Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La Luna di Mina

edu.inaf.it/rubriche/lo-spazio…

Due brani “lunari” molto distanti nel tempo, accomunati dall’interpretazione di una delle più grandi voci italiane.

#canzoni #IvanoFossati #Luna #Mina

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Emergenza giovani nel Sud. E Catania è la capitale dei Neet


Accanto ad un’Italia da prima pagina, alle prese con i dazi di Trump e con l’andamento incerto dell’export e del Pil, ce n’è un’altra, silenziosa e invisibile. È l’Italia dei Neet: giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non seguono alcun percorso formativo. Rappresentano una delle principali emergenze sociali ed educative del Paese.

L’Italia è il […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/07/31/emer…

#Catania #neet #povertàEducativa #Sicilia

Questa voce è stata modificata (1 anno fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

“naima” (john coltrane) _ performed by dan sostex quartet


youtu.be/Rxsd1Rp5M_E?si=cCvLIN…

Dan Sostex Quartet
Danio “Dan Sostex” Sostegni, sax
Massimo Ciolli, chitarra
Stefano Lepri, contrabbasso
Riccardo Bartolozzi, batteria

#DanSostexQuartet #DanioDanSostexSostegni #DanioSostegni #jazz #JohnColtrane #MassimoCiolli #music #musicA_ #Naima #RiccardoBartolozzi #StefanoLepri

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

[r] _ perché di solito queste cose succedono di sera / differx. 2015


youtube.com/embed/-e5-bg6Sb7o?…

#buonismi #differx #letture #Mussio #poesia #reading #scritture #video #videodifferx

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

u.s. soldier witness of a deliberate killing of a child by idf army at a ghf ‘aid’ distribution spot


video.wordpress.com/embed/lhIl…

child killed (with many other Palestinians) for no reason at a GHF ‘aid’ distribution area. a US solder witness here: facebook.com/share/v/19xeGNZLp…

_IDF Shoots Boy Moments after Receiving Aid from US Soldier_
In a heartbreaking moment shared on a recent podcast, a US soldier recounted a scene that continues to haunt him from his time stationed at the GHF aid distribution point in Gaza.
“Amir, a frail child, barefoot, walked 12 kilometres under the sun to reach the distribution point. He only received a handful of rice and lentils from the ground. He approached me, kissed my hand, and said: ‘Thank you.’ Minutes later, as he was leaving with the rest of the civilians, the Israeli army fired gas and bullets, and Amir was killed on the spot.”
Scenes like this are not isolated. Aid distribution centres in Gaza have become “death traps,” where more than 1,050 Palestinians have been killed while trying to access food, many deliberately targeted with tear gas and live ammunition by Israeli forces and American private security contractors.

facebook.com/share/v/19xeGNZLp…


instagram.com/reel/DMu67oJsI5P…

#Amir #bambini #children #colonialism #Gaza #genocide #genocidio #GHF #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #USSoldier #warcrimes #Witness #zionism

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

per ‘la finestra di antonio syxty’: presentazione di “prati (extended version)”, di andrea inglese


open.spotify.com/episode/0QQmw…

Per il podcast ‘La finestra di Antonio Syxty’, audiopresentazione di Prati, di Andrea Inglese (Tic, 2025). Luigi Magno in dialogo con l’autore e A. S.: open.spotify.com/episode/0QQmw…

Il libro: ticedizioni.com/products/prati…

#AndreaInglese #AntonioSyxty #LaFinestraDiAntonioSyxty #LuigiMagno #podcast #prati #presentazione #ProsaInProsa #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #Tic #UltraChapBooks

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

dip 056, bouncing

la borghesia coloniale di sade e sadici:
marcogiovenale.wordpress.com/2…


#borghesia #borghesiaColoniale #colonialismo #colonialismoDeiCorpi #dip #dip056 #dip056 #izrahell #nazismo #Sade #sadici #sadismo

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

“Stop Killing Games – Una norma a tutela della stupidità” (il ritorno delle opinioni assurde di Zeb89)


Sentivamo il bisogno di ridere un pochino, in questi giorni difficili… e per nostra fortuna è arrivato da noi Zeb con un nuovissimo video di 15 minuti su un’altra delle sue opinioni ridicole… ed è subito un ritorno al 2016-2018, che quasi mi si scalda il cuore. Possibile indovinare cosa gli fa girare i maroni stavolta? Ma ovviamente l’iniziativa Stop Killing Games, che lui reputa cringe! (Per quanto, a differenza di Pirate Software, lui non sia direttamente contro… è solo che reputa la cosa una stronzata a cui è inutile pensare; insomma, poteva andare molto peggio.) 😹
> Zeb lavora alla blizzard da 7 anni confermato> Grazie per avermi convinto a firmare zeb> Vai all'Ikea a comprare un armadio, torni a casa, lo monti e ci metti dentro i vestiti. Un anno dopo, dopo essere tornato a casa da una passeggiata, non trovi più né l'armadio né i vestiti che c'erano dentro. Nella buca delle lettere trovi una lettera dove ti viene spiegato che l'armadio ti è stato portato via da degli addetti dell'Ikea perché ormai fuori produzione.> Il video mi puzza di ragebait per visualizzazioni dato il casino che le aziende cercano di fare togliendoci i giochi anche quando li paghiamo e dicendo anche che le pubblicità e le microtransazioni sono la cosa più divertente del gameplay
Allora, per carità, in questo suo yapping senza capo né coda qualcosa di giusto lo dice pure: per esempio, il fatto che per evitare la rogna dei giochi online che chiudono basterebbe giocare solo ai prodotti degli sviluppatori per bene, e non comprare più la roba di EA o Ubisoft, aziende che non fanno un singolo gioco davvero bello da credo almeno 30 anni… Ma in questo caso non so se la sua retorica liberista del “votare col borsello” funzioni, perché non so se la quantità di persone a favore di questa bella iniziativa sarebbe una massa sufficientemente critica qualora si organizzasse semplicemente per non comprare più i giochi di merda… (Cosa che comunque nella pratica non succederebbe, perché molti gamerz sono scemi, ma lasciamo stare.) 😧

Comunque sia, è abbastanza evidente che ha capito meno di metà della questione, nonostante ripeta più e più volte che lui si è informato e tutto, e facendo più volte il verso ad ipotetici commentatori che potrebbero rinfacciargli la cosa come me adesso… la differenza è che io delle argomentazioni ce le ho, e non dico “eh Zeb ma…“. Non serve nemmeno guardare tutto il video per capire che lui non ha capito che:

  1. La legge non vuole obbligare i produttori a mantenere i servizi di un gioco in eterno, ma solo assicurare che una volta dismesso i giocatori abbiano comunque qualche modo di continuare a giocare, cosa che nella pratica significa permettere di mettere su un proprio server, come tra l’altro era normale ai “tempi d’oro del gaming” che lui ricorda con tanta nostalgia.
  2. Non solo questo, ma anche in primis obbligare i produttori ad essere più chiari in anticipo riguardo i piani di dismissione, per cui deve essere scritta nera su bianco la data di morte di un gioco, così che i consumatori abbiano più dati per votare col borsello, come piace a lui, e non perdere l’accesso al gioco a sorpresa.
  3. Riguardo i giochi single-player che richiedono un collegamento Internet costante, la butta completamente in caciara, ignorando che il problema non è la connessione Internet in sé, ma il collegamento ad un server remoto proprietario… quando (non se) questo verrà dismesso, il gioco anche se single-player smetterà completamente di funzionare, ed è questo che la legge vuole evitare, non fermare “il progresso tecnologico” come dice lui.

Per altri, già qui ci sarebbe da chiudere il sipario, ma a me non bastava… quindi ho visto il video dall’inizio alla fine. E quindi ho riso ulteriormente avendo visto che, con la seconda metà del video, caccia fuori a caso un benaltrismo assurdo su quali sono davvero i problemi dei videogiochi moderni (il cheating online), e che piuttosto servirebbe una norma europea per sistemare quelli; E ok, ci sta pure, ripeto… ma Zeb, porca puttana, hai 36 anni, puoi evitare di scadere in fallacie logiche così banali? Anzi: qualunque cittadino europeo può avviare un’iniziativa di raccolta firme come quella in questione… organizzati e crealo tu il disegno di legge per richiedere che i giocatori forniscano i propri documenti per giocare online, maremma maiala! 🥴

youtube.com/watch?v=0je3ApsXfQ…

#StopKillingGames #Zeb89

Questa voce è stata modificata (1 anno fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

picturing liberation: the israeli rape riot_ 29 jul 2024 – 29 jul 2025


picturing liberation: the israeli rape riot_ 29 jul 2024 - 29 jul 2025“On Jul. 29th., 2024, 1 year ago, Israeli settlers began a riot outside the Sde Teiman torture camp in reaction to 10 Israeli soldiers being arrested for carrying out rape and sexual violence on Palestinian prisoners. These rioters were attempting to save the rapist soldiers; they believed that it was their right to be able to carry out such heinous acts of torture against the Palestinian people”

(Picturing Liberation,
https://www.instagram.com/p/DMspT9FIFKP/)

*

I also made a pdf out of this ig post: read/download it here
MG

#colonialism #concentramento #deportazione #doctors #documentary #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #Palestina #Palestine #PalestinianPrisoners #rape #SdeTeiman #sexualViolence #sionismo #sionisti #torture #warcrimes #zionism

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Dargo, assalto a base militare.


La notizia riportata da AP
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Secondo fonti locali ascoltate da Associated Press è di 50 morti il bilancio di un attacco, presumibilmente da parte del gruppo armato Jama’at NASR-AL-ISLAM (JNIM), ad una base dell’esercito situata presso Dargo, provincia di Namentega, nel nord est del Burkina Faso. Al momento però non è stata fatta alcuna rivendicazione. Associated Press ha raccolto 2 testimonianze a condizione di anonimato per paura di ripercussioni da parte dei militari; si tratta di un abitante del luogo ed un capo comunità. Il governo, come molto spesso accade in occasioni simili, non ha confermato l’accaduto. L’episodio si è verificato lunedì 28 luglio 2025; secondo i racconti, circa 100 miliziani hanno ingaggiato un conflitto a fuoco con i militari presenti, per poi saccheggiare e dare fuoco all’installazione. Il suddetto gruppo terroristico è particolarmente attivo in zona e si è reso protagonista di diversi assalti negli ultimi mesi.

openstreetmap.org/export/embed…
Visualizza mappa ingrandita

Fonti: africanews.com, mediatalkafrica.com, indiatoday.in, respublika-news.az, qiraatafrican.com

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

waiting for the barbarians / laurie anderson


youtu.be/rI15W-BBhrw?si=IxX0cx…


The context: a concert of new works inspired by poet C. P. Kavafis. Filmed at the Saint Thomas Church in New York City, the performance is commissioned by the Onassis Foundation.

*

About “Archive of Desire: A Festival Inspired by C. P. Cavafy”

On the 160th anniversary of Kavafis’ birth, the Onassis Foundation in New York presented a week-long festival that traced the influential character of the Alexandrian poet and the global impact of his work.

#ArchiveOfDesireAFestivalInspiredByCPCavafy_ #art #arte #concert #Kavafis #LaurieAnderson #music #musicA_ #newWorks #OnassisFoundation #performance #SaintThomasChurch #video

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Stelle in valigia: emozionarsi guardando il cielo

edu.inaf.it/rubriche/altro-cie…

L’astro-turismo e le vacanze per chi ama il cielo: ne parliamo con Fabrizio Marra di Astronomitaly, in un viaggio in 10 tappe per una estate davvero spaziale.

#astroturismo #FabrizioMarra

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

[r] _ exortatio | disseminare la ricerca (militanza = già archivio, ma disperso) / differx. 2024 & ’25


Come accennato più volte, quasi due anni fa mi sono impegnato a indicare, all’interno di un post, tutte o quasi tutte le riviste di letteratura italiana online effettivamente disponibili in quel periodo: agosto ’23. Il numero complessivo mi sembra si aggiri tutt’ora intorno alle 400 / 500 entità.

Con sorpresa ho notato che i siti e blog nutriti di specifica ricerca letteraria oggi raggiungibili sono rappresentati sempre (o: quasi esclusivamente) dallo stesso piccolo o medio & pressoché invariato gruppo che esisteva già circa vent’anni or sono. Rare, per quanto meritevoli (o -issime) le aggiunte.

Questo significa che:

nonostante l’importanza che la scrittura di ricerca / complessa / sperimentale ha assunto in Italia nel primo quarto del nuovo secolo, la sua presenza in rete è ancora assai relativa, in generale, e – anyway – sproporzionatamente minoritaria se la si paragona a quella dei siti più o meno definibili generalisti = di narrativa, di poesia, di romanzi di genere, di recensioni di novità normalmente distribuite nelle librerie di catena eccetera.

Ciò mi porta giocoforza a una riflessione abbastanza amara e direi anche stupefatta sul momento attuale. Perché, se da una parte è vero che sì, certo, la grande distribuzione ha selezionato in maniera feroce la produzione letteraria dagli anni ’80 a oggi, determinando un allargamento di monocolture di media o mediocre letteratura negli scaffali; dall’altra è non meno vero che quel luogo di relativa libertà che è la rete non ha registrato nell’ultimo ventennio un boom di nascite di spazi di sperimentazione, nonostante a nessuno sia impedito di aprire un blog, un sito, un account tumblr, o qualsiasi altro aggeggio che la rete consenta di gestire in indipendenza e senza pressioni.

