ICE
Credo sia superfluo e limitativo affermare che una nazione capace di istituire una forza armata, pari quasi a quella dei suoi servizi segreti per numero di agenti, che contrasti l'immigrazione con i metodi discriminatori avallati dal suo presidente, capace di tutte le barbarie che stiamo leggendo — e non mi riferisco solo alla povera donna brutalmente uccisa, ma soprattutto ai modi con cui anche gli stranieri pacifici e che lavorano vengono arrestati ed espulsi, con tanto di gogna pubblica — sia una nazione capace di tutto.
E credo sia altrettanto inutile ritenerla "capace di tutto", quasi fosse una novità, dal momento che sono note le atrocità che ha perpetrato, impunite, nel corso della storia. Atrocità che hanno sempre indignato intellettuali, scrittori, poeti, artisti, le cui posizioni, romanzi, poesie, arte visiva, ci hanno sempre fatto riflettere.
E crescere intellettualmente.
Ciò che non è affatto inutile, vista la posizione delicata di "alleati" di questa moderna Babilonia (se non di servile dipendenza) in cui la nostra nazione si trova, è l'urgenza di porsi contro qualsiasi tentativo di imitazione.
In Italia il fenomeno dei "maranza", tanto attenzionato da qualche partito di destra, rischia di suscitare provvedimenti estremi — solitamente tipici di chi non sa gestire situazioni sociali complesse — che rischierebbero incidenti simili.
Sia chiaro che non sto paragonando i due problemi, posto che davvero possano definirsi tali; l’immigrazione in America non ha equivalenze con i fenomeni di migrazione che spingono gli africani a navigare verso l’Italia; sul piano antropologico sono aspetti molto diversi, e affiancarli, sia pur per una giusta causa, sarebbe un erroneo parallelo; ma non è affatto sbagliato mettere sullo stesso piano l’intolleranza e l’odio razziale che immotivatamente ne deriva.
Va detto: con il pretesto del furto culturale e la frottola della “sostituzione etnica”, non passa giorno che qualcuno non affermi pericolose assurdità, e che non faccia proseliti. Si prende quale scusa il crocifisso, per esempio, di cui non frega niente a nessuno se debba o meno stare negli uffici pubblici — se non a una manciata di esaltati — e si grida allo straniero che vuole impedirne l’esposizione al fine di imporre la sua cultura.
Ogni crimine che accade sul suolo Italiano, commesso da stranieri, diventa l’esemplificazione della cultura che questi stanno cercando di importare, e di cui saremo tutti quanti succubi se non si dovesse agire con le dovute contromisure; le tradizioni cattoliche sono diventate un pretesto per contrastare tutte le altre religioni, ahimè declassate a fenomeno culturale.
E qualunque cosa di negativo accada, è la scusa ideale per rimpiangere politiche totalitarie del passato che appartengono fortunatamente ormai al passato.
Per cui il rischio di incidenti simili a quelli di cui si sta parlando, è alto. Abbiamo importato tutto dall’America, dall’alimentazione tossica alla festa di Halloween.
Abbiamo importato il peggio del peggio.
Non importiamo pure l'ICE.
Restiamo umani.
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Renee Nicole Good
Lascia sgomenti l'uccisione di Renee Nicole Good — madre, poetessa e chitarrista —, colpita a bruciapelo alla testa da un agente dell'ICE, a Minneapolis.
Le sequenze video diffuse in rete mostrano chiaramente la donna, spaventata, che tenta di fuggire per sottrarsi a quella situazione di disordine che doveva evidentemente apparirle minacciosa; si vedono gli agenti rincorrere l'automobile sulla quale la giovane donna stava per allontanarsi terrorizzata, e sparare. Si sentono i colpi, si percepisce l'atrocità di quell'istante, si vede la morte. E il sangue innocente lacrimare sui sedili.
Poi, la macchina si ferma.
Nel silenzio.
Secondo quanto è stato riportato, pare che gli agenti abbiano addirittura impedito a un medico, che avrebbe voluto prestare aiuto, di avvicinarsi. Renee Nicole Good non era ancora morta, e Dio solo sa se quel medico avrebbe potuto salvarla con le sue operazioni di primo soccorso.
Orrore su orrore su orrore.
E nonostante l'evidenza, nonostante si capisca l'arroganza e la brutalità di chi ha probabilmente ricevuto direttive precise, ordini intransigenti che rispecchiano la protervia dei mandanti, l'amministrazione Trump continua, nella sua più preoccupante corenza "anti immigrazione", a sostenere l'agente che ha sparato.
Quasi a legittimare l'assassinio.
Questo è il mondo della rozza ignoranza, dell'ottuso razzismo, della incapacità di discernimento di chi, pur non rispettando la vita, il suo valore, la sua importanza, la sua sacralità, si trova ai vertici del potere, e uccide.
Questo è il mondo, quello che sta diventando. Un coacervo di brutture, di prevaricazioni, di azioni senza pudore né umanità.
E senza vergogna.