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Cosa succede al tuo account Ente se non ci sei più: arriva Legacy Kit


Ente lancia Legacy Kit: tre fogli di recupero basati sullo schema di Shamir per riottenere l'accesso a un account cifrato, anche senza il proprietario.
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Ente, servizio di backup foto e gestione documenti open source basato sulla crittografia end-to-end, ha aggiunto un meccanismo pensato per una situazione che la maggior parte dei sistemi cifrati preferisce ignorare: come recuperare un account quando il legittimo proprietario perde l’accesso o non c’è più. La risposta si chiama Legacy Kit ed è disponibile in questi giorni all’interno di Ente Locker, l’app dell’azienda dedicata a documenti, password e archivi sensibili.

Il problema nasce dalla natura stessa della crittografia a conoscenza zero. Se i server non possono leggere i dati, non possono nemmeno restituire un accesso a chi resta. Legacy Kit prova a colmare questo vuoto senza rinunciare al modello di sicurezza.

Tre fogli, ma ne bastano due


Un Legacy Kit è composto da tre fogli di recupero. Ognuno contiene un codice QR segreto e le istruzioni per ripristinare l’account. L’utente assegna a ciascun foglio un nome a piacere, “figlio”, “avvocato”, “il cassetto con tutti i cavi”, poi li stampa o li salva e li distribuisce separatamente.

Il punto chiave è la soglia: due fogli qualsiasi su tre sono sufficienti per recuperare l’account, mentre un singolo foglio da solo non serve a nulla. Chi effettua il recupero non ha bisogno di un account Ente né di installare alcuna applicazione: basta aprire legacy.ente.com, scansionare due dei tre fogli e ottenere l’accesso completo all’account, quindi a Photos, Locker e Auth.

Tempo per accorgersene


A ogni kit si associa un periodo di attesa configurabile: immediato, un giorno, sette, quindici o trenta. L’opzione immediata torna utile per l’auto-recupero, quando si è semplicemente rimasti chiusi fuori dal proprio account. Le attese più lunghe hanno senso quando il kit è destinato a qualcun altro, perché danno tempo di accorgersi di un tentativo e bloccarlo se qualcosa non torna.

Ente avvisa via email a ogni tentativo di recupero. Durante il periodo di attesa impostato è possibile interrompere una sessione attiva, oppure eliminare del tutto un kit per disattivarne i fogli e impedire qualsiasi ripristino futuro. Si possono creare fino a cinque kit per account, così da coprire situazioni diverse: una finestra breve per sé, una più lunga in ottica di eredità.

La matematica dietro al kit


Legacy Kit nasce da un progetto hackathon chiamato 2of3: il prototipo si limitava a spezzare un segreto in tre parti, mentre la versione finale aggiunge il coinvolgimento dei server di Ente, che introducono il periodo di attesa e la possibilità di revocare i fogli. Quando si crea un kit, Ente genera un segreto casuale e lo divide in tre parti usando lo schema a soglia 2-su-3 di Shamir, che consente di ricostruire il segreto a partire da due quote qualsiasi.

Questo segreto non transita mai dai server. Da esso Ente deriva una chiave che protegge il materiale di recupero e una coppia di chiavi che permette al server di verificare che qualcuno possieda fogli a sufficienza, senza però vedere il segreto. Durante il recupero, due fogli vengono combinati direttamente nel browser per sbloccare una sfida sigillata dal server; superato il periodo di attesa, il server restituisce il materiale cifrato, che viene decifrato in locale per completare un normale reset della password. A detta di Ente, il server non vede mai il segreto del kit, le singole quote o la chiave di recupero decifrata.

Legacy Kit è disponibile su Ente Locker sia per Android sia per iOS.

SOURCE:// ente.com

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Intervista molto interessante a Leonello Bertolucci per comprendere come realizzare un processo fotografico e alcune indicazioni di come scegliere le foto.

Un canale da seguire con altre interviste interessanti.

youtube.com/live/NJ37o_ddEqU?s…

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28 maggio, bologna, mambo: giuseppe chiari, partiture per un museo


La S.V. è invitata all’inaugurazione della mostra
You are invited to the opening of the exhibition

Giuseppe Chiari 1926-2026. Partitura per un museo
a cura di / curated by Lorenzo Balbi e / and Mario Chiari

giovedì 28 maggio 2026 | ore 18
Thursday 28th May 2026 | 6 pm

MAMbo_GiuseppeChiari
cliccare per ingrandire

alle ore 19.00 il pianista olandese Reinier van Houdt eseguirà Intervalli (1950 – 1956) di Giuseppe Chiari.
At 7.00 pm, Dutch pianist Reinier van Houdt will perform Intervalli (1950–1956) by Giuseppe Chiari.

Il concerto è realizzato in collaborazione con AngelicA | Centro di Ricerca Musicale e con Fondazione Bonotto
The concert is organised in collaboration with AngelicA | Centro di Ricerca Musicale and Fondazione Bonotto

La mostra sarà aperta / The exhibition will be open
29 maggio / May – 27 settembre / September 2026

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Via Don Minzoni 14 | 40121 Bologna
www.museibologna.it/mambo

#AngelicA #AngelicACentroDiRicercaMusicale #art #arte #FondazioneBonotto #GiuseppeChiari #Intervalli #LorenzoBalbi #MAMbo #MAMboMuseoDArteModernaDiBologna #MarioChiari #MuseoDArteModernaDiBologna #ReinierVanHoudt

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unarchive forum – the image reuse ecosystem: numeri e programma della prima edizione (roma, orto botanico, dal 27 al 29 maggio)


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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]UNARCHIVE FORUM: CROCEVIA INTERNAZIONALE DEL RIUSO DELLE IMMAGINI
Oltre 200 professionisti accreditati da tutto il mondo tra archivi, autori, produzione cinematografica, ricerca e industria culturale per la prima edizione del Forum di UnArchive Found Footage Fest

Roma, Orto Botanico

Largo Cristina di Svezia, 23 A – 24

27-28-29 maggio 2026

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]A poche ore dall’apertura della prima edizione di UnArchive Forum – The Image Reuse Ecosystem, la nuova piattaforma professionale internazionale nata al fianco di UnArchive Found Footage Fest, emergono i numeri di una partecipazione che conferma immediatamente la portata strategica del progetto: oltre 200 professionisti accreditati, provenienti da più di 18 paesi, si incontreranno all’Orto Botanico di Roma dal 27 al 29 maggio 2026, trasformando la Capitale in uno dei principali punti di riferimento internazionali per il riuso creativo delle immagini d’archivio.
Nato dall’esperienza e e dal patrimonio di relazioni di UnArchive Found Footage Fest, che giunge alla sua quarta edizione, il Forum rappresenta il primo evento professionale internazionale interamente dedicato all’ecosistema del riuso delle immagini d’archivio e mette per la prima volta in dialogo archivi, cineaste e cineasti, artisti, produttori, broadcaster, studiosi, archive producer, commissioning editor, distributori e operatori culturali impegnati nella valorizzazione e reinterpretazione del patrimonio filmico.

I dati emersi dagli accrediti restituiscono il profilo di un evento già fortemente internazionale: circa il 30% dei partecipanti proviene dall’estero, con rappresentanti principalmente da Regno Unito, Francia, Spagna, Stati Uniti, Polonia, Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Québec/Canada, Argentina.

Particolarmente significativa anche la composizione professionale del Forum. Il gruppo più numeroso è quello dell’area creativa e autoriale, per circa il 40% filmmaker, artisti, musicisti, montatori, performer e visual artist, tra cui figure di rilievo internazionale come Bill Morrison, Sierra Pettengill e Tomasz Wolski. Forte anche la presenza del comparto industry, per circa il 30%, con produttori, archive producer, executive e responsabili acquisizioni provenienti da realtà come ARTE, Rai Documentari, Bibi Film, Taskovski Films e Lightcone.

Il Forum vede anche una rilevante partecipazione di archivi, istituzioni culturali e festival internazionali (30%) tra cui British Film Institute, l’olandese Beeld and Geluid, la Cinemateque Quebecoise, DOK-Leipzig e DocBarcelona, oltre alla presenza delle quattro cineteche romane che, per la prima volta insieme promuovono l’evento: AAMOD, Archivio Luce, Rai Teche, Cineteca Nazionale.

Importante anche la componente accademica, con studiose, studiosi e ricercatori provenienti da università italiane e internazionali (Università Roma Tre, Università di Macerata, University of California, Berkeley e The University of Texas at Austin).

Il Forum – diretto da Luca Ricciardi per AAMOD e coordinato da Joana de Freitas Ginori e Lorenzo Spinelli – nasce per rispondere a una trasformazione ormai evidente nel panorama audiovisivo contemporaneo: il riuso delle immagini d’archivio è una pratica sempre più centrale nella produzione audiovisiva, dal documentario alle arti visive, dal cinema di finzione alla serialità, alle produzioni museali, all’arte pubblica. Mancava tuttavia uno spazio capace di mettere in relazione tutti gli attori dell’ecosistema. In questo senso, UnArchive Forum si propone come luogo permanente di confronto internazionale sulle sfide artistiche, produttive, tecnologiche ed etiche legate alla memoria audiovisiva, alla riattivazione degli archivi, alle sfide della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale.

Cuore dell’iniziativa le sessioni di Project Amplifier e Pitching the Archive, che vedono sul palco progetti di film in sviluppo e alcuni dei più importanti archivi audiovisivi europei, insieme a panel, tavole rotonde, case studies e spazi dedicati al networking professionale. A moderare i pitch due figured’eccezione: il regista e intellettuale Eyal Sivan e la studiosa e artista Rossella Catanese.

Con questa nuova iniziativa, UnArchive Found Footage Fest amplia ulteriormente il proprio raggio d’azione, consolidandosi non solo come festival internazionale di riferimento per il cinema di found footage, ma anche come piattaforma culturale capace di connettere preservazione, creatività, ricerca e industria audiovisiva su scala globale.

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]UnArchive Forum
IL PROGRAMMA

Mercoledì 27 maggio

Aranciera – ore 9:30

PROJECT AMPLIFIER

Untitled Bicentennial Film
(Sierra Pettengill)

The Toruń Trial
(Tomasz Wolski)

L’invenzione delle Alpi
(Lisa Bosi)

Aranciera – ore 11:30

PITCHING THE ARCHIVE

Fondazione CSC – Cineteca Nazionale e Archivio Nazionale Cinema Impresa di Ivrea

British Pathé

Agenzia Ciclic Centre-Val de Loire

Aranciera – ore 14:00

PITCHING THE ARCHIVE

Archivi di Cinemazero

Sound & Vision

British Film Institute

Aranciera – ore 16:00

CASE STUDY

Make Film History: una piattaforma per la formazione allo storytelling ispirato agli archivi

Aranciera – ore 16:30

CASE STUDY

SAFE: il patrimonio sostenibile del cinema non-fiction tra conservazione ed ecosistemi digitali

Aranciera – ore 17:00

TECHNICAL PANEL

Future Heritage: vivere nel cloud per preservare l’eredità del cinema digitale
powered by Mnemonica

The Botanist Bar – ore 17:30

BRINDISI AL FORUM!

***

Giovedì 28 maggio

Aranciera – ore 9:30

PROJECT AMPLIFIER

Garden of Ashes
(Arielle de Saint Phalle)

Tiziano Terzani. The betrayed lover
(Simone Manetti)

Retaken
(Bill Morrison)

Aranciera – ore 11:30

PROJECT AMPLIFIER

A Return
(Federico Ferrone, Michele Manzolini)

Unarchiving Gay Desire
(Simon Dickel)

Costa, Me & An Endless Film
(Alexander Markov)

Aranciera – ore 14:00

PITCHING THE ARCHIVE

Cinémémoire

Cineteca del Museo Nazionale del Cinema di Torino

Cinémathèque Québécoise

Aranciera – ore 16:00

TECHNICAL PANEL

Conservazione e accesso digitale alla Mediateca dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia – ASAC
powered by ArchiveOn

***

Venerdì 29 maggio

Aranciera – ore 9:30

PANEL

Algoritmi archivistici: descrizione, restauro e pratiche artistiche attraverso l’intelligenza artificiale

Aranciera – ore 11:30

ROUND TABLE

Archivio bene comune. Per un ecosistema italiano del riuso delle immagini

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[table][tr][td][table][tr][td][table][tr][td]UnArchive Forum è ideato e prodotto dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), con l’Associazione EIKON, in coproduzione con Archivio Luce e in collaborazione con CSC – Cineteca Nazionale e Rai Teche; con la collaborazione dell’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo Rifiuti del Comune di Roma, del Polo Museale Sapienza Cultura – sezione Orto Botanico, di Doc/it, di Archive Producer Italia; con il sostegno di APA – Associazione Produttori Audiovisivi; con il patrocinio del Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, della Fédération Internationale des Archives du Film (FIAF), di CNA-Cinema e Audiovisivo; con il patrocinio gratuito della Fondazione Roma Lazio Film Commission, Con la partecipazione di ArchiveON, Mnemonica, Regesta.exe, Archives for education, L’Immagine Ritrovata. Media Partnership Rai Cultura, Radio Tre.
Info: forum

Sito ufficiale:

https://unarchivefest.it/

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Per una svolta garantista nella giustizia penale…. mobilitiamoci! Incontro nazionale a Napoli 6 Giugno 2026


Volere la luna in collaborazione con Giuristi Democratici, Associazione Giuseppe Borrè e Carlo Verardi, Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione e Magistratura democratica
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Volere la luna in collaborazione con Associazione Giuristi Democratici, Associazione Giuseppe Borrè e Carlo Verardi, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Magistratura democratica promuovono l’incontro nazionale che si terrà sabato 6 giugno dalle ore 10.00-13.30 presso Istituto Italiano per gli Studi Filosofici palazzo Serra di Cassano via Monte di Dio, 14-15 a Napoli.

PROGRAMMA

  • ore 10.00

Livio Pepino (Volere la Luna) – Le ragioni dell’iniziativa

Antonio Cavaliere (professore di diritto penale – Università Federico II Napoli) – La giustizia penale in sofferenza

  • ore 10.45

Emanuele De Franco (magistrato, Magistratura democratica) Contro la decretazione d’urgenza in materia penale

Franco Corleone (Società della Ragione) L’amnistia necessaria

Margherita D’Andrea (avvocata e ricercatrice, Giuristi democratici Modificare la disciplina dell’immigrazione

Maria Pia Scarciglia (avvocata – Antigone) Depenalizzare le droghe leggere

Nello Rossi (direttore di Questione giustizia) Oltre ogni ragionevole dubbio. Il sistema delle impugnazioni

  • ore 11.45

Che fare?

Interventi Antigone Associazione Giuristi democratici Associazione Giuseppe Borrè e Carlo Verardi Associazione Studi giuridici su immigrazione Camera penale Napoli Consiglio Ordine Avvocati Napoli Forum droghe Magistratura democratica Psichiatria democratica Rete Resistenza Legale Volere la Luna interventi liberi

  • ore 13.30

Chiusura dei lavori

II referendum 9 passato. I problemi della giustizia penale, delle garanzie nel processo, del carcere, della repressione indiscriminata di migranti, marginali e dissenzienli restano.

II 28 febbraio scorso i detenuti erano 63.801, più del doppio di quelli dei primi anni Novanta, quando in Italia è stato raggiunto il picco dei reati. Tra i presenti in carcere oltre 20.000 sono stranieri e altrettanti sono detenuti per violazioni della legge sugli stupefacenti, conseguenza perversa di un proibizionismo ottuso e controproducente. Lo scorso anno i suicidi in carcere sono stati — secondo i dati ufficiali del Dap — 76, a cui vanno aggiunti 50 decessi per cause da accertare e, nei primi tre mesi del 2026 già 14 detenuti si sono tolti la vita.

Negli ultimi 30 anni sono state ben 300 le leggi che hanno aumentato i reati o le pene. In questa legislatura c’è chi ha conteggiato oltre 60 nuovi reati o aumenti di pena.

E’ entrata nell’ambito della rilevanza penale, direttamente o per il tramite di reati come il blocco stradale commesso con la sola interposizione del corpo, persino la resistenza passiva, che nemmeno il fascismo si era spinto a considerare un illecito. Ed è diventata un’aggravante la commissione di alcuni reati nel corso di manifestazioni (circostanza che I’art. 62 n. 3 del codice Rocco considerava, a determinate condizioni, un’attenuante). II controllo giudiziario sulle limitazioni della libertà personale si attenua lasciando il campo a forme sempre più penetranti di controllo amministrativo, mentre è stato da ultimo inserito nel sistema addirittura il fermo preventivo in occasione di manifestazioni (retaggio dei sistemi ottocenteschi e del fascismo).

In questo quadro anche il processo assume curvature sempre meno garantiste: nelle contestazioni, nelle priorita, nei tempi.

Siamo consapevoli che la necessaria inversione di tendenza richiede tempi medi e una prospettiva politica di Iungo respiro. E non pensiamo certo che ciò possa avvenire in quest’ultimo scorcio di legislatura. Tuttavia, i prossimi mesi saranno decisivi per dare alcuni segnali di discontinuità rispetto al recente passato. E saranno decisivi anche per costituire un fronte ampio di giuristi che Io richiedano e si mobilitino per ottenerlo. Nel dibattito referendario il richiamo alle garanzie è stato abusato. È tempo di dimostrare che non era un richiamo solo strumentale.

Ci sono alcuni temi che possono/devono essere affrontati subito, prima della fine della legislatura, per il loro valore in sé e per il segnale che contengono. Non ignoriamo le difficolà politiche che si frappongono al loro esame ma riteniamo che da un’ampia discussione al riguardo non si possa prescindere.

Ci liberiamo, in particolare, ai seguenti temi:

1 – l’abbandono della logica dei “pacchetti sicurezza”, a cominciare da quello contenuto nel decreto Iegge 24 febbraio 2026 n. 23, di cui occorre evitare la conversione in Iegge (per i suoi molteplici aspetti repressivi di evidente incostituzionalità e per l’introduzione del già ricordato fermo preventivo in occasione di manifestazioni);

2 – un’amnistia e un indulto tesi a riportare a livello fisiologico le presenze in carcere, comprensivi anche di fattispecie legate al conflitto sociale, sulla falsariga di quelli adottati con la Legge n. 282 del 21 maggio 1970 e il dPR n. 283 del successivo 22 maggio;

3 – modifiche appropriate del testo unito sull’immigrazione che consentano percorsi di regolarizzazione di chi vive e lavora stabilmente in ltalia (eliminando così situazioni che alimentano criminalizzazione e sfruttamento) e che assicurino, anche nei casi di trattenimento ed espulsione, i diritti fondamentali di chi vi è sottoposto (a partire daII’importante monito della Corte Costituzionale nella sentenza n. 96 del 2025);

4 – la depenalizzazione delle droghe leggere;

5 – alcune modifiche del sistema processuale che diano centralità alle garanzie, anche rivedendo il sistema delle impugnazioni e la generale appellabilità delle sentenze assolutorie da parte del pubblico ministero.

In quesla situazione politica – Io ripetiamo – un approccio siffatto può apparire poco realistico, ma siamo convinti che occorra creare le condizioni culturali per il cambiamento e per un impegno corale dei giuristi democratici in taIe direzione.

Per questo — per meglio definire la piattaforma delle richieste e per iniziare a costruire una rete stabile di giuristi impegnati nel chiederne l’approvazione — ci vedremo in un primo incontro nazionale il 6 giugno 2026 a Napoli.

Manifesto-6 giugno 2026 NapoliDownload

Questa voce è stata modificata (3 settimane fa)
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31 maggio, recanati: finissage della mostra di lamberto pignotti, “sex sport burocrazia”


A RECANATI, FINISSAGE DELLA MOSTRA DI LAMBERTO PIGNOTTI SEX SPORT BUROCRAZIA CON PRESENTAZIONE DEL CATALOGO E DEL LIBRO AMENITALIA

Domenica 31 maggio, h 19, presso il caffè libreria Passepartout di Recanati, si terrà l’evento di chiusura della mostra “SEX SPORT BUROCRAZIA. Opere di Lamberto Pignotti con frammenti da Amenitalia”.
Saranno presentati il romanzo di Pignotti e il catalogo della mostra, entrambi in uscita per Argolibri e strettamente legati tra loro dal progetto espositivo della galleria Rubber.
Interverranno in dialogo: Giuseppe Garrera (storico dell’arte, collezionista e curatore); Fabio Orecchini (poeta performer tra i curatori del progetto editoriale Amenitalia); Andrea BaliettiAB/ARchive (co-gestore di Rubber e co-curatore della mostra); Edoardo Salvioni (co-curatore del progetto editoriale “Amenitalia”); Valerio Cuccaroni (editore Argolibri).
Sarà inoltre presente il collettivo rubber al completo: Gloria Falasco; Marianna Rogante (co-gestori di rubber e co-curatori della mostra) insieme a Francesca Torelli e Roberto Capozucca (co-curatori della mostra e graphic designers del catalogo).
Interventi critici del catalogo a cura di: Giuseppe Garrera; Edoardo Salvioni e Andrea Balietti.
cliccare per ingrandire
Lamberto Pignotti è caposcuola della scrittura verbo-visuale e nome simbolo di quel filo rosso che attraversa le avanguardie del primo e del secondo novecento con «la consapevolezza che fra Letteratura e Arti visive, fra Pagina e Quadro, fra Parola e Immagine, non ci sono frontiere precise e neppure occasionali sconfinamenti, ma (…) sovrapposizioni e integrazioni nel segno della continuità».

