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Continuano i discorsi tra Mii riguardo il modificare console nintendo. Un Mii che ha la schermata di errore sul suo PC portatile e altro su Tomodachi Life: Una vita da sognoSesta carrellata di screenshot e clip del gioco fatti prima delle due dirette#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip Continua su Telegram ➡️ Vai al post Mostra/Nascondi il widget Telegram https://news.creeperiano99.it/2026/04/continuano-i-discorsi-tra-mii-riguardo.html
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Continuano i discorsi tra Mii riguardo il modificare console nintendo. Un Mii che ha la schermata di errore sul suo PC portatile e altro su Tomodachi Life: Una vita da sogno
Sesta carrellata di screenshot e clip del gioco fatti prima delle due dirette

#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip

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news.creeperiano99.it/2026/04/…

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I webhook di n8n sfruttati in campagne di phishing per distribuire malware


Cisco Talos documenta campagne attive da ottobre 2025 che usano i webhook del cloud n8n per aggirare i filtri di sicurezza. Il dominio fidato diventa lo scudo per il malware.
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I ricercatori di Cisco Talos hanno documentato una serie di campagne di phishing attive almeno da ottobre 2025 che sfruttano i webhook del servizio cloud di n8n per distribuire malware e raccogliere informazioni sulle vittime. Il volume di email contenenti questi URL a marzo 2026 era, secondo Talos, quasi otto volte superiore a quello di gennaio 2025.

n8n è la piattaforma di automazione dei workflow che nelle ultime settimane abbiamo citato più volte per vulnerabilità critiche nelle istanze self-hosted. Qui il problema è diverso, e per certi versi più sottile: non c’è nessun bug da correggere, nessuna patch da applicare.

Come funziona l’attacco


Chiunque può aprire un account gratuito su n8n cloud e creare workflow con nodi webhook, che generano URL pubblici nel formato nome.app.n8n.cloud/webhook/xxx. Ogni richiesta HTTP a quell’URL avvia il workflow e restituisce una risposta. Gli attaccanti usano questa funzione per costruire infrastrutture di attacco che operano sotto un dominio considerato affidabile dai filtri antispam e antimalware.

Talos descrive due varianti principali. Nella prima, l’email di phishing contiene un link a un webhook n8n che mostra una pagina con un finto CAPTCHA. Completato il CAPTCHA, parte il download di un eseguibile malevolo. Poiché l’intero processo avviene attraverso il dominio n8n, il browser non riceve segnali d’allarme. Il payload finale è, come riporta Talos, una versione modificata di strumenti legittimi di gestione remota, usati per stabilire una connessione persistente verso un server di comando e controllo.

Il pixel invisibile


La seconda variante è meno vistosa ma altrettanto efficace. Nell’email viene incorporata un’immagine invisibile il cui URL è un webhook n8n. Appena l’email viene aperta, il client di posta invia automaticamente una richiesta GET a quell’URL con parametri come l’indirizzo email della vittima. L’attaccante ottiene così una lista di chi ha aperto l’email, quando e con quale client.

Il problema strutturale


Quello che rende questa tecnica difficile da contrastare è esattamente il motivo per cui funziona: n8n è un servizio legittimo, usato da sviluppatori e team tecnici in tutto il mondo. Il dominio app.n8n.cloud non è sospetto per definizione, e inserirlo nelle blocklist significherebbe interferire con workflow del tutto leciti.

Non è la prima volta che i servizi di automazione vengono usati in questo modo. Campagne simili hanno sfruttato in passato link su Dropbox, Google Docs e altri strumenti cloud diffusi. La logica è sempre la stessa: più un servizio è usato e considerato affidabile, più è utile come copertura.

SOURCE:// thehackernews.com
SOURCE:// blog.talosintelligence.com


Quattro vulnerabilità critiche in n8n: se hai un’istanza propria, aggiorna subito!


n8n, la piattaforma open source per automatizzare flussi di lavoro, ha rilasciato aggiornamenti urgenti per correggere quattro vulnerabilità critiche, tutte con punteggio CVSS superiore a 9. Chi gestisce un’istanza propria, su un VPS o su un server dedicato, dovrebbe aggiornare senza aspettare.

Le due falle più gravi riguardano l’esecuzione di codice remoto. La prima, CVE-2026-27577, è un problema nel compilatore di espressioni: un caso non gestito nel rielaboratore AST (il componente che analizza e trasforma il codice prima di eseguirlo) permette a un utente autenticato con permessi di modifica dei workflow di far girare comandi arbitrari sul server. La seconda, CVE-2026-27493, è più insidiosa perché non richiede autenticazione: sfrutta i nodi Form di n8n, che per design sono pubblici, per iniettare espressioni malevole. Basta inserire un payload nel campo “Nome” di un modulo di contatto per eseguire comandi shell sul server. Usate insieme, le due vulnerabilità si amplificano a vicenda.

Il ricercatore Eilon Cohen di Pillar Security, che ha scoperto e segnalato i problemi, ha dimostrato che un attaccante potrebbe sfruttarle per leggere la variabile d’ambiente N8N_ENCRYPTION_KEY e usarla per decifrare tutte le credenziali salvate nel database di n8n: chiavi AWS, password di database, token OAuth, chiavi API.

Le altre due CVE, numerate 27495 e 27497, riguardano rispettivamente un’evasione dalla sandbox del JavaScript Task Runner e un’iniezione di codice tramite la modalità SQL query del nodo Merge. Anche queste permettono esecuzione di codice arbitrario e scrittura di file sul server.

Le versioni corrette sono la 2.10.1, la 2.9.3 e la 1.123.22. Se non puoi aggiornare subito, n8n consiglia di limitare i permessi di creazione e modifica dei workflow agli utenti di cui ti fidi completamente, e di disabilitare i nodi coinvolti tramite la variabile d’ambiente NODES_EXCLUDE. Gli stessi maintainer però avvertono che queste contromisure non eliminano il rischio e vanno considerate solo temporanee.

Se la tua istanza n8n gira su un VPS, vale la pena assicurarsi che l’ambiente sia configurato con privilegi minimi a livello di sistema operativo e accesso di rete limitato. Chi cerca un hosting affidabile per questo tipo di servizi può valutare Hetzner o Webdock, entrambi adatti a chi gestisce applicazioni self-hosted con un minimo di attenzione alla sicurezza.

Non risultano sfruttamenti attivi di queste vulnerabilità, ma la disponibilità pubblica dei dettagli tecnici rende l’aggiornamento urgente.


FONTE thehackernews.com


FONTE docs.n8n.io


FONTE github.com


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Mii che vogliono organizzare una società segreta di persone che amano giocare a Mario Kart, altri che acquisterebbero il New Nintendo Switch 3 a prez…


Mii che vogliono organizzare una società segreta di persone che amano giocare a Mario Kart, altri che acquisterebbero il New Nintendo Switch 3 a prezzo ridotto e altri ancora che si innamorano, dopo essere stati aiutati, su Tomodachi Life: Una vita da sognoQuinta carrellata di screenshot e clip del gioco fatti prima delle due dirette#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip Continua su Telegram ➡️ Vai al post Mostra/Nascondi il widget […]
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Mii che vogliono organizzare una società segreta di persone che amano giocare a Mario Kart, altri che acquisterebbero il New Nintendo Switch 3 a prezzo ridotto e altri ancora che si innamorano, dopo essere stati aiutati, su Tomodachi Life: Una vita da sogno
Quinta carrellata di screenshot e clip del gioco fatti prima delle due dirette

#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip

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sheep / pink floyd


[youtube=youtube.com/watch?v=B2MxUCENw2…]
#music #musica #PinkFloyd #Sheep

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Notiziario Mii riguardo assunzioni in corso al laboratorio segreto e altre scene di varie interazioni tra i mii su Tomodachi Life: Una vita da sogno


Notiziario Mii riguardo assunzioni in corso al laboratorio segreto e altre scene di varie interazioni tra i mii su Tomodachi Life: Una vita da sognoTerza carrellata di screenshot e clip del gioco fatti prima delle due dirette#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip Continua su Telegram ➡️ Vai al post Mostra/Nascondi il widget Telegram https://news.creeperiano99.it/2026/04/notiziario-mii-riguardo-assunzioni-in.html
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Notiziario Mii riguardo assunzioni in corso al laboratorio segreto e altre scene di varie interazioni tra i mii su Tomodachi Life: Una vita da sogno
Terza carrellata di screenshot e clip del gioco fatti prima delle due dirette

#TomodachiLife #NintendoSwitch #clip

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move on / frank zappa. 1966


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live at TTG Studios
#FrankZappa #live #MoveOn #TTGStudios

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Brave Origin (quello senza bloatware) su Android: come provarlo adesso e il curioso sistema delle dieci attivazioni


Brave Origin è già accessibile su Android tramite Brave Nightly: nelle impostazioni compare la voce "Origin" (o "Origine" per ora nella versione italiana) da cui acquistare la licenza a 59,99€. Ecco come funziona il sistema di attivazione.
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A qualche giorno dall’annuncio ufficiale di Brave Origin, il browser senza le funzioni crypto e promozionali di Brave, emergono dettagli pratici su come accedervi e su un meccanismo di licenza che vale la pena capire prima di mettere mano al portafoglio.

Su Android, chi usa già Brave Nightly trova nelle impostazioni una nuova sezione chiamata “Origin”, tradotta automaticamente in italiano con “Origine”. Da lì parte l’acquisto tramite Play Store, al prezzo di 59,99€ una tantum. Su iOS il percorso è analogo. Su desktop, macOS e Windows supportano sia la modalità di aggiornamento dell’app esistente che il download separato, mentre su Linux Origin rimane gratuito per chiunque voglia scaricarlo.

Come funziona la licenza


Il meccanismo usa Privacy Pass, un protocollo crittografico che scollega l’identità di pagamento dall’uso del browser. In pratica, come spiega la documentazione ufficiale, il browser verifica solo se l’acquisto è valido, senza che Brave sappia chi lo sta usando. Niente account obbligatori, niente profilazione legata alla licenza.

L’acquisto genera un ID attivabile fino a dieci volte, su dispositivi diversi e in combinazione tra le due modalità disponibili. Il limite iniziale è dieci attivazioni totali, non dieci dispositivi simultanei. Ogni reinstallazione del browser ne consuma una, il che crea qualche grattacapo pratico: chi cambia spesso dispositivo o reinstalla frequentemente può esaurire le attivazioni prima del previsto. In quel caso, stando a quanto riportato da PiunikaWeb, è possibile contattare il supporto per ottenere slot aggiuntivi.

Su Linux è gratis


Vale sottolinearlo perché non è una cosa scontata: su Linux, Brave Origin non costa niente. Nessun acquisto, nessuna attivazione da consumare. Si scarica, si installa, e funziona sia come app separata che come aggiornamento del Brave esistente. Chi usa Linux ottiene quindi la versione più completa delle due modalità disponibili, senza tirare fuori un euro.

Quando arriva la versione stabile


Origin è ancora in fase Nightly. Il rilascio sul canale stabile è previsto a partire dalla versione 1.91.x, già in preparazione. Per chi vuole testarlo adesso senza aspettare, Brave Nightly su Android o desktop è la via più diretta.

Vale ricordare che la modalità “upgrade” dell’app esistente, cioè quella che non richiede di cambiare browser ma aggiunge un pannello per disabilitare le funzioni non volute, è disponibile su tutte le piattaforme. La versione standalone, invece, non è prevista per Android e iOS, almeno per ora.

SOURCE:// support.brave.app
SOURCE:// brave.com
SOURCE:// piunikaweb.com
SOURCE:// cyberinsider.com


Brave riduce del 75% la memoria usata dal blocco pubblicità


Il browser Brave ha rilasciato un aggiornamento importante per il suo sistema di blocco pubblicità integrato: il consumo di memoria è stato ridotto del 75%, con un risparmio di circa 45 MB su tutte le piattaforme: desktop, Android e iOS.

Il risultato arriva dopo mesi di lavoro sul motore adblock-rust, riscritto per utilizzare FlatBuffers, un formato di archiviazione più compatto. Le circa 100.000 regole di filtraggio caricate di default ora occupano molto meno spazio in memoria, con benefici concreti soprattutto su dispositivi mobili e computer non recentissimi.

Perché è rilevante


A differenza di Chrome e altri browser basati su Chromium, dove il blocco pubblicità dipende da estensioni esterne, Brave integra questa funzionalità direttamente nel codice del browser. Questo significa due cose: da un lato permette ottimizzazioni profonde come questa, impossibili per un’estensione vincolata dalle API del browser; dall’altro rende il blocco immune alle restrizioni di Manifest V3, il nuovo standard di Google che sta limitando le capacità di estensioni come uBlock Origin.

Le novità sono disponibili dalla versione 1.85, con ulteriori miglioramenti in arrivo nella 1.86.


FONTE brave.com


reshared this

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23 aprile, pavia, collegio cairoli: pignotti 100 e ancora 100


A Pavia, al Collegio Cairoli, giovedì 23 aprile
inaugurazione della mostra

Pignotti 100 e ancora 100


Pignotti_locandina della mostra al Collegio Cairoli di Pavia
cliccare per ingrandire

La mostra resterà aperta fino a sabato 23 maggio: ingresso libero da giovedì a sabato dalle ore 17 alle ore 19 (nei restanti giorni feriali solo previo appuntamento).

La rassegna vuole essere un doveroso omaggio espositivo in occasione del Centenario della nascita del grande artista e poeta fiorentino Lamberto Pignotti (Firenze, 23 aprile 1926), padre della poesia tecnologica e uno dei padri della poesia visiva italiana, fondatore del Gruppo 70 (Firenze, 24-26 Maggio 1963) che ha partecipato attivamente anche alla nascita del Gruppo 63 (Palermo, 3-8 Ottobre 1963) ed alle attività della Neoavanguardia italiana, contribuendo così al clima di rinnovamento letterario e culturale dal secondo dopoguerra ad oggi, a livello nazionale ed internazionale.

Collegio Cairoli
Piazza Cairoli 1 – Pavia
#art #arte #CollegioCairoli #GiosuèAllegrini #LambertoPignotti #materialiVerbovisivi #Pignotti #poesiaVisiva #vispo

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dal 23 aprile: lamberto pignotti al mart di rovereto


mart.tn.it/mostre/pignotti-100…
cliccare per ingrandire#art #arte #ingressoGratuito #LambertoPignotti #MART #materialiVerbovisivi #mostra #mostraGratis #Pignotti #poesiaVisiva #Rovereto #vispo

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Canva AI 2.0 accede a email, calendario e Slack per fare design al posto tuo


Con AI 2.0, Canva si trasforma in un sistema agenziale che legge i tuoi file, le tue email e il tuo calendario per generare contenuti automaticamente. Presentato al Canva Create 2026, è ancora in anteprima per i primi iscritti.
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Canva ha presentato AI 2.0 il 16 aprile all’evento Create 2026 di Los Angeles, e il comunicato ufficiale lo descrive come “il cambiamento più significativo dalla fondazione nel 2013”. Tolta la vernice promozionale, quello che emerge è un progetto abbastanza preciso: trasformare Canva in una piattaforma che vive dentro i tuoi strumenti di lavoro, li legge, e produce contenuti in autonomia.

Cosa fa concretamente


Il nucleo di AI 2.0 è un’interfaccia conversazionale agenziale: descrivi quello che vuoi e il sistema seleziona gli strumenti, genera il design e gestisce il flusso. Canva dice che i suoi modelli proprietari (Proteus, Lucid Origin e I2V per le immagini e i video) sono nettamente più veloci ed economici rispetto ai modelli di frontiera comparabili, secondo le sue stime interne.

Fin qui, nulla di diverso da quanto si vede altrove. Quello che cambia è la lista dei connettori: Slack, Gmail, Google Drive, Google Calendar, Notion e Zoom. Il sistema può leggere trascrizioni di riunioni, estrarre informazioni dalle email dei clienti, monitorare l’attività su Slack. Può anche pianificare compiti ricorrenti in autonomia, come generare un lotto di contenuti social ogni venerdì o preparare un briefing mattutino basato sugli appuntamenti del giorno.

La memoria che “impara da te”


Una delle funzioni più presentate è la memoria persistente: AI 2.0 apprende dalle sessioni precedenti, costruisce una libreria personalizzata basata sui design già realizzati e crea un profilo utente che, stando a Canva, “personalizza continuamente l’esperienza”. Nella pratica, significa che la piattaforma raccoglie e conserva informazioni sul modo in cui lavori, su cosa produci e, tramite i connettori, su cosa scrivi e ricevi.

