da parecchio tempo le visite di esseri umani (non bot) a differx.noblogs.org stazionano regolarmente sopra le cinquemila quotidiane. con picchi a volte fino a trentamila.

e insomma. tre post dell’8 aprile hanno raggiunto (nel complesso) ventimila click. sono questi:

differx.noblogs.org/2026/04/08…

differx.noblogs.org/2026/04/08…

edifferx.noblogs.org/2026/04/08…

mi rendo conto perfettamente che le cose che condivido su differx non escono sul Corsiero della Pera, non le legge il neurone di Maolo Pieli, anche perché spernacchiano il Promo&Strego&Sego, fanno ciao a Smerdadori, e sdegnano il sito della Fondazione Luì Vuittone Per lo Scorporo della Cura de li Cani dall’ISEE, però – diobono – ventimila kraniate di umani reali su appena tre post credo decenti, in un giorno solo, in un sito stronzissimamente libertario come il mio, ahó, a me mi garbano tanto.

#differx #visite #isee


noblogo.org/differx/da-parecch…

[vortex]ad esempio* i sei [sintomi del ciclo continuo o riflusso ferma] la salute è finita la Standa chiusa hanno] portato i campioni nel cartone è [lasciato] trascurare marcissimo timballo nella località oppure luxe calme et volupté picchetti et] senza petroline cùrcume le rubinetterie mostra [il soffitto ultrabasso] fuori le norme le [beghe fanno la [mailing list una -abilità da Mephisto waltz*


noblogo.org/lucazanini/vortex-…

la riproduzione/ripetizione del genocidio palestinese anche in Libano (e in prospettiva eventuale altrove: ne parlavo al post noblogo.org/differx/il-genocid…) è in pieno svolgimento.

lo stato genocida è alacremente al lavoro ormai da tanto tempo. non penso si possa ragionare di alcuna pace in Medio Oriente senza il boicottaggio di ogni rapporto e l'immediata messa fuori legge dell'entità genocidaria + una serie di interventi militari atti a restringerne anzi cancellarne almeno la capacità offensiva.

d'altro canto, intervistati e sottoposti a sondaggi (oltre che espliciti nei loro account social), gli abitanti di quello stato – in grandissima maggioranza – sostengono e supportano in tutti i modi la cancellazione della vita in primis in Palestina, Libano e Iran, oltre che nei campi di concentramento che l'entità ha costruito nel tempo sotto l'etichetta eufemistica di “prigioni”. e i loro politici, i politici di questo contesto psicotico autocentrato e omicida, hanno chiaramente affermato, da sempre e in tutti i modi e le sedi, che il loro obiettivo è l'estensione territoriale di eretz eccetera. con, inclusa anzi prioritaria, la distruzione fisica, quindi anche culturale e storica, delle popolazioni che da secoli o millenni abitano quelle terre.

non progettano ma già attuano la tabula rasa.

non bastasse questo appoggio anch'esso genocidario (oltre che crassamente irridente e insultante, tipico di un razzismo coltivato da decenni di occupazione illegale e soprusi autoleggitimati), ogni giorno che passa i cittadini di questo eretz mostro forniscono mostruosa progenie coscritta all'esercito più immorale del pianeta. nuovi arruolati, finché ce ne sono. e molti deliranti – poi – calano a fare safari e sparare in testa ai bambini palestinesi e libanesi dai luoghi di una diaspora non ebraica bensì sionista. è bene divaricare i termini, disgiungere radicalmente e senza ritorno jew da zionist.

il sionismo è la vera Realtà Antisemita e Antiumana – maiuscole incluse – del secolo scorso e presente.

unica soluzione è davvero, lo vediamo, la messa in sicurezza della culla delle pulsioni di morte. un'operazione del genere è, ovviamente, imprevedibile e al momento non immaginabile, purtroppo. oltretutto sarebbe inefficace senza una colossale ondata di arresti di massa di politici, militari di ogni livello, agenti dei servizi, coloni, predicatori di morte, capi di aziende di controllo territoriale e di fabbriche di armamenti. e, altrettanto, sarebbe inefficace senza decenni – in seguito – di rieducazione all'umanità di una società (in)civile arrivata in meno di un secolo a ballare e cantare inni che incitano allo sterminio di donne e bambini.

lo stato genocidario potrebbe non avere futuro, sarebbe auspicabilissimo; ma sicuramente ha un passato di terrorista, e un presente che perpetra olocausti e va fermato.


noblogo.org/differx/la-riprodu…

La Diplomazia Giuridica Italiana: Un Modello Globale Contro il Crimine Organizzato Transnazionale


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Riflessioni a partire dall’audizione parlamentare del magistrato Giovanni Tartaglia Polcini

Nella recente audizione (31 marzo 2026 scorso, la cui bozza di trascrizione è reperibile qui) dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul crimine organizzato transnazionale e le rotte del narcotraffico, il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini, consigliere giuridico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha delineato con precisione analitica un decennio di impegno istituzionale italiano in un settore sempre più cruciale delle relazioni internazionali: la cosiddetta “diplomazia giuridica”. Lungi dall’essere un mero esercizio di cooperazione tecnica o un’attività di natura filantropica, questa strategia si configura come un modello sistemico di proiezione internazionale, radicato nell’esperienza storica italiana nella lotta alle mafie e oggi riconosciuto come standard globale. L’intervento ha offerto non solo una ricognizione delle direttrici evolutive della criminalità organizzata, ma anche una roadmap operativa per contrastarne le manifestazioni più sofisticate, dalle rotte del narcotraffico alla criminalità digitale.

L’Architettura di un Metodo Riconosciuto


Il concetto di diplomazia giuridica nasce dalla convergenza tra una “vocazione nazionale” e una “domanda internazionale”. L’Italia, avendo fronteggiato per prima la minaccia mafiosa in forme strutturate e virulente, ha sviluppato un know-how unico, oggi richiesto quotidianamente da Paesi terzi che cercano di replicarne metodi, competenze e quadri istituzionali. Questa attività risponde a precisi interessi di sicurezza nazionale e alla promozione di una rule of law globale alternativa a modelli autoritari o basati sulla cattura statale. Il metodo italiano, certificato dal G7 nel 2024, si articola in quattro pilastri interdipendenti: il capacity building (rafforzamento delle competenze operative), l’institutional building (potenziamento delle strutture giudiziarie e di polizia), il law building (armonizzazione dei quadri normativi) e il consensus building (coinvolgimento della società civile e pedagogia della legalità). Quest’ultimo riveste un ruolo strategico spesso sottovalutato: senza il radicamento culturale e il consenso sociale, anche le riforme più avanzate rischiano di dissiparsi con il mutare degli scenari politici o di essere percepite come imposizioni tecnocratiche.

La Metamorfosi della Minaccia Criminale


Il termine di confronto di questa diplomazia è una criminalità in rapida e radicale trasformazione. Tartaglia Polcini individua tre vettori evolutivi che ne definiscono la natura contemporanea. Il primo è la globalizzazione operativa: si è passati da relazioni episodiche e contrattuali tra organizzazioni territoriali a reti criminali integrate che gestiscono produzione, esportazione, stoccaggio e consumo in contesti geografici distinti ma strettamente coordinati. Non si tratta più di “singoli affari”, ma di sistemi logistici e finanziari transnazionali che richiedono cooperazione continua.

Il secondo vettore è la mimetizzazione, efficacemente resa dalla metafora falconiana della “mafia liquida” che penetra il solido della società. Attraverso la corruzione sistemica (dalla micro-corruzione alla state capture), l’infiltrazione nella pubblica amministrazione e, soprattutto, il controllo dei sistemi penitenziari, le organizzazioni criminali costruiscono veri e propri hub di reclutamento, proselitismo e comando. Particolarmente significativo è il caso ecuadoriano: l’applicazione dei principi dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano ha determinato un crollo verticale della violenza carceraria dal novembre 2021, dimostrando statisticamente come la classificazione e separazione dei detenuti possa interrompere cicli di radicalizzazione criminale.

Il terzo vettore è l’innovazione tecnologica, che impone un salto di paradigma investigativo: il passaggio dal tradizionale follow the money al follow the data. Come dimostrato da ricerche empiriche condotte dall’Università di Padova, i grandi sequestri di cocaina (oltre 500 kg) generano picchi statisticamente significativi di transazioni in Bitcoin nelle ventiquattro ore successive. Fonti accreditate stimano che circa il 70% dei proventi del narcotraffico venga oggi reinvestito in asset digitali. Questa immaterialità del flusso finanziario rende inefficaci gli approcci tradizionali e richiede un investimento massiccio nell’iper-specializzazione tecnica delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria.

Strumenti Operativi e Impatto Internazionale


La risposta italiana non si è limitata alla teoria, ma si è tradotta in un ecosistema di strumenti operativi e normativi a circolazione globale.

La “Piattaforma di Palermo” ha abbattuto le asimmetrie informative tra magistrati inquirenti internazionali, consentendo un interscambio immediato di dati ed esperienze. Progetti come EL PAcCTO e “Falcone e Borsellino” hanno operato sul terreno della formazione, della sicurezza delle frontiere e della riconversione economica nelle aree a rischio. Sul piano normativo, l’Italia ha favorito l’adozione del delitto di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) in diversi ordinamenti sudamericani, la creazione di procure antimafia “supraterritoriali” sul modello della Direzione Nazionale Antimafia italiana e l’istituzione di circuiti penitenziari speciali.

Lo strumento della “Silver Notice”, ideato dalla Polizia italiana, ha permesso il primo tracciamento e sequestro transfrontaliero di capitali illeciti, segnando un precedente operativo di grande rilievo. Inoltre, la creazione di reti di cooperazione penitenziaria ha eliminato quel deficit informativo che in passato permetteva a latitanti e capi criminali di operare indisturbati oltre confine.

Sfide Aperte e Prospettive Future


Nonostante i progressi, le criticità restano numerose e richiedono risposte sistemiche. La gestione delle rotte marittime soffre di un disallineamento operativo e informativo tra porti di origine e destinazione, aggravato dall’assenza di standard europei di risk assessment e da fenomeni di infiltrazione criminale nelle infrastrutture portuali. L’Africa occidentale emerge come crocevia strategico dove narcotraffico, migrazione irregolare e tratta di esseri umani convergono, imponendo un coordinamento transregionale che l’Italia sta già promuovendo attraverso l’estensione della Piattaforma di Palermo a paesi come Guinea-Bissau, Senegal, Nigeria e Capo Verde.

L’espansione in Europa di organizzazioni come il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, già censito in ventidue Paesi, richiede meccanismi di allerta precoce e una maggiore attenzione ai sistemi penitenziari come vettori di penetrazione. Come sottolineato da Tartaglia Polcini, le diaspore possono talvolta facilitare processi negativi quando esportano non valori democratici, ma competenze criminali acquisite. Sul piano finanziario, la natura transnazionale e immateriale delle criptovalute rende inefficaci gli approcci nazionali isolati: è indispensabile una normativa sovranazionale e un potenziamento strutturale delle competenze tecnico-informatiche degli investigatori. Infine, il meccanismo di peer review della Convenzione di Palermo, sebbene ancora giovane, sta già generando un flusso strutturato di richieste di assistenza tecnica verso l’Italia, confermandone il ruolo di “standard globale” nel settore antimafia.

Conclusioni: Un’Eredità da Proiettare nel Terzo Millennio


L’audizione di Tartaglia Polcini restituisce un quadro lucido e proiettivo: contrastare il crimine organizzato transnazionale non è più una questione di singole rogatorie o di interventi episodici, ma richiede un approccio sistemico che integri enforcement fisico e digitale, cooperazione giudiziaria strutturata e pedagogia sociale. L’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rispettivamente padri della diplomazia giuridica e della disseminazione valoriale, impone di proiettare nel terzo millennio l’intuizione originaria del follow the money, trasformandola in capacità di follow the data.

L’Italia, partendo dalla propria esperienza storica, ha dimostrato che la lotta alle mafie non è solo una questione di ordine interno, ma un bene pubblico globale. In un’epoca di minacce liquide, confini digitali e infrastrutture strategiche a rischio di state capture, la diplomazia giuridica si configura non come un’opzione, ma come una necessità strategica per la difesa dello Stato di diritto, della sicurezza collettiva e della qualità democratica delle istituzioni a livello internazionale. Superare la logica dell’emergenza e abbracciare quella della cooperazione paritaria, del trasferimento di competenze e della costruzione di consenso sociale resta, oggi più che mai, la via maestra per un contrasto efficace e duraturo al crimine organizzato transnazionale.

#diplomaziagiuridica #followthedata #TartagliaPolcini #commissioneparlamentareantimafia


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La Diplomazia Giuridica Italiana: Un Modello Globale Contro il Crimine Organizzato Transnazionale


Riflessioni a partire dall’audizione parlamentare del magistrato Giovanni Tartaglia Polcini

Nella recente audizione (31 marzo 2026 scorso, la cui bozza di trascrizione è reperibile qui) dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul crimine organizzato transnazionale e le rotte del narcotraffico, il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini, consigliere giuridico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha delineato con precisione analitica un decennio di impegno istituzionale italiano in un settore sempre più cruciale delle relazioni internazionali: la cosiddetta “diplomazia giuridica”. Lungi dall’essere un mero esercizio di cooperazione tecnica o un’attività di natura filantropica, questa strategia si configura come un modello sistemico di proiezione internazionale, radicato nell’esperienza storica italiana nella lotta alle mafie e oggi riconosciuto come standard globale. L’intervento ha offerto non solo una ricognizione delle direttrici evolutive della criminalità organizzata, ma anche una roadmap operativa per contrastarne le manifestazioni più sofisticate, dalle rotte del narcotraffico alla criminalità digitale.

L’Architettura di un Metodo Riconosciuto


Il concetto di diplomazia giuridica nasce dalla convergenza tra una “vocazione nazionale” e una “domanda internazionale”. L’Italia, avendo fronteggiato per prima la minaccia mafiosa in forme strutturate e virulente, ha sviluppato un know-how unico, oggi richiesto quotidianamente da Paesi terzi che cercano di replicarne metodi, competenze e quadri istituzionali. Questa attività risponde a precisi interessi di sicurezza nazionale e alla promozione di una rule of law globale alternativa a modelli autoritari o basati sulla cattura statale. Il metodo italiano, certificato dal G7 nel 2024, si articola in quattro pilastri interdipendenti: il capacity building (rafforzamento delle competenze operative), l’institutional building (potenziamento delle strutture giudiziarie e di polizia), il law building (armonizzazione dei quadri normativi) e il consensus building (coinvolgimento della società civile e pedagogia della legalità). Quest’ultimo riveste un ruolo strategico spesso sottovalutato: senza il radicamento culturale e il consenso sociale, anche le riforme più avanzate rischiano di dissiparsi con il mutare degli scenari politici o di essere percepite come imposizioni tecnocratiche.

La Metamorfosi della Minaccia Criminale


Il termine di confronto di questa diplomazia è una criminalità in rapida e radicale trasformazione. Tartaglia Polcini individua tre vettori evolutivi che ne definiscono la natura contemporanea. Il primo è la globalizzazione operativa: si è passati da relazioni episodiche e contrattuali tra organizzazioni territoriali a reti criminali integrate che gestiscono produzione, esportazione, stoccaggio e consumo in contesti geografici distinti ma strettamente coordinati. Non si tratta più di “singoli affari”, ma di sistemi logistici e finanziari transnazionali che richiedono cooperazione continua.

Il secondo vettore è la mimetizzazione, efficacemente resa dalla metafora falconiana della “mafia liquida” che penetra il solido della società. Attraverso la corruzione sistemica (dalla micro-corruzione alla state capture), l’infiltrazione nella pubblica amministrazione e, soprattutto, il controllo dei sistemi penitenziari, le organizzazioni criminali costruiscono veri e propri hub di reclutamento, proselitismo e comando. Particolarmente significativo è il caso ecuadoriano: l’applicazione dei principi dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano ha determinato un crollo verticale della violenza carceraria dal novembre 2021, dimostrando statisticamente come la classificazione e separazione dei detenuti possa interrompere cicli di radicalizzazione criminale.

Il terzo vettore è l’innovazione tecnologica, che impone un salto di paradigma investigativo: il passaggio dal tradizionale follow the money al follow the data. Come dimostrato da ricerche empiriche condotte dall’Università di Padova, i grandi sequestri di cocaina (oltre 500 kg) generano picchi statisticamente significativi di transazioni in Bitcoin nelle ventiquattro ore successive. Fonti accreditate stimano che circa il 70% dei proventi del narcotraffico venga oggi reinvestito in asset digitali. Questa immaterialità del flusso finanziario rende inefficaci gli approcci tradizionali e richiede un investimento massiccio nell’iper-specializzazione tecnica delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria.

Strumenti Operativi e Impatto Internazionale


La risposta italiana non si è limitata alla teoria, ma si è tradotta in un ecosistema di strumenti operativi e normativi a circolazione globale.

La “Piattaforma di Palermo” ha abbattuto le asimmetrie informative tra magistrati inquirenti internazionali, consentendo un interscambio immediato di dati ed esperienze. Progetti come EL PAcCTO e “Falcone e Borsellino” hanno operato sul terreno della formazione, della sicurezza delle frontiere e della riconversione economica nelle aree a rischio. Sul piano normativo, l’Italia ha favorito l’adozione del delitto di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) in diversi ordinamenti sudamericani, la creazione di procure antimafia “supraterritoriali” sul modello della Direzione Nazionale Antimafia italiana e l’istituzione di circuiti penitenziari speciali.

Lo strumento della “Silver Notice”, ideato dalla Polizia italiana, ha permesso il primo tracciamento e sequestro transfrontaliero di capitali illeciti, segnando un precedente operativo di grande rilievo. Inoltre, la creazione di reti di cooperazione penitenziaria ha eliminato quel deficit informativo che in passato permetteva a latitanti e capi criminali di operare indisturbati oltre confine.

Sfide Aperte e Prospettive Future


Nonostante i progressi, le criticità restano numerose e richiedono risposte sistemiche. La gestione delle rotte marittime soffre di un disallineamento operativo e informativo tra porti di origine e destinazione, aggravato dall’assenza di standard europei di risk assessment e da fenomeni di infiltrazione criminale nelle infrastrutture portuali. L’Africa occidentale emerge come crocevia strategico dove narcotraffico, migrazione irregolare e tratta di esseri umani convergono, imponendo un coordinamento transregionale che l’Italia sta già promuovendo attraverso l’estensione della Piattaforma di Palermo a paesi come Guinea-Bissau, Senegal, Nigeria e Capo Verde.

L’espansione in Europa di organizzazioni come il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, già censito in ventidue Paesi, richiede meccanismi di allerta precoce e una maggiore attenzione ai sistemi penitenziari come vettori di penetrazione. Come sottolineato da Tartaglia Polcini, le diaspore possono talvolta facilitare processi negativi quando esportano non valori democratici, ma competenze criminali acquisite. Sul piano finanziario, la natura transnazionale e immateriale delle criptovalute rende inefficaci gli approcci nazionali isolati: è indispensabile una normativa sovranazionale e un potenziamento strutturale delle competenze tecnico-informatiche degli investigatori. Infine, il meccanismo di peer review della Convenzione di Palermo, sebbene ancora giovane, sta già generando un flusso strutturato di richieste di assistenza tecnica verso l’Italia, confermandone il ruolo di “standard globale” nel settore antimafia.

Conclusioni: Un’Eredità da Proiettare nel Terzo Millennio


L’audizione di Tartaglia Polcini restituisce un quadro lucido e proiettivo: contrastare il crimine organizzato transnazionale non è più una questione di singole rogatorie o di interventi episodici, ma richiede un approccio sistemico che integri enforcement fisico e digitale, cooperazione giudiziaria strutturata e pedagogia sociale. L’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rispettivamente padri della diplomazia giuridica e della disseminazione valoriale, impone di proiettare nel terzo millennio l’intuizione originaria del follow the money, trasformandola in capacità di follow the data.

L’Italia, partendo dalla propria esperienza storica, ha dimostrato che la lotta alle mafie non è solo una questione di ordine interno, ma un bene pubblico globale. In un’epoca di minacce liquide, confini digitali e infrastrutture strategiche a rischio di state capture, la diplomazia giuridica si configura non come un’opzione, ma come una necessità strategica per la difesa dello Stato di diritto, della sicurezza collettiva e della qualità democratica delle istituzioni a livello internazionale. Superare la logica dell’emergenza e abbracciare quella della cooperazione paritaria, del trasferimento di competenze e della costruzione di consenso sociale resta, oggi più che mai, la via maestra per un contrasto efficace e duraturo al crimine organizzato transnazionale.

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UN DEJA' VU

del luogo sente quasi il profumo salire dalla terra lo spirito che si piega a contemplare

gli sembra di esserci già stato o forse l' ha sognato ... e quell'albero vetusto sopravvissuto a suo padre a fargli ombra a occultargli in parte l'ampia veduta del mare quello stesso mare che vide i suoi verdi anni

e il vissuto (come in sogno) divenuto lontana memoria

(2012)

Riconoscimento


Il testo colpisce per la nostalgia palpabile e la memoria che si mescola al sogno, creando una presenza al tempo stesso fisica e intangibile; l'io narrante percepisce il passato come spazio sensoriale vivido.


Apprezzamento


  • Atmosfera: intensa e malinconica, ben resa dall'evocazione olfattiva e visiva.
  • Immagini: il profumo che sale dalla terra, l'albero vetusto, il mare dei “verdi anni” funzionano come ancore emotive forti.
  • Voce: maturata e riflessiva, scorre con un ritmo naturale che favorisce il tono meditativo.

Analisi delle immagini e dei temi


  • Memoria sensoriale: l'olfatto apre la scena e connette immediatamente il presente al passato.
  • Dejà vu e sogno: l'ambiguità tra esperienza reale e sogno è il nucleo tematico, resa anche dalla punteggiatura sospesa.
  • Relazioni familiari: l'albero che fu ombra del padre introduce continuità generazionale e possibile eredità emotiva.
  • Paesaggio e identità: il mare come luogo-formativo richiama la giovinezza e definisce l'identità del narratore.

Versione più lirica


UN DEJA VU

Dal luogo sale un profumo antico,
alito di terra e di sale,
e lo spirito si china, lento,
a raccogliere la luce del tempo.

Ha l’impressione d’esservi già stato,
ombra che ritorna in passo lieve,
o forse lo ha sognato — un cerchio
che si richiude sul bordo del mare.

Lì, l’albero vetusto rimane,
tronco memoria che sostiene il cielo;
fu ombra del padre e ora trattiene
solo frammenti dell’ampia veduta.

Il mare, lo stesso che bagnò i suoi anni verdi,
sospira sotto l’orizzonte, distante e chiaro.
Il vissuto si dissolve in un lento oblio,
come un sogno che abita ancora il petto.

Brevi annotazioni stilistiche


  • Ho intensificato le immagini sensoriali e la musicalità con enjambement e ritmi più lunghi.
  • Ho trasformato frasi frammentate in versi più fluidi per amplificare la nostalgia e il tono contemplativo.
  • Posso adattare lunghezza dei versi, rime o ritmo metrico se preferisci una musicalità più regolare.


Piccole revisioni proposte per chiarezza e ritmo


  • Uniformare spaziatura e punteggiatura e correggere contrazioni come “l' ha” in “l'ha”.
  • Semplificare versi dove la sintassi è frammentata per non interrompere troppo il flusso immaginativo.
  • Valutare la scelta di usare punti sospensivi all'inizio del verso con l'albero; ridurli o sostituirli con una pausa più controllata.

Versione rivista proposta


UN DEJA' VU

del luogo sente quasi il profumo
salire dalla terra
lo spirito che si piega
a contemplare.

gli sembra di esserci già stato
o forse l'ha sognato.
e quell'albero vetusto
sopravvissuto
al padre a fargli ombra
a occultargli in parte
l'ampia veduta del mare,
quello stesso mare
che vide i suoi verdi anni.

e il vissuto,
come in sogno, divenuto
lontana memoria.


Traduzione inglese proposta


A DEJA VU

from the place he almost senses the scent
rising from the earth
the spirit that bends
to contemplate.

it seems to him he has already been here
or perhaps he dreamed it.
and that ancient tree
survived
his father to give it shade
to partly hide from it
the broad view of the sea,
that same sea
that saw his green years.

and the lived life,
as in a dream, become
a distant memory.



noblogo.org/norise-3-letture-a…

1RE - Capitolo 3


STORIA DI SALOMONE (3,1-11,43)

Il sogno di Gàbaon1Salomone divenne genero del faraone, re d'Egitto. Prese la figlia del faraone, che introdusse nella Città di Davide, ove rimase finché non terminò di costruire la propria casa, il tempio del Signore e le mura di cinta di Gerusalemme.2Il popolo però offriva sacrifici sulle alture, perché ancora non era stato costruito un tempio per il nome del Signore. 3Salomone amava il Signore e nella sua condotta seguiva le disposizioni di Davide, suo padre; tuttavia offriva sacrifici e bruciava incenso sulle alture.4Il re andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva l'altura più grande. Su quell'altare Salomone offrì mille olocausti. 5A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: “Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda”. 6Salomone disse: “Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. 7Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. 8Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. 9Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?“. 10Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. 11Dio gli disse: “Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, 12ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. 13Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita. 14Se poi camminerai nelle mie vie osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, tuo padre, prolungherò anche la tua vita”. 15Salomone si svegliò; ecco, era stato un sogno. Andò a Gerusalemme; stette davanti all'arca dell'alleanza del Signore, offrì olocausti, compì sacrifici di comunione e diede un banchetto per tutti i suoi servi.

