittime.

L'attacco iraniano ha fatto saltare la tregua di fatto in vigore da venerdì, quando le due parti avevano sospeso i raid per dare spazio ai negoziati mediati dall'Oman su un meccanismo per il passaggio delle navi nello stretto di Hormuz, da cui transita normalmente circa un quinto del petrolio mondiale. I colloqui sono falliti martedì, quando l'Iran ha respinto la proposta di una gestione condivisa dello stretto per rivendicarne un controllo maggiore. Poche ore dopo la fine delle discussioni sono partiti i missili verso la Giordania.

La guerra, iniziata il 28 febbraio con gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele in cui è stato ucciso l'ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell'Iran per quasi 37 anni, è entrata nel sesto mese. Al vertice del regime è salito il figlio Mojtaba, considerato più intransigente del padre e, secondo le valutazioni dell'intelligence americana, più propenso a dotarsi di un'arma nucleare. Ad aprile Washington e Teheran avevano concordato un cessate il fuoco temporaneo e a giugno il presidente aveva firmato a Versailles un memorandum d'intesa, un primo accordo per porre fine alle ostilità che secondo la Casa Bianca l'Iran ha poi violato. All'inizio di luglio il presidente aveva dichiarato conclusa la tregua promettendo un "attacco massiccio".

Nella stessa notte dell'attacco alla Giordania l'Arabia Saudita è entrata direttamente in guerra: i suoi caccia hanno bombardato insieme a quelli americani le milizie filo-iraniane in Iraq, la prima partecipazione ai combattimenti riconosciuta pubblicamente da Riad. L'operazione è stata la risposta a più di 30 attacchi con droni lanciati in tre giorni contro le forze americane e le infrastrutture petrolifere saudite, condotti secondo Washington sotto la direzione dei Guardiani della rivoluzione, il principale corpo militare del regime iraniano. Le Forze di mobilitazione popolare, l'organizzazione che riunisce le milizie sciite irachene formalmente integrate nelle forze di sicurezza di Baghdad, hanno detto che almeno 20 dei loro combattenti sono stati uccisi; secondo un funzionario americano tra le vittime ci sono circa 20 consiglieri militari iraniani. Il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi ha definito i raid "un'aggressione inaccettabile" e ha annullato un incontro previsto con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, mentre le milizie hanno promesso una risposta "inevitabile".

Per la prima volta è stato colpito anche l'Egitto: secondo le società di sicurezza marittima un drone ha centrato la Energos Winter, una nave americana per lo stoccaggio di gas naturale liquefatto ormeggiata nel porto mediterraneo di Damietta, provocando un incendio che si è esteso a una seconda nave senza causare feriti. Nel Mar Rosso i ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, dal 20 luglio impongono un blocco alle navi legate all'Arabia Saudita e hanno rivendicato un nuovo attacco a una petroliera saudita.

Il petrolio è tornato a salire: il Brent, il riferimento globale, è aumentato di quasi l'8 per cento sfiorando i 91 dollari al barile, dopo avere superato quota 100 meno di una settimana fa e avere poi ripiegato durante la pausa dei combattimenti. Dall'inizio della guerra il greggio è salito di oltre il 20 per cento, il traffico nello stretto di Hormuz resta sotto un decimo dei livelli precedenti al conflitto e la benzina negli Stati Uniti costa in media 4,09 dollari al gallone (circa 3,8 litri), il 37 per cento in più rispetto a fine febbraio.

"Dopo tutto questo tempo, non c'è unità": così un funzionario americano ha descritto alla NBC News le discussioni dentro l'amministrazione sulla strategia da seguire. Secondo l'emittente il presidente, descritto come "esasperato" da un alleato che ne ha parlato con lui nelle ultime settimane, la settimana scorsa ha perso la calma durante una riunione con alcuni dei suoi principali responsabili della sicurezza nazionale, arrivando a urlare parolacce; la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha smentito la ricostruzione. L'amministrazione non concorda nemmeno sull'obiettivo della guerra, cioè se sia impedire all'Iran di ottenere un'arma nucleare, tenere aperto lo stretto di Hormuz o eliminare il programma iraniano di missili e droni. Questa incertezza ha reso molto difficile pianificare una via d'uscita. "Abbiamo avuto una serie di vittorie tattiche, ma stiamo affrontando una sconfitta strategica senza una chiara linea politica o una decisione su dove tutto questo stia andando", ha detto il funzionario.

Dentro il gabinetto il capo del Pentagono Pete Hegseth resta il più convinto sostenitore dell'uso della forza per costringere Teheran a trattare, mentre il vicepresidente JD Vance ha spinto in privato per la via diplomatica e il generale Dan Caine, capo dello Stato maggiore congiunto, ha avvertito che una ripresa dei combattimenti su larga scala ridurrebbe pericolosamente le scorte americane di missili intercettori. Questa settimana al presidente dovrebbero essere presentate opzioni militari ampliate, che comprendono attacchi ai gruppi armati alleati dell'Iran nella regione. Venerdì è in programma una riunione di gabinetto a Camp David.

Martedì il presidente aveva ricevuto alla Casa Bianca il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, nel loro primo incontro di persona dall'inizio della guerra. Secondo quanto riferito ad Axios da un alto funzionario israeliano, i due hanno esaminato per 90 minuti tre opzioni: un accordo negoziato con Teheran, su cui Netanyahu si è detto scettico; la prosecuzione del blocco navale accompagnata da una maggiore pressione economica; la ripresa e l'intensificazione dei bombardamenti. Netanyahu non ha indicato una preferenza e ha detto al presidente che la decisione spetta a lui. Il presidente ha espresso preoccupazione per l'impatto della guerra sui mercati dell'energia e sull'economia globale, mentre il funzionario israeliano ha descritto un'economia iraniana in grave difficoltà, con carenza di carburante, code ai distributori e piccole proteste che preoccupano il regime. Su Mojtaba Khamenei il funzionario ha detto: "È vivo, ma nessuno può testimoniare di averlo davvero visto".

I sondaggi più recenti di CNN e dell'università Quinnipiac registrano quote record di americani contrari alla guerra o critici verso la gestione del presidente. Molti repubblicani temono che il rincaro della benzina costi caro al partito alle elezioni di metà mandato di novembre, in cui si rinnovano la Camera e un terzo del Senato. Dal 28 febbraio sono stati uccisi 18 militari americani e più di 600 sono rimasti feriti. Il presidente insiste che i negoziati con Teheran proseguono, mentre il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha detto questa settimana che non ci sono "negoziati con la parte americana".


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Perché questa volta i Dem possono davvero vincere in Texas


James Talarico è avanti di due punti nella media dei sondaggi su Ken Paxton, un repubblicano pieno di scandali. Nel 2018 Beto O'Rourke non fu mai in vantaggio e perse di meno di tre punti

A tre mesi dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre il democratico James Talarico è avanti nella corsa per il seggio del Texas al Senato. La media dei sondaggi elaborata da Focus America lo dà al 47,1 per cento contro il 44,9 del repubblicano Ken Paxton.

Il Texas non affida a un democratico una carica statale dal 1994 e un seggio al Senato dal 1988. Nel 2018 Beto O'Rourke, allora deputato di El Paso, arrivò vicino all'impresa e perse contro il senatore repubblicano Ted Cruz 50,9 a 48,3, il miglior risultato democratico in Texas da trent'anni. Nei sondaggi però O'Rourke non fu mai davanti. Appena due delle 42 rilevazioni raccolte nella nostra media lo davano in vantaggio (altre tre erano pareggi) e a 96 giorni dal voto Cruz era avanti di 4,5 punti. Alla stessa distanza dal traguardo Talarico è avanti di 2,2 punti. Nella media è in testa ininterrottamente dal 10 gennaio ed è davanti in 10 delle 21 rilevazioni pubblicate finora, con altri cinque pareggi.

La media finale del 2018 assegnava a Cruz il 50,1 per cento e a O'Rourke il 44,8, ma alle urne il democratico prese 3,5 punti in più delle stime e si fermò a 200 mila voti dal seggio su 8,4 milioni di schede. Va comunque ricordato che in Texas i sondaggi hanno sbagliato in entrambe le direzioni: nel 2024 le medie davano Donald Trump avanti di 7,5 punti nello stato e vinse di 13,7.

Il seggio in palio è quello di John Cornyn, senatore da quattro mandati eliminato nelle primarie dal suo stesso partito. Le elezioni di metà mandato rinnovano l'intera Camera e un terzo del Senato, dove ogni stato elegge due senatori e i repubblicani controllano 53 seggi su 100. Ai democratici ne servono quattro in più per riprendere la maggioranza. Gli obiettivi più realistici sono la North Carolina, dove l'ex governatore democratico Roy Cooper è avanti di 9 punti, e il Maine. Poi servono almeno altri due colpi tra Ohio, Iowa, Alaska e appunto Texas.

Sondaggi · Texas

Talarico è avanti in Texas, O’Rourke non lo fu mai

Quota di ciascun candidato nella media giornaliera dei sondaggi, con i due cicli allineati alla distanza dal voto: nel 2018 Cruz restò davanti a O’Rourke dal primo all’ultimo giorno e vinse di 2,6 punti, nel 2026 Talarico ha superato Paxton a gennaio. I pallini chiari sono le singole rilevazioni, la riga tratteggiata segna i 96 giorni al voto, dove si trova oggi il 2026.

2018 Cruz contro O’Rourke
35% 40% 45% 50% 12 mesi 6 mesi voto 50,9 48,3
I pallini pieni sono il risultato del 6 novembre 2018. La media si ferma due giorni prima, a Cruz 50,1 e O’Rourke 44,8.

2026 Paxton contro Talarico
35% 40% 45% 50% 12 mesi 6 mesi voto 44,9 47,1
La media si ferma al 30 luglio 2026, ultimo sondaggio disponibile. Al voto mancano tre mesi.

Attenzione. Nel 2018 i sondaggi sottostimarono O’Rourke: la media finale dava Cruz avanti di 5,3 punti, il risultato fu di 2,6. È un solo precedente e non basta a correggere le medie di oggi.

Fonte Elaborazione di Focus America su sondaggi per le elezioni generali raccolti da Wikipedia: 41 rilevazioni nel 2018, 21 nel 2026, aggiornate al 2 agosto 2026. Le medie giornaliere sono stimate con un filtro di Kalman a livello locale: ogni sondaggio pesa per la dimensione del campione e per l’effetto casa dell’istituto, e i sondaggi commissionati da una parte pesano la metà. Il lisciamento è lo stesso nei due pannelli. Risultato del 2018: Texas Secretary of State.

Nel 2024 Trump ha vinto il Texas con 13,7 punti di margine e più di un milione e mezzo di voti di scarto, il distacco in voti assoluti più ampio degli ultimi vent'anni. Ha superato per primo la soglia dei 6 milioni di voti nello stato. Nel 2016 e nel 2020 aveva vinto con margini a una cifra (5,6 punti nel 2020) e i democratici avevano cominciato a considerare il Texas contendibile. Il risultato del 2024 sembrava aver chiuso il discorso.

A spostare l'ago sono stati soprattutto gli elettori ispanici, circa un quarto dei votanti texani. Secondo gli exit poll, i sondaggi all'uscita dai seggi, il 55 per cento votò per Trump, primo repubblicano a vincere la maggioranza sia degli ispanici sia degli asiatici texani, cosa mai riuscita nemmeno a George W. Bush. Lungo il confine con il Messico Trump vinse tutte le contee tranne due: Maverick, ispanica al 95 per cento, si spostò a destra di 28 punti, più di ogni altra contea americana, mentre Starr, la contea più ispanica del paese, non votava repubblicano dal 1892. A Kamala Harris rimasero 12 contee su 254, il minimo per un candidato democratico dal 1972.

Secondo un'analisi di Nate Cohn sul New York Times, quei guadagni si sono già dissolti. A maggio un sondaggio nazionale Times/Siena dava i democratici avanti di 30 punti tra gli elettori ispanici registrati, 54 a 24, un margine superiore a quello di Joe Biden nel 2020 e vicino a quello di Hillary Clinton nel 2016. Cohn ha calcolato che con i numeri di Clinton tra gli ispanici il Texas del 2024 sarebbe finito quasi alla pari, perché nell'era Trump i democratici hanno guadagnato tra i bianchi texani quanto guadagnarono tra quelli della Georgia, lo spostamento che rese competitivo quello stato. Nelle elezioni suppletive successive al 2024, poi, i democratici corrono sopra i risultati di Harris proprio nelle zone a maggioranza ispanica, Texas compreso.

Alle primarie di marzo le schede democratiche nella corsa per il Senato hanno superato quelle repubblicane, 51 a 49 per cento, con oltre 2,2 milioni di voti contro i 967 mila democratici del 2024. Di norma le primarie repubblicane texane raccolgono una ventina di punti in più di partecipanti rispetto a quelle democratiche. Stavolta il sorpasso è arrivato benché i repubblicani avessero in casa la sfida di richiamo tra Cornyn e Paxton. Il segnale ha comunque un limite, perché lungo il Rio Grande molti elettori democratici lasciarono in bianco la scheda per il Senato.

Ken Paxton, procuratore generale del Texas, cioè il capo degli affari legali dello stato, ha conquistato la candidatura il 26 maggio eliminando Cornyn con 28 punti di scarto nel ballottaggio delle primarie repubblicane, il secondo turno a cui in Texas si ricorre quando nessuno supera il 50 per cento. Il presidente lo ha appoggiato solo a una settimana dal voto, dopo mesi di silenzio, e ha già promesso comizi in Texas contro Talarico. Paxton si presenta con un'incriminazione del 2015 per frode sui titoli alle spalle, tre capi d'accusa chiusi con un accordo dopo nove anni. Nel 2023 la Camera texana lo ha messo in stato d'accusa (impeachment) con 121 voti a 33 e 20 capi d'imputazione, prima dell'assoluzione al Senato statale. Si aggiungono una relazione extraconiugale e un divorzio diventato pubblico nel 2025. Nei mesi delle primarie Cornyn e i suoi alleati hanno investito decine di milioni di dollari in spot negativi su questi temi. I sondaggi dicono che oggi i texani con un giudizio negativo su Paxton superano quelli con un giudizio positivo.

Nel primo semestre del 2026 Talarico e i comitati collegati hanno raccolto più di 55 milioni di dollari, quasi quattro volte e mezzo i 12,5 di Paxton, secondo un'analisi del Dallas Morning News sui dati federali. Trenta milioni sono arrivati nel solo secondo trimestre, un record. Le donazioni identificabili di texani sono state 95 mila, nove volte quelle dell'avversario, con un versamento medio di 144 dollari contro 937.

Larry Sabato, uno dei più noti analisti elettorali americani, ha detto alla CNN che dal 1994 riceve telefonate quasi quotidiane di democratici texani convinti che sia arrivato l'anno buono e che per la prima volta comincia a crederci. La sua sintesi: "Paxton è così pessimo". Molti grandi donatori repubblicani, ha spiegato, hanno aziende e famiglie da proteggere e non vogliono legare il proprio nome a un candidato con quel curriculum.

Per Nate Silver gli scandali costano in media ai candidati circa 5 punti, la differenza tra una sconfitta dignitosa e un testa a testa in uno stato che varrebbe 4 o 5 punti di vantaggio strutturale repubblicano. Nel 2018, mentre il governatore Greg Abbott veniva rieletto con 13 punti di vantaggio, Paxton difese la carica di procuratore generale con appena 3.

Talarico ha 36 anni, siede nel parlamento statale per un collegio di Austin, ha insegnato in una scuola media e studia in seminario per diventare pastore presbiteriano. Entrò in politica proprio nel 2018, eletto nell'onda di O'Rourke, e alle primarie di marzo ha battuto di 6 punti la deputata Jasmine Crockett. La sua campagna punta sulla corruzione politica e promette di vietare i super PAC, i comitati che possono raccogliere donazioni senza limiti, e la compravendita di azioni da parte dei membri del Congresso. In comizio ripete che la frattura vera del paese separa chi sta in alto da chi sta in basso, prima ancora che la destra dalla sinistra.

Talarico non ha però mai corso per una carica statale e i repubblicani hanno già cominciato a rilanciare le sue dichiarazioni più scivolose, come l'affermazione in un dibattito del 2021 secondo cui la scienza riconoscerebbe sei sessi, che gli è valsa da Paxton il soprannome di "Six-Gender Jimmy", o la frase "Dio è non binario". Sono attacchi costruiti per uno stato tra i più religiosi del paese. Una parte del vantaggio attuale può dipendere poi dalle divisioni repubblicane ancora aperte. Nel 2018 Cruz correva da senatore in carica, mentre Paxton deve ancora recuperare gli elettori di Cornyn.

Secondo i calcoli del data journalist G. Elliott Morris, per vincere a Talarico serve convincere tra il 6 e il 9 per cento degli elettori repubblicani a seconda del clima nazionale, quando in una corsa normale un candidato ne perde circa il 4 per cento. O'Rourke nel 2018 arrivò al 5-7 per cento.

Un sondaggio recente di Texas Public Opinion Research gli assegnava circa il 15 per cento dei repubblicani meno convinti e degli indipendenti di area repubblicana, mentre Paxton non sfondava tra i democratici equivalenti. A fine luglio una rilevazione di Fox News lo dava al 51 per cento contro 48. Il contesto nazionale spinge nella stessa direzione, con i democratici avanti di 5 punti nelle intenzioni di voto per la Camera e un giudizio sull'operato del presidente negativo per il 58 per cento degli americani.

I democratici lo chiamano da anni "Blexas", il sogno di un Texas blu e hanno un precedente. La Georgia sembrava altrettanto fuori portata, poi Biden la vinse nel 2020, Harris l'ha persa nel 2024 e oggi il senatore democratico uscente Jon Ossoff difende il seggio da favorito.

Una corsa al Senato può anticipare la traiettoria presidenziale di uno stato, ed è qui che il Texas pesa più di ogni altro obiettivo. Vale 40 grandi elettori, i voti che assegnano la Casa Bianca, un bottino che solo la California supera e che cresce a ogni censimento con la popolazione (due in più dopo quello del 2020), mentre gli stati a guida democratica perdono abitanti e quindi peso. Con gli stati operai del Midwest, il vecchio "muro blu" democratico, diventati contesi, un Texas competitivo cambierebbe l'aritmetica di ogni presidenziale futura.

Per concludere, tre mesi di campagna con il presidente in campo possono spostare molto. Ma un democratico avanti nei sondaggi in piena estate, con una raccolta fondi da record e di fronte al candidato più fragile che i repubblicani potessero scegliere, è una combinazione che nemmeno O'Rourke aveva avuto.


Il Dem Roy Cooper è in vantaggio di 9 punti in North Carolina


A poco più di tre mesi dalle elezioni di metà mandato, con cui a novembre gli americani rinnoveranno il Congresso, il democratico Roy Cooper è in vantaggio di 9 punti nella corsa per il seggio del Senato in North Carolina: secondo un sondaggio di Fox News, raccoglie il 53% delle preferenze contro il 44% del repubblicano Michael Whatley. Cooper è stato governatore dello Stato dal 2017 al 2025, mentre Whatley ha presieduto il Republican National Committee, il comitato nazionale del Partito Repubblicano. I due si contendono il seggio lasciato libero dal senatore repubblicano Thom Tillis, che ha deciso di non ricandidarsi.

Tra gli elettori democratici dello Stato il 51% si dice estremamente interessato alle elezioni, contro il 42% dei repubblicani. Il divario si ripete sulla motivazione: il 58% dei democratici si dice estremamente motivato ad andare a votare, contro il 50% dei repubblicani. A livello nazionale, del resto, un elettore su cinque della base repubblicana più fedele potrebbe restare a casa o votare per i democratici. Questo entusiasmo allarga il margine di Cooper: tra chi si dice estremamente interessato al voto è avanti di 15 punti (57% contro 42%), tra chi si dice estremamente motivato di 13 (55% contro 42%), mentre tra gli elettori certi di votare il risultato non cambia rispetto al dato complessivo (53% contro 44%).

Midterm 2026 · North Carolina

Cooper avanti di nove punti nella corsa al Senato


Il sondaggio Fox News sul seggio lasciato libero da Thom Tillis. Il vantaggio del democratico si allarga tra gli elettori più interessati e più motivati ad andare a votare.

Grafica di FocusAmerica 30 luglio 2026

Roy Cooper
Democratico
Governatore 2017-2025
0%
+0 Punti di
vantaggio

Michael Whatley
Repubblicano
Ex presidente del comitato repubblicano
0%

Cooper 53% Whatley 44% Altri o indecisi 3%

Il margine cresce con l’entusiasmo


Tra chi segue le elezioni con più attenzione il distacco arriva a 15 punti.

Tra chi si dice certo di votare il quadro non cambia rispetto al totale: Cooper 53%, Whatley 44%. Il vantaggio di Cooper si allarga con l’intensità dell’interesse, non con la semplice certezza di andare a votare.

Fonte Sondaggio Fox News condotto da Beacon Research e Shaw & Company Research tra il 23 e il 27 luglio 2026 su un campione di 1.005 elettori registrati del North Carolina. Margine di errore: ±3 punti percentuali. Ritratti: Wikimedia Commons.