Non è necessario essere particolarmente attenti alla privacy per chiedersi cosa succede a questi dati, chi vi accede e per quanto tempo vengono conservati. Canva non lo dice esplicitamente nei materiali di lancio.

Cinque acquisizioni in un trimestre


Il contesto aiuta a capire la direzione. Nel primo trimestre del 2026 Canva ha acquisito cinque aziende, tra cui Simtheory (specializzata in orchestrazione multi-modello) e Ortto (automazione del marketing). AI 2.0 non è un aggiornamento isolato: è l’assemblaggio di un’infrastruttura che punta a coprire l’intero ciclo di produzione dei contenuti, dalla generazione alla pubblicazione, tenendo tutto dentro un unico ecosistema.

Con 265 milioni di utenti mensili attivi e ricavi annui che superano i quattro miliardi di dollari, Canva ha la scala per farlo. La domanda è se chi usa la piattaforma ha voglia di darle accesso alla posta, al calendario e alle chat di lavoro in cambio di automazioni più fluide.

AI 2.0 è disponibile come anteprima di ricerca per i primi utenti che si iscrivono dalla homepage, con accesso che verrà esteso progressivamente nelle prossime settimane.

SOURCE:// canva.com
SOURCE:// 9to5mac.com
SOURCE:// siliconangle.com

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Hanno provato a ridurre la magistratura all’obbedienza. Ora provano a rendere l’avvocatura collaborazionista (e pure a cottimo): questa è l’idea di giustizia e garantismo del governo Meloni. Fermiamoli


Comunicato sull'emendamento dell'ennesimo decreto sicurezza, che disegna un ruolo dell'avvocatura ancillare rispetto alle pulsioni autoritarie dell'esecutivo
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L’emendamento voluto dal Governo, con modifica del Testo Unico immigrazione inserito nel secondo decreto sicurezza (art. 30-bis), che “riconosce” un compenso fisso ai legali che assistono stranieri nella procedura di rimpatrio assistito (ma a patto che lo straniero effettivamente se ne vada) costituisce una palese violazione della libertà di difesa nell’interesse dell’assistito (art. 24 Cost.) e tenta di relegare la funzione difensiva delle avvocate e degli avvocati alla cogestione delle politiche di allontanamento dal paese di cittadine e cittadini extra‒Ue, ormai oggetto principale delle politiche repressive di questo governo.

La manovra questa volta è così scomposta e maldestra che è stata dichiarata irricevibile pressoché da tutte le associazioni dell’avvocatura nonché da alcuni Ordini professionali. Solo in un secondo momento il CNF ha smentito il proprio coinvolgimento nell’ideazione di questo emendamento, sia pure con una nota che si limita, con tono inaccettabilmente burocratico, a minimizzarne la portata devastante parlando al proposito di “attività previste (che) non rientrano tra le proprie competenze istituzionali”. Si tratta in realtà di una previsione palesemente inaccoglibile anche sotto il profilo meramente tecnico, imponendo al difensore ‒ per la prima volta, un vero primato negativo ‒ un’obbligazione di risultato e affidando al CNF stesso la gestione dell’erogazione del vile compenso previsto per le ed i legali collaborazionisti.

Accanto a questo emendamento, viene ulteriormente depotenziato, ristretto e complicato l’accesso al patrocinio a spese dello Stato in materia di immigrazione, con l’abrogazione dell’art. 142 del T.U. sulle spese di giustizia e vengono confermate le nuove, ennesime strette autoritarie contro il dissenso, con l’introduzione di quelli che abbiamo già visti applicare come “fermi preventivi” in funzione dissuasiva/impeditiva a manifestare, oltretutto senza alcun controllo (e men che meno tempestivo) da parte della magistratura, come dimostrato dalla vicenda delle 91 persone “accompagnate in Questura” a Roma venti giorni fa; nel mentre, fioccano procedure per l’applicazione delle sanzioni amministrative per manifestazioni “non autorizzate”, in tutto o in parte (a Milano, a Bologna, a Roma, in Toscana). In più, si limita la possibilità di qualificare le condotte relative a reati di stupefacenti come di “lieve entità” ricorrendo ad automatismi incostituzionali che avrebbero effetti dirompenti sulla già grave situazione delle carceri e si introducono norme pericolosissime, come quelle che autorizzano l’ingresso di agenti infiltrati in ambito penitenziario. Abbiamo già sotto gli occhi gli effetti nefasti di queste politiche, che rischiano di sdoganare tutte le pulsioni peggiori presenti nella gestione e nei gestori del cosiddetto ordine pubblico: i fatti di Padova di pochi giorni fa ne sono una drammatica testimonianza.

Il governo Meloni non cede e prosegue dritto nella direzione di massimo autoritarismo con cui si è presentato.

Come abbiamo dimostrato di poter fare in occasione del referendum costituzionale, è necessario fermare questa deriva, questo attacco inusitato al diritto alla difesa ed ai diritti di tutte e tutti.

Come Giuristi Democratici continuiamo a sostenere ogni forma di agitazione e mobilitazione contro l’ennesimo decreto sicurezza della destra, all’interno e all’esterno dei tribunali, con le colleghe ed i colleghi impegnati nella tutela giudiziaria dei diritti e con i movimenti che rivendicano democrazia e libertà.

19 aprile 2026

Associazione Nazionale Giuristi Democratici

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Zig 0.16.0 è disponibile: l’I/O diventa un’interfaccia


Zig 0.16.0 introduce una revisione profonda della gestione dell'I/O nella libreria standard, insieme a modifiche al linguaggio, al compilatore e al sistema di build. Otto mesi di sviluppo condensati in una release ancora pre-1.0.
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Zig è un linguaggio di programmazione compilato, a basso livello, pensato come alternativa moderna al C: niente garbage collector, gestione esplicita della memoria, zero dipendenze nascoste. Il progetto è ancora in fase pre-1.0 e ogni release può portare modifiche sostanziali, anche non retrocompatibili.

La versione 0.16.0 è frutto di otto mesi di lavoro, con contributi da 244 sviluppatori distribuiti in oltre 1.100 commit.

I/O come interfaccia


La novità più rilevante riguarda la libreria standard: l’I/O, cioè tutto ciò che riguarda la lettura e scrittura di dati, è stato rifatto attorno a un sistema basato su interfacce. Questo approccio rende il codice più componibile e facilita l’integrazione con operazioni asincrone e ambienti di esecuzione diversi. Alcune strutture esistenti, come GenericReader e AnyReader, sono state rimosse in favore del nuovo modello.

Cambia anche ArenaAllocator, l’allocatore a zona usato spesso per gestire grandi blocchi di memoria con una sola deallocazione: diventa thread-safe e senza blocchi.

Linguaggio e compilatore


Ci sono diverse modifiche al costrutto switch, nuove restrizioni sui tipi packed e vettori, e aggiornamenti al modo in cui il compilatore gestisce la risoluzione dei tipi. Avanza anche la compilazione incrementale, che punta a ridurre i tempi di build nelle sessioni di sviluppo.

Il toolchain si aggiorna a LLVM 21, con la nota che la vettorizzazione automatica dei loop è stata disabilitata temporaneamente per una regressione individuata nell’ultima versione.

Il sistema di build ottiene la possibilità di sovrascrivere pacchetti localmente e di scaricarli in una directory specifica del progetto, due funzionalità utili per chi lavora su dipendenze custom.

SOURCE:// ziglang.org

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Arboreto salvatico


L’ “Arboreto Salvatico” è l’opera in cui Mario Rigoni Stern ci racconta gli alberi, creature di terra e di cielo da sempre accanto all’uomo, alla sua storia personale e collettiva. "Prossimi alla mia casa sono due larici, me li vedo davanti agli occhi ogni mattino e con loro seguo le stagioni; i loro rami quando il vento li muove, come ora, accarezzano il tetto." Una lettura con musica, a cura di Teatro del Vento. in scena Chiara Magri, narrazione e Matteo Zenatti, canto e […]
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L’ “Arboreto Salvatico” è l’opera in cui Mario Rigoni Stern ci racconta gli alberi, creature di terra e di cielo da sempre accanto all’uomo, alla sua storia personale e collettiva.

“Prossimi alla mia casa sono due larici, me li vedo davanti agli occhi ogni mattino e con loro seguo le stagioni; i loro rami quando il vento li muove, come ora, accarezzano il tetto.”


Una lettura con musica, a cura di Teatro del Vento.

in scena Chiara Magri, narrazione

e Matteo Zenatti, canto e arpe


Lo spettacolo è ad ingresso libero e gratuito.

In collaborazione con Traiettorie Instabili.

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Dopo Anthropic, anche OpenAI lancia un modello AI dedicato alla sicurezza informatica difensiva


OpenAI ha rilasciato GPT-5.4-Cyber, una variante di GPT-5.4 pensata per i professionisti della sicurezza informatica con accesso verificato. Arriva a pochi giorni dall'annuncio di Claude Mythos da parte di Anthropic.
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A una settimana dall’annuncio di Project Glasswing da parte di Anthropic, OpenAI ha presentato GPT-5.4-Cyber, una variante del suo modello GPT-5.4 ottimizzata per la sicurezza informatica difensiva. Il rilascio non è pubblico: l’accesso è riservato ai livelli più alti del programma Trusted Access for Cyber (TAC), già attivo da febbraio insieme a un fondo da dieci milioni di dollari per iniziative nel settore.

La caratteristica principale del modello è una soglia di rifiuto più bassa rispetto ai modelli generici. Nelle versioni standard, le richieste legate all’analisi di vulnerabilità, al comportamento dei malware o alla ricerca su exploit vengono spesso bloccate anche quando provengono da professionisti legittimi. GPT-5.4-Cyber è stato calibrato per rispondere a queste richieste, a condizione che l’utente abbia superato i controlli di verifica del programma TAC.

Tra le novità c’è anche la capacità di analisi del codice binario compilato, che consente ai ricercatori di esaminare applicazioni e software alla ricerca di vulnerabilità o comportamenti malevoli senza accedere al codice sorgente. OpenAI inquadra il modello come un passo preparatorio in vista di sistemi ancora più capaci attesi nel corso dell’anno.

Il nodo dei dati


C’è però un aspetto che merita attenzione. Secondo quanto riporta The Next Web, per accedere al tier più alto del programma TAC, quello che sblocca GPT-5.4-Cyber, gli utenti devono rinunciare alla funzione Zero Data Retention. In pratica, OpenAI conserva i log delle sessioni, il che significa che l’azienda avrà visibilità su quali vulnerabilità vengono analizzate, quali sistemi vengono sondati e quali exploit vengono discussi. Per i team che lavorano su infrastrutture critiche o classificate, questa condizione potrebbe essere incompatibile con i requisiti di riservatezza operativa.

Il confronto con Anthropic


OpenAI si posiziona esplicitamente come alternativa più accessibile rispetto ad Anthropic, che con Project Glasswing ha adottato un approccio più restrittivo, limitando l’accesso a Claude Mythos a un numero ridotto di grandi organizzazioni. La narrativa di OpenAI punta sulla distribuzione più ampia come argomento a favore della difesa collettiva. Come riporta CyberScoop, l’azienda dichiara di voler evitare di decidere arbitrariamente chi ottiene accesso per usi legittimi, affidandosi invece alla verifica dell’identità come meccanismo selettivo.

Resta da vedere quanto questa apertura relativa regga nel tempo. Claude Mythos è già stato descritto da esperti di sicurezza statunitensi e britannici come uno strumento con un potenziale offensivo significativo, il che spiega in parte la scelta di Anthropic di limitarne l’accesso. GPT-5.4-Cyber percorre una strada simile, con una platea più ampia ma pur sempre controllata.

SOURCE:// openai.com
SOURCE:// cyberscoop.com
SOURCE:// thenextweb.com
SOURCE:// axios.com

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klavierstück xii / karlheinz stockhausen. 1983


[youtube youtube.com/watch?v=w99vk76rhV…]

Karlheinz Stockhausen, Klavierstück XII (1983)
Chiara Saccone, pianoforte
Rondò 2016
registrazione effettuata il 31.03.2016 al Teatro Litta di Milano
#ChiaraSaccone #KarlheinzStockhausen #KlavierstückXII #music #musica #TeatroLitta

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Gerarchi repubblichini a Torino agli inizi del 1944


