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I suprematisti dell’inglese


Di Antonio Zoppetti

La parola “suprematismo”, che all’inizio del secolo scorso indicava un preciso movimento artistico russo, da più di dieci anni ha acquisito una nuova accezione non più di settore, ma generale, registrata ormai tra i neologismi della Treccani (2014): “Ideologia che si fonda sulla presunta superiorità di un gruppo umano sull’altro o di una religione sull’altra.”

Nel suo significato storico, il termine era un adattamento del russo suprematizm (a sua volta derivato dal latino supremus), mentre la nuova accezione ci arriva dall’inglese supremacist, che indica chi rivendica la supremazia di qualcosa o qualcuno, e per esempio un male supremacist è un maschilista convinto della superiorità dei maschi, mentre i suprematisti bianchi teorizzano la superiorità della razza bianca o comunque il potere delle etnie bianche.

“Suprematismo” si può dunque considerare un “internazionalismo” concepito alla maniera di Leopardi, che aveva notato l’affermarsi ovunque di “europeismi” comuni a tutte le lingue (come dispotismo, analizzare, demagogo, fanatismo…) che avrebbe persino voluto raccogliere un dizionario. Anche se oggi si spacciano per “internazionalismi” le parole in inglese crudo, il poeta di Recanati aveva invece in mente le radici comuni a tutte le lingue che venivano adattate in ogni idioma. La distinzione è fondamentale, perché senza l’adattamento una lingua si sarebbe “corrotta”, ma visto che nel frattempo gli internazionalismi sono ormai quasi solo in inglese potremmo dire che la nostra lingua sia colonizzata, più che semplicemente corrotta.

Fatta questa premessa, l’interferenza dell’inglese arricchisce il nostro vocabolario, quando introduciamo il nuovo significato di “suprematismo” che non solo è adattato, ma è anche perfettamente amalgamato con il nostro sistema linguistico, al contrario per esempio di supremacism che mantiene la pronuncia e la grafia che appartengono alla lingua di provenienza.
E allora il nuovo concetto di suprematismo si può accogliere senza remore come un naturale sviluppo della nostra lingua che si evolve insieme alla storia, alla società e anche in relazione con le altre lingue. E, una volta accettata e fatta nostra la nuova accezione, potremmo usarla anche in altri modi rispetto a quelli in uso nell’anglosfera, dove il termine si impiega di solito per indicare (e criticare) l’ideologia basata sul suprematismo e il potere bianco (white power).

Cosa ci impedisce, dunque, di applicare il nuovo significato ai contesti linguistici?

Il suprematismo davanti alle lingue

Perché il suprematismo – ritornando alla definizione della Treccani – dovrebbe limitarsi a indicare solo la “superiorità di un gruppo umano sull’altro o di una religione sull’altra” e non anche la superiorità di una lingua sulle altre?

La Wikipedia, per esempio, definisce il suprematismo o potere bianco “un movimento ideologico basato sull’idea generale che i bianchi siano superiori agli altri gruppi etnici” e precisa che il “termine è talvolta utilizzato per descrivere l’influenza che hanno personalità bianche nella scena politica e sociale globale” e che il “movimento sposa ideologie come il razzismo, l’identitarismo, il razzialismo e l’etnocentrismo”.

Se sleghiamo questi nuovi significati dal loro ancorarsi a situazioni contingenti e passiamo dal particolare al generale, forse sarebbe arrivato il momento di parlare esplicitamente anche del suprematismo linguistico, che al contrario degli altri non viene affatto stigmatizzato. E seguendo la stessa impostazione non ci resta che constatare che i suprematisti dell’inglese sono l’espressione di un’ideologa basata sull’idea che l’inglese sia superiore – o comunque più prestigioso – rispetto alle altre lingue. Le conseguenze di questa prospettiva sono la causa della moltiplicazione degli anglicismi crudi (termini spaccati di volta in volta come più evocativi/moderni/internazionali/maggiormente tecnici…), ma allo stesso tempo i suprematisti dell’inglese sono coloro che ne teorizzano l’egemonia sulla scena globale, e dunque vogliono fare dell’inglese la lingua dell’Ue, dell’università, della scienza… e creare le nuove generazioni bilingui a base inglese nell’intero Occidente (a dire il vero, un luogo che non c’è).

La principale differenza con il suprematismo bianco è che il suprematismo dell’inglese mediamente non è teorizzato, ma dato per scontato e imposto ai cittadini in modo surrettizio. E invece di venir tacciato di essere discriminante, viene esaltato e perseguito attraverso (costosissime) politiche linguistiche internazionali tutte a discapito delle lingue locali. Questo aspetto era denunciato con fermezza per esempio dalla ricercatrice finlandese Tove Skutnabb-Kangas: come il razzismo e l’etnicismo discriminano sulla base delle differenze biologiche oppure etnico-culturali, il linguicismo discrimina in base alla lingua madre e determina giudizi sulla competenza o non competenza dei cittadini nelle lingue ufficiali o internazionali, mentre il monolinguismo a base inglese era per lei un “cancro” a cui andrebbe contrapposto il riconoscimento dei diritti linguistici e del pluralismo, se non vogliamo essere complici del genocidio linguistico e culturale nel mondo (“I diritti umani e le ingiustizie linguistiche. Un futuro per la diversità?”, 1999).

Chi sono i suprematisti dell’inglese e come operano

Il suprematismo dell’inglese nasce dalle politiche neo-coloniali dei Paesi dominanti e dell’anglosfera, che hanno tutta la convenienza a esportare la propria lingua naturale nel loro nuovo impero culturale globalizzato. E così a livello lessicale si diffonde la terminologia in inglese delle multinazionali, mentre la lingua inglese nella sua interezza diviene più o meno ufficialmente quella dell’aeronautica, dei militari, delle organizzazioni internazionali, della scienza, del lavoro…

A favorire e legittimare questa espansione che dà per scontato che tutto il mondo dovrebbe imparare la lingua nativa dei popoli dominati – che non studiano altre lingue e proferiscono che tutti gli altri parlino la loro – ci sono poi i “collaborazionisti” tutti interni che sposano questa visione, e ostentano l’uso dell’inglese con compiaciuto orgoglio in un’alienazione della propria lingua madre vissuta come inferiore. Per costoro non sapere l’inglese è inaccettabile, è una grave forma di “ignoranza”, come se un poliglotta che conosce per esempio il francese, lo spagnolo e il tedesco valesse meno di chi parla solo l’inglese. Ed ecco che quando un politico italiano si trova a dover esprimersi in inglese in qualche contesto, scatta il giudizio mediatico: viene messo alla berlina per il suo cattivo inglese ridicolo (come è accaduto a Renzi, Rutelli e tanti altri), mentre viene esaltato per la sua padronanza dell’inglese nel caso di Draghi o della Meloni. Come se i giudizi sulla qualità di inglese raggiunta avessero qualcosa a che fare con la capacità di essere dei buoni politici.

I collaborazionisti del suprematismo dell’inglese, in Italia, sono i rappresentati dai ceti alti, dall’egemonia culturale di chi sta alla dirigenza, e visto che siamo un Paese satellite degli Usa (anche se ultimante il nostro amore sviscerato è sempre meno ricambiato) tutta la nostra cultura è una mera riproposizione di ciò che arriva d’oltreoceano.

Tra i fantastiliardi di esempi che si potrebbero fare della nuova lingua di classe a base inglese, ne riporto uno che mi ha segnalato Carlo Vurachi: si tratta di un articolo sull’Open innovation della direttrice dell’Osservatorio Startup Thinking del Politecnico di Milano (che per la cronaca è l’università che ha lanciato il progetto pilota di insegnare solo in inglese e di estromettere l’italiano dalla formazione). Nel pezzo (definito un guest post) pubblicato sulla rivista StartupItalia, si parla di joint-Venture e del recente fenomeno del Corporate Venture Building, delle competenze interne per sviluppare l’outbound rispetto all’inbound, del coinvolgimento del Top Management, di orizzonti temporali a volte sganciati dal business as usual, del corporate venture capital (oggi al 25% come componente dell’equity) e via così. La lingua è l’itanglese, non l’italiano, e in questo tipo di comunicazione i concetti sono riproposti direttamente in inglese (Open innovation mica innovazione aperta) e l’italiano si riduce a una lingua secondaria in cui spiegare le cose che si chiamano direttamente nella lingua superiore. In questo modo si educano gli italiani a questa terminologia e a questo abbandono della nostra lingua, e tutto ciò mi pare non sia altro che colonizzazione linguistica (o perlomeno lessicale) per chiamare le cose con il loro nome.

I suprematisti e collaborazionisti dell’inglese che operano in questo e in tutti gli altri ambiti, sono poi supportati da chi viene educato e colonizzato a questa lingua, a partire dai giornalisti che, invece di ricorrere all’italiano riprendono il gergo anglicizzato tecnico e lo ripropongono senza filtri a tutti. In questo processo, come aveva compreso Gramsci, questo modello linguistico ostentato dalle classi egemoni finisce per diventare un modello che per forza di cose si estende ed è poi imitato anche dalle masse nazional popolari: se l’esperto e il giornalista parlano di Open innovation al posto di innovazione aperta finisce che anche l’uomo della strada ripeterà in inglese lo stesso concetto, visto che l’italiano viene estromesso e regredisce. Ma anche Orwell aveva perfettamente compreso che l’affermazione di una lingua non è affatto un processo democratico, ma avviene “grazie all’azione consapevole di una minoranza”. Nel suo 1984, immaginava proprio come il Grande Fratello cercasse di imporre la Novalingua sulla Veterolingua, perché la lingua è potere, e il suo controllo è strategico. Oggi questa newlingua è agevolata dai nuovi strumenti come la cosiddetta intelligenza artificiale, e infatti se interroghiamo lo strumento denominato da Google in inglese – AI Mode e non modalità IA – su cosa sia l’Open innovation ci spiega che si tratta di un modello strategico che prevede la collaborazione con partner come le startup, in un processo collaborativo di condivisione delle risorse interne (licenze, spin-off) rivolte ad altre aziende (modello inside-out), da cui si mutuano allo stesso tempo altre risorse (modello outside-in) anche sfruttando il crowdsourcing.

È così che le lingue, giorno dopo giorno, regrediscono e, incapaci di evolversi con le proprie risorse, finiscono per essere fagocitate dalla lingua superiore praticata dai suprematisti dell’inglese.

Dunque sui giornali gli animali domestici diventano pet (persino i gatti hanno nomi in inglese come Molly), il lavoro da casa è smart working, le anteprime sono trailer, i documentari sono ribattezzati docufilm, e le associazioni suprematiste si denominano in inglese, come l’Italian resuscitation council (il Gruppo “Italiano” per la Rianimazione Cardiopolmonare)

Sarebbe ora di riflettere sul fenomeno con maggiore consapevolezza, e anche di denunciare chiaramente che tutto ciò non significa essere moderni e internazionali, ma soggiogati da un cultura e da una lingua superiore. E che sul piano etico, oltre che pratico, i suprematisti dell’inglese non sono affatto qualcosa di diverso dai suprematisti bianchi, rappresentano un’analoga forma di sopraffazione.

Anche se ormai nella nostra società sempre più globalizzata negli shop (come si rinominano i negozi) si vendono biglietti con gli auguri di Natale in inglese (ma vale anche per gli happy birthday) e anche le icone e le gif animate da inserire nelle e-mail sono spesso direttamente in inglese, al punto che bisogna cercare bene per trovare qualcosa in italiano, in queste feste evitate di augurare Merry Christmas and a Happy New Year allo zio Pino. Evitate il suprematismo dell’inglese e siate orgogliosi del nostro italiano, almeno di quello che ne resta.

Auguri e buone feste a tutti.

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Europeismi e forestierismi: la lezione del Leopardi linguista che non dovremmo dimenticare


Di Antonio Zoppetti

Un tempo molti grandi scrittori – da Dante sino a Manzoni o Leopardi – erano anche linguisti, nel senso che avevano una ben precisa idea di cose fosse per loro l’italiano, e nello scrivere o nel poetare la mettevano in pratica, partecipando ai dibattiti sull’eterna questione della lingua anche da un punto di vista teorico.

Lo Zibaldone, per esempio, è pieno di interessantissime riflessioni linguistiche di grande spessore e modernità, in cui si ritrovano spunti attualissimi, a proposito dei forestierismi e dell’interferenza del francese, che era all’epoca la lingua dominante in Europa almeno quanto oggi lo è l’angloamericano. E il pensiero del Leopardi linguista contiene delle speculazioni utili anche per valutare e comprendere l’attuale interferenza dell’inglese, pur con le grandi differenze storiche che nel frattempo sono sopraggiunte.

Quella più macroscopica sta nel fatto che all’inizio dell’Ottocento l’italiano non era ancora una lingua unitaria, ma solo una lingua letteraria impiegata da secoli per scrivere, ma che non esisteva nel parlare, visto che le masse si esprimevano nei propri dialetti.

