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Il silenzio non è consenso. A difesa delle donne più fragili.


Il gran numero di donne (e di uomini) che ha riempito l’aula consiliare del Comune nel pomeriggio di lunedì 23 febbraio dimostra che il tema è molto sentito. Hanno partecipato movimenti femministi e transfemministi, associazioni, forze politiche, forze sindacali, aderendo ad una mobilitazione unitaria pur nelle differenze che permangono.

A fare gli onori di casa la consigliera del M5S […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/02/25/il-s…

#ComuneDiCatania #disabilità #stupro #violenzaSulleDonne

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3. El Hierro, il deserto che trasforma


Ai confini dell'Europa, in uno dei posti in cui fibromialgia e artrite potrebbero andarsene. Nota: da questo episodio in poi ci saranno 2 voci narranti: la voce che racconta i ragionamenti che ho fatto DOPO il viaggio (in blu), e la voce che racconta i pe
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Ai confini dell’Europa, in uno dei posti in cui fibromialgia e artrite potrebbero andarsene.


Nota: da questo episodio in poi ci saranno 2 voci narranti: la voce che racconta i ragionamenti che ho fatto DOPO il viaggio (in blu), e la voce che racconta i pensieri che ho fatto o avuto DURANTE il viaggio (in nero), tratti in parte dal mio diario e in parte da note vocali che ho registrato mentre ero sul posto.


El Hierro (prima parte) – Ai Confini dell'Europa: il Deserto che Trasforma – Verso Casa – dove il cuore vuole stare.


Le Canarie sono un arcipelago di isole remote appartenenti alla Spagna, ma lontane dall’Europa.El Hierro è la più remota delle isole Canarie, la più esterna nell'arcipelago (insieme a La Palma). Lontana da tutto.Un luogo arido, silenzioso, ai margini del continente Africano e lontano dall'Europa.In questo primo episodio ti racconto il mio arrivo su quest’isola dove il paesaggio sembra spoglio, e il vuoto di El Hierro sembra volersi insinuare dentro di te per toglierti il respiro.È qui che il viaggio ha preso una forma nuova, ma l'ho capito soltanto qualche giorno dopo, quando ho annotato sul mio diario tutte le impressioni di quella visita particolare. Non più solo ricerca di bellezza o sollievo, ma un confronto diretto con il vuoto, con il limite, con me stesso.Ho camminato tra pietre nere e spazi immensi, ho registrato suoni e pensieri, e ho capito che il deserto non è assenza, ma possibilità.Possibilità di misurarti con le tue paure più profonde, che non sapevi di avere.Questo episodio parla di confini,di trasformazione, e di come un luogo apparentemente ostile può diventare un’opportunità.Verso Casa comincia da qui: da un’isola che ti lascia spiazzato all'inizio, ma che ti cambia per sempre.🎧 Guarda di più su YouTube 🌍 Scopri di più sul sito Simone ViaggiatoreI miei Video su El Hierro.=== LOCALITA' CITATE ===- La Laguna (Tenerife)- El Hierro- Tamaduste- Valverde- Taibique- La Restinga- La FronteraPossiamo restare in contatto tramite questi canali. Ti aspetto 😀- simoneviaggiatore.com- youtube.com/@versocasa- https.//youtube.com/@simoneviaggiatore- tiktok.com/@simoneviaggiatore- mastodon.uno/deck/@simonperry




I pensieri degli esseri umani non sono quasi mai lineari. Il cuore e la ragione spesso ci spingono in direzioni opposte.

Per quanto mi riguarda in passato avevo capito bene questa cosa, quando il Cuore voleva restare a Tenerife, ma la Ragione sapeva che non era possibile.

C’erano troppe difficoltà, troppi elementi che andavano contro la mia natura… un po’ troppo asociale. Avevo ormai abbandonato l’idea di viverci ed era stato un rospo molto difficile da ingoiare.

Quando perdi il sogno di recuperare la tua salute, tutto diventa più difficile da sopportare.


Però non avevo mai visitato l’isola di El Hierro, alle Canarie. Per il cuore questo sembrava un motivo sufficiente per andare a vedere quanto somigliasse a Tenerife. Forse poteva essere quella la casa che stavo cercando. Non si poteva scartare nessuna possibilità.

Arrivare a El Hierro non sarebbe stato semplice come per le altre isole. Il percorso per arrivarci, a quanto sembrava, era meno lineare dei miei pensieri ma poteva iniziare solo in un modo: bisognava passare da Tenerife, l’isola di cui mi ero innamorato, ma dove non potevo vivere.

[Musica] Sono Simone Perria e questo è il mio viaggio verso casa.


Arrivare a Tenerife è sempre una gioia per me, ma questa volta c’è qualcosa di diverso. Per la prima volta vedrò l’isola solo di passaggio, andando poi a El Hierro e mi sembra quindi di perdermi qualcosa di importante. Ma non è solo questo. C’è un clima quasi spettrale. Una nuvola enorme di polvere è arrivata qui dal Sahara. Mi chiedo quanta debba essere questa polvere, se dal finestrino non riesco nemmeno a vedere il Teide che il vulcano di Tenerife alto quasi 4 km.

Appena esco dall’aereo ho la risposta, è tanta. La si sente persino respirando. Fa pizzicare il naso come quando hai un raffreddore o una laringite. Questa cosa qui la chiamano “Calima“. Non è la prima volta che la vedo, ma stavolta è tanta. Mentre mi sposto verso il nord dell’isola mi accompagna un sole arancio pallido basso sull’orizzonte.

È sera e quando arrivo a San Cristòbal della Laguna, 80 km più a nord è già buio da un pezzo. Mi affaccio dal balcone dell’appartamento che per questa notte mi darà un tetto e un letto e guardo quella città che amo così tanto. Chi vive qui la chiama semplicemente “La Laguna”. Riconosco il campanile del ‘500 costruito con la lava del vulcano e le vie tipiche del periodo coloniale. Però c’è un’aria fredda e con la calima non si vedono le stelle, quelle stelle che qui di solito sono così luminose da sembrare finte. È tutto così diverso dal solito!
Mi sembra che una parte del clima deprimente dell’Emilia-Romagna sia arrivata qui insieme a me. Mi auguro davvero che le cose a El Hierro siano diverse, o avrò buttato via i miei soldi.

Al mattino mi sveglio presto. Devo arrivare a piedi all’aeroporto di Tenarife Nord, da dove partirà il piccolo volo per El Hierro e ci vogliono circa 40 minuti di cammino. Attraversare la città mi piace sempre, anche se la calima non accenna a smettere. Le sue case colorate e i fiori nei giardini mi ricordano che qui siamo quasi al tropico. La natura sboccia rigogliosa. I problemi di questo posto però sono gli stessi che abbiamo noi nelle nostre grandi città: code, traffico e smog. Se vivessi qui la mia vita non cambierebbe granché.

Aeropuerto de Los Rodeos, Tenerife Nord: relativamente piccolo, ma non più di tanto. Sono un pochino in ansia, stanno…beh ansia, una parola grossa; sono un po’ preoccupato. Stanno cancellando alcuni aerei che vengono dalla parte est dell’arcipelago. Potrebbe essere per calima o per vento e non vorrei che… così facendo con queste cancellazioni magari il mio volo dovesse saltare. Vediamo.

Per fortuna alla fine partiamo e in meno di mezz’ora arrivo a El Hierro. Quando vedo l’aeroporto finalmente capisco. La pista è davvero piccola. Ecco perché gli unici collegamenti che da qui ti portano nel mondo esterno sono solo per Gran Canaria o Tenerife. Non si potrebbe fare diversamente perché con questa lunghezza possono atterrare solo aerei abbastanza piccoli e con poca autonomia. Appena esco dall’aeroporto inizia l’esplorazione vera dell’isola.

Il paesaggio è aspro, la luce del sole filtrata dalla polvere nell’aria, e ho la sensazione di essere finito su una roccia in mezzo all’oceano. Per scacciare questa sensazione vado subito a Tamaduste, un paese vicino. Una piccola insenatura è stata attrezzata come area balneare con terrazzamenti in cemento e docce. A Tenerife e Gran Canaria ce ne sono di simili, ma si deve fare a gomitate per litigarsi uno spazio per l’asciugamano.

Qui invece ci sono solo sei persone che mi guardano con indifferenza.


Sto iniziando a rendermi conto di quanto sia remota quest’isola. Quest’isola dove persino una delle poche località balneari segnalate sulle guide si presenta in questo modo: semideserta e in alta stagione. Le case del paese sono state costruite su una colata di lava. Con il suo nero intenso contrasta con il colore bianco delle mura.

Io sto guardando tutto questo con gli occhi del turista. Per me questa è una meraviglia della natura. È un posto dove un vulcano in un qualche momento della storia ha creato terra e paesaggio dove non c’era. E’ una meraviglia, in sostanza, un ambiente naturale molto particolare in Europa, insomma, però allo stesso tempo intuisco che con gli occhi di un residente tutto questo può essere spaventoso, nel senso che tutto questo silenzio, tutta questa assenza di cose, di persone, questa questa luminosità soffusa della calima che ti toglie la vista, ti fa sentire proprio come l’ultima persona dell’universo, insomma, deve essere un po’ pesante, secondo me. Poi non è tutti i giorni così. Ovviamente la Calima non c’è tutti i giorni, anzi c’è circa una volta al mese di media, però insomma intuisco che deve essere molto difficile vivere qui.


Per rendersi conto di quanto sia piccola e remota El Hierro basta vedere Valverde che è il suo capoluogo. Ci arrivo alle 3:00 del pomeriggio di una domenica d’inverno quando fuori ci sono 24°. Questo clima per me sarebbe perfetto. Se vivessi qui penso che sarei sempre all’aria aperta, ma in realtà non vedo nessuno che stia all’aria aperta.

Qui a Valverde c’è anche uno dei tre distributori di benzina di tutta l’isola e il piccolo ospedale. L’unico. Sembra modesto dall’esterno, ma qui è letteralmente l’unico punto in cui puoi ottenere le cure fondamentali.


Non ha molti reparti, ma c’è il pronto soccorso e per i residenti questa è una grande risorsa. Avevo letto che la struttura fosse al collasso a causa delle barche che arrivano qui dalle vicine coste africane cariche di migranti come accade a Lampedusa. Sarà anche vero, ma almeno dall’esterno non si notano le orde di persone che racconta la stampa. L’appartamento che ho prenotato è poco dopo Las Casas. Il paese si chiama Taibique.

È una bella casa a schiera su due piani ai margini di un bosco. Ha anche un giardino sul retro dove di notte è così buio che posso fotografare le stelle, qualcosa che dove vivo io sarebbe impensabile. Sarebbe davvero bello vivere qui.

C’è tutto quello che sto cercando, a parte l’aria che non è pulita, ma sporcata dalla calima. Questa però è una condizione temporanea, eppure ho la sensazione che qualcosa non vada in questo posto.


Al mattino mi sveglio con l’intenzione di vedere il sud dell’isola. Dopo una colazione veloce parto per La Restinga, il paese più a sud d’Europa, nell’emisfero nord. Per arrivarci devo percorrere l’unica strada che da Taibique porta verso sud. Pochi chilometri di strada, ma con un paesaggio surreale intorno.

[Musica]Rispetto a ieri la calima è addirittura aumentata. È la prima volta che mi capita di trovarla così intensa. Guardandomi attorno vedo che il cielo è così offuscato da essere marrone anziché azzurro e il sole color del sangue si può osservare anche a occhio nudo senza farsi male agli occhi. La lava che è uscita dai coni vulcanici che ho attorno si è solidificata da chissà quanto, ma sembra che debba ripartire da un momento all’altro. Provo una sensazione di pericolo e ho l’impressione di non essere neanche più sul pianeta Terra.


Mi trovo a La Restinga, è il punto più meridionale dell’isola di El Hierro. E’ anche un punto un po’ speciale perché è il punto più a sud d’Europa. Oggi c’è un clima, oserei dire… surreale e spettrale allo stesso tempo perché continua a esserci la calima, che è questa polvere del Sahara in sospensione, quindi rende tutto un po’ soffuso. Sembra a tratti di stare su Marte, non si vede quasi anima viva. Il piccolo ufficio postale è chiuso e alle fermate del bus non c’è nessuno.

In effetti qualcuno c’è, una bambina che fa avanti e indietro in una viuzza col suo monopattino. È l’unica presenza umana che riesco a vedere. Al porticciolo invece c’è una spiaggetta di sabbia, la prima che vedo nell’isola, dove il mare è color zaffiro e due sub si stanno immergendo senza far troppo caso alle decine di granchi sul loro percorso. Tutta la scena è veramente tranquilla. La spiaggetta con il suo colore scuro, le barche colorate dei pescatori che ondeggiano con le onde e questo vento continuo e leggero che accarezza la pelle.

Tutto questo mi dà un grande senso di pace. quella pace che c’è quando un bel posto è tutto per te. Se potessi venire a vivere qui, potrebbe essere tutto per me molto spesso. Questo pensiero è davvero allettante, ma subito dopo capisco cosa c’è di strano a El Hierro.

Qui nel punto più a sud d’Europa il tempo scorre più lentamente. Ci sono tantissime strutture, tantissimi parchi, tantissimi tantissime panchine, tantissimi camminamenti che ti permettono di accedere al mare, tantissime aree ricreative, ma ti chiedi per chi. Non c’è nessuno. Non c’è davvero nessuno rispetto ai nostri canoni. È incredibile.


Chissà se il paese era così vuoto, quando è stato evacuato nel 2011. Il vulcano sottomarino, a soli 5 km da La Restinga, aveva iniziato a eruttare e le autorità avevano disposto lo sgombero degli abitanti per qualche tempo. Al termine dell’eruzione alcuni avevano scelto di non tornare più, e li capisco.

Nessuno vorrebbe vivere con il pensiero di doversene andare da casa propria all’improvviso.


Vivere a La Restinga potrebbe darmi quasi tutto quello che cerco, ma dovrei convivere con questa sensazione di pericolo geologico costante. Non so se me la sento.

Proseguo verso ovest, nell’unica strada che c’è. Ci sono solo rocce, coni vulcanici e strani recinti che dovrebbero contenere animali, ma gli animali non ci sono e nemmeno i pastori se è per questo.


La strada mi porta sempre più a ovest tra tornanti e scogliere di roccia arancione, finché arrivo al Faro della Orcilla, un punto un po’ speciale.

Di qui passa il meridiano Zero. E non è una cosa da poco, perché in passato il riferimento di tutti i navigatori del mondo conosciuto non era Greenich nel Regno Unito. Era questo punto. Era El Hierro, che i marinai usavano per orientarsi nella navigazione per sapere che questa era l’ultima terra prima che iniziasse l’oceano aperto.

Mi piacerebbe che El Hierro diventasse anche il mio punto di riferimento. Sono davvero molto combattuto perché da un lato qui c’è tutto quello che stavo cercando, ma comincio a capire che ci sono cose di cui non sapevo di avere bisogno.


Arrivo all’eremo della Virgen de Los Reyes dedicato alla Madonna, ma anche qui non c’è nessuno. Mi chiedo perché fare un santuario della patrona dell’isola proprio in questo punto dove non ci sono paesi qui vicino. Detesto ammetterlo, ma se avessi bisogno di aiuto qui sarei nei guai. Non c’è nessuno e il cellulare non prende. Normalmente tutto questo silenzio mi piacerebbe molto, ma non qui.

L’unico suono che sento è quello dei corvi che gracchiano.