La lunga e mogia premessa mi serve a dire che occorre non tanto saturare i canali in rete, come qualche tempo fa mi ripromettevo di proporre ai popoli, ma che semmai è prioritario (energicamente prioritario) iniziare, almeno iniziare, a creare qualche canale differente, ex novo, per la ricerca letteraria. Aggiungerne di ulteriori agli esistenti. Anche leggeri, blog e non siti, ma: non esitare assolutamente a farlo.

In sostanza, o italiani, io vi esorto alle lettere in rete. Le lettere sperimentali, complesse. Le lettere di ricerca. (O i saggi sulla).

Don’t be shy. Create il vostro blog, o il vostro sito o la vostra newsletter (substack, mailchimp, ..). Andate in caccia di quei materiali che meritano attenzione o semplicemente segnalate ciò che già esiste e che magari altri non hanno notato. Non pubblicate vostre gemme testuali e recensioni e osservazioni su facebook, create invece una pagina vostra/collettiva. Fate screenshot di testi fuori catalogo. Eccetera. Insomma date & diamo un qualche scossone alla rete per come è adesso.

Lamentarci della situazione presente non licet, io gerontocomicamente bofonchio, senza che almeno un po’ ci si impegni e industri per far sì che qualcosa cambi nell’atro contesto, almeno là dove il contesto è di fatto modificabile, i.e. in rete.

Dico questo anche per un motivo brutalmente (perdonate) generazionale e ricerca-centrato: nel momento in cui (tra qualche manciata di anni) si esauriranno per motivi banalmente anagrafici le esperienze avviate da gammm & sodali, così come quelle pensate da vari altri siti e soggetti ed ensemble, temo proprio che – in assenza di alternative online – rischi di riverificarsi esattamente la iattura che si determinò fra anni ’80 e ’90 nel mondo cartaceo: un diluvio di tanti e parallelli ritorni all’ordine [cfr. qui e qui].

Al tempo, ossia in quegli anni, non era possibile e forse nemmeno pensabile uno scontro frontale con le grosse realtà editoriali, che appunto spingevano per una letteratura pacificata. Oggi invece, ragiono, la cosa – almeno online – è realizzabile. Credo che si debba pensarci molto molto seriamente, e non solo pensarci. Ho iterato questo assillevole appello anche a Napoli il 6 e 7 settembre 2024 in occasione di Esiste la ricerca. E mi interessa ora trasmettere singolarmente, a voi che leggete, ovvero ai precisi destinatari di questo sito, non a una platea indistinta, quello che credo sia un obiettivo particolarmente urgente e cruciale ora. Non procrastinabile.

#blog #blogDiScritturaDiRicerca #blogDiScrittureDiRicerca #creareNuoviBlog #creareNuoviSiti #Elirio #esortazione #exortatio #link #oItaliani #oItalianiIoViEsorto #ricercaLetteraria #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #siti #sitiDiScritturaDiRicerca #sitiDiScrittureDiRicerca #sito #storiaDellaRicercaLetteraria

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

In effetti in quanto scritto qui sotto non si parla di porno, nel senso che non si parla di cos’è, a chi e a cosa serve e nemmeno della sua storia, della sua evoluzione e del suo futuro.

Il contenuto di questo scritto riguarda la merce porno, la sua distribuzione via Rete e, soprattutto, i tentativi delle autorità costituite per controllare una produzione che vale, ma si tratta solo di […]

pepsy.noblogs.org/2025/07/29/p…

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

“avete visto come la gente sblocca i bootloader Xiaomi adesso”


C’è una notizia divertente dal fronte smarfonico che per ora è caduta un po’ in sordina… forse perché quelli che si fermano alle ricerche superficiali non riescono a risalire alla vera fonte (perché cercando solo in inglese non si arriva all’originale che, sottinteso, è cinese), e a quanto pare nemmeno a verificare se le premesse sono corrette… almeno, questo accade su Reddit e sulla sua controparte federata, dove puntualmente le discussioni sembrano approfondite ma i contenuti stanno a zero. Ma, io ho trovato qualcosa di più (ovviamente, e sennò che esisto a fare). 😈
have you guys seen how people are unlocking xiaomi bootloaders nowstep 1: ask store to downgrade firmwarestep 2: before they relock the bootloader run away with your devicehttps://imgur.com/P4n0pcIhttps://imgur.com/8UWg5hv
Ecco, nel 2025 la situazione con i telefoni (e suppongo i tablet) Xiaomi è così terribile per quanto riguarda lo sblocco del bootloader — questione che non è il caso di approfondire ora, pena il perdere in un lampo completamente fiducia nell’intera industria dei personal computer tascabili (oltre che in #Xiaomi in particolare, ovviamente; -50 crediti sociali) — che un tizio evidentemente disperato ha diffuso un nuovo META: chiedere ad un negozio ufficiale di fare un downgrade del firmware, processo per cui ti devono temporaneamente sbloccare il bootloader, quindi scippare il tuo stesso dispositivo all’impiegato al momento giusto! 😤

Dai vari repost giustamente sono stati sollevati diversi dubbi su se le premesse fossero davvero queste, ma, cercando meglio, pare proprio di si. Grazie ai watermark nei video, sono riuscita a risalire all’utente di Internet che ha per l’appunto creato questa nuova moda, o almeno il suo canale su Bilibili, dove ha pubblicato a dire il vero svariati video a riguardo della storia… ce ne sono ben 4 tra remix del suo atto originale (che, se guardate bene dalla data in sovraimpressione, è del marzo di quest’anno, quindi nonostante la storia si stia diffondendo solo negli ultimi giorni in realtà risale a prima) e la messa in scena di altri che hanno gradito l’idea (che poi, la cosa strana è che sono tutti filmati di videosorveglianza, quindi non capisco da dove minchia escono… da qualche telegiornale, o li hanno condivisi gli impiegati del negozio esasperati?):

Una curiosità: per quanto mi è concesso comprendere attraverso i traduttori, la pratica ha subito preso l’appellativo informale di “小米马拉松” o “小米馬拉松”, cioè “MARATONA XIAOMI“… non ce la posso fare!!! E data questa denominazione, giustamente, è partito il meme dell'”esame fisico di ammissione al college sportivo di Xiaomi“… perché giustamente devi prendere rapidamente il dispositivo e scappare, immediatamente. Anche se non capisco in realtà come mai si debba scappare, visto che non si sta commettendo un furto (come sarebbe facile pensare a primo impatto); ci si sta semplicemente riprendendo il proprio dispositivo affidato in assistenza prima che il lavoro sia compiuto… Boh. Certamente comunque il tempismo è importante, e per completare la missione con successo devi aiutarti guardando in qualche modo cosa accade sul computer dell’impiegato… se stacchi e porti via l’affare troppo presto rischi che ancora non sia sbloccato, mentre se lo fai troppo tardi potrebbe già essere iniziato il flash del firmware, e quindi il rischio brick è dietro l’angolo. Statv’ accort. 😳
Non ricarico qui nel post i video, perché se ne metto uno poi voglio metterli tutti, e sarebbero troppi… però, questo meme piazzato alla fine di uno dei video non potevo assolutamente lasciarlo lì. Questo sblocco del #bootloader è diventato una fottuta missione alla Assassin’s Creed per davvero… ahi ahi…

#bootloader #news #Xiaomi

Questa voce è stata modificata (1 anno fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

La Grande Muraglia Verde nel Sahel è in forte ritardo.


Il progetto è in ritardo, basterà l’ottimismo di chi ci lavora per completare l’opera in tempi utili?
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Nel contesto della lotta contro la desertificazione e la siccità ricorrente nel Sahel, l’iniziativa più eclatante è quella che viene chiamata la Grande Muraglia Verde (Great Green Wall, Ggw). Questo progetto, lanciato nel 2007 dall’Unione Africana, si propone di affrontare le sfide ecologiche della regione desertica del Sahel. Con una lunghezza di 8.000 chilometri e una vasta area di intervento che si estende da Dakar, in Senegal, a Gibuti, la Grande Muraglia Verde mira a ripristinare 100 milioni di ettari di terre degradate, sequestrare 250 milioni di tonnellate di CO2 e generare 10 milioni di posti di lavoro verdi entro il 2030. Un progetto fortemente ambizioso, probabilmente troppo, considerata la scadenza inizialmente prevista del 2030.

Negli ultimi decenni, il Sahel, una regione che si estende lungo il bordo meridionale del deserto del Sahara, ha affrontato sfide enormi a causa della ricorrente siccità e dell’incalzante desertificazione. 22 Stati hanno unito le forze per fronteggiare questa crisi, ed il risultato è il progetto Grande Muraglia Verde (Great Green Wall, Ggw). Esso inizialmente prevedeva la piantumazione di filari di alberi per contrastare l’aridità crescente. Tuttavia, la portata dell’iniziativa è stata successivamente ampliata per includere azioni di ripristino dei terreni degradati e pratiche agricole rigenerative. L’obiettivo finale consiste nel fermare la desertificazione, ripristinare 100 milioni di ettari di terre, sequestrare 250 milioni di tonnellate di CO2 e creare 10 milioni di posti di lavoro verdi entro il 2030.

youtube.com/embed/m4VmpAuH1Sk?…

Ad oggi, nonostante il progetto abbia coperto meno del 10% dell’obiettivo, Moctar Sacande, coordinatore dei progetti internazionali presso la Divisione forestale della FAO, rimane fiducioso. “Il progetto è di vitale importanza per milioni di persone e per la stabilità della regione,” afferma. Tuttavia, è importante riconoscere che in passato ci sono state critiche riguardo all’approccio adottato, soprattutto per la mancanza di uno studio approfondito degli ecosistemi prima di procedere con il rimboschimento. Non è questo un problema da poco: esperienze pregresse nel campo in questione, in tutto il mondo, hanno mostrato come l’incompetenza e l’approssimazione possano produrre più danni d i quelli già esistenti. Utilizzare piante e metodologie errate, fuori dal contesto, causa spesso danni ecologici irreparabili; quando in un ambiente si introduce un elemento estraneo, questo ne turba l’equilibrio e può arrivare a distruggerlo, come per esempio avvenne con i conigli introdotti dai coloni britannici in Australia, o la palma da olio (Elaeis guineensis) originaria dell’Africa occidentale e trapiantata in Indonesia, che ora risulta essere il maggior produttore mondiale, al costo di una massiccia deforestazione, perdita di biodiversità e conflitti con la popolazione locale.

Le Sfide Economiche e Ambientali


La realizzazione della Grande Muraglia Verde presentava sin dall’inizio sfide significative, sia logistiche che finanziarie. Secondo le stime della United Nations Convention to Combat Desertification (UNCCD), il progetto necessita di una rigenerazione annuale di almeno 15 milioni di ettari, con un costo stimato di circa 8 miliardi di dollari. È evidente che senza un adeguato sostegno finanziario e coordinamento tra i vari Stati coinvolti, il raggiungimento degli obiettivi prefissati rischia di rimanere una chimera.

Un Progetto Complesso e Ambizioso


La Grande Muraglia Verde non si limita alla semplice piantumazione di alberi; rappresenta un’iniziativa multifunzionale volta a promuovere la prosperità economica, ridurre la fame e mitigare i conflitti legati all’accesso alle risorse naturali. Si prevede di sviluppare un mosaico di terreni rigenerati che varia dalla savana alle aree agricole fino ai boschi di piante commerciali.

Sacande sottolinea la complessità del progetto, che interessa undici Paesi della regione, in un contesto arido e semi-arido, caratterizzato da precipitazioni annuali ridotte. I primi quindici anni del progetto si sono concentrati principalmente sulla piantumazione di alberi, anche attraverso iniziative private come quella promossa dal motore di ricerca Ecosia. Tuttavia, diversi tentativi di piantumazione non hanno prodotto i risultati sperati, suscitando dubbi sull’efficacia dell’approccio.

Un Nuovo Metodo di Approccio: Rigenerazione e Sostenibilità


Recentemente, grazie a un approccio integrato e rigenerativo sostenuto dall’UNCCD e dalle organizzazioni delle Nazioni Unite, il focus è cambiato verso il ripristino delle savane, delle aree agro-pastorali e delle zone umide. Sacande spiega che oltre a piantare specie legnose utili, si stanno reintroducendo piante erbacee e si sta prestando attenzione alla flora autoctona. Questo approccio non solo migliora la salute del suolo, ma contribuisce anche a ricostruire ecosistemi vitali.

Innovazione Tecnologica e Meccanizzazione


L’11 gennaio 2021, durante il One Planet Summit, è stato annunciato il Great Green Wall Accelerator, un’iniziativa volta a dare nuovo impulso al progetto, promettendo finanziamenti per un totale di 14,3 miliardi di dollari. Coordinato dall’Agenzia Panafricana per la Grande Muraglia Verde (PAAGGW), l’acceleratore mira a migliorare l’efficienza dei progetti e rafforzare la governance. Maxime Thibon, specialista tecnico senior del clima di IFAD, elenca i cinque pilastri fondamentali dell’acceleratore, che spaziano dalla creazione di catene del valore allo sviluppo sostenibile, fino alla gestione degli ecosistemi e alla resilienza climatica.

