Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

La Luna e i falò: “Pavese e l’amara nostalgia di un’identità perduta”

Indice dei contenuti

Toggle


la luna e i falò

Title:
La luna e i falò

Author:
Cesare Pavese

Genre:
narrativa

Publisher:
Einaudi

Pages:
174

Source:
einaudi.it/catalogo-libri/narr…

Cesare Pavese (1908-1950) è stato un importante scrittore, poeta e traduttore italiano, considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura del Novecento. Nato a Santo Stefano Belbo, in Piemonte, Pavese si laureò in lettere e iniziò la sua carriera come traduttore di opere americane.
La sua scrittura è caratterizzata da una profonda introspezione e una riflessione sulla solitudine e l’esistenza umana. Tra le sue opere più celebri ci sono “La luna e i falò”, “Il mestiere di vivere” e “Tra donne sole”. Pavese affrontò temi come l’amore, la morte e il legame con la propria terra.
Oltre alla narrativa, Pavese scrisse anche poesie e saggi. La sua opera fu influenzata dalle esperienze personali, tra cui la sua lotta contro la depressione. Morì nel 1950 a Torino, in circostanze tragiche, ma il suo lascito letterario continua a essere studiato e apprezzato.

Trama



La luna e i falò, pubblicato nel 1949 da Cesare Pavese, è un romanzo intenso che racconta il ritorno di Anguilla nel suo paese natale, dopo aver vissuto molti anni in California. Il romanzo intreccia memoria, territorio, storia e riflessioni sociali, descrivendo un Piemonte rurale nel dopoguerra e nel periodo successivo alla liberazione del 25 aprile.
La vicenda tocca la Resistenza, il periodo difficile della guerra e della ricostruzione, mostrando come i contadini abbiano vissuto la libertà conquistata con fatica e senso di responsabilità. Pavese descrive la povertà diffusa e le differenze tra contadini e signori: i primi lavorano duramente la terra, mentre i secondi godono di privilegi, controllano le proprietà e le gerarchie sociali.

La vendemmia



Un elemento centrale del romanzo è la vendemmia, raccontata come un vero rito collettivo: la raccolta dell’uva unisce i contadini in lavoro e socialità, ma è anche un momento di fatica e riflessione. La festa dopo la vendemmia celebra il raccolto, rafforzando i legami comunitari e offrendo un’occasione di gioia e condivisione. La luna illumina le notti di lavoro e le veglie dei falò, simboli della ciclicità della vita e della memoria della comunità. I falò rappresentano la comunione, la fatica collettiva e la continuità della tradizione contadina.

Significato del Falò


Ritualità e Tradizione: I falò rappresentano rituali legati alla tradizione contadina. Essi evocano una connessione con la terra e le origini, richiamando il calore e la comunità.
Illuminazione e Riflessione: Il falò simboleggia anche la luce in mezzo all’oscurità, una fonte di calore e conforto, ma al contempo può rappresentare la fragilità e l’effimero di certe esperienze di vita
Memoria e Nostalgia: Attraverso il falò, Pavese esprime nostalgia per un passato idealeizzato, un momento di riunione e di condivisione che contrasta con l’alienazione della vita moderna.
Trasformazione e Rinnovamento: Il falò può essere visto come un simbolo di trasformazione, dove il fuoco purifica e crea spazio per nuove esperienze, riflettendo il percorso di crescita personale del protagonista.

Significato della Luna


Simbolo di Nostalgia: La luna rappresenta il legame con il passato e i ricordi. Il protagonista, attraverso la sua visione della luna, riflette sulla sua infanzia e sulle esperienze vissute. La luna diventa quindi un simbolo di nostalgia e di una ricerca di un tempo perduto.

Contrasto tra Luce e Ombra: La luna illumina la notte, ma al contempo evidenzia le ombre e le parti oscure della vita. Questa dualità riflette le esperienze del protagonista, che si trova a confrontarsi con le bellezze e le difficoltà della vita.

Riflessione sull’Identità: La luna, nel suo ciclo di fasi, può simboleggiare anche i cambiamenti dell’individuo. Il protagonista cerca di comprendere la propria identità e il proprio posto nel mondo, e la luna diventa un elemento che accompagna questa ricerca interiore.

Collegamento con la Natura: La luna è anche un simbolo della connessione con la natura e il paesaggio piemontese, che fa da sfondo alla narrazione. Questa connessione rappresenta un ritorno alle origini e alle radici, temi molto cari a Pavese.

La luna non è solo un elemento descrittivo, ma un simbolo ricco di significati che accompagna il protagonista nella sua introspezione e nel suo viaggio esistenziale. La sua presenza sottolinea la bellezza e la complessità della vita, con tutte le sue luci e ombre.

La chiesa


Pavese inserisce anche aspetti legati alla Chiesa, alla politica e alla stampa, che influenzano l’opinione pubblica e i discorsi della comunità, sottolineando come i valori, le gerarchie e le credenze modellino la vita rurale nel dopoguerra. Il ritorno di Anguilla dalle terre lontane della California è uno strumento per confrontare esperienze diverse e per misurare il cambiamento nel tempo e nello spazio. La frase che riassume perfettamente uno dei temi principali del romanzo è: “L’ignorante non si conosce mica dal lavoro che fa, ma da come lo fa”, enfatizzando l’onestà e la dignità del lavoro al di là della posizione sociale.


Personaggi principali


Anguilla
Anguilla è il protagonista del romanzo, un giovane che dopo anni vissuti in California ritorna nel suo paese natale in Piemonte. Rappresenta il ritorno alle radici, la ricerca di un senso di appartenenza e l’elaborazione del passato. Attraverso i suoi occhi, Pavese mostra il contrasto tra il mondo rurale della povertà contadina e le esperienze all’estero. Anguilla incarna il viaggio interiore e fisico, la nostalgia, la riflessione sulla propria identità e la tensione tra il desiderio di progresso e la fedeltà alle tradizioni.



Nuto
Nuto è un personaggio emblematico del mondo contadino e delle gerarchie sociali locali. È il figlio di un piccolo proprietario terriero, benestante rispetto agli altri contadini. Nuto rappresenta il legame con il passato e con la comunità, ma anche le contraddizioni sociali: da una parte amico e confidente, dall’altra simbolo delle differenze di classe tra chi possiede la terra e chi la lavora.



Il legame tra Anguilla e Nuto



Il rapporto tra i due è complesso e ambivalente: Amicizia e complicità: Nuto conosce Anguilla sin dall’infanzia e rappresenta un ponte tra il passato e il presente. I loro dialoghi e momenti condivisi mostrano una profonda intesa, basata sulla conoscenza reciproca e sull’esperienza comune della vita contadina.
Contrasto sociale e morale: Nuto incarna anche il mondo dei signori e dei privilegi, pur non essendo completamente distante dalle difficoltà del lavoro contadino. Questo crea tensioni interiori in Anguilla, che riflette sulla giustizia sociale e sulle differenze tra persone.



Specchio dell’identità: Anguilla vede in Nuto un riflesso del paese che ha lasciato, un punto di riferimento per confrontare cambiamento e continuità. Nuto, a sua volta, rappresenta per Anguilla il legame con la comunità e la memoria delle tradizioni, senza le quali il ritorno perderebbe senso.
Simbolo della nostalgia e della memoria: Entrambi, nel loro legame, incarnano la tensione tra passato e presente, tra il desiderio di progresso e la forza delle radici. Nuto permette ad Anguilla di misurare quanto il paese sia cambiato e quanto lui stesso sia cambiato durante gli anni in California.

In sintesi, Anguilla e Nuto sono specchi l’uno dell’altro: Anguilla porta lo sguardo esterno e il viaggio interiore, Nuto rappresenta continuità, appartenenza e confronto con le strutture sociali locali. La loro amicizia è fondamentale per comprendere i temi del romanzo: memoria, radici, differenze sociali, povertà e il senso di identità nel dopoguerra.


Le letture che Nuto consiglia al protagonista


Nuto invita il narratore (Anguilla) a leggere libri che non siano “favole” ingenue, ma testi capaci di farlo riflettere sulla realtà sociale, sulla storia e sulle ingiustizie.
Mentre il protagonista da bambino si nutriva di racconti semplici, intrisi di immaginazione e stereotipi (come le favole del principe che salva la principessa), Nuto lo spinge verso una lettura adulta, concreta e critica, che serve a comprendere il mondo e non a illudersi.

Significato


Nuto rappresenta la voce della coscienza, della Resistenza e dell’impegno politico e sociale.
Le letture che propone diventano un contrappeso alle illusioni infantili: servono a “smascherare” lo stereotipo delle favole e a capire che la vera vita non ha un lieto fine scontato, ma va affrontata con consapevolezza e responsabilità.
Attraverso i libri, Nuto vuole formare l’amico a un pensiero più maturo, dove la libertà e la dignità non si aspettano da un salvatore esterno (un “principe”), ma si costruiscono con la propria lotta.
In pratica, le letture consigliate da Nuto sono lo strumento con cui Pavese mostra il passaggio dal mondo ingenuo delle favole alla realtà adulta della storia e della società.

Cinto


Cinto è un ragazzino poverissimo e storpio, che vive nella cascina della Mora insieme al padrone Valino, uomo duro e violento.
Il protagonista Anguilla lo incontra al suo ritorno dall’America e lo guarda quasi come un riflesso del sé bambino: anche lui è cresciuto in miseria, in una campagna piena di fatiche e ingiustizie.

Ruolo simbolico


Specchio del protagonista: Cinto rappresenta ciò che Anguilla era da piccolo: un orfano povero, senza protezione, costretto a subire la durezza della vita.
Il futuro negato: la sua deformità fisica e la condizione di sfruttamento mostrano come nei contadini non ci sia spazio per favole di riscatto o “principi salvatori”.
L’innocenza ferita: Pavese mette in lui la speranza di un riscatto (Anguilla vorrebbe portarlo via con sé), ma il destino lo colpisce tragicamente: Valino, in un gesto di disperazione, dà fuoco alla cascina e muore con la famiglia, mentre Cinto si salva per miracolo.

Stereotipi e rovesciamento


Nei racconti fiabeschi, il bambino povero o menomato viene spesso “salvato” e trova il lieto fine.
Pavese rovescia questo schema: Cinto non è salvato da un eroe, né diventa principe. Sopravvive, ma resta solo, ferito e senza garanzie per il futuro.

Significato nel romanzo


Cinto è la prova che la vita contadina non è una favola: non offre riscatto facile, ma solo fatica e dolore. Attraverso di lui, Pavese sottolinea la continuità della miseria: ciò che Anguilla ha sofferto da bambino si ripete identico nelle nuove generazioni.
È il personaggio che più mette in luce la disillusione del protagonista e la morale del romanzo: non ci sono principi né magie, ma solo memoria, radici e la consapevolezza della durezza del vivere.

Santina, un personaggi dalle molte sfaccettature


Santina è un personaggio chiave con molte sfaccettature, che rappresenta un legame profondo con il passato e con le radici del protagonista, Anguilla. Santina è descritta come una figura simbolica e carismatica, incarnando l’ideale di una bellezza e di una vita semplice, legata alla terra e alla tradizione.
Il suo personaggio evoca sentimenti di nostalgia e un forte desiderio di connessione con le origini. La sua presenza nel romanzo riflette i temi del ritorno, della ricerca di identità e della lotta tra il mondo moderno e quello tradizionale. Santina è quindi non solo una persona, ma un simbolo delle esperienze e delle emozioni che il protagonista vive durante il suo viaggio alla ricerca di sé stesso e del significato della sua esistenza.
Pavese utilizza Santina per esplorare la complessità dei legami umani e il modo in cui il passato influisce sul presente.

Santina e il fascismo


Santina incarna in un frammento del testo, il lato oscuro della femminilità: non più musa o sogno adolescenziale, ma figura corrotta e corruttrice, che usa il suo fascino per sopravvivere e dominare.
Rappresenta anche la disillusione politica e morale: la guerra ha distrutto ogni illusione di purezza, mostrando come la realtà sia complessa, fatta di compromessi e tradimenti.

Pavese mostra Santina come un personaggio ambiguo e contraddittorio

Santina e il passaggio ai partigiani


Dopo essere stata amante dei fascisti e delle brigate nere, Santina cerca di salvarsi a guerra quasi finita, passando dalla parte dei partigiani.
Non lo fa per convinzione politica, ma per opportunismo e paura: capisce che i fascisti stanno perdendo e tenta di cambiare bandiera per sopravvivere.
I partigiani però non si fidano: la considerano una traditrice e la condannano a morte.
Viene giustiziata come collaborazionista, esempio della durezza della giustizia sommaria della Resistenza.

Significato simbolico


Santina rappresenta la corruzione morale e l’egoismo di chi, invece di scegliere con coscienza, cambia campo solo per convenienza.
In lei Pavese denuncia la guerra civile come terreno di ambiguità e brutalità, dove non c’è spazio per le favole né per i lieti fini.

Analisi psicologica dei personaggi



Dal punto di vista psicologico, il romanzo può essere interpretato attraverso diverse teorie:


-Erik Erikson – sviluppo dell’identità: Anguilla attraversa una fase di crisi d’identità, cercando di conciliare il sé lontano (California) con le radici nel paese natale. Il ritorno alle origini rappresenta una ricerca di integrazione tra passato e presente.


-John Bowlby – teoria dell’attaccamento: Il legame con la terra, le persone e la comunità rappresenta una “base sicura”, mentre la lontananza genera ansia e senso di perdita.

-Sigmund e Anna Freud – psicologia del trauma: Gli eventi della Resistenza e il dopoguerra lasciano tracce nei personaggi, con memorie traumatiche che si manifestano in riflessioni e simboli (luna, falò, terre).


-Kurt Lewin – psicologia sociale: La differenza tra contadini e signori e i riti collettivi come la vendemmia evidenziano come norme sociali e dinamiche di gruppo, influenzino comportamento e decisioni individuali.

-Abraham Maslow – piramide dei bisogni: Anguilla e gli altri personaggi cercano di soddisfare bisogni primari di sopravvivenza, appartenenza e realizzazione personale, attraverso lavoro, comunità e riflessione sulla propria identità.


In questo modo, Pavese non descrive solo paesaggi e società, ma approfondisce la psicologia dei personaggi, i loro conflitti interiori e la tensione tra radici, memoria e aspirazioni personali.


Riflessioni personali


Leggere La luna e i falò significa immergersi in una dimensione di ritorno, memoria e perdita. Il narratore, Anguilla, torna nel suo paese d’infanzia sperando di ritrovare radici e senso dopo anni di lontananza, ma scopre che nulla è più come prima: i luoghi sono cambiati, le persone sono morte o trasformate, la guerra ha lasciato ferite insanabili.
La luna e i falò, due immagini forti che danno il titolo al romanzo, rappresentano poli opposti: la luna come desiderio di permanenza, ciclicità, sogno di un ordine universale; i falò come distruzione, violenza, roghi che cancellano corpi e storie. In mezzo a questo contrasto si muove l’uomo, che cerca un senso e un’appartenenza ma deve fare i conti con l’inevitabile disgregazione del tempo e della storia.
Ciò che colpisce è la tensione tra il bisogno umano di “ritornare a casa” e l’impossibilità reale di farlo. Non esiste un ritorno puro, perché il passato non torna: resta solo la memoria, spesso ingannevole, e l’impronta di ciò che si è vissuto. In questo senso, il romanzo parla non solo della Resistenza e di un’Italia spaccata, ma di una condizione umana universale: tutti noi cerchiamo un “nido”, un’origine, e tutti ci scontriamo con la consapevolezza che quel nido non può più accoglierci. La teoria di Bowlby, in psicologia, spiega scientificamente come la presenza di una base sicura sia fondamentale per lo sviluppo di una persona, il romanzo di Pavese ne offre una dolorosa e poetica rappresentazione attraverso la figura di Anguilla. Anguilla, il “senza nome”, è la prova che senza un luogo (fisico o affettivo) a cui poter tornare, l’esplorazione del mondo si trasforma in un vagabondare senza meta, e la ricerca di sé si conclude con l’amara consapevolezza di non appartenere a nessun luogo.

Forse la verità sta nell’accettare il movimento: come la luna che ritorna e come i falò che bruciano, anche l’esistenza alterna luce e perdita. Pavese ci ricorda che il senso non è nel recuperare il passato, ma nel saperlo guardare e trasformare in coscienza.

#einaudi #Pavese

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Daniel Love sui sogni lucidi: miti e ricerca scientifica


Ringraziamo Daniel Love, uno dei massimi esperti internazionali di onirologia e studioso del sonno, per averci concesso questa intervista. Con un approccio rigorosamente scientifico, ha aiutato centinaia di migliaia di persone a scoprire i benefici dei sogni lucidi e a sviluppare una maggiore consapevolezza. Autore di best-seller come Are You Dreaming?: Exploring Lucid Dreams, fondatore dell’International Lucid Dreaming Day e divulgatore seguitissimo sul suo canale YouTube e sul sito ufficiale, Daniel Love è un punto di riferimento mondiale per chi cerca chiarezza in un campo spesso confuso da miti e false credenze.

In questa intervista parliamo di temi centrali: dalla distinzione tra sogno lucido e viaggio astrale o esperienze fuori dal corpo, al ruolo della ricerca scientifica e delle neuroscienze, fino all’impatto della mindfulness e delle nuove tecnologie come le mascherine per i sogni lucidi. Le sue risposte offrono spunti preziosi per chi vuole imparare tecniche affidabili per sognare lucido, evitando sensazionalismi e trovando un approccio autentico a questo affascinante mondo.
Daniel Love

Domanda. Esiste un dibattito acceso sulla distinzione tra sogni lucidi ed esperienze extracorporee, con alcuni ricercatori che sostengono che non ci sia una differenza sostanziale, ma solo terminologica (come nel caso di Raduga), mentre altri li considerano fenomeni distinti. Qual è la tua posizione su questo tema e perché la ricerca scientifica non ha ancora chiarito del tutto questa distinzione?


Risposta. La risposta breve è che sono diverse, ma solo se si tiene a essere precisi, cosa che, a mio parere, dovremmo fare. Il sogno lucido è uno stato psicologico ben documentato che si verifica nel sonno REM, in cui chi sogna si rende conto di stare sognando. La proiezione astrale, invece, è una credenza culturale e spirituale, essenzialmente una narrazione che viene applicata a certe esperienze mentali (spesso sogni lucidi mal interpretati, ipnagogia o paralisi del sonno). Il problema è che le persone spesso le confondono perché possono sembrare molto simili a livello soggettivo. Inoltre, c’è una tendenza a sperare che queste esperienze confermino le nostre convinzioni preesistenti.
Perché la scienza non ha “risolto” la questione? Principalmente perché la scienza non studia realmente la proiezione astrale: non si può facilmente misurare l’affermazione soggettiva di un’anima che vola per il cosmo. Inoltre, i pochi studi seri hanno confutato in modo definitivo le affermazioni fatte, quindi, una volta che la scienza ha avuto la sua risposta, si è dedicata a spiegazioni più ragionevoli.
Ciò che possiamo misurare è l’attività cerebrale durante i sogni, e tutte le prove affidabili indicano che il sogno lucido, o stati di sogno simili e meno consapevoli, sono la spiegazione più comune per il cosiddetto viaggio astrale. La spiegazione astrale è interessante dal punto di vista storico e culturale, ma scientificamente non è affatto supportata. Per me la distinzione è importante, altrimenti si cade in un caos di linguaggio vago in cui tutto è permesso (e diventa impossibile imparare o insegnare).

D. Ci sono stati alcuni studi che hanno suggerito la possibilità di comunicare tra sognatori lucidi in fase REM, seppur in modo rudimentale. Qual è il tuo punto di vista su queste ricerche? Hai mai avuto esperienze personali o testimonianze affidabili di comunicazione in sogno con altri sognatori lucidi?


R. Sì, nel corso degli anni sono state fatte alcune ricerche interessanti che dimostrano che chi fa sogni lucidi può rispondere a domande esterne mentre sogna, usando segnali oculari o addirittura risolvendo semplici problemi matematici. Penso che sia una cosa notevole e sono contento che la gente la stia esplorando. Ma non romanticizziamola troppo: non siamo ancora al punto in cui chi sogna può avere lunghe conversazioni nel sonno REM come se fosse al telefono. È più come ricevere qualche battito di codice Morse. È interessante, ma i media l’hanno gonfiata in modo esagerato.
Personalmente, non ho mai avuto un’esperienza che potrei definire una vera comunicazione “telepatica” a due vie con un altro sognatore (a parte i resoconti aneddotici di sogni, che sono notoriamente inaffidabili). La ricerca su una segnalazione più concreta è promettente, ma al momento siamo ancora agli inizi e, francamente, è limitata per principio e per design. Quasi sicuramente non avremo mai un “internet dei sogni”, a meno che strumenti come Neuralink non prendano piede.

D. Si parla spesso delle capacità del sogno lucido di attingere a conoscenze dell’inconscio personale, ma c’è anche chi sostiene che possa connettersi a un inconscio collettivo, come teorizzato da Jung. Ad esempio, alcuni sognatori raccontano di ricevere da un defunto informazioni che non conoscono e che si rivelano veritiere una volta svegli. Qual è il tuo punto di vista su questo fenomeno?


R. Jung aveva delle idee molto poetiche, ma le prove di un inconscio collettivo letterale sono praticamente inesistenti. Quando le persone dicono di aver sognato qualcosa che “non potevano sapere”, tendo a vederlo come una combinazione di coincidenza, stranezze della memoria e interpretazione successiva (la mente è un’esperta nel ricamare una narrazione convincente partendo da pochissimo. Lo vedevo sempre quando lavoravo come mago: le persone riferivano che avevo fatto miracoli che non erano mai avvenuti).
Detto questo, i sogni danno accesso ai processi inconsci, ma è il tuo inconscio. Intuizioni subconsce, ricordi dimenticati a metà, piccoli frammenti di informazioni che hai raccolto senza accorgertene. Questo è di per sé potente, senza dover invocare un database telepatico e mistico dell’umanità. E, francamente, l’idea è incredibilmente antropocentrica e un po’ priva di umiltà.

D. Nei tuoi video, mostri spesso una chiara distinzione tra la lucidità nel sogno e la ‘lucidità’ applicata alla vita di veglia. Come definiresti e quali sono i confini (o le intersezioni) tra la consapevolezza che si sviluppa nei sogni lucidi e la mindfulness o altre pratiche di lucidità nella vita reale? Perché è così importante, a tuo avviso, mantenere questa distinzione?


R. Questo è un punto fondamentale. Probabilmente il più grande. A mio avviso, il sogno lucido e la mindfulness vengono spesso confusi, ma non sono assolutamente la stessa cosa. Il sogno lucido è il riconoscimento di trovarsi in uno stato onirico, attraverso il pensiero critico e la conclusione logica. La mindfulness è prestare un’attenzione più vaga alla propria esperienza attuale. Si sovrappongono (la mindfulness può aiutarti a capire quando stai sognando), ma confonderle è un pensiero davvero superficiale, anche se incredibilmente comune negli angoli più new age della comunità del sogno lucido.
Se ti stai chiedendo perché la distinzione sia importante, la risposta è perché la lucidità nei sogni richiede un tipo molto specifico di metacognizione: la capacità di uscire dal proprio modello di realtà e dire “aspetta un attimo, forse questo non è come sembra”. Se lo confondi con la mindfulness generale, diluisci entrambe le pratiche. È come confondere l’astronomia con l’astrologia solo perché entrambe riguardano le stelle. Hanno temi simili, ma risultati molto diversi.

D. Quali sono, secondo te, le aree di ricerca più promettenti nel campo dei sogni lucidi nei prossimi 5-10 anni? Pensi che la neuroscienza possa un giorno sbloccare i misteri della coscienza onirica in modo definitivo, o ci sono limiti che rimarranno invalicabili?


D. Quali sono le aree più promettenti? Le neuroscienze stanno lentamente svelando come il cervello costruisce i sogni in primo luogo; i modelli di elaborazione predittiva sono particolarmente affascinanti. Sta emergendo anche la possibilità di mappare il contenuto dei sogni in tempo reale, anche se siamo ancora lontani.
La scienza risolverà ogni cosa? Probabilmente no. Ci sono dei limiti: dopotutto, l’esperienza soggettiva è privata e il linguaggio stesso è impacciato nel catturarla. Ma penso che avremo un quadro molto più chiaro dei meccanismi del sogno nel prossimo decennio.