Cooper ottiene i consensi più alti tra i moderati, gli elettori con meno di 30 anni, gli indipendenti, i laureati e le donne. Raccoglie anche circa un elettore su cinque tra i repubblicani e i conservatori che non si riconoscono nel movimento MAGA, la base più fedele al presidente Donald Trump. Whatley va meglio tra gli elettori molto conservatori, i cristiani evangelici bianchi, i bianchi senza laurea e gli abitanti delle zone rurali.

L'84% dei sostenitori di Cooper dice di votare per lui e solo il 13% soprattutto contro Whatley. Tra gli elettori del repubblicano il quadro è diverso: il 52% vota per il proprio candidato, mentre il 46% vota soprattutto contro Cooper. Le scelte sono in gran parte definitive: l'81% degli elettori di Cooper e il 77% di quelli di Whatley si dicono certi della propria preferenza, mentre nel complesso un elettore su cinque potrebbe ancora cambiare idea.

La popolarità di Trump, che a livello nazionale è tornata vicino ai minimi del mandato, complica la corsa di Whatley. In North Carolina il 40% degli elettori giudica favorevolmente il presidente e il 58% sfavorevolmente, un saldo negativo di 18 punti; due anni fa era negativo di appena 6 punti (47% contro 53%). I legami di Whatley con Trump preoccupano il 48% degli elettori: più della metà dei moderati, oltre 4 indipendenti su 10 e circa 3 repubblicani non MAGA su 10. La preoccupazione per i legami di Cooper con l'establishment democratico riguarda invece il 42% degli elettori ed è molto più di parte: la esprimono 7 repubblicani su 10, ma solo 3 indipendenti e moderati su 10.

"I dati recenti indicano un vantaggio repubblicano medio di circa 3 punti nelle elezioni statali in North Carolina", ha detto il sondaggista repubblicano Daron Shaw, che conduce la rilevazione insieme al democratico Chris Anderson. "Il vantaggio di Cooper si basa su un sostegno democratico quasi unanime e su numeri molto solidi tra gli indipendenti. Per vincere, Whatley deve fermare l'emorragia tra i repubblicani non MAGA e migliorare la sua posizione tra gli elettori meno di parte e delusi."

Il 54% degli elettori giudica favorevolmente Cooper, contro il 40% che dice lo stesso di Whatley. L'ex governatore è anche più popolare del Partito Democratico di 12 punti, mentre Whatley è 4 punti sotto il Partito Repubblicano. Il candidato repubblicano è inoltre meno conosciuto: il 14% degli elettori non sa valutarlo o non ne ha mai sentito parlare, compreso circa un repubblicano su dieci.

I due partiti sono ugualmente impopolari nello Stato: il Partito Repubblicano è giudicato positivamente dal 44% degli elettori e negativamente dal 54%, il Partito Democratico dal 42% contro il 56%. L'avversione per il campo opposto pesa più dell'attaccamento al proprio: il 94% dei democratici ha un'opinione negativa del Partito Repubblicano, una quota superiore all'83% che giudica positivamente il proprio partito. Lo stesso vale tra i repubblicani, con il 92% contro l'85%. Nel piccolo gruppo di elettori che giudica male entrambi i partiti, Cooper doppia Whatley: 64% contro 32%.

L'inflazione è il tema più importante per la scelta del candidato al Senato: la indica il 36% degli elettori, davanti alle divisioni politiche del Paese (14%), alla sanità e all'immigrazione (13% ciascuna). La metà degli elettori descrive la propria situazione economica come stabile, il 12% dice di stare migliorando e il 38% di stare arretrando, 6 punti in meno rispetto a due anni fa.

Il North Carolina sceglie da anni governatori democratici e presidenti repubblicani. I democratici hanno vinto 8 delle ultime 10 elezioni per la carica di governatore: lo stesso Cooper è stato rieletto nel 2020 con quasi 5 punti di vantaggio, mentre l'ultimo repubblicano a vincere è stato Pat McCrory nel 2012, con circa 11 punti. Nelle elezioni presidenziali vale l'opposto: i repubblicani hanno conquistato lo Stato in 11 delle ultime 12 corse alla Casa Bianca. L'ultimo democratico a vincere è stato Barack Obama nel 2008, per appena lo 0,3%. Nel 2024 Trump ha vinto in North Carolina con 3 punti di margine.

Il sondaggio è stato condotto tra il 23 e il 27 luglio dalla società democratica Beacon Research e da quella repubblicana Shaw & Company Research, che realizzano insieme le rilevazioni di Fox News, su un campione di 1.005 elettori registrati del North Carolina, con un margine di errore di 3 punti percentuali.


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump non esclude truppe ai seggi per le midterm, i Dem si preparano


Esercitazioni a porte chiuse, osservatori e ricorsi preventivi: il Partito Democratico teme qualsiasi giustificazione che possa essere usata per schierare militari e agenti federali ai seggi durante le elezioni di midterm.

Donald Trump non ha mai escluso l'invio di truppe o agenti federali ai seggi per le elezioni di midterm di novembre, e i Democratici ormai si stanno attivamente preparando a questa eventualità. La scorsa settimana un gruppo di parlamentari democratici ha partecipato a riunioni a porte chiuse, coordinate dal leader della minoranza al Senato Chuck Schumer, sulle possibili interferenze nel voto. Tra gli scenari esaminati figurava anche lo schieramento di agenti federali armati nei pressi dei seggi.

Il senatore democratico della California Alex Padilla ha spiegato a NOTUS che il partito intende contestare preventivamente qualunque giustificazione avanzata dall'Amministrazione Trump per un intervento del genere, "perché sarebbero bugie", prima ancora dell'eventuale arrivo dei militari. Padilla è tra i responsabili della Election Protection Task Force dei senatori democratici e ha appena presentato lo SHIELD Our Elections Act, una proposta di legge che estende da 5 a 9 anni i termini di prescrizione per perseguire le interferenze elettorali commesse da "truppe" e "Forze Armate".

Le leggi che limitano l'impiego dei militari


La battaglia si gioca su norme che risalgono ormai a un secolo e mezzo fa. Il Posse Comitatus Act vieta in linea generale ai militari di svolgere funzioni di polizia sul territorio nazionale. Un'altra legge federale punisce con una pena fino a 5 anni di carcere l'invio di "truppe o uomini armati" nei luoghi in cui si vota. L'unica eccezione, molto circoscritta, riguarda i casi in cui l'uso della forza sia necessario per respingere nemici armati degli Stati Uniti. Diversi Democratici temono che l'Amministrazione possa tentare di forzare proprio questa clausola.

Padilla ha spiegato che la sua iniziativa nasce anche dall'invio di truppe della Guardia Nazionale a Los Angeles nel 2025, un'operazione che ha messo alla prova i limiti dell'impiego dei militari sul territorio nazionale al fianco delle forze di polizia federali. Nel settembre dello stesso anno un giudice ha stabilito che lo schieramento violava il Posse Comitatus Act: si è trattato della prima volta che un tribunale emetteva un'ingiunzione in applicazione di quella legge. La decisione è però sospesa in attesa dell'appello. "Il dispiegamento era illegale e, con il tempo, i tribunali lo hanno riconosciuto", ha detto il senatore. "Il precedente giuridico esiste, ma Donald Trump ignora troppo spesso lo stato di diritto. Dovremo quindi essere pronti in ogni caso".

I senatori democratici hanno inoltre organizzato un proprio programma di osservatori, incaricati di documentare eventuali irregolarità ai seggi per consentire interventi immediati e raccogliere materiale utile a una possibile iniziativa del Congresso. Il piano prevede il coordinamento con i funzionari locali e con le associazioni impegnate nella difesa del diritto di voto, oltre a una struttura legale di pronto intervento. Nel frattempo il partito sta incoraggiando sempre di più il ricorso al voto anticipato. "Se voti per posta, non devi preoccuparti degli agenti federali ai seggi il giorno delle elezioni", ha osservato Padilla, precisando però che i Democratici difenderanno anche il diritto di votare di persona senza subire intimidazioni.

La battaglia per conoscere i piani dell'Amministrazione


Il Comitato Nazionale Democratico (DNC) ha citato in giudizio il Dipartimento di Giustizia, il Pentagono e il Dipartimento per la Sicurezza Interna in base al Freedom of Information Act, la legge federale sull'accesso agli atti. L'obiettivo è ottenere qualsiasi documento che riveli eventuali piani per schierare uomini nei pressi dei seggi, delle cassette destinate alla raccolta delle schede o degli uffici elettorali. La giudice Beryl Howell, titolare del caso, ha ordinato ai tre Dipartimenti di completare le ricerche e di consegnare, a partire da venerdì, cinquecento pagine al mese per ciascuna richiesta.

Su sollecitazione dei Democratici, il Dipartimento per la Sicurezza interna ha fatto sapere che l'Immigration and Customs Enforcement, l'agenzia federale responsabile dell'immigrazione, non prevede una campagna aggressiva nei luoghi di voto durante le elezioni di midterm. Schumer e altri undici senatori hanno comunque scritto questa settimana ai tre Dipartimenti per chiedere quali altre iniziative stia preparando l'Amministrazione.

Trump ha già cercato di imporre agli Stati direttive federali in materia elettorale, ha minacciato procedimenti penali contro i funzionari locali, ha preteso informazioni dettagliate sugli elettori e sul personale dei seggi e ha subordinato l'erogazione di fondi federali a modifiche delle procedure di voto. A maggio ha annunciato la creazione di un "esercito per l'integrità elettorale" e non ha escluso l'invio della Guardia Nazionale o degli agenti dell'immigrazione nei luoghi di voto. A gennaio aveva inoltre detto di rimpiangere di non aver mandato la Guardia Nazionale a sequestrare le macchine elettorali durante le presidenziali del 2020.

Lo scenario più temuto e la risposta dei Repubblicani


La senatrice democratica del Michigan Elissa Slotkin ha presentato il mese scorso una proposta di legge che obbligherebbe il presidente a ottenere l'autorizzazione del Congresso prima di schierare militari in uniforme o forze di polizia federali. Ad aprile, durante un'audizione, aveva chiesto al Segretario alla Difesa Pete Hegseth se fosse disposto a inviare truppe ai seggi, ma lui aveva liquidato la domanda come una trappola retorica.

Nella riunione coordinata da Schumer, alla quale ha partecipato anche Slotkin, i parlamentari hanno esaminato uno scenario tratto dal "manuale autoritario": un attacco informatico o accuse di voto su larga scala da parte di persone prive della cittadinanza potrebbero essere usati per giustificare l'intervento delle forze federali. Se militari e agenti arrivassero a maneggiare schede e macchine elettorali, la catena di custodia verrebbe interrotta e i risultati potrebbero essere contestati in tribunale. Secondo Slotkin, tuttavia, anche la sola presenza visibile degli agenti potrebbe scoraggiare gli elettori: "Se mi dici che un gran numero di agenti dell'immigrazione circonderà i seggi e che gli elettori dovranno attraversare un corridoio di agenti mascherati, si tratta di intimidazione al 100%".

I parlamentari repubblicani interpellati da NOTUS hanno comunque reagito con scetticismo a questa possibilità. Diversi componenti della Commissione Forze Armate del Senato hanno affermato di non aver mai sentito parlare di piani simili da parte della Casa Bianca. "Penso che i Democratici stiano seminando paura e cerchino di costruire uno scenario che induca le persone a preoccuparsi più del necessario", ha detto il senatore Eric Schmitt, repubblicano del Missouri ed ex procuratore generale dello Stato. "È soprattutto un gioco politico".

La sfiducia nella gestione del voto precede tuttavia il ritorno di Trump alla Casa Bianca. Per decenni Democratici e Repubblicani della Camera hanno inviato insieme propri uomini a osservare lo spoglio nelle elezioni potenzialmente contestate. Nel 2024, però, i Repubblicani hanno interrotto questa consuetudine, schierando propri osservatori già durante le operazioni di voto. Bryan Steil, repubblicano del Wisconsin e presidente della Commissione Amministrazione della Camera, intende proseguire su questa strada. A suo giudizio, la scelta è giustificata anche dal caso della deputata Mariannette Miller-Meeks, la cui rielezione in Iowa è stata confermata dopo un riconteggio con un margine di 799 voti su oltre 427.000. Per il capogruppo democratico della commissione, Joe Morelle, l'abbandono della prassi bipartisan "rompe cinquant'anni di tradizione e di precedenti".

L'allarme è stato portato negli uffici del Congresso anche da un gruppo apartitico di ex avvocati militari, costituito nel 2025 dopo la rimozione dei vertici legali delle Forze Armate disposta da Hegseth. Il gruppo ha avanzato anche proposte per rafforzare le tutele previste dalla legge. Il generale in congedo Steven Lepper ritiene improbabile un intervento del Congresso prima del voto: la decisione su un eventuale ordine di schieramento nel pieno della campagna elettorale ricadrebbe quindi sui comandanti militari. "Il rifiuto del Congresso di fare il proprio lavoro ha scaricato l'onere sui militari, che dovranno scegliere se tenere testa al presidente e rifiutarsi di eseguire ordini illegittimi oppure obbedire, mettendo di fatto le nostre Forze Armate nella condizione di commettere reati", ha detto Lepper. "È una situazione vergognosa per i nostri soldati".

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Perché i Dem dubitano di Jon Ossoff, il nome del momento per il 2028


Il senatore della Georgia è secondo nei sondaggi per le primarie del 2028 grazie ai video virali dei suoi comizi, ma dentro il partito molti pensano che al Senato ci sia arrivato grazie a Warnock

Jon Ossoff, senatore della Georgia di 39 anni, è entrato nella conversazione sul 2028 grazie ai video virali dei suoi comizi e dei suoi attacchi al presidente Trump. Dentro il Partito Democratico però diversi strateghi pensano che quelle clip lo facciano sembrare una forza politica più grande di quanto sia davvero.

Un sondaggio del Public Sentiment Institute condotto tra il 25 e il 29 luglio su 762 elettori probabili del Michigan lo ha collocato al secondo posto in una primaria democratica ipotetica, con il 13,9%. Davanti a lui c'è solo l'ex ministro dei Trasporti Pete Buttigieg, al 24,2%.

Dietro ci sono la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez con il 10,7%, il governatore della California Gavin Newsom con il 10% e l'ex vicepresidente Kamala Harris con il 5,1%. Il governatore dell'Illinois JB Pritzker si ferma al 3,8% e quello della Pennsylvania Josh Shapiro al 3,6%, mentre il 21,7% degli elettori non sa ancora chi voterebbe.

I sondaggi nazionali raccontano una classifica diversa. Una rilevazione del Center Square Voters' Voice diffusa a giugno ha visto Harris davanti con il 27%, quasi il doppio di Newsom al 14%, con Buttigieg terzo all'11% e Ocasio-Cortez all'8%. Entrambi i californiani stanno scendendo: Harris era al 33% a ottobre e al 31% a marzo, Newsom al 21%. Un sondaggio di Emerson College di maggio aveva dato Newsom al 16% e Harris al 10%, con Shapiro in doppia cifra e il governatore del Kentucky Andy Beshear al 9%.

Sui mercati previsionali, i siti dove si scommette denaro sull'esito degli eventi politici, Newsom resta il favorito. Domenica Polymarket gli dava il 19% di probabilità di ottenere la candidatura democratica, davanti a Ocasio-Cortez al 15% e a Ossoff al 14%, con Harris al 9%. Su Kalshi le quote erano simili: Newsom al 18%, Ossoff al 15%, Ocasio-Cortez al 14% e Harris al 9,5%.

Le conversazioni di Axios con strateghi democratici della Georgia e con i collaboratori dei suoi possibili rivali del 2028 hanno restituito un misto di rispetto per le sue capacità digitali e di scetticismo sul fatto che bastino a costruire una campagna presidenziale.

Un democratico della Georgia ha paragonato la sua ascesa a "The Great White Hype", una commedia del 1996 in cui un promoter di boxe nero recluta un pugile bianco dilettante per attirare più soldi e più attenzione. La preoccupazione degli strateghi è che la cerchia di consiglieri del senatore sia troppo chiusa e che il rumore nazionale attorno al suo nome gli abbia dato alla testa proprio mentre dovrebbe pensare alla rielezione al Senato.

La prima critica riguarda i video: mostrano quasi sempre Ossoff che pronuncia discorsi preparati, non che parla a braccio. Chi lo conosce di persona lo descrive come studioso fino a essere troppo serio, con sessioni di preparazione che sforano regolarmente i tempi previsti e poca attitudine alle chiacchiere. È anche meno presente di altri possibili candidati nel circuito dei podcast e ha preferito ambienti prevedibili, come le interviste alla rete liberal MS Now o i passaggi rapidi sul sito di gossip TMZ.

Kyle Tharp, un operativo progressista che scrive una newsletter sui media digitali, ha detto ad Axios che il team di Ossoff è "molto talentuoso" ma che le sue "clip perfettamente coreografate" sono una parte importante della macchina che alimenta il suo nome per il 2028. La domanda, ha aggiunto, è se il senatore possa reggere anche "momenti non scritti e conversazioni lunghe".

La seconda critica è che Ossoff è arrivato al Senato grazie a Raphael Warnock, l'altro senatore democratico della Georgia. I due hanno vinto insieme il ballottaggio del 2021 (il secondo turno previsto dalla legge dello Stato quando nessun candidato supera il 50% dei voti). Diversi strateghi sostengono che sia stato Warnock a trascinare il collega oltre il traguardo.

Warnock, pastore della Ebenezer Baptist Church di Atlanta, la chiesa in cui predicava Martin Luther King, ha ottenuto più voti di Ossoff al ballottaggio e nel 2022 ha difeso il seggio nonostante il vento contrario per l'amministrazione Biden.

Rich McDaniel, stratega democratico della Georgia e tra gli artefici della vittoria di Doug Jones in Alabama nel 2017, ha detto ad Axios che "Ossoff non è arrivato qui da solo". "Molti direbbero che nel 2020 è stato Warnock a portarlo, non il contrario. Questo è il fantasma che lo seguirà sempre", ha aggiunto.

Per McDaniel quello che dovrebbe preoccupare di più i democratici della Georgia è lo schema che sta sotto: gli elettori neri costruiscono il traino elettorale a ogni tornata e poi vengono lasciati indietro quando si tratta di assumere gli strateghi e di controllare le risorse.

Warnock è considerato a sua volta un possibile candidato per il 2028 e in quella direzione ha fatto più passi di Ossoff. Ha scritto un libro e ha fatto campagna in Nevada, uno degli Stati attesi tra i primi a votare nel calendario delle primarie democratiche del 2028.

La terza critica è che l'entusiasmo della sinistra per Ossoff potrebbe durare poco. Molti democratici cercano per il 2028 un candidato capace di tenere insieme l'ala moderata e quella progressista. Qualcuno pensa che possa essere lui e indica i commenti positivi di voci di sinistra come Hasan Piker e Mehdi Hasan.

Altri sono convinti che la simpatia svanirà quando i progressisti scopriranno che il senatore si è opposto sia al Medicare for All, il sistema sanitario pubblico universale chiesto dalla sinistra del partito, sia all'abolizione dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement), l'agenzia federale che si occupa degli arresti e dei rimpatri degli immigrati irregolari.

Ossoff, che è ebreo, ha avuto difficoltà anche a muoversi nella politica su Israele. Ha guadagnato credito tra alcuni progressisti votando le proposte del senatore del Vermont Bernie Sanders per limitare la vendita di armi al paese, ma i democratici ebrei della Georgia si sono sentiti traditi da quei voti del novembre 2024. Cinque mesi dopo ha votato contro due emendamenti dello stesso Sanders che avrebbero bloccato vendite di armi a Israele per 8,8 miliardi di dollari. Nella dichiarazione patrimoniale del 2024 risultano poi obbligazioni dello Stato di Israele per un valore compreso tra 1.001 e 15.000 dollari, un dettaglio che la sinistra del partito potrebbe usare contro di lui.

Uno stratega democratico che ha lavorato a campagne in Georgia teme soprattutto che Ossoff finisca come Mallory McMorrow, la candidata al Senato in Michigan che ha provato a corteggiare entrambe le ali del partito e ha perso le primarie di quest'anno. "Molti pensavano che McMorrow sarebbe uscita dal Michigan perché piaceva sia ai centristi sia ai progressisti", ha detto ad Axios. "Ma non è riuscita a trovare una corsia."

Un portavoce del senatore ha rimandato alle dichiarazioni con cui Ossoff ha già negato di puntare alla Casa Bianca. "Non ho alcun interesse a candidarmi alla presidenza nel 2028", ha detto quest'estate all'Atlanta Journal-Constitution, definendo il totonomi sul 2028 una distrazione dal compito urgente, cioè vincere le elezioni di metà mandato. Alla CNN ha ripetuto di non essere in corsa e di essere concentrato sulla rielezione di novembre.

Molti candidati alla presidenza hanno cominciato negando di volersi candidare, ma muoversi apertamente verso il 2028 adesso metterebbe a rischio la sua campagna in Georgia.

I sondaggi danno Ossoff in vantaggio fino a dieci punti sul repubblicano Mike Collins, deputato della Georgia. Il suo futuro politico dipende da quella corsa e dal margine con cui la chiuderà: solo una vittoria larga gli permetterebbe di sostenere di non avere più bisogno del traino di Warnock.


