Che siamo diventati?
No, non è umano.
Non è proprio dell'umanità uccidere un uomo perché un immigrato. Oppure straniero. O perché figlio di un'altra cultura, di un altro paese, di un altra regione o città.
È disumano.
Che poi, che significa "straniero", "immigrato", "extracomunitario"? È forse qualcuno che ha osato superare gli invisibili confini politici della terra di cui ci siamo stomachevolmente appropriati? Gente che ha avuto l'ardire di oltrepassare la soglia di "casa nostra"? Ma quale posto può esistere che non possa essere condiviso? Quali mani non possono attingere dallo stesso piatto?
Quale pane non può essere spezzato in due?
E i confini, che cosa sono?
Non capisco. Dall'alto non si vedono, giuro. Chiunque può accertarlo: basta guardare dal finestrino di un aereo quando sorvola le nazioni e città. Si vedono solo alberi, laghi, colli e fiumi. Montagne altissime, prati, e poi il cielo.
Non c'è occhio che possa distinguere una frontiera, e non esistono braccia che non possano distruggere muri e reti, cancellare delimitazioni; non esistono piedi incapaci di sbiadire le soglie, di prendere a calci le porte chiuse.
Dovremmo sfondarle, le barricate dell'egoismo. Spalancarle, e lasciare tutti liberi.
Perché lo spazio non esiste, è solo il rapporto tra le cose. E non esiste rapporto tra cosa e cosa, posto tra un punto e un punto, che possa giustificare un assassinio, un discrimine, una qualunque ributtante cattiveria.
Che cazzo significa essere stranieri? Ditemelo, che cosa voglia mai dire essere "di un altro posto"? Perché sarebbe così tanto importante da ridurre il valore della vita a quello di una volgare raffica di mitra? Perché la sua vita dovrebbe valere meno della mia, della nostra, della vita della "gente di qua"?
Vuol forse dire che non sono uguali a me? Che il loro sangue ha un colore diverso? Che i loro cuori non sanguinano davanti alla morte, alle disgrazie, alle malattie, ai dispiaceri di questo mondo?
Vuol dire che le loro mani, quando vengono strette forte dai loro figli, non provano le stesse vibrazioni che provo io, quando sono i miei figli a stringermele? Vuol dire che i loro occhi non lacrimano davanti a Dio, quando pregano?
Che le loro palpebre, quando si chiudono, non lasciano liberi i sogni?
Vuol dire che la loro dignità è niente, solo perché stranieri?
Forse non respirano la mia stessa aria? Non si bruciano la pelle sotto il sole? Non sentono il freddo o il caldo, come quando la neve colpisce con i suoi aghi il viso, o come quando il sole acceca, e non vedi più dove vai?
Forse non hanno la mia stessa fame? E le loro papille gustative percepiscono i sapori diversamente dai miei? E i loro orecchi non sentono forse i miei stessi rumori, i miei stessi suoni, la mia stessa musica?
I loro palpiti nervici, le mie stesse, incontrollabili, emozioni?
Che vuol dire?
Che cazzo vogliono dire tutte queste assurde cretinate?
Che cazzo stiamo diventando?
Che cazzo siamo diventati?
Anni fa, forse nel 2009 — se la mia memoria regge ancora —, ho letto di una ragazzina palestinese uccisa da una torretta di guardia da soldati israeliani, solo perché aveva oltrepassato erroneamente un reticolato. Stava tornando a casa da scuola, era assieme al fratellino e forse avevano sbagliato strada; lo zaino è stato il motivo per cui i soldati hanno deciso di sparare, uccidendola con una falciata di mitra.
Lo zaino poteva contenere esplosivo, hanno detto. Non si poteva rischiare. Resta il fatto che uno dei soldati, dopo aver sparato, ha raggiunto il piccolo cadavere della ragazzina, e ha continuato a spararle addosso per accertarsi che fosse davvero morta.
Non ho retto questa notizia, sono sensibile all'orrore.
E ho scritto questa piccola storia, di quel momento, come se fosse lei a parlare.
FORSE PER COLPA DELLA NOTTE
Certi giorni i passi sono pesanti.
È come quando ti lasci trascinare dalla poca voglia di fare, e il sole è complice della tua noia. Poi, quando non c'è davvero niente che andare a scuola, studiare e fare colazione al mattino che è ancora caldo per via del clima della Palestina, dico, poi, non c'è altro da fare che sognare che tutto è a posto.
Che tutto va bene. Che tutto funziona. Che nessuno ci odia. Che niente scoppia lontano in un fragore impossibile. Che il cielo è sempre tranquillo. Che io gli spari dei fucili come schiaffi nei timpani non li ho mai sentiti. Che non ho mai visto sangue per strada.
Io non volevo venire qui.