Lo slogan eletto a titolo della mostra dai curatori è estratto da Amenitalia, romanzo sperimentale (in uscita per Argolibri) rimasto inedito dai ’70, gli anni amèni in cui Pignotti lo compose. La mostra si propone di rappresentare la sostanza visiva del romanzo esponendo per la prima volta, insieme a collage, libri, poesie da vedere, poesie da masticare e altre opere uniche dell’autore dagli anni Sessanta agli Ottanta, una selezione dei fogli manoscritti che compongono il romanzo nella sua forma originaria. L’opening è avvenuto il 26 aprile, giorno del centesimo compleanno di Lamberto Pignotti, a significare che tutte le immagini e le parole contenute nell’opera di un poeta visivo possono effettivamente costituire il corpo di un secolo, e che questo corpo può essere sintetizzato nel luogo di un testo, o in quello di una mostra.

La mostra è organizzata in collaborazione con il festival di poesia “La Punta della Lingua”; l’ass. Nie Wiem e la casa editrice Argolibri.
Visitabile a Recanati in Via Roma 6 presso galleria Rubber sino al 31 maggio nei giorni lun-mart-ven-sab-dom (h 16.30-19.30) – wearerubbers@gmail.com.
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27 maggio, bologna, mambo: “giuseppe chiari 1926-2026. partitura per un museo”, conferenza di presentazione e visita in anteprima per la stampa


Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna

comune di bologna e mambo

Giuseppe Chiari 1926-2026. Partitura per un museo
A cura di Lorenzo Balbi e Mario Chiari

29 maggio – 27 settembre 2026
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere
Via Don Giovanni Minzoni 14, Bologna
www.museibologna.it/mamboConferenza e preview stampa
mercoledì 27 maggio 2026, ore 11:00


Bologna, 26 maggio 2026 Dal 29 maggio al 27 settembre 2026, il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bolognadel Settore Musei Civicidel Comune di Bologna presenta nella Sala delle Ciminierela mostra Giuseppe Chiari 1926-2026. Partitura per un museo.

L’esposizione, curata daLorenzo Balbie Mario Chiari, nasce in occasione del centenario della nascita dell’artista (Firenze, 26 settembre 1926 – Ivi, 9 maggio 2007) con l’obiettivo di offrire una lettura critica organica di una delle figure più rilevanti e poliedriche nel panorama dell’arte italiana del secondo Novecento.

Il progetto espositivo, sostenuto dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, rappresenta la prima retrospettiva completa del lavoro di Giuseppe Chiari in un’istituzione pubblica e si distingue per un impianto che propone un’indagine articolata e trasversale che supera la logica della presentazione per nuclei omogenei.

La presentazione con visita in anteprima per la stampa si svolge domani, mercoledì 27 maggio 2026, alle ore 11al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, in via Don Giovanni Minzoni 14, a Bologna.

Interverranno:
Giorgia Boldrini
capo Dipartimento Cultura e direttrice Settore Musei Civici | Comune di Bologna

Lorenzo Balbi
direttore MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna e co-curatore mostra

Mario Chiari
co-curatore mostra

Stefano Cavaliero
curatore sezione biografica mostra

Stefano Colombo
co-fondatore Parasite 2.0

Elisabetta Beddini
coordinatrice di AngelicA | Centro di Ricerca Musicale.

L’inaugurazione è in programma giovedì 28 maggio 2026 dalle ore 18.00 alle ore 21.00 e prevede alle ore 19.00 il primo di un ciclo di concerti con la musica di Giuseppe Chiari, realizzati in collaborazione con AngelicA | Centro di Ricerca Musicale e con Fondazione Bonotto, che vede esibirsi il pianista Reinier van Houdt inIntervalli(1950 – 1956).
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Treno Intercity 684 con E402B – Composizione Full XMPR in transito a Castagneto Carducci – 2017


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Non vedi ancora la VPN su Firefox? Ecco come attivarla su about:config


Firefox include una VPN gratuita da 50 GB al mese, ma non compare a tutti. Ecco come attivarla da about:config e perché è più un proxy che una vera VPN.
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Da Firefox 149 il browser di Mozilla include una piccola VPN gratuita, ma la distribuzione avviene in modo graduale e su base geografica. Il risultato è che molti utenti, anche in un paese dove il servizio è attivo, non se la ritrovano nella barra degli strumenti. La buona notizia è che basta una riga nelle impostazioni avanzate per farla comparire.

Cos’è davvero, e cosa non è


Conviene chiarire subito una cosa: nonostante il nome, si tratta più di un proxy che di una VPN nel senso classico del termine. Quando è attiva, Firefox non si collega direttamente ai siti ma instrada il traffico del solo browser attraverso i server di Fastly, partner scelto da Mozilla, così che i siti vedano l’indirizzo IP del proxy al posto del vostro. La protezione si limita a Firefox: tutto ciò che gira nelle altre applicazioni del dispositivo resta fuori. Mozilla precisa inoltre che non viene aggiunto un livello di cifratura dedicato, ma ci si appoggia al normale TLS già usato dal browser.

Per usarla serve un account Mozilla, gratuito, dal quale vengono scalati i 50 GB di traffico disponibili ogni mese. Raggiunto il tetto, la VPN si mette in pausa fino al rinnovo del conteggio a inizio mese successivo.

Come attivarla se non compare


Se il pulsante non è presente, lo si può richiamare dalle impostazioni avanzate di Firefox. La procedura non comporta alcun rischio, ma agisce su un parametro normalmente nascosto.

Scrivete about:config nella barra degli indirizzi e premete Invio. È la pagina di configurazione avanzata del browser: Firefox mostrerà un avviso, accettatelo per proseguire. Nel campo di ricerca digitate browser.ipProtection.enabled. Questo parametro decide se la funzione VPN è disponibile o meno nell’interfaccia. Portatelo da false a true con un doppio clic. Il pulsante dovrebbe comparire subito nella barra degli strumenti, eventualmente dopo un riavvio del browser. Da lì il resto è immediato: clic sull’icona, accesso con l’account Mozilla e attivazione.

Da non confondere con Mozilla VPN


Qui sta il punto più importante, ed è bene evidenziarlo. La VPN integrata non ha nulla a che vedere con Mozilla VPN, il servizio a pagamento che protegge l’intero dispositivo e che si appoggia ai server di Mullvad tramite il protocollo WireGuard. La versione dentro al browser è un’altra cosa: gira sulla CDN di Fastly, copre solo Firefox e nasce come strumento leggero.

La conseguenza pratica è semplice: non affidatele attività delicate. Va benissimo per aggirare un blocco geografico occasionale, una connessione che fa i capricci o per non esporre il proprio IP durante una navigazione qualsiasi, ma per esigenze di privacy serie conviene rivolgersi a un servizio nato per quello scopo, come Proton VPN.

Cinque località tra cui scegliere


Fino a poco tempo fa il proxy sceglieva da solo il server in base alla vicinanza, senza possibilità di intervento. Con Firefox 151, rilasciato in questi giorni, è arrivata la selezione manuale della località: si può scegliere tra Canada, Francia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito. Lasciando l’impostazione su “Consigliato”, Firefox continua a connettersi automaticamente al server più veloce, esattamente come prima. Mozilla ha fatto sapere che altri paesi verranno aggiunti nelle prossime versioni.

SOURCE:// blog.mozilla.org

SOURCE:// support.mozilla.org

SOURCE:// ghacks.net

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nubia Neo 5 GT arriva in Italia: smartphone gaming con AI integrata e design futuristico


nubia Neo 5 GT debutta in Italia puntando su gaming ad alte prestazioni, intelligenza artificiale integrata e un design futuristico pensato per distinguersi nel panorama degli smartphone mobile gaming
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Nubia ha annunciato l’arrivo sul mercato italiano di nubia Neo 5 GT. Si tratta di un nuovo smartphone gaming progettato per offrire prestazioni elevate, raffreddamento professionale e funzionalità AI avanzate. Presentato in anteprima al MWC Barcellona 2026, nubia Neo 5 GT è ora disponibile in Italia in due versioni caratterizzate da design differenti, pensate per adattarsi a stili ed esperienze d’uso diverse: una variante dal look minimal, studiata per offrire comfort ed eleganza nell’utilizzo quotidiano, e una versione dal design più marcatamente gaming, arricchita da dettagli estetici dedicati e illuminazione RGB integrata.

Smartphone AI-centric: ricerche al 27% su Trovaprezzi.it
Secondo i dati diffusi da Trovaprezzi.it, l’interesse verso i modelli AI-centric è più che raddoppiato negli ultimi due anni, arrivando a rappresentare il 27% delle ricerche online nel settore mobile
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Pensato per i giovani gamer e per gli utenti che cercano potenza, fluidità e versatilità nell’utilizzo quotidiano, nubia Neo 5 GT si distingue per essere l’unico smartphone della sua categoria a integrare una vera ventola di raffreddamento attiva all’interno di un design completamente piatto, senza sporgenze della fotocamera, progettato per offrire una presa più stabile e confortevole durante il gioco.
Nubia Neo 5 Gt

Raffreddamento attivo e prestazioni stabili


Per assicurare prestazioni elevate e frame rate costanti anche durante le sessioni gaming più intense, nubia Neo 5 GT combina una ventola di raffreddamento attiva con un sistema di dissipazione termica da 29.508 mm² e uno speciale Through-Flow Duct Design che convoglia aria fresca direttamente verso CPU e batteria. Il sistema fa parte della piattaforma Cold-Core Trinity ed è supportato dal VC Cooling System, progettato per mantenere temperature stabili anche sotto stress. Il dispositivo è alimentato dal processore gaming MediaTek Dimensity 7400 a 4 nm, supportato da memoria dinamica LPDDR Max fino a 6.400 Mbps e dal motore di ottimizzazione NeoTurbo Engine, sviluppato per gestire in modo intelligente le risorse del sistema e offrire prestazioni fluide e stabili. Grazie alla tecnologia Memory Fusion, la RAM può essere espansa fino a 20 GB per migliorare ulteriormente multitasking e reattività.nubia Neo 5 GT è inoltre ufficialmente certificato per il gameplay fino a 120 FPS su Garena Free Fire e MLBB e supporta fino a 90 FPS su Delta Force. La connettività è ottimizzata dall’antenna gaming a 360°, progettata per mantenere una connessione stabile in qualsiasi posizione di impugnatura.
Nubia Neo 5 GT BlackNubia Neo 5 GT Black

Esperienza gaming immersiva


Per garantire un controllo preciso e immediato durante il gaming competitivo, nubia Neo 5 GT integra i Neo Trigger 5.0 a 550 Hz con supporto al controllo a quattro dita, una latenza inferiore a 5,5 ms e touch sampling istantaneo fino a 3.049 Hz.Il display OLED da 6,8 pollici con risoluzione 1.5K offre immagini dettagliate e una visibilità ottimizzata anche all’aperto, mentre la certificazione SGS Eye Care contribuisce a ridurre l’affaticamento visivo durante le sessioni prolungate. L’algoritmo Magic Touch 3.0 mantiene inoltre elevata la reattività del display anche nelle situazioni di utilizzo più intense.L’esperienza immersiva è completata dai doppi speaker stereo con DTS:X Ultra, da una risposta aptica più precisa e da un sistema di illuminazione dinamica sincronizzato con il gameplay. Per migliorare il comfort durante le lunghe sessioni di gioco, il dispositivo include inoltre un cavo con connettore a 90°, progettato per ridurre l’ingombro durante l’utilizzo in orizzontale.
nubia Neo 5 GT 5G - Obsidian Blacknubia Neo 5 GT 5G - Obsidian Black

AI integrata e utilizzo quotidiano


Attraverso AI Game Space 5.0, nubia Neo 5 GT integra AI Copilot Demi 2.0, un assistente intelligente pensato per supportare durante il gioco con informazioni in tempo reale, gestione smart delle notifiche e risposta automatica ai messaggi, così da non interrompere l’esperienza gaming. Oltre al gaming, lo smartphone è progettato per accompagnare gli utenti anche nelle attività quotidiane grazie a una batteria da 6.210 mAh con ricarica rapida da 45W e funzione Bypass Charging, che alimenta direttamente il dispositivo durante il gioco contribuendo a ridurre il surriscaldamento. Il comparto fotografico include una doppia fotocamera AI con sensore principale da 50 MP e sensore di profondità da 2 MP, oltre a una fotocamera frontale da 16 MP. nubia Neo 5 GT integra, inoltre, funzionalità AI dedicate alla produttività e alla creatività e supporta la tecnologia NFC.

COSORI TwinFry Compact: nuove friggitrici ad aria Dual Blaze
COSORI amplia la sua gamma kitchen con TwinFry Compact, una nuova linea di friggitrici ad aria Dual Blaze pensata per garantire cottura uniforme, praticità quotidiana e maggiore versatilità in cucina
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzo e disponibilità


Il dispositivo Nubia è disponibile in Italia in due versioni, entrambe nella colorazione Black: la versione con design minimale configurazione 8 /256 GB al prezzo di 399,90 euro.La versione con design gaming dedicato, illuminazione RGB integrata e configurazione 12 /256 GB è disponibile al prezzo di 449,90 euro. Entrambe le versioni sono disponibili su Amazon, presso i principali negozi di elettronica di consumo e operatori telefonici.


Smartphone AI-centric: ricerche più che raddoppiate in due anni, ora valgono il 27% su Trovaprezzi.it


L’intelligenza artificiale entra sempre più concretamente nella vita degli italiani, anche quando si fa riferimento al mondo della tecnologia e agli smartphone in particolare. I dati di Trovaprezzi.it mostrano infatti come, nel giro di poco più di un anno, le funzionalità AI siano diventate uno dei principali driver nella scelta di un nuovo dispositivo, modificando in modo significativo le priorità degli utenti italiani e il modo stesso in cui viene valutato uno smartphone.

Un interesse che cresce in modo esponenziale


L’analisi delle ricerche effettuate sulla piattaforma evidenzia una crescita costante del peso dei modelli che fanno leva sull’AI come elemento distintivo. L’interesse è passato dal 9-10% nei primi mesi del 2024 a valori superiori al 20% nel 2025, fino ad arrivare al 27% nel marzo 2026. Nei primi cinque mesi del 2026, la quota media delle ricerche orientate verso smartphone con forte integrazione AI si attesta attorno al 24%, contro il 10% registrato nello stesso periodo del 2024. In due anni, quindi, l’interesse verso l’AI applicata agli smartphone è più che raddoppiato.

Un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico


Il dato è particolarmente significativo: infatti, si fino a poco tempo fa gli utenti sceglievano principalmente in base a caratteristiche hardware tradizionali, oggi cresce l’attenzione verso funzionalità intelligenti legate alla produttività, all’elaborazione avanzata delle immagini, agli assistenti generativi, alla traduzione in tempo reale e all’ottimizzazione automatica dell’esperienza d’uso.
Le caratteristiche preferite dagli italiani quando scelgono di acquistare uno smartphoneLe caratteristiche preferite dagli italiani quando scelgono di acquistare uno smartphone
Questo cambiamento emerge chiaramente anche osservando l’evoluzione delle altre leve di ricerca. La memoria e la capacità di storage restano ancora il primo parametro in assoluto, ma mostrano un progressivo ridimensionamento rispetto al passato: nel 2024 rappresentavano stabilmente oltre il 40% delle preferenze in molti mesi dell’anno, mentre nel 2026 oscillano prevalentemente tra il 28% e il 33%. Segno che la semplice disponibilità di spazio non basta più, da sola, a guidare la scelta.

MOVA V70 Ultra Complete: premiato con Red Dot Award 2026
MOVA V70 Ultra Complete arriva sul mercato con un sistema senza sacchetto, mocio estensibile e un design innovativo che gli è valso il prestigioso Red Dot Award 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Anche il peso della fotocamera resta molto elevato e sostanzialmente stabile nel tempo. I modelli che puntano sul comparto fotografico come principale elemento distintivo continuano infatti a rappresentare circa il 30% delle ricerche anche nel 2026, confermando come la qualità fotografica rimanga una priorità centrale per i consumatori, soprattutto in un contesto in cui lo smartphone è ormai il principale strumento quotidiano per creare contenuti. Al contrario, alcune caratteristiche che in passato erano considerate fortemente distintive sembrano oggi essersi normalizzate. L’autonomia della batteria, ad esempio, pesa meno rispetto a due anni fa, mentre RAM, resistenza all’acqua e ricarica rapida restano fattori, comunque, secondari nelle scelte degli utenti.

L'AI è diventata il principale driver di acquisto


Anche l’analisi dei prodotti più cercati conferma questo scenario. Nel 2024 dominavano soprattutto modelli i cui punti di forza erano legati principalmente a memoria e comparto fotografico, mentre tra il 2025 e il 2026 cresce nettamente la presenza di smartphone che puntano sull’ecosistema AI, con dispositivi come Samsung Galaxy S25, Galaxy S25 Ultra e iPhone 16 e 17 tra i più richiesti in assoluto. Parallelamente continuano a performare molto bene i dispositivi con grande capacità di archiviazione e forte vocazione fotografica, segno che le persone non stanno sostituendo vecchie priorità con nuove esigenze, ma stanno cercando smartphone sempre più completi e multifunzionali.

EZVIZ EP4: spioncino smart 4K con riconoscimento facciale AI
Il dispositivo integra AI, controllo remoto e funzioni avanzate per offrire maggiore sicurezza, privacy e gestione smart dell’ingresso di casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Dal punto di vista del profilo degli utenti, la fascia più attiva nella ricerca di smartphone è quella compresa tra i 35 e i 54 anni, che rappresenta quasi la metà delle ricerche complessive alla categoria (46%) seguita dai 25-34enni (22%). A livello geografico, la Lombardia guida nettamente l’interesse con il 33% delle ricerche e 109 ricerche ogni 1.000 abitanti, seguita dal Lazio con il 15% e 86 ricerche ogni 1.000 abitanti. Sul fronte del genere il pubblico è prevalentemente maschile, con il 73% delle ricerche complessive.

“L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel processo di valutazione degli smartphone da parte degli utenti italiani, affiancando criteri tradizionalmente centrali come fotocamera, memoria e prestazioni”, ha commentato Dario Rigamonti di Trovaprezzi.it.