Nello Zibaldone questa situazione è raccontata in modo molto chiaro: mentre il francese era una lingua “unica” – cioè unificata sotto l’egida di uno Stato nazionale che noi non avevamo – l’italiano era definito come un “aggregato” o “complesso di lingue” più che una sola. Anche se la nostra lingua era particolarmente amata all’estero, ciò derivava dal fatto che “gli stranieri non conoscono, si può dire, altra letteratura nè lingua italiana scritta, se non l’antica” perché una lingua italiana media non esisteva fuori dalla letteratura di Dante o Boccaccio, mentre la letteratura moderna non aveva avuto un analogo successo internazionale, non era ancora “formata, riconosciuta e propria”.

Dunque l’italiano era allora una lingua di classe, “la lingua scritta degli scrittori” che differiva dalla parlata “più che in qualunque altro paese culto, certamente Europeo.” Questo italiano scritto era basato sul toscano o il fiorentino dei grandi classici, che i puristi e il Vocabolario della Crusca avevano fissato come il canone da seguire, ma non coincideva con le parlate moderne dei toscani, era una lingua un po’ arcaica e artificiale, che se ne differenziava.

I puristi e i cruscanti ammettevano solo le parole dei classici del passato, ma una lingua moderna ha bisogno continuamente di creare nuove parole, sottolineava Leopardi, e il modello teorizzato dal purismo rendeva l’italiano qualcosa di arcaico, una lingua vecchia dove il guardare al passato rappresentava un impoverimento:

“Questo accade in ogni lingua; tutte si vanno rinnovando, cioè dismettendo delle vecchie, e adottando delle nuove voci e locuzioni. Se questa seconda parte viene a mancare, la lingua non solamente col tempo non crescerà nè acquisterà, come hanno sempre fatto tutte le lingue colte (…) ma per lo contrario perderà continuamente, e scemerà, e finalmente si ridurrà così piccola e povera e debole, che o non saprà più parlare nè bastare ai bisogni, o ricorrerà alle straniere”.

Da questi presupposti arrivava a riflessione sul ruolo dell’interferenza delle lingue straniere, che era lucidamente analizzata nelle sue componenti positive e negative, con argomentazioni inoppugnabili che pare che i linguisti moderni abbiano dimenticato, e che dovremmo invece tenere ben presenti a proposito dell’attuale interferenza dell’inglese, se non vogliamo che sia distruttiva, e che invece di arricchirci finisca con l’impoverirci.

Il francese come modello di svecchiamento dell’italiano

Nel Settecento si era radicata l’idea che il francese fosse una lingua ben più adatta alla chiarezza dell’italiano anche dal punto di vista dello stile, cioè del periodare e della sintassi, perché seguiva l’ordine soggetto-predicato-complementi che veniva considerato più lineare rispetto alla prosa in italiano dove le collocazioni erano meno rigide e più libere, e spesso dominavano le costruzioni arcaiche, tipiche della lingua di Boccaccio che a sua volta ricalcava lo stile dell’ipotassi latina, dove il verbo era collocato a fine frase. I puristi difendevano questi modelli che dominavano soprattutto nella poesia e tra i classicisti, ma chi voleva essere più lineare e moderno seguiva invece il modello del francese, più semplice ed efficace soprattutto per ragionare, filosofeggiare, scrivere articoli di giornale o scientifici.

Leopardi era favorevole a ricalcare il periodare francese in italiano e a farlo divenire un modello di svecchiamento dell’italiano. E criticava chi invece preferiva scrivere direttamente in francese, per porsi come internazionale:

“Se gl’italiani (…) conversassero non in francese ma in italiano, essi ben presto riuscirebbero a dare alla loro lingua le parole e qualità equivalenti a quelle della francese in questo genere, (…) riuscirebbero a creare un linguaggio sociale italiano tanto polito, raffinato, pieghevole e ricco e gaio ec. quanto il francese, non però francese, ma proprio e nazionale. E in questo si potrebbe ben tradurre allora il linguaggio francese o scritto o parlato, che oggi non traduciamo, ma trascriviamo”.

Questo svecchiamento non riguardava soltanto lo stile e la prosa, ma anche il lessico. Mentre i puristi respingevano le parole nuove, quelle tecnico-scientifiche, quelle non toscane o di origine straniera definite come “barbarismi” e voci “infranciosate”, Leopardi aveva una visione ben più moderna e precisa, in proposito. E la netta linea di confine che distingueva l’imbarbarimento di una lingua dalla sua più sana evoluzione stava nell’adattamento e nel non violare “l’indole” di una lingua (che nel Settecento era spesso indicato attraverso un francesismo che proveniva dalle speculazioni degli illuministi: il genio della lingua).

“Per qual cagione il barbarismo reca inevitabilmente agli scritti tanta trivialità di sapore, e ripugna sì dirittamente all’eleganza? Intendo per barbarismo l’uso di parole o modi stranieri, che non sieno affatto alieni e discordi dall’indole della propria lingua, e degli orecchi nazionali, e delle abitudini ec. Perocchè se noi usassimo p.e. delle costruzioni tedesche, o delle parole con terminazioni arabiche o indiane, o delle congiugazioni ebraiche o cose simili, non ci sarebbe bisogno di cercare perchè questi barbarismi ripugnassero all’eleganza, quando sarebbero in contraddizione e sconvenienza col resto della favella, e cogli abiti nazionali. Ma intendo di quei barbarismi quali sono p.e. nell’italiano i gallicismi (cioè parole o modi francesi italianizzati, e non già trasportati p.e. colle stesse forme e terminazioni e pronunziazioni francesi, chè questo pure sarebbe fuor del caso e della quistione). E domando perchè il barbarismo così definito e inteso, distrugga affatto l’eleganza delle scritture”.

La differenza con gli approcci puristici stava dunque in questa semplicissima e chiarissima considerazione che molti linguisti moderni hanno rimosso, visto che come i puristi di una volta fanno di tutta l’erba un fascio e una gran confusione. Spesso parlano di forestierismi – che però ormai coincidono quasi esclusivamente con le parole inglesi – senza distinguere le parole adattate da quelle crude; come se una parola come “resilienza” (che deriva dall’inglese, ma è italiana nella forma) e “governance” (che al contrario di “governanza” è in inglese crudo) fossero la stessa cosa e avessero lo stesso impatto. E così, se parecchi linguisti danno del “purista” a chi denuncia la moltiplicazione selvaggia di espressioni in inglese crudo, sono invece loro a fare come i puristi, quando considerano gli anglicismi adattati e non adattati in un’unica categoria. E bisognerebbe ricordar loro che l’idea di adattare e di non violare l’indole della nostra lingua apparteneva proprio ai più grandi oppositori del purismo di ogni epoca: da Muratori a Cesarotti, dai fratelli Verri a Leopardi… chi riconosceva ed era favorevole all’arricchimento che proviene dalle lingue straniere non si sarebbe mai sognato di legittimare l’adozione di forestierismi crudi che possiedono un’altra forma e un’altra pronuncia rispetto all’italiano basato sul toscano.

Leopardi, come gli altri autori citati, insisteva sul fatto che persino il padre dell’italiano aveva fiorentinizzato in un’unica lingua uniforme parole regionali, latine e straniere, rendendole a questo modo perfettamente italiane:

“E p.e. di Dante, si vede chiaramente ch’egli si studiò di parlare a’ suoi compatrioti co’ modi e vocaboli provenzali, a cagione che la nazion provenzale era allora la più colta, ed aveva una specie di letteratura, abbastanza nota in Italia, e che rendeva la lingua provenzale così domestica agl’italiani colti, che le sue parole o frasi, italianizzandole, non erano enigmi per loro, e così poco volgare che le dette voci e frasi non erano ordinariamente nella loro bocca (come non lo sono ora le latine che p.e. i poeti derivano di nuovo nell’italiano, e che tutti intendono)”.

Gli europeismi di Leopardi: il modo più sano per essere internazionali

Leopardi distingueva chiaramente le paroledai termini. Le prime “non presentano la sola idea dell’oggetto significato, ma quando più quando meno immagini accessorie (…). Le voci scientifiche presentano la nuda e circoscritta idea di quel tale oggetto, e perciò si chiamano termini perchè determinano e definiscono la cosa da tutte le parti.” Se le parole sono caratterizzate da una certa elasticità, possiedono tanti significati a seconda dei contesti e oltre a designare un oggetto o concetto possiedono una connotazione, diremmo in termini moderni, i termini sono invece neutri e univoci. Per il poeta di Recanati, in linea di massima, “quanto più una lingua abbonda di parole, tanto più è adattata alla letteratura e alla bellezza ec. ec. e per lo contrario quanto più abbonda di termini, dico quando questa abbondanza noccia a quella delle parole”. E il francese, la lingua allora internazionale, nel suo essere chiaro e adatto all’esposizione per esempio scientifica, filosofica o argomentativa, correva anche dei grossi rischi: “Il pericolo grande che corre ora la lingua francese è di diventar lingua al tutto matematica e scientifica, per troppa abbondanza di termini in ogni sorta di cose, e dimenticanza delle antiche parole. Benché questo la rende facile e comune, perch’è la lingua più artifiziale e geometricamente nuda ch’esista oramai.”

Il francese internazionale – oggi rimpiazzato dall’inglese – possedeva dunque elementi di chiarezza molto positivi, ma allo stesso tempo rischiava di diventare una lingua un po’ piatta e sterile fuori da questi impieghi.

Venendo alla lingua per esempio della scienza o della filosofia, Leopardi notava che ormai esisteva una terminologia europea:

“Da qualche tempo tutte le lingue colte di Europa hanno un buon numero di voci comuni, massime in politica e in filosofia (…) Non parlo poi delle voci pertinenti alle scienze, dove quasi tutta l’Europa conviene. (…) Così che vengono a formare una specie di piccola lingua, o un vocabolario, strettamente universale.” Questi termini possedevano degli elementi di modernità e chiarezza molto utili, e l’Italia non doveva porsi al di fuori di questa tendenza.

“Diranno che buona parte del detto vocabolario deriva dalla lingua francese, e ciò stante la somma influenza di quella lingua e letteratura nelle lingue e letterature moderne (…). Ma venisse ancora dalla lingua tartara, siccome l’uso decide della purità e bontà delle parole e dei modi, io credo che quello ch’è buono e conveniente per tutte le lingue d’Europa, debba esserlo (…) anche per l’Italia, che sta pure nel mezzo d’Europa. (…) Si condannino (come e quanto ragion vuole) e si chiamino barbari i gallicismi, ma non (se così posso dire) gli europeismi.”

Questi europeismi di cui veniva esaltata l’importanza non erano come gli anglicismi crudi che oggi sono proclamati “internazionalismi”, erano radici comuni che spesso arrivavano dal francese, ma anche dalle radici soprattutto greche, oltre che latine, che si utilizzavano per coniare nuovi termini scientifici. E queste radici comuni e comprensibili a tutti gli europei venivano adattate nelle desinenze e nella pronuncia secondo l’indole di ogni lingua, dunque erano un arricchimento che non imbarbariva le lingue locali, ma al contrario le arricchiva.

Leopardi avrebbe addirittura voluto creare un vocabolario di questi europeismi, e tra questi c’erano parole come egoismo, immaginazione, fantasia, e ancora:

Genio, sentimentale, dispotismo, analisi, analizzare, demagogo, fanatismo, originalità ec. e tante simili che tutto il mondo intende, tutto il mondo adopera in una stessa e precisa significazione, e il solo italiano non può adoperare (o non può in quel significato), perchè? perchè i puristi le scartano”. E invece, “sarebbe opera degna di questo secolo, ed utilissima alle lingue non meno che alla filosofia, un Vocabolario universale Europeo che comprendesse quelle parole significanti precisamente un’idea chiara, sottile, e precisa, che sono comuni a tutte o alla maggior parte delle moderne lingue colte. (…) Questo Vocabolario che sarebbe utilissimo a tutta l’Europa, lo sarebbe massimamente all’Italia, la quale dovrebbe vedere quanta copia di parole che tutta l’Europa pronunzia e scrive, e riconosce per necessarie, ella disprezzi e proscriva, senz’averne alcuna da surrogar loro. E la lingua italiana dovrebbe adottare le dette voci senza timore di corrompersi più di quello che si sieno corrotte coll’adottarle, tutte le altre lingue europee. E non dovrebbe volere, anzi vergognarsi, che un tal vocabolario essendo Europeo, non fosse italiano quasi che l’italiano non fosse Europeo”.

In questa visione europeista ante litteram – intorno al 1821 quando il poeta scriveva queste cose l’Italia politica non esisteva affatto – l’italiano avrebbe dovuto ancorarsi agli europeismi, invece di guardare solo al modello dei puristi, e davanti a un europeismo come commercio, per esempio, avrebbe fatto meglio a impiegarlo, invece di ricorrere ad analoghe voci storiche esistenti come per esempio mercatura o traffico, proprio in nome di un internazionalismo che rendeva comprensibile una voce perfettamente italiana come “commercio” a tutta l’Europa.