La FAO, da parte sua, sta introducendo nuove tecnologie per meccanizzare i processi di rigenerazione. Tradizionalmente, le operazioni di riforestazione venivano effettuate manualmente, ma la scala del progetto richiede soluzioni più efficienti. Ad esempio, l’utilizzo di macchinari innovativi, come gli aratri Delfino: ciò consente di lavorare il terreno a profondità maggiori e di massimizzare la raccolta dell’acqua piovana, rendendo il suolo più fertile e permeabile.

Finanziamenti e Ritorni sugli Investimenti


Investire nella rigenerazione ambientale è una strategia saggia per ridurre i costi legati alle emergenze alimentari. Un’analisi condotta in collaborazione con l’Università di Bonn suggerisce che per ogni dollaro investito nel progetto della Grande Muraglia Verde ci si può aspettare un ritorno compreso tra 1,1 e 4 dollari per ettaro. Tuttavia, come accade in molte iniziative di cooperazione internazionale, le risorse disponibili risultano ancora insufficienti. Trovare investitori privati è complicato, e c’è bisogno di attivare fondi pubblici, aiuti allo sviluppo e sponsorizzazioni dei governi coinvolti. Purtroppo tutti sappiamo che negli ultimi tempi uno dei maggiori finanziatori dell’ONU e delle sue diverse organizzazioni, ovvero gli Stati Uniti, sta chiudendo i cordoni della borsa, e dunque molti progetti sono costretti a fermarsi. D’altro canto ci sono nazioni che storicamente contribuiscono molto poco attraverso l’ONU, pur avendone la disponibilità, come dimostrano i vari interventi diretti che per loro hanno un evidente ritorno in termini di influenza geopolitica: la Cina ne è l’esempio più lampante.

In questo contesto, esperti di ONG e organizzazioni internazionali hanno messo in evidenza la necessità che il governo italiano migliori significativamente il proprio coinvolgimento finanziario nella Grande Muraglia Verde, richiamando anche l’attenzione sul Piano Mattei. Attualmente, si stima che siano stati programmati circa 20 miliardi di dollari entro il 2025, sebbene solo 2,5 miliardi fossero stati effettivamente sborsati a marzo 2023. La proiezione è di raggiungere i 33 miliardi di dollari entro la fine del decennio, ma la mobilitazione di tali risorse resta complessa e ostacolata da incertezze globali relative alla finanza climatica e alla biodiversità.

La Grande Muraglia Verde rappresenta una risposta cruciale alle sfide ambientali e sociali che affliggono il Sahel. Sebbene ci siano state critiche e difficoltà nell’attuazione del progetto, gli sforzi recenti volti al ripristino ecosistemico, all’innovazione tecnologica e alla mobilitazione di finanziamenti offrono nuove speranze per il futuro. Se gestita con attenzione e supportata da un adeguato impegno politico ed economico, la Grande Muraglia Verde potrebbe rivelarsi una soluzione efficace per fermare la desertificazione, promuovere la sostenibilità ambientale e migliorare la vita di milioni di persone nella regione.

Fonti: aics.gov.it/oltremare/articoli…
Questa voce è stata modificata (1 anno fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

L’operazione Sturzo durò in tutto solo «tre turbolenti giorni»


Particolarmente calda era la situazione di Roma, dove la proposta di creare una lista anticomunista aperta anche ai missini avrebbe suscitato dibattiti e polemiche intense all’interno della coalizione centrista e tra la Dc e la Chiesa.
All’origine dell’idea c’era, sostanzialmente, il timore di perdere una città importante come la capitale. E questi timori divennero ancora maggiori quando le sinistre decisero di candidare un esponente dell’Italia liberale di sicuro impatto: Francesco Saverio Nitti. A questo punto, settori del Vaticano e dell’Azione cattolica – in particolare Luigi Gedda – presero posizione a favore di un allargamento a missini e monarchici. Tra marzo e aprile ’52 si cercò in tutti i modi di fare pressioni su De Gasperi affinché accettasse il coinvolgimento delle destre in una lista civica. Per «spoliticizzare la consultazione elettorale», come consigliò Pio XII, emerse il nome di don Luigi Sturzo. Il sacerdote siciliano avrebbe dovuto fare da mediatore, in maniera tale da fare appello alle diverse sensibilità politiche romane contro il comunismo <185. Lo statista trentino, contro l’opinione, certo non poco influente, del Pontefice, decise di non coinvolgere Msi e Pnm, anche perché aveva appurato il parere contrario dei partiti laici di centro che minacciarono di ritirare i propri candidati in caso di allargamento a destra. Oltre a De Gasperi, che aveva intuito i rischi dell’operazione, erano contrari gli appartenenti al gruppo di Iniziativa democratica, alcuni esponenti dell’Azione cattolica – compresi i giovani (Giac) e gli studenti della Federazione universitaria (Fuci) – e altre organizzazioni cattoliche.
L’operazione Sturzo durò in tutto solo «tre turbolenti giorni» <186 e fu duramente osteggiata dall’ambasciata americana e da Washington, dove temevano una progressiva polarizzazione, in forza della quale il Pci avrebbe potuto porsi a capo di un fronte antifascista con molti democratici e moderati. «Particolarmente severo – ha scritto Del Pero – fu il giudizio del servizio di intelligence del Dipartimento di Stato (l’Office of Intelligence Research), che nei primi anni Cinquanta costituì assieme alla Cia uno dei principali rifugi degli elementi più liberal e progressisti dell’amministrazione Truman» <187. L’ambasciata nei mesi successivi avrebbe riservato particolare attenzione a Luigi Gedda che, «nonostante alcune sue idee politiche», non era visto come una «minaccia per la democrazia e per il successo del centro democratico». Veniva inoltre giudicato un «leale strumento della Chiesa» per porre l’accento sul rispetto delle gerarchie e delle loro indicazioni. Tale aspetto era imprescindibile proprio perché il supporto della Chiesa alla coalizione di centro era «indispensabile». Inoltre, continua la relazione di Thompson, «Gedda è una delle poche persone in Italia che hanno efficacemente utilizzato le lezioni della “guerra psicologica” e le tecniche dell’american advertising nell’azione politica».
Non si poteva però trascurare un pericolo. Solo nel caso in cui la Dc avesse fallito nelle politiche anticomuniste, il Vaticano avrebbe potuto spaventarsi. E Gedda avrebbe in qualche modo cercato di «mettere alcuni suoi uomini nelle liste della Dc e di fare pressioni per una svolta a destra» <188. L’episodio romano, pur senza sfociare in un’alleanza con le destre, era destinato a lasciare strascichi nell’arena politica nazionale. I “vespisti”, per i legami coi monarchici e con la Chiesa (soprattutto l’Azione Cattolica), venivano osservati attentamente dai funzionari Usa, timorosi sia della reazione di socialdemocratici e repubblicani che della nefasta prospettiva di una scissione democristiana <189.
Nel maggio ’52, alla vigilia del voto al Sud, il radicamento delle destre veniva così sintetizzato dall’ambasciatore Ellsworth Bunker, appena giunto in sostituzione di Dunn: “Escludendo Roma, solo un terzo della popolazione italiana, praticamente tutto al Sud, voterà. Il neofascismo e il monarchismo meridionale sono del tutto speciali, si tratta di un fenomeno “locale” dovuto al fatto che il Sud non ha mai conosciuto gli aspetti più duri dell’occupazione tedesca e della repubblica sociale, ha visto l’esercito americano come invasore, ha stretti legami con le colonie africane, ha accolto i rifugiati e ha sofferto i danni economici derivanti dalla perdita delle colonie, ha avuto una tradizione monarchica, e ha una struttura sociale che scoraggia il pensiero politico moderato o “progressista” .
La situazione italiana non faceva ben sperare, tanto che un arretramento del quadripartito era ampiamente previsto. Oltre a notare il fatto che la Dc, «partito di centro poco dinamico», avesse senza dubbio perso popolarità, all’ambasciata evidenziavano i tanti limiti dal punto di vista dell’informazione e della propaganda. Si pensi alla scarsa attività dei partiti di governo per intercettare il voto di protesta, che con ogni probabilità sarebbe andato a vantaggio dei socialcomunisti e del blocco di destra, così come, in generale, prevaleva la delusione per una campagna elettorale poco vigorosa <190.
Analizzando l’esito delle elezioni, emerge che i timori statunitensi erano in buona parte fondati. Il vero e proprio tracollo che subì il partito di De Gasperi andò soprattutto a vantaggio della destra monarchica e missina. A determinare l’emorragia di voti era stata la protesta dei «ceti medi moderati, timorosi del nuovo e sensibili alla campagna di stampa d’indole nazionalistica». Altri sostenitori della destra furono l’alta borghesia, ostile ai progetti riformatori e le masse di sottoproletariato meridionale «infarcito di sanfedismo qualunquista e di ribellismo nei confronti del Nord» <191. Com’è noto, la Dc e i partiti di governo subirono un’erosione di consensi significativa in Meridione. Il blocco delle forze nazionali riuscì ad ottenere la maggioranza a Napoli (dove fu eletto sindaco Achille Lauro con 117.000 preferenze), Avellino, Bari, Benevento (con un sindaco missino), Salerno e Foggia (governata in precedenza da un’amministrazione di sinistra).
Dopo il voto, tra i due partiti di destra iniziò un rapporto proficuo, propiziato «dalla comune emarginazione rispetto al potere». Come ha rilevato Baldoni, la collaborazione ebbe maggior successo dove il Msi rimase in secondo piano, e questo ha reso certo più semplice l’intesa al Sud, dove i missini erano interpreti di un generico conservatorismo non ostile alla monarchia e agli Usa, rispetto agli eredi della Rsi al Nord <192.
La percezione dei pericoli di destra e sinistra – e dei partiti al loro interno – era inevitabilmente legata alla situazione internazionale. Il Pnm, per il suo dichiarato atlantismo, costituiva un potenziale alleato o comunque un interlocutore con cui confrontarsi. L’apertura a sinistra cominciò a comparire nelle agende dei diplomatici americani. Si poteva pensare, in alternativa, di aprire a destra, ma questa strada era guardata con sospetto perché poteva causare malumori nei repubblicani e nei socialdemocratici, con il rischio di compattare un fronte delle sinistre. Restava poi l’ipotesi di modificare la legge elettorale in senso maggioritario, che avrebbe potuto offrire al governo maggiore stabilità, «rilanciando al contempo l’azione repressiva contro l’estrema destra e l’estrema sinistra» <193.

[NOTE]185 Si vedano G. Malgeri, La stagione del centrismo, cit., pp. 123-129; L. Sturzo, Politica di questi anni. Dal luglio 1951 al dicembre 1953, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008; A. Riccardi, Il «partito romano». Politica italiana, Chiesa cattolica e Curia romana da Pio XII a Paolo VI, Morcelliana, Brescia, 2007; A. D’Angelo, De Gasperi, le destre e l’«operazione Sturzo». Voto amministrativo del 1952 e riforma elettorale, Studium, Roma, 2002.
186 The May 25 elections – Negotiations and alliances of democratic parties, L.E. Thompson Jr. (Minister Counselor,Embassy) to the Department of State, May 6, 1952, NARA, RG 59, C-3, Box 3, 765.00/5-652. Sulle elezioni romane si veda anche Rome municipal elections, M. J. Looram to O. Horsey (Embassy), February 5, 1952; Telegram 5142, E. Bunker (Ambassador in Italy) to Secretary of State, May 24, 1952, NARA, RG 84, Box 74, f. Italy elections (confidential) 1950-52.
187 M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit., p. 161.
188 Gedda and the Church in the 1952 election campaign, L.E. Thompson Jr. (Embassy) to the Department of State, July 11, 1952, NARA, RG 59, C-3, Box 3, 765.00/7-1152. Si veda Telegram 343, E. Bunker (Ambassador in Italy) to Secretary of State, July 22, 1952, NARA, RG 84, 1950-1952, Box 74, f. 350.1 – CD Party confidential 1950-52. Su Gedda e la “guerra psicologica” si veda Mario Del Pero, Gli Stati Uniti e la «guerra psicologica», cit., pp. 955-961. Sulla linea “morbida” di Gedda e sul tentativo di integrazione Dc-Msi si veda Piero Ignazi, Il polo escluso, cit., pp. 64-65.
189 In un rapporto si afferma esplicitamente che «il supporto monarchico potrebbe essere necessario per vincere le elezioni politiche», Si veda Program of the right-wing of the Christian Democratic Party, Embassy to the Department of State, April 9, 1952, NARA, RG 84, Box 74, f. 350.1 – CD Party confidential 1950-52. Nello stesso documento si trova anche una sorprendente diversità di vedute sulla lotta al comunismo. Se i “vespisti” intendevano mettere fuori legge il Pci e incrementare la libera impresa per diminuire il peso dei comunisti, all’ambasciata consideravano il ritorno alla libera impresa come «open question» e diffidavano di tanti industriali italiani che avevano scoraggiato la nascita di
sindacati liberi «per evitare problemi», contribuendo così al rafforzamento del Pci.
190 Per un esempio evidente del rammarico americano poco prima delle elezioni e per un elenco di pubblicazioni e film propagandistici, tra cui “Come i comunisti ingannano i contadini” (148.700 copie), “Come si vive in Russia” (500.000 copie) e “La valle del terrore” (648.000 copie) si veda Usis/Msa Activities in connection with italian local elections, Foreign Service Despatch 2765, Embassy to the Department of State, May 23, 1952, NARA, RG 84, Box 74, f. 350 – Italy elections (confidential) 1950-52, da cui è tratta la citazione «the Christian Democratic Party, being a center party, is somewhat lacking in dynamism».
191 S. Setta, La Destra nell’Italia del dopoguerra, cit., p. 28.
192 A. Baldoni, La destra in Italia, cit., p. 394; G. Roberti, L’opposizione di destra in Italia, cit., pp. 154-155. Sul proliferare di gruppi scissionisti di centro, destra e sinistra in campo monarchico si veda D. De Napoli, Il movimento monarchico, cit., pp. 143-144.
193 M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit., p. 163.
Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la Destra italiana negli anni Cinquanta, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2009-2010