R. Con l’emergere di nuove tecnologie come le mascherine per i sogni lucidi e dispositivi per il monitoraggio del sonno, si pone sempre più l’interrogativo su quale sia il ruolo degli strumenti esterni rispetto alle tecniche puramente mentali o psicologiche. Come valuti l’impatto di queste innovazioni sul futuro della pratica del sogno lucido, e qual è il tuo consiglio per chi cerca un approccio equilibrato?


D. La nuova ondata di maschere e gadget è più o meno una riproposizione dei principi che Hearne e LaBerge hanno sperimentato negli anni ’90. Stanno certamente migliorando rispetto alla tecnologia più vecchia (che era per lo più poco più che luci lampeggianti legate al viso). Ma il problema è questo: i gadget saranno sempre limitati dalla psicologia di chi sogna. Se non hai la mentalità e le competenze giuste, una maschera non ti renderà magicamente lucido, e chiunque le commercializzi in questo modo sta semplicemente ingannando i clienti.
Il mio consiglio è di trovare un equilibrio: sperimenta pure gli strumenti se ti va, ma non trascurare l’allenamento mentale. E di certo non spendere centinaia di euro per un dispositivo che fa promesse impossibili. Altrimenti ti ritroverai con un oggetto molto costoso che prende polvere e una lezione di vita sul discernimento.

R. Nei tuoi video, ti impegni spesso a sfatare miti e malintesi comuni sui sogni lucidi. Qual è, a tuo parere, la ‘falsa credenza’ più pericolosa o dannosa che hai incontrato nella comunità dei sognatori lucidi, e come cerchi di correggerla?


D. Che il sogno lucido sia facile, istantaneo o che si possa imparare in una notte. Questo vende libri e video su YouTube, ma lascia i principianti disillusi quando falliscono dopo pochi tentativi. Peggio ancora, mina la vera scienza dipingendo il sogno lucido come una sorta di trucco da salotto.
Allo stesso modo, c’è un termine assurdo in circolazione, “onnilucidità”, che è essenzialmente il concetto assolutamente ridicolo (e del tutto antiscientifico) che si possa essere lucidi in ogni sogno. È una parola inventata da persone che inventano cose. Se la senti, sai che sei finito nel lato oscuro e disinformativo del sogno lucido e dovresti prendere tutto non con un pizzico, ma con un pianeta intero di sale.
Cerco di correggere questi concetti essendo brutalmente onesto: il sogno lucido richiede pazienza, costanza e una mentalità critica. Non trasformerà ogni sogno, non ti renderà un maestro illuminato, né è la soluzione a tutti i tuoi problemi. Ma ne vale la pena, perché è un’affascinante incursione nel confine selvaggio della mente umana. E svilupperai abilità utili proprio perché non è istantaneo.

D. Come vedi l’evoluzione della comunità online dei sognatori lucidi nei prossimi anni? Quali sfide e quali opportunità si presenteranno per chi, come te, utilizza piattaforme come YouTube per educare e ispirare, e quali consigli daresti ai neofiti che si avvicinano a questo mondo attraverso i canali digitali?


R. Onestamente, al momento è un po’ un caos. Ci sono una manciata di persone valide, ma non saranno quelle di cui hai sentito parlare, perché vengono sopraffatte da sensazionalismo, iperboli e affermazioni allettanti. Purtroppo, c’è un’inondazione di disinformazione, inclusi (più di recente) sciocchezze generate dall’IA, e persone che si arricchiscono senza capire nulla dell’argomento.
Per gli educatori, la sfida è distinguersi senza banalizzare (e senza essere sopraffatti dalla frangia tossica). Per i nuovi arrivati, il mio consiglio è: scegliete con cura i vostri insegnanti. Se qualcuno promette risultati istantanei o mescola i sogni con un misticismo da quattro soldi, consideralo una bandiera rossa.
Per quanto riguarda il futuro, sospetto che vedremo una spaccatura ancora più grande tra gli educatori seri e coloro che cercano solo di fare clic. Dopotutto, questo è il mondo di internet.

D. Hai un pubblico che ti segue anche dall’Italia? E speri, in futuro, di tradurre i tuoi libri o i tuoi contenuti in lingua italiana per raggiungere una comunità più ampia?


R. Sì, ho alcuni spettatori italiani e mi piacerebbe raggiungerne di più. Tradurre i miei libri in italiano è sicuramente qualcosa che vorrei che accadesse (editori, se state leggendo questo, contattatemi). È una questione di tempo e risorse, ma sono fiducioso.

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

call: ancora 20 giorni per partecipare a “fare sud” – chiamata a raccolta, dal sito ‘la scatola di latta’


https://www.scatoladilatta.it/fare-sud/

scadenza 30 settembre

#arte #artigianato #Sud_ #collettivi #cultura #fareSud #gruppi #letteratura #operatoriCulturali

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Livorno-Guidonia: ahi ahi ahi


Squadra costruita male con ruoli sovrabbondanti e altri scoperti. E l'allenatore ci mette del suo
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

di Nello Gradirà

Sì, lo so, avevo detto che in casa non ci andavo più, invece ci sono andato. E così, come tutti gli altri presenti allo stadio, ho subito una punizione biblica.

Aggravante: il Guidonia visto ieri aveva fatto un punto in due partite, finora non aveva mai segnato e nella sua storia non aveva mai vinto una partita di calcio professionistico. E in effetti è parso davvero poca cosa, una squadra che lotterà per salvarsi e chissà se ci riuscirà.

Peccato: con una vittoria sarebbe stato addirittura secondo posto in classifica, a dimostrazione di quanto questo campionato sarebbe abbordabile.

Ma come si suol dire i nodi vengono al pettine. E puntualmente sono venuti fuori tutti insieme, cancellando il cauto ottimismo prodotto dalla vittoria sulla Ternana.

La Ternana però aveva giocato a ritmi molto compassati ed era rimasto il dubbio di cosa potesse succedere contro una squadra più rapida.

E infatti già contro la Juve U23 c’era stata qualche difficoltà in più, ma la partita si poteva tranquillamente portare a casa se non fosse stato per due errori individuali, quindi prestazione non del tutto da buttare e ottimismo confermato.

Il Livorno però è una squadra costruita male dove abbondano i mediani e i fantasisti ma non c’è un regista a pagarlo oro. Se si guarda l’altezza dei centrocampisti il Livorno sembra la nazionale dei puffi, inoltre in difesa, se qualcuno dei tre titolari non gioca, c’è da mettersi le mani nei capelli perché chi entra in campo è roba da film dell’orrore: domenica scorsa Nwachukwu (2 gol regalati alla Juve), ieri Baldi (ai dribbling dell’attaccante avversario in occasione del gol non avrebbe abboccato nemmeno mio nonno in carrozzella).

Ma ieri il vero protagonista in negativo è stato l’allenatore Formisano. La formazione iniziale è stata completamente sbagliata, frutto di presunzione e superficialità. Primo errore, mettere insieme in campo dal primo minuto due punte sulla quarantina che si sa che non reggono più di un’ora. E oltretutto con altri due giocatori offensivi (Cioffi e Biondi), per cui praticamente hai giocato con un 3-3-4. Probabilmente Formisano ha pensato: facciamo un gol, poi pensiamo a difenderlo. Il gol però non è arrivato, il Guidonia si è difeso ordinatamente e poi dall’inizio della ripresa ha accelerato i ritmi. Qui è apparso chiaro che stavano per arrivare momenti duri e che si rischiava il peggio. Circa venti minuti raccapriccianti in cui il gol era nell’aria senza che Formisano facesse una mossa, poi preso puntualmente il gol arriva una raffica di sostituzioni a casaccio (5) tra cui Dionisi e Di Carmine naturalmente spompati.

Ovviamente peggio che andar di notte, e occasioni a raffica in contropiede per il Guidonia che non ha raddoppiato un po’ per imprecisione e un po’ per merito di Ciobanu, unica consolazione della partita.

Ciobanu ha confermato le belle impressioni che aveva destato l’anno scorso e fa pensare di avere grandi prospettive. Ma anche qui altro errore: invece di prendere in prestito un portiere giovane, che oltretutto non ci sarà per chissà quanto, c’era da prendere un portiere esperto che potesse garantire tranquillità e contribuire a far crescere Ciobanu.

È vero che Formisano ha avuto a disposizione molti attuali titolari da poco tempo, ma da qui a mettere in campo gente a casaccio ce ne corre.

Formisano purtroppo sta dimostrando che una cosa sono le chiacchiere in conferenza stampa e un’altra il campo: e parlando di chiacchiere, neanche queste ci sono piaciute perché accusare i giocatori di scarsa mentalità per la sconfitta senza assumersi responsabilità per i propri errori non è un bel sistema per gestire lo spogliatoio.

Si diceva titolari a disposizione da pochi giorni: con un campionato di serie D vinto a febbraio, c’era tutto il tempo di programmare, di scegliere un allenatore esperto della categoria, di costruire una rosa all’altezza e invece ci si riduce a fare un ritiro con quattro sciagurati, a prendere un allenatore-scommessa, a raccattare giocatori a casaccio tra prestiti e svincolati per cui ci sono ruoli affollatissimi e altri scoperti…

Ora, a mercato chiuso, grandi capovolgimenti non ce ne possiamo attendere. Il Livorno è poca cosa e bisogna dare atto alla società che quando parlava di obiettivo decimo posto è stata piuttosto realistica. Dopo la prestazione di ieri molti di noi ci farebbero la firma. Ma la firma più grossa la metterebbero se l’attuale presidente vendesse e se ne andasse. Poi però non ci si lamenti del numero degli abbonamenti.

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

link aggiornati(ssimi), 9 sett. 2025


grande aggiornamento di link a siti & spazi di ricerca letteraria, ieri. anche in virtù dei dialoghi in Esiste la ricerca 5, ripensati, ruminati.

e varie pagine web di Roberto Cavallera sono state inserite.

ora trovate la barra laterale di slowforward e di differx.noblogs.org (la bottom line, nel caso siate al cellulare) ricca di ulteriori – non pochi – rinvii.

stessa cosa per la raggiera di link ora updated: slowforward.net/2025/09/03/una…

e il network delle sperimentazioni: slowforward.net/2012/09/24/net…

e, neanche a dirlo, il bulimicissimo signor ELIRIO: slowforward.net/2023/08/14/alc…

enjoy


#angoloCieco #differx #differxNoblogsOrg #Elirio #EsisteLaRicerca #exponere #link #links #nds #networkDelleSperimentazioni #raggieraDiLink #RobertoCavallera #slowforward #tetau


esiste la ricerca, quinto incontro: a roma, 5-6-7 settembre 2025 @ studio campo boario


Esiste la ricerca: comunicato stampa per il 5-6-7 settembre 2025
cliccare per ingrandire — errata corrige: l’anno è ovviamente il 2025 (non il 2005)

R.S.V.P.: slowforward.net/contact/

§

Venerdì 5 e sabato 6 settembre 2025, dalle 10 alle 18
– e domenica 7, dalle 10 alle 14

a Roma, presso lo Studio Campo Boario

Viale del Campo Boario 4/a
METRO B – Fermata Piramide

ESISTE LA RICERCA


quinto incontro (2025):
IL GIOCO DELLE COMUNITÀ: rapporti e costruzioni

logo dello Studio Campo BoarioEsiste la ricerca torna, grazie all’ospitalità di Alberto D’Amico, nel suo luogo di nascita, lo Studio Campo Boario, per una nuova – quinta – occasione di dialogo e confronto. Le modalità sono invariate: un libero estemporaneo scambio di idee e formazione di ipotesi, senza microfoni, senza registratori o videocamere, e senza gerarchie, a partire da alcune tracce fondamentali. Sarà insomma un dialogo aperto e orizzontale in cui potranno prendere la parola sia le persone invitate sia il pubblico. È importante sottolineare che tutti sono benvenuti ad ascoltare e intervenire, a prescindere dalla propria collocazione nel campo letterario.

Il tema o questione di fondo sarà stavolta IL GIOCO DELLE COMUNITÀ, su cui ci si interrogherà collettivamente nei primi due giorni, per riservare invece la mattina della domenica ad alcune letture/discussioni non programmate (che si definiranno il giorno stesso).

Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?

ELR - Esiste la ricerca || intestazione

Il 5 settembre si parlerà di RAPPORTI interni ed esterni alle comunità, mentre il 6 ci si concentrerà più sulla loro COSTRUZIONE. Ma l’ordine degli addendi può essere variato senza che il risultato cambi, oppure uno dei giorni può sconfinare nell’altro, e i percorsi delle discussioni alterare il programma, che non è rigido. Il 7 settembre, infine, alcune LETTURE – e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta – segneranno la conclusione dell’incontro.

Come sempre, alcuni editori e collane saranno invitati e sarà dunque possibile sfogliare e acquistare le opere di cui si parla. Non mancheranno inoltre copie del n.19 del tabloid gratuito «La scuola delle cose» (Lyceum/Mudima, aprile 2025), interamente dedicato alla scrittura di ricerca.

R.S.V.P.
slowforward.net/contact

PDF del comunicato stampa:
ESISTE LA RICERCA 2025 – il gioco delle comunità

Evento su Mobilizon:
mobilizon.it/events/cd4c6dab-6…


Evento fb:
facebook.com/events/1527943968…

#2025 #AlbertoDAmico #AntonioSyxty #blog #comunità #confronto #correnti #dialogo #ELR #ELREsisteLaRicerca #ELR2025 #EsisteLaRicerca #EsisteLaRicerca2025 #gruppi #ilGiocoDelleComunità #LaScuolaDelleCose #laboratori #letture #Lyceum #LyceumMudima #MarcoGiovenale #Mudima #reading #ricercaLetteraria #riviste #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #siti #sperimentazioneLetteraria #StudioCampoBoario


reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Boschetto della Plaja, c’era una volta un polmone verde


Pubblichiamo un contributo di Cinzia Colajanni, già dipendente del Comune, da sempre interessata alle questioni socio-ambientali della città

In questi giorni sono circolate immagini di grande degrado del Boschetto della Plaja. Aree picnic infestate da sterpaglie, cestini invisibili, piste ciclabili invase da erbacce, il laghetto diventato una pozza stagnante con alghe e rifiuti a […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/09/10/bosc…

#BoschettoDellaPlaja #ComuneDiCatania #EnzoBianco

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

da oggi,10 settembre, fino al 14, a roma: falastin festival, alla città dell’altra economia (testaccio)


Falastin Festival (locandina) - 10-14 set 2025
_

.

#Cisgiordania #controIlGenocidio #FabioSebastiani #FalastinFestival #festa #festival #Gaza #GerusalemmeEst #IlariaGiovinazzo #Palestina

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

aggiornamenti sui crimini sionisti di genocidio, 9 set. 2025


da AssopacePalestina

facebook.com/share/1ACjNmGJSi/

Aggiornamenti
Maria Di Pietro – Assopacepalestina
09/09/2025

C’è un clima di ansia e caos, poiché i palestinesi non capiscono cosa sia successo o cosa stia succedendo al team negoziale a Doha.
In tutto questo, Israele continua a colpire edifici ogni ora – almeno sette oggi – mentre la popolazione è in movimento a seguito dei nuovi ordini di evacuazione nella città di Gaza.
I palestinesi speravano che i negoziati avessero successo e che ci fosse una luce alla fine del tunnel. (Hind Khoudary reporter da Deir el-Balah)

Un’ONG medica che opera a Gaza dichiara di essere molto preoccupata per la capacità del settore umanitario di rispondere all’ondata di sfollati causata dall’offensiva israeliana sulla città di Gaza.
Da Deir el-Balah, Mai el-Awawda, responsabile della comunicazione di Medical Aid for Palestinians, ha affermato che il sostegno per soddisfare i bisogni dei palestinesi era già insufficiente.
Ma con l’ultimo flusso di persone provenienti dalla città di Gaza, “ci stiamo dirigendo verso l’ignoto”, ha detto.
Al-Mawasi era già sovraffollata “con centinaia di migliaia di persone prive dei beni di prima necessità, senza acqua né cibo a sufficienza”, ha affermato.
“Non esiste un piano di emergenza in grado di soddisfare i bisogni che dovremo affrontare nei prossimi giorni”.

La forza di soccorso della Protezione Civile di Gaza riferisce che i suoi primi soccorritori stanno lavorando a mani nude per salvare le persone intrappolate sotto le macerie delle case in diversi quartieri della città di Gaza bombardati da Israele.
Fino a 25 persone sono disperse, alcune ancora “vive sotto le macerie e altre disperse” nella zona di Shati, nella parte occidentale della città di Gaza, ha detto l’organizzazione, definendo “un crimine” il bombardamento indiscriminato di edifici residenziali.

Israele sta intensificando i suoi attacchi terrestri e i bombardamenti aerei mortali a Gaza.
Gli ultimi ordini di evacuazione forzata riguardano tre grattacieli residenziali a Sheikh Radwan. Ai residenti è stato concesso pochissimo tempo per fuggire prima che gli edifici vengano rasi al suolo.
Queste case erano piene di famiglie che ora si trovano per strada, alla ricerca di un rifugio.
Verso mezzanotte, le forze israeliane hanno colpito un edificio residenziale densamente popolato nel campo profughi di Shati. La campagna israeliana per cacciare i palestinesi è in corso. Questa mattina, l’esercito israeliano ha lanciato volantini sulla città di Gaza per dire alla gente di andarsene.
Centinaia di migliaia di persone vivono ancora nella parte occidentale della città, che è la principale area urbana. Ma centinaia di famiglie stanno attualmente fuggendo dalla città, trasferendosi ad al-Mawasi, dove l’esercito israeliano ha dichiarato una “zona umanitaria sicura”.
C’è ancora un palpabile senso di sfida e determinazione a Gaza City, con molte famiglie che hanno organizzato una protesta questa mattina per rifiutare gli ordini di evacuazione forzata. (Tareq Abu Azzoum reporter da Deir el-Balah)

I palestinesi sostengono che l’obiettivo di Israele nella guerra contro Gaza sia lo “sfollamento”, dopo le ulteriori minacce di evacuazione forzata nella città di Gaza.
“L’obiettivo principale dell’occupazione è lo sfollamento ma non c’è più posto, né a sud, né a nord, niente”, ha detto Bajees al-Khalidi, un palestinese sfollato.
“Siamo completamente intrappolati. Vogliono cacciarci dalla Striscia di Gaza o trasferirci in un altro posto, ma non c’è più nessun posto dove andare”.
Un’altra palestinese sfollata e malata di cancro, Umm Ghassan, ha chiesto aiuto alla comunità internazionale.
“Abbiamo ricevuto un messaggio che ci intimava di evacuare la Israa Tower. Si trova vicino a una struttura per la cura del cancro. In quel momento, la paura tra le donne e i bambini era immensa”, ha detto. “Chiediamo alla comunità internazionale: basta. Non è rimasto nulla. Le nostre case sono state distrutte”.

Il Ministero della Salute di Gaza riferisce che nelle ultime 24 ore altri sei palestinesi sono morti di fame a causa delle azioni israeliane.
Questo porta il numero totale dei morti per fame a 399 persone, tra cui 140 bambini.
Da quando la Classificazione integrata della sicurezza alimentare (IPC) sostenuta dall’ONU ha dichiarato ufficialmente la carestia in gran parte di Gaza alla fine di agosto, sono stati registrati almeno 121 decessi, tra cui quelli di 25 bambini.

Il capo dell’UNRWA afferma che la Striscia di Gaza si sta svuotando della sua popolazione, costretta alla fame e a trasferirsi nella cosiddetta zona “umanitaria” di al-Mawasi.
“Non esiste un luogo sicuro a Gaza, tanto meno una zona umanitaria. Si tratta di un campo profughi sempre più grande che concentra palestinesi affamati e disperati”, ha dichiarato Philippe Lazzarini in un comunicato.
“Gli avvertimenti sulla carestia sono caduti nel vuoto”, ha aggiunto, chiedendosi se lo stesso destino attenda la catastrofe sempre più grave che sta colpendo la città di Gaza.
“Ponete fine all’impunità prima che le atrocità diventino la nuova normalità”.

L’Ufficio stampa del governo di Gaza afferma che più di 1,3 milioni di persone rimangono nella città di Gaza e nelle zone a nord della città più popolosa dell’enclave, mentre l’esercito israeliano “tenta di compiere il crimine dello sfollamento forzato in violazione di tutte le leggi internazionali”.
In una dichiarazione ha affermato che alcune persone che hanno lasciato la città di Gaza per al-Mawasi, nel sud, sono state costrette a tornare a causa del peggioramento delle condizioni di vita nel sud.
Secondo l’ufficio, circa 800.000 persone vivono nelle zone di al-Mawasi delle province di Khan Younis e Rafah. Israele l’ha designata come “zona sicura”, ma, secondo l’Ufficio stampa del governo, l’ha attaccata almeno 109 volte, uccidendo più di 2.000 persone.

Il Ministero della Salute di Gaza riferisce che nelle ultime 24 ore sono stati trasportati negli ospedali di Gaza 83 cadaveri e 223 feriti palestinesi.
Questo porta il bilancio totale delle vittime dall’inizio della guerra a 64.605 morti e 163.319 feriti.

La radio dell’esercito israeliano riferisce che un soldato di riserva è stato trovato morto nella sua casa a Rehovot, affermando che si è trattato di suicidio.
Secondo i dati ufficiali pubblicati dall’esercito israeliano, nel 2024 sono morti suicidi 21 soldati israeliani, rispetto ai 17 dell’anno precedente.

Israele ha bombardato il Qatar per assassinare i principali negoziatori del cessate il fuoco di Hamas.
Mustafa Barghouti, segretario generale dell’Iniziativa Nazionale Palestinese, afferma che l’attacco israeliano a Doha rappresenta una “svolta che avrà conseguenze pericolose” per la regione. “Questa operazione è contro il Qatar, che sta guidando gli sforzi di mediazione, e contro la leadership di Hamas che sta discutendo la proposta americana”, ha detto Barghouti. “C’è qualcosa di più spudorato?” Ha aggiunto che gli attacchi dimostrano che Israele non è interessato a un accordo di cessate il fuoco ed è determinato a portare avanti i suoi piani di genocidio e pulizia etnica a Gaza.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha reagito prontamente alla situazione a Doha, in Qatar, condannando l’attacco come una flagrante violazione della sovranità e dell’integrità territoriale del Qatar, che, ha sottolineato, ha svolto un ruolo fondamentale nei negoziati di pace tra Hamas e Israele. Questa osservazione è stata fatta nel momento in cui stava per iniziare l’80ª sessione dell’Assemblea Generale, in un momento in cui il ruolo delle Nazioni Unite negli affari internazionali e la sua capacità di difendere gli standard internazionali sono messi in discussione. Il segretario generale aveva in programma di rilasciare oggi alcune dichiarazioni sulla spesa militare e ha effettivamente colto l’occasione per passare a un rapporto che sta pubblicando, in cui chiede una riduzione della spesa militare per i conflitti in tutto il mondo e un aumento dei fondi destinati alle strutture sociali e alla pace. Ciò avviene anche in un momento in cui i finanziamenti delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace sono a rischio. Si tratta di una distrazione dal ruolo delle Nazioni Unite come mediatore internazionale, poiché conflitti come questo, come egli ha osservato, costituiscono una chiara violazione del diritto internazionale e continuano a persistere.

Gli attacchi militari israeliani contro Doha sottolineano la campagna militare in continua espansione di Israele nella regione. Nelle ultime settimane, Israele ha bombardato quotidianamente Gaza in Palestina, effettuando regolarmente anche attacchi in Libano, Siria e Yemen. Ieri, un presunto drone israeliano ha anche preso di mira una flottiglia umanitaria diretta a Gaza e attraccata in Tunisia.