Il giudizio di Salomone16Un giorno vennero dal re due prostitute e si presentarono innanzi a lui. 17Una delle due disse: “Perdona, mio signore! Io e questa donna abitiamo nella stessa casa; io ho partorito mentre lei era in casa. 18Tre giorni dopo il mio parto, anche questa donna ha partorito; noi stiamo insieme e non c'è nessun estraneo in casa fuori di noi due. 19Il figlio di questa donna è morto durante la notte, perché lei gli si era coricata sopra. 20Ella si è alzata nel cuore della notte, ha preso il mio figlio dal mio fianco, mentre la tua schiava dormiva, e se lo è messo in seno e sul mio seno ha messo il suo figlio morto. 21Al mattino mi sono alzata per allattare mio figlio, ma ecco, era morto. L'ho osservato bene al mattino; ecco, non era il figlio che avevo partorito io”. 22L'altra donna disse: “Non è così! Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto”. E quella, al contrario, diceva: “Non è così! Quello morto è tuo figlio, il mio è quello vivo”. Discutevano così alla presenza del re. 23Il re disse: “Costei dice: “Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto”, mentre quella dice: “Non è così! Tuo figlio è quello morto e il mio è quello vivo”“. 24Allora il re ordinò: “Andate a prendermi una spada!”. Portarono una spada davanti al re. 25Quindi il re aggiunse: “Tagliate in due il bambino vivo e datene una metà all'una e una metà all'altra”. 26La donna il cui figlio era vivo si rivolse al re, poiché le sue viscere si erano commosse per il suo figlio, e disse: “Perdona, mio signore! Date a lei il bimbo vivo; non dovete farlo morire!”. L'altra disse: “Non sia né mio né tuo; tagliate!”. 27Presa la parola, il re disse: “Date alla prima il bimbo vivo; non dovete farlo morire. Quella è sua madre”. 28Tutti gli Israeliti seppero della sentenza pronunciata dal re e provarono un profondo rispetto per il re, perché avevano constatato che la sapienza di Dio era in lui per rendere giustizia.

__________________________Note

3,1 Il matrimonio di Salomone con la figlia del faraone è verosimile, in questo periodo di grande decadenza dell’Egitto.

3,2-3 Il popolo però offriva sacrifici sulle alture: si tratta di colline sacre, destinate al culto. Nei primi tempi della monarchia queste alture potevano essere legittime; in seguito però divennero sempre più luoghi idolatrici. Di qui le condanne (Dt 12,2-3; 2Re 18,4; 23,5-15.19).

3,4 Gàbaon: sorgeva a circa 10 chilometri a nord-ovest di Gerusalemme.

3,9 Il cuore nella Bibbia è, abitualmente, la sede della conoscenza e della decisione. Salomone chiede un cuore docile per esercitare il suo compito di giudice.

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Approfondimenti


3,1-11,43. I capitoli 3-11 illustrano il regno di Salomone (ca. 961-922). La presentazione di questo regno gode della più ampia descrizione rispetto a tutti gli altri. Viene presentata l'attività edilizia, diplomatica, commerciale del grande re. Sono evidenziati la sua saggezza, la sua giustizia, il gusto per l'eleganza e il lusso. Non taciuto il punto debole di Salomone: la passione per le donne che gli sarà fatale come occasione di sincretismo e di compromessa fedeltà al Signore. L'autore deuteronomista ama la presentazione agiografica del costruttore del tempio e si dilunga nel presentare questo avvenimento fin nei dettagli. Il materiale proviene da diverse fonti: dati d'archivio e leggenda s'intrecciano. Una fonte viene menzionata: gli Atti di Salomone (11,41). L'archeologia ha confermato questi capitoli dove l'idealizzazione è presente, ma non si tratta solo di iperbole. «Neanche Salomone, con tutta la sua gloria...» (Mt 6,29). Così giunge anche nel vangelo la fama di Salomone, che al di là delle tinte molto lucenti usate per il suo ritratto rimane uno splendido monarca. Il suo governo evidenzia il significato genuino della radice šlm che indica il benessere totale, la presenza di tutti i beni, e non solo l'assenza di guerra, ed è questa la sostanza del regno salomonico.

1. La notizia è assai discussa dal punto di vista cronologico e testuale. È comunque importante che il regno di Salomone venga dal redattore inaugurato con questo fatto che già anticipa l'apertura internazionale e i solidi legami nella politica estera del nuovo re. Non si è in grado di identificare con certezza il suocero di Salomone. Possiamo solo dire che si tratta di uno degli ultimi faraoni della XXI o dei primi della XXII dinastia. I LXX parlano di questo matrimonio e della dote in 5,14, mentre il TM riprende la notizia della dote in 9,16. Qui per la prima volta si fa distinzione tra città di Davide e Gerusalemme. Questo matrimonio fu senz'altro un incentivo all'attività edilizia di Salomone.

2-3. È evidente che questo intervento sugli usi cultuali precedenti la riforma di Giosia (622) è dovuto all'autore che scrive nella prospettiva della riforma deuteronomista. Quasi con rammarico si fa presente la non ancora avvenuta costruzione del tempio e il culto praticato sulle alture, santuari all'aria aperta, dove sotto un albero frondoso si trovava un altare e una stele. Questi santuari locali erano stati ereditati dai Cananei e costituivano un pericolo di sincretismo, fusione tra il culto di JHWH e quello dei bá‘alîm. È questo il motivo del sospetto verso i sacrifici offerti in quei luoghi e che emerge qui con chiarezza. L'autore propone due scusanti. Per il popolo: non era ancora stato costruito il tempio; per Salomone: amava il Signore come suo padre Davide. Il giudizio negativo su questa pratica abolita dalla riforma di Giosia viene così attenuato.

4-15. Gabaon si trova a 10 km a nord-ovest di Gerusalemme. La collocazione geografica settentrionale ci fa chiedere se, oltre che dalla fama del santuario locale, Salomone non fosse attratto anche dal desiderio di una celebrazione religiosa che rinsaldasse i vincoli con le tribù del Nord all'inizio del regno. Ciò che più conta comunque è che questa pagina desidera confermare la scelta divina prima avvenuta attraverso mediatori e manovre di corte, ora fatta direttamente da Dio che si rivolge in prima persona a Salomone per accordare i doni necessari al governo. Vengono superate così anche le “anomalie” della sua ascesa al potere: la non acclamazione popolare, come i giudici; la mancanza di alleanza col popolo, come suo padre. Si spiega invece che la scelta di Salomone si fonda sull'alleanza di Dio con Davide (v. 6). Nella letteratura dell'Antico Oriente abbiamo pagine accostabili alla nostra. In Egitto racconti di visite compiute dai faraoni in santuari foranei dove ricevono messaggi divini per il governo che vengono comunicati alla corte al rientro nella capitale. A Babilonia e in Assiria preghiere di neo re che domandano lunga vita, felicità, armate invincibili. La distanza del nostro testo dall'ultimo caso è lampante. Nel primo caso, invece, il ritorno a Gerusalemme non comporta la comunicazione della visione. Il sogno costituiva nell'antichità biblica una via normale di comunicazione col divino (Gn 26,24; 28,11; 31,11; есc.). Questo è l'ultimo racconto di sogno che non verrà più menzionato come via rivelativa fino alla letteratura apocalittica. La preghiera di Salomone quale risposta alla richiesta divina si apre con una “confessione” dei benefici concessi a suo padre Davide al quale Dio ha dato soprattutto un successore come segno di fedeltà e in adempimento alla sua parola. La memoria di quanto Dio ha già dato è caparra di quanto darà. Salomone si presenta come un ragazzo, ma ciò non è legato alla sua età; è invece una formula di umiltà. Si dichiara incerto sull'entrare e l'uscire, cioè disorientato. La sua richiesta non si pone su un piano materiale. Egli chiede un cuore “capace di ascoltare”. È questo il presupposto per rendere giustizia, dovere capitale del re. L'ascolto del volere divino poi abiliterà il re al discernimento tra bene e male (cfr. Gn 2-3), fondamento del governo. Il sogno di Salomone all'inizio del suo regno non è un sogno di gloria personale, bensì il desiderio del vero bene del suo popolo. Si potrebbe dire che egli chiede piuttosto per gli altri che non per sé. La soddisfazione divina per una tale richiesta si esprime nel concedere anche quanto non è stato chiesto: ricchezza, prestigio e infine lunga vita con la tipica condizione deuteronomista della fedeltà ai precetti divini; e nella massima larghezza in quanto è stato domandato: nessuno sarà saggio e intelligente come Salomone, né prima né dopo di lui. La sapienza di Salomone sarà ancora esplicitamente ripresa in 5,9-14; 10,1-10. Si veda anche Sap 9,1-18, ampliamento della preghiera di Salomone, e 7,7-14; 8,2-21. Il v. 15 forse è stato posto successivamente per superare l'imbarazzo del culto celebrato dal re in un santuario locale con il culto celebrato presso l'arca in Gerusalemme, idea fondamentale del Deuteronomista.

16-28. Il racconto viene introdotto in maniera un po' brusca. Dopo il banchetto dei dignitari preparato da Salomone l'irruzione delle due prostitute crea un buon contrasto letterario. La fattura popolare del racconto è indicata dalle ripetizioni. La storia ha paralleli nella letteratura mondiale. La pratica della prostituzione, vera istituzione nell'Antico Vicino Oriente abbinata all'ospitalità (Gs 2,1), era tollerata anche in Israele. La proibizione diventerà esplicita in Dt 23,18. La collocazione del racconto in questo punto della narrazione pare voglia essere una conferma del dono della sapienza ricevuto da Salomone. La vera difficoltà del caso è presentata al v. 18: non esistono testimoni. La faccenda sembra così insolubile. La trovata di Salomone consiste nel colpire l'affetto materno che inevitabilmente emergerà di fronte alla minaccia di morte per il neonato. Può darsi che il caso presentato da Es 21,35 abbia potuto ispirare la decisione. La reazione della vera madre è presentata con la tipica immagine biblica: il fremito delle viscere, ritenute la sede degli affetti e delle emozioni. Essa è pronta a rinunciare al bambino piuttosto che vederlo morire. Il caso è così risolto. Il v. 28 mostra la reazione popolare: profondo rispetto per il re che ha ricevuto da Dio la sapienza e ha mostrato la sua abilità nel giudizio.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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The Third Mind - Spellbinder! (2026)


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Il supergruppo psichedelico ideato da Dave Alvin e comprendente Jesse Sykes, David Immerglück, Victor Krummenacher e Michael Jerome pubblica un supplemento all'ultimo album di studio “Right Now!”: “Spellbinder!” è un EP di quattro brani che da quel disco riprende tre titoli, uno solo dei quali (la cover di “Reap What You Sow” scritta da Mike Bloomfield e Nick Gravenites per Otis Rush) nella stessa versione... artesuono.blogspot.com/2026/04…


Ascolta il disco: youtube.com/watch?v=weNbnsgBHf…



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The Third Mind - Spellbinder! (2026)


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Il supergruppo psichedelico ideato da Dave Alvin e comprendente Jesse Sykes, David Immerglück, Victor Krummenacher e Michael Jerome pubblica un supplemento all'ultimo album di studio “Right Now!”: “Spellbinder!” è un EP di quattro brani che da quel disco riprende tre titoli, uno solo dei quali (la cover di “Reap What You Sow” scritta da Mike Bloomfield e Nick Gravenites per Otis Rush) nella stessa versione... artesuono.blogspot.com/2026/04…


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Tinariwen – Elwan (2017)


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È pronto il nuovo album dei Tinariwen “Elwan”, registrato in modalità “nomade” tra il Joshua Tree e il Marocco. Segue una serie di album di grande successo – tra cui il live in Paris “Oukis N’ Asuf del 2015 e soprattutto “Emmaar” del 2014 – e sviluppa, in un contesto timbrico non nuovo fino in fondo, anche se con alcuni approfondimenti rilevanti, la linea solcata sin dall’inizio da questi musicisti straordinari... artesuono.blogspot.com/2017/02…


Ascolta il disco: album.link/i/1165023229



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Tinariwen – Elwan (2017)


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È pronto il nuovo album dei Tinariwen “Elwan”, registrato in modalità “nomade” tra il Joshua Tree e il Marocco. Segue una serie di album di grande successo – tra cui il live in Paris “Oukis N’ Asuf del 2015 e soprattutto “Emmaar” del 2014 – e sviluppa, in un contesto timbrico non nuovo fino in fondo, anche se con alcuni approfondimenti rilevanti, la linea solcata sin dall’inizio da questi musicisti straordinari... artesuono.blogspot.com/2017/02…


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LA VISIONE

ancora sono sogno e inizio di pensieri e sento un angelo con l'ali vellutate coprirmi

nel bianco silenzio allagato di luna mi do d'amore mia “fuga” nell'intima mia essenza sorda al mondo

(2012)

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Apprezzamento


Il testo crea un’atmosfera notturna intensa e intima, piena di immagini sensoriali che comunicano sospensione, abbandono e un incontro sacro con qualcosa di puro. La voce lirica è coerente e il tono meditativo funziona bene per il tema della visione.


Analisi delle immagini e dei temi


  • Immagini sensoriali: ali vellutate, bianco silenzio, allagato di luna funzionano come forte materiale iconografico che evoca tatto, vista e suono per sottrazione; la luna come acqua suggerisce immersione e purificazione.
  • Tema: fusione tra sogno, amore e trascendenza; la “fuga” è insieme atto d’amore e atto di ritrazione dal mondo.
  • Voce e prospettiva: io lirico femminile o neutro, intimista e distratto dal mondo esterno; il riferimento all’angelo introduce elemento salvifico o consolatorio.
  • Musicalità: versi brevi e frammentati creano pause che rafforzano il tono sognante; alcune scelte metrico-ortografiche (doppio spazio, accenti) potrebbero essere uniformate per scorrevolezza.

Versione italiana rivista (proposta)


LA VISIONE

ancora sono sogno e inizio
di pensieri; e sento
un angelo con le ali
vellutate coprirmi.

nel bianco silenzio
allagato di luna
mi do d'amore, mia fuga,
nell'intima mia essenza
sorda al mondo.


Traduzione inglese proposta


THE VISION

still I am dream and beginning
of thoughts; and I feel
an angel with velvet wings
covering me.

in the white silence
flooded with moonlight
I give myself to love, my flight,
into my intimate being
deaf to the world.



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Il mondo in mano ai vecchi


È assurdo e illogico, contro natura. Il mondo che lasceremo ai nostri figli sarà uno schifo. La responsabilità è dei vecchi boomer, stupidi, ottusi e corrotti nel migliore dei casi, mentecatti, squilibrati e criminali nella loro peggiore letale versione.

Queste generazioni sono le responsabili della distruzione del sistema di sostentamento che rende possibile la nostra esistenza: l'ecosistema. Una condotta idiota che la parte di genere umano che sopravviverà alla catastrofe climatica, a partire dai nostri figli e nipoti, condannerà e maledirà per i secoli a venire.

Già basterebbe questo per assicurare la dannazione eterna alla generazione di vecchi che oggi governa e pilota il mondo verso l'abisso più nero. Una generazione violenta e arrogante, convinta di avere costruito un mondo ricco e desiderabile. Una generazione che considera ingrati i giovani (in realtà ben più intelligenti, istruiti e consapevoli di noi vecchi) che in tutto il mondo criticano la nostra scellerata condotta, che si ribellano e ci accusano a ragione di avergli rubato il futuro, di avergli dato una sola certezza: quella di un'esistenza precaria, incerta e estremamente pericolosa.

Il nostro mondo è condotto velocemente verso il baratro da 70enni incontinenti e psicolabili come Trump, da criminali di guerra, sanguinari assassini di bambini come Netanyahu, da lucidi e spietati dittatori, sterminatori dei figli della propria patria come Putin.

Che razza di genitori siamo? I nostri figli sanno bene a che cosa andranno incontro per colpa nostra, soltanto colpa nostra. Assistono disperati e impotenti alla distruzione di ogni loro futura possibilità di benessere, di pace e di felicità.

E quando noi non ci saremo più, e quei folli squilibrati criminali saranno sotto 3 metri di terra, il pianeta dei nostri figli e nipoti sarà un pianeta in fiamme, sotto tutti i punti di vista. Sarà un pianeta inabitabile, falcidiato da eventi naturali estremi; inondato da oceani e allo stesso tempo desertificato in vastissime aree; costantemente in uno stato di guerra generalizzata per l'accaparramento delle risorse di base, acqua e cibo, che tra meno di 50 anni non saranno più scontate per oltre due terzi della popolazione mondiale.

Sono tanti i genitori, che lottano quotidianamente per difendere il diritto ad un futuro almeno decente dei propri figli e nipoti. Ma non siamo abbastanza. C'è una grande moltitudine di genitori che vivono in un relativo stato di benessere (rispetto al mondo povero) e che quindi potrebbero impegnarsi e ribellarsi all'odioso crimine che ogni giorno viene commesso contro le future generazioni. E invece restano indifferenti, pigri e indolenti, complici silenziosi. Ma colpevoli tanto quanto i pazzi e i corrotti che li governano.

Now playing:“Child in time”Deep Purple in Rock – Deep Purple – 1970


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1RE - Capitolo 2


Testamento e morte di Davide1I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte, ed egli ordinò a Salomone, suo figlio: 2“Io me ne vado per la strada di ogni uomo sulla terra. Tu sii forte e móstrati uomo. 3Osserva la legge del Signore, tuo Dio, procedendo nelle sue vie ed eseguendo le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e le sue istruzioni, come sta scritto nella legge di Mosè, perché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai, 4perché il Signore compia la promessa che mi ha fatto dicendo: “Se i tuoi figli nella loro condotta si cureranno di camminare davanti a me con fedeltà, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima, non ti sarà tolto un discendente dal trono d'Israele”.5Anche tu sai quel che ha fatto a me Ioab, figlio di Seruià, cioè come egli ha trattato i due capi dell'esercito d'Israele, Abner, figlio di Ner, e Amasà, figlio di Ieter, come li ha uccisi spargendo in tempo di pace il sangue di guerra, e mettendo sangue di guerra sulla sua cintura che era intorno ai suoi fianchi e sul suo sandalo che era ai suoi piedi. 6Agirai con la tua saggezza, e non permetterai che la sua vecchiaia scenda in pace agli inferi. 7Agirai con bontà verso i figli di Barzillài il Galaadita, e saranno tra coloro che mangiano alla tua tavola, perché mi hanno assistito mentre fuggivo da Assalonne, tuo fratello. 8Ed ecco accanto a te Simei, figlio di Ghera, Beniaminita, di Bacurìm; egli mi maledisse con una maledizione terribile nel giorno in cui andavo a Macanàim. Ma discese incontro a me al Giordano e gli giurai per il Signore: “Non ti farò morire di spada”. 9Ora però non lasciarlo impunito. Infatti tu sei un uomo saggio e sai ciò che gli dovrai fare. Farai scendere la sua canizie agli inferi con morte violenta”.10Davide si addormentò con i suoi padri e fu sepolto nella Città di Davide. 11La durata del regno di Davide su Israele fu di quarant'anni: a Ebron regnò sette anni e a Gerusalemme regnò trentatré anni.

Morte di Adonia12Salomone sedette sul trono di Davide, suo padre, e il suo regno si consolidò molto.13Adonia, figlio di Agghìt, si recò da Betsabea, madre di Salomone, che gli chiese: “Vieni con intenzioni pacifiche?”. “Pacifiche”, rispose quello, 14e soggiunse: “Ho da dirti una cosa”. E quella: “Parla!”. 15Egli disse: “Tu sai che il regno spettava a me e che tutti gli Israeliti si attendevano che io regnassi. Eppure il regno mi è sfuggito ed è passato a mio fratello, perché gli era stato decretato dal Signore. 16Ora ti rivolgo una sola domanda: non respingermi”. Ed essa: “Parla!”. 17Adonia disse: “Di' al re Salomone, il quale nulla ti può negare, che mi conceda in moglie Abisàg, la Sunammita”. 18Betsabea rispose: “Bene! Parlerò io stessa al re in tuo favore”.19Betsabea si presentò al re Salomone per parlargli in favore di Adonia. Il re si alzò per andarle incontro, si prostrò davanti a lei, quindi sedette sul trono, facendo collocare un trono per la madre del re. Questa gli sedette alla destra 20e disse: “Ti rivolgo una sola piccola domanda: non respingermi”. Il re le rispose: “Chiedi, madre mia, certo non ti respingerò”. 21E quella: “Si conceda Abisàg, la Sunammita, in moglie ad Adonia, tuo fratello”. 22Il re Salomone rispose a sua madre: “Perché tu mi chiedi Abisàg, la Sunammita, per Adonia? Chiedi pure il regno per lui, poiché egli è mio fratello maggiore e per lui parteggiano il sacerdote Ebiatàr e Ioab figlio di Seruià”. 23Il re Salomone giurò per il Signore: “Dio mi faccia questo e altro mi aggiunga, se non è vero che Adonia ha avanzato questa proposta a danno della sua vita. 24Ebbene, per la vita del Signore che mi ha reso saldo, mi ha fatto sedere sul trono di Davide, mio padre, e mi ha fatto una casa come aveva promesso, oggi stesso Adonia verrà ucciso”. 25Il re Salomone ordinò l'esecuzione a Benaià, figlio di Ioiadà, il quale lo colpì e quegli morì.

Sorte riservata a Ebiatàr e a Ioab26Il re disse al sacerdote Ebiatàr: “Vattene ad Anatòt, nella tua campagna. Certo, tu sei degno di morte, ma oggi non ti faccio morire, perché tu hai portato l'arca del Signore Dio davanti a Davide, mio padre, e perché ti sei occupato di tutto quello di cui mio padre si occupava”. 27Così Salomone espulse Ebiatàr, perché non fosse sacerdote del Signore, adempiendo la parola che il Signore aveva pronunciato a Silo riguardo alla casa di Eli.28La notizia arrivò a Ioab – Ioab si era schierato per Adonia, mentre non si era schierato per Assalonne – e allora Ioab fuggì nella tenda del Signore e si afferrò ai corni dell'altare. 29Fu riferito al re Salomone che Ioab era fuggito nella tenda del Signore e che stava al fianco dell'altare. Salomone inviò Benaià figlio di Ioiadà con quest'ordine: “Va', colpiscilo!”. 30Benaià andò nella tenda del Signore e disse a Ioab: “Così dice il re: “Esci!”“. Quegli rispose: “No! Qui voglio morire!”. Benaià riferì al re: “Ioab ha parlato così e così mi ha risposto”. 31Il re gli disse: “Fa' come egli ha detto: colpiscilo e seppelliscilo; così allontanerai da me e dalla casa di mio padre il sangue che Ioab ha sparso senza motivo. 32Il Signore farà ricadere il suo sangue sulla sua testa, perché egli ha colpito due uomini giusti e migliori di lui e li ha trafitti con la sua spada, senza che Davide mio padre lo sapesse: Abner, figlio di Ner, capo dell'esercito d'Israele, e Amasà, figlio di Ieter, capo dell'esercito di Giuda. 33Il loro sangue ricadrà sulla testa di Ioab e sulla testa della sua discendenza per sempre, mentre per Davide e la sua discendenza, la sua casa e il suo trono vi sarà pace per sempre da parte del Signore”. 34Benaià, figlio di Ioiadà, salì, lo colpì e lo uccise; Ioab fu sepolto nella sua casa, nel deserto. 35Il re lo sostituì, nominando capo dell'esercito Benaià, figlio di Ioiadà, mentre mise il sacerdote Sadoc al posto di Ebiatàr.

