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istituzione e differenza, intervista a paolo virno: ferdinand de saussure (2013)


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Insegnare Saussure, studiare Saussure“. A cent’anni dalla scomparsa del grande linguista ginevrino, emerge in primo piano l’esigenza di riflettere sugli avanzamenti o le battute di arresto delle scuole e degli studi dedicati all’autore del Cours. Nel convegno di Cosenza si confrontano studiosi giovani e meno giovani che si sono dedicati, con impegno duraturo e appassionato, all’insegnamento di Saussure e alla ricerca sui temi a lui più cari. Non si tratta semplicemente di mappare le università o i dipartimenti dove Saussure viene insegnato e studiato, quanto di presentare linee di ricerca inedite e nuovi motivi di insegnamento. Anziché limitarsi a censire quanto è stato fatto fino ad oggi, queste giornate si concentrano su quanto rimane ancora da fare, nella convinzione che Saussure sia un riferimento indiscusso per le scienze umane che mettono al centro della loro ricerca il segno linguistico, la lingua come sistema e la facoltà di linguaggio.

#Cours #deSaussure #differenza #FerdinandDeSaussure #filosofiaDelLinguaggio #InsegnareSaussureStudiareSaussure #istituzione #PaoloVirno #Saussure

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Treno Intercity 657 con E401.025 – Arrivo & Partenza – Pisa Centrale – 06/10/2025


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notilla + inciso “narciso”


un’annotazione, e poi un inciso “narciso” (energumeno più prolisso dell’annotazione):

“di cosa parliamo quando parliamo di installazioni testuali o di testi installativi? […] per inciso, mi va di far notare e rammentare – alla compagine della critica ma soprattutto alla banda della poesia italiana – che […]” -> noblogo.org/differx/di-cosa-pa…

#111 #Bortolotti #Broggi #cambioDiParadigma #CarloBordini #CorradoCosta #critica #criticaLetteraria #differx #differxdiario #gammm #gammmOrg #inciso #installazioni #lessico #lessicoDellaCritica #lessicoDellaCriticaLetteraria #letterarismo #looseWriting #Narciso #noblogo #notilla #ProsaInProsa #scritturaDiRicerca #testiInstallativi #Zaffarano

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Ente Photos 1.2.31: arrivano i “Rituali” per tracciare le abitudini con le foto


Ente Photos 1.2.31 introduce i Rituali per tracciare abitudini con foto, link pubblici per tutti gli utenti e il tagging manuale delle persone. Ecco tutte le novità.
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Ente Photos, l’alternativa open source e crittografata a Google Foto, si aggiorna con una funzionalità piuttosto originale pensata per chi sta già pianificando i buoni propositi del 2026.

Rituali: le abitudini diventano visive


La novità principale si chiama Rituals e permette di impostare promemoria ricorrenti e tracciare i propri progressi scattando foto. L’idea è semplice: volete allenarvi ogni giorno? Mangiare meglio? Passare più tempo con qualcuno? Create un rituale e documentatelo con un’immagine. Nel tempo avrete una cronologia visiva delle vostre abitudini, il tutto protetto dalla crittografia end-to-end che caratterizza il servizio.

Link pubblici anche per gli account gratuiti


Altra novità interessante: ora anche chi usa Ente Photos con il piano gratuito può creare link pubblici per condividere foto e album con chiunque. Per evitare abusi, questi link avranno dei limiti sul numero di visualizzazioni consentite.

Se volete provare questo servizio potete usare il codice qui sotto per ottenere 10GB gratuiti dopo aver sottoscritto un piano a pagamento:

Tagging manuale delle persone


Il riconoscimento facciale integrato nell’app funziona direttamente sul dispositivo, senza passare dai server. Ma non sempre riesce a identificare tutti: volti parzialmente nascosti, angolazioni particolari o semplicemente i vostri animali domestici. Con questo aggiornamento potete taggare manualmente chiunque, anche quando l’intelligenza artificiale non rileva un volto. Utile anche per quelle foto in cui qualcuno non compare fisicamente ma volete comunque associarlo al ricordo.

Tra le altre migliorie: ora si possono fissare in alto gli album condivisi, i collaboratori vedono direttamente i link degli album per facilitare la condivisione, e su iOS sono stati corretti alcuni problemi con lo scorrimento.


FONTE github.com

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[libro] I figli dell’odio


Autrice: Cecilia Sala
Titolo: I figli dell’odio – La radicalizzazione di Israele, la distruzione della Palestina, l’umiliazione dell’Iran
Editore: Mondadori
Altro: ISBN 9788804778721; 150 p.; 18,50€; I ed. 2025; genere: saggistica, giornalismo

Voto: 10/10

Cecilia Sala è una giornalista in gamba e chi segue il suo podcast Stories lo sa. Lavora dove il mestiere di giornalista è più difficile: dove ci sono rivolte, guerre, situazioni complesse. In questo libro siamo nel Medio Oriente: Israele, passando per ii Libano, la Cisgiordania e la Siria per arrivare in Iran. Qui la situazione è un mosaico di posizioni, tensioni internazionali, conflitti armati, guerre civili. In questo scenario Sala cerca di darci delle informazioni per capire quello che sta succedendo, facendoci un riassunto della storia recente e recentissima, intervistando colleghi giornalisti che vivono in prima persona questi drammi, pacifisti (o forse sono solo persone che cercano di uscire da una violenza senza fine), ex combattenti e combattenti giovanissimi.

Ii figli dell’odio si divide in tre parti.

Nella prima si racconta la radicalizzazione di Israele. Come uno stato laico e democratico si stia trasformando in uno stato più simile a una teocrazia che a una democrazia occidentale. Israele è oggi diviso in due: una parte radicalizzata, messianica, che vuole tutta la Palestina per gli ebrei in quanto terra promessa, e una parte che ancora crede in uno stato di diritto, democratico. I primi saranno ancora per poco una minoranza, anche se consistente. Le premesse per la loro rapida crescita ci sono tutte. La radicalizzazione di Israele è nata alla fine degli anni 60, ma una serie di scelte politiche errate e la mancata evoluzione del processo di pace avviato negli anni 90, ha fatto sì che l’idea di far fuori tutti i Palestinesi e l’uso della forza militare sia sempre più un programma politico accettabile.

Nella seconda parte ci spostiamo in Cisgiordania, nel territorio occupato militarmente da Israele. Qui tocchiamo con mano la radicalizzazione palestinese, frutto anche questa di scelte politiche disastrose e continue ingiustizie e soprusi da parte dell’esercito israeliano, dei coloni e della stessa ANP.

In questo contesto Sala intervista anche chi a questa barbarie si sta opponendo, ognuno con gli strumenti che ritiene opportuni. Ci sono quelli che denunciano i soprusi (e di solito vengono ammazzati), chi tenta di tenere aperta una libreria, un centro per bambini disabili, chi punta al dialogo fra le parti e così via. Questa gente è ormai stremata, perseguitata e ostacolata, uccisa quando va male, detenuta illegalmente, per il solo fatto di sognare un mondo diverso, meno violento. Spesso vengono additati come ingenui, che i loro metodi non funzioneranno mai. Ma Sala ci pone una domanda interessante: ma i metodi violenti stanno funzionando? La riposta è ovviamente no, perché la popolazione del Medio Oriente non accetta facilmente le ingiustizie, i soprusi e soprattutto alcuni di loro hanno la stessa visione messianica dei radicali israeliani. Solo che lato palestinese questo si traduce in “gli ebrei fuori dalla Palestina”. Non può certo andare a finire bene.

L’ultimo capitolo è dedicato all’Iran e al progetto del generale Suleimani di tenere in scacco l’odiato Israele attraverso l’appoggio e il finanziamento di vari gruppi estremisti in Libano (Hezbollah) e in Yemen (Huthi), utilizzando la dittatura siriana di Assad per il traffico di armi e per bloccare eventuali ritorsioni aeree da parte di Israele. Quel progetto è fallito a fine 2024 e a giugno 2025 per la prima volta Israele ha bombardato Teheran. Ma oltre a raccontarci quel progetto, Sala si immerge nella società iraniana, fra i giovani e le donne. Anche qui scopriamo un Iran diviso in due: da un lato una popolazione stanca di soprusi, ingiustizie e mancanza di libertà, e dall’altro i sostenitori dell’attuale potere teocratico. Ma la sezione dedicata all’Iran si interrompe bruscamente. Sala, infatti, viene rapita e portata nel carcere di Evin il 19/12/2024. Nell’ultimo capitolo ci racconta brevemente questa detenzione, per fortuna di tutti terminata con la sua liberazione l’08/01/2025.

Lo stile di Sala è asciutto essenziale, preciso e allo stesso tempo avvincente. È, in un qualche modo, un libro complementare a quello di Momigliano. Entrambi consigliati a chi vuole capire il conflitto attuale fuori da improprie semplificazioni.

Come nota a sfavore, segnalo che una cartina e un indice dei nomi avrebbe fatto comodo, ma mi rendo conto che un lavoro giornalistico sull’attualità non ha i tempi per queste finezze.

Buona lettura!

#ceciliaSala #iFigliDellOdio #libro #recensione


[libro] Fondato sulla sabbia


Autrice: Anna Momigliano
Titolo: Fondato sulla sabbia – Un viaggio sul futuro di Israele
Editore: Garzanti
Altro: ISBN 9788811014058; p. 176; I ed. 2025; 18,00 €

Voto: 9/10

Sono venuto a conoscenza di questo libro grazie al podcast Globo di Eugenio Cau del 7 maggio 2025 (podcast riservato agli abbonati de ilpost.it).

Se i miei 21 lettori sono come me, che le informazioni che ho su Israele provengono da servizi giornalistici e scarne indicazioni di qualche libro di storia della scuola superiore, è molto probabile che di Israele non sappiano praticamente nulla.

In nove capitoli Momigliano ci fa un riassunto agile e veloce di quello che è successo da quelle parti dalla fine del 1800 ai giorni nostri, mettendo in luce le numerose peculiarità di Israele, le sue tendenze politiche, culturali e sociologiche, il tutto per consentirci di capire gli ultimi due anni di conflitto israeliano palestinese.

Ne viene fuori un paese estremamente complesso e variegato, con tante anime, con una infinità di contraddizioni e cose decisamente singolari. A titolo di esempio: i matrimoni sono gestiti dalle istituzioni religiose; non esiste il matrimonio civile. Esistono però le unioni civili e sono riservati agli omosessuali. Ne consegue che i matrimoni fra sposi di religioni diverse non sono vietati, ma sono di fatto impossibili, perché ogni religione mette dei paletti insormontabili per questo tipo di unioni. Anche chi non aderisce a una religione canonica (ebraica, cristiana o musulmana) non si sposa, almeno non legalmente, almeno fino a quando rimane in Israele. Per risolvere il problema, infatti, basta andare all’estero, di solito a Cipro. Dal 2006, tornati a casa, i novelli sposi si vedranno automaticamente riconosciuti il matrimonio estero, anche se omosessuale, anche se in una coppia con religioni diverse. Se pensate che in questa situazione gli omosessuali non possano adottare bambini, siete sulla strada sbagliata. Israele è l’unico Stato al mondo che non ha il matrimonio omosessuale, ma dove le coppie omosessuali possono adottare figli. Come si è arrivati a questo strano sistema, ve lo lascio scoprire.

