Nel secondo viaggio alle Azzorre della mia vita, dovevo capire una cosa importante: era l’Atlantico a farmi stare bene?
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Capisco che per chi non mi conosce potrebbe sembrare a questo punto che io sia schizzinoso. Questo non andrebbe bene, quell’altro è troppo, c’è vento, ma non c’è abbastanza vento. Ma non sono io a decidere, è il mio corpo che mi parla, che mi fa capire cosa vada bene e cosa no. Purtroppo le mie patologie richiedono condizioni molto precise, un equilibrio delicato di elementi che mi rendo conto sia molto difficile da trovare. [musica]
Sono Simone Perria e questo è il mio viaggio verso casa.
Immagina un gruppo di isole nel bel mezzo dell’Atlantico. Le nuvole bianche che si riflettono su quell’oceano azzurro. Ci sono fiumi e cascate, boschi nebbiosi e freschi, prati pieni di fiori con le mucche che pascolano libere. Nella tua mente hai appena visto le isole Azzorre.
Sono isole portoghesi a 2 ore e mezzo di aereo da Lisbona, viaggiando verso ovest.
Ssi trovano letteralmente in mezzo all’Atlantico e non ci sono altre terre vicino a loro.
Dopo la visita a El Hierro avevo bisogno di capire una cosa importante. L’idea che mi ero fatto era che il benessere che mi davano le Canarie dipendesse dall’Oceano Atlantico.
L’unico modo per esserne certi era…visitare altre isole dell’Atlantico e le Azzorre erano le candidate perfette. 5 anni prima ero stato a Sao Miguel, l’isola più grande ed “europea”, per così dire. Visto che Sao Miguel la conoscevo già, questa volta avrei visto due isole diverse.
Alle Azzorre ci sono nove isole in tutto. Faial si trova al centro dell’arcipelago insieme ad altre quattro isole che formano il gruppo centrale delle isole Azzorre. Da quanto vedo dal finestrino sono abbastanza vicine fra loro, ma quella che spicca è Pico.
Pico ha un vulcano enorme, alto quasi due chilometri e mezzo. Mi fa molta impressione vederlo. È così vicino a Faial che se ci fosse un’eruzione violenta le cose non si metterebbero bene.
Non ci credo che ho ritoccato Terra di nuovo! Ma è successo! Dopo un secondo tentativo di atterraggio, visto che il primo è andato male, ma nessun problema. È tornato su l’aereo, ed è ritornato giù. Eccoci finalmente a Faial, nel gruppo centrale delle isole Azzorre. Cominciamo il viaggio.
L’aeroporto è veramente piccolo, quasi come quello di El Hierro, e questo mi stupisce un po’. Faial per le Azzorre è un’isola più importante di quanto sia El Hierro per le Canarie. Non vedo l’ora di capire com’è fatta l’isola, ma per oggi posso soltanto raggiungere la casa che ho prenotato e riposare.
Inizio a spostarmi verso il nord dell’isola. È fine pomeriggio e c’è anche una bella luce: dorata, intensa, ma allo stesso tempo soffusa. Il paradiso per un fotografo. E infatti mi fermo diverse volte a fotografare i pascoli. Il mare è di un bel colore blu acceso e questo crea un contrasto di colore perfetto con il verde smeraldo della natura rigogliosa. L’aria è più che pulita, è ottima.
Mi immagino già a vivere qui.
Sarebbe un ambiente familiare con tutti questi prati. Mi ricorderebbe l’Emilia, dove abito adesso.
In poco tempo arrivo a Cedros, a nord. Lì c’è la casa che ho prenotato. È davvero molto romantica; si sviluppa tutta su un piano ed è lampante che si tratti di un’abitazione tradizionale delle Azzorre che è stata poi ristrutturata di recente. Dalle finestre si vede l’oceano.
Dentro casa ci sono balene in tutte le forme: quadri, fotografie, pupazzi, e nel giardino addirittura diverse ossa di balena. Pensavo che fossero più grandi. Il proprietario mi spiega di averle trovate sulla spiaggia dopo le mareggiate. Pare infatti che l’arcipelago sia una delle tappe preferite dai cetacei durante le loro migrazioni. È anche per questo che sono qui. Mi piacerebbe vederle, speriamo.
Nel 2019 avevo definito le Azzorre “un inno alla vita”. Sono verdi, rigogliose e danno riparo a molte specie animali e vegetali. Si ha l’impressione, stando qui, che l’uomo sia davvero in equilibrio con l’oceano che lo circonda.