Dagli europeismi al globish

Oggi l’interferenza dell’inglese globale non è paragonabile, a quella del francese dei tempi d’oro. Leopardi aveva individuato molto bene anche che il ruolo delle lingue dominanti dipendeva da motivazioni coloniali, e la presunta “universalità” di una lingua deriva dal fatto da essere parlata “in molte parti del mondo”, oltre che nei confini nazionali, e “nell’essere anche introdotta presso molte nazioni col mezzo di quelli che la parlano naturalmente, sia coll’abolire la lingua dei vari paesi (…), sia coll’alterarla o corromperla più o meno per mezzo della mescolanza”.

L’italiano, da allora, è ormai diventato unitario, ed è una lingua naturale. E l’inglese, nel frattempo, ha scalzato il francese come lingua internazionale che veicola tutta la nuova terminologia. Ma penetrando in modo crudo, determina il sorgere dell’itanglese, del franglais, del Denglisch e via dicendo. Tutto ciò è causato da una mentalità provinciale per cui gli anglomani ritengono l’inglese la nuova lingua internazionale prestigiosa, e questo fenomeno si intreccia con l’espansione neocoloniale della lingua dei mercati e delle multinazionali. Spesso qualche linguista se ne esce con affermazioni per cui “adattare” non sarebbe più di moda, ma questo è semplicemente falso: non si adatta l’inglese perché è considerata una lingua superiore da non snaturare. E infatti molti linguisti che sostengono che il nuovo italiano policentrico non si basa più sul toscano e accoglie molte parole di provenienza anche regionale, non la raccontano tutta. È vero, per esempio, che una parola veneta come giocattolo ha avuto la meglio sul toscano balocco, ma quello che non si spiega è che nel vernacolo di partenza era “zugatolo,” cosi come in milanese c’era il “panetun” (o “paneton”) poi italianizzato in “panettone”. Dunque, nel suo diventare policentrico, l’italiano aperto ai regionalismi allo stesso tempo li addomestica, più che recepirli con le proprie caratteristiche. In sintesi le parole dialettali si adattano istintivamente all’indole dell’italiano – come dovrebbe essere naturale nelle lingue sane – e vengono in questo modo assimilate, mentre quelle inglesi vissute come più prestigiose penetrano quasi sempre in modo crudo.

Ma non fare altro che importare anglicismi crudi non può che portare alla regressione dell’italiano che Leopardi – e tutti gli altri illuminati avversari del purismo – denunciavano.

Per essere davvero “internazionali” ci converrebbe invece seguire l’europeismo leopardiano, e cioè adattare le voci internazionali – inglesi e di ogni altro idioma – all’indole delle lingue locali. E invece di importare parole come lockdown o creare pesudoanglicismi con smart working, ci converrebbe legarci alle soluzioni delle nostre lingue sorelle e parlare di confinamento o di telelavoro esattamente come fanno in Francia o in Spagna. La via indicata da Leopardi, che è stata dimenticata, è invece l’unica via che permetterebbe all’italiano, e a tutte le altre lingue europee, di crescere senza snaturarsi e di mantenere, e creare, una forte coesione.

#anglicismiNellItaliano #europeismi #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #UnioneEuropea


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pap #085, audio del doppio reading “leggersi”: luciano neri e fabio poggi, genova, tiqu, 12 dic. 2025


Doppia/reciproca lettura-reading-commento di Luciano Neri e Fabio Poggi a Genova, presso Tiqu, teatro internazionale di quartiere, 12 dicembre 2025. La registrazione si avvia qualche momento dopo l’inizio, ma contiene tutto l’incontro. Qui su Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto

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Catima 2.40.0: piccole migliorie per il portafoglio digitale delle carte fedeltà


Catima 2.40.0 permette di copiare il codice della carta fedeltà negli appunti e corregge un problema di arrotondamento.
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Catima, l’applicazione open source per Android che raccoglie carte fedeltà e biglietti in un unico posto, si aggiorna alla versione 2.40.0 con un paio di novità pratiche.

Da oggi è possibile copiare il codice della carta direttamente negli appunti, sia dalla schermata di visualizzazione che con una pressione prolungata. Comodo per chi deve inserirlo manualmente in qualche sito o modulo online.

L’altro ritocco riguarda l’inversione dei campi saldo e valuta: una modifica pensata per evitare arrotondamenti accidentali durante la digitazione.

Per chi non dovesse conoscerla Catima è completamente gratuita, senza pubblicità né tracciamento, e funziona anche offline.

È disponibile su Google Play, F-Droid e IzzyOnDroid.


FONTE github.com

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oggi, 15 dicembre, a milano: presentazione del libro di mario mieli, “poesie / poems”


presentazione delle poesie di Mario Mieli oggi 15 dic 2025 a Milano
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#DaniloMontanari #DaniloMontanariEditore #FedericaSantini #LibreriaAntigoneMilano #MarioMieli #NicholasBenson #PaolaMieli #poems #poesie #RaffaellaColombo #traduzione #traduzioni

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Infomaniak Euria approda su F-Droid: ora funziona anche su GrapheneOS


Infomaniak Euria è disponibile su F-Droid: l'assistente IA svizzero ora funziona su GrapheneOS e sistemi Android degoogleizzati. Codice open source e niente dipendenze Google.
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Qualche giorno fa avevo segnalato il problema di Euria, l’assistente IA di Infomaniak ospitato in Svizzera, che non funzionava su GrapheneOS a causa delle dipendenze dai servizi Google. La questione è stata risolta: l’app è stata pubblicata su F-Droid ed è ora completamente utilizzabile anche su sistemi Android degoogleizzati.

Addio dipendenze Google


La versione 1.0.1 disponibile su F-Droid elimina le dipendenze dai servizi proprietari di Google, rendendo l’app compatibile con distribuzioni Android orientate alla privacy come GrapheneOS. L’applicazione mantiene tutte le funzionalità della versione standard: richieste vocali e testuali, ricerca web, elaborazione documenti, trascrizione audio e immagini.

F-Droid segnala due “anti-caratteristiche” nell’app: la dipendenza da un servizio di rete non libero (i server IA di Infomaniak) e la presenza di tracciamento.

Il codice sorgente dell’app è disponibile su GitHub con licenza GPL-3. Per chi usa GrapheneOS o altri sistemi Android senza servizi Google, ora Euria è finalmente un’opzione concreta, bravi!

L’app non richiede un account per funzionare ma da loggati ci sono meno limiti, potete sfruttare il vostro account anche per Infomaniak kDrive per l’archiviazione cloud o Infomaniak Mail per la posta elettronica.


FONTE f-droid.org

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oggi, 15 dicembre, a lecce: “è severamente vietata la sosta in palcoscenico ai non autorizzati”_ un documentario su carmelo bene


Lecce, 15 dic, un documentario su Carmelo Bene
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Un documentario di meno su
Carmelo Bene:
𝙀̀ 𝙎𝙀𝙑𝙀𝙍𝘼𝙈𝙀𝙉𝙏𝙀 𝙑𝙄𝙀𝙏𝘼𝙏𝘼 𝙇𝘼 𝙎𝙊𝙎𝙏𝘼 𝙄𝙉 𝙋𝘼𝙇𝘾𝙊𝙎𝘾𝙀𝙉𝙄𝘾𝙊 𝘼𝙄 𝙉𝙊𝙉 𝘼𝙐𝙏𝙊𝙍𝙄𝙕𝙕𝘼𝙏𝙄
con la collaborazione di Apulia Film Commission e Unisalento

oggi, 15 dicembre 2025 ore 20:30
📍 Cineporto-Manifatture Knos, Lecce
via Vecchia Frigole, 36

Il documentario di 𝗘𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗖𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼 è un flusso di immagini e voci che restituisce l’energia umana e artistica di 𝗖𝗮𝗿𝗺𝗲𝗹𝗼 𝗕𝗲𝗻𝗲, uno dei più visionari creatori del Novecento italiano.

Realizzato soprattutto con materiali d’archivio, il film rinuncia alla cronologia tradizionale per abbracciare l’estetica radicale di Bene, celebrando il primato della voce e del caos sul tempo lineare. Un ritratto che non racconta semplicemente una vita, ma ne cattura la forza dirompente.

Intervengono: 𝗘𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗖𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼, 𝗟𝘂𝗰𝗮 𝗕𝗮𝗻𝗱𝗶𝗿𝗮𝗹𝗶, 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗼 𝗖𝗿𝗶𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗲 𝗕𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗠𝗶𝗻𝗲𝗿𝘃𝗮.

Info: unteatroperbene.it/portfolio/e…

🎟 Ingresso libero sino ad esaurimento posti. Per info 3894424473 o info@accademiaama.it

Il progetto “Un teatro perBene #5” è promosso dall’Accademia Mediterranea dell’Attore di Lecce, Polo biblio-museale di Lecce, Archivio Carmelo Bene, Comune di Otranto con il sostegno del Ministero della Cultura.

#AMAilteatro #Accademiamediterranadellattore #accademiateatrale #UnteatroperBene #CarmeloBene #MinisterodellaCultura #spettacolo #sud #polobibliomusealelecce #ArchivioCarmeloBene #ManifattureKnos

#AccademiaMediterraneaDellAttoreDiLecce #accademiaamaIt #Accademiamediterranadellattore #accademiateatrale #AMAilteatro #ApuliaFilmCommission #ArchivioCarmeloBene #ArchivioCarmeloBene #Sud #BriziaMinerva #CarmeloBene #carmelobene #cb #CineportoManifattureKnos #ComuneDiOtranto #EmilianoCarico #LucaBandirali #ManifattureKnos #MinisterodellaCultura #PoloBiblioMusealeDiLecce #polobibliomusealelecce #spettacolo #StefanoCristante #UnTeatroPerBene #Unisalento #UnteatroperBene

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Viaggio a Fantásia: giochi creativi e non competitivi a scuola e in famiglia


Sigrid Loos, pedagogista laureata all’Università di Dortmund, lavora da 20 anni come formatrice e libera professionista nell’ambito dell’interculturalità e della Kinesiologia educativa in tutta Italia. Ha un’esperienza pluriennale di ricerca sul gioco come strumento ludico e didattico nell’ambito dell’educazione.

Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)
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Orti della Susanna a Cibali, i cittadini alla scoperta del futuro parco


E’ stata soltanto una passeggiata nel verde, ma può essere considerata anche un seme di qualcos’altro.

Anche perché questa passeggiata non si è svolta in campagna o nell’estrema periferia della città, ma a due passi dal trafficato viale Mario Rapisardi, a poca distanza da negozi, uffici, scuole, che i partecipanti si sono lasciati alle spalle per entrare in contesto del tutto […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/12/15/orti…

#CentroDirezionaleCibali #ComuneDiCatania #OrtiDellaSusanna #RegioneSiciliana #SoprintendenzaCatania #verdePubblico #verdeUrbano

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Kinmen celebra il rito del dio 城隍 – Chenghuang: tradizione, comunità e giovani protagonisti.


A Kinmen, il rito annuale di accoglienza del Dio 城隍 - Chenghuang, tenutosi il 13 dicembre 2025, continua a essere uno dei momenti più sentiti dalla comunità, nonostante il trascorrere degli anni. Si tratta della divinità taoista protettrice delle città. P
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A Kinmen, il rito annuale di accoglienza del Dio 城隍 – Chenghuang, tenutosi il 13 dicembre 2025, continua a essere uno dei momenti più sentiti dalla comunità, nonostante il trascorrere degli anni. Si tratta della divinità taoista protettrice delle città. Per valorizzare e tramandare questa importante tradizione riconosciuta come patrimonio culturale nazionale, il Tempio di 城隍 – Chenghuang di 浯島 – Wudao ha organizzato una grande giornata di esibizioni, laboratori e attività aperte al pubblico. Ora qualcuno si domanderà “dove si trova 浯島 – Wudao”? Ebbene, Wudao altro non è che un’antica denominazione dell’arcipelago di Kinmen, utilizzata ancora oggi in cerimonie tradizionali; inoltre è possibile ovviamente ritrovare tale denominazione in antichi scritti.

Ma torniamo all’evento, che è intitolato “Wudao Yizhen – Proteggere il Territorio e Tramandare la Tradizione”. La festa ha trasformato il piazzale del tempio in un vivace palcoscenico dove gruppi rituali, musicisti e performer hanno mostrato al pubblico le tecniche e i simboli che caratterizzano il rito. Famiglie, bambini e anziani hanno partecipato numerosi, contribuendo a un clima festoso che ha messo in luce la vitalità della cultura locale.

Tra gli ospiti istituzionali erano presenti rappresentanti del Ministero della Cultura e delle autorità locali, che hanno sottolineato l’importanza del rito non solo come cerimonia religiosa, ma come memoria collettiva e collante sociale per gli abitanti dell’isola.
«La cultura non si conserva da sola: va interpretata, vissuta e riportata nella quotidianità», ha ricordato Wu Zengyun, direttore del Centro di Servizi Congiunti Kinmen-Matsu.

Tradizione e innovazione: la sfida del passaggio generazionale


Il direttore dell’Ufficio Culturale di Kinmen, Chen Rongchang, ha presentato i risultati del programma dedicato alla trasmissione delle arti rituali, che prevede formazione, attività esperienziali e coinvolgimento delle scuole. L’obiettivo dichiarato è di avvicinare i giovani ad una tradizione che rischierebbe altrimenti di indebolirsi nel tempo.

