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Buon anniversario, ESA! 50 anni di scienza ed esplorazione spaziale

edu.inaf.it/rubriche/risate-sp…

Astronauta in piscina

#ESA #esplorazioneDelloSpazio

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Aggiornamenti (come minacciato)


Lo avevo detto, e lo faccio, devo rendere conto di tre eventi che mi riguardano e che non avevo ben spiegato prima: ♦︎ il 23 maggio, alla Scuola Civica Musicale Bruno Maderna di Verona, si terrà il concerto (sarebbe anche un saggio, ma mi pare riduttivo)
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Lo avevo detto, e lo faccio, devo rendere conto di tre eventi che mi riguardano e che non avevo ben spiegato prima:

♦︎ il 23 maggio, alla Scuola Civica Musicale Bruno Maderna di Verona, si terrà il concerto (sarebbe anche un saggio, ma mi pare riduttivo) delle mie allieve della Scuola, che hanno preparato quest’anno un intero corpus di canzoni da battello veneziane di primo Settecento, trascritte appositamente per loro – unitamente a una breve incursione nella musica napoletana dello stesso periodo. Secondo me merita 🙂
ecco la locandina del concerto
♦︎ questo fine settimana, 24 e 25 maggio, sarò a Firenze con Chiara Magri di Teatro del Vento, per il Festival dei Bambini, e ne parlo qui

♦︎ martedì prossimo, 27 maggio, ritornano a Verona le arie veneziane di Antonio Buzzolla, per una rassegna laterale degli Amici della Musica di Verona, e ne parlo qui

Mi scuso per le eventuali ridondanze, ma poi mi capita sempre ‘Eh, ma non me l’avevi detto, eh’. Ecco 🙂


Bambini & Cannoni


In occasione del festival Firenze dei Bambini (23-25 Maggio 2025), [color="#000000"]sarò in città, allo Spedale degli Innocenti, con Chiara Magri di [color="#993300"]Teatro del Vento, a cantare canzoni su testi di Gianni Rodari (e le musiche di Virgilio Savona), per accompagnare le letture di Chiara su testi di Mario Lodi e Gianni Rodari, a proposito di pace e guerra nel mondo. [/color][/color]

[color="#000000"]Terremo tre repliche:[/color]

24 MAGGIO – h15:00, h17:00

25 MAGGIO – h11:00


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oggi, 22 maggio: tano a san lorenzo


Parliamo con Tano del suo ultimo libro, non un libro di immagini sul ’77 ma il racconto di emozioni, di gioia e di disperazione, di intrighi e di liberazione, un racconto denso di amore per i protagonisti di quel Movimento tanto esecrato dai poteri di destra e di sinistra

facebook.com/events/s/tano-a-s…

#77 #foto #fotografia #INostriAnni #Milieu #movimenti #Movimento #Ringhera #SettantaMilieu #settantasette #TanoDAmico

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Sora el pian de la laguna


Per il festival 'Soli 2025 ' degli Amici della Musica di Verona, presentiamo una nuova versione del recital su musiche di Antonio Buzzolla, compositore ottocentesco di Adria rinomato per le sue arie da camera in veneziano, canto io come sempre accompagnat
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Per il festival ‘Soli 2025 ‘ degli Amici della Musica di Verona, presentiamo una nuova versione del recital su musiche di Antonio Buzzolla, compositore ottocentesco di Adria rinomato per le sue arie da camera in veneziano, canto io come sempre accompagnato da Chiara Zocca, che mi segue paziente in queste evoluzioni.

Ne approfitto per un confronto con il suo amico Rossini (e un confronto con me medesimo, ad affrontare un repertorio così distante da quello che di solito canto).

Matteo Zenatti, tenore

Chiara Zocca, tastiera

Gaetano Miglioranzi letture

Musiche di A. Buzzolla e G. Rossini

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28 maggio, roma, villa lais: letture da “prima dell’oggetto”, di mg (déclic, 2025)


Mercoledì 28 maggio, alle ore 20:30
a Roma, Villa Lais (via G. Cagliero 20)
nel contesto della rassegna Villa Lais legge,

reading da

PRIMA DELL’OGGETTO


di Marco Giovenale
(déclic, 2025)

evento fb:
facebook.com/events/1251051416…

copertina di "Prima dell'oggetto", di Marco Giovenale (déclic, 2025)

declicedizioni.it/prodotto/pri…

presentazione di Prima dell'oggetto a Villa Lais (Roma)

*
un estratto dal libro:
declicedizioni.it/wp-content/u…

#déclic #déclicEdizioni #MarcoGiovenale #PrimaDellOggetto #prosa #prosaBreve #ProsaInProsa #prose #proseBrevi #reading #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #VillaLais #VillaLaisLegge

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La guerra e le false notizie – di Marc Bloch


Una falsa notizia nasce sempre da rappresentazioni collettive che preesistono alla sua nascita; essa solo apparentemente è fortuita o, più precisamente, tutto ciò che in essa vi è di fortuito è l’incidente iniziale, assolutamente insignificante, che fa scattare il lavoro dell’immaginazione; ma questa messa in moto ha luogo soltanto perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento. Ad esempio, un avvenimento, una percezione inesatta che non andasse nella direzione verso cui già tendono le menti di tutti, potrebbe al massimo costituire l’origine di un errore individuale, ma non di una falsa notizia popolare e largamente diffusa. Se posso servirmi di un’espressione a cui i sociologi hanno spesso dato, a mio parere, un valore troppo metafisico, ma che è comodo e, dopo tutto, ricco di senso, la falsa notizia è lo specchio in cui «la coscienza collettiva» contempla i propri lineamenti.

Le ragioni per cui la guerra è stata così feconda di false notizie sono per la maggior parte troppo evidenti perché valga la pena di insistervi. Non si sottolineerà mai abbastanza fino a che punto l’emozione e la fatica distruggano il senso critico.


Marc Bloch, Riflessioni di uno storico sulle false notizie nella guerra, in Id., La guerra e le false notizie: ricordi (1914-1915) e riflessioni (1921), Donzelli editore, Roma 2004, pp.103–104.

Ho ripreso la citazione pari pari da un post del canale telegram Russia e altre sciocchezze, era troppo ghiotta e interessante per lasciarla chiusa là dentro.

Segnalo solo, in aggiunta, che il libro è stato ripubblicato nel 2014 da Fazi editore.

#guerra #LaGuerraELeFalseNotizie #MarcBloch #Storia

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Bambini & Cannoni


In occasione del festival Firenze dei Bambini (23-25 Maggio 2025), sarò in città, allo Spedale degli Innocenti, con Chiara Magri di Teatro del Vento, a cantare canzoni su testi di Gianni Rodari (e le musiche di Virgilio Savona), per accompagnare le lettur
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In occasione del festival Firenze dei Bambini (23-25 Maggio 2025), [color="#000000"]sarò in città, allo Spedale degli Innocenti, con Chiara Magri di [color="#993300"]Teatro del Vento, a cantare canzoni su testi di Gianni Rodari (e le musiche di Virgilio Savona), per accompagnare le letture di Chiara su testi di Mario Lodi e Gianni Rodari, a proposito di pace e guerra nel mondo. [/color][/color]

[color="#000000"]Terremo tre repliche:[/color]

24 MAGGIO – h15:00, h17:00

25 MAGGIO – h11:00

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bologna, 28 maggio, ‘cobalto. rivista antologia’ @ modo infoshop

src: CulturaBologna


A Bologna, presso la libreria Modo Infoshop
(via Mascarella 247b)
mercoledì 28 maggio alle ore 18:00

presentazione di

COBALTO. RIVISTA ANTOLOGIA
PER LA DIFFUSIONE DELLA POESIA SPERIMENTALE


rivista d'arte e materiali verbovisivi COBALTO
cliccare per ingrandire

Mauro Bianchi, Gianni Curreli e John Gian. Parteciperanno con letture e performances anche alcune/i poete/i presenti nel n. Zero e verranno messe in mostra le 20 opere contenute in una delle copie realizzate.
Cobalto (autoproduzione, 2025)
Non pagine stampate, ma qualcosa di diverso, che va oltre la rivista stessa, un’espressione artistica collettiva senza l’intermediazione della “riproducibilità”, ma con l’unicità di un’opera viva, un contenitore per raccontare come la poesia possa esistere in un mondo dove appare superflua.
I tre curatori, Mauro Bianchi, Gianni Curreli e John Gian, che hanno una lunga esperienza nell’ambito della poesia, delle arti visive e dell’organizzazione di eventi internazionali, hanno proposto ad alcuni poeti e artisti visivi di realizzare a tema libero, in piccolo formato (cm. 15×15), una serie di opere numerate e firmate.
Le opere raccolte in una scatola, realizzata a mano ad hoc e numerata, vanno a formare ii numero Zero di questa “rivista” unica e originale.
Il n. Zero in particolare è dedicato al poeta veneziano Francesco “Chicco” Giusti che ha realizzato quest’ultimo lavoro prima di lasciarci.
Hanno scritto in Cobalto Zero:
Mónica Caldeiro (Spagna), Mara Cini (Italia), Philippe Constantin (Svizzera), Gianni Curreli (Italia), Rita Degli Esposti (Italia), Frankie Fancello (Italia), Heike Fiedler (Svizzera), John Gian (Italia), Francesco Giusti (Italia), Coco Gordon (U.S.A.), A.C. Hello (Francia), Louise Landes-Levi (U.S.A), Jean Monod (Francia), Paolo Mazzuchelli – PAM (Svizzera), Simon Pettet (Gran Bretagna), Esther Roth (Svizzera), Alessandro Seu (Italia), Pierre Thoma (Svizzera), Caroline Tricotelle (Francia) e Pasquale Verdicchio (Canada).