Mi sembra che sia ancora così. L’aspettativa per questo posto è alta e mentre saluto il proprietario tengo le dita incrociate. Dopo cena crollo subito nel letto.
Faial vista dall’alto è abbastanza tondeggiante e per arrivare qui dall’aeroporto ho percorso metà della circonferenza dell’isola in meno di mezz’ora. Mi addormento con il pensiero che l’isola sembra essere abbastanza piccola.
Il mattino porta con sé una perturbazione. Il cielo grigio mi sembra di cattivo auspicio. Anche l’oceano ha un colore del tutto diverso rispetto a ieri. Però all’orizzonte si vedono meglio le altre isole del gruppo centrale. Quelle che vedo devono essere per forza l’isola di Sao Jorge e Graciosa.
Io adesso mi sto spostando dalla costa dove ho la residenza per questo viaggio e mi sto spostando verso il centro dell’isola dove c’è una caldera enorme. Purtroppo al cuore non si comanda ma neanche l’Atlantico, eh: il tempo va come va. Ci sono 10°.
Mi aspettavo una temperatura decisamente diversa. Sono partito con un abbigliamento non troppo giusto per queste temperature, perché eh da noi in Emilia-Romagna c’è molto caldo, c’era molto caldo in questi giorni, c’erano 27-28°, quindi non ero ben preparato, ma…vestendomi un po’ a strati penso che ce la farò.
Mi trovo sui bordi della caldera. La nebbia se n’è appena andata e ora riesco a vedere meglio il paesaggio. Da qui posso fotografare e osservare tutto dall’alto.
Questa caldera è veramente grande! Sul fondo ci sono anche un paio di laghi di un colore azzurro brillante che mi guardano come gli occhi di una persona.
1000 anni fa qui c’era un’eruzione con colonne di lava, nubi di cenere alte 15 chilometri e terremoti fortissimi. Allora non ci viveva nessuno. La colonizzazione sarebbe iniziata solo nel 1400. Oggi invece in tutta l’isola vivono circa 15.000 persone che conoscono bene i problemi legati a un’eruzione.
L’attività vulcanica è qualcosa su cui riflettere bene se si vuole vivere a Faial. È vero, l’attività sismica viene monitorata continuamente, ma ci sono documenti e tracce di eruzioni e di terremoti anche recenti. Negli anni ’50, ad esempio, la Terra cominciò a tremare per tanti, tantissimi mesi. Molte case vennero distrutte e compromesse. Molte persone decisero di abbandonare ciò che restava della loro vita lì per cercare fortuna oltre oceano, negli Stati Uniti o in Canada. L’arcipelago, in fondo, è a sole 4 ore di volo da New York o da Boston.
Nel 1957 quei terremoti diventarono più forti e frequenti. Nell’estremo ovest dell’isola, proprio dove si trovava il faro di Ponta Capelinhos, iniziò un’eruzione. Stava nascendo il nuovo Vulcão dos Capelinhos che avrebbe continuato a buttar fuori lava e cenere in abbondanza per un anno.
Il faro venne subito abbandonato perché si trovava a poche decine di metri da quell’inferno.
Il paesaggio del Vulcao dos Capelinhos è davvero molto particolare. La cenere emessa dal vulcano si è posata a terra ed è diventata un terreno soffice dove i piedi affondano mentre si cammina.
Salendo sulla cima del faro hai l’impressione di trovarti ancora nel mezzo di quell’eruzione, come se fosse avvenuta proprio un attimo fa.
Le colline formate dal vulcano sono bellissime e di mille colori diversi, ma hanno un’aria minacciosa. Nel museo sotto il faro si può conoscere tutta la storia di questo strano posto. Se mi trasferissi qui e accadesse qualcosa di simile, sarebbe un disastro. Quest’isola è ancora più piccola di El Hierro. Non si potrebbe scappare da nessuna parte. E la mia casa che fine farebbe?
Forse la bellezza di quest’isola è soltanto un prestito, una cosa che il vulcano prima o poi [musica] vorrà indietro. Comincio a pensare che vivere a Faial potrebbe [musica] non essere la buona idea che pensavo.
Rientrando a casa mi fermo a mangiare qualcosa da una signora italiana che sembra non avere nessuna di queste preoccupazioni. La chiamerò Anita.