Cosa cambia con il nuovo calendario delle primarie Dem del 2028


La commissione per le regole del Democratic National Committee, l'organo che dirige il Partito Democratico americano, ha approvato venerdì 24 luglio la proposta di calendario per le primarie presidenziali del 2028. Il voto comincerà dalla South Carolina sabato 22 gennaio, come vuole la tradizione dello Stato.

Nevada, New Hampshire, New Mexico, Michigan e Virginia voteranno poi nei cinque martedì di febbraio. Gli altri Stati seguiranno tra il 7 marzo, il cosiddetto Super Tuesday in cui si concentra il maggior numero di primarie, e l'inizio di giugno.

La scelta dello Stato di apertura è stata la più discussa: 26 membri della commissione hanno votato per la South Carolina, 19 per il Nevada e 4 per il New Hampshire.

Nella South Carolina la maggioranza degli elettori delle primarie democratiche è nera. Il partito l'aveva già promossa al primo posto nel 2024 e ha voluto evitare di alienarsi gli elettori neri togliendole quel ruolo. Sulla decisione ha pesato anche la recente sentenza della Corte Suprema sui distretti elettorali, che mette a rischio i seggi di molti parlamentari democratici neri negli Stati del Sud.

Secondo i calcoli di Geoffrey Skelley, analista di Decision Desk HQ, società americana specializzata in dati elettorali, il nuovo calendario non rende però l'avvio delle primarie molto più vario dal punto di vista etnico. Combinando i sondaggi all'uscita dai seggi con l'affluenza del 2020, gli elettori bianchi sarebbero circa il 64% nei primi sei Stati, la stessa quota registrata nei primi quattro Stati del 2020.

Il motivo è il peso di Michigan e Virginia, dove gli elettori delle primarie erano bianchi rispettivamente al 75% e al 61%: nel 2020 i due Stati espressero insieme 2,9 milioni di voti, mentre gli altri quattro si fermarono complessivamente a 1,2 milioni.

Considerando solo i primi quattro Stati (South Carolina, Nevada, New Hampshire e New Mexico), la quota di elettori bianchi scende invece al 58% circa e quella di elettori latini più che raddoppia rispetto al 2020.

Il cambiamento maggiore è l'uscita dell'Iowa, che apriva la corsa con i suoi caucus, le assemblee di partito in cui gli elettori si riuniscono di persona, e con un elettorato bianco per oltre il 90%. Al suo posto entra di fatto il New Mexico, dove secondo l'ultima rilevazione disponibile, del 2008, gli elettori delle primarie democratiche erano bianchi al 57% e latini al 35%. Nel 2020 lo Stato votò a giugno, a corsa ormai decisa, e non ci furono sondaggi all'uscita dai seggi.

La partecipazione degli elettori latini potrebbe inoltre salire, perché il Nevada abbandonerà i caucus per una primaria tradizionale, un passaggio che di norma aumenta l'affluenza. Alla primaria del 2024, pur ormai ininfluente, parteciparono 134.000 persone, contro le 105.000 dei caucus del 2020. Il New Mexico aprirà invece la sua primaria agli elettori non iscritti a un partito, un'altra modifica che potrebbe far crescere il voto latino.

La conferma della South Carolina è stata letta da alcuni progressisti come una vittoria dell'establishment del partito, per via del precedente del 2020. Allora l'appoggio del deputato Jim Clyburn rilanciò Joe Biden, che vinse lo Stato e consolidò i consensi fino a battere Bernie Sanders per la nomination.

Nel 2028 però il ruolo dello Stato sarà diverso. Nel 2020 la South Carolina votò appena tre giorni prima del Super Tuesday, mentre stavolta lo precederà di circa sei settimane e servirà più a ridurre il campo dei candidati che a scegliere il vincitore.

Senza gare precedenti a sfoltire il gruppo, per gli elettori dello Stato potrebbe essere difficile convergere su uno o due favoriti. Jonathan Martin di Politico ha scritto che una corsa affollata, soprattutto con più di un candidato nero, rischia di frammentare il voto e mandare un segnale confuso agli Stati successivi.

L'ostacolo principale al piano è il New Hampshire, che il calendario colloca terzo. Una legge statale impone che la sua primaria presidenziale si tenga almeno sette giorni prima di ogni elezione simile e la difesa della primaria "first in the nation", la prima della nazione, unisce nello Stato entrambi gli schieramenti. I caucus dell'Iowa, che pure votava prima, sono sempre stati considerati abbastanza diversi da non violare la norma.

Se decidesse di sfidare il partito, il New Hampshire potrebbe puntare a votare martedì 11 gennaio, undici giorni prima della South Carolina.

Era già successo nel 2024. Il piano dei democratici prevedeva che il New Hampshire votasse il 6 febbraio, ma lo Stato fissò la primaria al 23 gennaio, violando le regole del partito. Biden, allora presidente in carica, non si iscrisse nemmeno alla gara e la vinse comunque grazie agli elettori che scrissero a mano il suo nome sulla scheda.

I democratici locali, che rischiavano di perdere tutti i delegati incaricati di assegnare la nomination alla convention nazionale, ad aprile organizzarono una votazione gestita dal partito, passata quasi inosservata, per adeguarsi al calendario nazionale.

I partiti nazionali non possono del resto imporre nulla. Le date delle primarie sono in genere fissate dalle leggi statali o da funzionari come il segretario di Stato, che in New Hampshire ha proprio il compito di difendere il primato locale. Servirebbe una modifica della legge, ma il governo statale è controllato dai repubblicani, che non hanno alcun interesse ad aiutare i democratici.

Questa volta il partito nazionale ha però inasprito le sanzioni. Un candidato che facesse campagna in New Hampshire potrebbe essere escluso dai dibattiti nazionali e perdere anche i delegati conquistati negli altri Stati iniziali. La stretta potrebbe convincere i democratici locali a organizzare fin da subito una primaria di partito in regola con le date, rinunciando a usare il voto statale per assegnare i delegati.

Le novità del calendario sono New Mexico e Virginia, che si aggiungono al Michigan, entrato tra i primi Stati nel 2024. Entrambi tendono a votare per i democratici e hanno un elettorato vario. Nel New Mexico la popolazione con diritto di voto è ispanica al 45%, la quota più alta del paese secondo il centro studi americano Pew Research Center, mentre in Virginia circa il 30% degli elettori delle primarie democratiche è nero.

Soprattutto, sono due dei 16 Stati in cui i democratici controllano il governatore e le due camere del parlamento statale. A differenza del New Hampshire, possono quindi cambiare per legge le date delle loro primarie e adeguarle ai piani nazionali.

Per il New Mexico il cambiamento sarebbe il più grande. Oggi lo Stato concentra a inizio giugno un'unica primaria per tutte le cariche e, per rispettare la data del 15 febbraio prevista dal calendario, dovrebbe creare una primaria presidenziale separata oppure anticipare tutto di quasi quattro mesi (la prima opzione è considerata più praticabile).

Alla Virginia basterebbe invece anticipare il voto di una settimana, dal primo martedì di marzo al 29 febbraio. La data esiste perché il 2028 è bisestile, come quasi tutti gli anni delle elezioni presidenziali americane.

Proprio la Virginia, ultima a votare prima del Super Tuesday, erediterebbe la posizione che nel 2020 fu della South Carolina. La collocazione potrebbe favorire un candidato vicino all'establishment. Nelle primarie del 2016 e del 2020 lo Stato scelse nettamente prima Hillary Clinton e poi Biden, con Sanders staccato al secondo posto in entrambi i casi.

Un risultato simile nel 2028 arriverebbe subito prima delle primarie ricche di delegati di California, Texas e forse New York, che sta valutando di spostare il suo voto al Super Tuesday.


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Space X.


La quotazione di SpaceX è stata un momento importante nella storia della tecnologia moderna. Al di la della quota, vediamo altre cose che mi interessano di più.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Anche se vivi in mezzo al deserto sai che SpaceX si è quotata, dato che stai usando Starlink per la connessione 😛.

La più grande dote di Musk è la capacità di raccogliere capitali, e lo ha dimostrato l'ennesima volta: L'IPO ha fatto numeri da capogiro e non contenta è pure cresciuta un bel po' nei giorni sucessivi (anche se mentre scrivo è a -6% e mi aspetto che perda un bel po' quando finerà l'hype)

Ma non ho voglia di parlare della quotazione dato che ha già tutti i fari puntati e non aggiungerei valore alla discussione.

Voglio però parlare di alcune cose correlate:

Quotazioni in borsa verso aziende che risolvono problemi complessi


Dopo due decenni in cui sono le aziende di software le regine delle quotazioni in Borsa, abbiamo un ritorno ad aziende di "hardware" che risolvono problemi complessi (Nvidia e SpaceX). Con le prossime quotazione di Anthropic e OpenAi, avremo un cambio storico: saranno le aziende AI a dominare il futuro della borsa, e questo IPO è stato lo spartiacque.

Sono curioso di vedere la capacità del mercato di acquistare così tante azioni o se qualcuno rimarrà col cerino in mano perchè i capitali sono finiti.

SpaceX e Cursor: l'importanza dell'accordo da 60 miliardi.


SpaceX grazie all'infusione di denaro si è assicurata la possibilità di acquisire la startup di AI per la programmazione Cursor per 60 miliardi di dollari.

Le motivazione molteplici. Il software che scrive software è il vero abilitatore all'esponenziale e SpaceX era indietro da questo punto di vista. Cursor invece aveva bisogno di potenza di calcolo.

Con questa acquisizione SpaceX non solo prova a colmare il divario con Anthropic e OpenAI, ma trova un'altra fonte di entrate.

Cosa porta Cursor sul tavolo


Cursor offre infatti qualcosa che xAI difficilmente potrebbe costruire rapidamente da sola:

  • una vasta base di sviluppatori già attivi;
  • dati reali di utilizzo;
  • feedback continui sul prodotto;
  • un canale di distribuzione consolidato.


Cosa porta SpaceX sul tavolo


SpaceX metterà a disposizione l'accesso a Colossus, il supercomputer utilizzato da xAI e i capitali per poter sopravvivere ai momenti di crisi.

Secondo Cursor, uno dei principali limiti alla propria crescita era proprio la disponibilità di potenza computazionale. L'accesso a Colossus dovrebbe permettere di accelerare significativamente l'addestramento dei modelli.

Ricordiamo che Colossus è usato anche da Anthropic.

L'accordo arriva inoltre in un momento delicato per xAI, che negli ultimi mesi ha visto l'uscita di numerose figure chiave. A marzo non risultava più presente nessuno dei membri del team fondatore originario.

Un mercato che è cambia rapidamente


Lo scorso anno Cursor era considerato uno degli assistenti di coding più promettenti sul mercato.

Secondo diverse indiscrezioni, OpenAI aveva tentato di acquisirla prima di rivolgere la propria attenzione a Windsurf.

Nel frattempo però il settore si è evoluto rapidamente: L'attenzione si sta spostando dagli strumenti che aiutano a scrivere codice verso agenti autonomi in grado di pianificare ed eseguire interi workflow di sviluppo. In questa categoria rientrano strumenti come Claude Code di Anthropic e Codex di OpenAI.

Cursor non sviluppa modelli fondamentali proprietari. Il recente modello Composer 2 è stato costruito sopra il modello open source cinese Kimi K2.5.

Con l'acquisizione anche Cursor avrà il suo modello di frontiera: l'azienda di Elon Musk sviluppa i modelli della famiglia Grok, ma ad oggi considerati un gradino più in basso rispetto alle soluzioni di OpenAI, Anthropic o Google nelle attività di programmazione.

Avere una base utenti del genere potrebbe contribuire a migliorare le capacità di coding di Grok.

Non sono davvero TROPPI soldi per una persona sola?


Non voglio fare il Che Guevara della situazione... ma ha senso che una sola persona abbia così tanti soldi? Musk dopo l'IPO non solo vale più dei fondatori di Google, Amazon, Oracle, e Meta insieme, ma solo 21 Nazioni hanno un PIL superiore al bilione (trillion si traduce così, vedi più sotto).

Una famiglia italiana, senza bisogni di mangiare o pagare affitto ci mette quasi 30 Milioni di anni a portarsi a csa quei soldi. in 30 milioni di anni ci siamo evoluti da proto scimmie a quello che siamo adesso.

Billions, Miliardi,Trillions, Fantastiglioni.


Che troppe faccia buffe parlino di finanza senza avere una conoscenza dell'argomento è accertato, ma almeno sarebbe bello se sapessero l'inglese quando parlano di numeri fantasmagorici.

Dire che l'Ipo di SpaceX è 1.7 Trilioni, non solo è errato ma allontana ancora di più le dimensioni della cosa.

  • Trillions non si traduce con trilioni, ma con bilioni.
  • Bilions a sua volta non si traduce in bilioni, ma miliardi.

Il perchè è presto detto: dove il mondo usa la "scala lunga", i paesi anglosassoni usano la "scala corta". Una è in base 1 milione, l'altra mille.

Wikipedia ha un articolo fatto molto meglio di quanto potrei fare io.

Graficamente è qualcosa del genere: il pallino nero sono 1.000 milioni. ripeditamo M-I-L-L-E-M-I-L-I-O-N-I.

Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

I giovani Repubblicani sono troppo estremisti


La fabbrica dei talenti conservatori premia la fedeltà ideologica a Trump invece della competenza: al Congresso e nei think tank temono una generazione impreparata e tollerante verso l'estremismo

I politici del Partito Repubblicano sono preoccupati per la nuova generazione di giovani collaboratori che sta arrivando a Washington: nelle chat di gruppo e agli aperitivi dopo il lavoro si ripete che il sistema che porta i giovani talenti conservatori nei posti di governo è difettoso, se non del tutto rotto. È il quadro che emerge da un'analisi pubblicata su Politico dopo conversazioni con quattro alti collaboratori repubblicani al Congresso, studiosi ed ex dipendenti di think tank, accademici e giovani militanti conservatori, che raccontano una frattura generazionale sempre più larga e una diffidenza reciproca.

La critica non è il solito lamento di mezza età sui giovani che non vanno bene: è rivolta a istituzioni come la Heritage Foundation, il più importante think tank conservatore d'America, che da decenni hanno il compito di individuare e formare la futura classe dirigente del partito. Secondo i critici, che in molti casi si riconoscono in un conservatorismo tradizionale precedente a Trump, negli ultimi dieci anni queste organizzazioni hanno selezionato le persone sulla base della conformità rigida all'ideologia trumpiana invece che della competenza, con un calo del merito e delle capacità e una tolleranza verso ideologie più oscure che alla lunga potrebbe compromettere la capacità del partito di governare.

"Tutti sanno qual è il problema: le organizzazioni che portano i giovani collaboratori a Washington hanno passato l'ultimo decennio a privilegiare la cieca fedeltà ideologica invece della competenza o dell'intelligenza", ha detto un alto collaboratore repubblicano al Congresso. "Ci siamo ritrovati con una generazione di idioti fanatici e incompetenti".

Al centro delle preoccupazioni ci sono i cosiddetti groyper: tecnicamente i seguaci di Nick Fuentes, uno streamer della generazione Z che si definisce "identitario bianco", ma il termine è ormai usato come insulto generico per i giovani di destra anti-establishment, un po' come "neocon" per i conservatori favorevoli agli interventi militari. Fuentes, che ha milioni di spettatori e una visione del mondo profondamente antisemita e misogina, è diventato un personaggio tra i giovani conservatori come attivista online pro-Trump e agitatore di estrema destra nei campus. Poi ha rotto con il presidente per la gestione dei file su Jeffrey Epstein e per il sostegno di Trump a Israele e alla guerra in Iran.

Commentatori conservatori di primo piano sostengono che il groyperismo si stia diffondendo tra i membri più giovani del partito, anche dentro il governo: un giovane avvocato dell'amministrazione Trump ha ammesso in messaggi di testo rivelati da Politico di avere una "vena nazista" e alcuni account social ufficiali del governo hanno ripreso il linguaggio e i meme dell'estrema destra online.

C'è però una differenza tra criticare gli aiuti militari a Israele o lamentare i morti della guerra di Gaza e usare espressioni come "governo occupato dai sionisti", come fa abitualmente un giovane stratega repubblicano citato nell'articolo. I sondaggi mostrano che la stragrande maggioranza dei giovani conservatori respinge le posizioni antisemite, anche se il sostegno a Israele è calato sensibilmente rispetto alle generazioni precedenti. I giovani di destra sono anche più scettici verso gli interventi militari: i più anziani della generazione Z erano bambini piccoli l'11 settembre 2001, sono cresciuti in un'epoca di guerre lunghe decenni e costate migliaia di miliardi di dollari e sono arrivati all'età adulta senza potersi permettere una casa. Per molti la diffidenza verso l'ortodossia repubblicana ha radici genuine.

Per i giovani conservatori le lamentele degli anziani non riguardano davvero credenziali ed esperienza, ma uno scontro politico interno al partito. "Per la mia esperienza sul campo non esiste un grande problema di groyper", ha detto Marty Bertao, 21 anni, presidente dei College Republicans of America, l'organizzazione studentesca del partito. "Ho il sospetto che contino come groyper chiunque sia lontanamente critico verso Israele". Rachel Bovard, vicepresidente dei programmi del Conservative Partnership Institute, un'altra organizzazione che forma collaboratori, ha scritto online che questa campagna è "disgustosa e riprovevole, soprattutto se fatta contro i giovani collaboratori del Congresso".

Se il personale è politica, come dice un vecchio adagio di Washington, la posta in gioco è molto più alta di uno scontro generazionale, perché sono i collaboratori del governo, in tutti i rami dello stato, a far funzionare di fatto il paese. Gli studenti impegnati nella politica universitaria diventano stagisti, poi assistenti legislativi, poi consiglieri senior, capi di gabinetto e in certi casi direttori di agenzie: se il sistema che produce il personale conservatore sta cambiando, cambierà con esso il governo repubblicano.

"C'è certamente un problema di selezione dal lato repubblicano", ha detto E.J. Fagan, professore associato alla University of Illinois Chicago e autore di un libro sull'ascesa dei think tank di partito. Secondo Fagan, anche al di là della politica estera, alla Heritage la competenza tradizionale è stata messa da parte in favore di "pastura per la macchina dei media conservatori": "stanno assumendo molte persone che non hanno più le capacità di una volta".

Fagan cita il caso di E.J. Antoni, il giovane capo economista della Heritage che il presidente aveva scelto come direttore del Bureau of Labor Statistics, l'ufficio federale che produce le statistiche sul mercato del lavoro. La nomina è stata ritirata dopo che Antoni aveva proposto di sospendere il rapporto mensile sull'occupazione, i cui dati rivisti al ribasso erano stati definiti "truccati" da Trump e dopo la scoperta di un suo vecchio account X, poi cancellato, in cui insultava volgarmente Kamala Harris e attaccava i gay. "Un tempo figure come quella del capo economista della Heritage erano impressionanti nel mondo delle politiche", ha detto Fagan. "Non è più così e non invidio chi deve cercare la prossima generazione di collaboratori".

Le preoccupazioni sono particolarmente forti al Senato, che resta il principale baluardo dell'establishment nella Washington di Trump. Dei quattro collaboratori del Congresso sentiti da Politico, tre lavorano per senatori repubblicani e hanno dato versioni diverse del problema. Uno ha detto che in alcuni uffici di Camera e Senato i collaboratori addetti alla comunicazione sono ormai più numerosi di quelli che si occupano di politiche, perché i parlamentari inseguono "i clic e le risposte pungenti" nell'angolo troppo online di X, cosa che "non fa avanzare di un millimetro l'agenda conservatrice". Un altro ha detto che è difficile competere per il personale qualificato con un'amministrazione del proprio partito che dispone di migliaia di nomine politiche. Un terzo ha parlato di una generazione cresciuta con le teorie cospirative di Tucker Carlson e Candace Owens, due commentatori molto seguiti a destra: "tra cinque, otto anni, se dovremo affidarci a persone con questa visione del mondo, saremo in guai seri".

Per decenni la Heritage Foundation è stata una delle principali porte d'ingresso ai lavori repubblicani di Washington: secondo un'analisi del 2024 di Legistorm (una società che monitora il personale del Congresso), quasi un terzo degli uffici repubblicani al Congresso impiegava un suo ex dipendente. L'istituzione sostiene che l'amministrazione Trump ha adottato il 64% delle sue proposte politiche e dice che 290 suoi ex lavorano nell'amministrazione attuale e altri 235 al Congresso.

Questo successo si deve in parte alla capacità dell'istituto di reinventarsi insieme al movimento conservatore: prima la scommessa su Ronald Reagan, poi il sostegno ai candidati del Tea Party negli anni dieci, quindi il movimento MAGA e il Project 2025, il dettagliato programma di governo preparato per il secondo mandato di Trump. La prossima reinvenzione potrebbe essere l'era di JD Vance.

Luke Coffey, oggi ricercatore senior all'Hudson Institute, un altro think tank conservatore, ha vissuto il cambiamento dall'interno. "La Heritage in cui sono entrato nel 2012 era reaganiana", ha detto. "Quella che ho lasciato era più MAGA di Trump". Secondo Coffey l'enfasi sull'ideologia si è pagata in esperienza: racconta di un questionario per gli stagisti che selezionava i candidati in base alle posizioni anti-aborto. "Per uno stagista del programma sul Medio Oriente volevo il ragazzo o la ragazza che aveva studiato in Giordania, parlava arabo a livello intermedio, aveva girato Israele con lo zaino in spalla e credeva nella leadership americana nel mondo", ha detto. "Non mi interessava da che parte stesse nel dibattito tra pro-life e pro-choice".