Avevamo lasciato la descrizione della federazione di Torino, alle prese con lo scioglimento della squadra “Muti”, autonomamente gestita dalla “generazione storica” dello squadrismo torinese, con conseguenze luttuose per gli stessi comandanti squadristi. La successiva contrapposizione violenta con le strutture tradizionali dello Stato aveva portato, dopo l’aggressione all’aula del tribunale di Torino all’intervento del capo della provincia Zerbino, che nel novembre del ’43 si era presentato come tutore delle prerogative del suo ufficio. Tra l’inverno e la primavera del ’44, in considerazione della continuazione dei cicli di rastrellamento germanici e fascisti, nella provincia ed in generale in
Piemonte, Solaro appare come fortemente attivo nel difendere le prerogative del proprio ruolo, anche in relazione alla difesa dell’ordine pubblico, unita, in una provincia che accoglieva più di 200.000 operai al confronto con gli scioperi del marzo del ’44 e con la strategia, ambigua e autonoma, degli industriali della città <489. Abbiamo in tal senso fatto riferimento alla contrapposizione evidente tra Solaro e “suoi” sostenitori in federazione e i settori dirigenziali dell’industria torinese, indirettamente più vicini alla compagine squadristica originaria del PFR torinese, almeno in alcuni dei suoi rappresentanti. Ad essi, i fascisti repubblicani unirono una vemente vis polemica contro l’altro “potere” provinciale e cittadino, la Chiesa, con particolare attenzione alle sue strutture inferiori, viste generalmente come conniventi delle bande partigiane, qualora la parrocchia avesse compreso al suo interno aree effettivamente segnate da un’estesaa presenza ribellistica.
Come abbiamo visto nel caso di Padova e di Milano, le autorità apicali della gerarchia ecclesiastica tentarono per tutti i 600 giorni di intervenire nei difficoltosi equilibri del policentrismo repubblicano. Un’intromissione che veniva “sdegnosamente” rigettata e contrastata dalla compagine “intransigente” che a Torino faceva capo a Solaro, sin dall’autunno del ’43. Così ad esempio Lorenzo Tealdy, caporedattore e futuro direttore del settimanale della federazione, “La Riscossa”, si esprimeva nei confronti dei parroci della provincia: “La Patria, in quest’ora grave, tragica, dolorante, chiede alla gioventù il tributo delle sue energie (…) c’è la gioventù che brancola nel buio e non sa decidersi (…) se servire la Patria in pericolo, oppure lasciarla allo sbaraglio di chi l’ha tradita (…) La fede che impararono sulle ginocchia materne e nella loro chiesa parrocchiale, ricorda loro: è giunto il momento di dare a Cesare quel che è di Cesare. Ma poi una, molte voci lo assordano, dicendogli: fuggi, tradisci! (…) Basterebbe a quel momento un’autorevole parola del parroco per scuoterlo, per farlo riflettere (…) Ma il parroco – forse perché spera ancora nella realizzazione di una ripetuta libertà badogliana, dimenticando che durante essa, a rivoli, ingrossatisi a torrente, il bolscevismo si preparava a scendere in Italia e a sommergere la famiglia – tace. Ogni sacerdote che dice ad un giovane: non ti presentare, pone volontariamente “fuori dalla legge” un giovane che disonora sé stesso (…) Sacerdoti di Cristo, la Patria, l’Italia chiama pure voi (…).” <490 Nelle contingenze critiche della prima chiamata dei coscritti della Repubblica, Tealdy – uomo non legato direttamente all’esperienza squadrista, pur essendo nato nel 1897 – interpretava l’atteggiamento attendista o, più semplicemente, legato a dinamiche ed equilibri particolari dell’area parrocchiale dei sacerdoti, come tradimento <491.
Un atteggiamento che si ripeté a Torino da parte di Solaro, nella primavera successiva, quando il successo dello sciopero rafforzò l’interpretazione di “estraneità” della federazione fascista <492, rispetto alla comunità cittadina e provinciale del Torinese <493. Qui gli arresti furono migliaia ed i deportati più di 400, a differenza di Milano <494. Adduci, riprendendo Chevallard <495, afferma infatti che fu proprio dal marzo del ’44 che la contrapposizione tra cittadinanza e intransigenza fascista si andò a rafforzare; anche a causa delle impressioni di quest’ultima che interpretava l’atteggiamento operaio come puro e semplice tradimento della svolta “sociale” della RSI <496. È in questa fase che nelle dinamiche di potere interne alla provincia, la GNR, comandata dal console Gaetano Spallone, sembrava aderire pienamente all’intransigenza del federale, in contrapposizione diretta con il questore di Torino Rendina, già incontrato, come obiettivo “preferito” degli strali della polemica di Solaro contro l’attendismo e l’a-fascismo provinciale. Il “giovane” commissario federale, al quale spesso venne imputata la mancata partecipazione alla fase squadrista “storica”, ricoprì volontariamente un ruolo segnato dalla partecipazione personale alla repressione dell’antifascismo. All’inizio del febbraio del ’44, fu Solaro a incentivare una repressione dura e spietata rispetto ai comuni della Val Pellice, investiti da un ciclo di rastrellamenti italo-tedeschi, che probabilmente videro la partecipazione anche dei militi di Spallone <497.
Dal tardo inverno del’44, gli uomini di Solaro si videro tuttavia inseriti in un contrasto sempre più evidente con il capo della provincia Zerbino, caratterizzato dalla competizione tra autorità per quanto riguardava la responsabilità della repressione, come in altri casi già descritti, e le modalità attraverso le quali l’azione antiribellistica doveva esser condotta. Zerbino, già prefetto di Spalato tra 1941 e 1942, inviò la seguente comunicazione a Mussolini, che oltre a riconnettere la “cultura della violenza” e quella propriamente strategico-militare alle azioni di controguerriglia guidate in Dalmazia, introduce le motivazioni che portarono al contrasto con Solaro. “È cosa ben nota che le bande debbano esser combattute da altre “bande”: siam riusciti in Croazia ad opporre (…) i Cetnici (…) ai partigiani <498 (…). Non vi è quindi ragione per non tentare di valersi dello stesso mezzo in Italia, facendo concorrere all’eliminazione del banditismo vero e proprio, elementi che (…) sembrano essere contrari a tutte quelle forme di attività ribellistica che contrastano con gli interessi degli italiani”. <499 La strategia di Zerbino in questa fase andava quindi a conformarsi come all’insegna del compromesso con le cosiddette “bande autonome” slegate cioè dai partiti politici “rossi” e generalmente della sinistra ciellenistica; in tal senso è da notare la piena comprensione dei “partigiani” nella categoria di “anti-nazione” ed in generale di “nemico”, “degli interessi” della patria. Il caso più noto, anche perché vedeva direttamente le forze armate tedesche partecipare alle trattative con i partigiani, fu il tentato abboccamento con le bande del maggiore Enrico Martini, il comandante “Mauri” <500. Nella provincia di Torino, con un progetto che vedeva la “benedizione” del duce per il suo avviamento, paiono esser state portate avanti per alcune settimane anche le negoziazioni con il generale Operti, già incontrato nel paragrafo sulle conseguenze dell’otto settembre. In un appunto inviato a Mussolini il 20 febbraio, Zerbino confermò di aver aderito alla scelta di continuare le trattative, per quanto si lagnasse degli scomposti interventi di altre autorità, nello stesso “affare diplomatico”; in tal senso il prefetto imputava il rallentamento delle negoziazione ad ufficiali della Guardia, incaricati dal sottosegretario Barracu di intervenire nelle trattative <501.
Una confusione di autorità ed interessi contrapposti che è sostanzialmente una delle peculiari caratteristiche della Repubblica e nella quale la federazione non esitò ad inserirsi. All’intervento diretto e personale in zona di operazioni <502, Solaro unì un contegno particolare, indirizzato da una parte a contrastare l’opposizione “interna” alla propria federazione, dall’altra a porsi in maniera autonoma e con una posizione ben definita nella strategia di repressione del partigianato piemontese e torinese. Solaro in una comunicazione a Tamburini segnala le criticità proprie dell’attività politica del fascismo in provincia, con una forte attenzione al problema della sicurezza delle singole personalità fasciste <503. Pur apprezzando l’opera della GNR e dei camerati germanici, Solaro appare critico verso le impostazioni compromissorie nei confronti delle bande partigiane. Pur non facendo un diretto riferimento alle trattative con Operti o Mauri, nella sua carica di commissario federale e di delegato del PFR per il Piemonte <504, Solaro si diceva fortemente contrario al portare avanti qualsiasi trattativa con i ribelli, soprattutto in un periodo in cui le azioni antifasciste avevano ripreso con forza a colpire le personalità sottoposte al federale <505. Inoltre le trattative con il generale Operti sembrarono in quel momento accrescere a dismisura alcuni traffici illeciti di denaro, sottratto, secondo alcune testimonianze del dopoguerra, alle casse della IV armata, gli ammanchi milionari delle quali probabilmente finirono negli uffici dell’UPI di Torino, guidato dal maggiore Serloreti e dal suo comandante, il colonnello Cabras <506. Solaro fece anche riferimento ad un accordo diretto tra segreteria del PFR e federazione di Torino, sia in relazione alla creazione del battaglione ausiliario, preposto alla difesa dei comuni della provincia più “esposti” all’attività delle bande <507, sia per la sopravvivenza del servizio investigativo del maresciallo Ferraris. In particolar modo tra il febbraio e la fine del marzo del ’44, Solaro appare impegnato nel difendere l’attività dell’ufficio di informazioni federale, guidato da quello che il commissario definiva un “ottimo fascista” di fronte al capo della polizia Tamburini, teoricamente diretto superiore del questore Rendina.

[NOTE]489 AA. VV. La città delle fabbriche, (a cura dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea), 2003, pubblicazione on-line consultabile (in data marzo 22 febbraio 2017) sul sito istoreto.it/to38-45_industria/… .
490 Poche parole ai parroci, in “La Riscossa” del 16 dicembre 1943, citato in Adduci, Gli altri, op. cit. p. 164.
491 Accusa ricambiata con una certa “freddezza” da parte del vescovo Fossati, cfr. Lazzero, Le Brigate nere, op. cit. p. 109, La Resistenza alle porte di Torino, F. Angeli, Milano, 1989, p. 202.
492 Sul concetto di estraneità, che come vedremo si tramuterà in “alterità” e aperta ostilità contro l’intera popolazione provinciale si rinvia a Adduci, Gli altri, passim.
493 G. Oliva, La Resistenza… op. cit., pp. 147-156, in particolare, il paragrafo La scoperta della politica.
494 C. Dellavalle, Lotte operaie, Torino, in Bertolo, E. Brunetta, op. cit. p. 235.
495 Chevallard, op. cit. pp. 220, l’autore parla di “tradimento” degli operi, interpretato dai fascisti repubblicani, in conseguenza del manifesto rifiuto della Socializzazione d’Impresa.
496 Adduci, Gli altri, op. cit. p. 179.
497 Ivi, pp. 165, 166, Chevallard, op. cit. p. 121, mancano tuttavia dati precisi sull’azione e l’effettiva influenza di Solaro sulle 14 fucilazioni finali, a cui si aggiunsero decine di case incendiate nei comuni di Villar e Torre Pellice.
498 “Partigiani” è in questo senso utilizzato in maniera dispregiativa, come da uso comune, nel Ventennio. Potrebbe essere interessante il fatto che, anche nella schiera dell’antifascismo, almeno in quello democristiano, il termine venga utilizzato con simile significato, Sturzo, da Washington, disse sul finire del marzo del ’45, che sarebbe stato meglio chiamarli patriots piuttosto di partisans, per le loro doti di combattimento e per i loro ideali politici, cfr. relazione dell’OSS su Don Sturzo, residente a Brooklin, New York, del 20 marzo 1945, in NARA Rg. 226, e. A1 106, b. 26, Italy general, records of the NY Secret Intelligence Branch, f. 113.
499 Relazione s.d. ma dell’inizio di febbraio del ’44, di Zerbino a Mussolini, probabilmente inviata dopo l’incontro del 3 febbraio 1944, a Gargnano tra i due. In ACS, SPD, CR, RSI, b. 8, f. Torino.
500 Klinkhammer, L’occupazione, op. cit. pp. 386-389, Adduci, Gli altri, op. cit. pp. 153, 154. Nel luglio seguente, il generale Tensfeld fa riferimento ad un’operazione di avvicinamento, tentata da “Mauri” verso le forze nazifasciste, per una sorta di “tregua d’armi” nell’area di Cuneo, nella quale, il maggiore avrebbe ricoperto il ruolo di “tutore dell’ordine”. Tensfeld in proposito vuole evitare di dare eccessiva “importanza” al comandante partigiano, in relazione all’incontro tra Graziani e Tensfeld del 5 luglio 1944, in ACS, SPD, CR, RSI, b. 31, f. 238, sf. 7, Graziani.
501 Appunto per il duce del 20 febbraio 1944, in NARA, Rg. 226, e. 174, b. 22, f. 151. Le trattative andranno comunque ad essere bloccate successivamente.
502 Nella zona del generale Raffaele Operti, ad esempio, Solaro figura tra i comandanti di un plotone di esecuzione che portò alla morte di 3 antifascisti a San Maurizio Canavese: probabilmente il reparto, pur facendo riferimento alla GNR, doveva essere formato dai militi del “battaglione ausiliare” della Guardia, sorto dopo lo scioglimento della “Muti”, cfr. straginazifasciste.it/?page_id… , visitato il 5 giugno 1917. Solaro avrebbe guidato alcune azioni in provincia anche dopo il marzo del ’44, cfr. comunicazione di Solaro a Olo Nunzi della segreteria di Pavolini del 24 maggio 1944, in ACS, RSI, PFR, b. 2, f. 4, sf. 3, doc. cit.
503 ACS, RSI, PFR, b. 2, f. 4, sf. 3.
504 Solaro fu investito del ruolo il 10 aprile 1944, cfr. Adduci, Gli altri, op. cit. p. 203.
505 ACS, RSI, PFR, b. 2, f. 4, sf. 3. Doc. cit. punto 5°.
506 Allegra, op. cit. pp. 158-161, in riferimento al doppiogiochista Bernocco, definiti dalla CAS di Torino “intimo di Serloreti”.
507 La stessa GNR in questo periodo soffre deficit gravi di organico come attestato nella comunicazione al prefetto Zerbino del generale Raffaele Castriota, Ispettore regionale della Guardia, che il 7 aprile 1944, riferisce l’impossibilità di collocare un distaccamento a Ciriè, in ASTO, G. P. b. 148/1, f. 2402 Elenco Ufficiali o militari presentatisi, 1944.
Jacopo Calussi, Fascismo repubblicano e violenza. Le federazioni provinciali del PFR e la strategia di repressione dell’antifascismo (1943-1945), Tesi di dottorato, Università degli Studi “Roma Tre”, 2018
#1943 #1944 #autonomi #autunno #EnricoMartini #fascisti #febbraio #federazione #GaetanoSpallone #GiuseppeSolaro #GNR #industriali #JacopoCalussi #marzo #Mauri #operai #PaoloZerbino #partigiani #Pfr #Piemonte #repressione #repubblichini #RSI #sciopero #tedeschi #Torino

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La VPN di DuckDuckGo supera un nuovo audit indipendente sulla politica no-log


Securitum ha verificato che la VPN di DuckDuckGo non conserva dati identificativi degli utenti. Il rapporto completo è pubblico, ma in Italia l'abbonamento si può fare solo tramite gli store di Apple e Google.
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Dopo l’audit di sicurezza del 2024, che aveva analizzato l’infrastruttura alla ricerca di vulnerabilità, DuckDuckGo ha commissionato a Securitum una seconda verifica con un obiettivo diverso: controllare che la VPN rispetti davvero la politica di non registrazione dei dati dichiarata pubblicamente. L’analisi, condotta tra ottobre 2025 e gennaio 2026, ha confermato tutte le nove aree sottoposte a verifica.

Cosa dice il rapporto


Due consulenti di Securitum, società polacca specializzata in sicurezza informatica, hanno avuto accesso diretto al codice sorgente proprietario, ai diagrammi dell’architettura e ai server di produzione. Non si è trattato quindi di un test dall’esterno, ma di un’ispezione approfondita con piena collaborazione del team tecnico di DuckDuckGo.

Il risultato, in sintesi: nessuna traccia di registrazione dell’attività degli utenti sui server, nessun metadato di connessione riconducibile a singole persone, nessuna ispezione del traffico di rete. I server utilizzati sono macchine fisiche dedicate, non condivise con altri servizi, e la configurazione è identica in tutte le aree geografiche. Anche il sistema di autenticazione è progettato per separare l’identità dell’abbonato dalla connessione VPN vera e propria: i token usati per le due operazioni sono distinti e, a sessione conclusa, i dati temporanei vengono cancellati.

Un dettaglio interessante riguarda la funzione di blocco delle truffe integrata nella VPN. La verifica avviene in gran parte sul dispositivo dell’utente e, quando serve un controllo lato server, viene inviato solo un frammento parziale del dominio, insufficiente a ricostruire l’indirizzo completo visitato.

Il rapporto finale, datato 20 marzo 2026, è scaricabile integralmente in PDF dal sito di DuckDuckGo. La scelta di rendere pubblico il documento completo, e non solo una sintesi, va riconosciuta come buona prassi di trasparenza.

Il problema dell’acquisto in Italia


La VPN di DuckDuckGo fa parte dell’abbonamento unico dell’azienda, che negli Stati Uniti costa 9,99 dollari al mese (o 99,99 all’anno) e include anche la rimozione dei dati personali dai broker e il ripristino dell’identità in caso di furto. Il servizio è disponibile anche nell’Unione Europea, ma con una differenza rilevante nelle modalità di acquisto.

Chi risiede negli Stati Uniti può sottoscrivere l’abbonamento direttamente dal sito web di DuckDuckGo, pagando con Stripe e, volendo, con una carta prepagata per maggiore riservatezza. Chi vive in Italia o in un altro paese europeo, invece, è obbligato a passare dal Google Play Store o dall’App Store di Apple. Un vincolo poco coerente con lo spirito di un prodotto che nasce proprio per offrire più controllo sulla propria privacy. Su Le Alternative qualche mese fa e ne ho parlato in dettaglio.

SOURCE:// duckduckgo.com
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radio papesse: conversazioni su giuseppe chiari


giuseppe chiari _ conversazioni
Radio Papesse :
radiopapesse.org/it/progetti/g…
Conversazioni su Giuseppe Chiari,
con Giancarlo Cardini, Gian Piero Frassinelli, Paolo Masi, Lara Vinca Masini, Gianni Pettena, Renato Ranaldi, Daniele Lombardi, Alvin Curran
#AlvinCurran #archivi #archivio #art #arte #DanieleLombardi #Firenze #fluxus #fluxusMusic #GianPieroFrassinelli #GiancarloCardini #GianniPettena #GiuseppeChiari #Gruppo70 #improvvisazione #LaraVincaMasini #MusicaNuova #musicaSperimentale #PaoloMasi #partitura #PieroFrassinelli #PietroGrossi #RenatoRanaldi #scrittura #sound #suono #SylvanoBussotti #VillaRomana

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La zona morta — Stephen King


Copertina del libro. Al centro un'immagine per metà il volto di uomo e l'altra metà una ruota piena di numeri non in sequenza

Non leggevo qualcosa di Stephen King dai tempi dell’università ormai quasi 10 anni fa, ma appena ho iniziato a leggere La zona morta ho capito cosa significa che ogni autore ha il suo stile.

Di King ho sempre apprezzato lo stile scorrevole, ma puntiglioso, talmente descrittivo di ambienti e personaggi così da farti vedere esattamente ciò che l’autore aveva in mente. Spesso sono dettagli un po’ inutili ai fini della trama, ma rendono luoghi e persone più tonde, con un vissuto esistente anche prima della narrazione.

La zona morta è un romanzo che è stato trasporto in decine di salse: dai film all’animazione un po’ tutti a un certo punto hanno ripreso il motivo del personaggio che è in grado di “vedere” il futuro della persona che ha davanti semplicemente toccandola o scoprire il passato toccando un oggetto.

La cosa strana (che, pensandoci dopo, succede in praticamente tutti le opere di King) è che non viene spiegato il perché: semplicemente qualcosa succede, il mondo o il personaggio cambia e della motivazione non si sa nulla. Un po’ kafkiano, direbbe qualcuno, e per certi versi lo è.

In questo romanzo, il protagonista per ragioni incomprensibili (si possono fare ipotesi, ma nessuna potrebbe essere corretta) si ritrova ad avere l’abilità di poter vedere il passato delle persone che sfiora. La vive sempre come un peso, una sorta di maledizione, ma in qualche modo la mette al servizio degli altri. Per certi aspetti, è quasi una raccolta di racconti, sebbene siano collegati da un filo di fondo sottile. Il ritmo è comunque incalzante e avvincente, tiene incollati ed è uno di quei romanzi che non vedi l’ora di continuare a leggere.