#ACHello #AlessandroSeu #art #arte #Bologna #CarolineTricotelle #ChiccoGiusti #Cobalto #CocoGordon #EstherRoth #FrancescoChiccoGiusti #FrancescoGiusti #FrankieFancello #GianniCurreli #HeikeFiedler #JeanMonod #JohnGian #LouiseLandesLevi #MaraCini #materialiVerbovisivi #MauroBianchi #MónicaCaldeiro #ModoInfoshop #PaoloMazzuchelliPAM #PasqualeVerdicchio #PhilippeConstantin #PierreThoma #poesiaSperimentale #poesiaVisiva #RitaDegliEsposti #SimonPettet #sperimentazione #vispo

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situazione al 21 maggio 2025. in termini giuridici (ma anche in qualsiasi altro senso), quello contro i palestinesi è genocidio.


FORTE AUMENTO DEI DECESSI PER FAME: IN APPENA 24 ORE, 26 PALESTINESI A GAZA SONO MORTI PER DENUTRIZIONE E MANCANZA DI CURE MEDICHE

Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 21 maggio 2025

Territorio Palestinese – I decessi tra anziani, bambini e malati nella Striscia di Gaza sono aumentati in modo allarmante a causa della denutrizione, della malnutrizione e della mancanza di cure mediche, in condizioni di vita create da Israele per esaurire la popolazione palestinese.

Queste condizioni includono la fame intenzionale, sofferenze estreme e la privazione sistematica dell’assistenza sanitaria, insieme a un blocco totale: tutto ciò fa parte di una Campagna di Genocidio in corso che è ormai entrata nel suo 19° mese consecutivo.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha documentato la morte di 26 palestinesi, tra cui nove bambini, in sole 24 ore. Queste morti sono il risultato di una deliberata politica israeliana che usa la fame e la negazione delle cure come armi per uccidere i civili palestinesi. L’inasprimento del blocco, in vigore dal 2 marzo, colpisce in modo sproporzionato i più vulnerabili e trasforma la catastrofe umanitaria provocata da Israele in uno Strumento di Sterminio.

C’è stato un aumento significativo dei decessi tra anziani, bambini e pazienti cronici a causa della denutrizione e del collasso dei servizi sanitari nella Striscia di Gaza. Israele ha metodicamente smantellato il sistema sanitario della Striscia attraverso una combinazione di assedio e attacchi diretti, costringendo ospedali come l’Ospedale Europeo di Gaza, a Sud, e l’Ospedale Indonesiano, a Nord, a chiudere completamente. Tutte le strutture mediche rimanenti sono a malapena operative.

L’assenza di un sistema efficace all’interno del Ministero della Sanità di Gaza per monitorare questi decessi significa che molti sono ufficialmente registrati come dovuti a “cause naturali”, nonostante siano direttamente causati da politiche deliberate di Carestia e dal collasso sistematico del sistema sanitario. La chiara prassi israeliana di Uccisioni intenzionali è proibita dal Diritto Internazionale Umanitario e penale.

Il personale sul campo dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha raccolto testimonianze strazianti di anziani sfollati forzatamente, mentre morivano di fame, in seguito agli ordini di evacuazione israeliani. “Vivo in una tenda vicino alla mia casa distrutta ad Abasan al-Kabira, a Est di Khan Younis”, ha detto Abdel Salam Qudeih, 76 anni. “L’esercito ha pubblicato una mappa che ci ordinava di evacuare. Non potevo portare nulla. Ho camminato per tre ore senza mangiare per un giorno intero, finché non sono arrivato ad Al-Mawasi in cattive condizioni di salute. Non potevo nemmeno procurarmi le medicine per la mia malattia cronica”.

L’artista Samir al-Kabariti, un uomo anziano del quartiere Shuja’iyya di Gaza, è stato visto piangere mentre fuggiva su una sedia a rotelle. “Non mangio da due o tre giorni”, ha detto. “Voglio solo un pezzo di pane”.

Widad al-Sumairi di 73 anni è fuggita da Al-Qarara, a Nord-Est di Khan Younis, con la famiglia di suo figlio, percorrendo a piedi diversi chilometri senza portare nulla con sé. “Non abbiamo più cibo”, ha detto. “Per giorni abbiamo mangiato solo un piccolo pasto. I bambini sono disidratati. Lo sfollamento ha peggiorato le nostre sofferenze. Perché stiamo morendo di fame e veniamo sfollati continuamente? Qualcuno, per favore, ci aiuti”.

Non ci sono prove tangibili degli aiuti che Israele afferma di aver permesso. Il primo giorno, solo cinque camion sarebbero entrati. Non è ancora chiaro se i camion, carichi solo di integratori alimentari e sudari, abbiano raggiunto la Striscia di Gaza o se siano ancora bloccati al Valico di Kerem Shalom. Secondo le Nazioni Unite, il carico di aiuti è “una goccia nell’oceano” di ciò che è necessario per soddisfare i bisogni quotidiani urgenti della popolazione.

La situazione è aggravata dai continui bombardamenti israeliani, che distruggono case, rifugi e scarse scorte alimentari ogni volta che le persone vengono costrette a sfollare. Pertanto, le famiglie non solo fuggono dai bombardamenti, ma devono affrontare la minaccia della fame a ogni nuovo sfollamento.

Gli atti sopra menzionati rappresentano alcuni dei Crimini più gravi ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, che classifica l'”Omicidio intenzionale” come il causare la morte attraverso mezzi come la fame e la negazione di cure mediche. Questi atti possono essere considerati Crimini di Guerra e Crimini contro l’Umanità quando commessi nell’ambito di un attacco diffuso o sistematico contro i civili, il che descrive chiaramente le azioni di Israele nella Striscia di Gaza.

Le azioni di Israele soddisfano anche i criteri legali per il Genocidio, tra cui l’uccisione e l’inflizione di gravi danni fisici o mentali ai membri di un gruppo protetto e l’imposizione deliberata di condizioni di vita volte a provocare la distruzione fisica del gruppo, in tutto o in parte.

Questo Genocidio infuria da oltre 19 mesi, con Israele che prende apertamente di mira la popolazione civile della Striscia di Gaza. La crisi umanitaria nell’enclave assediata ha ormai raggiunto livelli catastrofici. La fame attualmente colpisce non solo i più vulnerabili, ma ogni segmento della società, in un contesto di collasso quasi totale dei servizi essenziali e di assenza di beni di prima necessità come cibo, assistenza sanitaria e alloggio.

L’illegale blocco israeliano, che esisteva prima dell’inizio del Genocidio nell’ottobre 2023 ma che è peggiorato da allora, insieme alle sistematiche restrizioni agli aiuti umanitari e alla deliberata distruzione del sistema sanitario della Striscia di Gaza, in particolare negli ultimi 70 giorni, ha causato una distruzione irreversibile. La popolazione della Striscia, di oltre due milioni di persone, deve affrontare diffuse conseguenze sanitarie.

L’attuale meccanismo proposto da Israele e Stati Uniti per gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza non è altro che una nuova manovra progettata per prolungare l’attuale e illegale blocco. Cerca di riconfezionare il Crimine della fame utilizzando un fuorviante quadro cosiddetto “umanitario”, legittimando così falsamente il continuo uso della Fame come Arma di Genocidio.

Tutti gli Stati, individualmente e collettivamente, devono assumersi le proprie responsabilità legali e agire con urgenza per porre fine al Genocidio. Ciò include l’adozione di tutte le misure efficaci per proteggere i civili palestinesi e la revoca immediata del blocco illegale sulla Striscia di Gaza, l’unica via percorribile per fermare il peggioramento della crisi umanitaria e garantire l’ingresso senza ostacoli di aiuti salvavita.

Ogni ulteriore ritardo nella revoca dell’assedio costituisce una continuazione di gravi violazioni del Diritto Internazionale Umanitario, aggravandone le conseguenze catastrofiche e incontrollabili. Finché la comunità internazionale non costringerà Israele e i suoi alleati più potenti a cambiare rotta, gli oltre due milioni di civili nella Striscia di Gaza saranno tenuti in ostaggio: affamati, assetati e privati delle cure mediche, in palese violazione dei loro diritti fondamentali alla Vita e alla Dignità.

La comunità internazionale deve imporre sanzioni economiche, diplomatiche e militari a Israele e ai suoi più stretti alleati per le suddette sistematiche e gravi violazioni del Diritto Internazionale. Queste sanzioni includono un embargo totale sulle armi, incluso il divieto di esportazione, di beni a duplice uso e di cooperazione militare; la sospensione di ogni forma di sostegno politico, finanziario e militare; il congelamento dei beni dei funzionari israeliani implicati in Crimini contro i palestinesi; l’imposizione di divieti di viaggio a tutti i responsabili; e la sospensione dei privilegi commerciali e degli accordi bilaterali che forniscono a Israele vantaggi economici che ne consentono la prosecuzione dei Crimini.

Inoltre, la Corte Penale Internazionale deve accelerare le sue indagini ed emettere mandati di arresto per ogni funzionario israeliano coinvolto in Crimini internazionali commessi nella Striscia di Gaza. Questi Crimini devono essere formalmente riconosciuti e trattati come Atti di Genocidio. Si ricorda agli Stati Parte dello Statuto di Roma il loro obbligo giuridico di cooperare pienamente con la Corte, garantire l’esecuzione dei mandati d’arresto e assicurare alla giustizia i responsabili, ovvero porre fine alla loro continua impunità.

La comunità internazionale deve adempiere immediatamente ai propri obblighi legali e morali affrontando la causa principale della sofferenza e dell’oppressione del popolo palestinese, che persiste da 77 anni: il Regime di Apartheid imposto ai palestinesi dall’Impresa Coloniale israeliana. Per garantire il diritto dei palestinesi alla libertà, alla dignità e all’autodeterminazione secondo il Diritto Internazionale, la comunità internazionale deve agire per porre fine all’Occupazione illegale di Israele.

Israele deve essere costretto a revocare il suo blocco illegale sulla Striscia di Gaza, tutti gli autori di Crimini commessi contro i palestinesi nella Striscia devono essere ritenuti responsabili e giustizia e riparazione devono essere garantite alle vittime palestinesi.