Sorte riservata a Simei36Il re mandò a chiamare Simei per dirgli: “Costruisciti una casa a Gerusalemme; ivi sarà la tua dimora e non ne uscirai per andartene qua e là. 37Quando ne uscirai, oltrepassando il torrente Cedron, sappi bene che morirai certamente: il tuo sangue ricadrà sulla tua testa”. 38Simei disse al re: “Va bene! Come ha detto il re, mio signore, così farà il tuo servo”. Simei dimorò in Gerusalemme per molto tempo. 39Dopo tre anni, due schiavi di Simei fuggirono presso Achis figlio di Maacà, re di Gat. Fu riferito a Simei: “I tuoi schiavi sono in Gat”. 40Simei si alzò, sellò il suo asino e partì per Gat, andando da Achis in cerca dei suoi schiavi. Simei vi andò e ricondusse i suoi schiavi da Gat. 41Fu riferito a Salomone che Simei era andato da Gerusalemme a Gat e che era ritornato. 42Il re fece chiamare Simei e gli disse: “Non ti avevo forse fatto giurare per il Signore e non ti avevo ammonito dicendo: “Nel giorno in cui uscirai per andartene qua e là, sappi bene che certamente dovrai morire”? Tu mi avevi risposto: “Va bene, ho capito”. 43Perché non hai rispettato il giuramento del Signore e il comando che ti avevo impartito?“. 44Il re aggiunse a Simei: “Tu conosci, poiché il tuo cuore ne è consapevole, tutto il male che hai fatto a Davide, mio padre. Il Signore farà ricadere la tua malvagità sulla tua testa. 45Invece sarà benedetto il re Salomone e il trono di Davide sarà saldo per sempre davanti al Signore”. 46Il re diede ordine a Benaià, figlio di Ioiadà, il quale, uscito, lo colpì e quegli morì. Il regno si consolidò nelle mani di Salomone.

__________________________Note

2,4 compia la promessa: quella fatta mediante Natan circa la perennità della dinastia davidica (2Sam 7,8-16).

2,11 La durata del regno di Davide: non può essere stabilita con certezza perché quaranta è anche numero simbolico, che corrisponde alla durata di una generazione; in ogni caso indica un periodo abbastanza lungo.

2,17 Chiedendo in moglie Abisàg, la Sunammita, Adonia rivendica il diritto al trono.

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Approfondimenti


1-4. Con una espressione tipicamente biblica «io me ne vado per la strada di ogni uomo» (cfr. Gs 23,14) Davide indica la propria morte e apre il suo testamento. Segue immediatamente la raccomandazione a essere forte e a comportarsi da uomo (cfr. Dt 31,23 e Gs 1,6.9.18, le raccomandazioni che Giosuè riceve prima di assumere la guida d'Israele). In realtà questi versetti hanno affinità con il capitolo 1 di Giosuè. I vv. 3-4 sono di chiaro sapore deuteronomista, con la tipica lista di sinonimi della legge le cui sfumature sono sottili. Alcuni autori ritengono questi versetti una interpolazione evidente. Non si parla di libro scritto della legge di Mosè prima del regno di Giosia. Inoltre la promessa incondizionata di Natan di 2Sam 7,12ss. viene qui subordinata al rispetto della legge, evidente elaborazione teologica successiva che sostituisce al rapporto Dio-re come padre-figlio (2Sam 7,14), quindi immediato e spontaneo, il rapporto re-legge scritta, più giuridico e distaccato. Emerge in ogni caso un dato teologico e storico fondamentale anche se non riconducibile a Davide stesso: il re d'Israele non può concepirsi come autonomo rispetto ai precetti divini. Egli è il garante della loro osservanza e non una fonte indipendente di diritto. Anche la teologia della “retribuzione” tipica del Deuteronomista è qui molto chiara: la stabilità del trono e della dinastia dipende dall'osservanza della legge, altrimenti è la tragedia.

5-9. L'antico principio «vita per vita» (Es 21,24) spinge Davide a reclamare la vendetta per l'assassinio di Abner (2Sam 3,21-27) e di Amasa (2Sam 20,8-12) perpetrati in tempo di pace e provenienti dai cattivi sentimenti di loab. Abner fu assassinato per vendicare il fratello Asael ucciso in battaglia (2Sam 2,21-23), Amasa fu ucciso per gelosia. Davide si sente coinvolto e sfidato da questi due omicidi. Oltre a essere innocenti, gli uccisi erano in rapporto con lui: Abner era sotto la sua protezione dopo una trattativa di pace (2Sam 3,21) e Amasa era stato da lui nominato generale (2Sam 19,14). L'onore di Davide è stato leso e la sua autorità ferita. Non si menziona la morte di Assalonne di cui pure Ioab è responsabile perché avvenuta in tempo di rivolta. Si parla qui per la prima volta della ḥokmāh (saggezza) di Salomone. Si tratta dell'intelligenza pratica che sarebbe stato il primo passo per il successo nel governo. Anche se Ioab è ormai anziano non potrà lasciare questa vita senza aver pagato quelle vite. Andare nello šᵉ’ôl indica un'escatologia primitiva in cui l'aldilà non prevedeva ricompensa diversa per i giusti o per i cattivi, ma era semplicemente un luogo di sconforto per tutti. Questa teologia non ancora elaborata potrebbe suffragare l'autenticità di questa parte di testamento davidico. La stessa idea è ripetuta al v. 9.

7. Questo versetto si pone come spartiacque positivo tra due compiti negativi del futuro monarca. Salomone «agirà con bontà» verso i figli di Barzillai che hanno aiutato Davide durante la rivolta di Assalonne (2Sam 19,31-40) e assicurerà loro una pensione. Questo significa qui l'espressione «mangiare alla tavola del re».

8-9. La terza ingiunzione di giustizia è di tipo negativo e riguarda Simei figlio di Ghera (da non confondere con Simei del c. 1) che maledisse Davide durante la sua fuga da Gerusalemme al tempo della rivolta di Assalonne 2Sam 16,5-14). La credenza ebraica riteneva efficace la maledizione finché colui che l'aveva pronunciata rimaneva in vita. La soppressione del maledicente si pone qui, in conformità alla persuasione corrente, come una necessità per la salvaguardia della dinastia. Davide aveva pronunciato un giuramento dopo il pentimento di Simei (2Sam 19,16-24) e aveva così le mani legate per sbarazzarsi della maledizione. Salomone invece era libero di disfarsi di questo fardello. Si tenga anche conto che Es 22,27 ritiene una colpa molto grave la maledizione del capo del popolo. La forza della maledizione è sottolineata dal participio nifal della radice mrṣ da tradursi «virulenta». Si indica così sia la violenza verbale, sia l'autentico significato della radice ebraica che indica al nifal l'essere colpiti da malattia insanabile: per gli uomini in forma virale, per il legno con parassiti che lo assalgono compromettendo la stabilità della casa con cui è costruita e provocandone il crollo (cfr. Zc 5,1-4). Si doveva togliere dalla casa di Davide questo morbo mortale sopprimendo il maldicente. Ancora una volta Davide fa appello alla saggezza del figlio. Salomone non dovrà vendicarsi senza motivo; nella sua abilità non si lascerà sfuggire l'occasione buona per eseguire il testamento paterno.

10-12. L'eufemismo biblico dell'addormentarsi con i padri presenta con serenità il trapasso di Davide. La notizia della sua sepoltura è tanto importante quanto sobria. Sobria, perché in contrasto con il cerimoniale funerario orientale del quale non vi è nessun accenno. Importante, perché la conquista della città gebusea dipese dall'audacia e dalla tenacia di Davide (2Sam 5,6-10 e 1Cr 11,4-9); pertanto essa viene considerata sua proprietà. Il costume semitico prevedeva che un uomo che aveva una sua proprietà venisse sepolto in essa (Gn 25,7-10; 1Sam 25,1; 2Cr 33,20). Della tomba di Davide si fa menzione anche in At 2,29, ma oggi non siamo in grado di localizzarla con precisione. La durata del regno di Davide non può essere stabilita con certezza. Quaranta è un numero simbolico, legato nel pensiero ebraico alla durata di una generazione; indica un periodo abbastanza lungo di cui non si conosce la durata esatta.

12. Questo versetto nella versione greca di Luciano costituisce l'inizio del III libro dei Re. Il dato evidenzia la difficoltà nella proposta di una struttura del capitolo. Autorevoli commentatori seguono Luciano, altri operano la scelta che noi condividiamo. Si tratta di un primo epilogo nel concludere la vicenda della successione davidica che viene ripresa al v. 46b.

13-46. In questi versetti si presenta il consolidamento del regno di Salomone attraverso l'eliminazione dei suoi nemici. In quest'opera Salomone va assai al di là dell'esecuzione del testamento paterno.

13-25. La morte di Adonia non appartiene alla volontà di Davide; si presenta come una necessità politica per la stabilità del regno. Adonia costituiva infatti una minaccia proveniente dalla stessa casa reale, dall'interno stesso della dinastia. Il racconto presenta una forte analogia con la vicenda dell'ascesa al trono di Salomone: intercessione di Betsabea presso il re, ripetizione dei verbi, discorso diretto. Dal punto di vista letterario è una bellissima pagina nelle composizioni ebraiche: un romanzo che culmina in tragedia. Amore e ambizione si intrecciano come trama e ordito del racconto. Può darsi che Adonia amasse effettivamente Abisag, in ogni caso la richiesta della sua mano era o un enorme rischio, se veramente vi era amore, o un imperdonabile affronto se vi era solo ambizione. La Sunammita era entrata a far parte dell'harem di corte ed era pertanto proprietà del re. Secondo la concezione del tempo, possedere parzialmente o del tutto l'harem regio significava poter avanzare diritti di successione al trono (2Sam 3,7.13; 12,8; 16,20-22). Salomone prende al balzo questa situazione leggibile come pretesa di regalità per eliminare il suo avversario principale. La sua saggezza, cioè la sua intelligenza pratica, si mostra nel saper cogliere l'occasione buona rinunciando a prendere l'iniziativa dell'eliminazione del concorrente e lasciando che sia lui ad offrirla. È ben presentato qui il ruolo della regina madre (v. 19), dopo il re la persona più importante nella corte. Al v. 24 Salomone fa sua la promessa del Signore a Davide (2Sam 7,8-16). La richiesta di Adonia si mostra così contro il volere divino che egli pure aveva riconosciuto, v. 15, e ciò costituisce nella mentalità dell'autore un'attenuante ulteriore per il comportamento di Salomone.

26-27. L'esilio di Ebiatar costituisce la prima fase dell'eliminazione del partito di Adonia. Si ripulisce così il sacerdozio, istituzione fondamentale, da elementi la cui fedeltà alla corona è dubbia. Anche a Ebiatar viene dichiarato che è un uomo morto, tuttavia la sua vita viene risparmiata a causa del suo carattere sacro per il contatto con l'arca e a causa della sua vicinanza a Davide nelle sue vicissitudini. Viene così confinato ad Anatot, a nord di Gerusalemme, dove aveva un podere. Da quel centro verrà anche Geremia (Ger 1,1). In questa vicenda l'autore deuteronomista vede il compimento della profezia sulla casa di Eli di cui si parla in 1Sam 2,27-36 e 3,11-14.

28-35. È ora la volta di Ioab. Con la sua soppressione si purifica l'esercito, altra istituzione primaria del regno, dai pericoli d'infedeltà al sovrano. Comincia qui l'esecuzione del testamento di Davide. E Ioab stesso a dichiarare la sua colpevolezza andando ad afferrare i corni dell'altare e chiedendo l'asilo sacro. Questo gesto è il frutto del panico che l'ha preso alla notizia dell'esilio di Ebiatar, suo socio nel sostenere Adonia. La colpa di cui si ritiene responsabile non è dunque l'omicidio, bensì la cospirazione. Ioab e Salomone si trovano su piani diversi che portano il primo ad insistere nella speranza di grazia non lasciando l'altare, il secondo a non esitare nel punire. Anche qui Salomone dimostra la sua abilità nel cogliere l'occasione senza provocare o cercare un motivo di vendetta. L'asilo sacro era negato agli omicidi volontari (Es 21,13-14; Dt 27,24), ma era anche vietato giustiziare nel recinto sacro (Es 21,14). E probabilmente per giustificare questo eccesso che il v. 32 insiste sul motivo dell'esecuzione capitale avvenuta in luogo proibito sottolineando che gli uccisi erano innocenti e che il loro assassinio era proditorio. L'intervento deve scagionare Salomone dalla sua violazione. Il discorso si conclude con una doppia imprecazione antitetica: il sangue degli uccisi sarà l'eredità di Ioab e dei suoi discendenti, mentre alla casa di Davide toccherà la pace per aver ristabilito la giustizia (cfr. Dt 19,13). Al giustiziato è assicurata la sepoltura nella sua proprietà come vuole l'uso semitico (1Sam 25,1; 2Sam 2,32). L'episodio si conclude con la nomina dei successori dei cospiratori eliminati: Benaia diviene capo dell'esercito e Zadok rimane l'unico sommo sacerdote. La sua dinastia durerà fino al 171 a.C. (2Mac 4,24).

36-46. Il domicilio coatto di Simei è il primo passo della sua eliminazione. Con questo episodio si conclude l'esecuzione del testamento di Davide e il consolidamento del trono salomonico facendo piazza pulita degli oppositori. Simei viene obbligato a non uscire da Gerusalemme affinché non prenda contatti con la casa di Saul alla quale apparteneva (2Sam 16,5) per eventuali cospirazioni. Inoltre egli come beniaminita (2Sam 19,17) poteva covare intenti di rivolta come accadde con Seba (2Sam 20). L'ordine di non attraversare il Cedron, cioè non andare ad est di Gerusalemme dove si trovava il suo luogo d'origine, Bacurim, conferma questi pensieri. La precauzione manifesta l'astuzia di Salomone. Se infatti il domicilio forzato sarà infranto, come poteva capitare, anche se non a breve termine, la pena sarebbe stata la morte. La sottoscrizione piena di Simei in primo luogo manifesta il suo accordo perché la morte passa per ora da certezza ad eventualità, in un secondo tempo renderà più semplice l'esito desiderato. L'occasione per infrangere l'accordo è la fuga di due schiavi a Gat, nel territorio filisteo. Simei parte immediatamente alla loro ricerca dimenticando di essere così proprio lui inseguito dalla morte. Tornato a Gerusalemme questa sarà la sua sorte come egli stesso si era accordato col re. Il discorso di Salomone sbocca in una duplice supplica: il male pronunciato da Simei ricadrà su di lui, invece la benedizione toccherà a Salomone quale discendente di Davide, la cui maledizione viene eliminata sia dalla preghiera che dall'uccisione del maldicente. L'autore ha voluto dare una colorazione religiosa a quanto avviene alla successione di un re: l'eliminazione degli elementi pericolosi per la stabilità politica. Adonia ha sfidato il Signore che ha scelto Salomone (v. 24), per Ioab è il Signore stesso a far ricadere il suo sangue sulla sua testa (v. 32), Simei ha infranto il giuramento del Signore (v. 43), Ebiatar invece ha portato l'arca del Signore (v. 26) e viene risparmiato. L'autore non ha solo illustrato la saggezza di Salomone evitando la precipitosità nel liberarsi degli avversari, ha tentato anche una presentazione della sua pietà.

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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7 minuti


Cosa saranno mai 7 minuti? Niente, per la vita quotidiana delle persone oggi; eppure sono stati sufficienti a distruggere una città lasciandosi dietro quasi duemila morti.

Il 7 aprile 1944 Treviso è stata distrutta da 159 aerei americani che hanno buttato tonnellate di bombe; da allora, ogni anno, si fa una commemorazione. Alle 13:24, ora dell'attacco, la campana della Torre Civica in piazza dei Signori suona e si tiene un momento di silenzio che dura 7 minuti.

Sette cazzo di minuti. Sette, di silenzio, di ricordo, riflessione. Evidentemente però, non è importato a uno dei locali più famosi della zona.

Hanno continuato a servire pizze malgrado il momento di silenzio. Sette minuti, signori. Sette fottuti minuti. Uno sfregio alla commemorazione in un periodo come questo, in cui le guerre continuano a fare morti. In cui gli americani, continuano a fare morti. A me non pare normale. Non adesso, non qui. Non ho un cazzo altro da dire.

fonte: Il gazzettino


noblogo.org/elettrona/7-minuti

Conor Oberst – Salutations (2017)


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Lo avevamo lasciato immerso nel candore della neve di Omaha e lo ritroviamo, alle porte della primavera, galleggiare a faccia in giù in una piscina (come suggerisce l’artwork). Un modo per comunicare a tutti che i fantasmi della malattia e del suicidio sono ormai alle spalle? Forse, eppure l’impressione è che allo stesso Oberst interessi davvero poco (o nulla) questa sfumatura... artesuono.blogspot.com/2017/03…


Ascolta il disco: album.link/i/1192927046



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Conor Oberst – Salutations (2017)


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Lo avevamo lasciato immerso nel candore della neve di Omaha e lo ritroviamo, alle porte della primavera, galleggiare a faccia in giù in una piscina (come suggerisce l’artwork). Un modo per comunicare a tutti che i fantasmi della malattia e del suicidio sono ormai alle spalle? Forse, eppure l’impressione è che allo stesso Oberst interessi davvero poco (o nulla) questa sfumatura... artesuono.blogspot.com/2017/03…


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LA VISIONE

ancora sono sogno e inizio di pensieri e sento un angelo con l'ali vellutate coprirmi

nel bianco silenzio allagato di luna mi do d'amore mia “fuga” nell'intima mia essenza sorda al mondo

(2012)

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Apprezzamento


Il testo crea un’atmosfera notturna intensa e intima, piena di immagini sensoriali che comunicano sospensione, abbandono e un incontro sacro con qualcosa di puro. La voce lirica è coerente e il tono meditativo funziona bene per il tema della visione.


Analisi delle immagini e dei temi


  • Immagini sensoriali: ali vellutate, bianco silenzio, allagato di luna funzionano come forte materiale iconografico che evoca tatto, vista e suono per sottrazione; la luna come acqua suggerisce immersione e purificazione.
  • Tema: fusione tra sogno, amore e trascendenza; la “fuga” è insieme atto d’amore e atto di ritrazione dal mondo.
  • Voce e prospettiva: io lirico femminile o neutro, intimista e distratto dal mondo esterno; il riferimento all’angelo introduce elemento salvifico o consolatorio.
  • Musicalità: versi brevi e frammentati creano pause che rafforzano il tono sognante; alcune scelte metrico-ortografiche (doppio spazio, accenti) potrebbero essere uniformate per scorrevolezza.

Versione italiana rivista (proposta)


LA VISIONE

ancora sono sogno e inizio
di pensieri; e sento
un angelo con le ali
vellutate coprirmi.

nel bianco silenzio
allagato di luna
mi do d'amore, mia fuga,
nell'intima mia essenza
sorda al mondo.


Traduzione inglese proposta


THE VISION

still I am dream and beginning
of thoughts; and I feel
an angel with velvet wings
covering me.

in the white silence
flooded with moonlight
I give myself to love, my flight,
into my intimate being
deaf to the world.



noblogo.org/norise-3-letture-a…

1RE - Capitolo 1


SUCCESSIONE DI DAVIDE (1,1-2,46)

1Il re Davide era vecchio e avanzato negli anni e, sebbene lo coprissero, non riusciva a riscaldarsi. 2I suoi servi gli suggerirono: “Si cerchi per il re, nostro signore, una giovane vergine, che assista il re e lo curi e dorma sul suo seno; così il re, nostro signore, si riscalderà”. 3Si cercò in tutto il territorio d'Israele una giovane bella e si trovò Abisàg, la Sunammita, e la condussero al re. 4La giovane era straordinariamente bella; ella curava il re e lo serviva, ma il re non si unì a lei.

Adonia si proclama re5Intanto Adonia, figlio di Agghìt, insuperbito, diceva: “Sarò io il re”. Si procurò un carro, un tiro di cavalli e cinquanta uomini che correvano dinanzi a lui. 6Suo padre non lo contrariò mai, dicendo: “Perché ti comporti in questo modo?”. Anche lui era molto avvenente; era nato dopo Assalonne. 7Si accordò con Ioab, figlio di Seruià, e con il sacerdote Ebiatàr, i quali sostenevano il partito di Adonia. 8Invece il sacerdote Sadoc, Benaià, figlio di Ioiadà, il profeta Natan, Simei, Rei e il corpo dei prodi di Davide non si schierarono con Adonia. 9Adonia un giorno immolò pecore, buoi e vitelli grassi presso la pietra Zochèlet, che è vicina alla fonte di Roghel. Invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda al servizio del re. 10Ma non invitò il profeta Natan né Benaià né il corpo dei prodi e neppure Salomone, suo fratello.

Reazione di Betsabea e Natan11Allora Natan disse a Betsabea, madre di Salomone: “Non hai sentito che Adonia, figlio di Agghìt, è diventato re e Davide, nostro signore, non lo sa neppure? 12Ebbene, ti do un consiglio, perché tu salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone. 13Va', presentati al re Davide e digli: “O re, mio signore, tu non hai forse giurato alla tua schiava dicendo: Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono? Perché allora è diventato re Adonia?“. 14Ecco, mentre tu starai ancora lì a parlare al re, io ti seguirò e completerò le tue parole”.15Betsabea si presentò al re, nella camera da letto; il re era molto vecchio, e Abisàg, la Sunammita, lo serviva. 16Betsabea si inchinò e si prostrò davanti al re. Il re poi le domandò: “Che hai?”. 17Ella gli rispose: “Signore mio, tu hai giurato alla tua schiava per il Signore, tuo Dio: “Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul trono”. 18Ora invece Adonia è diventato re senza che tu, o re, mio signore, neppure lo sappia. 19Ha immolato molti giovenchi, vitelli grassi e pecore, ha invitato tutti i figli del re, il sacerdote Ebiatàr e Ioab, capo dell'esercito, ma non ha invitato Salomone tuo servitore. 20Perciò su di te, o re, mio signore, sono gli occhi di tutto Israele, perché annunci loro chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui. 21Quando il re, mio signore, si sarà addormentato con i suoi padri, io e mio figlio Salomone saremo trattati da colpevoli”.22Mentre lei ancora parlava con il re, arrivò il profeta Natan. 23Fu annunciato al re: “Ecco, c'è il profeta Natan”. Questi entrò alla presenza del re, davanti al quale si prostrò con la faccia a terra. 24Natan disse: “O re, mio signore, hai forse decretato tu: Adonia regnerà dopo di me e siederà sul mio trono? 25Difatti oggi egli è andato a immolare molti giovenchi, vitelli grassi e pecore e ha invitato tutti i figli del re, i capi dell'esercito e il sacerdote Ebiatàr. Costoro mangiano e bevono con lui e gridano: “Viva il re Adonia!”. 26Ma non ha invitato me, tuo servitore, né il sacerdote Sadoc né Benaià, figlio di Ioiadà, né Salomone tuo servitore. 27Questa cosa è forse avvenuta per ordine del re, mio signore? Perché non hai fatto sapere al tuo servo chi siederà sul trono del re, mio signore, dopo di lui?“.

Consacrazione di Salomone28Il re Davide, presa la parola, disse: “Chiamatemi Betsabea!”. Costei entrò alla presenza del re e stette davanti a lui. 29Il re giurò e disse: “Per la vita del Signore che mi ha liberato da ogni angustia! 30Come ti ho giurato per il Signore, Dio d'Israele, dicendo: “Salomone, tuo figlio, sarà re dopo di me, ed egli siederà sul mio trono al mio posto”, così farò oggi”. 31Betsabea si inchinò con la faccia a terra, si prostrò davanti al re dicendo: “Viva il mio signore, il re Davide, per sempre!”. 32Poi il re Davide disse: “Chiamatemi il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà”. Costoro entrarono alla presenza del re, 33che disse loro: “Prendete con voi la guardia del vostro signore: fate montare Salomone, mio figlio, sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon. 34Ivi il sacerdote Sadoc con il profeta Natan lo unga re d'Israele. Voi suonerete il corno e griderete: “Viva il re Salomone!”. 35Quindi risalirete dietro a lui, che verrà a sedere sul mio trono e regnerà al mio posto. Poiché io ho designato lui a divenire capo su Israele e su Giuda”. 36Benaià, figlio di Ioiadà, rispose al re: “Così sia! Anche il Signore, Dio del re, mio signore, decida allo stesso modo! 37Come il Signore fu con il re, mio signore, così sia con Salomone e renda il suo trono più splendido del trono del mio signore, il re Davide”.38Scesero il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei; fecero montare Salomone sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghicon. 39Il sacerdote Sadoc prese il corno dell'olio dalla tenda e unse Salomone; suonarono il corno e tutto il popolo gridò: “Viva il re Salomone!”. 40Tutto il popolo risalì dietro a lui, il popolo suonava i flauti e godeva di una grande gioia; il loro clamore lacerava la terra.