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Duro intervento antisovietico di Taviani a dicembre 1948


Proprio nel corso di questi mesi avviene il primo rilevante intervento pubblico di Taviani, in cui lo si vede impegnato nell’affrontare i temi della politica estera. Si tratta del discorso da lui pronunciato alla camera il 1° dicembre 1948, in occasione della discussione delle mozioni sulla politica estera del governo. Taviani in questa data è già vicesegretario della Dc e il suo discorso quindi non esprime solamente la sua visione personale, ma anche la posizione ufficiale del governo e della maggior parte dei parlamentari della Dc <121. Il discorso di Taviani è molto diverso a quello apparso qualche anno prima nelle “Idee sulla Democrazia Cristiana”, esso è ampio e ben strutturato, e dimostra il lungo cammino percorso dal giovane democristiano, nel corso dei quattro anni che intercorrono tra questi due documenti, per ampliare e completare la propria formazione sui temi internazionali. L’intervento parlamentare di Taviani risponde alle critiche mosse dai socialisti e dai comunisti sulla politica del governo, secondo i quali il governo guidato da De Gasperi portando avanti una politica estera bellicista e succube degli interessi americani in Europa, sacrificherebbe con questo le risorse, la libertà e l’autonomia italiane che troverebbero invece miglior modo di esprimersi in un atteggiamento neutrale del nostro paese di fronte alle tensioni internazionali e allo scontro tra i due blocchi. Taviani apre il proprio intervento chiarendo da subito che la sua politica, così come quella della democrazia cristiana, è tesa unicamente a garantire la pace e a fare il possibile per evitare qualsiasi possibilità di un nuovo conflitto mondiale, reinserendo l’Italia nello scenario internazionale e rinunciando proprio per questi motivi a qualsiasi pretesa nazionalistica di grande potenza per l’Italia che come la recente storia ha più volte dimostrato sarebbe del tutto irrealistica e utopistica. Il suo intervento entra nel vivo quando proclama la morte dei nazionalismi: “Di qui è logico dedurre, onorevoli colleghi, che nel mio ragionamento non troverete nessuna ombra di nazionalismo. Stia certo l’onorevole Nenni, il quale ieri ricordava la contesa dei micròmani con i macròmani, che non troverà nei miei ragionamenti un ragionamento da macròmane. La mia generazione è stata avvelenata dall’educazione nazionalista, e forse in qualche momento è stata anche sviata; ma ne abbiamo visto le conseguenze. Molti di noi le portano sulle loro carni o su quelle dei loro familiari… Nessuna ombra di nazionalismo; nessuna illusione che il mondo continui ad essere quello che si credeva che fosse – o era – all’inizio del secolo. Grazie a Dio, il mondo non cambia solo in peggio”.
A questo aggiunge la convinzione che la nuova concezione federalista degli stati che si sta diffondendo sia l’unica che meriti di essere perseguita e sostenuta e che essa abbia le sue origini proprio nel cattolicesimo: “Il superamento del nazionalismo non è oggi soltanto un idea socialista, dei veri socialisti democratici.(Commenti all’estrema sinistra) D’altra parte l’universalismo cattolico ha permeato molte delle più elevate menti politiche contemporanee. Al di sopra dei nazionalismi e degli esasperati razzismi, oggi si diffonde la concezione di un’Europa, di un mondo che sappia comprendere in un armonia di piani economici, di rapporti morali e giuridici, di progresso sociale, la varietà di cultura nazionale e di razza espresse nella differenziazione politica di singoli Stati, che pur restano membri di un unico corpo, l’Umanità.” <122
Dopo aver così espresso la sua linea e quella del governo nel campo della politica estera, Taviani analizza in maniera lucida e chiara i fatti degli ultimi 3 anni, insieme a quella che è la nuova situazione internazionale, dopo la caduta del nazismo, il colpo di stato di Praga e lo scisma di Tito, a dimostrazione di come i pericoli di una nuova guerra e di una nuova opprimente dittatura provengano dall’Unione Sovietica e non dagli Stati Uniti verso cui i deputati comunisti scagliano continuamente le loro accuse. Secondo Taviani è stata infatti l’Urss ad avviare una nuova corsa agli armamenti rifiutandosi di smobilitare il proprio esercito dopo la sconfitta nazista, e di aderire ai nuovi progetti di ricostruzione internazionale come il Piano Marshall e gli accordi di Bretton Woods, utilizzando il proprio diritto di veto per paralizzare il lavoro dell’Onu ogni qualvolta doveva prendere decisioni contrarie ai propri interessi ed infine intervenendo militarmente a Praga in aprile per rovesciare un governo democraticamente eletto e imporre anche a questo paese l’allineamento alla politica staliniana, in palese violazione con gli accordi presi Yalta che prevedevano le libere elezioni in tutti i paesi liberati dal nazismo. Per difendersi dalle accuse di falsità e di propaganda che gli giungono dalle grida dei deputati comunisti, cita le numerose testimonianze dei profughi cecoslovacchi che sono riusciti a giungere in occidente e che denunciano un sistema più opprimente di quello che era stato qualche anno prima sotto l’occupazione nazista.
Per dimostrare la fondatezza della propria accusa, Taviani non si limita a citare gli eventi più recenti, ma analizza la politica estera sovietica dal punto di vista geopolitico mettendo in evidenza i parallelismi e la continuità della politica sovietica con quella degli imperi precedenti le due guerre mondiali e mostrando come la sua politica estera rispondendo a ragioni più ideologiche che geopolitiche, sia apertamente contraria alla realizzazione dell’unità europea:
“Giunti a questo punto, noi ci potremmo chiedere se nella politica estera di Stalin e di Molotov vi sia alcunché di nazionalismo o più ancora di panslavismo. Non sono infatti pochi coloro che ravvisano nella politica estera sovietica le stesse linee della politica estera zarista. Sin dai tempi della rottura fra Stalin e Trotzky … Una voce all’estrema sinistra. Dove le legge queste notizie? Sull’Osservatore Romano? (Proteste al centro). TAVIANI. No, onorevole collega; comunque quello è un giornale di solito bene informato, e probabilmente ella stessa si informava da quel giornale cinque o sei anni or sono. Sin dai tempi della rottura fra Stalin e Trotzky nel 1927, la politica estera russa non appare di facile interpretazione. La politica di Stalin del socialismo in un solo Paese, portando al presunto abbandono della rivoluzione mondiale, ha favorito l’interpretazione della politica sovietica come una semplice continuazione dell’imperialismo zarista. La insistenza sulla rivoluzione mondiale come reale obiettivo e l’assunto che la dottrina del socialismo in un solo paese significhi il fallimento della rivoluzione mondiale, sembrano, infatti, aver costituito una delle basi dell’errore di Trotzky. D’altronde le energiche dichiarazioni di Stalin a Yalta, sui nuovi confini fra Polonia e U.R.S.S., sono state da molti considerate come una espressione di vecchio nazionalismo. Ma dal tono della relazione del Cominform che sconfessa Tito, a noi ignari e non iniziati ai misteri e ai presupposti dogmatici della dottrina sovietica – è sembrato che Stalin nel 1948 abbia parlato con il linguaggio di Trotzky del 1926 e 1927. Mentre Tito sembra proprio accusato di ciò che Stalin contro Trotzky sosteneva nel 1926. Certo, una ragione di tutto ciò sussiste. Comunque, a noi interessa vedere se la politica estera russa sia solamente una politica estera a carattere nazionalistico, perché in sostanza ci si potrebbe anche prospettare l’ipotesi che l’Italia al centro del Mediterraneo possa rientrare in una sfera che direttamente non interessi la Russia. Ma, purtroppo, non sembra che si possa accettare questa interpretazione. Ieri l’onorevole Giacchero notava che la Russia oggi non ha interesse a che l’Unione europea si realizzi, così come duecento anni fa l’Inghilterra non aveva interesse alla realizzazione della unità nord-americana.
Fin dal 1915 Lenin condannò il principio degli Stati uniti d’Europa come realizzabile e reazionario in pari tempo. Questo atteggiamento venne riconfermato nel 1930, quando il movimento degli Stati uniti d’Europa acquistò un ritmo intenso. Nel 1930 anche Stalin accusa i fautori dell’unione europea come borghesi, e nel 1931 quando l’Unione Sovietica accettò di partecipare alla commissione cercata dalla Società delle Nazioni per lo studio dei problemi dell’unione europea, la Pravda spiegò che l’Unione Sovietica aveva accettato al solo fine di fare abortire il progetto.”
Risponde quindi a chi nelle scorse settimane ha accusato il suo partito di organizzare delle crociate contro il comunismo, citando le parole di Lenin e dello stesso Stalin, e mostrando come sia l’Unione Sovietica con le sue aspirazioni mondiali sulla diffusione del comunismo e con la sua insistenza sull’impossibilità di convivenza tra il sistema capitalistico e quello comunista ad avanzare pretese imperialiste e ad organizzare “crociate”. A chi dall’opposizione lo interrompe indignato, accusandolo di dire falsità e di non essere mai stato in Unione Sovietica a vedere come vivono i lavoratori, il democristiano Semeraro <123 interviene in sua difesa rispondendo con un pizzico di ironia e chiedendo loro perché se la Russia è il paradiso che tutti i deputati comunisti affermano essere nessuno vi voglia emigrare e al contrario molti vadano negli Stati Uniti, mentre Taviani riprende il discorso, girando l’invito ai deputati di sinistra, e invitandoli a rivolgere la loro domanda ai sindacalisti e all’On. Di Vittorio <124 che hanno visitato entrambi i paesi. A chi ancora sostiene che l’Urss sia solamente un problema dei paesi dell’Europa Orientale, ricorda come i leader sovietici si siano schierati più volte apertamente contro i progetti di integrazione europea e come attraverso le direttive impartite ai partiti comunisti dei paesi occidentali sulle azioni da intraprendere all’interno dei parlamenti e dell’opinione pubblica dei paesi occidentali per sabotare tali progetti, ingeriscano pesantemente nella politica interna dei paesi occidentali e dell’Italia. A quei deputati comunisti che in parlamento difendono la neutralità italiana, Taviani risponde leggendo le loro parole pronunciate nel corso dei comizi pubblici, quando incitavano i loro elettori alla resistenza armata contro un possibile dispiegamento dei soldati americani nelle basi militari italiane, e li invitavano al contrario ad aiutare i sovietici nel caso di un eventuale invasione sovietica del loro paese, dovuta ad un eventuale conflitto tra le due superpotenze, unico paese da loro riconosciuto come rappresentante del mondo dei lavoratori.
Prosegue chiedendo loro come sarebbero stati trattati nei paesi comunisti se avessero pronunciassero dei discorsi simili a favore di una potenza straniera. Smontando, dati alla mano, i loro esempi di neutralità fatti citando il caso della Svizzera e della Svezia, mostra come questi due paesi pur essendo neutrali, proprio a causa della mancanza di aiuti esterni, debbano spendere per la loro sicurezza somme di gran lunga superiori a quelle dell’Italia <125, che ha una popolazione nettamente superiore e di come l’Italia a causa della propria posizione geografica, centrale in caso di un eventuale conflitto tra i due blocchi, non possa in alcun modo sperare di non venirne coinvolta come questi due paesi e di come pertanto debba essere pronta a difendersi. In caso contrario dovrebbe subire l’occupazione sovietica e di conseguenza ritrovarsi schierata tra i paesi del blocco comunista, subendo la stessa sorte di quella che è toccata al Belgio durante l’occupazione tedesca nel corso delle due guerre mondiali.
Prima di concludere il proprio discorso guarda al nuovo scenario europeo, augurandosi che esso risolva i propri problemi attraverso un nuovo assetto federale dell’Europa, all’interno dell’alleanza con gli Stati Uniti ed esprimendo quelle che avrebbero dovuto essere le basi su cui costruirla, evitando di esasperarne le differenze nazionali: “Noi non ci illudiamo che l’Italia oggi possa esercitare un peso determinante su quelli che saranno gli sviluppi della politica internazionale; ma questo non significa che essa non possa portare un suo contributo a un’attiva politica europea di pace, condotta in armonia con la politica di difesa della pace, della democrazia, della libertà che gli Stati Uniti del Nord-America han dimostrato con i fatti di perseguire. Ha ieri accennato l’onorevole Nenni al problema tedesco, che sta indubbiamente al centro della situazione europea. Certo, vana illusione sarebbe credere di poter risolvere i problemi dell’Europa lasciandone divisa la parte centrale e nevralgica in zone di occupazione, senza alcun ordinamento definitivo, o, anche se non definitivo, almeno temporaneamente stabile. Ebbene, v’è da una parte il popolo francese, che sembra abbia cominciato a rendersi conto – almeno per la sua parte più democratica – che i suoi rapporti con i tedeschi non si pongono più oggi come si ponevano nel tempo in cui l’Europa era il centro del mondo, nel tempo in cui tutti i problemi internazionali si impostavano, si risolvevano e si esaurivano in Europa; e v’è dall’altra parte il popolo tedesco, quello almeno della Vestfalia, della Baviera, del Baden, che, pur fra le strettezze e le conseguenze immani di una sconfitta – resa, dalla pazzia di Hitler, di proporzioni non mai viste nella storia – può esprimere ancora una sua opinione, e mostrare segni non dubbi di aver compreso quanto assurda sia stata l’illusione di unificare l’Europa approfondendone le differenze fra i popoli in odi razziali, mistici e fanatici. Ebbene, affinché la cooperazione si realizzi fra questi due popoli e con essa la cooperazione europea diventi sempre più concreta e operante, l’Italia può dire la sua parola e forse può portare un suo contributo. Dobbiamo però anche far sentire energicamente, virilmente, alle Nazioni vincitrici che non esiste soltanto in Europa un problema tedesco, ma che, per il riassestamento e per la pace dell’Europa e del mondo, esiste anche un problema italiano, meno grave, se Dio vuole, di quello tedesco, ma pure importante e fondamentale. In particolar modo v’è il problema del lavoro italiano, che non può essere contenuto negli angusti confini della Patria. E’ impossibile una duratura politica di pace in Europa se non si risolvono i problemi economici dell’Europa stessa; questo pare sia stato compreso. Ma prima ancora dei problemi economici vi sono i problemi demografici. E’ contraddittorio tendere a consolidare la pace in Europa e chiudere le frontiere al lavoro italiano, che cerca affannosamente possibilità di vita là dove esse copiosamente sussistono.”
E Taviani conclude infine il proprio intervento sottolineando le differenze tra le due differenti visioni di politica estera tra la coalizione di governo e quella dell’opposizione formata dai socialisti e dai comunisti: “Voi dite di volere la pace, colleghi dell’opposizione. Ebbene, se questo vostro proposito fosse sincero, noi potremmo dirci d’accordo almeno su di un punto: su quello fondamentale. Ma in realtà la vostra pace è l’annichilimento del popolo italiano nell’agognata unità bolscevica (Rumori all’estrema sinistra – Applausi al centro). E’ l’uso del popolo italiano come di uno strumento per la realizzazione di tale unità. La nostra pace è l’esistenza del popolo italiano in un mondo che abbia fatto dell’armonia e dell’interdipendenza la sua legge, della libertà e della democrazia le essenziali condizioni di vita. (Interruzioni dall’estrema sinistra – Proteste al centro). PAJETTA GIAN CARLO. Mistica fascista! Voi insegnate queste cose! (Rumori al centro). TAVIANI. A scuola di mistica fascista non ci sono mai andato, né come insegnante, né come allievo. Ecco perché noi siamo certi di mantenere anche su questo terreno della politica estera, direi soprattutto su questo terreno, gli impegni assunti dinanzi al popolo il 18 aprile, di interpretare la scelta che il 18 aprile liberamente ha fatto il popolo italiano (Vivi – applausi a sinistra, al centro e a destra – Molte congratulazioni).”
Si tratta a questo punto di un uomo molto diverso da quello che quattro anni prima aveva scritto il programma di “Idee sulla democrazia cristiana”. Taviani grazie agli anni trascorsi al servizio del partito e del governo e soprattutto al lavoro a fianco di grandi personalità come De Gasperi, Sforza, Fanfani e Dosetti, solo per citarne alcuni, ha acquisito una profonda conoscenza dei temi internazionali, ampliando la propria concezione federalista e avvicinandosi alle posizioni europeiste e atlantiste di De Gasperi e di Sforza. E’ interessante anche notare come all’interno del suo pensiero politico la visione dell’Unione Sovietica come minaccia per l’indipendenza dell’Europa occidentale a causa dell’enorme potere economico e militare, e della vicinanza fisica, rappresenti un’altra costante del suo pensiero e rimanga inalterata, anche quando mezzo secolo più tardi, oramai dissolto il pericolo sovietico, tornerà a parlare in un intervista della politica estera italiana degli anni ’50. <126 La stessa importanza da lui data già alla fine del 1948 al pieno reinserimento della Germania federale nella comunità occidentale, per stabilizzare il centro nevralgico dell’Europa e quale premessa indispensabile per il mantenimento della pace rimarrà una convinzione che non abbandonerà mai e un obiettivo che cercherà sempre di perseguire e che sarà tra le principali motivazioni del suo sostegno ai progetti di integrazione europea.
Nelle settimane seguenti al suo intervento, all’interno della Dc, di fronte al sempre più probabile ingresso dell’Italia in un alleanza militare con i paesi occidentali, si susseguono i contatti e le riunioni tra i deputati democristiani e le diverse correnti del partito, in particolare tra quella di Dossetti contrario ad uno schieramento dell’Italia che ne possa influenzare la politica governativa e di De Gasperi che invece vede in essa uno strumento per ricucire i rapporti tra i paesi europei e rafforzare la posizione italiana, e che alla fine riuscirà a prevalere senza produrre pericolose scissioni interne.

[NOTE]121 Non della totalità, in quanto erano contrari ad un eccessivo avvicinamento alle posizioni americane in politica estera importanti democristiani come Dossetti e Gronchi. PAOLO EMILIO TAVIANI, Politica a memoria d’uomo, cit., p.139
122 Atti Parlamentari [d’ora in poi AP], Camera dei deputati, legislatura I, seduta del 1° dicembre 1948, p.4962
123 Gabriele Semeraro, nato a Castellanetta (Taranto) nel 1912, era avvocato e deputato pugliese della Dc […]
124 Giuseppe Di Vittorio, nato a Cerignola (Foggia) nel 1882, sindacalista e deputato comunista, era dal 1945 il Segretario della CGIL, aveva sempre dato prova di grande onestà e indipendenza, schierandosi nel 1939 e nel 1956 apertamente contro le decisioni del partito che sostenevano l’azione sovietica, nella firma del Patto Molotov-Ribbentrop e poi nella repressione della rivolta ungherese. Figlio di braccianti agricoli non dimenticò mai la sua origine e anche una volta divenuto segretario della CGIL si adoperò sempre per aiutare i più poveri, in particolare le famiglie delle vittime uccise nel corso degli scioperi e dell’occupazione dei latifondi durante i primi anni della repubblica. Aveva partecipato a numerosi viaggi all’estero,in particolare in Unione Sovietica e in Francia, sia durante il fascismo quando visse in esilio, sia quando nel 1953 fu eletto Presidente della Federazioni Sindacale Mondiale e si recò a New York per pronunciare il discorso d’investitura. Per ulteriori informazioni si rimanda alle opere di: MICHELE PISTILLO, Giuseppe Di Vittorio, Roma, Editori riuniti, 1977 – MYRIAM BERGAMASCHI, Caro Papà di Vittorio, Letttere al segretario generale della CGIL, Milano, Guerrini e Associati, 2008
125 Molti anni più tardi, in un intervista, riprendendo questi temi, Taviani indicherà proprio nella Nato e nel rifiuto di proseguire una politica autonoma di grande potenza mondiale sul modello francese, lo strumento che permise all’Italia di ridurre le proprie spese militari, investendo in maniera massiccia nelle infrastrutture e nello sviluppo economico permettendogli così di ottenere tassi di crescita elevatissimi e di raggiungere il livello di benessere degli altri paesi occidentali. HAEU, EUI interviews, INT009, Taviani Paolo Emilio 02/05/1989
126 Intervista rilasciata da Taviani alla Prof. Preda nel marzo del 2000.
Federico Actite, Taviani e la politica estera italiana degli anni cinquanta (1949-1954), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Genova, Anno accademico 2011-2012
#1 #1948 #anticomunismo #cattolici #Cominform #DC #dicembre #estera #Europa #federalismo #FedericoActite #Germania #macròmani #neutralità #pace #PaoloEmilioTaviani #PCI #polemiche #politica #PSI #StatiUniti #UnioneSovietica

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Questa sera si chiude Fortuitus


Ultimo incontro per Fortuitus: si chiude rileggendo tutte le canzoni proposte, magari si fa una classifica dei gradimenti (purtroppo non farò in tempo a preparare le apposite palette), e ci si saluta bevendo un bicchiere (ben accetti suggerimenti e aiuti :-). Sono stati incontri molto ricchi, e bellissima e ondivaga la partecipazione. Questa sera ci salutiamo e valutiamo se ancora resta qualcosa da fare. Possono venire tutti coloro che vogliono! I brani si imparano velocemente, ma si può […]
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Ultimo incontro per Fortuitus: si chiude rileggendo tutte le canzoni proposte, magari si fa una classifica dei gradimenti (purtroppo non farò in tempo a preparare le apposite palette), e ci si saluta bevendo un bicchiere (ben accetti suggerimenti e aiuti 😀.

Sono stati incontri molto ricchi, e bellissima e ondivaga la partecipazione. Questa sera ci salutiamo e valutiamo se ancora resta qualcosa da fare.

Possono venire tutti coloro che vogliono! I brani si imparano velocemente, ma si può anche solo ascoltare e dare un (benevolo) giudizio.

Per cui, a stasera: ore 20,30, auditorium di Villa Monga, Verona.

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29 maggio, presentazione online di “exit poetry” sul canale yt del centroscritture


29 maggio, Exit poetry, presentazione online @ CentroScritture_
cliccare per ingrandire

Link alla diretta YouTube sul canale del CentroScritture:
youtube.com/live/vRgWsgYKyPE

Evento su mobilizon:
mobilizon.it/events/e1d1bc49-6…

Evento fb:
facebook.com/events/1878895126…

Ulteriori informazioni:
centroscritture.it/event-detai…

***

Per il ciclo “Nuove Uscite” presentazione del libro Exit Poetry. Poesia futura, a cura di Aldo Nove, Gilda Policastro e Lello Voce (La Nave di Teseo, 2026) in diretta YouTube sul canale del CentroScritture.