Anche il comitato del tempio ha evidenziato la necessità di trovare un equilibrio tra autenticità e rinnovamento.
«I giovani portano nuove idee e nuovi modi di partecipare. È diverso dal passato, ma lo spirito è lo stesso», ha spiegato il presidente Yang Yaoyun.

Esibizioni spettacolari e un’antica competizione


Il programma ha offerto un ricco ventaglio di performance: dalle figure rituali dei Generali Fan e Xie ai Giudici dell’Aldilà, fino alle danze del drago e del leone e alla tradizionale “sedia-centopiedi”. Per i più piccoli non sono mancati laboratori, costumi d’epoca e visite guidate pensate per trasformare la curiosità in conoscenza.

Il momento più atteso è stato la competizione di “bo jiao”, una prova di abilità rituale davanti alla statua del Dio Chenghuang. A conquistare il pubblico è stato un giovane del gruppo della Porta Sud, che ha vinto dopo nove turni consecutivi, simbolo perfetto della nuova generazione che raccoglie il testimone della tradizione.

Una tradizione che guarda al futuro


Oltre agli aspetti religiosi, il rito del dio 城隍 – Chenghuang rappresenta oggi un importante motore culturale e turistico per Kinmen. L’integrazione di elementi moderni – come percorsi interattivi e attività per famiglie – dimostra la volontà di rendere questa tradizione accessibile e viva.

Le autorità locali hanno confermato l’impegno a sostenere il progetto anche negli anni a venire, affinché il rito continui a essere un simbolo identitario dell’isola e un ponte tra passato e futuro.

Ora, per chi volesse approfondire la conoscenza di tale divinità, riporto il seguente testo, tradotto ed elaborato da una AI:

Origine e sviluppo del culto


Il Chenghuang è la divinità incaricata di proteggere la città e il fossato che la circonda. Il culto nasce durante il periodo delle Dinastie del Nord e del Sud e si diffonde progressivamente in tutta la Cina. In origine, il termine “城隍” indicava il fossato difensivo attorno alle mura cittadine. Con il tempo, la parola ha assunto un significato religioso, identificando lo spirito protettore della città.

Durante le dinastie Sui e Tang, il culto si diffonde soprattutto nel sud della Cina. A partire dalla dinastia Tang centrale, molte prefetture e contee iniziano a costruire templi dedicati al Chenghuang, trasformandolo in una divinità venerata a livello nazionale.

Nel periodo Ming e Qing, il ruolo del Chenghuang si evolve: da semplice spirito protettore diventa l’equivalente “spirituale” dei funzionari governativi terreni. In altre parole, se i funzionari imperiali rappresentano il potere amministrativo nel mondo umano (yang), il Chenghuang rappresenta il potere amministrativo nel mondo degli spiriti (yin), responsabile degli affari dell’oltretomba relativi alla sua giurisdizione.

Chi può diventare un Chenghuang


文澳城隍廟|城隍爺與諸神像
文澳城隍廟|城隍爺與諸神像

A seconda delle città, il Chenghuang può essere:

  • un eroe morto per la patria,
  • un funzionario onesto e virtuoso,
  • una figura storica rispettata,
  • oppure, in alcuni casi, scelto direttamente dalla popolazione locale.

Il criterio fondamentale è che si tratti di una persona considerata retta, leale e meritevole.

Gerarchia e titoli


Durante le dinastie Ming e Qing, l’impero stabilisce una vera e propria gerarchia dei Chenghuang, parallela a quella dei funzionari civili:

  • Dū Chénghuáng 都城隍 – livello provinciale
  • Fǔ Chénghuáng 府城隍 – livello prefettizio
  • Xiàn Chénghuáng 县城隍 – livello di contea

In alcune città particolarmente importanti, il Chenghuang riceve titoli nobiliari onorifici (duca, marchese, conte).

Funzioni e ruolo religioso


Il Chenghuang è responsabile di:

  • proteggere la città e i suoi abitanti,
  • amministrare gli spiriti e le anime del territorio,
  • vigilare sulla moralità pubblica,
  • assistere i funzionari civili nelle questioni amministrative.

Prima di assumere l’incarico, i nuovi funzionari dovevano recarsi al tempio del Chenghuang per compiere un rito di omaggio, chiedendo protezione e collaborazione.

Il Chenghuang è assistito da una corte spirituale composta da:

  • Giudici civili e militari,
  • Generali divini (come Fan e Xie),
  • Divinità notturne e diurne,
  • Spiriti guardiani e messaggeri.


Chi sono i Chenghuang più famosi


La pagina elenca numerosi templi celebri in tutta la Cina, tra cui:

  • i tre grandi Chenghuang di Shanghai (Huo Guang, Qin Yubo, Chen Huacheng),
  • il Chenghuang di Suzhou (Huang Xiang),
  • il Chenghuang di Hangzhou (Wen Tianxiang),
  • il Chenghuang di Fuzhou (Chen Wenlong),
  • il Chenghuang di Tainan (Zhu Yigui),
  • e molti altri.

Alcuni Chenghuang sono figure storiche molto note, come:

  • Wen Tianxiang, simbolo di lealtà nazionale,
  • Huang Xiang, eroe del periodo degli Stati Combattenti,
  • Chen Huacheng, generale morto difendendo Shanghai.


Valori morali associati al culto


Nei templi del Chenghuang si trovano spesso iscrizioni che esortano alla virtù:

  • “Agisci con rettitudine e non avrai rimorsi”
  • “Il bene sarà ricompensato, il male punito”
  • “Proteggere il Paese e il popolo”

Il culto del Chenghuang non è solo religioso, ma anche educativo, volto a promuovere moralità, giustizia e senso civico.

Fonti: Kinmen Daily, Wikipedia, baike.baidu.com

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oggi e domani, 15-16 dicembre, all’università di padova: “culture in movimento, lingue meticce e altre geografie della traduzione”


convegno a Padova sulla traduzione_ 2025 (1)
cliccare per ingrandire

convegno a Padova sulla traduzione_ 2025 (2)
cliccare per ingrandire

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#annaScacchi #cultureInMovimento #dipartimentoDiStudiLinguisticiELetterari #fionaDalziel #lingueMeticce #marikaPiva #renataMorresi #traduttologia #traduzione #traduzioni #universitaDegliStudiDiPadova #universitaDiPadova

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19 dicembre, roma: “simboliche”, mostra di gianfranco ucci


Venerdì 19 dicembre, alle ore 20, presso la Libreria Bibliothé in via Celsa 4/5, in occasione della chiusura della mostra di Gianfranco Ucci, Simboliche, presentazione del progetto TAOmaturgia, con la proiezione di immagini virtuali e la partecipazione dell’attrice Rossella Or che leggerà una selezione di testi dell’autore.

#art #arte #bibliothe #finissage #gianfrancoUcci #immaginiVirtuali #lettura #proiezione #reading #rossellaOr #simboliche #taomaturgia

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[film] Un semplice incidente


Titolo: Un semplice incidente
Regia: Jafar Panahi
Sceneggiatura: Jafar Panahi
Fotografia: Amin Jafari
Montaggio: Amir Etminan
Scenografia: Leila Naghdi
Costumi: Leila Naghdi
Altro: Lingua originale: persiano; Paese di produzione: Iran, Francia, Lussemburgo; Anno 2025; Durata 102 min; Genere: drammatico; direzione del doppiaggio: Alessandro Rossi; titolo originale: یک تصادف ساده

Interpreti e personaggi:

Vahid Mobasseri: Vahid
Mariam Afshari: Shiva
Ebrahim Azizi: Eghbal

Voto: 9/10

(dati da Wikipedia e AntonioGenna per il doppiaggio.)

Io non so come faccia, ma Panahi è riuscito a trattare la persecuzione politica del suo paese, l’Iran, con estrema naturalezza e leggerezza. Di sicuro non sono i termini miglior i per descrivere il suo stile, ma cercherò di spiegarmi. (Forse non è un caso che ha vinto la Palma D’Oro al 78° Festival di Cannes.)

Un uomo con una moglie incinta e una bambina piccola è in viaggio su una strada di notte e ha un’avaria all’auto come conseguenza dell’investimento di un cane randagio. Chiede aiuto a una officina e il meccanico riconosce la voce e il passo dell’uomo: è colui che l’ha torturato nel carcere di Evin. L’uomo decide di vendicarsi. Ovviamente non vi anticipo il seguito, che non è niente affatto banale. Si tratteranno due temi: come essere sicuri che l’uomo sia il vero torturatore? È giusto vendicarsi uccidendolo?

Panahi riesce a trattare i vari sentimenti umani che il proprio torturatore suscita con molto tatto e molta maestria, rendendo evidente non solo la banalità del male, ma anche la semplicità del bene. Basta una minimo di empatia, infatti, per evitare di cadere nel baratro della cieca violenza che il regime inculca ai suoi fedelissimi. Nello stesso tempo Panahi non minimizza affatto la rabbia, umanissima, che provoca l’avere a che fare con il proprio torturatore. In tutto questo riesce anche a inserire alcune scene decisamente divertenti.

Il film scorre via veloce, nonostante le quasi due ore. E si esce forse con un briciolo di speranza in più per l’umanità.

Nel frattempo Panahi continua a essere perseguitato per i suoi film, che sono ovviamente girati senza il consenso del regime. (Anche questa è una cosa incredibile, di come riesca a girare i suoi film in Iran nonostante il regime.)

Qui Panahi intervistato da Cecilia Sala.

Buona visione!

#cinema #film #panahi #recensione #unSempliceIncidente

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Affari di famiglia — Francesco Muzzopappa


Affari di famiglia è un libro che non si prende per nulla sul serio. È un romanzo scanzonato, leggero e che strappa un sorriso, senza la pretesa di essere un capolavoro.

Francesco Muzzopappa ha messo insieme una storia piuttosto divertente e surreale, con personaggi altrettanto surreali che, però, potrebbero esistere davvero. La forza dei personaggi è nei loro difetti, che li rendono umani, per quanto al lettore possano apparire tonti e disconnessi da quanto succede loro intorno.

La storia non è molto più che un romanzo da ombrellone eppure intrattiene molto bene, riesce a catturare, nonostante la mancanza di punteggiatura per distinguere i dialoghi dalla narrazione o dai pensieri (e, a posteriori, è un fattore che può rendere difficoltosa la comprensione delle scene a una prima lettura, tanto che in alcuni punti è bene tornare indietro, rileggere e riflettere).

Nel complesso è un libro divertente e pieno di umorismo semplice.


Maggiori informazioni sul libro su OpenLibrary


@libri

#bibliofiliincurabili #libri #recensioni

Questa voce è stata modificata (3 mesi fa)

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POCO F8 Series: innovazioni d’avanguardia nel segmento premium


Con la tecnologia Sound by Bose, POCO F8 Series inaugura una nuova era nell’acustica mobile
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POCO ha presentato F8 Ultra e F8 Pro nel corso di un evento che segna l’ingresso ufficiale del marchio nel segmento dei flagship premium. Questo traguardo rappresenta il passo più audace di POCO fino a oggi, posizionando il brand tra gli smartphone di fascia alta e continuando a offrire prestazioni eccezionali grazie a tecnologie all’avanguardia. Durante l’evento, POCO ha annunciato l'integrazione della tecnologia Sound by Bose all’interno dei dispositivi della nuova F8 Series.

F8 Ultra: un flagship di nuova generazione


F8 Ultra è il modello di punta della nuova serie; la sua configurazione dual-chipset, che combina Snapdragon 8 Elite Gen 5 con il rinnovato chipset VisionBoost D8, libera tutto il potenziale prestazionale del dispositivo. Arricchito da un’esperienza acustica premium, F8 Ultra unisce audio di alta qualità, visuali immersive, fotografia professionale e uno stile di tendenza, rappresentando il nuovo standard per l’esperienza smartphone di fascia alta.
POCO F8 Ultra nella versione Denim BluePOCO F8 Ultra nella versione Denim Blue

Prestazioni di livello superiore


Tra i primi smartphone alimentati dal nuovo Snapdragon 8 Elite Gen 5, F8 Ultra è dotato anche del chipset VisionBoost D8 aggiornato, che consente a ogni gioco di beneficiare di tre funzioni chiave: Smart Frame Rate fino a 120 fps, una Super Resolution fino a 1.5K e il Game HDR. Inoltre, lo smartphone introduce l’AI Super Resolution, ottimizzato specificamente per cinque titoli popolari, tra cui Call of Duty: Mobile e Honkai: Star Rail. A livello software, la WildBoost Optimization ottimizza la distribuzione del carico della CPU e il rendering della GPU, riducendo il consumo energetico e il surriscaldamento, con un conseguente maggiore rendimento nelle sessioni prolungate di gioco. In aggiunta, la tecnologia LiquidCool disperde efficacemente il calore, garantendo prestazioni costanti anche durante le sessioni più lunghe.
L'F8 Ultra gode di un sistema acustico premium a triplo speakerL'F8 Ultra gode di un sistema acustico premium a triplo speaker

Ridefinire l’esperienza audio su mobile


Su POCO F8 Ultra il suono è protagonista grazie a un sistema audio mobile che sfrutta la tecnologia Sound by Bose. Insieme al team di ingegneri POCO, Bose ha contribuito a realizzare un sistema acustico premium a triplo speaker per la versione Ultra; si tratta di un’architettura a 2.1 canali, per la prima volta su un dispositivo mobile, con la quale è possibile sperimentare bassi profondi, suoni dettagliati, voci cristalline e un soundstage immersivo, garantisce POCO, offrendo un’esperienza audio rivoluzionaria.