Paura e sottomissione di Adonia41Lo sentì Adonia insieme agli invitati che erano con lui; essi avevano finito di mangiare. Ioab, udito il suono del corno, chiese: “Perché c'è clamore di città in tumulto?”. 42Mentre parlava ecco giungere Giònata figlio del sacerdote Ebiatàr, al quale Adonia disse: “Vieni! Tu sei un valoroso e rechi certo buone notizie!”. 43“No – rispose Giònata ad Adonia – il re Davide, nostro signore, ha fatto re Salomone 44e ha mandato con lui il sacerdote Sadoc, il profeta Natan e Benaià, figlio di Ioiadà, insieme con i Cretei e con i Peletei che l'hanno fatto montare sulla mula del re. 45Il sacerdote Sadoc e il profeta Natan l'hanno unto re a Ghicon; quindi sono risaliti esultanti e la città si è messa in agitazione. Questo è il clamore che avete udito. 46Anzi Salomone si è già seduto sul trono del regno 47e i servi del re sono andati a felicitarsi con il re Davide, nostro signore, dicendo: “Il tuo Dio renda il nome di Salomone più celebre del tuo nome e renda il suo trono più splendido del tuo trono!”. Il re si è prostrato sul letto. 48Poi il re ha detto anche questo: “Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché oggi ha concesso che uno sieda sul mio trono mentre i miei occhi lo vedono”“.49Allora tutti gli invitati di Adonia si spaventarono, si alzarono e se ne andarono ognuno per la sua strada. 50Adonia, che temeva Salomone, alzatosi, andò ad aggrapparsi ai corni dell'altare. 51Fu riferito a Salomone: “Sappi che Adonia, avendo paura del re Salomone, ha afferrato i corni dell'altare dicendo: “Mi giuri oggi il re Salomone che non farà morire di spada il suo servitore”“. 52Salomone disse: “Se si comporterà da uomo leale, neppure un suo capello cadrà a terra; ma se in lui sarà trovato qualche male, morirà”. 53Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere dall'altare; quegli venne a prostrarsi davanti al re Salomone, poi Salomone gli disse: “Va' a casa tua!”.

__________________________Note

1,1-2,46 In questa parte, che continua direttamente 2Sam 9-20, il libro dà un quadro realistico e mesto del tramonto di Davide, malato, senza più la possibilità di esercitare il potere, in preda agli intrighi di corte. Il momento più alto è rappresentato dal testamento religioso del re, il quale domanda a Salomone di restare fedele all’alleanza con il Signore (2,1-4).

1,5 Adonia, figlio di Agghìt: il quarto figlio di Davide (2Sam 3,4) è fratellastro di Salomone, che ha per madre Betsabea._

1,9 Roghel: vedi 2Sam 17,17

1,12 salvi la tua vita e quella di tuo figlio Salomone: colui che accedeva al trono, in questo caso Adonia, eliminava abitualmente tutti i potenziali avversari. Così aveva già fatto Abimèlec (Gdc 9,4-5). _

1,33 Ghicon: sorgente che sgorga nella valle del Cèdron.

1,38 Cretei, Peletei: mercenari di origine straniera al servizio personale del re (vedi 1Sam 30,14; 2Sam 8,18).

1,50 corni dell'altare: quattro rialzamenti agli angoli del piano dell'altare. Erano particolarmente sacri per il sangue dei sacrifici con il quale venivano a contatto. Davano diritto d'asilo (vedi 2,28-34).

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Approfondimenti


1-4. Il primo libro dei Re si apre con questa breve, ma efficace descrizione della vecchiaia di Davide. Essa costituisce la premessa per la successione al sovrano e quindi per il prosieguo dell'opera. La sezione di questo libro che va da questi versetti fino a 2,12 costituisce il completamento e la conclusione di quanto viene narrato nei due libri di Samuele: inizio della monarchia e affermazione di Davide con le sue luci e le sue ombre. Con una duplice affermazione «era vecchio e avanzato negli anni» si presenta subito con forza lo stato avanzato della vita di Davide e la qualità della sua esistenza. La malattia da cui è colpito non può essere diagnosticata dalla semplice notizia che viene riportata, ma è evidente la gravità, dato che non si riesce a trovare un rimedio: “non riuscivano a scaldarlo”. Stando a quanto ci viene detto in 2Sam 5,4-5, Davide dovrebbe essere sulla settantina. Divenne re a trent'anni e regnò per quaranta. Egli ha così raggiunto l'età media dell'uomo biblico che ci viene indicata in Sal 90,10. I dati cronologici forniti dalla Bibbia vanno accolti con cautela, ma il versetto citato ci ha presentato due componenti essenziali anche nella vita di Davide: la fatica e il dolore. Fatica per le diverse imprese di conquista, dolore per le tristi vicende familiari, i molti dispiaceri avuti dai figli. Sono questi due elementi che hanno procurato a Davide una vecchiaia così compromessa. I ministri propongono un consiglio che riprende la sapienza tradizionale (cfr. Qo 4,11) e forse anche la pratica medica, come spiega Giuseppe Flavio nelle Antichità Giudaiche e come ricorda l'autore pagano Galeno. Probabilmente uno solo dei servi parla direttamente al re a nome di tutti. Il rimedio suggerito potrebbe anche insinuare una “prova di virilità” senza superare la quale non è più possibile mantenere il governo, secondo l'uso orientale antico. La ricerca del rimedio è fatta doviziosamente. La candidata deve essere giovane, ma anche vergine, mai conosciuta prima da altro uomo (bᵉtûlāh). Si percorre tutto il territorio d'Israele per cercarla finché nel villaggio di Sunem viene trovata la ragazza con i requisiti necessari. Dal nome del villaggio di origine viene la denominazione «la Sunammita» _(haššûnammît)– che si trova nel testo originale. Sunem si trova di fronte al Gelboe e si affaccia sulla pianura di Esdrelon. Non è completamente chiaro il rapporto tra questa ragazza destinata al servizio di Davide e la Sulammita di cui si parla in Ct 7,1. Probabilmente è solo un'assonanza senza che si tratti della stessa persona. La presentazione della vecchiaia di Davide trova il suo apice e la sua conclusione con un discreto accenno alla sua impotenza. Davide, la cui perizia nell'arte della seduzione e dell'amore è ben manifesta nei libri di Samuele, tanto da essere una caratteristica della sua personalità, è ora incapace di una relazione completa con una donna. Questo tipo di conclusione è particolarmente significativo. Se si accetta l'ipotesi del costume orientale antico della prova di virilità, questa espressione “non la conobbe” dichiara manifestamente l'inabilità di Davide al regno. Tuttavia un'altra lettura è possibile. La cessazione delle facoltà generative di Davide, capostipite della dinastia, prelude alla fine della monarchia stessa. Nella precarietà di Davide non più autonomo e nella sua incapacità a generare pare già di vedere il tema dei due libri dei Re. Dopo lo splendore, al vertice con il regno di Salomone, la decadenza, la dipendenza da altre potenze, e da ultimo la tragica fine della dinastia davidica con il dramma dell'esilio nel 587 e la deportazione di Sedecia, l'ultimo re. Troviamo così in questi versetti non solo la condizione di partenza per lo svolgimento narrativo, ma anche l'annuncio del tema dell'opera: la monarchia si avvia verso la malattia della divisione con un conseguente indebolimento e verso l'estinzione a causa dell'infedeltà e del peccato, nella mentalità biblica il peggiore dei mali.

5-10. Alla presentazione della vecchiaia di Davide fa immediatamente seguito il racconto del tentativo di Adonia di impadronirsi del trono. L'aspirazione di Adonia a diventare re non poggia solo sull'ambizione personale. Essa trova il suo fondamento nel fatto che egli era il più anziano principe vivente nella famiglia di Davide. Quarto figlio del re, nato da Agghit (2Sam 3,2-4; 1Cr 3,1-2) era sopravvissuto ai fratelli Ammon, Kileab e Assalonne. La pretesa di Adonia diventa così comprensibile, tenendo conto che anche l'aspettativa popolare andava in tal senso (1Re 2,15). In un primo tempo neppure Davide sembra opporsi alle pretese del figlio, il quale ostenta il suo rango principesco, secondo i costumi orientali, con carri, cavalieri e uomini che lo precedevano. Da ultimo anche l'aspetto fisico giocava a suo favore. La bellezza è una caratteristica che è stata segnalata nei sovrani precedenti, Saul e Davide, al momento della loro scelta (1Sam 9,2; 16,12) e che viene menzionata anche nel Salterio mentre si dipinge il ritratto del re nel giorno delle sue nozze (Sal 45,3). Adonia cerca pure di corroborare il suo tentativo di successione creandosi un partito. Il primo personaggio con il quale cerca accordo è Ioab. Costui era un uomo di grande rilievo, aveva partecipato a tutte le grandi conquiste di Davide ed era secondo solo a lui. Deteneva il comando dell'esercito. Pur avendo nei confronti di Davide un atteggiamento di collaborazione e lealtà, non mancarono momenti di forte difficoltà nel rapporto tra i due uomini di stato. Infatti Ioab fu l'autore di tre assassini che incrinarono il suo rapporto con Davide: l'uccisione di Abner (2Sam 3,22-29) generale del re e di Amasa (2Sam 20, 8-10). Quest'ultimo aveva preso il posto di Ioab nella direzione dell'esercito dopo l'uccisione di Assalonne (2Sam 18,14-15) da parte di Ioab stesso, in aperto contrasto con il volere di Davide (2Sam 18,5). Ebiatar, scampato dal massacro dei sacerdoti ordinato da Saul in Nob, si rifugiò presso Davide (1Sam 22,6-23). Dopo la conquista di Gerusalemme lo troviamo associato a Zadok, con il quale condivideva l'incarico di capo-sacerdote di Davide. Probabilmente erano incaricati della custodia dell'arca (2Sam 15,24-36). Può darsi che tra i due responsabili del culto vi fosse concorrenza o invidia e così li troviamo schierati con parti diverse nell'intento di primeggiare. E proprio Zadok apre la lista dei personaggi di corte che non si trovano dalla parte di Adonia e che diventeranno l'impedimento del suo sogno. Circa Zadok non si riesce a capire se provenga dal culto israelitico, secondo quanto attesta l'AT che lo vorrebbe al servizio dell'arca in Kiriat-Iearim e in Gabaon (1Cr 16,39), oppure se fosse un sacerdote gebuseo a Gerusalemme prima che venisse conquistata da Davide. Questi avrebbe permesso a Zadok di mantenere il suo ufficio sacerdotale per facilitare la riconciliazione tra vecchi e nuovi abitanti della città. Quest'ultima ipotesi viene suffragata facendo riferimento all'onomastica gebusea. Limitandoci alla testimonianza diretta dei testi biblici dovremmo optare per la prima ipotesi e porre Zadok tra i figli di Levi (1Cr 6,1-8). Benaia si è distinto per imprese valorose (2Sam 23,20-23; 1Cr 11,22-25) e al momento del complotto è a capo dei mercenari stranieri, i Cretei e i Peletei, che servivano come guardia reale presso Davide (2Sam 8,18; 20,23; 23,22-23). Di Natan daremo notizie quando si parlerà del suo piano. Simei è un nome frequente nella Bibbia. Qui indica un uomo divenuto importante nel regno di Davide e che ritroveremo nell'amministrazione di Salomone. Rei è un nome discusso dal punto di vista della critica testuale. Era un ufficiale regio. L'aspirazione di Adonia al trono non solo si conclude con la presentazione del partito opposto, ma dall'osservazione di quest'ultimo si può dedurre che da ambo le parti ci sono forze pari: l'appoggio religioso e militare. La decisione di Davide è la sola a essere determinante. In essa sarà guidato da Natan e si manifesterà il piano divino.

9-10. Adonia ha preparato un pasto per tutti i suoi sostenitori. La radice zbḥ con la quale si apre il racconto ha una duplice valenza. Può trattarsi semplicemente di una macellazione per preparare le vivande, può trattarsi di uccisione rituale, cioè di un sacrificio. In questo secondo caso saremmo decisamente vicini a 2Sam 15,12, parte del racconto della rivolta di Assalonne, e avremmo cosi un'analogia con un precedente assai pericoloso. Stando a 1Re 1,11.18.25 dovremmo leggere questo pasto non solo come una convocazione del partito di Adonia per meglio compattarlo, ma come il preambolo della sua consacrazione a re. Il luogo del banchetto, En-Roghel, è una fonte situata a sud di Gerusalemme, alla confluenza tra la valle di Innom e la valle del Cedron. Presso questa fonte si trovava una pietra il cui nome potrebbe essere interpretato «del serpente». Che potesse fungere da altare? Naturalmente Salomone, il cui nome costituisce il vertice della lista, è escluso insieme ai suoi sostenitori.

11-14. La notizia dei fatti di En-Roghel viene portata da Natan a Betsabea, con la quale prende un accordo. Natan viene posto in primo piano già dal punto di vista narrativo e in effetti il suo ruolo in questa circostanza è essenziale. I testi più estesi che possediamo circa il profeta Natan sono tutti legati alla successione di Davide e alla dinastia. Egli compare prima di tutto in 2Sam 7,1-17 (e nel testo parallelo di 1Cr 17,1-15), dove viene pronunciato l'oracolo fondamentale per la dinastia davidica. Di nuovo Natan viene in scena dopo il peccato di Davide in 2Sam 12 come latore del rimprovero e del perdono divino. Essenziale per noi è il v. 25 dove si dichiara l'amore di Dio per Salomone e il nome che lo simboleggia «Iedidia», che viene dato proprio da Natan, inviato di proposito dal Signore. Nel nostro caso Natan agisce come profeta, come familiare ai piani divini per realizzare l'imposizione del nome “Amato da Dio”. Non siamo pertanto di fronte ad un intrigo di corte per controbilanciare una congiura, bensì di fronte all'adempimento del progetto divino che si compie tramite il profeta. La preghiera di Davide al v. 48 ne dà conferma. Tuttavia questo caso è diverso dai precedenti. Natan non prende qui le mosse da un oracolo divino ricevuto. Cerca invece l'appoggio di Betsabea, madre di Salomone, e abilmente fa leva sui suoi sentimenti femminili. Presentando Adonia come figlio di Agghit, Natan prende come fulcro della sua richiesta d'intervento l'orgoglio di madre e di moglie di Betsabea. Inoltre incalza presentando il rischio mortale che incombe su di lei e sul figlio, rivali politici di Adonia. Dopo questo esordio convincente, Natan suggerisce a Betsabea il discorso da tenere al re e che egli stesso confermerà. Al v. 13 si parla per la prima volta di un giuramento fatto da Davide a Betsabea in merito alla sua successione a favore di Salomone. Entrare nel merito della questione significa solo aprire la porta a congetture. Possiamo semplicemente dire che la preferenza di Davide per Betsabea rende plausibile un simile avvenimento del quale Natan era al corrente.

15-21. Betsabea conserva nell'incontro con Davide gli usi e 1l linguaggio delle corti orientali. Ricordando al re il suo giuramento, Betsabea ripete alla lettera la formula già presentata da Natan, ma aggiunge che il giuramento è stato fatto «per il Signore» ed è pertanto maggiormente obbligante per il re. Oltre a ricordare il giuramento Betsa-bea fa anche la cronaca degli avvenimenti di En-Roghel come un testimone oculare. Il discorso giunge al culmine al v. 20 quando Betsabea fa notare a Davide che gli occhi di tutto Israele sono puntati su di lui affinché decida a chi toccherà il suo trono. Nel caso il sovrano tacesse, quando il suo silenzio sarà definitivo nel sonno della morte, Betsa-bea e Salomone subiranno la sorte dei traditori. Anche se queste parole vengono pronunciate con delicatezza, esse sono una forte pressione sul cuore di Davide il cui legame affettivo con Salomone e Betsabea è assai forte, e sono una spinta decisiva a sciogliere il segreto del giuramento.

22-27. Si ha l'impressione che l'arrivo di Natan tronchi il discorso di Betsabea proprio nel punto di maggior tensione drammatica e lo lasci come in sospeso. Forse Betsabea ha dovuto addirittura ritirarsi dalla presenza del re (vedi v. 28). Natan finge di non essere al corrente della decisione di Davide che sia Adonia a succedergli ed esordisce con la domanda se gli avvenimenti di En-Roghel corrispondano a un decreto del re. Anche la chiusura dell'intervento di Natan è costituita da una domanda in cui si nasconde la volontà di provocare il pronunciamento del re. Perché egli non ha informato i suoi intimi circa il successore? Tra le due interrogazioni mirate di Natan si stende la cronaca degli avvenimenti, con l'aggiunta della lista degli esclusi dopo l'elenco degli invitati.

28-31. Il piano di Natan sortisce effetto. Richiamata la regina, il re pronuncia di nuovo il giuramento in forma solenne, nel nome del Signore, e da realizzarsi immediatamente. Non possiamo dire se questa formulazione costituisca già uno scioglimento del segreto e se si debbano aspettare i versetti successivi per rendere pubblica la scelta con gli ordini ai ministri per la consacrazione di Salomone.

32-37. Questi versetti praticamente ci presentano nelle parole di Davide la prima versione del racconto della consacrazione regale di Salomone che verrà ripetuta ai vv. 38-40. Potremmo così dire di avere tre racconti dell'unzione di Salomone come re. La ripetizione è un elemento della narrativa biblica per sottolineare l'importanza di un avvenimento. Gli esclusi diventano ora protagonisti. Zadok, Natan e Benaia sono incaricati di mettere in atto il giuramento di Davide a favore di Salomone e ricevono istruzioni sul luogo e sul cerimoniale. La località scelta è Ghicon, una sorgente situata sul lato occidentale della valle del Cedron sotto la parte settentrionale delle mura della cittadella di Davide. Insieme ad En-Roghel costituiva la parte principale dell'approvvigionamento idrico di Gerusalemme. Le modalità del rito: prima si farà salire Salomone sulla mula di Davide; è un privilegio regale. La mula era una cavalcatura recente a quel tempo, succeduta agli asini. Costituiva la cavalcatura dei nobili (2Sam 13,29; 18,9) ed era una rarità perché importata. Seguirà l'unzione. Il rito deve manifestare l'appartenenza del re a Dio e la familiarità che il re ha con lui (Sal 2, ). Si discute tra gli autori se il soggetto dell'unzione sia solo il sacerdote Zadok, come verosimilmente si dice al v. 39, o se anche Natan agisca insieme con lui. Può darsi che l'associazione ricordi Samuele che unse Saul (1Sam 10,1) e Davide (1Sam 16,13) e che svolgeva funzioni profetiche (1Sam 9,6) e sacerdotali (1Sam 16,4). Il suono della tromba previsto per le grandi assemblee sacre (Lv 23,24) darà il tono di festa e precederà l'annuncio dell'avvenuta consacrazione regale. Quindi un corteo accompagnerà il neo consacrato alla reggia per l'intronizzazione. Il discorso di Davide si chiude con una formula perentoria alla quale dà ulteriore forza il vocabolo năgîd (principe, capo), che appartiene al linguaggio profetico e viene usato spessissimo quando si parla della scelta del re che viene fatta da Dio (1Sam 9,16; 10,1; 13,14; 2Sam 5,7; 6,11; 7,8; 1Re 14,7; 16,2; 2Re 20,5). Questo termine inoltre insieme a quanto si è osservato al v. 35 e a quanto si dice in 2,12 fa pensare piuttosto ad una coreggenza come in 2Re 15,5 nel caso di Iotam. In ogni caso ciò che qui merita attenzione è il ricorrere del vocabolo nelle espressioni in cui Dio manifesta la sua scelta. Nelle parole di Davide viene manifestata la decisione divina; egli è in questo momento il re-profeta che indica con chiarezza il futuro del popolo: unità d'Israele e di Giuda sotto un governo sicuro.

35-37. La risposta di Benaia merita una sottolineatura particolare. Inizia con un «Così sia!» che è la risposta più decisa alla volontà divina. Il collegamento tra l'ordine di Davide e il volere divino diventa qui esplicito e costituisce l'augurio migliore per Salomone, la cui sovranità è fondata sulla scelta divina.

38-40. La descrizione della consacrazione riprende quasi letteralmente l'ordine di Davide. Sotto la scorta armata dei mercenari agli ordini di Benaia provenienti da Creta e forse dalla Filistea si svolge il rito. Si noti che il corno dell'olio viene preso dalla tenda dell'arca che Davide aveva fatto piantare a Gerusalemme (2Sam 6,12-23). Il potere santificante dell'olio è ben illustrato in Es 30,22-33. Questo particolare rende il momento ancora più solenne. Una simile cerimonia è un'assoluta novità in Israele nel senso che Saul e Davide erano stati scelti come re dopo aver dato prova del loro valore (1Sam 11,1-15; 2Sam 5,1-3) e non appartenevano alla medesima famiglia. Ora invece Salomone è scelto come re senza aver ancora compiuto imprese ed è il figlio di Davide; è il primo passo nella successione dinastica e verso il compimento della promessa (2Sam 7,8-16). Il consenso popolare non è però assente dalla scena. Il v. 40 parla di _kol-hā‘ām, «tutto il popolo (BC: tutti)», che segue Salomone acclamandolo re con danze e con gioia. Con un'iperbole anche la terra viene coinvolta nei festeggiamenti.

41-48. La tecnica narrativa dell'autore sceglie ora un personaggio non ancora apparso in scena per il terzo racconto della consacrazione. Il personaggio scelto è Gionata, figlio di Ebiatar, già comparso in maniera positiva in 2Sam 17,17 in cui ebbe l'incarico di raccogliere informazioni sulla rivolta di Assalonne. Il racconto è fatto in crescendo. Agli avvenimenti di Ghicon vengono aggiunti quelli di corte dove l'elezione di Salomone è bene accolta. I ministri si recano a congratularsi con il re Davide, augurando al neo eletto una fama e un regno maggiori di quelli del padre. Un simile augurio non era irriverente nel costume orientale. L'apice del racconto è costituito dalla preghiera di Davide, il quale lascia prorompere tutta la sua gratitudine per il mantenimento della promessa dinastica. Il ringraziamento di Davide è il vertice del capitolo, manifesta di nuovo l'agire di Dio che dissipa ogni opposizione. Questa preghiera è il “sigillo liturgico” alla vicenda della successione.

49-53. La paura di Adonia è più che comprensibile e costituisce un autentico rovesciamento delle parti. Al v. 12 Betsabea e Salomone dovevano salvarsi la vita, ora è Adonia a trovarsi in questa condizione. Non potendo contare più su nessuno si avvale del diritto di asilo che viene sancito in Es 21,13-14 e corre ad afferrare i corni dell'altare, ritenuti la parte più santa perché protuberanze sulle quali si versava il sangue delle vittime. Con molta probabilità questo altare si trovava nella tenda dell'arca. Il giuramento d'incolumità è condizionato alla promessa di lealtà. Portato al cospetto di Salomone, Adonia viene congedato con una frase sibillina: «Vattene a casa». Un comando a ritirarsi dall'ambiente di corte e dalla vita pubblica?

(cf. GIANLUIGI CORTI, 1Re – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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continuo a non raccapezzarmi. persone intelligenti e istituzioni direi prestigiose continuano a sdoganare e promuovere una figura da vecchio cariato berlusconismo, da reazione letteraria, come il personaggio a cui accenno qui: differx.noblogs.org/2026/04/08…

corte cortissime invisibili nulle sono l'etica e la memoria di intellettuali, poeti, funzionari


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Michael Chapman – 50 (2017)


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Nel 1973, all'indomani di due album acclamati dalla critica come nuove pietre miliari del cantautorato di marca brit-folk, il britannico Allan Taylor volò negli Stati Uniti per registrare The American Album, un disco concepito a Nashville con musicisti locali. Inutile dire che l'esito di consensi in patria fu disastroso, e che il povero Taylor dovette ritornare sui suoi passi tradizionali in gran fretta. Era quello un disco non perfetto forse, ma davvero lungimirante, perché da molto tempo la stessa strada pare essere battuta anche da molti suoi esimi colleghi... artesuono.blogspot.com/2017/01…


Ascolta il disco: youtube.com/watch?v=Ai7P97K-Dr…



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Michael Chapman – 50 (2017)


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Nel 1973, all'indomani di due album acclamati dalla critica come nuove pietre miliari del cantautorato di marca brit-folk, il britannico Allan Taylor volò negli Stati Uniti per registrare The American Album, un disco concepito a Nashville con musicisti locali. Inutile dire che l'esito di consensi in patria fu disastroso, e che il povero Taylor dovette ritornare sui suoi passi tradizionali in gran fretta. Era quello un disco non perfetto forse, ma davvero lungimirante, perché da molto tempo la stessa strada pare essere battuta anche da molti suoi esimi colleghi... artesuono.blogspot.com/2017/01…


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Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni per presunta frode ai danni dei fondi agricoli Ue


Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (EPPO) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.

Si tratta del ministro dell'Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall' #EPPO per eventi accaduti nel 2021.

A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro.

Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l'EPPO chiede al Parlamento di revocare l'immunità.

Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l' abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.

«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente”, ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.

Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall'EPPO.

Il primo chiede di revocare l'immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell'ex ministro greco dell'Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.

“L'indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell' Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l'intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro”, si legge in una nota dell'EPPO.

L'EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l'immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato “indizi di istigazione”. morale che costituisce una violazione dei doveri.

Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall'OPEKEPE, l'agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.

La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.

#Grecia


noblogo.org/cooperazione-inter…


Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni...


Le indagini della Procura Europea spingono tre ministri greci alle dimissioni per presunta frode ai danni dei fondi agricoli Ue


Due ministri e un viceministro del governo conservatore greco hanno presentato venerdì le loro dimissioni, dopo che la Procura europea (EPPO) ha chiesto al parlamento greco di revocare la loro immunità per facilitare le indagini sulla presunta appropriazione indebita di sussidi comunitari al settore agricolo.

