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DietPi 10.1: nuovo supporto hardware, desktop remoto più leggero e ambienti Python isolati


DietPi 10.1 aggiunge il supporto per NanoPi Zero2, accesso remoto più leggero senza desktop completo e nuovi software nel catalogo.
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DietPi è una di quelle distribuzioni Linux che chi ha un Raspberry Pi o un single-board computer prima o poi incontra. Leggera, pensata per fare una cosa sola e farla bene: trasformare una schedina da pochi euro in un server domestico, un media center o qualsiasi altro progetto di self-hosting. La versione 10.1 è appena uscita con qualche novità che vale la pena segnalare.

Cosa c’è di nuovo


La prima è il supporto per il NanoPi Zero2 di FriendlyELEC, una scheda compatta con chip Rockchip. Per chi usa il NanoPi R5C, invece, è stato risolto un problema piuttosto fastidioso: le porte di rete potevano scambiarsi di ruolo ad ogni riavvio, creando confusione nella configurazione. Ora restano fisse.

I server per l’accesso remoto (TigerVNC, RealVNC e XRDP) non richiedono più un ambiente desktop completo installato sulla scheda. Basta il minimo indispensabile per far girare un’applicazione grafica, il che rende tutto molto più leggero per chi ha bisogno di accedere da remoto a un singolo programma.

Tra le altre novità, Navidrome (un software per lo streaming musicale personale) funziona ora anche su architettura RISC-V, e nel catalogo arriva WhoDB, uno strumento per gestire database attraverso un’interfaccia conversazionale.

DietPi è gratuito e scaricabile dal sito ufficiale. Se state pensando di affiancare il vostro setup casalingo con un piccolo server in cloud, i VPS Hetzner sono un’opzione solida con data center europei.


FONTE dietpi.com


FONTE github.com

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Sulla riforma agraria c’era anche l’anticomunismo della DC, specie in Sicilia


È noto che con le elezioni del 7 giugno del 1953, il mancato raggiungimento del premio di maggioranza, previsto dalla legge Scelba (più nota come “legge truffa”), aveva posto fine all’ultimo esecutivo presieduto da De Gasperi e aperto la strada a Giuseppe Pella, il quale – malgrado il patto di transitorietà con il quale il suo governo aveva ottenuto la fiducia <43 – tentava di capitalizzare l’inaspettata popolarità derivatagli dalla gestione della questione triestina, presentandosi nuovamente alle Camere con un esecutivo composto da democristiani non invisi alle destre e collocati in ministeri chiave. Il tentativo di rimpasto, tuttavia, naufragava sul nome di un democristiano siciliano di estrazione popolare. Di fatti, il Presidente del Consiglio, nella prospettiva di manifestare un atteggiamento favorevole alle destre, aveva proposto, in sostituzione di Rocco Salomone, Salvatore Aldisio al Dicastero dell’Agricoltura: nome sul quale la Dc aveva posto un secco veto. A motivo di tale rifiuto vi era la svolta che Aldisio avrebbe potuto imprimere alla Riforma agraria una volta subentrato al posto di Salomone. È questa la ragione che lo rendeva così gradito alle destre. E non perché fosse contrario tout court a quella riforma, come sostenuto con eccessiva semplificazione da parte della stampa e della stessa Dc. Aldisio – che in verità di destra non era mai stato – era assolutamente favorevole alla Riforma ma in un senso diverso rispetto a quello che si era delineato dopo l’entrata in vigore dei decreti Gullo e Segni nel biennio 1944-46 <44. Più in particolare, per Aldisio, per Sturzo, così come per buona parte dei vecchi popolari, la Riforma agraria concepita nei termini di quei decreti stava conducendo la Sicilia a una pericolosa deriva bolscevica, dal momento che la quotizzazione del latifondo – consistendo nella divisione della terra sic et simpliciter, ovvero senza che quest’ultima fosse messa nelle condizioni di essere produttiva <45 – concedeva ai contadini terre incolte o mal coltivate, circostanza che avrebbe «aperto la strada a cooperative per lo più di ispirazione socialcomunista» <46. Già il 31 luglio 1950 Luigi Sturzo, in una lettera a De Gasperi, non faceva mistero di tale preoccupazione: “Le cooperative sono, novanta su cento, in mano ai rossi […]; è evidente che i rossi reagiranno come hanno sempre reagito e non lasceranno le terre. La mia interpretazione, da osservatore a distanza, è che né Segni, né il gruppo Segni, e in questo ci metto decisamente […] Salomone […], intendono urtarsi con i comunisti nell’attuazione della riforma agraria; noi avremo così fatta la piattaforma agli avversari con le nostre stesse mani” <47. Il testo di un documento inedito redatto il 5 gennaio 1947, in occasione del II Convegno regionale del partito tenutosi a Palermo, servirà in maniera più efficace a comprendere la posizione della Dc siciliana in merito alla riforma agraria: “Preso atto [della] gravissima situazione determinatasi per la Dc in conseguenza dell’attuazione del decreto Segni 6 settembre 1946 […] considerato che l’attuazione del decreto Segni ha introdotto per la prima volta il verbo comunista tra le masse dei lavoratori siciliani, presso le quali mai aveva avuto modo di attecchirvi, […] considerato che [queste ultime] attendono dal Governo la Riforma agraria tendente alla creazione della piccola proprietà con accorgimenti legislativi che impediscano la polverizzazione, tenendo come base della piccola proprietà coltivatrice la “Unità Colturale”, si ritiene che […] l’unica via d’uscita del labirinto in cui il decreto Segni ha cacciato il nostro Partito in Sicilia è [l’applicazione della] Riforma agraria progettata in seno al Decreto costitutivo dell’Alto commissariato del 28 dicembre 1944” <48. Si tratta di un decreto legislativo luogotenenziale che apportava talune modifiche alle competenze spettanti all’Alto commissario in Sicilia proprio quando a ricoprire quel ruolo era Salvatore Aldisio <49.
È interessante notare come l’art. 9 del Capo II rubricato “Procedimenti per lo sviluppo agricolo” prevedesse, alla lettera b), «di stabilire i criteri e le forme di utilizzazione agraria e di miglioramento immediato da adottare per i terreni non coltivati o insufficientemente coltivati, e, alla lettera c), «di favorire la costituzione di associazioni e di cooperative agricole, con speciale riguardo a quelle di lavoratori della terra per la conduzione diretta di aziende agrarie» <50. In buona sostanza, si trattava di due aspetti non contemplati dal decreto Segni che avrebbero sbarrato le porte a quelle “cooperative rosse” tanto vituperate da Sturzo. Si noti ancora che il prete calatino, sin dal suo rientro in Italia, aveva cercato di rilanciare il sistema di casse rurali e consorzi di bonifica, azzerato dal fascismo, partendo proprio dalla sua città natale <51. A questo scopo, con una missiva del 15 luglio 1948 chiedeva a Giuseppe Pella, all’epoca Ministro del Tesoro, di «guardare benevolmente la domanda della Cassa rurale ed Artigiana di Caltagirone (da me fondata nel 1896) per la sua trasformazione, resasi necessaria dallo sviluppo avuto e dalle presenti condizioni» <52. Pochi giorni più tardi, il 27 luglio, Gaspare Barletta, direttore del consorzio di bonifica di Caltagirone, ringraziava Don Sturzo per «l’assegnazione di 350 milioni», considerati un «vero miracolo» poiché indispensabili al consorzio «per affrontare l’esecuzione di opere di bonifica e di trasformazione agraria di grande mole» <53. Infine, il 17 dicembre di quello stesso anno, Sturzo si complimentava con Gesualdo La Rosa, presidente della suddetta cassa rurale, per la «cura intelligente e appassionata nel guidare le sorti di cotesto Istituto» <54.
Tenuto conto, dunque, di questo retroterra, attorno all’affaire Aldisio-Salomone, e più in generale attorno alla crisi del Governo Pella <55, si avvitava una questione non riducibile a un gioco di poltrone e nemmeno, come voleva Vittorio Gorresio, a un semplice «episodio della lotta in corso fra diverse tendenze democristiane» <56. Più drasticamente, quella vicenda aveva svelato quanto ormai la spaccatura tra la destra e la sinistra del partito fosse diventata insanabile, anticipando, in qualche misura, ciò che sarebbe accaduto al Congresso di Napoli del giugno 1954 <57. In quell’occasione, infatti, il netto risultato ottenuto dalla lista di sinistra Iniziativa democratica aveva spianato la strada ad Amintore Fanfani verso la segreteria nazionale <58. È noto come da lì in avanti il politico aretino avrebbe impresso un cambio di passo al partito cercando di inserirlo, attraverso l’azione dinamica e moderna di una nuova classe dirigente, «nei settori chiave della vita sociale e facendolo uscire dalla più tranquilla e tradizionale fisionomia che gli aveva conferito la vecchia dirigenza degasperiana» <59. Benché la portata riformista di tale operazione politica fosse chiara a Fanfani sin da prima della sua investitura alla guida della segretaria nazionale, veniva apertamente dichiarata, dopo la morte di De Gasperi, al Convegno del Mezzogiorno il 19 dicembre 1954: “Mentre il Congresso del ‘47 faceva della Democrazia Cristiana un partito d’opinione, il V Congresso, quello di Napoli del ‘54 faceva della Democrazia Cristiana una efficace forza Politica moderna capace di operare non solo nella dimensione di Governo e di Parlamento ma nella vita reale del Paese. Di questa rivoluzione interna dell’ambito della Democrazia Cristiana il V Congresso è il punto di partenza; e non tanto e non solo per il rinnovamento dei dirigenti che pure assume tutta la sua importanza in quanto segna il succedersi di due generazioni politiche; ma per i nuovi compiti o la più piena funzione che ne deriva al Partito, che si va così trasformando da grande movimento d’opinione, che ha soprattutto il modo di saggiare la sua forza nel momento elettorale, a strumento popolare di costante presenza democratico o civile” <60.
Come può evincersi da tali dichiarazioni, si tratta di una trasformazione che, al di là del fisiologico ricambio generazionale, sarebbe dovuta coincidere con una riconsiderazione del ruolo e della funzione partitica non solo rispetto alla società ma anche rispetto all’intero assetto statale. «Mentre per De Gasperi la definizione dell’architettura istituzionale passava attraverso una rigida separazione dei ruoli […] tra partito, governo e Parlamento», nella logica fanfaniana, per converso, lo Stato avrebbe dovuto reggersi sul riconoscimento della centralità istituzionale del partito in grado di condizionare il governo tanto nella compagine soggettiva quanto nella sua azione programmatica <61.
Tutto questo valeva, ovviamente, anche per il Mezzogiorno: “La questione meridionale [non] è solo problema di depressione economica essa è soprattutto problema politico di mancanza di classe dirigente che sappia impostare i problemi della sua terra in maniera organica […]. La lotta per il rafforzamento della Democrazia cristiana se ha un significato politico in tutta Italia lo ha ancora di più per il Sud. La Riforma Agraria e la Cassa per il Mezzogiorno sono gli strumenti che la Democrazia cristiana ha creato per assolvere al suo dovere. Ma creati questi strumenti, messo in movimento questa struttura sociale, umana e italiana nasceva anche un problema nuovo per la Dc: dal momento che questi interventi hanno messo allo scoperto la carica vera della società italiana, nasceva il problema di raccogliere queste forze di movimento, di non farle degenerare in forze eversive, di sottrarle quindi al pericolo comunista, di
saldamente innestarle nello Stato e di legarle al suo destino […]”. <62
Calato nel contesto sociopolitico siciliano, il progetto politico fanfaniano trovava delle resistenze. Si è già avuto modo di accennare alla circostanza per la quale i provvedimenti legislativi che ruotavano attorno alla Riforma agraria, alla Cassa del Mezzogiorno e ai piani di industrializzazione invece di generare forze centrifughe davano vita a forze centripete all’interno dell’Assemblea Regionale Siciliana.

[NOTE]43 “Pella non […] non era un capo corrente, non aveva la stoffa del leader, dunque gli aspiranti alla guida del partito potevano fidarsi di lui; quando fosse arrivato il momento si sarebbe ritirato in buon ordine, accontentandosi magari di una poltrona di ministro senza portafoglio o di sottosegretario o della presidenza di un ente del parastato” in G. Portalone, Giuseppe Pella e la questione di Trieste, Rassegna siciliana di Storia e cultura, 23-2023, isspe.it/rassegna-siciliana/49…
44 “Aldisio riferendosi all’appunto che gli verrebbe rivolto di esser stato sempre contrario alla attuazione della riforma agraria, ha ricordato che al Consiglio nazionale del partito di alcuni anni fa, fu proprio lui a presentare un o.d.g. in cui auspicava l’attuazione e della riforma agraria […]. Per quanto riguarda in particolare al dibattito svoltosi in seno al Consiglio dei ministri sul disegno di legge per la riforma agraria, Aldisio ha fatto capire che egli era contrario non al principio della riforma agraria, ma alla riforma agraria quale risultava dalla legge Segni”, G. Corigliano, “Primi passi su una via senza uscita? Oggi il Presidente della Repubblica inizia le consultazioni al Quirinale”, La Stampa, 7 gennaio 1954. Sul pensiero di Aldisio in senso contrario all’impostazione data da Segni alla R. Agraria vedi un suo altro articolo scritto già alla fine del 1943 dal titolo “In tema di latifondo”: «Certo è necessario che a base di ogni trasformazione si imponga il risanamento igienico sanitario che permetta di fissare definitivamente il contadino alla terra, ma tutto questo oggi va fatto non nell’interesse dei proprietari inerti ed assenti che vedrebbero senza loro merito e sacrificio il valore dei latifondi fin ora abbandonati [bensì] a solo beneficio delle classi lavoratrici», si tratta di un articolo riproposto in “La Dc non ha tollerato il predominio di classi improduttive. Il partito ha combattuto sin dal ‘43 per una politica di Riforma Agraria”, in «Sicilia del Popolo», 27 dicembre 1953. Sulla figura di Antonio Segni vedi S. Mura, Antonio Segni. La politica e le istituzioni, Bologna, Il Mulino, 2017. Sul pensiero di Sturzo rispetto alla R. agraria si ritiene molto efficace il quadro di sintesi offerto V. De Marco, Sturzo e la Sicilia nel secondo dopoguerra (1943-1959), cit., pp. 154-176.
45 “Ma se si cercherà a far rinascere la fiducia nel pacifico possesso degli interessati alla terra, vecchi e nuovi: sia nella possibilità di collaborazione in libere associazioni, consensi e libere cooperative (dico libere e so bene quel che dico); sia infine nel ritmo di nuove attività produttive verso la più sviluppata industrializzazione agraria, allora potremo arrivare attraverso le difficoltà e gli attriti di oggi, verso un crescente benessere che la Sicilia non avrà avuto nel passato di un secolo”, L. Sturzo, Problemi di agricoltura siciliana, «La Sicilia», 30 gennaio 1952.
46 V. De Marco, Sturzo e la Sicilia nel secondo dopoguerra (1943-1959), cit. 60.
47 A. Mattone, Il Ministro Antonio Segni “agrarista”. Politica e Scienza giuridica nell’elaborazione della riforma fondiaria e della legge sui contratti agrari (1946-1950) in «Studi Storici», (3) 2016, pp. 523-575.
48 ALS, Il convegno regionale di Palermo, dattiloscritto, 5 gennaio 1947, Parte IV (1946-1959), fasc. 1702.
49 normattiva.it/uri-res/N2Ls?rn:….
50 Ibidem.
51 “Per movimento creditizio delle casse rurali […] su base regionale la Sicilia [era] al primo posto assoluto, ancora più avanti del Veneto. Come depositi nelle casse rurali Caltanissetta risultava la quarta provincia in tutta Italia (la prima era Trento, terza Cosenza). Come numero di casse rurali e agrarie la Sicilia era al secondo posto dietro il Veneto. Se pensiamo all’importanza delle casse rurali in tutta la storia del movimento cattolico italiano, comprenderemo meglio quale duro colpo abbia inferto il fascismo al Movimento cattolico in Sicilia e al nisseno in particolare, inglobando o comunque controllando tutta l’attività creditizia”. Chiesa e società a Caltanissetta all’indomani della Seconda guerra mondiale, (a cura di) P. Borzomati, cit., p. 158; “Purtroppo non ritroviamo più gran parte delle nostre vecchie casse rurali, né le nostre gloriose cooperative agricole, attraverso le quali molti latifondi furono trasformati e divisi – ma troviamo le migliaia di piccoli proprietari da noi creati, i quali si affollano intorno a noi, non appena qualcuno di noi arriva nei centri che conobbero e sperimentarono questa nostra benefica attività. In un giro che ho fatto di recente nei comuni di Caltanissetta e di Enna sono rimasto commosso per le affettuose e sincere manifestazioni ricevute” così scriveva Aldisio a Sturzo il 31 marzo 1944, Luigi Sturzo-Salvatore Aldisio (1924-1956) (a cura di) V. De Marco, Caltanissetta, Sciascia, 2001, pp. 94-95.
52 ALS, lettera di Luigi Sturzo a Giuseppe Pella, 15 luglio 1948, Parte IV (1946-1959), fasc. 1360.
53 ALS, lettera di Gaspare Barletta a Luigi Sturzo, 27 luglio 1948, Parte IV (1946-1959), fasc. 1333.
54 ALS, lettera di Luigi Sturzo a Gesualdo La Rosa, 17 dicembre 1948, Parte IV (1946-1959), fasc. 1360.
55 “Nella breve fase del suo essere e declinare al governo, [Pella] ha indubbiamente smosso e trascinato con sé molte cose che giacevano ed erano custodite in inerzia, ha provocato strappi rivelatori in alcune situazioni ambigue, ha affrettato i tempi là dove abili pause erano predisposte, ha disturbato progetti, ha destato e distrutto aspettazioni di ogni genere, tutti tentando e tutti mettendo alla prova”, Nicolò Carandini, «Il Mondo», 26 gennaio 1954.
56 V. Gorresio, Pella ha presentato le dimissioni, in «La Stampa», 6 gennaio 1954.
57 V. Capperucci, Il partito dei cattolici. Dall’Italia Degasperiana alle correnti democristiane, cit. p. 630.
58 “Il rivolgimento è certo profondo: Iniziativa democratica ha praticamente conquistato il partito, e la più forte minoranza è rappresentata da Forze sociali. Il nuovo Consiglio nazionale si riunirà fra 11, 10 e il 20 luglio per procedere all’elezione del segretario del partito e della nuova direzione. Alla segreteria verrebbe confermato De Gasperi, a meno che egli stesso non intenda rinunciare a tale faticoso incarico. Non è neppure da escludere che egli lasci la segreteria nel prossimo autunno, rimanendo, invece, presidente del consiglio nazionale, Il suo successore sarebbe, nell’un caso e nell’altro, l’on. Fanfani. L’on. Rumor sarebbe nominato vicesegretario del partito” in A.A., La lista “Inizia democratica” predomina al Congresso democristiano di Napoli, in «Corriere della Sera», I luglio 1954.
59 F. Malgeri, L’Italia Democristiana, Uomini e idee nel cattolicesimo democratico nell’Italia repubblicana (1943-1993), cit., p. 82.
60 ALS, Dc, Segreteria Politica, Fanfani, Convegno del Mezzogiorno 19 dicembre 1954, sc. 20, fasc. 4.
61 Sulla concezione partitica di Fanfani vedi in particolare P. Craveri, Lo Stato e il partito nell’opera politica di Amintore Fanfani, in «Annali», Università degli studi Suor Orsola Benincasa, Vol. I 2009.
62 ALS, Dc, Segreteria Politica, Fanfani, Convegno del Mezzogiorno 19 dicembre 1954, sc. 20, f. 4.
Marco Carone, La Democrazia Cristiana in Sicilia 1940-1946. Il contributo dei popolari siciliani alla nascita del partito cattolico, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Messina, Anno Accademico 2022-2023
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lamberto pignotti intervistato da luca scarlini (corsera, 25 feb. 2026)


pressreader.com/italy/corriere…
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Lakka 6.1: trasformare un Raspberry Pi in una console retro non è mai stato così facile


Lakka 6.1 trasforma un Raspberry Pi o un vecchio PC in una console retro. Nuovi emulatori, supporto per TV a tubo catodico e configurazione semplificata.
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Avete un Raspberry Pi che prende polvere in un cassetto? Oppure un vecchio PC che non sa più cosa fare della sua vita? Lakka è un sistema operativo pensato per trasformare praticamente qualsiasi hardware leggero in una console da retrogaming dedicata. Niente fronzoli, niente distrazioni: si accende e si gioca.