Sfido chiunque a non sentirsi ammaliato e a disagio in un posto così.

Se possibile, proseguendo il paesaggio diventa ancora più maestoso. Scogliere sempre più imponenti, vulcani spenti sempre più grandi, distese di pietrisco creati da eruzioni e archi di roccia che il mare ha decorato con forme spettacolari, come se fossero un regalo per me.

Sono già le 5:00 e a questo punto devo prendere una decisione. Potrei tornare indietro, ma nel tempo che ci impiegherei a tornare da dove sono partito, il sole sarebbe già calato e mi ritroverei da solo e per giunta al buio.

Oppure posso proseguire.

Il navigatore mi dice che poco più avanti dovrebbe esserci un paese, anche se in effetti non vedo ancora nulla. Quando arrivo nel punto più aovest di El Hierro, però, vedo il grandissimo golfo creato da un enorme vulcano che in passato è crollato per metà in mare. Lì, proprio al centro di questo splendido arco, vedo qualche casa in lontananza. È La Frontera, uno dei paesi più grandi di tutta l’isola. Finalmente rivedo tracce umane e mi accorgo che il mio respiro ora è più rilassato.

La desolazione del sud di El Hierro mi aveva insegnato che il mio essere associale è soltanto una facciata.

Forse mi è sempre piaciuto vedermi così, ma non era vero. Mi sono sentito perso laggiù, da solo, in quel grande deserto di vulcani.

Voglio vivere ai margini dell’umanità, non fuori. Voglio restare fuori dai luoghi affollati, ma abbastanza vicino da poterli frequentare quando la solitudine è troppa.


Allo stesso tempo però il corpo stava benissimo in quel clima secco e sentivo che le energie erano tornate, non c’era più traccia del dolore alle articolazioni.

A quel punto mi chiedevo se fossi condannato a vivere in un deserto.

Potevo solo continuare a esplorare l’isola e sperare di trovare un posto adatto a me. [Musica]

Viaggio tra le isole d’Europa per trovare un posto dove il cuore vuole stare e il corpo non fa male. So che esiste, devo solo trovarlo. Se anche tu ami viaggiare o sogni di cambiare vita, seguimi in questo lungo viaggio verso casa.

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PikaPods: quattro nuove app da provare e tanti aggiornamenti


PikaPods aggiunge BookLore, n8n, NoteDiscovery e LubeLogger al suo catalogo. Arrivano anche aggiornamenti importanti per Navidrome, Uptime Kuma e Actual Budget.
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Per chi non lo conoscesse, PikaPods è un servizio di hosting che permette di avviare applicazioni open source e self-hosted in pochi clic, senza dover configurare server, Docker o aggiornamenti. Si paga solo per le risorse utilizzate e i dati restano sotto il proprio controllo. Una specie di via di mezzo tra il self-hosting puro e i servizi cloud tradizionali, perfetta per chi vuole i vantaggi del primo senza la manutenzione.

Questo mese il catalogo si arricchisce di quattro nuove applicazioni e arrivano aggiornamenti sostanziosi per diversi software già disponibili.

Le nuove app


BookLore è una libreria digitale per organizzare la propria collezione di ebook. Ha un lettore integrato per EPUB, PDF e fumetti, recupera automaticamente i metadati da Google Books e Open Library e supporta la sincronizzazione con i lettori Kobo. Per chi ha ebook sparsi ovunque è una manna.

n8n è la novità più grossa. Si tratta di uno strumento di automazione simile a Zapier ma open source e self-hosted. Permette di creare flussi di lavoro con un editor visuale drag-and-drop, con oltre 400 integrazioni disponibili e la possibilità di scrivere codice JavaScript o Python quando serve più controllo. Supporta anche flussi con agenti AI tramite LangChain.

NoteDiscovery è un’app per prendere appunti che ricorda molto Obsidian, ma completamente self-hosted. Le note vengono salvate come semplici file Markdown, c’è una vista a grafo per esplorare i collegamenti tra le note e il supporto a LaTeX e diagrammi Mermaid per chi lavora con documentazione tecnica.

LubeLogger è più di nicchia: serve a tenere traccia della manutenzione dei veicoli, dai tagliandi ai rifornimenti, con promemoria basati su chilometraggio o data. Non è per tutti ma chi ha più auto potrebbe trovarlo molto comodo.

Aggiornamenti da segnalare


Tra le app già presenti, Navidrome raggiunge la versione 0.60 e introduce un sistema di plugin basato su WebAssembly, un bel salto in avanti per chi usa questo server musicale self-hosted. Arriva anche la funzione “Instant Mix” per generare playlist di brani simili a partire da qualsiasi traccia.

Uptime Kuma 2.1 è un aggiornamento massiccio con oltre 250 pull request, nuove integrazioni per le notifiche (Jira Service Management e Google Sheets tra le altre) e template personalizzabili per Discord, ntfy e Slack.

Actual Budget nella versione 26.2 aggiunge dashboard multiple con layout personalizzabili e temi colore dalla community, oltre a un nuovo report di analisi del budget.

PikaPods ha anche rinnovato la propria dashboard con statistiche sull’utilizzo di CPU e memoria per ogni applicazione, e ha introdotto una funzione firewall per limitare l’accesso ai pod tramite indirizzo IP.


FONTE pikapods.com

#hot
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AISA dà il benvenuto a un nuovo socio istituzionale: l’Università Vita-Salute San Raffaele.
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Copilot di Microsoft ha letto per settimane le email riservate degli utenti


Un bug in Microsoft 365 Copilot ha permesso all'assistente AI di leggere e riassumere email contrassegnate come riservate, ignorando le protezioni configurate dalle aziende.
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Per quasi un mese l’assistente AI di Microsoft ha avuto accesso a email che non avrebbe dovuto toccare. Un bug nella funzione Copilot Chat di Microsoft 365, scoperto il 21 gennaio ma reso pubblico solo il 18 febbraio, ha fatto sì che l’intelligenza artificiale leggesse e riassumesse le email archiviate nelle cartelle “Posta inviata” e “Bozze” degli utenti, anche quando queste erano contrassegnate come riservate con etichette di riservatezza specifiche.

In pratica, le policy di protezione dei dati (DLP) che le aziende configurano apposta per impedire a strumenti automatici di accedere a contenuti sensibili venivano completamente ignorate da Copilot. Documenti finanziari, comunicazioni legali, informazioni commerciali riservate: tutto potenzialmente finito nel tritacarne dell’AI senza che nessuno se ne accorgesse.

La risposta di Microsoft


Microsoft ha confermato il problema attribuendolo a un “errore nel codice” e ha iniziato a distribuire una correzione a inizio febbraio. L’azienda ha precisato che il bug non ha dato a nessuno accesso a informazioni che non fosse già autorizzato a vedere, il che è tecnicamente vero ma non coglie il punto: il problema non è solo chi poteva vedere cosa, ma il fatto che un sistema AI stesse processando dati che erano stati esplicitamente protetti per non essere processati.

Microsoft non ha comunicato quanti utenti o organizzazioni siano stati coinvolti. La correzione è stata distribuita globalmente, ma il ritardo tra la scoperta (21 gennaio), il riconoscimento ufficiale (3 febbraio) e la comunicazione pubblica (18 febbraio) lascia più di qualche perplessità.

Il contesto


La coincidenza è quasi poetica: nella stessa settimana il Parlamento Europeo ha deciso di bloccare le funzionalità AI sui dispositivi dei parlamentari, citando proprio l’impossibilità di garantire che i dati riservati non finiscano dove non dovrebbero. Intanto Amazon Web Services ha avuto due interruzioni significative causate proprio da strumenti AI. Il messaggio che arriva da più parti è abbastanza chiaro: integrare l’intelligenza artificiale ovunque senza le dovute cautele porta a incidenti, e il rischio è che questi diventino la norma piuttosto che l’eccezione.

Per chi gestisce dati sensibili e cerca alternative che non li passino a sistemi AI non richiesti, servizi di posta come Tuta o Proton Mail continuano a rappresentare la scelta più prudente: la crittografia end-to-end garantisce che nessuno, nemmeno il fornitore del servizio, possa leggere il contenuto delle comunicazioni.


FONTE bleepingcomputer.com


FONTE techcrunch.com


FONTE politico.eu

#hot
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NanaZip 6.0: 7-Zip rifatto per Windows moderno


NanaZip è un fork open source di 7-Zip pensato per integrarsi con Windows 10 e 11. La versione 6.0 è appena uscita con nuova interfaccia, modalità scura e aggiornamenti automatici.
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Chi usa Windows e comprime file probabilmente conosce 7-Zip, uno di quei programmi che funzionano benissimo da vent’anni ma che sembrano fermi al 2005 come interfaccia. NanaZip nasce proprio da qui: è un fork open source di 7-Zip che mantiene tutto il motore di compressione originale ma lo veste con un’interfaccia pensata per Windows 10 e 11.

La versione 6.0, uscita pochi giorni fa, porta con sé diverse novità nell’interfaccia grafica, il supporto alla modalità scura con effetto Mica di Windows 11, l’integrazione nativa col menu contestuale (quello del tasto destro, per capirci) e una serie di correzioni di sicurezza.

Cosa cambia rispetto a 7-Zip


La sostanza sotto il cofano resta la stessa: gli stessi formati supportati (ZIP, 7z, RAR, TAR e oltre 80 altri), la stessa affidabilità, gli stessi algoritmi di compressione. NanaZip aggiunge però codec extra come Brotli e Zstandard, aggiornamenti automatici tramite Microsoft Store (niente più download manuali ad ogni nuova versione), e un pacchetto di protezioni di sicurezza in più come il Control Flow Guard contro gli attacchi alla memoria.

Si installa dal Microsoft Store o da GitHub, è gratuito, open source sotto licenza MIT. Per chi cerca una versione portatile, è disponibile anche quella, anche se con qualche limitazione (niente menu contestuale né associazioni file).

Se 7-Zip vi ha sempre soddisfatto come funzionalità ma ogni volta che lo aprite vi sembra di tornare indietro nel tempo, NanaZip merita un tentativo.


FONTE github.com


FONTE ntcompatible.com

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Anytype 0.54: arrivano i tab nell’alternativa open source a Notion


Anytype 0.54 introduce i tab per lavorare su più oggetti nella stessa finestra, filtri avanzati con logica AND/OR e intestazioni comprimibili. Ecco le novità principali.
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Per chi non lo conoscesse, Anytype è un’applicazione open source per organizzare note, documenti, attività e praticamente qualsiasi tipo di informazione. Funziona un po’ come Notion, ma con una differenza sostanziale: i dati vengono salvati in locale e sincronizzati tra i propri dispositivi tramite una rete peer-to-peer, senza passare da server centralizzati. Disponibile su desktop, Android e iOS, è una delle alternative più interessanti per chi cerca uno strumento potente senza rinunciare al controllo sui propri dati.

La versione 0.54 porta con sé alcune novità che erano tra le più richieste dalla community.

Tab e filtri avanzati


La più attesa è senza dubbio l’arrivo dei tab: ora si possono aprire più oggetti nella stessa finestra, proprio come le schede di un browser. Si possono riordinare, fissare quelli importanti e trascinarne uno fuori per aprirlo in una finestra separata. All’avvio dell’app i tab rimangono dove li avevi lasciati.

L’altro pezzo grosso riguarda i filtri, completamente ridisegnati. Oltre a un’interfaccia più pulita, adesso supportano la logica AND/OR per combinare più condizioni e costruire interrogazioni complesse. Tra le aggiunte c’è anche il filtro dinamico “Utente corrente”: si imposta una volta e ogni membro del team vede automaticamente i dati che lo riguardano.

Intestazioni comprimibili e ricerca in chat


Le intestazioni nei documenti possono ora diventare sezioni comprimibili, utili per navigare pagine lunghe senza perdersi. Si creano dal menu rapido o con scorciatoie Markdown e si possono aprire o chiudere tutte insieme.

Per chi usa le chat integrate, arriva finalmente la ricerca tra i messaggi con la classica scorciatoia Ctrl+F, con risultati ordinati per data e frecce per spostarsi tra le corrispondenze.

Il resto dell’aggiornamento include il trasferimento della proprietà dei canali, il download automatico dei file negli spazi condivisi, la ricerca full-text nelle collezioni e una lunga lista di correzioni.


FONTE community.anytype.io


FONTE anytype.io

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Treno Regionale con doppia di Pop ETR104.182 + ETR104.152 in arrivo a Pisa Centrale – 06/10/2025


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26x07x01 Guerra nel Codice Attacchi Autonomi di Agenti IA nell’Open Source

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25×13 Manuale per salvare il mondo: i 45 anni di Conan

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L’articolo celebra il quarantacinquesimo anniversario della serie animata Conan il ragazzo del futuro, evidenziando il ritorno nelle sale italiane degli episodi conclusivi in formato cinematografico.
acor3.it/podcast/25x13-manuale…#anniversario #antiwar #Conan #ecologia #HayaoMiyazaki

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URnetwork: estensione per Chrome, supporto MCP e configurazione WireGuard


URnetwork, la VPN decentralizzata e open source, rilascia un'estensione per Chrome, Edge e Brave, aggiunge il supporto MCP per agenti AI e la compatibilità con WireGuard.
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URnetwork è un progetto che si propone come alternativa decentralizzata alle VPN tradizionali. Invece di appoggiarsi a server gestiti da un’unica azienda, il traffico viene instradato attraverso una rete peer-to-peer di nodi messi a disposizione dagli stessi utenti, che possono scegliere di condividere la propria banda in cambio di ricompense. Il codice è open source e disponibile su GitHub, il che almeno sul piano della trasparenza è un buon punto di partenza. Il progetto è ancora giovane e merita attenzione, ma anche una certa cautela: ne avevo parlato in una piccola recensione su Le Alternative.

Nel loro ultimo aggiornamento sono arrivate tre novità.

Estensione per browser


URnetwork è ora disponibile come estensione per Chrome, Brave ed Edge, scaricabile dal Chrome Web Store o dal Microsoft Edge Store. Per chi usa già il servizio è l’unico modo per connettersi da Windows e Linux visto che l’applicazione desktop esiste solo per macOS.

Supporto MCP per agenti AI


Novità più tecnica e di nicchia: URnetwork ha aggiunto un endpoint MCP (Model Context Protocol) che permette agli agenti AI di configurarsi autonomamente una VPN per accedere alla rete in modo privato. L’idea è dare agli agenti la possibilità di navigare, fare ricerche o interagire con servizi web senza esporre l’IP di chi li gestisce. Funzionalità rivolta soprattutto a chi lavora con automazioni e AI.

Compatibilità WireGuard


Ora è possibile associare una configurazione WireGuard a un client URnetwork, il che apre la compatibilità a qualsiasi dispositivo che supporti il protocollo, compresi router e desktop già configurati. Una buona mossa per semplificare l’adozione da parte di chi ha già un’infrastruttura esistente.

La rete dichiara di aver raggiunto 100.000 nuovi nodi nel solo mese di gennaio. Numeri da prendere con le pinze, come sempre in questi casi, ma che suggeriscono un interesse crescente. Come per qualsiasi servizio che gestisce traffico di rete, il consiglio è sempre quello di informarsi bene prima di affidargli i propri dati.


