Truth API - I post di Trump adesso si pagano.


Si chiama Truth API e darà accesso in anteprima alle dichiarazioni di Trump.

Truth API è un nuovo servizio lanciato a inizio agosto da Truth (il social network di Donald Trump) che permette di accedere in anticipo ai suoi post con un abbonamento tra 60mila e 100mila dollari al mese. Al momento ha circa una decina di abbonati, tutti operatori di borsa.

Il servizio è al centro di polemiche perché consente agli abbonati di leggere i post di Trump pochi secondi prima che diventino pubblici. Questo rappresenta un vantaggio informativo enorme per gli operatori finanziari, poiché i messaggi di Trump influenzano significativamente i mercati finanziari (come quando ad aprile annunciò l'annullamento di un attacco all'Iran e i prezzi del petrolio crollarono).

The Intercept e la Freedom of the Press Foundation hanno depositato una causa contro Trump sostenendo che la pratica è:
Corrotta e rappresenta una forma di insider trading
Lesiva del primo emendamento, perché garantisce a pochi utenti un accesso privilegiato alle dichiarazioni presidenziali a scapito di giornalisti e opinione pubblica

Una portavoce di Truth ha risposto che "la causa non ha senso" , poiché le informazioni di Trump vengono già distribuite da molte piattaforme e agenzie di stampa, molte delle quali offrono servizi a pagamento simili.

Il servizio include anche i post di altri membri dello staff presidenziale, tra cui il vicepresidente JD Vance e il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr.

Era solo questione di tempo e, almeno cosi, il presidente degli Stati Uniti, sbatte palesemente in faccia quello che è sempre stato il suo scopo primario: il proprio profitto.

Bella merda...

#social #usa #trump #truth #economia #mercati #soldi #dollaro

Puoi metterci tutta la buona volontà e cercare di non vedere il marcio quanto vuoi ma, ragà, arrivato ad un certo punto le cose diventano oggettivamente innegabili.
Le strade italiane, fino a qualche anno fa non erano queste.

Non

erano

  queste.

lecconotizie.com/cronaca/lecco…
#immigrazione #sicurezza #italia #politica #stato #pericolo

lecconotizie.com/cronaca/lecco…

lecconotizie.com/cronaca/lecco…

Non me ne capacito, da sempre eh, non solo dall'ultimo decennio diventato disumano, però c'è ancora gente che adora l'estate.
Sudore , stanchezza , zanzare, posti super affollati, aumento dei prezzi...

Ma che problemi avranno..?

#estate #misteri #umani #caldo #disagio

in reply to Danilo ®

buongiorno, io adoro l'estate, e ho scoperto che sudare fa immensamente bene, il sistema automatico di espulsione di tossine cancerogene, stancare i muscoli fa immensamente bene sia al caldo che al freddo, rammollirsi nell'aria condizionata è confort che si paga poi con tosse e problemi respiratori, x le zanzare penso siano fastidiose ma non certo invalidanti... Se poi si riferisce a spiagge affollate, code in autostrada, aperitivi indigesti , sono d'accordo con lei.

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Ferma i pesticidi, difendi salute e ambiente | Greenpeace Italia

attivati.greenpeace.it/petizio…

Si diffondono nell’ambiente, entrano nell’acqua e arrivano nella nostra vita quotidiana. Chiedi a Italia e UE di fermare la deregulation sui pesticidi e proteggere la nostra salute. Firma la petizione.

⚠️ IMPORTANTE - Un'intelligenza artificiale ha scovato uno zero-day nel kernel Linux che ottiene i permessi di root su ogni distribuzione dal 2017. L'exploit occupa appena 732 byte di codice Python. Aggiornate il kernel dei vostri sistemi il prima possibile.

La vulnerabilità è la CVE-2026-31431, soprannominata “Copy Fail", resa nota oggi da Theori. È rimasta silente nel kernel Linux per nove anni.

La maggior parte dei bug di "privilege escalation" su Linux sono complessi: richiedono finestre temporali precise (le cosiddette "race condition"), leak di indirizzi di memoria specifici o una calibrazione meticolosa per ogni singola distribuzione. Copy Fail non ha bisogno di nulla di tutto ciò. Si tratta di un errore logico lineare che funziona al primo colpo, ogni volta, su ogni macchina Linux comune.

Come funziona l'attacco
All'attaccante basta un normale account utente sulla macchina. Da lì, lo script chiede al kernel di eseguire alcune operazioni di crittografia, sfrutta un errore nel modo in cui queste operazioni sono collegate e finisce per scrivere 4 byte in un'area di memoria chiamata "page cache" (la copia ad alta velocità dei file che Linux mantiene nella RAM). Quei 4 byte possono essere mirati a qualsiasi programma di cui il sistema si fidi, come ad esempio /usr/bin/su, la scorciatoia per diventare utente root.

Risultato: la prossima volta che qualcuno avvia quel programma, l'attaccante ottiene l'accesso come root.

L’aspetto più preoccupante
La corruzione della memoria non tocca mai il file su disco. Esiste solo nella copia in RAM gestita da Linux. Se si analizzasse l'immagine del disco rigido in seguito, il file risulterebbe identico all'originale (il codice hash coinciderebbe perfettamente). Riavviando la macchina, o semplicemente mettendola sotto sforzo (qualsiasi carico di sistema che richieda RAM), la copia in cache viene ricaricata pulita dal disco.

Anche i container sono inutili: la page cache è condivisa tra l'intero host, quindi un processo all'interno di un container può usare questo bug per compromettere il server sottostante e accedere agli altri utenti (tenant).