Einav Zangauker, madre di Matan Zangauker, attualmente prigioniero a Gaza, afferma di essere “tremante di paura” dopo l’attacco israeliano alla delegazione negoziale di Hamas a Doha. “Perché Netanyahu insiste nel sabotare ogni opportunità di raggiungere un accordo? La vita di mio figlio è in pericolo reale da 22 mesi. Il primo ministro sta ostacolando nuovamente l’accordo e non c’è alcun accordo sul tavolo”, ha detto in un videomessaggio pubblicato sui social media. “Sono stufa. Il popolo di Israele è stufo di questa guerra”.

Il portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha affermato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump considera l’attacco come un’“opportunità per la pace”, nonostante le condanne diffuse e le speculazioni secondo cui l’attacco potrebbe infliggere un duro colpo a qualsiasi tentativo di negoziazione a Gaza. La Casa Bianca ha dichiarato che i due leader hanno parlato dopo l’attacco. “Il primo ministro ha detto al presidente Trump che vuole fare pace, e in fretta”, ha detto Leavitt. “Il presidente Trump ritiene che questo sfortunato incidente possa rappresentare un’opportunità per la pace”. Alla domanda, Leavitt non ha voluto approfondire se ci saranno conseguenze per Israele o per il suo primo ministro, né se Trump sia arrabbiato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

*

Fonti: UN, OCHA, MSF, Al Jazeera, Mondoweiss, Haaretz, UNICEF, Amnesty Int., Reuters, Human Rights Watch, Palestinian Red Crescent Society, Croce Rossa Int., Euro-med Human Rights, Save the children, Unrwa, Defence for children


#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra #assopacepalestina

#AssopacePalestina #Assopacepalestina #bambini #children #colonialism #concentramento #deportazione #famearmadiguerra #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #MariaDiPietro #massacri #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Mi è arrivato il codice d’invito per accedere all’app Irys!!! 😊
E l’ho subito installata, ora non mi rimane che testarla!
Cerca e segui il mio profilo <giovannibertagna> su Irys.

Qui l’articolo che ho scritto per la nuova app Irys in attesa di ricevere l’invito
bertagna.it/blog/irys-una-nuov…


Irys, una nuova app per fotografi


Che Instagram non sia più un social per fotografi, nel senso di applicazione ideale per condividere le foto, penso sia ormai palese a tutti.

Tra il maggior peso dei contenuti video, algoritmi che ti propongono (impongono) quali contenuti vedere, per non parlare delle continue modifiche d'uso, non è certo l’app migliore per condividere le proprie foto.

E in ultimo c’è il rischio di ritrovarsi con il profilo bloccato, senza spiegazioni chiare, in cui sono incappato anche io, con la conseguenza di trovarti, da un momento all’altro, con il profilo chiuso!

Grazie Meta!

La nascita di nuove app per la fotografia


A seguito della situazione di Instagram sono nate diverse iniziative con lo scopo di realizzare nuove app che vadano incontro alle esigenze dei fotografi, ma anche di utenti che vogliono semplicemente vedere foto interessanti.

Tra i vari progetti oggi mi sono imbattuto in Irys, una nuova app che si rivolge al fotografo professionista, all’hobbista, all’amante della fotografia o semplicemente a chi è alla ricerca di qualcosa di nuovo.

Irys è attualmente in fase di sviluppo con la possibilità di iscriversi alla lista di attesa per testarla in anteprima.
Irys, una nuova app per fotografi. Estratto dal sito ufficiale dell'applicazioneImmagine tratta dal sito ufficiale dell’app Irys
Questo nuovo progetto nasce dall’iniziativa del fotografo Alan Schaller che ha riunito un team di professionisti per costruire una nuova casa per la fotografia.

Alan Schaller | Photography
Alan Schaller was born in 1988 in London, where he still lives today. He took up photography in 2015 as a past time, only to find his work published only one year later in magazines and newspapers in the UK. Since then his portfolio and profile have gone from strength to strength, and today he is regarded as one of the most renowned photographers of his generation. Described by Leica as “an icon of contemporary black
Alan Schaller


Alan Schaller, che sicuramente già conosci, è anche co-fondatore di Street Photography International progettato e curato da fotografi, per i fotografi.

Alan Schaller è molto attivo sui social quali Instagram e YouTube.


Perché Irys è diverso?


Nella pagina Our Features del progetto sono elencati tutti i punti che rendono Irys diverso dalle altre applicazioni che cercano di sostituire Instagram.

Tra i vari punti elencati nella pagina del progetto ho particolarmente apprezzato:

  • Nessun numero di follower visibile, per riportare l'attenzione sulla qualità e non sui numeri;
  • Pubblica quando vuoi, se vuoi, l’app non premia la frequenza di pubblicazione;
  • Nessuna pressione per le prestazioni, i numeri di coinvolgimento non sono visibili agli altri;
  • Immagini ad alta risoluzione non scaricabili e supporto a tutti i rapporti d'aspetto senza ritaglio;
  • Visualizza i metadati della telecamera (dati EXIF);
  • Immagini organizzate in raccolte per una migliore presentazione

Ma l’aspetto che più mi ha convinto ad iscrivermi alla lista di attesa di Irys è senza dubbio la comunità con la possibilità di:

  • Creare e gestire Gruppi o partecipare a gruppi creati da altri utenti;
  • Entrare in contatto con altri utenti che condividono interessi creativi simili;
  • Partecipa a sfide e concorsi per rimanere coinvolto;


Irys è gratis?


L’applicazione prevede due tipologie di piani:

  • un piano completamente gratis, con delle limitazioni sulla quantità di foto pubblicate giornalmente, numero limitato di collezioni e numero di gruppi a cui potersi iscrivere;
  • un piano a pagamento in cui non si ha limitazioni e con alcune funzioni in più come la possibilità di creare propri gruppi.

Per essere un’app completamente libera da algoritmi, pubblicità e quant’altro deve per forza prevedere un piano a pagamento, così da finanziare il continuo sviluppo e i costi di gestione.

Altrimenti siamo noi, con i nostri dati, la moneta di pagamento per finanziare tutto ciò!

Iscriviti e ricevi i nuovi articoli


RACCONTI E APPUNTI DI FOTOGRAFICI

Iscriviti
Email sent! Check your inbox to complete your signup.

Non riceverai mai e-mail di spam, anche io le odio

Annulla l'iscrizione in qualsiasi momento

Ho dato fiducia a Irys


Si, mi sono iscritto alla lista di attesa di Irys e non mi rimane che aspettare di ricevere l’email che mi abilita al download dell’applicazione.

Devo dire che sono fiducioso nelle possibilità di questa nuova app, ma ne riparlerò sicuramente dopo averla testata.

✒️
Se anche tu senti la necessità di un nuovo spazio per condividere le foto, fammi sapere nei commenti se ti iscriverai a Irys e cosa ne pensi!

Tags: Irys | Instagram | Social Media


in reply to Giovanni Bertagna - Blog personale di Fotografia

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Questo è lo screenshot di come si presenta l'app Irys, di primo impatto mi piace, ho già notato che gli utenti commentano le foto e questo è una bella cosa.
Mi prendo qualche giorno per provarla e poi ci scrivo un articolo!!!
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Doraemon avvistato casualmente in fabbrica (in un servizio del TG2)


Non avrei mai minimamente immaginato di dover pormi, e porre, questo quesito, né stasera né mai, ma ecco qui l’universo… Perché mai, in questa fabbrica che è stata mostrata in un servizio del TG2 di stasera (come immagini di repertorio, non specifiche), davanti ad un banco da lavoro o quel che è, c’è appeso un foglio di carta con sopra un’illustrazione del fottutissimo Doraemon??? 🤯🤯🤯
Prima scena in cui si vedeSeconda scena più da lontano, cerchiato Doraemon da me
Ho intravisto questa cosa mentre ero a tavola a cenare, e può essere che poco ci mancava che sputassi, perché fa così tanto ridere per qualche motivo che non capisco… forse perché è apparentemente fuori contesto, o forse perché mai mi immaginerei di trovare degli operai a lavorare attorno ad un quadretto di #Doraemon; comunque sia, è sicuramente poetico. E oh, onestamente bravo/a a chi ha fatto il servizio, perché si vede prima da vicino, e poi una seconda volta più da lontano… è inquadrato complessivamente, proprio assurdo. 🙏

Ma ora, a parte chiedermi chi più in tutto il paese stasera avrà notato questo dettaglio certamente da pochi (probabilmente dentro lo stessa redazione del telegiornale nessuno si sarà fatto domande; probabilmente nessuno avrà neanche riconosciuto la figura), mi chiedo, per l’appunto, come mai… Sarà un’ispirazione per l’azienda o per i suoi lavoratori? Magari la roba che producono è assimilabile a dei ciusky? E chi lo sa. Forse sarebbe utile riuscire a risalire alla specifica azienda, magari sfruttando le altre immagini del servizio, sperando non siano tutte totalmente scollegate… ma io in questo non sono capace, e quindi, per una buona volta, mi limito solo a segnalare questo incredibile bellissimo. 👌

#Doraemon #fabbrica #Rai #Telegiornale #TG2 #TV

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Stefano Benni l’ho incontrato, grazie alle magiche leggi della Serendipità, nel 2014 in un contesto non ufficiale.

Indossava una bellissima maglietta nera sulla quale campeggiava una scritta in napoletano: “faciteme sta’ quiet'” con sotto, tra parentesi, la traduzione in inglese per i più ignoranti.

Siamo stati seduti a chiacchierare per non più di una decina di minuti e ricordo solo pochi […]

pepsy.noblogs.org/2025/09/09/c…

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

“cosa sta succedendo a gaza in queste ore?” (medici senza frontiere)


da MSF, Medici Senza Frontiere, 8 set. 2025: facebook.com/share/p/1CJTbyxH9…

MSF: Bombardamenti di giorno e di notte, la popolazione è terrorizzata, non sa dove andare né cosa fare.

Negli ultimi giorni, le forze israeliane hanno accelerato la loro campagna genocida e di pulizia etnica espandendo le attività militari a Gaza City.

Pochissime persone sono riuscite a spostarsi verso sud. In molti non possono permetterselo a causa dei costi di trasporto troppo elevati. Inoltre, al sud non ci sarebbe sufficiente spazio per accogliere quasi un milione di persone, oltre ad essere un’area esposta anch’essa agli attacchi.

Gli ospedali stanno già operando oltre ogni capacità. L’eventuale evacuazione di tutti i pazienti, compresi i neonati e i malati gravi, sarebbe estremamente difficile. Continuiamo a fornire assistenza alle persone ferite dai bombardamenti israeliani e a coloro che soffrono di malnutrizione nelle unità di terapia intensiva materna e neonatale di MSF.

L’offensiva israeliana su Gaza City deve essere fermata immediatamente.


#MSF #GAZACITY #STOPGENOCIDE #Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra


BEWARE: GRAPHIC IMAGES BELOW

tre vittime del genocidio sionista a Gaza, l’8 sett. 2025:

*

Queste tre immagini che chiudono il post non sono di MSF ma ho scelto io di caricarle sul sito. Le fonti sono i due canali ig indicati in sovrimpressione.

#bambini #children #colonialism #concentramento #deportazione #famearmadiguerra #Gaza #gazacity #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #MediciSenzaFrontiere #MSF #Palestina #Palestine #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #STOPGENOCIDE #warcrimes #zionism

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

newsletter slowforward 10 agosto – 9 settembre 2025 + sostieni l’ultraventennale intrapresa del sito


stamattina verso le nove ho spedito per mail – alle persone registrate – la newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati dal 10 agosto a oggi, 9 settembre. la newsletter non ha (ancora) un nome, e viene manualmente compilata da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma visivamente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a slowforward.net/contact/

chi volesse sostenere il lavoro di slowforward & mg / differx (che dal 2003 operosamente battaglia & intende continuare a farlo finché morte non lo separi dalla rete) può farlo via ko-fi oppure paypal


sostieni slowforward, offrigli un caffè! https://ko-fi.com/differx57119
ko-fi.com/differx57119

mettiamola (daccapo e daccapo) così: sono fermo a uno dei semafori della rete, e vi faccio cenno indicando il parabrezza… bon: se voi apprezzate e vi fa piacere che io da 22 anni quotidianamente vi aiuti a renderlo ben trasparente e sensibile a informazioni & notizie su #scritturadiricerca #scritturasperimentale #palestina #asemicwriting #scritturaasemica #antifascismo #prosa #prosabreve #prosainprosa #artecontemporanea #materialiverbovisivi #audio #podcast #video #presentazioni #criticaletteraria #teorialetteraria #letturepubbliche #progettiletterari, #archivi #anni70 … non avete da fare altro che offrirmi un caffè oppure, se preferite, un pranzo.

*


e… dal 9 al 30 settembre, chi intende sostenere tramite paypal o ko-fi il lavoro di mg / differx / slowforward con cifre generosamente uguali o superiori a 20 euro,

(1) riceve – con posta tracciata – una copia del mio recente Prima dell’oggetto;
(2) la riceve autografata, se lo desidera;
(3) viene iscritto alla newsletter, nel caso non lo fosse già;
(4) entra a pieno titolo nel regesto dei benefattori magari non dell’umanità ma di slowforward sicuramente.

(n.b.: dopo il 30 settembre sarà sempre possibile – e da me auspicatissimo – sostenere mg, ovviamente, ma senza ricevere il libro).

#2003 #Anni70 #anniSettanta #anni70 #annisettanta #antifascismo #archivi #archivio #arteContemporanea #artecontemporanea #asemic #asemicWriting #asemicwriting #audio #caffè #CarmeloBene #contact #controinformazione #CorradoCosta #criticaLetteraria #CriticaLetteraria #differx #diffusioneDiTesti #EmilioGarroni #EmilioVilla #flarf #glitch #googlism #informazione #informazioni #koFi #kofi #lavoro #letturePubbliche #letturepubbliche #link #MagdaloMussio #mail #materialiVerbovisivi #materialiverbovisivi #MG #NanniBalestrini #newsletter #newsletterPeriodica #notizie #orizzonteDegliEventi #Palestina #parabrezza #paypal #podAlPopolo #podalpopolo #podcast #post #presentazioni #PrimaDellOggetto #progettiLetterari #progettiletterari #prosa #prosaBreve #ProsaInProsa #prosabreve #prosainprosa #raccoltaDiMateriali #reading #scritturaAsemica #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scritturaasemica #scritturadiricerca #scritturasperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #slowforward #slowforwardDal2003 #sostieniSlowforward #teoriaLetteraria #teorialetteraria #unCaffèASlowforward #video #videopresentazioni


link e materiali per “prima dell’oggetto” (déclic, maggio 2025)


POST IN CONTINUO AGGIORNAMENTO


scheda editoriale:

copertina di "Prima dell'oggetto", di Marco Giovenale (déclic, 2025)
cliccare per accedere al sito dell’editore

PRIMA DELL’OGGETTO
di Marco Giovenale
déclic edizioni
libro in brossura con alette, cm 13,5 x 19
pp. 128, ISBN 9791281406117
uscita: 16 maggio 2025

Se c’è un libro che si è stufato sia della poesia sia del narrare usuale, e che va in senso opposto, è questo: si muove verso il senza verso e si interroga sulla fuga caotica delle cose e delle narrazioni, come alice che non capisce le corse del bianconiglio ma si secca pure di seguirlo. il lettore non deve però spaventarsi di questo smarrimento. potrà confidare in alcune chiavi, rammentando:

– che quasi tutto si svolge a roma, ossessivamente richiamata: e tanto il richiamare quanto il suo oggetto danno sul barocco, con conseguente eco lontana di erotía;
– che una sfumante prima parte del libro si abbandona al flusso fonico del discorso, toccando solo leggermente la sostanza di storie e microstorie;
– che detto flusso si cristallizza pian piano in quasi-racconto, e allora affiorano figure precise, anche se spesso poi si sfaldano, si dissipano;
– che a sfarinarsi è tanto il linguaggio quanto il reale già sotto scacco e fuori fuoco, come per un’apocalisse nascosta in ogni pixel del quadro.

§

READING, INCONTRI, REGISTRAZIONI, APPUNTI, IMMAGINI, RECENSIONI, ESTRATTI:

21 mar. 2026:
audio completo del reading+dialogo alla Libreria Luce (Napoli):
slowforward.net/2026/02/28/pod…
@ archive: archive.org/details/pap090_mg_…

1 dic. 2025:
recensione del libro + estratti, a cura di Elisa Barbisan, in seizethetime.it: seizethetime.it/attorno-agli-o…

13 ott. 2025:
Le parti e il cronista, recensione del libro + brevi estratti, di Valentina Murrocu, in recensireilmondo.com:
recensireilmondo.com/2025/10/r…

15 set. 2025:
il podcast ‘La Finestra di Antonio Syxty’ propone un dialogo sul libro con Niccolò Scaffai, open.spotify.com/episode/0mCWU… (cfr. anche slowforward.net/2025/09/15/fin…)

12 set. 2025
l’incipit del libro selezionato da Recensireilmondo:
facebook.com/recensireilmondol…
(ripreso poi da déclic: facebook.com/declicedizioni/po…)

25 ago. 2025:
intervista su Prima dell’oggetto, e su “La scuola delle cose”, n. 19 (“scrittura di ricerca”): RadioTre Suite, 24 ago. 2025, h. 23:00-23:25, https://www.raiplaysound.it/audio/2025/08/Radio3-Suite—Magazine-del-24082025-aef7d6cc-546a-474c-bcbb-3db0019727f8.html e slowforward.net/2025/08/25/rad…

28 lug. 2025:
una pagina dal libro, riprendendo un post editoriale su fb
slowforward.net/2025/07/28/una…

19 giu. 2025:
notille da un social dopo il reading a Villa Lais del 28 mag. 2025
slowforward.net/2025/06/19/not…

17 giu. 2025
pod al popolo, #070: reading perinelli e giovenale @ studio campo boario, 17 giu. 2025
@ archive: archive.org/details/pap-070-pr…

16 giu. 2025:
registrazione del reading (con autoannotazioni) a Villa Lais, 28 mag. 2025
slowforward.net/2025/06/16/pap…

31 mag. 2025
pod al popolo, #069: lettura di mg (da Oggettistica e Prima dell’oggetto) @ ‘roma chiama poesia’, teatro basilica, 31 mag. 2025
@ archive; archive.org/details/pap069_Rom…


ANTEPRIME, ESTRATTI, FRAMMENTI:

un estratto qui

Quattro estratti/anteprime su fb (apr.-mag. 2025):
slowforward.net/2025/06/02/ant…

Alcuni materiali comparsi in altra forma sul Multiperso:

Scendi, 21 giu. 2023:
multiperso.wordpress.com/2023/…

L’importanza dell’ascolto, 16 lug. 2023:
multiperso.wordpress.com/2023/…

Stanza stanza, 24 lug. 2023:
multiperso.wordpress.com/2023/…

Pietra, 25 set. 2023:
multiperso.wordpress.com/2023/…

[Nest. Rest. Reset. Next], 4 ott. 2023:
multiperso.wordpress.com/2023/…

Videoripresa, 13 ott. 2023:
multiperso.wordpress.com/2023/…

§

ADDENDA

Un post di Simone Beghi (25 ago. 2025):
facebook.com/61566271675466/po…

§


declicedizioni.it/prodotto/pri…
#069 #070 #antiracconto #controracconto #déclic #LaFinestraDiAntonioSyxty #LibreriaLuce #lisaBarbisan #MG #podAlPopolo #PrimaDellOggetto #prosa #prosaBreve #RadioTreSuite #Recensireilmondo #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #seizethetimeIt #StudioCampoBoario #testiDiMgInRete #testiDiMgOnline #ValentinaMurrocu #VillaLais


reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

galleria miuistica fa lo schifo e ruba spazio porta così ai peli del dentro telefono


Mi sembra strano di non aver mai raccontato questa cosa prima, ma in effetti non l’ho mai fatto… il cosa sono costretta a patire per colpa della MIUI. Non in generale, perché quello lo avrò già raccontato, ma con la app Galleria, che ha un comportamento a dir poco insensato per cui finisce a rubare spazio di archiviazione silenziosamente… (e, ci mancherebbe altro, il pulitore integrato nella MIUI non se ne accorge nemmeno di ciò, maremma sputtanata.) 😾
Storage-GalleryTotal 1.18 GBApp size 15.16 MBUser data 1.16 GBCache 2.09 MB/sdcard/Android/data/com.miui.gallery/files/gallery_disk_cache/full_size properties:Contents: 2526 items, totaling 797 MBVista della cartella /sdcard/Android/data/com.miui.gallery/files/gallery_disk_cache/full_size
Praticamente, con il semplice uso, si può notare che il peso dei dati della app aumenta relativamente a dismisura: a me era più di 1 GB ieri sera, quando mi sono ricordata di questa schifezza e sono andata a fare la pulizia a mano… cosa per niente immediata, visto che per qualche motivo questa app non ha nemmeno il tasto “cancella dati” nella schermata impostazioni; solo il “cancella cache”, che però in questo caso è inutile, #Xiaomi di merda. Per fortuna, questo ammasso di dati spazzatura da più di 1 miliardo di byte si trova in /sdcard/Android/data/com.miui.gallery/, non in /data/data/com.miui.gallery/, quindi chi non ha il root non è fottuto. 💩

Non capisco bene cosa sia questa cartella gallery_disk_cache in sé, e perché venga popolata di migliaia di piccoli file fino ad arrivare a sprecare una buonissima parte dell’archiviazione interna del telefono (e poi magicamente io sto sempre senza spazio…); ma, i file, basta ignorare il fatto che siano senza estensione ed aprirli con un visualizzatore di immagini qualsiasi, sono proprio immagini, quindi io suppongo siano delle specie di miniature che la galleria genera per velocizzarsi… che schifo. E ce ne sono due set a quanto pare: uno di immagini a risoluzioni più basse, e l’altro a risoluzioni intermedie, più basse delle originali ma comunque relativamente alte. 🥱

Non riesco a non ripetermi: al di là di tutto, davvero, che schifo. Che schifo che ‘sto rottame di software sia programmato così male da non curarsi di come vada a peggiorare i problemi di questo rottame di hardware, e che schifo che lo faccia così silenziosamente… a me il pulitore di #MIUI spamma sempre pop-up quando ho l’archiviazione pienissima, ma non sia mai che si accorga che la galleria ha 1 GB di file inutili; va solo a guardare le cache di altre applicazioni, che ho già cancellato qualche ora prima, e non si libera quindi mai niente. (E ok, in generale non può cancellare i file che le app classificano erroneamente come dati persistenti anziché come cache, ma mi aspetterei che una app di sistema interagisca al meglio con altre app di sistema…) 💔

Ma la cosa più grave della storia forse è che, a quanto temevo, e facendo un test al volo per confermare… questa #cache di merda conserva anche immagini che vengono altrimenti prima cestinate e poi cancellate da dentro la galleria, quindi è pure un gran rischio di privacy se non si è al corrente e pronti a rimediare a mano! Sarebbe bastato aggiungere al codice un controllo per cui, nel momento in cui un’immagine viene cancellata definitivamente dal cestino, se la relativa miniatura è presente in questa stramba cache allora viene cancellata a sua volta… ma figurarsi se quei cretini che hanno sviluppato questa merda erano in grado di arrivarci. (Ovviamente, non cacha mai immagini che la galleria stessa non vede, quindi per esempio quelle dall’archiviazione privata di altre app… però che schifo comunque.) 🙏

#cache #galleria #MIUI #Xiaomi

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)

reshared this

in reply to minioctt

si MIUI è una ciofeca e volendo si potrebbe anche rimuive da adb l'app della galleria, non so se fa danni.

Però devo spezzare una lancia a favore di quello schifo di sistema. Praticamente quasi tutti i software cachano creando delle mini anteprine drlle immagini che mostrano. Ad esempio la fa pure la galleria di nextcloud. Caricare un'immagine 256x256, o 1024x1024 è molto più immediato di un jpeg di 5 MB 6000x4000 pixel.