FONTE ur.io


FONTE github.com


FONTE lealternative.net


URnetwork, condividere la connessione creando una rete alternativa alle VPN


URnetwork è una sorta di via di mezzo tra le VPN e Tor. Usandolo condividerete la vostra connessione e userete la connessione degli altri.

lealternative.net/2025/05/21/u…


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Cino Moscatelli decise il trasferimento dei suoi partigiani a Rimella


Alagna in Valsesia. Fonte: mapio.net

La via più diretta dalla Valsesia alla Svizzera intrapresa dai prigionieri alleati passava da Alagna (VC) a Macugnaga (VB), attraverso i passi del Turlo e del monte Moro, che dava accesso al Cantone del Vallese, verso Saas e Visp. Nei giorni successivi all’8 settembre si incamminarono lungo questo itinerario numerosi soldati alleati giunti in Valsesia direttamente o attraverso le vie montane del Biellese. Il passo fu presto messo sotto controllo dai tedeschi e chiuso al transito, possibile peraltro, vista l’altitudine, solo fino alle prime nevicate. Dal Turlo, tra il 12 ed il 13 luglio ’44, durante l’offensiva nazifascista contro la zona libera della Valsesia, transitarono circa seicento persone, in un drammatico esodo nel tentativo di guadagnare l’Ossola e la Svizzera. I fuggitivi sostarono, durante la faticosa ascesa al Turlo, nelle baite degli alpeggi di Mittentheil (1.943 m) e di Faller (1.984 m). Le truppe tedesche e repubblichine, chiusa la via a nord ed a sud del passo, catturarono tra Macugnaga ed Alagna sedici uomini, partigiani e carabinieri, che furono fucilati ad Alagna il 14 luglio.
[…] Alla fine del gennaio ’44, dopo il rastrellamento nazifascista alle prime basi partigiane sul monte Briasco, Cino Moscatelli decise il trasferimento degli uomini a Rimella (VC). In paese fu allestito un posto comando all’albergo Monte Capio, un’infermeria nell’albergo Fontana e vari accantonamenti in alcuni caseggiati. Gli accessi alla zona furono tutti presidiati; tra essi anche la Bocchetta di Campello, strategicamente rilevante per i collegamenti con le formazioni della Valstrona, del Cusio e dell’Ossola. Sempre a Rimella fu decisa la costituzione della 6a brigata partigiana “Gramsci”, nel salone dell’albergo Fontana, e vennero organizzate altre unità che diedero vita, in seguito, alla divisione ossolana “Redi” ed al distaccamento “Filippo Beltrami” operante in Valstrona e nel Cusio. Nel marzo ’44 Rimella subì un’incursione area. La minaccia del rastrellamento della Valmastallone, che poi si avverò, indusse Moscatelli a trasferire la brigata nella vicina Fobello.
[…] Dopo il primo grande rastrellamento nazifascista alle basi partigiane sul monte Briasco (gennaio ’44), le formazioni di Moscatelli si trasferirono a Rimella e Fobello (gennaio-aprile ’44). Nei primi giorni di aprile le due vallate vennero investite da un sistematico rastrellamento compiuto da truppe tedesche e repubblichine, nel corso del quale vennero catturati numerosi renitenti. L’operazione costrinse Moscatelli a spostare il comando partigiano della brigata “Gramsci”, di recente costituzione, da Rimella a Fobello e successivamente ad abbandonare la zona. Durante le operazioni di sganciamento, il distaccamento Comando sostenne il peso maggiore della pressione nemica, resistendo per alcuni giorni nella valle del Roy. La formazione partigiana si ritirò prima all’alpe Tornelli (1.870 m), successivamente all’alpe Rianuova (1.443 m), ed infine, dopo aver evitato un totale accerchiamento all’alpe del Sasso Rondo (1.736 m), attraversò la Bocchetta del Cardone e riparò in Valsermenza. Con la fine dei combattimenti nella valle del Roy, si aprì un periodo di crisi e sbandamento per il movimento partigiano che durò sino al giugno del ’44, quando la Valsesia divenne zona libera. Lungo il percorso è possibile osservare i segni dei combattimenti nei resti di alcune baite che furono incendiate.
[…] Nelle fasi finali del rastrellamento su Rimella e Fobello (aprile ’44), alcuni valichi quali la bocchetta del Cardone, a nord di Rimasco, o il passo del Cavaglione, a nord di Boccioleto, furono utilizzati dai partigiani per sfuggire all’accerchiamento. Il comando della legione [repubblichina] Tagliamento dall’aprile ’44 insediò un’intera compagnia a Rimasco, alla confluenza delle vallette di Rima e Carcoforo, passaggio obbligato fra l’alta e la bassa valle, per rastrellare i renitenti alla leva e i militari che si erano nascosti in alta Valsermenza, area fino ad allora del tutto tranquilla (solo a Carcoforo vivevano in clandestinità circa settanta tra alti ufficiali, ufficiali di complemento e soldati semplici del regio esercito). Nel corso della guerra i partigiani crearono basi clandestine e posti tappa più in basso, nella Val Cavaglione, sopra Boccioleto e negli alpeggi intorno alla cresta del Pizzo Tracciora. Tra gli episodi più rilevanti si ricordano il rastrellamento all’alpe Portile (20 aprile ’44), la fucilazione di due partigiani a Rimasco (26 aprile ’44) e l’eccidio dell’alpe Fey, che insieme ad altri piccoli alpeggi della zona, era spesso utilizzato come punto d’appoggio o come rifugio. Il 7 novembre del ’44, probabilmente in seguito ad una delazione, reparti repubblichini piombarono di sorpresa sui partigiani alloggiati nelle baite dell’alpeggio. L’imboscata costò ai partigiani quattro morti e la cattura di cinque uomini. I prigionieri furono fucilati qualche ora più tardi, presso il cimitero di Balmuccia.
Progetto “La memoria delle Alpi” [n.d.r.: indirizzo web non più reperibile; altre notizie su Istorbive]

La squadra partigiana si trovava all’alpe Fej di Rossa pochi giorni dopo aver dato sepoltura al comandante partigiano Martin Valanga (Martino Giardini), ucciso all’alpe Tracciora per l’esplosione accidentale di un ordigno che aveva nello zaino. Ai funerali, celebratisi a Rossa, partecipano molti comandanti partigiani; l’eccessiva pubblicità concentra l’attenzione nazifascista: il tenente Pisoni, appartenente alle SS italiane guida una spedizione di SS tedesche e legionari della “Muti” verso l’alpe Fej, che si trova a circa un’ora di cammino da Rossa; la manovra di accerchiamento delle baite in cui riposano i partigiani riesce e poco dopo l’alba si apre il fuoco; quattro partigiani muoiono sul campo, i loro cadaveri vengono straziati e le baite dell’alpeggio sono date alle fiamme. Gli altri sei partigiani sono portati a Balmuccia, paese del fondovalle, dove dopo estenuanti trattative il parroco locale riesce ad evitare la fucilazione del partigiano più giovane. L’esecuzione è ordinata dal tenente Guido Pisoni e rientra fra i capi di imputazione che lo porteranno a processo, in contumacia, e alla condanna a morte mai eseguita.
Redazione, Episodio di Alpe Fej di Rossa, Balmuccia, 07.11.1944, Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia

Ma la situazione muta dopo l’estate ’44. In Valsesia e in altre zone dell’arco alpino, tra l’autunno e l’inverno 1944-’45: il fondovalle viene occupato quasi costantemente dalle forze nazifasciste. In Valsesia nei centri più popolosi, come Varallo e Borgosesia, vengono creati presidi con fascisti e tedeschi, mentre le vie di comunicazione sono maggiormente presidiate.
Se il fondovalle è occupato dai fascisti, la fascia degli alpeggi medio alti si popola di altre presenze: renitenti alla leva, ex militari del Regio esercito, membri del Cln, collaboratori della Resistenza e, naturalmente, partigiani.
È un mondo clandestino che s’ingegna alla sopravvivenza. Questa variegata umanità abita gli scantinati delle baite, i ruderi, le grotte e le balme da dove i giovani renitenti alla leva rientrano a casa quasi tutte le notti.
I partigiani dell’alpe Sellaccio vengono avvertiti con due lenzuola stese sul prato della presenza di fascisti dagli abitanti della sottostante frazione.
I fuggiaschi dell’alpe Lavazei vanno a prendere l’acqua al fontanile travestendosi da donne perché dal fondovalle, fascisti e tedeschi sono sempre in caccia. Minacciano, catturano ostaggi, bruciano baite e case, uccidono.
Gli abitanti degli alpeggi si muovono nello spazio verticalmente, salendo e scendendo dai rifugi per rifornirsi di alimenti, medicine, vestiario, aiutati da gruppi di donne che sono la vera anima logistica della Resistenza in valle.
Ma si muovono anche orizzontalmente sui crinali delle montagne, di vallata in vallata, tenendosi lontani dai paesi, a filo di cresta, sfruttando la copertura dei boschi, sempre tenendosi il più possibile al coperto. Dal fondovalle gli occhi che scrutano non sono solo quelli dei nazifascisti, ma anche quelli delle spie, il pericolo maggiore.
Sezione Anpi Varallo Alta Valsesia, Sulle alte vie di Moscatelli in Valsesia, Patria Indipendente n. 112

[…] La Resistenza in Valsesia ebbe inizio la sera stessa dell’armistizio (Ndr: l’8 settembre 1943) quando, con a capo il primo cittadino, Cav. Osella, si era formato a Varallo il Comitato Valsesiano di Resistenza (ne facevano parte anche l’avv. Barbano, Peter Grober, Ezio Grassi e l’avv. Balossino) … l’11 settembre il Comitato nominava Cino Moscatelli, da tempo presente nell’organizzazione clandestina del PCI, e ‘Ciro’ (Eraldo Gastone) al comando dell’organizzazione militare della Valsesia; incaricandoli di sovraintendere ai primi centri di raccolta subito formatisi in alcune località della Valle: alle Piane, a Campertogno, al Brisco e a Camasco.
[…] grazie all’opera del Comandante ‘Nedo’ [n.d.r.: Piero Pajetta] è tutto un nascere di distaccamenti “garibaldini”: il ‘Pisacane’ nella Valsessera, il ‘Piave’ a Basto di Mosso S.ta Maria, il ‘Bandiera’ nella Valle d’Andorno e, infine, il ‘Gramsci’ in Valsesia. …sotto la pressione continua di renitenti, di sbandati, di compromessi che affluiscono dalla pianura vercellese e novarese. …in Valsesia sono numerosi i centri di raccolta allestiti negli alpeggi, oppure lungo i declivi della Sivella e tra le casere dell’Argnaccia. …Le azioni a valle vengono effettuate con prontezza e decisione: dopo l’attacco ai fascisti asseragliati nel Municipio di Varallo, si scende a Grignasco per rifornire di scarpe l’intero distaccamento e ci si spinge ancora, sino a Borgosesia, per liberare dalle carceri alcuni partigiani e diversi antifascisti locali.
[…] Il 12 dicembre un gruppo del ‘Gramsci’ blocca Serravalle … e il 14, occupata Varallo, grazie alla solidarietà dei Carabinieri, vengono fatti ingenti prelievi alla Banca Popolare … Il 15 è la volta di Borgosesia dove, dopo il disarmo dei Carabinieri, viene distribuito alla popolazione un intero stock di viveri prelevato dal locale consorzio fascista …Il 31 dicembre ha luogo il primo grande scontro presso Camasco di Varallo: circa la metà del ‘Gramsci’ combatte con successo contro il 63° battaglione “M” “Tagliamento”.
[…] Dietro la forte pressione di duemila nazi-fascisti, il ‘Mameli’, il ‘Bandiera’ e il ‘Piave’ abbandonano basi, magazzini ed armi … e con una marcia forzata… si trasferiscono a Scopello… presso gli organizzati ‘garibaldini’ di Moscatelli; dopo di che … si riparte per Rassa per… procedere alla riorganizzazione dei reparti. Ma a Rassa … si scrive forse la pagina più sanguinosa di tutta la lotta partigiana vercellese. Dal punto di vista strategico Rassa era infatti una vera e propria posizione-trappola: al centro di una conca sprofondata tra i massicci del Corno Rosso, della Meja e del Cossarello… aveva come unico sbocco la stradicciola che digrada lenta a valle fino a ricongiungersi alla rotabile Varallo-Alagna nel tratto Piode-Campertogno. …Il mattino del 13 marzo, circa 1500 tedeschi, a bordo di 52 camion preceduti da alcuni carri armati, salivano in Valsesia … per l’attacco a Rassa. Sui tre distaccamenti partigiani… si scatena un uragano di fuoco … Ben presto … le condizioni di lotta si fanno disperate. …Poi viene l’ordine di ritirarsi … tutti si sbandano, corrono verso la montagna pullulante di feriti che si lamentano …in cerca di salvezza. Ed i tedeschi seguono le piste di sangue sulla bianca coltre di neve, sparano in alto sulle sagone nere che si muovono lentamente, catturano ed uccidono i feriti. Dieci ‘garibaldini’ giacciono nelle postazioni, altri cadono ancora nella neve, altri 12 vengono catturati in una baita e fucilati presso il cimitero di Rassa, dopo di aver subito sevizie di ogni genere.
Gianni Zandano, La Lotta di Liberazione nella Provincia di Vercelli, ed. SETE, Vercelli, 1957, testo qui ripreso da Uno sguardo a Piode
#1943 #1944 #1945 #alleati #CinoMoscatelli #fascisti #GianniZandano #MacugnagaVB #Novara #partigiani #prigionieri #province #Resistenza #RimellaVC #Sesia #Svizzera #tedeschi #Val #Valsesia #VerbanoCusioOssola #Vercelli

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Perché dovresti (ri)scoprire gli RSS


Gli RSS esistono da oltre vent'anni e restano il sistema più efficace per seguire siti, canali YouTube e persino Reddit senza algoritmi, tracciamenti o iscrizioni. Ecco come iniziare.
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Nel 2005 il simbolo arancione degli RSS era ovunque. Poi sono arrivati i social, Google ha chiuso Reader nel 2013 e per molti la storia è finita lì. Solo che gli RSS non sono mai spariti: sono semplicemente diventati invisibili, usati in silenzio da chi preferisce decidere in autonomia cosa leggere e quando.

Se non li hai mai provati, o se li hai abbandonati anni fa, vale la pena capire perché nel 2026 hanno ancora perfettamente senso.

Come funzionano (in trenta secondi)


Quasi ogni sito, blog o testata pubblica un “feed RSS”, un file che si aggiorna automaticamente con i nuovi contenuti. Tu scegli un’applicazione (si chiama lettore di feed, o aggregatore) e ci aggiungi i siti che ti interessano. Da quel momento l’app controlla i feed per te e ti mostra le novità, tutte in un unico posto, senza pubblicità, senza algoritmi che decidono cosa farti vedere e senza bisogno di creare account sui vari siti.

In pratica è come costruirsi un giornale su misura, dove i contenuti arrivano quando vengono pubblicati e non quando un algoritmo decide che è il momento giusto per mostrarteli.

Non solo blog: YouTube, Reddit e molto altro


Una delle cose più utili degli RSS, che in pochi conoscono, è che funzionano anche con servizi che non te lo dicono apertamente. I canali YouTube, per esempio, hanno tutti un feed RSS: basta conoscere l’ID del canale e costruire l’indirizzo così:

https://www.youtube.com/feeds/videos.xml?channel_id=ID_DEL_CANALE

Stesso discorso per Reddit, dove ogni subreddit ha il suo feed aggiungendo .rss alla fine dell’indirizzo:
https://www.reddit.com/r/nome_subreddit/.rss

Questo significa poter seguire canali e comunità senza account, senza iscrizioni e soprattutto senza gli algoritmi di raccomandazione che queste piattaforme usano per tenerti incollato il più possibile.