Per Coffey il trionfo dell'ideologia sull'esperienza nel secondo mandato di Trump va ben oltre gli stagisti: "come segretario alla Difesa voglio una persona che, quando c'è un tentativo di colpo di stato a Seul, può scrivere su WhatsApp al suo omologo sudcoreano perché si conoscono da 35 anni", ha detto. Al suo posto, ha aggiunto, c'è Pete Hegseth, un ex personaggio televisivo che ha servito come ufficiale subalterno nella Guardia nazionale.

Anche la Heritage ha avuto la sua controversia legata ai groyper. Quando l'anno scorso Tucker Carlson ha realizzato un'intervista amichevole con Fuentes, il presidente della Heritage, Kevin Roberts, ha difeso l'ex conduttore di Fox News contro "una coalizione velenosa che lo attacca", attirandosi condanne diffuse e provocando l'uscita di diversi dipendenti dall'organizzazione. Roberts ha poi espresso rammarico per quella formulazione.

L'episodio ha danneggiato la reputazione della Heritage, ma nel frattempo erano già nate organizzazioni più recenti che contendono spazio nel sistema di formazione, come l'America First Policy Institute e American Moment. Quest'ultima si occupa in particolare dei giovani e dei collaboratori junior e rifiuta esplicitamente quello che definisce il vecchio "sistema rotto" delle credenziali d'élite, compreso l'obbligo della laurea.

L'ansia per il groyperismo tra i repubblicani coincide con un aumento dell'antisemitismo in tutto l'arco politico, compresi i giovani conservatori. Un sondaggio di Yale Youth ha rilevato che i giovani "estremamente conservatori" sono i più propensi a essere d'accordo con affermazioni antisemite come "gli ebrei negli Stati Uniti hanno troppo potere". Secondo un sondaggio del Manhattan Institute, un think tank newyorkese, il 25% dei repubblicani sotto i 50 anni si riconosce in posizioni antisemite e il 31% in posizioni razziste. E Pew Research ha rilevato che l'opinione dei giovani elettori sul popolo israeliano è peggiorata dappertutto dal 2022, anche se la maggioranza dei repubblicani continua a vederlo positivamente, contro una minoranza dei democratici.

"Alcuni di noi sono preoccupati per l'antisemitismo che sentiamo emergere", ha detto il secondo collaboratore del Senato. "Ovviamente la sinistra ha questo problema più di noi, ma non ci aiuta". Il collaboratore ha raccontato che nelle assunzioni è ormai considerato "un campanello d'allarme" se un candidato viene da un'università conservatrice e dichiara un interesse per il Medio Oriente.

Le stime sulla reale diffusione del groyperismo tra i giovani professionisti repubblicani di Washington vanno da chi lo considera onnipresente a chi lo giudica trascurabile e sono oggetto di dispute aspre. Un anziano esponente conservatore ha detto a Rod Dreher, commentatore della rivista online Free Press, che il termine si applicherebbe al 30-40% dei collaboratori della generazione Z al Congresso e nell'amministrazione: la stima, ripetuta da Dreher in un podcast questa settimana, ha scatenato un dibattito furioso dentro il partito. Un funzionario dell'amministrazione ha detto al New Yorker che la percentuale sarebbe più vicina al 75%. E il primo collaboratore del Congresso sentito per l'articolo ha parlato di almeno il 50% del personale repubblicano al Congresso tra groyper e simpatizzanti.

I giovani conservatori liquidano queste stime come un tentativo dell'establishment di screditare un'intera generazione. "I giovani che portiamo a Washington non sono groyper", ha scritto su X Nick Solheim, amministratore delegato di American Moment. "Pensano che Nick Fuentes sia un disfattista e un ciarlatano. Vogliono vedere ristabilito l'ordine nel loro paese, vogliono le espulsioni di massa, niente nuove guerre e il sostegno ai lavoratori e alle famiglie americane".

Le storie inquietanti comunque non mancano: le battute sulle camere a gas e gli insulti etnici nelle chat di gruppo dei giovani repubblicani rivelate da Politico lo scorso autunno; l'ex tesoriere dei giovani repubblicani di New York collegato da un'inchiesta del New York Magazine a un account social che denigrava ebrei, neri, musulmani e gay; un consulente di una campagna per la Camera licenziato per aver deriso una vittima di stupro su X; un collaboratore della campagna presidenziale di Ron DeSantis, il governatore della Florida, allontanato per aver rilanciato un video con un'immagine nazista e poi approdato nell'ufficio del senatore del Missouri Eric Schmitt e infine al dipartimento di Stato, dove lavora ancora oggi.

Molti eletti repubblicani, insieme ai giovani conservatori, sostengono che queste posizioni restino ai margini del movimento e che sia ingiusto attribuire vere convinzioni politiche sulla base di battute in chat, indicando la sinistra come fonte maggiore del problema. Il senatore Ted Cruz ha però detto il mese scorso a un'assemblea della Faith and Freedom Coalition, l'organizzazione dei conservatori religiosi, di aver "visto più antisemitismo a destra negli ultimi 18 mesi che in qualsiasi altro momento della mia vita" e che "si sta diffondendo in particolare tra i giovani". Da allora gli alleati di Cruz hanno fondato un'organizzazione dedicata a contrastare l'antisemitismo di destra.

Altri leader MAGA sono stati attenti a non alienarsi i giovani conservatori, compresa la frangia più online e più vicina al mondo groyper. Il vicepresidente JD Vance non solo ha espresso comprensione per chi si oppone alla guerra in Iran, posizione condivisa dalla maggior parte degli americani: ha anche liquidato le chat razziste dei giovani repubblicani come "battute provocatorie" e, pur condannando l'antisemitismo, ha ipotizzato pubblicamente che Jeffrey Epstein avesse legami con l'intelligence israeliana. Vance in passato ha detto che Fuentes può "andare a quel paese" per averlo definito un "traditore della razza" a causa del suo matrimonio interrazziale, ma da settimane è bersaglio di una campagna online interna al suo stesso partito. Se sarà davvero lui a guidare il partito repubblicano del futuro, resta la questione di chi esattamente starebbe accogliendo e di cosa queste persone farebbero con il potere una volta ottenuto.

Intanto i veterani del Congresso continuano a giudicare il futuro del partito e del paese dai curriculum che arrivano negli uffici. E sempre più spesso non gli piace quello che vedono.


La guerra in Iran ribalta l'America First: ora lo slogan se lo intestano i Democratici


Un numero crescente di Democratici sta rivendicando per sé lo slogan "America First", in risposta alla guerra che Donald Trump sta conducendo da fine febbraio contro l'Iran insieme a Israele. Così la formula che il presidente si era intestato per due lunghe campagne elettorali, ora divide sempre di più la destra e viene usata dai suoi avversari, compresi alcuni dei possibili aspiranti alla Casa Bianca nel 2028.

Abdul El-Sayed, candidato progressista che il 4 agosto affronterà la moderata Haley Stevens nelle primarie democratiche per il Senato in Michigan, è il più esplicito. Il fine settimana scorso ha fatto campagna con Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez. Ad Axios ha detto: "Sono il candidato più America First del Paese, e lo dico con orgoglio". La sua definizione ribalta quella del presidente e la sposta sulla spesa pubblica: "Quando tieni qui i nostri soldi invece di mandarli alla macchina da guerra di qualche altro Paese, questo è il vero America First".

Politica USA · 2026

«America First» cambia bandiera


Dalla guerra contro l’Iran alle primarie del Michigan: sempre più democratici rivendicano lo slogan di Trump — o ne adottano gli argomenti senza pronunciarlo.

Grafica di FocusAmerica

AMERICA FIRST AMERICA FIRST
2026 · i democratici 2016 · Donald Trump

Trascina lo strappo: il manifesto democratico copre quello di Trump.

La cronologia

Sei mesi di appropriazione, dalla guerra alle urne



I protagonisti

Due modi di dire la stessa cosa

Oltre il 2028

Il mandato di Trump finisce a gennaio 2029. Lo slogan gli sopravvive.

Proteggere l’industria nazionale, ridurre le dipendenze strategiche, subordinare gli impegni internazionali all’interesse del Paese: la svolta che ha portato Trump alla Casa Bianca è ormai bipartisan. Cambieranno toni e strumenti, non la direzione.
Fonte: Axios, Congress.gov, dichiarazioni pubbliche dei candidati · luglio 2026

Dalla benzina a Israele, lo slogan cambia bersaglio


Ro Khanna, deputato della California che sta valutando anche lui una corsa alla Casa Bianca, ha adottato la stessa etichetta. Ad aprile ha ripresentato il Gasoline Export Ban Act, un progetto di legge che vieta l'esportazione di benzina all'estero quando il prezzo medio alla pompa resta sopra i 3,12 dollari al gallone per 7 giorni consecutivi, e in quell'occasione ha detto di voler mettere l'America al primo posto. A febbraio, dall'aula della Camera, aveva sostenuto che "un'altra guerra in Medio Oriente non è America First".

Dan Osborn, il sindacalista che in Nebraska corre per il Senato da indipendente contro il senatore repubblicano uscente Pete Ricketts, è andato oltre e venerdì ha usato la stessa formula contro Israele: "dobbiamo mettere al primo posto l'America, non Israele". Non si può "minare l'indipendenza dell'esercito americano per nessun alleato", ha aggiunto Osborn, "men che meno per uno inaffidabile che ci ha già costretto a buttare soldi in un'inutile guerra senza fine all'estero".

Anche una parte dei Repubblicani ritiene che la guerra contro l'Iran abbia tradito l'impegno a mettere gli americani al primo posto e che proprio questo abbia aperto uno spazio politico ai Democratici. Tucker Carlson, che nel 2024 ha presentato Trump alla convention repubblicana, aveva spinto il presidente a non attaccare l'Iran e da allora si è scusato per aver "fuorviato la gente" sul suo conto, precisando che non era stato un errore intenzionale.

Da parte sua, El-Sayed si è detto d'accordo con i critici di destra: "la versione MAGA dell'America First è fare spettacolo con l'America First, per poi svenderti al primo acquirente". Chi la pratica, ha aggiunto, resterà sempre ostaggio di "una lobby di interessi stranieri come AIPAC", la principale lobby di pressione filoisraeliano negli Stati Uniti, e del complesso militare-industriale, cioè di "quelli che vincono ogni volta che mandiamo le nostre armi all'estero". I sondaggi indicano che gli elettori sono stanchi di decenni di guerre in Medio Oriente, soprattutto quando non vedono di buon occhio la propria situazione economica in casa.

I big democratici evocano il tema senza usare lo slogan


La maggior parte dei Democratici di primo piano evita ancora di pronunciare lo slogan di Trump, ma ne riprende sempre più spesso gli argomenti. Il 17 luglio a Memphis, in un comizio a sostegno del candidato al Congresso Justin Pearson, Alexandria Ocasio-Cortez ha detto che "tutti quei soldi che stiamo spendendo in bombe all'estero potrebbero essere spesi in scuole qui da noi". La deputata di New York sta attualmente valutando una candidatura alla presidenza o al Senato nel 2028.

Il 25 aprile, parlando dinanzi ad una platea del Partito Democratico dell'Arkansas nel suo primo discorso da protagonista dopo la sconfitta del 2024, l'ex vicepresidente Kamala Harris aveva detto che "per innescare una rinascita americana dobbiamo partire da un'agenda ambiziosa, in cui i nostri soldi pubblici vadano a case, sanità e asili accessibili, non a guerre sconsiderate in terre straniere che nessuno vuole", un riferimento palese allo slogan elettorale di Trump nel 2024 sulle "stupide guerre straniere".

Molti Democratici hanno abbracciato anche le politiche industriali propugnate da Trump in questi anni per far ripartire la manifattura americana. Il 15 giugno i senatori Mark Kelly dell'Arizona e Cory Booker del New Jersey, anche loro entrambi possibili candidati alla presidenza, sono stati tra i firmatari del Make More in America Act, il disegno di legge presentato dal leader democratico al Senato Chuck Schumer che allarga il mandato della Export-Import Bank per finanziare la costruzione di semiconduttori, l'estrazione di minerali critici e lo sviluppo dell'intelligenza artificiale negli Stati Uniti.

Kelly ha persino sostenuto che la legge servirebbe a "costruire più cose qui da noi e creare posti di lavoro ben pagati, riducendo allo stesso tempo la nostra dipendenza dagli avversari stranieri". Insomma, il mandato di Trump finirà nel gennaio 2029, ma la svolta che lo ha portato a vincere grazie allo slogan "America First" appare ormai bipartisan e destinata a sopravvivergli. Anche tra i democratici si sta sempre di più consolidando l'idea che gli Stati Uniti debbano proteggere l'industria nazionale, ridurre le dipendenze strategiche e subordinare maggiormente gli impegni internazionali agli interessi economici e di sicurezza del Paese. Ciò significa che potranno sicuramente cambiare i toni e gli strumenti, ma difficilmente Washington tornerà all'impostazione globalista che aveva preceduto l'ascesa di Donald Trump alla presidenza.


reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Stati Uniti e Giappone intervengono insieme per sostenere lo yen


Il Ministero delle Finanze giapponese ha confermato l'operazione di acquisto condotta insieme al Tesoro americano. È la prima operazione coordinata dal 1998. Trump la presenta come un gesto di amicizia, mentre i mercati si interrogano sulla scelta di Washington di vendere euro anziché dollari.

Il Ministero delle Finanze giapponese ha confermato lunedì di aver condotto venerdì scorso un'operazione di acquisto di yen coordinata con il Tesoro degli Stati Uniti. Secondo il Financial Times, si tratta del primo intervento congiunto dei due alleati a sostegno della valuta giapponese dal 1998. Tokyo ha inoltre chiarito di essere pronta ad agire nuovamente: "Non esiteremo a condurre ulteriori interventi coordinati in futuro", si legge nella nota, che sottolinea il contatto costante con il Tesoro americano.

Lo yen aveva superato quota 163 contro il dollaro, un livello che non si vedeva dal 1986, arrivando giovedì scorso fino a quota 163,73. Venerdì è risalito a 157,57 e lunedì, dopo la conferma dell'operazione, ha proseguito il recupero fino a 155,20, il valore più forte da quasi tre mesi. La debolezza della valuta è diventata un problema politico per il governo giapponese, che era già intervenuto autonomamente sul mercato in aprile e maggio per difendere lo yen. A pesare sono soprattutto gli elevati tassi d'interesse americani, l'aumento del prezzo del petrolio e il persistente deflusso di capitali dal Giappone.

Il Ministero ha spiegato di aver agito "in conformità con la Dichiarazione congiunta dei Ministri delle Finanze giapponese e statunitense" del settembre 2025, con l'obiettivo di contrastare "l'eccessiva volatilità e i movimenti dello yen" registrati nelle ultime settimane. Tokyo ha inoltre annunciato che farà ricorso alla FIMA repo facility della Federal Reserve, lo strumento che permette alle banche centrali estere autorizzate di ottenere dollari a breve termine cedendo temporaneamente titoli del Tesoro statunitense.

Valute · Stati Uniti–Giappone

Washington e Tokyo comprano yen insieme: non accadeva dal 1998

Il dollaro era salito fino a 163,73 yen, il massimo dal 1986. L’operazione coordinata di Tokyo e Washington — anticipata da un appunto fotografato a Camp David — ha riportato il cambio a 155,20.

Grafica di FocusAmerica · 3 agosto 2026

Giovedì 30 luglio
163,73

−5,2% yen per dollaro

Lunedì 3 agosto
155,20

Yen al minimo sul dollaro dal 1986

Dopo l’intervento, lo yen al valore più forte da quasi tre mesi

La corsa del 2026
Sei mesi di pressione sullo yen, tre interventi per fermarla
Cambio dollaro/yen in date selezionate: più la linea sale, più lo yen è debole. Tocca i punti per i valori.

Ad aprile e maggio Tokyo aveva speso da sola la cifra record di 11.730 miliardi di yen per difendere la valuta.

L’indizio
Il piano era già scritto su un blocco per appunti
Ricostruzione

«Comprare yen giapponesi (JPY), 5–10 miliardi di dollari». L’appunto sul tavolo di Scott Bessent, fotografato da Reuters durante la riunione di gabinetto a Camp David alle 11:33 di venerdì (le 17:33 in Italia). Due ore prima, il Tesoro aveva già avvertito le banche di un possibile intervento.

Il conto
Quanto è costato difendere lo yen

≈8.450 mld ¥
52,8 miliardi di dollari per l’intera operazione, secondo le stime degli analisti su dati Bank of Japan (FT)

6.000–7.000 mld ¥
Il solo intervento di giovedì per il Nikkei: il più grande mai condotto dal Giappone in una giornata

Il nodo degli euro
EURO venduti dalla Fed di New York tramite Goldman Sachs e Morgan Stanley YEN

Di norma questi interventi si finanziano in dollari. Per Robin Brooks (Peterson Institute) la mossa rischia di indebolire la fiducia nello yen: i mercati si chiederanno perché Washington non abbia semplicemente pagato in dollari — forse per evitare che Tokyo dovesse vendere titoli del Tesoro USA.

Fonte Ministero delle Finanze del Giappone, Dipartimento del Tesoro USA, Financial Times, Nikkei, Reuters; dati di mercato LSEG, FactSet e Bloomberg. Agosto 2026.

Bessent invoca la sicurezza economica, Trump l'amicizia


Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha confermato l'operazione, spiegando che "le azioni coordinate di venerdì sul mercato dei cambi hanno contrastato i movimenti dello yen". Ha inoltre assicurato che Washington non esiterà a partecipare a nuovi interventi, sia per ragioni di sicurezza economica sia in considerazione dell'alleanza con Tokyo. Bessent ha appoggiato apertamente anche la linea del governo giapponese: gli Stati Uniti, ha dichiarato, "sostengono con forza le misure decise di mercato e di politica monetaria del Giappone per correggere la sostanziale sottovalutazione dello yen". A Tokyo l'annuncio è stato affidato alla Ministra delle Finanze Satsuki Katayama, che ha utilizzato parole quasi identiche.

Il presidente statunitense Donald Trump ha invece presentato l'intervento in termini molto più diretti. Interrogato domenica a bordo dell'Air Force One sul motivo per cui gli Stati Uniti stessero sostenendo la valuta di un altro Paese, il presidente ha risposto richiamando il "buon rapporto" con il Giappone. "Volevano un piccolo aiuto e noi ci siamo sempre, per il Giappone", ha detto. Trump ha sostenuto che l'operazione produrrà un "beneficio finanziario" per gli Stati Uniti e farà bene "anche all'economia mondiale", ma ha aggiunto che, "più di ogni altra cosa, è stato un segnale di amicizia". Il presidente ha infine osservato che il Giappone "è stato molto buono con noi, con l'eccezione, naturalmente, di Pearl Harbor".

Reporter: Why is the U.S. intervening to support the Japanese yen at this time?

Trump: Japan’s been very good to us, with the exception, of course, of Pearl Harbor. pic.twitter.com/MY2uFdDBYA
— Acyn (@Acyn) August 2, 2026


Gli appunti fotografati e il nodo degli euro


Un primo indizio dell'operazione era emerso durante la riunione di gabinetto tenuta venerdì a Camp David. Un fotografo della Reuters aveva ripreso, da sopra la spalla di Bessent, un blocco per appunti con la scritta sottolineata "To Do" e, subito sotto, l'annotazione manoscritta "Buy Japanese Yen (JPY) $5-10 bil": acquistare yen per un valore compreso tra 5 e 10 miliardi di dollari. Sul tavolo, appena sopra il blocco, era visibile il segnaposto con il nome del Segretario al Tesoro.

The United States bought the Japanese yen for the first time in more than a decade as "a signal of friendship," President Donald Trump said Sunday. The rare bilateral intervention in Japan's currency market was designed to prop up the yen from its 40-year low against the dollar.… pic.twitter.com/wFz4SGDP1r
— CNN (@CNN) August 3, 2026


La fotografia è stata scattata alle 11:33 ora locale, le 17:33 in Italia, mentre il video della parte della riunione aperta ai giornalisti mostra che il foglio si trovava ancora sul tavolo mezz'ora più tardi, quando Bessent ha preso la parola per elogiare il presidente. Circa due ore prima dello scatto, l'agenzia stampa Reuters aveva riferito che il Dipartimento del Tesoro aveva avvertito diverse banche della possibilità di un intervento sul mercato valutario nel corso della giornata.

Le autorità giapponesi erano già entrate in azione nelle prime ore delle contrattazioni, provocando un consistente rafforzamento dello yen. Un secondo movimento altrettanto marcato si è verificato nel tardo pomeriggio: secondo i dati LSEG, il dollaro è sceso da circa 158,9 yen alle 16:14 di New York a circa 157,6 poco prima delle 17, con un calo dello 0,8%.

Il costo dell'operazione per Tokyo rimane incerto. Gli analisti citati dal Financial Times, sulla base dei dati della Bank of Japan, lo stimano in circa 8.450 miliardi di yen, equivalenti a 52,8 miliardi di dollari. Il quotidiano economico Nikkei valuta invece tra 6.000 e 7.000 miliardi di yen il solo intervento di giovedì, che sarebbe il più grande mai condotto dal Giappone in una singola giornata.