Maggiori informazioni sul libro su OpenLibrary
#BibliofiliIncurabili #libri #Recensioni

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Monteverde – Linee confini bugie


I genovesi CRTVTR alias Cartavetro, e in particolar modo il loro album d’esordio Here It Comes, Tramontane!, sono stati una delle mie fisse degli anni Dieci. Tre dischi lunghi e tre EP (sbaglio?), qualche partecipazione a dischi collettivi e un epico viaggio in Cina, poi più niente, scomparsi alla mia vista e, scopro solo ora, ufficialmente sciolti.

Mi ha fatto quindi molto piacere scoprire che Cesare Pezzoni, cantante e chitarrista di quella band, è tornato in pista con un nuovo progetto: sono in due, Cesare alla voce e chitarra baritona e Fabio Speranza (già chitarrista e cantante nei Temple of Deimos, che invece non conosco) alla batteria, si fanno chiamare Monteverde e fanno un noise rock dritto in faccia senza girarci tanto intorno, e lo cantano in italiano. Recentemente è uscito il primo parto della collaborazione, il brano Linee confini bugie, che ci ascoltiamo qui sotto. Il videoclip è di Stefania Carbonara.

youtu.be/YIp8rZZa0ag?si=f4oSwI…

Non si sa bene quando uscirà qualcosa di più lungo e strutturato, né che forma prenderà; sappiamo però che i due stanno lavorando al videoclip di un altro brano, che sarà un montaggio di video brevi realizzati da chi prende in mano la torcia, ovvero da chiunque.

Tutto quel che ho scritto qui e il resto delle cose che so dei Monteverde l’ho scoperto grazie a questa intervista che gli ha fatto ÜTO di @iyezine, una chiacchierata interessante che ovviamente consiglio molto. Alé.

(foto in evidenza: Davide Colombino, dal profilo IG dei Monteverde)
#CRTVTR #Monteverde #NoiseRock #TempleOfDeimos

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Raspberry Pi OS 6.2: addio al sudo senza password per le nuove installazioni


Raspberry Pi OS 6.2 è disponibile con una modifica di sicurezza rilevante: il sudo senza password non è più attivo di default nelle nuove installazioni. Ecco cosa cambia e per chi.
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Con Raspberry Pi OS 6.2, secondo aggiornamento alla versione basata su Debian Trixie, arriva una modifica che molti utenti Linux avrebbero già dato per scontata da tempo: il comando sudo richiede ora la password anche sulle nuove installazioni.

Fino a questa versione, Raspberry Pi OS era configurato con il cosiddetto sudo senza password abilitato per default. Bastava anteporre sudo a qualsiasi comando per eseguirlo con privilegi di amministratore, senza alcuna verifica dell’identità. Una comodità, certo, ma anche un vettore di attacco non trascurabile: chiunque avesse accesso alla macchina poteva eseguire operazioni privilegiate senza conoscere nessuna credenziale.

Come funziona adesso


Da questa versione in poi, digitare sudo nel terminale fa comparire la richiesta della password dell’utente corrente. Una volta inserita correttamente, non viene chiesta di nuovo per i cinque minuti successivi, anche in caso di ulteriori comandi con privilegi. Anche alcune operazioni dell’interfaccia grafica, come certe voci del Centro di controllo, mostrano ora una finestra di dialogo per l’autenticazione.

Chi preferisce tornare al comportamento precedente può farlo senza troppi passaggi: nell’interfaccia desktop basta disattivare l’opzione “Password admin” nella sezione Sistema del Centro di controllo; da riga di comando, lo stesso risultato si ottiene tramite raspi-config, nel menu Sistema.

Chi è davvero coinvolto


Vale la pena sottolinearlo chiaramente, perché è il dettaglio più importante: la modifica riguarda solo le nuove installazioni. Chi aggiorna una Raspberry Pi già configurata troverà la nuova opzione nel Centro di controllo, ma il comportamento resterà invariato a meno di un intervento esplicito.

Per chi usa installazioni headless con script automatizzati che fanno affidamento su sudo, il consiglio è di verificare il funzionamento dopo un’installazione pulita e, se necessario, riconfigurare il comportamento desiderato.

Il resto dell’aggiornamento raccoglie correzioni di bug e piccoli miglioramenti accumulati negli ultimi mesi, senza altre novità di rilievo.

SOURCE:// raspberrypi.com

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vivo X300 Ultra è ufficiale: il nuovo camera phone con ZEISS punta al top


vivo X300 Ultra è ufficiale: il nuovo smartphone premium debutta a livello globale con Master Lens Collection ZEISS, fotocamere avanzate e hardware di fascia alta
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vivo ha presentato ufficialmente X300 Ultra, il nuovo flagship fotografico della serie X e primo modello della gamma a debuttare a livello globale. Lo smartphone punta tutto sull’imaging professionale grazie alla nuova ZEISS Master Lenses Collection, pensata per creator, fotografi e videomaker che cercano massima libertà creativa. Il comparto fotografico integra tre focali principali 85 mm, 35 mm e 14 mm, affiancate dal nuovo teleobiettivo ZEISS vivo da 400 mm equivalenti, capace di spingere zoom e dettaglio a livelli superiori. Tra i punti di forza spiccano il sensore tele da 200 MP, la stabilizzazione OIS di livello gimbal, il tracking autofocus fino a 60 fps e una resa cromatica evoluta sviluppata il collaborazione con ZEISS. X300 Ultra promette inoltre video di qualità cinematografica, maggiore precisione nei colori e prestazioni elevate anche in condizioni di scarsa illuminazione.
vivo X300Ultra è dotato degli obiettivi ZEISS Triple Prime da 85 mm, 35 mm e 14 mmvivo X300Ultra è dotato degli obiettivi ZEISS Triple Prime da 85 mm, 35 mm e 14 mm

La tecnologia vivo Color Science


Con X300 Ultra, vivo introduce la nuova vivo Color Science, un sistema avanzato pensato per offrire immagini più realistiche, colori accurati e maggiore libertà creativa. La tecnologia interviene in ogni fase dello scatto: acquisizione, elaborazione e visualizzazione finale. Il dispositivo integra una nuova Color-Sensing Camera con sensori multispettrali da 5 MP e 12 canali colore, in grado di analizzare la luce ambientale con precisione elevata e migliorare la fedeltà cromatica scena per scena. A supporto c’è il nuovo standard vivo Refined Color, sviluppato ispirandosi alle fotocamere professionali per restituire immagini più profonde, equilibrate e naturali. Non manca l’aspetto creativo: vivo offre diversi stili colore professionali, preset personalizzabili e una nuova Color Palette per regolare tonalità e look sia nelle foto che nei video. L’esperienza si completa con il display 2K ZEISS Master Color e tecnologia Ultra XDR, progettati per mostrare colori coerenti e realistici direttamente sullo schermo.
La fotocamera ZEISS da 35 mm integra la nuova modalità Street Photography 3.0La fotocamera ZEISS da 35 mm integra la nuova modalità Street Photography 3.0

Uno smarphone adatto anche a creators e videomakers


Con X300 Ultra, vivo punta forte anche sul video professionale, trasformando lo smartphone in uno strumento pensato per creator e videomaker. Il dispositivo supporta registrazione 4K a 120 fps su tutte le fotocamere posteriori, con supporto 10-bit Log e Dolby Vision, garantendo alta qualità su ogni lunghezza focale. Grazie al sistema Multi-Focal 4K Master Color Video, i creator possono intervenire su esposizione, tono, nitidezza, alte luci e bilanciamento colore attraverso la vivo Color Palette, ottenendo un controllo creativo completo già in fase di ripresa. vivo ha inoltre introdotto il sistema Quad-Mic Audio Recording Master per un audio più pulito e definito, insieme al nuovo SmallRig Pro Video Rig Kit, accessorio pensato per portare l’esperienza video mobile a un livello ancora più professionale. Il comparto fotografico del vivo X300 Ultra è ulteriormente arricchito dalla modalità Street Photography 3.0, con cui i device punta a offrire un dispositivo ideale per street photo, portrait, landscape e fotografia d’azione.

MOVA rivoluziona la pulizia smart con il primo sistema modulabile
MOVA introduce il primo sistema di pulizia smart modulabile del settore, una soluzione innovativa basata sull’intelligenza artificiale pensata per semplificare la gestione della casa
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Prestazioni, batteria e display


Sul piano delle prestazioni, vivo X300 Ultra è alimentato dal nuovo Snapdragon 8 Elite Gen 5, affiancato dal chip dedicato VS1+ Imaging, progettato per garantire potenza elevata e fluidità anche nelle attività più intensive, come la registrazione video 4K a 120 fps. Il sistema di raffreddamento a Vapor Chamber assicura stabilità termica durante utilizzi prolungati. La batteria da 6600 mAh con tecnologia BlueVolt supporta ricarica rapida 100W FlashCharge e wireless da 40W, con gestione intelligente della temperatura e funzionamento garantito anche a basse temperature. Presente anche la ricarica bypass per ridurre il surriscaldamento durante l’uso. Il display 2K ZEISS Master Color diventa un vero strumento professionale grazie alla luminosità fino a 4500 nit e alla calibrazione cromatica end-to-end. Sul fronte connettività, vivo introduce soluzioni come Snap-Up Engine e AI Network Selection, pensate per migliorare la stabilità della rete e la velocità di upload in tempo reale. Chiude il quadro OriginOS 6, che integra strumenti cross-platform, funzioni di produttività, trasferimento rapido tra dispositivi Apple e Windows, oltre a un sistema di sicurezza avanzato con spazio privato e aggiornamenti garantiti fino a 7 anni di sicurezza.

Insta360 presenta Snap: nuovi schermi per selfie perfetti
Insta360 presenta Snap, una nuova serie di schermi pensata per aiutare gli utenti a scattare selfie perfetti sfruttando la qualità superiore della fotocamera posteriore. Una soluzione pratica per creator e appassionati di mobile photography
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Prezzi e disponibilità


X300 Ultra debutta su vivo Store a 1.999 euro: nel prezzo sono inclusi il caricabatterie FlashCharge da 100W e un’esclusiva custodia da viaggio. Anche su Amazon, X300 Ultra sarà disponibile a 1.999 euro e includerà nell’acquisto, il caricabatterie vivo FlashCharge da 100W e gli auricolari vivo Buds Air3 (custodia da viaggio inclusa) fino a esaurimento scorte. Sarà, inoltre, possobile optare per una versione bundle con Photography Kit su vivo Store e Amazon: il Kit include il nuovo estensore teleobiettivo da 400 mm, il Grip Kit, il caricabatterie FlashCharge da 100W e il supporto per treppiede. Questa configurazione sarà proposta a un prezzo di 2.399 euro, con inclusi gli auricolari vivo Buds Air3 (fino a esaurimento scorte) e la custodia da viaggio dal design compatto e versatile. Infine, X300 Ultra sarà acquistabile anche su Unieuro.it, Euronics.it e MediaWorld.it al prezzo di 1.999 euro, con la possibilità di accedere a soluzioni di finanziamento agevolato.


MOVA rivoluziona la pulizia smart con il primo sistema modulabile disponibile da maggio


MOVA ha presentato la sua ultima linea di prodotti in occasione dell’evento di lancio europeo. Protagonista indiscusso è V70 Ultra Complete, il robot aspirapolvere di ultima generazione progettato per superare uno dei limiti più persistenti del settore: la pulizia dei bordi difficili da raggiungere e degli angoli nascosti.

Stiamo costruendo l’Universo Intelligente di MOVA - ha dichiarato Kurt Wang di MOVA - il nostro focus si sta spostando dai singoli prodotti alla formazione di un ecosistema interconnesso, passando dalla competizione sulle specifiche tecniche alla realizzazione di una concreta esperienza d’uso”.


V70 Ultra Complete: il primo robot aspirapolvere con un’estensione del mocio di 16 cm


Potenziato dal sistema MaxiReachX, V70 Ultra Complete è progettato per pulire anche le zone più difficili da raggiungere per i robot aspirapolvere tradizionali. Il sistema integra l’innovativa tecnologia MaxiReachX, progettata per portare la pulizia smart anche nei punti più difficili da raggiungere. L’estensione del mocio da 16 cm, combinata con il profilo ultrasottile del robot, consente di spingersi molto più in profondità negli spazi ristretti, garantendo una pulizia dei bordi fino a tre volte superiore rispetto agli standard tradizionali. Il sistema adattivo multi-angolare assicura inoltre movimenti precisi attorno a mobili e oggetti delicati. A completare la dotazione c’è l’estensione automatica della spazzola laterale da 12 cm, che si attiva quando i sensori rilevano angoli stretti o aree difficili da raggiungere, rimuovendo efficacemente polvere e sporco da bordi, angoli e zone solitamente trascurate. Grazie a questa combinazione avanzata, il robot riesce a infilarsi in spazi ristretti fino a soli 3,8 cm, superando i limiti finora considerati impossibili dal settore.

Polaroid Hi-Print: stampante fotografica per smartphone
Con Hi-Print, Polaroid punta a riportare le foto fuori dallo schermo. Una stampante fotografica compatta per trasformare gli scatti digitali in ricordi fisici
TechpertuttiGuglielmo Sbano


Un’altra tecnologia di spicco è EcoCyclone, il sistema di raccolta della polvere senza sacchetto che riduce allo stesso tempo gli sforzi di manutenzione e l’impatto ambientale del robot, eliminando la necessità di ricambi monouso e supportando fino a cento giorni di utilizzo senza bisogno di interventi manuali. A livello di prestazioni complessive, V70 coniuga una potenza di aspirazione di 40.000 Pa, una capacità di superamento degli ostacoli fino a 9 cm, un sensore di navigazione retrattile e un riconoscimento di oltre 300 oggetti per la pianificazione intelligente del percorso. Rispetto ai precedenti modelli con ricarica rapida, la sua batteria da 6400 mAh con funzione Smart Resume consente una ricarica più veloce del 30% (in confronto al modello V50), garantendo una pulizia senza interruzioni anche in abitazioni di grandi dimensioni.
Z70 Ultra Roller Complete introduce tutta una serie di miglioramenti ideati appositamente per le abitazioni più grandiZ70 Ultra Roller Complete introduce tutta una serie di miglioramenti ideati appositamente per le abitazioni più grandi

Z70 Ultra Roller Complete: lavaggio a rullo con acqua fresca


Al fianco di V70, debutta Z70 Ultra Roller Complete, il robot pensato per rispondere a un altro problema comune dei robot lavapavimenti: l’utilizzo di acqua sempre più sporca durante le pulizie. Sulla scia del modello di generazione precedente Z60 Ultra Roller Complete, Z70 introduce tutta una serie di miglioramenti ideati appositamente per le abitazioni più grandi e le esigenze di pulizia più complesse. Passando dal semplice utilizzo di acqua alla circolazione continua ad alta pressione di acqua fresca, il robot offre una copertura ancora più estesa di bordi e angoli. Esso, infatti, si avvale di una configurazione di pulizia ottimizzata e della tecnologia MaxiReach con doppia estensione di spazzola e mocio, studiata per migliorare l’efficacia lungo pareti e zone difficili da raggiungere. I sensori laterali assicurano un rilevamento preciso dei bordi, mentre la compressione adattiva del rullo da 52 mm garantisce maggiore aderenza e un contatto sicuro con le superfici. Anche la mobilità è stata perfezionata, permettendo al dispositivo di superare ostacoli fino a 9 cm di altezza e di muoversi con maggiore fluidità tra soglie e ambienti complessi. Sul fronte delle prestazioni, il sistema beneficia di un incremento complessivo con autonomia aumentata del 30%, potenza di aspirazione fino a 36.000 Pa e pressione verso il basso di 18 N, assicurando una pulizia più uniforme ed efficace anche su superfici ampie.
Il robot pulitore per piscine Rover X10 unisce sette diverse attività di manutenzioneIl robot pulitore per piscine Rover X10 unisce sette diverse attività di manutenzione

Robot pulitore per piscine Rover X10


Il progetto di espansione di MOVA per il 2026 porta l’automazione intelligente oltre i confini degli ambienti interni. Il robot pulitore per piscine Rover X10 unisce sette diverse attività di manutenzione in un’unica soluzione autonoma, includendo raccolta delle impurità in superficie, risalita delle pareti, aspirazione del fondo, spazzolatura della linea di galleggiamento, pulizia dei gradini, navigazione negli angoli e gestione delle pendenze. Con una capacità di trattamento di 38.000 litri all’ora e una mappatura AquaScan a 360°, esso trasforma la gestione della piscina da un impegno laborioso a un piacere senza sforzo. Il sistema di spazzolatura EdgeDrive si adatta ai contorni della piscina, mentre l’intelligenza adattiva PoolNav calcola i percorsi ottimali attraverso terreni subacquei complessi. Dalla linea di galleggiamento al fondo, dalla superficie agli angoli, Rover X10 agisce come un ecosistema di manutenzione completo capace di rendere semplice e piacevole la cura degli esterni.
L’impianto fotovoltaico LumeGret è plug-and-playL’impianto fotovoltaico LumeGret è plug-and-play