Come trovare gli RSS


Se non vuoi o non riesci a costruirti gli indirizzi a mano, RSS Lookup è uno strumento gratuito e open source che trova automaticamente i feed RSS di qualsiasi sito che li supporta: basta incollare l’indirizzo e lui fa il resto.

Come iniziare in cinque minuti


Servono due cose: un lettore di feed e qualche indirizzo RSS da aggiungere. I lettori si dividono sostanzialmente in due categorie.

I lettori in cloud si usano dal browser o tramite app e si sincronizzano su tutti i dispositivi.

  • CommaFeed è gratuito, open source e utilizzabile direttamente su commafeed.com senza installare nulla. Non ha un’applicazione ma funziona benissimo da browser.
  • Newsblur è gratuito ma con piani premium per maggiori funzionalità. Ha anche applicazioni Android e iOS.
  • Inoreader offre un piano gratuito più che sufficiente per iniziare, con app per ogni piattaforma.
  • Chi ha un proprio server (basta un piccolo Hetzner o Webdock, pochi euro al mese) può anche installarsi un’istanza privata di CommaFeed o di FreshRSS e avere il controllo completo sui propri dati.

I lettori locali funzionano invece su un singolo dispositivo senza appoggiarsi a nessun servizio esterno.

  • NetNewsWire è perfetto su Mac e iPhone, completamente gratuito e senza tracciamento.
  • Capy Reader su Android è un’app pulita e open source che fa il suo lavoro senza fronzoli.

Di alternative ce ne sono parecchie per ogni piattaforma e ogni esigenza: su Le Alternative trovate una raccolta piuttosto completa di lettori RSS open source e rispettosi della privacy.

Una volta scelto il lettore, aggiungi i feed dei siti che segui. Di solito basta copiare l’indirizzo del sito e il lettore trova il feed da solo. Altrimenti cerca l’icona arancione o il link “RSS” nel footer, oppure usando RSS Lookup come accennato sopra.

Gli RSS di Yoota


Yoota pubblica diversi articoli ogni giorno: su Telegram cerchiamo di condividere solo le notizie più importanti, quelle che vengono messe in evidenza e segnalate come Hot. Se invece vuoi ricevere proprio tutto, le opzioni sono tre: gli RSS, Mastodon oppure Bluesky. Sto costruendo anche una Newsletter, non so ancora come andrà avanti ma se siete curiosi… beh, proviamo insieme questo Steady!

Con gli RSS, in particolare, puoi anche scegliere di seguire solo le categorie che ti interessano davvero. Trovi tutti i feed disponibili, compreso quello con i soli articoli in evidenza, nella pagina dedicata.


Alternative a Google News, una guida agli RSS


In questo articolo parliamo di RSS in alternativa a Google News, facili da usare e sarete voi a decidere cosa leggere, non un algoritmo.

lealternative.net/2020/01/29/a…


#hot
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incenters / jacob druckman. 1968


[youtube=youtube.com/watch?v=NVSQOA8bMY…]

Incenters (1968)
for 13 Instrumentalists
by Jacob Druckman (1928-1996)

Performers
Arthur Weisberg – Conductor
The Contemporary Chamber Ensemble

Recording: Spectrum New American Music, Volume III. Nonesuch H-71221. 1969.

Request a video here: forms.gle/EWyyqpGpVgEtnZjJ9

“The videos on the @regardstoeighthstreet7943 channel are intended solely for educational purposes. I do not own the rights to the score or the performance. If, for any reason, any person or entity feels that this video is in violation of their copyright, please contact immediately regardstoeighthstreet@gmail.com before submitting a copyright claim to YouTube, and the channel will do their best to remove the video as soon as possible”.
#ArthurWeisberg #contemporaryMusic #Incenters #JacobDruckman #music #musica #musicaContemporanea #Nonesuch #SpectrumNewAmericanMusic #TheContemporaryChamberEnsemble

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link a saggi e materiali – dopo l’incontro alla libreria luce

23 feb. 2026


nell’incontro di sabato 21 a Napoli, per il quale ringrazio ancora l’invito e la generosità della Libreria Luce, e gli amici in dialogo Ciro Russo e Federica Iodice, ho citato due interventi, da cui ho tratto dei (temo tristemente esplicativi) elenchi di nomi. si tratta di questi due articoli/saggi del 2022:

“poesia per il pubblico”: generazioni e differenze (in poesia, scrittura, politica), a-k
(anche disponibile in pdf qui)
e
l’italia sommersa e la francia emersa: tre interrogativi e una constatazione
(in pdf qui)

sempre nella stessa occasione napoletana ho accennato a un’idea di postpoesia intesa non tanto come superamento o negazione della poesia, quanto (più ampiamente) come indifferenza sostanziale nei confronti delle segmentazioni/separazioni di genere. da tempo, chi fa un certo tipo di scrittura vede infatti il letterario come un flusso di materiali transgenerici, una iridescenza di testualità. non è casuale la moltiplicazione che il Novecento e questo primo quarto di XXI secolo hanno fatto dei nomi attribuiti e attribuibili alle opere stesse. in questo spero possa venire in soccorso questo post del 2021: slowforward.net/2021/06/23/nio…

*

sugli stessi argomenti possono essere forse non inutilmente consultati questi articoli (in ordine non cronologico):

slowforward.net/2025/08/28/lan… (2025)

slowforward.net/2023/04/23/il-… (2023)

slowforward.net/2020/07/14/res… (2020)

slowforward.net/2023/08/05/poe… (2023)

slowforward.net/2020/09/12/i-p… (2020)

ulteriore critica a Donzelli:
slowforward.net/2022/08/23/pos… (2022)

un testo fortemente autodescrittivo ma credo necessario per completare anche sul fronte politico una contestualizzazione delle mie proposte (e percezioni) della situazione italiana è questo (del 2020), che conclude il presente elenco: operavivamagazine.org/6070-2/
#deviazioni #differenze #frisbees #generazioni #generazioniEDifferenze #Gleize #iridescenza #JeanMarieGleize #LItaliaSommersaELaFranciaEmersa #LibreriaLuce #link #materialiTransgenerici #Nioques #Novecento #poesia #poesiaPerIlPubblico #politica #postpoesia #prosa #ProsaInProsa #scrittura #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca


oggi, 21 febbraio, a napoli, alla libreria luce: mg, “prima dell’oggetto”, la prosa & other weird stuff


OGGI, sabato 21 febbraio, grazie all’ospitalità della Libreria Luce, sarò a Napoli a parlare con Federica Iodice e Ciro Russo di prosa, prosa in prosa, poesia in prosa, prose brevi, di Prima dell’oggetto (déclic, 2025) e stranezze simili.
se vi va di fare un salto, ci trovate in piazzetta Durante 1, al Vomero, ma mi raccomando la puntualità (lo dico a me stesso innanzitutto), alle 17:30, perché tenteremo – microscopi alla mano – di spaccare il secondo & notomizzare l’aion.

21 feb 2026_ mg a napoli_ libreria luce_ a parlare di prosa_ prosa in prosa eccetera
fotografia di Federica Bellantoni

due link utili per Prima dell’oggetto:
declicedizioni.it/prodotto/pri…
e slowforward.net/2025/05/16/lin…

evento fb:
facebook.com/events/1253857379…

§


lucelibreriaemotiva.it/
#cambioDiParadigma #CiroRusso #déclic #FabianaRusso #FedericaIodice #laPoesiaDelPresente #LibreriaLuce #luce #LuceLibreriaEmotiva #MarcoGiovenale #MG #poesiaInProsa #PrimaDellOggetto #prosa #prosaBreve #ProsaInProsa #proseBrevi #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca


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Scecco, cavallo e re al Teatro Coppola


Lo scecco è quello “nto linzolu”, ricordato anche da Giuseppe Pitrè, che pur vedendo finge di non vedere, pur sapendo finge di non sapere. Il cavallo è quello di Troia, il simbolo dell’inganno, raccontato nel secondo libro dell’Eneide. Il re è la testa coronata protagonista della fiaba di Andersen, I vestiti dell’imperatore.

Non sono solo questi i riferimenti colti nello […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/02/23/scec…

#NoPonte #ponteSulloStretto #teatro #TeatroCoppola

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2. Perché voglio cambiare vita.


In viaggio per trovare una nuova casa, un posto dove il cuore vuole stare. https://www.spreaker.com/show/6745559/episodes/feed Mi chiamo Simone e sono un viaggiatore di lunghissima data. La mia casa si trova in Emilia- Romagna (per ora) e da qualche anno
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In viaggio per trovare una nuova casa, un posto dove il cuore vuole stare.


In viaggio per cambiare vita: una casa dove il cuore vuole stare. – Verso Casa – dove il cuore vuole stare.


Il viaggio ha inizio!In questo primo episodio di Verso Casa, racconto il momento in cui il modo in cui pensavo al viaggio si è trasformato.Non più soltanto relax, fotografia o esplorazione: ma necessità.Tre malattie croniche mi hanno costretto a fermarmi, a rivedere tutto.Ma non hanno spento il desiderio di cercare, capire, raccontare.È iniziato così un viaggio diverso, più profondo, un viaggio tra le isole calde d’Europa, alla ricerca di un luogo dove il corpo smette di fare male e il cuore vuole restare.In questo episodio parlo di resilienza, identità, rivincita e trasformazione.Di come ho continuato a camminare anche quando il corpo mi diceva di non farcela più.Verso Casa è il mio diario sonoro: un viaggio interiore, una mappa fatta di parole, immagini e silenzi.Mi accompagnerai in questo viaggio?🎧 Scopri il ⁠canale YouTube⁠ e visita ⁠il mio sito⁠Possiamo restare in contatto tramite questi canali. Ti aspetto 😀- simoneviaggiatore.com- youtube.com/@versocasa- https.//youtube.com/@simoneviaggiatore- tiktok.com/@simoneviaggiatore- mastodon.uno/deck/@simonperry

Mi chiamo Simone e sono un viaggiatore di lunghissima data.

La mia casa si trova in Emilia- Romagna (per ora) e da qualche anno vivo due vite in una. Fino a una decina d’anni fa andava tutto alla grande. Avevo un lavoro stabile, un bel gruppo di amici, la palestra e tante altre cose. Poi c’era la chitarra elettrica, una cosa a cui non sarei mai riuscito a rinunciare.

Per me la musica non era soltanto una passione, era un’ossessione. Vivevo con la musica sempre in testa.

Mi piaceva così tanto che potevo suonare anche per 10 o 12 ore senza accorgermi che il tempo era passato.

La musica era la cosa che mi faceva battere il cuore.

Ma un giorno le cose sono cambiate. Le mie mani hanno iniziato a perdere agilità e forza e facevo fatica a piegarle. Mi facevano molto male quando le usavo, cioè sempre. Erano gonfie e con degli strani tagli che sembravano aprirsi da soli senza motivo. Come le mani, anche altre articolazioni e i muscoli si sono ridotti male dopo qualche anno. Dolore dappertutto. Alla fine i medici hanno diagnosticato tre patologie croniche e progressive.

La mia vita sarebbe cambiata.

Con le mani che funzionavano sempre meno, suonare è diventato impossibile, e allora il mio cuore che pulsava a ritmo di musica ha iniziato a battere solo per tenermi in vita.

Non mi sono arreso.

C’erano ancora tante cose che riuscivo a fare e una di queste mi dava tantissima gioia: viaggiare. Ho iniziato a fotografare per avere dei ricordi dei miei viaggi e mi sono accorto in poco tempo che

la fotografia era solo un altro modo per fare musica, solo che al posto delle note si usavano i colori.

Sono sempre stato un po’ asociale, in un certo senso, e per i miei viaggi sceglievo i posti in cui andavano poche persone. Lì potevo rilassarmi e apprezzare l’ambiente naturale, l’unico che può offrire silenzio.

Ritornavo a casa dai miei viaggi con centinaia di scatti pieni di colore e l’unica cosa che volevo era partire un’altra volta per vivere altri momenti così.

Di viaggio in viaggio, ho capito una cosa che mi avrebbe cambiato la vita.

I posti che visitavo non erano tutti uguali. Spesso stavo male come a casa, ma altre volte mi sentivo veramente molto bene. In quei casi il viaggio era come una specie di rinascita.

Stavo bene e i miei pensieri cambiavano.

Una volta rientrato in Emilia sentivo molta differenza. Tornare a casa era come indossare una tuta aderente, pesante, che faceva male e limitava i movimenti.

È stato allora che ho iniziato a vivere una doppia vita.

La prima era quella di tutti i giorni in Emilia-Romagna, dove la sofferenza continuava ad aumentare. L’altro me, invece era quello che veniva fuori solo in vacanza e che voleva tornare nei posti dove stava bene. In quelle destinazioni speciali diventavo allegro, più agile, più forte, senza più nessun dolore. Era come se fossi una persona completamente diversa. Non poteva essere solo l’effetto delle vacanze.

In poco tempo ho capito una cosa fondamentale: erano proprio i posti a farmi stare bene, non le vacanze in sé.


In Emilia Romagna mi sentivo male sempre, anche se non lavoravo per settimane. Quando mi allontanavo dalla regione invece cominciavo subito a sentirmi meglio. Un viaggio dopo l’altro prendeva forma un quadro più grande.

Finalmente sapevo cosa mi facesse stare bene: cinque caratteristiche, cinque bisogni che potevano essere soddisfatti in alcuni luoghi.

  1. Ho bisogno di un clima secco con poca umidità nell’aria, ma non solo.
  2. Devo avere la possibilità di vivere all’aria aperta e prendere un po’ di sole tutto l’anno.
  3. Ho bisogno di aria pulita
  4. e poi di vento che non faccia ristagnare l’aria.
  5. Ultima cosa, ma fondamentale, nel mio posto ideale non deve mai esserci troppo caldo né troppo freddo.

Conoscendo i miei bisogni, ora sembrava tutto più facile.

Tutte quelle caratteristiche mi portavano a gridare un solo nome, una sola destinazione: Tenerife, una delle otto isole canarie.

Ogni volta che ci andavo stavo bene molto in fretta. Già nel giro di un paio di giorni tornavo come nuovo, senza più dolore e malessere, e il mio corpo era di nuovo affidabile.

Ho cominciato a viaggiare più spesso su quell’isola e me ne sono innamorato.

Non solo mi piaceva da morire, ma mi faceva stare bene. Ho deciso che era lì che volevo vivere. Subito non era possibile, ma non avevo dubbi che mi sarei trasferito. Ci pensavo ogni momento ed ero felice perché sapevo che il mio dolore poteva finalmente scomparire senza medicine.

A dire la verità c’era anche qualcos’altro.

Mi piaceva l’idea di allontanarmi dall’Italia. L’Italia è il paese dove ho avuto la fortuna di nascere, ma lo sentivo sempre meno mio. Mi sentivo sempre più fuori posto in questo Paese. I valori e la cultura che si sono diffusi negli ultimi anni sono molto lontani dal mio modo di vedere le cose.
Nell’attesa di potere andare via definitivamente, sarei tornato nell’arcipelago ogni volta che potevo, scoprendo di volta in volta anche le altre isole: Gran Canaria, Fuerteventura, Lanzarote e La Palma, tutte isole adatte a me, stupende, che mi facevano stare bene, e tutti posti in cui fermarsi per sempre…forse.

Le cose però non sono andate esattamente come speravo.

