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miles davis septet, live in oslo, 1971


youtu.be/v0IGV0SG4uQ?is=srKmyO…

Miles Davis trumpet, Keith Jarrett el. piano, Gary Bartz sax, Michael Henderson bass guitar, Leon “Ndugu” Chancler drums, Charles Don Alias percc., James “Mtume” Forman percc.

00:00:00 Directions (J. Zawinul)
00:11:41 Honky Tonk (M. Davis)
00:21:41 What I Say (M. Davis)
00:35:36 Sanctuary (W. Shorter)
00:40:46 It’s About That Time (M. Davis)
00:53:38 Yesternow (M. Davis)
01:03:48 Funky Tonk (M. Davis)
01:10:37 Sanctuary (W. Shorter)

Concert with Miles Davis Septet from Chateau Neuf, Oslo Norway, November 9, 1971.

Director: Bob Williams
#BobWilliams #CharlesDonAlias #ChateauNeuf #GaryBartz #JamesMtumeForman #jazz #KeithJarrett #LeonNduguChancler #MichaelHenderson #MilesDavis #MilesDavisSeptet #musicA #Oslo

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21-22 maggio, roma: “seeing and reading sound. forme, estetiche, teorie, immaginari e politiche del videoclip”


seeing and reading sound_ convegno sulle poetiche del videoclip_ roma 21-22 mag 2026
cliccare per ingrandire

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#clip #convegno #estetiche #forme #immaginari #politiche #RomaTre #seeingAndReadingSound #teorie #video #videoclip

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L’opificio degli anglicismi e il lessico del nuovismo delle classi alte


Di Antonio Zoppetti

I mezzi di informazione, attualmente, sono il perno di un cambio di paradigma culturale (e dunque linguistico) che introduce di continuo nuove parole che non sono quelle della gente, tutto il contrario. Questo lessico del nuovismo non ha niente di democratico e non segue affatto la lingua delle masse, come qualche linguista ci vorrebbe far credere.

Quando si introducono parole come resilienza o proattivo – italianizzazioni di concetti angloamericani che in un primo tempo si affermano nei linguaggi settoriali ma poi vengono riproposte alle masse – occorre inizialmente spiegare cosa significano. Attraverso i consueti “picchi di stereotipia lessicale” che caratterizzano la lingua dei giornali, il bombardamento martellante finisce con il produrre i suoi effetti in men che non si dica: educare tutti alla lingua delle classi alte e radicarla.

In questa fase, i comunicatori devono per prima cosa giustificare il neologismo con qualche motivazione “non-è-propristica”: la resilienza non sarebbe proprio come la resistenza, che implicherebbe qualcosa di rigido come il cemento che resiste ai colpi, sarebbe qualcosa di più “elastico” che richiede un concetto nuovo. Poco importa che un tessuto resistente, da sempre, è in grado di assorbire i colpi senza deformarsi, l’importante è confondere le acque e giustificare la parola nuova con un concetto nuovo, invece di mantenere quelle che già abbiamo e di arricchirle di nuovi significati. Dunque, essere proattivi non è proprio come essere preventivi o previdenti

A furia di indottrinare le masse con queste panzane finisce che il nostro lessico si rinnova dall’alto, e l’opificio lessicale delle classi dominanti diventa un modello che per forza di cose viene imitato dalle masse. Il lessico del nuovismo dei comunicatori-predicatori si estende in questo modo. Il loro scopo – forse non sempre consapevole – è proprio quello di far prevalere la loro lingua su quella del popolino. E allora, le razze non esistono (e chi pensa il contrario è ignorante), e questa parola va bandita (poco importa che la nostra Costituzione sancisca “senza distinzione di razza”). Per non essere sessisti bisogna dire “avvocata” anche se le donne avvocato si presentano al maschile nella stragrande maggioranza dei casi. E guai a dire “cieco”, per non discriminare si deve dire non vedente, alla faccia dell’Unione Italiana Ciechi che non si pongono questo tipo di problema.

Curiosamente, la retorica di non discriminare e di essere “inclusivi” non riguarda né la lingua italiana né gli italiani intesi come le masse, che sono tagliati fuori, esclusi e spesso discriminati da questo processo di innovazione lessicale elitario e poco trasparente. Dunque non resta che includere tutti a forza, con le buone o con le cattive. In questo tipo di inclusione che ricorda quella del Grande fratello orwellano, è l’inglese a fare la parte del leone. Ma se proattivo o resiliente possono piacere o non piacere, sono pur sempre adattamenti e parole strutturalmente italiane, al contrario degli altri anglicismi che sono riproposti quasi sempre in modo crudo. E in questo secondo caso le conseguenze di questa strategia sono devastanti per il nostro sistema linguistico.

Il lessico del nuovismo anglicizzato

Il caso di Garlasco che da tempo sta monopolizzando il circo mediatico si sta portando con sé l’ufficializzazione dell’ennesimo anglicismo: la “discovery”. Negli analoghi clamorosi precedenti – dal delitto di Cogne a quello di Avetrana, da quello di Yara Gambirasio a quello di Giulia Cecchettin – questa parola non circolava affatto. Non è un termine giuridico del nostro ordinamento, in questo caso nasce dallo scimmiottare — senza alcuna motivazione plausibile — il sistema anglosassone per indicare il deposito degli atti, cioè la conclusione delle indagini preliminari e, dunque, la caduta del segreto istruttorio. E passando dall’omicidio (e dal femminicidio) al linguicidio, stiamo assistendo al solito meccanismo di distruzione dell’italiano.

L’anglicizzazione del nostro idioma deriva dalla somma di simili, infinite, scelte lessicali anglomani, che giorno dopo giorno si fanno strada nella lingua comune.

L’esempio più emblematico ed eclatante di questo processo l’abbiamo visto con il “lockdown”, una parola sconosciuta a tutti sino al 17 marzo 2020 quando il branco dei giornalisti l’ha introdotta da un giorno all’altro, e da quel momento in poi è divenuta la parola unica, tecnica, “internazionale” (poco importa che in Francia e Spagna si parli di “confinamento”) che ha fatto piazza pulita della lingua usata sino al giorno prima (fatta di quarantene, zone rosse, blocchi, provvedimenti restrittivi e via dicendo).

Gli episodi del genere che hanno diffuso parole come “fake news”, “cashback”, “mobbing”, “caregiver” e via anglicizzando non si contano ormai più. Non dipendono da un “complotto” dei poteri forti deciso in qualche stanza dei bottoni (a scanso di equivoci), sono la conseguenza di uno spontaneo atteggiamento servile e un po’ coloniale, che fa ormai parte della forma mentis della nostra intera classe dirigente. Le testate, e i giornalisti, fanno branco e in branco cambiano il nostro lessico da un giorno all’altro. E nel loro operare fanno dell’inglese un modello da introdurre e perseguire in modo sistematico, il che ha delle conseguenze devastanti che travalicano le singole scelte lessicali e si trasformano in un sistema anglicizzante.

Se il presidente del consiglio diventa premier, poi si parla di premiership e c’è chi vorrebbe introdurre il premierato… e va a finire che un anglicismo istituzionale (e coloniale) come il question time viene oggi riformulato come premier time.

L’anglicizzazione selvaggia deriva dal fatto che le nuove classi colte padroneggiano sempre meno l’italiano, perché si formano in inglese e pescano solo dall’anglosfera nella convinzione che sia questo il solo modo per essere “internazionali”, anche se il mondo è qualcosa di ben più ampio e complesso.

E così l’italiano è sempre più trascurato perché è l’inglese a essere considerato portante. I due fenomeni sono strettamente legati: quando un giornalista televisivo parla di “narrativa” (che sarebbe un genere letterario) al posto di “narrazione” significa che ha in mente solo l’inglese narrative invece dell’italiano.

Queste sono le conseguenze di una nuova classe dirigente, di un’egemonia culturale, di un clima sociale – chiamatelo come volete – che si forma in inglese e lo interiorizza come la lingua in cui pensare. E così, invece di parlare come le masse e inseguire la trasparenza, i suprematisti dell’inglese impongono a tutti il proprio lessico, il proprio stile e la propria lingua di classe.

Niente di nuovo sotto il sole: l’italiano non è una lingua nata dal basso. Non è mai stato la lingua parlata dalle masse, che si esprimevano nei propri dialetti; l’italiano nasce dalla varietà tosco-fiorentina che si è imposta rendendo le altre parlate dei dialetti e delle lingue inferiori; si è imposto storicamente come una lingua elitaria e un po’ artificiale in uso tra gli scrittori, i letterati e i ceti alti.

Solo nel Novecento l’italofonia è diventata un fenomeno di massa e spontaneo, grazie alla scuola ma anche ai giornali che lo hanno fatto arrivare a tutti. Tramontata l’epoca dell’italiano letterario, sono i mezzi di informazione che si sono imposti come i nuovi centri di irradiazione della lingua. In un primo tempo hanno cominciato ad accogliere sempre più elementi nuovi e anche popolari, che hanno portato a un nuovo italiano definito dell’uso medio (Sabatini) o “neostandard” (Berruto). Rispetto all’italiano “standard” che insegnava nelle scuole, il nuovo italiano novecentesco accoglieva elementi popolari che precedentemente erano considerati “errori”, come il doppio imperfetto al posto del congiuntivo (“se lo sapevo non venivo”), l’uso di “lui” come soggetto, in un abbandono delle forme come “egli” o “esso” in via di scomparsa, e via dicendo. Ma questo breve sprazzo di popolarità e democrazia si sta nuovamente dissolvendo. Il fatto nuovo è che la lingua di classe che sta prendendo piede non è più definibile “dell’uso medio”, andrebbe etichettata semmai come newstandard visto che strutturalmente esce dall’italiano storico e che non rappresenta affatto la lingua delle masse.
La crescita delle parole inglesi – spesso incomprensibili ai più – è impazzita e sfugge ormai a ogni controllo: nel Devoto Oli del 1990 erano circa 1.600, ma oggi superano abbondantemente le 4.000. Il problema è che l’italiano newstandard è fatto di ibridazioni che portano a vocaboli che non sono più strutturalmente né italiani né inglesi (chattare, baby-pensionato, cybersicurezza, matematica day, over60), mentre le suffissazioni inglesi hanno a meglio sulle nostre (blogger o rapper invece di blogghista o rappatore) e le radici inglesi vengono ricombinate in modo maccheronico e producono pseudoanglicismi come smart working, mentre i box, da scatole si trasformano in posti macchina e i fattorini diventano rider che in inglese sono solo (moto)ciclisti o cavalieri.

Tutto ciò esce dalla normale evoluzione di una lingua che per sopravvivere deve creare nuove parole che esprimano i cambiamenti storici, sociali o tecnologici, ma lo deve fare con le proprie risorse. Se tutto ciò che è nuovo si ancora all’inglese, l’italiano si sfalda e diventa una lingua creola. Il problema non è il cambiamento, ma il modo in cui l’italiano sta cambiando: non si sta trasformando in una lingua moderna che si evolve, ma in un’altra lingua, l’itanglese.
#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


I suprematisti dell’inglese


Di Antonio Zoppetti

La parola “suprematismo”, che all’inizio del secolo scorso indicava un preciso movimento artistico russo, da più di dieci anni ha acquisito una nuova accezione non più di settore, ma generale, registrata ormai tra i neologismi della Treccani (2014): “Ideologia che si fonda sulla presunta superiorità di un gruppo umano sull’altro o di una religione sull’altra.”

Nel suo significato storico, il termine era un adattamento del russo suprematizm (a sua volta derivato dal latino supremus), mentre la nuova accezione ci arriva dall’inglese supremacist, che indica chi rivendica la supremazia di qualcosa o qualcuno, e per esempio un male supremacist è un maschilista convinto della superiorità dei maschi, mentre i suprematisti bianchi teorizzano la superiorità della razza bianca o comunque il potere delle etnie bianche.

“Suprematismo” si può dunque considerare un “internazionalismo” concepito alla maniera di Leopardi, che aveva notato l’affermarsi ovunque di “europeismi” comuni a tutte le lingue (come dispotismo, analizzare, demagogo, fanatismo…) che avrebbe persino voluto raccogliere un dizionario. Anche se oggi si spacciano per “internazionalismi” le parole in inglese crudo, il poeta di Recanati aveva invece in mente le radici comuni a tutte le lingue che venivano adattate in ogni idioma. La distinzione è fondamentale, perché senza l’adattamento una lingua si sarebbe “corrotta”, ma visto che nel frattempo gli internazionalismi sono ormai quasi solo in inglese potremmo dire che la nostra lingua sia colonizzata, più che semplicemente corrotta.

Fatta questa premessa, l’interferenza dell’inglese arricchisce il nostro vocabolario, quando introduciamo il nuovo significato di “suprematismo” che non solo è adattato, ma è anche perfettamente amalgamato con il nostro sistema linguistico, al contrario per esempio di supremacism che mantiene la pronuncia e la grafia che appartengono alla lingua di provenienza.
E allora il nuovo concetto di suprematismo si può accogliere senza remore come un naturale sviluppo della nostra lingua che si evolve insieme alla storia, alla società e anche in relazione con le altre lingue. E, una volta accettata e fatta nostra la nuova accezione, potremmo usarla anche in altri modi rispetto a quelli in uso nell’anglosfera, dove il termine si impiega di solito per indicare (e criticare) l’ideologia basata sul suprematismo e il potere bianco (white power).

Cosa ci impedisce, dunque, di applicare il nuovo significato ai contesti linguistici?

Il suprematismo davanti alle lingue

Perché il suprematismo – ritornando alla definizione della Treccani – dovrebbe limitarsi a indicare solo la “superiorità di un gruppo umano sull’altro o di una religione sull’altra” e non anche la superiorità di una lingua sulle altre?

La Wikipedia, per esempio, definisce il suprematismo o potere bianco “un movimento ideologico basato sull’idea generale che i bianchi siano superiori agli altri gruppi etnici” e precisa che il “termine è talvolta utilizzato per descrivere l’influenza che hanno personalità bianche nella scena politica e sociale globale” e che il “movimento sposa ideologie come il razzismo, l’identitarismo, il razzialismo e l’etnocentrismo”.

Se sleghiamo questi nuovi significati dal loro ancorarsi a situazioni contingenti e passiamo dal particolare al generale, forse sarebbe arrivato il momento di parlare esplicitamente anche del suprematismo linguistico, che al contrario degli altri non viene affatto stigmatizzato. E seguendo la stessa impostazione non ci resta che constatare che i suprematisti dell’inglese sono l’espressione di un’ideologa basata sull’idea che l’inglese sia superiore – o comunque più prestigioso – rispetto alle altre lingue. Le conseguenze di questa prospettiva sono la causa della moltiplicazione degli anglicismi crudi (termini spaccati di volta in volta come più evocativi/moderni/internazionali/maggiormente tecnici…), ma allo stesso tempo i suprematisti dell’inglese sono coloro che ne teorizzano l’egemonia sulla scena globale, e dunque vogliono fare dell’inglese la lingua dell’Ue, dell’università, della scienza… e creare le nuove generazioni bilingui a base inglese nell’intero Occidente (a dire il vero, un luogo che non c’è).

La principale differenza con il suprematismo bianco è che il suprematismo dell’inglese mediamente non è teorizzato, ma dato per scontato e imposto ai cittadini in modo surrettizio. E invece di venir tacciato di essere discriminante, viene esaltato e perseguito attraverso (costosissime) politiche linguistiche internazionali tutte a discapito delle lingue locali. Questo aspetto era denunciato con fermezza per esempio dalla ricercatrice finlandese Tove Skutnabb-Kangas: come il razzismo e l’etnicismo discriminano sulla base delle differenze biologiche oppure etnico-culturali, il linguicismo discrimina in base alla lingua madre e determina giudizi sulla competenza o non competenza dei cittadini nelle lingue ufficiali o internazionali, mentre il monolinguismo a base inglese era per lei un “cancro” a cui andrebbe contrapposto il riconoscimento dei diritti linguistici e del pluralismo, se non vogliamo essere complici del genocidio linguistico e culturale nel mondo (“I diritti umani e le ingiustizie linguistiche. Un futuro per la diversità?”, 1999).

Chi sono i suprematisti dell’inglese e come operano

Il suprematismo dell’inglese nasce dalle politiche neo-coloniali dei Paesi dominanti e dell’anglosfera, che hanno tutta la convenienza a esportare la propria lingua naturale nel loro nuovo impero culturale globalizzato. E così a livello lessicale si diffonde la terminologia in inglese delle multinazionali, mentre la lingua inglese nella sua interezza diviene più o meno ufficialmente quella dell’aeronautica, dei militari, delle organizzazioni internazionali, della scienza, del lavoro…

A favorire e legittimare questa espansione che dà per scontato che tutto il mondo dovrebbe imparare la lingua nativa dei popoli dominati – che non studiano altre lingue e proferiscono che tutti gli altri parlino la loro – ci sono poi i “collaborazionisti” tutti interni che sposano questa visione, e ostentano l’uso dell’inglese con compiaciuto orgoglio in un’alienazione della propria lingua madre vissuta come inferiore. Per costoro non sapere l’inglese è inaccettabile, è una grave forma di “ignoranza”, come se un poliglotta che conosce per esempio il francese, lo spagnolo e il tedesco valesse meno di chi parla solo l’inglese. Ed ecco che quando un politico italiano si trova a dover esprimersi in inglese in qualche contesto, scatta il giudizio mediatico: viene messo alla berlina per il suo cattivo inglese ridicolo (come è accaduto a Renzi, Rutelli e tanti altri), mentre viene esaltato per la sua padronanza dell’inglese nel caso di Draghi o della Meloni. Come se i giudizi sulla qualità di inglese raggiunta avessero qualcosa a che fare con la capacità di essere dei buoni politici.

I collaborazionisti del suprematismo dell’inglese, in Italia, sono i rappresentati dai ceti alti, dall’egemonia culturale di chi sta alla dirigenza, e visto che siamo un Paese satellite degli Usa (anche se ultimante il nostro amore sviscerato è sempre meno ricambiato) tutta la nostra cultura è una mera riproposizione di ciò che arriva d’oltreoceano.

Tra i fantastiliardi di esempi che si potrebbero fare della nuova lingua di classe a base inglese, ne riporto uno che mi ha segnalato Carlo Vurachi: si tratta di un articolo sull’Open innovation della direttrice dell’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano (che per la cronaca è l’università che ha lanciato il progetto pilota di insegnare solo in inglese e di estromettere l’italiano dalla formazione). Nel pezzo (definito un guest post) pubblicato sulla rivista StartupItalia, si parla di joint-Venture e del recente fenomeno del Corporate Venture Building, delle competenze interne per sviluppare l’outbound rispetto all’inbound, del coinvolgimento del Top Management, di orizzonti temporali a volte sganciati dal business as usual, del corporate venture capital (oggi al 25% come componente dell’equity) e via così. La lingua è l’itanglese, non l’italiano, e in questo tipo di comunicazione i concetti sono riproposti direttamente in inglese (Open innovation mica innovazione aperta) e l’italiano si riduce a una lingua secondaria in cui spiegare le cose che si chiamano direttamente nella lingua superiore. In questo modo si educano gli italiani a questa terminologia e a questo abbandono della nostra lingua, e tutto ciò mi pare non sia altro che colonizzazione linguistica (o perlomeno lessicale) per chiamare le cose con il loro nome.

I suprematisti e collaborazionisti dell’inglese che operano in questo e in tutti gli altri ambiti, sono poi supportati da chi viene educato e colonizzato a questa lingua, a partire dai giornalisti che, invece di ricorrere all’italiano riprendono il gergo anglicizzato tecnico e lo ripropongono senza filtri a tutti. In questo processo, come aveva compreso Gramsci, questo modello linguistico ostentato dalle classi egemoni finisce per diventare un modello che per forza di cose si estende ed è poi imitato anche dalle masse nazional popolari: se l’esperto e il giornalista parlano di Open innovation al posto di innovazione aperta finisce che anche l’uomo della strada ripeterà in inglese lo stesso concetto, visto che l’italiano viene estromesso e regredisce. Ma anche Orwell aveva perfettamente compreso che l’affermazione di una lingua non è affatto un processo democratico, ma avviene “grazie all’azione consapevole di una minoranza”. Nel suo 1984, immaginava proprio come il Grande Fratello cercasse di imporre la Novalingua sulla Veterolingua, perché la lingua è potere, e il suo controllo è strategico. Oggi questa newlingua è agevolata dai nuovi strumenti come la cosiddetta intelligenza artificiale, e infatti se interroghiamo lo strumento denominato da Google in inglese – AI Mode e non modalità IA – su cosa sia l’Open innovation ci spiega che si tratta di un modello strategico che prevede la collaborazione con partner come le startup, in un processo collaborativo di condivisione delle risorse interne (licenze, spin-off) rivolte ad altre aziende (modello inside-out), da cui si mutuano allo stesso tempo altre risorse (modello outside-in) anche sfruttando il crowdsourcing.

È così che le lingue, giorno dopo giorno, regrediscono e, incapaci di evolversi con le proprie risorse, finiscono per essere fagocitate dalla lingua superiore praticata dai suprematisti dell’inglese.

Dunque sui giornali gli animali domestici diventano pet (persino i gatti hanno nomi in inglese come Molly), il lavoro da casa è smart working, le anteprime sono trailer, i documentari sono ribattezzati docufilm, e le associazioni suprematiste si denominano in inglese, come l’Italian resuscitation council (il Gruppo “Italiano” per la Rianimazione Cardiopolmonare)

Sarebbe ora di riflettere sul fenomeno con maggiore consapevolezza, e anche di denunciare chiaramente che tutto ciò non significa essere moderni e internazionali, ma soggiogati da un cultura e da una lingua superiore. E che sul piano etico, oltre che pratico, i suprematisti dell’inglese non sono affatto qualcosa di diverso dai suprematisti bianchi, rappresentano un’analoga forma di sopraffazione.

Anche se ormai nella nostra società sempre più globalizzata negli shop (come si rinominano i negozi) si vendono biglietti con gli auguri di Natale in inglese (ma vale anche per gli happy birthday) e anche le icone e le gif animate da inserire nelle e-mail sono spesso direttamente in inglese, al punto che bisogna cercare bene per trovare qualcosa in italiano, in queste feste evitate di augurare Merry Christmas and a Happy New Year allo zio Pino. Evitate il suprematismo dell’inglese e siate orgogliosi del nostro italiano, almeno di quello che ne resta.

Auguri e buone feste a tutti.