L’origine del bug
Il "peccato originale" risale a un'ottimizzazione del 2017 in un modulo crittografico del kernel chiamato algif_aead. Era stata pensata per rendere la crittografia leggermente più veloce, ma il cambiamento ha infranto un presupposto di sicurezza critico e nessuno se n'è accorto per nove anni. Quel bug è stato poi ereditato da ogni aggiornamento del kernel dal 2017 a oggi.

Sistemi a rischio:
• Server (macchine di sviluppo, jump host, server di build): qualsiasi utente diventa root.
• Cluster Kubernetes e container: un pod compromesso evade verso l'host.
• CI runner (GitHub Actions, GitLab, Jenkins): una pull request malevola diventa root sul runner.
• Piattaforme Cloud che eseguono codice utente (notebook, sandbox, funzioni serverless): un utente diventa root dell'host.

Cronologia degli eventi
• 23 marzo 2026: segnalazione al team di sicurezza del kernel Linux.
• 1 aprile: patch inserita nel ramo principale (commit a664bf3d603d).
• 22 aprile: assegnazione del codice CVE.
• 29 aprile: divulgazione pubblica.

Mitigazione
Aggiornate dei vostri sistemiil kernel a una versione che includa il commit a664bf3d603d. Se non potete applicare la patch immediatamente, disabilitate il modulo vulnerabile:

Per gli ambienti che eseguono codice non fidato (container, sandbox, CI runner), è consigliabile bloccare interamente l'accesso all'interfaccia crittografica AF_ALG del kernel, anche dopo aver applicato la patch. Quasi nessun processo legittimo ne ha bisogno, e bloccarla chiude definitivamente la porta a questa intera classe di bug.

Maggiori info: copy.fail/

in reply to Danilo ®

Penso che l'AI possa far solo bene all'open source.

E' il momento di continuare a sviluppare, ottimizzare e costruire insieme protocolli e software open source sfruttando milioni di agenti AI.


⚠️ IMPORTANTE - Un'intelligenza artificiale ha scovato uno zero-day nel kernel Linux che ottiene i permessi di root su ogni distribuzione dal 2017. L'exploit occupa appena 732 byte di codice Python. Aggiornate il kernel dei vostri sistemi il prima possibile.

La vulnerabilità è la CVE-2026-31431, soprannominata “Copy Fail", resa nota oggi da Theori. È rimasta silente nel kernel Linux per nove anni.

La maggior parte dei bug di "privilege escalation" su Linux sono complessi: richiedono finestre temporali precise (le cosiddette "race condition"), leak di indirizzi di memoria specifici o una calibrazione meticolosa per ogni singola distribuzione. Copy Fail non ha bisogno di nulla di tutto ciò. Si tratta di un errore logico lineare che funziona al primo colpo, ogni volta, su ogni macchina Linux comune.

Come funziona l'attacco
All'attaccante basta un normale account utente sulla macchina. Da lì, lo script chiede al kernel di eseguire alcune operazioni di crittografia, sfrutta un errore nel modo in cui queste operazioni sono collegate e finisce per scrivere 4 byte in un'area di memoria chiamata "page cache" (la copia ad alta velocità dei file che Linux mantiene nella RAM). Quei 4 byte possono essere mirati a qualsiasi programma di cui il sistema si fidi, come ad esempio /usr/bin/su, la scorciatoia per diventare utente root.

Risultato: la prossima volta che qualcuno avvia quel programma, l'attaccante ottiene l'accesso come root.

L’aspetto più preoccupante
La corruzione della memoria non tocca mai il file su disco. Esiste solo nella copia in RAM gestita da Linux. Se si analizzasse l'immagine del disco rigido in seguito, il file risulterebbe identico all'originale (il codice hash coinciderebbe perfettamente). Riavviando la macchina, o semplicemente mettendola sotto sforzo (qualsiasi carico di sistema che richieda RAM), la copia in cache viene ricaricata pulita dal disco.

Anche i container sono inutili: la page cache è condivisa tra l'intero host, quindi un processo all'interno di un container può usare questo bug per compromettere il server sottostante e accedere agli altri utenti (tenant).

L’origine del bug
Il "peccato originale" risale a un'ottimizzazione del 2017 in un modulo crittografico del kernel chiamato algif_aead. Era stata pensata per rendere la crittografia leggermente più veloce, ma il cambiamento ha infranto un presupposto di sicurezza critico e nessuno se n'è accorto per nove anni. Quel bug è stato poi ereditato da ogni aggiornamento del kernel dal 2017 a oggi.

Sistemi a rischio:
• Server (macchine di sviluppo, jump host, server di build): qualsiasi utente diventa root.
• Cluster Kubernetes e container: un pod compromesso evade verso l'host.
• CI runner (GitHub Actions, GitLab, Jenkins): una pull request malevola diventa root sul runner.
• Piattaforme Cloud che eseguono codice utente (notebook, sandbox, funzioni serverless): un utente diventa root dell'host.

Cronologia degli eventi
• 23 marzo 2026: segnalazione al team di sicurezza del kernel Linux.
• 1 aprile: patch inserita nel ramo principale (commit a664bf3d603d).
• 22 aprile: assegnazione del codice CVE.
• 29 aprile: divulgazione pubblica.

Mitigazione
Aggiornate dei vostri sistemiil kernel a una versione che includa il commit a664bf3d603d. Se non potete applicare la patch immediatamente, disabilitate il modulo vulnerabile:

Per gli ambienti che eseguono codice non fidato (container, sandbox, CI runner), è consigliabile bloccare interamente l'accesso all'interfaccia crittografica AF_ALG del kernel, anche dopo aver applicato la patch. Quasi nessun processo legittimo ne ha bisogno, e bloccarla chiude definitivamente la porta a questa intera classe di bug.

Maggiori info: copy.fail/


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