Facendo un elenco delle cose che abbiamo fatto quest'anno nelle mie tre classi, quelle che vanno al di là della normale lezione tradizionale, segno la messinscena di “lettura drammatizzata” integrale dell'Antigone di Sofocle, la rilevazione del benessere degli studenti del nostro plesso con costruzione di un minisito con i risultati dell'indagine, la riscrittura con linguaggi non alfabetici di una poesia di Montale, la costruzione di minigiochi digitali a bivio sulle guerre greco-gotiche, scrittura creativa di un poema dello studente, debate di discussione a squadre, slam poetry in classe, analisi del discorso di Jack Vance e di Carney sulla geopolitica contemporanea, costruzione di giochi da tavolo sulle guerre puniche, giochi a bivi multigiocatore sulla guerra partigiana, creazione di mappe logiche in realtà virtuale collaborativa con visori, performance dal vivo in classe di poeti contemporanei, laboratori di visione film pomeridiani, gioco a stazioni sulla rivoluzione russa, analisi a gruppi dello Statuto delle studentesse e degli studenti, creazione di minisiti didattici (e videogame) ludico/interattivi su Foscolo, riscritture manzoniane ambientate nella valbisagno, studio di articoli di Progetto Grafico sulla letteratura digitale, laboratori di lettura dantesca per una ricostruzione fisica degli ambienti della Commedia, messinscene teatrali da Goldoni, cortometraggi sull'Otello shakesperiano, gioco di comitato con la simulazione degli Stati Generali, analisi dal vivo di un libro del 1772, ricostruzione e successive partite ad un gioco dell'oca sulla rivoluzione francese ideato negli anni della rivoluzione.

Non tutto è riuscito bene, alcune cose sono rimaste, altre avrebbero avuto bisogno di maggiore preparazione, un migliore debrifing, meno stanchezza e stress. Si sono fatti, vivaddio, tanti errori, di cui poi si è discusso. Ma tutte queste attività hanno concorso a rendere quest'anno scolastico meno standardizzato, più vario e hanno permesso ad alcuni studenti di emergere con competenze che altrimenti sarebbero rimaste nascoste.

Ogni tanto quando vedo i meme passivi-aggressivi delle pagine più conservatrici e qualunquiste della rete, quelle che bollano ogni attività didattica che si allontani dalla lezione frontale come una estemporanea perdita di tempo, che guardano alla parola “pedagogia” come se fosse il male sceso in terra, ecco, ripenso al fatto che servono nella scuola dei professionisti che sappiano proporre ai ragazzi una dieta varia che vada a sfruttare tutti i modelli dell'apprendimento possibili. Che sappiano, credo, unire l'utopia alla prassi per rendere la scuola qualcosa di fallibile, certo, ma dinamico e culturalmente ricco.


noblogo.org/cronache-dalla-scu…

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Nell’UE il mercato illecito delle sigarette illegali supera il 10 per cento


La Commissione UE sta affrontando diverse questioni di policy pubblica, con particolare enfasi sulla regolamentazione del tabacco.

La Commissione avvia una consultazione pubblica sui prodotti e sulla pubblicità del tabacco, con l'OMS che avverte di una “nuova minaccia globale” rappresentata dalle “nicotine pouches” (piccoli sacchetti contenenti nicotina, aromi e fibre vegetali, ma prive di tabacco, che si posizionano tra la gengiva e il labbro superiore, rilasciando la nicotina attraverso le mucose orali in modo discreto, senza fumo, vapore o odori).

Il “Rapporto Draghi” sottolinea l'importanza di un nuovo approccio legislativo, mentre l'associazione Smoke Free Partnership richiede attenzione specifica per i giovani, mentre Philip Morris accetta le regolamentazioni UE ma chiede “buon senso” per evitare l'ingresso di nuovi concorrenti nel mercato

L'attuazione della politica UE sul tabacco include la regolamentazione dei prodotti e della pubblicità, con un focus sulla riduzione del danno.

Intanto i finanzieri della Guardia di Finanza hanno sequestrato una vasta struttura industriale a Spilimbergo in provincia di Pordenone in grado di produrre 25 milioni di pacchetti con marchi contraffatti di sigarette.

Durante il blitz, i finanzieri hanno trovato una “control room” con numerose telecamere per monitorare il perimetro e gli interni. Sei individui extracomunitari sono stati arrestati per associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi. Il valore economico del danno potenziale è stimato a circa 20 milioni di euro.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Nell’UE il mercato illecito delle sigarette illegali supera il 10 per cento


Nell’UE il mercato illecito delle sigarette illegali supera il 10 per cento


La Commissione UE sta affrontando diverse questioni di policy pubblica, con particolare enfasi sulla regolamentazione del tabacco.

La Commissione avvia una consultazione pubblica sui prodotti e sulla pubblicità del tabacco, con l'OMS che avverte di una “nuova minaccia globale” rappresentata dalle “nicotine pouches” (piccoli sacchetti contenenti nicotina, aromi e fibre vegetali, ma prive di tabacco, che si posizionano tra la gengiva e il labbro superiore, rilasciando la nicotina attraverso le mucose orali in modo discreto, senza fumo, vapore o odori).

Il “Rapporto Draghi” sottolinea l'importanza di un nuovo approccio legislativo, mentre l'associazione Smoke Free Partnership richiede attenzione specifica per i giovani, mentre Philip Morris accetta le regolamentazioni UE ma chiede “buon senso” per evitare l'ingresso di nuovi concorrenti nel mercato

L'attuazione della politica UE sul tabacco include la regolamentazione dei prodotti e della pubblicità, con un focus sulla riduzione del danno.

Intanto i finanzieri della Guardia di Finanza hanno sequestrato una vasta struttura industriale a Spilimbergo in provincia di Pordenone in grado di produrre 25 milioni di pacchetti con marchi contraffatti di sigarette.

Durante il blitz, i finanzieri hanno trovato una “control room” con numerose telecamere per monitorare il perimetro e gli interni. Sei individui extracomunitari sono stati arrestati per associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi. Il valore economico del danno potenziale è stimato a circa 20 milioni di euro.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



[44]lo fanno] [fanno il novecento a strisce edibili tra il 51 e il 53 [muore] con il vestito le impunture muore] [nota che retrocede prolungata è un intervallo escono dagli intervalli alla moda corrente nel Moderno questo] al maiuscolo hall stazione cestini vuoti martedì ritiro forzato forze dell'orbe volo] ristampa diretto postepay concerto per] oboe -e pool


noblogo.org/lucazanini/44

Pensavo oggi a come certa musica che sentivo da ragazzo, quando la ascolto oggi, si porta dietro delle sensazioni immateriali e inspiegabili che mi riportano dei frammenti di quello che provavo da diciassettenne, sdraiato nel letto. Non succede sempre, ma talvolta certi brani mi fanno sprofondare in questa madelaine proustiana; difficilmente succede con la musica che scopro oggi. Spesso mi piace, mi ci butto e poi – dopo un po' – provo un sentimento di abbandono e ripulsa. Mi stufa più velocemente.

Mi sono dato delle spiegazioni razionali, ma oggi una – più irrazionale – ha fatto capolino. Forse, – mi ha detto – quella musica ti è rimasta impressa perché risuonava in un periodo della tua vita che eri positivo, sano, in crescita. Oggi sei più stanco, cinico, disilluso. Senti i dolori delle cose. Vedi più concretamente i tuoi limiti. Se vuoi che la musica che ascolti oggi resti a lungo, devi fare in modo che il resto della tua vita sia felice caro Venerandi. Devi fare risuonare la musica in un mondo solare. Perché la tua musica sia memorabile, devi ascoltarla mentre fai cose memorabili, caro.

Poi sono in questo negozio dell'usato e vedo le commesse che girano tra i banconi e gli scaffali, cercano per terra. Sento, onestamente, uno strano odore e poi – da quello che le commesse si dicono, capisco. Stanno cercando dove – ipotizzano – un cane abbia fatto la cacca. L'odore è chiaro. Sembra una caccia al tesoro. Girano usando l'olfatto per avvicinarsi alla vittoria. Fanno ipotesi: forse la persona con il cane, quando ha visto che il cane aveva fatto la cacca, l'ha chiusa in un sacchetto e se l'è portata via. Ma è rimasto l'odore, come una traccia di qualcosa che esiste e non esiste. Vagano, come spettri in un labirinto di cose che nessuno vuole più.

Decido di sgomberare alcuni dei materiali della vecchia cucina e di portarli all'isola ecologica. Li faccio a pezzi e poi li porto sulla strada, per caricarli con l'auto. Il piano iniziale è di sgomberare tutto il terrazzo, ma poi succede questa cosa che dopo una decina di trasporti, sono morto. Morto. Mi fa male la schiena, i polpacci, quando salgo le scale senza carico cammino scalino per scalino, come un vecchio che prende fiato per sopravvivere. Morto. Felice di essere lì, vivo, a portare assi di legno imbevute e gonfie; ma morto.

Vado all'auto, posteggio vicino a dove ho posato tutto il materiale e inizio ad andare avanti e indietro per caricarlo in auto. Il piano iniziale era di parcheggiare a pochi metri dai residui della cucina, ma dopo la quarta auto che mi ha costretto a spostarmi per farla passare mi sono dovuto mettere più distante. Anyway. Sono a metà del lavoro quando vedo che una grossa moto ha posteggiato letteralmente accanto alla mia pila di materiali, quelli che devo ancora caricare in auto. Penso, mentre mi avvicino, ma perché? Perché. Adesso dovrò stare attento a non colpire la moto mentre sposto le assi. Il tipo si sta togliendo il casco quando mi vede arrivare e prendere un pezzo di legno. “Ti dà fastidio la moto?” mi chiede. Io dico di no, ce la dovrei fare. Non lo guardo in faccia e ho un ghigno cortese ma un po' incazzato.

“Scusa, mi dice, pensavo che li avessero abbandonati. Non sarebbe la prima volta”. Io sorrido e dico che – no – porto via tutto. Faccio il mio viaggio fino all'auto, mi giro e vedo che il tipo della moto si è caricato delle mie assi di legno e le sta portando alla mia auto. Mi sta aiutando. “Ma no, ma no! – faccio io – non si disturbi”. Lui alza le spalle, solo un carico, mi spiega e ride. Così, tutta la mia rabbia, rovinata.

Sono al supermercato per prendere una cosa per Elettra e la cassiera si sta lamentando. In pratica, capisco, ha dato il resto a qualcuno che si è messo a protestare dicendo che il resto era sbagliato, aveva dato dieci euro, mentre – secondo la cassiera – ne aveva dati due. Ne deve essere nata una vivace discussione. La cassiera è ancora nervosa, perché la persona era ritornata per avere il suo resto immaginario e probabilmente sarebbe tornata ancora. La cassiera si sta sfogando con una cliente. “Ho montato da dieci minuti e già sono furiosa. Non si può lavorare così” dice, e ripete ancora tutti i dettagli dell'avvenimento. Aggiunge particolari. La cliente gli dà corda. Io ascolto tutto mentre cerco il prodotto, ma non mi giro verso di loro.

Alla fine alzo lo sguardo e vedo il volto della cassiera. È una ragazza, la faccia scura, tutto immersa in quello che le è successo. Vederla in faccia ha cambiato tutto. Si vede la cecità, la stanchezza, l'irritazione. Il nervosismo di una ragazzina. Siamo fatti di carne. Qua non è Facebook, qua c'è tutto il limite e l'esplosione del corpo. Il tono della voce. Lo sguardo. La cliente ad un certo punto – inaspettatamente – lo dice: la persona che ha protestato per il resto, insomma, non c'era tutta. Era un po' fuori di testa. Bisogna avere un po' di pazienza. La cassiera dice che, certo, però no, lei così non può lavorare. Ci mettiamo la faccia, nella vita, letteralmente.

Cammino per una zona periferica, vorrei vedere qualcosa di bello. Non c'è niente. Casermoni abitativi. Negozi, negozi, asfalto. Le cose belle non sono lì. Ci siamo abituati a sostituire la bellezza con la rassegna dei prodotti. I giri nei negozi. Si gira nei negozi e non tra la bellezza. Si compra la bellezza, per un consumo a posteriori. Mi volto e per un attimo vedo Marassi per quello che è e non per quello che da sempre percepisco. Case, e poi case da un lato e dall'altro. Sono nel mezzo di un frammento del formicaio umano di Genova. Gente che entra e esce dalle sue tane, va in cerca dei suoi pezzi di cibo, i plancton di benessere e poi torna a casa. Per un attimo Genova mi appare per quello che è, lì, quel casino tenuto insieme con l'umanità.

Ragazze che si tengono per mano, chinate in avanti, a cercare la merda dei cani, motociclisti che spostano la mia spazzatura, ragazzine uscite dalle secondarie che masticano la rabbia e l'ansia della vita lavorativa in questa società dei prodotti e dei consumi. E io – lì in mezzo – che faccio la sanguisuga, osservo, trascrivo quello che dicono, faccio foto ai muri, cerco di fare in modo che la musica duri il più a lungo possibile.


noblogo.org/diario/pensavo-ogg…


Pensavo oggi a come certa musica che sentivo da ragazzo, quando la ascolto...


Pensavo oggi a come certa musica che sentivo da ragazzo, quando la ascolto oggi, si porta dietro delle sensazioni immateriali e inspiegabili che mi riportano dei frammenti di quello che provavo da diciassettenne, sdraiato nel letto. Non succede sempre, ma talvolta certi brani mi fanno sprofondare in questa madelaine proustiana; difficilmente succede con la musica che scopro oggi. Spesso mi piace, mi ci butto e poi – dopo un po' – provo un sentimento di abbandono e ripulsa. Mi stufa più velocemente.

Mi sono dato delle spiegazioni razionali, ma oggi una – più irrazionale – ha fatto capolino. Forse, – mi ha detto – quella musica ti è rimasta impressa perché risuonava in un periodo della tua vita che eri positivo, sano, in crescita. Oggi sei più stanco, cinico, disilluso. Senti i dolori delle cose. Vedi più concretamente i tuoi limiti. Se vuoi che la musica che ascolti oggi resti a lungo, devi fare in modo che il resto della tua vita sia felice caro Venerandi. Devi fare risuonare la musica in un mondo solare. Perché la tua musica sia memorabile, devi ascoltarla mentre fai cose memorabili, caro.

Poi sono in questo negozio dell'usato e vedo le commesse che girano tra i banconi e gli scaffali, cercano per terra. Sento, onestamente, uno strano odore e poi – da quello che le commesse si dicono, capisco. Stanno cercando dove – ipotizzano – un cane abbia fatto la cacca. L'odore è chiaro. Sembra una caccia al tesoro. Girano usando l'olfatto per avvicinarsi alla vittoria. Fanno ipotesi: forse la persona con il cane, quando ha visto che il cane aveva fatto la cacca, l'ha chiusa in un sacchetto e se l'è portata via. Ma è rimasto l'odore, come una traccia di qualcosa che esiste e non esiste. Vagano, come spettri in un labirinto di cose che nessuno vuole più.

Decido di sgomberare alcuni dei materiali della vecchia cucina e di portarli all'isola ecologica. Li faccio a pezzi e poi li porto sulla strada, per caricarli con l'auto. Il piano iniziale è di sgomberare tutto il terrazzo, ma poi succede questa cosa che dopo una decina di trasporti, sono morto. Morto. Mi fa male la schiena, i polpacci, quando salgo le scale senza carico cammino scalino per scalino, come un vecchio che prende fiato per sopravvivere. Morto. Felice di essere lì, vivo, a portare assi di legno imbevute e gonfie; ma morto.

Vado all'auto, posteggio vicino a dove ho posato tutto il materiale e inizio ad andare avanti e indietro per caricarlo in auto. Il piano iniziale era di parcheggiare a pochi metri dai residui della cucina, ma dopo la quarta auto che mi ha costretto a spostarmi per farla passare mi sono dovuto mettere più distante. Anyway. Sono a metà del lavoro quando vedo che una grossa moto ha posteggiato letteralmente accanto alla mia pila di materiali, quelli che devo ancora caricare in auto. Penso, mentre mi avvicino, ma perché? Perché. Adesso dovrò stare attento a non colpire la moto mentre sposto le assi. Il tipo si sta togliendo il casco quando mi vede arrivare e prendere un pezzo di legno. “Ti dà fastidio la moto?” mi chiede. Io dico di no, ce la dovrei fare. Non lo guardo in faccia e ho un ghigno cortese ma un po' incazzato.

“Scusa, mi dice, pensavo che li avessero abbandonati. Non sarebbe la prima volta”. Io sorrido e dico che – no – porto via tutto. Faccio il mio viaggio fino all'auto, mi giro e vedo che il tipo della moto si è caricato delle mie assi di legno e le sta portando alla mia auto. Mi sta aiutando. “Ma no, ma no! – faccio io – non si disturbi”. Lui alza le spalle, solo un carico, mi spiega e ride. Così, tutta la mia rabbia, rovinata.