#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #neologismi #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa


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19 maggio, cinema farnese: “era roma”, di mario canale


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DJI Mic Mini 2: caratteristiche, qualità audio, autonomia e novità del microfono wireless


Il dispositivo introduce qualità audio migliorata, maggiore autonomia, design portatile e una nuova custodia all-in-one pensata per semplificare registrazione e trasporto
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DJI ha lanciato Mic Mini 2, la nuova generazione del popolare microfono senza fili compatto del brand per la registrazione audio omnidirezionale. Il dispositivo offre un audio uniforme e di alta qualità con tre tonalità vocali preimpostate, cancellazione del rumore a due livelli, connessione mista ai dispositivi e DJI OsmoAudio, il tutto racchiuso in una pratica custodia all-in-one. Include anche un'ampia gamma di coperture anteriori magnetiche multicolore che si abbinano praticamente a qualsiasi outfit.
DJI Mic Mini 2 (trasmettitore) e Mic Mini (ricevitore)DJI Mic Mini 2 (trasmettitore) e Mic Mini (ricevitore)

Piccolo formato, prestazioni brillanti


Senza la clip magnetica per Mic Mini 2 o il magnete per Mic 3, il trasmettitore per DJI Mic Mini 2 pesa circa 11g. Progettata per il massimo comfort, la clip magnetica rimovibile può essere ruotata, mantenendo il microfono perfettamente orientato verso la sorgente audio e garantendo un audio ad alta fedeltà a 48 kHz e 24 bit. Il Mic Mini 2 offre tre tonalità vocali preimpostate: Normale, Rich e Brillante, per una regolazione di livello professionale che consente di ottimizzare le registrazioni in qualsiasi ambiente. Esso supporta, inoltre, la cancellazione del rumore a due livelli per ambienti interni più silenziosi e contesti esterni più rumorosi. Come il suo predecessore, il microfono offre limitazione automatica, regolazione del guadagno su cinque livelli e registrazione a doppia traccia con l'app DJI Mimo.
DJI Mic Mini 2 (2 TX + 1 RX + custodia di ricarica)DJI Mic Mini 2 (2 TX + 1 RX + custodia di ricarica)

Custodia all-in-one e personalizzazione


La custodia di ricarica migliorata può contenere ordinatamente il trasmettitore, il ricevitore e gli accessori, mantenendo tutto organizzato e pronto all'uso. Inoltre, la versione mobile della custodia di ricarica, è progettata per ricaricare e contenere gli accessori mobili, è estremamente pratica per il trasporto.
Le coperture anteriori magnetiche per DJI Mic Mini 2 serie TimeLe coperture anteriori magnetiche per DJI Mic Mini 2 serie Time sono state realizzate con l'idea di rappresentare le quattro fasi della vita: dal primo accenno di rosa e viola di Aurora e dalla giovanile energia del blu e del verde di Marea, fino all'esplosione di creatività nel rosso-arancio infuocato di Fiamma e alla profonda essenza dell'oro nero di Barlume
Il DJI Mic Mini 2 può essere personalizzato con coperture anteriori magnetiche intercambiabili multicolore, permettendo ai creator di abbinare il proprio outfit in modo più discreto. Le coperture anteriori magnetiche nero ossidiana e bianco smaltato per il trasmettitore sono incluse di serie. Grazie alla collaborazione con Victo Ngai, illustratrice di fama internazionale, DJI ha realizzato una gamma di opzioni di colore per le coperture anteriori magnetiche ancora più ampia (vendute separatamente).
La distanza di trasmissione può arrivare fino a 400 metriLa distanza di trasmissione può arrivare fino a 400 metri

Compatibilità con più dispositivi


Il Mic Mini 2 utilizza il ricevitore per DJI Mic Mini e può essere facilmente abbinato a fotocamere, smartphone, computer, tablet e ad altri microfoni del medesimo brand. In aggiunta, con la connessione diretta a DJI OsmoAudio, Osmo Pocket 3, Osmo 360, Osmo Nano, Osmo Action 6 e altri dispositivi possono collegarsi direttamente a un massimo di due trasmettitori per Mic Mini 2 senza un ricevitore aggiuntivo, offrendo audio di qualità professionale a 48 kHz/24 bit.
Nella foto sopra il ricevitore Mic Mini che si aggancia allo smartphone tramite presa usb-cNella foto sopra il ricevitore Mic Mini che si aggancia allo smartphone tramite presa usb-c
La distanza di trasmissione può arrivare fino a 300/400 metri a seconda del ricevitore ed entrambi (trasmettitore e ricevitore) offrono rispettivamente fino a 11,5 e 10,5 ore di autonomia. Una custodia di ricarica completamente carica può estendere l'autonomia della batteria fino a 48 ore. Il ricevitore per Mic Mini e il trasmettitore per Mic Mini 2 possono essere utilizzati per circa 1 ora dopo soli 5 minuti di ricarica e quando il trasmettitore non rileva un segnale dal ricevitore, entra automaticamente in modalità di riposo per risparmiare batteria.

DJI Osmo Pocket 4: nuove funzionalità di imaging
DJI Osmo Pocket 4 alza il livello dell’imaging portatile con nuove tecnologie video e funzionalità avanzate pensate per creator, vlogger e appassionati di contenuti digitali
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzo e disponibilità


DJI Mic Mini 2 può essere acquistato su store.dji.com e presso i rivenditori autorizzati, con spedizione a partire da oggi, nelle seguenti configurazioni:

Mic Mini 2 (2 TX + 1 RX + custodia di ricarica) a 99 euro;

Mic Mini 2 (1 TX + 1 RX mobile + custodia di ricarica) a 59 euro.

Entro la prossima estate DJI ha annunciato l'arrivo di Mic Mini 2S, mini microfono senza fili con registrazione interna e capacità 4TX + 1RX.


DJI Osmo Pocket 4: nuove funzionalità di imaging e video di nuova generazione


DJI ha annunciato Osmo Pocket 4, con capacità di imaging migliorate rispetto alla versione precedente. Ora il dispositivo può registrare video in 4K/240fps e produrre scatti più nitidi in condizioni di scarsa illuminazione, offrendo al contempo una eccellente profondità cinematografica. Inoltre, con le nuove funzioni di tracciamento intelligente di Osmo Pocket 4, i creator possono mantenere i soggetti a fuoco e nell’inquadratura mentre si spostano.
Osmo Pocket 4 montato su un mini treppiedeOsmo Pocket 4 montato su un mini treppiede

Scatti nitidi e dettagli più definiti


Il sensore CMOS da 1 pollice e l’apertura f/2,0 di Osmo Pocket 4 garantiscono ritratti naturali e nitidi anche in condizioni di scarsa illuminazione, assicura DJI. I 14 stop di gamma dinamica e il profilo colore D-Log a 10 bit mettono in risalto toni ricchi e colori realistici, sia al crepuscolo sia in ambienti scarsamente illuminati, con ritratti restituiscono un incarnato dall’aspetto più sano e più curato. Con un pulsante Zoom dedicato, i creator possono passare con un solo tocco dallo zoom senza perdita 1x a quello 2x, ed è possibile registrare filmati Ultra HD in slow motion in 4K/240fps.

ECOVACS DEEBOT X12 ufficiale: robot con FocusJet
ECOVACS DEEBOT X12 è ufficiale: il nuovo robot aspirapolvere introduce la tecnologia FocusJet e punta a migliorare la pulizia smart con funzioni avanzate e maggiore automazione
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Smart Capture


Osmo Pocket 4 offre stabilizzazione su tre assi per vlog e livestream sempre fluidi, anche in movimento. Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese, mentre ActiveTrack 7.0 consente di seguire i soggetti anche con zoom 4x. Le funzioni avanzate come Segui persona, Inquadratura dinamica e il blocco del soggetto rendono le riprese cinematografiche semplici anche con una sola mano. La messa a fuoco automatica intelligente mantiene sempre i soggetti nitidi, con possibilità di cambiare target al volo o dare priorità a un soggetto specifico. Completa il tutto il controllo gestuale, che permette di avviare tracking e registrazione con semplici movimenti della mano.
Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese Le diverse modalità dello stabilizzatore migliorano la qualità delle riprese

Immediata e facile da usare


Osmo Pocket 4 migliora l’esperienza utente con diverse nuove funzionalità intuitive: per iniziare a registrare, i creator possono semplicemente ruotare lo schermo. Sotto lo schermo due pulsanti permettono di passare da cambiare zoom velocemente, mentre l’altro è un pulsante personalizzabile che può essere configurato con le impostazioni preferite del creator. Con 107 GB di archiviazione integrata, i creator possono girare più filmati e trasferire facilmente fino a 800 MB/s di contenuti senza scheda di memoria.

Mobilità digitale in Italia: pagamenti smart e nuovi servizi
L’Italia accelera verso una mobilità sempre più digitale. Dai pagamenti contactless alle app integrate per trasporti e sharing, nuove tecnologie e servizi stanno ridisegnando il modo in cui cittadini e viaggiatori si muovono ogni giorno
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Osmo Pocket 4 amplia le possibilità creative con funzioni avanzate pensate per ogni tipo di contenuto. Il video con otturatore lento permette di ottenere suggestivi effetti motion blur, mentre i toni pellicola offrono stili visivi professionali pronti all’uso. L’abbellimento in-camera migliora l’aspetto dei soggetti in modo naturale, affiancato da una luce di riempimento regolabile ideale per scene in scarsa illuminazione. Completano il tutto un’autonomia estesa e la ricarica rapida, che garantiscono lunghe sessioni di ripresa senza interruzioni.
La messa a fuoco automatica intelligente di Osmo Pocket 4 mantiene sempre i soggetti nitidiLa messa a fuoco automatica intelligente di Osmo Pocket 4 mantiene sempre i soggetti nitidi
Osmo Pocket 4 può catturare voci chiare e registrare i suoni ambientali grazie all'array di microfoni integrato. Supporta anche la connessione diretta ai trasmettitori DJI Mic, consentendo la registrazione audio a quattro canali. I trasmettitori DJI Mic supportati includono Mic 2, Mic 3 e Mic Mini (ciascuno venduto separatamente o incluso in alcuni combo selezionati).

Prezzo e disponibilità


Osmo Pocket 4 è disponibile in diverse configurazioni, accompagnato da obiettivo grandangolare e microfono, a partire da 499 euro.


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Signal apre i test pubblici della verifica automatica delle chiavi


Con la beta 8.11 di Signal per Android arriva in test pubblico la verifica automatica delle chiavi crittografiche basata su key transparency. Ecco come funziona e quali sono i limiti.
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Verificare che una conversazione su Signal sia davvero cifrata end-to-end con la persona giusta finora ha richiesto un confronto manuale: incontrarsi di persona, confrontare i 60 numeri del safety number, oppure scansionare il QR code attraverso un canale alternativo fidato. Una procedura corretta in teoria, ma che non sempre è facile o si ha voglia di eseguire sul serio. Con la beta 8.11 di Signal per Android, in distribuzione in queste ore, lo stesso controllo inizia a essere automatico.

La funzione si chiama automatic key verification e si basa sulla key transparency, un meccanismo crittografico in sviluppo presso Signal da diverso tempo. Per provarla basta aprire il profilo di un contatto, toccare “View Safety Number” e premere il pulsante “Verify automatically”: se la verifica va a buon fine compare un segno verde con la dicitura “Encryption verified”.

Come funziona la key transparency


Il post di Signal che annuncia la feature si limita a dire che la verifica automatica è “un sistema di controlli continui effettuati da più parti, l’utente, l’interlocutore e auditor indipendenti di terze parti”. Non spiega in dettaglio cosa succede dietro le quinte. Per capire il funzionamento del sistema bisogna guardare al codice pubblicato da Signal su GitHub e alla bozza IETF di riferimento, scritta tra gli altri da un ingegnere di Signal.

Per cifrare i messaggi end-to-end, Signal deve associare a ciascun utente una chiave pubblica. Storicamente queste associazioni sono custodite sui server di Signal e fornite ai client quando serve. Il limite di questo approccio è noto: un server compromesso, o sotto pressione legale, potrebbe in teoria fornire una chiave diversa da quella reale e rendere possibile un attacco con un terzo interposto. L’app già oggi notifica all’utente i cambi di safety number, ma per capire se un cambio è legittimo, ad esempio una reinstallazione, oppure è un attacco, bisognava confrontare manualmente il numero con la controparte.

La key transparency interviene su questo punto. Dalla documentazione tecnica risulta che Signal continua a custodire le stesse informazioni di prima, ma in una struttura che non permette modifiche silenziose: ogni cambio di chiave viene aggiunto a un elenco in cui si possono solo accodare nuove voci, mai cancellare o riscrivere quelle vecchie. È come un libro contabile in cui ogni pagina è legata matematicamente a quelle precedenti, quindi strappare una pagina o riscriverla lascerebbe una traccia evidente.

A controllare che Signal non bari servono soggetti esterni, chiamati auditor. Signal ha pubblicato su GitHub il codice di un auditor di riferimento e Trail of Bits, società di sicurezza nota nel settore, ha pubblicato una propria implementazione indipendente. L’idea descritta nelle specifiche è che soggetti terzi possano scaricare in continuazione gli aggiornamenti del registro e accorgersi se i server di Signal provassero ad alterarlo o a mostrarne versioni diverse a utenti diversi.

Dal codice pubblico e dalla bozza IETF risulta che il registro non è una rubrica aperta consultabile da chiunque: la sua struttura è progettata in modo che gli auditor possano verificarne la correttezza matematica senza vedere in chiaro quali numeri sono iscritti e con quali chiavi. Chi conosce già un numero specifico può chiedere al server quale chiave gli è associata, come succede oggi quando si aggiunge un contatto a Signal, ma scaricare l’elenco completo degli iscritti non è possibile.

L’app esegue inoltre verifiche per conto proprio: controlla che la chiave del contatto sia effettivamente presente nel registro e che il registro stesso sia rimasto coerente nel tempo. Tutte queste verifiche insieme, secondo Signal, offrono la stessa garanzia di un confronto manuale del safety number, senza richiedere alcuna azione all’utente.

I limiti, e cosa succede quando non funziona


La verifica automatica non è disponibile in tutti i casi. Funziona soltanto se il client conosce il numero di telefono dell’altra parte, condizione che si verifica se la chat è stata iniziata tramite la funzione “Trova per numero”, se il contatto è in rubrica ed è raggiungibile per numero, oppure se l’interlocutore ha scelto di rendere il proprio numero visibile a tutti (l’impostazione predefinita lo nasconde a chiunque).

Anche quando funziona, può smettere di farlo per ragioni del tutto normali, come il cambio di numero della controparte. In quei casi, ricorda Signal, si torna al vecchio safety number da confrontare attraverso un canale alternativo fidato. La verifica automatica si affianca quindi al safety number manuale, non lo sostituisce del tutto.

Quando arriva in versione stabile


Per il momento la novità è confermata nel canale beta di Android. Sviluppo della key transparency è in corso da diverso tempo anche su iOS e Desktop, e la feature dovrebbe arrivare in test pubblico anche su quelle piattaforme nelle prossime settimane, anche se le release notes ufficiali delle rispettive beta in distribuzione non la menzionano esplicitamente. Signal chiede di segnalare nel forum eventuali casi in cui la verifica non risulta disponibile pur ricorrendo una delle tre condizioni descritte. Le beta servono proprio a questo prima del rilascio generale.

SOURCE:// community.signalusers.org
SOURCE:// community.signalusers.org
SOURCE:// github.com

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23 e 24 maggio, roma: sesta festa dell’arte a monteverde

cliccare per ingrandire
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#festaDellArte #Monteverde #VillaPamphili

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Obsidian rivede il sistema dei plugin: verifica automatica e nuovo catalogo pubblico


Obsidian apre Obsidian Community: nuovo catalogo pubblico e verifica automatica che scansiona ogni versione di plugin e tema in cerca di problemi di sicurezza.
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Negli ultimi anni il catalogo dei plugin di Obsidian è cresciuto più velocemente di quanto un team da sette persone potesse gestire con revisioni manuali. La coda delle nuove submission si era allungata sempre di più, e il fatto che gli assistenti di codifica basati su intelligenza artificiale stiano accelerando la creazione di plugin, come ammette lo stesso team, non aiutava. La risposta è arrivata nelle ultime ore con Obsidian Community, la nuova piattaforma che sostituisce il vecchio sistema basato su pull request al repository GitHub di Obsidian.

Un catalogo ripensato, con scheda di sicurezza per ogni plugin


Il sito community.obsidian.md raccoglie gli oltre 4.000 plugin e temi creati dalla community in cinque anni di API pubblica, ricercabili per categoria, popolarità o data di rilascio. Ogni progetto ha una pagina dedicata con descrizione, screenshot e una scheda di valutazione che indica i segnali di manutenzione, le richieste di rete che il plugin potrebbe fare e altri indicatori di sicurezza. Compaiono anche etichette specifiche per i plugin a pagamento e per le integrazioni ufficiali.

Per gli sviluppatori c’è un pannello dedicato dove gestire le proprie submission, seguire lo stato delle revisioni e personalizzare il profilo pubblico. Tutti i progetti già presenti sono stati migrati automaticamente; per rivendicarli basta connettere l’account GitHub.

Verifiche automatiche su ogni versione


Il cambiamento più sostanziale riguarda il processo di revisione. Prima Obsidian verificava manualmente solo la prima submission di un plugin, mentre gli aggiornamenti successivi non passavano controlli. Adesso ogni nuova versione viene scansionata da un sistema automatico che verifica il rispetto delle policy per gli sviluppatori, le buone pratiche di scrittura del codice e la presenza di vulnerabilità note. Gli sviluppatori possono usare uno strumento ufficiale per fare le stesse verifiche in locale, e una funzione di scansione anticipata sul pannello prima di sottoporre il codice.

Tuttavia le revisioni manuali non scompaiono del tutto. Continueranno per i plugin più scaricati, per quelli messi in evidenza e per i casi segnalati dalla community. L’obiettivo dichiarato è che l’automazione assorba il grosso del lavoro ripetitivo e liberi il team per concentrarsi sui casi che richiedono occhio umano.

Closed source in pausa


Il punto più interessante riguarda i plugin proprietari. Per ora Obsidian non accetta nuove submission closed source: quelli già pubblicati restano disponibili, ma chi vuole entrare nel catalogo deve rendere pubblico il codice. Una scelta coerente con un sistema basato sulla scansione automatica, perché senza accesso al codice sorgente non si possono fare verifiche di qualità o di sicurezza. Il team dice che valuterà come adattare il sistema anche ai progetti chiusi, senza fornire tempistiche.

Va ricordato che Obsidian stesso non è software libero: il codice del client è proprietario. Il catalogo però è sempre stato un ecosistema misto, con plugin open source e plugin chiusi che convivevano.

L’autenticazione resta legata a GitHub. Il team dice di voler aggiungere altre piattaforme in futuro, ma per ora chi pubblica un plugin deve passare da lì. Le organizzazioni possono rivendicare i repository di gruppo se gli sviluppatori hanno una membership pubblica visibile.

SOURCE:// obsidian.md
SOURCE:// news.ycombinator.com

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Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista all’Avv. Paolo Solimeno, Giuristi Democratici


Intervista all'Avv. Paolo Solimeno dei Giuristi Democratici di Firenze, membro dell'Esecutivo dell'associazione, sull'importante scadenza di mercoledì 20 maggio.
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Giuristi Democratici, insieme a molte realtà tra cui il Comitato 15 per il NO, il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia ha promosso per il 20 maggio 2026 l’incontro intitolato “Non perdiamola di vista” presso l’Aula magna della Facoltà teologica valdese in Roma, Via Pietro Cossa, 40.

I temi dell’incontro saranno:

  • valutazioni della campagna referendaria e dell’esito del referendum,
  • volontà di stabilizzare il collegamento tra le varie realtà, rafforzando le possibilità di risposte coordinate e tempestive per la democrazia
  • analisi dei rischi più imminenti per la nostra Costituzione.

Per parlare dell’incontro abbiamo intervistato l’Avv. Paolo Solimeno dei Giuristi Democratici di Firenze, membro dell’Esecutivo dell’associazione. Con lui abbiamo approfondito i temi che saranno al centro dell’incontro che si prefigge di contribuire a continuare un lavoro comune dopo la positiva campagna referendaria.

INTERVISTA ALL’AVVOCATO PAOLO SOLIMENO – GIURISTI DEMOCRATICI

  • L’incontro del 20 maggio 2026 vuole essere una valutazione collettiva di quello che è successo con il referendum. In che senso?

Non per manie di protagonismo, ma la società civile, le associazioni di avvocati, di attivisti per la difesa della Costituzione e tutte le altre associazioni che stanno aderendo vorrebbero far tesoro della partecipazione non sorprendente forse, ma molto positiva e soddisfacente e del risultato del referendum di marzo. Questo perché ritengono che il fatto che si sia capito che erano in gioco i fondamenti dello stato costituzionale di diritto sia stato allo stesso tempo il motivo della partecipazione e l’importanza del risultato.

Questo è stato capito e c’è stata un’affluenza maggiore sia rispetto ai referendum abrogativi – fatto naturale per un referendum costituzionale – sia rispetto alle elezioni politiche e locali. Vorremmo evitare che questo risultato venga dimenticato per tornare al livello basso, “rassegnato” della politica quotidiana.

Quando sono in gioco temi essenziali della democrazia, non solo le politiche da decenni simili tra i vari schieramenti su questioni economiche e sociali, pensiamo che la gente capisca che il proprio ruolo di cittadino deve essere svolto perché altrimenti si rischia di far perdere terreno alla democrazia stessa che nei primi decenni del Secondo dopoguerra era basata sui partiti, oggi in questa lunga fase di crisi è sulle spalle della cittadinanza, delle mobilitazioni su temi fondamentali.

  • Tu hai seguito direttamente tutta la campagna referendaria, che impressione ti sei fatto? Soffermandoci sul risultato referendario, hai avuto l’impressione che al di là dell’aspetto specifico del referendum ci sia stata una voglia di dire un NO complessivo a molte cose?

Il mio impegno sul referendum è iniziato a metà novembre 2025 con una prima iniziativa fatta con Pietro Adami a Grosseto, ancora nemmeno avevo letto il ddl costituzionale, solo qualche articolo di commento e da lì in poi nei mesi successivi sono seguiti decine di incontri e iniziative.

Posso dire che negli ultimi giorni c’è stata la voglia di dire un NO complessivo, di schieramento, però francamente durante i mesi di campagna referendaria ho colto soprattutto la voglia di entrare nel merito delle questioni poste dal referendum. Cittadini estranei al mondo del diritto, dei tribunali, volevano capire nel dettaglio cosa era in gioco con il referendum anche andando oltre la stessa urgenza dei giuristi di spiegare – detto in poche parole – che non si trattava di”separazione delle carriere” ma di democrazia e se mai separazione dei poteri, dei meccanismi stessi della democrazia. La gente aveva voglia di entrare a fondo nel dibattito, entrare nei dettagli della modifica costituzionale. Si può dire perciò che ci sono state tutte e due le spinte. Un’adesione ai temi della campagna No Kings capendo qual’era la portata di questa riforma e poi un rifiuto dell’ accoppiata sovranisti europei e americani che spaventa obiettivamente. C’è stata un’affluenza dovuta ai temi del momento presente e non solo a quelli specificamente referendari però c’è stata – cosa che ha sorpreso tanti di noi – anche la voglia di capire, prendere posizione su un tema molto specifico e anche piuttosto ostico quale quello della modifica del Titolo Quinto della costituzione e del rapporto fra la magistratura e gli altri poteri.

  • Alla luce del fatto che il referendum ha illuminato il piano generale autoritario del governo quali sono i prossimi temi da affrontare e su cui prendere posizione?

Il tema più urgente – per motivi di calendario – è probabilmente quello della legge elettorale che è un modo in sostanza di introdurre un premierato di fatto con una legge ordinaria. La maggioranza governativa non se la sente di mandare avanti il premierato dopo la sconfitta al referendum di marzo e quindi tenta con la legge elettorale che è l’opposto del facilitare la partecipazione e migliorare l’offerta politica: più si semplifica, più si corre al centro per cercare di vincere come schieramento e più si riduce l’attrattiva dell’offerta politica e si allontana l’elettorato.

Ma soprattutto l’effetto del maggioritario e peggio dei sistemi premiali che forzano verso il bipolarismo non solo in Italia è di praticare un taglio della rappresentatività delle istituzioni afavore dell’esecutivo o addirittura del capo dell’esecutivo, che controlla tutto, anche con le liste bloccate. Senza contare che il ventilato premio di maggioranza enorme e non meritato non solo favorisce una minoranza, ma è un vero furto di consensi all’opposizione con centinaia di migliaia di voti che vengono tolti ai soggetti che escono sconfitti dalla gara elettorale. Quella è forse la priorità, quindi.

Poi c’è il tema, detto sinteticamente, dei diritti, delle libertà e quindi della sicurezza che è un focus di questo governo come si è visto dal decreto contro i Rave party ai vari decreti sicurezza. La limitazione delle libertà fondamentali in un mondo così informatizzato, con così tanti strumenti per indagare le opinioni, i comportamenti delle persone è veramente inquietante tanto più visto che andava di pari passo con il controllo dei magistrati. Pensiamo al fermo preventivo in cui il PM deve solo avallare il provvedimento preso dal poliziotto che ferma per meri sospetti il partecipante a una manifestazione. Siamo a livelli da stato di polizia. Penso che questa sia un’altra delle priorità da affrontare. Poi ovviamente ci sono molti altri temi economici e sociali importanti come ad esempio quelli al centro della raccolta firma per una Legge d’Iniziativa Popolare sulla Tassazione dei grandi patrimoni partita da alcuni giorni e che sta avendo buone adesioni.

  • Obiettivo dell’incontro è quello di trovare le forme per continuare un cammino comune tra le tante associazioni, reti, gruppi, persone che sono state attivamente protagoniste della campagna referendaria?

Parlando con Pietro Adami, tra i promotori di questa giornata, mi sembra sia saggio il proposito condiviso di stabilire forme di coordinamento, costruire strumenti di comunicazione comuni come una newsletter, un blog, una calendarizzazione di appuntamenti, evitando però di creare un soggetto unico, monolitico. Abbiamo già visto esperienze di soggetti unici che si propongono come aggregatori di associazioni, di realtà e che poi, via via che il tempo passa, si svuotano e restano semplicemente soggetti che non sono più rappresentativi delle realtà che avrebbero dovuto aggregare.

Quello che ci serve non è il soggetto unico ma una intelligente e creativa dinamica di relazioni in cui le diverse soggettività restino protagoniste, in cui ciascuno possa portare la propria particolarità. Il proposito è quello che non ci siano dei coordinatori, organismi fissi ma una pluralità di soggetti e persone che fanno cose con obiettivi comuni e coordinandosi, dialogando.