Si tratta del ministro dell'Agricoltura, Kostas Tsiaras; quello della Protezione Civile e Crisi Climatica, Yannis Kefaloyannis; e il vice ministro della Sanità, Dimitris Vartzopulos, tutti e tre sono indagati dall' #EPPO per eventi accaduti nel 2021.

A quel tempo Tsiaras era ministro della Giustizia, Kefaloyannis viceministro dei trasporti e Vartzopulos viceministro.

Anche Kostas Skrekas ha presentato le sue dimissioni. Questi è il segretario generale di Nuova Democrazia (ND), il partito del primo ministro, il conservatore Kyriakos Mitsotakis, nonché uno dei tredici parlamentari conservatori per i quali l'EPPO chiede al Parlamento di revocare l'immunità.

Già prima delle dimissioni, Mitsotakis aveva annunciato che venerdì avrebbe annunciato una ristrutturazione del suo gabinetto, quindi era già prevista l' abbandono del governo da parte dei ministri ritenuti dagli inquirenti coinvolti nella frode.

«Non bastano le dimissioni dei ministri. La responsabilità politica degli scandali, della corruzione e del marciume ricade sullo stesso Mitsotakis. In questi casi, la soluzione sta nei sondaggi e nella gente”, ha affermato oggi in un comunicato il partito di sinistra Syriza.

Intanto sono stati trasmessi al Parlamento i primi due dossier inviati alla Grecia mercoledì scorso dall'EPPO.

Il primo chiede di revocare l'immunità a 11 deputati, tra cui i ministri che si sono dimessi, e la seconda riferisce sul possibile coinvolgimento dell'ex ministro greco dell'Agricoltura Spilios Livanos (2021-2022) e di Fotiní Arabatzi, che è stato suo viceministro.

“L'indagine riguarda presunti crimini contro gli interessi finanziari dell' Unioneeuropea (#UE), in particolare istigazione ad abuso di fiducia, frode informatica ed emissione di certificati falsi con l'intenzione di ottenere un vantaggio illecito per un altro”, si legge in una nota dell'EPPO.

L'EPPO ha inviato giovedì un terzo dossier alle autorità giudiziarie greche in cui chiede di revocare l'immunità di altri due deputati conservatori, questa volta per aver riscontrato “indizi di istigazione”. morale che costituisce una violazione dei doveri.

Dallo scorso anno, le autorità greche hanno arrestato decine di persone che ottenevano illegalmente sussidi milionari dall'OPEKEPE, l'agenzia statale incaricata di distribuire i fondi agricoli europei, dopo aver dichiarato proprietà fondiarie o di bestiame inesistenti.

La stampa greca indica che dal 2019 potrebbero essere stati sborsati indebitamente tra i 200 e i 230 milioni di euro.

#Grecia


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Italia e Mozambico, scambio di buone pratiche nel settore delle investigazioni


Presso la sede romana dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia si è svolto un incontro di tre giorni con una delegazione della Polizia Giudiziaria e della Magistratura mozambicana incentrato sulle investigazioni di alto livello tecnico riguardanti il traffico di droga, i rapimenti e i sequestri di persona.

L'incontro ha rappresentato il seguito di una visita effettuata lo scorso anno da un'altra delegazione mozambicana, che aveva già riscosso notevole successo in termini di cooperazione di polizia con l'Italia.

Al meeting hanno partecipato il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC). I lavori sono stati inaugurati dal prefetto Annunziato Vardè, direttore dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia. Hanno seguito gli interventi del Generale di Brigata Massimiliano Della Gala, Direttore del Servizio Relazioni Internazionali, di Antonio De Vivo, Rappresentante UNODC, e di Josè Miguel Ilidio, capo delegazione e Direttore Generale della Polizia Giudiziaria mozambicana.

I temi principali affrontati hanno riguardato le investigazioni complesse ad elevato contenuto tecnologico e digitale, il coordinamento delle attività di polizia, la condivisione di informazioni e la costituzione di team investigativi, con l'analisi di casi pratici e i contributi degli uffici e reparti specializzati della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

La delegazione ha inoltre visitato le sedi del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato, della Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza.

L'evento ha rappresentato un'importante occasione di cooperazione di polizia in ambito info-investigativo e di scambio di buone pratiche in settori di reciproco interesse.

#UfficioperilcoordinamentoelapianificazionedelleForzediPolizia


noblogo.org/cooperazione-inter…


Italia e Mozambico, scambio di buone pratiche nel settore delle investigazioni


Italia e Mozambico, scambio di buone pratiche nel settore delle investigazioni


Presso la sede romana dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia si è svolto un incontro di tre giorni con una delegazione della Polizia Giudiziaria e della Magistratura mozambicana incentrato sulle investigazioni di alto livello tecnico riguardanti il traffico di droga, i rapimenti e i sequestri di persona.

L'incontro ha rappresentato il seguito di una visita effettuata lo scorso anno da un'altra delegazione mozambicana, che aveva già riscosso notevole successo in termini di cooperazione di polizia con l'Italia.

Al meeting hanno partecipato il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC). I lavori sono stati inaugurati dal prefetto Annunziato Vardè, direttore dell'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia. Hanno seguito gli interventi del Generale di Brigata Massimiliano Della Gala, Direttore del Servizio Relazioni Internazionali, di Antonio De Vivo, Rappresentante UNODC, e di Josè Miguel Ilidio, capo delegazione e Direttore Generale della Polizia Giudiziaria mozambicana.

I temi principali affrontati hanno riguardato le investigazioni complesse ad elevato contenuto tecnologico e digitale, il coordinamento delle attività di polizia, la condivisione di informazioni e la costituzione di team investigativi, con l'analisi di casi pratici e i contributi degli uffici e reparti specializzati della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

La delegazione ha inoltre visitato le sedi del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato, della Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza.

L'evento ha rappresentato un'importante occasione di cooperazione di polizia in ambito info-investigativo e di scambio di buone pratiche in settori di reciproco interesse.

#UfficioperilcoordinamentoelapianificazionedelleForzediPolizia


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IO ERO LA'

(nella ricorrenza dell'11 settembre)

quasi un assentarmi da me (stato catatonico davanti allo schermo) (auto- difesa inconscia per non viverlo quel momento?)

-ma io “ero” là tra vite spaginate nell'aria:

io presente-assente stagliato contro un cielo stravolto

...e in me

cadevo

(2012)

.

Revision ravvicinata


IO ERO LÀ
(nella ricorrenza dell’11 settembre)

quasi un’assenza da me, stato
catatonico davanti allo schermo
autodifesa che si spezza: non viverlo
quel momento — o viverlo a metà?

ma io ero là,
tra vite spaginate nell’aria,
presente-assente,
stagliato contro un cielo stravolto.

...e dentro,
cadevo.

(2012)


Variante lirica


IO ERO LÀ
(nell’eco dell’11 settembre)

mi assentavo come se fossi aria,
catatonia appesa allo schermo,
autodifesa che impara a non sentire.

ero là, tra pagine di vite scagliate,
presenza che si frange contro un cielo spezzato.

e poi — nella quiete che resta —
cadevo, lento, dentro il giorno che non torna.

(2012)


Variante asciutta e tagliente


IO ERO LÀ
(11 settembre)

assente davanti allo schermo
catatonia, meccanismo: non guardare
o guardare senza essere tutto

ero là. vite spaginate nell’aria
io, presente-assente, contro il cielo rotto

e dentro di me
cadevo.

(2012)


Note su ritmo e immagini


  • Mantieni la dicotomia “presente-assente” come fulcro emotivo; ripeterla o trasformarla in immagine rafforza il conflitto interno.
  • Le parentesi funzionano per l’intimità riflessiva; usale di nuovo se vuoi sottolineare pensieri infranti, ma evita l’eccesso per non frammentare troppo la scansione.
  • Alterna frasi spezzate e versi compatti: i versi spezzati simulano lo sbandamento dello sguardo davanti allo schermo.
  • La chiusa “cadevo” è potente perché semplice; isolala visivamente per aumentare il peso del ricordo.
    .


Chiusura riflessiva


e nella sacca del silenzio raccolsi i frammenti
delle parole non dette, li tenni contro il petto
come lenti per vedere meglio quel giorno —
e restai, sospeso, a misurare il vuoto che ancora ha peso.

Chiusura secca e definitiva


e poi nulla di più che una caduta.
il corpo resta, il resto è memoria bruciata.
ho contato i battiti, ho visto il cielo cedere.
cadevo. fine.

Chiusura ambigua e possibile


e invece — qualcosa continuava a muoversi:
una voce lontana, il rumore di passi che ritornano,
una piccola luce che non voleva spegnersi.
cadevo, ma ogni caduta imparava a rialzarsi.


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2SAMUELE - Capitolo 24


Censimento, peste, costruzione di un altare1L'ira del Signore si accese di nuovo contro Israele e incitò Davide contro il popolo in questo modo: “Su, fa' il censimento d'Israele e di Giuda”. 2Il re disse a Ioab, capo dell'esercito a lui affidato: “Percorri tutte le tribù d'Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del popolo, perché io conosca il numero della popolazione”. 3Ioab rispose al re: “Il Signore, tuo Dio, aumenti il popolo cento volte più di quello che è, e gli occhi del re, mio signore, possano vederlo! Ma perché il re, mio signore, vuole questa cosa?”. 4Ma l'ordine del re prevalse su Ioab e sui comandanti dell'esercito, e Ioab e i comandanti dell'esercito si allontanarono dal re per fare il censimento del popolo d'Israele.5Passarono il Giordano e cominciarono da Aroèr e dalla città che è a metà del torrente di Gad su fino a Iazer. 6Poi andarono in Gàlaad e nella terra degli Ittiti a Kades, andarono a Dan-Iaan e piegarono verso Sidone. 7Andarono alla fortezza di Tiro e in tutte le città degli Evei e dei Cananei e finirono nel Negheb di Giuda a Bersabea. 8Percorsero così tutto il territorio e dopo nove mesi e venti giorni tornarono a Gerusalemme. 9Ioab consegnò al re il totale del censimento del popolo: c'erano in Israele ottocentomila uomini abili in grado di maneggiare la spada; in Giuda cinquecentomila.10Ma dopo che ebbe contato il popolo, il cuore di Davide gli fece sentire il rimorso ed egli disse al Signore: “Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza”. 11Al mattino, quando Davide si alzò, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Gad, veggente di Davide: 12“Va' a riferire a Davide: Così dice il Signore: “Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti farò”“. 13Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo e disse: “Vuoi che vengano sette anni di carestia nella tua terra o tre mesi di fuga davanti al nemico che ti insegue o tre giorni di peste nella tua terra? Ora rifletti e vedi che cosa io debba riferire a chi mi ha mandato”. 14Davide rispose a Gad: “Sono in grande angustia! Ebbene, cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!”. 15Così il Signore mandò la peste in Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a Bersabea morirono tra il popolo settantamila persone. 16E quando l'angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per devastarla, il Signore si pentì di quel male e disse all'angelo devastatore del popolo: “Ora basta! Ritira la mano!”. L'angelo del Signore si trovava presso l'aia di Araunà, il Gebuseo. 17Davide, vedendo l'angelo che colpiva il popolo, disse al Signore: “Io ho peccato, io ho agito male; ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me e contro la casa di mio padre!”.18Quel giorno Gad venne da Davide e gli disse: “Sali, innalza un altare al Signore nell'aia di Araunà, il Gebuseo”. 19Davide salì, secondo la parola di Gad, come il Signore aveva comandato. 20Araunà guardò e vide il re e i suoi servi dirigersi verso di lui. Araunà uscì e si prostrò davanti al re con la faccia a terra. 21Poi Araunà disse: “Perché il re, mio signore, viene dal suo servo?”. Davide rispose: “Per acquistare da te l'aia e costruire un altare al Signore, perché si allontani il flagello dal popolo”. 22Araunà disse a Davide: “Il re, mio signore, prenda e offra quanto vuole! Ecco i giovenchi per l'olocausto; le trebbie e gli arnesi dei buoi serviranno da legna. 23Tutte queste cose, o re, Araunà te le regala”. Poi Araunà disse al re: “Il Signore, tuo Dio, ti sia propizio!”. 24Ma il re rispose ad Araunà: “No, io acquisterò da te a pagamento e non offrirò olocausti gratuitamente al Signore, mio Dio”. Davide acquistò l'aia e i buoi per cinquanta sicli d'argento. 25Quindi Davide costruì in quel luogo un altare al Signore e offrì olocausti e sacrifici di comunione. Il Signore si mostrò placato verso la terra e il flagello si allontanò da Israele.

__________________________Note

24,1 incitò: il testo di 1Cr 21,1 attribuisce l’iniziativa a Satana, visto come una sorta di pubblico ufficiale, con il compito di misurare la gratuità della fede (vedi anche Gb 1,6; 2,3).

24,3 Ioab rispose al re: conoscere l’entità della popolazione equivale a poter calcolare il numero degli uomini validi per fare la guerra. Se ne ha conferma al v. 9. Ma per la fede d’Israele l’unico difensore è il Signore: la risposta di Ioab rispecchia tale convinzione (vedi Dt 1,11).

24,5 Aroèr: in Transgiordania, al confine con i Moabiti; Iazer è nel territorio di Gad (Gs 13,25).

24,6-7 Kades e Dan-Iaan: segnano i confini settentrionali del regno; così Sidone e Tiro, che non hanno fatto mai parte del territorio d’Israele.

24,16 Araunà: 1Cr 21,15 lo chiama Ornan.

24,24 cinquanta sicli: corrispondevano a circa 550 grammi (vedi nota a Es 30,13). Sulla stessa area acquistata da Davide, Salomone innalzerà il tempio (2Cr 3,1).

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-25. La sesta “appendice” richiama la prima (21,1-14) sia per l'analoga struttura (colpa – ira divina – espiazione) sia per le due formule introduttoria («di nuovo»: v. 1; cfr. 21,1) e conclusiva («il Signore si mostrò placato»: v. 24 e 21,14). Nel primo episodio si narrava di una carestia durata tre anni, qui Israele deve affrontare una pestilenza di tre giorni; in entrambi i casi si tratta di un castigo divino per un peccato legato alla persona del re (Saul, Davide). L'analogia vale fino a un certo punto, perché qui la collera del Signore contro Israele si accende prima del censimento ordinato da Davide (v. 1) e il capriccio di «conoscere il numero della popolazione» (v. 2) è suscitato da Dio stesso come “occasione” per punire il misterioso peccato del popolo. Nel mondo semitico “conoscere” (v. 2) significava “possedere”, esercitare un potere su qualcuno o qualcosa (Gn 2,17: il bene e il male; Gn 2,19: “dare il nome”; Gn 4,1 e 1Sam 1,19: “conoscere” sessualmente una donna). Dal momento che Dio solo può disporre della vita umana, il rimorso di Davide (v. 10; cfr. 1Sam 24,6) riguarda propriamente il fatto di aver voluto sostituirsi a lui nella “conoscenza” del popolo che gli appartiene (per tale motivo la legge prevedeva che in caso di censimento legittimamente indetto venisse applicata una forma di “riscatto” cultuale, come quando nasceva un primogenito: Es 30,12-13; cfr. Es 13,2.11-15). La prevaricazione commessa esige una riparazione e – come in 12,13-14 – il Signore ne fissa il “prezzo”, lasciando a Davide la possibilità di scegliere una fra le tre calamità minacciate al popolo infedele: la fame, la guerra e la peste (cfr. Lv 26,14-38; Dt 28,15-46; Ger 21,5-9; 24,10; 27,8). Davide opta per i «tre giorni di peste» (v. 13), gettandosi tra le braccia della misericordia divina con l'abbandono fiducioso del figlio che è certo dell'amore paterno nonostante la severa correzione (cfr. 12,16-23; 15,25-26. Cfr. anche Sir 2,18). Quando la peste sta per abbattersi su Gerusalemme il Signore «si pente» del male arrecato (cfr. Ger 26,3; altrove «si pente» del bene elargito senza frutto: Gn 6,6; 1Sam 15,11.35; Ger 18,10). Davide riceve l'ordine di edificare un altare sul luogo in cui gli è apparso l'angelo sterminatore (cfr. Gn 28,12-19; Gdc 6,22-24; 13,15-21) e di offrire olocausti e sacrifici di comunione (cfr. 1Sam 2,12-17). Ivi, sull'aia di Arauna il Gebuseo, Salomone edificherà il tempio (1Re 6). Il testo parallelo di 1Cr 22,1 aggiunge significativamente: «Davide disse: Questa è la casa del Signore Dio e questo è l'altare per gli olocausti di Israele».

L'ultima pagina di 1-2 Sam ci proietta nella nuova epoca storica dominata dal tempio, il «posto per l'arca, dove c'è l'alleanza che il Signore aveva concluso con i nostri padri quando li fece uscire dal paese di Egitto» (1Re 8,21). Anche quando la fragile intesa politica fra le tribù si sfalderà (1Re 11-12) il tempio si ergerà come simbolo di quella “comunione” cui Dio s'è impegnato «per sempre» (7,24; Es 6,7; Dt 7,6; 26,17-19; 29,12) e che coincide, in ultima analisi, con la vocazione ultima d'Israele e di ogni creatura umana (Gv 17,21-24; Rm 9-11; 1Cor 12,12-27; Ef 2,13-18; 4,4-6). Perciò non è casuale che le tappe fondamentali della storia narrata nei due libri di Samuele siano scandite, dal principio alla fine, da una serie di “sacrifici di comunione”:

  • 1) 1 Sam 1,4 – nascita di Samuele;
  • 2) 1 Sam 9,12-24 – scelta di Saul;
  • 3) 1 Sam 16,2-5 – elezione di Davide;
  • 4) 2 Sam 6,17-19 – trasporto dell'arca a Gerusalemme;
  • 5) 2 Sam 24,25 – erezione dell'altare sull'area del tempio.

1. «incitò Davide»: la concezione semitica del mondo era estremamente unitaria e tutto era rinviato al volere di Dio, anche il male (cfr. 1Sam 2,25; 16,14; 26,19; Es 4,21). Solo in tempi più recenti gli scrittori biblici si pongono il problema di un Dio “tentatore” in rapporto alla libertà umana (Prv 19,3; Ez 18,29-32; 33,11; Sir 15,11-20; Sap 1,13; 2,23-24). Il testo parallelo 1Cr 21,1 corregge infatti 2Sam 24,1: «Satana insorse contro Israele. Egli spinse Davide...» (cfr. Gb 1,6-12; 2,1-7). Per «Satana»: cfr. 1Sam 29,4.

2. «a Ioab e ai suoi capi dell'esercito»: TM ha: «a Ioab capo dell'esercito che era con lui». BC corregge secondo il v. 4.

3-8. Ioab pronuncia una benedizione sul popolo e sul re al fine di contrastare la maledizione incombente (cfr. 21,3). Il testo di 1Cr 21,3 esplicita il suo timore: «Perché dovrebbe cadere tale colpa su Israele?». Ma stavolta (pur essendo abituato ad ottenere tutto quel che vuole: 14,21; 18,14; 19,6-8) deve cedere alla determinazione del re e intraprende con gli altri capi militari un lungo itinerario ideale che li porta dapprima in Transgiordania e poi «da Dan fino a Bersabea», ossia fino agli estremi confini del paese (cfr. 17,11).

5. «cominciarono da Aroer e dalla città...»: con LXX (recensione Lucianica). TM, LXX e Vg hanno: «Si accamparono in Aroer, a destra della città...». A proposito del viaggio, il parallelo 1Cr 21,4 dice solo: «percorse tutto Israele». «Aroer»: città moabita presso il fiume Arnon (diversa da quella citata in 1Sam 30,28), assegnata alla tribù di Ruben come l'innominata «città che è in mezzo al torrente» (cfr. Dt 2,36; Gs 13,16).

6. «nel paese degli Hittiti a Kades»: traduzione congetturale del TM corrotto (’el ’ereṣ taḥtîm ḥōdšî). BC propone di correggere il testo con i LXX (recensione Lucianica): ’el ’ereṣ haḥittîm qādēšâ. Il regno di Davide non si è mai esteso così a nord, sino al fiume Oronte (250 km a nord del lago di Genesaret); l'itinerario ripercorre idealmente i confini stabiliti dal Signore stesso (Nm 34,3-12; Ez 47,15-20; cfr. 8,1-14). Percorrere “in lungo e in largo” un terreno (Gn 13,17) significa prenderne possesso: Davide afferma la sua proprietà su Israele, dimenticando che tutto gli è donato dall'alto (cfr. 12,7).

9. La cifra del censimento è troppo elevata se riguarda solo i maschi atti alla guerra (cfr. 1Sam 11,8); sarebbe più attendibile se comprendesse tutta la popolazione.

11. «Gad, il veggente di Davide»: cfr. 1Sam 22,5.

13. «tre anni»: con i LXX. TM ha: «sette anni» (cfr. Gn 41,27).

14. «la sua misericordia»: lett. raḥămîm (da reḥem, «utero, viscere materne»). A differenza del termine ḥesed che pone in evidenza la fedeltà verso se stessi e la responsabilità che ne deriva (cfr. 1Sam 20,8), raḥămîm denota l'amore della madre verso il figlio, totalmente gratuito e dotato di bontà e tenerezza, di pazienza e comprensione, di prontezza al perdono. È attribuito a Dio in Sal 40,12; 51,3; 77,10; 79,8; 119,77.156; 145,9; Is 49,15; 54,7; 63,7.15; Lam 3,22; Dn 9,18; Os 2,21; Zc 1,16.

15. «da Dan a Bersabea morirono settantamila persone»: il Signore ripercorre l'itinerario di Ioab per riaffermare la propria sovranità sul paese (cfr. v. 6). Il numero “settantamila” ha un valore simbolico (7x10x1000). Per il numero “sette” cfr. 6,13; il “dieci” simboleggia una quantità considerevole (Gn 31,7; Es 7,3-12.29; 34,28; Gb 19,3); il numero “mille” evoca la presenza dell'azione trascendente di Dio nella storia (Es 20,6; Sal 90,4; Ger 32,18; Ap 20,3-7).

16. «quando l'angelo ebbe stesa la mano»: l'angelo sterminatore dà seguito alle deliberazioni divine (cfr. 14,17). È già intervenuto in Egitto (Es 12,13.23) e riapparirà in 2Re 19,35; Is 37,36; At 12,23.

17. «Io ho peccato»: Davide si riconosce colpevole e meritevole del castigo (cfr. 12,13; 15,25-26); tuttavia trova l'audacia di intercedere per le «pecore» innocenti (cfr. però v. 1) che il Signore gli ha affidato (cfr. 7,7; 5,2; Sal 78,70-72), dimostrando ancora una volta di essere «un uomo secondo il suo cuore» (1Sam 13,14).

21-24. L'episodio narra alle generazioni future il modo in cui l'area sacra del tempio è entrata in possesso di Davide a favore di tutto Israele. Il Gebuseo Arauna è generoso solo in apparenza; in realtà conduce le trattative secondo i migliori canoni orientali (cfr. Gn 23,11-16). Oltre al terreno è disposto a «regalare» pure il necessario per i sacrifici (cfr. 1Sam 6,14; 1Re 19,21). Davide conosce queste schermaglie rituali ma insiste per il pagamento adducendo un unico motivo: un sacrificio che non costa nulla non ha valore agli occhi di Dio.

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Bonnie Prince Billy - We Are Together Again (2026)


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Sono più di trent’anni che Will Oldham distilla la sua personale idea folk declinata al presente. Sulle prime – agendo come Palace Brothers e Palace – rivestendolo con una buccia scabra di ascendenza post-, una specie di esoscheletro spettrale col quale sembrava voler dare corpo al bisogno di recidere quelle stesse radici a cui ostinatamente si rifaceva, scavandosi la terra sotto i piedi, quasi a ribadire la spettrificazione del passato nel momento stesso in cui il passato iniziava a rovesciarsi sul mondo in maniera vasta e sistematica, di nostalgia in nostalgia, revival dopo revival, ristampa dopo ristampa... artesuono.blogspot.com/2026/04…


Ascolta il disco: album.link/i/1859974068



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Bonnie Prince Billy - We Are Together Again (2026)


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Sono più di trent’anni che Will Oldham distilla la sua personale idea folk declinata al presente. Sulle prime – agendo come Palace Brothers e Palace – rivestendolo con una buccia scabra di ascendenza post-, una specie di esoscheletro spettrale col quale sembrava voler dare corpo al bisogno di recidere quelle stesse radici a cui ostinatamente si rifaceva, scavandosi la terra sotto i piedi, quasi a ribadire la spettrificazione del passato nel momento stesso in cui il passato iniziava a rovesciarsi sul mondo in maniera vasta e sistematica, di nostalgia in nostalgia, revival dopo revival, ristampa dopo ristampa... artesuono.blogspot.com/2026/04…


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NEGAZIONE DELLA MORTE

inargenta sul mare la fine del giorno

sapere che Qualcuno da sempre mi conosce

notte d'ossidiana ora m'avvolge mi sogna nelle vene del buio io non posso morire

morire alla vita...