Sono al supermercato per prendere una cosa per Elettra e la cassiera si sta lamentando. In pratica, capisco, ha dato il resto a qualcuno che si è messo a protestare dicendo che il resto era sbagliato, aveva dato dieci euro, mentre – secondo la cassiera – ne aveva dati due. Ne deve essere nata una vivace discussione. La cassiera è ancora nervosa, perché la persona era ritornata per avere il suo resto immaginario e probabilmente sarebbe tornata ancora. La cassiera si sta sfogando con una cliente. “Ho montato da dieci minuti e già sono furiosa. Non si può lavorare così” dice, e ripete ancora tutti i dettagli dell'avvenimento. Aggiunge particolari. La cliente gli dà corda. Io ascolto tutto mentre cerco il prodotto, ma non mi giro verso di loro.

Alla fine alzo lo sguardo e vedo il volto della cassiera. È una ragazza, la faccia scura, tutta immersa in quello che le è successo. Vederla in faccia ha cambiato tutto. Si vede la cecità, la stanchezza, l'irritazione. Il nervosismo di una ragazzina. Siamo fatti di carne. Qua non è Facebook, qua c'è tutto il limite e l'esplosione del corpo. Il tono della voce. Lo sguardo. La cliente ad un certo punto – inaspettatamente – lo dice: la persona che ha protestato per il resto, insomma, non c'era tutta. Era un po' fuori di testa. Bisogna avere un po' di pazienza. La cassiera dice che, certo, però no, lei così non può lavorare. Ci mettiamo la faccia, nella vita, letteralmente.

Cammino per una zona periferica, vorrei vedere qualcosa di bello. Non c'è niente. Casermoni abitativi. Negozi, negozi, asfalto. Le cose belle non sono lì. Ci siamo abituati a sostituire la bellezza con la rassegna dei prodotti. I giri nei negozi. Si gira nei negozi e non tra la bellezza. Si compra la bellezza, per un consumo a posteriori. Mi volto e per un attimo vedo Marassi per quello che è e non per quello che da sempre percepisco. Case, e poi case da un lato e dall'altro. Sono nel mezzo di un frammento del formicaio umano di Genova. Gente che entra e esce dalle sue tane, va in cerca dei suoi pezzi di cibo, i plancton di benessere e poi torna a casa. Per un attimo Genova mi appare per quello che è, lì, quel casino tenuto insieme con l'umanità.

Ragazze che si tengono per mano, chinate in avanti, a cercare la merda dei cani, motociclisti che spostano la mia spazzatura, ragazzine uscite dalle secondarie che masticano la rabbia e l'ansia della vita lavorativa in questa società dei prodotti e dei consumi. E io – lì in mezzo – che faccio la sanguisuga, osservo, trascrivo quello che dicono, faccio foto ai muri, cerco di fare in modo che la musica duri il più a lungo possibile.


DELIRI

in buona compagnia dei saltabeccanti piccioni raccoglieva torsoli di mela tra i rifiuti e biascicava versi improbabili parto dei suoi deliri

nel nosocomio conobbe una sua pari portava con sé dei versi di Campana e una foto sgualcita

lampi di visioni a mordere giorni di macerie poi un mattino li trovarono abbracciati le vene recise che già sorvolavano cieli sconosciuti ai mortali

Analisi del testo


Tono e immagini
Il tono è cupo e lirico, con immagini concrete (piccioni, torsoli, rifiuti) che si alternano a visioni oniriche. La lingua mescola registri popolari e colti: biascicava accanto a versi di Campana crea un contrasto potente.


Struttura e ritmo


Versificazione
Versi brevi e spezzati creano un ritmo frammentario che rispecchia il delirio. Le cesure e gli enjambement spingono il lettore avanti, mentre le ripetizioni tematiche (deliri, visioni, nosocomio) costruiscono coesione.


Temi e simboli


Sofferenza e bellezza
Il poeta mette a confronto degrado e slancio poetico: la figura che raccoglie torsoli è insieme marginale e capace di «portare versi di Campana». La morte finale è rappresentata come liberazione verso «cieli sconosciuti», trasformando il tragico in trascendenza.


Punti di forza e possibili affinamenti


Forza: immagini nette, contrasto emotivo, finale memorabile.
Affinamenti: valutare la scansione metrica in alcuni punti per rendere più omogeneo il flusso; scegliere se accentuare il registro colloquiale o quello alto per aumentare l’effetto di contrasto; lavorare su una o due metafore chiave per dare ancora più unità simbolica.


Traduzione poetica in inglese (versione sintetica)


In good company
with hopping pigeons
he gathered apple cores
from the trash and
mumbled unlikely verses—
offspring of his delirium.

In the asylum
he met his equal
she carried Campana’s lines
and a crumpled photograph.

Flashes of visions
biting days of rubble
then one morning they were found
embraced, veins cut
already flying over skies
unknown to mortals.


Scabra


in compagnia
di piccioni
raccoglieva torsoli
tra i rifiuti
biascicava versi

al nosocomio
lei con Campana
una foto stropicciata

lampi di visione
mangiavano i giorni
una mattina li trovarono
abbracciati
vene tagliate
già in volo
su cieli che i vivi non vedono


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Idiopathic HypersomNIA: When Sleep is the Monster


The Fediverse is full of artists of any kind, and with great delight my timeline is constantly blessed by comic artists and graphic novelists. Since I’m now living in Finland and I’m trying to learn the language and artistic culture, I followed a good deal of Finnish indie artists and one that caught my attention is Hiisikolo with their neat fantasy maps. One of their comic series focuses on raising awareness on a peculiar neurological condition called idiopathic hypersomnia (that’s also the series’ title, stylized as Idiopathic HypersomNIA), which I want to talk about in this post.

The comic’s first volume, also published as paperback with the title Prison of Sleep (episodes 1-100), tells the real-life experiences, memories and struggles of Nia, a stand-in character for the artist themself, drawn across two years (2020-2022). Each episode depicts how Nia deals (sometimes successfully, sometimes not as much) with their incurable neurological condition that makes their life a constant battle against an invisible enemy from within. This reminded me of Tiitu Takalo’s Memento Mori and her detailed dive in the multiple facets of misery that a chronic illness can cause. The disease itself, at first only visible through the artist’s rendition of themselves through Nia, then begins to take its own shape: a dark, tar-like blob that takes more and more space and chokes them out of their own words and spaces.

IH’s art is always detailed and expressive, and even though the first episodes exaggerate the grotesque through the tight packing of lines and close-ups (think Junji Ito), there is a visible evolution towards softer and gentler traits across the series; the style becomes richer and more full of environmental details. I found the use of blur extraordinary, to visualize when things fall out of reach or sight from Nia, be it due to brain fog or looming slumber. The hot/dry colour palette (mostly bright orange and shades of muted browns) also contributes to the sense of despair and the worn-out rage of a neverending struggle. These feelings are ubiquitous, immediate and brunt, and they always hit hard despite the short format. Some panels are humorous, but in a dry, morbid and sometimes self-deprecating way. Colours are only used for the dream scenes (when Nia is asleep), and despite those being more visually pleasant, they only hide the weight of the curse.

A good deal of episodes focus on the interactions with other people that assume how Nia’s condition affects or limits their lives, in a way that many disabled people can probably relate with. These are always brunt and ruthless: the faceless people (mockingly named “non-sleepy”, to stress the difference and distance from Nia) have no sympathy for them, and Nia often meets them with the same lack of sympathy. The interactions with several doctors also show the struggle of communicating with a healthcare system that does not care nor take their condition seriously. At the same time, there are moments of joy, such as when the dentist does not dismiss the possible impacts of IH on the upcoming dental operation, or when Nia’s partner has the appropriate reaction to Nia’s abrupt sleepiness.

Some episodes are more shallow, like the videogame analogies that are somewhat too relatable and look more like memes from neurodivergent corners of the internet; some are more personal and tightly bound to reality, like the conflict with Ginny the Journalist who reports inaccurate news and indirectly harms Nia as well as the artist and many other hypersomniacs due to her carelessness (or callousness).

As the series progresses, the episodes focus less on the suffering and more on the strategies that Nia employs to stay functional: writing to-do things on their arm, snapping rubberbands on their wrists, mental notes drinking a lot, and more. These episodes were among my favourites, because they provide an accurate and realistic window into the daily life of someone who is affected by such an unimaginable condition that can at first sound silly, or a narrative device. But more than that, they show the equally unimaginable resilience and personal strength it takes to carry on and not just surrender to despair or isolation.

I am, in Hiisikolo’s words, a non-sleepy, and before reading their comic I had no idea this kind of rare neurological disability even existed. Reading Prison of Sleep has taught me a great deal about hypersomniacs and their struggles, and I recommend it to anyone who wants to spend a few hours in Nia’s dreadful dreams. Readers who are themselves dealing with similar neurological conditions will have plenty to relate with (along the artful depictions of the unspeakable), but I insist that especially non-sleepies should read this volume: you will wake up with a renewed worldview and empathy.

The Sleep of Reason Produces Monsters, wrote Francisco Goya on the eve of the Nineteenth Century; sleep was, in his art, a metaphor for ignorance, and wakefulness was the answer. But what happens when sleep is the monster, and vigil is a struggle?

You can read Idiopathic HypersomNIA on Tapas.io or buy the paperback version, which includes more info pages and medical facts.

Notable episodes: 11 – 18 – 26 – 48 – 58 – 70 – 92 – 93 – 96


noblogo.org/clockwork/idiopath…

1CR - Capitolo 16


1Introdussero dunque l'arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantato per essa; offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti a Dio. 2Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore. 3Distribuì a tutti gli Israeliti, uomini e donne, una pagnotta di pane, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa.

Organizzazione del servizio levitico4Egli stabilì che alcuni leviti stessero davanti all'arca del Signore come ministri, per celebrare, ringraziare e lodare il Signore, Dio d'Israele. 5Erano Asaf il capo, Zaccaria il suo secondo, Ieièl, Semiramòt, Iechièl, Mattitia, Eliàb, Benaià, Obed-Edom e Ieièl, che suonavano strumenti musicali, arpe e cetre; Asaf suonava i cimbali. 6I sacerdoti Benaià e Iacazièl con le trombe erano sempre davanti all'arca dell'alleanza di Dio. 7Proprio in quel giorno Davide per la prima volta affidò ad Asaf e ai suoi fratelli questa lode al Signore:8“Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome, proclamate fra i popoli le sue opere.9A lui cantate, a lui inneggiate, meditate tutte le sue meraviglie.10Gloriatevi del suo santo nome: gioisca il cuore di chi cerca il Signore.11Cercate il Signore e la sua potenza, ricercate sempre il suo volto.12Ricordate le meraviglie che ha compiuto, i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,13voi, stirpe d'Israele, suo servo, figli di Giacobbe, suoi eletti.14È lui il Signore, nostro Dio: su tutta la terra i suoi giudizi.15Ricordate sempre la sua alleanza, parola data per mille generazioni,16l'alleanza stabilita con Abramo e il suo giuramento a Isacco.17L'ha stabilita per Giacobbe come decreto, per Israele come alleanza eterna,18quando disse: “Ti darò il paese di Canaan come parte della vostra eredità”.19Quando erano in piccolo numero, pochi e stranieri in quel luogo,20e se ne andavano di nazione in nazione e da un regno a un altro popolo,21non permise che alcuno li opprimesse e castigò i re per causa loro:22“Non toccate i miei consacrati, non fate alcun male ai miei profeti”.23Cantate al Signore, uomini di tutta la terra, annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.24In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie.25Grande è il Signore e degno di ogni lode, terribile sopra tutti gli dèi.26Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla, il Signore invece ha fatto i cieli.27Maestà e onore sono davanti a lui, forza e gioia nella sua dimora.28Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore gloria e potenza,29date al Signore la gloria del suo nome. Portate offerte ed entrate al suo cospetto, prostratevi al Signore nel suo atrio santo.30Tremi davanti a lui tutta la terra. È stabile il mondo, non potrà vacillare!31Gioiscano i cieli, esulti la terra, e dicano tra le genti: “Il Signore regna!”.32Risuoni il mare e quanto racchiude, sia in festa la campagna e quanto contiene.33Acclamino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene a giudicare la terra.34Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre.35Dite: “Salvaci, Dio della nostra salvezza, radunaci e liberaci dalle genti, perché ringraziamo il tuo nome santo: lodarti sarà la nostra gloria.36Benedetto il Signore, Dio d'Israele, da sempre e per sempre”“.

Tutto il popolo disse: “Amen, lode al Signore”.37Quindi Davide lasciò Asaf e i suoi fratelli davanti all'arca dell'alleanza del Signore, perché officiassero continuamente davanti all'arca, secondo il rituale quotidiano; 38lasciò Obed-Edom, figlio di Iedutùn, e Cosa, insieme con sessantotto fratelli, come portieri. 39Egli incaricò della Dimora del Signore che era sull'altura di Gàbaon il sacerdote Sadoc e i suoi fratelli sacerdoti, 40perché offrissero olocausti al Signore sull'altare degli olocausti per sempre, al mattino e alla sera, e compissero quanto è scritto nella legge che il Signore aveva imposto a Israele. 41Con loro erano Eman, Iedutùn e tutti gli altri scelti e designati per nome perché lodassero il Signore, perché il suo amore è per sempre. 42Con loro avevano trombe e cimbali per suonare e altri strumenti per il canto divino. I figli di Iedutùn erano incaricati della porta. 43Poi tutto il popolo se ne andò, ciascuno a casa sua, e Davide tornò per benedire la sua famiglia.

__________________________Note

16,8 Rendete grazie: la preghiera è costruita con citazioni di Salmi (Sal 105; 96; 106).

16,38 Iedutùn: sarebbe da identificare con Etan.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-3. Offerta di sacrifici, benedizione del popolo e distribuzione di cibo: il soggetto di tutte e tre queste azioni è il re, cfr. 2Sam 6,18s.

4-42. Prima della conclusione del racconto (16,43a = 2Sam 1,19b), si ha questa lunga inserzione, nella quale si parla:

  • a) del personale in servizio presso l'arca a Sion, 16,4-6.37-38;
  • b) dei canti che vi si eseguivano, 16, 7-36;
  • c) del personale che prestava servizio sull'altura di Gabaon, 16, 39-42.

Lo scopo della sezione è far risalire a Davide l'organizzazione del culto ufficiato presso l'arca, nucleo del tempio futuro, con persone, strumenti e canti relativi, e di giustificare il culto praticato sull'altura di Gabaon.

4-6. Gli otto individui menzionati dopo Zaccaria sono ricordati anche in 15,18s.

7-38. L'inno contenuto in 16,8-36a è un chiaro esempio della prassi liturgica di quel periodo. Esso risulta composto da brani di tre salmi: vv. 8-22 = Sal 105,1-15; vv. 23-33 = Sal 96,1-13; vv. 34-36 = Sal 106,1.47s. La rielaborazione e il rimpasto tuttavia danno come risultato una composizione abbastanza unitaria. Nella prima parte vengono esaltate le opere salvifiche di JHWH in favore d'Israele (vv. 8-22); nella seconda Israele a sua volta è invitato a proclamare con riconoscenza queste meraviglie alle genti, esortandole a piegarsi davanti a JHWH, Signore del mondo che giudicherà la terra (vv. 23-33); JHWH infatti è degno di ogni lode e ha il potere di esaudire il suo popolo (vv. 34ss.). Per una esegesi particolareggiata, si può vedere il commento ai singoli salmi utilizzati.

37-38. Il Cronista riprende il filo del discorso del v. 7. Quanto era stato disposto da Davide veniva eseguito regolarmente, «secondo il rituale quotidiano». Anche il v. 38 si riferisce al servizio prestato all'arca in Sion. Il testo non è del tutto chiaro.

39-42. I versetti parlano dell'ordinamento del culto della Dimora sull'altura di Gabaon, (cfr. 21,29; 2Cr 1,3s.), dove prestavano servizio Zadok e i suoi fratelli. Per l'olocausto quotidiano, v. 40, cfr. Es 29,38-42, Nm 28,3-8. Idutun sembra essere uguale a Eman del v. 41. È il padre di Obed-Edom e quindi dei portieri.