Display Ultra


Il nuovo smartphone di POCO stabilisce un nuovo standard anche nella tecnologia del display con la HyperRGB display: diversamente dai tradizionali display OLED 2K, questo innovativo schermo adotta una struttura a subpixel RGB completa, in cui i subpixel rosso-verde-blu vengono sfruttati interamente. Con un consumo energetico inferiore del 19,5% rispetto al display del precedente POCO F7 Ultra, esso offre una densità e una nitidezza dei subpixel eccezionali, producendo immagini nitide e luminose paragonabili a quelle di un display 2K. Lo schermo introduce inoltre in anteprima mondiale il materiale luminescente M10, che migliora sensibilmente l’efficienza luminosa dell’11,4% (secondo i dati dei laboratori POCO) e riduce ulteriormente il consumo energetico.

Fotografia di livello superiore


Per offrire una fotografia di livello professionale all’altezza delle sue prestazioni premium, F8 Ultra integra un sensore Light Fusion 950 da 50MP con OIS, che garantisce un’elevata gamma dinamica e un basso consumo energetico, ideale per lunghe sessioni di scatto e condizioni di luce difficili. Il sistema è abbinato al primo teleobiettivo periscopico POCO da 50MP con zoom ottico 5x, zoom in-sensor 10x e Ultra Zoom fino a 20x, ideale per catturare scene lontane, ritratti raffinati e anche primi piani da soli 30 cm. Quando si sceglie di fotografare la luna con lo zoom 20x, la modalità Super Moon si attiva automaticamente per catturare dettagli vividi e una chiarezza sorprendente. La fotocamera ultra-grandangolare da 50MP completa il sistema, offrendo risultati chiari sia nei paesaggi ampi che nelle foto di gruppo. Per i selfie, la fotocamera frontale da 32MP passa automaticamente alla modalità intelligente ultra-grandangolare 0.8x, permettendo di includere più persone o paesaggi in ogni scatto.
La batteria in dotazione su entrambi i modelli è da 6500mAhLa batteria in dotazione su entrambi i modelli è da 6500mAh

Batteria ad alte prestazioni


La batteria in dotazione è da 6500mAh (valore tipico), la più capiente mai integrata nella serie POCO F. Questa capacità è accompagnata dalla ricarica rapida HyperCharge da 100W, che permette di raggiungere il 100% in soli 38 minuti alla massima velocità, e dalla ricarica wireless HyperCharge da 50W per una maggiore flessibilità. La funzione di ricarica intelligente, inoltre, è progettata per controllare la temperatura del telefono durante la fase di ricarica, assicurando un’esperienza fluida e stabile, regolando in modo intelligente la velocità (in base al livello della batteria, alla temperatura e all’utilizzo delle app) e la distribuzione dell’energia tra sistema e batteria.

Stile raffinato e massima resistenza


Unendo prestazioni premium e design all’avanguardia, F8 Ultra presenta un display da 6,9 pollici racchiuso in una scocca dagli angoli arrotondati, con telaio centrale, decorazione della fotocamera e modulo fotografico realizzati in lega di alluminio, per una qualità da vero flagship che si distingue anche per l’ergonomia. Il dispositivo vanta cornici estremamente sottili – 1,5 mm su tre lati e 1,68 mm sul lato inferiore – le più sottili mai viste su uno smartphone POCO. Sul retro, la versione Denim Blue sfoggia un’estetica tech-chic e giovanile, realizzata con il materiale nano-tech di terza generazione di Xiaomi, che garantisce resistenza, protezione da sporco e usura, e un tocco ecosostenibile. La variante Black, invece, è costruita in fibra di vetro con una finitura opaca-lucida, che unisce eleganza e una presa sicura. Grazie a POCO Shield Glass e alla certificazione IP68 per la resistenza a polvere e acqua, F8 Ultra combina design innovativo e praticità per l’uso quotidiano.
POCO F8 nella versione ProPOCO F8 nella versione Pro

POCO F8 Pro: potenza flagship a tutto tondo


F8 Pro offre un’esperienza ad alte prestazioni completa e accessibile, portando funzionalità intelligenti e prestazioni fluide in ogni aspetto della vita quotidiana. Esso eredita le prestazioni della versione Ultra e integra la tecnologia Sound by Bose per un’esperienza acustica mobile di livello premium. Inoltre, F8 Pro è equipaggiato con Xiaomi HyperOS 3 e supporta la eSIM.

Design raffinato, eleganza contemporanea


Unendo tecnologia avanzata ed estetica moderna, lo smartphone rappresenta una nuova espressione di precisione ed equilibrio nel design. Primo modello POCO, infatti, con una scocca posteriore in vetro monoblocco, scolpita da un unico modulo di vetro spesso 2 mm tramite lavorazione CNC a freddo, che prevede 3 fasi di incisione e 41 processi. Questo crea una decorazione da 1,3 mm attorno alla fotocamera, aggiungendo profondità e texture e permettendo una transizione fluida tra il design della fotocamera e il pannello posteriore. Il design introduce anche il primo effetto lucido-opaco su vetro lavorato POCO, combinando una superficie posteriore satinata con una decorazione rettangolare in vetro lucido per un tocco ancora più premium. Il tutto è racchiuso in un telaio centrale in metallo di livello flagship, caratterizzato da un delicato profilo micro-curvo che si fonde armoniosamente con il pannello posteriore. A completare il design, il primo display POCO da 6,59 pollici con ampi angoli arrotondati e un corpo leggero da 199 g che offre il giusto equilibrio tra immersività visiva e comodità d’uso con una sola mano. POCO F8 Pro è inoltre certificato IP68 per la resistenza a polvere e acqua.
POCO F8 Pro è disponibile in tre colori: Titanium Silver, Blue e BlackPOCO F8 Pro è disponibile in tre colori: Titanium Silver, Blue e Black

Imaging di livello professionale, creatività senza limiti


Il sistema fotografico rappresenta un importante passo avanti: F8 Pro è infatti il primo modello della linea POCO Pro a integrare una fotocamera teleobiettivo dedicata, portando una fotografia versatile nella vita di tutti i giorni. La fotocamera teleobiettivo da 50MP offre uno zoom ottico 2.5x, ideale per ritratti a mezzo busto, e uno zoom senza perdita di qualità 5x per primi piani ricchi di dettagli. La funzione Telephoto motion capture assicura scatti nitidi anche ai soggetti in movimento, rendendo la fotografia con teleobiettivo intuitiva e precisa. La fotocamera principale da 50MP, dotata di sensore Light Fusion 800 e OIS, gestisce efficacemente condizioni di luce difficili, come scene diurne controluce e paesaggi urbani notturni illuminati al neon.

Disponibilità


POCO F8 Ultra è disponibile in due colori, Denim Blue e Black e in due varianti:

  • 12/256GB, al prezzo di 829,90 euro, ora in offerta a 699,90 euro fino al 9 dicembre;
  • 16/512GB, al prezzo di 899,90 euro, ora in offerta a 749,90 euro fino al 9 dicembre.

POCO F8 Pro è disponibile in tre colori: Titanium Silver, Blue e Black e in due varianti:

  • 12/256GB, al prezzo di 649,90 euro, ora in offerta a 519,90 euro fino al 9 dicembre;
  • 12/512GB, al prezzo di 699,90 euro, ora in offerta a 549,90 euro fino al 9 dicembre.
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oggi, 14 dicembre, “wunderkammer”: tommaso cascella a bolsena

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.

#adsi #art #arte #bolsena #claudioStrinati #dialogues #mostra #tommasoCascella

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pod al popolo #084, audio completo della presentazione del libro “in itinere”, di fabrizio rossi, alla libreria del palazzo esposizioni


Presentazione del libro In Itinere. Percorsi di scrittura asemica, di Fabrizio M. Rossi (ed. Cambiaunavirgola). Roma, Libreria del Palazzo Esposizioni. Il testo contiene interventi di Ada De Pirro, Giuseppe Garrera, Marco Giovenale e Pasquale Polidori, e 50 opere asemiche dell’autore.Nella presentazione, Giuseppe Garrera e Marco Giovenale ragionano sui rapporti fra la scrittura asemica e l’arte dei suoni, del silenzio e del camminare, con un omaggio a John Cage. L’audio completo è su Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto

pietre asemiche di Fabrizio Rossi, al Palazzo Esposizioni in occasione della presentazione del libro IN ITINERE, 23 nov. 2025
cliccare per ingrandire l’immagine della mostra di pietre asemiche di F.M.Rossi

[ il video della medesima presentazione è a questo indirizzo: slowforward.net/2025/12/07/vid… ]

#asemic #asemicWriting #audioDiMgInRete #audioDiMgOnline #Cambiaunavirgola #EdizioniCambiaunavirgola #FabrizioMRossi #FabrizioRossi #GiuseppeGarrera #ilPodcastIrregolare #MarcoGiovenale #PalazzoEsposizioni #PAP #pap084 #pap084 #podAlPopolo #podcast #presentazione #scritturaAsemica #SpazioEtico


video della presentazione di “in itinere. percorsi di scrittura asemica”, di fabrizio m. rossi, alla libreria del palazzo esposizioni


youtu.be/_JkO_IhuAmE

Presentazione del libro In Itinere. Percorsi di scrittura asemica, di Fabrizio M. Rossi (ed. Cambiaunavirgola). Roma, Libreria del Palazzo Esposizioni. Il libro contiene interventi di Ada De Pirro, Giuseppe Garrera, Marco Giovenale e Pasquale Polidori, e 50 opere asemiche dell’autore.
Nella presentazione, Giuseppe Garrera e Marco Giovenale ragionano sui rapporti fra la scrittura asemica e l’arte dei suoni, del silenzio e del camminare, con un omaggio a John Cage.
Con piccola mostra di opere asemiche su pietra di Fabrizio M. Rossi:
cliccare per ingrandire
#adaDePirro #arteDeiSuoni #asemic #asemicStones #asemicWriting #cage #cambiaunavirgola #camminare #claudiaDamiani #edCambiaunavirgola #fabrizioMRossi #fabrizioRossi #giuseppeGarrera #inItinerePercorsiDiScritturaAsemica #libreriaDelPalazzoEsposizioni #marcoGiovenale #micromostra #mostra #opereAsemiche #opereAsemicheSuPietra #palazzoEsposizioni #pasqualePolidori #pietre #pietreAsemiche #presentazione #scritturaAsemica #silenzio


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voyage into the golden screen / per nørgård. 2018


youtube.com/embed/wc8GvMkjGBc?…

Voyage into the Golden Screen · Danish National Symphony Orchestra
Per Nørgård: Iris & Voyage into the Golden Screen
℗ 2018 Caprice
Released on: 2018-05-18

Conductor: Tamás Vető
Orchestra: Danish National Symphony Orchestra
Composer: Per Nørgård

#caprice #contemporaryMusic #danishNationalSymphonyOrchestra #music #musica2 #musicaContemporanea #perNorgard #tamasVeto #voyageIntoTheGoldenScreen

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🔴 In diretta ora! La si torna a giocà Online su Mario Kart World! #16 📺 Guarda ora su creeperiano99.it/u/

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La si torna a giocà Online su Mario Kart World! #16

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poppy nogood / terry riley. 1969


youtube.com/embed/FRwPPIoAgqY?…

Terry Riley, Poppy Nogood, per sax soprano e nastro (1969).