Se Israele è lo stato per gli ebrei, c’è il problema di come considerarsi ebrei. Se pensate che basti dichiararsi tali o seguire qualche pratica religiosa, o, al contrario, per non esserlo più, basti dichiararsi di altra religione o atei, pensate male. Se ogni religione fa di tutto per tenere dentro la sua comunità un (ex) credente (in alcuni paesi musulmani l’apostasia si paga cara, in Italia per non essere più considerati cattolici bisogna darsi alla burocrazia, ma tanto se avete un ripensamento dell’ultimo minuto tutti i sacramenti fatti sono ancora validi), per la religione ebraica ci sono due cose in più: la prima è che spesso l’essere ebrei si accompagna a una serie di pregiudizi e persecuzioni. Quindi Einstein, che non praticava la religione ebraica dall’età di 13 anni, quando è stato ora di perseguitarlo i nazisti non si sono lasciati distrarre da simili inezie. Né Israele si pose il problema della non ebraicità di fatto di Einstein quando lo invitarono a diventare presidente del paese. (Carica che Einstein rifiutò.) Idem per Lise Meitner, convertita al protestantesimo: fu costretta a emigrare in Svezia durante il nazismo. La seconda è che per chiedere la cittadinanza israeliana provenendo da un altro paese basta essere ebrei. Ma non è l’individuo a decidere se è ebreo o una autorità centrale, come nel caso della Chiesa Cattolica. È il Grand Rabbinato di Israele, che ha parametri molto stringenti e tutti suoi, tanto che un neo convertito ebreo di New York potrebbe fare molta fatica ad ottenere la cittadinanza israeliana, solo perché i rabbini di NY hanno parametri più laschi per accettare nuovi credenti.

Se avete sentito che alcuni militari, anche di alto grado, sono molto critici, se non contrari, alla folle guerra contro Gaza voluta da Netanyahu è perché esiste una parte dell’esercito che crede nello stato di diritto e nella democrazia, nel diritto internazionale e soprattutto è estremamente pragmatico. Sa perfettamente che la vendetta senza freni è illegale e, nel lungo periodo, devastante dal punto di vista politico e sociale. Ma sono di solito i militari più anziani a portare questa voce. Le nuove leve, prese dalle frange più estremiste della società israeliana, sono insensibili ai problemi del diritto internazionale e a mantenere uno stato democratico. (Quando scoprirete chi e perché è obbligato a fare la leva militare, come si è arrivati a questo punto vi sarà più chiaro. Sì, anche in questo caso c’entra il gruppo etnico e la religione.)

L’ultimo capitolo è dedicato alla guerra in corso e ai movimenti pacifisti, israeliani e israeliani-palestinesi. E qui, sinceramente, lo stomaco mi si è chiuso. Avrei voluto chiudermi in camera, al buio, e piangere tantissimo. I movimenti pacifisti ci sono, di vari colori e natura, ma oggi hanno un potere mediatico e una presa sulla popolazione molto esiguo. Prevale, almeno in Israele, ma a questo punto è lecito pensarlo anche lato palestinese, la paura, l’umiliazione e la vendetta. Tutti sentimenti umanissimi, ma quando diventano sistemici e finanziati per acquistare armi, la guerra diventa l’unica realtà. Il futuro, almeno nel breve periodo, è alquanto cupo.

Su come si finanzia questa guerra, Momigliano non ne parla. Sarebbe stato utile un decimo capitolo.

Segnalo un paio di refusi.

Buona lettura!

#annMomigliano #fondatoSullaSabbia #gaza #guerra #israele #libro #recensione


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OnePlus 15R è il nuovo flagship killer? Specifiche top e prezzo competitivo


OnePlus 15R punta a diventare il nuovo flagship killer del 2025: hardware top, autonomia record e prezzo competitivo. Ecco tutto quello che devi sapere prima di acquistarlo
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Durante il recente Lunch Event, OnePlus ha lanciato oltre al nuovo modello 15 anche la variante dal miglior rapporto qualità-prezzo, il 15R. Il dispositivo è il primo smartphone a livello globale a includere la nuova piattaforma mobile Qualcomm Snapdragon 8 Gen 5, co-definita da OnePlus a partire da 729 euro.

Velocità, una grande batteria e raffreddamento innovativo


Le prestazioni del OnePlus 15R iniziano con il suo chipset, la piattaforma mobile Qualcomm Snapdragon 8 Gen 5, co-definita e co-ottimizzata per 24 mesi da Qualcomm e OnePlus. La velocità della CPU aumenta del 36% rispetto al chipset della generazione precedente; non sono da meno GPU e Ai, rispettivamente migliori dell’11% e 46%. Insieme al nuovo chipset, il OnePlus 15R include anche RAM LPDDR5X Ultra e memoria UFS 4.1, per velocità fulminee durante la creazione, copia o spostamento dei dati.
La batteria del OnePlus 15R è progettata per mantenere almeno l’80% della capacità dopo quattro anniLa batteria del OnePlus 15R è progettata per mantenere almeno l’80% della capacità dopo quattro anni
La batteria da 7.400 mAh è la più grande mai installata in un dispositivo flagship OnePlus. Essa è dotata della tecnologia di ricarica rapida da 80W SUPERVOOC, è progettata per funzionare negli ambienti più difficili e mantenere almeno l’80% della capacità dopo quattro anni. È inoltre realizzata con la tecnologia Silicon Nanostack, con un contenuto di silicio del 15% nell’anodo, che garantisce un’eccellente densità energetica.

Per gestire tutta questa potenza, il 15R è dotato del sistema di raffreddamento Cryo Velocity a 360 gradi, che copre ogni area del telefono dalla parte anteriore a quella posteriore. Si inizia con il Cryo Velocity Screen Cooler, posizionato appena sotto il display, che utilizza l’aerogel - il solido più leggero al mondo - per proteggere il display dal calore generato all’interno del telefono. Segue la Cryo Velocity 3D Vapor Chamber, per raffreddare i processori di fascia alta, con una superficie di 5.704 mm. Questa utilizza una gamma di materiali, incluso l’acciaio facilmente strappabile a mano, una novità nel settore, per dissipare grandi quantità di calore. Infine, il Cryo Velocity Back Cover presenta uno strato di grafite sulla metà inferiore del telefono per fornire un ulteriore raffreddamento lungo il chassis.
Il design che circonda il display è stato sviluppato tenendo conto della riduzione dell'affaticamento quando si tiene il dispositivo in mano a lungoIl design che circonda il display è stato sviluppato tenendo conto della riduzione dell'affaticamento quando si tiene il dispositivo in mano a lungo

Schermo, design e resistenza super


Sulla parte frontale, il 15R presenta il più alto refresh rate disponibile su un display LTPS 1,5K AMOLED da 165Hz. Misurando 6,83 pollici e con 450 pixel per pollice, esso può raggiungere fino a 1800 nit di luminosità (dati OnePlus) e scendere fino a 1 nit con l’attivazione della funzionalità Reduce White Point. Sul 15R troviamo inoltre un sensore ultrasonico per le impronte digitali, abbinato ad un chip dedicato Touch Response per garantire che il display a refresh rate elevato sia anche il più sensibile, con un touch istantaneo di 3200Hz per uno scorrimento super fluido. Il design che circonda il display include angoli più arrotondati, una transizione fluida verso il telaio centrale e un bump della fotocamera ridisegnato per ridurre l’affaticamento quando si tiene il dispositivo a lungo. Il OnePlus 15R è disponibile in diverse colorazioni: Charcoal Black e Mint Breeze. Entrambe le versioni presentano la tecnologia Velvet Glass per garantire una sensazione piacevole in mano. Qualunque sia la colorazione scelta, lo smartphone è coperto da quattro certificazioni IP separate: IP66, IP68, IP69 e IP69K, per una protezione completa dagli agenti esterni.
La fotografia del OnePlus 15R garantisce risultati eccellenti in ogni situazione, dal giorno alla notte, fino alle scene in movimentoLa fotografia del OnePlus 15R garantisce risultati eccellenti in ogni situazione, dal giorno alla notte, fino alle scene in movimento

Fotografia


Si parte dalla fotocamera frontale da 32 megapixel con autofocus, fino alla fotocamera principale da 50 megapixel con sensore IMX906 (lo stesso di OnePlus 15) e un sensore ultra-wide da 8 megapixel con campo visivo di 112 gradi. Questa componentistica hardware è affiancata da un software potente per risultati eccellenti. Il OnePlus 15R può inoltre registrare video in 4K fino a 120 fotogrammi al secondo e modificarli direttamente sul dispositivo, rendendo la cattura di video d’azione più semplice che mai.

Prezzi e disponibilità


I preordini del OnePlus 15R sono iniziati e le vendite partiranno dal 15 gennaio 2026; il dispositivo sarà disponibile su oneplus.com e tramite i partner locali.

  • 12+256GB disponibili in Charcoal Black e Mint Breeze a 729 euro;
  • 12+512GB disponibili solo in Charcoal Black a 829 euro.

Fino al 21 gennaio è disponibile uno sconto immediato di 100 euro sul 15R 12+512GB acquistato su OnePlus.com. In omaggio, fino a esaurimento scorte, 2 regali: un kit adattatore 120W (69,99 euro) e un secondo regalo a scelta, tra OnePlus Buds 4 Black (edizione limitata) o una cover magnetica OnePlus 15R Sandstone (24,99 euro).

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GitLab 18.7 arriva con controlli automatici sui segreti e AI contro i falsi allarmi


GitLab 18.7 introduce controlli automatici sui segreti per Google Cloud, AWS e Postman, più rilevamento AI dei falsi positivi nelle scansioni di sicurezza del codice.
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GitLab ha rilasciato la versione 18.7 della sua piattaforma DevOps, introducendo alcune novità interessanti per chi gestisce codice e pipeline. L’aggiornamento punta soprattutto sulla sicurezza e sull’uso dell’intelligenza artificiale per semplificare il lavoro di sviluppo.

La novità principale riguarda i controlli di validità sui segreti: quando GitLab trova credenziali o token nei repository, ora verifica automaticamente se sono ancora attivi. Il sistema si integra con servizi come Google Cloud, AWS e Postman, oltre ai token GitLab stessi. Questo permette per esempio di capire subito quali fughe di dati sono davvero pericolose e quali invece riguardano chiavi già disattivate.