Un viaggio dopo l’altro ho visto le isole peggiorare sempre di più. Alle Canarie si sono trasferite troppe persone, forse per gli stessi motivi che spingono me ad andare via da qui. Tenerife è ormai satura, piena zeppa di persone. Vivere a Tenerife o a Gran Canaria è già difficile oggi, figuriamoci tra qualche anno. La crisi abitativa ha raggiunto un livello molto preoccupante e i prezzi degli immobili sono saliti alle stelle, più alti che a Milano o a Roma. Come se non bastasse, l’arcipelago delle Iole Canarie è una delle zone di Spagna con più povertà e più disoccupazione. Gli stipendi sono bassi e le infrastrutture non sono più adeguate ai 2 milioni di abitanti che ci vivono più i turisti. Mi sono reso conto che laggiù non avrei potuto viverci, né a Tenerife né in nessuna delle altre isole principali. In quel preciso momento ho capito che il malessere non se ne sarebbe mai andato e ho messo da parte la speranza.

In un angolo della mia mente però, ha cominciato a prendere forma un pensiero sempre più insistente. Come avevo già fatto una volta, non dovevo arrendermi.

In fondo di Tenerife non sapevo nulla prima di andarci la prima volta, eppure l’isola era sempre stata lì. Se avevo trovato per caso quell’isola, forse ne esistevano altre simili, oppure poteva esserci un altro posto in Europa che potesse farmi stare bene allo stesso modo. Ho capito che l’Italia non sarebbe più stata la mia casa e che dovevo cercarne un’altra, un’altra casa di cui ho iniziato subito a sentire la mancanza, anche senza sapere dove si trovasse.

Oggi questa è diventata la mia nuova sfida:

Viaggio tra le isole d’Europa per trovare un posto dove il cuore vuole stare e il corpo non fa male. So che esiste, devo solo trovarlo. Se anche tu ami viaggiare o sogni di cambiare vita, seguimi in questo lungo viaggio…verso casa.

Ti aspetto ogni domenica con una nuova tappa del mio viaggio.

Se vuoi aiutarmi nella mia ricerca, condividi questo podcast, seguilo e lascia una valutazione positiva o un commento sulla piattaforma da cui stai ascoltando.

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simone

scusami del ritardo; non so spiegarti perché ma non vedo il tuo commento sotto l'articolo sul sito, perciò me lo sono perso. Ti rispondo da qui.

Non avevo idea che la tua isola del cuore fosse Mauritius, e nemmeno sapevo che è stato rimesso un volo diretto.

Io ho sempre voluto andarci ma non ci sono mai riuscito, per un motivo o per l'altro (non ultimo, il costo).

Ci sarei dovuto andare nel 2016 anziché andare a Tenerife, ma la storia è andata come è andata e mi sono innamorato di Tenerife.

Ti auguro di non trovarla troppo cambiata, ma purtroppo è da mettere in conto, 15 anni sono tanti!

Fammi sapere!

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Mullvad prova a criticare la sorveglianza nel Regno Unito: censurata in TV e nella metro di Londra


Mullvad VPN censurata nel Regno Unito: lo spot contro la sorveglianza di massa è stato bloccato in TV e nella metro di Londra. Ecco cosa è successo.
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Mullvad VPN ha prodotto “And Then?”, un cortometraggio diretto da Jonas Åkerlund che mette in fila le derive della sorveglianza di massa con una domanda ricorrente: “E poi?”. Lo spot è andato in onda senza problemi in Germania, Svezia e negli Stati Uniti. Nel Regno Unito, invece, è stato bloccato prima ancora di arrivare in TV.

Clearcast, l’ente che approva le pubblicità televisive britanniche, ha rifiutato lo spot con motivazioni piuttosto vaghe: il concetto sarebbe poco chiaro, i riferimenti a giornalisti, rifugiati e opinioni controverse sarebbero “inappropriati e irrilevanti per l’esperienza media di un consumatore di VPN”. Mullvad ha definito la decisione kafkiana.

Dalla TV alla metro, sempre bloccati


Dopo il rifiuto televisivo, Mullvad ha provato a portare la campagna nella metropolitana di Londra con un cartellone contenente un codice QR per guardare lo spot censurato. Transport for London ha bloccato anche quello: non si può invitare il pubblico a vedere una pubblicità già vietata in TV. Secondo tentativo con una versione più grafica sulla bandiera britannica: rifiutata. Alla fine, l’unica cosa rimasta sui muri della metro è stata la scritta “And Then?” su sfondo nero, con il logo di Mullvad nell’angolo. Nient’altro.

Il contesto britannico


La vicenda è meno surreale di quanto sembri se si guarda a quello che succede nel Regno Unito. Solo nell’ultimo anno il governo ha chiesto ad Apple di inserire una backdoor nel suo servizio cloud cifrato, l’Online Safety Act ha già portato al blocco di contenuti politici e messo a rischio l’accesso a Wikipedia, e si discute di imporre la scansione lato client su tutti i telefoni. In più, la Camera dei Lord ha votato un emendamento che potrebbe richiedere la verifica dell’identità per usare una VPN.

Mullvad ha pubblicato tutti gli spot censurati sulla pagina dedicata della campagna, così che chiunque possa guardarli liberamente.


FONTE mullvad.net

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Dyson HushJet Purifier Compact: il purificatore d’aria più potente e compatto ora in Italia


Il Dyson HushJet Purifier Compact arriva in Italia: compatto, potente e silenzioso, il purificatore d’aria ideale per ogni casa
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Annunciato alla fine dello scorso anno, arriva ufficialmente in Italia a partire dal 17 febbraio 2026 Dyson HushJet™ Purifier Compact: il nuovo purificatore compatto pensato per offrire una purificazione completa dell’ambiente, grazie a un flusso d’aria ad alta velocità ispirato ai motori a reazione, funzionamento ultra-silenzioso e durata del filtro quattro volte superiore rispetto ai modelli precedenti.
L'Ugello HushJet Nozzle proietta un flusso mirato di aria purificata, garantendo una copertura rapida e uniforme senza turbolenze rumoroseL'Ugello HushJet Nozzle proietta un flusso mirato di aria purificata, garantendo una copertura rapida e uniforme senza turbolenze rumorose

Design e compattezza


Dyson HushJet Purifier Compact rappresenta un’evoluzione epocale nel design, e va oltre l’iconica forma ad anello. In particolare, Dyson ha adottato un ugello scultoreo HushJet Nozzle che consente, con l'amplificazione del flusso d’aria, una proiezione più potente, mentre il getto ad alta velocità esce dall’ugello. Quest'ultimo funziona come un concentratore per asciugacapelli, aumentando la velocità del flusso d’aria.
Progettato per persone e animali: Dyson HushJet Purifier Compact è ideale per chi ha animali domestici, rimuove allergeni come la forfora e odori degli animaliProgettato per persone e animali: Dyson HushJet Purifier Compact è ideale per chi ha animali domestici, rimuove allergeni come la forfora e odori degli animali

Prestazioni e tecnologia


Gli inquinanti indoor possono accumularsi rapidamente in ambienti chiusi e ben isolati come le camere da letto, soprattutto nelle abitazioni in contesti urbani.

Accessori hi-tech per gatti: boom ricerche online
Crescono le ricerche online di accessori hi-tech per gatti: lettiere automatiche, cucce da esterno e giochi intelligenti guidano il trend pet tech
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Dyson HushJet Purifier Compact è progettato per funzionare in modo ultra-silenzioso e intelligente giorno e notte, migliorando il benessere grazie a un’aria più pulita e a una minore interruzione del sonno, poiché gli studi dimostrano che l’inquinamento dell’aria e gli allergeni possono compromettere la qualità del sonno.

  • ultra-silenzioso: l’ugello a forma di stella riduce la turbolenza e attenua le onde sonore prodotte dal compressore ad alta velocità, diminuendo il rumore. In modalità notturna, il dispositivo funziona a soli 24 dBA, purificando senza disturbare il sonno;
  • aria purificata per un riposo notturno migliore: catturando allergeni come polline, polvere e forfora animale, Dyson HushJet Purifier Compact contribuisce a ridurre sintomi che possono compromettere il sonno, come naso chiuso, gola secca e prurito agli occhi.


Filtrazione elettrostatica: il nuovo materiale filtrante caricato elettrostaticamente cattura il 99,97% delle particelle fino a 0,3 micron. Il purificatore Dyson è in questo modo più efficiente dal punto di vista energetico e utilizza meno materialeFiltrazione elettrostatica: il nuovo materiale filtrante caricato elettrostaticamente cattura il 99,97% delle particelle fino a 0,3 micron. Il purificatore Dyson è in questo modo più efficiente dal punto di vista energetico e utilizza meno materiale

Specifiche tecniche


  • dimensioni: 45cm x 23cm x 23cm;
  • peso: 3.5kg;
  • filtrazione: filtro elettrostatico e carbone attivo, per il 99,95% delle particelle fino a 0,1 micron;
  • superficie massima coperta: 100mq;
  • durata del filtro: 5 anni;
  • controllo intelligente: App MyDyson e controllo vocale. Creazione di programmi, monitoraggio della qualità dell’aria, notifiche, compatibilità con Alexa o Google.


Smart auto mode: sensori intelligenti monitorano la qualità dell’aria in tempo reale, regolando automaticamente le prestazioni, anche durante le ore notturneSmart auto mode: sensori intelligenti monitorano la qualità dell’aria in tempo reale, regolando automaticamente le prestazioni, anche durante le ore notturne
Con il debutto italiano del Dyson HushJet Purifier Compact, il brand rafforza la propria presenza nel segmento dei purificatori d’aria compatti ad alte prestazioni. Il nuovo modello punta su un equilibrio tra tecnologia, efficienza e design, rivolgendosi a un pubblico attento alla qualità dell’aria indoor. Il dispositivo èdisponibile al prezzo di 399,00 euro nei Dyson Demo Store e su dyson.it.

AI e bambini: consigli di Kaspersky per un uso sicuro | TechperTutti
Scopri come proteggere i bambini dall’uso improprio dell’Intelligenza Artificiale: i consigli pratici di Kaspersky per un’ AI sicura e responsabile.
TechpertuttiGuglielmo Sbano



Accessori hi-tech per gatti: boom di ricerche per lettiere smart, cucce da esterno e giochi intelligenti


Misteriosi, indipendenti, ma sempre più centrali nella vita quotidiana degli italiani. I gatti non sono solo compagni silenziosi delle nostre case, ma veri protagonisti delle scelte di consumo. In occasione della Giornata Nazionale del Gatto, occorsa lo scorso 17 febbraio, Trovaprezzi.it ha analizzato le ricerche dell’ultimo anno relative agli accessori e agli alimenti per i cani e i gatti, evidenziando un ritratto curioso e molto attuale con una forte componente felina.

Perché gli italiani cercano sempre più prodotti smart per gatti


Il quadro che emerge è chiaro: tra le top ricerche della categoria Accessori e Giochi Cani e Gatti, quelle riconducibili al mondo gatto rappresentano il 63%. Un dato che racconta molto più di una semplice preferenza: oggi il gatto è sempre più considerato un membro della famiglia, da accudire, stimolare e coccolare con prodotti pensati per il suo comfort e il suo benessere. L’interesse degli italiani per i prodotti dedicati ai cani e gatti ha registrato una forte accelerazione nei primi mesi del 2025. A gennaio 2025, infatti, le ricerche in Articoli per Veterinaria, Alimenti Cani e Gatti e Accessori e Giochi Cani e Gatti sono cresciute del +106% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mantenendosi costante anche a gennaio 2026.

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Il mercato pet tech: un trend destinato a crescere


Scorrendo la classifica degli accessori più cercati online, emerge una vera e propria “gatto-mania”. In cima alla lista si confermano le lettiere autopulenti, simbolo di una ricerca crescente di soluzioni pratiche e tecnologiche, capaci di semplificare la gestione quotidiana e migliorare l’igiene domestica. Subito dopo compaiono le lettiere in silicio, apprezzate per l’elevata capacità assorbente e per il controllo degli odori, insieme alle lettiere chiuse in acciaio inox, sinonimo di durata, facilità di pulizia e design minimale. Accanto alle soluzioni più hi-tech, cresce anche l’attenzione verso l’ambiente: tra i prodotti più cercati figurano infatti le lettiere ecologiche, come quelle in tofu o in materiali naturali, scelte da chi desidera ridurre l’impatto ambientale senza rinunciare alla praticità.

Accessori hi-tech per gatti: boom di ricerche online


Ma il benessere del gatto non si ferma alla lettiera. Nella top 20 trovano spazio anche le cucce da esterno per gatti, spesso in legno, ideali per chi ha giardini o terrazzi e vuole garantire un rifugio confortevole ai propri amici felini durante tutto l’anno. Non mancano poi gli alberi tiragraffi, veri must-have per stimolare il gioco, l’attività fisica e il naturale bisogno di graffiare. Tra le ricerche più curiose spiccano anche giochi interattivi e accessori pensati per contrastare la noia e favorire la stimolazione mentale, segno di una crescente attenzione non solo alla salute fisica, ma anche a quella comportamentale dei gatti.

Come scegliere il prodotto giusto per il proprio gatto


Nel mondo dell’alimentazione di cani e gatti il quadro è più equilibrato. Nel comparto Alimenti Cani e Gatti, le ricerche riconducibili ai gatti pesano per il 29%, mentre i cani restano protagonisti soprattutto per le confezioni di grandi dimensioni. Il prodotto più cercato in assoluto è infatti il sacco da 20 kg di crocchette per cani, simbolo di acquisti programmati e orientati al risparmio. Per i gatti, però, emergono segnali interessanti: tra i prodotti più cercati figurano alimenti umidi funzionali, formule veterinarie e soluzioni pensate per esigenze specifiche come l’idratazione, la digestione o il recupero fisico. Un segnale chiaro di come anche la nutrizione felina stia diventando sempre più mirata e “premium”.

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Chi sono i più affezionati agli amici a quattro zampe


L’identikit degli utenti che cercano prodotti per animali su Trovaprezzi.it racconta una passione trasversale. Le donne rappresentano il 61% delle ricerche, ma la quota maschile è sempre più rilevante (39%). Le fasce d’età più attive sono quelle 35-44 anni e 45-54 anni (entrambe al 23%), seguite dai 25-34enni (20%), a dimostrazione di come l’amore per gli animali accomuni generazioni diverse. Dal punto di vista geografico, la Lombardia si conferma la regione più attiva online, con il 32% delle ricerche, seguita da Lazio (12%) ed Emilia-Romagna(8%). Chiudono la classifica delle regioni più attive Campania, Piemonte e Veneto.

Come cambiano i prezzi


Come avviene in tutti i mercati caratterizzati da una domanda in espansione, anche nel segmento pet economy l’aumento dell’interesse si riflette inevitabilmente sulle dinamiche di prezzo. Le analisi condotte sulla categoria “alimentazione per cani e gatti” evidenziano infatti una marcata volatilità al rialzo del comparto: nel gennaio 2026 i prezzi minimi medi della categoria sono risultati superiori del 3,77% rispetto allo stesso mese del 2025, con un incremento che supera i 10 punti percentuali nel confronto con gennaio 2023. Un trend che segnala non solo la crescente centralità del settore, ma anche l’impatto congiunto delle pressioni inflattive, rendendo oggi più che mai strategico per i consumatori affidarsi a strumenti di comparazione per individuare le migliori opportunità di acquisto.

“I dati confermano una pet economy in evoluzione, con l’e-commerce sempre più centrale. I proprietari di gatti non cercano solo convenienza, ma soluzioni specifiche, tecnologiche e sostenibili, valutando online caratteristiche e alternative prima di acquistare. Un segnale di un mercato più maturo e di scelte di consumo più consapevoli”, ha affermato Dario Rigamonti di Trovaprezzi.it.