43. Cfr. 2Sam 6,19s. Il versetto riprende la narrazione interrotta in 16,3, e conclude il racconto del trasporto dell'arca a Sion.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Ani DiFranco – Binary (2017)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Venti album in poco più venticinque anni di carriera la dicono lunga sul grado di prolificità raggiunto dall’eclettica artista originaria di Buffalo. Il ventesimo album si intitola (non a caso) Binary, quasi a voler ribadire l’approccio all’atto creativo divenuto ormai marchio di fabbrica: imprinting orgogliosamente DIY e una sventagliata di lucide riflessioni a mente aperta sui “mala tempora” che continuano a correre... artesuono.blogspot.com/2017/06…


Ascolta: album.link/i/1234175790



noblogo.org/available/ani-difr…


Ani DiFranco – Binary (2017)


immagine

Venti album in poco più venticinque anni di carriera la dicono lunga sul grado di prolificità raggiunto dall’eclettica artista originaria di Buffalo. Il ventesimo album si intitola (non a caso) Binary, quasi a voler ribadire l’approccio all’atto creativo divenuto ormai marchio di fabbrica: imprinting orgogliosamente DIY e una sventagliata di lucide riflessioni a mente aperta sui “mala tempora” che continuano a correre... artesuono.blogspot.com/2017/06…


Ascolta: album.link/i/1234175790


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


[42]profilano questo punto verifica ossidùme da parte a] quanto una [quantità risibile riportano le prove di masticazione comparata i nastri dell'elettrovoice un pilastro più grande oppure un metro di fendinebbia è un intervallo escono più di tanto far traballare] la società freight ritiene verranno ritirati la] società pilastri concorrente ore diciannove ventisei] gradi codice unicode U+2109


noblogo.org/lucazanini/42

ho fatto un post brevissimo (con parole non mie) per sottolineare una volta di più quanto sia importante, e politicamente inaggirabile, nel tempo (poco) che abbiamo, passare dall'internet generalista e proprietario al fediverso. non solo in termini di social media, ma su tutti i fronti. sta qui: differx.noblogs.org/2026/06/08…


noblogo.org/differx/ho-fatto-u…

The Jesus And Mary Chain – Damage And Joy (2017)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Onestamente non so dire perché la gente sia tanto affascinata dalle reunion. Tanto più in ambito rock, dove tutto spesso viene bruciato in un momento che è quell’esatto momento in cui la storia accade. E che è un attimo magnifico o terrificante, comunque irripetibile. I J&MC quel momento lo hanno avuto nel 1985. A non voler essere avari diciamo dall’estate del 1984 a quella del 1987, che pur presagendone già la fine disastrosa, ci appassionammo anche a Darklands. Nonostante qualche buon spunto, fu molto difficile affezionarsi ai successivi... artesuono.blogspot.com/2017/04…


Ascolta: album.link/s/2DmaSgIQOTRK3bcJf…



noblogo.org/available/the-jesu…


The Jesus And Mary Chain – Damage And Joy (2017)


immagine

Onestamente non so dire perché la gente sia tanto affascinata dalle reunion. Tanto più in ambito rock, dove tutto spesso viene bruciato in un momento che è quell’esatto momento in cui la storia accade. E che è un attimo magnifico o terrificante, comunque irripetibile. I J&MC quel momento lo hanno avuto nel 1985. A non voler essere avari diciamo dall’estate del 1984 a quella del 1987, che pur presagendone già la fine disastrosa, ci appassionammo anche a Darklands. Nonostante qualche buon spunto, fu molto difficile affezionarsi ai successivi... artesuono.blogspot.com/2017/04…


Ascolta: album.link/s/2DmaSgIQOTRK3bcJf…


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


Anelito

(sfogliando Salgari)

quella porta che apri sull'infanzia ha gli echi del mare e il caldo rovente di scogliera che ricorda il tuo passo inquieto ribelle i tumulti del sangue

resiliente come l' insonnia della vela per il buonvento

Breve lettura


Accolgo il tuo testo come una finestra che si apre su un paesaggio interiore: immagini marine e scogliere, un passo ribelle e un sangue in tumulto che trovano una calma ostinata nella resilienza della vela.


Osservazioni stilistiche


  • Immagini sensoriali: il mare, il caldo rovente della scogliera e il passo inquieto funzionano molto bene insieme; creano un contrasto tra movimento e durezza che rende il verso vivo.
  • Lessico ed economia: parole come inquieto, ribelle, tumulti e resiliente danno forza senza appesantire; la scelta di termini concreti mantiene il tono immediato.
  • Ritmo e pause: l'assenza di punteggiatura accentua l'onda del verso, ma qualche pausa mirata potrebbe aumentare l'efficacia di certi enjambement.
  • Dettaglio tipografico: la forma l' insonnia con lo spazio è una scelta visiva che può funzionare come cesura; valuta se mantenerla per effetto o unirla in l'insonnia per fluidità.

Piccole proposte di intervento


  • Inserire una virgola o un punto dopo scogliera per dare respiro al verso successivo.
  • Giocare con l'ordine: provare resiliente come la vela insonne per concentrare l'immagine.
  • Se vuoi accentuare la tensione, aggiungi un verso finale che chiuda con un'immagine inattesa (un oggetto, un suono, un nome).

Possibile continuazione


eppure ritorni, come un remo che non sa fermarsi alla riva, con la pelle piena di sale e memoria, con la bocca che ancora cerca il vento. La notte ti tiene in bilico, saldo, e la vela impara a non cedere al sonno.


Continuazione


eppure ritorni come un remo che non sa fermarsi,
la pelle carica di sale e memoria,
la bocca ancora cerca il vento tra le labbra,
la vela impara a vegliare e a non cedere al sonno.

Versione ritmica


eppure torni, remo che non sa fermarsi
la pelle ha sale, la memoria ti pesa
la bocca cerca ancora il vento vivo
la vela veglia e non cede al sonno

Scelta ritmica: ho accorciato e bilanciato le frasi per creare pause regolari e un andamento più musicale, privilegiando suoni ripetuti e accenti interni.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

1CR - Capitolo 15


Trasporto dell’arca a Gerusalemme1Egli si costruì edifici nella Città di Davide, preparò il posto per l'arca di Dio ed eresse per essa una tenda. 2Allora Davide disse: “Nessuno, se non i leviti, porti l'arca di Dio, perché Dio li ha scelti come portatori dell'arca e come suoi ministri per sempre”.3Davide convocò tutto Israele a Gerusalemme, per far salire l'arca del Signore nel posto che le aveva preparato. 4Davide radunò i figli di Aronne e i leviti. 5Dei figli di Keat: Urièl, il comandante, con i centoventi fratelli; 6dei figli di Merarì: Asaià, il comandante, con i duecentoventi fratelli; 7dei figli di Ghersom: Gioele, il comandante, con i centotrenta fratelli; 8dei figli di Elisafàn: Semaià, il comandante, con i duecento fratelli; 9dei figli di Ebron: Elièl, il comandante, con gli ottanta fratelli; 10dei figli di Uzzièl: Amminadàb, il comandante, con i centodieci fratelli.11Davide chiamò i sacerdoti Sadoc ed Ebiatàr e i leviti Urièl, Asaià, Gioele, Semaià, Elièl e Amminadàb 12e disse loro: “Voi siete i capi dei casati levitici. Santificatevi, voi e i vostri fratelli. Quindi fate salire l'arca del Signore, Dio d'Israele, nel posto che io le ho preparato. 13Poiché la prima volta voi non c'eravate, il Signore nostro Dio si irritò con noi, perché non l'abbiamo consultato secondo la regola”.14I sacerdoti e i leviti si santificarono per far salire l'arca del Signore, Dio d'Israele. 15I figli dei leviti sollevarono l'arca di Dio sulle loro spalle per mezzo di stanghe, come aveva prescritto Mosè sulla parola del Signore. 16Davide disse ai capi dei leviti di tenere pronti i loro fratelli, i cantori con gli strumenti musicali, arpe, cetre e cimbali, perché, levando la loro voce, facessero udire i suoni di gioia. 17I leviti tennero pronti Eman, figlio di Gioele, Asaf, uno dei suoi fratelli, figlio di Berechia, e, tra i figli di Merarì, loro fratelli, Etan, figlio di Kusaià. 18Con loro c'erano i loro fratelli di secondo grado: Zaccaria, Ben, Iaazièl, Semiramòt, Iechièl, Unnì, Eliàb, Benaià, Maasia, Mattitia, Elifleu, Micneià, Obed-Edom e Ieièl portieri. 19I cantori Eman, Asaf ed Etan usavano cimbali di bronzo per il loro suono squillante. 20Zaccaria, Azièl, Semiramòt, Iechièl, Unnì, Eliàb, Maasia e Benaià suonavano arpe in acuto. 21Mattitia, Elifleu, Micneià, Obed-Edom, Ieièl, Azaria suonavano le cetre sull'ottava per dare il tono. 22Chenania, capo dei leviti, dirigeva l'esecuzione, perché era esperto. 23Berechia ed Elkanà facevano da portieri presso l'arca. 24I sacerdoti Sebania, Giòsafat, Netanèl, Amasài, Zaccaria, Benaià, Elièzer suonavano le trombe davanti all'arca di Dio; Obed-Edom e Iechia facevano da portieri presso l'arca.25Davide, gli anziani d'Israele e i comandanti di migliaia procedettero con gioia a far salire l'arca dell'alleanza del Signore dalla casa di Obed-Edom. 26Poiché Dio assisteva i leviti che portavano l'arca dell'alleanza del Signore, si sacrificarono sette giovenchi e sette arieti. 27Davide indossava un manto di bisso, come pure tutti i leviti che portavano l'arca, i cantori e Chenania, che dirigeva l'esecuzione. Davide aveva inoltre un efod di lino. 28Tutto Israele faceva salire l'arca dell'alleanza del Signore con grida, con suoni di corno, con trombe e con cimbali, suonando arpe e cetre. 29Quando l'arca dell'alleanza del Signore entrò nella Città di Davide, Mical, figlia di Saul, guardando dalla finestra, vide il re Davide ballare e far festa e lo disprezzò in cuor suo.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


15,1-16,3. Il Cronista riprende il racconto del trasporto dell'arca, interrotto al c. 14, modificando la sua fonte 2Sam 6,12-20 e aggiungendo nuovo materiale. I cc. 15 e 16 sono paralleli a 2Sam 6,12b-20a; 15,25-29; 16,1-3.43. Invece 15,1-3.11-15; 16,4.5a.39-41 sono aggiunta del Cronista.

15,1-16. C'è la partecipazione di «tutto Israele» (kol Iśrā’ēl, v. 3), come ama sottolineare il Cronista. La «tenda» (v. 1) che Davide fa erigere per l'arca è un tabernacolo simile a quello mosaico (cfr. Es 35, 4-6).

4-10. Questa pericope fornisce l'elenco dei leviti, distinti – secondo il Cronista – dai figli di Aronne (v. 4), e suddivisi in base alle famiglie dei tre figli di Levi: Keat (v. 5), Merari (v. 6), e Gherson (v. 7). Sembra trattarsi di versetti aggiunti in un secondo momento.

11. Sono ripetuti alcuni nomi già ricorrenti nei vv. 5-10. Vengono menzionati prima i figli di Aronne, Zadok e Ebiatar, cfr. 12, 28s.

12-13. Per evitare il ripetersi di incidenti, non basta che i sacerdoti e i leviti siano presenti; è necessario che si santifichino, ossia si liberino da ogni impurità rituale, compiendo le abluzioni prescritte, consumando pasti sacri (Lv 22,2) e astenendosi dai rapporti sessuali.

14-15. Inizia qui il racconto del trasporto dell'arca, che prosegue nei vv. 25ss. La norma di Es 25,13; 37,4; Nm 4,10.12, prescrive che siano usate stanghe di legno di acacia rivestite d'oro.

16. È strano questo ordine di convocazione dato a questo punto, quando i leviti già hanno sollevato l'arca sulle spalle. Il versetto resta importante perché informa sulle modalità del canto praticato nel culto del secondo tempio.

17-24. Il brano presenta ripetizioni e anomalie. I tre cantori di primo grado (v. 17), Eman, Asaf e Etan, sono discendenti rispettivamente di Keat, Gherson e Merari, figli di Levi, cfr. 6,16-32. Nell'elenco dei cantori di secondo grado (v. 18) sorprende la menzione dei portieri alla fine del versetto. Anche questi versetti attestano ad ogni buon conto l'importanza della musica e della salmodia nel culto israelitico. È – assieme a quello della gioia – un altro elemento centrale di questi capitoli.

23-24. Si parla di quattro portieri, stranamente divisi dalla menzione dei sette sacerdoti che annunciano con il suono delle trombe l'avvicinarsi dell'arca, Nm 10,9s. Le trombe sono strumenti in argento che nel periodo postesilico venivano usate nella liturgia delle festività, da non confondersi col corno (šôpār).

**15,25-16,3. Cfr. 2Sam 6,12-19. Il racconto non ha più il tono di una festa popolare, come in 2Sam 6, ma è diventato il prototipo di una processione sacra, nella quale tutto è regolato secondo le prescrizioni della liturgia. I partecipanti sono, oltre che i sacerdoti e i leviti, gli anziani d'Israele e i capi di migliaia, ossia tutta la nazione nella sua rappresentanza religiosa, civile e militare, guidata dal re.

26. 2Sam 6,13 parla di un'offerta meno abbondante: un bue é un montone. Il Cronista ha forse riunito tutto in una sola offerta. Con questi sacrifici si ringrazia Dio che ha protetto i leviti portatori dell'arca, incombenza non scevra di pericoli (cfr. Nm 4,15.20).

27. Il brano 15,27-16,3 segue 2Sam 6,14-19, se si eccettuano alcuni dettagli.

29. Mical, figlia di Saul e moglie di Davide, fu punita per questo atteggiamento. Davide non ebbe rapporti con lei, ed essa rimase senza figli (2Sam 6,20-23). Con questa nota il Cronista intende mettere in evidenza il contrasto fra la casa di Davide e quella di Saul, cfr. c. 10. L'autore non descrive la danza di Davide, poco consona al ritratto del grande sovrano che egli intende dipingere.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Anelito

(sfogliando Salgari)

quella porta che apri sull'infanzia ha gli echi del mare e il caldo rovente di scogliera che ricorda il tuo passo inquieto ribelle i tumulti del sangue

resiliente come l' insonnia della vela per il buonvento

Breve lettura


Accolgo il tuo testo come una finestra che si apre su un paesaggio interiore: immagini marine e scogliere, un passo ribelle e un sangue in tumulto che trovano una calma ostinata nella resilienza della vela.


Osservazioni stilistiche


  • Immagini sensoriali: il mare, il caldo rovente della scogliera e il passo inquieto funzionano molto bene insieme; creano un contrasto tra movimento e durezza che rende il verso vivo.
  • Lessico ed economia: parole come inquieto, ribelle, tumulti e resiliente danno forza senza appesantire; la scelta di termini concreti mantiene il tono immediato.
  • Ritmo e pause: l'assenza di punteggiatura accentua l'onda del verso, ma qualche pausa mirata potrebbe aumentare l'efficacia di certi enjambement.
  • Dettaglio tipografico: la forma l' insonnia con lo spazio è una scelta visiva che può funzionare come cesura; valuta se mantenerla per effetto o unirla in l'insonnia per fluidità.

Piccole proposte di intervento


  • Inserire una virgola o un punto dopo scogliera per dare respiro al verso successivo.
  • Giocare con l'ordine: provare resiliente come la vela insonne per concentrare l'immagine.
  • Se vuoi accentuare la tensione, aggiungi un verso finale che chiuda con un'immagine inattesa (un oggetto, un suono, un nome).

Possibile continuazione


eppure ritorni, come un remo che non sa fermarsi alla riva, con la pelle piena di sale e memoria, con la bocca che ancora cerca il vento. La notte ti tiene in bilico, saldo, e la vela impara a non cedere al sonno.


Continuazione


eppure ritorni come un remo che non sa fermarsi,
la pelle carica di sale e memoria,
la bocca ancora cerca il vento tra le labbra,
la vela impara a vegliare e a non cedere al sonno.

Versione ritmica


eppure torni, remo che non sa fermarsi
la pelle ha sale, la memoria ti pesa
la bocca cerca ancora il vento vivo
la vela veglia e non cede al sonno

Scelta ritmica: ho accorciato e bilanciato le frasi per creare pause regolari e un andamento più musicale, privilegiando suoni ripetuti e accenti interni.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

1CR - Capitolo 14


Vittorie sui Filistei1Chiram, re di Tiro, inviò messaggeri a Davide con legno di cedro, muratori e carpentieri per costruirgli una casa. 2Davide seppe allora che il Signore lo confermava re d'Israele e che il suo regno era molto esaltato per amore d'Israele, suo popolo.3Davide prese altre mogli a Gerusalemme e generò altri figli e figlie. 4I nomi di quelli che gli furono generati a Gerusalemme sono: Sammùa, Sobab, Natan, Salomone, 5Ibcar, Elisùa, Elifèlet, 6Noga, Nefeg, Iafìa, 7Elisamà, Beeliadà ed Elifèlet.8Quando i Filistei seppero che Davide era stato unto re di tutto Israele, salirono tutti per dargli la caccia. Appena Davide ne fu informato, uscì loro incontro. 9Vennero i Filistei e invasero la valle dei Refaìm. 10Davide consultò Dio, chiedendo: “Devo andare contro i Filistei? Li metterai nelle mie mani?”. Il Signore gli rispose: “Va' pure; li metterò nelle tue mani”. 11Quelli vennero a Baal-Perasìm, dove Davide li sconfisse. Davide disse: “Dio ha aperto per mio mezzo una breccia tra i miei nemici, come una breccia aperta dalle acque”. Per questo chiamò quel luogo Baal-Perasìm. 12I Filistei vi abbandonarono i loro idoli e Davide ordinò: “Brucino tra le fiamme!”.13I Filistei tornarono di nuovo a invadere la valle. 14Davide consultò ancora Dio, che gli rispose: “Non seguirli; aggirali e raggiungili dalla parte di Becaìm. 15Quando sentirai un rumore di passi sulla cima di Becaìm, allora uscirai a combattere, perché Dio uscirà davanti a te, per colpire l'accampamento dei Filistei”. 16Davide fece come Dio gli aveva ordinato e colpì l'accampamento dei Filistei da Gàbaon fino a Ghezer. 17La fama di Davide si diffuse in tutti i paesi, mentre il Signore lo rendeva terribile fra tutte le genti.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-17. In questo capitolo il Cronista interrompe il racconto dell'arca, per narrare tre episodi della vita di Davide: l'ambasciata del re Tiro (vv. 1-2), i figli avuti da Davide in Gerusalemme (vv. 3-7) e le vittorie sui Filistei (vv. 8-17), tutti episodi avvenuti prima del trasporto dell'arca a Gerusalemme. Il Cronista non segue l'ordine cronologico. La fonte è 2Sam 5,11-25, con ritocchi letterari, storici e teologici. È un'altra pagina di glorificazione di Davide, sostenuto da JHWH in tutte le sue imprese.