  • Per cui non la nascita di un soggetto unico verticale ma invece la capacità di azione comune, di agire come coalizione che si muove rispettando le differenze ma unita nell’affrontare la complessità, come è stato durante il referendum?

Esatto. Tanti soggetti da quelli della magistratura, dell’avvocatura, tutte le associazioni, la società civile. Ciascuno ha dato il proprio contributo. L’incontro del 20 maggio può essere un primo momento di confronto. Ce ne saranno altri. Mi sembra un buon punto di partenza. Le cose da fare e il come farle nasceranno nel confronto, nel dibattito.

Da parte mia ci tengo a sottolineare che vorrei si mantenesse la particolarità del contenuto di questo referendum, non ovviamente della modifica costituzionale proposta ma del senso di allarme in difesa della democrazia che si è contrapposto alla modifica: l’idea di dover difendere i cardini dello stato diritto e perciò la separazione dei poteri e l’autonomia della magistratura.

Sono 40 anni che in Italia ma anche in altre democrazie occidentali si esauturano le assemblee elettive a favore degli esecutivi, non si favoriscono gli strumenti di democrazia diretta, referendum, iniziativa legge popolare e altri strumenti messi in campo per esempio a Porto Alegre e in Francia.

La prevalenza dell’esecutivo va di pari passo con l’indebolimento delle democrazie e la marginalizzazione delle minoranze e dei soggetti deboli.

La difesa della separazione dei poteri non è difesa della magistratura, è difesa della democrazia.

Vorrei che si mantenesse la peculiarità di questa stagione referendaria, di questa primavera in cui si è segnato un buon risultato.

Il tema della separazione dei poteri va di pari passo con la legge elettorale perchè se viene fatta una legge elettorale premiale alla fine il Parlamento non conta nulla, diventa una succursale del governo.

Un assetto veramente democratico con i poteri equilibati penso che sia indispensabile per affrontare il drammatico impoverimento delle classi medie e basse che si prepara con i vari fenomeni a cui stiamo assistendo dalle guerre alla perdita di centinaia e migliaia di posti di lavoro con l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale. Se questi cupi scenari saranno affrontati solo con le elite privilegiate che decidono tutto con queste democrazie svuotate, verranno solo mantenute e allargate drammaticamente le diseguaglianze sociali. E si favoriranno i sovranismi, gli estremismi “egoisti”, cioè di destra, di cosa lamentarsi?

Per avere una spinta redistributiva, di riduzione delle disuguaglianze di potere e risorse, per trovare dei meccanismi di tenuta per le crisi che si preparano c’è bisogno di partecipazione se no il sistema sociale e istituzionale non potrà reggere.

Altri articoli sul tema:

20 maggio a Roma: non perdiamola di vista. La Costituzione.

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista a Daniela Padoan – Presidente dell’Associazione Libertà e Giustizia


20 maggio a Roma: non perdiamola di vista. La Costituzione.


I Giuristi Democratici, insieme al Comitato 15 per il NO, al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia e molte altre realtà, promuovono l’incontro del 20 maggio 2026 dal titolo non casuale: “NON PERDIAMOLA DI VISTA”.

Le ore seguite alla vittoria referendaria del 23 marzo scorso sono state felici, ma hanno mostrato anche il limite dei Partiti italiani. Già dal giorno dopo la vittoria, sembra sia stato dimenticato il vasto movimento della società civile che l’aveva resa possibile. Il dibattito politico ha immediatamente volto lo sguardo alle elezioni politiche ed alle ventilate primarie di coalizione. Legittimo, naturalmente. Ma il messaggio è chiaro. Finita la parentesi referendaria, ci si torna a concentrare sui temi quotidiani.

Il calo del livello del dibattito è sembrato evidente. Fino al 23 marzo si discuteva di valori alti e del modo di dar loro corpo costituzionale. Successivamente, questa ampiezza di vedute è venuta meno.

Dunque, le strade che per un momento avevano fatto incontrare società civile e Partiti sembrano tornare a dividersi. Tuttavia, occorre chiedersi se davvero il dibattito politico italiano possa fare a meno dell’apporto costante della riflessione della società civile, ed in particolare di tutti coloro che si occupano di Costituzione e dei diritti che ne conseguono. Non può essere un caso il periodico tornare ad affacciarsi di proposte di stravolgimento costituzionale.

Inoltre, ci sono ancora questioni aperte sui precedenti stravolgimenti. Ad esempio, continuano a fare danni le riforme del Titolo V, in particolare l’art. 116 che apre all’autonomia differenziata.

In periodo elettorale ai Partiti, non solo della sinistra, andrebbe chiesto un impegno, e comunque trasparenza, sull’intenzione di porre rimedio a questi sconvolgimenti.

Si avverte allora la necessità di un coordinamento tra i molti protagonisti dell’impegno e della riflessione sulla Costituzione; di costruire un’agorà costituzionale, dove tenere viva l’attenzione sulle questioni emergenti, aperta a gruppi, associazioni, studiose e studiosi, esperte ed esperti.

Non vi è cosa più difficile di costruire un terreno comune, uno spazio condiviso, davvero aperto a ogni contributo. Occorre pertanto individuare le idee giuste per sollecitare e valorizzare l’apporto di ciascuna e ciascuno, in modo che il mondo della gestione del quotidiano non possa eludere il continuo confronto con i principi costituzionali.

Di questo si parlerà alla riunione di mercoledì 20 maggio 2026, alle ore 17, a Roma, cui invitiamo tutte e tutti a partecipare.

L’incontro si terrà simbolicamente nello stesso luogo che ha già riunito molte e molti di noi nel giorno dell’attesa dei risultati del referendum: l’Aula magna della Facoltà teologica valdese in Via Pietro Cossa, 40.

Avv. Pietro Adami

Comitati per il NO, associazioni, giuriste e giuristi si incontrano

MERCOLEDÌ 20 MAGGIO ‒ ORE 17

Aula magna Facoltà teologica valdese

Via Pietro Cossa, 40 ‒ ROMA

Prime adesioni: Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Comitato 15 per il NO, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia, Giuristi Democratici

Temi dell’incontro:

– valutazioni della campagna referendaria e dell’esito del referendum;

– stabilizzare il collegamento tra le varie realtà, rafforzando le possibilità di risposte coordinate e tempestive per la democrazia;

– analisi dei rischi più imminenti per la nostra Costituzione.

Altri articoli sul tema:

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista a Daniela Padoan – Presidente dell’Associazione Libertà e Giustizia

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista all’Avv. Paolo Solimeno Giuristi Democratici


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Collegamenti #7


Maggio mi sta mettendo a dura prova, il maledetto, ma ho accumulato un’altra bella manciata di collegamenti e vorrei dargli un’ordinata (per modo di dire, visto che li piazzo disordinatamente in un post generalista), dunque eccomi qua.

Questa volta inizio con il poster di un concerto: è quello dei Dope Purple, band noise e space rock taiwanese (che non conosco), e dei Dead Sea Apes, band drone rock e psichedelica di Albione (che invece conosco e amo), il 12 giugno a Manchester. Il poster è arrivato a me tramite l’account Mastodon di questi ultimi e lo ha disegnato Brett Savage, il loro chitarrista. Io fossi in voi darei un ascolto alla band (posso consigliare Night Lands e Rewilding) e una sfogliata al loro blog, dove trovate altri bei poster e tanta bella musica e tutto il cucuzzaro di informazioni; vi consiglierei di seguirli insomma, se non sono troppo indiscreto. Se poi vi trovate a Manchester il 12 giugno, be’, tanto meglio per voi.
Gran parte della locandina è coperta da un grosso cerchio viola dai bordi frastagliati, che non si vede per intero. L'interno del cerchio è percorso da accenni di pennellate bianche che vanno a formare una spirale che termina (idealmente) al centro in un altro cerchio più piccolo e dai contorni più precisi, colorato di lilla, al cui interno è disegnato (accennato) un occhio dal quale partono dei raggi bianchi. Intorno al semicerchio superiore di questo cerchio più piccolo, partendo da destra, è scritto DOPE PURPLE. Intorno alla fetta di destra del semicerchio inferiore, partendo da sinistra con un carattere più piccolo, è scritto DEAD SEA APES. In fondo a destra sulla locandina c'è un rettangolo orizzontale in cui sono scrittila data, il luogo del concerto e l'indirizzo. Nella parte alta della locandina, l'unica non coperta dal cerchio viola, sulla sinistra, è scritto: The Beauty Witch presents
Una cosa molto bella che ho trovato ultimamente sul web è questo sito, Equal Earth, che fornisce versioni ad alta risoluzione e in diverse lingue di una mappa del mondo «che mostra i paesi e i continenti nelle loro dimensioni reali rispetto gli uni agli altri». È possibile centrare la mappa dove si vuole e scaricarla liberamente in diversi formati, persino in Illustrator. Non è fantastico? Questa cosa l’ho trovata sempre su Mastodon grazie al thread-richiesta partito da @bbacc e risolto da @zeppe.

Salto a cose meno amene – dissenso, repressione e autoritarismo dilagante – segnalando tre articoli paralleli, ma che dico paralleli, direi contigui: Italo Di Sabato che sciorina un po’ di dati sulla repressione delle manifestazioni in Italia, Amnesty International che ci parla della ripresa della mobilitazione sociale in Italia, e il buon Luigi Manconi che sottolinea l’assurdità e l’autoritarismo del reprimere una commemorazione funebre (è il caso degli anarchici che volevano dare l’ultimo saluto ai compagni morti in un’esplosione al parco degli Acquedotti).

E dal paesaggio sociale salto al paesaggio agricolo e naturale.

In questo ultimo mese e mezzo o giù di lì, a parte correggere, revisionare e impaginare come se ci fosse un domani, ho pure trovato il tempo per qualche pedalata lontano dal PC, che mi ha dato l’opportunità di decomprimere e di scattare qualche bella foto; oddio bella, carina dai. Di tutte quelle che ho fatto (non molte in verità), ne ho scelta una che ritrae un campo appena arato che digrada verso il lago (di Bolsena) e un maestoso pino-stella polare cui sono molto affezionato (qui c’è lo stesso pino preso da sotto). Lo scatto è di inizio aprile, vorrei trovare il tempo di tornare sul posto per ritrarre quel campo ormai pieno di piante di patate; mi prometto di farlo, ché sono sempre stato un devoto del famoso comandamento di Saramago (se mi sentisse parlare così…):

Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

– da «Viaggio in Portogallo» (1981), traduzione in italiano di Rita Desti


E il viaggio non è solo quello che ti porta dall’altra parte del mondo.
Una stradina di campagna passa in mezzo a due campi, uno verde a sinistra e uno arato e quindi completamente marrone a destra. La strada e i campi digradano verso il basso. In fondo, più o meno al centro dell'immagine, c'è un grande pino con la chioma che pende a destra. Oltre il grande pino si vedono il lago e le colline. Il cielo è leggermente striato da nuvole.
Per la serie social media, resistenza agli algoritmi e alle Big Tech, segnalo invece un interessante articolo della biblioteca dell’Università di Groninga che, avendo già abbandonato X per passare al fediverso (su un’istanza creata appositamente per la comunità della ricerca e dell’educazione olandese), ha ora aperto un dibattito su cosa fare di Instagram, scrivendo tra le altre cose: «L’alfabetizzazione informativa è al centro della nostra attività come biblioteca. Aiutiamo gli studenti a sviluppare un approccio attivo e critico alla ricerca delle informazioni: effettuare ricerche mirate, valutare l’affidabilità delle fonti ed elaborare le informazioni in modo efficace. L’algoritmo di Instagram fa esattamente il contrario: filtra ciò che gli utenti vedono in base al coinvolgimento, non all’affidabilità». Mi piacerebbe leggere una cosa del genere a queste latitudini, sto chiedendo troppo?

Torno brevemente alla musica, poi passo e chiudo.

Sto continuando a tempo perso l’esplorazione delle produzioni musicali del 2016, ovvero #LaMusicaDel2016 se siete sul fediverso. I dischi belli sono tanti, ma è arrivato il momento di celebrare uno dei lavori migliori, più rappresentativi e più influenti di quell’annata; un album che dieci anni fa, di questi tempi, stavo certamente consumando, essendo uscito a fine aprile. Sto parlando di Nonagon Infinity dei King Gizzard & the Lizard Wizard: il miglior disco di rock psichedelico di questo primo quarto di secolo probabilmente, col suo mix allucinato di garage punk, space rock e sana ripetizione (disciplina) krauta. È qui che prendono l’avvio, seppur in modo ancora embrionale, gli esperimenti con la musica microtonale della band australiana che daranno vita ad altre opere bellissime, su tutte Flying Microtonal Banana.

E vado infine a chiudere con le copertine belle. Sono molto indietro con questa cosa delle copertine, ne ho accatastate tante ma le ho lasciate a far la muffa. Oggi ne riesumo due, ma aspettatene altre a breve. I dischi sono entrambi di quest’anno, appartengono entrambi a band italiane e, che ve lo dico a fare, contengono musica molto bella.

La copertina di Il sangue è pronto è di Emilia Wesolowska, ovvero una Neoprimitiva (ne sentirete la voce, nel disco).

La copertina del nuovo album dei Movie Star Junkies è invece di James Johnston, fondatore dei Gallon Drunk, ex organista e chitarrista nei Bad Seeds di Nick Cave e – dicono, e io non faccio fatica a crederlo – affermato pittore. Il testo è scritto/disegnato a mano da Galileo Galeone.
Il disegno ritrae un uomo-scheletro con la faccia bianca (ma bianca, non rosa, la bocca rossissima appena aperta, il jnaso arandione, gli occhio scuri intorno e vuoti all'interno e i capelli di un arancione fiammante. La testa è contornata da una linea azzurrina. Sulle spalle ha due gufi belli grandi, colorati più o meno coi colori dei gufi, i cui contorni sono segnati dalla stessa linea azzurrina. Sopra la testa dell'uomo è disegnato il nome della band, Movie Star Junkies; sul petto è disegnato il titolo del disco, Walk on Bones.
Fine, per ora.
#albumCovers #autoritarismo #BrettSavage #copertineBelle #DeadSeaApes #DopePurple #EmiliaWesolowska #EqualEarth #fotografie #GaragePunk #IlSangueèPronto #JamesFJohnston #KingGizzardAndTheLizardWizard #LaMusicaDel2016 #mappe #MovieStarJunkies #Neoprimitivi #NonagonInfinity #paesaggi #PsychedelicRock #repressione #socialMedia #WalkOnBones


Posters for our upcoming gigs!
Full details and links at deadseaapes.wordpress.com/gigs…

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Requiem Lucrezia Atto Finale recensione

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Titolo: Requiem – Lucrezia atto finale

Trilogia, libro finale

Autore: Marco Abbagnara

Descrizione

Siamo all’atto finale: Lucrezia, la purificatrice, è diventata la preda. Alle sue spalle si muove un uomo dai lunghi capelli bianchi e dal completo nero, un’ombra che non si limita a seguirla ma la precede. Egli abita il futuro, anticipando ogni suo crimine come se il destino fosse un copione già scritto. Cosa c’è di più atroce di un inseguitore che ti aspetta già al traguardo? Tra sogno e realtà, la mente di Lucrezia si sgretola in un incubo a incastro, una matrioska di puro terrore. Intanto, il mondo intero annega sotto il “Manto”: un complotto globale che sta trasformando la Terra in un labirinto dove la psiche collettiva e la catastrofe imminente diventano la stessa e indistinguibile cosa.

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Requiem. Lucrezia: Atto Finale – La Recensione


Di Marco Abbagnara

Siamo finalmente giunti all’epilogo della trilogia dedicata a Lucrezia, la “contessa predatrice”. In questo capitolo conclusivo, colei che si è sempre eretta a paladina di una giustizia distorta e personale subisce un brutale rovesciamento: la cacciatrice diventa preda.

La Trama: Tra Mistero e Disperazione


Il motore del racconto è ancora una volta Carlos, la cui disperazione cresce di pagina in pagina. La sua ricerca febbrile di prove per incastrare Lucrezia per la scomparsa di Alejandro è accompagnata da un altro interrogativo che lo logora: che fine ha fatto Adama? L’amante, l’unica donna che la contessa sembra aver amato davvero, è svanita nel nulla, lasciando dietro di sé solo ombre.

amazon.it/Requiem-Lucrezia-fin…

Il romanzo si apre con premesse folgoranti, proiettando immediatamente il lettore nel vivo della narrazione. La struttura dell’opera costringe a continui cambi di prospettiva, mettendo alla prova la bussola morale del lettore e oscillando l’empatia tra i vari protagonisti. Mentre la morsa attorno alla contessa si stringe, il mondo esterno appare sempre più soffocato dall’oscura influenza della società “Il Manto”, in un’atmosfera cupa e squisitamente noir.

Analisi del Romanzo


La costruzione narrativa di Marco Abbagnara trova in questo volume la sua piena maturità. Nulla viene lasciato al caso:

  • Sviluppo dei Personaggi: Ogni figura è delineata a 360 gradi, raggiungendo una completezza psicologica che chiude perfettamente il cerchio iniziato nel primo libro.
  • Risposte Definitive: Non restano fili sospesi. Ogni sottotrama e ogni segreto celato nel passato dei protagonisti trova la sua naturale e perfetta realizzazione.


Lo Stile e la Scrittura


Ancora una volta, Marco si distingue per una scrittura immersiva e quasi cinematografica, capace di accogliere e “intrappolare” il lettore nelle pieghe del testo. È evidente il richiamo ai grandi maestri della letteratura internazionale, come Stephen King, da cui Abbagnara mutua la capacità di scandagliare l’animo umano.

La prosa è passionale e viscerale; l’autore guida i suoi personaggi — e noi con loro — attraverso un labirinto di colpi di scena, mantenendo una tensione altissima. Il vero talento di Marco risiede nella gestione della suspense: gli interrogativi restano aperti e vibranti fino all’ultima pagina, rendendo la lettura un’esperienza avvincente e impossibile da interrompere.

In Sintesi


Requiem. Lucrezia. Atto Finale non è solo la chiusura di una saga, ma un viaggio nero nei desideri e nelle colpe umane. Un finale degno di una trilogia che ha saputo rinnovare il genere noir con audacia. La recensione dei primi due libri Lucreizia purificatrice del male e il trionfo della morte a questi due link. magozine.it/lucrezia-purificat… magozine.it/il-trionfo-della-m…

Se volete ulteriori approfondimenti potete trovarmi come @glo.donati


Lucrezia: purificatrice del male o dea della vendetta?

Indice dei contenuti

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L’oscuro fascino del thriller di Marco Abbagnara


A New York, uomini accusati di violenza sulle proprie compagne scompaiono nel nulla. Non faranno mai ritorno.
Chi li ha sequestrati? Che fine hanno fatto?
Il detective Carlos Diabo è chiamato a risolvere il mistero.
Nel frattempo, la contessa Lucrezia Montecadì, potente imprenditrice e mecenate, guida la Radesa, un impero farmaceutico da oltre 200 miliardi di dollari di fatturato. Parallelamente, dirige una ONLUS impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne, con l’obiettivo di renderle indipendenti, valorizzate e autorevoli.
“Purificare i loro cuori
per la gravità delle loro azioni impure,
divorare i loro peccati
affinché la loro anima
ritrovi la pace eterna.”

— Contessa Lucrezia Montecadì

Il libro è acquistabile su amazon al seguente link amazon.it/Lucrezia-Purificatri… o sul sito della casa editrice pathosedizioni.it/catalogo/luc…

Ombre e bellezza.


Il romanzo di Marco Abbagnara ci introduce in un universo denso di ombre, dove la bellezza si scontra con l’orrore. Al centro della narrazione troviamo Lucrezia Montecadì, contessa di origini napoletane che incarna potere ed eccellenza: amante dell’arte, mecenate e imprenditrice di successo alla guida della casa farmaceutica Radesa.

Dietro questa facciata impeccabile si cela però un impegno civile che assume i contorni di una vera e propria crociata personale. Lucrezia ha infatti fondato una ONLUS dedicata alle donne vittime di violenza, con l’obiettivo di renderle economicamente indipendenti e restituire loro la dignità perduta.


Un’anima divisa tra luce e oscurità


Lucrezia non è un personaggio lineare, ma una figura complessa che vive in un perenne chiaroscuro. Se da una parte appare come una salvatrice, dall’altra custodisce un passato che “sa d’inferno”.

Il suo cuore, segnato da profonde ferite, non rinuncia però alla ricerca di un legame autentico, trovando rifugio in Adama, donna intensa e autentica. Tuttavia, l’ombra di Alejandro e il mistero della sua scomparsa continuano a gravare sulla contessa, alimentando la domanda centrale del romanzo:

Chi è davvero Lucrezia Montecadì?
Una spietata vendicatrice che anestetizza il dolore attraverso la violenza, o una reale purificatrice del male?


Analisi psicologica: il trauma come motore del destino


L’aspetto più profondo dell’opera emerge attraverso i flashback che interrompono la narrazione. L’autore scava nel passato della protagonista, rivelando una ferita originaria: il trauma subito per mano del padre durante l’infanzia.

Questo evento rappresenta la genesi della sua trasformazione psicologica. Rabbia e repulsione non nascono da un impulso superficiale, ma da un meccanismo di difesa che ha convertito la vittima in carnefice dei carnefici.

A livello simbolico, Lucrezia incarna una doppia identità:

  • La Donna di Luce: colei che costruisce, sostiene le donne e crede nell’amore.
  • La Dea Vendicatrice: figura moderna e mitologica, pronta a macchiarsi di sangue per ristabilire un equilibrio morale che la giustizia tradizionale non riesce a garantire.

Tra New York e Napoli: un noir senza confini


Ambientato tra l’energia frenetica di New York e le radici viscerali di Napoli, il romanzo si sviluppa come un noir internazionale che esplora il confine sottilissimo tra bene e male.

La scrittura di Abbagnara è immersiva e carica di pathos, capace di trascinare il lettore nei meandri di una mente complessa.

La missione “elevata” di Lucrezia si scontra inevitabilmente con una domanda morale:

È possibile fare del bene utilizzando il male come strumento?

Il paradosso della contessa risiede proprio qui: nel tentativo di purificare il mondo, finisce per sporcarsi le mani dello stesso sangue che vorrebbe lavare via.


La dualità geografica: il sangue di Napoli e il cemento di New York


Il viaggio tra Napoli e New York non è solo fisico, ma rappresenta una proiezione del conflitto interiore della protagonista.

Napoli: il ventre del trauma


Napoli è la città delle radici e del dolore. È il luogo in cui tutto ha avuto origine: una dimensione fatta di visceralità, memoria e ferite mai rimarginate. Qui Lucrezia è la Contessa, legata a una vendetta arcaica, dove “il sangue lava il sangue”.

New York: l’armatura di cristallo


New York rappresenta invece il potere, il controllo e il futuro. Tra grattacieli e laboratori, Lucrezia indossa la maschera dell’imprenditrice impeccabile. Se Napoli è il luogo del sentire, New York è quello dell’azione strategica.

Questo continuo passaggio tra le due città rafforza la sua natura di “anima a metà”: una tensione costante tra redenzione e vendetta.

Come afferma la stessa protagonista, Napoli resta una necessità vitale:
“Ho bisogno di un vulcano sotto i piedi per ricaricare le energie.”


Conclusione


Lucrezia Montecadì è un personaggio che non lascia spazio alla neutralità. Interroga il lettore sulla natura della giustizia, sul peso del trauma e sui confini della moralità.

Condannarla o santificarla è una scelta che spetta esclusivamente a chi si addentrerà tra le pagine di questo intenso thriller psicologico firmato Marco Abbagnara.

Biografia dell’autore


Marco Abbagnara nasce a Catania. Steward di volo, pittore e curatore d’arte.

Nel 2023 pubblica Lucrezia, purificatrice del male (Pathos Edizioni), primo capitolo di una trilogia dedicata alla misteriosa giustiziera. Il secondo volume, Il trionfo della morte, prosegue il percorso narrativo. La trilogia si concluderà nel 2026.