L'aspetto che ha maggiormente sorpreso i mercati riguarda tuttavia il modo in cui Washington avrebbe finanziato l'acquisto. Secondo il Financial Times, la Federal Reserve Bank di New York avrebbe venduto euro, anziché dollari, per acquistare yen per conto del Tesoro, appoggiandosi a Goldman Sachs e Morgan Stanley. Una scelta insolita, dal momento che gli interventi coordinati vengono normalmente finanziati attraverso attività denominate in dollari.

Robin Brooks, senior fellow del Peterson Institute for International Economics, ha scritto nella propria newsletter su Substack che una simile operazione rischia di indebolire, anziché rafforzare, la fiducia nello yen. Se Washington ha venduto euro invece di dollari, sostiene Brooks, gli investitori potrebbero concludere che i funzionari americani abbiano voluto evitare che il Giappone fosse costretto a vendere titoli del Tesoro statunitense per finanziare l'intervento. "Questo genere di piroetta, a mio parere, indebolisce l'efficacia della partecipazione americana, perché porterà inevitabilmente i mercati a chiedersi perché gli Stati Uniti non abbiano semplicemente finanziato l'acquisto di yen con dollari", ha scritto.


A Camp David Trump trasforma la riunione del governo in un evento elettorale


Donald Trump ha riunito il suo Consiglio dei ministri a Camp David e ha trasformato il primo incontro televisivo dal ritiro presidenziale in una vetrina elettorale. A tre mesi dalle elezioni di metà mandato, il presidente ha collegato la guerra con l'Iran, l'immigrazione e le resistenze nel suo stesso partito al rischio che i Democratici conquistino una o entrambe le camere del Congresso.

La riunione di venerdì era la tredicesima del secondo mandato di Trump, ma il luogo l'ha resa insolita. Camp David si trova tra le montagne del Maryland, a circa 60 miglia da Washington, ed è stato usato a lungo per colloqui riservati, incontri con leader stranieri e analisi di informazioni sensibili. La Casa Bianca ha sostenuto che fosse la prima volta che un Consiglio dei ministri veniva trasmesso in diretta dal complesso. I giornalisti hanno dovuto lasciare i cellulari fuori dalla sala, classificata come ambiente protetto, mentre telecamere e fotografi hanno potuto seguire la parte pubblica.

Trump ha definito la stanza "molto, molto speciale" e ha presentato l'accesso dei media come una prova di trasparenza. Nei primi quaranta minuti, i ministri hanno elencato i risultati dell'amministrazione e lodato il presidente. Il ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr. ha ricordato le visite compiute da bambino quando suo zio John F. Kennedy era alla Casa Bianca. Il ministro della Difesa Pete Hegseth ha attribuito a Trump un miglioramento del morale delle forze armate, citando parate, sorvoli per il 250° anniversario degli Stati Uniti e il tentativo di rinominare il dipartimento "Dipartimento della Guerra".

Lo scontro con alcuni senatori repubblicani ha occupato una parte importante dell'incontro. Trump ha attaccato John Cornyn, senatore del Texas che ha perso le primarie dopo che il presidente aveva sostenuto il suo avversario e che ora partecipa al blocco della nomina di Todd Blanche a ministro della Giustizia. Blanche, ministro ad interim ed ex avvocato personale di Trump, deve ricevere la conferma del Senato per ottenere l'incarico in modo permanente. Il presidente ha detto che Cornyn "è diventato una persona molto arrabbiata" e ha definito Blanche "un uomo molto, molto buono".

La nomina di Blanche è legata anche al fallimento di un fondo da 1,8 miliardi di dollari con cui l'amministrazione voleva risarcire chi sostiene di essere stato indagato ingiustamente dal governo. Democratici e alcuni Repubblicani avevano contestato il progetto perché avrebbe potuto destinare denaro anche alle persone che assaltarono il Congresso il 6 gennaio 2021. Un giudice federale aveva inoltre avvertito l'amministrazione di non ripristinarlo. Trump ha ammesso che il fondo è "morto" e ha aggiunto che avrebbe voluto il contrario, pur dicendo di non cercare un beneficio personale.

Il presidente ha usato la crisi migratoria nell'enclave spagnola di Ceuta per avvertire gli elettori delle conseguenze di una vittoria democratica. Nelle ventiquattro ore precedenti circa 60.000 migranti erano entrati dal Marocco nel territorio spagnolo, almeno 57 erano morti durante il viaggio e circa la metà era già tornata indietro volontariamente. Trump ha parlato di un'"invasione" composta da centinaia di migliaia di persone e ha detto che negli Stati Uniti accadrebbe qualcosa di ancora più grande se i Repubblicani non vincessero a novembre.

L'argomento riprende la strategia adottata dal presidente prima delle elezioni di metà mandato del 2018, quando avvertiva dell'arrivo di carovane di migranti al confine meridionale. Nel 2026, però, il voto può incidere direttamente sulla capacità di Trump di governare: la conquista della Camera o del Senato darebbe ai Democratici un contrappeso alla Casa Bianca. Il presidente ha quindi presentato un episodio avvenuto in Spagna come anticipazione di ciò che potrebbe accadere negli Stati Uniti con un cambio di maggioranza al Congresso.

La guerra con l'Iran si trascina da cinque mesi, molto più delle poche settimane inizialmente previste dal presidente e continua a pesare sulla sua posizione politica. Gli attacchi reciproci non hanno ancora prodotto una via d'uscita, i prezzi della benzina sono aumentati e un sondaggio Reuters-Ipsos pubblicato questa settimana ha trovato il sostegno di appena un americano su tre, il dato più basso dalle prime fasi del conflitto. I Repubblicani guardano con crescente preoccupazione all'effetto economico della guerra sulle elezioni di novembre.

Trump ha messo in dubbio che Teheran stia negoziando in buona fede un possibile cessate il fuoco, ma ha escluso che l'Iran sia responsabile degli attacchi informatici contro trenta sistemi idrici del Minnesota. Le agenzie di intelligence americane sospettano un coinvolgimento iraniano e la settimana precedente l'FBI e la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency, l'agenzia federale che protegge le infrastrutture digitali, avevano avvertito che hacker iraniani stavano prendendo di mira impianti idrici e altri settori essenziali. Il presidente non ha presentato prove alternative e ha attribuito gli attacchi all'"incompetenza" del governo statale guidato dal democratico Tim Walz.

Walz ha risposto sui social media che Trump conosce il responsabile e sa che attacchi simili hanno colpito anche altri Stati. Il governatore del Minnesota ha poi collegato la vicenda al conflitto, sostenendo che il presidente non riesce a battere l'Iran perché è impegnato a fare guerra al suo Stato. Lo scambio ha mostrato quanto la guerra sia entrata anche nello scontro politico interno, dalle accuse sulla sicurezza delle infrastrutture al giudizio sull'azione della Casa Bianca.

Le domande dei giornalisti hanno portato nella stessa riunione anche Gaza e Ucraina. Trump ha detto che l'accordo annunciato giovedì dovrebbe condurre al disarmo di Hamas e al ritiro israeliano da Gaza, pur ammettendo che il percorso avrà "alti e bassi". Ha inoltre preso le distanze dalla promessa di concedere all'Ucraina una licenza per produrre sistemi di difesa aerea Patriot, sostenendo che gli Stati Uniti devono essere prudenti nel trasferire una tecnologia che un giorno potrebbe essere usata contro di loro.

Camp David nacque nel 1942, durante la presidenza di Franklin D. Roosevelt, come luogo sicuro in cui il presidente potesse riposare durante la Seconda guerra mondiale. Roosevelt lo chiamò "Shangri-La", dal paradiso immaginario del romanzo Orizzonte perduto, mentre Dwight Eisenhower lo ribattezzò in onore del nipote David. Il complesso di 180 acri è gestito dalla Marina e sorvegliato dai Marines. Comprende una residenza riservata al presidente, circa una decina di cabine per gli ospiti e un edificio principale con sale per le riunioni.

Trump ha frequentato Camp David più spesso nel primo mandato, ma nel secondo vi è andato soltanto tre volte e ha continuato a preferire le sue proprietà private. Dopo la riunione è partito per il suo club di Bedminster, in New Jersey. Il passaggio nel ritiro presidenziale ha così avuto soprattutto una funzione pubblica: offrire uno scenario istituzionale alle rivendicazioni del governo e agli attacchi con cui il presidente prepara la campagna delle midterm.


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Chi lascia l'Italia si porta via i risparmi e le banche restano a guardare


Non se ne vanno solo persone: se ne vanno stipendi, conti correnti e progetti di investimento. Mentre gli italiani all'estero crescono e accumulano ricchezza, gli istituti di credito restano fermi al confine.

Nel 2025 hanno lasciato l'Italia 109mila cittadini italiani. È il 22,7% in meno rispetto al 2024, quando gli espatri avevano toccato il picco di 141mila. Il bilancio resta comunque negativo: 53mila italiani in meno, contro le 83mila unità perse nel 2024, secondo il comunicato ISTAT del 3 agosto 2026. Lo stesso Istat spiega perché il 2024 era stato un anno anomalo: nuove regole più stringenti sull'iscrizione all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero avevano spinto molti connazionali, già emigrati da tempo, a registrarsi tutti insieme quell'anno. Il calo del 2025, quindi, non è un'inversione di rotta. È più probabile che sia il riassorbimento di quell'ingolfamento burocratico — una lettura che possiamo cautamente restituire, incrociando i dati Istat (senza che l'istituto la dichiari esplicitamente).

Chi lascia oggi l'Italia, in ogni caso, non è più l'emigrante di una volta. Secondo il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, il 42,1% di chi è emigrato tra il 2022 e il 2024 ha una laurea, contro il 33,8% registrato nell'intero periodo 2011-2024. In Trentino-Alto Adige e Lombardia la quota di laureati tra chi parte sfiora il 51%, secondo il rapporto del CNEL. Se si guarda solo alla fascia 25-34 anni, la quota di laureati tra chi emigra si avvicina addirittura alla metà, secondo l'analisi di Neodemos su dati Istat.

Ma non tutti gli emigrati sono uguali, e vale la pena distinguerli. I più giovani — spesso 25-30enni alla prima esperienza di lavoro — non portano con sé grandi risparmi. Portano competenze: una laurea, capacità tecniche, una rete di contatti ancora da costruire. Il loro rapporto con il denaro comincia semmai altrove, con il primo stipendio guadagnato a Berlino, Amsterdam o Londra, spesso più alto di quello che avrebbero preso restando in Italia. Diverso è il caso di chi parte più avanti nella vita, magari attorno ai quarant'anni, dopo una carriera già solida: qui i risparmi accumulati, una casa, un'eredità di famiglia hanno già un peso reale, ed è questo profilo a portare capitali già esistenti fuori dal Paese. Sono due fenomeni diversi, con bisogni diversi. E il sistema bancario italiano, ancora costruito attorno alla filiale fisica, non sembra pronto a distinguerli né a intercettarli.

Il conto italiano non segue chi parte


Al di là del rallentamento di quest'anno, il numero di italiani all'estero resta enorme e continua a crescere: nel 2025 gli iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero hanno raggiunto 6.630.284 persone, secondo la ricostruzione di Metro Today su dati AGI e Fondazione Migrantes. Il motivo per cui molti di loro si rivolgono a banche diverse da quelle italiane è, prima di tutto, molto pratico: chi si trasferisce all'estero e si iscrive all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) deve segnalarlo alla propria banca, che a quel punto trasforma il conto ordinario in un conto per non residenti — spesso chiudendo quello vecchio e aprendone uno nuovo, con un IBAN diverso. Non è un obbligo previsto direttamente dalla legge: un'interrogazione parlamentare alla Camera ha chiarito, con la risposta del Governo e il parere di Banca d'Italia, che non esiste alcuna norma che imponga la chiusura del conto ai non residenti, secondo quanto riportato da Infoparlamento. Ma nella pratica, la normativa antiriciclaggio e gli obblighi di verifica sulla clientela finiscono per produrre lo stesso effetto: il conto per non residenti, quando esiste, costa quasi sempre più di quello ordinario — un canone mensile tra 8 e 25 euro, bonifici SEPA tra 2 e 8 euro a operazione, bonifici extra UE anche fino a 35 euro — e spesso non permette di avere una carta di credito o di operare online senza restrizioni, secondo la ricostruzione di Fiscomania.

Alcune grandi banche italiane hanno comunque creato programmi dedicati a questi clienti, anche se restano nicchie rispetto all'offerta generale. Intesa Sanpaolo ha un servizio chiamato «Intesa Sanpaolo per l'Estero», con procedure dedicate e supporto multilingue; UniCredit ha «UniCredit International», pensato più per professionisti e imprenditori con esigenze internazionali complesse; Fineco offre un conto per non residenti che, in alcuni casi, mantiene funzionalità simili a quelle di un conto ordinario, incluso l'accesso multivaluta, come descritto sempre da Fiscomania. Sono passi nella giusta direzione, ma restano eccezioni che il cliente deve scoprire e richiedere da solo — non un servizio pensato e comunicato in modo sistematico per chi lascia il Paese.

I numeri delle banche digitali confermano che, dove l'offerta italiana lascia un vuoto, qualcun altro lo occupa. Revolut ha oggi circa 4,5 milioni di clienti in Italia, su una base globale di 75 milioni: ha aperto una succursale italiana con IBAN locale alla fine del 2024, secondo EconomyUp. N26 è stata la prima a offrire un IBAN italiano, già dal 2020, e oggi conta 8 milioni di utenti in 25 mercati. Trade Republic, il broker tedesco che punta a semplificare l'accesso agli investimenti per chi ha una pensione pubblica non sufficiente, ha superato il milione di clienti italiani nell'aprile 2026, raddoppiando in un solo anno, secondo il comunicato ufficiale dell'azienda. Anche Bunq, la neobank olandese, ha lanciato un IBAN italiano il 23 giugno 2026, dopo aver triplicato i propri utenti nel Paese in dodici mesi.

Il messaggio è semplice: le banche digitali straniere non aspettano che il cliente italiano parta per andarlo a cercare all'estero. Competono già oggi sul mercato italiano, con conti in più valute e piattaforme di investimento economiche — esattamente i servizi che un emigrato con una laurea in tasca, una volta trasferito in Germania, Olanda o Regno Unito, si aspetta di ritrovare anche restando in contatto con l'Italia.

Le fintech europee inseguono i ricchi
Dopo anni di crescita sostenuta dal venture capital, le piattaforme di risparmio digitale si confrontano con i conti: i piccoli investitori non bastano più, e l’offerta vira verso prodotti e servizi pensati per patrimoni importanti.
L'AnalistaMariza Cibelle Dardi

Cosa manca alle fintech italiane


Le fintech italiane non sono rimaste con le mani in mano. Buddybank e Hype permettono di usare un conto italiano anche dall'estero, con un'app pensata per essere gestita interamente da remoto. Ma i costi sui trasferimenti internazionali restano alti: il conto Buddybank, ad esempio, arriva a costare fino a 11 euro fissi più lo 0,20% di commissione sui trasferimenti fuori dall'Unione europea, secondo il confronto pubblicato da Wise. Sul fronte degli investimenti, Moneyfarm ed Euclidea offrono consulenza patrimoniale digitale accessibile da remoto, ma restano pensate secondo le regole italiane, senza un collegamento diretto con i sistemi pensionistici complementari di altri Paesi europei.

Il problema più grande, più che un singolo servizio mancante, è la pensione. Chi lavora in Germania versa contributi al sistema pensionistico tedesco, che restano coordinati con quello italiano ma non sono automaticamente trasferibili da un Paese all'altro. Lo spiega la Deutsche Rentenversicherung, l'ente pensionistico tedesco: non esiste una legge unica, europea o tedesca, che regoli il trasferimento dei diritti pensionistici accumulati nei fondi integrativi — ogni caso va gestito singolarmente, secondo la documentazione ufficiale dell'ente.

Chi lascia l'Italia a trent'anni e torna vent'anni dopo, magari con un capitale accumulato in un fondo pensione tedesco o olandese, deve ricostruire da zero il rapporto con le banche italiane, mentre quella pensione all'estero resta un pezzo separato, difficile da collegare alla propria situazione finanziaria in Italia.

Le regole che complicano tutto


Dietro la distanza tra le banche italiane e chi vive all'estero non c'è solo poca voglia di investire su questi clienti. C'è anche una serie di regole che rendono il cliente non residente più complicato da gestire. Ogni banca italiana, quando apre o mantiene un conto a un non residente, deve raccogliere il codice fiscale, un documento che attesti la residenza fiscale all'estero e altri dati anagrafici.

Se il cliente ha legami con più Paesi, la banca deve poi comunicare periodicamente questi dati all'Agenzia delle Entrate, che li invia alle autorità fiscali degli altri Paesi coinvolti. Lo prevede la legge 18 giugno 2015, n. 95, che ha introdotto in Italia il cosiddetto Common Reporting Standard, lo standard internazionale per lo scambio di informazioni bancarie tra Paesi, come ricostruito da Fiscomania. Sono regole pensate per combattere l'evasione fiscale, non per punire chi si trasferisce in buona fede. Ma nella pratica costano di più alla banca: più controlli, più tempo, più rischio. E molti istituti, soprattutto quelli piccoli, preferiscono evitare il problema alla radice, restringendo i servizi offerti ai clienti non residenti.

Questo comportamento ha un nome tecnico, il de-risking: significa che la banca, di fronte a un cliente considerato più complicato, decide di non servirlo affatto o di servirlo peggio. Non è un problema solo italiano — l'Autorità Bancaria Europea ammette che le banche possano chiedersi se un cliente non residente non sarebbe servito meglio altrove, ma chiarisce anche che non si può rifiutare un'intera categoria di clienti in blocco, secondo le linee guida ufficiali dell'EBA.

Esiste anche una tutela minima per i cittadini europei: chi vive legalmente in un Paese dell'Unione ha diritto a un conto di pagamento di base anche in un'altra banca europea, e la banca non può dire di no solo perché il cliente vive altrove, come spiega il portale ufficiale Your Europe della Commissione UE. Ma è un conto minimo, buono per le operazioni di base — depositi, pagamenti, prelievi — non per ricevere uno stipendio dall'estero, investire o gestire una pensione. Tra questo diritto minimo, i conti per non residenti visti sopra e un servizio bancario completo resta un vuoto, che oggi ricade tutto sulle spalle di chi è partito.

A Roma, intanto, qualcosa si muove sul fronte opposto — quello della tutela del correntista in generale, non solo del non residente. La Commissione Finanze della Camera ha approvato il 16 luglio 2025 un testo unificato che introdurrebbe nel Codice Civile un nuovo articolo, il 1857-bis, con l'obbligo per le banche di contrattare con chiunque richieda un conto corrente e il divieto di recesso ingiustificato quando il cliente è in credito, secondo la ricostruzione dello studio legale GCLEGAL. La norma, se approvata in via definitiva, non riguarderebbe solo i non residenti, ma renderebbe comunque più difficile per una banca chiudere un conto senza una motivazione precisa — chi vive all'estero incluso.

Chi lo fa diversamente


In Europa esistono già modelli che risolvono questo problema, permettendo a un cliente di restare fedele a una sola banca anche cambiando Paese più volte nella vita. L'esempio più chiaro è HSBC Expat, la divisione della banca britannica dedicata proprio a chi vive, lavora o si trasferisce all'estero. Il conto — in sterline, dollari o euro — resta identico a ogni trasferimento, e si può tenere insieme ai conti locali sia nel Paese di origine che in quello di residenza, secondo la pagina ufficiale del prodotto. È un servizio riservato a chi ha già una certa disponibilità economica — richiede almeno 75mila sterline di risparmi o investimenti — ma dimostra che restare con la stessa banca cambiando Paese si può fare, se una banca decide di costruire un prodotto pensato apposta per questo, invece di trattare ogni trasferimento all'estero come un'eccezione da gestire caso per caso.

Le neobank fanno la stessa cosa su scala più ampia, e con requisiti molto più bassi. Con Revolut e N26 si apre un conto con IBAN in un Paese europeo e si continua a usarlo esattamente com'era, anche vivendo in un altro Paese: l'app e le coordinate bancarie non cambiano, cambia solo il posto da cui ci si collega. È proprio questo meccanismo che ha permesso a queste piattaforme di conquistare milioni di clienti italiani all'estero, prima ancora che le banche italiane si accorgessero del problema.

C'è poi un caso ancora più estremo: Wise. Nata come servizio per inviare denaro all'estero a basso costo, oggi funziona quasi come un conto vero e proprio. Con un solo profilo si ottengono coordinate bancarie locali in tante valute diverse — un IBAN europeo, un numero di conto britannico, l'equivalente americano dell'IBAN — che finiscono tutte nello stesso saldo, gestibile da un'unica app da qualsiasi Paese, secondo la pagina ufficiale del prodotto.

In pratica, chi lavora in un Paese può farsi pagare lo stipendio con le coordinate di quel Paese, e allo stesso tempo continuare a mandare o ricevere soldi con le coordinate italiane, senza aprire un conto nuovo. Va detto che Wise non è tecnicamente una banca: non offre, per esempio, mutui o conti di risparmio remunerati come farebbe un istituto tradizionale. Ma su un punto preciso — restare con lo stesso conto pur cambiando Paese — è oggi uno dei servizi più avanzati disponibili in Europa.

