Salta al contenuto principale


Mettiamo una croce su "X".


noblogo.org/transit/mettiamo-u…


Mettiamo una croce su "X"


(163)

(X)

“X” non è più un #socialmedia. Ci sono voluti molti mesi dopo la fine di “Twitter” e l’acquisizione da parte di #Musk. Per arrivarci è stato necessario sopportare una campagna elettorale americana (di cui ci si potrebbe tranquillamente fregare) e la rielezione di uno come #Trump. Vedere il “paron del vapore” scodinzolare affettuoso con il nuovo Presidente, in compagnia di tutti gli altri miliardari della ex “Silicon Valley”, è stato il terzo ed ultimo atto della parabola discendente di questa piattaforma. Durante i mesi che hanno preceduto le urne, Musk ha donato soldi e fango a piene mani: tutto pur di compiacere un anziano “tycoon”, pregiudicato, scapestrato, ignorante e razzista. Non deve essere parso vero al fabbricante d’auto quando un tale soggetto, eletto da milioni di fenomeni uguali a lui, lo ha chiamato addirittura a far parte del governo. Sembra un film di quelli per la TV, sciatto e con una sceneggiatura ridicola.

(X1)

Eppure è così. Trump vuole ridare il diritto di parola, che nessuno ha mai tolto, all’America e un megafono come il social di Musk è lì, pronto e praticamente gratis. Via i controlli sulle fake news, via le restrizioni al linguaggio volgare, sessista e offensivo, via le moderazioni sulle vagonate di scemenze che scrive la gente: avanti con la libertà totale di insulto, con i contenuti pornografici e con un algoritmo talmente invasivo da diventare il vero gestore del tutto.

Quando “#Twitter” cambiò nome e dirigenza, molti se ne andarono perché non vedevano più quel social che avevano imparato ad usare (e amare?), quello vero, quello iniziale. Ancora più utenti resistettero, eroici, alle prime avvisaglie di disfacimento, arrivate con la personalità strabordante e cafona di Musk. Ma dopo il Novembre del 2024 tantissime persone hanno veramente raggiunto il limite di sopportazione ed hanno abbandonato la nave, che da allora batte decisamente la bandiera del “Non c’è nessun controllo.”

Dapprima gente famosa, poi moltissimi giornali, tanti attivisti e tante ONG hanno chiuso i loro account, seguiti dai profili della gente “comune”, stanca di continuare ad essere offesa, di non trovare più i post degli amici e di non uscire mai e poi mai sulla TL. Ormai conti, se l’algoritmo decide che sei utile allo sforzo propagandistico del vate o se, al contrario, sei talmente offensivo e razzista da veicolare un traffico importante. Il resto non serve a nulla: ci si illude per qualche giorno, magari con riscontri che appaiono gratificanti, per poi tornare a scrivere quasi solo per se stessi.

(X2)

Portiamo noi come esempio. Abbiamo perso più di trecento follower nel giro di tre mesi, ed eravamo a quota 7000: ogni giorno continua una lenta emorragia, che a volte si ferma e la rotta si inverte, ma non dura mai. I post sono visti al massimo 500 volte: le interazioni sono praticamente nulle e i commenti raramente raggiungono la decina. Questi sono gli aridi numeri, che, comunque, sono relativi. Non siamo su “X” per la fama e la gloria (magari i soldi…), ma per veicolare la nostra opinione su cose che riteniamo importanti. Anche per cazzeggiare, ovvio: è lo scopo esiziale di un social.

La cosa che fa propendere per la chiusura è che non si riesce ad interagire più. A parte fare decine di post al giorno per uscire, prerogativa di quegli sfigati degli influencer o di chi non ha altri impegni, dovresti commentare ogni tre secondi da qualche parte per avere un minimo di contraddittorio. Ma non era questo lo scopo dei social? Non era discutere, confrontarsi, anche incazzarsi? Se una formula matematica si mette contro questa cosa, il social non è più quello per cui è stato pensato: è solo un enorme frullatore di cose, alcune validissime, la maggior parte pessime, in cui si gira a vuoto senza alcun approdo. Ci ripetiamo: alcuni continuano bellamente a fare “numeri” enormi, ma sono sempre gli stessi e la maggior parte è schierata decisamente con Musk e il suo enorme conflitto di interessi.

Il tempo scorre sempre e solo in avanti (l'abbiamo già detto) e perderne troppo in rete è abbastanza stupido. Poi, per amor del cielo, ognuno è libero di fare e dire ciò che gli pare, ma davvero ha ancora senso stare su “X”? Non apriamo il capitolo delle alternative, perché resta nel campo delle scelte personali e proporre un social più di un altro è veramente assurdo. Però è arrivato il momento, anche per noi (Ale è silente da molti mesi, ma l’account è il suo), di dire “Stop.”