. Accolgo il tuo testo: netto, notturno, con una dichiarazione finale che ribalta il senso. Di seguito tre varianti che esplorano sfumature diverse mantenendo il centro tematico della negazione della morte.

Variante lirica


inargenta sul mare la fine del giorno
sapere che Qualcuno mi conosce da sempre
notte d’ossidiana mi avvolge, mi sogna
nelle vene del buio: io non posso morire

morire alla vita diventa un verbo che si rifiuta
la luce trattenuta come un segreto sotto la pelle.


Variante tagliente


il giorno si inargentava e si spegneva
c’è un Qualcuno che mi conosce da sempre
notte d’ossidiana: mi stringe, mi consuma
io dico no — non posso morire

morire alla vita è un atto che rifiuto, un colpo senza presa.


Variante minimalista


inargenta il mare
Qualcuno mi conosce
ossidiana notte
io non posso morire

morire alla vita


Note sul ritmo e le immagini


  • Immagine centrale: la contrapposizione tra l’argento del tramonto e l’ossidiana della notte funziona come ossimoro visuale; mantienila netta.
  • Voce e maiuscole: l’uso di “Qualcuno” con maiuscola evoca destino o divinità; mantienilo se vuoi quel senso di confidenza eterna.
  • Chiusura: la frase “io non posso morire” è un enunciato potente, trattalo come punto focale isolandola o dandole enjambement per amplificarne la forza.
  • Sugg.: prova a leggere ogni variante ad alta voce e segnare dove trattenere il respiro; i silenzi faranno il resto.

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DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche

L'evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm


La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata. Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea. Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale. L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come “Schengen III”, si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.

Leggi tutto qui:poliverso.org/display/0477a01e…


noblogo.org/cooperazione-inter…


DOSSIER.


DOSSIER. Impronte biologiche e digitali. Il Trattato di Prüm: Cooperazione di Polizia e Sfide Giuridiche

L'evoluzione storica della cooperazione di polizia europea: dalle origini al Trattato di Prüm


La genesi della cooperazione di polizia nell'Unione Europea rappresenta un percorso tortuoso, caratterizzato da un passaggio graduale da logiche puramente intergovernative a sistemi di integrazione sovranazionale sempre più stringenti. Il punto di partenza di questa evoluzione può essere rintracciato nel 1976 con l'istituzione del Gruppo TREVI, una rete informale di rappresentanti dei ministeri della giustizia e degli affari interni nata per rispondere alla minaccia del terrorismo internazionale, del traffico di stupefacenti e della criminalità organizzata. Questa iniziativa segnò il riconoscimento della necessità di un coordinamento che superasse i confini nazionali, sebbene agisse inizialmente al di fuori del quadro formale della Comunità Europea. Con la firma degli accordi di Schengen e la successiva creazione dello Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (AFSJ), l'abbattimento delle frontiere interne impose una riflessione profonda sulla sicurezza collettiva. Il Trattato di Prüm, firmato il 27 maggio 2005, che prende il nome dalla cittadina tedesca ove fu firmato, emerge come la risposta tecnica e politica più avanzata a questa necessità.[3, 4] Promosso originariamente da sette Stati membri — Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna — su iniziativa dell'allora ministro dell'interno tedesco Otto Schily, il trattato mirava a intensificare la cooperazione transfrontaliera per combattere il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l'immigrazione illegale. L'architettura del Trattato di Prüm, spesso indicato impropriamente come “Schengen III”, si fonda sul principio della disponibilità delle informazioni. Questo concetto presuppone che i dati necessari per contrastare il crimine in uno Stato membro debbano essere resi accessibili alle autorità di altri Stati membri con la stessa facilità con cui sono disponibili a livello nazionale. La rilevanza del trattato fu tale che il Consiglio dell'Unione Europea decise di integrarne le disposizioni principali nel quadro giuridico dell'UE attraverso le Decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI, rendendo lo scambio automatizzato di profili DNA, impronte digitali e dati automobilistici un obbligo per tutti gli Stati membri.

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2SAMUELE - Capitolo 23


Le ultime parole di Davide1Queste sono le ultime parole di Davide: “Oracolo di Davide, figlio di Iesse, oracolo dell'uomo innalzato dall'Altissimo, del consacrato del Dio di Giacobbe, del soave salmista d'Israele.2Lo spirito del Signore parla in me, la sua parola è sulla mia lingua;3il Dio di Giacobbe ha parlato, la roccia d'Israele mi ha detto: “Chi governa gli uomini con giustizia, chi governa con timore di Dio,4è come luce di un mattino quando sorge il sole, mattino senza nubi, che fa scintillare dopo la pioggia i germogli della terra”.5Non è forse così la mia casa davanti a Dio, poiché ha stabilito con me un'alleanza eterna, in tutto regolata e osservata? Non farà dunque germogliare quanto mi salva e quanto mi diletta?6Ma gli scellerati sono come spine, che si buttano via tutte e non si prendono in mano;7chi le tocca si arma di un ferro e di un'asta di lancia e si bruciano sul posto col fuoco”.

Aneddoti ed elenco dei guerrieri8Questi sono i nomi dei prodi di Davide: Is-Baal, l'Acmonita, capo dei Tre. Egli, impugnando la lancia contro ottocento uomini, li trafisse in un solo scontro. 9Dopo di lui veniva Eleàzaro, figlio di Dodo, l'Acochita, uno dei tre prodi che erano con Davide: quando i Filistei li insultarono, si schierarono là per combattere, mentre gli Israeliti si ritirarono sulle alture. 10Egli si alzò, percosse i Filistei, finché la sua mano, sfinita, rimase attaccata alla spada. Il Signore operò quel giorno una grande salvezza e il popolo seguì Eleàzaro soltanto per spogliare i cadaveri. 11Dopo di lui veniva Sammà figlio di Aghè, l'Ararita. I Filistei erano radunati a Lechì; in quel luogo vi era un campo pieno di lenticchie e il popolo fuggì dinanzi ai Filistei. 12Egli allora si appostò in mezzo al campo, lo difese e sconfisse i Filistei, e il Signore operò una grande vittoria.13Tre dei Trenta capi scesero al tempo della mietitura e vennero da Davide nella caverna di Adullàm, mentre una schiera di Filistei era accampata nella valle dei Refaìm. 14Davide era allora nel rifugio e c'era una postazione di Filistei a Betlemme. 15Davide ebbe un desiderio e disse: “Se qualcuno mi desse da bere l'acqua del pozzo che è vicino alla porta di Betlemme!”. 16I tre prodi irruppero nel campo filisteo, attinsero l'acqua dal pozzo di Betlemme, vicino alla porta, la presero e la presentarono a Davide, il quale però non ne volle bere, ma la sparse in onore del Signore, 17dicendo: “Non sia mai, Signore, che io faccia una cosa simile! È il sangue di questi uomini, che sono andati là a rischio della loro vita!”. Non la volle bere. Tali gesta compirono quei tre prodi.18Abisài, fratello di Ioab, figlio di Seruià, fu il capo dei Trenta. Egli, impugnando la lancia contro trecento uomini, li trafisse; si fece un nome fra i Trenta. 19Certo, fu glorioso fra i Trenta e divenne loro comandante, ma non giunse alla pari dei Tre. 20Poi veniva Benaià, figlio di Ioiadà, uomo valoroso, di molte prodezze, originario di Kabseèl. Egli uccise i due figli di Arièl, di Moab; inoltre, sceso in una cisterna in un giorno di neve, vi abbatté un leone. 21Uccise anche un Egiziano, uomo d'alta statura, il quale teneva in mano una lancia; gli andò incontro con un bastone, strappò di mano all'Egiziano la lancia e lo uccise con la sua stessa lancia. 22Questo fece Benaià, figlio di Ioiadà, e si fece un nome tra i trenta prodi. 23Fu glorioso fra i Trenta, ma non giunse alla pari dei Tre. Davide lo mise a capo del suo corpo di guardia. 24Poi Asaèl, fratello di Ioab, uno dei Trenta, Elcanàn, figlio di Dodo, di Betlemme, 25Sammà di Carod, Elikà di Carod, 26Cheles di Pelet, Ira, figlio di Ikkes, di Tekòa, 27Abièzer di Anatòt, Mebunnài di Cusa, 28Salmon di Acòach, Maarai di Netofà, 29Cheleb, figlio di Baanà, di Netofà, Ittài, figlio di Ribài, di Gàbaa dei figli di Beniamino, 30Benaià di Piratòn, Iddài di Nacalè-Gaas, 31Abi-Albòn di Arbàt, Azmàvet di Bacurìm, 32Eliacbà di Saalbòn, Iasen di Gun, Giònata, 33figlio di Sammà, di Arar, Achiàm, figlio di Sarar, di Arar, 34Elifèlet, figlio di Acasbài, il Maacatita, Eliàm, figlio di Achitòfel, di Ghilo, 35Chesrài di Carmel, Paarài di Arab, 36Igal, figlio di Natan, di Soba, Banì di Gad, 37Selek l'Ammonita, Nacrài di Beeròt, scudiero di Ioab, figlio di Seruià, 38Ira di Ieter, Gareb di Ieter, 39Uria l'Ittita. In tutto trentasette.

__________________________Note

23,1 Davide viene presentato qui in termini profetici (oracolo, v. 1), perché il dono dello spirito è associato a quello della parola. L’introduzione in prosa conferisce un tono solenne alla composizione, paragonabile al testamento di Giacobbe (Gen 49), o di Mosè (Dt 33). Il vocabolario usato avvicina questo testo all’oracolo di Balaam (Nm 24,3-4.15-16). Tema centrale è l’alleanza eterna di Dio con la famiglia di Davide.

23,11 Lechì: “mascella” è citato già in Gdc 15,17.

23,13 Trenta capi: il numero non va preso alla lettera; esso è contraddetto nel testo stesso (v. 39); è chiaro che doveva trattarsi di un corpo scelto. Adullàm è città della Sefela, in cui Davide si era rifugiato quando fuggiva da Saul (1Sam 22,1).

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Approfondimenti


1-7. Questo breve ma difficile poema, pur essendo presentato come «le ultime parole di Davide» (v. 1) differisce sia dai “testamenti” di Giacobbe e Mosè che chiudono rispettivamente Gn (c. 49) e Dt (c. 33), sia dal “testamento” di Davide vero e proprio (1Re 2,1-9). E piuttosto un oracolo protetico-sapienziale-messianico strettamente collegato col capitolo precedente e con la profezia di Natan (c. 7), nonché con i Sal 72; 89; 132. Davide si presenta in prima persona come «innalzato» (cfr. 22,28.34.49) e «consacrato» (cfr. 1Sam 16,1-13; 22,51), «soave cantore» (cfr. 1Sam 16,16-23; 1Cr 23,5; Sir 47,8-10) e “profeta” posseduto dallo spirito (cfr. 1Sam 16,13). Dio gli rivela (vv. 2-4) il destino luminoso di «chi governa» (= môšēl: attributo del Messia davidico in 2Cr 7,18; Ger 30,21; Mic 5,1) con giustizia (cfr. 22,21,25; anche questa è una qualità del re messianico: Sal 72,1-4.7.12-14; 101,1-8; Ger 23,5-6; 33,15) e timore di Dio (in Is 11,1-5 i due termini sono applicati insieme al «germoglio di lesse»). Davide riconosce che questo è ciò che il Signore ha preparato per la sua casa con una «alleanza eterna» (cfr. 7,9-16; 22,51; 2Cr 7,18; Sal 132,12) «in tutto regolata e garantita» (v. 5). Il destino degli «scellerati» (lett. bᵉliyya‘al: cfr. 20,1) è il fuoco distruttore (vv. 6-7; cfr. 22,9 e 1Sam 2,10). L'opposizione rispetto ai versetti precedenti è evidente: l'alleanza infrangibile offerta a Davide era espressa con l'immagine di germogli e di rugiada, qui invece si tratta di spine e di fuoco ardente (cfr. Sal 58,10; 118,12; Is 26,11; 33,12; 66,15-16.24; Ml 3,19-21; Sir 7,17; Gdt 16,17); inoltre, il nome collettivo «scellerati» è contrapposto all'unicità di Davide «innalzato». Il brano è disseminato di problemi testuali che ne rendono difficile la traduzione e la comprensione. Il ritratto di Davide “profeta”' e “cantore” (cfr. Sir 47,8-10) è abbastanza simile a quello abbozzato dal Cronista, tuttavia è difficile proporre una datazione precisa del poema. Un massiccio intervento redazionale è senz'altro avvenuto tra l'VIII e il IV sec. a.C., periodo in cui si fa strada l'ansiosa attesa della salvezza d'Israele e del Messia figlio di Davide (cfr. la ricorrente metafora messianica del “germoglio”: Is 4,2; 11,1; 61,11; Ger 23,5; 33,15; Sal 132,17; Zc 3,8; 6,12 e quella – più apocalittica – del castigo degli empi).

1. «figlio di Iesse»: cfr. 1Sam 16,1,11. Non è più un epiteto dispregiativo (1Sam 20,27.30; 22,7.9.13; 25,10; 2Sam 20,1) bensì un titolo di gloria che collega l'elezione di Davide (1Sam 16,1.11) con il «germoglio» (vv. 4.5) che sboccerà nella persona del Messia (Is 11,1.10; Ap 5,5). «l'Altissimo ha innalzato»: traduzione congetturale con i LXX e Qumran (4QSamª) della forma ebraica ‘āl + verbo passivo, lett. «innalzato sopra». Cfr. 1Sam 2,10.

2. «Lo spirito del Signore parla in me»: la “profezia” di Davide è messa in luce da 1Cr 28,19; 2Cr 29,25. È ripreso dal NT (At 2,30; 4,25), come pure dal giudaismo tardivo: nel grande rotolo dei Salmi ritrovato a Qumran (11QPsª) v'è un elogio di Davide profeta chiaramente ispirato a 2Sam 22 e 23,1-7. Il dono dello spirito e il carisma profetico sono una caratteristica del Messia davidico (Is 11,2; 42,1; 49,2; 50,4; 61,1 = Lc 4,18-19!).

3. «il Dio di Giacobbe»: TM ripete «Dio d'Israele». BC (secondo i LXX, recensione Lucianica) si basa sull'alternanza Giacobbe / Israele, frequente nello stile oracolare (cfr. v. 1; Nm 24,17; Dt 33,10; Is 48,12).

4. «luce del mattino»: è il simbolo della salvezza, della vita, della saggezza e della giustizia: cfr. v. 3; Sal 27,1; 36,10; 112,4. Anch'esso ha una forte connotazione messianica: Is 9,1 (= Mt 4,16); 42,6; 49,6; 60,1-3 (= Ap 21,24); Ml 3,20; Lc 1,78; Gv 8,12; Ap 21,23.

5. «Così è stabile la mia casa...»: non c'è ragione di modificare la proposizione interrogativa di TM e LXX: «Non è forse così la mia casa davanti a Dio?». Davide constata con gioiosa sorpresa la corrispondenza fra l'oracolo (vv. 3-4) e il dono divino accordato al proprio casato, reso stabile dall'alleanza eterna «in tutto regolata e garantita» dalla «rupe» d'Israele (cfr. 7,19.25-29); «quanto mi salva»: l'accezione è chiaramente messianica: cfr. 22,3; «quanto mi diletta»: lett. «quanto mi dà gioia». Anche il “diletto” come “attesa, desiderio” fa parte del ricco vocabolario messianico: Is 44,28; 62,4; Ml 3,1.

8-39. La quinta “appendice” fornisce la lista dei «prodi» (gibbōrîm) di Davide (cfr. 20,7) e alcune informazioni su prodezze da essi compiute. I gibbōrîm (cfr. anche 1Cr 11,10-47) erano un gruppo ristretto di guerrieri particolarmente valenti e meritevoli, premiati dal sovrano con l'elevazione al rango dei «Tre» (vv. 8-12) o dei «Trenta». I più valorosi tra i «prodi che l'aiutarono in guerra» durante il periodo della fuga (1Cr 12,1) ricevettero una particolare decorazione sul modello della “schiera dei Trenta” del faraone Ramses II. 1Cr 11,10 li definisce «capi dei prodi di Davide... che, insieme con tutto Israele, lo avevano costituito re». Il TM è corrotto; il parallelo 1Cr 11-41 e l'elenco di 1Cr 27,2-14 sono perciò di grande aiuto, anche se non risolvono tutti i dubbi. L'appendice si sviluppa in quattro parti:

  • 1) vv. 8-12: fatti d'arme straordinari compiuti dai «Tre». Per ben due volte il popolo fugge spaventato e i «prodi» affrontano da soli i nemici. In entrambe le occasioni, però, il racconto ha cura di precisare che fu il Signore a concedere «una grande vittoria» (vv. 10.12; cfr. 8,6.14 e 1Sam 19,5) per loro mezzo;
  • 2. vv. 13-17: prodezza compiuta da tre anonimi «prodi» nel corso di una campagna contro i Filistei (forse la stessa descritta in 5,17-25);
  • 3. vv. 18-23: alcune informazioni sulle imprese di Abisai e Benaia, tutt'e due definiti «il più glorioso fra i Trenta», ma non al punto da essere paragonati ai «Tre»;
  • 4) vv. 24-33: lista dei «Trenta», di cui vengono forniti quasi sempre, oltre al nome, la paternità e il luogo di provenienza del «prode».

8. «Is-Baal il Camonita»: con i LXX e 1Cr 11,11 (parzialmente corretti). TM ha: «colui che siede in cattedra Tacmonita». Poiché la strana parola taḥkmōnî contiene la radice verbale di «sapienza» (ḥkm), Vg ne prende spunto per interpretare tutta la frase in riferimento al “sapientissimo” Davide; «impugnò la lancia»: con 1Cr 11,11 e LXX. TM è corrotto.

10. «la sua mano, sfinita, rimase attaccata alla spada»: particolare pittoresco dei crampi che colgono l'eroe nel corso della lotta contro gli innumerevoli avversari.

11-12. La memoria della battaglia è legata al campo di lenticchie in cui essa ebbe luogo, presso la località sconosciuta di Lechi. La nota ha tutto il sapore del ricordo di un testimone oculare (cfr. 1Sam 30,12).

14. «fortezza»: cfr. 5,17-25.

16-17. Pur riconoscente per la dedizione dimostrata dai «tre prodi», Davide non osa bere l'acqua attinta a Betlemme e la sparge «davanti al Signore» come si faceva col sangue (cfr. 1Sam 14,31-35), tanto grave è stato il rischio corso per ottenerla.

39. «In tutto trentasette»: la lista dei vv. 24-39 conta trentuno nomi, cui bisogna aggiungere i «Tre» (vv. 8-12), Abisai e Benaia (vv. 18-23) e – senz'altro – anche Ioab, fratello di Asael e Abisai (vv. 18.24.37).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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2SAMUELE - Capitolo 22


Il cantico di Davide1Davide rivolse al Signore le parole di questo canto, quando il Signore lo liberò dalla mano di tutti i suoi nemici e dalla mano di Saul. 2Egli disse: “Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,3mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo, mio nascondiglio che mi salva, dalla violenza tu mi salvi.4Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici.5Mi circondavano flutti di morte, mi travolgevano torrenti infernali;6già mi avvolgevano i lacci degli inferi, già mi stringevano agguati mortali.7Nell'angoscia invocai il Signore, nell'angoscia gridai al mio Dio: dal suo tempio ascoltò la mia voce, a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.8La terra tremò e si scosse; vacillarono le fondamenta dei cieli, si scossero perché egli era adirato.9Dalle sue narici saliva fumo, dalla sua bocca un fuoco divorante; da lui sprizzavano carboni ardenti.10Abbassò i cieli e discese, una nube oscura sotto i suoi piedi.11Cavalcava un cherubino e volava, appariva sulle ali del vento.12Si avvolgeva di tenebre come di una tenda, di acque oscure e di nubi.13Davanti al suo fulgore arsero carboni ardenti.14Il Signore tuonò dal cielo, l'Altissimo fece udire la sua voce.15Scagliò saette e li disperse, fulminò con folgore e li sconfisse.16Allora apparve il fondo del mare, si scoprirono le fondamenta del mondo, per la minaccia del Signore, per lo spirare del suo furore.17Stese la mano dall'alto e mi prese, mi sollevò dalle grandi acque,18mi liberò da nemici potenti, da coloro che mi odiavano ed erano più forti di me.19Mi assalirono nel giorno della mia sventura, ma il Signore fu il mio sostegno;20mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene.21Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia, mi ripaga secondo l'innocenza delle mie mani,22perché ho custodito le vie del Signore, non ho abbandonato come un empio il mio Dio.23I suoi giudizi mi stanno tutti davanti, non ho respinto da me la sua legge;24ma integro sono stato con lui e mi sono guardato dalla colpa.25Il Signore mi ha ripagato secondo la mia giustizia, secondo la mia innocenza davanti ai suoi occhi.26Con l'uomo buono tu sei buono, con l'uomo integro tu sei integro,27con l'uomo puro tu sei puro e dal perverso non ti fai ingannare.28Tu salvi il popolo dei poveri, ma sui superbi abbassi i tuoi occhi.29Signore, tu sei la mia lampada; il Signore rischiara le mie tenebre.30Con te mi getterò nella mischia, con il mio Dio scavalcherò le mura.31La via di Dio è perfetta, la parola del Signore è purificata nel fuoco; egli è scudo per chi in lui si rifugia.32Infatti, chi è Dio, se non il Signore? O chi è roccia, se non il nostro Dio?33Il Dio che mi ha cinto di vigore e ha reso integro il mio cammino,34mi ha dato agilità come di cerve e sulle alture mi ha fatto stare saldo,35ha addestrato le mie mani alla battaglia, le mie braccia a tendere l'arco di bronzo.36Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza, mi hai esaudito e mi hai fatto crescere.37Hai spianato la via ai miei passi, i miei piedi non hanno vacillato.38Ho inseguito i miei nemici e li ho distrutti, non sono tornato senza averli annientati.39Li ho annientati e colpiti e non si sono rialzati, sono caduti sotto i miei piedi.40Tu mi hai cinto di forza per la guerra, hai piegato sotto di me gli avversari.41Dei nemici mi hai mostrato le spalle: quelli che mi odiavano, li ho distrutti.42Hanno gridato e nessuno li ha salvati, hanno gridato al Signore, ma non ha risposto.43Come polvere della terra li ho dispersi, calpestati, schiacciati come fango delle strade.44Mi hai scampato dal popolo in rivolta, mi hai conservato a capo di nazioni. Un popolo che non conoscevo mi ha servito;45stranieri cercavano il mio favore, all'udirmi, subito mi obbedivano,46impallidivano uomini stranieri e uscivano tremanti dai loro nascondigli.47Viva il Signore e benedetta la mia roccia, sia esaltato Dio, rupe della mia salvezza.48Dio, tu mi accordi la rivincita e sottometti i popoli al mio giogo,49mi sottrai ai miei nemici, dei miei avversari mi fai trionfare e mi liberi dall'uomo violento.50Per questo ti loderò, Signore, tra le genti e canterò inni al tuo nome.51Egli concede al suo re grandi vittorie, si mostra fedele al suo consacrato, a Davide e alla sua discendenza per sempre”.

__________________________Note

22,1 Il cantico è presentato come parole di Davide (v. 1). Nel Salterio è conservato questo stesso cantico, con piccole varianti (Sal 18), e anche là esso è attribuito a Davide. Ma la paternità di questo cantico, assai antico, è discussa. Si tratta essenzialmente di un ringraziamento dopo una prodigiosa liberazione dai nemici (vv. 5-6.15-20.32-46).