AI per ridurre i falsi positivi


L’altra aggiunta importante è il rilevamento automatico dei falsi positivi nelle scansioni di sicurezza del codice. L’intelligenza artificiale analizza le vulnerabilità critiche e ad alta priorità per capire quali sono effettivamente pericolose e quali invece sono solo avvisi inutili. La funzione è in beta gratuita per chi ha un piano Ultimate.

Sul fronte statistiche, la dashboard di GitLab Duo migliora con analisi su sei mesi che mostrano come vengono usate le funzioni AI, quanto codice viene generato automaticamente e le prestazioni delle pipeline. C’è anche un nuovo endpoint per estrarre tutti i dati sull’uso dell’AI a livello di istanza.


FONTE about.gitlab.com

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” alp”, for guitar and paetzold recorder / maurizio pisati. 1995


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Maurizio Pisati: “Alp” (1995)
Elena Casoli – guitar
Antonio Politano – Paetzold recorder
(live recording of the first world performing)

#Alp #AntonioPolitano #audio #audiovideo #ElenaCasoli #MaurizioPisati #musica #musicaContemporanea #PaetzoldRecorder #video

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Conoscere la guerra per costruire un immaginario di pace. Il quadro generale


“Bruciare la biblioteca di una scuola è un attacco al diritto allo studio, ancora più grave se avviene, come nel caso dell’IO Pestalozzi di Catania, in un istituto che rappresenta lo stato in un territorio complesso, in cui le altre istituzioni sono spesso assenti ”.

Con queste parole della prof.ssa Linda Cavallaro (RSU Cobas dell’IO), e con il conseguente invito a sostenere anche […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/12/27/cono…

#CESP #guerraFredda #Israele #IstitutoComprensivoPestalozzi

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Natalanza octosa dove rinasco per fare il punto delle feste… (i regalini di questo Natale 2025 e la mia attuale lieve disperazione)


Mi dispiace riapparire solo così, anche oggi in modo tremendamente casuale ed assurdo, ma… Ahh, ohh, miao, che ci posso fare… Alla fine, sono finalmente arrivate anche per me queste fottutissime vacanze, che aspettavo forse anche troppo malamente, e… mentre qui pare che, purtroppo, non ci sia davvero niente da fare, e quindi niente da dire, a parte tutto ciò che mi assicuro di raccontare minuziosamente ogni giorno ormai tramite Sharkey, è inevitabilmente arrivato poi anche Natale… 🤯

E beh, mentre oggi è il 26 dicembre, quindi Natale è tecnicamente passato, e quindi gli auguri ora non si fanno più — beati coloro che li hanno beccati nei due giorni passati in mezzo al mio shitposting, perché saranno stati colpiti da quelle stesse vibe magiche positive che io produco ma non riesco tanto ad assorbire per me stessaè forse proprio questo il momento più perfetto per fare il punto dei presenti ricevuti… tutti squisitamente terreni, ovviamente, visto che qui ormai non si va più avanti a sola forza di spirito; serve la materia!!! 🥰
Foto del braccialetto al mio polso destroFoto della lima di vetro tra la sua custodietta di plastica e la mia scrivania; la grafica è un cuore viola sul nero con dei puntini bianchi attornoFoto di una busta rossa da cui ho fatto uscire le due banconote come descritte, e il biglietto sopra "BUON NATALE [...]"; timestamp del 25 dicembre
Quindi, beh, andrò in ordine di come ho disposto le foto, che casualmente è anche l’ordine in cui ho ricevuto la roba… e per carità, non si faccia caso al fatto che sto già qui cercando di allungare il brodo in ogni modo, perché i regali di quest’anno sono sì gustosi, ma tutto sommato piccoli, e quindi sui quali si può elaborare ben poco oltre quello che la sola apparenza (potenziata dai filtri che metto su queste mie fotine) racconta…

  • Dai miei genitori, ho ricevuto questo tale braccialetto verde acqua che sarà credo utile per potenziare il mio stile, visto che fa anche degli strani effettini con la luce nelle sue palline, e ha questi 3 dettaglietti che sembrano miniature del braccialetto stesso, di 3 colori diversi… non ho capito bene la cosa, ma mi piace. Molto casuale il fatto che venisse dallo stesso negozio da cui mia madre ha comprato anche un altro gioiello, tra l’altro, ma ehh, suppongo le coincidenze siano così a Natale… 💍
  • Sempre dai miei genitori, questo interessante utensile per le unghie, che non ricordo chi dei due ha sul momento definito “lima che non si consuma“… che ovviamente è impossibile, perché la realtà della fisica è inevitabile; e ok, magari non si consumerà nel corso della mia intera vita, ma quello è un altro discorso… mentre la confezione la chiama più correttamente “lima di vetro“, cosa che in effetti alla mano sembra. Vabbè, è intrigante, è una lima per le unghie fatta interamente di superficie limante, che dovrebbe durare parecchio, anziché la solita striscia di carta vetrata attaccata su della plastica usa e getta… e, ovviamente, ganza sia la grafica di decorazione, che l’effetto che fa in semitrasparenza dal bianco al nero. 🔪
  • Il giorno dopo, a pranzo da nonna, infine, sono arrivati pure dei fottuti soldini… da lei prima e dagli zii pochi minuti dopo… banconote in corrente valuta fiscale di rispettivamente 20 e 50 unità (“euro”)!!! Saranno utili per comprare una grande quantità di… non so cosa. A noi nipoti, la nonna dice che con i suoi soldini possiamo prendere “un caffè“… ma io non prenderei per principio il caffè da qualcuno che lo fa pagare 20 euro, che per fortuna da me neanche esiste, poi non so lei… meglio 20 caffè, no??? 😈

Eee… a questo punto finisce veramente tutto qui. Nei prossimi giorni vedremo di mettere in uso questi doni, suppongo… cioè, il braccialetto l’ho già usato ieri, la lima sarebbe decisamente il caso a breve visto che con le unghie lunghe faccio i danni… e i soldi in realtà sarebbe auspicabile NON spenderli subito, sapete com’è… E poi boh, nel caso vedere se dal cielo mi spetta per caso anche altro, chi lo sa… (Inteso, ovviamente, come graziosamente materiale… che di maledizioni e cattive fortune me ne cadono addosso già fin troppe; direi che sono a posto così su quel fronte.) 🙏

#feste #natale #regali


Comunque ok, no, basta scherzi: questa mattina è tipo un gigantesco disastro, ed entrerà di diritto nei registri delle peggiori dei miei ultimi tempi. 😭
Tra il fatto che ci ho messo quasi mezz'ora per alzarmi (...la barra è fottutamente sotto terra ormai), poi non so che minchia ho fatto, ho perso un sacco di tempo, ci ho messo mooolto più del solito a prepararmi e scendere di casa... e non ho dovuto neanche fare una corsa per prendere l'autobus... perché ormai, a quell'ora, ero matematicamente certa di averlo perso... ops. 🥰
E, infatti, ora mi trovo qui in piedi come la ritardata che sono, ad aspettare il bus di non so che ora, credo le 9, ma intanto almeno 1/3 della prima lezione lo avrò perso... che bello!!!
E ok, nulla di effettivo valore fu perduto, perché ho già ampiamente detto quali sono i feel di stare a queste lezioni, ma a questo punto sarebbe cosmicamente meglio non andare proprio a 'sta università, non svegliarmi con 3 ore di sonno, non soffrire più del necessario. 😮‍💨
Credo questa sia la prima volta che mi capita questa cosa in proprio questi così estremi termini a quest'ora, in ben 2 anni e mezzo di università... non ci giurerei, perché la mia memoria mi gioca bruttissimi scherzi, ma comunque.
Sono davvero una frana, un disastro; una girlfailure, come mi piace dire in maniera non solo più magica ma a mio parere più autoamorevole... però la situazione è oggettivamente un problemino. 😴
Non ce la faccio veramente più ormai... non vedo l'ora che arrivino le vacanze e io possa ricollegarmi per un paio di settimane scarse con quel mio mezzo perduto rotting più inglobante, che con grande goduria ricarica lo spirito, o almeno questa è la teoria... E mal che vada, pure se non fosse sufficiente a risollevare le mie sorti, almeno sarebbe un periodo di grazia in cui queste non peggiorerebbero ulteriormente. ☠️

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[Reply] Qua invece una classica composizione con semipilota UIC-X in testa, carrozze MD revamp e semi-revamp + E464 in coda, tutto XMPR


Treni del Creeperotto:

Video message

Qua invece una classica composizione con semipilota UIC-X in testa, carrozze MD revamp e semi-revamp + E464 in coda, tutto XMPR

Post originale: treni.creeperiano99.it/tg/1555

treni.creeperiano99.it/2025/12…

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Altri videomessaggi vecchi (2016-2018) in cui si possono vedere le ormai demolite ALe642


Altri videomessaggi vecchi (2016-2018) in cui si possono vedere le ormai demolite ALe642

Post originale: treni.creeperiano99.it/tg/1553

treni.creeperiano99.it/2025/12…

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– Si può presentare, per chi non la conosce?

– Sono Ibri Da Guerra.

– Come la devo chiamare?

– Mi chiami Ibri.

– Dove e quando è nata?

– Sono nata in uno squallido ufficio strategico. Ho l’età delle guerre.

– Conosce i suoi genitori?

– Quelli veri? No. Ma oggi tutti vorrebbero adottarmi. Non mi lasciano un attimo in pace, se mi perdona il gioco di parole.

– Immagino che conosca la […]
pepsy.noblogs.org/2025/12/26/i…

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Uno Per Cento (2025)


Benché quest’anno abbia scritto molto poco su codesto mio blog, l’annuale appuntamento con la distribuzione dell’1% del mio fatturato annuo ai progetti open souce che ho usato per svolgere il mio lavoro non può davvero mancare.

Anche il 2025, come il 2024, non è stato particolarmente ricco: come programmatore sono quasi decente, ma come imprenditore sono davvero scarso. Eppure qualche quattrino da elargire salta sempre fuori, e l’importante è elargirlo per davvero senza farsi attanagliare dalla retorica del “Tanto il mio contributo è irrisorio, dunque non vale la pena” o, peggio ancora, del “Deve pagare BigTech!!1!11!”: ogni dollaro incide, ogni euro impatta, ed ogni contributo ha un valore.

Come già successo nel 2024, ho diviso i destinatari delle mie sudate palanche in tre macro categorie. Qui di seguito mi soffermo su quelle che, per i miei report annuali, sono menzioni inedite; tutte le altre possono essere approfondite appunto nello storico.