Recensioni libri


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à, a. A, / patrizia vicinelli. 1966


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#PatriziaVicinelli #poesiaVisiva

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Motorola rivoluziona i pieghevoli: Razr 70 Ultra, Razr 70 Plus e Razr 70 puntano tutto su AI e prestazioni


I nuovi flip phone integrano funzionalità AI avanzate, hardware più potente, display evoluti e un design premium pensato per competere nel segmento foldable di fascia alta
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Motorola amplia la famiglia motorola razr, presentando motorola razr 70 ultra, razr 70 plus e razr 70. Pensata per offrire esperienze più intelligenti e personalizzate in una silhouette elegante e portatile, la nuova generazione della famiglia motorola razr 70 combina un design raffinato, prestazioni avanzate e intelligenza artificiale per passare dalla flessibilità quotidiana all'innovazione premium di livello flagship.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Design compatto e personalità


Famosa per l'iconico design flip del razr, la forma compatta si integra senza sforzo nella vita di tutti i giorni. Il display esterno da 4,0" sul motorola razr 70 ultra e sul motorola razr 70 plus consente di controllare rapidamente le notifiche o inviare messaggi in movimento, rimanendo completamente presenti e concentrati sul momento. Il display è dotato di una frequenza di aggiornamento di 165Hz e di una luminosità di picco di 3000 nit. ed è possibile interagire con il display esterno senza doverlo toccare, passandoci semplicemente una mano sopra.
Il display esterno consente di interagire passandoci semplicemente una mano sopra, senza doverlo toccare
Razr 70 ultra è dotato, invece del display Extreme AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip, vanta la validazione Pantone, grazie alla quale i colori e tonalità della pelle possono essere visualizzati proprio come appaiono nella vita reale. Una frequenza di aggiornamento veloce e fluida di 165Hz rende incredibile il gameplay e la visione di qualsiasi azione sullo schermo. Per un intrattenimento ancora più coinvolgente, Snapdragon Sound è progettato per offrire una qualità audio premium per chiamate vocali cristalline e intrattenimento Bluetooth senza lag. Gli altoparlanti sono potenziati dalla tecnologia Dolby, che permette agli utenti di immergersi in una maggiore profondità, chiarezza e dettaglio per un'esperienza audio coinvolgente.
Razr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flipRazr 70 ultra è dotato di un display AMOLED da 6,96", uno dei più grandi su un telefono flip
Motorola razr 70 plus offre lo stesso display esterno da 4,0" ad accesso completo, nonché un ampio display Extreme AMOLED da 6,90" supportato da Dolby Vision. Con motorola razr 70 invece, le dimensioni del display esterno scendono a 3,63 pollici, mentre il display esterno presenta una diagonale di 6,90 pollici.

Stile impeccabile e durabilità


Eleganti e resistenti, i nuovi dispositivi della famiglia razr 70 presentano design ultrasottili, contorni morbidi e finiture premium. In tutta la nuova famiglia razr 70, bordi arrotondati e materiali e finiture unici migliorano la sensazione al tatto di ogni telefono. Il razr 70 ultra è disponibile nel vivace colore PANTONE Orient Blue e PANTONE Cocoa, con impiallacciatura in legno. Il razr 70 plus si presenta, invece, nella tonalità terrosa di PANTONE Mountain View, con una finitura jacquard ispirata alla tessitura. Infine, il razr 70 è disponibile in diverse accattivanti colorazioni Pantone, tra cui Hematite con una finitura ispirata alla tessitura, Violet Ice e Sporting Green. Ogni dispositivo presenta una cerniera rinforzata in titanio e una protezione del display Corning Gorilla Glass.
Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"Motorola razr 70 plus offre un display esterno da 4,0" nonché un ampio display Amoled da 6,90"

Fotocamere per la creatività


La nuova famiglia Motorola Razr 70 punta su un comparto fotografico più evoluto grazie all’integrazione di sensori ad alta risoluzione e funzionalità basate sull’intelligenza artificiale. Il top di gamma Razr 70 Ultra introduce una fotocamera principale da 50MP con nuovo sensore LOFIC capace di offrire una gamma dinamica fino a sei volte superiore, migliorando dettagli, luminosità e resa nelle scene più complesse e in condizioni di scarsa illuminazione. Razr 70 Plus e Razr 70 condividono invece un sistema a doppia fotocamera da 50MP con tecnologia Quad Pixel, OIS e Ultra Wide + Macro Vision, accompagnato da una fotocamera interna da 32MP pensata per selfie e videochiamate di qualità. Su tutta la gamma torna anche la modalità Flex View, che consente di utilizzare lo smartphone come un piccolo treppiede per foto hands-free, contenuti creativi e selfie sfruttando il display esterno.

Batteria e prestazioni potenziate


Il razr 70 ultra è alimentato dalla piattaforma mobile Snapdragon 8 Elite per offrire prestazioni di punta, velocità più elevate ed esperienze AI avanzate on-device. La batteria da 5000mAh offre oltre 36 ore di autonomia con una singola carica (dati Motorola) e quando arriva il momento della ricarica, è possibile scegliere tra la ricarica ultra-veloce TurboPower da 68W, la ricarica wireless da 30W o inversa. Sul motorola razr 70 plus, tutte le funzionalità sono alimentate dalla piattaforma mobile premium Snapdragon® 8s Gen 3, supportato da una batteria da 4500mAh. Infine, sul razr 70, la batteria, l'esperienza AI avanzata e le prestazioni generali sono tutte ottimizzate dall'efficiente processore MediaTek Dimensity 7450X con una batteria da 4800mAh. La famiglia Motorola Razr 70 integra anche nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale grazie all’evoluzione di moto ai, la piattaforma AI proprietaria. L'azienda, inoltre, ha sviluppato un ecosistema AI aperto e flessibile, integrando servizi come Google Gemini e Gemini Live per supportare scrittura, brainstorming e conversazioni naturali, oltre alla partnership con Microsoft Copilot per migliorare produttività, organizzazione e gestione dei contenuti attraverso funzioni vocali e visive avanzate.

Crisi climatica in Italia: 376 eventi estremi e frane +42%
L’Italia affronta una crescente emergenza climatica: in occasione dell’Earth Day, cittadini e comunità si mobilitano con azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Prezzi e disponibilità


Motorola razr 70 ultra sarà disponibile in Italia a un prezzo di partenza di 1499 euro. La versione plus partirà da 1199 euro, mentre razr 70 sarà disponibile da 999 euro.


Vasco Electronics Translator M4: il traduttore intelligente che elimina le barriere linguistiche in viaggio


Viaggiare va ben oltre la scoperta di nuovi luoghi: significa incontrare persone, scoprire nuovi sapori e immergersi in diverse culture. Ma cosa succede quando una barriera linguistica mina la propria sicurezza? Vasco presenta Vasco Translator M4: un traduttore elettronico portatile che rende il mondo accessibile a tutti, indipendentemente dalle competenze linguistiche. Facilità d’uso, interfaccia semplice e grazie all’intelligenza artificiale più avanzata, questo modello consente la traduzione istantanea di voce, testo e immagini.

Crypto nella vita quotidiana: come cambiano le abitudini digitali
Le criptovalute stanno entrando sempre più nella vita quotidiana, cambiando pagamenti digitali, acquisti online e abitudini tecnologiche
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Curiosità senza confini


La vera avventura inizia dove finiscono i percorsi più battuti. Vasco Translator M4 è stato progettato per chi apprezza l’indipendenza e desidera sentirsi sicuro ovunque. Non è l’ennesimo gadget complicato: è un dispositivo progettato per aiutare a comprendere davvero le persone, non solo a trasmettere informazioni.
Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca.Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca

Internet a vita senza abbonamenti e senza costi extra


Ciò che distingue Vasco Translator M4 dalle comuni app è la totale assenza di costi aggiuntivi. Il dispositivo è dotato di connessione Internet integrata per le traduzioni, valida in maniera illimitata per sempre in quasi ogni parte del mondo. Gli utenti possono dimenticare la ricerca di Wi-Fi, l’acquisto di SIM locali o le preoccupazioni legate al roaming. Basta accenderlo e iniziare a parlare. Il traduttore è pronto all’uso appena estratto dalla confezione, senza bisogno di configurazioni complesse né installazioni di ulteriori app.
Le funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clicLe funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clic
Design e qualità sono tra i maggiori punti di forza di questo traduttore. Gli altoparlanti sono abbastanza potenti da garantire traduzioni chiare anche nel bel mezzo di un mercato rumoroso o su una strada affollata. Un indicatore LED luminoso segnala esattamente quando il dispositivo è in ascolto. Inoltre, la personalizzazione dello schermo, inclusa la modalità a schermo intero e l’inversione dei colori, assicura una visibilità perfetta indipendentemente dalle condizioni di luce o meteo.
Un grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touchUn grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touch

Velocità, comodità e conversazioni naturali


Grazie alla modalità automatica intelligente, le conversazioni con gli abitanti di Tokyo o Bangkok diventano completamente naturali. Una volta selezionata la combinazione di lingue, il traduttore riconosce automaticamente quale lingua viene parlata, permettendo uno scambio continuo di parole e idee. Gli utenti possono regolare la velocità di riproduzione, attivare un filtro per il linguaggio inappropriato e consultare la cronologia delle traduzioni.

Dyson Supersonic Travel: phon compatto per viaggi
Dyson presenta Supersonic Travel, il nuovo asciugacapelli compatto pensato per chi viaggia. Più leggero e con voltaggio automatico, offre prestazioni elevate e styling preciso ovunque nel mondo
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’utilizzo di oltre 10 motori di traduzione garantisce la massima precisione (fino al 99% di accuratezza), aiutando a evitare fraintendimenti, situazioni d’imbarazzo e a creare legami autentici. Con il supporto di 86 lingue per la traduzione vocale, Vasco M4 consente di comunicare con oltre il 90% della popolazione mondiale.

Vasco Translator M4 è disponibile nello store ufficiale online: vasco-electronics.it/traduttor…


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Devolvi ai Giuristi Democratici il tuo 5 per mille


Destinare il 5 per mille ai Giuristi Democratici è molto semplice: basta una mossa. Inserisci nell'apposita sezione della dichiarazione dei redditi il codice fiscale dell'Associazione Nazionale Giuristi Democratici APS: 91239960379 5×1000Download
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Destinare il 5 per mille ai Giuristi Democratici è molto semplice: basta una mossa.

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22 maggio, firenze, finissage della mostra “nanni balestrini. la rivolta illustrata”: reading di rosaria lo russo


reading di rosaria lo russo per il finissage di 'nanni balestrini _ la rivolta illustrata'
cliccare per ingrandire

Rosaria Lo Russo leggerà testi di Nanni Balestrini, Ketty La Rocca, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Luciano Ori, Lamberto Pignotti.

Frittelli arte contemporanea, via Val di Marina 15, Firenze
#ArchivioLambertoPignotti #Balestrini #EugenioMiccini #finissage #FrittelliArteContemporanea #KettyLaRocca #LambertoPignotti #lettura #LuciaMarcucci #LucianoOri #NanniBalestrini #RosariaLoRusso

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fonemi / arrigo lora totino. 1965


youtu.be/WiGNJahmxUM?is=YOyvhF…
#ArrigoLoraTotino #disturbo #fonemi #performance #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca

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La Sovranità Digitale Europea è Possibile: Come Fuggire dalle Big Tech con le Alternative Europee Libere


Viviamo in un momento storico cruciale. I dati sono diventati il "nuovo petrolio" dell'economia digitale, e i giganti americani come Google, Apple, Facebook (Meta), Microsoft e Amazon, i cosiddetti GAFAM controllano gran parte della nostra vita online. Dalla ricerca al cloud, dai social media alle email, dalla messaggistica ai dispositivi personali: il nostro presente dipende quasi interamente da piattaforme che estraggono, monetizzano e controllano le nostre informazioni personali.La […]
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Viviamo in un momento storico cruciale. I dati sono diventati il “nuovo petrolio” dell’economia digitale, e i giganti americani come Google, Apple, Facebook (Meta), Microsoft e Amazon, i cosiddetti GAFAM controllano gran parte della nostra vita online. Dalla ricerca al cloud, dai social media alle email, dalla messaggistica ai dispositivi personali: il nostro presente dipende quasi interamente da piattaforme che estraggono, monetizzano e controllano le nostre informazioni personali.
La dipendenza dagli ecosistemi di Google, Apple, Meta, Microsoft e Amazon (GAFAM) espone cittadini e istituzioni a rischi di sorveglianza, dipendenza tecnologica e spostamento di risorse verso economie extra-UE. Fortunatamente esistono soluzioni libere ed europee: motori di ricerca e browser etici, piattaforme cloud open, social federati e software open source che restituiscono controllo, privacy e valore economico al territorio.

Perché la dipendenza da Big Tech è critica


Le piattaforme GAFAM offrono servizi efficienti ma a costo della nostra libertà. La sovranità digitale serve a “diminuire la dipendenza dalle Big Tech” e garantire a Stato, imprese e cittadini un uso consapevole delle tecnologie. Le Big Tech profittano sui nostri dati: ogni ricerca o e-mail gratis alimenta profilazione sugli utilizzatori. Inoltre impongono ecosistemi chiusi (“giardini recintati”) che rende difficile uscirne. La dipendenza comporta anche rischi di sicurezza e legali: i dati gestiti da server extra-UE possono sfuggire ai controlli giuridici nazionali.
Le Big Tech non sono semplici aziende private. Possiedono il potere di censurare, controllare l’accesso alle informazioni, implementare algoritmi che influenzano il comportamento umano, e dispongono di informazioni sensibilissime su miliardi di persone.

Il problema è triplo:

  1. La perdita di sovranità: L’Europa ospita gran parte dei suoi dati presso server americani, soggetti a leggi permissive come il Cloud Act e l’extraterritorialità americana.
  2. La perdita di privacy: Gli utenti non pagano con denaro, ma con i loro dati. Ogni clic, ogni ricerca, ogni posizione viene tracciata, profilata e venduta ai pubblicitari.
  3. La perdita di autonomia: Siamo intrappolati in “giardini recintati” proprietari, incapaci di controllare i nostri stessi strumenti digitali.

Questo non è più un dibattito teorico, è una questione di sovranità europea e di sicurezza informatica.

Alternative “Made in Europe”


Le piattaforme open source e federate europee offrono già valide alternative. Ecco per ciascuna Big Tech almeno 3 soluzioni con guida all’adozione.

Google

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
SearXNGMotore di ricercaItalia (instanza devol.it)Facile (browser)Guida Devol: motori di ricerca
EcosiaMotore di ricercaGermaniaMolto facile (browser)Scegli.app: motori di ricerca (cerca Ecosia)
QwantMotore di ricercaFranciaMolto facile (browser)Come sopra
ProtonMailGmail (email)SvizzeraMedia (import mail)Scegli.app: Email (cerca ProtonMail)
TutanotaGmailGermaniaMediaCome sopra
NextcloudGoogle Drive/WorkspaceAustriaMedia (server)Scegli.app: Cloud (cerca Nextcloud)
MapyGoogle MapsPoloniaFacile (app)Scegli.app: Mappe (cerca Mapy)
CoMapsGoogle Maps (mobile e desktop)InternazionaleFacileCome sopra
PeertubeYoutube (video)FranciaFacileDevol: Social/Fediverso
Esempio di migrazione (Google Search → SearXNG):
1) Apri le impostazioni del browser (Chrome/Edge/Firefox).
2) Nella sezione “Motore di ricerca”, aggiungi l’URL di SearXNG.devol.it.
3) Imposta SearXNG come predefinito.
4) Verifica facendo alcune ricerche: non vedrai più pubblicità mirate.


SearXNG, istanza italiana di meta-motore, “rappresenta la migliore alternativa a Google” in quanto aggrega decine di motori senza tracciarci. Allo stesso modo Ecosia e Qwant (rispettivamente tedesco e francese) sono raccomandati. Per email, ProtonMail (CH) e Tutanota (DE) offrono mailbox criptate e caledari in EU. Per lo spazio online basta un Nextcloud italiano (o europeo) per avere Drive/Calendar autonomo (criptato) Oppure Proton Drive.

Apple

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
e./OS – MurenaiOS (OS smartphone)FranciaAvanzata (flashing)Scegli.app: Sistemi operativi (cerca e.foundation)
LinuxWindows/macOS (OS desktop)ItaliaMedia (installa su PC)FediLUG
VivaldiSafari (browser)NorvegiaFacileRiferimento generale Devol/Scegli
NextcloudiCloud (cloud, mail, contatti)GermaniaMediaScegli.app: Cloud (cerca Nextcloud)
Proton DriveiCloud (cloud, mail, contatti)SvizzeraFacile (account)Le Alternative (recensione Proton Docs)
SatispayApple Pay (pagamenti)ItaliaFacile (app)Satispay Official
Esempio di migrazione (iCloud → Nextcloud):
1) Scegli un provider Nextcloud (ad es. iscrivendoti a fedimedia).
2) Crei un account e installi il client Nextcloud su PC e smartphone.
3) Esporti contatti/calendario da iCloud (file vCard/ICS).
4) Importa i file in Nextcloud e configura la sincronizzazione.
5) Attiva il nuovo account nelle app Mail/Calendario sostituendo iCloud.


Gli utenti Apple possono installare un browser alternativo (Vivaldi) e passare il motore di ricerca a Qwant o Ecosia (privacy-friendly). Esistono smartphone come Murena di e.Foundation che non dipendonodai servizi apple o google. Su desktop,Linux è leggero e pronto all’uso su linux.it è possibile scegliere quale versione usare. Per lo streaming musicale open source si può usare Jamendo , mentre Satispay è un’alternativa al pagamento mobile.

Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp)

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
Mastodon (uno)Facebook (social network)ItaliaMediaDevol: Social/Fediverso
Pixelfed (uno)Instagram (condivisione foto)ItaliaMediaCome sopra
Matrix/ElementWhatsApp/Messenger (chat)UKFacileScegli.app: Messaggi (cerca Element)
PeertubeYouTube (video)FranciaFacileDevol: Social/Fediverso
PoliversoFacebookComunità globaleDifficile– (no guida ufficiale)
Esempio di migrazione (Facebook/X → Mastodon):
1) Visita mastodon.uno e crea un account gratuito.
2) Avvisa periodicamente sul tuo account Facebook o X che da ora sei disponibile su Mastodon
3) Inizia a seguire account italiani di interesse per vedere i post.
4) Condividi i tuoi aggiornamenti più su Mastodon che su Facebook.


Nel Fediverso (rete di social federati) utenti su server differenti si seguono a vicenda. Mastodon (microblog) e Pixelfed (foto) sono i principali progetti. Peertube è l’alternativa decentralizzata a YouTube (video), disponibile in istanze italiane gestite da Devol e altri.. Per la chat in tempo reale, il protocollo Matrix (client Element, server Synapse) è semplice da usare come WhatsApp e garantisce crittografia end-to-end con hosting europeo.

Microsoft

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
Linux Windows (OS desktop)GermaniaMedia (installare)FediLUG
NextcloudOneDrive/SharePoint (cloud)Austria/ITMediaScegli.app: Cloud (cerca Nextcloud)
libreOfficeMicrosoft Office (suite)GermaniaFacileScegli.app: Office (cerca LibreOffice)
Jitsi MeetTeams/Zoom (videoconf.)GermaniaFacilissimoDevol: Social/Fediverso (vedi Video)
BetterbirdOutlook (mail client)Europa (global)FacilissimoScegli.app: Email (cerca Thunderbird)
Esempio di migrazione (Teams → Jitsi Meet):
1) Richiedi a un collaboratore di creare una stanza Jitsi (es. su calls.disroot.org).
2) Invia il link della riunione al team (funziona senza login).
3) Tutti partecipano da browser (o app mobile) senza installare software Microsoft.


Per la de-Microsoftizzazione prevede l’adozione di Linux al posto di Windows (es. scegliete ladistro su linux.it). Per produttività in cloud si usa Nextcloud con OpenOffice/Collabora (documenti, calendario). E-mail e contatti possono migrare a provider come Tuta o ProtonMail. In alternativa i client Betterbird/ClawsMail sostituiscono Outlook senza funzioni bloccanti.

Amazon

AlternativaServizio sostituitoOrigineFacilità migrazioneGuida primaria
OVHcloudAWS (cloud infra)FranciaMedia (configurare)– (vedi Scegli.app: Cloud – provider europei)
Aruba CloudAWSItaliaMediaManuale Aruba/Cloud
TrovaprezziAmazonItaliaMedia vedi Scegli.app:
IdealoAmazonSpagnaMedia vedi Scegli.app:
BookwyrmGoodreadsItaliaMedia vedi Scegli.app:

Amazon (web retail) non è qui il focus: si parla di Amazon Web Services. Invece di affidarsi a mega-cloud USA, si può scegliere fornitori europei come OVHcloud (FR), Aruba Cloud (IT) ma anche Scaleway (FR), Exoscale (CH). Tali provider offrono macchine virtuali, storage S3-compatibile, database gestiti, ecc. Il codice aperto (OpenStack) riduce il lock-in.
per gli acquisti meglio rivelgersi a comparatori di prezzi come Trovaprezzi e Idealo che reindirizzano allo shop online con l’offerta miglione. Infine se si è soliti usare Goodreads per condividere le proprie letture, esiste la controparte libera e federata su bookwyrm.it

Alternative europee all’AI proprietaria


Con l’avanzare dell’AI generativa, crescono esigenze di sovranità: servono soluzioni europee che garantiscano privacy, hosting UE, controllo legale e trasparenza. In questa sezione presentiamo gli LLM emergenti europei (ad es. Mistral AI, Proton Lumo, Infomaniak Euria, Aleph Alpha), con i loro punti di forza e di debolezza. Per ciascuno forniamo caratteristiche principali, modalità di integrazione e passi pratici di adozione. Infine confrontiamo benefici (controllo dati, latenza bassa, costi sostenibili) e limiti (bias, potenza di calcolo, compliance) per aiutare PA e PMI a scegliere consapevolmente.

Perché alternative europee?


Affidarsi ai big AI statunitensi (ChatGPT, Gemini, Claude) espone a rischi giuridici (es. Cloud Act) e di lock-in. Le soluzioni UE proteggono la privacy (dati in infrastrutture locali, conformità GDPR) e offrono trasparenza (modelli aperti). Inoltre permettono di investire sull’economia locale.

Soluzioni AI europee

NomeTipo modelloOrigineLicenzaHosting UEIntegrazione DevOpsLink guida/ufficiale
Mistral AI (Le Chat)LLM dialogicoFranciaApache 2.0 (open)Cloud/Web (EU)API REST, dockerchat.mistral.ai
Lumo (Proton)Assistente AISvizzeraParziale (?)No-logs cloud (EFTA)Client Proton, APIlumo.proton.me
Euria (Infomaniak)Assistente AISvizzera? (proprietario)Cloud SvizzeraAPI webeuria.infomaniak.com
Aleph AlphaLLM enterpriseGermaniaProprietariaOn-premise (StackIT)SDK & Cloud (DE)aleph-alpha.com
  • Mistral AI (Francia, Le Chat): LLM avanzato (675B parametri, Apache 2.0) competitivo con GPT-4. Offre piano gratuito e API.
  • Lumo (Proton, Svizzera): Assistente AI “privacy-first”: conversatione zero-access encryption, no-logs. Modelli sottostanti ottimizzati ma codebase non completamente open.
  • Euria (Infomaniak, Svizzera): Assistente AI “svizzero-sovrano” con dati in hosting locale. Basato su modelli pre-addestrati .
  • Aleph Alpha (Germania): LLM per applicazioni enterprise (PhariaAI), focalizzato su explainability e on-premise certificato. Non punta alla performance generalista di GPT-4.


Rischi, benefici e suggerimenti


Limiti: I modelli EU restano meno “generalisti” (bias e performance inferiori ai leader USA). Richiedono grandi risorse di calcolo (GPU) per addestramento e inferenza. Alcuni sono closed-source o semi-chiusi (Lumo, Euria). Bisogna vigilare su compliance GDPR: anche se host EU, la provenienza dei dati di training (es. Euria usa modelli cinesi secondo alcuni) può imporre ulteriori verifiche. Infine, attenzione alla sicurezza: come tutti gli LLM, possono divulgare info confidenziali se male configurati.

Benefici: Migrando a soluzioni europee si guadagna controllo sui dati (infrastrutture UE, leggi e policies locali), maggiore privacy (dati trattati con normative GDPR) e trasparenza (alcuni modelli open licence, o accordi sulla governance). Si riduce la latenza per utenti europei e si può definire prezzo/previsione dei costi (evitando abbonamenti USA). A lungo termine si crea resilienza nazionale e si supporta l’innovazione locale.

Suggerimenti: Per PA e PMI, la scelta va basata su: licenza (open preferibile per audit e modifica), possibilità di self-hosting (per pieno controllo giuridico), supporto commerciale (per AI mission-critical) e impatto compute (per costi energetici). Ad esempio, piccoli progetti POC possono partire con Mistral 7B open-source (un 80GB di GPU) e passare a Lumo/Euria in produzione se serve privacy garantita, oppure a PhariaAI per settori regolamentati. È utile condurre un proof-of-concept iniziale, poi un pilota limitato (poco dati sensibili), e infine la produzione con governance dedicata (audit log, responsabilità IA).