Senza ci metteresti minuti a scorrere nella galleria.

in reply to Fabrizio

@betelgeuse93 @betelgeuse93 Il problema è che la uso consapevolmente, mi sta bene come app galleria e non avrei voglia di cercarne un’altra, soprattutto perché uso le funzioni di editing fotografico base integrate in essa…

Ma ovviamente il problema non è che generi una cache di miniature, lo so che lo fanno virtualmente tutte le app di galleria e per motivi buoni, il problema è che lo faccia così di nascosto e
1. Serve smanettare per ripulire la cache e liberare spazio, non è prevista in modo user-friendly la pulizia con le funzioni normalmente integrate nel sistema
2. Ha questa svista di programmazione potenzialmente lesiva della privacy per cui le miniature non sono automaticamente cancellate nemmeno quando non servono più

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Campo educativo per giovani patrioti di Kadiogo.


[:it]A qualcuno torneranno in mente iniziative simili del passato, e le conseguenze. Ad altri no.[:]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Dal 7 al 15 settembre 2025, a Pabré avrà luogo un campo educativo per adolescenti e giovani della regione del Kadiogo, in Burkina Faso. Nel corso di due settimane i partecipanti saranno istruiti su valori fondamentali per la nazione, nonché sulle nozioni di civismo e patriottismo. L’obiettivo del campo è quello di trasformare questi giovani in cittadini migliori (NdA: migliori per chi?), contribuendo così allo sviluppo della regione e del paese. L’iniziativa si svolge sotto l’egida del ministro per la gioventù, Roland Somda.

La Rivoluzione progressista popolare, proclamata dal capitano Ibrahim Traoré, richiede un impegno da parte della popolazione, in particolare dei giovani, considerati come il motore del paese. In questo contesto, la Direzione regionale della gioventù e dell’occupazione si propone di formare 50 giovani provenienti da Komsilga, Tanghin-Dassouri, Koubri, Ouagadougou e Pabré, per conformarsi a questa nuova dinamica.

Durante la cerimonia di lancio, tenutasi lunedì 8 settembre 2025, il direttore regionale della gioventù e dell’occupazione del Kadiogo, Arnaud Loufé, ha dettagliato le attività previste: “I nostri partecipanti riceveranno formazione su temi quali il civismo, la cittadinanza, il patriottismo e gli ideali della Rivoluzione, per prepararli mentalmente ad affrontare le nuove sfide.”

Loufé ha inoltre sottolineato che i giovani sono stati scelti senza alcun criterio politico e beneficeranno anche di corsi in arte culinaria, disegno e decorazione. Dai giovani è emersa una chiara consapevolezza del significato dell’iniziativa, rappresentata da Aïcha Sourwema: “Siamo particolarmente felici che questo campo ponga l’accento su temi come l’educazione civica, la cultura della pace, la protezione dell’ambiente e l’impegno comunitario.”; ma quelle non sono proprio le stesse parole utilizzate da Loufé, che ci sia stato un malinteso?

Dal canto suo Aïssata Traoré, segretaria generale del governatore Abdoulaye Bassinga e presidente della cerimonia di apertura, ha invece dichiarato: “La gioventù rappresenta il futuro e solo attraverso di essa possiamo sperare in giorni migliori.” La cerimonia, pur essendo sobria, è stata l’occasione ideale per richiamare i partecipanti alla responsabilità, seguendo le parole di Frantz Fanon.

“Che questo spazio possa diventare per tutti un’istituzione di vita, dove si forgiano valori di cittadinanza, responsabilità, amore per la patria”, ha affermato Traoré. L’invito è chiaro: “Ogni generazione deve scoprire la sua missione e compierla o tradirla. Voi rappresentate il futuro della nostra regione e del nostro paese, quindi approfittate appieno delle lezioni, affinché possiate portare il Burkina Faso alla ribalta mondiale.”

Tuttavia, dietro a queste nobili aspirazioni si nasconde una certa apprensione. La retorica, pur apparendo edificante e ispiratrice, lascia spazio a interrogativi sulla reale attuazione di tali programmi. Sono veramente queste le basi per un cambiamento significativo? Oppure è solo un’illusione per placare le aspettative di una gioventù affamata di opportunità? Sarà interessante osservare come evolverà questa iniziativa, mentre i giovani di Kadiogo affrontano le sfide di un mondo in rapida evoluzione. Ai fan più esperti di Star Trek saranno fischiate le orecchie…
Borg“Diventerete uno con i Borg. Sarete tutti assimilati. La resistenza è inutile.”
“La forza è irrilevante. La libertà è irrilevante. L’autodeterminazione è irrilevante. Dovete conformarvi.”

Fonte: lefaso.net

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

2 asemic channels


if you are interested in asemic writing, follow & enjoy
https://t.me/asemic and/or https://tinyurl.com/whasemic
asemic work by differx, 2021
#asemic #asemicChannels #asemicWriting #asemics #canaliPerLaScritturaAsemica #channels #scritturaAsemantica #scritturaAsemica

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Forse la definizione corrente di “rivista predatoria”, eccessivamente specifica, cattura solo i predatori più piccoli. Se invece, più genericamente, per editori predatori si intendessero tutti quelli che antepongono l’interesse del denaro a quelli della scienza, ricadrebbero nella definizione anche predatori più grandi e pericolosi, vale a dire gli oligopolisti dell’editoria scientifica […]

aisa.sp.unipi.it/che-si-intend…

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Allora lo fate questo golpe?


Il golpe Borghese (operazione Tora-Tora)
Il tentativo di golpe, conosciuto successivamente come golpe Borghese, dal nome del principe Junio Valerio Borghese <54, è l’esempio forse più lampante di quella collusione tra poteri istituzionali, para-istituzionali ed illegali che formavano il doppio Stato. Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, notte dell’Immacolata, avvenne il più volte rimandato <55 tentativo di colpo di stato. Durante la notte ci furono movimenti sospetti di reparti militari attorno alla capitale e alcuni neofascisti, guidati dal leader di AN Stefano Delle Chiaie, entrarono al ministero degli Interni per prelevare più di duecento mitragliette mentre uomini di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta attendevano un ordine per intervenire nelle rispettive regioni. Vennero inoltre interrotte le comunicazioni in alcuni centralini di diversi ministeri. In questo quadro Licio Gelli, Gran Maestro della Loggia massonica P2, era incaricato di arrestare il Presidente della Repubblica Saragat ma al golpe venne dato l’alt all’ultimo momento dal generale Borghese per ignote ragioni mai chiarite.
Anche in questo caso la lunga ombra atlantica della P2 ci mette lo zampino con Licio Gelli che riuscì ancora una volta a intrecciare e a far convergere gli interessi di più “istituzioni” (mafiosa/’ndranghetista – politica – militare) nel “gioco grande”, come usava chiamare la collusione tra gruppi criminali e istituzioni il giudice Giovanni Falcone.
Gli attori in campo:
Il fronte nazionale.
Il Fronte nazionale si costituì ufficialmente il 13 settembre del 1968, come organizzazione extra-parlamentare di destra ma non “neofascista” per consentire a tutti coloro che volessero combattere contro il comunismo di confluirvi sotto la guida prestigiosa di una medaglia d’oro al V.M. come Junio Valerio Borghese. I rappresentanti ufficiali delle organizzazioni di destra, MSI ed Ordine nuovo, ebbero inoltre il vantaggio di inserirvi i propri elementi senza compromettersi, in forma occulta e tacita <56.
Nessuna contrapposizione, quindi, fra Avanguardia nazionale ed Ordine nuovo, ma la confluenza politica ed operativa nel “Fronte nazionale” diretto da un iscritto al Movimento sociale italiano della statura di Junio Valerio Borghese. Il coordinamento fra gruppi ufficialmente distinti e collocati su posizioni distanti fra esse, come Ordine nuovo e Movimento sociale italiano (Avanguardia nazionale è disciolta ufficialmente nel 1965) fu così garantito da Junio Valerio Borghese, la sola figura di spicco sul piano nazionale ed internazionale negli ambienti militari.
La divisione Affari riservati del ministero degli Interni, in una nota informativa del 23 febbraio 1971 riferita al Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese scrive: “Fn è inserito in un gioco di industriali, Cia, Psu, militari, al fine di favorire non tanto un colpo di Stato, ma un colpo d’ordine”.
Quello che si prefigurava il principe nero rappresentava quindi gli interessi e le aspirazioni dei “poteri forti”, primo fra tutti quello militare. Borghese aveva probabilmente in mente di fare un governo “bianco” riconosciuto da Israele, Stati uniti, Germania federale ecc. sostenuto dalle baionette delle Forze armate, per fare piazza pulita dei comunisti (PCI e sinistra extraparlamentare) usando le leggi ordinarie.
Avanguardia Nazionale e i rapporti con i servizi segreti
“Ankara, Atene, ora Roma viene!”
Slogan formazione neofasciste degli anni 60/70
L’estrema destra Avanguardia Nazionale fu fondata il 25 aprile del 1960 da Stefano Delle Chiaie, dopo l’uscita dal MSI e dal Centro Studi Ordine Nuovo. Nell’estate del 1964 Delle Chiaie fu contattato da presunti emissari del generale Giovanni De Lorenzo, allora Comandante dell’Arma dei Carabinieri intenzionato ad avviare, come già scritto in precedenza, il golpe noto come Piano Solo ma Avanguardia Nazionale, non fidandosi, negò la propria partecipazione.
I rapporti di Avanguardia Nazionale con i servizi di informazione, prima con l’Ufficio affari riservati, poi con il SID, hanno origini risalenti ai primi anni 60, quando l’area di AN, tramite il giornalista Mario Tedeschi, fu coinvolta dall’Ufficio affari riservati del Ministero dell’interno nell’attività di affissione dei “manifesti cinesi”, una campagna di attacco al partito comunista apparentemente proveniente dalla sua sinistra. Tale attività fu ammessa dallo stesso Delle Chiaie che la ricondusse ad una iniziativa dell’Ufficio affari riservati, condivisa tatticamente da AN come valida manifestazione di “guerra psicologica” nei confronti del partito comunista. A prova della “copertura” fornita all’operazione da parte delle forze dell’ordine, secondo quanto riferisce Vincenzo Vinciguerra, Delle Chiaie avrebbe appreso da un funzionario della Questura che la immediata liberazione di alcuni avanguardisti fermati durante l’affissione dei manifesti era stata frutto di un preciso intervento in tal senso <57. Nell’operazione fu coinvolta AN a livello nazionale e non soltanto a Roma. La collaborazione tra AN e l’Ufficio affari riservati fu riferita poi dal capitano Labruna, che diceva di averla appresa da Giannettini e da Guido Paglia. Tale circostanza trovava conferma nelle dichiarazioni di Giannettini e nella nota relazione su “attività di Avanguardia nazionale e gruppi collegati” consegnata da Guido Paglia (noto giornalista dalle simpatie neofasciste) al Sid e non trasmessa all’autorità Tra i sodali del Fn di Borghese troviamo, prima nei moti di Reggio del ’70 poi nell’operazione Tora-Tora, Avanguardia Nazionale (AN). Organizzazione politica di giudiziaria. La relazione fu invece utilizzata, secondo Vinciguerra (149), proprio come prova di affidabilità del servizio nei confronti di Delle Chiaie, con il quale Labruna si incontrò in Spagna poco dopo la ricezione della nota. Labruna faceva così sapere a Delle Chiaie che il Sid sapeva che il coinvolgimento di A.N. nel golpe Borghese era passato proprio attraverso la struttura di intelligence del Ministero dell’interno, ma teneva la cosa segreta. I contatti istituzionali di Delle Chiaie all’estero non furono peraltro occasionali, come dimostrano altresì gli incontri di questo con Labruna e con lo stesso Federico Umberto D’Amato. <58
Cosa Nostra e ‘ndrangheta
“Banditi, Polizia e mafia sono un corpo solo come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”
Gaspare Pisciotta, bandito e compagno di Salvatore Giuliano
Se al nord erano già pronti gruppi misti di civili e militari sullo stile dei nuclei Gladio, al sud per negoziare l’appoggio delle truppe mafiose al putsch, giunsero i Sicilia, dall’altra parte del mondo, alcuni tra i maggiori ricercati che difficilmente si sarebbero avventurati in un viaggio del genere per inseguire miraggi senza fondamento alcuno. Durante la riunione a casa del boss Calderone, capo della famiglia catanese, venne comunicato che in Italia si stava preparando un colpo di Stato di marca fascista con a capo il principe Borghese, che godeva dell’appoggio di settori politici e di altre istituzioni. Per un effettivo controllo del sud vuole la partecipazione della mafia con mille o duemila uomini. In cambio i golpisti promettevano ai siciliani una revisione dei processi e delle condanne, anche quelle già passate in giudicato, con occhio benevolo.
I mafiosi erano dubbiosi nello stringere alleanze coi fascisti a causa dello storico precedente del prefetto Mori e della lotta che quest’ultimo fece alla mafia, prima di essere deposto da Mussolini. Però sapevano che era importantissimo far uscire di prigione alcuni importanti boss per rafforzare l’organizzazione. Decisero così di avere un incontro a Roma con Borghese, il quale spiegherà nel dettaglio il piano “Tora-Tora” (dal nome in codice dell’attacco a Pearl Harbour). Golpisti e Cosa Nostra raggiungono un’intesa su tutto, compresi i dettagli operativi.
Dalla parte opposta dello stretto erano invece pronti gli ‘ndranghetisti delle cosche Nirta (sull’Aspromonte) e De Stefano (a Reggio Calabria). Il 26 ottobre 1969 avvenne una prima riunione a Montalto tra i vertici della ‘ndrangheta e uomini dei servizi segreti per decidere se e come partecipare al futuro golpe. Dal 1993 in poi la collaborazione di numerosi pentiti consentì di ricostruire i contatti intercorsi nel 1970 ad Archi tra i potentissimi De Stefano e il principe Borghese. ‘Ndrangheta, Avanguardia nazionale e Ordine nuovo, in particolare, rappresentavano in quel periodo i soggetti di un patto che però vide protagoniste anche altre forze occulte della società italiana, la massoneria e i servizi deviati. Ci sarebbe stata un’occasione, riferita dal noto pentito Giuseppe Albanese, in cui tutti i poteri occulti si sarebbero incontrati, attraverso i loro rappresentanti, in una tenuta di proprietà di Borghese lungo la Costa degli dei, laddove peraltro, durante la seconda metà degli anni ’70, si riscontrò la presenza di alcuni campi paramilitari per l’addestramento alla guerriglia.
I collaboratori indicarono villa “La Spagnola”, ma questa non rientrò mai nei patrimoni di Borghese.
Limitrofa a questa struttura era però situata la villa di Bruno Tassan Din, braccio destro di Angelo Rizzoli, editore del Corriere della Sera, iscritto negli elenchi della P2 e implicato in alcune delle vicende più misteriose della storia italiana. Alla riunione, che si sarebbe tenuta alla Spagnola, secondo le segnalazioni dei collaboratori di giustizia, avrebbero preso parte il gran maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1970 e 1979 e uomo di fiducia di Licio Gelli, Lino Salvini; il marchese Felice Genovese Zerbi assieme al fratello Carmelo iscritto alla P2; i generali con tessera P2 Gianadelio Maletti e Vito Miceli; l’ammiraglio Gino Birindelli; Edgardo Sogno. Al summit sarebbe stato presente anche il fondatore di Avanguardia nazionale Stefano Delle Chiaie, il cui nome collegava l’eversione nera alla massoneria e alla ‘ndrangheta, e importanti figure del panorama politico calabrese e italiano.59
Anche in questa occasione si evidenzia come certi eventi tragici del nostro Paese siano nati da convergenze di interessi tra gruppi criminali e parti deviate dello Stato.
L’interesse statunitense
Per capire come anche gli americani sapessero tutto da tempo e probabilmente seguivano con attenzione lo svilupparsi della vicenda per poi confermare un possibile appoggio al golpe, è importante ricordare le parole di Tommaso Buscetta di fronte ai giudici Falcone e Borsellino. Il pentito dichiarerà infatti che una volta tornato negli States dopo il meeting in Sicilia viene arrestato dall’FBI, e a sorpresa la prima domanda che gli viene posta è: “Allora lo fate questo golpe?” e alla sua prudente risposta, “Quale golpe?”, specificano “Quello con Borghese!”. <60
Il fallimento del golpe venne così spiegato sempre da Buscetta, il quale aggiunge che “In quei giorni c’era la flotta russa nel Mediterraneo, e agli americani non piaceva questa coincidenza…”.

[NOTE]54 Junio Valerio Borghese, ex-comandante della X Flottiglia MAS e sottocapo di stato Maggiore della Marina Nazionale Repubblicana della RSI. Fonda nel 1968, un anno prima di uscire dal MSI, il Fronte Popolare; movimento politico di estrema destra che avrà contatti strettissimi con Avanguardia Nazionale e un ruolo di primo piano nei fatti di Reggio Calabria del ’70.
55 Camillo Arcuri,2004, Colpo di Stato, Milano: BUR FuturoPassato
56 Una nota della divisione Affari riservati del 25 novembre 1968 conferma il quadro, segnalando che il “Fronte nazionale” è stato in realtà costituito nella primavera del 1968, e che fra i suoi dirigenti ci sono gli ordinovisti Giulio Maceratini e Rutilio Sermonti.
57 Camillo Arcuri, ibid.
58 Giovanni Pellegrino, “Il terrorismo, le stragi ed il contesto storico-politico”. relazione dell’onorevole Pelligrino alla commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi.
59 Giovani comunisti di Bovalino Marina (RC), Legami tra estrema destra reggina, ‘ndrangheta e massoneria, 13 Luglio 2013, digilander.libero.it/fmiccoli1…
60 Interrogatorio di Tommaso Buscetta nell’agosto del 1984 ai magistrati di Palermo
Giulia Fiordelli, Dalla Konterguerilla ad Ergenekon. Evoluzioni del Derin Devlet, tra mito e realtà nella Turchia contemporanea: analogia con la stay-behind italiana, Tesi di laurea, Università Ca’ Foscari – Venezia, Anno Accademico 2012-2013

#Ndrangheta #1970 #8 #CosaNostra #GiuliaFiordelli #GolpeBorghese #neofascisti #ON #P2 #segreti #servizi #StatiUniti #ToraTora

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Invitiamo a sostenere e ad aderire all’iniziativa collettiva a sostegno della libera condivisione e diffusione della conoscenza, elaborata nel febbraio 2024 e promossa da: Creative Commons Capitolo italiano; Istituto di Informatica Giuridica e Sistemi Giudiziari, Consiglio Nazionale delle Ricerche – IGSG-CNR (Membro istituzionale di Creative Commons Capitolo italiano); Wikimedia Italia; […]

aisa.sp.unipi.it/iniziativa-co…

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Catania, docenti universitari per Gaza


Continua a Catania la mobilitazione contro il genocidio del popolo palestinese. Dopo i grandi cortei degli ultimi giorni, in attesa della partenza dalla Sicilia Orientale della Global Sumud Flotilla, molte/i docenti dell’Università prendono posizione e si rivolgono al Rettore e agli organismi accademici con questa lettera aperta

All’attenzione del Magnifico Rettore Eletto, professore Enrico […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/09/09/cata…

#AteneoDiCatania #Gaza #Palestina

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Real American Freestyle: la scommessa sulla lotta


Non capita spesso di vedere un nuovo progetto sportivo che prende un’arte di nicchia e prova a trasformarla in show business. È quello che sta facendo Real American Freestyle (RAF), la lega professionistica di freestyle wrestling fondata nel 2025 da Chad
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Non capita spesso di vedere un nuovo progetto sportivo che prende un’arte di nicchia e prova a trasformarla in show business. È quello che sta facendo Real American Freestyle (RAF), la lega professionistica di freestyle wrestling fondata nel 2025 da Chad Bronstein, Terri Francis e Hulk Hogan, con il sostegno di Left Lane Capital.

Dentro ci trovi NCAA attivi, ex olimpici e nomi storici della lotta collegiale americana. L’idea è semplice ma potente: offrire ai lottatori la possibilità di monetizzare la propria arte. Storicamente, il wrestling olimpico e collegiale è rimasto fuori dal giro dei compensi – tanto sudore, zero guadagni. Con RAF e la partnership con USA Wrestling, anche gli atleti NCAA possono competere per premi in denaro senza bruciarsi l’eleggibilità.


Una nicchia che diventa prodotto


Diciamolo: la lotta non diventerà mai uno sport di massa. Non ha il sex appeal di MMA o boxe, non regala knock-out fulminei né trash talking virale. Ma non la vedrei male, fra qualche anno, sotto il cappello di colossi come WME / Zuffa. Anzi. In un ecosistema che vive di contenuti sportivi live, un prodotto come RAF può trovare una sua finestra.

E soprattutto: dare lavoro ai lottatori è encomiabile. Troppo spesso gli atleti che non entrano in UFC o in circuiti di MMA professionistica si trovano a mollare tutto, a insegnare nei college o aprire palestre locali. Qui invece c’è uno sbocco. Bene così.


La genesi: Hogan, Bischoff e il modello entertainment


Il progetto nasce da un incrocio curioso: nel 2024 Bronstein, Francis e Hogan avevano già lanciato la Real American Beer, omaggio alla celebre theme song di Hogan. Da lì a immaginare una lega di lotta “vera” ma narrata con linguaggi pro-wrestling il passo è stato breve.

Ad aprile 2025 Hogan ed Eric Bischoff annunciano ufficialmente la creazione di RAF. Struttura manageriale: Bronstein CEO, Bischoff Chief Media Officer, e come COO l’ex coach UFC Israel “Izzy” Martinez. In regia mediatica c’è David Sahadi, già autore di produzioni storiche nel mondo del wrestling.

Il modello è chiaro: elevare i lottatori a star non solo con le vittorie, ma raccontandone i retroscena, le storie personali, le lotte quotidiane – stile The Voice, ma in singlet e scarpe da mat.


RAF 01: debutto con tributo


Il debutto è stato il 30 agosto 2025, RAF 01, al Wolstein Center di Cleveland. Evento trasmesso in esclusiva su Fox Nation, con commento di Kurt Angle, Bubba Jenkins e Chael Sonnen.

Sul ring (o meglio, sul tappeto) match di alto livello: Wyatt Hendrickson che domina Mostafa Elders, Bo Nickal vittorioso di misura, Sarah Hildebrandt che chiude in un lampo. Sorpresa della serata: Holly Holm che prende il posto di Kennedy Blades, fermata dall’NCAA.

Non solo sport: l’evento è stato anche un omaggio a Hulk Hogan, morto poche settimane prima. Video tributo firmato WWE, presenza di Nick Hogan come commissario ad interim. Un tocco di dramma e legacy che ha dato al debutto un peso narrativo.


L’orizzonte


La lega ha già annunciato una serie TV settimanale da due ore a partire dal 2026. In programma anche rematch “da copertina”, come Hendrickson vs Gable Steveson, che potrebbe alzare parecchio l’asticella.

È un esperimento. Forse resterà una nicchia, forse sarà un contenuto “da palinsesto” utile per piattaforme affamate di sport dal vivo. Ma intanto apre un varco: permette agli atleti di non interrompere il proprio percorso dopo l’università.

E in un mercato sportivo che spesso brucia carriere in cambio di hype, un progetto che mette al centro i lottatori e dà loro stipendio e visibilità merita attenzione.


My two cents


  • Non è intrattenimento mainstream.
  • Non sarà mai UFC.
  • Ma se riesce a garantire stabilità economica ai wrestler, è già un successo.

La lotta resta uno sport di fatica e di radici, e se un brand riesce a farla respirare anche fuori dai college, tanto di guadagnato.


Holly Holm debutta nella lotta libera a 43 anni!


Holly Holm, pugile e kickboxer prima e fighter di MMA poi ha debuttato sabato scorso in un match di lotta libera al Real American Freestyle 01.

Il fatto che abbia auto solo un paio di giorni di preavviso e che abbia perso con onore contro Alejandra RIvera, che ha un discreto pedigree nella lotta, dimostra che razza di atleti ci siano in UFC.

Vi lascio a un video, tra qualche giorno un articolo sull’organizzazione: Real American Freestyle.