10 euro/dollari per le applicazioni che uso pressoché ogni giorno, o che comunque hanno un ruolo determinante nella mia quotidianità digitale:

10 euro/dollari per le applicazioni ed i componenti software che direttamente e più frequentemente adopero per implementare le soluzioni che mi vengono commissionate dai miei clienti, o che comunque mi assistono e mi aiutano per integrazioni e manutenzione:

5 euro/dollari per le dipendenze indirette, ovvero per quei componenti software su cui sono costruiti gli strumenti che uso io.

Dovendo far tornare i magri conti, in questa occasione non ho potuto usare il mio stesso dataset apt-give per spartire qualche soldo anche al software installato – più o meno direttamente – sul mio PC e sui miei server, e veicolato già pacchettizzato dalla mia distribuzione di riferimento, Debian. Ma mi rincuora constatare che il sito web dell’iniziativa riceve visite con una certa frequenza, dunque confido che altri abbiano potuto fruirne.

Un aneddoto: per le donazioni effettuate tramite GitHub ho usato, anche a questa iterazione, lo strumento che permette di accorpare più donazioni in un’unica transazione, mentre su OpenCollective ho dovuto procedere con un versamento alla volta. Col risultato di far attivare i sistemi anti-frode della mia carta di debito, che è stata bloccata e per la quale ho dovuto chiamare il servizio clienti della banca. Sarebbe molto utile una funzione di aggregazione anche lì, ma a quanto pare viene offerta solo alle aziende che si appoggiano appunto a OpenCollective (che spero siano numerose…).

Immancabilmente colgo l’occasione per sottoporre il mio invito ai colleghi developers e sistemisti – siano essi freelance, dipendenti o, meglio ancora, titolari d’impresa – ad approfittare dei tempi lenti e pigri delle festività per mettersi al computer, passare in rassegna i progetti su cui si ha avuto modo di lavorare nel corso dell’anno, individuare gli strumenti ed i componenti open source adottati di caso in caso, e ridistribuire ad essi una piccola parte dei propri profitti (idealmente l’1%, come suggerito sull’omonima pagina web di Italian Linux Society). Perché io sono avido ed ingordo, voglio continuare a non spendere quattrini in licenze d’uso per applicazioni di cui non posso neppure consultare né tantomeno modificare i sorgenti, e voglio spremere ogni bit di valore dal software liberamente accessibile online in licenza open, ma per farlo devo convincere quante più persone possibile a contribuire in misura seppur minima e a sostenere il modello di sviluppo aperto, affinché collettivamente ne siano garantiti lo sviluppo e la manutenzione nel tempo.

Sii avido ed ingordo anche tu. Caccia i soldi.

#1 #donazioni


Uno Per Cento (2024)


Finisce l’anno, ed è ora di tirare le somme. Letteralmente, dovendo fare i conti con la classica distribuzione dell’1% del mio fatturato annuo ai progetti open source con cui, nel corso dell’anno stesso, ho lavorato (e grazie ai quali, per l’appunto, quel fatturato l’ho generato in qualità di sviluppatore software freelance).

Il 2024 non è stato particolarmente ricco, ed altrettanto poco ricchi sono stati pertanto i miei dividendi. Anche per questo motivo, pure per questa iterazione ho un poco modificato il mio personale “algoritmo” di selezione dei progetti da sostenere tagliando le quote da 25 euro – che ovviamente intaccano notevolmente il budget a disposizione, e ne limitano la portata – ed adottando un approccio più conservativo nei confronti delle dipendenze indirette. Spiace dover tagliare qualcosa, ma la disponibilità è quella che è.

10 euro/dollari li ho destinati a strumenti ed applicazioni che adopero pressoché ogni giorno, o che hanno comunque un impatto quotidiano sul mio operato:

10 euro/dollari sono stati riservati agli strumenti di sviluppo:

5 euro/dollari allocati alle dipendenze indirette (di cui qui spesso indico non il nome del progetto ma il nome dell’autore, magari coinvolto in molteplici componenti e pacchetti inclusi nella mia supply chain) estrapolate, come sempre, con i comandi “composer fund” e “npm fund“. Quest’anno, date le ristrettezze, ho dovuto escludere diverse tra le dipendenze minori che in passato sono ricadute in questa categoria.

Infine, nel 2024 ho fruito della mia stessa opera di mappatura delle donazioni per i pacchetti inclusi nei repository Debian per supportare anche il software che più o meno direttamente uso – consapevolmente o meno – sul mio PC. Contribuire a tutti sarebbe alquanto difficile, pertanto – in modo forse poco equo, ma tant’è… – ho estratto 10 progetti a caso tra quelli proposti dal comando apt-give e a ciascuno ho mandato 10 euro/dollari.

  • Gnome – gnome.org/donate/ – ammetto che quest’anno avrei voluto escludere il mio desktop environment di riferimento della selezione di progetti cui donare, per destinare altrove i miei limitati fondi, ma è stato comunque incluso dalla mia estrazione casuale. Meglio così
  • sudo – opencollective.com/sudo-projec… – uno dei più iconici comandi utilizzati in ambiente Linux; al momento la pagina OpenCollective riporta un totale di 600 dollari raccolti
  • Xiph Foundation – xiph.org/donate/ – coloro che si occupano dell’implementazione di Vorbis, Theora, FLAC e numerosi altri codec multimediali liberi
  • ImageMagick – github.com/sponsors/ImageMagic… – popolarissimo strumento command-line per la manipolazione delle immagini, oltre che libreria utilizzata per numerose attività in PHP (come ad esempio la generazione dei PDF)
  • TeX User Group – tug.org/ – il gruppo è responsabile di svariati pacchetti dedicati al formato TeX, che personalmente non adopero ma che risultano essere dipendenza per una moltitudine di altri componenti (solitamente per la gestione della documentazione)
  • libinih – github.com/sponsors/benhoyt – piccola libreria per leggere e scrivere i file di configurazione in formato .ini, e dipendenza per diverse applicazioni installate sul mio sistema
  • NTPSec – ntpsec.org – client NTP installato di default su Debian
  • Babel – opencollective.com/babel – uno dei tanti progetti installati insieme allo stack Node (nonché di molti altri progetti utilizzati in ambito web)
  • node-json-parse-better-errors – github.com/sponsors/zkat – un’altra dipendenza dello stack Node, benché assai meno conosciuta (e pertanto supportata)
  • NPM – github.com/sponsors/isaacs – Isaac Schlueter continua ad essere referente per una gran quantità di dipendenze per NPM, il package manager d’elezione per lo stack Javascript nonché strumento abbastanza essenziale – nel bene o nel male – per chiunque lavori con tecnologie web

Il buon proposito per il 2025 è certamente quello di fatturare di più, al fine di avere più fondi da poter distribuire, ma anche quello di completare la suddetta mappatura delle modalità di donazione per i pacchetti Debian: ho superato la metà del totale, ma garantisco che revisionare circa 60mila pagine web alla ricerca di riferimenti e links non è affatto semplice né veloce.

Inevitabilmente invito nuovamente tutti i miei colleghi operatori del settore IT – programmatori e sistemisti, freelance e dipendenti, tecnici e capitani d’impresa – a ripartire parte dei propri profitti ai progetti open source che più o meno consapevolmente, direttamente o esplicitamente usano per i propri prodotti, i propri servizi e le proprie infrastrutture. Non per generosità o misericordia, ma per poter continuare a lavorare con essi e trarre beneficio (economico, non meno che tecnico) da essi. Tantopiù alla luce dell’imminente entrata in vigore del tanto dibattuto Cyber Resilience Act, secondo cui tra tre anni tutti saremo diretti responsabili per la sicurezza del software che produciamo e vendiamo, inclusi i componenti open source che abbiamo incluso nel nostro stack; bella o brutta che sia la norma, confido che questa iniziativa porterà ad un poco più di consapevolezza nei confronti della sostenibilità del software da cui tutti traiamo vantaggio.

#1_ #donazioni


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Sicurezza informatica: i consigli di Cisco Talos per difendersi dai trucchi degli hacker


Gli hacker non “forzano” più i sistemi: entrano dalla porta principale, usando le nostre credenziali
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Il 75% degli attacchi di phishing è partito da account di posta elettronica compromessi, mentre oltre il 40% degli incidenti ha riguardato problemi legati all’autenticazione a più fattori (MFA), dovuti a configurazioni errate o a tentativi di aggiramento. Secondoquanto evidenziato dal report relativo al secondo trimestre 2025 di Cisco Talos, l’obiettivo più ambito non sono più soltanto i dati sensibili, ma soprattutto le credenziali di accesso: username e password, una volta rubati, diventano il lasciapassare che consente ai criminali informatici di entrare indisturbati nei sistemi privati, di muoversi senza destare sospetti e raggiungere informazioni riservate o risorse preziose.
Le password restino ancora oggi l’anello più debole della catena di sicurezzaLe password restino ancora oggi l’anello più debole della catena di sicurezza

Un fenomeno in forte crescita


Secondo l’ultimo report annuale di Cisco Talos, gli attacchi basati sull’identità hanno rappresentato il 60% dei casi di Incident Response gestiti dal team, mentre in quasi tre quarti degli attacchi ransomware i criminali informatici hanno sfruttato account validi per ottenere l’accesso iniziale. Questo conferma come le password restino ancora oggi l’anello più debole della catena di sicurezza.
Account con privilegi elevati possono arrivare a costare centinaia di dollariAccount con privilegi elevati possono arrivare a costare centinaia di dollari

Il mercato nero delle password


Una volta rubate, le credenziali finiscono spesso in vendita sul dark web, creando un vero e proprio mercato parallelo. Account “normali” hanno un prezzo contenuto, mentre quelli con privilegi elevati – come amministratori di rete o responsabili finanziari – possono arrivare a costare centinaia di dollari. Alcuni gruppi criminali si occupano esclusivamente della raccolta e della rivendita di questi dati, mentre altri li acquistano per condurre campagne ransomware mirate, attacchi di spionaggio o frodi economiche.
Gli hacker dispongono di numerosi metodi collaudati per portare a segno i loro attacchiGli hacker dispongono di numerosi metodi collaudati per portare a segno i loro attacchi

Perché è così semplice


Tre fattori spiegano la diffusione degli attacchi basati sulle credenziali:

  • attacchi dall’interno: con credenziali autentiche, i cybercriminali possono passare inosservati anche per lunghi periodi;
  • mercato in crescita: password e account rubati si scambiano facilmente online, riducendo costi e rischi per gli hacker;
  • nuove abitudini di lavoro: lo smart working, l’uso di dispositivi personali e dei servizi cloud moltiplicano i punti di accesso da proteggere.