#1952 #AlcideDeGasperi #ambasciata #amministrative #anticomunismo #Avellino #Bari #Benevento #centristi #CIA #DC #destra #don #elezioni #FedericoRobbe #Foggia #FrancescoSaverioNitti #intelligence #liberali #LuigiGedda #LuigiSturzo #missini #monarchici #neofascismo #partiti #PCI #Roma #Salerno #USA #Vaticano

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

le immagini che immaginano ‘ahida’


dove ci si avvicina a spiegare cosa sono i segni che attraversano ahidaonline.com/
ahidaonline.com/post/post-poet…
#ahida #ahidaOnline #ahidaonline #art #arte #asemic #asemicWriting #scritturaAsemica #scrittureAsemiche #segni #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline #tracce

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Sospensione dei servizi per i visti presso l’Ambasciata USA a Niamey, in Niger.


[:it]La stretta di Trump sull'immigrazione colpisce anche il Niger.[:]

Il governo degli Stati Uniti ha annunciato la sospensione di tutti i servizi di routine per i visti presso la propria ambasciata a Niamey, Niger, fino a nuovo avviso. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha confermato che questa pausa interessa tutte le categorie di visti, sia per immigrati che per non immigrati, citando “preoccupazioni relative al Governo del Niger”, senza fornire ulteriori dettagli.

Tuttavia, i visti diplomatici e ufficiali continueranno a essere elaborati. Un comunicato interno datato 25 luglio ha fornito istruzioni agli ufficiali consolari americani in tutto il mondo di applicare una maggiore attenzione e scrutinio a tutti i richiedenti visti provenienti dal Niger. Tale misura è giustificata da tassi di permanenza eccessiva, pari all’8% per i visti turistici e addirittura al 27% per i visti per studenti e scambi, evidenziando la necessità di una posizione più rigorosa.

L’ambasciata ha informato tutti coloro che sono interessati da queste misure.

La decisione di congelare i visti si colloca in un contesto di crescenti tensioni politiche. Infatti, lo scorso settembre, l’esercito americano ha completato il ritiro dalle basi in Niger dopo che la giunta al potere aveva ordinato l’allontanamento di quasi 1.000 soldati statunitensi. Questa situazione ha rappresentato un duro colpo per l’influenza degli Stati Uniti in Africa occidentale, dove il Niger aveva giocato un ruolo fondamentale come partner nella lotta al terrorismo prima del colpo di stato dell’anno scorso.

In aggiunta, l’amministrazione Trump continua a perseguire politiche migratorie severi. Le autorità hanno revocato migliaia di visti, incrementato i controlli sui social media e, stando a quanto riportato, si trovano a puntare il mirino su titolari di visti per studenti e carte verdi, accusandoli di sostenere in modo percepito i palestinesi e etichettandoli come minacce alla politica estera degli Stati Uniti.

Il senatore Marco Rubio, che guida questi sforzi all’interno del Dipartimento di Stato, ha affermato che questa repressione è motivata dalla necessità di proteggere la sicurezza nazionale.

Fonte: africanews.com

Questa voce è stata modificata (1 anno fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

oggi, dalle 14, su radio onda rossa: “liberi sempre” e “perché io, perché non tu”


Tutta Scena Teatro ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm

martedì 29 luglio 2025 ore 14
estratti da
LIBERI SEMPRE

letture della storica Michela Ponzani e dello scrittore Valerio De
Filippis, musiche di Marco Caparrelli (chitarra e voce), Marcello Lardo
(chitarra e basso), Nicolò Pagani (basso), Andrea Borrelli (batteria)

Un viaggio nel tempo, tra passato e presente, a 80 anni dalla guerra di
liberazione. La scoperta del coraggio delle donne nella Storia, i sogni,
le speranze di libertà, le scelte di disobbedienza, i dubbi, i tormenti
e la ribellione di una generazione pronta a battersi in una guerra
giusta chiamata Resistenza.

info
comune.roma.it/web-resources/c…

*

ore 14:40
PERCHÉ IO, PERCHÉ NON TU

di Barbara Balzerani
drammaturgia e voce Tamara Bartolini
sonorizzazioni, chitarra e voce Michele Baronio

Un libro, un incontro e la condivisione di un amore, il teatro. Il
teatro e la bellezza dell’opera di Pina Bausch, della sua arte
rivoluzionaria, del suo amore per la vita e per le sue contraddizioni.
Le immagini delle sue opere accompagnano, come un testo “segreto”,
questo progetto nato dalla lettura dei libri di Barbara Balzerani. Sono
libri densi di parole difficili da portare, pesanti come le colpe dei
vinti e dei vincitori, parole che colpiscono come lama di coltello, che
ci costringono al viaggio dentro di sé e dentro la Storia. Punto di
partenza è il suo ultimo libro “Perché io, perché non tu”, ma anche i
precedenti “Compagna Luna” e “La sirena delle cinque”. Tutti hanno
contribuito alla creazione di una drammaturgia che nasce dalla sua
scrittura e che cerca, nell’incalzare di domande e risposte, di creare
un dialogo tra due generazioni, tra il teatro e la letteratura, tra la
musica e le immagini, tra la storia individuale e la storia collettiva.
Una storia da raccontare senza censure e senza rimozione, nello spazio
in cui la parola e il suono, le immagini e il canto ci chiedono di
intrecciare sguardi critici nei confronti della realtà, anche quella più
difficile da elaborare.

archive.org/details/Radioteatr… (1h’)

#AndreaBorrelli #BarbaraBalzerani #guerraDiLiberazione #Liberazione #MarcelloLardo #MarcoCaparrelli #MichelaPonzani #MicheleBaronio #NicoloPagani #PinaBausch #radio #RadioOndaRossa #Resistenza #ROR #TamaraBartolini #teatro #TuttaScenaTeatro #TuttaScenaTeatroRadioOndaRossa

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

l’attività meritoria della hind rajab foundation


Un esempio eccellente dell’attività della Fondazione:

La Fondazione Hind Rajab ha presentato una denuncia penale formale alle autorità della Repubblica di Cipro chiedendo l’arresto immediato di Tameer Mulla, un soldato israeliano arabo druso attualmente in territorio cipriota, per il suo diretto coinvolgimento in crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atti potenzialmente equivalenti a genocidio durante l’attacco israeliano nella Striscia di Gaza tra il 2023 e il 2025.

Tameer Mulla ha prestato servizio nel 101° Battaglione Paracadutisti della 35° Brigata Paracadutisti delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), un’unità di prima linea che ha svolto un ruolo centrale nella distruzione di città, ospedali e campi profughi palestinesi. Mulla è entrato a Cipro il 18 luglio 2025 e si ritiene che si trovi ancora nel Paese. La denuncia include una documentazione schiacciante sulla partecipazione personale di Mulla a gravi violazioni del diritto internazionale. Questi includono:

1. Attacchi deliberati contro infrastrutture civili

Mulla ha filmato e pubblicato pubblicamente il suo coinvolgimento in:

Distruzione mirata di abitazioni civili a Khan Younis, Jabalia e Deir al-Balah con bulldozer, ordigni esplosivi e fuoco diretto.
Lancio di razzi e proiettili contro abitazioni palestinesi abbandonate, senza alcuna prova della presenza o minaccia militare.
Incendio di edifici residenziali, sia prima che dopo le perquisizioni, come prassi standard di distruzione.

Questi atti rientrano nella definizione legale di attacchi intenzionali diretti contro obiettivi civili, come definito dall’Articolo 8(2)(b)(ii) dello Statuto di Roma.

2. Evacuazione forzata sistematica di persone protette

Il 26 febbraio 2024, Mulla ha supervisionato e documentato personalmente l’evacuazione forzata di civili dall’Ospedale Nasser di Khan Younis. L’ospedale, assediato per settimane, ospitava oltre 10.000 sfollati, 450 pazienti e 300 operatori sanitari.

Sotto la minaccia di cecchini, bombardamenti e di un blackout totale delle comunicazioni, i civili, inclusi bambini, anziani e feriti, sono stati trasferiti in un’operazione coercitiva e umiliante. Ciò costituisce il crimine di guerra di trasferimento illecito di persone protette ai sensi dell’articolo 8(2)(a)(vii) dello Statuto di Roma.

3. Attacchi alle istituzioni educative

Mulla era presente e ha documentato la distruzione della scuola elementare maschile di Jabalia nel maggio 2024. Le riprese mostrano la struttura scolastica in rovina, probabilmente distrutta durante o subito dopo un’operazione delle IDF nella zona. La sua presenza sulla scena e la glorificazione dell’attacco sollevano solide basi per perseguire penalmente gli attacchi contro edifici dedicati all’istruzione, in violazione dell’articolo 8(2)(b)(ix) dello Statuto di Roma.

4. Glorificazione e istigazione

Mulla ha pubblicato numerosi video, storie e filmati che deridevano la distruzione delle infrastrutture civili palestinesi. Tra questi:
Video sarcastici all’interno di case saccheggiate o distrutte, barbieri e negozi di elettronica;
Un montaggio che paragona il suo ruolo a Gaza a un videogioco, includendo riprese di fuoco vivo ed esplosivi; Un’immagine in stile Netflix che elenca le città palestinesi che ha contribuito a distruggere: Al-Zeitoun, Gaza City, Rimal, Shuja’iyya, Khan Yunis, Deir al-Balah, Jabalia.

Questa pubblica glorificazione dei crimini di guerra e delle devastazioni riflette un chiaro intento, una motivazione ideologica e una mancanza di rimorso, rafforzando le argomentazioni a favore di un’azione penale ai sensi del diritto cipriota e internazionale.

Cipro è tenuta, in base alla giurisdizione universale, al proprio Codice Penale e ai trattati internazionali, a perseguire penalmente sul proprio territorio le persone accusate di crimini contro l’umanità e crimini di guerra, anche se commessi all’estero.
La Fondazione Hind Rajab chiede alla Repubblica di Cipro di agire immediatamente per:

Arrestare Tameer Mulla senza indugio;

Impedire la sua partenza dal Paese;

Avviare un’indagine penale completa e un procedimento penale;

Cooperare con gli organismi internazionali per garantire che venga fatta giustizia.

La popolazione di Gaza non è invisibile. Chi distrugge ospedali, case e vite impunemente deve essere ritenuto responsabile.

hindrajabfoundation.org/perpet…

#AlZeitoun #bambini #children #Cipro #colonialism #criminiDiGuerra #DeirAlBalah #Gaza #GazaCity #genocide #genocidio #HindRajabFoundation #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #Jabalia #KhanYunis #massacri #Palestina #Palestine #Rimal #ShujaIyya #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #TameerMulla #warcrimes #zionism

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La cultura della cancellazione dell’italiano (italian cancel culture?)


Di Antonio Zoppetti

Mentre serpeggia il dibattito a proposito dello sterminio del popolo palestinese – sarà davvero genocidio o è meglio utilizzare una terminologia meno offensiva per Israele? – l’altro giorno è uscito un articolo sul Corriere che mi è arrivato come un cazzotto nella pancia.

Come tutti sanno, la popolazione imprigionata nel lager a cielo aperto di Gaza ha poco a che fare con le etichette dei giornali che liquidano la faccenda come una guerra tra Israele e Hamas. I cittadini che si aggirano tra le macerie dei bombardamenti – in larga parte bambini – sono stati volutamente ridotti alla fame (anche se si legge spesso che c’è la carestia, come se fosse un evento ineluttabile o naturale). Come se non bastasse, in un luogo in cui non è rimasto in piedi neppure un ospedale, il tiro al piccione sulla folla che si accalca per la distribuzione dei viveri è diventato sistematico. Centinaia di migliaia di persone nelle prossime settimane potrebbero morire di fame, il che non è un’espressione metaforica, ma da prendere in senso letterale.