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Approfondimenti


Questo lungo salmo di ringraziamento è riprodotto con diverse varianti nel Sal 18 e condensato parzialmente dal Sal 144. Le particolarità grammaticali (uso delle preposizioni e dei verbi) e l'universo simbolico impiegato sono indizi di una datazione molto antica, tra il X è l'VIII sec. a.C. Una redazione finale postesilica potrebbe spiegare la discreta idealizzazione di Davide tipicamente cronistica (vv. 21-25; cfr. 23,1-7). Sia 2Sam 22 che Sal 18 hanno subito diverse rielaborazioni e corruzioni. Fra le due versioni sussistono una sessantina di varianti puramente grafiche mentre altre sono più consistenti, pur non influendo sulla sostanza del testo. L'intestazione (v. 1) dice che Davide compose il salmo «quando il Signore lo liberò dal potere di tutti i suoi nemici, e dalla mano di Saul»; poiché nei vv. 21-25 egli esprime fieramente la consapevolezza della propria rettitudine, possiamo prudentemente collocare l'esperienza descritta dal salmo tra il periodo seguente alle vittoriose guerre di espansione (c. 8) e le campagne ammonite siglate dal peccato con Betsabea (cc. 10-12), vero spartiacque dell'itinerario religioso di Davide. Posto alla fine del grande affresco di 1-2 Sam, il salmo riprende numerosi temi fra quelli annunciati nel cantico di Anna (cfr. 1Sam 2,1-11). L'esultanza di Anna per la minuscola “salvezza” (1Sam 2,1) operata dal Signore nell'ambito della sua famiglia, si rinnova per la grande «salvezza» (22,3) che Davide riconosce di aver sperimentata nel corso delle sue lotte; entrambe le composizioni si concludono quasi con le stesse parole proiettandosi verso un adempimento futuro, ancora misterioso. Fra 1Sam 2 e 2Sam 22 si erge la promessa di 2Sam 7; il «re» e «Messia» preconizzati da Anna circa cent'anni prima (1Sam 2,10) mostrano ora un volto ben preciso: «Davide e i suoi discendenti per sempre» (22,51). Così, i due inni sono accomunati sia dall'argomento che da un'analoga struttura, nella quale si corrispondono le prime e le ultime battute ma anche la successione delle diverse parti (dossologia iniziale, descrizione della meravigliosa opera salvifica e lode finale della vittoriosa potenza divina). Tutta la parabola storica tracciata da 1-2 Sam è compresa tra una “promessa” (1Sam 2) e un “compimento” (2Sam 22), che a loro volta sono agganciati al tempo passato (1Sam 1: l'epoca dei “giudici” e dei molti santuari) e a quello futuro (2Sam 24: l'epoca dei re e dell'unico tempio). Davide riflette sulla propria vita, ripercorre col pensiero il tempo della fuga di fronte a Saul (1Sam 20-27) e le battaglie contro i Filistei e gli altri popoli (2Sam 8,1-14; 21,15-22). Non manca neppure un accenno alle «contese del popolo» (v. 44), forse la guerra civile scoppiata dopo la morte di Saul (2Sam 2-4). Tutto ciò si affaccia alla sua mente secondo una prospettiva ben precisa: la “salvezza” che è il Signore stesso (la radice yš‘ ricorre sette volte: v. 3.4.28.36.42.47.51). Davide riconosce di essere stato amato, custodito, liberato (radice nṣl: v. 18.20.49) da un Dio che pur abitando nei cieli “tra dense nubi” ha «steso la mano» (v. 17), anzi «ha piegato i cieli ed è disceso» (v. 10) per «trarre al largo» (v. 20) il suo “Unto” oppresso dall'angoscia. Il Dio cui Davide inneggia è un Dio vicino che risponde ogni volta che lo si invoca (vv. 4.7; cfr. Dt 4,7); è un Dio “tenebroso” e “splendente” allo stesso tempo (vv. 12-13) che dona se stesso come “lampada” a chi brancola nella “tenebra” (v. 29); è un Dio la cui opera è imprevedibile: salva coloro che non valgono nulla e rovina i “vincenti” (v. 28; cfr. 1Sam 2,4-9; Lc 1,51-53). Ma la valenza messianica di 1Sam 2,10 e 2Sam 22,51 (cfr. 1Sam 2,10) innesca una riflessione teologica che oltrepassa ogni previsione iniziale:

  • l'inno al Signore che «piega i cieli e discende» (v. 10) e scuote le fondamenta del cielo (v. 8; cfr. Sir 16, 18-19; 43,16) precorre l'anelito del profeta «Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti»: (Is 63, 19) che si compirà nel Figlio, che «apparso in forma umana, umiliò se stesso» (Fil 2, 7);
  • colui che è la «lucerna» di Davide (v. 29) splenderà un giorno come «la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9), «luce per illuminare le genti» (Lc 2,32) e «per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre» (Lc 1,79; cfr. Is 9,1; 42,7);
  • il Signore dalla cui bocca «uscì un fuoco divoratore» (v. 9) è il medesimo che Isaia additerà così: «Maltrattato, si lasciò umiliare e non apri la sua bocca» (Is 53,7; cfr. At 8,32-35). Ma sarà anche colui che «è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio...» (Rm 8,34).

Alla luce di ciò si può stabilire la struttura generale:

1) vv. 2-7 – dossologia introduttiva in due parti:

  • A – vv. 2-3: “chi è” il Signore di Davide: elenco di titoli divini;
  • B – vv. 4-7: “cos'ha fatto”' il Signore per Davide: la liberazione. Questa sezione enunciativa è delimitata dalla ripresa della coppia di termini “invocazione”/“risposta” nei versetti 4.7;

2) vv. 8-20 – descrizione e celebrazione della liberazione operata da Dio. Consta anch'essa di due parti, che riprendono rispettivamente le sezioni A e B:

  • A1- vv. 8-16: l'apparizione divina sotto forma di teofania cosmica. Il linguaggio è modellato sulle esperienze analoghe dell'esodo (Es 15,5-10; 19,16-19; cfr. Sal 29,3-10; 97,2-6; Eb 12,18-21);
  • B1- vv. 17-20: la liberazione;

3) v. 21-28 – “perché” il Signore ha liberato Davide. Il vocabolario e le idee sono tipicamente deuteronomistici;

C – vv. 21-28; * vv. 21-25: Davide è consapevole della propria «giustizia» e «purità» (i due termini sono presenti a mo' d'inclusione nei vv. 21.25); * vv. 26-28: i criteri dell'azione divina. Essi sono due: la retribuzione (cfr. 1Sam 24,12-16; 26,23; 2Sam 3,39) e la sovrana libertà (v. 28; cfr. 1Sam 2,4-9). Quest'ultimo tema è collegato con quello dell'elezione (cfr. 1Sam 16,6-12);

4) vv. 29-46 – la certezza della vittoria contro i nemici – per quanto forti essi siano (cfr. vv. 5-6) – proviene dal combattere “insieme al Signore”' (v. 30). La sezione esprime “storicamente” ciò che le parti A1 e B1 hanno descritto in termini mitico-cosmologici (= A2 e B2);

5) vv. 47-51 – dossologia finale che riassume il salmo:

  • A3 – v. 47: esaltazione di Dio (cfr. vv. 2-3);
  • B3 – vv. 48-49: Dio liberatore (cfr. vv. 4-7);

D – vv. 50-51: lode universale motivata dalla «grazia» concessa alla casa davidica. Prospettiva messianica.

Schematicamente:

1) A + B (vv. 2-7) 2) A1 + B1 (vv. 8-20) 3) C (vv. 21-28) 4) A2 + B2 (vv. 29-46) 5) A3 + B3 (vv. 47-51)
 D (vv. 50-51)

2. «Il Signore è mia roccia»: Sal 18,2 inizia facendo precedere queste parole dall'espressione: «Ti amo, Signore, mia forza».

3. «mia rupe»: è l'immagine simbolica della stabilità, della sicurezza e della fedeltà. Ritorna anche nei vv. 32.47 (cfr. 23,3; 1Sam 2,2; Dt 32,4.30; Sal 19,15; 31,3; 62,3; 71,3; 78,35; Is 17,10; 26,4; 44,8). Nel caso del v. 47 («benedetta la mia rupe!») sembra trattarsi di un vero e proprio “nome” divino, come in Ab 1,12: «o Roccia!». «mia salvezza»: lett. «corno della mia salvezza» (cfr. 1Sam 2,1). Lc 1,69 riproduce anche nel testo greco l'espressione semitica (keras sōtērias), derivandola da 2Sam 22,3 (Lc 1,78 recupera invece i vv. 4.41) e conferendo al nostro salmo una forte connotazione messianica. «Sei la mia roccaforte... dalla violenza»: Sal 18 omette questo stico.

5-6. Due coppie di termini omogenei tra loro (flutti-torrenti/ funi-lacci) descrivono le strettezze e l'impotenza in cui Davide si trova a causa dei nemici: non c'è alcuna possibilità di scampo (cfr. vv. 17.20: solo Dio potrà liberarlo dai flutti e dai ceppi). «torrenti esiziali»: lett. «torrenti di Belial». Questi è immaginato come un mostro mitologico o come il dragone apocalittico (Dn 7,7) che Ap 12,9 identifica con Satana (cfr. 20, 1).

8. Le forze invincibili degli inferi (v. 6: šᵉ’ôl, cfr. 1Sam 28,11) devono piegarsi alla potenza del Signore dell'universo (cfr. 1 Sam 5,3-4). Cielo e terra si scuotono e tremano (cfr. v. 16) dinanzi alla sua ira (cfr. Sal 82,5; Is 24,18; Gb 26,11). C'è un implicito riferimento alla teofania di Es 19,16-19 e al tema cosmologico presente nel cantico di Anna (cfr. 1Sam 2,8).

11. «Cavalcò un cherubino»: cfr. 1Sam 4,4.

13. Sal 18,13 legge: «Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi con grandine e carboni ardenti».

14. Alla fine del versetto, Sal 18,14 aggiunge: «grandine e carboni ardenti».

20. «perché oggetto della sua benevolenza»: lett. «perché si è compiaciuto di me». La descrizione della liberazione (vv. 17-20) si conclude con la motivazione del favorevole intervento divino, che verrà ripresa e sviluppata nei vv. 21-25.

26-28. Anche nel peccato Davide saprà riconoscere onestamente la “giustizia” del Signore che ripaga ciascuno secondo il merito (12,13.22; 15,25-26); «con il prode» (v. 26): con TM leggermente corretto; lett. «con il prode integro». LXX e Sal 18,26 leggono: «con l'uomo integro» (probabile equivoco tra gibbôr, «prode» e geber, «uomo»).

33. «mi cinge di forza»: il TM ha: mā‘ûzzî ḥāyil, lett. «mio rifugio di forza». BC adotta la lezione di Sal 18,33, LXX, Syr e Vg: mᵉ’azzᵉrēnî ḥāyil. «rende sicura»: TM ha l'impossibile wayyattēr: «scioglie, terrorizza». BC corregge con Sal 18,33 wayyittēn, «rende».

36. Tra i due stichi Sal 18,36 inserisce: «la tua destra mi ha sostenuto».

42. Mentre il grido di Davide trova sollecita risposta (vv. 4.7) nell'intervento fattivo del Signore (vv. 30.41), i nemici restano soli e disperati. Non è difficile riconoscere in costoro che odiano Davide i lineamenti di Saul (1Sam 18,19), abbandonato dallo spirito (1Sam 16,14) e senza il conforto della parola divina (1Sam 28,6).

42-46. Accenno alle vittorie di Davide contro i popoli stranieri (cfr. 8,1-14; 10,1-19; 12,28-31), prime conferme della profezia di Natan: «anche per il futuro... renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra» (7,9).

49. «mi innalzi»: ritorna il tema del v. 28, ampiamente sviluppato in 1Sam 2,4-9.

50. L'uso che Rm 15,9 ha fatto di questo versetto per dimostrare la vocazione universale dei popoli alla «misericordia» (eleos) di Dio, conferisce al salmo il senso messianico che risplende chiaramente nel v. 51: Dio concede la «grazia» (ḥesed, nei LXX eleos) alla casa di Davide «per sempre» (cfr. 7,16.29), ma questa grazia è data affinché si riversi su tutte le nazioni (cfr. Rm 15,9-12)!

51. «grande vittoria»: TM ha lett. «grandi salvezze». Il salmo si è aperto con la lode del Signore «mia salvezza» (v. 3) e si conclude con un nuovo inno a colui che opera «grandi salvezze».

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Ingredienti per una poesia . prendiamo una manciata di metafore alcuni ossimori degli appropriati enjambements togliamo qualche fronzolo che stona il tutto condito con spicchi di luna . ingredienti per fare una poesia ma che nasca dal sangue . come un fiore panacea sia per gli occhi dell'anima nuda e sola

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Versione rivista


prendiamo una manciata di metafore
qualche ossimoro ben disposto
enjambements che respirano veri spazi
togliamo i fronzoli che stonano
e condiamo il tutto con spicchi di luna.

ingredienti per una poesia
ma che nasca dal sangue.

come un fiore che sia panacea
per gli occhi dell'anima nuda e sola.


Variante più sintetica e serrata


manciata di metafore, ossimori a filo
enjambements che aprono il petto
fronzoli via, luna a pezzetti.

che nasca dal sangue, non da fiato vuoto.

fiore-panacea per l'occhio dell'anima sola.


Note sul ritmo e le immagini


  • Metafore e ossimori funzionano come spezie: dosali per contrastare e sorprendere senza appesantire.
  • Enjambement dà respiro; usalo per far cadere il significato proprio quando il lettore si aspetta una punteggiatura.
  • Eliminare fronzoli richiede scegliere la parola più forte invece di molte deboli.
  • La luna è immagine potente: varia dimensione e ruolo (pezzetto, spicchio, lume) per evitare cliché.
  • Chiusa emotiva: la richiesta che la poesia nasca dal sangue dà pathos; mantieni lessico corporeo coerente se vuoi intensificare.

Variante più lirica


Prendiamo una manciata di metafore,
ossimori che tremano come stelle,
enjambements che sospendono il respiro,
fronzoli spazzati via dalla notte.
Condire con spicchi di luna e sangue.

Nasca dal sangue una poesia che fiorisce,
petali di dolore e luce insieme,
panacea per gli occhi dell'anima nuda e sola.


Variante più tagliente


Manciata di metafore; ossimori a coltello.
Enjambement che squarciano frasi,
fronzoli ammazzati, luna spezzata.

Poesia nata dal sangue, non dal vezzo.

Fiore che guarisce con spine per occhi bruciati.


Variante minimalista


metafore, una manciata
ossimori, pochi e netti
enjambements che aprono ferite
luna a pezzetti
sangue come seme

che nasca dal sangue
fiore panacea per l'anima sola


noblogo.org/norise-3-letture-a…

2SAMUELE - Capitolo 21


APPENDICI (21,1-24,25)

Carestia e sacrificio di sette membri della stirpe di Saul1Al tempo di Davide ci fu una carestia per tre anni; Davide cercò il volto del Signore e il Signore gli disse: “Su Saul e sulla sua casa c'è sangue, perché egli ha fatto morire i Gabaoniti”. 2Allora il re chiamò i Gabaoniti e parlò loro. I Gabaoniti non erano Israeliti, ma un resto degli Amorrei, e gli Israeliti avevano fatto con loro un giuramento; Saul però, nel suo zelo per gli Israeliti e per quelli di Giuda, aveva cercato di colpirli. 3Davide disse ai Gabaoniti: “Che devo fare per voi? In che modo espierò, perché voi possiate benedire l'eredità del Signore?”. 4I Gabaoniti gli risposero: “Fra noi e Saul e la sua casa non è questione d'argento o d'oro, né ci riguarda l'uccidere qualcuno in Israele”. Il re disse: “Quello che voi direte io ve lo farò”. 5Quelli risposero al re: “Di quell'uomo che ci ha distrutti e aveva progettato di finirci, perché più non sopravvivessimo in tutto il territorio d'Israele, 6ci siano consegnati sette uomini tra i suoi figli e noi li impiccheremo davanti al Signore a Gàbaon, sul monte del Signore”. Il re disse: “Ve li consegnerò”. 7Il re risparmiò Merib-Baal, figlio di Giònata, figlio di Saul, per il giuramento del Signore che c'era tra loro, tra Davide e Giònata, figlio di Saul. 8Il re prese i due figli che Rispa, figlia di Aià, aveva partoriti a Saul, Armonì e Merib-Baal, e i cinque figli che Merab, figlia di Saul, aveva partoriti ad Adrièl di Mecolà, figlio di Barzillài. 9Li consegnò nelle mani dei Gabaoniti, che li impiccarono sul monte, davanti al Signore. Tutti e sette caddero insieme. Furono messi a morte nei primi giorni della mietitura, quando si cominciava a mietere l'orzo.10Allora Rispa, figlia di Aià, prese il sacco e lo stese sulla roccia, dal principio della mietitura fino a quando dal cielo non cadde su di loro la pioggia. Essa non permise agli uccelli del cielo di posarsi su di loro di giorno e alle bestie selvatiche di accostarsi di notte. 11Fu riferito a Davide quello che Rispa, figlia di Aià, concubina di Saul, aveva fatto. 12Davide andò a prendere le ossa di Saul e quelle di Giònata, suo figlio, presso i signori di Iabes di Gàlaad, i quali le avevano sottratte furtivamente dalla piazza di Bet-Sean, dove i Filistei li avevano appesi quando avevano colpito Saul sul Gèlboe. 13Egli riportò le ossa di Saul e quelle di Giònata, suo figlio; poi si raccolsero anche le ossa di quelli che erano stati impiccati. 14Le ossa di Saul e di Giònata, suo figlio, furono sepolte nel territorio di Beniamino a Sela, nel sepolcro di Kis, padre di Saul. Fu fatto quanto il re aveva ordinato e, dopo questo, Dio si mostrò placato verso la terra.

Gesta eroiche contro i Filistei15I Filistei mossero di nuovo guerra a Israele e Davide scese con i suoi servi a combattere contro i Filistei. Davide era stanco 16e Isbi-Benòb, uno dei discendenti di Rafa, con una lancia del peso di trecento sicli di bronzo e portando una spada nuova, manifestò il proposito di uccidere Davide; 17ma Abisài, figlio di Seruià, venne in aiuto al re, colpì il Filisteo e lo uccise. Allora gli uomini di Davide gli giurarono: “Tu non uscirai più con noi a combattere e non spegnerai la lampada d'Israele”.18Dopo questo, ci fu un'altra battaglia con i Filistei, a Gob. Allora Sibbecài di Cusa uccise Saf, uno dei discendenti di Rafa.19Ci fu un'altra battaglia con i Filistei, a Gob, ed Elcanàn, figlio di Iair, di Betlemme, uccise Golia di Gat: l'asta della sua lancia era come un cilindro da tessitori.20Ci fu un'altra battaglia a Gat, dove c'era un uomo di grande statura, che aveva sei dita per mano e per piede, in tutto ventiquattro, e anche lui discendeva da Rafa. 21Egli sfidò Israele, ma Giònata, figlio di Simeà, fratello di Davide, lo uccise. 22Questi quattro discendevano da Rafa, a Gat. Essi caddero per mano di Davide e dei suoi uomini.

__________________________Note

21,1 I capitoli 21-24 interrompono il filo principale della narrazione, che continua in 1Re 1. Si tratta di una interruzione sia letteraria che cronologica, perché gran parte del materiale narrativo, qui inserito a opera di un redattore deuteronomistico, si riferisce a eventi precedenti alla rivolta di Assalonne.

21,17 non spegnerai la lampada d’Israele: la lampada è il segno della vita che continua, significa la discendenza regale (vedi Sal 132,17).

21,19 Elcanàn…: si registra qui una tradizione circa la morte di Golia, diversa da quella tramandata in 1Sam 17,1-18,5.

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Approfondimenti


21,1-24,25. La cronaca della successione al trono di Davide (2Sam 9-20; 1Re 1-2) è interrotta dall'inserzione di sei “appendici” di contenuto storico e poetico, incerte quanto a provenienza e datazione. Risalgono verosimilmente a un tempo molto antico, non molto diverso da quello del resto del libro, poiché sembrano rifarsi soprattutto a documenti e liste d'archivio (cataloghi di persone e cronache: cfr. 21,15-22; 8-39) oltre che a tradizioni orali. Non hanno un rapporto diretto con la narrazione precedente e non sono pochi i problemi che sorgono a ta le proposito (come valutare 21,1-14 rispetto a 5-13?). Non è l'unico caso nella Bibbia in cui l'autore (o redattore) aggiunge alla sua opera parti chiaramente eterogenee rispetto al piano generale (cfr. Gn 49; Dt 32-33; Gdc 17-18 e 19-21). Tuttavia le sei “appendici” si innestano bene su 1-2 Sam e mostrano una prospettiva teologica ben definita in funzione dell'interpretazione dell'opera e della definizione del ruolo di Davide nella storia salvifica (cfr. in particolare i cc. 22 e 24). Anche la successione delle “appendici” rivela una sensibilità tutt'altro che disprezzabile: esse sono disposte simmetricamente e concentricamente attorno alle due pericopi poetiche centrali (22,1-51 e 23,1-7) cosicché agli aneddoti di indole militare (21,15-22 e 23,8-39) che occupano le posizioni intermedie corrispondono, infine, i racconti storici (21,1-14 e 24,1-25). Il Cronista ha ripreso parte della seconda appendice (21,18-22 = 1Cr 20,4-8), la quinta e la sesta (23,8-39 = 1Cr 11,11-47 e 24,1-25 = 1Cr 21,1-30), mentre la terza (22,1-51) è riprodotta anche nel libro dei Salmi (Sal 18).

21,1-14. L'impressionante episodio dell'esecuzione di sette figli di Saul (v. 9) e della difesa dei loro cadaveri da parte di Rizpa (v. 10; cfr. 3, 7), prende le mosse da un'inspiegabile carestia che tormenta Israele. Il Signore rivela a Davide che essa è dovuta alla sua collera per un fatto di sangue commesso da Saul contro i Gabaoniti e mai vendicato (v. 1). Secondo la legge di Nm 35,33 (cfr. Gn 9,5-6) il crimine può essere espiato soltanto spargendo il sangue del reo (3,27.30; 7) o dei suoi familiari (cfr. il “principio della solidarietà”: 12,14). Davide non si rallegra del tragico destino dei sette giovani (contro la presunzione di Simei: 16,8), ma deve adeguarsi alla necessità di una riparazione cruenta anche per stornare la maledizione gettata dai Gabaoniti su Israele (v. 3). Tale disposizione interiore sembra confermata dal suo impegno nel seppellire dignitosamente le ossa dei giustiziati assieme a quelle di Saul e Gionata (cfr. 1Sam 31,13) nel sepolcro di famiglia (vv. 12-14). La menzione del figlio di Gionata Merib-Baal (v. 7) ci fa pensare che la vicenda (ammesso che sia accaduta davvero, e nei termini descritti) sia da correlare cronologicamente col c. 9. Resta irrisolta la questione suscitata da 9,3, che nega l'esistenza di altri eredi oltre a Merib-Baal.

1. «carestia»: se la pioggia è considerata una benedizione (Dt 11,14-15; Ger 5,24; Gl 2,23) nella carestia si vede invece un castigo divino (Lv 26,18-20; Dt 28,23-24; 1Re 17-18; 2Re 8,1; Gc 5,17-18). «cercò il volto del Signore»: non significa «consultare» Dio (verbo š’l: 1Sam 14,37; 23,2; 28,6; 30,8; 2Sam 2,1; cfr. 1Sam 14,41) bensì ricorrere a lui per avere il perdono (Os 5,15), essere disponibili a compiere la sua volontà (Sal 24,6; 27,7-8; 105,4) o supplicarlo affinché cessi una calamità (qui e 2Cr 7,14). La modalità della rivelazione di Dio a Davide non è precisata (rivelazione diretta o mediante un profeta?). «Su Saul... fatto di sangue»: testo completato secondo i LXX. TM ha lett. «A Saul e alla casa sangue».

2. «Gabaoniti»: questa popolazione era riuscita con un'astuzia a rimanere nel proprio territorio stringendo alleanza con Giosuè (Gs 9). Lo zelo per l'unità fra le tribù aveva indotto Saul a perseguitarli con i suoi metodi violenti (cfr. 1Sam 22,11-19). Questa gravissima violazione degli accordi intercorsi tra i Gabaoniti e Israele (cui è legata la fuga dei Beerotiti: cfr. 4,2-3) è la causa diretta della carestia.

3. «In che modo espierò»: i Gabaoniti hanno maledetto Israele a causa di Saul. Bisogna che tale maledizione si trasformi in una “benedizione” (cfr. Gdc 17,2). Gli altri modi per neutralizzare una maledizione sono l'eliminazione fisica di chi l'ha pronunciata (16,9; 1Re 2,8-9.44-46) oppure la distruzione del testo scritto che la contiene (Ger 36,23).

4-6. Secondo il tortuoso stile orientale i Gabaoniti esordiscono con una negazione, ma la formulano in modo tale da far capire a Davide l'obiettivo che intendono conseguire; solo quando Davide offre la sua disponibilità (e non può fare altrimenti, date le circostanze) essi espongono i termini della richiesta: «sette uomini». Il “sette” è un numero sacro e un simbolo di totalità (cfr. 6,13), dunque è la misura adeguata per saldare il “debito” con la casa di Saul «davanti al Signore». «li impiccheremo» (v. 6): il verbo yq‘ (hifil) appare solo qui e in Nm 25,4. Non è chiaro il genere di pena capitale cui si riferisce: impalamento, impiccagione o altro. Si potrebbe tradurre con un generico «li giustizieremo» (cfr. vv. 9.13). «Ve li consegnerò»: lett. «Io li darò». L'“io” enfatico richiama l'attenzione sul fatto che Davide intende riservarsi la scelta delle vittime tra tutti i «figli» (in senso lato) di Saul, risparmiando Merib-Baal (cfr. 19,25 ss.) in ossequio al giuramento fatto a Gionata (v. 7; cfr. 1Sam 20,15-16). Guai se dovesse disattenderlo: una nuova maledizione si abbatterebbe sulla casa di Davide. La traduzione più adeguata è perciò: «Sarò io stesso a consegnarveli».