Il phishing resta uno dei metodi più diffusi al mondo Il phishing resta uno dei metodi più diffusi al mondo

Le tecniche più comuni


Gli hacker dispongono di numerosi metodi collaudati:

  • phishing: e-mail ingannevoli che imitano portali reali, come Office 365, con l’obiettivo di indurre l’utente a inserire le proprie credenziali;
  • keylogger: software che registrano tutto ciò che viene digitato sulla tastiera, rubando username e password;
  • QR code malevoli: un fenomeno in crescita che sfrutta la fiducia verso i codici QR; basta una semplice scansione per essere reindirizzati a siti truffa;
  • attacchi di forza bruta: tentativi automatizzati di indovinare password deboli o riutilizzate dagli utenti;
  • account dimenticati: ex dipendenti o collaboratori con accessi ancora attivi, che diventano potenziali porte d’ingresso per gli attaccanti;
  • infostealer: malware progettati per raccogliere informazioni sensibili, incluse le credenziali salvate nei browser.


Il ruolo degli utenti


Molti di questi attacchi sfruttano direttamente le persone. Il phishing, ad esempio, resta uno dei metodi più diffusi al mondo: spesso basta un semplice clic su un link malevolo per consegnare inconsapevolmente le proprie credenziali a un criminale. Inoltre, gli hacker fanno ricorso anche all’ingegneria sociale, contattando direttamente le vittime e convincendole, attraverso storie costruite ad arte, a compiere azioni pericolose: modificare impostazioni, condividere password o addirittura trasferire denaro.
Il 40% delle imprese non utilizza l’MFA o si affida a metodi poco sicuri, come gli SMSIl 40% delle imprese non utilizza l’MFA o si affida a metodi poco sicuri, come gli SMS

Come difendersi: i consigli degli esperti


  • attivare l’autenticazione a più fattori (MFA): anche se la password viene compromessa, serve un secondo livello di verifica;
  • non salvare le password nel browser: utilizzare un gestore di password sicuro per proteggerle;
  • aggiornare regolarmente sistemi e applicazioni: gli aggiornamenti correggono vulnerabilità sfruttabili dagli hacker;
  • eliminare gli account inutilizzati: ogni accesso dimenticato rappresenta una potenziale porta d’ingresso;
  • limitare i tentativi di accesso: bloccare ripetuti tentativi di password errata riduce il rischio di attacchi di forza bruta;
  • formazione: saper riconoscere una mail sospetta può fare la differenza nella prevenzione degli attacchi;
  • adottare un approccio “zero trust”: verificare ogni accesso, da qualsiasi dispositivo e in ogni momento.

Ogni mese, la piattaforma Cisco Duo gestisce oltre 1,5 miliardi di richieste di autenticazione multifattore (MFA). Nonostante ciò, il 40% delle imprese non utilizza l’MFA o si affida a metodi poco sicuri, come gli SMS. Questa mancanza di protezione rappresenta una vera e propria autostrada d’accesso per i cybercriminali. Per difendersi efficacemente dagli attacchi, è necessario cambiare approccio: la sicurezza deve partire dall’identità e proteggere le credenziali di accesso.

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“anahit”, for violin & 18 instruments / giacinto scelsi. 1965


youtube.com/embed/x5OMpkTL2Vs?…

Scelsi subtitled this splendid work “Lyrical Poem on the Name of Venus,” “Anahit” being the ancient Egyptian name for the goddess Venus. The piece is a major work of Scelsi’s and among the most important works of the 1960s. It is basically a chamber-sized violin concerto, although the relationship of the soloist to the ensemble is anything but the one expected in a concerto. Instead of a dialogue between orchestra and soloist, every instrument is washed into an ever-shifting, incandescent color field. Each instrumental part is extremely difficult, the violin part is only more so because it plays through more of the 13-minute duration of the piece than the rest. Making the soloist’s life still more difficult, the instrument is re-tuned to G-G-B-D to give it a more intense and ethereally plaintive sound. Scelsi also notated the violin part in a special tablature, string by string, treating each string as a separate sound-making entity. Conversely, the entire ensemble is treated like a single instrument that Scelsi plays upon like some heavenly synthesizer. Throughout the piece, he has the violin tensely slide about in microtones, moving along a gradually ascending path, and nothing more. This severe restriction of material means that tremendous concentration is required of he soloist and the terrific tension involved in just holding on to the part comes through in performance. Around this core of diamond-thread, Scelsi pours the tremendous oceanic noise of the rest of the ensemble. The “solo” violin is quite often submerged in the sound, disappearing with the rest of the instrumental voices into the slow, wide-angle shriek of changing sound. Frequent cadential effects, usually underlined with orchestrational changes like an outburst of brass or shrill statements from the flutes, provide a sense of ebb and flow and a tasteful degree of formal definition. At around the eight-minute mark, there is a cadenza for violin solo that slyly creeps in while the supporting instruments gradually evaporate, a process that is repeated less fully in the very last passage. Anahit develops itself with an ascetic’s patience and doesn’t ever arrive at any kind of explosive climax. Instead, it hovers on the tentative edge of crisis, like a photograph of something hateful endlessly developing, out of which no clear image ever emerges. The pseudoscientific word “liminal” comes to mind: of or relating to a sensory threshold, barely perceptible, on the cusp of response. The beautiful tension of Anahit is partly the tension of a half-formed premonition and similar to the tension of having a lost word “on the tip of the tongue,” that slightly panicked mental grasping for something sensed and present, but unreachable. Unlike almost all of Scelsi’s music, some of which was not performed publicly until 30 years after its creation, Anahit was performed with Devy Erlih on violin a year after it was composed.

Video created with Sound Converter, Sonic Visualizer, vokoscreen and OpenShot on a Debian 8 Jessie Linux System.

#Anahit #audio #audiovideo #DevyErlih #GiacintoScelsi #musica #musicaContemporanea #musicaSperimentale #video #violinConcerto

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“zipf maneuvers: on non-reprintable materials”, by andrew c. wenaus & germán sierra


Zipf Maneuvers_ Andrew C. Wenaus & German Sierra
cliccare per ingrandire

erratumpress.com/zipf-maneuver…

Sierra e Wenaus utilizzano un algoritmo Python per riorganizzare i loro articoli originali secondo le distribuzioni Zipfiane, ordinando alfabeticamente e indicizzando numericamente ogni parola. Questa riorganizzazione produce un set di dati frammentato e non lineare che resiste alla lettura convenzionale. A ogni parola viene assegnato un numero corrispondente alla sua posizione originale nel testo, creando una struttura disarticolata, simile a un catalogo. Il risultato è una protesta contro la finanziarizzazione della conoscenza da parte delle aziende e una critica alle leggi sulla proprietà intellettuale che ne limitano l’accesso. Trasformando i propri saggi in dati riorganizzati algoritmicamente, Zipf Maneuvers mette in atto una singolare forma di resistenza, denunciando l’assurdità di un sistema che ostacola la libera circolazione delle idee

x.com/german_sierra/status/187…

youtube.com/embed/kAEiLblpomM?…


youtube.com/embed/zTfh5K0Utv0?…

#AndrewCWenaus #AndrewWenaus #catalogo #ErratumPress #ErratumPress #freeFiles #GermánSierra #installazione #installazioneTestuale #ownership #Python #scrittureInstallative #StevenShaviro #Zipf #ZipfManeuvers #ZipfManeuversOnNonReprintableMaterials

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Treno Frecciabianca 8606 con ETR485.043 in transito a Castagneto Carducci (30/01/2024)


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✅ Cecina Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/cecin…
✅ Empoli Stazione FS: treni.creeperiano99.it/u/empol…
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DJI Osmo Action 6: prima action cam DJI con apertura variabile


Osmo Action 6 segna un’evoluzione nel mondo delle action cam grazie all’introduzione dell’apertura variabile: maggiore controllo dell’esposizione, migliori riprese con luce difficile e qualità video superiore rispetto ai modelli precedenti
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DJI, azienda leader nei campo dei droni civili e nella tecnologia delle fotocamere creative, ha oggi Osmo Action 6. Si tratta di una action cam tutto-in-uno che stabilisce un nuovo standard per la fotografia d’azione, introducendo diverse novità assolute nel settore. Osmo Action 6 è, infatti, la prima action cam a offrire un’apertura variabile, con un intervallo da f/2,0 a f/4,0 e promette eccellenti prestazioni in condizioni di scarsa illuminazione.
Osmo Action 6 in modalità Vloggin

La prima action cam di DJI ad apertura variabile


Osmo Action 6 supera il tradizionale design ad apertura fissa delle action cam, permettendo di scegliere tra diverse modalità di apertura adatte a un’ampia gamma di scenari. Con un’apertura massima di f/2,0, la cam lascia entrare più luce nell’inquadratura e migliora la qualità delle immagini in condizioni di scarsa illuminazione. In modalità Auto, l’apertura si regola automaticamente per ottenere risultati chiari in una varietà di scenari, dagli scatti notturni in condizioni di scarsa illuminazione ai paesaggi luminosi e dettagliati. Con la modalità Effetto stella, le luci della città si trasformano in affascinanti effetti stella, aggiungendo un sorprendente tocco creativo alle scene metropolitane ben illuminate.
Il nuovo sensore CMOS offre un'ampia gamma dinamica per ottenere dettagli nitidi in situazioni ad alto contrastoIl nuovo sensore CMOS offre un'ampia gamma dinamica per ottenere dettagli nitidi in situazioni ad alto contrasto
Con l'obiettivo macro montato (venduto separatamente), la distanza minima di messa a fuoco si riduce da 35 cm a soli 11 cm, consentendo selfie vlog ravvicinati e nitidi. Per le riprese grandangolari, quando l’obiettivo FOV Boost per Osmo Action 6 (venduto separatamente) è collegato, la fotocamera passa automaticamente alla modalità FOV Boost, espandendo il campo visivo nativo da 155° a 182°1, ideale per riprese POV d’azione realmente immersive.