E con quali parole si può descrivere tanto orrore? Come esprimere una simile tragedia umanitaria?

Il principale quotidiano nazionale italiano riesce a farlo mettendo in bocca a una mamma questa disperata testimonianza (come fosse una tipica espressione palestinese): visto che al black market la farina costa 25 euro al chilo, solo qualche volta riesco a dare ai miei figli uno snack serale.

Cosa spinge un giornalista a chiamare snack quello che storicamente si sarebbe detto un tozzo di pane? Cosa lo spinge a usare indifferentemente l’espressione mercato nero impiegata nel titolo oppure black market (nel sommario) come se inglese e italiano fossero sinonimi intercambiabili?

L’attuale cultura della cancellazione dell’italiano sostituito dall’inglese si allarga a questo modo, per opera di una pletora di intellettuali, giornalisti, imprenditori, tecnici, addetti ai lavori… dalla mente colonizzata, che invece di rivolgersi ai loro concittadini in italiano devono anglicizzare qualunque cosa per esprimere un ideale linguistico che a loro pare più solenne, anche quando rasenta il ridicolo e il paradosso.

Questo paradigma comunicativo deviato — una coazione a ripetere patologica — genera una voluta e ricercata commistione di anglo-italiano che non ha più a che fare con il ricorso ai singoli anglicismi (per esempio snack) ma con il passare all’inglese indipendentemente dal fatto che sia ormai entrato nei dizionari, accettato o diffuso (per esempio black market). La posta in gioco della nuova cultura della cancellazione dell’italiano – che genera l’itanglese – è al contrario quella di affermare questo modello linguistico e di educare la gente a un simile modo di esprimersi, che in questo modo suona giorno dopo giorno sempre più naturale.

In questa visione confusa della comunicazione e della lingua, viene a cadere un elemento portante della nostra storia, identità e cultura: la distinzione strutturale tra italiano e inglese che ha che fare con la forma, più che con i significati. Nella newlingua che si vuole affermare il suonare in inglese conta più dell’essere inglese di fatto, e poco importa che certe espressioni come smart-working o italian sounding siano degli pseudoanglcismi: la loro funzione è quella di dare una patina di inglese alla struttura dell’italiano. Perché questo è ciò che si ricerca, il nuovo stilema linguistico di prestigio nasce da una disperata ricerca compulsiva dell’ibridazione in modo non necessariamente consapevole, ma sempre più istintivo e “naturale”.

Questo obiettivo si persegue in tanti modi. Il più facile è quello che riguarda le parole nuove. Se una parola non esiste già in italiano, la si trapianta gioiosamente dall’inglese, invece di adattarla o creare alternative con le nostre risorse linguistiche. E così veniamo quotidianamente invasi da una miriade di nuove espressioni inglesi presentate come “intraducibili, con la complicità dei linguisti anglomani che bollano simili espressioni come “prestiti necessari”, cioè parole intradotte come airbag, wi-fi, mouse, lockdown… che non abbiamo voluto o saputo tradurre ma che all’estero sono spesso tradotte (la “necessità” dell’inglese vale solo per la nostra mentalità coloniale). Per avere un’idea delle proporzioni del fenomeno, bisogna ricordare che il 50% dei neologismi del nuovo millennio, nei dizionari, è ormai in inglese crudo. E accanto a tutta la terminologia che entra direttamente in inglese per indicare gli oggetti, l’altro cardine della cultura della cancellazione linguistica consiste nell’anglicizzare anche i concetti, perché la lingua non è solo la descrizione del mondo, ma soprattutto la sua costruzione. E così in un articolo su la Repubblica (grazie a Daniele che me l’ha segnalato) si parla per esempio di heterofatalism come fosse la cosa più naturale del mondo, invece di renderlo con eterofatalismo – o eteropessimismo – come si può rendere in italiano. Ma tra l’italiano e l’inglese si preferisce l’inglese senza alcuna motivazione plausibile.

Questo modello comunicativo dominante si sta estendendo a sempre più ambiti della lingua italiana, e la sta soffocando. Il problema non sono gli anglicismi – spesso passeggeri – ma l’anglicizzazione, che si allarga a dismisura indipendentemente dalle singole scelte lessicali. Il flusso dell’inglese che si mescola all’italiano è in costante crescita, anche quando le espressioni inglesi adoperate sono transitorie.

E allora, tra le “tendenze” promosse dai giornali si introducono nuovi concetti in inglese e allo stesso tempo si riscrive in inglese anche ciò che potremmo dire in italiano, volendo. Perciò il lemon drop – che fino a qualche giorno fa era solo un cocktail – oggi si trasforma in un effetto “goccia di limone” da imprimere sulle unghie, i tessuti increspati si trasformano in smock, in palestra i piegamenti diventano push-up (che un tempo erano invece solo dei reggiseni), le accosciate squat, la tartaruga six-pack, il restauro delle navi diventa un nuovo “look” (che si potrebbe dire anche restyling o evocare con lo pseudoanglicismo lifting) nei cantieri navali diventati refit, mentre la parola snodo è stata ormai abbandonata in nome di un generico hub, sempre più inflazionato e abusato in ogni circostanza.

Mentre tutto ciò è sotto gli occhi di tutti – a parte quelli di qualche linguista anglomane sempre più anacronistico e strampalato – la domanda che ci si può porre è: già, ma che fare?

È la stessa domanda che ci si può rivolgere davanti alla situazione palestinese, per tornare da dove eravamo partiti. Purtroppo, a parte blaterare, non si vuole fare niente di concreto in entrambi i casi. E così per Netanyahu non sono previste le sanzioni e le reazioni riservate a Putin, mentre agli anglicismi non sono riservate le stesse stigmatizzazioni e le stesse sanzioni che vengono invece introdotte per cambiare la lingua introducendo le cariche al femminile, le parole politicamente corrette o inclusive. Gli anglicismi non vengono messi al bando come si è fatto con la parola “negro” o come si sta tentando di fare con la parola “razza”.

Eppure basterebbe fare un po’ di cultura e innescare un minimo di dibattito per cambiare questo andazzo e questa follia anglomane. Per comprenderlo basta citare quel che ha fatto un attivista dell’italiano, Gino Sgroi, a cui va tutta la mia stima.

Infastidito da una newsletter in itanglese di un’associazione che si occupa di alimentazione vegana e vegetariana, ha scritto alla redazione chiedendo perché nel loro “bollettino” ricorressero espressioni poco trasparenti come “plant-based” invece di vegetale o altre come l’insopportabile “save the date” invece di un equivalente in italiano.

La risposta, inizialmente piccata, difendeva la “scientificità” e “tecnicità” di certe espressioni e il loro riuscire a esprimere un qualcosa in più dell’italiano. Ma Gino, in modo pacato e razionale, ha a sua volta replicato con validi argomenti a quelle risposte, e ne è nato un dibattito proficuo in cui la redazione – che in un primo momento credeva di trovarsi di fronte a un fanatico o a un purista nostalgico – scambio dopo scambio ha iniziato un processo di razionalizzazione e di maggiore consapevolezza nella comunicazione che a portato ad accettare le osservazioni ricevute e a recepirle.

Perciò, anche se permangono espressioni diffuse come newsletter e online (ormai radicate rispetto a possibilità come bollettino o in linea) nell’ultima comunicazione l’associazione ha eliminato il “planted based” e il “save the date” diventati a base vegetale e segna in agenda.

Questa piccole vittoria contro l’itanglese è solo uno sprazzo limitato, ma la dice lunga su ciò che si potrebbe fare. Se invece di un singolo cittadino come Sgroi fossero le istituzioni e la nostra intellighenzia a divulgare un minimo di educazione linguistica, la nostra lingua sarebbe più viva. Purtroppo, le linee guida di università e amministrazioni – come il linguaggio dei giornali – puntano a rinnovare la nostra lingua proprio attraverso il ricorso all’inglese. L’itanglese è divenuto la nuova lingua di classe. E se questo atteggiamento non cambierà, il genocidio lessicale dell’italiano e la cultura della sua cancellazione e sostituzione è destinata ad allargarsi e a imporsi sulle masse.

#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


di Antonio Zoppetti

Nell’ultima settimana il “dissing” ha occupato le pagine dei giornali in un tormentone straripato anche in tutte le trasmissioni televisive, dalle Iene a Crozza, e svariati lettori mi hanno scritto per segnalarmi questo nuovo anglicismo che a dire il vero non è così nuovo, né per il significato che veicola né per la sua data di apparizione.

La novità è un’altra: il termine ha fatto il salto, da voce gergale dei rappatori – in itanglese lo slang dei rapper – alla lingua comune rivolta a tutti. Gli artefici di questo allargamento, come il più delle volte, sono i giornalisti.

Credo sia utile spendere qualche riflessione sulla nuova parola e soprattutto sui meccanismi sottostanti e sulle conseguenze di questa nuova entrata nella lingua “italiana” (o forse di new entry nell’itanglese?).

Un concetto che c’è da sempre

L’evento scatenante è stato lo scambio di invettive tra Fedez e un certo Tony Effe, in un teatrino in cui stanno intervenendo una serie di altri personaggi influenti che occupano il panorama culturale di un giornalismo dall’elettroencefalogramma sempre più piatto.

Il termine inglese deriverebbe dal verbo to disrespect cioè “mancare di rispetto’ (dunque è questo il significato portante), anche se da tempo si è diffuso negli ambienti musicali giovanili d’oltreoceano per indicare le invettive cantate tra gli autori del genere, di solito incentrate sugli insulti e le prese in giro. Il vezzo ha preso piede anche tra i rapper italiani, naturalmente, che hanno dato vita al gergale “dissare” per indicare l’invettiva cantata e lo sfottò in rima musicato. Questa pratica non è certo una novità e non è certo un fenomeno che si può racchiudere nell’ambiente del rap, visto che – tralasciando i precedenti della letteratura greca o latina – si ritrova già agli albori della lingua italiana, quando i poeti del variegato volgare del sì, ancora tutto da codificare, si scambiavano frecciatine e insulti in versi, come nella polemica tra Dante e Cecco Angiolieri di cui ci rimane un sonetto del 1303 che recita:

Dante Alighier, s’ ’i so’ bon begolardo [buffone], tu mi tien’ bene la lancia a le reni; s’eo desno con altrui, e tu vi ceni (…) Dante Alighier, i’ t’averò a stancare, ch’eo so’ lo pungiglion, e tu se’ ’l bue.

Gli echi di questa prassi antica si ritrovano in espressioni comuni come il “rispondere per le rime”, “gliele ho cantate” o “suonate di santa ragione”, anche se non comportano necessariamente il ricorso ai toni oltraggiosi o offensivi.

Tra i più celebri e veementi rappresentanti dell’invettiva in rima che ricorrevano al turpiloquio si può citare l’Aretino, che nei Sonetti lussuriosi si rivolgeva ai poeti suoi contemporanei del Cinquecento con toni anche più accesi di quelli dei rapper:

Questi vostri sonetti fatti a cazzi, / Sergenti de li culi e de le potte, / E che son fatti a culi, a cazzi, a potte, / S’assomigliano a voi, visi de cazzi.

Gli esempi che si potrebbero fare di simili scambi poetici sono infiniti, e si trovano in ogni epoca. Nell’Ottocento il poeta milanese Carlo Porta dedicò dodici sonetti irriverenti all’abate “Giavan”, una storpiatura del nome di Pietro Giordani, illustre rappresentante del classicismo avverso ai componimenti in vernacolo, e con lo stesso spirito inveì in versi anche contro un certo Gorelli, un senese che ricopriva l’incarico di cancelliere del tribunale di Milano che si era pronunciato in modo ostile sul rozzo dialetto milanese e su chi perdeva tempo a poetare in quella lingua. Porta gli aveva risposto con I paroll d’on lenguagg, car sur Gorell (“le parole di ogni lingua, caro signor Gorelli”) in cui i vocaboli erano paragonati ai colori di un pittore, che possono rendere un quadro bello o brutto a seconda di come sono usati e di che cosa si ha da dire:

“Tant l’è vera che in bocca de Usciuria (tanto è vero che nella bocca di vostra signoria)
el bellissem lenguagg di Sienes (il bellissimo linguaggio dei senesi)
l’è el lenguagg pù cojon che mai ghe sia” (è il linguaggio più coglione che ci sia).

Passando dalla poesia alle canzonette, nel 1976 Francesco Guccini scrisse una canzone che intitolò l’Avvelenata, per esprimere (in italiano) il suo sfogo astioso in versi e, tra le tante ingiurie, spicca uno strale dedicato al critico musicale Riccardo Bertoncelli che aveva stroncato un suo album (“…tanto ci sarà sempre lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate …”). Ma anche Vasco Rossi, nel 1982, sfotteva il giornalista Nantas Salvalaggio, che lo aveva liquidato come un drogato più che un cantante, con il verso “Meglio rischiare, che diventare come quel tale, quel tale che scrive sul giornale”.