#experimentalMusic #music #musica2 #musicaSperimentale #poppyNogood #terryRiley

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la caduta dell’octt da ora sempre più certa e definitiva


Lo so che io in genere ci scherzo fin troppo con la storia degli spiriti, che mi influenzano e mi tormentano e mi condannano modificando malamente il mio intero stato psicofisico per sabotarmi poco a poco… ma ormai, giuro, inizio veramente a credere che ci sia da qualche parte una malvagicissima entità che si sta estremamente impegnando a farmi definitivamente crollare; e, senza ombra di dubbio, ultimamente ci sta purtroppo riuscendo. La percentuale di realtà della mia prospettata megafine pare via via sempre più alta. ☠️
whoever is praying onmy downfall can utake a break Please
In realtà è impossibile capire per bene cosa ho, a questo punto… anche perché, cercando definizioni normali, a volte mi quadrano e a volte no… praticamente, persino nella mia instabilità sono instabile. Ciò che posso dire senza paura di imprecisione, però, è che mi sento come se in me ci fosse zio perone un buco nero, che a volte, a caso, si attiva, e mi risucchia buona parte delle energie spirituali… A volte mi aspira la voglia, la spinta, la scintilla, di fare alcune cose… altre volte invece, la forza, del tipo che avrei il desiderio di fare qualcosa, ma faccio proprio fatica all’atto pratico… e ancora, forse più di rado ma comunque grevissimamente, ho la voglia, ho la forza, riesco a fare quello che sento di dovere, ma alla fine non ci godo. Ed ecco, con un simile quadretto, aggiunto il fatto che la causa è intangibile, penso sia più che ovvio impazzire!!! 🥰

Nella pratica, tutto ciò mi si esprime in maniera veramente terribile ed insopportabile. E in un momento, magari, non ho quello sfizio di fare niente in particolare… per esempio, non mi va di giocare ai miei videogiochini, o di leggere, e, se l’idea mi viene in mente chiedendomi cosa posso fare per passare il tempo, mi sento che mi scoccio… o magari, appunto, inizio a fare qualcosa di non troppo faticoso, sulla lunghezza d’onda di questi esempi, e magari ce la faccio, continuo fino al momento di decretata fine, e però nel mentre mi sento alquanto zzz e poco gratificata a riguardo… o ancora, forse il più terribile di tutti i casi, che però si applica perlopiù a quelle cose cognitivamente pesanti come scrivere: provo a mettermici, ma sento che proprio mi manca la concentrazione, non riesco ad entrare nel flusso, o non riesco a starci per abbastanza tempo, e il tutto mi richiede una fatica assurda (anche senza distrazioni esterne che mi distolgono). 🥴

Oggi, per esempio, è davvero allucinante. Mi sono svegliata alle 10, dopo circa 8 ore di sonno… e avrei voluto in realtà dormire ancora e ancora, ma il mio corpo non me lo lasciava fare; quindi, verso le 11 ho dovuto decretare impossibile il riaddormentarmi, e sono andata a fare colazione. Durante la colazione, forse volevo scrivere qualche notina, ma nel mentre mi sono accorta tipo di non avere quella forza, e ho dovuto rassegnarmi all’usare il telefono che avevo in mano giustappena per guardare qualche video… e poi, finito di mangiare, sono crollata; letteralmente. Sono stata praticamente un’ora tra il divano e il pavimento, soltanto disperandomi di questa cosa qui, che giusto ora — avendo iniziato giusto dopo pranzo con molta fatica, e finendo adesso che è quasi sera con poco meno sforzo — sto riuscendo a scrivere qui… manco il telefono ho più toccato in quel momento, oh; e, in realtà, nemmeno il fatto di non aver a tal punto ancora preso il caffè, che alla fine della mia colazione io voglio come ogni altra mattina, mi ha dato la forza di alzarmi subito in piedi e tornare in cucina per ottenerlo. Bruciata sono, proprio. 😭

Adesso è per l’appunto sera, e… boh. Sto abbastanza meglio, dopo aver innanzitutto pranzato, e poi addirittura preso il caffè del dopo pranzo al bar anziché a casa, con la scusa di fare un giro fuori di primo pomeriggio con i miei genitori prima che calasse il sole… però sto comunque pisciata, non lo so. Non ho fatto ancora niente di niente a questo punto, nemmeno scritto una singola notina sul mio Sharkey; giusto perso una ventina di minuti su Pinterest per trovare un’immagine che andasse bene per questo post… e beh, tutto ciò mi secca, appunto. In questo momento, per esempio, mi secca che io stia sentendo proprio la fatica per scrivere questo post, quando invece vorrei essere al 100% nel flusso e non sentire alcuno sforzo… così come mi secca ancora adesso che io ci abbia messo più di 1 ora a scrivere l’articolino di ieri sera; che volevo fare, perché quella di scrivere un post lungo al giorno è una delle poche abitudini buone per me che ho, e che quindi voglio mantenere, ma lì ho provato una fatica ancora più pesante di quella di adesso, e un costante crollo della concentrazione, che mi fa davvero disperare al solo pensarci. 😢

Il vero problema, però, non è manco di per sé il fatto che questi fenomeni paranormali mi capitino… quanto il fatto che, per quanto io provi e riprovi, questa sembra essere la mia condanna a morte; non riesco a trovare alcuna vera soluzione — definitiva, per così dire — al problema. Nel senso… se mi venisse il mal di testa fulminante, so che potrei prendere una tachipirina per farmelo passare, e bene o male dovrebbe funzionare circa sempre… così come, se sono fisicamente stanca alla fine di una giornata, ho la certezza che mi basta dormire per rigenerare il corpo… Invece, per questa rogna qui, non trovo assolutamente nulla che funzioni perfettamente e che lo faccia sempre, in maniera letteralmente 100% affidabile. 🏺

Sto provando a dormire di più e meglio, negli ultimi giorni, ma non sembra essere direttamente utile… ho detto come mi sono svegliata malissimo oggi dopo aver dormito alla fine ok, ma invece altri giorni li ho passati molto bene con anche 3-4 ore di sonno. Sto cercando anche di tenere il culo meno incollato alle sedie, e di stare di più fuori casa e al sole semplicemente per passare il tempo, camminare di più… e magari questo sul momento mi fa stare meglio, ma mi sembra funzioni più come una distrazione, che come una vera medicina. Per qualche inspiegabile motivo, visto che non sto facendo una mazza di pesante, ho di solito anche più fame, e sto mangiando di più (più carboidrati, nello specifico)… però oh, eppure non sento di ottenere più energie (forse perché beh, come ho detto, non mi mancano tanto quelle fisiche, ma quelle spirituali; però che cazzo di merdata). 👹

Ormai, non solo devo andare a dormire la sera senza poter davvero dare per scontato che con il sonno avrò magicamente recuperato sufficienti energie spirituali — che, in quanto ragazza magica, non solo necessito, ma pretendo, e addirittura mi sento di dire che merito, affinché lo scopo della mia esistenza sia allineabile a quello del cosmo — ma anche durante la giornata non posso essere sicura di come si manterranno i miei livelli… così come possono salire a caso, possono crollare; e non sempre lo fanno, ovviamente, e chiaramente non tutti i giorni sono così disperati come oggi… ma davvero questa cosa io non la sopporto, e mi viene pesantissimamente da piangere al solo pensiero… almeno, stamattina mi veniva, e magari mi verrà più tardi; ma, come già detto a me non escono neppure le lacrime, quindi sono proprio condannata. Non sopporto di voler essere al mio assoluto top, e fottutamente non riuscirci più in maniera continuativa!!! 😩

#feels


(Mrwhosetheboss) “Testing North Korea’s illegal smartphones”


youtube.com/watch?v=3olqrQtjPf…

Tentando a tutti i costi di mantenere questo ritmo di postaggio che ho forse ripreso, seppur con mia grande difficoltà, perché ehhh gli spiriti malevoli che mi assalgono… L’argomento assurdo di oggi è l’assurdità (per l’appunto) di quegli smartphone provenienti dalla lontanissima Repubblica Popolare Democratica di Corea, che il SigniorChièIlBoss ha potuto avere in mano per testare un pochino… precisamente, 2 diversi modelli, arrivati a noi fatti uscire illegalmente fuori dalla nazione, yeee! 🥰 (Avvertenza: la miniatura del video è clickbait; non c’è quel tipo di sticker classified-ehlamadonna sullo smartphone.)

In teoria, sarebbero solo degli smartphone di fattura cinese (e, anche ammesso siano fatti in casa, e non commissionati a qualche fabbrica in Cina, insomma, a occhio siamo comunque decisamente lì), con un sistema operativo basato su Android (ovviamente…), eccetto per qualche dettaglio più stronzo del solito, come l’impossibilità di attivare le opzioni sviluppatore, una UI di sistema che è mezza sminchiata con dei font brutti… o il servizio di sistema “Red Flag”, che periodicamente raccoglie informazioni d’uso sul telefono, facendo catture dello schermo che non possono essere visualizzate o cancellate, ma rimangono lì affinché le autorità possano verificare cose se necessario… Ma, a quanto pare, hanno anche dei lati più intriganti. 👽

Non è in realtà la prima volta che io, che sono maledetta, vedo i telefoni nordcoreani, ma è la prima volta che vedo bene questi qui “nuovi”… nuovi per modo di dire, comunque, perché l’ultimo recente qui è appena del 2023; e, mentre l’hardware non sembra terribile, il software si… indietro di 5 o 6 anni di versioni maggiori di Android, che insomma… E, mentre le caratteristiche suddette, per quanto so e ricordo dovrebbero essere in comune con anche gli smartphone nordcoreani di circa un decennio fa… di un’epoca che ahh, che bei tempi, quando avevano Android 4… l’innovazione del software ha portato tanto gusto in più: censura a livello dell’IME della tastiera, varie app che richiedono un pagamento ricorrente per essere usate (……!?!?!?!), e tutte le componenti invasive che sarebbero in generale integrate ancora più nel profondo nel sistema. 💣

Sono da non credere ‘sti cosi; e se lo penso io, che appunto li conoscevo già, qualcosa vorrà dire. In realtà non mi stupisce neanche tanto il fatto che la tastiera censuri i termini “non approvati” per riferirsi alle due coree, o che converta forzosamente termini slang della Corea del Sud in parole coreane tradizionali, e chissà che altro, perché sotto sotto c’era da aspettarselo… Però, questo fatto delle app, porca miseria, mi fa impazzire. Per ottenerne di nuove (e non è chiaro quali, perché questi telefoni erano già belli pieni di roba, ma chissà se questo precaricamento gigante lo ha fatto il produttore, il venditore, o il trafficante) bisogna andare in negozi fisici che te le attivano… anzi, più precisamente, pare si possano scaricare dal telefono, attraverso l’intranet della nazione, ma comunque bisogna passare al negozio, sennò non funzionano. Sarebbero anche fighe — sì, anche quelle strapiene di propaganda, perché al di là di tutto quella roba è oggettivamente ispirante e offre vibe potentissime — perché sembrano ben fatte e sono incentratissime sull’uso offline, che oh, è qualità che qui in occidente si è persa al di fuori dei contesti open-source… però, a quanto pare vanno pagate ogni mese, o ogni anno, per poter essere usate… per nessun cazzo di motivo, visto che già il telefono costa, e non ci sono server da mantenere! Insomma, ganzo vedere che il software in un paese tecnicamente comunista è ancora più predatorio che nei nostri paesi capitalisti!!! 🙀

Al di là di questo… boh, non c’è molto altro da dire. Dall’intranet si possono scaricare molti film e serie TV approvati dallo Stato… tra cui persino delle robe occidentali, e quindi palesemente piratate senza vergogna… e, addirittura, sul telefono ci sono vari videogiochini di ogni tipo, e dai più innocui puzzle si arriva addirittura al pallone e agli spari; e questa, devo dire, non me l’aspettavo! Peccato solo che, se quello che dicono le assolute malelingue occidentali è vero, tutto questo ben di Dio sarebbe ovviamente per pochi, perché pure lo smartphone basso gamma dei due certamente non sarebbe economicamente accessibile alla maggioranza della popolazione… e allora pazienza, mi terrò il mio Ximi io. 🥱

#corea #coreadelnord #dprk #illegal #korea #mrwhosetheboss #northkorea #rpdc #smartphone


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domani mattina, 14 dicembre, valerio magrelli alla rassegna ‘poeti traducono poeti’, a villa pamphili, casale dei cedrati


rassegna a cura di Maria Teresa Carbone

#mariaTeresaCarbone #poesia #poetiTraduconoPoeti #traduzione #traduzioni #valerioMagrelli

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La classifica femminile delle top10 di grappling nelle 145 (secondo Flo Grappling)


Come fa notare anche FloGrappling, questa classifica non tiene conto ne di ADCC ne di IBJJF e quindi è per definizione zoppa. Zoppa, ma non totalmente inventata. La Crevar, dopo la vittoria al recente WNO 31 è in alto in classifica. RankingNameTeamCountry
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Come fa notare anche FloGrappling, questa classifica non tiene conto ne di ADCC ne di IBJJF e quindi è per definizione zoppa. Zoppa, ma non totalmente inventata.

La Crevar, dopo la vittoria al recente WNO 31 è in alto in classifica.

RankingNameTeamCountryPrevious
1Helena CrevarKingsway Jiu-JitsuUSA1
2Sarah GalvãoAtos Jiu-JitsuBRA2
3Ana Carolina VieiraAviv Jiu-JitsuBRA3
4Adele FornarinoAtos Jiu-JitsuAUS4
5Brianna Ste-MarieMizu StudioCAN5
6Elisabeth ClayAres BJJUSA6
7Injana GoodmanGrapple CollectiveGBR7
8Raquel CanutoHybrid Jiu-JitsuUSA8
9Nadia FranklandAbsolute MMAAUS9
10Mo BlackTabula Rasa Jiu-JitsuUSA10
11Aurelie Le VernSix Blades Jiu-JitsuFRA11
12Julia MaeleOXYNOR12
13Beatrice JinKogaion AcademyUSA13
14Taylor HishawSimple Man Martial ArtsUSA14
15Gabriela FariaInfight JJBRA15
16Gabriele SchuckDouble Five Jiu-JitsuBRA16
17Sula-Mae LoewenthalGracie Barra NottinghamGBR17
18Julia BoscherGF TeamBRA18
19Maka VickersKingsway Jiu-JitsuUSA19
20Leilani BernalesFight SportsBRA20

WNO 31: Pena vs. Griffith


WNO 31: Pena vs. Griffith è un evento di grappling organizzato da Who’s Number One il 5 dicembre 2025 a Round Rock, Texas, Stati Uniti. La card ha visto due match titolati, tra cui il main event valido per il titolo dei pesi massimi e il co-main event per il titolo dei pesi piuma femminili.