1-2. L'ambasciata di Chiram è descritta come in 2Sam 5,11. È un gesto di omaggio da parte del re di Tiro, ma fa pensare anche all'interesse di Davide a consolidare l'atteggiamento di neutralità del suo nemico più pericoloso, con l'offerta di opportunità commerciali.

3-7. Cfr. 2Sam 5,13-16; 1Cr 3,5-6. L'aumento dell'harem e della prole è espressione dell'accresciuta potenza della monarchia. Agli undici nomi di 2Sam il Cronista aggiunge Elipelet (v. 5), e Noga (v. 6). L'omissione di Ebron, citato in 2Sam 5,13, è dovuta al metodo di eliminazione del Cronista, che ne ha già parlato in 11,1-3. L'importanza di queste alleanze matrimoniali è data dal legame diplomatico che esse stabiliscono con i capi dei popoli vicini. Il Cronista non menziona le concubine del sovrano (cfr. invece 2Sam 5,13).

8-12. Prima vittoria dei Filistei, cfr. 2Sam 5,17.22, con alcune varianti. La più importante di queste si ha al v. 12 = 2Sam 5,17ss., dove il Cronista, fedele alla legge di Dt 7,5.25; 12,3; ecc., alla notizia dell'abbandono da parte dei Filistei dei propri idoli aggiunge quella del comando di Davide di bruciarli 13-16. Cfr. 2Sam 5,22-25.

17. Versetto proprio del Cronista, particolarmente espressivo delle sue tesi. Il governo divino, di cui Davide è simbolo e personificazione, è destinato per sé a tutte le nazioni. È giusto e inevitabile il richiamo di alcuni studiosi al Sal 2 e all'ideologia che esso esprime: tutte le nazioni sono invitate a sottomettersi a Dio nella persona del suo «figlio». Questo aspetto dell'idea teocratica, il motivo della “filiazione divina” del re, trova la sua espressione rigorosa, più sviluppata e solenne, nella concezione egizia del faraone che salendo al trono diventa figlio di Dio. Ma essa ha una sua consistenza anche in Israele (si vedano i salmi regali, in specie il Sal 2,7b: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato»); nel Cronista e nella sua visione teocratica assume forse fisionomia più concreta.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

[40]coprifuòchi pop. coprifòchi un occhio] un privato di [un occhio alla categoria frantuma silice] venedig carbonato di sodio calce e rame] le temperature tra 900°C e 1000°C erano in attesa sfalda YInMn qualche] banda a battente blupesto>cineriz presenta o -fanno-rifanno nel terriccio substrato] bilanciato ruderi del cosmorama


noblogo.org/lucazanini/40

Julian Cope – Drunken Songs (2017)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

A una certa età, si sa, le abitudini cambiano. Anche per Julian Cope. O’ pazzariello quest’anno ne fa 60, e ha deciso di mettere la testa a posto. Nel senso che dall’LSD è passato a sfondarsi di birra, o almeno così dice. Il nuovo album si chiama “Drunken Songs”, ed è esattamente quello che il titolo annuncia: un (mini) concept sul luppolo e i suoi derivati. Trattandosi di Julian Cope ci viene rifilata anche una giustificazione storico-politica-sociologica: la birra come bevanda d’elezione del ruvido e genuino paganesimo nordico, contrapposta alla decadente mollezza delle popolazioni mediterranee impregnate di cristianesimo cattolico e di vino... artesuono.blogspot.com/2017/03…


Ascolta: album.link/i/1195183694



noblogo.org/available/julian-c…


Julian Cope – Drunken Songs (2017)


immagine

A una certa età, si sa, le abitudini cambiano. Anche per Julian Cope. O’ pazzariello quest’anno ne fa 60, e ha deciso di mettere la testa a posto. Nel senso che dall’LSD è passato a sfondarsi di birra, o almeno così dice. Il nuovo album si chiama “Drunken Songs”, ed è esattamente quello che il titolo annuncia: un (mini) concept sul luppolo e i suoi derivati. Trattandosi di Julian Cope ci viene rifilata anche una giustificazione storico-politica-sociologica: la birra come bevanda d’elezione del ruvido e genuino paganesimo nordico, contrapposta alla decadente mollezza delle popolazioni mediterranee impregnate di cristianesimo cattolico e di vino... artesuono.blogspot.com/2017/03…


Ascolta: album.link/i/1195183694


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


Preghiere per i giovani


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

“Signore Gesù,

la tua Chiesa in cammino volge lo sguardo a tutti i giovani del mondo.

Ti preghiamo perché con coraggio, prendano in mano la loro vita, mirino alle cose più belle e più profonde e conservino sempre un cuore libero.

Accompagnati da guide sagge e generose, aiutali a rispondere alla chiamata che Tu rivolgi a ciascuno di loro, per realizzare il proprio progetto di vita e raggiungere la felicità. Tieni aperto il loro cuore ai grandi sogni e rendili attenti al bene dei fratelli.

Come il Discepolo amato, siano anch’essi sotto la Croce per accogliere tua Madre, ricevendola in dono da Te.

Siano testimoni della tua Risurrezione e sappiano riconoscerti vivo accanto a loro, annunciando con gioia che Tu sei il Signore. Amen”.

Dalla preghiera di Papa Francesco per i giovani, durante il Sinodo del 2018.


Signore Gesù, ricordati che sei stato a Nazareth un adolescente, un giovane, e poi un giovane operaio. La tua vita allora si è svolta semplice e tranquilla tra i tuoi concittadini. Oggi, Signore, per la maggioranza dei giovani la vita è più complicata.

La scuola è lunga. La scelta della professione è difficile. L’avvenire è incerto. E soprattutto l’ambiente spesso è pesante, impuro, violento…

Signore, Ti prego per tutti i giovani del mondo. Portano in sé tante ricchezze, tante speranze, tanti desideri di una vita felice e utile.

Aiutali a sviluppare tutte queste loro risorse. Non permettere che siano soffocate, sviate, calpestate. Per questo ti chiedo di dare ai genitori un amore fedele e forte, un senso vivo della responsabilità, una capacità di dialogo con i figli.

Ti chiedo di non lasciare questi giovani isolati e perduti: manda loro degli amici e degli educatori numerosi, competenti, dedicati. Trovino anche nella vita politica e sociale dei loro paesi gente che si preoccupi di loro non per sfruttarli, ma per difenderli e servirli.

Manda loro degli evangelizzatori: possano incontrarti come loro Signore e Salvatore. Trovino in Te il senso della loro vita, la forza di camminare nella verità, la dolcezza del tuo Amore e di quello di tua Madre. Preservali da ogni male e guidali sulla strada che conduce alla pace su questa terra e alla Salvezza Eterna.

Amen.


Preghiera per i figli

O Signore, custodisci sotto la tua paterna protezione i figli che tu stesso mi hai dato. Io so che tu li ami con amore più grande e più puro del mio. Tu hai per loro parole silenziose e forze soavi a me sconosciute; tu sei con loro ogni momento e ne conosci la mente e il cuore. A te dunque li affido. Sii per essi la via, la verità e la vita; fa che non si allontanino dalla vera fede e non siano vinti dal male. Dona loro la salute del corpo e la forza dello spirito perché compiano fedelmente la loro missione nella vita. Fanne degli eletti per il tuo regno. Amen


Ti benediciamo, Padre Santo: nel tuo immenso amore verso il genere umano, hai mandato nel mondo come Salvatore il tuo Figlio, fatto uomo nel grembo della Vergine purissima. In Cristo, mite ed umile di cuore tu ci hai dato l'immagine della tua infinita Misericordia. Contemplando il suo volto scorgiamo la tua bontà, ricevendo dalla sua bocca le parole di vita, ci riempiamo della tua sapienza; scoprendo le insondabili profondità del suo cuore impariamo benignità e mansuetudine; esultando per la sua resurrezione, pregustiamo la gioia della Pasqua eterna. Concedi o Padre che i tuoi fedeli, onorando questa sacra effigie abbiano gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, e diventino operatori di concordia e di pace. Il Figlio tuo o Padre, sia per tutti noi la verità che ci illumina, la vita che ci nutre e ci rinnova, la luce che rischiara il cammino, la via che ci fa salire a te per cantare in eterno la tua Misericordia. Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera a Gesù Misericordioso di San Giovanni Paolo II


Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen


log.livellosegreto.it/parrocch…

[39]del -hgrosso della minicooper rossa la sveglia] alla radiocomandata una somma di instabili rossi] merbromine per il trasporto parco auto notice in lingue oscurantissime piega [lungo la diagonale³ fanno le conserve le bombe-etichette col fulminato sanno] di oleose in modo da poter procedere in un modo semplice l'ottuso¹ il complice dal] finestrino²


noblogo.org/lucazanini/39

L'apice assoluto al 6/6/26

L'unico pezzo che ha senso per me ascoltarmi oggi: SILENT HILL DI MEZZOSANGUE

Testo:

È rap kendō, hai mai parlato col silenzio? Lo spero È il solo che sa essere sincero e fa spavento per davvero Sai, perché la gente sa Che anche parlando più di lui dirà di meno Persi nei rumori come spettri Ritroveranno i resti della verità nei pezzi L'avranno fatta a pezzi a stare in piedi in 'sto delirio Ma qua c'è da scappare da Equilibrium Non da stare in equilibrio, fra' Libro dopo libro ho fatto i venti, senti? Taglio dopo taglio ho messo i denti Sai, la gente mente finché tanto t'accontenti Quaggiù la verità sta nei silenzi Non la trovi dentro i giuramenti Politici che parlano, critici che parlano Qua tutti parlano e sanno che dirti Sai, per quanto mi riguarda non mi scaldano Vi crederò quando riuscirete a stare zitti C'è un posto in cui nessuno va Scappano da là se è là che hanno nascosto gli incubi Via dalla normalità, là che il loro tutto non ha senso E che mi perdo, vivo a Silent Hill Silent Hill, Silent Hill Il solo posto che non trovi senza perderti Silent Hill, Silent Hill Il solo posto in cui sto a posto coi miei demoni Silent Hill, Silent Hill Silent Hill, Silent Hill Potrei dirvi che siamo bestie, ma bestie è un complimento Siamo polvere in volo nel vento Tempo in carne, ma schiavi del tempo Abituati a farci scudi di paura È come farsi un'armatura con la vergine di ferro Siamo rumore in cerca di un silenzio eterno Se vuoi chiamarlo Dio per me è lo stesso ma Attento a non confondere fra paradiso e inferno, credo e senso Ho incontrato il diavolo una volta e puzzava d'incenso So bene quanto costa una coscienza Il fardello di una mente aperta fra gente di merda La consapevolezza che dovrai sentirti offeso Che prima che tu parli questa gente t'avrà già frainteso Rumore in cerca di un silenzio eterno Se vuoi chiamarlo Dio per me è lo stesso ma Sta' attento a non confondere l'anima con l'esterno Il silenzio non è un fatto di suoni, è di fuori o dentro C'è un posto in cui nessuno va Scappano da là se è là che hanno nascosto gli incubi Via dalla normalità, là che il loro tutto non ha senso E che mi perdo, vivo a Silent Hill Silent Hill, Silent Hill Il solo posto che non trovi senza perderti Silent Hill, Silent Hill Il solo posto in cui sto a posto coi miei demoni Silent Hill, Silent Hill Silent Hill, Silent Hill


noblogo.org/diventivento/lapic…

Ai piedi della notte

un nodo d'inquietudine sospesa

si scioglie ai piedi della notte

sotto una luna ammiccante

l'amore è come l'ansimare del mare

s'abbevera del sangue delle stelle

aduna in sé il sentimento del tempo

vòlto dove è dolce la luce

Accolgo la tua poesia come un piccolo crepuscolo: ha un respiro notturno, un senso di attesa e una luce che si fa sentimento.

Analisi del testo


Il testo costruisce un’atmosfera sospesa e sensuale: la ripetizione “ai piedi della notte” crea un ancoraggio spaziale e temporale che dà peso all’inquietudine iniziale e al suo sciogliersi. La luna ammiccante e il mare ansimante trasformano elementi naturali in presenze vive, mentre l’amore viene descritto come un movimento che si nutre di elementi cosmici, conferendo alla passione una dimensione mitica.

Figure retoriche


  • Metafora centrale: l’amore come «ansimare del mare»; potente e respirato.
  • Personificazione: la luna che ammicca; il tempo che ha un volto.
  • Sinestesia: «sangue delle stelle» unisce visione e sensazione corporea.
  • Anastrofe e ripetizione: la ripetizione della locuzione iniziale e l’inversione sintattica aumentano il tono lirico.


Ritmo e suono


Il verso è libero, con pause interne che funzionano come respiri. Ci sono consonanze morbide (s, l, m) che favoriscono un tono carezzevole, e immagini sonore forti come «ansimare» che spezzano la dolcezza con un’energia più fisica. La scansione potrebbe guadagnare da qualche cesura puntuale per enfatizzare i momenti chiave.

Piccole proposte di revisione


  • Chiarezza immaginativa: valutare se «s'abbevera del sangue delle stelle» debba restare così cruda o se preferisci un’immagine meno sanguigna per un tono più etereo.
  • Punteggiatura: inserire virgole o punti in punti strategici per modulare il respiro (ad esempio dopo il secondo verso).
  • Variante lessicale: sostituire un verbo o un aggettivo per accentuare il contrasto (es. «si scioglie» → «si disfa» per una resa più fragile).

Traduzione poetica in inglese


At the feet of night
a knot of suspended unease
unravels at the feet of night
beneath a winking moon
love is like the sea’s panting
it drinks from the blood of stars
gathers within itself the feeling of time
turned where the light is sweet


Versione più breve


Ai piedi della notte
un nodo si scioglie.
La luna ammicca, il mare ansima;
l'amore beve il sangue delle stelle e trattiene il tempo.

Translation


At the feet of night
a knot of suspended restlessness
unravels at the feet of night
beneath a winking moon
love is like the sea’s panting
it drinks the blood of the stars
gathers within itself the feeling of time
turned where the light is sweet


noblogo.org/norise-3-letture-a…

1CR - Capitolo 13


Tentativo di trasportare l’arca1Davide si consigliò con i comandanti di migliaia e di centinaia e con tutti i condottieri. 2A tutta l'assemblea d'Israele Davide disse: “Se vi sembra bene e se il Signore, nostro Dio, lo consente, comunichiamo ai nostri fratelli rimasti in tutti i territori d'Israele, ai sacerdoti e ai leviti nelle città dei loro pascoli, di radunarsi presso di noi. 3Così riporteremo l'arca del nostro Dio qui presso di noi, perché non ce ne siamo più curati dal tempo di Saul”. 4Tutti i partecipanti all'assemblea approvarono che si facesse così, perché la proposta parve giusta agli occhi di tutto il popolo.5Davide convocò tutto Israele, da Sicor d'Egitto fino all'ingresso di Camat, per trasportare l'arca di Dio da Kiriat-Iearìm. 6Davide con tutto Israele salì a Baalà, verso Kiriat-Iearìm, che apparteneva a Giuda, per far salire di là l'arca di Dio, sulla quale si proclama il nome del Signore, che siede sui cherubini. 7Dalla casa di Abinadàb trasportarono l'arca di Dio su un carro nuovo; Uzzà e Achio conducevano il carro. 8Davide e tutto Israele danzavano davanti a Dio con tutte le forze, con canti e con cetre, arpe, tamburelli, cimbali e trombe. 9Giunti all'aia di Chidon, Uzzà stese la mano per trattenere l'arca, perché i buoi vacillavano. 10L'ira del Signore si accese contro Uzzà e lo colpì perché aveva steso la mano sull'arca, e morì sul posto, davanti a Dio. 11Davide si rattristò, perché il Signore aveva aperto una breccia contro Uzzà; quel luogo fu chiamato Peres-Uzzà fino ad oggi.12Davide in quel giorno ebbe timore di Dio e disse: “Come potrei condurre presso di me l'arca di Dio?”. 13Così Davide non portò l'arca presso di sé nella Città di Davide, ma la fece dirottare nella casa di Obed-Edom di Gat. 14L'arca di Dio rimase tre mesi in casa di Obed-Edom e il Signore benedisse la casa di Obed-Edom e quanto gli apparteneva.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-14. Tra questo brano e il parallelo di 2Sam 6,1-11, le differenze più notevoli sono due. Anzitutto, questa esplosione di entusiasmo religioso è posta prima di ogni altro episodio di carattere civile e militare relativo all'amministrazione davidica. In secondo luogo, il Cronista insiste sulla partecipazione plebiscitaria e dà vita a una specie di assemblea democratica (qahal, tradotto dai LXX con ekklesia), nella quale Davide propone il recupero dell'arca per farne il simbolo di un nuovo stile di unione politico-religiosa fra le dodici tribù. Nell'opera del Cronista la qahal, — è tipica del Cronista la locuzione (kol haq)qahal, (cfr. ad esempio 1Cr 28,8; 29,1.10.20; 2Cr 29,28.31s.; 30,2.4.17.23.24.25) – è ormai divenuta il modello dell'assemblea plenaria della comunità cultuale giudaica, quand'essa, nei momenti più significanti della storia salvifica, è convocata dal re o dai capi postesilici.