Traduzione: La Zona Grigia

Fonte: euromedmonitor.org/en/article/…

Traduzione italiana in: facebook.com/share/18s2w8tUqZ/

#bambini #children #colonialism #criminiControLUmanità #criminiDiGuerra #fame #fameComeArma #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #OsservatorioEuroMediterraneo #OsservatorioEuroMediterraneoPerIDirittiUmani #Palestina #Palestine #procurataCarestia #sionismo #sionisti #starvation #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

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neofascismo nelle istituzioni e altrove


sui disastri e il neofascismo del governo, basta cliccare qui per farsi un fegato di considerevoli dimensioni: t.ly/BXciY

anche se basterebbero pochi video per deprimersi…

tipo questi:

youtu.be/oPQC3gycOyU?si=tkmTyo…

youtu.be/H1tmm04QlhA?si=Xak91n…

youtu.be/JaWlbi9KlBQ?si=2iGc0G…

#corruzione #DiMartedì #EmilianoFittipaldi #fascismo #fascisti #Floris #neofascismo #neofascisti #SergioRizzo #stragi

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bussanza stranitica con AMELI dei bugghetti


Stamattina a sorpresa (perché normalmente non mi sposto a quell’ora bella comoda, sob sigh) mi è apparsa una nuova occasione per documentare le parti pazze degli autobus della SITA… meno intrigante di altre volte, si, ma comunque non da ignorare, se come in questo caso mi cade l’occhio. Stavolta è sullo schermone (quello di dietro, ma penso che quello davanti fosse uguale), che nulla mi avrebbe detto di diverso se non fosse stato per una singola linea… Nessuna connessioni“. Nessune connessioni… nessuna connessione… nessuna connessioni. 🦧
Display come descritto.
Ripensandoci, non è la prima volta che vedo questa stringa scassata… sarà capitato almeno 1 altra volta, ma o me ne dimenticai o non feci in tempo a fare una foto. Beh, praticamente sembra che a volte (non molte eh), quando dovrebbe mostrare l’elenco delle fermate, mostri invece questo errore; forse l’antenna 4G dell’autobus farà così schifo che perde il segnale, o forse la SITA usa l’operatore peggiore d’Italia (non dirò chi è) perché a me il telefono invece prende sempre. Ma comunque, questa non è affatto l’unica cosa rotta presente in una sola foto (e, di nuovo, non la prima volta che noto)… 👁️‍🗨️

Nulla di talmente straordinario da meritarsi dei post dedicati, ma questi altri piccoli spaccamenti sono comunque incredibili. A parte l’orario completamente sballato — tipo 7 ore e tre quarti in avanti! — e quel quadrato in alto a sinistra che segna sempre, sempre -1 — e non so cosa dovrebbe indicare, ma dati i presupposti scommetto che è un valore sentinella mostrato al posto di un valore reale non presente, un codice di errore — aiuto, che brutta fine le lettere accentate! Qui si vede, la “à” di università è stata sostituita da un “?, perché evidentemente qualcosa è andato storto nella codifica del testo… mentre, quando la lista delle tappe riesce a caricare, lì si ammira “à” diventare “a`“, che ha ancora meno senso e francamente quindi avrei paura anche solo a leggere il codice che gira su questi aggeggi e li fa funzionare così male… Ordinario trasporto pubblico, insomma. 👄

#autobus #bus #pullman #SITA

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24 maggio, a napoli: per ‘downstream – poesia e prosa’, june scialpi e “retriever” alla libreria ubik


presentazione di Retriever, di June Scialpi
cliccare per ingrandire

Il terzo appuntamento di Downstream si tiene sabato 24 maggio, alle ore 18 alla Ubik di via Benedetto Croce, Napoli.
Con June Scialpi e il suo Retriever (Tic Edizioni 2025), in dialogo con Valeria Rocco e Giulia Scuro e con la regia di Giorgia Esposito.

Downstream presso Libreria Ubik Napoli ancora con Tic Edizioni e le locandine e molto altro di Michele Zaffarano.

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#ChiaraDeCaprio #GiorgiaEsposito #GiuliaScuro #JuneScialpi #LibreriaUbik #MicheleZaffarano #presentazione #reading #Retriever #TicEdizioni #UltraChapbook #ValeriaRoccoDiTorrepadula

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francesco lioce intervista cetta petrollo sulla decima edizione del premio di poesia elio pagliarani (25 maggio 2025)


intervista a Cetta Petrollo sul Premio Pagliarani, online ORA qui: https://www.spreaker.com/episode/premio-nazionale-elio-pagliarani-x-edizione-francesco-lioce-dialoga-con-cetta-petrollo–66175233

widget.spreaker.com/player?epi…

#poesia #premiopagliarani

*
CARTELLA STAMPA AGGIORNATA:
tinyurl.com/pagliarani25

evento facebook:
facebook.com/events/5693189261…

*

Premio Nazionale «ELIO PAGLIARANI» X edizione

La storia, i finalisti, una vita dedicata alla poesia. Francesco Lioce dialoga con Cetta Petrollo Il Premio Nazionale Elio Pagliarani è un riconoscimento letterario istituito nel 2015 in onore del poeta Elio Pagliarani, figura centrale della neoavanguardia italiana e membro del Gruppo ’63. Organizzato dall’Associazione letteraria Premio Nazionale Elio Pagliarani – Centro Studi e Biblioteca sulla poesia contemporanea, il premio mira a promuovere e valorizzare la scrittura poetica e la ricerca letteraria che dimostrino qualità creative ed espressive originali nell’innovazione linguistica, riflettendo lo spirito sperimentale del poeta Struttura del Premio Il premio si articola in tre sezioni principali:

  1. Raccolta di poesia inedita: aperta a raccolte di testi poetici in lingua italiana e/o raccolte di prose poetiche brevi e versi, tassativamente inedite anche in rete, in rivista o in formato ebook.
  2. Raccolta di poesia edita: riservata a opere di poesia in lingua italiana pubblicate nel periodo specificato dal bando di ciascuna edizione. Premio alla carriera: conferito a poeti o figure letterarie che si siano distinti per il loro contributo significativo alla poesia contemporanea.

Edizioni Recenti

  • IX Edizione (2024): Il premio alla carriera è stato attribuito a Giovanni Fontana, figura di spicco nella poesia sonora e visiva. La cerimonia di premiazione si è svolta il 25 maggio 2024 presso la Sala Cinema del Palaexpo di Roma .
  • X Edizione (2025): La decima edizione celebra dieci anni di attività del premio. La cerimonia di premiazione è prevista per il 25 maggio 2025, con un programma che include incontri e dibattiti sulla poesia contemporanea italiana

#CettaPetrollo #ElioPagliarani #FrancescoLioce #GIANOPUBLICHISTORY #GiornataPagliarani #poesia #poesie #PremioDiPoesiaElioPagliarani #premiopagliarani

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Eugenio Gazzola presenta il suo ultimo libro, L’AntiVassalli, allo Spazio Bft di Piacenza, venerdì 23 maggio, alle ore 18 presso lo Spazio Bft (vicolo Edilizia 25). Durante l’incontro, a cura del Tiff – Collettivo di fotografia creativa, Gazzola parlerà dell’opera in dialogo con Fulvio Guerrieri.

Di Sebastiano Vassalli l’autore “ricostruisce, attraverso l’analisi della vita e delle opere, il ventennio durante cui ha percorso le strade dell’avanguardia letteraria e artistica, tenendosi con ostinazione ai margini del successo e dell’industria culturale”, si legge nella sinossi del testo, pubblicato dalla casa editrice fiorentina Le Lettere.

“Dopo un breve passaggio nella Pop Art”, Vassalli “si è dedicato alla scrittura sperimentale. Ha frequentato alcuni autori del Gruppo 63, come Sanguineti e Manganelli, prediligendo la ricerca verbo-visuale al fianco dei poeti di confine tra parola e immagine, come gli emiliani Spatola, Costa, Torricelli, Vicinelli“. In quegli anni “ha dato vita e ha rappresentato i grandi movimenti letterari. Verso la fine degli anni Settanta, per Vassalli ha inizio un ripensamento che dura un decennio…” –> art. intero qui: ilmiogiornale.net/lantivassall…

#EugenioGazzola #FulvioGuerrieri #Gruppo63 #LAntiVassalli #LeLettere #letteratura #Piacenza #poesia #prosa #ricercaLetteraria #ricostruzioni #saggio #SpazioBft #sperimentazione #TiffCollettivoDiFotografiaCreativa

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Catania e il muro che la divide


Non si risparmiano i giovani redattori di InChiostro, il giornale studentesco, cartaceo e on line, lanciato da un gruppo di studenti universitari che vuole guardare in modo critico alla realtà non solo universitaria ma anche cittadina.

Oggi, nel pomeriggio alle 18.30, nell’aula 30 del monastero dei Benedettini, verrà presentato un nuovo numero, di fatto il quarto, considerando anche il […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/05/21/cata…

#InChiostro #MonasteroDeiBenedettini #periferia #povertàEducativa #UniversitàDiCatania

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oggi, 21 maggio, h 12, ‘giano public history’ intervista cetta petrollo sul premio pagliarani


21 maggio

gianophaps.it/evento/premio-na…

21 maggio h 12:00; 23 maggio h 11:55

L’Associazione di Promozione Sociale GIANO PUBLIC HISTORY è un progetto italiano che si inserisce nell’ambito della storia pubblica, un campo interdisciplinare che cerca di rendere la storia accessibile e comprensibile al grande pubblico, andando oltre le tradizionali narrazioni accademiche

#aps #AssociazioneDiPromozioneSociale #CettaPetrollo #ElioPagliarani #GIANOPUBLICHISTORY #intervista #poesia #premio

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“Google Liveness Check”, la nuova trovata della pazzia informatica


Attenzione, e vi dico fate MOLTA attenzione, popoli dell’Internette… perché, a quanto sembra, Google ha droppato una psyop fresca fresca… un nuovo tipo di CAPTCHA: il “liveness check”, o “liveness challenge”. Dato che io becco in media almeno 2-3 captcha al giorno durante il mio normale uso del web, e questa roba la vedo giusto stasera per la prima volta nella mia intera esistenza, e cercando ora al volo qualche informazione in giro non ho trovato letteralmente nulla — se non un thread su 4chan di 8 giorni fa, #105252623 — direi che è qualcosa di altamente sperimentale che sta giusto ora vedendo la luce… 🧨