Impianto fotovoltaico LumeGret


L’impianto fotovoltaico LumeGret completa la visione per il 2026 di MOVA abbattendo la barriera finale che si frappone allo stile di vita sostenibile: l’accessibilità. La serie è plug-and-play e non richiede installazioni complesse da parte di elettricisti, consentendo così il risparmio di tempo e denaro. La compatibilità di LumeGret con molteplici scenari, inoltre, rende il suo utilizzo ancora più semplice: bastano un balcone e una presa elettrica standard per installarlo in soli trenta minuti. Disponibile in due modelli scalabili - A2000 (1,92–9,6 kWh) e A4000 (4–20 kWh) - LumeGret è dotato di un sistema per l’ottimizzazione IA che massimizza l’autoconsumo di energia solare; inoltre, la tecnologia FluxCharge, per la ricarica adattiva di veicoli elettrici con potenza fino a 2,5 kW. A4000, è studiata per durare nel tempo con un’aspettativa di funzionamento di 20 anni, 10.000 cicli di ricarica e 10 anni di garanzia, dichiara il brand.
MOVA Palette 300 è una stampante 3D multimateriale 12-in-1MOVA Palette 300 è una stampante 3D multimateriale 12-in-1

Stampante 3D Palette 300


Una delle evoluzioni più significative di MOVA è Palette 300, una stampante 3D multimateriale 12-in-1 che segna una nuova fase per l’azienda. Grazie al sistema di sostituzione automatica degli ugelli OmniElement, una tecnologia di alimentazione a doppio canale e una precisione di livello industriale pari a circa 0,02 mm, Palette 300 raggiunge una velocità di stampa di 800 mm/s con una riduzione degli scarti del 90% rispetto ai sistemi multimateriale convenzionali. I 53 sensori intelligenti e le quattro telecamere basate sull’IA consentono il rilevamento degli errori in tempo reale e la calibrazione automatica, mentre l’apposito contenitore per filamenti RFD‑6 garantisce un’essiccazione ottimale durante l’intero processo di stampa. Il sistema dispone inoltre di una piattaforma software integrata che permette di configurare, sezionare, stampare e controllare i propri dispositivi, per una soluzione davvero all-in-one.

Disponibilità


V70 Ultra Complete sarà disponibile in Italia a partire da maggio 2026.
La disponibilità degli altri prodotti, quali Z70 Ultra Roller Complete, Rover X10, Palette 300 e LumeGret Solar Power System, è prevista per il secondo trimestre dell’anno.


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ecce bombo / nanni moretti. 1978


[youtube=youtube.com/watch?v=PatM-OipNZ…]

#EcceBombo #film #NanniMoretti

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DaVinci Resolve 21 introduce l’editing fotografico e nuovi strumenti di intelligenza artificiale


DaVinci Resolve 21 è disponibile in beta pubblica gratuita: il software di montaggio video professionale di Blackmagic Design aggiunge ora una sezione completa per modificare le fotografie, con strumenti avanzati di correzione del colore e intelligenza artificiale.
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Con la versione 21, DaVinci Resolve compie un passo inaspettato: Blackmagic Design ha aggiunto una sezione dedicata all’editing fotografico, trasformando il software in un’alternativa concreta a Lightroom e applicazioni simili. La beta pubblica è già disponibile gratuitamente.

La pagina fotografica


La novità principale è la Photo page, una sezione autonoma per importare, organizzare e modificare immagini fisse. Il punto di forza è che usa lo stesso sistema di correzione del colore già presente in Resolve per i video: un approccio a nodi, cioè una serie di blocchi di regolazione collegati tra loro, che permette di costruire modifiche molto precise separando ogni intervento. I nodi si possono applicare in sequenza, in parallelo su parti diverse dell’immagine, oppure condivisi tra tutte le foto di un album per dare lo stesso aspetto all’intero servizio in un colpo solo.

Le modifiche sono non distruttive: il file originale non viene mai alterato, e si lavora sempre alla risoluzione piena. È supportata la modifica dei file RAW, il formato grezzo delle fotocamere che conserva la massima qualità. Tra gli strumenti disponibili ci sono curve, selezioni per area o colore, plug-in di terze parti, LUT, e la maschera automatica AI Magic Mask, che isola persone o oggetti con un clic per applicare correzioni locali. Vale la pena notare che Magic Mask, insieme al Film Look Creator, è riservata alla versione Studio a pagamento.

Per la gestione della libreria c’è una vista a griglia per sfogliare gli album con le correzioni già visibili, filtri per stato di modifica, valutazioni a stelle, bandiere e colori. Gli album si possono organizzare per giorno di ripresa o modello di fotocamera, ed è supportata l’importazione di cataloghi Lightroom. Le fotocamere Sony e Canon compatibili si possono collegare direttamente al computer per scattare e importare le foto dentro Resolve senza passaggi intermedi, con controllo di ISO, esposizione e bilanciamento del bianco dall’interno del software.

Nuove funzioni AI per il video


Oltre alla sezione fotografica, Resolve 21 aggiunge una serie di funzioni video basate sull’intelligenza artificiale. IntelliSearch permette di cercare all’interno dei clip per oggetti, parole chiave nel dialogo o volti, utile quando si lavora con grandi archivi di materiale. CineFocus simula la sfocatura dello sfondo e il cambio di messa a fuoco durante la ripresa, effetti che normalmente richiederebbero attrezzatura costosa o riprese apposite.

Arrivano anche la generazione del parlato da testo o da campioni vocali registrati, strumenti per modificare l’aspetto del viso, la rimozione automatica delle imperfezioni cutanee, la riduzione della sfocatura da movimento e una versione migliorata di UltraSharpen per recuperare riprese di bassa qualità.

Beta ancora da rifinire


La versione 21 è stata annunciata in occasione del NAB 2026 e segue la consueta cadenza di Blackmagic, che rilascia una beta anticipata in primavera per poi arrivare alla versione definitiva attorno a settembre. Come riporta DPReview, nella build attuale l’esportazione delle foto presenta problemi, segno che c’è ancora lavoro da fare.

La versione gratuita di DaVinci Resolve 21 sarà disponibile al lancio definitivo; la versione Studio completa è confermata a 295 dollari, invariata rispetto alla precedente.

SOURCE:// blackmagicdesign.com
SOURCE:// petapixel.com
SOURCE:// dpreview.com
SOURCE:// engadget.com

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Orti della Susanna in vendita, il Comitato ne chiede l’acquisto alla Regione


Sì, è proprio l’area di Cibali denominata Orti della Susanna, messa in vendita su Immobiliare.it. Le foto che accompagnano l’inserzione non dicono però nulla della bellezza e della ricchezza della vegetazione di questo spazio, che appare invece piuttosto arido, ricoperto di paglia secca, come si presenta dopo lo scerbamento anti-incendio a cui viene periodicamente sottoposto. Nelle […]

Leggi il resto: argocatania.it/2026/04/19/orti…

#CentroDirezionaleCibali #ComitatoParcoOrtiDellaSusanna #OrtiDellaSusanna #RegioneSiciliana

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Si prosegue con Tomodachi Life: Una vita da sogno!


Salve a tutti ragazzi! Eccoci qua con Tomodachi Life: Una vita da sogno! Cosa succederà durante la diretta? Lo scopriremo insieme!✅ Buona Visione 🎵 Tutte le musiche riprodotte nella schermata del countdown e fine della diretta sono disponibili su https://music.creeperiano99.it/🎁 È possibile supportarmi in modo gratuito con metodi alternativi! E guadagnare anche qualche soldo comodamente da casa! Scoprili qui ➡️ https://www.creeperiano99.it/u/supportogratis Grazie mille! […]
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Salve a tutti ragazzi! Eccoci qua con Tomodachi Life: Una vita da sogno! Cosa succederà durante la diretta? Lo scopriremo insieme!

✅ Buona Visione

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news.creeperiano99.it/2026/04/…

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🔴 In diretta ora! Si prosegue con Tomodachi Life: Una vita da sogno! 📺 Guarda ora su https://www.youtube.com/watch?v=…


🔴 In diretta ora!Si prosegue con Tomodachi Life: Una vita da sogno!📺 Guarda ora su https://www.youtube.com/watch?v=ebvxz9X-V8Y#live #livestream Continua su Telegram ➡️ Vai al post https://news.creeperiano99.it/2026/04/in-diretta-ora-si-prosegue-con.html
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Rust 1.95 riduce le dipendenze esterne e migliora la sintassi dei match


Rust 1.95.0 è disponibile: la nuova macro cfg_select! elimina la necessità di una crate esterna molto diffusa, mentre le espressioni match diventano più flessibili con il supporto agli if-let guard.
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Rust 1.95.0 è disponibile da ieri tramite rustup update stable. Due le novità di maggior interesse per chi scrive codice Rust quotidianamente, più una modifica da tenere a mente per chi sviluppa su piattaforme non standard.

Meno pacchetti esterni per la gestione delle piattaforme


La nuova macro cfg_select! permette di scegliere blocchi di codice diversi in base alla piattaforma di destinazione o alle opzioni di compilazione, con una sintassi simile a quella di una normale istruzione match. Fino a ora, la soluzione più diffusa per fare questa cosa era la crate cfg-if, usata in moltissimi progetti. Con Rust 1.95, quella funzionalità entra direttamente nella libreria standard, eliminando la dipendenza esterna.

If-let guard nelle espressioni match


Rust 1.88 aveva introdotto le let chain, la possibilità di concatenare più condizioni let in un’unica espressione if o while. Rust 1.95 estende questa logica alle espressioni match: è ora possibile aggiungere una condizione if let direttamente su un ramo del match, combinando pattern matching e verifica di un secondo valore nello stesso colpo. Per chi lavora con strutture dati complesse o risultati opzionali, significa codice più leggibile senza dover spezzare la logica in più passaggi.

Nota per gli sviluppatori embedded


Rust 1.95 rimuove dalla versione stabile il supporto per le specifiche di target personalizzate in formato JSON, usate soprattutto nello sviluppo embedded per piattaforme non ufficialmente supportate. Come spiega il team di Rust, questa funzionalità richiedeva già in precedenza l’uso del canale nightly, quindi chi usa esclusivamente la versione stabile non dovrebbe notare differenze. Il team ha aperto un issue dedicato per raccogliere i casi d’uso reali prima di decidere se e come stabilizzare qualcosa in futuro.

SOURCE:// blog.rust-lang.org
SOURCE:// phoronix.com

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OpenProject 17.3: sprint integrati e board avanzate nell’edizione gratuita


OpenProject 17.3 introduce gli sprint come funzione nativa, automatizza la creazione delle board e apre le configurazioni avanzate all'edizione Community gratuita.
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OpenProject è uno strumento open source per la gestione dei progetti, pensato come alternativa a Jira, Asana e simili, installabile sui propri server. La versione 17.3, rilasciata il 15 aprile, si concentra sul flusso di lavoro agile e include una novità concreta per chi usa l’edizione gratuita.

Sprint nativi, senza soluzioni di ripiego


Fino ad oggi, gestire gli sprint in OpenProject richiedeva l’uso delle “versioni” come contenitori, un approccio che funzionava ma non era immediato. Con la 17.3 gli sprint diventano oggetti propri all’interno del modulo Backlog: hanno nome, stato e date, e i task vi si assegnano direttamente.

All’avvio di uno sprint viene creata automaticamente una board dedicata, già popolata con i task assegnati. Niente configurazione manuale. Alla chiusura dello sprint, l’interfaccia guida nella gestione del lavoro rimasto, permettendo di spostarlo in blocco nel backlog o in un altro sprint.

Il backlog ora mostra tutti i tipi di task presenti nel progetto per impostazione predefinita, non solo quelli configurati in anticipo, il che semplifica la pianificazione senza dover toccare le impostazioni.

Le board agile diventano gratuite


La novità più rilevante per chi usa OpenProject senza pagare è l’apertura delle board avanzate all’edizione Community. Prima erano riservate ai piani a pagamento. Adesso chi ospita la propria istanza può usare board Kanban, board per responsabile, board genitore-figlio e altre configurazioni senza sottoscrivere un abbonamento.

Le funzioni più elaborate, come le swimlane e i limiti sul lavoro in corso, restano nei piani Enterprise, ma la base gratuita diventa decisamente più ampia.

Altre novità


Tra i miglioramenti minori: i gruppi possono ora essere annidati, con i permessi che si ereditano lungo la gerarchia, e gli attributi di progetto si modificano direttamente dalla pagina di panoramica senza aprire finestre separate. È migliorata anche la ricerca dei task all’interno dell’applicazione.

Chi gestisce una propria installazione può aggiornarsi seguendo la guida ufficiale sul sito. Le istanze cloud Enterprise sono già state aggiornate.

SOURCE:// openproject.org

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Tuta Drive è in beta chiusa: archiviazione cifrata post-quantum, ancora solo su invito


Tuta Drive è entrata in beta chiusa con accesso su invito per gli utenti esistenti. Con cifratura end-to-end progettata per resistere ai computer quantistici, è la terza componente dell'ecosistema Tuta dopo mail e calendario.
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Tuta Drive, il servizio di archiviazione cloud sviluppato dal team dietro Tuta Mail, ha aperto la sua beta chiusa. Per ora l’accesso è riservato a un gruppo selezionato di utenti esistenti, scelti direttamente dal team per i test. Niente iscrizione libera: chi vuole provarla deve aspettare un invito.

Cosa offre


La caratteristica principale è la crittografia end-to-end applicata per impostazione predefinita a tutti i file, con algoritmi resistenti al post-quantum. Come per Tuta Mail e Tuta Calendar, l’architettura è zero-knowledge: neanche Tuta può accedere ai contenuti archiviati. I server sono in Germania, con piena conformità al GDPR.

In questa fase beta è già possibile caricare file, sincronizzarli tra dispositivi e usare il servizio come sistema di backup. L’accesso avviene però solo dal client web, sia da mobile che da desktop. Le app native per Android e iOS e i client desktop per Linux, Windows e macOS arriveranno in una fase successiva.

Il progetto dietro


Tuta Drive è il risultato del progetto PQDrive, avviato nel 2023 con un finanziamento da 1,5 milioni di euro erogato dal governo tedesco nell’ambito del programma KMU-innovativ per la ricerca sulla sicurezza informatica. Lo sviluppo avviene in collaborazione con l’Università di Wuppertal, che contribuisce sul fronte della crittografia.

Il progetto segue PQMail, completato con l’integrazione della crittografia post-quantum in tutti gli account Tuta Mail. Tuta Drive è la terza componente dell’ecosistema, dopo mail e calendario.

Quando arriva per tutti


Il team prevede di allargare gradualmente l’accesso nei prossimi mesi, fino a una beta pubblica. Tempi precisi non sono stati comunicati. Vale la pena tenere d’occhio l’evoluzione, specie per chi cerca un’alternativa a Google Drive o Dropbox senza rinunciare alla crittografia reale.

SOURCE:// tuta.com

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opere asemiche di differx esposte a palazzo collicola, spoleto, 2026 / video di dino ignani

il contesto è quello della mostra Vita minore, a cura di Gianni e Giuseppe Garrera: https://slowforward.net/2026/02/21/oggi-21-febbraio-a-palazzo-collicola-spoleto-vita-minore-a-cura-di-gianni-e-giuseppe-garrera

altri link: slowforward.net/2026/03/28/scr… e slowforward.net/2026/03/14/dif…
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oggi, 21 febbraio, a palazzo collicola (spoleto): “vita minore”, a cura di gianni e giuseppe garrera

a PALAZZO COLLICOLA
Spoleto, piazza Collicola 1


Vita minore_ mostra a Palazzo Collicola (Spoleto)_ dal 21 feb 2026_

Vita minore. San Francesco
e la santità dell’arte contemporanea


mostra collettiva a cura di Gianni e Giuseppe Garrera
dal 21 febbraio al 2 giugno 2026

Inaugurazione oggi, sabato 21 febbraio 2026, ore 11:00
Piazza Collicola 1, Spoleto
palazzocollicola.it/schdMostra…

Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea è il titolo della mostra collettiva realizzata in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.
A cura di Gianni e Giuseppe Garrera, il progetto propone una rilettura in chiave contemporanea della figura del Santo, profondamente legato al territorio umbro e spoletino: Francesco scelse infatti Monteluco, la montagna che s’innalza di fronte a Spoleto, come luogo di preghiera e contemplazione e, secondo la tradizione, pronunciò la celebre frase «Nihil jucundius vidi valle mea spoletana» – «Non vidi mai nulla di più gioioso della mia valle spoletana» – che ancora oggi testimonia il suo rapporto privilegiato con il contesto.