Il progetto è open source, basato su RetroArch e LibreELEC, e supporta una quantità impressionante di piattaforme emulate. Dopo quasi due anni dall’ultima versione principale, è appena arrivata la 6.1, che è probabilmente l’aggiornamento più corposo della sua storia.

Cosa c’è di nuovo


La base del sistema è stata aggiornata a LibreELEC 12.2 con kernel Linux 6.18, e RetroArch sale alla versione 1.22.2 con miglioramenti all’interfaccia e alla latenza. Tutta roba che si traduce in un’esperienza più stabile e reattiva, specialmente sui dispositivi meno potenti.

La lista dei sistemi emulabili si è allungata parecchio. Tra i nuovi core aggiunti ci sono l’emulazione del Commodore Amiga, del Nintendo DS e 3DS, della PlayStation 2, del BBC Micro e persino del Tamagotchi. Sì, il Tamagotchi. Se volete rivivere l’angoscia di dimenticarvi di dar da mangiare al vostro animaletto digitale, ora potete farlo.

La chicca: immagini ottimizzate per TV a tubo catodico


La novità più affascinante è il supporto ufficiale per le televisioni CRT tramite Raspberry Pi. Lakka 6.1 include immagini specifiche con uscita video composita già calibrata, risoluzioni preconfigurate a 240p/480i e impostazioni RetroArch pensate per replicare fedelmente il comportamento di un vecchio televisore. Per chi vuole ricreare l’esperienza autentica del retrogaming, video composito e tubo catodico inclusi, è la soluzione più semplice in circolazione.

Come configurarlo


Anche la prima configurazione è stata semplificata: dopo aver scritto l’immagine sulla scheda SD, è possibile modificare un semplice file di testo per impostare la rete Wi-Fi e personalizzare RetroArch prima ancora del primo avvio. Niente monitor, niente tastiera, tutto pronto in pochi minuti.

Lakka è scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale e il codice sorgente è disponibile su GitHub.


FONTE lakka.tv


FONTE github.com

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Samsung presenta Galaxy S26: lo smartphone Galaxy AI più intuitivo di sempre


Samsung alza l’asticella dell’intelligenza artificiale mobile con la nuova serie Galaxy S26. Più intuitivo, più intelligente e progettato per semplificare l’esperienza quotidiana grazie a Galaxy AI di nuova generazione
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Samsung ha svelato ieri sera (in Italia) la nuova serie Galaxy S26. Si tratta di una release che include i modelli Galaxy S26, S26+ e S26, alimentata dalle esperienze Galaxy AI più proattive e adattive di sempre, assicura l'azienda. La serie appena presenta è stata progettata integrando in modo sinergico le capacità più avanzate di Samsung in termini di prestazioni, sistema fotografico e Galaxy AI.

IA e PR: +129% entro il 2035 con la reputazione algoritmica
L’intelligenza artificiale sta ridefinendo le pubbliche relazioni. Con la reputazione algoritmica e l’analisi predittiva, il mercato delle PR potrebbe crescere del 129% entro il 2035. Ecco i 5 trend che stanno rivoluzionando il settore
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prestazioni e hardware


Progettata per garantire prestazioni affidabili per tutta la giornata, la serie Galaxy S26 si basa sull’hardware più potente mai realizzato per la serie Galaxy S, grazie a un chipset personalizzato. L’intera gamma è stata sviluppata per offrire prestazioni AI avanzate, efficienza energetica e una gestione termica ottimizzata, assicurando che anche le attività più impegnative vengano eseguite in modo fluido e costante. Su Galaxy S26 Ultra, il processore mobile personalizzato, Snapdragon 8 Elite Gen 5 Mobile Platform for Galaxy - offre le migliori prestazioni mai raggiunte nella sua categoria, con incrementi significativi su CPU, GPU e NPU, a supporto di esperienze più rapide e fluide che accompagnano l’utente per tutta la giornata. Per sostenere questo livello di performance, Galaxy S26 Ultra introduce una Vapor Chamber riprogettata, con materiale termico posizionato lungo i lati del processore, così da distribuire il calore in modo più efficiente su una superficie più ampia. A supporto dell’utilizzo quotidiano, Galaxy S26 Ultra introduce inoltre la tecnologia Ricarica ultrarapida 3.0, che riduce al minimo i tempi di inattività e consente di raggiungere fino al 75% di carica in soli 30 minuti.
Nella foto: Samsung Galaxy S26 PlusNella foto: Samsung Galaxy S26 Plus

Fotocamera e imaging computazionale


La serie Galaxy S26 estende la stessa attenzione all’interazione intuitiva anche alla creatività e alla produttività, grazie al sistema fotografico Galaxy leader nel settore. Su Galaxy S26 Ultra, le aperture focali della fotocamera più ampie consentono a una maggiore quantità di luce di raggiungere il sensore, offrendo immagini più nitide e ricche di dettagli in condizioni di scarsa illuminazione, anche con lo zoom. La funzione Nightography migliorata mantiene i video più chiari e vividi anche in ambienti poco illuminati, mentre la registrazione video beneficia della funzionalità Stabilizzatore potenziata, che introduce l’opzione Blocco orizzontale per una maggiore stabilità e un’inquadratura più uniforme, anche su terreni sconnessi o durante attività dinamiche. Galaxy S26 Ultra, inoltre, è il primo dispositivo Galaxy a supportare APV, un nuovo codec video di livello professionale progettato per offrire una compressione efficiente nei flussi di lavoro di produzione ad alta qualità. In aggiunta, grazie a strumenti basati sull’AI come Scansione documenti, che rimuove distorsioni e distrazioni, come pieghe o dita, si ottengono scansioni pulite in modo istantaneo. Più immagini possono essere organizzate automaticamente in un unico PDF, facilitando la digitalizzazione di ricevute, moduli o appunti.
Nella foto: Samsung Galaxy S26 UltraNella foto: Samsung Galaxy S26 Ultra

Galaxy AI: le nuove funzioni intelligenti


La serie Galaxy S26 è progettata per rendere le esperienze più frequenti semplici e intuitive, con Galaxy AI che riduce i passaggi. Con Now nudge, suggerimenti tempestivi e pertinenti aiutano a rimanere concentrati senza distrazioni: se un amico chiede le foto di un viaggio recente, Galaxy S26 suggerisce automaticamente le immagini dalla Galleria, eliminando la necessità di cercare tra gli album o passare da un’app all’altra. Now Brief diventa più proattivo e personalizzato, Cerchia e Cerca con Google è stato aggiornato, con un riconoscimento multi-oggetto potenziato, e Bixby rende l’interazione con i dispositivi più intuitiva e semplice che mai.

Dyson HushJet Purifier Compact: purificatore compatto e potente ora in Italia
Il Dyson HushJet Purifier Compact arriva in Italia: compatto, potente e silenzioso, il purificatore d’aria ideale per ogni casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Livelli di protezione: cosa cambia nella serie S26


Con l’evoluzione delle esperienze mobile, sempre più personalizzate grazie all’AI, la protezione della privacy ancora più centrale. Galaxy S26 Ultra introduce la privacy a livello di singolo pixel grazie al Privacy displayintegrato, il primo nel mondo mobile, una svolta nella tecnologia dei display che cambia radicalmente il modo in cui la privacy può essere protetta su uno smartphone. Progettato per situazioni quotidiane come mezzi di trasporto, caffè e ambienti condivisi, Privacy display va oltre qualsiasi soluzione precedentemente disponibile sui dispositivi mobile, con hardware e software che lavorano come un’unica soluzione per proteggere la privacy senza compromettere l’esperienza visiva.

Controllando il modo in cui i pixel disperdono la luce, il display mantiene i contenuti chiari, luminosi e confortevoli per l’utente nell’uso quotidiano, limitando al contempo ciò che gli altri possono vedere. A differenza delle tradizionali pellicole privacy applicate allo schermo, Privacy display integrato su Galaxy preserva la qualità di visione completa da tutte le angolazioni quando disattivato e limita la visibilità per chi osserva da angolazioni laterali quando è in azione, anche passando dall’orientamento verticale a quello orizzontale.Gli utenti possono personalizzare quando attivarlo, ad esempio durante l’inserimento di PIN, sequenze e password o all’apertura di app selezionate, e regolare i livelli di privacy in base alla situazione.

Simyousoon Aruba: eSIM per viaggiare senza roaming
Aruba lancia Simyousoon, la nuova eSIM pensata per chi viaggia all’estero e vuole internet senza costi di roaming e senza SIM fisica. Attivazione digitale, copertura internazionale e gestione immediata: ecco come funziona la soluzione per restare connessi ovunque
TechpertuttiGuglielmo Sbano


La serie Galaxy S26 introduce inoltre protezioni software più intelligenti, che operano in modo discreto in background. La funzione Filtro chiamate basata su AI identifica le chiamate sconosciute e ne riassume l’intento, rendendo più semplice gestire le chiamate in sicurezza. Album privato, integrato direttamente nella Galleria, consente di nascondere facilmente foto e video selezionati senza dover creare una cartella separata o accedere a un Samsung Account. Per restare al passo con le minacce emergenti, Galaxy S26 estende inoltre l’innovazione di Samsung nella crittografia post-quantistica (PQC) ai processi di sistema più critici, inclusi la verifica del software e la protezione del firmware, rafforzando l’integrità del dispositivo in prospettiva futura.

La semplicità d’uso di Galaxy S26 continua anche quando lo smartphone non è a portata di mano. La nuova serie Galaxy Buds4 è il complemento naturale di Galaxy S26, estendendo le esperienze quotidiane oltre il telefono e offrendo un suono hi-fi ricco e immersivo.

Prezzi e disponibilità


Galaxy S26 Ultra, Galaxy S26+ e Galaxy S26 sono da ieri disponibili in preordine nei colori Cobalt Violet, White, Black e Sky Blue oltre alle colorazioni esclusive Samsung.com Pink Gold e Silver Shadow, in esclusiva online.

A seconda delle configurazioni:

  • Galaxy S26 sarà acquistabile ad un prezzo che oscilla da 1.029 a 1.229 euro;
  • Galaxy S26+ sarà acquistabile ad un prezzo da 1.289 a 1.489 euro;
  • infine, Galaxy S26 Ultra sarà acquistabile da 1.499 a 1.999 euro.

Dyson HushJet Purifier Compact: il purificatore d’aria più potente e compatto ora in Italia


Annunciato alla fine dello scorso anno, arriva ufficialmente in Italia a partire dal 17 febbraio 2026 Dyson HushJet™ Purifier Compact: il nuovo purificatore compatto pensato per offrire una purificazione completa dell’ambiente, grazie a un flusso d’aria ad alta velocità ispirato ai motori a reazione, funzionamento ultra-silenzioso e durata del filtro quattro volte superiore rispetto ai modelli precedenti.
L'Ugello HushJet Nozzle proietta un flusso mirato di aria purificata, garantendo una copertura rapida e uniforme senza turbolenze rumoroseL'Ugello HushJet Nozzle proietta un flusso mirato di aria purificata, garantendo una copertura rapida e uniforme senza turbolenze rumorose

Design e compattezza


Dyson HushJet Purifier Compact rappresenta un’evoluzione epocale nel design, e va oltre l’iconica forma ad anello. In particolare, Dyson ha adottato un ugello scultoreo HushJet Nozzle che consente, con l'amplificazione del flusso d’aria, una proiezione più potente, mentre il getto ad alta velocità esce dall’ugello. Quest'ultimo funziona come un concentratore per asciugacapelli, aumentando la velocità del flusso d’aria.
Progettato per persone e animali: Dyson HushJet Purifier Compact è ideale per chi ha animali domestici, rimuove allergeni come la forfora e odori degli animaliProgettato per persone e animali: Dyson HushJet Purifier Compact è ideale per chi ha animali domestici, rimuove allergeni come la forfora e odori degli animali

Prestazioni e tecnologia


Gli inquinanti indoor possono accumularsi rapidamente in ambienti chiusi e ben isolati come le camere da letto, soprattutto nelle abitazioni in contesti urbani.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano


Dyson HushJet Purifier Compact è progettato per funzionare in modo ultra-silenzioso e intelligente giorno e notte, migliorando il benessere grazie a un’aria più pulita e a una minore interruzione del sonno, poiché gli studi dimostrano che l’inquinamento dell’aria e gli allergeni possono compromettere la qualità del sonno.

  • ultra-silenzioso: l’ugello a forma di stella riduce la turbolenza e attenua le onde sonore prodotte dal compressore ad alta velocità, diminuendo il rumore. In modalità notturna, il dispositivo funziona a soli 24 dBA, purificando senza disturbare il sonno;
  • aria purificata per un riposo notturno migliore: catturando allergeni come polline, polvere e forfora animale, Dyson HushJet Purifier Compact contribuisce a ridurre sintomi che possono compromettere il sonno, come naso chiuso, gola secca e prurito agli occhi.


Filtrazione elettrostatica: il nuovo materiale filtrante caricato elettrostaticamente cattura il 99,97% delle particelle fino a 0,3 micron. Il purificatore Dyson è in questo modo più efficiente dal punto di vista energetico e utilizza meno materialeFiltrazione elettrostatica: il nuovo materiale filtrante caricato elettrostaticamente cattura il 99,97% delle particelle fino a 0,3 micron. Il purificatore Dyson è in questo modo più efficiente dal punto di vista energetico e utilizza meno materiale

Specifiche tecniche


  • dimensioni: 45cm x 23cm x 23cm;
  • peso: 3.5kg;
  • filtrazione: filtro elettrostatico e carbone attivo, per il 99,95% delle particelle fino a 0,1 micron;
  • superficie massima coperta: 100mq;
  • durata del filtro: 5 anni;
  • controllo intelligente: App MyDyson e controllo vocale. Creazione di programmi, monitoraggio della qualità dell’aria, notifiche, compatibilità con Alexa o Google.


Smart auto mode: sensori intelligenti monitorano la qualità dell’aria in tempo reale, regolando automaticamente le prestazioni, anche durante le ore notturneSmart auto mode: sensori intelligenti monitorano la qualità dell’aria in tempo reale, regolando automaticamente le prestazioni, anche durante le ore notturne
Con il debutto italiano del Dyson HushJet Purifier Compact, il brand rafforza la propria presenza nel segmento dei purificatori d’aria compatti ad alte prestazioni. Il nuovo modello punta su un equilibrio tra tecnologia, efficienza e design, rivolgendosi a un pubblico attento alla qualità dell’aria indoor. Il dispositivo èdisponibile al prezzo di 399,00 euro nei Dyson Demo Store e su dyson.it.

AI e bambini: consigli di Kaspersky per un uso sicuro | TechperTutti
Scopri come proteggere i bambini dall’uso improprio dell’Intelligenza Artificiale: i consigli pratici di Kaspersky per un’ AI sicura e responsabile.
TechpertuttiGuglielmo Sbano


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oggi, 26 febbraio: “anima”, mostra di anzai tsuyoshi, alla fondazione mudima


locandina della mostra di anzai tsuyoshi, 'anima', alla fondazione mudima, dal 26 feb 2026
cliccare per ingrandire

La Fondazione Mudima ospita oggi – giovedì 26 febbraio 2026, alle ore 18:00 – l’inaugurazione della mostra personale di ANZAI TSUYOSHI Anima a cura di Gianluca Ranzi

#Anima #AnzaiTsuyoshi #art #arte #FondazioneMudima #GianlucaRanzi #mostra #Mudima

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Il Regno Unito vuole limitare l’uso delle VPN in nome della sicurezza dei minori


Il governo britannico ha annunciato nuove misure per limitare le VPN e introdurre verifiche dell'età per chi le utilizza. Una direzione che preoccupa esperti di sicurezza e difensori della privacy.
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Il primo ministro Keir Starmer ha annunciato il 15 febbraio un pacchetto di misure per la sicurezza dei minori in rete che, tra le varie cose, prevede una consultazione pubblica sulla possibilità di limitare o verificare l’età di chi usa una VPN, e sull’abbassamento dell’età del consenso digitale.