Stavo giusto per cercare 1 cosa su Google prima, quando (come al solito, per giunta; cazzo se odio questa merda), visto che ho usato le due virgolette (forse perché affitto giornalmente il mio indirizzo IP a russi e israeliani), Alphabet Inc. mi ha droppato la solita accusa di essere un robot, con quella stessa sicumera con cui gli hamassoni danno ai sionisti dei genocidi e con cui i sionisti danno ai pro-palestina degli antisemiti… ma ecco, sto già digressando qui, ops. Vabbè, il punto è che ho notato la presenza di un tastino nuovo, tra quelli in basso alla finestrella di reCAPTCHA… e non ho potuto esimermi dal testarlo di persona. 👻

Spa-ven-to-so. Come suggerisce il nome, “controllo della vitalità” (e davvero qui è stata sprecata un’occasione imperdibile di chiamarlo “vibe check”, piuttosto), questo CAPTCHA chiede di fornire l’accesso alla videocamera (!), chiede di mostrare la mano (!!!) piazzandola nella parte di schermo indicata, e di replicare una sequenza di gesti mostrata a schermo (nel mio caso, a parte il rilevamento iniziale dell’arto umanoide, 3 gesti). Non ci crederei però nemmeno se lo vedessi, a ciò che è scritto nel riquadro informativo, cioè che verrebbero “catturati solo i movimenti della mano”… quindi ho sprecato 7 minuti per posizionare la webcam in modo da poter uscire la manina senza anche la faccia; ma, a parte questo mio setup bizantino, che qui ovviamente vi risparmio, la verifica dura 30 secondi. E, per carità, il concetto base non è certamente nuovo… ma applicato in questo modo si. 😳

Da qui allora spuntano senz’altro svariate domande, tra cui una retorica (e l’esercizio di capire quale questa sia è lasciato ai lettori): Come mai nessuno (a parte l’hacker [[em]da scantinato] noto come 4chan[/em]) ne ha ancora parlato, e non c’è nemmeno un link ufficiale per approfondire? Sarà qualcosa in fase ancora ampiamente sperimentale, e io sono stata una delle poche entità al mondo con una componente fisica e spirituale maggiormente umana (per quanto, comunque, probabilmente l’unica utente con una secondaria non-umana) selezionata per testarla? Verrà tolta ancora prima di essere davvero ufficializzata, in pieno stile Google? O forse è una psyop gigantesca che serve, in ordine, agli scopi di: 1, Insegnare ai modelli generativi di immagini come funzionano le mani umane, in modo che le inizino a produrre perfette, alzando i profitti per l’azienda; 2, Instillare (pur se lentamente) negli utenti l’idea inconscia che sia normale il mostrarsi in videocamera come metodo di provare il proprio non essere un robot ad un sito web, fino ad arrivare a 3, Obbligare tra qualche decennio tutti gli utenti di Internet a fornire tutti i propri dati biometrici e legali alle Big Tech, anche e soprattutto al volo, pur di poter usare qualsiasi servizio…? Ai posteri l’ardua sentenza… e a Google e voi la mia manina registrata con la videocamera USB più merdosa che ho in casa (che, casualmente, è anche l’unica). 😘

#105252623 #CAPTCHA #Google #GoogleLivenessChallenge #GoogleLivenessCheck #Liveness #LivenessChallenge #LivenessCheck #psyop #reCAPTCHA

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mattanza spostamentiaca, in monopattino viste da pazzi


Prima ho assistito ad una scena mistica come non ne vedevo stranamente da un po’ di tempo, nella via giusto sotto la maison… Passava un tizio, molto fiero — non ricordo se avesse gli occhiali da sole o no, ma ormai nella mia testa li ha, se me lo chiedete — praticamente come un fulmine, in monopattino elettrico (non velocissimo eh, normale, non penso fosse modificato o merdate simili, ma comunque ai miei occhi appariva come un lampo)… che era lievemente di fretta o incazzato con il mondo perché, nonostante la fierezza, ha fatto inconfondibilmente fatto trasparire una buona dose di frustrazione. ☠️

Arrivando da non so bene dove, ha gridato “v’ata scətà!!! (“vi dovete svegliare!!!”); un invito al wokismo, insomma… o forse solo un richiamo a qualcuno che gli avrà bloccato per qualche istante la strada, distogliendolo dal suo sacro flusso. Ma la cosa curiosa è che il suo monopattino, come clacson, ha un cicalino che fa un BEEEP, ma regà… che si sente anche dall’altro lato della strada, con un fottuto isolato intero in mezzo, nonostante non sia per nulla forte in termini di puro volume… e quindi ci sono rimasta ancora più di sasso. 🤯
Disegno sul tablet come descrittoQui ho fatto un disegnino top-down dell’ambiente — che non è per nulla accurato, perché ho invertito un lato, e che disastro, aiuto, non fateci caso, tanto comunque rende uguale l’idea, e poi voi non sapete davvero com’è fatta la strada quindi meglio così. La zona interna è circa l’isolato, e i pallini sono i punti di osservazione. Appunto, questo è passato per la strada di fronte a 0, per continuare nella direzione indicata, almeno fino al bivio, punto in cui non l’ho più visto. Evidentemente ha semplicemente tirato dritto perché, dopo essermi piazzata sull’1, non l’ho visto passare… ma appunto lì, ascoltando con attenzione, pur con tutti i palazzi in mezzo, ho sentito molto lievemente il clacson! Boh, mi incuriosiva, volevo vedere se riuscivo a capire di più su questa sua fretta… ma niente. 💔
#città #clacson #monopattino #rumore #strada

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video e informazioni: israele brucia vivi ancora altri civili, bambini e donne, attaccando la scuola di musa bin nusayr


video.wordpress.com/embed/1ZbI…
src: instagram.com/reel/DJ3cku1IgmL…
“Ten people were killed when an Israeli air strike hit classrooms at the Musa bin Nusayr School, where hundreds of displaced people were sheltering, according to local activists in Gaza City” (BBC)

aljazeera.com/news/liveblog/20…


#Gaza #genocide
#genocidio #Palestine #Palestina
#warcrimes #sionismo #zionism
#starvingpeople #starvingcivilians
#iof #idf #colonialism #sionisti
#izrahell #israelterroriststate
#invasion #israelcriminalstate
#israelestatocriminale #children
#bambini #massacri #deportazione
#concentramento #bombedschools #MusabinNusayrSchool #MusabinNusayr

#bambini #bombedschools #children #colonialism #concentramento #deportazione #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #MusaBinNusayr #MusaBinNusayrSchool #MusabinNusayr #MusabinNusayrSchool #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

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Giacomo, la Luna e l’Intelligenza Artificiale

edu.inaf.it/rubriche/oltre-ori…

Giacomo Leopardi riesce, finalmente, a dialogare con la Luna. L’occasione? Un’IA che si candida come Sindaca di Roma.

#artificialIntelligence #GiacomoLeopardi #intelligenzaArtificiale #Luna

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25 maggio: giornata pagliarani e schema della premiazione


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  • l’ingresso è da via Milano 9 A. Coloro che hanno difficoltà motorie o sono diversamente abili possono entrare dall’ingresso di Via Piacenza scrivendo o telefonando preventivamente alla dott.ssa Camilla Valentini (n. di telefono sul sito del premio);
  • per chi desidera assistere al Convegno: è bene farsi trovare davanti all’ingresso di via Milano qualche minuto prima delle dieci (le hostess del palazzo vi accompagneranno);
  • chi desidera venire per la proiezione del film e per l’incontro sui dieci anni del Premio è bene che sia all’ingresso qualche minuto prima della proiezione;
  • per chi vuole assistere alla sola cerimonia di premiazione: trovarsi sempre all’ingresso di via Milano alle ore 16:30, e le hostess vi accompagneranno.


CARTELLA STAMPA AGGIORNATA:
https://tinyurl.com/pagliarani25

evento facebook:
https://www.facebook.com/events/569318926191670

locandina Premio Pagliarani 2025
cliccare per ingrandire

#convegno #GiornataPagliarani #informazioniPratiche #PremioPagliarani #viaMilano9A

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“i want to become a biomech cybernetic bionicle cyborg angel internet princess robot girl…”

i want to become a biomech cyberneticbionicle cyborg angel internet princessrobot girl with a body made of plasticand steel and aereodynamic alluminumand wires for veins and software forthoughts and I'd never go to sleep I'djust plug into the wallt.me/famiterimediosa/1591
Questa cosa, negli ultimi giorni, ci sto pensando tantissimo (nonostante il memino io lo abbia visto oggi… ma non vuol dire niente, il pensiero esiste indipendentemente da una delle tante specifiche combinazioni di pixel che possono rappresentarlo umanamente), è alquanto accurata. Sotto svariati, innumerevoli, infiniti punti di vista, sarebbe meglio per me e desidererei diventare una biomeccanica cibernetica bionica cyborg angelo principessa di Internet (kawaii!!!) ragazza robot con un corpo fatto di plastica (quella buona però, non quella merdosa dei prodotti low-cost) e acciaio e alluminio aereodinamico (come un aereo militare!!!) e fili come vene e software per i pensieri e non andrei mai a dormire semplicemente mi attaccherei al muro.

Lain a suo modo se la vive sicuramente meglio di me, e lei non è nemmeno la totalità di tutto il qui elencato, quindi possiamo solo immaginare quanto sarebbe conveniente… non solo meno bloat hardware grazie al ridesign fisico ma, con l’avere solo software per tutti i pensieri (open-source, magari da me stessa modificato dove necessario, così da unire il potenzialmente utile all’estremamente dilettevole), si eviterebbero tutti quegli schemi fastidiosi e autosabotanti propriamente umani. Pensare che fregatura la mia situazione reale, dove i miei pensieri non girano sul software, bensì attorno ad esso, in senso di argomento… e come sarebbe meglio essere la magia personificata. E poi, come non considerare anche quell’altra cosina… non avendo più necessità di dormire — né come via di fuga dalla realtà terrificante, né come procedura di automanutenzione praticamente giornaliera, perché l’hardware avanzato non ha bisogno di tempo di downtime programmato per garantire il proprio corretto funzionamento — si eliminerebbe anche quel sottoinsieme di problemi non molto grande, ma anch’esso particolarmente fastidioso, che mi affligge. Voglio proprio diventare…,,..,.