La mostra, allestita al piano terra di Palazzo Collicola, ripercorre l’esempio radicale e impraticabile di San Francesco – dell’avventura e della parabola del Santo – attraverso frammenti luminosi rintracciabili in opere d’arte contemporanea. Immaginando l’impossibilità di fatto di poter avere un contatto diretto con San Francesco, se ne rinvengono solo le schegge, come di un vaso infranto e da ricomporre, incastonate in momenti speciali e autentici della ricerca contemporanea. Il percorso espositivo, concepito come uno scambio di segni tra memoria storica e sensibilità contemporanea, si fonda su prestiti dalle collezioni private dei curatori, frutto di attenta raccolta e selezione nel corso degli ultimi vent’anni, arricchita da prestiti nazionali e internazionali e da opere site-specific realizzate per gli spazi storici del palazzo.

La mostra, a partire dal concetto di “minorità”, intesa come sfida alla società e rifiuto di tutti i suoi principi per “farsi minori” e mettersi al servizio del prossimo, tenta di evocare e reinterpretare i valori fondamentali di San Francesco – povertà assoluta, farsi minori, corporeità e nudità, abdicazione dell’umano di fronte agli animali, amore per le creature – non attraverso immagini della tradizione, ma mediante l’“esempio” di pratiche artistiche contemporanee articolate in sezioni dedicate ai diversi temi: la presenza esclusiva del Vangelo; la condanna radicale di ogni aspetto della ricchezza; il linguaggio come strumento di controllo e potere da demolire; la sottomissione alla natura e al creato fino alla gloria della fraternità con la morte. Il percorso si sofferma, inoltre, con particolare dedizione, sulla santità attiva, fondata dai miracoli, e sul privilegio femminile, con riferimenti a Santa Chiara e alla clausura come scelta di introspezione e resistenza.

Artisti storicizzati come Alberto Burri, Gino De Dominicis, Jimmie Durham, Leoncillo, Yoko Ono, Giulio Paolini, Salvo, Anna Torelli, insieme ad altri di generazioni successive come Luca Bertolo, Antonio Del Donno, Matteo Fato, Flavio Favelli, Cesare Pietroiusti, Tomas Saraceno, Luca Vitone, per citarne solo alcuni, offrono al visitatore interpretazioni inedite e suggestive del pensiero francescano, trasformando Palazzo Collicola in uno spazio in cui la storia dialoga con il contemporaneo.

Ogni sala diventa così luogo di esercizio spirituale, di meditazione, contemplazione e stupore, dove l’eredità estetica di San Francesco si intreccia con la sensibilità artistica contemporanea, offrendo un’esperienza che rinnova la percezione del sacro e del vivere nel mondo contro il mondo stesso.

Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea include opere, documenti e testi di: Vincenzo Accame, Mirella Bentivoglio, Luca Bertolo, Alain Bornain, Paolo Bufalini, Alberto Burri, John Cage, Cristina Campo, Ugo Carrega, Gea Casolaro, Ugo Celada da Virgilio, Laura Cingolani, Claudio Costa, Gino De Dominicis, Antonio Del Donno, Jimmie Durham, Matteo Fato, Flavio Favelli, Albino Galvano, Alessandro Gamba, Augusto Garau, Fabio Giorgi Alberti, Marco Giovenale, Francesco Gioacchini, Elisabetta Gut, Jannis Kounellis, Giovanni Korompay, Fabio Lapiana, Leoncillo, Jochen Lemberg, Carla Lonzi, Claude Maillard, Miltos Manetas, Cristina Maulini, Olivier Messiaen, Elisa Montessori, Elsa Morante, Magdalo Mussio, Maurizio Nannucci, Gualtiero Nativi, Richard Nonas, Giancarlo Norese, Martino Oberto, Yoko Ono, Anna Maria Ortese, Giulio Paolini, Pier Paolo Pasolini, Luca Maria Patella, Cesare Pietroiusti, Lamberto Pignotti, Juha-Matti Pitkanen, Fabrizio Prevedello, Giustina Prestento, Giuseppe Pulvirenti, Domenico Purificato, Antonietta Raphäel Mafai, Mauro Reggiani, Max Renkel, Salvo, Tomas Saraceno, Alba Savoi, Greta Schödl, Augusto Strindberg, Alfonso Talotta, Michele Tocca, Mario Tozzi, Luca Trevisani, Luca Vitone, Alberto Ziveri.


[…]

III. Elogio dell’analfabetismo

La Regula prima di San Francesco vieta di imparare a leggere e scrivere. La povertà assoluta è riconoscere che non è necessario saper leggere e scrivere. Demilitarizzare il linguaggio. La deculturalizzazione. Contro l’ortografia, contro la sintassi, contro la scrittura. Desacralizzare la grammatica. Ogni forma di linguaggio costituito è esercizio di potere. Tutte le informazioni del mondo sono ordini del mondo. Unico libro ammesso da San Francesco è il Vangelo (che però va dato via, se serve per soccorrere i poveri). I libri costano cari e sono contrari alla povertà. Contro i libri e contro la presunzione del sapere.
La sala è concepita come una sala di amanuensi speciali, dediti alla distruzione della scrittura e dell’ortografia del mondo (Vincenzo Accame, Matteo Fato, Elisabetta Gut, Marco Giovenale, Magdalo Mussio, Francesco Gioacchini, Fabio Giorgi Alberti, Alba Savoi, ecc.) accompagnati dal canto liturgico di John Cage (Empty Words).
Amanuensi contemporanei per una pratica quotidiana di distruzione e disintegrazione della dittatura della scrittura come significato e ordine del significato. In un lato della sala anche matite, contro la scrittura, di Gea Casolaro e Maurizio Nannucci. Unico testo ufficiale ammesso e come modello: il quaderno della prima elementare di Luca Maria Patella con il disegno della predica agli uccelli di San Francesco compiuto dall’artista quando aveva 6 anni.

Giuseppe Garrera, descrizione della terza sala della mostra

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John Cage performs a 90 minute excerpt from Empty Words at the 1991 Subtropics Music Festival in Miami, Florida. The Subtropics website: subtropics.org

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Special thanks to:
The John Cage Trust – Laura Kuhn, Director – johncage.org
Subtropics Music Festival, Gustavo Matamoros, Director
John Kramel & Mary Luft – Tigertail Productions, Miami
South Florida Composers Alliance
Miami-Dade Community College, Wolfson Campus
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Empty Words – Writings ’73-’78, by John Cage is
published by the CF-Peters Corporation
Video: 1991 © DavidOlive
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opere asemiche di differx esposte a palazzo collicola, spoleto, 2026 / video di dino ignani

il contesto è quello della mostra Vita minore, a cura di Gianni e Giuseppe Garrera: https://slowforward.net/2026/02/21/oggi-21-febbraio-a-palazzo-collicola-spoleto-vita-minore-a-cura-di-gianni-e-giuseppe-garrera

altri link: slowforward.net/2026/03/28/scr… e slowforward.net/2026/03/14/dif…
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oggi, 21 febbraio, a palazzo collicola (spoleto): “vita minore”, a cura di gianni e giuseppe garrera

a PALAZZO COLLICOLA
Spoleto, piazza Collicola 1


Vita minore_ mostra a Palazzo Collicola (Spoleto)_ dal 21 feb 2026_

Vita minore. San Francesco
e la santità dell’arte contemporanea


mostra collettiva a cura di Gianni e Giuseppe Garrera
dal 21 febbraio al 2 giugno 2026

Inaugurazione oggi, sabato 21 febbraio 2026, ore 11:00
Piazza Collicola 1, Spoleto
palazzocollicola.it/schdMostra…

Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea è il titolo della mostra collettiva realizzata in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.
A cura di Gianni e Giuseppe Garrera, il progetto propone una rilettura in chiave contemporanea della figura del Santo, profondamente legato al territorio umbro e spoletino: Francesco scelse infatti Monteluco, la montagna che s’innalza di fronte a Spoleto, come luogo di preghiera e contemplazione e, secondo la tradizione, pronunciò la celebre frase «Nihil jucundius vidi valle mea spoletana» – «Non vidi mai nulla di più gioioso della mia valle spoletana» – che ancora oggi testimonia il suo rapporto privilegiato con il contesto.

La mostra, allestita al piano terra di Palazzo Collicola, ripercorre l’esempio radicale e impraticabile di San Francesco – dell’avventura e della parabola del Santo – attraverso frammenti luminosi rintracciabili in opere d’arte contemporanea. Immaginando l’impossibilità di fatto di poter avere un contatto diretto con San Francesco, se ne rinvengono solo le schegge, come di un vaso infranto e da ricomporre, incastonate in momenti speciali e autentici della ricerca contemporanea. Il percorso espositivo, concepito come uno scambio di segni tra memoria storica e sensibilità contemporanea, si fonda su prestiti dalle collezioni private dei curatori, frutto di attenta raccolta e selezione nel corso degli ultimi vent’anni, arricchita da prestiti nazionali e internazionali e da opere site-specific realizzate per gli spazi storici del palazzo.

La mostra, a partire dal concetto di “minorità”, intesa come sfida alla società e rifiuto di tutti i suoi principi per “farsi minori” e mettersi al servizio del prossimo, tenta di evocare e reinterpretare i valori fondamentali di San Francesco – povertà assoluta, farsi minori, corporeità e nudità, abdicazione dell’umano di fronte agli animali, amore per le creature – non attraverso immagini della tradizione, ma mediante l’“esempio” di pratiche artistiche contemporanee articolate in sezioni dedicate ai diversi temi: la presenza esclusiva del Vangelo; la condanna radicale di ogni aspetto della ricchezza; il linguaggio come strumento di controllo e potere da demolire; la sottomissione alla natura e al creato fino alla gloria della fraternità con la morte. Il percorso si sofferma, inoltre, con particolare dedizione, sulla santità attiva, fondata dai miracoli, e sul privilegio femminile, con riferimenti a Santa Chiara e alla clausura come scelta di introspezione e resistenza.

Artisti storicizzati come Alberto Burri, Gino De Dominicis, Jimmie Durham, Leoncillo, Yoko Ono, Giulio Paolini, Salvo, Anna Torelli, insieme ad altri di generazioni successive come Luca Bertolo, Antonio Del Donno, Matteo Fato, Flavio Favelli, Cesare Pietroiusti, Tomas Saraceno, Luca Vitone, per citarne solo alcuni, offrono al visitatore interpretazioni inedite e suggestive del pensiero francescano, trasformando Palazzo Collicola in uno spazio in cui la storia dialoga con il contemporaneo.

Ogni sala diventa così luogo di esercizio spirituale, di meditazione, contemplazione e stupore, dove l’eredità estetica di San Francesco si intreccia con la sensibilità artistica contemporanea, offrendo un’esperienza che rinnova la percezione del sacro e del vivere nel mondo contro il mondo stesso.

Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea include opere, documenti e testi di: Vincenzo Accame, Mirella Bentivoglio, Luca Bertolo, Alain Bornain, Paolo Bufalini, Alberto Burri, John Cage, Cristina Campo, Ugo Carrega, Gea Casolaro, Ugo Celada da Virgilio, Laura Cingolani, Claudio Costa, Gino De Dominicis, Antonio Del Donno, Jimmie Durham, Matteo Fato, Flavio Favelli, Albino Galvano, Alessandro Gamba, Augusto Garau, Fabio Giorgi Alberti, Marco Giovenale, Francesco Gioacchini, Elisabetta Gut, Jannis Kounellis, Giovanni Korompay, Fabio Lapiana, Leoncillo, Jochen Lemberg, Carla Lonzi, Claude Maillard, Miltos Manetas, Cristina Maulini, Olivier Messiaen, Elisa Montessori, Elsa Morante, Magdalo Mussio, Maurizio Nannucci, Gualtiero Nativi, Richard Nonas, Giancarlo Norese, Martino Oberto, Yoko Ono, Anna Maria Ortese, Giulio Paolini, Pier Paolo Pasolini, Luca Maria Patella, Cesare Pietroiusti, Lamberto Pignotti, Juha-Matti Pitkanen, Fabrizio Prevedello, Giustina Prestento, Giuseppe Pulvirenti, Domenico Purificato, Antonietta Raphäel Mafai, Mauro Reggiani, Max Renkel, Salvo, Tomas Saraceno, Alba Savoi, Greta Schödl, Augusto Strindberg, Alfonso Talotta, Michele Tocca, Mario Tozzi, Luca Trevisani, Luca Vitone, Alberto Ziveri.


[…]

III. Elogio dell’analfabetismo

La Regula prima di San Francesco vieta di imparare a leggere e scrivere. La povertà assoluta è riconoscere che non è necessario saper leggere e scrivere. Demilitarizzare il linguaggio. La deculturalizzazione. Contro l’ortografia, contro la sintassi, contro la scrittura. Desacralizzare la grammatica. Ogni forma di linguaggio costituito è esercizio di potere. Tutte le informazioni del mondo sono ordini del mondo. Unico libro ammesso da San Francesco è il Vangelo (che però va dato via, se serve per soccorrere i poveri). I libri costano cari e sono contrari alla povertà. Contro i libri e contro la presunzione del sapere.
La sala è concepita come una sala di amanuensi speciali, dediti alla distruzione della scrittura e dell’ortografia del mondo (Vincenzo Accame, Matteo Fato, Elisabetta Gut, Marco Giovenale, Magdalo Mussio, Francesco Gioacchini, Fabio Giorgi Alberti, Alba Savoi, ecc.) accompagnati dal canto liturgico di John Cage (Empty Words).
Amanuensi contemporanei per una pratica quotidiana di distruzione e disintegrazione della dittatura della scrittura come significato e ordine del significato. In un lato della sala anche matite, contro la scrittura, di Gea Casolaro e Maurizio Nannucci. Unico testo ufficiale ammesso e come modello: il quaderno della prima elementare di Luca Maria Patella con il disegno della predica agli uccelli di San Francesco compiuto dall’artista quando aveva 6 anni.

Giuseppe Garrera, descrizione della terza sala della mostra

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John Cage performs a 90 minute excerpt from Empty Words at the 1991 Subtropics Music Festival in Miami, Florida. The Subtropics website: subtropics.org

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Special thanks to:
The John Cage Trust – Laura Kuhn, Director – johncage.org
Subtropics Music Festival, Gustavo Matamoros, Director
John Kramel & Mary Luft – Tigertail Productions, Miami
South Florida Composers Alliance
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Empty Words – Writings ’73-’78, by John Cage is
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7. Faial (prima parte): di nuovo alle Azzore, su un’isola stupenda ma a tratti inquietante.


Nel secondo viaggio alle Azzorre della mia vita, dovevo capire una cosa importante: era l'Atlantico a farmi stare bene? Faial, Azzorre, Portogallo https://www.spreaker.com/show/6745559/episodes/feed Capisco che per chi non mi conosce potrebbe sembrare a questo punto che io sia schizzinoso. Questo non andrebbe bene, quell'altro è troppo, c'è vento, ma non c'è abbastanza vento. Ma non sono io a decidere, è il mio corpo che mi parla, che mi fa capire cosa vada bene e cosa no. Purtroppo […]

Nel secondo viaggio alle Azzorre della mia vita, dovevo capire una cosa importante: era l’Atlantico a farmi stare bene?


spreaker.com/show/6745559/epis…
Capisco che per chi non mi conosce potrebbe sembrare a questo punto che io sia schizzinoso. Questo non andrebbe bene, quell’altro è troppo, c’è vento, ma non c’è abbastanza vento. Ma non sono io a decidere, è il mio corpo che mi parla, che mi fa capire cosa vada bene e cosa no. Purtroppo le mie patologie richiedono condizioni molto precise, un equilibrio delicato di elementi che mi rendo conto sia molto difficile da trovare. [musica]

Sono Simone Perria e questo è il mio viaggio verso casa.

Immagina un gruppo di isole nel bel mezzo dell’Atlantico. Le nuvole bianche che si riflettono su quell’oceano azzurro. Ci sono fiumi e cascate, boschi nebbiosi e freschi, prati pieni di fiori con le mucche che pascolano libere. Nella tua mente hai appena visto le isole Azzorre.