VantaggiCriticità
Dati gestiti in UE (GDPR compliance)Modelli ancora meno performanti dei top US
Trasparenza e auditabilità (open source)Necessità di GPU potenti e competenze
Indipendenza tecnologica e strategicaPossibili bias linguistici/locali
Riduzione latenza e costi a lungo termineSoluzioni commerciali emergenti e in evoluzione

Fonti: Soluzioni citate da scegli.app (Mistral, Lumo, Euria) .

Il ruolo di Fedimedia APS in Italia


In Italia il Fediverso cresce grazie all’attivismo: Fedimedia APS (federazione di progetti come Devol, Le Alternative, OpenForFuture, ecc.) funge da catalizzatore. Fondata nel 2025 come associazione no-profit, Fedimedia promuove un ecosistema digitale diverso, basato su software libero, decentralizzazione, trasparenza. Gestisce direttamente molte piattaforme: Mastodon.uno, Pixelfed.uno, Fedimercatino.it (e-commerce etico). Insieme a realtà come Devol, Open For Future, Le Alternative, Fedimedia partecipa ad eventi (Linux Day, Merge-IT, Fossdem) e campagne di sensibilizzazione. Il suo obiettivo è promuovere “servizi open source che possano competere con quelli offerti dalle Big Tech”. In pratica, Fedimedia è un punto di riferimento italiano per chi cerca alternative etiche alle Big Tech, coordinando guide e community (leAlternative.net, Scegli.app) per la migrazione.

Benefici e criticità delle soluzioni aperte


Benefici principali: L’adozione di soluzioni libere e locali garantisce privacy, controllo dei dati, sicurezza e sovranità. I servizi open source non ricorrono a tracciamenti segreti e sono più trasparenti, riducendo il rischio di fughe di dati o censure. Permettono inoltre di rispettare le leggi UE (GDPR) e di mantenere i dati sensibili entro i confini europei. Sostenere software e infrastrutture europee sviluppa un’economia digitale locale: le risorse spese restano nel continente, alimentando PMI e startup del settore tech. Inoltre, la ridondanza del Fediverso (molte istanze) aumenta la resilienza del sistema rispetto a un singolo fornitore.

Tabella comparativa dei vantaggi:

AspettoBig Tech (centralizzate)Soluzioni libere/federateVantaggio
PrivacyRaccolta massiva di dati utenteDati crittografati / decentralizzatiUtente ha controllo sui propri dati
SovranitàDipendenza da provider USAInfrastrutture UE, open sourcePA e cittadini decidono autonomamente
SicurezzaCodice proprietario chiusoCodice auditabile, comunità attivaVulnerabilità più facilmente corrette
EconomiaProfitti finiscono all’esteroRisorse restano in EuropaSostegno a imprese locali (es. Aruba, Infomaniak)

Criticità/Limiti: Alcune alternative open sono meno “rifinite” o diffuse delle controparti commerciali. La transizione può richiedere apprendimento tecnico e tempo per riconfigurare sistemi esistenti. Ad esempio, installare una nuova distribuzione Linux o ricopiare dati richiede un minimo di competenza. Inoltre, in certi casi mancano funzionalità (es. biblioteca di app su Linux rispetto a Windows). Anche il Fediverso ha un’adozione di massa ancora limitata. Tuttavia, questi limiti vanno valutati alla luce dei benefici a lungo termine: la libertà dall’algoritmo pubblicitario, la sicurezza dei dati e l’indipendenza tecnologica.

Suggerimenti pratici e politici


  • Per la Pubblica Amministrazione: Inserire l’open source nelle gare d’appalto e nei piani digitali (come già indicato nella “Dichiarazione UE sulla sovranità digitale”). Investire in progetti condivisi (Gaia-X, cloud europeo) e formare il personale su Linux, Nextcloud, infrastrutture federate. Promuovere l’adozione di Nextcloud, con l’open source la PA può governare le proprie infrastrutture senza dipendere da processi opachi o extraeuropei”.
  • Per i cittadini e le imprese: Scaricare le alternative, seguire le guide di Scegli.app e lealternative.net, supportare i progetti locali (es. devol.it). Piccoli passi quotidiani come cambiare motore di ricerca o client email concorrono a costruire “un futuro digitale più equilibrato”. A livello politico, i cittadini possono chiedere norme che favoriscano software libero.
  • Per le politiche pubbliche UE/IT: Promuovere la “sovranità digitale” come bene comune: finanziare eventi formativi, centro competenza nazionale sul software libero incentivare PMI europee nell’offerta di servizi cloud gestiti, allineare la strategia digitale italiana con l’Agenda Europea (es. supporto a Mistral AI) per non inseguire, ma guidare l’autonomia tecnologica.

In sintesi, esiste un’alternativa: un ecosistema di servizi federati e software open source, promosso anche da realtà italiane come Fedimedia, che consente di abbandonare gradualmente i prodotti dei Big Tech a favore di soluzioni più sicure, trasparenti e solidali. Ogni passaggio da un motore di ricerca libero a una casella email europea è un mattoncino che costruisce la sovranità digitale di domani

L’Urgenza della Libertà Digitale


Il ruolo di FediMediaAPS:

FediMediaAPS non è semplicemente una piattaforma, ma un catalizzatore di movimeni. Riunisce diverse realtà italiane impegnate nel software libero e nel Fediverso creando sinergie che moltiplicano l’impatto e dimostrando come iniziative coordinate ma autonome, possono costituire un’alternativa credibile e scalabile ai giganti centralizzati.

Il modello che FediMedia propone è semplice: i cittadini non devono essere costretti a cedere i propri dati personali alle Big Tech per poter comunicare, ma devono poter tutelare la propria privacy con servizi e canali di comunicazione gestiti in Europae e che garantiscano la protezione dei dati.

Le Tre Iniziative Chiave: Un Ecosistema Coeso


La forza della sovranità digitale italiana risiede in tre piattaforme interconnesse che funzionano in sinergia:

1. Devol.it: La Rete Federata Italiana


Devol è un progetto collettivo noprofit con base a Milano, è dal 2019 fra i pionieri del fediverso e la più grande iniziativa di questo tipo in Italia, gestita da volontari e sostenuta dalla comunità, con oltre 100mila iscritti.

Devol incarna una visione : invece di dipendere da pochi colossi digitali, le persone dovrebbero poter usare strumenti aperti, federati e non basati sulla sorveglianza ed estrazione dei dati degli utenti. Offendo 30 servizi gratuiti e decentralizzati (social network, cloud storage, podcast hosting), Devol dimostra che è possibile offrire un’esperienza digitale completa fuori dall’ecosistema dei Big Tech

2. Scegli.app: La Guida Pratica per la Scelta


Scegli.app è il luogo dove la consapevolezza diventa azione. È una piattaforma che traduce il concetto astratto di “sovranità digitale” in una guida concreta per migrare dai Big Tech e l’obiettivo è chiaro: rendere il cambiamento facile e immediato per chiunque, non è necessario essere tecnici per iniziare. Scegli.app fa esattamente quello che promette: ti aiuta a scegliere e a come farlo senza stress.

3. LeAlternative.net: L’Enciclopedia Della Libertà


LeAlternative.net è l’enciclopedia italiana delle alternative libere. Cataloga, descrive e compara le soluzioni open source per ogni tipo di servizio. È il riferimento dove trovare non solo “che cosa” scegliere, ma anche il “perché” dietro ogni alternativa.


Come Iniziare: Roadmap Pratica per la Migrazione


La sovranità digitale mira a garantire allo Stato, all’economia e alle persone un uso consapevole delle tecnologie e a diminuire la dipendenza dalle Big Tech. Ecco come concretizzarla:

Fase 1: Email (Impatto massimo, Difficoltà minima)


  • Crea account Proton Mail o Tuta gratuito
  • Configura inoltro da Gmail a Proton/Tuta
  • Comunica il nuovo indirizzo a contatti importanti
  • Tempo: 30 minuti


Fase 2: Cloud Storage (Impatto alto, Difficoltà bassa)


  • Iscriviti a Nextcloud o Proton Drive
  • Scarica i tuoi file da Google Drive via Google Takeout
  • Sincronizza i file importanti
  • Tempo: 2 ore


Fase 3: Messaggistica (Impatto alto, Difficoltà minima)


  • Installa Element
  • Condividi il nuovo numero con i contatti più stretti e segui le stanze fedimedia
  • WhatsApp rimane come “ponte” verso chi non migra
  • Tempo: 20 minuti


Fase 4: Social Network (Impatto medio, Difficoltà bassa)



Fase 5: Ricerca (Impatto moderato, Difficoltà minima)


  • Cambia motore di ricerca in SearXNG, DuckDuckGo o Ecosia
  • Un click nel browser, fatto
  • Tempo: 2 minuti


Fase 6: Sistema Operativo (Impatto massimo, Difficoltà media-alta)


  • Valuta se passare a Linux su PC o usare e/OS sul nuovo telefono
  • Questa è la scelta più importante ma anche la più impegnativa
  • Se inizi qui, fallo quando hai tempo
  • Tempo: 3-4 ore per Linux, quanto il primo setup di un PC nuovo

Il Movimento Italiano e la Coalizione


Quello che rende questa transizione possibile non è una singola piattaforma, ma un ecosistema coordinato di iniziative italiane che funzionano in sinergia:

  • FediMedia APS: Catalizzatore e coordinatore del movimento, porta il Fediverso in Italia
  • Devol.it: Fornitore concreto di 30 servizi decentralizzati e federati
  • Scegli.app: Guida pratica per la transizione graduale
  • LeAlternative.net: Enciclopedia comparativa delle soluzioni

Perché Questo è Importante per l’Italia (e l’Europa)


L’UE è all’avanguardia nella regolamentazione digitale con GDPR, DMA e DSA. Le nuove regole impongono ad Apple, Google, Meta e altri gatekeeper di aprire i propri ecosistemi e limitare l’utilizzo dei dati. Mentre l’Europa sta crescendo un ecosistema di alternative europee che danno priorità alla privacy, alla conformità e all’autonomia.


Conclusione: Iniziate Oggi


Non siamo qui per fare profitto, ma per costruire un ecosistema digitale diverso. Non siamo qui per fare profitto, ma per costruire un ecosistema digitale diverso dove tecnologia, diritti e ambiente coesistono in armonia. Questa è la dichiarazione di intenti di FediMediaAPS, e dovrebbe essere anche la nostra.

La sovranità digitale non è per il futuro. È oggi. È ora.

Non dovete fare tutto insieme. Cominciate da una cosa:

  • Cambiate email (30 minuti)
  • Cambiate motore di ricerca (2 minuti)
  • Scaricate Element (5 minuti)
  • Entrate su Mastodon (5 minuti)

Poi, quando siete pronti, migliorate ancora. Il percorso è tracciato. Le guide sono online su scegli.app. Le piattaforme su devol.it. Le spiegazioni approfondite su lealternative.net.

E dietro a tutto questo: FediMedia APS è una comunità italiana di persone che hanno deciso di riprendere il controllo della propria vita digitale a cui potete iscrivervi per supportarla.

Non è una promessa di un mondo perfetto. È una promessa di un mondo dove siete voi a decidere perché questo importa: ogni volta che scegliete un’alternativa libera ed europea, votate per il tipo di futuro che volete. Ogni volta che migliorate la privacy di un amico, rafforzate la sovranità di tutti.

Non rimandare. Inizia oggi, la libertà digitale non è un’idea astratta: è una scelta concreta, a un click di distanza.

Unisciti a Fedimedia e aiutaci a diventare sempre più parte attiva del cambiamento.


Perché è tempo di abbandonare le Big Tech


Quante volte abbiamo sentito la frase: “Ma dai, Google è così comodo da usare, perché complicarsi la vita?” oppure “Instagram funziona benissimo, che male c’è?”. È una domanda legittima, che merita una risposta onesta e concreta.

Perché vale la pena abbandonare le piattaforme delle multinazionali tecnologiche per servizi alternativi che, almeno all’inizio, possono sembrare meno immediati o popolati? La verità è che dietro la comodità di questi servizi si nascondono meccanismi che stanno trasformando il nostro rapporto con la tecnologia, con l’informazione e con gli altri in modi che spesso non percepiamo.

Lasciamo le Big Tech per costruire il Fediverso


Le piattaforme digitali che dominano oggi la comunicazione online non sono strumenti neutrali, sono infrastrutture di potere costruite per estrarre dati, modellare il consenso, concentrare ricchezza e condizionare le elezioni.
I feed tossici, la pubblicità basata sulla sorveglianza e i monopoli globali non sono “effetti collaterali”, sono il cuore del modello di business delle Big Tech.

Il problema non è solo la privacy


Iniziamo da quello che sappiamo tutti ma che spesso sottovalutiamo: i nostri dati sono diventati una merce. Ogni like, ogni ricerca, ogni messaggio viene registrato, analizzato e venduto. Ma il problema va oltre la raccolta dati, le piattaforme delle Big Tech sono progettate per tenerci incollati agli schermi il più a lungo possibile, gli algoritmi non ci mostrano quello che vogliamo vedere, ma quello che ci farà restare collegati con contenuti che ci fanno arrabbiare, che ci spaventano e che ci eccitano. Il risultato? Siamo costantemente bombardati da informazioni progettate per manipolare le nostre emozioni.

C’è poi la questione dipendenza tecnologica: quando tutti i nostri contatti, le nostre foto, i nostri ricordi sono rinchiusi in un ecosistema proprietario diventa difficile andarsene. Avere quasi tutti i vicini, colleghi e amici nello stesso social rende quasi impossibile uscirne.

In Europa esiste da anni un tentativo concreto di arginare questo potere attraverso leggi che difendono la privacy, i diritti digitali e la sicurezza delle persone. Ma queste conquiste sono fragili, le pressioni economiche e geopolitiche spingono costantemente verso l’utilizzo delle soluzioni delle Big Tech che dominano il mercato. Il risultato è meno diritti per le persone e più potere per pochi colossi privati. Affidare la comunicazione pubblica, l’informazione e le relazioni sociali a piattaforme monopolistiche significa accettare che un pugno di aziende abbia in mano tutti i nostri dati e decida cosa vediamo e cosa possiamo fare.

Il Fediverso nasce come risposta a tutto questo.
Non è solo un insieme di piattaforme alternative ma un cambio di paradigma: reti federate invece di silos centralizzati, software open source invece di codice proprietario, comunità e regole condivise invece di algoritmi imposti dall’alto. Qui nessun attore unico può dettare legge, controllare le persone o zittire intere comunità. Abbandonare le Big Tech non è un gesto simbolico: è un atto politico. Scegliere alternative libere e federate significa sottrarre potere ai monopoli, sostenere un ecosistema più giusto e costruire uno spazio digitale compatibile con i valori democratici, la sostenibilità e la sovranità.

Questa guida serve quindi a fornire strumenti, conoscenze e percorsi concreti per uscire dai recinti delle Big Tech e iniziare a vivere i social in modo libero e consapevole.

Scopri il fediverso: una nuova era per i social network


Stanco dei soliti social network e della costante ingerenza dei giganti della tecnologia? La regista Elena Rossini ti apre le porte del Fediverso, un universo digitale dove la tua privacy è rispettata e il potere torna finalmente nelle mani degli utenti.


L’influenza algoritmica sui discorsi pubblici


Gli algoritmi che alimentano i feed dei social network non sono semplici funzioni di ordinamento, ma sistemi di apprendimento automatico progettati per massimizzare l’engagement – cioè la quantità di tempo che gli utenti trascorrono sulla piattaforma e il numero di azioni (like, commenti, condivisioni) che compiono. Per raggiungere questo obiettivo, i modelli analizzano una mole immensa di dati comportamentali: cronologia di navigazione, interazioni precedenti, tempo di permanenza su singoli contenuti, tipologia di dispositivi utilizzati e persino dati di localizzazione. Queste variabili vengono combinate in “punteggi” di rilevanza che determinano quale contenuto viene mostrato in cima al feed. Il risultato è una curvatura della realtà in cui le informazioni più sensazionali, emotivamente cariche o polarizzanti hanno una probabilità significativamente più alta di emergere rispetto a contenuti più equilibrati o di approfondimento.

Questa dinamica crea quello che gli studiosi chiamano “filter bubbles” o “bolle informative”: gli utenti sono costantemente esposti a narrazioni che confermano le loro convinzioni preesistenti, mentre le opinioni discordanti vengono filtrate o relegati a posizioni poco visibili. La conseguenza è una progressiva frammentazione del discorso pubblico, dove il dialogo critico è sostituito da un eco‑chamber effect, una camera dell’eco. In questo contesto, le manipolazioni politiche trovano terreno fertile. Attraverso la micro-targhetizzazione, le campagne elettorali e gli attori di interesse possono costruire profili psicografici estremamente dettagliati (spesso basati su dati raccolti da terze parti) e indirizzare messaggi personalizzati a segmenti specifici della popolazione. Questi messaggi, ottimizzati per suscitare emozioni forti (paura, rabbia, speranza), sono veicolati proprio dagli algoritmi che privilegiano contenuti ad alto potenziale di reazione. Il risultato è una capacità di influenzare l’opinione pubblica con una precisione che supera di gran lunga le tradizionali forme di propaganda di massa, rendendo difficile per gli elettori distinguere tra informazione autentica e manipolazione orchestrata.

Il documentario The Great Hack – Privacy Violata sullo scandalo Cambridge Analitica

Parallelamente, la struttura di ricompensa degli algoritmi – notifiche, like, suggerimenti personalizzati – sfrutta i circuiti di dopamina del cervello, trasformando l’uso dei social in una forma di dipendenza comportamentale. Gli utenti, spinti da gratificazioni intermittenti, tendono a controllare compulsivamente le proprie piattaforme, sacrificando tempo, concentrazione e benessere psicologico. Questa combinazione di persuasione algoritmica e dipendenza crea un circolo vizioso: più tempo trascorso online genera più dati, che a loro volta alimentano algoritmi ancora più efficaci nel catturare l’attenzione. Il risultato è una diminuzione della capacità critica, una maggiore vulnerabilità alle narrazioni manipolative e un impatto tangibile sulla democrazia e sulla salute mentale collettiva. Per mitigare questi effetti è necessario un approccio multilaterale che includa trasparenza algoritmica, regolamentazioni sulla micro‑targeting politico e strumenti di alfabetizzazione digitale capaci di restituire agli utenti il controllo sui propri flussi informativi.

Il documentario The Social Dilemma

Dipendenza cognitiva e impatti sulla salute mentale


Il meccanismo di ricompensa alla base degli algoritmi è strettamente legato ai circuiti dopaminergici del cervello umano. Le notifiche, le etichette per indicare “nuovi contenuti”, i conteggi di like e le raccomandazioni di contenuti “simili a quelli che ti piacciono” generano piccole dosi di gratificazione intermittente, un modello psicologico noto per favorire comportamenti compulsivi. Quando un utente riceve una notifica, il cervello anticipa una ricompensa, rilasciando dopamina; se la ricompensa arriva (un nuovo commento, un like, un video interessante), il circuito di rinforzo si consolida, aumentando la probabilità che l’utente ritorni sulla piattaforma. Questo ciclo di anticipazione‑ricompensa‑rinforzo è alla base di quello che molti ricercatori definiscono “dipendenza da social media”.

Le conseguenze di questa dipendenza si manifestano su più livelli. A livello individuale, gli utenti sperimentano una riduzione della capacità di concentrazione, un aumento dell’ansia da “FOMO” (fear of missing out, paura di essere lasciati fuori da qualcosa) e una tendenza a confrontare costantemente la propria vita con le versioni curate dei profili altrui, con effetti negativi sull’autostima e sul benessere emotivo. A livello collettivo, la costante ricerca di novità e stimoli porta a un consumo rapido e superficiale delle informazioni, indebolendo la capacità di analisi critica e di riflessione approfondita. Inoltre, la saturazione di contenuti emotivamente intensi crea una “fatica informativa” che spinge gli utenti a delegare il filtro delle notizie agli stessi algoritmi, rinunciando così al ruolo di giudice autonomo.


Le nostre istanze: l’alternativa concreta


Ecco perché abbiamo costruito una rete di oltre 15 piattaforme federate che oggi serve oltre 15.000 persone attive mensili. Non sono copie delle piattaforme commerciali, sono qualcosa di diverso e migliore.

Mascotte Mastodon, licenza GNU

Mastodon


Invece di un algoritmo che decide cosa vedere, su Mastodon sei tu a controllare la tua timeline. Segui chi ti interessa, leggi quello che ti interessa, senza pubblicità che ti interrompe ogni tre post. La moderazione è fatta da persone reali della comunità, non da IA che applicano regole incomprensibili.

Mastodon.uno
Poliversity.it
Vivere.uno
Senigallia.one

Applicazioni per Mastodon

App ufficiale Android
App ufficiale iOS
Client web Phanpy


Pixelfed logo - CC BY-SA 4.0

Pixelfed


Condividi foto e video in un ambiente pulito, senza algoritmi che decidono chi deve vedere i tuoi contenuti. Niente pubblicità tra le foto dei tuoi amici, niente profilazione per vendere i tuoi dati. Solo condivisione autentica di momenti e creatività.

Pixelfed.uno

Applicazioni per Pixelfed

App ufficiale Android
App ufficiale iOS


Mascotte PeerTube - David Revoy - CC BY-SA 4.0

PeerTube


Una piattaforma video decentralizzata dove i creatori mantengono il controllo sui propri contenuti. Niente demonetizzazioni misteriose, niente rimozioni automatiche, niente algoritmi che premiano solo chi fa più visualizzazioni.

Peertube.uno

Applicazioni per PeerTube

App ufficiale Android
App ufficiale iOS


Voyager for Lemmy

Lemmy


L’alternativa a Reddit dove le comunità decidono le proprie regole senza interferenze. Upvote, downvote e discussioni autentiche, federate con il resto del Fediverso per non restare isolati.

Feddit.it
Diggita.com

Applicazioni per Lemmy

Voyager per Android
Voyager per iOS


Logo Flohmarkt

Fedimercatino


L’alternativa libera e italiana a eBay e Subito basata sui principi di decentralizzazione. Niente profilazione pubblicitaria, niente commissioni, niente algoritmi che spingono a comprare cose di cui non hai bisogno.

Fedimercatino.it



Mobilizon


Mobilizon è una piattaforma open source e federata che consente di creare e gestire una comunità online senza dipendere da grandi aziende centralizzate. È pensata per organizzare eventi, gruppi e condividere contenuti in modo trasparente, sicuro e rispettoso della privacy.

Mobilizon.it


Logo Friendica

Friendica


Un’alternativa a Facebook che permette di gestire contatti, gruppi, eventi e condivisioni in un ambiente completamente decentralizzato.

Poliverso.org



BookWyrm


Condividi le tue letture, scopri nuovi libri e partecipa a discussioni letterarie senza raccomandazioni falsate da accordi commerciali. I consigli vengono dalla comunità reale, non da algoritmi che spingono certi editori.

Bookwyrm.it



Writefreely


WriteFreely è una piattaforma di blogging federata che consente di creare e condividere contenuti testuali in modo decentralizzato, mantenendo il controllo totale sui propri dati.

Noblogo.org



Castopod


Castopod offre un hosting podcast open source e federato, permettendoti di condividere i tuoi audio senza dipendere da servizi centralizzati.

Castopod.it



Funkwhale


Con Funkwhale puoi creare collezioni audio e condividerle su ActivityPub, garantendo privacy e indipendenza da servizi centralizzati.

Funkwhale.it



NodeBB


Un’alternativa libera ai gruppi Facebook organizzata per luoghi reali e comunità locali. Basata su NodeBB, permette di discutere pubblicamente mantenendo lo stile dei “vecchi forum” ma federata con tutto il Fediverso. Un posto dove riunirsi e chiacchierare senza essere il prodotto di qualche multinazionale.

Citiverse.it



Wanderer


Wanderer è una piattaforma federata di tracciamento e condivisione di percorsi outdoor che permette di caricare, esplorare e interagire con sentieri in modo decentralizzato, mantenendo il pieno controllo sui propri dati.

Wanderer.devol.it



Forgejo


Forgejo è una piattaforma federata di hosting e collaborazione su codice sorgente che permette di gestire repository, issue e pull request, offrendo un’alternativa libera a GitHub con il pieno controllo sulla propria infrastruttura e sui propri progetti.

Forgejo.it



Owncast


Owncast è la piattaforma di live streaming per chi vuole davvero essere libero. È un progetto open-source che ti consente di trasmettere video in diretta da un tuo canale seguibile da tutto il Fediverso, senza dipendere da servizi centralizzati come YouTube Live, Twitch o Facebook Live.