“X” è diventato politica e quella che a noi non piace, quella di una nazione che vediamo allo sbando, sempre più arrogante, cinica, spietata, esattamente come i suoi rappresentanti. E’ il covo di una informazione fatta di dichiarazioni rocambolesche, di gesti plateali, di offese continue a chi non si allinea, di razzismo evidente, di violenza verbale e non, di sdoganamento dell’inutile a sfavore della profondità.

Basterebbe questo a rendere la nostra decisione dovuta. Aggiungiamo anche che il fatto di non leggere mai le persone che abbiamo a cuore (ve lo ricordate, sì, l’algoritmo?), quelle a cui ci siamo affezionati e che stimiamo, rende tutto più frustrante. Ecco, è per loro che siamo rimasti finora: per quelle risposte, per le loro domande, per le nostre domande, per il sostenerci nei nostri ideali e nelle tante utopie. Mancheranno, tanto, ma proprio per la coerenza che dovrebbe sempre muovere le azioni di tutti, dobbiamo andarcene.

Le vie del web sono infinite. Magari percorrendone una meno battuta ci si ritroverà.

[Alessandra & Daniele]

#SocialMedia #X #Blog #Personal #Opinioni #Opinion

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoTelegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.orgBio Site (tutto in un posto solo, diamine): bio.site/danielemattioli

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com




Camarillo Brillo Sessions 9 - Le memorie controvoglia di Alice.


noblogo.org/transit/camarillo-…


Camarillo Brillo Sessions 9 (159)


Memorie controvoglia


(“L'unica via d'uscita è dentro”, Alice, Rizzoli Lizard, 2024.)

(Alice)

L’ ultimo libro scritto da un musicista che ho tentato di leggere è stato quello di Bono. Magari sarà un grande cantante, ma scrive come un quindicenne allupato: francamente è stato impossibile arrivare in fondo, come a dire che non è detto che se sei una rockstar tu sappia scrivere qualcosa di più lungo del testo di una canzone. Le biografie, o quello che sono (in realtà, spesso, i ricordi sono la parte minore), vanno maneggiate con cura, meglio se assistiti da qualcuno che scrive per mestiere. Almeno, forse, ci risparmiamo punti esclamativi a vanvera.

Il sottotitolo del libro di Carla Bissi è “Un’autobiografia controvoglia”, a rimarcare un tratto distintivo e continuo che si trova in queste pagine: il desiderio di non sottostare alle “logiche” del mercato discografico, la voglia di trovare una via personale per la serenità, lo studio della meditazione e della ricerca spirituale. Da appassionato della sua musica, da ammiratore di un percorso musicale profondo e fuori dagli schemi usuali, all’annuncio di questa pubblicazione sono diventato curioso, desideroso di scoprire qualcosa di più su un’artista così meritevole ed altrettanto riservata.

E’ chiaro che ci si bea anche dei pettegolezzi, a volte: a maggior ragione se una persona è così schiva, ma anche intelligente e di certo non mi sono illuso di trovarne. In effetti la scrittura è lineare, semplice, mai appesantita da uno sfoggio intellettuale che a volte gli artisti amano. Sempre un bene, anche se, a volte, non avrei disdegnato qualche vocabolo un attimo più ricercato (e basta con i punti esclamativi, e due.)

(Alice2)

Non essendo una biografia in senso stretto, ma più una raccolta di momenti, perlopiù musicali, la narrazione non riserva grandissime sorprese, né tantomeno vi sono fatti (a parte nei primi capitoli, dedicati alla giovinezza) eclatanti. E’ bello trovare, comunque, molte cose legate alla ricerca musicale e spirituale della Bissi, sempre con la presenza, evocata moltissime volte, di Franco Battiato.

Francesco Messina, oltre a curare la grafica e l’apparato iconografico (poche, però, le foto non viste già), si ritaglia qualche spazio più tecnico, dove si parla dei musicisti e delle tecniche di registrazione, o del modo di approcciarsi al percorso musicale della sua compagna. Nota di “demerito” per entrambi: scrivere pochissimo dei grandiosi musicisti con cui hanno realizzato tournè ed album: peccato davvero. Quasi nessuno in Italia può vantare collaborazioni così importanti (e neanche una riga su Mick Karn, questo sì imperdonabile.)

Non scriverò di una delusione, perciò, ma nemmeno di un’opera che soddisfa appieno le mie aspettative: forse è qui il guaio, aspettarsi ciò che si desidera. Poteva volare ben più alto, questo volume. Avrebbe potuto essere davvero essenziale per far scoprire un’artista che ha avuto poche eguali nel panorama della musica italiana: poteva essere più approfondito, davvero.