Main card


  • Luke Griffith finalizza Felipe Pena al minuto 6:41 del Round 1 — incontro pesi massimi (titolo vacante)
  • Helena Crevar finalizza Julia Boscher al minuto 9:22 del Round 1 — incontro pesi piuma femminili (titolo WNO)
  • Faris Ben-Lamkadem vince su Xande Ribeiro per decisione — incontro pesi medi
  • Gabi Pessanha vince su Paige Ivette Clymer per decisione — incontro pesi massimi femminili
  • Chris Wojcik vince su Oliver Taza per decisione — incontro pesi welter
  • Felipe Costa finalizza Abe La Montagne al minuto 3:47 del Round 1 — incontro pesi leggeri


Prelims


  • Joslyn Molina finalizza Katie Bochenek al minuto 5:11 del Round 1 — incontro pesi gallo femminili
  • Grayson Henley finalizza Michael Bannach al minuto 2:29 del Round 1 — incontro pesi medi
  • Nick Fritz finalizza Sean Magnus al minuto 3:58 del Round 1 — incontro pesi welter

WNO 31: Pena vs. Griffith Curiosità numeri


Joslyn Molina, che ha vinto ha 13 anni ed è cintura gialla!

  • Performance della serata: Luke Griffith, Helena Crevar


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Gen Z e Millennials: emerge un nuovo trend che riscrive le regole dell’intrattenimento domestico


La casa non è più un ripiego ma un luogo di elezione: qualità audio-video, immersività e funzioni Ai guidano una nuova cultura del tempo libero
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La casa sta cambiando significato. Secondo i nuovi insight del Samsung Trend Radar, restare a casa non è più una scelta di ripiego: è un gesto consapevole di benessere, comfort e qualità. Il 71% degli italiani definisce la casa come il luogo preferito per rilassarsi e il 48% considera starvi una scelta intenzionale che “fa stare bene”.
A group of people sitting on a couchPhoto by Michael Proctor / Unsplash

Gen Z e Millennials: due modi diversi di vivere l’home time


Le nuove generazioni stanno plasmando una cultura del tempo libero molto diversa dal passato. Per la Gen Z, la casa è un hub di socialità e musica: il 78% ascolta musica abitualmente e il 59% vi dedica tempo di qualità a partner e amici. La tecnologia è un amplificatore naturale: l’83% ritiene che renda il tempo libero passato tra le mura domestiche più coinvolgente.I Millennials, invece, trasformano la casa in un rito di comfort e cinema: l’80% guarda film e serie con regolarità e il 37% dichiara di trascorrere “quasi tutto” il tempo libero a casa, più della Gen Z (21%)
a rocking chair in a living room next to a record playerPhoto by Alphacolor / Unsplash

Qualità, immersività e AI: le nuove priorità


L’intrattenimento domestico diventa un’esperienza evoluta, guidata dalla qualità audio-video e dalle funzioni intelligenti.

  • l’83% degli italiani afferma che vedere e ascoltare bene rende tutto più coinvolgente;
  • l’80% ritiene che la qualità audio-video “cambi completamente” l’esperienza;
  • il 92%% pensa che la soundbar renda la visione molto più immersiva;
  • le funzioni AI come l’adattamento automatico di immagine e suono interessano al 75% degli italiani, mentre traduzione automatica e la calibrazione automatica in base alla luminosità dell’ambiente superano il 70%. Il TV torna così al centro dell’entertainment: il 64% degli italiani lo considera il dispositivo più associato al “vivere al meglio” il tempo libero in casa, seguito dallo smartphone (56%).


a living room with a large flat screen tvPhoto by Adam Kenton / Unsplash
Design e integrazione diventano parte dell’esperienza: per il 67% il televisore è ormai un elemento di arredo e atmosfera, e il 76% ritiene fondamentale l’estetica della soundbar perchè armonizzi con il resto della casa.

Gaming e nuove funzioni: la spinta verso un home entertainment evoluto


Il gaming sul grande schermo rappresenta una delle tendenze più emergenti:

  • l’86% ama l’esperienza immersiva offerta da un display di ampie dimensioni e dotato di un suono potente;
  • l’82% la ritiene più coinvolgente rispetto ad altri dispositivi (smartphone, tablet, etc).


a close up of a computer screen with a blurry backgroundPhoto by Jonathan Kemper / Unsplash
L’IA, oltre alla sua utilità nel migliorare gli aspetti più tecnici, ha infatti il potenziale per rivoluzionare la fruizione dei contenuti. Alle funzionalità tradizionali si affiancano, infatti, quelle più avanzate come la traduzione automatica (71%) e i suggerimenti personalizzati (62%).

I risultati del Trend Radar mostrano un Paese in cui il tempo libero passato a casa diventa sempre più un’esperienza di qualità, personalizzazione e connessione. La tecnologia non è solo un supporto, ma un abilitatore che permette alle persone di creare un ambiente immersivo, accogliente e unico. Samsung continuerà a sviluppare soluzioni che rispondano a queste esigenze emergenti, dalla qualità audio-video ai servizi basati su AI, per accompagnare l’evoluzione culturale dell’intrattenimento tra le mura domestiche”, ha dichiarato Emanuele De Longhi, Head of Corporate Marketing di Samsung Electronics Italia.


A supporto di questa evoluzione dell’intrattenimento, Samsung mette a disposizione una line-up di TV e sistemi audio, pensata per offrire qualità, immersività e funzioni intelligenti. I nuovi Neo QLED 8K QN900D e Neo QLED 4K QN90D, insieme alla nuova generazione di OLED S95D con tecnologia Glare-Free, assicurano un'elevata esperienza visiva. Abbinati alle soundbar di ultima generazione, come le Q-Series Q990D, Q930D e la nuova S800D Ultra-Slim e alle funzioni Q-Symphony e SpaceFit Sound Pro, permettono agli utenti di vivere film, serie, musica e gaming con un livello di profondità e realismo che risponde pienamente alle priorità di qualità, personalizzazione e coinvolgimento espresse dagli italiani.

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oggi, 13 dicembre, a roma, “festa della luce”: verena müller-villani in un intervento irripetibile, alla libreria galleria ‘il museo del louvre’


Oggi, sabato 13 dicembre 2025, Santa Lucia, alle 17:30
Verena Müller-Villani, “ero cieco, ora ci vedo
festa della luce
alla
Libreria Galleria il museo del louvre
Roma, via della Reginella 8a

foglio per la 'festa della luce' alla libreria galleria il museo del louvre 13 dicembre 2025
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#art #arte #eroCiecoOraCiVedo #festaDellaLuce #giuseppeCasetti #lampadine #libreriaGalleriaIlMuseoDelLouvre #luci #museoDelLouvre #torce #verenaMullerVillani

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15 dicembre, lecce: “è severamente vietata la sosta in palcoscenico ai non autorizzati”_ un documentario su carmelo bene


Lecce, 15 dic, un documentario su Carmelo Bene
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Un documentario di meno su
Carmelo Bene:
𝙀̀ 𝙎𝙀𝙑𝙀𝙍𝘼𝙈𝙀𝙉𝙏𝙀 𝙑𝙄𝙀𝙏𝘼𝙏𝘼 𝙇𝘼 𝙎𝙊𝙎𝙏𝘼 𝙄𝙉 𝙋𝘼𝙇𝘾𝙊𝙎𝘾𝙀𝙉𝙄𝘾𝙊 𝘼𝙄 𝙉𝙊𝙉 𝘼𝙐𝙏𝙊𝙍𝙄𝙕𝙕𝘼𝙏𝙄
con la collaborazione di Apulia Film Commission e Unisalento

15 dicembre 2025 ore 20:30
📍 Cineporto-Manifatture Knos, Lecce
via Vecchia Frigole, 36

Il documentario di 𝗘𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗖𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼 è un flusso di immagini e voci che restituisce l’energia umana e artistica di 𝗖𝗮𝗿𝗺𝗲𝗹𝗼 𝗕𝗲𝗻𝗲, uno dei più visionari creatori del Novecento italiano.

Realizzato soprattutto con materiali d’archivio, il film rinuncia alla cronologia tradizionale per abbracciare l’estetica radicale di Bene, celebrando il primato della voce e del caos sul tempo lineare. Un ritratto che non racconta semplicemente una vita, ma ne cattura la forza dirompente.

Intervengono: 𝗘𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗖𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼, 𝗟𝘂𝗰𝗮 𝗕𝗮𝗻𝗱𝗶𝗿𝗮𝗹𝗶, 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗼 𝗖𝗿𝗶𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗲 𝗕𝗿𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗠𝗶𝗻𝗲𝗿𝘃𝗮.

Info: unteatroperbene.it/portfolio/e…

🎟 Ingresso libero sino ad esaurimento posti. Per info 3894424473 o info@accademiaama.it

Il progetto “Un teatro perBene #5” è promosso dall’Accademia Mediterranea dell’Attore di Lecce, Polo biblio-museale di Lecce, Archivio Carmelo Bene, Comune di Otranto con il sostegno del Ministero della Cultura.

#AMAilteatro #Accademiamediterranadellattore #accademiateatrale #UnteatroperBene #CarmeloBene #MinisterodellaCultura #spettacolo #sud #polobibliomusealelecce #ArchivioCarmeloBene #ManifattureKnos

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Ho ancora le mani per scrivere


Torniamo oggi sulla Palestina, quasi uscita di scena dopo l’avvio della finta pace di Trump, parlando di un libro di testimonianze da Gaza, recensito per noi dall’amica e collaboratrice Marina Mangiameli, storica già docente nei licei.

Un quadro multicolore spesso appare immediatamente come un qualcosa di unitario e perfino gradevole anche per chi non ami l’astrattismo. Accade diversamente […]

Leggi il resto: argocatania.it/2025/12/13/ho-a…

#Gaza #Palestina

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17 dicembre, roma: presentazione del catalogo della mostra “identità oltre confine” al macro


Presentazione del catalogo della mostra 'Identità oltre confine' al MACRO, 17 dic 2025
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#agnesePurgatorio #art #arte #benedettaCarpiDeResmini #catalogo #ceciliaCanziani #collezioneFarnesina #elenaBellantoni #elisaMontessori #giuseppeGarrera #macro #marcoMariaCerbo #paolaGandolfi #raDiMartino #silviaGiambrone #tomasoBinga

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(Mrwhosetheboss) “Testing North Korea’s illegal smartphones”


youtube.com/watch?v=3olqrQtjPf…

Tentando a tutti i costi di mantenere questo ritmo di postaggio che ho forse ripreso, seppur con mia grande difficoltà, perché ehhh gli spiriti malevoli che mi assalgono… L’argomento assurdo di oggi è l’assurdità (per l’appunto) di quegli smartphone provenienti dalla lontanissima Repubblica Popolare Democratica di Corea, che il SigniorChièIlBoss ha potuto avere in mano per testare un pochino… precisamente, 2 diversi modelli, arrivati a noi fatti uscire illegalmente fuori dalla nazione, yeee! 🥰 (Avvertenza: la miniatura del video è clickbait; non c’è quel tipo di sticker classified-ehlamadonna sullo smartphone.)