Dalla scheda del libro
(lanavediteseo.eu/portfolio/exi…):

Esiste ancora qualcosa che possiamo chiamare poesia senza equivoci e fraintendimenti? Exit Poetry raccoglie 25 autori e autrici che hanno popolato con le loro parole, i loro pensieri, le loro voci, questi primi 25 anni del ventunesimo secolo.
Il nostro proposito è stato quello di realizzare un libro che abbiamo definito “Triperuno”: un percorso compatto ma con tre anime differenti che si trovano a riflettere e a confrontarsi su tre snodi fondamentali per la comprensione del presente all’uscita dal secondo millennio: Verità, Mutazione e Trauma. Oltre a essere una raccolta di poesie, questo volume diventa così anche una fotografia del nostro mondo, nelle sue contraddizioni e tragedie come nelle ostinate utopie e speranze che la poesia continua a tenere vive nel linguaggio e attraverso il linguaggio.
Anche se gli autori presentati sono soltanto 25, in realtà essi avrebbero potuto essere molti di più. Exit Poetry è dedicato a coloro che non ci sono, ma che si sarebbero sentiti a proprio agio a esserci. Non è una stazione, ma la sequenza di un transito, di una migrazione, di una diaspora. In questo senso – nel suo essere presente ma non immobile, in movimento ma non verso una meta già determinata bensì sperimentando la ricchezza del vagabondare – la poesia che esso presenta è poesia futura.

Aldo Nove, Gilda Policastro, Lello Voce

Nel libro, testi di
Alessandro Broggi, Antonella Bukovaz, Serena Cerè, Giorgiomaria Cornelio, Nicolas Cunial, Antonio Di Giacomo, Alberto Dubito, Ivano Fermini, Florinda Fusco, Gabriele Galloni, Sergio Garau, Gaia Ginevra Giorgi, Marco Giovenale, Laura Giuliberti, Giovanna Marmo, Marko Miladinovic´, Davide Nota, Antonio Francesco Perozzi, Fabio Poggi, Chiara Serani, Gabriele Stera, Francesco Targhetta, Sara Ventroni, Caterina “Vipera” Dufì, Zoopalco.

***

Coordina l’incontro online Valerio Massaroni
Intervengono Giorgiomaria Cornelio, Nicolas Cunial, Florinda Fusco, Marco Giovenale, Giovanna Marmo, Antonio F. Perozzi, Gilda Policastro, Fabio Poggi, Lello Voce

VENERDÌ 29 MAGGIO 2026
ORE 18:30
Diretta YouTube sul canale del CentroScritture

centroscritture.it/
#AlbertoDubito #AldoNove #AlessandroBroggi #AntonellaBukovaz #AntonioDiGiacomo #AntonioFrancescoPerozzi #CaterinaViperaDufì #CentroScritture #ChiaraSerani #DavideNota #ExitPoetry #FabioPoggi #FlorindaFusco #FrancescoTarghetta #GabrieleGalloni #GabrieleStera #GaiaGinevraGiorgi #GildaPolicastro #GiorgiomariaCornelio #GiovannaMarmo #IvanoFermini #LaNaveDiTeseo #LauraGiuliberti #LelloVoce #MarcoGiovenale #MarkoMiladinovic #NicolasCunial #presentazione #reading #SaraVentroni #SerenaCerè #SergioGarau #ValerioMassaroni #Zoopalco

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Sovranità digitale europea: perché la scelta di FRITZ! diventa sempre più strategica


La sovranità digitale europea non è più un tema riservato agli addetti ai lavori. Negli ultimi anni è diventata una delle questioni centrali per aziende, pubbliche amministrazioni e operatori del settore tecnologico, perché riguarda da vicino la sicurezza dei dati, il controllo delle infrastrutture e la dipendenza da fornitori esterni all’Unione Europea.

In un contesto segnato da attacchi informatici sempre più frequenti, tensioni geopolitiche e crescente attenzione alla protezione delle filiere digitali, l’Europa sta rafforzando il proprio quadro normativo con strumenti come la Direttiva NIS 2, il Cybersecurity Act e il Cyber Resilience Act. L’obiettivo è chiaro: costruire un ecosistema digitale più sicuro, autonomo e resistente, dove la sicurezza non sia un elemento aggiunto dopo, ma una caratteristica integrata fin dalla progettazione.

In questo scenario, anche la scelta di un router, di una soluzione di rete o di un vendor tecnologico assume un peso diverso. Non si parla più soltanto di velocità Wi-Fi, copertura o facilità d’uso, ma anche di conformità normativa, aggiornamenti, trasparenza della supply chain e capacità di ridurre i rischi operativi. Ed è proprio qui che il ruolo di FRITZ! diventa interessante.

La sovranità digitale europea parte dalle infrastrutture


Quando si parla di sovranità digitale, il primo pensiero va spesso ai grandi data center, al cloud o ai servizi online. In realtà, il concetto è molto più ampio e riguarda anche gli apparati che ogni giorno gestiscono la connettività di aziende, uffici, studi professionali e abitazioni evolute.

Router, sistemi mesh, gateway e dispositivi di rete sono il primo punto di accesso alla vita digitale. Se non sono progettati, aggiornati e gestiti in modo sicuro, possono diventare un punto debole dell’intera infrastruttura. Per questo l’Unione Europea sta spostando progressivamente l’attenzione dalla semplice protezione dei servizi alla sicurezza dell’intero ciclo di vita dei prodotti digitali.

La Direttiva NIS 2 va proprio in questa direzione. Il testo europeo stabilisce un quadro comune per innalzare il livello di cybersicurezza nell’Unione e coinvolge settori essenziali e importanti come telecomunicazioni, energia, sanità, trasporti, pubblica amministrazione e servizi digitali. In Italia, la direttiva è stata recepita con il Decreto Legislativo 4 settembre 2024, n. 138, che definisce misure per garantire un livello elevato di sicurezza informatica a livello nazionale.

Questo significa che le imprese devono iniziare a considerare la sicurezza informatica come un tema di governance, non solo come un problema tecnico. La gestione del rischio, il controllo dei fornitori, gli aggiornamenti costanti e la capacità di reagire rapidamente agli incidenti diventano elementi centrali nella continuità operativa.

NIS 2, Cybersecurity Act e Cyber Resilience Act: cosa cambia per le aziende


Il nuovo scenario europeo non riguarda soltanto le grandi organizzazioni. Anche molte realtà medio-piccole che lavorano in filiere strutturate, partecipano a gare o forniscono servizi a soggetti critici dovranno dimostrare maggiore attenzione alla sicurezza dei propri sistemi.

La NIS 2 introduce un approccio più rigoroso alla gestione del rischio informatico. Non basta avere un’infrastruttura funzionante: serve poter dimostrare che quella infrastruttura è gestita in modo sicuro, con procedure adeguate, fornitori affidabili e strumenti aggiornati. Questo comprende anche la valutazione della supply chain, un aspetto sempre più delicato quando entrano in gioco vendor soggetti a normative, giurisdizioni o pressioni geopolitiche esterne all’Europa.

A questo si affianca il Cybersecurity Act, che ha introdotto un quadro europeo di certificazione per prodotti, servizi e processi ICT. L’idea è creare regole comuni, riconosciute in tutta l’Unione, per rendere più semplice valutare il livello di sicurezza delle soluzioni tecnologiche.

Il Cyber Resilience Act, invece, spinge ancora di più sul concetto di sicurezza integrata nei prodotti con elementi digitali. Il regolamento è entrato in vigore il 10 dicembre 2024 e stabilisce requisiti comuni per hardware e software, con attenzione agli aggiornamenti, alla gestione delle vulnerabilità e alla sicurezza lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.

Tradotto in modo semplice, l’Europa sta dicendo alle aziende una cosa molto chiara: non basta usare prodotti performanti, bisogna scegliere tecnologie affidabili, aggiornate e coerenti con il quadro normativo europeo.

Perché scegliere un vendor europeo è sempre più importante


In passato, la scelta di un fornitore tecnologico veniva spesso valutata quasi esclusivamente su prezzo, prestazioni e disponibilità. Oggi questi aspetti restano importanti, ma non sono più sufficienti. La provenienza del vendor, il controllo della filiera, la localizzazione dello sviluppo e la trasparenza degli aggiornamenti diventano elementi strategici.

Scegliere un vendor europeo significa ridurre alcune incertezze legate alla giurisdizione, alla gestione dei dati, alla continuità del supporto e alla compatibilità con le normative comunitarie. Significa anche poter contare su un modello più vicino alle esigenze delle imprese europee, soprattutto quando si parla di auditabilità, documentazione tecnica e gestione degli incidenti.

Nel testo di partenza, FRITZ! viene presentata proprio come una realtà coerente con questa visione: non soltanto un produttore di soluzioni di networking, ma un abilitatore di fiducia digitale, sicurezza e conformità.

Il ruolo di FRITZ! nella sovranità digitale europea


FRITZ!, marchio storicamente legato ad AVM, ha costruito negli anni una forte identità europea. Secondo le informazioni ufficiali dell’azienda, FRITZ! sviluppa i propri prodotti a Berlino e li produce in Europa, con un percorso iniziato nel 1986. Questo posizionamento diventa particolarmente rilevante in un momento in cui la filiera tecnologica è osservata con molta più attenzione rispetto al passato.

Il vantaggio non è solo comunicativo. Per aziende, professionisti e operatori che devono ragionare in ottica di sicurezza di rete, poter contare su un vendor europeo può semplificare la valutazione del rischio. La vicinanza normativa e geografica, il controllo dello sviluppo e la produzione europea sono elementi che aiutano a costruire un rapporto più trasparente tra produttore, rivenditori, installatori e clienti finali.

FRITZ! punta inoltre su un approccio basato su aggiornamenti regolari, sviluppo interno e attenzione alla sicurezza del software. Il sistema FRITZ!OS viene aggiornato nel tempo con nuove funzioni e miglioramenti di sicurezza, un aspetto fondamentale perché un dispositivo di rete non può essere considerato sicuro solo al momento dell’acquisto. Deve restare sicuro anche dopo mesi e anni di utilizzo.

Security-by-design: la sicurezza non arriva dopo


Uno dei concetti più importanti del nuovo quadro europeo è quello di security-by-design. Significa progettare prodotti e sistemi pensando alla sicurezza fin dall’inizio, invece di intervenire solo quando emerge una vulnerabilità o un problema.

Nel caso delle soluzioni FRITZ!, il testo evidenzia elementi come firewall integrato, DNS sicuro, crittografia WPA3 e autenticazione multi-fattore per gli accessi remoti. Sono funzioni che, prese singolarmente, possono sembrare ormai “normali” in un buon dispositivo di rete, ma che diventano molto più importanti se inserite in una strategia complessiva di protezione dell’infrastruttura.

Per un’azienda, infatti, il router non è un semplice accessorio. È il punto da cui passano connessioni, dispositivi, servizi cloud, VPN, telefonia IP, smart working e spesso anche sistemi IoT. Un prodotto aggiornato e progettato con criteri di sicurezza può ridurre il rischio di accessi non autorizzati, configurazioni deboli e vulnerabilità non gestite.

Aggiornamenti, continuità e fiducia nel lungo periodo


Un altro elemento centrale è la gestione degli aggiornamenti. Nel mondo consumer spesso si guarda al router come a un dispositivo da installare e dimenticare. In ambito professionale, invece, questa logica non è più sostenibile.

Un apparato di rete deve ricevere aggiornamenti, correzioni di sicurezza e miglioramenti nel tempo. FRITZ! comunica in modo chiaro la disponibilità di aggiornamenti regolari per i propri prodotti, con l’obiettivo di mantenere i dispositivi sicuri e funzionali per diversi anni. Alcuni modelli, come FRITZ!Box 7690, vengono presentati anche con supporto agli aggiornamenti automatici, nuove funzioni e miglioramenti di sicurezza nel tempo.

Questo aspetto è particolarmente importante per chi deve garantire continuità operativa. Un’infrastruttura non aggiornata può esporre l’azienda a downtime, incidenti informatici, perdita di dati, danni reputazionali e costi imprevisti. Il testo di partenza sottolinea anche il rischio di contraccolpi commerciali, come il mancato rispetto degli SLA, l’aumento dei premi assicurativi cyber e l’esclusione da filiere o gare più strutturate.

FRITZ! come scelta concreta per reti più autonome e resilienti


La sovranità digitale europea non si costruisce soltanto con regolamenti e direttive. Le norme indicano la direzione, ma poi sono le scelte concrete delle aziende a fare la differenza. Scegliere dispositivi di rete progettati con attenzione alla sicurezza, aggiornati nel tempo e sviluppati in Europa significa anticipare un modo diverso di guardare alla tecnologia.

In questo senso, FRITZ! si inserisce in modo naturale nel dibattito sulla sovranità digitale. La combinazione tra sviluppo europeo, produzione in Europa, aggiornamenti software e attenzione alla sicurezza rende il brand particolarmente interessante per chi cerca soluzioni di networking affidabili e coerenti con il nuovo scenario normativo.

Non si tratta solo di scegliere un router performante o un sistema mesh stabile. Si tratta di scegliere un’infrastruttura che possa accompagnare aziende, professionisti e utenti evoluti in un contesto dove la sicurezza digitale sarà sempre più legata alla responsabilità, alla trasparenza e alla capacità di dimostrare il controllo della propria filiera tecnologica.

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berlin / the velvet underground. 1972 [live at bataclan, paris]


youtu.be/X_83BliFcFg?is=Dk_Fmb…

Pop Deux | ORTF | 10/06/1972 | Réalisé par Claude Ventura
The Velvet Underground, avec Lou REED au chant, interprète “Berlin” sur la scène du Bataclan lors d’un concert donné le 29 janvier 1972. Institut National de l’Audiovisuel,
ina.fr
#Bataclan #Berlin #ClaudeVentura #INA #InstitutNationalDeLAudiovisuel #LouReed #ORTF #PopDeux #TheVelvetUnderground #VelvetUnderground

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WordPress 7.0 “Armstrong” introduce i LLM dentro il core di WordPress


WordPress 7.0 "Armstrong" integra l'intelligenza artificiale generativa direttamente nel core, con una dashboard ridisegnata, nuovi blocchi e strumenti per sviluppatori. Ecco cosa cambia.
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Si chiama “Armstrong”, in omaggio al trombettista jazz Louis Armstrong, ed è la prima major release di WordPress del 2026. Uscita il 20 maggio, la versione 7.0 segna l’inizio della terza fase del progetto Gutenberg e introduce la novità più discussa nella storia recente del progetto: l’intelligenza artificiale generativa viene integrata direttamente nel core. Considerando che WordPress fa girare oltre quattro siti web su dieci, la decisione riguarda una porzione enorme della rete.

L’intelligenza artificiale entra nel core


Fino a oggi le funzioni di AI in WordPress arrivavano tramite plugin di terze parti, ognuno con la propria logica di connessione, le proprie chiavi e la propria configurazione. La 7.0 cambia impostazione introducendo un componente chiamato AI Client, un’interfaccia comune e indipendente dal fornitore che permette ai plugin di dialogare con i modelli generativi senza dover includere ciascuno il proprio software di collegamento.

Accanto all’AI Client ci sono due elementi pensati per gli sviluppatori: la Abilities API lato server (in PHP) e la sua controparte JavaScript lato browser, che servono a registrare singole capacità come “genera”, “riassumi” o “suggerisci” e a richiamarle da qualsiasi punto dell’editor, anche tramite la nuova palette dei comandi.

A gestire tutto c’è una nuova schermata Connettori nella bacheca, dove l’amministratore del sito collega i servizi esterni. Di base sono già previsti tre fornitori, OpenAI, Anthropic e Google, ma è possibile aggiungere connessioni proprie. Il funzionamento è interamente opt-in: l’AI Client non si collega a nessun servizio per conto suo e nessun dato lascia il sito finché non si configura ed attiva esplicitamente una connessione, inserendo la propria chiave API. Le funzioni più visibili, come la generazione di immagini, di titoli, di riassunti o di testo alternativo, arrivano poi con un plugin AI ufficiale separato, che va installato a mano e non è incluso in WordPress.

Una bacheca ridisegnata dopo oltre dieci anni


Sul piano dell’aspetto, “Armstrong” introduce il primo vero restyling dell’area di amministrazione dal 2013. Cambia la combinazione di colori, con un nuovo blu come tinta principale, e le transizioni tra le schermate diventano animate e più fluide. Debutta anche una palette dei comandi richiamabile ovunque con la scorciatoia ⌘K (o Ctrl+K), una pagina dedicata alla gestione dei font che funziona con temi a blocchi, ibridi e classici, e un confronto visivo tra le revisioni che mostra cosa è cambiato senza dover leggere codice grezzo.

Nuovi blocchi e strumenti per sviluppatori


La parte editor riceve quattro nuovi blocchi finora appannaggio dei plugin: una galleria con visualizzazione a tutto schermo, un blocco intestazione, le briciole di pane per la navigazione e un blocco per le icone. Si aggiungono controlli di responsività per mostrare o nascondere blocchi a seconda del dispositivo, menu a comparsa personalizzabili e la possibilità di applicare CSS personalizzato a livello di singolo blocco.

Chi sviluppa trova invece la registrazione di blocchi e pattern lato server usando solo PHP e un Site Editor più estensibile, con routing e un nuovo pacchetto che consente ai plugin di costruire pagine dedicate dell’editor.

Resta fuori, almeno per ora, la collaborazione in tempo reale: era attesa come funzione di punta ma è stata rimossa l’8 maggio per problemi di stabilità e dovrebbe arrivare con la 7.1, prevista ad agosto.

SOURCE:// wordpress.org

SOURCE:// therepository.email

SOURCE:// searchenginejournal.com

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oggi, martedì 26 maggio, milano, libreria pontremoli: “munari tutto di carta”


Oggi, martedì 26 maggio in libreria per “Munari tutto di carta”, alle ore 18:30,
presentazione del catalogo

MUNARI
tutto di carta


Intervengono
il curatore Giacomo Coronelli, il collezionista Federico Montecchi e il giornalista Stefano Salis.

In mostra una selezione delle opere in catalogo, che sarà disponibile per l’acquisto.

Per assistere alla presentazione potete inviare una mail di conferma a info@libreriapontremoli.it
#art #arte #BrunoMunari #FedericoMontecchi #GiacomoCoronelli #LibreriaPontremoli #Munari #Pontremoli #StefanoSalis

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Vivaldi si ridisegna da capo e va controcorrente sull’IA


Vivaldi 8.0 debutta con il nuovo design "Unified", sei layout preimpostati e una scelta controcorrente: nessuna funzione di intelligenza artificiale.
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Mentre quasi tutti i browser fanno a gara ad aggiungere assistenti conversazionali e riassunti automatici, Vivaldi sceglie la direzione opposta. La versione 8.0, disponibile in questi giorni per Windows, macOS e Linux, è il più grande restyling grafico nella storia del browser e non introduce alcuna funzione di intelligenza artificiale.

Un’unica superficie al posto degli strati


Il cuore dell’aggiornamento è un nuovo linguaggio visivo che gli sviluppatori chiamano “Unified”. Fino alla 7.9 l’interfaccia di Vivaldi era costruita per livelli distinti: schede, barre degli strumenti, pannelli laterali e contenuto della pagina occupavano ciascuno il proprio compartimento, separati da margini sottili. Con la 8.0 quei confini vengono rimossi e tutti i comandi vivono su un’unica superficie continua, una cornice che avvolge l’intera finestra.

Il risultato pratico più visibile riguarda i temi. Adesso un tema si estende da un bordo all’altro senza interruzioni: uno sfondo scuro resta scuro ovunque, le immagini di sfondo non sono più confinate a una zona ma diventano parte dell’ambiente, anche grazie a trasparenze e sfocature. Vivaldi presenta il cambiamento come una ristrutturazione dell’architettura dell’interfaccia più che come un semplice ritocco estetico, e accompagna il debutto con nuovi temi predefiniti come Zen, Soria Moria e Sunset Forest. Chi preferisce il vecchio aspetto può comunque tornarci dalle impostazioni, e restano disponibili gli oltre settemila temi della galleria della community.

Sei layout pronti all’uso


L’altra novità riguarda chi apre Vivaldi per la prima volta. La grande quantità di opzioni configurabili è da sempre uno dei suoi tratti distintivi, ma può intimidire chi parte da zero. Per questo la 8.0 propone sei layout preimpostati, selezionabili già durante la configurazione iniziale e modificabili in seguito.