Niente di nuovo sotto il sole, dunque, anche se – fuori dal rap – sino a ieri non ci mancavano le parole per esprimere il concetto di “dissing”, e in una storia delle invettive letterarie che stavo leggendo proprio mentre esplodeva il caso, si trovano articoli come “Il discorso irato: elementi e modelli dell’invettiva”, “L’invettiva misogina: dal Corbaccio agli scritti libertini del ’600”, “Da Sterne a Guerrazzi: misure e contesti del furore”, “Tra politica e letteratura: le ‘pacate invettive’ di Benedetto Croce”, “L’invettiva nella poesia italiana del secondo Novecento”…

Ma da oggi, tutto ciò si può buttare via, e grazie alla potenza dell’inglese – lingua superiore e inarrivabile – abbiamo finalmente un nuova parola più precisa, solenne, moderna e internazionale da impiegare al posto di tante goffe e antiquate soluzioni.

Il dissing non è proprio come l’invettiva…

Chiarito che dissing non contiene nulla di nuovo, all’anglomane che deve giustificare il ricorso all’inglese non resta che la solita argomentazione cialtrona: il dissing, però, è legato a un preciso contesto musicale intrinseco all’hip hop, appartiene alla terminologia del linguaggio giovanile e non è certo come le invettive di Dante o degli altri poeti, è proprio un qualcosa di nuovo e di intraducibile, ha un significato più specifico di una parola generica come invettiva che può voler dire troppe cose…

È la solita solfa, la solita bufala che serve per creare la necessità dell’anglicismo.

Certo, non si può pretendere che un imitatore italiano di un genere musicale che ha le sue origini in un contesto afroamericano traduca dissing con invettiva – seguendo una tradizione poetica e musicale che probabilmente ignora – e non stupisce che si ancori a un contesto inglese che fa suo e ostenta con orgoglio, perché è a quello che fa riferimento. Ma fino a quando questa terminologia rimane confinata nel suo ambito gergale è in fondo giustificabile, quando invece esce dal suo dominio ed entra nella lingua comune si trasforma in un “prestito sterminatore” che si afferma sugli equivalenti italiani e soprattutto perde la sua specificità: un pezzo su la Repubblica, per esempio, ripropone un vecchio confronto tra Lucio Dalla e Francesco Guccini che viene chiamato “dissing” immotivatamente visto che i due cantautori si limitano a un pacato scambio di vedute senza ingiurie e senza cantare.

Il dissing si trasforma allora in una parola comune usata in senso lato al posto di polemica, controversia, dissapore, sfottimento o sfottò, e di volta in volta può sostituire invettiva, contrasto, ingiuria, oltraggio, critica irrispettosa (offensiva o irriverente), insulto, improperio, vituperio, derisione, irrisione, presa in giro, sbeffeggiamento… anche una semplice presa per i fondelli (o per il culo). E in questi casi può perdere anche l’accezione legata al rap, ai versi e alla musica (il rispondere per le rime, il canzonare in versi, lo sbeffeggiar cantando, il dileggio musicato), dunque gli argomenti dei “non-è-propristi” perdono di senso, fuor dal tecnicismo.

Il fatto che i giornali diffondano l’anglicismo invece di ricorrere alle risorse dell’italiano non è solo patologico, ha delle conseguenze ciclopiche nel cambiare la lingua e riscrivere la storia, come si evince dall’ultimo monologo di Crozza.

Crozza e il dissing tra i politici

Venerdì scorso, nel suo spettacolo comico, Crozza scherzava sull’improvvisa esplosione del “dissing” sulla stampa: “Ma che cazzo è il dissing?”
Dopo aver escluso che si trattasse di un esame alla prostata, come in un primo tempo aveva ipotizzato, ha chiesto scusa per le sue domande da “boomer” e ha abbozzato una riflessione sulle nuove parole che “ci insegnano” per esempio lockdown, deep fake o Pnrr

Tra parentesi: Crozza, ma nei tuoi spettacoli comici non ti viene in mente che il fatto che le nuove parole che “ci insegnano” siano solo inglesi, o sigle, meriti una riflessione e qualche battuta? Va tutto bene secondo te?

Chiusa la parentesi, va detto che – al contrario di qualche linguista che ci vorrebbe far credere che la lingua arrivi dal basso – almeno Crozza è consapevole che questa terminologia che “ci insegnano” arriva invece dall’alto e dai giornali. Sono loro a scegliere e riproporre le parole “dal basso” che poi propagano facendole uscire dal loro ambito gergale per insegnarle a tutti. E spesso lo fanno in modo pasticciato, come nell’articolo del Corriere che riprende il divertente pezzo del comico con queste parole: “Crozza scatenato, i dissing con insulti Grillo-Conte e Boccia-Sangiuliano”.

I “dissing con insulti”? Ma il dissing non era appunto un’invettiva piena di insulti e sfottò? Allora c’è anche il dissing senza insulti?

No, è che senza la precisazione degli insulti nessuno avrebbe capito niente, e allora per diffondere la parola si ricorre alla tautologia, un po’ come dire il food che si mangia o gli store e gli shop dove si compra, almeno tutto è più chiaro.

Non solo dissing: anatomia dei trapianti linguistici dall’inglese

Mentre dissing sta facendo il salto da tecnicismo a parola comune usata in senso lato, vale la pena di rimarcare un paio di precisazioni importanti.

La prima è che questo anglicismo potrebbe anche essere passeggero e regredire dalla lingua, passata l’ondata e il picco di stereotipia dei giornali, per rimanere solo nella sua accezione gergale. Oppure, come tutto lascia presagire, potrebbe radicarsi e allargarsi, e dopo la fase uno che l’ha fatto conoscere a tutti non mi stupirei se in futuro il dissing uscisse dall’ambito musicale per essere utilizzato per designare un qualsiasi battibecco acceso o una qualunque polemica, per assurgere a parola-ombrello polivalente e per tutte le stagioni come location, restyling, outfit, nomination e via dicendo.

La seconda considerazione, ben più saliente, è che il problema non sta nella parola dissing, che presa da sola ha ben poca importanza. Il problema sta nella strategia che porta al diffondersi degli anglicismi con gli stessi meccanismi, una strategia che si estende a migliaia di parole che penetrano con la stessa modalità e che, tutte insieme, stanno trasformando l’italiano in itanglese.

E così la disputa, altra tradizione filosofica, dialettica e retorica secolare, oggi è riproposta nelle scuole con il suo nome in inglese, il debate, come se questo concetto nascesse negli Usa di oggi, con buona pace di tutta la filosofia greca, mentre i monologhi come quelli di Crozza sono chiamati stand up comedy, e un premio Nobel come Dario Fo che negli anni Settanta faceva i suoi monologhi dalla palazzina Liberty di Milano rischia di essere interpretato come un “precursore” del “nuovo” genere (che nuovo non è affatto) che si esprime in inglese. In questo curioso suicidio culturale che ribalta le cose, non conta chi ha inventato qualcosa, tutto viene azzerato da un punto di vista anglomane. Se con la Novalingua orwelliana si riscriveva la storia cancellando la Veterolingua, allo stesso modo il Poema a fumetti di Dino Buzzati del 1962, per esempio, viene reinterpretato come l’anticipazione delle graphic novel (come riportato sulla Wikipedia: “L’opera sperimentale è considerata uno dei primi graphic novel mai pubblicati”). Buzzati, poverino, non aveva ancora la giusta parola per definire la sua opera… e dunque ha provato a esprimersi in italiano, anche se finalmente possiamo ridefinire il suo lavoro con i giusti termini!
In sintesi la nuova “cultura” coloniale basata sull’ignoranza della storia e delle nostre radici presuppone che tutto arrivi dagli Stati Uniti, e in questo revisionismo non sono gli “americani” a copiare, riprendere o reinventare ciò che c’è da sempre… tutto il contrario, sono i loro predecessori ad avere anticipato o abbozzato il genere in una sorta di plagio ante litteram

Come aveva denunciato già negli anni Sessanta un artista come Lucio Fontana, autore non solo dei famosi tagli nelle tele, ma anche di innovative opere d’arte luminose realizzate con i neon, tutta la cultura viene stravolta e riscritta non come qualcosa di autonomo, ma come un sottoprodotto della (successiva) cultura americana:

Ma tu vedi, però, adesso a cosa siamo ridotti? Che tutto il prodotto, ormai, è suggerito dagli americani. Se io dico che ho fatto i neon, questo signore che sta facendo i neon adesso, se io faccio i neon, dice che io sono un sottoprodotto degli americani. E loro non accetteranno mai che tu hai fatto i neon vent’anni fa
(da un’intervista in Carla Lonzi, Autoritratto, De Donato Editore, Bari, 1969).

Passando dall’arte alla lingua, una parola come dissing viene così impiegata per ri-concettualizzare non solo il presente, ma anche per riscrivere la storia. Dando per scontato che ci sia solo il dissing e che tutto arrivi dagli Usa, secoli di invettive in versi vengono cancellate, appiattite e reinterpretate alla luce dell’anglocentrismo: chi ha fatto qualcosa di analogo in passato viene letto e definito come precursore e anticipatore di un fenomeno che finalmente si è delineato in modo compiuto grazie al rap, come si può leggere in questi grandi pezzi espressione della nuova cultura coloniale con una storia del dissing che con il rap non ha nulla a che fare:

E questo non vale solo per il dissing. Con le stesse modalità, la quarantena veneziana imposta alle navi provenienti da terre lontane e potenzialmente foriere di epidemie è stata sostituita dal moderno concetto di lockdown, mentre i comportamenti persecutori diventano stalking, le vessazioni sul lavoro mobbing (pseudoanglicismo), l’arte del riciclo upciclyng, l’ecologico green, il pappagallismo catcalling, lo Stato sociale welfare, la lottizzazione spoils system, gli assassini killer, un allarme alert, il cicchetto shottino, il correre running e le scarpe da ginnastica sneaker, i codici di accesso password, la revisione editoriale editing, la scelta del carattere lettering, i laboratori workshop e i saloni espositivi showroom, gli autoscatti selfie, i calcolatori computer… In questo modo l’italiano diventa vecchiume, si cristallizza nei suoi significati storici e perde la sua elasticità che gli consente di evolversi con le proprie risorse: l’invettiva è quella di una volta, da oggi tutto ciò si chiama dissing!

diciamoloinitaliano.wordpress.…

#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

conclusione del quarto anno di attività di centroscritture.it: appuntamento all’autunno


logo del CentroScritture _ centroscritture.itIl quarto anno di attività di centroscritture.it è terminato, i corsi e le iniziative si riavvieranno in autunno. Tutte le lezioni sono registrate in diretta nel giorno e ora del loro svolgimento, e messe poi a disposizione degli iscritti nella sezione RISORSE del sito, così da poterne usufruire in ogni momento e senza limite: centroscritture.it/corsi?cid=d…

Le iscrizioni alle video-lezioni dei corsi e sei seminari svolti, anche per chi non ha seguito in classe virtuale, restano sempre aperte: centroscritture.it/iscrizione

Chi infine fosse interessato alle Edizioni del CentroScritture, può visitare la pagina centroscritture.it/catalogo-ed…

#CentroScritture #centroscrittureIt #corsi #ECS #edizioni #EdizioniDelCentroScritture #iscrizioni #lezioni #poesia #risorse #scrittura #scritture #ValerioMassaroni #videolezioni

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

doppio ectoplasma di pippo di marca, immortalato davanti alla porta perennemente chiusa dell’ultimo atelier meta-teatro. giugno 2025


doppio ectoplasma di pippo di marca, immortalato davanti alla porta perennemente chiusa dell’ultimo atelier meta-teatro. giugno 2025
cliccare per ingrandire (leggermente)

pdf degli scatti del doppio ectoplasma:
slowforward.wordpress.com/wp-c…

#archivi #art #arte #atelierArtiSceniche #avanguardiaTeatrale #doppioEctoplasma #MetaTeatro #Metateatro #PippoDiMarca #storiaDelleAvanguardie #teatro

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Heineken in Africa: La miniera d’oro di una multinazionale europea


Olivier Van Beemen è un giornalista olandese. Collabora con Le Monde, NRC, The Guardian e il sito Follow the Money. Il libro ha vinto il premio De Tegel, uno dei più prestigiosi premi di giornalismo olandese.
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

L’Africa è considerata il nuovo paradiso dell’industria della birra e Heineken, da oltre sessant’anni, ne è la regina incontrastata. La multinazionale olandese dispone di oltre quaranta birrifici distribuiti in sedici Paesi e sostiene che la sua presenza favorisca lo sviluppo economico del continente. Ma è vero? Lentamente, ma con costanza, in diversi Paesi africani sta emergendo una classe media urbana che, per la gioia dei produttori, trae buona parte del suo nuovo status sociale dal consumo di birra chiara. E questo rappresenta ben più che la semplice promessa di un avvenire d’oro: Heineken lo sa meglio di chiunque altro. Qui la birra frutta quasi il 50% più che altrove, e alcuni mercati, come la Nigeria, sono tra i più lucrativi al mondo. Ma come ha influito Heineken sulle economie e sulle società locali, e quali considerazioni fare quando si produce birra in tempo di guerra o in un regime dittatoriale? Non a caso un amministratore delegato di Heineken e fine conoscitore del continente definisce l’Africa «il segreto meglio custodito dell’imprenditoria internazionale»: un segreto che questo libro cercherà di svelare.