La tecnologia non sta entrando solo nelle nostre case: sta ridefinendo anche il modo in cui ci prendiamo cura dei nostri animali. Lettiera automatica, cuccia isolata, giochi intelligenti non sono semplici gadget, ma strumenti che migliorano benessere, sicurezza e qualità della vita del gatto — e semplificano quella del proprietario. Il boom di ricerche online lo conferma: il pet tech non è una moda passeggera, ma l’evoluzione naturale di una casa sempre più smart. La vera sfida, ora, non è chiedersi se adottare questi strumenti, ma scegliere quelli davvero utili, funzionali e adatti alle esigenze del proprio animale.


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Gentoo migra i propri repository su Codeberg, via da GitHub


Gentoo Linux migra i suoi repository da GitHub a Codeberg, la piattaforma europea no-profit. Il motivo: l'uso del codice per addestrare l'IA di GitHub Copilot.
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Gentoo Linux ha avviato la migrazione graduale dei propri repository da GitHub a Codeberg, la piattaforma europea, gratuita e senza scopo di lucro per l’hosting di codice sorgente. Il motivo principale, come riporta l’annuncio ufficiale del progetto, riguarda le pratiche di GitHub nell’utilizzo del codice ospitato per addestrare strumenti di intelligenza artificiale come GitHub Copilot.

Il repository principale di Gentoo è già disponibile su Codeberg e altri seguiranno progressivamente. La decisione era già stata anticipata a fine 2025 e fa parte di un percorso più ampio di allontanamento dalla piattaforma di Microsoft.

Per chi non la conoscesse, Codeberg è un’alternativa a GitHub basata su Forgejo, gestita da un’associazione no-profit tedesca. Nessun tracciamento, nessun uso dei dati per l’addestramento di modelli IA, codice completamente aperto. Per chi volesse un’istanza ancora più vicina, da qualche mese esiste anche forgejo.it, un’istanza italiana della stessa piattaforma.

Non è la prima volta che un progetto open source importante prende le distanze da GitHub per questioni legate alla privacy e all’uso del codice, e probabilmente non sarà l’ultima.

Segnalazione via Marco’s Box.


FONTE gentoo.org

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Chrome 145 aggiunge la vista affiancata, le annotazioni PDF e il salvataggio su Google Drive


Chrome 145 introduce vista affiancata, annotazioni PDF e salvataggio su Google Drive. Funzionalità utili che Vivaldi ed Edge hanno già da tempo.
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Google ha rilasciato tre nuove funzionalità per Chrome desktop che puntano dritte alla produttività. La più attesa è la vista affiancata, che permette di visualizzare due schede una accanto all’altra nella stessa finestra. Si attiva con un clic destro su un link o trascinando una scheda verso il bordo del browser. Pratica per chi lavora su due pagine contemporaneamente senza impazzire tra una scheda e l’altra.

Arrivano anche le annotazioni PDF integrate nel browser, per evidenziare testo e aggiungere note direttamente da Chrome senza scaricare nulla o passare da applicazioni esterne. Infine, una nuova opzione permette di salvare i PDF su Google Drive con un clic, organizzandoli automaticamente in una cartella dedicata.

Vale la pena notare che la vista affiancata non è esattamente una novità nel panorama dei browser: Vivaldi offre il tab tiling da anni, con la possibilità di affiancare anche più di due schede contemporaneamente. Chrome arriva in ritardo su una funzionalità che altri browser, specie quelli più attenti alla privacy, hanno già reso familiare ai propri utenti.

Il salvataggio diretto su Google Drive, poi, è comodo ma anche un ulteriore passo verso il legame stretto con l’ecosistema Google e il cosiddetto lock-in. Per chi preferisce alternative più indipendenti per lo spazio di archiviazione, soluzioni come Infomaniak kDrive o Proton Drive restano opzioni valide.


FONTE blog.google

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online oggi, 23 febbraio 2026, per ‘la finestra di antonio syxty’, l’audio dell’incontro su “saltiquanti”, di gianluca garrapa (ed. centroscritture, 2025)

podcast sul canale: open.spotify.com/episode/1AcJq…

il libro: centroscritture.it/event-detai…

saltiquanti, di gianluca garrapa (ed. centroscritture) _ copertinala scrittura come accesso al (ed emersione del) soggetto desiderante e psicologicamente represso; la scrittura come “vivenza” del tempo (e si noti come il libro sia un’antologia di testi provenienti dall’ultimo ventennio di produzione dell’autore); la scrittura come pratica formalmente illimitata della relazione tra soggetto, segno e senso

(dalla prefazione
di Antonio Francesco Perozzi)

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dal 27 marzo, a parma: “bernardo bertolucci. il novecento” – arte, letteratura, fotografia, musica

Bernardo Bertolucci. Il Novecento.
Arte, letteratura, fotografia, musica.
A cinquant’anni dal film Novecento


Foto dal set del film Novecento. 1976 (C) Fondazione Bernardo Bertolucci
Foto dal set del film Novecento. 1976 (C) Fondazione Bernardo Bertolucci

Parma | Palazzo del Governatore
27 marzo – 26 luglio 2026
a cura di Gabriele Pedullà


La mostra “Bernardo Bertolucci. Il Novecento” si terrà dal 27 marzo al 26 luglio 2026 presso il Palazzo del Governatore di Parma, e celebra il cinquantesimo compleanno del film Novecento di Bernardo Bertolucci.
Presentato per la prima volta al 29° festival di Cannes nel maggio del 1976 (e in sala dal settembre successivo), salutato da subito come un classico contemporaneo e per questo oggetto di polemiche, dibattiti, interpretazioni, dispute che ne fanno una delle opere più acclamate e discusse degli anni Settanta in Italia e nel mondo. Decennio questo che, insieme al racconto sul film, entra nella narrazione della mostra per attraversare la febbrile atmosfera intellettuale del periodo e con esso tutte le utopie del secolo breve.

“Bernardo Bertolucci. Il Novecento” è una grande mostra promossa dal Comune di Parma
e dalla Fondazione Bernardo Bertolucci, per la cura di Gabriele Pedullà e della casa editrice Electa, con la partecipazione della Regione Emilia-Romagna e con il sostegno di Iren, Smeg e Barilla.
Il programma di iniziative che accompagnerà la mostra, ideato e realizzato da Fondamenta, Fondazione per le arti e la cultura della casa editrice, è reso possibile grazie a Fondazione Cariparma. Poesia, cinema, letteratura, pittura, musica e teatro saranno tra gli argomenti affrontati in incontri, lezioni, spettacoli teatrali, presentazioni di libri, concerti, tavole rotonde, laboratori per ragazzi. Voci di autorevoli ospiti restituiranno il lavoro, il pensiero, il mondo del regista.
In occasione della mostra e del programma di iniziative, Fondazione Cariparma sostiene anche la Fondazione Bernardo Bertolucci in un percorso triennale di crescita attraverso il bando Sostegno Resistente.

[…] Il catalogo, di Electa editore, a cura di Gabriele Pedullà, riunisce storici, narratori, poeti, filosofi, registi per raccontare in maniera unica, inaspettata, il film e i suoi primi cinquant’anni di vita.

Ulteriori informazioni e materiali: electa.it/ufficio-stampa/berna…
#arte #BernanrdoBertolucci #Cannes #cinema #Electa #film #FondazioneBernardoBertolucci #FondazioneCariparma #fotografia #IlNovecento #letteratura #movie #musica #Novecento #PalazzoDelGovernatore #SostegnoResistente #video

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Bluesky ha finalmente i messaggi privati cifrati, e li ha fatti una startup


Germ porta la messaggistica cifrata end-to-end su Bluesky: basta l'handle, niente numero di telefono. Disponibile in beta su iOS.
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Tra le critiche più frequenti a Bluesky c’è sempre stata l’assenza di messaggi privati cifrati. Invece di svilupparli internamente, la piattaforma ha scelto una strada diversa: integrare Germ, una startup californiana che ha costruito un sistema di messaggistica con crittografia end-to-end sopra l’AT Protocol, il protocollo aperto su cui Bluesky si basa.

Gli utenti che installano Germ possono aggiungere un pulsante al proprio profilo Bluesky. Chi lo preme avvia una conversazione cifrata tramite un’App Clip di iOS, senza dover scaricare nulla e senza fornire il proprio numero di telefono: basta autenticarsi con il proprio handle Bluesky. I messaggi sono protetti con MLS, uno standard di crittografia approvato dall’IETF, e né Germ né Bluesky possono leggerli.

L’aspetto più interessante, come riporta TechCrunch, è il modello stesso: su una piattaforma centralizzata come X o Meta, una funzionalità del genere verrebbe sviluppata internamente. Su Bluesky, uno sviluppatore esterno può costruirla e integrarla nativamente grazie al protocollo aperto. Germ ha anche pubblicato delle linee guida perché altri client basati su AT Protocol possano fare lo stesso, e Blacksky lo ha già fatto.

Per ora Germ è disponibile solo su iOS in Nord America ed Europa, e funziona in beta pubblica.


FONTE germnetwork.com


FONTE ilsoftware.it

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Windscribe ora permette di nascondere la VPN cambiando icona e nome dell’app


Windscribe permette di cambiare icona e nome dell'app VPN su smartphone, per nasconderla in bella vista. Disponibile su Android e iOS.
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Uno sguardo distratto al telefono di qualcuno e si capisce subito se usa una VPN. Windscribe ha deciso di risolvere la cosa nel modo più furbo possibile: da oggi l’app permette di cambiare icona sia su Android che su iOS (e su Android anche il nome). La VPN si mimetizza tra le altre app e dalla schermata home non si nota più nulla.

Si può optare per un’icona neutra, che non richiami in alcun modo una VPN, oppure sceglierne una stilizzata per pura estetica. La funzione è pensata sia per chi ha bisogno di discrezione, sia per chi vuole semplicemente una home più ordinata.

Può sembrare un dettaglio, ma in alcuni contesti, come reti aziendali restrittive o Paesi dove l’uso di una VPN non è visto di buon occhio, rendere l’app meno riconoscibile potrebbe fare la differenza ed essere utile. E anche senza queste esigenze, è una personalizzazione in più che non guasta.

È una caratteristica che di recente è stata adottata anche da Proton VPN che infatti permette di mascherare l’icona rendendola un app per il meteo, per le note o una calcolatrice.


FONTE windscribe.com


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Ente Locker è ufficialmente disponibile: i documenti più importanti, cifrati e al sicuro


Ente Locker è ufficialmente disponibile: un'app open source e crittografata per custodire documenti, credenziali e informazioni personali. Gratuita fino a 100 elementi.
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Dopo un periodo di beta, Ente ha lanciato ufficialmente Locker, la nuova app di Ente pensata per custodire documenti sensibili, credenziali e informazioni personali con crittografia end-to-end. Dopo Photos (per le foto) e Auth (per l’autenticazione a due fattori), Locker completa l’ecosistema con uno spazio sicuro per tutto il resto.

A cosa serve Locker


A detta dello sviluppatore è un posto protetto dove conservare ciò che non vorresti mai perdere. Documenti d’identità, polizze assicurative, cartelle mediche, password dei conti più importanti, appunti riservati. Tutto organizzabile in raccolte, condivisibile con altri utenti Ente o tramite link pubblici, e soprattutto cifrato prima ancora di lasciare il dispositivo.

La funzione più interessante è quella dei contatti fidati: si possono designare persone che avranno accesso alle informazioni in caso di emergenza. Una sorta di eredità digitale per quando non si è più in grado di gestire tutto in prima persona.

Locker è gratuito fino a 100 elementi con tutte le funzionalità incluse. Chi ha già un qualsiasi abbonamento a Ente Photos sale a 1000. L’app è disponibile per iOS e Android, ed è come sempre interamente open source.

Ma serve davvero?


Viene spontaneo chiederselo, perché oggi diversi gestori di password offrono già funzionalità simili. Proton Pass, ad esempio, permette di salvare sia credenziali che file allegati in uno spazio cifrato. La differenza, secondo Ente, sta nell’approccio: Locker non vuole sostituire il gestore di password quotidiano, ma affiancarsi ad esso come cassaforte per le cose davvero critiche, quelle che non ci si può permettere di perdere. È una distinzione sottile, e non è detto che convinca tutti, ma l’idea di separare il “vault di emergenza” dal gestore che si usa ogni giorno ha un suo senso, soprattutto grazie alla funzione di eredità digitale.

Chi già usa l’ecosistema Ente potrebbe trovarlo un’aggiunta naturale. Per tutti gli altri, vale la pena almeno darci un’occhiata.


FONTE ente.io

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I Pikmin sono come i gatti. Appena sentono la presenza del nettare, corrono subito a prenderne un pezzo! Piccolo bug ca…


I Pikmin sono come i gatti. Appena sentono la presenza del nettare, corrono subito a prenderne un pezzo!Piccolo bug capitato premendo due volte il fischietto per il cambio della squadra Pikmin e andando poi nella sezione per combattere un fungo. A causa d
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I Pikmin sono come i gatti. Appena sentono la presenza del nettare, corrono subito a prenderne un pezzo!

Piccolo bug capitato premendo due volte il fischietto per il cambio della squadra Pikmin e andando poi nella sezione per combattere un fungo. A causa della connessione lenta, il cambio squadra è avvenuto in seguito, portando quindi i Pikmin fuori dalla schermata accessibile

#Pikminbloom #bug #clip

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news.creeperiano99.it/2026/02/…

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acoustical portrait of the bass museum for the exhibition “sound” / gustavo matamoros. 2008


[youtube=youtube.com/watch?v=fTMp60U_AQ…]

This video (a piece edited from the original hour-and-a-half-long session) was created by Gustavo Matamoros. It is both. a composition and a document of the process used to capture the sound signature of a particular architecture. Though interesting in itself as an artistic experience, the information generated by this process is also crucial to the development of strategies for the creation of site-specific acousmatic installations and for designing sound art exhibitions. The data collected in this video was used by Matamoros to curate and fine tune the various works included in his exhibition, SOUND curated for the Bass Museum of Art, Miami Beach.

For example, for his piece titled Bass Soundfield, Russell Frehling worked with ambient waveforms, extracting only the very highest partials available in the noise print contained within the audible spectrum, in effect, dissociating this sound material from its familiar context and experiential cues. What remained were remarkably ethereal bits that interacted with the room in captivating yet confounding ways.
#BassMuseumOfArt #BassSoundfield #GustavoMatamoros #RussellFrehling #siteSpecificAcousmaticInstallations #sound #soundArtExhibition #soundArtExhibitions #soundInstallation #soundInstallations

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annotazione sulla struttura / luigi di cicco. 2026


si indice un concorso. vengono presentati cinquantasette progetti. tutti risultano vincitori. fermo restando lo spazio a disposizione, nello stesso luogo si edificano tutti i progetti proposti. sovrapponendoli, compenetrandoli gli uni negli altri
#luigiDiCicco #post2026

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Un Tribunale molto speciale. Articolo di Domenico Gallo


Riflessioni tra passato e presente
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Tenere a bada la magistratura, cioè il potere di controllo di legalità, perché non interferisca con l’esercizio del potere esecutivo, è un rovello che agita da sempre il potere politico. In alcune epoche storiche questa esigenza è stata sentita in modo particolarmente acuto, nel 1925, come nel 2026.