Secondo il governo, poiché molti ragazzini usano le VPN per aggirare i controlli sull’età introdotti dall’Online Safety Act (la legge britannica sulla sicurezza online entrata in vigore a luglio 2025), tanto vale mettere un freno anche a quelle. Tradotto: per usare una VPN potresti dover dimostrare chi sei, con tanto di documento o carta di credito.

Il problema è più grosso di quanto sembri


Quando l’Online Safety Act è entrata in vigore, i download di VPN nel Regno Unito sono schizzati alle stelle: Proton VPN ha registrato un aumento delle iscrizioni del 1.800% in pochi giorni. La reazione a catena era prevedibile, eppure la risposta del governo non è stata “forse c’è un problema con il nostro approccio” ma piuttosto “limitiamo anche questo strumento”.

L’esperto di sicurezza Alec Muffett, tra i fondatori dei servizi .onion per testate come New York Times, BBC e The Guardian, ha definito la proposta semplicemente “folle”. E ha ragione su un punto fondamentale: una VPN è una tecnologia che chiunque può implementare autonomamente, regolamentarla è come vietare il fai-da-te. Senza contare che le VPN servono quotidianamente ad aziende, giornalisti, attivisti e a chiunque lavori da remoto. Mullvad, che proprio in questi giorni ha visto censurare la propria campagna pubblicitaria anti-sorveglianza nel Regno Unito, ha tagliato corto: quella che il governo chiama “verifica dell’età” è nei fatti una verifica dell’identità imposta a tutti gli utenti.

Perché dovrebbe interessarci


L’Online Safety Act britannico è spesso citato come modello da altri paesi, e l’Unione Europea non è immune da tentazioni simili (basta pensare al dibattito su Chat Control). Ogni restrizione che passa in un paese democratico crea un precedente che può essere replicato altrove. Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia, ha commentato con una frase che riassume bene il paradosso: per proteggere i bambini online, stiamo legiferando per impedirgli di essere più sicuri online.

Chi vuole proteggere la propria connessione con una VPN affidabile ha diverse opzioni valide: Proton VPN è una delle più popolari e ha un piano gratuito abbastanza generoso, mentre Adguard VPN offre anche protezione DNS integrata contro pubblicità e tracciamento, oltre ovviamente alla mitica Mullvad.


FONTE gov.uk


FONTE cyberinsider.com


FONTE alecmuffett.com


Mullvad prova a criticare la sorveglianza nel Regno Unito: censurata in TV e nella metro di Londra


Mullvad VPN ha prodotto “And Then?”, un cortometraggio diretto da Jonas Åkerlund che mette in fila le derive della sorveglianza di massa con una domanda ricorrente: “E poi?”. Lo spot è andato in onda senza problemi in Germania, Svezia e negli Stati Uniti. Nel Regno Unito, invece, è stato bloccato prima ancora di arrivare in TV.

Clearcast, l’ente che approva le pubblicità televisive britanniche, ha rifiutato lo spot con motivazioni piuttosto vaghe: il concetto sarebbe poco chiaro, i riferimenti a giornalisti, rifugiati e opinioni controverse sarebbero “inappropriati e irrilevanti per l’esperienza media di un consumatore di VPN”. Mullvad ha definito la decisione kafkiana.

Dalla TV alla metro, sempre bloccati


Dopo il rifiuto televisivo, Mullvad ha provato a portare la campagna nella metropolitana di Londra con un cartellone contenente un codice QR per guardare lo spot censurato. Transport for London ha bloccato anche quello: non si può invitare il pubblico a vedere una pubblicità già vietata in TV. Secondo tentativo con una versione più grafica sulla bandiera britannica: rifiutata. Alla fine, l’unica cosa rimasta sui muri della metro è stata la scritta “And Then?” su sfondo nero, con il logo di Mullvad nell’angolo. Nient’altro.

Il contesto britannico


La vicenda è meno surreale di quanto sembri se si guarda a quello che succede nel Regno Unito. Solo nell’ultimo anno il governo ha chiesto ad Apple di inserire una backdoor nel suo servizio cloud cifrato, l’Online Safety Act ha già portato al blocco di contenuti politici e messo a rischio l’accesso a Wikipedia, e si discute di imporre la scansione lato client su tutti i telefoni. In più, la Camera dei Lord ha votato un emendamento che potrebbe richiedere la verifica dell’identità per usare una VPN.

Mullvad ha pubblicato tutti gli spot censurati sulla pagina dedicata della campagna, così che chiunque possa guardarli liberamente.


FONTE mullvad.net


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Roborock debutta a Sanremo con la “Kermesse del Pulito”: tecnologia smart e show nella settimana del Festival


Durante la settimana del Festival di Sanremo, Roborock lancia la “Kermesse del Pulito”, uno spazio esperienziale per far scoprire al pubblico la tecnologia smart applicata alla cura della casa, tra innovazione e intrattenimento
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Ci sono momenti dell’anno in cui il salotto di casa diventa il vero centro della scena, specialmente quando la grande musica italiana riunisce amici e famiglie davanti alla TV. Tra lunghe maratone di ascolto e catering improvvisati, mantenere uno spazio pulito e accogliente è fondamentale per godersi lo spettacolo: è qui che entrano in gioco le soluzioni Roborock, progettate per offrire una pulizia intelligente e senza fatica. Proprio per celebrare questa settimana iconica, Roborock ha scelto di essere nel cuore dell'azione, portando le proprie tecnologie direttamente a Sanremo. Il brand è, infatti, protagonista di uno spazio espositivo d’eccezione all’interno del Sorrisi The Beach Club, l’area realizzata da TV Sorrisi e Canzoni all'interno di Casa Sorrisi, presso il celebre Royal Hotel di Corso Imperatrice 80, a Sanremo.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

"Divano Lover" o "Direttore d'orchestra"


Fino a sabato 28 febbraio il pubblico della città dei fiori potrà scoprire da vicino l'ecosistema Roborock e sperimentare dal vivo soluzioni all'avanguardia capaci di trasformare la gestione della casa. All’interno di un’area dedicata, Roborock infatti aprirà le porte della sua ‘kermesse del pulito’, invitando i visitatori a mettersi alla prova per scoprire il proprio profilo ideale. Ripercorrendo le hit sanremesi più celebri, i partecipanti si sfideranno per scoprire se sono più dei ‘divano lover’ – ovvero entusiasti della pulizia automatizzata dei robot aspirapolvere – o dei ‘direttori d’orchestra’, coloro che apprezzano i dispositivi gestiti manualmente ma non vogliono rinunciare all’innovazione. I visitatori saranno così guidati in modo dinamico e originale verso la soluzione più adatta alle loro esigenze e abitudini, mettendo in luce tutta la versatilità e la praticità d’uso della gamma Roborock.

“Siamo davvero entusiasti di poter portare Roborock in una cornice così iconica. L'Italia è un mercato chiave per Roborock, con consumatori attenti alla qualità, al design e all'innovazione”, ha afferma Giada Li di Roborock Italia.

Le novità in esposizione a Sanremo


Protagonisti del ‘palcoscenico’ targato Roborock saranno i robot aspirapolvere Saros 20 e Qrevo Curv 2 Flow, al debutto in Italia oggi su Amazon, sull’e-shop Roborock e nei migliori negozi di elettronica, proprio durante la settimana sanremese. Insieme con loro, si ‘esibirà’ Saros Z70, accanto a Q10 VF+, mentre gli aspirapolvere aspiraliquidi F25 Ultra e F25 Ace Pro, altra novità, disponibile sul mercato italiano già da qualche mese, saranno al centro di dimostrazioni e test di pulito.
Saros 20 è il robot in grado di superare doppie soglie e dislivelli fino a 8,8 cm, grazie a una rivoluzionaria struttura sollevabile triplaSaros 20 è il robot in grado di superare doppie soglie e dislivelli fino a 8,8 cm, grazie a una rivoluzionaria struttura sollevabile tripla
Tra le ‘new entry’ più significative presenti, Saros 20 che, grazie a una rivoluzionaria struttura sollevabile tripla, non solo riesce a superare le doppie sogleie, ma riconosce anche oltre 300 tipi di oggetti, compresi cavi sottili, attraverso il sistema autonomo StarSight 2.0. Inoltre, il suo corpo macchina sottile gli permette di scivolare sotto divani e letti bassi fino a 7,95 cm, mentre il motore digitale ultra-efficiente eroga fino a 36.000 Pa di aspirazione HyperForce, particolarmente efficace contro la polvere annidata nei tappeti.
Qrevo Curv 2 Flow, il primo robot aspirapolvere di Roborock dotato di rullo motorizzato extra-large, che garantisce fino a 220 giri al minuto per una rimozione altamente efficiente delle macchie, in un unico passaggioQrevo Curv 2 Flow, il primo robot aspirapolvere di Roborock dotato di rullo motorizzato extra-large, che garantisce fino a 220 giri al minuto per una rimozione altamente efficiente delle macchie, in un unico passaggio
Debutta in Italia anche Qrevo Curv 2 Flow con SpiraFlow, un sistema che garantisce l’autopulizia del rullo che si lava continuamente mentre pulisce. Non solo, ma alla fine di ogni ciclo di pulizia, il robot torna alla stazione di ricarica, dove il panno del rullo si autopulisce alla temperatura di 75°, garantendo massima igiene. Altra novità per il mercato italiano, che sarà possibile testare attivamente a Sanremo nel corner dedicato, èF25 Ace Pro, l'aspirapolvere aspiraliquidi che introduce per la prima volta la tecnologia JetFoaming, un sistema a schiuma ultra-densa che trasforma 1 ml di soluzione detergente schiumogena in 167 milioni di microbolle, agendo sullo sporco domestico più ostinato con efficacia sorprendente.

Roborock QR Series su TechperTutti: potenza da top a prezzo entry-level
Scopri il Roborock QR598, l’aspirapolvere robot che unisce prestazioni da top di gamma a un prezzo da entry-level. Navigazione intelligente, potenza di aspirazione e funzioni smart a portata di budget
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Accanto alle novità, Roborock ha portato a Sanremo anche alcuni tra i dispositivi più recenti, tra cui spicca il robot Saros Z70, che darà sfoggio del suo innovativo braccio robotico OmniGrip, capace di sollevare e riporre piccoli oggetti fino a 300 g, senza rinunciare ad alte performance di pulizia tramite una navigazione avanzata.

È possibile seguire l’attivazione sanremese di Roborock attraverso i canali del brand, che racconterà alla sua community le tante sorprese e sfide canore del pubblico coinvolto.


Roborock F25 ACE Pro arriva in Italia: il nuovo wet&dry con tecnologia schiumogena di nuova generazione


Roborock ha annunciato l’arrivo in Italia di F25 Ace Pro, il suo più recente e avanzato aspirapolvere wet&dry senza fili, recentemente presentato al CES 2026. La principale innovazione introdotta da questo modello è la tecnologia JetFoaming, progettata per affrontare lo sporco ostinato domestico in un'unica passata. Il dispositivo vanta, inoltre, una potenza di aspirazione di 25.000 Pa, un serbatoio dell'acqua più grande del 35% rispetto alle generazioni precedenti, un rullo avanzato anti-groviglio con JawScrapers e una base di autopulizia e asciugatura ad alte temperature completamente automatizzata.

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Tecnologia schiumogena di nuova generazione: come funziona


Il Roborock F25 ACE Pro si distingue dagli altri sistemi di aspirazione wet&dry perché è dotato della tecnologia JetFoaming di Roborock – un sistema di schiuma ultra-densa che trasforma un solo ml di soluzione detergente schiumogena in 167 milioni di microbolle – progettato per aderire, sciogliere e sollevare macchie ostinate come gocce di unto di bistecca, residui di dentifricio o altri residui difficili da rimuovere. È sufficiente premere e tenere premuto il pulsante del grilletto per attivare il sistema. L'aria si miscelerà con precisione alla soluzione schiumogena e la spruzzerà attraverso l'ugello anteriore, distribuendola in pochi secondi in uno strato uniforme per sciogliere lo sporco. Roborock F25 ACE Pro è equipaggiato anche con una lama di pulizia JawScrapers. Questo strumento a "dente di squalo" consiste in raschiatori a pressione costante che catturano i capelli tempestivamente, mantenendo i rulli liberi da grovigli e residui d'acqua.
Il Roborock F25 ACE Pro è dotato della tecnologia JetFoaming proproetaria: un sistema di schiuma ultra-densa trasforma un solo ml di soluzione detergente schiumogena in 167 milioni di microbolle

Un nuovo wet&dry per la pulizia intelligente della casa


Dal punto di vista hardware, Roborock F25 ACE Pro presenta una robusta potenza di aspirazione. Con 25.000 Pa di aspirazione, 30 N di pressione verso il basso e una rotazione della spazzola di 430 RPM, esso può sollevare la polvere incrostata e affrontare sporco umido e secco con facilità. Inoltre, la modalità automatica intelligente integra il sensore smart DirTect per rilevare i livelli di sporco, regolare l'aspirazione secondo necessità e utilizzare solo la quantità d'acqua necessaria, contribuendo a ottimizzare le risorse e a ottenere la migliore pulizia possibile.
Roborock F25 ACE Pro è equipaggiato anche con una lama di pulizia JawScrapers che cattura i capelli mantenendo i rulli liberi da grovigli e residui d'acquaRoborock F25 ACE Pro è equipaggiato anche con una lama di pulizia JawScrapers che cattura i capelli mantenendo i rulli liberi da grovigli e residui d'acqua
Roborock F25 ACE Pro garantisce, inoltre, una copertura da bordo a bordo mantenendo ogni angolo immacolato, anche grazie alla sua manovrabilità agevolata, assicurata dalle sue ruote motorizzate SlideTech 2.0 a doppio motore che forniscono un movimento intelligente di spinta e trazione. Rafforzando ulteriormente la manovrabilità, il corpo di Roborock F25 ACE Pro presenta FlatReach 2.0, la funzione che permette di inclinare il dispositivo dolcemente fino a 180° totali in orizzontale, mantenendo l'aspirazione anche quando il corpo è completamente disteso. Con soli 12,5 cm di altezza, F25 ACE Pro scivola facilmente sotto i mobili come letti e divani.
Roborock F25 ACE Pro garantisce una copertura da bordo a bordo e le ruote motorizzate SlideTech 2.0 a doppio motore forniscono un movimento intelligente di spinta e trazioneRoborock F25 ACE Pro garantisce una copertura da bordo a bordo e le ruote motorizzate SlideTech 2.0 a doppio motore forniscono un movimento intelligente di spinta e trazione

Base per l’autopulizia e app Roborock


Roborock F25 ACE Pro è dotato di una base di auto-manutenzione che assicura un'autopulizia ad alta temperatura che riesce a dividere grasso e residui, inibendo i batteri e lasciando il rullo profondamente pulito e libero da odori indesiderati. Questo sistema è stato testato da TÜV SÜD per avere un tasso di rimozione batterica del 99,99%, contribuendo a un'esperienza di pulizia igienica ad ogni utilizzo. Dopo l'autopulizia, il flusso d'aria calda a 95°C raggiunge anche il nucleo della spazzola per un'asciugatura rapida e completa. La base sigillata trattiene il calore per prevenire umidità, muffa e odori – mantenendo il rullo pronto per il successivo utilizzo. Sono disponibili opzioni d’intensità inferiore di flusso d'aria e velocità della spazzola per consentire un'asciugatura delicata e silenziosa – completando un ciclo di 30 minuti a soli 48 dB.

Caro energia: bollette in aumento per 7 italiani su 10
Il caro energia continua a pesare sulle famiglie: negli ultimi 12 mesi il 70% dei consumatori ha riscontrato un aumento delle bollette domestiche
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L'app Roborock consente di mantenere il tutto sotto controllo, anche a distanza. Con la modalità di controllo remoto è, infatti, possibile guidare l'aspirapolvere direttamente dall'app Roborock senza intervento manuale – perfetta per fuoriuscite rapide e punti difficili da raggiungere. L'app Roborock consente, inoltre, di regolare i livelli di detergente per una pulizia personalizzata e senza sprechi.


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radio rewrite / steve reich. 2012


[youtube=youtube.com/watch?v=IKOTq5iTDH…]

Radio Rewrite, composed by Steve Reich. Performed by Ensemble Offspring for Extended Play, City Recital Hall Sydney, 24th August 2018.

“As part of Sydney’s first ever 12 hour micro-festival (in the style of Bang on a Can’s legendary New York marathons) Ensemble Offspring performs the music of Steve Reich in the stunning acoustic of City Recital Hall.”
#BangOnACan #contemporaryMusic #EnsembleOffspring #ExtendedPlay #music #musica #musicaContemporanea #RadioRewrite #SteveReich

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La sicurezza tra artifici e raggiri. Contributo dell’Avv. Giuseppe Romano sul decreto Sicurezza 26


Nel codice penale la condotta necessaria per truffare è decritta con due azioni: l’artifizio (parola un po' desueta) si ha quando si cerca di far apparire come vero ciò che non lo è ed il raggiro che crea nella psiche altrui un falso convincimento. Ebbene
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Nel codice penale la condotta necessaria per truffare è decritta con due azioni: l’artifizio (parola un po’ desueta) si ha quando si cerca di far apparire come vero ciò che non lo è ed il raggiro che crea nella psiche altrui un falso convincimento. Ebbene il nostro governo ha appena sfornato con il decreto Sicurezza 26 un plastico esempio di questa condotta delittuosa il cui profitto è costituito dal lucro elettorale.

Sapevate che oggi il motivo di allarme sociale in Italia è costituito dalle troppe indagini contro i funzionari di Polizia che adempiono correttamente il proprio dovere? Si delinea un quadro in cui i Pubblici Ministeri fanno a gara per incolpare ingiustamente i difensori dell’ordine così da poter creare per loro uno scudo che imponga di non iscriverli subito come indagati. Eppure la realtà vede, per questo tipo di indagini, un approdo tipico nell’archiviazione. In line teorica l’agente non ha nemmeno necessità dell’avvocato potendo aspettare gli esiti delle indagini quando sia ‘evidente’ che il fatto è giustificato. Se ci fosse la necessità di un legale lo stato – grazie all’ultima legge sicurezza 2025 – paga già il suo difensore anche nella fase di indagini ( e con un compenso più alto dei massimi delle tabelle ministeriali previste arrivando fino a 10.000 euro ). Non solo, la nuova legge estende ora il compenso anche in caso di iscrizione a questo nuovo fantomatico registro dei non indagati ( il cui senso dovrebbe essere all’opposto di non necessitare di difesa per la prossimità dell’archiviazione) . La realtà ci racconta invece scandali di senso opposto ed è fin troppo facile citare l’attualità milanese della incredibile vicenda del bosco di Rogoredo. Eppure, su quel caso, in diretta televisiva un deputato (quello che a carnevale indeciso tra zorro e arlecchino si vestiva da gerarca nazista- Galeazzo Bignami-) oltre a difendere senza se e senza ma l’agente che ora pare abbia falsificato tutto il racconto, ha precisato che il poliziotto non è stato nemmeno sospeso. Quindi: non serve l’avvocato, se serve lo paghiamo noi, non c’ è automatismo tra iscrizione indagato e sospensione attività.