Sono isole portoghesi a 2 ore e mezzo di aereo da Lisbona, viaggiando verso ovest.

Ssi trovano letteralmente in mezzo all’Atlantico e non ci sono altre terre vicino a loro.

Dopo la visita a El Hierro avevo bisogno di capire una cosa importante. L’idea che mi ero fatto era che il benessere che mi davano le Canarie dipendesse dall’Oceano Atlantico.

L’unico modo per esserne certi era…visitare altre isole dell’Atlantico e le Azzorre erano le candidate perfette. 5 anni prima ero stato a Sao Miguel, l’isola più grande ed “europea”, per così dire. Visto che Sao Miguel la conoscevo già, questa volta avrei visto due isole diverse.

Alle Azzorre ci sono nove isole in tutto. Faial si trova al centro dell’arcipelago insieme ad altre quattro isole che formano il gruppo centrale delle isole Azzorre. Da quanto vedo dal finestrino sono abbastanza vicine fra loro, ma quella che spicca è Pico.

Pico ha un vulcano enorme, alto quasi due chilometri e mezzo. Mi fa molta impressione vederlo. È così vicino a Faial che se ci fosse un’eruzione violenta le cose non si metterebbero bene.

Non ci credo che ho ritoccato Terra di nuovo! Ma è successo! Dopo un secondo tentativo di atterraggio, visto che il primo è andato male, ma nessun problema. È tornato su l’aereo, ed è ritornato giù. Eccoci finalmente a Faial, nel gruppo centrale delle isole Azzorre. Cominciamo il viaggio.

L’aeroporto è veramente piccolo, quasi come quello di El Hierro, e questo mi stupisce un po’. Faial per le Azzorre è un’isola più importante di quanto sia El Hierro per le Canarie. Non vedo l’ora di capire com’è fatta l’isola, ma per oggi posso soltanto raggiungere la casa che ho prenotato e riposare.

Inizio a spostarmi verso il nord dell’isola. È fine pomeriggio e c’è anche una bella luce: dorata, intensa, ma allo stesso tempo soffusa. Il paradiso per un fotografo. E infatti mi fermo diverse volte a fotografare i pascoli. Il mare è di un bel colore blu acceso e questo crea un contrasto di colore perfetto con il verde smeraldo della natura rigogliosa. L’aria è più che pulita, è ottima.

Mi immagino già a vivere qui.

Sarebbe un ambiente familiare con tutti questi prati. Mi ricorderebbe l’Emilia, dove abito adesso.

In poco tempo arrivo a Cedros, a nord. Lì c’è la casa che ho prenotato. È davvero molto romantica; si sviluppa tutta su un piano ed è lampante che si tratti di un’abitazione tradizionale delle Azzorre che è stata poi ristrutturata di recente. Dalle finestre si vede l’oceano.

Dentro casa ci sono balene in tutte le forme: quadri, fotografie, pupazzi, e nel giardino addirittura diverse ossa di balena. Pensavo che fossero più grandi. Il proprietario mi spiega di averle trovate sulla spiaggia dopo le mareggiate. Pare infatti che l’arcipelago sia una delle tappe preferite dai cetacei durante le loro migrazioni. È anche per questo che sono qui. Mi piacerebbe vederle, speriamo.

Nel 2019 avevo definito le Azzorre “un inno alla vita”. Sono verdi, rigogliose e danno riparo a molte specie animali e vegetali. Si ha l’impressione, stando qui, che l’uomo sia davvero in equilibrio con l’oceano che lo circonda.

Mi sembra che sia ancora così. L’aspettativa per questo posto è alta e mentre saluto il proprietario tengo le dita incrociate. Dopo cena crollo subito nel letto.
Faial vista dall’alto è abbastanza tondeggiante e per arrivare qui dall’aeroporto ho percorso metà della circonferenza dell’isola in meno di mezz’ora. Mi addormento con il pensiero che l’isola sembra essere abbastanza piccola.

Il mattino porta con sé una perturbazione. Il cielo grigio mi sembra di cattivo auspicio. Anche l’oceano ha un colore del tutto diverso rispetto a ieri. Però all’orizzonte si vedono meglio le altre isole del gruppo centrale. Quelle che vedo devono essere per forza l’isola di Sao Jorge e Graciosa.

Io adesso mi sto spostando dalla costa dove ho la residenza per questo viaggio e mi sto spostando verso il centro dell’isola dove c’è una caldera enorme. Purtroppo al cuore non si comanda ma neanche l’Atlantico, eh: il tempo va come va. Ci sono 10°.

Mi aspettavo una temperatura decisamente diversa. Sono partito con un abbigliamento non troppo giusto per queste temperature, perché eh da noi in Emilia-Romagna c’è molto caldo, c’era molto caldo in questi giorni, c’erano 27-28°, quindi non ero ben preparato, ma…vestendomi un po’ a strati penso che ce la farò.

Mi trovo sui bordi della caldera. La nebbia se n’è appena andata e ora riesco a vedere meglio il paesaggio. Da qui posso fotografare e osservare tutto dall’alto.

Questa caldera è veramente grande! Sul fondo ci sono anche un paio di laghi di un colore azzurro brillante che mi guardano come gli occhi di una persona.

1000 anni fa qui c’era un’eruzione con colonne di lava, nubi di cenere alte 15 chilometri e terremoti fortissimi. Allora non ci viveva nessuno. La colonizzazione sarebbe iniziata solo nel 1400. Oggi invece in tutta l’isola vivono circa 15.000 persone che conoscono bene i problemi legati a un’eruzione.

L’attività vulcanica è qualcosa su cui riflettere bene se si vuole vivere a Faial. È vero, l’attività sismica viene monitorata continuamente, ma ci sono documenti e tracce di eruzioni e di terremoti anche recenti. Negli anni ’50, ad esempio, la Terra cominciò a tremare per tanti, tantissimi mesi. Molte case vennero distrutte e compromesse. Molte persone decisero di abbandonare ciò che restava della loro vita lì per cercare fortuna oltre oceano, negli Stati Uniti o in Canada. L’arcipelago, in fondo, è a sole 4 ore di volo da New York o da Boston.

Nel 1957 quei terremoti diventarono più forti e frequenti. Nell’estremo ovest dell’isola, proprio dove si trovava il faro di Ponta Capelinhos, iniziò un’eruzione. Stava nascendo il nuovo Vulcão dos Capelinhos che avrebbe continuato a buttar fuori lava e cenere in abbondanza per un anno.

Il faro venne subito abbandonato perché si trovava a poche decine di metri da quell’inferno.

Il paesaggio del Vulcao dos Capelinhos è davvero molto particolare. La cenere emessa dal vulcano si è posata a terra ed è diventata un terreno soffice dove i piedi affondano mentre si cammina.

Salendo sulla cima del faro hai l’impressione di trovarti ancora nel mezzo di quell’eruzione, come se fosse avvenuta proprio un attimo fa.

Le colline formate dal vulcano sono bellissime e di mille colori diversi, ma hanno un’aria minacciosa. Nel museo sotto il faro si può conoscere tutta la storia di questo strano posto. Se mi trasferissi qui e accadesse qualcosa di simile, sarebbe un disastro. Quest’isola è ancora più piccola di El Hierro. Non si potrebbe scappare da nessuna parte. E la mia casa che fine farebbe?

Forse la bellezza di quest’isola è soltanto un prestito, una cosa che il vulcano prima o poi [musica] vorrà indietro. Comincio a pensare che vivere a Faial potrebbe [musica] non essere la buona idea che pensavo.

Rientrando a casa mi fermo a mangiare qualcosa da una signora italiana che sembra non avere nessuna di queste preoccupazioni. La chiamerò Anita.

Anita vive a Faial da 2 anni e ha aperto qui una piccolissima pizzeria da sporto con qualche tavolo all’aperto. La sua pizza è molto particolare e ha il sapore ricco degli ingredienti delle Azzorre e della bravura italiana. Il pomodoro, la mozzarella e l’origano si uniscono alla cipolla dal sapore aromatico, mentre il formaggio fuso Azzorriano ha un sapore “burroso” e un po’ piccante che lega il tutto.

Mentre affondo i denti in quella pasta soffice croccante, mi accorgo che non è solo buona, è familiare. All’improvviso sono di nuovo a casa, le distanze sono sparite.

La ciliegina sulla torta è la vista sui campi coltivati che portano fino all’oceano infinito. Qualcuno ha lasciato le balle di fieno ad asciugare e questo mi riporta in Emilia, dove il fieno riempie [musica] il paesaggio d’estate. A ben pensarci le Azzorre somigliano ai colli della mia regione per molti versi.

Qui mi sentirei a casa anche in questo senso.

Anita mi racconta di essersi trasferita alle Azzorre pensando ai suoi figli. A Roma non avrebbero potuto fare una vita così sana, semplice e all’aria aperta come possono fare qui.


Sembra che la Comunità sia stata molto accogliente con loro e questo mi fa ben sperare anche per un mio futuro trasferimento. A quanto pare gli Azzorriani di Faial sono comprensivi verso chi parla poco il portoghese e cercano sempre di aiutarti a migliorare.

I servizi del Comune sono efficienti e l’inserimento negli asili e nelle scuole non è stato particolarmente traumatico per i bambini,

Però ci sono anche degli aspetti negativi.


Anita mi racconta le difficoltà della vita a Faial. In senso stretto non manca nulla ed è anche una delle poche isole del gruppo centrale ad avere l’ospedale, cosa non da poco.

Quello che manca qui sono gli stimoli.

Sono stato da poco a El Hierro, la capisco molto bene. Dopo qualche anno Anita e suo marito cominciano a sentire la lontananza dall’Italia. Raggiungere il nostro Paese è un po’ stancante. Sono quasi 4.000 km in volo in effetti, e senza voli diretti.

Non ci avevo mai pensato, ma la distanza dall’Italia potrebbe essere un fattore di cui tenere conto quando mi trasferirò, perché per un motivo o per l’altro tutti abbiamo bisogno di ritornare dove siamo nati presto o tardi. Anita mi spiega che c’è anche il problema delle case. Non sono economiche come mi aspettavo e in più sono umidissime.

Qui d’inverno piove tutti i giorni; magari per poche ore, ma piove. Questo sarebbe un grande problema per me. C’è tantissima umidità; così tanta che si deve vivere con gli armadi aperti e i vestiti appesi e non ripiegati dentro, oppure si riempirebbero di muffa. Anche le finestre vanno aperte spesso. Basta che ci siano anche 10 minuti di sole e tutti le aprono, ma serve solo a far entrare altra umidità in casa.

Le abitazioni generalmente [musica] non hanno riscaldamento e le temperature possono scendere anche fino a 7 [musica] o 10°. I venti dell’oceano soffiano sulle isole continuamente. In fondo questa è una delle cose che vorrei, ma ci vuole la giusta misura in tutto. Capisco che per chi non mi conosce potrebbe sembrare a questo punto che io sia schizzinoso. Questo non andrebbe bene, quell’altro è troppo, c’è vento, ma non c’è abbastanza vento.

Ma non sono io a decidere, è il mio corpo che mi parla, che mi fa capire cosa vada bene e cosa no. Purtroppo le mie patologie richiedono condizioni molto precise, un equilibrio delicato di elementi che mi rendo conto sia molto difficile da trovare.


La descrizione di Anita però mi lascia comunque senza parole. L’arcipelago si trova alla latitudine della Sicilia o di Tunisi. Sinceramente lo immaginavo più caldo in inverno, ma non avevo fatto i conti con l’oceano aperto.

Saluto Anita ringraziandola per il suo aiuto e per la pizza buonissima. Le auguro tanto, tanto successo per il suo progetto di vita che sembra procedere bene. Dopo questa conversazione però sento che qualcosa dentro di me si è spezzato. Forse è di nuovo la speranza di trovare la mia nuova casa che si è frantumata.

Viaggio tra le isole d’Europa per trovare un posto dove il cuore vuole stare e il corpo non fa male. So che esiste, devo solo trovarlo. Se anche tu ami viaggiare o sogni di cambiare vita, seguimi in questo lungo viaggio verso casa.

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Zorin OS 18.1 rende più semplice abbandonare Windows


Zorin OS 18.1 è disponibile: la distro Linux pensata per chi migra da Windows migliora il riconoscimento delle app, aggiorna LibreOffice, introduce il kernel 6.17 e debutta con l'edizione Lite per hardware datato.
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Zorin OS è una distribuzione Linux costruita attorno a un obiettivo preciso: far sentire a proprio agio chi arriva da Windows. L’interfaccia riprende le convenzioni visive di Microsoft, i programmi preinstallati coprono i casi d’uso più comuni e, soprattutto, il sistema include una funzione che intercetta i tentativi di installare applicazioni Windows per suggerire l’alternativa Linux più adatta.

Con la versione 18.1, uscita nelle ultime ore a sei mesi dalla 18.0, quella funzione migliora in modo sensibile.

Meno scuse per tornare a Windows


Quando un utente Zorin OS apre un file .exe, invece di avviarlo il sistema mostra un dialogo che propone come usare la stessa applicazione su Linux, che si tratti della versione nativa disponibile nello store o di un equivalente funzionale. Chi apre l’installer di Plex viene indirizzato alla versione Linux ufficiale; chi prova a installare Microsoft Outlook trova il suggerimento per Evolution Mail.

Con la 18.1 il database che alimenta questa funzione cresce di oltre il 40% e arriva a coprire 240 applicazioni. Non è una funzione per utenti Linux esperti, che non scaricano .exe, ma è esattamente quello che serve a chi è nel mezzo di una migrazione e agisce ancora per abitudine.

Miglioramenti al desktop


Il gestore di affiancamento finestre introduce alcune opzioni nuove: è possibile riportare in primo piano tutte le finestre affiancate insieme quando si richiama un’applicazione dalla barra, riordinare i layout salvati e agganciare le finestre al layout personalizzato anziché limitarsi alla divisione a metà o a quarti dello schermo.

Il pannello ora supporta correttamente le lingue da destra a sinistra, come arabo ed ebraico, adattando automaticamente la disposizione degli elementi. Si aggiunge anche un controllo per le icone delle applicazioni nell’area di notifica, con opzioni per decidere quali mostrare e come.

LibreOffice 26.2 incluso


La suite per ufficio preinstallata viene aggiornata alla versione 26.2, che aggiunge il supporto Markdown, gli oggetti connettore in Calc e Writer e ulteriori miglioramenti alla compatibilità con i formati Microsoft Office. Tutti gli altri programmi inclusi nell’installazione base sono stati aggiornati, riducendo la quantità di download necessari al primo avvio.

Kernel aggiornato e supporto hardware ampliato


Il kernel Linux passa alla versione 6.17, la stessa inclusa in Ubuntu 25.10, con driver nuovi per schede grafiche NVIDIA, GPU Intel Xe3, GPU ibride AMD nei portatili e dispositivi Apple come Magic Mouse 2 e Touch Bar sui MacBook Pro Intel. Viene migliorato anche il supporto ai controller di gioco e ai computer palmari da gaming, tra cui ASUS ROG Ally, Lenovo Legion Go e OneXPlayer.

Arriva l’edizione Lite


Con questa release debutta anche l’edizione Lite, pensata per computer datati o con specifiche ridotte. Basata su XFCE 4.20, rispetto alla precedente versione 17.3 Lite introduce un gestore file ridisegnato, il supporto al lettore di impronte digitali, temi aggiornati con un aspetto più arrotondato e due nuovi colori tra cui scegliere (giallo e marrone), oltre all’integrazione delle applicazioni web nel menu avvio.

Zorin OS 18.1 è scaricabile gratuitamente nelle edizioni Core e Lite; l’edizione Pro è a pagamento. Il supporto con aggiornamenti di sicurezza è garantito fino a giugno 2029.

SOURCE:// blog.zorin.com
SOURCE:// windowscentral.com

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oggi, 18 aprile, canale video del centroscritture: presentazione di “si fa per dire”, di simona menicocci (arcipelago itaca, 2026)


oggi h 18:30
#ArcipelagoItaca #CentroScritture #LorenzoBasileBaldassarre #SimonaMenicocci #ValerioMassaroni

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Claude Code introduce le Routines


Claude Code lancia le Routines per automatizzare flussi di lavoro con trigger GitHub e API, ma il sistema richiede revisione umana obbligatoria per ogni modifica.
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Anthropic ha lanciato le Routines per Claude Code, una funzionalità che permette di automatizzare flussi di lavoro ricorrenti nello sviluppo software. Gli sviluppatori possono configurare attività programmate, chiamate API o trigger basati su eventi GitHub, come apertura di pull request, commenti su issue o revisioni di codice.