In teoria, sarebbero solo degli smartphone di fattura cinese (e, anche ammesso siano fatti in casa, e non commissionati a qualche fabbrica in Cina, insomma, a occhio siamo comunque decisamente lì), con un sistema operativo basato su Android (ovviamente…), eccetto per qualche dettaglio più stronzo del solito, come l’impossibilità di attivare le opzioni sviluppatore, una UI di sistema che è mezza sminchiata con dei font brutti… o il servizio di sistema “Red Flag”, che periodicamente raccoglie informazioni d’uso sul telefono, facendo catture dello schermo che non possono essere visualizzate o cancellate, ma rimangono lì affinché le autorità possano verificare cose se necessario… Ma, a quanto pare, hanno anche dei lati più intriganti. 👽

Non è in realtà la prima volta che io, che sono maledetta, vedo i telefoni nordcoreani, ma è la prima volta che vedo bene questi qui “nuovi”… nuovi per modo di dire, comunque, perché l’ultimo recente qui è appena del 2023; e, mentre l’hardware non sembra terribile, il software si… indietro di 5 o 6 anni di versioni maggiori di Android, che insomma… E, mentre le caratteristiche suddette, per quanto so e ricordo dovrebbero essere in comune con anche gli smartphone nordcoreani di circa un decennio fa… di un’epoca che ahh, che bei tempi, quando avevano Android 4… l’innovazione del software ha portato tanto gusto in più: censura a livello dell’IME della tastiera, varie app che richiedono un pagamento ricorrente per essere usate (……!?!?!?!), e tutte le componenti invasive che sarebbero in generale integrate ancora più nel profondo nel sistema. 💣

Sono da non credere ‘sti cosi; e se lo penso io, che appunto li conoscevo già, qualcosa vorrà dire. In realtà non mi stupisce neanche tanto il fatto che la tastiera censuri i termini “non approvati” per riferirsi alle due coree, o che converta forzosamente termini slang della Corea del Sud in parole coreane tradizionali, e chissà che altro, perché sotto sotto c’era da aspettarselo… Però, questo fatto delle app, porca miseria, mi fa impazzire. Per ottenerne di nuove (e non è chiaro quali, perché questi telefoni erano già belli pieni di roba, ma chissà se questo precaricamento gigante lo ha fatto il produttore, il venditore, o il trafficante) bisogna andare in negozi fisici che te le attivano… anzi, più precisamente, pare si possano scaricare dal telefono, attraverso l’intranet della nazione, ma comunque bisogna passare al negozio, sennò non funzionano. Sarebbero anche fighe — sì, anche quelle strapiene di propaganda, perché al di là di tutto quella roba è oggettivamente ispirante e offre vibe potentissime — perché sembrano ben fatte e sono incentratissime sull’uso offline, che oh, è qualità che qui in occidente si è persa al di fuori dei contesti open-source… però, a quanto pare vanno pagate ogni mese, o ogni anno, per poter essere usate… per nessun cazzo di motivo, visto che già il telefono costa, e non ci sono server da mantenere! Insomma, ganzo vedere che il software in un paese tecnicamente comunista è ancora più predatorio che nei nostri paesi capitalisti!!! 🙀

Al di là di questo… boh, non c’è molto altro da dire. Dall’intranet si possono scaricare molti film e serie TV approvati dallo Stato… tra cui persino delle robe occidentali, e quindi palesemente piratate senza vergogna… e, addirittura, sul telefono ci sono vari videogiochini di ogni tipo, e dai più innocui puzzle si arriva addirittura al pallone e agli spari; e questa, devo dire, non me l’aspettavo! Peccato solo che, se quello che dicono le assolute malelingue occidentali è vero, tutto questo ben di Dio sarebbe ovviamente per pochi, perché pure lo smartphone basso gamma dei due certamente non sarebbe economicamente accessibile alla maggioranza della popolazione… e allora pazienza, mi terrò il mio Ximi io. 🥱

#corea #coreadelnord #dprk #illegal #korea #mrwhosetheboss #northkorea #rpdc #smartphone

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11 dicembre, milano: presentazione de “l’antivassalli”, di eugenio gazzola


presentazione de 'l'antivassalli', di eugenio gazzola, milano 11 dicembre
cliccare per ingrandire

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#antivassalli #eugenioGazzola #paoloDiStefano

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dal 10 al 20 dicembre, a lecce: “pinocchio e la sua ombra”. la rilettura di carmelo bene


dal 10 al 20 dicembre a Lecce_ Pinocchio e la sua ombra_ la rilettura di Carmelo Bene

𝙇’𝘼𝙍𝘾𝙃𝙄𝙑𝙄𝙊 𝙈𝙀𝙎𝙎𝙊 𝙄𝙉 𝙎𝘾𝙀𝙉𝘼 – 𝙋𝙄𝙉𝙊𝘾𝘾𝙃𝙄𝙊 𝙀 𝙇𝘼 𝙎𝙐𝘼 𝙊𝙈𝘽𝙍𝘼
a cura di
Brizia Minerva con
Archivio Carmelo Bene

🗓️10-20 dicembre 2025 ore 16:00 – 19:00
📍 Archivio Carmelo Bene, Lecce
Piazzetta G. Carducci – presso il Convitto Palmieri

𝘓’𝘢𝘳𝘤𝘩𝘪𝘷𝘪𝘰 𝘮𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘪𝘯 𝘴𝘤𝘦𝘯𝘢 – 𝘗𝘪𝘯𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪𝘰 𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘰𝘮𝘣𝘳𝘢 esplora la rilettura di Pinocchio da parte di Carmelo Bene, non come favola per bambini, ma come metafora di identità frammentata, corpo-meccanismo e voce separata dal soggetto.

La mostra presenta manoscritti, dattiloscritti, fotografie di scena, costumi, appunti di regia e materiali d’epoca, rivelando il processo creativo con cui Bene smonta e riscrive il testo di Collodi secondo la sua poetica. Attraverso video, proiezioni e ascolti guidati, l’archivio si fa “attivo”: non conserva solo memoria, ma si rigenera nello sguardo e nell’esperienza dello spettatore.

Info: unteatroperbene.it/portfolio/l…

🎟️ Ingresso libero. Per info 3894424473 o info@accademiaama.it

Il progetto “Un teatro perBene #5” è promosso dall’Accademia Mediterranea dell’Attore di Lecce, Polo biblio-museale di Lecce, Archivio Carmelo Bene e Comune di Otranto con il sostegno del Ministero della Cultura.

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Nothing: svelato Phone (3a) Community Edition, progettato con i fan del brand


Nove mesi. Più di 700 proposte. Quattro creatori emergenti. Uno smartphone che mostra cosa è possibile realizzare quando un'azienda crea insieme alla propria community
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Nothing ha presentato Phone (3a) Community Edition.Il device è il risultato del più recente Community Edition Project, un’iniziativa concepita per ripensare
radicalmente il processo di sviluppo dei prodotti tecnologici, invitando fan e talenti
creativi a contribuire alla realizzazione di dispositivi reali. Invece di considerare la community come un semplice canale di feedback, il programma la trasforma in una fucina di nuovi talenti, offrendo l’opportunità di partecipare
direttamente alla progettazione, allo sviluppo software e al marketing del prodotto. L’edizione 2025 abbraccia l’intero processo creativo – dal design hardware agli elementi della schermata di blocco, fino al packaging e alla comunicazione – mettendo sotto i riflettori la prossima generazione di creativi.

I fan parte del processo


Quest’anno il programma ha raccolto oltre 700 candidature nelle categorie design, software, accessori e visual storytelling, segno di un interesse crescente da parte di creativi desiderosi di instaurare un rapporto più profondo e significativo con i brand che amano. I quattro vincitori – Emre Kayganacl (Hardware Design), Ambrogio Tacconi & Louis Aymond (Accessori), Jad Zock (Lock Screen Clock & Wallpaper Design) e Sushruta Sarkar (Campagna marketing) – sono stati scelti per la loro originalità, competenza e capacità di evolvere il linguaggio estetico di Nothing. Ognuno rappresenta un talento emergente nel proprio ambito e il programma offre loro un’occasione unica: collaborare con un’azienda tecnologica globale e vedere le proprie idee trasformarsi in un prodotto reale. I creatori hanno lavorato fianco a fianco con i team di Nothing a Londra, trasformando concetti iniziali in soluzioni destinate alla produzione; un’ulteriore dimostrazione della convinzione di Nothing: le grandi idee possono nascere ovunque e la co-creazione può ridefinire il rapporto tra un brand e la sua community, rendendo i fan parte integrante del processo. Per questa edizione Nothing ha perfezionato l’approccio rilasciando tutti i brief in contemporanea, offrendo ai partecipanti più tempo e risorse per confrontarsi con i team interni. Per la prima volta è stato introdotto anche un premio di 1.000 sterline per ogni categoria, pensato per sostenere concretamente i creatori durante lo sviluppo dei loro progetti.

Oltrepassare il confine tra fan e membri del team


Oltre alla co-creazione dei prodotti, Nothing sta costruendo un modello più ampio che permette alla community di contribuire anche all’evoluzione dell’azienda. Iniziative come il Community Edition Project e la figura dell’osservatore eletto nel Community Board, che porta la voce della community alle riunioni del CdA, dimostrano come Nothing continui ad ampliare gli spazi di partecipazione dei fan nel plasmare il proprio futuro. La scorsa settimana, inoltre, Nothing ha aperto un nuovo round di investimenti comunitari da 5 milioni di dollari, basato su una valutazione di Serie C pari a 1,3 miliardi di dollari, offrendo ai sostenitori la possibilità di investire allo stesso prezzo per azione riservato agli investitori istituzionali. Un’iniziativa che riflette il passaggio strategico dell’azienda: dalle fondamenta hardware alla creazione di sistemi operativi nativi per l’intelligenza artificiale, guidata dalla convinzione che la prossima era della tecnologia personale debba essere costruita insieme alle persone che la utilizzano.

Dettagli del prodotto

Fase 1 - Progettazione hardware


Il design hardware e il packaging proposti da Emre Kayganacl prendono ispirazione dall’estetica tecnologica tra fine anni ’90 e primi anni 2000, un periodo molto distante dal panorama attuale. Il risultato è una palette cromatica audace, originale e intrisa di nostalgia, che evoca l’immediatezza dei giocattoli di una volta pur restando fedele alla visione futuristica di Nothing Phone (3a).

Fase 2 - Accessori


La categoria Accessori, introdotta per la prima volta nel 2025, è stata vinta con il
progetto Dice. I dadi, simbolo universale di fortuna, strategia, gioco e momenti condivisi, sono reinterpretati con un tocco distintivo Nothing: ogni faccia presenta numeri realizzati con il font Ndot 55, fondendo l’estetica puntinata tradizionale con la precisione tecnologica del brand. Il progetto, firmato da Ambrogio Tacconi & Louis Aymonod, è statosviluppato in collaborazione con il team Nothing Brand & Creative.

Fase 3 - Design dell'orologio e dello sfondo della schermata di blocco


Il design software vincente è un quadrante personalizzato che utilizza caratteri di
diverso spessore per ridurre il disordine visivo e guidare l’occhio verso gli elementi
essenziali. Un approccio che riflette perfettamente la filosofia Nothing e aiuta a ricordare più facilmente le informazioni appena consultate. Anche lo sfondo esclusivo, creato da Jad Zock, funge da ponte visivo tra colore e texture della scocca posteriore e l’interfaccia frontale. Le varianti disponibili sono quattro – due
blu e due viola – ognuna con richiami a esplorazioni cromatiche alternative e con alcune divertenti “Easter eggs” nascoste.

Fase 4 - Campagna di marketing


“Made Together” è la campagna che celebra il processo di co-creazione e il ruolo della community nel percorso di Nothing. Il linguaggio visivo e le attivazioni incarnano la visione del brand: rendere la tecnologia divertente per ispirare la creatività umana. La campagna non è vincolata a un design finale specifico, ma esprime il valore stesso della collaborazione, risultando efficace e pertinente indipendentemente dalla versione definitiva dello smartphone. È stata ideata da Sushruta Sarkar, che l’ha sviluppata insieme al team marketing di Nothing.

Disponibilità e prezzi


Phone (3a) Community Edition, basato sulla versione 12+256 GB di Phone (3a), sarà disponibile in tutti i mercati. Nothing ha prodotto soltanto 1.000 unità che saranno in vendita da oggi al prezzo è di 379 euro.

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un intervento di michela becchis e giovanni ammendola su plpl (un post sul sito ‘vistodaqui’)


Facciamo il punto. È così che in una fiera che sposa i meccanismi
più duri del “commercio” arrivano i fascisti

di
Michela Becchis e Giovanni Ammendola

“La fiera Più Libri Più Liberi è organizzata dall’Associazione Italiana Editori. Il presidente è il dottor Innocenzo Cipolletta che è, tra il molto altro, “Presidente di Confindustria dal 1990 al 2000, Presidente FeBAF (Federazione Banche, Assicurazione e Finanza), Presidente AIFI (Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital), Presidente del Fondo Italiano d’Investimento, membro del consiglio di amministrazione del GEI (Associazione Italiana Economisti d’Impresa)” e siede nei consigli di amministrazione di una decina di gruppi industriali. Insomma un “editore puro”, come si diceva un tempo! Un’organizzazione quindi guidata dai principi più ferrei del capitale, dove, nonostante la leggenda e la narrazione rosea, chi non ce la fa muore.
Un’associazione di editori guidata da un uomo d’affari, esponente del capitalismo più convinto e irremovibile. Ci stupiamo della sua risposta? “Hanno pagato, si attengono al regolamento che si richiama anche (addirittura) ai principi della Costituzione, va tutto bene”. Cosa dovrebbe rispondere il dottor Cipolletta?
Allora dov’è lo scandalo che non possiamo accettare? È tutto nel fatto che →continua qui

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15-16 dicembre, università di padova: “culture in movimento, lingue meticce e altre geografie della traduzione”


convegno a Padova sulla traduzione_ 2025 (1)
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convegno a Padova sulla traduzione_ 2025 (2)
cliccare per ingrandire

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oggi, 12 dicembre, a genova: leggersi _ scritture di ricerca in dialogo _ fabio poggi e luciano neri

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OGGI, vnerdì 12 dicembre, alle ore 18:30, al Tiqu – Teatro internazionale di quartiere (Genova, centro storico, piazzetta Cambiaso 1), è di scena Leggersi, dialogo tra scritture di ricerca. Fabio Poggi, autore di Bianco tipografico (l’arcolaio, collana Il Laboratorio, 2024) presenta Autoreverse, e Luciano Neri autore di Autoreverse (Tic edizioni, collana Chapbooks, 2022) presenta Bianco tipografico.

Doppio incrocio testuale, punti tangenti, linee convergenti, prospettive oblique, vuoti di campi a diverse distanze, spazi sonori e tipografici non comuni.

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