1-3. L'introduzione è del Cronista, che menzionerà inviti analoghi a proposito di Ezechia (2Cr 30) e di Giosia (2Cr 34,33; 35,18). Vi sono espresse due idee alle quali il Cronista tiene in modo particolare: l'unità dei fedeli attorno al santuario di Gerusalemme, la necessità di invocare JHWH da questo santuario, dove si trova l'arca. L'invito al v. 2 è solenne: «A tutta l'assemblea d'Israele Davide disse..».

5. Le indicazioni geografiche date qui presuppongono che le conquiste di Davide si stendessero molto al di là del territorio occupato dalle dodici tribù.

9-14. L'incidente è destinato a porre in risalto la santità dell'arca, che è segno visibile della presenza di JHWH, tanto che quando essa si muove è JHWH che si muove (1Re 8,11; cfr. anche Es 30,34s.; Nm 10,33-36) e, quando viene catturata, la “gloria” di JHWH è bandita da Israele (1Sam 4,22). L'episodio costringe Davide a interrompere per alcuni mesi le iniziative teocratiche. Il Cronista inserisce a questo punto quanto aveva omesso da 2Sam 5,11-25. Il brano è di importanza capitale sul piano teologico, e chiarisce una differenza fondamentale tra la visione teocratica del Cronista e le ideologie teocratiche delle religioni: pur essendo il re ideale, voluto da JHWH, Davide resta uomo e tra il Dio santo e l'uomo l'abisso è e rimane incolmabile: «...Davide ebbe paura di Dio...: Come potrei condurre presso di me la sua arca?».

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Log ZeroDay n.1 IL PSICOBAR SFIGATO

(i Log saranno alcuni miei pensieri vari)

Se la morte di un italiano che cerca solo di vivere alla grande e di guadagnarsi una bella vita in modo onesto mentre fa il duro lavoro è il bar a vita con le sue slot machine, i grattini, l'alcool e le sigarette e quella persona chamata Mario pensa che sia una sua scelta...

...per un paziente psichiatrico vale lo stessa cosa ma con al posto di queste cose appariranno “magicamente” senza che lui lo voglia mai e poi mai davvero (e cercando di fargliele passare come cose che vanno fatte, scelte dallo stesso Mario e senza fargli rendere conto che non sono scelte sue...):

Il bar: La psichiatria/le cliniche/la tua casa etc in cui vive completamente desensorializzato dalla realtà, da se stesso, da ciò che vive e da ciò che lo circonda come se vivesse in una prigione con l'ergastolo ma in senso traslitterato e più psichiatrico del termine (lo è de facto visto che comunque è impossibile uscire matematicamente da sto sistema, è fatto apposta sia politicamente sia economicamente sia ideologicamente e sia culturalmente visto che nemmeno c'è l'umanità delle persone per ascoltare i discorsi di chi ha vissuto queste cose “perché è matto” o qualunque cosa pensi sta gente di merda che nemmeno si ferma ad osservare la realtà, figuriamoci a pensarci...ma nel frattempo sta gente guarda il nido del cuculo e pensa che sta roba non ci sia per fortuna più e magari si emoziona pure di più per la finzione di un film che per un barbone per strada...mah...siamo alla follia).

I grattini: Le terapie che non vorrebbe mai prendere perché sa che cambiano tutto di se stesso completamente nel giro pochi attimi (carattere, personalità, emozioni, aspetto, pensieri, logica, umanità, emozioni, sentimenti, fedeltà alle persone, come affronta lui stesso la sua realtà e pure i suoi ricordi e di come li rivive e di come li pensa e ripensa nel mentre) e quello di non prenderle è come una trombata con la più bella ragazza del mondo dall'altra parte del pianeta e che ama alla follia (oh ma facciamolo scopa' sto povero Mario...dio bono...avrà solo un gatto e un cane a casa sua e nemmeno una moglie...) ma non solo che non durerà abbastanza l'amplesso ma che pure la ragazza lo prenderà per il culo e gli farà una foto o un video nudo e lo sputtanerà ovunque sul web e con le sue amicizie e lui che non potrà farci nulla perché questa si inventerà che la stava stuprando...per dire che seppure togliere la terapia lo fa star bene gli ha talmente di già divorato dentro qualsiasi cosa che sceglierà sempre la soluzione meno negativa che lui lo voglia o no ovvero che deve sempre e comunque di prenderla anche se de facto magari lui non era nemmeno malato prima di prenderle ma magari non se lo ricorda nemmeno (che lui lo voglia o no nel senso che lo costringono a prenderle perché anche se non è veramente obbligato legalmente nella pratica del csm deve sempre prenderle per un sistema che lo incula “con leve e specchi” a vita e non può nemmeno lamentarsi dei peggiori sintomi negativi che sono praticamente nuove malattie nate a parte e che non vorrà nemmeno curare perché non vuole nemmeno entrarci in un altro sistema marcio come lo è questo e nemmeno più parlare di malattie psichiatriche con il suo medico)

Le slot machine: Il solito pensare di chiedere aiuto al sistema/psichiatra/assistente sociale/operatore/educatore/amministratore/whatelse che non aiutano mai per farlo fallire miseramente anche se puer un attimo si sentisse meglio per un aiuto che sembra concreto ma che è un illusione appunto (come se fosse un tossico) perché come le stesse slot machine è sempre matematicamente dimostrato che se sei un pezzente lo diventerai sempre e ancora di più ed è uguale per il servizio del csm e di qualsiasi cosa collegata che può venire dall'esterno oppure no.

L'alcool: Quella cosa in cui vorrebbe affogare e che di solito offre di più agli amici piuttosto che tracannarselo lui da se per tenersi gli amici perché non gli piace veramente ma almeno qualcuno con cui parlare ogni tanto lo vuole trovare seppur sa sotto sotto di essere sfruttato da questi suoi “amici” ma tanto sa che è e sarà sempre così anche se non offrisse mai (ma almeno parla!) e alla fine usa i soldi in una delle due soluzioni sopra e che magari vince qualcosa per meritarsi qualcos'altro dalla vita piuttosto che la sua vita di merda e invece alla fine se ne esce ancora più depresso perché perde alle macchinette o ai grattini e torna a bere con i finti amici.

Le sigarette: ...o meglio, il tabacco! L'unica scelta che ha fatto da consapevole e che fa per se stesso, l'unico motivo per cui continua a vivere e per cui spenderebbe soldi pure se fosse un barbone e fosse in ospedale che stesse per morire. L'ha sostituite di recente con lo svapo per problemi gravi alla gola...25 sigarette al giorno erano troppe secondo quello che gli dicevano i finti amici e i medici...forse valela la pena di ricevere un tumore alla gola?

...ehmehm come faccio a conoscere così bene questo Mario? Ogni riferimento o critica è inventato e puramente irreale ed è costruito come una storia fantascientifica eh, mi raccomando.......


noblogo.org/diventivento/log-z…

Omicidio a Torre Velasca

Il riverbero dei fari della mia Giulietta tagliava la pioggia torbida di viale Abruzzi, trasformando l’asfalto in una striscia di petrolio specchiante. Erano le tre e mezza di una notte milanese, il genere di notte in cui chi è onesto dorme e chi scende in strada ha qualcosa da nascondere o da prendere. Mi chiamo Massimo Pagani e faccio l’investigatore privato, il che significa che la Milano dei salotti e dei grattacieli mi paga per raccogliere i cocci dei propri vizi prima che ci cammini sopra la scientifica. Quella volta, però, la telefonata anonima ricevuta sul fisso del mio studio in corso Buenos Aires mi aveva trascinato fin sul tetto della Torre Velasca, tra quelle enormi costolature di cemento armato che sfidano il cielo buio della città. Lì, immobile sul massetto bagnato dal temporale, c’era il corpo di una ragazza. Indossava un abito da sera di seta scura strappato all'altezza della spalla, i capelli neri incollati alla fronte dal fango e dal vento, e sul collo mostrava una ferita netta, un taglio chirurgico sulla carotide che non aveva lasciato scampo. Eppure, intorno a lei non c'era una sola goccia di sangue: era stata uccisa altrove, svuotata, e poi trasportata fin lassù come un sacco di stracci da dimenticare. Infilata a forza tra le sue dita gelide e contratte dal rigor mortis, c’era una tessera magnetica di plastica dorata con un unico numero inciso a fuoco sulla superficie: 404. Il mio istinto, cresciuto a pane e marciapiede tra le infiltrazioni della malavita milanese, cominciò a battere i tamburi di guerra. Sapevo esattamente cosa significasse quel numero, così come sapevo che toccare quel corpo avrebbe significato infilare la testa in un cappio d'acciaio. Scesi dalla torre a piedi per evitare le telecamere dell’ascensore, scivolando nell'oscurità dei sotterranei per incontrare la mia unica polizza assicurativa in questa città marcia. «Pagani, ti ho detto di mollare l'osso, quella ragazza per i registri ufficiali non esiste e non è mai nata.>> Mi ringhiò dietro l'ispettore capo Brambilla, il mio contatto in questura, mentre si stringeva nel bavero del cappotto bagnato. «Ha in mano una tessera del Club 404, Brambilla. Quello nascosto dietro piazza San Babila dove i consiglieri regionali e gli industriali della finanza sniffano sui tavoli di cristallo scambiandosi favori edilizi.>> Risposi, tenendo una sigaretta spenta tra i denti per non fare luce nel buio del sotterraneo. Il poliziotto mi fissò con gli occhi stanchi di chi ha visto troppi insabbiamenti per credere ancora nella giustizia. «Appunto per questo devi sparire. Lì dentro la legge non ha giurisdizione, ci sono interessi che coprono l’intero asse Milano-Roma. Se passi quella porta, ci rimetti la pelle e io non potrò nemmeno venirti a cercare all'obitorio». Lo piantai lì, senza rispondergli, lasciando che il fumo della sua sigaretta si disperdesse nell'aria. Mezz'ora dopo stavo spingendo la pesante porta blindata d'acciaio del Club 404, nascosta dietro l'insegna anonima di un'import-export di pellame. All'interno l'aria era calda, satura di jazz elettronico a basso volume e del profumo costoso di cortigiane d'alto bordo. Il pavimento di marmo nero rifletteva le luci soffuse dei privé. Mi diressi dritto al bancone, facendo scivolare la tessera magnetica dorata sotto il palmo del barman, un tipo tarchiato con le nocche spesse e gli occhi freddi da squalo. L'uomo la guardò, cambiò colore in un istante e mi fece un cenno impercettibile verso il corridoio riservato del retro. Dietro la spessa tenda di velluto rosso, dove mi aspettavo di trovare l'ennesimo tavolo da baccarat per politici annoiati, lo scenario mutò radicalmente, rivelando il vero volto della notte milanese. La stanza era immersa in una luce cruda e l'odore dolciastro del profumo era coperto da quello acre e penetrante della candeggina pura. Un uomo di spalle, con un abito sartoriale grigio fumo e i polsini della camicia arrotolati, stava strofinando freneticamente una grossa macchia scura sul divano di pelle con una spugna imbevuta di acido. Accanto alla scrivania, abbandonate in un angolo, c'erano le scarpe col tacco alto e la borsetta di pelle della ragazza trovata a Torre Velasca. Il killer sentì il fruscio del velluto e si voltò di scatto, rivelando un viso geometrico e impassibile, mentre la sua mano destra impugnava già una Beretta semiautomatica dotata di un pesante cilindro silenziatore. «Sei in anticipo sulla tabella di marcia, Pagani, la ditta di pulizie doveva arrivare alle quattro.>> Disse con un sorriso che sembrava un taglio sul marmo, sollevando l'arma all'altezza dei miei occhi. Non ci fu spazio per i dialoghi o per le trattative da strada. Mi lanciai lateralmente sul pavimento di legno mentre il primo proiettile perforava l'aria, spaccando lo specchio veneziano alle mie spalle in una pioggia di cristalli taglienti. Estrassi la Walther PPK dalla fondina ascellare prima ancora di toccare terra ed esplosi due colpi ravvicinati in rapida successione, sfruttando l'addestramento militare. Il primo proiettile lo centrò in pieno alla spalla destra, frantumandogli la clavicola e facendo volare la sua arma silenziata contro la parete; il secondo colpo centrò in pieno il paralume di vetro della lampada da tavolo, piombando l'intera stanza in un inferno fatto di oscurità, odore di zolfo e lamenti soffocati. Lo raggiunsi prima che potesse recuperare la pistola con la mano sinistra, crollandogli addosso con tutto il mio peso e piantandogli il ginocchio sinistro direttamente sullo sterno per togliergli il fiato. Il sangue caldo della sua ferita cominciò a inzuppare la mia giacca, espandendosi sul pavimento. «Chi era quella ragazza e cosa le avete preso?» Ringhiai, premendo con forza la canna ancora calda della Walther contro la sua tempia bagnata di sudore freddo. L’uomo tossì, sputando sangue sul pavimento prima di parlare con un rantolo spezzato dal dolore. «È la figlia del prefetto... ricattava mezza città... aveva registri, cifre, conti cifrati in Svizzera... l'ho solo fermata prima che distruggesse l'accordo per i nuovi appalti di Lampugnano... i documenti sono nella borsa sotto il divano, prendili e vattene prima che sia tardi». Non aspettai le sue scuse. Allungai il braccio libero sotto il mobile, afferrando la borsetta di tela impermeabile e sfilando due chiavette USB e un taccuino pieno di nomi altisonanti della finanza milanese, infilando tutto nella tasca interna del mio trench. In lontananza, lungo la cerchia dei Navigli e verso corso Venezia, cominciarono a ululare le prime sirene spiegate della polizia, chiamate sicuramente dal barman attraverso il pulsante d'allarme sotto il bancone. Sapevo che Brambilla non sarebbe riuscito a proteggermi se mi avessero trovato lì dentro con un uomo ferito e i segreti della prefettura in tasca. Uscii di scatto dalla porta di sicurezza sul retro, sbucando nel vicolo buio di via Larga mentre la pioggia di Milano ricominciava a cadere con violenza, quasi a voler lavare via la vergogna, il sangue e i peccati dal selciato. Avevo la verità in tasca e le prove per far crollare un impero politico, ma mentre correvo verso la mia Giulietta nascosta tra le ombre, sapevo che da quella notte la mia vita valeva molto meno del prezzo di un biglietto del tram. Sparii nella nebbia che risaliva dai tombini, trasformandomi nell'ennesima ombra tra le ombre di una città che non perdona chi decide di non girare la testa dall'altra parte.


noblogo.org/milano-dopo-mezzan…

Brian Eno – Reflection (2017)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Pochi musicisti hanno dato un senso così profondo alla definizione di “avanguardia” come Brian Eno, artista talmente e costantemente “avanti” da risultare imprendibile per chiunque. La sua ultima mossa si intitola Reflection ed è qualcosa che va ben oltre il concetto di musica ambient di cui Eno è portatore sano, ben oltre il concetto stesso di album... artesuono.blogspot.com/2017/01…


Ascolta: album.link/i/1665710176



noblogo.org/available/brian-en…


Brian Eno – Reflection (2017)


immagine

Pochi musicisti hanno dato un senso così profondo alla definizione di “avanguardia” come Brian Eno, artista talmente e costantemente “avanti” da risultare imprendibile per chiunque. La sua ultima mossa si intitola Reflection ed è qualcosa che va ben oltre il concetto di musica ambient di cui Eno è portatore sano, ben oltre il concetto stesso di album... artesuono.blogspot.com/2017/01…


Ascolta: album.link/i/1665710176


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


Chiedilo alla luce

chiedilo alla luce delle crocifissioni dei corpi in zone di quarantena e delle menti vaganti in labirinti e del supplizio dell'inchiostro dei poeti “maledetti” a postuma gloria

chiedilo a quella luce-verità che ha udito le campane del sangue dei linciati o clonati in questo tempo dell'intelligenza artificiale

10.12.25

Sento la tensione e la rabbia che attraversano questi versi: una luce che interroga il dolore collettivo, la tecnologia e la memoria dei corpi. Il tono è profondo, accusatorio e insieme liturgico — funziona molto bene.

Versione rivista


chiedilo alla luce
delle crocifissioni dei corpi
in zone di quarantena
delle menti vaganti in labirinti
del supplizio dell'inchiostro
dei poeti «maledetti»
a postuma gloria

chiedilo a quella luce-verità
che ha udito le campane del sangue
dei linciati o clonati in questo tempo
dell'intelligenza artificiale

10.12.25

Traduzione poetica in inglese


ask it of the light
of bodies crucified
in quarantine zones
of minds wandering labyrinths
and of the torment of ink
from the poets called “accursed”
to posthumous glory

ask that light-truth
that heard the bells of blood
of those lynched or cloned in this age
of artificial intelligence

10.12.25

Commento e suggerimenti


  • Immagini forti: le metafore (crocefissioni, campane del sangue, labirinti) funzionano come richiami sacri e profani insieme; mantengono il lettore in sospensione emotiva.
  • Tono e ritmo: la ripetizione di chiedilo crea un ritornello efficace; valuterei di giocare con pause più nette (versi più brevi o enjambment) per aumentare la tensione drammatica.
  • Lessico: la dicotomia tra sacro (luce, campane) e tecnologico (clonati, intelligenza artificiale) è potente; potresti ampliare con immagini sensoriali (odore, suono, tatto) per rendere il contrasto ancora più vivido.
  • Punteggiatura e grafia: ho mantenuto la forma essenziale; se vuoi un effetto più liturgico, prova a inserire una virgola o un punto dopo il primo blocco per segnare la chiamata e la risposta.