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igort racconta andrea pazienza


youtu.be/RjBxBojpoaU?si=rcNhA2…

#77 #AndreaPazienza #Anni70 #anniSettanta #art #arte #Bologna #Igort

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22 maggio: tano a san lorenzo


Parliamo con Tano del suo ultimo libro, non un libro di immagini sul ’77 ma il racconto di emozioni, di gioia e di disperazione, di intrighi e di liberazione, un racconto denso di amore per i protagonisti di quel Movimento tanto esecrato dai poteri di destra e di sinistra

facebook.com/events/s/tano-a-s…

#77 #foto #fotografia #INostriAnni #Milieu #movimenti #Movimento #Ringhera #SettantaMilieu #settantasette #TanoDAmico

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Confessioni pubbliche.


Oggi ho fatto un’esecuzione da capo a fondo del programma da camera ottocentesco che devo cantare la settimana prossima. Alla fine ero fisicamente morto.

Non ciò la tempra del lirico.

Ma fingo con elegonsa.

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in reply to 𝓜𝓪𝓾𝓻𝓸 𝓥𝓮𝓷𝓲𝓮𝓻

@MauroV1968 (rispondo da qui che la federazione del blog è un mistero)
Sono arie di Antonio Buzzolla, metà ottocento (ne faccio una di Rossini per richiamarne la somiglianza). Decisamente non il mio repertorio, ma le canto cercando di lavorare sulle quantità immani di parole che portano, sui cui so gestirmi.
Devo mascherarmi da tenore lirico, ma preferisco Landini.
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in ricordo di nanni balestrini. oggi su ‘ahida’


ahidaonline.com/post/exlet

#ahida #exlet #NanniBalestrini #ricordo #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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nanni balestrini: intervista sulla poesia, 2018


youtu.be/BpyPRPqj05M?si=qRw4lG…

#2018 #CentroScritture #intervista #MarcoGiovenale #NanniBalestriniVideo #ValerioMassaroni

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nanni balestrini su “gli invisibili”


youtu.be/2TuUCVP90wo?si=fFwY56…

#GliInvisibili #intervista #NanniBalestrini #scritturaDiRicerca #video

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proxatoranza eurovisionica, listando il listino del gruppo canzoni (aggiornamento coatto: proxatore-group)


Ieri è accaduto che, nell’aver parlato dell’Eurovision, non ho fornito alcuna personale classifica delle canzoni… peccato, eccetto che in realtà no. La mia omissione è stata infatti un atto volontario e consapevole, in pieno stile siciliano (miiiinchia); un po’ perché non volevo che il post su Telegram fosse spezzato in 2 solo per via di qualche link da mettere (sempre grazie a te, Durov, e al tuo limite schifoso di 4096 caratteri…), e sia perché ho pensato, a questo punto, di cogliere la palla al balzissimo e aggiungere una ennesima funzionalità innovativa al nostro carissimo Proxatore… le “playlist”, che torneranno sicuramente utili anche in futuro. 😳

Ecco allora — almeno giusto per iniziare, perché non è da escludere che mi venga lo sghiribizzo di aggiungerne altre con calma poi, e in tal caso aggiornerò il link qui — una versione “base” della mia classifica ESC 2025, con (più o meno) in ordine le canzoni che senza dubbio mi sono piaciute di più: proxatore.octt.eu.org/?proxato…! (E si, nella lista c’è anche l’Italia, perché sul mio sito le regole del voto le decido io!!!) 😈

Perfetto; ora che la questione musica è chiusa, posso senza problemi parlare di ciò che non frega a nessuno, ossia questo mio nuovo aggiornamento!!! Ieri sera ho implementato giusto la parte di backend, che è molto semplice e (solo per il momento) già accettabile, appunto apposta per fare questo link. Non si tratta di playlist in senso prettamente multimediale, ma di insiemi di elementi generici (anche post di testo, da qualunque delle piattaforme supportate), di un gruppo praticamente… e quindi il nome meno schifoso che ho trovato è “results group“. Quindi, il backend legge una lista JSON di URL, passata nell’argomento query proxatore-group, e (con la dovuta pazienza…) cattura tutto e risponde per bene. 👍
Schermata di Proxatore per il link in questo post.Commenti Telegram:Malbyx, [18/05/2025 23:16]classifica personale delle canzoni?⋆·˚ ༘ * spacctorium in the day * ༘ ˚·⋆, [19/05/2025 01:06]probabilmente non è completa ma,ecco le prime 5: [...](si, ho appena aggiunto la funzione -group a proxatore solo per inviare questo link, OPS)⋆·˚ ༘ * spacctorium in the day * ༘ ˚·⋆, [19/05/2025 01:09](comunque proxatore è diventato di nuovo mezzo spaghetti ed urge di nuovo un refactoring, me misera me tapina)
La cosa bella però è che stavolta, meno di quanto vale per altre parti del programmino (alcune talmente oscure che non ho neanche ancora trovato l’occasione di documentarle, ops), il lato tecnico frega relativamente zero… perché oggi pomeriggio ho invece giusto implementato l’epicità lato frontend!!! Con JavaScript, infatti, appaiono tastini utili alla creazione di uno di questi gruppi direttamente dal sito, che allora si può fare senza stare a comporre URL a mano, evitando una seccatura anni ’70. Si può aggiungere un elemento, cliccando il bottoncione dalla pagina dedicata o da una di ricerca, e questo appare in una lista in cima allo schermo, con bottoncini per rimuovere e spostare su e giù… e poi boom, si può kopiare il link. In buona sostanza, siamo arrivati davvero alla magia con questo aggeggio. 😻

Probabilmente il frontend è ancora da sistemare, perché mi appare un po’ strambo che praticamente si vanno a creare due liste separate a schermo, quella normale di visualizzazione (per tutti) e quella di gestione (se si sta modificando una lista)… e perché al momento ogni click anche dei tastini ricarica tutta la pagina… ma anche perché sarebbe ottimale aggiungere una visualizzazione ottimizzata per video e audio, che permetta di riprodurre tutto rapidamente in sequenza senza dover aprire la pagina di ogni risultato… così come il backend, che al momento riscarica tutti i link di un gruppo ogni volta che se ne chiede la pagina, senza caching, e questo potrebbe essere problematico a lungo andare. Vabbè, se non perdo la vita arriveranno anche questi piccoli fix, questione di tempo. 🤗

#aggiornamento #ESC #ESC2025 #ESCITA #Eurovision #Eurovision2025 #EurovisionSongContest #playlist #Proxatore #tierlist #web


eurovisione fu visionata, la sonnolenza fu ahinoi evitata!!!


Ieri sera sono finita cucinata come al solito, e oggi ancora di più… sarà la domenica che mi fa molto male, o sono semplicemente troppo incollata nell’anti-rotting? Non ne ho idea, ma: prima che diventi davvero troppo tardi (perché per ora posso ancora spacciare la cosa come “impressioni a freddo“, ma già tra un paio di giorni mi verrebbe affibbiato l’epiteto di Internet Explorer per la mia lentezza, ormai ahinoi fuori luogo nell’anno del Signore 2025), ecco cosa ne penso dell’Eurovision che stavolta, per via della mia distrazione, è finito prima del solito per me… 😩

…Quest’anno è stato ciofeca!!! Ma per reale, proprio!!! Per carità: leggermente più coerente dell’anno scorso, visto che (almeno, per quanto ho sentito; poi vai a vedere se Copilot ha detto una stronzata) gli spettatori dell’evento musicale annuale del popolo europeo non sono stati banditi dal portarsi bandiere dell’Unione Europea… però, guardando al grande schema delle cose, resta comunque da piangere. Specialmente, nel momento in cui si è parlato di votazioni, che tipo, mamma mia… mai visto nulla di simile… ah no, in realtà un pochettino si. 💣

Le cose assurde vanno a gradi qui, diciamo. Partiamo da quella che, per quanto seccante, è la meno strana: come ha fatto il caro Gabry, da San Marino, ad arrivare fottutamente ultimo alla finale??? Io non capisco… ha ricevuto 12 voti dagli spettatori italiani, che non è male ed era prevedibile visto comunque che la canzone è potente… 6 dalla giuria italiana, che ci può stare… e poi boh, fallimento totale a parte qualche punticino qua e là: fine dei giochi con soli 27 punti totali, 26esima posizione. Colpa sua per non aver invitato “tutta l’Europa” a zompare? Al contrario nostro però, comunque, gli abitanti dello stato magico non sono stati tanto gentili con il nostro Lucio, accreditandoci solo 3 punti… ma la loro giuria è stata alquanto basata, dandone appunto ben 12 all’Italia. E per noi insomma non è finita male, arrivando al 5º posto con ben 256 punti, ma comunque la situazione è un po’ meh. 💩

Per altri, la cosa è stata probabilmente anche peggio… E indeed, non so se mi dispiace di più per la Svizzera e il Regno Unito, che insieme hanno ricevuto un terrificante totale di 0 punti al televoto — e il primo questa volta era il paese ospitante, quindi credo che la cosa possa aver fatto particolarmente male al cuoricino di quelli lì — oppure Laura del Lussemburgo e Abor&Tynna della Germania, che hanno portato 2 canzoni che ho gradito abbastanza in quanto a melodia e scenografia (pure se non sono chissà cosa, all’atto profondo), eppure hanno concluso appena in, rispettivamente, 22esima e 15esima posizione… oppure, ancora, il basato Tommy dell’Estonia, che con un sacco di punti addosso è finito con lo stare appena 1 di sotto ad un altro paese, che abbiamo seriamente temuto potesse vincere questa volta…