Il nuovo sensore offre una qualità delle immagini di livello superiore


Il sensore CMOS da 1/1,1 pollici con grandi pixel fusi da 2,4 μm offre fino a 13,5 stop di gamma dinamica per ottenere dettagli nitidi in situazioni ad alto contrasto. Supporta inoltre la registrazione video fino a 4K/120fps nel formato 4:3, mentre il sensore più grande consente una migliore qualità delle immagini in condizioni di scarsa illuminazione, garantendo riprese chiare e dettagliate anche in ambienti estremamente bui. Grazie al sensore più grande, Osmo Action 6 abilita la modalità SuperNight per offrire chiarezza nelle riprese notturne, catturando video dettagliati fino a 4K/60fps in condizioni di scarsa illuminazione.
In modalità Auto, l’apertura si regola automaticamente per ottenere risultati chiari in una varietà di scenariIn modalità Auto, l’apertura si regola automaticamente per ottenere risultati chiari in una varietà di scenari

Modalità Personalizzato 4K: riprendete ora, ritagliate dopo


Grazie al sensore quadrato progettato su misura da DJI, Osmo Action 6 introduce la nuova modalità Personalizzato 4K che consente di effettuare le riprese e ritagliarle successivamente in post-produzione per definire l’inquadratura del video, rendendo possibile la condivisione di video creativi su diverse piattaforme social. I creator non devono più posizionare manualmente la fotocamera orizzontalmente e verticalmente per ottenere l’inquadratura desiderata.
Con un grado di impermeabilità IP68, la fotocamera è resistente all’acqua fino a 20 metri senza custodia e fino a 60 metri con la custodia impermeabileCon un grado di impermeabilità IP68, la fotocamera è resistente all’acqua fino a 20 metri senza custodia e fino a 60 metri con la custodia impermeabile

Riprese fluide in slow motion estremo


Eccellente nelle riprese in slow motion, la cam supporta la registrazione in slow motion fino a 4K/120fps a livello nativo e può generare in modo intelligente la riproduzione Super Slow Motion fino a 32× a 1080p, creando immagini spettacolari in alta definizione. Interpolando le inquadrature registrate a 1080p/240fps, Osmo Action 6 ottiene un effetto di rallentamento equivalente a 960fps quando riprodotto a 1080p/30fps, conferendo un effetto cinematografico ai filmati d’azione.
Le funzioni creative di Osmo Action 6 offrono riprese dall’aspetto più naturale per viaggi e vlog quotidianiLe funzioni creative di Osmo Action 6 offrono riprese dall’aspetto più naturale per viaggi e vlog quotidiani

Le numerose avventure di Osmo Action 6


Osmo Action 6 è pronta per qualsiasi tipo di azione, dalle immersioni e dallo sci al mountain biking e all’escursionismo. Con un grado di impermeabilità IP68, la fotocamera è resistente all’acqua fino a 20 metri senza custodia e fino a 60 metri con la custodia impermeabile. Il suo sensore integrato leader del settore per la temperatura del colore garantisce colori subacquei realistici, mentre il manometro registra i dati dell’immersione. Le funzioni creative di Osmo Action 6 soddisfano le esigenze di avventurieri, viaggiatori e vlogger quotidiani, offrendo riprese dall’aspetto più naturale per viaggi e vlog quotidiani.

Prezzo e disponibilità


DJI Osmo Action 6 può essere acquistato su store.dji.com e presso i rivenditori autorizzati, in diverse configurazioni al prezzo che parte da 379 euro.

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La Luna sui tettiedu.inaf.it/rubriche/lo-spazio…
Suggestioni lunari e atmosfere natalizie tra città e memoria, sulle note di una delicata canzone di Francesco De Gregori
#canzoni #FrancescoDeGregori #Luna #musica@astronomia @astronomia
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merry debord


debord at the site notbored_org

notbored.org/debord.html

#archive #Debord #GuyDebord #IS #notbored #Situationism #Situazionismo

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[replyca] _ la poesia del natale della bontà della poesia / differx. 2022


Ispirato dal sito ‘Poesia del nostro tempo’, e (aggiunta 2025) dall’antologiona della Poesia Immortale Poesia Eterna recentemente uscita, anche io ho trovato giusto proporre ai lettori di slowforward un temino natalizio, che ho pensato di intitolare

LA POESIA DEL NATALE DELLA BONTÀ DELLA POESIA
(di natale)


Svolgimento

Nel tempo di Natale la città e la campagna della Poesia si ricoprono di candida neve, essa è bella e reca i pensieri natalizi. Sembra che la neve copre tantissimo chi scrive la Poesia, che la fa tutta Mitica e a me piace anche tantissimo. Ci sono dentro le parole.

È bello quando la neve inneva le giornate della Poesia, e tutto si ricopre di un manto di versi, ove la serenità porta la serenità alla Poesia e ai Poeti, e anche ai lettori, che del resto sono Poeti pure loro soprattutto dopo il ’75.

Siamo nel mese di dicembre, il mese della neve, ma io sto a Roma e me la sogno, così voglio fare una palla immaginaria e tirarla gentilmente al mese di dicembre, per scherzarlo dicendogli vai via. Esso è un mese che ci spinge a farci i bilanci dell’anno passato, e le speranze dell’anno futuro che arriva. Tra pochi giorni sarà il capodanno, e un nuovo anno caperà e avremo molti progetti da realizzare, per una gioia carica di attese che ci costellano.

Noi nel nostro passato vediamo delle ombre, delle inquietudini e delle incertezze, del buio e però anche delle candele nel buio, però anche delle asprezze e delle cupezze, delle monnezze, anche, ma non ci lasciamo scoraggiare da questo passato. Come dice la parola, esso è passato.

Qui a slowforward dobbiamo ritrovare la nostra vocazione più vera e autentica senza sbroccare, cercando di seguire la luce della lucentezza della Poesia, che nella notte della conoscenza umana illumina di umano l’umanità. Qui quindi io stesso cercherò di essere più buono e paziente e migliore, prometto da oggi in poi di non importunare troppo la destra poetica italiana, i nuovi mitomodernisti, le cariatidi i cariati e i caronti, e accettare santamente con santa rassegnazione che alla fine di questo anno 2022 5 (in realtà il 1957) ricominci ancora una volta il 1957.

Tanti sereni auguri di Poesia e che qualche fiore sbocci qua e là, a casaccio,

in fede

Roma, lì 28 dicembre 2022
25 dicembre 2025

Marco Giovenale

#111 #differx #letterinaDiNatale #natale #poesia #prosa #slowforward #testiDiMgInRete

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Buon Natale?


Erano partiti da Zuwara (Libia) la sera del 18 dicembre. Dei 117 a bordo, il 21 dicembre alcuni pescatori tunisini hanno trovato un unico sopravvissuto.

Alarm Phone ha provato a contattare l’imbarcazione, senza riuscire a individuare una posizione GPS, ma ha comunque avvertito/allertato la guardia costiera libica e quella italiana. La prima ha comunicato telefonicamente di non aver […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/12/25/buon…

#marMediterraneo #migranti #Natale #naufragio

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christos ready maid / luca maria patella


*

sulla fronte, spingendo un bottone, si illumina con la scritta “ready maid”

(Collezione Giuseppe Garrera)

#art #arte #ChristosReadyMaid #CollezioneGiuseppeGarrera #GiuseppeGarrera #LucaMariaPatella #Patella

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prozession / karlheinz stockhausen. 1967


youtube.com/embed/qAh4RB2EZko?…

Prozession (Procession), for tamtam, viola, electronium, piano, microphones, filters, and potentiometers (six performers), is a composition by Karlheinz Stockhausen, written in 1967. It is Number 23 in the catalogue of the composer’s works.

Christoph Caskel, Joachim Krist, Péter Eötvös, Harald Bojé, Aloys Kontarsky, Karlheinz Stockhausen

Conception
Prozession is one of a series of works dating from the 1960s which Stockhausen designated as “process” compositions. These works in effect separate the “form” from the “content” by presenting the performers with a series of transformation signs which are to be applied to material that may vary considerably from one performance to the next. In Prozession, the performers choose material from specific earlier compositions by Stockhausen. In the subsequent companion works, Kurzwellen for six performers, Spiral for a soloist, Pole for two, and Expo for three, this material is to be drawn spontaneously during the performance from short-wave radio broadcasts (Kohl 1981, 192–93). The processes, indicated primarily by plus, minus, and equal signs, constitute the composition and, despite the unpredictability of the materials, these processes can be heard from one performance to another as being “the same” (Kohl 2010, 137).

History
Prozession was begun during a train journey to Basel in May 1967 (Gehlhaar 1998, 53) and was written for and dedicated to the ensemble with which Stockhausen was regularly touring at that time: Alfred Alings and Rolf Gehlhaar (tamtam with hand-held microphone), Johannes Fritsch (viola), Harald Bojé (electronium), and Aloys Kontarsky (piano). Two performers are required for the tamtam: The world premiere was given by this ensemble in Helsinki on 21 May 1967, with subsequent performances in Stockholm, Oslo, at the Bergen Festival, in Copenhagen, London, and finally on 26 August 1967 at the Darmstädter Ferienkurse. Three performances were recorded in Darmstadt a few days later, and one was chosen for release on disc (Stockhausen 1971, 102–103). Earlier recordings had been made for radio broadcast, during rehearsals at the WDR in Cologne, on 9 and 10 May 1967 (Gehlhaar 1998, 55). In addition to recordings, over the scourse of three years this same ensemble performed Prozession approximately twenty-eight times (Gehlhaar 1998, 62).

Structure and technique
Prozession consists of a sequence of 250 events in each of the four parts. There is no written score. Stockhausen explained that in pieces like this, “the first step is always that of imitating something and the next step is that of transforming what you’re able to imitate” (Cott 1973, 33). The tamtam players choose material from Mikrophonie I, the viola from Gesang der Jünglinge, Kontakte, and Momente, the electronium from Telemusik, and the piano from the Klavierstücke I–XI and Kontakte (Stockhausen 1971, 103).

Each plus, minus, or equal sign indicates that, upon repetition of an event, the performer is to increase, decrease, or maintain the same level in one of four musical dimensions (or “parameters”): overall duration of the event, number of internal subdivisions, dynamic level, or pitch register/range. It is up to the performer to decide which of these dimensions is to be affected, except that vertically stacked signs must be applied to different parameters (Stockhausen 1973, 1, 11, 21). Despite this indeterminacy, a large number of plus signs (for example) will result in successive events becoming longer, more finely subdivided, louder, and either higher or wider in range; a large number of minus signs will produce the reverse effect (Kohl 2010, 137). In this way, a continuing process of changes is controlled, and the work’s title is taken from this concept at its core: German Prozeß = “process”, Prozess-ion (Stockhausen 1971, 106), though of course it also means “procession” in the sense of a ceremonial parade or enfilade (Gehlhaar 1998, 55).

Video created with Sonic Visualizer, vokoscreen and OpenShot on a Debian 10 Buster KDE Linux System.

#250Events #AloysKontarsky #audio #audiovideo #ChristophCaskel #HaraldBojé #JoachimKrist #KarlheinzStockhausen #musica #musicaContemporanea #musicaSperimentale #PéterEötvös #Procession #Prozession #unpredictabilityOfTheMaterials #video

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Blocco note di Windows si aggiorna: arrivano le tabelle


Il Blocco note di Windows 11 si aggiorna con il supporto alle tabelle e risposte AI in tempo reale. Novità in arrivo per gli Insider.
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Il Blocco note di Windows continua la sua trasformazione da semplice editor di testo a qualcosa di più strutturato. L’ultimo aggiornamento in distribuzione agli Insider sui canali Canary e Dev introduce il supporto alle tabelle, una funzione che permette di organizzare meglio gli appunti senza dover aprire programmi più pesanti.

Le tabelle si possono inserire dalla barra degli strumenti oppure scrivendo direttamente in sintassi Markdown. Una volta create, si possono aggiungere o rimuovere righe e colonne dal menu contestuale.