Versione concisa


chiedilo alla luce
delle crocifissioni in quarantena
delle menti nei labirinti
del supplizio dell'inchiostro
dei poeti maledetti a gloria postuma

chiedilo alla luce‑verità
che ha udito le campane del sangue
dei linciati e dei clonati nell'era dell'IA

10.12.25

English translation


ask it of the light
of crucifixions in quarantine
of minds in labyrinths
of the torment of ink
of poets cursed to posthumous glory

ask that light‑truth
that heard the bells of blood
for the lynched and the cloned
in the age of AI

10.12.25


noblogo.org/norise-3-letture-a…

1CR - Capitolo 12


Primi seguaci di Davide1Questi sono gli uomini che raggiunsero Davide a Siklag, quando ancora fuggiva di fronte a Saul, figlio di Kis. Essi erano i prodi che l'aiutarono in guerra. 2Erano armati d'arco e sapevano tirare frecce e sassi con la destra e con la sinistra; erano della tribù di Beniamino, fratelli di Saul: 3Achièzer, il capo, e Ioas, figli di Semaà, di Gàbaa, Iezièl e Pelet, figli di Azmàvet, Beracà e Ieu di Anatòt, 4Ismaia di Gàbaon, prode fra i Trenta e sopra i Trenta, 5Geremia, Iacazièl, Giovanni e Iozabàd di Ghederà, 6Eleuzài, Ierimòt, Bealia, Semaria, Sefatia di Carif, 7Elkanà, Issia, Azarèl, Ioèzer, Iasobàm, Coriti, 8Ioelà e Zebadia, figli di Ierocàm, di Ghedor.9Dei Gaditi alcuni uomini passarono a Davide nella fortezza del deserto; erano uomini valorosi, guerrieri pronti a combattere, abili nell'uso dello scudo e della lancia, sembravano leoni ed erano agili come gazzelle sui monti: 10Ezer era il capo, Abdia il secondo, Eliàb il terzo, 11Mismannà il quarto, Geremia il quinto, 12Attài il sesto, Elièl il settimo, 13Giovanni l'ottavo, Elzabàd il nono, 14Geremia il decimo, Macbannài l'undicesimo. 15Costoro erano discendenti di Gad, capi dell'esercito; il più piccolo ne comandava cento e il più grande mille. 16Questi attraversarono il Giordano nel primo mese dell'anno, mentre era in piena su tutte le rive, e misero in fuga tutti gli abitanti della valle a oriente e a occidente.17Alcuni dei figli di Beniamino e di Giuda andarono da Davide fino alla sua fortezza. 18Davide uscì loro incontro e presa la parola disse loro: “Se siete venuti da me con intenzioni pacifiche per aiutarmi, sono disposto a unirmi a voi; ma se venite per tradirmi e consegnarmi ai miei avversari, mentre non c'è violenza nelle mie mani, il Dio dei nostri padri veda e punisca”. 19Allora lo spirito invase Amasài, capo dei Trenta: “Per te, Davide, e con te, figlio di Iesse. Pace, pace a te, e pace a chi ti aiuta, perché il tuo Dio ti aiuta”. Davide li accolse e li costituì capi di schiere.20Anche da Manasse alcuni passarono a Davide, mentre insieme con i Filistei marciava in guerra contro Saul. Egli però non li aiutò perché, essendosi consultati, i prìncipi dei Filistei lo rimandarono dicendo: “A danno delle nostre teste, egli passerebbe a Saul, suo signore”. 21Mentre era diretto a Siklag, passarono dalla sua parte i manassiti Adnach, Iozabàd, Iediaèl, Michele, Iozabàd, Eliu e Silletài, capi di migliaia nella tribù di Manasse. 22Essi aiutarono Davide contro i razziatori, perché erano tutti valorosi, e divennero comandanti dell'esercito. 23In verità ogni giorno alcuni passavano dalla parte di Davide per aiutarlo e così il suo divenne un accampamento enorme.

L’esercito del nuovo re24Ecco le cifre dei capi armati che passarono a Davide a Ebron per trasferire il regno da Saul a lui, secondo l'ordine del Signore.25Dei figli di Giuda, che portavano scudo e lancia: seimilaottocento armati.26Dei figli di Simeone, uomini valorosi in guerra: settemilacento.27Dei figli di Levi: quattromilaseicento, 28inoltre Ioiadà, condottiero della famiglia di Aronne, e con lui tremilasettecento, 29e Sadoc, giovane molto valoroso, e il casato con i ventidue comandanti.30Dei figli di Beniamino, fratelli di Saul: tremila, perché in massima parte essi rimasero al servizio della casa di Saul.31Dei figli di Èfraim: ventimilaottocento uomini valorosi, celebri nei loro casati.32Di metà della tribù di Manàsse: diciottomila, che furono designati per nome, per andare a proclamare re Davide.33Dei figli di Ìssacar, che conoscevano bene i vari tempi, in modo da sapere che cosa dovesse fare Israele: duecento capi e tutti i loro fratelli alle loro dipendenze.34Di Zàbulon: cinquantamila, arruolati nell'esercito, pronti per la battaglia con tutte le armi da guerra, disposti ad aiutare senza doppiezza.35Di Nèftali: mille comandanti e con loro trentasettemila dotati di scudo e di lancia.36Dei Daniti: ventottomilaseicento, armati per la guerra.37Di Aser: quarantamila guerrieri, arruolati nell'esercito e armati per la guerra.38Dalla Transgiordania, ossia dei Rubeniti, dei Gaditi e di metà della tribù di Manasse: centoventimila con tutte le armi da guerra.39Tutti costoro, guerrieri pronti a marciare, con cuore leale si recarono a Ebron per proclamare Davide re su tutto Israele; anche tutto il resto d'Israele era concorde nel proclamare re Davide. 40Rimasero là con Davide tre giorni, mangiando e bevendo quanto i fratelli avevano preparato per loro. 41Anche i loro vicini e perfino da Ìssacar, da Zàbulon e da Nèftali avevano portato cibarie con asini, cammelli, muli e buoi: farina, schiacciate di fichi, uva passa, vino, olio, buoi e pecore in gran quantità, perché c'era gioia in Israele.

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-23. Il brano è del Cronista. Esso contiene informazioni sugli uomini che seguirono Davide prima della sua ascesa al trono. Si tratta di seguaci di Davide provenienti dalla tribù di Beniamino (vv. 1-8), di Gad (vv. 9-16), ancora di Beniamino e Giuda (vv. 17-19) e di Manasse (vv. 20-23). Sono dunque esponenti delle tribù transgiordaniche, o di quelle collegate a Saul (Beniamino). La tradizione storica attribuisce a queste tribù tendenze separatiste. Il Cronista invece le presenta solidali con Davide. Perché la lista è stata ignorata dal redattore dei libri di Samuele? Alcuni studiosi pensano che il brano sia stato introdotto nelle Cronache in un secondo momento.

1-8. Gli ausiliari beniaminiti. Davide aveva ricevuto dal re filisteo di Gat, presso il quale si era rifugiato, la città di Ziklag, 18 chilometri a nord di Bersabea, cfr. 1 Sam 17, 1-12; 27, 6. In un primo tempo la città era parte della tribù di Giuda, in seguito era diventata simeonita, cfr. Gs 15, 31; 1 Cr 4, 30. Caduta quindi nelle mani dei Filistei, ora tornava definitivamente a Giuda. Elencando i partigiani di Davide della tribù di Beniamino, il Cronista intende mostrare il crescente prestigio del suo eroe di fronte a Saul, egli stesso beniaminita.

9-16. Gli ausiliari di Gad. Gli undici guerrieri elencati si unirono a Davide prima che questi passasse ai Filistei. Davide si teneva ancora nascosto nella fortezza di Adullam (1Sam 22,1), 20 chilometri circa a sud-ovest di Betlemme. Erano guerrieri eccezionali, abili nell'uso dello scudo maggiore, cfr. 1Sam 17,7; 1Re 10,6 e della lancia, 12,25; 2Cr 11,12; 14,7; 25,15. Il loro comparire incuteva lo stesso terrore che suscitava la comparsa del leone, Dt 33,20; 2Sam 1,23; Am 6,8. Un esempio del loro valore, v. 16, è la traversata del Giordano nonostante il pericolo di piene primaverili (il primo mese dell'anno, il mese di Nisan, che corrisponde al nostro marzo-aprile, cfr. Ne 2,1; Est 3,7).

17-19. Per la sua vivacità, l'episodio contrasta con gli altri del capitolo, e si ricollega al brano precedente per il richiamo della parola “fortezza”, vv. 9.17. Gli ausiliari vengono da Giuda, ma non si fa l'elenco dei loro nomi. Il timore di Davide è giustificato, avendo egli già fatto esperienza del tradimento, cfr. 1Sam 23,7-28. Nella redazione del v. 19 il Cronista non si rifà a qualche lista, ma a un minuscolo brano epico, che pone in bocca ad Amasai, capo dei Trenta.

20-23. Ausiliari della tribù di Manasse. Si noti che Ma-nasse è l'antenato dei Samaritani scismatici. I nuovi alleati raggiungono Davide allorquando questi, a motivo dell'ospitalità avuta dal re di Gat, è tenuto ad aiutare i Filistei in guerra contro Saul. I capi filistei diffidano tuttavia di lui, v. 20; cfr. 1Sam 28,1-2; 29,3ss., che deve tornare al suo quartier generale di Ziklag, dove lo raggiungono i sette uomini di Manasse. Il loro aiuto risultò determinante nella spedizione punitiva di Davide contro i razziatori amaleciti che in sua assenza avevano devastato l'accampamento, 1Sam 30,1-25.

24-41. Alla presentazione degli eroi segue l'elenco dei guerrieri di ogni tribù che hanno proclamato re Davi-de. Non sono indicati i nomi delle varie tribù, ma il numero dei guerrieri e i loro capi. Il brano è del Cronista, che si ispira a Nm 1-3 e 26. All'autore preme presentare il consenso di «tutto Israele» al re voluto da JHWH. Con l'aggiunta di Levi, il numero delle tribù sale a tredici. Le cifre che indicano la totalità dei soldati sono iperboliche.

25-26. Il numero dei rappresentanti di Giuda e di Simeone è relativamente ridotto, il che si può spiegare tenendo presente che le due tribù avevano già riconosciuto da sette anni la regalità di Davide. La cerimonia di Ebron è stata soprattutto un riconoscimento di Davide come re da parte delle tribù settentrionali.

27-30. Il numero scarso dei Beniaminiti è spiegato dal Cronista, v. 30. Il v. 27 ci informa sulla presenza, oltre che dei leviti, dei sommi sacerdoti Ioiada, capo degli aro-nidi, e di Zadok, capo degli zadokiti, 5,34, del ramo di Eleazaro, che al tempo di Salomone sostituirà nel sommo sacerdozio il discendente di Itamar, Ebiatar, 1Re 2,26 s.

33. Già il Targum pensava che si trattasse della speciale sapienza degli astrologi, i quali sono in grado di indicare i giorni e le ore adatte per dare avvio a un'impresa importante.

34. «senza doppiezza» è in ebraico «con cuore indiviso», là dove il cuore è sede dei sentimenti e delle intenzioni.

39. Il Cronista ribadisce: non solo i rappresentanti delle tribù venute a Ebron, ma «anche il resto di Israele era concorde nel proclamare re Davide».

40-41. Le celebrazioni per la festa d'intronizzazione durano tre giorni e sono caratterizzate anche da sontuosi banchetti. Lo stesso accadeva in situazioni analoghe, cfr. 29,22; 2Cr 30,21; e in occasione dei pellegrinaggi annuali alla città santa. I «fratelli» sono i membri della tribù di Giuda. Il quadro descritto può essere interpretato come simbolo del banchetto escatologico nel regno messianico, in specie tenendo presente l'ultima espressione del v. 41: «c'era allegria in Israele». Al Cronista non è estraneo il tema della “gioia” legato alla celebrazione delle festività liturgiche (cfr. ad esempio, 2Cr 23,13.21; 29,36; ecc.). Per lui l'allegrezza è parte costitutiva del popolo di Dio, un tratto che emerge tanto più, se contrapposto all'aridità con cui il nostro autore procede di solito, coi suoi elenchi e anche nelle sue descrizioni. Ma si veda anche il brano che segue immediatamente.

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

Poème / Mon auto nomie

Entre le carrossage qui me permet de mordre la courbure, Et le moyeu, centre immobile autour duquel tout s'accélère, Je roule ou bon me semble, de toute mon envergure, Sur l'asphalte qui, en défilant derrière moi me libère.

Cette liberté entre mes mains, je la laisse sur mon sillage. Je connais le vrai bonheur grâce à ce fier châssis : Mon cap est mon horizon, ma direction est mon voyage, Le monde défile autour de moi qui reste assis !

Sur mon trône mobile, la rue se soulève pour moi. Depuis le mouvement de ma main, qui transmet l'énergie, Jusqu'aux fourches, c'est moi qui ouvre le convoi : Mon fauteuil roulant est mon royaume, le monde son parvis !

Looping 3 et 4 juin 2026


noblogo.org/looping/poeme-mon-…

Mavis Staples — You Are Not Alone (2010)


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

immagine

Il gospel è nel sangue di Mavis Staples ma “You Are Not Alone” non è un disco di solo gospel, anzi. Dopo il bellissimo “We’ll Never Turn Back” del 2007, disco prodotto dallo straordinario talento di Ry Cooder, la Staples per questo album si fa aiutare da Jeff Tweedy leader di quella formidabile band chiamata Wilco... silvanobottaro.it/archives/411…


Ascolta: album.link/i/1485025049



noblogo.org/available/mavis-st…


Mavis Staples — You Are Not Alone (2010)


immagine

Il gospel è nel sangue di Mavis Staples ma “You Are Not Alone” non è un disco di solo gospel, anzi. Dopo il bellissimo “We’ll Never Turn Back” del 2007, disco prodotto dallo straordinario talento di Ry Cooder, la Staples per questo album si fa aiutare da Jeff Tweedy leader di quella formidabile band chiamata Wilco... silvanobottaro.it/archives/411…


Ascolta: album.link/i/1485025049


HomeIdentità DigitaleSono su: Mastodon.uno - Pixelfed - Feddit


Meditazione 03.06.2026


Questo spazio. Questo spazio immenso. Pieno di pensieri cavi, contorti, manifesti e silenti.

Si vede una figura. Una forma indistinta. Un frammento di immagine e

ho già perso attenzione.

Ci sono così tante cose... È davvero spazio, senza vuoto?

Probabilmente il concetto di spazio è qualcosa generato dalla nostra percezione del mondo, che ci aiuta a renderlo comprensibile. A immaginareil vuoto.

Quello che vedo è semplicemente differenza di densità. Qui, lì. Distanza? Io sono più densa qui, tu lì, e il tizio che bestemmia per strada sta là.

La differenza forse sta solo in quanti pezzi di noi si incontrano nello stesso istante;

quanti suoni di me conosci indicano quanto siamo vicine: se senti il battito del mio cuore stiamo condividendo molte cose.

Me. Te. Stiamo creando il nostro spazio. O ci lasciamo creare con esso.


log.livellosegreto.it/lemagi/m…

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

Kratos 2, un'operazione internazionale contro la pirateria digitale, ha visto la partecipazione anche dell'Italia

L'Operazione #KRATOS 2, coordinata dalla Bulgaria con il supporto di #Europol, ha portato allo smantellamento di 9 gruppi criminali organizzati responsabili della distribuzione illegale di contenuti premium (sportivi, cinematografici e TV) tramite streaming e IPTV non autorizzati. L'operazione, durata sette mesi (settembre 2025 – aprile 2026), ha coinvolto le forze dell'ordine di oltre 13 paesi tra cui Italia, Francia, USA e Regno Unito.

I risultati principali includono:

  • 29 arresti e 86 sospettati identificati
  • Rimozione di oltre 27.000 URL illegali
  • 148 perquisizioni domiciliari
  • Identificazione di quasi 723.000 oggetti contraffatti
  • Segnalazione di 169 domini e scoperta di oltre 18.000 indirizzi IP associati.

Le indagini hanno evidenziato come queste reti criminali utilizzino infrastrutture tecniche complesse e transnazionali per eludere i controlli, esponendo gli utenti a rischi di sicurezza informatica come malware e furto di dati. Gli investigatori si sono concentrati sullo smantellamento dell’infrastruttura criminale sottostante anziché limitarsi a rimuovere i siti Web, identificando oltre 18.000 indirizzi IP e 4.370 domini collegati alla pirateria. La collaborazione con partner del settore privato è stata cruciale per mappare l'intero ecosistema criminale e colpirne le strutture portanti, andando oltre la semplice rimozione dei siti web.


noblogo.org/cooperazione-inter…


Kratos 2, un'operazione internazionale contro la pirateria digitale, ha visto...