Perché allora il decreto urgente per questo cambiamento del codice? Truffa e altro tributo al penale dell’amico? L’artifizio ora visto è tanto più sfacciato se si pensa all’attuale scenario di scandali delle forze dell’ordine: Verona, Piacenza, Milano per non parlare dei 17 procedimenti in corso contro la penitenziaria accusata di torture sui detenuti nei principali carceri italiani.

Il decreto sicurezza però doveva restare fedele allo schema in cui il penale dell’amico si alterna a quello del nemico ed ancora una volta troviamo i manifestanti al centro dell’interesse governativo.

E’ prevista la possibilità di trattenere per 12 ore l’attivista che ‘appaia’ pericoloso per l’evento pubblico. Anche qui il raggiro. Gli agenti avevano già questa possibilità di fermo dei sospetti e la realtà ci insegna che in prossimità delle manifestazioni interi pullman di persone vengono trattenuti anche con la sola scusa dell’identificazione. Questo è stato fatto, per altro, da governi di vario colore politico ma nessuno si era premurato di cristallizzarlo in una norma non conforme al dato costituzionale e che potrebbe portare a ricerche di casa in casa il giorno delle manifestazioni stile ‘800. Il punto relativo al fermo così come delineato nel testo ha la sua gravità insita nella continua implementazione degli strumenti amministrativi punitivi in capo alle diramazioni governative tese a distruggere il dissenso bypassando il controllo giudiziario indispensabile quando si verte sui diritti di libertà. Nella norma ora introdotta è solo accennato un mero obbligo di avviso al pubblico ministero che, stante le pluralità delle segnalazioni e il caos del momento, ben difficilmente potrà avere tempo e modo di correttamente interagire con l’amministrazione nei momenti della privazione della libertà del manifestante.

L’operazione di inutile cosmesi prosegue ovunque nel provvedimento con vere e proprie sciocchezze. Si introduce il reato di fuga pericolosa (la norma Rami) quando già la giurisprudenza era granitica sul punto incriminando per resistenza/violenza a P.U. chi pone in pericolo gli agenti con le sue modalità di fuga.

Il bizzarro decreto introduce una sanzione per chi durante una manifestazione ostacola il regolare funzionamento dei servizi di soccorso pubblico, aggiungendo poi la chicca: salvo che il fatto costituisca reato: cioè sempre…

Va segnalato poi un altro corto circuito cerebrale.

Nello scorso decreto sicurezza ci avevano spiegato che doveva diventare reato il sit in pacifico (blocco stradale) essendo il bene da difendere meritevole di up grading sanzionatorio. Ora depenalizzano la condotta di chi non comunica previamente una manifestazione pubblica. La ratio di quel reato secolare era di punire gli organizzatori di manifestazioni che- non consentendo allo stato di predisporre gli opportuni accorgimenti- mettevano a rischio l’ordine pubblico. Il tema dovrebbe essere di interesse per l’attuale governo che -invece- depenalizza. L’operazione di disinvolto approccio nasconde nuovamente il raggiro. Evidente il fine: togliere ai difensori la possibilità di avere un contraddittorio processuale trasferendo il tutto dal magistrato agli amici prefetti con ogni conseguente menomazione difensiva e con previsioni di condanne per migliaia di euro anche in caso di mera deviazione del corteo previamente comunicato.

C’è poi il capitolo coltelli. Qui non parliamo di artifizi. La tragica realtà del porto d’arma nel tessuto sociale specialmente giovanile è palese. Tuttavia, questa parte della normativa ci offre plasticamente di nuovo l’esempio di come il diritto penale viene piegato a logiche di inutile manifesto ed ancora in raggiro della razionalità. La normativa c’era già (1975) ed è chiarissima : “senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona.”

Tra l’altro, a dimostrazione della non utilità concreta delle continue maschere normative, va evidenziato che già col decreto Caivano due anni fa il governo era intervenuto su questo tema ed i risultati delle cronache odierne testimoniano quanto diabolico sia il perseverare nell’errata impostazione.

A Mestre Giacomo Gobbato (Jack) è stato ucciso con un coltello da cucina: pensare che chi esce di casa mettendo in conto di uccidere sia dissuaso da ritocchi normativi è del tutto illusorio come ritenere che il pensiero di una multa di 200 euro al genitore possa fungere da deterrente per il minore che occulta una lama.

In conclusione sarebbe (a dir poco) giunto il momento in cui il penale non sia più stressato quotidianamente e ritrovi la sua vocazione a norme con un respiro lungo scritte da persone competenti. Charles Baudelaire amava ‘ciò che c’è di eterno nel transitorio’. Non chiediamo di poter guardare all’attualità normativa con l’incanto riservato ad un’antica cattedrale. Né pare che i tempi siano quelli delle scritture legislative importanti e capaci di resistere nei secoli; basterebbe, tuttavia un dignitoso silenzio … non truffaldino.

Avv. Giuseppe Romano. Giuristi Democratici

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CommaFeed 7.0: notifiche push e filtri visuali per il lettore RSS open source


CommaFeed 7.0 introduce le notifiche push tramite ntfy, Gotify e Pushover, un nuovo sistema di filtri visuale e la lettura automatica dopo un certo numero di giorni.
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CommaFeed, uno dei lettori RSS open source più apprezzati per chi preferisce il self-hosting, è arrivato alla versione 7.0 con alcune novità che vale la pena segnalare.

La più interessante è probabilmente il supporto alle notifiche push configurabili per singolo feed. In pratica si può scegliere di ricevere una notifica ogni volta che un sito pubblica qualcosa di nuovo, appoggiandosi a servizi come ntfy, Gotify o Pushover. Tutti e tre sono compatibili con il self-hosting, il che li rende perfetti per chi già gestisce CommaFeed sul proprio server.

Filtri più semplici e lettura automatica


L’altra novità riguarda il sistema di filtri per segnare automaticamente come letti certi articoli. Fino alla versione precedente bisognava scrivere espressioni in JEXL, un linguaggio non proprio alla portata di tutti. Ora c’è un costruttore visuale che rende tutto molto più immediato, oltre ad essere più sicuro dal punto di vista tecnico.

Arriva anche un’opzione per segnare come letti gli articoli dopo un certo numero di giorni, feed per feed. Utile per chi segue fonti molto prolifiche e non vuole ritrovarsi con centinaia di articoli arretrati.

Ultimo cambiamento da tenere d’occhio per chi gestisce istanze pubbliche: l’impostazione che blocca gli indirizzi locali ora è disattivata di default, così da permettere di seguire feed disponibili solo sulla rete locale. Chi ha un’istanza aperta a utenti esterni farebbe bene a riattivarla per evitare rischi di sicurezza.

CommaFeed è gratuito e utilizzabile anche senza installazione su commafeed.com. Per chi preferisce il self-hosting, basta un piccolo server come quelli di Hetzner o Webdock per farlo girare senza problemi.


FONTE github.com

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CoMaps si aggiorna: Wikipedia in italiano e tante migliorie su Android


CoMaps si aggiorna con articoli Wikipedia in italiano, orari di apertura migliorati su Android, ricerca potenziata e dati OpenStreetMap aggiornati al 21 febbraio.
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Nuovo aggiornamento per CoMaps, il fork comunitario di Organic Maps nato nel 2025 dopo le controversie sulla gestione del progetto originale. La versione 2026.02.23 porta con sé dati OpenStreetMap freschi (aggiornati al 21 febbraio) e una serie di novità sparse tra mappa, ricerca e soprattutto la versione Android.

La prima cosa da segnalare è l’arrivo degli articoli di Wikipedia in italiano, oltre che in croato, olandese e polacco. Selezionando un punto di interesse sulla mappa, dove disponibile, si potrà ora leggere una descrizione tratta da Wikipedia direttamente nella propria lingua. Un’aggiunta che rende l’app molto più utile per esplorare luoghi che non si conoscono, anche senza connessione attiva.

Le novità su Android


La versione Android è quella che riceve più attenzioni in questo aggiornamento. Gli orari di apertura dei punti di interesse vengono ora mostrati per fasce orarie effettive, in modo più leggibile rispetto a prima. Sempre su Android è stata aggiunta una nuova impostazione (da Android 12 in su) per aprire automaticamente i link di osm.org e geo2me direttamente dentro CoMaps, senza passare dal browser. Durante la navigazione, inoltre, compare un indicatore dedicato per i messaggi di ricalcolo del percorso.

Tra le altre migliorie: la ricerca ora funziona correttamente anche con le lettere ä e ö, i caselli autostradali diventano cercabili, sulla mappa compaiono i filari di alberi e i centri giovanili, e l’indicatore di precisione della posizione è stato reso più fluido.

CoMaps è disponibile gratuitamente su F-Droid, Google Play e App Store. Il codice sorgente si trova su Codeberg, ed è possibile sostenere lo sviluppo tramite donazioni su OpenCollective.


FONTE codeberg.org


FONTE comaps.app

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Tuta Drive è in alpha interna: il cloud crittografato si avvicina (finalmente)


Tuta Drive, il servizio di archiviazione cloud con crittografia post-quantistica, è entrato in alpha interna dopo quasi tre anni dall'annuncio. Prima anteprima dell'interfaccia.
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Erano quasi tre anni che se ne parlava. Nel luglio 2023 Tuta (all’epoca ancora Tutanota) annunciava il progetto PQDrive, un servizio di archiviazione cloud con crittografia end-to-end resistente ai computer quantistici, sviluppato in collaborazione con l’Università di Wuppertal e finanziato con 1,5 milioni di euro dal governo tedesco. Da quel momento in poi, aggiornamenti col contagocce e tanta pazienza da parte della community.

Venerdì scorso, dal loro account Mastodon, è finalmente arrivata la notizia: Tuta Drive è in alpha interna. Niente accesso pubblico ancora, ma la prima anteprima grafica dell’interfaccia mostra un file manager integrato direttamente nell’app di Tuta, con cartelle, file e una struttura che sembra abbastanza familiare a chiunque abbia usato un qualsiasi servizio cloud.

Cosa sappiamo


Non molto, in realtà. Tuta non ha condiviso dettagli tecnici su questa alpha, né ha indicato tempistiche per una beta pubblica. Quello che sappiamo dal progetto originale è che Drive utilizzerà un approccio ibrido alla crittografia, combinando algoritmi convenzionali con quelli post-quantistici, e che sarà integrato nell’ecosistema Tuta insieme a mail, calendario e contatti. A fine 2025 il team confermava il rilascio previsto per il 2026, quindi i tempi per ora sembrano rispettati.

L’aspetto più interessante, al di là dello storage in sé, è che Tuta punta a offrire un’alternativa completa a chi oggi usa Proton Drive o servizi simili, ma all’interno di un ecosistema interamente sviluppato in Germania.

Speriamo che, a differenza di quanto successo con Proton Drive dove gli utenti Linux non hanno ancora un client nativo, Tuta parta fin da subito con il supporto a tutte le piattaforme!


FONTE mastodon.social


FONTE tuta.com


Tuta Drive has entered the private alpha stage. 🥳

Get excited with us for the upcoming beta release! 🎊 🤩


#hot

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tutorial / differx. 2026


[youtube youtube.com/watch?v=VNtWZgjyu2…]

#differx #differxv #differxvid #fluxus #fluxusVid #fluxusVideo #tutorial

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Ho provato la chiavetta di sicurezza tedesca 3A Mini di Nitrokey


Ho provato la Nitrokey 3A Mini, chiavetta di sicurezza open source e certificata FIDO2, prodotta in Germania. Ecco com'è andata, come impostare il PIN e cosa sapere prima di comprarne una.
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Esistono tanti modi per proteggere i propri account, ma pochi sono efficaci quanto una chiavetta di sicurezza fisica. Dopo averne sentito parlare per anni, ho deciso di provarne finalmente una. La scelta non è stata casuale ma, come sempre, ponderata: Nitrokey è un’azienda europea (precisamente tedesca), le chiavette sono prodotte in Germania e i loro firmware tutti open source. Ho chiesto a Nitrokey esplicitamente di poter provare la Nitrokey 3A Mini perché ha ottenuto la certificazione FIDO2 di Livello 1, e mi è stata gentilmente inviata da loro per poterla testare. E volevo raccontarvi com’è andata.

Cosa c’è nella scatola


Pochissimo! Ed è un bene. La confezione è minimale, quasi spartana: dentro trovate la chiavetta e un rimando alla documentazione ufficiale. Niente manualoni giganti o accessori inutili, l’unico accessorio presente è il portachiavi per non perderla. La chiavetta è davvero piccola (d’altronde è la versione mini) ed è pensata per restare inserita nella porta USB-A senza dare alcun fastidio. Sul corpo c’è un micro-pulsante (invisibile) che serve a confermare fisicamente le operazioni.
Immagini della NItrokey 3A Mini

Cos’è una chiavetta di sicurezza


Prima di tutto: cos’è una chiavetta di sicurezza? È un piccolo dispositivo fisico, simile a una comune penna USB, che serve a dimostrare che siete davvero voi a tentare l’accesso a un account. Funziona come secondo fattore di autenticazione: dopo aver inserito la password, il sito vi chiede di collegare la chiavetta e toccarla per confermare. Il vantaggio rispetto ai classici codici via SMS o alle app di autenticazione è che non c’è nulla da copiare, nulla che possa essere intercettato e nessun codice che qualcuno possa estorcervi con una pagina di phishing. La verifica avviene direttamente tra il sito e la chiavetta tramite il protocollo FIDO2, ed è legata al dominio specifico: anche se finite su un sito truffaldino che imita quello vero, la chiavetta semplicemente non risponde. È ad oggi uno dei metodi più solidi per proteggere i propri account.

La prova sul campo


La configurazione iniziale è stata piuttosto rapida. Ho registrato la chiavetta come secondo fattore di autenticazione su diversi servizi nel giro di pochi minuti. Il test più significativo l’ho fatto con Proton Mail, il servizio di posta crittografata che utilizzo quotidianamente: accesso con password e poi conferma tramite la chiavetta, premendo il piccolo pulsante fisico.

Altre prove le ho fatte anche con un account Tuta che utilizzo in maniera secondaria e con altri servizi che permettono di registrare le chiavette fisiche. Tutto liscio, senza intoppi.

Il meccanismo è sempre lo stesso: inserisci la Nitrokey, il sito ti chiede la verifica, premi il bottoncino e sei a posto. Nessun codice da copiare né applicazioni da aprire sullo smartphone.

Perché proprio la 3A Mini


Come dicevo inizialmente ho scelto questo modello specifico per un motivo preciso: al momento è l’unica Nitrokey ad aver ottenuto la certificazione FIDO2 di Livello 1 dalla FIDO Alliance, come annunciato da Nitrokey stessa. Questa certificazione garantisce compatibilità verificata con tutte le piattaforme principali, da Windows a macOS, da Linux ad Android e iOS. Nitrokey mi ha confermato che tutti i modelli della serie 3 sono in fase di certificazione sia per il Livello 1 che per il Livello 2.

La Nitrokey 3A Mini non si limita all’autenticazione FIDO2 che ho provato. Sulla carta le funzionalità sono parecchie: supporto FIDO U2F, generazione di password monouso (TOTP e HOTP), smart card OpenPGP per cifrare email e file, e persino un piccolo archivio password integrato, anche se per un gestore vero e proprio conviene guardare altrove (come ad esempio Proton Pass).

Impostare un PIN: si può e si dovrebbe fare


La Nitrokey 3A Mini permette di impostare un PIN di protezione per il FIDO2. Su Linux, dove ho fatto queste prove, si può fare in almeno due modi. Tramite programmino grafico e installato tramite il comando da terminale pipx install nitrokeyapp per poi avviarlo con nitrokeyapp.

Piccola nota sull’importanza di non dimenticarsi i PIN: hai 8 tentativi totali. Ogni 3 errori devi staccare e riattaccare la chiavetta (questo serve a evitare blocchi accidentali, non ti dà tentativi infiniti). Se li esaurisci tutti e 8, la funzione FIDO2 si blocca. Per sbloccarla è necessario fare un reset della funzione FIDO2, il che significa che perdi tutte le registrazioni FIDO2 salvate sulla chiavetta. Dovresti quindi ri-registrarla su tutti i siti dove l’avevi configurata. Lo stesso vale per il cosiddetto PIN Secrets (per le password). Per il PIN OpenPGP invece la situazione sembra essere ancora più seria: 3 tentativi per il PIN utente (sbloccabile con l’Admin PIN), 3 tentativi per l’Admin PIN. Se esaurisci anche quelli, reset completo ai valori di fabbrica.

In questo modo è possibile fare tutto graficamente ed è quindi adatto a chiunque, anche senza alcuna conoscenza tecnica. Da qui si può impostare il PIN o modificarlo e si può anche creare una sorta di “mini” password manager da utilizzare anche questo con un PIN o una password (possibilmente diversa da quella scelta in precedenza).

Per visualizzare o modificare queste informazioni basterà inserire la chiavetta e avviare il programma. Come vedete dalle immagini poco sopra è tutto abbastanza intuitivo.

Anche via CLI


Tutto quello che viene spiegato in questi paragrafi è dedicato a chi utilizzerà la chiavetta via terminale. Non c’è una vera e propria guida per la versione grafica dell’applicazione perché è decisamente intuitiva e tutto quello che leggerete qui si può fare facilmente dall’applicazione eseguita.

Tuttavia per gli amanti dei comandi scritti tramite console esiste si può fare anche tutto in questo modo utilizzando Nitropy. Una volta installato sulla vostra distribuzione preferita potete impostare il PIN scrivendo

nitropy fido2 set-pin

vi verrà chiesto di scegliere un PIN e di confermarlo. Da quel momento, in teoria, ogni volta che un sito richiede la verifica, oltre al tocco fisico vi verrà chiesto anche il codice.