Un'occasione che l'Italia non sta cogliendo


Chi vive all'estero impara a usare strumenti che in Italia restano poco diffusi: fondi pensione, exchange traded fund a basso costo, pianificazione fiscale tra due Paesi. Sarebbe naturale che questa competenza tornasse, in qualche modo, anche in Italia. Invece oggi passa solo per il passaparola tra parenti e amici, senza nessun canale organizzato che la raccolga. Le associazioni di italiani all'estero si occupano soprattutto di cultura e politica, e le banche italiane non hanno divisioni dedicate agli espatriati né accordi con consulenti fiscali internazionali — un vuoto che stona, considerando che gli iscritti AIRE sono oltre 6,6 milioni.

Il rallentamento degli espatri nel 2025 offre, in questo senso, una finestra di tempo utile. Se il flusso in uscita si stabilizza attorno alle 100mila persone all'anno, banche e assicurazioni avrebbero il tempo per costruire qualcosa di nuovo: conti con doppio IBAN, consulenza fiscale che copra due Paesi insieme, strumenti per portare la pensione da un Paese all'altro, un unico strumento che raccolga i risparmi sparsi in più Paesi. Sono soluzioni che altrove in Europa esistono già. Manca solo che banche, fintech, autorità di controllo e istituzioni italiane si mettano d'accordo per costruirle.

Le domande de L'Analista


Le banche italiane sono pronte a costruire prodotti pensati per chi vive oltre confine, o continueranno a considerare l'espatrio solo come un cliente perso? E quanto conta, nella corsa con Revolut, N26 e Trade Republic, il fatto che siano le banche digitali europee — non quelle italiane — ad aver già conquistato milioni di clienti nel Paese, prima ancora che il loro risparmio lasciasse davvero l'Italia?


Fintech europee nate per la classe media, oggi a caccia di grandi patrimoni


Le piattaforme nate per democratizzare gli investimenti guardano oggi ai grandi patrimoni. In Francia il fenomeno è già documentato nei numeri: secondo il reportage di Le Monde firmato da Gaétan Pierret (11 maggio 2026), la piattaforma Yomoni — che gestisce 2,1 miliardi di euro di masse — è diventata redditizia solo alla fine del 2025, dopo aver innalzato il ticket medio d'ingresso a 12mila euro. Il suo dirigente Sébastien d'Ornano lo spiega senza giri di parole: un cliente con mille euro investiti non è redditizio per la piattaforma. È il paradosso di un intero settore, nato per abbattere le barriere d'accesso alla finanza e costretto oggi a scoprire che la sostenibilità economica passa dai grandi capitali.

Il modello a commissioni basse si è rivelato fragile


Commissioni azzerate o quasi, costi di acquisizione clienti elevati, strutture tecnologiche e di compliance da mantenere: l'equazione fatica a reggere senza una massa di clienti molto ampia, oppure senza segmenti capaci di generare margini più alti. In Francia, secondo la ricostruzione di Le Monde, diverse piattaforme storiche — da Nalo a WeSave, passando per Marie Quantier, rilevata «a prezzo di svendita» — hanno faticato a raggiungere la profittabilità; Ramify punta al pareggio solo nel 2027. La risposta è stata quasi sempre la stessa: ampliare il catalogo verso prodotti più sofisticati — private equity, fondi immobiliari, criptovalute — e allargare lo sguardo a una clientela con patrimoni più consistenti.

In Italia il fenomeno assume una forma diversa, ma il principio è lo stesso: dove la massa di clienti piccoli non basta a coprire i costi, l'offerta si sposta verso l'alto. Moneyfarm, la piattaforma di gestione patrimoniale digitale nata a Milano, ha una struttura tariffaria che lo rende esplicito: le commissioni scendono progressivamente al crescere del capitale investito, dallo 0,75% annuo sotto i 100mila euro fino ad azzerarsi oltre 1,5 milioni, secondo il documento informativo ufficiale della piattaforma. Moneyfarm ha inoltre introdotto tre livelli di servizio — Core, Premium e Private — che assegnano un Wealth Advisor dedicato solo ai clienti con portafogli più sostanziosi, come descritto nella sezione Consulenza del sito ufficiale.

Trade Republic e Scalable Capital corrono, ma non parlano ancora di patrimoni alti


Va precisato che né Trade Republic né Scalable Capital vengono citate nel reportage di Le Monde, che riguarda esclusivamente il mercato francese. In Italia, i dati ufficiali delle due piattaforme raccontano per ora una crescita basata sui grandi numeri, non su una virata verso i patrimoni elevati. Trade Republic ha superato il milione di clienti italiani nell'aprile 2026, raddoppiando in dodici mesi, secondo il comunicato ufficiale dell'azienda. Scalable Capital, che ha completato la trasformazione in banca europea nel 2025, gestisce oltre 40 miliardi di euro di masse con più di un milione di clienti in sei Paesi e prepara il lancio di una succursale italiana con IBAN locale, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. Circa due terzi degli asset dei clienti Scalable sono investiti in ETF a basso costo — l'opposto, per ora, di una strategia orientata ai grandi patrimoni, secondo la scheda informativa ufficiale della piattaforma.

Il mercato italiano resta comunque un terreno con margini di crescita ampi: secondo le stime di Scalable Capital, il numero di italiani che investono in ETF potrebbe salire a 3,5 milioni nel 2026, il 50% in più rispetto a oggi — un segnale che il settore vede ancora spazio per crescere sulla base clienti, prima che sui margini per singolo cliente.

Per i grandi patrimoni serve la consulenza, non solo la tecnologia


Servire patrimoni rilevanti richiede consulenza personalizzata, prodotti più sofisticati e un rapporto diretto con un consulente. Per competere su questi segmenti, le fintech devono integrare competenze che ricordano quelle offerte da sempre dalle banche tradizionali. Lo confermano gli stessi livelli di servizio introdotti da Moneyfarm: solo superata una certa soglia di patrimonio il cliente accede a un Wealth Advisor dedicato e a sessioni di pianificazione personalizzata, mentre sotto quella soglia il rapporto resta prevalentemente digitale, secondo quanto descritto sul sito ufficiale della piattaforma. La superiorità tecnologica in termini di app e algoritmi resta un vantaggio competitivo, ma diventa secondaria quando il cliente, prima di trasferire somme importanti, preferisce un confronto diretto con una persona.

L'Italia resta un Paese di risparmiatori prudenti


L'Italia presenta un mix particolare: grande ricchezza privata, ma bassa propensione a investirla tramite canali digitali. Secondo il rapporto Consob 2024 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, i prodotti finanziari più diffusi restano i certificati di deposito e i buoni fruttiferi postali, posseduti dal 48% degli intervistati, seguiti da titoli di Stato (39%) e fondi comuni (36%). Internet è ormai il canale più usato per informarsi prima di investire, ma la effettiva sottoscrizione di prodotti tramite piattaforme completamente digitali resta più indietro rispetto ad altri mercati europei. Il passaggio generazionale della ricchezza potrebbe cambiare gradualmente queste abitudini, ma oggi il grosso del patrimonio privato italiano resta nelle mani di generazioni che continuano a privilegiare il contatto umano con la propria banca.

L'Italia come banco di prova, non solo come mercato di passaggio


Le fintech europee guardano all'Italia con interesse, ma con approcci diversi tra loro. Trade Republic è entrata nel mercato introducendo un conto corrente con IBAN italiano e il regime fiscale amministrato, per abbassare le barriere d'ingresso a chi non vuole occuparsi di dichiarazioni fiscali, secondo il comunicato ufficiale del lancio della filiale italiana. Scalable Capital, presente in Italia dal 2022, punta a replicare lo stesso modello con l'apertura della succursale locale, come confermato dal Corriere della Sera. Moneyfarm, invece, nata in Italia, ha scelto la strada della segmentazione interna per clientela, mantenendo un'unica piattaforma ma differenziando il livello di servizio in base al patrimonio investito.

Gruppi come Intesa Sanpaolo e UniCredit osservano questa transizione da una posizione di forza: dispongono già dell'accesso ai dati dei propri clienti, di capacità di cross-selling tra prodotti diversi e di una rete fisica che resta un vantaggio quando il cliente vuole un confronto diretto prima di affidare somme importanti. Le fintech hanno accelerato l'innovazione nell'ultimo decennio, ma rischiano oggi di trovarsi schiacciate tra banche sempre più digitalizzate da un lato e una clientela premium che, su determinate cifre, continua a preferire un interlocutore istituzionale consolidato.

Le regole europee alzano l'asticella dei costi


Il quadro normativo europeo si è fatto negli ultimi anni più severo, e questo pesa in modo sproporzionato sugli operatori più piccoli. Le nuove regole hanno liberalizzato la condivisione dei dati bancari tra istituti (PSD2), imposto una trasparenza rigorosa sui costi comunicati ai clienti (MiFID II) e richiesto misure di sicurezza informatica molto stringenti attraverso il Digital Operational Resilience Act, entrato in applicazione nel gennaio 2025 (DORA). Secondo un'indagine Deloitte citata da Speednet, il 96% degli istituti finanziari stima costi di adeguamento a DORA compresi tra 2 e 5 milioni di euro, con 5-7 persone dedicate stabilmente alla compliance; per i grandi player con ricavi superiori a 500 milioni di euro, la spesa complessiva per adeguarsi a DORA, MiCA e alle nuove regole PSD3 può arrivare fino a 25 milioni di euro. Servono quindi masse critiche molto ampie per assorbire questi costi: un ostacolo che le piccole fintech, prive della base clienti delle grandi piattaforme, faticano a superare.

Per l'Italia, che ha un sistema bancario più solido dopo la crisi dei crediti deteriorati dello scorso decennio, il rischio è che l'innovazione portata dalle fintech si integri progressivamente dentro i perimetri dei grandi gruppi bancari, piuttosto che restare un'alternativa del tutto autonoma. Acquisizioni, partnership e integrazioni sembrano, oggi, l'esito più probabile.


Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Un deputato Repubblicano è accusato di violenze da sua figlia


Max Miller ha negato in diretta su X di aver aggredito l'ex moglie e la figlia di due anni. Mercoledì scade il termine per sostituirlo sulla scheda, in un collegio dell'Ohio diventato competitivo.

Il senatore repubblicano dell'Ohio Bernie Moreno ha chiesto al deputato Max Miller, suo ex genero, di lasciare la Camera dopo le accuse di violenza domestica mosse dalla figlia Emily. "Se ci sono requisiti minimi di carattere per ricoprire una carica pubblica, Max Miller non li soddisfa. Non dovrebbe far parte della Camera dei rappresentanti", ha scritto domenica su X. "Credo che Max Miller abbia bisogno di aiuto professionale per porre fine al chiaro schema di abusi che si è lasciato alle spalle. Credo che non debba essere libero di continuare a mettere in pericolo altre persone finché non lo farà".

Il senatore è intervenuto poche ore dopo la diretta con cui Miller aveva respinto tutte le accuse e a tre giorni dal termine entro cui i repubblicani possono cambiare il proprio candidato sulla scheda elettorale. Dopo mercoledì il partito non potrà più sostituirlo e Miller resterebbe il nome dei repubblicani nel settimo collegio dell'Ohio (l'area a nord-est dello Stato) fino al voto di novembre, qualunque cosa succeda.

Il deputato ha già fatto sapere che non intende ritirarsi: "Non esco da questa corsa e vincerò a novembre".

Moreno e Miller sono entrambi alleati del presidente Donald Trump. Il senatore è stato eletto nel 2024 con il suo appoggio, dopo aver battuto il democratico Sherrod Brown. Miller, 37 anni, è stato consigliere della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump ed è arrivato alla Camera nel 2022.

La diretta su X è durata una ventina di minuti. Miller ha parlato seduto nella cucina di casa e ha letto a fatica un testo preparato, negando una per una le accuse che l'ex moglie ha presentato in tribunale. "Se queste accuse fossero vere, sarei in carcere", ha detto. Ha aggiunto che nessun tribunale e nessuna agenzia hanno mai confermato un'accusa di abusi nei suoi confronti e che non è mai stato incriminato.

Emily Moreno ha accusato Miller di averle gettato addosso l'acqua bollente di una padella in cui aveva appena cucinato le uova, ustionandole petto e stomaco, di averle puntato una pistola alla testa e di aver fratturato la clavicola della loro figlia di due anni. Il deputato ha ridimensionato il primo episodio a "un gioco in cucina" con acqua non bollente spruzzata dal rubinetto, ha negato la pistola e ha attribuito le ferite della bambina a due addette dell'asilo nido, dicendo che la figlia non era più affidata a lui quando l'infortunio è stato scoperto. Ha anche affermato che l'ex moglie ha "seri problemi di salute mentale", senza portare prove.

La difesa di Miller si è appoggiata soprattutto sui rapporti rimasti cordiali dopo i presunti episodi. Il deputato ha detto che l'ex moglie si era offerta di cucinargli le empanadas e lo aveva invitato al parco giochi con la bambina. Ha poi ricordato di avere ancora l'affidamento condiviso della figlia dopo anni di cause. "La mia ex moglie non si sarebbe offerta di cucinare per me e non mi avrebbe invitato ai parchi giochi", ha detto. Sostiene inoltre di avere una dichiarazione giurata del 2024 in cui lei afferma che il padre non ha fatto del male alla loro bambina.

Mother Jones ha ottenuto 2.000 pagine di atti giudiziari, verbali di polizia e documenti dei servizi per la tutela dei minori sulla vicenda, con accuse di violenze fisiche e verbali di Miller verso l'ex moglie e verso la figlia.

I due si sono sposati nel 2022 e hanno divorziato nel dicembre 2025, un divorzio che Miller ha definito "amichevole". La battaglia sull'affidamento va avanti dal 2024. Emily Moreno, consulente conservatrice di politiche pubbliche, chiede ora di chiudere l'accordo di affidamento condiviso e la questione dovrebbe arrivare in tribunale il 5 novembre, cioè dopo il voto.

La settimana scorsa ha presentato una richiesta di ordine restrittivo contro l'ex marito, sostenendo che aveva molestato e minacciato i suoi avvocati. Miller, dal canto suo, le ha fatto causa per diffamazione.

"Come padre e marito, posso dire che gli ultimi due anni sono stati un inferno per mia moglie Bridget, per nostra figlia Emily, per me e per tutta la nostra famiglia dopo il divorzio di Emily", ha scritto il senatore Moreno. "È stato orribile vederlo accadere sotto gli occhi di tutti, sapendo che una bambina innocente di due anni è in mezzo". Ha detto di aver sperato di tenere la vicenda privata, ma che "il comportamento sempre più instabile e pericoloso di Max Miller" lo ha reso impossibile.

"Come lui stesso ha ammesso in privato, Max Miller ha bisogno di un serio aiuto psicologico", ha proseguito il senatore. "È un pericolo per mia figlia e trattengo il fiato ogni minuto in cui ha in custodia mia nipote".

Fino a venerdì il senatore aveva evitato di prendere posizione. Interpellato dal sito di informazione politica NOTUS su un eventuale ritiro di Miller dalla corsa, aveva risposto "non lo so". In precedenza aveva fatto sapere, tramite un portavoce, di non voler discutere queste cose sui giornali.

Un portavoce di Emily Moreno, Stefan Mychajliw, ha risposto alla diretta con un comunicato: "È vergognoso che Max Miller abbia deciso di fare uno sfogo bizzarro e pieno di bugie sulla sua ex moglie per cercare disperatamente di salvare la sua carriera politica". Nel testo si sostiene che esiste una mole documentata di prove sui comportamenti violenti del deputato e che "Miller può mentire su X, ma non può farlo sotto giuramento in un'aula di tribunale".

Due anni fa Miller aveva vinto il suo collegio con undici punti di margine e nel 2024 Trump lo aveva conquistato con un vantaggio a doppia cifra. Oggi il deputato è avanti di un solo punto sullo sfidante democratico, secondo i sondaggi interni dei Democratici riportati dal New York Times. Un seggio dell'Ohio nordorientale che era considerato sicuro è diventato competitivo e i Democratici lo vedono come una possibile conquista, in una mappa di collegi contesi che si è ristretta al punto da poter decidere il controllo della Camera.

I repubblicani hanno finora evitato di condannare Miller o di chiederne le dimissioni, trattando le accuse come semplici affermazioni ancora da provare. Il presidente della Camera Mike Johnson si è limitato a dire che per casi del genere esiste una procedura interna sull'etica. Il deputato dell'Ohio Jim Jordan ha difeso il collega alla CNN: "È una questione familiare. So che Max è un brav'uomo. Spero che vinca la rielezione".

In privato i repubblicani vicini al presidente si dicono allarmati dalla scelta di Miller di attaccare l'ex moglie e preoccupati per la sua campagna elettorale.

I Democratici chiedono le dimissioni del deputato e un'indagine formale della commissione etica della Camera, l'organo bipartitico che valuta la condotta dei parlamentari. Brian Poindexter, operaio metalmeccanico e consigliere comunale di Brook Park che corre contro Miller a novembre, ha chiesto anche lui che se ne vada: "Nessuno accusato in modo credibile di aver puntato una pistola alla testa della moglie e di aver rotto la clavicola della figlia di due anni merita un posto nelle stanze del potere".

Emily Moreno non è la prima donna ad accusare Miller di violenze. Nel suo libro di memorie Stephanie Grisham, ex portavoce della Casa Bianca, ha scritto di aver avuto una relazione con un uomo dell'amministrazione che era fisicamente violento. Ha poi confermato che si trattava di Miller.

Alla fine della diretta il deputato ha pubblicato registrazioni, scambi di messaggi e documenti giudiziari che a suo dire dimostrano la sua innocenza. "Fatevi un favore, signore e signori: guardate le prove che vi abbiamo mandato", ha detto. "Fate le vostre ricerche, perché quando lo farete scoprirete di aver fatto molto male a una famiglia perbene che non se lo meritava".


In California restano tre collegi contesi, ma possono decidere il controllo della Camera


Negli Stati Uniti solo 18 dei 435 collegi della Camera sono classificati come in bilico (cioè senza un favorito). La California è la ragione principale di questa riduzione. Il ridisegno dei confini elettorali completato in dieci Stati dopo il 2024 ha lasciato il paese con un numero insolitamente basso di distretti davvero contesi e ha ristretto a poche decine di sfide la corsa per il controllo della Camera nelle elezioni di metà mandato di novembre.

In California la situazione sembra un paradosso: lo Stato ha sempre meno collegi contesi e allo stesso tempo ospita alcune delle corse che possono decidere quale partito avrà la maggioranza alla Camera. Entrambe le cose dipendono dalla Proposition 50, il ridisegno dei collegi voluto dai Democratici e approvato dagli elettori californiani per compensare le nuove mappe disegnate dai Repubblicani in Texas e in altri Stati.

Solo tre corse californiane sono considerate competitive dal Cook Political Report (un centro di analisi elettorale indipendente), contro le 12 del 2024 e le nove del 2022, secondo un'analisi dei dati di Cook fatta dal Los Angeles Times. La California è anche il primo motore del calo nazionale dei seggi contesi: sei dei 14 collegi usciti nel 2026 dalla zona delle sfide aperte si trovano nello Stato, secondo un'analisi separata dello stesso Cook Political Report diffusa mercoledì.

Midterm 2026 · Camera

Le nuove mappe elettorali hanno quasi cancellato i collegi contesi

Dopo il ridisegno dei confini in dieci Stati, la corsa per il controllo della Camera si gioca in poche decine di distretti. La California è il primo motore di questa contrazione e, allo stesso tempo, ospita alcune delle sfide che decideranno la maggioranza.

Grafica di FocusAmerica

Il campo di battaglia del 2026
18 collegi su 435 sono classificati in bilico, cioè senza un favorito

18 collegi su 435 sono in bilico.

In bilico Con un favorito

In passato ci sono stati cicli elettorali con 50 seggi in bilico: non accade più dal 2010.

Esplora i dati
IL'effetto California IIIl ridisegno IIILe tre corse

Prima e dopo la Proposition 50

In California le corse contese sono passate da dodici a tre


Ogni quadrato è un collegio californiano classificato come competitivo dal Cook Political Report. I contorni vuoti sono i seggi che hanno smesso di esserlo.

Il ridisegno voluto dai Democratici e approvato dagli elettori californiani ha reso più sicuri diversi seggi già democratici, riducendo il numero di corse aperte.

Il peso della California

Sei dei quattordici collegi che quest'anno sono usciti dalla zona delle sfide aperte si trovano in California: nessuno Stato pesa altrettanto sul calo nazionale.

Lo spostamento californiano è stato così netto perché la mappa del 2020 era relativamente neutrale. In Florida, Missouri e Texas le mappe sostituite dai Repubblicani erano già sbilanciate a favore di un partito, e il cambiamento è stato meno marcato.

Un'operazione senza precedenti

Dieci Stati hanno rifatto le mappe in un anno solo


Stati che hanno ridisegnato volontariamente i collegi tra un censimento e l'altro, per vantaggio di partito.

L'operazione è stata resa possibile anche da una sentenza della Corte Suprema della primavera scorsa, che ha aperto la strada agli Stati che vogliono eliminare i distretti disegnati tenendo conto dell'etnia degli elettori.

Dove restano i collegi contesi

Nessuno Stato concentra oggi più di quattro corse aperte: il campo di battaglia non si è spostato altrove, si è assottigliato.