Kratos 2, un'operazione internazionale contro la pirateria digitale, ha visto la partecipazione anche dell'Italia

L'Operazione #KRATOS 2, coordinata dalla Bulgaria con il supporto di #Europol, ha portato allo smantellamento di 9 gruppi criminali organizzati responsabili della distribuzione illegale di contenuti premium (sportivi, cinematografici e TV) tramite streaming e IPTV non autorizzati. L'operazione, durata sette mesi (settembre 2025 – aprile 2026), ha coinvolto le forze dell'ordine di oltre 13 paesi tra cui Italia, Francia, USA e Regno Unito.

I risultati principali includono:

  • 29 arresti e 86 sospettati identificati
  • Rimozione di oltre 27.000 URL illegali
  • 148 perquisizioni domiciliari
  • Identificazione di quasi 723.000 oggetti contraffatti
  • Segnalazione di 169 domini e scoperta di oltre 18.000 indirizzi IP associati.

Le indagini hanno evidenziato come queste reti criminali utilizzino infrastrutture tecniche complesse e transnazionali per eludere i controlli, esponendo gli utenti a rischi di sicurezza informatica come malware e furto di dati. Gli investigatori si sono concentrati sullo smantellamento dell’infrastruttura criminale sottostante anziché limitarsi a rimuovere i siti Web, identificando oltre 18.000 indirizzi IP e 4.370 domini collegati alla pirateria. La collaborazione con partner del settore privato è stata cruciale per mappare l'intero ecosistema criminale e colpirne le strutture portanti, andando oltre la semplice rimozione dei siti web.


Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



Segui il blog con il tuo favorito RSS reader (noblogo.org/cooperazione-inter…) e interagisci con i suoi post nel fediverso (@cooperazione-internazionale-di-polizia@noblogo.org). Scopri dove trovarci:l.devol.it/@CoopIntdiPoliziaTutti i contenuti sono CC BY-NC-SA (creativecommons.org/licenses/b…)Le immagini se non diversamente indicato sono di pubblico dominio.



1CR - Capitolo 11


Davide re conquista Gerusalemme1Tutti gli Israeliti si raccolsero intorno a Davide a Ebron e gli dissero: “Ecco, noi siamo tue ossa e tua carne. 2Già prima, quando regnava Saul, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore, tuo Dio, ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele; tu sarai capo del mio popolo Israele”“. 3Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re a Ebron, Davide concluse con loro un'alleanza a Ebron davanti al Signore, ed essi unsero Davide re d'Israele, secondo la parola pronunciata dal Signore per mezzo di Samuele.4Davide con tutto Israele andò a Gerusalemme, cioè Gebus, dove c'erano i Gebusei, abitanti della regione. 5Gli abitanti di Gebus dissero a Davide: “Tu qui non entrerai”. Ma Davide espugnò la rocca di Sion, cioè la Città di Davide. 6Davide aveva detto: “Chi colpirà per primo i Gebusei diventerà capo e principe”. Salì per primo Ioab, figlio di Seruià, che divenne così capo. 7Davide si stabilì nella rocca, che perciò fu chiamata Città di Davide. 8Egli fortificò la città tutt'intorno, dal Millo per tutto il suo perimetro; Ioab restaurò il resto della città. 9Davide andava crescendo sempre più in potenza e il Signore degli eserciti era con lui.

Elenco dei prodi di Davide10Questi sono i capi dei prodi di Davide, che si erano affermati con il valore nel suo regno e che, insieme con tutto Israele, lo avevano costituito re, secondo la parola del Signore nei riguardi d'Israele. 11Ecco l'elenco dei prodi di Davide: Iasobàm, figlio di un Acmonita, capo dei Tre. Egli, impugnando la lancia contro trecento uomini, li trafisse in un solo scontro. 12Dopo di lui veniva Eleàzaro, figlio di Dodo, l'Acochita; era uno dei tre prodi. 13Egli fu con Davide a Pas-Dammìm. I Filistei vi si erano riuniti per combattere; c'era un campo pieno d'orzo e il popolo fuggì dinanzi ai Filistei. 14Egli allora si appostò in mezzo al campo, lo difese e sconfisse i Filistei, e il Signore operò una grande salvezza.15Tre dei Trenta capi scesero sulla roccia presso Davide, nella caverna di Adullàm; il campo dei Filistei era posto nella valle dei Refaìm. 16Davide era allora nel rifugio e c'era una postazione di Filistei a Betlemme. 17Davide ebbe un desiderio e disse: “Se qualcuno mi desse da bere l'acqua del pozzo che è vicino alla porta di Betlemme!”. 18I tre irruppero nel campo filisteo, attinsero l'acqua dal pozzo di Betlemme, vicino alla porta, la presero e la presentarono a Davide, il quale però non ne volle bere, ma la sparse in onore del Signore, 19dicendo: “Non sia mai, mio Dio, che io faccia una cosa simile! Dovrei bere il sangue di quegli uomini insieme con la loro vita? Difatti l'hanno portata a rischio della propria vita”. Non la volle bere. Tali gesta compirono quei tre prodi.20Abisài, fratello di Ioab, fu il capo dei Trenta. Egli impugnando la lancia contro trecento uomini li trafisse; si fece un nome fra i Trenta. 21Fu stimato doppiamente fra i Trenta e divenne loro comandante, ma non giunse alla pari dei Tre. 22Poi veniva Benaià, figlio di Ioiadà, uomo valoroso, di molte prodezze, originario di Kabseèl. Egli uccise i due figli di Arièl, di Moab; inoltre, sceso in una cisterna in un giorno di neve, vi abbatté un leone. 23Uccise anche un Egiziano, alto cinque cubiti, il quale aveva in mano una lancia come un cilindro da tessitore; gli andò incontro con un bastone, strappò di mano all'Egiziano la lancia e lo uccise con la sua stessa lancia. 24Questo fece Benaià, figlio di Ioiadà, e si fece un nome fra i trenta prodi. 25Fu glorioso fra i Trenta, ma non giunse alla pari dei Tre. Davide lo mise a capo del suo corpo di guardia.26Ecco i prodi valorosi: Asaèl, fratello di Ioab, Elcanàn, figlio di Dodo, di Betlemme, 27Sammòt di Carod, Cheles di Pelet, 28Ira, figlio di Ikkes, di Tekòa, Abièzer di Anatòt, 29Sibbecài di Cusa, Ilài di Acòach, 30Marài di Netofà, Cheled, figlio di Baanà, di Netofà, 31Itài, figlio di Ribài, di Gàbaa dei figli di Beniamino, Benaià di Piratòn, 32Curài di Nacalè-Gaas, Abièl di Arbàt, 33Azmàvet di Bacurìm, Eliacbà di Saalbòn, 34Iasen di Gun, Giònata, figlio di Saghè, di Arar, 35Achiam, figlio di Sacar, di Arar, Elifèlet, figlio di Ur, 36Chefer di Mecherà, Achia di Pelon, 37Chesrò di Carmel, Naarài, figlio di Ezbài, 38Gioele, fratello di Natan, Mibcar, figlio di Agrì, 39Selek l'Ammonita, Nacrài di Beeròt, scudiero di Ioab, figlio di Seruià, 40Ira di Ieter, Gareb di Ieter, 41Uria l'Ittita, Zabad, figlio di Aclài, 42Adinà, figlio di Siza il Rubenita, capo dei Rubeniti, e con lui altri trenta, 43Canan, figlio di Maacà, Giòsafat di Meten, 44Ozia di Astaròt, Sama e Ieièl, figli di Cotam di Aroèr, 45Iediaèl, figlio di Simrì, e Ioca, suo fratello, di Tisì, 46Elièl di Macavìm, Ieribài e Osea, figli di Elnàam, Itma il Moabita, 47Elièl, Obed e Iaasièl di Soba. __________________________Note

11,1 La storia ha uno svolgimento lineare. Passando a narrare gli eventi riportati in 2Sam 5,1-10, dopo aver omesso le notizie riportate in 2Sam 1-4, si dà l’impressione che Davide sia subito divenuto re di tutto Israele (vv. 1-3).

=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=●=

Approfondimenti


1-9. Eliminati Saul e la sua dinastia, sullo sfondo cupo della loro vicenda è posta in risalto, in un quadro sintetico e idealizzato, la figura di Davide. Il Cronista sottolinea i tratti dell'eroe che ha riunito le tribù d'Israele attorno a JHWH.

1-3. Un solo re, un popolo etnicamente puro saldamente compatto attorno a lui, una capitale unica, sono i tre elementi irrinunciabili per la visione teocratica del Cronista. Per porli adeguatamente in risalto, il nostro autore omette il cordoglio di Davide per la morte del rivale (2Sam 1, 1-27), l'elezione di Davide da parte della tribù di Giuda (2,1-3,1), la lotta del sovrano contro Is-Baal, durata sette anni (3,2-4,12), e inoltre trasforma la polemica assemblea di Ebron (2Sam 5,1), in un pacifico riconoscimento acclamatorio della regalità di Davide da parte di tutte le tribù d'Israele, conglobando nell'unzione di Ebron le due precedenti consacrazioni (1Sam 16,13; 2Sam 2,4). Davide figura così come il primo vero re di tutto Israele, contrariamente a 1Sam 10,20-24, che attribuisce tale prerogativa a Saul. Le parole dei vv. 1 e 2 non sono messe in bocca agli anziani, come avviene in 2Sam 5, ma sono pronunciate da tutto Israele.

4-9. Conquista di Gerusalemme. Perché la teocrazia non sia priva della sua capitale, con un anacronismo voluto, subito dopo l'elezione il Cronista inserisce la presa di Gerusalemme. Il re teocratico conquista la città non solo «con i suoi uomini» (come in 2Sam 5,6), ma «con tutto Israele», v. 4 (vedi 1Cr 11,1). La nota esplicativa a «Gebus» ricorre anche in Gs 18,28 e Gdc 19,10. «Gebus» non è l'antico nome della città, come si potrebbe pensare, bensì una arbitraria designazione derivata da «Gebusei», termine col quale erano indicati gli abitanti del centro urbano al tempo di Davide. Gerusalemme (Urusalim) è nome antico, attestato già nel sec. XX a.C. Il brano riproduce 2Sam 5,6-10, con l'omissione di dettagli sfavorevoli a Davide (cfr. 2Sam 5,6).

10-47. Il brano contiene il catalogo dei soldati di Davide. Ma il Cronista non intende tanto informarci sull'armata del re, quanto piuttosto sostenere come questi prodi, mettendosi al servizio di Davide, si fossero inseriti nel piano salvifico di JHWH, che da sempre ha designato Davide a re di tutto Israele. È il senso del v. 10, che introduce il brano. Un primo gruppo di prodi è presentato nei vv. 11-25; una seconda lista si ha nei vv. 26-46.

11-14. Di questi prodi, i più famosi sono “il gruppo dei tre”, vv. 11-14 = 2Sam 23,8-12; il nome del terzo, Samma, cfr. 2Sam 23,9c-11b, è caduto nel testo delle Cronache, per homoioteleuton. Di conseguenza, le imprese di Samma, figlio di Aghe, vengono attribuite ad Eleazaro, figlio di Dodo.

15-19. Il racconto si riferisce a un atto di eroismo compiuto da tre anonimi del “gruppo dei trenta”, 2Sam 23,13-17.

20-25. Cfr. 2Sam 23,18-23. Abisai e Benaia, inferiori al “gruppo dei tre”, si distaccano però dai “trenta”. Per Abisai, amico di Davide, cfr. 18,12; 19,11s.; 1Sam 26,6-7; 2Sam 20. Per Benaia, cfr. 15,21. La descrizione della sua lotta contro l'Egiziano si ispira al racconto di Davide e Golia, 1Sam 17,4-10.40-51; 2Sam 21,19; 1Cr 21,19.

26-47. Nei vv. 26-41a si ha un elenco di prodi senza rapporto diretto con i brani precedenti. Nella lista parallela di 2Sam 23,24-39 i nomi sono trenta, anziché trentuno. Non di rado la grafia dei nomi è diversa nei due testi. Incerte e discusse sono anche le indicazioni geografiche. Nelle Cronache l'elenco è preceduto da una breve sovrascritta: «Ecco i prodi valorosi». 2Sam 23,39 si ferma ad Uria l'Hittita, marito di Betsabea. Il Cronista completa la lista con un catalogo suo proprio, comprendente sedici nomi di provenienza ignota (vv. 41b-47).

(cf. VINCENZO GATTI, 1Cronache – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


🔝C A L E N D A R IIndice BIBBIAHomepage

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

vi aspetto oggi qui:

slowforward.net/2026/06/04/4-g…


noblogo.org/differx/vi-aspetto…


oggi, 4 giugno, a roma, galleria bianco contemporaneo: “nz” di antonio syxty e “asemics” di marco giovenale


A Roma, oggi, giovedì 4 giugno 2026, alle ore 18:00
presso la galleria Bianco Contemporaneo
(via Reno 18/a)
nel contesto della mostra IDENTIKIT, di Pignotti + Hogre
presentazione dei due libri
NZ, di Antonio Syxty

NZ, di Antonio Syxty
ikonaLíber, 2025

NZ, o Nuova Zelanda, lavora sull’immaginazione del lettore come una mappa che invece di orientarlo debba felicemente e sensatamente indurlo a perdersi nei frammenti. Del resto già l’incipit del libro dichiara che siamo di fronte a «una collezione (anche catalogo) di frammenti di scrittura (con immagini, illustrazioni, disegni)», dei quali ha fatto nel tempo raccolta “Antonio Syxty”. Le virgolette qui usate sottolineano la natura di azione/esperimento artistico della stessa identità in gioco: parte di una ongoing performance avviata molti anni fa, che prevede che l’autore e artista si presenti cosí pur non essendo quello il suo vero nome.

Ma perché poi “Nuova Zelanda”? Perché rappresenta, rispetto all’Italia, un luogo perfettamente agli antipodi; e, letterariamente, un antidoto forte al mainstream.it contemporaneo.
e
ASEMICS. Senso senza significato, di Marco Giovenale (testo sulla scrittura asemica)

Asemics. Senso senza significato, di Marco Giovenale
ikonaLíber, 2023

Questa sequenza di note e ricostruzioni storiche, fuori da ogni ipotesi di esaustività, propone un possibile itinerario attraverso la vicenda delle espressioni “scrittura asemica” (o “asemantica” o “desemantizzata”) e “asemic writing”; e offre inoltre alcuni elementi di teoria che configurano l’identità di questa pratica artistica come «macchina di disorganizzazione e disintegrazione del significato a opera del senso stesso».

§


I due artisti che espongono presso Bianco contemporaneo, Lamberto Pignotti e Hogre, operano entrambi su un fronte che va a sfocare/disseminare e mettere in crisi il concetto stesso di identità, di possibile connessione solida & adamantina tra Moi lacaniano (il famoso “Io”) e linguaggio / opera / mondo. Su piani non diversi lavora il libro NZ, di Antonio Syxty, con il dislocarsi del panorama italiano in una remotissima Nuova Zelanda (NZ appunto) e conseguente evaporazione dell’identità autoriale. Si può dire che analoghi obiettivi muovano poi Asemics, di Marco Giovenale, libro che ha proprio a che fare con scritture che non sono sé stesse, ossia non sono propriamente scritture, in quanto la decodificabilità dei loro glifi e corsivi è del tutto in dubbio anzi revocata.
Gli autori si confronteranno in un dialogo su questi paradossi e linguaggi (se tali sono): della e nella contemporaneità.

*

l’incontro su mobilizon:
mobilizon.it/events/29ada9e0-4…

evento facebook:
facebook.com/events/2095941497…
ikonaLíber:
ikona.net/category/edizioni-ik…

la galleria
biancocontemporaneo.it/

*


Bianco Contemporaneo è una galleria d’arte di sperimentazione – investigazione dell’ambiente artistico volta a scenari sia storici che contemporanei ed è attiva con propri progetti su tutto il territorio nazionale
#AntonioSyxty #art #arte #asemic #asemicWriting #asemics #ASEMICSSensoSenzaSignificato #BiancoContemporaneo #Cambiaunavirgola #ClaudiaDamiani #collanaSyn #conversazione #dialogo #EdizioniIkonaLíber #FabrizioMRossi #FabrizioRossi #frammenti #frammento #galleriaBiancoContemporaneo #Hogre #identità #IkonaLíber #ikonaLíberSynScrittureDiRicerca #IkonaLíberEdizioni #LambertoPignotti #LeFormeDelLinguaggio #lettura #MarcoGiovenale #materialiVerbovisivi #NuovaZelanda #NZ #Pignotti #reading #scritturaAsemantica #scritturaAsemica #scritturaDesemantizzata #SYN #SynScrittureDiRicerca #SYNScrittureDiRicerca #vispo


Chiedilo alla luce

scrivere la luce inginocchiato nella luce

ispirando bellezza ch'emana come da un tempo altro

pure ami la luce ferita:

chiedile delle infinite crocifissioni

fattene guanciale in notti di pianto

2015

Analisi del testo


Impressione generale
Il testo è intenso e sacrale: la luce diventa interlocutrice e altare, insieme fonte di bellezza e di ferita. La lingua è essenziale, frammentata, e crea un ritmo che alterna devozione e dolore.