Tra i commentatori della serata anche Chael Sonnen che poi è dovuto volare a Las Vegas a rimanere imbattuto contro Craig Jones al CJI 2

youtube.com/watch?v=la5c_Wjeij…

Risultati RAF 01


Data: 30 agosto 2025
Luogo: Wolstein Center, Cleveland (USA)
Pubblico: 4.500 spettatori
Broadcast: Fox Nation

Main Card


  • Heavyweight
    Wyatt Hendrickson (USA) def. Mostafa Elders (EGY)
    Technical fall (14–1), Round 2, 1:08
  • Light Heavyweight
    Bo Nickal (USA) def. Jacob Cardenas (CUB)
    Decision (6–4), Round 3, 2:00
  • Women’s Middleweight
    Alejandra Rivera (MEX) def. Holly Holm (USA)
    Decision (9–7), Round 3, 2:00
  • Cruiserweight
    Kyle Dake (USA) def. Dean Hamiti (USA)
    Technical fall (11–0), Round 2, 1:57
  • Featherweight
    Real Woods (USA) def. Darrion Caldwell (USA)
    Pinfall, Round 2, 1:29
  • Women’s Strawweight
    Sarah Hildebrandt (USA) def. Zeltzin Hernandez (MEX)
    Technical fall (11–0), Round 3, 0:36
  • Middleweight
    Evan Wick (USA) def. Jason Nolf (USA)
    Decision (10–8), Round 3, 2:00
  • Lightweight
    Austin Gomez (MEX) def. Lance Palmer (USA)
    Technical fall (11–0), Round 1, 1:02
  • Lightweight
    Yianni Diakomihalis (USA) def. Bajrang Punia (IND)
    Decision (5–1), Round 3, 2:00
  • Bantamweight
    Nathan Tomasello (USA) def. Matt Ramos (USA)
    Decision (4–3), Round 3, 2:00


Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

bloggistiche immagini rubacchiate alla gran G (immagini stock di Blogger salvate in Pignio)


Stamattina stavo (ri)guardando le immagini stock di Blogger, che vengono proposte da usare come sfondi decorativi sui siti dal pannello admin, e… mi è venuto in mente che dovevo pigniarli (e ci mancherebbe altro, ormai). In realtà, io pensavo fossero sfondi esclusivi di Google, anche se sotto sotto sospettavo di no… e infatti sono immagini stock premium normalissime, provenienti dai vari siti soliti… ma questo non vuol dire che non siano da salvare nella mia pineta multimediale, visto come possono sempre tornare utili nei momenti più casuali. 🙂
Schermata pagina di Pignio linkata, con il menu a tendina delle sottocartelle; A fianco, schermata "Seleziona immagine di sfondo" di Blogger; Ancora a fianco, la cartella finale filtrata, quasi 100 MB.
Sono ben 372 immagini uniche, molte JPEG e qualcuna PNG, quasi tutte in alta risoluzione, ma ovviamente tutte senza watermark, per cui evidentemente sono tutte state comprate da Google per permettere agli utenti di usarle gratis complementando i vari temi offerti (ma da almeno un decennio eh, non è roba recente, e lo si vede da come Blogger ancora usa il benedettissimo Material v1)… E certamente non sono state pagate da Google perché io potessi scaricarmele tutte e archiviarmele nella mia libreria dell’accumulo ordinato, quindi è servita indubbiamente un pochino di magia per compiere il misfatto, ma in pochi minuti ci ho messo comunque le mani sopra, su tutte (perché alcune mi piacciono tanto). 🪆

Sono servite due fasi per compiere l’opera. Fase 1: usare la console JavaScript del browser per copiare i metadati di tutte le immagini dalla pagina attiva ad un oggetto JSON, cliccando una sezione alla volta ed eseguendo per ciascuna il mio codicino che prende le immagini dal DOM… e poi fase 2: chiedere a Copilot di scrivere uno scriptino per scaricare tutte le immagini dal JSON su disco e creare i file INI corrispondenti per Pignio. (E, fase 3, suppongo: eseguire lo script e godere.) E poi in realtà ho dovuto spendere fin troppi minuti per filtrare a mano (con solo l’aiuto di Czkawka) le immagini duplicate che sono uscite fuori, perché svariate erano ripetute in più categorie, ma era comunque meno problematico fare così che sbattermi per avere uno script che tenesse conto già di questo schifo, vabbé. ✋

Adesso che ho anche aggiornato Pignio per mostrare le liste delle sottocartelle, collezioni di questo tipo lì sopra sono anche più epiche di prima, quindi ecco tutte queste belle (o quantomeno decenti) immagini stock con licenza non specificata (insomma, riutilizzabili solo a proprio rischio e pericolo, come piace a me): https://pignio.octt.eu.org/item/Blogger-backgrounds… e, qui ci sono gli appunti delle varie fasi, comprensivi di sloppa IA per gran divertimento: memos.octt.eu.org/m/nZo3BpL67C…. E ora, ancora, appena ho voglia, mi prenderò pure le immagini di Google Sites, che sono diverse (ma sono di meno, forse una cinquantina, quindi si fa subito anche solo a mano). 🎭

#Blogger #images #immagini #sfondi #stock

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

poche righe su esiste


Esiste (la ricerca) - foto di Francesca Perinelli, sett. 2025
foto di Francesca Perinelli

diciamo che per la quinta volta (e con non pochi titoli e riviste in più rispetto alle volte precedenti) pare si sia dimostrato che esiste, anche se – volendo – può non esser nominata.

le comunità – diverse – si sono fatte vedere allo Studio Campo Boario e hanno chiacchierato, scambiato link, battibeccato, barattato aggeggi visivi, verbovisivi, solo verbali. si è letto qualcosa da autori anche assai assai diversi tra loro. (in questo senso, in tratti di tempo vari, hanno avuto spazi anche parole & discorsi che con lo sperimentar non avevano magari nemmeno un buon rapporto, o alcuno).

fotografia di Aberto D'Amico
foto di Aberto D’Amico

la timidezza ha interrotto l’elettricità del dialogo, ogni tanto, nell’ensemble (folto) che si riuniva. ma il motore ha funzionato fino in fondo, direi. il tema era quello delle comunità (tendenzialmente letterarie-artistiche).

ah, dimenticavo: tutte le copie de “La scuola delle cose” presenti sono state prese. c’è stato parecchio interesse per questo fascicolo. (a proposito: a Roma, dovrebbe averne di nuovo copie Tic – a piazza San Cosimato 39).

non siate timidi: seguite quello che in effetti sembra proprio esistere.

#111 #comunità #ELR #ELREsisteLaRicerca #esiste #EsisteLaRicerca #esistenza #esistere #FondazioneMudima #LaScuolaDelleCose #Lyceum #LyceumMudima #StudioCampoBoario #Tic


un inquadramento della scrittura di ricerca: nel n. 19 della ‘scuola delle cose’ (lyceum/mudima)


post in continuo aggiornamento

La scuola delle cose, n. 19, aprile 2025, SCRITTURA DI RICERCA (pubbl. Mudima / Lyceum)
cliccare per ingrandire

forse per la prima volta dopo oltre 20 anni di non disonorevole attività, un certo modo di fare sperimentazione letteraria ottiene un inquadramento teorico-critico complessivo, pur sintetico.

esce cioè il n. 19 del periodico ‘La scuola delle cose’, dell’associazione Lyceum (grazie alla Fondazione Mudima), interamente dedicato alla SCRITTURA DI RICERCA.

lo si sa e lo si è ripetuto assai: la (formula) “scrittura di ricerca” ha una storia di lunga durata, attraversando un po’ tutto il Novecento, almeno dagli anni Quaranta-Cinquanta, e in maniera nemmeno troppo carsica.
d’accordo. tuttavia questo numero della “Scuola delle cose” non è una disamina storica integrale, semmai un lavoro sugli ultimi venti-venticinque anni di ricerca letteraria, o scrittura complessa. con (ovviamente, immancabilmente) puntuali affondi nel passato e nella produzione di certi autori a dir poco fondativi, soprattutto Corrado Costa e Jean-Marie Gleize.

*

prima occasione di presentazione: 19 giugno, Milano, Fondazione Mudima:
slowforward.wordpress.com/wp-c…

audio della presentazione a Milano (19 giu. 2025):
slowforward.net/2025/07/01/pod…

audio di una successiva presentazione, a Roma (5 lug. 2025):
slowforward.net/2025/07/24/pap…

RadioTre Suite: presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – “La scuola delle cose” (24 ago. 2025):
slowforward.net/2025/08/25/rad…
= https://www.raiplaysound.it/audio/2025/08/Radio3-Suite—Magazine-del-24082025-aef7d6cc-546a-474c-bcbb-3db0019727f8.html

podcast della prima presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (25 ago. 2025):

= open.spotify.com/episode/25Xmn…

podcast della seconda presentazione ospitata da La Finestra di Antonio Syxty (10 nov. 2025):
slowforward.net/2025/11/10/fin…
= open.spotify.com/episode/2PcrJ…

*

e, rapidamente descrivendo (dal primo comunicato realizzato):

dettaglio de La scuola delle cose n 19_ 2025__ foto di Antonella Anedda
dettaglio da una foto di Antonella Anedda. cliccare per ingrandire

l’espressione “scrittura di ricerca” è in azione da diversi decenni, e di certo – come detto sopra – si perde già nelle “profondità” del Novecento.
tuttavia, dagli anni 2003-2009 (ovvero fra l’esplosione dei blog letterari e l’uscita del libro collettivo Prosa in prosa – edito da Le Lettere; ora da Tic edizioni) e fino a oggi, il numero di materiali sperimentali e saggi sugli stessi è decisamente cresciuto.
ha dunque senso ed è forse addirittura indispensabile iniziare a fare il punto della situazione.
un primo e senz’altro assai sintetico tentativo è rappresentato da questo numero de ‘La scuola delle cose’, che raccoglie otto interventi di altrettanti studiosi e studiose, intorno alla ricerca letteraria e alle scritture complesse.

*

queste le autrici e gli autori dei saggi, e i titoli degli interventi:

Gian Luca Picconi,
Scrittura di ricerca, prosa in prosa, letteralità

Massimiliano Manganelli,
Appunti sulle scritture procedurali

Luigi Magno,
Cinque nomi (più uno) e dieci titoli. La poesia di ricerca francese (oggi) in Italia

Chiara Portesine,
Il compromesso fonico: l’eredità di Corrado Costa

Renata Morresi,
Il movimento chiamato Language Poetry in Italia oggi

Chiara Serani,
Scritture non convenzionali e intermedialità (2000-2025)

Luigi Ballerini,
Intervento sulla poesia che si potrebbe fare

Daniele Poletti,
Scritture complesse. Il superamento dell’appartenenza

*

il tabloid gratuito è disponibile a Milano in Fondazione (via Tadino 26); a Roma presso la Libreria Tic (piazza San Cosimato 39), la Libreria Tomo (via degli Etruschi 4) e in Camera verde (via G Miani 20, chiamando prima il numero 3405263877); a Perugia nella libreria Mannaggia (via Cartolari 8); a Bologna da Modo Infoshop (via Mascarella 24/b); a Napoli alla libreria Luce (piazzetta Durante 1).

*

incontri, presentazioni e altre occasioni legate alla rivista:

22 maggio 2025: intervista a Rai RadioTre Fahrenheit

25 maggio: presenza del tabloid alla Serata del Premio Pagliarani al Palazzo delle Esposizioni (Roma)

31 maggio: presenza al reading collettivo “Roma chiama poesia”, Teatro Basilica (Roma)

3 giugno: presenza allo Studio Campo Boario (Roma), in occasione della presentazione di NZ, di A. Syxty

8 giugno: presenza nella libreria Tic di piazza San Cosimato (Roma)

17 giugno: presenza al reading di Giovenale e Perinelli allo Studio Campo Boario

19 giugno: prima presentazione ufficiale del tabloid presso la Fondazione Mudima (Milano), con Luigi Ballerini, Laura Di Corcia e Giancarlo Sammito

26 giugno: ex Discoteca di Stato in via Caetani (Roma), dialogo sulla memoria delle avanguardie

Da luglio 2025: presenza alla Libreria Luce, Napoli

5 luglio: presentazione della rivista in occasione del festival Inverso, a Roma

24 agosto: a RadioTre Suite, presentazione di Prima dell’oggetto, di MG, e – in conclusione – del tabloid

25 agosto: va in onda il podcast della presentazione ospitata da ‘La Finestra di Antonio Syxty’

5-6-7 settembre: presenza di molte copie del tabloid ai tre giorni dell’incontro ‘Esiste la ricerca’, presso lo Studio Campo Boario

26 settembre, accenno di presentazione + distribuzione del tabloid in occasione dell’incontro sul libro Prati, di Andrea Inglese, alla Libreria Tic

dal 2 ottobre: presenza del tabloid presso La camera verde (Roma, via G. Miani 20)

18 ottobre, Parma, copie della rivista sono presenti all’Associazione Remo Gaibazzi in occasione di un incontro dedicato a Corrado Costa e Patrizia Vicinelli, organizzato da Daniela Rossi

24 ottobre, Roma, numerose copie presso l’Istituto Tedesco di Villa Massimo, in occasione di una lettura multilingue di poesie e prose, in italiano e in tedesco

10 novembre: è online il secondo podcast ospitato da La Finestra di Antonio Syxty

da novembre il tabloid è disponibile anche presso la Libreria Tomo, a Roma, in via degli Etruschi.


Lyceum _ Scuola delle Cose _ dati editoriali e redazionali
cliccare per ingrandire

Fondazione Mudima
FONDAZIONE MUDIMA

Via Tadino 26, Milano
info@mudima.net
mudima.net

*

in collaborazione con
l’associazione dipoesia
logo dell'"associazione dipoesia"

#chiaraSerani #corradoCosta #danielePoletti #esisteLaRicerca #fondazioneMudima #gianLucaPicconi #ginoDiMaggio #intermedialita #kritik #laFinestraDiAntonioSyxty #laScuolaDelleCose #langpo #languagePoetry #letteralita #libreriaTomo #luigiBallerini #luigiMagno #lyceum #massimilianoManganelli #micheleZaffarano #mudima #poesiaDiRicercaFrancese #prosaInProsa #radiotreSuite #renataMorresi #ricercaLetteraria #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaNonAssertiva #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureNonAssertive #scrittureNonConvenzionali #scrittureProcedurali #scuolaDelleCose #segnaliEAzioni #studioCampoBoario #traduzione #traduzioni #zinesAuthorsETaggatoComeChiaraPortesine


reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Sui dizionari dell’uso e sugli anglomani che si appellano all’uso solo quando fa loro comodo


di Antonio Zoppetti

Gli strumenti principali per normare una lingua sono le grammatiche e i dizionari.
Nel Cinquecento Pietro Bembo si è imposto con la prima grammatica di successo della nostra lingua che elevava lo scrivere di Petrarca e Boccaccio al modello da seguire anche dello scrivere cinquecentesco. Seguendo analoghi principi, nel 1612 vide la luce il Vocabolario della Crusca, che si basava su circa 25.000 parole utilizzate soprattutto dalle tre corone fiorentine, che raccoglieva con lo scopo di legittimarle e farle divenire il canone dell’italiano. L’anno prima, in Inghilterra era uscita la seconda edizione ampliata di un vocabolario italiano-inglese di Giovanni Florio (A Worlde of Wordes, “un mondo di parole”) che invece includeva più di 70.000 voci, tratte da circa 250 opere italiane non necessariamente letterarie.
Il lavoro della Crusca era decisamente meno ricco proprio perché selettivo e normativo: invece di registrare tutte le voci in uso tra gli scrittori, mirava proprio a raccogliere il “fior di farina” per escludere le maleparole che non venivano affatto considerate “italiane”.
Il canone di Bembo e della Crusca – pur tra le polemiche di chi lo avversava – si impose come il modello vincente, sbaragliò ogni altra opera concorrente basata su altri criteri e fu ripreso da innumerevoli dizionari e grammatiche minori che ne riproponevano lo schema. Nel Settecento, Alberti di Villanova si staccò da quell’impianto attraverso un dizionario che inseriva le voci scientifiche, respinte dai cruscanti come nomenclatura, dunque si basava sull’uso non solo letterario moderno invece che antico, ma anche scientifico e illuminista. Nell’Ottocento, tra le tante opere lessicografiche in circolazione, vide la luce il dizionario di Tommaseo che, con molta fortuna, apriva all’uso non solo della tradizione toscana, ma sempre più degli scrittori moderni, mentre all’unità d’Italia nacque il (fallimentare) Novo vocabolario di Stato voluto da Broglio, che seguiva la linea e la poetica di Manzoni nel basarsi sull’uso della lingua colta di Firenze, considerata il canone del nuovo italiano (detto alla fiorentina: “novo”).

Tutti i dizionari si basano dunque sull’uso, ma la questione seria è: l’uso di chi?
L’uso a cui si appellavano di volta in volta Florio, la Crusca, Villanova, Tommaseo o Manzoni non era certo il medesimo.

Oggi i dizionari basati sull’uso letterario storico, per esempio il monumentale Battaglia, sono chiamati dizionari storici, mentre i vocabolari moderni (Zingarelli, Devoto Oli, Gabrielli, Treccani, Nuovo De Mauro, Sabatini-Coletti…) sono definiti “dell’uso”, con molta retorica e in modo non sempre veritiero, perché come quelli del passato legittimano un uso dell’italiano soprattutto scritto che non corrisponde affatto a quello delle masse.

Circolano idee un po’ confuse e superficiali su fatto che le nuove opere lessicografiche avrebbero il compito di descrivere il lessico contemporaneo senza approvare, ufficializzare o certificare le parole, ma seguendo un taglio “descrittivo” che ha abbandonato ogni principio di regolamentare la lingua per limitarsi appunto a descriverla. Si tratta di una dichiarazione di intenti vaga e poco aderente alla realtà che suggerisce l’idea di una lingua democratica che arriva dal basso. La realtà è ben altra: ogni grammatica e dizionario – come aveva ben spiegato Gramsci – è sempre un atto di politica linguistica, e dietro ogni scelta lessicale non c’è solo l’uso (esaltato senza specificare l’uso di chi), ma una visione dell’italiano che si vuole affermare, da cui non si esce, come è facile intuire e documentare.

I cosiddetti nuovi dizionari dell’uso di chi?

Oltre all’inclusione delle parole storiche, finita l’epoca degli scrittori che facevano la lingua, la scelta delle nuove voci da inserire in un dizionario moderno si basa soprattutto sull’uso scritto dei giornali. E nonostante qualche apertura al linguaggio colloquiale, ci sono tantissimi vocaboli in uso su tutto il territorio nazionale – e comprensibili ai più – che non sono registrati, basta pensare al geniale quanto disgustoso tarzanello, oppure a una parola gergale come sbattone (sui dizionari c’è il più ortodosso sbattimento), per non parlare delle bestemmie che non trovano spazio nei vocabolari benché si sentano quotidianamente.

La lingua che arriva dal basso – che certi linguisti etichettano e stigmatizzano come substandard – è spesso sanzionata dai dizionari cosiddetti “dell’uso”, che mantengono il loro impianto normativo. Il verbo “redarre” (“forma errata per redigere”, recita il Devoto Oli), per esempio, è ricavato arbitrariamente dalla forma “redatto” che è però il participio di redigere. Lo stesso vale per il verbo “stortare” (assente nel Devoto Oli), diffuso soprattutto al nord (ma non solo) anch’esso nato dall’immaginare un verbo regolare ricavato dalla forma storto che viene invece da storcere. Nonostante questi “pseudoverbi” siano in uso, e “stortare” si trovi persino in autori come Vittorini o Benni e sia stato usato persino da Manzoni, questo uso è sanzionato dai lessicografi moderni che – al di là delle dichiarazioni d’intenti – nei dizionari usano criteri ibridi che conciliano l’uso popolare con l’italiano cosiddetto standard, cioè quello della norma considerata corretta.

Questa norma è alla base delle pronunce indicate, per esempio la dizione alla toscana di bène e stélla e non certo béne e stèlla come si dice al nord. In questo caso l’uso regionale non toscano è ignorato e ininfluente persino quando è maggioritario, tanto che Ennio Flaiano con pungente ironia aveva notato che “l’italiano è una lingua parlata dai doppiatori”. Ma a volte la norma dell’italiano standard di vecchia impostazione viene privilegiata persino quando non è più seguita nemmeno dai doppiatori, e nel caso del verbo valutare si trova come pronuncia corretta io valùto , seppur affiancata da “vàluto”. Eppure nessuno dice valùto (come saluto e aiuto), nemmeno al cinema o in tv, dunque non si capisce a quale “uso” si faccia ormai riferimento, a parte quello storico e della norma.

A partire dal 2017 i vocabolari hanno incluso la voce lombarda “schiscetta” che si è ormai estesa su tutto il territorio nazionale nel suo significato di portavivande. In milanese si pronuncia con la “e” aperta come nel proverbiale michètta (a Roma è rosetta), eppure queste voci nel confluire nell’italiano sono registrate con la dizione toscana (michétta e schiscétta) in modo poco ossequioso rispetto all’uso da cui provengono. Perché?

Perché il “tribunale” dei grammatici e dei lessicografi media le voci in uso con le regole dell’italiano standard che prevalgono, in casi del genere. Altre volte, invece, fanno tutto il contrario, soprattutto quando hanno a che fare con l’inglese.
Per esempio, la pronuncia della parola “report” (introdotta nei dizionari del Duemila accanto ai preesistenti report e reportage) è indicata sul Devoto Oli con l’accento all’inglese (repòrt invece dell’inglese ripòrt), anche se la maggioranza degli italiani dice “réport” (come riportato invece sul Gabrielli che ha un’impostazione più attenta all’uso popolare). L’uso indicato di repòrt non è perciò quello delle masse, forse è quello della Gabanelli e del suo sostituto Ranucci, due noti anglomani che si distinguono dalla massa proprio nel chiamare la loro trasmissione con l’accento all’inglese.

Se dalle pronunce passiamo ai ritocchini ortografici, la schizofrenia che spinge a usare due pesi e due misure è altrettanto evidente.

Colpisce che sul Devoto Oli le voci cibersesso o ciberspazio rimandino a quelle anglicizzate di cybersesso e cyberspazio, e che nel caso di cybercrimine o cyberbullismo siano registrate solo le forme all’inglese invece che all’italiana. Si potrebbe concludere che queste scelte (per chiamare le cose con il loro nome) dipendano dall’uso e dalla maggiore frequenza di queste forme, ma allora come mai la voce sgombro (nel senso del pesce) è invece indicata come una variante popolare di scombro a cui si rimanda, anche se in pochi la usano e al supermercato c’è solo lo sgombro, al punto che scriverla con la “c” sembrerebbe un refuso?

Sembra insomma che la sacralità dell’uso venga invocata dal tribunale dei grammatici per legittimare l’inglese e si nascosta sotto al tappeto quando si vuole invece far prevalere la norma, e così se si afferma governance invece di governanza non resta che prenderne atto, mica come nel caso di sgombro/scombro in cui si fa tutto il contrario.

Davanti all’inglese (la lingua superiore che si vuole legittimare) ci si appella all’alibi dell’uso, ma nel caso delle voci popolari e regionali (le lingue inferiori che da sempre sono state emendate), le cose cambiano. E così nell’attuale dizionariesca gara a registrare ogni sorta di anglicismo dei giornali le forme grafiche in inglese non sono sanzionate – e dunque sono legittimate nel loro uso prevalente – mentre altre in uso tra gli italiani sono stigmatizzate in nome della forma “corretta” ma non in uso.

Nel caso di “piuttosto che”, per esempio, i dizionari (come le grammatiche) precisano che non indica un’opzione (indifferentemente A o B nel senso di oppure), ma significa anziché (dunque A invece di B). Questo giudizio si basa sull’italiano storico e standard, perché da qualche decennio l’uso “errato” è diventato inarginabile non solo nel parlato popolare, ma persino nell’uso televisivo e giornalistico, ed è forse persino più frequente della forma riportata come corretta.

Quanto al fatto che l’inserimento di una nuova voce nel dizionario non significhi “legittimarla” ma solo registrarne la presenza in modo descrittivo è un’altra dichiarazione difficile da difendere e che va perlomeno approfondita. Per prima cosa questo giudizio si dovrebbe confrontare con il fatto che chi consulta un vocabolario (oltre che per scoprire le definizioni) spesso lo fa proprio per sapere quali siano le forme corrette, dunque lo usa come bussola lessicale per non commettere errori. I lessicografi sanno benissimo che le loro opere legittimano l’italiano di fatto, se non negli intenti, e infatti spesso cercano di introdurre degli elementi che invece di nascere dall’uso lo vogliono cambiare e indirizzare in modo nuovo.