California, novembre 2026

Le tre corse californiane che restano davvero competitive


La posizione del pallino indica come il Cook Political Report classifica il distretto. Tocca ogni corsa per aprire la scheda.

Vantaggio demIn bilicoVantaggio rep

Il ridisegno ha dato ai Democratici la possibilità di strappare fino a cinque seggi ai Repubblicani: tre di quei distretti sono già classificati come saldamente democratici, due restano contesi.

«La premessa stessa di una repubblica libera è che ci saranno differenze di vedute. Il modo in cui queste differenze si risolvono è la competizione elettorale.»
Michael Latner, docente di scienze politiche alla Cal Poly San Luis Obispo, sull'erosione dei collegi contesi

Fonte: Cook Political Report e Pew Research Center; elaborazione dei dati Cook del Los Angeles Times. All'interno di ciascuna fascia la posizione del pallino è indicativa. Classificazioni aggiornate al 2026.

Michael Latner, che insegna scienze politiche alla Cal Poly San Luis Obispo, ha detto che non c'è dubbio che si stia vedendo la conseguenza del ridisegno californiano, cioè "avere meno distretti competitivi".

La nuova mappa non toglie però alla California il ruolo centrale nella corsa dei Democratici verso la maggioranza. Il ridisegno ha reso più sicuri alcuni seggi già democratici e ha dato al partito la possibilità di strapparne fino a cinque ai Repubblicani. "Il percorso verso la maggioranza alla Camera passa ancora dalla California", ha detto Anna Elsasser, portavoce del Democratic Congressional Campaign Committee, l'organismo che coordina le campagne dei Democratici per la Camera, spiegando che il partito sta investendo molto per conquistare quei seggi.

La battaglia per la maggioranza arriva a metà del secondo mandato del presidente Donald Trump. I Repubblicani controllano entrambe le camere del Congresso e devono fare i conti con il giudizio degli elettori sull'economia e sulla guerra con l'Iran, due terreni su cui i sondaggi li penalizzano. I Democratici hanno costruito le loro campagne sulla frustrazione economica degli americani.

Avere più seggi sicuri rafforza il peso della California nel voto e poi al Congresso, dove lo Stato dovrebbe avere una delegazione democratica molto ampia, ha detto Thad Kousser, che insegna scienze politiche all'università della California a San Diego.

Per la California si tratta di un ritorno agli anni Duemila, quando i due partiti si accordarono su una mappa che creava collegi sicuri per entrambi. Quel decennio ebbe poche sfide aperte alla Camera, finché le mappe del 2010 e del 2020 non allargarono di nuovo il numero dei campi di battaglia, come effetto del ridisegno ordinario che negli Stati Uniti avviene ogni dieci anni dopo il censimento.

Lo spostamento californiano è stato così netto perché la mappa del 2020 era relativamente neutrale, ha scritto nel rapporto David Wasserman, senior editor di Cook. In Florida, Missouri e Texas le mappe che i Repubblicani hanno sostituito erano già sbilanciate a favore di un partito e il cambiamento è stato meno marcato.

Tre dei seggi che i Democratici hanno preso di mira con la Proposition 50 sono ora considerati saldamente democratici, mentre due restano contesi. Il primo è quello della Central Valley occupato da David Valadao, del Partito Repubblicano, unica corsa dello Stato classificata come in bilico da Cook. Il secondo si libera nell'area di San Diego con il ritiro di Darrell Issa, in un distretto ridisegnato che ora favorisce leggermente i Democratici.

I Repubblicani hanno un solo obiettivo classificato come competitivo, il seggio democratico di Adam Gray nella Central Valley. La nuova mappa favorisce leggermente i Democratici, ma la sfida è difficile per entrambi i partiti. "Non stiamo rinunciando a un solo seggio in California", ha detto Christian Martinez, portavoce del National Republican Congressional Committee, il comitato che coordina le campagne repubblicane per la Camera. "Siamo all'attacco".

La spinta dei Repubblicani a rifare le mappe prima del voto di novembre e la risposta della California non hanno precedenti. Dieci Stati hanno approvato nuovi confini, mentre prima di quest'anno dal 1970 solo due Stati avevano ridisegnato volontariamente i collegi tra un censimento e l'altro per vantaggio di partito, secondo un'analisi del Pew Research Center. L'operazione è stata resa possibile in parte da una sentenza della Corte Suprema della primavera scorsa che ha aperto la strada agli Stati che vogliono eliminare i distretti disegnati tenendo conto dell'etnia degli elettori.

Le dieci nuove mappe hanno accelerato una tendenza alla polarizzazione che va avanti da trent'anni e che ha ridotto progressivamente i seggi contesi. In passato ci sono stati cicli elettorali con 50 seggi in bilico, una cosa che non accade più dal 2010, ha detto Erin Covey, che coordina per il Cook Political Report la copertura della Camera. Nessuno Stato ha oggi una concentrazione alta di collegi competitivi: il Michigan ne aveva quattro secondo le classificazioni di Cook, mentre Pennsylvania, Iowa, New York e Texas ne avevano tre ciascuno.

Per gli esperti la situazione può essere dannosa per la democrazia, perché gli elettori possono avere l'impressione che il loro voto conti meno e questo può alimentare un giudizio negativo sul funzionamento del sistema elettorale, ha detto Latner. "La premessa stessa di una repubblica libera è che ci saranno differenze di vedute", ha detto. "Il modo in cui queste differenze si risolvono è la competizione elettorale". L'erosione della "competizione libera e corretta", ha aggiunto, "è una minaccia per tutti gli elettori, a prescindere dalla loro appartenenza politica".

Nella sfida più aperta della California, Valadao affronta nel ridisegnato 22esimo distretto Randy Villegas, docente universitario di area progressista. I Repubblicani si dicono fiduciosi di mantenere il seggio. Nel vicino 13esimo distretto, che la nuova mappa ha reso più sicuro per i Democratici, Gray se la vede con Kevin Lincoln, che è stato alla guida del comune di Stockton e ha prestato servizio nei Marine. Nel 48esimo distretto, il seggio lasciato da Issa, Jim Desmond, supervisore repubblicano della contea di San Diego, sfida Marni von Wilpert del Partito Democratico, che siede nel consiglio comunale di San Diego.

I Repubblicani hanno preso di mira anche il seggio democratico di Derek Tran nel 45esimo distretto, un altro ex campo di battaglia che la Proposition 50 ha reso più sicuro per i Democratici, oltre ad altri tre seggi che Cook classifica come saldamente democratici. I Democratici contano invece su due conquiste più agevoli nel primo distretto del nord della California e nel sesto della contea di Sacramento. Si aspettano di guadagnare anche il nuovo 41esimo distretto, che comprende parti delle contee di Los Angeles e Orange. Lì la mappa ha dato loro un vantaggio tra gli elettori registrati, perché negli Stati Uniti al momento dell'iscrizione alle liste si può dichiarare l'appartenenza a un partito. Il nuovo disegno ha anche costretto Ken Calvert, che siede già alla Camera per i Repubblicani, a candidarsi nel 40esimo distretto contro Young Kim, dello stesso partito.


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Sette italiani morti a Nazca. La sicurezza dei voli turistici resta terra di nessuno


L'episodio di Nazca riapre il tema della sicurezza nei voli turistici su piccoli velivoli, un settore ancora poco armonizzato a livello internazionale.

Tredici morti, tra cui sette cittadini italiani: è il bilancio dello schianto di un piccolo aereo turistico avvenuto sabato scorso vicino a Nazca, in Perù, mentre sorvolava i celebri geoglifi del deserto. Il velivolo, un Cessna Caravan della compagnia locale Aerodiana, era decollato dall'aeroporto di Pisco e ha perso il contatto radio pochi minuti dopo il decollo, un giorno dopo che le autorità locali avevano sospeso i voli sulla zona per raffiche di vento superiori ai 40 chilometri orari. Secondo l'agenzia di stampa statale peruviana Andina, ripresa da Euronews, tra le vittime, oltre ai sette italiani, figurerebbero anche due tedeschi, due spagnoli e i due membri dell'equipaggio peruviano.

L'incidente purtroppo non è un episodio isolato per l'area di Nazca. Un velivolo turistico precipitò nella stessa zona già nell'ottobre 2010, uccidendo quattro turisti britannici e due membri dell'equipaggio, mentre nel febbraio 2022 un altro incidente causò sette vittime tra cittadini cileni e olandesi. Con lo schianto di sabato, il bilancio complessivo delle vittime sui cieli di Nazca, in poco più di quindici anni, sale ad almeno una trentina. Secondo i dati del National Transportation Safety Board, l'agenzia federale statunitense che indaga sugli incidenti nei trasporti, il tasso di incidenti nell'aviazione generale si attesta tra le 5 e le 7 unità per 100.000 ore di volo, contro circa 0,15-0,30 per i voli di linea commerciali — un rapporto che supera ampiamente le venti volte, e che aiuta a spiegare perché i piccoli velivoli turistici restino statisticamente più esposti.

Il rischio per chi vola all'estero in assenza di uno standard globale unico


A differenza dell'aviazione commerciale, dove l'International Civil Aviation Organization impone protocolli condivisi a livello globale, il settore dei voli turistici non commerciali resta in gran parte una zona grigia. Molti Paesi classificano queste attività come «aviazione generale», sottoponendole a verifiche meno stringenti rispetto ai vettori di linea. In Europa, gli operatori sono soggetti alla normativa dell'Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) e ai regolamenti tecnici nazionali — in Italia, quelli dell'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC) —, ma quando un turista italiano prenota un'escursione all'estero, le regole cambiano radicalmente, e spesso lo standard tecnico reale del velivolo o del pilota resta difficile da verificare in anticipo.

Anche in Italia, la vigilanza normativa resta uno strumento da esercitare attivamente, non un timbro acquisito una volta per tutte. Nel febbraio 2025 l'ENAC ha condotto un audit straordinario, dal 26 al 28 del mese, presso la sede di Sky Alps, vettore regionale con sede in Alto Adige, rilevando non conformità nelle attestazioni di manutenzione di alcuni aeromobili della compagnia — immatricolati presso l'autorità dell'aviazione civile maltese — rispetto ai requisiti di sicurezza del volo fissati dal regolamento UE 1321/2012, secondo il comunicato ufficiale dell'ENAC. Nello specifico, non risultarono conformi le attestazioni fornite da un tecnico della compagnia incaricato delle manutenzioni, al quale fu poi interdetto l'accesso agli aeroporti in cui opera Sky Alps. A titolo precauzionale, e con la piena collaborazione della proprietà e del personale dell'azienda, l'operatore sospese temporaneamente dal volo sette aeromobili della propria flotta, in attesa delle azioni correttive necessarie. Non risultano incidenti, infortuni o interruzioni del servizio collegati alla vicenda: Sky Alps mantenne il proprio certificato di operatore aereo e garantì i collegamenti sostituendo i velivoli fermi con altri aeromobili, come ha precisato l'ente in una successiva nota di chiarimento. L'episodio, per quanto riguardi un vettore di linea regionale e non un operatore di voli panoramici in senso stretto, mostra come anche in un contesto normativo maturo la conformità documentale richieda controlli continui, non solo una certificazione ottenuta una tantum.

Cosa possiamo fare noi turisti per tutelarci


Le indicazioni pratiche restano quelle di sempre, e valgono ovunque nel mondo: verificare la licenza operativa della compagnia presso l'autorità aeronautica locale prima di prenotare, e a maggior ragione prima di imbarcarsi; controllare se il tour viene cancellato o rinviato in presenza di allerte meteo, considerando questa scelta come un segnale di serietà dell'operatore e non come un disservizio; tenere presente che nei piccoli velivoli turistici scatole nere e radar meteo non sono sempre obbligatori, rendendo i voli meno tracciabili in caso di emergenza rispetto a un volo di linea. Alcune associazioni internazionali di viaggiatori hanno più volte denunciato, in diversi contesti, una manutenzione della flotta meno rigorosa rispetto agli standard delle compagnie di linea — un rischio che l'assenza di un'autorità di controllo sovranazionale equivalente all'ICAO per il segmento turistico non commerciale rende difficile da mitigare in modo uniforme.

Sul fronte della trasparenza digitale, resta un nodo aperto quello delle piattaforme di prenotazione online, che nella maggior parte dei casi non applicano filtri basati su standard di sicurezza aerea: un'escursione in elicottero su un canyon compare accanto a un volo su un piccolo velivolo in un'altra parte del mondo senza alcuna distinzione di rischio visibile al consumatore. La Commissione europea, attraverso la sua Rappresentanza in Italia, ha annunciato nell'agosto 2025 l'apertura di una consultazione pubblica per la revisione del regolamento sui servizi aerei, restata attiva fino al 4 novembre 2025 (Rappresentanza in Italia della Commissione Europea): il testo riguarda soprattutto franchigie bagagli e gestione degli scioperi dei controllori di volo, e non contiene, almeno nella sua formulazione attuale, obblighi informativi specifici sui rischi dei voli turistici assimilabili a quelli previsti per gli sport estremi.

Le domande de L'Analista


Fino a che punto può spingersi l'armonizzazione normativa internazionale senza soffocare un settore che vive anche di flessibilità operativa, soprattutto nei mercati emergenti del turismo d'avventura? E quale responsabilità hanno le agenzie di viaggio e le piattaforme digitali nel garantire che il turista italiano, abituato a un'autorità di vigilanza attiva come l'ENAC in patria, non si trovi esposto a rischi opachi appena varca i confini nazionali — magari verso un aeroporto le cui condizioni meteo avverse, come a Nazca, erano già note il giorno prima?

Questa voce è stata modificata (1 settimana fa)
Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Come scegliere un elettrodomestico: la guida completa a efficienza energetica, funzioni smart e affidabilità


Come scegliere un elettrodomestico senza sbagliare? In questa guida scopri i fattori da valutare prima dell'acquisto: efficienza energetica, consumi, funzioni smart, affidabilità, durata e rapporto qualità-prezzo per fare un investimento conveniente nel tempo
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Scegliere un nuovo elettrodomestico non è mai stato così complesso. Che si tratti di trovare il frigorifero più adatto alla propria cucina, individuare la lavatrice ideale tra centinaia di modelli o capire quale forno risponda davvero alle esigenze quotidiane della famiglia, oggi le alternative disponibili sono moltissime. Rispetto a dieci anni fa, gli elettrodomestici sono diventati più efficienti, intelligenti e ricchi di funzionalità, grazie all'introduzione di tecnologie smart, sistemi di risparmio energetico e funzioni avanzate che migliorano comfort e prestazioni. Proprio perché l'acquisto di un elettrodomestico rappresenta un investimento destinato a durare molti anni, è fondamentale valutare con attenzione ogni aspetto prima di decidere. Oltre al prezzo, entrano infatti in gioco fattori come le dimensioni disponibili, l'efficienza energetica, l'affidabilità del marchio, le funzioni smart, il rapporto qualità-prezzo e la rumorosità. Conoscere questi elementi permette di fare una scelta più consapevole, evitare acquisti sbagliati e trovare il modello più adatto alle proprie esigenze, risparmiando nel tempo sia sui consumi sia sui costi di gestione.

Motorola Edge 70 Max ufficiale: autonomia e prestazioni
Motorola amplia la propria gamma premium con Edge 70 Max, uno smartphone che punta su autonomia, prestazioni elevate e un comparto hardware di ultima generazione. Ecco tutte le caratteristiche, le novità e cosa cambia rispetto alla generazione precedente
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

1. Dimensioni e spazio utile


​Sembra scontato, ma è l’errore più comune. Lo spazio in cui l’elettrodomestico andrà inserito va misurato al millimetro – altezza, larghezza e profondità – considerando anche lo spazio per l’apertura delle ante o dei cassetti e il passaggio dell’aria sul retro. Anche la capacità interna deve essere proporzionata al nucleo familiare: un frigorifero sempre troppo pieno consuma di più e conserva peggio; una lavatrice troppo piccola costringe a moltiplicare il numero di cicli. La gamma di elettrodomestici Samsung offre l’esclusiva tecnologia SpaceMax consente di raggiungere capacità maggiori in dimensioni standard.

2. Efficienza energetica


Uno degli aspetti più importanti nella scelta di un elettrodomestico è l'efficienza energetica. Nel corso degli anni i consumi di elettricità, acqua e, in alcuni casi, detergenti incidono sulla spesa e per questo motivo è fondamentale leggere con attenzione la nuova etichetta energetica europea. Essa riporta il consumo in chilowattora all’anno (kWh/anno) per i frigoriferi e in chilowattora per 100 cicli (kWh/100 cicli) per le lavatrici, le asciugatrici e le lavastoviglie, offrendo una stima realistica dei consumi. Tra tutti gli elettrodomestici, il frigorifero merita un'attenzione particolare perché è l'unico a rimanere in funzione 24 ore su 24, 365 giorni all'anno. Scegliere un modello appartenente alle classi energetiche più elevate, come A, B o C, può tradursi in un risparmio significativo sulla bolletta nel corso della sua vita utile. Anche le lavatrici hanno compiuto enormi passi avanti sul fronte dell'efficienza: i modelli di ultima generazione non si limitano a far ruotare il cestello, ma utilizzano sensori e algoritmi intelligenti per adattare automaticamente ogni lavaggio al carico effettivo, ottimizzando consumi di energia, acqua, detergente e durata del programma.

3. Affidabilità del Brand


​Che cosa rende una marca più affidabile di altre? Materiali resistenti, test di produzione rigorosi, un servizio post-vendita capillare ed efficiente in caso di problemi. Un’altra caratteristica della qualità è la longevità: un buon elettrodomestico deve durare almeno un decennio. Al momento dell’acquisto è importante quindi ​scegliere marchi che garantiscano la reperibilità dei pezzi di ricambio per molti anni, e verificare la presenza di centri riparazioni autorizzati. Grazie al sistema di Home Remote Management (HRM), i centri assistenza Samsung possono diagnosticare e risolvere i problemi da remoto e in tempo reale, riducendo i tempi di inattività e il costo di un intervento tecnico a domicilio. Il monitoraggio dell’Intelligenza Artificiale consente addirittura un’assistenza proattiva, perché il sistema rileva tempestivamente perdite, surriscaldamenti o anomalie spesso intervenendo prima ancora che un piccolo inconveniente diventi un guasto bloccante.

4. Innovazione e funzionalità smart


​Le moderne tecnologie smart stanno trasformando il modo in cui utilizziamo gli elettrodomestici. Grazie alla connettività Wi-Fi e all'Intelligenza Artificiale, molti modelli consentono di gestire le principali funzioni direttamente dallo smartphone: una lavatrice o una lavastoviglie connesse, ad esempio, permettono di avviare, programmare e monitorare i cicli di lavaggio da remoto, scegliendo gli orari più convenienti per sfruttare eventuali tariffe elettriche più vantaggiose. I frigoriferi smart possono inviare notifiche in tempo reale in caso di anomalie della temperatura o se una porta viene lasciata accidentalmente aperta, contribuendo a preservare al meglio gli alimenti ed evitare sprechi. Anche forni e piani cottura intelligenti offrono la possibilità di monitorare lo stato di cottura e gestire alcune funzioni a distanza. Un ulteriore vantaggio degli elettrodomestici connessi è la possibilità di ricevere aggiornamenti software nel tempo, proprio come avviene per smartphone e tablet.

Shopping con l’intelligenza artificiale: il 75% degli italiani dice sì, ma teme la disinformazione
Gli assistenti di shopping basati sull’intelligenza artificiale conquistano sempre più italiani: il 75% si dichiara favorevole al loro utilizzo per confrontare prodotti, trovare offerte e ricevere consigli personalizzati.
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

5. Rapporto Qualità-Prezzo


​Prezzi particolarmente bassi possono talvolta riflettere compromessi in termini di materiali, componentistica o efficienza. Per questo motivo è importante valutare il valore complessivo dell’investimento, considerando anche affidabilità, durata e consumi.

6. Rumorosità


​Se l’elettrodomestico va in una cucina aperta sul soggiorno o si ha l’abitudine di avviarlo di notte, il livello di rumore è un fattore cruciale. ​Sull’etichetta energetica è indicato il valore in decibel (dB) e una classe di emissione sonora che va da A a D. ​Sotto i 40-45 dB l’apparecchio è considerato molto silenzioso, l’ideale per frigoriferi e lavastoviglie.

UGREEN Nexode Pro 100W Caricatore USB C


Questo caricatore multiplo USB-C singola porta che eroga fino a 100W. Si adatta in modo intelligente ai requisiti di alimentazione dei diversi dispositivi, siano essi smartphone, tablet o laptop.