Non volevo passare da qui. Io ci sono finita qui, a sfiorare con le dita questo reticolato, qui. Ho sbagliato. Certe volte, quando trascini i passi perché sogni sogni che non puoi sognare, si sbaglia strada.
Chissà, forse se non avessi desiderato di vivere in giorni senza paura, non avrei sbagliato. Però era dolce lasciare dondolare lo zaino per seguire con gli occhi la sua ombra, e camminare piano, piano perché verso casa non mi va di andare. Ora.
Era dolce perché poi farò di tutto per vivere i miei sogni, per realizzarli e costruire la mia realtà.
Ho già qualcosa in mente.
Io non ci volevo venire qui. Oltre la rete c'è della gente. Forse contadini, forse soldati.
Ho paura, ma ho il privilegio di essere guardata come se fossi ancora bambina. Non una donna, io donna lo diverrò, inshallah. Ho paura. Le voci vengono verso di me.
Mi guardo attorno improvvisamente mi guardano: sono sola.
Forse contadini, forse soldati. Fosse anche un bambino di tre anni, gli ordini sono chiari, uccidete. Non ci puoi stare qua. Certe cose si sentono. Oltre la rete c'è gente. Oltre la rete c'è una torre con su qualcuno. Sono contadini, sono soldati. Adesso ho paura. E questa paura è la mia paura. Vengono verso di me. Qualcuno mi punta addosso il gelo delle sue vene.
Mi faranno del male. Certe cose si sentono dentro. Sparano.
Ed è qualcosa a bruciarmi dentro come quando ho ingoiato di getto il the nel bicchiere, ma tanto più forte da far girare la testa. E un caldo come quando ho immaginato il metallo fuso nello stomaco dei condannati all'inferno. Fosse anche uno di tre anni a passare di qui.
Il mio zaino dev'essere caduto, io non ci voglio andare all'inferno. I miei capelli mi si arruffano sul volto, il mio zaino è caduto, i miei capelli mi stuzzicano gli occhi, il mio zaino è caduto, non ci vedo più, io all'inferno non ci vado, io forse non sono più io, qui è tutto appannato. Il reticolato è svanito.
La torre con quei lampi è scomparsa.
Dei piedi mi stanno attorno, ma la strada non c'è. Non c'è. La strada si è dissolta in un fragore di luce. Sento solo delle voci. Ora il sapore della polvere.
Gridano, urlano. Li sento correre. È una bambina. I passi si fanno sempre più vicini, è morta. Zitti. Dicono che sono morta.
Io non ho voglia di morire.
Io da qui non ci volevo passare, ma si sbaglia sempre quando invece della strada si guardano i sogni, ma io li volevo guardare solo per un istante ancora, i miei sogni. E da qui non ci volevo passare, io ho solo seguito l'ombra del mio zaino.
La voce insiste che io sono morta. Ma non voglio morire.
Ne sono convinta, io.
Fosse anche un bambino di tre anni da qui, gli ordini sono chiari.
Adesso non ci vedo più. Forse per colpa della notte, che sa come sciogliere i duri contorni delle cose.
O forse ancora per il cupo suono di un mitra, forse.
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Signor Amministratore ⁂
in reply to ǤᎥᗩᑎᑎᎥ • •Ciao @ǤᎥᗩᑎᑎᎥ ,
vorrei condividere con te degli appunti su una questione che riguarda i post Friendica con il titolo
Formattazione post con titolo leggibili da Mastodon
Come forse saprai già, con Friendica possiamo scegliere di scrivere post con il titolo (come su WordPress) e post senza titolo (come su Mastodon). Uno dei problemi più fastidiosi per chi desidera scrivere post con il titolo è il fatto che gli utenti Mastodon leggeranno il tuo post come se fosse costituito dal solo titolo e, due a capi più in basso, dal link al post originale: questo non è di certo il modo miglior per rendere leggibili e interessanti i tuoi post!
Gli utenti Mastodon infatti hanno molti limiti di visualizzazione, ma sono pur sempre la comunità più grande del Fediverso e perciò è importante che vedano correttamente i vostri post: poter contare sulla loro visibilità è un'opportunità per aggiungere ulteriori possibilità di interazioni con altre persone.
Fortunatamente, con le ultime release di Friendica abbiamo la possibilità di modificare un'impostazione per rendere perfettamente leggibili anche i post con il titolo. Ecco come fare:
A) dal proprio account bisogna andare alla pagina delle impostazioni e, da lì, alla voce "Social Network" al link poliverso.org/settings/connect…
B) Selezionando la prima sezione "Impostazione media sociali" e scorrendo in basso si può trovare la voce "Article Mode", con un menu a cascataC) Delle tre voci disponibili bisogna scegliere "Embed the title in the body"
Ecco che adesso i nostri post saranno completamente leggibili da Mastodon!
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ǤᎥᗩᑎᑎᎥ
in reply to Signor Amministratore ⁂ • •