Si va dal layout Simple, ridotto all’essenziale con le schede in alto, al Classic che mantiene la disposizione tradizionale di Vivaldi con il nuovo aspetto. Ci sono poi le due varianti verticali, che spostano schede e barra degli indirizzi a destra o a sinistra per sfruttare meglio i monitor larghi, la modalità Auto Hide che nasconde tutta l’interfaccia finché il cursore non raggiunge i bordi dello schermo, e il layout Bottom che porta i controlli nella parte bassa della finestra. Nessuno di questi è una gabbia: restano tutti personalizzabili con gli strumenti abituali di Vivaldi.

SOURCE:// vivaldi.com

SOURCE:// techwalla.com

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L’umanità di fronte alla sfida dell’anti-Logos onnisciente e onnipotente – Solo sussidiarietà, corresponsabilità e comunione rendranno Magnifica l’Humanitas

Disarmare l’IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. Disarmare vuol dire rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l’umano
informapirata.it/2026/05/25/lu…

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Fedimedia APS sottoscrive la lettera di SUSE: il momento della sovranità digitale europea è adesso


Un impegno concreto verso l'indipendenza dell'Europa dalle Big Tech Fedimedia APS, l'associazione italiana di attivisti e organizzazioni impegnate nella difesa del software libero e della sovranità digitale, sottoscrive oggi ufficialmente la lettera aperta di SUSE Linux indirizzata alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo e ai governi dell'Unione per il riconoscimento del principio "Open Source First" in tutti i processi di procurement pubblico. La lettera, promossa da SUSE e […]
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Un impegno concreto verso l’indipendenza dell’Europa dalle Big Tech

Fedimedia APS, l’associazione italiana di attivisti e organizzazioni impegnate nella difesa del software libero e della sovranità digitale, sottoscrive oggi ufficialmente la lettera aperta di SUSE Linux indirizzata alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo e ai governi dell’Unione per il riconoscimento del principio Open Source First in tutti i processi di procurement pubblico. La lettera, promossa da SUSE e sottoscritta da decine di aziende e organizzazioni del settore open source europeo, rappresenta un momento cruciale per l’affermazione di un’Europa digitalmente sovrana, libera da dipendenze tecnologiche e capace di controllarsi veramente.

Perché Fedimedia sottoscrive: il nostro impegno per la sovranità digitale


Per Fedimedia questo non è un gesto simbolico, ma la naturale evoluzione di anni di lavoro concreto dei suoi attivisti per affermare il diritto dei cittadini e delle istituzioni europee di controllare pienamente i propri strumenti digitali. La sovranità digitale europea rappresenta l’opportunità più significativa di una generazione per ancorare l’infrastruttura digitale europea su fondazioni che l’Europa possa genuinamente controllare. Non si tratta di chiudere i mercati o di vietare il software proprietario: si tratta di introdurre un principio fondamentale di trasparenza e scelta.

Il principio “Open Source First” proposto dalla lettera è concreto e praticabile: le amministrazioni pubbliche devono valutare se una soluzione open source qualificata esiste prima di optare per alternative proprietarie. Questa semplice regola potrebbe cambiare radicalmente il panorama tecnologico europeo, spezzando il ciclo del vendor lock-in che per decenni ha incatenato le istituzioni pubbliche a fornitori stranieri.

Il software libero è infrastruttura critica


Linux e l’Intelligenza Artificiale Sovrana devono essere trattati come infrastrutture critiche, garantendo che le fondazioni della nostra economia rimangono aperte e resilienti contro dipendenze esterne. Fedimedia da anni sostiene che il software libero non è una scelta marginale o alternativa: è l’unico modello che garantisce veramente trasparenza, sicurezza e indipendenza. Quando il codice sorgente è pubblico, audibile, modificabile, le amministrazioni e i cittadini sanno esattamente cosa sta accadendo nei loro sistemi. Non c’è spazio per backdoor, sorveglianza nascosta o controlli remoti.

Oggi, più che mai, questa non è più una visione ideale: è una necessità strategica per la sicurezza nazionale e la competitività economica europea.

La sfida: abbiamo bisogno di più imprese europee


La vera sfida per l’Europa non è solo il codice, ma la scalabilità dell’ecosistema: non abbiamo bisogno di una o due aziende di successo, ma di un’espansione massiccia di imprese open source europee che operino in scala. Questo è uno dei punti che Fedimedia sostiene con maggiore convinzione. Non basta avere poche eccellenze: serve un ecosistema robusto, diffuso, fatto di PMI, startup, cooperative e realtà no-profit che costruiscano soluzioni open source competitive e scalabili. Per questo Fedimedia lavora per creare le condizioni affinché il software libero non sia solo una pratica virtuosa, ma un’economia sostenibile in cui talento europeo, capitale e innovazione si uniscono per costruire soluzioni davvero sovrane.

Il momento è adesso: il Tech Sovereignty Package europeo


L’Unione Europea ha lanciato il suo Tech Sovereignty Package, incentrato sul Cloud and AI Development Act, con l’obiettivo di rafforzare la capacità europea in cloud computing, intelligenza artificiale, semiconduttori, cybersecurity e infrastruttura digitale.

Questo è il momento decisivo. Le politiche che l’Europa adotterà nei prossimi mesi definiranno il prossimo decennio di tecnologia e potere digitale. Se l’UE abbraccerà il principio “Open Source First” nel procurement pubblico, creerà una domanda strutturale di soluzioni sovrane, catalizzando investimenti e talenti verso l’ecosistema open source europeo.Se invece continuerà la strada della dipendenza da fornitori stranieri, perpetuerà una subordinazione digitale che mina l’autonomia strategica dell’Europa.

Cosa chiede Fedimedia a cittadini, istituzioni e imprese


Unitevi a noi. Fedimedia APS è l’associazione dove attivisti, esperti, insegnanti, professionisti IT e cittadini consapevoli si uniscono per difendere il diritto all’autodeterminazione digitale. Non siamo una lobby di aziende: siamo una comunità che mette al centro il bene pubblico e i diritti fondamentali.

Iscriviti a Fedimedia APS adesso

La tua adesione è un voto di fiducia per continuare il lavoro di advocacy presso le istituzioni, di formazione nelle scuole, di supporto alle amministrazioni locali che vogliono migrare verso soluzioni sovrane. Il momento di scegliere è adesso, potete già oggi adottare il principio “Open Source First” nei vostri processi di scelta, diventando apripista di una nuova Europa digitale. Fedimedia vi offre consulenza e supporto tecnico.

Un impegno di lungo termine


La sottoscrizione della lettera di SUSE è un punto di svolta, non un punto di arrivo. Fedimedia continuerà a:

  • Monitorare l’implementazione del Tech Sovereignty Package europeo e gli impegni assunti dai governi
  • Consulenza alle amministrazioni pubbliche sulla migrazione verso soluzioni open source
  • Formazione per cittadini, insegnanti, professionisti su software libero e sovranità digitale
  • Advocacy presso le istituzioni per politiche che favoriscono l’indipendenza tecnologica
  • Community building tra attivisti, imprese, ricercatori, amministratori per un ecosistema sovrano sempre più coeso


La sovranità digitale è libertà


Chiudiamo con una consapevolezza fondamentale: quando un governo o un’amministrazione non controlla i propri strumenti digitali, non controlla nemmeno i dati dei cittadini, le comunicazioni sensibili, le decisioni critiche, questo è un problema di democrazia, non solo di tecnologia. Un’Europa digitalmente sovrana è un’Europa libera di scegliere, di innovare, di proteggere i diritti fondamentali dei suoi cittadini senza dipendere dalle decisioni di Big Tech americane, cinesi o di chiunque altro. Questo è quello per cui Fedimedia lavora ogni giorno.

Oggi sottoscriviamo la lettera di SUSE perché crediamo che è possibile. Vi invitiamo ad unirvi a noi perché è necessario.


📌 Sostieni Fedimedia APS e la sovranità digitale europea

Iscriviti adesso →

Per informazioni: info@fedimedia.it
Scopri di più: fedimedia.it


Fedimedia APS è lassociazione italiana di attivisti, organizzazioni e professionisti impegnati nella difesa del software libero, della sovranità digitale e dei diritti fondamentali in ambito tecnologico.


Dalla retorica alla realtà: firmiamo la lettera di SUSE per la sfida della Sovranità Digitale Europea


Da anni l’Europa parla di Sovranità Digitale, è diventata una delle parole chiave più ricorrenti nei documenti strategici, nei convegni istituzionali e nei piani di innovazione. Tuttavia, quando si osserva il livello operativo delle scelte tecnologiche nella Pubblica Amministrazione, nelle scuole, nelle università e nelle infrastrutture digitali critiche, emerge una distanza evidente tra dichiarazioni e realtà.

Gran parte dei sistemi su cui si basano i servizi pubblici europei continua a dipendere da pochi grandi attori tecnologici extra-UE con Cloud, suite di produttività, piattaforme di collaborazione, sistemi operativi e infrastrutture di comunicazione sono spesso integrati in ecosistemi proprietari difficili da sostituire e questo modello non rappresenta soltanto una scelta tecnica, ma una forma di dipendenza strutturale che si accumula nel tempo e diventa sempre più difficile da invertire.

Il problema non è soltanto economico. È una questione di controllo, di resilienza e di capacità decisionale perchè quando un’infrastruttura digitale diventa centrale per l’erogazione dei servizi pubblici la sua gestione non può essere delegata a sistemi opachi o completamente esterni al perimetro politico e giuridico europeo. In questo senso la Sovranità Digitale riguarda la capacità di mantenere autonomia reale sulle infrastrutture critiche.

Il nodo delle infrastrutture e il rischio del lock-in


Uno dei punti più critici è il lock-in tecnologico, molte amministrazioni adottano soluzioni proprietarie che nel breve periodo risultano comode e immediatamente operative, ma che nel lungo periodo generano dipendenza. La migrazione diventa costosa, complessa o tecnicamente limitata dalle scelte del fornitore.

Questo approccio ha effetti sistemici: riduce la concorrenza e limita l’innovazione per consolidare un ecosistema in cui poche aziende globali dettano standard, modelli e condizioni economiche. In parallelo le alternative basate su software libero e standard aperti faticano a emergere come opzioni strutturali nelle gare pubbliche o nelle strategie industriali.

Il 27 maggio e il Tech Sovereignty Package


Il 27 maggio la Commissione Europea presenterà il Tech Sovereignty Package, un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo. Non si tratta solo di una nuova strategia, ma di un banco di prova per capire se l’Europa intende trasformare la sovranità digitale in una politica industriale concreta oppure mantenerla a livello dichiarativo.

Le scelte che verranno fatte in questo contesto influenzeranno direttamente il futuro delle infrastrutture pubbliche europee: il rapporto con il cloud, le politiche di procurement, la gestione dei dati, la diffusione del software libero e la capacità di costruire ecosistemi interoperabili e sostenibili.

Software libero, interoperabilità e controllo delle infrastrutture


Nel dibattito sulla sovranità digitale il software libero e gli standard aperti non sono elementi accessori, ma componenti fondamentali e la possibilità di accedere al codice sorgente, di verificarlo, modificarlo e riutilizzarlo rappresenta una garanzia concreta di autonomia tecnologica. Allo stesso modo l’interoperabilità riduce la dipendenza da singoli fornitori e consente la coesistenza di ecosistemi diversi. Senza questi elementi qualsiasi strategia di sovranità rischia di rimanere incompleta perché si limita a spostare la dipendenza da un attore a un altro senza modificarne la struttura.

Il ruolo delle comunità: Fedimedia, Devol e il Fediverso


In questo scenario le comunità che lavorano su software libero, Fediverso e infrastrutture aperte hanno un ruolo sempre più rilevante, non si tratta di iniziative marginali, ma di ecosistemi che dimostrano concretamente la fattibilità di modelli alternativi.

Realtà come Fedimedia hanno inserito esplicitamente la sovranità digitale tra i propri obiettivi strategici, collegandola alla necessità di ridurre la dipendenza dalle Big Tech attraverso soluzioni decentralizzate basate su software open source e architetture federate. Nel loro lavoro, la sovranità digitale viene interpretata come un equilibrio tra diritti, infrastrutture pubbliche e sostenibilità tecnologica.

Allo stesso modo, il progetto Devol analizza il tema della sovranità digitale in una prospettiva più ampia, che include infrastrutture pubbliche, modelli di governance e ruolo dell’associazionismo. In questa visione, la transizione verso un ecosistema digitale europeo più autonomo non è soltanto una questione tecnologica ma anche culturale e politica,che richiede partecipazione diffusa e consapevolezza collettiva.

Queste realtà evidenziano un punto comune: la sovranità digitale non può essere delegata esclusivamente alle istituzioni o al mercato ma deve coinvolgere anche le comunità che costruiscono e mantengono le infrastrutture digitali alternative.

FediLUG firma la lettera europea sulla Tech Sovereignty


In questo contesto, FediLUG aderisce e sostiene la lettera aperta promossa da SUSE sulla sovranità tecnologica europea, condividendo la necessità di un cambio di paradigma nelle politiche digitali dell’Unione. L’obiettivo non è contrapporsi alla tecnologia globale ma evitare che l’Europa resti esclusivamente consumatrice di infrastrutture progettate altrove. Servono investimenti strutturali nel software libero, politiche pubbliche orientate agli standard aperti, e una strategia industriale che valorizzi l’ecosistema europeo invece di consolidare dipendenze esterne.

👉 La lettera è disponibile qui:
EU Tech Sovereignty Letter

La Sovranità Digitale non è uno slogan, ma una scelta di lungo periodo che riguarda infrastrutture, governance e modelli economici, l’Europa ha ancora la possibilità di costruire un ecosistema digitale più equilibrato e resiliente ma questo richiede coerenza tra dichiarazioni politiche e scelte operative.

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in Italia ci sono circa 50 milioni di smartphone, la quota di mercato di Apple è il 35%, ergo 17.500.000 di iPhone, ma facciamo 15 milioni. Siamo gentili, e diciamo che sono stati pagati la metà, diciamo 500€ ciascuno. In Italia in questo momento girano in contemporanea smartphone Apple per un valore arrotondato per difetto di 7 miliardi.. sappi che in Occidente non c’è una cosa che fai che non sia un insulto a chi ha fame per colpa del nostro colonialismo..
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L’AI di Ecosia ora gira quasi tutta su modelli europei


Ecosia esegue ormai quasi tutta la sua intelligenza artificiale su un modello europeo (un Mistral Small via Staan): più indipendenza, privacy e, dice l'azienda, meno consumi.
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Spostare la propria intelligenza artificiale su un fornitore di modelli del continente: è la mossa annunciata da Ecosia, il motore di ricerca berlinese che reinveste i profitti in progetti ambientali. L’azienda afferma di eseguire “ormai quasi del tutto” la sua AI su un provider europeo, una decisione che inserisce nella propria linea di autonomia dalle grandi piattaforme d’oltreoceano.

La motivazione, spiega Ecosia, è soprattutto di indipendenza. Appoggiarsi a realtà europee significa, secondo l’azienda, ridurre l’esposizione alle “oscillazioni politiche” e aprire in prospettiva la strada all’ospitare i modelli su infrastruttura propria, un obiettivo che il motore di ricerca insegue da tempo assieme al suo indice di ricerca indipendente.

Più efficienza energetica, almeno secondo l’azienda


Ecosia sostiene che il modello adottato consumi molte meno risorse rispetto a quelli più diffusi, e ribadisce di generare comunque più energia rinnovabile di quanta ne serva a far funzionare la sua AI. Sul piano della riservatezza, l’azienda afferma che le richieste degli utenti non vengono conservate da terze parti, nemmeno in via temporanea, e che al trattamento dei dati si applicano le tutele europee. Sono dichiarazioni dell’azienda, che al momento non è possibile verificare in modo indipendente.

Le novità in arrivo per chi la usa


Oltre a un’interfaccia rinnovata, Ecosia anticipa alcune funzioni in arrivo: il caricamento di file, un sistema migliore per citare le fonti web e la dettatura vocale. Più avanti dovrebbero arrivare anche una memoria delle conversazioni e diverse modalità d’uso, tra cui una modalità didattica pensata per scomporre un argomento passo dopo passo invece di limitarsi a fornire la risposta. L’azienda ricorda inoltre che l’AI resta del tutto facoltativa, disattivabile in qualsiasi momento, e senza scopo di lucro: i profitti, dice, finiscono interamente in iniziative per il clima.

Il dettaglio che il blog non scrive


Nell’annuncio manca però il nome del fornitore. A colmare il vuoto è la stessa documentazione di supporto di Ecosia: le sintesi generate dall’AI si appoggiano a Staan, il provider nato dentro EUSP (la società europea costituita con Qwant), e utilizzano un modello Mistral Small 3.2. Il “fornitore europeo” di cui parla il comunicato è quindi, nei fatti, l’azienda francese Mistral, una delle poche realtà del continente capaci di competere con i grandi modelli statunitensi e cinesi.

SOURCE:// blog.ecosia.org

SOURCE:// support.ecosia.org

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Lo statuto dell’Associazione Nazionale Giuristi Democratici APS


Pubblichiamo, in allegato, lo statuto vigente della nostra associazione
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Smartphone AI-centric: ricerche più che raddoppiate in due anni, ora valgono il 27% su Trovaprezzi.it


Secondo i dati diffusi da Trovaprezzi.it, l’interesse verso i modelli AI-centric è più che raddoppiato negli ultimi due anni, arrivando a rappresentare il 27% delle ricerche online nel settore mobile
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L’intelligenza artificiale entra sempre più concretamente nella vita degli italiani, anche quando si fa riferimento al mondo della tecnologia e agli smartphone in particolare. I dati di Trovaprezzi.it mostrano infatti come, nel giro di poco più di un anno, le funzionalità AI siano diventate uno dei principali driver nella scelta di un nuovo dispositivo, modificando in modo significativo le priorità degli utenti italiani e il modo stesso in cui viene valutato uno smartphone.

Un interesse che cresce in modo esponenziale


L’analisi delle ricerche effettuate sulla piattaforma evidenzia una crescita costante del peso dei modelli che fanno leva sull’AI come elemento distintivo. L’interesse è passato dal 9-10% nei primi mesi del 2024 a valori superiori al 20% nel 2025, fino ad arrivare al 27% nel marzo 2026. Nei primi cinque mesi del 2026, la quota media delle ricerche orientate verso smartphone con forte integrazione AI si attesta attorno al 24%, contro il 10% registrato nello stesso periodo del 2024. In due anni, quindi, l’interesse verso l’AI applicata agli smartphone è più che raddoppiato.

Un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico


Il dato è particolarmente significativo: infatti, si fino a poco tempo fa gli utenti sceglievano principalmente in base a caratteristiche hardware tradizionali, oggi cresce l’attenzione verso funzionalità intelligenti legate alla produttività, all’elaborazione avanzata delle immagini, agli assistenti generativi, alla traduzione in tempo reale e all’ottimizzazione automatica dell’esperienza d’uso.
Le caratteristiche preferite dagli italiani quando scelgono di acquistare uno smartphoneLe caratteristiche preferite dagli italiani quando scelgono di acquistare uno smartphone
Questo cambiamento emerge chiaramente anche osservando l’evoluzione delle altre leve di ricerca. La memoria e la capacità di storage restano ancora il primo parametro in assoluto, ma mostrano un progressivo ridimensionamento rispetto al passato: nel 2024 rappresentavano stabilmente oltre il 40% delle preferenze in molti mesi dell’anno, mentre nel 2026 oscillano prevalentemente tra il 28% e il 33%. Segno che la semplice disponibilità di spazio non basta più, da sola, a guidare la scelta.

MOVA V70 Ultra Complete: premiato con Red Dot Award 2026
MOVA V70 Ultra Complete arriva sul mercato con un sistema senza sacchetto, mocio estensibile e un design innovativo che gli è valso il prestigioso Red Dot Award 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Anche il peso della fotocamera resta molto elevato e sostanzialmente stabile nel tempo. I modelli che puntano sul comparto fotografico come principale elemento distintivo continuano infatti a rappresentare circa il 30% delle ricerche anche nel 2026, confermando come la qualità fotografica rimanga una priorità centrale per i consumatori, soprattutto in un contesto in cui lo smartphone è ormai il principale strumento quotidiano per creare contenuti. Al contrario, alcune caratteristiche che in passato erano considerate fortemente distintive sembrano oggi essersi normalizzate. L’autonomia della batteria, ad esempio, pesa meno rispetto a due anni fa, mentre RAM, resistenza all’acqua e ricarica rapida restano fattori, comunque, secondari nelle scelte degli utenti.

