Solidarietà ad Adriano Cappellari, esempio di informazione con la schiena dritta


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Fino al febbraio del 2026 fuori dalle austere contrade dei Sette Comuni e della fin troppo operosa provincia di Vicenza nessuno sapeva chi diavolo fosse Adriano Cappellari.
Peggio: il mondo intero andava avanti ignorando, tra le moltissime cose che ignora, che Adriano Cappellari non solo esisteva, ma scriveva su un Giornale di Vicenza che all'epoca vendeva 14550 copie (adsnotizie.it), su un quindicinale chiamato L'Altopiano che ne vendeva senz'altro qualcuna in meno, e vinceva anche qualcuno di quei premi che servono anche a riempire trafiletti sui giornali. Anche non di Vicenza.
Nel novembre 2025 Adriano Cappellari da Enego (1493 abitanti, 800m s.l.m.) aveva iniziato a ricevere strani e minacciosi messaggi. Qualcuno non apprezzava il suo interesse per Caivano (35851 abitanti, 27m s.l.m.) e per Maurizio Patriciello, sacerdote cattolico del posto.
Che un ragazzo di vent'anni intenzionato a "lavorare" nelle gazzette debba esulare da un borgo di 1493 abitanti per arrivare a far giornata senza risultare ridicolo persino a se stesso è senz'altro comprensibile. Caivano gli offriva ottimi argomenti, perché il governo di Roma lo ha usato come caso paradigmatico per la propria magnificenza a favore dei negletti e degli ultimi. Che è un modo elegante per dire che a Caivano hanno avuto bisogno che si muovessero da Roma per far sì che qualcuno la smettesse una buona volta di usare una piscina abbandonata per fare cose che non si devono fare.
Meno comprensibili, invece, sono i motivi che avrebbero spinto qualcuno a temere le intromissioni di un minigazzettiere di Enego (Vicenza) nelle questioni di Caivano (Napoli) al punto da minacciarlo pesantemente per mesi e mesi, fino a procurare al giovane Adriano tutta una serie di premure, di attenzioni e di attestazioni di stima, fino alla dogale solidarietà del Consiglio Regionale del Veneto.
Insomma, tanto tuonò che piovve. Pochi mesi dopo i nemici di Adriano Cappellari riescono a scoprire dove abita (non che ci volesse molto) e a dargli fuoco alla porta di casa.
Questa volta non bastano le associazioni di categoria e la realtà veneta. A solidarizzare con Adriano arrivano in tantissimi, compresa la madre non sposata Giorgia Meloni e diversi ministri del governo di Roma, che gli telefonano addirittura di persona.
Giorgia Meloni fa scrivere della roba sul Libro dei Ceffi, e sul Libro dei Ceffi qualsiasi inezia si tira dietro torme di sfaccendati solidali.
Chissà se l'hanno invitato anche a cena. Il pericolo, comunque, non andava sottovalutato: dato quello che era successo, Adriano da Enego ha avuto una scorta di due gendarmi con auto non blindata, per tutti i suoi spostamenti.
Quindi, ricapitoliamo: uno di vent'anni che abita a Enego scrive cose su Caivano.
Qualcuno, verosimilmente da Caivano o dintorni, non apprezza.
Questo qualcuno invia messaggi minacciosi, lettere minatorie, eccetera. Per mesi e mesi e mesi.
Questo stesso qualcuno, o magari qualcun altro, passa a vie di fatto.
Fatto sta che c'è chi si sarebbe disturbato per andare da Caivano a Enego per la via più breve, ovvero per 789 Km impestati di telecamere, sarebbe arrivato in un paese di 1493 abitanti senza che nessuno lo notasse e avrebbe tirato chissà che contro la porta di casa Cappellari. Nulla di troppo devastante, a giudicare da una foto scattata e diffusa dallo stesso minigazzettiere eneghese.
Il tutto, sicuro di non essere beccato.
Conan Doyle, Christie, Simenon, sparite. Qui è in azione un vero inafferrabile.
E difatti la gendarmeria lo afferra due mesi dopo. Con tutta calma e pochissima fatica, dal momento che ad autobombardarsi e probabilmente anche ad autominacciarsi sarebbe stato lo stesso Adriano Cappellari. Ai gendarmi è verosimile sia bastata un'oretta al computer per arrivare a capo di tutta la faccenda. Gli hanno perquisito casa, gli hanno fatto qualcuna di quelle domande che nessuno vorrebbe mai sentirsi fare, e ne hanno concluso che Adriano avrebbe agito con modalità veramente suscettibili di farne un ottimo candidato a posare per l'erigendo Monumento al Cialtrone, sezione Triveneto e Südtirol.
Probabile che la gara a far finta di non conoscerlo sia iniziata pochi millisecondi dopo la diffusione della notizia.
Questa volta gli è stato solidale solo Maurizio Patriciello. Che deve aver dato fondo a non poca scorta della sua carità cristiana.

«Adriano, se questa accusa sarà confermata, paga il tuo debito con la giustizia. Racconta tutta la verità. Chiedi perdono ai tuoi genitori, alla tua meravigliosa Enego, a don Federico, alle forze dell'ordine, alla Procura di Vicenza, a Giorgia Meloni e a me. Rialzati. Ricomincia a vivere. Vorrei ricordare a me stesso, a te, a chi mi legge, a chi ci governa, a chi scrive sui giornali, a chi decide il destino delle nostre vite che la menzogna è la figlia prediletta del diavolo. Una trappola. Una peste. Occorre fuggirla alla velocità del lampo. Vivere nella menzogna è come vivere all'inferno. Buona vita, ragazzo».

Su una cosa si può essere sicuri. La vita di Adriano Cappellari, buona o meno, d'ora in avanti si svolgerà lontano dai gazzettifici di ogni ordine.
E non è detto che sia un male, visto che già nei pochi mesi che vanno da febbraio a giugno il Giornale di Vicenza è passato da 14450 a 13898 copie, seguendo il costante e sereno declino della "libera informazione"...