La configurazione delle routine è disponibile dall’interfaccia web, dalla CLI o dall’app desktop. Ogni routine può essere attivata da scheduler temporali, endpoint API o eventi specifici dei repository collegati. Il sistema gestisce queste automazioni tramite infrastruttura cloud di Anthropic.

Configurazione e trigger disponibili


Le routine supportano diversi tipi di trigger. Gli scheduler permettono di eseguire attività a intervalli regolari. Le chiamate API consentono di attivare routine da servizi esterni. I trigger GitHub includono eventi su pull request, commenti su diff e commenti su issue o pull request. È possibile filtrare le pull request in base a criteri specifici.

Ogni routine può essere gestita tramite interfaccia dedicata, con possibilità di modifica e controllo. I repository e i permessi sui branch sono configurabili separatamente. Sono previsti anche sistemi di connettori e ambienti per isolare le esecuzioni.

SOURCE:// claude.com
SOURCE:// code.claude.com

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OpenSSL 4.0: privacy rafforzata e addio ai protocolli vecchi


OpenSSL 4.0.0 arriva con il supporto a Encrypted Client Hello per proteggere la privacy nella navigazione, rimuove protocolli obsoleti e introduce crittografia post-quantum.
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OpenSSL, la libreria crittografica che protegge gran parte delle connessioni su internet, ha appena rilasciato la versione 4.0.0. Non si tratta di un semplice aggiornamento di routine, ma di un cambiamento strutturale che modifica regole consolidate ed elimina anni di codice obsoleto.

Privacy nella navigazione


La novità più significativa riguarda la protezione dei dati durante la navigazione. Con il supporto nativo a Encrypted Client Hello, abbreviato in ECH, cambia il modo in cui viene gestita l’informazione iniziale di una connessione sicura.

Quando ci si collega a un sito protetto, il nome del dominio rimane visibile nella fase iniziale dello scambio di dati, anche se il contenuto successivo è cifrato. Questo permette a chi osserva la rete di sapere quali siti vengono visitati. ECH risolve proprio questo problema, cifrando fin dall’inizio quell’informazione sensibile. Si tratta di un’evoluzione rispetto al precedente tentativo ESNI, con un approccio più completo e affidabile.

Pulizia del codice


Il rilascio fa anche una pulizia importante nel codice sorgente. Scompaiono protocolli vecchi e insicuri come SSLv3, che era già disabilitato di default dal 2016 ma ancora presente nel codice. Viene eliminato anche il supporto al Client Hello di SSLv2.

Vengono rimosse curve ellittiche deprecate e il vecchio sistema degli engine, sostituito da tempo dai provider moderni. Per gli sviluppatori ci sono diverse modifiche alle firme delle funzioni API, quindi chi ha software basato su OpenSSL dovrà verificare attentamente la compatibilità prima di aggiornare.

Crittografia per il futuro


Sulla sicurezza a lungo termine, la versione 4.0 introduce il gruppo ibrido post-quantum curveSM2MLKEM768. Si tratta di un primo passo verso algoritmi pensati per resistere alla potenza di calcolo dei futuri computer quantistici.

Arrivano anche nuove funzioni di derivazione delle chiavi per i protocolli SNMP e SRTP, e il supporto allo scambio di chiavi FFDHE negoziato in TLS 1.2. OpenSSL 4.0.0 sarà supportata fino al 14 maggio 2027.

Per gli utenti finali l’impatto diretto è limitato, ma per chi amministra server o sviluppa software che dipende da questa libreria è il momento di pianificare la transizione con attenzione.

SOURCE:// github.com
SOURCE:// openssl-library.org
SOURCE:// helpnetsecurity.com

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Italiani e shopping online: cosa rivelano 670.000 recensioni nel 2025


Il nuovo consumatore italiano cambia abitudini, aspettative e fiducia verso l’e-commerce. Il Report Feedaty 2025, basato su oltre 670.000 recensioni, fotografa trend e comportamenti emergenti
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Nel 2025 il consumatore italiano ha cambiato priorità: meno focalizzato esclusivamente sul prezzo e sempre più attento alla qualità complessiva dell’esperienza. È quanto emerge dal report di Feedaty, che ha analizzato oltre 670.000 recensioni raccolte nel corso dell’ultimo anno relative sia ad acquisti online sia a esperienze in negozio, offrendo una fotografia aggiornata del rapporto tra clienti e aziende.

Quali i temi al centro dell'attenzione


Il primo dato che emerge riguarda la concentrazione delle conversazioni: salute e medicina si conferma il settore più recensito con circa 280.000 recensioni, segno di un bisogno crescente di confronto e rassicurazione in ambiti ad alta sensibilità. Seguono moda e shopping (oltre 80.000 recensioni) e alimentari e bevande (più di 42.000), mentre casa e giardino ed elettronica e tecnologia completano la top five. Rispetto al 2024 lo scenario resta sostanzialmente stabile, con un’unica variazione: l’elettronica scende dal quarto al quinto posto.

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Consumatori sempre più esigenti


Dal punto di vista delle valutazioni, il quadro resta fortemente positivo ma con segnali di maggiore attenzione critica. Nel 2025 le recensioni a cinque stelle rappresentano l’82,4% del totale, ma cresce leggermente il peso delle valutazioni più basse: le recensioni a 1 stella salgono al 4,01% (dal 3,77% del 2024). Un’evoluzione che riflette un consumatore più consapevole e meno incline a tollerare inefficienze, soprattutto nei momenti chiave dell’esperienza. Non a caso, i settori con le performance peggiori in termini di recensioni negative restano salute e medicina ed elettronica, mentre quelli con le migliori valutazioni sono articoli per adulti e auto, moto e nautica, settori che confermano una maggiore solidità nella gestione della customer experience.

Cresce l'importanza della fase post-vendita


Il cambiamento più significativo emerge, però, dall’analisi qualitativa dei contenuti. Su un campione rappresentativo di circa 8.400 recensioni, equamente distribuite tra feedback positivi e negativi e tra i principali comparti merceologici, si osserva uno spostamento netto dell’attenzione verso la fase post-acquisto e di fruizione del servizio. I temi più citati riguardano infatti tempi e puntualità di consegna (oltre il 62% del totale delle recensioni) e spedizione e imballaggio (più del 54% sul totale) - elementi tipicamente legati all’e-commerce ma ormai centrali anche nella percezione complessiva del brand - seguiti da qualità del prodotto (quasi il 51% sul totale), affidabilità del servizio (oltre il 43%) e servizio clienti (39%). Quando i consumatori parlano di qualità del prodotto, il giudizio è prevalentemente positivo, così come per la professionalità del personale e il rapporto qualità-prezzo. Il prodotto continua quindi a rappresentare un punto di forza trasversale ai canali.

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I fattori di insoddisfazione


Le criticità emergono invece con forza nelle fasi successive all’acquisto o all’interazione con il brand: ritardi nelle consegne e problemi di spedizione (con quasi il 30% di citazioni sul totale), inefficienze nel servizio clienti e affidabilità percepita (con circa il 23% di citazioni) rappresentano i principali fattori di insoddisfazione. È in questi momenti che si concentra la maggior parte delle esperienze negative e dove si gioca la fiducia verso l’azienda, indipendentemente dal canale.

I feedback sempre più integrati nella customer experience complessiva


Parallelamente cresce anche l’attenzione delle aziende verso il dialogo con i clienti: nel 2025 quasi 18.000 recensioni hanno ricevuto una risposta, in aumento rispetto alle circa 16.000 del 2024. Un segnale concreto di una maggiore maturità nella gestione del feedback, sempre più integrato nelle strategie di relazione e customer experience. Anche la stagionalità conferma trend consolidati: dicembre e gennaio restano i mesi con il maggior numero di recensioni, in linea con i picchi di acquisto e di interazione tra clienti e brand, sia online sia nei punti vendita fisici.

“Le recensioni online sono oggi una leva strategica fondamentale per interpretare in modo autentico l’evoluzione dei comportamenti e delle aspettative dei consumatori. – ha commentato Matteo Hertel di Feedaty – non rappresentano più soltanto un giudizio sul prodotto, ma restituiscono una visione completa e continua dell’esperienza, lungo tutti i punti di contatto tra cliente e azienda. In un contesto in cui le aspettative crescono e la tolleranza all’errore si riduce, la capacità di ascoltare, analizzare e attivare il feedback diventa un fattore competitivo determinante: è qui che si costruisce fiducia, si orientano le scelte e si definisce il valore reale di un brand nel tempo”.



Nell’era dell’AI tutti creano contenuti: perché i brand memorabili fanno la differenza


C’è stato un momento in cui uno spot non si limitava a solo occupare uno spazio tra un contenuto e l’altro, ma riusciva davvero a fermare lo sguardo. Esso ti bloccava a tavola mentre cenavi o ti faceva smettere di fare zapping; le immagini, il ritmo e la narrazione si combinavano in modo così preciso da lasciare una traccia che continuava a esistere nella nostra testa anche ore dopo, portandosi dietro curiosità, interesse e qualcosa su cui riflettere.

Aumentano i volumi, non l'efficacia


Oggi quel momento sembra lontano, osservano da NNZN Studios, casa di produzione che integra linguaggio cinematografico e intelligenza artificiale. Eppure il video non è mai stato così dominante: in Italia, il solo formato video digitale ha superato i 2,4 miliardi di euro, arrivando a rappresentare oltre il 40% dell’intera raccolta pubblicitaria online. In parallelo, cresce anche la pressione a produrre contenuti in quantità sempre maggiori. Non sempre, però, l’aumento dei volumi coincide con un aumento dell’efficacia; infatti, diverse analisi di settore mostrano che una quota rilevante della spesa digitale finisce in campagne che non raggiungono il pubblico desiderato o non generano un impatto memorabile.

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In tutto questo c’è poi l’intelligenza artificiale che ha reso la produzione di contenuti sempre più accessibile, veloce e scalabile. Costruire ambientazioni complesse, generare immagini e montare sequenze è oggi possibile anche con risorse ridotte e tempi impensabili fino a pochi anni fa. Quindi, i contenuti aumentano ma il problema rimane lo stesso e, anzi, diventa ancora più impellente: in un flusso che non si ferma mai, cosa rimane davvero e riesce a suscitare emozioni?

Tre campagne iconiche che raccontano tre modi di costruire memoria


Per capire cosa significa davvero “restare nella memoria”, gli esperti di NNZN Studios hanno fatto un salto nel passato ripercorrendo alcune delle campagne pubblicitarie più iconiche della storia recente della comunicazione, che ancora oggi vengono citate, riconosciute e studiate:

  • Apple lancia il Macintosh con uno spot, andato in onda durante il Super Bowl del 1984, che rompe completamente le regole del periodo. Il regista Ridley Scott costruisce un racconto visivo ispirato a un immaginario distopico, un sistema uniforme e controllato spezzato da un gesto di rottura, senza quasi mai mostrare il prodotto. Il messaggio è totalmente culturale perché Apple non sta introducendo un computer, sta proponendo un'idea di libertà. Uno dei primi casi in cui la pubblicità smette di spiegare e diventa narrazione pura;
  • Nike fa qualcosa di simile, ma su un arco di tempo molto più lungo. Con "Just Do It" trasforma uno slogan in un sistema narrativo coerente, fino ad arrivare, per il trentesimo anniversario dello slogan, a scegliere come volto della campagna del 2018 Colin Kaepernick, il quarterback che si è inginocchiato durante l'inno americano per protestare contro la violenza della polizia. Le reazioni sono immediate e violente, ma il brand non fa un passo indietro, rimane coerente oltre la polemica e la campagna Dream Crazy diventa così uno dei casi migliori di “Brand activism”;
  • Chanel nel2004 investe circa 33 milioni di dollari per produrre No. 5 The Film, all'epoca lo spot più costoso della storia. Tre minuti diretti da Baz Luhrmann con Nicole Kidman come protagonista, costumi di Karl Lagerfeld, riprese ai Fox Studios di Sydney. Uno spot visivamente spettacolare che funziona proprio perché abbandona ogni logica pubblicitaria tradizionale: nessuna bottiglia in primo piano, nessuno slogan esplicito, solo una storia d'amore fugace a New York in cui il brand compare solo in chiusura.


“Guardando campagne come quella di Apple del 1984 o il film di Chanel, si capisce che il problema non era mai la produzione ma la visione - osserva Luca Macaluso di NNZN Studios - l'AI oggi rende possibile molte cose a livello tecnico, ma non sempre risponde alla domanda fondamentale: cosa un brand vuole dire e perché vale la pena dirlo”.


Il problema che l’IA non risolve da sola


Queste tre campagne appartengono a epoche e contesti diversi, eppure, tutte e tre condividono qualcosa che non dipende tanto dalla tecnologia usata per produrle, ma dal fatto che nessuna insegue l'attenzione nel breve periodo, la costruisce nel tempo, nessuna si adatta a un formato, lo definisce. La differenza, in tutti e tre i casi quindi sta a monte: nell'idea, nella direzione narrativa, nella chiarezza di cosa il brand voleva rappresentare. Oggi quell'approccio è più rilevante che mai, proprio perché il contesto si è complicato: l'Intelligenza Artificiale ha abbassato le barriere tecniche della produzione, ma questa stessa accessibilità ha livellato il risultato medio, perché, quando tutti possono produrre contenuti visivamente sofisticati, distinguersi sul piano tecnico diventa sempre più difficile.

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La questione, quindi, non è usare o meno l'AI, ma capire come inserirla, evidenziano gli esperti. Le realtà creative che stanno ottenendo i risultati più interessanti non usano l'IA per moltiplicare i contenuti, ma per ampliare le possibilità espressive, rendendo accessibili soluzioni narrative che prima richiedevano strutture produttive ben più pesanti.

“Non utilizziamo l'AI per produrre più velocemente, ma per rendere raccontabili storie che prima erano fuori portata soprattutto per brand o aziende più piccole e con budget minori - aggiunge Macaluso - i brand che resteranno nella memoria nei prossimi anni non saranno quelli che hanno usato l'AI per primi, ma quelli che l'hanno usata per dire qualcosa di vero”.



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dal 26 aprile, a recanati, rubber: “sex sport burocrazia” _ mostra + frammenti di libro di lamberto pignotti


galleria rubber, recanati_ mostra e libro di lamberto pignotti_ dal 26 apr 2026_
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AdGuard DNS 2.21 blocca i domini imitatori e rinnova il registro delle query


AdGuard DNS si aggiorna alla versione 2.21 con la protezione automatica contro il typosquatting e un registro delle query completamente riprogettato, con scroll infinito e filtri temporali precisi.
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AdGuard DNS è arrivato alla versione 2.21 con due novità distinte: una funzione di sicurezza nuova di zecca e un rifacimento dell’interfaccia per chi analizza il traffico DNS in dettaglio.

Addio ai domini truffa mascherati da errori di battitura


Il typosquatting è una tecnica diffusa quanto sottovalutata: i criminali registrano domini quasi identici a quelli più visitati, contando sul fatto che chiunque possa digitare gooogle.com invece di google.com, o dimenticare una lettera. Dietro quegli indirizzi ci sono spesso pagine di phishing, malware o pubblicità ingannevole.

Con questa versione, AdGuard DNS individua e blocca questi domini a livello di risoluzione DNS, prima ancora che il dispositivo stabilisca una connessione. Il sistema analizza pattern ricorrenti come lettere scambiate, aggiunte o mancanti, e blocca la richiesta in anticipo.

La protezione si attiva dalla dashboard: Servers, poi Security, poi la casella Typosquatting protection. Dato che il meccanismo si basa sulla somiglianza con domini noti, in rari casi potrebbe segnalare anche indirizzi legittimi che assomigliano a siti popolari. In quel caso è sufficiente disattivare la funzione o aggiungere un’eccezione nelle regole utente del server.

Il registro delle query diventa più navigabile


Il registro delle query, lo strumento che mostra tutti i domini a cui i dispositivi hanno tentato di accedere, riceve in questa versione una sostanziale revisione.

La paginazione tradizionale è stata eliminata: le voci si caricano automaticamente scorrendo verso il basso. Quando si esplorano richieste più vecchie, i nuovi eventi in arrivo non spostano più la posizione nella lista, un problema che rendeva fastidiosa l’analisi in tempo reale. L’intervallo di aggiornamento automatico è ora personalizzabile.

La novità più utile per chi usa il registro a scopo diagnostico è il filtro temporale preciso: invece dei soli preset disponibili finora (ultima ora, ultime 24 ore, ultimo mese), è ora possibile impostare un intervallo con data e ora esatte di inizio e fine.