L'AI è diventata il principale driver di acquisto


Anche l’analisi dei prodotti più cercati conferma questo scenario. Nel 2024 dominavano soprattutto modelli i cui punti di forza erano legati principalmente a memoria e comparto fotografico, mentre tra il 2025 e il 2026 cresce nettamente la presenza di smartphone che puntano sull’ecosistema AI, con dispositivi come Samsung Galaxy S25, Galaxy S25 Ultra e iPhone 16 e 17 tra i più richiesti in assoluto. Parallelamente continuano a performare molto bene i dispositivi con grande capacità di archiviazione e forte vocazione fotografica, segno che le persone non stanno sostituendo vecchie priorità con nuove esigenze, ma stanno cercando smartphone sempre più completi e multifunzionali.

EZVIZ EP4: spioncino smart 4K con riconoscimento facciale AI
Il dispositivo integra AI, controllo remoto e funzioni avanzate per offrire maggiore sicurezza, privacy e gestione smart dell’ingresso di casa
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Dal punto di vista del profilo degli utenti, la fascia più attiva nella ricerca di smartphone è quella compresa tra i 35 e i 54 anni, che rappresenta quasi la metà delle ricerche complessive alla categoria (46%) seguita dai 25-34enni (22%). A livello geografico, la Lombardia guida nettamente l’interesse con il 33% delle ricerche e 109 ricerche ogni 1.000 abitanti, seguita dal Lazio con il 15% e 86 ricerche ogni 1.000 abitanti. Sul fronte del genere il pubblico è prevalentemente maschile, con il 73% delle ricerche complessive.

“L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel processo di valutazione degli smartphone da parte degli utenti italiani, affiancando criteri tradizionalmente centrali come fotocamera, memoria e prestazioni”, ha commentato Dario Rigamonti di Trovaprezzi.it.



MOVA V70 Ultra Complete arriva in Italia: il robot senza sacchetto con mocio estensibile vince il Red Dot Award 2026


MOVA ha annunciato la disponibilità di V70 Ultra Complete, il suo nuovo robot aspirapolvere di punta. Vincitore del premio Red Dot Award: Product Design 2026, il prodotto èprogettato per superare uno dei limiti più persistenti del settore: la pulizia di bordi, angoli e zone difficili da raggiungere.

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I nuovi flip phone integrano funzionalità AI avanzate, hardware più potente, display evoluti e un design premium pensato per competere nel segmento foldable di fascia alta
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Infatti, combinando estensione della portata del mocio, capacità di superamento ostacoli, potenza di aspirazione e funzionamento a bassa manutenzione, V70 Ultra Complete garantisce una pulizia più completa e uniforme di ogni angolo della casa, introducendo al contempo un sistema di raccolta della polvere più sostenibile senza sacchetto.
Il sistema MaxiReachX è dotato di un’estensione del mocio di 16 cm abbinata a una spazzola laterale estensibile adattiva di 12 cmIl sistema MaxiReachX è dotato di un’estensione del mocio di 16 cm abbinata a una spazzola laterale estensibile adattiva di 12 cm

MaxiReachX arriva dove gli altri non riescono


La caratteristica principale di V70 Ultra Complete è il sistema MaxiReachX. Questo meccanismo a doppia estensione consente al robot di pulire a fondo gli angoli, lungo le pareti, sotto i mobili più bassi e in tutte le zone solitamente trascurate. Il sistema si adatta dinamicamente ai diversi ambienti, mantenendo la propria efficacia anche negli spazi ristretti o complessi. Riducendo al minimo la necessità di rifiniture manuali degli angoli ciechi, grazie a V70 ci si avvicina a una pulizia veramente completa della casa.
Il contenitore per la polvere, completamente lavabile, sostituisce il sacchetto e garantisce fino a cento giorni di utilizzoIl contenitore per la polvere, completamente lavabile, sostituisce il sacchetto e garantisce fino a cento giorni di utilizzo

EcoCyclone, il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto


Oltre a migliorare le prestazioni di pulizia, V70 Ultra Complete è progettato per semplificare la manutenzione a lungo termine e ridurre l’impatto ambientale. Il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto EcoCyclone elimina la necessità di sacchetti usa e getta, sostituendoli con un contenitore per la polvere completamente lavabile che garantisce fino a cento giorni di utilizzo senza interventi manuali. Rimuovendo le componenti consumabili dal sistema, MOVA riduce anche i costi ricorrenti, minimizzando gli sprechi con un approccio più sostenibile alla pulizia quotidiana della casa.
La capacità del V70 Ultra di salire sui gradini consente di coprire anche le superfici con dislivelliLa capacità del V70 Ultra di salire sui gradini consente di coprire anche le superfici con dislivelli

Capacità di superamento di ostacoli fino a 9 cm


Il vero limite dei robot aspirapolvere spesso non è la potenza di aspirazione, bensì la mobilità. Soglie delle porte, binari e pavimenti irregolari possono interrompere i cicli di pulizia o impedire del tutto l’accesso. Grazie al sistema StepMaster 2.0, V70 Ultra Complete è in grado di superare ostacoli fino a 9 cm complessivi (circa 2 gradini da 4,5 cm ciascuno), spostandosi senza difficoltà tra le stanze e su superfici diverse. In questo modo, la pulizia può proseguire senza interruzioni in tutta la casa, anche negli ambienti con frequenti dislivelli.
La potenza di aspirazione fino a 40.000 pa consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappetiLa potenza di aspirazione fino a 40.000 pa consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappeti

Massima efficacia su ogni superficie


In linea con una maggiore estensione e mobilità, V70 Ultra Complete offre una potenza di aspirazione fino a 40.000 Pa, grazie a un motore ad alta velocità e a un sistema di flusso d’aria ottimizzato. Questo consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappeti. Il sistema di spazzole anti-groviglio, inoltre, garantisce l’efficacia nel tempo, riducendo gli sforzi di manutenzione nell’uso quotidiano.

DJI Mic Mini 2: audio migliorato, autonomia e novità del microfono wireless
Il dispositivo introduce qualità audio migliorata, maggiore autonomia, design portatile e una nuova custodia all-in-one pensata per semplificare registrazione e trasporto
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Pulizia automatizzata


V70 Ultra Complete è supportato da una stazione base all-in-one che automatizza le principali operazioni di manutenzione, tra cui la raccolta della polvere, il lavaggio del panno, l’asciugatura e il rifornimento della soluzione detergente. Grazie all’asciugatura ad aria calda a 70°C e alla pulizia della spazzola con piastre riscaldate a 100°C, il sistema mantiene l’igiene riducendo al minimo l’intervento dell’utente, permettendo al robot di essere sempre pronto per il ciclo di pulizia successivo e assicurando uno standard di pulizia costantemente elevato con il minimo sforzo.

Disponibilità e offerta di lancio


MOVA V70 Ultra Complete è disponibile al prezzo consigliato di 1399 euro,sul sito ufficiale MOVA, Amazon, MediaWorld e Unieuro. In occasione del lancio, fino al 24 maggio, il brand offre uno sconto di 150 euro, un kit di accessori extra del valore di 169 euro e una garanzia di tre anni, per un valore aggiunto complessivo di 319 euro.


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incontro sul teatro della neoavanguardia


GIORNATA PAGLIARANI 2026
oggi, lunedì 25 maggio 2026, nella Sala Cinema del Palazzo Esposizioni di Roma
(Ingresso dalla scalinata di via Milano 9a)

Ore 10:30 – 13:00

Teatro e poesia. Riflessioni sul Teatro della neoavanguardia


Interventi di
Marianna Marrucci, Francesco Muzzioli, Carlo Petruzzi, Chiara Portesine,
Marta Previti, Camilla Protti, Gianluca Rizzo, Valentina Valentini

Coordina i lavori
Gianluca Rizzo

Giornata Pagliarani: convegno sul teatro della neoavanguardia
cliccare per ingrandire

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oggi, lunedì 25 maggio 2026, a roma, giornata del premio pagliarani: convegno sul teatro della neoavanguardia + conferimento del premio alla carriera a giulio ferroni + premiazione dei testi èditi e inediti dei finalisti dell’xi edizione


logo premio elio pagliarani

La Presidente Cetta Petrollo e Lia Pagliarani sono liete di annunciare la

GIORNATA PAGLIARANI


che si svolgerà oggi, lunedì 25 maggio 2026, nella Sala Cinema del Palazzo Esposizioni di Roma
(Ingresso dalla scalinata di via Milano 9a)

Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, giunto nel 2026 alla sua undicesima edizione, è lieto di comunicare il programma della giornata di oggi, 25 maggio. Il Premio alla carriera è stato attribuito, su proposta della Presidente, a Giulio Ferroni che sarà premiato con un’opera dell’artista Marzia Migliora. La giornata si aprirà con un convegno dedicato al Teatro della neoavanguardia, per proseguire nel pomeriggio con la cerimonia di premiazione.

Giulio Ferroni_ foto (C) Dino Ignani
Giulio Ferroni_ Foto (C) Dino Ignani

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 10:30 – 13:00

Teatro e poesia. Riflessioni sul Teatro della neoavanguardia


Interventi di
Marianna Marrucci, Francesco Muzzioli, Carlo Petruzzi, Chiara Portesine,
Marta Previti, Camilla Protti, Gianluca Rizzo, Valentina Valentini
[ titoli e argomenti delle relazioni a questo link ]

Coordina i lavori
Gianluca Rizzo

Ore 17:00 – 19:30

Cerimonia di premiazione della undicesima edizione del
Premio Nazionale Elio Pagliarani


Saluti istituzionali, presentazione dei finalisti e lettura di una loro poesia.
Conferimento del premio alla carriera a Giulio Ferroni e
consegna dell’opera di Marzia Migliora.
A seguire, premiazione dell’opera di poesia
vincitrice della sez. inediti e di quella della sez. editi.
[informazioni sui finalisti a questo link]

Opere èdite finaliste:
Tiziana Colusso, Corpo conduttore – XXXIII variazioni (Edizioni Progetto Cultura)
Antonella Antonia Paolini, Il macello moderno (Nino Aragno)
Ivan Schiavone, Didascalie venatorie (La Vita Felice)

Opere inedite finaliste:
Cinzia Colazzo, Sperimentale sarai tu / soda caustica
Lidia Popolano, De vacuum natura
Roberto Ranieri, Il ratto di Schrödinger

Conduce
Arnaldo Colasanti

evento facebook:
facebook.com/events/1524769618…


enti patrocinanti Premio Pagliarani 2026

*

CARTELLA STAMPA COMPLETA disponibile all’indirizzo:
tinyurl.com/pagliarani2026


Il premio è una delle attività dell’Associazione letteraria Elio Pagliarani
dedicata allo studio della poesia contemporanea.

Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, nato nel 2015, ha per scopo il promuovere e valorizzare, nello spirito sperimentale del poeta, la scrittura poetica e la ricerca letteraria che dimostrino qualità creative ed espressive originali nell’innovazione linguistica.

*

sito: www.premionazionaleeliopagliarani.it
uff. stampa: Gisella Blanco, Marco Giovenale, Irma Serra
uffstampapremioeliopagliarani [at] gmail.com
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stellar tunnel / steve brenner, peter gulch. 1985


youtu.be/mm8IbsW93R8?is=ptuFsc…

Side A: Stellar Crossfire
Side B: Tunnel Wind
#PeterGulch #SteveBrenner #SynkronosMusic #TheNightcrawlers

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NewPipe torna a funzionare su YouTube con la versione 0.28.7


NewPipe 0.28.7 corregge l'estrazione dei contenuti da YouTube dopo le ultime modifiche di Google. Come aggiornare subito senza aspettare F-Droid.
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Da qualche giorno le schede dei canali su YouTube avevano smesso di caricare i video dentro NewPipe, e per una parte degli utenti l’app era diventata di fatto inutilizzabile. Il problema nasce da alcune modifiche introdotte da YouTube, che hanno mandato in tilt il meccanismo con cui NewPipe recupera i contenuti. La risposta del team di sviluppo è arrivata in fretta: la versione 0.28.7, pubblicata il 23 maggio, è un aggiornamento correttivo che rimette tutto in funzione.

NewPipe è un client alternativo e open source per YouTube (e non solo) che funziona senza le API ufficiali, senza account Google e senza il tracciamento pubblicitario della piattaforma. Proprio perché si appoggia all’estrazione diretta dei dati anziché a un canale ufficiale, ogni volta che Google ritocca qualcosa lato server l’app rischia di rompersi, ed è quello che è successo in questi giorni. Il ripristino dell’estrazione delle schede dei canali si deve al lavoro degli sviluppatori AudricV ed Ecomont, citati esplicitamente nelle note di rilascio.

Cosa contiene l’aggiornamento


Oltre alla correzione principale, la 0.28.7 incorpora le novità della libreria NewPipe Extractor 0.26.2. Tra queste, la visualizzazione corretta della durata e delle dirette nei video correlati di YouTube e la soluzione di un crash che si verificava aprendo i commenti su SoundCloud. Si tratta quindi di un rilascio mirato, pensato per togliere dai piedi i problemi più fastidiosi senza introdurre grosse novità funzionali.

Il team segnala inoltre che dalla prossima versione verrà abbandonato il supporto ad Android 5, un cambiamento che riguarderà chi usa dispositivi ormai datati.

Attenzione a come si aggiorna


Qui arriva la parte pratica. Chi ha installato NewPipe da F-Droid potrebbe non vedere subito l’aggiornamento: F-Droid ricompila ogni applicazione in modo indipendente e riproducibile, e questo passaggio richiede tempo, per cui la 0.28.7 potrebbe comparire con un ritardo anche di qualche giorno rispetto all’uscita ufficiale.

Chi non vuole aspettare può scaricare il pacchetto APK direttamente dal sito ufficiale o dalla pagina delle release su GitHub, oppure affidarsi all’updater integrato nell’app. Un avvertimento importante: le versioni distribuite da F-Droid e quelle ufficiali usano firme digitali diverse, quindi non si può passare dall’una all’altra con un semplice aggiornamento. Per cambiare canale di distribuzione serve disinstallare e reinstallare, perdendo i dati locali se non si è fatto prima un backup tramite la funzione di esportazione delle impostazioni.

SOURCE:// github.com

SOURCE:// github.com

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pod al popolo, #094, audio completo dell’incontro allo studio campo boario, 23 maggio 2026: “piramide sistina rupestre” (2023/2026) e mostre e proiezioni imminenti


Allo Studio Campo Boario si è svolto ieri un dialogo-presentazione tra Alberto D’Amico, Roberta Melasecca, Silvia Stucky e MG, per introdurre e descrivere il progetto Piramide Sistina Rupestre, del 2023, e illustrarne il catalogo, uscito appunto ieri in formato virtuale: un pdf in rete sul sito e nella pagina archive.org di slowforward, liberamente leggibile e scaricabile. L’uscita del file è stata inquadrata nella serie di eventi in corso allo Studio, e imminenti, sia in questa coda di maggio sia in giugno. Dettagli e informazioni sono dunque ora su Pod al popolo. Podcast irregolareed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto.


(audio particolarmente gracchiante & low-res: si suggerisce di moderare il volume in ascolto)

Piramide Sistina Rupestre_ catalogo Studio Campo Boario_ 2026
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#2023 #2026 #AlbertoDAmico #art #arte #audio #MarcoGiovenale #MarinaScognamiglio #PAP #pap094 #pap094 #PatrizioGentile #PiramideSistinaRupestre #podAlPopolo #podcast #RAWArtNight #RobertaMelasecca #RomeArtWeek #SilviaStucky #slowforward #StudioCampoBoario #YsabelDehais

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Su APKPure circola un Telegram modificato che raccoglie i dati


Un ricercatore ha scoperto che APKPure distribuisce una versione modificata di Telegram, firmata con un certificato non ufficiale, che invia dati personali a un server esterno.
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Il ricercatore di sicurezza Eric Parker ha segnalato che APKPure, uno dei più noti store alternativi per Android, distribuisce una versione di Telegram modificata facendola passare per quella ufficiale. Il file in questione, la 12.6.5, è firmato con un certificato che non appartiene a Telegram e contiene codice che spedisce a un server esterno numero di telefono, profilo e file presenti sul dispositivo.

La testata russa Code Durova ha rifatto la verifica per conto proprio, decompilando l’APK. All’interno compare una classe chiamata DataCollector, assente dal client originale, insieme all’indirizzo di un server scritto direttamente nel codice e localizzato, stando al controllo dell’IP, a Hong Kong.

Cosa fa quel codice


La classe DataCollector raccoglie e invia numero di telefono e profilo dell’utente, ma anche foto e video dalla galleria, documenti salvati sul dispositivo e informazioni della SIM. Le chiamate a questi metodi non stanno lì per caso: scattano quando l’utente effettua l’accesso al proprio account. Gli endpoint sul server hanno nomi come /api/collect e /api/collect_batch, uno schema tipico delle applicazioni che trasmettono dati di nascosto. Secondo Parker, nel client stabile ufficiale di Telegram questa classe non esiste.

A inchiodare la versione di APKPure è la firma digitale. Code Durova ha confrontato il certificato della build 12.6.5 con quello del client scaricato da telegram.org, e le impronte non coincidono. Dato che non si può ricompilare e rifirmare un’app con la chiave di qualcun altro senza mettere mano all’APK originale, la discrepanza dice una cosa sola: quella build è stata modificata e non è stata pubblicata da Telegram.

Va aggiunto che al momento dei controlli su VirusTotal solo un antivirus su 56 segnalava il file come pericoloso, probabilmente perché la build è recente e le firme dei sistemi di protezione non sono ancora aggiornate. L’assenza di allarmi automatici, insomma, non vale come garanzia.

Non è la prima volta per APKPure


Lo store ha già avuto guai dello stesso tipo. Nel 2021 i ricercatori di Kaspersky e Dr.Web trovarono codice malevolo dentro l’app stessa dello store, un trojan della famiglia Triada poi rimosso con un aggiornamento. Nel 2025 era stato segnalato che attraverso APKPure e altre piattaforme circolavano versioni compromesse di Telegram X con un backdoor, distribuite anch’esse a nome dello sviluppatore ufficiale nonostante una firma differente.

Meglio le fonti ufficiali o le build verificabili


L’episodio ricorda perché conviene scaricare le applicazioni soltanto dai canali ufficiali, lo store del produttore, il sito dello sviluppatore o repository affidabili come F-Droid per il software libero, ed evitare gli store che riconfezionano gli APK altrui. Quando uno store ripacchetta un’app, viene a mancare proprio la garanzia che il file installato corrisponda a quello pubblicato da chi l’ha sviluppata.

Telegram, tra l’altro, offre build riproducibili: chiunque può verificare che l’app scaricata da Google Play o dal sito ufficiale sia stata compilata esattamente a partire dal codice sorgente pubblicato. È lo strumento che consente di accorgersi di una manomissione come questa. Controllare la firma di un APK prima di installarlo (anche con applicazioni come AppVerifier), quando è possibile, resta la difesa più semplice contro trucchi del genere oltre che ovviamente evitare di installare da store poco affidabili.

SOURCE:// x.com

SOURCE:// kod.ru

SOURCE:// hackread.com

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processo a un torturatore, seviziatore, stupratore. (post di l. casarini su fb)


Tutti gli orrori di El Hishri: il suo compito era stuprare donne e bambini

di Luca Casarini

Da Amsterdam – Il secondo giorno delle udienze dedicate alla discussione istruttoria per il rinvio a giudizio o meno del torturatore di Mitiga El-Hishri, alla Corte Penale Internazionale, si è chiuso dopo la prima parte dell’arringa difensiva degli avvocati dell’imputato. Lui, seduto appoggiato al muro da un lato, affiancato da quattro poliziotti di origini africane, è stato immobile tutto il tempo, sguardo fisso verso l’altro lato, quello dell’accusa. Ad un certo punto muoveva le labbra come se stesse pregando. L’aspetto, e il ghigno feroce con il quale si presentava davanti alle sue vittime, terrorizzate solo a sentirne pronunciare il nome, non fanno pensare ad uno che prega. Ma invece, ascoltando la descrizione minuziosa del modus operandi della banda di El-Hishri, si scopre che proprio la persecuzione religiosa era una delle maggiori attività a Mitiga. Per assicurarsi un posto nel loro personale paradiso si sono inventati un Islam funzionale ai loro interessi e schifose pulsioni. Succede con tutte le religioni, Dio è sempre stato preso in ostaggio dai fanatici, e anche dai compari di Almasri ed El-Hishri: conducevano all’inferno gli “infedeli”, e cioè ogni essere umano al quale sequestravano la vita, e lo torturavano e stupravano in nome di Dio.