Dal libro

Questa voce è stata modificata (1 anno fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Il partigiano è l’alleato automatico di un contadino che non vuole più saperne della disciplina annonaria


La guerra di liberazione è vista dai contadini come la prima guerra nazionale e alla quale hanno partecipato come volontari. Loro sono stati gli artefici della “Resistenza civile”, con la messa in atto di forme antiche di solidarietà della comunità, con le coperture logistiche nei confronti dei partigiani e con sotterfugi per contrastare l’occupante. Sia con l’importante ruolo svolto dalle donne come “staffette”. Aiuti materiali sotto forma di cibo, vestiti donati agli sbandati dell’esercito italiano dopo l’8 settembre, e agli ex prigionieri di guerra alleati sfuggiti ai campi di concentramento. Tutte forme di aiuti e lotta “clandestina” adottati per contrastare il nazi-fascismo e che contribuirono “a ridare il senso di una dignità ritrovata a una nazione umiliata” (Nesti A., 1995).
Infatti, come è scritto nell’introduzione del libro della partigiana Renata Viganò del 1949 “L’Agnese va a morire” “….migliaia di operai, di contadini che non credevano di poter avere una funzione determinate alla vita nazionale, e trovandosi nella lotta, a poco a poco videro formarsi in loro un nuovo spirito di responsabilità, un’attitudine a decidere sul destino proprio e altrui, una capacità politica legata alle situazioni concrete che via via si presentavano loro. Questo è stato il miracolo della Resistenza, questo è il miracolo che si ripete ogni volta che il popolo sviluppa un’iniziativa, assume la responsabilità del suo avvenire”.
L’apporto dato dagli agricoltori alla lotta di liberazione è stato molto ampio e importante, sia in termini di lotta armata con molti contadini che con la renitenza alla leva partecipano e formarono gruppi partigiani, ma soprattutto con la lotta passiva tramite l’aiuto dato ai gruppi di ribelli e con il contrasto alle attività dei nazi-fascisti, come con la mancata consegna di cibo agli ammassi.
Il celebre partigiano e giornalista Giorgio Bocca ne la “Storia dell’Italia partigiana” (1980) fa una distinzione fra la partecipazione contadina alla resistenza per la provenienza stessa dei contadini, fra montagne e pianura. “I contadini di montagna sono spettatori di prima fila di quello che accade, la loro coscienza politica è embrionale, eppure il loro appoggio è anche politico: la ribellione che aiutano è ostile a quel potere che sta laggiù nella città della pianura, che arriva nelle valli solo per riscuotere le tasse, per imporre le leve militari; ora per uccidere. Contro questo potere si stabilisce la difesa comune dell’omertà, i montanari coprono i ribelli con il loro silenzio, se salgono i tedeschi e chiedono di una località fingono di non capire, indicano la via sbagliata. I fascisti e i tedeschi sono degli sconosciuti, degli stranieri; quando vengono è solo per bruciare, per rubare, per uccidere, per minacciare”.
Alla fine del 1943, come ricordato sempre da Bocca, c’era il problema di riuscire a coinvolgere i contadini della pianura Padana ad appoggiare la lotta al nazi-fascismo. In tal senso fu fondamentale l’apporto dato ai gruppi Comunisti dal “clero povero” dai preti di campagna e dalle formazioni di Giustizia e Libertà che si fanno promotori della resistenza armata, “Togliendo i contadini padani dal lungo sonno e dalla diffidenza”, difatti, “L’inizio della lotta è lento e circospetto: i contadini sono cauti, né sanno rinunciare a una loro rivincita. Costretti a un lavoro faticoso, esclusi dalla cultura dell’Italia cittadina, umiliati dal suo disprezzo, considerati degli italiani di seconda categoria, ora possono imporre alle città affamate i prezzi del mercato nero. Il mondo contadino è ostile al fascismo per sicure ragioni di classe; ma anche gli interessi egoistici e l’anarchia favoriscono la prima alleanza con la ribellione.
Il partigiano è l’alleato automatico di un contadino che non vuole più saperne della disciplina annonaria; la presenza partigiana gli serve a scoraggiare i controllori e a ingannarli: «Il grano? Me lo hanno preso i ribelli. Le bestie?
Le hanno portate in montagna». I ribelli armati del ’43 sono quattromila in tutta l’Italia, il problema della loro annona è, in pratica, inesistente per il mondo contadino; e poi il ribellismo è volontario, non toglie d’autorità braccia alle campagne, consente partecipazioni temporanee. Gli interessi egoistici del mondo contadino esistono, dureranno per tutta la guerra partigiana, sono gli egoismi insopprimibili della condizione contadina”.
Il rapporto tra partigiani e contadini comunque era ambivalente, non sempre poteva essere ottimale e idilliaco. D’altro canto però la popolazione civile era però quella che subiva le rappresaglie nazi-fasciste in risposta alle azioni dei ribelli. Spesso poi i contadini aiutavano i partigiani per paura, non perché erano entusiasti di loro, e questi potevano essere anche visti come usurpatori, di cibo e risorse, alla stregua dei nazisti e dei repubblichini (Residori S., 2005).
Un esempio di collaborazione attiva e di vantaggio reciproco tra contadini e partigiani è quello che si verificò nel Mugello quando i partigiani incoraggiavano l’evasione dall’ammasso obbligatorio del cibo. Avevano escogitato un sistema per raggirare le autorità addette alla raccolta per gli ammassi, riuscendo addirittura a portare a vantaggio loro e dei contadini l’odioso provvedimento. Requisivano, in accordo con i contadini, parte del grano, rilasciando una ricevuta del CLN, per mostrare alle autorità che i partigiani avevano requisito il raccolto. Nella ricevuta era scritta una quantità maggiore di quanto effettivamente era stato preso dai partigiani, la differenza rimaneva ai produttori che quindi ne risultavano avvantaggiati ed allo stesso tempo aiutavano la Resistenza. Inoltre, i partigiani compivano azioni per rubare nei depositi e poi ripartivano in piazza quanto sottratto agli ammassi. La metà veniva dato ai contadini, un quarto agli sfollati delle città e altrettanto rimaneva agli stessi partigiani per il loro sostentamento (De Simonis P., 1995).
La resistenza non riguardò solamente il centro-nord d’Italia, bensì, anche se scarsamente documentata, fu presente anche nel Mezzogiorno. Anche in questo caso i movimenti di lotta erano molto eterogenei e comprendevano giovani, uomini, donne, borghesi e contadini, in una sorta di “guerra di popolo” e di riscatto. Infatti, oltre ad essere condotte contro il regime fascista prima e i tedeschi poi, andarono anche contro il blocco agrario latifondista che era ancora egemone al Sud. Queste rivolte contadine iniziarono, infatti, già nel 1942 in risposta alle violenze squadriste e si intensificarono dopo lo sbarco degli alleati; poi si ricollegarono alle lotte che nel dopoguerra contribuirono a far promuovere la riforma agraria e quindi furono la premessa di quella trasformazione irreversibile della società agricola meridionale. Questo nonostante il tentativo di restaurazione del blocco agrario latifondista da parte del movimento separatista che era molto forte nell’immediato dopoguerra e connesso alla mafia che era economicamente legata alla cerealicoltura, al contrabbando del grano ed appunto al ceto latifondista (Chianese G., 2000).
Oltre a questi episodi di lotta del mezzogiorno, è importante sottolineare il contributo che diedero le popolazioni del sud Italia alla Resistenza combattuta al Centro Nord. Difatti lo storico Monti nell’immediato dopoguerra stima, presumibilmente al rialzo, che le formazioni partigiane erano composte almeno per un 40% da “uomini del Mezzogiorno”, soprattutto soldati che dopo l’8 settembre in gran parte scelsero di scappare in montagna e di partecipare alla guerra di liberazione (Monti A. 1952).
Gianluca Parodi, Alla ricerca della sostenibilità: lo sviluppo dell’agricoltura dall’Unità d’Italia alla green economy, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2013

#1943 #1944 #1945 #agrari #alleati #ammasso #annona #cibo #contadini #ex #fascisti #GianlucaParodi #guerra #latifondo #partigiani #prigionieri #requisizioni #Resistenza #sfollati #Sud #tedeschi

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Gaza, Israele sequestra la nave umanitaria Handala e l’equipaggio. Proteste davanti alle prefetture


Sequestrata, nella notte fra sabato e domenica, dai militari israeliani, in acque internazionali, la nave Handala della Freedom Flotilla, diretta a Gaza per portare solidarietà e aiuti umanitari alla martoriata popolazione palestinese.

Latte in polvere, medicinali, pannolini e peluches per le bambine e i bambini di Gaza, la maggior parte dei prodotti. Secondo la Convenzione delle Nazioni […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/07/28/gaza…

#ComitatoDiSolidarietàPerLaPalestina #FreedomFlotilla #Gaza #Palestina

Questa voce è stata modificata (1 anno fa)

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

“Coniglietto sfacciato passeggia sullo schermo”


Oggi Windows (e si, ormai la mia vita è al così basso punto in cui finisco necessariamente per prendere da esso questi spunti, tra l’altro per niente interessanti), sulla schermata di blocco, propone qualcosa di tanto semplice a dirsi quanto insolito: Coniglietto sfacciato passeggia sullo schermo, perché a quanto pare oggi è l’ottantacinquesimo (85°) anniversario di Bugs Bunny… numero anche questo a dir poco strano per festeggiare, ma magari a qualcuno in Microsoft piaceva, va bene così.
Questo giorno nella cronologia:Coniglietto sfacciato passeggia sullo schermo
In pieno stile consigli di Bing, cliccando sulla scheda si apre pagina una ricerca dove a primo impatto query, sottotitolo e corpo non sembrano centrare, anche se in realtà guardando bene si… Il fatto però è che sono rimasta di sasso a leggere questa descrizione, perché, a pensarci bene, è più vera di quanto sembra. Veramente Bugs Bunny è un coniglietto sfacciato… con quel fare fiero, o come si mangia la carota e nei momenti peggiori dice “che succede amico?“… è eccessivamente irriverente. Se fosse un utente di Internet, i giornalisti lo appellerebbero come “l’hacker troll noto come 4chan“, secondo me… che roba oh.

#BugsBunny

Questa voce è stata modificata (1 anno fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Risultati BJJ Stars 16


BJJ Stars 16: Grand Prix Assoluto No-Gi è un evento di grappling organizzato da BJJ Stars il 26 luglio 2025 a San Paolo, Brasile. L’evento presenta un torneo Grand Prix nella divisione assoluta no-gi con otto atleti di livello internazionale. Accanto al t
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

BJJ Stars 16: Grand Prix Assoluto No-Gi è un evento di grappling organizzato da BJJ Stars il 26 luglio 2025 a San Paolo, Brasile. L’evento presenta un torneo Grand Prix nella divisione assoluta no-gi con otto atleti di livello internazionale. Accanto al torneo si sono svolti anche diversi incontri con kimono (gi), ma la main card è stata dominata dal prestigioso torneo senza kimono.

Risultati Main card


  • Yatan Bueno vince su Roberto “Cyborg” Abreu per decisione — incontro no-gi assoluto
  • Fabricio Andrey vince su Javier Zaruski ai punti — incontro no-gi assoluto
  • Haisam Rida finalizza Eli Braz per rear-naked choke al minuto 4:12 del Round 1 — incontro no-gi assoluto
  • Pedro Marinho vince su Devonte Johnson per decisione — incontro no-gi assoluto
  • Yatan Bueno vince su Haisam Rida ai punti — semifinale no-gi assoluto
  • Pedro Marinho vince su Fabricio Andrey per decisione — semifinale no-gi assoluto
  • Pedro Marinho finalizza Yatan Bueno per ghigliottina al minuto 2:19 del Round 1 — finale Grand Prix no-gi assoluto

youtu.be/AHOj2wu36dc

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

cibo e aiuti per gaza: un’apertura


pagineesteri.it/2025/07/27/med…

Eliana Riva:

Israele cede alla pressione internazionale: il cibo entra a Gaza.

pagineesteri.it/2025/07/27/med…

Tutti i giorni, per un periodo di tempo indeterminato, Tel Aviv fermerà i suoi attacchi sulla tendopoli per sfollati di al-Mawasi, a Deir al-Balah e a Gaza City. Dalle 10.00 alle 22.00 i convogli umanitari entreranno nella Striscia, con il coordinamento delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali. Cibo, medicine, carburante. Israele ha annunciato che ripristinerà l’elettricità per l’impianto di desalinizzazione nel sud di Gaza, che può garantire acqua pulita a circa un milione di palestinesi.

facebook.com/share/p/1B5DGDaLx…


#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #onu #aiuti #nazioniunite #AlMawasi #DeirAlBalah #Gaza City

#aiuti #AlMawasi #AlMawasi #bambini #children #colonialism #concentramento #DeirAlBalah #deportazione #ElianaRiva #Gaza #GazaCity #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #nazioniunite #Onu #pagineesteri #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La fine della guerra fredda