…Israele, della signorina Yuval. Ohh, io non riesco a fare questa merda su, è allucinante: questo è o il secondo o il terzo anno (non ricordo bene) che ad Israele le giurie danno pochissimi punti — anche perché, la loro canzone di quest’anno, a parte tutto, musicalmente parlando, fa parte di quelle più mid… talmente dimenticabile che, quando l’hanno passata nelle sequenze di riepilogo, non catturava nemmeno l’orecchio — ma poi di punto in bianco — così, de botto, senza senso — arrivano letteralmente centinaia di voti dal pubblico, e dalle ultime posizioni passa magicamente al primo (1º) posto. Per fortuna non ha vinto, perché letteralmente all’ultimo momento sono arrivati svariati voti a JJ dell’Austria, che per poco meno di un centinaio di punti si è preso la coppa. (Ma anche perché, come giustamente viene osservato in un articolo che ho beccato sull’aggregoctt, “se [avesse vinto] Israele, il pubblico dell’Eurovision probabilmente si [sarebbe ribellato] e con fuoco e fiamme“.) 🙏

Tutto sommato comunque — e questo è un dato di fatto incontrovertibile — questo è stato un ESC mid, con un risultato finale ancora più mid (per quanto, in effetti, la tensione alta ha evitato che cadessimo nello zzz sul momento… quindi suppongo che bisogna un minimo ringraziare Israele per averci fatto cacare sotto fortissimo). Suppongo quindi di potermi ora finalmente ibernare fino al prossimo anno… oppure per sempre, perché di questo passo credo che non mi perderei granché se lasciassi effettivamente questo piano di esistenza, non potendo mai più guardare Eurovision. 😬

#ESC #ESC2025 #ESCITA #Eurovision #Eurovision2025 #EurovisionSongContest #finale #GrandFinal #GranFinale #results #risultati


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21 maggio, h 12, ‘giano public history’ intervista cetta petrollo sul premio pagliarani


21 maggio

gianophaps.it/evento/premio-na…

21 maggio h 12:00; 23 maggio h 11:55

L’Associazione di Promozione Sociale GIANO PUBLIC HISTORY è un progetto italiano che si inserisce nell’ambito della storia pubblica, un campo interdisciplinare che cerca di rendere la storia accessibile e comprensibile al grande pubblico, andando oltre le tradizionali narrazioni accademiche

#aps #AssociazioneDiPromozioneSociale #CettaPetrollo #ElioPagliarani #GIANOPUBLICHISTORY #intervista #poesia #premio

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In chiusura i concorsi per le scuole, presto i vincitori

edu.inaf.it/news/premi-e-conco…

Chiusi i concorsi scolastici “L’Universo a scuola” e “Osserva il cielo e disegna le tue emozioni!” promossi da EduINAF. Grande partecipazione da tutta Italia, presto l’annuncio dei vincitori!

#OsservaIlCieloEDisegnaLeTueEmozioni #UniversoAScuola

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Napoli 29 maggio 2025 – Repressione in Turchia


Iniziativa dalle 18.30 presso Asilo Filangeri
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All’Asilo Filangieri di Napoli, una serata dedicata alla Turchia.

La repressione di Erdogan si abbatte feroce su dissidenti, avversari politici, giornalisti, attivisti, avvocati.

Il 29 maggio alle 18.30 proietteremo il documentario “La rivoluzione di Ayten”, prodotto da Pagine Esteri, che racconta la storia dell’oppositrice politica rapita e torturata per sei mesi in un centro segreto di detenzione.

Parleremo della sua storia e dell’attualità turca con

  • Eliana RivaGiornalista autrice del documentario
  • Sinan ErsoyUfficio Internazionale legale del popolo
  • Carmine Malinconico e Aurora D’AgostinoGiuristi Democratici

Alle 21.00 sarà possibile partecipare, con una libera donazione a sostegno delle spese, al concerto di Grup Yorum, la band musicale turca che canta la resistenza contro ogni repressione.

L’organizzazione dell’evento è a cura di Danilo Risi

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CANCELLARE: bando per ragazzi e ragazze residenti in palestina


Il post qui in calce è stato pubblicato in buona fede non indagando sui limiti assurdi che il bando di cui si parla implica. Importantissimo è leggere, in proposito questo articolo del “manifesto”, uscito il 23 maggio: ilmanifesto.it/il-bando-della-…

ecco il bando (la notizia del):

Per ragazzi e ragazze palestinesi residenti in Palestina: *bando CRUI* per l’a.a. 2025/26 per 97 borse + vitto, alloggio e altro per tutta la durata del corso in *35 università italiane*

https://www.crui.it/documenti/54/New-category/1569/IUPALS—CRUI–AVVISO-NOTICE-ITć-EN.pdf

*I tempi sono STRETTI*: il bando è dell’8 maggio e già *entro il 23 maggio* bisogna aver fatto l’iscrizione al CORSO di ITALIANO (propedeutico).
https://www.crui.it/documenti/54/New-category/1569/IUPALS—CRUI–AVVISO-NOTICE-ITć-EN.pdf

#urgente #palestina #bando #corso #universita

Scholarships for Palestinian University students from Gaza and the West Bank to spend one year at an Italian University in academic year 2025/26.

National Call: crui.it/home-ri/iupals-italian…

Federico II Call: unina.it/documents/11958/66115…

#bando #corso #crui #opportunità #Palestina #università #URGENTE

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Binge-eating, binge-drinking e il “binge-english-writing” dell’italietta colonizzata


Di Antonio Zoppetti

Un articolo sul Corriere dell’altro giorno diffondeva il termine binge-eating spacciato come “nuovo” disturbo alimentare. Naturalmente – come l’anoressia – questo disturbo non è affatto nuovo, la novità è che adesso si vuole cancellare la parola storica bulimia per sostituirla con l’inglese.

Dalla bulimia al binge-eating

Bulimia è una coniazione dotta che viene dal greco, e letteralmente significa “fame da bue” (limòs + bous). Per costruire i propri neologismi in italiano, un tempo gli scienziati si appoggiavano alle radici greche e latine, ma oggi non sanno fare altro che ripetere la terminologia in inglese crudo, e non sanno coniare più un bel niente, perché parlano e vogliono parlare in inglese. Ed ecco che introducono il binge-eating, che letteralmente ha lo stesso identico significato: “abbuffata di mangiare” (binge + eating).

Per giustificare l’imposizione della newlingua sulla veterolingua italiana, tuttavia, non possono ammettere di essere i portatori di una nuova cultura coloniale, non possono giustificarsi col dire che hanno deciso di esprimersi in inglese e di rinunciare all’italiano, dunque si arrampicano sugli specchi. E allora scatta il consueto meccanismo tipico dei “non-è-propristi”: diversificare i rispettivi significati. Il vecchio concetto di bulimia non è proprio come… il binge-eating!

Cercando in Rete la differenza tra le due espressioni è tutto un pullulare della solita sciocchezza – alimentata ormai anche dall’intelligenza artificiale di Google che fornisce indicazioni a dir poco imbarazzanti – per cui il binge-eating è sì una fame compulsiva come la bulimia, ma in più è caratterizzata da sensi di colpa e comportamenti compensatori che portano per esempio a vomitare o a cercare di eliminare l’eccesso di cibo con l’uso di lassativi.

È questa la fase uno che serve a legittimare l’introduzione di un anglicismo: far credere che l’equivalente italiano storico non abbia la stessa valenza, e dunque usare l’inglese come fosse necessario. Naturalmente, ammesso che una parola non ci sia già, sarebbe possibile anche coniarne una nuova o a ampliare il significato di quella italiana preesistente (le lingue sane si evolvono a questo modo).

Ma è vero che la differenza tra le due parole è questa? Neanche per sogno.

Cercando sul sito dell’Humanitas ci sono due pagine fotocopia che esprimono lo stesso identico disturbo, il primo si chiama bulimia nervosa, l’altro binge-eating, ma la differenza è tutta qui, nel nome in inglese invece che in italiano, perché per il resto si tratta della stessa cosa, definita allo stesso modo: l’arco di due ore in cui avviene l’ingestione, lo stato d’ansia e il vomito, la concause multifattoriali…

Scopri le piccole differenze:

Basta confrontare i due articoli per scoprire che l’unica rilevante piccola differenza sta nel nome della cosa, e nel secondo articolo l’italiano viene semplicemente ignorato, cancellato e sovrapposto all’inglese. Dunque ammesso e non concesso che bulimia e binge-eating non siano perfettamente sovrapponibili, rimane il fatto che per differenziare i concetti non è assolutamente necessario introdurre un’espressione in inglese crudo.

Quando parlo di cultura coloniale suscito spesso reazioni scomposte e resistenze, soprattutto tra quelli furbi che ci raccontano che la lingua è un fenomeno “democratico” che arriva dal basso e dal popolo. Ma basta vedere gli articoli di giornale che escono per constatare la realtà.

Un anglicismo dietro l’altro, sostituzione dopo sostituzione, si finisce per arrivare a pezzi come quello in figura, dove si parla di influencer (che come è noto “non sono proprio come gli influenti”), di coach (che “non è proprio come un allenatore”) e dove si cala dall’alto la nuova terminologia per introdurre ruoli e concetti come lo sleeping streamer, lo sleep influencer e lo sleep manager… se questo non è colonialismo culturale…

Questi esempi mostrano che l’incapacità di esprimersi in italiano si salda con la precisa volontà di esprimersi in inglese, attraverso una comunicazione che punta volutamente all’itanglese vissuto come uno stile superiore, presentato (a torto) come più internazionale o tecnico.

L’abbuffata di inglese e l’anoressia dell’italiano

Per riprendere le definizioni riservate dagli specialisti al binge-eating, tutto ciò si potrebbe forse chiamare disturbo linguistico compulsivo anglomane, che per essere più chiari e moderni si potrebbe ribattezzare in binge-english writing (e binge-english speaking, la sindrome per cui personaggi televisivi come Rampini o la Gruber ostentano in modo ridicolo la pronuncia affettata di “Trump” e di altre parole americane). Al contrario dei semplici anglomani di una volta – si potrebbe chiosare – il binge writer non è però soggetto a comportamenti correttivi (come il vecchio “scusate il francesismo” ai tempi della Belle Époque), ma si compiace e gongola della sua anglo-bulimia che vuole imporre a tutti, invece che cercare di curarsi.