  • ✨ Ampia Compatibilità
  • 🔋 100W Caricatore USB-C Ricarica Rapido

Vedi su Amazon
*Verifica prezzo in tempo reale


Motorola Edge 70 Max è ufficiale: lo smartphone premium punta su batteria, autonomia record e prestazioni al top


Motorola ha svelato oggi il nuovo edge 70 max, smartphone potente e dal design molto accattivante. Alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Gen 5, l'edge 70 max offre un display luminoso Quad HD+ (2K), un sistema audio Hi-Res, una potente batteria da 7100mAh, un sistema di fotocamere di livello professionale, il tutto racchiuso in un design realizzato in vetro premium durevole.
Il processore Snapdragon 8 Gen 5 assicura velocità di picco fino a 3,8 GHz e di un aumento del 36% nelle prestazioni della CPUIl processore Snapdragon 8 Gen 5 assicura velocità di picco fino a 3,8 GHz e di un aumento del 36% nelle prestazioni della CPU

Prestazioni premium


Grazie al processore Snapdragon 8 Gen 5, motorola promette sessioni di gioco e streaming ultra-fluidi, con colori brillanti e transizioni perfette. Inoltre, ledge 70 max garantisce le funzionalità di intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo in modo rapido ed efficiente. Lo smartphone, inoltre, vanta un nuovo sistema di raffreddamento a camera di vapore con metallo liquido per regolare il calore prodotto durante le alte prestazioni. La memoria LPDDR5X fino a 8Gb assicura grande reattività e multitasking senza interruzioni, mentre 256, 512 GB o 1 TB regalano spazio in abbondanza per le app, i giochi e i contenuti multimediali.

Come espandere la memoria dello smartphone con Lexar SL500
Lo spazio sullo smartphone non basta più? Con l’SSD portatile Lexar SL500 puoi espandere rapidamente la memoria disponibile, trasferire file ad alta velocità e gestire foto, video e documenti senza dipendere dal cloud o eliminare contenuti importanti
Techpertutti.comGuglielmo Sbano

Audio e Video


Questo smartphone è dotato dell'unico display Quad HD+ (2K) della categoria, con il 77% di pixel in più rispetto al Full HD, per visioni più nitide e realistiche. La tecnologia Extreme AMOLED offre un contrasto potenziato e i 7000 nit di luminosità di picco (dichiarati dal brand) forniscono un'elevatissima intensità cromatica anche alla luce diretta del sole. La certificazione Pantone Validated assicura che ogni tonalità sia fedele alla realtà e con la frequenza di aggiornamento a 144Hz, lag e scie sullo schermo diventano un ricordo del passato. Musica, serie TV e film avranno la qualità audio che meritano, grazie ai doppi altoparlanti stereo e al sistema audio certificato Hi-Res. Dolby Atmos regala un suono immersivo multidimensionale e Snapdragon Sound è progettato per offrire una qualità audio premium con connettività Bluetooth.

Autonomia di un livello superiore


Motorola edge 70 max è dotata di una batteria al silicio-carbonio da 7100mAh sottile ma potente. La ricarica TurboPower da 90W garantisce energia per tutto il giorno in soli 6 minuti e, per una ricarica rapida senza cavi, la ricarica wireless magnetica Qi2 da 25W si integra perfettamente nella routine quotidiana delle persone.
Il retro in vetro opaco resiste ai riflessi fastidiosi e alle impronte digitali

Design e resistenza


La forma incontra l’innovazione: una cornice in alluminio di grado aeronautico conferisce robustezza al dispositivo, mentre il vetro premium opaco sul retro regala un'eleganza moderna e pulita. In collaborazione con Pantone Color Institute, edge 70 max è disponibile nei colori Aqua Gray, Dark Shadow e Ice Melt, soddisfa gli standard militari di durabilità ed è progettato per resistere a cadute fino a 1,8 metri, mentre le certificazioni IP68 e IP69 offrono una protezione superiore contro polvere, sporco, sabbia e acqua ad alta pressione.

Scatti da professionista


Il nuovo smartphone integra un sistema fotografico versatile con sensore principale Sony LYTIA da 50 MP stabilizzato otticamente, fotocamera ultrawide con funzione Macro e sensore frontale da 32 MP capace di registrare video in 4K. Il comparto fotografico è supportato dall'intelligenza artificiale, che ottimizza automaticamente colori, dettagli e tonalità della pelle, migliorando la qualità degli scatti e adattando le immagini allo stile fotografico dell'utente senza richiedere regolazioni manuali.

Prezzi e disponibilità


motorola edge 70 max sarà disponibile con un prezzo di partenza di 899 euro per la versione 8/256GB. La disponibilità in Italia sarà comunicata successivamente. Fino al 15 agosto, coloro che acquistano edge 70 max tramite motorola.com/it potranno usufruire di un'offerta speciale di lancio che comprende un bundle con Moto Buds Loop (valore 129 euro) e un caricatore Duo da 125W (valore 59 euro).

CONSIGLIATO DA TECHPERTUTTI

Motorola Edge 70


Il Motorola Edge 70 è lo smartphone perfetto per chi cerca l'eleganza assoluta senza rinunciare alla sostanza. Motorola ha fatto centro trovando il perfetto equilibrio tra estetica e autonomia.

  • 🪶 Design ultrasottile e leggero:
  • ☀️ Display pOLED da 4500 nits
  • 🛡️ Resistenza estrema IP69 e Military Standard


*Verifica disponibilità e prezzo in tempo reale
Vedi l'offerta su Amazon


Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

Trump bacia Gesù e arresta un alieno nelle immagini che ha pubblicato su Truth Social


Sabato il presidente ha riempito il suo social di fotomontaggi generati con l'intelligenza artificiale: la statua dorata di Cristo, un extraterrestre in manette, la sua testa sopra la Groenlandia

Il presidente Donald Trump ha passato la giornata di sabato a riempire Truth Social, il social network che ha fondato dopo essere stato escluso dalle grandi piattaforme, di immagini generate con l'intelligenza artificiale che lo ritraggono mentre bacia una statua dorata di Gesù Cristo e mentre cammina accanto a un extraterrestre in manette.

Nella prima immagine il presidente appare di profilo mentre appoggia le labbra su una scultura dorata di Cristo. La seconda è il riutilizzo di un fotomontaggio già circolato in passato: Trump attraversa un tratto di deserto insieme a un gruppo di funzionari e al suo fianco c'è una creatura aliena ammanettata, come se fosse appena stata catturata dalle autorità americane.

Un'altra immagine mostra il volto del presidente che si staglia sopra la Groenlandia, l'isola artica che appartiene alla Danimarca e sulla quale Trump ha più volte detto di volere il controllo americano. Venerdì aveva ripetuto che scommettere sul passaggio dell'isola sotto il "controllo operativo" degli Stati Uniti entro la fine del suo secondo mandato sarebbe una scommessa vincente. "Sì, avreste ragione se la faceste. Sì, avreste ragione. No, vogliamo fare una cosa molto importante. La Groenlandia è importante, sapete, dal nostro punto di vista, non dal loro, ma dal nostro. Dovreste davvero fare quella scommessa", aveva detto.

Due dei fotomontaggi pubblicati sabato pescano invece nella storia americana. In uno il volto del presidente è fuso con quello di George Washington, il primo presidente degli Stati Uniti e comandante dell'esercito continentale. Nell'altro Trump è ritratto in divisa da soldato della guerra d'indipendenza americana, il conflitto che tra il 1775 e il 1783 portò alla nascita degli Stati Uniti.

Il presidente ha poi pubblicato un'immagine costruita con l'intelligenza artificiale che lo ritrae insieme al figlio Barron Trump, accompagnandola con l'idea che il figlio non sia altro che una versione più giovane di se stesso. In un altro post ha sostenuto di invecchiare "al contrario". A completare la sequenza c'è un fotomontaggio che lo mostra mentre cammina vicino a dei carrelli da golf.

Nella stessa giornata Trump ha usato il suo social network anche per questioni politiche. Ha insistito che gli Stati Uniti stanno vincendo la guerra contro l'Iran e si è scagliato contro Jeannine Pirro, la procuratrice federale di Washington, dopo che il suo ufficio ha lasciato cadere le accuse penali contro un'atleta olimpica accusata di avere danneggiato la vasca del Lincoln Memorial, lo specchio d'acqua che si estende davanti al monumento dedicato ad Abraham Lincoln nel centro della capitale.

Trump ha aggiunto un attacco a Bruce Springsteen, che negli ultimi mesi è diventato uno dei critici più espliciti della sua presidenza.


Trump annulla l'attacco all'Iran dopo la telefonata con bin Salman


Donald Trump ha annunciato oggi di aver cancellato l'attacco contro l'Iran che la sua Amministrazione stava preparando, sostenendo che i progressi nei negoziati con Teheran fossero sufficienti a sospendere l'operazione. L'annuncio è arrivato su Truth Social, al termine di una giornata in cui diversi funzionari americani avevano lasciato intendere che un raid contro le infrastrutture iraniane fosse imminente. L'obiettivo era aumentare la pressione sulla Repubblica islamica e costringerla ad accettare le condizioni poste da Washington per il cessate il fuoco.

Nel messaggio inviato da Trump, la minaccia militare e la sua sospensione sono strettamente legate. Gli Stati Uniti sono "carichi e pronti" a colpire la Repubblica Islamica con "livelli di terrore, forza e potenza militare mai visti dalla Seconda guerra mondiale", ha scritto il presidente. Trump ha però aggiunto di aver accettato, "per il bene futuro del mondo e, allo stesso modo, per la sopravvivenza di un Iran prospero e di successo", di cancellare l'attacco, a condizione che si raggiunga rapidamente un'intesa. Secondo il presidente, l'Iran e altri "Paesi mediorientali" avevano chiesto agli Stati Uniti di fermarsi perché erano già stati concordati "i perimetri di un accordo", che dovrebbe prevedere "l'apertura immediata, completa e totale dello Stretto di Hormuz" e la fine della minaccia nucleare iraniana.

Da Teheran, tuttavia, non è arrivata alcuna conferma. I media statali iraniani non hanno segnalato cambiamenti nella posizione sullo Stretto di Hormuz e hanno presentato la decisione di Trump come l'ennesima ritirata americana. L'agenzia semiufficiale Fars ha scritto che "Trump lo sciocco ha esaurito la benzina".

Guerra Usa-Iran · Cinque mesi di ultimatum

Trump minaccia l’apocalisse, poi fa marcia indietro: sei volte in cinque mesi

Dal 28 febbraio il presidente annuncia attacchi “mai visti” contro centrali, ponti e infrastrutture iraniane. Poi li rinvia o li cancella, spesso a poche ore dalla scadenza. Una sola minaccia è stata portata fino in fondo: la prima.

Grafica di FocusAmerica

Retromarce
0

Minaccia eseguita
0

Ultimatum annunciati e poi ritirati, rinviati o cancellati
I raid del 28 febbraio che hanno dato inizio alla guerra

La minaccia annunciata e quella eseguita

Ogni barra misura l’intensità retorica dell’ultimatum: si gonfia con l’annuncio e si svuota con la retromarcia. Quel che resta è ciò che è stato davvero eseguito. In cinque mesi, il contorno si è riempito una volta sola.

Intensità retorica →
Annunciato e ritirato Eseguito: “Operation Epic Fury”, 28 febbraio
Sei retromarce, una per una


Il piatto del giorno. Di nuovo.

Dal lessico di Washington
TACO sost. m., acronimo

Sta per “Trump Always Chickens Out”: “Trump si tira sempre indietro”. Ricetta di Wall Street, maggio 2025: si prende un dazio “reciproco”, lo si annuncia con clamore, lo si ritira prima che entri in vigore. Con la guerra all’Iran il piatto è passato dal listino dei mercati al menu della Casa Bianca, dove viene servito a ogni scadenza che scade — preferibilmente di martedì, come il 7 aprile.

“È stato il Taco Tuesday di tutti i Taco Tuesday” — Jimmy Kimmel, dopo il cessate il fuoco del 7 aprile

Non tutti gradiscono la portata: dipingere il presidente come un bluffatore seriale, avvertono alcuni critici, rischia di spingerlo a colpire solo per smentire la sigla.

Il costo delle minacce a vuoto
“La montagna degli americani ha partorito ancora una volta un topolino”Morteza Semiari, commentatore politico a Teheran, citato dall’agenzia Fars · 2 agosto

Per Teheran il pattern è ormai una certezza strategica: i media vicini alla Guida suprema liquidano ogni ultimatum come un bluff e presentano ogni retromarcia americana come una vittoria. Intanto la guerra non si ferma: i raid notturni continuano, e l’escalation “mai vista” resta l’arma che Trump continua a caricare senza sparare.

Fonte: Associated Press, Axios, NPR, CNBC, ABC News, CNN · Dati aggiornati al 2 agosto 2026

Le pressioni saudite e il voto del Congresso


Nei giorni scorsi l'Amministrazione americana stava valutando un attacco contro le infrastrutture energetiche iraniane in risposta al lancio di missili contro una base statunitense in Giordania e al blocco del traffico marittimo attraverso Hormuz, ma gli ordini definitivi non erano ancora stati impartiti. Un'operazione del genere avrebbe infatti provocato un'escalation senza precedenti nei cinque mesi di guerra e Teheran aveva già minacciato di reagire colpendo impianti energetici e altre infrastrutture in Israele e nei Paesi del Golfo.

Per questo motivo ieri il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha telefonato a Trump per manifestargli la propria preoccupazione, secondo quanto riferito ad Axios da due funzionari americani e da una terza fonte informata sulla conversazione. "I sauditi hanno espresso preoccupazione e chiesto chiarezza sul piano d'azione", ha raccontato uno dei funzionari. Un'altra fonte ha riferito che bin Salman avrebbe invitato il presidente ad allentare la tensione e a rinunciare ai raid. La Casa Bianca e l'ambasciata saudita a Washington non hanno voluto commentare.

Già mercoledì Trump aveva incontrato il Ministro della Difesa saudita, il principe Khalid bin Salman, in un appuntamento aggiunto all'ultimo momento al programma della visita. Poco prima, il Ministro aveva comunicato al vicepresidente JD Vance che Riyadh era favorevole a un raffreddamento della crisi, nonostante il raid congiunto americano-saudita condotto negli stessi giorni contro le milizie filoiraniane in Iraq. L'Arabia Saudita resta uno dei principali alleati di Washington nella regione e, dall'inizio della guerra, ha già influenzato in più occasioni le decisioni di Trump sull'Iran.

Le pressioni sul presidente arrivano però anche dal Congresso. A giugno, per la prima volta dall'inizio del conflitto, la Camera dei Rappresentanti e il Senato hanno approvato una risoluzione sui poteri di guerra che chiede al presidente di porre fine alle ostilità con l'Iran: il testo è passato con 214 voti contro 208 alla Camera e con 50 contro 48 al Senato. La risoluzione non ha forza di legge e Trump l'ha liquidata come "inopportuna e priva di significato", sostenendo che offrisse "aiuto e conforto al nemico". Rimane tuttavia la presa di posizione più netta del Congresso in cinque mesi di campagna militare.

I mediatori cercano un accordo su Hormuz


Anche Qatar, Emirati Arabi Uniti, Turchia e Pakistan hanno cercato di convincere Washington e Teheran a fare un passo indietro. Sabato il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato con il capo dell'esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir, che ha già fatto in passato da mediatore tra le due capitali, e con i Ministri degli Esteri di Turchia e Arabia Saudita.

Al saudita Faisal bin Farhan, Araghchi ha detto che "qualsiasi azione ostile da parte degli Stati Uniti o di Israele, o la partecipazione o la cooperazione di Paesi della regione in tali azioni, riceverebbe una risposta decisa e proporzionata dalle potenti Forze Armate iraniane", secondo un messaggio pubblicato sul suo canale Telegram. L'avvertimento era rivolto, dunque, anche ai Paesi che in quelle stesse ore stavano cercando di indurre Trump a fermarsi.

I mediatori del Qatar hanno condotto ieri colloqui separati con Araghchi, con l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e con funzionari omaniti per raggiungere un'intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Secondo una fonte informata sulle discussioni, i negoziati hanno fatto progressi, ma non è ancora chiaro se saranno sufficienti a disinnescare la crisi una volta e per tutte.


Questa voce è stata modificata (2 settimane fa)

reshared this

Ghost: blog e newsletter italiane ha ricondiviso questo.

La rassegna stampa di lunedì 3 agosto 2026


Trump ferma i raid sull'Iran e apre ai negoziati, mentre Washington e Tokyo intervengono insieme sullo yen. Al Senato un'intesa evita la chiusura del governo, la California vira sulla tassa ai miliardari e gli incendi devastano lo Stato di Washington

Questa è la rassegna stampa di lunedì 3 agosto 2026

Trump ferma i raid contro l'Iran e annuncia negoziati per lunedì


Il presidente Donald Trump ha revocato all'ultimo momento una nuova serie di attacchi militari contro l'Iran, dicendo di aver ceduto alle pressioni degli alleati del Golfo, in particolare Arabia Saudita, Emirati e Qatar. Ha annunciato che i colloqui con Teheran cominceranno lunedì pomeriggio, sostenendo di puntare a un'intesa rapida sul programma nucleare e sulla riapertura dello stretto di Hormuz. Sui segnali di distensione il prezzo del petrolio è calato.

Fonti: Bloomberg, Semafor, The Guardian

Al Senato un'intesa sui fondi per evitare la chiusura del governo


I membri della Commissione bilancio del Senato hanno raggiunto domenica un accordo su una legge di finanziamento che eviterebbe la chiusura delle attività federali alla fine di settembre, garantendo le risorse fino a parte di dicembre. Un primo voto procedurale è previsto per lunedì sera, con i leader del Senato che puntano ad approvare il testo prima della pausa estiva.

Fonti: The Hill

Gli incendi nello Stato di Washington distruggono centinaia di edifici


Gli incendi divampati intorno a Spokane hanno costretto all'evacuazione circa 60.000 persone e distrutto almeno 600 tra abitazioni e altre strutture, in quello che le autorità locali descrivono come il più grave disastro naturale nella storia della regione. I roghi rientrano tra i quasi cento grandi incendi attivi negli Stati Uniti, in una stagione che supera già la media dell'ultimo decennio per numero di focolai e superficie bruciata.

Fonti: The New York Times, The Wall Street Journal, The Guardian

Stati Uniti e Giappone intervengono insieme per sostenere lo yen


Il Dipartimento del Tesoro americano e le autorità giapponesi hanno confermato domenica di aver agito in modo coordinato la scorsa settimana per stabilizzare lo yen, dopo il crollo della valuta. Il ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha avvertito che Tokyo è pronta a intervenire di nuovo insieme a Washington per contrastare "movimenti disordinati" sui mercati.

Fonti: The New York Times, Semafor, Financial Times

Un uomo apre il fuoco in un ristorante In-N-Out in Idaho: tre morti


Un uomo di 24 anni ha aperto il fuoco sabato in un ristorante In-N-Out a Twin Falls, in Idaho, uccidendo tre persone e ferendone sette prima di togliersi la vita. La polizia ritiene che il responsabile, Chad Williams, abbia agito da solo; un agente fuori servizio e un cittadino armato hanno risposto al fuoco, contribuendo a contenere la strage.

Fonti: The Wall Street Journal, The New York Times, The Guardian

Un deputato dell'Ohio accusato di abusi resta in corsa nonostante le pressioni


Il deputato repubblicano Max Miller ha negato le accuse di violenze mosse dall'ex moglie e ha annunciato che non si ritirerà dalla corsa per la rielezione. Poco dopo il suo ex suocero, il senatore Bernie Moreno, lo ha definito "un pericolo" per la figlia e inadatto a ricoprire una carica pubblica. Il caso agita il Partito repubblicano a pochi giorni dalla scadenza per sostituire Miller sulla scheda elettorale in Ohio.

Fonti: Axios, The Wall Street Journal, The Hill

Il Partito democratico californiano appoggia la tassa sui miliardari


Il Partito democratico della California ha annunciato domenica il proprio sostegno a un referendum che imporrebbe ai circa 200 miliardari dello Stato un prelievo una tantum del 5% sul patrimonio netto. La decisione, presa con un voto di stretta misura dall'organo esecutivo del partito, arriva nonostante l'opposizione di figure di primo piano come il governatore Gavin Newsom.

Fonti: The Wall Street Journal, The Hill

Le primarie in Michigan mettono alla prova l'ala progressista dei democratici


Le primarie democratiche di martedì in Michigan per la candidatura al Senato sono viste come un test sulla capacità della sinistra del partito di vincere in uno Stato-chiave del Midwest. Il senatore Bernie Sanders sostiene che il candidato progressista Abdul El-Sayed potrebbe attrarre anche elettori repubblicani e indipendenti, qualora prevalesse sulla deputata Haley Stevens.

Fonti: The Wall Street Journal, The Hill

Il ministro della Salute Kennedy invita a vaccinare i bambini contro il morbillo


Il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., storico scettico sui vaccini, ha invitato i genitori americani a vaccinare i figli contro il morbillo, mentre i contagi hanno raggiunto livelli record negli ultimi trentacinque anni. Nel corso della stessa intervista Kennedy ha però affermato che il presidente Trump vuole "certamente" che indaghi su un presunto legame tra vaccini e autismo.

Fonti: The Guardian, The Hill

Il Dipartimento di giustizia cancella il fondo voluto da Trump per i suoi alleati


Il procuratore generale facente funzioni Todd Blanche ha firmato un ordine formale che chiude il fondo da 1,8 miliardi di dollari voluto da Donald Trump per risarcire i suoi alleati politici, una misura criticata dagli oppositori come un "fondo neri". La decisione, arrivata dopo settimane di trattative con due senatori repubblicani, potrebbe sbloccare la nomina dello stesso Blanche a procuratore generale.

Fonti: The Guardian

Il contenuto di questa rassegna stampa è stato integralmente realizzato tramite un sistema di intelligenza artificiale. Se noti eventuali errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarceli inviando un'email a segnalazioni@focusamerica.it.

reshared this