In teoria, appunto. Perché nella pratica la richiesta del PIN dipende dal sito, non dalla chiavetta. Servizi come Proton e Tuta usano la Nitrokey come secondo fattore di autenticazione (dopo la password), e in quel contesto il PIN viene considerato superfluo: avete già dimostrato la vostra identità con la password, la chiavetta serve solo a confermare che siete fisicamente presenti. Il risultato è che il PIN non viene mai richiesto, basta toccare la chiavetta per confermare l’accesso.

Ho fatto una prova con Google, che invece gestisce la cosa diversamente, e lì il PIN mi è stato chiesto regolarmente. Lo stesso dovrebbe succedere con i servizi Microsoft aziendali e in generale con tutti quelli che usano la chiavetta come metodo di accesso principale, senza password.

Morale: impostatelo comunque. Non costa nulla, richiede un minuto, e vi protegge nel caso qualcuno metta le mani sulla vostra chiavetta e provi a usarla su un servizio che richiede la verifica completa. Meglio averlo e non averne bisogno che il contrario.

Il gestore di password via CLI


Anche da terminale si può usare la chiavetta come password manager. Va innanzitutto impostato un “secrets” cioè una password o un PIN possibilmente diverso da quello della chiavetta impostato prima e va fatto con il comando nitropy nk3 secrets set-pin. Scegli un PIN e confermalo. E tocca la chiavetta se lampeggia e ti viene chiesto di farlo.

Per salvare una password si usa il comando

nitropy nk3 secrets add-password --touch-button --protect-with-pin --password "LaTuaPasswordDiProva123" ProvaYoota

dove ProvaYoota è il nome che dai alla credenziale e LaTuaPasswordDiProva123 è la password vera e propria. L’opzione --touch-button richiede il tocco fisico, --protect-with-pin richiede invece il PIN per accedervi.

Per recuperare la password salvata si può usare il comando

nitropy nk3 secrets get-password ProvaYoota

e in questo caso chiederà il PIN e poi il tocco, e restituirà infine la password.

Per vedere tutte le credenziali salvate si usa il comando

nitropy nk3 secrets list.

La chiavetta per generare codici TOTP


La Nitrokey, volendo, può sostituire le app tipo Google Authenticator o Authy per generare quei codici a 6 cifre che scadono ogni 30 secondi. Per farlo basta andare sul sito dove vuoi attivare il 2FA con TOTP (tipo GitHub, Nextcloud, ecc.) e scegli “Aggiungi app di autenticazione”. Il sito ti mostrerà un QR code ma anche una chiave segreta testuale (una stringa tipo JBSWY3DPEHPK3PXP). È quella che ti serve.

Registra il segreto sulla Nitrokey con il comando

nitropy nk3 secrets register --kind TOTP --touch-button NomeServizio JBSWY3DPEHPK3PXP

dove NomeServizio è un nome a scelta (tipo “GitHub” o “Nextcloud”) e la stringa finale è la chiave segreta che ti ha dato il sito. Se vuoi che richieda anche il PIN aggiungi --protect-with-pin.

Per generare il codice quando ti serve basta fare invece

nitropy nk3 secrets get NomeServizio

che ti restituirà il codice a 6 cifre valido in quel momento, come farebbe qualsiasi applicazione TOTP.

Per HOTP è lo stesso ma con --kind HOTP (cambia solo il meccanismo: HOTP è basato su un contatore, TOTP sul tempo).

Attenzione pratica: il segreto va copiato senza spazi. Alcuni siti lo mostrano con spazi tipo JBSW Y3DP EHPK 3PXP ma sarebbe il caso incollarlo tutto attaccato. E se il sito usa SHA256 invece di SHA1 (raro potrebbe succedere), va aggiunto --hash SHA256.

La cosa bella è che così i segreti TOTP sono salvati sulla chiavetta fisica e non sul telefono, il che è oggettivamente più sicuro anche se ovviamente più scomodo.

Il firmware è scritto in Rust, completamente open source, e il cuore crittografico si basa su un elemento sicuro certificato Common Criteria EAL 6+, lo stesso livello che trovate nelle smart card bancarie. Io per il momento mi sono limitato a usarla come secondo fattore di autenticazione, che è probabilmente anche il caso d’uso più comune.

Attenzione: se la perdete, sono guai


Come forse avrete già intuito se impostate come unico accesso la chiavetta e poi la perdete… beh, è un disastro e rischiate di restare chiusi fuori dai vostri account senza un vero e proprio piano B. Non è una possibilità remota, è una certezza. Per questo il consiglio più importante che posso darvi se decidete di usare una chiavetta di sicurezza è quello di acquistarne almeno due e registrarle entrambe su tutti i servizi che utilizzate. Se una finisce in lavatrice, cade in un tombino o semplicemente sparisce, l’altra vi salva.

In alternativa, molti servizi generano dei codici di recupero al momento dell’attivazione del secondo fattore. Stampateli, scriveteli a mano, conservateli in un posto sicuro, qualunque metodo va bene purché non restino solo in formato digitale sullo stesso dispositivo che state cercando di proteggere. Sembra banale, ma è il tipo di cosa a cui si pensa solo quando è troppo tardi.

Oppure, ma qui dipende anche dai siti, potete impostare sia un metodo, come la 2FA tramite applicazione o la passkey tramite password manager, che la chiavetta fisica. In questo modo se anche perdete la chiavetta potete comunque entrare nei vostri account con il piano B. Ovviamente più modi avete per entrare e meno sicuro sarà il vostro account ma è, come sempre, tutta una questione di compromessi e necessità personali.

Ecco il paragrafo:

Integrazione con KeePassXC


Una delle domande ricevute quando ho detto che avrei ricevuto una chiavetta Nitrokey è stata l’integrazione con KeePassXC, il popolare gestore di password open source. Non è un programma che uso personalmente, ma la curiosità era legittima e ho voluto provare.

Dalla versione 2.7.6, KeePassXC supporta le Nitrokey 3 come fattore aggiuntivo per sbloccare il database delle password. Il meccanismo si chiama Challenge-Response e funziona in modo diverso dal FIDO2: la chiavetta non si limita a confermare la vostra presenza, ma partecipa attivamente alla decrittazione del database. Senza di lei, il file resta inaccessibile anche conoscendo la password.

Per chi volesse replicare la prova su Linux, servono pochi passaggi. Prima di tutto bisogna installare KeePassXC e il servizio pcscd, che è il demone che consente alle applicazioni di comunicare con le smart card (e quindi anche con la Nitrokey):

sudo apt install keepassxc pcscd
sudo systemctl start pcscd
sudo systemctl enable pcscd

A questo punto va generato un segreto casuale da salvare sulla chiavetta. Con il primo comando creiamo 20 byte casuali (la dimensione richiesta dal protocollo HMAC-SHA1), con il secondo li convertiamo in formato base32 e li scriviamo nello slot 2 della Nitrokey, che è quello utilizzato da KeePassXC:
dd if=/dev/urandom of=/tmp/nk bs=20 count=1
nitropy nk3 secrets add-challenge-response 2 $(base32 /tmp/nk)

Consiglio di annotarsi il segreto generato lanciando base32 /tmp/nk prima di perdere quel file temporaneo: se un domani voleste configurare una seconda chiavetta di backup con lo stesso segreto, vi servirà quella stringa.

Fatto questo, basta aprire KeePassXC e, nella schermata delle credenziali del database (raggiungibile anche su un database già esistente da Database → Sicurezza del database), cliccare su Aggiungi protezione aggiuntiva. In fondo trovate la voce Challenge-Response: selezionandola dovrebbe comparire la Nitrokey nel menu a tendina (potrebbe apparire genericamente come “YubiKey”, è normale). Confermate e salvate.

Da quel momento, per aprire il database servono sia la password che la chiavetta fisicamente inserita. Nel mio test ha funzionato tutto al primo tentativo, senza particolari intoppi ma appunto non è il mio setup quotidiano quindi non ho fatto altre prove. Il PIN della chiavetta non viene richiesto in questo contesto, ma la presenza fisica della Nitrokey sì, il che aggiunge un livello di protezione concreto al vostro archivio di password.

Qualcosa da migliorare


Il modello che ho testato è esclusivamente USB-A, il che nel 2026 può risultare un po’ limitante se usate prevalentemente dispositivi con USB-C anche se come detto è stata una mia scelta e una mia richiesta. Per chi ha bisogno di maggiore flessibilità, Nitrokey offre la variante 3A NFC (che aggiunge la connettività senza fili per gli smartphone) e la 3C NFC con connettore USB-C. Costano qualcosina in più, ma la comodità dell’NFC con il telefono potrebbe valerne la pena.

Un’altra nota: l’applicazione desktop Nitrokey App 2 funziona bene per la gestione del dispositivo e gli aggiornamenti firmware, ma il gestore di password integrato è piuttosto essenziale. Se cercate un password manager vero e proprio vi conviene affidarvi a soluzioni dedicate come il già accennato Proton Pass.

Non solo chiavette per Nitrokey


Nitrokey non produce solo chiavette di sicurezza. L’azienda tedesca ha costruito negli anni un catalogo piuttosto ampio di prodotti hardware, tutti accomunati dalla stessa impostazione: firmware aperto, produzione in Germania, nessuna dipendenza da servizi cloud proprietari.

Il prodotto più particolare è probabilmente il NitroPhone, uno smartphone basato su hardware Google Pixel con preinstallato il sistema operativo open source GrapheneOS al posto di Android. Il Pixel viene scelto perché è uno dei pochi telefoni che consente di installare un sistema operativo alternativo mantenendo attivo il Verified Boot tramite il chip Titan M2. GrapheneOS non è semplicemente un Android ripulito da Google: interviene in profondità su kernel, gestione della memoria, sandbox delle applicazioni e permessi. I servizi Google, se servono, si possono reinstallare come app isolate senza privilegi speciali. La gamma parte dal NitroPhone 5a (Pixel 9a, supporto fino al 2032) e arriva fino al pieghevole. Su richiesta, Nitrokey può rimuovere fisicamente i microfoni e i sensori di movimento prima della spedizione, un’opzione pensata per contesti dove la riservatezza è una necessità concreta, non un vezzo.

Nel catalogo ci sono anche i NitroPad (portatili basati su ThinkPad con firmware Coreboot e Intel Management Engine disabilitato), i NitroPC (desktop con la stessa impostazione) e i NitroWall, firewall hardware con OPNsense o OpenWRT per la sicurezza di rete. I prezzi non sono popolari e l’approccio resta di nicchia, ma il catalogo esiste e vale la pena conoscerlo.

Prezzo e verdetto


La Nitrokey 3A Mini si trova sullo shop ufficiale a 49 euro. Non è poco, soprattutto se ne comprate due come consiglio, ma considerate che si tratta di un acquisto che protegge un numero illimitato di account. A differenza di altre soluzioni il firmware è aggiornabile e completamente open source, il che è un vantaggio non trascurabile nel lungo periodo.

Nel complesso, l’ho trovata pratica e facile da usare anche per chi non mastica sicurezza informatica tutti i giorni. Non è perfetta, il vincolo USB-A pesa e il prezzo non è proprio popolare, ma se volete un metodo concreto per blindare i vostri account più importanti è una delle opzioni più serie sul mercato. Soprattutto per chi tiene alla trasparenza del software e preferisce affidarsi a un prodotto europeo.

Potete acquistare la Nitrokey 3A Mini e tutti gli altri modelli tramite Nitrokey.

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Firefox 148: è arrivato finalmente il pulsante per spegnere l’intelligenza artificiale


Con Firefox 148 arriva la sezione "Controlli IA" nelle impostazioni: un singolo interruttore per disattivare tutte le funzioni di intelligenza artificiale del browser, presenti e future.
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Mentre mezzo mondo tech fa a gara per infilare l’intelligenza artificiale ovunque, Mozilla sceglie la direzione opposta: con Firefox 148, disponibile da oggi, arriva un interruttore unico per bloccare tutte le funzionalità IA del browser in un colpo solo.

La novità si trova nella nuova sezione “Controlli IA” dentro le impostazioni del browser desktop. Attivando l’opzione “Blocca miglioramenti IA” vengono disabilitati tutti gli strumenti basati su intelligenza artificiale: le traduzioni automatiche delle pagine, la generazione di testo alternativo nelle immagini dei PDF, i suggerimenti per i gruppi di schede, le anteprime dei link e la barra laterale con i chatbot integrati (tra cui ChatGPT, Claude, Gemini, Copilot e Le Chat Mistral). Una volta attivato il blocco, Firefox smette anche di proporre notifiche e pop-up promozionali relativi a queste funzioni.

Blocco totale o scelta granulare


Il bello di questa implementazione è la flessibilità. Chi non vuole nulla di tutto ciò può semplicemente alzare l’interruttore principale e dimenticarsene. Chi invece trova utile qualche funzione specifica, come le traduzioni sul dispositivo, può bloccare tutto il resto e tenere attivo solo ciò che serve davvero. I controlli individuali funzionano tramite un menu a tendina per ciascuna voce, esattamente come si vede dallo screenshot delle impostazioni.

Dettaglio importante e non scontato: le preferenze impostate restano attive anche dopo gli aggiornamenti futuri del browser. Mozilla ha garantito che nessun aggiornamento riattiverà funzioni che l’utente ha scelto di disabilitare, una promessa che va nella direzione giusta considerando quante volte altri produttori “dimenticano” le scelte degli utenti dopo un update.

Prestazioni migliorate


Firefox 148 non è solo controlli IA. Mozilla segnala un miglioramento del 10% nella velocità di rete e del 9% nella reattività generale del browser, numeri che si sommano al lavoro di ottimizzazione portato avanti nelle ultime release.

Tra le altre novità ci sono il supporto ai backup di Firefox su Windows 10, la traduzione automatica per vietnamita e cinese tradizionale e miglioramenti nell’accessibilità per le formule matematiche nei PDF.

La mossa di Mozilla arriva in un momento particolare per il mercato dei browser, dove la pressione per integrare funzioni IA è fortissima. Offrire un modo semplice e trasparente per rifiutarle potrebbe rivelarsi un vantaggio competitivo concreto!


FONTE firefox.com


FONTE blog.mozilla.org


FONTE omgubuntu.co.uk

#hot
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da oggi, 25 febbraio, a roma: “agnès varda. qui e là tra parigi e roma”

AGNÈS VARDA

QUI E LÀ
TRA PARIGI E ROMA

dal 25 febbraio al 25 maggio 2026


A cura di
Anne de Mondenard, Carole Sandrin
Con la collaborazione di

Rosalie Varda

Villa Medici rende omaggio all’opera fotografica dell’artista e regista Agnès Varda (1928-2019) con la sua prima grande retrospettiva in Italia, in occasione del 70° anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma.

La mostra invita a immergersi nella Parigi del dopoguerra e in particolare nel cortile-laboratorio di rue Daguerre, luogo di vita, creazione e sperimentazione di Agnès Varda.

Agli anni parigini fanno eco le fotografie realizzate dall’artista durante i suoi viaggi in Italia, da Venezia a Roma, nelle ville e nei giardini rinascimentali o sui set cinematografici.

In collaborazione con Paris Musées, Musée Carnavelet – Histoire de Paris, l’Institut pour la photographie, Ciné-Tamaris.

Scopri di più
#AccademiaFrancese #AgnèsVarda #AnneDeMondenard #CaroleSandrin #CinéTamaris #fotografia #fotografie #lInstitutPourLaPhotographie #mostra #MuséeCarnaveletHistoireDeParis #ParisMusées #RosalieVarda #rueDaguerre #VillaMedici

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MBCompass v2, la bussola open source ora registra anche i percorsi


MBCompass v2 introduce il tracciamento GPX su Android, ecco cosa cambia nella bussola open source!
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Nel panorama Android le app bussola non mancano, ma spesso sono pesanti, piene di pubblicità o poco trasparenti. MBCompass si è fatta conoscere proprio per l’approccio opposto, codice aperto, dimensioni ridotte all’osso e zero compromessi sulla privacy.

Nei giorni scorsi lo sviluppatore ha annunciato su Reddit l’arrivo di una novità importante, la versione 2 con supporto alla registrazione dei percorsi in formato GPX. Al momento della stesura, però, la nuova release non risulta ancora pubblicata nella sezione ufficiale delle versioni su GitHub, probabilmente il rilascio pubblico potrebbe essere imminente ma non ancora formalizzato.

Cosa cambia con la v2


La novità principale è il tracciamento GPX, uno standard molto utilizzato da chi fa trekking o vuole salvare i propri spostamenti. L’app permette di registrare un percorso, visualizzarlo sulla mappa e consultare statistiche dedicate. È previsto anche un ampliamento con grafici relativi all’altitudine, funzione che renderà l’app ancora più interessante per l’uso all’aperto.

MBCompass continua a basarsi su OpenStreetMap per la visualizzazione della posizione GPS in tempo reale. Restano la possibilità di scegliere tra nord magnetico e nord geografico e il miglioramento della precisione grazie alla combinazione dei sensori dello smartphone.

Un progetto coerente con la filosofia open source


L’app resta estremamente leggera, sotto 1,5 MB, e non integra pubblicità né sistemi di tracciamento. È distribuita anche tramite F-Droid e il codice è consultabile pubblicamente.

Tra le funzioni in arrivo ci sono le mappe offline e la navigazione verso un punto selezionato direttamente sulla mappa. Se la direzione è questa, MBCompass potrebbe diventare qualcosa di più di una semplice bussola minimalista.


FONTE reddit.com


FONTE compassmb.github.io

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Fortuitus, secondo incontro


È già passato un mese! Venerdì 27 febbraio arriva il secondo incontro di Fortuitus, laboratorio aperto per il canto popolare antico. Abbiamo già svolto un bell'incontro, lavorato su due canzoni, ed è possibile ritrovarne traccia in questa pagina, nascosta
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È già passato un mese! Venerdì 27 febbraio arriva il secondo incontro di Fortuitus, laboratorio aperto per il canto popolare antico.

Abbiamo già svolto un bell’incontro, lavorato su due canzoni, ed è possibile ritrovarne traccia in questa pagina, nascosta nel menu del mio sito, ma raggiungibile a questo link.

Per cui, è ben ora di riprendere il lavoro: il laboratorio è aperto a tutti senza iscrizione, basta aver voglia di sperimentarsi nel canto di antiche canzoni per quella sera – potrebbe essere, per questo giro, una buona alternativa a Sanremo.