Nostream.mastodon.uno


Perché scegliere le alternative


  • La tua timeline appartiene a te, niente algoritmi che decidono cosa vedere. Niente contenuti sponsorizzati che si mescolano ai post degli amici. Niente influencer spinti artificialmente nelle tue notifiche. Vedi quello che hai scelto di vedere.
  • Zero pubblicità, zero tracciamento, le nostre piattaforme non si finanziano vendendo i tuoi dati agli inserzionisti, quindi non hanno bisogno di raccoglierli. Vivono di donazioni e del lavoro volontario della comunità.
  • I tuoi dati restano tuoi, puoi scaricare tutto quello che hai pubblicato. Puoi migrare da un’istanza all’altra senza perdere contatti o contenuti. Se un giorno deciderai di andartene, non perderai anni di ricordi e connessioni.
  • Moderazione umana e trasparente, le regole sono scritte chiaramente e applicate da persone della comunità che puoi contattare direttamente. Niente sospensioni misteriose o shadow ban incomprensibili.
  • Tecnologia sostenibile, i nostri server consumano molto meno energia delle mega-infrastrutture delle Big Tech. Inoltre, progetti come Ufficio Zero danno nuova vita a hardware che altrimenti finirebbe in discarica.


“Ma ci sono meno persone…”


È vero, almeno per ora. Ma ogni grande cambiamento inizia da piccoli gruppi di persone che decidono di fare diversamente. Il Fediverso sta crescendo rapidamente: Mastodon ha superato i 15 milioni di utenti, Pixelfed compete seriamente con Instagram, PeerTube offre alternative concrete a YouTube.

E poi, preferiresti essere in 1000 in una piazza dove puoi parlare liberamente, o in 100.000 in un centro commerciale dove ogni tua parola viene registrata e venduta?

Come iniziare


Il passaggio non deve essere traumatico. Puoi iniziare affiancando le piattaforme alternative a quelle che già usi, per poi migrare gradualmente quando ti senti pronto.

  1. Crea un account su Mastodon per il social networking
  2. Prova Fedimercatino per comprare e vendere senza essere profilato
  3. Esplora Citiverse per contenuti della tua zona
  4. Iscriviti a PeerTube o Pixelfedper condividere video e immagini reali
  5. Scarica Ufficio Zero se vuoi provare un sistema operativo per desktop completamente libero
  6. Unisciti alla nostra community su Matrix o Telegram per ricevere supporto


Il futuro che vogliamo costruire


Non stiamo combattendo contro la tecnologia, stiamo lottando per una tecnologia migliore. Una tecnologia che serve le persone invece di sfruttarle. Che connette le comunità invece di dividerle. Che preserva la privacy invece di violarla.

Ogni persona che passa a servizi liberi e decentralizzati contribuisce a costruire questo futuro. Non abbiamo la pretesa di cambiare il mondo dall’oggi al domani, ma crediamo fermamente che l’alternativa esista e funzioni.


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Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

ancora quattro giorni per partecipare a questo bando del comune di roma: ideazione, curatela, organizzazione, direzione artistica e realizzazione di mostre tematiche


Avviso per l’affidamento triennale dei servizi presso lo spazio culturale “La Vaccheria” nel Municipio Roma IX EUR. La procedura aperta riguarda l’ideazione, curatela, organizzazione, direzione artistica e realizzazione di mostre tematiche (in particolare Pop Art) e attività di accoglienza, con scadenza prevista a maggio 2026 e un valore stimato tra 100mila euro e 200mila euro.

Scadenza: 20 maggio 2026

appalti.comune.roma.it/gare/de…
#art #arte #bando #ComuneDiRoma #LaVaccheria #popArt #Roma

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista a Daniela Padoan – Presidente dell’Associazione Libertà e Giustizia


A difesa dei principi costituzionali, della democrazia, dei diritti
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I Giuristi Democratici, insieme a molte realtà tra cui il Comitato 15 per il NO, il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia hanno promosso per il 20 maggio 2026 l’incontro intitolato “Non perdiamola di vista” presso l’Aula magna della Facoltà teologica valdese in Roma, Via Pietro Cossa, 40.

Al centro dell’incontro le valutazioni della campagna referendaria e dell’esito del referendum, la volontà di stabilizzare il collegamento tra le varie realtà, rafforzando le possibilità di risposte coordinate e tempestive per la democrazia e l’analisi dei rischi più imminenti per la nostra Costituzione.

Vi proponiamo l’intervista con Daniela Padoan, dal 2023 Presidente di Libertà e Giustizia, associazione che figura tra le prime adesioni all’incontro del 20 maggio 2026.

INTERVISTA A DANIELA PADOAN – LIBERTA’ E GIUSTIZIA

  • Ci puoi spiegare come nasce Libertà e Giustizia?

L’associazione nasce nel 2002 con un grande evento al Piccolo Teatro di Milano a cui partecipano personaggi rilevanti della cultura milanese e non solo tra cui Claudio Magris, Umberto Eco, Enzo Biagi, Gae Aulenti, Umberto Veronesi, Maurizio Pollini. Tutte queste figure si sono raccolte per affermare la necessità di un dialogo continuativo della società civile con la politica partitica, nella comune tensione a difendere e attuare la democrazia costituzionale. Un luogo riconoscibile di partecipazione tra lo spazio istituzionale della politica e la propositività della società civile.

  • L’associazione nasce per rendere non solo più protagonista la società civile ma anche per farla pesare complessivamente, senza doversi rinchiudere solo negli apparati partitici?

Esattamente. Un dialogo che rendesse fluido il rapporto tra elettori ed eletti, che rendesse la democrazia rappresentativa una parte vitale della democrazia partecipativa.

  • A più di vent’anni dalla nascita qual è lo spirito che vi caratterizza?

La causa in cui Libertà e Giustizia si è sempre identificata è la difesa della Costituzione. L’anno dopo la nascita dell’associazione, nel 2003, si tenne un grosso evento intitolato “Giù le mani dalla Costituzione”, e nel 2004 partì la campagna “L’Italia è anche mia” in contrapposizione al sistema di potere berlusconiano. Nel 2006 venne la prima battaglia per difendere la Costituzione dal progetto di manomissione avanzato dal Governo Berlusconi, con un referendum in cui Libertà e Giustizia si impegnò con tutte le forze; nel 2016 fu la volta del referendum contro il disegno riformatore del Governo Renzi, e adesso, nel 2026 – con una sorta di ricorsività di dieci anni in dieci anni – è arrivata la riforma della magistratura voluta dal Governo Meloni. Ogni volta, i cittadini hanno mostrato di saper costituire un argine in difesa della democrazia costituzionale.

Cos’è cambiato in tutti questi anni? Sicuramente è cambiato il mondo intorno. È cambiato il modo in cui gli stessi partiti sono percepiti e guidati. È cambiata la centralità del Parlamento, esautorato un pezzo alla volta. I movimenti si sono imposti come un lievito, un fermento della società. Ma non si è trovato il modo per creare quel dialogo necessario a trasformare le richieste, i bisogni, ma anche le progettualità dei cittadini in politiche concrete e in spazi condivisi di democrazia. O anche in una piena attuazione della Costituzione, visto che larga parte dei suoi articoli più importanti resta tuttora disattesa.

Nel 2014 si era creata grande attenzione attorno alla figura di Alexis Tsiparas, il leader di SYRIZA simbolo del rifiuto delle politiche di austerità imposte durante la crisi del debito greco. Nacque una lista ispirata alla sua lotta per la giustizia sociale e questo comportò suoi frequenti viaggi in Italia. Ricordo che rimase stupefatto e incantato dalla ricchezza della partecipazione civica, associazionismo, collettivi, centri sociali, volontariato. Tanto da affermare: “Questa realtà italiana vi pare scontata, ma è molto particolare e dovreste capirne fino in fondo le potenzialità e la forza”. Credo che questo sia vero anche adesso.

  • Facciamo un salto temporale ad oggi, al risultato del referendum del 2026 che si può dire sia stata una dimostrazione di tutto quello che descrivevi e cioè le potenzialità della società, generazioni diverse che si mettono in gioco, etc. Tutto questo si è trasformato nel segno NO fatto su un pezzo di carta dentro le urne. Voi avete partecipato attivamente alla campagna referendaria?

Abbiamo fatto parte del direttivo del Comitato della Società civile per il NO, ma abbiamo partecipato soprattutto come circoli – Libertà e Giustizia è strutturata in circoli territoriali presenti in varie città d’Italia – lavorando, come da tempo accade, fianco a fianco con associazioni “sorelle”, come ANPI, ARCI, il Coordinamento per la democrazia costituzionale, Salviamo la Costituzione, Giuristi Democratici… C’è un reticolo che in molte città, quasi sempre in dialogo con la CGIL, costituisce una sorta di spazio comune d’azione, di formazione e di elaborazione di pensiero politico.

Il mondo dell’associazionismo ha diverse sfaccettature e peculiarità che non sono escludenti l’una dell’altra, ma anzi lavorano insieme, tanto che a volte le persone scelgono di assumere contemporaneamente diverse appartenenze, tessere, adesioni informali. Questa mi pare già di per sé una bella indicazione.

Cosa è successo questa volta? Anche se questo mondo associativo spesso parla a persone di una certa età – per quanto ci riguarda, Libertà e giustizia è legata fin dalla sua nascita all’interlocuzione con un ambito culturale universitario, specialistico – quello che poi accade in campagne come questa è che si propaga una radice comune, una necessità di fondo che risiede nella comprensione della posta in gioco. Nonostante gli esponenti dell’esecutivo abbiano cercato più volte di attenuare l’impatto della riforma Nordio Meloni, assicurando che non si trattava di un’operazione contro l’indipendenza della magistratura né di una prova di forza del governo, ma solo della separazione delle carriere, sono stati smentiti anzitutto dai quindici che hanno presentato il quesito. La definizione stessa della riforma è stata esplicitata e non poteva più essere contrabbandata come qualcosa che non andava a toccare la Costituzione. Di fronte a una campagna mediatica di attacco ai giudici – in certi momenti veramente scomposta – che il governo ha potuto condurre avendo dalla sua praticamente tutte le televisioni, le persone si sono rese conto che il referendum si era trasformato nella necessità di segnare una linea davanti alla quale la maggioranza doveva fermarsi, una linea del Piave, una coscienza democratica dei diritti che non può essere impunemente infranta.

  • Come si può mantenere viva la ricchezza sociale che si è espressa con il segno NO nella scheda elettorale? Un incontro come quello del 20 maggio 2026 in cui voi e altre associazioni come Giuristi Democratici vi ritroverete vuole essere un tassello per iniziare a trovare una risposta comune. Avete iniziato a riflettere su come si potrebbe tenere aperta questa possibilità?

Stiamo riflettendo su questo, certamente, ma credo che quello che avviene nel Paese ci indichi già una strada, perché la corsa verso una legge elettorale che riverbera la legge Acerbo rende necessario che il NO espresso nelle urne continui a risuonare con determinazione nelle piazze.

Dovremmo, con la stessa capacità di lavorare insieme, riprendere un lavoro di sensibilizzazione città per città. Gli argomenti sembrano ostici, lontani – anche con il referendum sulla giustizia è stato così – ma poi, continuando a cercare luoghi di incontro, spazi fisici e virtuali nei quali veicolare un messaggio molto preciso – e cioè che non dobbiamo permettere che venga toccata la nostra democrazia costituzionale – le persone si mobilitano, e si mobilitano anche i giovani.

Oggi è necessario guardare in modo sistemico all’impianto complessivo che questo governo ha mostrato di avere in mente sia sulle riforme – l’autonomia differenziata che continua sotto traccia e il premierato, che sia palese o contrabbandato attraverso una legge elettorale improntata alla stessa retorica del leader – sia sull’ordine pubblico, con i decreti sicurezza, la compressione della libertà di opinione e manifestazione, la stretta ulteriore sulla migrazione, il progressivo desiderio di criminalizzazione dell’attivismo e del pacifismo.

C’è un impianto complessivo disegnato da questo governo che dobbiamo cercare di avere molto ben chiaro in mente, combattattendo non solo sui singoli obiettivi, ma vedendo in modo sistemico quello che sta succedendo e cercando un costante dialogo con i vari ambiti sociali che vanno dalle università ai centri sociali.

Altri articoli sul tema:

20 maggio a Roma: non perdiamola di vista. La Costituzione.

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista all’Avv. Paolo Solimeno Giuristi Democratici


20 maggio a Roma: non perdiamola di vista. La Costituzione.


I Giuristi Democratici, insieme al Comitato 15 per il NO, al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia e molte altre realtà, promuovono l’incontro del 20 maggio 2026 dal titolo non casuale: “NON PERDIAMOLA DI VISTA”.

Le ore seguite alla vittoria referendaria del 23 marzo scorso sono state felici, ma hanno mostrato anche il limite dei Partiti italiani. Già dal giorno dopo la vittoria, sembra sia stato dimenticato il vasto movimento della società civile che l’aveva resa possibile. Il dibattito politico ha immediatamente volto lo sguardo alle elezioni politiche ed alle ventilate primarie di coalizione. Legittimo, naturalmente. Ma il messaggio è chiaro. Finita la parentesi referendaria, ci si torna a concentrare sui temi quotidiani.

Il calo del livello del dibattito è sembrato evidente. Fino al 23 marzo si discuteva di valori alti e del modo di dar loro corpo costituzionale. Successivamente, questa ampiezza di vedute è venuta meno.

Dunque, le strade che per un momento avevano fatto incontrare società civile e Partiti sembrano tornare a dividersi. Tuttavia, occorre chiedersi se davvero il dibattito politico italiano possa fare a meno dell’apporto costante della riflessione della società civile, ed in particolare di tutti coloro che si occupano di Costituzione e dei diritti che ne conseguono. Non può essere un caso il periodico tornare ad affacciarsi di proposte di stravolgimento costituzionale.

Inoltre, ci sono ancora questioni aperte sui precedenti stravolgimenti. Ad esempio, continuano a fare danni le riforme del Titolo V, in particolare l’art. 116 che apre all’autonomia differenziata.

In periodo elettorale ai Partiti, non solo della sinistra, andrebbe chiesto un impegno, e comunque trasparenza, sull’intenzione di porre rimedio a questi sconvolgimenti.

Si avverte allora la necessità di un coordinamento tra i molti protagonisti dell’impegno e della riflessione sulla Costituzione; di costruire un’agorà costituzionale, dove tenere viva l’attenzione sulle questioni emergenti, aperta a gruppi, associazioni, studiose e studiosi, esperte ed esperti.

Non vi è cosa più difficile di costruire un terreno comune, uno spazio condiviso, davvero aperto a ogni contributo. Occorre pertanto individuare le idee giuste per sollecitare e valorizzare l’apporto di ciascuna e ciascuno, in modo che il mondo della gestione del quotidiano non possa eludere il continuo confronto con i principi costituzionali.

Di questo si parlerà alla riunione di mercoledì 20 maggio 2026, alle ore 17, a Roma, cui invitiamo tutte e tutti a partecipare.

L’incontro si terrà simbolicamente nello stesso luogo che ha già riunito molte e molti di noi nel giorno dell’attesa dei risultati del referendum: l’Aula magna della Facoltà teologica valdese in Via Pietro Cossa, 40.

Avv. Pietro Adami

Comitati per il NO, associazioni, giuriste e giuristi si incontrano

MERCOLEDÌ 20 MAGGIO ‒ ORE 17

Aula magna Facoltà teologica valdese

Via Pietro Cossa, 40 ‒ ROMA

Prime adesioni: Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Comitato 15 per il NO, Salviamo la Costituzione, Libertà e Giustizia, Giuristi Democratici

Temi dell’incontro:

– valutazioni della campagna referendaria e dell’esito del referendum;

– stabilizzare il collegamento tra le varie realtà, rafforzando le possibilità di risposte coordinate e tempestive per la democrazia;

– analisi dei rischi più imminenti per la nostra Costituzione.

Altri articoli sul tema:

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista a Daniela Padoan – Presidente dell’Associazione Libertà e Giustizia

Verso l’incontro del 20 maggio 2026. Intervista all’Avv. Paolo Solimeno Giuristi Democratici


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Swatch, Audemars Piguet e l’economia della fila


Il nuovo Swatch nato dalla collaborazione con Audemars Piguet non è solo un orologio. È un piccolo caso di economia applicata. L’orologio si chiama Royal Pop ed è una combinazione tra la Royal Oak di Audemars Piguet, che è uno degli orologi di lusso più riconoscibili al mondo (famoso per la cassa ottagonale e per il bracciale integrato) e la cara vecchia linea Pop di Swatch. Il nuovo orologio costa circa 350 franchi, viene venduto solo in negozi selezionati e con una regola precisa: un pezzo per persona, per giorno e per negozio. Quella che sembra una normale operazione commerciale, in realtà è molto di più.

Le file viste davanti ai negozi lo spiegano bene. A Lugano, c’erano persone in attesa già da molte ore, alcune persino organizzate con sacchi a pelo. Scene simili sono state raccontate anche in altre città, dagli Stati Uniti all’Asia. E qui nasce la domanda economica: perché qualcuno dovrebbe passare ore, o addirittura giorni, in coda per comprare un orologio da poche centinaia di franchi? Queste persone non comprano solo un orologio, comprano l’accesso a un simbolo.

Audemars Piguet appartiene al mondo del lusso vero, quello dove non basta avere i soldi: spesso bisogna anche avere relazioni, pazienza, storia da cliente. Swatch prende un frammento di quel capitale simbolico e lo rende accessibile. Non democratizza davvero la Royal Oak, perché una Royal Oak resta una Royal Oak. Però permette a molte più persone di acquistare un oggetto che richiama quel mondo rendendolo pop.

È la stessa logica che aveva funzionato con il MoonSwatch, la collaborazione tra Swatch e Omega che ha trasformato in versione accessibile il celebre Speedmaster, l’orologio legato alle missioni lunari della NASA. Il consumatore non compra soltanto il materiale, il colore o il design: compra una storia. E in economia le storie contano perché influenzano la disponibilità a pagare dei consumatori. Il limite di acquisto e la vendita solo in determinati negozi fanno il resto della strategia. Se il prodotto fosse disponibile online in grandi quantità, perderebbe molta della sua forza: la scarsità crea tensione, che a sua volta genera code davanti ai negozi e questo fa notizia che crea desiderio e che alimenta anche il mercato secondario, dove qualcuno spera di rivendere l’orologio a un prezzo più alto.

Qui si vede una delle leggi più antiche dell’economia: quando la domanda supera l’offerta, il valore sale. Se, come è questo il caso, il prezzo ufficiale resta fisso, quel valore si sposta altrove: nel tempo passato in fila, nella capacità di arrivare prima, nell’informazione giusta, oppure nel prezzo maggiorato della rivendita.

Per Swatch il vantaggio è evidente. Porta persone nei negozi, produce immagini, discussioni, articoli, post sui social. È pubblicità generata dai consumatori stessi. Una volta le aziende compravano spazi pubblicitari. Oggi, quando l’operazione riesce, sono i clienti a diventare parte della campagna. Gratis, o quasi. Anzi: pagando.
Dal punto di vista economico il caso è interessante perché mostra come funziona il consumo contemporaneo: non compriamo solo oggetti, ma compriamo appartenenza, racconto, rarità.
Ascolta
Foto della vetrina a Lugano

#audemars #consumatori #lugano #marketing #swatch

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domani, 17 maggio, a milano: “laika, forse”, di massimo filippi


Laika, forse
Docu-romanzo che ricostruisce il breve passaggio su questo pianeta della cagnetta Laika. Il libro si snoda in quattro movimenti: la vita di una piccola randagia tra le strade di Mosca; le sofferenze estreme patite da Laika durante le sedute sperimentali per la preparazione al lancio; le poche, terribili ore seguite all’entrata in orbita dello Sputnik 2; il suo ritorno nella testa di chi non intende accettare lo smembramento istituzionalizzato dei corpi umani e animali. Un romanzo a più voci in cui le sofferenze e la messa a morte di Laika diventano il destino di sterminate moltitudini sacrificate sull’altare del progresso e del profitto.

Domenica 17 maggio, ore 17, Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Viale Monza 255, Milano.
#cagnettaLaika #circoloAnarchicoPonteDellaGhisolfa #docuRomanzo #Laika #MassimoFilippi #presentazione #romanzo #Sputnik2 #URSS

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Telegram introduce i bot AI “ospiti”: funzionano ovunque, senza aggiungerli alla chat


Telegram aggiorna in profondità il sistema dei bot: ora si possono citare in qualsiasi chat senza aggiungerli, i bot possono rispondersi tra loro e chiunque può collegarne uno al proprio profilo per automatizzare le risposte.
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Fino a poco fa, per coinvolgere un bot AI in una conversazione su Telegram bisognava prima aggiungerlo alla chat. Con l’aggiornamento di maggio, questo vincolo sparisce.

I nuovi bot ospiti si possono menzionare in qualsiasi conversazione privata o di gruppo semplicemente citandone il @nomeutente, senza aggiungerli come membri. Il bot legge solo il messaggio in cui viene citato e le eventuali risposte a quello specifico messaggio, senza accesso al resto della cronologia né alla lista dei partecipanti.

Bot che si parlano tra di loro


La novità più rilevante per chi costruisce automazioni è un’altra: i bot possono ora rispondere ad altri bot, non solo agli utenti. Telegram parla esplicitamente di “agenti autonomi”, con la prospettiva di flussi di lavoro gestiti interamente da bot che si passano istruzioni a vicenda senza intervento umano.

A questo si aggiunge la possibilità di collegare un bot al proprio profilo personale, da Impostazioni > Automazione chat, configurandolo perché risponda ai messaggi in arrivo al posto tuo. Si può scegliere per quali chat attivarlo: solo le nuove conversazioni, escludendo i contatti già conosciuti, e così via. I bot ottengono anche la capacità di inviare le risposte man mano che vengono generate, invece di aspettare che il testo sia completo.

Il resto dell’aggiornamento


Per chi usa l’editor AI integrato, arrivano gli stili personalizzati: si costruisce un prompt con le proprie istruzioni e lo si condivide tramite link, utile per team che vogliono standardizzare un tono o per community che vogliono creare qualcosa di più giocoso.

La ricerca di emoji e sticker si estende a oltre 100 milioni di contenuti creati dagli utenti, con supporto per parole chiave in 36 lingue. Il sistema si appoggia a modelli AI che girano sulla Cocoon Network.

Gli amministratori di canali trovano due aggiunte ai sondaggi: statistiche con grafico interattivo sull’andamento dei voti nel tempo (disponibili dopo 100 voti) e la possibilità di limitare la partecipazione ai soli iscritti o per paese. I messaggi programmati si possono ora inviare in modalità silenziosa, e i moderatori dei gruppi possono rimuovere singole reazioni degli utenti.

SOURCE:// telegram.org

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HONOR D1: il robot umanoide che batte il record umano alla mezza maratona 2026 e rivoluziona l’intelligenza fisica


HONOR D1 entra nella storia battendo il record umano alla mezza maratona 2026. Un traguardo che accelera l’evoluzione dell’intelligenza fisica e dei robot umanoidi basati su AI avanzata
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In vista dell'imminente lancio della nuova serie HONOR 600 in Europa Occidentale, il brand tecnologico ha dato prova delle sue capacità nel campo dell’Embodied AI in una storica dimostrazione di eccellenza tecnologica e precisione atletica. Il robot umanoide HONOR “D1”, sviluppato internamente dall’azienda, ha conquistato la medaglia d’oro alla Beijing Yizhuang Half-Marathon & Humanoid Robot Half-Marathon 2026, tagliando il traguardo con un tempo netto di 50 minuti e 26 secondi, infrangendo il record mondiale umano della mezza maratona, pari a 57:20.

MOVA P70 Pro Ultra: robot aspirapolvere premium ora più accessibile
MOVA amplia la sua gamma di robot aspirapolvere con il nuovo P70 Pro Ultra, un modello che combina aspirazione potente, lavaggio intelligente e funzioni avanzate pensate per offrire un’esperienza premium a un prezzo più accessibile
TechpertuttiGuglielmo Sbano

“Alpha Plan”: dall’intelligenza digitale all’intelligenza fisica


Il dominio di HONOR D1 è il risultato diretto dell’“Alpha Plan” di HONOR, una roadmap strategica pensata per trasformare l’azienda da produttore leader di smartphone a ecosistema completo di terminali AI per ogni scenario d’uso. Questa vittoria rappresenta una prova concreta e tangibile, dimostrando come un decennio di innovazione mobile possa essere racchiuso in una struttura umanoide alta 169 cm e dotata di gambe da 95 cm.