Tenere a bada la magistratura, cioè il potere di controllo di legalità, perché non interferisca con l’esercizio del potere esecutivo, non faccia “invasioni di campo”, è un rovello che agita da sempre il potere politico. In alcune epoche storiche questa esigenza è stata sentita in modo particolarmente acuto. Nel discorso che Mussolini tenne alla Camera il 3 gennaio 1925 nel quale si assunse la responsabilità politica per il delitto Matteotti, la sostanza di quell’intervento, che viene considerato il punto d’inizio del regime fascista, fu la rivendicazione della supremazia della politica sulle regole e sulla giurisdizione: “Si inscena la questione morale, e noi conosciamo la triste storia delle questioni morali in Italia. […] Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!

Nello Statuto albertino le garanzie di indipendenza della magistratura erano debolissime, tuttavia ciò non impedì che le indagini effettuate a seguito dell’assassinio di Matteotti creassero serie difficoltà al nuovo potere politico che si stava instaurando in Italia. Per questo si intervenne con le leggi “fascistissime” anche per rendere inoffensiva la magistratura, sia attaccando l’Associazione Generale dei Magistrati (che fu costretta ad autosciogliersi), sia punendo, con la destituzione, quei giudici impertinenti che avevano remato contro. Con la legge 24 dicembre 1925 n. 2300 fu consentito al governo di dispensare dal servizio quei funzionari dello Stato che “per ragioni di manifestazioni compiute in ufficio o fuori di ufficio, non diano piena garanzia di un fedele adempimento dei loro doveri o si pongano in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del Governo”. Per rendere più efficace la repressione del dissenso, con la legge 25 novembre 1926 n. 2008 fu istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Si trattava di un Tribunale militare composto da ufficiali e membri della milizia che giudicava avvalendosi della procedura penale militare per il tempo di guerra per cui contro le sue sentenze non era esperibile alcun mezzo d’impugnazione. Memori di questa esperienza, i Costituenti hanno stabilito (art. 102) che: “Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali.” Per mettere in riga i magistrati il governo Meloni non ha trovato niente di meglio che istituire un nuovo Tribunale speciale, denominato pomposamente Alta Corte disciplinare. La Costituzione prevede (art. 111) che: “Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, (..) è sempre ammesso il ricorso in Cassazione per violazione di legge.” E’ consentito una deroga a questo principio “soltanto per le sentenze dei Tribunali militari in tempo di guerra”. Con la riforma Nordio, la deroga è stata estesa anche alle sentenze pronunciate dalla Alta Corte disciplinare contro i magistrati in tempo di pace. Per quanto riguarda il codice che dovrà usare l’Alta Corte, la riforma attribuisce alla legge ordinaria il compito di determinare gli illeciti disciplinari. Poiché gli illeciti disciplinari sono già disciplinati dalla legge, è evidente che si vuole attribuire alla maggioranza il compito di creare ulteriori illeciti disciplinari. È lecito chiedersi quali fattispecie abbiano in mente i riformatori. Se noi guardiamo alla vicenda della giudice Iolanda Apostolico che giunse a dimettersi dalla magistratura dopo essere stata crocifissa per aver emesso un provvedimento, incensurabile in diritto ma incompatibile con la politica migratoria del governo, e per aver partecipato, cinque anni prima, ad una manifestazione di protesta al porto di Catania, è facile trovare la risposta. I nuovi illeciti disciplinari colpiranno quei magistrati che “per ragioni di manifestazioni compiute in ufficio o fuori di ufficio non diano piena garanzia di un fedele adempimento dei loro doveri o si pongano in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del governo”. L’ Alta Corte disciplinare è un ottimo strumento per produrre conformismo nell’esercizio del potere giudiziario e sventare quelle invasioni di campo che danno tanto fastidio alla nostra amata leader. Per fortuna quando la storia si ripete le tragedie si trasformano in farsa, ma i pagliacci in politica sono sempre pericolosi.

Articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano del 21 febbraio 2026 con il titolo: Così l’Alta Corte può intimidire i magistrati

Tratto da domenicogallo.it

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Pikmin Bloom che ha deciso di mostrare così lo zaino delle piantine 🤣 #PikminBloom #Bug


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Pikmin Bloom che ha deciso di mostrare così lo zaino delle piantine [b]🤣

#PikminBloom #Bug

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Ogni Paese europeo ebbe la sua Stay Behind


Il 24 ottobre del 1990, durante un discorso alla Camera, l’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti parlò, per la prima volta, di GLADIO, una organizzazione paramilitare segreta che operò in Italia dagli anni ’50 con l’obiettivo di opporsi militarmente a una ipotetica occupazione comunista del territorio nazionale <38. Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale cambiarono gli equilibri in Europa, il nuovo nemico sarebbe stato il comunismo. Il Presidente americano Harry Truman, in contrasto al forte espansionismo sovietico nell’Europa orientale, pronunciò al Congresso il celebre discorso che diede vita alla dottrina che porterà il suo nome e in base alla quale gli Stati Uniti iniziarono a una battaglia contro il comunismo: proteggendo militarmente qualsiasi zona del mondo che fosse stata minacciata da eserciti di paesi comunisti. La conseguenza dell’irrigidimento delle relazioni internazionali si sarebbe tradotta in Europa nella creazione di un intreccio di alleanze politico-strategiche coordinate dai servizi segreti britannici del SOE <39 e da quelli statunitensi dell’OSS <40, che successivamente prenderà il nome di CIA <41. È dal Regno Unito, e dall’allora Primo Ministro, Winston Churcill, che sarebbe partita l’iniziativa di creare organizzazioni paramilitari occulte in tutta Europa per intervenire in caso di emergenza. Questa rete di organizzazioni avrebbe preso il nome di Stay Behind. Ogni Paese europeo ebbe la sua Stay Behind: le prime nacquero in Olanda e Belgio a partire dalla seconda metà degli anni ’40 <42. Già dopo la fine della Seconda guerra mondiale, appena cominciarono le prime divergenze tra USA e URSS, agli americani fu chiaro che bisognava contenere, all’interno dei paesi sotto la loro influenza, la minaccia comunista. L’Italia ebbe la priorità e le maggiori attenzioni di USA e Regno Unito per due motivi principali: per la sua posizione geografica, situata a metà tra blocco occidentale e blocco sovietico; e per il fatto di avere uno dei partiti comunisti più strutturati d’Europa. Così sarebbero nate, nell’immediato dopoguerra, forme embrionali di organizzazioni occulte, come l’organizzazione “O” e la Brigata Osoppo, fautori e precursori di quelli che poi diventeranno, anni dopo, i Gladiatori. Secondo le agenzie di intelligence britannica e americana era necessaria la creazione di piccoli ma efficaci gruppi di guerriglia ben addestrati composti da partigiani “bianchi”, con ideologia antisovietica <43. I Paesi Bassi in primo luogo, e di seguito tutte le nazioni allineate al Patto Atlantico, compresa l’Italia degasperiana, avrebbero aderito al progetto Stay Behind, di fatto segnando l’inizio ufficiale della Guerra Fredda.
Agenti della CIA come James Jesus Angleton e William Colby ebbero una grande influenza in territorio italiano alla pari di potenti generali, pur senza gradi. Stati Uniti, Francia e Regno Unito fondarono il CPC, Comitato per il coordinamento e la pianificazione, sotto il comando dello SHAPE <44, con base in Belgio, dando inizio al reclutamento per la formazione di gruppi organizzati da collocare in zone delicate di confine, come il Friuli in Italia. Anche se in Italia, dalla fine degli anni ’40, erano già presenti apparati simili come l’organizzazione “O”, ufficialmente il protocollo di intesa tra i Servizi nazionali e la CIA venne siglato nel novembre 1956 come riportato da un dossier del SIFAR: «Il documento che attesta tale intesa stipulata in data 26.11.1956 reca il titolo ” Accordo fra il Servizio Informazioni Italiano e il Servizio Informazioni U.S.A.” relativo alla organizzazione ed all’attività della rete clandestina post-occupazione italo-statunitense e costituisce il documento base della operazione “GLADIO”, l’accordo stabilisce gli impegni dei due Servizi per la organizzazione e la condotto dell’Operazione comune ed è basato, da parte statunitense, sul presupposto che i piani dello Stato Maggiore della Difesa italiano prevedano l’attuazione di tutti gli sforzi per mantenere l’isola della Sardegna, dove è situata la base dell’Operazione» <45. SIFAR e CIA, nel 1954, si accordarono per trovare un quartier generale dell’operazione segreta Gladio: fu scelto Capo Marrargiu, in Sardegna, dove venne costruito il CAG, Centro Addestramento Guastatori <46.
I 622 Gladiatori
L’organizzazione GLADIO era un piccolo nucleo che contava 622 Gladiatori, un’élite ben addestrata e, soprattutto, altamente qualificata sul piano morale e spirituale. I membri venivano selezionati e arruolati sulla base delle loro motivazioni psicologiche, ideologiche e patriottiche. Erano civili, per lo più provenienti dal Friuli Venezia Giulia e successivamente addestrati, dai migliori istruttori britannici e italiani, nella base di Poglina in Sardegna. Il reclutamento avveniva attraverso quattro fasi distinte: l’individuazione, la selezione, la sottoscrizione dell’impegno e il controllo. La prima veniva fatta dai responsabili della struttura Stay Behind attraverso informazioni ricavate sui canali del Servizio; le informazioni erano necessarie a stabilire che l’individuo non avesse precedenti di alcun tipo nel casellario giudiziario, che non facesse politica attiva né partecipasse a movimenti estremisti. Dopodiché avveniva la sottoscrizione dell’impegno, effettuata dal personale del Servizio in tempi successivi, così da non compromettere la segretezza dell’operazione nel caso di rifiuto o di incertezza da parte del reclutato <47. La struttura di Gladio era suddivisa in reti, piccole cellule composte da 5 persone l’una. Ad ogni cellula era vietato conoscere le altre cellule: i Gladiatori sapevano di potersi contare sulle dita di una mano e non erano consapevoli di essere parte di un’organizzazione che contava 622 membri <48. Questo sistema permetteva di evitare l’ipotetica divulgazione di informazioni riservate. I Gladiatori erano sparsi in tutta Italia ma più della metà di essi era concentrata in Friuli-Venezia Giulia, considerato il fulcro vitale dell’intera operazione. La regione confinante con la Jugoslavia di Tito era il punto di maggior interesse per i vertici della NATO: proprio in quei territori doveva prendere forma la resistenza di Gladio in caso di invasione delle armate rosse, moscovite e titine. Il piccolo nucleo di Gladio aveva il compito di destabilizzare e rallentare l’invasore in attesa delle vere truppe. Nonostante fosse nota la loro funzione, la motivazione per la quale erano stati reclutati e addestrati, dal 1990 i 622 Gladiatori subirono una delegittimazione senza precedenti <49. A seguito della divulgazione dei nomi, da parte della Presidenza del Consiglio, finirono su tutti i giornali e il governo ne ordinò lo scioglimento il 27 luglio 1990. L’operazione GLADIO sarebbe terminata per il venire meno dei presupposti politico-militari sui quali fu costituita la rete Stay Behind. Il Ministro della Difesa Rognoni avrebbe congelato l’attività dalla struttura segreta e, in seguito, ne avrebbe disposto, il 27 novembre 1990, la soppressione e lo scioglimento di tutta l’organizzazione ad essa connessa. Successivamente, in data 14 dicembre 1990, si sarebbe trasmesso al CPC <50 e al ACC <51 la comunicazione di disimpegno da parte dell’Italia in campo NATO relativo alla rete Stay Behind <52.
La 500 di Peteano
Nonostante Gladio sia nata come un’organizzazione apolitica e non eversiva, in qualche modo la sua vicenda avrebbe finito per essere collegata alla strage di Peteano. La sera del 31 maggio 1972 al centralino della stazione dei carabinieri di Gorizia sarebbe arrivata una chiamata anonima, con la quale un uomo avrebbe avvisato il carabiniere Domenico La Malfa della presenza di una Fiat 500, situata nelle campagne di Pateano, segnata da due fori da arma da fuoco sul parabrezza. Una volta scattati i controlli ed eseguita la perquisizione dell’auto, il sottotenente Angelo Tagliari avrebbe aperto il cofano azionando un ordigno posizionato proprio nel portabagagli <53. L’esplosione ucciderà tre carabinieri. L’attentato non verrà rivendicato; le indagini, svolte dal colonnello Dino Mingarelli, tesserato P2, vengono inizialmente indirizzate verso gli ambienti di Lotta Continua di Trento. La pista venne ritenuta successivamente infondata ma le indagini non si spostarono mai sulla pista degli ordinovisti veneti, nonostante ci fossero stati ripetuti attentati dinamitardi in quelle zone la cui matrice poteva essere connessa con ambienti neofascisti <54. Il 6 ottobre Ivano Boccaccio, ex paracadutista della Folgore e appartenente al gruppo Ordine Nuovo di Udine, tentò il dirottamento di un Fokker 27 con a bordo 7 passeggeri. Le trattative sarebbero degenerate in un conflitto a fuoco durante il quale Boccaccio avrebbe perso la vita. La pistola usata da Boccaccio, la stessa impiegata per sparare alla Fiat 500 di Pateano, era intestata a Carlo Ciuttini, ordinovista e segretario della sezione di Manzano del MSI, colui che la sera del 31 maggio chiamò la centrale dei carabinieri. La strage di Pateano sarebbe stata così collegata a quella di Piazza Fontana per un elemento in comune: entrambe furono di matrice eversiva di destra <55. Le indagini andarono avanti fino agli anni ’80: si accertò la colpevolezza degli ordinovisti friulani e vennero condannati all’ergastolo Ciuttini e Vinciguerra. La vicenda giudiziaria su Pateano fu molto confusa. Inizialmente si sarebbe seguita la “pista gialla”, non politica, che portò all’arresto di sei goriziani; il loro movente sarebbe stata la volontà di vendetta contro l’Arma. I sei accusati vennero assolti e scarcerati un anno dopo. Successivamente, ci fu l’inchiesta bis condotta dal giudice istruttore Felice Casson. Tale inchiesta avrebbe individuato la colpevolezza degli ordinovisti friulani Vinciguerra e Cicuttini e accertato l’attività depistatoria degli inquirenti come il generale Mingarelli, il colonnello Chirico e il maresciallo Napoli che vennero condannati definitivamente. I depistaggi, però, avvennero anche durante l’inchiesta bis condotta dal magistrato Casson, specialmente in ambito balistico da parte del perito del Tribunale di Venezia, Marco Morin <56. Il collegamento con GLADIO sta proprio nell’esplosivo: Peteano, infatti, è situata nelle vicinanze di Aurisina dove, pochi mesi prima della strage, venne scoperto uno dei 139 depositi Nasco, all’interno dei quali era contenuto del materiale bellico a disposizione di GLADIO. Casson ritenne che l’esplosivo e il detonatore utilizzati per trasformare la Fiat 500 in un’auto bomba provenisse da lì. A gestire l’operazione GLADIO ci sarebbe stata, dagli anni ’70 in poi, la P2. Un documento del SID, risalente al 4 dicembre 1972, sequestrato negli archivi di Forte Braschi dalla Procura di Roma, avrebbe riportato una conversazione tra l’agente della CIA Howard E. Stone (tessera P2 n° 2183) e il generale Vito Miceli relativa all’operazione GLADIO.