Quando l’uso fa comodo e quando lo si vuole invece cambiare

Tra gli anni Ottanta e Novanta i dizionari hanno cominciato a registrare i femminili delle cariche (sindaca, ministra…) con un’operazione che ha preceduto il loro reale esplodere sui mezzi di informazione (avvenuto solo negli anni Duemila). E la dicitura per cui il femminile di avvocato sarebbe avvocata (avvocatessa è bollato come popolare) non riguarda solo i dizionari, ma anche le grammatiche che prescrivono una forma “politicamente corretta” che non è basata né sull’uso popolare, né sull’uso delle donne avvocato che preferiscono definirsi con il maschile generico nelle loro targhette apposte alle porte degli studi e nei biglietti da visita. Questo uso a cui si fa riferimento – anche se non ce lo raccontano – è invece quello delle linee guida che sono state concepite dall’alto e poi diramate nelle amministrazioni o nelle università per introdurre certe prescrizioni in nome di presupposti extragrammaticali, in una campagna di promozione al nuovo lessico che si vuole affermare per motivi di volta in volta politici, etici, inclusivi…

Questo intento normativo non è poi molto diverso da quello del dizionario della Crusca o del Novo vocabolario di Broglio che volevano legittimare l’italiano delle tre corone fiorentine o quello della parlata colta di Firenze. Manzoni, nel perorare la causa di un dizionario ufficiale di Stato (già proposto prima di lui da Cesarotti), anticipava le critiche che gli sarebbero state rivolte con queste parole:

“Imporre una legge? come se un vocabolario avesse a essere una specie di codice penale con prescrizioni, divieti e sanzioni. Si tratta di somministrare un mezzo, e non d’imporre una legge.”

Eppure l’idea di realizzare un dizionario ufficiale della lingua italiana è tutt’ora un tabù, in Italia. Così come quella di formare un Consiglio superiore della lingua italiana (CSLI) come è stato proposto in qualche disegno di legge, o di creare – come in Francia e Spagna – delle banche dati terminologiche con le alternative italiane agli anglicismi che implicano anche commissioni per l’arricchimento della lingua. Nel nostro Paese tutto ciò è presentato come un assurdo logico e come qualcosa di anacronistico, benché all’estero non lo sia affatto e in Islanda, per fare un altro esempio, ci sono linguisti che di professione fanno i neologisti e creano ufficialmente nuove parole basate sulle proprie risorse, invece che prese dall’inglese.

La posizione del linguista medio italiano è invece: chi o quale ente dovrebbe decidere e imporre simili scelte? Con quale autorità?

La risposta è piuttosto semplice: basta fare come negli altri casi che – a meno che non si tratti dell’inglese – regolamentano la lingua senza porsi l’analogo problema. E in questo modo si può sviscerare anche l’annosa questione di chi decide che cosa è italiano e che cosa non lo è.

La strana idea di regolamentare la norma ma non il lessico

Prendiamo come esempio la regola per cui le parole che finiscono in -cia e -gia al plurale diventano -ce e -ge se precedute da consonante (provinciaprovince) mentre mantengono la “i” se sono precedute da vocale (ciliegia-ciliegie).
Nell’Ottocento la norma si basava sull’etimo latino delle parole. E così nella grammatica del Fornaciari (1882) si prescriveva pronuncie che seguiva lo stesso schema di pronunzie (derivato dal lat. pronuntia). A cambiare questo andamento, nel 1949, fu il linguista Migliorini che in modo pratico e convincente propose la regola attuale, che fu accolta dalle grammatiche e divenne operativa. E una volta affermata, questa regola è servita da guida anche per tutte le nuove parole, che si sono regolate sullo stesso schema, con il risultato che oggi la regola non ha eccezioni.

Se la comunità dei linguisti che scrivono grammatiche e dizionari si accordasse per esempio anche per scrivere ciber invece di cyber, queste scelte potrebbero avere un impatto altrettanto regolamentatore; ma i lessicografi non lo fanno, perché su certi aspetti vogliono intervenire e cambiare l’uso, su altri no. E così i linguisti moderni negli ultimi anni hanno inventato a tavolino la parola “anglismo”, accanto ad “anglicismo” in uso e attestato sin dal Settecento. E la usano (quasi solo loro) per distinguersi dalle masse sostenendo in qualche caso che sia strutturalmente più corretta e infischiandone beatamente degli usi storici. Oltretutto qual è il bisogno di creare questa forma che si aggiunge a “inglesismo” e che si discosta non solo dall’uso storico, ma anche dalle forme delle nostre lingue sorelle: anglicisme e anglicismo del francese e dello spagnolo?

Ho già raccontato – per fare un altro esempio – l’attuale revisionismo con cui la comunità dei linguisti ha deciso di intervenire per cambiare l’uso storico della forma “se stesso” con quella accentata (“sé stesso”). Nell’Ottocento la questione non si poneva, e negli scritti di Leopardi e Manzoni le due forme si alternano un po’ a caso, e per di più anche l’attuale regola per cui utilizziamo l’accento acuto ( e non ) non si era ancora affermata, per cui spesso si trovava l’accento grave indicato anche nei dizionari. Successivamente le norme editoriali hanno operato le attuali scelte codificate nei dizionari moderni, e nel Novecento si è affermata una regola – a dire il vero un po’ bislacca – per cui anche se il pronome si scrive con l’accento acuto, per distinguerlo da “se” congiunzione”, davanti a “stesso” e “medesimo” l’accento si sarebbe dovuto omettere, in quanto inutile per rimarcare le differenze grammaticali. Questa regola non solo veniva insegnata a scuola – e non rispettarla costava talvolta un errore blu (almeno ai miei tempi) – ma soprattutto era diventata operativa in tutte le norme editoriali delle case editrici, a partire dalla più importante e prestigiosa Einaudi, e da tutti gli autori più importanti, come Calvino, che scrivevano sistematicamente “se stesso”. Che piaccia o meno, questa era la norma che si era affermata nell’uso. E sino al 1995, quando Oli era ancora vivo, nel suo vocabolario si prescriveva “se stesso”.
Un altro linguista di grande statura, però, Luca Serianni, contestava la sensatezza della regola, non trovava logico (giustamente) cambiare l’ortografia a seconda del contesto, e metteva in risalto che al femminile plurale (“se stesse”) la regola creava ambiguità per esempio con l’espressione “se (egli) stesse”. Ora, con tutto il rispetto per questo grandissimo linguista e grammatico, bisogna rilevare che la sua ossessione verso una questione che in fondo è di poco conto – visto che i problemi dell’italiano sarebbero ben altri – se ne infischiava dell’uso in voga e lo voleva cambiare in nome di una norma razionalizzatrice. Nella sua ultima lezione universitaria, prima di andare in pensione, le sue ultime parole agli studenti furono: “E scrivete sé stesso con l’accento”. Intanto, dopo la morte di Oli, nel prendere in mano il nuovo Devoto Oli insieme a Trifone, non solo la regola è stata cambiata ammettendo la forma accentata, ma “sé stesso” è stato introdotto in modo sistematico anche nelle definizioni, che sono state tutte riscritte con questo principio e “de-olizzate”. E oggi questa nuova regola sta guadagnando terreno sulla forma un tempo considerata l’unica lecita.

Naturalmente non tutte le riforme ortografiche hanno successo, tutto dipende dall’accettazione non da parte delle masse – come crede qualcuno – ma da quella delle élite e delle piccole cerchie degli addetti ai lavori: i giornali e soprattutto i nuovi manuali e i nuovi dizionari che si affermano sul mercato e nella scuola. Dunque il tribunale dei grammatici ha un certo peso nel decretare le sorti dell’italiano e nel decidere cosa inserire e cosa lasciar fuori dal paniere dell’”uso”.

E allora, la domanda “quale ente dovrebbe decretare i possibili sostitutivi delle parole inglesi?” è una falsa questione. La risposta è: lo stesso “ente inesistente” che interviene per trascrivere schiscetta alla toscana, per cambiare le regole dei plurali e degli accenti, per consigliare parole come avvocata, per sanzionare l’uso “incorretto” di “piuttosto che” o di “stortare”, per inventarsi a tavolino la parola anglismo e via dicendo.

#anglicismiNellItaliano #dizionari #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #politicaLinguistica

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Odessa è nata in quel di Strasburgo nel 1944


I nazisti erano consapevoli che i beni della Germania sarebbero, presto, caduti nelle mani del nemico che si stava avvicinando rapidamente, se non fossero stati trasferiti e nascosti. Le ricchezze della Nazione, in gran parte acquisite attraverso il saccheggio dei Paesi invasi e della loro popolazione, dovevano essere trasferite in modo da essere fuori dalla portata giudiziaria internazionale, ma accessibili per finanziare un movimento futuro allo scopo di far risorgere il Partito e costruire un nuovo Reich.
I principali funzionari nazisti temevano anche la vendetta degli Alleati e, piuttosto che affrontare una sicura punizione per i loro crimini di guerra, decisero di cercare rifugi sicuri al di fuori della Germania, e al di là della portata della giustizia.
Nella riunione, in merito a ciò, furono quindi presi provvedimenti per camuffare tali leader come esperti tecnici delle varie filiali delle imprese tedesche che sarebbero sorte successivamente alla guerra.
Il Partito era disposto a prestare ingenti somme di denaro agli industriali per consentire ad ognuno di loro di creare un’azienda segreta postbellica all’estero e come garanzia richiedeva che i principali magnati mettessero a disposizione le risorse acquisite all’estero, in modo da ricreare un Reich dopo la fine della Guerra. In breve tempo, Odessa costruì una rete ampia ed affidabile con lo scopo di raggiungere i suoi scopi e strategie di espansione.
Le rotte (denominate in codice sia da chi le adoperava sia da chi cercava di sgominarle, Ratline) furono mappate ed i contatti stabiliti.
I nazisti più influenti scomparvero quando furono fatti sapientemente scappare dalla Germania e furono aiutati a crearsi nuove vite con nomi falsi in Paesi stranieri come l’Argentina, il Paraguay ed il Brasile.
Alla fine della guerra, solo alcuni funzionari nazisti di alto rango furono processati. Molti di coloro che si resero colpevoli di crimini di guerra riuscirono a fuggire con l’aiuto di Odessa (che come vedremo nei dettagli, riuscirà ad espandersi e si costituirà in sub organizzazioni dallo stesso impianto come quella che verrà diretta dal Presidente argentino, Juan Domingo Perón e da alcuni Paesi Alleati). Alcuni criminali di guerra rimasero in Germania e assunsero nuove identità, riuscendo a fuggire di nascosto solo dopo il caos prodotto alla fine delle ostilità. Una rete sotterranea chiamata Die Spinne (Il Ragno) forniva documenti falsi e passaporti, case sicure e contatti che permettevano ai criminali di guerra di attraversare i confini svizzeri non controllati: questa Rete era una ramificazione importante di Odessa che nel corso del tempo si è andata adattandosi alle circostanze. Una volta in Svizzera, i fuggiaschi si trasferivano rapidamente in Italia, utilizzando alcune delle principali Ratline.
Alcuni preti cattolici romani, specialmente i francescani, aiutarono Odessa a spostare i fuggiaschi da un monastero all’altro fino a quando raggiungevano Roma. Wiesenthal, molteplici storici accreditati e le fonti emerse in riferimento ad alcune personalità appartenenti alla Chiesa, mostrano come molti monasteri funzionassero da stazioni di transito per i nazisti. Questa connivenza della Chiesa è tuttora molto discussa in quanto la posizione ufficiale rimane quella di attribuire certe azioni a singoli e non allo Stato del Vaticano come tale <9.
Nonostante le posizioni contraddittorie, certi fatti sono stati provati dagli stessi protagonisti come il vescovo di Graz Alois Hudal, il segretario della confraternita di San Girolamo dei Croati Krunoslav Draganović ed il cardinale di Genova Giuseppe Siri. Con l’aiuto di pochi esponenti della Chiesa, i fuggiaschi riuscivano ad ottenere un rifugio sicuro fino a quando, attraverso il Porto di Genova e con la collaborazione di alcuni membri del Comitato della Croce Rossa Internazionale (che garantiva nuovi e falsi titoli di viaggio), potevano lasciare l’Europa e fuggire in altri Paesi, dove già erano stati presi dei contatti sicuri con lo scopo di dare nuove vite ai criminali di guerra. Oltre ai personaggi più conosciuti (che vedremo in seguito) ci sono anche altri nazisti di minore importanza che, attraverso i permessi di viaggio concessi dalla Comitato della Croce Rossa Internazionale, riuscirono a sfuggire alla giustizia internazionale. Fra di essi vorrei ricordare l’aiutante del numero due del Reich Paul Joseph Goebbels, Erich Friedrich Otto Karl Müller che ottenne un documento con il nome di Francesco Noelke. <10
Alcuni Paesi sicuramente non conoscevano il passato dei loro nuovi immigrati in quanto alle loro frontiere ricevevano masse di rifugiati dall’Europa dilaniata e non potevano distinguere tra i reali richiedenti rifugio ed i criminali fuggiaschi. Altri, compresi i Governi degli Stati Uniti e dell’Argentina, hanno cercato di sfruttare la conoscenza e la capacità tecnico-scientifica dei nazisti che sarebbero risultate utili per i propri scopi (gli USA, per esempio, videro fondamentale la conoscenza degli scienziati nazisti alla luce dello scontro con l’URSS di cui si ebbero i primi segnali fin subito dopo la fine della seconda guerra mondiale).
I governi filofascisti, come la Spagna sotto Franco, così come quelli in Sud America, diventarono dei paradisi sicuri per i molteplici ricercati internazionali. L’istituzione dello Stato di Israele dopo la seconda guerra mondiale portò alcune Nazioni arabe ad accogliere i nazisti che condividevano l’avversità per gli ebrei (anche se in modi diversi) nella speranza che avrebbero usato le loro esperienze in settori come la missilistica, la tecnologia e la chimica per bilanciare l’equilibrio nel conflitto arabo-israeliano <11.
La realtà dei fatti è che non ci si può limitare a pensare ad Odessa come ad un’unica organizzazione ma bensì va vista come un insieme di reti che si sono strutturate ed evolute sulla base di quanto stabilito a Strasburgo. Infatti le Ratline (quelle vie che facevano parte del piano iniziale dei nazisti da percorrere per raggiungere porti sicuri) sono cambiate, aumentate ed abolite a seconda delle necessità e degli ostacoli incontrati. A questo proposito, molti membri dell’originale Odessa (quella fondata presso l’hotel francese) hanno intrapreso delle strade diverse a seconda, a volte, dei propri interessi personali andando a strutturare nuovi organizzazioni e compagini ricordando quanto stabilito dai “padri fondatori della fuga” dall’Europa. Seppure le realtà ed i contesti in cui tali organizzazioni sono sorte e sviluppate, risulta interessante vedere come esse abbiano condiviso molte delle metodologie, percorsi e contatti stabiliti con la prima Odessa. Chiamarle tutte Odessa potrebbe forse risultare erroneo, però da quanto si evince dal loro sviluppo si può notare come la prima Odessa abbia implementato e stabilito un “Modello Odessa” con cui esse si sono andate identificandosi.
Quindi, si può sintetizzare dicendo che Odessa è nata in quel di Strasburgo nel 1944 ed è stata funzionale per la creazione di sub-organizzazioni che hanno sfruttato le strutture, i fondi, le personalità, i contatti e le idee dell’Odessa originale. Quest’ultima, infatti, è nata per poi fondersi ed evolversi in molteplici altre organizzazioni.
L’erede più importante e diretta è stata quella del Vaticano <12, anche se quella che faceva capo all’ex Presidente dell’Argentina, Juan Domingo Perón, è riuscita, a mio avviso, a portare a termine la sua missione ed aver accolto non solo nazisti, ma anche fascisti, ustascia, rexisti, militanti di Paesi fascisti e di estrema destra come quelli del Governo di Vichy e dell’Ucraina nazionalista. Nel mio lavoro ho approfondito, principalmente, questa Odessa perché reputo, dalle fonti a mia disposizione, sia stata la più incisiva e la più interessante sotto un profilo storiografico.
Come ho già detto, il quadro è ulteriormente complicato da quelle Ratline che sono state supportate e create da tutti quei Paesi che, almeno di facciata, erano avversi ad Hitler, Mussolini e Governi a loro alleati. Infatti, con la mia ricerca ho ricavato fonti fondamentali per sostenere che Stati Uniti e Gran Bretagna abbiano giocato un ruolo di primo piano per la fuga dei principali criminali di guerra, migliaia di militari dei Governi nazionalisti ed autori di atrocità.
Nei capitoli successivi approfondirò il ruolo avuto da ogni Paese per la riuscita della fuga. È importante ricordare che i nazisti, gli ustascia ed altri cittadini dei Paesi satellite nazi-fascisti erano considerati un fattore determinante per fronteggiare il crescente strapotere comunista che era concepito (soprattutto da alcune frange della Chiesa) come un fantasma terribile che metteva in pericolo la sopravvivenza dell’Europa cristiana. In merito a ciò basti pensare alla teoria secondo cui alcuni esponenti del Vaticano abbiano giocato un ruolo importante per l’attentato ad Hitler: ciò fu progettato non per uccidere un terribile assassino, ma perché ormai dichiarato troppo debole per fronteggiare la Russia comunista e l’ideologia stessa all’interno dell’Europa <13.
Per condurre la mia tesi, oltre ad aver reperito importantissimi documenti presso gli archivi online ed attraverso la richiesta di digitalizzazione di quelli che non erano presenti in rete, mi sono recato, inizialmente, presso l’Archivio Federale di Berna e l’Archivio del Comitato della Croce Rossa Internazionale (ICRC) a Ginevra.
In queste sedi ho trovato documenti che mettono in luce il processo e le modalità di fuga dei criminali di guerra attraverso i Titoli di Viaggio provvisti dall’ICRC (sottolineando, ovviamente, che l’ICRC era insieme all’IRO, l’unico ed il solo organismo legittimo a concedere titoli di viaggio ai rifugiati dopo la Seconda Guerra Mondiale). Presso l’Archivio Federale di Berna ho potuto reperire i rapporti e le statistiche, redatti dal Capo della Polizia svizzera Heinrich Rothmund in collaborazione con il Ministro di Giustizia e Polizia Eduard von Steiger, che evidenziano una loro complicità con le autorità naziste in merito al diniego dell’ingresso alla popolazione di religione ebraica in Svizzera ed alla sua conseguente deportazione verso i campi di concentramento. I due funzionari svizzeri, inoltre, erano dei tasselli fondamentali per il processo di facilitazione della fuga dei criminali di guerra verso l’Argentina.

[NOTE]9 Wiesenthal, S., Justice Not Vengeance, Groove, New York, 1990; Levy A., Nazi Hunter: The Wiesenthal File. How Simon Wiesenthal hunted down the Nazi war criminals, Robinson Publishing, Londra, 2002; Aarons M. M., Loftus J., Ratline, Newton & Compton, Roma, 1993
10 Applicazione per la Croce Rossa per il titolo di viaggio di Francesco Noelke, Italian Croce Rossa a Genova, 09 settembre 1950, ICRC, Ginevra, Archivio, ‘Titres de Voyage CICR 1945–1993’, applicazione 100, 958
11 Wiesenthal, S., Justice Not Vengeance, Groove, New York, 1990, pp. 18-47
12 Per sintesi ho utilizzato il termine Vaticano in quanto gli esponenti principali di essa erano prelati, preti e cardinali. Ciò non significa che il Vaticano come tale appoggiasse le fughe dei criminali di guerra: erano solo alcuni membri della Chiesa Cattolica, seppure eminenti in alcuni casi, che avevano intrapreso certe azioni.
13 Aarons M. M., Loftus J., Ratlines, Newton & Compton, Roma, 1993
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

#1944 #1945 #Argentina #ebrei #fascisti #fuga #Genova #Germania #nazisti #Odessa #ratline #Roma #SarahAnnaMariaLiasCeide #Spagna #Svizzera #Vaticano

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Burkina Faso, rilasciato cittadino italiano fermato a Ouagadougou.


[:it]Non chiare le contestazioni che portarono al suo fermo.[:]
The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Un giovane italiano, Luca Scarpato, di 23 anni e originario di Milano, è stato recentemente rilasciato dalle autorità burkinabè dopo essere stato fermato lo scorso 11 giugno con l’accusa di sospetta appartenenza a un gruppo paramilitare. La notizia del suo rilascio il 4 settembre 2025, è stata confermata dall’agenzia di stampa ANSA, la quale ha riportato che il giovane è stato successivamente consegnato a un team dell’Aise (Agenzia italiana per la sicurezza esterna), che lo ha riportato in Italia su un volo atterrato a Ciampino.

Il fermo di Scarpato non era stato reso pubblico in accordo con la famiglia, al fine di favorire una risoluzione cauta del caso. La vicenda ha preso avvio la mattina dell’11 giugno, quando Luca, insieme a un altro cittadino europeo, è stato prelevato dalle forze di sicurezza locali nella capitale Ouagadougou. I due erano arrivati in città provenienti da Freetown, in Sierra Leone, e i loro comportamenti avevano attirato l’attenzione del personale dell’hotel in cui alloggiavano. In particolare, i giovani non avevano fornito giustificazioni chiare riguardo al motivo della loro visita ed erano in possesso di zaini di tipo militare, circostanza che aveva indotto il personale a segnalare la situazione alle autorità competenti.

In seguito, le autorità burkinabè hanno comunicato che il fermo di Scarpato faceva parte di un’operazione più ampia, coordinata con i Servizi di sicurezza di Mali e Niger, volto a identificare cittadini stranieri intenti a supportare attività terroristiche o paramilitari nelle rispettive nazioni. Tuttavia, secondo quanto appreso dall’ANSA, il giovane milanese si era recato in Burkina Faso con un visto di ingresso per lavorare in servizi di sicurezza mineraria. Nonostante ciò, le autorità locali hanno indicato che Scarpato sarebbe stato trovato in possesso di equipaggiamenti militari non specificati, sebbene non risultassero essere armi.

Elementi emersi dai dispositivi telefonici sequestrati durante la detenzione avrebbero suggerito un possibile legame del giovane con gruppi paramilitari, alimentando ulteriormente le preoccupazioni delle autorità. Da quel momento, si è attivata una complessa mediazione a livello di intelligence, che ha coinvolto anche la collaborazione della famiglia, il tutto mantenuto lontano dai riflettori mediatici.

Oggi, grazie a questi sforzi diplomatici e alla cooperazione tra le agenzie di intelligence italiane e burkinabè, Luca Scarpato è stato liberato come “gesto di buona volontà” nei confronti dell’Italia. Questa situazione complessa solleva interrogativi sulla sicurezza internazionale e la delicata gestione delle operazioni di intelligence in contesti di rischio.

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

attività della biblioteca elio pagliarani: settembre-dicembre 2025


programma biblioteca pagliarani sett-ott 2025
cliccare per ingrandire

pdf del programma:
slowforward.wordpress.com/wp-c…

#BibliotecaElioPagliarani #lettura #letture #ParolaPlurale #poesia #poesie_ #presentazione #presentazioni #prosa

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Orti di Cibali, il gran rifiuto della Regione


Nell’ottobre del 2019, a parziale pagamento delle somme dovute, La Sicilcassa ha proposto alla Regione Siciliana la cessione dell’area di Cibali destinata a Centro Direzionale.