Temi e immagini


  • Luce come divinità e ferita: la luce è adorata ma anche amata nella sua vulnerabilità — immagine potente che unisce mistica e corporeità.
  • Atto di inginocchiarsi: gesto fisico che sottolinea umiltà e supplica.
  • Croci e crocifissioni infinite: richiama sofferenza ripetuta, memoria storica e personale.
  • Guanciale in notti di pianto: immagine domestica e intima che trasforma il dolore in conforto materiale, quasi sacramentale.

Suggerimenti stilistici


  • Coerenza verbale: valutare se mantenere l’imperativo (“chiedilo”, “chiedile”) come invocazione continua o alternarlo per variare il tono.
  • Chiarezza lessicale: la locuzione fattene guanciale è originale ma può risultare oscura; alternative: fanne guanciale o fanne cuscino per maggiore immediatezza.
  • Punteggiatura: qualche segno (virgola o due punti) può aiutare il respiro senza appesantire la liricità.
  • Ritmo: giocare con enjambement e pause per enfatizzare “ferita” e “croci­fissioni”.

Versione rivista mantenendo il tono originale


scrivere la luce
inginocchiato nella luce

ispirando bellezza
ch’eman a
come da un tempo altro

pure
ami la luce
ferita:

chiedile
delle infinite crocifissioni

fanne guanciale
in notti di pianto

2015


Strofa nuova


la luce ti sussurra
sulle palpebre chiuse, lenta
come un rito che non finisce
porta le tue mani aperte, segnate
a contare le ferite come stelle
e fa del respiro un altare di cenere
dove riposano i nomi che non hai detto.

Lirica estesa

Testo


chiedilo alla luce

scrivere la luce
inginocchiato nella luce

ispirando bellezza
ch’eman a
come da un tempo altro

pure
ami la luce
ferita:

chiedile
delle infinite crocifissioni

fanne guanciale
in notti di pianto

la luce ti sussurra
sulle palpebre chiuse, lenta
come un rito che non finisce
porta le tue mani aperte, segnate
a contare le ferite come stelle
e fa del respiro un altare di cenere
dove riposano i nomi che non hai detto

alzati nella stanza che trema
con la polvere che è memoria
e lascia che la luce ti insegni a piegare il dolore
in pieghe di lino, in piccoli gesti di cura
ogni croce che hai portato diventa segno
e ogni segno una mappa per tornare

la luce non chiede perdono
ma insegna a riconoscere il volto
che si specchia nelle tue lacrime
e a chiamarlo per nome, piano, senza fretta
così la notte si fa promessa
e il guanciale si riempie di storie

alla fine, quando il canto si assottiglia
e restano solo le mani e il silenzio
scrivi ancora: la luce è un corpo che respira
e tu, inginocchiato, impari a custodirla
come si custodisce una ferita che fiorisce

2015


Note stilistiche


  • Tono: mistico e intimo, mantiene l’imperativo iniziale come invocazione continua.
  • Immagini: si alternano il sacro (croci, altare) e il domestico (guanciale, stanza), per rendere il dolore concreto e quotidiano.
  • Ritmo: versi brevi e pause accentuate per preservare la sospensione e il respiro liturgico.
  • Lessico: ho preferito fanne guanciale per chiarezza mantenendo l’originale suggestione.


noblogo.org/norise-3-letture-a…

Continuo a svegliarmi di notte e sto cercando di analizzare questa cosa di stare male. Come molte cose della vita non c'è una sola ragione, ma una serie di concause.

Non posso sempre ragionare, ultimamente – di nuovo – il pensiero continuo, incessante, mi tramortisce. Non posso sempre pensare, avere sempre il cervello in attività a ragionare, fare ipotesi, immaginare futuri possibili, rivedere e modificare episodi del pasato, anestetizzare la sofferenza. Anche quando lo riempio di spazzatura, è lì che raduna e inizia a classificare la spazzatura, la mastica, l'assaggia, fa la recensione. Anche quando cammino, lui è lì che fantastica, rivede, revisiona.

Questa sera – tipo – decido di non tornare a casa, devo aspettare terzogenita che finisca la sua lezione di teatro per accompagnarla a quella di spade laser. È stata una giornata pesante e per un attimo penso di usare quelle due ore di pausa per mettermi a seguire un corso di formazione per l'esame di maturità. Sto già tornando per farlo quando scarto, con lo scooter vado verso la parte alta della città, mi vedo già camminare mentre viene buio nella strada che unisce il Righi con la zona sotto al forte Diamante. Uscire un po' da tutto. Digerire quello che può essere digerito.

Cammino per questo sterrato con energia mentre lascio che la testa si riempia di pensieri, dai più stupidi a quelli più egoistici e intimi. Fantastico sul nuovo disco di Prince che verrà annunciato tra qualche giorno, mi vedo in un universo parallelo creare io le tracklist degli inediti, inventandomi brani che non esistono e mescolandoli con cose che so esistere davvero, vedo i miei romanzi in lavorazione finiti, pubblicati, mi immagino già seduto, intervistato a questa o quella presentazione del libro. Roba tossica di questo tipo che però – funziona. Il livello è talmente elementare che la lingua nella testa dopo un po' si stanca, prova un po' di vergogna, si ritira.

Penso alle persone con cui ho lavorato, che conoscevo bene e che nell'ultimo periodo sono mancate, improvvisamente. L'assurdità di non esserci più. Persone più o meno della mia generazione, intelligenti, impegnate, aperte. Nasce, egoistico, il pensiero che anche io faccio parte della partita. Potrei essere io, a questo punto. Si è arrivati a noi. Non esserci più, assurdamente, diventa sempre più naturale.

In un mondo in cui emergono relitti del novecento che pensavo persi, razionalmente persi; l'odio di razza, l'odio verso le culture che non sono io. La paura di perdere i diritti che questi gender fluid mi tolgono, le tradizioni che quesi musulmani erodono per imporre le proprie. Lo sdegno per i neri nei film dell'occidente bianco. Questo desiderio di tornare a prima, a quando c'era più serietà, nella scuola, i valori saldi di una volta. Leggo pagine schifose della storia riesumate in frasi stentate di profili Facebook. Frasi stentate e meno stentate, purtroppo. Anche gente dotata d'intelletto si protegge l'addome, con il ghigno, talvolta, da jena.

Fa ancora più rabbia vedere sparire le persone valide e aperte, come energie perse in battaglia.

Si sta facendo buio e sono nel mezzo di questo sterrato ormai non c'è più nessuno. Vedo Genova dall'alto, provo a fotografarla. Non ci riesco, il mio smartphone non è adatto. Il livello di dettaglio che vedo con gli occhi non arriva poi nelle foto. Sospiro. Devo tenere quell'immagine di Genova, quel polmone un po' sessuale che sta tra due colline e sboccia nel mare, lo devo tenere solo per la mia memoria. Configuro la fotocamera del cellulare, studio le impostazioni e a quel punto inizio a fotografare. Inizio dai fiori. Fotografo insetti, mentre via via si fa sempre più tardi e più buio.

Mi ritrovo alle dieci e passa di sera nel mezzo di un bosco, nel buio più completo. Rumori attorno, penso, adesso esce qualche bestia e mi ammazza. Mi viene da pensare cosa succederebbe, ora a fotografare al buio, lasciando l'otturatore aperto. A tastoni cerco un tronco su cui mettere la macchina. Inizio a fotografarmi. Guardo i risultati, riprovo, venti secondi di esposizone, provo a muovermi, a stare fermo, a entrare e uscire.

Nelle foto emerge un mondo che non esiste, immerso in una luce sognante, che io non vedo. La mia figura c'è e non c'è nello stesso tempo. Di decine di scatti uno mi piace, la posto su Instagram, la chiamo Miracle Tonight, mi pare ci sia una canzone di Bowie con questo titolo. Si vede una zona più aperta, uno sfondo di cielo, e io traslucido, che permango, ma si vede anche quello che c'è dietro. Sarà così, penso. Siamo qua in questo mondo magico come spettri, come miracoli viventi. Ci siamo e non ci siamo.

Quando mi ritrovo di nuovo in una zona coperta dagli alberi arrivano le lucciole. Inizio a fotografarle, sempre lasciando l'otturatore aperto. Questa volta non posso poggiare la macchina, le foto vengono mosse, allora inizio a farlo apposta. Nei venti secondi inseguo una singola lucciola, scendo negli sterpi per prenderne un gruppo, poi guardo i risultati, mi sposto. È una mia maledizione, vedi. Quando non penso, faccio. Voglio vedere che succede, se esce qualcosa. Creativo, diciamo. Mi spiace sciupare il tempo e me lo brucio. Ma un po' mi diverto, credo. Non so più bene quando mi diverto e quando non. Ormai le cose si sono impastate.

Così penso facesse Strindberg, con le mani bruciate dagli acidi alchemici, mentre faceva le sue foto senza lenti, le macchie di grigi senza senso.

Alla fine mi rendo conto che sono due ore che sono lì che faccio foto nel buio completo e che terzogenita sta per uscire da spade laser. Mi metto a correre allora, al buio, su questo sterrato pieno di pietre, mi vedo già per terra con il piede rotto, di nuovo. Venerandi, cretino, dico, sei sempre il solito, non cresci mai. Ti fai prendere dalle cose inutili e dimentichi quelle importanti, mi dico e – però – intanto rido, tra ansia, agitazione, cretino Venerandi, dico e piano piano vedo il mondo della luce avvicinarsi. Il dorsale della collina illuminato dall'inquinamento elettrico della città, lì ora, ai miei piedi. Fa impressione.


noblogo.org/diario/continuo-a-…


Continuo a svegliarmi di notte e sto cercando di analizzare questa cosa di...


Continuo a svegliarmi di notte e sto cercando di analizzare questa cosa di stare male. Come molte cose della vita non c'è una sola ragione, ma una serie di concause.

Non posso sempre ragionare, ultimamente – di nuovo – il pensiero continuo, incessante, mi tramortisce. Non posso sempre pensare, avere sempre il cervello in attività a ragionare, fare ipotesi, immaginare futuri possibili, rivedere e modificare episodi del pasato, anestetizzare la sofferenza. Anche quando lo riempio di spazzatura, è lì che raduna e inizia a classificare la spazzatura, la mastica, l'assaggia, fa la recensione. Anche quando cammino, lui è lì che fantastica, rivede, revisiona.

Questa sera – tipo – decido di non tornare a casa, devo aspettare terzogenita che finisca la sua lezione di teatro per accompagnarla a quella di spade laser. È stata una giornata pesante e per un attimo penso di usare quelle due ore di pausa per mettermi a seguire un corso di formazione per l'esame di maturità. Sto già tornando per farlo quando scarto, con lo scooter vado verso la parte alta della città, mi vedo già camminare mentre viene buio nella strada che unisce il Righi con la zona sotto al forte Diamante. Uscire un po' da tutto. Digerire quello che può essere digerito.

Cammino per questo sterrato con energia mentre lascio che la testa si riempia di pensieri, dai più stupidi a quelli più egoistici e intimi. Fantastico sul nuovo disco di Prince che verrà annunciato tra qualche giorno, mi vedo in un universo parallelo creare io le tracklist degli inediti, inventandomi brani che non esistono e mescolandoli con cose che so esistere davvero, vedo i miei romanzi in lavorazione finiti, pubblicati, mi immagino già seduto, intervistato a questa o quella presentazione del libro. Roba tossica di questo tipo che però – funziona. Il livello è talmente elementare che la lingua nella testa dopo un po' si stanca, prova un po' di vergogna, si ritira.

Penso alle persone con cui ho lavorato, che conoscevo bene e che nell'ultimo periodo sono mancate, improvvisamente. L'assurdità di non esserci più. Persone più o meno della mia generazione, intelligenti, impegnate, aperte. Nasce, egoistico, il pensiero che anche io faccio parte della partita. Potrei essere io, a questo punto. Si è arrivati a noi. Non esserci più, assurdamente, diventa sempre più naturale.

In un mondo in cui emergono relitti del novecento che pensavo persi, razionalmente persi; l'odio di razza, l'odio verso le culture che non sono io. La paura di perdere i diritti che questi gender fluid mi tolgono, le tradizioni che quesi musulmani erodono per imporre le proprie. Lo sdegno per i neri nei film dell'occidente bianco. Questo desiderio di tornare a prima, a quando c'era più serietà, nella scuola, i valori saldi di una volta. Leggo pagine schifose della storia riesumate in frasi stentate di profili Facebook. Frasi stentate e meno stentate, purtroppo. Anche gente dotata d'intelletto si protegge l'addome, con il ghigno, talvolta, da jena.

Fa ancora più rabbia vedere sparire le persone valide e aperte, come energie perse in battaglia.

Si sta facendo buio e sono nel mezzo di questo sterrato ormai non c'è più nessuno. Vedo Genova dall'alto, provo a fotografarla. Non ci riesco, il mio smartphone non è adatto. Il livello di dettaglio che vedo con gli occhi non arriva poi nelle foto. Sospiro. Devo tenere quell'immagine di Genova, quel polmone un po' sessuale che sta tra due colline e sboccia nel mare, lo devo tenere solo per la mia memoria. Configuro la fotocamera del cellulare, studio le impostazioni e a quel punto inizio a fotografare. Inizio dai fiori. Fotografo insetti, mentre via via si fa sempre più tardi e più buio.

Mi ritrovo alle dieci e passa di sera nel mezzo di un bosco, nel buio più completo. Rumori attorno, penso, adesso esce qualche bestia e mi ammazza. Mi viene da pensare cosa succederebbe, ora a fotografare al buio, lasciando l'otturatore aperto. A tastoni cerco un tronco su cui mettere la macchina. Inizio a fotografarmi. Guardo i risultati, riprovo, venti secondi di esposizone, provo a muovermi, a stare fermo, a entrare e uscire.

Nelle foto emerge un mondo che non esiste, immerso in una luce sognante, che io non vedo. La mia figura c'è e non c'è nello stesso tempo. Di decine di scatti uno mi piace, la posto su Instagram, la chiamo Miracle Tonight, mi pare ci sia una canzone di Bowie con questo titolo. Si vede una zona più aperta, uno sfondo di cielo, e io traslucido, che permango, ma si vede anche quello che c'è dietro. Sarà così, penso. Siamo qua in questo mondo magico come spettri, come miracoli viventi. Ci siamo e non ci siamo.

Quando mi ritrovo di nuovo in una zona coperta dagli alberi arrivano le lucciole. Inizio a fotografarle, sempre lasciando l'otturatore aperto. Questa volta non posso poggiare la macchina, le foto vengono mosse, allora inizio a farlo apposta. Nei venti secondi inseguo una singola lucciola, scendo negli sterpi per prenderne un gruppo, poi guardo i risultati, mi sposto. È una mia maledizione, vedi. Quando non penso, faccio. Voglio vedere che succede, se esce qualcosa. Creativo, diciamo. Mi spiace sciupare il tempo e me lo brucio. Ma un po' mi diverto, credo. Non so più bene quando mi diverto e quando non. Ormai le cose si sono impastate.

Così penso facesse Strindberg, con le mani bruciate dagli acidi alchemici, mentre faceva le sue foto senza lenti, le macchie di grigi senza senso.

Alla fine mi rendo conto che sono due ore che sono lì che faccio foto nel buio completo e che terzogenita sta per uscire da spade laser. Mi metto a correre allora, al buio, su questo sterrato pieno di pietre, mi vedo già per terra con il piede rotto, di nuovo. Venerandi, cretino, dico, sei sempre il solito, non cresci mai. Ti fai prendere dalle cose inutili e dimentichi quelle importanti, mi dico e – però – intanto rido, tra ansia, agitazione, cretino Venerandi, dico e piano piano vedo il mondo della luce avvicinarsi. Il dorsale della collina illuminato dall'inquinamento elettrico della città, lì ora, ai miei piedi. Fa impressione.


Sul rimorso per non sentirsi patriottico


The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please log in.

#riflessioni #società #ricorrenze

Ieri era la Festa della Repubblica, e io quasi non me ne sono accorto. Il mio amico Matteo, ex spadista olimpico e militare dell'Aeronautica ha postato una foto in divisa, mentre io non ho acceso la TV, nemmeno per tenere la parata in sottofondo mentre facevo le pulizie. E questo sinceramente mi disturba. Mi disturba non aver sentito lo spirito della ricorrenza, mi disturba non aver celebrato in nessun modo la nostra Repubblica, in tempi come questi in cui la democrazia sembra in pericolo, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Sarà il disgusto che provo verso questa classe dirigente, sarà il fatto che di questi tempi (sicuramente a torto) le parole patria e patriota evocano foschi ricordi fascisti, sarà che mi sono sempre sentito più europeo che italiano, ma quest'anno la festa della repubblica mi è scivolata via così, in una sorta di pigra indifferenza. E non è che ne sia fiero, intendiamoci, anzi, un po' di rimorso lo sento.BriciolaVi lascio con una foto di Briciola, la mascotte del 4° reggimento Carabinieri a cavallo, che se ne va in pensione, beata lei... (dal sito quattrozampe.online)


noblogo.org/yattaman/sul-rimor…