L’altra novità riguarda le funzioni di intelligenza artificiale integrate (scrittura, riscrittura e riassunto): ora i risultati appaiono in tempo reale parola per parola, invece di dover aspettare l’elaborazione completa. Per la riscrittura in locale, però, serve un PC Copilot+.


FONTE blogs.windows.com

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MPV 0.41: il lettore video open source cambia motore di rendering


MPV 0.41 rilasciato con nuovo motore grafico gpu-next, decodifica Vulkan preferita, menu contestuale integrato e miglioramenti per Wayland, Windows e Android.
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Chi cerca un lettore multimediale leggero e potente probabilmente conosce già MPV, il player open source nato dalle ceneri di MPlayer che negli anni si è guadagnato un fedele seguito. La versione 0.41, appena rilasciata, porta con sé un cambiamento importante: il passaggio a un nuovo sistema di rendering predefinito.

Nuovo motore grafico e decodifica Vulkan


Il cuore dell’aggiornamento sta nel cambio del backend grafico: ora MPV usa di default gpu-next, basato sulla libreria libplacebo, al posto del precedente gpu. In pratica significa una gestione migliore dei colori e delle prestazioni su diversi sistemi operativi. Cambia anche la gerarchia della decodifica hardware, con Vulkan che diventa la scelta preferita rispetto ad altre API.

Per chi usa Linux con Wayland arrivano parecchie novità: supporto per la gestione avanzata dei colori, input da tavolette grafiche e la possibilità di scrivere negli appunti di sistema. Gli utenti Linux possono anche sfruttare il sensore di luce ambientale per regolare automaticamente la luminosità del video.

Menu contestuale e novità per Windows e Android


Tra le aggiunte più pratiche c’è uno script che abilita un menu contestuale con il tasto destro del mouse, funzione che mancava di default e che molti utenti aggiungevano manualmente. Su Windows debutta anche un sistema integrato per registrare MPV come applicazione multimediale predefinita, semplificando l’associazione con i file video.

Su Android l’aggiornamento introduce il backend audio AAudio, che elimina la dipendenza dalle interfacce Java e dovrebbe garantire una riproduzione più fluida sui dispositivi più recenti.

Requisiti aggiornati


Chi compila MPV dai sorgenti deve tenere presente i nuovi requisiti minimi: servono FFmpeg 6.1 o successivo e libplacebo 6.338.2 o successivo. Per la maggior parte degli utenti che scaricano i pacchetti precompilati, invece, non cambia nulla.


FONTE github.com

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Darktable 5.4: l’editor RAW gratuito si aggiorna con nuovi strumenti per i fotografi


Disponibile Darktable 5.4: nuovi strumenti per nitidezza e mappatura tonale, spazi di lavoro multipli, miglior supporto Wayland e nuove fotocamere.
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È uscita la versione 5.4 di Darktable, l’editor fotografico RAW open source che negli anni si è costruito una solida reputazione tra i fotografi che cercano un’alternativa gratuita a Lightroom. L’aggiornamento, come riporta il sito ufficiale del progetto, porta con sé alcune novità interessanti sia per chi scatta che per chi passa ore a ritoccare.

Recupero dei dettagli e nuova mappatura tonale


La novità più tecnica riguarda il modulo di demosaicizzazione, che ora include una sezione dedicata al recupero della nitidezza. In parole povere, serve a compensare quella leggera perdita di dettaglio che avviene già in fase di scatto, causata dalla diffrazione dell’obiettivo o dal filtro anti-aliasing presente su molte fotocamere.

Sul fronte della gestione dei toni, arriva un nuovo modulo ispirato ad AgX, la trasformazione colore usata in Blender. Chi conosce già Sigmoid o Filmic RGB troverà un approccio simile ma con più controlli a disposizione: si possono regolare separatamente i punti di bianco e nero dell’esposizione, il contrasto nelle ombre e nelle alte luci, e c’è un punto di riferimento personalizzabile sulla curva tonale. Il risultato finale punta a una resa naturale delle sfumature, con una de-saturazione graduale nelle alte luci che ricorda il comportamento della pellicola.

Spazi di lavoro multipli e Wayland


Darktable 5.4 introduce anche il supporto per spazi di lavoro multipli: attivando l’opzione nelle preferenze, all’avvio comparirà una finestra che permetterà di scegliere tra diversi ambienti di lavoro, ciascuno con il proprio database e le proprie impostazioni. Utile per chi gestisce progetti separati o vuole tenere divisi lavoro personale e professionale. C’è anche un’opzione per creare uno spazio di lavoro temporaneo in memoria, senza salvare nulla su disco.

Per gli utenti Linux, arrivano finalmente miglioramenti sostanziali al supporto Wayland. Molte distribuzioni hanno ormai abbandonato X11, e questa versione dovrebbe garantire un’esperienza paragonabile a quella del vecchio sistema grafico, gestione dei profili colore ICC inclusa.

Prestazioni e fotocamere supportate


Tra le altre migliorie sparpagliate qua e là troviamo ottimizzazioni per il modulo delle LUT3D, un avvio più veloce su dischi meccanici o NAS, e vari aggiustamenti all’interfaccia che rendono l’esperienza d’uso più fluida.

Sul fronte del supporto fotocamere, la lista si allunga: entrano tra le altre Canon EOS R1 e R5 Mark II, Fujifilm X-E5, Leica D-Lux 8, OM System OM-5 Mark II, Panasonic S1 Mark II e Sony RX1R Mark III. Una nota per chi usa Mac: da questa versione non sono più supportati i Mac con processore Intel e le versioni di macOS precedenti alla 14.0.


FONTE darktable.org

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Natale sempre più digitale: un italiano su tre sceglie regali tech


Un italiano su tre sceglierà regali digitali per Natale: abbonamenti, gift card e servizi online guidano il nuovo shopping natalizio tech
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Secondo gli ultimi dati di Kaspersky, i regali digitali e gli auguri personalizzati saranno molto popolari durante queste festività natalizie 2025/2026, con gli abbonamenti ai servizi di streaming e i crediti di gioco che occupano le prime posizioni nelle wishlist. Con la vita quotidiana sempre più digitale, anche il modo di fare i regali sta cambiando: i doni virtuali non sono più una novità, ma una scelta sempre più diffusa. Alla vigilia della stagionale corsa agli acquisti natalizi, Kaspersky ha condotto un sondaggio per scoprire la reale popolarità dei regali digitali e quali conquistano davvero il cuore dei consumatori.
La fascia più giovane della popolazione si conferma la vera pioniera dei regali virtualiLa fascia più giovane della popolazione si conferma la vera pioniera dei regali virtuali
In Italia il 41% degli intervistati preferisce i regali fisici, dichiarando di non avere alcuna intenzione di cambiare idea nel prossimo futuro, ma circa un quinto ha già acquistato in passato regali digitali e il 32% pianifica di farlo quest’anno. A livello globale, la fascia più giovane della popolazione (18-34 anni) si conferma la vera pioniera dei regali virtuali: il 63% dichiara infatti di voler acquistare regali digitali durante le festività natalizie. Tra questi nativi digitali, quasi la metà (46%) ha già scelto in passato doni virtuali. La generazione più anziana (over 55) mostra invece una tendenza opposta, rimanendo saldamente legata alla tradizione, con quasi la metà degli intervistati (46%) che afferma di preferire i regali fisici.

Nonostante la crescente diffusione dei regali digitali, gli esperti di Kaspersky avvertono che, accanto ai numerosi vantaggi dei doni virtuali, esistono anche diversi rischi per la sicurezza, come la presenza di negozi online falsi o link di phishing. Per questo motivo, raccomandano di prestare particolare attenzione e di adottare adeguate misure di protezione.
Il 55% degli intervistati hanno indicato i servizi e le piattaforme di streaming, come Netflix e SpotifyIl 55% degli intervistati hanno indicato i servizi e le piattaforme di streaming, come Netflix e Spotify

I giovani adulti sono tre volte più propensi a regalare un abbonamento Netflix piuttosto che un maglione


Secondo il sondaggio, in Italia il 55% degli intervistati che hanno preso in considerazione l’acquisto di regali digitali hanno indicato i servizi e le piattaforme di streaming, come Netflix e Spotify, confermando l’intrattenimento come il regalo digitale per eccellenza. Al secondo posto si collocano i crediti e gli abbonamenti per i giochi, che raccolgono il 38% delle preferenze degli italiani, seguiti da abbonamenti a e-book (32%) e iscrizioni a corsi online (22%). Accanto agli abbonamenti per l’intrattenimento, sta registrando una crescente popolarità anche il benessere fisico, con regali sempre più richiesti come gli abbonamenti alle palestre (29%), mentre i servizi dedicati al benessere mentale risultano meno diffusi, con solo l’11% degli intervistati che dichiara interesse per questa tipologia di offerta.
Grazie all'AI truffatori possono creare siti web falsi convincenti, e-mail fraudolente e pop-up ingannevoliGrazie all'AI truffatori possono creare siti web falsi convincenti, e-mail fraudolente e pop-up ingannevoli

Prima di cliccare: i rischi per la privacy nascosti nei regali digitali


Sebbene gli abbonamenti siano diventati l’opzione regalo digitale più popolare e comoda, il periodo degli acquisti natalizi comporta rischi significativi che i consumatori devono affrontare con cautela. Con l’aumento delle persone che acquistano all’ultimo minuto servizi di streaming, crediti di gioco e corsi online, i criminali informatici approfittano della situazione con sofisticati schemi di phishing. Grazie all’intelligenza artificiale, i truffatori possono creare siti web falsi convincenti, e-mail fraudolente e pop-up ingannevoli che imitano servizi di abbonamento legittimi, sfruttando l’urgenza e l’entusiasmo tipici degli acquisti natalizi. Per rendere più sicuri gli acquisti, è fondamentale utilizzare soluzioni di sicurezza dotate di un componente anti-phishing basato sull’intelligenza artificiale, in grado di bloccare link dannosi e proteggere i pagamenti.

Babbo Natale diventa virtuale


I saluti personalizzati in formato video o audio, provenienti da Babbo Natale o da personaggi famosi, e le cartoline digitali stanno diventando sempre più popolari. Questi regali innovativi offrono l’opportunità di creare messaggi unici e profondamente personali, distinguendosi dai doni più generici. Tuttavia, gli esperti di Kaspersky ricordano che alcuni di questi servizi richiedono un’eccessiva quantità di dati personali, mettendo in discussione la loro affidabilità.
Soluzioni di sicurezza, password manager e persino abbonamenti VPN si sono trasformati da semplici strumenti a doni ambitiSoluzioni di sicurezza, password manager e persino abbonamenti VPN si sono trasformati da semplici strumenti a doni ambiti

Il 24% dei consumatori in Italia vorrebbero regalare o ricevere un software di sicurezza


È interessante notare che quasi un terzo degli intervistati considera i software per la protezione della vita digitale non solo strumenti di sicurezza essenziali, ma anche regali premurosi. Soluzioni di sicurezza, password manager e persino abbonamenti VPN si sono trasformati da semplici strumenti a doni ambiti, capaci di offrire sia protezione concreta sia tranquillità. Queste misure di sicurezza digitale possono integrarsi facilmente con qualsiasi dispositivo o regalo digitale, creando un pacchetto completo in grado di rispondere alla crescente esigenza di protezione online.