Vengono in mente Trump, Netanyahu, Putin e Kyrill, gli Ayatollah e le derive messianiche delle guerre contemporanee. L’Isis, i suprematisti bianchi di Quanon, il miliardario Thiel e il suo “anticristo”, i rosari sventolati ai comizi di quelli che fanno morire donne, uomini e bambini nel Mediterraneo. A pensarci bene, quei banditi di Mitiga sono in buona e autorevole compagnia. La persecuzione religiosa praticata da El Hisri, ha avuto come prime vittime cittadini e cittadine libici e musulmani, giudicati eretici da questa sorta di gran sacerdoti dell’orrore. Le testimonianze raggelano il sangue: seviziati, umiliati, spezzati nello spirito e nel corpo con strumenti di tortura forgiati appositamente per procurare più male possibile. El Hirsri, che spesso eseguiva personalmente le violenze, documentate a centinaia, era però particolarmente appassionato di donne e bambini. Il lager di Mitiga, che in realtà è una delle prigioni ufficiali del sistema libico, è organizzato a sezioni. C’è la sala delle torture, dove fiumi di sangue hanno intriso il pavimento e i tavolacci degli aguzzini, che dopo averlo fatto scorrere dai corpi martoriati, ordinavano ad altri prigionieri di pulire. A poca distanza gli edifici della sezione femminile, in mano ad El Hisri. Gli altri due sottocapi, Almasri designato dal governo libico con il titolo di “responsabile della polizia giudiziaria”, e lo zio di El Hisri, padrone della zona maschile, insieme all’unico imputato arrestato in Germania e oggi a processo, costituiscono la struttura di vertice del lager, fondato da Al Kora, il capo supremo della milizia Rada.

El Hisri picchiava personalmente e ogni giorno almeno una donna: la misoginia era dichiarata. “Se un diavolo muore gli angeli sono contenti” è una frase dell’imputato riportata da una testimone che ha assistito all’agonia di una donna torturata e stuprata, poi morta. “Cagne, schiave, puttane” erano gli appellativi per le madri violentate davanti ai figli, oppure fatte abortire a pugni in pancia se erano incinte. I bambini piccoli che piangevano, non commuovevano il “religioso” El Hisri. Li prendeva a calci, o li ammazzava. Ad alcuni è toccato essere stuprato da lui, personalmente. I capi spiegavano ai loro soldati, molti arruolati a forza in cambio della vita o della salvezza dei loro familiari, che gli africani, ma anche i libici nelle loro mani, erano solo “schiavi”. “Schiavo”, così si rivolgevano agli internati di Mitiga, catturati o nelle strade di Tripoli, oppure in mare dalla cosiddetta “guardia costiera libica” e poi deportati e consegnati nelle mani dei carcerieri. Persecuzione religiosa ed ideologica, misoginia, violenze sessuali anche su bambine e bambini, torture, uccisioni, gambizzazioni: ogni crudeltà che esiste è stata e purtroppo è ancora, praticata. Eppure anche El Hisri, in questa Corte, ha diritto a difendersi dalle accuse che farebbero ammutolire chiunque. C’è uno staff intero di avvocati del diritto internazionale, assicuratigli proprio dalla Corte, che cerca di smontare questo processo. A partire dalla sua legittimità: “Anche la Nato, durante i bombardamenti del 2011, ha commesso crimini in Libia. Perché quelli non sono stati giudicati?” dichiara l’avvocato egiziano che conduce il lavoro della difesa.

La strategia è la stessa, probabilmente studiata anche da “consulenti” italiani, che ha portato Almasri a presentare ricorso presso la Corte stessa per “vizio di giurisdizione”, reclamando per sé il diritto di essere processato in Libia. E dunque, rimanere di fatto impunito. Questa tattica ha preso forma dal momento stesso del suo arresto in Italia, che per il governo, non doveva avvenire: in fretta e furia qualcuno da Palazzo Chigi, prima di procedere all’esfiltrazione del ricercato verso la Libia per sottrarlo alla Corte, ha suggerito alle autorità libiche di emettere un mandato di arresto per Almasri. “Vogliamo processarlo noi” scrive il capo della procura di Tripoli su un documento che arriva miracolosamente sul tavolo del Ministro della Giustizia Nordio che si trova in mano la patata bollente. Questo improvvisa quanto palesemente falsa volontà delle autorità libiche di arrestare e processare il loro capo della polizia giudiziaria, diventerà uno degli alibi di Nordio, Piantedosi, Mantovano e sottobosco vario, per evitare di essere processati a loro volta in Italia. Coprire la vergogna di aver protetto un torturatore, riaccompagnandolo a casa con un volo di Stato, non sembra però cosa possibile. Almasri adesso, protetto in Libia da un finto arresto che lo ha semplicemente messo al sicuro dalla Corte Penale internazionale, ha presentato il suo ricorso, che verrà valutato nei prossimi mesi all’Aja, ed El Hisri ha uno staff intero di avvocati, che lo difende. Anche lui, qui in Olanda, è rinchiuso in un carcere che rispetto al lager che dirige in Libia, sembra un hotel a cinque stelle. È seduto, riposato e vestito ogni giorno con un completo diverso da centinaia di euro, e non ha catene. Non è seviziato, stuprato, torturato, come lo sono state le sue vittime. Eppure sta anche in questo paradosso la forza, la potenza che il diritto internazionale e il suo sistema di giustizia – oggi sotto attacco da Trump, da Putin, da Nethanyau e anche dai piccoli loro servitori nostrani – possiede: le garanzie di difesa anche per i peggiori criminali, sulla base del principio di presunzione di innocenza per chiunque, nonostante l’evidenza.

La salvaguardia della dignità umana, garantita anche a un mostro, per ricordare a tutti che i “mostri” sono umani, non alieni. Questa postura del diritto, che trae la sua legittimità dalle garanzie per ognuno, è ciò che vorrebbe essere cancellato dai candidati al governo del mondo che stanno bombardando e massacrando con le loro guerre centinaia di migliaia di persone. Il diritto basato sulla forza brutale contro il diritto basato su una idea di giustizia e di diritti umani attribuiti anche ai carnefici. La Corte Penale Internazionale è stata davvero una recente grande conquista per un’idea di democrazia e di convivenza possibile. Per una idea di mondo governato con umanità anche quando ha a che fare con l’orrore, con l’inaccettabile. E gli avvocati del torturatore continueranno a tessere la loro trama concettuale per spiegare perché il loro assistito non può essere processato. E le procuratrici e procuratori dell’accusa, continueranno a dare voce alle testimonianze dei sepolti vivi di Mitiga, che rappresentano tutti i sepolti vivi in ogni “non luogo” di cui si dotano anche i paesi come l’Italia per internare quella che decidono essere “l’umanità in eccesso”. Dai Cpr ai lager libici, il principio è esattamente lo stesso. Si possono torturare le persone “con i ferri, con i vetri, con i fili, con i gas, con gli strumenti più segreti”, come recita l’antica canzone di Ricky Gianco, oppure imbottendoli di psicofarmaci e portandoli alla pazzia e al suicidio, come accade nelle nostre democratiche carceri e nei campi di internamento per migranti disseminati in tutta Italia, in tutta Europa, e che si vorrebbero in tutto il Mediterraneo. Ma il principio è sempre lo stesso: avere il potere di decidere chi deve vivere e chi deve morire, ridurre a “nuda vita” esseri umani spogliati da ogni diritto, da ogni dignità, privati “dell’anima”.

Il paradosso ritorna, potente: per impedire che questo possa accadere, bisogna garantire anche ai carnefici, anche ai tiranni, anche ai peggiori colpevoli, il diritto ad avere un processo giusto, il diritto a non essere ammazzati seduta stante dopo le descrizioni delle loro orribili colpe. Quei carnefici dunque, contengono una parte di noi, non dobbiamo mai dimenticarlo. Nel caso della Libia, del sistema terrificante che è stato messo in piedi per fermare donne, uomini e bambini migranti, è vero anche dal punto di vista materiale, concreto. Qui El Hisri dovrebbe sedere a fianco di passati e presenti ministri e sottosegretari italiani, alti funzionari dei servizi segreti, e anche presidenti del Consiglio. Ma in realtà, con questo livello di forza e potenza che può esprimere un tribunale come questo, che si alimenta di ricerca di giustizia e non di vendetta, quelli che mancano, quelli che fuggono sempre dai processi usando le loro immunità, sono tutti e tutte qui. Anche se vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.
#Almasri #ElHishri #ElHisri #Libia #torture

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Quando, per cercare qualcosa, metto le mani nell’archivio di carta so già due cose, oltre al fatto che “perderò” tempo: che probabilmente non troverò quello che cerco e che salterà fuori qualcosa di altro. A volte interessante altre meno ma questo è un giudizio soggettivo.

Spesso i “reperti” che emergono sono di difficile datazione anche perché sono stati raccolti nel corso degli anni e […]
pepsy.noblogs.org/2026/05/24/c…

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COSORI presenta TwinFry Compact: le nuove friggitrici ad aria Dual Blaze per una cottura uniforme, veloce e senza olio


COSORI amplia la sua gamma kitchen con TwinFry Compact, una nuova linea di friggitrici ad aria Dual Blaze pensata per garantire cottura uniforme, praticità quotidiana e maggiore versatilità in cucina
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Le friggitrici ad aria rappresentano uno dei segmenti in più rapida crescita nel mercato europeo dei piccoli elettrodomestici da cucina, complice la crescente ricerca da parte dei consumatori di soluzioni pratiche e salutari per la preparazione dei pasti. Secondo Grand View Research, il mercato europeo delle friggitrici ad aria ha raggiunto circa 365,7 milioni di dollari già nel 2023, e si prevede una crescita media annua costante di circa il 7,9% fino al 2030. Questo trend riflette un cambiamento più ampio delle abitudini alimentari: infatti, secondo un’indagine condotta in 18 mercati europei, il 51% dei consumatori desidera adottare un’alimentazione più sana.

MOVA V70 Ultra Complete: premiato con Red Dot Award 2026
MOVA V70 Ultra Complete arriva sul mercato con un sistema senza sacchetto, mocio estensibile e un design innovativo che gli è valso il prestigioso Red Dot Award 2026
TechpertuttiGuglielmo Sbano


È su questi presupposti che Cosori ha presentato la serie Twinfry Compact, una nuova generazione di friggitrici ad aria a doppio cestello. Grazie alla tecnologia Dual Blaze di Cosori l’elettrodomestico utilizza quattro elementi riscaldanti indipendenti che diffondono il calore dall’alto e dal basso, favorendo una cottura uniforme degli alimenti su tutti i lati senza la necessità di girarli durante la cottura. Il divisore rimovibile dona versatilità alla friggitrice, consentendo di passare facilmente da due zone di cottura indipendenti a un unico grande cestello per preparazioni abbondanti: una soluzione ideale per coppie, appassionati di cucina o chiunque ami preparare diverse pietanze contemporaneamente, riducendo tempistiche e sforzo. Rispetto al precedente modello la Twinfry Compact è circa il 16% più piccola, proponendo così un design salvaspazio, senza rinunciare alla versatilità del doppio cestello. Inoltre, le superfici di cottura con rivestimento ceramico prive di PFAS facilitano la pulizia e garantiscono al contempo maggior tranquillità alle persone più attente alla salute.
Il modello 6in1, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey è disponibile su AmazonIl modello 6in1, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey è disponibile su Amazon

La tecnologia Dual Blaze


Elemento distintivo della serie Twinfry Compact è la tecnologia Dual Blaze, che integra elementi riscaldanti superiori e inferiori per una distribuzione più uniforme del calore all’interno del cestello. Il sistema a quattro elementi consente di cuocere gli alimenti in modo omogeneo su tutti i lati, garantendo risultati più uniformi ed eliminando la necessità di scuotere o girare gli ingredienti a metà cottura. Al tempo stesso, assicura il brand, esso migliora doratura e croccantezza su un’ampia varietà di preparazioni.

Assenza di PFAS


La friggitrice è dotata di cestelli e teglie con rivestimento ceramico privo di PFAS, pensati per offrire una superficie di cottura resistente e adatta anche alle alte temperature. La ceramica rappresenta un’alternativa più sicura ai tradizionali rivestimenti antiaderenti, e al tempo stesso semplifica la preparazione dei cibi e la pulizia quotidiana (gli accessori sono lavabili in lavastoviglie). Una scelta che consente di cucinare ogni giorno con maggiore serenità e fiducia nei materiali utilizzati.

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I due smartwatch introducono funzioni smart avanzate, monitoraggio fitness evoluto e strumenti dedicati agli sportivi che vogliono migliorare allenamenti e prestazioni nel 2026
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La flessibilità della cottura


Che si tratti di una cena veloce o di un pranzo completo, la Twinfry Compact è progettata per adattarsi ad ogni occasione. Il suo sistema a cestello flessibile consente di passare facilmente da due zone di cottura indipendenti a un unico ampio spazio. In particolare, con il divisore inserito l’elettrodomestico funziona con due cestelli da 4,3Lt ciascuno, permettendo di preparare piatti diversi contemporaneamente. Rimuovendo il divisore si ottiene invece un’unica area di cottura ideale per preparazioni più abbondanti.

Disponibilità


La serie di friggitrice Colori sarà disponibile in due versioni: il modello 5in1 (frigge ad aria, cuoce al forno, arrostisce, riscalda e griglia), nella variante black gold, al prezzo di 189,99 euro. Il modello 6in1 invece, (che aggiunge la funzione di essiccare), nella colorazione black grey, è già disponibile su Amazon. Entrambe le versioni condividono la tecnologia di cottura Dual Blaze, il design flessibile dei cestelli e i materiali ceramici privi di PFAS.


MOVA V70 Ultra Complete arriva in Italia: il robot senza sacchetto con mocio estensibile vince il Red Dot Award 2026


MOVA ha annunciato la disponibilità di V70 Ultra Complete, il suo nuovo robot aspirapolvere di punta. Vincitore del premio Red Dot Award: Product Design 2026, il prodotto èprogettato per superare uno dei limiti più persistenti del settore: la pulizia di bordi, angoli e zone difficili da raggiungere.

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Infatti, combinando estensione della portata del mocio, capacità di superamento ostacoli, potenza di aspirazione e funzionamento a bassa manutenzione, V70 Ultra Complete garantisce una pulizia più completa e uniforme di ogni angolo della casa, introducendo al contempo un sistema di raccolta della polvere più sostenibile senza sacchetto.
Il sistema MaxiReachX è dotato di un’estensione del mocio di 16 cm abbinata a una spazzola laterale estensibile adattiva di 12 cmIl sistema MaxiReachX è dotato di un’estensione del mocio di 16 cm abbinata a una spazzola laterale estensibile adattiva di 12 cm

MaxiReachX arriva dove gli altri non riescono


La caratteristica principale di V70 Ultra Complete è il sistema MaxiReachX. Questo meccanismo a doppia estensione consente al robot di pulire a fondo gli angoli, lungo le pareti, sotto i mobili più bassi e in tutte le zone solitamente trascurate. Il sistema si adatta dinamicamente ai diversi ambienti, mantenendo la propria efficacia anche negli spazi ristretti o complessi. Riducendo al minimo la necessità di rifiniture manuali degli angoli ciechi, grazie a V70 ci si avvicina a una pulizia veramente completa della casa.
Il contenitore per la polvere, completamente lavabile, sostituisce il sacchetto e garantisce fino a cento giorni di utilizzoIl contenitore per la polvere, completamente lavabile, sostituisce il sacchetto e garantisce fino a cento giorni di utilizzo

EcoCyclone, il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto


Oltre a migliorare le prestazioni di pulizia, V70 Ultra Complete è progettato per semplificare la manutenzione a lungo termine e ridurre l’impatto ambientale. Il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto EcoCyclone elimina la necessità di sacchetti usa e getta, sostituendoli con un contenitore per la polvere completamente lavabile che garantisce fino a cento giorni di utilizzo senza interventi manuali. Rimuovendo le componenti consumabili dal sistema, MOVA riduce anche i costi ricorrenti, minimizzando gli sprechi con un approccio più sostenibile alla pulizia quotidiana della casa.
La capacità del V70 Ultra di salire sui gradini consente di coprire anche le superfici con dislivelliLa capacità del V70 Ultra di salire sui gradini consente di coprire anche le superfici con dislivelli

Capacità di superamento di ostacoli fino a 9 cm


Il vero limite dei robot aspirapolvere spesso non è la potenza di aspirazione, bensì la mobilità. Soglie delle porte, binari e pavimenti irregolari possono interrompere i cicli di pulizia o impedire del tutto l’accesso. Grazie al sistema StepMaster 2.0, V70 Ultra Complete è in grado di superare ostacoli fino a 9 cm complessivi (circa 2 gradini da 4,5 cm ciascuno), spostandosi senza difficoltà tra le stanze e su superfici diverse. In questo modo, la pulizia può proseguire senza interruzioni in tutta la casa, anche negli ambienti con frequenti dislivelli.
La potenza di aspirazione fino a 40.000 pa consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappetiLa potenza di aspirazione fino a 40.000 pa consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappeti

Massima efficacia su ogni superficie


In linea con una maggiore estensione e mobilità, V70 Ultra Complete offre una potenza di aspirazione fino a 40.000 Pa, grazie a un motore ad alta velocità e a un sistema di flusso d’aria ottimizzato. Questo consente di rimuovere efficacemente polvere fine, detriti più grossolani e capelli sia dai pavimenti duri che dai tappeti. Il sistema di spazzole anti-groviglio, inoltre, garantisce l’efficacia nel tempo, riducendo gli sforzi di manutenzione nell’uso quotidiano.

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Pulizia automatizzata


V70 Ultra Complete è supportato da una stazione base all-in-one che automatizza le principali operazioni di manutenzione, tra cui la raccolta della polvere, il lavaggio del panno, l’asciugatura e il rifornimento della soluzione detergente. Grazie all’asciugatura ad aria calda a 70°C e alla pulizia della spazzola con piastre riscaldate a 100°C, il sistema mantiene l’igiene riducendo al minimo l’intervento dell’utente, permettendo al robot di essere sempre pronto per il ciclo di pulizia successivo e assicurando uno standard di pulizia costantemente elevato con il minimo sforzo.

Disponibilità e offerta di lancio


MOVA V70 Ultra Complete è disponibile al prezzo consigliato di 1399 euro,sul sito ufficiale MOVA, Amazon, MediaWorld e Unieuro. In occasione del lancio, fino al 24 maggio, il brand offre uno sconto di 150 euro, un kit di accessori extra del valore di 169 euro e una garanzia di tre anni, per un valore aggiunto complessivo di 319 euro.


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oggi, 24 maggio, a roma, incontro con giuseppe garrera: “leopardi e l’afflizione mandata dall’aria”


24 maggio, Roma_ Leopardi e l'afflizione mandata dall'aria
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A Roma, oggi, domenica 24 maggio, alle 17:30, al casaletto del Parco della Cellulosa (vicolo della Cellulosa 1), incontro con Giuseppe Garrera dedicato a Giacomo Leopardi.

A seguire rinfresco biologico (con la partecipazione di Hettaro).

Contributo per la serata: 10 € a sostegno delle attività socioculturali di Spazio etico e del Comitato Promotore del Parco della Cellulosa.

È necessario prenotare (max 50 posti):
info@spazioetico.it
347 063 2009


Leopardi, dopo Lucrezio, è stato uno dei pochi poeti a parlare della soffocazione da felicità provocata dall’incessante pioggia d’atomi di luce da cui siamo investiti, insostenibile essendo non tanto il dolore, quanto lo splendore della vita. È dallo splendore della vita che non siamo in grado di proteggerci. Noi patiamo la felicità.
Una conversazione sull’insostenibilità della felicità, delle stagioni e dello splendore della vita nella poesia di Giacomo Leopardi. Lo straripamento del giorno e del paesaggio da Il passero solitario a A Silvia.

Sarà possibile acquistare il libro L’incipit dell’Infinito (G. Garrera, S. Triulzi), ristampato grazie a Tiziana Peverini, al cui ricordo è dedicata l’iniziativa.
#associazioneSpazioEtico #ComitatoPromotoreDelParcoDellaCellulosa #GiacomoLeopardi #GiuseppeGarrera #Hettaro #incontro #ParcoDellaCellulosa #poesia #SebastianoTriulzi #SpazioEtico #TizianaPeverini

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Oltre 14’000 disoccupati. I ticinesi vogliono lavorare


La disoccupazione in Ticino cresce. È vero, non era necessario attendere gli ultimi dati perché sarebbe bastato prestare attenzione agli articoli che annunciano la chiusura ogni giorno di una nuova azienda. La situazione si fa sempre più complessa, e in un territorio come il nostro non possiamo solamente limitarci a ritenere i conflitti geopolitici e le tensioni internazionali come unica causa. Purtroppo, la situazione economica del Cantone diventa sempre più preoccupante e persino le aziende storiche che operano sul territorio da decenni incontrano sempre più difficoltà.