Viene tutto spiegato nella pagina dedicata, pubblicata qui.

Ed per cui (le d eufoniche, che bellezza), vi aspetto venerdì alla Sala Polifunzionale di Villa Monga a Verona. Indicazioni sulla pagina, o in caso di dubbi contattandomi.

Forza, cantare fa bene, dicono.

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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28 febbraio, frascati (roma): presentazione di “audio doc sound title” (folderol, 2025), a cura di pietro d’agostino


locandina_ sabato 28 febbraio, frascati, agarte, presentazione di audio doc sound title
cliccare per ingrandire

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#Agarte #art #arte #AudioDocSoundTitle #FabioOrecchini #FrancescoCollacchi #fucinaDelleArti #MarcoAriano #PietroDAgostino #soundArt

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26×08 Auto Connesse: Il Prezzo Invisibile dei Dati e della Sorveglianza

Acor3.it


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26x08 Auto Connesse: Il Prezzo Invisibile dei Dati e della Sorveglianza

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L’articolo analizza criticamente come le automobili moderne si siano trasformate in veri e propri computer su ruote capaci di raccogliere una quantità massiccia di dati personali. Attraverso la connettività perenne e i sistemi di assistenza alla guida, i veicoli monitorano costantemente le abitudini, i percorsi e le preferenze degli utenti, spesso a loro insaputa.
acor3.it/podcast/26x08-auto-co…#automotive #datiPersonali #smartphone

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Il silenzio non è consenso. A difesa delle donne più fragili.


Il gran numero di donne (e di uomini) che ha riempito l’aula consiliare del Comune nel pomeriggio di lunedì 23 febbraio dimostra che il tema è molto sentito. Hanno partecipato movimenti femministi e transfemministi, associazioni, forze politiche, forze sindacali, aderendo ad una mobilitazione unitaria pur nelle differenze che permangono.

A fare gli onori di casa la consigliera del M5S […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/02/25/il-s…

#ComuneDiCatania #disabilità #stupro #violenzaSulleDonne

Questa voce è stata modificata (2 mesi fa)

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3. El Hierro, il deserto che trasforma


Ai confini dell'Europa, in uno dei posti in cui fibromialgia e artrite potrebbero andarsene. Nota: da questo episodio in poi ci saranno 2 voci narranti: la voce che racconta i ragionamenti che ho fatto DOPO il viaggio (in blu), e la voce che racconta i pe
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Ai confini dell’Europa, in uno dei posti in cui fibromialgia e artrite potrebbero andarsene.


Nota: da questo episodio in poi ci saranno 2 voci narranti: la voce che racconta i ragionamenti che ho fatto DOPO il viaggio (in blu), e la voce che racconta i pensieri che ho fatto o avuto DURANTE il viaggio (in nero), tratti in parte dal mio diario e in parte da note vocali che ho registrato mentre ero sul posto.


El Hierro (prima parte) – Ai Confini dell'Europa: il Deserto che Trasforma – Verso Casa – dove il cuore vuole stare.


Le Canarie sono un arcipelago di isole remote appartenenti alla Spagna, ma lontane dall’Europa.El Hierro è la più remota delle isole Canarie, la più esterna nell'arcipelago (insieme a La Palma). Lontana da tutto.Un luogo arido, silenzioso, ai margini del continente Africano e lontano dall'Europa.In questo primo episodio ti racconto il mio arrivo su quest’isola dove il paesaggio sembra spoglio, e il vuoto di El Hierro sembra volersi insinuare dentro di te per toglierti il respiro.È qui che il viaggio ha preso una forma nuova, ma l'ho capito soltanto qualche giorno dopo, quando ho annotato sul mio diario tutte le impressioni di quella visita particolare. Non più solo ricerca di bellezza o sollievo, ma un confronto diretto con il vuoto, con il limite, con me stesso.Ho camminato tra pietre nere e spazi immensi, ho registrato suoni e pensieri, e ho capito che il deserto non è assenza, ma possibilità.Possibilità di misurarti con le tue paure più profonde, che non sapevi di avere.Questo episodio parla di confini,di trasformazione, e di come un luogo apparentemente ostile può diventare un’opportunità.Verso Casa comincia da qui: da un’isola che ti lascia spiazzato all'inizio, ma che ti cambia per sempre.🎧 Guarda di più su YouTube 🌍 Scopri di più sul sito Simone ViaggiatoreI miei Video su El Hierro.=== LOCALITA' CITATE ===- La Laguna (Tenerife)- El Hierro- Tamaduste- Valverde- Taibique- La Restinga- La FronteraPossiamo restare in contatto tramite questi canali. Ti aspetto 😀- simoneviaggiatore.com- youtube.com/@versocasa- https.//youtube.com/@simoneviaggiatore- tiktok.com/@simoneviaggiatore- mastodon.uno/deck/@simonperry




I pensieri degli esseri umani non sono quasi mai lineari. Il cuore e la ragione spesso ci spingono in direzioni opposte.

Per quanto mi riguarda in passato avevo capito bene questa cosa, quando il Cuore voleva restare a Tenerife, ma la Ragione sapeva che non era possibile.

C’erano troppe difficoltà, troppi elementi che andavano contro la mia natura… un po’ troppo asociale. Avevo ormai abbandonato l’idea di viverci ed era stato un rospo molto difficile da ingoiare.

Quando perdi il sogno di recuperare la tua salute, tutto diventa più difficile da sopportare.


Però non avevo mai visitato l’isola di El Hierro, alle Canarie. Per il cuore questo sembrava un motivo sufficiente per andare a vedere quanto somigliasse a Tenerife. Forse poteva essere quella la casa che stavo cercando. Non si poteva scartare nessuna possibilità.

Arrivare a El Hierro non sarebbe stato semplice come per le altre isole. Il percorso per arrivarci, a quanto sembrava, era meno lineare dei miei pensieri ma poteva iniziare solo in un modo: bisognava passare da Tenerife, l’isola di cui mi ero innamorato, ma dove non potevo vivere.

[Musica] Sono Simone Perria e questo è il mio viaggio verso casa.


Arrivare a Tenerife è sempre una gioia per me, ma questa volta c’è qualcosa di diverso. Per la prima volta vedrò l’isola solo di passaggio, andando poi a El Hierro e mi sembra quindi di perdermi qualcosa di importante. Ma non è solo questo. C’è un clima quasi spettrale. Una nuvola enorme di polvere è arrivata qui dal Sahara. Mi chiedo quanta debba essere questa polvere, se dal finestrino non riesco nemmeno a vedere il Teide che il vulcano di Tenerife alto quasi 4 km.

Appena esco dall’aereo ho la risposta, è tanta. La si sente persino respirando. Fa pizzicare il naso come quando hai un raffreddore o una laringite. Questa cosa qui la chiamano “Calima“. Non è la prima volta che la vedo, ma stavolta è tanta. Mentre mi sposto verso il nord dell’isola mi accompagna un sole arancio pallido basso sull’orizzonte.

È sera e quando arrivo a San Cristòbal della Laguna, 80 km più a nord è già buio da un pezzo. Mi affaccio dal balcone dell’appartamento che per questa notte mi darà un tetto e un letto e guardo quella città che amo così tanto. Chi vive qui la chiama semplicemente “La Laguna”. Riconosco il campanile del ‘500 costruito con la lava del vulcano e le vie tipiche del periodo coloniale. Però c’è un’aria fredda e con la calima non si vedono le stelle, quelle stelle che qui di solito sono così luminose da sembrare finte. È tutto così diverso dal solito!
Mi sembra che una parte del clima deprimente dell’Emilia-Romagna sia arrivata qui insieme a me. Mi auguro davvero che le cose a El Hierro siano diverse, o avrò buttato via i miei soldi.

Al mattino mi sveglio presto. Devo arrivare a piedi all’aeroporto di Tenarife Nord, da dove partirà il piccolo volo per El Hierro e ci vogliono circa 40 minuti di cammino. Attraversare la città mi piace sempre, anche se la calima non accenna a smettere. Le sue case colorate e i fiori nei giardini mi ricordano che qui siamo quasi al tropico. La natura sboccia rigogliosa. I problemi di questo posto però sono gli stessi che abbiamo noi nelle nostre grandi città: code, traffico e smog. Se vivessi qui la mia vita non cambierebbe granché.

Aeropuerto de Los Rodeos, Tenerife Nord: relativamente piccolo, ma non più di tanto. Sono un pochino in ansia, stanno…beh ansia, una parola grossa; sono un po’ preoccupato. Stanno cancellando alcuni aerei che vengono dalla parte est dell’arcipelago. Potrebbe essere per calima o per vento e non vorrei che… così facendo con queste cancellazioni magari il mio volo dovesse saltare. Vediamo.

Per fortuna alla fine partiamo e in meno di mezz’ora arrivo a El Hierro. Quando vedo l’aeroporto finalmente capisco. La pista è davvero piccola. Ecco perché gli unici collegamenti che da qui ti portano nel mondo esterno sono solo per Gran Canaria o Tenerife. Non si potrebbe fare diversamente perché con questa lunghezza possono atterrare solo aerei abbastanza piccoli e con poca autonomia. Appena esco dall’aeroporto inizia l’esplorazione vera dell’isola.

Il paesaggio è aspro, la luce del sole filtrata dalla polvere nell’aria, e ho la sensazione di essere finito su una roccia in mezzo all’oceano. Per scacciare questa sensazione vado subito a Tamaduste, un paese vicino. Una piccola insenatura è stata attrezzata come area balneare con terrazzamenti in cemento e docce. A Tenerife e Gran Canaria ce ne sono di simili, ma si deve fare a gomitate per litigarsi uno spazio per l’asciugamano.

Qui invece ci sono solo sei persone che mi guardano con indifferenza.


Sto iniziando a rendermi conto di quanto sia remota quest’isola. Quest’isola dove persino una delle poche località balneari segnalate sulle guide si presenta in questo modo: semideserta e in alta stagione. Le case del paese sono state costruite su una colata di lava. Con il suo nero intenso contrasta con il colore bianco delle mura.

Io sto guardando tutto questo con gli occhi del turista. Per me questa è una meraviglia della natura. È un posto dove un vulcano in un qualche momento della storia ha creato terra e paesaggio dove non c’era. E’ una meraviglia, in sostanza, un ambiente naturale molto particolare in Europa, insomma, però allo stesso tempo intuisco che con gli occhi di un residente tutto questo può essere spaventoso, nel senso che tutto questo silenzio, tutta questa assenza di cose, di persone, questa questa luminosità soffusa della calima che ti toglie la vista, ti fa sentire proprio come l’ultima persona dell’universo, insomma, deve essere un po’ pesante, secondo me. Poi non è tutti i giorni così. Ovviamente la Calima non c’è tutti i giorni, anzi c’è circa una volta al mese di media, però insomma intuisco che deve essere molto difficile vivere qui.


Per rendersi conto di quanto sia piccola e remota El Hierro basta vedere Valverde che è il suo capoluogo. Ci arrivo alle 3:00 del pomeriggio di una domenica d’inverno quando fuori ci sono 24°. Questo clima per me sarebbe perfetto. Se vivessi qui penso che sarei sempre all’aria aperta, ma in realtà non vedo nessuno che stia all’aria aperta.

Qui a Valverde c’è anche uno dei tre distributori di benzina di tutta l’isola e il piccolo ospedale. L’unico. Sembra modesto dall’esterno, ma qui è letteralmente l’unico punto in cui puoi ottenere le cure fondamentali.


Non ha molti reparti, ma c’è il pronto soccorso e per i residenti questa è una grande risorsa. Avevo letto che la struttura fosse al collasso a causa delle barche che arrivano qui dalle vicine coste africane cariche di migranti come accade a Lampedusa. Sarà anche vero, ma almeno dall’esterno non si notano le orde di persone che racconta la stampa. L’appartamento che ho prenotato è poco dopo Las Casas. Il paese si chiama Taibique.

È una bella casa a schiera su due piani ai margini di un bosco. Ha anche un giardino sul retro dove di notte è così buio che posso fotografare le stelle, qualcosa che dove vivo io sarebbe impensabile. Sarebbe davvero bello vivere qui.

C’è tutto quello che sto cercando, a parte l’aria che non è pulita, ma sporcata dalla calima. Questa però è una condizione temporanea, eppure ho la sensazione che qualcosa non vada in questo posto.


Al mattino mi sveglio con l’intenzione di vedere il sud dell’isola. Dopo una colazione veloce parto per La Restinga, il paese più a sud d’Europa, nell’emisfero nord. Per arrivarci devo percorrere l’unica strada che da Taibique porta verso sud. Pochi chilometri di strada, ma con un paesaggio surreale intorno.

[Musica]Rispetto a ieri la calima è addirittura aumentata. È la prima volta che mi capita di trovarla così intensa. Guardandomi attorno vedo che il cielo è così offuscato da essere marrone anziché azzurro e il sole color del sangue si può osservare anche a occhio nudo senza farsi male agli occhi. La lava che è uscita dai coni vulcanici che ho attorno si è solidificata da chissà quanto, ma sembra che debba ripartire da un momento all’altro. Provo una sensazione di pericolo e ho l’impressione di non essere neanche più sul pianeta Terra.


Mi trovo a La Restinga, è il punto più meridionale dell’isola di El Hierro. E’ anche un punto un po’ speciale perché è il punto più a sud d’Europa. Oggi c’è un clima, oserei dire… surreale e spettrale allo stesso tempo perché continua a esserci la calima, che è questa polvere del Sahara in sospensione, quindi rende tutto un po’ soffuso. Sembra a tratti di stare su Marte, non si vede quasi anima viva. Il piccolo ufficio postale è chiuso e alle fermate del bus non c’è nessuno.

In effetti qualcuno c’è, una bambina che fa avanti e indietro in una viuzza col suo monopattino. È l’unica presenza umana che riesco a vedere. Al porticciolo invece c’è una spiaggetta di sabbia, la prima che vedo nell’isola, dove il mare è color zaffiro e due sub si stanno immergendo senza far troppo caso alle decine di granchi sul loro percorso. Tutta la scena è veramente tranquilla. La spiaggetta con il suo colore scuro, le barche colorate dei pescatori che ondeggiano con le onde e questo vento continuo e leggero che accarezza la pelle.

Tutto questo mi dà un grande senso di pace. quella pace che c’è quando un bel posto è tutto per te. Se potessi venire a vivere qui, potrebbe essere tutto per me molto spesso. Questo pensiero è davvero allettante, ma subito dopo capisco cosa c’è di strano a El Hierro.

Qui nel punto più a sud d’Europa il tempo scorre più lentamente. Ci sono tantissime strutture, tantissimi parchi, tantissimi tantissime panchine, tantissimi camminamenti che ti permettono di accedere al mare, tantissime aree ricreative, ma ti chiedi per chi. Non c’è nessuno. Non c’è davvero nessuno rispetto ai nostri canoni. È incredibile.


Chissà se il paese era così vuoto, quando è stato evacuato nel 2011. Il vulcano sottomarino, a soli 5 km da La Restinga, aveva iniziato a eruttare e le autorità avevano disposto lo sgombero degli abitanti per qualche tempo. Al termine dell’eruzione alcuni avevano scelto di non tornare più, e li capisco.

Nessuno vorrebbe vivere con il pensiero di doversene andare da casa propria all’improvviso.


Vivere a La Restinga potrebbe darmi quasi tutto quello che cerco, ma dovrei convivere con questa sensazione di pericolo geologico costante. Non so se me la sento.

Proseguo verso ovest, nell’unica strada che c’è. Ci sono solo rocce, coni vulcanici e strani recinti che dovrebbero contenere animali, ma gli animali non ci sono e nemmeno i pastori se è per questo.


La strada mi porta sempre più a ovest tra tornanti e scogliere di roccia arancione, finché arrivo al Faro della Orcilla, un punto un po’ speciale.

Di qui passa il meridiano Zero. E non è una cosa da poco, perché in passato il riferimento di tutti i navigatori del mondo conosciuto non era Greenich nel Regno Unito. Era questo punto. Era El Hierro, che i marinai usavano per orientarsi nella navigazione per sapere che questa era l’ultima terra prima che iniziasse l’oceano aperto.

Mi piacerebbe che El Hierro diventasse anche il mio punto di riferimento. Sono davvero molto combattuto perché da un lato qui c’è tutto quello che stavo cercando, ma comincio a capire che ci sono cose di cui non sapevo di avere bisogno.


Arrivo all’eremo della Virgen de Los Reyes dedicato alla Madonna, ma anche qui non c’è nessuno. Mi chiedo perché fare un santuario della patrona dell’isola proprio in questo punto dove non ci sono paesi qui vicino. Detesto ammetterlo, ma se avessi bisogno di aiuto qui sarei nei guai. Non c’è nessuno e il cellulare non prende. Normalmente tutto questo silenzio mi piacerebbe molto, ma non qui.

L’unico suono che sento è quello dei corvi che gracchiano.


Sfido chiunque a non sentirsi ammaliato e a disagio in un posto così.

Se possibile, proseguendo il paesaggio diventa ancora più maestoso. Scogliere sempre più imponenti, vulcani spenti sempre più grandi, distese di pietrisco creati da eruzioni e archi di roccia che il mare ha decorato con forme spettacolari, come se fossero un regalo per me.

Sono già le 5:00 e a questo punto devo prendere una decisione. Potrei tornare indietro, ma nel tempo che ci impiegherei a tornare da dove sono partito, il sole sarebbe già calato e mi ritroverei da solo e per giunta al buio.

Oppure posso proseguire.

Il navigatore mi dice che poco più avanti dovrebbe esserci un paese, anche se in effetti non vedo ancora nulla. Quando arrivo nel punto più aovest di El Hierro, però, vedo il grandissimo golfo creato da un enorme vulcano che in passato è crollato per metà in mare. Lì, proprio al centro di questo splendido arco, vedo qualche casa in lontananza. È La Frontera, uno dei paesi più grandi di tutta l’isola. Finalmente rivedo tracce umane e mi accorgo che il mio respiro ora è più rilassato.

La desolazione del sud di El Hierro mi aveva insegnato che il mio essere associale è soltanto una facciata.

Forse mi è sempre piaciuto vedermi così, ma non era vero. Mi sono sentito perso laggiù, da solo, in quel grande deserto di vulcani.

Voglio vivere ai margini dell’umanità, non fuori. Voglio restare fuori dai luoghi affollati, ma abbastanza vicino da poterli frequentare quando la solitudine è troppa.