“È incoraggiante constatare che l’interesse per le soluzioni di sicurezza informatica sia in crescita, poiché ciò riflette una comprensione più profonda del fatto che proteggere la vita digitale dei nostri cari è diventata una forma essenziale di cura e responsabilità. Questo cambiamento dimostra che oggi la sicurezza informatica non riguarda solo la tutela dei propri dati, ma anche la creazione di uno spazio digitale più sicuro per le persone a cui teniamo”, ha commentato Cesare D’Angelo di Kaspersky.
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Bento chiude i battenti: gli utenti dovranno migrare su Linktree


Bento, il servizio link in bio acquisito da Linktree, chiuderà il 13 febbraio 2026. Gli utenti dovranno migrare sulla piattaforma madre: ecco cosa sapere.
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Se usate i social in modo professionale, probabilmente conoscete i servizi “link in bio”, quelle pagine che raccolgono tutti i vostri collegamenti in un unico posto da mettere nella biografia di Instagram o TikTok. Bento era uno di questi, ma tra poco non esisterà più.

Come riporta l’annuncio ufficiale del team, la piattaforma cesserà di esistere il 13 febbraio 2026. Dopo oltre due anni dall’acquisizione da parte di Linktree, il servizio più estetico tra le alternative disponibili saluta definitivamente il suo pubblico.

Cosa cambia per chi lo usa


Gli utenti riceveranno via mail le istruzioni per trasferire il proprio profilo su Linktree, con un’offerta promozionale sul piano Pro inclusa. Una volta chiuso il servizio, tutte le pagine Bento verranno reindirizzate automaticamente verso Linktree e i dati degli account saranno eliminati. Chi vuole conservare qualcosa dovrà quindi esportare tutto prima della scadenza.

Il team di Linktree, dal canto suo, promette di aver integrato alcune delle funzioni che rendevano Bento particolare: layout più visivi, blocchi di contenuto multimediale e maggiore libertà nella disposizione degli elementi.

Una nicchia che si chiude


Bento si distingueva per il suo approccio più grafico rispetto ai concorrenti. Invece della classica lista verticale di pulsanti, offriva una griglia personalizzabile dove disporre widget, immagini e collegamenti come tessere di un puzzle. Un’estetica che aveva conquistato soprattutto i creativi e chi voleva una pagina meno “standard”.

Evidentemente, però, il mercato non ha premiato questa direzione, o quantomeno non abbastanza da giustificarne lo sviluppo separato dopo l’acquisizione.


FONTE bento.me

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Kdenlive 25.12.0: interfaccia ridisegnata e nuovo supporto per i video verticali


Kdenlive 25.12.0 introduce un'interfaccia ridisegnata con pannelli più flessibili, supporto per video verticali 9:16 e un monitor audio rinnovato. Corretti oltre 15 crash.
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Kdenlive, l’editor video gratuito e open source del progetto KDE, si aggiorna alla versione 25.12.0 con parecchie novità sull’organizzazione dell’interfaccia e qualche funzione pensata per chi lavora con formati verticali.

Spazi di lavoro più flessibili


Il sistema di pannelli è stato riprogettato da zero: ora i widget si possono raggruppare, mostrare o nascondere con maggiore libertà. I layout personalizzati vengono salvati come file separati e anche incorporati nei progetti, così riaprendo un file si ritrova tutto come lo si era lasciato. Attenzione però: i vecchi layout personalizzati non sono compatibili e vanno ricreati.

Arriva anche una schermata di benvenuto con scorciatoie rapide, un layout verticale dedicato e le cosiddette “aree sicure” per chi monta video in 9:16 (il formato di TikTok e Reels, per intenderci). I menu sono stati riorganizzati seguendo le convenzioni degli editor professionali.

Altre novità


Il monitor audio è stato rinnovato con una minimappa per zoomare sulle sezioni, mentre le guide della timeline ora si chiamano “marcatori”, possono avere una durata e si trascinano direttamente dalla lista al progetto. L’aggiornamento corregge anche oltre 15 bug e risolve problemi come i fallimenti di rendering su Windows causati da caratteri speciali nei nomi utente.


FONTE kdenlive.org

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intervista a gino de dominicis, “l’angelo” (con breve introduzione di marco senaldi)


youtube.com/embed/sviu8iQ4f94?…

Tra il 1994 e il 1995 Canale 5 ha trasmesso “L’angelo”, trasmissione a cura di Gregorio Paolini in cui Claudia Koll presentava servizi su arti visive, architettura, design, fotografia, e musica colta. In una puntata, indimenticabile, fu proposto un video di Gino de Dominicis, ideato e interpretato dall’artista stesso, girato nel suo studio. Il video è qui proposto in versione integrale, con l’introduzione di Marco Senaldi che in quegli anni lavorava nella redazione della trasmissione.

#art #arte #ClaudiaKoll #DeDominicis #GinoDeDominicis #GregorioPaolini #intervista #LAngelo #MarcoSenaldi

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Non è Natale a Gaza


L’attenzione sulla Striscia di Gaza e sulla stessa Cisgiordania sembra essere passata in secondo piano, nonostante la situazione resti drammatica. Catanesi Solidali, un comitato formato da molte associazioni della società civile e da tante/i cittadini che, da oltre due anni, si è mobilitato a fianco del popolo Palestinese, invita oggi la cittadinanza ad essere presente, dalle ore 10, a piazza […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/12/24/non-…

#Gaza #Israele #manifestazioneDiSolidarietà #Palestina

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dalla mostra di maurizio ceccato alla fondazione toti scialoja


youtube.com/shorts/PSoEAWzAQsI…

Illustrazioni per l’uso

#art #arte #FondazioneTotiScialoja #IllustrazioniPerLUso #video

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[libro] Vertigine


Autrice: Beatrice Mautino
Titolo: Vertigine – Storie di chi si affida alla scienza e di chi impara a farlo
Editore: Mondadori
Altro: ISBN 9788804803614; 204 p.; 18,50€; I ed. 2025; genere: saggistica, divulgazione scientifica, medicina

Voto: 10/10

Vi devo confessare una cosa. All’inizio degli anni 90, a seguito di continui mal di gola, tosse e tonsilliti, mi sono rivolto a un medico omeopata, su consiglio di amici. Avevo da poco iniziato l’università e il mio medico curante e la visita dall’otorinolaringoiatra non aveva dato i risultati sperati. Pur sapendo, all’epoca, che l’omeopatia non aveva basi scientifiche solidissime, l’entusiasmo dei miei amici mi convinse a provare. La prima visita fu molto accurata e la cosa mi colpì molto. Stetti dentro un’ora, quel medico mi guardò dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi, cosa che nessuno dei medici consultati aveva mai fatto. Poi mi diede cose, che, a dire il vero, erano un mix di cose inutili e di cure fitoterapiche. Avevo l’idea di fare qualcosa, questo sì, ma i miglioramenti erano decisamente scarsi, per non dire nulli. La cosa si risolse da sola, quando le aule iniziarono a passare da 100-200 persone del primo e secondo anno, a 10-30 persone del terzo e quarto anno di università. Oggi, dopo il covid, il problema è molto chiaro: mi ammalo facilmente nelle prime vie respiratorie e le aule affollate non mi aiutavano a rimanere sano. Una mascherina forse mi avrebbe aiutato di più.

Ma prima di abbandonare completamente quel medico ci riandai qualche anno più tardi per farmi consigliare uno psicologo. Purtroppo, anche in questo caso, il suo consiglio non mi fu di grande aiuto. E fu anche la fine del mio rapporto con l’omeopatia.

Oggi, ovviamente, non avrei nemmeno iniziato, ma questo piccolo scivolone mi accomuna all’autrice: con una preparazione scientifica molto più solida della mia in un campo molto più vicino alla medicina, anche lei ha impiegato qualche giorno di troppo prima di scoprire che una terapia data da un medico non era, eufemisticamente, una delle migliori. Quando si è malati, cedere alla tentazione del proviamo, che male c’è dopo averle provate tutte è molto facile e umanamente comprensibile, ma molto raramente porta a qualcosa di buono. Nel migliore dei casi ci si tiene la malattia o la malattia guarisce da sola. Nel peggiore ci si lascia le penne, a volte, nel caso di malattie gravi, anche prima del dovuto.

Partendo da questo scivolone e dall’esperienza personale di seguire un proprio caro malato di tumore, l’autrice esplora il lato umano della medicina. Di come noi esseri umani, con la nostra psicologia evolutasi per sopravvivere in un ambiente senza metodo scientifico, siamo facili prede di ciarlatani, truffatori e medici fai da te. Ci racconta anche di come il metodo scientifico applicato alla medicina si sia evoluto in pratiche molto raffinate ed estremamente efficaci e di come questo metodo appaia ai pazienti estremamente spietato e in qualche modo ingiusto. Ci racconta di come anche nel mondo della scienza ci siano truffatori, persone senza scrupoli e interessi politici ed economici che rendono il metodo scientifico molto meno efficace di quanto potrebbe. (Rimane, nonostante tutto, il metodo migliore che abbiamo.) Ci racconta delle eccellenze che abbiamo in Italia, dove a un metodo scientifico molto rigoroso si affianca un’attenzione al paziente in tutti gli aspetti umani della malattia. È anche il libro che mi ha fatto rivalutare Rosy Bindi come Ministra della Sanità.

È un libro insomma che ci insegna tante cose, come ci comportiamo quando siamo malati, dei pericoli che ci sono là fuori, del perché, nonostante tutto, seguire un metodo rigoroso porta comunque dei risultati, anche se quei risultati, se siamo sfortunati, non saremo noi a vederli.

È un libro che tutti dovremmo leggere, specialmente i giovani, molto prima di affrontare le inevitabili malattie che avranno nella vecchiaia.

Per gli abbonati de ilPost: molti capitoli e pezzi del libro sono stati già affrontati nel podcast Ci vuole una scienza, ma devo dire che qui, quelle stesse informazioni, acquistano un significato nuovo, più organico a un discorso generale sul rapporto paziente – metodo scientifico. Vale, a maggior ragione, il consiglio di leggerlo (e anche acquistarlo).

Buona lettura!

#beatriceMautino #divulgazioneScientifica #libro #medicina #recensione #vertigine

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