[NOTE]38 La storia di Gladio: Trent’anni fa Giulio Andreotti confermò l’esistenza di una struttura militare segreta legata alla NATO, con una storia lunga e oscura, 2020. ilpost.it/2020/10/24/gladio-st…
39 Special Operations Executive.
40 Office of Strategic Services.
41 Mirko Crocoli, Nome in codice Gladio, A Car Edizioni, Lainate (MI), 2017.
42 Ibidem.
43 Ibidem.
44 Supreme Headquarters Allied Powers Europe.
45 Mirko Crocoli, Nome in codice Gladio, A Car Edizioni, Lainate (MI), 2017, P. 69-70.
46 La storia di Gladio: Trent’anni fa Giulio Andreotti confermò l’esistenza di una struttura militare segreta legata alla NATO, con una storia lunga e oscura, 2020. ilpost.it/2020/10/24/gladio-st…
47 Mirko Crocoli, Nome in codice Gladio, A Car Edizioni, 2017, Lainate (MI).
48 Ibidem.
49 Ibidem.
50 Comitato Clandestino di Pianificazione.
51 Comitato Clandestino Alleato
52 Mirko Crocoli, Nome in codice Gladio, A Car Edizioni, Lainate (MI), 2017.
53 Paolo Morando, 31 maggio 1972: la strage di Pateano, 30 maggio 2022, rivistailmulino.it/a/31-maggio…
54 Paolo Morando, 31 maggio 1972: la strage di Pateano, 30 maggio 2022, rivistailmulino.it/a/31-maggio…
55 Mirko Crocoli, Nome in codice Gladio, A Car Edizioni, Lainate (MI), 2017.
56 Paolo Morando, 31 maggio 1972: la strage di Pateano, 30 maggio 2022, rivistailmulino.it/a/31-maggio…
Mattia Carnevali, Il deep-state italiano, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2022-2023
#1956 #1972 #1990 #40 #anni #CIA #Gladio #JamesJesusAngleton #MattiaCarnevali #MSI #neofascisti #Osoppo #OSS #P2 #Peteano #StayBehind #strage #USA #WinstonChurcill

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Perché no


Sulla riforma costituzionale del CSM approvata a fine 2025 (che potete consultare qui) sono state dette molte cose, soprattutto molte cose sbagliate (qui alcuni esempi, un elenco non esaustivo e non definitivo) e l’argomento è diventato subito divisivo.

Sinceramente non ho gli strumenti per dire se questa riforma sia buona, cattiva o neutra, anche chi si occupa di questi temi si è diviso in modo molto netto (di solito gli avvocati pro e i magistrati contro).

Però due cose si possono dire, anche senza entrare troppo nei dettagli: la prima è che la riforma non ha avuto la maggioranza dei due terzi del Parlamento, che avrebbe impedito il referendum. Questo è una cosa significativa: la Costituzione non è una legge come le altre, riguarda tutti in modo strutturale, ha effetto anche sulle leggi future. Coinvolgere l’opposizione avrebbe sicuramente prodotto una riforma migliore. Certo, avrebbe scontentato qualcuno, ma tutti noi sappiamo che i migliori accordi devono scontentare un po’ tutti. Non è stato questo il caso.

La seconda cosa è che il CSM avrà dei componenti scelti a caso. Il che non sarebbe del tutto negativo, se non che la maggioranza pro tempore al Parlamento avrà la possibilità di truccare il gioco: l’insieme dove verranno scelti a caso i componenti di sua spettanza se li sceglie il Parlamento stesso. Capite anche voi che se voglio estrarre dal sacchetto solo biglie nere, basta mettere nel sacchetto solo biglie nere.

Questa riforma è piduista? Sì, nello spirito prima ancora che nella sostanza. La separazione delle carriere fra i magistrati inquirenti e giudicanti era un tema caro a Licio Gelli, ma ancora più caro era l’elusione del dibattito pubblico per assumersi la responsabilità dell’agire politico. Non solo la blindatura del provvedimento e la sua approvazione a maggioranza semplice denota il piglio decisionista del governo Meloni, ma anche la fretta ad andare alle urne rivela lo scopo plebiscitario della consultazione. Dibattito pubblico evitato il più possibile e quello rimasto mandato in vacca da esagerazioni e falsità. Gelli avrebbe approvato sicuramente questa modalità.

Poi io ho il problema aggiuntivo che questo governo lo vedo come il fumo negli occhi e non mi fido di nessuna sua proposta politica, ma questo rimane un problema mio.
#politica #referendum2026 #riformaCSM #riformaGiustizia

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[film] Lavoreremo da grandi


Titolo: Lavoreremo da grandi
Regia: Antonio Albanese
Sceneggiatura: Antonio Albanese, Piero Guerrera
Altro: Paese di produzione: Italia; Anno: 2026; genere: commedia; durata 110 minuti

Interpreti e personaggi:
Antonio Albanese: Umberto
Giuseppe Battiston: Beppe
Nicola Rignanese: Gigi
Niccolò Ferrero: Toni
Alessandro Egger: Mario
Francesco Brandi: Mathias

Voto: 6/10

Classica commedia degli equivoci, dove quattro amici in auto, al rientro a casa dopo una serata a bere per annegare le avversità della vita, si ritrovano coinvolti in un investimento. Hanno colpito qualcosa, ma non sanno cosa. O chi. Da qui partono le gag che dureranno tutta la notte e trovarsi, alle prime luci dell’alba, stanchi, ma liberi dai guai. Forse.

Albanese è sempre bravo, come attore, ma i personaggi mi sono sembrati un po’ slegati fra loro. O forse le mie aspettative erano molto alte, non so. In ogni caso un bel film per passare una serata in allegria.

Buona visione!
#anotnioAlbanese #film #lavoreremoDaGrandi #recensione

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[film] Cime tempestose


Titolo: Cime tempestose
Regia: Emerald Fennell
Soggetto: dal romanzo Cime tempestose di Emily Brontë
Sceneggiatura: Emerald Fennell
Scenografia: Suzy Davies
Costumi: Jacqueline Durran
Fotografia: Linus Sandgren
Musiche: Anthony Willis, Charli XCX
Altro: titolo originale: Wuthering Heights; Paese di produzione: USA, Regno Unito; Anno 2026; Durata 136 min; Genere: sentimentale, drammatico; direzione del doppiaggio: Claudia Razzi

Interpreti e personaggi
Margot Robbie: Catherine Earnshaw
Jacob Elordi: Heathcliff

Voto: 7/10

(dati da wikipedia, Antonio Genna per il doppiaggio, Corriere per la scenografia, Vogue per i costumi.)

Il film è molto liberamente tratto dal romanzo, quindi se siete puristi della trasposizione cinematografica lasciate perdere. Se invece siete interessati a una storia sentimentale cupa, dove amore, morte e vendetta si intrecciano, allora siete nel posto giusto.

Il signor Earnshaw porta a casa un trovatello a cui la figlia Catherine, appena adolescente, dà il nome di Heathcliff. Il ragazzo viene trattato come un animale da compagnia. Nonostante questo i due diventano inseparabili e da adulti si amano. Ma la differenza di ceto sociale è un grosso ostacolo, per Catherine, per un eventuale matrimonio. La famiglia Earnshaw, poi, è in decadenza, che il padre di Catherine ha sperperato tutto il patrimonio nel gioco di azzardo. Catherine punta quindi sui nuovi vicini, che offrono un buon partito. Heathcliff non la prende bene.

Robbie e Elorde sono dei bravi attori, i costumi sono molto particolari (vi lascio nella mani di Vogue per i dettagli) e anche la scenografia lo è (mi ha ricordato le scenografie pazze nei film di Lanthimos). Ci sono quindi molti elementi anacronistici, ma sono voluti. Il film è più simile a un sogno che a un racconto fedele ed è questa forse la parte cinematograficamente più interessante.

Buona visione!
#cimeTempestose #emeraldFennelEmilyBronte #film #recensione

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30 anni di Pokémon: carte, videogiochi e film dominano le ricerche online


A 30 anni dal debutto, Pokémon continua a dominare tra carte collezionabili, videogiochi e film: ecco cosa cercano oggi gli appassionati secondo idealo

Nel 2026 Pokémon celebra 30 anni di storia. Nati in Giappone nel 1996 come protagonisti di un videogioco per Game Boy, i Pokémon si sono affermati nel tempo come una vera icona intergenerazionale, capace di attraversare linguaggi e generazioni. Dai videogiochi ai film, dalle console alle iconiche carte collezionabili, il fenomeno Pokémon continua a coinvolgere milioni di appassionati: dai millennial, che ne hanno seguito l’evoluzione fin dagli esordi, fino alla Gen Alpha, che li ha scoperti soprattutto attraverso le carte, trasformandoli in un vero e proprio simbolo di condivisione tra amici.

Pokémon: un fenomeno globale da tre decenni


Anche idealo ha analizzato le ricerche online dedicate al fenomeno giapponese, identificando quali sono i prodotti Pokémon più cercati dagli utenti sul portale italiano. Un dato emerge con particolare chiarezza: il fenomeno Pokémon non accenna a rallentare. L’analisi delle ricerche online di prodotti legati al brand mostra, infatti, una crescita del 34% anno su anno, a conferma di un interesse sempre elevato da parte delle persone. Un successo che trova le sue radici nella capacità del marchio di evolversi e rinnovarsi costantemente nel corso di questi trent’anni di storia.

30 anni di Pokémon: carte, videogiochi e film dominano le ricerche


Un ruolo chiave all’interno del fenomeno Pokémon è sicuramente ricoperto dalle carte da gioco. Lanciate in Europa nel 1999, ancora oggi sono un fenomeno molto diffuso tra giovani e meno giovani, rappresentando un importante motore dell’interesse dei fan del brand. Nell’ultimo anno, infatti, secondo i dati idealo, il 50% delle ricerche per i prodotti “Pokémon” sul portale italiano è legato proprio alle carte; queste, hanno attraversato tre decenni trasformandosi da semplice gioco a oggetto di collezionismo e talvolta anche di investimento, capace di coinvolgere sia gli appassionati storici sia le nuove generazioni, che le utilizzano sempre più come strumento di socialità e condivisione.

I dati idealo: cosa cercano oggi gli appassionati


Se da un lato una ricerca su due è dedicata alle carte da gioco, dall’altro la loro crescita percentuale anno su anno risulta più contenuta: le ricerche sulle carte Pokémon sono aumentate infatti del 4,5%, un dato che va letto alla luce di un volume di ricerche in termini assoluti che resta elevato nel tempo, rendendo meno marcata la variazione percentuale. Le più cercate? In cima alle ricerche il set Allenatore Fuoriclasse Megaevoluzione Lucarius, uscito a settembre 2025, in seconda posizione le confezioni di buste Scarlatto e Violetto 1514, mentre in terza posizione Karmesin & Purpur Tin-Box (458). Un’ultima curiosità dai dati su base mensile: la carta più digitata direttamente nella barra di ricerca di idealo.it da maggio 2025 a oggi è stata quella di Charizard. Si tratta di uno dei Pokémon più iconici e popolari dell’intero franchise.

I videogiochi Pokémon, un trend in crescita


Se le carte collezionabili rappresentano la categoria con il maggior volume di ricerche, sono invece i videogiochi a guidare i trend di crescita e a registrare gli incrementi percentuali più significativi. Nell’ultimo anno, infatti, le ricerche di videogiochi Pokémon – su qualsiasi console – sono cresciute complessivamente del +386% rispetto all’anno precedente. In particolare, i giochi Pokémon per Nintendo Switch 2 emergono come una nuova tendenza, sviluppatosi proprio negli ultimi due anni anche grazie al lancio della nuova console nel giugno dello scorso anno. Il titolo più cercato è Leggende Pokémon: Z-A, che si posiziona al primo posto non solo tra i giochi per Nintendo Switch, ma anche in assoluto tra tutti i prodotti Pokémon più ricercati su idealo nell’ultimo anno. Restando nell’ecosistema Nintendo, Switch – sia nella versione classica sia nella seconda generazione – si conferma la console più cercata e utilizzata in abbinamento ai videogiochi Pokémon. Accanto a Leggende Pokémon: Z-A, completano il podio dei titoli più ricercati Pokémon: Let’s Go, Eevee!, al secondo posto, e Pokémon: Let’s Go, Pikachu!, al terzo.

Non solo carte e videogiochi


Se carte e videogiochi continuano a dominare le classifiche e l’interesse degli appassionati, non mancano altri prodotti che raccontano la passione degli italiani per le iconiche creature immaginarie. Vale la pena menzionare infatti il nuovo trend dei costumi fatto registrare in occasione di carnevale a tema Pokémon, un fenomeno diffusosi tra i bambini e sviluppatosi soprattutto nell’ultimo anno. Sono sempre più numerosi i giovani fan che hanno scelto di vestirsi come il proprio Pokémon preferito, che è risultato essere ancora una volta Pikachu, probabilmente il personaggio più riconoscibile e simbolo dell’intero universo Pokémon. Sono cresciute in modo significativo anche altre categorie di prodotto, come le costruzioni e puzzle a tema, seguite da Funko Pop e peluche.

Il futuro del brand tra gaming e collezionismo digitale


L’analisi delle ricerche su idealo mostra come, a trent’anni dal suo debutto, Pokémon continui a unire generazioni e passioni diverse, confermandosi uno dei mondi più amati e ricercati dagli italiani, mantenendo livelli di attenzione e crescita costanti nel tempo.

Il blogverso italiano di Wordpress ha ricondiviso questo.

Nextcloud Hub 26 Winter: migrazione completa, crittografia dal browser e collaborazione federata


Nextcloud Hub 26 Winter è disponibile: migrazione dati completa tra server, crittografia end-to-end nel browser e collaborazione federata ampliata.
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Nextcloud ha rilasciato Hub 26 Winter, un aggiornamento corposo che migliora la piattaforma su diversi fronti. Le novità più interessanti riguardano tre aree: la portabilità dei dati, la sicurezza e la collaborazione tra server diversi.

Migrazione dei dati senza stress


Lo strumento di migrazione tra istanze Nextcloud adesso supporta, oltre ai file, anche posta, contatti, calendario, tabelle e bacheche Deck. Spostarsi da un server all’altro diventa finalmente un’operazione completa, senza dover riconfigurare tutto a mano. Lo strumento è abilitato di serie su molte installazioni. Chi gestisce la propria istanza su un VPS come Hetzner certamente apprezzerà!

Crittografia end-to-end nel browser


La crittografia end-to-end si può ora configurare e gestire direttamente dal browser, con la possibilità di creare link pubblici per file cifrati e ricevere file crittografati da esterni. Nextcloud precisa che il browser resta meno sicuro dei client desktop per queste operazioni, ma poter gestire tutto senza applicazioni aggiuntive è comunque un bel passo avanti.

Collaborazione federata ampliata


La federazione, ovvero la possibilità di collaborare tra server Nextcloud diversi, si estende ora alle bacheche Deck, ai calendari condivisi e ai team. Lavorare con persone su server diversi diventa quindi più naturale.

Sul resto della piattaforma arrivano tanti miglioramenti distribuiti tra Talk (messaggi fissati, trascrizione in tempo reale), Mail (allegati nei thread, modalità compatta) e Office (confronto documenti, presentazioni sincronizzate). L’assistente IA avrà etichette automatiche per i contenuti generati e una memoria contestuale tra le chat, con prestazioni migliorate per l’IA locale. Il nuovo motore ADA e la riscrittura del livello di accesso ai file in PHP, Rust e Go puntano a velocizzare tutto su larga scala.

Hub 26 Winter è già disponibile per le installazioni self-hosted.


FONTE nextcloud.com