Il termine tecnico è datio in solutum, la sostanza è che la Regione avrebbe visto saldato, in parte, il proprio credito, e che la Sicilcassa si sarebbe liberata del debito e anche dei terreni che sono tuttora al […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/09/08/orti…

#CentroDirezionaleCibali #ComuneDiCatania #OrtiDellaSusanna #RegioneSiciliana

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

“Finding London’s Secret Games Consoles” — “Alla Ricerca delle Console da Gioco Segrete di Londra”


youtube.com/watch?v=G_NeAJZyrj…

Ieri dicevo “le sale giochi“, e oggi… ecco, ancora una volta basta solo che guardo una cosa e subito l’algoritmo si accende. O forse no, perché il video di stasera è appena uscito ed è di un canale che seguo, quindi mi sarebbe arrivato comunque, ma… a Londra (città altrimenti decadente, per cui è parecchio bizzarro) hanno aperto la sala giochi gigante del secolo; e non solo. 🔥

In effetti il video mostra 2 cose diverse, che tecnicamente non ci azzeccano niente, ma a quanto pare questa è una serie dove il tizio cerca momenti gaming nel Regno Unito, e andando a Londra in una botta non avrebbe fatto 2 video, quindi ecco: da una parte un’esibizione artistica di retrogame parecchio originale — e infatti, l’ha fatta un canadese, non un british, ops — e però poi… un museo riconvertito, appunto (e non riesco a crederci neanche io dicendo questa frase), in una sala giochi che, per giunta, non è affatto una merdata, bensì un’offerta convenientissima… 18 sterline e hai un abbonamento per l’intera sala, (a quanto pare) senza limiti, per un fottuto anno! E infatti, data una simile proposta, il posto è abbastanza pieno di giocatori… (immagino la puzza.) 😤

Si chiama PWRUP, che nome originale. Ho dovuto riascoltare, comunque, perché mi sembrava di aver capito troppo bello per aver capito giusto… ma no, è proprio così: soli 18 euro, e ci sono sia un’infinità di retroconsole che le postazioni per giocare ad Halo in LAN in 16 (a caso, boh). L’unica palla è che l’iniziativa è comunque un esperimento, quindi chissà quanto durerà (anche perché non penso abbiano intenzione di riciclare per sempre un’intera parte dello Science Museum in una sala giochi, nonostante sarebbe ideale), ma… per il momento, il gaming è realissimo. Peccato solo che questa roba si trovi sull’isola del fallimento e della tortura, e non sulla penisola-del-fallimento-però-almeno-ci-sono-cosine-belle dove invece vivo io… niente gaming da queste parti, via, se va bene ora si dorme e se va male manco quello. (Ah, e speriamo che i bimbi lì non spacchino la roba, comunque.) 👌

#gaming #London #Londra #PWRUP #RetroDodo #retrogames #retrogaming #SaleGiochi #ScienceMuseum


tavolino incraterato dopo la perdita di sonno e pazienza (tavolino IKEA preso a pugni)


La nuovissima scoperta-che-sarebbe-stato-meglio-non-fare di oggi è, imprevedibilmente… meglio non dare da 5 a 7 botte con un pugno parecchio deciso ai tavolini quadrati dell’IKEA, perché, per quanto l’apparenza e il rumore ingannino, si spaccano malamente e quindi insomma, poi rimangono con una specie di cratere che non è proprio bello da vedere. E ora, come al solito in questa mia vita, sono cazzi. 💔
Scatto del cratere visto in parte dal lato del tavolino, con anche una scheggia rialzataScatto più da vicino del cratere, si vede meglio la scheggia rialzata
Chiamatelo magari problema di capacità (mentali), ma il fatto è che non immaginavo si rovinasse in questo modo, perché ignoravo (poi me lo ha spiegato mio padre) che la parte più interna in realtà non è fatta di trucioli schifosi compressati a puntino, bensì di lastre di cartone (praticamente lo stesso dei pacchi, pensate voi che merda) a nido d’ape… o, in altre parole, buona parte dell’interno è aria, non materiale solido, quindi con abbastanza forza (ma neanche chissà quanta, a dire il vero) semplicemente si sfonda; ma, almeno questo va a suo favore, non si spezza, semplicemente va a formarsi un cratere. 😶

Ora forse capisco come si è sentito mio cugino quando, anni e anni fa, dalla rabbia giocando alla PlayStation 4 sbatté il controller a mo’ di martello (tenendolo da un corno e picchiando con quello opposto, insomma) proprio sullo stesso tipo di tavolino, lasciandoci per l’appunto un bel cratere che ricordo con curiosità (mentre il controller non si danneggiò significativamente, lol). Però, se a lui forse si poteva dare la colpa di aver scelto personalmente di impegnarsi in attività videoludiche dannose per lo spirito, quindi arrabbiandosi per via di qualcosa di completamente evitabile… a me in realtà non si è potuto dire chissà cosa, visto che l’incazzamento mi è salito dopo che ho passato quasi un’ora e mezza non riuscendomi ad addormentare, perché si sentivano rumori — che già si sentono di solito, ma stanotte ancora più alti, al punto che il mio solito metodo di stare con la testa tra 2 cuscini non ha funzionato — facendomi per almeno 2 o 3 volte fallire di prendere sonno per pochissimo, alché poi anche col silenzio non sono riuscita a prendere sonno, perché ho accumulato un’incazzatura stratosferica, e, dopo mezz’ora almeno che ho provato a calmarmi aspettando, non ci sono riuscita… e quindi ho preso a pugni il comodino, con l’idea di fare rumore io a mia volta e sfogarmi. 👹

Vabbé, ops, nuovo spacc, ahahah, che ridere… anche se mi secca un po’… Se non altro, sono almeno riuscita a coprire la distruzione, e ristabilire una superficie (quasi) perfettamente piana per i soprammobili, con un foglio plastificato decorativo, però di comprarne un tavolo nuovo non mi va, anche se costa solo 9€ (e, a quanto pare, non lo faranno i miei genitori, perché sul sito di IKEA hanno detto di non aver trovato quello dello stesso colore… evviva?). E comunque… cavolo se è incredibile che io non farei un verso per una vittoria reale persa, ma toglietemi il sonno anche per sbaglio e io immediatamente mi preparo a lanciare le bombe nucleari su tutti i pianeti della nostra galassia… fate molta attenzione. 🕷️

#botte #distruzione #IKEA #notte #rabbia #rotto #spacc #tavolino #tavolo


Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

tavolino incraterato dopo la perdita di sonno e pazienza (tavolino IKEA preso a pugni)


La nuovissima scoperta-che-sarebbe-stato-meglio-non-fare di oggi è, imprevedibilmente… meglio non dare da 5 a 7 botte con un pugno parecchio deciso ai tavolini quadrati dell’IKEA, perché, per quanto l’apparenza e il rumore ingannino, si spaccano malamente e quindi insomma, poi rimangono con una specie di cratere che non è proprio bello da vedere. E ora, come al solito in questa mia vita, sono cazzi. 💔
Scatto del cratere visto in parte dal lato del tavolino, con anche una scheggia rialzataScatto più da vicino del cratere, si vede meglio la scheggia rialzata
Chiamatelo magari problema di capacità (mentali), ma il fatto è che non immaginavo si rovinasse in questo modo, perché ignoravo (poi me lo ha spiegato mio padre) che la parte più interna in realtà non è fatta di trucioli schifosi compressati a puntino, bensì di lastre di cartone (praticamente lo stesso dei pacchi, pensate voi che merda) a nido d’ape… o, in altre parole, buona parte dell’interno è aria, non materiale solido, quindi con abbastanza forza (ma neanche chissà quanta, a dire il vero) semplicemente si sfonda; ma, almeno questo va a suo favore, non si spezza, semplicemente va a formarsi un cratere. 😶

Ora forse capisco come si è sentito mio cugino quando, anni e anni fa, dalla rabbia giocando alla PlayStation 4 sbatté il controller a mo’ di martello (tenendolo da un corno e picchiando con quello opposto, insomma) proprio sullo stesso tipo di tavolino, lasciandoci per l’appunto un bel cratere che ricordo con curiosità (mentre il controller non si danneggiò significativamente, lol). Però, se a lui forse si poteva dare la colpa di aver scelto personalmente di impegnarsi in attività videoludiche dannose per lo spirito, quindi arrabbiandosi per via di qualcosa di completamente evitabile… a me in realtà non si è potuto dire chissà cosa, visto che l’incazzamento mi è salito dopo che ho passato quasi un’ora e mezza non riuscendomi ad addormentare, perché si sentivano rumori — che già si sentono di solito, ma stanotte ancora più alti, al punto che il mio solito metodo di stare con la testa tra 2 cuscini non ha funzionato — facendomi per almeno 2 o 3 volte fallire di prendere sonno per pochissimo, alché poi anche col silenzio non sono riuscita a prendere sonno, perché ho accumulato un’incazzatura stratosferica, e, dopo mezz’ora almeno che ho provato a calmarmi aspettando, non ci sono riuscita… e quindi ho preso a pugni il comodino, con l’idea di fare rumore io a mia volta e sfogarmi. 👹

Vabbé, ops, nuovo spacc, ahahah, che ridere… anche se mi secca un po’… Se non altro, sono almeno riuscita a coprire la distruzione, e ristabilire una superficie (quasi) perfettamente piana per i soprammobili, con un foglio plastificato decorativo, però di comprarne un tavolo nuovo non mi va, anche se costa solo 9€ (e, a quanto pare, non lo faranno i miei genitori, perché sul sito di IKEA hanno detto di non aver trovato quello dello stesso colore… evviva?). E comunque… cavolo se è incredibile che io non farei un verso per una vittoria reale persa, ma toglietemi il sonno anche per sbaglio e io immediatamente mi preparo a lanciare le bombe nucleari su tutti i pianeti della nostra galassia… fate molta attenzione. 🕷️

#botte #distruzione #IKEA #notte #rabbia #rotto #spacc #tavolino #tavolo

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Da parte femminista ci fu una reinterpretazione delle tematiche poste dal Sessantotto


Le prime, ancora acerbe, rivendicazioni di un concreto e autonomo protagonismo femminile si rintracciano nelle università, dove la mobilitazione studentesca del Sessantotto contro l’autorità nella scuola, nella famiglia e poi nella fabbrica aveva favorito una forte e repentina politicizzazione femminile. Accanto al senso di libertà e di fermento provato nella sperimentazione di una nuova idea di cittadinanza politica, si era registrato anche l’emergere, tra le studentesse, di un senso di inquietudine e frustrazione dovuto al permanere di gerarchie tra i sessi ancora forti, sia in ambito specificamente politico che nel privato. Il «senso di comunità calda, di antidoto alla solitudine nella società di massa» si rivelò, come ha scritto Anna Bravo, «un dono effimero», «una scheggia di tempo nel tempo del ’68»: un dono parziale perché fondato su un falso universalismo studentesco <12. Per svelare questa parzialità, nel dopo Sessantotto si è sentita la necessità di mettere in scena una fuoriuscita, con una cesura e un atto di separazione netto, in bilico tra provocazione e bisogno esistenziale.
Il nuovo femminismo si è originato in gran parte grazie a una generazione di giovani donne politicizzate, cresciute in una sinistra che era nuova eppure ancora a dominanza maschile, che hanno espresso il desiderio di diffrangere un percorso unitario, rimodulando le discontinuità segnate dal ciclo di proteste della fine degli anni Sessanta <13.
“Alle radici della nostra memoria, – ha scritto Luisa Passerini, riflettendo sulle origini del Sessantotto – in decine di storie di vita, trovo una frattura. La nostra identità si costruisce a partire dalle contraddizioni. Anche i racconti che sottolineano la continuità della propria vita estraggono dalla materia autobiografica i temi ricorrenti della scissione, della differenza, del contrasto” <14.
Nonostante l’innegabile valore di emancipazione insito nel prendere parte al movimento degli studenti, la condivisione dell’impegno politico fu attraversata, per le donne, da ambivalenze, contraddizioni e disagi tali che quella che era stata una storia comune ben presto si scisse in due diverse. Da una rottura se ne generò un’altra, come se in quell’esodo generazionale e politico che fu il Sessantotto, in quella “autoesclusione” generazionale, ci fosse la premessa per l’affermazione del separatismo femminista quale pratica strategica, quasi mai indolore, fondata sul riconoscimento di sé come soggetto oppresso <15. Alimentate dalla traduzione di testi stranieri e dalla circolazione dei primi documenti femministi italiani, le contraddizioni si ramificarono e disseminarono, arrivando a toccare orizzonti che si erano ritenuti infrangibili.
Introducendo una raccolta di saggi e documenti femministi internazionali, Lidia Menapace nel 1972 spiegò così quanto stava accadendo nella “seconda metà del cielo”: “Non bastano le tradizionali lotte per la parità, per il divorzio, per l’aborto, per la libertà sessuale: viene posto direttamente in contestazione tutto il sistema di potere “maschile”, tutta la società “virilsitica” e si comincia ad individuare nell’uomo e nel suo predominio l’ostacolo principale a qualsiasi sviluppo futuro” <16.
Alcuni gruppi autonomi femminili scaturirono proprio dal contrasto con il movimento del Sessantotto, come avvenne a Trento per il Cerchio spezzato, gruppo separatista nato con l’affermazione dell’impossibilità di auspicare e ottenere l’uguaglianza con gli uomini: “Noi siamo un gruppo di compagne che più o meno hanno vissuto tutte in prima persona l’esperienza politica del movimento studentesco e dei successivi gruppi politici che rappresentano un superamento del movimento stesso. Come per un gran numero di studenti in generale, è stata questa l’esperienza che ci ha posto difronte la prospettiva concreta e la possibilità di rovesciare un sistema sociale fondato sull’oppressione e sullo sfruttamento. Ma noi, non solo come studentesse, ma in quanto donne, avevamo affidato molto di più a questa prospettiva di liberazione […]. Ci siamo illuse che automaticamente la presa di coscienza generale dell’oppressione di classe ci ponesse di fronte ai problemi allo stesso modo dei compagni. Questa illusione è stata smentita dalla pratica politica e dall’esperienza. Non c’è uguaglianza tra diseguali”.
Le fondatrici del Cerchio spezzato proseguirono spiegando le difficoltà e le remore che avevano segnato la scelta separatista: “Ma non è stato un processo facile, perché la lunga abitudine a identificarsi con l’uomo, il nostro oppressore, agiva da potente freno […]. Molte compagne hanno avuto «paura» di venire a fare riunioni soltanto fra donne, sottintendendo un grande disprezzamento di sé. E la decisione di escludere in una prima fase i maschi è stata una precisa presa di posizione politica. Ogni oppresso deve prima affermarsi nella libertà della sua ribellione e accettare da questa posizione di forza il confronto. Includere i maschi ci costringeva a misurarci di nuovo sul terreno e coi metodi del nostro oppressore” <17.
L’accusa rivolta al movimento studentesco di essere stato più «un’ultima “illusione” emancipatoria che “l’inizio di tutto”» – per riprendere la riflessione di Anna Maria Crispino sul legame tra la politica del femminismo e quella del Sessantotto <18 – proseguì nel documento attraverso un’analisi del linguaggio e delle dinamiche di potere tipicamente maschili. “In un ambiente come il nostro, in particolare, la parola – maggior strumento di affermazione – è diventata lo strumento della nostra esclusione. Come i proletari, noi non sappiamo parlare, soprattutto quando dobbiamo misurarci sul linguaggio sempre maschile, sempre elaborato da altri”.
In questo senso, il separatismo costituì una grande novità poiché con esso le donne si sottrassero e si autoesclusero dalla sfera pubblica ma, paradossalmente, così facendo si appropriarono di essa, riplasmandola a partire dai propri corpi e dai propri pensieri. “Separandosi – scrisse Lea Melandri a vent’anni dalla prima pubblicazione di “L’infamia originaria” -, e chiedendo cambiamenti sostanziali nelle istituzioni e nell’idea stessa della politica, i gruppi femministi intendevano costringere la storia a riconoscere al proprio interno, nelle spinte profonde che l’attraversavano, gli esiti ancora in parte inconsapevoli dell’«infamia» che, fin dall’origine, ha negato alla donna esistenza propria e alienato nell’uomo la condizione naturale del vivere”. <19
La nuova sinistra – come ha scritto Yasmin Ergas – ha assolto un ruolo importante nel cammino attraverso il quale questo movimento si è costituito come soggetto politico: “Prima stimolando il coinvolgimento di ampie fasce femminili, rendendo loro accessibili risorse politiche e fungendo da organizzazione intermedie; poi perpetuando ed accentuando quelle condizioni di frustrazione che […] producono uno spostamento del baricentro dell’attivismo femminile dagli obiettivi indicati dalle organizzazioni della nuova sinistra alle tematiche specificatamente associate alla condizione delle donne” <20.
La diffusione capillare sul territorio nazionale di “piccoli gruppi”, collettivi, associazioni culturali, librerie delle donne, centri per la salute femminile e consultori autogestiti non solo favorì un inedito protagonismo femminile e, alla metà del decennio, incitò la “presa di coscienza” di migliaia di donne, ma pose le basi per un ripensamento e un rinnovamento dell’idea di pubblico, partendo dalla decostruzione della politica tradizionale. “Rendendosi invisibili ai maschi, le donne creavano una nuova visibilità, questa volta costruita secondo le proprie regole. È il separatismo che ha reso possibile la rottura del velo, del “burka” politico che aveva tenuto avvinte, in una sorta di abbraccio strettissimo, le figlie/sorelle ai padri/fratelli” <21.
Al di là delle analogie e delle differenze, infatti, da parte femminista ci fu una reinterpretazione delle tematiche poste dal Sessantotto: la critica all’autoritarismo divenne critica al patriarcato e alla gerarchizzazione dei sessi; la valorizzazione della sfera personale, dei desideri e dei bisogni individuali si radicalizzò fino all’abbattimento delle barriere che dividono la sfera personale da quella politica; la scoperta della soggettività divenne la base per nuove modalità di azione politica, tra le quali spiccarono i “piccoli gruppi” di autocoscienza.

[NOTE]12 Anna Bravo, Un nuovo ordine del discorso, «Primapersona», 19/1998, pp. 66-68.
13 Cfr. Luisa Passerini, Corpi e corpo collettivo, in T. Bertolotti e A. Scattigno, Il femminismo, cit., pp. 181-193; Stefania Voli (a cura di), Angela Miglietti. Storia di una traduzione, «Zapruder», 13/2007, pp. 108-115.
14 Luisa Passerini, Autoritratto di gruppo, Giunti, Firenze 2008 [1988], p. 40.
15 Cfr. Peppino Ortoleva, I movimenti del ’68 in Europa e in America, Editori Riuniti, Roma 1998 [1988], pp. 231-242.
16 Lidia Menapace (a cura di), Per un movimento politico di liberazione delle donne. Saggi e documenti, Bertani, Verona 1972, p. 13.
17 Cerchio spezzato, Non c’è rivoluzione senza liberazione della donna, e Le donne e i neri. Il sesso e il colore, in Gruppo “Anabasi” (a cura di), Donne è bello, Milano 1972 [Edizione digitale: ©2015 Ebook @ Women]; e in Rosalba Spagnoletti (a cura di), I movimenti femministi in Italia, Savelli, Roma 1974, p. 158 e p. 160.
18 Anna Maria Crispino (a cura di), Esperienza storica femminile nell’età contemporanea. Parte seconda, Unione Donne Italiane – Circolo «La Goccia», Roma 1989, p. 13.
19 Lea Melandri, L’infamia originaria. Facciamola finita col cuore e la politica, Manifestolibri, Roma 1997, p. 11 [1977].
20 Yasmine Ergas, Nelle maglie della politica, FrancoAngeli, Milano 1986, p. 80.
21 Gabriella Bonacchi, Il “selvaggio” di Occidente. Corpo e femminismo, «Parolechiave», 31/2004, p. 123.
Paola Stelliferi, Una liberazione «fratricida e iconoclasta»: l’impatto dei femminismi sugli uomini della nuova sinistra nell’Italia degli anni Settanta, Tesi di dottorato, Università Ca’ Foscari – Venezia, 2016

#1968 #ambivalenze #autoritarismo #CerchioSpezzato #contraddizioni #critica #disagi #esclusione #femminile #femminismo #gerarchie #Italia #maschi #nuovo #oppressione #PaolaStelliferi #politicizzazione #protagonismo #separatismo #Sessantotto #sinistra #Trento #Università

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

la spiaggia. ritratto di giordano falzoni / alberto grifi. 2004


youtu.be/H8iVuJZCiKs?si=5Rs9r9…

Giordano Falzoni (1925-1998) nasce a Zagabria, durante una tournèe dei suoi genitori, entrambi musicisti. Studia a Firenze e Parigi, dove frequenta Breton e il gruppo surrealista. Si trasferisce a Roma negli anni Cinquanta per poi unirsi al Gruppo 63. Pittore, ceramista, drammaturgo, è una delle figure più eclettiche ma al contempo meno conosciute della neoavanguardia italiana. Falzoni è anche traduttore: sua è la prima versione italiana di Nadja di Breton, pubblicata da Einaudi nel 1972.

Estratti da:
Giordano Falzoni ripreso durante il corso della sua esistenza da Alberto Grifi, Giordana Meyer, Paola Pannicelli, Karina Bouchet – 1997
No stop grammatica, Alberto Grifi – 1967
Anni ’60 Non Stop, Alberto Grifi – 1999

Il video è stato postprodotto da Alberto Grifi nel 2004 in collaborazione con Interact.

#AlbertoGrifi #film #GiordanoFalzoni #Interact #LaSpiaggia #video

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

Le carte passano senza soluzione di continuità


A seguito del bombardamento [su Roma] del luglio 1943, l’unico ufficiale amministrativo in forza al Cerimoniale e propaganda fu distaccato al Servizio sinistrati creato in seno alla Ripartizione V. Il provvedimento ratificò sostanzialmente il momentaneo blocco delle attività dell’Ufficio, privato così del terzo funzionario nel grado gerarchico dopo Moneta – assente perché richiamato nell’esercito – e il suo vice Arnaldo Galeazzi.
La situazione in cui si venne a trovare l’Ufficio negli ultimi mesi del regime è fotografata da una delle tante relazioni che periodicamente erano redatte dai responsabili degli uffici per esporre lo stato dei servizi <27. Il rapporto fu stilato nelle giornate immediatamente successive all’8 settembre 1943 e consegnato a Renato Melis De Villa, rimasto a capo del Gabinetto anche con il commissario straordinario Riccardo Motta, subentrato a Borghese dopo gli eventi di fine luglio. Il documento porta la firma di Galeazzi, che aveva nel frattempo assunto la reggenza dell’Ufficio quando anche Moneta era partito per il fronte. Dal tono dignitoso emerge la volontà di far risaltare l’impegno dei funzionari nel perseguire gli obiettivi in capo all’Ufficio, pur fra inevitabili ritardi e nell’inadeguatezza di risorse disponibili. Gli effettivi erano infatti passati dai quattordici della vigilia della guerra a quattro, fra cui un’impiegata mobilitata civile a mezzo servizio: «Con l’attuale personale è possibile, data la notevole diminuzione dell’attività dell’Ufficio, mantenere efficienti, sia pure in forma ridotta, i vari servizi e svolgere regolarmente e con la necessaria sollecitudine le nuove attività affidate all’Ufficio in dipendenza delle attuali contingenze» <28.
[…] Il 21 settembre 1943, pochi giorni dopo aver ricevuto la relazione di Galeazzi, Motta sospese «provvisoriamente» le delibere che avevano costituito i servizi del cerimoniale e della propaganda in organo proprio e li riassegnò al Gabinetto, sanzionando di fatto la fine dell’esistenza autonoma dell’Ufficio del cerimoniale e dei servizi della propaganda <32. L’attività, in ogni caso, proseguì a un ritmo sempre più blando fino al 1945, cessando definitivamente poco dopo la soppressione della struttura governatoriale, di cui era stata diretta espressione e nella quale, di fatto, l’opera dell’Ufficio si risolveva per intero.
[…] L’attività dell’Ufficio cerimoniale e propaganda fu talmente ritualizzata e fissata nelle sue pratiche da superare praticamente indenne i numerosi rivolgimenti istituzionali abbattutisi in breve tempo sulla capitale: la caduta del regime, la dichiarazione della città ‘aperta’, l’occupazione tedesca e, in seguito, l’arrivo dell’esercito alleato con il conseguente disfacimento dell’amministrazione governatoriale. Il cambiamento di registro – o, piuttosto, la sua assenza – nella ridefinizione degli obiettivi fu esemplare. Negli ultimi due anni di attività, le difficoltà del doversi relazionare con referenti sempre nuovi non intaccarono le modalità di lavoro dell’Ufficio. Gli stessi funzionari che avevano accolto sulla piazza del Campidoglio l’auto del generale tedesco Rainer Stahel, responsabile della Wehrmacht a Roma, predisposero qualche tempo dopo la cerimonia per il passaggio di consegne dal comando statunitense a Doria Pamphilj <73. Allo stesso modo, le carte passano senza soluzione di continuità, senza interruzioni nella numerazione di protocollo e senza un evidente cambiamento nella forma – che non sia la sbrigativa cancellazione dei riferimenti passati dalle carte intestate – dalla colazione offerta al comando germanico in Campidoglio alla celebrazione dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America, dalla distribuzione della Befana fascista alla commemorazione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine <74.
[…] Dopo la destituzione di Mussolini, il 25 luglio del 1943, Riccardo Motta, ex prefetto e senatore del Regno, fu posto a capo dell’amministrazione nuovamente commissariata. Divenuto in breve inviso agli occupanti tedeschi <105, con la proclamazione della Repubblica sociale fu arrestato e sostituito da Giovanni Orgera. Uomo del regime, a lungo podestà di Napoli, Orgera fu nei primi mesi del 1944 un semplice ‘passacarte’ alla mercé del comando tedesco <106, e fuggì poi dalla capitale poco prima dell’arrivo degli Alleati nel giugno seguente <107. Nelle giornate successive, fu il generale Roberto Bencivenga, referente a Roma del ‘Regno del Sud’ quale comandante del Fronte militare clandestino <108, a reggere il Campidoglio come commissario straordinario. In seguito, il comando militare alleato, di concerto con il governo di Ivanoe Bonomi, affidò l’amministrazione a Filippo Andrea Doria Pamphilj – nuovamente un esponente della nobiltà -, che guidò una giunta nominata dai partiti del Comitato di liberazione nazionale fino all’autunno del 1946.
[…] Testa ricoprì l’incarico di segretario fino all’inizio del 1944, quando, sgradito ai nuovi vertici, le contingenze lo costrinsero a farsi da parte. Resosi irreperibile, nell’aprile successivo l’amministrazione lo collocò a riposo. Fu sostituito prima da Mario Bedoni, quadro capitolino di provata fede politica, e poi da Americo Beviglia, comandato invece dall’esterno; dopo la presa di potere da parte degli Alleati, l’incarico di segretario generale fu affidato a Gino Crispo, anch’egli un funzionario interno <168.
Testa fu in seguito definitivamente allontanato quando il ritorno al comune elettivo comportò la soppressione della carica. Proprio la posizione assunta fra i ruoli ministeriali, che la legislazione sul Governatorato gli aveva imposto, rese impossibile il rientro di Testa nella funzione comunale. Il Consiglio di Stato infatti – cui Testa ricorse – riconobbe il bisogno di tutela dell’autonomia municipale dall’ingerenza dello Stato, negandogli di riprendere servizio in Campidoglio <169. Il restaurato clima politico liberale sconsigliò quindi una pronuncia in suo favore, che avrebbe comportato di fatto l’imposizione di un funzionario statale in un’amministrazione locale <170. La sentenza anticipò un rinnovamento nel rapporto fra Stato ed enti locali, di lì a poco incorniciato normativamente dalla carta costituzionale; prefigurava altresì un cambiamento nel ruolo del segretario comunale e un suo possibile ritorno nei ranghi del comune che, invece, non si sarebbe verificato.