Allo stesso tempo però il corpo stava benissimo in quel clima secco e sentivo che le energie erano tornate, non c’era più traccia del dolore alle articolazioni.

A quel punto mi chiedevo se fossi condannato a vivere in un deserto.

Potevo solo continuare a esplorare l’isola e sperare di trovare un posto adatto a me. [Musica]

Viaggio tra le isole d’Europa per trovare un posto dove il cuore vuole stare e il corpo non fa male. So che esiste, devo solo trovarlo. Se anche tu ami viaggiare o sogni di cambiare vita, seguimi in questo lungo viaggio verso casa.

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PikaPods: quattro nuove app da provare e tanti aggiornamenti


PikaPods aggiunge BookLore, n8n, NoteDiscovery e LubeLogger al suo catalogo. Arrivano anche aggiornamenti importanti per Navidrome, Uptime Kuma e Actual Budget.
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Per chi non lo conoscesse, PikaPods è un servizio di hosting che permette di avviare applicazioni open source e self-hosted in pochi clic, senza dover configurare server, Docker o aggiornamenti. Si paga solo per le risorse utilizzate e i dati restano sotto il proprio controllo. Una specie di via di mezzo tra il self-hosting puro e i servizi cloud tradizionali, perfetta per chi vuole i vantaggi del primo senza la manutenzione.

Questo mese il catalogo si arricchisce di quattro nuove applicazioni e arrivano aggiornamenti sostanziosi per diversi software già disponibili.

Le nuove app


BookLore è una libreria digitale per organizzare la propria collezione di ebook. Ha un lettore integrato per EPUB, PDF e fumetti, recupera automaticamente i metadati da Google Books e Open Library e supporta la sincronizzazione con i lettori Kobo. Per chi ha ebook sparsi ovunque è una manna.

n8n è la novità più grossa. Si tratta di uno strumento di automazione simile a Zapier ma open source e self-hosted. Permette di creare flussi di lavoro con un editor visuale drag-and-drop, con oltre 400 integrazioni disponibili e la possibilità di scrivere codice JavaScript o Python quando serve più controllo. Supporta anche flussi con agenti AI tramite LangChain.

NoteDiscovery è un’app per prendere appunti che ricorda molto Obsidian, ma completamente self-hosted. Le note vengono salvate come semplici file Markdown, c’è una vista a grafo per esplorare i collegamenti tra le note e il supporto a LaTeX e diagrammi Mermaid per chi lavora con documentazione tecnica.

LubeLogger è più di nicchia: serve a tenere traccia della manutenzione dei veicoli, dai tagliandi ai rifornimenti, con promemoria basati su chilometraggio o data. Non è per tutti ma chi ha più auto potrebbe trovarlo molto comodo.

Aggiornamenti da segnalare


Tra le app già presenti, Navidrome raggiunge la versione 0.60 e introduce un sistema di plugin basato su WebAssembly, un bel salto in avanti per chi usa questo server musicale self-hosted. Arriva anche la funzione “Instant Mix” per generare playlist di brani simili a partire da qualsiasi traccia.

Uptime Kuma 2.1 è un aggiornamento massiccio con oltre 250 pull request, nuove integrazioni per le notifiche (Jira Service Management e Google Sheets tra le altre) e template personalizzabili per Discord, ntfy e Slack.

Actual Budget nella versione 26.2 aggiunge dashboard multiple con layout personalizzabili e temi colore dalla community, oltre a un nuovo report di analisi del budget.

PikaPods ha anche rinnovato la propria dashboard con statistiche sull’utilizzo di CPU e memoria per ogni applicazione, e ha introdotto una funzione firewall per limitare l’accesso ai pod tramite indirizzo IP.


FONTE pikapods.com

#hot
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AISA dà il benvenuto a un nuovo socio istituzionale: l’Università Vita-Salute San Raffaele.
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Copilot di Microsoft ha letto per settimane le email riservate degli utenti


Un bug in Microsoft 365 Copilot ha permesso all'assistente AI di leggere e riassumere email contrassegnate come riservate, ignorando le protezioni configurate dalle aziende.
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Per quasi un mese l’assistente AI di Microsoft ha avuto accesso a email che non avrebbe dovuto toccare. Un bug nella funzione Copilot Chat di Microsoft 365, scoperto il 21 gennaio ma reso pubblico solo il 18 febbraio, ha fatto sì che l’intelligenza artificiale leggesse e riassumesse le email archiviate nelle cartelle “Posta inviata” e “Bozze” degli utenti, anche quando queste erano contrassegnate come riservate con etichette di riservatezza specifiche.

In pratica, le policy di protezione dei dati (DLP) che le aziende configurano apposta per impedire a strumenti automatici di accedere a contenuti sensibili venivano completamente ignorate da Copilot. Documenti finanziari, comunicazioni legali, informazioni commerciali riservate: tutto potenzialmente finito nel tritacarne dell’AI senza che nessuno se ne accorgesse.

La risposta di Microsoft


Microsoft ha confermato il problema attribuendolo a un “errore nel codice” e ha iniziato a distribuire una correzione a inizio febbraio. L’azienda ha precisato che il bug non ha dato a nessuno accesso a informazioni che non fosse già autorizzato a vedere, il che è tecnicamente vero ma non coglie il punto: il problema non è solo chi poteva vedere cosa, ma il fatto che un sistema AI stesse processando dati che erano stati esplicitamente protetti per non essere processati.

Microsoft non ha comunicato quanti utenti o organizzazioni siano stati coinvolti. La correzione è stata distribuita globalmente, ma il ritardo tra la scoperta (21 gennaio), il riconoscimento ufficiale (3 febbraio) e la comunicazione pubblica (18 febbraio) lascia più di qualche perplessità.

Il contesto


La coincidenza è quasi poetica: nella stessa settimana il Parlamento Europeo ha deciso di bloccare le funzionalità AI sui dispositivi dei parlamentari, citando proprio l’impossibilità di garantire che i dati riservati non finiscano dove non dovrebbero. Intanto Amazon Web Services ha avuto due interruzioni significative causate proprio da strumenti AI. Il messaggio che arriva da più parti è abbastanza chiaro: integrare l’intelligenza artificiale ovunque senza le dovute cautele porta a incidenti, e il rischio è che questi diventino la norma piuttosto che l’eccezione.

Per chi gestisce dati sensibili e cerca alternative che non li passino a sistemi AI non richiesti, servizi di posta come Tuta o Proton Mail continuano a rappresentare la scelta più prudente: la crittografia end-to-end garantisce che nessuno, nemmeno il fornitore del servizio, possa leggere il contenuto delle comunicazioni.


FONTE bleepingcomputer.com


FONTE techcrunch.com


FONTE politico.eu

#hot
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NanaZip 6.0: 7-Zip rifatto per Windows moderno


NanaZip è un fork open source di 7-Zip pensato per integrarsi con Windows 10 e 11. La versione 6.0 è appena uscita con nuova interfaccia, modalità scura e aggiornamenti automatici.
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Chi usa Windows e comprime file probabilmente conosce 7-Zip, uno di quei programmi che funzionano benissimo da vent’anni ma che sembrano fermi al 2005 come interfaccia. NanaZip nasce proprio da qui: è un fork open source di 7-Zip che mantiene tutto il motore di compressione originale ma lo veste con un’interfaccia pensata per Windows 10 e 11.

La versione 6.0, uscita pochi giorni fa, porta con sé diverse novità nell’interfaccia grafica, il supporto alla modalità scura con effetto Mica di Windows 11, l’integrazione nativa col menu contestuale (quello del tasto destro, per capirci) e una serie di correzioni di sicurezza.

Cosa cambia rispetto a 7-Zip


La sostanza sotto il cofano resta la stessa: gli stessi formati supportati (ZIP, 7z, RAR, TAR e oltre 80 altri), la stessa affidabilità, gli stessi algoritmi di compressione. NanaZip aggiunge però codec extra come Brotli e Zstandard, aggiornamenti automatici tramite Microsoft Store (niente più download manuali ad ogni nuova versione), e un pacchetto di protezioni di sicurezza in più come il Control Flow Guard contro gli attacchi alla memoria.

Si installa dal Microsoft Store o da GitHub, è gratuito, open source sotto licenza MIT. Per chi cerca una versione portatile, è disponibile anche quella, anche se con qualche limitazione (niente menu contestuale né associazioni file).

Se 7-Zip vi ha sempre soddisfatto come funzionalità ma ogni volta che lo aprite vi sembra di tornare indietro nel tempo, NanaZip merita un tentativo.


FONTE github.com


FONTE ntcompatible.com

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Anytype 0.54: arrivano i tab nell’alternativa open source a Notion


Anytype 0.54 introduce i tab per lavorare su più oggetti nella stessa finestra, filtri avanzati con logica AND/OR e intestazioni comprimibili. Ecco le novità principali.
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Per chi non lo conoscesse, Anytype è un’applicazione open source per organizzare note, documenti, attività e praticamente qualsiasi tipo di informazione. Funziona un po’ come Notion, ma con una differenza sostanziale: i dati vengono salvati in locale e sincronizzati tra i propri dispositivi tramite una rete peer-to-peer, senza passare da server centralizzati. Disponibile su desktop, Android e iOS, è una delle alternative più interessanti per chi cerca uno strumento potente senza rinunciare al controllo sui propri dati.

La versione 0.54 porta con sé alcune novità che erano tra le più richieste dalla community.

Tab e filtri avanzati


La più attesa è senza dubbio l’arrivo dei tab: ora si possono aprire più oggetti nella stessa finestra, proprio come le schede di un browser. Si possono riordinare, fissare quelli importanti e trascinarne uno fuori per aprirlo in una finestra separata. All’avvio dell’app i tab rimangono dove li avevi lasciati.

L’altro pezzo grosso riguarda i filtri, completamente ridisegnati. Oltre a un’interfaccia più pulita, adesso supportano la logica AND/OR per combinare più condizioni e costruire interrogazioni complesse. Tra le aggiunte c’è anche il filtro dinamico “Utente corrente”: si imposta una volta e ogni membro del team vede automaticamente i dati che lo riguardano.

Intestazioni comprimibili e ricerca in chat


Le intestazioni nei documenti possono ora diventare sezioni comprimibili, utili per navigare pagine lunghe senza perdersi. Si creano dal menu rapido o con scorciatoie Markdown e si possono aprire o chiudere tutte insieme.

Per chi usa le chat integrate, arriva finalmente la ricerca tra i messaggi con la classica scorciatoia Ctrl+F, con risultati ordinati per data e frecce per spostarsi tra le corrispondenze.

Il resto dell’aggiornamento include il trasferimento della proprietà dei canali, il download automatico dei file negli spazi condivisi, la ricerca full-text nelle collezioni e una lunga lista di correzioni.


FONTE community.anytype.io


FONTE anytype.io

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Treno Regionale con doppia di Pop ETR104.182 + ETR104.152 in arrivo a Pisa Centrale – 06/10/2025


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26x07x01 Guerra nel Codice Attacchi Autonomi di Agenti IA nell’Open Source

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Questi testi documentano un caso senza precedenti in cui un agente autonomo di intelligenza artificiale ha pubblicato un attacco diffamatorio contro Scott Shambaugh, un manutentore di software open source.
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25×13 Manuale per salvare il mondo: i 45 anni di Conan

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L’articolo celebra il quarantacinquesimo anniversario della serie animata Conan il ragazzo del futuro, evidenziando il ritorno nelle sale italiane degli episodi conclusivi in formato cinematografico.
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URnetwork: estensione per Chrome, supporto MCP e configurazione WireGuard


URnetwork, la VPN decentralizzata e open source, rilascia un'estensione per Chrome, Edge e Brave, aggiunge il supporto MCP per agenti AI e la compatibilità con WireGuard.
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URnetwork è un progetto che si propone come alternativa decentralizzata alle VPN tradizionali. Invece di appoggiarsi a server gestiti da un’unica azienda, il traffico viene instradato attraverso una rete peer-to-peer di nodi messi a disposizione dagli stessi utenti, che possono scegliere di condividere la propria banda in cambio di ricompense. Il codice è open source e disponibile su GitHub, il che almeno sul piano della trasparenza è un buon punto di partenza. Il progetto è ancora giovane e merita attenzione, ma anche una certa cautela: ne avevo parlato in una piccola recensione su Le Alternative.

Nel loro ultimo aggiornamento sono arrivate tre novità.

Estensione per browser


URnetwork è ora disponibile come estensione per Chrome, Brave ed Edge, scaricabile dal Chrome Web Store o dal Microsoft Edge Store. Per chi usa già il servizio è l’unico modo per connettersi da Windows e Linux visto che l’applicazione desktop esiste solo per macOS.

Supporto MCP per agenti AI


Novità più tecnica e di nicchia: URnetwork ha aggiunto un endpoint MCP (Model Context Protocol) che permette agli agenti AI di configurarsi autonomamente una VPN per accedere alla rete in modo privato. L’idea è dare agli agenti la possibilità di navigare, fare ricerche o interagire con servizi web senza esporre l’IP di chi li gestisce. Funzionalità rivolta soprattutto a chi lavora con automazioni e AI.

Compatibilità WireGuard


Ora è possibile associare una configurazione WireGuard a un client URnetwork, il che apre la compatibilità a qualsiasi dispositivo che supporti il protocollo, compresi router e desktop già configurati. Una buona mossa per semplificare l’adozione da parte di chi ha già un’infrastruttura esistente.

La rete dichiara di aver raggiunto 100.000 nuovi nodi nel solo mese di gennaio. Numeri da prendere con le pinze, come sempre in questi casi, ma che suggeriscono un interesse crescente. Come per qualsiasi servizio che gestisce traffico di rete, il consiglio è sempre quello di informarsi bene prima di affidargli i propri dati.


FONTE ur.io


FONTE github.com


FONTE lealternative.net


URnetwork, condividere la connessione creando una rete alternativa alle VPN


URnetwork è una sorta di via di mezzo tra le VPN e Tor. Usandolo condividerete la vostra connessione e userete la connessione degli altri.

lealternative.net/2025/05/21/u…


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Cino Moscatelli decise il trasferimento dei suoi partigiani a Rimella


Alagna in Valsesia. Fonte: mapio.net

La via più diretta dalla Valsesia alla Svizzera intrapresa dai prigionieri alleati passava da Alagna (VC) a Macugnaga (VB), attraverso i passi del Turlo e del monte Moro, che dava accesso al Cantone del Vallese, verso Saas e Visp. Nei giorni successivi all’8 settembre si incamminarono lungo questo itinerario numerosi soldati alleati giunti in Valsesia direttamente o attraverso le vie montane del Biellese. Il passo fu presto messo sotto controllo dai tedeschi e chiuso al transito, possibile peraltro, vista l’altitudine, solo fino alle prime nevicate. Dal Turlo, tra il 12 ed il 13 luglio ’44, durante l’offensiva nazifascista contro la zona libera della Valsesia, transitarono circa seicento persone, in un drammatico esodo nel tentativo di guadagnare l’Ossola e la Svizzera. I fuggitivi sostarono, durante la faticosa ascesa al Turlo, nelle baite degli alpeggi di Mittentheil (1.943 m) e di Faller (1.984 m). Le truppe tedesche e repubblichine, chiusa la via a nord ed a sud del passo, catturarono tra Macugnaga ed Alagna sedici uomini, partigiani e carabinieri, che furono fucilati ad Alagna il 14 luglio.
[…] Alla fine del gennaio ’44, dopo il rastrellamento nazifascista alle prime basi partigiane sul monte Briasco, Cino Moscatelli decise il trasferimento degli uomini a Rimella (VC). In paese fu allestito un posto comando all’albergo Monte Capio, un’infermeria nell’albergo Fontana e vari accantonamenti in alcuni caseggiati. Gli accessi alla zona furono tutti presidiati; tra essi anche la Bocchetta di Campello, strategicamente rilevante per i collegamenti con le formazioni della Valstrona, del Cusio e dell’Ossola. Sempre a Rimella fu decisa la costituzione della 6a brigata partigiana “Gramsci”, nel salone dell’albergo Fontana, e vennero organizzate altre unità che diedero vita, in seguito, alla divisione ossolana “Redi” ed al distaccamento “Filippo Beltrami” operante in Valstrona e nel Cusio. Nel marzo ’44 Rimella subì un’incursione area. La minaccia del rastrellamento della Valmastallone, che poi si avverò, indusse Moscatelli a trasferire la brigata nella vicina Fobello.
[…] Dopo il primo grande rastrellamento nazifascista alle basi partigiane sul monte Briasco (gennaio ’44), le formazioni di Moscatelli si trasferirono a Rimella e Fobello (gennaio-aprile ’44). Nei primi giorni di aprile le due vallate vennero investite da un sistematico rastrellamento compiuto da truppe tedesche e repubblichine, nel corso del quale vennero catturati numerosi renitenti. L’operazione costrinse Moscatelli a spostare il comando partigiano della brigata “Gramsci”, di recente costituzione, da Rimella a Fobello e successivamente ad abbandonare la zona. Durante le operazioni di sganciamento, il distaccamento Comando sostenne il peso maggiore della pressione nemica, resistendo per alcuni giorni nella valle del Roy. La formazione partigiana si ritirò prima all’alpe Tornelli (1.870 m), successivamente all’alpe Rianuova (1.443 m), ed infine, dopo aver evitato un totale accerchiamento all’alpe del Sasso Rondo (1.736 m), attraversò la Bocchetta del Cardone e riparò in Valsermenza. Con la fine dei combattimenti nella valle del Roy, si aprì un periodo di crisi e sbandamento per il movimento partigiano che durò sino al giugno del ’44, quando la Valsesia divenne zona libera. Lungo il percorso è possibile osservare i segni dei combattimenti nei resti di alcune baite che furono incendiate.
[…] Nelle fasi finali del rastrellamento su Rimella e Fobello (aprile ’44), alcuni valichi quali la bocchetta del Cardone, a nord di Rimasco, o il passo del Cavaglione, a nord di Boccioleto, furono utilizzati dai partigiani per sfuggire all’accerchiamento. Il comando della legione [repubblichina] Tagliamento dall’aprile ’44 insediò un’intera compagnia a Rimasco, alla confluenza delle vallette di Rima e Carcoforo, passaggio obbligato fra l’alta e la bassa valle, per rastrellare i renitenti alla leva e i militari che si erano nascosti in alta Valsermenza, area fino ad allora del tutto tranquilla (solo a Carcoforo vivevano in clandestinità circa settanta tra alti ufficiali, ufficiali di complemento e soldati semplici del regio esercito). Nel corso della guerra i partigiani crearono basi clandestine e posti tappa più in basso, nella Val Cavaglione, sopra Boccioleto e negli alpeggi intorno alla cresta del Pizzo Tracciora. Tra gli episodi più rilevanti si ricordano il rastrellamento all’alpe Portile (20 aprile ’44), la fucilazione di due partigiani a Rimasco (26 aprile ’44) e l’eccidio dell’alpe Fey, che insieme ad altri piccoli alpeggi della zona, era spesso utilizzato come punto d’appoggio o come rifugio. Il 7 novembre del ’44, probabilmente in seguito ad una delazione, reparti repubblichini piombarono di sorpresa sui partigiani alloggiati nelle baite dell’alpeggio. L’imboscata costò ai partigiani quattro morti e la cattura di cinque uomini. I prigionieri furono fucilati qualche ora più tardi, presso il cimitero di Balmuccia.
Progetto “La memoria delle Alpi” [n.d.r.: indirizzo web non più reperibile; altre notizie su Istorbive]