9. «sul monte»: l'altura (bāmâ) di Gabaon era la più grande d'Israele (1Re 3,4). Fino al tempo di Salomone vi furono conservate la Dimora e l'altare dell'olocausto (1Cr 21,29). «quando si cominciava a mietere l'orzo»: evidentemente si tratta solo di un'indicazione cronologica (mese di maggio), dato che la carestia non consente il raccolto da ormai tre anni. Sta per iniziare la stagione più calda e arida: se alla scadenza naturale (ottobre-novembre) la pioggia tornerà a cadere, questo sarà il segno della ritrovata benevolenza celeste.

10-11. Rizpa difende tenacemente i cadaveri dagli uccelli e dalle fiere sino alla fine della siccità. I giustiziati vengono infatti privati della sepoltura in attesa del segno inequivocabile che la maledizione è stata annullata, in apparente contraddizione con la norma di Dt 21,22-23 (cfr. Gs 8,29). L'orrore dell'antichità per la privazione della sepoltura è ampiamente documentato: Antigone di Sofocle, Ghilgamesh (tav. XII,151-153), Palinuro (Eneide VI, 362-371), Afrodite (Iliade XXIII, 184-187: la dea custodisce la salma di Ettore dai cani “giorno e notte”). Cfr. anche 1Sam 44-46. «mantello di sacco» (v. 10): l'abito del lutto (cfr. 12,16-21) diventa un simbolo dell'audacia materna che difende i propri figli anche oltre la morte.

14. «come anche le ossa degli impiccati»: aggiunto con i LXX. «Zela»: non lontano da Gerusalemme (cfr. Gs 18,28). «fu fatto..»: si riferisce all'esecuzione, non alla sepoltura dei sette giovani. Infatti questo versetto conclude la pericope riprendendo il v. 1 a mo' d'inclusione: alla notizia della carestia corrisponde quella della sua cessazione e alla richiesta di una riparazione fa eco la conferma della sua attuazione.

15-22. La seconda appendice tramanda la memoria di alcuni episodi straordinari avvenuti durante le guerre contro i Filistei nei primi anni del regno di Davide (cfr. 5,17-25). Si tratta di quattro duelli, nel corso dei quali quattro “prodi” di Davide uccidono altrettanti Filistei, glganti «figli di Rafa» (= Refaim: commento a 1Sam 17,4). Il testo è purtroppo molto rovinato e richiede diverse correzioni. Tuttavia se ne riconoscono l'antichità (forse è un riassunto, incompleto e malamente trasmesso, di tradizioni orali) e la storicità. La dimensione religiosa è del tutto assente.

16. «cinto di una spada nuova»: la parola «spada», omessa da TM e LXX, è restituita con Vg. I LXX traducono «nuova» (ḥădāšâ) con «mazza».

  1. «Abisai»: nipote di Davide, è una figura ben nota al lettore (1Sam 26,6-9; 2Sam 2,18; 10,10; 16,9; 19,22; 20,6-7.10). 23,18-19 lo annovera tra i “prodi” di Davide. «non spegnerai la lampada d'Israele»: la vita di Davide
  2. luce, gioia, prosperità del popolo – è troppo preziosa per essere messa a repentaglio.

18. «Gob»: località sconosciuta, ubicata presumibilmente tra Gat e Gerusalemme (o Ebron, nel caso che Davide non l'avesse ancora conquistata: cfr. 5,6-12). «Sibbecai il Cusatita»: originario della zona di Betlemme (cfr. 1Cr 4,4), sarà uno dei dodici ufficiali superiori al servizio del re (1Cr 27,11). Forse appartiene anch'egli ai “prodi” (in 23,27 «Mebunnai» potrebbe essere una corruzione di «Sibbecai», a causa del facile scambio mem/samec e nun/kaf).

19. «Elcanan, figlio di Iair»: è lo stesso Elcanan, «figlio di Dodo» nominato in 23,24 tra i “prodi”? TM ha «Elcanan figlio di ya‘rê ’ōrᵉgîm (lett. dei boschi dei tessitori)». «Iair» è ricostruito col qere di 1Cr 20,5; ’ōrᵉgîm è evidentemente una dittografia della notizia sulla lancia «come un subbio di tessitori», che ci rimanda a 1Sam 17,7; «il fratello»: manca da TM, LXX e Vg. La parola è aggiunta con 1Cr 20,5 (da correggere quanto al nome del Filisteo, che rimane anonimo: «Lacmi» significa «il Betlemmita»). L'episodio non è da confondere con quello narrato da 1Sam 17.

20-22. Il quarto gigante «insulta Israele» come Golia (1Sam 17,10.26.45). Il particolare impressionante della sua polidattilia è ritenuto più essenziale del nome. Il suo uccisore è Gionata, nipote di Davide e fratello di quel Ionadab che fu cattivo consigliere di Amnon (13,3). Anche Gionata fa parte della schiera dei “prodi” (23,33).

(cf. ANGELO LANFRANCHI, 2Samuele – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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Installazione di Cloudflare WARP su OSMC


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cloudflare-warpÈ noto come l'uso dei resolver Cloudflare sia uno dei modi per anonimizzare il proprio IP all'ISP.

Cloudflare offre anche altre modalità di risoluzione ancora più efficaci:

  1. DNS over HTTPS (DoH)
  2. DNS over TCP (DoT)
  3. DNS over WARP (DoW)

I primi due sono relativi a richieste dns crittografate e incapsulate, in una richiesta https (porta 443) la prima, e in una connessione TLS (porta 853) la seconda.

La terza modalità è una richiesta dns in chiaro ma all'interno di un tunnel Wireguard o MASQUE (QUIC + HTTP/3 – rif. datatracker.ietf.org/meeting/i…). Molto interessante ed è quella che approfondirò in seguito.

Senza entrare nel merito, tutte le soluzioni anonimizzano le query dns. L'ultima, quella che mi ha stutzzicato, è in realtà un tunnel vpn che crittografa TUTTO il traffico, non solo le richieste DNS.

DoT è una cifratura TLS che lascia intatto il pacchetto UDP iniziale, è quindi più efficiente di DoH che converte una richieste DNS in una HTTP cifrata dal layer TLS.

DoT di solito viene fatta a livello di dispositivo, DoH per singole applicazioni.

DoT, basandosi su una porta specifica, 853, è facilmente identificabile (e bloccabile) come traffico DNS (benché cifrato), DoH è una richiesta HTTPS e si mescola col traffico che viaggia sulla porta 443 (difficilmente si invaliderà tutto quel tipo di traffico).

DoT, DoH, DoW, mitigano notevolmente il cache poisoning dei resolver perché rendono quasi impossibilie per un attaccante alterare una richiesta che viene protetta per l'intero percorso. Va detto che la soluzione ideale in questo contesto è la combinazione con DNSSEC, che fornisce autenticità e integrità alla riservatezza fornita da DoH/DoT.

Anche se l'obiettivo rimane l'approfondimento di CLoudflare WARP, vale la pena di spendere due parole anche sulle altre modalità di risoluzione, DoT/DoH

Configurare risoluzioni DNS DoH


Configurare DoH è molto semplice perché è qualcosa legato all'applicazione, il browser tipicamente. Se l'applicazione lo supporta, di solito è poco di più di un flag da abilitare.

Ad es. Firefox o Chrome permettono di attivare una sorte di “protezione avanzata del DNS” indicando semplicemente un resolver che la supporti (es. Cloudflare, NextDNS o Quad9).

Configurare risoluzioni DNS DoT


DoT, come detto, è una configurazione che avviene a livello di dispositivo, l'anonimizzazione delle query DNS si ottiene quindi per ogni applicazione. Sul come farlo, dipende dal dispositivo.

Ad es. su una linux box basta aggiungere due righe su systemd-resolved e riavviare il relativo servizio.

sudo vi /etc/systemd/resolved.conf
...
DNS=1.1.1.1
DNSOverTLS=yes

# dopo aver salvato il file
systemctl restart systemd-resolved

Un veloce test su 1.1.1.1/help (da qualunque browser) ci mostrerà qualcosa del tipo:
Connected to 1.1.1.1        Yes
Using DNS over HTTPS (DoH)  No
Using DNS over TLS (DoT)    Yes
Using DNS over WARP         No
AS Name                     Cloudflare, Inc.
AS Number                   13335
Cloudflare Data Center      MXP

indice che DoT è attivo e funzionante. Lo stesso test poteva essere fatto anche per DoH.

Cloudflare WARP


E poi c'è DoW, che è qualcosa di ancora più estremo perché, all'occorrenza, anonimizza non solo le richieste DNS ma tutto il nostro traffico (e infatti diversi servizi di streaming non lo consentono).

Cloudflare Warp attiva diverse modalità di risoluzione dns fra cui DoH e DoT.

Dal momento che Cloudflare Warp agisce su tutta la connessione, è il modo più semplice per avere risoluzione dns di tipo DoH o DoT, su qualunque dispositivo su cui è presente Cloudflare Warp senza gli sbattimenti di systemd o altro.

Cloudflare Warp in modalità tunnel è un client che instaura un collegamento cifrato punto-punto (un tunnel) fra il nostro host e un endpoint Cloudflare. In questo modo ogni bit che esce dal nostro dispositivo viene cifrato prima della comunicazione, che diventa così totalmente schermata.

La vpn di Coudflare si basa su wireguard o su MASQUE. Nel primo caso è una normale vpn con un setup roadwarrior, il secondo caso offre in più la possibilità di associare al tunnel anche le modalità DoH/DoT per le richieste dns.

Anonimato sì/no?


Cloudflare WARP è uno strumento incentrato sulla sicurezza, progettato per crittografare il traffico internet e proteggere la privacy dagli ISP, piuttosto che per garantire l'anonimato completo o nascondere la posizione dell'utente.

Sostituisce l'IP dell'utente con un IP di Cloudflare che generalmente corrisponde alla sua reale area geografica, rendendolo inadatto a eludere le restrizioni basate sulla posizione.

Non è una VPN tradizionale. WARP non maschera la nostra posizione ai siti web, che spesso possono visualizzare la tua posizione approssimativa.

Per migliorare la privacy, si dovrebbe utilizzare il protocollo MASQUE, che offre anche una maggiore efficienza.

In sintesi, WARP fornisce un “tunnel sicuro” per proteggere la privacy dei dati da amministratori di rete indiscreti, protegge il traffico perché eccelle nella crittografia del traffico su reti non sicure (ad esempio, Wi-Fi pubbliche), ma non offre le funzionalità di anonimato dei tradizionali servizi VPN incentrati sulla privacy.

Fatta questa doverosa premessa, vediamo come può essere usato.

Configurare Cloudflare WARP


L'installazione del client è molto semplice. Per Gnu/Linux c'è la versione cli, per android un app, per altri sistemi, Win /MacOS, un installer. La parte applicativa prima di tutto registra il dispositivo sulla rete Cloudflare generando degli ID e una chiave di licenza. In un secondo momento si generano le chiavi di cifratura.

Per fissare le idee, una volta fatte le operazioni di inizializzazione, sulla linux box per tunnellizzare ogni nostra comunicazione con una risoluzione DoT, basta:

# facoltativo
warp-cli mode warp+dot

#connessione
warp-cli connect

Per terminare:
warp-cli disconnect

Questo approccio torna molto comodo quando per es. vogliamo usare wifi pubbliche, in città o in aeroporto. A meno di non avere un'installazione personale di una nostra vpn, questa è una soluzione immediata. Certo, bisogna fidarsi di Clooudflare ma è certamente meglio che fidarsi delle wifi free.

E arriviamo al caso d'uso che volevo approfondire riguardante l'“anonimizzazione” di un mediacenter casalingo per il quale non vogliamo rendere noto il suo utilizzo.

L'esperienza che ho avuto al proposito è stata interessante, visto che uso da anni OSMC su una RasbPi 3 e ho deciso di metterla dietro Cloudflare.

OSMC insieme a LibreELEC sono ottime soluzioni di mediacenter per SBC. La prima più “general”, essendo una debian customizzata per ospitare un mediacenter, la seconda invece meno elastica ma più essenziale ed efficiente.

Nonostante la Raspberry Pi 3 sia dotata di un processore ARM64, la versione di OSMC che ho installato a suo tempo è a 32 bit e per quella non c'è disponibilità per il client cloudflare (solo ARM64).

Ho dovuto ricorrere ad un client “unofficial”, wgcf, che permette di registrare il dispositivo e di generare le chiavi ma solo per la modalità Wireguard, non MASQUE, quindi niente Warp+DoT/DoH (per inciso, wgcf rappresenta un'ottima alternativa anche per chi non vuole usare il client Cloudflare su Gnu/Linux).

A questo aggiungo che, sebbebe OSMC sia una Debian su cui posso installare e configurare tanta roba, l'installazione di Wireguard, e penso di qualunque cosa che vada a toccare lo stack di rete, diventa qualcosa di estremamente complicato da fare, dal momento che OSMC si rifiuta categoricamente di eseguire operazione che metterebbero a rischio il suo essere un mediacenter, fondamentalmente.

Tradotto in soldoni, il client wireguard si installa, sale su correttamente ma non c'è verso di far funzionare la risoluzione. L'unica via d'usicta è stata configurare Wireguard attraverso il gestore di rete di OSMC che è connman.

Una volta fatto questo, sono stati necessari solo un paio di piccoli accorgimenti per far si che, in seguito all'avvio del mediacenter, la configurazione vpn venisse caricata automaticamente da connman, contestualmente alla connessione vpn.

Configurazione wgcf

# Account cloudflare
curl -L https://github.com/ViRb3/wgcf/releases/latest/download/wgcf_2.2.30_linux_armv7 -o /usr/local/bin/wgcf
chmod u+x /usr/local/bin/wgcf
wgcf register
wgcf generate

# status & trace
wgcf status
curl https://www.cloudflare.com/cdn-cgi/trace

Configurazione connman


Su OSMC connman ha i suoi file di configurazione in /var/lib/connman e /var/lib/connman-vpn

Nel file di configurazione, l'host va indicato con l'ip non con l'fqdn (engage.cloudflareclients.com)

# Configurazione wireguard cloudflare
# La configurazione della vpn deve essere un file .config sotto /var/lib/connman-vpn

vi /var/lib/connman-vpn/cloudflare_warp.config
[provider_*]
Type = WireGuard
Name = Cloudflare_WARP
Host = 162.159.192.1
AutoConnect = true
WireGuard.Address = 172.16.0.2/24
WireGuard.ListenPort = 51280
WireGuard.PrivateKey = <my_private_key>
WireGuard.PublicKey = <cloudlare_wg_public_key>
WireGuard.DNS = 1.1.1.1, 1.0.0.1
WireGuard.AllowedIPs = 0.0.0.0/0
WireGuard.EndpointPort = 2408
WireGuard.PersistentKeepalive = 25

Dopo aver creato il file di configurazione, possiamo vedere il nuovo servizio pronto per essere richiamato da comman-vpnd
# elenco servizi attivi
connmanctl services
* AO <SSID>           wifi_<id>_managed_psk
* R Cloudflare_WARP      vpn_162_159_192_1

Affinché la connessione alla vpn parta all'avvio di OSMC, è necessario disporre di un servizio che:
  1. esegua common-vpnd per caricare il file di configurazione
  2. effettui la connessione vpn


# Creazione nuovo servizio in /lib/systemd/system/connman-vpn.service
[Unit]
Description=ConnMan VPN service
After=network-online.target
Wants=network-online.target

[Service]
Type=dbus
BusName=net.connman.vpn
ExecStart=/usr/sbin/connman-vpnd -n
ExecStop=/usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh
StandardOutput=null
Restart=on-failure

[Install]
WantedBy=multi-user.target

Script richiamato dal servizio per la connessione alla vpn:
# connessione vpn
vi /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh
#!/bin/bash
# Attende che il demone VPN sia pronto
sleep 5
# Tenta la connessione (usa il nome esatto che vedi in connmanctl services)
connmanctl connect vpn_162_159_192_1

Inifine si rende il file eseguibile e si avvia il servizio
chmod +x /usr/local/bin/vpn-autoconnect.sh

# avvio servizio
systemctl daemon-reload
systemctl enable connman-vpn.service
systemctl start connman-vpn.service

E il gioco è fatto.

Da questo momento in poi, OSMC tunnellizza tutto il suo traffico verso Cloudflare.

Come detto, in questo modo ho “solo” la configurazione di un tunnel wireguard verso l'endpoint Cloudflare, non dispongo di altre funzionalità che warp-cli offre.

Tuttavia è un procedimento abbastanza trasparente che non prevede la convivenza con ulteriori servizi come nel caso di warp-cli e che può essere un'alternativa anonimizzante valida anche su una linux box normale.

#dns #doh #dot #warp #vpn #tunnel #cloudflare #wireguard #masque #osmc


noblogo.org/aytin/installazion…

il genocidio nell'epoca della sua indefinita riproducibilità.

è totalmente evidente che in un mondo che sia degno di dirsi – ed essere – umano non c'è spazio per un'entità genocidaria. attualmente, la diffusione dell'attitudine allo (e desiderio di) sterminio dimostrata dalla popolazione di tale entità è enorme e riguarda la stragrande maggioranza degli abitanti, fornitori pressoché entusiasti di carne da cannone coscritta: figlie e figli da allevare nell'odio e gettare come proiettili contro donne e bambini palestinesi, come ormai dimostrato da centinaia e migliaia di prove fattuali, e accertato da associazioni umanitarie, medici, osservatori internazionali, istituzioni giuridiche, studiosi dei genocidi e specificamente della Shoah, politici, testimoni diretti, documentazioni video che sono già storia.

ma cosa significa dire che “non c'è spazio per un'entità genocidaria”, quando questa entità conta milioni di persone, una vita statuale di ormai quasi un secolo di vita (vita propria e morte altrui), nonché sostenitori e finanziatori potenti e numerosi in tutto il mondo, gruppi di potere, lobby, big tech companies e interi governi stranieri, USA in testa? l'impossibilità di convivere con questa realtà mostruosa si scontra con la pressoché evidente impossibilità di riformarla o revocarne la legittimità di Stato.

la forma della tragedia degli ultimi otto decenni, soprattutto da tre anni in qua, coincide con questo stato di fatto, questa impossibilità. che a sua volta, demolendo o silenziando il diritto internazionale, pone inevitabilmente le fondamenta per la riproducibilità indefinita del genocidio come strumento di dominio. (ciò che sta succedendo infatti in Libano e potrebbe replicarsi domani o già oggi in altre regioni orientali, occidentali: ovunque).


noblogo.org/differx/il-genocid…

[rotazioni]arruòlati il pin perno puntina [pòrtici tra [poco la ripresa [smaltirle polistiroli grami città nella sfera almeno e ventigradi] ventilato in esemplari tarlatissimi acrobatici regimi [di coccarde gentamicine o particelle bianche servizi dei [dinoccolati lo] segue in terza visione [dare per] contabili forrine come] se piovessero arruolàti don't these [city lights Charlie Chaplin's cane well it flicked away the rain code [per mancato assorbimento


noblogo.org/lucazanini/rotazio…

non è sempre facile spiegare un lavoro che solo in parte è un lavoro. nel senso di “lavoro (immediatamente) pagato”, immediatamente – o quasi – redditizio. non è facile spiegarlo alle “persone che domandano”, né a sé stessi, né alla prole. capita che solo il tempo porti remunerazioni, di vario tipo, anche economiche, e/o ulteriori offerte di lavoro (stavolta direttamente pagato) e opportunità, e la cosa non funziona sempre. e in ogni caso la ...costante variabile tempo è fondamentale. solo il tempo (quando si riesce a farne un alleato e non un nemico: e può non succedere) fa girare il volano.


noblogo.org/differx/non-e-semp…

E OGGI CHE MI RITROVI UOMO FATTO

padre che sei rimasto di me più giovane consumato anzitempo una vita sul mare e le brevi soste col mal di terra

avevi la salsedine nel sangue

così presenti mi restano le rare passeggiate mattutine e mai che mi avessi preso per la strada in discesa a cavalcioni sulle spalle

di carezze non eri capace

e oggi che mi ritrovi uomo fatto sai: mi fa male quel distacco

Osservazione breve


Il testo è intimo e diretto; la voce sceglie immagini quotidiane che scontrano l'affetto mancato con la consapevolezza adulta.


Temi principali


  • Relazione padre-figlio: presenza fisica limitata; eredità emotiva.
  • Tempo e perdita: consumo precoce, nostalgia delle piccole abitudini.
  • Corpo e territorio: mare come vita; mal di terra come radicamento mancato.
  • Affetto non manifestato: incapacità di carezze e distanza che ferisce.

Punti di forza


  • Immagini concrete e toccanti: “salsedine nel sangue”, “mal di terra”.
  • Ritmo colloquiale che rende il parlato interiore credibile.
  • Finale sintetico e doloroso che lascia una ferita aperta: “mi fa male quel distacco”.

Piccole revisioni proposte (mantengo la voce, semplifico punteggiatura)


E OGGI CHE MI RITROVI UOMO FATTO

padre, che sei rimasto di me più giovane
consumato anzitempo:
una vita sul mare e le brevi soste
col mal di terra.

Avevi la salsedine nel sangue.

Così presenti
mi restano le rare passeggiate mattutine,
e mai che mi avessi preso per la strada in discesa
a cavalcioni sulle spalle.

Di carezze non eri capace.

E oggi che mi ritrovi uomo fatto
sai: mi fa male quel distacco.


Variante alternativa più condensata ed evocativa


E OGGI CHE MI RITROVI UOMO FATTO

padre rimasto più giovane di me,
consumato anzitempo dal mare.
Soste brevi, mal di terra;
salsedine nel sangue.

Le passeggiate mattutine—rare—restano,
mai la tua mano sulle mie spalle in discesa.
Di carezze non eri capace.

Oggi che ritorni su un uomo fatto,
mi fa male quel distacco.


Traduzione in inglese


AND TODAY WHEN YOU FIND ME A MAN

father, you who stayed younger than me
worn down before your time:
a life at sea and the brief stops
with seasickness on land.

You had salt in your blood.

So present, what remain are rare morning walks,
and never did you lift me astride your shoulders
down the downhill road.

You were not able to give caresses.

And today when you find me a man,
know this: that distance hurts me.


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Bill Callahan – My Days of 58 (2026)


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Bill Callahan continua a fare dischi e noi insistiamo a occuparcene. Come mai? Perché le qualità che esprime in termini narrativi e musicali lo rendono autore raro nel panorama contemporaneo. Alla soglia dei sessant’anni, nel nono album a suo nome, dopo quelli marchiati Smog, racconta – dichiara il titolo – i suoi giorni da 58enne in una dozzina di brani appena oltre l’ora di durata complessiva... artesuono.blogspot.com/2026/04…


Ascolta il disco: album.link/s/497p1j3P9Xzlb7vXa…



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Bill Callahan – My Days of 58 (2026)


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Bill Callahan continua a fare dischi e noi insistiamo a occuparcene. Come mai? Perché le qualità che esprime in termini narrativi e musicali lo rendono autore raro nel panorama contemporaneo. Alla soglia dei sessant’anni, nel nono album a suo nome, dopo quelli marchiati Smog, racconta – dichiara il titolo – i suoi giorni da 58enne in una dozzina di brani appena oltre l’ora di durata complessiva... artesuono.blogspot.com/2026/04…


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Un cielo di palpiti

si punterà verso il non- luogo dell’ Inconoscibile intrisa la vela del sogno del sangue della passione uscendo dalla bocca della notte

-e siamo grumo e infinito

vivo di palpiti sarà quel cielo tenerezza di madre ad accoglierci

.

Il testo è intenso e sensoriale; le immagini funzionano come richiami emotivi che collegano il cosmo, il sogno e la nascita di un sentimento condiviso.


Analisi


  • Temi: incontro tra inconoscibile e passione, nascita e accoglienza materna, tensione fra infinito e intimità.
  • Immagini: il cielo come organismo palpita; la vela del sogno intrisa di sangue evoca desiderio e offerta; la “bocca della notte” è immagine forte di passaggio o parto.
  • Tono e voce: lirico, misto a metafisico; il «-e siamo grumo e infinito» apre un nucleo centrale che concentra antitesi e sublime.
  • Musicalità: versi brevi alternati a frammenti più lunghi creano pause drammatiche; ripetizioni di “palpiti” e “cielo” rafforzano il battito ritmico.

Versione rivista (proposta)


Un cielo di palpiti
si punterà verso il non-luogo dell'Inconoscibile.
Intrisa la vela del sogno
del sangue della passione,
uscendo dalla bocca della notte.

E siamo grumo e infinito.

Vivo di palpiti sarà quel cielo,
tenerezza di madre ad accoglierci.


Traduzione in inglese


A sky of palpitations
will aim toward the non-place of the Unknowable.
The sail of dream soaked
with the blood of passion,
emerging from the mouth of night.

And we are clot and infinite.

Alive with palpitations that sky will be,
a mother’s tenderness to welcome us.


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