[NOTE]27 Le risultanze di queste relazioni venivano inoltre utilizzate per pubblicizzare l’attività svolta dal Governatorato su «Capitolium», alla cui redazione i capi ripartizione dovevano fare pervenire entro il primo di ogni mese eventuali
notizie ritenute di utile pubblicazione. Cfr. ASC, UCP, Carteggio, b. 38, f. 7, «Raccolta notizie per la rivista Capitolium», nota del capo di Gabinetto ai capi ripartizione, 14 settembre 1940.
28 ASC, UCP, Carteggio, b. 48, f. 11, «Attività attualmente svolta dall’Ufficio e curata dagli impiegati rimasti in servizio o parzialmente trasferiti in seguito alle attuali contingenze», 16 settembre 1943, p.2
32 Deliberazione del commissario straordinario n. 2800 del 21 settembre 1943.
73 ASC, UCP, Carteggio, b. 47, f. 2, «Visita del generale Stäel comandante Città aperta», appunto di Moneta. 28 ottobre 1943; ivi, b. 49, f. 1, «Cerimonia di conferimento dei poteri civili al sindaco p.pe Doria Pamphili da parte dell’autorità militare americana gener. Brig. Hume», 1944.
74 Addirittura, sono conservate in uno stesso fascicolo sia la pratica relativa alla colazione per gli occupanti tedeschi che quella sulla conferenza tenuta pochi mesi dopo dal dottor Attilio Ascarelli (capo della Commissione Cave Ardeatine da luglio a novembre 1944), al termine delle esumazioni per il riconoscimento delle vittime. Ivi, b. 49, f. 18. Per un dettagliato riepilogo del lavoro svolto dalla commissione e delle relative carte, cfr. Martino Contu – Cecilia Tasca – Mariano Cingolani, I verbali inediti di identificazione dei Martiri Ardeatini: 1944-1947, Cagliari, AM&D, 2012.
105 Secondo una nota trasmessa della Presidenza del Senato all’Alta corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo, Motta «fu arrestato dalle autorità nazifasciste per aver svolto opera di costante ostruzionismo e di sabotaggio», in Archivio storico del Senato della Repubblica, Fascicoli dei senatori, «Motta Riccardo», nota n. prot. 187/13 del 10 ottobre 1945.
106 È noto l’omaggio rivolto a nome della città alle vittime dell’azione di via Rasella, in ASC, GS, Carteggio, b. 2274, f. 3, telegramma inviato da Orgera al comando germanico di Roma, 24 marzo 1944.
107 Poco dopo la partenza di Orgera furono rinvenute, nei locali del Governatorato, documenti relativi a conti intestati a suo nome insieme a carte d’identità in bianco, in ASC, GS, Carteggio, b. 2222, f. 4, «Ragioneria ed economato», 1944.
108 Il Fronte militare clandestino fu un’organizzazione resistenziale che riuniva molti degli ufficiali delle forze armate italiane che avevano scelto di sottrarsi all’autorità della Repubblica sociale. Operò nel centro Italia, in particolare a Roma, dal settembre 1943 al giugno del 1944, e fu riconosciuto ufficialmente dal governo di Brindisi quale proprio rappresentante nella capitale occupata.
168 ASC, Segretariato generale, Carteggio, b. 847, titolo II, cl. 1, sottocll. 1 e 4, marzo – giugno 1944; cfr. anche «Posizione Testa», in ivi, b. 986, f. 12, 1947.
169 Si veda la copia della decisione del Consiglio di Stato, in ivi, b. 942, titolo II, cl. 12, sottocl. 20, 1946.
170 Testa proseguì in seguito la propria carriera proprio come consigliere di Stato, presso le Sezioni IV e VI. Fu infine collocato a riposo il 4 giugno 1959. Cfr. XL Annuario del Consiglio di Stato, Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 1967, p. 105.
Paolo Saverio Pascone, L’immagine di Roma. Le carte dell’Ufficio del cerimoniale e dei servizi della propaganda e dell’Ufficio studi del Governatorato di Roma (1935-1945), Tesi di dottorato, Università degli Studi “Sapienza” – Roma, 2019

#1943 #1944 #1945 #alleati #Badoglio #comune #esercito #fascisti #Governatorato #governo #MarioBedoni #PaoloSaverioPascone #partigiani #regio #RiccardoMotta #Roma #tedeschi

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

mattina di letture @ esiste la ricerca: allo studio campo boario


OGGI,domenica 7 settembre, dalle 10 alle 14, a Roma, presso lo Studio Campo Boario

Viale del Campo Boario 3
METRO B – Fermata Piramide

terzo giorno di

ESISTE LA RICERCA


Allo Studio Campo Boario, stamattina, letture dai libri presenti sui banchetti, pubblicati da editori come Tic, déclic, ikonaLíber, pièdimosca, Camera verde, Zacinto, Edizioni CentroScritture, Ifix, [dia•foria e molti altri; e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta.

#AlbertoDAmico #AntonioSyxty #blog #CameraVerde #comunità #confronto #correnti #déclic #diaforia #dialogo #EdizioniCentroScritture #ELR #ELREsisteLaRicerca #ELR2025 #EsisteLaRicerca #EsisteLaRicerca2025 #gruppi #IFIX #IkonaLíber #ilGiocoDelleComunità #LaScuolaDelleCose #laboratori #letture #Lyceum #LyceumMudima #MarcoGiovenale #Mudima #Pièdimosca #reading #ricercaLetteraria #riviste #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #siti #sperimentazioneLetteraria #StudioCampoBoario #Tic #Zacinto

reshared this

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

“Perché hanno chiuso le sala giochi?” (assurdo racconto analisi da boh)


youtube.com/watch?v=0TK67RtJ7R…

Che dire. Gira girando su YouTube, incappo nei vecchi che parlano delle sale giochi che ora non esistono più… e tendo a dimenticarmene, a furia di leggere Sailor Moon, dove la sala giochi ricorre, però la realtà è questa (almeno, in occidente, perché in Giappone per qualche motivo si portano ancora, assurdo). 😳

Non avevo però mai trovato una spiegazione come questa, sul perché mai le sale giochi da noi qui sono sparite… E certo, da un lato, come chiunque sospettava, è stato principalmente perché il gaming casalingo è diventato rapidamente roba pazzurda — e dunque, se hai la PS1, magari con il modchip, chi cazzo se l’incula il locale spillasoldi che puzza di fumo, e via via con le console seguenti ancora di più… ma, dall’altro, in effetti la storia è più complicata; però, spiegato molto peggio di come lo fa il video, in breve i cambi legislativi accaduti negli anni a riguardo del gioco d’azzardo hanno fatto si che posti che prima ospitavano cabinati videoludici — inclusi i bar, che all’epoca erano effettivamente dei grandi punti gaming — si siano via via riconvertiti alle slot machine e tutte quelle altre stronzate, pur di continuare a fruttare guadagni (almeno, chi non ha chiuso direttamente). Che fottuta tristezza. 🥱

In effetti, oggi, a pensarci bene, questo si vede. “Sale slot” ce ne sono a volontà girando per la città, ma “sale giochi” manco a cercarle con le banconote in mano… almeno, da me è così, mentre fortunatamente nei bar macchine slot non se ne trovano (evidentemente, i baristi da me non sono così tanto amorali come da altre parti?)… ma, i cabinati da gioco da lì invece sono spariti da prima che io nascessi. Io in realtà ho vissuto appena il periodo degli ultimi sospiri delle sale giochi… quando dai centri città già non c’erano più, e qualcuna lontana magari c’era, ma ci si andava solo in occasioni particolari. E adesso, insomma, le uniche sale giochi che ci sono non sono sale, ma giusto aree nei centri commerciali o roba così, dove… oddio, qualche videogiochino ogni tanto capita, forse, ma niente di puro arcade… e, comunque, le macchine che la fanno da padrone lì sono quelle classiche basate a ticket, che simulano vari sport o sono vagamente d’azzardo ma ai bimbi non importa; nemmeno più un flipper si trova, però, ahi ahi (detto con tono da vecchia ventunenne). 💔

#gaming #giochi #SaleGiochi

Questa voce è stata modificata (9 mesi fa)
Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

The media in this post is not displayed to visitors. To view it, please go to the original post.

L’OVRA reprimeva un movimento comunista sorto fra studenti universitari e medi a Perugia


Genova: Basilica della Santissima Annunziata del Vastato

L’11 ottobre 1942 in provincia di Genova le indagini dell’OVRA si finalizzavano nella distruzione del Comitato Centrale del movimento comunista ligure. Si procedeva al sequestro di importante materiale sovversivo ed era posto in stato di arresto l’esponente Buranello Giacomo, 22 anni, studente universitario e Sottotenente di complemento, assieme ad altri trenta aderenti. <465
In provincia di Imperia il primo dicembre 1942, la questura locale supportata dall’attività dell’OVRA di zona, identificava una cellula comunista composta da sette giovani con età tra i diciotto e i venti anni, quasi tutti iscritti alla GIL; si contestava l’aver effettuato propaganda comunista attraverso la circolazione di libelli e di manifesti. Tutti gli appartenenti alla cellula furono denunciati alla Commissione provinciale per il Confino.
Il 24 ottobre 1942 a Milano l’OVRA era impegnata in un’azione crescente di smantellamento delle molteplici cellule comuniste tra loro collegate, che agivano nelle frazioni di Affori e nella zona Sempione-Musocco. Fu arrestato il principale esponente, l’industriale Rigamonti Domenico, nonché trentadue aderenti. Ci furono arresti anche all’interno dell’apparato militare in cui il movimento si era insinuato. Inoltre, si procedeva al sequestro di novantamila lire costituenti il fondo dell’organizzazione, nonché notevoli quantità di esplosivi già confezionati in ordigni pronti per l’uso, e in aggiunta pistole, munizioni e materiale di propaganda. L’apparato di sorveglianza fascista sventava un primo attentato che era stato già predisposto dalla cellula antifascista. <466 In provincia di Fiume nell’ottobre 1942, l’apparato repressivo fascista poneva in arresto numerosi operai perché responsabili di propaganda comunista e sovversiva attraverso la diffusione di manifesti e raccolta di fondi per finanziare l’antifascismo. In provincia di Pola , il primo ottobre 1942, terminava un’operazione anticomunista che già nel precedente trimestre aveva sortito ottimi risultati. L’OVRA tratteneva l’impiegata comunale Ardossi Gloria, iscritta al PNF ed altre sei persone responsabili di attività comunista, le quali furono tutte denunciate al Tribunale Speciale. L’11 ottobre 1942 l’apparato di sorveglianza fascista bloccava l’attività di un’organizzazione sovversiva operante fra Trieste e Gorizia. Furono arrestati Cotar Albino, emissario comunista, organizzatore di bande armate assieme ad altri cinquantuno aderenti a un movimento comunista che stava per fondersi col Fronte Liberatore Sloveno. In provincia di Ferrara il 4 dicembre 1942 furono rinvenute sotto le saracinesche di numerose attività commerciali dattiloscritti sovversivi in busta chiusa dal titolo ”Agli industriali e commercianti italiani e vittime della ingordigia fascista”. Furono rilevate anche scritte murali e diffusione di manifesti che incitavano il popolo all’insurrezione e reclamavano la pace. Il 14 agosto 1942 ad Avezzano, provincia dell’Aquila, l’OVRA incarcerava l’avvocato Palladini Pietrantonio, repubblicano schedato, ed altre venticinque sovversivi fra internati, confinati ed elementi locali, per aver ascoltato radio nemiche e diffuso notizie disfattiste.
Manifestazioni sovversive dal 1° Marzo al 30 Aprile 1943
Nell’aprile 1943, a Milano, la locale sezione dell’OVRA e la questura in seguito a tentacolari indagini scoprivano un’importante organizzazione comunista, arrestando il componente di più alto grado e sessantuno aderenti. Inoltre, rinvenivano una tipografia clandestina dislocata in una casa nella periferia della città.
A Venezia, il 17 marzo 1943, Gaddi Giuseppe, impiegato, ed altri nove individui furono posti in stato di fermo per tentativo di ricostituzione di una cellula comunista. Cinque assegnati al confino e cinque ammoniti. In provincia di Fiume, avveniva l’arresto di Mladenic Francesco, ex cittadino jugoslavo, e del fratello Milenko. I due furono accusati di svolgere attività antifascista attraverso la diffusione di opuscoli sovversivi. Inoltre, erano incaricati della raccolta di indumenti e di medicinali per i partigiani. A Torino, tra il marzo e l’aprile del 1943, l’OVRA arginava l’azione di un movimento comunista e fermava trentacinque aderenti. L’azione della Divisione polizia politica portava al sequestro di copioso materiale di propaganda e permetteva di evidenziare l’efficienza raggiunta dall’organizzazione comunista nella lotta al regime fascista. <467 In provincia di Gorizia l’attività dell’apparato repressivo fascista fu estremamente intensa tra il marzo e l’aprile. Il 20 marzo, a Gorizia, si giungeva al fermo di Sinigoi Oscar e di altri trentanove individui, responsabili di propaganda sovversiva e favoreggiamento ai ribelli. A Caporetto, il mese seguente, Koren Antonio e altri diciannove individui, accusati di favoreggiamento alle bande dei ribelli furono arrestati. Il 23 aprile 1943 avveniva il fermo di Zizmond Luigi ed altri quarantasette individui, tutti responsabili di favoreggiamento delle bande armate e attività sovversiva. <468 A Trieste, il 27 aprile 1943, le autorità fasciste arrestavano cinque individui responsabili di procacciare armi e materiale ai ribelli antifascisti. A Senigallia, in provincia di Ancona, una vasta rete antifascista sorta all’interno di un liceo della città fu sgominatain seguito ad accurate indagini. Un movimento antifascista e antitedesco composto da giovanissimi, tale Ferraris Luigi Vittorio ed altri quattro coetanei, svolgeva attività di propaganda sovversiva tramite scritte eversive poste lungo le mura della città e la diffusione di manifesti sovversivi tra i giovani studenti della città. I giovanissimi sovversivi furono condannati a un mese di carcere e diffidati. <469
A Firenze, la macchina di sorveglianza fascista arrestava sedici giovani ventenni, accusati di organizzare un movimento sovversivo, denominato S.I.R.L.I. e di effettuare scritte sovversive in molteplici località del capoluogo fiorentino e della provincia. A Livorno, il 14 aprile 1943, l’OVRA procedeva al fermo di Giachini Nelusco ed ulteriori undici ragazzi per aver tentato la riorganizzazione del partito comunista e aver svolto attività sovversiva tramite diffusione di manifesti antifascisti. A Roma e in altre città della provincia, il 20 marzo, l’OVRA in seguito a un prolungato periodo di osservazione, reprimeva l’azione di un gruppo composto quasi interamente di militari, i quali avevano costituito il Partito Socialista Rivoluzionario e svolto attività di proselitismo. Gli arresti furono dieci mentre continuavano le indagini su numerosi indiziati. <470
A Napoli, il 17 marzo, Amedeo Matacena e altri quattordici studenti, furono arrestati per aver ideato la costituzione di un partito sociale-liberale al fine di provocare un movimento insurrezionale ed aver svolto attiva di propaganda mediante la diffusione di numerose copie di un libello antifascista intitolato Libertà. <471 Un’approfondita indagine all’interno del movimento universitario in provincia di Reggio Calabria, stabiliva la presenza di antifascisti costituitisi in una associazione sovversiva composta dal Dott. Rovere Rosario, iscritto al P.N.F. ed altri dieci studenti universitari. Inoltre, erano accusati di aver prodotto un libello antifascista e disfattista dal titolo Il Semaforo. <472 Tra l’aprile e il giugno 1943, l’OVRA e la Questura di Milano, in seguito ad attive indagini, rilevarono un’imponente organizzazione comunista, arrestando settantaquattro aderenti, compresi i maggiori esponenti del gruppo. Sempre a Milano, maggio-giugno 1943, agiva un importante movimento antifascista denominato Unione Nazionale gruppi d’Azione. Furono arrestati quaranta individui fra cui l’avv. Longoni Edoardo, a capo del Comitato centrale. Nella tipografia utilizzata per la stampa del periodico «La Riscossa» furono rinvenuti libelli e manifesti antifascisti. Inoltre, le autorità fasciste scovarono armi destinate alle squadre d’azione. Nel giugno, dopo attenta opera di repressione, si giungeva all’arresto dell’industriale Marano Antonio e del prof. Spallicci Aldo e di altre quattro persone per tentativo di organizzazione comunista e pubblicazione di materiale a stampa sovversivo. Nel medesimo mese, l’OVRA arrestava Varì Vincenzo e altri due pericolosi comunisti ricercati da tempo e un favoreggiatore. La sezione OVRA di Milano sequestrava armi e munizioni quali rivoltelle, un moschetto, alcune bombe a mano e libelli sovversivi. Gli individui furono denunciati al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. <473
Una capillare indagine che aveva coinvolto le città di Firenze, Milano, Genova, Roma e Bologna portava alla scoperta dell’organizzazione chiamata Italia Libera tra il maggio e il giugno 1943:
“In seguito all’identificazione, quali diffonditori di manifestini antifascisti, di un professore universitario e tre studenti, la Questura scopre le fila di un’organizzazione di “Italia Libera”. Le indagini si sono estese ad altre città, specialmente a Milano, dove è stata scoperta, nello studio dell’ing. Marescotti Cesare, la tipografia da cui usciva il materiale sovversivo. Arrestati finora 20 individui, taluni dei quali risultati autori di numerose diffusioni verificatesi negli ultimi tempi”. <474 Al contempo, l’OVRA reprimeva un movimento comunista sorto fra studenti universitari e medi a Perugia, capeggiato dai professori di lettere Granata Giuseppe e Prosciutti Ottavio. Tale movimento era in stretto collegamento con altri gruppi sovversivi dell’Umbria e delle Marche. L’operazione si concludeva con trentuno fermi e proseguiva per accertare la presenza di ulteriori aderenti al gruppo e l’estensione nelle regioni limitrofe.
In provincia di Roma tra il maggio e il giugno 1943 ci furono molteplici operazioni di repressione da parte dell’OVRA e delle questure per arginare l’ormai travolgente fenomeno eversivo avverso al regime fascista: ” -Maggio-Giugno 1943, Civitavecchia. Vengono arrestare, in collaborazione tra Ovra e Questura, 32 persone, tra cui alcuni noti sovversivi, per aver svolto attività disfattista ed antifascista. -Maggio-Giugno 1943, Roma. Dall’Ovra e dalla Questura vengono arrestati 57 individui, intellettuali ed operai, appartenenti al movimento comunista cristiano e attiva propaganda sovversiva, anche a mezzo stampa e diffusione manifesti. -Giugno 1943, Roma. Arresto, ad opera dell’Ovra, dello studente La Pegna Alberto e di altre 8 persone, tutte intellettuali, per appartenenza all’organizzazione “Italia Libera” e per attività e propaganda contraria al Regime e alla guerra. -6 giugno 1943, Roma. Dall’Ovra, dopo un lungo periodo di osservazione, viene stroncata una ripresa organizzativa del culto pentecostale. Identificati 63 aderenti che avevano partecipato a riti in cui venivano tenuti discorsi disfattisti, contro il Regime, il Re Imperatore e il Duce”. <475
La questura di Bari, in seguito a laboriose indagini condotte con altre questure italiane tra l’aprile e il maggio ‘43, scopriva un movimento liberalsocialista, sorto tra elementi intellettuali, ritenuto affiliato al partito d’azione Italia Libera. Posti in arresto ventisei individui a Bari, Roma e in altre città fra cui persone ben note nell’ambiente culturale, quali Laterza Giuseppe, direttore della Casa Editrice Laterza e i professori universitari De Ruggero Guido e Calogero Guido. <476

[NOTE]465 Ivi, «Provincia di Genova».
466 Ivi, «Provincia di Milano».
467 Ibidem.
468 ACS, MI, DGPS, Div. AA.GG. e RR., Statistiche movimento sovversivo 1932-1943, b. 2, «Provincia di Torino».
469 Ivi, «Provincia di Trieste».
470 ACS, MI, DGPS, Div. AA.GG. e RR., Statistiche movimento sovversivo 1932-1943, b. 2, «Provincia di Roma».
471 Ivi, «Provincia di Napoli».
472 Ivi, «Provincia di Reggio Calabria».
473 Ivi, «Provincia di Milano».
474 Ivi, «Provincia di Firenze».
475 Ivi, «Provincia di Roma».
476 Ivi, «Provincia di Bari».
Michele Del Balso, Terrorismo ed eversione nel regime fascista. Complotti, attentati e repressione (1922-1943), Tesi di dottorato, Università degli Studi del Molise, Anno Accademico 2022-2023

#1942 #1943 #antifascisti #Bologna #comunisti #fascismo #Firenze #Fiume #Genova #GuidoCalogero #Imperia #Italia #Laterza #Libera #medi #MicheleDelBalso #milano #OVRA #PdA #Pola #professori #province #ReggioCalabria #sovversivi #studenti #Torino #Trieste #universtari