L’evento che più sconvolse gli equilibri internazionali alla fine degli anni Ottanta e che condizionò fortemente lo scenario politico italiano, dove il Partito comunista raccoglieva circa il 25-30 per cento dei consensi, fu la fine della Guerra Fredda. Tale scontro, pur non concretizzandosi mai in un vero e proprio conflitto militare, si consumò nel corso dei decenni attraverso vari campi, come quello aerospaziale, tecnologico, ideologico, sportivo, culturale e tecnologico-militare. Il termine “Guerra Fredda” fu coniato nel 1947 dal consigliere presidenziale americano Bernard Baruch e dal giornalista del New York Times, Walter Lippman, per descriverne l’emergere delle tensioni alla fine della Seconda guerra mondiale che aveva visto le due superpotenze alleate <1. Un contrasto, quello fra le due superpotenze, che mirava a presentare all’opinione pubblica internazionale il proprio modello di sviluppo come quello migliore in assoluto: il modello liberal-capitalistico americano da un lato, e quello comunista del blocco Sovietico dall’altro, dividendo così l’Europa Occidentale e Orientale attraverso la cortina di ferro e ideologicamente il mondo in due blocchi <2.
La politica di distensione ebbe inizio nel 1985 grazie al segretario del Partito comunista sovietico, Michail Gorbaciov, e al Presidente americano, Ronald Reagan. Il leader sovietico, infatti, aveva iniziato la sua carriera dopo la morte di Stalin avvenuta nel 1953, e quindi rappresentava l’ascesa al potere di una nuova classe politica desiderosa di cambiare la società russa e porre fine al totalitarismo e all’assenza di libertà. La situazione ereditata da Gorbaciov era grave: una crescita prossima allo zero e un drastico deprezzamento della moneta, dovuto soprattutto alla diminuzione del prezzo del petrolio, che costituiva il 60% delle esportazioni sovietiche ❤. Ad aggravare ulteriormente il quadro vi era il fatto che l’URSS, sin dalla fine del secondo conflitto mondiale, aveva speso più del 25% del Prodotto Interno Lordo in armamenti, a discapito dei beni destinati alla popolazione, nell’obbiettivo di mantenere il ruolo di supremazia mondiale.
La politica di Gorbaciov ruotò attorno a due punti fondamentali: “glasnost”, una maggiore trasparenza nella vita pubblica russa che per anni era stata segnata dal totalitarismo staliniano; e “perestroika”, che indicava il complesso di riforme economiche con le quali si intendeva favorire una progressiva liberalizzazione del mercato sovietico. I primi importanti provvedimenti furono varati nel 1987. Le imprese statali furono riformate con l’obbiettivo di permettere loro di autofinanziarsi con i proventi delle vendite. Nello specifico, una volta che avessero ottemperato agli ordinativi dello Stato, queste erano libere di disporre del surplus merceologico a loro piacimento e di commercializzarlo a prezzo di mercato <4. Un’ulteriore rilevante riforma facente parte del complesso della perestroika fu la costituzione di una borsa merci a Mosca, che, a livello simbolico, rappresentò l’apertura dell’economia statalizzata verso il modello capitalista, introducendo per la prima volta la possibilità di movimento di capitali. Nel 1988 entrò in vigore <5 la nuova legge sui kolchoz, la proprietà agricola collettiva, che consentì la realizzazione di imprese commerciali o di produzione artigianale in forma privata, ripristinando di fatto la proprietà privata dei mezzi di produzione non strategici <6.
In virtù di una maggiore trasparenza vi fu una graduale liberazione dei dissidenti e un allentamento della censura, che diede inizio ad una progressiva libertà di stampa <7. Le conseguenze di queste politiche di rinnovamento furono distanti da quelle che Gorbaciov aveva prospettato <8. La legalizzazione del dissenso avrebbe auspicalmente dovuto portare a critiche costruttive sul sistema socio-economico sovietico: essa, invece, fu catalizzatore di voci e opinioni discordanti ma accomunate dall’obbiettivo di criticare severamente la leadership di Gorbaciov e le sue conseguenti scelte strategiche <9. Se una parte della burocrazia e della classe dirigente criticava le aperture all’Occidente, una fazione sempre più ampia di dissidenti non si accontentava solo di riformare il sistema ma individuava nell’abbattimento del comunismo il vero obbiettivo politico da perseguire <10.
I numerosi sprechi dovuti alle inefficienze della macchina statale che vennero via via propagati da un giornale all’altro, conseguentemente all’allentamento della censura, fornirono un lampante confronto fra il tenore di vita a Est e a Ovest della cortina di ferro, contribuendo a far aumentare ulteriormente il malcontento nei confronti del regime.
Furono soprattutto i paesi satellite dell’Europa dell’Est, dove il comunismo aveva sempre mostrato un volto tirannico e impopolare, il luogo dove si verificarono le conseguenze più immediate.
Il primo di questi paesi a capitolare, forte anche dell’appoggio cattolico garantito dell’allora pontefice Karol Wojtyla, fu la Polonia, dove operava già da diversi anni il sindacato indipendente denominato Solidarnosc, di ispirazione cattolica e apertamente ostile al comunismo. Avendo acquisito maggiori possibilità di movimento con l’ascesa di Gorbaciov, il sindacato polacco ottenne che vi fossero le prime elezioni libere in una delle due camere del Parlamento. Così, nel giugno del 1989, i polacchi furono chiamati alle urne, eleggendo in massa i candidati di Solidarnosc. Gli eventi polacchi innescarono <11 una reazione a catena.
Nel 1989, l’Ungheria decise di aprire la frontiera alla confinante Austria consentendo così, ai propri cittadini, di espatriare. Venne in tal modo abbattuta la lunghissima barriera di filo spinato lungo il confine che sanciva ufficialmente una breccia nella cortina di ferro che da decenni divideva l’Europa: da tutti i paesi del blocco sovietico, una volta raggiunta l’Ungheria e da lì entrando poi in Austria, sarebbe stato possibile muoversi liberamente nell’Europa occidentale <12.
Dal punto di vista diplomatico, i rapporti bilaterali fra URSS-Stati Uniti furono caratterizzati da un lento ma progressivo disgelo. Il primo passo del processo di distensione tra Reagan e Gorbaciov si tenne in Svizzera, a Ginevra, nel novembre del 1985. L’incontro segnò l’avvio di un dialogo fra le due potenze per ricostruirne le relazioni diplomatiche e segnò l’inizio del disarmo bilaterale che culminò due anni dopo con il trattato Intermediate Range Nuclear Forces Treaty che sanciva una riduzione del 50% dei missili nucleari installati da USA e URSS sul territorio europeo, i cosiddetti euromissili <13. Un processo e un’intesa che non saranno raggiunti senza difficoltà: l’insistenza di Reagan sulla sua Strategic Defense Iniziative, il programma missilistico progettato per abbattere testate nucleari nemiche nello spazio, non poteva non essere visto con sospetto dalla presidenza Gorbaciov che, quindi, premeva per un trattato che ne comprendesse la sua eliminazione ma che alla fine non sarà parte di alcun accordo: il presidente russo verrà a conoscenza del fatto che tale esperimento militare in realtà non aveva ancora le risorse tecnologiche ed economiche necessarie <14. Inoltre, nonostante gli accordi, la tensione tra i due blocchi rischiava ancora di rimanere molto alta a causa delle questioni ancora rimaste irrisolte sul versante della politica estera. Le due superpotenze si vedevano impegnate nel conflitto in Afghanistan e la situazione in Centro America minacciava il processo di distensione. Il conflitto in Afghanistan aveva avuto inizio nel 1979 con l’invasione delle armate rosse nel territorio, intenzionate a difendere il governo a orientamento socialista dai guerriglieri islamici che trovarono però l’appoggio logistico e un sostegno negli armamenti e nei rifornimenti da parte di nazioni come USA, Pakistan, Arabia Saudita, Regno Unito e Cina <15. A fronte delle ingenti perdite economiche che il conflitto aveva causato ai sovietici, e inoltre consapevoli dell’importante vantaggio logistico dei guerriglieri afghani, il giorno 20 luglio 1987 venne annunciato il ritiro delle truppe sovietiche dal territorio, di modo che il 14 Aprile dell’anno successivo, USA, Pakistan, Afghanistan e Urss firmarono a Ginevra un accordo per il suddetto ritiro delle truppe ma che avvenne solo nel 1989 <16. Ad aggiungersi a questo importante tassello verso la pace nei rapporti di forza tra America e Unione Sovietica, il 4 Marzo 1987, il presidente Reagan tenne il suo primo discorso alla nazione riguardo allo scandalo “Irangate”, che vedeva coinvolti alti funzionari e militari della sua amministrazione nel traffico illegale di armi con l’Iran su cui vigeva l’embargo. Il presidente americano ammise le sue responsabilità e quelle della sua amministrazione riguardo il traffico clandestino di armi ad alcune fazioni del regime di Khomeini, e l’appoggio al gruppo di guerriglieri Contras in Nicaragua che, negli anni tra il 1982 e il 1990 si opponevano al partito Sandinista di stampo marxista di Daniel Ortega <17.
L’anno che diede una definitiva svolta e che aprì ufficialmente il nuovo capitolo degli equilibri mondiali dalla Guerra Fredda, fu il 1989. Il 9 novembre, durante una delle grandi proteste che da mesi erano in corso in Germania dell’est contro il regime, il muro, che rappresentava il simbolo della separazione tra Est e Ovest, fu buttato giù dalla folla di manifestanti, sotto gli occhi della polizia che, a differenza di quanto era successo negli anni della cosiddetta cortina di ferro, non intervenne. Una data storica che verrà ricordata dalle generazioni successive come la data della “caduta del muro”. Uno ad uno, i paesi del patto di Varsavia andarono affrancandosi dall’influenza sovietica e abbandonarono le vecchie strutture comuniste: in Cecoslovacchia aveva inizio la rivoluzione di velluto con il rovesciamento del regime senza violenza, mentre in Romania questo risultato non si raggiunse se non con la dura repressione dell’esercito ai danni degli oppositori per ordine del presidente Nicolae Ceausescu, che non intendeva abbandonare il potere. Il dittatore rumeno fu catturato e giustiziato il 25 Dicembre 1989 <18.
Successivamente alla caduta del muro avevano inizio gli anni Novanta che avrebbero visto la dissoluzione definitiva dell’URSS. Il 28 giugno 1991 venne sciolto il Comecon, l’organizzazione economica che legava tra loro i paesi del blocco comunista e, tre giorni dopo, venne annullato il Patto di Varsavia. Il 21 dicembre dello stesso anno venne fondata la Comunità degli Stati indipendenti che riuniva Ucraina, Bielorussia e Russia: l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche cessava ufficialmente di esistere <19.
La fine della Guerra Fredda si apprestava così a propagare importanti ripercussioni sugli assetti politici dei paesi occidentali, regalando nuovo slancio alle istanze neoliberiste a discapito di politiche dirigiste e inevitabilmente accelerando le crisi identitarie di quei partiti che si definivano comunisti.

[NOTE]1 J. Harper, La guerra fredda. Storia di un mondo in bilico, Il Mulino, Bologna, 2017.
2 J. Harper, La guerra fredda. Storia di un mondo in bilico, cit, pp.40.
3 R. Federico, Storia della guerra fredda: l’ultimo conflitto per l’Europa, Einaudi, Torino, 2009.
4 Ibidem.
5 V. Vidotto, G. Sabbatucci, Storia contemporanea. Dalla Grande Guerra a oggi, Laterza, Bari, 2019.
6 R. Federico, Storia della guerra fredda: l’ultimo conflitto per l’Europa, cit, p.47.
7 V. Vidotto, G. Sabbatucci, Storia contemporanea. Dalla Grande Guerra a oggi, cit, p.100.
8 Ibidem.
9 Ibidem.
10 J. Harper, La guerra fredda. Storia di un mondo in bilico, cit, p.67.
11 V. Vidotto, G. Sabbatucci, Storia contemporanea. Dalla Grande Guerra a oggi, cit, p.174.
12 R. Federico, Storia della guerra fredda: l’ultimo conflitto per l’Europa, cit, p.89.
13 V. Vidotto, G. Sabbatucci, Storia contemporanea. Dalla Grande Guerra a oggi, cit, p.170.
14 R. Richard, Arsenals of Folly, Alfred A. Knopf, 2007.
15 V. Vidotto, G. Sabbatucci, Storia contemporanea. Dalla Grande Guerra a oggi, cit, p.180.
16 J. Harper, La guerra fredda. Storia di un mondo in bilico, cit, p.244.
17 Ibidem.
18 V. Vidotto, G. Sabbatucci, Storia contemporanea. Dalla Grande Guerra a oggi, cit, p.200.
19 V. Vidotto, G. Sabbatucci, Storia contemporanea. Dalla Grande Guerra a oggi, cit, p.240.
Chiara Cavaliere, Tangentopoli: storia del declino economico e politico dell’Italia, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2019-2020

#1985 #1987 #1989 #Berlino #caduta #Cecoslovacchia #ChiaraCavaliere #cortina #distensione #Europa #ferro #fine #fredda #glasnost #guerra #mercato #MichailGorbaciov #muro #Orientale #perestroika #Polonia #Romania #RonaldReagan #Ungheria #URSS #USA

reshared this