Il problema è che questa abbuffata di inglese non riguarda più le singole parole, i singoli anglicismi, ma si configura come una rete lessicale che si allarga, coinvolge la morfologia (se c’è il binge-eating poi spuntano i binge-eater[s] al posto dei bulimici), e soprattutto, se prende piede la radice binge per indicare i consumi smodati, poi è chiaro che l’espressione finisce per essere “produttiva” e diramarsi in sempre più numerose espressioni che riproducono lo stesso meccanismo linguistico, e così anche gli alcolizzati vengono indicati come binge-drinker.

L’ultima espressione della famiglia che si sta diffondendo è il binge-whatcing per indicare la dipendenza dalla televisione. Analizzando le frequenze delle tre espressioni su Ngram Viewer di Google Libri si vede benissimo come l’entrata del binge-eating negli anni Novanta sia in relazione con le successive introduzioni del binge-drinking a partire dagli anni Duemila e con l’affacciarsi del binge-watching dagli anni Dieci.

Come finirà?

L’analisi della crescita delle espressioni a base binge (binge based forse suona più in linea con la nostra cultura coloniale) lascia presagire che, in questa abbuffata, la parola potrebbe radicarsi, dare vita a future nuove coniazioni e allargarsi, come è successo a over (da overtourism invece di sovraturismo agli over-80 al posto degli ultraottantenni). Dopo la fase uno – introduzione dell’anglicismo come fosse una necessità e sua diversificazione dall’analogo italiano – la fase due porterà a una normalizzazione e a un uso nella lingua comune con perdita della presunta specificità millantata nella fase uno. Dunque se oggi gli pseudoscienziati che si vergognano dell’italiano introducono l’inglese come dotato di un qualcosa in più, domani l’espressione potrebbe passare dalla terminologia alla lingua comune, grazie ai giornalisti che la impiegheranno in senso lato, ed ecco che la frittata sarà fatta: è in questo modo che l’italiano muore davanti ai “prestiti sterminatori” che li rimpiazzano.

Oppure c’è anche la possibilità che questo schema regredisca – come non resta che auguraci – invece di attecchire. Il punto, però, è che i casi singoli che sono oggetto di studi da parte dei linguisti, vanno sommati tra di loro.

Il problema non è l’affermazione di binge + più qualcosa in inglese, ma il fatto che l’anglomania caratterizza la lingua di classe preferita dalla nostra egemonia culturale – come avrebbe detto Gramsci – e cioè la lingua della classe dirigente e di chi ricopre i ruoli chiave della nostra società. L’itanglese dei ceti sociali alti che prende corpo nei nuovi centri di irradiazione della lingua (scienziati, giornalisti, imprenditori, influenti…) e che poi viene presa a modello anche dalla massa nazional-popolare.

E poco importa che binge si radichi o meno, questa newlingua è ormai di fatto caratterizzata dall’abbuffarsi di inglese, e per ogni anglicismo che non attecchisce ce ne sono altri dieci che invece attecchiranno.

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di Antonio Zoppetti

Nell’ultima settimana il “dissing” ha occupato le pagine dei giornali in un tormentone straripato anche in tutte le trasmissioni televisive, dalle Iene a Crozza, e svariati lettori mi hanno scritto per segnalarmi questo nuovo anglicismo che a dire il vero non è così nuovo, né per il significato che veicola né per la sua data di apparizione.

La novità è un’altra: il termine ha fatto il salto, da voce gergale dei rappatori – in itanglese lo slang dei rapper – alla lingua comune rivolta a tutti. Gli artefici di questo allargamento, come il più delle volte, sono i giornalisti.

Credo sia utile spendere qualche riflessione sulla nuova parola e soprattutto sui meccanismi sottostanti e sulle conseguenze di questa nuova entrata nella lingua “italiana” (o forse di new entry nell’itanglese?).

Un concetto che c’è da sempre

L’evento scatenante è stato lo scambio di invettive tra Fedez e un certo Tony Effe, in un teatrino in cui stanno intervenendo una serie di altri personaggi influenti che occupano il panorama culturale di un giornalismo dall’elettroencefalogramma sempre più piatto.

Il termine inglese deriverebbe dal verbo to disrespect cioè “mancare di rispetto’ (dunque è questo il significato portante), anche se da tempo si è diffuso negli ambienti musicali giovanili d’oltreoceano per indicare le invettive cantate tra gli autori del genere, di solito incentrate sugli insulti e le prese in giro. Il vezzo ha preso piede anche tra i rapper italiani, naturalmente, che hanno dato vita al gergale “dissare” per indicare l’invettiva cantata e lo sfottò in rima musicato. Questa pratica non è certo una novità e non è certo un fenomeno che si può racchiudere nell’ambiente del rap, visto che – tralasciando i precedenti della letteratura greca o latina – si ritrova già agli albori della lingua italiana, quando i poeti del variegato volgare del sì, ancora tutto da codificare, si scambiavano frecciatine e insulti in versi, come nella polemica tra Dante e Cecco Angiolieri di cui ci rimane un sonetto del 1303 che recita:

Dante Alighier, s’ ’i so’ bon begolardo [buffone], tu mi tien’ bene la lancia a le reni; s’eo desno con altrui, e tu vi ceni (…) Dante Alighier, i’ t’averò a stancare, ch’eo so’ lo pungiglion, e tu se’ ’l bue.

Gli echi di questa prassi antica si ritrovano in espressioni comuni come il “rispondere per le rime”, “gliele ho cantate” o “suonate di santa ragione”, anche se non comportano necessariamente il ricorso ai toni oltraggiosi o offensivi.

Tra i più celebri e veementi rappresentanti dell’invettiva in rima che ricorrevano al turpiloquio si può citare l’Aretino, che nei Sonetti lussuriosi si rivolgeva ai poeti suoi contemporanei del Cinquecento con toni anche più accesi di quelli dei rapper:

Questi vostri sonetti fatti a cazzi, / Sergenti de li culi e de le potte, / E che son fatti a culi, a cazzi, a potte, / S’assomigliano a voi, visi de cazzi.

Gli esempi che si potrebbero fare di simili scambi poetici sono infiniti, e si trovano in ogni epoca. Nell’Ottocento il poeta milanese Carlo Porta dedicò dodici sonetti irriverenti all’abate “Giavan”, una storpiatura del nome di Pietro Giordani, illustre rappresentante del classicismo avverso ai componimenti in vernacolo, e con lo stesso spirito inveì in versi anche contro un certo Gorelli, un senese che ricopriva l’incarico di cancelliere del tribunale di Milano che si era pronunciato in modo ostile sul rozzo dialetto milanese e su chi perdeva tempo a poetare in quella lingua. Porta gli aveva risposto con I paroll d’on lenguagg, car sur Gorell (“le parole di ogni lingua, caro signor Gorelli”) in cui i vocaboli erano paragonati ai colori di un pittore, che possono rendere un quadro bello o brutto a seconda di come sono usati e di che cosa si ha da dire:

“Tant l’è vera che in bocca de Usciuria (tanto è vero che nella bocca di vostra signoria)
el bellissem lenguagg di Sienes (il bellissimo linguaggio dei senesi)
l’è el lenguagg pù cojon che mai ghe sia” (è il linguaggio più coglione che ci sia).

Passando dalla poesia alle canzonette, nel 1976 Francesco Guccini scrisse una canzone che intitolò l’Avvelenata, per esprimere (in italiano) il suo sfogo astioso in versi e, tra le tante ingiurie, spicca uno strale dedicato al critico musicale Riccardo Bertoncelli che aveva stroncato un suo album (“…tanto ci sarà sempre lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate …”). Ma anche Vasco Rossi, nel 1982, sfotteva il giornalista Nantas Salvalaggio, che lo aveva liquidato come un drogato più che un cantante, con il verso “Meglio rischiare, che diventare come quel tale, quel tale che scrive sul giornale”.

Niente di nuovo sotto il sole, dunque, anche se – fuori dal rap – sino a ieri non ci mancavano le parole per esprimere il concetto di “dissing”, e in una storia delle invettive letterarie che stavo leggendo proprio mentre esplodeva il caso, si trovano articoli come “Il discorso irato: elementi e modelli dell’invettiva”, “L’invettiva misogina: dal Corbaccio agli scritti libertini del ’600”, “Da Sterne a Guerrazzi: misure e contesti del furore”, “Tra politica e letteratura: le ‘pacate invettive’ di Benedetto Croce”, “L’invettiva nella poesia italiana del secondo Novecento”…

Ma da oggi, tutto ciò si può buttare via, e grazie alla potenza dell’inglese – lingua superiore e inarrivabile – abbiamo finalmente un nuova parola più precisa, solenne, moderna e internazionale da impiegare al posto di tante goffe e antiquate soluzioni.

Il dissing non è proprio come l’invettiva…

Chiarito che dissing non contiene nulla di nuovo, all’anglomane che deve giustificare il ricorso all’inglese non resta che la solita argomentazione cialtrona: il dissing, però, è legato a un preciso contesto musicale intrinseco all’hip hop, appartiene alla terminologia del linguaggio giovanile e non è certo come le invettive di Dante o degli altri poeti, è proprio un qualcosa di nuovo e di intraducibile, ha un significato più specifico di una parola generica come invettiva che può voler dire troppe cose…

È la solita solfa, la solita bufala che serve per creare la necessità dell’anglicismo.

Certo, non si può pretendere che un imitatore italiano di un genere musicale che ha le sue origini in un contesto afroamericano traduca dissing con invettiva – seguendo una tradizione poetica e musicale che probabilmente ignora – e non stupisce che si ancori a un contesto inglese che fa suo e ostenta con orgoglio, perché è a quello che fa riferimento. Ma fino a quando questa terminologia rimane confinata nel suo ambito gergale è in fondo giustificabile, quando invece esce dal suo dominio ed entra nella lingua comune si trasforma in un “prestito sterminatore” che si afferma sugli equivalenti italiani e soprattutto perde la sua specificità: un pezzo su la Repubblica, per esempio, ripropone un vecchio confronto tra Lucio Dalla e Francesco Guccini che viene chiamato “dissing” immotivatamente visto che i due cantautori si limitano a un pacato scambio di vedute senza ingiurie e senza cantare.