Resta un’opera forse davvero controvoglia e quando si fanno le cose senza una convinzione perlomeno doverosa, probabilmente questo è il risultato. Mi consolo con le vaghissime promesse di un live e di un nuovo disco di Francesco Messina. Si spera fatti con voglia, a questo punto.

#Musica #Music #UnoMusica #Opinioni #Libri #Books

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoX: @[url=https://mastodon.uno/users/alda7069]A&D :antifa:[/url] Telegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.org

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com




Camarillo Brillo Sessions 8 - Ho visto la luce (Nick Cave and the Bad Seeds - "Wild Good")


noblogo.org/transit/camarillo-…


Camarillo Brillo Sessions 8 (158)


Ho visto la luce (Nick Cave & The Bad Seeds – “Wild Good”)


(Nick Cave)

La vita, checché ne dicano coloro che la incensano anche quando non è cosa, la mette giù besa a tutti, prima o poi. Non è che soldi, fama, intelligenza o stupidità ti mettano al riparo. Qui ci sono fantasmi di perdite (il figlio Arthur, Anita Lane...) e di dolore, tanto. Qui ci sono i “Bad Seeds” e anche Warren Ellis (con lui Cave firma tutte la musica del disco), c'è luce, ma sospesa tra le due tenebre di Nabokov.

C'è un'opera che rappresenta una sciabolata nel buio, che porta in sé la speranza dell'oggi, l'unico tempo che possiamo vivere appieno. Il passato non ci deve appartenere più ed il futuro non si può comprendere: ora, adesso, è la sola via. Una strada che Nick Cave abbraccia da par suo. Non dimentichiamoci lo spessore di questo artista, capace [nel tempo, appunto] di valicare gli anni e le storie, capace di scrivere pagine di fulgida e tenebrosa bellezza senza mai scadere nel banale.

Da “Ghosteen” sembra passato un secolo, dagli altri suoi dischi anche di più. In mezzo tanta musica, moltissime parole (seguite il suo sito, “The Red Hand Files”, gioiello di comunicazione) e la vita, la sua, quella di tutte. Nei cori di questa opera sentiamo il desiderio tormentoso di respirare di nuovo. E solo lui può rendere accessibile una canzone come “Conversion”, che in bocca e nelle mani di altri apparirebbe fin troppo magniloquente. La butta là ed è veramente come un girotondo di sollievo.

Le rane che saltano in “Frogs” sembrano tutti noi, così convinti che i nostri sforzi per stare sulla ribalta dell'esistenza siano una cosa seria, ma è un gioco: può essere crudele, ma può anche divertirci, e tanto. Ci sono canzoni oggettivamente belle in sè (“Song of the Lake” e “Wild Good” una dietro l'altra) e altre che ti spezzano letteralmente il cuore (ce l'avete ancora?), come “O Wow O Wow (How Wonderful She Is)”, un quadro di note per Anita Lane, mai dimenticata.

Ci sono bozze di un altra rinascita in “Waters Cover the Sea”, ma è una delle tante di questo disco, una delle infinite che ogni uomo e donna su questa sfigata terra possono concedersi. Ci sono i rimandi a Isaia e San Giovanni, perchè un uomo dalla cultura e dalla sensibilità di Cave non fa questioni di bassa lega e guarda a se stesso nella scrittura, nella ricerca della fede, nella cultura, negli altri.

Ci sono fischi e archi, ci sono chitarre e (ops!) un pochina di elettronica qui e là. E' un disco di un gruppo che si ritrova a suonare assieme dopo qualche tempo, ma con un leggerezza forse inaspettata. Ci sono 41 minuti che vanno ripetuti, riascoltati e in qualche modo assimilati. C'è un pochino della storia di tutti, qua dentro, che solo i grandi artisti sanno cantare per come è, non per come vorremmo che fosse.

C'è tanto Nick Cave, che, in fondo, non basta mai, no?

Mastodon: @alda7069@mastodon.unoX: @[url=https://mastodon.uno/users/alda7069]A&D :antifa:[/url] Telegram: t.me/transitblogFriendica: @danmatt@poliverso.org

Gli scritti sono tutelati da “Creative Commons” (qui)

Tutte le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali. Per eventuali problemi riscontrati con i testi, si prega di scrivere a: corubomatt@gmail.com






Lo stupore inutile.


Lo stupore inutile di chi non ha capito che odio, stupidità ed ignoranza sono il "pane" dei #socialmedia.
Dal #Blog.

noblogo.org/transit/l-inutile-…

informapirata ⁂ reshared this.

in reply to Daniele Mattioli

uno stupore da cui non nasce poesia, ma solo tanta voglia di menare le mani...