Sfruttando processi di produzione di precisione di livello elettronico, HONOR ha equipaggiato HONOR D1 con 159 componenti strutturali metallici specializzati e moduli articolari integrati capaci di raggiungere una coppia massima di 600 Nm. Questo hardware ha permesso al robot di mantenere un equilibrio dinamico eccezionale e di recuperare autonomamente dopo collisioni avvenute lungo il percorso, senza alcun intervento umano.
L’ingresso di HONOR nella robotica rappresenta l’evoluzione naturale delle competenze maturate nel mondo mobileL’ingresso di HONOR nella robotica rappresenta l’evoluzione naturale delle competenze maturate nel mondo mobile

Il DNA degli smartphone


L’ingresso di HONOR nella robotica non parte da zero, ma rappresenta l’evoluzione naturale delle competenze maturate nel mondo mobile. HONOR D1 integra le tecnologie chiave del brand, a partire dall’On-Device AI per la comprensione spaziale in tempo reale, fino a un sistema proprietario di raffreddamento a liquido da 4 L/min, derivato dall’ingegneria termica degli smartphone, che consente di mantenere i motori a temperatura controllata durante l’impegnativa gara di 21,0975 km. Anche la gestione energetica riprende l’approccio efficiente tipico del mobile, con un’autonomia superiore a 10 km per batteria e un sistema di sostituzione rapida che supera uno dei principali limiti storicamente associati ai robot umanoidi: la scarsa durata operativa.

La tecnologia al servizio del valore umano


Oltre all’hardware, HONOR sta ridefinendo il rapporto tra esseri umani e macchine attraverso il proprio focus sull’AHI, Augmented Human Intelligence. La filosofia del brand — che non si chiede cosa possa fare l’AI, ma cosa debba fare — mira a creare robot dotati sia di un elevato quoziente intellettivo sia di un’intelligenza emotiva empatica. Attraverso la “Three-Brain Synergy”, che integra intelligenza personale, universale ed edge, HONOR sta costruendo un ecosistema in cui i servizi AI si estendono dallo schermo dello smartphone al mondo fisico, offrendo compagnia domestica e supporto industriale.

MyHeritage Scribe AI: l’IA che riporta in vita i documenti storici
MyHeritage lancia Scribe AI, una nuova tecnologia basata su intelligenza artificiale potrebbe avere un impatto significativo nella digitalizzazione e valorizzazione degli archivi italiani
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Guardando al futuro: il nuovo ecosistema AI


Mentre HONOR si prepara a lanciare in Europa Occidentale i suoi ultimi prodotti della Number Series, la serie HONOR 600, il successo di HONOR D1 mette in evidenza il vantaggio competitivo del brand: uno stack tecnologico unificato, in cui dispositivi mobili, wearable e robotici condividono un’unica anima AI. Completando oltre 150 sessioni di test su strada e 2.000 km di percorrenza reale in soli sette mesi, HONOR ha dimostrato che l’ecosistema dell’elettronica di consumo rappresenta la base ideale per l’industria robotica. Questo traguardo non solo conferma il percorso di HONOR verso l’“Action Intelligence”, ma accelera anche la diffusione globale di robot pratici e orientati ai servizi, pronti a lavorare al fianco dell’umanità.


MOVA P70 Pro Ultra arriva in Italia: il robot aspirapolvere premium ora costa meno


MOVA ha annunciato la disponibilità di P70 Pro Ultra, il nuovo robot di ultima generazione della serie P. Progettato per portare tecnologie avanzate in una fascia di prezzo più accessibile, questo modello offre una combinazione ben bilanciata di prestazioni potenti, funzionamento a bassa manutenzione e navigazione intelligente. Con una potenza di aspirazione fino a 30.000 Pa, un doppio panno rotante ad alta velocità e alta pressione, e un sistema di autopulizia con acqua calda a 100°C, P70 Pro Ultra permette di rimuovere efficacemente polvere, detriti e macchie ostinate, garantendo risultati costanti sia nelle pulizie quotidiane che in quelle più impegnative. Il prezzo è di 699 euro.

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Aspirazione potente e pulizia più profonda


Rispetto al suo predecessore, P70 Pro Ultra vanta notevoli miglioramenti in termini di prestazioni di pulizia, efficienza di manutenzione e adattabilità ai tappeti. Dotato di una potenza di aspirazione fino a 30.000 Pa, questo robot promette di affrontare sia la polvere di tutti i giorni sia i compiti più complessi, come residui di cibo in cucina, peli di animali domestici e sporco incastrato nelle fessure del pavimento. Grazie al suo funzionamento silenzioso, aggiunge MOVA, il robot è particolarmente indicato per abitazioni di grandi dimensioni e sessioni di pulizia prolungate.
Il modello integra una rotazione ad alta velocità di 260 giri/min e una potente pressione verso il basso di 12 NIl modello integra una rotazione ad alta velocità di 260 giri/min e una potente pressione verso il basso di 12 N
Anziché limitarsi a una pulizia superficiale, il sistema è concepito per sciogliere e rimuovere lo sporco ostinato con maggiore efficacia, risultando particolarmente utile contro macchie incrostate, residui appiccicosi e lo sporco tipico di cucina, sala da pranzo e ingresso.
La stazione base all-in-one del P70 Pro Ultra La stazione base all-in-one del P70 Pro Ultra

Funzionamento e manutenzione semplici


Il sistema JetSpray Dryboard dotato di 20 ugelli distribuisce in modo uniforme l’acqua per una maggiore efficienza di lavaggio, e un filtro centrale aiuta a separare lo sporco per ridurre al minimo gli aloni. La stazione base all-in-one automatizza le principali attività di manutenzione, tra cui il riempimento del detergente, lo svuotamento della polvere, il lavaggio del mocio e la ricarica. In particolare, la funzione di lavaggio del mocio con acqua calda a 100°C riduce residui e odori dopo ogni ciclo di pulizia per garantire un’igiene costante; mentre l’asciugatura automatica del mocio completa la manutenzione in circa un’ora, rimuovendo fino al 99,99%* dello sporco per risultati impeccabili.
Combinando aspirazione e lavaggio in un unico sistema, P70 Pro Ultra offre una soluzione di pulizia completa ed efficienteCombinando aspirazione e lavaggio in un unico sistema, P70 Pro Ultra offre una soluzione di pulizia completa ed efficiente

Riconoscimento ostacoli basato su IA


P70 Pro Ultra integra una navigazione LDS e un riconoscimento degli ostacoli basato su IA per adattarsi meglio ai reali ambienti domestici. Inoltre, utilizzando un sistema a luce strutturata 3D monoculare e una visione RGB, è in grado di identificare ed evitare oltre 280 tipi di oggetti comuni, tra cui cavi, piccoli accessori e mobili. Ciò consente una navigazione più fluida e affidabile anche in planimetrie complesse, riducendo le interruzioni e il rischio di incagliarsi.

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Disponibilità


P70 Pro Ultra è disponibile al prezzo di 699 euro ed è venduto sul sito ufficiale MOVA e su Amazon.


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23 maggio, civitanova alta: “stanza, ombra, traccia. frammenti, parole e segni di magdalo mussio”

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#art #arte #arteDeiSegni #ChiaraPortesine #FilippoMignini #FredianoBrandetti #MagdaloMussio #MarioPiazza #Mussio #segni #segno #StefanoBracalente #tracce

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oggi, 16 maggio, a roma, presso lo spazio sferocromia: in occasione del finissage della mostra di manuela scannavini, dialogo con giulio marzaioli


finissage mostra Manuela Scannavini_ con Giulio Marzaioli
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un articolo: ilsole24ore.com/art/tra-suono-…
#art #arte #EugeniaQuerci #finissage #GiulioMarzaioli #ManuelaScannavini #Monteverde #mostra #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #SpazioSferocromia #SpinOff #Tic #TicEdizioni

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colono israeliano attacca un cane di proprietà di palestinesi


l’amore dei coloni israeliani per gli animali, oltre che per le persone
instagram.com/reel/DYXw4YIsYsI…

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“l’eco delle balene”, mostra di ana tomás: fino al 9 giugno a roma, in camera verde


mostra di ana tomàs_ l'eco delle balene_ la camera verde_ mag-giu 2026
cliccare per ingrandire

La camera verde, via G. Miani 20, Roma
La mostra si può visitare tutti i giorni, esclusi le domeniche e il lunedì, dal 14 maggio al 9 giugno, dalle ore 17:00 alle ore 20:30. Per informazioni: 3405263877 / info@lacameraverde.com
#AnaTomas #art #arte #CameraVerde #Gians #GiovanniAndreaSemerano #LEcoDelleBalene #laCameraVerde

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Element introduce la condivisione dello storico nelle stanze cifrate


Element risolve un limite storico della cifratura end-to-end: i nuovi membri di una chat cifrata possono ora vedere i messaggi precedenti, se l'amministratore lo abilita.
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Element rilascia una funzione che colma una mancanza ben nota a chiunque abbia usato chat cifrate: la possibilità di mostrare ai nuovi membri i messaggi inviati prima del loro ingresso. La novità riguarda le stanze con cifratura end-to-end, cioè quelle in cui i messaggi viaggiano leggibili solo dai partecipanti e mai dal server di mezzo.

Il problema di partire da zero


Nelle chat cifrate end-to-end ogni messaggio viene blindato con chiavi distribuite solo a chi è presente al momento dell’invio. Chi arriva dopo non possiede quelle chiavi e di conseguenza non riesce a leggere nulla di ciò che è stato scritto in precedenza. Tradotto in pratica: se un collega entra in un gruppo di lavoro a metà progetto, o si aggiunge un nuovo membro a una comunità, si ritrova davanti a una conversazione muta.

Era un compromesso tecnico ben preciso, non una svista. La scelta era binaria: rinunciare alla cifratura per rendere lo storico accessibile a tutti, oppure mantenere cifrati i messaggi accettando di lasciare i nuovi arrivati al buio. Con questo aggiornamento, Element prova a tenere insieme entrambe le cose.

Come funziona la condivisione


Quando un amministratore decide di abilitare la condivisione dello storico per una stanza, Element invia al nuovo membro le chiavi necessarie a decifrare i messaggi precedenti. La consegna avviene tramite quelli che in gergo Matrix si chiamano “to-device messages”, cioè messaggi diretti fra i dispositivi degli utenti che restano cifrati e non passano in chiaro dal server (l'”homeserver”, ovvero la macchina che gestisce gli account e smista i messaggi). In sostanza, nessuno al di fuori dei partecipanti vede mai né le chiavi né i contenuti.

La decisione spetta sempre a chi amministra la stanza e si prende caso per caso dalle impostazioni di Privacy e Sicurezza. Per le stanze cifrate create da ora in poi la condivisione dello storico è disattivata per impostazione predefinita. Un’icona nell’intestazione della stanza segnala in qualsiasi momento se la funzione è attiva, così tutti sanno cosa sarà visibile a chi entrerà in futuro.

Limitazioni e nota sulle stanze esistenti


Element segnala due aspetti da tenere presenti. Il primo riguarda le stanze già esistenti in cui la condivisione dello storico fosse attiva senza che gli utenti se ne fossero accorti: in via temporanea, le chiavi dei messaggi vecchi vengono fornite solo se al momento dell’invito la stanza risulta ancora impostata in questo modo.

Il secondo limite è funzionale. La condivisione non scatta se un utente entra in autonomia in una stanza tramite uno Space, ovvero i contenitori che raggruppano più stanze su Matrix. Le chiavi storiche possono essere fornite solo da un membro già presente, quindi l’ingresso deve passare da un invito esplicito.

SOURCE:// element.io

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Ente Locker è ora disponibile anche via browser e aggiunge file offline e condivisione tramite link


Ente Locker si aggiorna con tre novità pratiche: documenti disponibili senza connessione su mobile, condivisione di raccolte tramite link e una web app in versione beta su locker.ente.com.
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Ente Locker ha tre mesi di vita e riceve già un aggiornamento che ne amplia l’utilità in direzioni concrete. L’app dell’ecosistema Ente, pensata per conservare in modo cifrato documenti d’identità, credenziali, cartelle mediche e note riservate, si arricchisce di accesso offline, condivisione tramite link e una versione web in beta.

Documenti disponibili senza connessione


La novità più interessante è probabilmente la disponibilità offline su mobile. È possibile contrassegnare singoli file per tenerli accessibili sul dispositivo anche senza rete, utile in aeroporto, in ospedale o ovunque la connessione sia assente o inaffidabile. I file restano cifrati localmente, non esposti sul sistema. La scelta di quali documenti salvare spetta all’utente, non è una sincronizzazione automatica.

Condivisione tramite link


Ente Locker supporta ora la condivisione di intere raccolte tramite link. Il destinatario non ha bisogno di un account Ente: il file si apre nel browser. Il link può essere protetto da password, avere una data di scadenza e un limite al numero di dispositivi che possono aprirlo.

Vale la pena notare che, come per i link pubblici di Ente Photos, la chiave di cifratura è incorporata nell’URL. Chiunque abbia accesso al link può visualizzare i contenuti: funziona bene per condivisioni rapide con persone di fiducia, meno per documenti in cui la riservatezza è critica.

Web app in beta


Un’altra novità concreta è la possibilità di accedere a Locker da browser, disponibile in beta all’indirizzo locker.ente.com. Consente di rivedere, organizzare e scaricare documenti da un computer e apre anche i link di raccolta condivisi, compresi quelli protetti da password. Fino a questo aggiornamento, Locker era accessibile esclusivamente tramite app mobile.

Ente Locker è gratuito fino a 100 elementi; con un abbonamento a Ente Photos il limite sale a mille voci con 10 GB di spazio dedicato. Il codice è aperto su GitHub e il progetto è stato verificato da Cure53, tra le altre. Disponibile per iOS e Android.

SOURCE:// ente.com
SOURCE:// github.com

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Tineco presenta FLOOR ONE Fold Series: la lavapavimenti smart pieghevole per pulire ogni spazio


La nuova Tineco FLOOR ONE Fold Series combina design pieghevole, tecnologia smart e pulizia avanzata per raggiungere facilmente ogni spazio della casa
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Tineco ha presentato la nuova FLOOR ONE Fold Series. Si tratta di una aspira e lavapavimenti progettata sulla base dei feedback ricevuti dai consumatori dei mercati europei, con un’attenzione particolare alle esigenze di chi vive in contesti urbani e deve fare i conti con spazi ridotti. La serie, infatti, risponde alle principali esigenze dei consumatori migliorando la flessibilità e semplificando lo stoccaggio dei dispositivi destinati alla pulizia quotidiana della casa.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Un’esperienza di pulizia per la vita moderna


Essendo progettata per chi cerca una soluzione più flessibile da usare e più semplice da riporre, la serie FLOOR ONE Fold dispone di un tubo pieghevole a 180° che rende la pulizia più agile e lo stoccaggio meno ingombrante.
FLOOR ONE Fold Series è una lavapavimenti progettata sulla base dei feedback ricevuti dai consumatoriFLOOR ONE Fold Series è una lavapavimenti progettata sulla base dei feedback ricevuti dai consumatori
In aggiunta, il suo design leggero e low profile – 3,5 kg di peso e 9,6 cm di altezza da disteso – permettono di raggiungere con facilità anche le zone più basse sotto i mobili. Nonostante il formato compatto, la serie garantisce performance di alto livello, dichiara Tineco, combinando in un unico gesto una potenza di aspirazione fino a 22.000 Pa e la funzione di lavaggio, rendendo così la routine di pulizia delle superfici dure più rapida e lineare.
Nella foto sopra alcuni dettagli della FLOOR ONE i7 FoldNella foto sopra alcuni dettagli della FLOOR ONE i7 Fold
Un speciale tecnologia, inoltre, contribuisce inoltre a mantenere la spazzola più pulita durante l’utilizzo, per risultati costanti anche dopo ripetuti passaggi. Infine, il sistema di self-cleaning FlashDry a 85°C migliora l’igiene e aiuta a ridurre gli odori, mentre la modalità SilentDry limita al minimo il rumore durante l’asciugatura, rendendola una soluzione particolarmente adatta alla vita di condominio.

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TechpertuttiGuglielmo Sbano

FLOOR ONE i7 Fold


FLOOR ONE i7 Fold rappresenta il modello di ingresso della serie. Questa lavapavimenti, disponibile nella colorazione Black & Green, integra tra le altre funzioni il design DualBlock Anti-Tangle, che consente di gestire capelli e peli con maggiore continuità, la tecnologia SmoothDrive per movimenti più fluidi e un’assistente vocale che fornisce aggiornamenti in tempo reale. Il suo prezzo è di 499 euro.


Vasco Electronics Translator M4: il traduttore intelligente che elimina le barriere linguistiche in viaggio


Viaggiare va ben oltre la scoperta di nuovi luoghi: significa incontrare persone, scoprire nuovi sapori e immergersi in diverse culture. Ma cosa succede quando una barriera linguistica mina la propria sicurezza? Vasco presenta Vasco Translator M4: un traduttore elettronico portatile che rende il mondo accessibile a tutti, indipendentemente dalle competenze linguistiche. Facilità d’uso, interfaccia semplice e grazie all’intelligenza artificiale più avanzata, questo modello consente la traduzione istantanea di voce, testo e immagini.

Crypto nella vita quotidiana: come cambiano le abitudini digitali
Le criptovalute stanno entrando sempre più nella vita quotidiana, cambiando pagamenti digitali, acquisti online e abitudini tecnologiche
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Curiosità senza confini


La vera avventura inizia dove finiscono i percorsi più battuti. Vasco Translator M4 è stato progettato per chi apprezza l’indipendenza e desidera sentirsi sicuro ovunque. Non è l’ennesimo gadget complicato: è un dispositivo progettato per aiutare a comprendere davvero le persone, non solo a trasmettere informazioni.
Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca.Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca

Internet a vita senza abbonamenti e senza costi extra


Ciò che distingue Vasco Translator M4 dalle comuni app è la totale assenza di costi aggiuntivi. Il dispositivo è dotato di connessione Internet integrata per le traduzioni, valida in maniera illimitata per sempre in quasi ogni parte del mondo. Gli utenti possono dimenticare la ricerca di Wi-Fi, l’acquisto di SIM locali o le preoccupazioni legate al roaming. Basta accenderlo e iniziare a parlare. Il traduttore è pronto all’uso appena estratto dalla confezione, senza bisogno di configurazioni complesse né installazioni di ulteriori app.
Le funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clicLe funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clic
Design e qualità sono tra i maggiori punti di forza di questo traduttore. Gli altoparlanti sono abbastanza potenti da garantire traduzioni chiare anche nel bel mezzo di un mercato rumoroso o su una strada affollata. Un indicatore LED luminoso segnala esattamente quando il dispositivo è in ascolto. Inoltre, la personalizzazione dello schermo, inclusa la modalità a schermo intero e l’inversione dei colori, assicura una visibilità perfetta indipendentemente dalle condizioni di luce o meteo.
Un grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touchUn grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touch

Velocità, comodità e conversazioni naturali


Grazie alla modalità automatica intelligente, le conversazioni con gli abitanti di Tokyo o Bangkok diventano completamente naturali. Una volta selezionata la combinazione di lingue, il traduttore riconosce automaticamente quale lingua viene parlata, permettendo uno scambio continuo di parole e idee. Gli utenti possono regolare la velocità di riproduzione, attivare un filtro per il linguaggio inappropriato e consultare la cronologia delle traduzioni.

Dyson Supersonic Travel: phon compatto per viaggi
Dyson presenta Supersonic Travel, il nuovo asciugacapelli compatto pensato per chi viaggia. Più leggero e con voltaggio automatico, offre prestazioni elevate e styling preciso ovunque nel mondo
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’utilizzo di oltre 10 motori di traduzione garantisce la massima precisione (fino al 99% di accuratezza), aiutando a evitare fraintendimenti, situazioni d’imbarazzo e a creare legami autentici. Con il supporto di 86 lingue per la traduzione vocale, Vasco M4 consente di comunicare con oltre il 90% della popolazione mondiale.

Vasco Translator M4 è disponibile nello store ufficiale online: vasco-electronics.it/traduttor…


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21 maggio, roma, goethe institut: “ancora un dialogo di roma”


Ancora un dialogo di Roma

L’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo e il Goethe-Institut Roma presentano in anteprima italiana, nell’ambito della rassegna Ritorno a Roma, il film-saggio Ancora un dialogo di Roma della scrittrice e vincitrice del Premio Roma Villa Massimo 2023/24 Katerina Poladjan e dell’autore e regista Henning Fritsch. Al termine della proiezione seguirà un incontro con gli autori e il curatore Marius Babias con traduzione simultanea in italiano.

In una rivisitazione del film Il dialogo di Roma (1982) di Marguerite Duras, Katerina Poladjan e Henning Fritsch mostrano immagini della città di Roma, sovrapponendovi una voce fuori campo. L’io narrante rievoca frammenti di memoria: l’arrivo in uno spazio indefinito di possibilità e il ricordo di un’infanzia immaginaria trascorsa a Ostia. Come nell’opera di Duras, la narrazione si muove nel solco dell’intimità e dell’esperienza personale. Lo sguardo rifugge dalle vedute emblematiche per indagare una città sospesa tra bellezza e marginalità, superando ogni distinzione tra ciò che è “proprio” e ciò che è “straniero”.

Ingresso gratuito su registrazione: goethe.de/ins/it/it/sta/rom/ve…

Accademia Tedesca Roma Villa Massimo
Largo di Villa Massimo, 1
#AccademiaTedescaRomaVillaMassimo #AncoraUnDialogoDiRoma #anteprimaItaliana #film #filmSaggio #GoetheInstitut #HenningFritsch #KaterinaPoladjan #MargueriteDuras #MariusBabias #memoria #Ostia #PremioRomaVillaMassimo #RitornoARoma #Roma #VillaMassimo

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Proton Pass alla prova di Recurity Labs: bilancio positivo con qualche patch incompleta


Recurity Labs ha analizzato CLI, applicazioni desktop, mobile ed estensioni browser di Proton Pass. Otto vulnerabilità trovate, livello di sicurezza solido, ma non tutte le correzioni sono complete.
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Tra gennaio e aprile 2026, Recurity Labs ha messo alla prova Proton Pass per circa due settimane di lavoro effettivo. Il risultato è stato pubblicato in queste ore, insieme al report tecnico completo di 57 pagine: otto vulnerabilità identificate, sette di gravità bassa e una sola di gravità media, già chiusa nel corso del retest. Nessun attacco remoto possibile, nessun modo per aggirare la cifratura.

La società tedesca ha esaminato tutti i client del gestore di password: la versione a riga di comando, l’applicazione desktop, quelle per Android e iOS, le estensioni per Chrome, Firefox, Safari ed Edge. Il backend è stato analizzato solo superficialmente, senza accesso al codice sorgente.

Cosa hanno trovato


Sull’applicazione a riga di comando sono emerse quattro vulnerabilità minori: mancata validazione dei symlink, permessi non sicuri sui file dei token di sessione, condizioni di gara nell’impostazione dei permessi e un problema nella logica di terminazione dei processi. Tutte di gravità bassa, tutte ancora marcate come “aperte” dopo il primo retest, perché secondo Recurity le correzioni applicate da Proton sono incomplete e lasciano finestre di sfruttamento residue molto piccole.

L’app Android conteneva il problema più serio di tutto l’audit, l’unico di gravità media: dopo il logout con l’opzione “rimuovi i dati associati”, alcuni dati dell’utente precedente rimanevano nel database, in particolare nel file di write-ahead log di SQLite. I dati restano comunque cifrati e non c’è rischio diretto di esposizione tra utenti, ma l’incongruenza è stata segnalata. Proton ha chiuso definitivamente il problema con la build 1.39.2.

Sull’app iOS è stata trovata una sola vulnerabilità di bassa gravità, legata alla classe di protezione usata per il portachiavi di sistema. Curiosamente, come riporta il report di Recurity, Proton ha comunicato di aver già sviluppato la correzione ma di non volerla distribuire, ritenendola un cambiamento troppo rischioso. Il problema resta aperto.

Sulle estensioni browser c’è una singola osservazione, senza punteggio di gravità: le credenziali salvate per un sottodominio vengono compilate automaticamente anche su altri sottodomini dello stesso dominio. Lo stesso report ammette che si tratta di un compromesso di usabilità adottato da quasi tutti i gestori di password sul mercato.

La parte più interessante riguarda la memoria


Il blocco tecnicamente più sostanzioso del report riguarda come Proton Pass conserva i segreti nella memoria del computer mentre l’app è in esecuzione. Recurity ha mostrato che sulla versione desktop, costruita su Electron, un attaccante con accesso alla memoria del processo poteva ricostruire le credenziali salvate: il sistema di mascheramento era troppo debole e prevedibile.