La squadra partigiana si trovava all’alpe Fej di Rossa pochi giorni dopo aver dato sepoltura al comandante partigiano Martin Valanga (Martino Giardini), ucciso all’alpe Tracciora per l’esplosione accidentale di un ordigno che aveva nello zaino. Ai funerali, celebratisi a Rossa, partecipano molti comandanti partigiani; l’eccessiva pubblicità concentra l’attenzione nazifascista: il tenente Pisoni, appartenente alle SS italiane guida una spedizione di SS tedesche e legionari della “Muti” verso l’alpe Fej, che si trova a circa un’ora di cammino da Rossa; la manovra di accerchiamento delle baite in cui riposano i partigiani riesce e poco dopo l’alba si apre il fuoco; quattro partigiani muoiono sul campo, i loro cadaveri vengono straziati e le baite dell’alpeggio sono date alle fiamme. Gli altri sei partigiani sono portati a Balmuccia, paese del fondovalle, dove dopo estenuanti trattative il parroco locale riesce ad evitare la fucilazione del partigiano più giovane. L’esecuzione è ordinata dal tenente Guido Pisoni e rientra fra i capi di imputazione che lo porteranno a processo, in contumacia, e alla condanna a morte mai eseguita.
Redazione, Episodio di Alpe Fej di Rossa, Balmuccia, 07.11.1944, Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia

Ma la situazione muta dopo l’estate ’44. In Valsesia e in altre zone dell’arco alpino, tra l’autunno e l’inverno 1944-’45: il fondovalle viene occupato quasi costantemente dalle forze nazifasciste. In Valsesia nei centri più popolosi, come Varallo e Borgosesia, vengono creati presidi con fascisti e tedeschi, mentre le vie di comunicazione sono maggiormente presidiate.
Se il fondovalle è occupato dai fascisti, la fascia degli alpeggi medio alti si popola di altre presenze: renitenti alla leva, ex militari del Regio esercito, membri del Cln, collaboratori della Resistenza e, naturalmente, partigiani.
È un mondo clandestino che s’ingegna alla sopravvivenza. Questa variegata umanità abita gli scantinati delle baite, i ruderi, le grotte e le balme da dove i giovani renitenti alla leva rientrano a casa quasi tutte le notti.
I partigiani dell’alpe Sellaccio vengono avvertiti con due lenzuola stese sul prato della presenza di fascisti dagli abitanti della sottostante frazione.
I fuggiaschi dell’alpe Lavazei vanno a prendere l’acqua al fontanile travestendosi da donne perché dal fondovalle, fascisti e tedeschi sono sempre in caccia. Minacciano, catturano ostaggi, bruciano baite e case, uccidono.
Gli abitanti degli alpeggi si muovono nello spazio verticalmente, salendo e scendendo dai rifugi per rifornirsi di alimenti, medicine, vestiario, aiutati da gruppi di donne che sono la vera anima logistica della Resistenza in valle.
Ma si muovono anche orizzontalmente sui crinali delle montagne, di vallata in vallata, tenendosi lontani dai paesi, a filo di cresta, sfruttando la copertura dei boschi, sempre tenendosi il più possibile al coperto. Dal fondovalle gli occhi che scrutano non sono solo quelli dei nazifascisti, ma anche quelli delle spie, il pericolo maggiore.
Sezione Anpi Varallo Alta Valsesia, Sulle alte vie di Moscatelli in Valsesia, Patria Indipendente n. 112

[…] La Resistenza in Valsesia ebbe inizio la sera stessa dell’armistizio (Ndr: l’8 settembre 1943) quando, con a capo il primo cittadino, Cav. Osella, si era formato a Varallo il Comitato Valsesiano di Resistenza (ne facevano parte anche l’avv. Barbano, Peter Grober, Ezio Grassi e l’avv. Balossino) … l’11 settembre il Comitato nominava Cino Moscatelli, da tempo presente nell’organizzazione clandestina del PCI, e ‘Ciro’ (Eraldo Gastone) al comando dell’organizzazione militare della Valsesia; incaricandoli di sovraintendere ai primi centri di raccolta subito formatisi in alcune località della Valle: alle Piane, a Campertogno, al Brisco e a Camasco.
[…] grazie all’opera del Comandante ‘Nedo’ [n.d.r.: Piero Pajetta] è tutto un nascere di distaccamenti “garibaldini”: il ‘Pisacane’ nella Valsessera, il ‘Piave’ a Basto di Mosso S.ta Maria, il ‘Bandiera’ nella Valle d’Andorno e, infine, il ‘Gramsci’ in Valsesia. …sotto la pressione continua di renitenti, di sbandati, di compromessi che affluiscono dalla pianura vercellese e novarese. …in Valsesia sono numerosi i centri di raccolta allestiti negli alpeggi, oppure lungo i declivi della Sivella e tra le casere dell’Argnaccia. …Le azioni a valle vengono effettuate con prontezza e decisione: dopo l’attacco ai fascisti asseragliati nel Municipio di Varallo, si scende a Grignasco per rifornire di scarpe l’intero distaccamento e ci si spinge ancora, sino a Borgosesia, per liberare dalle carceri alcuni partigiani e diversi antifascisti locali.
[…] Il 12 dicembre un gruppo del ‘Gramsci’ blocca Serravalle … e il 14, occupata Varallo, grazie alla solidarietà dei Carabinieri, vengono fatti ingenti prelievi alla Banca Popolare … Il 15 è la volta di Borgosesia dove, dopo il disarmo dei Carabinieri, viene distribuito alla popolazione un intero stock di viveri prelevato dal locale consorzio fascista …Il 31 dicembre ha luogo il primo grande scontro presso Camasco di Varallo: circa la metà del ‘Gramsci’ combatte con successo contro il 63° battaglione “M” “Tagliamento”.
[…] Dietro la forte pressione di duemila nazi-fascisti, il ‘Mameli’, il ‘Bandiera’ e il ‘Piave’ abbandonano basi, magazzini ed armi … e con una marcia forzata… si trasferiscono a Scopello… presso gli organizzati ‘garibaldini’ di Moscatelli; dopo di che … si riparte per Rassa per… procedere alla riorganizzazione dei reparti. Ma a Rassa … si scrive forse la pagina più sanguinosa di tutta la lotta partigiana vercellese. Dal punto di vista strategico Rassa era infatti una vera e propria posizione-trappola: al centro di una conca sprofondata tra i massicci del Corno Rosso, della Meja e del Cossarello… aveva come unico sbocco la stradicciola che digrada lenta a valle fino a ricongiungersi alla rotabile Varallo-Alagna nel tratto Piode-Campertogno. …Il mattino del 13 marzo, circa 1500 tedeschi, a bordo di 52 camion preceduti da alcuni carri armati, salivano in Valsesia … per l’attacco a Rassa. Sui tre distaccamenti partigiani… si scatena un uragano di fuoco … Ben presto … le condizioni di lotta si fanno disperate. …Poi viene l’ordine di ritirarsi … tutti si sbandano, corrono verso la montagna pullulante di feriti che si lamentano …in cerca di salvezza. Ed i tedeschi seguono le piste di sangue sulla bianca coltre di neve, sparano in alto sulle sagone nere che si muovono lentamente, catturano ed uccidono i feriti. Dieci ‘garibaldini’ giacciono nelle postazioni, altri cadono ancora nella neve, altri 12 vengono catturati in una baita e fucilati presso il cimitero di Rassa, dopo di aver subito sevizie di ogni genere.
Gianni Zandano, La Lotta di Liberazione nella Provincia di Vercelli, ed. SETE, Vercelli, 1957, testo qui ripreso da Uno sguardo a Piode
#1943 #1944 #1945 #alleati #CinoMoscatelli #fascisti #GianniZandano #MacugnagaVB #Novara #partigiani #prigionieri #province #Resistenza #RimellaVC #Sesia #Svizzera #tedeschi #Val #Valsesia #VerbanoCusioOssola #Vercelli

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Perché dovresti (ri)scoprire gli RSS


Gli RSS esistono da oltre vent'anni e restano il sistema più efficace per seguire siti, canali YouTube e persino Reddit senza algoritmi, tracciamenti o iscrizioni. Ecco come iniziare.
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Nel 2005 il simbolo arancione degli RSS era ovunque. Poi sono arrivati i social, Google ha chiuso Reader nel 2013 e per molti la storia è finita lì. Solo che gli RSS non sono mai spariti: sono semplicemente diventati invisibili, usati in silenzio da chi preferisce decidere in autonomia cosa leggere e quando.

Se non li hai mai provati, o se li hai abbandonati anni fa, vale la pena capire perché nel 2026 hanno ancora perfettamente senso.

Come funzionano (in trenta secondi)


Quasi ogni sito, blog o testata pubblica un “feed RSS”, un file che si aggiorna automaticamente con i nuovi contenuti. Tu scegli un’applicazione (si chiama lettore di feed, o aggregatore) e ci aggiungi i siti che ti interessano. Da quel momento l’app controlla i feed per te e ti mostra le novità, tutte in un unico posto, senza pubblicità, senza algoritmi che decidono cosa farti vedere e senza bisogno di creare account sui vari siti.

In pratica è come costruirsi un giornale su misura, dove i contenuti arrivano quando vengono pubblicati e non quando un algoritmo decide che è il momento giusto per mostrarteli.

Non solo blog: YouTube, Reddit e molto altro


Una delle cose più utili degli RSS, che in pochi conoscono, è che funzionano anche con servizi che non te lo dicono apertamente. I canali YouTube, per esempio, hanno tutti un feed RSS: basta conoscere l’ID del canale e costruire l’indirizzo così:

https://www.youtube.com/feeds/videos.xml?channel_id=ID_DEL_CANALE

Stesso discorso per Reddit, dove ogni subreddit ha il suo feed aggiungendo .rss alla fine dell’indirizzo:
https://www.reddit.com/r/nome_subreddit/.rss

Questo significa poter seguire canali e comunità senza account, senza iscrizioni e soprattutto senza gli algoritmi di raccomandazione che queste piattaforme usano per tenerti incollato il più possibile.

Come trovare gli RSS


Se non vuoi o non riesci a costruirti gli indirizzi a mano, RSS Lookup è uno strumento gratuito e open source che trova automaticamente i feed RSS di qualsiasi sito che li supporta: basta incollare l’indirizzo e lui fa il resto.

Come iniziare in cinque minuti


Servono due cose: un lettore di feed e qualche indirizzo RSS da aggiungere. I lettori si dividono sostanzialmente in due categorie.

I lettori in cloud si usano dal browser o tramite app e si sincronizzano su tutti i dispositivi.

  • CommaFeed è gratuito, open source e utilizzabile direttamente su commafeed.com senza installare nulla. Non ha un’applicazione ma funziona benissimo da browser.
  • Newsblur è gratuito ma con piani premium per maggiori funzionalità. Ha anche applicazioni Android e iOS.
  • Inoreader offre un piano gratuito più che sufficiente per iniziare, con app per ogni piattaforma.
  • Chi ha un proprio server (basta un piccolo Hetzner o Webdock, pochi euro al mese) può anche installarsi un’istanza privata di CommaFeed o di FreshRSS e avere il controllo completo sui propri dati.

I lettori locali funzionano invece su un singolo dispositivo senza appoggiarsi a nessun servizio esterno.

  • NetNewsWire è perfetto su Mac e iPhone, completamente gratuito e senza tracciamento.
  • Capy Reader su Android è un’app pulita e open source che fa il suo lavoro senza fronzoli.

Di alternative ce ne sono parecchie per ogni piattaforma e ogni esigenza: su Le Alternative trovate una raccolta piuttosto completa di lettori RSS open source e rispettosi della privacy.

Una volta scelto il lettore, aggiungi i feed dei siti che segui. Di solito basta copiare l’indirizzo del sito e il lettore trova il feed da solo. Altrimenti cerca l’icona arancione o il link “RSS” nel footer, oppure usando RSS Lookup come accennato sopra.

Gli RSS di Yoota


Yoota pubblica diversi articoli ogni giorno: su Telegram cerchiamo di condividere solo le notizie più importanti, quelle che vengono messe in evidenza e segnalate come Hot. Se invece vuoi ricevere proprio tutto, le opzioni sono tre: gli RSS, Mastodon oppure Bluesky. Sto costruendo anche una Newsletter, non so ancora come andrà avanti ma se siete curiosi… beh, proviamo insieme questo Steady!

Con gli RSS, in particolare, puoi anche scegliere di seguire solo le categorie che ti interessano davvero. Trovi tutti i feed disponibili, compreso quello con i soli articoli in evidenza, nella pagina dedicata.


Alternative a Google News, una guida agli RSS


In questo articolo parliamo di RSS in alternativa a Google News, facili da usare e sarete voi a decidere cosa leggere, non un algoritmo.

lealternative.net/2020/01/29/a…


#hot
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incenters / jacob druckman. 1968


[youtube=youtube.com/watch?v=NVSQOA8bMY…]

Incenters (1968)
for 13 Instrumentalists
by Jacob Druckman (1928-1996)

Performers
Arthur Weisberg – Conductor
The Contemporary Chamber Ensemble

Recording: Spectrum New American Music, Volume III. Nonesuch H-71221. 1969.

Request a video here: forms.gle/EWyyqpGpVgEtnZjJ9

“The videos on the @regardstoeighthstreet7943 channel are intended solely for educational purposes. I do not own the rights to the score or the performance. If, for any reason, any person or entity feels that this video is in violation of their copyright, please contact immediately regardstoeighthstreet@gmail.com before submitting a copyright claim to YouTube, and the channel will do their best to remove the video as soon as possible”.
#ArthurWeisberg #contemporaryMusic #Incenters #JacobDruckman #music #musica #musicaContemporanea #Nonesuch #SpectrumNewAmericanMusic #TheContemporaryChamberEnsemble

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link a saggi e materiali – dopo l’incontro alla libreria luce

23 feb. 2026


nell’incontro di sabato 21 a Napoli, per il quale ringrazio ancora l’invito e la generosità della Libreria Luce, e gli amici in dialogo Ciro Russo e Federica Iodice, ho citato due interventi, da cui ho tratto dei (temo tristemente esplicativi) elenchi di nomi. si tratta di questi due articoli/saggi del 2022:

“poesia per il pubblico”: generazioni e differenze (in poesia, scrittura, politica), a-k
(anche disponibile in pdf qui)
e
l’italia sommersa e la francia emersa: tre interrogativi e una constatazione
(in pdf qui)

sempre nella stessa occasione napoletana ho accennato a un’idea di postpoesia intesa non tanto come superamento o negazione della poesia, quanto (più ampiamente) come indifferenza sostanziale nei confronti delle segmentazioni/separazioni di genere. da tempo, chi fa un certo tipo di scrittura vede infatti il letterario come un flusso di materiali transgenerici, una iridescenza di testualità. non è casuale la moltiplicazione che il Novecento e questo primo quarto di XXI secolo hanno fatto dei nomi attribuiti e attribuibili alle opere stesse. in questo spero possa venire in soccorso questo post del 2021: slowforward.net/2021/06/23/nio…

*

sugli stessi argomenti possono essere forse non inutilmente consultati questi articoli (in ordine non cronologico):

slowforward.net/2025/08/28/lan… (2025)

slowforward.net/2023/04/23/il-… (2023)

slowforward.net/2020/07/14/res… (2020)

slowforward.net/2023/08/05/poe… (2023)

slowforward.net/2020/09/12/i-p… (2020)

ulteriore critica a Donzelli:
slowforward.net/2022/08/23/pos… (2022)

un testo fortemente autodescrittivo ma credo necessario per completare anche sul fronte politico una contestualizzazione delle mie proposte (e percezioni) della situazione italiana è questo (del 2020), che conclude il presente elenco: operavivamagazine.org/6070-2/
#deviazioni #differenze #frisbees #generazioni #generazioniEDifferenze #Gleize #iridescenza #JeanMarieGleize #LItaliaSommersaELaFranciaEmersa #LibreriaLuce #link #materialiTransgenerici #Nioques #Novecento #poesia #poesiaPerIlPubblico #politica #postpoesia #prosa #ProsaInProsa #scrittura #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca


oggi, 21 febbraio, a napoli, alla libreria luce: mg, “prima dell’oggetto”, la prosa & other weird stuff


OGGI, sabato 21 febbraio, grazie all’ospitalità della Libreria Luce, sarò a Napoli a parlare con Federica Iodice e Ciro Russo di prosa, prosa in prosa, poesia in prosa, prose brevi, di Prima dell’oggetto (déclic, 2025) e stranezze simili.
se vi va di fare un salto, ci trovate in piazzetta Durante 1, al Vomero, ma mi raccomando la puntualità (lo dico a me stesso innanzitutto), alle 17:30, perché tenteremo – microscopi alla mano – di spaccare il secondo & notomizzare l’aion.

21 feb 2026_ mg a napoli_ libreria luce_ a parlare di prosa_ prosa in prosa eccetera
fotografia di Federica Bellantoni

due link utili per Prima dell’oggetto:
declicedizioni.it/prodotto/pri…
e slowforward.net/2025/05/16/lin…

evento fb:
facebook.com/events/1253857379…

§


lucelibreriaemotiva.it/
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