Anita vive a Faial da 2 anni e ha aperto qui una piccolissima pizzeria da sporto con qualche tavolo all’aperto. La sua pizza è molto particolare e ha il sapore ricco degli ingredienti delle Azzorre e della bravura italiana. Il pomodoro, la mozzarella e l’origano si uniscono alla cipolla dal sapore aromatico, mentre il formaggio fuso Azzorriano ha un sapore “burroso” e un po’ piccante che lega il tutto.
Mentre affondo i denti in quella pasta soffice croccante, mi accorgo che non è solo buona, è familiare. All’improvviso sono di nuovo a casa, le distanze sono sparite.
La ciliegina sulla torta è la vista sui campi coltivati che portano fino all’oceano infinito. Qualcuno ha lasciato le balle di fieno ad asciugare e questo mi riporta in Emilia, dove il fieno riempie [musica] il paesaggio d’estate. A ben pensarci le Azzorre somigliano ai colli della mia regione per molti versi.
Qui mi sentirei a casa anche in questo senso.
Anita mi racconta di essersi trasferita alle Azzorre pensando ai suoi figli. A Roma non avrebbero potuto fare una vita così sana, semplice e all’aria aperta come possono fare qui.
Sembra che la Comunità sia stata molto accogliente con loro e questo mi fa ben sperare anche per un mio futuro trasferimento. A quanto pare gli Azzorriani di Faial sono comprensivi verso chi parla poco il portoghese e cercano sempre di aiutarti a migliorare.
I servizi del Comune sono efficienti e l’inserimento negli asili e nelle scuole non è stato particolarmente traumatico per i bambini,
Però ci sono anche degli aspetti negativi.
Anita mi racconta le difficoltà della vita a Faial. In senso stretto non manca nulla ed è anche una delle poche isole del gruppo centrale ad avere l’ospedale, cosa non da poco.
Quello che manca qui sono gli stimoli.
Sono stato da poco a El Hierro, la capisco molto bene. Dopo qualche anno Anita e suo marito cominciano a sentire la lontananza dall’Italia. Raggiungere il nostro Paese è un po’ stancante. Sono quasi 4.000 km in volo in effetti, e senza voli diretti.
Non ci avevo mai pensato, ma la distanza dall’Italia potrebbe essere un fattore di cui tenere conto quando mi trasferirò, perché per un motivo o per l’altro tutti abbiamo bisogno di ritornare dove siamo nati presto o tardi. Anita mi spiega che c’è anche il problema delle case. Non sono economiche come mi aspettavo e in più sono umidissime.
Qui d’inverno piove tutti i giorni; magari per poche ore, ma piove. Questo sarebbe un grande problema per me. C’è tantissima umidità; così tanta che si deve vivere con gli armadi aperti e i vestiti appesi e non ripiegati dentro, oppure si riempirebbero di muffa. Anche le finestre vanno aperte spesso. Basta che ci siano anche 10 minuti di sole e tutti le aprono, ma serve solo a far entrare altra umidità in casa.
Le abitazioni generalmente [musica] non hanno riscaldamento e le temperature possono scendere anche fino a 7 [musica] o 10°. I venti dell’oceano soffiano sulle isole continuamente. In fondo questa è una delle cose che vorrei, ma ci vuole la giusta misura in tutto. Capisco che per chi non mi conosce potrebbe sembrare a questo punto che io sia schizzinoso. Questo non andrebbe bene, quell’altro è troppo, c’è vento, ma non c’è abbastanza vento.
Ma non sono io a decidere, è il mio corpo che mi parla, che mi fa capire cosa vada bene e cosa no. Purtroppo le mie patologie richiedono condizioni molto precise, un equilibrio delicato di elementi che mi rendo conto sia molto difficile da trovare.
La descrizione di Anita però mi lascia comunque senza parole. L’arcipelago si trova alla latitudine della Sicilia o di Tunisi. Sinceramente lo immaginavo più caldo in inverno, ma non avevo fatto i conti con l’oceano aperto.
Saluto Anita ringraziandola per il suo aiuto e per la pizza buonissima. Le auguro tanto, tanto successo per il suo progetto di vita che sembra procedere bene. Dopo questa conversazione però sento che qualcosa dentro di me si è spezzato. Forse è di nuovo la speranza di trovare la mia nuova casa che si è frantumata.
Viaggio tra le isole d’Europa per trovare un posto dove il cuore vuole stare e il corpo non fa male. So che esiste, devo solo trovarlo. Se anche tu ami viaggiare o sogni di cambiare vita, seguimi in questo lungo viaggio verso casa.
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