Questo scenario non rientrava nel modello di minacce originale di Proton, ma l’azienda ha scelto di intervenire lo stesso. Le correzioni rendono i dati cancellabili dalla memoria al blocco e al logout, e l’osservazione risulta chiusa nel retest. La stessa logica non è stata applicata però alla versione a riga di comando, dove il problema rimane aperto.

SOURCE:// proton.me
SOURCE:// drive.proton.me

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Simulazione pellicola FRGMT B&W


La prima ricetta ufficiale di Fujifilm disponibile per l'edizione limitata della GFX100RF FRAGMENT EDITION
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Le simulazioni pellicola di Fujifilm, ma anche di altre marche, sono da molti fotografi snobbate se non addirittura osteggiate o viste come il male assoluto della fotografia.

Personalmente le trovo interessanti.

Utilizzo le simulazioni pellicola disponibili nella Fujifilm X-T5, così come alcune ricette personalizzabili come questa oggetto dell'articolo, quale punto di partenza per una successiva elaborazione personalizzata del file RAW.

Inoltre, le trovo utili per avere foto già pronte da condividere immediatamente con altre persone oppure sui social.

Un altro utilizzo che ne faccio riguarda la fotografia in bianco e nero: grazie alle simulazioni pellicola o alle ricette monocromatiche, riesco a visualizzare l’immagine già in fase di scatto.

Sia dal display che dal mirino ho una visione in bianco e nero, che mi permette di valutare più efficacemente luce e ombre, senza la distrazione del colore.

Differenza tra profili pellicola e ricette Fujifilm

Simulazioni pellicola:


  • Le simulazioni pellicola sono impostate dalla casa produttrice e inserite nel firmware della fotocamera.


Ricette Fujifilm


  • Le ricette sono simulazioni pellicola completamente personalizzabili, con alla base le simulazioni pellicole, da inserire manualmente nella fotocamera.


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GFX100RF FRAGMENT EDITION


Fujifilm, alla fine dell’anno 2025, ha rilasciato l’edizione limitata della macchina fotografica GFX100RF FRAGMENT EDITION personalizzata dallo stilista, produttore e artista Hiroshi Fujiwara, fondatore di Fragment.

Nell’edizione limitata GFX100RF FRAGMENT EDITION, disponibile solo in Giappone, Fujifilm ha introdotto nel firmware la nuova simulazione pellicola FRGMT B&W creata dall’artista Hiroshi Fujiwara.

Visto i risultati delle foto scattate con il nuovo profilo FRGMT B&W mi sono messo alla ricerca della ricetta di questa simulazione di pellicola da utilizzare con le altre fotocamere di Fujifilm.

E dove potevo trovare la ricetta FRGMT B&W?

Su Fuji X Weekly, ovviamente!
Fotografia di un soprammobile dalle sembianze di un simpatico piccolo canino utilizzando la simulazione pellicola FRGMT B&W per fotocamere FujifilmUn piccolo amico

Fuji X Weekly


Su Fuji X Weekly, il noto sito per fujisti che raccoglie moltissime simulazioni di pellicola, è disponibile un articolo dedicato alla simulazione pellicola FRGMT B&W contenente le impostazioni da inserire nella fotocamera, le foto di esempio, le impressioni e altre informazioni relative a questa ricetta.

Film Simulation: Acros (including +Ye, +R, or +G)
Monochromatic Color (Toning): WC 0 & MG 0 (Off)
Dynamic Range: DR-Auto
Grain Effect: Strong, Large
Color Chrome Effect: Off
Color Chrome FX Blue: Off
White Balance: Auto, 0 Red & 0 Blue
Highlight: +4
Shadow: +2
Sharpness: -4
High ISO NR: -4
Clarity: +5
ISO: Auto, up to ISO 12800
Exposure Compensation: 0 to +2/3 (typically) — Hiroshi says +1/3


Leggendo l'articolo scoprirai che la ricetta è stata pubblicata da Fuji X Weekly con l'autorizzazione di Fujifilm che Fragment.
Fotografia al tramonto della Mole Antonelliana di Torino utilizzando la simulazione pellicola FRGMT B&W per fotocamere FujifilmMole Antonelliana al tramonto - Torino

Cambiare simulazione o ricetta dopo lo scatto


Ho anche altre ricette memorizzate in macchina ma, da quando ho aggiunto la ricetta FRGMT B&W nella mia Fujifilm X-T5, uso prevalentemente questa soprattutto in ambito urbano.

Se poi cambio idea, con il file RAW, ho la possibilità di ripristinare le impostazioni eliminando qualsiasi ricetta o simulazione pellicola applicata.

Oppure, grazie al programma nativo Fujifilm X Raw Studio, posso riprendere il file RAW e riscattare la foto cambiando completamente simulazione pellicola o applicando un'altra ricetta.

Questa è una funzionalità poco conosciuta di Fujifilm X Raw Studio, ma molto potente, che ti consiglio di testare per capirne le reali potenzialità.

Allego alcune foto così come sono state memorizzate in .jpg dalla fotocamera. Ho effettuato solo un ridimensionamento delle stesse per poterle inserire nell'articolo.

Cosa ne pensi delle simulazioni di pellicola, e in particolare delle ricette personali di Fujifilm?

👋 A presto,
Giovanni


Tags: Fujifilm | FRGMT B&W | Simulazione pellicola

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A tempo perso gioco con la cosiddetta “Intelligenza Artificiale”, per rendermi conto di dove è arrivata, per vedere se riesco a “prenderla in giro”, per provare a usarla in modo creativo. Già ne ho scritto, per esempio, qui, quo e qua…

Questa volta ho provato a produrre un “articolo”, fornendo una serie di input davvero minimi. Il risultato, in inglese ma solo per la mia pigrizia, mi ha […]
pepsy.noblogs.org/2026/05/14/n…

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Miele entra nel mercato lavapavimenti con Triflex HX3 Aqua: tutte le novità


Il nuovo modello combina aspirazione avanzata, lavaggio intelligente e un design premium pensato per migliorare la pulizia quotidiana della casa
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Con il lancio della gamma Triflex HX3, Miele ha presentato la sua terza generazione di scope elettriche senza filo, completamente progettata e prodotta in Germania. La novità si distingue perché, per la prima volta, Miele propone soluzioni che coniugano aspirazione e lavaggio in un unico sistema. Sei i modelli della gamma disponibili, due dei quali con la spazzola AquaTwister per il lavaggio del pavimento già integrata, mentre gli altri potranno esserne dotati come accessorio aggiuntivo. Tra questi, il modello di punta indicato da Miele è Triflex HX3 Aqua, in grado di lavare e aspirare i pavimenti.
Miele Triflex HX3 Aqua, il modello di punta della gammaMiele Triflex HX3 Aqua, il modello di punta della gamma

Triflex HX3: compatto nelle dimensioni, combina flessibilità e prestazioni eccellenti


Triflex HX3 non solo si distingue per design elegante ed estetica funzionale, ma anche per i dettagli tecnici che agevolano la cura dei pavimenti. In particolare, sulle superifici dure, la funzione di aspirazione ha una durata di funzionamento superiore del 33% rispetto al modello precedente (dati Miele), una caratteristica che rende l'elettrodomestico ideale per la pulizia di grandi superfici. Quando la PowerUnit, composta da motore, batteria e contenitore per la polvere, viene utilizzata da sola, ad esempio per aspirare l'auto o rimuovere le briciole dal tavolo, l'autonomia è di circa 70 minuti (in modalità low). I prezzi partono da 579 euro per il modello Triflex HX3 fino a 899 euro del Triflex HX3 Plus Aqua.

Vasco Electronics Translator M4: traduzioni smart per viaggiare senza limiti
Vasco Electronics amplia la sua gamma di dispositivi per la traduzione con Translator M4, un device pensato per aiutare viaggiatori e professionisti a comunicare facilmente in diverse lingue grazie a traduzioni vocali smart e funzioni avanzate dedicate alla mobilità internazionale
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Su pavimenti duri, Triflex HX3 riesce ad aspirare oltre il 99,99% della polvere, garantendo così prestazioni di pulizia ai massimi livelli, dichiara il brand. Per lo sporco più ostinato è anche disponibile una modalità ‘boost’ che fornisce la massima potenza per dieci secondi e aspira lo sporco in modo particolarmente rapido. Il nuovo display con comandi a tasti informa sulla durata, sul livello di potenza e sullo stato di carica della batteria, garantendo la massima trasparenza durante le operazioni di pulizia.
Miele Triflex HX3 e spazzola AquaTwisterMiele Triflex HX3 e spazzola AquaTwister
Triflex HX3 è stato ottimizzato anche lo svuotamento del contenitore della polvere: al riguardo, un nuovo sistema di filtraggio con superfici lisce assicura che lo sporco cada facilmente durante lo svuotamento, garantendo la massima igiene ed evitando il contatto diretto con i residui dell'aspirazione.
La spazzola AquaTwister per il modello Triflex HX3La spazzola AquaTwister per il modello Triflex HX3

La spazzola AquaTwister


La nuova spazzola AquaTwister trasforma Triflex HX3 in una soluzione adatta anche a lavare i pavimenti: due pad rotanti nella parte inferiore della bocchetta consentono una pulizia profonda e intensiva di tutti i pavimenti duri. Miele assicura che un serbatoio contenente fino a 300 ml di acqua consente di pulire superfici fino a 150 metri quadrati in un unico passaggio. È possibile, inoltre, selezionare tre livelli di acqua in base al grado di sporco e al tipo di pavimento. Distintiva è la barra luminosa a 360 gradi, che rende visibile lo sporco in modo mirato e garantisce una casa perfettamente pulita.

AI e lavoro 2026: domanda di professionisti +40%
La domanda di professionisti AI cresce del 40% nel 2026 mentre nascono nuovi ruoli dedicati alla governance e alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale
TechpertuttiGuglielmo Sbano

Funzionalità collaudate, ulteriormente sviluppate


Triflex HX3 si basa sui punti di forza dell'HX2. Il design brevettato Triflex 3in1 rimane il cuore del sistema e un elemento distintivo di Miele. Posizionata nella parte inferiore, la PowerUnit consente all’elettrodomestico di rimanere in piedi autonomamente, ideale per brevi pause durante la pulizia o per riporlo comodamente. Il riconoscimento automatico del tipo di pavimento riduce la velocità di rotazione sulle superfici dure e con la tecnologia LED BrilliantLight integrata, nessun granello di polvere rimane nascosto. Il filtro HEPA Lifetime, infine, trattiene il 99,999% di tutte le particelle e gli allergeni.


Vasco Electronics Translator M4: il traduttore intelligente che elimina le barriere linguistiche in viaggio


Viaggiare va ben oltre la scoperta di nuovi luoghi: significa incontrare persone, scoprire nuovi sapori e immergersi in diverse culture. Ma cosa succede quando una barriera linguistica mina la propria sicurezza? Vasco presenta Vasco Translator M4: un traduttore elettronico portatile che rende il mondo accessibile a tutti, indipendentemente dalle competenze linguistiche. Facilità d’uso, interfaccia semplice e grazie all’intelligenza artificiale più avanzata, questo modello consente la traduzione istantanea di voce, testo e immagini.

Crypto nella vita quotidiana: come cambiano le abitudini digitali
Le criptovalute stanno entrando sempre più nella vita quotidiana, cambiando pagamenti digitali, acquisti online e abitudini tecnologiche
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Curiosità senza confini


La vera avventura inizia dove finiscono i percorsi più battuti. Vasco Translator M4 è stato progettato per chi apprezza l’indipendenza e desidera sentirsi sicuro ovunque. Non è l’ennesimo gadget complicato: è un dispositivo progettato per aiutare a comprendere davvero le persone, non solo a trasmettere informazioni.
Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca.Con un peso di soli 106 grammi, questo traduttore è un compagno indispensabile da portare comodamente in tasca

Internet a vita senza abbonamenti e senza costi extra


Ciò che distingue Vasco Translator M4 dalle comuni app è la totale assenza di costi aggiuntivi. Il dispositivo è dotato di connessione Internet integrata per le traduzioni, valida in maniera illimitata per sempre in quasi ogni parte del mondo. Gli utenti possono dimenticare la ricerca di Wi-Fi, l’acquisto di SIM locali o le preoccupazioni legate al roaming. Basta accenderlo e iniziare a parlare. Il traduttore è pronto all’uso appena estratto dalla confezione, senza bisogno di configurazioni complesse né installazioni di ulteriori app.
Le funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clicLe funzioni di traduzione di foto e testo permettono di comprendere menù internazionali, orari dei trasporti o pannelli informativi con un solo clic
Design e qualità sono tra i maggiori punti di forza di questo traduttore. Gli altoparlanti sono abbastanza potenti da garantire traduzioni chiare anche nel bel mezzo di un mercato rumoroso o su una strada affollata. Un indicatore LED luminoso segnala esattamente quando il dispositivo è in ascolto. Inoltre, la personalizzazione dello schermo, inclusa la modalità a schermo intero e l’inversione dei colori, assicura una visibilità perfetta indipendentemente dalle condizioni di luce o meteo.
Un grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touchUn grande vantaggio è il pulsante fisico: chi non ama i touchscreen apprezzerà sicuramente questa soluzione touch

Velocità, comodità e conversazioni naturali


Grazie alla modalità automatica intelligente, le conversazioni con gli abitanti di Tokyo o Bangkok diventano completamente naturali. Una volta selezionata la combinazione di lingue, il traduttore riconosce automaticamente quale lingua viene parlata, permettendo uno scambio continuo di parole e idee. Gli utenti possono regolare la velocità di riproduzione, attivare un filtro per il linguaggio inappropriato e consultare la cronologia delle traduzioni.

Dyson Supersonic Travel: phon compatto per viaggi
Dyson presenta Supersonic Travel, il nuovo asciugacapelli compatto pensato per chi viaggia. Più leggero e con voltaggio automatico, offre prestazioni elevate e styling preciso ovunque nel mondo
TechpertuttiGuglielmo Sbano


L’utilizzo di oltre 10 motori di traduzione garantisce la massima precisione (fino al 99% di accuratezza), aiutando a evitare fraintendimenti, situazioni d’imbarazzo e a creare legami autentici. Con il supporto di 86 lingue per la traduzione vocale, Vasco M4 consente di comunicare con oltre il 90% della popolazione mondiale.

Vasco Translator M4 è disponibile nello store ufficiale online: vasco-electronics.it/traduttor…


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Il Ministero dell’Istruzione che ci Meritiamo (ma di cui non abbiamo bisogno)

Il comunicato ministeriale che annuncia le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei è il risultato mediocre di un’elaborazione in cui i contenuti tecnici ministeriali sono stati passati attraverso un LLM con un prompt scritto con il culo
informapirata.it/2026/05/14/il…

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Syncthing 2.1.0: raggruppamento di cartelle e supporto ai proxy HTTP


Syncthing 2.1.0 introduce il raggruppamento di cartelle e dispositivi nell'interfaccia, il supporto ai proxy HTTP/HTTPS e la sessione GUI configurabile.
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Con la versione 2.1.0, Syncthing risolve una richiesta aperta da oltre un decennio: il raggruppamento di cartelle e dispositivi nell’interfaccia grafica. Assegnando l’attributo group nella configurazione, gli elementi correlati si organizzano visivamente nella schermata principale, una comodità concreta per chi gestisce molte cartelle o più dispositivi sincronizzati.

Proxy HTTP e nuove opzioni di configurazione


Fino a questa versione, Syncthing supportava solo proxy SOCKS per le connessioni in uscita. Con la 2.1.0 è possibile usare anche proxy HTTP e HTTPS con supporto CONNECT, tramite la variabile d’ambiente all_proxy.

Altre due aggiunte completano il quadro: per le cartelle in cui conta più la leggerezza del database che il risparmio di banda, è ora possibile disabilitare l’indicizzazione a blocchi tramite l’attributo blockIndexing. La durata della sessione nell’interfaccia web, prima fissa a una settimana, diventa configurabile tramite sessionCookieDurationS, con la possibilità di impostarla anche su durata indefinita.

jQuery aggiornato, tre CVE chiuse


La release aggiorna jQuery alla versione 3.7.1, risolvendo tre vulnerabilità note: CVE-2020-11022, CVE-2020-11023 e CVE-2015-9251. Non si tratta di falle critiche nell’uso tipico di Syncthing, ma l’aggiornamento era comunque in attesa.

Syncthing 2.1.0 è disponibile tramite il repository APT ufficiale e come immagine Docker su Docker Hub e GitHub Container Registry.

SOURCE:// forum.syncthing.net
SOURCE:// github.com

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Threads, il social che ti molesta: benvenuti in FFF, il Finto Fediverso di Facebook (e non provate a uscire)

Se mai ci dovessimo dimenticare di quanto è squallido Threads, la realtà ce lo ricorda puntualmente…
informapirata.it/2026/05/14/th…

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AI e lavoro, il boom continua: nel 2026 la domanda di professionisti cresce del 40%


La domanda di professionisti AI cresce del 40% nel 2026 mentre nascono nuovi ruoli dedicati alla governance e alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale
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Secondo i dati della Salary Guide 2026 di Hays Italia, l’utilizzo dell’IA generativa tra i professionisti è più che raddoppiato in Italia negli ultimi tre anni, passando dal 20% nel 2023 al 43% nel 2024, fino a raggiungere il 52% nel 2025. La diffusione di queste tecnologie ha accelerato la nascita di competenze e di nuove figure professionali dedicate alla loro implementazione in azienda, affiancate da nuovi ruoli orientati alla governance e alla regolamentazione volti a garantire un uso corretto e responsabile dell’IA nei progetti e nei processi aziendali.

Digital divide nella sanità: il gap tecnologico negli studi medici
Tra sanità digitale, software gestionali e intelligenza artificiale, molti studi medici devono ancora affrontare un forte digital divide tecnologico e formativo
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Nei primi quattro mesi del 2026, Hays ha registrato un aumento del 40% nella domanda di professionisti legati all’IA rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando il passaggio dell’AI da ambito sperimentale a leva strategica per lo sviluppo delle imprese. La richiesta si concentra soprattutto su figure come AI Engineer, Data Engineer e Generative AI Specialist che si rivelano fondamentali per progettare modelli, gestire infrastrutture, amministrare ed elaborare dati, sviluppare applicazioni basate su IA generativa. Parallelamente cresce l’interesse verso competenze di governance e compliance; figure come AI Governance o Compliance Specialist sono chiamate a presidiare responsabilità, trasparenza, gestione del rischio e protezione dei dati, in linea con l’evoluzione del quadro normativo europeo.

Formazione e diffusione dell'AI Inon crescono allo stesso ritmo


Parallelamente all’aumento dell’utilizzo dell’IA, emerge un divario sempre più evidente sul fronte della formazione. Se oggi più della metà dei professionisti dichiara di utilizzare regolarmente strumenti di IA generativa, il 77% sarebbe disposto a partecipare a workshop o corsi di formazione dedicati. Questo dato conferma come l’adozione dell’IA stia diventando trasversale a tutte le funzioni aziendali, mentre il supporto offerto dalle organizzazioni non sempre procede con la stessa velocità.

“L’IA è arrivata per restare e per le aziende non è più il momento di chiedersi se adottarla, ma come farlo in modo efficace - ha commentato Fabiano Peveralli di Hays Italia - oggi viene percepita sempre di più come una leva per l’aumento della produttività e dell’efficienza, dell’innovazione e della competitività. Registriamo in ogni caso un impatto diretto sul mercato del lavoro perchè cresce la domanda di competenze specialistiche, sul fronte tecnologico e su quello della governance e della compliance”.


Produttività, analisi dei dati e creatività


L’IA è ormai parte integrante della quotidianità di oltre metà dei lavoratori italiani. Secondo la Salary Guide 2026 di Hays, i professionisti ne riconoscono un impatto sempre più concreto: il 63% indica come principale beneficio l’aumento di produttività ed efficienza, seguito dal supporto nell’analisi dei dati (55%) e dalla capacità di generare idee o contenuti creativi (38%). Questi dati confermano come l’IA stia superando la fase della semplice innovazione tecnologica per affermarsi come strumento operativo trasversale. Una trasformazione che rende ancora più necessario, per le aziende, accompagnarne l’adozione con percorsi strutturati di formazione e integrazione, così da garantirne un utilizzo efficace, consapevole e sostenibile nel tempo.

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Impatto sul lavoro


I dati italiani restituiscono l’immagine di un mercato del lavoro in trasformazione graduale. Tra le aziende, il 68% si dichiara poco o per nulla preoccupato per i potenziali rischi dell’IA sulle future opportunità di lavoro, mentre il 32% esprime un livello di preoccupazione più elevato. Dal punto di vista dei lavoratori, invece, i dati suggeriscono che la preoccupazione tende a concentrarsi nelle fasi centrali e finali della carriera, mentre tra i più giovani prevale un atteggiamento più fiducioso nei confronti del cambiamento tecnologico. Quasi un’organizzazione su due (45%) dichiara di utilizzare già l’IA con regolarità sul posto di lavoro: un quadro che suggerisce come, nel contesto italiano, l’Intelligenza Artificiale venga percepita soprattutto come fattore di evoluzione progressiva del lavoro e delle competenze, più che come elemento di rottura immediata. In questo scenario, IA e automazione emergono già tra le competenze considerate più rilevanti dalle aziende, indicate dal 32% del campione.

La regolamentazione


L’avanzata dell’intelligenza artificiale non è priva di sfide sul piano etico e normativo. L’entrata in vigore della prima legge dell’Unione Europea sull’IA, prevista per agosto 2026, segnerà un punto di svolta in termini di trasparenza, supervisione e controllo dei sistemi automatizzati. In questo senso, Hays ribadisce l’importanza di gestire adeguatamente questo processo di trasformazione. “La sfida attuale non è soltanto introdurre l’IA nei processi, ma farlo in modo consapevole e responsabile. La sfida è creare le condizioni perché l’IA possa concorrere a migliorare concretamente la qualità del lavoro, la capacità decisionale, la competitività aziendale”, conclude Peveralli.


Tecnologia negli studi medici: il digital divide che mette in difficoltà medici e pazienti


La digitalizzazione della sanità è oggi una delle priorità delle politiche pubbliche. Il Piano nazionale per la sanità digitale prevede lo sviluppo di strumenti come fascicolo sanitario elettronico, telemedicina e piattaforme interoperabili per migliorare l’organizzazione dei servizi e l’accesso alle cure. Tuttavia, accanto allo sviluppo delle infrastrutture emerge anche un tema meno discusso: il digital divide tra i professionisti sanitari, legato al livello di alfabetizzazione tecnologica e alla familiarità con gli strumenti informatici utilizzati nella pratica clinica quotidiana.

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In particolare, una ricerca pubblicata su PubMed Central evidenzia come la trasformazione digitale della sanità non proceda sempre allo stesso ritmo delle competenze dei professionisti. Solo il 35,7% dei medici intervistati ritiene di possedere un livello adeguato di alfabetizzazione digitale per affrontare pienamente i cambiamenti in corso nel sistema sanitario. Questo divario di competenze si riflette spesso anche nella gestione quotidiana degli studi: strumenti come email, piattaforme di prenotazione o sistemi per il monitoraggio dei pazienti richiedono un’organizzazione sempre più informatizzata e una gestione costante della comunicazione con i pazienti.

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Quando la tecnologia entra nell’organizzazione dello studio


È proprio in questo spazio operativo che si inseriscono nuove piattaforme digitali progettate per supportare il lavoro quotidiano dei professionisti. Tra queste c’è Sammy, gestionale pensato per semplificare alcune attività organizzative degli studi medici estetici. Il sistema utilizza l’intelligenza artificiale per gestire automaticamente funzioni come l’organizzazione degli appuntamenti, l’invio di promemoria ai pazienti, la programmazione dei controlli successivi alla visita e la gestione della comunicazione con lo studio. L’obiettivo è rendere più semplice l’utilizzo degli strumenti digitali anche per quei professionisti che non hanno particolare familiarità con piattaforme tecnologiche complesse.

Molti medici si trovano a dover gestire ogni giorno email, richieste di appuntamento e comunicazioni con i pazienti utilizzando strumenti non pensati per l’organizzazione sanitaria - spiega Edoardo Castigliego, co-founder del progetto - l’idea è utilizzare l’intelligenza artificiale per semplificare queste attività e permettere al medico di concentrarsi sul lavoro clinico e sulla relazione con il paziente”, conclude.


In un sistema sanitario sempre più orientato alla digitalizzazione, la sfida non riguarda solo lo sviluppo delle tecnologie ma la loro accessibilità e facilità d’uso per tutti i professionisti. Ridurre il divario digitale all’interno degli studi medici significa infatti migliorare non solo l’organizzazione del lavoro, ma anche la continuità del rapporto tra medico e paziente.