Il dissing si trasforma allora in una parola comune usata in senso lato al posto di polemica, controversia, dissapore, sfottimento o sfottò, e di volta in volta può sostituire invettiva, contrasto, ingiuria, oltraggio, critica irrispettosa (offensiva o irriverente), insulto, improperio, vituperio, derisione, irrisione, presa in giro, sbeffeggiamento… anche una semplice presa per i fondelli (o per il culo). E in questi casi può perdere anche l’accezione legata al rap, ai versi e alla musica (il rispondere per le rime, il canzonare in versi, lo sbeffeggiar cantando, il dileggio musicato), dunque gli argomenti dei “non-è-propristi” perdono di senso, fuor dal tecnicismo.

Il fatto che i giornali diffondano l’anglicismo invece di ricorrere alle risorse dell’italiano non è solo patologico, ha delle conseguenze ciclopiche nel cambiare la lingua e riscrivere la storia, come si evince dall’ultimo monologo di Crozza.

Crozza e il dissing tra i politici

Venerdì scorso, nel suo spettacolo comico, Crozza scherzava sull’improvvisa esplosione del “dissing” sulla stampa: “Ma che cazzo è il dissing?”
Dopo aver escluso che si trattasse di un esame alla prostata, come in un primo tempo aveva ipotizzato, ha chiesto scusa per le sue domande da “boomer” e ha abbozzato una riflessione sulle nuove parole che “ci insegnano” per esempio lockdown, deep fake o Pnrr

Tra parentesi: Crozza, ma nei tuoi spettacoli comici non ti viene in mente che il fatto che le nuove parole che “ci insegnano” siano solo inglesi, o sigle, meriti una riflessione e qualche battuta? Va tutto bene secondo te?

Chiusa la parentesi, va detto che – al contrario di qualche linguista che ci vorrebbe far credere che la lingua arrivi dal basso – almeno Crozza è consapevole che questa terminologia che “ci insegnano” arriva invece dall’alto e dai giornali. Sono loro a scegliere e riproporre le parole “dal basso” che poi propagano facendole uscire dal loro ambito gergale per insegnarle a tutti. E spesso lo fanno in modo pasticciato, come nell’articolo del Corriere che riprende il divertente pezzo del comico con queste parole: “Crozza scatenato, i dissing con insulti Grillo-Conte e Boccia-Sangiuliano”.

I “dissing con insulti”? Ma il dissing non era appunto un’invettiva piena di insulti e sfottò? Allora c’è anche il dissing senza insulti?

No, è che senza la precisazione degli insulti nessuno avrebbe capito niente, e allora per diffondere la parola si ricorre alla tautologia, un po’ come dire il food che si mangia o gli store e gli shop dove si compra, almeno tutto è più chiaro.

Non solo dissing: anatomia dei trapianti linguistici dall’inglese

Mentre dissing sta facendo il salto da tecnicismo a parola comune usata in senso lato, vale la pena di rimarcare un paio di precisazioni importanti.

La prima è che questo anglicismo potrebbe anche essere passeggero e regredire dalla lingua, passata l’ondata e il picco di stereotipia dei giornali, per rimanere solo nella sua accezione gergale. Oppure, come tutto lascia presagire, potrebbe radicarsi e allargarsi, e dopo la fase uno che l’ha fatto conoscere a tutti non mi stupirei se in futuro il dissing uscisse dall’ambito musicale per essere utilizzato per designare un qualsiasi battibecco acceso o una qualunque polemica, per assurgere a parola-ombrello polivalente e per tutte le stagioni come location, restyling, outfit, nomination e via dicendo.

La seconda considerazione, ben più saliente, è che il problema non sta nella parola dissing, che presa da sola ha ben poca importanza. Il problema sta nella strategia che porta al diffondersi degli anglicismi con gli stessi meccanismi, una strategia che si estende a migliaia di parole che penetrano con la stessa modalità e che, tutte insieme, stanno trasformando l’italiano in itanglese.

E così la disputa, altra tradizione filosofica, dialettica e retorica secolare, oggi è riproposta nelle scuole con il suo nome in inglese, il debate, come se questo concetto nascesse negli Usa di oggi, con buona pace di tutta la filosofia greca, mentre i monologhi come quelli di Crozza sono chiamati stand up comedy, e un premio Nobel come Dario Fo che negli anni Settanta faceva i suoi monologhi dalla palazzina Liberty di Milano rischia di essere interpretato come un “precursore” del “nuovo” genere (che nuovo non è affatto) che si esprime in inglese. In questo curioso suicidio culturale che ribalta le cose, non conta chi ha inventato qualcosa, tutto viene azzerato da un punto di vista anglomane. Se con la Novalingua orwelliana si riscriveva la storia cancellando la Veterolingua, allo stesso modo il Poema a fumetti di Dino Buzzati del 1962, per esempio, viene reinterpretato come l’anticipazione delle graphic novel (come riportato sulla Wikipedia: “L’opera sperimentale è considerata uno dei primi graphic novel mai pubblicati”). Buzzati, poverino, non aveva ancora la giusta parola per definire la sua opera… e dunque ha provato a esprimersi in italiano, anche se finalmente possiamo ridefinire il suo lavoro con i giusti termini!
In sintesi la nuova “cultura” coloniale basata sull’ignoranza della storia e delle nostre radici presuppone che tutto arrivi dagli Stati Uniti, e in questo revisionismo non sono gli “americani” a copiare, riprendere o reinventare ciò che c’è da sempre… tutto il contrario, sono i loro predecessori ad avere anticipato o abbozzato il genere in una sorta di plagio ante litteram

Come aveva denunciato già negli anni Sessanta un artista come Lucio Fontana, autore non solo dei famosi tagli nelle tele, ma anche di innovative opere d’arte luminose realizzate con i neon, tutta la cultura viene stravolta e riscritta non come qualcosa di autonomo, ma come un sottoprodotto della (successiva) cultura americana:

Ma tu vedi, però, adesso a cosa siamo ridotti? Che tutto il prodotto, ormai, è suggerito dagli americani. Se io dico che ho fatto i neon, questo signore che sta facendo i neon adesso, se io faccio i neon, dice che io sono un sottoprodotto degli americani. E loro non accetteranno mai che tu hai fatto i neon vent’anni fa
(da un’intervista in Carla Lonzi, Autoritratto, De Donato Editore, Bari, 1969).

Passando dall’arte alla lingua, una parola come dissing viene così impiegata per ri-concettualizzare non solo il presente, ma anche per riscrivere la storia. Dando per scontato che ci sia solo il dissing e che tutto arrivi dagli Usa, secoli di invettive in versi vengono cancellate, appiattite e reinterpretate alla luce dell’anglocentrismo: chi ha fatto qualcosa di analogo in passato viene letto e definito come precursore e anticipatore di un fenomeno che finalmente si è delineato in modo compiuto grazie al rap, come si può leggere in questi grandi pezzi espressione della nuova cultura coloniale con una storia del dissing che con il rap non ha nulla a che fare:

E questo non vale solo per il dissing. Con le stesse modalità, la quarantena veneziana imposta alle navi provenienti da terre lontane e potenzialmente foriere di epidemie è stata sostituita dal moderno concetto di lockdown, mentre i comportamenti persecutori diventano stalking, le vessazioni sul lavoro mobbing (pseudoanglicismo), l’arte del riciclo upciclyng, l’ecologico green, il pappagallismo catcalling, lo Stato sociale welfare, la lottizzazione spoils system, gli assassini killer, un allarme alert, il cicchetto shottino, il correre running e le scarpe da ginnastica sneaker, i codici di accesso password, la revisione editoriale editing, la scelta del carattere lettering, i laboratori workshop e i saloni espositivi showroom, gli autoscatti selfie, i calcolatori computer… In questo modo l’italiano diventa vecchiume, si cristallizza nei suoi significati storici e perde la sua elasticità che gli consente di evolversi con le proprie risorse: l’invettiva è quella di una volta, da oggi tutto ciò si chiama dissing!

diciamoloinitaliano.wordpress.…

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convegno su elio pagliarani: la mattina del 25 maggio al palazzo delle esposizioni


convegno su Elio Pagliarani bibliofilo e sulla Biblioteca E.P.
cliccare per ingrandire

Ore 10 – 13
Elio Pagliarani bibliofilo e la Biblioteca Elio Pagliarani
Interventi di
Barbara Mancini, Frammenti di Elio tra periodici e antologie: uno spoglio della Biblioteca Pagliarani; Marianna Marrucci, “…li spendevo quasi tutti in libri…”. Figure di libri in Promemoria a Liarosa;
Marco Menato, Pagliarani bibliofilo; Lucia Merolla, La biblioteca di casa Pagliarani,
Marco Palma, Gli incunaboli di Elio Pagliarani; Gilda Policastro, Il Savonarola non castrato di Pagliarani

Coordina i lavori
Giuseppe Andrea Liberti


locandina Premio Pagliarani 2025
cliccare per ingrandire

link alla locandina:
premionazionaleeliopagliarani.…

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ancora sulla soluzione finale di israele per i palestinesi


prima ancora di Wannsee, gli sgherri di Heydrich, Himmler e compagnia che dovevano organizzare la soluzione finale avevano passato in rassegna anzi sperimentato varie possibilità per portare a termine completamente lo sterminio degli ebrei d’Europa in tempi rapidi.

si rendevano conto – dopo mesi e anni di massacri compiuti – che metodi come la fucilazione di massa e l’uso di camion blindati per uccidere con asfissia da monossido di carbonio erano troppo poco efficaci, risultavano lenti, e in alcuni casi spingevano i soldati in situazioni di stress e (poverini) disagio psichico.

mi sembra che israele abbia imparato bene la lezione e, dopo aver testato sulle famiglie palestinesi una quantità di armi distruttive micidiali che presto rivenderà (o ha già rivenduto) in giro per il mondo, opera un concentramento in un’area molto ristretta, per poi deportare altrove i pochi o molti palestinesi che saranno sopravvissuti. parliamo di due milioni di persone circa.

“soluzioni territoriali”, le chiamavano i nazisti.


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