E qui si inserisce il dato appena pubblicato relativo al tasso di disoccupazione in Ticino nel primo trimestre 2026. Come spesso capita anche questa volta il dato calcolato secondo il metodo dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), che fa riferimento a metodi statistici basati su sondaggi telefonici, parla di un tasso del 7,6%, oltre 14’000 persone che cercano un lavoro. Impressionante la differenza con il dato calcolato dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO): in questo caso il tasso sarebbe solo del 3,2% e i disoccupati 5’500.

Naturalmente conosciamo bene la natura differente di questi due indicatori: il dato SECO si basa esclusivamente sulle persone iscritte presso gli uffici regionali di collocamento. Abbiamo sempre detto che evidentemente questo numero è sottostimato, perché ci sono tantissime persone in cerca di lavoro che per una ragione o per l’altra non rientrano in queste statistiche ufficiali.

Ma la questione non è un aspetto di secondo piano, oppure una problematica che riguarda solo gli economisti, anzi. Quando la differenza è così grande, bisogna assolutamente che la politica economica del nostro Cantone ne tenga conto. Il tasso dell’ILO è cresciuto dal 6,7% del quarto trimestre del 2025 e dal 6,6% dello stesso periodo dell’anno scorso. Per trovare un tasso così alto bisogna tornare al secondo trimestre del 2021, in piena crisi COVID.

Ora è il momento di agire. Ora è il momento di rimboccarsi le maniche. È il momento che il lavoro, con tutte le sue difficoltà, torni a essere il tema principale della politica economica e sociale di questo Cantone.

Eppure, mentre la situazione non fa altro che peggiorare, il silenzio diventa sempre più assordante. Possibile che nessuno si preoccupi delle aziende che continuano a chiudere battenti e delle persone che oramai sono disperate? Ci si nasconde dietro alla finta illusione che bastino i sussidi, ma la gente vuole lavorare e vivere dignitosamente e autonomamente con il proprio stipendio.
Ascolta#disoccupazione #ILO #SECO #ticinesi

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“piramide sistina rupestre” (studio campo boario, 2023, pdf 2026)


copertina di Piramide Sistina Rupestre_ catalogo Studio Campo Boario_ 2026
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slowforward.wordpress.com/wp-c…

archive.org/details/piramide-s…

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Il presente libro documenta
Piramide Sistina Rupestre
a cura di Roberta Melasecca e Alberto D’Amico
nato con
RAW Art Night, 15 dicembre 2023

*
Crediti fotografici
Patrizio Gentile, Alberto D’Amico, Marina Scognamiglio, Ysabel Dehais, Silvia Stucky
In copertina: Alberto D’Amico
Cura e grafica del libro: Silvia Stucky
I diritti di tutte le opere sono dei rispettivi autori
2026, Studio Campo Boario
Versione pdf, ospitata da slowforward.net di Marco Giovenale, liberamente leggibile in rete e scaricabile
#2023 #2026 #AlbertoDAmico #art #arte #MarcoGiovenale #MarinaScognamiglio #PatrizioGentile #PiramideSistinaRupestre #RAWArtNight #RobertaMelasecca #RomeArtWeek #SilviaStucky #slowforward #StudioCampoBoario #YsabelDehais

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Una memoria sull’occupazione italiana di Lissa


Il podestà di Lissa e le scelte di appartenenza in guerra
Per affrontare la questione dell’identità italiana in Dalmazia nel Novecento bisogna fare riferimento ad un’esperienza collettiva fondamentale: le relazioni dei dalmati italiani con il fascismo negli anni dell’occupazione italiana (1941-1943). Tale questione, che non a caso emerge presto nella narrazione di Lorenzo, si intreccia con il tema del delicato, talvolta controverso, posizionamento politico dei dalmati italiani. La problematicità della relazione tra italianità e fascismo è trattata anche nella letteratura dell’esilio giuliano-fiumano-dalmata (autobiografie, racconti, poesie di esuli dalmati italiani <14). La narrazione di Lorenzo ricalca, in modo talora creativo, altre volte reificante, alcuni pattern della memoria collettiva degli esuli dalmati italiani, e che svelano un certo ordine condiviso del ricordo. Lorenzo tratta il rapporto tra dalmati italiani e fascismo attraverso la descrizione di suo padre e l’evoluzione del suo comportamento. L’autore introduce la figura del padre subito dopo lo sbarco dell’esercito italiano, evento prologo delle tragiche circostanze al cuore della sua ingiunzione autobiografica. Il padre è descritto come uomo retto, rispettabile rappresentante della comunità, profondamente attaccato ad entrambe le sponde dell’Adriatico: a Lissa, in quanto membro di una famiglia lì residente da secoli, e all’Italia, verso cui nutre sentimenti di patriottismo. La multipla appartenenza è parte dell’identità del padre, che scivola quasi in elemento iconico nella narrazione: questo assetto identitario diventa problematico nell’incontro-scontro con il fascismo. Lorenzo descrive lo sgretolarsi di alcune certezze e ideali del padre nello smarrimento, delusione e confusione di fronte al fascismo che lo costringe a ri-orientarsi internamente e socialmente (“conobbe il fascismo che inizialmente identificava con l’Italia, e i lati negativi di quel regime”). Il podestà esperisce la disillusione nell’osservare la distanza tra le rappresentazioni ideali dell’Italia, in cui inizialmente rientrava il fascismo, e le pratiche di violenza nonché un’ideologia “non corrispondenti alle proprie concezioni di vita e umanità”. Nel contatto con i fascisti, il padre rivela sempre di più la sua identità locale totale: figlio dell’isola, padre della comunità e compagno dei lissani. Il padre di Lorenzo viene deposto dall’incarico di podestà assegnatogli dai militari per il suo rifiuto di aderire all’ideologia fascista, scegliendo di occupardi dei suoi “compatrioti”. A seguito di questa presa di posizione politica l’ex-podestà, scrive Lorenzo, tornerà alla sua vita normale “in piena armonia” con i suoi compaesani. La consapevolezza della natura del regime fascista, che porta il padre a rifiutarne codici e retoriche, deve essere stato l’esito di un complesso percorso cognitivo-emozionale qui solo tratteggiato dall’autore. Questo episodio è interessante per la gestalt che il padre sperimenta a partire da elementi socioculturali cui Lorenzo assegna un valore importante: la lingua e la cultura italiana, la secolare presenza della famiglia sull’isola, l’armonia con i compaesani, la religione e l’etica. L’agency del padre di Lorenzo è uno dei possibili esiti dell’incontro/scontro degli italiani di Dalmazia con il fascismo. La crisi di identità scatenata dal fascismo fu esperienza comune tra i dalmati italiani delusi nello scoprire l’erronea identificazione del fascismo con il mondo italiano. Per Lorenzo tanti di essi non furono fascisti, sebbene tale fu la cristallizzazione dello stereotipo del ricordo trasmessa nel successivo discorso politico jugoslavo (e italiano). Si può dunque dire che il percorso di riconfigurazione identitaria del padre di Lorenzo sia paradigmatica di un percorso collettivo. Inoltre, negli equilibri sociali del tempo il padre di Lorenzo era la massima autorità familiare, come ricordano tra gli altri Lorenzo, sua sorella Enza e la cugina Mariella da me intervistate. A livello comunitario, il padre possiede un’autorevolezza mancante all’autoritario generale Petrossi, incarnando l’autorità e la tradizione derivanti anche dal suo appartenere alla nobiltà locale. I dalmati italiani e italofoni erano spesso detentori di posizioni politiche e sociali influenti, e tale situazione era comune nella società dalmata fino alla prima metà del Novecento. Il podestà-padre rappresenta dunque anche una classe, un ordine e una tradizione che si dissolveranno con la seconda guerra mondiale; una tradizione anche cattolica, rimpiazzata (ufficialmente) dagli ideali comunisti. La figura del padre descritta da Lorenzo assurge pertanto a simbolo di una memoria individuale, familiare e collettiva, a rappresentante di un mondo di lì a poco in via di dissoluzione.
La scoperta del nemico tra violenze e disordini
“Jamnicki [medico originario di Mostar, Bosnia, cognato di Lorenzo] fu tenuto in osservazione da parte del fascista Petrossi che lo sospettava di appartenere a gruppi di oppositori. Sentimmo a quel tempo parlare per la prima volta di partigiani, di comunisti, di nemici degli occupanti, organizzati militarmente e decisi a combattere l’invasore […] l’atmosfera politica si faceva più pesante. I partigiani jugoslavi, occulti e misteriosi per noi ragazzi, riscuotevano sempre più la fiducia della popolazione di fede croata. Si cominciava già all’inizio del 1942 a sentire un’atmosfera pesante. La gente era diventata più apertamente ostile agli occupanti italiani e, di conseguenza, a noi residenti. Non so se fu l’arrivo di questo Petrossi, fascista sfegatato e violento, a creare questo stato di cose o se invece possano essere attribuite a una generale organizzazione di quella che fu la resistenza jugoslava. Fatto sta che l’aria che tirava era opprimente e creava disagio e sempre maggiore isolamento degli italiani. […] Il Petrossi intanto sempre più zelante e sospettoso di tutti, anche degli italiani, adottava metodi sempre più violenti e spesso atroci […] l’ossessione della presenza degli invisibili partigiani creava una situazione di ostilità verso gli italiani da parte della popolazione e di massima tensione tra i militari italiani. Imperversava, in particolare, il fascista Petrossi che indagava e torturava anche le donne quando sospettava che potessero collaborare con questo misterioso nemico di cui si sentiva la presenza e che era tuttavia inafferrabile. Non ci furono conflitti a fuoco con l’esercito italiano. Nessuno dei militari occupanti fu colpito. Nessun morto, nessun ferito italiano. Il Petrossi, esasperato dalla presenza di questa forza occulta che stava sempre più organizzandosi, era alla ricerca di collaboratori per assumere informazioni sulla identità dei ribelli jugoslavi. In questa fase, mentre non vi furono vittime italiane, i partigiani tenevano sotto controllo la popolazione, isolando gli italiani e creando una sorta di terrore nella stessa popolazione jugoslava che volevano ostile e decisa a lottare contro il nemico” (pp. 52-53).
Lorenzo descrive l’infiammarsi del clima locale nel 1942. Entrano nella sua consapevolezza di bambino figure del mondo adulto, nuove categorie di alterità e nemico come i partigiani “occulti e misteriosi”. L’autore analizza le differenze tra l’esercito italiano e i partigiani in termini di efficacia strategica e potenza: se i militari italiani sono presenze visibili e visibilmente ostili nella loro cieca ferocia, i partigiani sono invece invisibili presenze nella boscaglia <15, minacciose al punto da scatenare i controlli ossessivi dell’esercito italiano. Per la piccola comunità lissana, stretta tra due fuochi, inizia il terrore: “Due episodi contribuirono a determinare il sempre crescente terrore in tutti i lissani. Uno fu l’aggressione e l’uccisione di un giovane jugoslavo [Ivo Lucich Rocchi]. Era un giovane jugoslavo di circa vent’anni e fu massacrato nel cortile della sua casa, situato nella strada che porta alla chiesa di Santo Spirito. È facile immaginare la sensazione che provocò questo episodio nella piccola comunità lissana. Perché fu ucciso questo giovane, tra l’altro corteggiatore di mia sorella Enza, giocatore di calcio, da me ammirato nella squadra di Lissa come difensore? È difficile rispondere a questa domanda. Egli era jugoslavo, fiero della sua appartenenza a quel gruppo e non risulta che abbia collaborato con gli italiani verso i quali non nutriva certo simpatie. Forse il suo assassinio fu determinato dal non aver aderito e partecipato alla lotta partigiana. Fatto sta che questo agguato suscitò un’enorme impressione nel paese. Terrorizzata era la popolazione jugoslava che prese sempre più le distanze dagli italiani […] L’episodio determinò un sentimento di paura, anzi di terrore, in quanto ogni vicino, ogni amico, ogni persona poteva essere un omicida occulto […] gli italiani presero atto che stava nascendo una resistenza e un tentativo di controllo totale sulla popolazione civile. I partigiani erano animati da sentimenti di patriottismo e di ribellione verso il nemico che invadeva la loro patria ed agivano non direttamente contro i militari italiani, forse anche per il timore di feroci rappresaglie, ma puntando sulla solidarietà della popolazione. […] il metodo, collaudato ampiamente dalla esperienza stalinista, mirava dunque non tanto, nell’immediato, all’esercito italiano, che ne uscì completamente indenne, ma a creare un’atmosfera di terrore verso coloro, pochi per la verità, che non si adeguavano ad isolare il nemico. In quest’ottica, ma i motivi restarono segreti, fu massacrato a martellate in testa un commerciante di generi di abbigliamento molto noto nell’isola. Fu trovato, nel suo negozio posto sulla strada a destra in fondo alla Klapaviza in una pozza di sangue con il cranio sfracellato. Nessuno ebbe dubbi sulla matrice dell’assassinio e tuttavia, non avendo la minima collaborazione dei vicini, come era ovvio, le autorità italiane presero atto di questa azione senza mai identificare gli autori del delitto. Questo secondo episodio, come si può ben immaginare, creò nella popolazione il terrore e l’incubo di poter essere in qualsiasi occasione vittima di simili aggressioni ad opera di ignoti e di imprendibili gruppi di azioni. Ma mentre i militari italiani se ne stavano chiusi nelle loro caserme e non venivano attaccati dalle forze nemiche, nella nostra piccola comunità italiana la vita tranquilla e serena dell’epoca anteriore all’occupazione venne completamente sconvolta. […] la paura si era diffusa tra di noi così intensamente che si stava il più possibile rintanati in casa, specie al calar del sole”.
Le aggressioni verso i locali aumentano i timori dei lissani di poter essere le prossime vittime di fascisti o partigiani. Questi, dice Lorenzo, gradualmente riusciranno ad ottenere la solidarietà dei lissani, mentre gli autoctoni italiani inizieranno ad essere percepiti come vicini al nemico fascista. In questo passaggio assistiamo all’innesto violento di categorie di alterità e nemico che divisero la comunità nel 1943. Inizia ad articolarsi il discorso sociale sul chi è la vittima e chi il colpevole implicita nella narrazione comunitaria dell’isola come paradiso decaduto. L’immaginario di un’idilliaca Lissa pre-bellica in cui regnerà armonia e pace nell’innocenza dei lissani fino all’arrivo dei nemici invasori è un modulo di base della narrazione del ricordo comunitario. La rielaborazione della memoria locale, sulla base dei dati raccolti, arriva oggi ad un verdetto collettivo di colpevolezza di tutti gli invasori, i collusi e i traditori della comunità. “L’ostilità della popolazione, anch’essa impaurita dalla efferatezza dei due attentati a due loro connazionali e compaesani, si manifestò in un triste e doloroso evento che colpì la mia famiglia. Era morta a circa vent’anni, mia sorella Ada a seguito del parto. […] Il clima di odio che dilagava verso gli italiani si manifestò in maniera palese ed evidente proprio in questa tragica e luttuosa occasione. Gli addetti al trasporto della salma al cimitero del Prirovo si rifiutarono di svolgere il loro compito per dimostrare la loro ostilità verso gli italiani. Il problema non era di poco conto perché, aldilà del dispiacere di vedere persone che, sebbene fosse da secoli che vivevano nell’isola in armonia con tutti gli altri, per motivi essenzialmente politici, si rifiutavano di provvedere, per ordine di un potere occulto, a compiere questo gesto pietoso, si trattava di risolvere praticamente la questione. Perché questo rifiuto del personale addetto al trasporto della salma? Ordine dei partigiani o spontaneo diniego per adeguarsi alle loro direttive di mostrarsi ostili verso tutto ciò che era italiano? Era difficile rispondere a questa domanda ed ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, mi chiedo cosa determinò questo rifiuto. Ada era una creatura dolce e di grande umanità […] fu questo dunque un gesto di natura politica. […] comunque il problema pratico doveva essere in qualche modo risolto. E fu mio cognato Ante Jamnicki a trovare la soluzione […] si risolse così questa dolorosa situazione, forse unica nella storia di Lissa, che lascia un’ombra di inciviltà sulle persone che la organizzarono e la attuarono […] tanto più è inspiegabile questo atteggiamento, se si considera che il popolo di Lissa era cristiano e cattolico osservante e che la pietà verso i morti costituisce un principio universalmente osservato”. L’episodio dimostra comunque come la situazione stava precipitando tragicamente. Il conflitto tra esercito e partigiani si traduce in assalti, rappresaglie e omicidi di civili, portando allo sconquasso della comunità. Il rifiuto degli addetti di seppellire la salma della sorella Ada è per Lorenzo un evento traumatico sintomatico del clima di guerra, un episodio che apre anche una riflessione sulla fede e le pratiche religiose nella comunità, nella difficoltà di trovare senso agli orrori di guerra e al disengagment morale <16. Oscillando tra descrizioni di situazioni di estrema crudeltà e scenari di intimo dolore, l’autore racconta di come la guerra abbia saputo sconvolgere le ordinarie dimensioni di vita e morte, dove le precedenti certezze di valori, pratiche e rituali non potevano più essere garantite. La narrazione autobiografica, a tal fine, “dal momento che trasforma in testo un vissuto, è un potente strumento di riordino e di produzione di senso” (Fabre 2000: 280). “Il clima di paura e ostilità lo sentivano in particolare le mie sorelle Enza ed Elena che, essendo maestre, furono dall’inizio dell’occupazione incaricate dell’insegnamento alle scuole elementari frequentate da bambini jugoslavi di lingua e nazionalità […] ovviamente le direttive dell’autorità italiana erano nel senso di italianizzare per quanto possibile questi ragazzi. Non fu facile per loro attuare queste direttive […] noi, i pochi italiani con alle spalle secoli di partecipazione alla vita di Lissa, sentivamo questa situazione di estremo disagio”. (p. 60)

[NOTE]14 Le memorie degli esuli compongono un nutrito corpo di scritture del sé gravitante attorno ad associazioni, comunità e centri di ricerche, diffusi in particolare nel Nord-Est italiano, impegnati nello studio e diffusione di una storiografia, letteratura e sociologia sulla questione dell’esodo e del confine adriatico. Negli eventi, studi, associazioni di interesse vengono prodotte e diffuse determinate narrazioni e rappresentazioni culturali sull’italianità e identità dalmata (cfr. Parte II).
15 È il tema del simbolismo culturale del bosco come spazio archetipico di liminalità, pericolo, fuori dalla cultura (Ballinger 2003).
16 Ballinger ha rintracciato nel contesto istriano una connessione tra violenza fisica e terrore psicologico che caratterizzerebbe una certa narrativa unificata tra gli esuli. Non è possibile, nei limiti di questo studio, indagare sulle ragioni psicologiche e culturali alla base del tipo di “risposta narrativa” data all’esperienza traumatica, rispetto ad un’altra. Si può però riflettere sulla dimensione antropologica della violenza che, afferma Dei, “irrompe nel nucleo più profondo dell’ordine culturale, lo colpisce nelle sue stesse basi: si imprime indelebilmente nei luoghi domestici, ferisce relazioni personali costitutive della soggettività, rende impossibile proseguire con una vita sociale basata sugli stessi normali sentimenti di sicurezza, protezione reciproca, rispetto e dignità” (2005: 34).
Evelyne van Heck, Identità dalmata al confine. Narrazioni, memorie e immaginari a Lissa e a Spalato, Tesi di dottorato, “Sapienza” Università di Roma, Anno accademico 2013-2014
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oggi, 23 maggio, a roma, allo studio campo boario: presentazione del catalogo virtuale “piramide sistina rupestre”


23 mag 2026_ PIRAMIDE SISTINA RUPESTRE_ presentaz del catalogo @ Studio Campo Boario_
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A Roma, oggi, sabato 23 maggio, dalle 18:30 alle 20:00, presso lo Studio Campo Boario (viale Campo Boario 4a), presentazione del (e brindisi per il) catalogo virtuale del progetto

Piramide Sistina Rupestre, 2023/24


Il catalogo sarà online, liberamente visualizzabile e scaricabile, ospitato dal sito slowforward di Marco Giovenale.
Un’intervista ad Alberto D’Amico (dic. 2023):
slowforward.net/2023/12/14/int…
Talune apparizioni piramidali nel 2023:
slowforward.net/tag/piramide-s…
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